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Timestamp: 2018-11-21 16:40:33+00:00
Document Index: 151458191

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 9', 'art.7', 'art. 25', 'art. 14', 'art. 16', 'art 1']

Testo della Lip – Legge di Iniziativa Popolare
Testo della Lip
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NORME GENERALI SUL SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE STATALE NELLA
SCUOLA DI BASE E NELLA SCUOLA SUPERIORE.
ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI IN MATERIA DI NIDI D’INFANZIA.
CAPO I – IL SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE STATALE
Art. 1. Principi.
Il Sistema Educativo di Istruzione Statale:
si ispira a principi di pluralismo e di laicità;
è finalizzato alla crescita e alla valorizzazione della persona
umana, alla formazione del cittadino e della cittadina,
all’acquisizione di conoscenze e competenze utili anche per
l’inserimento nel mondo del lavoro, nel rispetto dei ritmi dell’età
evolutiva, delle differenze e dell’identità di ciascuno e ciascuna, secondo i
principi sanciti dalla Costituzione, dalla Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani e dalla Convenzione Internazionale sui Diritti
del fanciullo;
concorre altresì a rimuovere gli ostacoli di ordine economico,
sociale, culturale e di genere, che limitano di fatto la libertà e
l’uguaglianza dei cittadini e delle cittadine;
garantisce la partecipazione democratica al suo governo da parte
di docenti, educatori, personale ausiliario–tecnico–amministrativo,
genitori e studenti.
Art. 2. Finalità generali.
Il Sistema Educativo di Istruzione promuove l’acquisizione
consapevole di saperi, conoscenze, linguaggi, abilità, atteggiamenti
e pratiche di relazione, visti come aspetti del processo di
crescita e di apprendimento permanente, con un’attenzione costante
all’interazione ed all’educazione interculturale, che si
caratterizza come riconoscimento e valorizzazione delle diversità di
qualsiasi tipo ed è intesa come metodo trasversale a tutte le
Ai fini di cui al comma 1, la pratica scolastica si organizza in un’alternanza di
lezioni frontali, attività laboratoriali, momenti ludico –
educativi, lavoro individuale e cooperativo, organizzazione di
scambi culturali tra istituti e con scuole di altri paesi,
interventi educativi aperti al territorio.
Art. 3. Diritto all’istruzione.
Lo Stato riconosce a tutti e tutte il diritto all’educazione,
all’istruzione e alla formazione, garantendo a questo scopo
l’accesso gratuito alle Scuole Statali di Base e Superiori.
Lo Stato garantisce la gratuità dei libri di testo e del
trasporto scolastico per gli alunni e le alunne delle Scuole Statali
dell’obbligo di ogni ordine.
Lo Stato, mediante appositi finanziamenti, promuove e incentiva
l‘accesso ai saperi ed al mondo della cultura.
Lo Stato promuove e sostiene l’attivazione di corsi per
l’Educazione degli Adulti. Tali corsi, fatta salva l’equiparazione
degli obiettivi e dei titoli conseguiti, competono alle scuole ed ai
Centri Territoriali Permanenti, che forniscono gli spazi ed il
personale docente e non docente per la loro realizzazione.
Lo Stato assicura al Sistema Educativo di Istruzione Statale le
risorse adeguate, destinando ad esso un ammontare di risorse non inferiore al 6 per cento del
prodotto interno lordo italiano.
Ai sensi dell’articolo 33, terzo comma, della Costituzione, l’attivazione e il
funzionamento di scuole private di ogni ordine non comporta oneri
a carico dello Stato, delle Regioni e dei Comuni.
Art. 4. Articolazione.
Il Sistema Educativo di Istruzione si articola nei Nidi
d’Infanzia, nella Scuola di Base e nella Scuola Superiore.
La Scuola di Base è composta dalla Scuola dell’Infanzia della
durata di 3 anni, dalla Scuola Elementare della durata di 5 anni e
dalla Scuola Media della durata di 3 anni
La Scuola Superiore si articola in un biennio unitario e in un
triennio d’indirizzo.
Art. 5. Obiettivi dei diversi livelli del Sistema
Educativo di Istruzione
concorre alla crescita ed allo sviluppo delle potenzialità
individuali dei bambini e delle bambine, nel quadro di una politica
socio–educativa della prima infanzia.
Nell’ambito della Scuola di Base, il contesto educativo si basa
sulla relazione, strumento e fine di ogni apprendimento.In particolare:
La Scuola dell’Infanzia, nella sua autonomia, unitarietà e specificità pedagogica e
didattica, concorre alla formazione integrale dei bambini e delle
bambine, nel rispetto della loro personalità, per lo sviluppo
dell’identità, dell’autonomia e delle competenze, nell’ambito
cognitivo, in quello affettivo ed in quello sociale, assicurando
un’effettiva uguaglianza delle opportunità educative.
La Scuola Elementare, nel rispetto e nella valorizzazione delle diversità individuali,
sociali e culturali, favorisce la costruzione delle conoscenze, dei
saperi e delle abilità di base e potenzia le capacità affettive e
relazionali, attraverso un percorso di conoscenza e valorizzazione
di sé e dell’altro o altra in un ambiente accogliente e stimolante.
La Scuola Media persegue l’educazione sociale, affettiva ed emotiva dei ragazzi e
delle ragazze, per la valorizzazione di sé e dell’altro o altra, organizza
ed accresce le conoscenze e le abilità, cura la dimensione
sistematica delle singole discipline e della loro interrelazione; essa è
finalizzata allo sviluppo ed al rafforzamento delle capacità di
studio autonomo e favorisce la scelta consapevole della Scuola
persegue le finalità di consolidare, riorganizzare ed accrescere le
capacità e le competenze acquisite in precedenza, sostenere e
incoraggiare le attitudini e le aspirazioni, fornire strumenti per
l’affermazione dell’autonomia personale, arricchire la formazione
culturale, umana e civile, sostenendo la progressiva assunzione di
responsabilità, offrire conoscenze e capacità adeguate per l’accesso
ai livelli successivi di istruzione e formazione ed al mondo del
Art. 6. Gestione delle discontinuità.
Ogni Scuola del Sistema Educativo di Istruzione realizza i
necessari collegamenti con quelle dei livelli precedente e successivo per
gestire le discontinuità del processo di apprendimento. A tale scopo
il Ministero della pubblica istruzione definisce i profili di uscita
relativi ad ogni ordine di scuola. A partire da questi, ogni singolo
istituto predispone sedi opportune di confronto, progettazione ed
attuazione operativa di percorsi didattici di raccordo, da attuare
tra docenti dei due ordini di scuola coinvolti, con gli alunni e le alunne e
con il coinvolgimento dei genitori. Tali progetti sono promossi e
sostenuti direttamente dal Ministero della pubblica istruzione.
Art. 7. Obbligo scolastico.
L’obbligo scolastico si assolve e si certifica nel Sistema
Educativo di Istruzione, decorre a partire dalla frequenza del terzo
anno della Scuola dell’Infanzia e termina con il compimento del diciottesimo anno
A partire dalla Scuola Elementare, il passaggio da una classe
alla successiva avviene per scrutinio nell’ambito del Consiglio di
Interclasse o di Classe con la sola componente insegnante.
Può essere proposta la non ammissione dell’alunno o alunna alla classe
successiva solo se il progetto d’individualizzazione predisposto per
superare le relative difficoltà di apprendimento non abbia avuto
efficacia comprovata.
La non ammissione alla classe successiva non può essere
determinata da motivi comportamentali e deve essere accompagnata da
precise indicazioni progettuali, atte a garantire all’alunno o alunna il
raggiungimento nell’anno successivo degli obiettivi prefissati.
La valutazione periodica dell’alunno o alunna ed il giudizio finale sono
documentati con apposito attestato fornito dal Ministero della
Al superamento di ogni ordine di istruzione è previsto il
rilascio di un apposito diploma uguale su tutto il territorio
Art. 8. Formazione delle classi
Ogni istituto scolastico definisce il numero di classi in modo
che in ciascuna di esse il numero degli alunni e delle alunne non
sia superiore a 22, salvo quanto disposto dai successivi articoli 11
Non è consentita la formazione di classi differenziali sul piano
delle abilità, dei risultati scolastici, delle credenze religiose,
delle origini culturali, del genere e di qualsiasi altro
criterio che di fatto discrimini e pregiudichi le pari opportunità
di apprendimento e integrazione.
Art. 9. Funzione docente.
Nel Sistema Educativo di Istruzione sono sancite l’unicità
della funzione docente, senza gerarchie di ruolo, giuridiche e
funzionali, e la pari dignità di tutte le discipline e ambiti
La qualificazione dei docenti e delle docenti è centrata sulla formazione,
sia iniziale sia in itinere. Essa è condotta prevalentemente secondo
la metodologia della ricerca–azione e rappresenta un obbligo, sia
per lo Stato, che garantisce risorse adeguate, sia per le singole
istituzioni scolastiche. I docenti e le docenti progettano e partecipano agli
interventi formativi ritenuti collegialmente necessari.
La nomina a Capo d’Istituto avviene a seguito del superamento di
un concorso nazionale per titoli ed esami, sulla base del punteggio
riportato. La relativa graduatoria nazionale rimane aperta per 5
anni. Requisito necessario per la partecipazione al concorso è
l’aver insegnato nella Scuola Statale per almeno 10 anni.
Art. 10. Organici
Le dotazioni organiche delle Istituzioni Scolastiche sono
determinate annualmente entro il 31 marzo, sulla base del numero di
classi e dei modelli didattico–organizzativi preventivati dai
singoli istituti.
L’organico di ciascun istituto scolastico è incrementato per
rispondere alle esigenze di cui agli articoli 11, 12 e 13,
secondo norme dettate con regolamento governativo.
Lo Stato riconosce il valore della stabilizzazione degli organici
e della continuità didattica nell’assegnazione dei docenti e delle docenti
alle classi, quali elementi che concorrono ad una maggiore qualità
del Sistema Educativo di Istruzione.
In coerenza con le norme costituzionali in materia, il Governo emana disposizioni
regolamentari idonee a garantire l’effettiva applicazione di quanto previsto al comma 3, anche con
il conferimento ogni anno di nomine a tempo indeterminato su tutte
le cattedre vacanti, da effettuare esclusivamente attraverso
graduatorie pubbliche, sia per titoli ed esami sia per soli titoli,
nelle quali deve essere data priorità al servizio prestato nella
Allo scopo di assicurare il rispetto dei principi contenuti nella
presente Legge, le Amministrazioni competenti devono
garantire adeguate dotazioni organiche, costituite da personale a
tempo indeterminato in possesso di specifici titoli professionali.
Art. 11. Lotta alla dispersione scolastica.
Al fine di perseguire le finalità di cui all’articolo 1 e
contrastare il fenomeno della dispersione scolastica, ogni scuola
progetta interventi rivolti agli alunni e alle alunne in situazioni
di disagio socio–ambientale o in difficoltà di apprendimento.
Lo Stato assicura ad ogni scuola una dotazione aggiuntiva di
docenti opportunamente formati o formate, che concorre alla progettazione e
realizzazione di tali interventi, insieme ai docenti e alle docenti delle
singole classi. Ogni scuola progetta e realizza gli interventi in
collaborazione con i servizi territoriali.
Nelle aree a forte disagio socio–ambientale il numero di alunni e alunne
per classe non deve essere superiore a 20.
Art. 12. Valorizzazione delle diversità.
Il Sistema Educativo di Istruzione valorizza tutte le diversità e
affronta il disagio scolastico in tutte le sue espressioni.
L’integrazione delle persone diversamente abili si realizza ai
sensi della legge 5 febbraio 1992, numero 104, e successive modificazioni,
della 4 agosto 1977, numero 517, e del testo unico di cui al decreto
legislativo 16 aprile 1994, numero 297, e successive modificazioni.
Su richiesta di ogni singolo scuola, il Ministero della
Pubblica Istruzione assicura, prima dell’inizio dell’anno
scolastico, l’assegnazione di tutti gli insegnanti o le insegnanti di sostegno
necessari a garantire il progetto didattico, costruito in base alla
diagnosi funzionale, con il concorso delle figure professionali
La formazione delle classi iniziali nella Scuola dell’Infanzia e
nella Scuola Elementare è effettuata, di norma, con
l’inserimento di un solo alunno o alunna diversamente abile; le classi
successive delle medesime Scuole e le classi della Scuola Media e della
Scuola Superiore non possono essere costituite con l’inserimento di
un numero superiore a due alunni o alunne diversamente abili.
Per assicurare la massima efficacia al processo di integrazione
scolastica, le classi che accolgono un alunno o alunna diversamente abile
sono costituite con 3 alunni o alunne in meno rispetto a quanto disposto
dal articolo 8 comma 1. Qualora siano inseriti
nella classe due alunni o alunne diversamente abili, la classe stessa viene
costituita con un numero ancora inferiore di alunni o alunne.
Nella determinazione dell’organico deve essere garantita l’assegnazione di
docenti di sostegno per tutto l’orario richiesto dal progetto
didattico–educativo, fino a coprire interamente l’orario di
permanenza a scuola dell’alunno o alunna, se necessario.
La Scuola garantisce il regolare e periodico funzionamento dei
Gruppi di Lavoro Handicap, ai quali devono obbligatoriamente
partecipare tutte le componenti.
Il Ministero della Pubblica Istruzione destina adeguate risorse
per qualificare professionalmente tutti gli operatori delle scuole
con alunni e alunne in situazione di disabilità e disagio.
Il Ministero della Pubblica Istruzione eroga alle scuole un fondo
speciale da utilizzare secondo le esigenze dei progetti
didattico–educativi previsti.
Art. 13. Alfabetizzazione e integrazione degli alunni e delle
alunne migranti.
Al fine di promuovere l’alfabetizzazione nella lingua italiana,
lo Stato assicura a ciascuna scuola una dotazione aggiuntiva di
docenti e mediatori o mediatrici culturali opportunamente formati; tale
dotazione aggiuntiva è determinata in misura di almeno un
docente o una docente ogni cinque alunni o alunne con necessità di prima alfabetizzazione e di
almeno un o una docente ogni venticinque alunni o alunne di recente immigrazione,
intendendosi per tali coloro che sono da
meno di tre anni in Italia.
Lo Stato assicura alle scuole i fondi e le risorse necessarie per
garantire agli alunni e alle alunne migranti almeno un’ora alla settimana di insegnamento della
lingua e della cultura madre, anche in rete con altri istituti, aperta alla
partecipazione di tutti gli alunni e alunne, e per realizzare percorsi di
accoglienza, orientamento e supporto a favore delle loro famiglie
, al fine di renderle pienamente partecipi dell’esperienza
formativa dei propri figli e favorirne la partecipazione alla vita
Art. 14. Programmi.
Allo scopo di garantire un’omogenea offerta didattica e formativa
sul territorio nazionale, il Ministero della Pubblica Istruzione
adotta Programmi Didattici e definisce gli obiettivi di base che
devono essere raggiunti dagli alunni e dalle alunne di ciascun
ordine di istruzione su tutto il territorio nazionale.
I Programmi Didattici della Scuola di Base e del curricolo di
base del biennio unitario della Scuola Superiore, di cui all’articolo 24
comma 2, sono progettati in modo da favorire un’evoluzione armonica di
approccio alle discipline, in un’ottica di governo delle
discontinuità didattiche tra tutti i livelli del Sistema Educativo
di Istruzione.
I Programmi saranno elaborati da gruppi di lavoro costituiti da
docenti rappresentativi delle diverse Scuole del Sistema Educativo
di Istruzione e da esperti o esperte di riconosciuto valore scientifico,
nominati su indicazione del Consiglio Nazionale della Pubblica
Istruzione, con procedura pubblica. La loro attività deve prevedere
una fase di ascolto nelle scuole, con il coinvolgimento diretto e
attivo di insegnanti, genitori, studenti, personale
Ausiliario–Tecnico–Amministrativo e cittadini.
Fino all’adozione di tali Programmi Didattici, di cui al presente articolo, si applicano
gli Orientamenti dell‘attività educativa nelle Scuole Materne
Statali di cui al Decreto del ministero della pubblica istruzione 3 giugno 1991,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 139 del 15 giugno 1991, i nuovi Programmi Didattici della
Scuola Primaria di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 12 febbraio 1985, numero 104, i Programmi
della Scuola Media Statale di cui al Decreto del Ministero della pubblica istruzione 9 febbraio 1979,
pubblicato nel supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale numero 50 del 20 febbraio 1979.
Art. 15. Autovalutazione.
Al fine di agevolare il raggiungimento di un alto livello
qualitativo del Sistema Educativo di Istruzione, ogni scuola
realizza annualmente al suo interno un percorso di autovalutazione.
Questo è mirato ad identificare eventuali punti deboli su cui
intervenire o esperienze didattiche–educative efficaci da
diffondere, a stabilire se la dotazione ed il livello delle risorse
disponibili è adeguato, a valorizzare, coinvolgere e
responsabilizzare il personale scolastico relativamente al
raggiungimento degli obiettivi posti in sede di programmazione.
L’autovalutazione, attraverso incontri collegiali e di gruppo,
questionari, colloqui e tutto quanto verrà ritenuto utile, a partire
dall’ascolto degli alunni e alunne e dei loro genitori, aiuta la scuola a
ripensare al suo operato ed alla ricaduta della sua azione
educativa, didattica e progettuale sugli alunni e alunne, sui docenti e le docenti e
sui genitori.
Ai fini di cui al presente articolo, ogni scuola, con il supporto di opportuni
finanziamenti statali, si avvale del contributo di figure
professionali esterne, quali docenti di altre scuole, anche di diverso
ordine, e di facoltà universitarie, nonché specialisti o specialiste in
discipline variamente attinenti alle problematiche della didattica,
che hanno il compito di facilitare l’azione autovalutativa e
didattica, di aiutare la gestione delle dinamiche dei gruppi di
lavoro e di contribuire alla risoluzione di ogni eventuale problema.
Art. 16. Partecipazione.
Lo Stato promuove e garantisce a tutti i soggetti coinvolti la
partecipazione alla gestione dei Nidi d’Infanzia e della Scuola di
La progettazione partecipata deve trovate nelle scuole, a partire da
quelle dell’infanzia, occasioni diffuse e differenziate per formare,
sin da bambini, l’abitudine ad essere coinvolti in prima persona
nella costruzione del proprio presente e futuro.
La partecipazione dei genitori, per la sfera di loro competenza,
è considerata uno degli aspetti fondamentali per la
finalizzazione degli interventi educativi delle Istituzioni
Scolastiche, che hanno il dovere di valorizzarne il ruolo con azioni
concrete rispondenti alle esigenze delle diverse realtà, anche in
concorso con gli Enti Locali.
La partecipazione si realizza attraverso gli Organi Collegiali
esistenti, come disciplinati dalle disposizioni del testo unico
di cui al decreto legislativo 16 aprile 1994, numero 297, e successive modificazioni,
e dei seguenti ulteriori organi,
con funzioni consultive ed autogestionali per tutti gli
aspetti di rispettiva pertinenza: il Consiglio dei Genitori, il
Collegio del Personale Ausiliario–Tecnico–Amministrativo e, nelle
Scuole Medie, il Consiglio degli studenti e delle studentesse.
Il Consiglio dei Genitori è composto dai rappresentanti e dalle rappresentanti dei
genitori eletti all‘interno dei consigli di classe e di interclasse e del
consiglio di istituto e di circolo; elegge tra i suoi membri un
presidente che non può ricoprire contemporaneamente la carica di
Presidente di Consiglio di Circolo o di Istituto. Il Consiglio dei
Genitori si insedia subito dopo l’elezione dei rappresentanti di
classe, indice almeno due volte all’anno un’assemblea generale di
tutti i genitori ed è obbligatoriamente consultato nella stesura
del piano dell’offerta formativa.
Ogni scuola mette a disposizione gli spazi per gli incontri ed
ogni altro strumento finalizzato a favorire la più ampia
Art. 17. Informazione e trasparenza.
Le scuole garantiscono la più ampia informazione sulle proprie
attività. Tutti gli atti sono pubblici, ad eccezione delle parti
contenenti dati che ledono il diritto alla riservatezza
dell’individuo. Tutti i genitori, gli insegnanti e le insegnanti, il personale
Ausiliario–Tecnico–Amministrativo, gli studenti e le studentesse
possono prenderne visione degli atti pubblici delle scuole.
Ogni scuola è tenuta a dotarsi di un proprio sito Internet,
costantemente aggiornato in merito all‘attività didattica, ai
progetti di integrazione tra scuola e territorio, alle attività ed
alle decisioni degli Organi Collegiali, agli atti amministrativi e
ad ogni altro aspetto dell‘attività istituzionale. Lo Stato e gli Enti
locali assicurano la gratuità della connessione in rete e adeguati
finanziamenti annuali ai progetti di comunicazione basati
sull‘utilizzo delle tecnologie informatiche.
Art. 18. Edilizia scolastica.
Lo Stato determina e garantisce i livelli essenziali qualitativi
e quantitativi in merito ai parametri
fisico–ambientali delle strutture degli Istituti Scolastici.
Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente Legge, il
Ministero della Pubblica Istruzione, di concerto con gli Enti Locali
preposti, vara un piano per l‘edilizia scolastica
al fine di provvedere alla costruzione di nuove strutture ed all‘adeguamento
di quelle esistenti, secondo criteri di sicurezza, salubrità,
vivibilità, accoglienza e qualità estetica.
Le strutture degli edifici scolastici devono essere adeguatamente dotate di laboratori,
palestre e di tutti gli spazi di uso specifico necessari alle
attività didattiche previste.
Gli edifici scolastici devono essere costruiti o adeguati
secondo criteri di sostenibilità ambientale e di efficienza
La progettazione di nuovi edifici scolastici o di interventi
migliorativi o di ristrutturazione di quelli esistenti deve essere
realizzata con il metodo della progettazione partecipata di
insegnanti, genitori, alunni e alunne, personale
Ausiliario–Tecnico–Amministrativo.
CAPO II – NIDO D’INFANZIA
Art. 19. Il Nido d’infanzia
Il Nido d’Infanzia è un servizio educativo e sociale di interesse
pubblico garantito dallo Stato, dalle Regioni e dai Comuni, rivolto
alla collettività, che non rientra tra i servizi pubblici a domanda
individuale. I Comuni, singolarmente o in associazione fra loro,
sono tenuti a erogare il servizio secondo i bisogni espressi dal
Il Nido d’Infanzia accoglie tutti i bambini e le bambine di età
compresa fra 3 mesi e 3 anni che vivono nel territorio nazionale.
Lo Stato tutela e garantisce l’inserimento dei bambini e delle bambine
portatori di svantaggio psico–fisico e sociale.
Il Ministero della Pubblica Istruzione definisce i livelli
essenziali che gli Enti Locali devono assicurare e si fa garante del
progetto educativo, della formazione e del titolo di studio delle
educatrici e degli educatori. Sostiene ed autorizza progetti
sperimentali di continuità tra il Nido d’Infanzia e la Scuola
dell’Infanzia, ne verifica puntualmente la validità e ne promuove la
Le Regioni, con proprie leggi, fissano i criteri per la costruzione,
la gestione ed il controllo dei Nidi d’Infanzia e dei loro standard
qualitativi e organizzativi. È assicurata l’assistenza sanitaria e
psicologica in modo continuativo.
La dotazione organica degli educatori e delle educatrici è definita con i
almeno un educatore o educatrice ogni cinque lattanti iscritti;
almeno un educatore o educatrice ogni sei piccoli iscritti;
almeno un educatore o educatrice ogni otto grandi iscritti.
Ai Comuni compete l’apertura, la gestione dei Nidi d’Infanzia ed
il controllo di quelli non comunali, nel rispetto degli standard
La spesa per la gestione dei Nidi d’Infanzia è ripartita tra il
Ministero della Pubblica Istruzione ed i Comuni, con il contributo
della famiglia. Dalle spese di gestione vanno escluse le spese per
il terreno, l’edificio ed i relativi mutui. Laddove la famiglia non
sia in grado di pagare in parte o totalmente la retta, interviene il
fondo sociale, erogato ai Comuni, attingendo ai fondi regionali
vincolati per tale finalità.
Entro dodici mesi dall’approvazione della presente legge, lo Stato è
impegnato a varare un piano nazionale straordinario di edilizia per
i Nidi d’Infanzia, che preveda l’erogazione di fondi vincolati, per
il tramite delle Regioni.
CAPO III – SCUOLA DI BASE
Art. 20. Scuola dell’Infanzia
La Scuola dell’Infanzia Statale, Comunale e Regionale costituisce
il livello di Istruzione cui hanno diritto tutte i bambini e le
bambine di età compresa tra i 3 e i 6 anni presenti sul territorio
L’iscrizione al primo ed al secondo anno della Scuola
dell’Infanzia è possibile per chi compie rispettivamente i 3 o i 4
anni entro il 31 dicembre dell’anno scolastico di riferimento.
L’ultimo anno è obbligatorio per tutti i bambini e le bambine che abbiano
compiuto i cinque anni entro il 31 dicembre dell’anno scolastico di
È garantito un orario settimanale di 40 ore. Sono previste
flessibilità di orario di frequenza, concordate con i genitori, per
momenti di inserimento iniziale o per particolari bisogni del
bambino o della bambina.
Ad ogni classe sono assegnati o assegnate due insegnanti contitolari e
corresponsabili, che garantiscono almeno dieci ore di compresenza
I Comuni sono tenuti ad assicurare, nei casi di comprovata
necessità, un servizio di accoglienza anticipata o posticipata per
un massimo di 3 ore giornaliere complessive, utilizzando personale
Art. 21. Scuola Elementare
La Scuola Elementare accoglie tutti i bambini e tutte le bambine
presenti sul territorio nazionale che abbiano compiuto i 6 anni
entro il 31 dicembre dell’anno scolastico di riferimento.
Ogni scuola propone ai genitori la scelta tra l’organizzazione
modulare a 30 ore ed il tempo pieno a 40 ore. All’atto
dell’iscrizione i genitori esprimono la loro scelta. Entrambi i
modelli proposti dalle scuole costituiscono progetti didattici
unitari. Essi comprendono il tempo dedicato alla mensa ed al gioco,
durante il quale è assicurata la partecipazione del personale
docente titolare della classe.
Le nuove classi si formano in base al modello scelto dai
genitori, ove il numero degli alunni e delle alunne interessati non sia inferiore
In situazioni logistiche che non rispettino il previsto rapporto
cubatura/numero di alunni e alunne ed in situazioni territoriali peculiari
(scuole di montagna, isole, frazioni isolate, aree a forte flusso
immigratorio o a rischio) vengono istituiti plessi e formate classi
anche di numero inferiore, in deroga a quanto sopra indicato.
Sono assegnate o assegnati almeno tre docenti ogni due classi a modulo e
almeno due docenti ad ogni classe a tempo pieno, avendo cura di
garantire le condizioni per la continuità didattica e, ove
possibile, le diverse competenze disciplinari e le preferenze sul
modello didattico esplicitate dalle o dai docenti coinvolti.
Nell’ambito della classe, i docenti e le docenti operano collegialmente e
sono contitolari del percorso formativo, con pari dignità e
responsabilità educativo–didattica.
Variazioni sull’attribuzione o l‘organizzazione degli ambiti
didattici possono essere effettuate all’interno del gruppo dei
docenti e delle docenti contitolari che ne concordino la modifica.
Per favorire l’arricchimento del percorso formativo ed il
recupero delle situazioni di svantaggio, sono garantite ai bambini e alle bambine
almeno tre ore settimanali di compresenza per ogni classe a modulo e
almeno quattro ore settimanali per ogni classe a tempo pieno.
L’eventuale presenza nella classe di docenti specialisti permette di
aumentare il monte ore a disposizione per la compresenza, da
utilizzare su progetti didattici approvati dal Collegio Docenti.
Il passaggio da una classe alla successiva avviene per scrutinio.
I docenti e le docenti di classe possono proporre solo in casi eccezionali al
Consiglio di Interclasse, con la sola componente docenti, la
non–ammissione dell’alunno o alunna alla classe successiva con le modalità
descritte ai commi 3 e 4 dell’articolo 7, Titolo I.
un massimo di 2 ore giornaliere complessive, utilizzando personale
Art. 22. Scuola Media
La Scuola Media accoglie tutti i ragazzi e le ragazze presenti
sul territorio nazionale che abbiano superato lo scrutinio
dell’ultimo anno della Scuola Elementare. I ragazzi e le ragazze di
recente immigrazione, ove non si possano valutare i titoli
scolastici conseguiti nel paese di provenienza, sono ammessi se
hanno compiuto 11 anni e non hanno superato i 15 entro il 31
dicembre dell’anno scolastico di riferimento, in accordo con la
Ogni scuola offre la scelta tra un modello a tempo normale di 30
ore ed un modello a tempo prolungato di 36 ore, cui va aggiunto il
tempo mensa, fatte salve le sperimentazioni di 40 ore. All’atto
dell’iscrizione i genitori esprimono la loro scelta.
genitori, ove il numero degli alunni o alunne interessati non sia inferiore
a 15, fatte salve eventuali deroghe legate a situazioni logistiche
che non rispettino il previsto rapporto cubatura/numero di alunni o alunne
ed a situazioni territoriali peculiari (scuole di montagna, isole,
frazioni isolate, aree a forte processo immigratorio o a rischio),
nelle quali vengono istituiti plessi e formate classi anche di
numero inferiore.
Il modello didattico a tempo prolungato si basa sull’istituzione
di cattedre orario comprensive delle ore d’insegnamento e del tempo
Il tempo mensa svolge una funzione formativa e concorre alla
determinazione dell’organico d’Istituto.
Sono previste ore di compresenza per attività interdisciplinari,
di laboratorio, curricolari.
Il Consiglio di Classe, con la sola componente docente, in sede
di valutazione finale annuale delibera l’ammissione alla classe
successiva per gli alunni e le alunne delle classi prima e seconda. Nel caso
di non ammissione, si applica quanto disposto dai commi 3 e 4
dell’articolo 7, Titolo I.
Al termine del terzo anno l’alunno o l‘alunna sostiene l’Esame di Stato
per l’accesso alla Scuola Superiore
Il Ministero della Pubblica Istruzione riconosce e sostiene
sperimentazioni che abbiano lo scopo di realizzare percorsi di
unificazione tra Scuola Elementare e Media, finalizzati
all‘individuazione di un modello organizzativo e didattico che
permetta il superamento, in prospettiva, della divisione tra i due
livelli di Scuola. L‘organizzazione delle attività didattiche sarà
attenta ai bisogni degli alunni e delle alunne, dando ampio spazio
alla didattica laboratoriale, all‘interdisciplinarietà, alla
CAPO IV – SCUOLA SUPERIORE
Art. 23. Disposizioni generali
La Scuola Superiore accoglie tutti i ragazzi e le ragazze
presenti sul territorio nazionale che abbiano superato l’Esame di
Stato alla fine della Scuola Media.
I ragazzi e le ragazze di recente immigrazione, ove non si
possano valutare i titoli scolastici conseguiti nel paese di
provenienza, sono ammessi d’ufficio se hanno compiuto 14 anni entro
il 31 dicembre dell’anno scolastico di riferimento, in accordo con
le norme vigenti.
Allo scopo di rendere realmente possibile l’assolvimento
dell’obbligo scolastico, negli istituti superiori situati in aree
caratterizzate da forte pendolarismo studentesco, vengono
predisposti tutti i servizi indispensabili per rendere agevole la
frequenza scolastica e la permanenza a scuola anche al di fuori
dell’orario di lezione. Lo Stato si impegna a trasferire agli Enti
Locali preposti i finanziamenti necessari all’erogazione degli
specifici servizi richiesti dalle singole scuole.
Il Ministero della Pubblica Istruzione promuove e sostiene con
appositi progetti sia l’ampliamento dell’orario didattico con
approccio laboratoriale, sia il pieno utilizzo degli edifici
scolastici, anche con l’attivazione di mense scolastiche e spazi
aggiuntivi per lo studio individuale, la ricerca, l’attività
artistica, culturale e sportiva, attraverso appositi finanziamenti.
Art. 24. Biennio unitario
Il biennio unitario è costituito da un curricolo di base di 30
ore e da uno di orientamento di 6 ore.
Il curricolo di base è uguale in tutti gli Istituti Superiori ed
è caratterizzato da una forte impostazione laboratoriale.
Il curricolo di orientamento propone agli studenti e alle
studentesse un primo approccio agli indirizzi presenti nel triennio
dell’istituto prescelto.
I singoli istituti possono offrire moduli orari supplementari a
base laboratoriale, tempi di studio assistito, progetti didattici,
senza che il carico orario superi le 40 ore settimanali. L’organico
di Istituto è aumentato di conseguenza.
Nel biennio il passaggio fra diversi istituti è libero. La scuola
di accoglienza attiva moduli di integrazione per il recupero delle
materie di orientamento.
Art. 25. Triennio di indirizzo
Il triennio della Scuola Superiore si articola in 5 macro–aree:
Umanistica, Scientifica, Tecnico–Professionale, Artistica, Musicale.
Ciascuna area è ripartita in indirizzi, ciascuno con un proprio
numero di ore settimanale.
Il passaggio tra indirizzi ed aree diverse è possibile secondo
modalità stabilite da un apposito regolamento.
Art. 26. Sperimentazioni
La costituzione di nuovi indirizzi deve essere approvata dal
Ministero della Pubblica Istruzione, a seguito della sperimentazione
attuata in un congruo numero di istituti per almeno un triennio.
La sperimentazione può essere proposta dagli stessi istituti,
dalle Regioni, dal Ministero.
Art. 27. Esame di Stato
Al termine della Scuola Superiore gli studenti e le studentesse
sostengono l’esame di Stato.
Ogni commissione esaminatrice, nominata dal Ministero della
Pubblica Istruzione, è presieduta da un docente o una docente di Scuola Statalee composta per il 50% da docenti di altro istituto.
Superato l’esame, gli studenti e le studentesse conseguono un
diploma che assume la denominazione dell’area e dell’indirizzo
frequentati.
Il diploma ha valore legale, dà accesso a tutti i livelli
successivi di Istruzione e Formazione ed al mondo del lavoro. I
diplomi conseguiti nelle Scuole Superiori della macro–area
Tecnico–Professionale consentono l‘accesso alle relative figure
Art. 28. Percorsi Studio–Lavoro
Nel corso del triennio di indirizzo, al fine di raggiungere gli
obiettivi di cui all’articolo 5 comma 3 e di agevolare le scelte
professionali future degli studenti e delle studentesse, mediante la conoscenza
diretta del mondo del lavoro, dell’università e della ricerca, le
Scuole Superiori di tutte le macro–aree organizzano percorsi
studio–lavoro con finalità formative e di orientamento.
I percorsi studio–lavoro possono prevedere sia l‘intervento di
esperti in classe, sia l‘inserimento del singolo allievo o allieva nella
realtà di lavoro e di ricerca convenzionata. Hanno una durata
compresa tra le due e le tre settimane e si effettuano nel corso
dell‘anno scolastico, sulla base di apposite convenzioni stipulate
tra le scuole e le realtà lavorative pubbliche e private del
territorio di riferimento (aziende, cooperative, laboratori di
ricerca, biblioteche, musei, agenzie di controllo del territorio,
ecc.). Sono esclusi dalle convenzioni i Centri e gli enti di
Formazione Professionale e le Agenzie Regionali per l‘Impiego.
Gli interventi di esperti vengono progettati appositamente per la
classe su argomenti e tematiche specifiche correlate con l’indirizzo
di riferimento; si svolgono in orario curricolare e in compresenza
con i docenti o le docenti.
Gli inserimenti dei singoli allievi o allieve nelle realtà di lavoro
vengono progettati in modo che siano funzionali al percorso di
apprendimento complessivo. I soggetti promotori hanno l’obbligo di
garantire la presenza di un responsabile didattico–organizzativo
delle attività, che a conclusione dei percorsi dovrà documentare
quanto svolto dallo studente o dalla studentessa in una relazione scritta.
La Scuola è tenuta a verificare con lo studente o la studentessa la veridicità
di quanto dichiarato dal tutore e la validità dell’esperienza,
richiedendogli o richiedendole di descrivere in forma scritta le attività svolte
e di esprimere un giudizio nel merito, anche attraverso la
formulazione di questionari elaborati dall’Istituto.
L’organizzazione dei percorsi studio–lavoro è obbligatoria per
tutte le scuole, nel rispetto di tutte le condizioni descritte in
questo articolo, ma la frequenza, per quanto concerne l’inserimento
nella realtà di lavoro o di ricerca convenzionata, è a discrezione
dello studente o studentessa.
CAPO V – ABROGAZIONI
Art. 29. Abrogazioni
la Legge 28 marzo 2003, n. 53, e successive modificazioni;
il Decreto Legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, e successive modificazioni
(primo ciclo d’istruzione);
il Decreto Legislativo 19 novembre 2004, n. 286
(INVALSI);
il Decreto Legislativo 15 aprile 2005, n. 76
(diritto–dovere);
il Decreto Legislativo 15 aprile 2005, n. 77
(alternanza scuola–lavoro);
il Decreto Legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, e successive modificazioni
(secondo ciclo);
il Decreto Legislativo 4 novembre 2005, n. 227
(formazione degli insegnanti);
l’articolo 68 della Legge 17 maggio 1999, n. 144, e successive modificazioni
(obbligo di frequenza di attività formative);
l’articolo 5 del Decreto Legislativo 4 agosto 1999, n. 345
(età per l’ammissione al lavoro);
il Decreto Presidente della Repubblica 12 luglio 2000, n. 257
(obbligo di frequenza di attività formative fino al
diciottesimo anno di età);
l’articolo 48 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276
(decreto applicativo della legge Biagi sull’apprendistato);
il comma 4 e 7 dell’articolo 22 della Legge 28 dicembre 2001, n. 448
(finanziaria 2002 per la composizione delle commissioni degli
Esami di Stato – disposizioni in materia di organizzazione
scolastica – Ore aggiuntive di insegnamento oltre l’orario
d’obbligo fino ad un massimo di 24 ore settimanali);
il comma 1 dell’articolo 35 della Legge 27 dicembre 2002, n. 289
(finanziaria 2003 – riconduzione delle cattedre a 18 ore
settimanali);
il comma 3 dell’articolo 40 della Legge 27 dicembre 1997, n. 449
(finanziaria 1998 sulla limitazione della dotazione organica
degli insegnanti di sostegno);
il comma 1 dell’articolo 37 del decreto del Ministero della pubblica istruzione 24 luglio 1998, pubblica nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 264 dell‘11 novembre 1998;
il comma 128 e 129 articolo 1 legge 30 dicembre 2004, n 311
(finanziaria 2005: insegnamento inglese nella scuola primaria – oneri per supplenze brevi);
l’articolo 25 del Decreto Legislativo 30–03–2001 n. 165
(legge sulla Dirigenza scolastica);
ogni altra disposizione incompatibile con la presente legge.
Finalmente una legge che coniuga cuore, raziocinio ed aspetto economico, una legge di buon senso. LIP non è solo acronimo per Legge di Iniziativa Popolare, ma anche Logica, Intuitiva, Partecipativa. Appoggio integralmente quanto scritto. Crediamoci!
teresa lapis
bene cosa si può fare ora? Io sarei disponibile ma sono un pò disorientata sul da farsi
Ok la laicità, ma in pratica? Nulla cambia? Sempre ora di religione cattolica a scuola con prof. pagati dallo Stato (ovvero da tutti i cittadini di tutti e credo e non-credo) e sempre scelti dalla Curia Vescovile? E sempre possibilità di avere crocefissi nelle aule scolastiche? Solo per fare qualche esempio. Ci vogliono risposte più pratiche e meno fumose.
Buongiorno Teresa, intanto cosa importante è diffondere la Lip il più possibile. Lei è insegnante? Hai dei figli che vanno a scuola?
grazie! ci aiuti a diffondere la legge!
Rispondo a Mattia.
Laico, etimologicamente, significa appartenente al popolo, non significa necessariamente NON CREDENTE o Atea. E poi anziché accusare, non proponi qualcosa che liberi i docenti di religione dal fardello delle curie? Sono docenti che hanno studiato, lavorato nella scuola, sia nell’organizzazione che nella progettazione. Docenti competenti e capaci di stare con gli studenti e non solo con l’arma del 2 o 3 come alcuni colleghi delle altre discipline…
Insegno lettere, adesso, ma ho insegnato 10 anni religione, ho una doppia laurea: una in teologia morale e un master in bioetica, una laurea magistrale in Diritti Umani ed etica della cooperazione Internazionale e una laurea magistrale in lettere moderne… e non sono passato su lettere perché disprezzavo l’IRC, ma solo per una stabilità lavorativa e giuridica, che come Insegnante di Religione, grazie agli ultimi 5 governi, non mi è stata permessa. Sottolineo che sono ancora precario a 40 anni.
Parlo da genitore di due bambini di 10 e 4 anni.
Una prima considerazione.
L’autovalutazione dei docenti mi sembra uno strumento inefficace, in un paese come il nostro in cui accade che bambini del nido vengano maltrattati da educatrici sadiche PER 4 LUNGHI ANNI prima che si riesca a scoprirle. Questi indegni rappresentanti della categoria agiscono nella più totale impunità, con il benestare di dirigenti e di colleghi, gli stessi che sono chiamati da questo documento ad autovalutarsi tra loro.
Lo strumento LIP non assolve allo scopo di “selezionare” o “favorire” i migliori docenti ed educatori, ma soprattutto, non tutela i più piccoli (nidi – materna – elementare) di fronte all’ipotesi di educatori abusanti.
Come genitore trovo che questa sia una grave lacuna, che presupporrebbe un meccanismo di selezione “in entrata” di educatori e docenti, capace di intercettare naturalmente gli “indegni”.
Poiché il meccanismo non esiste (e soprattutto “l’indegnità” può essere il risultato di frustrazioni, depressioni e incidenti di percorso dell’educatore, dopo decenni di normale insegnamento) l’autovalutazione è di un’ipocrisia difficile da digerire: nessuna categoria di lavoratori beneficia di un’autovalutazione nella propria professione, non vedo perché dovrebbero beneficiarne lavoratori che hanno in mano “materiale” così sensibile come dei bambini.
Una seconda osservazione.
A mio parere non vengono affrontati in modo sufficientemente chiaro i “nodi” dell’autonomia scolastica e dell’informazione e trasparenza da parte delle scuole nei confronti delle famiglie. Credo fosse centrale responsabilizzare anche in questo documento i genitori verso la scuola, trovando loro un ruolo non solo formale, come è nei fatti, di semplici “sottoscrittori” – silenziosi ed accondiscendenti – di prassi consolidate da dirigenti e docenti, o, nel peggiore dei casi, di “bancomat” della scuola (si fa volentieri, ma avremmo anche altro da dire e da portare, di buono, oltre al denaro).
Perdonate il tono forse troppo diretto, ma tutto ciò che dico è scevro da giudizi di valore. Vuole solo essere uno spunto per colmare quelle che trovo gravi lacune. Apprezzo lo “spirito generale” che pervade il documento, ma ritengo si debba procedere ad un confronto più stretto con la realtà.
Quale in concreto la proposta per formare i docenti in modo che siano in grado di portare in classe il mondo e non solo “il racconto del mondo”? Ritengo che la qualificazione del docente passi attraverso la valorizzazione dell’essere “esperti” nella propria disciplina. Si educa alla competenza (e non solo alla conoscenza) se l’insegnante è in grado di educare al “perché” è importante l’istruzione contestualizzandola alla vita quotidiana. Oggi, tranne che per gli iscritti ad albi, i docenti non possono svolgere nessun altro lavoro (nemmeno in aspettativa). È questo un modo per tutelare la qualità del servizio educativo/formativo o una miopia che non considera il progressivo allontanamento tra aula e mondo reale? Può un docente che ha come missione educare nuovi cittadini limitare la propria formazione a corsi formali e esperienze in contesti scolastici? Spingere i docenti ad impegnarsi come professionisti fuori della scuola non potrebbe essere considerata positivamente, come “formazione on the job”, e letta come risorsa per gli allievi? I docenti dovrebbero essere intensi come “i migliori professionisti” nei diversi ambiti disciplinari che, formarti alla traduzione didattica della propria expertise e alla educazione dei cittadini, aprono al quotidiano, alla ricerca e all’esperienza d’apprendimento attiva le aule.
Franco Bellezza
IN LINEA DI MASSIMA SI POTREBBE CONCORDARE CON LE LINEE GENERALI ESPRESSE, ANCHE SE CON MOLTE RISERVE SSU ALCUNI PUNTI. QUELLO CHE NON CONVINCE E’ L’ “AUTOVALUTAZIONE”.QUESTO PAESE DEVE CAPIRE, UNA VOLTA PER TUTTE, CHE NON ESISTONO CATEGORIE (DOCENTI, MAGISTRATI,…) IL CUI L’OPERATO DEBBA CONTINUARE AD ESSERE ASTRATTO DA OGNI VALUTAZIONE DA PARTE DEL TERRITORIO CHE, IN FIN DEI CONTI, PAGA LA PA CON BALZELLI E TASSE DI VARIO TIPO. SE L TERRITORIO PAGA, DEVE ANCHE ENTRARE NEL MERITO DEL PRODOTTO. BENE GLI ASSETTI DELLA FUNZIONE DOCENTE LEGATA ALLA GENERAZIONE DIGITALE. BENE IL RIPRISTINO DI UN CONCORSO NAZIONALE PER I DIRIGENTI SCOLASTICI,SENZA IL CAPESTRO DELLA PROVA PRE-SELETTIVA LEGATA SOLTANTO ALLA PROSOPOPEA DI PICO DELLA MIRANDOLA. PER QUELLO CHE RIGUARDA IL TEMPO SCOLASTICO, EVITARE LA “SETTIMANA CORTA” UTILE A POCHI, POCHISSIMI, IN NETTO CONTRASTO CON IL TREND DELLE SCUOLE EUROPEE, CON LE FINALITA’ DI UNA SCUOLA IDONEA AL “LONG LIFE LEARNING” E SOPRATTUTTO CON LE RICHIESTE/ESIGENZE EDUCATIVE DEL TERRITORIO. PER IL RESTO, CON QUALCHE DOVUTA E LEGGERA MODIFICA, PU0′ ANDAR BENE
Ottimo, diffondo. Avrei aggiunto al trasporto gratuito anche il servizio mensa…nel nostro paese costa per tutti, senza fasce di reddito, quanto andare al ristorante! E l’amministrazione comunale (di destra) ha mandato alle scuole una lettera minatoria in cui si ricorda il divieto di consumare pasti portati da casa…
Una visione romantica, forse poco realistica ma molto seduttiva. Tutto gratis, Scuole a norma e decorose, tanti docenti, pochi studenti per classi, organici fatti dalle Scuole, finanziamenti e servizi garantiti. Chi non è d’accordo! Purtroppo la realtà è molto diversa. Passiamo ai punti deboli: AUTOVALUTAZIONE – poche parole nessun contenuto. Fa il paio con il RUOLO UNICO – possibile che esista un egualitarismo d’antan per cui tutti uguali sempre e comunque, nessuna meritocrazia, nessuna carriera. Autoreferenzialità a gogò e che nessuno osi giudicare e valutare chi invece quotidianamente valuta. E la complessità degli Istituti scolastici la risolviamo con la dialettica e i gruppi di lavoro o con l’attivazione di figure di sistema (non oso utilizzare quadri intermedi perchè eretico in questo contesto) INTERNI e SISTEMICI e non con “esperti” occasionali. Fa specie che di fronte alla moltiplicazione delle funzioni assegnate ai docenti (dalla mensa ai migranti) non escano le figure cardine dei Coordinatori, delle F.O., dei Vicari ecc. che svolgono un ruolo impegnativa e spesso antipatico. Siamo rimasti alla nomina plebiscitaria, con relativa cooptazione del consenso e non sulla valutazione (Ahi, rieccoci) della competenza. Mi riporta ai Presidi eletti dai Collegi Docenti, per un anno, vecchia idea fortunatamente abortita (ma che a volte ritorna). Quando una certa Sinistra si libererà dei fardelli ideologici e dei dogmi fideistici e comincerà a ragionare sulle cose reali e non sulle buone intenzioni, lodevoli ma spesso impraticabili? La bozza governativa è fumosa, carente sotto molti aspetti e probabilmente demagogica in altri ma questa, altrettanto carente su diversi punti, mi sembra il libro dei sogni.
dicembre 14th, 2014
Innanzitutto è stato così per 70 anni e ancora è così in tutti i paesi sviluppati: la scuola è gratuita con finanziamenti pubblici garantiti perché è considerata un’istituzione che fa crescere i suoi cittadini e alza complessivamente le potenzialità di sviluppo del paese. Non a caso il paese che in questi ultimi anni sta investendo di più nella scuola è la Turchia.
Il progetto di Renzi non è affatto fumoso e afferma che le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti spingendo le scuole a reperire risorse da sponsor o direttamente dai genitori.
In tal modo si creeranno scuole di serie A, B, C ecc..
L’egualitarismo è alla base del pensiero democratico da Condorcet in poi non di quello della sinistra. Senza uguaglianza non ci può essere democrazia e i giovani avranno ipotecato il loro futuro fin da subito senza reali possibilità di scegliere il proprio futuro.
Premesso che occorre mettere le mani sulla parte della valutazione e prevedere interventi di sostegno ai docenti più deboli individuati da un ora inesistente corpo ispettivo, rimane il principio che a parità di funzione docente corrisponde parità di trattamento proprio per garantire a tutti gli studenti le stesse possibilità.
Altrimenti chi deciderà quali studenti saranno assegnati al docente valutato bravo quali a quello meno bravo ?
La molteplicità delle funzioni aggiuntive assegnate ai docenti ha a che fare con la contrattazione sindacale che deve regolare le loro caratteristiche e la loro retribuzione.
Come non accorgersi che il piano Renzi ha lo scopo di rendere tali attività obbligatorie e gratuite mentre oggi, poiché l’attività fondamentale della scuola è l’insegnamento, tutti in base a ciò hanno gli scatti di anzianità e chi intende impegnarsi nelle attività aggiuntive riceve un compenso in più?
In ogni caso a una legge quadro spetta definire i principi fondamentali dell’attività scolastica e didattica, le sue finalità generali e l’articolazione del sistema di base, non specificare tutte le variabili, pena la sua inapplicabilità, come spesso accade in Italia e come accadrà al cervellotico piano di Renzi.
Sono un insegnante con trentacinque anni di servizio in tre ordini di scuola (medie, superiori e, attualmente, conservatorio), quindi con una certa esperienza che, come si suol dire, porta a una buona conoscenza nel settore accompagnata da una certa dose di scetticismo. Dieci alle buone intenzioni (ma che, con l’eccezione della sottolineatura sulla laicità, condivisibile in pieno, e dell’allora assente aspetto relativo ai migranti, troveremmo in tutto ciò che è scaturito dai Decreti delegati degli anni ’70) ma è evidente che dovrebbe esserci una trattazione maggiormente organica e coerente e, soprattutto, un po’ più a contatto con la realtà delle risorse disponibili. Poi ci sono dei dettagli che, francamente, non sono molto coerenti e odorano un po’ , lo dico da insegnante, di corporativismo. Ad esempio: è stabilito che il capo d’istituto si assume esclusivamente con concorso per titoli ed esami, graduatoria di cinque anni ecc. E i docenti, il cuore della scuola, come si assumono?… Boh… Vago riferimento a stabilizzazioni, graduatorie per titoli, titoli ed esami, preferenza da dare al servizio… Insomma, la solita marmellata attuale di vecchie graduatorie ad esaurimento, nuovi inserimenti, decreti ad hoc ecc. Un vero segnale di discontinuità invece sarebbe stato un principio forte e chiaro di quale dovrebbe essere il percorso formativo e professionale di una persona che decida di fare il docente, intraprendendo una carriera chiave per la formazione della società del futuro. Sull’autovalutazione stendo un velo pietoso: si sono già espressi altri interventi prima di me. Aggiungo solo che proprio tanti colleghi che difendono a tutti i costi l’impossibilità di valutare la funzione docente, al momento di iscrivere i propri figli in un istituto, incominciano la caccia alle classi migliori evitando tal docente di italiano, preferendo quell’altro e così via. E la carriera? la possibilità di progressione economica? Altro tabù paralizzato dagli automatismi dei contratti nazionali. E il principio di aggiornamento professionale e formazione? E obbligo per lo stato, giusto, obbligo per le istituzioni scolastiche, sacrosanto, e non è obbligo per il singolo docente?… Mah, in sede di principio non è certo un esercizio retorico. Peccato, credo che con un po’ meno di corporativismo sindacale la LIP potrebbe essere una buona base di discussione sulla scuola del futuro. Cordiali saluti
febbraio 8th, 2015
Per quanto riguarda ciò di cui all’art. 27 comma 2, io credo che andrebbe così modificato: la commissione esaminatrice, nominata dal Ministero della Pubblica Istruzione, sarà composta per il 100% da docenti esterni, in servizio nella propria sede che dovrà essere diversa dall’istituto di provenienza degli allievi esaminandi. (La commissione esaminatrice sarà così esterna per i maturandi senza gli oneri aggiuntivi di indennità di trasferta per lo Stato).
grazie del commento, può inserirlo qui? http://lipscuola.it/blog/articolo-27/ qui le istruzioni http://lipscuola.it/blog/aggiorniamo-la-lip/
(art. 9 funzione docente) propongo che ogni scuola possa organizzare IN SEDE E IN ORARIO DI SERVIZIO, a rotazione, corsi di aggiornamento sulle discipline che vi si insegnano, tenuti o da ricercatori universitari o, in subordine, da docenti di provata esperienza sulla disciplina oggetto del corso. I corsi saranno gratuiti per i docenti partecipanti.
Grazie del contributo! Può gentilmente postarlo nella Sezione apposita? http://lipscuola.it/blog/aggiorniamo-la-lip/
anna limina
Tutto ok. Cosa dobbiamo fare per farla prendere in considerazione dal governo?
intanto far conoscere la legge. Sul web. E attivandosi sul territorio.
http://lipscuola.it/blog/comitati-territoriali/
RACHELE TONINO
Occorre far conoscere la Legge di In iziativa Popolare , la maggior parte degli insegnanti italiani non sa che è stata preparata; come anch’io ho avuto modo poco fa di saperlo.
ci aiuti a diffonderla! e grazie
Concordo e condivido, questa è decisamente una legge che può funzionare! Diffonderò sicuramente.
Da lavoratore della scuola devo riconoscere che QUESTA è una vera legge sulla scuola, peccato che non viene minimamente contemplata la problematica ATA (tagli continui, aumento delle competenze amministrative negli uffici, mancanza di collaboratori scolastici per pulizia e sorveglianza).
Con il blocco del turn over si perderanno moltissimi posti di assistente tecnico (figura sconosciuta al ministro Giannini!!) che, lo ricordo, è una figura di fondamentale importanza negli istituti superiori dotati di laboratori, ma che potrebbero e DOVREBBERO essere presenti anche negli ISC per consentire il buon funzionamento dei laboratori presenti (informatica, LIM, ecc.) ed anche di supporto informatico per gli uffici amministrativi.
Ho scoperto solo oggi il sito, ragion per cui questo è il primo commento immediato, al quale farò seguire una proposta negli appositi spazi. Il mio commento parte dalla materia che insegno, ma ha nei miei intenti un valore generale.
Vorrei sottolineare come lo scempio della presunta “riforma” Gelmini si sia concretizzato nella prima, drastica riduzione dell’offerta formativa in tutta la storia della Scuola italiana a partire dall’Unità. Ne hanno fatto le spese soprattutto gli Istituti tecnici e professionali, che hanno visto una consistente riduzione delle ore di lezione: in sostanza, gli studenti degli IT ora fanno sic et simpliciter “meno Scuola” senza alcun progetto formativo nuovo, in quanto il solo scopo della sullodata riforma è stato quello di ridurre indiscriminatamente il “servizio Istruzione pubblica” per ottenere risparmi contabili. Tale impostazione è stata perpetuata da tutti i governi successivi.
Quanto sopra in generale. Nello specifico, in tempi in cui conoscere i propri diritti e il funzionamento dei fenomeni economici è un problema non solo di conoscenza ma di autodifesa, siffatta riforma si è accanita proprio contro il diritto e l’economia politica in questo modo: 1) riducendo le ore negli Istituti tecnici commerciali; 2) eliminando le ore presenti nel triennio del corso Geometri; 3) eliminando le ore presenti nel triennio degli Istituti tecnici industriali; 4) eliminando le ore presenti nel triennio del Licei pedagogico e artistico. Preciso che le materie in questione sono adatte soprattutto al triennio, data la loro impostazione concettuale.
Tutto ciò quando in diversi Paesi europei il diritto e l’economia politica sono materie di studio diffuse in quasi tutti gli indirizzi di studio, perché considerate utili alla formazione del cittadino cosciente e responsabile, mentre nella confinante Svizzera quello giuridico-economico è addirittura uno dei cinque indirizzi specifici del Liceo!
Preciso ancora che anche altre materie importanti e caratterizzanti il curriculum hanno subito “tagli” simili.
A mio avviso, quindi, bisogna ripartire da qui: dal riparare i danni della “riforma” Gelmini, anzitutto restituendo alla Scuola e ai suoi utenti il maltolto, per poi impostare una “vera” riforma, che deve scaturire dall’applicazione finalmente fedele e totale del concetto di diritto all’Istruzione pubblica sancito nella Costituzione.
Giuliana Opromolla
In linee generali questo testo rappresenta il sogno di molti dei lavoratori della scuola. Come tutti i sogni, deve rappresentare l’ideale a cui tendere, ma deve poi confrontarsi con la realtà.
Da insegnante di scuola superiore, con esperienza di vari tipi (licei, istituti tecnici, professionali) di indirizzi, posso dire di non essere d’accordo con quanto riportato in art.7 comma 4. Il comportamento può diventare un fattore di non ammissione alla classe successiva. Ho esperienza di casi di bullismo, piccola criminalità, spaccio e violenza, che nonostante tutte gli interventi messi in atto dalla scuola, la richiesta di aiuto alle famiglie, si sono risolti solo con la non ammmissione alla classe successiva. Ricordiamoci che la scuola deve essere inclusiva per tutti, compresi quelli che vorrebbero poterne usufruire senza il terrore di tornare a casa pieni di botte. Purtroppo, esistono anche casi simili nella variegata realtà scolastica, di difficile soluzione alle superiori. Quindi chiederei di eliminare il comma 4 o di modificarlo sostanziosamente.
Credo che sia purtoppo utopico pretendere il 6% del PIL a finanziare la scuola, già il 4,5% sarebbe un sostanzioso aumento.
L’autovalutazione viene vista molto male dal mondo esterno alla scuola, che non si rende conto che noi lavoriamo con esseri umani in crescita e sviluppo, quindi i risultati del buon insegnamento si vedono spesso dopo molti anni. Proporrei quindi come elemento di valutazione il raggiungimento delle competenze (non quelle che vengono tanto sbandierate adesso) fissate per ogni ordine di scuola con la partecipazione di docenti di scuola e ricercatori , pedagogisti e esponenti del mondo del lavoro. Sottolineerei inltre l’importanza del raggiungimento delle abilità e competenze emotive e sociali, così carenti e così richieste….
Per l’obiezione sulle educatrici sadiche, forse giova ricordare che sono casi sporadici, che altri paesi nel mondo chiedono ai docenti, per poter lavorare, un apposito documento di idoneità al lavoro con i minori, tipo casellario giudiziario, e che in altre realtà scolastiche esistono nelle equipes pedagogiche figure di psicologi e counselor sia per alunni che per colleghi….
Domenico Sismo
La diffonderò tra i colleghi
Mi dispiace dirlo ma questa proposta di legge è solo un cumulo di buone intenzioni che si scontra a viso aperto con la realtà amara che noi docenti viviamo quotidianamente nella scuola. Essa non affronta per NIENTE i veri problemi della scuola d’oggi: studenti sempre più indisciplinati e svogliati nello studiare, genitori sindacalisti dei figli che vengono così deresponsabilizzati dalle loro azioni. I docenti credono sempre meno nell’efficacia della loro azione educativa perchè la società non crede in loro.
L’articolo 7 comma 4 è sconcertante: “La non ammissione alla classe successiva non può essere determinata da motivi comportamentali”. Siamo nel cuore di quella pedagogia che toglie ogni responsabilità agli allievi, in base all’assunto che, se qualcuno si comporta male, ciò è dovuto in toto all’inadeguatezza dei docenti. Cambiamo la didattica e i problemi spariranno come d’incanto. E’educativa l’idea che si possa ottenere la promozione sempre e comunqe anche senza meritarlo?
Lo stesso comma prosegue dicendo che l’eventuale non ammissione alla classe successiva (dovuta allo scarso profitto) “deve essere accompagnata da precise indicazioni progettuali, atte a garantire all’alunno o alunna il raggiungimento nell’anno successivo degli obiettivi prefissati”.Non “favorire”, quindi, ma proprio “garantire”. E l’impegno e la buona volontà dell’alunno/a chi la garantisce?
Il cattivo voto può, e spesso è, frutto di nullafacenza, trasandatezza, cattivo modo di studiare, e questo non può essere imputato alla scuola. Lo slogan del “successo formativo garantito” è una solenne sciocchezza che mira alla formazione di persone tutte uguali. La scuola deve garantire pari opportunità per tutti e non sfornare prototipi di cittadini uniformati allo stesso livello.
Il successo formativo è il risultato di manifestazioni esteriori come l’applicazione, la costanza, la diligenza; non può diventare lo sbocco prevedibile anche di chi non lo merita. Se un ragazzo viene sistematicamente deresponsabilizzato nella fase della crescita potrà mai diventare un cittadino responsabile? O vogliamo insegnarli che di fronte alle difficoltà potrà sempre dare la colpa agli altri invece che assumersi le proprie responsabilità?
La Buona Scuola e la LIP, per quando possano sembrare diverse, hanno un comune denominatore: la scuola funziona solo se fa andare avanti tutti, non importa la sostanza (traduco il “merito”)) ma solo la forma di un “percorso individualizzato” (traduco “un documento scritto pieno di banalità e vuoto di significato laddove l’alunno non ne voglia sapere niente di impegnarsi”). Se queste sono le proposte per migliorare la scuola, tenetevele entrambe perchè noi già stiamo abbastanza male senza.
Parlo da studente appena uscito dalle superiori. Dunque, lei dice che “Il cattivo voto può, e spesso è, frutto di nullafacenza, trasandatezza, cattivo modo di studiare, e questo non può essere imputato alla scuola.” Quindi non dev’essere la scuola a insegnare un buon modo di studiare? E chi dev’essere? D’accordo, i genitori possono – e devono – avere un ruolo di supporto. Ma non si può lasciare a loro l’intera responsabilità di insegnare un metodo di studio adeguato, pena l’aggravamento delle disparità tra alunni con genitori che lavorano e che non possono seguirli (o che addirittura hanno studiato poco essi stessi) e gli altri. Ossia esattamente ciò che la LIP cerca di combattere (a quanto ho capito). “E l’impegno e la buona volontà dell’alunno/a chi la garantisce?” La garantiscono insegnanti e genitori motivando gli alunni. Quello che dico vale ovviamente per i bambini delle scuole elementari, certo. Ma le elementari, secondo la mia esperienza, sono fondamentali nella costruzione della carriera scolastica. Pensare a una scuola liberista, individualista e (fintamente) meritocratica significa pensare a una scuola con funzioni opposte a quelle che le sono assegnate dalla nostra Costituzione, e sono contento che la LIP non vada in questa direzione.
Quando parlo di “cattivo modo di studiare” mi riferisco pienamente alla scarsa applicazione di un alunno nello studio e non certo ad una sua errata metodologia. Non ho mai affermato che devono essere i genitori ad insegnare il metodo di studio ai figli; è compito della scuola adempiere a questo dovere ma nulla è possibile se non c’è dall’altra parte la collaborazione del discente. Non so cosa sia una scuola liberista ed invidualista; credo fortemente (come ho gia scritto nel post precedente) ad una scuola in grado di fornire pari opportunità per tutti. Il punto d’inizio deve essere uguale per tutti ma ciò non significa che debba esserlo anche il punto di arrivo. Una scuola del genere mira all’appiattimento più totale e penalizza fortemente chi si sacrifica e vuole impegnarsi. Quale motivazione dovrebbe avere un alunno a impegnarsi se sa che comunque il compagno “più furbo” di lui ( e bada bene intendo il più furbo e non il più “debole” didatticamente) otterrà i suoi stessi risultati anche il con il minimo sforzo? Le motivazioni esistono se sai che il tuo sforzo e il tuo sacrificio saranno ricompesati di più rispetto a chi non ha fatto quasi nulla. Chi prende voti alti dovrebbe sentirsi “in colpa” rispetto a chi, avendone le possibilità e i mezzi, non si è voluto impegnare? E guarda che in questa categoria di nullafacenti possono benissimo starci anche ragazzi benestanti forse per questo troppo viziati. La buona scuola, per me, è quella del merito e delle pari opportunità: se garantisci queste il resto verrà da se anche con l’impegno doveroso dei docenti. Solo se insegniamo il valore del merito e dello spirito di sacrificio “sforneremo” dei cittadini liberi pensatori, dotati di buon senso e pieno spirito critico. Viceversa avremo soltanto individualisti che penseranno solo al tornaconto personale convinti che la strada della furbizia e della prepotenza sia più facile e conveniente di quella del merito e della disciplina.
Antonietta Martiniello
Concordo con le linee generali che esprimono la necessità di avere una scuola pubblica e laica ma, al tempo stesso, ho trovato il testo, in molti punti, vago e lacunoso. Non vengono affrontati i nodi dell’autonomia scolastica, alla fine del testo sono previste varie abrogazioni tra cui quella dell’art. 25 del decreto legislativo 30 /3/2011 n.165 sulla Dirigenza Scolastica , ma non mi è chiaro quale proposta possa sostituire l’attuale assetto giuridico e organizzativo.Tra l’altro il superamento,eventuale, della personalità giuridica e dell’autonomia delle scuole comporterebbe la scomparsa di alcune figure professionali (con prevalenza degli organi amministrativi e gestionali) rese necessarie proprio dal decentramento delle funzioni sancite dall’autonomia.
Riguardo alle “Finalità generali” previste dall’Art. 2 comma 2 , penso che l’offerta formativa formativa così delineata richiederebbe la revisione (non solo degli organici e della riformulazione numerica del gruppo classe) ma anche una diversa strutturazione dell’orario di servizio dei docenti che non ha corrispondenza negli altri paesi europei. Effettivamente la funzione docente non può limitarsi alla lezione frontale, ma deve prevedere le altre attività descritte dall’Art. 2 .
Mi unisco alle considerazioni fatte da Stefania (una mamma) sullo strumento dell’autovalutazione che considero del tutto inefficace come sistema di misurazione dei risultati ma anche del merito. Quello del “merito” è un tema molto delicato e poco popolare in Italia, ma ciò che accade nella scuola e che è sotto gli occhi di tutti, non è sempre edificante. L’impegno e i sacrifici di molti docenti e lavoratori della scuola, non sono sufficienti a controbilanciare gli errori, le inefficienze e,talvolta, l’inadeguatezza di altri operatori. Ciò pone seri problemi sul sistema di reclutamento che, a mio parere, non dovrebbe mai escludere la somministrazione di validi test psicoattitudinali.
Il tema dell’ unicità della funzione docente, esercitata senza gerarchie di ruolo, giuridiche e funzionali (Art.9) qualche problema lo pone. In caso di abusi e/o problematiche varie che potrebbero insorgere (i docenti sono essere umani fallibili come tutti) chi dovrebbe intervenire ripristinando il diritto dell’allievo?
Infine rispetto alla collegialità come unica procedura per la scelta degli interventi formativi , credo che la collegialità sia il primo passo necessario per qualunque decisione condivisa, ma non può essere l’ unica procedura. In genere al momento collegiale, seguono procedure più strutturate, capaci di contemperare le esigenze collegialmente condivise con le necessità che la realtà esterna alla singola scuola pone come necessità e priorità. I docenti non possono essere tuttologi.
grazie delle osservazioni. Se vuole può aiutarci a formulare proposte alternative nella sezione AGGIORNIAMO LA LIP
mi spiace cara signora stefania ma l’istruzione come la vede lei è solo un punto di vista prettamente genitoriale; i professori come i magistrati non devono affatto avere un premio per come esprimono il loro giudizio, esso deve essere autonomo autoritario e dettato dal proprio spirito di insegnante, se poi un insegnante non fà bene il suo mestiere allora esiste un organo da sempre in grado di intervenire; alle superiori difficilmente si possono fare abusi del tipo da lei menzionati con negli asili e sicuramente una forma maggiore di attenzione va data, soprattutto nei contesti piccoli, ma la libertÀ di insegnamento e la sua vera forza sta proprio nel fatto che un insegnante deve assumere il suo ruolo in modo paritario ai suo colleghi; è proprio con le vecchie riforme che hanno creato sezioni differenti tra docenti che la scuola italiana è diventata fanalino di coda in europa, la legge mi piace ma io rivoglio le ore da 50 min tutti a scuola fino alle 13 ( questi ragazzi non possono nemmeno fare uno sport agonistico perchè escono da scuola alle 15 tutti i santi giorni); un solo membro interno agli esami di stato e tutto il resto esterni;riduzione delle materie al massimo a 9 negli istituti tecnici e un massimo di 4 classi per insegnante, 22 ( pagate tutte) ore la settimana (da 50 min) con 18 di lezione e 4 per correzione compiti preparazione lezioni e una per ricevimento alunni e non genitori ( scherzo; ma possibile che i miei alunni per parlarmi non abbiano un momento tutto loro?Anzi domani lo dico io il mercoledi alla terza ora ricevo anche gli alunni da soli)
io invidio pero i mie prof loro si che andavano in ferie all’elba o in sardegna e scrutinavano mentre i figli erano in spiaggia;poi tutti in commissione erano una cosa unica; oggi sembra una guerra a volte….no almeno un menbro interno a sti ragazzi dobbiamo darlo no?
basta una pagina come questa per fare una scuola migliore; bastano i consigli di 100 insegnanti (50 di ruolo e 50 precari) 30 genitori 10 studenti e 2 presidi per fare un testo di legge che spazzerebbe via tutta sta rumenta di 15 anni ; ma allora la mia domanda è ; dove cribbio le prende le informazioni Renzi per riformare la scuola?Chi arma lui e il suo gruppo per mettere sottosopra la scuola con un testo che sembra da apartaid?Noi tutti qui sappiamo come cambiare la scuola in meglio!Lui sembra che non lo sappia o magari fa finta di non saperlo.
Il testo è un testo serio….dove si tracciano pero solo linee guida sicuramente forti…una specie di costituzione scolastica; scusate io imporrei la disciplinare solo ai presidi con una commissione ad hoc; io vorrei fare l’insegnante e non l’inquisitore; una volta il mio prof se mi sbatteva fuori ero doppiamente in pericolo perchè se mi vedeva il preside era sicuro una chiamata a mio padre io a novembre ne ho allontanati due dall’aula perchè era impossibile fare lezione e il preside me li ha rimandati in classe; ripeto io vorrei insegnare! E per farlo al meglio ho bisogno di un organo indipendente che non siano profe a ” sospendere” gli alunni; mancano infatti linee guida sui doveri dei presidi in fatto di disciplina che nel corso degli anni sono state scaricate ai prof;scusate ma visto che mi sembra quasi un utopia allo stato attuale io ci aggiungerei anche l’assistenza legale a carico dello stato in caso di errori eventuali ricorsi o denuncie da parte di famigliari inferociti
grazie del commento, provi a suggerire modifiche strutturate nella sezione AGGIORNIAMO LA LIP, è raggiungibile dalla Home. grazie
alessandro gemo
Sono daccordo, la tendenza attuale è quella di eliminare il principio di responsabilità personale per spalmarlo sul “sistema”, deresponsabilizzando l’alunno, i genitori e caricando tutto sull’insegnante (il “diritto allo studio” è diritto allo studio, non “diritto al diploma comunque”, considerando come categorie insignificanti del processo di apprendimento l’impegno e la fatica dello studio). Inoltre c’è una tendenza a vedere come “politicamente scorretto” il principio di autorità: docente – discente, adulto – adolescente / pre-adolescente. L’autorità deriva dall'”autorevolezza”, non dall'”autoritarismo”, il problema della valutazione dell’operato dell’insegnante andrebbe appunto affrontato in quest’ottica: quanto l’insegnante risulta “autorevole “nel contesto scolastico? Questo significa valutare il “ruolo” che svolge, comprendendo non solo le competenze disciplinari, l’efficacia del metodo di insegnamento, ma anche e sopratutto la capacità di “relazione” (l’umanità, il senso di giustizia, l’etica personale) che rendono efficace la formazione non solo di alunni con “skills” (come va di moda oggi…) ma futuri cittadini con senso del rispetto per se stessi e per gli altri e con un senso del “limite”. Il rischio dell’assenza di ciò è la formazione di una futura generazione di individui viziati (tutto è un diritto… i doveri sono optional), fragili e incapaci di affrontare qualsiasi problema non codificato e regolato da una norma. Chi valuta chi? Una volta , parlo di circa 35 anni fa, c’era un servizio ispettivo composto da ispettori “autorevoli” con esperienza di insegnamento (non burocrati e teorici come spesso oggi) che andavano in giro per valutare. Secondo me questa sarebbe la soluzione: docenti autorevoli, valutati da ispettori autorevoli… altrimenti rischiamo la sagra del “politicamente corretto”.
molto bello, quasi commovente , manca o mi è sfuggito un capitolo sul superamento della logica selettiva in favore di una inclusione reale di tutti gli studenti o ancora siamo divisi in bravi e non bravi ?
In linea di massima, la proposta mi piace. Aggiungerei due articoli: uno sulla nomina del Capo d’istituto e l’altro sulle promozioni.
Il Capo d’Istituto deve aver insegnato nell’ordine di scuole per cui concorre. Si dovrà evitare in futuro la stortura attuale per la quale chi non ha i titoli per insegnare in un ordine scolastico può esserne il Preside.
sarebbe opportuna introdurre una programmazione educativa per cicli e non per anni scolastici. La eventuale “bocciatura” potrà essere decisa soltanto al termine del ciclo; questo perché i ragazzi non son tutti uguali e fra chi è nato all’inizio dell’anno e chi è nato alla fine, c’è quasi un anno di maturazione come differenza.
grazie, può formulare queste proposte qui http://lipscuola.it/blog/discussione-libera/
È possibile che non venga minimamente citato il Personale Educativo dei convitti ed educandati? Inserite la proposta di riconversione di tale ruolo per permettere loro un inserimento nelle scuole considerate le tante chiusure delle istituzioni convittuali in Italia. Grazie
Gentile Umberto, provi lei a formulare una proposta. Vada nella sezione AGGIORNA LA LIP, può modificare un articolo o in discussione libera formulare una proposta nuova. Grazie!
ciao a tutt* leggo con interesse questo sito e condivido con molti l’aspetto che questa proposta di legge risulti un po’ debole, corporativista e poco dettagliata, pur mostrando un’ottima base a cui tendere. Dopo tanti anni di riforma-io le ho beccate tutte come studente e come mamma giovane e attiva nella scuola- dalla Berlinguer alla pessima Gelmini, credo che questa sia veramente un’occasione da sfruttare per giocare tutte le carte in una legge dettagliata e forte contro quella proposta e nell’occasione immaginarsi un futuro diverso per la scuola che qui non emerge troppo. Si tende a tamponare quello che viene minacciato ma si dà meno forza a contenuti innovativi.Nessuno ha mai sentito parlare delle “scuole senza zaino” ? qui in Toscana dove vivo funzionano bene e rappresentano una base su cui riformare davvero la scuola. E’ un progetto ministeriale e mi sono chiesta come mai (nella mia ignoranza) non venisse applicato in larga scala. Lo conoscevate? altre cose mi vengono in mente.. perchè l’insegnamento di sostegno è spesso un percorso per poi passare alla cattedra? In un progetto di inclusione della 104 dovrebbero essere trattati come una figura professionale continuativa. L’autovalutazione poi dovrebbe essere insito nel processo di progettazione della scuola…insomma non mi dilungo qui, farò le mie proposte nel sito, l’importante è ragionare in base al contesto in cui viviamo, e sull’esperienza pedagogica italiana così vantata anche all’estero. Analizziamo le criticità del nostro sistema pedagogico, sulla base di tempi, spazi e strumenti e bisogni dei ragazzi (tempi delle vacanze, tempi di apprendimento, bisogno di autonomia….). Garantiamo uguaglianza e funzionalità pedagogica e possibilità didattiche, i bravi così emergeranno senza bisogno di invalsi, autovalutazioni, criteri fasulli di meritocrazia. La meritocrazia è un concetto che si alimenta da sola in un sistema propositivo e partecipativo e culturalmente attivo. Non si può quindi standardizzarla in giudizi di merito che risulterebbero aribitrari e discrezionali. In Italia non c’è meritocrazia perchè sta diventando un paese povero, misero e passivo. mafioso. In questo contesto vincono gli individualisti e i lecchini. Ciao!
Mi complimento per il vostro lavoro e vi ringrazio per esservi ricordati di noi nell’art. 14 com. 3 e nell’art. 16 com. 14, ma concordo pienamente con Marco perchè non vengono assolutamente prese in considerazione le molteplici problematiche del personale ATA, come ha citato giustamente il collega: organici ATA, stabilizzazione ATA, sostituzione colleghi assenti da prossimo anno scolastico, drastica riduzione organici ecc. …
Io sono una “vecchia” assistente amm.va di un istituto comprensivo stanca, delusa, ma che continua ad andare a lavorare anche quando non si sente bene, o, addirittura, quando è in ferie, perchè ormai la situazione nelle scuole statali è diventata insostenibile. E’ oltremodo avvilente rendersi conto che per l’opinione pubblica, i media e, ovviamente, i nostri politici, noi non esistiamo: Dovreste guardare le nostre proposte sul sito dell’ANAAM per rendervi conto di cosa stiamo cercando di far capire.
Scusate lo sfogo e complimenti per il lavoro – cercherò di seguirvi e di venire a qualche vostro incontro.
Cordiali saluti Simo
fabio.masetti@gmail.com
art 1 comma 2 sostituirei le parole Cittadino e Cittadina con la ‘persona umana’,
aggiungerei un comma
4 Lo Stato assicura alle scuole i fondi e le risorse necessarie per
garantire agli alunni e alle alunne almeno un’ora alla settimana di insegnamento della
lingua e della cultura madre per ogni cultura e nazionalià rappresentata nella classe o nella scuola, anche in rete con altri istituti, aperta alla partecipazione di tutti gli alunni e alunne, migranti e genitori per realizzare percorsi di
accoglienza, orientamento e supporto a favore delle loro famiglie , al fine di renderle pienamente partecipi dell’esperienza
formativa dei propri figli e favorirne la partecipazione alla vita sociale, favorento lo scambio culturale a livello didattico e sociale.
lo scompo del comma è quello di disegnre un modello di integrazione a due vie. non solo italiano – migrante ma anche migrante italiano.
Quante cose sono state scritte, poche però riguardano direttamente i ragazzi e i bambini che vanno a scuola, a partire dal crocefisso. Invee di toglierlo mettiamocele tutte, le diverse rappresentazioni di Dio, che si veda che la scuola accoglie tutti.Meno parole e più fatti.
MA che dire di dare ai ragazzi/bambini che vanno a scuola un altro intervallo tra la seconda e la terza ora in modo da potersi riprendere dalle noiosissime lezioni che ancora si svolgono come 50 anni fa e cioè dove il professore pontifica ed i ragazzi sbadigliano; sgranchire la gambe, areare le classi.
Perchè non consentire loro di portare i computer portatili in classe ed utilizzarli per ricerche? perchè non utilizzare le ore di religione, per quelli che non la fanno per imparare le lingue? basta un karaoke e li fai cantare in tutte le lingue che dovono imparare, 45 minuti ben utilizzati; perchè non modernizzare le palestre e biblioteche esistenti, allestendole con computer e materiale elettronico in modo da aprire la scuola anche nelle ore pomeridiane? Per le palestre potrebbe esserci anche un contributo di qualche tipo. Perchè non chiedere agli studenti di dare una valutazione ai professori?
Sono certa che verrebbero fuori tantissime idee migliori delle mie se si parlasse in questi termini. Fino ad ora le spese si tratterebbe di comprare il Karaoke, e i comprare una decina di computer per le biblioteche delle scuole. Poi ci sarebbe da allungare le ore dei Professori a rotazione per restare a disposizione in biblioteca, tutti i professori impiegati in quella scuola ed anche ai ragazzi si possono dare alcune responsabilità per le quali verranno valutati dai loro stessi compagni oltre che dai professori. Poi parliamo anche di tutte le altre cose. La settimana corta? ma scherziamo? mi sembra ridicolo non farla, tutto il mondo la fa: i ragazzi vanno a scuola per sei ore al giorno e non bisogna per forza creare una mensa, iniziamo portando i panini come si faceva una volta. E poi perchè non dare ai ragazzi una settimana di vacanza a metà quadrimestre? che abbiamo paura che se vanno a scuola fino alla terza o quarta settimana di giugno gli succede qualcosa? arriverebbero meno stufi tutti, studenti ed insegnanti. Ma vogliamo parlare anche della carta igienica, delle tavolette del gabinetto,e degli asciugamani di carta? Rubano la carta? sono 60 anni che i gabinetti sono senza tavolette e senza carta igienica. Le rompono, ci giocano, non fa niente si sostituiscono. Prima o poi impareranno. E i viaggi? in 4 anni di liceo mia figlia ne ha fatto uno, mio figlio nessuno!. Alle medie, nessuno. Cosa imparano se non sanno stare con gli altri? insegnamo ai ragazzi/bambini che rispettare gli altri significa rispettare se stessi. E poi, come ho detto prima parliamo anche di tutte le altre cose “importanti”. Ma secondo me la buona scuola incomincia da qui.
Ecco perché, secondo me, il testo della LIP non convince: http://mailtuosorrisomai.blogspot.com/2015/05/lip-per-la-scuola-perche-non-convince.html
Un comportamento adeguato, rispettoso delle persone, delle cose, dell’ambiente circostante è a mio avviso fondamentale e deve essere a mio parere preso in maggiore considerazione. dovrebbe essere una delle cose più importanti per la formazione di un individuo e di un cittadino. insegno in un istituto professionale, ho visto e sentito accadere molte cose spiacevoli e troppo spesso gli insegnanti sono privi di strumenti adeguati per intervenire. chi ne paga le spese sono i ragazzi corretti, che vanno a scuola per imparare, purtroppo. vi prego di riflettere attentamente a questo proposito e di non cedere a idee di scuola e di società inesistenti. penso che per degli adolescenti sia fondamentale la chiarezza delle regole per avere un orientamento certo e sapere che per ogni azione (od omissione) c’è una conseguenza. i ragazzi non sanno più affrontare ed elaborare i propri insuccessi. temo anche che, e qui so che sarò impopolare, per molti l’obbligo fino a 18 anni si trasformi in un pessimo parcheggio. ci sono tantissimi ragazzi che arrivano a stento alla qualifica triennale, che non hanno desiderio di studiare oltre, che non vedono l’ora di andare a lavorare. li conosco, li vedo ogni giorno. non so fino a che punto possa essere proficuo per loro proseguire per altri due anni.
Scusi signor Enrico da ex-alunno (uscito lo scorso anno) mi chiedo come lei possa pensare di lavorare 22 ore la settimana, quando le altre categorie ne lavorano 40
tante buone idee…ma davvero pensate che l’autovalutazione possa funzionare? immaginate se gli studenti si autovalutassero…certo i piu’ seri (sia tra gli studenti che tra i professori) sarebbero capaci, ma credete che possa funzionare con tutti, in particolare con quel 10-20% di irriducibili scansafatiche che esistono in ogni ambiente? e se una scuola concludesse che un certo docente davvero fa male il suo lavoro, che provvedimenti si possono prendere?
la finta meritocrazia e’ in effetti qualcosa di terribile. Il problema centrale della scuola e della societa’ in generale, secondo me, e’ come si fa a creare una vera meritocrazia. Questa proposta non mi sembra affronti il problema, anzi lo nasconde e lo nega alla radice. Naturalmente e’ legittimo sognare una societa’ senza meritocrazia, “da ognuno secondo le sua capacita’ a ognuno secondo i suoi bisogni”, ma temo che questa discrasia tra il sogno e la realta’ sia il male principale della scuola (e della societa’) italiana.
Capisco che non si pensi di bocciare un bambino per il comportamento, però dalle medie, in caso di comportamenti veramente scorretti… rapportiamoci con la realtà, ci sono alunni che insultano e alzano le mani sugli insegnanti, “compresi” dai genitori. Io capisco che siamo educatori però anche gli adulti sono puniti quando infrangono la legge, se poi da ragazzi gli si insegna che tanto nulla succede… la famosa bocciatura col 7 in condotta non mi sembra così assurda.
Concordo sul fatto che l’autovalutazione non offre nessuna garanzia sulle competenze e sul modo di approcciarsi agli studenti; soprattutto io ritengo essenziale che un insegnante sia non solo competente, ma in grado di rendere interessante la propria materia di insegnamento e che sappia coinvolgere gli studenti e cerchi di trarre da loro il meglio, affinando il metodo d’insegnamento con l’esperienza e non affidandosi esclusivamente o quasi ai voti come spauracchio o come approvazione del “profitto”. Certamente il problema non è di semplice soluzione perché non è proponibile affidare la valutazione ad un unico soggetto (per esempio il preside o dirigente scolastico), ma deve essere condiviso da più soggetti (ad esempio rappresentanti dei genitori e degli studenti) e deve essere identificata una griglia di valori di riferimento. A quanto ne so in tutti i paesi che possiedono sistemi scolastici di eccellenza è prevista una valutazione dei docenti, che può anche incidere sugli avanzamenti di carriera e retribuzione. Inoltre io penso che anche il preside debba essere valutato da un organo superiore consultando il collegio docente, e lo dico in base alla mia esperienza di ex insegnante che ha avuto a che fare con presidi assolutamente indegni di questo delicato incarico per la loro mancanza di responsabilità e pronunciata tendenza a rapportarsi con i singoli insegnanti non su base professionale ma di simpatia o antipatia dovuta a differenze caratteriali o di valori e finanche di orientamento politico. E proprio a causa di quest’ultimo atteggiamento permettevano che alcuni insegnanti indottrinassero gli studenti. Un buon insegnante non può lasciarsi influenzare dal proprio orientamento politico nelle materie, particolarmente la storia, ma anche altre che si prestano a posizioni di parte, ma imporsi di attenersi ai fatti o eventualmente presentare più interpretazioni degli stessi.
Luisa Giovagnini
Io come docente di scuola primaria ho 22 ore frontali e 2 di programmazione poi ci sono le riunioni varie e infine tutto il lavoro sommerso (a casa correzioni, preparazione attività, letture, aggiornamento, etc); a che serve confrontare tutto questo con il lavoro di otto ore giornaliere?
luglio 13th, 2015
Sono una studentessa appena diplomata al Liceo Classico Lucrezio Caro. Sono profondamente d’accordo riguardo l’inefficacia dell’autovalutazione per il fatto che possa essere malamente utilizzata e ingiustamente sfruttata dagli alunni in base alle loro preferenze. Sono ancora giovani, pur trovandosi in uno stadio di formazione relativamente avanzato, e non sono ancora in grado di intraprendere una valutazione consona e responsabile. Lo stesso atteggiamento è riscontrabile tra i professori, tra i quali ormai vi è solo uno scarso spirito di iniziativa e una mancata passione affievolita dallo scoraggiante contesto scolastico. E’ vero: un insegnante non deve possedere esclusivamente le competenze necessarie all’insegnamento, ma anche gli strumenti adatti a rendere interessante il programma di studi; la capacità di instaurare un rapporto con gli alunni che non sia soltanto un vantaggio relativo all’annullamento di un processo che sembra essere irreversibile, l’inaridimento del cuore, ma che possa rappresentare un metodo utile allo sviluppo di un atteggiamento differente, di interesse, nei confronti delle materie studiate. Ho avuto la possibilità, nell’arco dei cinque anni di formazione, di osservare ed analizzare gli insegnanti che mi sono stati assegnati: altamente indegni del loro ruolo e indubbiamente distanti dall’adeguato modello che dovrebbero rappresentare. Un solo insegnante è riuscito a far nascere in me passioni e buoni propositi, in quanto lui stesso è stato portatore di tali valori. Riporto le parole del filosofo Umberto Galimberti in cui ritengo vi sia quanto è necessario a comprendere quale sia davvero il problema.
”Non parliamo poi di quel lessico impreciso al limite dell’insignificanza che alimenta i colloqui fra genitori e professori, costruito con espressioni: ‘Dovrebbe metterci più buona volontà’, ‘Dovrebbe impegnarsi di più’, ‘E’ sempre disattento’, ‘Lega poco in classe’, in cui c’è un precipitato di genericità e forse di ignoranza propria di chi non sa che la volontà non esiste al di fuori dell’interesse, che l’interesse non esiste separato da un legame emotivo, che il legame emotivo non si costruisce quando il rapporto tra professore e studente è un rapporto di reciproca diffidenza, se non di assoluta incomprensione che scatta non appena la psicologia dello studente esce dagli schemi della psicologia del professore”.
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