Source: https://www.mariaceciliaguerra.it/le-coppie-omosessuali-e-la-costituzione-2/
Timestamp: 2019-11-14 14:10:36+00:00
Document Index: 71251930

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Le coppie omosessuali e la Costituzione | Maria Cecilia Guerra
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Nel dibattito relativo al disegno di legge sulle unioni civili in discussione in Parlamento viene spesso evocata la sentenza n. 138 del 2010 della Corte Costituzionale. Secondo alcuni autorevoli commentatori questa sentenza non solo esclude la possibilità di riconoscere alle coppie omosessuali la possibilità di accedere al matrimonio, ma richiede anche di evitare qualsiasi forma di equiparazione fra le unioni omosessuali e il matrimonio.
Ma cosa dice davvero la sentenza 138 del 2010?
Il quesito su cui la Corte doveva pronunciarsi è, in sintesi, il seguente: le norme del codice civile che non consentono l’accesso al matrimonio da parte di persone omosessuali sono compatibili con gli articoli 29 (relativo al matrimonio), 3 (relativo all’uguaglianza dei diritti) e 2 (relativo alla tutela delle formazioni sociali) della Costituzione?
La Corte esclude che le citate previsioni siano in contrasto con l’articolo 29 (relativo al matrimonio) e 3 (che richiede uguaglianza sostanziale fra i cittadini) della Costituzione. L’art. 29 della Costituzione fa infatti propria la nozione di matrimonio definita dal codice civile entrato in vigore nel 1942, che, stabiliva che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso. Non possono conseguentemente neppure essere considerate discriminatorie, cioè in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione, “in quanto le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio”.
E’ proprio questa ultima frase che viene usata nel dibattito in corso per sostenere che la Corte costituzionale non ritiene che sia possibile riconoscere alle coppie omosessuali un istituto che presenti forti analogie con il matrimonio come è quello delle unioni civili come disciplinate dal disegno di legge in discussione in Parlamento.
In realtà, quello che la Corte sostiene è che non costituisce violazione della Costituzione impedire l’accesso delle coppie omosessuali al matrimonio. Ma essa dice anche altrettanto chiaramente che la Costituzione non impedisce affatto al legislatore di prevedere tale accesso.
Ecco in sintesi il ragionamento della Corte
L’art. 2 della Costituzione “dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.
L’unione omosessuale, “intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia” rientra a pieno titolo nelle formazioni sociali che la Repubblica ha il dovere di tutelare. Il riconoscimento dell’unione come formazione sociale comporta la necessità di definire una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia.
Questa disciplina non può “essere realizzata soltanto attraverso una equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio”, sono cioè possibili anche altre scelte.
“Spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette“.
Qualunque poi sia la scelta del Parlamento, la Corte si riserva la possibilità di intervenire a tutela di specifiche situazioni in cui ravvisi “la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale”.
Quello che la Corte dice è quindi:
1) che il Parlamento deve sbrigarsi a fare una legge sulle unioni civili, per dare adempimento all’art. 2 della Costituzione che lo obbliga a tutelare queste unioni in quanto formazioni sociali.
2) che la disciplina delle unioni civili non deve necessariamente coincidere con il matrimonio, ma che, allo stesso tempo, il matrimonio per le unioni civili sarebbe compatibile con la Costituzione.
Che questo sia il pensiero della Corte è tanto chiaro che essa stessa lo ribadisce con riferimento all’altro quesito di cui la sentenza si occupa e cioè la compatibilità o meno dell’esclusione dal matrimonio delle coppie omosessuali operata dal codice civile con la Carta di Nizza (Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea)
La Corte ricorda che la Carta di Nizza “non vieta né impone la concessione dello status matrimoniale a unioni tra persone dello stesso sesso”. E ricava da ciò la “conferma che la materia è affidata alla discrezionalità del Parlamento.”
Il disegno di legge Cirinnà considera esplicitamente le unioni civili una “formazione sociale” nel senso richiamato dall’articolo 2 della Costituzione, e riconosce a queste unioni gli stessi diritti e gli stessi doveri riconosciute alle coppie eterosessuali, salvo la possibilità di potere adottare figli di terzi. Il disegno di legge Cirinnà è quindi assolutamente rispettoso della Costituzione, coerentemente con quanto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza 138 del 2010