Source: https://www.studio-legale-mascali.it/richiesta-danni-ritardo-volo/
Timestamp: 2020-07-09 07:51:19+00:00
Document Index: 105057036

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 1218', 'art. 6']

Risarcimento danni per ritardo volo aereo | Studio Legale Bergamo
La sentenza della Corte di Cassazione n. 1584/2018 si trova a dirimere una controversia che nasceva dalla richiesta di danni avanzata nei confronti della compagnia aerea colpevole del ritardo del volo.
Un passeggero, il cui aereo aveva superato il limite tollerabile di ritardo, aveva fatto richiesta del risarcimento del danno ai sensi e per gli effetti della Convenzione di Montreal del 1999. Tanto il Giudice di Pace di Roma quanto il Tribunale di Roma, in funzione di giudice di appello, respingevano la richiesta. Il passeggero contestava la sentenza di merito e ricorreva in Cassazione, dove trova finalmente soddisfazione delle proprie pretese.
Il motivo della soccombenza stava nel fatto che, per i giudici di primo e secondo grado, fosse onere del passeggero dare la prova del presupposto del risarcimento, ossia del ritardo. In capo alla compagnia, al contrario, sarebbe unicamente spettato il compito di fornire la eventuale prova liberatoria. Il passeggero non era stato in grado di provare il ritardo.
La Corte di Cassazione accoglie le doglianze del passeggero e annulla la sentenza, argomentando tanto dalla Convenzione di Montreal quanto dal regolamento CE n. 261/2004. L’art. 19 della Convenzione di Montreal introduce una presunzione di responsabilità in capo al vettore laddove dispone che: “Il vettore è responsabile del danno derivante da ritardo nel trasporto aereo di passeggeri, bagagli o merci. Tuttavia il vettore non è responsabile per i danni da ritardo se dimostri che egli stesso e i propri dipendenti e incaricati hanno adottato tutte le misure necessarie e possibili, secondo la normale diligenza, per evitare il danno oppure che era loro impossibile adottarle.” Il Regolamento CE n. 261/2004 istituisce regole comuni in ambito di assistenza e compensazione dei passeggeri in caso di cancellazione o di ritardo. Per quanto riguarda la compensazione l’art. 7 così dispone: “1. Quando è fatto riferimento al presente articolo, i passeggeri interessati ricevono una compensazione pecuniaria pari a: a) 250 EUR per tutte le tratte aeree inferiori o pari a 1500 chilometri; b) 400 EUR per tutte le tratte aeree intracomunitarie superiori a 1500 chilometri e per tutte le altre tratte comprese tra 1500 e 3500 chilometri; c) 600 EUR per le tratte aeree che non rientrano nelle lettere a) o b).” Sull’entità del ritardo si deve fare riferimento all’art. 6.
Il Regolamento, fa notare la Corte, introduce una tipizzazione legale delle soglie oltre le quali il ritardo va considerato grave e deve essere risarcito, salva la prova liberatoria di cui all’art. 19 della Convenzione di Montreal.
Inoltre, i giudici di merito avevano (erroneamente) dedotto il funzionamento dell’onere della prova dall’art. 19 della Convenzione di Montreal. Per il Tribunale, infatti, non avrebbe avuto senso concedere al vettore la prova liberatoria se non vi fosse stato un precedente onere probatorio sul passeggero. In difetto di prova dell’inadempimento, il vettore non si sarebbe dovuto liberare da alcunché.
La Corte corregge il ragionamento puntualizzando come la presunzione di responsabilità opera sul piano dell’imputabilità dell’inadempimento, di cui all’art. 1218 c.c., e non su quello della prova dello stesso.
La regola relativa all’onere della prova – non essendo contenuta né nella Convenzione di Montreal né nel Regolamento Europeo – andrà, invece, ricercata nell’ordinamento interno.
Nell’ordinamento Italiano costituisce principio pacifico quello per cui il creditore che agisca per chiedere la risoluzione di un contratto, il risarcimento del danno o l’adempimento del contratto debba limitarsi a fornire la prova della fonte del suo diritto (il contratto) asserendo l’inadempimento altrui. Sarà il debitore a dover dare la prova dell’esatto adempimento. In mancanza di detta prova, la responsabilità si presume.
Tanto premesso, la Corte arriva ad enunciare il seguente principio di diritto: “Il passeggero che agisca per il risarcimento del danno derivante dal negato imbarco o dalla cancellazione (inadempimento) o dal ritardato arrivo dell’aeromobile rispetto all’orario previsto (inesatto adempimento), deve fornire la prova della fonte (negoziale) del suo diritto e il relativo termine di scadenza, ossia deve produrre il titolo o il biglietto di viaggio o altra prova equipollente, potendosi poi limitare alla mera allegazione dell’inadempimento del vettore. Spetta a quest’ultimo, convenuto in giudizio, dimostrare l’avvenuto adempimento, oppure che, in caso di ritardo, questo sia stato contenuto sotto le soglie di rilevanza fissate dall’art. 6, comma 1, del Regolamento CE n. 261/2004”.
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