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Timestamp: 2019-11-16 21:07:53+00:00
Document Index: 126291690

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art.5', 'art.99', 'art.141', 'art.4', 'art. 44', 'art. 31', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 141']

Definizione degli obiettivi del Piano
Con l’emanazione del D.Lgs. 152/99 e succ. mod., il Piano di Tutela delle Acque è stato individuato quale strumento unitario di pianificazione delle misure finalizzate al mantenimento e al raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale per i corpi idrici significativi superficiali e sotterranei, degli obiettivi di qualità per specifica destinazione, nonché della tutela qualitativa e quantitativa del sistema idrico.
• attuare il risanamento dei corpi idrici inquinati;
• conseguire il miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle destinate a particolari utilizzazioni;
• perseguire usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche, con priorità per quelle potabili;
• mantenere la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici, nonché la capacità di sostenere comunità animali e vegetali ampie e ben diversificate.
Questi obiettivi, necessari per prevenire e ridurre l’inquinamento delle acque, sono raggiungibili attraverso:
• l’individuazione degli obiettivi di qualità ambientale e per specifica destinazione dei corpi idrici;
• la tutela integrata degli aspetti qualitativi e quantitativi nell’ambito di ciascun bacino idrografico;
• il rispetto dei valori limite agli scarichi fissati dalla normativa nazionale nonché la definizione di valori limite in relazione agli obiettivi di qualità del corpo recettore;
• l’adeguamento dei sistemi di fognatura, il collettamento e la depurazione degli scarichi idrici;
• l’individuazione di misure per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento nelle zone vulnerabili e nelle aree sensibili;
• l’individuazione di misure tese alla conservazione, al risparmio, al riutilizzo ed al riciclo delle risorse idriche.
In sede di definizione dei contenuti del Piano di Tutela delle Acque, la Regione Emilia-Romagna, in accordo con le Autorità di Bacino e le Province, supportate da Arpa, ha concordato gli obiettivi del Piano per ciascun bacino idrografico, secondo quanto enunciato dall’art. 5 del decreto e dalla normativa vigente nazionale e regionale. Gli “obiettivi” sono stati fissati individuando le principali criticità connesse alla tutela della qualità e all’uso delle risorse, sulla base delle conoscenze acquisite riguardanti le caratteristiche dei bacini idrografici (elementi geografici, condizioni geologiche, idrologiche, bilanci idrici, precipitazioni), l’impatto esercitato dall’attività antropica (analisi dei carichi generati e sversati di origine puntuale e diffusa), le caratteristiche qualitative delle acque superficiali (classificazione) e qualitative-quantitative delle acque sotterranee (classificazione) nonché l’individuazione del modello idrogeologico e lo stato qualitativo delle acque marine costiere (classificazione).
Entro il 31 dicembre 2016, ogni corpo idrico significativo [superficiale (corsi d’acqua superficiali, corpi idrici artificiali, acque marino costiere, acque di transizione) e sotterraneo] deve raggiungere lo stato di qualità ambientale “buono”. Al fine di assicurare il raggiungimento dell’obiettivo finale, ogni corpo idrico superficiale classificato o tratto di esso deve conseguire almeno i requisiti dello stato “sufficiente” entro il 31 dicembre 2008.
Per gli aspetti quantitativi gli obiettivi prioritari risultano essere l’azzeramento del deficit idrico sulle acque sotterranee ed il mantenimento in alveo di un deflusso minimo vitale.
Per le acque marino costiere sono stati considerati gli obiettivi definiti dall’Autorità di Bacino del Po, in termini di concentrazione massima ammissibile di fosforo totale nella sezione di chiusura del bacino a Pontelagoscuro, in quanto indicativa degli apporti complessivi del bacino al mare. Gli obiettivi sono stati fissati, coerentemente con le disposizioni del D.Lgs.152/99 e succ. mod., alla data del 2016 (0,10 mg/l), con un obiettivo intermedio, al 2008 (0,12 mg/l ).
Per i corpi idrici a specifica destinazione, entro il 31 dicembre 2016 devono essere mantenuti o raggiunti gli obiettivi di qualità di cui all’allegato 2 del decreto.
Per quanto riguarda le acque dolci superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, in adempimento ai dettami del decreto, la Regione Emilia-Romagna si è posta come obiettivo il raggiungimento al 2016 della Categoria A2 per tutte le prese d’acqua che si trovano in Categoria A3 e nel I° Elenco Speciale e il mantenimento della categoria attuale per tutte le altre.
Il primo aggiornamento del PTA e tutti i successivi aggiornamenti dovranno includere, ai sensi dell’Allegato 4, parte B, del DLgs 152/99, oltre ai contenuti di cui all’Allegato 4, parte A, anche i seguenti contenuti:
“1. sintesi d’eventuali modifiche o aggiornamenti della precedente versione del Piano di tutela delle acque, incluso una sintesi delle revisioni da effettuare ai sensi dell’art.5, comma 7, e degli artt. 18 e 19 (del DLgs 152/99),
2. valutazione dei progressi effettuati verso il raggiungimento degli obiettivi ambientali, con la rappresentazione cartografica dei risultati del monitoraggio per il periodo relativo al piano precedente, nonché la motivazione per il mancato raggiungimento degli obiettivi ambientali,
3. sintesi e illustrazione delle misure previste nella precedente versione del Piano di gestione dei bacini idrografici non realizzate,
4. sintesi d’eventuali misure supplementari adottate successivamente alla data di pubblicazione della precedente versione del piano di tutela del bacino idrografico”.
Processo di attuazione, modalità di verifica del P/P;
4. Modalità di riorientamento delle misure;
1. L’attuazione del PTA avviene:
a) attraverso l’applicazione delle disposizioni immediatamente efficaci delle norme e delle disposizioni, riguardanti gli ambiti territoriali da assoggettare a specifiche forme di tutela, che saranno stabilite dai Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale (PTCP) e dagli altri strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica a seguito del loro adeguamento al PTA, o successivamente agli adempimenti loro delegati per il perfezionamento del PTA;
b) attraverso la realizzazione di opere finalizzate alla tutela della risorsa idrica e all’utilizzo razionale della medesima, previste dal PTA o dai piani in esso indicati, inserite nei Programmi triennali regionali per la tutela dell’ambiente (PTRTA) di cui all’art.99 della LR 3/99 o in altri strumenti operativi per interventi specifici già attivati o che saranno attivati in futuro (misure adottate ai sensi del Tit. II Capo III del DLgs 152/99; programma stralcio regionale ex art.141, comma 4, L. 388/2000; accordo di programma quadro Regione-ministero (MATTM); programmazione nazionale degli interventi nel settore idrico art.4, comma 35, L. 350/2003; programmi di realizzazione d’invasi a basso impatto ambientale previsti nei “piani di conservazione per il risparmio idrico in agricoltura”), coordinati a livello regionale e parte integrante dei Piani Territoriali di Coordinamento Provinciali e supportati da specifico quadro programmatico e finanziario.
Il D.Lgs. 152/99 e successive modifiche ed integrazioni al comma 4 art. 44 recita “ …il Piano di Tutela contiene in particolare:…..f) il programma di verifica dell’efficacia degli interventi previsti”, che rappresenta lo strumento di valutazione del Piano stesso.
Nel Piano di Tutela delle Acque, il Programma di verifica dell’efficacia degli interventi previsti deve definire le modalità di controllo dell’attuazione del Piano sia per quanto attiene i tempi sia per quanto riguarda gli effetti e l'efficacia delle opere/azioni, individuare, inoltre, gli strumenti e i soggetti competenti nonché i mezzi per assicurare l’informazione ai soggetti interessati. Nello stesso vengono anche previsti gli aggiornamenti, che nascono comunque dall’esigenza di conferire al Piano la massima efficacia in rapporto all’evolvere dello stato ambientale delle acque superficiali, sotterranee e marino costiere.
Al fine di poter realizzare un rapporto omogeneo sull’intero territorio regionale, viene prevista l’istituzione di una struttura tecnico-operativa, formata dai rappresentanti della Regione e delle Province, che sia in grado di verificare il raggiungimento degli obiettivi fissati nel Piano di Tutela delle Acque sia attraverso il controllo diretto della realizzazione delle opere e delle azioni, sia mediante la verifica di efficacia delle stesse (interventi e azioni).
Per controllare l’efficacia del Programma, sono stati individuati alcuni indicatori, coerenti con le ipotesi d’impatto e facili da rilevare, che consentono di valutare gli effetti delle strategie di intervento adottate e di individuare le misure correttive necessarie.
La scelta di questi indicatori è basata sul criterio che ognuno possa consentire di valutare l’efficacia delle risposte degli obiettivi/azioni individuati dalla pianificazione di settore, rappresentativi dei problemi principali da risolvere o del fattore su cui incidere con maggiore incisività ed efficacia.
Il Programma di verifica oltre a fornire un riscontro dell’efficacia degli interventi proposti risulta uno strumento utile a valutare i diversi stati di avanzamento, di realizzazione, di esecuzione sia delle opere che dei provvedimenti adottati e a verificare quanto viene attuato rispetto ai programmi presentati. Esso rappresenta il mezzo per:
• valutare la validità delle scelte attuate;
• valutare i benefici delle azioni intraprese;
• valutare le azioni specifiche e/o sperimentali a livello locale.
A questo riguardo è previsto l’uso delle schede di rilevamento (suddivise per settore e per tipologia di intervento), che raccolgono i dati tecnici di attuazione degli interventi finanziati, esplicitando la situazione prima e dopo l’intervento.
Sono state individuate una serie di componenti ambientali con i relativi settori d’intervento, ai quali è associata la caratteristica quali-quantitativa della risorsa: ACQUA/Fognatura – Depurazione (Qualità delle acque superficiali/sotterranee), ACQUA/Acquedottistica (Bilancio idrico), ACQUA/Agro-zootecnia (Qualità delle acque Sotterranee / Qualità delle acque Superficiali / Qualità del suolo)
Per ciascuna di queste, è indicato un obiettivo specifico da raggiungere, ricavato dagli obiettivi generali del piano. In ultimo, ad ogni obiettivo è associato un indicatore di stato con il relativo target (valore obiettivo da raggiungere) che si ritiene possa essere rappresentativo delle condizioni ambientali e un indicatore (di risposta) che dovrebbe consentire di valutare l’efficacia degli interventi attuati.
Nell’ambito della Valsat infine vengono definiti gli indicatori necessari al fine di predisporre un sistema di monitoraggio degli effetti del piano, con riferimento agli obiettivi ivi definiti ed ai risultati prestazionali attesi. È utile prefissare indicatori in modo da agevolare la comprensione dei problemi chiave dei sistemi territoriali e dei loro mutamenti nel tempo. A seguito dell'attività di monitoraggio e controllo è utile l'elaborazione periodica di valutazioni intermedie ed ex-post la gestione del piano, attraverso cui si possono proporre azioni correttive di feedback.
Misure per l’attuazione degli obiettivi e modalità di riorientamento delle misure stesse
Gli obiettivi fissati, necessari per prevenire e ridurre l’inquinamento delle acque, sono raggiungibili
• il rispetto dei valori limite agli scarichi fissati dalla normativa nazionale nonché la definizione di
valori limite in relazione agli obiettivi di qualità del corpo recettore;
Programmi di misure per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale dei corpi idrici di cui all’articolo 5 del DLgs 152/99
Sono state individuate una serie di misure da applicare, in termini di scenario, agli orizzonti temporali del 2008 e 2016, sulle modellazioni effettuate, rappresentative dello stato attuale.
In particolare si è fatto riferimento alle seguenti azioni:
• rispetto dei deflussi minimi vitali (DMV);
• azioni di risparmio e razionalizzazione della risorsa nei comparti civile, agricolo e industriale;
• applicazione della disciplina degli scarichi delle acque reflue urbane di cui all’art. 31 del D. Lgs 152/99 (trattamento di tipo secondario o trattamento equivalente) agli scarichi derivanti dagli agglomerati con popolazione compresa fra 2.000 e 15.000 Abitanti Equivalenti (AE), ovvero fra 2.000 e 10.000 AE se ricadenti in aree sensibili, nonché dei trattamenti appropriati previsti dalla direttiva regionale 1053/2003 per gli agglomerati con popolazione inferiore a 2.000 AE;
• applicazione dei trattamenti più spinti del secondario per l’abbattimento del fosforo nel rispetto dei valori limite di emissione di cui alla tabella 2, allegato 5 del D. Lgs. 152/99, agli scarichi di acque reflue urbane degli agglomerati ricadenti nei bacini drenanti le aree sensibili ai sensi dell’art. 18 del D. Lgs. 152/99, con popolazione superiore a 10.000 AE;
• applicazione dei trattamenti più spinti del secondario per l’abbattimento dell’azoto nel rispetto dei valori limite di emissione di cui alla tabella 2, allegato 5 del D. Lgs. 152/99, agli scarichi di acque reflue urbane degli agglomerati ricadenti in aree sensibili e nei bacini drenanti ad esse afferenti, con popolazione superiore a 100.000 AE. Quest’ultimo trattamento viene esteso all’orizzonte temporale del 2016 anche agli impianti > 20.000 A.E. (10.000 A.E. nel caso in cui essi influenzino significativamente corpi idrici con prelievi idropotabili);
• disinfezione estiva per i depuratori oltre i 20.000 A.E. nella fascia dei 10 Km dalla costa;
• predisposizione di vasche di prima pioggia, o di altri accorgimenti utili a ridurre i carichi inquinanti sversati nei corpi idrici ricettori durante gli eventi di pioggia. Attraverso gli interventi proposti risulta possibile collettare al sistema depurativo esistente il 25% del carico sversato, nelle condizioni considerate, per i centri abitati con oltre 20.000 residenti, da elevare al 50% al 2016 e ivi al 25% per quelli tra 10.000 e 20.000 residenti; per i centri della costa nella fascia dei 10 Km, ai fini del miglioramento delle condizioni a mare, le percentuali precedenti sono state aumentate del 20%;
• contenimento degli apporti ai suoli da concimazioni chimiche ed organiche provenienti dagli effluenti zootecnici secondo i disciplinari di buona pratica agricola;
• valutazione della riduzione dei carichi connessi agli effluenti zootecnici, in relazione all’aggiornamento delle aree vulnerabili da nitrati, facendo riferimento ai limiti unitari del D.C.R. 570/97;
• progressivo riuso delle acque reflue a fini irrigui relativamente ai depuratori prioritari individuati;
• riduzioni plausibili degli apporti inquinanti, in relazione all’utilizzo delle migliori tecniche
disponibili, per le aziende industriali che ricadono nell’ambito di applicazione della normativa IPPC;
• rinaturalizzazione di alcuni tratti fluviali definiti dalle Autorità di Bacino competenti.
Specifici programmi di miglioramento previsti ai fini del raggiungimento dei singoli obiettivi di qualità per le acque a specifica destinazione di cui al Titolo II capo II, del DLgs 152/99
la Regione, al fine di un costante miglioramento dell’ambiente idrico, stabilisce dei programmi di misura per mantenere, ovvero per adeguare, la qualità delle acque a specifica destinazione all’obiettivo di qualità, stabilito nell’Allegato 2 del Decreto.
Per assolvere gli obblighi comunitari e assicurare una più ampia divulgazione delle informazioni sullo stato della qualità delle acque a destinazione funzionale la Regione trasmette, su supporto informatico all’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici - APAT (ora ISPRA) i dati conoscitivi, le informazioni e le relazioni relative all’attuazione del decreto 152/99, nonché le misure di miglioramento individuate se le acque non risultano conformi alla designazione assegnata (D.M. del 18 settembre 2002).
Misure adottate ai sensi del Titolo III capo I, del DLgs 152/99
Per preservare e/o migliorare dall’inquinamento le aree di cui all’art. 18 (“Aree sensibili”), art. 19 (“Zone vulnerabili da nitrati di origine agricola”), art. 20 (“Zone vulnerabili da prodotti fitosanitari e altre zone vulnerabili”) e art. 21 (“…Aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano”) del decreto, devono essere individuate una serie di misure, finalizzate al miglioramento delle acque da applicare, in termini di scenario, agli orizzonti temporali del 2008 e 2016. Nelle Norme del Piano sono indicate le azioni previste dalla Regione.
Per quanto riguarda le Zone vulnerabili da prodotti fitosanitari, la Regione non ha individuato nessuna area vulnerabile ma ha effettuato una prima indagine conoscitiva con l’obiettivo di determinare i principali prodotti fitosanitari che potenzialmente possono contaminare la risorsa idrica, in quelle porzioni di territorio dove possono essere presenti situazioni compromettenti delle acque sotterranee.
Misure adottate ai sensi del Titolo III capo II, del DLgs 152/99
E’ stato ricostruito, primariamente, il quadro conoscitivo degli usi attuali relativi ai settori civile, industriale e agrozootecnico sulla base di ricognizioni effettuate presso gli enti e le aziende che operano nei diversi settori e di specifiche procedure stimate ad integrazione dei dati disponibili, valutando in particolare gli impieghi alle utenze ed i prelievi dalle diverse fonti di approvvigionamento ed effettuando, infine, analisi mirate ad evidenziare le maggiori criticità quali-quantitative sulle fonti di approvvigionamento stesse.
Nel Piano vengono delineati i primi elementi caratterizzanti il Programma regionale di Gestione Siccità.
Misure adottate ai sensi del Titolo III capo III, del DLgs 152/99 relative alla disciplina degli scarichi, e le normative e i programmi di riferimento. In particolare si fa riferimento a:
• Deliberazione della Giunta Regionale n. 1053 del 9 giugno 2003;
• Deliberazione della Giunta Regionale n. 1054 del 9 giugno 2003;
• Piano di azione ambientale per il futuro sostenibile e la pianificazione regionale;
• Programma stralcio regionale ex art. 141, comma 4, l. 388/00;
• Accordo di programma quadro;
• Disciplina regionale in materia di acque di prima pioggia;
• Recepimento delle direttive 76/464/CEE e successive in materia di sostanze pericolose;
• Definizione delle misure per la riduzione dell’inquinamento degli scarichi da fonte puntuale.
Misure “aggiuntive” per la riduzione degli apporti inquinanti alle acque sono principalmente connesse ad azioni rigorose per il contenimento dell’apporto alle acque superficiali e sotterranee del carico diffuso di origine zootecnica dai suoli.
Misure ulteriori da valutare a livello provinciale
Oltre alle riduzioni conseguenti a tali misure, già considerate nello scenario “aggiuntivo” al 2016 sono plausibili altre azioni puntuali, da valutare caso per caso a livello provinciale.
A) Riduzione dei limiti in uscita dai depuratori per i nutrienti;
B) Realizzazione di ulteriori vasche di prima pioggia;
C) Trattamenti di fitodepurazione;
D) Rinaturalizzazioni d’alveo e fasce tampone;
E) Riuso spinto delle acque reflue e impieghi anche in settori diversi dall’irriguo;
F) Contenimento emissioni oltre le BAT;
G) Incremento dei rilasci legati al DMV;
H) Vettoriamenti degli scarichi su reti a minore impatto;
I) Vettoriamento di acque da Po;
L) Disinfezione su impianti i cui reflui possono incidere sulle caratteristiche di balneabilità delle
acque marine.
Misure adottate in materia di informazione
Oltre alle attività intraprese nell’ambito dei processi di partecipazione e consultazione previsti per le fasi di elaborazione, adozione ed approvazione del piano precedentemente illustrati al punto 6, sono state predisposte pagine web ove consultare e scaricare documenti ed informazioni su progetti, studi e iniziative connesse, nonché due siti tematici specifici: “Acqua, risparmio vitale” e “Forum nazionale sul risparmio e la conservazione della risorsa idrica”.
Comparazione con il Progetto di Piano di Gestione
Cfr criteri per la definizione degli obiettivi
Cfr obiettivi generali e specifici
Confronto sulle misure e Qualificazione in relazione al livello di coerenza