Source: http://gianpaoloporcu.it/CAL/MANGANIELLO%20FOTO%20e%20testo/Ricorso%2011.06.08%20n.456.08%20dell%27imputato%20X%20cassazione%20ordinanza%20ca.htm
Timestamp: 2018-01-16 20:48:29+00:00
Document Index: 99761215

Matched Legal Cases: ['art.41', 'art.38', 'art.111', 'art.111', 'art.37', 'art.24', 'art.111', 'art.37', 'art.41', 'art.38', 'art.25', 'art.38', 'art.24', 'art.111', 'art.38', 'art. 41']

Ricorso 11.06.08 n.456/08 dell'imputato alla cassazione contro l'ordinanza 22/05/08 della corte d'appello.
Cagliari 11 giugno 08 prot. 456/08
Nel processo penale n.368/97 RNR
Prossima udienza 12/11/2008 ore 12.00
(Motivi integrativi sul ricorso prot.430/08 già presentato il 28/05/08 sulla conoscenza sommaria ed informale che la dichiarazione di ricusazione era stata rigettata.
In sostanza il presente ricorso prot.456/08, assorbe il primo prot.430/08, ed è stilato, ex art art.41/1 cpp, sulla piena conoscenza dell’ordinanza 22/05/08 notificata il 29/05/08).
 Dichiarazione di ricusazione 15/05/08 prot.398/08
 Corte d’appello Cagliari n.8/2008 RIC
 Ordinanza 22/05/08, d’inammissibilità, notificata il 29/05/08
Ricorso contro l’ordinanza 22/05/08 notificata 29/05/08 della corte d’appello di Cagliari, che ha dichiarato inammissibile la dichiarazione di ricusazione presentata il 15/05/08 dall’imputato Gian Paolo PORCU nei confronti del giudice del processo dr. Giuseppe PINTORI.
Il sottoscritto Gian Paolo PORCU, nato il 20/08/1937 a Chiavenna (Sondrio) codice fiscale PRCGPL 37M20 C623C, agli effetti del presente atto domiciliato presso lo studio della rag. Louise PINNA, 09127 CAGLIARI, via Millelire n.1, scala destra, quarto piano, tf 070/66.47.13., fax 070/66.39.55
Ricorre, chiedendone la nullità, contro l’ordinanza 22/05/08 della corte d’appello di Cagliari.
Come detto sopra, che un primo ricorso (prot.430/08) contro la stessa ordinanza è stato presentato dallo scrivente il 28/05/08, dopo aver appreso informalmente e sommariamente che il 22/05/08 era stata emessa ordinanza di rigetto (non ancora notificata il 28/05/08).
Il presente “secondo” ricorso (12/05/08 prot. ), assorbe dunque il primo (prot.430/08).
1.-La corte d’appello dichiara inammissibile la dichiarazione di ricusazione 15/05/08 perché presentata intempestivamente (art.38 cpp) rispetto ai fatti che sono del 10/04/06.
Il ricorrente non condivide: la dichiarazione è stata presentata non sul fatto in se (che è del 10/04/06), della presenza anomala del pm nella stanza di lavoro del giudice a fianco dell’aula, ma contro il fatto (che è del maggio ’08), che il giudice non ha voluto rispondere all’istanza con la quale l’imputato gli ha chiesto spiegazioni.
2.- non spetta al giudice, neppure alla corte d’appello, dettare la scansione delle operazioni processuali dell’imputato e le scelte che egli fa a seconda dello sviluppo del processo.
La corte d’appello non poteva sapere (e non sa neppure oggi) quali siano le situazioni processuali che l’imputato ha vissuto e non può la corte attribuire sic et simpliciter all’imputato un attendismo strumentale.
Se la corte avesse convocato il ricusante, invece di decidere de plano (senza cognizione di causa) la corte avrebbe avuto gli elementi e li avrebbe potuti valutare.
3.-Di fatto, l’imputato s’è dovuto porre, solo nel maggio ’08, alla luce dei provvedimenti presi in udienza dal giudice nei mesi precedenti, il problema di alfine fare luce sui rapporti anche processuali tra giudice e pm.
4.- Chi scrive non se ne ritiene tenuto, tuttavia vuol far presente alla corte di cassazione, che fra i motivi che lo hanno indotto a presentare l’istanza in cui chiede chiarimenti al giudice sui fatti del 10/04/06, ci sono i sistematici rifiuti della presidenza del tribunale di Cagliari a fornire chiarimenti sulla assunzione del processo da parte del giudice dr. Giuseppe PINTORI per scambio di posti col primo giudice dr. PODDIGHE.
Inutile ricordare che il provvedimento 31/01/04 del presidente del tribunale dr. PORCELLA testualmente diceva
5.-. Nei mesi scorsi l’imputato ha rivolto diverse istanze alla presidenza del tribunale, la quale ha emesso una serie di provvedimenti contraddittori, su due linee incompatibili
a) da un lato la presidenza non ha cessato d’affermare che le tabelle sono accessibili a tutti, così come sono accessibili gli elementi che consentono di accertare se il giudice A del processo X è stato designato in applicazione di criteri predeterminati;
b) dall’altra lato, la presidenza del tribunale non ha fornito il minimo elemento concreto (su tabelle e designazioni), sia pure richiesto insistentemente dall’imputato.
c) la presidenza del tribunale, dopo aver rilasciato copie informali, ha perfino rifiutato le copie autentiche dei provvedimenti del passaggio del processo dal dr. PODDIGHE al dr. PINTORI.
4.- Insomma, lo scrivente ha avuto l’impressione, che peraltro dovrebbe essere facilmente smentibile (quindi si chiede perché non venga smentita) che diversi giudici del processo siano stati incaricati su indicazioni o pressioni della procura e senza il rispetto dei criteri predeterminati.
5.- Quanto al merito, l’ordinanza della corte d’appello lo liquida in maniera semplicistica.
Alla fine della seconda facciata l’ordinanza dice
” ………… spiegazioni che il dott. Pintori non era tenuto a fornire perché riguardanti un fatto che non lo riguardava e al quale sera estraneo perché commesso in sua assenza, fuori dell’udienza”
6.-Ebbene, la “spiegazione” che la corte d’appello fornisce sostituendosi al giudice ed al pm non convince, ed anzi accresce le perplessità dell’imputato sull’indipendenza del giudice rispetto all’accusa (art.111 Costituzione).
a) la corte d’appello dice, che il giudice era “assente” dal luogo riservato in cui si trovava il pm.
E’ affermazione che non trova alcun sostegno in alcun atto del procedimento. Quindi il giudice in teoria poteva ben trovarsi nella stessa stanza del pm, e la corte d’appello non lo può escludere..
Nella dichiarazione rigettata c’è l’espressa richiesta che la corte assumesse informazioni.
b) E’ vero che l’udienza del 10/04/06, non era ancora iniziata, ma era tempo d’udienza e di lavoro (il ritardo era di oltre un’ora). Lo stesso pm era in aula in attesa.
c) Il luogo non era un ufficio privato del giudice o d’altri, ma uno spazio giudiziario, accessibile solo al giudice. Chi vi entra deve rendere conto.
d) Resta inspiegato, perché chi poteva e doveva farlo non lo ha voluto fare, dimostrando cos’ il suo imbarazzo, come sia possibile che un pm apra senza bussare nella stanza del giudice, entri nella stanza stessa e chiuda la porta.
e) La corte d’appello avrebbe dovuto spiegare come sia avvenuto che una notoriamente educata come il pm del caso (che non sarebbe entrata senza bussare e senza motivo neppure in una cancelleria), abbia potuto entrare bussare in casa d’altri. (Il pm sapeva chi c’era? Sapeva che non c’era nessuno?).
f) Anche occorreva alla corte spiegare come abbia potuto, la stessa educata persona, a chiudersi in casa d’altri nell’assenza del titolare (c’erano fascicoli,appunti, bozze di provvedimenti?).
Ammesso e non concesso che il pm che di lì a poco avrebbe rappresentato l’accusa in udienza non sia entrato nella stanza del giudice per dargli una mano nella stesura dell’ordinanza con la quale il giudice avrebbe rigettato quattro corpose istanze dell’imputato, il pm ha certamente dato prova e spettacolo pubblico di una tale dimestichezza “privata” col giudice da far pensare all’assenza di indipendenza che l’art.111 Costituzione (e non solo la Costituzione) considera requisito essenziale del fare giustizia.
Ed infine: si perdonerà e si capirà chi scrive quando considera e rappresenta che la stessa ordinanza 22/05/08 della corte d’appello appare manifestazione corporativa.
Davanti al giudice ogni parte deve provare quel che dice.
Come in questo caso, spesso un magistrato trova nel giudice chi gli appresta d’ufficio una difesa giusta e calibrata tale che messa su un piano inclinato sfocia necessariamente in un dispositivo favorevole.
Insomma la corte d’appello (che non ha documenti ne possibilità divinatorie), non sa dov’era il giudice, non sa perché non era in aula in orario di lavoro ed in orario d’udienza con la gente che aspettava da un’ora circa. La corte non sa che scopo e che risultato hanno avuto le mosse del pm in casa d’altri, che è casa del giudice ma anche casa chi partecipava alle udienze, perché la camera di consiglio è territorio dove deve regnare l’imparzialità come e più dell’aula stessa.
Neppure risulta che il giudice (o il tribunale) abbia fatto le sue rimostranze alla procura.
Eppure la corte d’appello ricostruisce a modo suo. Che è un modo confacente al giudice, che non dice quello che forse potrebbe non poter dire, e comunque non assume alcuna responsabilità, ma lo fa dire all’ordinanza 22/05/08, che merita di essere annullata per un nuovo esame.
Infine, la q.l.c.
A facciata 7 della dichiarazione di ricusazione 15/05/08 prot.398/08 è sollevata una q.l.c, principalmente con le seguenti parole
Prevenendo un’eventuale obiezione, l’imputato solleva la q.l.c dell’art.37 cpp (lesioni all’art.24 sulla difesa, all’art.111 sull’indipendenza del giudice, salvo altri), nella parte in cui non prevede la ricusazione anche in assenza d’inimicizia personale, ma in presenza d’ipotesi di segnali di intenzione o inclinazione del giudice a condannare ingiustamente un imputato (non per motivi personali giudice-imputato, ma), per “fare un favore” ad un collega o ad altra persona.
Benché i magistrati tentino di nasconderla, si fa strada sempre più la consapevolezza che la magistratura sia una casta nella quale si vive e si fa carriera tanto meglio e tanto più sicuramente se si appartiene ad una corrente, ad una cordata interna o esterna o interna-esterna alla magistratura.
Per appartenere ad una cordata ci deve piegare al voto di scambio, lo scrivente non scorge ora altra possibilità.
Lo scrivente non sostiene che questo sia il caso. Dice questo per sostenere che l’art.37 cpp va integrato con la previsione d’astensione-ricusazione in tutti i casi in cui c’è il dubbio di possibile mancanza di serenità del giudice.
Si allega fotocopia di parte della copertina e di parte di pagina 67 del recente libro di Claudio SABELLI FIORETTI su Francesco COSSIGA intitolato “L’uomo che non c’è”, Aliberti Editore.
L’ordinanza 22/05/08 merita la dichiarazione di nullità anche perché evita di pronunciarsi. Nella seonda facciata dlel’ordinqaza si legge
“La corte, letta la dichiarazione di ricusazione ed esaminati gli atti, ritiene di dover procedere “de plano” a sensi dell’art.41 c.p.p. giacché la dichiarazione di ricusazione appare inammissibile per inosservanza dei termini previsti dall’art.38 comma secondo ultima parte c.p.p.”.
Sul punto lo scrivente osserva:
1.- sull’inosservanza del termine s’è già detto: la ricusazione è presentata non solo e non tanto per la presenza del pm nella stanza del giudice il 10/04/04, ma perché, sulla base dei provvedimenti presi nel processo dal giudice dall’aprile ’06 al maggio ‘08, nonché sulla base delle incredibili perché palesemente infondate richieste del pm nell’udienza 14/04/08, le quali dimostrano a parere dello scrivente una “fiducia“ illimitata” del pm nel “giudice amico”, (del quale giudice è ancora da appurare, o meglio è da escludere secondo gli accertamenti dell’imputato, la regolarità a sensi art.25 Costituzione, della “nomina”), l’imputato ha ritenuto verificarne l’indipendenza e gli ha rivolto l’istanza 21/04/08 prot.344/08 alla quale il giudice non ha risposto rivelando il suo enorme imbarazzo.
Quindi la ricusazione è stata presentata assolutamente “in termini” non contro le operazioni del 10/04/06 ma contro il silenzio-rifiuto del giudice sull’istanza 21/04/08 prot.344/08.
2.- L’ordinanza 22/05/08 appare contraddittoria e ancora una volta corporativamente benigna nei confronti dei magistrati.
Dunque la corte non esamina la q.l.c, (ma la legge impone che una volta proposta la q.l.c. dev’essere respinta ma con adeguata motivazione), perché dichiara inammissibile, in limine, la dichiarazione di ricusazione.
Ma allora la corte non avrebbe dovuto superare il limine e non avrebbe dovuto entrare nel merito. Invece la corte nel merito ci
Entra, e dichiara manifestamente infondata, nel merito, la ricusazione.
q.l.c. dell’art.38
che si solleva davanti alla cassazione
per violazione del diritto alla difesa (art.24) del “giusto processo” (art.111), salvo altri
3) Comunque davanti alla cassazione lo scrivente solleva la q.l.c dei termini di cui all’art.38 cpp, e principalmente del termine che la corte ha applicato, perché i termini così come si vogliono applicare son così stringenti da non consentire un esame accurato da parte dell’imputato degli accadimenti che possono dare causa ad una ricusazione. Talvolta solo dopo altri fatti processuali ci si accorge che il tale episodio, di mesi prima, è manifestazione evidente di malanimo, di inimicizia, di prevenzione, ecc.
Che la corte di cassazione e annulli l’ordinanza impugnata con rinvio ad altra corte che assuma informazioni (art. 41/3 cpp), e cioè dichiarazioni scritte del pm (che spighi com’è che si può entrare senza bussare in casa d’altri e comunque che ha fatto il 10/04/08 nella stanza del giudice che non potesse fare in altro luogo e tempo. E dichiarazione scritta del giudice che spieghi i motivi del suo ingresso ritardato nell’aula delle udienze, se per caso non si trovasse anche lui col pm nella stessa stanza e comunque spieghi com’è che il pm entra senza bussare e si trattenga a porta chiusa nella stanza del giudice.
Ricorrente, ricusante, imputato
allegata, come detto sopra, copia del provvedimento 31/01/04 del presidente del tribunale di Cagliari., sullo scambio di posti tra il dr. PODDIGHE (dal penale al civile) ed il dr. PINTORI (dal civile al penale).
Si dispone che il dr. Poddighe porterà a termine i processi penali da lui già iniziati.