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Timestamp: 2020-05-25 16:30:46+00:00
Document Index: 9784536

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 354', 'art. 6', 'art. 354', 'art. 6', 'art. 105', 'art. 24', 'art. 105', 'art. 105']

Processo civile e chiamata del terzo garante pretermessa: la Corte costituzionale conferma il carattere tassativo ed eccezionale dei casi di rimessione al giudice di primo grado
Nicolle Purificati | 03/04/2020 14:13
Estremi della pronuncia: sentenza n. 58/2020
Camera di consiglio: 12/2/2020
Decisione: 12/2/2020
Deposito: 26/3/2020
Oggetto: art. 354 del codice di procedura civile, in riferimento agli artt. 3, 24, 111 e 117, comma 1, Cost., quest'ultimo in relazione all'art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali («CEDU»).
La questione: la Corte d'appello di Milano dubita della legittimità costituzionale dell'art. 354 c.p.c., nella parte in cui «non prevede che il giudice d'appello debba rimettere la causa al giudice di primo grado, se è mancato il contraddittorio, non essendo stata da questo neppure valutata, in conseguenza di un'erronea dichiarazione di improcedibilità dell'opposizione, la richiesta di chiamata in causa del terzo, proposta dall'opponente in primo grado, con conseguente lesione del diritto di difesa di una delle parti».
Secondo il rimettente la norma processuale violerebbe gli artt. 3, 24, 111 e 117, comma 1, Cost., quest'ultimo in combinato disposto con l'art. 6 CEDU, poiché il principio di tassatività ed eccezionalità delle ipotesi di rimessione disciplinate dagli artt. 353 e 354 c.p.c. precluderebbe al giudice di appello di rimettere la causa al giudice di primo grado, costringendo l'opponente ad agìre in via autonoma contro il garante, senza potersi avvalere, nei confronti di quest'ultimo, del giudicato formatosi sull'azione principale, con grave lesione del diritto di difesa della parte.
Ad avviso del giudice a quo il principio di tassatività e insuscettibilità di applicazione analogica dei casi di rimessione al primo giudice meriterebbe una rimeditazione ad opera del legislatore che tenga conto, per un verso, della mutata natura dell'appello civile, che avrebbe nel tempo progressivamente assunto i caratteri di un giudizio cassatorio anticipato; per altro verso, della disciplina più permissiva prevista per il processo amministrativo, nell'ambito del quale l'art. 105 c.p.a. consentirebbe al Consiglio di Stato, con locuzione generale, di rimettere la causa ai Tribunali Amministrativi Regionali per rimediare a qualsivoglia difetto del contraddittorio e ad ogni lesione del diritto di difesa.
La decisione della Corte costituzionale: la Corte ha dichiarato la questione infondata, ritenendo le deduzioni avanzate dal giudice a quo non coerenti con i princìpi del simultaneus processus e di tassatività delle cause di rimessione al primo giudice, come declinati nel nostro ordinamento dallo stesso giudice costituzionale e dalla Corte di Cassazione.
Sotto il primo aspetto, il fatto che non sia ammessa la regressione processuale diretta a consentire la chiamata in causa del terzo garante non determina, secondo la Corte, alcuna lesione del diritto di difesa, non rilevando a tal fine la circostanza, negativamente rimarcata nell'ordinanza di rimessione, che il convenuto-opponente perderebbe il beneficio della formazione contestuale del giudicato sul rapporto principale e su quello di garanzia, e si vedrebbe costretto ad agìre in via autonoma contro il garante, attraverso l'instaurazione di un diverso e autonomo giudizio.
La pronuncia osserva al riguardo come il beneficio del simultaneus processus non sia assistito nel nostro ordinamento da alcuna garanzia costituzionale, trattandosi di un «mero espediente tecnico» strumentale a garantire, ove possibile, un'economia dei giudizi e a prevenire il conflitto tra giudicati. La sua inattuabilità sul piano concreto, dunque, non lede il diritto di azione e di difesa se la pretesa sostanziale dell'interessato può essere fatta comunque valere in via autonoma. L'impossibilità per il convenuto-opponente di recuperare il processo simultaneo tra la domanda principale e la domanda di garanzia, dunque, non comporta alcuna violazione dell'art. 24 Cost., potendo egli far valere la domanda di garanzia nella competente, anche se distinta, sede giudiziaria, con pienezza di contraddittorio e difesa.
Nemmeno si ravvisano, secondo la Corte, esigenze che imporrebbero di rimeditare il principio di tassatività e di eccezionalità delle cause di rimessione al primo giudice, trattandosi di principio tutt'ora pienamente coerente con la struttura dell'appello civile.
Quest'ultimo, infatti, non è stato trasformato in una «sorta di anticipato ricorso per cassazione» a critica vincolata, contrariamente a quanto prospetta il giudice a quo. Alla struttura dell'appello resta oggi connaturato il profilo rescissorio, del tutto coerente con i princìpi di sostitutività dell'appello e di conversione dei vizi di nullità in motivi di gravame, potendo quindi il giudice di seconda istanza adottare una pronuncia di mero annullamento con rinvio (rescindente) nei soli casi tassativamente previsti dal legislatore (Corte di Cassazione, Sez. Un., sentenze 14 novembre 1972, n. 3368; 12 gennaio 1963, n. 34; 28 luglio 1962, n. 2208).
Neppure si registra la disparità tra modelli processuali che la Corte d'appello di Milano ravvisa prendendo a riferimento l'art. 105 c.p.a. Il giudice rimettente, infatti, eleva erroneamente il processo amministrativo a paradigma del processo civile, invertendo in maniera indebita il rapporto sistematico tra la disciplina del processo civile e quella del processo amministrativo, come stabilito dalla legge 18 giugno 2009, n. 69 («Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile»), e non tiene nemmeno conto della posizione espressa dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, secondo la quale il principio di tassatività delle cause di rimessione risulta, nel processo amministrativo, perfettamente «allineato a quello degli artt. 353 e 354 cod. proc. civ.» e dunque retto dalla tassatività ed eccezionalità delle ipotesi di regressione in primo grado, nonostante la formulazione apparentemente generica dell'art. 105 c.p.a. (Ad. Plen., sentt. nn. 10 e n. 11 del 2018).
Non è ipotizzabile, quindi, alcuna delle violazioni prospettate dal giudice a quo con riguardo ai princìpi del giusto processo di cui agli artt. 111 Cost. e 6 CEDU ed anzi – acquisito che il doppio grado di giurisdizione di merito non è di per sé assistito da copertura costituzionale, né convenzionale – la Corte conclude che proprio i richiamati parametri costituzionali e convenzionali, la cui finalità è assicurare la ragionevole durata del processo, si oppongono, in linea di principio, alla rimessione del giudizio in primo grado, quando questa non sia imposta da esigenze indefettibili.
Ciò accade anche per il caso di rimessione al primo giudice diretta a consentire la chiamata in causa del garante, parte non necessaria del giudizio, la quale provocherebbe un ritardo, «esso pure non necessario», nella definizione della controversia sul rapporto principale.
Tenuto conto dell'ampia discrezionalità di cui il legislatore gode nella conformazione degli istituti processuali, dunque, non è irragionevole, né contraria ai parametri evocati dal rimettente, la scelta legislativa di non includere, tra le ipotesi di regressione processuale, quella della pretermissione dell'istanza del convenuto-opponente di chiamata di un terzo in garanzia. Per la Corte si tratta, infatti, di opzione legislativa coerente con il dettato costituzionale, funzionale a garantire la ragionevole durata del processo sul rapporto principale e inidonea a determinare un'ingiustificata compressione del diritto di difesa del convenuto-opponente, che resta libero di esercitare la domanda di garanzia tramite l'instaurazione di un autonomo giudizio nei confronti del terzo.
Principali precedenti e riferimenti giurisprudenziali: Corte cost., sentt. nn. 271 del 2019; 199 del 2017;121 e 44 del 2016; 1 del 2002.