Source: http://docplayer.it/553689-Lo-stato-dell-arte-dell-e-advertising.html
Timestamp: 2017-11-25 05:58:47+00:00
Document Index: 67098957

Matched Legal Cases: ['art.130', 'art. 58', 'e contrario', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 26', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 18', 'art 3', 'art. 2', 'art. 20', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 115', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 24', 'art.1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5']

LO "STATO DELL ARTE" DELL E-ADVERTISING: - PDF
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1 LO "STATO DELL ARTE" DELL E-ADVERTISING: REPORT SU STRUMENTI TECNICI E CONTESTO NORMATIVO DI RIFERIMENTO ADA MANCUSO MARIA MAIONE SOMMARIO: Introduzione 1. La comunicazione commerciale online: i diversi formati pubblicitari utilizzati in Rete 1.1 Il banner 1.2 Le pop-up (e pop-under) window 1.3 L interstitial 1.4 Il mini-sito 1.5 Il classified 1.6 Il keyword advertising 1.7 L advertising 1.8 La comunicazione commerciale sui social network: i casi Facebook e Twitter 2. La normativa applicabile alle comunicazioni commerciali online: le disposizioni "generali" riferibili all e-advertising 2.1 Il D.lgs. 6 settembre 2005 n. 206 (il "Codice del Consumo") 2.2 Il D.lgs. 2 agosto 2007 n Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale (54ª edizione) 3. La normativa applicabile alle comunicazioni commerciali online: le disposizioni "specifiche" riferibili ad internet e all e-advertising 3.1 Il D. Lgs. 9 aprile 2003 n La responsabilità dell Internet Service Provider 4. L European Advertising Standards Alliance e i Common Principles 4.1 Il cross-border complaints system e le autodiscipline nazionali 4.2 I Common Principles 5. Interventi e pronunce in materia di e- advertising Conclusioni. Con l impetuoso sviluppo di Internet quale medium di comunicazione e della conseguente espansione della rete anche come mezzo di diffusione di advertising, partendo dall ovvio presupposto secondo cui deve essere garantito agli user un livello di protezione (quantomeno) analogo a quello degli altri mezzi di comunicazione, è opportuno interrogarsi intorno agli strumenti, tecnici e normativi, allo stato esistenti in materia. Infatti, come accade per qualsiasi altro veicolo pubblicitario è necessario che in rete siano assicurati, accanto alla libertà di manifestazione del pensiero ed a quella di iniziativa economica privata, così come sancite dagli artt. 21 e 41 della Costituzione, il diritto dei consumatori a non veder violata la propria sfera privata da forme di comunicazione commerciale particolarmente subdole per contenuto e/o impostazione. Dunque, deve indagarsi circa l esistenza di norme ad hoc che tengano in considerazione tutte le peculiarità della rete ovvero, in caso di risposta negativa, interrogarsi sulla necessità e l opportunità di estendere tout court all e-advertising la normativa attualmente esistente. È da questi interrogativi che muove l analisi delle disposizioni che regolano la comunicazione commerciale online condotta nel presente paper. 1
2 1. Suole dirsi che Internet è sempre con noi 1. L affermazione, che sembra giungere direttamente dal mondo dell advertising, ricalcando uno dei più diffusi claim adottati soprattutto dalle compagnie telefoniche per reclamizzare le ultime offerte relative alla navigazione ad esempio su smartphone, tablet o pc, descrive perfettamente l attuale realtà, the new normal 2. A casa, sul cellulare, sul luogo di studio o lavoro, nei centri commerciali, negli alberghi o sull autobus, ormai la rete è ovunque, invadendo costantemente la nostra quotidianità. Per qualsiasi problema c è Internet: che sia per cercare una ricetta per una torta, vedere una partita di calcio, conversare con una persona che si trova all altro capo del mondo addirittura riuscendo a guardarla in volto, la rete è a nostra disposizione e con lo sviluppo inarrestabile delle tecnologie, sembra non avere più alcun limite spazio-temporale 3. 1 La nascita di Internet è fatta risalire al 1969, anno in cui prese vita il progetto ARPANet (Advanced Research Projects Agency NETwork), dagli studi dell ARPA, finanziati dal Ministero della Difesa degli Stati Uniti. Lo scopo del lavoro era quello di realizzare uno strumento di comunicazione flessibile che garantisse il collegamento tra le strutture militari anche nel caso in cui il messaggio avesse trovato un ostacolo nel suo percorso, utilizzando in tal modo strade alternative (principalmente si voleva creare una rete di elaboratori decentrata che potesse resistere ad un possibile attacco nucleare da parte dell Unione Sovietica. Ricordiamo che siamo negli anni 60, all epoca della Guerra Fredda). In circa quaranta anni la rete ha subito modifiche e sviluppo sostanziali tant è che addirittura oggi in molti ritengono che i cybernauti riescano a realizzare se stessi solo attraverso il web e le relazioni attraverso esso create. È questo il caso dei social network. Lo psicologo americano Abraham Maslow ha individuato, infatti, i diversi bisogni che ciascuno di noi sperimenta nel corso della vita, disponendoli, a seconda dell importanza, in una piramide dai più elementari, legati alla sopravvivenza stessa dell individuo, ai più complessi, generalmente a carattere sociale. Da tale studio è emerso che vi sono, innanzitutto, bisogni fisiologici, che rappresentano i bisogni di base quali l aria, l acqua, il cibo, il sonno, il sesso. Seguono i bisogni di sicurezza, legati al raggiungimento della stabilità, sia essa fisica, occupazionale, familiare; i bisogni di appartenenza e di amore, appartenenza alla famiglia, al gruppo di lavoro, alla religione e il desiderio di essere amati; il bisogno di stima e di prestigio, credito derivante sia dalle proprie capacità che dal riconoscimento di se stessi presso gli altri; e, il più importante, il bisogno di autorealizzazione, inteso come realizzazione della propria identità, occupando una posizione rilevante nel proprio gruppo sociale. L individuo affermerebbe completamente il proprio io passando da uno stadio all altro e giungendo alla sommità della piramide. Secondo alcuni autori (Cfr. G. RIVA, I social network, Bologna, 2010, testo consultabile all indirizzo i social network soddisferebbero tutti i bisogni tranne quelli fisiologici e, nello specifico delle loro esperienze, risulterebbe che essi possono aiutare i propri utenti a soddisfare i bisogni di sicurezza in quanto gli user, in queste realtà virtuali, comunicano solo con "amici" e non con estranei, scegliendo chi può rientrare in tale rosa di conoscenti, verificando cosa si racconta di sé e controllando l amico stesso; i bisogni associativi in quanto con tali "amici" è possibile scambiare opinioni, informazioni, file; il bisogno di stima, poiché posso non solo scegliere gli amici, ma anche non farlo e chi mi sceglierà dimostrerà di tenere a me e alla mia amicizia virtuale; bisogno di autorealizzazione, dato che si può raccontare di se stessi, cosa si fa, quali sensazioni si provano. 2 P. MAZZARINI, The new normal, in La pubblicità interattiva in Italia, 2010, p. 23, testo reperibile alla pagina web 3 Internet è un mezzo altamente interattivo, caratterizzato, tra l altro, dalla multimedialità dei contenuti nonché dalla "transnazionalità" del sistema che offre la possibilità di divulgare comunicazioni senza doversi scontare con barriere geografiche. Grazie ad Internet non solo si sta raggiungendo la frontiera della comunicazione one-to-one ma, con lo sviluppo del Web 2.0 (espressione coniata nel 2004 da Dale Dougherty e Tim O Reilly) è possibile anche una comunicazione many-to-many, in cui sono gli utenti, assieme alle aziende, a creare contenuti, a diffonderli e a renderli fruibili ad una massa di certo non più classificabile come inerte. 2
3 Naturalmente, la comunicazione commerciale ha presidiato anche questo nuovo mezzo di comunicazione ed, oggi, l e-advertising, la pubblicità elettronica 4, rientra a pieno titolo tra le varie forme di comunicazione commerciale esistenti anche se rappresenta solo una delle modalità utilizzabile nell ambiente digitale accanto al direct marketing elettronico, la promozione delle vendite online, le sponsorizzazioni digitali, il merchandising interattivo, le relazioni pubbliche in rete. Un azienda che intenda investire in e-advertising deve sempre tenere a mente le caratteristiche del target di riferimento per non rischiare di tagliare fuori dalla propria comunicazione i consumatori che non utilizzano il computer ovvero non navigano in rete. Intrusività, assuefazione, spamming di certo non migliorano l immagine che dell advertising il pubblico ha, anche se il Rapporto IAB 2011 ha registrato risultati positivi constatando che negli ultimi anni la crescita degli investimenti in rete è stata superiore rispetto a quanto riscontrato sugli altri mezzi: Internet è diventato uno dei media principali in termini di raccolta pubblicitaria 5. Stando al Pamphlet IAB , Internet è nelle case di 13,2 milioni di famiglie italiane (il 62,3% delle famiglie, con un incremento dell 11,3% rispetto a giugno 2010). Sono 26 milioni gli utenti online almeno una volta al mese e nel giorno medio 7 sono 10,7 milioni. Relativamente all accesso individuale, 35 milioni di italiani riescono a connettersi da casa o dall ufficio, dagli ambienti scolastici o da qualsiasi altro luogo, attraverso PC o mobile (72,8% della popolazione di età compresa tra gli 11 e i 74 anni con una crescita del 7,5% su base annua). In Europa l e-advertising è cresciuto del 15,3% rispetto all anno precedente, mentre la spesa relativa al comparto pubblicitario interamente considerato è aumentata solo del 5%. L Europa ha investito 17,7 miliardi di euro per la pubblicità online, 2,4 miliardi in più rispetto al L interattività interpersonale (through the medium) ha raggiunto il suo acme affiancandosi all interattività ipertestuale (with the medium) legata alla possibilità che l utente ha di interagire direttamente con l interfaccia grafica costruendo un percorso di fruizione estremamente personale fino alla realizzazione, di suo pugno, di nuovi contenuti (A. PASTORE, M. VERNUCCIO, Impresa e comunicazione. Principi e strumenti per il management, 2008, Milano, p. 476). Il web 3.0, espressione utilizzata per la prima volta nel 2006 da Jeffrey Zeldman, è il futuro: probabilmente un giorno non così lontano la semantica e l intelligenza artificiale caratterizzeranno realmente e pienamente il "www". Le tecnologie 3.0, come ad esempio software intelligenti che utilizzano dati semantici, sono già state implementate ed utilizzate su piccola scala dalle aziende per essere più efficienti e sfruttare al meglio le proprie risorse. 4 L e-advertising, la pubblicità elettronica, può definirsi come una forma di comunicazione a pagamento che presuppone l acquisto di spazi su mezzi di comunicazione digitali ed è finalizzata all informazione, alla creazione di notorietà di prodotto, di marca o dell impresa nel suo complesso e alla persuasione all acquisto del target. 5 Si veda il report Investimenti superiori in La pubblicità interattiva in Italia. 2011, Pamphlet IAB Italia, XII ed., p. 21, consultabile all indirizzo 6 V. ancora La pubblicità interattiva in Italia. 2011, cit. 7 Il giorno medio, in questo studio, corrisponde ad un giorno scelto a caso durante il mese di agosto. 3
4 È questo lo scenario che si offre agli occhi delle imprese che vogliono investire in advertising. Ormai non si può evitare il web quando bisogna decidere il mix di mezzi da adottare per la propria campagna di comunicazione anche perché la dicotomia alla quale siamo abituati fra marketing online e marketing "tradizionale" è destinata a finire per la necessaria morte della definizione di web marketing. Il marketing è uno solo e il web è destinato a confluire da primo attore all interno dello stesso alveo di discussione 8. L e-advertising, in effetti, ha rivoluzionato i modi di fare pubblicità e rappresenta, oggi, una delle modalità principali di comunicazione, tant è che chiunque vuole comunicare ai consumatori per far conoscere la propria azienda, la propria attività o i propri prodotti e servizi utilizza anche il medium Internet 9. Esso può svilupparsi attraverso l utilizzo di diverse tipologie di messaggi e di formati: i banner, i video-banner, le pop-up (e pop-under) window, gli interstitial, i mini-siti, i classified, il keyword advertising (i messaggi pubblicitari collegati a parolechiave), l advertising (l invio di comunicazioni tramite ), la pubblicità sui social network 10. La scelta della tipologia migliore spetta al soggetto comunicatore che deve sempre 8 N. SCIUTTO, La fine del web marketing in La pubblicità interattiva in Italia, 2011, op. ult. cit., p. 35. Inoltre, «[ ] Internet riunisce in sé una serie di caratteristiche vantaggiose che nelle modalità pubblicitarie tradizionali si riscontra soltanto limitatamente ad una parte: ha un grande impatto visuale come la tv, ampia possibilità di selettività ed interattività come il direct marketing, ed il messaggio può raggiungere il consumatore nel momento più adatto, cioè quando è orientato all acquisto, come nella pubblicità presso il punto vendita. La grande innovazione che Internet offre come mezzo pubblicitario è, dunque, la notevole flessibilità e pluralità di obiettivi che permette di raggiungere: dei quattro scopi essenziali che si ritengono propri della comunicazione pubblicitaria, cioè awareness, education, immagine e risposta diretta, i media tradizionali permettono infatti di perseguirne soltanto alcuni in particolare; Internet permette, invece, di costruire una strategia comunicativa più complessa, che assommi ed integri i vari obiettivi» (A. STAZI., La Pubblicità Commerciale on line, Milano, 2004, p. 25). 9 La pubblicità elettronica, a differenza della tradizionale, offre, in taluni casi, un grande vantaggio sia alle imprese inserzioniste che al consumatore: la riduzione dello scarto spazio-temporale che necessariamente intercorre tra il momento della comprensione dell offerta (learn fase cognitiva), il successivo affioramento dell intenzione d acquisto (feel fase affettiva) e il conclusivo comportamento d acquisto (do fase comportamentale). Relativamente all advertising tradizionale, infatti, il consumatore inizialmente guarda o ascolta la comunicazione commerciale e, dopo aver espresso un atteggiamento favorevole nei riguardi del prodotto desiderandolo, se decide di acquistarlo deve necessariamente recarsi in un punto vendita. Vi è, dunque, un certo intervallo di tempo e una data distanza spaziale che separa la volontà di comprare dalla transazione economica vera e propria. Grazie, invece, ad Internet è possibile acquistare subito il prodotto direttamente da casa. Una opportunità concretizzabile grazie all e-commerce e alla possibilità offerta da molti siti che si presentano come veri negozi virtuali. Di certo ciò non comporta l automatico passaggio, inerentemente allo shopping online, dalla fase di comprensione dell offerta a quella del reale acquisto, in quanto tra queste possono interporsi elementi che rallentano o bloccano il percorso, come la scarsa usabilità del sito di e-commerce che può rendere molto più ampio lo scarto temporale e ritardare il processo d acquisto, oppure l ostilità del consumatore nel cedere il proprio numero di carta di credito che potrebbe portare all arresto completo della transazione. 10 I banner, i video-banner, le pop-up (e pop-under) window, gli interstitial, i mini-siti, i classified e il keyword advertising sono format pubblicitari cosiddetti "above the web" mentre l advertising appartiene alla categoria "below the web". Le espressioni "above the web" e "below the web" rappresentano l adattamento "informatico" dei termini tecnici "above the line" e "below the line" utilizzati in riferimento ai mezzi di comunicazione tradizionali. 4
5 avere a mente le peculiarità del sito ospitante, le caratteristiche del target di riferimento e gli obiettivi specifici della propria campagna di comunicazione. Generalmente in Internet la pubblicità viene acquistata ad un costo unitario sulla base del numero di volte in cui il messaggio viene visualizzato sul computer dell utente (Cpi, Costo per impression, numero di contatti lordi realizzati con la campagna), oppure prendendo come riferimento il numero di visite giunte alla pagina web dell inserzionista (prezzo calcolato in base al click-through). È anche possibile acquistare direttamente parole chiave sui motori di ricerca (keyword advertising). 1.1 Il banner (in inglese "banner" significa bandiera, vessillo o striscione) rappresenta lo strumento pubblicitario per eccellenza sul web. Il più antico e il più utilizzato, il banner è costituito da uno spazio di forma rettangolare di misura varia che, attraverso collegamenti ipertestuali, rende possibile, cliccando su di esso, l accesso al sito web dell impresa inserzionista o ad una jump page, un area intermedia che approfondisce quanto brevemente riportato nel banner. Può presentarsi in diverse dimensioni espresse in pixel. Per ottimizzare i costi di produzione, diminuire il numero di messaggi pubblicitari per pagina e, conseguentemente, porre fine alla confusione generata dall adozione di messaggi pubblicitari di grandezze diverse, l EIAA (European Interactive Advertising Association) e lo IAB (Interactive Advertising Bureau) Europe hanno ridotto il numero dei formati consigliati e, dunque, accettati anche dallo IAB Italia sono i 160x600 pixel dello "UAP Wide Skyscraper", 180x150 dello "Uap Rectangle", 300x250 dello "Uap Medium Rectangle", 728x90 del "Super Banner", 468x60 del "Traditional Banner" e 120x600 dello "Skyscraper". Tre sono le tipologie di banner: "banner statici", se il corpo dell annuncio è costituito da una figura o da un testo non in movimento (generalmente essi sono utilizzati in operazioni di puro branding per accrescere la brand awareness aziendale); "banner animati", se formati da un annuncio riportante una sequenza di testo o immagini in successione; infine, i "banner interattivi" i quali, anziché condurre direttamente al sito dell inserzionista, consentono all utente di attivare finestre di dialogo successive, contenenti a loro volta cataloghi in forma di testo permettendo l analisi di una sorta di indice dei contenuti del sito di riferimento prima di accedervi, cosicché l utente può scegliere l argomento più vicino ai suoi interessi. Una versione di banner interattivo è il rich media banner che contiene elementi multimediali come testo, immagini, video, suoni. L esempio più diffuso è il video-banner: cliccando sull annuncio viene aperta una finestra con un vero e proprio spot pubblicitario Con "above the line" si fa generalmente riferimento alle attività di comunicazione che sfruttano radio, televisione, cinema, stampa, affissioni; mentre con "below the line" si indicano le attività che non utilizzano tali media come le sponsorizzazioni, le relazioni pubbliche e il direct marketing. Queste espressioni derivano dal gergo giornalistico in quanto con "above the line" si intendeva tutta la pubblicità riportata sulla prima pagina dei giornali al di sopra della piega che si formava quando questi venivano esposti in edicola, annunci ai quali era dunque garantita maggiore visibilità. In Internet si parla di "above the web" in riferimento a tutte le pubblicità visibili senza la necessità di far scorrere la pagina verso l alto (scrolling), immediatamente percepibili dall utente, mentre con "below the web" si intende ciò che non è nel sito e, tuttavia, consente di comunicare via Internet. 5
6 con audio e video trasmessi grazie alla tecnologia streaming. L efficacia del banner si misura in impression, inteso come il numero di utenti esposti al messaggio, e attraverso il tasso di redemption (click-through rate, la percentuale di click sul banner in rapporto alle volte in cui è stato visualizzato). Esso dipende da una serie di fattori, primo fra tutti la rilevanza del contesto in cui il banner è compreso: se, infatti, inserito in un ambito attinente al messaggio pubblicitario produrrà certamente risultati migliori rispetto al caso contrario poiché se è ben contestualizzato l utente avverte tale suggerimento come utile alla sua navigazione. Importanti sono anche la qualità della parte grafica, con le animazioni, di quella testuale, il copy, che deve essere costituito da un messaggio breve e incisivo per catturare l attenzione dello user e trasmettergli velocemente le informazioni principali e, infine, il timing di somministrazione 11. Fenomeni di banner burnout sono molto frequenti: l utente dopo la prima esposizione al messaggio perde interesse nei suoi riguardi. Ecco perché generalmente gli annunci sui siti ruotano e, ogni volta che la pagina viene richiesta, i banner cambiano sulla base di un ciclo già programmato. 1.2 Le pop-up window e le pop-under window (note tendenzialmente come pop-up e popunder, ma conosciute anche come daughter o sister window) rappresentano un formato di pubblicità online molto simile al banner. Si ha un pop-up quando alcuni siti aprono automaticamente una nuova finestra del browser contenente un annuncio. Il pop-under si apre anch esso alla richiesta di una nuova pagina web ma, contrariamente al pop-up, non appare in primo piano ma resta posizionato dietro la pagina che si sta visualizzando. Di sicuro è la forma meno intrusiva tra le due e desta maggiore sorpresa in quanto non ci si aspetta di trovarlo quando si conclude la propria navigazione. Si tratta, in ogni caso, di finestre di dimensioni varie che occupano comunque solo una parte della pagina web. Anche se l utente può chiudere subito la "finestra sorella", a causa del suo alto grado di intrusività, sono stati creati dei software appositi, spesso già integrati nei browser di navigazione, che bloccano l apertura dei pop-up. È questo uno dei motivi per cui si prevede la futura scomparsa di tali forme di e-advertising o almeno un innegabile e inarrestabile declino del loro utilizzo L interstitial è uno spot pubblicitario che viene lanciato automaticamente quando è richiesta una pagina web senza che vi sia una interrogazione esplicita da parte dell utente A. VOLLERO, E-Marketing e Web Communication. Verso la gestione della corporate reputation online, Torino, 2010, p Recentemente, per ovviare ai problemi relativi al blocco automatico dei pop-up e alla scarsa efficienza dei banner, sono stati elaborati metodi diversi di diffusione delle comunicazioni commerciali. Ad esempio l utilizzo dei background graphic permette di inserire elementi pubblicitari direttamente sullo sfondo della pagina eliminando l effetto scrolling e l eventualità che tali annunci vengano arrestati automaticamente. 13 «Con gli interstitial siamo di fronte all evidente tentativo di adattare Internet alla televisione. [ ] Concettualmente, gli interstitial racchiudono caratteristiche derivate al contempo da pubblicità, publiredazionali e annunci di pubblico servizio. [ ] Strategicamente, ottengono successo nella misura in cui riescono a bilanciare l intrusività con un buon livello di intrattenimento, immediatamente percepibile 6
7 Interstitial sta per "interstiziale", che "si trova in mezzo", poiché la pagina che contiene l annuncio si trova al centro tra la pagina relativa alla navigazione iniziale e quella verso cui l utente vuole indirizzarsi. Il messaggio occupa l intero schermo e si chiude in automatico alla sua conclusione. È programmato per durare il tempo necessario per scaricare la pagina in questione anche se non sono rari i casi in cui si eccede tale intervallo temporale. La sua versione in background è il superstitial: lo spot appare quando è caricato completamente evitando problemi di rallentamento nella navigazione. Si tratta di una tipologia di messaggio altamente intrusiva in quanto non solo esso non è, di fatto, richiesto dall utente, ma questi non può neppure evitarne la visione in quanto la pagina si chiude automaticamente solo alla fine del commercial (spesso però l utente può chiudere lo spot anche prima della sua conclusione, ma comunque dopo un certo numero di secondi) Il mini-sito, come l espressione stessa suggerisce, consiste in un sito di formato ridotto, composto da pochissime pagine con contenuto molto specifico. Abitualmente esso è concepito per avere vita breve ed è creato solitamente per comunicare una proposta specifica, come un evento o il lancio di un nuovo prodotto, quando non si vuole cambiare l impostazione originale del sito aziendale. Si utilizza comunemente per dare maggiore rilievo a particolari contenuti della comunicazione aziendale che altrimenti rischierebbero di passare in secondo piano e non essere percepiti. 1.5 I classified sono annunci economici raggruppati per categoria (da cui il termine classified, "classificato"), generalmente inseriti in portali dedicati alla materia nello specifico e pubblicati sia da imprese che da privati. La grande possibilità offerta dal web è di poter diffondere annunci il cui breve testo è arricchito anche da immagini o animazioni, potenziando lo scarno messaggio pieno di abbreviazioni che invece viene pubblicato sulla carta stampata. 1.6 Diffusissimo attualmente è il keyword advertising, l acquisto di collegamenti testuali risultanti dalla digitazione di parole-chiave sui motori di ricerca o sulle directory. I primi risultati che emergono dopo aver digitato una stringa su un motore di ricerca sono proprio quelli relativi a link sponsorizzati. Chi paga questi spazi può godere di una visibilità notevole e della possibilità di targettizzare il proprio pubblico di riferimento, contando sulla scarsa intrusività di questa forma pubblicitaria in quanto è lo stesso utente a richiedere pagine a contenuto simile ai risultati a pagamento. L inserzionista generalmente paga solo per i click dall utente interrotto nel suo percorso (G. DI CARLO, Internet marketing. Strategie di mercato e di comunicazione sul web, Milano, 2000, p. 117 e 120). 14 Tecnicamente, l interstitial è una forma promozionale di tipo push, mentre il web è un ambiente prevalentemente pull, ovvero i contenuti vengono scelti, selezionati e visitati navigando e decidendo arbitrariamente quando e quanto si desidera visualizzare. Pertanto, mentre nell utilizzo del browser il visitatore fruisce di Internet in modo attivo, l interstitial gli propone una fruizione passiva (G. DI CARLO, op. ult. cit., p. 120). 7
8 effettivi sul messaggio pubblicitario (pay-per-click). La posizione di questi link è frutto, invece, di un asta continua sul prezzo di ogni click, fatta tra gli inserzionisti interessati a far apparire il proprio messaggio tra i risultati di ricerca associati a quella specifica parolachiave. Chi "vince" l asta occupa la posizione migliore. Dopo aver digitato una stringa su di un motore di ricerca, accanto ai link sponsorizzati emergono anche risultati organici e non a pagamento (posizionamento della ricerca standard, engine positioning). Il Search Engine Marketing è l insieme delle attività che garantisce un adeguata visibilità al link ad un sito sui motori di ricerca in risposta a determinate keyword digitate dal cyberconsumatore e, dunque, permette di aumentare il traffico sul sito dell inserzionista. Ciascun motore di ricerca utilizza un proprio algoritmo di classificazione dei siti mantenuto segreto che ne determina il Search Engine Report Pages (posizione occupata tra i risultati suggeriti dai motori di ricerca). Grazie a questo si determina la posizione occupata nell elenco dei risultati di ricerca anche se è possibile intervenire manualmente per cercare di migliorare tale posizione. Fattori determinanti possono essere la costruzione tecnica del sito (ad esempio, il codice html usato, la keyword density 15 ), i contenuti presenti nelle pagine web (che devono essere coerenti con gli obiettivi del sito stesso), la linking strategy (la strategia utilizzata relativamente al numero, alla qualità e alla quantità di link inbound e outbound, in entrata e in uscita dal sito 16 ) e la presenza sui social network e nei blog L advertising consiste nell invio di comunicazioni commerciali tramite . Generalmente tali messaggi vengono contenuti in newsletter che gli utenti accettano di ricevere, mentre altri formati possono essere il comunicato e il direct marketing 18. Le e- 15 La keyword density è il rapporto percentuale tra le parole chiave e il totale delle parole presenti sul sito: dunque, la percentuale di volte in cui la keyword compare rispetto al resto del testo. Spesso questo rapporto viene artificiosamente gonfiato per ottenere un posizionamento migliore (ad esempio inserendo parole-chiave dello stesso colore utilizzato per lo sfondo così da non essere percepite e rimanere invisibili). In questi casi, però, ci sono dure penalizzazioni nel ranking della pagina web in questione attuate da alcuni motori di ricerca e non mancano episodi in cui è stato addirittura bloccato il proprio dominio. Inoltre, per ottenere un buon posizionamento la parte più importante di una pagina web, sui cui focalizzare maggiormente l attenzione, è il titolo che spesso viene riprodotto invariato nell elenco delle risposte suggerite ma è importante altresì, durante la scelta delle keyword da inserire sul motore, riportare l attività principale dell azienda. L inserzionista dovrebbe essere in grado di "leggere" nella mente dei consumatori e di prevedere il percorso che questi potrebbero seguire. 16 La cosiddetta link popularity, che si misura con il numero di link che puntano alla pagina, la popolarità delle pagine che linkano (il page rank), il numero di link presenti nella stessa pagina, la coerenza tematica con la pagina con cui si crea il collegamento. 17 A. VOLLERO, E-Marketing e Web Communication. Verso la gestione della corporate reputation online, cit., p Una newsletter è una che viene spedita ai singoli utenti registrati al sito, il cui contenuto è vario: si va dalle notizie giornalistiche all intrattenimento o, relativamente alle imprese, alle informazioni circa l arrivo di nuovi prodotti, promozioni. La frequenza di invio può essere giornaliera, settimanale, mensile, saltuaria. Generalmente la ricezione è gratuita, anche se è necessario un atto di registrazione e, dunque, di rilascio di dati personali. È utile se l obiettivo dell azienda è la fidelizzazione. Il comunicato viene inviato alla clientela in modo automatico prevalentemente per trasmettere informazioni relative al rapporto commerciale esistente tra 8
9 mail rappresentano la trasposizione sul web della posta tradizionale ma differentemente da questa c è una rapidità di contatto estrema, sia quando i messaggi vengono inviati che quando si ricevono (le arrivano nel momento stesso in cui vengono spedite). Inoltre, l impresa può segmentare il proprio pubblico e inviare comunicazioni quanto più personalizzate possibili. Tuttavia, proprio a causa del basso costo dell invio di una , è possibile ritrovare la casella di posta elettronica stracolma di note spazzatura. È il cosiddetto fenomeno dello spamming, delle junk-mail, una pratica molto consolidata consistente nell invio di messaggi di posta in modo indiscriminato e senza il consenso del destinatario su argomenti vari, dalla pubblicità di prodotti e servizi creati da un azienda a messaggi erotici e virus, che può inficiare il normale utilizzo delle come veicolo pubblicitario. Lo spamming è costoso, dunque, per il ricevente e non per il mittente. La Commissione Europea ha tentato di quantificare la spesa legata alla ricezione di Unsolicited Commercial Communications tenendo conto del tempo impiegato dagli user per scaricare, verificare ed eventualmente cancellare questi messaggi; dei costi di banda sostenuti dai provider; dei danni causati dalla congestione determinata dallo spam; dei danni di immagine per i provider. È stato osservato che per ogni singolo utente i costi si aggirano sui 30 euro all anno 19. Esistono, comunque, software di filtraggio di tali spam ed è prevista, nella propria casella di posta elettronica, anche una sezione appositamente creata, atta a contenere queste fastidiose . Nel caso della posta spazzatura, peculiare è l assenza di consenso anche se, per esserci spamming, chi invia le ad indirizzi di posta resi pubblici o comunque rilasciati per motivi diversi da quelli per cui sono stati raccolti deve rimanere sconosciuto. Per ritenersi lecito, l invio di tali comunicazioni commerciali deve essere autorizzato dal destinatario in modo esplicito o implicito. L ipotesi dell opt-in, la favorita dei provider e delle associazioni di utenti, impedisce l invio di qualsivoglia messaggio pubblicitario a meno che non ci sia stato preventivo assenso da parte dei destinatari attraverso, ad esempio, un form compilabile sul sito dell azienda. Nonostante ciò, il mittente deve comunque essere sempre facilmente identificabile e deve fornire un indirizzo per la risposta. L opt-out, preferito dagli spammer, consente l invio di a meno che il destinatario non esprima esplicitamente il proprio dissenso sia singolarmente, chiedendo al mittente di eliminare dall elenco dei destinatari il proprio indirizzo , sia iscrivendosi ad una lista universale di esclusione attraverso cui ogni utente può rifiutare le unsolicited . Nondimeno, una terza alternativa potrebbe risultare la migliore: il double (o confirmed) opt-in. In questo caso lo user, dopo aver accettato di essere incluso in una mailing list, deve rispondere, solitamente attraverso un click, ad una ulteriore di conferma della sua scelta, per essere pienamente sicuri che si tratta di una decisione consapevole. La normativa europea ha appoggiato, attraverso la direttiva 2002/58/CE relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel mittente e destinatario. Il DEM (Direct Marketing) si realizza attraverso l invio di offerte ed informazioni di natura commerciale allo scopo, soprattutto, di aumentare il volume delle vendite. 19 M. GOBBATO, La tutela del consumatore. Clausole vessatorie, commercio elettronico e Codice del Consumo, Matelica, 2007, p
10 settore delle comunicazioni elettroniche, il sistema dell opt-in anche se si è dato ampio margine di manovra ai singoli Stati lasciando loro decidere la formula ritenuta maggiormente vantaggiosa. L Italia, in attuazione della direttiva europea, ha preferito, attraverso la legge n. 196/2003 (Codice della Privacy), il sistema dell opt-in A seguito dello smisurato sviluppo dei social network, l advertising ha invaso anche questo luogo virtuale di comunicazione. Un social network è una piattaforma che utilizza i new media e consente ad un insieme di individui collegati tra loro da un qualche tipo di relazione (ad esempio familiare) di condividere interessi, di scambiare informazioni 21. I social network possono rivelarsi uno strumento molto efficace ed utile per le aziende che, non solo possono costantemente tenersi in contatto con i propri clienti, ma anche pubblicizzare il loro lavoro attraverso le pagine di tali siti. Generalmente questi annunci possono presentarsi 20 L art.130 del Codice della Privacy, "Comunicazioni indesiderate", sancisce ai commi 1 e 2 che «L uso di sistemi automatizzati di chiamata senza l intervento di un operatore per l invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale è consentito con il consenso dell interessato. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche alle comunicazioni elettroniche, effettuate per le finalità ivi indicate, mediante posta elettronica, telefax, messaggi del tipo Mms (Multimedia Messaging Service) o Sms (Short Message Service) o di altro tipo». Tuttavia, l art. 58 del Codice del Consumo (d. lgs. del 6 settembre 2005, n.206), che si applica in deroga al Codice della Privacy, stabilisce che «L impiego da parte di un professionista del telefono, della posta elettronica, di sistemi automatizzati di chiamata senza l intervento di un operatore o di fax richiede il consenso preventivo del consumatore. Tecniche di comunicazione a distanza diverse da quelle di cui al comma 1, qualora consentano una comunicazione individuale, possono essere impiegate dal professionista se il consumatore non si dichiara esplicitamente contrario». 21 L espressione è anche utilizzata per indicare i siti stessi che rendono possibili o migliorano le relazioni tra gli utenti creando una rete sociale virtuale. Tali relazioni possono essere bidirezionali oppure a stella (G. RIVA, cit.). Nel primo caso rientra, exempli gratia, Facebook: due utenti stringono una "amicizia" e l uno può visualizzare il profilo dell altro, consultare la sua bacheca, aggiungere dei post, chattare, condividere files. Si tratta di una rete sociale chiusa in cui possono entrate solo gli "amici" o gli "amici di amici". La seconda modalità di relazione è tipica di Twitter. In questo caso si distingue nettamente tra emittente e ricevente. I messaggi del primo possono essere generali, ovverosia condivisi con tutti i riceventi presenti nella rete sociale, o individuali, diretti ad uno specifico ricevente. Il destinatario può rispondere ai messaggi del mittente ma non contattare direttamente gli altri riceventi a meno che non venga esplicitamente autorizzato. Attraverso tale meccanismo un utente può essere sia emittente che ricevente a seconda della rete sociale cui è connesso, rete sociale in ogni caso aperta in cui la maggior parte dei destinatari non ha altri contatti con l emittente se non quello garantito dalla rete stessa. Secondo le ricercatrici americane Danah Boyd e Nicole Ellison, caratterizzano un social network tre elementi: «1) La presenza di uno "spazio virtuale" (forum) in cui l utente può costruire ed esibire un proprio profilo. Il profilo deve essere accessibile, almeno in forma parziale, a tutti gli utenti dello spazio. 2) La possibilità di creare una lista di altri utenti (rete) con cui è possibile entrare in contatto e comunicare. 3) La possibilità di analizzare le caratteristiche della propria rete, in particolare le connessioni degli altri utenti. Ciò che differenzia i social network dai nuovi media disponibili (chat, forum, ) è la capacità di rendere visibili e utilizzabili le proprie reti sociali. Infatti, attraverso di essi, è possibile identificare opportunità personali, relazionali e professionali altrimenti non immediatamente evidenti» (D. M BOYD., N. B ELLISON., Social network sites: definition, history and scholarship, in Journal of Computer-Mediated Communication, 13 (1), article 11, 2007 in G. RIVA, op. ult. cit.). 10
11 come banner visualizzabili sulla propria home page (come le "inserzioni" su Facebook), messaggi sponsorizzati (come i "promoted tweet" su Twitter) e i costi tendenzialmente possono essere determinati sulla base delle visualizzazioni, dei click, dell engagement, quest ultimo relativo alle attività interattive su tali siti. In Italia un minuto su sette passato online è speso sui social network 22. Le aziende che intendono investire in comunicazione non possono, dunque, non considerare tali nuove realtà virtuali. 2. A fronte del rappresentato sviluppo di numerose tecniche di e-advertising, può registrarsi una crescente attenzione, tanto da parte degli operatori di settore, quanto dei legislatori dei maggiori Paesi industrializzati nella ricerca di strumenti di disciplina della materia, come nello sviluppo e nella diffusione, nella prassi negoziale, di clausole pattizie volte a regolarizzare obbligazioni aventi ad oggetto la realizzazione come la fruizione di forme di comunicazione commerciale on-line 23. Sin dal 1997, l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha evidenziato come la natura di messaggio pubblicitario di un informazione commerciale non fosse in contrasto né potesse essere esclusa dalla sua diffusione attraverso la rete informatica internet 24. Ora, se non v è dubbio che l impianto normativo generale, di principio riferito alla comunicazione commerciale tradizionale debba essere esteso, vuoi in via diretta, vuoi in via analogica, anche all e-advertising, tuttavia non può non considerarsi che Internet pone problemi, almeno in parte, differenti rispetto agli altri media, date le peculiarità dello strumento in questione (si pensi soltanto ai caratteri peculiari dell immediatezza e della transnazionalità), come pure a epifanie di comunicazione commerciale caratteristiche della Rete, quali lo spamming o la social communication tipica dei network informatici. Rimane, dunque, aperta la questione relativa a quale sia la legge applicabile all eadvertising, soprattutto allorché emergano discordanze tra le normative dei diversi Stati che, pur riflettendo spesso le stesse direttive europee emanate per tentare l armonizzazione, in fase di ricezione e applicazione si ritrovano a non essere omogenee, rispecchiando in alcuni casi le differenti culture vigenti. Si pone quindi il problema di stabilire quale sia la legge di riferimento nell ipotesi, tutt altro che rara, di diffusione di comunicazioni commerciali lecite nello stato di origine, ma in contrasto con le legislazioni degli altri stati in cui esse vengono ricevute. Per valutare se le pubblicità debbano essere conformi all ordinamento del paese di partenza, ovvero del paese di ricezione, si è suggerito di ricorrere ai meccanismi del diritto internazionale privato e, in particolare, alla Convenzione di Roma del 19 giugno 1980 sulla legge regolatrice delle obbligazioni contrattuali. Essa si basa sul criterio della scelta della legge applicabile operata dalle parti (art. 3, c. 1: "Libertà di scelta") con i relativi limiti e oneri 22 I dati sono reperibili all indirizzo 23 G. SCORZA, Il diritto dei consumatori e della concorrenza in Internet. Pubblicità, privacy, contratti, concorrenza e proprietà intellettuale nel cyberspazio, Padova, 2006, p Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, decisione n del 22 maggio
12 in carico ad esse 25. In mancanza di tale scelta, l art. 4 (rubricato "Legge applicabile in mancanza di scelta"), al co. 1, prevede che al contratto si applichi la legge del paese con il quale esso presenta il collegamento più stretto, presumendo che tale sia il paese in cui colui che deve fornire la prestazione caratteristica ha, al momento della conclusione del contratto, la propria residenza abituale o, se si tratta di una società, di un associazione o di una persona giuridica, la propria amministrazione centrale. È evidente, tuttavia, data la globalità ed il carattere transnazionale della rete, quanto sia problematico individuare il luogo di elaborazione ed esecuzione di tale "prestazione caratteristica". Sul piano del diritto interno non vi sono difficoltà se il messaggio è generato da un impresa italiana e diffuso attraverso un provider italiano, mentre la questione diventa maggiormente intricata se l annuncio, ideato in un dato contesto giuridico, è diffuso/fruito poi in aree geografiche governate da regolamentazioni differenti. In questo caso, non esiste una disciplina certa e definitiva che possa risolvere le emergenti controversie e soltanto in parte suppliscono gli orientamenti diffusisi in sede comunitaria 26. Dunque, pare opportuno distinguere tra disposizioni, definibili come "generali", non specificamente dedicate all e-advertising ma applicabili sia alla pubblicità tradizionale che alle comunicazioni online, e quelle proprie del web. Si passeranno in rassegna, dunque, disposizioni generali di matrice statale, quali il Codice del Consumo e il d. lgs. 145/07, nonché vista la peculiare importanza che il fenomeno dell autodisciplina riveste nell ordinamento italiano le disposizioni del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale. Successivamente, si focalizzerà l attenzione su norme direttamente legate alla Rete come il d. lgs. 70/03, relativo al commercio elettronico e centrato sulla responsabilità dell Internet Service Provider. Infine, anche nella cennata prospettiva di confrontarsi con la transnazionalità del fenomeno, importanza particolare rivestono le previsioni dettate dall European Advertising Standards Alliance (EASA), l Alleanza Europea per l Etica in Pubblicità che, raggruppando i diversi organismi autodisciplinari nazionali, ne rende effettiva l operatività anche all estero ricorrendo al cross border complaints system; tale sistema di norme, in effetti, potrebbe rappresentare una concreta risposta ai problemi connessi alle differenze di disciplina tra gli ordinamenti nazionali. 2.1 Primo riferimento normativo, a carattere generale, da prendere in considerazione in materia di e-advertising è il cd. "Codice del Consumo", cioè il d. lgs. 6 settembre 2005, n. 206 e s.m.i. 27. Come sarà chiarito relativamente anche al d. lgs. 145/07 nel paragrafo 2.2, la rete è 25 L. FURLANETTO, La pubblicità online e le comunicazioni commerciali, consultabile all indirizzo 26 Il riferimento è alla direttiva 93/83/CEE e al Libro Verde della Commissione CE del 19 luglio 1995 in materia di diritto d autore e contenenti suggerimenti sull applicazione del criterio della "Legge del paese da cui proviene il messaggio quale applicabile alle trasmissioni online". 27 Il d.lgs. n. 206/2005 è una raccolta unitaria delle diverse norme a protezione del consumatore che ordina, aggiorna e semplifica le disposizioni vigenti in materia, adattandole soprattutto alle innovazioni di derivazione comunitaria. Il Codice del Consumo è composto da 146 articoli suddivisi in sei parti: 12
13 caratterizzata da problematiche tuttora poco affrontate e dibattute in sede legislativa per cui non si dispone ancora dei mezzi sufficienti per contrastare e prevenire tutti gli illeciti compiuti attraverso tale mezzo. L estrema rapidità di contatto che consente alle aziende di avvicinarsi rapidamente ai propri clienti potenziali, la possibilità di usufruire semplicemente con un click di molti servizi 28, l opportunità di creare annunci estremamente accattivanti, "Disposizioni generali" (artt. 1-3), "Educazione, informazione, pratiche commerciali, pubblicità" (artt. 4-32), "Il rapporto di consumo" (artt ), "Sicurezza e qualità" (artt ), "Associazioni dei consumatori e accesso alla giustizia" (artt ), "Disposizioni finali" (artt ). Inoltre, il presente decreto, dopo aver ospitato anche la disciplina sulla pubblicità ingannevole, a seguito delle modifiche introdotte dal d. lgs. 2 agosto 2007 n. 146, non contempla più tale materia. L art. 1 del decreto sancisce che «Nel rispetto della Costituzione ed in conformità ai principi contenuti nei trattati istitutivi delle Comunità europee, nel trattato dell Unione Europea, nella normativa comunitaria con particolare riguardo all articolo 153 del Trattato istitutivo della Comunità economica europea, nonché nei trattati internazionali, il presente codice armonizza e riordina le normative concernenti i processi di acquisto e consumo, al fine di assicurare un elevato livello di tutela dei consumatori e degli utenti». 28 A tal proposito risulta interessante il provvedimento n (rif. PS5192) assunto dall Antitrust che ha coinvolto la Neomobile spa, Telecom Italia spa, Vodafone Omnitel nv, Wind telecomunicazioni spa, H3G spa, Register.it spa, segnalati dall Associazione Altroconsumo per uno dei diffusissimi banner recitanti "Questo non è uno scherzo! Che fortuna sei l utente numero Hai vinto una hit in regalo", veicolato attraverso il sito Cliccando su di esso il consumatore poteva accedere alla pagina in cui era riportata in evidenza la dicitura "Puoi vincere euro e una Wii a settimana. Partecipa al superconcorso e con l attivazione entri nella community" e in calce alla pagina, a caratteri microscopici, vi era la scritta: "Servizio in abbonamento, riservato ai maggiorenni. I servizi sono offerti da Neomobile S.p.A. in collaborazione con TIM, Vodafone, WIND e 3. Canzoni: costo del servizio 5 euro/sett. iva inclusa + eventuale traffico wap, ricevi ogni settimana 1 suoneria + 1 mono + 2 SMS (clienti Vodafone e WIND) o 1 suoneria + 2 SMS (clienti Tim e 3) [ ]. Costo degli SMS inviati al 48288: TIM 12,4 centesimi, WIND 12,4 centesimi dall Italia e 50 centesimi dall estero, per Vodafone e 3 secondo il piano tariffario del cliente. PROMOZIONE: chi attiva per la prima volta il servizio in abbonamento riceverà in regalo il primo contenuto (escluso eventuale traffico wap) in aggiunta al contenuto in abbonamento [ ]. Trattasi di card prepagata da euro. Concorso valido fino al 28 giugno Per partecipare al concorso è necessario rimanere attivi per almeno una settimana". Il banner era stato ideato, realizzato e diffuso da Register.it per conto di Neomobile, società impegnata nel settore internazionale dei servizi interattivi e di intrattenimento per gli utenti di telefonia mobile in partnership con le compagnie telefoniche attive in questo ambiente (in questo caso Tim, Vodafone, Telecom e 3). Il messaggio pubblicitario diffuso online collegato al banner reclamizzava la partecipazione ad un concorso a premi subordinato alla sottoscrizione di un abbonamento, il quale si sostanziava nella fornitura di contenuti fruibili dal cellulare. Dagli elementi acquisiti nel corso dell istruttoria emerse che i gestori telefonici avevano contribuito alla realizzazione della pratica commerciale scorretta in quanto, da un lato, erano stati coinvolti nella predisposizione delle comunicazioni commerciali, e dall altro, avevano consentito e legittimato la presenza, nel messaggio contestato, dei rispettivi "loghi commerciali". La condotta perpetuata attraverso il banner risultò così contraria all art. 26 lett. h del Codice del Consumo ("Pratiche commerciali considerate in ogni caso aggressive") in quanto lasciava intendere, contrariamente al vero, che il consumatore avesse già vinto un premio. Con riferimento al secondo messaggio, si ritenne che Neomobile in collaborazione con Telecom, Vodafone, Wind e H3G aveva messo in atto una pratica commerciale scorretta ai sensi dell articolo 22 del Codice ("Omissioni ingannevoli") poiché aveva omesso di fornire, attraverso modalità grafiche adeguate, le informazioni necessarie affinché vi fosse una immediata e corretta percezione della natura commerciale e delle reali caratteristiche dell offerta, rappresentata, in questo caso, da una proposta di abbonamento con il proprio gestore di telefonia mobile con effetto immediato e automatico. Inoltre, la 13
14 possono rivelarsi opportunità notevoli per gli inserzionisti e al contempo trappole pericolose per i surfer. L applicazione del presente Codice potrebbe rivelarsi utile per la prevenzione e la sanzione delle pratiche commerciali scorrette in esso approfondite, ma al contempo non c è piena garanzia del suo rispetto in un mondo senza confini quale Internet. In questo contesto risulta, in ogni caso, appropriata la discussione relativa al Titolo III, qui pertinente, rubricato "Pratiche commerciali, pubblicità e altre comunicazioni commerciali" (artt quater) 29 della Parte II. L inserimento all interno del Codice del Consumo delle "pratiche commerciali" conclude un percorso che ha condotto ad una radicale trasformazione delle problematiche legate all area dell informazione e dei comportamenti d impresa e inerenti al rapporto tra professionista e consumatore 30. L art. 19 del Codice definisce l ambito di applicazione del Titolo III valido per le «pratiche commerciali scorrette tra professionisti e consumatori poste in essere prima, durante e dopo un operazione commerciale relativa ad un prodotto», dove per "pratiche commerciali tra professionisti e consumatori" si intende «qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale ivi compresa la pubblicità 31 e la commercializzazione del prodotto, posta in essere da un professionista, in relazione alla promozione, vendita o fornitura di un prodotto ai consumatori» (art. 18 lett. d) e per comunicazione fu dichiarata contraria all art. 20 c. 3 del Codice ("Divieto delle pratiche commerciali scorrette") nella misura in cui risultò suscettibile di raggiungere e, attraverso informazioni poco chiare, trarre in inganno gli adolescenti, maggiormente interessati alla partecipazione a giochi e concorsi. Per tale motivo si dispose per Neomobile una sanzione di ,00, per Telecom Italia ,00, per Vodafone Omnitel ,00, per Wind ,00, per H3G , A Register.it non venne irrogata alcuna sanzione in quanto, anche se la società aveva realizzato il banner, dello stesso risultava soggetto responsabile Neomobile, committente del messaggio e diretto beneficiario dei corrispondenti vantaggi economici e commerciali. La circostanza che Register avesse dato esecuzione in modo non corretto all incarico ricevuto atteneva, infatti, ai rapporti contrattuali intercorrenti tra i due professionisti. 29 Così come modificato dal d. lgs. 2 agosto 2007 n Il "professionista" è definito all art. 3 lett. c come «la persona fisica o giuridica che agisce nell esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale, ovvero un suo intermediario» e all art. 18 lett. b come «qualsiasi persona fisica o giuridica che, nelle pratiche commerciali oggetto del presente titolo, agisce nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale e chiunque agisce in nome o per conto di un professionista». La lett. a dell art. 18 afferma che è "consumatore" «Qualsiasi persona fisica che, nelle pratiche commerciali oggetto del presente titolo, agisce per fini che non rientrano nel quadro della sua attività commerciale, industriale, artigianale o professionale», una definizione che appare di sicuro meno rigida rispetto a quanto sancito all art 3 lett. a, "consumatore o utente": «la persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta». 31 Nel presente decreto non è fornita una definizione di pubblicità, mancanza cui si può supplire grazie all art. 2 c. 1 lett. a del d. lgs. 145/07: «"Pubblicità": qualsiasi forma di messaggio che è diffuso, in qualsiasi modo, nell esercizio di un attività commerciale, industriale, artigianale o professionale allo scopo di promuovere il trasferimento di beni mobili o immobili, la prestazione di opere o di servizi oppure la costituzione o il trasferimento di diritti ed obblighi su di essi». 14
15 "prodotto" «qualsiasi bene o servizio, compresi i beni immobili, i diritti e le obbligazioni» 32. La nozione di pratica commerciale scorretta risulta, dunque, molto ampia comprendendo ogni momento di contatto tra professionista e consumatore 33. Fondamento del sistema delle pratiche commerciali scorrette è l art. 20 del Codice che, trattando il "Divieto delle pratiche commerciali scorrette", sancisce perentoriamente che esse sono vietate (c. 1) 34. Una pratica commerciale è classificabile come scorretta se, secondo quanto stabilito al c. 2, «è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori» Una definizione di "prodotto", molto più ampia, è già fornita all art. 3 lett. e del Codice: «"Prodotto": fatto salvo quanto stabilito nell art. 18, comma 1, lettera c, e nell art. 115, comma 1, qualsiasi prodotto destinato al consumatore, anche nel quadro di una prestazione di servizi, o suscettibile, in condizioni ragionevolmente prevedibili, di essere utilizzato dal consumatore, anche se non a lui destinato, fornito o reso disponibile a titolo oneroso o gratuito nell ambito di un attività commerciale, indipendentemente dal fatto che sia nuovo, usato o rimesso a nuovo; tale definizione non si applica ai prodotti usati, forniti come pezzi d antiquariato, o come prodotti da riparare o da rimettere a nuovo prima dell utilizzazione, purché il fornitore ne informi per iscritto la persona cui fornisce il prodotto». Il c. 4 dell art. 19 sottolinea, tuttavia, che il presente titolo non è applicabile alla categoria merceologica dei metalli preziosi, sottoposti ad una normativa speciale relativa alla loro certificazione. 33 Il riferimento al "prima, durante e dopo un operazione commerciale" testimonia quanto la disciplina in materia di pratiche commerciali non sia vincolata, in sede applicativa, a contestualizzazioni tecniche rigorose, quali potevano essere date dal riferimento a fasi precise del processo di formazione ed esecuzione del contratto: l atecnicismo della formulazione normativa, infatti, consente di applicare la disciplina anche a fasi dell operazione commerciale antecedenti rispetto a quella precontrattuale (è il caso, ad esempio, delle comunicazioni commerciali), così come successive alla completa esecuzione del relativo negozio (si pensi, ancora a titolo esemplificativo, ai costi di manutenzione di un prodotto). D altronde il diretto riferimento alla natura commerciale dell operazione disciplinata indica come l unico profilo che interessi il legislatore sia quello economico, focalizzato su tutte le pratiche il cui intento diretto sia quello di influenzare le decisioni di natura commerciale dei consumatori relative a prodotti. Restano escluse dall applicazione delle norme in esame, quindi, quelle pratiche commerciali realizzate principalmente per scopi differenti, comprese ad esempio le comunicazioni commerciali rivolte agli investitori, come le pubblicazioni promozionali delle aziende. Cfr. V. D ANTONIO, G. SCIANCALEPORE, Le pratiche commerciali, in P. STANZIONE, A. MUSIO (a cura di), Tutela del consumatore, trattato Bessone, Torino, 2009; E. GABRIELLI, E. MINERVINI (a cura di), I contratti dei consumatori, in Tratt. dei contratti, Torino, 2005, p. 39 ss. 34 Il legislatore italiano ha preferito sostituire al termine "sleali", utilizzato dalla direttiva 2005/29/CE, quello di "scorrette". La scelta lessicale è dovuta alla volontà di evitare possibili fraintendimenti con la materia della concorrenza sleale disciplinata agli artt ss. c.c. (V. D ANTONIO, G. SCIANCALEPORE, Le pratiche commerciali, cit.; C. PIAZZA, Dalla pubblicità ingannevole alle pratiche commerciali sleali. Tutela amministrativa e giurisdizionale, in Dir. inf., 2008, p. 6). 35 Quanto disposto all art. 18 aiuta a disambiguare la norma. L espressione "Diligenza professionale" si riferisce al «Normale grado della specifica competenza ed attenzione che ragionevolmente i consumatori attendono da un professionista nei loro confronti rispetto ai principi generali di correttezza e di buona fede nel settore di attività del professionista» (lett. h), mentre con "Falsare in misura rilevante il comportamento economico dei consumatori" si intende l «Impiego di una pratica commerciale idonea ad alterare sensibilmente 15
16 Inoltre, i commi 4-5 dell art. 20 sanciscono che «4) In particolare, sono scorrette le pratiche commerciali: a) ingannevoli di cui agli articoli 21, 22 e 23 o b) aggressive di cui agli articoli 24, 25 e 26. 5) Gli articoli 23 e 26 riportano l elenco delle pratiche commerciali, rispettivamente ingannevoli e aggressive, considerate in ogni caso scorrette» 36. la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole, inducendolo pertanto ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso» (lett. e). La capacità della pratica commerciale di falsare il comportamento economico del soggetto che raggiunge va valutata utilizzando come parametro di riferimento il "consumatore medio". Il Codice non fornisce una spiegazione di tale concetto, rinvenibile invece nella direttiva CE 05/29 che al considerando 18 afferma che «[ ] Il consumatore medio è normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto, tenendo conto di fattori sociali, culturali e linguistici» sottolineando che «la nozione di consumatore medio non è statistica. Gli organi giurisdizionali e le autorità nazionali dovranno esercitare la loro facoltà di giudizio tenendo conto della giurisprudenza della Corte di Giustizia, per determinare la reazione tipica del consumatore medio nella fattispecie». 36 La disciplina italiana, in linea con quella comunitaria, traccia una linea di demarcazione tra azioni ed omissioni ingannevoli fondata sulla tipologia di comportamento illecito realizzato dall operatore commerciale. Tale comportamento illecito, pur consistendo sempre in una violazione dei doveri di trasparenza che devono caratterizzare il rapporto tra professionista e consumatore, può sostanziarsi sia in positivo, nella trasmissione di informazioni false o non corrette, sia in negativo, attraverso l omissione o l occultamento di informazioni rilevanti (Cfr. V. D ANTONIO, G. SCIANCALEPORE, Le pratiche commerciali, cit.; E. MINERVINI, La trasparenza delle condizioni contrattuali (contratti bancari e contratti del consumatore), in Banca, borsa, tit. credito, 1997, I, p. 95 ss.; G. ALPA, La trasparenza del contratto nei settori bancario, finanziario e assicurativo, in Giur. it., 1992, IV, p. 409 ss.; U. MAJELLO, Problematiche in tema di trasparenza, in M. RISPOLI FARINA (a cura di), La nuova legge bancaria. Prime riflessioni sul testo unico, Napoli, 1995, p. 308 ss.; R. LENER, Forma contrattuale e tutela del contraente non qualificato nel mercato finanziario, Milano, 1996, p. 7 ss.). Il risultato, rilevante ai fini della qualificazione della fattispecie concreta quale prassi commerciale scorretta, sarà il medesimo, ovverosia l induzione nel consumatore di una falsa rappresentazione della realtà con la potenziale assunzione di decisioni commerciali diverse da quelle che sarebbero state altrimenti prese (MERUZZI, La trattativa maliziosa, Milano, 2003, p. 36 ss). È da specificare che gli artt. 23 e 26 del Codice presentano un elenco di pratiche commerciali ritenute in ogni caso ingannevoli e aggressive per le quali, diversamente dal disposto degli artt , non occorre accertare la presunta ingannevolezza o aggressività della pratica in questione, ma esclusivamente che l azione in discussione ricada in una delle ipotesi elencate in tali black list. «Parte della dottrina reputa che, al fine di valutare se una pratica sia scorretta, si dovrà a) in primo luogo verificare se rientri o meno in una delle previsioni delle liste nere, b) in caso di esito negativo, si dovrà appurare se in essa siano ravvisabili gli estremi di una pratica ingannevole o aggressiva, e c) ove anche quest ultima verifica dovesse avere esito negativo, si dovrà far ricorso alla norma generale "di chiusura" accertando, diversamente dai casi sub a) e b), la contrarietà alla diligenza professionale della pratica e la sua idoneità ad alterare il comportamento economico del consumatore. [ ] In quest ottica si assegna alla norma generale di cui all art. 20 [ ] una funzione sussidiaria, destinata a rivestire un ruolo piuttosto marginale. Secondo altri [ ], invece, l estesa valenza del divieto contenuto nell art. 20, quale clausola generale, impedisce di considerarla come mera ipotesi residuale cui attingere solo quando il caso concreto non rientri in alcuna delle fattispecie indicate nelle liste nere, e ne fa invece la disposizione dalla quale deve prendere avvio l interpretazione di tutte le altre norme contenute nella nuova disciplina. È infatti proprio la clausola generale a fornire i criteri guida cui attingere nella ricostruzione in concreto delle fattispecie elencate nelle c.d. liste nere. Ciò essenzialmente per due motivi. Da un lato, in quanto la descrizione delle fattispecie contenute nelle liste nere è ben lungi dall essere univoca ed autosufficiente, evocando invece concetti indeterminati che esigono a loro volta un interpretazione, nell ambito della quale torna ad assumere rilevanza la ratio della clausola generale. D altro lato, perché le black list, pur concepite per facilitare il compito dell interprete, non sono in grado di risolverlo, non contenendo divieti per se ma solo presunzioni legali di 16
17 Una pratica commerciale è considerata ingannevole ex art. 21 ("Azioni ingannevoli") se induce o è idonea ad indurre in errore il consumatore medio sugli aspetti elencati nell articolo stesso 37 e, contemporaneamente, lo induce o è idonea ad indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che altrimenti non avrebbe preso. Ciò può avvenire in due modi: attraverso la veicolazione di informazioni non rispondenti al vero ovvero, anche se queste sono corrette, attraverso l uso di una presentazione complessiva ingannevole 38. Inoltre, è irrilevante l intento soggettivo del professionista, poiché la pratica commerciale sleale sembra configurare un illecito a lui imputabile a titolo di rischio di impresa 39. L art. 22 del decreto prende in considerazione anche le "Omissioni ingannevoli". «1) È considerata ingannevole una pratica commerciale che nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, nonché dei limiti del mezzo di illiceità della pratica pur sempre suscettibili di prova contraria. Pertanto, una volta ricostruite le fattispecie ivi previste, la loro valutazione non può prescindere né dalla contestuale analisi della contrarietà alla diligenza professionale e dall idoneità ad alterare il processo decisionale che conduce il consumatore all assunzione delle sue scelte di mercato, né dall applicazione della rule of reason di cui è espressione la clausola generale», V. CUFFARO (a cura di), Codice del Consumo, II ed., Milano, 2008, p Ricordiamo che la rule of reason è un approccio sviluppato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nell interpretazione dello Sherman Antitrust Act, la più antica legge antitrust americana risalente al 1890 volta a limitare monopoli e cartelli. Le infrazioni alla legislazione antitrust possono essere affrontate mediante la per se rule ovvero, alternativamente, la rule of reason. Nel primo caso è sufficiente provare che un certo comportamento si è verificato e che esso ricade nella categoria di pratiche così "chiaramente anticoncorrenziali" da essere illegali di per sé, senza che sia necessaria alcuna inchiesta dettagliata. Secondo la "regola della ragione", invece, si rende necessaria una dettagliata analisi delle condotte ritenute illecite, delle ragioni che le hanno provocate, dell impatto sul destinatario (La politica della concorrenza o antitrust, consultabile all indirizzo 37 Gli elementi, elencati all art. 21, che possono essere oggetto di inganno sono: «a) l esistenza o la natura del prodotto; b) le caratteristiche principali del prodotto, quali la sua disponibilità, i vantaggi, i rischi, l esecuzione, la composizione, gli accessori, l assistenza post-vendita al consumatore e il trattamento dei reclami, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, la consegna, l idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l origine geografica o commerciale o i risultati che si possono attendere dal suo uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sul prodotto; c) la portata degli impegni del professionista, i motivi della pratica commerciale e la natura del processo di vendita, qualsiasi dichiarazione o simbolo relativi alla sponsorizzazione o all approvazione dirette o indirette del professionista o del prodotto; d) il prezzo o il modo in cui questo è calcolato o l esistenza di uno specifico vantaggio quanto al prezzo; e) la necessità di una manutenzione, ricambio, sostituzione o riparazione; f) la natura, le qualifiche e i diritti del professionista o del suo agente, quali l identità, il patrimonio, le capacità, lo status, il riconoscimento, l affiliazione o i collegamenti e i diritti di proprietà industriale, commerciale o intellettuale o i premi e i riconoscimenti; g) i diritti del consumatore, incluso il diritto di sostituzione o di rimborso ai sensi dell articolo 130 del presente Codice» (art. 21 c. 1 lett. a-g). 38 La casistica in materia di pubblicità dimostra come la seconda fattispecie sia più diffusa della prima in quanto le imprese più che fare ricorso ad informazioni false per avvantaggiarsi nei rapporti con il consumatore, preferiscono ricorrere ad artificiose rappresentazioni della verità dei fatti tali da indurre il destinatario a rappresentarsi una realtà dell operazione commerciale concretamente inesistente (V. D ANTONIO, G. SCIANCALEPORE, Le pratiche commerciali, cit.). 39 L.C. UBERTAZZI, Concorrenza sleale e pubblicità, Milano, 2008, p
18 comunicazione impiegato, omette informazioni rilevanti di cui il consumatore medio ha bisogno in tale contesto per prendere una decisione consapevole di natura commerciale e induce o è idonea ad indurre in tal modo il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. 2) Una pratica commerciale è altresì considerata un omissione ingannevole quando un professionista occulta o presenta in modo oscuro, incomprensibile, ambiguo o intempestivo le informazioni rilevanti di cui al comma 1, tenendo conto degli aspetti di cui al detto comma [ ]». Per esserci inganno, dunque, le omissioni devono essere rilevanti ed idonee ad indurre il consumatore a prendere una decisione che altrimenti non avrebbe preso. È equiparato ad omissione anche l occultamento delle informazioni, consistente in un comportamento volontario, finalizzato a tenere nascosto al consumatore un certo dato, così come la presentazione delle stesse in modo oscuro, incomprensibile, ambiguo o intempestivo. Inoltre, se la rilevanza dell omissione prescinde dall intento soggettivo del professionista, per potersi parlare di occultamento è necessaria la configurazione del dolo 40. La sezione II del Capo II del Titolo III della Parte II del d. lgs. 206/2005 è incentrata sulle pratiche commerciali aggressive. L art. 24 dispone che una pratica commerciale è considerata aggressiva se «Nella fattispecie concreta, tenuto conto di tutte le caratteristiche e circostanze del caso, mediante molestie, coercizione, compreso il ricorso alla forza fisica o indebito condizionamento, limita o è idonea a limitare considerevolmente la libertà di scelta o di comportamento del consumatore medio in relazione al prodotto e, pertanto, lo induce o è idonea ad indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso». Si differenziano, dunque, queste dalle pratiche commerciali ingannevoli che producono lo stesso effetto sul consumatore attraverso però informazioni false. Le pratiche aggressive minano la libertà di scelta del consumatore tramite l adozione di condotte, anche fisiche, volte ad estorcere il suo consenso e, inoltre, implicherebbero sempre un contatto diretto e personale, ravvicinato o a distanza, tra consumatore e professionista. Le pratiche commerciali ingannevoli, al contrario, prescinderebbero dal contatto con il consumatore, influenzando il processo di formazione della volontà dello stesso mediante tecniche di convincimento basate sulla falsa informazione o sull omissione Ibidem, p Non è difficile stabilire un parallelismo tra la presente disposizione e la nozione di dolo omissivo, elaborata da dottrina e giurisprudenza sulla base degli artt e 1439 c.c. In relazione ai rapporti di consumo, il silenzio e la reticenza non presentano, in maniera assoluta, alcuna attitudine decettiva, visto che tali comportamenti si limitano a non contrastare la percezione della realtà autonomamente raggiunta dal consumatore. Silenzio e reticenza, al contrario, acquistano rilevanza giuridica (anche ai fini dell annullamento del contratto) qualora, accompagnati da ulteriori circostanze del caso e dal contegno del decipiens, inducano in errore il deceptus, alterandone la rappresentazione della realtà (V. D ANTONIO, G. SCIANCALEPORE, Le pratiche commerciali, cit.; in giurisprudenza, inter alios, Cass. 20/04/2006, n. 9253, in Riv. not., 2007, 2, p. 392 ss., con nota di CASU; Cass. 12/02/2003, n. 2104, in Giust. civ. Mass., 2003, p. 318 ss.; Cass., 11/10/1994, n. 8295, in Foro it., 1995, I, c. 1903, con nota di BELLANTUONO, e Cass., 18/10/1991, n , in Dir. fall., 1992, II, p. 472 ss). 41 V. CUFFARO (a cura di), Codice del Consumo, cit., p
19 La direttiva 2005/29/CE ha lasciato liberi gli stati membri di scegliere tra la tutela giudiziaria e la tutela amministrativa o entrambe al fine di approntare mezzi adeguati ed efficaci volti a garantire il rispetto delle disposizioni sulle pratiche commerciali sleali nell interesse dei consumatori. Il d. lgs. 146/07, che ha recepito la direttiva e modificato il Codice del Consumo, ha scelto la via amministrativa, attribuendo la competenza all Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, meglio nota come Antitrust L Antitrust è competente ad applicare anche il d. lgs. 2 agosto 2007 n. 145, "Attuazione dell articolo 14 della direttiva 05/29/CE 43 che modifica la direttiva 84/450/CEE sulla pubblicità ingannevole", inibendo quindi la continuazione della pubblicità ingannevole e comparativa illecita ed eliminandone gli effetti 44. Lo scopo del decreto è «di tutelare i professionisti dalla pubblicità ingannevole e dalle sue conseguenze sleali, nonché di stabilire le condizioni di liceità della pubblicità comparativa» (art.1 "Finalità") Si tratta di un istituzione nata in Italia nel 1990, fondata attraverso la legge n. 287 (Legge 10 ottobre 1990 n. 287, "Norme per la tutela della concorrenza e del mercato"); è indipendente e prende le proprie decisioni sulla base della legge, senza ingerenze né da parte del Governo né di altri organi politici. Fin dalla sua nascita, l Autorità ha garantito il rispetto delle regole che vietano le intese anticoncorrenziali tra imprese, gli abusi di posizione dominante e le concentrazioni in grado di creare o rafforzare posizioni dominanti dannose per la concorrenza con l obiettivo di migliorare il benessere dei cittadini. Dal 2004 l AGCM è impegnata nell applicazione della legge sul conflitto di interessi dei titolari delle cariche di Governo e dal 2007 nella tutela contro le pratiche commerciali scorrette, la pubblicità ingannevole e la pubblicità comparativa che può confondere i consumatori o screditare i concorrenti. Essa, d ufficio o su istanza di ogni soggetto o organizzazione che ne abbia interesse, inibisce la continuazione ed elimina gli effetti delle pratiche commerciali scorrette. Non solo può vietare la diffusione di tali comunicazioni e la pubblicazione della delibera per estratto, ma anche irrogare, nei casi di illeciti molto gravi, una sanzione amministrativa pecuniaria da 5.000,00 a ,00 euro a seconda della gravità dell illecito e della durata della violazione, a carico dell inserzionista. In caso di inottemperanza ai provvedimenti assunti, l Autorità può applicare una sanzione amministrativa pecuniaria da ,00 a ,00 euro e, nelle ipotesi di reiterata inottemperanza, ordinare la sospensione dell attività d impresa per un periodo non superiore a trenta giorni. Inoltre, essa può disporre una sanzione del valore compreso tra 2.000,00 e ,00 euro per il proprietario del mezzo che rifiuta di fornire le informazioni richieste, ovvero, nei casi più gravi di falsità delle informazioni fornite, da 4.000,00 a ,00 euro. A giudicare sui ricorsi avverso le sanzioni amministrative disposte dall AGCM è competente in via esclusiva il giudice amministrativo che, ex art. 3 c. 3 della legge 1034/71 ("Istituzione dei tribunali amministrativi regionali), è il TAR del Lazio con sede a Roma. 43 Direttiva 2005/29/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell 11 maggio 2005 relativa alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del parlamento europeo e del Consiglio e il regolamento (CE) n. 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio ("direttiva sulle pratiche commerciali sleali"). 44 Sul tema vedi S. SICA, V. ZENO ZENCOVICH, Manuale di diritto dell informazione e della comunicazione, Padova, La pubblicità, ovverosia «Qualsiasi forma di messaggio che è diffuso, in qualsiasi modo, nell esercizio di un attività commerciale, industriale, artigianale o professionale allo scopo di promuovere il trasferimento di beni mobili o immobili, la prestazione di opere o di servizi oppure la costituzione o il trasferimento di diritti ed 19
20 Allo stesso modo del Codice del Consumo, tale disposizione non rappresenta un riferimento ad hoc per l e-advertising ma un decreto le cui norme sono estensibili e applicabili anche agli annunci pubblicitari diffusi in Rete. Chiaramente, risulta spesso difficile l applicazione pedissequa delle norme contenute nel decreto in discussione in quanto la rete apre numerose problematiche, già esposte in precedenza, che ormai stanno divenendo oggetto di discussione anche in sede giuridica: la difficile distinzione, in alcuni casi, tra contenuto informativo e contenuto pubblicitario, la "geolocalizzazione" che cela efficaci strumenti di web marketing, la raccolta occulta di dati mediante i cookies contrastano con il disposto di cui all art. 1 c. 2, rubricato "Finalità", del d. lgs. 145/07 secondo cui «La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta». Conseguentemente risulta quantomeno complessa l applicazione del decreto, così come di molte altre norme, all e-advertising. Ciononostante l Antitrust si è da ultimo espresso numerose volte sul caso 46, segno ciò di quanto si stia riconoscendo l importanza della materia, soprattutto a seguito del notevole incremento nella spesa e negli introiti relativi al comparto della comunicazione commerciale online. Core del decreto è la tutela contro l advertising ingannevole che, definito come «qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione è idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente» (art. 2 lett. b), si ritiene illecito se è realmente idoneo a indurre in errore le persone che raggiunge e a pregiudicare il comportamento economico di tali soggetti, a causa del suo carattere ingannevole, ovvero a ledere un concorrente: due ipotesi lesive tra loro alternative onde la configurabilità di una sola di esse è sufficiente ad innescare l infrazione. La pubblicità ingannevole è un tipico illecito di pericolo, per la sussistenza del quale è sufficiente la mera potenzialità ingannatoria del messaggio. Inoltre, è irrilevante l intento soggettivo dell operatore pubblicitario di raggirare i destinatari della comunicazione poiché la definizione di pubblicità ingannevole prescinde dalla sua colpa o dolo, riferendosi solo a parametri oggettivi 47. Nel concetto di "ingannevolezza" rientrano altresì quelli di "reticenza" e "suggestività" delle pubblicità nell attitudine ad indurre a compiere transazioni commerciali non volute. Nel valutare l idoneità ad indurre in errore, il messaggio e il suo contenuto vanno analizzati nella loro globalità e individualmente, senza tener conto di altre comunicazioni obblighi su di essi» (d. lgs. 145/07 art. 2 c. 1 lett. a), sia essa diffusa attraverso i mezzi tradizionali che Internet, deve essere palese, veritiera e corretta (art. 1 c. 2). Essa, dunque, deve essere palese, per cui vige l obbligo di riconoscibilità della stessa (art. 5 c. 1) ed è vietata la pubblicità subliminale (art. 5 c. 3); veritiera, per cui il messaggio deve corrispondere al vero, pur nella consapevolezza dello scopo promozionale legato alla comunicazione; corretta, connessa alle pubblicità che, sebbene non siano ingannevoli, possono comunque essere lesive degli interessi dei concorrenti o non conformi, ad esempio, ai principi dell ordinamento giuridico, a favore, dunque, di una comunicazione chiara e completa insuscettibile di indurre in errore il consumatore. 46 Vedi infra, paragrafo 5, interamente dedicato alle decisioni assunte dagli organi competenti negli anni L.C. UBERTAZZI, Concorrenza sleale e pubblicità, cit., p. 236 ss. 20