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Timestamp: 2013-05-26 07:52:51+00:00
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CONTRADA, CORTE D’APPELLO AMMETTE REVISIONE PROCESSO | Regione Siciliana.com
CONTRADA, CORTE D’APPELLO AMMETTE REVISIONE PROCESSO	Added by Massimo on 24 settembre 2011.Saved under CronacaTags: bruno contrada, caltanissetta, corte d'appello, giuseppe lipera, processo, revisione	La Corte d’appello di Caltanissetta ha ammesso la revisione del processo a Bruno Contrada, ex funzionario del Sisde, condannato a dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo di revisione si aprirà il prossimo 8 novembre, poco più di quattro anni dopo la sentenza con cui la Cassazione – nel maggio 2007 – confermava la pena comminata nel processo celebrato a febbario 2006. Contrada era stato accusato da pentiti – tra cui Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta e Giuseppe Marchese – di aver fornito informazioni ad alcuni boss di Cosa Nostra e di aver favorito la fuga di pericolosi latitanti. Già uomo di punta dell’Antimafia, Contrada era stato arrestato nel 1992 ed era già stato assolto una prima volta nel 2001 con una sentenza con cui la Corte d’appello azzerava la sentenza di condanna a dieci anni inflitta nel 1996.
Si dice “frastornato”, al telefono, il difensore dell’ex numero 3 del Sisde Bruno Contrada, commentando la notizia della revisione del processo che vede condannato a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa il suo cliente ottantenne. L’avvocato Giuseppe Lipera dice che la revisione gli sembrava “impossibile” e che è “pessimista” in merito alla stessa revisione. “In quegli anni – aggiunge Lipera – sono successe tante cose strane. Non è del resto l’unico processo che passerà da una revisione”. Il processo di revisione inizierà l’8 novembre davanti la Corte d’appello di Caltanissetta. “Assisto chiunque; difendo, con tutto me stesso, gli innocenti e gli incolpevoli”, ha aggiunto commosso Lipera. La decisione di riaprire il processo arriva dopo poco più di quattro anni dopo la sentenza con cui la Cassazione – nel maggio 2007 – confermava la pena comminata nel processo celebrato a febbario 2006. Contrada era stato accusato da pentiti – tra cui Gaspare Mutolo, Tommaso Buscetta e Giuseppe Marchese – di aver fornito informazioni ad alcuni boss di Cosa Nostra e di aver favorito la fuga di pericolosi latitanti. Già uomo di punta dell’Antimafia, Contrada era stato arrestato nel 1992 ed era già stato assolto una prima volta nel 2001 con una sentenza con cui la Corte d’appello azzerava la sentenza di condanna a dieci anni inflitta nel 1996. Il 17 settembre Giuseppe Libera aveva scritto una lettera indirizzandola al ministro della Giustizia, alla Corte d’Appello di Caltanissetta, al Consiglio Superiore della Magistratura e al Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte Suprema di Cassazione contenente alcuni rilievi al provvedimento di archiviazione disposto dal procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione avverso l’esposto dell’ex numero tre del Sisde Bruno Contrada, attualmente in carcere, ed un sollecito sulla domanda di revisione del processo Contrada. presentata dopo l’uscita del libro di Antonio Ingroia, “Nel labirinto degli Dei”, che, secondo il legale difensore di Contrada, Giuseppe Lipera, avrebbe gettato nuova luce sulle dichiarazioni del pentito Vincenzo Scarantino. Scarantino, infatti, definito dallo stesso Ingroia “criminale di infimo livello”, dopo aver “reclamato” la presenza di magistrati della Procura di Palermo, interrogato da Ingroia, avrebbe rivolto accuse “minuziose e precise, apparentemente riscontrabili” nei confronti dell’ ex dirigente della Polizia di Stato, che tuttavia, in seguito agli approfondimenti della Polizia Giudiziaria, non erano state riscontrate e che, di conseguenza, i Magistrati assegnatari del procedimento a carico del predetto avevano scelto di non inserire agli atti e di non farne menzione alcuna.
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