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Timestamp: 2019-06-19 23:43:43+00:00
Document Index: 180989207

Matched Legal Cases: ['art. 822', 'sentenza ', 'art822', 'art42', 'art113', 'art. 825', 'art. 66', 'art. 63']

Il capitolato speciale di appalto costituisce, per tutti gli aspetti tecnici, il riferimento normativo per eccellenza del contratto di appalto per l’esecuzione dei lavori pubblici, senza che il contenuto possa essere modificato facendo rimando al contenuto di atti extracontrattuali, come agli allegati del progetto dei lavori, salvo per quelli espressamente richiamati da quest'ultimo.
La disciplina positiva dei beni pubblici risiede ancora, almeno nelle sue linee fondamentali, nel codice civile, divide i beni pubblici, ossia i beni "appartenenti allo Stato, agli enti pubblici e agli enti ecclesiastici", in tre categorie: beni demaniali, beni patrimoniali indispensabili e beni patrimoniali disponibili.
La variante urbanistica che localizza un’opera pubblica su un’area demaniale non produce un vincolo espropriativo a carico del demanio, ma si può interpretare come una proposta di utilizzazione del bene demaniale subordinata all’assenso dell’ente gestore e al rispetto della consistenza e della destinazione del bene stesso. La verifica di tali condizioni è normalmente assicurata attraverso lo strumento della concessione demaniale, che si colloca tra la scelta urbanistica e l'esecuzione dei lavori
Su chi si avvale di una speciale autorizzazione avente ad oggetto l’utilizzazione di un bene demaniale oggetto di speciale regolamentazione da parte della competente Amministrazione grava uno specifico onere informativo, avente ad oggetto gli atti regolativi dalla stessa adottati (nella specie in punto di sosta e circolazione dei veicoli all'interno del porto).
Nel momento in cui bene diventa demaniale (per il concorso dell’acquisto della proprietà di esso in capo all’ente pubblico territoriale e per la destinazione di esso ad uno degli scopi indicati dall’art. 822) esso diviene libero da pesi ed oneri riconducibili a diritti di natura privatistica.
Se si tratta di un bene artificiale, la demanialità è l'effetto di un atto della P.A. volto a destinare il bene ad un servizio o ad una funzione, pur se la scelta è dettata dalla possibilità di annoverare l'opera artificiale in una determinata categoria.
E' legittimo l’ordine di ripristino indirizzato al Comune che ha la disponibilità dell’area demaniale, ferma restando la sua possibilità di rivalersi, azionando gli strumenti giuridici contemplati dall’ordinamento, su eventuali altri soggetti, autori delle opere.
Il Consiglio di Stato sostiene la natura giuridica pubblicistica delle «Case cantoniere» con una tesi singolare
Il giudizio espresso dal Consiglio di Stato trae origine dall’appello mosso verso una sentenza di primo grado, che aveva provveduto a rigettare l’impugnazione del provvedimento di sgombero realizzato dall'Anas ed eseguito in via amministrativa, e aveva risolto la questione sottoposta al suo esame deponendo a favore della tesi che qualificava i beni oggetto di causa come patrimoniali indisponibili e ravvisando così il presupposto di fatto e di diritto per l’esercizio di poteri di autotutela
L’orientamento del Consiglio di Stato sulla natura giuridica dei beni appartenenti a Ferrovie dello Stato S.p.a.
È opportuno analizzare un’importante pronuncia del Consiglio di Stato, in cui sembra escludersi che le modifiche organizzative che hanno interessato nel tempo l’ente gestore del servizio ferroviario abbiano modificato il regime giuridico dei beni ad esso trasferiti in proprietà, rispetto a quanto codificato dall’art822 cc. Pertanto, l’inclusione dei beni ferroviari e delle relative pertinenze nel demanio accidentale risulta compatibile con la forma societaria della Ferrovie dello Stato S.p.a..
Natura giuridica dei beni trasferiti e/o acquisiti da società partecipate: dubbi e contrasti interpretativi
Il problema circa la natura giuridica dei beni trasferiti o acquisiti dalle società partecipate si è posto con l’avvento del modello societario nel settore dei servizi pubblici. Tali soggetti di matrice privatistica sono stati il frutto di un processo di privatizzazione degli enti pubblici volto a superare le inefficienze che erano state riscontrate nell'erogazione dei servizi di interesse collettivo. Il modello societario si è poi diffuso a seguito delle scelte organizzative degli enti locali
Caratteristiche dei beni pubblici e loro regime giuridico
L’art42 della nostra Carta Costituzionale statuisce che la proprietà è pubblica o è privata. I beni pubblici, in particolare, costituiscono quella peculiare categoria di beni di cui si avvale la Pubblica Amministrazione per il perseguimento dei propri fini istituzionali. Unitamente al pubblico impiego privatizzato, attengono alla più generale tematica dei mezzi pubblici ossia di quegli strumenti di cui si avvalgono gli apparati amministrativi per il perseguimento degli interessi pubblici primari
Regime giuridico della proprietà pubblica
L’appartenenza alla mano pubblica determina l'assoggettamento di specifici beni a una disciplina giuridica distinta rispetto a quella cui vengono sottoposti i beni privati. La disamina dovrà partire dal regime giuridico cui sono vincolati i beni demaniali. Tale problema prende necessariamente le mosse dall’individuazione del momento costitutivo, modificativo ed estintivo di tale status da cui consegue l’applicazione o la cessata applicazione della disciplina giuridica peculiare del codice civile
L'uso dei beni pubblici
I beni pubblici, dato il vincolo di destinazione che li accomuna, specie per ciò che attiene a quelli demaniali e a quelli ricompresi nel patrimonio indisponibile dello Stato, sono sottoposti, innanzitutto, ad uso esclusivo da parte dell'Amministrazione, ad uso generale da parte di qualunque soggetto pubblico o privato e infine ad uso speciale da parte di soggetti pubblici o privati cui è riservato un certo utilizzo del bene. Tali usi speciali si distinguono poi in usi autorizzati e usi concessi
Riparto di giurisdizione al cospetto di un provvedimento concessorio di beni pubblici
Per affrontare le problematiche relative al riparto di giurisdizione del provvedimento concessorio è bene fare alcune considerazioni preliminari che ci consentono di ricostruire attentamente la posizione giuridica del concessionario nei riguardi dell’atto in esame. Giova a tal fine risolvere un primo problema controverso, soprattutto in giurisprudenza, che ha riguardato l’applicabilità delle regole dell’evidenza pubblica non solo al cospetto delle concessioni di servizi pubblici ma anche di beni
L’avvento del modello societario nel settore dei servizi pubblici locali
Il proliferare del modello societario nel panorama organizzativo della PA è stato sollecitato dall’avvio del processo di esternalizzazione dei servizi pubblici, in un’ottica di più economica gestione degli stessi, soprattutto da parte degli enti locali. A tale riguardo, il dato normativo di partenza è costituito dall’art113 del dlgs267/2000: sancisce espressamente che l’erogazione del servizio, da parte degli enti locali, avviene secondo le discipline di settore e nel rispetto della normativa UE
L’incidenza dell’avvento del modello societario sulla disciplina giuridica dei beni pubblici
Dalla qualifica pubblica o privata di un bene consegue una profonda diversificazione in punto di disciplina giuridica applicabile. A tale riguardo, autorevole dottrina ha avuto modo di sottolineare che quando si affronta il problema della c.d. privatizzazione dei beni pubblici, peraltro notevolmente influenzata dalla privatizzazione degli enti, è opportuno distinguere tra veri e propri fenomeni sostanziali ed ipotesi, invece, in cui il processo di privatizzazione si è realizzato solo formalmente
L’art. 825 c.c. disciplina i diritti demaniali su beni altrui, disponendo che i diritti reali appartenenti allo Stato, alle province e ai comuni su beni altrui, siano sottoposti al regime previsto per i beni del demanio pubblico. Ciò purché i diritti in questione siano costituiti in favore di beni demaniali, o per il conseguimento di fini di interesse generale corrispondenti a quelli cui sono destinati i beni demaniali.
L’eliminazione ad opera del D.P.R. 117/1993 dei «beni mobili ed immobili e le attrezzature dei laboratori di igiene e profilassi» dal novero dei beni trasferiti dagli enti locali alle A.S.L. ai sensi dell’art. 66 legge 833/1978 ha avuto l’effetto di ripristinare l’assetto proprietario anteriore alla riforma operata con quest’ultima legge.
Il consorzio di sviluppo industriale può esercitare la facoltà di riacquistare la proprietà delle aree cedute per imprese industriali o artigianali prevista dall’art. 63, co. 2, legge 448/1998 anche nelle ipotesi in cui lo stabilimento sia stato realizzato da oltre tre anni senza che l’attività produttiva abbia mai avuto inizio.
La circostanza che un’area sia stata di fatto utilizzata a parcheggio pubblico e strada può al più implicare che il Comune abbia voce in capitolo dal punto di vista della tutela della regolamentazione del traffico pedonale nella zona, ma non può di certo fare capo ad esso il potere di disporne per finalità diverse da quelle proprie dell’uso pubblico, quale consentire un suo sfruttamento commerciale con l’installazione di un gazebo.
I docenti non hanno interesse né legittimazione a censurare il provvedimento con il quale l’Agenzia del demanio recupera un compendio immobiliare precedentemente concesso all’Università, ma che non è mai stato utilizzato per scopi didattici.
I principi che si possono ricavare dalla giurisprudenza in materia di appalti pubblici (segnatamente in tema di impugnazione di una clausola preclusiva contenuta nel bando) possono considerarsi di carattere generale e ben si attagliano all’ipotesi di assegnazione di beni pubblici.
In caso di illegittimo e reiterato rifiuto di trasferire al legittimo acquirente il bene pubblico alienato, l’amministrazione va condannata a risarcire il danno per il mancato godimento del bene, dalla data dell’aggiudicazione al soddisfo.