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Timestamp: 2015-03-30 17:28:30+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 414', 'art. 415', 'art. 404', 'art. 404', 'art. 404', 'art. 406', 'art. 417', 'art. 406', 'art. 404', 'art. 405', 'art. 3', 'art. 405', 'art. 405', 'art. 405', 'art. 404', 'art. 404', 'e contrario', 'art. 407', 'art. 406', 'art. 404']

Amministrazione (davvero sempre) di sostegno per il cittadino?
Articolo 06.02.2012 (Vito Amendolagine) Sommario: 1. La disciplina dell’istituto – 2. I presupposti per l’ingresso dell’AdS. – 3. La discrezionalità nella scelta se intervenire o meno con l’AdS. – 4. Il “peso” della c.t.u. nella valutazione del giudice tutelare se accogliere o rigettare il ricorso. – 5. Le possibili strumentalizzazioni della procedura di AdS. – 6. L’AdS così com’è davvero tutela la persona che si ritiene essere in uno stato di apparente difficoltà?
1. La disciplina dell’istituto. L’Amministrazione di sostegno è stata introdotta con la L. 9 gennaio 2004, n. 6, e si propone di tutelare con la minore limitazione possibile della capacità d’agire (1), la persona priva in tutto od in parte di autonomia, mediante un’intervento di sostegno temporaneo o permanente che non rientri nelle ipotesi disciplinate dall'interdizione od inabilitazione (2).
L’intera disciplina dell’istituto è contenuta nel codice civile, libro primo, titolo dodicesimo, intitolato delle misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte di autonomia, capo primo, dell’amministrazione di sostegno, composto dagli artt. 404-413 c.c.
L’AdS va quindi ad aggiungersi agli istituti classici di tutela della persona: l’interdizione ed inabilitazione dai quali differisce quanto ai presupposti applicativi (3) ed agli effetti della misura di protezione (4).
Infatti, in base all’art. 414 c.c., l'interdizione è prevista nei casi di abituale infermità di mente (5) che renda il soggetto interessato incapace di provvedere ai propri interessi, ed ha come conseguenza la limitazione totale della capacità del medesimo soggetto destinatario della misura, mentre ai sensi dell’art. 415 c.c., l'inabilitazione è ammessa quando lo stato mentale del medesimo non è talmente grave da far luogo all’interdizione, ovvero quando trattasi di sordomuto e cieco dalla nascita o dalla prima infanzia se privo di un’educazione sufficiente salvo l’applicazione dell’interdizione ove sia del tutto incapace di provvedere ai propri interessi, ed infine quando trattasi di casi di prodigalità od abuso abituale di alcolici o sostanze stupefacenti in cui vi sia l’esposizione personale o familiare del soggetto interessato a gravi pregiudizi economici.
2. I presupposti per l’ingresso dell’AdS. In ordine ai presupposti occorrenti per l’applicazione dell’AdS, l’art. 404 c.c. si riferisce alla persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio (6), al quale spetterà compiere ogni opportuna valutazione (7).
I presupposti indicati dall’art. 404 c.c. per dar luogo all’AdS sono quindi due: infermità o menomazione fisica o psichica ed impossibilità, anche parziale o temporanea, del beneficiando di provvedere ai propri interessi (8).
Il testo della norma è tanto chiaro quanto vago, perché non precisa né l’entità o grado della infermità o menomazione fisica o psichica (9), né in che cosa dovrebbe consistere l’impossibilità anche parziale o temporanea del soggetto interessato dalla misura di provvedere ai propri interessi (10).
In breve, così come è oggi configurato l’art. 404 c.c., chiunque abbia una qualunque menomazione fisica o psichica o si trovi nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistito da un amministratore di sostegno (11).
Conseguentemente, se da un lato appare evidente come l’AdS non sia del tutto ablativa della capacità del beneficiando, dall’altro, è incontrovertibile come l‘assenza nella norma innanzi richiamata di precisi e circoscritti criteri valutativi riguardanti la tipologia od il grado della menomazione fisica o psichica, compiutamente definiti – che pure necessariamente dovrebbero entrare in gioco nel prendere la decisione se dare luogo o meno ingresso alla misura anzidetta – vale a configurarla come una vera e propria forma generalizzata di “misura di protezione attivabile ex lege” dotata di efficacia erga omnes la cui potenziale platea di destinatari, aprioristicamente non conosce alcuna limitazione (12).
3. La discrezionalità nella scelta se intervenire o meno con l’AdS. La procedura di AdS ha inizio con la presentazione del ricorso (13) dallo stesso soggetto beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato come previsto dall’art. 406 c.c., ovvero, da uno dei soggetti indicati nell’art. 417 c.c., costituiti dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal tutore o curatore, dal genitore ovvero dal pubblico ministero al giudice tutelare del luogo in cui il medesimo destinatario della misura ha la residenza od il domicilio (14).
A ciò aggiungasi che in base all’art. 406 c.c., sono ugualmente legittimati anche i responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, ove a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l'apertura del procedimento di amministrazione di sostegno, sono tenuti a proporre al giudice tutelare il ricorso per la nomina di AdS od a fornirne comunque notizia al pubblico ministero (15).
L’elenco dei soggetti abilitati a promuovere l’istanza di AdS è quindi piuttosto ampio, così come altrettanto estesa è la discrezionalità riguardante la valutazione concreta sia della scelta dei candidati a ricoprire il ruolo di AdS (16), sia dei presupposti indicati nell’art. 404 c.c. per l’ingresso della misura di protezione in esame.
Pertanto sembra evidente come già la scelta se avviare o meno una procedura di AdS sia affidata ad una nutrita schiera di soggetti espressamente indicati nelle citate disposizioni normative, tutti potenzialmente interessati a vario titolo a tutelare legalmente il soggetto indicato come prossimo beneficiando della misura.
A ciò aggiungasi che nell'amministrazione di sostegno, come risulta dall'art. 405 c.c., nella formulazione introdotta dalla L. n. 6/2004, art. 3, è il giudice tutelare che, con il decreto di nomina dell'amministratore, il cui incarico ha una durata generalmente, anche se non necessariamente, determinata, indicata nello stesso decreto ai sensi dell’art. 405 c.c., quinto comma, n. 2, individua, in relazione alla specificità della situazione e delle esigenze del soggetto amministrato, gli atti che l'amministratore medesimo ha il potere di compiere in nome e per conto di quest'ultimo, il soggetto beneficiario, come significativamente viene definito dalla stessa disposizione normativa ex art. 405 c.c., quinto comma, n. 3, e quelli che costui può compiere solo con l'assistenza dell'amministratore sempre in base all’art. 405 c.c., quinto comma, n. 4.
Al riguardo, va opportunamente evidenziato come una parte della giurisprudenza di merito ritiene che l'amministrazione di sostegno è una misura ordinaria da adottare a tutela dei soggetti con una mera e non grave debolezza psichica o con menomazioni fisiche o psichiche tali da impedire loro un'ottimale cura dei propri interessi (17), come nel caso di una persona impossibilitata ad espletare le funzioni della vita quotidiana a causa di un indebolimento delle facoltà intellettive, in particolare della memoria, dovuto all'età molto avanzata (18).
Ed è qui che possono sorgere i primi rilevanti problemi applicativi: davvero la persona indicata come il beneficiando dell’AdS la merita per il sol fatto che sia stato presentato il ricorso? In assenza di validi e circoscritti criteri di valutazione dei presupposti enunciati dall’art. 404 c.c., considerato il grado di approssimazione ricavabile da quest’ultima norma, chi e come può stabilirlo correttamente, e con il massimo grado di attendibilità possibile, tenuto conto che qui entrano in gioco i diritti personalissimi della persona, trattandosi di incidere significativamente sulla sua stessa capacità d’agire, magari anche contro la sua stessa volontà? (19)
4. Il “peso” della c.t.u. nella valutazione del giudice tutelare se accogliere o rigettare il ricorso. L’art. 404 c.c. al primo comma così dispone: la persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio.
L’uso del verbo <<può>> significa che il ricorso all’AdS per la ratio legis costituisce null’altro se non una mera opportunità e non già un obbligo per l’amministrando ad avvalersene.
Ciò a maggior ragione nelle fattispecie in cui la infermità o menomazione dell’amministrando sia esclusivamente fisica, e dagli accertamenti medico-legali svolti sulla sua persona non emerga chiaramente l’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.
Quid juris allora nell’ipotesi in cui il c.t.u. nominato dal giudice tutelare concluda affermando che alla luce dell’accertamento espletato e della documentazione presa in visione è possibile affermare che l’amministrando è affetto da una grave menomazione fisica, ma non sembra emergere invece alcuna menomazione psichica di rilievo medico-legale, e pur senza affermare l’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, ciò nondimeno, di fatto, sostituendosi al giudice tutelare nella relativa valutazione, ritenga comunque opportuno ricorrere all’AdS quale forma di protezione della persona occasionata da una non meglio specificata e quindi generica presunta difficoltà fisica, magari anche contingente ? (20)
Come dovrà agire il giudice tutelare in siffatta eventualità, ed in presenza della ferma opposizione dell’amministrando ritenuto dal medesimo c.t.u. psichicamente integro? (21)
La prassi giudiziaria tutt’ora riscontrabile nei tribunali, dimostra che anche in tale ultima ipotesi, e nonostante il parere contrario espresso dall’amministrando, quest’ultimo debba comunque “subire” la nomina dell’AdS formalmente decretata dal giudice tutelare ma sostanzialmente decisa dal c.t.u. quando si tratta di “mettere sotto protezione” l’amministrando (22).
Quanto sopra, si è prospettato per il semplice fatto che sebbene ai sensi dell’art. 407 c.c. il giudice tutelare deve sentire personalmente la persona cui il procedimento di AdS si riferisce (23) recandosi, ove occorra, nel luogo in cui questa si trova e deve tener conto, compatibilmente con gli interessi e le esigenze di protezione della medesima persona, dei bisogni e delle richieste di questa, assunte le necessarie informazioni e sentiti i soggetti di cui all’art. 406 c.c., tale incombente solitamente non è reputato di per sé sufficiente sul piano valutativo, se è la stessa norma a prevedere che il giudice dispone altresì, anche d'ufficio, gli accertamenti di natura medica e tutti gli altri mezzi istruttori utili ai fini della decisione sull’AdS.
In considerazione di quanto sinora esposto, e rispondendo al quesito posto nel precedente paragrafo, non sembra allora potersi dubitare come in tale procedura, la c.t.u. disposta dal giudice tutelare sulla persona del beneficiando – eventualmente anche contro il parere di quest’ultimo, come affermato dalla giurisprudenza sino ad oggi formatasi sull’argomento – al fine di valutarne le effettive capacità dal punto di vista fisico o psichico gioca un ruolo fondamentale, in grado di marginalizzare od escludere ogni ulteriore accertamento od elemento ricavabile dall’esterno.
Aggiungasi che il compito assegnato al consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice tutelare è tanto ampio quanto improntato ad una sorprendente discrezionalità nella conduzione degli esami diagnostici e nella somministrazione dei c.d. reattivi mentali.
Infatti, con riferimento alla persona del beneficiando il c.t.u. dovrà appurare come meglio crede l’esistenza dei presupposti indicati nell’art. 404 c.c.: una qualunque menomazione fisica o psichica o l’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.
E’ quindi evidente come benché nell’ambito del processo civile la c.t.u. non sia un mezzo di prova, nell’AdS che pure rientra nei procedimenti di volontaria giurisdizione, si verifica quella che di fatto, può considerarsi come una sorta di eccezione se non di vera e propria anomalia, assolvendo la c.t.u. disposta dal giudice tu