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Timestamp: 2020-08-12 18:02:58+00:00
Document Index: 64042505

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 360', 'art. 295', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 295', 'art. 337', 'sentenza ', 'art. 337', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 9', 'art. 1']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 01 ottobre 2018, n. 23792 - In tema di estimo catastale, qualora il nuovo classamento sia stato adottato nell'ambito di una revisione dei parametri catastali della microzona in cui l'immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale in tale microzona rispetto all'analogo rapporto sussistente nell'insieme delle microzone comunali, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al suddetto rapporto - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 01 ottobre 2018, n. 23792 – In tema di estimo catastale, qualora il nuovo classamento sia stato adottato nell’ambito di una revisione dei parametri catastali della microzona in cui l’immobile è situato, giustificata dal significativo scostamento del rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale in tale microzona rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al suddetto rapporto
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 01 ottobre 2018, n. 23792
Accertamento – Immobili – Rendita catastale – Riclassamento – Microzona – Procedimento – Contenzioso tributario
Rilevato che la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce accoglieva il ricorso della parte contribuente avverso l’avviso di riclassamento di un immobile sito a Lecce, recante modifica delle classi e conseguente aumento della rendita catastale, adottato dall’allora Agenzia del territorio su richiesta del comune di Lecce ex art. 1, comma 335 della legge n. 311 del 2004;
In prossimità della camera di consiglio l’Agenzia delle entrate depositava memoria insistendo per l’accoglimento del ricorso
Considerato che con il primo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 295 cod. proc. civ. e 39 dlgs. n. 546 del 1992, per non avere la sentenza impugnata sospeso il giudizio in attesa dell’esito del giudizio pendente presso il giudice amministrativo sulla legittimità degli atti a monte dell’avviso di classamento per cui è causa;
considerato che con il secondo motivo d’impugnazione, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 1, comma 335 della legge n. 311 del 2004, in quanto non sarebbe necessario indicare nell’atto di classamento specifiche caratteristiche dell’immobile, nonché dell’art. 7 della legge n. 212 del 2000, laddove intende l’avviso carente di motivazione pur se lo stesso richiama nella parte motiva il contenuto generale, il provvedimento di attivazione del procedimento revisionale nonché le ragioni che hanno giustificato, nello specifico, il riclassamento effettuato;
ritenuto che il primo motivo non è fondato in quanto la sentenza impugnata è stata pubblicata in un momento successivo all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 156/2015, e in cui quindi non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337, comma 2, c.p.c., che, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo, prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (Sez. 6-5, n. 29553 del 11/12/2017): di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che con il vizio denunciato non si censura l’art. 337 comma 2, c.p.c., resta il fatto che tale norma non obbliga il giudice a procedere alla sospensione (Cass. 17413/2018; 17412/2018; 17411/2018);
considerato che il processo tributario può essere sospeso ai sensi dell’art. 39, comma 1, del d.lgs. n. 546 del 1992, che regola i rapporti tra processo tributario e processi non tributari solo ove sia stata presentata querela di falso o debba essere risolta una questione sullo stato o sulla capacità delle persone diversa dalla capacità di stare in giudizio, ipotesi non ricorrenti nel caso di specie: tale norma dispone una deroga – in ipotesi predeterminate – al criterio secondo cui le questioni pregiudiziali sono risolte, “incidenter tantum”, dal giudice munito di giurisdizione sulla domanda (Cass. 999/2016);
che il successivo comma 1 bis dell’art. 39 – aggiunto dall’art. 9, comma 1, lett. o), del D.Igs. n. 156/2015, a decorrere dal 1° gennaio 2016 – (“La commissione tributaria dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa”) non è evidentemente applicabile al caso di specie, essendo la pregiudizialità invocata rispetto al Consiglio di Stato (Cass. 17413/2018; 17412/2018; 17411/2018);
considerato infine che la Corte costituzionale, con la pronuncia n. 249 del 2017, ha da un lato affermato che «la scelta fatta dal legislatore con il censurato comma 335 [ art. 1 legge n. 311 del 2004 ] non presenta profili di irragionevolezza [in quanto] la decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene», evidenziando però che «la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento»;