Source: http://www.affidamentocondiviso.it/Trib.Torino4novembre2013massima.htm
Timestamp: 2019-08-20 15:53:12+00:00
Document Index: 150000171

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 156', 'art. 3', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 3', 'art. 156']

TribTorino4novembre2013 AFFIDAMENTO CONDIVISO
TRIBUNALE DI TORINO; Sezione VII Civile; ordinanza 4 novembre 2013; Pres. TAMAGNONE; Est. CLERICI.
Procedimenti in materia di figli nati fuori del matrimonio - Assegno di mantenimento per i figli - Strumenti di tutela - Sequestro dei beni dell'obbligato - Presupposti - Inadempimento - Necessità - Esclusione - Credito liquido ed accertato - Sufficienza - Finalità - Strumento di coazione psicologica sulla parte obbligata (Cod. civ., artt. 147, 148, 155 e 156; legge 1° dicembre 1970, n. 898, art. 8; legge 10 dicembre 2012, n. 219, art. 3).
«Il sequestro dei beni del genitore obbligato, previsto dall'art. 3, comma 2, della legge n. 219/2012, non richiede, quale requisito per la sua concessione, che si sia già verificato un inadempimento a carico dell'obbligato (al contrario di quanto previsto dall'art. 156, comma 6, cod. civ.), prescinde dai requisiti previsti per il sequestro conservativo e presuppone solo un credito liquido ed accertato, funzionando il vincolo del sequestro quale coazione psicologica sulla parte obbligata. Ne consegue che tale misura coercitiva non costituisce garanzia per il pagamento del credito già maturato e non versato dal debitore (rispetto al quale il creditore ha già la possibilità di agire esecutivamente sulla base del titolo), ma, piuttosto, rappresenta uno strumento volto ad assicurare, attraverso il vincolo a tempo indeterminato che impone sui beni del debitore, l'adempimento rispetto agli oneri futuri di mantenimento a cui è tenuto e già consacrati dal titolo» (massima affidamentocondiviso.it) (1)
(1) Nella specie, il Tribunale di Torino, premesso che lo stato di detenzione del padre (condannato per il reato di tentato omicidio nei confronti del figlio) non faceva venir meno l'obbligo di contribuire al mantenimento della prole e che, da aprile 2012, tale genitore non versava alcuna somma in favore del minore, ha disposto il sequestro del TFR maturato in favore del genitore obbligato, tenendo conto, quale credito futuro, delle somme spettanti, a titolo di mantenimento, in favore del figlio (di anni 6) fino al presumibile conseguimento della sua indipendenza economica (al compimento del ventesimo anno di età).
L'art. 3, comma 2, della legge 10 dicembre 2012, n. 219 (rubricata «Disposizioni in materia di riconoscimento di figli naturali») ha introdotto una serie di garanzie patrimoniali a tutela del diritto al mantenimento dei figli nati fuori del matrimonio, tra cui il sequestro dei beni del genitore obbligato (la norma citata così recita: «Per assicurare che siano conservate o soddisfatte le ragioni del creditore in ordine all'adempimento degli obblighi di cui al periodo precedente, il giudice può disporre il sequestro dei beni dell'obbligato secondo quanto previsto dall'articolo 8, settimo comma, della legge 1° dicembre 1970, n. 898»).
Prima dell'entrata in vigore della legge di riforma, la Corte Costituzionale aveva affermato che il provvedimento di sequestro previsto dall'art. 156, comma 6, cod. civ. poteva essere disposto anche nei confronti del genitore del figlio naturale riconosciuto, tenuto conto che: «il sequestro di cui all'art. 156 cod. civ. è una forma di attuazione del principio di responsabilità genitoriale, il quale postula che sia data tempestiva ed efficace soddisfazione alle esigenze di mantenimento del figlio, a prescindere dalla qualificazione dello status» (così Corte cost. 18 aprile 1997, n. 99, in www.cortecostituzionale.it, secondo cui il sequestro in esame consisteva in un ulteriore mezzo di tutela speciale, ma non eccezionale, della prole).
Ne consegue che il legislatore del 2012 altro non ha fatto se non normativizzare quello che era il diritto vivente in quel momento, sebbene prevedendo un limite quantitativo alla misura del sequestro.
Al riguardo, un autorevole interprete ha evidenziato che: «la lettera dell'art. 3 della l. 219 del 2012 lascia intendere un'opzione a favore dell'estensione della disciplina propria dell'istituto del divorzio piuttosto che di quella tipica del procedimento separativo, così che debbono ritenersi operanti i limiti quantitativi della garanzia allorquando l'oggetto del sequestro riguardi retribuzioni o emolumenti pensionistici» (G. Servetti, Le garanzie patrimoniali nella famiglia, Milano, 2013, 188, che ha rilevato come i figli nati dal matrimonio conservino una garanzia patrimoniale più ampia rispetto a quella dei figli ex naturali, considerato che l'art. 156, comma 6, cod. civ., non prevede alcun limite quantitativo al sequestro dei beni del genitore obbligato).