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Timestamp: 2017-02-21 05:10:27+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2112', 'art. 2238', 'art. 2112', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2238']

Art. 2238 codice civile: Rinvio
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 2238 codice civile: Rinvio L’AUTORE: Redazione
Se l’esercizio della professione costituisce elemento di un’attività organizzata in forma d’impresa, si applicano anche le disposizioni del titolo II (1).
In ogni caso, se l’esercente una professione intellettuale impiega sostituti o ausiliari, si applicano le disposizioni delle sezioni II, III e IV del capo I del titolo II.
(1) La disposizione si riferisce a quel prestatore il quale svolga la sua opera in forma di organizzazione di impresa (es.: medico titolare di casa di cura). In tal caso, prevalendo il carattere dell’organizzazione del lavoro altrui e del capitale sulla prestazione di lavoro intellettuale, egli acquista la qualità di imprenditore [v. 2082], con conseguente applicabilità della relativa disciplina.
Anche il professionista intellettuale assume la qualità di imprenditore commerciale quando esercita la professione nell'ambito di un'attività organizzata in forma d'impresa, in quanto svolga una distinta e assorbente attività che si contraddistingue da quella professionale per il diverso ruolo che riveste il sostrato organizzativo - il quale cessa di essere meramente strumentale - e per il differente apporto del professionista, non più circoscritto alle prestazioni d'opera intellettuale, ma involgente una prevalente azione di organizzazione, ossia di coordinamento e di controllo dei fattori produttivi, che si affianca all'attività tecnica ai fini della produzione del servizio. Tale esercizio in forma di impresa è configurabile nel caso del laboratorio di analisi cliniche, che si connota solitamente come struttura organizzativa di dimensioni più o meno rilevanti, dove il professionista titolare si avvale stabilmente di una pluralità di collaboratori e di dotazioni tecniche di guisa che l'attività professionale rappresenta una componente non predominante, per quanto indispensabile, del processo operativo. (La S.C., sulla base dell'enunciato principio, ha cassato con rinvio la sentenza dei giudici di merito che avevano ritenuto non rientrante tra i conduttori aventi diritto all'indennità di avviamento commerciale la società conduttrice dell'immobile locato, in quanto esplicante un'attività incentrata esclusivamente su ricerche di carattere medico - analisi cliniche e centro antidiabetico - e, quindi, di natura professionale).
Cassazione civile sez. III 22 dicembre 2011 n. 28312 Il professionista intellettuale assume la qualità di imprenditore commerciale quando esercita la professione nell'ambito di una attività organizzata in forma d'impresa - anche acquisita a seguito di cessione di ramo d'azienda ex art. 2112 c.c., norma applicabile rispondendo la nuova formulazione al precedente e consolidato orientamento giurisprudenziale - in quanto svolga una distinta ed assorbente attività che si contraddistingue da quella professionale per il diverso ruolo, non meramente strumentale, che riveste il sostrato organizzativo e per il diverso apporto del professionista, involgente una prevalente azione di organizzazione, ossia di coordinamento e di controllo dei fattori produttivi, che si affianca all'attività tecnica ai fini della produzione del servizio. Ne consegue che costituisce una autonoma attività imprenditoriale (e non mera gestione separata rispetto a quella, professionale, di consulente fiscale) l'attività di elaborazione dati e tenuta della contabilità svolta da un ragioniere attraverso un complesso organizzato di beni (locali ed attrezzature) e di professionalità (del personale preposto al servizio), ove la struttura sia rimasta assoggettata, nel corso degli anni, a diverse cessioni (con acquisizione, da ultimo, da parte del professionista) che ne avevano conservato l'identità funzionale ed organizzativa.
Cassazione civile sez. lav. 07 aprile 2008 n. 8989 Anche il professionista intellettuale assume la qualità di imprenditore commerciale quando esercita la professione nell'ambito di un'attività organizzata in forma d'impresa, in quanto svolga una distinta e assorbente attività che si contraddistingue da quella professionale per il diverso ruolo che riveste il sostrato organizzativo - il quale cessa di essere meramente strumentale - e per il differente apporto del professionista, non più circoscritto alle prestazioni d'opera intellettuale, ma involgente una prevalente azione di organizzazione, ossia di coordinamento e di controllo dei fattori produttivi, che si affianca all'attività tecnica ai fini della produzione del servizio. Tale esercizio in forma di impresa è configurabile nel caso del laboratorio di analisi cliniche, che si connota solitamente come struttura organizzativa di dimensioni più o meno rilevanti, dove il professionista titolare si avvale stabilmente di una pluralità di collaboratori e di dotazioni tecniche di guisa che l'attività professionale rappresenta una componente non predominante, per quanto indispensabile, del processo operativo.
Cassazione civile sez. trib. 22 luglio 2004 n. 13677 Il rapporto che validamente si instaura ai sensi della l. 23 novembre 1939 n. 1815, tra il cliente e i professionisti associati in uno studio si differenzia sostanzialmente, sia all'interno di esso, sia verso l'esterno, da quello che si costituisce tra il cliente e più professionisti non associati, collegialmente ma separatamente incaricati di svolgere insieme la stessa prestazione. In quest'ultimo caso, infatti, si hanno tanti separati rapporti quanti sono i professionisti, mentre nel primo si ha un unico rapporto, di talché i professionisti associati si presentano al cliente, e per esso operano, come un'unica parte contrattuale, hanno diritto ad un solo compenso e la prestazione ad essi unitariamente chiesta può essere disimpegnata dall'uno o dall'altro o da tutti congiuntamente.
Cassazione civile sez. II 31 luglio 1987 n. 6636 Sebbene gli studi professionali (nella specie studio notarile) non possano essere normalmente equiparati ad una azienda, essendo in essi prevalente l'attività personale dei titolari, ai medesimi, quando impieghino personale dipendente, è tuttavia applicabile, in forza dell'art. 2238, capoverso, c.c., l'art. 2112 c.c., secondo cui, nel caso di trasferimento dell'azienda, il contratto di lavoro, salvo tempestiva disdetta, continua con l'acquirente ed il prestatore d'opera conserva i diritti derivanti dall'anzianità pregressa. Pertanto, concernendo quest'ultima norma tutte le ipotesi di trasferimento della titolarità della impresa, qualunque sia il mezzo tecnico attraverso il quale sia stato attuato il trasferimento, il principio della continuità del rapporto di lavoro dell'ausiliario opera anche nel caso di successione nella titolarità del suddetto studio da parte di altro professionista.
Cassazione civile sez. lav. 15 luglio 1987 n. 6208 Tributi
Le professioni intellettuali, se sono di norma, tali da dare luogo a forme di lavoro autonomo, possono, tuttavia, costituire elemento di un'attività organizzata in forma di impresa e risultare così inserite in una struttura che è frutto dell'impiego del capitale. In quest'ultima ipotesi, il lavoro del professionista ed il capitale concorrono nella produzione del reddito, che non deriva più dal solo lavoro, ma dall'attività dell'intera struttura imprenditoriale, con conseguente inapplicabilità del regime di esenzione dall'Ilor concernente i soli redditi di impresa, ai sensi della sentenza della Corte cost. 26 marzo 1980 n. 42. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva ritenuto legittimo l'assoggettamento ad i.lo.r. del reddito prodotto nell'esercizio dell'attività di consulente fiscale, non avendo il contribuente fornito la prova di trovarsi nelle condizioni per beneficiare dell'esenzione).
Cassazione civile sez. trib. 11 giugno 2007 n. 13559 L'attività del professionista intellettuale, non può mai costituire attività "autonomamente organizzata" e non può pertanto, essere presupposto impositivo dell'IRAP ex art. 2 d.lg. n. 446 del 1997 che, senza contraddire le norme civilistiche previste dall'art. 2238 c.c., sussiste quando l'attività faccia capo ad una struttura diversa di tipo imprenditoriale idonea a creare reddito con il concorso dell'attività del professionista e degli altri fattori produttivi (ad es., il medico gestore di una casa di cura o il professore direttore di un istituto di istruzione).
Comm. trib. prov.le Bologna sez. I 21 agosto 2003 n. 421 Art. precedente
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