Source: http://www.ilguano.it/scheda%204/registrazione.htm
Timestamp: 2020-08-11 19:29:26+00:00
Document Index: 34935119

Matched Legal Cases: ['art.36', 'art.36', 'art.48', 'art. 43', 'art. 25', 'art. 234']

Rigistrazione del Consiglio. Politica o setta segreta?
Registrazione del Consiglio vietata. Politica o setta segreta ? pub. 01/03/10
All’inizio dell’ultimo Consiglio Comunale che si è tenuto l’8 Febbraio 2010, Fausto Alberini (ex Sindaco) ha portato in sala consigliare una videocamera con l’intenzione di filmare il Consiglio, è stato immediatamente stoppato dal sindaco Donelli.
DELIBERA N. 5 del 08/02/2010
Preconsuntivo 2009 e sua valutazione con votazione del consiglio comunale.
Ad inizio seduta il sindaco, ai sensi dell’art.36 del regolamento comunale per il funzionamento del consiglio, dichiara che le riprese video non sono ammesse, salvo quelle volte a garantire il diritto di cronaca.
Il consigliere Nosari evidenzia come ci siano molte sentenze che autorizzano la registrazione delle sedute.
Il segretario Bova precisa come l’art.36 del vigente regolamento comunale preveda che la registrazione video della seduta possa essere disposta dall’amministrazione comunale. Attualmente si fa solamente una registrazione audio. Per quella video non è richiesta alcuna autorizzazione per i mezzi di stampa, ove finalizzata a garantire il diritto di cronaca. In ogni altro caso è necessaria la preventiva autorizzazione da parte del sindaco. Afferma come, in apertura di seduta, il sindaco abbia nei fatti negato questa autorizzazione. Sebbene vi siano sentenze, come detto dal consigliere Nosari, questo è quanto prevede il regolamento del consiglio comunale di Luzzara.
Il sindaco Donelli subordina l’autorizzazione alle riprese video della seduta al voto del consiglio.
Si procede pertanto a votazione con il seguente esito:
- 6 favorevoli (Perini, Bolondi, Lanfredi, Luppi, Nosari e Montanini)
- 1 astenuto (Marchini)
- 9 Contrari gli altri (Donelli, Scardova, Girardi, Veneri, Ferri, Calderoni, Marchi, Berni, Secchi).
L’autorizzazione alla ripresa video è pertanto negata.
ART. 36 Regolamento del Comune di Luzzara
1. Sono consentite le registrazioni effettuate con mezzi elettromeccanici e/o audiovisivi, con esclusione di terzi, di tali adunanze ai fini della sola attività documentale istituzionale, che non interferisce con l’efficacia probatoria del verbale delle adunanze, redatto ai sensi degli art.48 e seguenti . E' possibile la ripresa delle adunanze, in misura totale o parziale, a mezzo di magnetofoni, videocamere e mezzi comunque idonei a tale scopo, nei soli casi in cui debba essere garantito il diritto di cronaca, dovuto a fatti ed episodi di rilevante attualità, da parte degli organi di informazione, iscritti al registro del tribunale competente per territorio, ai sensi della vigente normativa in materia, previa autorizzazione del sindaco. E' tassativamente vietata ogni altra attività di registrazione, sotto forma di audio e video, delle medesime adunanze, aventi finalità di carattere privato, salvo espressa autorizzazione in tal senso rilasciata dal sindaco. E' facoltà del sindaco, nei casi di inottemperanza rispetto a quanto previsto dal presente comma, disporre l'allontanamento dei soggetti inadempienti dall'aula consiliare, anche avvalendosi della forza pubblica.
2. E’ consentito l’intervento da parte del pubblico, alle sedute dell'organo consiliare solo previa autorizzazione del sindaco.
Tratto dal sito internet del Garante della Privacy (Newsletter 11 - 17 marzo 2002)
Come indicato dal Garante della Privacy, la pubblicità di atti e sedute consiliari è espressamente garantita dal testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (d.lg. n.267/2000), il quale demanda al regolamento comunale l’introduzione di eventuali limiti (limiti che devono essere indicati e non totale negazione come nel regolamento del comune di Luzzara). Se il regolamento è vecchio di anni e non è mai stato adeguato alle normative attuali, non significa che è legale.
Ci sono gli estremi di legge per andare in consiglio con il registratore e la telecamera, oltre che con carte e penna, tale diritto è stato ribadito anche dal Garante della Privacy:
Paragrafo 19 della Relazione annuale 2003, intitolato "Trasparenza dell'attività amministrativa". La prima parte dell'indicato paragrafo si riferisce alla pubblicità delle deliberazioni comunali e divieto di diffusione dei dati sulla salute. La seconda parte dello stesso, invece, si riferisce alla registrazione di sedute del consiglio comunale, in cui - rinviando alla Nota del Garante 23 aprile 2003 - si legge, e cito testualmente, In merito alla pubblicità degli atti e delle sedute del consiglio comunale, l'Autorità ha anche precisato che un consigliere comunale può registrare con l'ausilio di strumenti propri le sedute dell'assemblea consiliare a condizione che, quando la registrazione, in ipotesi particolari, è effettuata per fini esclusivamente personali, i dati non siano destinati alla comunicazione sistematica o alla diffusione, e quando invece e (più spesso) efettuata per scopi diversi, gli interessati siano posti previamente in condizione di essere informati[/i]
- Chiunque tu sia, se registri (audio e/o video) per scopo personale, non devi chiedere niente a nessuno e nemmeno informare nessuno di quello che stai facendo. Registri e tieni per te.
- Se sei un Consigliere e registri (audio e/o video) per scopi divulgativi, avvisi i presenti di quello che stai facendo e poi, puoi anche pubblicare tutto sul web, anche se loro sono contenti o meno.
- Se sei giornalista fai quello che vuoi senza dire niente a nessuno.
Naturalmente sto parlando di consigli comunali pubblici, come sono la maggioranza di quelli che vengono fatti.
Un regolamento non può "andare contro" o limitare dei diritti sanciti da una legge, quindi di livello superiore.
Questo va fatto notare al presidente del consiglio (Sindaco), anche se si chiamasse DONELLI e se avesse trasformato (illegittimamente), il Comune in un proprio feudo.
Essendo pubbliche le sedute consiliari, esse possono essere non solo registrate, ma anche riprese con telecamere. Sarebbe anche lesivo delle prerogative del consigliere (art. 43, D. Lgs. 267/2000). Chi sta a casa propria ha diritto di non essere ascoltato e ripreso. Stare in Consiglio Comunale, è un dovere derivante dal ruolo istituzionale, quindi chi parla, si prende le relative responsabilità del caso. Se sono atti pubblici ovviamente tutti i cittadini hanno diritto di sapere cosa ha detto colui che li rappresenta in Consiglio Comunale, sia tramite carta stampata o altro. Le critiche fanno parte del gioco politico ed ogni consigliere, assessore e Sindaco sono sempre soggetti a critiche. Se poi un politico ha paura delle chiacchiere, è meglio che cambi mestiere.
A mio avviso la legge dovrebbe IMPORRE le registrazioni dei Consigli. Così prima di parlare, o di sparlare in tali sedi ci si pensa bene e due volte. Di fatto comunque sono moltissimi ormai i comuni che divulgano tramite web (internet), i propri Consigli Comunali.
Non dobbiamo dimenticare che il Consiglio Comunale è un atto pubblico dove qualsiasi cittadino può assistere e divulgare quanto sentito e deciso in aula. Se ci fosse presente un giornalista (o un qualsiasi cittadino) e questo trascrivesse ogni singola parola detta, non commetterebbe nessun atto illecito.
Ciò che viene deciso in C.C. successivamente viene esposto all'Albo Pretorio dove tutti i cittadini possono prenderne visione. Perché allora impedire la registrazione audio o video?
Da anni seguiamo i lavori e i dibattiti della Camera e del Senato in televisione oppure attraverso la radio, ad esempio radio-radicale è stata la prima, ma non unica.
Nel caso specifico, dell’esempio presentato ad inizio articolo, si ha:
Nel caso si tratti di televisione, locale o meno, la diffusione delle immagini può essere effettuata, come ha chiarito il Garante della Privacy, senza il consenso degli interessati (art. 25, legge 675/96 e codice deontologico sull'attività dei giornalisti). Nel caso specifico, però, la diffusione di immagini (anche a mezzo internet) richiede necessariamente il consenso degli interessati (e qui occorre anche vedere, come è stato giustamente detto sopra, se il regolamento consiliare prevede qualcosa in merito), tenuto conto che ai consiglieri comunali la legge sulla privacy riconosce la facoltà di esercitare alcuni diritti a tutela dei dati raccolti, come nel caso delle immagini, che debbono poter essere visionate, anche prima della "messa in onda" (newsletter del Garante 11-17 marzo 2002). Peraltro lo stesso Garante (newsletter 28 maggio 2001) aveva affermato in precedenza che la diffusione via internet dello svolgimento delle sedute pubbliche di organi come il consiglio comunale può essere documentato, ma "informando tutti i presenti della diffusione delle immagini, anche attraverso affissione di avvisi chiari e sintetici, ed osservare poi una particolare cautela per i dati sensibili, per i quali si deve rispettare rigorosamente il principio di stretta necessità ad evitare in ogni caso di diffondere dati idonei a rivelare lo stato di salute".
INFORMANDO, non significa che la registrazione sia subordinata al consenso di alcuno, nemmeno del Sindaco.
In caso di negazione di questo diritto vi consiglio di chiamare immediatamente le forze dell'ordine e far valere i vostri diritti. Successivamente, inviare un apposito quesito al Garante, anche tramite e-mail, oppure si può sempre informare per conoscenza il Prefetto o impugnare il documento e rivolgersi, come per qualsiasi altra deliberazione amministrativa, al T.A.R. (Tribunale Amministrativo Regionale).
Da notare anche che spesso si fa passare per violazione della privacy ciò che a volte non è, ad esempio chiunque può avere un registratore in tasca e registrare di nascosto e che tale colloquio può essere usato come prova:
La registrazione fonografica di un colloquio svoltosi tra presenti ad opera di un soggetto che ne sia partecipe, quantunque eseguita clandestinamente, costituisce una forma di memorizzazione di un fatto storico del quale l'autore può disporre legittimamente, anche ai fini di prova nel processo ai sensi dell'art. 234 c.p.p. (Eius)
La regole della democrazia e della trasparenza non la decidono quattro massoni, ma fortunatamente hanno radici storiche e culturali molto profonde, abbiamo però tutti l’obbligo di difenderle.