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Timestamp: 2020-04-08 20:55:22+00:00
Document Index: 29489720

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 88', 'sentenza ']

﻿Le NTC 2018 valgono in tutto il territorio nazionale: il Governo impugna una legge della Calabria
Peppucci Matteo - Collaboratore INGENIO 11/02/2020 3365
Il Consiglio dei ministri ha impugnato dinanzi alla Corte costituzionale la Legge n.62/2019 della Calabria che ha soppresso il riferimento alle NTC di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 17 gennaio 2018
Il Governo, nel CdM n.28 dello scorso 6 febbraio 2020, ha impugnato la legge Regione Calabria n. 62 del 16 dicembre 2019, recante “Modifiche alla legge regionale n. 21/2010”, in quanto una norma riguardante gli interventi edilizi e la sicurezza delle costruzioni invade la competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza in violazione dell’articolo 117, secondo comma, lettera h), della Costituzione.
Nello specifico, l'articolo 1, comma 1, sostituisce il comma 1 dell’art. 6 della l.r. n. 21 del 2010, già più volte modificato prevedendo che:
“1. Gli interventi previsti negli articoli 4 e 5 nonché nel presente articolo, possono essere realizzati su immobili esistenti alla data del 31 dicembre 2018, ivi comprese le unità collabenti regolarmente accatastati presso le rispettive agenzie del territorio oppure per i quali, al momento della richiesta dell’intervento, sia in corso la procedura di accatastamento”.
Si contesta, nello specifico, la circostanza che le modifiche apportate alla disposizione in commento si sono succedute in un breve lasso di tempo, potendo, così, condurre a distorsioni applicative, come ad esempio fa la soppressione del riferimento alle Norme tecniche per le costruzioni di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 17 gennaio 2018.
Ma la soppressione del riferimento alle NTC 2018 induce, secondo il Governo, a ritenere che la volontà del legislatore regionale sia quella di consentire la realizzabilità degli interventi a prescindere dal rispetto del predetto decreto. In proposito, ritenendo, anche per tale aspetto, valide le considerazioni espresse dalla Consulta nelle sentenze sopra richiamate, si rappresenta altresì che la citata disciplina ministeriale fornisce i criteri generali di sicurezza, previsa le azioni che devono essere utilizzate nel progetto, definisce le caratteristiche dei materiali e dei prodotti e, più in generale, tratta gli aspetti attinenti alla sicurezza strutturale delle opere (cfr. Capitolo I, punto 1.1, paragrafo 2).
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Le norme tecniche per le costruzioni, pertanto, attengono ad aspetti che riguardano la “sicurezza” delle costruzioni e non possono che avere applicazione uniforme sull’intero territorio nazionale, essendo ispirate alla tutela di interessi unitari dell’ordinamento. In particolare, con la sentenza n. 21 del 2010, il Giudice delle leggi ha per la prima volta, ed espressamente, affermato che la materia della sicurezza, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera h) della Costituzione, non si esaurisce nell’adozione di misure relative alla prevenzione e repressione dei reati, ma comprende la tutela dell’interesse generale all’incolumità delle persone. In tal sede, è stato argomentato che una disciplina che attenga a profili di sicurezza delle costruzioni, collegati ad aspetti di pubblica incolumità è riconducibile alla materia della sicurezza di cui all’art. 117, secondo comma lettera h) della Costituzione.
La Corte Costituzionale, peraltro, ha affermato che il potere di riconoscere le ragioni particolari che impediscono il rispetto delle norme tecniche è affidato al MIT (art. 88 del d.P.R. 380/2001) in quanto in quest’ambito, “il legislatore ha inteso dettare una disciplina unitaria a tutela dell’incolumità pubblica, mirando a garantire, per ragioni di sussidiarietà e di adeguatezza, una normativa unica, valida per tutto il territorio nazionale, in un settore nel quale entrano in gioco sia l’alta tecnicità dei provvedimenti in questione sia l’esigenza di una valutazione uniforme dei casi di deroga” (sentenza n. 254 del 2010).