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Timestamp: 2018-08-17 13:14:40+00:00
Document Index: 77051526

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 38', 'art. 34', 'e contrario', 'art. 35', 'art. 41', 'art. 39', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 57', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 30', 'art. 35', 'art. 45', 'art. 74', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 207', 'sentenza ', 'art. 68', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 501', 'sentenza ', 'art. 531', 'sentenza ', 'art. 517', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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1 Insieme per crescere La tutela del credito nei mercati internazionali Rödl & Partner Padova
2 La tutela del credito nei mercati internazionali A cura di Avv. Eugenio Bettella Avv. Daniele Ferretti Avv. Giovanni Montanaro Guida per le imprese nei seguenti mercati Argentina Austria Belgio Bosnia ed Erzegovina Brasile Bulgaria Canada Cile Cina Croazia Danimarca Emirati Arabi Uniti Estonia Finlandia Francia Germania Ghana Grecia India Inghilterra e Galles Irlanda Italia Kenya Lituania Malta Nigeria Paesi Bassi Polonia Portogallo Qatar Repubblica Ceca Romania Russia Serbia Slovacchia Slovenia Spagna Stati Uniti d America Sudafrica Svezia Svizzera Tailandia Turchia Ucraina Ungheria Venezuela Lettonia
3 Indice Presentazione Introduzione I III Argentina 1 Austria 5 Belgio 10 Bosnia ed Erzegovina 15 Brasile 19 Bulgaria 23 Canada 28 Cile 33 Cina 37 Croazia 41 Danimarca 45 Emirati Arabi Uniti 49 Estonia 55 Finlandia 59 Francia 63 Germania 67 Ghana 72 Grecia 75 India 79 Inghilterra e Galles 83 Irlanda 87 Italia 91 Kenya 98 Lettonia 101
4 Indice Lituania 105 Malta 110 Nigeria 114 Paesi Bassi 118 Polonia 123 Portogallo 128 Qatar 132 Repubblica Ceca 135 Romania 139 Russia 143 Serbia 147 Slovacchia 151 Slovenia 155 Spagna 159 Stati Uniti d America 163 Sudafrica 169 Svezia 174 Svizzera 178 Tailandia 184 Turchia 188 Ucraina 192 Ungheria 197 Venezuela 202 II
5 Presentazione La globalizzazione e la crisi dell Eurozona hanno progressivamente messo gli operatori italiani di fronte ad un nuovo scenario, in cui l impresa deve dotarsi di nuove competenze e in cui l allargamento dei confini rappresenta una necessità primaria. Il processo di internazionalizzazione, che in passato ha caratterizzato le grandi imprese, oggi è diventato necessità impellente e trasversale per chiunque intenda sostenere il proprio percorso di crescita. Le premesse per il traghettamento fuori dalla congiuntura ci sono tutte: in primis, la creatività degli imprenditori italiani, la loro capacità di fare impresa e la qualità dei loro prodotti Made in Italy, che, dal dopo guerra ad oggi, hanno garantito una progressiva crescita del Paese, facendone una delle prime realtà produttive al mondo con eccellenze in ogni settore. La sfida è, oramai, aperta e globale ma molti sono i rischi ad essa connessi. Tra i rischi più significativi rientrano, senz altro, quelli relativi alla scelta di mercati target; parimenti delicate sono le modalità di regolamentazione dei propri interessi dal punto di vista contrattuale con le controparti commerciali. Ma l elemento che, in un momento di diffusa carenza di liquidità, assume rilievo prioritario è la protezione del proprio credito. Fare affari ha molti significati, ma quello che maggiormente conta è il loro buon esito e la capacità d incasso dell impresa. Vendere senza incassare il prezzo del bene o del servizio offerto al proprio cliente non ha alcun senso e, proprio in quest ottica, mai come ora, gli operatori hanno la necessità di dotarsi di conoscenze e strumenti idonei a garantire la tutela del bene primario connesso alla conclusione dell affare, ossia, del credito. Il credito documentario è la soluzione maggiormente invalsa e sicura per garantire il buon esito dei pagamenti dei crediti c.d. commerciali, ma non sempre il valore del bene o del servizio offerto è compatibile con questo strumento e, talvolta, le caratteristiche delle controparti non consentono un rapido ed efficace intervento degli istituti di credito, sicché la competitività dell impresa passa anche attraverso la capacità di assumersi il rischio sul proprio credito. Dal lontano 1997, Rödl & Partner assiste la propria clientela italiana ed estera nell azione di internazionalizzazione nei mercati comunitari, nei BRIC-S-T e nei mercati che, progressivamente, hanno iniziato ad emergere e ad offrire interessanti opportunità per gli imprenditori, da ultimi quelli del Golfo e dell Africa subsahariana. Lo spirito di Rödl & Partner è sempre stato quello di leggere l andamento dei mercati, di individuare le necessità per le imprese e di offrire un servizio, adeguato alle esigenze contingenti. Proprio da quest ottica e dalla riflessione sulla congiuntura che affligge la nostra economia interna nasce la Guida sulla Tutela del credito nei mercati internazionali, ideata per stare a fianco delle imprese e offrire loro uno strumento di conoscenza normativa in materia in 47 Paesi. I
6 La Guida è rivolta a tutti coloro che devono gestire un credito; è, quindi, utile per coloro che sono parte attiva nella genesi di un diritto di credito al momento della conclusione di un contratto in cui si devono regolamentare i meccanismi di tutela e verificare le diverse opzioni di recupero offerte dall ordinamento giuridico del Paese ove risiede il debitore; è utile, altresì, in una fase precontenziosa, per tutti coloro che, inutilmente scaduto il termine di pagamento, devono impostare una trattativa per il recupero del credito col debitore, la cui efficacia è senz altro legata anche alla conoscenza degli strumenti e delle opzioni offerte dalle regole del Paese in cui il debitore risiede. La Guida rappresenta, dunque, un utile strumento di conoscenza delle regole fondamentali che, nei vari mercati, disciplinano la tutela del credito, strumento concepito e realizzato da Rödl & Partner al fine di supportare quotidianamente le imprese e gli operatori che con esse collaborano al fine di favorire il buon esito di ogni affare e, più in generale, i regolari flussi di cassa e la necessaria liquidità per la prosecuzione e lo sviluppo dell attività aziendale. Avv. Eugenio Bettella Managing Partner II
7 Introduzione La tutela internazionale del credito è materia regolata da due elementi fondamentali, ossia dalla volontà negoziale delle parti e, per quanto da esse non previsto o prevedibile, dalla legge applicabile al rapporto contrattuale cui il credito accede. Principio cardine generalmente riconosciuto in tutte le giurisdizioni è la libertà delle parti di stabilire condizioni e termini relativi allo svolgimento del rapporto. Tale principio generale è soggetto, tuttavia, ad alcune eccezioni e limitazioni sicché, talvolta, accade che il rapporto, in difetto della volontà delle parti, venga automaticamente regolato dalla normativa applicabile di riferimento oppure che, nonostante la volontà delle parti, il medesimo rapporto debba essere diversamente regolato per effetto della presenza di materie sottratte alla disponibilità delle parti oppure inderogabili. Una corretta conoscenza base delle normative, nazionali ed internazionali, sostanziali e processuali, che regolano i rapporti tra le parti in materia civile e commerciale garantisce all operatore maggior cognizione di causa in sede di impostazione tanto della contrattualistica aziendale quanto della eventuale strategia di recupero di un credito insoluto. In tale contesto, un primo blocco di informazioni che è importante conoscere è rappresentato dagli strumenti predisposti dal legislatore comunitario in materia di tutela del credito transazionale tra i Paesi membri. Negli anni, infatti, sono stati elaborati numerosi strumenti di tutela del credito che, in virtù della loro natura regolamentare, hanno efficacia immediata e diretta in tutti i Paesi della UE. In particolare, trattasi del: (i) Regolamento CE n. 1896/2006, istitutivo del procedimento europeo d ingiunzione di pagamento; (ii) Regolamento CE n. 805/2004, istitutivo del titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati; (iii) Regolamento CE n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale; e (iv) Regolamento CE n. 593/08, sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali in materia civile e commerciale (c.d. Roma I). Di seguito ne vengono illustrati, brevemente, i principi fondamentali, che valgono per i Paesi UE. I. Il procedimento europeo di ingiunzione di pagamento Con Regolamento CE n. 1896/2006, il legislatore comunitario ha introdotto il c.d. decreto ingiuntivo europeo. Seguendo tale procedura standard, è possibile azionare un credito nei confronti di una controparte residente nella UE (art. 3) mediante la semplice compilazione e deposito di una domanda (redatta seguendo un modello allegato al Regolamento) presso il Tribunale competente che successivamente emette il decreto (o chiede integrazioni, ai sensi dell art. 8), notificato conformemente al diritto nazionale dello Stato dove avrà luogo la notifica (art. 13; sul punto si ricorda anche la sussistenza del Regolamento CE n. 1393/2007 relativo alla notificazione e alla comunicazione negli Stati membri degli atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile o commerciale). Per richiedere l emissione di un decreto ingiuntivo europeo non è necessaria alcuna prova documentale del credito, essendo sufficiente l affermazione da parte del creditore della sua esistenza. I crediti vantati devono essere liquidi ed esigibili alla data di deposito della domanda di ingiunzione presso il Tribunale competente. III
8 La procedura per il decreto ingiuntivo europeo è estremamente semplificata e prevede la possibilità per il debitore di opporsi all ingiunzione limitandosi ad indicare che contesta il credito senza essere tenuto a precisarne le ragioni (art. 16). In difetto di opposizione, il decreto diventa immediatamente un titolo eseguibile in tutti i Paesi UE senza ulteriori necessità procedimentali e con possibilità di contestazioni limitate (art. 16 ss.). Viceversa, in caso di opposizione, la prosecuzione o meno del contenzioso innanzi al giudice ordinario è a discrezione del creditore; il creditore, infatti, nel momento stesso in cui richiede l emissione del decreto ingiuntivo, può scegliere se l opposizione darà o meno luogo a un procedimento ordinario (art. 7), il quale proseguirà eventualmente dinanzi alle giurisdizioni dello Stato membro di origine. Il debitore non conosce la scelta del creditore al momento in cui decide dell opposizione al titolo; tale previsione è volta a scoraggiare opposizioni pretestuose. Si specifica, peraltro, che tale strumento è affiancato dal Regolamento CE n. 861/2007 che istituisce il procedimento europeo per le controversie di modesta entità, così fornendo un ulteriore possibilità di recupero di crediti di importo inferiore a 2.000, il cui pagamento può essere richiesto utilizzando un modulo standard per la cui compilazione non è prevista l assistenza di un legale. II. Il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati Il Regolamento CE n. 805/2004, al fine di rendere immediatamente esecutivi in ambito UE tutti i provvedimenti in materia di crediti che già costituiscano titolo esecutivo nel Paese d origine e il cui contenuto non sia stato contestato dal debitore, ha istituito il c.d. titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati. Ottenuto il titolo esecutivo europeo, non è necessaria alcuna ulteriore dichiarazione di esecutività nello Stato membro in cui si chiede l esecuzione della decisione giudiziaria, dell atto pubblico o della transazione giudiziaria. La decisione giudiziaria da certificare come titolo esecutivo europeo deve essere esecutiva. Il certificato, tuttavia, può essere rilasciato anche per le decisioni giudiziarie provvisoriamente esecutive. Ai sensi dell art. 3 del Regolamento, un credito si considera non contestato se: a) il debitore l ha espressamente riconosciuto mediante una dichiarazione o mediante una transazione approvata dal giudice o conclusa dinanzi al giudice nel corso di un procedimento giudiziario; o b) il debitore non l ha mai contestato nel corso del procedimento giudiziario, in conformità alle relative procedure giudiziarie previste dalla legislazione dello Stato membro di origine; o c) il debitore non è comparso o non si è fatto rappresentare in un udienza relativa a un determinato credito pur avendo contestato inizialmente il credito stesso nel corso del procedimento, sempre che tale comportamento equivalga a un ammissione tacita del credito o dei fatti allegati dal creditore ai sensi della legislazione dello Stato membro d origine, o d) il debitore l ha espressamente riconosciuto in un atto pubblico. Il creditore è tenuto a fornire alle autorità competenti per l'esecuzione copia della decisione e copia del certificato di titolo esecutivo europeo, rilasciato dalle competenti cancellerie. La circolazione del titolo è garantita, in quanto non possono essere richieste cauzioni, garanzie o depositi a causa della qualità di straniero/a o per difetto di domicilio o residenza nello Stato membro dell'esecuzione. Unico limite all esecuzione è il caso in cui il titolo sia incompatibile con una decisione anteriore pronunciata in uno Stato membro o in un paese terzo. III. Il Regolamento concern cernente ente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale Sebbene gli istituti del decreto ingiuntivo europeo e del titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati agevolino i creditori nel recupero del proprio credito in ambito UE, la fonte normativa più importante rimane il Regolamento CE n. 44/2001, concernente la competenza giurisdizionale, il IV
9 riconoscimento e l esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale che detta una disciplina uniforme in materia. È il Regolamento CE n. 44/2001 a disciplinare la terza modalità di riconoscimento infra-comunitario delle decisioni, laddove, all art. 33, prevede che le decisioni emesse in uno Stato membro sono riconosciute negli altri Stati membri senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento e all art. 38 prevede che le decisioni emesse in uno Stato membro e ivi esecutive sono eseguite in un altro Stato membro dopo essere state ivi dichiarate esecutive su istanza della parte interessata ; in sostanza, attraverso questo strumento è garantita la piena circolazione delle decisioni in Europa, anche prima che esse passino in giudicato, semplicemente a patto che siano esecutive nel Paese d'origine. Ai sensi dell art. 34, le decisioni non sono riconosciute solo in pochi e tassativi casi: 1) se il riconoscimento è manifestamente contrario all'ordine pubblico dello Stato membro richiesto; 2) se la domanda giudiziale od un atto equivalente non è stato notificato o comunicato al convenuto contumace in tempo utile e in modo tale da poter presentare le proprie difese eccetto qualora, pur avendone avuto la possibilità, egli non abbia impugnato la decisione; 3) se sono in contrasto con una decisione emessa tra le medesime parti nello Stato membro richiesto; 4) se sono in contrasto con una decisione emessa precedentemente tra le medesime parti in un altro Stato membro o in un paese terzo, in una controversia avente il medesimo oggetto e il medesimo titolo, allorché tale decisione presenta le condizioni necessarie per essere riconosciuta nello Stato membro richiesto. Parimenti, ai sensi dell art. 35, le decisioni non sono riconosciute se sono violate le disposizioni delle sezioni 3 (in materia di assicurazioni), 4 (competenza in materia di contratti conclusi da consumatori), e 6 (competenze esclusive; ad esempio, diritti reali) del capo II, oltreché nel caso contemplato dall'articolo 72 (relativo ad altri e diversi accordi tra i Paesi). Benché l art. 41 preveda che l esecuzione è dichiarata immediatamente esecutiva senza alcun esame ai sensi degli articoli 34 e 35, la violazione dei presupposti di cui ai precedenti articoli consente di impugnare tale dichiarazione. Si precisa che dal 10/01/2015 il Regolamento CE n. 44/2001 verrà sostituito dal Regolamento UE n. 1215/2012; il nuovo Regolamento costituisce una sostanziale rifusione di quello precedente. Vi è però una novità proprio in materia di esecuzione perché il nuovo art. 39, modificando l attuale art. 41, prevede che la decisione emessa in uno Stato membro che è esecutiva in tale Stato membro è altresì esecutiva negli altri Stati membri senza che sia richiesta una dichiarazione di esecutività, sicché viene soppressa la procedura mediante la quale l autorità giudiziaria dello Stato membro di destinazione può concedere la dichiarazione di esecutorietà nel territorio di tale Stato. Ciò faciliterà ulteriormente la circolazione dei titoli esecutivi nella UE, in conformità a quanto già previsto dal Regolamento CE n. 805/2004. Ma il Regolamento CE n. 44/2001 (e così anche il Regolamento UE n. 1215/2012) detta innanzitutto una serie di norme fondamentali in materia di giurisdizione, laddove prevede, all art. 2, la generale disciplina del foro del convenuto, ossia che: salve le disposizioni del presente regolamento, le persone domiciliate nel territorio di un determinato Stato membro sono convenute, a prescindere dalla loro nazionalità, davanti ai giudici di tale Stato membro, disciplina che vale anche per le persone giuridiche, con riferimento non al domicilio, bensì alla sede della società (principale o secondaria). Il Regolamento prevede però la possibilità di scegliere un foro facoltativo, laddove all art. 5, punto 1, lettera a), dispone che in materia contrattuale (ad esempio una compravendita), la controversia può essere radicata davanti al giudice del luogo in cui l obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita. Tali disposizioni sono confermate dal Regolamento 1215/2012. Di recente, V
10 con la c.d. sentenza Car Trim (25/02/2010, causa C-381/08), recepita anche dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite (cfr. ordinanza n del 2009), la Corte di Giustizia UE ha ribadito che, in materia di compravendita, l obbligazione caratteristica è la consegna del bene (non, dunque, il pagamento del prezzo) sicché è proprio il luogo di consegna che deve essere considerato quale criterio facoltativo di collegamento al giudice competente. Tale pronuncia pone fine a una discordante giurisprudenza che, negli anni, ha visto le Corti nazionali esprimersi in modo difforme circa la possibilità di convenire un debitore presso il foro del creditore laddove l obbligazione dedotta in giudizio fosse unicamente quella di mancato pagamento di un credito. In passato, infatti, in virtù di disposizioni nazionali e internazionali secondo cui, in caso d insoluto, l adempimento poteva essere chiesto al domicilio del creditore (v., ad esempio, l art c.c. italiano e l art. 57 della Convenzione di Vienna), era prassi per il venditore far valere un credito certo, liquido ed esigibile, nei confronti di un acquirente insolvente innanzi al Tribunale della circoscrizione ove il venditore stesso aveva la sede. Oggi, viceversa, ciò non è più possibile né consigliabile (il difetto di giurisdizione è uno degli elementi che impediscono sempre il riconoscimento/l esecuzione di una sentenza in ambito UE) e, pertanto, è corretto convenire in giudizio il debitore nel luogo del suo domicilio/sede o, viceversa, nel luogo in cui è stata effettuata la consegna, quasi sempre corrispondente al domicilio/sede del debitore. Si badi, infatti, che la Corte di Giustizia intende per consegna materiale dei beni il luogo di destinazione finale degli stessi, ossia il luogo in cui l acquirente ne dispone o ne può effettivamente disporre, a prescindere dalla disciplina degli Incoterms o da quella pattuita per il passaggio del rischio per il perimento della merce. Certo, le parti possono premunirsi stabilendo in modo volontario il foro competente a dirimere le controversie. È, tuttavia, necessario ricordare che l art. 23 del Regolamento CE n. 44/2001 prevede che ciò venga fatto in forma scritta. Inoltre, è sempre preferibile l espressa sottoscrizione della relativa clausola. L art. 23 prevede, infatti, che: la clausola attributiva di competenza deve essere conclusa: a) per iscritto o oralmente con conferma scritta, o b) in una forma ammessa dalle pratiche che le parti hanno stabilito tra di loro, o c) nel commercio internazionale, in una forma ammessa da un uso che le parti conoscevano o avrebbero dovuto conoscere e che, in tale campo, è ampiamente conosciuto e regolarmente rispettato dalle parti di contratti dello stesso tipo nel ramo commerciale considerato. Proprio la scelta del foro è un elemento fondamentale con riferimento alla protezione del credito. Per un creditore è infatti, essenziale poter adire un Tribunale che consenta un rapido accertamento dell esistenza del credito, una condanna altrettanto rapida del debitore e la possibilità di dare avvio senza indugio a un azione esecutiva sui beni dello stesso. In sede di negoziazione, molto spesso ciascuna parte cerca di imporre il foro domestico, ritenendo che sia meglio promuovere una causa nei Tribunali locali piuttosto che in quelli stranieri. Non c è dubbio che vi sia un rischio di giocare fuori casa ; d altro canto è anche vero che molti Paesi sono dotati di un amministrazione della giustizia rapida ed efficiente, sicché non è sempre scontato che il giocare in casa sia la soluzione vincente. Nel dubbio sulla scelta, in molti casi è consigliabile sottoscrivere un compromesso arbitrale, prevedendo cioè che a dirimere eventuali controversie sia un collegio arbitrale. Questa appare la scelta migliore nel caso in cui il contratto che sarà potenzialmente oggetto di contestazioni e pretese sia di particolare valore e/o complessità. Se è vero che una procedura arbitrale è generalmente più costosa di un giudizio ordinario e che sono limitate le possibilità di impugnare un lodo arbitrale, esistono al mondo numerose camere arbitrali (ad esempio, I.C.C. di Parigi, London Court of International Arbitration) che garantiscono velocità e un elevato standard di giudizio. Una VI
11 volta ottenuto un lodo arbitrale, poi, questo è quasi sempre facilmente eseguibile in un Paese straniero; più di 70 Paesi hanno, infatti, sottoscritto e ratificato la Convenzione di New York del 1958 (c.d. Convenzione per il riconoscimento e l esecuzione delle sentenze arbitrali straniere) secondo cui, all art. 2 ciascuno Stato contraente riconosce la convenzione scritta mediante la quale le parti si obbligano a sottoporre ad arbitrato tutte o talune delle controversie che siano sorte o possano sorgere tra loro circa un determinato rapporto giuridico contrattuale o non contrattuale, concernente una questione suscettiva d essere regolata in via arbitrale e, all art. 3, ciascuno Stato contraente riconoscerà l autorità d una sentenza e ne accorderà l esecuzione, conformemente alle norme di procedura osservate nel territorio, dove la sentenza è invocata, secondo le condizioni stabilite negli articoli seguenti. Il riconoscimento o l esecuzione di sentenze arbitrali, cui si applica la presente Convenzione, non devono soggiacere a condizioni considerevolmente più rigorose, né a tasse di procedura notevolmente più elevate di quelle applicate per il riconoscimento o l esecuzione di sentenze arbitrali nazionali. Insomma, un lodo favorevole è quasi sempre presupposto per una rapida esecuzione. IV. Il Regolamento sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali La scelta della giurisdizione è, dunque, decisiva ma, come detto, altrettanto importante è la scelta della legge applicabile al rapporto. Vi sono leggi che tutelano largamente l autonomia delle parti (ad esempio, quella inglese) e leggi che, viceversa, prevedono norme non derogabili e maggiori vincoli (ad esempio, legge francese e italiana) anche nella forma dei contratti (ad esempio, con riferimento alla validità delle condizioni generali di vendita). Ma anche in difetto di scelta delle parti, vi è sempre una legge applicabile al rapporto. In relazione a questo aspetto, viene in rilievo il Regolamento CE n. 593/08 (c.d. Regolamento Roma I) che prevede, all art. 4.1, che in mancanza di scelta esercitata ai sensi dell articolo 3 e fatti salvi gli articoli da 5 a 8, la legge che disciplina il contratto è determinata come segue: a) il contratto di vendita di beni è disciplinato dalla legge del Paese nel quale il venditore ha la residenza abituale; b) il contratto di prestazione di servizi è disciplinato dalla legge del Paese nel quale il prestatore di servizi ha la residenza abituale; [ ] e) il contratto di affiliazione (franchising) è disciplinato dalla legge del Paese nel quale l affiliato ha la residenza abituale; f) il contratto di distribuzione è disciplinato dalla legge del Paese nel quale il distributore ha la residenza abituale; [ ]. Resta in ogni caso inteso, ai sensi dell art. 4.3 che se risulta che il contratto sottoscritto presenta collegamenti manifestamente più stretti con un Paese diverso da quello che risulterebbe dall applicazione dei criteri summenzionati, si applica la legge di tale diverso Paese. È da sottolineare che il Regolamento Roma I disciplina espressamente anche le c.d. norme di applicazione necessaria; ai sensi dell art. 9.1, le disposizioni del Regolamento non ostano all applicazione delle norme di applicazione necessaria della legge del foro; ai sensi dell art. 9.3 può essere data efficacia anche alle norme di applicazione necessaria del Paese in cui gli obblighi derivanti dal contratto devono essere o sono stati eseguiti, nella misura in cui tali norme di applicazione necessaria rendono illecito l adempimento del contratto. In sostanza, come già detto in precedenza, la libertà delle parti di regolare i propri rapporti contrattuali ha come limite l esistenza di materie sottratte alla disponibilità delle parti oppure inderogabili che possono variare di Paese in Paese e che possono anche condizionare l esito di un giudizio se incardinato in un Paese piuttosto che in un altro. Si specifica che il Regolamento CE n. 593/08 è in sostanziale continuità con quanto previsto dalla Convenzione di Roma del 1980, che si applica ancora, in via residuale, per i Paesi extra-ue che l abbiano sottoscritta. VII
12 A conclusione di questo breve excursus sui principali strumenti di legislazione sostanziale e processuale che vigono in ambito internazionale, è necessario ricordare che esistono anche normative internazionali di natura sostanziale, ossia testi normativi che dettano una specifica disciplina dei rapporti in sostituzione delle leggi nazionali. L esempio più noto è probabilmente quello della Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale dei beni mobili. La Convenzione stabilisce una normativa uniforme in materia di compravendita con riferimento ad aspetti essenziali del rapporto quali, tra gli altri: gli obblighi del venditore (art. 30 ss.), la c.d. conformità delle merci e diritti o pretese di terzi (art. 35 ss.), i mezzi di cui dispone l acquirente in caso di inosservanza del contratto da parte del venditore (art. 45 ss.), il risarcimento (art. 74 ss.). La Convenzione di Vienna, salvo che non venga espressamente esclusa dalle parti, si applica in via automatica a tutti quei rapporti in cui la legge applicabile è quella di un Paese che ha sottoscritto la Convenzione. Ciò posto, e senza alcuna pretesa di esaustività, resta però importante conoscere le diverse normative nazionali. La presente Guida si propone di realizzare questo scopo attraverso un analisi avente ad oggetto la disciplina in materia di: 1. azione e prescrizione; 2. procedimenti cautelari; 3. procedimenti sommari d ingiunzione; 4. procedimenti ordinari; 5. ripartizione dell onere della prova; 6. spese processuali; 7. esecutorietà della sentenza; 8. sospensione della provvisoria esecuzione; 9. adempimenti propedeutici all esecuzione; 10. procedimenti di riconoscimento ed esecuzione di provvedimenti stranieri; 11. azione revocatoria; 12. riserva di proprietà. Azione e prescrizione Per azione legale si intende il potere di esercitare un diritto attribuito dall ordinamento giuridico ai fini del suo riconoscimento e della sua attuazione in via giudiziale (ius persequendi iudicio quod sibi debeatur). Si tratta, dunque, di una situazione giuridica processuale, che viene esercitata in via facoltativa dal soggetto interessato, volta alla realizzazione di un diritto soggettivo sostanziale. In ambito civile, l azione viene di regola esercitata da parte dello stesso soggetto titolare della situazione giuridica da tutelare ed, eccezionalmente, da parte di un soggetto terzo che agisce quale sostituto processuale dell avente diritto. Per assicurare la certezza dei rapporti giuridici, ogni ordinamento prevede un termine temporale entro il quale il titolare di un diritto deve fare valere le proprie ragioni. In ambito civile, l istituto della prescrizione disciplina i termini entro i quali il mancato esercizio di un diritto determina la sua estinzione. Di regola, i termini di prescrizione di un diritto sono inderogabili e variano a seconda che la pretesa fatta valere abbia carattere contrattuale o extracontrattuale. La prescrizione può essere sospesa o interrotta, lasciando momentaneamente impregiudicati i diritti del relativo titolare. Si specifica che con la presente Guida non vengono illustrati tutti i singoli termini di prescrizione relativi alle diverse fattispecie giuridiche, bensì solo quelli che appaiono di maggiore interesse. Si VIII
13 precisa, inoltre, che in alcuni Paesi i termini di prescrizione sono considerati parte dell ordinamento processuale, mentre in altri attengono alla normativa sostanziale applicabile al rapporto. Procedimenti cautelari Per procedimenti cautelari si intendono i giudizi aventi carattere speciale rispetto a quelli introdotti in via ordinaria, la cui finalità è di evitare che il decorso del tempo necessario per ottenere una pronuncia a cognizione piena pregiudichi gli interessi del soggetto che invoca la tutela giurisdizionale. Di regola, colui che promuove un procedimento di natura cautelare deve dimostrare la sussistenza di due presupposti per l accoglimento delle proprie domande: il c.d. fumus boni iuris, ossia la verosimile fondatezza delle ragioni giuridiche fatte valere in giudizio e il c.d. periculum in mora, ossia il rischio che un ritardo nell accertamento del diritto possa provocare un pregiudizio tendenzialmente grave e irreparabile al creditore. Il provvedimento cautelare può essere concesso dall organo giudiziario competente sia prima dell instaurazione del contraddittorio tra le parti (inaudita altera parte) che a seguito della rituale costituzione in giudizio del soggetto contro il quale è promossa l azione. Spesso, il provvedimento cautelare ha natura meramente strumentale, ossia è destinato a cessare i propri effetti una volta decorso un periodo temporale che si assume sufficiente a soddisfare le esigenze cautelari dell istante, durante il quale il soggetto interessato è tenuto a promuovere la successiva fase di merito del giudizio, per rendere definitiva la tutela richiesta; talvolta, può conservare i propri effetti a prescindere dalla successiva introduzione della fase di merito a cognizione piena. Conseguentemente, il provvedimento cautelare ha, di regola, natura provvisoria, essendo soggetto a riforma nella successiva fase di merito del procedimento, durante il quale gli accertamenti precedentemente compiuti in via sommaria vengono effettuati con cognizione piena. Procedimenti sommari d ingiunzione Per procedimenti di ingiunzione di pagamento si intendono i giudizi volti ad ottenere in tempi rapidi un titolo esecutivo giudiziale a tutela di un diritto di credito. Di regola, i procedimenti di ingiunzione si articolano in una prima fase, che si svolge senza la partecipazione del soggetto contro il quale viene chiesto il provvedimento (c.d. inaudita altera parte) ed in una eventuale successiva fase in contraddittorio tra le parti, durante la quale la domanda dell istante viene riesaminata con cognizione piena. Ai fini dell accoglimento della domanda, l istante deve generalmente dimostrare di vantare un credito certo nel suo ammontare, liquido e esigibile, ovvero non sottoposto a termine o a condizione, provando per iscritto la titolarità della propria pretesa. Per facilitare la dimostrazione dell esistenza del credito, la nozione di prova scritta richiesta per l accoglimento della domanda di ingiunzione è, generalmente, molto più ampia rispetto a quella richiesta per il processo ordinario. Nel caso in cui l organo giudiziario accerti l esistenza del credito, ingiunge il pagamento del corrispondente importo al debitore, assegnando a quest ultimo un termine per proporre opposizione ed aprire, eventualmente, la fase a cognizione piena del procedimento, che si svolge secondo le regole tipiche del rito ordinario. L esecutorietà del titolo emesso in favore del creditore può essere concessa sia prima che durante la fase a cognizione piena della procedura di ingiunzione, a fronte del pericolo del ritardo nell attuazione del provvedimento e, dunque, della perdita definitiva della possibilità di recupero del credito. IX
14 Procedimenti ordinari Per procedimenti ordinari si intendono i giudizi volti ad ottenere una pronuncia dell organo giudiziario a tutela di un bene della vita all esito di accertamento a cognizione piena sui fatti di causa. Generalmente, i procedimenti possono essere introdotti con invito diretto alla controparte a comparire innanzi al Tribunale (c.d. atto di citazione) o con deposito di un atto presso la Corte competente, cui segue la notifica alla controparte (c.d. ricorso). Nella presente Guida, i due termini vengono utilizzati con questo significato, anche in relazione a Paesi in cui il nome dell atto introduttivo del giudizio è differente. Colui che esercita il potere di azione (definito attore o ricorrente) instaura con il soggetto nei confronti del quale avanza le proprie domande (definito convenuto o resistente) un rapporto processuale, che prescinde dalla volontaria partecipazione di quest ultimo, e che si articola generalmente in quattro fasi distinte: a) introduttiva, durante la quale vengono esposte le ragioni a fondamento delle rispettive domande; b) di trattazione, durante la quale, alla luce delle avverse difese, vengono precisati i fatti e le conclusioni rassegnate in giudizio; c) istruttoria, durante la quale vengono assunti gli elementi di prova ritenuti dal giudicante necessari ai fini della decisione; d) decisoria, che si conclude con la pronuncia sulle domande avanzate dalle parti. Di regola, i presupposti dell azione civile sono: (i) le personae (ossia le parti del procedimento); (ii) il petitum, ovvero il bene della vita che si intende tutelare (c.d. petitum mediato), nonché il provvedimento giurisdizionale di cui viene chiesta l adozione (c.d. petitum immediato); e (iii) la causa petendi, ossia i fatti costitutivi del diritto azionato che vengono posti a fondamento delle rispettive domande giudiziali. All esito del procedimento di primo grado, gli ordinamenti giuridici riconoscono, generalmente, la possibilità per le parti di impugnare la pronuncia mediante l instaurazione di due ulteriori gradi di giudizio (promossi rispettivamente di fronte alla Corte Territoriale di Appello e alla Corte Suprema nazionale), durante i quali è possibile, a seconda dei casi, ottenere un riesame pieno o limitato delle valutazioni effettuate dall organo giudiziario di grado inferiore. Non sono oggetto della presente Guida le Corti Costituzionali, che giudicano la legittimità delle leggi, o le altre Corti previste dai singoli ordinamenti nazionali (ad esempio, amministrative o penali) laddove competenti per particolari tipi di crediti (ad esempio, contro le Pubbliche Amministrazioni, da illecito penale, ecc.). Non costituisce, inoltre, oggetto della Guida, la disciplina adottata a livello statale negli Stati federati o confederati. I termini Tribunale e Corte sono usati tra loro come sinonimi, salvi i casi in cui sono espressamente indicati come specifici organi giudiziari appartenenti ai diversi ordinamenti nazionali. Ripartizione dell onere della prova Per ripartizione dell onere della prova si intende quel complesso di regole che offrono all organo giudiziario i parametri di valutazione degli elementi probatori acquisiti al giudizio e che, pertanto, stabiliscono i presupposti per l accoglimento di una domanda giudiziale o per il suo rigetto. Di regola, il soggetto sul quale grava l onere della prova è colui che esercita l azione, il quale deve dare dimostrazione dell esistenza di tutti i presupposti costitutivi della propria domanda. Il convenuto deve generalmente dare prova dell esistenza di fatti estintivi, impeditivi o modificativi rispetto a quelli allegati dall attore per il rigetto delle richieste avanzate nei suoi confronti. Rispetto alle domande avanzate in giudizio dal convenuto nei confronti dell attore, la situazione è speculare: l accoglimento di tali richieste dipenderà dalla capacità del convenuto di dimostrare la sussistenza di X
15 tutti i relativi elementi costitutivi e dell inesistenza dei fatti estintivi, impeditivi o modificativi dedotti dall attore. Per decidere sulle domande avanzate in giudizio, l organo giudiziario può avvalersi di presunzioni, ossia può formare il proprio convincimento desumendo da fatti noti (o provati) circostanze ignote (o non dimostrate). Le presunzioni di regola si dividono in semplici o legali. Le prime che per essere valutate devono essere gravi, precise e concordanti sono quelle che l organo giudiziario forma attraverso il proprio ragionamento logico. Le seconde sono le conseguenze che la legge trae da un fatto noto per risalire ad un fatto ignoto e che dispensano la parte favorita dalla presunzione dal fornire la relativa prova. Le presunzioni legali si suddividono, a loro volta, in due categorie: quelle assolute, che non ammettono prova contraria e quelle relative, per le quali è, invece, ammessa la dimostrazione di circostanze diverse. Spese processuali Per disciplina delle spese processuali si intende il complesso di norme che regola le modalità (i) di ripartizione delle competenze professionali liquidate dall organo giudiziario all esito di un procedimento giudiziale e (ii) di rifusione degli esborsi sostenuti per promuovere o proseguire il procedimento. Le competenze professionali comprendono sia quelle dei procuratori delle parti che quelle di eventuali ausiliari (quali consulenti tecnici) nominati nel corso della procedura dall organo giudiziario per la soluzione di problemi o quesiti di natura specifica. Di regola, le spese processuali vengono poste a carico della parte soccombente e vengono rimborsate, pertanto, in favore del soggetto vittorioso all esito del giudizio. Tuttavia, l organo giudiziario, valutando tutti gli elementi del caso concreto, può decidere di ripartirle diversamente, compensandole in tutto o in parte, a prescindere dalla soccombenza rispetto alle domande avanzate in giudizio. Nella presente Guida, il termine patto di quota lite viene convenzionalmente utilizzato per definire qualsiasi patto che determina il compenso professionale in misura percentuale sull importo liquidato all esito della causa o sul valore di un affare stragiudiziale. Esecutorietà della sentenza Per esecutorietà della sentenza si intende il complesso di norme che regolano l esecuzione di un provvedimento emesso da un organo giudiziario e dotato di forza di legge, che legittima il soggetto in favore del quale è emesso ad agire attraverso gli ausiliari di giustizia per ottenere la soddisfazione dei propri diritti. Il provvedimento giurisdizionale può acquistare esecutorietà sia durante che all esito di una procedura giudiziale, presupponendo esclusivamente l accertamento pieno dell esistenza, in tutto o in parte, di un determinato diritto dell istante. Generalmente, l esecutorietà di un titolo giudiziale autorizza il suo portatore ad ottenere, tra l altro, garanzie sui beni del debitore (ad esempio, l iscrizione di una ipoteca giudiziale) ovvero di chiedere il compimento di atti che determinano l espropriazione di beni appartenenti a quest ultimo, al fine della loro successiva vendita o assegnazione, fino alla totale soddisfazione del credito. XI
16 Sospensione della provvisoria esecuzione Per sospensione della provvisoria esecuzione si intende la facoltà concessa all organo giudiziario di far cessare provvisoriamente gli effetti del provvedimento emesso da un altro giudicante, in attesa di una valutazione più completa dei fatti di causa. L istituto trova applicazione quando il provvedimento esecutivo viene impugnato e presuppone la dimostrazione, oltre che della fondatezza della domanda, dell esistenza di un pregiudizio grave e irreparabile nei confronti dell esecutato. L eventuale concessione della sospensione lascia i relativi procedimenti esecutivi in uno stato di quiescenza, in attesa del successivo accertamento, a cognizione piena, da parte dell organo giudiziario competente. In aggiunta alla sospensione del titolo esecutivo, il debitore, quale ulteriore strumento di difesa, può generalmente chiedere la sospensione delle singole procedure esecutive avviate dal creditore per la soddisfazione dei propri diritti. Adempimenti propedeutici all esecuzione Per adempimenti propedeutici all esecuzione si intendono tutte le attività preliminari da porre in essere per dotare il provvedimento giudiziale di forza di legge ed autorizzare, conseguentemente, l esercizio dei diritti del creditore. Di solito, l inizio della procedura esecutiva viene preceduto dal rilascio di una apposita formula sul titolo giudiziale, che viene apposta da un ausiliario dell organo giudiziario che ha emesso il provvedimento, con la quale si autorizza il ricorso alla forza pubblica per la soddisfazione delle ragioni creditorie. Una volta che il titolo viene munito dell apposita formula esecutiva, il creditore può liberamente utilizzarlo per l iscrizione di garanzie sui beni del debitore o per dare inizio alle procedure per la loro espropriazione forzata. Procedimenti di riconoscimento ed esecuzione di provvedimenti stranieri Per procedimenti di riconoscimento ed esecuzione di provvedimenti stranieri si intende l insieme di regole adottate da un ordinamento giuridico (sulla base, tra l altro, di Convenzioni internazionali o norme di diritto interno) per conferire o negare efficacia a provvedimenti, inclusi i lodi arbitrali, emessi da autorità straniere. Generalmente, a tal fine è richiesto che: a) l organo giudiziario straniero, nel risolvere la controversia, abbia assicurato il rispetto di alcune fondamentali garanzie processuali delle parti (ad esempio, la corretta instaurazione del contraddittorio e il diritto di difesa); b) il provvedimento straniero sia definitivo e non in contrasto con un altra pronuncia resa tra le stesse parti e sul medesimo oggetto; c) gli effetti del provvedimento straniero non contrastino con l ordine pubblico nazionale. Talvolta, la procedura è meramente eventuale e ha luogo solo quando il soggetto che è tenuto a subire gli effetti della pronuncia ne contesti la compatibilità con l ordinamento nazionale ovvero non vi dia spontanea esecuzione, rendendo necessario procedere ad esecuzione forzata. XII
17 In questi casi, l accertamento che l organo giudiziario competente è tenuto ad effettuare è limitato alla verifica di compatibilità del provvedimento straniero con le norme inderogabili di diritto interno ed esula da valutazioni di correttezza della soluzione adottata dal giudice straniero. Azione revocatoria Per azione revocatoria (ordinaria e fallimentare) si intende l esercizio del diritto potestativo di richiedere una pronuncia volta ad ottenere l inefficacia di atti di disposizione patrimoniale compiuti dal debitore in danno del creditore. I presupposti per l accoglimento della domanda di revocatoria variano a seconda che l azione venga promossa in via ordinaria (actio pauliana) ovvero in sede fallimentare; generalmente, comunque, l accoglimento della domanda presuppone la dimostrazione dei seguenti requisiti: a) l esistenza di un credito nei confronti del debitore; b) il compimento, da parte del debitore, di un atto dispositivo del proprio patrimonio; c) il pregiudizio arrecato dall atto dispositivo alle ragioni del creditore; d) la conoscenza di tale pregiudizio da parte del debitore e/o del terzo che ha partecipato all atto. La revocatoria, usualmente, non ricostituisce il patrimonio del debitore, ma determina l inefficacia relativa dell atto dispositivo pregiudizievole, che, salvo casi particolari, non può essere opposto al creditore, il quale può, pertanto, promuovere nei confronti di terzi le azioni esecutive o conservative sui beni che formano oggetto dell atto impugnato. Riserva di proprietà Per riserva di proprietà o patto di riservato dominio si intende la clausola contrattuale con la quale le parti di un negozio giuridico convengono che il trasferimento del diritto di proprietà su uno o più beni venga subordinato al verificarsi di una condizione sospensiva, ovvero il pagamento integrale del prezzo di compravendita pattuito, facendo ricadere sull acquirente i rischi di un danneggiamento o perimento del bene prima del suo passaggio di proprietà. Di regola, il patto di riservato dominio è applicabile alle vendite di cose mobili, mobili registrate e immobili, mentre ne sono esclusi i beni di consumo e quelli destinati alla trasformazione. In caso di inadempimento da parte dell acquirente all obbligazione di pagamento del prezzo, il patto di riservato dominio legittima il venditore a risolvere il rapporto o a richiedere il regolare pagamento delle rate mancanti. Generalmente, la riserva di proprietà è opponibile ai creditori dell acquirente, purché costituita anteriormente all azione promossa da questi ultimi per il recupero del credito. XIII
18 Argentina Azione e prescrizione Ai sensi dell art del Codice civile argentino (Código civil y comercial de la Nación), il periodo di prescrizione di un credito in materia civile e commerciale è di 10 anni. Sono previsti, inoltre, termini abbreviati: ad esempio, un azione di responsabilità extracontrattuale si prescrive in 2 anni. Ai sensi dell art c.c., la prescrizione si interrompe con una domanda giudiziale, anche se proposta innanzi ad un giudice incompetente. È onere del creditore coltivare il processo instaurato per mantenere l effetto interruttivo della domanda giudiziale. La prescrizione si interrompe, inoltre, con il riconoscimento espresso o tacito del debito da parte del debitore (art c.c.). Ai sensi dell art c.c., inoltre, la costituzione in mora del debitore, a forma libera, ha l effetto di sospendere la prescrizione per 1 anno; la costituzione in mora ai fini della sospensione può essere effettuata una sola volta. Procedimenti cautelari In Argentina è possibile ricorrere a procedure cautelari anche ante causam, oltre che in corso di causa. Per ottenere queste misure cautelari, la parte deve farne domanda al giudice, specificando il particolare tipo di misura richiesta, nonché provando: - il fumus boni iuris, ossia la verosimile fondatezza delle ragioni giuridiche fatte valere in giudizio; e - il periculum in mora, ossia il rischio che un ritardo nell accertamento del diritto possa provocare un pregiudizio al creditore. La parte ha, inoltre, l onere di fornire una garanzia per le spese e gli eventuali danni causati alla controparte dall adozione della misura cautelare. Per ogni tipo di misura cautelare, poi, sono stabiliti specifici requisiti da soddisfare. Tra le misure cautelari, sono previsti: sequestri, nomina di un curatore di una società, avviso di lis pendens, divieto generale di disporre dei propri beni, ecc. Il giudice, inoltre, può disporre misure cautelari atipiche. Le misure cautelari sono generalmente concesse ed eseguite inaudita altera parte, sulla base dei soli fatti addotti dal ricorrente; il convenuto ne viene a conoscenza soltanto con la notificazione successiva all adozione della misura cautelare. La parte che ha ottenuto una misura cautelare ante causam ha l onere, a pena di decadenza, di dare avvio ad una procedura ordinaria entro 10 giorni (art. 207 del Código procesal civil y comercial de la Nación). È possibile impugnare le misure cautelari concesse; la proposizione del gravame, tuttavia, non ne sospende l esecuzione. Procedimenti sommari d ingiunzione In Argentina non è previsto alcun istituto analogo all ingiunzione di pagamento. Perciò, salvo che il credito non sia garantito da particolari diritti reali, il creditore dovrà ricorrere ad una procedura ordinaria al fine di ottenere un titolo esecutivo che gli consentirà di agire sui beni del debitore. È, tuttavia, prevista una speciale procedura per il recupero di un credito fondato su assegno o cambiale. Procedimenti ordinari L Argentina è uno Stato federale e le regole che disciplinano il processo civile differiscono di Provincia in Provincia. Una causa relativa all adempimento ad una obbligazione è generalmente di competenza delle Corti istituite in ciascuna Provincia. Innanzi ad esse vengono in rilievo normative 1
19 locali. L organizzazione della giustizia nelle varie Province prevede tre gradi di giudizio, che si svolgono conformemente alle norme locali. A livello federale, sono istituite le Corti distrettuali federali e le Corti di Appello federali, nonché, al vertice del potere giudiziario, la Corte Suprema Federale di Giustizia. Secondo quanto stabilito dal Código procesal civil y comercial de la Nación che si applica nelle Corti federali e nella città di Buenos Aires, prima di dare avvio ad una causa civile o commerciale è necessario esperire un tentativo di conciliazione. La procedura ordinaria inizia con un ricorso depositato presso la cancelleria del giudice di prima istanza competente e notificato alla controparte. Entro 15 giorni dalla ricezione del ricorso il convenuto può depositare la comparsa di risposta ed, eventualmente, formulare una domanda riconvenzionale. Il giudice può fissare un termine diverso se il convenuto è residente all estero. L attore può rispondere alla domanda riconvenzionale entro 15 giorni dalla notificazione della stessa. In seguito, si tiene l udienza preliminare nella quale, in particolare, il giudice invita le parti a esperire un tentativo di conciliazione e, qualora non si giunga ad un accordo, decide sull ammissibilità delle prove proposte dalle parti. Segue la fase di assunzione dei mezzi di prova, la quale può durare diversi anni, benché la legge stabilisca il termine, invero non perentorio, di 40 giorni. Entro il termine di 6 giorni dalla chiusura della fase di assunzione delle prove, le parti precisano le loro conclusioni e il giudice emette la sentenza. Avverso la sentenza di primo grado, le parti possono proporre appello entro 5 giorni dalla notifica con riserva dei motivi, che vanno redatti entro 10 giorni dalla data di ricezione del fascicolo da parte della Corte d Appello federale. È poi previsto un terzo grado di giudizio di mera legittimità innanzi la Corte Suprema federale. Ripartizione dell onere della prova Generalmente, è onere di ciascuna parte dimostrare i fatti posti a fondamento della propria domanda, ossia fornire tutte le prove che dimostrano l esistenza del credito vantato. Tuttavia, la giurisprudenza recente, pur circoscritta all ambito della responsabilità per colpa (medica), afferma che tale onere è allentato quando la prova può essere fornita più agevolmente dalle stesse controparti. Da un punto di vista processuale, le parti sono sottoposte a rigide decadenze per l assunzione delle prove. Infatti, è onere di ciascuna parte produrre, nel primo atto di causa, tutti i documenti di cui disponga e indicare tutte le prove costituende (ad esempio, le testimonianze, le perizie, le richieste d informazioni a enti pubblici e privati) di cui intende avvalersi nel corso del processo. La procedura argentina è regolata dal principio del contraddittorio. Tuttavia, il giudice può ordinare ad una parte o ad un terzo di esibire i documenti di cui sia in possesso. Se questi rifiuta, il giudice può da questo fatto desumere argomenti di prova contro la parte. Spese processuali Ai sensi dell art. 68 c.p.c., le spese processuali sono poste a carico della parte soccombente, salvo che il giudice non disponga la totale o parziale compensazione delle spese tra le parti (in caso di soccombenza reciproca, transazione, o qualora il debitore non sia in mora). Le spese processuali sono principalmente composte da: - le spese vive di giustizia, nelle quali è compreso un contributo pari circa al 3% del valore della causa. La somma ripetibile non può, tuttavia, superare il 25% dell importo aggiudicato in sentenza; - gli onorari dei difensiori e dei consulenti, che corrispondono alle tariffe stabilite dalla legge. L importo degli onorari dei difensori è fissato dal giudice in funzione del valore della causa, la tipologia e la complessità dell oggetto, la qualità del servizio reso e le condizioni economiche delle parti. In genere, nelle cause relative a crediti pecuniari, al difensore della 2
20 parte vittoriosa è assegnato un importo che va dall 11 al 20% del valore della causa, mentre all avvocato della parte soccombente è assegnato un importo che va dal 7 al 17%. Il difensore ha diritto ad una somma ulteriore del 25-30% dell importo dell onorario così calcolato se il processo continua in grado d appello. Il patto di quota lite è ammesso se non supera il 40% della somma liquidata in sentenza. La stipulazione del predetto patto di quota lite non impedisce di ripetere le spese per l onorario nei confronti della parte soccombente. Se il patto di cui sopra supera il 20% del valore della causa e la parte risulta soccombente, il difensore diviene debitore in solido delle spese processuali. Esecutorietà della sentenza La sentenza di primo grado non è immediatamente esecutiva. Una sentenza, infatti, diviene esecutiva soltanto al momento del suo passaggio in giudicato, ossia quando non siano più proponibili mezzi di impugnazione avverso tale sentenza. Sospensione della provvisoria esecuzione L appello impedisce il passaggio in giudicato della sentenza e così che la stessa divenga esecutiva. Adempimenti propedeutici all esecuzione Il giudice competente per l esecuzione della sentenza è lo stesso giudice che l ha emessa (art. 501 c.p.c.). La sentenza stabilisce il termine entro il quale la parte soccombente deve adempiere agli obblighi che essa impone. In caso di mancata spontanea ottemperanza alla condanna a pagare una somma liquida, il creditore può rivolgersi al giudice per ottenere l ordine di pignoramento (mandamiento de embargo). Ai sensi dell art. 531 c.p.c., il creditore potrà, quindi, rivolgersi all ufficiale giudiziario, il quale intimerà al debitore di pagare e darà avvio ad un attività di pignoramento sui beni mobili e immobili dello stesso. Il debitore esecutato potrà opporsi agli atti esecutivi entro 5 giorni dal loro compimento. Procedimenti di riconoscimento ed esecuzione di provvedimenti stranieri L Argentina ha sottoscritto numerose Convenzioni internazionali sul mutuo riconoscimento delle sentenze e la cooperazione giudiziaria. Al di fuori delle predette ipotesi, una sentenza straniera è riconosciuta sulla base della disciplina contenuta nel Código procesal civil y comercial de la Nación. Per ottenere il riconoscimento delle sentenze straniere, è necessario proporre una domanda al giudice competente, il quale, ai sensi dell art. 517 c.p.c., valuterà la conformità della decisione a questi presupposti: - la Corte che ha emesso la decisione ha giurisdizione secondo i principi del diritto argentino; - la decisione è definitiva; - il giudizio ha rispettato i principi del giusto processo ed, in particolare, il diritto di difesa del convenuto; - la decisione è valida secondo il diritto del Paese in cui è stata emessa; - la decisione non viola l ordine pubblico argentino; - la decisione non è contraria ad una precedente o simultanea decisione di una Corte argentina. La reciprocità non è un presupposto per il riconoscimento di una sentenza straniera. Per ottenere l esecuzione di una sentenza straniera in Argentina, la parte interessata deve inviare una copia della sentenza al giudice di primo grado competente, i documenti necessari per provare che il convenuto ha goduto dei diritti di difesa e una dichiarazione del giudice che ha emesso la 3