Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-349-cod-proc-penale-identificazione-della-persona-nei-cui-confronti-vengono-svolte-le-indagini-e-di-altre-persone
Timestamp: 2018-06-22 09:14:43+00:00
Document Index: 148692460

Matched Legal Cases: ['art. 349', 'art. 349', 'art. 349', 'art. 349', 'art. 161', 'art. 4', 'art. 393', 'art. 349', 'art. 4', 'art. 393', 'art. 349']

Codice proc. penale Art. 349 cod. proc. penale: Identificazione della persona nei cui confronti vengono svolte le indagini e di altre persone
2-bis. Se gli accertamenti indicati dal comma 2 comportano il prelievo di capelli o saliva e manca il consenso dell’interessato, la polizia giudiziaria procede al prelievo coattivo nel rispetto della dignità personale del soggetto, previa autorizzazione scritta, oppure resa oralmente e confermata per iscritto, del pubblico ministero.
4. Se taluna delle persone indicate nel comma 1 rifiuta di farsi identificare ovvero fornisce generalità o documenti di identificazione in relazione ai quali sussistono sufficienti elementi per ritenerne la falsità, la polizia giudiziaria la accompagna nei propri uffici e ivi la trattiene per il tempo strettamente necessario per la identificazione e comunque non oltre le dodici ore ovvero, previo avviso anche orale al pubblico ministero, non oltre le ventiquattro ore, nel caso che l’identificazione risulti particolarmente complessa oppure occorra l’assistenza dell’autorità consolare o di un interprete, ed in tal caso con facoltà per il soggetto di chiedere di avvisare un familiare o un convivente.
Non può ritenersi rituale l'identificazione del presunto autore di un furto effettuata dal personale di sorveglianza del supermercato, poiché non conforme alla disciplina prevista dall'art. 349 c.p.p. che attribuisce alla polizia giudiziaria questo tipo di attività; tale deficit probatorio circa l'identità del prevenuto induce dubbi insuperabili circa l'attribuibilità allo stesso della qualità di autore della condotta delittuosa contestargli e ne impone l'assoluzione per non aver commesso il fatto.
Tribunale La Spezia 13 ottobre 2014 n. 985
Ai sensi dell'art. 349, comma 4, c.p.p., si legittima l'accompagnamento forzato e la privazione della libertà personale dell'indagato ai fini della sua identificazione ex comma 2 art. cit., solo nel caso in cui il soggetto richiesto o neghi ogni forma di collaborazione, o fornisca generalità o documenti di identificazione in relazione ai quali sussistano sufficienti elementi per ritenerne la falsità. In caso di insussistenza circa gli elementi di fatto utili per ritenere una delle due situazioni su descritte, resta preclusa la possibilità di accompagnare coattivamente il soggetto interessato in caserma per le operazioni di identificazione, privandolo illegittimamente della sua libertà personale.
Cassazione penale sez. VI 30 aprile 2014 n. 18957
Le sole dichiarazioni rese dall'imputato, privo di documenti e non fotosegnalato, alla polizia giudiziaria in ordine alle proprie generalità non sono sufficienti a fondare con sicurezza l'identificazione dello stesso, incombendo in tal caso alla polizia giudiziaria di procedere ai rilievi di cui all'art. 349, commi secondo e secondo bis, c.p.p. Annulla senza rinvio, Trib. Bergamo, 16/09/2009
Cassazione penale sez. II 18 gennaio 2011 n. 3603
In tema di equa riparazione ai sensi della legge n. 89 del 2001, nella valutazione della durata del processo penale si deve tener conto della fase delle indagini preliminari solo dal momento in cui l'indagato abbia avuto concreta notizia della pendenza del procedimento nei suoi confronti: pertanto, nessuna rilevanza può essere riconosciuta, a tal fine, né all'identificazione di persona effettuata dalla polizia giudiziaria ex art. 349 c.p.p., trattandosi di attività che può riguardare indifferentemente soggetti nei cui confronti vengono svolte le indagini ovvero soltanto in grado di riferire circostanze rilevanti per la ricostruzione dei fatti, né all'invito ad indicare l'indirizzo per ulteriori comunicazioni, il quale non attribuisce la qualifica di indagato, quando non vi sia stata la richiesta di una formale dichiarazione o elezione di domicilio per le notificazioni a norma dell'art. 161 c.p.p..
Cassazione civile sez. I 29 aprile 2010 n. 10310
Può riconoscersi la sussistenza della scriminante di cui all’art. 4 d.lg.lt. n. 288 del 1944 (oggi art. 393 bis c.p.) nel comportamento di chi, al fine di opporsi all’accompagnamento coattivo di cui all’art. 349 c.p.p. in difetto dei presupposti previsti dal quarto comma dell’articolo e nel tentativo degli operanti di attuarlo con la forza, sferri calci e colpi e ingaggi una colluttazione con gli stessi, non potendo altrimenti far valere le proprie ragioni.
Tribunale Milano sez. V 31 marzo 2010
È configurabile la scriminante di cui all’art. 4 d.lg.lt. n. 288 del 1944 (oggi art. 393 bis c.p.) nel caso di resistenza opposta ad un pubblico ufficiale nell’esecuzione della misura dell’accompagnamento coattivo di cui all’art. 349 c.p.p. in difetto dei presupposti previsti dal quarto comma di detto articolo, costituiti unicamente dal rifiuto del soggetto di farsi identificare ovvero dalla sussistenza di sufficienti elementi per ritenere la falsità delle generalità o dei documenti di identificazione da lui forniti.