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Timestamp: 2017-12-18 20:21:35+00:00
Document Index: 108063765

Matched Legal Cases: ['art.  17', 'art.  3', 'art.  33', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 9', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 6', 'art.  16', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 17', 'art.\n17', 'art. 17', 'art.  17', 'art. 17', 'art. 17', 'art.  15', 'art.  5', 'art.  16', 'art. 10', 'art.  3']

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 agosto 2012, n. 137 - Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. (12G0159) - (GU n. 189 del 14-8-2012 | Chimici.info
Decreto Legislativo 15 novembre 2017, n. 183 (impianti di combustione, emissioni in atmosfera, stabilimenti)
Decisione Esecuzione Commissione UE 13 dicembre 2017, n. 2333/2017/UE (sostanze, ozono)
<MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI – COMUNICATO – Approvazione della delibera n. 19/15GIU2012/VIICdA adottata dal Consiglio di amministrazione dell’Ente nazionale di previdenza ed assistenza Veterinari (ENPAV). (12A09353) – (GU n. 199 del 27-8-2012
DECRETO 20 luglio 2012, n. 140 – Regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolarmente vigilate dal Ministero della giustizia, ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27. (12G0161) – (GU n. 195 del 22-8-2012>
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 agosto 2012, n. 137 – Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. (12G0159) – (GU n. 189 del 14-8-2012
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 agosto 2012, n. 137 - Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell'articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. (12G0159) - (GU n. 189 del 14-8-2012 ) - note: - Entrata in vigore del provvedimento: 15/08/2012
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 agosto 2012 , n. 137
Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a  norma
dell’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011,  n.  138,
convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148.
(12G0159)
Visto l’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto  2011,  n.
138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n.
adottata nella riunione del 15 giugno 2012;
Udito il parere del Consiglio  di  Stato,  espresso  dalla  Sezione
consultiva per gli atti normativi nell’Adunanza del 5 luglio 2012;
Acquisiti i pareri delle competenti commissioni  della  Camera  dei
riunione del 3 agosto 2012;
Sulla proposta del Ministro della giustizia;
Definizione e ambito di applicazione
1. Ai fini del presente decreto:
a) per «professione  regolamentata»  si  intende  l’attivita’,  o
l’insieme delle attivita’, riservate  per  espressa  disposizione  di
legge o non riservate, il cui esercizio e’ consentito solo a  seguito
d’iscrizione in ordini o  collegi  subordinatamente  al  possesso  di
qualifiche  professionali   o   all’accertamento   delle   specifiche
professionalita’;
b) per «professionista» si  intende  l’esercente  la  professione
regolamentata di cui alla lettera a).
2. Il presente decreto si applica alle professioni regolamentate  e
ai relativi professionisti.
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
alle quali e’  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il
valore e l’efficacia degli atti legislativi qui trascritti.
– Si riporta il testo  dell’art.  17,  comma  2,  della
legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell’attivita’  di
Governo e ordinamento della Presidenza  del  Consiglio  dei
Ministri.):
«Art. 17 (Regolamenti). – Comma 1. (Omissis).
2. Con decreto del Presidente della Repubblica,  previa
deliberazione  del  Consiglio  dei  ministri,  sentito   il
Consiglio  di  Stato  e  previo  parere  delle  Commissioni
parlamentari competenti  in  materia,  che  si  pronunciano
entro  trenta  giorni  dalla  richiesta,  sono  emanati   i
regolamenti per la disciplina delle materie, non coperte da
riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione,  per
le  quali   le   leggi   della   Repubblica,   autorizzando
l’esercizio  della  potesta’  regolamentare  del   Governo,
determinano le norme generali regolatrici della  materia  e
dispongono l’abrogazione delle norme vigenti,  con  effetto
dall’entrata in vigore delle norme regolamentari.
Commi 3. – 4-ter (Omissis).».
– Si  riporta  il  testo  dell’art.  3,  comma  5,  del
decreto-legge 13 agosto  2011,  n.  138,  convertito  dalla
legge 14 settembre 2011, n. 148 (Ulteriori  misure  urgenti
per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo):
«Art.  3  (Abrogazione   delle   indebite   restrizioni
all’accesso  e  all’esercizio  delle  professioni  e  delle
attivita’ economiche). – Commi 1. – 4. (Omissis).
5. Fermo restando l’esame di Stato di cui all’art.  33,
quinto  comma,  della  Costituzione  per   l’accesso   alle
professioni  regolamentate   secondo   i   principi   della
riduzione e  dell’accorpamento,  su  base  volontaria,  fra
professioni   che   svolgono   attivita’   similari,    gli
ordinamenti professionali devono garantire che  l’esercizio
dell’attivita’ risponda  senza  eccezioni  ai  principi  di
libera   concorrenza,    alla    presenza    diffusa    dei
professionisti  su  tutto  il  territorio  nazionale,  alla
differenziazione e pluralita’  di  offerta  che  garantisca
l’effettiva possibilita’ di scelta degli utenti nell’ambito
della piu’  ampia  informazione  relativamente  ai  servizi
offerti.  Con  decreto  del  Presidente  della   Repubblica
emanato ai sensi dell’art. 17,  comma  2,  della  legge  23
agosto 1988, n. 400, gli ordinamenti professionali dovranno
essere riformati entro 12 mesi dalla  data  di  entrata  in
vigore  del  presente  decreto  per  recepire  i   seguenti
a) l’accesso alla professione  e’  libero  e  il  suo
esercizio  e’   fondato   e   ordinato   sull’autonomia   e
sull’indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del
professionista.   La   limitazione,   in   forza   di   una
disposizione di legge,  del  numero  di  persone  che  sono
titolate ad esercitare una certa professione  in  tutto  il
territorio dello Stato o in una certa area  geografica,  e’
consentita unicamente laddove essa risponda  a  ragioni  di
interesse pubblico, tra cui in particolare quelle  connesse
alla  tutela  della  salute  umana,  e  non  introduca  una
discriminazione   diretta   o   indiretta   basata    sulla
nazionalita’ o, in  caso  di  esercizio  dell’attivita’  in
forma  societaria,  della  sede   legale   della   societa’
b) previsione dell’obbligo  per  il  professionista  di
seguire  percorsi   di   formazione   continua   permanente
predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati  dai
consigli nazionali, fermo restando  quanto  previsto  dalla
normativa vigente in  materia  di  educazione  continua  in
medicina (ECM). La violazione  dell’obbligo  di  formazione
continua determina un illecito disciplinare e come tale  e’
sanzionato sulla base di quanto stabilito  dall’ordinamento
professionale che dovra’ integrare tale previsione;
c) la  disciplina  del  tirocinio  per  l’accesso  alla
professione deve conformarsi  a  criteri  che  garantiscano
l’effettivo svolgimento dell’attivita’ formativa e  il  suo
adeguamento costante all’esigenza di assicurare il  miglior
esercizio della professione;
[d) il compenso spettante al professionista e’ pattuito
per  iscritto  all’atto  del   conferimento   dell’incarico
professionale. Il professionista e’  tenuto,  nel  rispetto
del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente  il
livello della complessita’ dell’incarico, fornendo tutte le
informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento
del conferimento alla conclusione dell’incarico. In caso di
mancata determinazione consensuale del compenso, quando  il
committente e’ un ente pubblico, in  caso  di  liquidazione
giudiziale  dei  compensi,  ovvero  nei  casi  in  cui   la
prestazione professionale e’ resa nell’interesse dei  terzi
si applicano le tariffe professionali stabilite con decreto
dal Ministro della Giustizia;]
e) a tutela del cliente, il professionista e’ tenuto  a
stipulare  idonea  assicurazione  per  i  rischi  derivanti
dall’esercizio     dell’attivita’     professionale.     Il
professionista deve rendere noti  al  cliente,  al  momento
dell’assunzione dell’incarico, gli  estremi  della  polizza
stipulata  per  la  responsabilita’  professionale   e   il
relativo massimale. Le condizioni  generali  delle  polizze
assicurative  di  cui  al  presente  comma  possono  essere
negoziate,  in  convenzione  con  i  propri  iscritti,  dai
Consigli  Nazionali  e   dagli   enti   previdenziali   dei
professionisti;
f) gli  ordinamenti  professionali  dovranno  prevedere
l’istituzione di organi a livello territoriale, diversi  da
quelli  aventi  funzioni  amministrative,  ai  quali   sono
specificamente affidate l’istruzione e la  decisione  delle
questioni  disciplinari  e  di  un  organo   nazionale   di
disciplina.   La   carica   di   consigliere    dell’Ordine
territoriale o di consigliere  nazionale  e’  incompatibile
con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e
territoriali. Le disposizioni della presente lettera non si
applicano alle professioni sanitarie  per  le  quali  resta
confermata la normativa vigente;
g) la pubblicita’ informativa, con ogni  mezzo,  avente
ad oggetto l’attivita’ professionale,  le  specializzazioni
ed i titoli professionali  posseduti,  la  struttura  dello
studio ed i  compensi  delle  prestazioni,  e’  libera.  Le
informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette
e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie.
Commi 5-bis – 12-bis (Omissis).».
Accesso ed esercizio dell’attivita’ professionale
1. Ferma la disciplina  dell’esame  di  Stato,  quale  prevista  in
attuazione dei principi di cui all’articolo 33 della Costituzione,  e
salvo  quanto  previsto  dal  presente   articolo,   l’accesso   alle
professioni regolamentate e’ libero. Sono  vietate  limitazioni  alle
iscrizioni agli albi professionali che non sono fondate  su  espresse
previsioni inerenti  al  possesso  o  al  riconoscimento  dei  titoli
previsti dalla legge per la qualifica  e  l’esercizio  professionale,
ovvero alla mancanza di condanne penali o disciplinari irrevocabili o
ad altri motivi imperativi di interesse generale.
2. L’esercizio della professione e’ libero e fondato sull’autonomia
e indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnico. La formazione di
albi  speciali,  legittimanti   specifici   esercizi   dell’attivita’
professionale, fondati su  specializzazioni  ovvero  titoli  o  esami
ulteriori, e’ ammessa solo su previsione espressa di legge.
3.  Non  sono  ammesse  limitazioni,  in  qualsiasi  forma,   anche
attraverso previsioni deontologiche, del numero di persone titolate a
esercitare la professione, con attivita’ anche abituale e prevalente,
su tutto o parte del territorio dello Stato, salve  deroghe  espresse
fondate su ragioni di  pubblico  interesse,  quale  la  tutela  della
salute.   E’   fatta   salva   l’applicazione   delle    disposizioni
sull’esercizio delle funzioni notarili.
4. Sono in ogni caso  vietate  limitazioni  discriminatorie,  anche
indirette, all’accesso e  all’esercizio  della  professione,  fondate
sulla  nazionalita’  del   professionista   o   sulla   sede   legale
dell’associazione professionale o della societa’ tra professionisti.
1.  Gli  albi  territoriali  relativi  alle   singole   professioni
regolamentate, tenuti  dai  rispettivi  consigli  dell’ordine  o  del
collegio territoriale, sono pubblici e recano l’anagrafe di tutti gli
iscritti, con l’annotazione dei provvedimenti  disciplinari  adottati
nei loro confronti.
2. L’insieme degli albi  territoriali  di  ogni  professione  forma
l’albo unico nazionale degli iscritti, tenuto dal consiglio nazionale
competente. I consigli territoriali forniscono senza indugio per  via
telematica ai consigli nazionali tutte le informazioni  rilevanti  ai
fini dell’aggiornamento dell’albo unico nazionale.
Libera concorrenza e pubblicita’ informativa
1. E’ ammessa con ogni mezzo la pubblicita’ informativa  avente  ad
oggetto   l’attivita’    delle    professioni    regolamentate,    le
specializzazioni, i titoli posseduti attinenti alla  professione,  la
struttura dello studio professionale e i compensi  richiesti  per  le
2.  La  pubblicita’  informativa  di  cui  al  comma  1  dev’essere
funzionale  all’oggetto,  veritiera  e  corretta,  non  deve  violare
l’obbligo  del  segreto  professionale  e  non  dev’essere  equivoca,
ingannevole o denigratoria.
3. La violazione della disposizione di cui al comma  2  costituisce
illecito  disciplinare,  oltre  a  integrare  una  violazione   delle
disposizioni di cui ai decreti legislativi 6 settembre 2005, n.  206,
e 2 agosto 2007, n. 145.
– Il decreto legislativo  6  settembre  2005,  n.  206,
reca: «Codice del consumo, a norma dell’art. 7 della  legge
29 luglio 2003, n. 229.».
– Il decreto legislativo 2 agosto 2007, n.  145,  reca:
«Attuazione dell’art. 14  della  direttiva  2005/29/CE  che
modifica  la   direttiva   84/450/CEE   sulla   pubblicita’
ingannevole.».
– Si riporta il testo dell’art. 9, commi  4  e  6,  del
decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge
24  marzo  2012,  n.  27  (Disposizioni  urgenti   per   la
concorrenza,  lo  sviluppo  delle   infrastrutture   e   la
competitivita’.).
«Art. 9 (Disposizioni sulle professioni regolamentate).
– Commi 1. – 3. (Omissis).
4. Il compenso  per  le  prestazioni  professionali  e’
pattuito, nelle forme previste dall’ordinamento, al momento
del   conferimento    dell’incarico    professionale.    Il
professionista deve rendere noto al  cliente  il  grado  di
complessita’ dell’incarico, fornendo tutte le  informazioni
utili  circa  gli  oneri  ipotizzabili  dal   momento   del
conferimento fino alla  conclusione  dell’incarico  e  deve
altresi’ indicare i dati della polizza assicurativa  per  i
danni     provocati      nell’esercizio      dell’attivita’
professionale. In ogni  caso  la  misura  del  compenso  e’
previamente resa nota  al  cliente  con  un  preventivo  di
massima, deve essere adeguata all’importanza  dell’opera  e
va pattuita indicando per le singole prestazioni  tutte  le
voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi. Al
tirocinante   e’    riconosciuto    un    rimborso    spese
forfettariamente  concordato  dopo  i  primi  sei  mesi  di
tirocinio.
Comma 5. (Omissis).
6. La durata del tirocinio previsto per l’accesso  alle
professioni  regolamentate  non  puo’  essere  superiore  a
diciotto mesi; per i primi  sei  mesi,  il  tirocinio  puo’
essere  svolto,  in  presenza  di  un’apposita  convenzione
quadro stipulata tra i consigli nazionali degli ordini e il
Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca,
in concomitanza con il corso di studio per il conseguimento
della laurea di primo livello o della laurea  magistrale  o
specialistica.   Analoghe   convenzioni   possono    essere
stipulate tra  i  consigli  nazionali  degli  ordini  e  il
Ministro   per   la   pubblica   amministrazione    e    la
semplificazione per lo  svolgimento  del  tirocinio  presso
pubbliche amministrazioni, all’esito del corso  di  laurea.
Le disposizioni del presente comma non  si  applicano  alle
professioni sanitarie, per le  quali  resta  confermata  la
Commi 7. – 8. (Omissis).».
– Si riporta il testo dell’art. 117 della Costituzione:
«Art.  117  (Testo   applicabile   fino   all’esercizio
finanziario  relativo  all’anno  2013).   –   La   potesta’
legislativa e’ esercitata dallo Stato e dalle  Regioni  nel
rispetto della Costituzione, nonche’ dei vincoli  derivanti
dall’ordinamento    comunitario    e     dagli     obblighi
Lo  Stato  ha  legislazione  esclusiva  nelle  seguenti
a) politica  estera  e  rapporti  internazionali  dello
Stato; rapporti dello Stato con l’Unione  europea;  diritto
di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati  non
appartenenti all’Unione europea;
c)  rapporti  tra  la  Repubblica  e   le   confessioni
religiose;
d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato;  armi,
munizioni ed esplosivi;
e) moneta, tutela del risparmio e  mercati  finanziari;
tutela  della  concorrenza;  sistema   valutario;   sistema
tributario e  contabile  dello  Stato;  perequazione  delle
f) organi dello  Stato  e  relative  leggi  elettorali;
referendum statali; elezione del Parlamento europeo;
g) ordinamento e  organizzazione  amministrativa  dello
Stato e degli enti pubblici nazionali;
h) ordine pubblico e  sicurezza,  ad  esclusione  della
polizia amministrativa locale;
l)  giurisdizione  e  norme  processuali;   ordinamento
civile e penale; giustizia amministrativa;
m)  determinazione   dei   livelli   essenziali   delle
prestazioni concernenti i  diritti  civili  e  sociali  che
devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
p)  legislazione  elettorale,  organi  di   governo   e
funzioni  fondamentali  di  Comuni,   Province   e   Citta’
metropolitane;
q)  dogane,  protezione   dei   confini   nazionali   e
profilassi internazionale;
r)   pesi,   misure   e   determinazione   del   tempo;
coordinamento informativo statistico e informatico dei dati
dell’amministrazione statale,  regionale  e  locale;  opere
dell’ingegno;
s) tutela dell’ambiente,  dell’ecosistema  e  dei  beni
Sono  materie  di   legislazione   concorrente   quelle
relative a: rapporti internazionali e con l’Unione  europea
delle Regioni; commercio con l’estero; tutela  e  sicurezza
del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni
scolastiche e  con  esclusione  della  istruzione  e  della
formazione professionale; professioni; ricerca  scientifica
e tecnologica e  sostegno  all’innovazione  per  i  settori
produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento
sportivo; protezione civile; governo del territorio;  porti
e  aeroporti  civili;  grandi  reti  di  trasporto   e   di
navigazione; ordinamento della  comunicazione;  produzione,
trasporto   e   distribuzione    nazionale    dell’energia;
previdenza complementare e integrativa; armonizzazione  dei
bilanci pubblici e coordinamento della finanza  pubblica  e
del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e
ambientali  e  promozione  e  organizzazione  di  attivita’
culturali; casse di risparmio,  casse  rurali,  aziende  di
credito a carattere regionale; enti di credito fondiario  e
agrario   a   carattere   regionale.   Nelle   materie   di
legislazione concorrente spetta alle  Regioni  la  potesta’
legislativa, salvo che per la determinazione  dei  principi
fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Spetta  alle  Regioni  la   potesta’   legislativa   in
riferimento ad ogni  materia  non  espressamente  riservata
alla legislazione dello Stato.
Le Regioni e  le  Province  autonome  di  Trento  e  di
Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle
decisioni dirette  alla  formazione  degli  atti  normativi
comunitari e  provvedono  all’attuazione  e  all’esecuzione
degli  accordi  internazionali  e  degli  atti  dell’Unione
europea, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da
legge dello Stato, che disciplina le modalita’ di esercizio
del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
La  potesta’  regolamentare  spetta  allo  Stato  nelle
materie  di  legislazione  esclusiva,  salva  delega   alle
Regioni. La potesta’ regolamentare spetta alle  Regioni  in
ogni altra materia. I  Comuni,  le  Province  e  le  Citta’
metropolitane hanno potesta’ regolamentare in  ordine  alla
disciplina dell’organizzazione e  dello  svolgimento  delle
funzioni loro attribuite.
Le  leggi  regionali  rimuovono   ogni   ostacolo   che
impedisce la piena parita’ degli uomini e delle donne nella
vita  sociale,  culturale  ed  economica  e  promuovono  la
parita’  di  accesso  tra  donne  e  uomini  alle   cariche
elettive.
La legge regionale ratifica le intese della Regione con
altre Regioni  per  il  migliore  esercizio  delle  proprie
funzioni, anche con individuazione di organi comuni.
Nelle  materie  di  sua  competenza  la  Regione   puo’
concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali
interni  ad  altro  Stato,  nei  casi  e   con   le   forme
disciplinati da leggi dello Stato.
(Testo applicabile a decorrere  dall’esercizio  finanziario
relativo all’anno 2014)
La potesta’ legislativa e’  esercitata  dallo  Stato  e
dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonche’  dei
vincoli  derivanti  dall’ordinamento  comunitario  e  dagli
obblighi internazionali.
tributario e  contabile  dello  Stato;  armonizzazione  dei
bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie;
previdenza complementare e integrativa; coordinamento della
finanza pubblica e del sistema  tributario;  valorizzazione
dei  beni   culturali   e   ambientali   e   promozione   e
organizzazione di attivita’ culturali; casse di  risparmio,
casse rurali, aziende di  credito  a  carattere  regionale;
enti di credito fondiario e agrario a carattere  regionale.
Nelle  materie  di  legislazione  concorrente  spetta  alle
Regioni  la  potesta’  legislativa,  salvo   che   per   la
determinazione dei principi  fondamentali,  riservata  alla
funzioni, anche con individuazione di organi comuni .
disciplinati da leggi dello Stato.».
Obbligo di assicurazione
1. Il professionista e’ tenuto a stipulare, anche per il tramite di
convenzioni collettive negoziate dai consigli nazionali e dagli  enti
previdenziali dei professionisti, idonea assicurazione  per  i  danni
derivanti al  cliente  dall’esercizio  dell’attivita’  professionale,
comprese le attivita’ di custodia di documenti e valori ricevuti  dal
cliente stesso. Il professionista deve rendere noti  al  cliente,  al
momento dell’assunzione  dell’incarico,  gli  estremi  della  polizza
professionale, il relativo massimale e ogni variazione successiva.
2. La violazione della disposizione di cui al comma  1  costituisce
3.  Al  fine  di  consentire  la  negoziazione  delle   convenzioni
collettive di cui al comma 1, l’obbligo di assicurazione  di  cui  al
presente articolo acquista efficacia decorsi dodici mesi dall’entrata
in vigore del presente decreto.
Tirocinio per l’accesso
1. Il tirocinio professionale  e’  obbligatorio  ove  previsto  dai
singoli  ordinamenti  professionali,  e  ha  una  durata  massima  di
diciotto mesi. Resta ferma l’esclusione delle  professioni  sanitarie
prevista dall’articolo 9, comma 6, del decreto-legge 24 gennaio 2012,
n. 1, convertito dalla legge 24  marzo  2012,  n.  27.  Il  tirocinio
consiste nell’addestramento,  a  contenuto  teorico  e  pratico,  del
praticante, ed e’ finalizzato a conseguire  le  capacita’  necessarie
per l’esercizio e la gestione organizzativa della professione.
2. Presso il consiglio dell’ordine o del collegio  territoriale  e’
tenuto  il  registro  dei  praticanti,  l’iscrizione  al   quale   e’
condizione per lo svolgimento del tirocinio  professionale.  Ai  fini
dell’iscrizione nel registro  dei  praticanti  e’  necessario,  salva
l’ipotesi di cui al comma 4,  secondo  periodo,  aver  conseguito  la
laurea o il diverso titolo di istruzione  previsti  dalla  legge  per
l’accesso alla professione regolamentata,  ferme  restando  le  altre
disposizioni previste dall’ordinamento universitario.
3. Il professionista affidatario deve avere almeno cinque  anni  di
anzianita’ di iscrizione all’albo, e’ tenuto  ad  assicurare  che  il
tirocinio si svolga in modo funzionale alla sua finalita’ e non  puo’
assumere la funzione per piu’ di tre  praticanti  contemporaneamente,
salva la motivata autorizzazione rilasciata dal competente  consiglio
territoriale  sulla   base   di   criteri   concernenti   l’attivita’
professionale  del  richiedente  e  l’organizzazione  della   stessa,
stabiliti con regolamento del consiglio nazionale dell’ordine  o  del
collegio, previo parere vincolante del ministro vigilante.
4. Il tirocinio puo’ essere svolto, in misura non superiore  a  sei
mesi,  presso  enti  o  professionisti  di  altri  Paesi  con  titolo
equivalente e abilitati all’esercizio della professione. Il tirocinio
puo’ essere altresi’ svolto per i primi  sei  mesi,  in  presenza  di
specifica convenzione quadro tra il consiglio nazionale dell’ordine o
collegio, il ministro dell’istruzione, universita’ e  ricerca,  e  il
ministro vigilante, in concomitanza con l’ultimo anno  del  corso  di
studio per il  conseguimento  della  laurea  necessaria.  I  consigli
territoriali e le universita’ pubbliche e private  possono  stipulare
convenzioni, conformi a quella di  cui  al  periodo  precedente,  per
regolare i reciproci  rapporti.  Possono  essere  stipulate  analoghe
convenzioni tra i consigli nazionali degli  ordini  o  collegi  e  il
ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, per lo
svolgimento del tirocinio presso pubbliche amministrazioni, all’esito
del corso di  laurea.  Resta  ferma  l’esclusione  delle  professioni
sanitarie prevista dall’articolo 9, comma  6,  del  decreto-legge  24
gennaio 2012, n. 1, convertito dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.
5. Il tirocinio puo’ essere  svolto  in  costanza  di  rapporto  di
pubblico impiego ovvero di rapporto di  lavoro  subordinato  privato,
purche’ le relative discipline prevedano modalita’ e orari di  lavoro
idonei a consentirne l’effettivo svolgimento. Sul  rispetto  di  tale
disposizione vigila il locale consiglio dell’ordine o collegio.
6. Il tirocinio  professionale  non  determina  l’instaurazione  di
rapporto  di  lavoro  subordinato  anche  occasionale,  fermo  quanto
disposto dall’articolo 9, comma 4, ultimo periodo, del  decreto-legge
24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge  24
marzo 2012, n. 27.
7.  L’interruzione  del  tirocinio  per  oltre  tre   mesi,   senza
giustificato motivo, comporta l’inefficacia, ai fini dell’accesso, di
quello previamente svolto. Quando  ricorre  un  giustificato  motivo,
l’interruzione del tirocinio puo’ avere una durata  massima  di  nove
mesi, fermo l’effettivo completamento dell’intero periodo previsto.
8. I praticanti osservano gli stessi doveri e  norme  deontologiche
dei professionisti e sono soggetti al medesimo potere disciplinare.
9.  Il  tirocinio,  oltre  che  nella  pratica  svolta  presso   un
professionista,  puo’  consistere  altresi’   nella   frequenza   con
profitto, per un periodo non superiore a sei mesi, di specifici corsi
di formazione professionale organizzati da ordini o collegi. I  corsi
di formazione possono essere organizzati  anche  da  associazioni  di
iscritti agli albi e da  altri  soggetti,  autorizzati  dai  consigli
nazionali degli ordini o collegi. Quando deliberano sulla domanda  di
autorizzazione di cui al periodo  precedente,  i  consigli  nazionali
trasmettono motivata proposta di delibera al  ministro  vigilante  al
fine di acquisire il parere vincolante dello stesso.
10. Il consiglio nazionale dell’ordine o  collegio  disciplina  con
regolamento, da  emanarsi,  previo  parere  favorevole  del  ministro
vigilante, entro un anno dall’entrata in vigore del presente decreto:
a) le modalita’ e le condizioni  per  l’istituzione  dei  corsi  di
formazione di cui al comma 9, in modo da garantire la liberta’  e  il
pluralismo   dell’offerta   formativa   e   della   relativa   scelta
individuale;
b) i contenuti formativi essenziali dei corsi di formazione;
c) la durata minima dei corsi di formazione, prevedendo  un  carico
didattico non inferiore a duecento ore;
d) le modalita’ e le condizioni  per  la  frequenza  dei  corsi  di
formazione da parte del praticante nonche’ quelle  per  le  verifiche
intermedie e finale del profitto, affidate a una commissione composta
da  professionisti  e  docenti  universitari,  in  pari   numero,   e
presieduta  da  un  docente  universitario,  in  modo  da   garantire
omogeneita’  di  giudizio  su  tutto  il  territorio  nazionale.   Ai
componenti  della  commissione  non   sono   riconosciuti   compensi,
indennita’ o gettoni di presenza.
11. Il ministro vigilante,  previa  verifica,  su  indicazione  del
consiglio nazionale dell’ordine o collegio, dell’idoneita’ dei  corsi
organizzati a norma del comma 9 sul territorio nazionale, dichiara la
data a decorrere dalla quale la disposizione di cui al medesimo comma
e’ applicabile al tirocinio.
12. Il consiglio dell’ordine o collegio presso il quale e’ compiuto
il tirocinio rilascia il relativo certificato. Il  certificato  perde
efficacia  decorsi  cinque  anni  senza  che  segua  il   superamento
dell’esame di Stato quando  previsto.  Quando  il  certificato  perde
efficacia  il  competente  consiglio   territoriale   provvede   alla
cancellazione del soggetto dal registro  dei  praticanti  di  cui  al
13. Le  regioni,  nell’ambito  delle  potesta’  a  esse  attribuite
dall’articolo   117   della   Costituzione,   possono    disciplinare
l’attribuzione di fondi per  l’organizzazione  di  scuole,  corsi  ed
eventi di tirocinio professionale.
14. Le disposizioni del presente articolo si applicano ai  tirocini
iniziati dal giorno successivo alla data di  entrata  in  vigore  del
presente decreto, fermo quanto gia’ previsto dall’articolo  9,  comma
6,  del  decreto-legge  24  gennaio  2012,  n.  1,  convertito,   con
modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27.
1. Al fine di garantire la qualita’ ed efficienza della prestazione
professionale,   nel   migliore   interesse   dell’utente   e   della
collettivita’,  e   per   conseguire   l’obiettivo   dello   sviluppo
professionale, ogni professionista ha l’obbligo di curare il continuo
e  costante  aggiornamento  della  propria  competenza  professionale
secondo  quanto  previsto  dal  presente  articolo.   La   violazione
dell’obbligo  di  cui  al  periodo  precedente  costituisce  illecito
2. I corsi di formazione possono essere organizzati,  ai  fini  del
comma 1, oltre che da ordini e  collegi,  anche  da  associazioni  di
3. Il consiglio nazionale dell’ordine  o  collegio  disciplina  con
a) le modalita’ e le condizioni per l’assolvimento dell’obbligo  di
aggiornamento  da  parte  degli  iscritti  e  per   la   gestione   e
l’organizzazione dell’attivita’ di aggiornamento a cura degli  ordini
o  collegi  territoriali,  delle  associazioni  professionali  e  dei
b) i requisiti minimi, uniformi su tutto il  territorio  nazionale,
dei corsi di aggiornamento;
c) il valore del credito formativo professionale  quale  unita’  di
misura della formazione continua.
4. Con apposite convenzioni stipulate tra i consigli nazionali e le
universita’ possono essere stabilite regole comuni di  riconoscimento
reciproco dei crediti formativi  professionali  e  universitari.  Con
appositi regolamenti comuni, da approvarsi previo  parere  favorevole
dei ministri vigilanti,  i  consigli  nazionali  possono  individuare
crediti formativi professionali interdisciplinari e stabilire il loro
valore.
5. L’attivita’ di formazione,  quando  e’  svolta  dagli  ordini  e
collegi, puo’ realizzarsi anche in  cooperazione  o  convenzione  con
6.  Le  regioni,  nell’ambito  delle  potesta’  a  esse  attribuite
eventi di formazione professionale.
7. Resta ferma la normativa  vigente  sull’educazione  continua  in
medicina (ECM).
– Per il testo dell’art. 117 della  Costituzione,  vedi
nelle note all’art. 6.
Disposizioni  sul   procedimento   disciplinare   delle   professioni
regolamentate diverse da quelle sanitarie
1. Presso i  consigli  dell’ordine  o  collegio  territoriali  sono
istituiti consigli di disciplina territoriali  cui  sono  affidati  i
compiti  di  istruzione  e  decisione  delle  questioni  disciplinari
riguardanti gli iscritti all’albo.
2. I consigli di disciplina territoriali di cui  al  comma  1  sono
composti da un numero di consiglieri pari a  quello  dei  consiglieri
che, secondo i vigenti ordinamenti professionali,  svolgono  funzioni
disciplinari nei consigli dell’ordine o collegio territoriali  presso
cui  sono  istituiti.  I  collegi  di  disciplina,  nei  consigli  di
disciplina territoriali con piu’ di  tre  componenti,  sono  comunque
composti da tre consiglieri e  sono  presieduti  dal  componente  con
maggiore  anzianita’  d’iscrizione  all’albo  o,  quando   vi   siano
componenti  non  iscritti  all’albo,  dal  componente  con   maggiore
anzianita’ anagrafica.
3.  Ferma  l’incompatibilita’  tra   la   carica   di   consigliere
dell’ordine o collegio territoriale e la carica  di  consigliere  del
corrispondente consiglio di disciplina  territoriale,  i  consiglieri
componenti dei consigli di disciplina territoriali sono nominati  dal
presidente del tribunale  nel  cui  circondario  hanno  sede,  tra  i
soggetti  indicati  in  un  elenco   di   nominativi   proposti   dai
corrispondenti consigli dell’ordine o collegio. L’elenco  di  cui  al
periodo che precede e’ composto da un numero di  nominativi  pari  al
doppio del numero dei consiglieri che il presidente del tribunale  e’
chiamato a designare. I criteri in base ai  quali  e’  effettuata  la
proposta dei consigli dell’ordine o collegio  e  la  designazione  da
parte del presidente del tribunale, sono individuati con  regolamento
adottato, entro novanta giorni dall’entrata in  vigore  del  presente
decreto, dai consigli nazionali dell’ordine o collegio, previo parere
vincolante del ministro vigilante.
4.  Le  funzioni  di  presidente  del   consiglio   di   disciplina
territoriale sono  svolte  dal  componente  con  maggiore  anzianita’
d’iscrizione all’albo o, quando  vi  siano  componenti  non  iscritti
all’albo, dal  componente  con  maggiore  anzianita’  anagrafica.  Le
funzioni  di  segretario  sono  svolte  dal  componente  con   minore
anzianita’ d’iscrizione all’albo o, quando vi  siano  componenti  non
iscritti all’albo, dal componente con minore anzianita’ anagrafica.
5. All’immediata sostituzione dei componenti che siano venuti  meno
a  causa  di  decesso,  dimissioni  o  altra  ragione,  si   provvede
applicando le disposizioni del comma 3, in quanto compatibili.
6. I consigli di disciplina territoriale restano in carica  per  il
medesimo periodo dei consigli dell’ordine o collegio territoriale.
7. Presso i consigli nazionali dell’ordine o collegio che  decidono
in via amministrativa sulle questioni  disciplinari,  sono  istituiti
consigli di disciplina nazionali  cui  sono  affidati  i  compiti  di
istruzione e decisione delle questioni  disciplinari  assegnate  alla
competenza dei medesimi consigli nazionali  anche  secondo  le  norme
antecedenti all’entrata in vigore del presente decreto.
8. I consiglieri dei consigli nazionali dell’ordine o collegio  che
esercitano funzioni  disciplinari  non  possono  esercitare  funzioni
amministrative. Per la ripartizione delle  funzioni  disciplinari  ed
amministrative tra i consiglieri, in applicazione di quanto  disposto
al periodo che precede, i consigli nazionali dell’ordine  o  collegio
adottano regolamenti attuativi, entro novanta giorni dall’entrata  in
vigore del presente decreto, previo parere  favorevole  del  ministro
9. Le funzioni di presidente del consiglio di disciplina  nazionale
di cui ai commi 7  e  8  sono  svolte  dal  componente  con  maggiore
anzianita’ d’iscrizione all’albo.  Le  funzioni  di  segretario  sono
svolte dal componente con minore anzianita’ d’iscrizione all’albo.
10. Fino all’insediamento dei consigli di disciplina territoriali e
nazionali di  cui  ai  commi  precedenti,  le  funzioni  disciplinari
restano interamente regolate dalle disposizioni vigenti.
11. Restano ferme le altre disposizioni in materia di  procedimento
disciplinare delle professioni  regolamentate,  e  i  riferimenti  ai
consigli dell’ordine o collegio  si  intendono  riferiti,  in  quanto
applicabili, ai consigli di disciplina.
12. Il ministro vigilante puo’ procedere  al  commissariamento  dei
consigli di disciplina territoriali e nazionali per gravi e  ripetuti
atti di violazione della legge, ovvero in ogni caso in cui  non  sono
in  grado  di  funzionare  regolarmente.  Il   commissario   nominato
provvede, su disposizioni del ministro vigilante, a quanto necessario
ad assicurare lo  svolgimento  delle  funzioni  dell’organo  fino  al
successivo mandato, con facolta’  di  nomina  di  componenti  che  lo
coadiuvano nell’esercizio delle funzioni predette.
13. Alle professioni sanitarie continua ad applicarsi la disciplina
14. Restano altresi’  ferme  le  disposizioni  vigenti  in  materia
disciplinare concernenti la professione di notaio.
Disposizioni concernenti gli avvocati
1. L’avvocato deve avere un domicilio professionale nell’ambito del
circondario di competenza  territoriale  dell’ordine  presso  cui  e’
iscritto, salva la facolta’ di avere ulteriori sedi di  attivita’  in
altri luoghi del territorio nazionale.
Disposizioni speciali sul tirocinio forense per l’accesso
1. Fermo in particolare quanto disposto dall’articolo 6, commi 3  e
4, il tirocinio puo’ essere svolto presso l’Avvocatura dello Stato  o
presso l’ufficio legale  di  un  ente  pubblico  o  di  ente  privato
autorizzato  dal  ministro  della  giustizia  o  presso  un   ufficio
giudiziario, per non piu’ di dodici mesi.
2. Il tirocinio deve in ogni caso essere svolto per almeno sei mesi
presso un avvocato iscritto all’ordine o  presso  l’Avvocatura  dello
Stato o presso l’ufficio legale di un ente  pubblico  o  di  un  ente
privato autorizzato dal ministro della giustizia.
3. Fermo quanto previsto dal comma 2, il diploma conseguito  presso
le scuole di  specializzazione  per  le  professioni  legali  di  cui
all’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n.  398,  e
successive modificazioni, e’ valutato  ai  fini  del  compimento  del
tirocinio per l’accesso alla professione di avvocato per  il  periodo
di un anno.
4. Il praticante  puo’,  per  giustificato  motivo,  trasferire  la
propria iscrizione presso l’ordine del luogo ove  intende  proseguire
il tirocinio. Il consiglio dell’ordine  autorizza  il  trasferimento,
valutati i motivi che lo giustificano, e rilascia  al  praticante  un
certificato  attestante  il  periodo   di   tirocinio   che   risulta
5. In attuazione del presente decreto, l’attivita’ di  praticantato
presso gli uffici giudiziari  e’  disciplinata  con  regolamento  del
ministro della giustizia da adottarsi entro un  anno  dalla  data  di
entrata in  vigore  del  presente  decreto,  sentiti  gli  organi  di
autogoverno delle magistrature e il consiglio  nazionale  forense.  I
praticanti presso gli uffici  giudiziari  assistono  e  coadiuvano  i
magistrati che ne fanno richiesta nel compimento delle loro ordinarie
attivita’, anche  con  compiti  di  studio,  e  ad  essi  si  applica
l’articolo 15 del  testo  unico  delle  disposizioni  concernenti  lo
statuto degli impiegati civili dello Stato, di  cui  al  decreto  del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n.  3.  Al  termine  del
periodo di formazione il magistrato designato dal  capo  dell’ufficio
giudiziario redige una relazione sull’attivita’  e  sulla  formazione
professionale acquisita, che viene trasmessa al consiglio dell’ordine
competente. Ai soggetti  previsti  dal  presente  comma  non  compete
alcuna forma di compenso, di  indennita’,  di  rimborso  spese  o  di
trattamento previdenziale da parte della pubblica amministrazione. Il
rapporto non costituisce  ad  alcun  titolo  pubblico  impiego.  Fino
all’emanazione del decreto di  cui  al  primo  periodo,  continua  ad
applicarsi, al riguardo, la disciplina del  praticantato  vigente  al
momento di entrata in vigore del presente decreto.
6. Il praticante avvocato e’ ammesso a sostenere l’esame  di  Stato
nella sede di corte di appello nel cui distretto ha svolto il maggior
periodo di tirocinio. Quando il tirocinio e’ stato svolto per  uguali
periodi sotto la vigilanza di piu’ consigli dell’ordine  aventi  sede
in distretti diversi, la sede di esame  e’  determinata  in  base  al
luogo di svolgimento del primo periodo di tirocinio.
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  16  del   decreto
legislativo  17  novembre  1997,  n.  398  (Modifica   alla
disciplina del concorso per  uditore  giudiziario  e  norme
sulle scuole di specializzazione per le professioni legali,
a norma dell’art. 17, commi 113 e 114, della L.  15  maggio
1997, n. 127 ):
«Art. 16 (Scuola di specializzazione per le professioni
legali).  –  1.  Le  scuole  di  specializzazione  per   le
professioni legali sono disciplinate, salvo quanto previsto
dal presente articolo, ai sensi dell’art. 4, comma 1, della
legge 19 novembre 1990, n. 341.
2. Le scuole di  specializzazione  per  le  professioni
legali, sulla base di  modelli  didattici  omogenei  i  cui
criteri sono indicati nel decreto di cui all’art. 17, comma
114, della legge 15 maggio 1997, n. 127 ,  e  nel  contesto
dell’attuazione della autonomia didattica di  cui  all’art.
17,  comma  95,  della  predetta  legge,  provvedono   alla
formazione comune dei laureati in giurisprudenza attraverso
l’approfondimento   teorico,   integrato   da    esperienze
pratiche,  finalizzato   all’assunzione   dell’impiego   di
magistrato ordinario o all’esercizio delle  professioni  di
avvocato o notaio. L’attivita’ didattica per la  formazione
comune dei laureati in giurisprudenza e’  svolta  anche  da
magistrati, avvocati e notai. Le attivita’ pratiche, previo
accordo o convenzione,  sono  anche  condotte  presso  sedi
giudiziarie, studi professionali e  scuole  del  notariato,
con lo specifico apporto di magistrati, avvocati e notai.
2-bis. La durata delle scuole di  cui  al  comma  1  e’
fissata in due anni per coloro che conseguono la laurea  in
giurisprudenza secondo l’ordinamento  didattico  previgente
all’entrata in vigore degli ordinamenti didattici dei corsi
di laurea e di laurea specialistica  per  la  classe  delle
scienze giuridiche, adottati in esecuzione  del  decreto  3
novembre 1999, n. 509 del Ministro dell’universita’ e della
ricerca scientifica e tecnologica.
2-ter.  Le  disposizioni  di  cui  al  comma  2-bis  si
applicano  anche  a  coloro  che   conseguono   la   laurea
specialistica o magistrale  in  giurisprudenza  sulla  base
degli ordinamenti  didattici  adottati  in  esecuzione  del
regolamento di cui al decreto del Ministro dell’universita’
e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre  1999,
n. 509, e successive modificazioni. Per  tali  soggetti,  a
decorrere dall’anno accademico 2007-2008,  con  regolamento
del Ministro dell’universita’ e della ricerca, di  concerto
con  il  Ministro  della  giustizia,  adottato   ai   sensi
dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.  400,
l’ordinamento didattico delle Scuole di cui al comma 1 puo’
essere articolato sulla durata di un anno.
3. Le scuole di cui al comma 1 sono istituite,  secondo
i criteri indicati nel decreto di cui  all’art.  17,  comma
114,  della  legge  15  maggio  1997,  n.   127   ,   dalle
universita’, sedi  di  facolta’  di  giurisprudenza,  anche
sulla base  di  accordi  e  convenzioni  interuniversitari,
estesi, se del caso, ad  altre  facolta’  con  insegnamenti
giuridici.
4. Nel consiglio delle scuole  di  specializzazione  di
cui  al  comma  1  sono  presenti  almeno   un   magistrato
ordinario, un avvocato ed un notaio.
5. Il numero dei laureati da ammettere alla scuola,  e’
determinato con decreto  del  Ministro  dell’universita’  e
della ricerca scientifica e tecnologica, di concerto con il
Ministro di grazia e giustizia, in misura non inferiore  al
dieci per cento del numero complessivo di tutti i  laureati
in   giurisprudenza   nel   corso   dell’anno    accademico
precedente,  tenendo  conto,  altresi’,  del   numero   dei
magistrati  cessati  dal  servizio   a   qualunque   titolo
nell’anno precedente aumentato  del  venti  per  cento  del
numero di posti resisi vacanti nell’organico dei notai  nel
medesimo periodo, del numero di abilitati alla  professione
forense nel  corso  del  medesimo  periodo  e  degli  altri
sbocchi professionali da ripartire per ciascuna  scuola  di
cui al comma 1, e delle condizioni  di  ricettivita’  delle
scuole. L’accesso alla scuola avviene mediante concorso per
titoli  ed  esame.  La   composizione   della   commissione
esaminatrice, come pure il contenuto delle prove d’esame ed
i criteri oggettivi di valutazione delle prove, e’ definita
nel decreto di cui all’art. 17, comma 114, della  legge  15
maggio 1997,  n.  127.  Il  predetto  decreto  assicura  la
presenza  nelle  commissioni  esaminatrici  di  magistrati,
avvocati e notai.
6. Le prove di esame di cui al comma 5 hanno  contenuto
identico sul territorio nazionale e si svolgono in tutte le
sedi delle scuole di cui al comma 3. La votazione finale e’
espressa in sessantesimi. Ai fini  della  formazione  della
graduatoria, si tiene conto del punteggio di laurea  e  del
curriculum  degli  studi  universitari,  valutato  per   un
massimo di dieci punti.
7. Il  rilascio  del  diploma  di  specializzazione  e’
subordinato alla certificazione  della  regolare  frequenza
dei corsi, al superamento delle  verifiche  intermedie,  al
superamento delle prove finali di esame.
8. Il decreto di cui all’art. 17, comma 114,  della  L.
15 maggio 1997, n. 127, e’  emanato  sentito  il  Consiglio
superiore della magistratura.».
– Si riporta  il  testo  dell’art.  15  del  D.P.R.  10
gennaio  1957,  n.  3  (Testo  unico   delle   disposizioni
concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato):
«Art. 15 (Segreto d’ufficio).  –  1.  L’impiegato  deve
mantenere il segreto d’ufficio. Non puo’ trasmettere a  chi
non ne abbia diritto informazioni riguardanti provvedimenti
od  operazioni  amministrative,  in  corso  o  conclusione,
ovvero notizie di cui sia venuto a conoscenza a causa delle
sue funzioni, al di fuori delle ipotesi e  delle  modalita’
previste dalle norme sul diritto  di  accesso.  Nell’ambito
delle proprie  attribuzioni,  l’impiegato  preposto  ad  un
ufficio rilascia copie ed estratti di atti e  documenti  di
ufficio nei casi non vietati dall’ordinamento.».
Disposizioni concernenti i notai
Accesso alla professione notarile
1. Possono ottenere la nomina a notaio tutti i cittadini italiani e
i cittadini dell’Unione Europea che siano in possesso  dei  requisiti
di cui all’articolo 5 della legge 16 febbraio 1913, n.  89,  compreso
il superamento del concorso notarile, fermo il diritto dei  cittadini
dell’Unione Europea che, in difetto del possesso dei requisiti di cui
ai numeri 4 e 5 dell’articolo 5 della legge 16 febbraio 1913, n.  89,
abbiano superato il concorso notarile al quale abbiano avuto  accesso
a seguito  di  riconoscimento  del  titolo  professionale  di  notaio
conseguito in altro Stato membro dell’Unione Europea.
2. Il diploma di specializzazione, conseguito presso le  scuole  di
specializzazione per le professioni legali di cui all’articolo 16 del
decreto  legislativo  17  novembre  1997,  n.   398,   e   successive
modificazioni, e’ valutato ai fini  del  compimento  del  periodo  di
pratica per l’accesso alla professione di notaio per il periodo di un
– Si riporta  il  testo  dell’art.  5  della  legge  16
febbraio 1913, n. 89 (Ordinamento  del  notariato  e  degli
archivi notarili.).
«Art.  5.  –  Per  ottenere  la  nomina  a  notaro   e’
1° essere cittadino italiano o di un altro Stato membro
dell’Unione europea ed aver compiuto l’eta’ di anni 21;
2°  essere  di  moralita’  e  di  condotta  sotto  ogni
rapporto incensurate;
3° non aver subito condanna per un  reato  non  colposo
punito con pena  non  inferiore  nel  minimo  a  sei  mesi,
ancorche’ sia stata inflitta una pena di durata minore;
4° essere fornito  della  laurea  in  giurisprudenza  o
della laurea specialistica o magistrale  in  giurisprudenza
date o confermate da una universita’ italiana o  di  titolo
riconosciuto equipollente ai sensi della  legge  11  luglio
2002, n. 148;
5° avere ottenuto l’iscrizione fra i praticanti  presso
un Consiglio notarile ed aver fatto la pratica per diciotto
mesi, di cui almeno per un anno continuativamente  dopo  la
laurea. La  pratica  si  effettua,  dopo  l’iscrizione  nel
registro dei praticanti, presso un  notaro  del  distretto,
designato dal praticante, col consenso del notaro stesso  e
con   l’approvazione   del    Consiglio.    Su    richiesta
dell’interessato   spetta   al   consiglio   notarile    la
designazione del notaio presso cui effettuare  la  pratica.
L’iscrizione  nel  registro  dei  praticanti  puo’   essere
ottenuta dopo l’iscrizione all’ultimo  anno  del  corso  di
laurea  o  di  laurea   specialistica   o   magistrale   in
giurisprudenza. Il periodo  di  pratica  si  deve  comunque
completare entro trenta mesi dall’iscrizione  nel  suddetto
registro. In caso  di  scadenza  del  suddetto  termine  il
periodo effettuato prima del conseguimento della laurea non
e’ computato. Il periodo anteriore al  conseguimento  della
laurea puo’ essere computato, ai  fini  del  raggiungimento
dei diciotto mesi di pratica, per un massimo di  sei  mesi,
indipendentemente dalla sua effettiva  durata.  Per  coloro
che sono stati funzionari  dell’ordine  giudiziario  almeno
per un anno, per gli avvocati in  esercizio  da  almeno  un
anno, e’ richiesta la pratica per un  periodo  continuativo
di otto mesi;
6°  avere  sostenuto  con  approvazione  un  esame   di
idoneita’, dopo compiuta la pratica notarile;
6°-bis aver espletato  per  almeno  centoventi  giorni,
dopo l’avvenuto superamento della prova orale,  un  periodo
di tirocinio obbligatorio presso  uno  o  piu’  notai,  che
devono certificarne la durata.  Tale  periodo  deve  essere
registrato presso i consigli notarili dei distretti in  cui
viene effettuato. Il candidato notaio  puo’  richiedere  la
designazione  del  notaio  al  presidente   del   consiglio
notarile del distretto  nel  quale  e’  stato  ultimato  il
periodo di pratica  ovvero  puo’  espletarlo  presso  notai
dello stesso o di  altri  distretti,  i  quali  lo  abbiano
designato direttamente. L’eventuale periodo di coadiutorato
e’ computato quale tirocinio obbligatorio.
I requisiti di cui ai numeri 4° e 5°  del  primo  comma
possono essere  sostituiti  dal  possesso  del  decreto  di
riconoscimento professionale emanato  in  applicazione  del
decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 115.».
–  Per  il  testo  dell’art.  16  del  citato   decreto
legislativo 17 novembre  1997,  n.  398,  vedi  nelle  note
all’art. 10.
Disposizione temporale
1. Le disposizioni di cui al  presente  decreto  si  applicano  dal
giorno successivo alla data di entrata in vigore dello stesso.
2. Sono abrogate tutte le disposizioni regolamentari e  legislative
incompatibili con le previsioni di cui  al  presente  decreto,  fermo
quanto previsto dall’articolo 3, comma 5-bis,  del  decreto-legge  13
agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  14
settembre 2011, n. 148, e successive  modificazioni,  e  fatto  salvo
quanto previsto da disposizioni attuative  di  direttive  di  settore
emanate dall’Unione europea.
– Si riporta il testo dell’art.  3,  comma  5-bis,  del
citato decreto-legge n. 138 del 2011:
attivita’ economiche). – Commi 1. – 5. (Omissis).
5-bis. Le norme vigenti sugli ordinamenti professionali
in contrasto con i principi di cui al comma 5,  lettere  da
a) a g), sono abrogate con effetto dalla data di entrata in
vigore del regolamento governativo di cui al comma 5 e,  in
ogni caso, dalla data del 13 agosto 2012In  vigore  dal  25
Commi 5-ter – 12-bis (Omissis).».
Invarianza finanziaria
1. Dall’attuazione del presente provvedimento non derivano nuovi  o
maggiori  oneri  per  la  finanza  pubblica.  I   soggetti   pubblici
interessati operano nell’ambito delle risorse disponibili agli  scopi
1. Il presente decreto entra  in  vigore  il  giorno  successivo  a
quello  della  sua  pubblicazione  nella  Gazzetta  Ufficiale   della
Dato a Stromboli, addi’ 7 agosto 2012
Severino, Ministro della giustizia
Registrato alla Corte dei conti il 13 agosto 2012
Registro n. 7, foglio n. 372
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 7 agosto 2012, n. 137 – Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali, a norma dell’articolo 3, comma 5, del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 settembre 2011, n. 148. (12G0159) – (GU n. 189 del 14-8-2012 redazione redazione 2015-05-19T09:18:17+00:00