Source: http://www.evarconews.it/autopsia-di-una-delibera-di-giunta/
Timestamp: 2017-09-26 14:37:21+00:00
Document Index: 162248321

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 61', 'art. 6', 'art. 6']

AUTOPSIA DI UNA DELIBERA DI GIUNTA |
AUTOPSIA DI UNA DELIBERA DI GIUNTA
In preda a “narcisismo patologico” vi comunico che sarete tediati, nelle elucubrazioni mentali del “mattinale” odierno, da una lezione di fondamenti di diritto inerente i principi dell’attività amministrativa, Legalità, Imparzialità, Buona amministrazione e Ragionevolezza.
Un atto amministrativo deve essere informato a questi principi costituzionali e, come è chiaro a tutti, si suddivide in tre parti, l’intestazione, la parte centrale che comprende il preambolo, la motivazione, il dispositivo e la parte finale o conclusione.
Per motivi professionali per anni ho letto, esaminato, interpretato leggi, circolari atti amministrativi, abituandomi a controllarne in profondità la stesura e la corretta composizione formale e sostanziale.
Recentemente, come i pochi lettori conoscono, mi sono attirato le “paternali” del primo cittadino di Noto quando ho definito le decisioni della giunta comunale in relazione alla determinazione dei compensi dei componenti il consiglio di amministrazione della azienda Aspecon concretizzatosi con la deliberazione n. 279 del 26 novembre 2014, pubblicata il giorno seguente all’albo pretorio comunale, sostanzialmente inopportune e scandalose in considerazione del particolare periodo di crisi in cui viviamo.
Per amor di patria avevo deliberatamente evitato di evidenziare sostanziali e palesi elementi di illegittimità normativa della “inopportuna delibera” aspettando, purtroppo inutilmente, per qualche giorno un segnale di “ravvedimento operoso” da parte dell’amministrazione attiva.
Mi accingo quindi, con apparente presuntuosa arroganza, ad effettuare l’autopsia di un atto che purtroppo, a mio avviso, nasce già morto e sepolto.
Tralasciando l’Intestazione della deliberazione in oggetto andiamo alla parte centrale che è il cuore e il fondamento giuridico del provvedimento in questione:
“Premesso che all’art. 6 comma 4 lo statuto dell’Azienda Speciale Aspecon prevede che sia la Giunta Comunale a stabilire il compenso spettante ad ogni componente e al Presidente, previsto nella misura non superiore all’80% per il Presidente e al 70% per i componenti rispetto all’indennità spettante al Sindaco del Comune di Noto;”
Tale premessa nel preambolo che fa riferimento all’art. 6 comma 4 dello Statuto dell’Aspecon richiamante l’art. 1 comma 725 della legge 296 del 2006 che qui, per comodità si riporta, “Nelle società a totale partecipazione di comuni o province, il compenso lordo annuale, onnicomprensivo, attribuito al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione, non può essere superiore per il presidente all’70 per cento e per i componenti al 60 per cento delle indennità spettanti, rispettivamente, al sindaco e al presidente della provincia ai sensi dell’articolo 82 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Resta ferma la possibilità di prevedere indennità di risultato solo nel caso di produzione di utili e in misura comunque non superiore al doppio del compenso onnicomprensivo di cui al primo periodo. Le disposizioni del presente comma si applicano anche alle società controllate, ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, dalle società indicate nel primo periodo del presente comma.(comma così modificato dall’art. 61, comma 12, legge n. 133 del 2008) è errata perché tale articolato prevede rispettivamente il 70 e 60 per cento norma statutaria successivamente cassata ex lege da altra normativa ;
“Richiamato l’art. 6 comma 5 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito nella legge n. 122\2010”
Tale articolato nulla innova in quanto lo Statuto Aspecon risulta normativamente adeguato;
La delibera non richiama, con insuperabile vizio di illeggitimità, invece l’art. 6 comma 6 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito nella legge n. 122\2010 che così recita: “Nelle società inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell’articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, nonché nelle società possedute direttamente o indirettamente in misura totalitaria, alla data di entrata in vigore del presente provvedimento dalle amministrazioni pubbliche, il compenso di cui all’articolo 2389, primo comma, del codice civile, dei componenti degli organi di amministrazione e di quelli di controllo è ridotto del 10 per cento. La disposizione di cui al primo periodo si applica a decorrere dalla prima scadenza del consiglio o del collegio successiva alla data di entrata in vigore del presente provvedimento. La disposizione di cui al presente comma non si applica alle società quotate e alle loro controllate.”
Questo comma di legge stabilisce che ai componenti degli organi di amministrazione delle società controllate, ed è questo il caso, deve essere ridotto del 10 per cento e inoltre che tale norma si applichi a decorrere dalla prima scadenza del consiglio di amministrazione.
E’ evidente che con questa norma si stabilisce che il compenso dei membri del CDA dell’Aspecon deve essere decurtato del 10 per cento rispetto a quanto percepito dal consiglio di amministrazione precedente che per la cronaca si attestava intorno alle 400 euro lorde per i consiglieri e 700 euro lordi per il presidente, cifre molto lontane da quanto indicato dal Sindaco attraverso le pagine di questo blog.
Quindi preambolo, motivazioni e, conseguentemente, dispositivo errato, incompleto e illegittimo.
Pertanto, con sincero spirito di collaborazione democratica e con gandhiana umiltà, onde evitare il ricorso per procurato danno erariale al Corte dei Conti, si prega di voler revocare la delibera di giunta municipale 279 del 26 novembre 2011.
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