Source: http://eugeniofalcone.postilla.it/2009/07/27/mantra-su-paesaggio-e-ambiente/
Timestamp: 2019-09-16 12:15:03+00:00
Document Index: 86595463

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 3', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 32', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 734', 'art.734']

Mantra su paesaggio e ambiente - Postilla
Postilla » Ambiente » Il Blog di Eugenio Falcone » Normativa ambientale » Mantra su paesaggio e ambiente
La Corte Costituzionale cita Predieri (sentenze n. 225 e n. 226 del 22 luglio 2009) … ma in assenza o nella debolezza del “combinarsi” dell’art. 9 della Costituzione “con le altre, segnatamente con quelle dell’art. 3 comma 2, degli articoli 2 e 42 e per altri aspetti dell’art. 32” cosa rimane della locuzione “forma del territorio” se non un mantra ?
La tutela “ictu oculi” del territorio
Nella recentissima sentenza n. 226 del 22 luglio 2009 – occasionata dal ricorso con il quale la Provincia autonoma di Trento chiedeva di essere esclusa dal novero degli enti territoriali soggetti al limite della potestà legislativa esclusiva statale di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione – la Corte Costituzionale ha avvertito l’esigenza di richiamare “preliminarmente gli orientamenti formatisi in materia di tutela del paesaggio“, ed in particolare:
(i) gli orientamenti meno recenti che avevano riconosciuto il paesaggio come valore “primario” ed anche “assoluto” la cui tutela deve essere improntata a “integrità e globalità” (sentenze n. 151 del 1986 e n. 641 del 1987);
(ii) gli orientamenti più recenti formatisi nella vigenza del codice del 2004 che chiariscono: (a) che «l’art. 9 della Costituzione ha sancito il principio fondamentale della “tutela del paesaggio” senza alcun’altra specificazione. In sostanza, è lo stesso aspetto del territorio, per i contenuti ambientali e culturali che contiene, che è di per sé un valore costituzionale» (sentenza n. 367 del 2007); (b) che per paesaggio deve intendersi, innanzitutto, «la morfologia del territorio» regionale e che esso riguarda «l’ambiente nel suo aspetto visivo» (sentenze n. 182 e n. 183 del 2006, n. 367 del 2007 e n. 180 del 2008).
Gli orientamenti più recenti della Corte Costituzionale (che qualifica il paesaggio come “morfologia del territorio” che riguarda “l’ambiente nel suo aspetto visivo“) in realtà, “citano” la nota voce “Paesaggio” di Alberto Predieri (in Enciclopedia del Diritto) il quale, nell’intercettare una “lettura più ampia” della locuzione “usata nel linguaggio comune e in quelle di talune discipline, particolarmente di geografi e di storici“, fa riferimento al paesaggio “inteso come forma e aspetto del territorio“.
Realmente quella operata dalla corte Costituzionale è una quasi – citazione, perché la posizione di Alberto Predieri sul paesaggio va ben oltre il mantra “forma del territorio“: «Paesaggio dunque (…) significa “forma del territorio e dell’ambiente creata dalla comunità umana che vi si è insediata con una continua interazione della natura e dell’uomo».
Ed ancora: “Paesaggio in un ambiente naturale modificato dall’uomo è l’espressione di una dinamica di forze naturali ma soprattutto di forze dell’uomo (…) e quindi di forze sociali condizionate dall’ambiente geografico e dal clima ma che non accettano supinamente costrizioni e operano contro di esse, o sono addirittura particolarmente stimolate da esse.
Il paesaggio è fatto fisico, oggettivo ma, al tempo stesso un farsi, un processo creativo continuo incapace di essere configurato come realtà o dato immobile; è il modo di essere dell’immobile nella sua percezione visibile.
Il paesaggio, insomma viene a coincidere con la forma e l’immagine dell’ambiente, coma ambiente visibile, ma inscindibile dal non visibile, come un conseguente riferimento di senso o di valori a quel complesso di cose“.
Rispetto alla formulazione di Predieri (che non nasconde il grande scrupolo impiegato per rintracciare una nozione di paesaggio che abbia una “effettività semantica“) balza subito all’occhio l’assenza di alcuni “ingredienti” essenziali, elementi costitutivi del paesaggio che sono al loro volta principi costituzionali, espressi dall’A.: “di paesaggio parla l’art. 9, comma 2 cost. assumendolo come un compito fondamentale e qualificante della Repubblica: lo dobbiamo desumere, non solo e non tanto dalla collocazione della proposizione” (nel preambolo della Costituzione) “quanto dal combinarsi della norma con le altre, segnatamente con quelle dell’art. 3 comma 2″ (“principio di uguaglianza sostanziale”), “degli articoli 2″ (“principio personalistico) “e 42″ (funzione sociale della proprietà e libero accesso alla proprietà edilizia) “e per altri aspetti dell’art. 32″ (tutela della salute).
Non sono sicuro se sia la difficoltà semantica avvertita allora da Predieri a rendere oggi così faticosa la lettura della proposizione della Corte Costituzionale, ma non c’è dubbio che “l’aspetto visivo” dell’impostazione della Corte risulta infine … visibilmente diverso dalla ricostruzione effettuata da Predieri: “l’art. 9 della Costituzione ha sancito il principio fondamentale della “tutela del paesaggio” senza alcun’altra specificazione. In sostanza, è lo stesso aspetto del territorio, per i contenuti ambientali e culturali che contiene, che è di per sé un valore costituzionale” sancisce infatti, la Corte Costituzionale.
Ma se la Costituzione ha sancito la tutela del paesaggio “senza alcuna specificazione” in quanto “l’aspetto … visivo del territorio” è “di per sé valore costituzionale“, come mai poi si legge anche – per inciso – che “l’aspetto del territorio” è valore costituzionale “per” i contenuti ambientali e culturali?
Ciò che è sempre ed in ogni caso oggetto di tutela “di per sé” – ossia oggetto di tutela assoluta – non dovrebbe poter prescindere da considerazioni sul contenuto o sul pregio dei valori culturali ed ambientali che esprime ?
E se l’aspetto del territorio è valore costituzionale non solo di per sé ma anche per i “contenuti culturali ed ambientali” che esprime, come interpretare la locuzione secondo cui il paesaggio riguarda «l’ambiente nel suo aspetto visivo“?
Anche su questo punto soccorre Predieri che si riferisce al “paesaggio” come “forma dell’ambiente … inteso come spazio visibile” …che, tuttavia, sottende l’esistenza di un ambiente – spazio “invisibile” …
La tutela dell’ambiente – spazio invisibile tramite la ponderazione di vari interessi – anche pubblici – conflittuali.
Sul tema della “tutela dell’ambiente” la Corte Costituzionale – con sentenza n. 225 del 22 luglio 2009 (lo stesso giorno della sentenza sopra richiamata; Red. Maddalena) – ha avvertito l’esigenza di operare una ricognizione dello stato della giurisprudenza “ponendone in evidenza i contenuti più rilevanti e le correlate precisazioni terminologiche” .
La pronuncia è occasionata dall’iniziativa di alcune Regioni che, in sostanza, avevano chiesto di determinare l’esatto confine delle competenze statali in tema di valutazione ambientale strategica (VAS): se da intendersi limitate alla fissazione di standard minimi di tutela ambientale o meno (la Corte ha poi deciso che le competenze statali devono anche assicurare una tutela «adeguata e non riducibile»).
Sul tema della tutela dell’ambiente la Corte ha sancito:
(i) “a proposito della materia “tutela dell’ambiente”, è da osservare che essa ha un contenuto allo stesso tempo oggettivo, in quanto riferito ad un bene, l’ambiente (sentenze n. 367 e n. 378 del 2007; n. 12 del 2009), e finalistico, perché tende alla migliore conservazione del bene stesso (vedi sentenze n. 104 del 2008; n. 10, n. 30 e n. 220 del 2009)”;
(ii) “strettamente collegata alla tutela dell’ambiente è la tutela della salute, poiché è indubbio che la salubrità dell’ambiente condiziona la salute dell’uomo. E’ da sottolineare, comunque, che le due competenze hanno oggetti diversi: per l’appunto, l’ambiente e la salute, e che la fissazione, da parte delle Regioni, di livelli più elevati di tutela ambientale ai fini della tutela della salute umana solo indirettamente produce effetti sull’ambiente, che è già adeguatamente tutelato dalle norme statali“.
Anche in questo caso deve constatarsi una discontinuità, quanto meno, di impostazione semantica e lessicale rispetto alla posizione di Predieri il quale fa proprio “l’orientamento di alcuni interpreti che polarizzano la nozione di ambiente, nelle sue valenze di protezione degli insediamenti umani e della qualità della vita intorno alle due disposizioni dell’art. 9 comma 2 e dell’art. 32, l’una e l’altra strettamente dipendenti dalle disposizioni fondamentali dell’art. 3 comma 2 dell’art. 2; e l’una e l’altra correlate, (…), alla bipartizione di una gestione sanitaria e di una gestione territoriale urbanistica riassumibili nelle forme ellittiche dell’ambiente salubre e del governo del territorio quali aree di funzioni”.
Ed ancora “questo collegamento (…) consente di vedere ed utilizzare la Costituzione non solo come un non ostacolo alle domande emergenti della società che richiedono migliori qualità della vita, più ampio sviluppo della persona, maggiore partecipazione, ma anche un supporto propulsivo ad una diversa conformazione della società ed ai suoi fermenti liberatori“.
Ed ancora, la voce di Predieri è ricchissima di suggestioni: si conferma la necessità di una tutela integrata dell’ambiente e del paesaggio “proprio perché il paesaggio è il risultato di quell’interazione… scambio fra ambiente visibile o paesaggio e ambiente invisibile“, e si suggerisce “come minimo passo, l’attivazione strutture e procedimenti che consentano di comprendere le connessioni e di arrivare ad una valutazione delle interazioni, ad una ponderazione di diversi interessi implicati: in parte privati, in parte pubblici ma che sono comunque – e non solo i primi – conflittuali tra di loro da prescegliere mediante quella complessa attività decisionale tra interessi contrapposti che è esigenza caratteristica degli apparati dei nostri tempi“.
Il che, ci sembra offra un orizzonte interpretativo… un'”effettività semantica” ben diversa dalla “tutela dell’ambiente” configurata dalla Corte Costituzionale “dal contenuto … oggettivo, (…) e finalistico, perché tende alla migliore conservazione del bene stesso“…che ha un sapore tautologico.
Nulla di male: la Corte non è obbligata a ripercorrere e far proprie, per intero, le posizioni di un autorevole interprete come Predieri: ma, in assenza o nella debolezza di quel “combinarsi” dell’art. 9 della Costituzione “con le altre, segnatamente con quelle dell’art. 3 comma 2, degli articoli 2 e 42 e per altri aspetti dell’art. 32″ cosa rimane della locuzione “forma del territorio” se non un mantra?
Per un richiamo ad altre Costituzioni recenti che espressamente prevedono una “tutela dell’ambiente” e varie altre considerazioni sul tema, rinvio direttamente all'”idea ingessata” del collega Tumaini http://corradotumaini.postilla.it/ambiente/rifiuti/lidea-ingessata2.
Letture: 5587 | Commenti: 3 |
3 Commenti a “Mantra su paesaggio e ambiente”
Scritto il 27-7-2009 alle ore 16:14
Tanto la formulazione di Predieri è “ricca di suggestioni” sulla formulazione di ambiente-territorio-paesaggio, tanto il pensiero del tecnico risulta ottusamente semplice (all’apparenza…): egli distingue solo l’ambiente “fisico” (litosfera, atmosfera, biosfera) e il “territorio” (tutto quello che l’attività umana ha sovrapposto all’ambiente fisico).
Così pensano e operano gli scienziati (da Cartesio in poi) e i tecnici (dal tardo Pleistocene in avanti, generalmente immortalati in posa altera e dito indice alzato ammonitorio.
Ma l'”ambiente invisibile”!
È l’inferno dello scienziato e del tecnico. Chi di costoro ha avuto coscienza di questo elemento sono immortalati (generalmente giovani) con almeno un sopracciglio inarcato…e le mani dietro la schiena.
Però esiste, accidenti!
Come coniugare quindi la tutela (= conservazione?) del paesaggio ovvero dell'”ambiente visibile”, addirittura prescritta “assoluta”, con il coinquilino “ambiente invisibile” che, in realtà, di questi è la forza modellatrice?
Scritto il 27-7-2009 alle ore 20:31
ambiente e Paesaggio …icasticamente come la scuola d’Atene di Raffaello (anche se non saprei dire se, in certi momenti, è più “Aristotele” il paesaggio o l’ambiente …)?
Per quanto poco la mia opinione possa contare, in diritto non sembra esserci ancora chiarezza sulla “portata semantica” dell’oggetto della tutela, forse perché davvero un bene giuridico – ambiente in sè e per sè non c’è (mi spiace per chi sembra ancora crederci) mentre vi sono molti attori portatori di interessi non sempre ma spesso in conflitto (alcuni dei quali informi e disorganizzati ed altri anche organizzatissimi e logici com’è logica l’arte della fuga di Bach), e poi c’è la pubblica amministrazione … : “nell’amministrazione della società pluralista la responsabilità pubblica è assunta e viene verificata non verso il potere bensì verso la presenza nella scelta della pluralità di interessi. La responsabilità pubblica è verso i cittadini e dei cittadini” avvertiva Spantigati.[http://eugeniofalcone.postilla.it/2009/07/06/ambiente/].
Qualche anno fa ricordo di essermi molto stupito per la posizione massimalista di certa Cassazione penale che aveva fatto coincidere i due piani (quello dell’ambiente visibile – paesaggio con quello dell’ambiente tout court) in sede di applicazione dell’art. 734 c.p. : il caso(commentato in Ambiente Ipsoa 2003): era, se ben ricordo, quello di un corso d’acqua contaminato. Nelle motivazioni della Suprema Corte la contaminazione del corso d’acqua integrava le ipotesi di alterazione delle bellezze naturali [sigh!] ai sensi dell’art.734 c.p. … e mi ricordo che mi chiesi ma come è possibile se il corso d’acqua visivamente non ha mutato le sue caratteristiche ? E se anche visivamente la contaminazione avesse mutato le caratteristiche del corso d’acqua, in che limiti si può dire che la contaminazione delle acque è un tema di alterazione del paesaggio? La contaminazione di un corso d’acqua altera anche l’interesse culturale del corso d’acqua? E come? Mi ponevo, fra l’altro, “scrupoli” di tassatività della norma penale.
La soluzione della Corte di cassazione mi convinceva poco ed ancora oggi non mi convince molto. Preferisco non confondere e distinguere ambiente-biosfera e paesaggio – specialmente quando sono in gioco altre garanzie costituzionali – anche se oggi, probabilmente mi farei anche altre domande: per esempio se il raccordo fra i due “ambienti” sia maggiormente un tema procedimentale e se i vari percorsi procedimentali via via “pensati” per raccordare, accelerare, semplificare ambiente visibile ed invisibile siano sufficienti a ponderare i conflitti – non dico fra interessi pubblici e privati – ma già solo fra interessi pubblici … [cfr. Predieri].
I paesaggi della differenza e del differimento | Il Blog di Eugenio Falcone scrive:
Scritto il 16-7-2010 alle ore 09:47
[…] gap tra sistema di diritto e condizioni reali del paesaggio si osserva inoltre, la tendenza (quasi mantrica ) a concentrare l’attenzione sul riparto di competenze dei poteri pubblici in particolare fra […]