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Timestamp: 2017-09-22 22:18:27+00:00
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Sentenza Pellya v. Russia, 10 aprile 2012Diritti Europa
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Posted by: Luca Gulino in Categorie Violazioni CEDU, Diritto ad un equo processo, I diritti in Europa, In evidenza 14 aprile 2012
Giusto Processo – Sentenza Pellya v. Russia, 10 aprile 2012
Una sentenza può giustamente accertare e riconoscere ai ricorrenti meriti, fatti, somme di danaro o situazioni favorevoli. Ma questo non ha nessun valore pratico se la sentenza non viene poi eseguita. E’ il caso del signor Pellya al quale è stato riconosciuto un credito, ma…gli è stato versato con eccessivo ritardo.
IL CASO – Pavel Andreyevich Pellya è nato nel 1942 e vive a Lahti, in Finlandia.
Il 18 giugno 1999 la Corte distrettuale Krasnoselskiy di San Pietroburgo ha rilevato che comportamenti illeciti eseguiti da alcuni agenti della polizia nel 1993 avevano provocato danni alla salute del ricorrente, causando una perdita parziale della sua capacità lavorativa.
Questa sentenza, accorpata a un giudizio complementare dell’11 ottobre 1999, ripreso dalla tesoreria dello Stato, ha stabilito a favore del richiedente un mancato guadagno fino al 1 ° febbraio 2000 dell’importo di 109,751 rubli russi (RUB) e la compensazione del danno non patrimoniale nella quantità di RUB 10.000.
Risulta dalla documentazione presentata dal ricorrente che la cifra gli è stata versata nel 1999.
Pellya ha proposto un nuovo ricorso riguardante i mancati guadagni, questa volta, per il periodo dal 1 febbraio 2000 al 1 marzo 2005 , più gli ulteriori pagamenti mensili relativi al suo salario, e il rimborso delle spese di consulenza e di compensazione per il trattamento delle sue cure.
Con sentenza del 3 marzo 2005 la Corte Distrettuale ha accettato le sue richieste in parte, ma il 18 aprile 2005, questa sentenza è stata ribaltata in appello e la causa è stata posticipata a un nuovo e successivo esame.
Il 19 settembre 2005 la Corte distrettuale ha confermato i precedenti crediti vantati da Pellya, nello specifico ha previsto un mancato guadagno per un importo di 378.185 RUB, per i salari mensili un importo di 8.911 RUB da regolare al costo della vita, RUB 39.585 per il trattamento sanatorio, e RUB 5.600 come rimborso delle spese di consulenza.
Questa sentenza non è stata contestata in appello. Gli atti esecutivi ricevuti dal Ministero delle Finanze il 25 ottobre 2005 sono stati restituiti al richiedente nel mese di aprile 2006 a causa di incongruenze non identificate nella sentenza.
Il 18 giugno 2007 alla Corte distrettuale è stata pervenuta la domanda del ricorrente per la regolazione delle somme concesse dalla sentenza 19 settembre 2005 e non ancora ricevute.
Il giudice ha respinto la domanda, ma ha chiarito che, in base alla sentenza originale, la responsabilità della sua applicazione era a carico del Ministero delle Finanze. Una nuova ordinanza di esecuzione è stato emessa.
Il 29 gennaio 2008 la sentenza del 19 settembre 2005 è stata applicata in pieno. Questo risulta dai documenti presentati dal Governo e copre il periodo tra febbraio 2008 e febbraio 2010 con i pagamenti mensili determinati nella sentenza emessa dalla Corte Distrettuale il 19 settembre 2005.
CORTE EDU – Pellya si è rivolto alla Corte di Strasburgo, invocando la violazione dell’Art 6 CEDU, e dell’Art 1 del Protocollo N.1 in materia di esecuzione ritardata della sentenza, nello specifico caso, la sentenza del 19 settembre 2005. Ha portato a conoscenza della corte, il fatto che non aveva più ricevuto il risarcimento dovutogli in merito alla sentenza del 19 settembre 2005
La Corte, esaminando il caso, ha ricordato che un ritardo irragionevolmente lungo in esecuzione di una sentenza vincolante può violare la Convenzione(v. Burdov contro Russia).
La stessa Corte ha poi osservato che la sentenza del 19 settembre 2005 è stata applicata il 29 gennaio 2008, vale a dire circa due anni e quattro mesi più tardi, per un ritardo non imputabile al richiedente.
Tenuto conto di tutto questo, e considerando anche il riconoscimento tacito del governo del fallimento delle sue autorità ad eseguire la sentenza in tempo utile, la Corte ritiene che lo Stato è venuto meno ai suoi obblighi ai sensi dell’articolo 6 § 1 della Convenzione e all’articolo 1 del Protocollo n ° 1.
La sentenza in originale è reperibile qui: Sentenza Pellya v. Russia, 10 aprile 2012
La Russia è stata poi ritenuta colpevole della violazione dell’Art 6 Cedu, anche in altre situazioni simili a questa, i cosiddetti “ripetitive cases”. Nello specifico, si fa riferimento alle sentenze:
Kochalidze v. Russia (n. 44038/05), Russkikh v. Russia (n. 44595/05)
Nei seguenti casi, i ricorrenti lamentano, in particolare, ai sensi dell’articolo 6 § 1 (diritto ad un equo processo) e dell’articolo 1 del Protocollo n ° 1 (protezione della proprietà) per la mancata esecuzione (nn. 44038/05 e 44595/05) della sentenze a loro favore.
Art 1 Protocollo 1 Art 6 CEDU Nina Vajić Prima Sezione Russia	2012-04-14
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