Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-30827-del-26-11-2019
Timestamp: 2020-08-06 02:03:18+00:00
Document Index: 67782424

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Sentenza Cassazione Civile n. 30827 del 26/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30827 del 26/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 26/11/2019, (ud. 11/09/2019, dep. 26/11/2019), n.30827
sul ricorso 16524-2018 proposto da:
dell’avvocato ASTOLFO DI AMATO, rappresentata e difesa dall’avvocato
DOMENICO STANGA;
avverso la sentenza n. 9886/6/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE della CAMPANIA, depositata il 21/11/2017;
La Commissione tributaria provinciale di Napoli con sentenza 17942/16, sez. 23, accoglieva parzialmente il ricorso proposto dalla Safin spa avverso l’avviso di liquidazione n. (OMISSIS) per registro 2012.
Avverso detta decisione l’Agenzia delle Entrate proponeva appello innanzi alla CTR Campania chiedendo la conferma in toto dell’avviso di liquidazione.
Si costituiva la contribuente che, a sua volta, proponeva appello incidentale per sentir accogliere integralmente le proprie deduzioni in primo grado.
Il giudice di seconde cure, con sentenza 9886/6/2017, confermava, sia pure con diversa motivazione, la sentenza di primo grado.
Avverso la detta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione la Safin spa sulla base di un motivo illustrato con memoria.
Con l’unico motivo di ricorso la società ricorrente deduce la violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 40, della L. n. 212 del 2000, art. 7, della L. n. 241 del 1990, art. 3 e dell’art. 24 Cost. laddove la sentenza impugnata ha ritenuto legittimo il mutamento dell’imposta di registro da proporzionale a fissa operato dall’Agenzia delle Entrate soltanto a seguito della notifica del ricorso introduttivo della controversia.
Sostiene a tale proposito che vi sarebbe stata in corso di causa una illegittima modifica del presupposto impositivo da parte dell’Agenzia poichè l’atto impugnato non reca alcun riferimento alla tassazione in misura fissa contenendo esso l’importo di Euro 336,00 affiancato dalla dicitura “REGISTRO ALTRE VOCI – PROP”.
Sotto tale profilo l’Ufficio avrebbe mutato il presupposto dell’imposizione sostenendo che l’imposta fissa era stata duplicata in applicazione del principio di enunciazione ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 22, riportando il decreto ingiuntivo sottoposto ad imposta di registro il riferimento ad un atto di cessione del credito non sottoposto alla imposta in questione che dunque veniva applicata in aggiunta a quella sul decreto ingiuntivo
Va premesso che la dedotta applicazione dell’imposta di registro sulla cessione di credito è stato oggetto di annullamento da parte della sentenza di primo grado confermata da quella di appello e che su tale aspetto, in assenza di ricorso per cassazione da parte dell’Agenzia, si è formato il giudicato.
Nel caso di specie, questa Corte di Cassazione ha già avuto occasione di chiarire che in tema di imposta di registro sugli atti giudiziari (come il decreto ingiuntivo per cui è causa) il presupposto del tributo è costituito, ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 37, dall’esistenza di un titolo giudiziale soggetto a registrazione. (Cass. 12480/18).
Parimenti, in relazione ad altre imposte si è affermato, ad esempio, che: in tema di IRAP il presupposto impositivo è costituito dall’esistenza di una autonoma organizzazione(Cass.9786/18); in tema di imposta comunale sulla pubblicità il presupposto impositivo non è la concreta utilizzazione del mezzo pubblicitario mediante il quale il messaggio viene diffuso, bensì la mera disponibilità di un mezzo destinato al potenziale uso pubblicitario (Cass. 12783/18); in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), il presupposto impositivo del tributo è costituito ai sensi del D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 3, dalla proprietà o altro diritto reale sul bene (Cass. 13061/17) e così via.
Certamente invece non costituisce presupposto dell’atto tributario l’aliquota d’imposta che viene applicata nè se essa sia fissa ovvero proporzionale così come non costituisce presupposto la percentuale applicabile.
La sentenza n. 9400 del 2007, infatti, tratta di mutamento di presupposto costituito “dall’effetto traslativo della proprietà di beni” rispetto “all’asserita equiparazione dell’assegnazione dei beni ad una condanna di consegna degli stessi ai creditori” e, quindi, riguardante la natura e gli effetti dell’atto soggetto ad imposizione e non già la fissazione dell’aliquota fissa o proporzionale che è considerata come mera conseguenza del mutamento del presupposto e non già come presupposto essa stessa.
Dalla documentazione allegata al ricorso risulta infatti, che l’avviso di liquidazione era stato emesso ” in relazione al decreto ingiuntivo n. (OMISSIS) del 17/9/12 emesso dal trib. Napoli sez. Portici e per i seguenti motivi: TU imposta di registro D.P.R. n. 131 del 1986 omesso pagamento imposte ed oneri accessori dovuti su decreto ingiuntivo tra Safin spa vs A.T.”.
Non è pertanto dubbio che l’avviso di liquidazione indichi in maniera esatta il presupposto e contenga una chiara ed esaustiva motivazione ove viene chiarito che l’imposta si riferisce esclusivamente al predetto decreto ingiuntivo.
E’ ben vero che nel suo prosieguo l’avviso di liquidazione indica la somma liquidata in Euro 336,00 con la dizione “registro: altre voci prop.” ma tale indicazione, a prescindere da ogni disquisizione sul significato del termine “prop”, riguarda esclusivamente la determinazione dell’ammontare dell’imposta e non il suo presupposto.
Circa il potere per il giudice di stabilire l’aliquota applicabile ed il suo importo non possono sussistere dubbi…avendo questa Corte già avuto occasione di affermare, in generale, che in sede di giudizio tributario il giudice può quantificare il debito fiscale scendendo nel merito della pretesa tributaria (Cass. 13868/10) e, più in particolare, che in tema di accertamento di maggior valore ai fini dell’imposta di registro, le Commissioni tributarie, oltre alla possibilità di confermare o annullare l’atto dell’amministrazione hanno il potere di ritoccare la stima operata dall’Ufficio, non potendo, tuttavia, sopperire alla carenza di prova del credito impositivo (Cass.1728/18); circostanza quest’ultima non contestata dalla società ricorrente che non ha dedotto neppure in appello di non dovere l’imposta di registro per il decreto ingiuntivo.
Dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio liquidate in Euro 1000,00 oltre spese prenotate a debito e doppio contributo; compensa le spese della fase di merito.