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Timestamp: 2018-12-15 21:10:29+00:00
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Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 11 luglio 2012, n. 27934 . In tema di infortuni sui luoghi di lavoro - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 11 luglio 2012, n. 27934 . In tema di infortuni sui luoghi di lavoro
In tema di infortuni sui luoghi di lavoro, se è possibile che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione risponda a titolo di colpa professionale, unitamente al datore di lavoro, degli eventi dannosi derivati dai suoi suggerimenti sbagliati o dalla mancata segnalazione di situazioni di rischio, dovuti ad imperizia, negligenza, inosservanza di leggi o discipline, che abbiano indotto il secondo ad omettere l’adozione di misure prevenzionali doverose, è pur vero che la responsabilità penale del datore di lavoro non è esclusa per il solo fatto che sia stato designato il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, che non è titolare di alcuna posizione di garanzia rispetto all’osservanza della normativa antinfortunistica e che agisce come semplice ausiliario del datore di lavoro, il quale rimane direttamente obbligato ad assumere le necessarie iniziative idonee a neutralizzare le situazioni di rischio.
SENTENZA 11 luglio 2012, n. 27934
1. La Corte di appello di Milano, con sentenza del 10 marzo 2011, ha parzialmente riformato quella resa dal Tribunale di Pavia con la quale C.M. , direttore dello stabilimento Yogolat di (omissis) con delega a provvedere alla corretta applicazione delle norme in materia di sicurezza del lavoro e quindi di dirigente, veniva condannato alla pena di mesi due di reclusione, sostituita con la pena di Euro 3.000,00 di multa, perché ritenuto responsabile del reato di lesioni colpose commesse con violazione degli artt. 4, co. 5, 35, co. 1, 2, 4 lett. e) d.lgs. n. 626/1994, nonché dell’art. 375 dpr 547/1955, in danno del dipendente Ca.Em.Er. , che per effetto dello schiacciamento della mano ad opera del gruppo di teste di saldatura dell’impianto HAMBA n. 17, riportava la frattura pluriframmentaria scomposta ed articolare della falange basale del 1 dito della mano destra, da cui derivava una malattia con incapacità ad attendere alle proprie occupazioni per un periodo superiore a gg. 180.
2.2. La Corte di Appello di Milano condivideva integralmente le valutazioni del Tribunale di Pavia aggiungendo che, a fronte della mancata effettuazione della valutazione del rischio connesso all’utilizzo della macchina, andava ritenuto che siffatto adempimento “doveva essere preteso proprio dal C. , nella sua veste di (sic!) qualificata di RSPP”. Il decidente non condivideva l’assunto difensivo per il quale l’imputato, direttore dello stabilimento, non aveva potuto intervenire per la struttura piramidale delle responsabilità aziendali e perché la catena informativa non lo aveva mai portato a conoscenza di problematiche connesse all’uso della Hambda 17. Riteneva, infatti, che l’obbligo di verificare le condizioni di sicurezza del lavoro era connaturato alle funzioni e alle mansioni assegnate all’imputato. Inoltre il rischio da schiacciamento era intrinseco ad un’operazione di manutenzione fatta movimentando un pezzo del peso di circa 45 kg.; quindi non poteva evocarsi in chiave difensiva la mancata segnalazione del rischio.
4.3. Quanto al secondo motivo di ricorso, attinente alla motivazione in ordine alla posizione di garanzia assunta dal C. , e quindi ai doveri che questi può aver violato, è vero che la Corte, riferendosi all’imputato, utilizza in un passo (pg. 9) la locuzione “nella sua veste di qualificata di R.S.P.P.”; ma è parimenti vero che il complessivo sviluppo dell’argomentazione, sin dalle righe subito successive, manifestando chiaramente che quella locuzione è effetto di un refuso, avendo in ogni momento la Corte fatto riferimento al C. come direttore dello stabilimento. In tale veste egli assunse la posizione di garanzia che la normativa prevenzionistica identifica con la locuzione “datore di lavoro” (cfr. art. 2, lett. b) d.lgs. n. 626/1994 ed ora art. 2 lett. b) d.lgs. n. 81/2008), in capo al quale è posto, quale dovere non delegabile, l’obbligo di eseguire la valutazione dei rischi. Né siffatto adempimento né gli ulteriori imposti dalla normativa prevenzionistica sono condizionati da previe segnalazioni dei R.S.P.P.. Se è possibile che il responsabile del servizio di prevenzione e protezione risponda a titolo di colpa professionale, unitamente al datore di lavoro, degli eventi dannosi derivati dai suoi suggerimenti sbagliati o dalla mancata segnalazione di situazioni di rischio, dovuti ad imperizia, negligenza, inosservanza di leggi o discipline, che abbiano indotto il secondo ad omettere l’adozione di misure prevenzionali doverose (Cass. sez. 4, n. 2814 del 21/12/2010, Di Mascio, Rv. 249626), è pur vero che la responsabilità penale del datore di lavoro non è esclusa per il solo fatto che sia stato designato il responsabile del servizio di prevenzione e protezione, che non è titolare di alcuna posizione di garanzia rispetto all’osservanza della normativa antinfortunistica e che agisce come semplice ausiliario del datore di lavoro, il quale rimane direttamente obbligato ad assumere le necessarie iniziative idonee a neutralizzare le situazioni di rischio (Cass. sez. 4, n. 32357 del 12/08/2010 Mazzei ed altro, Rv. 247996).
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