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Timestamp: 2020-04-02 07:22:25+00:00
Document Index: 168137784

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Sentenza Cassazione Civile n. 11884 del 12/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11884 del 12/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 12/05/2017, (ud. 12/04/2017, dep.12/05/2017), n. 11884
sul ricorso 28246-2013 proposto da:
domiciliato in ROMA VIALE TIZIANO 110, presso io studio
avverso la sentenza n. 22/2013 della COMM. TRIB. REG. di BOLOGNA,
Con sentenza dd19/3/13, depositata il 18/4/2013, la Commissione Tributaria Regionale della Emilia Romagna rigettava l’appello proposto da NERA s.p.a., avverso la sentenza di primo grado, sfavorevole alla contribuente, e confermava l’avviso di accertamento, per l’anno 2005, relativo a TOSAP, sanzioni ed interessi.
Rilevava al riguardo il Giudice di appello che la società è soggetto obbligato al pagamento della tassa in quanto utilizzatrice delle occupazioni effettuate con cavi, impianti e condutture, quale gestore della rete di distribuzione del gas in forza di concessione dell’ente locale, restando senza rilievo l’utilizzo di beni appartenenti a ESABO s.p.a. ed a UNICA RETI s.p.a., e non essendo applicabile l’esenzione d’imposta di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 49, comma 1, lett. e), stante la mancata previsione, all’atto della concessione o successivamente, della devoluzione gratuita all’ente pubblico degli impianti al termine della concessione, e neppure quella di cui alla lett. a) della medesima disposizione, trattandosi di società lucrativa, e non di ente pubblico, e che non agisce per conto di alcuno degli enti di cui al D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 49, comma 1, lett. a), in qualità di appaltatore di opere pubbliche.
Resiste con controricorso il Comune di Longiano, mentre la I.C.A. – Imposte Comunali Affini s.r.l. deposita una memoria.
Con il primo motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, artt. 38, 39 e 46, giacchè la CTR non ha considerato che la società non è titolare delle condutture del gas mediante le quali si è realizzata la occupazione del suolo pubblico, nè tantomeno destinataria del provvedimento concessorio all’uopo rilasciato, in quanto utilizza beni, reti, impianti e dotazioni appartenenti ad UNICA RETI s.p.a. e di cui ha ottenuto la disponibilità mediante apposito contratto di affitto di ramo d’azienda. Evidenzia, altresì, che la soggettività passiva della obbligazione tributaria non si trasferisce per effetto della stipula di un contratto ad effetti meramente obbligatori quale appunto è quello di affitto di ramo d’azienda.
Con il secondo motivo deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 39, giacchè la CTR non ha considerato che l’individuazione del soggetto passivo dell’imposta in chi occupa materialmente il suolo pubblico costituisce ipotesi residuale che ricorre solo nel caso in cui manchi un provvedimento concessorio o autorizzatorio.
La società FIERA deduce, con il primo motivo di ricorso, la mancanza di soggettività passiva, individuata dal D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 39, perchè essa spetta al titolare della concessione o dell’autorizzazione o, in mancanza, all’occupante di fatto, anche abusivo, mentre l’utilizzazione di beni, reti, impianti e dotazioni appartenenti ad UNICA RETI s.p.a., in forza di apposito contratto di affitto di ramo d’azienda, non incide sul rapporto tributario concernente l’occupazione di suolo pubblico, atteso che ove pure vi fossero state specifiche pattuizioni tra le parti, il principio di indisponibilità dell’imposta avrebbe in ogni caso comportato che la pretesa impositiva del Comune di Longiano dovesse essere avanzata dall’ente locale solo nei confronti del soggetto al quale la legge riferisce il presupposto applicativo della tassazione.
La titolarità in capo ad altro soggetto delle infrastrutture, infatti, non esclude l’attualità della occupazione che realizza il soggetto il quale utilizza nel proprio esclusivo interesse economico l’area, perseguendo un fine di tipo lucrativo, così sottraendola all’uso pubblico, in forza del contratto di affitto di ramo di azienda con la società UNICA RETI, e dunque nell’ambito dell’esercizio della medesima attività di impresa (gestione del servizio di distribuzione del gas) per cui è stata consentita l’occupazione delle aree, di tal che è inconferente il richiamo, contenuto nel secondo motivo di ricorso, alla figura dell’occupante abusivo, ” ipotesi residuale, che ricorre solo nel caso in cui vi sia “mancanza di un provvedimento concessorio o autorizzatorio” per così dire “a monte” (Cass. n. 4896/2005).
Le argomentazioni innanzi svolte, infatti, portano a ritenere erronea l’affermazione della ricorrente, oggetto del terzo motivo di ricorso, secondo cui, poichè lo strumento per mezzo del quale gli enti territoriali (Comuni e Province) concedono l’utilizzazione del proprio demanio indisponibile è l’autorizzazione e/o la concessione, è sufficiente rifarsi al soggetto titolare di siffatto provvedimento per individuare il soggetto passivo del rapporto tributario, restando irrilevante il diverso soggetto che utilizza in via derivativa l’area pubblica, essendo stato il bene cui inerisce l’occupazione successivamente locato o concesso in godimento a terzi, in quanto solo l’accertata inesistenza di tal genere di provvedimenti avrebbe consentito, nel caso in esame, di porre il tributo a carico dell’occupante di fatto.
La doglianza è infondata perchè ripropone, sotto il profilo della dedotta carenza di motivazione della sentenza impugnata, la questione della “inesistenza di una qualsivoglia autorizzazione o concessione del suolo pubblico rilasciata dal Comune di Longiano” ed in tal modo finisce per attribuire decisività ad una circostanza di fatto che viceversa non assume rilievo nella fattispecie esaminata la quale trova correttamente la propria ratio decidendi nel “fatto materiale della occupazione del suolo a qualsiasi titolo”, a prescindere dalla “natura” dell’occupazione, in coerenza con il concetto di occupazione, da considerare ai fini dell’imposta de qua, che ” richiama solo il fatto oggettivo della relazione materiale concretamente instaurata con la cosa e prescinde, quindi, dall’esistenza stessa, oltre che dal contenuto, del titolo che eventualmente consentendola, rende legittimo il “godimento” ovvero “l’utilizzo” del bene occupato ” (Cass. n. 238/2004, citata).
La Corte, respinge il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 1.700,00 per compensi, a favore del Comune di Longiano, in Euro 250,00 per compensi, a favore della società I.C.A., oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15 per cento ed accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 – quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.