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Timestamp: 2020-08-09 23:53:20+00:00
Document Index: 78354437

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 145']

Guermandi su eddyburg: su una sentenza della Consiglio di Stato e sul Decreto cultura
Giudici a Berlino e politica del fare
da http://www.eddyburg.it/2014/06/giudici-berlino-e-politica-del-fare.html
Una sentenza del Consiglio di Stato ribadisce i principi costituzionali sulla tutela del paesaggio, ripresi dalla legislazione vigente (il Codice dei beni culturali), ma costantemente attaccati dai provvedimenti governativi.
Ci aveva già pensato la Corte Costituzionale, attraverso una serie di sentenze, fra gli anni '90 e il primo decennio del 2000, a ribadire come il paesaggio, inserito dai nostri padri costituenti fra i principi fondamentali della carta all'art. 9, costituisca un "valore primario e assoluto", la cui tutela "precede e comunque costituisce un limite agli altri interessi pubblici" (sentenza n. 367/2007). Ora, a una sentenza della IV sezione del Consiglio di Stato di pochi mesi fa (n. 2222/2014) tocca ribadire ciò che sarebbe ovvio in uno Stato di diritto dove le decisioni della Corte Costituzionale vengono rispettate.
Non qui in Italia e non in questo contesto politico e sociale. Il Consiglio di Stato ha dovuto quindi richiamare le precedenti sentenze della Corte e il Codice, all'art. 145, laddove si dichiara la prevalenza del piano paesaggistico su qualsiasi altro strumento di pianificazione territoriale per riaffermare la prevalenza della tutela sugli interessi economici e sulle esigenze urbanistiche.
ll caso dibattuto era l'ennesimo progetto di speculazione edilizia su uno dei tratti più belli della costa ligure, prospiciente l'isola di Gallinara: una devastante ristrutturazione della storica Villa Brunati che avrebbe comportato una colata di cemento di nuove costruzioni, l'abbattimento di decine di alberi per la costruzione di parcheggi interrati, la creazione di uno svincolo di accesso diretto al mare per il nuovo complesso e la rettifica della strada statale Aurelia con conseguente spostamento dei relativi sottoservizi.
In una parola, lo sconvolgimento radicale dal punto di vista non solo paesaggistico, ma geologico (siamo in Liguria...) di Punta Murena ad Alassio. Purtroppo non stupisce neppure più che questo demenziale progetto avesse ottenuto l'approvazione sia del Comune di Alassio che della Provincia di Savona: grazie alla battaglia condotta principalmente dal WWF e in virtù di questa sentenza, questo scempio è stato risparmiato.
L'episodio, da manuale, sottolinea sia l'importanza della pianificazione paesaggistica come strumento di efficace tutela del nostro territorio, sia la ormai conclamata propensione alla svendita di quest'ultimo da parte degli enti locali. Purtroppo gli ultimi provvedimenti governativi sembrano piuttosto fomentare questa propensione.
Fra gli altri - ed è, in tal senso, uno stillicidio continuo - segnaliamo il recentissimo e pessimo emendamento al Decreto Cultura (n.83/2014) emanato dal ministro Franceschini.
Con un colpo di mano, nel Decreto è stato inserito un comma che consente "d'ufficio o su segnalazione delle altre amministrazioni coinvolte nel procedimento [di autorizzazione paesaggistica n.d.r.]" (quindi Comuni, Regioni e quant'altro) di riesaminare i pareri, nulla osta o altri atti di assenso rilasciati dagli organi periferici del Mibact. L'ulteriore verifica è affidata ad una sedicente Comissione di Garanzia interna allo stesso Mibact, ma non meglio definita. In una parola, si crea una sorta di tutoraggio nei confronti delle Soprintendenze, allungando ulteriormente i tempi dei procedimenti (il ricorso a questo escamotage sarà quasi automatico in caso di diniego).
Naturalmente l'obiettivo, esplicito, di quest'ennesimo attacco all'autonomia del nostro sistema di tutela, è il contrasto al così detto carattere autocratico degli atti emanati dai Soprintendenti. Può sicuramente essere accaduto che, in decenni di esercizio della tutela, in alcuni casi questo potere decisionale sia stato esercitato non correttamente, ma basterebbe la più banale delle statistiche a svelare come si tratti di percentuali irrisorie e come nell'insieme dei provvedimenti di autorizzazione paesaggistica, il numero di quelli negati si attesti - purtroppo - su percentuali largamente minoritarie rispetto a quelli concessi.
Di fronte alle devastazioni di ogni tipo cui il nostro paesaggio è sottoposto, l'accanimento nei confronti di questi aspetti diventa persino surreale: è come se di fronte ad un malato terminale di cancro, i medici si affannassero a curargli una micosi dell'unghia.
Ma la vicenda dell'emendamento in questione, approvato dalla Commissione Cultura della Camera il 27 giugno scorso, esprime esemplarmente anche un altro segno dei tempi: la ciliegina sulla torta è che tale capolavoro di approssimazione amministrativa e di ambiguità legislativa al servizio di una ipocrisia politica neppure troppo celata, sia contrabbandato, secondo le parole del ministro, come un rafforzamento del ruolo di tutela del Mibact.
Al nostro paesaggio restano i giudici di Berlino.