Source: https://www.laleggepertutti.it/162441_la-penale-per-ogni-giorno-di-ritardo-e-gia-titolo-esecutivo
Timestamp: 2019-02-21 08:56:48+00:00
Document Index: 84106071

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 409', 'sentenza ', 'art. 669', 'art. 669', 'sentenza ']

La penale per ogni giorno di ritardo è già titolo esecutivo?
> L’esperto Pubblicato il 24 Maggio 2017
Attuazione degli obblighi di fare infungibile o di non fare ex articolo 614 bis cod. proc. civ.: per il pagamento della sanzione collegata a ogni giorno di violazione o inosservanza dell’ordine del giudice si può notificare direttamente il precetto?
Interessante precedente quello emesso dal Tribunale di Roma [1] in materia di astraintes, ossia la misura di coercizione indiretta prevista dall’articolo 614-bis del codice di procedura civile (la cosiddetta «penale» prevista dalla sentenza di condanna per ogni giorno in cui il debitore non si conforma all’ordine contenuto nella sentenza stessa). Il problema affrontato nel provvedimento in commento è il seguente: per ottenere dal debitore il pagamento delle somme quantificate dal giudice per ogni giorno di inosservanza della sentenza [2] c’è bisogno di ricorrere nuovamente al tribunale affinché accerti per quanto tempo si è protratto detto inadempimento oppure la sentenza è già titolo esecutivo e il creditore può notificare direttamente il precetto per la somma fissata dal giudice moltiplicata per ogni giorno di ritardo o di violazione? In altre parole le cosiddette astraintes sono già titolo esecutivo e consentono al creditore di agire direttamente per il recupero di tali penali, oppure necessitano del previo accertamento giudiziale non essendo la somma ancora liquida (per non essere stato quantificato, con certezza, il tempo dell’inadempimento)?
Veniamo al caso. Una società aveva ottenuto un provvedimento cautelare con cui il giudice inibiva a un’altra società un certo comportamento e prevedeva una penale per ogni violazione o ritardo. Il debitore non obbediva all’ordine del giudice, sicché il creditore quantificava da sé i giorni di inadempimento e, moltiplicando il risultato per la somma fissata in anticipo dal giudice, notificava il precetto. Il debitore proponeva opposizione sostenendo che la quantificazione dell’importo doveva passare nuovamente dal giudice, unico soggetto titolato ad accertare i giorni di inadempimento. La somma, insomma, non era affatto liquida.
Il giudice deve quantificare i giorni di ritardo nell’adempimento
La soluzione adottata dal tribunale di Roma, per quanto favorisca una maggiore certezza nei rapporti tra le parti, è sicuramente svantaggiosa al creditore. Secondo il giudice della capitale, nonostante l’articolo 614 bis del codice di procedura civile stabilisce che il «provvedimento di condanna del giudice» è titolo esecutivo il creditore non può procedere direttamente all’esecuzione in presenza di un inadempimento ma deve preventivamente far accertare l’inadempimento e poi agire in via esecutiva.
Ricordiamo il testo della norma [2].
«Con il provvedimento di condanna il giudice, salvo che ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di parte, la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Il provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano alle controversie di lavoro subordinato pubblico e privato e ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art. 409.
Il giudice determina l’ammontare della somma di cui al primo comma tenuto conto del valore della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza utile».
Ebbene, secondo il Tribunale di Roma «se la parte onerata non adempie a conformarsi agli ordini di facere, al fine di legittimare l’esecuzione forzata, occorre adire nuovamente il giudice della cognizione affinché accerti l’effettiva sopravvenienza degli specifici inadempimenti contemplati dal titolo e la relativa entità».
Questo significa che, nonostante il creditore abbia un titolo che quantifica in modo certo il quantum dovuto, per accertare l’an è sempre necessario il giudice. Ed infatti – motiva il Tribunale – «trattandosi di provvedimento autonomamente presidiato da efficacia esecutiva con riguardo alle somme che risultino determinate ovvero determinabili con un semplice calcolo aritmetico, ma non nel caso in cui si debba procedere ad un nuovo accertamento dell’an della violazione e dell’inosservanza del provvedimento medesimo, il quantum deve ritenersi illiquido».
La soluzione è stata criticata [3] perché suscettibile di condurre a effetti paradossali «come nel caso di specie: la parte ha ottenuto un provvedimento cautelare (e, quindi, aveva visto accolte le proprie esigenze di urgenza),ma per attuarlo deve prima svolgere un processo a cognizione piena (o comunque un ulteriore giudizio)».
[1] Trib. roma, sent. n. 9884/17 del 17.05.2017.
[2] Art. 614bis cod. proc. civ.
[3] Cfr. F. Valerini in “La dura vita del creditore (nonostante le riforme del processo efficiente)” in Diritto e Giustizia del 24.05.2017 (versione web).
Tribunale di Roma, sez. IV, sentenza 17 maggio 2017, n. 9884
Giudice Ciufolini
Con atto di citazione ritualmente notificato, A. SOCIETA’ AGRICOLA A RESPONSABILITA’ LIMITATA e M. A. S.P.A si opponevano al precetto loro intimato in forza dell’ordinanza cautelare n.3494/2015 emessa dal Tribunale di Roma per i seguenti motivi:
-mancanza del titolo esecutivo in quanto la liquidità della somma oggetto dell’ordinanza cautelare era condizionata all’accertamento della violazione o inosservanza del provvedimento emesso all’esito del giudizio di merito;
-mancanza di certezza e liquidità del credito azionato perché l’ordinanza del Tribunale di Roma non ha specificato l’esatto ammontare delle sanzioni comminabili agli odierni opponenti;
-inefficacia dell’ordinanza per mancata instaurazione del giudizio di merito in seguito all’emissione dell’ordinanza cautelare ai sensi dell’art. 669 novies c.p.c. e 132 c.p.i.
-mancata notificazione dell’ordinanza cautelare a partire dalla quale, da dispositivo dell’ordinanza del Tribunale di Roma, far decorrere il termine di venti giorni entro i quali ottemperare all’inibitoria;
-illegittima intimazione di pagamento in solido alle opponenti in quanto il provvedimento sanzionatorio può essere addebitabile al solo autore della violazione di cui alla penale;
-genericità degli addebiti formulati dall’opposta in sede di merito e mancanza assoluta di alcun riscontro fattuale circa l’effettivo verificarsi dei fatti contestati.
Chiedevano quindi, previa sospensione inaudita altera parte dell’efficacia esecutiva del titolo, declaratoria di nullità del precetto per inesistenza del diritto d’agire in executivis di parte opposta. Chiedeva in subordine di ridurre gli importi dell’ordinanza e in ogni caso condanna degli opposti al risarcimento danni per lite temeraria, con vittoria delle spese.
Si costituiva in giudizio l’opposta IMPRESA AGRICOLA INDIVIDUALE TENUTA DI F. DI A. J. B. L., chiedendo il rigetto dell’opposizione previa confutazione delle argomentazioni di tesi avversarie. L’opposta sollevava eccezione di incompetenza per territorio del Tribunale di Roma e sosteneva la istantanea attuabilità dell’ordinanza cautelare ai sensi dell’art. 669, co. 12 c.p.c. in virtù dell’immediata precettività della misura cautelare. Sosteneva, peraltro, positivamente soddisfatto il requisito della certezza perché facilmente determinabile sulla base degli elementi indicati nel provvedimento di condanna e osservava che la pronuncia n.43456/2015, resa inter partes, il Tribunale di Roma aveva rigettato la doglianza di mancata instaurazione del giudizio di merito. Affermava, infine, l’efficacia, ai fini notificatori, della comunicazione dell’ordinanza cautelare effettuata dalla cancelleria e in opposizione alla censura di illegittimità della intimazione di pagamento in solido, sosteneva che la solidarietà operava di diritto perché le due opponenti erano società appartenenti alla medesima famiglia A. avendo la medesima sede, il medesimo legale rappresentante nonché i medesimi legali. Chiedeva quindi, confermato il rigetto dell’istanza di sospensione all’esecuzione, declaratoria di incompetenza in favore del Tribunale di Firenze e in subordine il rigetto dell’opposizione.
All’udienza del 23.2.2017, la causa veniva trattenuta in decisione con i termini ex articolo 190 c.p.c.
L’opposizione è fondata e, pertanto, va accolta per quanto di ragione con declaratoria di nullità del precetto intimato e con condanna dell’opposta al pagamento delle spese sopportate ex adverso e liquidate come in dispositivo.
Preliminarmente va rigettata l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata da parte opposta, in quanto la causa è stata conformemente radicata in ossequio al disposto dell’articolo 480 c.p.c. ultimo comma.
Parimenti è privo di consistenza il motivo relativo all’asserito difetto di validità del titolo esecutivo azionato, impostato sulla mancata specificazione della pena pecuniaria da comminare in concreto dal momento che la stessa risulta individuata nel dictum giudiziale. Infondato è anche l’ulteriore motivo di opposizione relativo alla mancanza di efficacia del titolo esecutivo per mancata introduzione del giudizio di merito ai sensi dell’articolo 132 cpi. E’ pur vero, infatti, che se il giudizio di merito non é iniziato nel termine perentorio di cui al comma 2 dell’articolo 132 cpi citato, ovvero se successivamente al suo inizio si estingue, il provvedimento cautelare perde la sua efficacia, ma tale disposizione non trova applicazione nel caso di cui al comma successivo, ricorrente nel caso di specie, secondo cui “le disposizioni di cui al comma 3 non si applicano ai provvedimenti di urgenza emessi ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile ed agli altri provvedimenti cautelari idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito. In tali casi ciascuna parte può iniziare il giudizio di merito”, facendo salva una semplice facoltà.
Fondato, invece, è il motivo afferente la mancata notificazione dell’ordinanza cautelare a partire dalla quale, come da dispositivo dell’ordinanza del Tribunale di Roma, era condizionato il decorso del termine di venti giorni entro i quali ottemperare all’inibitoria.
E’ pacifico, infatti, che tale notificazione è mancata e che, contrariamente a quanto sostenuto da parte opposta, la stessa non può essere surrogata dalla semplice comunicazione di cancelleria relativa allo scioglimento della riserva, utile solo al fine di far decorrere il termine per l’eventuale reclamo del provvedimento ma non come attuazione del presupposto dell’ordine di ottemperanza. L’ impostazione di parte opposta è contraddetta dal tenore letterale del titolo azionato, che aggancia l’ordine in esso contenuto proprio alla notificazione, condizionandone di conseguenza anche il giudice dell’esecuzione e precludendo ogni sorta di equipollenza di conoscenza legale aliunde conseguita.
Fondato è l’ulteriore motivo relativo al difetto del presupposto di eseguibilità del titolo esecutivo per mancato accertamento del numero delle violazioni e delle inosservanze del provvedimento, dal momento che se la parte onerata non adempia a conformarsi agli ordini di facere, al fine di legittimare l’esecuzione forzata, occorre adire nuovamente il giudice della cognizione affinchè accerti l’ effettiva sopravvenienza degli specifici inadempimenti contemplati dal titolo e la relativa entità. Trattandosi di provvedimento autonomamente presidiato da efficacia esecutiva con riguardo alle somme che risultino determinate ovvero determinabili con un semplice calcolo aritmetico, ma non nel caso in cui si debba procedere ad un nuovo accertamento dell’an della violazione e dell’inosservanza del provvedimento medesimo, il quantum deve ritenersi illiquido.
Rimangono assorbite le ulteriori censure, osservando peraltro come sia priva di consistenza l’affermazione secondo cui l’obbligo di adempiere alle sanzioni sostitutive sarebbe solidale.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando sull’opposizione ex articolo 615 c.p.c., introdotta da A. SOCIETA’ AGRICOLA A RESPONSABILITA’ LMITATA M. A. S.P.A, avverso il precetto notificato loro da IMPRESA AGRICOLA INDIVIDUALE B. L. A. J., contrariis reiectis, così provvede:
– Accoglie l’opposizione, dichiara insussistente il diritto di parte opposta di procedere ad esecuzione forzata sulla base del titolo azionato, in difetto, di accertamento del quantum debeatur e, per l’effetto, dichiara la nullità del precetto notificato in data 30.9.2015;
– Condanna l’IMPRESA AGRICOLA INDIVIDUALE B. L. A. J. in persona del titolare. A. J. Dragone B. L. Rondinelli Vitelli Altemps al pagamento in favore della A. SOCIETA’ AGRICOLA A RESPONSABILITA’ LMITATA e M. A. spa della somma di euro 22.724,40 per spese legali oltre iva e cpa e spese generali come per legge.