Source: https://www.dirittoprivatoinrete.it/fallimento/concordato_preventivo__la_seconda%20fase.html
Timestamp: 2018-12-15 09:31:38+00:00
Document Index: 81419450

Matched Legal Cases: ['art. 163', 'art. 175', 'art. 176', 'art. 160', 'art. 160', 'art. 178', 'art. 178', 'art. 178', 'art. 178']

Concordato preventivo - la secon
Concordato preventivo - la seconda fase
La seconda fase del concordato preventivo riguarda la decisione dei creditori sulla proposta. Anche questa fase ricorda quella relativa all'accertamento del passivo nel fallimento, ma dopo l'individuazione dei crediti, la fase successiva sarà quella della votazione.
Cerchiamo, allora, di schematizzare questa seconda fase.
L’udienza si svolge con la presenza fisica del giudice e delle parti; il d.l. 59\2016 (conv. con l. 119\2016) però, ha modificato il secondo comma dell’art. 163 stabilendo che in relazione al numero dei creditori e alla entità del passivo, il giudice delegato può stabilire che l'udienza sia svolta in via telematica con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva partecipazione dei creditori, anche utilizzando le strutture informatiche messe a disposizione della procedura da soggetti terzi.
Analizziamo, ora, le fasi salienti della procedura indicata in tabella.
In primo luogo vediamo cosa accade all'udienza dedicata all'adunanza dei creditori. Qui si svolge la discussione tra debitore e i creditori, e partiamo dal considerare chi sono coloro che possono partecipare all'udienza e con quali modalità.
soggetti legittimati a partecipare all'udienza
il commissario giudiziale che dovrà presentare la sua relazione sulla proposta e le proposte definitive del debitore
ogni creditore può intervenire e può farsi rappresentare da un mandatario speciale, con procura che può essere scritta senza formalità sull'avviso di convocazione
il debitore o chi ne ha la legale rappresentanza deve intervenire personalmente. Solo in caso di assoluto impedimento, accertato dal giudice delegato, può farsi rappresentare da un mandatario speciale
possono intervenire anche i coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso
All'udienza ex art. 175 l.f. si discute della proposta, e i creditori potranno illustrare, le ragioni per le quali la proposta non deve essere accettata. Ogni creditore, poi, può anche contestare altri creditori concorrenti. Se vi sono tali contestazioni il giudice delegato può ammettere provvisoriamente in tutto o in parte i crediti contestati, ma ai soli fini del voto e del calcolo delle maggioranze. L'ammissione, però, ha carattere provvisorio, perché non pregiudica le pronunzie definitive sulla sussistenza dei crediti contestati (art. 176 l.f.). Ovviamente il debitore può rispondere alle osservazione dei creditori e contestare i crediti.
Si passa poi alle operazioni voto, e fino a che non si iniziano tali operazioni, il debitore, può ancora modificare la proposta, cosa che non sarà più possibile dopo che le operazioni di voto sono iniziate. Occupiamoci ora delle maggioranze necessarie per l'approvazione del concordato.
maggioranze per l'approvazione del concordato
maggioranza dei crediti ammessi al voto; la maggioranza è calcolata sul valore dei crediti e non sul numero dei creditori
dove siano previste diverse classi di creditori, il concordato è approvato se tale maggioranza si verifica anche nel maggior numero di classi. In questo caso saranno quindi necessarie due maggioranze, quella dei crediti e quella delle classi di creditori
Ci sono dei soggetti che possono non avere diritto al voto, o ne sono senz'altro esclusi.
non hanno diritto al voto e sono esclusi dal computo delle maggioranze il coniuge del debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o aggiudicatari dei loro crediti da meno di un anno prima della proposta di concordato
non hanno diritto al voto I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca, anche se la garanzia sia contestata, quando la proposta di concordato prevede l'integrale pagamento, a meno che non rinunciano in tutto od in parte al diritto di prelazione. Qualora i creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca rinuncino in tutto o in parte alla prelazione, per la parte del credito non coperta dalla garanzia sono equiparati ai creditori chirografari; la rinuncia ha effetto ai soli fini del concordato.
I creditori privilegiati, quindi, possono quindi essere divisi anche in classi (v. art. 160 l.f.), come gli altri creditori, ma l'aspetto più interessante riguarda il loro rapporto con il voto nel concordato e con le loro garanzie. Può accadere infatti che:
1. la proposta prevede il loro integrale pagamento: non possono votare.
2. i creditori privilegiati rinunciano espressamente alle garanzie, in tutto o in parte: possono votare. Per la parte residua del credito non coperta da garanzie sono equiparati ai chirografari.
3. la proposta non prevede la loro integrale soddisfazione ex art. 160; per la rimanente parte del credito sono equiparati ai creditori chirografari.
Le modalità di adesione ( o di rifiuto) della proposta di concordato da parte dei creditori sono previste dall'art. 178 l.f. così come modificato dal d.l. 83\2012, adesione che può avvenire all'udienza o anche diversamente per telegramma o fax.
In particolare nel processo verbale dell'udienza sono inseriti i voti favorevoli e contrari dei creditori con l'indicazione nominativa dei votanti e dell'ammontare dei rispettivi crediti. È anche inserita l'indicazione nominativa dei creditori che non hanno esercitato il voto e dell'ammontare dei loro crediti. Il processo verbale, così redatto, è poi sottoscritto dal giudice delegato dal commissario e dal cancelliere.
Difficilmente, però, sarà possibile compiere tutte le operazioni di voto in una sola udienza; in tal caso il giudice fisserà un nuova udienza, non oltre otto giorni, termine non perentorio, dandone, però, comunicazione alle parti assenti.
L'ultimo comma dell'art. 178 l.f. è dedicato all'ipotesi in cui i creditori non abbiano votato. Questi creditori, specifica l'art. 178:" che non hanno esercitato il diritto di voto, possono far pervenire il proprio dissenso per telegramma o per lettera o per telefax o per posta elettronica nei venti giorni successivi alla chiusura del verbale. In mancanza, si ritengono consenzienti e come tali sono considerati ai fini del computo della maggioranza dei crediti. Le manifestazioni di dissenso e gli assensi, anche presunti a norma del presente comma, sono annotati dal cancelliere in calce al verbale".
La norma non specifica se tali creditori potevano essere presenti anche in udienza, e non hanno votato, e quindi si sono astenuti, oppure si riferisca solo ai creditori che non erano presenti in udienza; dalla lettera del primo comma dell'art. 178 sembra che i creditori presenti all'udienza possano solo votare a favore o contro la proposta, ma questo ultimo comma del 178, inserito dal d.l. 183\2012 sembra prevedere la possibilità di una astensione dei creditori presenti, magari per una valutazione più approfondita della proposta e un successivo voto.