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Timestamp: 2017-11-24 20:25:27+00:00
Document Index: 54113721

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 31', 'art. 1', 'art. 31', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 28', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 48', 'art. 7', 'art. 48', 'art. 70', 'art. 48', 'art. 2195', 'art. 2195', 'art. 2082', 'art. 53', 'art. 61', 'art. 409', 'art. 61', 'art. 409', 'art. 409', 'art. 2', 'art. 61', 'art. 409', 'art. 53', 'art. 70', 'art. 49', 'art. 49']

I COSTI DEL LAVORO: settembre 2015
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Un brevissimo flash per avvertirVi che i D.lgs. di attuazione del Jobs Act abroga l’art. 4.12°comma l. 92/2012, che, nel vigore del precedente assetto normativo, regolava le condizioni generali di accesso agli incentivi nelle assunzioni.
L’art. 31 del D.lgs. regola diversamente la materia, riformulando i principi generali. Visto che questa disposizione pare dover entrare in vigore immediatamente con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la modifica legislativa non può che condizionare le Aziende che avessero intenzione di assumere con incentivi (in primis, l’incentivo ex. art. 1.118°comma l. 190/2014), determinando verosimilmente incertezze.
Data la delicatezza della materia, e dato che proprio la l. 92/2012 ha generato, in sede prima interpretativa e applicativa, “corto circuiti” notevoli, non possiamo esprimerci con prese di posizioni definitive, prima che si pronuncino Ministero e, in particolare, INPS.
Nell’ attesa, ci si potrà rifare ai chiarimenti interpretativi che, auspicabilmente, la Fondazione Studi CDL elaborerà.
Qui di seguito, comunque, riportiamo il testo dell’art. 31, avvertendo che la materia degli incentivi risulta compiutamente regolata nel D.lgs. sulle “politiche attive del Lavoro” agli artt. 29 ss.
Art. 31 (Principi generali di fruizione degli incentivi)
1.Al fine di garantire un'omogenea applicazione degli incentivi si definiscono i seguenti principi:
c) gli incentivi non spettano se il datore di lavoro o l'utilizzatore con contratto di somministrazione hanno in atto sospensioni dal lavoro connesse ad una crisi o riorganizzazione aziendale, salvi i casi in cui l'assunzione, la trasformazione o la somministrazione siano finalizzate all’assunzione di lavoratori inquadrati ad un livello diverso da quello posseduto dai lavoratori sospesi o da impiegare in diverse unità produttive ;
f) nei casi in cui le norme incentivanti richiedano un incremento occupazionale netto della forza lavoro mediamente occupata, il calcolo si effettua mensilmente, confrontando il numero di lavoratori dipendenti equivalente a tempo pieno del mese di riferimento con quello medio dei dodici mesi precedenti, avuto riguardo alla nozione di “impresa unica” di cui all’articolo 2, paragrafo 2, del regolamento (UE) N. 1408/2013 della Commissione, del 18 dicembre 2013, escludendo dal computo della base occupazionale media di riferimento sono esclusi i lavoratori che nel periodo di riferimento abbiano abbandonato il posto di lavoro a causa di dimissioni volontarie, invalidità, pensionamento per raggiunti limiti d'età, riduzione volontaria dell'orario di lavoro o licenziamento per giusta causa.
2. Ai fini della determinazione del diritto agli incentivi e della loro durata, si cumulano i periodi in cui il lavoratore ha prestato l’attività in favore dello stesso soggetto, a titolo di lavoro subordinato o somministrato; non si cumulano le prestazioni in somministrazione effettuate dallo stesso lavoratore nei confronti di diversi utilizzatori, anche se fornite dalla medesima agenzia di somministrazione di lavoro, di cui all'articolo 4, comma 1, lettere a) e b), del decreto legislativo n. 276 del 2003, salvo che tra gli utilizzatori ricorrano assetti proprietari sostanzialmente coincidenti ovvero intercorrano rapporti di collegamento o controllo.
Lavoratrice conducente di linea rimane incinta. Essendo il lavoro di “conducente di linea” qualificabile come “lavoro usurante” ex. D.lgs. 67/2011, si applicano tutele particolari in questo caso?
Risposta (Interpello Min. Lav., nr. 16/2015):
La soluzione al caso va trovata partendo dall’art. 7 D.lgs. 151/2001, che dispone il divieto di adibire le Lavoratrici madri al trasporto e al sollevamento di pesi, nonché a lavori pericolosi, faticosi, insalubri, come definiti dall’art. 5 DPR 1026/1976 (All. A), ovvero comportanti il rischio di esposizione a particolari agenti e condizioni di lavoro che renderebbero insicuro ed insalubre l’ambiente di lavoro (all. B).
Ora, si da il caso che l’art. 5, All. A citato, alla lettera “o”, disponga il divieto di lavoro della Lavoratrice madre i lavori espletati “a bordo delle navi, degli aerei, dei treni, dei pullmann e di ogni altro mezzo di comunicazione in modo” per tutto il periodo della gestazione e fino a tre mesi dopo il parto (termine del periodo dia astensione obbligatoria).
Nel periodo non coperto da astensione obbligatoria, la Lavoratrice deve essere adibita ad altre mansioni, compatibili con il suo stato. Eventuali più lunghi periodi di interdizione (es. fino a 7 mesi dopo il parto) potranno essere disposti solo se la mansione della Lavoratrice madre riveste altri fattori di rischio che, ai sensi dell’art. 5 cit., vietano l’adibizione della Lavoratrice madre (es. All. A, lett. b, c, d).
Nei confronti delle Lavoratrici madri, l’art. 28 D.lgs. 81/2008 richiede una speciale attenzione nella valutazione dei rischi verso la Lavoratrice madre, che, durante la gestazione, dovrà essere destinataria di misure di sicurezza, speciali, adattate alle sue particolari condizioni.
Caso: Tizio, giornalista, viene assunto a termine in una redazione di quotidiano, in sostituzione di Caia, giornalista a tempo indeterminato, in maternità. Può il Datore di lavoro applicare lo sgravio sulla contribuzione INPGI previsto dall’art. 4.3-5°comma D.lgs. 151/2001 per le assunzioni sostitutive di personale in maternità?
Risposta: Con Interpello nr. 18 (Nota Prot. nr. 37/0011590) del 20/7/2015, il Ministero del Lavoro ha riconosciuto applicabile, anche al caso di specie (anche al settore INPGI), lo sgravio del 50% della contribuzione a favore del Datore di Lavoro che assuma personale in sostituzione di maternità. Pur essendo il settore INPGI-Giornalisti un settore “speciale”, il Ministero ha riconosciuto l’estensione della disciplina ex D.lgs. 151/2001, in forza di una previsione contenuta nella l. 388/2000 (all’INPGI è riconosciuto un potere di “modulazione” delle disposizioni ex D.lgs. 151 cit.).
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 07:54 Nessun commento:
IL REDDITO DA LAVORO ACCESSORIO (VOUCHER) È UTILE PER IL SOGGIORNO LUNGO IN ITALIA DEL CITTADINO UE?
Tizio, cittadino rumeno (UE), soggiorna in Italia. E’ disoccupato, ma percepisce nel 2015, € 6.000 di voucher. Bastano questi redditi a provare la sussistenza di “risorse economiche sufficienti” per restare in Italia per un soggiorno superiore a 3 mesi ex. art. 7 D.lgs. 30/2007.
L’art. 48.5°comma D.lgs 81/2015 prevede che i compensi da lavoro accessorio-voucher siano utili per configurare i requisiti reddituali necessari per il rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno. Nel testo di legge, non si precisa se i voucher di lavoro accessorio siano utili anche per consentire il soggiorno lungo (per più di tre mesi, ad esempio) del cittadino UE.
Il fatto che il D.lgs. 81 cit. non ne parli, non deve essere interpretato come preclusione a questa possibilità, dovendosi, all’uopo, far riferimento ad altre norme, in particolare all’art. 7 D.lgs. 30/2007, che, al comma 1 lett. b), prevede che il cittadino UE, che intenda soggiornare in Italia per più di 3 mesi, debba disporre di “risorse economiche sufficienti, non diventare un onere a carico dell'assistenza sociale dello Stato durante il suo periodo di soggiorno, da attestare attraverso una dichiarazione o con altra idonea documentazione”.
Come noto, sulla scia della normativa comunitaria (Dir. CE 38/2004), non è mai stato definito una soglia monetaria fissa per definire questa “soglia di autosufficienza”.
La Commissione UE, più volte interpellata, ha sempre dichiarato che tale importo deve essere interpretato in modo flessibile, consentendo ogni mezzo di prova (all’evidente scopo di facilitare l’inserimento dei cittadini UE negli altri Stati membri). Sul punto, è intervenuta l’ormai risalente Circolare 18/2009 del Ministero dell’Interno, la quale, recependo le linee interpretative della Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio (COM (2009) 313 def.), ha dichiarato che, in mancanza di altra idonea prova, fa fede dell’autosufficienza economica il possesso di un reddito annuo non inferiore alla pensione sociale.
Questo importo, per il 2015, è fissato in € 448,52 euro per 13 mensilità e per l’anno 2015 il limite di reddito è pari ad 5.830,76 euro annui. Quindi, in mancanza di altre fonti di reddito (rendite vitalizie, finanziamenti familiari etc.), anche i redditi da voucher parrebbero dare titolo al soggiorno del cittadino UE in Italia, se superiori alle somme ivi riportate.
LAVORO ACCESSORIO E COMMITTENTI IMPRENDITORE - IL LIMITE ECONOMICO DI E. 2000
L’art. 48.1°comma D.lgs. 81/2015 prevede che nei confronti di “Committenti Imprenditori o Professionisti”, fermo restando il limite globale annuo degli € 7.000 netti, il voucher possa sviluppare compensi fino ad € 2.000 per Committente (€ 2020 con rivalutazione ISTAT disposta per il 2015 con Circ. INPS 77/2015). A questi fini, quali requisiti deve rivestire un “Imprenditore”? La legge si riferisce solo ad un Imprenditore commerciale? O anche ad un Imprenditore Artigiano? Cooperativo?
Col passaggio dall’art. 70 D.lgs. 276/2003 (edizione rivista dalla l. 92/2012) all’art. 48, è rimasto il particolare limite economico degli € 2.000, ma questo non è più riservato a “Committenti” definibili quali “imprenditori Commerciali”.
La norma si riferisce semplicemente a “Imprenditori”. Ciò significa che, per definire questa tipologia di soggetti, oggi non è più indispensabile riferirsi alla definizione di “Imprenditore Commerciale” ex. art. 2195 Codice Civile, ma ad ogni tipologia di “Impresa”: anche l’impresa artigiana ex. l. 445/85, anche l’Impresa cooperativa. In particolare, oggi il fulcro dell’attenzione legislativa pare essersi spostato (almeno idealmente) dall’art. 2195 Codice Civile all’art. 2082 Codice Civile, includendo in esso qualunque tipologia di attività organizzata diretta al conseguimento di un lucro soggettivo.
Da questa fattispecie, devonsi comunque linearmente e coerentemente escludere le ONLUS, le organizzazioni No Profit, e le Associazioni Sportive Dilettantistiche (e le SRL e Soc.Coop. Sportive), perché istituzionalmente definite prive di scopo lucrativo. Anche se esse dovessero svolgere attività commerciali a latere attività lucrative (es. rivendita di pubblicazioni, somministrazioni di alimenti e bevande etc.), esse sarebbero subordinate allo scopo principale “non lucrativo”: rileverebbero come indici di mero “lucro oggettivo”, non sufficiente per integrare il “lucro soggettivo” tipico delle Imprese. Ecco perché questi soggetti, anche se assumessero voucheristi nell’ambito di sagre, bar etc. non potrebbero scontare il limite di € 2.020 per i Committenti Imprenditori, quanto il nuovo limite di € 7.000.
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 06:23 Nessun commento:
Ingegnere con contratto di collaborazione coordinata e continuativa con una Società di Progettazione. A quale Cassa previdenziale è tenuto a versare contributi?
In una nota del 25/2/2015 Prot. nr. 4594, il Ministero dell’Economia delle Finanze aveva riepilogato i termini dei casi in cui il reddito prodotto dal Professionista non sia riconducibile a reddito professionale ex. art. 53 TUIR, ma reddito “assimilato a lavoro dipendente”.
La questione presenta immediate ricadute in punto di individuazione della Cassa di Previdenza competente: nel caso di reddito professionale, è competente la speciale Cassa professionale INARCASSA, nel secondo caso, l’INPS-Gestione Separata.
Fino al 25/6/2015, non era consentito agli Ingegneri stipulare collaborazioni coordinate e continuative “a progetto” per attività rientranti nell’esercizio della professione (art. 61.3°comma D.lgs. 276/03).
Questi rapporti, anche quando dotati di tutti i crismi della cococo ex. art. 409 cpc (es. mono-committenza, coordinamento stabile col Committente), non avrebbero in nessun caso essere potuto essere riconducibili alla tipologia contrattuale delle “cocopro” e, quindi, alla qualificazione fiscale di “reddito assimilato a rapporto di lavoro dipendente”: in questo caso, i redditi non avrebbero potuto scontare la contribuzione Separata INPS, ma solo la contribuzione INARCASSA
Dopo il 25/6/2015, con l’entrata in vigore del D.lgs. 81/2015, viene abrogato l’art. 61.3°comma D.lgs. 276/03: certamente alle collaborazioni dell’Ingegnere si applica l’art. 409 cpc.
Nel vigore dell’art. 409 cpc, la qualificazione fiscale (e previdenziale) delle collaborazioni autonome dell’Ingegnere (sicuramente “giustificata” e non assimilabile a lavoro dipendente, secondo la nuova regola sul lavoro autonomo ex. art. 2.2°comma lett. b) del D.lgs. 81/2015), devono seguirsi le stesse regole estrapolate dall’Amministrazione Fiscale e dall’INPS nei tempi antecedenti l’entrata in vigore dell’art. 61.3°comma D.lgs. 276/2003 (quando vigeva solo l’art. 409 cpc come norma di tipizzazione/qualificazione delle “collaborazioni coordinate continuative”).
Di qui, le seguenti conclusioni pratiche:
1) Collaborazione ha per oggetto attività “istituzionali” dell’Ingegnere: Il reddito da collaborazione deve qualificarsi, senza margine di dubbio alcuno, come “reddito professionale”, imponibile fiscalmente come “lavoro autonomo” ex. art. 53 TUIR e imponibile previdenziale secondo INARCASSA. Su queste conclusioni, era già assestata l’Amministrazione Fiscale nel pieno vigore dell’art., come si desume dal tenore inequivoco della Circolare Ag. Entr. 67/2001.
2) “Collaborazioni” chiaramente finalizzate a compiti extra-professionali dell’Ingegnere: in questi casi, si può ravvisare una qualificazione fiscale diversa da “lavoro autonomo” e assoggettabile a “Gestione Separata INPS”: tipicamente, nei casi di Amministratore e Sindaco di Società. N.B.: In tutti gli altri casi, diversi da Sindaco e Amministratore, in cui sia in discussione se la cococo investe compiti extra-professionali, e che la contribuzione utile è INPS-Gestione Separata (non INARCASSA), l’onere della prova è a carico dell’Ingegnere. Per una nomenclatura, sommaria, ma utile, delle attività “tipiche” e “atipiche” di Ingegneri (e Architetti), si rinvia alla Circ. INPS 72/2015.
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 05:50 Nessun commento:
JOBS ACT E LAVORO ACCESSORIO, I VOUCHER ACQUISTATI PRIMA DEL 25/6/2015: QUALE DIRITTO TRANSITORIO?
Tizio, al 24/6/2015, aveva acquistato (e utilizzato) voucher di lavoro domestico per € 4.000. Di questi, solo una parte corrispondente a € 1.000, l’aveva utilizzata per far lavorare Caio. Al 25/6/2015, successivamente all’entrata in vigore del Jobs Act, residuano € 3.000: può utilizzarli? E se intende avvalersi ancora della prestazione di Caio può giovarsi del nuovo limite economico (ove la situazione di Caio lo permetta) ed erogare compensi per lavoro accessorio fino a € 7.000?
Trattasi di voucher che cadano “a cavallo” tra la vecchia e la nuova normativa: acquistati prima del 25/6/15 (nel vigore dell’art. 70 D.lgs. 276/2003), ma utilizzati e abbinati al Lavoratore solo dopo il 25/6/15. Al momento, comunque, e per un’utile risposta, il quesito deve essere scomposto in due parti, concettualmente distinte:
1) La sorte dei voucher acquistati prima dell’entrata in vigore del D.lgs. 81/2015 (ovvero prima del 25/6/15): La sorte di questi voucher è garantita dall’art. 49.8°comma D.lgs. 81/2015; per questi voucher il D.lgs. fa salva la “predetta disciplina”. Pertanto, questi voucher restano utilizzabili, fino al 31/12/2015, anche ben oltre (a quanto pare di capire) le apparenti restrizioni introdotte dal Jobs Act quanto alla tempistica di utilizzazione del voucher (da utilizzarsi ex. art. 49.2°comma entro i “30 gg. successivi” all’acquisto (aspetto, come visto, molto discutibile). Sull’argomento, è intervenuta la Circolare INPS 149/2015, ma, almeno a nostro modesto avviso, senza introdurre chiarimenti di rilievo. N.B.: Non paiono, però, i chiarimenti INPS molto incisivi sulla casistica concreta. L’INPS, infatti, si è limitata a ricalcare la previsione di legge, e a un generico (anche se utile) cenno agli eventuali rapporti in violazioni di legge sorti prima dell’emanazione della Circ. 149, ovvero in difetto di indicazioni operative (rapporti che vengono “fatti salvi” in nome del giusto e doveroso principio della “tutela dell’affidamento amministrativo”).
2) L’influenza di questi voucher sui nuovi limiti economici del D.lgs. 81/2015: Se un Committente scopre di poter “compensare” il voucherista fino a € 7.000 (perchè la situazione del voucherista glielo permette), in conformità alle nuove norme, può acquistare voucher fino a € 7.000? O deve tener conto dei voucher già acquistati?
Come precisato in un precedente post, al momento, quest’ultima pare la soluzione più prudente in quanto accreditata dall’INPS: in un passaggio della Circolare dedicato ai voucher dei Cassintegrati, l’INPS ha ritenuto che, per i voucher per questa particolare tipologia di soggetti (con il limite a € 3.000 netti), ai fini del conteggio del limite economico complessivo utile nel vigore delle nuove norme, si debba considerare l’importo dei voucher già acquistati prima del 25/6/15 (ovvero, nel vigore delle norme previgenti).
Una soluzione, che appare coerente estendere anche agli altri casi di utilizzo di voucher dopo il 25/6/15 (limiti € 7.000, € 2.000). Questa soluzione deve valere anche per i voucher acquistati a cavallo tra la vecchia e la nuova normativa? Ovvero ai voucher acquistati prima del 25/6 e utilizzati dopo il 25/6? La norma, per questi voucher salvaguarda la “previgente disciplina”: disciplina che, evidentemente, deve intendersi comprensiva dei “limiti economici” stabiliti dalla previgente disciplina appunto (tarata particolarmente su “anno solare” e non su “anno civile”).
Ora, allo stato attuale delle cose, riteniamo che la norma debba interpretarsi nel senso che, fino al 31/12/2015, per i voucher acquistati prima del 25/6 (anche se utilizzati dopo) vigono i limiti economici etc. degli artt. 70 ss. D.lgs. 276/03; e su queste regole, il personale ispettivo dovrà condurre i propri accertamenti. Per quanto riguarda i nuovi voucher, atteso che i limiti economici degli stessi sono parametrati su “anno civile”, e non più su “anno solare”, atteso che i nuovi limiti economici devono essere verificati su un orizzonte temporale che si distende tra il 1/1 e il 31/12, atteso che, in difetto di indicazioni normative tale riferimento temporale non può che andare dal 1/1/2015 al 31/12/2015, implicando così una parziale retroattività del conteggio dei limiti economici (in un tempo cioè precedente al 25/6 , data di entrata in vigore del D.lgs. 81), appare coerente (e prudente) seguire l’orientamento espresso dall’INPS in Circolare 149/2015 e scomputare dal nuovo limite degli € 7.000, l’importo dei voucher già acquistati/utilizzati (€ 4.000). Questo, naturalmente, fino a diversa indicazione ministeriale.
Pubblicato da Giorgio Frabetti a 06:06 Nessun commento:
VARATO DEFINITIVAMENTE IL JOBS ACT- IL COMUNICATO DEL GOVERNO
QUI DI SEGUITO, PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO STAMPA CON IL QUALE L'ESECUTIVO HA ANNUNCIATO IL VARO DEGLI ULTIMI DECRETI ATTUATIVI DEL JOBS ACT.
SI COMPLETA, COSì, LA LUNGA FASE DI ATTUAZIONE DEL PROCESSO RIFORMATORE AVVIATO DAL GOVERNO RENZI CON LA LEGGE 183/2014.
NELLE PROSSIME SETTIMANE, AVVIEREMO I PRIMI APPOROFONDIMENTI
Tratto dal link: http://www.dottrinalavoro.it/notizie-c/governo-approvati-gli-ultimi-4-decreti-legislativi-sul-jobs-act
Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 4 settembre 2015, ha approvato altri 4 decreti legislativi sul Jobs Act (legge delega n. 183/2014).