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Timestamp: 2020-05-24 21:40:52+00:00
Document Index: 38692107

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 8', 'art. 42', 'art. 132', 'art. 14', 'art. 35', 'art. 113', 'art. 149', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 112']

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Quiz amministrativo 1
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amministrativo 0%
L’art. 2 della l. 241 del 1990, disciplina il termine entro cui la pubblica amministrazione ha l’obbligo di concludere i procedimenti, sia nel caso in cui essi debbano essere iniziati d’ufficio, sia nel caso in cui conseguano ad un’istanza di un soggetto privato.In assenza di una determinazione del termine di durata del procedimento da parte dell’amministrazione, salve le altre ipotesi previste da leggi o da regolamento, il termine a tal fine presunto dalla norma è di:
L’art. 3, comma 1, della l. 241 del 1990, stabilisce che «ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l’organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato», salvo che si tratti di atti normativi o quelli a contenuto generale. La motivazione deve indicare:
i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione
solo i presupposti di fatto che hanno determinato la decisione dell’amministrazione
solo le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione
i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, in relazione alle risultanze della deliberazione
Ai sensi dell’art. 21-quater, l. 241 del 1990, i provvedimenti amministrativi efficaci
sono eseguiti immediatamente, solo se espressamente previsto dalla legge o dal provvedimento medesimo
sono eseguiti solo con apposito provvedimento dell’autorità che li ha emessi
sono eseguiti immediatamente, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge o dal provvedimento medesimo
sono eseguiti solo con apposito provvedimento dell’autorità giudiziaria
Ai sensi dell’art. 22, l. 241 del 1990, al fine di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale è riconosciuto il diritto d’accesso ai documenti amministrativi
a chiunque vi abbia interesse per la tutela anche di interessi di fatto
solo a chi vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridiche soggettive
a chiunque voglia esercitare un controllo sull’attività delle pubbliche amministrazioni
a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti
L’art. 8 del d.p.r. 327/2001, in materia di espropriazioni per pubblica utilità, prevede che il decreto di esproprio possa essere emanato qualora:
l'opera da realizzare sia prevista nello strumento urbanistico generale, o in un atto di natura ed efficacia equivalente, e sul bene da espropriare sia stato apposto il vincolo preordinato all'esproprio
solo nel caso in cui vi sia stata la dichiarazione di pubblica utilità
anche qualora non sia stato apposto il vincolo preordinato all'esproprio
non può essere emanato qualora l’indennità di esproprio sia stata determinata in via provvisoria
Ai sensi dell’art. 42-bis, comma 1, del d.p.r. 327/2001, in materia di espropriazioni per pubblica utilità, valutati gli interessi in conflitto, l’autorità che utilizza un bene immobile per scopi di interesse pubblico, modificato in assenza di un valido ed efficace provvedimento di esproprio o dichiarativo della pubblica utilità, può disporre che esso sia acquisito, non retroattivamente, al suo patrimonio indisponibile e che al proprietario sia corrisposto un indennizzo per il pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale, quest’ultimo forfettariamente liquidato nella misura del dieci per cento del valore venale del bene. Il comma 2, conseguentemente, dispone che:
il provvedimento di acquisizione può essere adottato anche quando sia stato annullato l'atto da cui sia sorto il vincolo preordinato all'esproprio, l'atto che abbia dichiarato la pubblica utilità di un'opera o il decreto di esproprio
il provvedimento di acquisizione non può essere adottato se non sia stato annullato l'atto da cui sia sorto il vincolo preordinato all'esproprio, l'atto che abbia dichiarato la pubblica utilità di un'opera o il decreto di esproprio
il provvedimento di acquisizione può essere adottato anche quando sia stato annullato l'atto da cui sia sorto il vincolo preordinato all'esproprio, ma non quando si tratti dell'atto che abbia dichiarato la pubblica utilità di un'opera
il provvedimento di acquisizione può essere adottato anche quando sia stato annullato l'atto da cui sia sorto il vincolo preordinato all'esproprio, ma non quando si tratti del decreto di esproprio
Ai sensi dell’art. 132, comma 3, del D.P.R. n. 3 del 1957, l’impiegato riammesso in servizio
è collocato nel ruolo e nella qualifica immediatamente inferiore a quella cui apparteneva al momento della cessazione dal servizio
è collocato nel ruolo e nella qualifica cui apparteneva al momento della cessazione dal servizio, con decorrenza di anzianità nella qualifica stessa dalla data del provvedimento di cessazione dal servizio
è collocato nel ruolo e nella qualifica cui apparteneva al momento della cessazione dal servizio
è collocato nel ruolo e nella qualifica immediatamente inferiore a quella cui apparteneva al momento della cessazione dal servizio, con decorrenza di anzianità nella qualifica stessa dalla data del provvedimento di riammissione
Il d.lgs. 165/2001, sul pubblico impiego, definisce all’art. 14 i compiti del Ministro in materia di indirizzo politico-amministrativo sull’operato della pubblica amministrazione.
In particolare, ai sensi del comma 3, il Ministro
non può revocare, riformare, riservare o avocare a sé o altrimenti adottare provvedimenti o atti di competenza dei dirigenti
non può revocare, riformare, riservare o avocare a sé provvedimenti o atti di competenza dei dirigenti, ma li può adottare
non può adottare provvedimenti o atti di competenza dei dirigenti, ma li può revocare, riformare, riservare o avocare a sé
non può adottare provvedimenti o atti di competenza dei dirigenti, ma li può far adottare senza indugio da un commissario ad acta
Il d.lgs. 165/2001, sul pubblico impiego, stabilisce, all’art. 35, comma 3, i principi a cui si devono conformare le pubbliche amministrazioni per il reclutamento del personale
adeguata pubblicità della selezione e modalità di svolgimento che garantiscano l'imparzialità e assicurino economicità e celerità di espletamento, ricorrendo, solo in caso di numerosi iscritti, all'ausilio di sistemi automatizzati, diretti anche a realizzare forme di preselezione
accentramento delle procedure di reclutamento
composizione delle commissioni esclusivamente con esperti di provata competenza nelle materie di concorso, scelti tra funzionari e impiegati delle amministrazioni, docenti ed estranei alle medesime, che non siano componenti dell'organo di direzione politica dell'amministrazione, che non ricoprano cariche politiche e che non siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni ed organizzazioni sindacali o dalle associazioni professionali
rispetto delle pari opportunità tra lavoratrici e lavoratori
L’art. 113, d.lgs. 247/2000 (T.U. Enti Locali), stabilisce che le disposizioni del presente articolo che disciplinano le modalità di gestione ed affidamento dei servizi pubblici locali concernono la tutela della concorrenza e sono inderogabili ed integrative delle discipline di settore. Restano ferme le altre disposizioni di settore e quelle di attuazione di specifiche normative comunitarie. Restano esclusi dal campo di applicazione del presente articolo i settori disciplinati dai decreti legislativi 16 marzo 1999, n. 79, e 23 maggio 2000, n. 164. In particolare:
gli enti locali possono cedere la proprietà degli impianti, delle reti e delle altre dotazioni destinati all'esercizio dei servizi pubblici di cui al comma 1
le discipline di settore stabiliscono i casi nei quali l'attività di gestione delle reti e degli impianti destinati alla produzione dei servizi pubblici locali di cui al comma 1 può essere separata da quella di erogazione degli stessi
qualora sia separata dall'attività di erogazione dei servizi, per la gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali gli enti locali, anche in forma associata, non si possono avvalere di soggetti allo scopo costituiti, nella forma di società di capitali con la partecipazione totalitaria di capitale pubblico, cui può essere affidata direttamente tale attività
l'ente locale può cedere tutto o in parte la propria partecipazione nelle società erogatrici di servizi mediante procedure ad evidenza pubblica da rinnovarsi alla scadenza del periodo di affidamento. Tale cessione comporta effetti sulla durata delle concessioni e degli affidamenti in essere
Ai sensi del d.lgs. 247/2000 (T.U. Enti Locali), art. 149, comma 3, la legge assicura agli enti locali potestà impositiva autonoma nel campo delle imposte, delle tasse e delle tariffe, con conseguente adeguamento della legislazione tributaria vigente. A tal fine i comuni e le province in forza dell’articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni, possono disciplinare con regolamento le proprie entrate anche tributarie
anche per quanto attiene alla individuazione e definizione dei soggetti passivi dei singoli tributi
anche per quanto attiene alla individuazione e alla definizione dell'aliquota massima dei singoli tributi
nel rispetto delle esigenze di semplificazione degli adempimenti degli enti locali
salvo per quanto attiene alla individuazione e definizione delle fattispecie imponibili
Ai sensi del d.lgs. 163/2006 (codice degli appalti), art. 2
l'affidamento e l'esecuzione di opere e lavori pubblici, servizi e forniture, deve garantire la qualità delle prestazioni e svolgersi nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, tempestività e correttezza
l'affidamento deve rispettare i principi di libera concorrenza, parità di trattamento, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, nonché quello di pubblicità con le modalità indicate nelle norme di settore
il principio di economicità deve essere subordinato, entro i limiti in cui sia espressamente consentito dalle norme vigenti e dal presente codice, ai criteri, previsti dal bando, ispirati a esigenze sociali, nonché alla tutela della salute e dell'ambiente e alla promozione dello sviluppo sostenibile
per quanto non espressamente previsto nel presente codice, l'attività contrattuale dei soggetti di cui all'articolo 1 si svolge nel rispetto, altresì, degli usi
L’art. 10, del d.lgs. 163/2006 (codice degli appalti), disciplina la figura del responsabile delle procedure di affidamento e di esecuzione dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Per ogni singolo intervento da realizzarsi mediante un contratto pubblico, le amministrazioni aggiudicatrici nominano, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, un responsabile del procedimento, unico per le fasi della progettazione, dell’affidamento, dell’esecuzione. Il responsabile del procedimento svolge tutti i compiti relativi alle procedure di affidamento previste dal presente codice, ivi compresi gli affidamenti in economia, e alla vigilanza sulla corretta esecuzione dei contratti, che non siano specificamente attribuiti ad altri organi o soggetti. In particolare, il responsabile del procedimento, oltre ai compiti specificamente previsti da altre disposizioni del presente codice:
nomina soggetti tecnici, con il compito di segnalare eventuali disfunzioni, impedimenti, ritardi nell'attuazione degli interventi
fornisce all'amministrazione aggiudicatrice i dati e le informazioni relativi alle principali fasi di svolgimento dell'attuazione dell'intervento, necessari per l'attività di coordinamento, indirizzo e controllo di competenza dell’amministrazione aggiudicatrice stessa
indice sempre la conferenza di servizi, ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, quando sia necessario o utile per l'acquisizione di intese, pareri, concessioni, autorizzazioni, permessi, licenze, nulla osta, assensi, comunque denominati
propone all'amministrazione aggiudicatrice la conclusione di un accordo di programma, ai sensi delle norme vigenti, quando si rende necessaria l'azione integrata e coordinata di diverse amministrazioni
Ai sensi dell’art. 7, del d.lgs. 104/2010 (codice processo amministrativo):
sono devolute alla giurisdizione amministrativa le controversie, nelle quali si faccia questione di interessi legittimi e, nelle particolari materie indicate dalla legge, di diritti soggettivi, concernenti l'esercizio o il mancato esercizio del potere amministrativo, riguardanti provvedimenti, atti, accordi o comportamenti riconducibili anche mediatamente all'esercizio di tale potere, posti in essere da pubbliche amministrazioni
sono impugnabili anche gli atti o provvedimenti emanati dal Governo nell'esercizio del potere politico
sono attribuite alla giurisdizione generale di legittimità del giudice amministrativo le controversie relative ad atti, provvedimenti o omissioni delle pubbliche amministrazioni, escluse quelle relative al risarcimento del danno per lesione di interessi legittimi e agli altri diritti patrimoniali consequenziali
il giudice amministrativo esercita giurisdizione con cognizione estesa al merito nelle controversie indicate dalla legge e dall'articolo 134. Nell'esercizio di tale giurisdizione il giudice amministrativo non può sostituirsi all'amministrazione
Ai sensi dell’art. 112, del d.lgs. 104/2010 (codice processo amministrativo), in materia di giudizio di ottemperanza, i provvedimenti del giudice amministrativo devono essere eseguiti dalla pubblica amministrazione e dalle altre parti. In particolare:
l'azione di ottemperanza può essere proposta per conseguire l'attuazione, fra le altre, delle sentenze del giudice amministrativo, anche se non passate in giudicato
l'azione di ottemperanza può essere proposta per conseguire l'attuazione soltanto delle sentenze passate in giudicato e degli altri provvedimenti ad esse equiparati del giudice ordinario
può essere proposta, anche in unico grado dinanzi al giudice dell'ottemperanza, azione di condanna al pagamento di somme a titolo di rivalutazione e interessi maturati dopo il passaggio in giudicato della sentenza, nonché azione di risarcimento dei danni connessi all'impossibilità o comunque alla mancata esecuzione in forma specifica, totale o parziale, del giudicato o alla sua violazione o elusione
il ricorso di cui al presente articolo non può essere proposto al fine di ottenere chiarimenti in ordine alle modalità di ottemperanza