Source: https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2016/spetta_al_contribuente_onere_provare_componenti_negativi_del_reddito_impresa
Timestamp: 2018-07-19 19:08:13+00:00
Document Index: 117816878

Matched Legal Cases: ['art.2697', 'art.109', 'art.32', 'sentenza ', 'art.75', 'art. 39', 'art.39', 'art.39', 'sentenza ', 'art. 32']

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Spetta al contribuente l'onere di provare i componenti negativi del reddito di impresa
Il contribuente che allega un fatto impeditivo dell'imposizione tributaria deve provare la effettiva sussistenza di compensi negativi del reddito e la loro inerenza ad attività produttive di ricavi. Cassazione 11942/2016
Spetta al contribuente, che allega un fatto impeditivo dell'imposizione tributaria, l'onere di provare la effettiva sussistenza di compensi negativi del reddito e la loro inerenza ad attività produttive di ricavi, così come la prova relativa al pagamento di debiti non documentati.
Una SPA ricorreva contro avviso di accertamento con il quale l'Agenzia delle Entrate riprendeva a tassazione oltre 120mila euro di debiti pagati, considerati passività inesistenti in quanto non documentati e a favore di soggetti non individuati; riprendeva a tassazione anche prelievi bancari di importi rilevanti riversati in cassa pur in presenza di conti con saldo a debito.
La società vinceva parzialmente in primo grado e in appello, ma l'Ufficio propone ricorso in Cassazione, che lo accoglie.
La Suprema Corte ritiene fondati alcuni dei motivi di ricorso proposti dall'Ufficio.
Sul primo motivo di ricorso, relativo al pagamento di debiti ritenuti inesistenti in quanto non documentati, la Cassazione così afferma: «Il giudice di appello ha ritenuto che: la posta passiva di euro 125.481, annotata nel conto debiti verso altri soggetti, era stata debitamente documentata mediante produzione di una delibera assembleare del 5.6.2000, che autorizzava l'amministratore a richiedere ai soci versamenti infruttiferi; che era " nell'ordine naturale delle cose" l'avvenuta restituzione di detti finanziamenti; che era onere dell'Ufficio dimostrare l'eventualità che i finanziamenti non fossero mai stati erogati, attraverso un controllo contabile degli anni precedenti. L'argomentazione è censurabile sia per violazione della regola di ripartizione dell'onere della prova stabilito dall'art.2697 cod.civ., sia per vizio della motivazione. L'adozione di un verbale di assemblea che semplicemente autorizzi l'amministratore a richiedere finanziamenti ai soci (sino alla concorrenza di un determinato importo) non costituisce, sul piano logico, prova dell'effettiva dazione dei finanziamenti autorizzati e della loro successiva restituzione per l'importo indicato nel bilancio. Spetta al contribuente, che allega un fatto impeditivo della pretesa tributaria, l'onere di provare la effettiva sussistenza di componenti negativi del reddito di impresa, nonché l'inerenza degli stessi ad attività produttive di ricavi o altri proventi ai sensi dell'art.109 comma 5 d.P.R. 22 dicembre 1986 n.917. (in senso conforme Sez. 5, Sentenza n. 25282 del 16/12/2015, Rv. 638007Sez. 5, Sentenza n. 1691 del 29/01/2016, Rv. 638736)».
Il Collegio passa poi ad esaminare altro motivo di ricorso, relativo alla ripresa a tassazione dei prelievi bancari, e così espone: «La Commissione tributaria regionale ha considerato i prelevamenti bancari giustificati "per urgenti necessità di cassa", ed ha ritenuto onere dell'Ufficio compiere accertamenti sulla consistenza della cassa al fine di verificare se nella formazione dell'attivo di euro 360.000 circa "fossero confluiti assegni ed effetti di non immediata negoziabilità". Il giudice di merito non ha considerato che l'art.32 comma I lett.b) d.P.R. 29 settembre 1973 n.600 determina uni inversione dell'onere della prova ponendo a carico del contribuente il compito di dimostrare chi sia il reale beneficiario del prelievi bancari, altrimenti considerati come ricavi non contabilizzati; inoltre ha indebitamente posto a carico dell'Amministrazione finanziaria l'onere di verificare la composizione della cassa al fine di accertare l'eventuale presenza di mezzi di pagamento non liquidi, tali da giustificare l'immissione di ulteriori disponibilità finanziarie prelevate da un conto bancario passivo. La motivazione è carente nella parte in cui attribuisce rilevanza probatoria ad una mera ipotesi circa asserite ma indimostrate "urgenze di cassa", e nella parte in cui non dà risposta alla argomentazione presuntiva dell'Ufficio circa la destinazione dei prelievi bancari a pagamenti di acquisti "in nero", desunta dalla natura palesemente antieconomica di una operazione di prelevamento di somme di denaro dal conto corrente, avente l'effetto di aggravare l'esposizione bancaria della società, al fine di riversare le medesime somme sul conto cassa avente un saldo attivo già elevato».
Poi la Suprema Corte passa all'ulteriore motivo di ricorso, relativo alla dimostrazione dell'inerenza all'attività di impresa di alcune spese: «La sentenza impugnata, nella parte in cui ha ritenuto la deducibilità dei costi per euro 12.080 sulla base della mera "plausibilità" della destinazione di tali somme all'acquisto di "strenne natalizie doni pasquali ecc.", viola il disposto dell'art.75 d.P.R. 22 dicembre 1986 n.917, vigente ratione temporis, secondo cui le spese ed in genere i componenti negativi del reddito di impresa devono essere adeguatamente documentati in modo che ne risulti l'effettiva inerenza all'attività di impresa».
Infine, il Collegio accoglie anche l'ulteriore motivo di ricorso, relativo alla tipologia di accertamento adottata dall'Ufficio, nella fattispecie quella dell'accertamento analitico-induttivo ex art. 39, comma 1, lettera d) del D.P.R. n. 600/1973: «Il giudice di appello ha annullato la determinazione induttiva dei maggiori ricavi ritenendo l'insussistenza del presupposto della inattendibilità complessiva delle scritture contabili richiesto dagli artt. 39 comma 1 lett.d) e 40 d.P.R. 29 settembre 1973 n.600. Il presupposto della inattendibilità complessiva delle scritture contabili è invece richiesto dall'art.39 comma 2 lett.d) d.P.R. 29 settembre 1973 n.600 per procedere all'accertamento induttivo puro o induttivo extracontabile, mentre nel caso in esame l'Ufficio ha proceduto all'accertamento analitico-induttivo previsto dall'art.39 comma 1 lett.d) d.P.R. 29 settembre 1973 n.600».
Dopo aver cassato la sentenza impugnata, la Cassazione rinvia alla Commissione Tributaria Regionale in altra composizione per un nuovo esame del caso.
Per la Cassazione spetta al contribuente, che allega un fatto impeditivo dell'imposizione tributaria, l'onere di provare la effettiva sussistenza di compensi negativi del reddito e la loro inerenza ad attività produttive di ricavi.
Il pagamento di debiti non documentati equivale, per la Suprema Corte, alla mancata prova della effettiva sussistenza di componenti negativi del reddito: questo passaggio della pronuncia è assai discutibile perché equipara, nell'effetto finale, i debiti ai componenti negativi di reddito.
Art. 109 - Norme generali sui componenti del reddito d'impresa
c) per le società e gli enti che hanno emesso obbligazioni o titoli similari la differenza tra le somme dovute alla scadenza e quelle ricevute in dipendenza dell'emissione è deducibile in ciascun periodo di imposta per una quota determinata in conformità al piano di ammortamento del prestito.
3-sexies. Al fine di disapplicare le disposizioni di cui ai commi 3-bis e 3-ter il contribuente interpella l'amministrazione ai sensi dell'articolo 11, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, recante lo Statuto dei diritti del contribuente.
a) quelli imputati al conto economico di un esercizio precedente, se la deduzione è stata rinviata in conformità alle precedenti norme della presente sezione che dispongono o consentono il rinvio;
b) quelli che pur non essendo imputabili al conto economico, sono deducibili per disposizione di legge.
PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244.
Le spese e gli oneri specificamente afferenti i ricavi e gli altri proventi, che pur non risultando imputati al conto economico concorrono a formare il reddito, sono ammessi in deduzione se e nella misura in cui risultano da elementi certi e precisi.
5. Le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi. Se si riferiscono indistintamente ad attività o beni produttivi di proventi computabili e ad attività o beni produttivi di proventi non computabili in quanto esenti nella determinazione del reddito sono deducibili per la parte corrispondente al rapporto tra l'ammontare dei ricavi e altri proventi che concorrono a formare il reddito d'impresa o che non vi concorrono in quanto esclusi e l'ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi. Le plusvalenze di cui all'articolo 87, non rilevano ai fini dell'applicazione del periodo precedente. Fermo restando quanto previsto dai periodi precedenti, le spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande, diverse da quelle di cui al comma 3 dell'articolo 95, sono deducibili nella misura del 75 per cento.
6. COMMA ABROGATO DALLA L. 24 DICEMBRE 2007, N. 244. (133)
8. In deroga al comma 5 non è deducibile il costo sostenuto per l'acquisto del diritto d'usufrutto o altro diritto analogo relativamente ad una partecipazione societaria da cui derivino utili esclusi ai sensi dell'articolo 89.
9. Non è deducibile ogni tipo di remunerazione dovuta:
a) su titoli, strumenti finanziari comunque denominati, di cui all'articolo 44, per la quota di essa che direttamente o indirettamente comporti la partecipazione ai risultati economici della società emittente o di altre società appartenenti allo stesso gruppo o dell'affare in relazione al quale gli strumenti finanziari sono stati emessi;
b) relativamente ai contratti di associazione in partecipazione ed a quelli di cui all'articolo 2554 del codice civile allorchè sia previsto un apporto diverso da quello di opere e servizi.
Corte di Cassazione civile Sentenza n. 11942 del 10/06/2016:
A seguito di processo verbale di constatazione del 27.5.2005, l'Agenzia delle Entrate emetteva nei confronti di Saima spa, esercente l'attività di vendita all'ingrosso di prodotti per pasticceria e gelateria, un avviso di accertamento con il quale effettuava le seguenti riprese a tassazione:1) importo di Euro 125.481 del conto "debiti verso altri soggetti" considerato passività inesistente poichè costituito da pagamenti per debiti non documentati ed a favore di soggetti non individuati; 2)importo di Euro 86.500 costituito da due prelevamenti bancari effettuati su conti della società con saldo a debito, contestualmente riversati sul conto cassa della società che invece presentava un saldo attivo di Euro 367.000 e di Euro 379.363: l'Ufficio considerava inverosimile, perchè antieconomico, che tali prelievi fossero stati destinati dalla società a sè stessa e li qualificava ricavi non contabilizzati in forza della presunzione stabilita dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32, comma 1; 3) Euro 12.080 di costi indeducibili per indimostrata inerenza, non essendo identificati i beneficiari quanto a spese di ristorazione, doni pasquali e natalizi, indumenti, e non essendo indicato il nome della società e l'automezzo quanto alle spese di carburante; considerate le irregolarità riscontrate nella contabilità, l'Ufficio procedeva alla ricostruzione dei ricavi applicando un ricarico medio del 23,86 %, accertando i maggiori ricavi e il maggior reddito conseguente.