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Timestamp: 2020-05-30 07:28:56+00:00
Document Index: 128898328

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 117', 'art. 65', 'art. 5', 'art. 117', 'art. 22', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 65', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 22', 'art. 11', 'art. 65', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 65', 'art. 9']

CORTE COSTITUZIONALE - SENTENZA 27 dicembre 2018, n.245
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | SABATO 30 MAGGIO AGGIORNATO ALLE 9:28
Riparto delle competenze, la Consulta dichiara l'incostituzionalità della legge della Regione Abruzzo per violazione dell'art. 117
CORTE COSTITUZIONALE - SENTENZA 27 dicembre 2018, n.245MASSIMA
È costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s) Cost., in riferimento all'art. 65, comma 4, del codice dell'ambiente, l'art. 5, comma 2, della legge della Regione Abruzzo 1 agosto 2017, n. 40 (Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Destinazioni d’uso e contenimento dell’uso del suolo, modifiche alla legge regionale n. 96/2000 ed ulteriori disposizioni), nella parte in cui, dopo la parola «idrogeologico», non prevede le parole «e, in ogni caso, ove in contrasto con le previsioni dei piani di bacino».
È, inoltre, costituzionalmente illegittimo, per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. s) Cost., in riferimento all'art. 22, commi 1, lett. d), e 6, della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette), l'art. 7 della legge della Regione Abruzzo 1 agosto 2017, n. 40.
CORTE COSTITUZIONALE - SENTENZA 27 dicembre 2018, n.245 -
Deduce il Presidente del Consiglio dei ministri che la norma censurata individua i requisiti tecnici degli interventi di recupero, prevedendo, al comma 4, che «il recupero dei vani e locali di cui all’art. 2, comma 1, è ammesso anche in deroga ai limiti e prescrizioni edilizie degli strumenti urbanistici ed edilizi comunali vigenti, ovvero in assenza dei medesimi».�
Inoltre, potendo determinare una deroga alle disposizioni degli strumenti urbanistici ed edilizi comunali che recepiscono la pianificazione di bacino, la disposizione censurata comporterebbe anche l’elusione della norma di cui all’art. 65, comma 4, del codice dell’ambiente, secondo cui «Le disposizioni del Piano di bacino approvato hanno carattere immediatamente vincolante per le amministrazioni ed enti pubblici, nonché per i soggetti privati, ove trattasi di prescrizioni dichiarate di tale efficacia dallo stesso Piano di bacino. In particolare, i piani e programmi di sviluppo socio-economico e di assetto ed uso del territorio devono essere coordinati, o comunque non in contrasto, con il Piano di bacino approvato».�
Esso sarebbe in contrasto, innanzitutto, con l’art. 2, comma 4, del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), secondo cui i «comuni, nell’ambito della propria autonomia statutaria e normativa di cui all’art. 3 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267, disciplinano l’attività edilizia».�
La norma impugnata, inoltre, sarebbe in contrasto con gli artt. 4 e 7 della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica), che attribuiscono ai Comuni la pianificazione urbanistica e la disciplina delle disposizioni d’uso degli immobili.�
La disposizione impugnata, nel consentire la riconversione di vani accessori in destinazione d’uso residenziale, potrebbe infatti determinare un incremento del carico abitativo incompatibile con le prescrizioni del piano di bacino volte alla tutela dal rischio idrogeologico.�
Essa, inoltre, vieterebbe la riconversione solo nelle aree «ad elevato rischio idrogeologico», quando, invece, per ragioni di pubblica incolumità, simili interventi dovrebbero essere vietati in tutte le aree a rischio moderato (R1), medio (R2), elevato (R3) e molto elevato (R4).�
Il ricorrente, premesso che la disciplina in materia di aree protette, sia statali che regionali, contenuta nella legge n. 394 del 1991 rientra nella competenza legislativa esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente, deduce che la Regione non può derogare alle norme statali, ma solo «determinare, sempre nell’ambito delle proprie competenze, livelli maggiori di tutela», senza compromettere il punto di equilibrio tra esigenze contrapposte espressamente individuato dalla norma dello Stato.�
La disposizione censurata, prevedendo che il piano marittimo regionale, ovvero quello comunale di recepimento, sono prevalenti «su ogni altra legislazione e/o normativa anche di tipo sovraordinato o ambientale», violerebbe l’art. 22, comma 1, lettera d), della legge n. 394 del 1991, secondo cui le attività svolte nelle aree protette regionali sono disciplinate da regolamenti adottati in conformità all’art. 11 della legge medesima.�
Essa, in secondo luogo, consentirebbe di derogare alle previsioni del piano di bacino recepite negli strumenti urbanistici comunali, in violazione dell’art. 65, comma 4, del codice dell’ambiente, secondo cui «Le disposizioni del Piano di bacino approvato hanno carattere immediatamente vincolante per le amministrazioni ed enti pubblici, nonché per i soggetti privati, ove trattasi di prescrizioni dichiarate di tale efficacia dallo stesso Piano di bacino. In particolare, i piani e programmi di sviluppo socio-economico e di assetto ed uso del territorio devono essere coordinati, o comunque non in contrasto, con il Piano di bacino approvato».�
Il recupero dei vani e locali è consentito a condizione che: a) siano stati legittimamente realizzati alla data di entrata in vigore della legge; b) non abbiano in corso procedure di accertamento per opere abusive; c) siano collocati in edifici serviti dalle opere di urbanizzazione primaria; d) non facciano parte di edifici abusivi (art. 2, commi 2 e 3).�
Ancora, ai sensi dell’art. 3, «Sono consentiti gli interventi di recupero ai fini residenziale, direzionale, commerciale o artigianale dei vani e locali di cui all’articolo 2, comma 1, con o senza opere edilizie, previo rilascio del titolo abilitativo edilizio richiesto per il tipo di intervento e nel rispetto delle prescrizioni di cui alla presente legge (...) 2. Per gli edifici situati in aree sottoposte a vincolo paesaggistico e per gli immobili vincolati ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), il recupero dei vani e locali di cui all’articolo 2, comma 1, è in ogni caso consentito previa autorizzazione dell’amministrazione preposta alla tutela del vincolo. Restano comunque ferme le prescrizioni in materia poste da norme ambientali o paesaggistiche nazionali e regionali 3. La realizzazione degli interventi di recupero è subordinata all’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria e al reperimento degli standard urbanistici di cui al D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 del Ministero dei lavori pubblici (Limiti inderogabili di densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della revisione di quelli esistenti, ai sensi dell'articolo 17 della L. 6 agosto 1967, n. 765) ovvero al loro adeguamento o realizzazione, in relazione al maggior carico urbanistico connesso alla trasformazione della destinazione d’uso».
Infine, ai sensi dell’art. 4, «1. Gli interventi di recupero dei vani e locali di cui all’articolo 2, comma 1, devono conseguire il rispetto di tutte le prescrizioni igienico-sanitarie vigenti e dei parametri di aero-illuminazione, anche attraverso la realizzazione di opere edilizie o mediante l’installazione di appositi impianti e attrezzature tecnologiche atte a tale funzione. L’altezza interna dei vani e locali destinati alla permanenza di persone non può essere inferiore a metri 2,40. 2. Ai fini del raggiungimento dell’altezza minima di cui al comma 1, è consentito, nell’ambito dell’intervento richiesto, effettuare la rimozione di eventuali controsoffittature esistenti, l’abbassamento della quota di calpestio del pavimento o l’innalzamento del solaio sovrastante, a condizione che tali opere edilizie non comportino modifiche delle altezze esterne del fabbricato esistente e siano realizzate nel rispetto e nell’ambito della sagoma delle costruzioni interessate. L’altezza interna dei vani e locali oggetto di recupero è misurata da pavimento a soffitto senza tenere conto dell’intradosso di travi e sporgenze similari. È considerata regolare ed utile l’altezza finita ricompresa nella tolleranza di cantiere come definita dall’articolo 34, comma 2-ter, del D.P.R. 380/2001. 3. Tutti gli interventi di recupero devono rispettare le norme antisismiche, di sicurezza e antincendio vigenti, nonché quelle relative all’efficienza energetica, alla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema [...]».
5.− La questione di costituzionalità dell’art. 4, comma 4, per violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., in relazione all’art. 65, comma 4, del codice dell’ambiente, è egualmente non fondata.�
Gli interventi di recupero consentiti dalla disposizione censurata sono infatti in linea con quelli previsti dall’invocato parametro interposto.�
Gli interventi di recupero consentiti dalla legge regionale non eccedono, quindi, quelli previsti dall’art. 9 del TUE, che, nelle zone sprovviste degli strumenti urbanistici, ammette, tra gli altri, gli interventi di manutenzione straordinaria (tra cui le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino la volumetria complessiva degli edifici e non comportino modifiche delle destinazioni di uso) e quelli di restauro e risanamento conservativo (ossia quelli rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano anche il mutamento di destinazione d’uso purché con tali elementi compatibili).�