Source: https://www.osservatorioamianto.com/assistenza-legale/guida-per-pensione-amianto/
Timestamp: 2018-03-20 03:36:33+00:00
Document Index: 174247763

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 13', 'art. 414', 'art. 445', 'art. 445', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 130', 'art. 42', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13']

Guida per pensioni amianto - ONA
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Guida pensioni amianto
Limiti di soglia per i benefici amianto (art. 13, comma 8, Legge 257/1992)
I lavoratori esposti ad amianto per attività nelle miniere (art. 13, comma 6, Legge 257/1992) e i lavoratori che hanno ottenuto il riconoscimento di una patologia asbesto correlata di origine professionale (art. 13, comma 7 L. 257/92), possono leggere la nostra guida pensioni e scoprire che hanno diritto a ottenere le maggiorazioni amianto con il coefficiente 1,5, utile per anticipare la maturazione del diritto a pensione e per rivalutare i ratei.
Non è previsto alcun limite di soglia.
I lavoratori esposti ad amianto che invece sono sani e cioè non hanno ricevuto la diagnosi di una delle patologie asbesto correlate, hanno comunque diritto alle maggiorazioni amianto per il prepensionamento, a condizione però che dimostrino una esposizione per oltre 10 anni a polveri e fibre di amianto, oltre la soglia delle 100 ff/l nella media delle 8 ore lavorative.
Benefici amianto: limiti di soglia delle 100 ff/l
Attraverso la nostra guida pensioni potrai leggere che l'art. 13, comma 8, della Legge 257/1992 (prepensionamento amianto per esposizione ultradecennale) subordina il diritto alla prova dell'esposizione qualificata per un periodo superiore ai 10 anni, che è a carico del lavoratore (tale onere è stato affermato per la prima volta dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, sentenza n. 4913/2001, ex artt. artt. 24 e 31 del D.Lgs. 277/91 [1], poi specificato dal legislatore con l'art. 47, commi 1 e 3, della L. 326. Il comma 3 prevede: “Con la stessa decorrenza prevista al comma 1, i benefici di cui al comma 1, sono concessi esclusivamente ai lavoratori che, per un periodo non inferiore a dieci anni, sono stati esposti all'amianto in concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre/litro come valore medio su otto ore al giorno. I predetti limiti non si applicano ai lavoratori per i quali sia stata accertata una malattia professionale a causa dell'esposizione all'amianto, ai sensi del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al punto decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124”.
[1] Norme che sanciscono obblighi accessori a carico del datore di lavoro in materia di sicurezza e misure cautelari rispetto al rischio amianto, piuttosto che oneri probatori in materia di riconoscimento di maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto.
L'esposizione superiore alle 100 ff/l
Si può dimostrare l'esposizione qualificata a polveri e fibre di amianto sulla base della rilevante probabilità di avvenuto superamento della soglia delle 100 ff/l. I criteri dettati dalla Suprema Corte sono innanzitutto quelli relativi al rischio morbigeno / pericolosità dell’ambiente lavorativo, anche su base epidemiologica (Cassazione, Sezione Lavoro, n. 16119 del 2015; Cassazione, Sezione Lavoro, n. 9192 del 2012; Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 6543 del 2017).
La prova quindi può essere raggiunta sia tenendo conto del rischio morbigeno per patologie asbesto correlate (indagini epidemiologiche circa i casi di asbestosi, placche e/o ispessimenti della pleura, mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, tumore del polmone, tumore della laringe, tumore dell’ovaio, cancro della faringe, cancro dello stomaco, cancro del colon retto e cancro dell’esofago, che sono stati riconosciuti dall'INAIL - >> Tutte le malattie provocate dall'amianto), sia con il calcolo su base presuntiva (banca dati Amyant INAIL con l'algoritmo E= Σ(cᵢ * hᵢ)/hanno dell'ente tedesco Hauptverband der Berufsgenossenschaften).
Nel caso il calcolo porti al superamento della soglia delle 100 ff/l nella media delle 8 ore lavorative per oltre 10 anni, risultano integrati i presupposti per ottenere le maggiorazioni amianto anche per i lavoratori che non hanno contratto nessuna patologia (lavoratori sani).
Il ruolo dell'INAIL e delle CONTARP regionali
All'interno della nostra guida pensioni troverai anche delucidazioni sulle posizioni dell'INAIL e delle CONTARP regionali.
Il ruolo di accertamento della esposizione ad amianto è stato affidato all'INAIL attraverso le CONTARP regionali. L'INAIL, con il rilascio del certificato di esposizione, ha permesso e permette ai lavoratori aventi diritto di ottenere dall'INPS l'accredito delle maggiorazioni amianto / prepensionamento amianto.
Con l'art. 47 della L. 326/2003 e successivo D.M. 27.10.2004 (emanato in base all'art. 47 co. 5 L. 326/03), i lavoratori esposti ad amianto avevano l'onere di depositare la domanda all'INAIL entro 6 mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (15.06.2005).
L’art. 2 del D.M. 27.10.2004 infatti stabilisce i criteri attraverso i quali debbono essere rilasciate le certificazioni di esposizione, riassumibili, conformemente al dettato normativo, nella necessità dei presupposti dei dieci anni di occupazione in attività lavorative comportanti esposizione ad amianto “in concentrazione media annua non inferiore a 100 fibre litro come valore medio su otto ore al giorno”, e con specifico riferimento alla “a) coltivazione, estrazione o trattamento di minerali amiantiferi; b) produzione di manufatti contenenti amianto; c) fornitura a misura, preparazione, posa in opera o installazione di isolamenti o di manufatti contenenti amianto; d) coibentazione con amianto, decoibentazione o bonifica da amianto, di strutture, impianti, edifici o macchinari; e) demolizione, manutenzione, riparazione, revisione, collaudo di strutture, impianti, edifici o macchinari contenenti amianto; f) movimentazione, manipolazione ed utilizzo di amianto o di manufatti contenenti amianto; distruzione, sagomatura e taglio di manufatti contenenti amianto; g) raccolta, trasporto, stoccaggio e messa a discarica di rifiuti contenenti amianto.
L’art. 3, al comma 7, precisa che l’INAIL si deve avvalere dei “dati delle indagini mirate di igiene industriale, di quelli della letteratura scientifica, delle informazioni tecniche ricavabili da situazioni di lavoro con caratteristiche analoghe, nonché di ogni altra documentazione e conoscenza utile a formulare un giudizio sull’esposizione all’amianto fondato su criteri di ragionevole verosimiglianza”.
L'INAIL (Circolare n° 90 del 29.12.2004) ha stabilito che“…la durata e l’intensità dell’esposizione sono accertate dalle CONTARP regionali, che, ai sensi dell’art. 3 comma 7, potranno formulare giudizi fondati su ragionevole verosimiglianza utilizzando non solo le indagini mirate di igiene industriali – laddove esistenti – ma anche i dati della letteratura scientifica, le informazioni ricavabili da situazioni lavorative con caratteristiche analoghe e ogni altra documentazione e conoscenza utile…”, cui faceva seguito la Circolare 7876 bis del 16.02.2006.
Tale istruttoria, anche in materia di riconoscimento della natura professionale delle patologie, ha valorizzato il giudizio probabilistico fondato “su criteri di ragionevole verosimiglianza” , in base alla “tipologia delle relazioni svolte”, ambiente di lavoro e con l’utilizzo “delle indagini mirate di igiene industriale, di quelli della letteratura scientifica, … informazioni tecniche, ricavabili da situazioni di lavoro con caratteristiche analoghe”.
Questi criteri sono i medesimi dettati dalla giurisprudenza di merito [1], e confermati dalla Corte di Cassazione [2], cioè ciò che rileva è un accertamento su base presuntiva che, anche in base alla pericolosità dell'ambiente lavorativo, permette di formulare un giudizio di superamento della soglia delle 100 ff/l nella media delle 8 ore di lavoro per oltre 10 anni.
Il giudizio è presuntivo e si fonda sul c.d. rischio morbigeno, sulla base del criterio proprio dettato dalla Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la Sentenza n.16119 dell’01.08.2005, su un “margine di approssimazione di ampiezza tale da fugare mediante un rilevante grado di probabilità circa il superamento della soglia massima di tollerabilità … riferito anche un’esposizione della durata di pochi minuti al giorno risultata gravemente nociva” e quanto al termine finale di esposizione, precisa che “... la campagna mirata alla dismissione dell’uso dell’amianto nelle attività lavorative, … intrapresa dalle autorità sanitarie, non costituisce prova della avvenuta riduzione della concentrazione delle fibre di amianto al di sotto del limite fissato dalla legge 277 del 1991 art. 24 comma 3 (100 fibre/litro per un periodo di otto ore)… in mancanza di prova della adozione da parte della società di concrete misure protettive o di modificazioni delle concrete modalità di lavoro dell’assicurato…” (Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, Sentenza n. 441 del 12.01.06).
Pertanto, con conseguente affermazione del diritto alla rivalutazione dell’intero periodo lavorativo con il coefficiente 1,5, fino al giorno della integrale bonifica, ex art. 13 comma 8 legge 257/92, poiché dunque è sufficiente[3] “la semplice verosimiglianza di quel superamento, la probabilità che quella soglia esista anche soltanto nell’ambiente” e nel corso di un eventuale giudizio “al fine del riconoscimento di tale beneficio, non è necessario che il lavoratore fornisca la prova atta a quantificare con esattezza la frequenza e la durata dell’esposizione, potendo ritenersi sufficiente, qualora ciò non sia possibile, avuto riguardo al tempo trascorso e al mutamento delle condizioni di lavoro, che si accerti, anche a mezzo di consulenza tecnica, la rilevante probabilità di esposizione del lavoratore al rischio morbigeno, attraverso un giudizio di pericolosità dell’ambiente di lavoro, con un margine di approssimazione di ampiezza tale da indicare la presenza di un rilevante grado di probabilità di superamento della soglia massima di tollerabilità” (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, Sentenza n. 16119/2005).
La mansione e la categoria merceologica e produttiva e la titolarità del rapporto di lavoro non rilevano, in quanto è decisivo in ordine alla ‘esposizione’, il concreto rischio morbigeno secondo il giudizio che se ne può trarre, tenendo conto di tutto l’ambiente di lavoro, e non solo di un singolo reparto, “per cui è esposto al rischio non solo l’operaio che è addetto o a contatto con le lavorazioni che utilizzano amianto, ma anche chi (a qualunque categoria lavorativa appartenga) svolga la sua attività in ambienti nei quali vi sia comunque diffusione e concentrazione di amianto, addetto o meno a specifiche lavorazioni all’amianto” (Cass. Sezione Lavoro, Sentenza n. 10114 dell’11.07.2002).
[2] Corte di Cassazione, Sez. Lav. Sent. n. 21256/04; Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, Sent. n. 1392/05; Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, Sent. n. 2456/05; Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, Sent. n. 2587/05; Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, Sent. n. 2582 – 83 – 84/85 e Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, Sent. n. 16117/05.
[3] Con la Sentenza n. 10114 dell’11.07.2002 la Corte di Cassazione, Sezione lavoro, ha rigettato il ricorso dell’ente previdenziale e ha confermato la decisione del Giudice di merito che aveva accolto la domanda di accredito contributivo di un impiegato che aveva lavorato in un ambiente morbigeno per presenza di amianto, senza che potesse rilevare il fatto che egli non fosse un operaio, e la categoria merceologica cui apparteneva il suo datore di lavoro.
Come dimostrare il superamento della soglia delle 100 ff/l
Per la determinazione dell’entità dell’esposizione a polveri e fibre di amianto è prassi consolidata ed universalmente riconosciuta fare riferimento al Database Amyant INAIL, che riporta i valori per ogni singola attività, nonché all’algoritmo di calcolo dell’Ente tedesco Berufsgenossenchaften; tuttavia, il risultato dell'algoritmo dell'Ente tedesco risulta approssimativo poiché è influenzato dai dati di partenza, come i tempi delle varie attività nella giornata e nella settimana lavorativa.
Il calcolo della concentrazione media annuale delle fibre di amianto, come valore medio di 8 ore al giorno, necessario per l’identificazione dell’esposizione nel caso di attività previste può essere dunque effettuato sulla base del criterio messo a punto in Germania nel 1993 dall’Hauptferband der Berufgenossenschaften, assumendo come punto di partenza il turno giornaliero della durata di 8 ore, con 240 giornate lavorative per ogni anno, ed elaborando il calcolo con la seguente formula: F x t x 5,21 x 10-4 fibre cm-3
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L'azione giudiziaria per i benefici amianto
Nel caso in cui l’INAIL non rilasci il certificato di esposizione qualificata, l’avente diritto, dopo aver inoltrato la domanda di riconoscimento anche all’ente presso il quale è assicurato ai fini dell’erogazione della pensione, e decorsi i 120 giorni, e anche prima in caso di rigetto, deve inoltrare il ricorso al Comitato Provinciale dell’ente; qualora non venisse accreditata la maggiorazione contributiva, il soggetto dovrà ricorrere al Giudice del Lavoro per ottenerne la condanna al riconoscimento del diritto e all’accredito della contribuzione aggiuntiva.
Ai fini della tutela giurisdizionale del diritto, oltre agli oneri di deduzione specifica (art. 414 c.p.c.), è indispensabile l’ammissione e l’espletamento della CTU tecnico-ambientale che assume anche una funzione percipiente, tenendo conto anche della natura previdenziale della controversia: tale misura è utile al fine di permettere al Giudice la definizione del giudizio fondato sulla rilevante probabilità circa la presunzione del superamento della soglia di esposizione delle 100 fibre/litro nell’ambiente di lavoro per oltre 10 anni.
L’accertamento di questa situazione di fatto è rilevabile solo con il ricorso a determinate cognizioni, oltre che di valutazione tecnica dei rilievi documentali e probatori in atti (Cassazione, Sezione Lavoro, 30.01.03 n. 1512; Cassazione, Sezione Lavoro, 23.04.04 n. 771); tra questi è compresa la prova testimoniale (Cassazione, Sezione Lavoro, 20.01.09 n. 1392[1]), prevista dall’art. 445 c.p.c.[2], la cui mancata ammissione si traduce in una violazione di legge, oltre che nel difetto di motivazione.
Dopo una valutazione delle testimonianze, come i dati tecnici e ogni altro elemento acquisito utile alla riscostruzione storica dell'ambiente lavorativo, i CTU nominati traggono le loro conclusioni avvalendosi del Database Amyant INAIL, oltre al ricorso dell’algoritmo di calcolo dell’Ente tedesco Berufsgenossenchaften.
[2] È proprio l’art. 445 c.p.c. a precisare che: “(Consulente tecnico) Nei processi regolati nel presente capo, relativi a domande di prestazioni previdenziali o assistenziali che richiedano accertamenti tecnici, il giudice nomina uno o più consulenti tecnici scelti in appositi albi, ai sensi dell’articolo 424. Nei casi di particolare complessità il termine di cui all’articolo 424 può essere prorogato fino a sessanta giorni. (Articolo così sostituito dalla L. 11 agosto 1973, n. 533)”.
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È opportuno precisare, inoltre, la posizione di legittimato passivo nei giudizi finalizzati ad ottenere l’accertamento del diritto alla rivalutazione contributiva per esposizione ad amianto, ovvero è soltanto l’ente presso il quale il lavoratore è assicurato, come quanto stabilito dalla Corte di Appello di Cagliari, con la Sentenza n. 598/05:
“Come è noto la corte di cassazione ha ripetutamente chiarito che il soggetto legittimato passivo in questo genere di controversie è l’INPS poiché la competenza dell’INAIL è circoscritta alla fase amministrativa degli accertamenti, ma il soggetto titolare del rapporto, dal lato passivo, è l’INPS, tenuto alla prestazione qualora venga accertato il diritto azionato. Ha, infatti ritenuto la corte che allorchè il lavoratore chieda in giudizio l’accertamento del diritto alla rivalutazione del periodo lavorativo in cui è stato esposto all’amianto … l’unico soggetto legittimato a stare in giudizio è l’ente previdenziale, che è il solo soggetto tenuto ad operare la rivalutazione. … Se pure l’istituto assicurativo sia intervenuto nel procedimento amministrativo per attestare, quale soggetto fornito di specifica competenza tecnica, l’esposizione al rischio del lavoratore, ciò non comporta che il relativo accertamento assuma carattere pregiudiziale e vincolante e valga a far assumere allo stesso istituto la veste di soggetto passivo della domanda del lavoratore. (Cass. 8937/02; Cass. 6659/03).
Simile interpretazione è conforme del resto ai principi generali in tema di legittimazione passiva, connessa alla titolarità del rapporto: essa dunque, nel caso di specie, spetta unicamente all’INPS (Cass. 6565/04 [1])” (Corte di Appello di Cagliari, con la Sentenza n. 598/05).
Pertanto, la sentenza n. 8937/02 assume un'importanza rilevante per il riconoscimeto dell’unico legittimato passivo come l’ente titolare della posizione assicurativa, senza che eguale legittimazione sussista nei confronti dell’INAIL.
Qualora il lavoratore chiedesse in giudizio l'accertamento del diritto alla rivalutazione del periodo lavorativo nel quale è stato esposto all'amianto, ai sensi dell'art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992 (come modificato dall'art. 1, primo comma, del D.L. n. 169 del 1993, convertito con modificazioni nella legge n. 271 del 1993), l'unico soggetto legittimato a stare in giudizio è l'ente previdenziale, che è il solo tenuto ad operare la rivalutazione.
La disposizione citata finalizza il beneficio dell'accredito figurativo ad una più rapida acquisizione dei requisiti contributivi utili per ottenere le prestazioni pensionistiche dell'assicurazione generale obbligatoria, e non all'attribuzione delle diverse prestazioni oggetto del regime assicurativo a carico dell'INAIL. La stessa disposizione, inoltre, diversamente da quella contenuta nel comma 7, art. 13, relativa ai lavoratori che abbiano contratto malattie professionali, non prescrive l'assolvimento di alcun incombente da parte dell'INAIL, come la "documentazione" dell'avvenuta esposizione all'amianto.
Pertanto, nonostante l'intervento dell'Istituto assicurativo nel procedimento amministrativo per attestare, quale soggetto fornito di specifica competenza tecnica, l'esposizione a rischio del lavoratore ciò non comporta che il relativo accertamento (rilevante ai soli fini probatori) assuma carattere pregiudiziale e vincolante e valga a far assumere allo stesso Istituto la veste di soggetto passivo della domanda del lavoratore, a causa di una mancata innovazione della disciplina apportata al principio generale, secondo cui la legittimazione alla causa è connessa alla titolarità del rapporto sostanzionale (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 19 giugno 2002, n. 8937).
Stessa condizione si verifica con la Sentenza n. 6659/03, inrente il beneficio della rivalutazione contributiva. Come previsto dall'art. 13, comma 8, della legge n. 257 del 1992 in favore dei lavoratori del settore dell'amianto (beneficio consistente in un incremento dell'anzianità contributiva realizzato attraverso la rivalutazione per il coefficiente 1,5 dei periodi lavorativi di esposizione all'amianto), il legittimato passivo rispetto alla domanda di attribuzione di detto beneficio è l'ente previdenziale detentore della posizione contributiva e pensionistica del lavoratore che agisce in giudizio.
Ne consegue che, nel caso di trasferimento presso un'altra gestione previdenziale, spetta all'ultimo ente, in quanto obbligato sul piano sostanziale, ad erogare un'unica pensione commisurata al coacervo dei contributi computabili per legge (ivi compresi quelli derivanti dall'accredito di cui all'art. 13, comma 8, legge n. 257/1992), a dover subire, quale contraddittore passivo, l'azione giudiziaria volta al riconoscimento del diritto all'attribuzione di un siffatto accredito nel calcolo dell'ammontare della prestazione pensionistica dovuta al momento del collocamento a riposo (Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 29 aprile 2003, n. 6659).
La Corte di Cassazione ha affermato questo principio con la Sentenza n. 8859 del 2001, e poi successivamente con le Sentenze Cass. Civ., sez. lav., 19 giugno 2002, n. 8937[3]; Cass. 8937/02 e Cass. 16256/03.
Quindi, ai fini del rilascio della certificazione ex art. 13, comma 7, l. 257/92, c’è legittimazione passiva di INAIL, se non altro perché la Corte di Cassazione, nel dichiararne il difetto, limita la sua declaratoria al riconoscimento del diritto ex art. 13, comma 8, l. 257/92, e perché ne fa esplicito riferimento e distinzione con la Sentenza n. 8937/02 [3]: “la norma del comma 8 non prescrive - diversamente da quella contenuta nel comma 7 dello stesso art. 13 per i lavoratori che abbiano contratto malattie professionali - l'assolvimento di alcun incombente da parte dell'INAIL”.
[1] Nelle controversie proposte dopo il 3 settembre 1998 aventi ad oggetto il diritto a prestazioni assistenziali secondo la disciplina di cui all'art. 130 del D.Lgs. n. 112 del 1998, il soggetto legittimato passivamente è l'INPS, nei cui confronti lo stato di invalidità va accertato in via incidentale senza necessità di promuovere un doppio giudizio (per l'accertamento delle condizioni sanitarie e per il conseguimento delle prestazioni); va invece esclusa, in base alla predetta disciplina, l'ammissibilità di un'azione di mero accertamento dello stato di invalidità civile, mentre nelle controversie in cui tale stato si configura come un presupposto logico, rispetto ai benefici (diversi dalle prestazioni economiche) richiesti dall'invalido, è legittimato passivamente il soggetto obbligato per legge a soddisfare la specifica pretesa fatta valere dall'interessato. (Fattispecie relativa a controversia non soggetta, ratione temporis, alla disciplina di cui all'art. 42 del D.L. n. 269 del 2003, convertito con modificazioni nella legge n. 326 del 2003, che ha previsto il litisconsorzio necessario del Ministero dell'economia e delle finanze nei procedimenti giurisdizionali concernenti l'invalidità civile) [Corte di Cassazione, Sezione Lavoro civile, Sentenza 2 aprile 2004, n. 6565].
[2] “…quando il lavoratore chiede l'accertamento giudiziale del diritto alla rivalutazione (per il coefficiente 1,5) del periodo lavorativo nel quale è stato esposto all'amianto, avvalendosi della disposizione di cui all'art. 13, comma 8, della legge 27 marzo 1992 n. 257 (come modificato dall'art. 1, comma 1, d.l. 5 giugno 1993 n. 169, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1993 n. 271), l'unico soggetto legittimato a stare in giudizio è l'ente previdenziale, essendo tale ente il solo tenuto ad operare la richiesta rivalutazione, posto che la norma che dà veste al diritto azionato finalizza il beneficio dell'accredito figurativo da essa previsto a una più rapida acquisizione dei requisiti di contribuzione utili per ottenere le prestazioni pensionistiche dell'assicurazione generale obbligatoria e non all'attribuzione delle (diverse) prestazioni oggetto del regime assicurativo che fa carico all'INAIL. Alle considerazioni già svolte in quella sede va aggiunto che, significativamente, la norma del comma 8 non prescrive - diversamente da quella contenuta nel comma 7 dello stesso art. 13 per i lavoratori che abbiano contratto malattie professionali - l'assolvimento di alcun incombente da parte dell'INAIL, in particolare richiedendo, come in quel caso, che l'avvenuta esposizione all'amianto sia "documentata" dall'Istituto. Se pure, quindi, a quest'ultimo, nel procedimento amministrativo aperto dall'INPS a seguito della domanda di attribuzione dell'accredito contributivo di cui trattasi (come pure nella eventuale fase contenziosa) può essere chiesto di intervenire per attestare, quale soggetto dotato di specifica competenza tecnica, l'esposizione a rischio, ciò non significa che l'accertamento dallo stesso operato assuma carattere pregiudiziale e vincolante (rilevando solamente ed eventualmente a fini probatori), né che la sua (eventuale) partecipazione al giudizio gli faccia assumere la veste di soggetto passivo della domanda del lavoratore interessato, non avendo lalegge n. 257/92 (come modificata e integrata) innovato rispetto al principio generale di diritto processuale secondo cui la legittimazione alla causa è connessa con la titolarità del rapporto sostanziale” (Cass. Civ., sez. lav., 19 giugno 2002, n. 8937).
[3] Amplius nota n. 764.
Oltre alla nostra guida pensioni, scopri quali sono le patologie che, se riconosciute, danno diritto all’applicazione dei benefici amianto con l’art. 13 comma 8 L. 257/92.