Source: https://forum.grnet.it/trasferimento-a-domanda-per-chiusura-ente-11215-15
Timestamp: 2019-09-22 06:37:18+00:00
Document Index: 169544341

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art.21', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art.16', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ']

Trasferimento a domanda per chiusura ente - Pagina 2 - GrNet.it
Trasferimento a domanda per chiusura ente
Re: Trasferimento a domanda per chiusura ente
Messaggio da panorama » ven mar 25, 2016 12:38 am
Il M.D. perde l'appello e devono pagare.
SENTENZA BREVE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201601219
- Public 2016-03-24 -
N. 01219/2016REG.PROV.COLL.
N. 00430/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 430 del 2016, proposto da:
Ministero della Difesa, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;
A. D. P., G. S., R. D. M., M. G., A. C., M. N., D. S., rappresentati e difesi dall'avv. Luigi Santomassimo, con domicilio eletto presso Maddalena Villone in Roma, via Eritrea 20;
della sentenza del T.A.R. Emilia-Romagna - Bologna: Sezione I n. 01010/2015, resa tra le parti, concernente diniego corresponsione indennità di trasferimento
Visti gli atti di costituzione in giudizio di A. D. P., G. S., R. D. M., M. G., A. C., M. N. e D. S.;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 10 marzo 2016 il cons. Giuseppe Castiglia e uditi per le parti l’avvocato dello Stato D'Avanzo e l’avv. Santomassimo;
“Prima dell'entrata in vigore (al 1° gennaio 2013) dell'art. 1, comma 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228 - che ha introdotto il comma 1-bis nell'art. 1, l. 29 marzo 2001, n. 86 - spetta al personale militare l'indennità di trasferimento prevista dal comma 1 del medesimo articolo, a seguito del mutamento della sede di servizio dovuto a soppressione (o diversa dislocazione) del reparto di appartenenza (o relative articolazioni), anche in presenza di clausole di gradimento (o istanze di scelta) della nuova sede, purché ricorrano gli ulteriori presupposti individuati dalla norma, ovvero una distanza fra la nuova e l'originaria sede di servizio superiore ai 10 chilometri e l'ubicazione in comuni differenti”.
Alla stregua del principio fissato dall'Adunanza Plenaria, che ha composto il richiamato contrasto giurisprudenziale, e non essendo controversa né la soppressione del reparto di precedente assegnazione né l'ubicazione della sede di destinazione in un comune distante oltre il limite spaziale dei dieci chilometri, l'appello deve essere quindi rigettato, con conferma della sentenza impugnata.
In relazione all'esistenza dei due opposti orientamenti ermeneutici e alla loro ricomposizione soltanto a seguito della pronuncia dell'Adunanza Plenaria, successiva alla proposizione dell'appello, le spese relative al presente grado di giudizio possono essere compensate fra le parti.
Messaggio da panorama » gio ott 20, 2016 12:22 pm
Fabio Taormina	Antonino Anastasi
Messaggio da panorama » sab apr 01, 2017 12:17 pm
(N.B.: ad oggi non risulta proposto l'Appello al CdS.)
1) - il trasferimento è stato disposto dallo Stato maggiore dell’esercito con provvedimento 20 settembre 2012.
2) - i militari erano trasferiti nelle sedi prescelte nel 2002 e comunque prima del 1° gennaio 2013, data di entrata in vigore della novella normativa introdotta dall’ art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228.
SENTENZA ,sede di LAQUILA ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201700108, - Public 2017-02-23 -
N. 00108/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00855/2014 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 855 del 2014, proposto da:
Nunzio Gi., Piero D'A.., Sandro Gi., Antonio Pi., Antonio Di Gi.., Cesare De An., Francesco Ie., Matteo Ac.., Gianluca Di Me.., Mario An., Giorgio Al., Raimondo Pe., rappresentati e difesi dall'avvocato Diana Peschi C.F. PSCDNI68C69C768A, con domicilio eletto presso Federico Cortelli in L'Aquila, via Giovanni Falcone, 25;
Ministero della Difesa, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in L'Aquila, Complesso Monumentale S. Domenico;
del diritto soggettivo dei ricorrenti a percepire il trattamento economico per trasferimento d'autorità previsto dall'art. 1, comma 1, L. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di Chieti alle sedi di L'Aquila, Roccaraso e Pratola Peligna, oltre interessi legali e rivalutazione;
dell'Amministrazione resistente al pagamento dell'indennità di trasferimento così come prevista dall'art. 1, primo comma, L. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di servizio di Chieti a quelle di L'Aquila, Roccaraso e Pratola Peligna, oltre gli interessi legali e la rivalutazione;
per la condanna dell'Amministrazione al pagamento dell'indennità di prima sistemazione di cui all'art. 21 della legge 836/73 novellato dall'art. 12 della legge 417/78, oltre interesse legali e rivalutazione;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 gennaio 2017 la dott.ssa Paola Anna Gemma Di Cesare e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1.- Con ricorso notificato in data 2 dicembre 2014 e depositato in data 17 dicembre 2014 gli istanti riferiscono, in punto di fatto, di aver prestato servizio permanente effettivo al 123° Rav di Chieti, fino alla data del 30 Settembre 2012 e che, a seguito di una più ampia riorganizzazione degli enti della Difesa, attuata nel corso del 2012 e della soppressione del Reparto di appartenenza, venivano dislocati presso altre sedi e, più precisamente: a) C.le Magg. Ca. Sc. …, presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; b) C.le Magg. Ca. Sc. …, presso la Base Logistica di Roccaraso; c) C.le Magg. Ca. Sc. …., presso 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; d) C.le Magg. Ca. Sc. ….., presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; e) C.le Magg. Ca. Sc. ……, presso il Comando Militare Esercito L'Aquila; f) C.le Magg. Ca. Sc. ……., presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; g) Maresciallo Capo ….., presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; h) Maresciallo …….., presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; i) Maresciallo ……., presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila; j) lo Maresciallo ……., presso il deposito munizioni di Pratola
Peligna; k) Ten. Col. f.spe (RS) ……., presso il Comando Militare Esercito L'Aquila; l) Ten. Col. ……, presso il 9° Reggimento Alpini di L'Aquila.
I ricorrenti, in data 20 agosto 2014, inoltravano all’amministrazione della difesa, richiesta di riconoscimento del diritto alla indennità di trasferimento di cui all'art. 1, comma 1, della legge 29 Marzo 2001 n. 86 e il pagamento del relativo trattamento economico.
1.1.- L’istanza restava senza riscontro, con conseguente proposizione del presente ricorso giurisdizionale, con il quale i ricorrenti chiedono l’accertamento del loro diritto a percepire l’indennità prevista dall’art. 1, comma 1, delle legge 29 marzo 2001, n. 86, nella versione vigente al momento in cui è stato disposto il loro trasferimento e l’indennità di prima sistemazione prevista dall’art.21 della legge 18 dicembre 1973, n.836, in favore del dipendente trasferito.
Sostengono i ricorrenti che la proposizione della domanda con la quale è stata espressa la sede prescelta per il trasferimento non è idonea ad escludere la connotazione del trasferimento stesso come trasferimento d’autorità (cui consegue l’attribuzione del beneficio economico), in quanto la loro dislocazione presso altre sedi di servizio non è avvenuta in virtù di una loro libera scelta, ma su sollecitazione dell’Amministrazione, per il soddisfacimento di nuove esigenze organizzative, in vista del piano di ridislocamento e reimpiego del 123° RAV Chieti soppresso.
La spettanza dell’indennità è argomentata a contrario dall’innovazione legislativa disposta dall’art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228 - che ha introdotto il comma 1-bis nell’art. 1, l. 29 marzo 2001, n. 86 - prevedendo che le indennità connesse al trasferimento d’autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni.
2.- Il Ministero della difesa, costituitosi in giudizio per resistere al ricorso, eccepisce l’irricevibilità del ricorso per tardività, in quanto il trasferimento è stato disposto dallo Stato maggiore dell’esercito con provvedimento 20 settembre 2012, non impugnato e che, comunque, “per assurdo, anche a non voler considerare pregiudiziale l’annullamento dei provvedimenti di trasferimento” non sarebbe stato rispettato il termine di 120 giorni previsto dall’art. 30 c.p.a. per la domanda di risarcimento del danno da lesione di interessi legittimi.
Nel merito, l’Amministrazione della difesa afferma l’infondatezza del ricorso, sull’assunto che i militari hanno liberamente chiesto di essere reimpiegati nelle sedi ove poi effettivamente sono stati assegnati, al fine di evitare l’assegnazione a sedi più lontane e quindi sgradite, con la conseguente non configurabilità di un trasferimento di autorità, presupposto quest’ultimo per l’ottenimento del beneficio economico richiesto.
La novella normativa disposta dall’art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228- argomenta la difesa erariale- lungi dal consentire l’ammissione al beneficio, avrebbe, al contrario, inteso eliminare ogni incertezza interpretativa in ordine alla possibilità, per il personale trasferito in seguito di soppressione o nuova dislocazione dell’ente di appartenenza, di vedersi riconosciuta l’erogazione dell’indennità di trasferimento.
3.- All’udienza pubblica dell’11 gennaio 2017 la causa è stata trattenuta per la decisione.
4.- L’oggetto del presente giudizio è costituito dalla domanda di corresponsione dell’indennità di trasferimento, prevista dall’art. 1, legge n. 86 del 29 marzo 2001, proposta da alcuni ufficiali e sottoufficiali dell’Esercito.
5.- In via preliminare, va respinta l’eccezione di irricevibilità del ricorso.
La controversia ha ad oggetto il diritto soggettivi dei ricorrenti alla percezione dell’indennità di trasferimento, per i quali opera il termine ordinario di prescrizione, atteso che l’indennità in questione non ha carattere sinallagmatico della prestazione di lavoro, ma riveste la funzione di mitigare i disagi, anche economici, connessi al mutamento della sede, disposto d’autorità (C. Stato, sez. IV, 05-02-2015, n. 558; Cons. Stato, sez. IV, 22 dicembre 2014, n. 6236).
Né opera, come ritenuto dalla difesa erariale, il termine decadenziale di centoventi giorni, in quanto tale termine, previsto dall’art. 30 c.p.a. si riferisce soltanto alla domanda di risarcimento per lesione di interessi legittimi e non trova applicazione alla domanda di risarcimento per la lesione di diritti soggettivi.
6.- Nel merito, non risultano contestate, in punto di fatto, le circostanze:
a) che tutti i militari ricorrenti erano trasferiti in altre sedi a causa della soppressione del 123° RAV “CHIETI” ove prestavano servizio;
b) che l’Amministrazione della difesa, al fine di reimpiegare in altre sedi il personale del 123° RAV “CHIETI”, sollecitava i militari a sottoscrivere un’istanza di gradimento relativa alle sedi nelle quali avrebbero desiderato essere riassegnati;
c) che dopo l’acquisizione delle preferenze, lo Stato maggiore dell’esercito pianificava il rimpiego dei graduati e militari di truffa effettivi al 123° RAV “CHIETI”;
d) che i militari erano trasferiti nelle sedi prescelte nel 2002 e comunque prima del 1° gennaio 2013, data di entrata in vigore della novella normativa introdotta dall’ art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228.
6.- Inquadrata la fattispecie concreta, la questione di diritto che il Collegio è tenuto a dirimere attiene al riconoscimento o meno dell'indennità di cui all'art. 1 comma 1 della legge 29 marzo 2001, n. 86 al personale ivi contemplato, e nel caso di specie a ufficiali e sottufficiali dell’Esercito per trasferimenti (disposti prima dell’entrata in vigore della novella normativa introdotta dall’ art. 1, co. 163, l. 24 dicembre 2012, n. 228), che, in relazione alla soppressione (o dislocamento) del reparto o articolazione organizzativa in cui prestavano servizio, avevano espresso, comunque, una indicazione preferenziale di gradimento relativa a una sede distante oltre dieci chilometri da quella di provenienza.
6.1.- L’art. 1, comma 1, della l. n. 86 del 2001, rubricato Indennità di trasferimento, prevede che: <<1. Al personale volontario coniugato e al personale in servizio permanente delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, agli ufficiali e sottufficiali piloti di complemento in ferma dodecennale di cui al Codice dell'ordinamento militare … trasferiti d'autorità ad altra sede di servizio sita in un comune diverso da quello di provenienza, compete una indennità mensile pari a trenta diarie di missione in misura intera per i primi dodici mesi di permanenza ed in misura ridotta del 30 per cento per i secondi dodici mesi>>.
L’art. 1, co. 163, della l. n. 228 del 2012, a decorrere dal 1° gennaio 2013 ai sensi del comma 561 del medesimo articolo nel testo vigente ha aggiunto all’art. 1 della legge 83/2001 il seguente comma 1-bis: <<L'indennità di cui al comma 1 nonché ogni altra indennità o rimborso previsti nei casi di trasferimento d'autorità non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni>>.
6.2.- E’ pacifico che, nel caso di specie, non trova applicazione il citato comma 1 bis, trattandosi di trasferimenti avvenuti in data anteriore al 1° gennaio 2013.
6.3.- Occorre allora chiarire se l’indennità di trasferimento spetti anche qualora, a seguito della soppressione del reparto di appartenenza, il militare sia stato trasferito previa acquisizione di gradimento della sede o previa domanda di trasferimento sollecitata dall’Amministrazione stessa.
6.4.- L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato n.1/2016, risolvendo il conflitto giurisprudenziale esistente, ha ritenuto non condivisibile la tesi formalistica, pure sostenuta in giudizio dall’Amministrazione resistente (Consiglio di Stato, Sez. IV, n. 3835 del 28 giugno 2012; Sez. I, n. 1290 del 14 marzo 2013; Sez. II, n. 4407 del 25 ottobre 2013), secondo la quale la dichiarazione di gradimento e cioè la dichiarazione di accettazione del trasferimento a domanda impedisce la configurabilità di un trasferimento d’ufficio e non avrebbe alcun autonomo rilievo la circostanza che con il predetto trasferimento l’Amministrazione perseguirebbe un interesse proprio, poiché, attivando le procedure di reperimento del personale con la richiesta di espressa disponibilità al trasferimento a domanda, essa avrebbe inteso far coincidere, nel pieno rispetto dei principi di legalità, buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa, l’interesse privato con quello pubblico.
L’Adunanza plenaria n.1/2016, seguendo, invece un approccio sostanzialistico (Cons. Stato, Sez. IV, 12 luglio 2007, n. 3964; Cons. gist. amm., 18 giugno 2014, n. 333), condiviso dal Collegio, ha affermato i seguenti principi di diritto:
a) ai fini della spettanza dell’indennità di trasferimento assume un valore decisivo la circostanza che il mutamento di sede origini da una scelta esclusiva dell’Amministrazione militare che, per la miglior cura dell’interesse pubblico, decida di sopprimere un reparto (o una sua articolazione), obbligando inderogabilmente i militari di stanza a trasferirsi presso la nuova sede, ubicata in un altro luogo, onde prestare il proprio servizio;
b) la sussistenza di un’esigenza organizzativa dell’Amministrazione integra la sussistenza del primo indefettibile presupposto individuato dalla legge per l’insorgenza del diritto di credito alla corresponsione della relativa indennità di trasferimento e, al contempo, disvela la natura e la portata della clausola di gradimento che ad esso eventualmente accede ovvero dell’istanza di trasferimento sollecitata ai dipendenti in conseguenza della soppressione del reparto di appartenenza del richiedente;
c) la clausola di gradimento (oppure l’istanza di trasferimento sollecitata ai dipendenti dall’Amministrazione) incide solo sulla dislocazione geografica del trasferimento e pertanto non è idonea a trasformare un trasferimento disposto per esigenze organizzative della pubblica amministrazione a causa della soppressione di un reparto, in un trasferimento a richiesta del dipendente;
d) l’art. 1, co. 163, della l. n. 228 del 2012, che ha inserito all’art. 1 della legge 83/2001 il comma 1 bis sopra citato non costituisce una norma di interpretazione autentica; ciò si desume sia dalla portata dei commi 163 e 561 del più volte menzionato art. 1, l. n. 228 cit., secondo cui la nuova più restrittiva disciplina trova applicazione a partire dal 1 gennaio 2013 e dunque si rende applicabile ai soli movimenti di personale successivi a tale data sia dal principio esegetico di cui all’art. 11 disp. prel. c.c., secondo cui <<la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo>>. 6.5.- Applicando i principi di diritto sopra tracciati al caso di specie:
-i militari ricorrenti erano trasferiti a causa della soppressione del 123° RAV “CHIETI” ove prestavano servizio, sicché l’espressione di preferenza per una determinata sede non è idonea ad escludere la natura autoritativa del trasferimento e a configurare un trasferimento a domanda; evenienza questa che non può mai verificarsi nel caso di soppressione del reparto (o diversa dislocazione delle sue articolazioni), perché il militare è, per forza di cose, obbligato ad abbandonare la precedente sede di servizio che non esiste più (Ad pl. 1/2016);
-la portata non retroattiva dell’art. 1, comma 1 bis, della legge 83/2001, in applicazione del principio tempus regit actum, esclude l’applicazione della innovativa disposizione ai provvedimenti che (come quelli oggetto del presente giudizio) dispongono il trasferimento del militare con decorrenza antecedente al 1° gennaio 2013 ovvero all’entrata in vigore del più volte menzionato comma 1-bis.
7.- In conclusione, è riconosciuto ai ricorrenti il diritto a percepire il trattamento economico per trasferimento d'autorità previsto dall'art. 1, comma 1, L. 29 marzo 2001, n. 86, con conseguente condanna dell'Amministrazione resistente al pagamento dell'indennità di trasferimento così come prevista dall'art. 1, primo comma, L. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di servizio di Chieti a quelle di L'Aquila, Roccaraso e Pratola Peligna.
8.- Per effetto del divieto di cumulo (sancito dal combinato disposto di cui all’art.16, comma 6, della legge 30 dicembre 1991, n.412 e all'art. 22, comma 36 della legge n. 724 del 1994) ai ricorrenti spettano solo gli interessi, computati sul valore nominale del credito a decorrere dalla data di avvenuto trasferimento. La rivalutazione spetta a titolo di "maggior danno", eccezionalmente ritenuto in re ipsa, solo se (e nella misura in cui) risulti superiore al tasso dell'interesse legale (c.d. eventuale differenziale tra interesse legale e il maggior danno da svalutazione regolato all’art. 2, comma 1 del D.M. N. 352 del 1998.
9.- Non può essere accolta la domanda diretta ad ottenere il riconoscimento del diritto all’indennità di prima sistemazione prevista dall’art. 21 della legge 18 dicembre 1973, n. 836, la quale, per effetto di quanto disposto dall'art. 4, comma 44, della legge 12 novembre 2011, n. 183, è dovuta esclusivamente nel caso di effettivo mutamento della residenza del dipendente a seguito del trasferimento da una ad altra sede permanente di servizio.
I ricorrenti non hanno fornito alcuna prova del mutamento di residenza nelle nuove sedi di servizio.
10.- Le spese di lite, regolamentate secondo l’ordinario criterio della soccombenza, sono liquidate in dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:
a) accerta il diritto dei ricorrenti a percepire il trattamento economico per trasferimento d'autorità previsto dall'art. 1, comma 1, L. 29 marzo 2001, n. 86 e, per l’effetto condanna l'Amministrazione resistente al pagamento dell'indennità di trasferimento così come prevista dall'art. 1, primo comma, L. 29 marzo 2001, n. 86, dalla data di avvenuto trasferimento dalla sede di servizio di Chieti a quelle di L'Aquila, Roccaraso e Pratola Peligna, oltre interessi e rivalutazione, quest’ultima solo se (e nella misura in cui) risulti superiore al tasso dell'interesse legale;
b) respinge la domanda diretta ad ottenere il riconoscimento del diritto all’indennità di prima sistemazione prevista dall’art. 21 della legge 18 dicembre 1973, n. 836;
c) condanna il Ministero della difesa, in persona del Ministro p.t., al pagamento, in favore dei ricorrenti, delle spese di giudizio, che liquida nella somma complessiva di Euro 3000,00, oltre oneri e accessori di legge.
Così deciso in L'Aquila nella camera di consiglio del giorno 11 gennaio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Paola Anna Gemma Di Cesare	Antonio Amicuzzi
Messaggio da panorama » lun lug 16, 2018 11:59 am
Messaggio da panorama » mer lug 18, 2018 10:30 pm
Messaggio da panorama » ven lug 20, 2018 12:01 pm
Messaggio da panorama » lun dic 31, 2018 8:26 pm
Guglielmo Passarelli Di Napoli	Rosalia Maria Rita Messina
Messaggio da panorama » ven apr 12, 2019 11:02 pm
L' Amministrazione perde l'appello
SENTENZA BREVE sede di CONSIGLIO DI STATO, sezione SEZIONE 4, numero provv.: 201902383
N. 02383/2019 REG. PROV. COLL.
N. 02298/2019 REG. RIC.
sul ricorso numero di registro generale 2298 del 2019, proposto da
Ministero dell'Economia e delle Finanze, Comando Generale della Guardia di Finanza, Guardia di Finanza - Comando Regionale Piemonte - Torino, Guardia di Finanza - Reparto Tecnico Logistico Amministrativo Piemonte - Torino, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Francesco Benevento, Andrea Erroi, Massimiliano Fornaro, Orazio Gentile, Gaspare Giacalone, Giancarlo Biagio Miranda, Beniamino Montanaro, Guido Ospizio, Paolo Papa, Francesco Vizzi, rappresentati e difesi dagli avvocati Umberto Coronas, Salvatore Coronas, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso lo studio Umberto Coronas in Roma, via Giuseppe Ferrari 4;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima) n. 01316/2018, resa tra le parti;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Francesco Benevento e di Andrea Erroi e di Massimiliano Fornaro e di Orazio Gentile e di Gaspare Giacalone e di Giancarlo Biagio Miranda e di Beniamino Montanaro e di Guido Ospizio e di Paolo Papa e di Francesco Vizzi;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 11 aprile 2019 il Cons. Antonino Anastasi e uditi per le parti l’avvocato Umberto Coronas e l'Avvocato dello Stato Maurizio Greco;
I fatti di causa sono analiticamente ed esaustivamente riportati nell’appello dell’Amministrazione al quale, in difetto di contestazione ex adverso, si può dunque fare rinvio.
Ciò premesso l’appello è infondato.
Infatti sulla questione oggetto della presente controversia la Sezione si è ormai univocamente orientata, aderendo a un indirizzo interpretativo al quale il Collegio – in difetto di sopravvenienze regolamentari – intende dare continuità.
Il numero significativo di recenti precedenti di merito richiamabili ( cfr. IV Sez. nn. 4344/18, 4350/18, 4351/18, 4352/18, 4353/18, 4354/18, 4355/18, 4609/18 e 461918) consente quindi di argomentare il rigetto dell’appello dell’Amministrazione in via sintetica.
Come è noto, l’art. 1 della legge n. 86 del 2001 così dispone per quanto di interesse:
1. Al personale volontario coniugato e al personale in servizio permanente delle Forze armate, delle Forze di polizia ad ordinamento militare e civile e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, ….trasferiti d'autorità ad altra sede di servizio sita in un comune diverso da quello di provenienza, compete una indennità mensile pari a …...
1-bis. L’indennità di cui al comma 1 nonche' ogni altra indennita' o rimborso previsti nei casi di trasferimento d'autorita' non competono al personale trasferito ad altra sede di servizio limitrofa, anche se distante oltre dieci chilometri, a seguito della soppressione o dislocazione dei reparti o relative articolazioni (Comma inserito dall’articolo 1, comma 163, della Legge 24 dicembre 2012, n. 228. a decorrere dal 1.1.2013).
Secondo evidenza, il comma 1 regola l’indennità di trasferimento d’autorità: come chiarito da Ap. 23 del 2011 i presupposti per l’erogazione di tale indennità sono a) sedi di servizio collocate in comuni differenti b) distanza tra tali sedi superiore a 10 km.
Come è noto, nel tempo sono sorti problemi nel caso di riassegnazione di militari a seguito della soppressione dell’unità di appartenenza.
Secondo l’Amministrazione militare in questo caso l’eventuale gradimento sulla nuova sede reso dall’interessato trasformava il trasferimento a domanda.
Questa interpretazione non è stata avallata dalla giurisprudenza della Sezione, che ha trovato autorevolissima conferma nella sentenza Ap. n. 1 del 2016, ove si chiarisce – in estrema sintesi – che nonostante il gradimento espresso dal militare il trasferimento per soppressione unità resta autoritativo.
Il Legislatore ha poi introdotto il comma 1 bis ( che si applica solo nel caso di soppressione) il quale da un lato ha accolto la tesi del trasferimento d’autorità ma dall’altro ha escluso l’indennità in caso di trasferimento a sede limitrofa a quella del reparto soppresso indipendentemente dalla distanza.
L’intervento del Legislatore ha determinato un nuovo problema interpretativo in quanto – come evidenziato dalle pronunce sopra richiamate e a differenza di come sostiene l’Amministrazione – non esiste una univoca definizione normativa di sede limitrofa, realmente utilizzabile ai fini che ne occupano.
Al riguardo, secondo alcuni TAR il comma 1 bis va interpretato con le categorie del comma 1: in sostanza, in caso di soppressione, se la nuova sede è posta in comune non confinante ( cioè non limitrofo) l’indennità spetta; invece se la nuova sede è ubicata in comune confinante ( limitrofo) non spetta anche se la seconda sede dista più di 10 km.
Secondo altri TAR invece sede limitrofa vuol dire sede ( cioè ufficio avente un ambito di giurisdizione) confinante, nel senso – a titolo di ipotetico esempio – che un comando provinciale territoriale di Roma confina con l’analogo di Viterbo, restando irrilevante la distanza effettiva ( circa 70 km) tra le due sedi.
Due rilievi hanno indotto la Sezione ad aderire alla prima delle tesi ora compendiate.
In primo luogo, l’altra tesi è praticabile solo in caso di unità aventi un ambito di competenza territoriale circoscritto, cioè solo con riferimento sull’organizzazione territoriale dei Corpi. Essa è invece impraticabile nel caso di soppressione o aggregazione di unità che non avevano una giurisdizione limitata ma operavano su tutto il territorio nazionale o su una parte significativa di esso.
Soprattutto – e in sede ermeneutica questo sembra l’argomento decisivo – l’interpretazione sostenuta dall’Amministrazione introduce una differenziazione incomprensibile nell’ambito dei trasferimenti di autorità: secondo l’Amministrazione, infatti, il trasferimento di autorità “ordinario” ( si pensi a quello per incompatibilità) segue la regola dei comuni differenti, mentre il trasferimento per soppressione di unità dovrebbe seguire la diversa regola dei confini territoriali di competenza.
All’opposto, costituisce canone interpretativo di riferimento quello secondo cui – all’interno dello stesso testo normativo e anzi in due commi limitrofi – le definizioni ricorrenti vanno applicate e declinate in modo omogeneo, dovendosi presupporre che il Legislatore non possa aver conferito in via implicita o silente significati divergenti a istituti o definizioni di fattispecie sovrapponibili.
Ciò chiarito, nel caso all’esame è pacifico che le nuove sedi di servizio ( Finale e Valenza) distano ben oltre 10 km dalla soppressa sede di Tortona e che quei comuni non sono confinanti.
Pertanto il diniego dell’amministrazione risulta, come ben chiarito dal Tar, illegittimo.
Le altre questioni ora evocate nell’atto di appello ( omessa comprova del trasferimento di residenza e abitazione) non possono essere qui considerate rilevanti, in quanto il provvedimento impugnato faceva riferimento esclusivamente alla questione delle sedi limitrofe, ora illustrata.
Sulla scorta delle considerazioni che precedono l’appello va pertanto respinto con integrale conferma della gravata sentenza.
Le spese di giudizio sono eccezionalmente compensate, considerato il recente assestamento della giurisprudenza della Sezione.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando, respinge l’appello in epigrafe. ( ric. RG 2298/2019).
Messaggio da panorama » ven lug 19, 2019 2:07 pm
Qui sotto i punti particolari della suindicata sentenza che da torto all'Amministrazione perdendo l'appello.