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Timestamp: 2018-06-22 07:12:16+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 53', 'sentenza ', 'art. 90', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 40', 'art. 67', 'art. 50', 'art. 53', 'art. 24', 'art. 167', 'art. 1']

Novità fiscali del 24 settembre 2007. In evidenza: accertamento induttivo-coefficienti presuntivi: non si applicano se l'attività del contribuente va male... | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 24 settembre 2007. In evidenza: accertamento induttivo-coefficienti presuntivi: non si applicano se l'attività del contribuente va male...
1) ACCERTAMENTO INDUTTIVO – COEFFICIENTI PRESUNTIVI: NON SI APPLICANO SE L’ATTIVITÀ DEL CONTRIBUENTE VA MALE<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
La Corte di Cassazione, con la Sentenza, Sez. Trib., 10.09.2007, n. 18983, relativa all’accertamento induttivo, ha ribadito il principio secondo il quale la determinazione induttiva dei ricavi e dei compensi deve basarsi non solo su coefficienti presuntivi di calcolo, ma deve essere integrata da altri elementi oggettivi, specifici delle situazione sulla quale si sta effettuando il controllo.
La flessibilità degli strumenti induttivi di determinazione della capacità contributiva di un soggetto trova origine direttamente dall’art. 53, Costituzione, ove (per tale principio della flessibilità degli strumenti presuntivi) non si può ammettere che il reddito venga determinato in maniera automatica a prescindere dalla capacità contributiva del soggetto sottoposto a verifica.
Nel caso di specie, le comprovate peculiarità dell’attività svolta dal contribuente sottoposto a verifica (attività di vendita di elettrodomestici, materiale elettrico ed idraulico, in una località periferica e non appetibile, cessata dopo pochi mesi) sono risultate idonee per vincere le indicazioni provenienti dai coefficienti.
In merito, invece, all’accertamento basato sugli studi si settore, la Commissione Tributaria Provinciale di Taranto con sentenza n. 169/1/07 pronunciata il 18.04.2007, depositata il 18.05.2007, ha pure ribadito i principi che impongono, tra l’altro, all’Amministrazione finanziaria, prima di emanare l’avviso di accertamento, di tenere conto delle peculiari condizioni dell’attività esercitata dal soggetto, mentre si è evidenziata particolarmente poiché, tale commissione tributaria, ha accolto il ricorso presentato dal contribuente contro l’avviso di accertamento basato sugli studi di settore, nonostante detto contribuente avesse già presentato all’Agenzia delle Entrate, l’istanza di adesione a tale accertamento. A cui però poi non è seguito il pagamento da parte del medesimo contribuente, per cui l’avviso di accertamento emesso a seguito di accettazione del pluricitato contribuente, è stato, comunque, annullato dalla C.T.P. di Taranto.
2) DOGANE – IMPORTAZIONE E IMMATRICOLAZIONE DI VEICOLI USATI: CRITERI DI DEPREZZAMENTO
Uno Stato membro dell’Unione Europea, nel caso di specie la Grecia, per determinare il valore della tassa di immatricolazione degli autoveicoli usati importati, deve utilizzare gli adeguati criteri di deprezzamento ai sensi dell’art. 90 CE, e non può, invece, applicare un unico criterio di deprezzamento fondato sulla vetustà, altrimenti viene meno agli obblighi comunitari e tale sistema potrebbe eludere la circostanza che i prodotti importati vadano tassati più pesantemente dei prodotti nazionali.
(Corte Giust. CE Sentenza, Sez. IV, 20.09.2007, n. C-74/06)
3) ISTAT: FISSATO L’INDICE DI AGOSTO 2007
L’Indici dei prezzi al consumo per il mese di agosto 2007 è risultato del 1,6%.
(Comunicato del 20.09.2007, pubblicato in G.U. n. 219 del 20.09.2007)
4) IMPOSTA DI REGISTRO: MISURA APPLICABILE PER I PAGAMENTI AGLI AUSILIARI DEL GIUDICE
Nei procedimenti di opposizione ai decreti di pagamento, previsti dagli artt. 84 e 170 del Testo Unico sulle spese di giustizia, il provvedimento conclusivo é soggetto a registrazione in termine fisso e l’imposta é dovuta con applicazione dell’aliquota del 3%.
Tuttavia, tale tassazione, non si applica nel caso in cui il decreto di pagamento opposto riguardi “…corrispettivi o prestazioni soggette all’imposta sul valore aggiunto ai sensi dell’articolo 40 del Testo Unico dell’imposta di registro…”.
A tal fine, é rilevante, ai fini di un corretto inquadramento fiscale, la qualificazione ai fini tributari dei compensi corrisposti agli ausiliari del giudice (redditi da lavoro autonomo o redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente).
Infatti, l’attività del consulente d’ufficio o dell’ausiliario del magistrato, in generale, può rientrare tra le prestazioni di servizio espletate nell’esercizio abituale di lavoro autonomo, ai sensi dell’art. 5 del D.P.R. n. 633/1972.
Ai compensi liquidati dai professionisti, che emettono fattura (ad es. ausiliario del magistrato o consulente tecnico di parte), si applica l’IVA con applicazione dell’aliquota ordinaria.
Pertanto, il soggetto interessato è obbligato ad emettere (qualora ricorrano i presupposti di cui all’art. 5 del D.P.R. n. 633/1972), per i compensi percepiti, fattura con applicazione dell’IVA, nella misura ordinaria.
In tale caso, il noto principio di alternatività Iva/registro, contenuto nell’art. 40 del T.U.R., comporta che – per le prestazioni di servizi soggette all’IVA – l‘imposta di registro si applica in misura fissa.
Tale principio, di carattere generale vale anche per gli atti dell’autorità giudiziaria (circolare del Ministero delle Finanze del 10.09.1998, n. 214).
Per coloro che, invece, svolgono l’attività di consulenza in maniera occasionale i relativi compensi vanno qualificati come redditi diversi, di cui all’art. 67, comma 1, lett. l), del TUIR,poiché si tratta di compensi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente.
In tale ultima ipotesi, per la mancanza di abitualità nell’esercizio dell’attività, le operazioni sono escluse dal campo di applicazione dell’IVA per carenza del presupposto soggettivo.
Viceversa, sono assimilati ai redditi di lavoro dipendente i compensi percepiti dai membri delle commissioni tributarie, dai giudici di pace e dagli esperti di tribunale di sorveglianza, espressamente citati dall’art. 50, lett. f), del TUIR.
Tali compensi vanno considerati come redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente anche se le prestazioni sono rese da soggetti che esercitano un’arte o una professione di cui all’art. 53, comma 1, del TUIR (pertanto, all’atto del pagamento dell’indennità giornaliera di funzione, va operata la ritenuta a titolo di acconto Irpef art. 24, comma 1, del DPR n. 600/73).
In tali casi, il provvedimento conclusivo del procedimento di opposizione al decreto di pagamento é soggetto a registrazione in termine fisso e l’imposta di registro é dovuta con applicazione dell’aliquota del 3%.
(Si tratta del chiarimento contenuto nella Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 260/E del 21.09.2007)
5) PENSIONI EROGATE A SOGGETTI NON RESIDENTI: SI VERSA L’ADDIZIONALE NEL COMUNE IN CUI HA SEDE IL SOSTITUTO D’IMPOSTA
Sulle pensioni erogate a soggetti non residenti in Italia si applica l’addizionale comunale IRPEF con l’aliquota stabilita dal comune in cui ha la sede legale il sostituto d’imposta.
Ciò anche se il pensionato ha chiesto di riscuotere tramite accredito presso un istituto bancario o postale situato nella circoscrizione di un altro comune o mediante un procuratore domiciliato altrove.
La condizione di soggetto fiscalmente residente in uno Stato estero va certificata dalla competente autorità straniera.
Lo ha chiarito l’Agenzia dell’Entrate con la Risoluzione n. 261/E del 21.09.2007, con la quale ha risposto all’istanza di interpello presentata dall’INPDAP.
L’Ente ha chiesto di sapere quale aliquota dell’addizionale IRPEF applicare per i pensionati che, pur risiedendo all’estero, riscuotono i propri emolumenti in Italia tramite accredito su conto corrente o mediante procuratore.
L’Agenzia delle Entrate, ha prima ricordato che l’addizionale IRPEF è dovuta al Comune nel quale il contribuente ha il domicilio fiscale alla data del 1° gennaio dell’anno in cui si riferisce l’addizionale stessa, e poi che le persone non residenti in Italia hanno il domicilio fiscale “nel comune in cui si è prodotto il reddito o, se questo è prodotto in più comuni, in quello ove si è prodotto il reddito più elevato”.
Trattandosi di pensioni corrisposte a soggetti non residenti, il comune “in cui si è prodotto il reddito” va individuato “in base al luogo ove è ubicata la sede legale dell’ente erogante”. Nel caso di specie, se la pensione sia l’unico o il maggiore dei redditi prodotti in Italia dal pensionato non residente, l’addizionale è dovuta al comune di Roma, secondo l’aliquota stabilita dallo stesso.
Non ha rilevanza il fatto che essa sia riscossa in Italia o all’estero, né tanto meno rileva il comune in cui ha sede l’istituto bancario o postale presso cui è richiesto l’accredito o in cui fosse domiciliato l’eventuale procuratore.
Per dimostrare di essere fiscalmente residente in uno Stato estero, il pensionato deve comunque presentare un certificato rilasciato dalla competente autorità fiscale straniera, non essendo ritenuta sufficiente una autocertificazione.
6) LA MALESIA È SEMPRE UN PAESE BLACK LIST: L’INCLUSIONE DI UNO STATO TRA QUELLI A FISCALITÀ PRIVILEGIATA NON È SINDACABILE CON ISTANZA DI INTERPELLO
L’istanza interpello presentata all’Agenzia delle Entrate, a cui è seguita, come risposta, la risoluzione n. 262 del 21.09.2007, non è apparsa a tale medesima Agenzia idonea a dimostrare che il reddito della collegata non é localizzato in un Paese a fiscalità privilegiata, come richiesto dall’art. 167, comma 5, lettera b) TUIR, ma a dimostrare che la Malesia non può essere “propriamente paragonabile” a un Paese a fiscalità privilegiata, poiché l’aliquota applicabile alle società ivi residenti é superiore al 27%.
L’istante non voleva la disapplicazione della normativa cfc, quanto la “disapplicazione” della black list.
E come tale, l’istanza è risultata inammissibile.
Ciò poiché, l’inclusione di uno Stato o territorio tra quelli elencati dall’art. 1 del D.M. 21.11.2001 (cioé, tra gli Stati considerati comunque a fiscalità privilegiata, a prescindere dal tipo di regime tributario concretamente applicabile alle società di volta in volta considerate) é stata effettuata dal legislatore in base a valutazioni non sindacabili in sede di interpello.
7) IMPOSTA DI REGISTRO: NON E’ SOGGETTA A REGISTRAZIONE LA RINUNCIA DI ATTI PROCEDURALI
I provvedimenti di estinzione del processo emessi dal giudice a seguito della rinuncia agli atti del giudizio (ex articolo 306 Cpc) non sono soggetti a obbligo di registrazione in termine fisso poiché sono privi di contenuto decisorio e, pertanto, non idonei a incidere sulla posizione giuridica delle parti.
Né rileva, in calce alla declaratoria, l’eventuale liquidazione delle spese a carico del rinunciante.
Con la risoluzione n. 263/E del 21.09.2007, l’Agenzia delle Entrate si è, così, pronunciata sul non assoggettamento a registrazione dei provvedimenti giudiziari a carattere meramente procedurale.