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Timestamp: 2020-07-07 23:41:29+00:00
Document Index: 183277925

Matched Legal Cases: ['art. 492', 'art. 642', 'art. 178', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 640', 'sentenza ', 'art. 492']

Art. 492 bis codice di procedura civile - Ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare - Brocardi.it
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Articolo 492 bis Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 492 bis Codice di procedura civile
(1) Su istanza del creditore [procedente](2), il presidente del tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, verificato il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata, autorizza la ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare. L'istanza deve contenere l'indicazione dell'indirizzo di posta elettronica ordinaria ed il numero di fax del difensore nonché, ai fini dell'articolo 547, dell'indirizzo di posta elettronica certificata.
Fermo quanto previsto dalle disposizioni in materia di accesso ai dati e alle informazioni degli archivi automatizzati del Centro elaborazione dati istituito presso il Ministero dell'interno ai sensi dell'articolo 8 della legge 1 aprile 1981, n. 121, con l'autorizzazione di cui al primo comma il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato dispone che l'ufficiale giudiziario acceda mediante collegamento telematico diretto ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni [o alle quali le stesse possono accedere](2) e, in particolare, nell'anagrafe tributaria, compreso l'archivio dei rapporti finanziari, [nel pubblico registro automobilistico](2) e in quelle degli enti previdenziali, per l'acquisizione di tutte le informazioni rilevanti per l'individuazione di cose e crediti da sottoporre ad esecuzione, comprese quelle relative ai rapporti intrattenuti dal debitore con istituti di credito e datori di lavoro o committenti. Terminate le operazioni l'ufficiale giudiziario redige un unico processo verbale nel quale indica tutte le banche dati interrogate e le relative risultanze.(3) L'ufficiale giudiziario procede a pignoramento munito del titolo esecutivo e del precetto, anche acquisendone copia dal fascicolo informatico. Nel caso di cui al primo comma, quarto periodo, il precetto è consegnato o trasmesso all'ufficiale giudiziario prima che si proceda al pignoramento.(3).
(1) Articolo aggiunto dal D.L. 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dalla L. 10 novembre 2014, n. 162.
(2) Le parole tra parentesi quadre sono state soppresse dal D. L. 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, nella L.6 agosto 2015, n. 132.
(3) Periodo aggiunto dal D. L. 27 giugno 2015 n. 83, convertito, con modificazioni, nella L.6 agosto 2015, n. 132.
relative all'articolo 492 bis Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 492 bis Codice proc. civile - Ricerca con modalità telematiche dei beni da pignorare | Quesito Q201922637
martedì 22/01/2019 - Lazio
“Io e mia moglie siamo stati oggetto di truffa tramite l'acquisto da un mercante d'arte di quadri contraffatti. Premesso che abbiamo già presentato all'A.G. una querela ai sensi dell'art. 642 del C.P. e dell'art. 178 della legge 42/2004, intendiamo procedere anche per le procedure civili per ottenere il rimborso delle cifre spese. I pagamenti delle opere contraffatte sono stati effettuati in contanti, con assegni bancari intestati e incassati alla compagna del mercate d'arte e tramite bonifici bancari a favore di una sua socia. A seguito di nostre indagini abbiamo saputo che il mercante d'arte e la sua socia non possiedono beni immobili e giacenze patrimoniali presso banche, mentre la di lui compagna possiede beni immobili (un casa di modesto valore), ma soprattutto importanti giacenze patrimoniali presso un'agenzia di Roma di una nota banca e presso l'ufficio postale di Frascati Centro. Per poter risalire ove sono custoditi i soldi indebitamente percepiti abbiamo bisogno di conoscere i movimenti bancari della socia e della compagna del mercante d'arte e quindi eseguire i provvedimenti giudiziari di recupero. La domanda è se la banca o la posta a fronte di una richiesta autorizzata dal magistrato possono opporsi nel rilasciare informazioni patrimoniali invocando il segreto bancario/professionale, gli obblighi di privacy, ecc.”
Prima di rispondere alla domanda contenuta nel quesito, riteniamo opportuno fare alcune doverose brevi premesse.
Per “eseguire i provvedimenti giudiziari di recupero”, occorre a monte costituirsi un titolo esecutivo che nella presente vicenda appare mancante.
Infatti, l'ordinanza penale di cui si fa cenno nel suo chiarimento non costituisce un titolo in tal senso per azionare una azione esecutiva di recupero (anche se, ovviamente, ad essa da parte dei destinatari non potrebbero opporsi ragioni relative alla privacy per fornire informazioni in merito alle movimentazioni bancarie).
Ciò precisato, laddove nel processo penale lei si costituisca parte civile ed il giudice accerti la penale responsabilità degli imputati, la sentenza di condanna alla provvisionale costituirebbe un titolo esecutivo (peraltro, come ha osservato la Cassazione con sentenza n. 6022 del 2017, sarebbe sufficiente notificare il solo dispositivo senza attendere il deposito della motivazione laddove non contestuale).
Ciò posto, laddove invece non vi sia costituzione di parte civile, occorrerebbe intraprendere una autonoma azione in sede civile.
La presentazione di una querela costituisce per il giudice civile uno degli elementi da valutare ai fini di accertare l’avvenuta contraffazione.
Per inciso, deduciamo che la querela sia stata presentata (oltre che per il reato previsto dalla norma speciale) per il reato di truffa di cui all’art. 640 c.p..
Ipotizzando che il giudizio civile si concluda con una sentenza che accoglie la domanda di accertamento e di condanna alla restituzione degli importi versati, a quel punto sarà possibile procedere con la fase esecutiva prospettata nel quesito.
In quest’ultimo leggiamo che il mercante d’arte e la socia non sarebbero titolari di beni immobili né di conti correnti.
Ad ogni modo, per verificare se nel frattempo abbiano dei soldi depositati, dopo la notifica dell’atto di precetto, occorre presentare una istanza al giudice ai sensi dell’art. 492 bis c.p.c per ottenere appunto l’autorizzazione a ricercare telematicamente i beni da pignorare.
Tale autorizzazione del giudice consente all'ufficiale giudiziario l'accesso telematico diretto e gratuito agli archivi informatici delle pubbliche amministrazioni, dell’anagrafe tributaria (dove risultano anche i rapporti con gli istituti di credito) del pubblico registro automobilistico e degli enti previdenziali.
Naturalmente, a fronte di un provvedimento del magistrato non potrà essere opposta alcuna motivazione quale il segreto bancario o il diritto di privacy.
Teniamo però presente che la predetta verifica ha riguardo ai beni presenti nel momento in cui viene effettuata e non a precedenti movimenti effettuati dal debitore. Infatti, quando viene, ad esempio, effettuato un pignoramento di un conto corrente bancario, quest’ultimo viene bloccato da quel momento in poi e non hanno rilevanza eventuali movimenti precedenti.