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Timestamp: 2017-08-22 14:59:11+00:00
Document Index: 105205840

Matched Legal Cases: ['art. 458', 'art. 768', 'art. 458', 'art. 768', 'art. 768', 'art. 768']

Patto di famiglia - Ambrosio&Commodo
Approfondimenti: Famiglia – Separazioni – Eredità
Con la legge n. 55 del 14 febbraio 2006 recante “Modifiche al codice civile in materia di patto di famiglia” il legislatore introduce, nel libro II, titolo IV, il nuovo Capo V-bis (artt. 768 bis – 768 octies) prevedendo contestualmente un nuovo conio per l’art. 458 c.c. (divieto dei patti successori) nel qual è inserita una deroga relativa ai nuovi nati “patti di famiglia”.
458 c.c. , vecchio TESTO
458 c.c. , NUOVO TESTO
E’ nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione.
E’ del pari nullo ogni atto col quale taluno dispone dei diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta, o rinunzia ai medesimi
Fatto salvo quanto disposto dagli articoli 768-bis e seguenti è nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione.
Il “patto di famiglia”, è il contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti, (art. 768 bis c.c.).
La collocazione sistematica del nuovo istituto e il diretto collegamento con l’art. 458 c.c., consentono di qualificare le stipule in questione come patti successori di tipo dispositivo: con il contratto ex artt. 768 bis e segg. , infatti, il disponente pone in essere una attività negoziale avente ad oggetto beni appartenenti alla propria successione.
Non è un negozio testamentario e quindi non è mortis causa: è, di fatto, una convenzione inter vivos traslativa ad efficacia reale, la cui peculiarità è quella di andare ad incidere sulla successione del disponente.
La ratio legis che ha ispirato l’introduzione delle nuove norme è quella di consentire agli imprenditori di garantire una successione certa nell’interesse dell’azienda, attraverso la liceità di accordi diretti a regolamentare la successione dell’imprenditore o di chi è titolare di partecipazioni societarie.
La stipula del contratto prevede una forma solenne: per atto pubblico a pena di nullità (768 ter c.c.)
L’art. 768 quater c.c. prevede che al contratto debbano partecipare anche il coniuge e tutti coloro che sarebbero legittimari ove in quel momento si aprisse la successione nel patrimonio dell’imprenditore: la dottrina ritiene il “patto di famiglia” un contratto plurilaterale in cui la partecipazione di ogni avente diritto è essenziale. L’omessa partecipazione determinerebbe non inefficacia ma nullità ab origine.
Il legittimario pretermesso, in ogni caso, potrà impugnare il patto facendone accertare l’inefficacia e/o nullità; è discutibile la possibilità di una ratifica ex post che, comunque, dovrebbe rivestire la forma solenne.
I beni assegnati, con lo stesso contratto, agli altri partecipanti non assegnatari dell’azienda, secondo il valore attribuito in contratto, sono imputati alle quote di legittima loro spettanti, (768 quater, II); l’assegnazione può essere disposta anche con successivo contratto che sia espressamente dichiarato collegato al primo e purché vi intervengano i medesimi soggetti che hanno partecipato al primo contratto o coloro che li abbiano sostituiti.
Dalla lettera della disposizioni normative sembrerebbe potersi distinguere tra assegnatari-contraenti e non assegnatari-partecipanti.
Non assegnatari
Viene loro assegnata dal dante causa, (imprenditore o titolare di partecipazioni societarie), l’azienda o la quota.
Devono liquidare gli altri partecipanti al contratto con il pagamento di una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli articoli 536 e seguenti.
Viene loro versata una somma corrispondente al valore delle quote previste dagli articoli 536 e seguenti, oppure viene a loro assegnata una quantità di beni equivalenti alla somma spettante.
Il legislatore definisce gli assegnatari dell’azienda o delle quote come “beneficiari”, (768-sexies), cosicché sembra potersi affermare con certezza che si tratti di un negozio gratuito con cui si anticipano in vita disposizioni di tipo testamentario. L’eventuale onerosità del patto di famiglia potrebbe ritenersi inficiante la stipula poiché si finisce col mercanteggiare la propria eredità piegando le norme a fini da non ritenere meritevoli di tutela.
L’art. 768 quinquies c.c. prevede la possibilità di impugnare il contratto per vizi del consenso ai sensi degli artt. 1427 c.c. : trattandosi, comunque, di contratti, la norma era operativa anche senza bisogno del richiamo. La sua funzione è da rinvenire, dunque, nella abbreviazione dei termini di impugnativa, ridotti ad un anno.
L’articolo 768 sexies c.c. (Rapporti con i terzi) prevede che all’apertura della successione dell’imprenditore, il coniuge e gli altri legittimari che non abbiano partecipato al contratto possono chiedere ai beneficiari del contratto stesso il pagamento della somma prevista dal secondo comma dell’articolo 768-quater, aumentata degli interessi legali. L’inosservanza delle disposizioni del primo comma costituisce motivo di impugnazione ai sensi dell’articolo 768-quinquies c.c.
Atteso che la partecipazione dei legittimari è requisito di validità del patto di famiglia o comunque di efficacia, la disposizione deve intendersi riferita agli eventuali aventi diritto sopravvenuti alla stipula del patto di famiglia, (es. l’imprenditore si è sposato dopo il contratto).
Le cause di scioglimento del contratto sono tassativamente indicate ex lege, (768-septies c.c.):
1) con contratto successivo con cui le parti manifestino la loro chiara intenzione di disvolere il volere. E’ sufficiente un contratto risolutorio. Secondo alcuni autori, un patto di famiglia cronologicamente sopravvenuto (tra le medesime parti) è implicito scioglimento del primo.
2) con recesso quando previsto nel contratto.
I partecipanti possono rinunciare in tutto o in parte ai diritti nascenti dal patto di famiglia, ai sensi dell’art. 768 quater c.c.
La legge prevede anche la possibilità di accordi esterni al patto di famiglia purché ad esso collegati. La dottrina è sostanzialmente concorde nel ritenere che la forma deve essere quella solenne e devono partecipare le medesime parti del patto a monte.
Ai sensi dell’articolo 768-octies c.c., “le controversie derivanti dalle disposizioni di cui al presente capo sono devolute preliminarmente a uno degli organismi di conciliazione previsti dall’articolo 38 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5″, (cd. organi di conciliazione stragiudiziale).
LEGGE 14 febbraio 2006, n.55
Articolo 768-ter (Forma). – A pena di nullita’ il contratto deve essere concluso per atto pubblico.
l’assegnazione puo’ essere disposta anche con successivo contratto che sia espressamente dichiarato collegato al primo e purche’ vi intervengano i medesimi soggetti che hanno partecipato al primo contratto o coloro che li abbiano sostituiti.
Articolo 768-quinquies (Vizi del consenso). – Il patto puo’ essere impugnato dai partecipanti ai sensi degli articoli 1427 e seguenti.
Articolo 768-septies (Scioglimento). – Il contratto puo’ essere sciolto o modificato dalle medesime persone che hanno concluso il patto di famiglia nei modi seguenti:
Data a Roma, addi’ 14 febbraio 2006