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Timestamp: 2018-08-19 21:35:32+00:00
Document Index: 157467967

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 9', 'art. 403', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 336']

Le segnalazioni per i procedimenti civili davanti al Tribunale dei minorenni
11 marzo 2016 | Autore: Edizioni Simone
> L’esperto Pubblicato il 11 marzo 2016
Modalità delle segnalazioni sei servizi sociali; segnalazioni obbligatorie e non obbligatorie; l’iniziativa di genitori e parenti.
Il Tribunale per i minorenni, come giudice terzo e imparziale, procede di norma solamente quando una parte pubblica (Pubblico Ministero) o privata (genitore o parente) propone un ricorso.
I Servizi Sociali non possono assumere la qualità di parte processuale, quindi non hanno un potere di ricorso. Essi possono provocare l’iniziativa del P.M. con una segnalazione: hanno, infatti, la facoltà, e in qualche caso l’obbligo di segnalare all’Autorità Giudiziaria minorile le situazioni a loro conoscenza in cui la responsabilità genitoriale è male esercitata e, per effetto, il minore subisce un pregiudizio o appare abbandonato, situazioni che possono comportare un provvedimento giudiziario nei confronti dei genitori.
Tutti possono segnalare situazioni di pregiudizio o abbandono di minorenni meritevoli di una tutela giudiziaria.
Questo potere generale di segnalazione è però attribuito dalla legge (art. 1, co. 2, L. 216/1991) specificamente, ai fini del collocamento dei minori fuori della loro famiglia, a quattro soggetti che hanno compiti di protezione dei bambini: i Servizi Sociali, gli Enti Locali, le Istituzioni Scolastiche e l’Autorità di Pubblica Sicurezza.
Fra queste fonti di segnalazione, i Servizi Sociali costituiscono una fonte particolar-mente qualificata perché hanno lo scopo istituzionale del sostegno al disagio delle fami-glie e dei minori.
È noto come i Servizi Sociali abbiano, tra le proprie funzioni istituzionali, quella di attivarsi autonomamente, senza dover necessariamente chiedere indicazioni e/o prescrizioni all’autorità giudiziaria, nei confronti di minorenni che versino in situazione di pregiudizio, anche solo potenziale. In tali casi, il Servizio deve porre in essere tutte quelle attività ed iniziative che ritiene utili, e quindi, in concreto, formulazione di una diagnosi, approntamento di un progetto di intervento e trattamento a favore del minore e del nucleo familiare.
Chiaramente, per far ciò, il Servizio deve ricercare il consenso dei genitori e del minore, la loro reale adesione al progetto formulato e prospettato. Solo laddove questo consenso ed adesione non vi siano, o non siano effettivi, entra in gioco la competenza del Giudice Minorile, che può intervenire a limitare o comprimere la responsabilità genitoriale, così permettendo la realizzazione degli interventi necessari.
Ora va da sé che il Servizio si rivolgerà all’Autorità Giudiziaria minorile soltanto nei casi in cui, presa conoscenza del caso, e formulato un progetto di intervento, non abbia trovato la necessaria adesione dei genitori; ovvero, non sia riuscito nemmeno a formulare proposte di intervento, a causa degli ostacoli frapposti dal nucleo familiare, ad effettuare gli accertamenti propedeutici. In questi casi, infatti, l’unica possibilità di intervento passa attraverso un provvedimento del Tribunale per i minorenni, che autorizzi il Servizio ad intervenire pur in assenza di consenso.
A seguito della legge 149/2001, cambiò l’impostazione di lavoro dei Servizi, il cui re-ferente immediato ed iniziale è proprio il Pubblico Ministero minorile, destinatario unico di tutte le segnalazioni riguardanti minorenni.
1 I casi di segnalazione obbligatoria
2 I casi di segnalazione non obbligatoria ma opportuna
4 L’iniziativa dei genitori e dei parenti
I casi di segnalazione obbligatoria
Il nostro ordinamento prevede casi nei quali la segnalazione all’Autorità Giudiziaria è obbligatoria:
– quando un minorenne si trova in situazione di abbandono ai fini della eventuale dichiarazione del suo stato di adottabilità (art. 9, co. 1, L. 184/1983);
– quando un minorenne è moralmente o materialmente abbandonato o allevato in locali insalubri o pericolosi oppure da persone, per negligenza, immoralità, ignoranza o altri motivi, incapaci di provvedere alla sua educazione (art. 403 c.c.), e per tale ragione collocato, d’urgenza, in luogo sicuro dall’autorità amministrativa; la segnalazione, in tal caso, è finalizzata a permettere al Tribunale per i Minorenni l’immediata verifica della situazione e l’eventuale convalida del provvedimento amministrativo;
– quando vi sono minori degli anni diciotto che esercitano la prostituzione (art. 25bis, co. 1, R.D.L. n. 1404/1934, introdotto dalla L. 269/1998 sullo sfruttamento sessuale dei minori);
– quando vi sono minori degli anni diciotto stranieri, privi di assistenza in Italia, che sia-no vittime dei reati di prostituzione e pornografia minorile o di tratta e commercio (art. 25bis, co. 2, R.D.L. n. 1404/1934);
– quando occorre prorogare un affidamento familiare o un collocamento in comunità o in istituto, oltre il termine stabilito o anticiparne la cessazione (art. 4, co. 5, L. 184/1983).
I casi di segnalazione non obbligatoria ma opportuna
In alcuni casi, pur non essendo obbligatoria, la segnalazione è comunque opportuna; vi rientrano tutte quelle situazioni in cui vi è un pregiudizio, attuale o potenziale, a carico di un minore, per rimuovere il quale non sono sufficienti gli ordinari interventi del Servizio Sociale, apparendo necessario incidere sulla responsabilità dei genitori (che, evidente-mente, non hanno aderito alle proposte del Servizio).
– l’allontanamento del figlio o dei genitori o dei conviventi dalla residenza familiare;
– la decadenza dei genitori dalla responsabilità sul figlio;
– la regolamentazione della responsabilità divisa dei genitori;
– l’imposizione di prescrizioni affinché i genitori tengano una condotta positiva o si astengano da una condotta pregiudizievole o affinché i genitori e/o il figlio collaborino in attività di sostegno attuate dai Servizi necessarie per la cura del minorenne.
Appare opportuno invitare i Servizi ad evitare di avanzare richieste al Tribunale per i Minorenni in ordine ad attività che appaiono, invece, di esclusiva competenza del Servizio stesso, ovvero richieste interlocutorie, attendendo suggerimenti su come procedere.
In tal caso, ove non risulti ancora aperto un procedimento presso il TM, l’interlocutore del Servizio sarà il Pubblico Ministero, il quale potrà anche decidere, nell’ambito degli accertamenti preliminari di propria competenza, di delegare un’indagine psico-sociale, ovvero di interessare direttamente altre strutture socio-sanitarie, al fine di agevolare l’intervento del Servizio segnalante.
Ove, invece, vi sia già stato un provvedimento del TM, ma il Servizio intenda chiedere la cd. riapertura del caso, ugualmente dovrà rivolgersi al Pubblico Ministero, rappresentando chiaramente, ed analiticamente, quali siano i fatti nuovi che consiglino un nuovo esame.
In pratica, il Servizio dovrà evidenziare, ad esempio, se la situazione è migliorata, ovvero è peggiorata o rimasta immutata rispetto a prima; quali attività sono state svolte e con quali benefici per il minore; quali ulteriori interventi appare necessario promuovere, e così via. È necessario, perciò, che il Servizio indichi con precisione quali interventi ritiene opportuno effettuare, in modo da comprendere subito se occorra davvero investire nuo-vamente il Tribunale per una modifica del decreto precedente, ovvero quest’ultimo già consenta al Servizio anche la nuova attività prospettata.
Relativamente alle modalità di segnalazione, occorre porre in evidenza alcuni punti fondamentali:
– poiché le segnalazioni sono dirette ad ottenere provvedimenti di protezione dei bambini nei confronti dei genitori, occorre sempre l’indicazione delle generalità complete dei bambini e, soprattutto, delle generalità e degli indirizzi dei genitori;
– le segnalazioni di un caso nuovo o di un caso da riaprire, indirizzate alla Procura della Repubblica per i minorenni perché valuti se proporre ricorso al Tribunale per i minorenni, non devono essere inviate anche al Tribunale per i minorenni in copia o per conoscenza;
– appare inutile segnalare alla Procura della Repubblica per i minorenni la condizione di una donna maggiore di età che aspetta un bambino prima che il bambino nasca, per-ché non c’è responsabilità genitoriale se non c’è il figlio e perciò non si può ancora aprire un fascicolo giudiziario. I Servizi possono già raccogliere delle informazioni quando hanno notizia che, per le condizioni dei genitori, il bambino alla nascita potrebbe trovarsi in condizione di rischio o pregiudizio. Essi procedono poi alla tempe-stiva segnalazione appena il figlio è nato, se in quel momento per il figlio, destinatario della tutela, c’è un rischio o pregiudizio concreto;
– l’urgenza viene valutata dai magistrati facendo riferimento al contenuto effettivo di ciò che viene riferito nella relazione sociale o sanitaria più che alle indicazioni di «segna-lazione urgente» o «segnalazione urgentissima»; tali indicazioni sono opportune a condizione che non siano inflazionate e rispondano ad una situazione reale di pregiudizio che imponga un intervento immediato;
– è opportuno che la segnalazione proponga il provvedimento che, secondo il Servizio, la Procura della Repubblica per i Minorenni potrebbe richiedere al Tribunale per i minorenni; chi redige la segnalazione deve perciò già avere «in testa» un progetto, al-meno indicativo;
– quando ci sono più minori, si deve procedere ad unica segnalazione se appartengono alla stessa famiglia e a distinte segnalazioni se appartengono a nuclei familiari diversi;
– occorre accertare bene se la segnalazione di un caso nuovo debba essere fatta alla Procura della Repubblica per i minorenni o al Giudice tutelare. In particolare, quando si deve aprire una tutela o c’è una tutela aperta, competente per ogni intervento è il Giudice tutelare, cui ci si deve rivolgere; sarà il giudice tutelare a valutare, insieme con i Servizi, l’opportunità di una segnalazione per aprire una procedura di adottabilità. Pertanto, bisogna evitare segnalazioni plurime dirette sia al giudice tutelare sia alla Procura della Repubblica per i minorenni;
– le segnalazioni devono essere indirizzate impersonalmente alla Procura della Repubblica per i minorenni o, nei casi dovuti, al Tribunale per i minorenni e non ad un magi-strato specifico. Non così per le relazioni successive di aggiornamento che possono essere indirizzate al pubblico ministero o al giudice già individuati.
Quanto al contenuto concreto della segnalazione, è opportuno che il Servizio fornisca al Pubblico Ministero tutti gli elementi di conoscenza in suo possesso (a cominciare dai dati anagrafici dei componenti il nucleo familiare, alle concrete condizioni di vita dei minori, a eventuali precedenti interventi assistenziali etc.), ma soprattutto, come più volte evidenziato, è necessario che venga delineato, in qualche modo, il progetto d’intervento che si intende attuare, evidenziando altresì le ragioni per le quali si richiede un espresso intervento limitativo sulla responsabilità genitoriale: il Servizio deve dare conto dei passi compiuti per ricercare il consenso e l’adesione dei genitori e del minore, chiarendo se vi è stato, magari, dissenso esplicito ovvero un comportamento formalmente e apparente-mente collaborante, ma di fatto oppositivo e sfuggente.
Solo tali dettagliate notizie, infatti, consentiranno al Pubblico Ministero di apprezzare concretamente la sussistenza del pregiudizio prospettato, valutando se la situazione ri-chieda un intervento giudiziario e quali richieste avanzare al Tribunale per i minorenni.
Logico corollario di quanto sopra è la necessità che vi sia sempre una informazione di ritorno: sarà pertanto cura e onere del Pubblico Ministero comunicare al Servizio le proprie determinazioni, sia quando decide di ricorrere al TM sia, soprattutto, quando tale facoltà decide di non esercitarla, esponendo, in tal caso, le ragioni della propria decisione ed, eventualmente, fornendo indicazioni e chiarimenti al Servizio sulle attività ritenute utili.
Vi sono, poi, situazioni particolari che spesso sono segnalate alla Procura minorenni, ma che andrebbero, invece, portate all’attenzione di altra Autorità Giudiziaria, nella specie il Giudice tutelare. I casi più frequenti sono i seguenti:
– decesso o impedimento di altra natura di entrambi i genitori ad esercitare i compiti genitoriali; in questi casi, deve essere disposta l’apertura di tutela, ai sensi dell’articolo 343 c.c., con eventuale assunzione, da parte sempre del Giudice tutelare, di provvedimenti urgenti per la cura del minore e la conservazione e l’amministrazione del patrimonio, ai sensi dell’articolo 361 c.c.;
– affidamento familiare attuato con il consenso dei genitori, ai sensi dell’art. 4 L. 184/1983; la segnalazione deve essere fatta al Giudice tutelare che, con decreto, rende esecutivo l’affidamento; l’eventuale proroga dell’affidamento oltre i due anni deve essere invece disposta dal Tribunale per i minorenni;
– interruzione volontaria di gravidanza da parte di minorenne, quando i genitori (o uno di essi) non esprimano il consenso a tale atto, ovvero quando la minore non vuole che i genitori siano informati; in tali casi, sarà il Giudice tutelare, assunte le necessarie informazioni, ad autorizzare l’intervento;
– conflittualità tra i genitori per l’osservanza delle disposizioni stabilite dal Tribunale ordinario in sede di separazione o di divorzio o crisi della famiglia di fatto; per questi casi, è prevista una competenza del Giudice tutelare, in verità poco incisiva nella realtà, non potendo detto giudice eventualmente modificare i provvedimenti, ma solo richiamare le parti ad una maggiore collaborazione. Quel che spesso avviene è che si richiedano magari al TM provvedimenti urgenti di modifica delle condizioni stabilite in sede di separazione, di divorzio o crisi della famiglia di fatto: appare opportuno, in tali evenienze, che il Servizio abbia ben chiare le competenze giurisdizionali, spiegando ai genitori (ovvero, a quello di essi che lamenta la situazione pregiudizievole generata dall’altro genitore) la possibilità di attivazione del procedimento per la modifica dei provvedimenti di affidamento dei figli minori previsto dall’articolo 710 c.p.c. davanti al Tribunale ordinario. Solo se il Servizio constati la mancata iniziativa dei genitori in tal senso ed il perdurare di un serio pregiudizio dei minori, segnalerà comunque la situazione alla Procura minorenni.
Nel caso di segnalazione avente ad oggetto condotte di rilevanza penale ai danni di un minore (quali lesioni personali, maltrattamenti in famiglia o abusi sessuali) la Procura della Repubblica per i minorenni, prima di trasmettere il proprio ricorso o la documentazione al Tribunale per i minorenni e svelarne così il contenuto, svolge una attività di confronto e coordinamento con il Procuratore della Repubblica competente per il procedi-mento penale, allo scopo di valutare le priorità fra gli atti di indagine in sede penale nei confronti dell’autore dell’abuso e gli interventi civili rivolti ad assicurare, al minore vittima, un adeguato contesto di protezione.
Si possono segnalare direttamente al Tribunale per i minorenni i casi di assoluta urgenza, in cui bisogna assumere un provvedimento immediato, nello spazio di poche ore (art. 336, co. 3, c.c.), con la particolarità che, ove il Tribunale per i minorenni non ravvisi l’assoluta urgenza, la segnalazione viene rinviata al Procuratore della Repubblica per i minorenni perché valuti se assumere l’iniziativa (in questo caso, il giro della segnalazione fra le cancellerie dei due uffici genera un inevitabile ritardo).
L’iniziativa dei genitori e dei parenti
I genitori e i parenti possono rivolgersi direttamente al Tribunale per i minorenni, at-traverso il patrocinio di un legale, depositando un ricorso per ottenere un provvedimento.
È opportuno che i Servizi li informino del loro diritto e delle modalità di attivare la giustizia. Non serve invitarli genericamente «a presentarsi al Tribunale per i minorenni». Spesso presentarsi è inutile perché nel Tribunale per i minorenni non c’è un giudice di turno che accolga e ascolti queste persone; talvolta, è doppiamente inutile perché il caso è di competenza del Tribunale ordinario (es.: la modifica delle condizioni relative ai figli stabilite dal provvedimento di separazione, di divorzio o crisi della famiglia di fatto) o del Giudice tutelare (esempio: la corretta attuazione delle disposizioni impartite ai genitori divisi per l’affidamento del figlio).
Più specificamente, quando un genitore o i parenti devono attivare il Tribunale per i minorenni per un provvedimento giudiziario relativo ai minori, i Servizi dovrebbero informarli: che devono compilare un ricorso scritto, con l’assistenza obbligatoria di un avvocato; che possono richiedere per la difesa un avvocato gratuito attraverso l’istituto del patrocinio a spese dello Stato se il loro reddito è basso.
Infine, le persone non legittimate a presentare un proprio ricorso (persone informate, insegnanti, esponenti del volontariato sociale etc.) possono, negli orari di ufficio, presentarsi allo sportello di accoglienza ovvero alla Polizia giudiziaria della Procura della Repubblica per i minorenni per esporre le situazioni di possibile pregiudizio di un minore, che saranno vagliate ai fini della presentazione di un ricorso di parte pubblica.
Quelle stesse persone, in alternativa, possono poi rivolgersi ai Servizi che, a loro volta, potranno formulare la segnalazione alla Procura della Repubblica per i minorenni.