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Timestamp: 2020-08-13 03:44:54+00:00
Document Index: 50820792

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 116', 'art. 4', 'art 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 270', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 29', 'art. 13']

Uffici giudiziari - Garante Privacy
Voce: Soggetti pubblici > Trattamenti particolari > Trattamenti per ragioni di giustizia > Uffici giudiziari
Modelli d'informativa e consenso -06 aprile 1998
Procedimento penale - Utilizzabilità di intercettazioni telefoniche a fini disciplinari - 27 giugno 2001 [40213]
SOGGETTI PUBBLICI > Trattamenti particolari > Trattamenti per ragioni di giustizia > Uffici giudiziari
La legislazione sulla protezione dei dati personali non ha innovato la disciplina sulla conoscibilità degli esiti dei procedimenti, sul calendario dei processi e sulla pubblicità delle udienze, trattandosi di materia specificamente regolata dalle norme processuali preesistenti.
Garante 6 aprile 1998, in Bollettino n. 4, pag. 84 [doc. web n. 39380]
La legge n. 675/1996 non disciplina direttamente la formazione e la comunicazione degli atti del processo civile che, allo stato, ai sensi dell´art. 4 della legge, restano sottoposti alla speciale disciplina del codice di procedura civile, che consente, alla persona che riceve l´atto, di verificarne la conformità all´originale su cui l´ufficiale giudiziario annota l´eventuale notificazione. Poiché la notificazione, in determinati casi espressamente indicati dal codice di procedura civile, può essere effettuata anche a persona estranea alla cura degli interessi del destinatario, cui spetta comunque la facoltà di verificare la conformità dell´atto all´originale, sorge l´esigenza di tutelare adeguatamente la riservatezza della persona cui si riferisce l´atto notificato, sicché si suggerisce, in occasione di una auspicabile modifica della normativa, l´opportunità di prevedere, per l´espletamento dell´incombenza, l´impiego di una busta o di un plico chiuso in tutti i casi in cui la notifica non sia effettuata nelle mani del destinatario o, eventualmente, di una persona da lui indicata (es. un collaboratore di uno studio professionale).
Garante 10 giugno 1998, in Bollettino n. 5, pag. 14 [doc. web n. 41926]
Il rilascio di copie di atti giudiziari ai sensi dell´art. 116 del codice di procedura penale, come pure delle corrispondenti norme del codice di procedura civile, integra certamente un´attività "per ragioni di giustizia" che è soggetta alle sole disposizioni della legge n. 675/1996 indicate nel comma 2 dell´art. 4.
Garante 23 giugno 1998, in Bollettino n. 5, pag. 15 [doc. web n. 30891]
Tra i trattamenti di dati personali effettuati dagli uffici giudiziari si possono distinguere quelli per scopi "amministrativi" e quelli svolti, ai sensi dell´art 4, comma 1, lett. d) della legge n. 675/1996, "per ragioni di giustizia". Ai primi si applica compiutamente la disciplina prevista dalla legge n. 675/1996 per i trattamenti effettuati dai soggetti pubblici; i secondi, invece, sono assoggettati alle sole norme richiamate al comma 2 dell´art. 4 della legge. Anche i trattamenti attinenti all´attività amministrativa concernente il personale di magistratura (consistenti, ad esempio, nella raccolta e nella conservazione dei dati contenuti nei fascicoli personali dei magistrati) vanno quindi considerati, alla stregua di quelli che riguardano ogni altro dipendente pubblico, soggetti alla normale disciplina della legge n. 675/1996.
Nei confronti dei trattamenti dei dati effettuati per "ragioni di giustizia" nell´ambito degli uffici giudiziari trovano applicazione solamente le disposizioni enumerate nel comma 2 dell´art. 4 della legge n. 675/1996, fra le quali non figurano l´art. 13 e l´art. 29 della legge stessa; pertanto, il ricorso eventualmente proposto ai sensi dell´art. 29 è inammissibile (fattispecie relativa al trattamento dei dati effettuato da parte dell´autorità giudiziaria inquirente in sede di indagini preliminari).
L´applicabilità della legge n. 675/1996 non comporta necessariamente un regime di assoluta riservatezza dei dati, dovendosi verificare di volta in volta se sussistono altri interessi meritevoli di tutela disciplinati da norme di legge o di regolamento; in tal senso, fra le disposizioni non abrogate dalla legge n. 675/1996 devono considerarsi ricomprese anche le norme che riguardano la conoscibilità del calendario dei processi, della pubblicità delle udienze e degli esiti dei giudizi, nonché quelle concernenti l´accesso ai registri giudiziari e l´estrazione di copia di atti processuali, trattandosi di materia che resta prevalentemente regolata dalle norme processuali vigenti.
L´art. 270, comma 1, c.p.p., concernente l´inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni telefoniche in determinati procedimenti penali, prevede una limitazione all´uso di tali elementi di prova solo in altri procedimenti penali. La stessa disposizione, invece, non preclude in linea generale l´utilizzazione dei medesimi risultati – se lecitamente acquisiti in base al codice – in procedimenti diversi da quello penale, come quello di tipo disciplinare. Tale comunicazione di dati personali da parte dell´autorità giudiziaria non viola l´art. 27, comma 2, della legge n. 675/1996, considerato che ai trattamenti svolti da parte degli uffici giudiziari si applicano solo alcune disposizioni in materia di protezione dei dati personali, specificamente enumerate nell´art. 4, comma 2, della medesima legge, tra cui non figura l´art. 27.
Garante 27 giugno 2001, in Bollettino n. 21, pag. 18 [doc. web n. 40213]
In relazione ai trattamenti di dati effettuati per ragioni di giustizia non è possibile proporre ricorso al Garante, essendo consentito soltanto sollecitare l´Autorità, attraverso una richiesta o l´invio di una segnalazione o di un reclamo, a verificare la rispondenza dei medesimi ai requisiti stabiliti dalla legge o dai regolamenti. L´assetto normativo, pertanto, non influisce sull´obbligo, incombente anche sui titolari dei trattamenti in questione, di utilizzare informazioni esatte.
Garante 27 marzo 2002, in Bollettino n. 26, pag. 3 [doc. web n. 1063421]
L´attività svolta da un professionista per collaborare con un consulente tecnico d´ufficio, ove autorizzata dal giudice, rientra nel novero dei trattamenti di dati posti in essere "per ragioni di giustizia, nell´ambito di uffici giudiziari", nei cui confronti, allo stato, trovano applicazione solo le disposizioni della legge n. 675/1996 espressamente elencate al comma 2 dell´art. 4 della medesima legge, tra le quali non figurano né l´art. 13 né l´art. 29. Pertanto, il ricorso eventualmente proposto al Garante è inammissibile (fattispecie relativa alla perizia redatta da un professionista nel corso di un processo avanti al Tribunale per i minorenni, avente ad oggetto l´indagine sull´eventuale adottabilità delle figlie minori dell´interessato).
I diritti previsti dall´art. 13 della legge n. 675/1996 (accesso ai dati, opposizione al trattamento, etc.) non possono avere ad oggetto dati, anche sensibili, trattati per ragioni di giustizia nell´ambito degli uffici giudiziari. Ne consegue l´inammissibilità del ricorso proposto al Garante per ottenere l´eliminazione dell´incarto processuale del verbale di sommarie informazioni, assunte dalla polizia giudiziaria nel corso delle indagini, contenente riferimenti a dati sulla salute dell´interessato, ovvero la rettificazione mediante eliminazione di tali dati dall´atto in questione.