Source: https://www.guidaconsulenzalegale.com/0095_epatite-indennizzo-anche-a-chi-a-chi-viene-infettato-con-emoderivati/
Timestamp: 2019-09-23 03:35:25+00:00
Document Index: 93450410

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 3', 'art.35', 'art. 1', 'art. 33', 'art. 45', 'art. 69', 'art. 2043', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 442', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 2']

Home > Diritto sanitario e responsabilità medica > Indennizzo ex Legge 210/92 > Epatite: indennizzo anche a chi viene infettato con emoderivati.
Finalmente anche chi ha contratto l’epatite a seguito di somministrazione di emoderivati sarà indennizzato.
Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, presieduta da Giovanni Maria Flick, con la sentenza 28 dello scorso 6 febbraio 2009, che ha colmato una grave lacuna legislativa.
Dal 2000 un palermitano si batteva nelle aule giudiziarie affinché gli venisse riconosciuto l’indennizzo ex lege 210/92, cui era stata diagnosticata cirrosi epatica HCV correlata, contratta a seguito di un siero antitetanico, somministrato 17 anni prima per via intramuscolare.
La Consulta ha ricordato che dalla disciplina complessiva del 1992, mentre l’indennizzo è sempre riconosciuto nel caso di soggetti che abbiano contratto infezioni da HIV, siano esse derivate dalla somministrazione di sangue ovvero di emoderivati, ai soggetti che abbiano contratto l’epatite il beneficio è concesso solo nel caso in cui la malattia sia conseguita a trasfusione, ovvero, se si tratta di operatori sanitari, nelle ipotesi di contatto con il sangue o suoi derivati.
Pertanto non sarebbe tutelata l’ipotesi in cui l’infezione da epatite fosse conseguita alla somministrazione di emoderivati.
Ma la Corte, ampliando la portata della legge n. 210 del 1992, ha ritenuto irrazionale e discriminatorio questo mancato risarcimento.
Ed ha dichiarato incostituzionale l’art. 1, comma 3, della legge 210/92(Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni) nella parte in cui non prevede che i benefici riconosciuti dalla legge citata spettino anche ai soggetti che presentino danni irreversibili derivanti da epatite contratta a
seguito di somministrazione di derivati del sangue.
Ecco il testo della Sentenza n. 28 del 6 febbraio 2009
Risarcimento danni da sangue infetto. Pronte le transazioni
Ministero indennizza dopo 36 anni. Ancora un’importante vittoria per gli emotrasfusi
Danno da trasfusione. Ora si può avere il risarcimento.
rudi colosio
Gentile Avvocato mio figlio ha contratto tramite emoderivati l’epatite c nel 1990 e nel 1998 è morto a causa di un emoragia celebrale perche soffriva di una malattia la
piastrinopenia .
la mia domanda è posso ancora chiedere l’indennizzo dopo tanti anni la ringrazio
nei miei casi non hanno mai cerato problemi. Ma perché mai la ASL dovrebbe rifiutarsi di consegnare una copia conforme?
con riferimento all’indennizzo per danni irreversibili da epatiti post-trasfusionali,
la legge non prevede espressamente che siano fornite alla Asl le copie conformi e/o autentiche delle cartelle cliniche, ma solo la “documentazione comprovante la data di effettuazione della trasfusione o della somministrazione di emoderivati con l’indicazione dei dati relativi all’evento trasfusionale o all’emoderivato”. Peraltro, l’art. 3 della legge, nell’individuare la documentazione di supporto alla domanda, non si riferisce esplicitamente all’epatite, ma all’hiv e alle altre patologie da vaccinazione obbligatoria.
Stando così le cose, ed avendo inviato alla asl una copia informe della cartella clinica, può la stessa rifiutarsi di protocollare la domanda, in mancanza di copia autentica della cartella clinica? in effetti non troverei una norma a giustificazione di un simile comportamento.
solitamente procede la ASL stessa ad acquisire gli atti. Faccia presente questa difficoltà all’ufficio competente.
per la domanda di indennizzo per infezione da HBV è prevista la presentazione di una documentazione relativa alla somministrazione degli emoderivati (gammaglobuline). Di questa somministrazione, avvenuta negli anni 75-80 su prescrizione di uno specialista ospedaliero, ma eseguita in ambito extraospedaliero, esiste solo una memoria storica, ma non cartacea. Come è possibile procedere.
se non riesce a ottenere il deposito coatto (e per questo La invito a rivolgersi a un legale), in caso di richiesta di risarcimento dei danni potrà sempre chiedere l’ordine di esiibizione o richiedere una CTU che valuti l’eziologia della malattia.
l’art.35 del D.M. 27/12/1990
PER QUESTO MOTIVO DICONO…LORO NON SONO TENUTI A CONSEGNARMI LA CARTELLA CLINICA!!!!!! SARA’ VERO??? O PER LORO E’ UNA SCUSA PER NON FARE NESSUN TIPO DI
RICERCA!!!!!!!
può agire civilmente per la consegna coattiva della cartella e penalmente con denunzia di omissione di atti d’ufficio.
l’azienda aspedaliera non mi ha fornito la cartella clinica in riferimento
all’avvenuta trasfusione con relative informazioni sulle sacche a lei trasfuse..
dicendomi che negli anni 60′ non era obbligatorio conservare la documentazione..
la legge prevede che, qualora a causa delle vaccinazioni o delle infermità previste dalla L. 210/92 sia derivata la morte del danneggiato, gli aventi diritto (eredi) possono optare fra un assegno reversibile per 15 anni o un assegno una tantum. L’articolo a cui fa riferimento può essere chiesto solo dal danneggiato personalmente, non dagli eredi, cui spetta solo l’una tantum.
credo di aver posto in modo errato la domanda, vorrei sapere se, avendo percepito l’Una Tantum a titolo di indennizzo quale erede, posso avanzare anche l’istanza al ministero avvalendomi dell’art. 1 comma 7 della Legge 238/97, ossia che “I soggetti che hanno contratto più di una malattia (ai quali è già stato riconosciuto il diritto all’indennizzo), possono presentare apposita domanda per ottenere un indennizzo aggiuntivo (c.d. doppia patologia). L’indennizzo è pari al 50% di quello previsto per la categoria corrispondente alla patologia più grave”?
no, l’indennizzo una tantum ha una cifra prestabilita, ovvero circa 77.000 euro.
Ho presentato, quale erede, istanza per indennizzo presso il ministero della salute a seguito del decesso di mio padre per una coinfezione da HIV ed HCV. La CMO ed il ministero hanno dato parere positivo, e sono in attesa della liquidazione.
Poichè duplice infezione l’indennizzo comprende anche la maggiorazione entro il 50% o no?
certamente, sono attivi. Mi era sfuggita la Sua mail. Le ho appena risposto.
ROBERTO PALAMIDESSE
Ho inviato una mail il 27 maggio 2011 alle ore 17,49 ai seguenti indirizzi :
corsi@guidaconsumatore.com
dipaolo@guidaconsumatore.com
A tutt’oggi non ho ricevuto alcun risposta : gli indirizzi sono attivi ?
0095_epatite indennizzo anche a chi a chi viene infettato con emoderivati.. Great! 🙂
bisogna visionare la documentazione. Per i contagiati è previsto l’indennizzo ex lege 210/92 presentando la domanda entro 3 anni dalla scoperta della malattia.
Poi bisogna valutare se vi sono i presupposti per un risarcimento danni.
Mi contatti privatamente, se ritiene.
navigando su internet ho trovato questo sito e tento di chiedere informazioni riguardo mio fratelloc che negli anni 90 ha svolto il servizio militare e ha contratto l’epatite c.
Tale virus, da quanto ci è stato riferito non ufficialmente, lo ha contratto dopo un vaccino effettuato presso la caserma dove prestava servizio.
Senza dilungarmi troppo vorrei sapere se oggi in italia ci sono altre persone che vivono lo stesso problema e che sono stati risarciti o comunque sono in causa per avere riconosciuto un minimo di indennizzo.
Ringrazio per la preziosa opportunità e lascio i miei riferimenti per essere riconttattato.
3389074958
fabrizio_monti75@libero.it
pe DOMENICO:
è vitalizio. Il percepimento dell’indennizzo per 15 anni riguarda la reversibilità a favore degli eredi.
salve,vorrei chiarito un dubbio sull’ indennizzo legge 210 emoderivati, (io percepisco l’ indennizzo dal 2002) volevo chiedere ma l’ indennizzo e per quindici anni o e’ vitalizio?oppure nel 2017 non lo percepiro’ piu’?.
grazie per la risposta,vi faccio i migliori saluti,buon lavoro.
la mail è la seguente: marycorsi@hotmail.com
complimenti avv.CORSI le delucidazioni leggendo le sue risposte non le ho avute nemmeno dal mio avv. grazie infinite continuerò aleggere tutte le sue risposte P.S potrei avere la sua E MAIL EDY ROCCA
Grazie a tutti per la solidarietà. Io sto bene ed anche i miei cari. Ci siamo momentaneamente trasferiti sulla costa ed io ho già riniziato la mia attività.
Continuate pure a scrivermi. A breve fornirò il mio nuovo indirizzo e relativi numeri telefonici.
Mi associo a quanto dice Andrey.
Gentilissima avvocato, i miei figli sono a L’Aquila con la CRI.
Abbiate forza e riteneteci partecipi al vostro doloroso momento.
Mi associo a quanto espresso da Andrey.
I miei figli invece sono a L’Aquila in quanto medici volontari della Croce Rossa di Napoli e mi hanno comunicato che solo oggi la situazione delle prestazioni sanitarie si sta normalizzando in particolare per i pazienti cronici che effettuavano cure per patologie importanti.
Gentilissima Avvocato,Le auguro di ben superare questo triste momento e se ritiene di poter disporre della mia persona.
Carissima avv. Maria Corsi.
Sono enormente dispiaciuto di quanto è accaduto a L’Aquila e spero che per Lei e la Sua famiglia non vi siano state conseguenze gravi.
Insieme con colleghi in pensione volevamo venire ad aiutare in ospedale o in quelli da campo ma il comitato per la protezione civile di Napoli ci ha consigliato di evitare di accorrere sui luoghi del sisma senza un opportuno coordinamento, per cui non siamo intervenuti.
Purtroppo non possiamo nemmeno essere utili con donazioni di sangue,ma ci proponiamo di aderire alle donazioni im’plementate dal Banco di Napoli.
Ci faccia sapere come possiamo renderci utile.
per ANDREY e SORRENTINO:
la questione è abbastanza complessa, tant’è che credo di aver mal compreso la situazione della sig.ra Rosa, ed approfitto del Suo intervento per rispondere ad entrambi.
il D. Lgv. 80/98 ha devoluto alla giurisdizione del Giudice Ordinario (in funzione di giudice del lavoro) tutte le controversie relative a fatti sorti dopo il 30.06.1998.
Pertanto, vigente il D.Lgs. 80/98, laddove il fatto costitutivo del danno si fosse verificato prima del 30.6.1998, il lavoratore avrebbe dovuto adire il giudice amministrativo il quale peraltro, nell’esercizio della sua giurisdizione esclusiva, avrebbe potuto ben emettere ogni statuizione di condanna al risarcimento dei relativi danni. L’unica condizione posta dalla legge e che avrebbe dovuto adire il G.A., a pena di decadenza, entro il 15.9.2000.La situazione non è mutata a seguito della sopravvenienza del D. Lgv 165/2001, ovvero, una volta scaduto il termine del 15.9.2000 il dipendente di pubblica amministrazione non può ritenersi abilitato a proporre la domanda relativa al periodo del rapporto di lavoro anteriore all’1.7.1998 innanzi al giudice ordinario nel solo rispetto del termine prescrizionale.
La Sezioni Unite della Corte di Cassazione (1809 del 6.2.2003 e la numero 6345 del 18.4.2003) hanno stabilito che è irrilevante, al fine della discriminazione della giurisdizione, la circostanza che il giudizio sia stato instaurato dopo il 15.09.2000, atteso che la normativa vigente ha fatto riferimento a tale data non quale limite alla persistenza della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo (che, dunque, permane anche dopo), ma quale termine di decadenza per la proponibilità della domanda giudiziale, con conseguente attinenza di ogni questione sul punto ai limiti interni della giurisdizione.
L’art. 33 del D. Lgv 80/98, comma 2 lett e) stabiliva che sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo tutte le controversie in materia di pubblici servizi….
e) riguardanti le attività e le prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese nell’espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell’ambito del Servizio sanitario nazionale e della pubblica istruzione, con esclusione dei rapporti individuali di utenza con soggetti privati, delle controversie meramente risarcitorie che riguardano il danno alla persona e delle controversie in materia di invalidità.
Da ciò sembrerebbe, dunque, che permane, anche dopo l’entrata in vigore del decreto, la giurisdizione del G.A.
“In materia di rapporti di lavoro instaurati con lo Stato o con altre pubbliche amministrazioni, fra le quali sono da ricomprendere anche le ASL, l’art. 45, comma 17, del D.Lgs. n. 80 del 1998 (oggi art. 69, comma settimo, del D.Lgs. n. 165 del 2001), che ha trasferito al giudice ordinario le controversie in materia di pubblico impiego privatizzato e ha dettato la relativa disciplina transitoria, utilizzando a tal fine la locuzione generica e atecnica di “questioni attinenti al periodo del rapporto di lavoro successivo al 30 giugno 1998” ovvero “anteriore a tale data”, non collega rigidamente il discrimine temporale del trasferimento delle controversie alla giurisdizione ordinaria ad elementi come la data del compimento, da parte dell’amministrazione, dell’atto di gestione del rapporto che abbia determinato l’insorgere della questione litigiosa, oppure l’arco temporale di riferimento degli effetti di tale atto, o, infine, il momento di insorgenza della contestazione, e deve essere invece interpretato nel senso che deve aversi riguar-do al dato storico costituito dall’avverarsi dei fatti materiali e delle circostanze – così come posti a base della pretesa avanzata – in relazione alla cui giuridica rilevanza sia insorta la controversia. Né, ai fini della declaratoria della giurisdizione, rileva l’avvenuto superamento della data del 15 settembre 2000, in quanto tale termine non costituisce un limite alla persistenza della giurisdizione amministrativa, ma un termine di decadenza sostanziale per la proponibilita’ della domanda giudiziale, con conseguente at-tinenza di ogni questione sul punto – quale quella concernente la operatività della “traslatio judici” e la conseguente eventualità che la riassunzione, dopo la suddetta data del 15 settembre 2000, davanti al giudice amministrativo della causa già introdotta davanti a quello ordinario prima della medesima data, impedisca il verificarsi della decadenza – ai limiti interni della giurisdizione. (Cass.sez.un. ord. n.01511 del 30/01/2003).
“La domanda volta al riconoscimento del danno derivante da illecito civile ai sensi dell’art. 2043 c.c., con la quale un dipendente denuncia la lesione del diritto alla salute derivante da attività di mobbing esercitata nei suoi confronti esula dalla giurisdizione am-ministrativa e va proposta avanti al giudice ordinario. Dopo l’entrata in vigore del d.lg. 31 marzo 1998 n. 80, la domanda con la quale un dipendente di Asl denuncia la lesione del diritto alla sa-lute derivante da attività di mobbing esercitata nei suoi confronti nell’ambito del rapporto di servizio, rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. Ai sensi dell’art. 33, comma 2, lett. e), d.lg. 31 marzo 1998 n. 80, come modificato dalla l. 21 luglio 2000 n. 205, nell’ambito dei pubblici servizi restano devolute alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie meramente risarci-torie che riguardano il danno alla persona o a cose.” (Cons. Sta-to, Sez.V, 6/12/2000, n.6311).
“Ai fini del riparto della giurisdizione fra giudice ordinario e giudice amministrativo con riguardo ad una domanda di risarcimento danni proposta da un dipendente pubblico nei confronti dell’amministrazione non assoggettata alla nuova disciplina di cui al D. Lgs. n. 80/1998, assume essenziale rilevanza l’accertamento della natura contrattuale o extracontrattuale dell’azione resarcitoria in concreto proposta. Devesi ritenere, infatti, che l’azione contrattuale, fondata sulla inosservanza da parte del datore di lavoro degli obblighi inerenti al rapporto di impiego è devoluta alla cognizione del giudice amministrativo; mentre l’azione di natura extracontrattuale fondata sul risarcimento del danno alla salute è devoluta al giudice ordinario. (Cass. 29/1/2002 n. 1147).
Ora nel 2004 la Corte Costituzionale, con sentenza n. 204 ha riformulato l’art. 33 del D.Lgv 80/98, come sostituito dall’art. 7 della l. 21 luglio 2000, n. 205) dichiarandone la parziale incostituzionalità e restringendo così i confini della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
In particolare, non sono devolute alla giurisdizione esclusiva del GA interi “blocchi di materie” di rilevante interesse pubblico, ma solamente materie “particolari”, nelle quali la pubblica amministrazione agisce comunque prevalentemente in via autoritativa e solo eventualmente in via negoziale; vale a dire, materie nelle quali la tutela nei confronti della pubblica amministrazione può investire “anche” diritti soggettivi, ma deve riguardare sempre e comunque in modo preminente interessi legittimi.
Ciò detto, riporto una sentenza della Cassazione:
Cassazione Civile sez. un., sentenza 10418 del 08.05.2006
Competenza e giurisdizione – Servizi pubblici – Sanità
Alla stregua dell´art. 1 della l. 25 febbraio 1992, n.210 – che attribuisce a chiunque, a causa di vaccinazioni obbligatorie, abbia riportato lesioni o infermità, con conseguente menomazione permanente dell´integrità psico-fisica, il “diritto” ad un indennizzo da parte dello Stato, non è consentito dubitare della consistenza di diritto soggettivo della situazione giuridica, confermata dall´essere chiamata, l´amministrazione, ad operare accertamenti e valutazioni di tipo tecnico, con esclusione di qualunque potere discrezionale. La stessa legge, del resto, all´art. 6, stabilisce che avverso il giudizio sanitario della commissione medico-ospedaliera è esperibile l´azione davanti al giudice ordinario competente. Né, peraltro, si configura, in materia, la giurisdizione esclusiva amministrativa, atteso che, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 204 del 2004, risulta caducata la previsione relativa alle “attività e prestazioni di ogni genere, anche di natura patrimoniale, rese nell´espletamento di pubblici servizi, ivi comprese quelle rese nell´ambito del servizio sanitario nazionale…” (art. 33, comma 2, lett. e) del d.lgs. n.80 del 1998, come sostituito dall´art. 7, lett. a) della l. n. 205 del 2000). Pertanto, nella materia dei pubblici servizi sono rimaste devolute al giudice amministrativo in sede esclusiva solamente le “controversie relative a concessioni di pubblici servizi, escluse quelle concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi, ovvero relative a provvedimenti adottati dalla P.A. o dal gestore di un pubblico servizio in un procedimento disciplinato dalla l. 7 agosto 1990, n. 241, ovvero ancora relative all´affidamento di un pubblico servizio ed alla vigilanza e controllo nei confronti del gestore, nonché…”. Conseguentemente, le controversie relative a tutte le prestazioni erogate nell´ambito del servizio sanitario nazionale, nella sussistenza di un rapporto obbligatorio tra cittadini e amministrazione, sono devolute alla competenza del giudice ordinario, ai sensi del criterio generale di riparto della giurisdizione definito dall´art. 2 della l. 20 marzo 1865, n. 2248, all. E, e presupposto dall´art. 442 del codice di procedura civile.
A mio parere, rientrando il tipo di danno nell’alveo del pieno diritto soggettivo, ritengo che la giurisdizione sia quella del Giudice Ordinario.
Il problema riguarda le cause proposte anteriormente alla decisione della Corte Costituzionale.
La giurisdizione, quale delineata dalla citata sentenza n. 204 del 2004 ha effetto anche sulle controversie anteriormente promosse, salvo il limite dei rapporti esauriti al momento della pubblicazione della decisione, intendendosi per tali quelli accertati con sentenza passata in giudicato o per altro verso già consolidati.
Venendo ai Vs. casi, la sig.ra Sorrentino, non potendo per ovvie ragioni incardinare il procedimento amministrativo entro la data di sbarramento (15.09.2000), in quanto ha avuto notizia del nesso causale solo dopo, ritengo possa attivarsi dinanzi il Giudice Ordinario, sempre che il diritto non risulti prescritto.
Quanto ad Andrey, stando alle date, Lei mi dice che il fatto è avvenuto nel 1999 (quindi dopo il D.Lgs. 80/98) per cui essendo avvenuto il fatto dopo il 30.06.98, non capiso come mai abbiano ritenuto decaduta la proposizione della domanda, e ciò per due ordini di ragioni.
Se la materia rientrava nella giurisdizione esclusiva del G.A., il Tribunale avrebbe dovuto esclusivamente dichiarare il proprio difetto di giurisdizione, con possibilità di incardinare la causa dinanzi al TAR. Diversamente, essendo avvenuto il fatto dopo il D.Lgv. 80/98 era legittima la domanda dinanzi al Giudice del Lavoro, senza applicazione di alcun termine decadenziale (15.09.2000).
Come avete ben compreso, la questione è molto complessa e deve essere valutato ogni singolo caso, che è molto difficile trattare da qui.
Sono a disposizione per vagliare la documentazione per poter essere più precisa (istanze, sentenze, etc.).
Mi scusi se parto da un post precedente per porLe il mio caso.
Anche io come la dott.ssa Sorrentino ho perso la causa per il risarcimento del danno biologico per effetto di questo decreto 80 del 98.
Anche io mi sono beccato una epatite con la puntura di un ago infetto durante il servizio. Sono un infermiere professionale di un ospedale della provincia di Napoli.
L’unica differenza era che la CMO mi aveva riconosciuto il nesso di causa tra epatite e servizio svolto nel novembre 1999 e quindi prima del termine indicato dal decreto 80.( anche a me hanno detto settembre 2000 )
Il mio avvocato disse che la causa era stata persa ( diritto decaduto ) perchè doveva farsi presso il TAR ed entro il 2000, mentre noi l’avevamo fatta presso il giudice del lavoro nel 2003.
Da quello che capii se però il giudizio di nesso causale della CMO
fosse stato emesso dopo il 2000 ( è questo mi pare il caso della dott.ssa)poiché il diritto parte dalla data di riconoscimento della Commissione Militare Ospedaliera, la causa si poteva fare.
tuttavia da quello che leggo, poichè anche a me non sono trascorsi i 10 anni dall’infortunio,posso intentare un nuovo giudizio?
67100 L’Aquila, via Sallustio, 81
tel. e fax 0862/61082 cell. 340/0664466
per ROSA SORRENTINO:
mi sembra di aver già risposto alla Sua domanda (UGO Sorrentino?) in dettaglio via mail. Avevo chiesto anche la documentazione per poter essere più precisa.
Se la domanda cui si riferisce (quando parla di danno biologico) riguarda l’indennizzo ex lege 210/92, tenuto conto che la legge 238/97 ha stabilito un termine di prescizione di 3 anni, credo che la data fornitaLe dal dipendente (15.09.2000) riguardi i tre anni per la domanda di indennizzo che decorrono dal momento della diagnosi di epatite (nel Suo caso 20.07.2007).
Ora, se la Sua domanda era INDENNIZZO 210/92, il diritto è sorto nel 26 novembre 2002 (quando la Corte Costituzionale ha esteso i benefici anche agli operatori sanitari). Pertanto, la richiesta di indennizzo è scaduta il novembre del 2005.
Dunque, il dipendente ASL ha fatto un errore sui termini, se si è basato sull’indennizzo.
Se, invece, Lei ha avanzato istanza di RISARCIMENTO (che è ben diverso dall’indennizzo), ha tempo 10 anni dalla conoscenza del nesso causale per proporre azione giudiziale di risarcimento danni.
Tra l’altro il silenzio – rifiuto della P.A. (ovvero la mancata risposta della ASL all’istanza) andava impugnato nel termine di legge, abbondantemente scaduto.
Se la Sua richiesta era di risarcimento, ritengo sia ancora nei termini.
Sono disposta ad un vaglio della documentazione, oppure mi contatti direttamente, posto che la questione è abbastanza complessa e discuterne attraverso un semplice scambio di email sarebbe non esaustivo, a rischio di errore e, peraltro, poco professionale.
Resto comunque a sua disposizione se volesse coinvolgermi in diversa maniera nella vicenda.
ovviamente l’istanza ha, come conditio sine qua non, l’aver, il danneggiato principale, percepito l’indennizzo. Il Ministero, però, trova sempre qualche cavillo per contestare la prescrizione. Comunque, mi sembra di poterLa tranquillizzare in ordine alla tempestività della Sua domanda, con la documentazione medica attuale.
La domanda di risarcimento danni va avanzata nei confronti del datore di lavoro, per responsabilità contrattuale, ove trattasi di mancata adozione delle misure delle necessarie cautele anti-infortunistiche.
Ma, a mio modestissimo parere, potrebbe ravvisarsi anche una responsabilità extracontrattuale del Ministero (per mancata adozione deli controlli sul sangue destinato alle trasfusioni).
Bisognerebbe valutare con attenzione le modalità di contagio (ad es. si è infettata a seguito dell’impiego di sangue infetto? oppure con strumentazione contaminata?).
Le due responsabilità potrebbero sussistere posto che “…la responsabilità contrattuale e quella extracontrattuale possono concorrere allorché un unico comportamento risalente al medesimo autore, e quindi un evento dannoso unico nella sua genesi soggettiva, appaia di per sè lesivo non solo di specifici diritti derivanti al contraente dalle clausole contrattuali, ma anche dei diritti assoluti che alla persona offesa spettano di non subire pregiudizi all’onore, alla propria incolumità personale ed alla proprietà di cui è titolare”.
Potrebbe essere un argomento interessante, che mi riservo di approfondire, posta l’assenza di giurisprudenza in merito.
Marangon Ugo
Scusi se approfitto della Sua gentilezza ma Le vorrei chiedere :
Poichè la legge 210/92 recita:
f) le persone che risultano contagiate da HIV e da epatiti virali dal proprio coniuge appartenente ad una delle categorie sopra elencate e per le quali sia già stato riconosciuto il diritto all’indennizzo ai sensi della legge 210/92 nonché i figli dei medesimi, contagiati durante la gestazione; la condizione essenziale è il riconoscimento del diritto all’indennizzo quindi credo che il dies a quo per la presentazione della mia istanza è la data del decreto ricevuto da mia moglie per cui se presento solo i documenti e gli esami di questo mese dovrebbero essere sufficienti.
Per quanto concerne la domanda giudiziale di risarcimento danni, essendo mia moglie dipendente ASL, il risarcimento non deve essere chiesto al datore di lavoro ASL? Comunque se Lei ritenesse possibile effettuare la domanda giudiziale al Ministero saremmo disponibili.
partiamo dal presupposto che la legge 210/92, art 2 comma 6, prevede che il coniuge e/o convivente contagiato dal partner ed il figlio contagiato durante la gestazione, (purché la persona infettata rientri nei parametri della legge 210/92 e successive modifiche), possono avanzare domanda di indennizzo.
Quanto ai tempi di erogazione, dipendono dai vari smistamenti degli uffici, ma il decreto di accoglimento prevede il versamento dei ratei già maturati, sin dal primo giorni del mese successivo a quello della domanda.
Quanto ai termini per presentare la Sua domanda di indennizzo, anche il tal caso si applicano i tre anni dalla scoperta della malattia in fase cronica. Per cui direi che vanno benissimo gli accertamenti del 2008.
La modulistica è identica a quella del danneggiato principale (domanda di indennizzo ex lege 210/92), cui va spuntata la casella ? Coniuge contagiato da uno dei soggetti indicati ai punti precedenti. Alla ASL sapranno darLe tutte le informazioni del caso.
P.s. avete pensato di avanzare domanda giudiziale di risarcimento danni per Sua moglie?
Sono un professore di liceo, marito da 20 anni di una dottoressa affetta da epatite contratta per causa di servizio nel 1997.
Il Ministero della Salute l’anno scorso (2008)ha riconosciuto l’indennizzo.
La regione ha chiesto tutti i riferimenti per procedere all’accredito da diversi mesi ma materialmente non si avuto alcunché.
Chiedo se esiste un termine tra la data del decreto di riconoscimento dell’indennizzo e la effettiva erogazione dello stesso.
Inoltre anche me, nonostante ogni precauzione, è risultata una epatite, dello stesso tipo di mia moglie e sicuramente trasmessa da lei. Lo specialista pensa probabilmente per via sessuale.
Mi è stato detto che anche il coniuge può avere l’indennizzo e se si desidererei conoscerne la procedura.
Ho solo esami del 2008 e 2009 da cui si evince con certezza la patologia.(i precendenti li ho smarriti e la quasi maggioranza erano fatti presso laboratori privati)
La ringrazio anticipatamente per la risposta Ugo M.
Poichè l’infortunio di mia moglie è del 1997 posso fare ancora la domanda o vi è la prescrizione