Source: https://www.fiscomania.com/2017/06/dividendi-transfrontalieri-regime-tassazione/
Timestamp: 2018-07-18 19:50:58+00:00
Document Index: 115085226

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 10', 'art. 59', 'art. 27', 'art. 37', 'art. 14', 'art. 47', 'art. 38']

Dividendi transfrontalieri: regime di tassazione - Fiscomania
Dividendi transfrontalieri: regime di tassazione
Gli utili distribuiti da società di capitali, residenti e non, sono considerati redditi di capitale ai fini fiscali, in quanto proventi derivanti dall’impiego di capitale. In questo contributo andremo ad analizzare il regime fiscale di tassazione dei dividendi transfrontalieri. Con il termine dividendi transfrontalieri si intendono sia i dividendi “in entrata” ma anche i dividendi “in uscita”.
In questo contributo andremo ad analizzare il regime fiscale di tassazione dei dividendi transfrontalieri.
Con questo termine vogliamo intendere sia i dividendi “in entrata“, provenienti da società estere e percepiti da soggetti residenti, quanto i dividendi “in uscita“, distribuiti da società residenti ad enti o persone fisiche non residenti.
Al fine di analizzare le suddette modalità di tassazione, nonché passare in rassegna gli adempimenti da porre in essere, occorre innanzitutto precisare che le tipologie di proventi, collegate al possesso di strumenti finanziari, sono individuate nel DPR n. 917/86 e i relativi regimi impositivi nel DPR n. 600/73.
Vediamo, quindi, qual è il regime fiscale di tassazione dei dividendi transfrontalieri corrisposti tra soggetti aventi residenza fiscale in due Stati diversi.
Identificazione degli utili
Dividendi transfrontalieri in entrata
Soggetto percipiente i dividendi
Persona fisica: partecipazioni non relative all’esercizio d’impresa
Dividendi derivanti da partecipazioni qualificate o relative all’impresa
Dividendi derivanti da partecipazioni relative all’impresa e società di persone
Soggetti Ires, esclusi ed esenti
Soggetti Ires: partecipazioni in soggetti residenti in Stati non a fiscalità privilegiata
Soggetti esenti ed esclusi da Ires
Soggetti Ires: partecipazioni in soggetti residenti in Stati a fiscalità privilegiata
Provenienza degli utili – dividendi provenienti da Stati a fiscalità privilegiata
Dividendi black list
Modalità di detenzione delle azioni e strumenti finanziari similari
Rappresentante fiscale italiano
Dividendi transfrontalieri in uscita
Soggetto non residente senza stabile organizzazione in Italia
Documentazione per la disciplina convenzionale
Soggetto non residente con sede in UE senza stabile organizzazione in Italia
Soggetto non residente con stabile organizzazione in Italia
Società madre UE che detiene una partecipazione (Direttiva “Madre – figlia”)
Documentazione necessaria all’esonero dalla ritenuta in uscita
Dividendi transfrontalieri: consulenza
L’articolo 44, comma 1, lettere e) e f), del DPR n. 917/86 qualifica come dividendi i titoli elencati di seguito:
Titoli, emessi da S. p. A. e S. a. p. a., ordinarie, privilegiate o di risparmio, quotate o non quotate nei mercati regolamentari;
Quote di partecipazione in S. r. l.;
Titoli di partecipazione in enti soggetti Ires diversi dalle società (società cooperative, a responsabilità limitata, società di mutua assicurazione ed enti commerciali pubblici e privati);
I seguenti strumenti finanziari:
Titoli e altri strumenti finanziari emessi da società o enti di cui all’articolo 73, comma 1, lettere a), b), d), la cui remunerazione sia costituita totalmente dalla partecipazione ai risultati economici della società emittente o di altre società appartenenti allo stesso gruppo o dell’affare in relazione al quale i titoli e gli strumenti finanziari sono stati emessi;
Per le società ed enti non residenti (articolo 73, comma 1, lettera d), del DPR n. 917/86), la partecipazioni al capitale o al patrimonio, e i titoli e strumenti finanziari residenti assimilati (punto (a)), ossia la cui remunerazione sia costituita totalmente dalla partecipazione ai risultati economici della società emittente eccetera, l’assimilazione alle azioni è condizionata a che detta remunerazione sia totalmente indeducibile nella determinazione del reddito nello Stato estero di residenza dell’emittente.
La normativa italiana prevede la tassazione dei dividendi transfrontalier in entrata con le stesse regole con cui sono tassati i dividendi interni, salvo che la società estera non risieda in uno Stato o territorio a fiscalità privilegiata, nel qual caso è prevista la tassazione per trasparenza ai sensi degli articoli 167 e 168 del DPR n. 917/86 (qualora non si ricada nel campo di applicazione delle predette norme è stabilita, comunque, la tassazione integrale dei dividendi percepiti). Inoltre, l’art. 27, comma 5, ultimo periodo del DPR n. 600/73 dispone l’applicazione della ritenuta con aliquota del 26% e a titolo d’imposta nei confronti di soggetti esenti dall’Ires.
Il regime impositivo dei dividendi è recato dagli articoli da 27 a 27-ter del DPR n. 600/73, i quali illustrano trattamenti differenti a seconda:
Del soggetto che li percepisce;
Della partecipazione da cui essi derivano (qualificata o meno);
Del soggetto che li corrisponde;
Delle modalità di detenzione delle azioni a cui essi sono connessi.
Il trattamento fiscale da riservare ai dividendi transfrontalieri percepiti dalle persone fisiche non imprenditori dipende a seconda che la partecipazione da essi detenuta sia o meno qualificata.
L’articolo 27, comma 4, del DPR n. 600/73 prevede che sui dividendi transfrontalieri corrisposti a persone fisiche, che detengono una partecipazione non qualificata e non in regime d’impresa, sia operata da parte degli intermediari che intervengono nella loro riscossione, una ritenuta del 26% a titolo d’imposta, con obbligo di rivalsa.
La ritenuta è operata a titolo d’imposta sull’intero ammontare degli utili percepiti, al netto delle eventuali ritenute applicate nello Stato estero (c.d. “netto frontiera”), con conseguente relativo esonero per il percettore di indicare i medesimi nella dichiarazione dei redditi.
Se i dividendi sono percepiti senza l’intervento di un intermediario residente, devono essere inclusi nel quadro RM del modello Redditi nel loro ammontare lordo e assoggettati ad imposta sostitutiva del 26%.
Ai sensi di quanto disposto dall’articolo 27, comma 4, lettera a), del DPR n. 600/73, sui dividendi derivanti da partecipazioni qualificate la ritenuta del 26% è operata a titolo d’acconto sulla quota imponibile delle remunerazioni corrisposte (ossia, sul 58,14% del loro ammontare), al netto delle eventuali ritenute applicate nello Stato estero, con relativo obbligo, per il soggetto percettore, di presentare la dichiarazione dei redditi e di far concorrere, quindi, detti dividendi alla formazione della base imponibile Irpef.
Al fine di evitare il verificarsi del fenomeno della c.d. “doppia imposizione giuridica”, sono state stipulate una serie di convenzioni bilaterali, che prevedono (generalmente all’art. 10 in base allo schema del Modello OCSE), un massimale all’aliquota della ritenuta applicabile (cd. “ritenuta convenzionale”).
Tali dividendi, dopo aver scontato la suddetta ritenuta alla fonte (nella misura del 26% sul netto frontiera, quindi al netto della ritenuta applicata nello Stato estero) concorrono nella misura del 58,14% del loro ammontare alla formazione del reddito complessivo del soggetto percipiente.
I dividendi di fonte estera percepiti da persone fisiche in qualità di imprenditori individuali o quali soci di società di persone non scontano alcuna ritenuta alla fonte; essi, pertanto, concorrono alla formazione della base imponibile Irpef per il 49,72% del loro ammontare, ai sensi dell’art. 59 del DPR n. 917/86.
Nel caso di persone fisiche imprenditori e società di persone con partecipazioni in società residenti in Stati a fiscalità privilegiata, gli utili concorrono, invece, alla formazione del reddito per l’intero ammontare con tassazione secondo le aliquote progressive Irpef.
L’articolo 89, comma 2, del DPR n. 917/86 dispone che i dividendi percepiti da soggetti Ires non concorrono a formare reddito d’impresa per il 95% del loro ammontare, con conseguente imposizione nella misura del 5%.
Ai sensi dell’art. 27, comma 5, del DPR n. 600/73, sui dividendi percepiti da soggetti esenti Ires viene operata una ritenuta del 26% a titolo d’imposta.
Nessuna ritenuta viene, invece, applicata sui dividendi corrisposti ai soggetti esclusi da Ires, quali possono essere lo Stato e gli enti pubblici.
Secondo quanto previsto dall’articolo 27, comma 3, del DPR n. 600/73, i proventi corrisposti ai fondi pensione istituiti negli Stati membri dell’UE e negli Stati aderenti all’accordo sullo SEE concorrono a formare il risultato complessivo maturato soggetto all’imposta dell’11%.
Infine, anche i dividendi corrisposti ai fondi d’investimento immobiliare non scontano alcuna ritenuta.
I dividendi percepiti dai fondi comuni di investimento immobiliare istituiti ai sensi dell’art. 37 del TUF, ovvero dell’art. 14-bis della Legge n. 86 del 25 gennaio 1994, nonché dai fondi di investimento immobiliare istituiti anteriormente al 26 settembre 2001, non sono soggetti ad alcun prelievo alla fonte.
La disciplina fiscale prevista per la tassazione dei dividendi transfrontalieri provenienti da Stati a fiscalità privilegiata è recata dall’articolo 89, comma 3, del DPR n. 917/86, secondo la quale essi concorrono integralmente alla formazione del reddito.
I dividendi transfrontalieri provenienti da società ed enti fiscalmente residenti in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato (c.d. “Paesi black list”), ai sensi dell’art. 47, comma 4, del DPR n. 917/86, concorrono alla formazione del reddito imponibile del percettore per il loro intero ammontare (salvo dimostrazione, a seguito della presentazione di un’apposita istanza di interpello, che dalla partecipazione in detti soggetti non consegue l’effetto di localizzare i redditi nei predetti Stati).
Restano soggetti all’imposta sostitutiva del 26% i dividendi su azioni “non qualificate” negoziate in “mercati regolamentati”.
L’utilizzo dell’aggettivo “provenienti” vale ad attrarre a tassazione anche quei dividendi indirettamente originati da società aventi sede in Stati o territori a regime fiscale privilegiato, ma percepiti per il tramite di un’altra partecipata situata in Stati non “black list“.
Pertanto, in presenza di partecipazioni in società residenti in Paesi a fiscalità privilegiata indirettamente detenute, il regime di integrale tassazione si rende applicabile ai soli utili che si possono considerare da esse provenienti.
Il regime di tassazione integrale degli utili black list si applica a prescindere dalla natura del soggetto al quale gli utili sono corrisposti (persona fisica o società) e della partecipazione – qualificata o non qualificata – da cui derivano i dividendi.
Come anticipato, il contribuente ha, però, la possibilità di superare tale presunzione, e accedere al regime di tassazione ordinario dei dividendi, dimostrando, a seguito dell’esercizio dell’interpello, che dalle partecipazioni da cui i dividendi derivano non è stato conseguito, fin dall’inizio del periodo di possesso, l’effetto di localizzare i redditi in Stati paradisiaci.
Restano, inoltre, esclusi eventuali dividendi che sono stati già imputati al socio e tassati per trasparenza in base alla normativa sulle Controlled foreign companies (CFC) e collegate estere di cui agli articoli 167 e 168 del DPR n. 917/86.
Secondo quanto previsto dall’articolo 27, comma 4, del DPR n. 600/73, l’intero ammontare degli utili provenienti da Stati a fiscalità privilegiata sono assoggettati a ritenuta nella misura del 26% a titolo d’acconto, al netto delle eventuali ritenute applicate nello Stato estero, con obbligo per il percettore di riportarli nella dichiarazione dei redditi.
Sui dividendi corrisposti a fronte di partecipazioni relative ad azioni e strumenti finanziari esteri similari alle stesse di cui all’articolo 44 del DPR n. 917/86 immessi nel sistema di deposito accentrato gestito da Monte Titoli S.p.A, trova applicazione un’imposta sostitutiva che deve essere applicata dai soggetti presso i quali i titoli sono depositati, nonché dai soggetti non residenti che aderiscono a sistemi esteri di deposito accentrato aderenti al sistema Monte Titoli.
A tal fine, gli intermediari non residenti nominano un rappresentante fiscale in Italia, che risponde negli stessi termini e con le stesse responsabilità previste per gli intermediari residenti in Italia, il quale deve:
Versare l’imposta sostitutiva;
Conservare la documentazione richiesta nel caso in cui gli utili siano corrisposti a soggetti residenti in Paesi con i quali siano in vigore convenzioni per evitare la doppia imposizione o nei confronti dei quali si applica la direttiva “Madre – figlia”;
Fornire, entro 15 giorni dalla richiesta dell’Amministrazione finanziaria, ogni notizia o documento utile per comprovare il corretto assolvimento degli obblighi riguardanti l’applicazione dell’imposta sostitutiva.
Tale imposta sostitutiva non trova applicazione laddove gli intermediari acquisiscano la seguente documentazione:
La documentazione attestante la presenza dei predetti requisiti;
Una certificazione delle competenti autorità fiscali dello Stato estero attestate che la società non residente riveste una delle forme previste nell’allegato alla Direttiva n. 435/90/CEE del Consiglio del 23 luglio 1990, la stessa risiede, ai fini fiscali, in uno Stato membro della comunità europea ed è soggetta nello Stato di residenza ad una delle imposte indicate nella predetta direttiva.
In ordine ai dividendi transfrontalieri corrisposti da un soggetto fiscalmente residente in Italia ad un soggetto residente all’estero, si evidenzia che il criterio di collegamento con il territorio dello Stato, che determina la conseguente imponibilità in Italia degli stessi, è stabilito dall’articolo 23, comma 1, lett. b), del DPR n. 917/86.
Si considerano prodotti nel territorio dello Stato i redditi di capitale corrisposti dallo Stato, da soggetti residenti nel territorio dello Stato o da stabili organizzazioni nel territorio stesso di soggetti non residenti, purché la corresponsione derivi dall’adempimento del proprio obbligo contrattuale, consistente nella remunerazione delle somme e dei valori ricevuti per l’impiego del capitale.
L’articolo 27, ai commi 3 e 3- ter, del DPR n. 600/73 stabilisce che il regime di tassazione di tali dividendi si declina in 4 differenti tipologie a seconda delle caratteristiche del per percettore.
L’articolo 27, comma 3, del DPR n. 600/73 dispone che sui dividendi transfrontalieri erogati a soggetti non residenti, siano essi persone fisiche o società, si applica una ritenuta d’imposta a titolo definitivo del 26%.
Detti soggetti hanno il diritto di richiedere il rimborso delle imposte pagate all’estero in via definitiva sugli utili ricevuti dalle società italiane, fino a concorrenza dei 11/20 della ritenuta subita.
Questo soltanto a condizione che dimostrino di aver pagato sui medesimi dividendi le imposte nel Paese di loro residenza. Attraverso il rilascio di un’apposita certificazione da parte dell’Amministrazione fiscale estera. Con riguardo alle azioni accentrate presso il sistema Monte Titoli S.p.A. invece della ritenuta trova applicazione un’imposta sostitutiva prelevata con la medesima aliquota.
La misura della ritenuta applicata sui dividendi corrisposti a soggetti non residenti si può ridurre nel caso in cui sia applicabile una convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra l’Italia e il Paese di residenza del percettore. Di norma, la ritenuta in uscita si applica in misura compresa tra il 5% e il 15%.
L’applicazione della normativa convenzionale deve essere richiesta dal beneficiario dei proventi a cui spetta. Ovviamente, anche la produzione della documentazione necessaria per ottenere il rimborso dell’imposta o, quando è consentito, la diretta applicazione della minor ritenuta prevista dalla Convenzione.
Per l’applicazione immediata della misura convenzionale il soggetto erogante i dividendi acquisisca la seguente documentazione:
La dichiarazione del soggetto non residente di essere l’effettivo beneficiario degli utili;
La dichiarazione che esso sia come tale debitamente identificato;
L’attestazione che siano rispettate le condizioni e gli altri elementi richiesti dalle singole convenzioni;
L’attestazione dell’autorità fiscale estera circa la residenza fiscale del beneficiario, attestazione che avrà valore fino al 31 marzo dell’anno successivo a quello di presentazione.
L’articolo 27 comma 3-ter, del DPR n. 600/73, dispone l’applicazione della ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 1,20%.
La ratio della norma si rinviene nel voler equiparare la tassazione interna dei dividendi verso società (tassazione del 5%) degli stessi, con quelli in uscita.
Per questo è prevista l’applicazione di una ritenuta pari all’1,20% sui dividendi erogati a società o enti soggetti ad un imposta sul reddito delle società in uno stato membro dell’UE. Oppure, appartenente allo SEE che sono inclusi nella lista degli Stati che consentono un adeguato scambio di informazioni (“White List”).
Tale ritenuta spetta in tutti i casi in cui non risulti applicabile la Direttiva “Madre-figlia“, che vedremo di seguito.
In tale ipotesi, al contribuente non spetta il rimborso dei 4/9 della ritenuta subita.
Nel caso in cui il soggetto non residente abbia una stabile organizzazione in Italia e la partecipazione con riferimento alla quale sono corrisposti i dividendi sia ad essa effettivamente connessa, il soggetto erogante non deve applicare alcuna ritenuta alla fonte, e i dividendi concorrono alla determinazione del reddito d’impresa della stabile organizzazione soggetta a tassazione in Italia nella misura del 5% del loro ammontare. Ovvero per l’intero ammontare se relativi a titoli detenuti per la negoziazione da parte dei soggetti che applicano i principi contabili internazionali.
L’applicazione della ritenuta sui dividendi transfrontalieri in uscita, sia pur nella misura dell’1,20%, è un regime di tassazione non equivalente rispetto a quello stabilito per i dividendi interni. Articolo 27, comma 3-ter, del DPR n. 600/73.
I soggetti non residenti toccati dall’iniquità della normativa fiscale nazionale possono chiedere a rimborso la ritenuta subita in eccesso con riferimento ai dividendi percepiti ante 2008 o percepiti successivamente, ma relativi a utili prodotti precedentemente a tale anno, mediante la presentazione di apposita istanza (art. 38 del DPR n. 602/73) entro il termine di decadenza di 48 mesi dalla data in cui la ritenuta è stata operata.
Secondo quanto previsto dall’articolo 27-bis del DPR n. 600/73, per gli utili distribuiti ad una società residente in un altro Stato della UE, che ha i seguenti requisiti:
Riveste una delle forme previste nell’allegato alla Direttiva CEE (90/435/CEE);
Risiede ai fini fiscali in uno Stato membro dell’UE;
E’ soggetta nello Stato di residenza ad una delle imposte indicate nell’allegato alla predetta direttiva;
Possiede una partecipazione diretta nella società erogate gli utili non inferiore al 20% del capitale per un periodo ininterrotto di almeno un anno;
è prevista una disciplina di favore che dispone la non applicazione o il rimborso della ritenuta.
Nel caso non sia ancora decorso l’holding period di un anno, la ritenuta deve essere applicata e successivamente, al momento di maturazione dello stesso, richiesta a rimborso, mediante la presentazione di un’apposita istanza al Centro Operativo di Pescara, unitamente alla seguente documentazione:
Una certificazione rilasciata dalle Autorità fiscali dello Stato di residenza che attesti la sussistenza dei requisiti soggettivi in capo alla società percipiente;
Una dichiarazione della società stessa attestante la sussistenza del requisito di possesso per almeno un anno.
Ai fini dell’esenzione della ritenuta di cui alla Direttiva “Madre – figlia” deve essere prodotta la medesima documentazione prevista per il rimborso.
Documentazione che deve essere acquisita entro la data del pagamento degli utili e conservata, unitamente alla richiesta di non applicazione della ritenuta, fino a quando non siano decorsi i termini per gli accertamenti relativi al periodo d’imposta in corso alla data di pagamento dei dividendi. E comunque, fino quando non siano stati definiti gli accertamenti stessi.
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Convenzioni redditi esteri	2017-06-16
agosto 1, 2017 at 7:49
Buongiorno, vi scrivo per avere un’informazione. La mia azienda (francese) mi ha regalo nell’anno 2015 un pacchetto di 16 azioni che hanno portato ad ottenere nel 2016 un dividendo. Questo dividendo è stato tassato alla fonte (in Francia) di circa il 30%. Quest’anno oltre ad aver compilato il quadro RW dell’Unico Persone Fisiche devo compilare anche il quadro RM. Da istruzioni dovrei inserire nella colonna 3 il netto frontiera o l’importo al lordo della tassazione francese? Inoltre devo comunque pagare ed entro quale data l’imposta sostitutiva dovuta?
agosto 1, 2017 at 9:38
Lei è tenuto a dichiarare il possesso nel quadro RW e il dividendo nel quadro RM. Per capire come deve avvenire la tassazione e l’agevolazione di cui ha diritto c’è il nostro servizio di consulenza online dedicato ai redditi esteri.
giugno 4, 2018 at 21:46
ho acquisto delle azioni di una Corporation americana del Delaware.
Nel contratto viene evidenziato la dicitura “DELEGA ACQUISTO AZIONI DELLA SOCETA’ XYZ”
I dividendi maturati mi arrivano lordi tramite una società Svizzera che ha delega per conto della società americana.
Quale tassazione è prevista in questo caso?
giugno 4, 2018 at 23:28
Se vuole mi contatti in privato per una consulenza personalizzata.