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Timestamp: 2016-05-31 00:06:54+00:00
Document Index: 116541162

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 119', 'art. 19', 'art. 7', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ']

Il Preposto nelle sentenze della Cassazione degli ultimi mesi
25 febbraio 2016 - Cat: Sentenze commentate
Il ruolo, gli obblighi e le
sono stati oggetto di numerose sentenze emanate dalla Cassazione Penale negli ultimi due mesi, le quali hanno per lo
più applicato l’articolo 19 del D.Lgs.81/08 essendosi pronunciate sulle
responsabilità connesse ad infortuni verificatisi dopo il 2008.
L’obbligo del preposto di informare i lavoratori esposti al rischio
di un pericolo grave e immediato (art. 19 c. 1 lett. d) D.Lgs.81/08) e di
segnalare al datore di lavoro o al dirigente le situazioni di pericolo (art. 19
c. 1 lett. f) D.Lgs.81/08)
Penale, Sez. IV, 27 gennaio 2016 n. 3626 ha confermato la condanna di
un RSPP e di un preposto per il reato di lesioni personali colpose in danno di
un lavoratore dipendente di una ditta produttrice di ceramiche.
L’infortunio era avvenuto durante
un'operazione di smontaggio, pulitura e rimontaggio di un atomizzatore: in
particolare il lavoratore, “dopo avere rimosso
il materiale che occludeva la parte inferiore dell'apparecchiatura attraverso
lo smontaggio del cono inferiore dello stesso, veniva attinto alla gamba
sinistra dal detto cono, del peso di circa 50 chilogrammi, caduto sotto la
spinta di un blocco di materiale atomizzato distaccatosi dalle pareti
dell'atomizzatore”.
Riguardo ai due imputati, “al C.B. il reato é contestato nella sua
qualità di preposto al reparto
macinazione dello stabilimento, per aver sottostimato i rischi di caduta di
materiale dall'interno dell'apparecchiatura e per avere omesso di dare al
[lavoratore] informazioni sulle regole di prevenzione e protezione da
osservare, in violazione dell'art. 19, comma 1, del D.Lgs. 81/2008; al
C.DP. il reato é contestato nella sua qualità di responsabile del servizio
sicurezza sul lavoro dello stabilimento, per non avere individuato, nella
valutazione dei rischi presso il reparto, specifiche e dettagliate misure di
sicurezza da adottare durante le operazioni di pulizia e manutenzione
dell'atomizzatore, in violazione dell'art. 28, comma 2 lettera d), del D.Lgs.
Per quanto concerne la posizione
del preposto, la sentenza specifica che “é
corretta e adeguata la motivazione della sussistenza, in capo al C.B., del
profilo della colpa, non avendo egli
(mentre era impegnato accanto al [lavoratore infortunatosi] nell'esecuzione
della manovra) effettuato il controllo
delle pareti interne con la dovuta diligenza, posto che l'evento poi
verificatosi testimonia che egli, ove mai avesse effettuato il detto controllo,
vi avrebbe provveduto in modo negligente e dunque non rispondente alle regole cautelari,
come tale caratterizzato quanto meno da colpa generica. E' perciò corretto il ragionamento
seguito dalla Corte territoriale laddove essa afferma che, qualora il controllo
fosse stato eseguito in modo diligente, il C.B. avrebbe visto la presenza del
blocco di materiale e avrebbe potuto quindi evitare che essa, cadendo,
provocasse l'incidente.”
Sul tema relativo agli obblighi
informativi (nei confronti dei lavoratori) e di segnalazione (nei confronti dei
superiori) del preposto vi è un’altra interessante sentenza, di qualche giorno
successiva alla precedente.
Infatti Cassazione
Penale, Sez. IV, 2 febbraio 2016 n. 4340 ha giudicato le responsabilità
di un RSPP e di un preposto alla direzione esecutiva e capocantiere,
quest’ultimo “per non avere informato i
lavoratori dello specifico rischio da sprofondamento e seppellimento e sulle
precauzioni da prendere e per non avere segnalato al datore di lavoro o al dirigente
la situazione di pericolo presente nel cantiere - art. 119, d.lgs. n. 81/2008”.
Riguardo alla posizione del
capocantiere, secondo la Corte “deve
respingersi la pur suggestiva tesi che vorrebbe il preposto esonerato, in
questo caso, dagli obblighi di garanzia, non trattandosi di situazione di
rischio accidentalmente sopravvenuta, da segnalare alla dirigenza e al datore
Invero, qui non si è in presenza
di un'inadeguatezza attinente al corredo strumentale d'azienda, già
preventivamente nota al datore di lavoro, ma di una modalità di lavorazione,
manifestamente in dispregio delle norme cautelari minime, che si rinnovava
quotidianamente con la scelta di non proteggere le pareti degli scavi, via
via aperti. Non si tratta, in definitiva, della decisione, presa una volta per
tutte dal datore di lavoro o dalla dirigenza di impiegare un certo macchinario,
ma del rinnovare ogni giorno una
prassi lavorativa altamente rischiosa. Situazione, questa, che avrebbe imposto
di segnalare ogni giorno (ammesso che la prassi lavorativa non dipenda dallo
stesso preposto) la condizione di pericolo elettivo.” Dunque “a prescindere dalla violazione del dovere di segnalazione (art. 19,
lett. f, del cit. T.U.), risulta pienamente integrata la violazione del
precetto che impone di avvisare i lavoratori esposti … (art. cit., lett. d).”
Secondo la Cassazione il preposto
non avrebbe dovuto avallare “condizioni
[…] di altissimo rischio che, in ogni caso, al momento del suo allontanamento
dal cantiere avrebbero dovuto consigliargli di ordinare l'integrale sospensione
Conclusivamente […] il capo
cantiere, la cui posizione è assimilabile a quella del preposto, assume la
qualità di garante dell'obbligo di assicurare la sicurezza del lavoro, in
quanto sovraintende alle attività, impartisce istruzioni, dirige gli operai,
attua le direttive ricevute e ne controlla l'esecuzione sicché egli risponde
delle lesioni occorse ai dipendenti (Cass., Sez. 4, n. 9491 del 10/01/2013,
dep. 27/02/2013, Rv. n. 254403).”
Penale, Sez. IV, 18 gennaio 2016 n. 1836 è stata contestata ad un
datore di lavoro e ad un preposto la responsabilità per un infortunio nel quale
ha perso la vita un operaio investito dal carico di una gru che si era
ribaltata all'interno dell'area di cantiere in cui egli stava lavorando. In particolare erano stati
ravvisati “profili di colpa generica
(negligenza, imprudenza ed imperizia) e specifica, in relazione all'art. 7
D.Lgs.n.626/94 [ora art. 26 D.Lgs.81/08, n.d.r.], in quanto il datore di lavoro
non aveva promosso quell'azione di cooperazione e coordinamento per
l'attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro
incidenti sull'attività lavorativa in corso, al fine di garantire che l'autogrù
operasse in cantiere in condizioni di assoluta sicurezza, ed il preposto perché non era intervenuto con
azioni correttive nel momento in cui si era reso conto dell'assenza di tale coordinamento.”
La Cassazione ha annullato senza
rinvio la sentenza impugnata con cui il Tribunale dichiarava di non doversi
procedere e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale per l'ulteriore
Il perimetro della responsabilità del preposto in relazione a quella
del dirigente: dove finisce la responsabilità del capocantiere e inizia quella
del direttore tecnico. Un caso concreto.
Penale, Sez. IV, 21 gennaio 2016 n. 2539 ha rigettato il ricorso del
Direttore Tecnico di un’impresa edile riconosciuto responsabile per l'infortunio che era occorso al capocantiere “a seguito del cedimento, per eccessivo
carico (costituito da una benna carica appoggiata per l'asportazione dei
detriti), del solaio”.
Secondo la Corte l’imputato (Direttore
Tecnico, dirigente ai fini della sicurezza) “avrebbe
dovuto in questa sua veste vigilare le attività quotidianamente svolte e
pretendere che gli operai lavorassero ancorati a funi di sicurezza.”
Il ricorrente (Direttore Tecnico)
si difende affermando che “rivestendo [l’infortunato] la posizione di capo
cantiere era tenuto a rispettare le misure di prevenzione predisposte dal
datore di lavoro e dai responsabili aziendali, non avendo egli spazi di
autonomia per disattenderle, sicché la sua condotta omissiva, del tutto imprevedibile
nonostante la vigilanza del [direttore tecnico], aveva reso l'infortunio tutto
dipendente dalle sue scelte.”
Ma secondo la Cassazione “tale tesi difensiva, già disattesa dai
giudici di merito, è priva di pregio.”
Infatti, ricorda la sentenza, la “in tema di infortuni sul lavoro, qualora vi
siano più titolari della posizione di garanzia, ciascun garante risulta per
intero destinatario dell'obbligo di impedire l'evento, fino a che non si
esaurisca il rapporto che ha legittimato la costituzione della singola
posizione di garanzia: in particolare, il
direttore tecnico ed il capo cantiere, figure inquadrabili rispettivamente in
quella del dirigente e del preposto, sono titolari di autonome posizioni di
garanzia, seppure a distinti livelli di responsabilità, dell'obbligo di
dare attuazione alle norme dettate in materia di sicurezza sul lavoro.”
Pertanto “ne consegue che la nomina di
un capo cantiere non implica di per sé il trasferimento a quest'ultimo della
sfera di responsabilità propria del ruolo dirigenziale del direttore tecnico (Sez.IV,
19.12.2011, n. 46849 ; 27.2.2008, n.8593; 26.10.2007, n.39606).”
E “dunque, se è vero che il capo cantiere è destinatario diretto
dell'obbligo di verificare che le concrete modalità di esecuzione delle
prestazioni lavorative all'interno del cantiere rispettino le normative
antinfortunistiche, deve rilevarsi che nel caso di specie il [capocantiere] ha
affermato di aver deciso autonomamente che quel solaio poteva sopportare il
carico della benna piena senza bisogno di particolare accorgimenti di
sicurezza, compiendo così una valutazione che si è rivelata errata, e in ciò,
ad avviso della Corte di merito si incentra la responsabilità del [direttore
tecnico], che quale direttore tecnico di cantiere aveva il preciso obbligo di
verificare il minuto rispetto delle norme di sicurezza e di far osservare
quanto previsto dal POS e dal DPI [piano delle demolizioni, n.d.r.], e non
rimettere agli stessi dipendenti la salvaguardia della loro incolumità.”
In conclusione “l'imputato avrebbe dovuto vigilare e tenere
sotto controllo le attività quotidianamente svolte nel cantiere, evitando di consentire ai dipendenti di operare
scelte spettanti alla dirigenza e di assumere iniziative operative proprie,
e nella specie avrebbe dovuto pretendere ed accertarsi che gli operai
lavorassero ancorati alle funi di sicurezza come previsto dal ripetuto piano
delle demolizioni e non rimanere assente dal cantiere, sebbene informato del
lavoro da svolgere, senza aver imposto le osservanze di salvaguardia.”
Penale, Sez. IV, 15 dicembre 2015 n. 49361 ha confermato l’assoluzione
del capo squadra di una ditta di Costruzioni nonché preposto alla sicurezza in
cantiere “nell'esecuzione dei lavori
edili commissionati dalla Raffineria di G. s.p.a.”, al quale era stato
contestato il reato di lesioni personali ai danni di un lavoratore “per aver disposto l'esecuzione di
lavorazioni contrastanti con il permesso di lavoro rilasciato dal responsabile
della ditta committente, e per aver omesso di informare il lavoratore
infortunato della presenza di zolfo liquido all'interno di una vasca di
contenimento in prossimità del quale il lavoratore si era trovato ad eseguire
la propria prestazione, così propiziandone la caduta all'interno della vasca e
le conseguenti gravi ustioni dallo stesso riportate.”
La Suprema Corte ha rigettato il
ricorso avanzato dal Procuratore Generale in virtù della “sostanziale inattendibilità delle dichiarazioni rese dalla persona
offesa” e di un altro testimone nonché in virtù del fatto che risultava
sufficientemente provata l’“abnormità
della condotta di lavoro del prestatore infortunato”, elementi che sono “valsi a escludere l'acquisizione di una
certezza, aldilà di ogni ragionevole dubbio, circa la colpevolezza
dell'imputato”.
E’ interessante il punto della
sentenza in cui la Cassazione sottolinea “l'impossibilità di radicare in capo
all'imputato un obbligo di presenza costante e continua sui luoghi di lavoro
[…], specie se riferiti a un comportamento,
quale quello verosimilmente tenuto dalla persona
offesa, del tutto estraneo alle quotidiani e abituali attività degli operai,
avendo peraltro l'imputato in ogni caso comprovato il dato di una presenza comunque
assidua sul cantiere, in coerenza a quanto confermato da altri testi
escussi, oltre alla stessa persona offesa”.
Il preposto e la tolleranza di prassi di lavoro pericolose in
assenza di presidi antinfortunistici
Penale, Sez. IV, 2 febbraio 2016 n. 4325 ha confermato la condanna (per
lesioni colpose) di un datore di lavoro e di un preposto i quali “nelle rispettive qualità hanno consentito
che il [lavoratore] (e prima di lui altri operai), svolgesse un'attività di
evidente pericolosità, senza mettere a sua disposizione l'unico mezzo di
prevenzione sicuro, costituito dall'anello unico. Condotta questa aggravata
dalla circostanza che la vittima era un mero apprendista al quale non era stata
fornita una sufficiente formazione ed informazione dei rischi del lavoro che
svolgeva.”
Il datore di lavoro, in
particolare, aveva “omesso di adottare
tutti i provvedimenti tecnici organizzativi e procedurali necessari, secondo la
particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, a tutelare l'integrità
fisica dei lavoratori dell'impresa […] omettendo di scegliere una imbracatura
ed i relativi accessori di sollevamento appropriati alla natura, alla forma ed
al volume di una gabbia in ferro sagomato e barre in acciaio lunga metri 12 e
del peso di kg. 1.633 agganciata per mezzo di catene ad una gru a ponte”.
La Corte precisa che “dell'incidente dovevano rispondere il
datore di lavoro ed il preposto, considerato che [il lavoratore] non aveva
avuto una sufficiente formazione ed informazione; nonché per il fatto che in
azienda erano tollerate e non controllate prassi di lavoro pericolose.”
E conclude: riguardo al “G.P., in qualità di preposto, egli era
garante dell'obbligo di assicurare la sicurezza del lavoro, sovraintendendo
alle attività, impartendo istruzioni, dirigendo gli operai, attuando quindi le
direttive ricevute. In ragione della sua“prossimità” al rischio aveva tutta la possibilità di evitare l'evento
controllando ed impedendo prassi di lavoro pericolose in assenza della presenza
di presidi che garantissero la sicurezza del lavoro.”
Giurisprudenza specializzata nelle tematiche normative e giurisprudenziali
di Cassazione - Penale, Sez. 4 – Sentenza n. 3626 del 27 gennaio 2016 -
Infortunio durante le operazioni di smontaggio, pulitura e rimontaggio di un
atomizzatore. Responsabilità di un preposto e di un RSPP
Corte di Cassazione - Penale, Sez. 4 – Sentenza n.
4340 del 02 febbraio 2016- Scavo privo dell'armatura di sostegno: infortunio
mortale. Responsabilità di un preposto e del RSPP
Corte di Cassazione - Penale, Sez. 4 - Sentenza n.
1836 del 18 gennaio 2016 -
Responsabilità di datore di lavoro e preposto per la morte di un operaio
investito dal carico di una gru. Pericolo di conflitto pratico e teorico fra
di Cassazione - Sentenza n. 2539 udienza del 3 dicembre 2015 - Sulla autonoma
responsabilità del direttore tecnico di cantiere e del capocantiere.
Corte di Cassazione - Penale, Sez. 4 Sentenza n.
49361 del 15 dicembre 2015 - Caduta all'interno della vasca di contenimento in
cui era presente zolfo liquido. Abnormità del comportamento e assoluzione del
4325 del 02 febbraio 2016 - Caduta del carico sull'apprendista. Mancanza di un
idoneo strumento di sollevamento (anello unico). Responsabilità di datore e
Commenta questo articolo!Rispondi Autore: Franco Mugliari (Muglia la Furia)25/02/2016 (09:06:14)Ottimo lavoro, strumento utilissimo per chi non può seguire direttamente l'evoluzione giurisprudenziale. GrazieRispondi Autore: marco lucentini27/02/2016 (06:20:18)Sono sempre utili questi articoli in quanto ti fanno capire l'importanza che si ha in certi ruoli im tema di sicurezza nei confronti dei propri colleghi
grazie milleRispondi Autore: nico favale27/02/2016 (07:42:24)Ottimo lavoro di sintesi documentata, molto utile anche ai fini della formazione dei prepostiRispondi Autore: kolman riccardo03/03/2016 (09:52:01)Molto interessante,informazioni che altrimenti sono difficili da reperire grazie