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Timestamp: 2020-01-21 05:25:41+00:00
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Responsabilità medica e sanitaria - Articoli dello Studio Legale Lazzari
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Diversi sono i casi di responsabilità per colpa medica gestiti, nel corso degli anni, dai professionisti dello Studio Lazzari: un’ampia casistica che ha consentito loro di accrescere e perfezionare la propria competenza in questo delicato settore.
In Italia, la maggior parte delle cause per colpa medica scaturisce da interventi chirurgici negligenti, diagnosi omesse o ritardate, somministrazioni di farmaci sbagliati, eccessiva lentezza nei soccorsi, disservizi nei ricoveri, ecc.
Lo Studio si avvale della consulenza di medici legali specializzati, i quali hanno il compito di accertare se i danni alla salute subiti dal proprio assistito siano o meno riconducibili a un errore medico. Qualora venga riscontrata un’effettiva colpa medica, i nostri avvocati invieranno una richiesta di risarcimento ai soggetti responsabili ( struttura ospedaliera e personale sanitario) e alle loro rispettive compagnie assicurative, cercando prima di raggiungere un accordo bonario (eventualmente anche in sede di mediazione) e, se tale tentativo dovesse fallire, agiranno in giudizio per conseguire un risarcimento che tenga conto di tutti danni (patrimoniali e non) sofferti dal cliente.
Con l’ordinanza n. 16892/19, dep. il 25/06/2019, la Suprema Corte è tornata a pronunciarsi sul tema del consenso informato, disponendo che “Il consenso informato deve sempre essere ottenuto e la sua mancata acquisizione è una prestazione diversa rispetto all’intervento in sé che dà luogo ad un’autonoma voce di danno”. La vicenda Il caso rimesso all’attenzione della Suprema Corte prende le mosse da un’azione risarcitoria incardinata dai signori S.S. e P.G., in proprio e in qualità di legali rappresentati della figlia minore, nei confronti dei medici e dell’ASL per il ristoro dei danni derivanti dalla nascita della predetta figlia affetta da
Con la sentenza n. 10422 del 2019, gli Ermellini hanno elaborato il principio secondo cui la diagnosi tardiva di una malattia mortale lede anche il diritto del paziente di operare le sue ultime scelte con il conseguente diritto di ottenere il risarcimento del danno. Il caso La vicenda rimessa all’esame della Suprema Corte scaturisce dalla domanda di risarcimento proposta dai parenti superstiti di una donna, la quale, dopo essersi sottoposta ad un primo esame istologico che accertava la presenza di un fibroma benigno, veniva ricoverata in un’altra regione dove, a seguito di nuova valutazione degli esiti del precedente esame, le
Il "consenso informato": definizione Sostanzialmente, il consenso informato consiste in un’autorizzazione che il paziente rilascia al medico o alla struttura ospedaliera prima di essere sottoposto a un determinato trattamento sanitario (ad esempio: terapia farmacologica, operazione chirurgica ecc.). Il consenso informato non si sostanzia, però, nell'ignara sottoscrizione da parte del paziente di un modulo recante nozioni illeggibili: al contrario, il medico ha il dovere giuridico di illustrare all’infermo, in modo chiaro, utilizzando un linguaggio facilmente comprensibile, i rischi e, in generale, le possibili conseguenze derivanti dalla pratica medica che dovrà essere eseguita, affinché il paziente stesso abbia la possibilità di scegliere, con piena
Con la recente ordinanza n. 6443/2019, la Suprema Corte si è occupata della questione relativa al risarcimento del danno da perdita di chance, esprimendo l’importante principio secondo cui è necessario concretizzare in termini numerici la perdita di chance e la relativa quantificazione deve essere sorretta da adeguata motivazione del giudice. La vicenda sottoposta all’attenzione dei giudici di legittimità scaturisce dalla decisione del giudice di merito, che aveva riconosciuto in favore del paziente il danno da perdita di chance derivante dalla mancata esecuzione di un'ecocolordoppler; tale quantificazione risultava tuttavia assolutamente apodittica e non sostenuta da idonee ragioni. In particolare, il giudice
Con la recente ordinanza numero 30998/2018, la Cassazione ha enunciato il principio secondo cui le linee guida non rappresentano un “letto di Procuste insuperabile” e il comportamento del medico che non si uniforma alle stesse può essere comunque diligente. La vicenda sottoposta all’attenzione della Suprema Corte trae origine dalle lesioni subite da un paziente, a seguito di sinistro stradale, per le quali venne sottoposto a un intervento chirurgico di asportazione della milza e di riduzione di una frattura delle ossa del bacino. Durante il periodo di degenza il paziente ebbe una trombosi venosa. Successivamente il paziente chiese al Tribunale
Con la recente sentenza n. 18567/2018, la Suprema Corte ha chiarito un profilo importante concernente l'organizzazione delle strutture ospedaliere e i rapporti tra azienda sanitaria e pazienti, ossia ha stabilito quali sono i soggetti responsabili della conservazione della cartella sanitaria. Segnatamente, per i giudici di legittimità il trasferimento della responsabilità si realizza con la consegna della cartella sanitaria da parte del medico all'archivio centrale. Invero, prima di tale consegna, responsabile è il sanitario su cui grava l'obbligo non solo di redigere ma anche di conservare la cartella sanitaria; con la materiale consegna, la responsabilità per omessa conservazione si trasferisce in
Con la recente pronuncia n. 16828/2018, la Corte di cassazione è tornata ad affrontare la questione concernente la ripartizione dell'onere probatorio nel settore della responsabilità medica, soffermandosi in particolare sull'ipotesi in cui venga dedotta la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria per l’inesatto adempimento della prestazione medica erogata. Preliminarmente, i giudici di legittimità hanno rammentato che il paziente che agisce in via giudiziale per il ristoro dei danni subiti conseguenti a un intervento, è tenuto a dimostrare le circostanze di seguito indicate: il rapporto contrattuale, il peggioramento della situazione patologica o la comparsa di nuove patologie, il nesso di causalità tra
Il danno da nascita indesiderata La Suprema Corte, con la sentenza n. 2070/2018 ha specificato che il risarcimento del danno da nascita indesiderata non è strettamente connesso con la salute della madre, ma riguarda le negative ricadute esistenziali che si verificano nella vita di entrambi genitori. Per i giudici di legittimità, infatti, una lettura costituzionalmente orientata della legge n. 194/1978 impone d’interpretare il bene salute come benessere psicofisico della persona, con la conseguenza che se dall'erroneo intervento d’interruzione di una gravidanza derivi una nascita indesiderata, il risarcimento non può limitarsi al danno alla salute della madre, ma deve ricomprendere altresì il danno patito
La Cassazione con la sentenza n. 9048/2018 si è pronunciata pochi mesi fa su una vicenda di responsabilità medica, che ebbe origine nel 1997, quando una coppia di coniugi convenne in giudizio l'Università che sovrintendeva il policlinico universitario in cui nacque il proprio primogenito. La richiesta risarcitoria dei genitori del bambino leso Il bambino nacque con un grave ritardo neuromotorio e i genitori proposero un’azione risarcitoria nei confronti dei sanitari della struttura ospedaliera che, nonostante un chiaro quadro sintomatico di sofferenza fetale, non eseguirono immediatamente un parto cesareo, omettendo altresì di sorvegliare adeguatamente la gestante durante il travaglio, alla quale vennero, peraltro, somministrate dosi eccessive di ossitocina, che
Per la Suprema Corte, l'omessa o lacunosa tenuta della cartella clinica è circostanza che può essere utilizzata per ritenere dimostrato il nesso causale tra l'operato del medico e il danno patito dal paziente. L'omessa o inesatta tenuta della cartella clinica non esclude il nesso causale Segnatamente, secondo gli Ermellini, l'omessa o lacunosa tenuta della cartella clinica non può danneggiare il paziente, e tale mancanza deve essere addebitata esclusivamente al professionista sul quale incombe tale obbligo. In conseguenza di ciò, deve ritenersi presunto il nesso causale tra la patologia e l'azione o l'omissione dei sanitari ovvero l'inadempimento dei medici. L'inesatta tenuta della cartella
L'obbligo del medico di utilizzare un linguaggio chiaro “Il medico deve esprimersi in linguaggio chiaro con il paziente, altrimenti è responsabile se quest’ultimo, non ben informato, abbia sottovalutato la patologia”. Tale principio è stato enunciato dalla Cassazione con la sentenza n. 6688/2018, la quale ha precisato che il dottore, nel momento in cui riferisce al paziente l’esito della diagnosi, deve esprimersi in modo chiaro e semplice, senza usare parole particolarmente complicate. Ed infatti, il malato poco informato potrebbe sottovalutare le conseguenze della sua patologia e per questo astenersi da cure o altri esami diagnostici. Il medico deve spiegare al paziente quanto scritto
Risarcimento errore medico , ecco un caso emblematico. Risarcimento errore medico: è un tuo diritto. Si macchia del reato di rifiuto di atti d’ufficio il sanitario che, in qualità di medico di turno, non dispone il ricovero d’urgenza per il paziente arrivato al pronto soccorso in gravi condizioni dopo un incidente stradale e omette di redigere il verbale di consulenza chirurgica. Lo ha affermato la Cassazione con la sentenza 45844/14, pubblicata ieri dalla sesta sezione penale. Gli “ermellini” dichiarano inammissibile il ricorso di un medico, condannato dalla Corte d’appello di Reggio Calabria perché colpevole del reato previsto dall’articolo 328 Cp
Responsabilità medica, ecco un esempio pratico. Responsabilità medica: ASL Maglie dovrà pagare 174 mila euro ad un uomo di Cutrofiano. Il contagio del 60 enne risale al 1983, quando venne ricoverato nell'ospedale di Maglie in seguito ad un incidente stradale. Vista la necessità di effettuare un intervento chirurgico, i medici gli effettuano due trasfusioni, con quattro sacche di sangue. E' solo nel 1999 che l’uomo di Cutrofiano scopre di essere affetto dall'epatite Hcv, dopo aver fatto delle analisi di routine a causa di una sensazione di stanchezza che avverte da qualche tempo. Si tratta della forma più grave di epatite,
Infortunio dell’autoambulanza
Il caso non è infrequente e riguarda il personale di un’ambulanza che, durante una chiamata di emergenza, è rimasta coinvolta in un incidente stradale e uno dei sanitari a bordo ha riportato lesioni personali con postumi permanenti. In questi casi, come spesso accade quando vi è un concorso di situazioni (o soggetti) che appartengono a ambiti diversi, la strategia di chi è tenuto al risarcimento è quella dello “scarica barile”… con il risultato che l’assicurazione si rifiuta di pagare o paga importi irrisori! La prima questione da definire è: si tratta di un incidente stradale o di un infortunio sul
Responsabilità del medico per perdita di chance di sopravvivenza
Responsabile il professionista che sbaglia la diagnosi accorciando la vita del paziente: le possibilità statistiche di sopravvivenza rilevano solo ai fini della quantificazione del danno, ma non possono pregiudicare il risarcimento in sé per sé. Anche se la diagnosi clinica non lascia scampo al paziente, il medico che abbia eseguito un intervento o una cura in modo non corretto deve comunque risarcire il paziente (o, nel caso di decesso di quest’ultimo, gli eredi) per la perdita di chance di sopravvivenza. Scatta, infatti, il ristoro del danno tutte le volte in cui il paziente, a causa dell’erroneo intervento chirurgico, ha perso
Va indennizzato per l’epatite chi è contagiato a causa del macchinario per l’emodialisi sporco
Deve essere riconosciuto l’indennizzo per il contagio da epatite anche al paziente sottoposto a emodialisi che risulti contagiato dal suo stesso sangue a causa dei residui delle sostanze ematiche lasciati da un altro ammalato nel macchinario, evidentemente non ripulito a dovere. È quanto emerge 9148/13, pubblicata il 16 aprile dalla terza sezione civile della Cassazione. La svolta, spiegano i magistrati di legittimità, risulta dovuta all’intervento della Consulta, con la sentenza di natura “additiva” 28/2009, pronunciata sull’articolo 1, comma 3, della legge 210/92 (il giudice delle leggi era già intervenuto in materia con la sentenza 476/02). Alle norme ora bisogna dare
Medico esente da responsabilità se la malattia del paziente è così rara da non poter stabilire una diagnosi precisa. Se il malato riceve cure sbagliate perché i sanitari non sono riusciti a decifrare la patologia di cui è affetto, non ha comunque diritto al risarcimento dei danni subiti. Lo sancisce la Cassazione con la sentenza n. 2185, pubblicata oggi dalla terza sezione civile. Piazza Cavour respinge il ricorso di un paziente finalizzato al risarcimento dei danni subiti da trattamenti sanitari sbagliati ricevuti in alcune strutture sanitarie. La Corte d’appello dell’Aquila accoglieva l’istanza del ricorrente limitatamente alla mancata previsione dell’obbligo di
È responsabile il medico per il decesso del bambino dopo l’operazione alle tonsille visto che ha violato l’obbligo di informazione circa le conseguenze del trattamento, nonostante l’intervento fu eseguito correttamente. Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza 27751/13. Il caso I genitori della minore hanno chiesto il risarcimento risarcimento del danno iure hereditatis e del danno morale denunciando l’inadempimento contrattuale ex art.1218 Cc ossia la responsabilità extracontrattuale dell’azienda per aver omesso di prestare le dovute informazioni sui rischi connessi all’operazione di tonsillectomia effettuata sulla figlia e sulle possibili complicanze post-operatorie ovvero la grave negligenza e imperizia tenuta