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Timestamp: 2020-01-19 00:03:54+00:00
Document Index: 56598615

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1168', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 601', 'art. 18', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 210', 'sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ', 'art. 2320']

Studio Legale Garatti - News
Novita' legali e giurisprudenziali
Lo scopo della presente sezione e' quello di focalizzare l'attenzione su argomenti di comune interesse nella vita di tutti i giorni, per spiegare se e cosa è cambiato, quali opportunità sono sorte e quali sono state soppresse.
Del resto, si sa, per tutelare un diritto, e' indispensabile prenderne coscienza. Non si può tutelare un proprio diritto, se non si conosce di averlo.
(Busto Arsizio, 20.10.2013)
23/10/2019 |POSSO DIMETTERMI SENZA PERDERE IL TRATTAMENTO DI DISOCCUPAZIONE ?
Molte volte mi viene posta questa domanda. Il lavoratore, spesso di lungo corso, e' esasperato dalla situazione lavorativa venutasi a creare (magari per comportamenti di mobbing datoriali, ma non necessariamente) e per sua serenità (e salute) personale vorrebbe andarsene, ma avrebbe bisogno di un paracadute economico per fronteggiare il periodo di disoccupazione sino al reperimento di altro impiego. Molti mi chiedono dunque come far cessare il rapporto lavorativo conservando il diritto alla Naspi.
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Il trattamento di disoccupazione viene erogato in caso di perdita involontaria del posto di lavoro.
E' per questa ragione che, per regola generale, il diritto viene perduto se il lavoratore rassegna le dimissioni, in quanto atto volontario.
Solo se le dimissioni vengono rassegnate per giusta causa, allora diviene preminente l'elemento costrittivo e non volontario della decisione dimissionale con conseguente conservazione del diritto a percepire l'indennita' di disoccupazione.
Integrano la giusta causa tutti quei comportamenti datoriali che non consentono la prosecuzione neanche provvisoria del rapporto lavorativo. La Giurisprudenza considera giusta causa di dimissioni, ad esempio, il mancato pagamento dello stipendio, il demansionamento, il mobbing o comunque l'esistenza di comportamenti vessatori da parte dei superiori gerarchici o dei colleghi che comportino una seria compromissione dell'equilibrio psico-fisico del lavoratore, importanti modifiche agli elementi essenziali del rapporto di lavoro che vanno esaminate caso per caso.
Ora, in presenza della giusta causa, il lavoratore puo' rassegnare le dimissioni, avendo cura di flaggare la casella 'dimissioni per giusta causa' nel portale INPS dedicato.
Attenzione ! Perche' cio' non e' sufficiente.
Con Messaggio n. 369/2018, richiamando la Circolare n. 163/2003, l'INPS esige che la domanda del lavoratore per il trattamento Naspi presentata a seguito di dimissioni per giusta causa sia corredata da "... una documentazione (dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui agli articoli 38 e 47 del D.P.R n. 445/2000) da cui risulti almeno la sua volontà di “difendersi in giudizio" nei confronti del comportamento illecito del datore di lavoro (allegazione di diffide, esposti, denunce, citazioni, ricorsi d'urgenza ex articolo 700 c.p.c., sentenze ecc. contro il datore di lavoro, nonche' ogni altro documento idoneo), impegnandosi a comunicare l'esito della controversia giudiziale o extragiudiziale".
Il trattamento Naspi verra' cosi' erogato ma sara' fondamentale per il lavoratore coltivare la vertenza contro il datore di lavoro, seppur questa possa concludersi con un accordo transattivo che prevenga la causa giudiziale.
E' appena il caso di precisare che, qualora l'esito della lite dovesse escludere la ricorrenza della giusta causa di dimissioni, l'INPS procedera' al recupero di quanto pagato al lavoratore a titolo di indennita' di disoccupazione.
15/10/2019 |IL DANNO DA DEMANSIONAMENTO. I CRITERI PER CALCOLARLO.
Il lavoratore ha diritto ad essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto. Qualora illegittimamente demansionato (ossia, adibito a mansioni inferiori), il dipendente ha diritto ad essere risarcito del danno subìto.
In cosa consiste il danno ? E come si calcola ?
Se vi è stata decurtazione dello stipendio, innanzitutto sussiste un danno patrimoniale rappresentato dalla differenza fra la retribuzione dovuta e quella effettivamente pagata.
Deve essere, altresì, risarcito il danno non patrimoniale da dequalificazione professionale che, invece, viene calcolato in via necessariamente equitativa. Sotto tale profilo, i Tribunali quantificano il nocumento utilizzando un criterio percentuale sullo stipendio dovuto al dipendente moltiplicato per ogni mese di effettivo demansionamento. La misura percentuale viene equitativamente stabilita dal Giudice in relazione alla gravità dello svilimento professionale (in termini di modalità e di durata).
Nei casi più gravi, il demansionamento può arrecare al dipendente anche un danno alla salute, stante l’idoneità della condotta svilente datoriale a compromettere l’equilibrio psico-fisico del dipendente. Tale danno andrà risarcito utilizzando le Tabelle di danno biologico elaborate dai Tribunali, le quali forniscono puntuali criteri di stima in relazione all’età del danneggiato ed alla percentuale di danno biologico, permanente e/o temporaneo, accertata in sede medico legale.
11/07/2019 |AZIONE DI MANTENIMENTO DIRETTO DEL FIGLIO MAGGIORENNE - RITO CAMERALE
Il Tribunale di Busto Arsizio istruisce la domanda di mantenimento diretto del figlio maggiorenne con le forme, snelle e veloci, del rito camerale.
La pronuncia, recentissima (giugno 2019), è interessante non dal punto di vista sostanziale, posto che le parti (la ricorrente figlia maggiorenne ed i suoi genitori) hanno raggiunto un accordo direttamente in udienza, bensì dal punto di vista procedurale.
Ancora oggi, infatti, nel silenzio della Legge, è dibattuto se il figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente che voglia ottenere il mantenimento diretto da parte dei suoi genitori debba introdurre l’azione con il rito ordinario (e, quindi, mediante la notifica dellatto di citazione) oppure se possa utilizzare il più comodo e celere rito camerale (da introdurre con ricorso).
Il Tribunale di Busto Arsizio, a fronte del ricorso presentato dalla figlia maggiorenne per mezzo della scrivente, ha trattato il procedimento con le forme del rito camerale.
28/05/2019 |IL 'TEMPO TUTA' DEVE ESSERE RETRIBUITO SE C'E' ETERODIREZIONE
Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 5437/2019.
Per anni si e' discusso nelle Corti riguardo il diritto del lavoratore ad essere retribuito per il tempo occorrente ad indossare e levare la divisa di lavoro.
La Giurisprudenza e' ormai consolidata nel ritenere che il tempo necessario alle operazioni di vestizione / svestizione della divisa (quantificato, per comune esperienza, in dieci minuti) debba essere remunerato ogni qualvolta vi sia eterodirezione, ossia, sostanzialmente, quando il lavoratore e' costretto ad effettuare tali operazioni presso i locali aziendali (ad esempio perche' e' fatto espresso obbligo al dipendente di custodire la divisa nell'armadietto aziendale per ragioni igieniche e/o di sicurezza oppure perche' la costrizione deriva di fatto dalla tipologia di indumento da indossare "quando gli stessi siano diversi da quelli utilizzati o utilizzabili secondo un criterio di normalita' sociale dell'abbigliamento").
In caso contrario, ossia qualora il lavoratore sia libero di scegliere il momento ed il luogo per indossare / rimuovere la divisa, il tempo occorrente non dovra' essere retribuito, in quanto - chiarisce la Suprema Corte - le operazioni de quibus si configurano come "atti di diligenza preparatoria all'esecuzione della prestazione e, come tali, non sono retribuiti".
14/03/2019 | LICENZIAMENTO INTIMATO PRIMA DELLA SCADENZA DEL COMPORTO E' NULLO
La Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza n. 12568/2018, componendo un importante e risalente contrasto giurisprudenziale, ha stabilito che il licenziamento intimato prima della scadenza del periodo di comporto E' radicalmente nullo e non solamente inefficace.
Le conseguenze pratiche della declaratoria di nullita', anziche' di quella dell'inefficacia sono abissali: nel primo caso, il lavoratore e' assistito dalla reintegrazione nel posto di lavoro; nel secondo caso, l'effetto espulsivo permane, pur venendo differito al momento della maturazione del comporto per malattia, senza necessita' di formalizzare un altro ed autonomo atto di recesso.
25/01/2019 | CONIUGE REINTEGRATO NEL POSSESSO DELLA CASA FAMILIARE CON PROVVEDIMENTO D'URGENZA
In crisi coniugale, la moglie, con uno stratagemma e senza attendere gli esiti del processo separativo, rassegnava il marito a recarsi dai genitori per qualche giorno, privandolo delle chiavi di casa ed impedendogli, successivamente e definitivamente, il rientro, attuato mediante il rifiuto di riconsegnare le chiavi di accesso e di aprire la porta alla richiesta.
Nell'accogliere il ricorso d'urgenza proposto dal marito (azione di reintegrazione nel possesso), il Tribunale di Busto Arsizio ha condannato la moglie a re-immettere il consorte nel godimento dell'abitazione ed alla rifusione delle spese legali.
Continua a leggere Nascondi testo L'art. 1168, I comma, c.c. dispone: "Chi e' stato violentemente od occultamente spogliato del possesso puo', entro l'anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l'autore di esso la reintegrazione del possesso medesimo".
Il Tribunale di Busto Arsizio, nell'ordinanza in commento, ha vagliato, uno ad uno, tutti i presupposti per l'utile esperimento del ricorso proposto, ritenendoli integrati.
Degna di nota e' la precisazione che sussiste "... il profilo della violenza (omissis) nel semplice fatto di non restituire, come e' accaduto nel caso di specie, le chiavi di casa al ricorrente e di non permettergli, nonostante richieste in tal senso, l'accesso all'abitazione".
24/01/2019 | LICENZIAMENTO INDIVIDUALE PER MOTIVI ECONOMICI - I CRITERI DA SEGUIRE NELLA SCELTA DEL LAVORATORE DA ESPELLERE
Mentre nelle ipotesi di licenziamento collettivo per riduzione del personale la Legge (L. 223/1991) prevede l'obbligo del datore di lavoro di rispettare dei precisi criteri nella scelta dei lavoratori da espellere, nulla e' invece previsto in ipotesi di licenziamento individuale.
La Corte di Cassazione con sentenza n. 31652/2018, mettendo ordine e consolidando il panorama giurisprudenziale formatosi negli anni, ha sancito l'applicabilita' dei medesimi criteri di scelta previsti per i licenziamenti collettivi, anche a quelli individuali.
Continua a leggere Nascondi testo In conformita' all'art. 5 L. 223/1991, dunque, anche i datori di lavoro che intendono licenziare meno di cinque unita' di personale per motivi economici (licenziamento per giustificato motivo oggettivo) dovranno, nella selezione, rispettare i seguenti criteri di scelta, in concorso tra loro: a) carichi di famiglia; b) anzianita' aziendale; c) ed esigenze tecnico-produttive ed organizzative, a cui possono comunque aggiungersi altri criteri, purche' oggettivi e giustificati dalla fattispecie concreta e mai arbitrari o non verificabili. La Suprema Corte ha chiarito che l'esigenza di ancorarsi a precisi criteri di scelta accomuna anche la selezione di una unita' di personale, scaturendo dall'obbligo per il datore di lavoro di rispettare il generale dovere di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 c.c.) nell'attuazione del contratto di lavoro.
12/12/2018 | ATTENZIONE AI SEDICENTI AVVOCATI. CONTROLLATE SEMPRE IL NOMINATIVO NELL'ALBO NAZIONALE FORENSE
Commette il reato di esercizio abusivo della professione colui che, qualificandosi quale avvocato, compie atti caratteristici della professione forense, ancorche' non riservate in via esclusiva. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione penale, con sentenza n. 52619 del 22.11.2018.
Verificate sempre se il professionista a cui avete affidato l'incarico risulta iscritto nell'apposito Albo Nazionale pubblicato sul sito internet www.consiglionazionaleforense.it, nella sezione Avvocati.
Continua a leggere Nascondi testo La verifica degli iscritti puo' essere effettuata anche attraverso la consultazione degli Albi tenuti dai singoli Ordini professionali. In tale caso, solo quelli che figurano nella categoria Avvocati, lo sono; qualora figurino nella categoria Prat. Sempl. (praticante semplice), significa che l'iscritto e' un mero praticante non abilitato al patrocinio; se figura invece nella categoria Prat. Abil. significa che e' un praticante abilitato al patrocinio esclusivamente nei contenziosi di minore entita', precisamente stabiliti dalla Legge.
30/11/2018 | TUTELE CRESCENTI - PUBBLICATA LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
La Corte Costituzionale chiarisce che l'indennitA' risarcitoria per ingiustificato licenziamento, laddove non prevista la reintegrazione, deve essere calcolata, nel rispetto dei limiti minimo e massimo stabiliti dalla Legge, tenendo conto dell'anzianita' di servizio, del numero dei dipendenti occupati, delle dimensioni dell'attivita' economica e del comportamento e condizioni delle parti.
Continua a leggere Nascondi testo La Corte ha ben evidenziato come l'utilizzo del criterio della sola anzianita' di servizio impedisce un'adeguata modulazione dell'indennita' di licenziamento, riducendola ad un asettico calcolo matematico certo e precostituito, sacrificando la finalita' riparatoria per il lavoratore, da un lato, e la finalita' dissuasiva dall'intraprendere pretestuose misure espulsive per il datore di lavoro.
Il Giudice delle Leggi ha, cosi', restituito al Giudice del Lavoro il potere di determinare l'indennita' di licenziamento, modulandola al caso concreto.
22/10/2018 | MOBBING - E' MALATTIA PROFESSIONALE. RICONOSCIUTA L'INDENNIZZABILITA' INAIL
Provata la condotta mobbizzante del datore di lavoro ed il nesso di causalita' con la patologia insorta, l'Inail deve indennizzare il lavoratore. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza n. 20774 del 17.08.2018.
Continua a leggere Nascondi testo La Suprema Corte, ribadendo orientamenti precedenti risalenti ma costanti in materia, ha precisato essere indennizzabili non solo le malattie professionali tabellate, ma anche "... tutte le malattie di natura fisica o psichica la cui origine sia riconducibile al rischio del lavoro, sia che riguardi la lavorazione, sia che riguardi l'organizzazione del lavoro e le modalita' della sua esplicazione", poiche' "... rileva non soltanto il rischio specifico proprio della lavorazione, ma anche il c.d. rischio specifico improprio, ossia non strettamente insito nell'atto materiale della prestazione ma collegato con la prestazione stessa".
Fra i vari precedenti richiamati, la Corte di Cassazione ha citato la sentenza n. 3227/2011, che aveva ritenuto applicabile la protezione assicurativa dell'INAIL alla malattia riconducibile all'esposizione al fumo passivo di sigaretta subita dal lavoratore nei luoghi di lavoro, sancendo l'estensione della tutela anche al rischio ambientale.
15/10/2018 | DIVORZIO - QUANDO SPETTA LA PENSIONE DI REVERSIBILITA'
La pensione di reversibilita' non spetta al coniuge divorziato che abbia concordato ed ottenuto la corresponsione dell'assegno divorzile in un'unica soluzione.
Continua a leggere Nascondi testo Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza n. 22434 del 24.09.2018. In generale, e' noto che l'assegno divorzile viene normalmente corrisposto mediante erogazioni mensili. Tuttavia, l'accordo delle parti puo' prevedere la sua corresponsione una tantum, ossia in via anticipata ed in unica soluzione. Il Supremo Collegio ha ora definitivamente chiarito che solo nella prima ipotesi e non nella seconda, al coniuge spetti la pensione di reversibilita'.
03/10/2018 |MOBILITA' INTERPROVINCIALE INSEGNANTI
Il Tribunale di Busto Arsizio, con ordinanza del settembre 2018, ha dichiarato NULLE le disposizioni del CCNI che impediscono agli insegnanti destinatari della Legge 104/92 per l'assistenza ai familiari in situazione di grave disabilita' di beneficiare del DIRITTO DI PRECEDENZA NEI TRASFERIMENTI INTERPROVINCIALI ai fini delle ASSEGNAZIONI DEFINITIVE.
Continua a leggere Nascondi testo Il Tribunale di Busto Arsizio, nel dichiarare nulli gli articoli 6 e 13 del CCNI per contrarieta' alle norme imperative ex art. 33, L. 104/92 e art. 601, D. Lgs. 297/94, ha cosi' accolto, in via cautelare, la domanda dell'insegnante di essere trasferita in via definitiva in una delle sedi scelte nella domanda di mobilita' interprovinciale, al fine di poter assistere i familiari in condizione di handicap grave accertato. Nel caso di specie, gli articoli 6 e 13 del CCNI (dichiarati nulli) impedivano all'insegnate di beneficiare del diritto di precedenza nel trasferimento interprovinciale, limitando il beneficio stesso alla sola fase di mobilita' provinciale oppure ai soli fini delle assegnazioni provvisorie (e non definitive).
01/10/2018 |TUTELE CRESCENTI - DICHIARATO INCOSTITUZIONALE IL CRITERIO DI CALCOLO DELL'INDENNITA' DI LICENZIAMENTO
E' illegittimo determinare l'indennita' per l'ingiustificato licenziamento, parametrandola rigidamente in funzione del solo parametro dell'anzianita' aziendale.
Continua a leggere Nascondi testo Come noto, a tutti gli assunti dal 07 marzo 2015, si applica il D. Lgs. 23/2015 (c.d. Jobs Act), anziche' l'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. L'art. 3 comma 1 del decreto citato prevede che, nei casi in cui risulta accertato che non ricorrono gli estremi del licenziamento per giustificato motivo oggettivo o per giustificato motivo soggettivo o giusta causa, il giudice dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un'indennita' non assoggettata a contribuzione previdenziale di importo pari a due mensilita' dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a quattro e non superiore a ventiquattro mensilita'.
Tale criterio di calcolo dell'indennita' e' stato dichiarato incostituzionale.
Si attende il deposito di tale importantissima pronuncia della Consulta, per comprendere meglio gli scenari che si apriranno in tema di tutela del lavoratore illegittimamente espulso.
25/09/2018 |INFORTUNIO IN ITINERE
La copertura assicurativa INAIL sussiste anche in caso di infortunio in itinere in bici. Lo afferma la Corte di Cassazione con sentenza n. 21516/2018.
Nascondi testo L'art. 210 ultimo comma del Testo Unico n. 1124/1965 (Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali) dispone che "l'assicurazione opera anche nel caso di utilizzo del mezzo di trasporto privato, purche' necessitato". Nel caso di specie, il lavoratore utilizzava la bicicletta per recarsi sul posto di lavoro, stante l'assenza di una rete di pubblico trasporto e l'impossibilita' di percorrenza a piedi. Subito l'infortunio durante il tragitto, si vedeva respingere la copertura assicurativa INAIL perche' mezzo non necessitato. La Corte di Cassazione, nell'affermare, al contrario, la necessita' del veicolo utilizzato, ha richiamato, fra l'altro, una sopravvenuta modifica legislativa al predetto Testo Unico, operata con Legge 221/2015, che stabilisce "l'uso del velocipede, come definito ai sensi dell'articolo 50 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, deve, per i positivi riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato".
10/09/2018 |SEPARAZIONE DEI CONIUGI - ADDEBITO - RISARCIMENTO DANNI
Per ottenere la pronuncia di addebito della separazione, e' fondamentale fornire la prova del fatto che la relazione extraconiugale sia causa esclusiva ed efficiente del naufragio del matrimonio. Il Tribunale di Varese, con una sentenza di inizio anno 2018, riafferma un principio di diritto restrittivo.
Confermata, invece, l'inammissibilita' della domanda risarcitoria nell'ambito del giudizio separativo; domanda che deve essere proposta in separata sede ordinaria.
Nascondi testo In tema di pronuncia di addebito della separazione, la Giurisprudenza si divide fra chi sostiene che, una volta provata l'esistenza della relazione coniugale, spetti al coniuge adultero fornire la prova (liberatoria) che la crisi coniugale era gia' in atto (ponendosi, cosi', la relazione adulterina come conseguenza della crisi e non gia' come fattore scatenante) e chi, al contrario, come il Tribunale di Varese, ritiene che l'onere probatorio incomba interamente sul coniuge virtuoso che domandi l'addebito della separazione.
Il Tribunale varesino conferma invece la tesi dominante che nega la possibilita' di ottenere il risarcimento dei danni quale conseguenza della violazione dei doveri coniugali da parte del consorte nell'ambito del giudizio separativo per difetto di connessione ex art. 40 c.p.c.. Il coniuge che pretenda il risarcimento dei danni, dunque, dovra' proporre la relativa domanda in separata sede civile contenziosa ordinaria.
05/09/2018 |SOCIETA' IN ACCOMANDITA SEMPLICE - SOCIO ACCOMANDANTE
Risponde col proprio patrimonio personale il socio accomandante che compia atti gestori, operando come amministratore di fatto.
Nascondi testo Il Tribunale di Milano, con una sentenza del 27.10.2017, ha accolto la domanda svolta dallo studio di vedere condannato il socio accomandante a concorrere pro quota nel pagamento di tutti i debiti sociali poiche', ad insaputa dell'accomandatario, aveva contratto obbligazioni per la societa', vincolandola contrattualmente verso i terzi ed assumendo, pertanto, il ruolo di amministratore di fatto, in violazione dei divieti previsti dall'art. 2320 c.c..
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