Source: https://www.iusinitinere.it/il-danno-lungolatente-18124
Timestamp: 2019-08-25 06:48:05+00:00
Document Index: 6167732

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 15', 'art. 434', 'art. 434', 'art. 452', 'art. 434', 'art. 434']

Il danno lungolatente cagionato dall'inalazione di agenti biologici
di Tayla Jolanda Mirò D'Aniello · Pubblicato 24 Febbraio 2019 · Aggiornato 24 Febbraio 2019
Il sistema comunitario da molto tempo attendeva una risposta da parte del legislatore italiano per la previsione e l’introduzione di uno strumento di tutela in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.
La risposta è arrivata nel 2008, con il d.lgs n. 81/2008[1] con il quale il legislatore italiano al fine di adempiere alle direttive europee, nonché in conformità dell’art. 117 della Costituzione, ha provveduto a ridisegnare le norme in materia di sicurezza e salute per i lavoratori.
Il summenzioanto decreto individua le misure generali di tutela che devono essere ottemperate dal dirigente e/o dal responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
L’art. 15[2] del decreto n. 81/2008 elenca chiaramente l’iter procedimentale che i soggetti in posizione apicale devono eseguire, in particolare dovranno effettuare una valutazione dei possibili rischi derivanti dall’attività e stilare un programma di prevenzione atto ad eliminare (o ove non sia possibile) ridurre al minimo i rischi per il lavoratore.
Ad esempio il datore dovrà procedere con la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, evitare o comunque limitare l’utilizzo di sostanze chimiche, fisiche o biologiche che possono risultare nocive per il lavoratore.
Vi sono poi, delle attività che si caratterizzano per un alto grado di pericolosità e per le quale l’individuazione delle misure di prevenzione risulta sicuramente più difficile.
Si pensi ai lavoratori che svolgono attività di ricerca e che sono frequentemente esposti all’inalazione di agenti biologici che possono causare (con probabilità più o meno alte) malattie ai soggetti umani e costituire un rischio per i lavoratori.
Il datore di lavoro che intende esercitare attività che richiedono l’utilizzo di agenti biologici[3], deve adempiere agli obblighi previsti dal decreto n. 81/2008 e specificatamente adottare le misure preventive e protettive e applicare i principi di buona prassi microbiologica, in conformità della situazione lavorativa. Inoltre, laddove sia necessario, si dovrà procedere all’allontanamento temporaneo del lavoratore con la sede lavorativa.
Data l’altra potogenicità che caratterizza detti agenti, presso l’ISPESL è conservato un registro dei casi di malattia e di decesso dei lavoratori causato dall’inalazione di fattori chimici pericolosi.
Giova ricordare che frequentemente accade che danni o malattie causate dal contatto di agenti chimici non si presenti nell’immediatezza, ma si verificano in un momento successivo (si parla a tal proposito di danno lungolatente).
In tal guisa, si riporta come caso esemplificativo la strage di Chernobyl (passata alla storia come la più forte esplosione nuceare), ove benché furono accertate solo tre morti, successivamente i medici chiarirono che vi erano altri soggetti il cui decesso era certamente ricollegabile alle radiazioni dell’esplosione nucleare di Chernobyl,
Riproponendo come esempio di danni lungolatenti la propagazione di radiazioni nocive, la giurisprudenza sempre nel 2008, ha individuato una nuova fattispecie di disastro cd. Innominato ( che ritrova la sua radice normativa nell’art. 434 c.p.)
“Chiunque, fuori dei casi preveduti dagli articoli precedenti, commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni”.
La particolarità di detta fattispecie criminosa è che può sostanziarsi non solo in disastri imminenti ma ben potendo accadere che i suoi effetti siano celati per un primo tempo, emergendo in un momento successivo.
Gli effetti dannosi causati dal disastro innominato incidono negativamente non solo nell’ecosistema, ma possono risultare lesivi anche per il genere umano (come ad esempio la diffusione di fattori inquinanti nell’aria, che inalati per un lasso di tempo più o meno lungo, può causare serie ripercussioni sull’uomo.
In merito all’art. 434 c.p., la dottrina aveva evidenziato la presenza di profili di illegittimità, senonché la giurisprudenza riconoscendone la piena compatibilità, in primis con i principi Costituzionali e in secundis con il “sistema penale” , ha chiarito che il disastro innominato è una species rientrante nella macrocategoria dei disastri ambientali, differenziandosi da quest’ultimo che ha come bene, principalmente tutelato, quello ambientale ( art. 452 c.p.[4]).
Questa distinzione sul piano strutturale è corroborata anche dal dettato codicistico dell’art. 434 c.p., che è posto a tutela non solo del bene ambientale, ma anche ( e soprattutto) della pubblica incolumità.
Inoltre, in un’ottica di anticipazione della tutela, il legislatore punisce anche chi commetta un fatto diretto a cagionare un crollo o un disastro ( art. 434 c.p. c. 1) inteso quale reato di pericolo.
Sicché, alla luce di quanto detto il datore di lavoro dovrà adottare le misure di prevenzione e protezione idonee a salvaguardare la salute dei lavoratori.
[1] http://www.bosettiegatti.eu
[2] Art. 15., Misure generali di tutela, d.lgs n. 81/2008.
[3] Art. 268., Classificazione degli agenti biologici, d. lgs. n. 81/2008.
[4] Articolo 452 c.p.,
', enableHover: false, enableTracking: true, buttons: { linkedin: { description: 'Il danno lungolatente cagionato dall’inalazione di agenti biologici',media: 'https://www.iusinitinere.it/wp/wp-content/uploads/2019/02/chernobyl.jpg' } }, click: function(api, options){ api.simulateClick(); api.openPopup('linkedin'); } }); });
Etichette: ambientecassazionecorte costituzionaledirittodiritto penaleiusinitinerereatosentenzaue
Articolo successivo La fotografia e il diritto d’autore
Articolo precedente Le garanzie tipiche e atipiche indirette: problemi di compatibilità con il divieto di patto commissorio