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Timestamp: 2019-11-13 05:50:04+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 329', 'art. 329', 'art.55', 'art.55', 'art. 54', 'art.54', 'art.5']

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18 Aprile 2019 abusi, ambiente, giustizia, Le Terrazze - Portovenere (SP), Partigiano Civico, spiagge, trasparenza, tutela consumatoriabusi, accesso agli atti, ambiente, diritti, giustizia, informazioni, legalità, paesaggio, Portovenere, tutela consumatoripartigianocivico
La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso il Consiglio dei Ministri, accoglie il ricorso, ma la Capitaneria di Porto spezzina insiste: nessun accesso ad atti, di ogni natura, relativi all’abuso demaniale marittimo presso Le Terrazze a Portovenere (SP).
Lo scorso 7 gennaio 2019, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di La Spezia condanna, con decreto penale n.12/19 (senza un dibattimento processuale), la struttura turistica ricettiva “Le Terrazze” di Portovenere (SP), per occupazione abusiva del demanio marittimo: 428 mq. utilizzati, a fronte di 195 mq. concessi. In parole povere, sono stati interrati circa 200 mq. di mare per estendere lo stabilimento balneare.
Ne ho già scritto. Ciò che voglio esporvi, in questo articolo un po’ tecnico, è quanto avvenuto in seguito alla mia richiesta di accedere agli atti detenuti presso la Capitaneria di Porto. Tale ente ha eseguito le indagini, ma potrebbe avere ulteriori atti correlati, successivi, amministrativi, comunque connessi alla vicenda. Non solo, come ho scritto in precedenza, come parte lesa, in quanto ho presentato l’esposto sulla questione (pure una integrazione), ho avuto accesso al fascicolo penale presso il Tribunale, ma ho trovato un DVD allegato con gli atti d’indagine della Capitaneria. Ciò vuol dire pagare €323,04 per una copia, secondo il tariffario degli uffici di Giustizia (D.M. del 4.07.18, G.U. Serie Generale n.172 del 26.07.18). Questo mi ha arrestato, vista la cifra. Ma, dato che il procedimento penale era ormai chiuso, perché non accedere per questi atti presso la Capitaneria, o meglio, l’Ufficio Locale Marittimo che ha eseguito materialmente l’indagine? Ciò confortato da una serie di elementi: il contenuto dell’indagine, benché penale, ha una sostanza di natura amministrativa e ambientale. Sicuramente deve determinare conseguenze di tipo amministrativo, visto che il Comune non ha ancora aperto alcun procedimento (!!!). La strada, poi, sarebbe stata spianata, non solo dalla L. 241/90 (come parte lesa), ma anche dal D. Lgs. 195/05 (accesso ambientale) e pure dal D. Lgs. 33/13 (accesso civico generalizzato). Insomma, risparmiare €323,04 non sarebbe stata una bazzecola per qualsiasi cittadino normale (firmate la petizione sulle spese ingiuste di Giustizia).
Quindi, perché non esercitare i miei diritti e magari estenderli agli altri, a tutti, grazie all’accesso ambientale e/o all’accesso civico generalizzato? Si tratta di demanio, di mare, di ambiente, di un bene comune. Comunque, visto che ho subito ricevuto un rigetto da parte della Capitaneria, ho pensato bene di non perdere tempo e accedere al DVD presso il Tribunale, grazie alle offerte che ho ricevuto dopo una breve campagna online. Persone generose che ringrazio ancora. Ciò mi ha confermato che gli atti avevano una valenza assolutamente amministrativa e, perciò, ho continuato anche la via dell’accesso agli atti, sia verso la Capitaneria, che in direzione Comune di Portovenere, Agenzia del Demanio e Agenzia delle Entrate Ufficio Territorio, coinvolte nella questione. Oltre a recuperare ulteriori carte importanti per avere un quadro più possibile completo, è stato anche un modo per ribadire i propri diritti di cittadino, ma non solo miei: di chiunque.
A parte qualche problema, poi superato con il dialogo e la giurisprudenza, ma aneddoti ne ho (magari per una prossima puntata), l’unico ente che ostinatamente si è opposto è stato la Capitaneria di Porto di La Spezia. Ma badate bene, l’atto fondante e sostanziale dell’indagine è stato un verbale ispettivo dell’Agenzia del Demanio, redatto da tecnico incaricato come ausiliario di Polizia Giudiziaria, quindi parte integrante del procedimento giudiziario, ormai concluso. Nel verbale, 50 pagine in buona parte di allegati, non una sola riga cita questioni di natura penale, anzi le conclusioni (sotto) sono squisitamente (ma non troppo squisitamente) amministrative.
Estratto dal verbale di ispezione demaniale del 06.03.18 dell’Agenzia del Demanio
Ebbene, il punto è che questo verbale redatto esclusivamente per l’indagine penale, l’ho recuperato, si dal DVD del Tribunale, ma l’ho anche reperito (a procedimento penale concluso) con un accesso presso l’Agenzia del Demanio e pure presso il Comune di Portovenere, che lo aveva ricevuto ad indagini ancora aperte. Questo nonostante il Comune non fosse parte attiva nel procedimento penale. Addirittura non aveva avviato nessun procedimento amministrativo, come ancora oggi. Quindi mi risultava poco chiaro, allora come adesso, il perché su questo atto valesse un segreto istruttorio ad intermittenza. Tanto è vero che feci, ad indagini aperte, un accesso agli atti in Comune, anche per questo documento che non mi fu concesso. Tentai pure presso l’Agenzia del Demanio Direzione Regionale della Liguria. Feci anche ricorso alla Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non mi andò bene, ma questo va a merito della coerenza e terzietà della stessa Commissione che, successivamente, ad indagini chiuse e procedimento penale concluso, ha accolto il mio ricorso contro la Capitaneria di Porto.
Ebbene, la Capitaneria, ad oggi, si rifiuta di farmi accedere persino a ciò che il Tribunale, l’Agenzia del Demanio e il Comune mi hanno già concesso. Ma andiamo con ordine e per sintesi.
La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi rigetta l’istanza ad indagini aperte
A bontà della terzietà e coerenza delle decisioni della citata Commissione, pubblico il provvedimento n.78 del 05.07.2018, con il quale si respinge il mio ricorso nei confronti dell’Agenzia del Demanio ad indagini aperte.
La Commissione per l’Accesso ai Documenti Amministrativi accoglie l’istanza a procedimento penale esaurito
A procedimento penale concluso con decreto di condanna n.12 del 07.01.19, la Commissione accoglie il mio ricorso con decisione n.101 del 19.03.19.
Il provvedimento è chiaro e coerente con il precedente: “… Ai sensi dell’art. 329 c.p.p., gli atti di indagine, compiuti da Pubblico Ministero o dalla Polizia Giudiziaria o comunque su loro iniziativa, anche se redatti da una Pubblica Amministrazione, sono sottratti al diritto di accesso regolato dalla l. 7 agosto 1990, n.241. In questo senso è la giurisprudenza costante di questa Commissione e del Giudice Amministrativo (da ultimo, in tal senso, si veda il Consiglio di Stato, sez. IV, 28 ottobre 2016, n. 4537). …“. E sempre per l’art. 329 c.p.p.: “… sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari (si veda a tale proposito anche Cons. di Stato Sez. VI 10 aprile 2003 n.1923); tali atti inoltre sono soggetti alla disciplina sul divieto di pubblicazione prevista dal codice di procedura penale“.
Quindi la Commissione afferma: “Nel caso di specie tale fase si è esaurita, essendosi concluso il procedimento con decreto penale di condanna.“. Ma oltre a ciò, e qui è un punto importante a favore di tutti i cittadini e non solo della parte offesa nel procedimento penale: “… l’accesso deve essere consentito, anche tenuto conto che nel caso di specie l’ostensione partecipa delle caratteristiche dell’accesso ambientale, per l’esercizio del quale non si richiede una qualificata posizione legittimante.“.
Chiaro e limpido, ne consegue che ogni cittadino, sulla base dell’accesso ambientale (D. Lgs. 195/05), può accedere a questi atti, anche presso la Capitaneria di Porto di La Spezia, anche se erano atti di indagine penale. Non è poco, è un fatto importante, consente di aprire una discussione pubblica sulla questione, proprio come prevede la normativa dell’accesso ambientale, che è orientata a favorire il controllo diffuso sull’operato della Pubblica Amministrazione. Un fatto di trasparenza, un fatto di democrazia.
Nella prossima parte vedremo gli atti correlati a questo ricorso presso la Commissione per l’Accesso: la formulazione della mia istanza “multidisciplinare”, che potrebbe essere utile ad altri, la memoria della Capitaneria di Porto per resistere al ricorso e la nota del comandante Seno della stessa Capitaneria. Nota successiva alla decisione della Commissione (inviata, non troppo correttamente, solo a me), con la quale si rifiuta la decisione della Commissione e si inseriscono “motivi aggiunti”, chiamiamoli così, molto contestabili. Sarà interessante, vi assicuro, anche per capire perché, un ente che ha avuto la copertura giuridica per fare accedere il sottoscritto a quelle carte, come minimo tutte già note, ancora non voglia aprire i cassetti. Inoltre, contemporaneamente, avevo attivato l’accesso civico generalizzato: vedremo come reagisce il Ministero delle Infrastrutture, male. Direi molto male, con motivazioni smontate nel merito dalla stessa Commissione, anche se la modalità di accesso è diversa. Sarò più tecnico. In sostanza, oltre allo scontro Commissione-CP, leggeremo dello scontro, pur formalmente indiretto, ma diretto nel merito, fra Commissione e responsabile della trasparenza del M.I.T..
Un appunto finale. Nonostante il rifiuto della Capitaneria, considero questa una vittoria già raggiunta, certo mi piacerebbe sentire un’associazione veramente attiva a tutela della trasparenza amministrativa. A mio parere, un ricorso al T.A.R. (per un singolo sempre troppo costoso, spesso senza rimborsi, soprattutto se si arriva fino al Consiglio di Stato) potrebbe valere la candela. Soprattutto per aprire la strada a favore di tutti i cittadini, nei confronti di quei corpi o enti pubblici, che si mostrano spesso troppo chiusi, poco inclini alla trasparenza, in particolare modo in materia ambientale. Io sono a disposizione.
14 Febbraio 2019 abusi, ambiente, amministrazione, arch. Roberto Evaristi, giustizia, Le Terrazze - Portovenere (SP), trasparenzaabusi, accesso agli atti, ambiente, amministrazione, giustizia, legalità, paesaggio, Portovenerepartigianocivico
Scriviamo di stabilimenti balneari e abusi, tanto per cambiare. A Portovenere (SP), in zona Olivo, abbiamo solo due stabilimenti balneari, ma nel corso dei decenni è stata accumulata una quantità/qualità di abusi incredibile. Dalla massicciata abusiva frontale allo stabilimento Sporting Beach, che tale rimane perché in sostanza insanabile, ad un’altra grande opera edilizia abusiva presso “Le Terrazze”, ora accertata con condanna penale. Rimane, però, al palo il procedimento amministrativo da parte del Comune.
647 giorni trascorsi dall’esposto all’apertura del procedimento amministrativo del Comune di Portovenere.
203 giorni di censura stampa.
Ed è proprio di questa grande opera abusiva sul demanio marittimo, frutto dei gestori de “Le Terrazze”, a Portovenere, che ora posso liberamente scrivere, data la conclusione di un incompleto (a mio avviso) procedimento penale, rapidamente terminato con un decreto di condanna voluto dal P.M. dott. Monteverde, ed emesso dal G.I.P. dott.ssa Perazzo. Peccato che non ci sia stato un processo, ulteriori aspetti e responsabilità sarebbero potute uscire allo scoperto, lo vedremo nel corso dell’articolo. Ha giocato un ruolo fondamentale anche la normativa penale, estremamente debole in ambito abusi edilizi, grazie a prescrizioni rapidissime e, per il demanio marittimo, un codice della navigazione che commina sanzioni non ridicole, di più. Insomma vedrete che abusare del demanio marittimo, e in generale, conviene e paga il più delle volte. Per il codice della navigazione, artt. 54 e 1161, se “occupate” il demanio marittimo, in genere pagherete un’ammenda assolutamente ridicola, €500 ma poi ridotti a €250. Che voi sul demanio marittimo mettiate ombrelloni, un pollaio, o un grattacielo, pagherete praticamente la stessa cifra e tanti saluti. Per questo vi invito, se non l’avete già fatto, a firmare la petizione che non verrà chiusa fino a che il Ministero dell’Ambiente, della Giustizia, dei Beni Culturali, o il governo, non ci daranno l’attenzione chiesta da tempo: https://www.change.org/p/ministero-dell-ambiente-salviamo-una-spiaggia-per-salvarle-tutte-prima-che-sia-troppo-tardi/
Oggi siamo ad oltre 41mila firme e non ci fermeremo fino a quando il “governo del cambiamento” o altri governi, non ci ascolteranno.
Questo per quanto riguarda l’aspetto penale, meglio andrebbe dal punto di vista amministrativo, sempre che i vari enti preposti facciano il loro lavoro seriamente e senza sconti, soprattutto non meritati. Il Comune pare non abbia ancora attivato alcun procedimento, nonostante conosca il mio esposto dal novembre 2017.
Ma è solo grazie ai contributi finanziari che ho ricevuto da persone generose, che ho potuto accedere alla copia di un DVD con documenti delle indagini di cui sto per scrivervi. Se potete: contribuite, anche per tenere in vita questo blog! Pensate un po’, che voi siate persona offesa o imputato, se avete la sfortuna di imbattervi in un CD o DVD in un fascicolo penale, al quale vi serve accedervi per vostra difesa (o per informazione al pubblico), ad oggi, dovete pagare ben € 323,04. A prescindere che nel CD/DVD ci sia una foto o l’enciclopedia britannica, sempre quello è il costo, grazie ad una circolare che il Ministero della Giustizia aggiorna praticamente ogni anno. Vi pare sensato o giusto? Avete mai sentito un solo avvocato che abbia protestato per questo? No, loro si fanno rimborsare dal cliente. Allora sarà il caso di farsi sentire anche per questo, perché non c’è giustizia se non c’è trasparenza, ovvero se la trasparenza è vincolata a costi inaccessibili ai più. Ho aperto, perciò, un’altra petizione: https://www.change.org/p/alfonso-bonafede-spese-ingiuste-di-giustizia-la-copia-di-un-cd-dvd-costa-323-04/.
Dopo un lungo e necessario preambolo, passiamo ai fatti concreti. Guardate l’immagine Google Maps sotto, si tratta dello stabilimento “Le Terrazze”, parte di una struttura ricettiva composta anche da una Residenza Turistica Alberghiera, un ristorante e un comparto ancora oggi inedificato e sterrato. Quest’ultimo con una buona parte di parcheggi pubblici, una trentina (altri 20 circa compiuti da tempo, si trovano davanti alla R.T.A.) ed altri privati interrati e un campo di calcetto, che dal 2004 attendono un compimento. Storia di cui ho raccontato in più occasioni, scorrete il dossier.
Ebbene, non soddisfatti di tutto ciò, lo stabilimento balneare è stato costruito in buona parte in abuso sul demanio marittimo. Ma attenzione, non fatevi ingannare dal gergo algido del legalese spinto degli atti che seguono, non si tratta di mera occupazione di un terreno preesistente, si tratta di un terreno di circa 200 mq. uscito fuori per un’opera umana (o forse non molto umana) di interramento di un braccio di mare di identica estensione. Chissà, poi, che bel volume di materiale tra subacqueo e in superficie. Questo terreno, poi, è stato lasciato in parte a “scogliera”, o meglio massicciata (in effetti era stata cementificata pure questa, come in foto), e in parte cementificata con gradoni e pietra. Il tutto senza alcuna autorizzazione effettiva, semplicemente giocando a fare della costa ciò che si ritiene utile per il proprio interesse personale e senza nessun controllo da parte di chi avrebbe dovuto controllare.
L’immagine Google Maps è oltremodo esplicativa, rappresenta la situazione completa antecedente al febbraio 2016 (a dispetto di quanto scritto da Google). Fino a quell’epoca, il primo livello vicino al mare era cementificato per poter sistemare lettini ed ombrelloni, in barba alla concessione demaniale, perché avrebbe dovuto rimanere massicciata libera da attrezzatura balneare. Solo grazie ad un mio esposto, la gestione dello stabilimento dovette rapidamente dare una passata di martello pneumatico per riportare la massicciata alla luce. Ma ecco perché tolsero velocemente quel cemento e fecero una sanatoria, c’era molto, ma molto, di più. In quella sanatoria del 2016 si notò qualcosa di strano, la profondità della massicciata non appariva per nulla conforme a quella riportata nella planimetria della concessione edilizia n.1263/1999. Concessione accordata alla soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., ovvero la società che gestisce tutt’oggi “Le Terrazze”.
03.08.1999 planimetria CE n.1263
In merito a ciò, l’intraprendente architetto Roberto Evaristi, incaricato dai titolari de “Le Terrazze”, risolse facilmente la questione. L’archistar Evaristi è stato sempre presente in caso di sanatorie (e altre pratiche) degli stabilimenti balneari dell’Olivo (v. anche Sporting Beach), pure quando era presidente della stessa commissione paesaggistica comunale del medesimo Comune di Portovenere. L’architetto, nella dichiarazione asseverata alla sanatoria del 2016 (estratto), a pag.5-6, par. 1.2, scrisse che:
Le opere in difformità sono costituite da modeste variazioni nella disposizione delle pietre che costituiscono la massicciata a mare rispetto a quanto previsto e autorizzato dalla concessione edilizia n. 1263 del 03/08/99, mantenendone però inalterata la geometria ed estensione globale.
Infatti, a livello planimetrico, si riscontra una profondità media di circa tre metri per tutta l’estensione della scogliera, con alcune porzioni lievemente più profonde alternate ad altre più strette, così come si evidenzia negli schemi sottostanti.
Tale conformazione consolidata nel tempo, si pensa possa essere la conseguenza di particolari moti ondosi e flussi di corrente che caratterizzano lo specchio d’acqua in questione particolarmente soggetto all’azione delle maree.
Ciò che in realtà costituisce difformità tra quanto rilevato e quanto rappresentato graficamente nel titolo edilizio è la conformazione trasversale della scogliera in rapporto allo stato e conformazione del fondale.
Si presume che tale rappresentazione originaria sia stata redatta senza il supporto di un rilievo del fondale e senza minimamente considerare l’escursione delle maree, producendo un elaborato grafico di sezione non rispondente allo stato effettivo dei luoghi.
La profondità del fondale in quella fascia di specchio acqueo è infatti decisamente maggiore di quanto rappresentato originariamente e facilmente rilevabile rendendo praticamente irrealizzabile la tipologia di massicciata rappresentata nel titolo originario.
Fin dall’epoca della sua realizzazione, infatti, la massicciata, proprio per le motivazioni suesposte, si presenta come scogliera emersa in quanto prevista quale opera di consolidamento e protezione del muro di confine retrostante.
La diversa configurazione si ritiene pertanto quale diretta conseguenza sia dell’inesattezza della rappresentazione grafica originaria che dell’effettivo stato dei luoghi.
Si riporta, a solo scopo esemplificativo, lo schema della sezione tipo riportata nel progetto originario, nonché quella dello stato attuale e di raffronto.
Certamente, molto convincente. Sicuro. Tra maree, correnti molto particolari, lavoro svolto male all’epoca (1999), è chiaro che il fondale è stato eroso dai moti del mare, allo stesso tempo la scogliera è aumentata di volume, un po’ “naturalmente” e un po’ per gli errori dei progettisti dell’epoca. Volete farvi due risate? Progettista dell’epoca era l’ing. Montefiori, con cui l’arch. Evaristi ha avuto lunga e stretta collaborazione. Non per nulla, già nel 2002, lavorarono assieme al P.U.O. “Le Terrazze”: R.T.A., ristorante, stabilimento e parcheggi pubblici, ancora in parte inedificati e molto altro. Infatti, trovate anche una relazione, con loro firme appaiate (di cui parleremo ulteriormente), proprio collegata alla concessione dello stabilimento in oggetto. Peccato, poi, che il profilo costiero catastale, rispetto a quello reale, non l’abbia notato nessuno, nemmeno i tecnici infallibili del Comune, nemmeno la Guardia Costiera. Questo sempre durante la sanatoria del 2016, che ha coinvolto anche la Regione (differenti uffici) e la Soprintendenza di Genova. Nessuno.
Insomma, l’architetto, anzi gli architetti Evaristi, oltre a Ottolini, Nadotti, Portunato per il Comune e altri enti, non scrissero nulla in merito a una ben diversa, più che solida ipotesi, confortata da fotografie aree e satellitari storiche: la maggiore profondità della massicciata, rispetto al progetto del 1999, era dovuta semplicemente al fatto che la stessa massicciata era stata estesa verso mare per diversi metri, anche 5 o 6 metri e oltre.
Nella mappa catastale del 1999 il profilo costiero era questo:
Nella mappa catastale del 2016 (valida anche oggi), usata pure negli atti della sanatoria e non coincidente con le condizioni reali al momento dell’accertamento (!), invece, il profilo catastale risultava questo sotto. Questo disegno era opera del Ministero delle Infrastrutture, il quale, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, fece rilievi reali lungo tutta la costa italiana. E’ la ben conosciuta per i tecnici, “proiezione Z” dei dati catastali. E, guarda la fortuna (per noi), il rilievo nella zona fu fatto poco prima degli abusi. Il dettaglio e la precisione sono evidentemente maggiori, rispetto alle epoche precedenti:
Però, ben prima del 2016 (anno della sanatoria “Le Terrazze”), ovvero già dal 20.06.2000, secondo immagine dell’Istituto Geografico della Marina Militare (foglio 95, strisciata 120, fotogramma 2344), che non posso pubblicare per questione di copyright, lo stato reale della costa era già questo:
Qui, dal S.I.D., sistema informativo del demanio marittimo del M.I.T., vediamo la stessa mappa catastale del 2016 (e anni precedenti, valida pure oggi), sovrapposta ad una foto satellitare recente (ante febbraio 2016, notate i lettini sul primo livello a mare). La linea blu marca chiaramente quanta parte di mare, frontale allo stabilimento, è stata interrata, anche dallo sperone della proprietà limitrofa più a est, ovviamente segnalato anche questo da tempo, ma senza alcuna conseguenza (così va il mondo). Allo stesso tempo, la linea rossa segna il confine vero tra demanio e terreno privato. E’ evidente che buona parte dello stabilimento si è piazzato con struttura edilizia, cabine e muro a ovest, ben oltre i limiti reali della proprietà e, ad oggi, dopo il decreto penale di condanna, appare così.
Da tenere in forte considerazione che, solo nel 2004, viene rilasciato il permesso di costruire n.54 relativo allo stabilimento balneare come oggi, cioè con la linea di costa come già era dal 2000 e in difformità alla precedente concessione edilizia del 1999. Inoltre, nelle carte edilizie del P.U.O. 2004, non risulta essere presente alcuna autorizzazione ad hoc ad effettuare opere edilizie sul demanio marittimo. Opere che vennero compiute prima di costruire lo stesso stabilimento e nello stato come ad oggi. Come vedremo nelle foto di seguito. Nello stesso verbale dell’Agenzia del Demanio del 06.03.18, a pag. 3 si scrive:
Ovvero l’allegato 6 è sotto:
Infatti, io l’autorizzazione ai sensi dell’art.55 del Codice della Navigazione, collegato a quanto scrive l’Agenzia del Demanio, relativo alla costruzione frontale allo stabilimento con n.3 scale in pietra (e non due), non l’ho mai trovata nel P.U.O. Le Terrazze e, infatti, non è presente, né nel verbale della stessa Agenzia del Demanio, né nelle informative della C.P., che includono specifico atto di acquisizione documenti presso il Comune di Portovenere. Per la precisione, esiste si una lettera della C.P. datata 01.12.2003 (sempre negli atti del fascicolo penale), con approvazione ai sensi dell’art.55 del Codice della Navigazione, ma riguarda solo la parte in proprietà e non la parte demaniale. Gli atti dell’istanza a firme Montefiori e Evaristi vengono allegati alla nota della C.P., la quale scrive alquanto chiaramente:
Il Signor RICCIOTTI Antonio in qualità di legale rappresentante della Società IMMOBILIARE LIDO DI PORTOVENERE, con domanda pervenuta in data 10 novembre 2003 e successivamente integrata, ha chiesto l'autorizzazione ai sensi dell'articolo 55 del Codice della Navigazione, per realizzare una struttura turistico ricettivo nell'area di proprietà entro trenta metri dal demanio marittimo, così come meglio indicato negli uniti elaborati grafici.
Del resto il fronte mare era già stato sistemato, senza alcuna autorizzazione, come dimostrato inequivocabilmente da una foto del 2003, estate 2003 (ante autorizzazioni stabilimento), che vedremo anche più in avanti.
E questo fa scopa (o non fa scopa, come preferite) con una nota dello stesso Comune a firma delle architette Ottolini, Nadotti e Portunato, prot.n.189 del 05.01.18, che io contestai in questo modo, appena ne ebbi copia, ed è agli atti:
Spett.le Ufficio Locale Marittimo della Guardia Costiera,
mi pregio di comunicare e trasmettere documentazione relativa atta a confutare le affermazioni riportate nella nota allegata del Comune di Portovenere del 05.01.18, nello specifico al punto alla seconda pagina ove si scrive: "In merito a quanto riportato nella parte finale della Vs. nota e riferito al punto 2 della segnalazione del Sig. Daniele Brunetti (presenza di n.3 scale in pietra anziché n.2), si allega estratto titolo edilizio P.D.C. n.54/2004 relativamente agli immobili individuati catastalmente al Fg.10 mappale 864 e si dà atto che risultano autorizzate n.3 scale in forza del predetto titolo rilasciato successivamente alla citata concessione edilizia 1263/99....".
In merito a quanto sopra dichiarato devo sostenere che ciò non trova documentalmente conforto, in quanto:
il P.D.C. n.54/2004 che autorizzava n.3 scale in pietra (diversamente dalla c.e. 1263/99 che ne autorizzava solo due) è stato rilasciato in data 04.08.2004 (all.2), tra l'altro senza menzionare variazioni sulla linea di costa di fatto effettuate, ma anche ben dopo la costruzione della parte frontale dello stabilimento con n.3 scale come ad oggi, che era già in essere alla data del 05.08.2003, come provato dalla fotografia aerea reperibile presso l'ufficio cartografico della Regione Liguria, della raccolta relativa al 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65, fotogramma 872 (all.3, 3A e 3B). Ciò prova che la parte frontale dello stabilimento è stata costruita senza titolo edilizio conforme, anzi in palese difformità rispetto al titolo edilizio del 1999. Perciò, l'autorizzazione edilizia del 2004 è stata rilasciata a seguito di una rappresentazione non aderente alla realtà dei fatti di allora. Ad ulteriore conferma si allega la planimetria catastale dello stato dei luoghi, facente parte dell'allegato "E" al P.U.O. Le Terrazze, per come avrebbero dovuto essere prima della costruzione del comparto U.M.I. "D", relativo al P.d.C n.54/2004.
Voglio, inoltre porre in rilievo la nota con la quale la Soprintendenza per i Beni Architettonici di Genova ha dato parere favorevole al rilascio del P.d.C n.54/2004 (all.2), quando indica di adottare "accorgimenti tali da rompere la continuità del muro di delimitazione dell'arenile mediante l'introduzione di elementi vegetali e/o una maggiore articolazione planimetrica dello stesso muro...", cosa che non è mai stata considerata. Non solo, tale muro rompe la continuità della fascia di libero accesso della battigia in violazione delle normative nazionali e regionali.
Mi auguro che di tali rilievi si terrà conto, assieme agli accertamenti effettuati dall'Agenzia del Demanio trasmessi a Voi circa tre mesi fa, dato che tale immagine fotografica del 2003, ma probabilmente ulteriori e precedenti di alcuni anni, che Vi trasmetterò, dimostrano che la parte frontale dello stabilimento era già in essere come oggi, ma prima del rilascio del titolo edilizio attuale, perciò, senza che fosse stato verificato lo stato dei luoghi prima del rilascio stesso, senza quindi sanare l'abuso preesistente, ma in maniera ingannevole.
Mi riservo di preparare ulteriore esposto specifico da integrare alle Vs. indagini presso la Procura della Repubblica.
Allegati n.6.
Tra gli allegati misi questo dettaglio dalla foto dell’ufficio cartografico della Regione Liguria, della raccolta relativa al 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65 (a sinistra), fotogramma (che posso pubblicare) dal quale si nota che il fronte mare era già come l’attuale ancora prima della costruzione dello stabilimento balneare (2004) vero e proprio (!!!). Addirittura c’erano già, però, i lettini in batteria, ergo foto dell’estate 2003.
anno 2003, Volo 64, Basso Costiero, strisciata 65, fotogramma 872
anno 1999, volo alto 50 La Spezia, strisciata 21, fotogramma 451
Confrontato con il dettaglio del fotogramma a destra, sempre della Regione Liguria, ma del volo alto 50 La Spezia, anno 1999 (24.03.99 sul bordo fotogramma) strisciata 21, fotogramma 451, appare chiaro che, tra il 1999 e il 2003 ne furono fatti di lavori in quella zona! Questo ben prima dell’autorizzazione edilizia del 2004 che, tra l’altro, nemmeno fa fede per la parte nel demanio marittimo (anche Agenzia del Demanio e C.P. dixit).
Guardate, inoltre, questo muro che spezza la continuità della fascia libera demaniale, anche in sfregio alle norme regionali, oltre che nazionali.
Ma ecco il decreto penale di condanna del Tribunale di La Spezia n.12/19, emesso dal G.I.P. Marta Perazzo il 07.01.19, su richiesta del P.M. Luca Monteverde:
Nel decreto si scrive di “occupazione“, un termine un po’ generico, dato che non è descritto in cosa consista l’occupazione. Nel corso delle indagini si trova anche il termine “con impianti di difficile rimozione“, che nel decreto avrebbe reso un po’ meglio l’idea. Lo stesso articolo 54 del codice della navigazione prevede, come opzione aggiuntiva, anche il termine “innovazioni abusive” o “innovazioni non autorizzate“.
Cosa curiosa è che, a parte le mie note presenti nel fascicolo, nessuno descrive in cosa consistano queste “occupazioni” e questi “impianti di difficile rimozione“. Il termine “interramento abusivo di ampie aree di mare“, tratto dai miei esposti, appare solo in una relazione di servizio della Guardia Costiera del 20.09.17, in fase iniziale delle indagini e mai più verrà ripetuta.
Sempre l’art. 54 prevede, inoltre che: “… il capo del compartimento ingiunge al contravventore di rimettere le cose in pristino entro il termine a tal fine stabilito.“. Il Capo compartimento sarebbe il comandante della Capitaneria di Porto, ma di ordine e termini di messa in pristino nulla appare nel fascicolo. Infine, il procedimento penale si è chiuso definitivamente, dato che il Ricciotti Antonio ha pagato l’ammenda di “ben” €250,00, in data 31.01.19.
A questo punto si attende lo svolgimento della parte amministrativa, da parte del Comune di Portovenere e, perché no, della Capitaneria di Porto a norma dell’art.54 del Codice della Navigazione, con un ordine di messa in pristino. Vedremo se la messa in pristino si farà, o se, come mi aspetto e ritengo più probabile, si tirerà fuori dal cappello una sanatoria, con in aggiunta un pontile galleggiante (N19), questa volta previsto nel nuovo P.U.D.. Più volte sistemato (e rimosso) con autorizzazioni zoppicanti e invenzioni lessicali, tipo “piattaforma”. Pontile che sarà, inevitabilmente, solo ad uso e consumo de “Le Terrazze”.
Ma qui sta la ciliegina. Si scrive solamente di “impianti di difficile rimozione”, senza alcuna descrizione della loro natura, pure nel verbale dell’Agenzia del Demanio, incaricata degli accertamenti tecnici. In tale verbale, a seguito di sopralluogo di un anno fa, si indica una cifra ad indennizzo per l’occupazione abusiva per gli anni 2009-2018 di €46.274,40 e si invita il Comune a procedere all’accatastamento delle opere esistenti (!!!). Avete capito benissimo: accatastamento! Altro che messa in pristino con demolizioni e rimozioni. La strada amministrativa sembra già segnata.
Ecco poi, le conclusioni delle indagini raccolte in queste righe sotto, tratte dall’annotazione di P.G. della Capitaneria di Porto del 24.05.18. Sul decreto penale di condanna arriverà solo il termine “occupazione” (indefinita nei modi), non arriveranno le frasi “inosservanza dei limiti di proprietà privata” e nemmeno “impianti di difficile rimozione” (mai descritti compiutamente). Mentre, la violazione degli articoli del codice della navigazione nn. 54 e 1161 vengono recepiti senza ulteriori rilievi dal P.M. e dal G.I.P..
Annotazione di P.G. della Capitaneria di Porto del 24.05.18
Il tutto, poi, è chiuso nel fascicolo penale, da un paio di interessanti note del Comune di Portovenere inviate a Capitaneria di Porto, Ufficio Locale Marittimo, Agenzia del Demanio, Agenzia delle Entrate e Polizia Municipale per: “… confermare l’incontro… per il giorno 22 maggio p.v. …” (2018), “… per esaminare la pratica congiuntamente…“. Qualcosa, non mi è chiaro, ma forse sono io che mi aspetto un mondo diverso. Da quando, un ente che nemmeno ha aperto un procedimento amministrativo nei confronti di qualcuno e senza alcuna delega o subdelega alle indagini, prende le redini e invita la Capitaneria di Porto (e Ufficio Locale Marittimo) nelle vesti di Polizia Giudiziaria, per procedimento penale aperto sul quale stanno investigando, e altri, a “esaminare la pratica congiuntamente“? Per di più dopo che la Capitaneria stessa, in data 04.05.18, chiedeva (ordinava) al Comune, per esigenze di indagini, di fornire copia, con urgenza, di tutti gli atti in merito ad ipotesi di abusiva occupazione di demanio marittimo da parte dello stabilimento balneare in oggetto? Il Comune di Portovenere, sino ad oggi, non risulta aver aperto alcun procedimento amministrativo nei confronti de “Le Terrazze”, nonostante abbia ricevuto notizia della questione sin dal 22.11.17. Da allora ad oggi, nessun rapporto sugli abusi edilizi pubblicato mensilmente (e obbligatoriamente) all’albo pretorio, ha riportato alcunché di questa vicenda. Tutto ciò mi lascia veramente interdetto. Spero, a questo punto, che della vicenda si occupino anche associazioni ambientali serie. Che non mi lascino solo e che magari diano uno sguardo anche al caso Sporting Beach, a mio avviso ancora aperto.
P.S.: le concessioni demaniali non sono un regalo per sempre, è previsto anche il ritiro nel caso di violazioni di legge.
9 Febbraio 2019 abusi, ambiente, amministrazione, arch. Roberto Evaristi, Le Terrazze - Portovenere (SP), Sporting Beach - Portovenere (SP), tutela consumatoriabusi, ambiente, amministrazione, paesaggio, politica, Portovenere, tutela consumatoripartigianocivico
Il Comune procede sul P.U.D., ovvero sull’uso del litorale, senza minimamente riflettere (anche tecnicamente). Se le mie osservazioni sono state trattate come tutte le altre 7 andiamo male. Troppo facile trattare solo alcuni punti e saltare quelli più scomodi, magari molto scomodi e quindi meglio non divulgare. Meglio non vedere e non sentire, allora lo farò pubblicamente. Due punti su tutti: incremento della cementificazione costiera e presenza di considerevoli ed accertati abusi sulla costa, ad oggi non messi in pristino.
Sotto le mie osservazioni integrali (inviate per PEC il 15.01.19, quindi nei termini, anche se protocollate il giorno successivo) e in seguito ciò che il Comune vuole approvare (e approverà) al prossimo consiglio comunale. Le controsservazioni al n.6 sono veramente tirate via e striminzite. Qui il recente pregresso con le mappe. C’era di più caro Sindaco e chi ne fa le veci, in sintesi:
Nel 2005, la Regione, dopo sopralluogo, non accolse il cambio di denominazione da spiaggia libera a libera attrezzata, proprio nel tratto Sp3 del P.U.D. vigente, ora nuovamente oggetto, negli stessi termini, con la variante in discussione (v. Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell’11.10.2005);
non può non prendersi in considerazione la morfologia di quel tratto di costa che, benché arenile, appare inadatto al posizionamento di strutture ricettive rimovibili e attrezzatura come lettini, in varie aree. Infatti, anche dopo un eventuale ed attento lavoro di ripascimento, troviamo arenili in buona parte con un grado di inclinazione eccessivo e meno sfruttabile alla sistemazione di lettini e ombrelloni;
Trasformare questa spiaggia in spiaggia libera attrezzata avrebbe una pesante conseguenza, sarebbe meno ricettiva, meno bagnanti potrebbero frequentarla, diventerebbe certamente più adatta solo a persone più abbienti. Insomma, lo scopo di questa variante al P.U.D. appare questo: far diventare l’Olivo non più la spiaggia di tutti, anziani, bambini, ragazzi e disabili, ma la spiaggia solo per alcuni privilegiati;
Si contesta alla radice il metodo utilizzato dal Comune per il calcolo del fronte balneare e di conseguenza delle stesse percentuali di utilizzo del demanio marittimo, se non altro per i numeri ottenuti, peraltro illegittimamente non reso noto nel dettaglio dal Comune negli atti pubblicati allegati alla variante. Ciò renderebbe la stessa istanza comunale amministrativamente annullabile. Innanzitutto, appare del tutto spropositata la misura di ben 4568 ml. come fronte balneare, che include arenili e scogliere. Appare evidente, anche ad una stima grossolana, che per raggiungere tale cifra si debbano includere nel conteggio gran parte delle coste dell’isola Palmaria e probabilmente tratti della costa che dalla punta di S. Pietro vanno verso lo scoglio Ferale e la baia del Canneto. Ciò appare assolutamente ingiustificato;
Violazione dei principi costituzionali della Legge Regionale 4 luglio 2008 n°22. Le prescrizioni previste dalla Legge Regionale n.22/2008 non considerano differenze sostanziali, ovvero le modalità e la facilità (ovvero difficoltà e costi) per raggiungere i tratti di costa immessi nel calcolo complessivo. Se il demanio marittimo, ovvero le spiagge pubbliche, scogliere e gli stabilimenti che usufruiscono di concessione, posti all’interno del comune, vengono tutti considerati nel calcolo, senza valutarne la raggiungibilità con modalità facili e disponibili a tutti, o più complesse e non disponibili o praticabili da tutti, oppure con costi bassi, medi o alti, è chiaro che si compie una violazione costituzionale discriminando cittadini abbienti e meno abbienti, oltre che, ancor più gravemente tra loro, cittadini in buone condizioni fisiche, disabili, anziani e bambini. In concreto, le aree balneabili facilmente raggiungibili con vie carrozzabili dal capoluogo, includendo arenili e scogliere, equivalgono a 1170 ml., non 4568 ml. come da Vs. calcolo formale. E’ quindi chiaro che le percentuali considerate sono del tutto erronee e discriminanti;
SpaC – Spiaggia libera attrezzata accessibile anche ai cani
Quella che in variante viene definita SpaC, spiaggia libera attrezzata con accesso anche ai cani, in realtà è più che altro un solarium, ovvero non disporrà di arenile ma di un tratto di costa cementificato e pavimentato. Appare del tutto improprio allo scopo e chiaramente poco igienico;
P.U.D. con deciso incremento della cementificazione costiera che andrebbe contrastata invece che autorizzata. Questo secondo tutti gli studi ambientali più importanti a livello nazionale e internazionale;
Inoltre, quest’area è da anni frequentata da alcune sule (Morus bassanus), uccelli pelagici rari in Italia che, caso unico per la nostra penisola, hanno potuto dare, più volte, vita a pulli poi involati, ma in alcuni casi deceduti per incidenti non totalmente chiariti;
Sp4 – Spiaggia libera di fatto mai attrezzata e mai data in concessione;
Diffuse situazioni di abuso edilizio costiero in zona Olivo;
Massicciata abusiva e sanatoria Sporting Beach impropria. Nella relazione tecnica giurata dell’arch. Roberto Evaristi, prot.n. 0007748 del 09.07.15, si reintroducono nel calcolo gli abusi non considerati all’epoca del rilascio della conformità paesaggistica. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, richiedere una nuova valutazione della conformità paesaggistica da parte della Regione Liguria, con un nuovo parere da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria. Ciò rende nulla la sanatoria;
Massicciata e stabilimento in abuso Le Terrazze. Proprio molto recentemente, sempre grazie ad esposti dello scrivente, è stato emesso decreto di condanna penale n.12/19 da parte del Tribunale di La Spezia che, in data 07.01.19, ha condannato RICCIOTTI Antonio, amministratore delegato della soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria della struttura ricettiva e stabilimento balneare “Le Terrazze”, per violazione degli artt. 1161 e 54 del codice della navigazione, in quanto realizzava in area demaniale marittima, in assenza della prescritta autorizzazione, un’occupazione di mq. 428, a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato il 18 settembre 2017;
e poi il secondo allegato, molto tecnico, con progetto di spiaggia sospesa allegato al P.U.O. Le Terrazze del 2004, dove ora si vogliono mettere i pontili eliminando del tutto un arenile abbandonato da anni.
Le mie osservazioni integrali
Per Email PEC
Al Comune di Portovenere
Via Garibaldi 9, 19025 Portovenere (SP)
email PEC: protocollo@pec.comune.portovenere.sp.it
Portovenere (SP),15.01.2019
OGGETTO: Osservazioni alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18.
Il sottoscritto BRUNETTI Daniele, nato a (omissis),
le proprie osservazioni alla proposta di variante al P.U.D. del Comune di Portovenere (SP) approvata con delibera di Consiglio Comunale n.61 del 14.12.18, pubblicata all'albo pretorio dal 17.12.18 al 01.01.19.
1- Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell'11.10.2005 – stralcio Spa1
Per diversi aspetti, la presente proposta di variante al P.U.D. comunale di Portovenere, ricalca la precedente approvata con D.C.C. n.22 del 05.05.2005, approvata parzialmente con decreto regionale n.2137 dell'11.10.2005. In quel caso fu stralciata la parte riguardante la trasformazione delle spiagge libere in spiagge libere attrezzate, nel tratto di costa denominato Spa1 nella variante di allora, come in quella oggi in osservazione.
Si riprendono, perciò, le osservazioni che fece, all'epoca, Silvia Brunetti (all.1) e richiamate nello stesso atto regionale n.2137/05, considerandole ancora totalmente valide nel merito. Tale descrizione contribuì a chiarire alla Regione Liguria il contesto dei luoghi e delle situazioni, ad oggi invariati. La Regione, dopo sopralluogo, non accolse il cambio di denominazione da spiaggia libera a libera attrezzata, proprio nel tratto Sp3 del P.U.D. vigente, ora nuovamente oggetto, negli stessi termini, con la variante in discussione.
In particolare, la Regione Liguria ritenne che la previsione di Spa1 penalizzi la libera balneazione nella zona centrale (della baia dell'Olivo) in quanto:
la Sp2 è confinata nell'area portuale e in commistione con i natanti;
la Sp4 è ormai di profondità scarsa o nulla, per cui di fatto la sua realizzazione priverebbe il capoluogo dell'unica spiaggia libera fruibile.
In merito al punto 1 il fatto rimane indiscutibilmente tale, mentre per il punto 2, dato che nel caso attuale abbiamo contestualmente la spiaggia libera attrezzata Spa2 nel P.U.D. vigente, il quale diventerebbe spiaggia libera, la questione è da approfondire anche nel paragrafo 6.
Bisogna, innanzitutto dire che la motivazione al punto 2, aveva allora, di fatto, assorbito le ulteriori osservazioni addotte da Silvia Brunetti, ma che rimangono assolutamente valide anche oggi. In particolare per quanto riguarda interessi pubblici che non paiono sussistere, anzi danneggiati, dalla trasformazione della spiaggia libera Sp3 in libera attrezzata Spa1, in quanto:
pulizia del litorale. Compete comunque al Comune per le spiagge non affidate in concessione ai sensi dell’art.5 della L.R.n.13/99, dunque è già garantita;
docce e servizi igienici pubblici già esistono nella Sp3. Vi sono due docce funzionanti e, all'interno di un piccolo immobile verso lo stabilimento Sporting Beach, vi sono una doccia con acqua calda e servizi igienici i quali, però, sono stati abbandonati da alcuni anni dall'attuale amministrazione, nonostante li avesse riattivati dopo il 2013 e affidati ad una cooperativa. Sono, perciò, servizi riattivabili abbastanza facilmente;
attrezzature per la balneazione. I bagnanti interessati ad esse sono perfettamente in grado di portarle da soli in spiaggia, essa infatti è posta a lato di strada pedonale e carrozzabile. Non solo, già da due anni il Bar Atlantic, a pochissimi metri dalla spiaggia, noleggia l'attrezzatura;
attività commerciali limitrofe. Sempre a pochi metri dalla Sp3, quindi, troviamo due bar, due ristoranti, un negozio di alimentari, una pizzeria e yogurteria. Non vi è, perciò, bisogno di alcuna ulteriore concorrenza per i medesimi servizi. Inoltre il Comune, da un paio d'anni, sta concedendo a queste attività di ristorazione l'uso delle spiagge per il posizionamento di alcuni tavolini nella fascia serale notturna. Attività che non sarebbe più possibile se quel tratto di litorale venisse occupato da un concessionario con attrezzatura e altri manufatti, in quanto l'arenile più pianeggiante è veramente molto limitato, il resto dell'area è troppo scosceso, anche per la stessa attrezzatura balneare, mentre più si adatta all'uso di semplici asciugamani e stuoie;
accessi per disabili. La Sp3 già dispone di due discese in cemento a mare: una in origine ad uso alaggio per le imbarcazioni, poi ricoperta dai ripascimenti stagionali; un'altra inizialmente posizionata per l'accesso dei disabili alla spiaggia libera, poi prolungata per raggiungere lo stabilimento limitrofo Sporting Beach.
Oltre ai punti precedenti, in merito alla Spa1 in variante, non può non prendersi in considerazione la morfologia di quel tratto di costa che, benché arenile, appare inadatto al posizionamento di strutture ricettive rimovibili e attrezzatura come lettini, in varie aree. Infatti, anche dopo un eventuale ed attento lavoro di ripascimento, troviamo arenili in buona parte con un grado di inclinazione eccessivo e meno sfruttabile alla sistemazione di lettini e ombrelloni. La spiaggia, perciò, ordinariamente e in gran parte, viene utilizzata da avventori con semplici asciugamani e stuoie. Questi arenili, poi, non dispongono di una grande profondità. Per poter ricevere la sistemazione dei servizi, cabine, aree di accatastamento dell'attrezzatura balneare, si renderebbe necessario eliminare le asperità del fondo, magari con pedane. La scarsa profondità, poi, renderebbe il tutto un caos molto compatto e ingestibile. Trasformare questa spiaggia in spiaggia libera attrezzata avrebbe una pesante conseguenza, sarebbe meno ricettiva, meno bagnanti potrebbero frequentarla, diventerebbe certamente più adatta solo a persone più abbienti. Insomma, lo scopo di questa variante al P.U.D. appare questo: far diventare l'Olivo non più la spiaggia di tutti, anziani, bambini, ragazzi e disabili, ma la spiaggia solo per alcuni privilegiati.
Per questi motivi si ritiene che la Regione debba confermare lo stralcio della previsione della Spa1, confermando anche le considerazioni già valutate nel 2005, proprio perché, sostanzialmente, nulla è cambiato da allora.
2- Calcolo del fronte balneare comunale e percentuali tipologia d'utilizzo
Si contesta alla radice il metodo utilizzato dal Comune per il calcolo del fronte balneare e di conseguenza delle stesse percentuali di utilizzo del demanio marittimo, se non altro per i numeri ottenuti, peraltro illegittimamente non reso noto nel dettaglio dal Comune negli atti pubblicati allegati alla variante. Ciò renderebbe la stessa istanza comunale amministrativamente annullabile. Innanzitutto, appare del tutto spropositata la misura di ben 4568 ml. come fronte balneare, che include arenili e scogliere. Appare evidente, anche ad una stima grossolana, che per raggiungere tale cifra si debbano includere nel conteggio gran parte delle coste dell'isola Palmaria e probabilmente tratti della costa che dalla punta di S. Pietro vanno verso lo scoglio Ferale e la baia del Canneto. Ciò appare assolutamente ingiustificato.
3- Violazione dei principi costituzionali della Legge Regionale 4 luglio 2008 n°22
Le prescrizioni previste dalla Legge Regionale n.22/2008 non considerano differenze sostanziali, ovvero le modalità e la facilità (ovvero difficoltà e costi) per raggiungere i tratti di costa immessi nel calcolo complessivo. Se il demanio marittimo, ovvero le spiagge pubbliche, scogliere e gli stabilimenti che usufruiscono di concessione, posti all'interno del comune, vengono tutti considerati nel calcolo, senza valutarne la raggiungibilità con modalità facili e disponibili a tutti, o più complesse e non disponibili o praticabili da tutti, oppure con costi bassi, medi o alti, è chiaro che si compie una violazione costituzionale discriminando cittadini abbienti e meno abbienti, oltre che, ancor più gravemente tra loro, cittadini in buone condizioni fisiche, disabili, anziani e bambini. E poco importa che tale legge sino ad oggi non sia stata impugnata formalmente, perché l'atto discriminatorio conseguente persiste. Appare poi, del tutto spropositato il vantaggio percentuale che detengono gli stabilimenti balneari rispetto alle spiagge libere e libere attrezzate, le quali non vengono distinte fra loro nel calcolo, se non dalla prescrizione a priori per la quale il 50% delle aree balneabili devono restare libere, ma all'interno del 40% minimo sul totale della costa balneabile, rispetto al 60% massimo concessionabile agli stabilimenti. Ovvero, la percentuale vera minima delle spiagge libere (e non attrezzate) arriverebbe, in termini effettivi e assoluti, al 50% del 40%, ovvero solo il 20% su totale della costa balneabile che, tra l'altro include le scogliere. Quindi, ben sapendo che gli stabilimenti e le spiagge libere attrezzate vengono privilegiati all'uso di arenili rispetto alle scogliere, possiamo ritenere che la percentuale delle spiagge libere con arenile della Liguria, possa essere ben inferiore persino al 20%. Un aspetto veramente discriminatorio che avvantaggia in maniera spropositata i privati che dispongono di concessioni per stabilimenti ed attrezzatura per spiagge libere attrezzate, rispetto al pubblico. Non si teme ad affermare che questa normativa sia una delle più restrittive, se non la più restrittiva, in ambito nazionale.
Va, quindi, considerato che la spiaggia libera attrezzata è sostanzialmente, grazie alla normativa regionale, di fatto, equivalente ad uno stabilimento balneare, perché si autorizza definitivamente l'occupazione di un'area (il 50% di quello concessionato è solo un puro escamotage che poco tutela dal punto di vista complessivo). In pratica, l'attrezzatura non viene sistemata all'arrivo e per conto del cliente, ma preventivamente, anche grazie alla possibilità di forme di abbonamento. In questo modo l'arenile viene occupato permanentemente e non è raro che persino l'ulteriore 50% venga invaso illegittimamente da ulteriore lettini e ombrelloni, impedendo agli astanti che non vogliono noleggiare l'attrezzatura, ad usare l'area che dovrebbe restare assolutamente libera. Purtroppo vige molta confusione e poca chiarezza su questo, per cui le persone non riescono ad auto-tutelarsi, anche grazie ad un controllo del territorio troppo spesso deficitario.
4- Aree balneabili effettivamente facilmente raggiungibili
Nell'ambito del Comune di Portovenere, facendo seguito alle considerazioni di cui alla parte precedente, è necessario fare una valutazione più attenta delle tipologia di costa, sia dal punto di vista morfologico, orografico e geografico, che dal punto di vista del collegamento viario.
Il Comune di Portovenere dispone, innanzitutto, di territori in ambito peninsulare e insulare, non possiamo, perciò, considerarli alla stessa stregua. Fra questi abbiamo anche coste alte e rocciose, spiagge, spiagge senza alcuna via d'accesso se non per mare. Non possiamo ritenere due arenili equivalenti, soprattutto se uno è posizionato lungo la costa dell'isola Palmaria, o lungo la costa alta e rocciosa che diparte dal Muzzerone e va verso lo scoglio Ferale, e l'altro si trova all'Olivo. All'Olivo sono situate le uniche spiagge con arenili, facilmente raggiungibili con mezzi terrestri, limitrofe alla strada che conduce al capoluogo, La Spezia. Sono le uniche spiagge degli spezzini che, per mille ragioni, non possono spendere di più, o non riescono con altri mezzi a raggiungere un tratto costiero balneabile, soprattutto se hanno difficoltà a deambulare.
E' veramente improponibile, quindi, il criterio usato per il conteggio delle aree balneabili, così privo di ulteriori aspetti da considerare.
In concreto, le aree balneabili facilmente raggiungibili con vie carrozzabili dal capoluogo, includendo arenili e scogliere, equivalgono a 1170 ml., non 4568 ml. come da Vs. calcolo formale. E' quindi chiaro che le percentuali considerate sono del tutto erronee e discriminanti.
5- SpaC – Spiaggia libera attrezzata accessibile anche ai cani
Quella che in variante viene definita SpaC, spiaggia libera attrezzata con accesso anche ai cani, in realtà è più che altro un solarium, ovvero non disporrà di arenile ma di un tratto di costa cementificato e pavimentato, ora destinato a banchina e punto di approdo con pontili gallegianti e testate in cemento. Nel progetto già approvato dal Comune, il cemento verrà semplicemente ricoperto con un finto paiolato sintetico, probabilmente deteriorabile nell'arco di pochi anni. Questo, non sarà, perciò, nemmeno uno strato impermeabile, compatto ed omogeneo. Ci si chiede se sia, quindi, opportuno per contenere le deiezioni degli animali, facilmente lavabile, anche negli interstizi e, soprattutto nella parte a contatto con il cemento sottostante. Appare del tutto improprio allo scopo e chiaramente poco igienico.
Detto ciò, non può passare sotto traccia che, nella variante al P.U.D. del Comune, questo tratto di costa sarebbe sostitutivo dell'arenile denominato Sp4 nel P.U.D. vigente. Vero è che questo tratto di arenile non è mai stato sottoposto a ripascimenti da decenni, perciò, scomparso gradualmente per l'azione dell'erosione marina, che ha intaccato persino il muro di contenimento retrostante. Ma se fosse stato manutenuto, e non abbandonato, ci troveremmo ad uno “scambio” iniquo, un arenile perso, in cambio di costa cementificata. In questo caso specifico va anche considerato che, probabilmente, proprio in previsione di eseguire gli oneri di urbanizzazione connessi al P.U.O. della struttura ricettiva “Le Terrazze”, risalente al 2004, si è ritenuto che non fosse producente ripascere la Sp4, come le altre spiagge dell'Olivo. I progetti di allora, infatti, prevedevano per questo tratto costiero, il prolungamento della passeggiata e il consolidamento costiero con un'opera di difesa costiera denominata “spiaggia sospesa” (all.2), ovvero un consolidamento tramite massi sommersi e materiale di ripascimento in superficie. Ad oggi, quel progetto iniziale è cambiato e prevede una nuova banchina con pontili galleggianti, in pratica un deciso incremento della cementificazione costiera che andrebbe contrastata invece che autorizzata. Questo secondo tutti gli studi ambientali più importanti a livello nazionale e internazionale.
Inoltre, quest'area è da anni frequentata da alcune sule (Morus bassanus), uccelli pelagici rari in Italia che, caso unico per la nostra penisola, hanno potuto dare, più volte, vita a pulli poi involati, ma in alcuni casi deceduti per incidenti non totalmente chiariti.
Per questi motivi l'attuale variante al P.U.D. andrebbe rigettata anche su questo punto.
6- Sp4 – Spiaggia libera di fatto mai attrezzata e mai data in concessione
La prevista spiaggia libera Sp4 sarebbe il risultato di un cambio di utilizzo, da spiaggia libera attrezzata a libera, ciò contribuirebbe (secondo i ragionamenti ufficiali, contestati in precedenza) anche a mantenere valide le percentuali previste dalla normativa regionale, a seguito della previsione della Spa1. Un altro scambio, ma che in realtà cela un ulteriore escamotage non accettabile. Questa spiaggia, che si, sarebbe più adatta ad essere libera attrezzata, in realtà non lo è mai stata e mai è stata in tal senso data in concessione ad alcuno, anche se il limitrofo stabilimento “Le Terrazze” la sfrutta da anni (legittimamente o meno) per il noleggio di proprie attrezzature, però solo su richiesta degli avventori. Non si capisce, perciò, perché questa spiaggia, più adatta per spazi e morfologia ad essere libera attrezzata (considerando però scorrette le percentuali calcolate), diventi libera e, contestualmente, perda lo status di spiaggia libera il previsto tratto Spa1. Non ha proprio alcun senso logico e razionale, se non per impedire l'accesso all'attuale Sp3, da parte di ragazzi e meno abbienti, con servizi a poca distanza, ed allo stesso tempo creare maggiore concorrenza commerciale con gli stessi bar e ristoranti, già in essere da anni e già in concorrenza fra loro. In conclusione, è comunque un bene che questa spiaggia diventi libera, ma è inaccettabile che possa essere la scusa tecnica, per trasformare la spiaggia libera frontale ai servizi esistenti in libera attrezzata Spa1.
7- Diffuse situazioni di abuso edilizio costiero in zona Olivo
Non a margine, nel quadro del P.U.D. comunale, vanno considerate pesanti, ed ancora attuali, situazioni di abuso edilizio costiero, soprattutto a carico dei due stabilimenti balneari dell'Olivo, lo Sporting Beach (ex Royal Sporting) e Le Terrazze. Questo, perché, nel complesso delle valutazioni sullo stato attuale della costa, in realtà:
frontalmente allo Sporting Beach, abbiamo una massicciata consolidata in totale abuso senza alcun titolo edilizio, in luogo di un arenile scosceso verso mare e senza ostacoli di sorta;
frontalmente allo stabilimento Le Terrazze, abbiamo una massicciata consolidata in buona parte in difformità ai titoli edilizi, che ha determinato un'occupazione abusiva di 428 mq. sul demanio marittimo, in luogo dei 195 mq. concessi.
Ciò è approfondito nei paragrafi seguenti.
7.1- Caso abusi sul demanio marittimo frontali allo stabilimento Sporting Beach
A fine febbraio 2017, il Comune di Portovenere (SP), area tutelata dall'UNESCO, ha concluso l'iter di una sanatoria edilizia iniziata grazie al rilascio, da parte della Regione Liguria, di un primo provvedimento di accertamento di conformità paesaggistica (decreto dirigenziale n.1160 del 08.05.14). Alla base del procedimento, una serie di accertamenti relativi ad abusi compiuti in area demaniale marittima, ed in area privata, presso lo stabilimento Sporting Beach di Portovenere, in zona Olivo. Tra i numerosi abusi, i due principali, una massicciata totalmente abusiva ed un cordolo di cemento in difformità, posto lungo la battigia, quindi in area demaniale marittima, non vengono rilevati nell'ordinanza demolitoria emessa dal Comune di Portovenere nel luglio del 2013 (ordinanza n.2518 del 13.07.13). Proprio per questo, la Regione Liguria può accogliere la domanda di compatibilità paesaggistica ed avviare l'iter, anche per quanto riguarda la conformità urbanistica.
Il 25.02.17, il tutto si conclude con un permesso di costruire in sanatoria rilasciato dal Comune(n.3/17), quindi vengono avviati e conclusi i lavori di messa in "pristino", alquanto contraddittori e incoerenti. In realtà si tacciono gli abusi insanabili (massicciata e cordolo in difformità sul demanio marittimo) nella fase iniziale dell'iter (ordinanza comunale demolitoria del 2013 e relazione tecnica alla sanatoria), per poter ottenere la conformità paesaggistica, da cui poi discenderà anche la sanatoria urbanistica. Per poi quindi introdurre, ex-post, tali abusi nella fase finale della sanatoria e nel calcolo della sanzione.
Difatti, nella relazione tecnica giurata dell'arch. Roberto Evaristi, prot.n. 0007748 del 09.07.15, si reintroducono nel calcolo gli abusi non considerati all'epoca del rilascio della conformità paesaggistica. Ciò avrebbe dovuto, per forza di cose, richiedere una nuova valutazione della conformità paesaggistica da parte della Regione Liguria, con un nuovo parere da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria.
Ciò è suffragato da tutti i documenti necessari, di cui il sottoscritto è in possesso a seguito di accessi agli atti effettuati sin dal 2012, dato che tali abusi furono denunciati alle varie autorità competenti dallo scrivente.
Della vicenda vi sono articoli dettagliati pubblicati sul blog del sottoscritto, in particolare ai seguenti link:
la sintesi - https://partigianocivico.it/index.php/2017/03/28/sporting-beach-portoveneresp-comera-doveva-rimanere/
il dossier - https://partigianocivico.it/index.php/category/spiagge/sporting-beach-portovenere/
Ogni documento è messo a Vs. disposizione.
7.2- Caso abusi sul demanio marittimo frontali allo stabilimento Le Terrazze
Proprio molto recentemente, sempre grazie ad esposti dello scrivente, è stato emesso decreto di condanna penale n.12/19 da parte del Tribunale di La Spezia che, in data 07.01.19, ha condannato RICCIOTTI Antonio, amministratore delegato della soc. Immobiliare Lido di Portovenere s.r.l., proprietaria della struttura ricettiva e stabilimento balneare “Le Terrazze”, per violazione degli artt. 1161 e 54 del codice della navigazione, in quanto realizzava in area demaniale marittima, in assenza della prescritta autorizzazione, un'occupazione di mq. 428, a fronte dei 195 concessi. Fatto accertato il 18 settembre 2017.
Dall'analisi della documentazione a fascicolo, si tratta di opere di difficile rimozione, in pratica anche di una massicciata posizionata già dall'anno 2000, in difformità al pregresso titolo edilizio n.1263/99. In seguito, contestualmente al P.U.O. Le Terrazze, relativo anche agli oneri di urbanizzazione già citati al paragrafo 5, venne rilasciato dal Comune di Portovenere, un primo permesso di costruire (P.D.C. n.54/2004), il quale assorbì lo stato di fatto senza, però, effettuare alcuna sanatoria (!).
Per quanto su esposto, si ritiene che Comune di Portovenere e Regione Liguria debbano stralciare le previsioni alla variante del P.U.D. comunale nell'ambito della zona dell'Olivo, in quanto determinerebbero danni nell'uso di dette aree a svantaggio di cittadini e avventori, oltre ad incrementare la cementificazione costiera, aspetto che ogni P.A. ha il dovere di contrastare sia per direttive europee, che per aspetti tecnico scientifici rilevati da ricerche ambientali.
osservazioni Silvia Brunetti a pregressa variante, in parte stralciata con Decreto Dirigenziale Regionale n.2137 dell'11.10.2005;
progetto di spiaggia sospesa allegato a P.U.O. Le Terrazze;
documento di riconoscimento C.I. n.(omissis), rilasciata dal Comune di Portovenere (SP) il (omissis).
Le striminzite controsservazioni n.6
Proposta approvazione PUD con controsservazioni (integrale – PDF).
Dobbiamo aspettarci altrettanto sbrigativo, superficiale, ottuso e timoroso lavoro anche dalla Regione?
24 Dicembre 2018 abusi, ambiente, disinformazione, politica, spiagge, tutela consumatoriabusi, ambiente, disinformazione, informazioni, politica, stampa, tutela consumatoripartigianocivico
Nel maxi-emendamento alla legge di bilancio, appena uscito dalla prima approvazione al Senato, vediamo ciò che riguarda il demanio marittimo, ovvero le nostre coste. Prospettive e fatti allarmanti, ma forse ancora qualche margine di manovra a tutela del nostro ambiente costiero è possibile. Bisognerà farsi sentire da subito.
La Repubblica online di ieri, 23 dicembre, ha ripreso un post Facebook di Angelo Bonelli, Presidente dei Verdi, pubblicato in stessa data, che mi ha molto allarmato, a torto o ragione, in quanto ritengo che il criterio della “valorizzazione” ambientale (e della salute) debba sempre prevalere sulla “valorizzazione” economico-speculativa.
Il post di Bonelli è questo sotto ed è francamente una rappresentazione estremamente fosca di quanto ci aspetta. Mi sono, però, chiesto fino a che punto fosse già realtà tutto ciò. Ho, quindi, cercato il testo originale del maxi-emendamento (qui in estratto) per leggere con i miei occhi nei dettagli. Vi dico subito che la realtà non appare rosea, ma nemmeno così cupa, soprattutto perché sono ancora da vedere i giochi come si concluderanno. Da ciò capirò se il M5S sarà stato completamente schiacciato dalla Lega e se si dovranno erigere tutte le barricate necessarie per contrastare questo governo, anche sui temi ambientali e della giustizia, perché parliamo di aree abusate da decenni senza contrasto alcuno, o quasi. Io spero ancora di no, ma a fatica.
Ed ecco la mia analisi del post di Bonelli, punto per punto, confrontandolo con il testo del maxi-emendamento.
MANOVRA: SPUNTA NORMA SALVA VILLE SUL DEMANIO MARITTIMO. E’ LA SVENDITA DELLE SPIAGGE ITALIANE (VERO/FALSO)
Nel maxi emendamento del governo non solo è prevista la proroga alla direttiva Bolkestein di 15 anni – VERO;
ma anche il via libera a nuove concessioni demaniali sulle spiagge italiane – VERO e assolutamente deprecabile;
il salvataggio di ville, cottage residenziali sulle spiagge e il mantenimento delle strutture che per legge dovrebbero essere eliminate – VERO/FALSO: si proroga di 15 anni, non è questione definitiva;
è scritto negli emendamenti dal 386 bis al 386 duodecies che prevedono di riformare entro 120 giorni la normativa sul demanio marittimo – VERO: ma nel dettaglio con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su Proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Toninelli, M5S) e del Ministro per le politiche agricole (Centinaio, Lega), di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze (Tria, tecnico), sentito il Ministro dello sviluppo economico (Di Maio, M5S), il Ministro degli affari europei (Savona, tecnico), il Ministro dell’Ambiente (Costa, M5S), il Ministro per gli affari regionali (Erika Stefani, Lega), la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Ci sarà la possibilità di una riforma accettabile o non troppo indigeribile? Certo le premesse non ispirano fiducia. Occhi aperti;
istituendo il rating sulle spiagge italiane come avviene con le banche – FALSO: il rating non è sulle spiagge ma sulle imprese concessionarie, non è esattamente la stessa cosa, non è un dettaglio. In teoria potrebbe non essere un aspetto negativo, dipende da come si implementa concretamente;
individuando nuove spiagge libere da dare in concessione – VERO: terribilmente vero e indigesto;
Le spiagge diventano definitivamente una merce sottoposta ai meccanismi del rating e le ultime spiagge libere sopravvissute al cemento verranno così sottoposte ad ulteriore cementificazione e privatizzazione (il 60% delle nostre coste è compromesso) – VERO/FALSO: il rischio c’è date le premesse, ma non ci sono ancora le norme definitive. Ancora almeno un barlume di speranza;
si prorogano le concessioni demaniali senza adeguarne i canoni – FALSO: si prorogano le concessioni ma i canoni vengono rivisti, bisognerà vedere se i canoni verranno alzati adeguatamente. L’emendamento 386-quater lettera e) prevede la revisione e l’aggiornamento dei canoni demaniali;
che vengono pagati (i canoni) allo Stato che incassa dalle concessione demaniali solo 103 milioni di euro a fronte di un’evasione, secondo l’agenzia del demanio del 50%: attualmente si paga solo 1,27 euro metro quadro/anno per la parte non ricoperta da strutture – VERO: le concessioni hanno canoni ridicoli;
E’ l’assalto al territorio da parte di questo governo giallo-nero – VERO/FALSO: c’è il rischio perché la Lega sta prevalendo sul M5S, che in teoria (e in pratica?) sarebbe più a tutela del territorio e meno delle lobbies. Bisognerà vedere come andrà a finire tenuto anche conto che l’emendamento 386-sexies prevede una procedura di consultazione pubblica “in merito alle priorità e modalità di azione e intervento per la valorizzazione turistica delle aree insistenti sul demanio marittimo” (!?). Anche se la manina che scrive questi emendamenti pare leghista, dato che a fatica nomina la tutela del territorio costiero e più volentieri nomina la valorizzazione economica;
dall’albergo di lusso di Cala di Volpe, che ha in concessione a porto Cervo in Sardegna l’esclusiva spiaggia di Liscia Ruya per la cifra di 520 euro l’anno, fino al Twiga della Santanchè per un canone di 16.000 euro l’anno che si trovano sul demanio marittimo, trarranno beneficio da queste norme – VERO: sicuramente, almeno dalla proroga di altri 15 anni delle concessioni se non altro;
Ma nel maxiemendamento spunta un comma che salva, attraverso una proroga di 15 anni, ville, cottage, bungalow ad uso residenziale e non turistico che occupano le spiagge italiane, situazione che non ha esempi in tutta Europa – VERO: per 15 anni almeno li salva, ma si spera non definitivamente;
mentre nel comma 136 bis (refuso, 386-bis) si blocca l’eliminazione dalle spiagge delle strutture che per legge dovrebbero essere eliminate al termine della stagione balneare ma che si sono trasformate ad essere fisse e perenni nel corso degli anni trasformandolo stato dei luoghi – VERO, una questione annosa in tutta Italia, una vergogna che si spera ancora non definitiva;
Con queste norme si svendono le spiagge a quelle lobby che da anni hanno occupato arenili sottraendole alla pubblica fruibilità, alla visibilità e all’accesso al mare come nel caso di Ostia. Si sta preparando la strada alla sdemanializzazione ovvero alla svendita di un bene comune come le spiagge del nostro paese altro che Bolkestein – VERO/FALSO: ci sono tutte le premesse, ma forse ancora i termini per lavorare a tutela delle coste dallo sfruttamento selvaggio, tutto dipenderà dall’iter in partenza con il decreto del governo collegato a questi emendamenti, entro 120 gg. dall’entrata in vigore della legge di bilancio. Le speranze sono, però, fioche, vista la preponderanza della Lega, sempre a favore della speculazione economica e delle lobbies e la scarsa forza di resistenza del M5S.
In conclusione le prospettive sono fosche, forse un po’ meno fosche rispetto a quanto scrive Angelo Bonelli, ma qualche margine di manovra politico e giuridico c’è ancora. Bisognerà vigilare e farsi sentire da subito.
4 Ottobre 2018 abusi, ambiente, giustizia, spiagge, Sporting Beach - Portovenere (SP)abusi, ambiente, amministrazione, giustizia, legalità, Portovenerepartigianocivico
Fatemi capire come funziona la questione demanio marittimo e autorizzazioni commerciali a Portovenere, in particolare per lo stabilimento Sporting Beach. Di questa questione ho fatto carico il Comune di Portovenere e diverse autorità, almeno dal 2014, ma senza esito alcuno. Ho ottenuto solo delle parole di giustificazione che vediamo in seguito. E questo è solo un dettaglio rispetto alla ben nota massicciata abusiva insanabile che sarebbe stata sanata.
Dunque, lo stabilimento Sporting Beach dispone di una autorizzazione, n.433 del 31 dicembre 2009, rilasciata dal Comune di Portovenere, per somministrazione di alimenti e bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, per una superficie di somministrazione di mq.15.. In data 27.05.10, il Comune rilascia una ulteriore autorizzazione, n.438, a seguito di richiesta di estensione della tipologia dell’attività con codifica BAR RISTORANTE ATECO 55300 e sempre per mq.15 di superficie di somministrazione. Autorizzazione tuttora attiva perché menzionata nella visura della Camera di Commercio di qualche settimana fa.
Per mettere in chiaro, è stabilito che: “… Per superficie di somministrazione, si intende la superficie appositamente attrezzata per essere utilizzata per la somministrazione. Rientra in essa l’area occupata da banchi, scaffalature, tavoli, sedie, panche e simili, nonché lo spazio funzionale esistente tra dette strutture. Non vi rientra l’area occupata da magazzini, depositi, locali di lavorazione, cucine, uffici e servizi…” (http://suap.spezianet.it/info/impresa-facile/attivita-di-somministrazione/somministrazione-allinterno-di-pubblici-esercizi-bar-ristorante).
Ebbene, andiamo a vedere la superficie effettiva utilizzata con tavoli, sedie, poltroncine e divanetti.
Fatevi, ad esempio, un bel giro su Google a vedere le immagini ufficiali dell’attività, tra cui dall’interno di una splendida veranda adibita a ristorante e rinnovata da poco.
Ebbene questa è la situazione di oggi (4.10.18):
E questa la situazione di aprile 2017:
Ovvero, stabilimento balneare chiuso e ristorante aperto.
Punto primo, se lo stabilimento balneare è chiuso, in quanto fuori stagione (maggio-settembre), perché ci stanno le corde con pali ad impedire il libero passaggio lungo l’area demaniale?
Punto secondo, se la superficie di somministrazione alimenti e bevande è di mq.15, perché la veranda ristorante con tavoli e sedie è di mq.58 (come da documenti ufficiali)?
Punto terzo, se la superficie di somministrazione alimenti e bevande è di mq.15, perché tavoli e sedie (ma anche divanetti e tavolinetti all’occorrenza) vengono posizionati anche fuori dalla veranda ristorante di mq.58?
Punto quarto, dato che la veranda (abusiva e poi “sanata”) sta in buona parte anche in area demaniale (come da documenti ufficiali), dato che i tavoli sono posizionati anche esternamente alla veranda, perché si lascia che un’area in concessione per stabilimento balneare (tra l’altro, ora chiuso, ma altre volte no), venga occupata a stabilimento chiuso, o occupata da attrezzatura NON BALNEARE saltuariamente quando aperto, nonostante la concessione non preveda deroghe alla tipologia d’uso?
Ebbene, sapete cosa mi sono sentito dire tempo fa da persone varie e scrivere in maniera ambigua? Che il ristorante forse faceva self-service (!!!) e quindi non c’era somministrazione ai tavoli, ma anche che è vero, la concessione demaniale per stabilimento balneare non specifica (!!!) quando in realtà dovrebbe elencare cosa si può mettere e non mettere (???), allora aspettiamo il rinnovo(!!!).
Io sto chiedendo delucidazioni in punta di diritto, ma ancora non le vedo, nonostante varie richieste e lettere, ad esempio questa del 2014.
Come funziona, dato che vedo, stagionalmente, ogni anno, varie attività di ristorazione fare istanza per l’occupazione di area demaniale con tavoli e sedie, ma lo Sporting Beach no?