Source: http://consiglioaperto.blogspot.com/2010/04/
Timestamp: 2017-10-19 07:30:50+00:00
Document Index: 67826243

Matched Legal Cases: ['art. 107', 'art. 2054', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 45', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 149', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 149', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 149', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 149', 'sentenza ', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 2233', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 232', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 420', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 92', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ']

consiglioaperto: aprile 2010
Offerta formativa 2010: Ordinamento Giuridico Tedesco.
Mediazione civile: delibera di protesta del COA di Salerno.
Delibera assunta dal COA di Salerno nella tornata di sabato 24.4..u.s.
Esaminato e valutato il D. Lgs. 28/10
con assoluta immediatezza, uno spirito proteso alla penalizzazione dell'Avvocatura, erroneamente considerata, anche dai Legislatori precedenti, contraddittore debole;
severa critica all'operato del Legislatore attuale e vibrata protesta per le modalità di attuazione del disegno politico;
della ferma volontà della Classe di opporsi, con ogni mezzo lecito, all'attuazione del D. Lgs. 28/10 e all'attacco subdolamente portato all'Avvocatura;
i vertici nazionali dell'Avvocatura - C.N.F. e O.U.A. - ad intraprendere un confronto costruttivo con Governo e Parlamento per discutere i rilievi formulati dall'Avvocatura ed a portare le modifiche più opportune a tutela della dignità costituzionale dell'Avvocato e del diritto di difesa del cittadino
all'esito delle auspicabili determinazioni che saranno assunte in sede nazionale, ogni ulteriore iniziativa da delegare all'Assemblea degli iscritti, anche su base regionale.
Manda alla Segreteria di inviare la presente delibera,per estratto, al C.N.F.,all'O.U.A.ed al Ministro della Giustizia.
Esame avvocato: inchiesta della Procura di Potenza.
A Potenza compiti troppo simili per passare inosservati ed annullati perche “copiati in tutto o in parte da altri lavori”.
Infatti, all'esame di abilitazione alla professione di avvocato, le prove scritte di un centinaio di aspiranti legali lucani furono poi annullate dalla Commissione di Trento nel dicembre 2007, e in questi giorni la Procura della Repubblica di Potenza ha inviato 110 avvisi di conclusione delle indagini a quelli che tre anni fa erano gli esaminandi.
La prova scritta dell’esame si era svolta a Potenza con una commissione composta da avvocati del distretto. Gli elaborati, nel 2007, furono poi inviati per la correzione alla Commissione di Trento, scelta attraverso un sorteggio. La maggioranza di quelle prove scritte furono annullate, e solo pochissimi candidati furono ammessi a sostenere l'orale.
ll numero di elaborati “bocciati” troppo alto ha dato il via all'inchiesta, afﬁdata al pm di Potenza, Sergio Marotta: nei giorni scorsi sono stati inviati gli avvisi di conclusione delle indagini.
TAMPONAMENTO A CATENA IN AUTOSTRADA E ONERE PROBATORIO DANNEGGIATO.
“Il conducente di un veicolo ai sensi dell’art. 107 c.d.s. deve essere in grado di garantire in ogni caso l’arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede.
Pertanto, l’avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all’art. 2054 comma secondo cod. civ., egli resta gravato dall’onere di dare la prova liberatoria, dovendo, dunque, dimostrare che il mancato tempestivo arresto dell’automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui non imputabili”.
Cassazione, Sez. III, 31 marzo 2010, n. 7804.
Dl incentivi/ Rc auto, azione diretta con 'clausola salvezza'.
Roma, 24 apr. (Apcom) - Verso il ripristino dell'azione diretta con una sorta di clausola di salvezza che eventualmente garantisca la possibilità di rivalersi sull'assicurazione del responsabile dell'incidente.
Questo è infatti l'obiettivo dell'emendamento del governo al dl incentivi in tema di Rc auto che va a modificare il Codice delle assicurazioni private.
Una sentenza della Corte costituzionale, si spiega infatti nella motivazione che accompagna la proposta dell'esecutivo, "pur non dichiarando l'illegittimità del risarcimento diretto, ha fornito una interpretazione della sua disciplina che ha posto l'esigenza di alcune riflessioni e di chiarimenti normativi".
L'emendamento del governo, prosegue la motivazione, "tende a chiarire gli strumenti di tutela alla luce dell’interpretazione data dalla Corte e di evidenziare nel modo più chiaro che le azioni dirette del danneggiato verso il proprio assicuratore nonché verso l'assicuratore del veicolo vettore in caso di trasportato, non costituiscono istituti nuovi ed autonomi che privano il danneggiato stesso dell'azione verso l'assicuratore del responsabile ma rappresentano invece forma di esercizio di quest'ultima azione, in quanto l'assicuratore del danneggiato è convenuto in giudizio quale mero sostituto processuale dell'assicuratore del responsabile, mentre l'assicuratore del vettore è convenuto in forza del suo obbligo di intervenire in prima istanza e ferma, in entrambi i casi, la regolazione successiva dei rapporti tra le imprese coinvolte".
Proprio per chiarire meglio che si va nella direzione di una maggiore tutela per il danneggiato è stata quindi "espressamente inserita una clausola di salvezza, consentendo in tal modo che l'azione contro l'assicurazione del veicolo condotto dal danneggiato escluda soltanto l'azione contro l'assicurazione del responsabile, la quale peraltro potrebbe sempre intervenire in giudizio".
Stop alle ruspe in Campania con il decreto omnibus.
Roma 23 aprile 2010- Stop alle ruspe in Campania fino al 30 giugno 2011 con il via libera del Consiglio dei ministri al decreto omnibus. Fra le altre misure, il provvedimento sospende la demolizione di alcuni edifici abusivi in provincia di Napoli.
Il provvedimento riguarda gli immobili della Campania destinati a prima abitazione, sui quali sia stato disposto l'abbattimento a seguito di sentenza penale.
Si tratta di "immobili stabilmente occupati da parte di soggetti che non hanno altra abitazione e costruiti entro il 31 marzo 2001". Attenzione, però: "si procede in ogni caso alla demolizione ove vengano riscontrati pericoli per la pubblica o privata incolumità" e se "è stata accertata la violazione dei vincoli paesaggistici della normativa vigente".
Infatti con l'approvazione di un emendamento proposto dai ministri del Carroccio la portata della sanatoria è stata circoscritta, escludendone l'applicabilità nelle zone sottoposte a vincoli.
Ordine Avvocati Salerno: offerta formativa deontologia 2010.
Evento formativo di deontologia (26/04/2010 - n. 2 crediti).
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 14:02:00 Nessun commento:
Notifica avvocati a mezzo posta: si perfeziona con la consegna.
CONSIGLIO DI STATO Sezione VI
sentenza n. 2055/2010 del 29 gennaio 2010
Con atto di appello notificato il 5.10.2009, la società (omissis) impugnava la sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte, sez. I, n. 1018 del 10.4.2009 (omissis).
Nella citata sentenza si rilevava come la notifica fosse stata effettuata in proprio dall’avvocato, tramite il servizio postale, ex art. 3, comma 3 della legge 21.1.1994, n. 53, con perfezionamento della stessa il 3.3.2009, data della consegna del plico al destinatario in base alla relativa ricevuta.
Non si estenderebbe infatti all’avvocato la sentenza della Corte Costituzionale n. 477/2002, che solo con riferimento agli ufficiali giudiziari – quali pubblici ufficiali deputati “specificamente ed istituzionalmente ad effettuare notifiche di atti giudiziari” – avrebbe stabilito, per quanto riguarda il notificante, il noto “meccanismo anticipatorio del momento perfezionativo della notifica alla consegna del plico all’Ufficiale notificante”.
Le ragioni sopra sintetizzate erano contestate dall’originaria società ricorrente (nonché, con atti di intervento ad adiuvandum, dagli ordini e dalle associazioni forensi specificati in epigrafe); la medesima società, inoltre, riproponeva nella presente sede i motivi di gravame non esaminati in primo grado di giudizio ed insisteva nel chiedere l’annullamento degli atti impugnati, nonché il risarcimento del danno.
Il Comune di Gattico, a sua volta costituito in giudizio, si difendeva nel merito, riconoscendo l’avvenuto superamento della tesi interpretativa, posta a base della sentenza appellata; secondo la difesa comunale, infatti, non avrebbe potuto ritenersi assentibile la collocazione degli impianti di cui trattasi nella zona prescelta dall’appellante, trattandosi di zona boschiva, soggetta a vincolo idrogeologico ed inedificabile, a norma dell’art. 27 della legge regionale n. 56/1977 (riferita a costruzioni ed opere di urbanizzazione nelle aree di bosco ad alto fusto) e dell’art. 45, comma 5, delle N.T.A. al P.R.G., sussistendo – peraltro – la possibilità di altra localizzazione idonea, in area adiacente.
L’iter procedurale, previsto per la formazione del silenzio assenso, sarebbe stato inoltre sospeso con nota n. 3132 del 28.4.2008, in cui si esternavano le ragioni ostative per la collocazione dell’impianto.
L’atto impugnato, inoltre, avrebbe avuto “significato e portata” di annullamento, in via di autotutela, dell’eventuale assenso tacito, non potendo ritenersi che il codice delle comunicazioni elettroniche abbia sottratto agli enti locali le funzioni di tutela del territorio.
Il Collegio è chiamato a valutare, in via preliminare, la data di perfezionamento delle notifiche effettuate dagli avvocati per mezzo del servizio postale, a norma dell’art. 3 della legge 21.1.1994, n. 53; quanto sopra, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale n. 477 del 26.11.2002, riferita al combinato disposto dell’art. 4, comma 3, della legge 20.11.1982, n. 890 (secondo cui “l’avviso di ricevimento costituisce prova dell’avvenuta notificazione”) e dell’art. 149 c.p.c., disciplinante le modalità di effettuazione delle notifiche a mezzo posta, originariamente senza esplicita disciplina del momento perfezionativo della notifica stessa.
Nella citata pronuncia, la suprema Corte riconosceva la fondatezza della questione di costituzionalità, in quanto “l’inequivoco tenore testuale del comma terzo della legge n. 890/1982” non avrebbe consentito “interpretazione diversa da quella del perfezionamento della notificazione, anche per il notificante, alla data di ricezione del plico da parte del destinatario”; tale interpretazione, d’altra parte, si sarebbe posta in contrasto con gli articoli 3 e 24 della Costituzione, imponendo questi ultimi sia garanzie di conoscibilità dell’atto da parte del destinatario, sia il non addebito al notificante dell’eventuale esito intempestivo di un procedimento, sottratto ai poteri del medesimo dopo la fase di impulso.
Era ritenuto, pertanto, “palesemente irragionevole, oltre che lesivo del diritto di difesa del notificante”che un effetto di decadenza potesse discendere dal ritardo nel compimento di un’attività, riferibile non al medesimo notificante, ma a soggetti diversi (l’ufficiale giudiziario e l’agente postale). Fermo restando, pertanto, il principio del perfezionamento della notificazione, per il destinatario, solo alla data di ricezione dell’atto, nella medesima sentenza n. 477/02 veniva affermato il principio “di portata generale”, riferibile “ad ogni tipo di notifica e dunque anche alle notificazioni a mezzo posta”, secondo cui gli effetti di tale notificazione debbono essere collegati, per quanto riguarda il notificante, “al solo compimento delle formalità a lui direttamente imposte dalla legge, ossia alla consegna dell’atto da notificare all’ufficiale giudiziario, essendo la successiva attività di quest’ultimo e dei suoi ausiliari (quale appunto l’agente postale) sottratta in toto al controllo e alla sfera di disponibilità del notificante medesimo”.
A seguito della sentenza sopra riportata, come è noto, all’art. 149 c.p.c. è stato aggiunto – con legge 28.12.2005, n. 263, art. 2, comma 1, lettera e) – il seguente comma: “la notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha legale conoscenza dell’atto”.
Nonostante i principi in precedenza riportati, tuttavia, nella sentenza appellata si assume un indirizzo di non riferibilità dei medesimi alle notifiche effettuate a norma del ricordato art. 3 L. n. 53/1994, essendo la dichiarazione di incostituzionalità riferita formalmente – come già ricordato – solo al combinato disposto dell’art. 149 c.p.c., nella versione originaria, e dell’art. 4, comma 3, della legge n. 890/1982. Tale interpretazione non è condivisa dal Collegio, per ragioni già in parte recepite in alcune precedenti pronunce (pur meno numerose, sul principio specifico, di quelle ricordate dal Comune di Gattico: cfr. Cons. St., sez. V, 9.3.2009, n. 1365, Cass. Civ., sez. II, 25.9.2002, n. 13922).
Deve essere in primo luogo sottolineato, infatti, come i principi di cui si discute siano esposti in una sentenza interpretativa di accoglimento di tipo additivo, idonea ad esprimere i criteri da applicare, in via generale, in tema di notifiche, per una interpretazione costituzionalmente orientata della normativa in materia; detti criteri, inoltre, sono direttamente applicabili alle notifiche effettuate dagli avvocati, per rinvio recettizio – da ritenersi di natura dinamica, per il tenore letterale e le finalità della norma – contenuto nel terzo comma dell’art. 3 della citata legge n. 53/1994, in rapporto agli articoli 4 e seguenti della legge n. 890/1982, la cui lettura non può che essere effettuata nei termini in precedenza indicati, anche in collegamento al nuovo testo dell’art. 149 c.p.c.. In accoglimento delle tesi difensive, al riguardo prospettate nell’atto di appello, nonché negli atti di intervento specificati in epigrafe, la sentenza appellata non appare dunque condivisibile e se ne deve disporre l’annullamento senza rinvio.
A quest’ultimo riguardo, sembra opportuno sottolineare come non sia ravvisabile nel caso di specie, in applicazione dell’art. 35 della legge 6.12.1971, n. 1034, un “difetto di procedura o vizio di forma”, secondo l’indirizzo giurisprudenziale che ritiene attinenti al contenuto della decisione – e non identificabili con difetti procedurali (come quelli riferiti a non corretta valutazione di sussistenza, o meno, di giurisdizione) – erronee declaratorie di inammissibilità, irricevibilità o decadenza del ricorso, identificate come contenuto della sentenza appellata, con conseguente ritenzione della causa, per pronunce di quest’ultimo tipo, da parte del giudice di secondo grado (cfr. in tal senso, per il principio, Cons. St., sez. V, 6.12.1988, n. 797; Cons. St., sez. IV, 15.1.1980, n. 13; Cons. St., sez. IV, 23.10.1984, n. 774; Cons. St., sez. VI, 17.4.2003, n. 2083; Cons. St., sez., IV, 7.6.2004, n. 3608; Cons. St., sez. V, 10.5.2005, n. 2348, 14.4.2008, n. 1605 e 2.10.2008, n. 4774)." (…)
Depositata il 13/4/2010.
Penalisti: “Su sedi disagiate il Csm sia puntuale. Ritardi trasferimenti prova d’indebite pressione dell'Anm".
Roma, 20 apr. (Apcom) - I penalisti tornano a sollecitare il Csm perchè risolva il problema dei vuoti d'organico nelle sedi disagiate, ricorrendo ai trasferimenti d'ufficio dei magistrati.
"Pretendiamo - afferma in una nota l'Unione delle Camere Penali - che il Consiglio superiore della magistratura, una volta completato l'esame delle domande dei magistrati che hanno fatto richiesta di trasferimento verso le sedi disagiate, proceda con la massima urgenza ai trasferimenti d'ufficio".
"L'esame delle domande di trasferimento - affermano i penalisti - dovrebbe concludersi entro la fine di aprile, poi il Csm dovrà avviare e portare a termine entro qualche settimana i trasferimenti d'ufficio verso le sedi rimaste prive di copertura. Tuttavia, continuiamo a temere che la magistratura associata voglia scongiurare il ricorso ai trasferimenti d'ufficio per consentire la copertura degli uffici giudiziari che intanto continuano a scontare gravi problemi di efficienza e funzionalità".
"Ulteriori ritardi - concludono gli avvocati - saranno da noi stigmatizzati e saranno la riprova delle indebite pressioni dell'Associazione nazionale magistrati sull'organo di governo della magistratura per rimandare o addirittura soprassedere sui trasferimenti d'ufficio in vista della scadenza elettorale per il rinnovo del Csm".
Ddl Intercettazioni: tornano gravi indizi reato,stretta su media
ROMA 20 aprile 2010 - Il governo ha presentato oggi al Senato due emendamenti al ddl sulle intercettazioni che consentono alla magistratura di ricorrere a questo strumento di indagine in presenza di "gravi indizi di reato", mentre il testo approvato dalla Camera prevedeva il più stringente requisito degli "evidenti indizi di colpevolezza". Gli emendamenti prevedono anche per il pm una proroga delle intercettazioni di 15 giorni.
Anzi, la stretta sui media viene rafforzata, secondo quanto emerge dai 10 emendamenti presentati sempre oggi dal relatore del Pdl Roberto Centaro.
Chi viola il divieto di pubblicazione delle intercettazioni e di tutti gli altri atti giudiziari coperti da segreto viene punito nel massimo a 6 anni di reclusione, contro i cinque del testo del ddl votato alla Camera.
Il blackout viene esteso infine alla ripresa e registrazione di conversazioni (reato punibile fino a quattro anni), a meno che da queste registrazioni non emerga una notizia di reato e che la stessa venga comunicata tempestivamente all'autorità giudiziaria.
COMPENSI PROFESSIONALI: SULL'OPPOSIZIONE AL DECRETO INGIUNTIVO AMMESSO SOLO RICORSO IN CASSAZIONE.
“In tema di onorari di avvocato, il giudizio di opposizione al procedimento di liquidazione deve svolgersi in ogni caso a norma degli artt. 29 e 30 della legge 13 giugno 1942, n. 794, e cioè essere deciso in camera di consiglio con ordinanza non impugnabile, con la conseguenza che, anche se sia stato seguito il rito ordinario, al provvedimento conclusivo, pur se adottato nella forma della sentenza, deve riconoscersi natura sostanziale di ordinanza, sottratta all'appello ed impugnabile solo con il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., salvo che la contestazione involga i presupposti stessi del diritto del patrono al compenso per prestazioni giudiziali in materia civile, e non già la sola misura di questo”.
Eventi formativi di diritto amministrativo (aprile/maggio 2010)
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 16:05:00 Nessun commento:
Pec e firma digitale: evento formativo del 23/04/2010 (n.4 crediti).
Avvocatura in allarme: stati generali contro la media-conciliazione.
L'Oua convoca gli stati generali dell'Avvocatura contro la media-conciliazione. Lo ha annunciato il presidente, Maurizio de Tilla, che ha inviato una lettera al Consiglio Nazionale Forense, a tutti i presidenti dei consigli degli ordini e alle associazioni forensi. L'incontro si terrà a Baveno Stresa, presso la 9^ Conferenza nazionale della Cassa forense, per discutere di media-conciliazione e per decidere le iniziative di protesta per chiedere la modifica di questo istituto.
Nella lettera, de Tilla contesta il dlgs perché “emargina gli avvocati (non prevista l'assistenza nella procedura), stabilisce l'obbligatorietà della conciliazione (incostituzionale per eccesso di delega) e obbliga gli avvocati a sottostare a regole (la richiesta al cliente di sottoscrizione di un modulo) che incrinano il rapporto di fiducia, ancor più di quanto ha fatto la Bersani”.
“Numerosi Ordini e associazioni”, scrive, “hanno approvato mozioni e documenti di forte contrasto con il decreto legislativo. La base è in forte allarme”.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 10:15:00 Nessun commento:
Cassazione, Sez. II, 15 febbraio 2010, n. 3463
"Per quanto attiene alla liquidazione della parcella professionale, vale osservare che non è vincolante il parere del competente Consiglio dell'Ordine professionale di appartenenza, che costituisce una semplice dichiarazione unilaterale, di tal che nell'ordinario processo di cognizione spetta al professionista fornire la prova dell'effettività delle prestazioni prestate e al giudice il potere-dovere di verificarne la fondatezza di fronte alla contestazione anche generica da parte del cliente".
(Pres. Schettino – Rel. Malzone
Con citazione notificata il 4.2.1991 il Comune di Silvi proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo di pagamento della somma di lire 67.807.000, oltre IVA e CAP, emesso dal Presidente del Tribunale dell'Aquila su istanza dell'avv. Omissis per crediti professionali, eccependone l'eccessività, perché emessa sulla base di un'operazione tra minimi e massimi tariffari, senza tener conto dell'effettiva attività professionale realmente prestata.
Il Tribunale dell'Aquila con sentenza n. 90/96, revocato il decreto ingiuntivo, dichiarò che all'avv. Omissis competevano lire 8.000.000, quanto alla fase svoltasi dinanzi al T.R.A. e lire 7.500.000 quanto alla fase svoltasi davanti al Consiglio di Stato, compensando le spese.
La Corte di Appello dell'Aquila con sentenza n. 764/03, depositata il 23.9.03, sull'appello proposto dall'avv. Omissis, dichiarava la nullità della sentenza impugnata, perché emessa in assenza della richiesta di spedizione a sentenza della causa da parte dei difensori delle parti; ma, decidendo nel merito, revocava il decreto ingiuntivo opposto e condannava il Comune di Silvi a pagare all'avv. Omissis la somma di Euro 10.027,73 oltre IVA e interessi legali; compensava per la metà le spese dei due gradi di giudizio e poneva l'altra metà a carico del Comune di Silvi.
Per la cassazione della decisione ricorre l'avv. Omissis esponendo tre motivi. Nessuna difesa è stata svolta dall'intimato.
Con il primo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata per violazione dell'art. 5 legge n. 2248/1865 All. E e per difetto di motivazione nella parte in cui ha immotivatamente disapplicato il parere del Consiglio dell'Ordine, pur in assenza di contestazione circa l'effettivo svolgimento di quelle prestazioni.
Con il secondo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata per violazione dell'art. 2233 c.c. e dell'art. 5 tariffa professionale forense del 1985, nonché difetto di motivazione, perché, pur avendo ritenuto che l'opera prestata dall'avv. Omissis, a prescindere dal risultato conseguito, dovesse essere valutata come importante per le questioni trattate, aveva liquidato l'onorario di primo grado al di sotto di un terzo dell'onorario medio e quello di appello meno di un quarto dell'onorario medio.
Con il terzo motivo di ricorso si censura la sentenza impugnata per violazione del DM. 14.2.1992 n. 238, per non avere riconosciuto la rivalutazione monetaria e gli interessi sulla somma liquidata, bensì i soli interessi legali a far data dalla pubblicazione della sentenza.
Ben vero, per quanto attiene alla liquidazione della parcella professionale, vale osservare che non è vincolante il parere del competente Consiglio dell'Ordine professionale di appartenenza, che costituisce una semplice dichiarazione unilaterale, di tal che nell'ordinario processo di cognizione spetta al professionista fornire la prova dell'effettività delle prestazioni prestate e al giudice il potere-dovere di verificarne la fondatezza di fronte alla contestazione anche generica da parte del cliente (Cass. 31 marzo 2008 n. 8397).
Per quanto attiene la seconda e terza questione, la regola posta dall'art. 6 della tariffa professionale, secondo la quale, nelle cause di pagamento somme o liquidazione di danni, in parziale deroga al principio della determinazione del valore della controversia ex art. 10, si deve aver riguardo alla somma in concreto attribuita alla parte vincitrice anziché a quella domandata, è interpretata nel senso che la somma da considerare è quella riconosciuta spettante con riferimento alla domanda medesima, con la conseguenza che non possono essere computati la rivalutazione, gli interessi, le spese e i danni successivi alla proposizione della domanda giudiziale di primo grado (Cass. 4, febbr. 2005 n. 2274).
Ne consegue il rigetto del ricorso, senza statuizione sulle spese del presente giudizio, stante l'assenza dell'intimato.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 20:54:00 Nessun commento:
Oggi inizio della 9° Conferenza Nazionale Cassa Previdenza Avvocati.
Stamane, al Consiglio dell’Ordine Avvocati del Tribunale di Vattelappesca, c’è il giuramento di un gruppo di giovani neoavvocati.
Dopo la cerimonia di giuramento, si tiene il solito “rinfresco” augurale offerto dal locale Consiglio, con tanto di fervorino ammannito dal Presidente (…si sa che i giovani sono facili “prede elettorali”).
Senonchè il Presidente suddetto, forse avendo di recente praticato il “precetto pasquale”, esaurita l’immancabile tirata retorica sui “valori” della professione, ha avuto una significativa scivolata di sincerità, dichiarando: “Vi auguro tanta fortuna. Ne avrete bisogno perché il lavoro è molto poco. E quel poco ce lo prendiamo noi!”.
Dove per “noi” devono intendersi le lobby ed i comitati d’affari che - nella nostra grande, sfortunata ed amata professione - ammorbano e controllano tutto e tutti.
Comunque… evviva, una volta tanto, la sincerità!
L’OUA SOSTIENE L’INIZIATIVA DEL MINISTRO ALFANO E CONTESTA GLI IDEOLOGISMI DI CHI S’OPPONE ALLA RIFORMA FORENSE.
Il presidente dell’Oua, Maurizio de Tilla, in relazione alle prese di posizione di alcuni parlamentari del partito Radicale e del partito Democratico, contro il progetto di legge di riforma forense all’esame del Senato, ha così dichiarato: “Questa riforma è voluta e condivisa da tutta l’Avvocatura, soprattutto dai più giovani che a causa della legge Bersani hanno subito una forte precarizzazione della propria attività professionale. Il ministro Alfano ha mostrato un grande coraggio e una grande determinazione nel suo impegno a favore dell’Avvocatura e delle professioni in generale. Positive, in questo senso, sono le sue ripetute dichiarazioni a favore d’una modifica della legge Bersani”.
PROCESSO CIVILE - INTERROGATORIO FORMALE - RISPOSTA RETICENTE O EVASIVA (CASS. CIV. SENT. N. 7783 DEL 31/03/2010).
(Sezione Terza Civile, Presidente F. Trifone, Relatore F. Spagna Musso)
Sentenza n. 7783 del 31 marzo 2010
“La norma dell'art. 232 cod. proc. civ. - secondo cui la mancata presentazione o il rifiuto di rispondere consente al giudice di ritenere come ammessi i fatti dedotti nell'interrogatorio formale - è applicabile anche al caso di dichiarazioni che, per il loro contenuto reticente o evasivo, possono essere equiparate alla mancata risposta”.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 11:35:00 Nessun commento:
Istituito l’Osservatorio per la tutela delle categorie professionali (Protocollo d'intesa 08/04/2010).
IL DIPARTIMENTO DELLA PUBBLICA SICUREZZA
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili con sede in Roma, in persona del Presidente nazionale Dott. Claudio Siciliotti,
Il Consiglio Nazionale Forense con sede in Roma, in persona del Presidente prof. Guido Alpa,
li Dipartimento della P.S., in persona del Capo della Polizia - Direttore Generale della Pubblica Sicurezza Prefetto Antonio Manganelli,
VISTO il Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 recante il “Codice in materia di protezione dei dati personali”;
VISTO l'art. 4 del Decreto Interministeriale del 25 ottobre 2000 che istituisce, nell'ambito della Direzione Centrale della Polizia Criminale del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, il Servizio Analisi Criminale con il compito dì curare l'analisi di livello strategico sulle dinamiche dei fenomeni criminali e sulla contrapposta azione di contrasto, anche attraverso l'analisi dei relativi dati statistici; nonché i progetti integrati interforze; l'aggiornamento dei relativi archivi elettronici e la correlazione con altri archivi elettronici di Polizia Criminale; lo sviluppo di specifiche iniziative di approfondimento a carattere interforze, anche su base informatica;
CONSIDERATO che i componenti delle categorie professionali dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, nonché degli Avvocati possono essere nominati dalle Autorità Giudiziarie in incarichi di particolare rilievo specialistico, quali quelli di curatori fallimentari, revisori dei conti, delegati alle esecuzioni immobiliari, custodi e amministratori giudiziari dei beni sottratti alla criminalità organizzata e che in ragione di tali incarichi alcuni appartenenti alle predette categorie sono state vittime di gravissimi episodi delittuosi;
CONSIDERATO l'aumento della domanda di sicurezza nel settore e la conseguente necessità di dare impulso all'analisi integrata del fenomeno, per individuare le misure di prevenzione e difesa più idonee alla protezione da formee di intimidazione, anche gravi, correlate all'espletamento di incarichi attribuiti dall'Autorità Giudiziaria
Presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza -Direzione Centrale della Polizia Criminale - è istituito un Osservatorio per la tutela delle categorie professionali dei Dottori Commercialisti, degli Esperti Contabili e degli Avvocati, presieduto dal Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza-Direttore Centrale della Polizia Criminale e composto da rappresentanti della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, nonché da rappresentanti delle categorie professionali dei Dottori Commercialisti, degli Esperti Contabili e degli Avvocati.
L'Osservatorio si riunisce almeno una volta al mese e, se necessario, ogniqualvolta una delle parti ne faccia richiesta.
• monitoraggio e analisi degli episodi intimidatori ai danni delle suddette categorie che siano collegabili ad incarichi professionali ricevuti dall'Autorità giudiziaria in conformità alla normativa vigente;
• segnalazione alle competenti Autorità di Pubblica Sicurezza delle situazioni che presentano profili di criticità per l'adozione degli interventi ritenuti necessari;
• richiesta periodica di informazioni alle Prefetture-UTG e agli Uffici del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.
Il Capo della Polizia-Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, d'intesa con il Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, nonché con il Presidente dei Consiglio Nazionale Forense, provvederà all'individuazione nominativa dei componenti dell'Osservatorio.
La presente intesa ha durata biennale a decorrere dalla data di sottoscrizione.
Le parti s'impegnano ad incontrarsi sei mesi prima della scadenza per discutere le modalità di rinnovo della stessa.
Le parti possono concordemente modificare i contenuti della presente intesa, al fine di un miglior conseguimento degli obiettivi prefissati.
Il Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili
Dott. Claudio Siciliotti
Il Presidente del Consiglio Nazionale Forense
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 18:53:00 Nessun commento:
La pensa così il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni sulla controversa questione dei download di file musicali. Attualmente esistono decine di programmi e di siti coi e dai quali è possibile scaricare musica gratuitamente.
Maroni, sull’argomento, ha così dichiarato: “scaricare musica da Internet ‘non la considero un’azione illegale“. Secondo il ministro il download libero e gratuito non ha niente a che fare con la pirateria.
Attualmente la pensa così anche la Corte di Cassazione che in una sentenza di inizio 2007 aveva assolto due studenti, rei appunto di aver scaricato e condiviso file musicali. I suddetti studenti erano stati condannati anche in corte d’appello, ma la Cassazione appunto, ribaltò il giudizio.
La legge in vigore sul diritto d’autore prevede la punibilità per chi “duplica allo scopo di trarne profitto” materiale coperto appunto dal copyright.
Lo scaricare file musicali ( o di altro genere), se non finalizzato a questa pratica quindi non risulta essere reato.
Conciliazione: gli Ordini forensi chiedono che il ministero della giustizia approvi in fretta i decreti attuativi.
Roma. 09/04/2010 - Fare in fretta con i decreti ministeriali sui requisiti degli organismi di conciliatori e dei conciliatori e sulle indennità, cioè i decreti che attueranno in concreto la riforma che ha introdotto nel sistema giustizia la mediazione (legge 69/2009 e decreto legislativo n. 28/2010).
L’esigenza di avere un quadro normativo completo per poter cogliere al meglio le opportunità e superare le difficoltà interpretative e pratiche che le norme hanno posto è emersa oggi nel corso di una affollata riunione con i referenti degli Ordini locali per la conciliazione, organizzata dal Consiglio nazionale forense proprio con l’obiettivo di verificare nel tempo e sul campo lo stato dell’arte.
La pressione dei e nei fori locali è forte, soprattutto perché sul mercato sono già operative strutture private, legittimate dalla riforma societaria. Mentre appena una decina di Ordini possono vantare un organismo di conciliazione già avviato. In più c’è la formazione da organizzare e in assenza dei decreti ministeriali che fissino i requisiti dei conciliatori è tutto più difficile.
L’indicazione emersa oggi da parte del Cnf è quella di aspettare i decreti attuativi e di muoversi in un quadro aggiornato. Ma proprio per questo la richiesta al ministero della giustizia è di fare il più in fretta possibile. Con la riforma governativa, gli Ordini sono chiamati a istituire organismi di conciliazione presso i tribunali, che saranno riconosciuti di diritto dal ministero.
Una opportunità certo, ma anche una sfida visto che, per chi non è già sul mercato sulla base delle vecchie regole, il rischio è quello di una partenza in salita che potrebbe trasformarsi anche in una iniziativa inutile e piuttosto costosa (stime prudenziali parlano di 9 milioni di euro per il sistema ordinistico).
Le iniziative del Cnf. “Con la commissione Cnf per lo studio della mediazione abbiamo avviato un confronto con il ministero della giustizia nella convinzione che gli organismi di conciliazione presso gli Ordini forensi abbiano delle caratteristiche peculiari: saranno formati da soggetti con una formazione specifica giuridica teorico-pratica e potranno garantire una maggiore imparzialità. Siamo dell’avviso anche che le parti avranno interesse a essere accompagnate da un legale di fiducia. Insisterò presso il ministero perché gli Ordini siano automaticamente iscritti anche come enti formatori. E sono dell’avviso che i conciliatori presso gli Ordini non potranno essere che avvocati che si siano formati presso l’Ordine stesso o altri Ordini forensi”, ha spiegato il presidente Cnf Guido Alpa.
I dubbi sull'implosione del sistema sono tutti sul tappeto, anche perché andrà valutata la sostenibilità economica e pratica del sistema. “Siamo tutti preoccupati perché non ci sono dati che ci diano un ordine di grandezza. Certo è però che il sistema si dovrà autofinanziare e quindi è importante che il ministero fissi delle tariffe che siano sufficienti a coprirne i costi”, ha evidenziato Alpa.
Fabio Florio, ordinatore della commissione Cnf, ha invitato a evitare la corsa alla formazione in mancanza dei decreti attuativi perché l’obiettivo deve essere quello della qualità. La commissione comunque ha già predisposto un programma di incontri sul territorio nei prossimi tempi.
I costi. Nel corso della riunione sono state avanzate alcune stime: supposto che almeno (e sono stime prudenziali) il 5% degli avvocati iscritti agli albi vogliano diventare conciliatori e calcolando una cifra di 500 euro a testa per singolo corso, il costo per l’avvocatura sarà di 5milioni e mezzo di euro.
Dal canto loro gli Ordini dovranno organizzare almeno 370 corsi e, stimati almeno due dipendenti impegnati negli organismi di conciliazione dovranno sborsare oltre 9milioni di euro. Senza neanche rientrare dell’Iva corrisposta ai conciliatori.
Polizza assicurativa.Altra questione emersa oggi è stata quella della polizza assicurativa: la legge la prevede come obbligatoria ma le compagnie di assicurazioni finora contattate dagli Ordini spesso non possono fornire proposte sulla base del volume di affari (che a tutt’oggi non si riesce a stimare).
Il Cnf sta valutando due strade alternative: o chiedere al ministero l’esonero per gli Ordini, come già previsto per le Camere di Commercio; oppure stipulare una convenzione con una compagnia di assicurazione.
Questioni operative. Quanto alle prime indicazioni operative in tema di formazione, Ana Uzqueda ha suggerito quali devono essere le competenze da acquisire in un corso di formazione per conciliatori: conoscenza delle dinamiche del conflitto, comunicazione efficace, tecniche di negoziazione cooperativa, tecniche di comunicazione, tecniche e procedura di mediazione dei conflitti.
Quanto alla qualità dell’ente di formazione, gli elementi che militano a suo favore sono la presenza di un responsabile scientifico, requisiti di professionalità dei docenti, un sistema di valutazione e il sistema di selezione dei mediatori.
Paola Ventura, che proviene da una esperienza sul campo a Milano, ha spiegato come istituire un ente di conciliazione sia come emanazione diretta dell’Ordine o tramite una fondazione costituita ad hoc. “Una fondazione avrebbe più libertà anche nella fissazione delle tariffe ma potrebbe avere più difficoltà nell’assegnazione dei locali da parte del Tribunale”.
Angelo Santi, componente della commissione Cnf, ha annunciato che la commissione sta predisponendo un modello di regolamento per il funzionamento degli organismi di conciliazione.
Dubbi interpretativi. Rimangono sullo sfondo le difficoltà interpretative delle norme, messe in luce da Domenico Dalfino che ha suggerito di non enfatizzare le conseguenze dell’inadempimento dell’obbligo di informazione da parte dell’avvocato: l’assistito potrebbe agire per la ripetizione di quanto già corrisposto all’avvocato.
Sul piano disciplinare sarebbe applicabile l’articolo 40 del codice deontologico. Dubbi poi sorgono, quando la mediazione è prevista come condizione di improcedibilità, nel caso di domande riconvenzionali o alla chiamata in causa o al’intervento volontario di terzi.
Paolo Luiso ha sottolineato come la mediazione costituisce uno strumento pregiudiziale rispetto agli altri, in particolar modo rispetto agli strumenti aggiudicativi, perché consente di dare rilievo al mondo degli interessi e delle necessità, che sono irrilevanti nel mondo del diritto e che per questo motivo non possono essere presi in considerazione dal giudice o dall’arbitro.
COA Salerno: Offerta formativa 2010 di deontologia ed ordinamento forense.
26/04/2010 (ore 16 Aula Parrilli)
“Struttura, funzioni ed organi della Cassa di Previdenza Forense e riforma dell’Ordinamento professionale”
17/05/2010 (ore 16 Aula Parrilli)
“Rapporti tra Avvocatura ed organi dell’informazione: diritto di cronaca e deontologia forense”
07/06/2010 (ore 16 Aula Parrilli)
“Tecniche difensive, nella fase preliminare ed in quella del giudizio, nel procedimento disciplinare”
27/09/2010 (ore 16 Aula Parrilli)
“Difesa ed Avvocatura nella Carta Costituzionale”.
21/10/2010 (ore 16 Aula Parrilli)
Prof. Avv. Angela Di Stasi
“Il Codice Deontologico forense europeo”
15/11/2010 (ore 16 Aula Parrilli)
Avv. Edilberto Ricciardi
“La riforma della Legge Professionale”
22/11/2010 (ore 16 Aula Parrilli)
Avv. Maurizio Monina
“L’art. 38 del cod. deontologico forense: l’inadempimento dell’avvocato”
13/12/2010 (ore 16 Aula Parrilli)
“Il divieto di accaparramento di clientela (art. 19 codice deontologico forense)”
PER LA PARTECIPAZIONE A CIASCUN INCONTRO VERRANNO RICONOSCIUTI N. 2 CREDITI FORMATIVI.
Napolitano promulga la legge sul legittimo impedimento.
Roma, 07 aprile-Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha oggi promulgato il disegno di legge sul legittimo impedimento del presidente del Consiglio e dei singoli ministri a comparire in processo.
Il provvedimento, approvato in via definitiva dal Senato il 10 marzo scorso, entrerà in vigore a partire dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
"Apprezzabile interesse al sereno svolgimento di rilevanti funzioni istituzionali" – a quanto si apprende in ambienti del Quirinale, a proposito della promulgazione, dopo approfondito esame, della legge recante "disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza", punto di riferimento del Presidente della Repubblica è rimasto il riconoscimento - già contenuto nella sentenza della Corte costituzionale n. 24 del 2004 - dell'"apprezzabile interesse" ad assicurare "il sereno svolgimento di rilevanti funzioni" istituzionali, interesse "che può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali di diritto".
In questo quadro la legge approvata dalle Camere il 10 marzo scorso è - secondo le fonti del Quirinale - apparsa rivolta a "tipizzare" l'impedimento legittimo disciplinato dall'art. 420-ter del Codice di procedura penale, che la legge espressamente richiama, in un contesto di leale collaborazione istituzionale tra autorità politica e autorità giudiziaria.
Alfano: riforma e statuto per tutte le professioni entro fine legislatura.
Roma, 7 apr. - "Il governo, entro la fine di questa legislatura, intende siglare la riforma delle professioni e lo statuto dei professionisti. Ci sembra un tempo ragionevole per una riforma discussa e attesa da decenni".
Così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, spiega l'obiettivo dell'incontro con i rappresentanti degli ordini professionali convocato dallo stesso ministro per il 15 aprile.
Secondo Alfano, nell'incontro con i rappresentanti degli ordini professionali si parlerà di "formazione e società tra professionisti".
Temi su cui, secondo Alfano, "ci sarà una scelta condivisa che verrà presa insieme agli attori coinvolti. L'obiettivo è modernizzare il sistema, come si vedrà. Per quanto riguarda - aggiunge - le società tra professionisti, l'importante è non recedere il legame fiduciario tra professionista e cliente, cosa che potrebbe accadere con la spersonalizzazione dei servizi".
Per il titolare del ministero di Via Arenula, sulla riforma "la linea di fondo dell'esecutivo dice di no a un'insalata mista e sì a principi generali che si possano legare a scelte specifiche".
"Si può seguire - conclude - il percorso tracciato con la riforma degli avvocati e puntare su una riforma generale e poi, a seguire, quella per le singoli professioni che oggi si trovano ad autogovernarsi con statuti vecchi e arretrati".
COA Salerno: offerta formativa 2010 di Diritto Comunitario.
Compensazione delle spese ed obbligo di motivazione (Tribunale Napoli, sez. VI civile, sentenza 10/02/2010).
Con la pronuncia in disamina il Tribunale di Napoli, adito in appello dall’opponente di sanzione amministrativa vittorioso in primo grado avanti al Giudice di Pace, ha manifestato di aderire all’indirizzo espresso recentemente dal Supremo Collegio suprema Corte nell’ordinanza n. 4159/2010, pur non richiamandola espressamente in motivazione.
Con la pronuncia impugnata il Giudice di Pace, pur accogliendo il ricorso in opposizione per carenza di prova ella notifica del verbale opposto, aveva disposto la compensazione delle spese di lite, ma senza motivare la decisione.
Ha rilevato il Tribunale di Napoli che, non ricorrendo, nel caso in esame, nessuna delle due ipotesi previste dall’art. 92 c.p.c ai fini della compensazione (soccombenza reciproca o esistenza di giusti motivi), l’esercizio di tale potere da parte del Giudice si risolve in un mero arbitrio (lesivo del diritto alla tutela giurisdizionale contemplato dalla Costituzione).
Pur ammettendo che il Giudice di Pace abbia – nel caso di specie - compensato le spese sul presupposto che trattavasi di causa in cui il privato avrebbe potuto attuare una difesa in proprio, cioè senza l’assistenza tecnica di un avvocato, ebbene , anche questa motivazione sarebbe insufficiente ai fini di giustificare detta pronuncia, perché la difesa in proprio è una mera facoltà garantita al privato che, in quanto tale, può essere o meno esercitata in piena libertà da suo titolare.
Con la conseguenza che non si può imputare a colpa il mancato esercizio della facoltà di difendersi personalmente.
Pertanto, non è consentito al Giudice “sanzionare” il detto mancato esercizio attraverso l’accollo delle spese.
Il Tribunale ha evidenziato, infine, il senso dell’obbligo di motivazione imposto al Giudice affermando che, in carenza dei presupposti di cui all’art. 92 c.p.c., così come il mancato esercizio del potere di compensazione non richiede alcuna motivazione (dal momento che la giustificazione della mancata compensazione è ricavabile dalla carenza dei presupposti di legge), allo stesso modo il suo esercizio, per non risolversi in mero arbitrio, deve essere necessariamente motivato, nel senso che le ragioni in base alle quali il Giudice abbia accertato e valutato la sussistenza dei presupposti di legge devono emergere, se non da una motivazione esplicitamente “specifica”, quanto meno da quella complessivamente adottata a fondamento dell’intera pronuncia cui la decisione di compensazione delle spese accede”.
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE-SEZIONE II CIVILE
Ordinanza 12 novembre 2009 - 22 febbraio 2010, n. 4159
(Presidente Settimj - Relatore De Chiara)
che con la sentenza impugnata il Tribunale di Roma, in riforma della sentenza di primo grado, ha accolto l'opposizione ai sensi degli artt. 22 e ss. l. 24 novembre 1981, n. 689 proposta dal sig. G. D. in relazione a illeciti stradali, ma ha compensato fra le parti le spese di entrambi i gradi del giudizio di merito in considerazione dei “termini della vicenda”, senza alcun'altra indicazione;
che l'opponente ha quindi proposto ricorso per cassazione per un solo motivo, riguardante la immotivata compensazione delle spese processuali, cui ha resistito l'intimato Comune di Roma con controricorso;
che l'unico motivo di ricorso, con cui si censura l'immotivata compensazione delle spese processuali, è manifestamente fondato, in base al disposto dell'art. 92, secondo comma, c.p.c., nel testo modificato dall'art. 2, primo comma, lett. a), l. 28 dicembre 2005 n. 263, secondo cui i motivi per i quali il giudice ritiene di disporre la compensazione fra le parti delle spese processuali devono essere “esplicitamente indicati”, mentre nella specie il Tribunale ha fatto ricorso ad una mera clausola di stile;
che la sentenza impugnata va pertanto cassata, in relazione alla censura accolta, con rinvio al giudice indicato in dispositivo, il quale si atterrà al principio di diritto sopra enunciato e provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata in relazione alla censura accolta e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, al Tribunale di Roma in persona di altro giudice.
GIUSTIZIA CIVILE: AL SUD PROCESSI DURANO IL DOPPIO DEL NORD.
(AGI) - Roma, 5 apr. - Giustizia civile in evidente difficolta’. Nel Nord Italia i procedimenti durano la meta’ di quanto durano al Sud.
E’ quanto emerge da uno studio della Banca d’Italia dedicato ai divari territoriali nella giustizia civile in Italia.
Sulla base dei dati forniti dal ministero della Giustizia - scrive Banca d’Italia - la durata stimata dei procedimenti nei distretti del Mezzogiorno nel 2006, era di 1.209 giorni per la cognizione normale e 1.031 giorni per le cause in materia di lavoro, previdenza e assistenza; al Centro-Nord i valori si attestavano rispettivamente a 842 e 521 giorni.
Considerando i singoli distretti, la durata dei procedimenti di cognizione ordinaria nei tribunali del distretto meno efficiente, Lecce, era pari a circa tre volte quella del distretto piu’ efficiente, Torino.
Piu’ marcate risultavano le differenze nel caso di procedimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza: la durata media nel distretto meno efficiente, Taranto, era pari a circa sette volte quella del distretto maggiormente efficiente, sempre Torino.