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Timestamp: 2017-09-20 01:52:14+00:00
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«Stipendi statali, blocco illegittimo» Ma la Consulta salva il passato | Menti Informatiche
«Stipendi statali, blocco illegittimo» Ma la Consulta salva il passato
Redazione 25 giugno 2015 25 giugno 2015 Italia Senza commenti
ROMA La proroga del blocco della contrattazione collettiva per il pubblico impiego è illegittima perché lede la liberà sindacale. O meglio, lo sarà dal giorno in cui la sentenza della Corte Costituzionale verrà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Il governo Renzi tira un sospiro di sollievo: l’atteso verdetto della Consulta salva il pregresso, a fronte di una voragine da 35 miliardi di euro sui conti pubblici stimata dall’Avvocatura dello Stato, con un effetto strutturale pari a 13 miliardi di euro a partire dal 2016. Sarebbe stata una batosta ben peggiore di quella subita il mese scorso, a seguito della sentenza della Consulta sulla mancata indicizzazione delle pensioni che ha costretto l’esecutivo a reperire 2,2 miliardi. Stavolta, invece, «chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato»: quel blocco contrattuale e stipendiale, che si è protratto dal 20lO al 2015, non comporterà alcun arretrato da pagare ma avrà come diretta conseguenza la riapertura delle negoziazioni per il rinnovo dei contratti.
UN ANIMITA’
A differenza del verdetto sulle pensioni, che spaccò la Corte tanto da rendere determinante il voto del presidente Alessandro Criscuolo, che vale doppio, la camera di consiglio di ieri si è svolta all’insegna del compromesso. E, una volta trovata la mediazione, il verdetto dei 12 giudici è stato unanime. Troppo stringato -appena sei righe – il comunicato diffuso che dichiara, «con decorrenza dalla pubblicazione della sentenza, l’illegittimità costituzionale sopravvenuta del regime di blocco della contrattazione collettiva del lavoro pubblico». Ora bisognerà attendere le motivazioni che saranno scritte dal giudice Silvana Sciarra, già autrice della sentenza sulle pensioni. E non è detto che ciò avvenga in tempi brevi. Per quanto il giudice Paolo Maria Napolitano, il cui mandato scade il prossimo 10 luglio, abbia partecipato all’udienza e alla camera di consiglio, la sua presenza alla lettura delle motivazioni sembrerebbe non essere indispensabile a norma di regolamento. Il che significa che il governo avrà un po’ più di tempo per venire a capo su come e quando riavviare i negoziati sul trattamento economico dei circa tre milioni di dipendenti pubblici interessati dal blocco.
Il collegio si sarebbe inizialmente diviso: da una parte i giudici che convenivano con la professoressa Sciarra nel dichiarare l’illegittimità del blocco dei contratti prorogato oltre il triennio 2011-2013; dall’altra coloro che, come Giuliano Amato e Niccolò Zanon, sarebbero stati più propensi a una pronuncia di infondatezza dei ricorsi da accompagnarsi a un “monito” al legislatore perché ponesse «limiti invalicabili» ai blocchi della contrattazione. Nel caso fosse stata accolta la prima tesi, si sarebbe aperto un problema di rimborsi e di oneri per la finanza pubblica, anche se solo per un anno. La soluzione di compromesso è stata trovata estendendo l’illegittimità alle norme che hanno protratto il blocco contrattuale alla fine del 2015, ma allo stesso tempo contemperando la scelta con due ben precise indicazioni. La prima: la bocciatura è avvenuta per la «compressione del diritto fondamentale di libertà sindacale» (art.39 della costituzione) e non tanto per la violazione del diritto a una retribuzione adeguata (art.36). La seconda: si tratta di una illegittimità «sopravvenuta» e non originaria, senza effetti retroattivi, per sanare la quale è sufficiente la riapertura della procedura negoziale che potrà avvenire nei limiti delle risorse disponibili che il legislatore, nella sua discrezionalità, deciderà di destinare. La soluzione è senza dubbio di compromesso, ma per la Consulta non è stato semplice conciliare l’obiettivo costituzionale dell’equilibrio di bilancio (art.81) con la tutela di altri diritti come quelli sindacali.
Un buon “assist” per sanare il triennio 2011-2013 di blocco contrattuale, e per bocciare la sua prosecuzione al 2015, la Consulta lo ha avuto da due sue recenti pronunce: quella sul fiscal compact del 2013 e la sentenza 219 del 2014. In entrambi era stato dato il via libera ai «sacrifici gravosi» nel pubblico impiego in considerazione della crisi economica eccezionale. Ma con un vincolo ben preciso, e cioè che le misure per il contenimento della spesa valessero per «un periodo di tempo limitato». E invece si è andati oltre.
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