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Timestamp: 2020-01-17 15:37:46+00:00
Document Index: 114579780

Matched Legal Cases: ['art. 429', 'art. 132', 'art. 178', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 429', 'art. 429', 'art. 429', 'sentenza ', 'art. 429', 'art. 552', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 185', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 428', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 429', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 429', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 429', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 179', 'art. 424', 'art. 429', 'art. 424', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 429', 'art. 429', 'art. 178', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 429', 'art. 132', 'art. 598', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 429', 'art. 143', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 178', 'art. 143', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 429 codice di procedura penale - Decreto che dispone il giudizio - Brocardi.it
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Articolo 429 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 429 Codice di procedura penale
b) l'indicazione della persona offesa [90] dal reato qualora risulti identificata;
c) l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono comportare l'applicazione di misure di sicurezza, con l'indicazione dei relativi articoli di legge [417, 423, 516, 517, 518, 520, 521];
d) l'indicazione sommaria delle fonti di prova e dei fatti cui esse si riferiscono [187];
e) il dispositivo, con l'indicazione del giudice competente per il giudizio(1);
f) l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora della comparizione [465], con l'avvertimento all'imputato che non comparendo sarà giudicato in contumacia [487](2);
g) la data e la sottoscrizione del giudice [110, 111] e dell'ausiliario [126] che l'assiste.
2. Il decreto è nullo [178 comma 1 lett. c, 179] se l'imputato non è identificato in modo certo ovvero se manca o è insufficiente l'indicazione di uno dei requisiti previsti dal comma 1 lettere c) e f)(3).
2-bis. Se si procede per delitto punito con la pena dell'ergastolo e il giudice dà al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell'imputazione, tale da rendere ammissibile il giudizio abbreviato, il decreto che dispone il giudizio contiene anche l'avviso che l'imputato può chiedere il giudizio abbreviato entro quindici giorni dalla lettura del provvedimento o dalla sua notificazione. Si applicano le disposizioni dell'articolo 458(4).
3. Tra la data del decreto e la data fissata per il giudizio deve intercorrere un termine non inferiore a venti giorni [174].
3-bis. Qualora si proceda per il reato di cui all'articolo 589, secondo comma, e 589 bis del codice penale, il termine di cui al comma 3 non può essere superiore a sessanta giorni(5).
(1) Nonchè dell'eventuale sezione di tribunale o corte d'assise, quando la corte di assise o il tribunale è diviso in sezioni, ex art. 132, comma 1, disp. att. del presente codice.
(2) Per ogni processo il presidente del tribunale, in seguito alla richiesta del giudice per le indagini preliminari, comunica anche con mezzi telematici, sulla base dei criteri determinati dal Consiglio superiore della magistratura, il giorno e l'ora della comparizione e, quando occorre, anche la sezione da indicare nel decreto che dispone il giudizio.
(3) Nella misura in cui tali nullità non si ritengano riconducibili a una delle categorie di cui all'art. 178, devono essere eccepite a dibattimento subito dopo, compiuto per la prima volta l'accertamento della costituzione delle parti (artt. 181, comma 3, e 491, comma 1)
(4) Tale comma 2 bis è stato inserito dall'art. 4 comma 1 della L. 12 aprile 2019 n. 33.
(5) Tale comma è stato inserito dall'art. 4, comma 3, della l. 21 febbraio 2006, n. 102 e successivamente modificato dall'art. 1, comma 5, lett. e) L. 23 marzo 2016, n. 41.
Spiegazione dell'art. 429 Codice di procedura penale
Il giudice dell'udienza preliminare è tenuto ad inserire nel decreto tutti gli elementi indicati dalla presente norma, anche se, per vero, il decreto è nullo solamente nei casi in cui l'imputato non sia identificato in modo certo o nei casi in cui manchi o sia insufficientemente precisa l'enunciazione del fatto, delle circostanze aggravanti e di quelle che possono determinare l'applicazione di una misura di sicurezza, oppure l'indicazione del luogo, della data e dell'ora i cui inizierà la fase dibattimentale.
Mentre negli altri casi vi sarà una mera irregolarità, in queste ipotesi sarà necessario emanare un nuovo decreto, senza alcuna preclusione per l'attività precedentemente espletata.
Importante è il disposto di cui al comma 3, ai sensi del quale tra la data del decreto e la data fissata per il giudizio deve intercorrere un termine non inferiore a venti giorni, al fine di permettere all'imputato ed al suo difensore di preparare adeguatamente la propria linea difensiva. Nei casi in cui si proceda per i delitti di cui agli articoli 589, comma 2 e 589 bis c.p., il termine non deve essere superiore a sessanta giorni.
Coordinato co il comma 3, il comma 4 dispone che la notifica del decreto all'imputato contumace, nonché all'imputato ed alla persona offesa comunque non presenti alla lettura del provvedimento all'esito dell'udienza preliminare, deve essere eseguita almeno venti giorni prima del giudizio.
Massime relative all'art. 429 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 49525/2017
Non è causa di nullità del decreto di citazione al giudizio di appello l'omesso avvertimento all'imputato che non comparendo sarà giudicato in contumacia, ancora oggi previsto dall'art. 429, comma 1, lett. f), cod. proc. pen., atteso che l'istituto della contumacia è stato eliminato dalla legge 28 aprile 2014, n. 67 e la differenza tra lo stesso e l'istituto dell'assenza, quanto al procedimento di dichiarazione ed agli effetti, non consente la "riformulazione" dell'avviso che, comunque, avrebbe semplicemente la funzione di informare l'imputato che la sua assenza non incolpevole non preclude l'ordinario svolgimento del processo.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 49525 del 27 ottobre 2017)
Cass. pen. n. 1382/2017
In caso di genericità o indeterminatezza del fatto descritto nel capo di imputazione, il giudice del dibattimento deve dichiarare la nullità del decreto che dispone il giudizio, ai sensi dell'art. 429, comma secondo, cod. proc. pen. (o del decreto di citazione a giudizio, ai sensi dell'art. 552, comma secondo, dello stesso codice), senza alcuna previa sollecitazione, rivolta al pubblico ministero, ad integrare o precisare la contestazione, non essendo estensibile, alla fase dibattimentale, il meccanismo correttivo che consente al giudice dell'udienza preliminare di sollecitare il P.M. alle opportune precisazioni e integrazioni, indicandogli, con ordinanza interlocutoria, gli elementi di fatto e le ragioni giuridiche alla base del rilevato difetto dell'imputazione. (Nella specie, la Corte ha rigettato il ricorso del pubblico ministero che lamentava l'abnormità dell'ordinanza del giudice conforme al principio enunciato).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1382 del 12 gennaio 2017)
È legittima la contestazione nel decreto che dispone il giudizio di imputazioni alternative. (Fattispecie in tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale in cui nell'imputazione si faceva riferimento al possesso da parte degli imputati di qualifiche formali rivestite nel tempo, con la precisazione, tuttavia, che la responsabilità prescindeva da dette qualifiche, avendo gli interessati operato di fatto, in nome e per conto della società).
Cass. pen. n. 42537/2014
In tema di requisiti del decreto che dispone il giudizio, la mancata enunciazione dell'ambito spaziale e temporale delle condotte e degli elementi specificatori dell'oggetto materiale del reato non costituisce vizio di "insufficiente motivazione" quando sia possibile collocare nel tempo e nello spazio l'episodio criminoso contestato, anche attraverso il ricorso ad ulteriori elementi e richiami contenuti nel decreto o, eventualmente, anche in altri atti del processo, così da consentire all'imputato di conoscere i profili fondamentali del "fatto" che gli viene addebitato. (Fattispecie relativa a plurime condotte di spaccio di stupefacenti, in cui si lamentava l'omessa indicazione dei giorni esatti e dei luoghi specifici delle singole cessioni, elementi comunque desumibili dalle dichiarazioni eteroaccusatorie in atti).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 42537 del 13 ottobre 2014)
Cass. pen. n. 11783/2011
La nullità del decreto che dispone il giudizio non comporta la nullità della costituzione di parte civile, posto che tra tali atti non sussiste quel rapporto di consecutività e dipendenza previsto dall'art. 185 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 11783 del 24 marzo 2011)
Cass. pen. n. 41281/2006
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 41281 del 18 dicembre 2006)
Cass. pen. n. 8779/2004
È abnorme il provvedimento con il quale il tribunale dichiari la nullità del decreto che dispone il giudizio, sul presupposto dell'omesso deposito di alcuni atti delle indagini preliminari, da parte del pubblico ministero, in occasione dell'avviso di conclusione delle indagini stesse, posto che detta omissione comporta solo l'inutilizzabilità degli atti interessati, mentre il provvedimento dichiarativo della nullità comporta l'indebita regressione del procedimento.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8779 del 26 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 508/2004
La dichiarazione di nullità, pronunciata dal tribunale per indeterminatezza dell'accusa, del decreto di rinvio a giudizio emesso dal giudice di appello ai sensi dell'art. 428 c.p.p., comporta la regressione del procedimento alla fase dell'udienza preliminare. (Fattispecie relativa a conflitto, ritenuto ammissibile dalla Corte, sollevato dal giudice di appello al quale il tribunale, dichiarata la nullità del decreto che dispone il giudizio, aveva trasmesso gli atti per la rinnovazione).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 508 del 9 gennaio 2004)
Cass. pen. n. 47321/2003
L'inesatta indicazione della data di udienza nel decreto che dispone il giudizio, in relazione ad esempio all'anno, integra una nullità assoluta pari all'omessa citazione, determinando un'incertezza sulla data in cui l'imputato avrebbe dovuto presentarsi.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 47321 del 10 dicembre 2003)
Cass. pen. n. 36771/2003
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 36771 del 25 settembre 2003)
Cass. pen. n. 35547/2003
Non è abnorme, anzi è legittimo e doveroso, il provvedimento del giudice del dibattimento di correzione di un errore materiale, non produttivo di alcuna nullità, riscontrato nel decreto che disponeva il rinvio a giudizio. (Fattispecie in cui il Gup all'esito dell'udienza preliminare aveva disposto il rinvio a giudizio di alcuni imputati per una pluralità di reati, mentre nel decreto da notificare alle parti, non presenti in udienza, veniva erroneamente omessa una imputazione).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35547 del 16 settembre 2003)
Cass. pen. n. 38501/2002
In virtù del principio di tassatività della nullità, la consegna all'interessato da parte dell'ufficiale giudiziario di fotocopia del decreto che dispone il giudizio priva dell'attestazione di conformità all'originale ma completa di tutti i requisiti di cui all'art. 429, comma 1, c.p.p. non determina la nullità del decreto.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 38501 del 18 novembre 2002)
Cass. pen. n. 35862/2002
È abnorme, perché determina una indebita regressione del procedimento, il provvedimento del giudice del dibattimento il quale, nel dichiarare la nullità del decreto di citazione a giudizio, abbia rimesso gli atti al P.M. per la riformulazione di alcuni capi di imputazione in seguito alla modifica delle disposizioni penali che avevano previsto per quel reato sanzioni più severe. Ed invero la sopravvenienza di nuove disposizioni di legge, modificative del trattamento penale del fatto contestato, è irrilevante ai fini della validità della contestazione contenuta nel decreto di citazione a giudizio, in quanto spetta al giudice, nei limiti della propria competenza, la corretta qualificazione giuridica del fatto contestato, applicando, se del caso, i principi di diritto penale intertemporale dettati dall'art. 2 c.p.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 35862 del 25 ottobre 2002)
In ipotesi di contestazione, in unico capo di accusa, di imputazione di associazione per delinquere o di singoli episodi di fatti di reato, alla cui realizzazione il sodalizio criminoso sia ritenuto finalizzato, il giudice del merito, qualora ritenga non provato il reato associativo, ben può affermare la responsabilità per uno o più tra i reati fine, purché il «fatto» sia compiutamente descritto, nelle sue componenti oggettive e soggettive, anche se sia stata omessa la specifica indicazione della disposizione che prevede e punisce il reato fine.
Cass. pen. n. 4075/2000
È abnorme l'ordinanza con la quale il tribunale, ritenuta la nullità del decreto dispositivo del giudizio per generica associazione del fatto, non si limiti a rilevare l'indeterminatezza del capo di imputazione, ma richieda al Gup di precisare adeguatamente l'accusa in sede di udienza preliminare, sulla base di indicazioni dettagliate e analitiche, da un lato ponendo in essere un'anomala censura dell'accusa e, dall'altro, lasciando trasparire una sorta di anticipazione della struttura del giudizio di merito e delle sue conclusioni, potenzialmente pregiudizievole dell'accusato. (Nella specie, relativa a denuncia di conflitto, ritenuto peraltro insussistente dalla S.C., si è censurato il provvedimento del tribunale che, chiamato a giudicare di falsi in bilancio, aveva disposto che il Gup precisasse i bilanci civilistici in contestazione, gli anni di riferimento, i fatti direttamente incidenti sulle condizioni economiche della società, le disponibilità sospette e la loro quantità, così dando al capo di imputazione una conformazione palesemente incidente sull'agere del P.M. e sui poteri di controllo del Gup, ledendo il potere esclusivo e autonomo dell'organo di accusa di modificare il fatto contestato e di procedere a nuova contestazione ed esorbitando dall'ambito delle sue attribuzioni, consistenti solo nel potere-dovere di valutare, alla conclusione del dibattimento, la consistenza dell'accusa e, in caso di negativa conclusione, assolvere l'imputato.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4075 del 15 giugno 2000)
Cass. pen. n. 3348/2000
Nell'ipotesi in cui il capo di imputazione contenuto nel decreto di rinvio a giudizio indichi esclusivamente la data di accertamento di un reato permanente senza nessun riferimento a quella di cessazione della permanenza, il giudice del dibattimento deve appurare, attraverso l'interpretazione di detto capo, considerato nel suo complesso, se esso riguardi una fattispecie concreta la quale, così come descritta, sia già esaurita prima o contestualmente all'accertamento medesimo, ovvero una condotta ancora in atto; in tal caso, poiché il capo di imputazione ascrive all'imputato una condotta che, lungi dall'essersi già esaurita, è ancora perdurante alla data in esso indicata, deve ritenersi che la contestazione comprenda anche l'eventuale protrazione della permanenza, di cui pertanto può tenere conto il giudice del dibattimento ad ogni effetto penale, senza che sia richiesta a tal fine un'ulteriore contestazione da parte del pubblico ministero.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3348 del 16 marzo 2000)
Cass. pen. n. 14730/1999
Non integra nullità del decreto di citazione a giudizio l'erronea indicazione della sezione innanzi alla quale le parti devono comparire, tale indicazione, invero, è prevista dall'art. 132 att. c.p.p., la cui violazione non rientra tra quelle colpite da sanzione di nullità, ai sensi del comma 2 dell'art. 429 stesso codice.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 14730 del 29 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 6686/1999
La mancata indicazione, nel decreto di citazione a giudizio, dell'ora di convocazione integra nullità relativa che, se non tempestivamente dedotta, deve ritenersi sanata.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6686 del 28 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 1700/1999
In virtù del coordinato disposto dell'art. 429, commi 1, lett. a) e 2), c.p.p., l'insufficiente indicazione nel decreto che dispone il giudizio, degli elementi atti ad identificare l'imputato, integra una nullità a regime intermedio che, in quanto tale, comporta un potere di intervento del giudice, suscettibile di essere esercitato indipendentemente dall'iniziativa delle parti.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1700 del 30 luglio 1999)
Cass. pen. n. 1230/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1230 del 13 maggio 1999)
Cass. pen. n. 3559/1999
La omessa notifica del decreto che dispone il giudizio all'imputato non presente all'udienza preliminare determina un'ipotesi di nullità assoluta ed insanabile ex art. 179 c.p.p. attinendo alla mancata costituzione del contraddittorio. In proposito non può ritenersi, quando l'imputato sia domiciliato presso il difensore e questi sia presente, che la lettura del provvedimento equivalga alla notifica per le parti presenti ex art. 424, secondo comma, c.p.p. considerata la presenza del difensore domiciliatario equivalente alla notifica all'imputato assente. Infatti, proprio il nesso tra tale disposizione e quella di cui all'ultimo comma dell'art. 429 stesso codice, che stabilisce che il decreto è notificato all'imputato che non era presente all'udienza preliminare, esclude la estensibilità dell'art. 424 all'imputato assente, e ciò in quanto la notifica del decreto che dispone il giudizio attiene alla contestazione dell'accusa che richiede, a tutela del diritto di difesa, la diretta e personale conoscenza dell'imputazione contenuta nell'atto che costituisce il passaggio alla fase del giudizio.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3559 del 18 marzo 1999)
Il provvedimento che dispone la trasmissione degli atti al giudice per le indagini preliminari, in conseguenza della dichiarazione di nullità del decreto che ha disposto il giudizio, è inoppugnabile, poiché non assume natura decisoria e si concretizza in un atto di mero impulso processuale strumentale, non lesivo dei diritti delle parti, che bene potranno esplicarsi nelle sedi previste. (Nella specie la S.C., in applicazione di tale principio e dato atto che il provvedimento in questione non poteva qualificarsi come abnorme, ha dichiarato inammissibile il ricorso).
Cass. pen. n. 2758/1997
Nell'ipotesi in cui durante gli atti introduttivi venga accertato un difetto di notifica o il mancato rispetto dei termini di comparizione, non va ordinata la restituzione degli atti al Gip per un nuovo decreto di citazione, ma è sufficiente che venga notificato il precedente decreto con la specificazione della diversa data di udienza, o mediante annotazione a margine, o mediante allegazione dell'ordinanza dibattimentale. Ciò in quanto l'omessa notifica all'imputato del decreto che dispone il giudizio non costituisce nullità del provvedimento, dato che i vizi riguardanti la notifica di tale atto non influiscono affatto sulla sua validità. Consegue l'obbligo della rinnovazione della citazione, anche d'ufficio, da parte del giudice procedente. (Fattispecie in tema di conflitto negativo di competenza tra il tribunale e il giudice per l'udienza preliminare).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2758 del 3 giugno 1997)
Cass. pen. n. 10825/1996
Non può dar luogo a nullità del decreto che dispone il giudizio l'inosservanza della disposizione di cui alla lettera d) dell'art. 429 c.p.p. — secondo cui il decreto stesso deve contenere l'indicazione sommaria delle fonti di prova e dei fatti cui esse si riferiscono — non essendo, tale violazione, compresa fra quelle espressamente colpite da detta sanzione ai sensi dell'art. 429 c.p.p. secondo comma, né essendo, essa, riconducibile alle disposizioni in materia di nullità di ordine generale di cui all'art. 178 lettera c) c.p.p., giacché le fonti di prova ed i fatti cui esse si riferiscono sono agevolmente rilevabili dal fascicolo del P.M., già messo a disposizione delle altre parti dopo la richiesta di rinvio a giudizio.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 10825 del 17 dicembre 1996)
Cass. pen. n. 5388/1996
Avverso il decreto che dispone il giudizio non è previsto alcun mezzo di impugnazione, di guisa che, per il principio della tassatività dei mezzi di impugnazione, esso non è suscettibile di autonomo gravame ed ogni censura deve esser fatta valere nella successiva fase dibattimentale. Per contro, intanto il decreto che dispone il giudizio può dirsi immediamente impugnabile, in quanto esso presenti le caratteristiche dell'atto abnorme, per la cui sussistenza, tuttavia, non è sufficiente che il provvedimento sia inficiato da una qualsivoglia violazione di legge, ma è necessario che lo stesso, per la stranezza, la singolarità, la atipicità del contenuto si ponga fuori del sistema processuale, sicché, non essendo esso contemplato dall'ordinamento, l'unico rimedio esperibile per la sua rimozione è il ricorso in cassazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5388 del 12 novembre 1996)
Deve considerarsi abnorme, e quindi immediatamente ricorribile per cassazione, il provvedimento con il quale il tribunale, nella fase degli atti introduttivi al dibattimento, erroneamente valutando indeterminata ed insufficiente l'enunciazione del fatto contestato, dichiara la nullità del decreto che dispone il giudizio e restituisce gli atti per quanto di competenza al giudice che lo ha emesso; tale decisione, infatti, determina un'inammissibile regressione del processo ad una fase anteriore, creando una situazione di paralisi in quanto il giudice per le indagini preliminari cui gli atti sono rimessi non dispone dei poteri necessari per sanare la nullità predetta, dovendosi escludere che gli spetti un autonomo potere integrativo o correttivo, né tantomeno può ordinare a sua volta la restituzione degli atti al pubblico ministero perché proceda all'eventuale integrazione dell'imputazione, in quanto anche tale provvedimento, determinando un'inammissibile regressione processuale, sarebbe abnorme.
Cass. pen. n. 6276/1996
In tema di requisiti del decreto di citazione a giudizio, la mancanza della data e del luogo del commesso reato può costituire vizio di «insufficiente motivazione», soltanto quando non sia possibile collocare nel tempo e nello spazio l'episodio criminoso contestato, mentre è evidente che l'omissione è improduttiva di conseguenze giuridiche e non comporta, quindi, un obbligo di contestazione da parte del P.M. quando dagli altri elementi enunciati e dai richiami contenuti nel decreto eventualmente anche ad altri provvedimenti, risulti chiaramente in tutti i suoi termini il «fatto» per il quale il giudizio è stato disposto. (Nella fattispecie, la Suprema Corte ha escluso la nullità del decreto di citazione a giudizio - in cui non risultavano espressamente indicati la data ed il luogo del commesso reato - osservando che nel decreto stesso si faceva espresso richiamo al precedente decreto penale di condanna e che il fatto veniva contestato all'imputato quale esercente di un pubblico esercizio di cui risultava precisata la relativa denominazione: cosicché, tenuto conto del complesso delle informazioni portate a conoscenza dell'imputato, doveva escludersi la insufficienza della contestazione, non potendo sorgere dubbio almeno sull'episodio oggetto della imputazione).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6276 del 22 giugno 1996)
Cass. pen. n. 3124/1995
Il decreto di rinvio a giudizio è provvedimento inoppugnabile né sussiste la possibilità di una sua censurabilità come atto abnorme neppure se emesso in presenza di eventuale precedente giudicato. Atto abnorme è invero non solo quello rispondente ad alcuno schema processuale, ma altresì quello che non può essere rimosso dalla realtà giuridica senza la denuncia della sua abnormità; l'ipotesi del bis in idem invece, pur nella sua patologia processuale, non può dunque considerarsi tale in quanto più volte considerata dal legislatore che ne ha previsto i rimedi nelle varie fasi processuali e, se del caso, addirittura in sede di esecuzione dettando una serie di norme che disciplinano la riproponibilità di un secondo giudizio, i casi di proscioglimento o di non luogo a procedere e quelli di revoca delle sentenze.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3124 del 13 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 10218/1995
In tema di decreto che dispone il giudizio, l'art. 429, lettera f), c.p.p. stabilisce che esso deve contenere l'indicazione del luogo della comparizione e l'art. 132 att. c.p.p. precisa che, quando la corte d'assise o il tribunale (e per l'effetto del rinvio operato dall'art. 598 c.p.p. devono intendersi anche la corte d'appello e la corte d'assise d'appello) è diviso in sezioni, esso deve indicare anche la sezione davanti alla quale le parti devono comparire. La violazione di tali disposizioni nei confronti dell'imputato comporta nullità assoluta in quanto causa di incertezza e quindi il pregiudicato del diritto di intervento e di difesa.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10218 del 9 ottobre 1995)
Cass. pen. n. 11724/1994
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 11724 del 24 novembre 1994)
Cass. pen. n. 7491/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7491 del 1 luglio 1994)
Cass. pen. n. 842/1994
Tra i casi di nullità del decreto che dispone il giudizio, elencati in modo tassativo nell'art. 429, comma 2, c.p.p. vigente, non rientrano i vizi attinenti alla notificazione. Ne consegue che il giudice del dibattimento — collegiale o monocratico che sia, dovendo l'art. 143 att. c.p.p. trovare applicazione anche per il procedimento pretorile in virtù del principio generale di non regressione del procedimento — essendo rimasto valido il decreto di citazione a giudizio, pur dopo la declaratoria di nullità della notificazione, deve semplicemente limitarsi a rinnovare tale notificazione senza restituire gli atti al Gip il quale, invero, con l'emissione del decreto di citazione, non è più competente; ne consegue altresì l'abnormità del provvedimento di restituzione degli atti al Gip. (Nella fattispecie il pretore, dopo aver dichiarato la nullità della notifica del decreto di citazione a giudizio, aveva ordinato la restituzione degli atti al Gip il quale aveva quindi sollevato conflitto di competenza. La Suprema Corte ha risolto il conflitto dichiarando la competenza del pretore a disporre la rinnovazione della notificazione del decreto di citazione a giudizio ed ha enunciato il principio di cui in massima, evidenziando che diversa soluzione deve adottarsi allorquando il decreto di citazione abbia funzione propulsiva non solo verso il giudizio dibattimentale ma anche verso i cosiddetti riti alternativi, in quanto in questi casi vi è la competenza funzionale del Gip).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 842 del 30 maggio 1994)
Cass. pen. n. 828/1994
Le parti non possono proporre ricorso per cassazione avverso il decreto del Gip che dispone il giudizio, giacché, una volta che il giudice per le indagini preliminari si sia spogliato del procedimento, disponendo il giudizio e il rinvio dell'imputato davanti al giudice del dibattimento, sia pure dinanzi a un giudice asseritamente ritenuto incompetente per territorio, non è ammissibile che gli atti possano tornare dinanzi a lui, con non consentita regressione del processo. (Fattispecie relativa a rigetto, da parte del Gip presso pretura circondariale, di richiesta del P.M. intesa ad ottenere l'emissione — a seguito di opposizione a decreto penale di condanna — di nuovo decreto di citazione a giudizio dinanzi al pretore addetto alla sezione distaccata competente territorialmente; in motivazione, tra l'altro, la Suprema Corte ha precisato che una siffatta impugnazione del P.M. non può essere qualificata come denuncia di conflitto, neanche sub specie di caso analogo, per la mancanza della decisione di altro giudice, che abbia declinato la competenza).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 828 del 16 marzo 1994)
Cass. pen. n. 2140/1993
È abnorme, e pertanto ricorribile in cassazione in quanto contrastante con l'intero sistema processuale vigente, l'ordinanza con la quale il pretore dichiari la nullità del decreto di citazione a giudizio, per effetto della mancata notifica dello stesso alla persona offesa dal reato ed ordini la trasmissione degli atti al pubblico ministero, determinando così la regressione del processo ad una fase ormai ritualmente superata. Ed infatti la nullità derivante dalla mancata citazione a giudizio della persona offesa dal reato, prevista dall'art. 178, lett. c) c.p.p., non riguarda il decreto di citazione a giudizio, che è nullo soltanto nei casi diversi, previsti dagli artt. 555, secondo comma e 429, secondo comma c.p.p. (Nella specie la Suprema Corte ha ritenuto che il pretore avrebbe dovuto provvedere ai sensi dell'art. 143, att. c.p.p., che stabilisce che negli atti preliminari, in tutti i casi in cui occorre rinnovare la citazione a giudizio o la relativa notifica, vi provvede il presidente).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2140 del 15 marzo 1993)
Cass. pen. n. 1077/1992
È nullo il decreto di citazione a giudizio, quando il pubblico ministero non rispetti l'obbligo di formulare la contestazione in modo chiaro, preciso e completo sotto il profilo materiale e soggettivo. Nel nuovo rito è più difficile integrare l'imputazione con le «risultanze» degli atti processuali proprio per il ridotto numero dei verbali contenuti nel fascicolo per il dibattimento. Ne deriva che non è più sufficiente la mera ripetizione della formulazione legislativa, senza alcun riferimento alla condotta concretamente ascrivibile all'imputato. La genericità o la semplice indeterminatezza dell'imputazione incidono infatti sul diritto di difesa, poiché non pongono l'interessato in grado di effettuare una scelta meditata sulla linea da assumere. (Nella specie l'imputato — ricorrente per saltum — era chiamato a rispondere di violazione della legge sullo smaltimento dei rifiuti per la mancata adozione delle misure necessarie, atte ad evitare il deterioramento della situazione ambientale preesistente. La Corte ha annullato la sentenza impugnata ed il decreto di citazione, rilevando che mancava qualsiasi richiamo alla individuazione delle misure predette ed ogni descrizione, sia pur minima, dello stato pregresso, essendosi il pubblico ministero limitato ad una mera trasposizione del dettato normativo nel capo di imputazione).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1077 del 7 febbraio 1992)