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Timestamp: 2019-09-23 13:16:40+00:00
Document Index: 159550214

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3']

Bonomi A, Droghei G, Lumicisi A (2009). Lo schema EU-ETS ed i crediti forestali: analisi di possibili scenari per il periodo 2013-2020. Forest@ 6: 349-356.
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doi: 10.3832/efor0601-006
vol. 6, pp. 349-356 (Nov 2009)
A. Bonomi(1) , G. Droghei(2), A. Lumicisi(3)
According to art. 3.3 and 3.4 of the Kyoto Protocol it is possible to achieve the emissions reductions goals through removals by sinks resulting mostly from afforestation, reforestation and forest management activities. At the moment the EU-ETS scheme does not allow the trade of LULUCF credits, though the member states can use the RMUs or develop CDM projects on afforestation and reforestation (tCER/lCER) to achieve the emissions reductions goals. This paper will focus on the impact on the EU-ETS allowance price of the trade of LULUCF credits and will analyze the key-role that the rewarding of avoided deforestation credits (REDD credits) could play against the deforestation of Amazon Rainforest.
Keywords: LULUCF, Forest Management, Amazon, Avoided Deforestation Credits, EU-ETS, Post-Kyoto, 20-20-20
Lo schema EU-ETS, il più grande mercato di permessi di emissione (crediti) attualmente attivo a livello mondiale, esclude, al momento, i crediti derivanti da attività LULUCF (Land Use Land use Change and Forestry). La Commissione Europea motiva tale posizione con la difficoltà nella contabilizzazione di crediti non permanenti (come è il caso dei tCER/lCER da progetti AR CDM), e quindi a potenziale rischio di rilascio di CO2 in atmosfera ([10]), nonché per il timore che la loro immissione sul mercato (e questo vale in generale per tutti i crediti forestali, inclusi quelli da progetti nazionali, RMU) possa abbattere il prezzo dei permessi di emissione, rendendo così più conveniente per le imprese investire in progetti forestali piuttosto che in tecnologie a bassa emissione, considerate strategicamente più importanti in quanto ritenute fondamentali per il raggiungimento della sicurezza energetica dell’Europa. Attualmente il 30% della superficie delle terre emerse, pari a 3.9 miliardi di ettari, è occupato da foreste ([6]) e si stima che la quantità globale di carbonio potenzialmente fissabile dalle attività forestali varia da 60 a 87 miliardi di tonnellate nei prossimi 50 anni (pari al 12-25% delle emissioni globali previste per lo stesso periodo secondo uno scenario business as usual - [8]). L’elevato tasso di deforestazione di questi ultimi decenni ha causato un flusso annuo di emissione di C in atmosfera di 1.6 ± 0.8 miliardi di tonnellate ([6]), 2.2 ± 0.8 miliardi di tonnellate di C secondo Houghton ([7]). Le foreste e la deforestazione giocano quindi un ruolo centrale nelle azioni atte a contrastare il cambiamento climatico, e non possono rimanere ai margini delle politiche tese alla riduzione delle emissioni di gas serra (mitigazione), ma, al contrario, devono svolgere un ruolo da protagonista, come già sancito dal Protocollo di Kyoto (art. 3.3, 3.4, 6, 12). Ruolo che dovrà concretizzarsi alla prossima Conferenza di Copenhagen (COP15) nel dicembre di quest’anno. Il presente articolo cerca di stimare quale potrebbe essere l’effettivo impatto dei crediti da attività LULUCF sullo schema EU-ETS nell’ipotesi che possano essere scambiati sul mercato nel periodo 2013-2020, e le opportunità offerte nella lotta alla deforestazione.
Individuazione di una metodologia per la stima del prezzo dei Permessi di Emissione nello Schema EU-ETS
Per un singolo paese il costo di abbattimento marginale delle emissioni di CO2 rappresenta il costo necessario per abbattere l’emissione dell’ultima tonnellata di CO2 al fine di adempiere agli obblighi di riduzione imposti, ovvero il costo di riduzione di una tonnellata di CO2 da parte dell’impianto marginale (ovvero l’impianto che deve sostenere i costi maggiori per la riduzione delle emissioni). I costi marginali di abbattimento sono specifici per ogni paese e dipendono principalmente da 3 fattori ([2]): 1) il livello iniziale dei prezzi dell’energia: un equivalente prezzo del credito avrà un impatto percentuale maggiore nei paesi dove le tasse e i prezzi dell’energia sono più bassi per i consumatori; 2) la struttura dell’offerta di energia: un paese che utilizza fonti per la produzione di energia elettrica con alto contenuto di C, come il carbone, può ridurre le emissioni a costi marginali più bassi, (ad esempio attraverso una conversione degli impianti a gas naturale); 3) il potenziale di sviluppo di fonti di energia carbon-free (energia rinnovabile, energia nucleare). Le curve che descrivono l’andamento del costo marginale di abbattimento, le cosiddette MAC (Marginal Abatment Cost) presentano un andamento quadratico e possono, pertanto, essere descritte nella seguente forma analitica (eqn. 1):
\begin{equation} P = aQ^2+bQ \end{equation}
dove Q è la quantità di abbattimento in milioni di tonnellate di carbonio (Mt C), P è il costo marginale o prezzo ombra ed a e b i coefficienti.
In assenza di un mercato, i costi globali CG, per adempiere agli obblighi imposti, sono dati dalla somma dei costi totali di ciascun paese.
Supponiamo di avere due paesi: A e B. In presenza di un mercato gli obiettivi di riduzione e le curve MAC vengono aggregate ottenendo la curva MACA+B che considera il raggiungimento dell’obbiettivo globale QA+B.
I costi per adempiere agli obblighi globali dati dall’area 0QA+Bz sono necessariamente più bassi rispetto alla sommatoria dei singoli costi totali in assenza di flessibilità (0QAx + 0QBy).
Dalla Fig. 1 emerge che il paese A ridurrà meno del dovuto, acquistando in permessi la quota rimanente: QA-Q’A; il paese B invece venderà i permessi per una quantità pari a Q’B-QB. La domanda e l’offerta di permessi si eguagliano quando il prezzo eguaglia il costo marginale e più precisamente, al prezzo P=MACA+B ([2] - Fig. 2).
Fig. 1 - Flessibilità tra i paesi A e B (fonte: [2]).
Fig. 2 - Commercio dei diritti di emissione tra il paese A e il paese B. (fonte: [2]).
Nella Fig. 3 si riportano le curve MAC di tre modelli: PRIMES, EPPA e POLES per l’Unione Europea, Stati Uniti e Giappone (PRIMES riguarda solo l’Europa). Le curve di costo marginale di abbattimento dei paesi Annex B (EU 15, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania, Lettonia, Monaco, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svizzera, USA, Canada, Ungheria, Giappone, Polonia, Croazia, Nuova Zelanda, Russia, Ucraina, Norvegia, Australia, Islanda), calcolate con i 3 modelli, appaiono diverse e ciò dipende essenzialmente dalle variazioni nelle proiezioni delle emissioni e dalla metodologia usata nella stima delle curve MAC. Le curve MAC per l’UE sono molto vicine per i modelli POLES e PRIMES, sebbene dal primo risulti un prezzo superiore rispetto al secondo modello. La curva ottenuta con il modello EPPA, invece, è più bassa che negli altri modelli, ma le emissioni sono maggiori nello scenario di riferimento.
Fig. 3 - Confronto tra le curve MAC dei diversi modelli (fonte: [11]).
Attraverso un accurato lavoro di sintesi operato nel corso del Dottorato della Dr. Giordana Droghei ([3]) e basato sul lavoro di Criqui & Kitous ([2]) si sono analizzate le curve MAC dei singoli Paesi utilizzate per il modello POLES, e si è ricavata la curva aggregata MAC dell’EU allargata (vedi eqn. 1), parametrizzata come segue: a=9.81·10-17 e b=2.19·10-08.
Di seguito verranno analizzati possibili scenari di inserimento dei crediti da attività LULUCF all’interno dello schema EU-ETS ed in particolare:
la stima del prezzo dei permessi nello schema EU-ETS 2008-2012;
l’inserimento dei crediti RMU nello schema EU-ETS 2008-2012;
la stima del prezzo dei permessi nello schema EUETS 2013-2020;
l’inserimento dei crediti RMU nello schema EU-ETS 2013-2020;
l’inserimento dei crediti da “REDD” nello schema EU-ETS 2013-2020;
l’inserimento dei crediti da “REDD” e RMU nello schema EU-ETS 2013-2020.
La stima del prezzo dei permessi nello schema EU-ETS 2008-2010
Tab. 1 - Le emissioni previste ed i PNA proposti ed approvati (fonte: [4]).
Emissioni EU ETS 2008-2012
(MtonCO2)
PNA II
2543.50 2080.93 462.47
Dalla differenza tra le quantità di CO2 emesse nel corso dell’anno dagli impianti regolati dalla direttiva ed il numero di permessi allocati annualmente nello stesso periodo (somma dei PNA II) otteniamo la differenza Q di quote che devono essere reperite sul mercato (Tab. 1).
\begin{equation} Q = emissioni\, EU-ETS\, (Mton\,CO_2/anno) - permessi \,di\, emissione (Mton\,CO_2/anno) \end{equation}
\begin{equation} Q = 2543.50 - 2080.93 = 462.47 Mton\,CO_2/anno \end{equation}
La curva MAC utilizzata esprime il prezzo in USD (riferiti al 2003); al fine di ottenere il prezzo equivalente espresso in euro, è necessario considerare il Consumer Price Index rapportato all’anno 2008 e quindi applicare il tasso di cambio medio €/USD per il 2008. Considerando che il CPI tra il 2003 ed il 2008 è pari a 1.15 (U.S. Bureau of Labour Statistics) mentre il tasso medio di cambio €/USD nel corso del 2008 è stato 1.4708 (BCE) si ottiene quanto mostrato in Tab. 2.
Tab. 2 - Tabella riassuntiva delle quote di riduzione e del prezzo dei permessi nei vari scenari.
Mton CO2/anno
1 2008 - 2012 462.47 24.28
2 2008 - 2012 con RMU (art. 3.4) 417.52 20.67
3 2008 - 2012 con RMU (art. 3.3 + 3.4) 399.07 19.24
4 2013 - 2020 837.00 68.56
5 2013 - 2002 con RMU (art. 3.3 + 3.4) 773.60 59.58
6 2013 - 2020 con crediti da REDD 577.00 35.67
7 2013 - 2020 con crediti da REDD e RMU (art. 3.3 e 3.4) 513.60 29.24
Dall’analisi del prezzo dei permessi nel corso del 2008 emerge che il prezzo medio è stato pari a 22.72 €.
Tale valore pare discostarsi poco da quanto stimato attraverso il metodo individuato, ma se si limita l’analisi dell’andamento del prezzo ai primi nove mesi dell’anno si ottiene un valore medio pari a 23.90 €, ancora più vicino al prezzo stimato di 24.28 €. Il motivo per cui vi è questo scostamento va probabilmente riferito alla crisi finanziaria globale che ha colpito l’economia mondiale: la riduzione dei consumi comporta una riduzione delle emissioni, e quindi una conseguente riduzione della domanda e deprezzamento del valore dei permessi. Il procedimento adottato per la stima del prezzo risulta in ogni caso convincente ed utile per le successive analisi di seguito riportate.
Inserimento dei crediti RMU nello schema EU-ETS 2008 - 2012
Analizzando i valori massimi di crediti forestali ottenibili dall’attività di Gestione Forestale (art. 3.4) per i paesi membri dell’UE, si ottiene che il volume di crediti che potrebbero ipoteticamente essere scambiati all’interno del sistema EU-ETS, è pari a 44.95 MtonCO2.
Considerando che l’immissione sul mercato di tali crediti comporta un aumento dei permessi in commercio, la quota di permessi di emissione da acquistare sul mercato è pari a (eqn. 4):
\begin{equation} Q = 462.47 - 44.95 = 417.52\,Mton\,CO_2/anno \end{equation}
A tale quota corrisponde un prezzo pari a 20.67 € (Tab. 2).
Nell’ipotesi di considerare anche i crediti derivanti da attività di afforestazione e riforestazione (A/R, art. 3.3) l’ammontare totale riferito all’anno 2008 è pari a 63.4 MtonCO2 (Progress towards achieving the Kyoto Objectives - 2008).
\begin{equation} Q = 462.47 - 63.40 = 399.07\,Mton\,CO_2/anno \end{equation}
A tale quota corrisponde un prezzo pari a 19.24 € (Tab. 2).
Secondo uno studio condotto dalla Vattenfall, una energy company svedese, il costo medio per l’abbattimento di una ton CO2 nei settori energetici e industriali attraverso l’adozione di tecnologie innovative e risparmi energetici è rispettivamente di 21 €/ton CO2 e 23€/ton CO2.
In “Analysis of the 2008 EU Policy Package on Climate change and renewables” ([1]) viene inoltre individuato un intervallo di prezzo ottimale per lo sviluppo delle energie rinnovabili e della riduzione di emissioni compreso da 35 e 50 €/ton CO2.
Risulta evidente quindi che attualmente, la posizione della Commissione Europea di escludere i crediti LULUCF dallo schema EU-ETS è condivisibile in quanto l’inclusione, seppur parziale degli stessi, avrebbe comportato un prezzo dei permessi di emissione eccessivamente ridotto per incentivare le imprese ad adottare tecnologie basso emissive piuttosto che acquisire permessi di emissione sul mercato. Al tempo stesso, tale prezzo risulta eccessivamente basso anche per favorire interventi di afforestazione. Il progetto “Piemonte Kyoto 2007” ([9]) ha infatti stimato il prezzo minimo dei permessi di emissione che renda remunerativa la piantumazione di nuove aree in assenza di incentivi statali pari a 40 €.
La stima del prezzo dei permessi nello schema EU-ETS 2013-2020
L’obiettivo 20-20-20 prevede una riduzione annua dell’1.74% dei permessi di emissione allocati nell’EUETS arrivando nel 2020, a 1.720 Mton CO2 (rispetto al valore medio annuo di 2.080 Mton CO2 del periodo 2008-2012). I principali modelli economici di analisi (POLES, PRIMES, EPPA), al contrario, prevedono per il periodo 2010-2020 una crescita costante delle emissioni di CO2 in una situazione business as usual, arrivando nel 2020 a 2.557 Mton CO2 per quanto riguarda i settori EU-ETS e di 2.940 Mton CO2 per i settori non EU-ETS. La quota di riduzione finale per il 2020 sarà quindi pari a 2.557 Mton CO2 - 1.720 Mton CO2 = 837 Mton CO2. Considerando che la MAC per l’UE allargata sia valida anche per il periodo 2012-2020 (business as usual), senza interventi aggiuntivi, il prezzo potrebbe salire a 68.56 € (Tab. 2).
L’inserimento dei crediti RMU nello schema EU-ETS 2013-2020
Nell’ipotesi che la quantità di crediti derivanti da A/R (art. 3.3) e gestione forestale (art. 3.4) non subiscano variazioni rispetto al periodo 2008-2012 (business as usual), si può considerare l’immissione sul mercato di 63.40 Mton CO2 aggiuntivi (vedi par. 2). La quota di riduzione finale scenderebbe a:
\begin{equation} Q = 837 - 63.40 = 773.60\,Mton\,CO_2/anno \end{equation}
A tale quota corrisponde un prezzo pari a 59.58 € (Tab. 2).
Ad un prezzo così elevato dei permessi di emissione, non parrebbe giustificata l’esclusione dei crediti forestali, poiché tale prezzo è sufficientemente elevato da spingere le imprese ad adottare tecnologie basso emissive ed al contempo rende remunerabile un eventuale intervento nel settore forestale, inclusa l’afforestazione.
L’inserimento dei crediti da REDD nello schema EU-ETS 2013-2020
Secondo la FAO, la deforestazione nelle aree tropicali (tropical deforestation, TD) nel periodo 1990-2005 ha interessato, in media, circa 7.3 milioni di ha l’anno, più del 40% dei quali si concentra in Brasile ed Indonesia. Si stima che in Amazzonia (3.3 milioni di km2) siano immobilizzati 47±9 miliardi di tonnellate di C (GtC), escluso quello contenuto nei suoli forestali ([12]).
Rapportando questo dato alla superficie totale si ottengono dei dati medi di contenuto di carbonio per ettaro pari a 142 ton C, ovvero 522 ton CO2 eq.
Questo valore è superiore al valore medio stimato per le foreste a livello mondiale ([5]), e risulta quindi conservativo utilizzarlo, poiché comporta una sovrastima dell’impatto dei crediti da REDD sulla stima del prezzo dei permessi di emissione.
L’ammontare totale di ettari deforestati in un anno nel mondo è di 7317000, ed utilizzando il valore medio di CO2 eq ha-1 sopra calcolato, si arriva a circa 3727 Mton CO2 rilasciate in atmosfera.
Si pongono quindi due ipotesi:
si incentivi la ridotta deforestazione dando ai paesi, un numero di crediti corrispondenti alla quantità di CO2 non immessa in atmosfera (crediti REDD);
tali crediti possano entrare a far parte dei CDM (o di qualsiasi altro meccanismo verrà adottato nel post- 2012) senza limiti e quindi essere scambiati nello schema EU-ETS.
In questo scenario se si considerasse di includere nel mercato tutti i crediti da REDD, questi sarebbero superiori alla quota domandata dal mercato (837 Mton CO2 senza considerare i crediti RMU), e comporterebbe una forte distorsione dello schema EU-ETS.
Poiché i Paesi membri dell’UE rappresentano però il 40% delle emissioni totali dei Paesi aderenti al Protocollo di Kyoto, e nel 2007 sono stati responsabili di circa il 14% delle emissioni totali mondiali di GHG, risulta più corretto considerare che solo una parte dei crediti da REDD possano essere scambiati all’interno dello schema EUETS.
Poiché la quota di emissioni dell’EU-27 considera sia i settori EU-ETS che non EU-ETS, si può ridurre ulteriormente, la quota di crediti da REDD, nell’ipotesi di considerare l’apporto di tali crediti proporzionale alla quota mondiale delle emissioni di CO2 dei settori EUETS (circa il 7%) sino a 260 Mton CO2.
La quota di emissioni da ridurre risulterebbe quindi pari a:
\begin{equation} (837 - 260)\,Mton\,CO_2 = 577\,Mton\,CO_2 \end{equation}
e la stima del prezzo dei permessi di emissione 35.67 € (Tab. 2).
Tale prezzo risulterebbe sufficientemente elevato da incentivare le imprese ad adottare tecnologie basso emissive, piuttosto che acquistare sul mercato i permessi di emissione.
L’inserimento dei crediti da REDD e RMU nello schema EU-ETS 2013-2020
Considerando l’immissione sul mercato di 63.40 Mton CO2 (il totale dei crediti forestali RMU a disposizione dei Paesi membri dell’UE (FM e A/R) e dei crediti da REDD precedentemente considerati (7% del totale) si ottiene:
\begin{equation} Q = (837 - 63.40 - 260)\,Mton\,CO_2 = 513.6\,Mton\,CO_2 \end{equation}
e la stima del prezzo dei permessi di emissione 29.24 € (Tab. 2).
Tale livello di prezzo sarebbe sufficiente per incentivare l’adozione di tecnologie basso emissive. Secondo i risultati del “Progetto Piemonte Kyoto” tale prezzo non è però sufficiente a rendere le nuove piantumazioni indipendenti (almeno in Italia) dai finanziamenti pubblici, ma è però in grado di incentivare la piantumazione di aree marginali od abbandonate. Sarebbe infatti necessario un prezzo compreso tra 35 e 50 € per incentivare le energie rinnovabili ([1]).
L’impatto dell’inclusione dei crediti da REDD sulla deforestazione in Amazzonia
Lo studio REDD (Reducing Emissions from Deforestation and Forest Degradation), condotto dal Woods Hole Research Center ([12]) e presentato alla COP 13 di Bali, ha esaminato il costo di opportunità per la preservazione della foresta primaria dell’Amazzonia nell’ipotesi di ridurre a zero le emissioni nel corso di 10 anni, mantenendo un arco temporale di validità di 30 anni.
L’analisi costi benefici così condotta ha concluso che per il 94% dell’estensione dell’attuale foresta il costo di opportunitàè inferiore a 10$ ton C (corrispondenti 4.28 €/ton CO2) e per il 90% è minore di 5$/ton C (corrispondenti a 2.14 €/ton CO2 - Fig. 4).
Fig. 4 - Costo di opportunità per la riduzione della deforestazione nella foresta amazzonica (fonte: [12]).
La deforestazione annua dell’Amazzonia è di 3103900 ha ([6]), corrispondente ad un’emissione di 1.621 Mton CO2.
Considerando che nei due scenari di inserimento dei crediti da REDD all’interno dello schema EU-ETS precedentemente analizzati, si configurerebbe un prezzo per i crediti da REDD compreso tra 35.67 € e 29.24 €/ton CO2.
Considerando il costo opportunità pari a 2.14 €/ton, ne risulta che il prezzo di un permesso di emissione copre il costo di opportunità di circa 13.6 ton CO2.
Lo schema EU-ETS sarebbe quindi in grado di finanziare oltre 1/6 delle attività proposte dallo studio REDD ovvero 3536 Mton CO2/anno, e considerando una durata di otto anni del terzo periodo, si ottiene un totale di 28280 Mton CO2, ovvero 7714 Mton C.
Se inoltre la terza fase avesse una durata temporale di 30 anni (pari all’arco temporale di durata del meccanismo REED), si arriverebbero a finanziare la non emissione di oltre 28000 Mton C, oltre il 60% dell’intero meccanismo REED.
L’Unione Europea si è posta in prima linea per raggiungere gli obiettivi del Protocollo di Kyoto e superarli, nella fase post-2012, con l’obiettivo 20-20-20. Il presente articolo ha cercato di analizzare l’impatto che avrebbe l’inclusione di crediti di tipo forestale all’interno dello schema EU-ETS, stimando la variazione di prezzo dei permessi di emissione in diversi scenari. Dall’analisi condotta emerge che nella seconda fase 2008-2012, attualmente in essere, l’introduzione dei crediti forestali di tipo RMU all’interno dello schema EU-ETS, comporterebbe una riduzione di prezzo dei permessi di emissione da 20.67 € (scenario 1) ed a 19.24 € (scenario 2). Tale prezzo non risulta sufficiente a coprire i costi per nuove piantumazioni (perlomeno in Italia), che sono rese economicamente vantaggiose solamente dall’esistenza di sussidi pubblici. Inoltre risulta molto inferiore al livello di prezzi (tra 35 e 50 €) che incentiva le imprese all’adozione di tecnologie basso emissive. L’inserimento di crediti RMU nella fase attuale risulta quindi non auspicabile. La stima del prezzo dei permessi di emissione per la terza fase (2013-2020), business as usual, ha evidenziato una notevole crescita, arrivando a 68.56 € (scenario 3). L’inclusione dei crediti forestali di tipo RMU, (scenario 4) comporterebbe una riduzione del prezzo, mantenendolo comunque molto alto, pari a 59.58 €. A tali livelli di prezzo, potrebbe risultare economicamente vantaggioso trasformare estensioni coltivate, in nuove piantumazioni, che l’adozione di norme restrittive in merito alla trasformazione di aree agricole in foreste potrebbe indirizzare le nuove piantumazioni verso i terreni marginali e/o abbandonati creando notevoli vantaggi economici ed ambientali. Quest’operazione comporterebbe infatti l’ulteriore vantaggio di creare una protezione naturale contro la formazione di dissesti idrogeologici, quali i calanchi dell’Italia centrale, che si formano principalmente su terreni spogli, abbandonati dall’agricoltura. Si potrebbe quindi raggiungere il duplice scopo di produrre crediti di tipo forestale mitigando il rischio idrogeologico, e preservando quindi il territorio. L’inclusione dei cosiddetti crediti da REDD (scenario 5 e 6), legati alla mancata deforestazione ha evidenziato diverse possibilità. Nell’ipotesi di considerare l’apporto di crediti da REDD proporzionale alla quota mondiale delle emissioni di CO2 dei settori EU-ETS (circa il 7 %), il prezzo stimato dei permessi di emissione scenderebbe a 35.67 € (scenario 5). Includendo anche i crediti RMU prodotti dai Paesi membri dell’Unione Europea il prezzo sarebbe pari a 29.24 € (scenario 6). Il prezzo stimato in entrambi gli scenari sarebbe di molto superiore al costo opportunità di ridurre la deforestazione sul 90% del territorio amazzonico ([12]), pari a 2.14 €/ton CO2, e permetterebbe di finanziare oltre 1/6 dell’intero meccanismo, ma se si considerasse un arco temporale di 30 anni, si riuscirebbe a finanziare oltre il 60% dell’intero meccanismo. In entrambi gli scenari il prezzo dei permessi di emissione rimarrebbe sufficientemente elevato da incentivare l’adozione di tecnologie basso emissive da parte delle imprese, ma considerando l’inclusione dei crediti RMU, il prezzo non sarebbe sufficientemente elevato da rendere le nuove piantumazioni indipendenti dai finanziamenti pubblici, e sarebbe inferiore al prezzo minimo ottimale per incentivare le energie rinnovabili (35 €). La riduzione della quantità di permessi allocati per il periodo 2013-2020 potrebbe incrementare il loro prezzo e renderebbe ancora più sostenibile lo scambio di crediti LULUCF all’interno dello schema EU-ETS garantendo contemporaneamente un livello ottimale di prezzo. L’esclusione dei crediti forestali dallo schema EU-ETS appare svantaggiosa ai fini della lotta al cambiamento climatico e della preservazione dell’ambiente naturale: l’inclusione di tali crediti porterebbe infatti a minori costi per le imprese degli Stati aderenti allo schema EU-ETS, salvaguardando però la spinta ad adottare tecnologie produttive più pulite, ma, soprattutto, incentiverebbe la conservazione delle foreste e uno sviluppo mondiale più sostenibile e compatibile con l’ambiente. Il lavoro svolto ha cercato di mettere in luce tali aspetti al fine di dare un contributo al dibattito attualmente in essere, e potrà meglio focalizzarsi sui singoli scenari qui presentati con successivi aggiornamenti.
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Criqui P, Kitous A (2003). Kyoto protocol implementation technical report: impacts of linking JI and CDM credits to the european emission allowance trading scheme (KPI-ETS). KPI - Service Contract N° B4-3040/2001/330760/ MAR/E1, DG ENV, EU.
Droghei G (2007). I meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto, lo schema europeo di emission trading e analisi dei prezzi dei diritti di emissione nella seconda fase di applicazione. Tesi di Dottorato in Economia per la Montagna, Università degli Studi di Trento, A.A. 2006-2007.
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Ingegnere libero professionista, Trento (Italy)
G. Droghei
Dipartimento di Economia, Università degli Studi di Trento, Trento (Italy)
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, v. C. Colombo, 44, I-00147 Roma (Italy)
alberto.bonomi@email.it
Alberto Bonomi, ingegnere, ha sviluppato l’argomento in oggetto all’interno del lavoro di tesi in “Scienze internazionali e diplomatiche”, presso l’Università degli Studi di Bologna, dall’omonimo titolo: “Il protocollo di Kyoto, lo schema EU-ETS ed i crediti forestali: analisi dei possibili scenari per il periodo 2013- 2020”, A.A. 2008-2009. Giordana Droghei, Ph.D., ha sviluppato nel corso del dottorato in “Economia dell’ambiente e della montagna”, presso l’Università degli Studi di Trento, la tesi dal titolo: “I meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto, lo schema europeo di Emissions Trading e analisi dei prezzi dei diritti di emissione nella seconda fase di applicazione 2008-2012”, A.A. 2006-2007. È stata collaboratrice per la FIPER (Federazione italiana produttori energie rinnovabili) ed ha collaborato alla realizzazione del progetto “Piemonte Kyoto”. Antonio Lumicisi è esperto in politiche per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici nel settore forestale presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Si occupa in particolare dei negoziati LULUCF in sede europea ed ONU e insegna "Foreste e Sviluppo Sostenibile" presso l’Università della Tuscia di Viterbo.
Bonomi A, Droghei G, Lumicisi A (2009). Lo schema EU-ETS ed i crediti forestali: analisi di possibili scenari per il periodo 2013-2020. Forest@ 6: 349-356. - doi: 10.3832/efor0601-006
Received: Jul 03, 2009
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Avoided Deforestation Credits
Fig. 1 - Flessibilità tra i paesi A e B (fonte: Criqui & Kitous 2003).
Fig. 2 - Commercio dei diritti di emissione tra il paese A e il paese B. (fonte: Criqui & Kitous 2003).
Fig. 3 - Confronto tra le curve MAC dei diversi modelli (fonte: Viguir et al. 2003).
Fig. 4 - Costo di opportunità per la riduzione della deforestazione nella foresta amazzonica (fonte: WHRC 2007).
Tab. 1 - Le emissioni previste ed i PNA proposti ed approvati (fonte: European Commission 2009).