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Timestamp: 2017-07-23 04:35:32+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 590', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 603', 'art. 591', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 215', 'art. 2702', 'art. 2702', 'art. 2702', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 602', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Avvocato SERGIO ARMAROLI per impugnazione testamento
impugnazione testamento e mediazione Prima di agire in giudizio contro gli altri eredi, l’interessato deve avviare il tentativo di mediazione,
che è obbligatorio per tutte le cause in materia di successione. Se la mediazione fallisce è possibile
rivolgersi al giudice. Se invece non viene esperita la mediazione, il giudice,
alla prima udienza, dà un termine per provvedervi e, in difetto, rigetta la domanda per improcedibilità.
impugnazione testamento e azione di riduzione Quando un testamento è invalido oppure le disposizioni da esso recate sono lesive dei diritti di legittima,
bisogna procedere in modo rapido. Occorre evitare che l’eredità sparisca o che l’azione per recuperarla
si prescriva. In altri casi sono possibili percorsi conciliativi, si pensi agli accordi che possono intervenire tra eredi
e finalizzati a riconoscere comunque la parte spettante al legittimario leso o addirittura del tutto escluso (pretermesso).
A) AZIONE DI RIDUZIONE: azione personale che rende inefficaci le donazioni (o le disposizioni testamentarie)
B) compiute dal de cuius in pregiudizio delle ragioni del legittimario;
C) AZIONE DI RESTITUZIONE: se e solo se il legittimario, vittorioso nell’azione di riduzione,
D) non trova capienza nel patrimonio di chi per donazione (o testamento) ha ricevuto beni per valore superiore
E) alla quota disponibile, egli può rivolgersi all’attuale proprietario dei beni donati e pretenderne la restituzione.
impugnazione testamento e donazione L’azione di reintegrazione della quota legittima si compone dei seguenti passaggi:
· riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive;
· restituzione da parte dei beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive;
· restituzione da parte dei terzi acquirenti dai beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive.
Quando è falso un testamento olografo?
AVVOCATO SERGIO ARMAROLI PER IMPUGNAZIONE TESTAMENTO OLOGRAFO FALSO@impugnazione testamento avvocato esperto
Quando non è stato scritto o firmato dal testatore
Un testamento è da ritenersi nullo quando è contrario alla legge oppure presenta gravi difetti di forma. Nel caso del testamento olografo,
art. 590 c.cconferma ed esecuzione volontaria di disposizioni testamentarienulle: la nullità della disposizione testamentaria (att. 137), da qualunque causa dipenda, non può essere fatta valere da chi, conoscendo la causa della nullità, ha, dopo la morte del testatore, confermato la disposizione (conferma espressa) o dato ad essa volontaria esecuzione.
QUALI SONO I REQUISITI FONDAMENTALI DI UN TESTAMENTO OLOGRAFO:
1) l’olografia, ossia le volontà devono essere scritte dalla mano del testatore su qualsiasi materiale e con qualsiasi mezzo che garantisca la tracciabilità del documento.
2) la data, deve contenere il giorno, il mese e l’anno in cui il testo viene redatto.
3) la sottoscrizione OVVERO firma o una signatura identificativa.
tali difetti possono riguardare l’autografia (per esempio un testamento non interamente scritto di pugno del testatore) e la mancanza della sottoscrizione.
Esempio alla morte dello zio Caio trova un testamento olografo con il quale lo zio lascia tutti i beni a Tizio.
Analizzando la scirttura Caio suppone che il testamento non sia sottoscritto dallo zio o che il testamento non sia scritto di pugno dallo zio
CAUSE DI NULLITA’ TESTAMENTO
1)vizi di forma essenziali: mancanza o insufficienza della firma;
2)disposizione a favore di beneficiari indicati in modo generico, cioè in modo da non poter essere identificati;
3)testamenti reciproci (con un unico testamento due soggetti dispongono l’uno a favore dell’altro):
4)testamento con il quale si rimette all’arbitrio del terzo l’indicazione dell’erede;
5)disposizioni illecite.
AZIONE DI IMPUGNAZIONE TESTAMENTO NULLO:
di un testamento nullo può essere promossa da chiunque vi abbia interesse senza limiti di tempo.
Chiunque abbia interesse può promuovere un’azione di annullamento del testamento nel termine di cinque anni dal momento in cui le volontà testamentarie vengono eseguite o da quando viene a conoscenza dell’eventuale errore, dolo o violenza.
Sul punto, la Corte di Cassazione ha un orientamento contrastante: con la sentenza Corte di del 24 maggio 2012 n. 8272 ha affermato che per contestarne l’autenticità del testamento olografo occorre la querela di falso “data l’incidenza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata che connota il testamento, che, quindi, non può essere assimilato ad una scrittura privata proveniente da un terzo estraneo alla lite”.
l’annullamento di un testamento per incapacità naturale del testatore postula l’esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi, con il conseguente onere, a carico di chi quello stato di incapacità assume, di provare che il testamento fu redatto in un momento di incapacità di intendere e di volere (Cass. n. 9081 del 2010). Invero, posto che lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l’eccezione, spetta a colui che impugna il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso è compito di chi vuole avvalersi del testamento dimostrare che esso fu redatto in un momento di lucido intervallo” (Cass. n. 8079 del 2005; Cass. n. 9508 del 2005).
Pur nella consapevolezza delle obiezioni mosse ilio tempore a tale ipotesi di soluzione del problema, la Cassazione ritiene che la proposizione di una azione di accertamento negativo che ponga una questio nullitatis in seno al processo (anche se, più correttamente, sarebbe a discorrere di una quaestio inexistentiae) consente di rispondere:
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 10 marzo 2014, n. 5527ha riaffermato che l’annullamento di un testamento per incapacità naturale del testatore postula l’esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi, con il conseguente onere, a carico di chi quello stato di incapacità assume, di provare che il testamento fu redatto in un momento di incapacità di intendere e di volere (Cass. n. 9081 del 2010). Invero, posto che lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l’eccezione, spetta a colui che impugna il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso è compito di chi vuole avvalersi del testamento dimostrare che esso fu redatto in un momento di lucido intervallo” (Cass. n. 8079 del 2005; Cass. n. 9508 del 2005).
l’obbligo del notaio di menzionare, prima della lettura del testamento pubblico, ai sensi dell’art. 603, terzo comma, cod. civ. e delle connesse disposizioni della legge 16 febbraio 1913, n. 89, la dichiarazione del testatore che si trovi in grave difficoltà di firmare l’atto, sussiste solamente nell’ipotesi che il testatore non sottoscriva il documento e non già anche nel caso in cui, sia pure con grave difficoltà, egli apponga effettivamente la sua firma. Infatti, la formalità della dichiarazione e della menzione costituisce un equipollente della sottoscrizione mancante, mirante ad attestare che l’impedimento dichiarato, e realmente esistente, è l’unica causa per cui non si sottoscrive e ad evitare che la mancanza di firma possa essere intesa come rifiuto di assumere la paternità del contenuto dell’atto” (Cass. n. 2743 del 2012; in senso conforme, Cass. n. 2123 del 1953).
– Con il primo motivo di ricorso, il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 591 cod. civ., anche in relazione agli artt. 2697 e seguenti e 2727 e seguenti cod. civ., nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione.
4.1. – Occorre premettere che nella giurisprudenza di questa Corte è consolidato il principio per cui “l’annullamento di un testamento per incapacità naturale del testatore postula l’esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del de cuius, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti ovvero della capacità di autodeterminarsi, con il conseguente onere, a carico di chi quello stato di incapacità assume, di provare che il testamento fu redatto in un momento di incapacità di intendere e di volere(Cass. n. 9081 del 2010). Invero, posto che lo stato di capacità costituisce la regola e quello di incapacità l’eccezione, spetta a colui che impugna il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salvo che il testatore non risulti affetto da incapacità totale e permanente, nel qual caso è compito di chi vuole avvalersi del testamento dimostrare che esso fu redatto in un momento di lucido intervallo” (Cass. n. 8079 del 2005; Cass. n. 9508 del 2005).
AVVOCATO SERGIO ARMAROLI PER IMPUGNAZIONE TESTAMENTO OLOGRAFO FALSO@impugnazione testamento avvocato esperto impugnazione testamento olografo falso
SENTENZA 23 dicembre 2014, n. 27353
Con atto di citazione per querela di falso ritualmente notificato L.P. e M.P. convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale di Sassari L.S., F.S. e P.S. assumendo: – verificatosi il decesso di G.S. senza lasciare figli, la relativa eredità era stata devoluta alle sorelle ed ai fratelli; – stante l’impossibilità di addivenire ad una divisione amichevole, nei 1996 era stato instaurato un giudizio di divisione nel quale con sentenza parziale del 1968 il Tribunale di Tempio Pausania aveva accolto la domanda di divisione, avendo ritenuto non provata l’esistenza di un testamento redatto dalla defunta; – con sentenza definitiva del 1998 lo stesso Tribunale aveva dichiarato lo scioglimento della comunione ereditaria secondo il progetto divisorio elaborato nel corso dei giudizio; – proposto gravame nei confronti di entrambe le suddette sentenze, la Corte di Appello di Cagliari sezione distaccata di Sassari con sentenza del 3-2-2000, nel riformare integralmente le citate sentenze di primo grado, aveva accolto l’appello degli S. e della S., rigettando la domanda di divisione e dichiarando che l’eredità della “de cuius” era stata devoluta a mezzo di un testamento olografo; – il successivo ricorso per cassazione proposto dalle esponenti era stato rigettato. Tanto premesso le attrici, essendo convinte della falsità del testamento in questione, non autentico ed integrante un falso materiale, lo impugnavano per querela di falso, essendo loro interesse l’accertamento della sua falsità per proporre un successivo giudizio di revocazione; chiedevano quindi in via principale la declaratoria di falsità dei testamento stesso e, in via subordinata, la declaratoria di falsità della sola sottoscrizione di esso. Costituendosi in giudizio i convenuti contestavano l’ammissibilità della querela in quanto, a fronte della possibilità di scegliere tra il disconoscimento della sottoscrizione apposta dalla testatrice nella scheda testamentaria in questione e l’impugnazione di quest’ultima per querela di falso, le attrici nel precedente giudizio soltanto ad una udienza tenutasi nel 1995 avevano dichiarato di disconoscere la sottoscrizione della “de cuius” ed avevano chiesto la verificazione della scheda stessa; peraltro, attesa la tardività della contestazione, i giudici avevano ritenuto detta sottoscrizione implicitamente riconosciuta per mancato tempestivo disconoscimento; il successivo passaggio in giudicato della sentenza della Corte territoriale aveva comportato il definitivo accertamento della verità dei documento con conseguente inammissibilità della querela di falso. Con sentenza non definitiva dei 28-4.2006 il Tribunale di Sassari dichiarava ammissibile la querela di falso, rimettendo con separata ordinanza le parti dinanzi al giudice istruttore per il prosieguo dei giudizio. Proposta impugnazione da parte di L.S., F.S. e P.S. cui resistevano L.P. e M.P. la Corte di Appello di Cagliari sezione distaccata di Sassari con sentenza del 29-10-2008 ha rigettato il gravame; al riguardo ha affermato che non ricorreva la invocata improponibilità della domanda di querela di falso, sia in quanto il riconoscimento tacito della autenticità della sottoscrizione dei testamento in questione era l’effetto di un pregresso e distinto giudizio, sia in quanto in quest’ultimo non si era svolto alcun procedimento di verificazione dell’autenticità della sottoscrizione, e sia infine in quanto l’oggetto del presente giudizio non era limitato alla mera contestazione dell’autenticità della sottoscrizione, ma alla contestazione dell’autenticità dell’intera scheda testamentaria, della quale si lamentava la sua integrale riconducibilità alla mano della testatrice. Avverso tale sentenza L.S., F.S. e P.S. hanno proposto un ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo cui L.P. ha resistito con controricorso; M.P. non ha svolto attività difensiva in questa sede; le parti hanno successivamente depositato delle memorie
Sotto un profilo sistematico deve anzitutto osservarsi che il mancato o tardivo disconoscimento della scrittura privata dà luogo ad un riconoscimento tacito della stessa, cosicché non vi è dubbio che l’art. 215 c.p.c. preveda un procedimento specifico onde attribuire alla scrittura privata prodotta l’efficacia probatoria stabilita dall’art. 2702 c.c. circa la provenienza delle dichiarazioni da chi l’ha sottoscritta, `fino a querela di falso’.
La querela di falso, invece, si pone su di un piano diverso, in quanto presuppone proprio l’esistenza di un documento avente l’efficacia probatoria designata dal legislatore come ‘prova piena’ (Cass. 16-8-1990 n. 8318), ed ha per oggetto la prova che la dichiarazione che appare proveniente dalla parte che l’ha sottoscritta, considerata separatamente dalla firma riconosciuta, non è stata in realtà effettuata; la querela di falso quindi tende a rimuovere la fede privilegiata che caratterizza la scrittura privata con sottoscrizione riconosciuta ai sensi dell’art. 2702 c.c..
I rilievi finora svolti inducono quindi a sottolineare il diverso ambito e la diverse finalità che caratterizzano la querela di falso ed il disconoscimento della scrittura privata, in quanto la prima postula l’esistenza di una scrittura privata riconosciuta, della quale si intende eliminare l’efficacia probatoria attribuitale dall’art. 2702 c.c., mentre l’altro, investendo la stessa provenienza del documento, mira ad impedire che la scrittura privata acquisti detta efficacia, e si risolve in una impugnazione vincolata da forme particolari, volta a negare l’autenticità del documento che si assume contraffatto (Cass. 24-1-2007 n. 1572); in linea più generale, poi, è evidente che lo strumento della querela di falso è rivolto al conseguimento di un risultato più ampio e definitivo, ovvero quello della contestazione della genuinità del documento e quindi della completa rimozione del suo valore probatorio con effetti ‘erga omnes’ e non nei soli riguardi della controparte.
avvocato testamento Bologna
1. P.E. è stata assolta in primo grado dai delitti di cui agli articoli 485 e 489 cp, per avere, al fine di procurarsi un vantaggio, senza essere concorsa nella falsità, fatto uso di un falso testamento olografo a nome M.O. (capo A) e dal delitto di cui agli articoli 56-640 cp per aver tentato di indurre in errore l’esecutore testamentario utilizzando, il falso testamento sopraindicato (capo B). La assoluzione è intervenuta con la formula “il fatto non costituisce reato” ed è stata accompagnata dalla dichiarazione di falsità del testamento. La corte di appello di Torino, investita della impugnazione da parte della P. (beneficiaria del testamento dichiarato falso) , con riferimento, ovviamente, alla sola dichiarazione di falsità dell’atto, ha confermati, con la sentenza di cui in epigrafe, la sentenza di primo grado. 2. Ricorre per cassazione la P., con il ministero del suo difensore, e deduce violazione di legge e carenza dell’apparato motivazionale, atteso che non può essere dichiarata la falsità del testamento per il solo fatto che sia intervenuto nella sua redazione un terzo, diverso dal testatore. Il negozio successorio, secondo la giurisprudenza civile della cassazione, è certamente reso nullo se non si accerta la olografia del documento; tuttavia gli interventi successivi alla redazione del testamento non possono togliere validità allo stesso, se – comunque – è agevolmente ricostruibile la volontà del testatore. Diversamente ragionando, sarebbe facile per chiunque rendere nullo un testamento olografo, apportandovi note ed aggiunte. Orbene, la sentenza impugnata arbitrariamente afferma che le aggiunte (peraltro non rilevanti in ordine alla corretta ricostruzione della volontà della testatrice) sono state coeve alla redazione del testamento. 3. Con memoria depositata in termini, il difensore della PC chiede che il ricorso della imputata sia dichiarato inammissibile, ovvero rigettato atteso che le modifiche apportata da mano estranea sono interne all’atto e, oltretutto, significative (destinazione di un importo a favore di un cugino della testatrice e modifica di altro importo percentuale, relativo alla distribuzione delle somme).
1. Premesso che, avendo il giudice di merito accertato che la P. non ha materialmente alterato il documento e non avendo il medesimo giudice affermato che la stessa sia in qualche maniera concorsa (ad es. quale istigatrice) nella sua alterazione, la formula assolutoria avrebbe dovuto essere “per non aver commesso il fatto”, il ricorso è fondato e merita accoglimento. 2. Parte della giurisprudenza citata nella sentenza de qua è inconferente, altra è non condivisibile. 2.1. Invero, la sentenza ASN 200605087-RV 233628 è relativa la caso in cui la mano del testatore sia stata “guidata” da mano estranea. Nel caso in esame, tale eventualità non è stata formulata. 2.2. La sentenza ASN 200427520-RV 228706 ha affermato che, ai fini della configurabilità del reato di falso in testamento olografo, è irrilevante che questo presenti profili di annullabilità o di nullità, ai sensi della disciplina civilistica, dovendosi considerare come testamento olografo, ai fini penalistici, qualsiasi manifestazione di volontà estrinsecatasi nella forma di cui all’art. 602 cc, con la quale taluno disponga, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o parte di esse. 3. A parere del collegio, viceversa, la prospettiva va radicalmente rovesciata, atteso che una cosa è la nullità o la annullabilità civilisticamente intese (che vanno eventualmente accertate nella deputata sede processuale), altra cosa è la falsità come rilevante in diritto penale. Se falsità è immutatio veri, è di tutta evidenza che solo una alterazione (materiale, nel caso in esame) significativa del documento originale può e deve essere presa in considerazione. Se, come nel caso di specie, la parte aggiunta e/o alterata è nettamente e agevolmente distinguibile dalla parte originaria, è ovvio che la falsità, se deve essere dichiarata, deve essere dichiarata in parte qua, non dovendosi (né potendosi), oltretutto, il giudice penale sostituire a quello civile in quello che è un accertamento connotato da squisito tecnico, ancorato ai principi di quel ramo dello scibile giuridico. 3.1. Orbene è la stessa sentenza che afferma (e la parte civile, nella sua memoria, indirettamente corrobora tale assunto) che le “aggiunte” (non operate per mano della imputata) sono ictu oculi individuabili. 3.2. Va da sé che, se il senso e il valore dell’intero documento risultassero del tutto sconvolti da tali “innesti”, tanto da non potersi ricostruire l’originaria volontà di chi esso ebbe a scrivere, la falsità (ai fini penalistici) investirebbe l’intero documento. 4. Impregiudicate, dunque (come è ovvio), rimanendo le questioni di pertinenza del giudice civile, la sentenza impugnata va annullata con rinvio ad altra sezione della corte di appello di Tornio per nuovo esame, in ordine alla questione oggetto del presente ricorso.
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