Source: http://www.cartellopoli.net/2011_11_01_archive.html
Timestamp: 2017-06-29 01:56:53+00:00
Document Index: 16033375

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 6', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 31', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 10', 'e contrario', 'e contrario', 'art. 4', 'art. 64', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 31', 'art. 32']

In data 10 novembre 2011 é pervenuta a questa associazione una segnalazione corredata dalle foto allegate, che fa presente l’ulteriore installazione in piazza Aldo Moro dei seguenti 3 impianti:1) impianto bifacciale di mt. 4 x 3 che sulla cornice in alto al centro porta il nome della ditta “Esotas” ed in alto a sinistra il numero 2037 assegnato all’impianto (vedi foto allegata come “Piazza Aldo Moro. Foto 1.jpg” );2) impianto bifacciale di mt. 3 x 2 che sul montante porta la scritta della ditta “Nuovi Spazi” ed il numero 737 assegnato all’impianto (vedi foto allegata come “Piazza Aldo Moro. Foto 2.jpg”), di cui la segnalazione allega anche la foto “Piazza Aldo Moro. Foto 4.jpg” a dimostrazione del cemento ancora fresco che attesta la recente installazione;3) impianto bifacciale di mt. 3 x 2 che sul montante porta la scritta della ditta “Nuovi Spazi” ed il numero 537 assegnato all’impianto (vedi foto allegata e come “Piazza Aldo Moro. Foto 3.jpg” ).
Si fa presente che con il sottostante messaggio di posta elettronica trasmesso il 27 giugno 2011 questa associazione aveva segnalato i presunti vizi di legittimità di una serie di impianti pubblicitari installati pericolosamente sullo spartitraffico centrale di viale delle Scienze che precede piazza Aldo Moro: con successivo messaggio di posta elettronica trasmesso alle ore 18,42 del 16 luglio 2011 (anch’esso sotto riportato per opportuna conoscenza) questa associazione ha poi segnalato l’installazione a pochi giorni di distanza di un altro cartellone sempre sullo stesso spartitraffico centrale che recava all’epoca in alto a destra il nome della ditta “NEVADA” ed una targhetta con il numero di codice identificativo 0066/BG808/P. Entrambe le suddette segnalazioni di VAS mettevano in particolare risalto la pericolosità di tutti i suddetti impianti ai fini della sicurezza stradale, che é stata riconosciuta anche e soprattutto dalla nota prot. n.3996 del 28 luglio 2011 (che si rimette in allegato per opportuna conoscenza) con cui il Direttore Generale per la Sicurezza Stradale del Ministero dei Trasporti, Divisione IV, Dott. Ing. Sergio Dondolini, ha dato seguito ad entrambe le segnalazioni per far presente al Dipartimento Mobilità e Trasporti del Comune di Roma che “dal rilievo fotografico delle email pervenute alla scrivente Direzione Generale emerge la concreta possibilità che le installazioni documentate siano in contrasto con le disposizioni del Nuovo Codice della Strada” e per richiedere conseguentemente “al Comune di Roma di verificare le segnalazioni pervenute ed a mettere in atto tutte le azioni utili al ripristino delle necessarie condizioni per la sicurezza della circolazione stradale, relazionando alla scrivente Direzione Generale circa i provvedimenti adottati per ciascuna delle segnalazioni pervenute”.
Con messaggio di posta elettronica trasmesso alle ore 15,46 del 16 settembre 2011 (sempre sotto riportato per opportuna conoscenza) questa associazione ha replicato che lo stato “attivo” di un impianto non è indice della sua piena regolarità ed ha ricordato la Circolare prot. n. 53259 del 16 giugno 2009 che obbliga ogni Gruppo di Polizia Municipale a sanzionare gli impianti in contrasto con il Codice della Strada, anche se riportanti il numero identificativo. L’URP 3° Gruppo di Polizia Municipale ha risposto con messaggio di posta elettronica trasmesso alle ore 13,17 del 28 settembre 2011 comunicando che “in esito a quanto ulteriormente richiesto, … questa U.O. ha provveduto ad inoltrare al Dipartimento VIII V Unità Organizzativa Servizio Affissioni e Pubblicità, riscontro di quanto emerso dai sopralluoghi effettuati, al fine di avere indicazioni certe sulla applicazione delle norme, a seguito della nuova sistemazione e riduzione dello spartitraffico di viale delle Scienze. Daremo riscontro alla vostra richiesta non appena riceveremo notizie dal Dipartimento. U.O. III GRUPPO POLIZIA ROMA CAPITALE”.
Come si può ben vedere, nell’attesa di accertamenti definitivi riguardo alla regolarità degli impianti segnalati in precedenza, sono aumentati gli impianti installati in viale delle Scienze ed in piazza Aldo Moro.Nel frattempo, il 2 novembre 2011 è avvenuto un incidente che ha interessato un impianto pubblicitario installato su via Tuscolana (vedi foto sottostante) che era stato sanzionato fin dal precedente mese di febbraio dal Corpo di Polizia Municipale, ma che non era stato rimosso a distanza ormai di 8 mesi: l’incidente ha provocato la morte di due persone, determinando il sequestro penale dell’impianto pubblicitario per omicidio colposo. Per un opportuno confronto si riportano di seguito le foto di alcuni degli impianti pubblicitari installati in questo frattempo in viale delle Scienze ed in piazza Aldo Moro. Come si può ben vedere, presentano più o meno tutti lo stesso identico grado di pericolosità dell’impianto pubblicitario collocato in via Tuscolana. A tal ultimo riguardo si fa presente che nel 2004 il titolare di un’impresa commerciale ha collocato dei cartelli pubblicitari in prossimità di un incrocio su una strada regionale del Piemonte, coprendo involontariamente il segnale di Stop: un automobilista che percorreva quella strada con obbligo di dare la precedenza non ha rallentato all’incrocio ed é andato a scontrarsi con un’altra macchina morendo sul colpo. I suoi familiari hanno fatto causa e chiesto un indennizzo perché il segnale di Stop era “invisibile” in quanto oscurato da cartelloni pubblicitari installati davanti: dopo anni di battaglie legali, con sentenza n. 31326 dell’agosto del 2011 la Corte di Cassazione ha dato ragione ai familiari, per cui il tribunale competente dovrà ora riconsiderare il caso, perché le pubblicità “coprivano” lo Stop (fra l’altro, al momento del sinistro mortale, era già scaduta la concessione comunale per installare quei cartelli pubblicitari). Stando alla Corte di Cassazione, gli stessi titolari di quegli impianti pubblicitari possono essere considerati responsabili del reato di omicidio colposo, e obbligati a rimborsare i familiari della vittima.
In data 2 novembre 2011 é pervenuta a questa associazione una segnalazione corredata dalle foto allegate, che fa presente un impianto bifacciale di mt. 1 x 0,70 del tipo palina con orologio (vedi foto allegata come “palazzo_esposizioni.jpg”) installato in via Nazionale davanti al Palazzo delle Esposizioni (vedi planimetria allegata come “palazzo_esposizioni_pos.jpg”). Continua a leggere...»
http://www.liberoquotidiano.it/news/879388/Roma-assestamento-Udc-presenta-2000-emendamenti-2.html *Continuano a rubare i nostri soldi. Per nascondere le malefatte delle affissioni a Roma (a proposito, tutto bene il sequestro? Sistemato tutto?) ecco l'ulteriore iniezione di denaro freschissimo per l'ennesima tornata di ridicole e vergognose rimozioni di facciata. Altro mezzo milione di euro dall'assestamento di bilancio: se facciamo la somma di tutti i denari spesi negli ultimi due anni, non si sa a quanti milioni si arriva. Con l'unico risultato di vedere la città ogni giorno più ricoperta di impianti. Per fortuna che c'è chi sta preparando un esposto alla Corte dei Conti. Vedrete, vedrete...
belfronte,
In riscontro a quanto segnalato si riferisce che l'impianto pubblicitario è stato contravvenzionato, anche se l'ubicazione esatta è via Corridoni/via Finzi.Distinti saluti
Tale provvedimento non si applica alle istanze per esposizione pubblicitaria su ponteggi e su recinzioni di cantiere” (eccezione quest’ultima che è stata fatta salva dal Comune anche per assicurarsi la pubblicità sul decoro della città promossa dall’Assessore all’Ambiente Marco Visconti) .Nel merito del provvedimento preso dal Sindaco occorre entrare dopo che si è spiegato come e perché Gianni Alemanno è arrivato a prendere questa decisione.Nella mattinata di mercoledì del 23 novembre scorso sono continuate a piazza Barberini le rimozioni degli impianti pubblicitari abusivi che erano iniziate il giorno prima a piazza Meucci, stavolta alla presenza dello stesso Sindaco, dell’Assessore Davide Bordoni e del Vicecomandante Antonio Di Maggio: ha presenziato alle operazioni di rimozione anche un membro del Comitato Promotore della delibera di iniziativa popolare, avvertito non si sa da chi, che è riuscito ad avere una animata discussione soprattutto con il Sindaco e l’Assessore, filmata interamente e poi riportata su www.youreporter.it e ripresa anche da www.roma.corriere.it.Se ne riportano di seguito i passi più significativi, con le dovute considerazioni esplicative per alcuni di essi. Il Sindaco ha detto che “il problema è quello di sconfiggere o chi lavora sull’abusivismo totale oppure sposta, magari capito, c’ha l’autorizzazione in un giardino e la mette su quell’altro”.Il Sindaco ignora che nei giardini e comunque nelle aree attrezzate a verde date in consegna al Servizio Giardini il vigente Regolamento approvato con delibera n. 37/2009 prescrive il divieto di collocare impianti pubblicitari. Il membro del Comitato Promotore gli ha obiettato che “la città è piena di nuove installazioni” per cui “se non fermate le nuove installazioni congelando la situazione, allora serve un provvedimento, serve un provvedimento. Se non si congela la situazione, con la scusa delle ricollocazioni o delle movimentazioni loro continueranno a farlo ovunque, ovunque, anche alla luce del sole. Se non si fa un provvedimento per fermare queste ricollocazioni, queste rimozioni, da un lato benedette, saranno inutili perché domani …”. Il vigente Regolamento (artt. 33 e 33 Bis) consente il rilascio di autorizzazioni per la installazione di nuovi impianti pubblicitari esclusivamente su suolo privato, per cui non c’è da “congelare” un bel nulla riguardo alla installazione di nuovi impianti su suolo pubblico, cioè lungo le strade pubbliche e le pubbliche piazze, perché già vietata dalla normativa in vigore.Va invece messo in grande evidenza che il Comune consente di fatto l’installazione di tutti quei nuovi impianti pubblicitari che vengono installati del tutto abusivamente sul suolo pubblico del Comune di Roma, cioè sulle strade di cui lui è l’Ente proprietario, ed autodenunciati dalle ditte pubblicitarie che ne fanno oggetto di “autocertificazione” ai sensi del D.P.R. n. 445/2000, pagando una indennità pari al Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP) ed ottenendo di essere “registrati” nella Nuova Banca Dati con tanto di assegnazione di un numero di codice identificativo. Il vigente Regolamento consente però al comma 1 Bis dell’art. 6 il rilascio di autorizzazioni per “l’esposizione pubblicitaria su manufatti costituenti elementi di arredo urbano, funzionali a servizi di mobilità alternativa, collocati nell’ambito della Città Storica, come definita in sede di pianificazione del territorio”: si fa presente per inciso che la suddetta disposizione è stata sfruttata dalla Giunta Comunale per autorizzare addirittura in tutta la città 1.500 mq. di esposizione pubblicitaria (non previsti dal PRIP) a chi si aggiudicherà il bando di gara per la gestione del Bike Sharing in tutta Roma.Le “ricollocazioni” sono invece previste come “norme transitorie” dal 4° comma dell’art. 34 del vigente Regolamento ai sensi del quale “ove gli impianti pubblicitari autorizzati in applicazione del procedimento per il riordino degli stessi risultino in contrasto con norme legislative ovvero con il presente regolamento …., il soggetto autorizzato provvede, entro e non oltre 120 giorni dalla comunicazione dei relativi provvedimenti, … alla rimozione del medesimo. Entro tre mesi da tale rimozione, il competente Ufficio comunale, sulla base del presente regolamento…, su istanza del medesimo soggetto, assume ogni conseguente determinazione per autorizzare l’eventuale trasferimento in altra collocazione dell’impianto rimosso”.Ma le “ricollocazioni” di qualsiasi impianto pubblicitario (e non solo quindi di quelli inseriti nel cosiddetto procedimento di riordino) erano state disciplinate prima ancora della approvazione della delibera n. 37/2009 dalla attuale Giunta Comunale che il 3 dicembre 2008 con delibera n. 395 ha approvato le procedure per gli spostamenti degli impianti pubblicitari e la relativa modulistica, poi disciplinata dal dott. Francesco Paciello con Determinazione Dirigenziale n. 3312 del 23 dicembre 2008. Ne deriva che, come riportato sullo stesso sito internet del Comune, “fino all'adozione dei Piani di Localizzazione, possono essere consentite ricollocazioni di impianti, in caso di installazioni in contrasto con le norme inderogabili del Codice della Strada oppure per mutato stato dei luoghi, per intervenuto diniego dell'Ente tutore del vincolo o per perdita di possesso dell'area privata”.Va però messo in evidenza che la stessa home page del sito del Comune riguarda gli “spostamenti” di impianti pubblicitari: ne deriva una certa confusione tra il termine “ricollocazione” che è opportuno riferire quindi soltanto al 4° comma dell’art. 34 del vigente Regolamento ed il termine “spostamento” che riguarda esclusivamente le procedure o “movimentazioni” che dir si voglia (per usare lo stesso linguaggio con cui si è espresso il membro del Comitato Promotore) approvate dalla Giunta Comunale con la delibera n. 395/2008. .Proseguendo con il racconto di quanto è successo a piazza Barberini lo scorso 23 novembre, al Sindaco che ha chiesto al Vicecomandante Di Maggio come possono essere autorizzate queste “ricollocazioni”, ha risposto invece l’Assessore Bordoni spiegando che “queste ricollocazioni vengono fatte se un impianto autorizzato, per spostarlo, se in contrasto con il Codice della Strada però è autorizzato viene ricollocato in un posto dove non è in contrasto con il Codice della Strada. La ricollocazione è prevista solo in questo modo e lo deve fare la ditta a sue spese, quando l’amministrazione manda un fax da regolamento entro 48 ore lo deve fare”.L’On. Davide Bordoni ha evidentemente dimenticato del tutto la delibera n. 395 che a dicembre del 2008 ha votato anche lui e con una ignoranza (nel senso non offensivo di chi non sa) che è comunque del tutto inammissibile per la carica che ricopre fa una gran confusione con la procedura che viene utilizzata invece per la rimozione degli impianti pubblicitari abusivi, che dimostra per di più di non conoscere nemmeno bene.In un'intervista pubblicata sulla cronaca di Roma del quotidiano "La Repubblica" del 14 maggio 2010 l'Assessore ha dichiarato che “in caso di impianti illegali … facciamo togliere il cartellone entro 48 ore, altrimenti decade il titolo”: l’On. Davide Bordoni è rimasto evidentemente ad un anno e mezzo fa, ignorando che in caso di impianto pubblicitario accertato come abusivo e quindi comunque da rimuovere (e non certo da “ricollocare”) va trasmessa alla ditta pubblicitaria che ne è titolare una diffida con cui ai sensi del 5° comma dell’art. 31 del vigente Regolamento “il trasgressore è invitato a rimuovere l’impianto abusivo o difforme entro dieci giorni dalla notificazione” e non due (48 ore) come più volte sostenuto dall’Assessore, per cui “decorso inutilmente tale termine …, con determinazione dirigenziale viene disposta la eventuale rimozione forzata d’Ufficio, a spese del trasgressore”.Con nota prot. n. 28 del 10 giugno 2010, trasmessa per conoscenza anche al Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma Dott.ssa Ilaria Calò, ho fatto presente a nome di VAS il vizio di legittimità di quel procedimento, perché “la lettera-diffida va trasmessa sempre e comunque con invito alla rimozione entro 10 giorni, per cui l’invito alla rimozione entro 2 giorni con la contestuale acquisizione di un ‘titolo’ alla ricollocazione non appare ‘legittimato’ da nessuna norma”: dopo di allora il dott. Francesco Paciello è arrivato a firmare delle lettere-diffida in cui assegna 10 giorni alla ditta responsabile dell’impianto abusivo per “procedere alla rimozione spontanea dello stesso, in mancanza del quale si procederà in esecuzione forzata” ed “anticipa che in caso di rimozione forzata il numero identificativo sopra riportato verrà dichiarato decaduto ai sensi dell’art. 7 comma 3 del Regolamento di Pubblicità” che riguarda per l’appunto le cause di decadenza di diritto dall’autorizzazione, nonché inoltre che “si applicherà l’art. 31 comma 14 del Regolamento di Pubblicità, il quale prevede la decadenza in percentuale anche per gli altri impianti pubblicitari”. Ogni lettera-diffida precisa anche che “solo per gli impianti rimossi spontaneamente entro il termine suddetto, l’Amministrazione potrà valutare eventuali richieste di ricollocazione, a valere come osservazioni in applicazione dell’art. 10 Bis della legge n. 241/1990, sospendendo temporaneamente i numeri identificativi ”: come si può ben vedere, non si parla più né di 48 ore né di diritto ad una “ricollocazione” anche in caso di rimozione spontanea.Se invece si tratta di impianti abusivi che fanno parte del riordino e che possono essere “ricollocati”, allora la loro rimozione spontanea da parte della ditta può essere eseguita entro 4 mesi dalla comunicazione del Servizio Affissioni.. Riprendendo il racconto di quanto è successo a piazza Barberini lo scorso 23 novembre, il membro del Comitato Promotore ha obiettato all’Assessore Bordoni che “con questo meccanismo le ditte, diciamo le peggiori, ne approfittano per fare nuove installazioni che poi a posteriori dovrebbero essere controllate…. Sentite, non perché siamo i più bravi, ma sono mesi che ci lavoriamo…”.È stato interrotto dal Sindaco che gli ha detto: “Mi faccia capire. Lei dice che ci sono delle nuove autorizzazioni, cioè loro hanno dei fogli di carta di tipo autorizzatorio ..”. Non si può non rilevare come il Sindaco, soprattutto per il quale vale la regola che la legge non ammette ignoranza, specie da parte di un amministratore pubblico, si metta a chiedere come funzioni esattamente la normativa che lui stesso si è dato con la delibera di Giunta n. 395/2008 ad un cittadino che a sua volta la ignora, ma che ciò nonostante dà per buona la conoscenza parziale che ha della normativa vigente in materia.Il membro del Comitato Promotore gli ha infatti risposto che “questo è quello che ci dicono i cittadini che sono riusciti a far intervenire la polizia quando c’erano queste ricollocazioni. Più in generale, siccome ci sono queste ricollocazioni, quindi alcuni nuovi impianti … se un impianto è in violazione però è autorizzato, alla ditta si chiede mettilo in un posto dove non viola il Codice della Strada”.Al Vicecomandante Di Maggio che ha fatto presente che “questo è normale” il membro del Comitato Promotore ha proseguito nel seguente modo: “Questo però significa che se io vedo che stanno istallando un impianto non lo so se quell’impianto è frutto.. cioè se quella movimentazione è perché è una ricollocazione o ne stanno approfittando per metterne uno nuovo. Secondo noi, visto che c’è il piano in approvazione e … fermare e congelare la situazione .. in modo che se si assiste ad una movimentazione su strada, quella è illegale, sicuro, e non può essere una ricollocazione, non c’è niente da controllare …. Congelare la situazione e lavorare sul piano. ”. Il Sindaco ha ipotizzato una “moratoria del regolamento” e si è rivolto all’Assessore Bordoni chiedendogli se “potrebbe essere una soluzione “.L’Assessore Bordoni ha obiettato che “si può fare, però se noi abbiamo un cartello in contrasto con il Codice della Strada, rimane in contrasto”.Il membro del Comitato Promotore gli ha fatto presente che “però quello si può togliere e non verrà rimesso”. La discussione in piazza Barberini si è conclusa con la seguente dichiarazione del Sindaco: “La proposta è buona. Se è possibile fare un'ordinanza di pubblica sicurezza per una moratoria sulla ricollocazione dei cartelloni fino all'approvazione del piano regolatore, la faremo sicuramente”.Tenendo conto anche di tutte le considerazioni esplicative sopra riportate, veniamo ora ad esaminare il merito del provvedimento del Sindaco, da cui emerge purtroppo un rovescio della medaglia che mette in luce più di un aspetto negativo.Come già sopra rilevato, il “sospendere il rilascio di autorizzazioni di nuovi impianti pubblicitari” comporta la moratoria solo per i nuovi impianti pubblicitari che si volessero installare su suolo privato o comunque su beni non di proprietà comunale e che costituiscono una percentuale infinitesimale del fenomeno di cartellopoli visibile invece lungo le strade pubbliche ed ai bordi delle pubbliche piazze, dove invece la moratoria non frenerà di certo la installazione abusiva di impianti pubblicitari che poi si regolarizzano con l’autodenuncia ed il pagamento della indennità pari al CIP in cambio della assegnazione anche di un numero di codice identificativo, che le ditte equiparano ad un “titolo” di tipo autorizzatorio.La moratoria blocca invece il Bike Sharing, perché si avvale della possibilità di rilasciare nuove autorizzazioni per l’esposizione pubblicitaria su manufatti costituenti elementi di arredo urbano, funzionali a servizi di mobilità alternativa, collocati nell’ambito della Città Storica.Sempre come già sopra rilevato, il “sospendere il rilascio di ogni autorizzazione relativa alla ricollocazione degli impianti pubblicitari” comporta il blocco totale delle richieste di ricollocazione degli impianti che fanno parte della procedura del riordino e che sono stati regolarmente autorizzati prima e risultati solo dopo in contrasto con il Codice della Strada, per i quali le ditte pubblicitarie che ne sono titolari accamperanno il pieno diritto di far rimanere installati i loro impianti là dove si trovano ora, anche se mettono a rischio la sicurezza della circolazione stradale. Sempre come già sopra rilevato, il “sospendere il rilascio di ogni autorizzazione relativa allo spostamento” comporta il blocco totale anche e soprattutto delle procedure semplificate relative a qualunque tipo di impianto (riordino compreso), consentite dalla delibera di Giunta n. 395/2008 con cui impianti pubblicitari regolarmente autorizzati magari prima dell’entrata in vigore del Codice della Strada si trovano in contrasto ora con le disposizioni dettate proprio dal Codice della Strada e dal suo Regolamento di attuazione, se non anche dal vigente Regolamento comunale, e non possono essere spostati per causa dell’Ordinanza del Sindaco in aree conformi a tutta la normativa vigente in materia, costringendoli a rimanere installati soprattutto in posizioni di alto pericolo per la sicurezza stradale: mi riferisco, per rendere meglio il concetto, al mio dossier relativo ai 60 impianti pubblicitari installati su uno spartitraffico centrale di molte vie che presenta la stessa larghezza di quello in via Tuscolana, su cui era installato l’impianto che ha provocato la morte di due persone.Per rendere ancora meglio il concetto, mi riferisco anche ai 56 cartelloni collocati sullo spartitraffico centrale di via Tiburtina compreso tra il Portonaccio e via dei Monti Tiburtini (nel territorio del V Municipio) che sono stati fatti addirittura oggetto di una interrogazione urgente da parte del cons. Antonino Torre (della Lista Civica per Alemanno) a cui sono stati fatti pervenire da Cittadinanzattiva, alias proprio dal Comitato Promotore che non si è reso conto (in perfetta buona fede) del lato negativo che avrebbe comportato il congelamento poi proposto ed accettato dal Sindaco. Il membro del Comitato Promotore che alla obiezione di Bordoni ha fatto presente che un eventuale impianto installato in contrasto con il Codice della Strada “però si può togliere e non verrà rimesso”, nella evidente convinzione di stare a parlare esclusivamente di impianti abusivi comunque da rimuovere, non si è reso conto che non sarà affatto così, specie per tutti quei cartelloni regolarmente autorizzati prima e risultati solo dopo in contrasto con il Codice della Strada, ma anche per tutti quelli per i quali bene o male le ditte accamperanno dei “diritti acquisiti” per il solo fatto di aver pagato il CIP o una indennità pari ad esso e di essere regolarmente registrati nella Nuova Banca Dati.Ammesso e non concesso che si forzino le procedure, superando le opposizioni delle ditte pubblicitarie, e si riesca a far considerare “legittimate” le rimozioni soprattutto degli impianti che mettono a rischio la sicurezza della circolazione stradale e vengono considerati “abusivi”, ma si calcola che i tempi di rimozione saranno mediamente superiori agli 8 mesi che non sono bastati per togliere dallo spartitraffico centrale di via Tuscolana l’impianto che ha provocato la morte di due persone, c’ è ora l’alto rischio di nuovi incidenti mortali anche per causa dell’Ordinanza del Sindaco: facciamo i dovuti scongiuri.Il Sindaco ha disposto che l’Ordinanza sia valida fino al 31 gennaio del 2012, presupponendo che entro i prossimi due mesi il PRIP venga approvato dal Consiglio Comunale: a parte la forzatura dei tempi che si vorrebbe imporre per l’approvazione di un Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari che per l’importanza che riveste dovrebbe impegnare il Consiglio Comunale in un dibattito quanto meno più lungo di quello che ha comportato l’approvazione del regolamento di disciplina del servizio dei taxi, sarebbe opportuno che il Sindaco – nel rispetto proprio delle premesse del suo stesso provvedimento laddove si afferma che “l’installazione dei suddetti impianti pubblicitari, in particolare sulle vie consolari, in prossimità di carreggiate o su spartitraffico, può comportare rischi per la sicurezza stradale, ove violate le prescrizioni inderogabili del codice della strada” e che “il presente provvedimento è dettato dalla opportunità di intraprendere ogni azione utile a concorrere nel garantire la sicurezza stradale ” - modifichi ed intergi l’Ordinanza che ha emesso, consentendo almeno lo spostamento di tutti quegli impianti che risultino collocati in posizioni di alto pericolo per la sicurezza della circolazione stradale, ma non possono essere soltanto rimossi perché non assimilabili del tutto ad impianti di natura abusiva.Sarebbe una buona occasione per obbligare chi del Servizio Affissioni o della S.p.A. “Aequa Roma” è incaricato di svolgere questo compito a fare finalmente una verifica della conformità delle asseverazioni allegate alle richieste di spostamenti, che vengono troppo spesso effettuati in posizioni altrettanto in contrasto con il Codice della Strada di cui a nome di VAS ho dovuto fare diverse segnalazioni, lamentando proprio l’apparente mancato controllo sia prima (entro i 30 giorni dalla data della presentazione della istanza) sia dopo (ad avvenuta installazione di cui è stata data semplice “comunicazione” al Servizio Affissioni, registrata passivamente come tale nella Nuova Banca Dati). Dott. Arch. Rodolfo Bosi Ordinanza Alemanno 263-2011.pdf 7
"Ancora un occasione persa dal Pdl e dal sindaco. Per questo io, a differenza dei consiglieri del PDL, non ho motivi per rallegrarmi circa l’approvazione dell’ordine del giorno e rifletto invece, con tristezza e rabbia, per l’allergia alle regole che domina in Assemblea Capitolina e continua a produrre danni per la città", conclude. *Peccato che ci siano stati dei componenti del movimento anti-cartellonaro che invece, come fa la Azuni, di denunziare patetiche foglie di fico, abbiano contribuito a scriverle. Facendolo a nome di 10mila romani: anche voi!
Specie in questi ultimi giorni sia il Sindaco Gianni Alemanno che l’Assessore alle Attività Produttive Davide Bordoni vanno ripetendo alla stampa che la “cura” di tutti i mali sta nel PRIP che conterrebbe a loro dire la soluzione immediata da dare all’intero settore dell’impiantistica romana.È opportuno allora che sfatiamo questa leggenda metropolitana che sta durando dall’ottobre del 2010, entrando nel merito di questa “cura”, passando cioè dallo slogan politico-elettorale ai contenuti concreti di questo fantomatico piano che si vuol far passare come il salvatore della patria: ripercorriamone le tappe, anche per capire come si sia arrivati alla sua ultima pericolosa versione con l’ordine del giorno approvato dal Consiglio Comunale il 24 novembre scorso. IL PIANO REGOLATORE DEGLI IMPIANTI PUBBLICITARI (PRIP) ADOTTATO DALLA GIUNTA – L’eventuale approvazione del PRIP così come adottato dalla Giunta lo scorso 2 febbraio non servirebbe proprio a nulla, perché non farebbe scattare nessuna norma di attuazione: il suo schema normativo non dispone nulla riguardo allo stato dell’impiantistica esistente che rimarrebbe quindi così com’è quanto meno per chissà quanto tempo, comunque fino a che non verranno approvati i Piani di Localizzazione.OSSERVAZIONI PRESENTATE AL PRIP DA ASSOCIAZIONI E COMITATI – Con nota di accompagno dell’11 aprile scorso ho trasmesso a nome di VAS le osservazioni al PRIP che hanno sostanzialmente riguardato i molti errori materiali contenuti nelle tavole di zonizzazione e lo schema normativo. In sede di applicazione pratica, vale a dire nelle 14 tavole di zonizzazione e tipi stradali, il PRIP si comporta spesso in modo del tutto difforme da quanto correttamente teorizzato nella Relazione illustrativa e ribadito nello schema normativo, perché prevede ugualmente l’installazione di impianti pubblicitari dove è prescritto invece il divieto assoluto di affissione: lo si è dimostrato attraverso tutta la marea di casi riscontrati nelle varie tavole, di cui si è chiesta la correzione d’ufficio.È stato proposto di trasformare lo schema normativo in Norme Tecniche di Attuazione che prevedono delle disposizioni riguardanti sia lo stato dell’impiantistica esistente che la situazione futura a regime. Riguardo al rapporto con lo stato dell’impiantistica esistente è stato proposto di rimuovere a cura e spese delle ditte titolari i circa 30.000 impianti della procedura di riordino che hanno le concessioni/autorizzazioni definitivamente scadute dal 31 dicembre del 2009.Per i cartelloni installati invece in zone soggette a vincoli paesaggistici, archeologici e storico-monumentali è stata proposta la rimozione di tutti quelli che risultino collocati in zona A, dove il PRIP stabilisce per l’appunto il divieto tassativo di affissione. Riguardo alle modalità di gestione degli impianti pubblicitari una volta a regime è stato proposto che a seguito della approvazione dei Piani di Localizzazione, che dovrà stabilire il numero, la posizione esatta e le dimensioni anche di ogni impianto di proprietà privata da installare su suolo sia pubblico che privato, il Comune provvede al rilascio delle autorizzazioni per gli impianti stabiliti dal Piano di Localizzazione approvato, previa gara pubblica per ognuno dei lotti territoriali in cui verrà suddivisa la città: come condizione ineludibile del primo bando di gara va posta la automatica decadenza delle autorizzazioni di tutti gli impianti esistenti, che risultino ancora installati sul territorio, di proprietà delle ditte che non avranno vinto il bando di gara, con la perdita immediata del conseguente “diritto acquisito” e l’obbligo di rimozione di tali impianti a loro cura e spese. In caso di inerzia, il Comune provvede alla rimozione forzata con la collaborazione della ditta che ha vinto il bando. La ditta singola o associata che si aggiudica ogni specifica gara ha diritto ad installare esclusivamente il numero fisso degli impianti che sono stati individuati nel Piano di Localizzazione e che vengono autorizzati per una durata pari a cinque anni, rinnovabili per una sola volta per altri cinque anni, senza obbligo di disdetta da parte del Comune o di altra formalità alla scadenza del secondo quinquennio, trascorsi i quali il Comune provvede ad indire un nuovo bando per la gestione dello stesso identico numero di impianti.In modo pressoché analogo è stato proposto di procedere per la gestione degli impianti di proprietà comunale che vengono dati in locazione quinquennale, rinnovabile per una sola volta.È stato proposto anche di estendere la normativa per il centro storico alla città storica così come individuata dal vigente P.R.G. di Roma. Il Comitato Promotore ha sostanzialmente recepito le stesse osservazioni di VAS, ma se ne è voluto discostare proponendo una “cura” che nell’immediato non farebbe scattare delle Norme Tecniche di Attuazione generali, perché è stato chiesto di inserire “delle Norme Transitorie di Salvaguardia che regolino il passaggio dall’attuale situazione, alquanto caotica, a quella prospettata dal PRIP stesso con modalità e tempistica precise e stringenti”.PARERI SUL PRIP ESPRESSI DAI CONSIGLI MUNICIPALI - Per ragioni di opportunismo politico, con l’inaccettabile motivazione che il PRIP non sia comunque emendabile, i Presidenti dei Municipi di centro-sinistrata hanno rinunciato ad utilizzare lo strumento del “parere” per proporre invece quelle dovute modifiche ed integrazioni che contribuissero a far diventare il PRIP un vero piano che “regoli” la materia ed hanno rimandato così l’occasione storica di tentare almeno di mettere in ordine subito ed in modo definitivo l’intero settore delle affissioni pubblicitarie a Roma.Così i Consigli dei Municipi I, IV, VI, VII, X e XI hanno espresso parere contrario, mentre i Consigli dei Municipi III, XV, XVI e XVII hanno espresso parere contrario con però richieste e/o osservazioni. I Consigli dei Municipi V, VIII, IX, XII, XVIII e XX non hanno espresso alcun parere.Hanno invece espresso parere positivo i Consigli dei rimanenti Municipi di centro-destra II, XIII e XIX con una serie di richieste e/o osservazioni. Il Consiglio del Municipio di Roma XIII (Ostia), che ha avuto a suo tempo come Presidente l’attuale Assessore alle Attività Produttive On. Davide Bordoni, ha proposto deroghe ulteriori al Codice della Strada, che abbiamo riportato testualmente nel mio primo post di oggi, a cui si rimanda. Il Consiglio del Municipio II ha recepito integralmente le proposte fatte dal sottoscritto a nome di VAS di trasformare lo schema normativo in Norme Tecniche di Attuazione. CONTRODEDUZIONI APPROVATE DALLA GIUNTA CAPITOLINA – Lo scorso 22 giugno la Giunta ha approvato le sue controdeduzioni soltanto ai pareri espressi dai Consigli dei 19 Municipi e non anche alle osservazioni presentate da VAS e dal Comitato Promotore: in tal modo sono stati volutamente ignorati la marea di errori materiali, che andranno comunque corretti d’ufficio prima o poi.La Giunta ha accolto il parere espresso dal Consiglio del XIII Municipio, riformulando il 5° comma dell’art. 4 del vigente Regolamento che riguarda le deroghe consentite al Codice della Strada e che vengono sostituite con lo stesso testo integrale proposto dal XIII Municipio. Non ha invece accolto la quasi totalità delle proposte contenute nel parere espresso dal Consiglio del II Municipio, dal momento che le pochissime accolte sono in pratica solo quelle di carattere meramente formale e non sostanziale, di cui non mi sento certo orgoglioso e che non meritano comunque di essere nemmeno citate.Ha anzi riformulato il punto 5.6 dello schema normativo, che riguarda l’efficacia dei Piani di Localizzazione, di cui si riporta di seguito quanto ha disposto testualmente:.l’inserimento nella Nuova Banca Dati degli impianti di tipo “R” ed “SPQR” (si tratta rispettivamente dei Modelli R per la indicazione degli impianti di proprietà privata assistiti da titolo autorizzatorio, per i quali si chiedeva il rinnovo, e dei Modelli SPQR per la indicazione degli impianti di proprietà comunale concessi in locazione, anche per i quali si chiedeva il rinnovo), nonché di quelli risultanti dagli accorpamenti dei predetti, determina la chiusura del procedimento di riordino ad essi relativo, a condizione che alla data dell’1.1.2012 risulti regolare la relativa posizione contabile a far data dal 1991. L’efficacia nel tempo della posizione amministrativa è regolata dalla deliberazione Commissario Straordinario con i poteri della Giunta Comunale n. 38/08 (che fa riferimento ai soli impianti già esistenti su strade divenute di competenza comunale e già autorizzati dal precedente ente proprietario della strada) e dell’art. 64 del D.Lgs. n. 446 del 15.12.1997 (che consente il rinnovo delle autorizzazioni alla installazione di mezzi pubblicitari e delle concessioni di spazi ed aree pubbliche, rilasciate anteriormente alla data dalla quale hanno effetto i regolamenti).
Le schede “E”, relative alla procedura del riordino, non inserite nella Nuova Banca Dati, sono valutate con i medesimi criteri di cui al comma precedente, salvo quanto disposto dall’art. 33 bis lett. d) della Deliberazione C.C. n. 37/09 (secondo cui sono escluse da nuove installazioni pubblicitarie le strade private non ancora trasferite in proprietà all’Amministrazione Comunale che risultano essere di uso pubblico). Fino all’adozione dei Piani di Localizzazione in attuazione delle Deliberazioni C.C. 193/04 (con cui il Comune ha deciso di avvalersi della facoltà di deroga al Codice della Strada, consentendo la permanenza degli impianti pubblicitari in fase di rinnovo, anche in zona vincolata) e della Deliberazione Commissario Straordinario con i poteri del Consiglio Comunale n. 45/08 (di reiterazione delle deroghe al Codice della Strada e della verifica dei vincoli, consentendo unicamente per gli impianti autorizzati e con i titoli in fase di rinnovo la permanenza sul territorio fino alla redazione del PRIP e dei Piani di Localizzazione), le disposizioni del presente Piano non si applicano agli impianti di cui al comma 1 ed a quelli di cui agli artt. 33 (impianti su area pubblica ed impianti di proprietà comunale) e 34 comma 3 bis (paline di mt. 1 x 1) Deliberazione C.C. n. 37/09 già inseriti nella Nuova Banca Dati alla data dell’adozione del presente Piano. Gli impianti di cui ai commi 1 e 4 costituiscono parte integrante dei Piani di Localizzazione e si adeguano alle prescrizioni del presente Piano relativamente alla tipologia e al formato”.
Come si può ben vedere, la Giunta ha fatto un bel salto di qualità dall’adozione di un PRIP che era senza immediate norme di attuazione e che ora invece sono state introdotte in sede di controdeduzioni anche se limitatamente ai circa 35.000 impianti pubblicitari facenti parte del riordino, in maniera comunque opposta a quella che avevo richiesto io con le osservazioni presentate a nome di VAS, a cui la Giunta Capitolina ha dovuto ad ogni modo rispondere, perché le ha fatte integralmente proprie il Consiglio di centro-destra del II Municipio: è stato controdedotto che in riferimento alle osservazioni di cui al punto “Misure di salvaguardia del PRIP” si è dovuto tener “conto della disciplina vigente relativamente al progetto di riordino richiamata nelle norme transitorie del Regolamento Pubblicità (Deliberazione C.C. n. 37/2009)”, che dovrebbero essere quelle riportate al comma 5 bis dell’art. 34 secondo il quale “l’esame delle domande di riordino ancora in fase istruttoria è sospeso e sarà effettuato sulla base dei criteri introdotti” sia dal PRIP che dai Piani di Localizzazione. La suddetta disposizione è stata interpretata in sede di applicazione nel senso che anche gli impianti Modello ES, installati del tutto abusivamente senza aspettare l’esito della istruttoria della richiesta di nuova installazione, possono ora essere eventualmente “legittimati” dal PRIP sulla base delle sue non meglio specificate “linee guida”.TRASMISSIONE DI RADIO POPOLARE ROMA DEL 24 OTTOBRE 2011 - Alla trasmissione è stato fatto intervenire il Generale Antonino Torre, attuale consigliere di maggioranza della Lista Civica per Alemanno, che dopo aver fatto sapere che il PRIP è fermo in IX Commissione per il Commercio, ha lamentato quello che lui ha chiamato “intasamento burocratico-amministrativo”, provocato a suo giudizio da ben tre proposte presentate rispettivamente dall’Assessore alle Attività Produttive On. Davide Bordoni (proprio sul PRIP), dal Comitato Promotore (proposta n. 122/2010) e dal cons. Athos De Luca assieme ad altri 5 consiglieri del PD e dell’API (proposta n. 139/2010).Per superare il suddetto presunto “intasamento” l’On. Antonino Torre ha fatto sapere che si stava già lavorando per concordare un ordine del giorno che fissi almeno dei paletti.Sul presupposto che sarebbero state recepite alcune osservazioni del Comitato Promotore, l’On. Athos De Luca ha dichiarato che l’ordine del giorno potrebbe mettere almeno alcuni paletti, come fissare fra l’altro un numero degli impianti attualmente esistenti pari ai 160.00.000 mq. stabiliti dal PRIP come massimo dimensionamento della superficie espositiva a Roma. Anche l’On. Torre si è dichiarato favorevole ad un ordine di questo tipo, sulla cui opportunità si è pronunciato pure il Presidente del Comitato Promotore, Fabio Depino.Stando a quanto mi è stato detto da più membri del Comitato Promotore, nei giorni successivi gli On.li Torre e De Luca hanno chiamato il Comitato Promotore a “collaborare” alla stesura di una prima bozza di quest’ordine del giorno, che alla data del 3 novembre scorso prevedeva l'impegno ad approvare entro 3 mesi il PRIP con le osservazioni dei comitati.Il cons. Athos De Luca voleva che nell’ordine del giorno venisse inserita la sua proposta di abbassare la superficie espositiva a Roma dai 220.000 mq. attualmente esistenti a 160.000 mq., senza accorgersi che in questo modo dava dei “diritti acquisiti” a questi 160.000 mq. di cartelloni esistenti sul territorio addirittura nel PRIP, che non ne dovrebbe invece tenere conto, perché ha il compito di pianificare partendo dal presupposto che sul territorio non ci sia installato nemmeno un impianto.LETTERA APERTA AL SINDACO INVIATA IL 10 NOVEMBRE 2011 DAL COMITATO PROMOTORE - Il Comitato Promotore è arrivato a scrivere al Sindaco che il PRIP prevede di abbassare la superficie espositiva a Roma dai 220.000 mq. attualmente esistenti a 160.000 mq. e si è posto l’interrogativo di chi, come e quando e soprattutto con quali risorse rimuoverà i 60.000 mq. di impianti in esubero: guarda caso è la stessa posizione che nel corso della trasmissione di Radio Popolare Roma era stata espressa dal cons. Athos De Luca. Il Comitato Promotore ha quindi dato come “soluzione” quella proposta nelle osservazioni da lui presentate al PRIP (del tutto divergenti da quelle di VAS) di un “regime transitorio delle disposizioni che consentano di iniziare a revocare e/o a negare il rinnovo, alle autorizzazioni”, affermando che “un gran numero di queste scade addirittura nel 2014”: il Comitato Promotore, che nel suo stesso blog ha pubblicato fra i contributi esterni l’indagine sul settore affissioni e pubblicità a Roma, non si è accorto o si è dimenticato del tutto che alla pag. 16 – a fronte di circa 30-35.000 “concessioni” degli impianti del riordino su suolo pubblico con scadenza del 1° quinquennio prorogata al 31 dicembre 2009 – si parla testualmente di “avvenuto rinnovo di 3.189 impianti privati su suolo pubblico, 60 su suolo privato e 453 impianti di proprietà di Roma Capitale (SPQR), con scadenza 31 dicembre 2014”.Come si può ben vedere, rispetto ai 220.000 mq. di superficie espositiva esistente attualmente a Roma, il mancato rinnovo del 90% di quasi tutte le autorizzazioni degli impianti rende di fatto “abusivi” ben 200.000 mq. circa di superficie espositiva di impianti che dovrebbero essere le stesse ditte pubblicitarie a provvedere a rimuovere per definitiva scadenza delle rispettive autorizzazioni.
La rimozione a carico delle ditte é un obbligo ineludibile di legge che costituiva uno dei punti fondamentali del programma congiunto da me proposto che il Comitato Promotore ha invece rifiutato di sottoscrivere.Quando la lettera aperta è stata pubblicata su www.bastacartelloni.blogspot.com e mi sono permesso di commentarla facendo presente quanto ho rilevato sopra, il Comitato Promotore - anziché accettare il confronto sull’argomento - non solo ha permesso che mi si desse del presuntuoso arrogante, ma in un post del giorno seguente “sulle non-risposte dell’assessore” ha ribadito quanto aveva scritto al Sindaco interrogandosi su chi rimuoverà i 60.000 mq. in esubero. PARERE SUL PRIP ESPRESSO DALLA IX COMMISSIONE PER IL COMMERCIO – Stando alle dichiarazioni rese dallo stesso On. Ugo Cassone, nella mattinata dello scorso 17 novembre il PRIP sarebbe stato licenziato dalla IX Commissione per il Commercio da lui presieduta.La IX Commissione avrebbe proposto (più avanti spiegheremo perché è stato usato il potenziale) di aggiungere allo schema normativo del PRIP un capitolo n. 7, relativo alle “Disposizioni Attuative”, che al paragrafo 7.1 detta la disposizioni riguardanti la “Fase di prima attuazione del Piano”.Sarebbero state approvate le disposizioni attuative che si rimettono in allegato e che in sintesi sarebbero le seguenti:dall’inizio del prossimo anno gli impianti pubblicitari che fanno parte della procedura del riordino possono rimanere installati sul territorio dei Municipi I, II, III, IX e XVII, mentre nei restanti Municipi possono rimanere installati tutti gli impianti inseriti nella Nuova Banca Dati che siano in regola con i pagamento dal 1991, anche se autodenunciati come abusivi;
ai fini dell’adeguamento alle prescrizioni del PRIP sono consentite “ricollocazioni” anche in altri Municipi, derivanti da “spostamento” o da “accorpamento”, fatta eccezione per gli impianti inseriti nel riordino di cui è stata chiesta a suo tempo l’installazione, compresi quelli installati abusivamente senza aspettare l’esito della relativa istruttoria. Come si può ben vedere è stato fatto un altro salto di qualità perché ora, rispetto al punto 5.6 dello schema normativo, che riguarda l’efficacia dei Piani di Localizzazione e che era stato riformulato nel testo dalla Giunta Capitolina, la IX Commissione per il Commercio ha introdotto un capitolo 7 dedicato espressamente alle disposizioni attuative del PRIP, che partono dal presupposto che il PRIP sia approvato dal Consiglio Comunale entro la fine di quest’anno e che dal 1 gennaio 2012 il diritto di rimanere comunque installati nell’immediato sul territorio venga esteso non solo a tutti gli impianti pubblicitari che fanno parte del riordino, ma anche a tutti gli altri che risultano installati a vario titolo e che risultino inseriti nella Nuova Banca Dati, compresi quindi anche e soprattutto quelli abusivi, che possono essere ricollocati anche negli altri Municipi, “qualora ne esistano i presupposti” non meglio specificati. L’ORDINE DEL GIORNO VOTATO il 24 NOVEMBRE 2011 DAL CONSIGLIO COMUNALE – All’ordine dei lavori del Consiglio Comunale c’era la proposta di delibera di iniziativa popolare n. 122/2010 di modifica ed integrazione del vigente Regolamento approvato con delibera n. 37/2009, ma anziché dibattere fin dall’inizio sui contenuti della proposta sono stati presentati una serie di ordini del giorno da parte dei consiglieri sia di maggioranza che di opposizione.Il cons. Athos de Luca (PD) fin dal 7 novembre scorso aveva presentato ben 5 distinti ordini del giorno, di cui come estensore del testo della proposta di delibera di iniziativa popolare sono in grado di verificare ed annotare quali di essi abbiano dei contenuti identici a quelli della proposta in esame: si rimettono in allegato per opportuna conoscenza, facendo notare che ognuno di essi porta in alto a destra una annotazione a matita che dà il numero dei voti favorevoli, dei voti contrari e di quelli astenuti .Con i 5 ordini del giorno si impegnava il Sindaco e la Giunta:a procedere ad una immediata verifica e censimento degli impianti pubblicitari abusivi esigendo da parte del’Ufficio competente, una immediata rimozione (è nel primo punto del deliberato, che parla però solo di “verifica” e non anche di “censimento”);
ad attivarsi affinché siano prese tutte le misure necessarie per riportare il numero massimo dei cartelloni pubblicitari formato 4 x 3, a 7000 come previsto dalla delibera 289 del 1994 (se ne parla solo nella relazione illustrativa); ad attivare i competenti uffici affinché, immediatamente dopo l’accertamento di un impianto pubblicitario abusivo, lo stesso impianto, in attesa della rimozione, sia oscurato il giorno stesso (è la modifica proposta del comma 6 dell’art. 31)” .
Come si può ben vedere, il cons. Athos De Luca ha proposto sostanzialmente che una serie di disposizioni della delibera di iniziativa popolare (che se approvata dovevano essere obbligatoriamente rispettate), venissero invece sostituite da ben 5 ordini del giorno distinti che giuridicamente avrebbero costituito soltanto delle mere “dichiarazioni di intenti”.Non so e non mi interessa più di tanto sapere ormai se questa iniziativa del cons. Athos De Luca sia stata presa da lui soltanto in perfetta buona fede o se invece abbia fatto parte di una “strategia” coordinata quanto meno con gli altri consiglieri di opposizione, specie del PD, che quel giorno in numero oscillante da 14 a 17 hanno dato voto favorevole ai 5 ordini del giorno: rimango pienamente convinto che la presentazione di questi ordini del giorno ha di fatto preparato il terreno ad un ben diverso ordine del giorno che ha portato a sua volta alla conseguente bocciatura della proposta di delibera di iniziativa popolare.Tutti gli ordini del giorno del cons. De Luca sono stati bocciati dal Consiglio Comunale con un numero di voti oscillanti tra 23 e 25: nel frattempo ad essi era stato contrapposto un ordine del giorno presentato dall’On. Ugo Cassone e poi sottoscritto da altri 10 consiglieri di maggioranza, che è stato poi approvato con 28 voti a favore, 1 solo voto contrario e 7 astenuti.Non si può non rilevare al riguardo che se l’opposizione avesse deciso, come a mio giudizio doveva, di non dare nessun “alibi” a questa maggioranza camuffato da “ordine del giorno” e avesse voluto costringerla a prendersi tutta la responsabilità di bocciare la proposta di delibera di iniziativa popolare, non avrebbe dovuto consentire che venisse presentato un “ordine del giorno” che per contenuti non è affatto attinente alla proposta di delibera di iniziativa popolare ed a cui quand’anche imposto – come è stato – dalla maggioranza si doveva dare un voto contrario.Invece con l’ulteriore “alibi” che si votava un ordine del giorno “a prescindere dall’approvazione delle Delibera 122/2010”, che si son dati anche diversi consiglieri di opposizione, c’è stato un solo voto contrario che non sappiamo al momento di chi sia (perché non ci è stata fornita la schermata della votazione), 28 voti favorevoli e ben 7 astenuti che sono sicuramente quasi tutti (se non tutti) di consiglieri di opposizione. In base a questa “dichiarazione di intenti” (che si rimette in allegato per opportuna conoscenza di tutti) l’assemblea Capitolina ha impegnato il Sindaco, la Giunta Capitolina, l’Assessore alle Politiche del Commercio ed alle attività Produttive e la Commissione Commercio presieduta dall’on. Ugo Cassone (che ha presentato l’ordine del giorno) ai seguenti provvedimenti che si elencano di seguito separatamente, per poterne fare a fianco la debita considerazione.“presentare all’Assemblea Capitolina il provvedimento per l’approvazione del PRIP (Piano Regolatore Impianti Pubblicitari) entro il 31.12.2011” – Si mette in evidenza che l’On. Ugo Cassone che a più riprese ha dichiarato che la IX Commissione per il Commercio da lui presieduta ha licenziato il PRIP fin dallo scorso 17 novembre, nelle premesse di quest’ordine del giorno che lui stesso ha presentato dichiara invece che “il PRIP è attualmente all’esame della Commissione Commercio”. Ne deriva che non è dato di sapere quando comunque il PRIP arriverà materialmente in aula di Consiglio Comunale che nella migliore delle ipotesi avrà a sua disposizione nel mese di dicembre appena 3 settimane di tempo prima delle feste natalizie per discuterlo a fondo ed approvarlo nel rispetto dell’impegno assunto. Si mette in evidenza che la scadenza di fine anno è più o meno quella che era stata ipotizzata in fase di redazione della bozza di ordine del giorno proposta dall’On. Torre e dall’On. De Luca, a cui è stato chiamato a “collaborare” il Comitato Promotore che a quell’epoca parlava di 3 mesi, più o meno coincidenti sempre con la fine di quest’anno. attivare nel frattempo un regime transitorio di immediata riduzione della quantità di esposizione pubblicitaria su alcuni Municipi” - presentare all’Assemblea capitolina in più rapidamente possibile un regime transitorio che - al fine di accelerare l’entrata in vigore e l’applicazione in tempi brevi del PRIP - contenga un complesso di misure necessarie – In modo del tutto contraddittorio si ammette che il PRIP – quand’anche approvato entro il prossimo 31 dicembre - non entrerebbe in vigore e non sarebbe applicabile, ma bisogna attivare nel frattempo un regime transitorio di immediata riduzione del numero degli impianti pubblicitari esistenti, solo però su alcuni Municipi, senza specificare se quelli da ridurre verranno “ricollocati” negli altri Municipi. Si mette anche qui in evidenza che da un lato di parla del “regime transitorio” proposto dal Comitato Promotore nelle sue osservazioni al PRIP e che dall’altro lato la riduzione ipotizzata su alcuni Municipi collima perfettamente con il maxiemendamento che Ugo Cassone ha fatto approvare alla Commissione commercio da lui presieduta, secondo il quale possono permanere sul territorio dei Municipi I, II, III, IX e XVIII gli impianti inseriti nel riordino, mentre tutti gli altri possono essere ricollocati altrove. attuare la riduzione della superficie complessiva degli impianti pubblicitari per avvicinarla da quella attuale a quella prevista dal PRIP in corso di approvazione – Anche qui non si può non osservare che si tratta esattamente di quanto proposto prima dal cons. Athos De Luca e poi anche dal Comitato Promotore nella lettera aperta al Sindaco del 10 novembre scorso. Comunque sia, è la ennesima riprova – caso mai ce ne fosse bisogno – che l’approvazione del PRIP significherebbe partire sempre e soltanto non da zero, ma dal riconoscimento di 220.000 mq. di superficie espositiva, come se fossero indistintamente tutti “diritti acquisiti”. uniformare i tempi e integrare la normativa già prevista dai provvedimenti del riordino del settore, con la finalità di evitare ulteriori proroghe delle autorizzazioni/concessioni e procedere ai necessari dinieghi e/o revoche delle stesse in conseguenza delle mutate condizioni e delle indicazioni contenute nel PRIP – Nella lettera aperta al Sindaco del 10 novembre scorso il Comitato Promotore ha parlato di un “regime transitorio delle disposizioni che consentano di iniziare a revocare e/o a negare il rinnovo, alle autorizzazioni”. Mi sembra di capire che, comunque sia, gli impianti pubblicitari del riordino dovrebbero restare installati sul territorio, anche se abusivi perché con titolo autorizzatorio scaduto, quanto meno per il tempo che ci vorrà per “uniformare i tempi e integrare la normativa già prevista dai provvedimenti del riordino del settore” e che potrebbe essere “politicamente” infinito. uniformare l’applicazione delle deroghe al Codice della Strada .. con un complesso normativo finalizzato a restringere sensibilmente la quantità e l’ambito di dette deroghe in relazione alle esigenze di sicurezza stradale e secondo le indicazioni contenute nel PRIP e conseguentemente a procedere ai dinieghi e/o revoche delle autorizzazioni in contrasto con detti principi – Se si considera che nelle controdeduzioni al PRIP la Giunta ha deciso di estendere le proroghe al Codice della Strada, appare semplicemente ridicolo – per non dire da presa in giro - l’impegno ad approvare “un complesso normativo finalizzato a restringere sensibilmente la quantità e l’ambito di dette deroghe”. La netta impressione che ne ricavo è proprio quella di un “contentino” che è stato messo appositamente per il Comitato Promotore, facendogli credere che il Comune si impegnerà ad ogni modo a ridurre le deroghe vigente, al posto della abrogazione di tutte le deroghe che proponeva invece la delibera di iniziativa popolare e che quindi per tali ragioni andava bocciata.
circoscrivere la possibilità si ricollocazione degli impianti, in relazione agli indirizzi contenuti nel PRIP - In modo altrettanto contraddittorio, quanto del tutto inaccettabile, si ammette che il PRIP – anziché giocare come si dice a bocce ferme, individuando cioè sul territorio la posizione esatta degli impianti pubblicitari per forma e dimensioni, in modo da non consentire più alcun loro spostamento nel tempo - deve contenere invece degli “indirizzi” che permettano comunque di fare pur sempre delle “ricollocazioni”, magari a totale piacimento e discrezione delle ditte pubblicitarie presentare all’Assemblea Capitolina per l’approvazione unitamente al PRIP dei provvedimenti atti a semplificare, a rendere più incisive ed accrescere le azioni di contrasto all’abusivismo ed all’illegalità del settore – Sempre in modo altrettanto contraddittorio si vorrebbe far credere che sono complicate le operazioni di rimozione, per cui bisogna approvare dei provvedimenti di semplificazione. presentare all’Assemblea Capitolina per l’approvazione unitamente al PRIP dei provvedimenti con i quali prevedere ed attivare un aumento delle risorse finanziarie ed umane a disposizione del Dipartimento Affissioni finalizzate ad attuare un contrasto più efficace all’abusivismo ed alla gestione del settore – L’art. 32 del vigente Regolamento impegna il Comune a costituire ”a livello decentrato, appositi nuclei di vigilanza in grado di intervenire tempestivamente anche per ciò che riguarda la rimozione di impianti illegali”. L’ordine del giorno chiede un aumento di risorse da assegnare sempre e comunque al livello accentrato dell’Assessorato dell’On. Davide Bordoni, che il giorno dopo ha ringraziato per questo.
Prima di lui, il giorno dopo l’approvazione dell’ordine del giorno, l’On. Ugo cassone ha voluto rilasciare la seguente dichiarazione: “Anche se l’Assemblea capitolina ha dovuto bocciare la proposta di delibera di iniziativa popolare per motivi legati a elementi di illegittimità contenuti nel documento, abbiamo approvato un ordine del giorno, concordato con i comitati cittadini, che da precisi indirizzi sulle norme per il regime transitorio di applicazione del Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari e contiene disposizioni per il settore affissioni e il contrasto all’abusivismo”. Ha precisato che “le istanze dei cittadini sono state recepite dall’assessore Bordoni, dalla Commissione Commercio e dall’Assemblea Capitolina”: tengo a precisare di non far parte di quei cittadini che hanno presentato istanze che sono state poi recepite dai suddetti massimi vertici della amministrazione comunale. In un Comunicato inviato il 25 novembre scorso dall’Ufficio Stampa del Campidoglio, dal titolo “la battaglia dei cittadini è fondamentale”, l’On. Bordoni ha a sua volta dichiarato: “nonostante la bocciatura della delibera popolare fosse prevedibile per elementi che andavano in contrasto con normative vigenti, sono soddisfatto che il PDL abbia recepito le istanze dei comitati, votando un ordine del giorno chiaro che favorirà la strada di approvazione del Piano Regolatore degli impianti pubblicitari”. Tengo a precisare che, se l’On. Bordoni avesse dichiarato di avere recepito anche le istanze delle associazioni, avrei immediatamente diramato a mia volta un comunicato stampa di VAS per prendere nettamente le distanze dalle dichiarazioni dell’Assessore.Il Comunicato dell’On. Bordoni prosegue così: “Lo stimolo dato all’amministrazione dalla battaglia dei cittadini contro i cartelloni irregolari continua ad essere fondamentale e si trasforma in una lotta pubblica contro l’abusivismo e contro chi non opera secondo le regole e così facendo getta discredito su un settore comunque importante del comparto economico capitolino”.L’on. Bordoni ha voluto chiudere il suo Comunicato Stampa nel modo seguente: “Oggi la volontà della Giunta e dell’Assemblea capitolina è chiara: regolare le affissioni come mai è stato fatto negli ultimi venti anni, adottando il principio del dialogo e della partecipazione cittadina. Ben venga, quindi la mobilitazione generale del popolo del web contro i cartelloni che deturpano il territorio cittadino. Considero l’attivismo dei blogger uno strumento efficace e utile a potenziare il lavoro amministrativo e operativo di Roma Capitale".L’On. Davide Bordoni si vanta a parole di quello che ha negato poi sistematicamente nei fatti, troncando ad esempio il Tavolo Tecnico che aveva voluto costituire assieme al Comitato Promotore, VAS e Legambiente (quando ha visto che gli stava diventando un boomerang che gli si ritorceva contro) o negando la partecipazione cittadina senza far controdedurre la Giunta anche alle osservazioni presentate al PRIP da VAS e dal Comitato Promotore.L’On. Davide Bordoni può stare tranquillo che, di fronte a questo suo inqualificabile comportamento, da parte mia avrà la massima partecipazione cittadina, ma non certo nel modo che la intende lui.Dott. Arch. Rodolfo Bosi