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Timestamp: 2017-05-30 07:07:41+00:00
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Sostanze pericolose estremamente preoccupanti	Sostanze pericolose estremamente preoccupanti: REACH
La recentissima sentenza della Corte di Giustizia che verrà analizzata riguarda l’utilizzo delle sostanze considerate estremamente pericolose e di conseguenza, le necessarie autorizzazioni.
L’anidride di acido ciclico in particolare, una sostanza destinata ad usi industriali, è classificata come “sensibilizzante respiratorio di categoria 1”: ciò significa che può provocare patologie a carico delle vie respiratorie.
L’ordinamento dell’Unione permette la presentazione, da parte di uno Stato membro, di un fascicolo che propone di includere una sostanza nell’allegato XIV del regolamento REACH (n. 1907/2006) concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche.
Su questa falsariga, i Paesi Bassi hanno presentato un fascicolo all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), chiedendo che l’anidride di acido ciclico (MHHPA) venisse incluso all’allegato XIV: l’agenzia ha adottato quindi la decisione ED/169/2012, con cui ha inserito tale gas nell’elenco, sulla base della lettera f) dell’art. 57.
L’impugnazione delle parti partiva dal presupposto che il Tribunale europeo avesse compiuto un errore d’interpretazione e di applicazione dell’art. 57.
Il Tribunale avrebbe respinto l’argomento delle parti relativo alla necessità di prendere in considerazione, tra l’altro, le misure di gestione dei rischi esistenti, motivando che le proprietà intrinseche della sostanza sono di per sè sufficienti a giustificare l’identificazione di una sostanza come estremamente preoccupante.
La Suprema Corte dell’Unione, con la sentenza della Prima Sezione del 15 marzo 2017, ha stabilito che l’art. 57 del regolamento REACH prevede un meccanismo autonomo che consente di identificare come estremamente preoccupanti, quelle sostanze che non siano già state identificate come tali ai sensi della medesima disposizione.
Allo stesso tempo il legislatore ha ritenuto che gli effetti di tali sostanze sulla salute umano suscitano preoccupazioni di un livello tale da giustificare la loro differenziazione rispetto a tutte le altre.
Secondo la lettera del regolamento in tale categoria vanno ricondotte “tutte le sostanze per le quali è scientificamente comprovata la probabilità di effetti gravi per la salute umana o per l’ambiente che danno adito ad un livello di preoccupazione equivalente a quella per le CMR”, ovvero le sostanze cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione.
admin, aprile 7th 2017 | Tags: acido ciclico, anidride, autorizzazioni, corte di giustizia europea, reach, sostanze pericolose Posted in Sostanze pericolose cambiamenti climatici cop22	COP22: dopo le decisioni, ora la programmazione
admin, marzo 31st 2017 | Tags: accordi di parigi, cambiamenti climatici, clima, cop22, diritto internazionale Posted in Diritto Ambientale, Diritto Ambientale Internazionale, Senza categoria emissioni dei frantoi	FRANTOI ED EMISSIONI IN ATMOSFERA
La Legge n. 98 del 2013, anche detta del “Fare”, ha introdotto importanti strumenti per la crescita economica e per l’efficienza giudiziaria, ma dispone anche e soprattutto nell’ambito delle semplificazioni, in particolar modo per ciò che riguarda il regime amministrativo autorizzatorio.
In questo senso va vista l’integrazione dei frantoi, degli impianti di essiccazione di materiali vegetali e delle cantine nell’elenco degli impianti e attività che non sono sottoposti a regime autorizzatorio ai fini delle emissioni in atmosfera, previsto dall’allegato IV della Parte V del D.Lgs n. 152 del 2006.
La Corte di Cassazione (Sentenza n. 2999 del 20.1.2017) ha prontamente recepito le nuove disposizioni, andando ad annullare senza rinvio una sentenza del Tribunale di Benevento, che aveva disposto la condanna di un responsabile di un frantoio per immissioni non autorizzate in atmosfera, in quanto “il fatto non è previsto dalla legge come reato”.
admin, marzo 29th 2017 | Tags: autorizzazioni, emissioni, essiccazione, frantoi, giurisprudenza, sentenza Posted in Adempimenti ambientali, Aria, autorizzazioni deposito incontrollato di rifiuti e maltempo	Deposito di rifiuti e maltempo: la esimente del “caso fortuito o forza maggiore” (art. 45 c.p.)
admin, marzo 24th 2017 | Tags: Abbandono rifiuti, caso fortuito, deposito incontrollato, forza maggiore, maltempo, penale ambientale, pioggia, responsabilità penale, Rifiuti, sansa, temporale Posted in Diritto Penale Ambientale, Rifiuti Sanzioni accessorie 231	Le sanzioni accessorie nell’apparato punitivo della “responsabilità 231″
La seconda parte di questo focus sulle misure sanzionatorie sulla responsabilità degli enti ex D.lgs. 231/2001 riguarda lo strumento della pubblicazione della sentenza di condanna e la confisca.
La sentenza di condanna può essere pubblicata come misura accessoria ad una sanzione interdittiva: la scelta di applicarla o meno è puramente a discrezione del giudice di riferimento.
La pubblicazione avviene sul sito internet del Ministero della Giustizia, per intero o anche solo un estratto significativo, sulla base di quanto viene disposto dall’art. 36 del codice penale, norma a cui sono state ricondotte le modalità di applicazione in seguito a diversi interventi normativi.
Nei casi più gravi questa misura può anche essere applicata a fini di pubblicità denigratoria nei confronti dell’ente sanzionato, mantenendosi comunque alla normativa generale prevista dall’art. 18 del D.Lgs 231/2001.
La confisca, a differenza delle altre, è una sanzione che viene sempre disposta nei confronti dell’ente e viene applicata sul prezzo o sul profitto del reato residuo in seguito alla restituzione al danneggiato, altrimenti anche denaro o beni di valore equivalente.
Considerata una misura sanzionatoria sui generis, la confisca infatti non ha limiti di valore e può applicarsi anche in un ventaglio di situazioni previste dal decreto legislativo.
Queste possono essere ad esempio, la prosecuzione dell’attività dell’ente gestita dal commissario giudiziale, irrogazione in seguito all’inosservanza delle sanzioni interdittive, oppure quando è stato introdotto un modello organizzativo che ha come fine precipuo la prevenzione della commissione di reati, da parte dei vertici dell’ente stesso.
Risulta opportuno delineare quelle che sono le differenze tra l’istituto della confisca in questione e quello previsto dall’art. 240 del codice penale.
Quest’ultimo ha come requisito fondamentale l’oggettiva pericolosità di ciò che viene confiscato, indipendentemente dalla presenza di una condanna.
Altro punto di notevole interesse è la nozione di prezzo e profitto, che risultano influenzate da recenti indirizzi di giurisprudenza della Corte di Cassazione.
Il prezzo viene definito da questa come il compenso dato o promesso ad un soggetto per l’esecuzione del fatto illecito, non focalizzandosi troppo sui dettagli.
Sulla nozione di profitto confiscabile, invece, ci sono state numerosi interventi giurisprudenziali.
In particolare, la sentenza 26654 del 27 marzo 2008 individua quelli che sono i principi per quantificare e determinare il profitto illecito da sottoporre ad ablazione: deve avere natura patrimoniale, essere attuale e concreto ed infine avere un nesso causale con il reato commesso dall’ente.
Sempre secondo le Sezioni Unite della Suprema Corte, va tenuto in considerazione ai fini della quantificazione l’eventuale utilità conseguito dal danneggiato all’interno di un rapporto lecito tra costui e l’ente: chiaramente questo tipo di vantaggio economico non può essere oggetto di confisca (delineando così una distinzione tra profitto confiscabile e non).
Un problema ancora irrisolto riguarda l’incompatibilità che può sorgere tra responsabilità amministrativa dell’ente dipendente dal reato e responsabilità penale della persona fisica che ha commesso il reato.
La giurisprudenza ha avuto modo di dichiarare legittima l’ablazione contestuale dei beni degli interessati in solido, indipendentemente quindi dal fatto che questi appartenessero ad una persona fisica oppure giuridica.
admin, marzo 10th 2017 | Tags: 231, confisca, modello 231, penale ambientale, responsabilità penale, Sanzione Posted in 231, Diritto Penale Ambientale gommisti e scarichi industriali	ANCHE L’OFFICINA DI UN GOMMISTA NECESSITA DI AUTORIZZAZIONE AGLI SCARICHI
Confermando l’oramai consolidato orientamento giurisprudenziale circa la definizione di “acque reflue industriali”, la Suprema Corte, con la sentenza n. 48576 del 17 novembre 2016, sembra aver definitivamente ristretto il concetto di ciò che non va qualificato come “refluo industriale” e quindi non soggetto ad autorizzazione per il suo scarico.
Non va considerato “refluo industriale”, e quindi non abbisogna di alcuna autorizzazione, tutto ciò che è collegato al metabolismo umano o alle attività domestiche. PUNTO.
Di tal che, le acque reflue di un opificio, nel caso specifico di una officina-negozio di gommista, derivanti dal lavaggio del locale, non potrebbero essere scaricate, senza il previo rilascio della autorizzazione, perché i materiali sgrassanti, comunemente usati nelle operazioni di lavaggio, conterrebbero sostanze inquinanti.
Naturalmente, il principio vale anche per tutte quelle attività, industriali o artigianali che siano, che possano venire, in qualsiasi maniera, “contaminate” da un qualche prodotto inquinante.
Questa interpretazione sempre più restrittiva delle attività non soggette ad autorizzazione agli scarichi, sembra non lasciare alternativa ad una moltitudine estremamente importante di attività commerciali, i cui titolari dovranno necessariamente attivarsi per regolarizzare il regime autorizzatorio agli scarichi.
admin, febbraio 21st 2017 | Tags: acque, autolavaggio, gommista, lavaggio, officina, scarichi Posted in Acque rumore e azione inibitoria	EMISSIONI SONORE ED AZIONE INIBITORIA
admin, febbraio 10th 2017 | Tags: azione inibitoria, emissioni, giurisprudenza, immissioni, Inquinamento acustico, macchinari rumorosi, normale tollerabilità, risarcimento, rumore, sentenza, stretta tollerabilità Posted in Inquinamento, Rumore responsabilità 231 e modello 231	COSA SI INTENDE PER RESPONSABILITA’ PENALE DELLE PERSONE GIURIDICHE?
Il Decreto Legislativo n. 231/2001, titolato “Disciplina della responsabilità giuridica delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica” ha introdotto nel nostro ordinamento il principio di responsabilità penale della persona giuridica, conseguente alla commissione di un reato.
Trattasi di responsabilità “di fatto penale ma mascherata da amministrativa”, in quanto la connessione diretta con la commissione di reati e l’autonomia della responsabilità della persona giuridica, sono elementi tipici della responsabilità penale.
La scaturigine di tale -relativamente- nuova forma di responsabilità giuridica, è ravvisabile nella commissione di illeciti da parte di soggetti che agiscono in nome e per conto dell’ente rappresentato.
Ovviamente tale forma di liability va ad integrare (non a sostituire) quella personalissima del soggetto che ha materialmente realizzato il fatto illecito.
L’istituto de quo è stato introdotto a causa del riscontro verificato in ottica di politica criminale, per il quale la maggior parte dei c.d. crimini economici, siano in realtà commessi nell’interesse o a vantaggio dell’impresa, ragione per cui debba essere correlata una misura punitiva.
Ai fini della normativa 231, cruciale è pertanto la verificazione di due condizioni:
1- il reato deve essere riconducibile ad un soggetto apicale o subordinato dell’ente;
2- il reato deve essere stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente.
IL RUOLO DEL “MODELLO 231″
Gli enti possono tutelarsi in via preventiva e strutturata rispetto al rischio di responsabilità da reato 231 ed alle connesse sanzioni.
La legge prevede infatti che, non sussista la responsabilità ex 231/2001, laddove preventivamente avesse adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare reati della stessa specie di quello verificatosi.
Sarà necessario dunque soddisfare due requisiti sostanziali:
1- che l’impresa compia una serissima ed effettiva implementazione delle misure adottate nel proprio contesto organizzativo;
2- provare che il modello adottato sia astrattamente idoneo alla prevenzione concreta del reato contestato.
In un successivo articolo andremo ad analizzare l’apparato sanzionatorio del D.lgs. 231/2001 ed approfondiremo gli aspetti operativi.
admin, febbraio 6th 2017 | Tags: 231, modello 231, penale ambientale, responsabilità penale Posted in 231, Diritto Penale Ambientale demolizione opere abusive e sospensione della pena	DEMOLIZIONE DELLE OPERE ABUSIVE E SOSPENSIONE CONDIZIONALE DELLA PENA.
Con riferimento ai reati edilizi previsti dal D.P.R. 380/2001 (T.U. Edilizia), sia la condanna che l’applicazione della pena su richiesta delle parti, devono necessariamente comportare la demolizione dell’intervento eseguito in assenza ovvero in difformità dei titoli concessori, anche quando il giudice concede- ai sensi e per gli effetti dell’art. 163 del codice penale- il beneficio della sospensione condizionale della pena, subordinandolo per l’appunto alla demolizione delle opere abusive (solitamente entro un termine dal passaggio in giudicato della sentenza).
A tal proposito l’art. 31 comma 9 del T.U. Edilizia stabilisce: “Per le opere abusive di cui alla citata norma, il giudice, con la sentenza di condanna, ordina la demolizione delle opere stesse, se ancora non sia stata altrimenti eseguita”.
Si noti -per contro- come la statuizione in commento differisca, sotto il profilo della funzione e del contenuto, da quella impartita dal giudice per consentire all’imputato di beneficiare della sospensione; quest’ultima è funzionale, nell’intenzione del legislatore, alla risocializzazione del condannato e risponde ad una funzione dimostrativa a contenuto compensativo, nel senso che la mancata esecuzione della pena non significa in modo alcuno disinteresse per i beni giuridici offesi dal reato.
In poche parole, la demolizione ex art. 31 costituisce atto dovuto, non suscettibile di valutazione discrezionale; sussume ad una sanzione di natura amministrativa che si inserisce, in ottica di “doppio binario”, in una dimensione accessoria ed ancillare rispetto al procedimento penale, nel senso che deve essere ordinata dal giudice anche qualora sia già stata adottata dalla P.A. procedente.
admin, gennaio 25th 2017 | Tags: demolizione, opere abusive, penale ambientale, responsabilità penale, sospensione condizionale Posted in autorizzazioni, Diritto Penale Ambientale, Edilizia e Urbanistica inquinamento acustico novità in arrivo	INQUINAMENTO ACUSTICO 2.0: IL GOVERNO PUNTA ALL’ UPGRADE NORMATIVA
In arrivo un duplice schema di Decreti legislativi volti ad armonizzare la normativa nazionale in tema di inquinamento acustico, nonchè a semplificare le procedure.
Emanati ai sensi della Legge delega 161 del 30.10.2014, il primo schema punta alla risoluzione delle numerose criticità applicative della disciplina in oggetto, in particolar modo con riferimento ai “valori limite”, nonchè a colmare i vuoti legislativi in materia di rumore in relazione agli impianti eolici, idrosuperfici, elisuperfici, aviosuperfici.
Il secondo schema è rivolto a far convergere maggiormente la disciplina nazionale a quella comunitaria, segnatamente alla Direttiva 2000/14/Ce e al Regolamento 756/2008/Ce.
Viene aumentato il potere di vigilanza dell’ Ispra e potenziato l’impianto sanzionatorio generale.
Particolare attenzione viene dedicata alle macchine rumorose che operano all’aria aperta di provenienza extra-Ue, prive di certificazione e marchiatura comunitaria.
admin, dicembre 2nd 2016 | Tags: Inquinamento acustico, ispra, macchinari rumorosi, novità, rumore Posted in Diritto Ambientale, Diritto Ambientale Internazionale, Inquinamento « Older Posts
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