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Timestamp: 2020-08-05 08:47:29+00:00
Document Index: 116020970

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 360', 'art. 91', 'art. 2233', 'art. 2233', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 384']

Sentenza Cassazione Civile n. 21934 del 02/09/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21934 del 02/09/2019
Cassazione civile sez. VI, 02/09/2019, (ud. 01/02/2019, dep. 02/09/2019), n.21934
sul ricorso 15554-2018 proposto da:
O.N., C.A., D.S.F., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA GOLAMETTO, 4, presso lo studio
dell’avvocato GIOVAMBATTISTA FERRIOLO, che li rappresenta e difende
unitamente all’avvocato FERDINANDO EMILIO ABBATE;
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, CF. 97591110586, in persona del Ministro
avverso il decreto n. R.G. 590/2013 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositato l’11/12/2017;
dell’01/02/2019 dal Consigliere Dott. Relatore Dott. MILENA
La Corte di Appello di Perugia, con decreto n. 3340 del 2017, accogliendo il ricorso proposto da D.S.F., C.A. e O.N. L. n. 89 del 2001, ex art. 3, condannava il Ministero della Giustizia al pagamento della somma di Euro 650,00 ciascuno a titolo di indennizzo per la violazione del termine di durata ragionevole del procedimento e per l’effetto liquidava le spese processuali in complessivi Euro 210,00.
Avverso il decreto della Corte di appello di Perugia D.S.F., C.A. e O.N. propongono ricorso per cassazione, fondato su un unico motivo.
L’unico motivo di ricorso denuncia, ex art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione e la falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., in combinato disposto con l’art. 2233 c.c., comma 2, e con le norme del D.M. n. 55 del 2014.
l’unico motivo di ricorso è fondato e va, pertanto, accolto.
Questa Corte ha già precisato come il procedimento per l’equa riparazione del pregiudizio derivante dalla violazione del termine di ragionevole durata del processo – di cui alla L. n. 89 del 2001 – vada considerato, ai fini della liquidazione dei compensi spettanti all’avvocato, quale procedimento avente natura contenziosa, con la conseguenza che, nel caso in esame, trova applicazione la tabella 12 allegata al D.M. 10 marzo 2014, n. 55 (cfr. Cass. 10 aprile 2018 n. 8818 del 2018; Cass. 28 febbraio 2018 n. 4689; Cass. 14 novembre 2016 n. 23187; Cass. 17 ottobre 2008 n. 25352).
Peraltro, è stato anche chiarito come, in tema di liquidazione delle spese processuali successiva al D.M. n. 55 del 2014 (che detta i criteri da applicare nel regolare le spese di causa, mentre il D.M. n. 140 del 2012, regola la materia dei compensi tra professionista e cliente: Cass. 17 gennaio 2018 n. 1018), non sussistendo più il vincolo legale della inderogabilità dei minimi tariffari, i parametri di determinazione del compenso per la prestazione defensionale in giudizio e le soglie numeriche di riferimento costituiscono criteri di orientamento e individuano la misura economica standard del valore della prestazione professionale; pertanto, il giudice è tenuto a specificare i criteri di liquidazione del compenso solo in caso di scostamento apprezzabile dai parametri medi, fermo restando che il superamento dei valori minimi stabiliti in forza delle percentuali di diminuzione incontra il limite dell’art. 2233 c.c., comma 2, il quale preclude di liquidare somme praticamente simboliche, non consone al decoro della professione. La liquidazione disposta dalla Corte di appello Perugia in complessivi Euro 210,00, opera, invece, senza dare alcuna adeguata motivazione, una globale determinazione dei compensi, in misura notevolmente inferiore a quelli minimi di cui alla tabella 12 allegata al D.M. 10 marzo 2014, n. 55, tenuto conto del valore della causa (da Euro 0,00 ad Euro 1.100,00), pur applicata la riduzione massima in ragione della speciale semplicità dell’affare D.M. n. 55 del 2014, ex art. 4, (Cass. 15 dicembre 2017 n. 30286; Cass. 31 gennaio 2017 n. 2386; Cass. 16 settembre 2015 n. 18167).
Infatti, pur applicando la massima riduzione ai singoli importi per ciascuna voce, ai sensi del D.M. cit., art. 4, comma 1, la somma totale liquidabile sarebbe di Euro 286,00, così computata: Euro 67,50 per la fase di studio della controversia (a fronte di Euro 135,00 come importo medio ordinario); Euro 67,50 per la fase introduttiva del giudizio (a fronte di Euro 135,00 quale importo medio ordinario); Euro 51,00 per la fase istruttoria (e non Euro 119,00, come richiesto dai ricorrenti, computando l’importo liquidato quale risultante per effetto della riduzione del 70% – applicabile per tale voce – rispetto alla somma ordinaria prevista in tabella di Euro 170,00); Euro 100,00 per la fase decisionale (a fronte di C 200,00 quale importo medio ordinario);
– ne consegue l’accoglimento del ricorso e la cassazione del decreto impugnato.
Sussistendone le condizioni, è possibile decidere la causa nel merito ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, con liquidazione del complessivo compenso del difensore in Euro 286,00 (spese generali, IVA e CPA) e con condanna dell’amministrazione alla rifusione del predetto importo, con distrazione in favore degli avvocati Giovambattista Ferriolo e Ferdinando Emilio Abbate, che ne hanno fatto richiesta, dichiarandosi antistatari.
Anche le spese legali del giudizio di legittimità debbono seguire la soccombenza e possono liquidarsi, sempre con distrazione, siccome in dispositivo, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonchè delle attività espletate.
La Corte accoglie il ricorso accoglie il ricorso, cassa la decisione impugnata e, decidendo nel merito, liquida le spese del giudizio di merito in favore dei ricorrenti nell’importo complessivo di Euro 286,00 oltre spese generali ed accessori, con distrazione in favore degli avvocati Giovambattista Ferriolo e Ferdinando Emilio Abbate;
dichiara condanna il Ministero della giustizia alla rifusione, in favore di parte ricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che, distratte in favore degli stessi avvocati Giovambattista Ferriolo e Ferdinando Emilio Abbate, liquida in Euro 322,50 per compensi, oltre spese generali ed accessori.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della VI-2 Sezione Civile, il 1 febbraio 2019.