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Timestamp: 2019-03-25 21:24:20+00:00
Document Index: 26309374

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 29', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 24', 'art. 38', 'art.24', 'art. 32', 'art. 32']

Categoria:Disabilità E Peba/Comuni | Disabilità e Dintorni Campania Wikia | FANDOM powered by Wikia
Disabilità E Peba/Comuni
fonte: http://www.ottopagine.it/…/la-sfida-della-uildm-nolano-acce… Tra i comuni che già hanno provveduto ad approvare Convenzione e P.E.B.A. in Consiglio Comunale ci sono Cicciano, San Paolo Bel Sito, Camposano, Saviano e Scisciano (solo la convenzione). Quanto al piano per l'abbattimento delle barriere architettoniche, è da evidenziare come i comuni di Cicciano e Saviano abbiano rispettivamente appostato in bilancio, su base triennale, le somme di 45mila euro e 15mila euro. Con queste risorse si provvederà negli anni a venire alla costruzione di rampe per disabili sui marciapiedi cittadini, nonché all'installazione di specifica segnaletica per non udenti e non vedenti.
Lettera Comuni_Da Regione Campania anno 2007 per far ottemperare ai piani PEBA
https://www.facebook.com/download/691816924287873/LetteraComuni_DaRegione.pdf
Un ringraziamento agli amici Vittorio Vb Bertola e Raffaella Pasquali (portavoce consiglieri comune e circoscrizione Torino) per l'aiuto e la disponibilità offerta al Gruppo Disabilità e Dintorni Campania per la condivisione - 1) Mozione PEBA 2) Mozione parchi giochi inclusivi Sono due idee buone PEBA e parchi giochi per bambini inclusivi e sono passate.Il secondo era una idea nostra ma poi è stata recepita dalla maggioranza. Raffaella.
https://www.facebook.com/download/748830155244229/2015_01364.pdf
https://www.facebook.com/download/526721460838373/2014_03470.pdf
PEBA finanziamenti europei e indagine conoscitiva regionale e comunale
Oggetto del presente documento dal titolo provvisorio: ''indagine conoscitiva sulla disponibilità e sull’utilizzo dei '''''fondi europei''''' 2007/2013 e successivi, finalizzati all’abbattimento delle '''''barriere architettoniche''''' nell’ambito dei '''''P.E.B.A. in Regione Campania '''ed eventuali 'controlli ed audit' effettuati per il monitoraggio della spesa della Regione Campania
Finalità della presente proposta è quello di migliorare l’approccio conoscitivo al mondo reale delle misure di uguaglianza realizzate a favore dei 'disabili' verificando le richieste di fondi da parte dei Comuni e l’elargizione dei fondi e la reale spesa per i P.E.B.A. Tale conoscenza si concretizza in fasi e momenti successivi (raccolta delle informazioni, elaborazione dei dati, presentazione dei risultati e decisioni operative conseguenti).
Fondi europei: L'UE fornisce finanziamenti per un'ampia gamma di progetti e programmi nei settori più diversi.
Fonte: http://europa.eu/about-eu/funding-grants/index_it.htm
Barriere architettoniche: Viene definita barriera architettonica qualunque elemento costruttivo che impedisca, limiti o renda difficoltosi gli spostamenti o la fruizione di servizi (specialmente per le persone con limitata capacità motoria o sensoriale, cioè portatrici di handicap).
Possiamo definire il P.E.B.A. come uno strumento metaprogettuale, necessario ad avviare procedure coordinate, per eseguire gli interventi di “attenuazione” dei conflitti uomo-ambiente. Il P.E.B.A. ha come obbiettivo generale quello di produrre conoscenza al fine di poter intraprendere concretamente le azioni di progettazione in grado di mirare all’innalzamento della qualità della rete di servizi, tempi e occasioni fornite dalla città, partendo dalle necessità di chi maggiormente richiede attenzioni, per giungere a definire risposte, capaci di garantire il quadro associante a cui mira una città solidale e quindi accessibile. Secondo questa visione, il piano è così strumento, trasversale, di analisi e verifica, necessario per alfabetizzare, utenti e gestori della città a una cultura dell’accessibilità.
Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Barriera_architettonica
'Controlli e audit' per il monitoraggio della spesa: i controlli sulla spesa hanno lo scopo di verificare l’effettiva realizzazione della spesa e se le spese sono conformi alle norme comunitarie e nazionali. Possono avere anche uno scopo preventivo per l’ammissibilità della spesa al finanziamento. In particolare per la Regione Campania Con DPGR n. 62 del 7 marzo 2008 e s.m.i. sono stati individuati i Responsabili degli Obiettivi Operativi del POR FESR 2007/2013 ( di seguito anche ROO) cui è attribuita la responsabilità della gestione delle operazioni cofinanziate dallo stesso e l’aggiornamento del manuale operativo. Si riportano di seguito gli ambiti di attività in cui il ROO svolge le seguenti funzioni: a. programmazione/attuazione delle operazioni; b. verifiche ordinarie di gestione e attuazione degli interventi; c. gestione finanziaria; d. monitoraggio degli interventi; e. azioni di informazione, comunicazione e pubblicità.
Fonte: http://eventipa.formez.it/sites/default/files/allegati_eventi/Bernardo.pdf
Fonte: DD.158 DECRETO DIRIGENZIALE AGC 09 del 10 maggio 2013 pubblicato sul Burc n.27 del 20 maggio 2013
Disabili. “E’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione”.
(art. 3, comma 1, Legge 5 febbraio 1992, n. 104)
Con l’introduzione di questa definizione di handicap, dal 1992 nel nostro paese convivono –confusamente - due diverse modalità di accertamento relative alla disabilità: quella della invalidità (medico legale, basata sulle percentuali) e quella dell’handicap (medico sociale e descrittiva).
L’OMS recentemente ha pubblicato la nuova “Classificazione Internazionale delle Menomazioni, delle Attività personali (ex Disabilità) e della Partecipazione sociale (ex Handicap)” (ICDH-2), nella quale vengono ridefiniti due dei tre concetti portanti che caratterizzano un processo morboso:
- la sua esteriorizzazione: menomazione
- l’oggettivazione: non più disabilità ma attività personali
- le conseguenze sociali: non più svantaggio sociale o handicap ma diversa partecipazione sociale
- con attività personali si considerano le limitazioni di natura, durata e qualità che una persona subisce nelle proprie attività a causa di una menomazione strutturale o funzionale. Sulla base di questa definizione ogni persona è diversamente abile.
- Con partecipazione sociale si considerano le limitazioni di natura, durata e qualità che una persona subisce in tutte le aree o gli aspetti (sfere) della propria vita a causa dell’interazione fra le menomazioni, le attività ed i fattori contestuali.
Con questa nuova Classificazione, quindi, l’OMS ha definitivamente superato e messo da parte i termini handicap ed handicappato, che, come aveva rivelato un suo studio, in molti paesi mantenevano una connotazione negativa e discriminatoria.
L’handicap non va considerato più come la caratteristica distintiva di un gruppo isolato di persone (specificità dell’handicap), bensì una componente naturale dell’esperienza umana che coinvolge tutti (universalità dell’handicap).
Sembra perciò oggi più corretto ed opportuno utilizzare, in alternativa, la locuzione “persona in situazione di disabilità”.
Il modello sociale ed universale dell’handicap, via via introdotto dall’OMS, offre un messaggio politico sempre più inequivocabile: la risposta appropriata della società alla disabilità non è necessariamente un’azione correttiva sull’individuo. Il significato e la gravità di una limitazione dell’attività dipendono ugualmente, e talora unicamente, dalla natura del contesto fisico e sociale in
cui vive la persona, che non va più considerato fisso ed immutabile. Per questo, quindi, è fondamentale inserire nell’agenda politica gli interventi per modificare quest’ambiente, quando è questo a creare l’handicap, mirando gli interventi su di esso e non sull’individuo.
La pubblicazione infine nel 2001 da parte dell’OMS della “Classificazione internazionale del funzionamento, della salute e disabilità” (ICF) sposta ulteriormente l’interesse dalla diagnosi a ciò che è rilevante per avere una idea del funzionamento di una persona. Se infatti una persona, per ragioni di salute, non riesce a lavorare, ha scarsa importanza che la causa sia di origine fisica, psichica o sensoriale. In ogni caso occorrerà intervenire sulle cause sociali, organizzative e riabilitative, per diminuire la disabilità ed evitare che altri anni di vita vadano perduti. Ciò con evidenti ricadute sulla pratica medica, le politiche sociali e la tutela dei diritti.
EVOLUZIONE DEL QUADRO NORMATIVO IN TEMA DI ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE
Legge 118/1971 (Prevede l’eliminazione delle barriere architettoniche)“Per facilitare la vita di relazione dei mutilati e invalidi civili gli edifici pubblici o aperti al pubblico e le istituzioni scolastiche, prescolastiche o di interesse sociale di nuova edificazione dovranno essere costruiti in conformità alla circolare del Ministro dei lavori pubblici del 19 giugno 1968 riguardante la eliminazione delle barriere architettoniche anche apportando le possibili e conformi varianti agli edifici appaltati o già costruiti all’entrata in vigore della presente legge; i servizi di trasporto pubblici ed in particolare i tram e le metropolitane dovranno essere accessibili agli invalidi non deambulanti; in nessun luogo pubblico o aperto al pubblico può essere vietato l’accesso ai minorati; in tutti i luoghi dove si svolgono pubbliche manifestazioni o spettacoli, che saranno in futuro edificati, dovrà essere previsto e riservato uno spazio agli invalidi in carrozzella….” (art. 27). 35 D.P.R. n. 384 del 1978 (Disciplina tecnica attuativa per gli edifici pubblici) L’art. 1 del DPR , oltre a precisare che per edifici pubblici si intendono tutti gli edifici in cui si svolgono attività comunitarie o nei quali vengono prestati servizi di interesse generale, prescrive che le disposizioni previste devono essere applicate sia alle nuove costruzioni e sia a quelle da ristrutturare. Gli artt. 3-6 dettano le norme tecniche relative alle strutture esterne degli edifici (percorsi pedonali e parcheggi). Gli art. 7-16 danno prescrizioni tecniche relative alla struttura edilizia generale (accessi, piattaforme di distribuzione, scale, rampe, corridoi, porte, pavimenti, locali e apparecchi igienici, ascensori, interruttori elettrici). Gli artt. 17-18 dispongono la precedenza agli invalidi nell’assegnazione di alloggi di edilizia popolare situati al piano terra e l’eliminazione degli ostacoli negli edifici scolastici. Gli artt. 19-26 dettano norme per rendere accessibili i “servizi speciali di pubblica utilità”, ossia: treni, stazioni, ferrovie, servizi di navigazione marittima, aerostazioni, servizi per viaggiatori (bar, ristoranti, wc), telefoni pubblici, sale e luoghi per riunioni e spettacoli. Legge n. 41 del 1986 (prescrive piani comunali per l’eliminazione delle barriere) Stabilisce che: -i progetti di costruzione e ristrutturazione di edifici pubblici con barriere non possono essere approvati; -in tutti gli edifici pubblici dovranno essere adottati piani per il superamento delle barriere esistenti; -tutte le iniziative per l’eliminazione delle barriere architettoniche potranno ottenere contributi e finanziamenti. Legge n. 13 del 1989 La L. 13/89 stabilisce i termini e le modalità in cui deve essere garantita l'accessibilità ai vari ambienti, con particolare attenzione ai luoghi pubblici. Il D.M. 236/89 (decreto attuativo) si addentra maggiormente nella parte tecnica ed individua tre diversi livelli di qualità dello spazio costruito. Per accessibilità si intende la possibilità, anche per persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale, di raggiungere l’edificio e le sue singole unità immobiliari e ambientali, di entrarvi agevolmente e di fruirne spazi ed attrezzature in condizioni di adeguata sicurezza e autonomia. Per visitabilità si intende la possibilità di accedere agli spazi di relazione e ad almeno un servizio igienico di ogni unità immobiliare. Per adattabilità si intende la possibilità di modificare nel tempo lo spazio costruito a costi limitati, allo scopo di renderlo completamente ed agevolmente fruibile anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale. La normativa consente anche di eliminare barriere architettoniche presenti in abitazioni già costruite. I nuclei familiari con disabili che intendono eliminare ostacoli (scalini, porte strette ecc.) o installare ascensori e servoscale hanno diritto a contributi fino a € 2.582,28. Per una spesa: fino a euro 12.911,42 è rimborsato il 25% della spesa sostenuta (oltre la quota base di euro 2.582,28); tra euro 12.911,42 ed euro 51.645,69 è rimborsato il 5% (oltre la quota di euro 12.911,42); per una spesa pari o superiore a euro 51.645,69 la quota di rimborso è di euro 7.101,28. Per fruire di tali contributi occorre presentare ogni anno domanda al Sindaco redatta su apposito modello disponibile presso l’Ufficio Tecnico del Comune. Legge 15/91 (garantisce il diritto al voto dei disabili) La Legge consente che la persona disabile, in presenza di barriere nella sua sezione elettorale, possa votare in altra accessibile e provvista di arredi funzionali alla sua disabilità, garantendogli la possibilità di leggere i manifesti delle liste con i candidati, la segretezza del voto, di essere componente del seggio o rappresentante di lista e, infine, di assistere alle operazioni di spoglio. La legge è stata integrata dalla successiva legge 104/92 (art. 29) che, in materia, ha disposto che: - i comuni hanno l’obbligo di organizzare un servizio di trasporto pubblico per agevolare il raggiungimento del seggio elettorale da parte dei disabili; - le ASL hanno l’obbligo di garantire in ogni comune la presenza di medici abilitati al rilascio di certificati medici per autorizzare elettori non autonomi a farsi assistere da un accompagnatore (purché iscritto nelle liste elettorali). Legge-quadro 104/92 (stabilisce adempimenti per gli Enti locali e sanzioni) L’art. 24 della Legge dispone che: - tutte le opere edilizie relative ad edifici pubblici e privati aperti al pubblico devono essere eseguite nel rispetto della normativa vigente; - i progetti presentati al Comune devono avere in allegato una documentazione grafica e una dichiarazione di conformità a tale normativa; - il rilascio della concessione o autorizzazione edilizia è subordinato alla verifica compiuta dall’Ufficio tecnico o dal tecnico incaricato dal Comune; - nel rilasciare il certificato di agibilità e di abitabilità, il Sindaco deve accertare che le opere siano state realizzate nel rispetto delle disposizioni vigenti. La Legge per la prima volta, inoltre, prevede sanzioni in caso di inadempienze. Si stabilisce, infatti, che le opere realizzate in difformità e tali da non poter essere utilizzate da persone con handicap sono dichiarate inagibili e inabitabili. “Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l’agibilità o l’abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabili. Essi sono puniti con l’ammenda da lire 10 milioni a lire 50 milioni e con la sospensione dai rispettivi albi professionali per un periodo compreso da uno a sei mesi” (Art. 24 comma 7). La legge-quadro introduce alcune modifiche alla Legge 41/86 prevedendo che: 37 -il CER (Comitato per l’edilizia residenziale) dispone che una quota dei fondi per opere di urbanizzazione e interventi di recupero sia utilizzata per l’eliminazione di barriere negli insediamenti di edilizia residenziale pubblica già costruiti; -i piani comunali per l’eliminazione delle barriere “sono modificati con integrazioni relative all’accessibilità degli spazi urbani, con particolare riferimento all’individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili, all’installazione di semafori acustici per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata in modo da ostacolare la circolazione delle persone handicappate”; -una quota, almeno pari al 2%, della somma che la Cassa depositi e prestiti concede agli Enti locali è destinata a prestiti finalizzati ad interventi per il superamento di barriere architettoniche; -i Comuni devono adeguare i propri regolamenti edilizi alle norme vigenti in materia entro 180 giorni dall’entrata in vigore della Legge-quadro. Dopo tale data le norme dei regolamenti comunali che resteranno in contrasto con le disposizioni della stessa non avranno più efficacia. La Legge-quadro, modificando la legge 457/78 (Norme per l’edilizia residenziale), prevede ancora che il Comitato per l’edilizia residenziale disponga una riserva di finanziamenti per la concessione di contributi ai Comuni, agli Istituti autonomi case popolari e imprese cooperative per realizzare ed adattare alloggi in favore di persone con handicap. La legge-quadro, infine, si occupa (art. 25) del superamento delle barriere nella comunicazione, delegando al Ministero delle poste e delle telecomunicazioni il compito di contribuire alla realizzazione di progetti per fruire del diritto all’informazione e alla comunicazione “anche mediante installazione di decodificatori e di apparecchi complementari, nonché mediante l’adeguamento delle cabine telefoniche”. Si dispone, inoltre, i concessionari dei servizi radiotelevisivi e telefonici adottino “iniziative per permettere la ricezione dei programmi da parte di persone con handicap sensoriali”.
Fonte: http://www.aslna3sud.it/guida%20ai%20disabili2013.pdf
I FASE CONOSCITIVA: INDAGINE SUI P.E.B.A. PRESSO LE RISPETTIVE AMMINISTRAZIONI COMUNALI
Si presenta una proposta di modello per avviare una indagine presso i Comuni
• la Costituzione della Repubblica Italiana all'art. 16 garantisce il diritto alla mobilità di ogni cittadino: la concreta fruizione di questo diritto per le persone affette da disabilità, sancita dal principio di uguaglianza di cui all'Art. 3 della Costituzione, costituisce lo strumento e la pre - condizione indispensabile per ciascun individuo per poter esercitare tutta una serie di diritti nonché per integrarsi nell'ambiente sociale;
• l'art. 3, comma 2, della Costituzione demanda al legislatore il compito di rimuovere tutti gli ostacoli di ordine economico e sociale che possano ostacolare l'attuarsi in concreto del principio di eguaglianza. È proprio sulla base di questa specifica previsione costituzionale che va inquadrata tutta la legislazione ordinaria in tema di disabilità, ivi compreso l'aspetto della mobilità, ed il correlato obbligo per la pubblica Amministrazione di eliminare barriere architettoniche;
• Con l'entrata in vigore in Italia della convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, con la Legge n. 18 del 3 marzo 2009 il predetto diritto alla mobilità si è qualificato ulteriormente come diritto all'accessibilità. Tale diritto è strettamente correlato alla realizzazione di alcuni dei più rilevanti principi cui è finalizzata la Convenzione stessa, vale a dire il diritto per le persone con disabilità a vita indipendente ed all'inclusione sociale;
• Ai fini dell'attuazione delle premesse d cui sopra le leggi italiane prevedono l'adozione da parte dei comuni di Piani per l'Eliminazione delle barriere Architettoniche (PEBA). Il PEBA è uno strumento di gestione urbanistica per pianificare gli interventi al fine di rendere accessibili gli edifici e spazi pubblici, previsti dalla legge n. 41 del 1986 art. 32. commi 21 e 22 e dalla legge quadro sul handicap n. 104 del 1992 art. 24, comma 9;
• Questi piani avrebbero dovuto essere adottati fin dal febbraio 1987, dagli Enti centrali e locali in base alle rispettive competenze sull'edificio o sullo spazio pubblico da adeguare, pena, per i Piani di pertinenza dei Comuni e Provincie, la nomina di un Commissario ad hoc da parte della Regione;
• la normativa sui PEBA. testualmente prevede, all'art. 38 della L.41/86 al comma 21 :"Per gli edifici pubblici già esistenti non ancora adeguati alle prescrizioni del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1978, n. 348. dovranno essere adottati da parte Amministrazioni competenti piani di eliminazione delle barriere architettoniche entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge" ;
• Detta normativa è stata modificata ed integrata dall'art.24, comma 9 della L.104/92 testualmente prevede: "l piani di cui all'art. 32, comma 21. della citata legge n.41 del 1986 sono modificati con integrazioni relative all'accessibilità degli spazi urbani, con particolare all'individuazione e alla realizzazione di percorsi accessibili installazione di semafori acustici per non vedenti, alla rimozione della segnaletica installata in modo da ostacolare la circolazione delle persone handicappate”.
il presidente dell'ANCI (Piero Fassino) con lettera del 12 settembre 2014 avente per oggetto "adozione da parte dei comuni dei piani di eliminazione delle barriere architettoniche (PEBA), rivolta a tutti i sindaci, richiamava la necessità urgente di adottare detto piano, anche a fronte d possibili azioni legali da parte dei cittadini ai sensi della legge 67/2006.
Ai sensi di legge l'amministrazione comunale in assenza del PEBA è al momento passibile di commissariamento ad acta al fine di procedere all'adozione dello stesso, per dotare il paese di questo strumento indispensabile al rispetto della normativa;
Ad oggi esistono sul territorio comunale situazioni che impediscono la libera fruizione degli spazi pubblici da parte di cittadini portatori di handicap e con problemi di deambulazione;
Quali sono i provvedimenti che l'Amministrazione Comunale intenda adottare per consentire l'Accessibilità, la Visitabilità e l'Adattabilità (cosi come indicato nel decreto attuativo D.M. 236/89 della legge quadro 13/98) o quali sono i motivi ostativi ala realizzazione del PEBA.
Si chiede ai sensi della legge 241/ 90 informazioni in esito alla presente richiesta nei termini previsti dalla legge.
II FASE '''RACCOLTA SINTETICA DELLE RISPOSTE DEI COMUNI DELLA CAMPANIA
NESSUN P.E.B.A''''',''''' alla data di richiesta (2015)
SI, SONO STATI PROGRAMMATI ALCUNI INTERVENTI MA NESSUNO REALIZZATO
IL PEG RIPORTA ALCUNE VOCI DI RICHIESTA DI FINANZIAMENTO MA NESSUNO DELIBERATO/OTTENUTO
III FASE CONOSCITIVA: COSA INTENDE FARE L’EUROPA PER LA DISABILITA’ E QUALI SONO I FONDI SPENDIBILI PER I P.E.B.A? RICERCA DEGLI INDIRIZZI DI SPESA FINALIZZATI ALLE POLITICHE SOCIALI DI INCLUSIONE E DI ACESSIBILITA’ PER I DISABILI
La strategia europea sulla disabilità 2010-2020: un rinnovato impegno per un'Europa senza barriere
La Commissione europea ha presentato, nel mese di novembre 2010, una nuova strategia UE in materia di disabilità. Si tratta di un piano d’azione per i prossimi dieci anni che punta ad eliminare le barriere che ostacolano la piena integrazione delle persone disabili e a permettere a queste persone di esercitare i propri diritti in condizioni di parità rispetto agli altri cittadini.
Il documento COM(2010) 636 definitivo "Strategia europea sulla disabilità 2010-2020: un rinnovato impegno per un'Europa senza barriere" individua otto ambiti d’intervento:
dimensione internazionale dei diritti delle persone disabili.
Visto che L'UE sosterrà e completerà le azioni nazionali volte a migliorare l'accessibilità e a lottare contro la discriminazione attraverso i canali di finanziamenti ordinari, alla corretta applicazione dell'articolo 16 del regolamento generale sui Fondi strutturali20, e massimizzando i requisiti in materia di accessibilità nelle procedure di appalti pubblici. Tutte le misure devono essere applicate conformemente alla legislazione europea relativa alla concorrenza, in particolare in materia di aiuti di Stato. Ottimizzare l'utilizzo degli strumenti di finanziamento dell'UE a favore dell'accessibilità e della non discriminazione e aumentare la visibilità delle possibilità di finanziamento delle misure a favore delle persone con disabilità nei programmi successivi al 2013.
Fonte: http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2010:0636:FIN:IT:PDF
Considerato che la Strategia Europea per la Disabilità 2010-2020 è nata come ideale prosecuzione del precedente Piano di Azione per la Disabilità 2004-2010, il cui impatto è stato sottoposto a un monitoraggio da cui sono emerse importanti conclusioni, tra cui l’evidenza del fatto che le attività e le strategie mirate all’inclusione delle persone con disabilità nella vita economica, politica, sociale producono significative ricadute positive sull'economia dei Paesi, grazie alla valorizzazione delle risorse di cui la persona con disabilità è portatrice e anche sullo sviluppo tecnologico, grazie all’impulso che le persone con disabilità possono dare alla ricerca di soluzioni per il superamento delle barriere. E tuttavia, dal precedente Piano di Azione è anche emerso che ci sono ancora molte sfide da affrontare, fra cui soprattutto l’incremento delle percentuali di impiego lavorativo delle persone con disabilità, che è ancora troppo basso. La nuova Strategia affronta dunque tali sfide, prendendo come punto di partenza la Convenzione dell'ONU e ponendosi come strumento di collegamento tra i princìpi delineati dalla stessa e le azioni concrete intraprese dai Paesi europei, per tradurre tali princìpi in un reale miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità. Lo staff tecnico dell’Unione Europea che ha elaborato il documento ha prestato infatti una particolare attenzione alla coerenza tra la Strategia e la Convenzione ONU, elaborando una mappatura dei risultati fino ad ora ottenuti nei Paesi europei e della distanza ancora da coprire per una piena implementazione dei princìpi della Convenzione. Tra le principali criticità emerse da questa mappatura, spicca ad esempio il ritardo, in alcuni Paesi, nella promozione di uguali opportunità per alcuni gruppi particolarmente vulnerabili (donne con disabilità, persone con disabilità mentali), oltre alle persistenti barriere infrastrutturali che limitano l’accessibilità (in questo ambito l'Italia è citata come esempio negativo) e al ritardo nel riconoscimento completo della capacità legale della persona con disabilità, della sua libertà di movimento e della partecipazione alla vita politica. La nuova Strategia Europea si pone quindi il traguardo di superare questi ritardi, accelerando il processo di inclusione piena delle persone con disabilità nella vita sociale, economica e politica di ogni Paese europeo.
Fonte: http://www.anffas.net/Page.asp/id=264/N201=12/N101=898/N2L001=Convenzione%20ONU/la-nuova-strategia-europea-ponte-tra-la-convenzione-e-gli-stati
Si chiede ai parlamentari europei di sapere (i quesiti sono da definire approfondendo le conoscenze sui fondi europei per la disabilità…)
A QUANTO AMMONTANO, ANNO PER ANNO, I FONDI EUROPEI E REGIONALI PER L’ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE INFRASTRUTTURALI CHE OSTACOLANO L’ACCESSIBILITA’ E LA PARTECIPAZIONE DEI DISABILI ALLA VITA SOCIALE E LAVORATIVA?
SE SONO STATI EROGATI E RICHIESTI e UTILIZZATI DALLE AMMINISTRAZIONI PERIFERICHE?
SE I FONDI DESTINATI AD OPERE INFRASTRUTTURALI O DI PROGRAMMAZIONE PER L’ELIMINAZIONE DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE SONO STATI DIROTTATI SU ALTRI CAPITOLI DI SPESA?
1° stesura del documento: Dott. Orfeo Mazzella Torre Annunziata 06/11/15 ore 9:00
p.s. Si prega di integrare il documento riportando le successive modifiche e l’estensore delle stesse con criteri di tracciabilità.
Report e proposte di Orfeo Mazzella
In merito a dei quesiti che il gruppo facebook disabilità e dintorni campania ha richiesto ai portavoce regionali della campania domande ai portavoce regionali su disabilità vi è stata una web conference con il portavoce Luigi Cirillo che ha prodotto delle risposte visionabili ed ascoltabili sui seguenti portali :
Luigi Cirillo M5S Campania disabilità e dintorni campania 23-11-2015
https://archive.org/details/LuigiCirilloM5SCampaniaDisabilitaEDintorniCampania23112015
- (Podcast Audio)
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1690771754526224&set=gm.930002250411933&type=3&theater
Grazie a Luigi Cirillo per la presentazione della INTERROGAZIONE SULLA MANCATA ADOZIONE DEI P.E.B.A. NEI COMUNI CAMPANI
INTERROGAZIONE SULLA MANCATA ADOZIONE DEI P.E.B.A. NEI COMUNI CAMPANI.
La convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, ha cristallizzato il diritto alla mobilità dei disabili, qualificandolo ulteriormente come diritto all'accessibilità.
In particolare, l’art. 32 della Legge 41/1986 dispone che “per gli edifici pubblici già esistenti non ancora adeguati alle prescrizioni del DPR 34/1978, dovranno essere adottati da parte delle Amministrazioni competenti piani di eliminazione delle barriere architettoniche entro un anno dalla entrata in vigore della presente legge”, prevedendo poteri sostituivi delle regioni per i casi di inerzia delle amministrazioni richiamate ( IN SINTESI la nomina di un commissario ad acta per l’adozione dei PEBA);
considerato che il termine previsto dalla legge è spirato da oltre 30 anni e che, a oggi, i piani di eliminazione delle barriere architettoniche non risultano adottati in molti Comuni che insistono sul territorio regionale si è provveduto a interrogare la Giunta regionale al fine di sapere in particolare modo quale sia lo stato di attuazione degli obblighi previsti dalla richiamata legge ( in particolar modo in merito all'esercizio dei poteri di nomina di commissario ad acta), se abbia coinvolto le associazioni di tutela della disabilità nelle attività di pianificazione, attuazione operativa e monitoraggio del processo di eliminazione delle barriere architettoniche e quale sia, in particolare, lo stato di pianificazione dell'abbattimento delle barriere architettoniche.
NOI VOGLIAMO LE CITTÀ SENZA BARRIERE
Noi non ci fermiamo. Aspettiamo risposta
Interrogazione a risposta scritta per la mancata adozione del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.) nella regione Campania. (Portavoce Cirillo) formato pdf
interrogazione peba .pdf
Interrogazione a risposta scritta per la mancata adozione del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (P.E.B.A.) nella regione Campania. (Portavoce Cirillo) - formato doc
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