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Timestamp: 2013-05-24 01:16:42+00:00
Document Index: 68800701

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 17']

senato.it - Legislatura 16� - Aula - Ordine del giorno delle sedute n. 688, 689 del 08/03/2012
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Legislatura 16� - Aula - Ordine del giorno delle sedute n. 688, 689 del 08/03/2012
MOZIONI SUL RIEQUILIBRIO DELLA RAPPRESENTANZA POLITICA
(1-00576) (Testo 2) (7 marzo 2012)
ADAMO, ADERENTI, ALBERTI CASELLATI, ALLEGRINI, AMATI, ANTEZZA, ARMATO, BAIO, BASSOLI, BASTICO, BERTUZZI, BIANCHI, BIANCONI, BIONDELLI, BLAZINA, BOLDI, BONFRISCO, BUGNANO, CARLINO, CARLONI, CASTIGLIONE, CHIAROMONTE, COLLI, CONTINI, DE FEO, DE LUCA Cristina, DELLA MONICA, DONAGGIO, FINOCCHIARO, FIORONI, FONTANA, FRANCO Vittoria, GALLONE, GARAVAGLIA Mariapia, GERMONTANI, GHEDINI, GIAI, GRANAIOLA, INCOSTANTE, LEDDI, LICASTRO SCARDINO, MAGISTRELLI, MARAVENTANO, MARINARO, MAURO, MAZZUCONI, MONGIELLO, NEGRI, PIGNEDOLI, PINOTTI, POLI BORTONE, PORETTI, RIZZOTTI, SBARBATI, SERAFINI Anna Maria, SOLIANI, SPADONI URBANI, THALER AUSSERHOFER, VICARI - Il Senato,
(1-00577) (6 marzo 2012)
GERMONTANI, RUTELLI, DE LUCA Cristina, BAIO, CONTINI, RUSSO, STRANO, MILANA, MOLINARI, DIGILIO - Il Senato,
la questione di legittimità costituzionale definita dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 4 del 2010 concerneva la norma della legge elettorale della Regione Campania in base alla quale, nel caso di «espressione di due preferenze», «una deve riguardare un candidato di genere maschile e l'altra un candidato di genere femminile, pena l'annullamento» della seconda «preferenza» indicata dall'elettore (art. 4, comma 3, della legge regionale n. 4 del 2009);
per effetto della nuova normativa elettorale il numero delle donne appartenenti al Consiglio regionale campano è notevolmente aumentato, tanto che la Campania è stata definita la Regione «più rosa», va preso atto del fatto che la "preferenza di genere", insieme con il vincolo delle quote all'interno delle liste elettorali, si è rivelata uno strumento efficace per favorire il riequilibrio della rappresentanza;
la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata il 7 dicembre 2000 a Nizza, all'articolo 23, dopo aver affermato al primo paragrafo la «parità tra donne e uomini», al paragrafo successivo legittima «misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato»,
ad individuare le strategie di promozione e di controllo più idonee a far sì che venga rimosso, anche attraverso opportune misure a favore del "sesso sottorappresentato", quanto di fatto nell'ordinamento nazionale osti all'eguaglianza di genere e ad una compiuta ed effettiva partecipazione delle donne all'organizzazione politica, economica e sociale.
INTERROGAZIONE SU UNA VICENDA GIUDIZIARIA CHE HA INTERESSATO IL CONSOLE ITALIANO IN SIBERIA
(3-02652) (21 febbraio 2012)
ZANDA - Al Ministro degli affari esteri - Considerata la rilevanza politica e diplomatica della rete consolare italiana e la necessità che i capi degli uffici consolari scelti tra non appartenenti al Corpo diplomatico siano individuati in personalità in grado di rappresentare il Paese non solo per doti di grande professionalità, ma anche per l'assoluta correttezza e trasparenza dei comportamenti personali, si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti corrispondente a verità che il dottor Ernesto Ferlenghi, di cittadinanza italiana e russa, Presidente della Fsk Ees (società pubblica di gestione della rete elettrica della Federazione russa), console italiano nella città siberiana di Noviy Urengoy, sia stato iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Milano per vicende riguardanti presunte per tangenti;
ove la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati del dottor Ernesto Ferlenghi corrispondesse a verità, se non ritenga urgentissimo sostituirlo nella carica di Console a Noviy Urengoy, per evidente sopravvenuta sua inidoneità a rappresentare con la necessaria onorabilità il Paese.
INTERPELLANZA E INTERROGAZIONE SUGLI APPARECCHI ASSOGGETTATI AL PAGAMENTO DEL CANONE RAI
(2-00430) (21 febbraio 2012)
FRANCO Paolo, DIVINA, CASTELLI, STIFFONI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
la Rai Radiotelevisione italiana SpA in questi giorni sta inviando alle imprese, agli studi professionali, alle società una lettera in cui si chiede il pagamento del canone speciale per la detenzione di uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive al di fuori dall'ambito familiare, compresi computer collegati in rete (digital signane e similari), indipendentemente dall'uso al quale gli stessi vengono adibiti;
l'articolo 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, cosiddetto salva Italia, prevede che le società e le imprese, nella relativa dichiarazione dei redditi, debbano indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione e la categoria di appartenenza, ai fini della verifica del pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo speciale, ma non si fa in alcun modo riferimento ai computer collegati in rete;
calcolando che la cifra da versare, a seconda della tipologia dell'impresa, può variare da un minimo di 200 ad un massimo di 6.000 euro; secondo una prima stima la Rai potrebbe incassare fino a 1,4 miliardi di euro per apparecchi che non vengono utilizzati per ricevere i canali Rai: oltre 400 milioni di euro versati dai liberi professionisti e 980 milioni versati dalle imprese;
la Rai, ente sicuramente non competente nel fornire interpretazioni autentiche di disposizioni di legge, che semmai spetterebbero al Governo, ed in particolare al Ministero dello sviluppo economico, ha identificato nei computer collegati in rete gli apparecchi soggetti al pagamento, mentre ha deciso che i computer non collegati non sono assoggettati al pagamento, anche se la legge istitutiva del canone (regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246) prevede il pagamento per tutti gli apparecchi "atti o adattabili" alla ricezione del segnale;
per quanto riguarda l'individuazione della tipologia di apparecchi che determinano l'obbligo del pagamento, l'Agenzia delle entrate, con nota del 15 marzo 2008, prot. n. 954-38963, ha avuto modo di affermare che spetta al Ministero delle comunicazioni procedere a tale individuazione, ed in effetti l'Agenzia ha poi proceduto a chiedere al Ministero di fornire precisazioni riguardo la problematica, senza peraltro ottenere mai risposta;
la Rai, facendo leva sul nuovo obbligo per le imprese introdotto dall'art. 17 del citato decreto-legge n. 201 del 2011, si sostituisce al legislatore nel tradurre in regola concreta una disposizione che certamente non ha come scopo quello di obbligare al pagamento del canone chi utilizza i propri strumenti di lavoro per finalità intrinseche, e a volte addirittura per effetto di norme che obbligano l'impresa a dotarsene (si consideri l'obbligo per le società di dotarsi di posta elettronica certificata e la previsione che i contatti tra imprese e pubblica amministrazione debbano avvenire esclusivamente in forma telematica);
il computer è uno strumento indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa e l'inclusione dello stesso fra gli apparecchi tassati, solo perché potenzialmente potrebbe essere utilizzato per guardare i programmi in streaming, significherebbe di fatto imporre una nuova imposta sull'innovazione, sullo sviluppo tecnologico e sul lavoro, quanto mai grave in questo periodo,
se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, nelle more dell'adozione degli atti successivi necessari alla risoluzione della questione, attivarsi affinché siano sospesi gli effetti delle richieste di pagamento inviate dalla Rai Radiotelevisione italiana SpA per la corresponsione del canone speciale di abbonamento e l'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201;
(3-02714) (7 marzo 2012) (Già 4-06899) (21 febbraio 2012)
SANGALLI, CECCANTI, DEL VECCHIO, FERRANTE, FISTAROL, GALPERTI, GHEDINI, MICHELONI, PALMIZIO, RIZZOTTI, GARAVAGLIA Massimo, GIARETTA, VITA, CARLONI, CASTRO, INCOSTANTE, LI GOTTI, MAZZUCONI, PINOTTI, ARMATO, BUBBICO, DE SENA, FIORONI, GARRAFFA, TOMASELLI, MERCATALI, BALBONI, BLAZINA, LEGNINI, SANNA, THALER AUSSERHOFER, PORETTI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
l'art. 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (cosiddetto salva Italia), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 214 del 2011, ha previsto l'obbligo per le imprese e le società di indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione nel modello di dichiarazione dei redditi;
a seguito dell'entrata in vigore di tale disposizione, la Rai Radiotelevisione italiana SpA ha provveduto ad inviare indistintamente a diversi soggetti (imprese, società, studi professionali, eccetera) il bollettino postale per provvedere al pagamento dell'abbonamento speciale, specificando che lo stesso è dovuto, oltre che per il possesso di un apparecchio televisivo, anche in presenza di computer con collegamento alla rete Internet, in quanto strumenti "atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni" (art. 1, del regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246);
il canone speciale Rai deve essere corrisposto nel caso di attività commerciali, a scopo di lucro diretto o indiretto (decreto legislativo luogotenenziale 21 dicembre 1944, n. 458), e a prescindere dall'utilizzo effettivo dello strumento;
l'obbligo del pagamento è stato affermato dalla Corte costituzionale con sentenza n. 284 del 2002, con la quale la Consulta stabilisce la natura di tributo del canone, facendo discendere la sua obbligatorietà dal possesso stesso dello strumento: "il collegamento dell'obbligo di pagare il canone alla semplice detenzione dell'apparecchio, atto o adattabile alla ricezione anche solo di trasmissioni via cavo o provenienti dall'estero (…), indipendentemente dalla possibilità e dalla volontà di fruire dei programmi della concessionaria del servizio pubblico, discende dalla natura di imposta impressa al canone";
anche la Corte di cassazione a Sezioni unite ha ribadito che il canone di abbonamento radiotelevisivo "non trova la sua ragione nell'esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che le leghi il contribuente, da un lato, e l'ente RAI dall'altro (..), ma si tratta di una prestazione tributaria, fondata sulla legge" (sent. n. 24010 del 20 novembre 2007);
la giurisprudenza ha chiarito circa l'obbligatorietà della corresponsione del canone speciale, ma non ha risolto i dubbi interpretativi circa la legittimità della richiesta in relazione al possesso di strumenti che l'evoluzione della tecnologia ha reso atti o adattabili alla trasmissione dei programmi televisivi (computer, videofonini, apparecchi modem, eccetera), né circa l'opportunità del pagamento qualora tali strumenti non fossero utilizzati a scopo di intrattenimento, ma perché funzionali all'attività di impresa;
già nel 2008, l'Agenzia delle entrate, sollecitata da un'associazione di consumatori che chiedeva di specificare la tipologia di strumenti per l'utilizzo dei quali il pagamento del canone speciale Rai fosse dovuto, con propria risoluzione n. 102 del 19 marzo 2008 ha confermato la debenza del pagamento, ma si è dichiarata incompetente a risolvere la questione, in quanto l'individuazione specifica degli apparecchi avrebbe dovuto essere determinata dal Ministero delle comunicazioni (oggi la competenza in materia è del Ministero dello sviluppo economico). L'Agenzia ha successivamente provveduto ad inoltrare la richiesta all'amministrazione competente, senza tuttavia ottenere risposta;
l'introduzione dell'art. 17 del decreto "salva Italia" è finalizzato all'emersione delle situazioni illegittime in cui i soggetti si sono sottratti al pagamento del dovuto ma, in assenza della determinazione di cui sopra, obbliga al pagamento del canone speciale anche i soggetti che utilizzano gli apparecchi informatici ai fini dell'attività professionale o di impresa. In merito si ricorda che, in taluni casi, i soggetti economici si sono dotati di tali apparecchiature proprio per assolvere ad obblighi normativi, quali l'adozione della posta elettronica certificata o l'obbligo di comunicazione per via telematica tra imprese e pubblica amministrazione;
in ragione della difficile situazione economica, le richieste di pagamento avanzate dalla Rai alle imprese e società, in relazione all'uso di strumenti non tassativamente individuati ed a prescindere dall'effettivo uso che viene fatto di questi, appare un ulteriore ed ingiustificato aggravio a carico delle imprese,
in che modo e con quale tempistica il Ministro in indirizzo intenda procedere all'individuazione degli strumenti per l'utilizzo dei quali si debba corrispondere il pagamento del canone speciale Rai;
attraverso quali provvedimenti di competenza il Governo, nelle more dell'adozione degli atti successivi necessari alla risoluzione della questione, intenda sospendere gli effetti delle richieste di pagamento inviate dalla Rai Radiotelevisione italiana SpA per la corresponsione del canone speciale di abbonamento e conseguentemente l'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201.
INTERROGAZIONE SULLE PROSPETTIVE DELLE ACCIAIERIE DI TERNI
(3-02644) (14 febbraio 2012)
SPADONI URBANI - Al Presidente del Consiglio dei ministriAl Presidente del Consiglio dei ministrie al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:
INTERROGAZIONE SULLA SALVAGUARDIA DEL SITO ARCHEOLOGICO DI POMPEI
(3-02685) (29 febbraio 2012)