Source: https://canestrinilex.com/risorse/ne-bis-in-idem-processuale-cass-3465505/
Timestamp: 2020-08-15 01:33:25+00:00
Document Index: 109907259

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 649', 'sentenza ', 'art. 606']

Ne bis in idem processuale (Cass., 34655/05)
Medesimo fatto significa coincidenza di tutte le componenti della fattispecie concreta oggetto dei due processi, onde il “medesimo fatto” esprime l’identità storico-naturalistica del reato, in tutti i suoi elementi costitutivi identificati nella condotta, nell'evento e nel rapporto di causalità, in riferimento alle stesse condizioni di tempo, di luogo e di persona.
SENTENZA N. 34655
UD. 28/6/2005 - DEPOSITO DEL 28/09/2005
Con sentenza del 30.1.2004, il Tribunale di Brescia, in composizione monocratica, nel corso delle formalità di apertura del dibattimento, sentite le parti, a norma degli artt. 129 e 649 c.p.p. dichiarava di non doversi procedere nei confronti di Donati Giovanni Angelo e di BG, in quanto i reati loro contestati erano stati già oggetto di sentenza di condanna emessa il 15.5.2001 dallo stesso tribunale, contro la quale era stato proposto appello dagli imputati.
Il tribunale giustificava la pronuncia di improcedibilità rilevando che si era verificata una duplicazione del processo per il medesimo fatto contro le stesse persone e che, pur se la precedente sentenza non era ancora passata in giudicato, sussisteva una situazione di bis in idem sostanziale che rendeva applicabile la disposizione dell’art. 649 c.p.p., la cui portata deve considerarsi più ampia di quella risultante dal tenore letterale ed implica l’operatività del divieto di un secondo giudizio anche rispetto ad un procedimento definito con sentenza di primo grado non ancora irrevocabile.
Premesso che nel vaglio della censura di violazione di norme processuali, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. c) c.p.p., la Corte di cassazione è giudice anche del fatto e che, ai fini dell'accertamento dell'error in procedendo, può accedere all’esame diretto dei relativi atti processuali (Cass., Sez. Un., 30 ottobre 2002, Arrivoli, rv. 222553, e Sez. Un., 31 ottobre 2001, Policastro, rv. 220092), deve porsi in risalto che, nel primo processo, la Corte di Appello di Brescia ha confermato la condanna del D. e del B. pronunciata dal tribunale il 15.5.2001 per il concorso nel delitto di ricettazione, avendo gli imputati “ricevuto da altre persone allo stato non identificate n. 2137 camicie, 1913 delle quali rinvenute nella ditta del B. e le restanti 224 nell’autovettura utilizzata dal D., compendio di furto perpetrato in data 20.9.1996 in Sommacampagna ai danni della ditta Heris Group s.r.l.” (capo L). Nel secondo processo, conclusosi con la dichiarazione di improcedibilità, è stato contestato il reato di ricettazione sia al D., per avere ricevuto 224 camicie, che al B., per avere ricevuto 1913 camicie: nei capi di imputazione risulta anche specificato che i beni ricettati erano stati sottratti in data 20.9.1996 alla Heris Group s.r.l.-
Infine, deve segnalarsi che una delle più lucide ed esaurienti applicazioni dei principi di preclusione e di consumazione del potere è stata recentemente fornita dalle Sezioni Unite allorché è stato stabilito che, qualora il P.M., nelle more della decisione sull’appello proposto contro l'ordinanza reiettiva della richiesta di misura cautelare personale, rinnovi la domanda nei confronti dello stesso indagato e per lo stesso fatto, allegando elementi probatori “nuovi”, preesistenti o sopravvenuti, é precluso al giudice, in pendenza del procedimento di appello, decidere in merito alla medesima domanda cautelare (Cass., Sez. Un., 31 marzo 2004, Donelli, rv. 227358). Nella decisione sono state spiegate le possibili interferenze tra competenze funzionali diversificate rilevando come “alla luce di una complessiva lettura delle linee logico-sistematiche sia del fenomeno cautelare che della categoria delle preclusioni endoprocedimentali, il rapporto fra le due soluzioni non si configuri in termini di concorrenza, bensì di alternatività. S’intende cioè sostenere il principio per cui, qualora il pubblico ministero si determini a coltivare contemporaneamente entrambe le vie (…), al G.i.p. sia preclusa, in pendenza dell’appello avverso la sua prima decisione, la potestà di statuire ancora in ordine alla medesima domanda devoluta in sede di gravame al vaglio del tribunale della libertà. Non può invero consentirsi all’organo dell’accusa, nell’investire della decisione sulla stessa azione cautelare diversi giudici, di perseguire l’abnorme risultato di un duplice, identico, titolo, l’uno a sorpresa e immediatamente esecutivo, l’altro disposto all’esito di contraddittorio camerale e del quale resta sospesa l’esecutività fino alla decisione definitiva”.
Ne bis in idem tributario e penale: come sollevare legittimità costituzionale (Corte cost. 114/20)