Source: https://sulmonambiente.wordpress.com/2010/11/26/osservazioni-sulla-centrale-di-compressione/
Timestamp: 2017-07-25 02:48:22+00:00
Document Index: 47331934

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art.174', 'art. 3', 'art.3', 'e contrario', 'art.7', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art.3', 'art. 3', 'art. 3', 'e contrario', 'art.142', 'art.9', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 5', 'art.5', 'art. 24']

Osservazioni sulla centrale di compressione | sulmonambiente
Uncategorized	Osservazioni sulla centrale di compressione
Pubblicato su 26/11/2010 da sulmonambiente	Lascia un commento
Sulmona lì 11 marzo 2009
Direzione Generale per le Politiche di Sviluppo del Territorio
Direzione Generale per l’Energia e le Risorse Minerarie
Al MINISTERO DELL’AMBIENTE E
Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale
Al MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI
Direzione Generale Beni Architettonici e Paesaggio
Via di S. Michele, 22
AL MINISTERO DEL LAVORO, DELLA SALUTE e delle POLITICHE SOCIALI
Dr. Giovanni CHIODI
Piazza Santa Giusta, 20 (Palazzo Centi)
All’ Assessore all’Ambiente della REGIONE ABRUZZO
Dott.ssa Daniela STATI
Ufficio Valutazioni di Impatto Ambientale
ALLA SOPRINTENDENZA AI BENI CULTURALI (MIBAC)
Portici San Bernardino, 3
ALLA SOPRINTENDENZA AI BENI
ARCHITETTONICI E IL PAESAGGIO PER L’ABRUZZO
Via Benedetto Croce – Castello Cinquecentesco
ALLA SOPRINTENDENZA AL PATRIMONIO STORICO
ARTISTICO E ETNOANTROPOLOGICO PER L’ABRUZZO
ALLA SOPRINTENDENZA AI BENI ARCHEOLOGICI DELL’ABRUZZO
Via dei Tintori, 1
All’ Agenzia Regionale Per LA TUTELA DELL’AMBIENTE
Direzione Centrale ARTA Abruzzo
Al CoMUNE DI SULMONA
Via P. Mazara, 21
Al CoMUNE DI Pacentro
Piazza S. Maria Maggiore, 1
67030 PACENTRO (AQ)
AlLA CoMUNITA’ MONTANA PELIGNA
Via Angelone, 11
AL PRESIDENTE della PROVINCIA dell’AQUILA
Dott.ssa Stefania PEZZOPANE
Via S. Agostino, 7
ALL’ ASSESSORE ALL’AMBIENTE della PROVINCIA dell’AQUILA
Direzione Qualità’ della Vita, Beni e Attivita’ Culturali
Direzione Agricoltura,Foreste e sviluppo rurale
Ispettorato Provinciale Agricoltura –L’Aquila
Via Montecagno, 3
Servizio Conservazione della Natura e APE
Servizio Tutela, Valorizzazione Paesaggio e Valutazioni Ambientali
ALL’ OSSERVATORIO REGIONALE QUALITA’ DEL PAESAGGIO
Servizio politica energetica, qualità dell’aria, inquinamento acustico ed elettromagnetico, rischio ambientale, SINA
Alla PROVINCIA dell’AQUILA
Settore Ambiente, Genio Civile e Protezione Civile
Via F. Filomusi Guelfi, 8
Settore Politiche Ambientali e Sviluppo Territoriale
Via delle Fratte
Coordinamento Distrettuale di Sulmona
Via G. Salvemini, 37
AL PARCO NAZIONALE della MAJELLA
ALLA RISERVA REGIONALE NATURALE
Piazza Zannelli,1
Alla dIREZIONE SANITà
Servizio Prevenzione Collettiva
Via Conte Ruvo, 74
ALL’ AZIENDA USL AVEZZANO – SULMONA
Servizio di Igiene, Epidemiologia
e Sanita’ Pubblica
OGGETTO: Osservazioni al progetto per la realizzazione di una centrale di compressione e spinta del gas metano in Località Case Pente del Comune di Sulmona (AQ). Procedura V.I.A. nazionale per l’opera: Ulteriore potenziamento importazione dal sud; Metanodotto Sulmona–Foligno DN 1.200 (48”), P=75 bar e centrale di compressione di Sulmona, con pubblicazioni avvenute in data 31.01.2005 e in data 18.01.2007. Proponente:SNAM Rete Gas S.p.A.
I sottoscritti cittadini, in qualità di rappresentanti del comitato civico denominato “Comitato Salvaguardia Territorio e Salute”, con la presente formalizzano osservazioni al progetto per la realizzazione della centrale di compressione e spinta del gas metano prevista in Località Case Pente del Comune di Sulmona (AQ).
Le scelte energetiche in campo nazionale hanno attribuito al gas naturale un ruolo sempre più importante e crescente tanto che attualmente esso fornisce un contributo sostanziale alla domanda di energia primaria del paese.
La dipendenza da Stati esteri e la consapevolezza in merito alla esauribilità delle fonti energetiche tradizionali inducono ripensamenti sulle scelte energetiche future tanto da incentivare lo sviluppo di tecnologie per lo sfruttamento di risorse energetiche alternative da fonti rinnovabili.
I sottoscritti (lungi da essere paragonati a “quelli che difendono il proprio giardino”) sono consapevoli però del fatto che il gas naturale resta, ad oggi, una fonte energetica da preferire ad altre fonti energetiche tradizionali quali il petrolio o il carbone perché, rispetto a queste, il gas naturale è meno inquinante.
L’utilizzo del gas naturale (che per la maggior parte è comunque importato dall’estero), ovviamente, presuppone la realizzazione di strutture invasive quali i metanodotti e opere accessorie per la funzionalità del trasporto del gas quali le centrali di compressione e spinta, anche se di recente si va affermando la soluzione di sostituire le infrastrutture dorsali di trasporto (metanodotti) con altri sistemi (trasporto via nave del gas liquefatto-rigassificatori).
Anche se ancora necessarie e tali da essere definite di pubblico interesse, tali opere vanno localizzate in siti in cui provocano il minor impatto possibile sulla salute e sull’ambiente. Pertanto è doveroso che esse siano realizzate con il coinvolgimento delle popolazioni locali e nel pieno rispetto delle normative di legge regionali, nazionali e comunitarie. In altri termini è necessario che i progetti di tali opere (ai sensi dell’art. 3-ter del D. Lgs. 4/2008), siano predisposti nel rispetto del principio della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione dei danni causati all’ambiente, nonché del principio <<chi inquina paga>> che, ai sensi dell’art.174, comma 2 del Trattato dell’Unione Europea, regolano la politica della Comunità in materia ambientale. E’ inoltre necessario, ai sensi dell’art. 3-quater c.4 del D. Lgs. sopra citato che “la risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali venga cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto funzionamento e l’evoluzione degli ecosistemi naturali dalle modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attività umane” e che tali questioni (art.3-quinques) siano affrontate nel rispetto del principio di sussidiarietà e leale collaborazione tra Stato, Regioni ed Enti Locali.
Contro la realizzazione della centrale di compressione e spinta del gas metano prevista a Sulmona, soprattutto per la sua ubicazione in località “Case Pente”, è sorto un movimento di opinione pubblica organizzatosi in comitati civici che hanno promosso su questo progetto una specifica petizione popolare che ha raccolto un’ampia adesione tra i cittadini, tra i quali la stragrande maggioranza dei politici e amministratori locali.
I sottoscritti, ritengono di avere molti elementi per opporsi alla scelta dell’ubicazione della centrale di compressione e spinta del gas nella località “Case Pente” del Comune di Sulmona, per le motivazioni, di seguito espresse, che inducono a considerare la centrale stessa non solo inopportuna ma anche di elevato impatto ambientale e paesaggistico oltre che nociva per la salute dei cittadini e per gli interessi economici e sociali della zona.
La centrale di compressione e spinta del gas impegnerà una superficie di circa 12 ettari di terreno agricolo e sarà equipaggiata con tre compressori alimentati a gas di 11 MW ciascuno. L’impianto è progettato per funzionare a ciclo continuo e per essere esercito in automatico a distanza dal centro della Snam Rete gas di S. Donato Milanese, pertanto il numero degli addetti per il servizio e la manutenzione è molto limitato, indicativamente 7-8 persone (dati Snam). Il sito scelto per la realizzazione dell’opera, attualmente interessato da coltivazioni agricole, subirà la trasformazione mediante il movimento terra per la formazione di tre livelli a quote diverse, l’installazione di tre turbocompressori con camino alto 14 metri e tre caldaie con camino di 6,5 metri, la realizzazione di quattro fabbricati, strade asfaltate, parcheggi di automezzi, basamenti in calcestruzzo armato per le apparecchiature, una strada esterna carrabile di larghezza commisurata al transito di autoarticolati. Sono inoltre stati previsti spazi per eventuali futuri potenziamenti.
I rilasci degli inquinanti in atmosfera sono quantificati dalla Snam in emissioni di ossidi di azoto (NOx) per 242 t/anno, emissioni di monossido di carbonio (CO) per 322 t/anno oltre alle polveri sottili.
OSSERVAZIONI AL PROGETTO DELLA CENTRALE
Considerata l’importanza attribuita dalle normative comunitarie, statali e regionali alle forme di consultazione popolare quando trattasi di questioni ambientali, i sottoscritti denunciano il mancato coinvolgimento dei cittadini nell’ambito della procedura VIA relativa all’opera in argomento. Infatti la sola pubblicazione del progetto, per il semplice rispetto dei termini fissati dalla normativa vigente, non può essere ritenuta sufficiente per garantire un’adeguata conoscenza delle problematiche legate alla realizzazione della centrale e per consentire quindi di formulare possibili osservazioni nell’ambito di un democratico processo partecipativo.
Con notevole ritardo, e solo grazie a un articolo apparso sulla stampa locale l’opinione pubblica è venuta a conoscenza che il progetto del metanodotto Sulmona-Foligno prevedeva la centrale di compressione in località Case Pente.
In seguito alla notizia (gennaio 2008) numerosi cittadini si sono organizzati in comitati civici tra cui il nostro “Comitato Salvaguardia Territorio e Salute” esplicando attività di informazione con incontri pubblici, articoli di stampa, servizi televisivi e convegni scientifici su questioni ambientali inerenti interventi proposti nella Valle Peligna e promuovendo una petizione popolare contro la localizzazione della centrale del gas a Case Pente. La petizione ha ottenuto una forte adesione popolare, a dimostrazione di quanto interesse suscitino nei cittadini le problematiche legate alla salute, al territorio e all’ambiente in generale.
Negli anni passati da parte dell’Amministrazione Comunale non è stata promossa una adeguata campagna di informazione e partecipazione; solo voci di corridoio riferivano di contatti tra gli Amministratori comunali e tecnici della Snam per la ricerca di localizzazioni alternative a Case Pente. Ai più attenti osservatori delle vicende del territorio peligno sembrava che il progetto della centrale a Case Pente fosse stato abbandonato dato anche che la Giunta Comunale, nel gennaio 2006, recependo il parere negativo espresso all’unanimità dalla Commissione Ambiente, proponeva al Consiglio Comunale di esprimere parere sfavorevole al progetto della Centrale così come localizzato. Solo recentemente, quindi con notevole ritardo rispetto ai tempi della procedura, e precisamente il 13 febbraio 2009, l’Amministrazione Comunale di Sulmona ha promosso un incontro pubblico nel corso del quale i tecnici della Snam hanno illustrato il progetto mentre un gran numero di cittadini si accalcava in sala per chiedere spiegazioni, per mostrare le proprie perplessità al progetto o per fare osservazioni allo studio di impatto ambientale presentato. Dieci giorni dopo l’incontro pubblico, il Consiglio Comunale ha deliberato, all’unanimità, il parere contrario al progetto così come localizzato a Case Pente.
Per quanto sopra, riteniamo che sull’intera vicenda vada assolutamente ripristinata una procedura rispettosa del parere dei cittadini e che conseguentemente le decisioni da assumere, i cui effetti graveranno sull’intera collettività, debbano scaturire da un percorso partecipato.
UBICAZIONE DELLA CENTRALE DI COMPRESSIONE
Lo Studio di Impatto Ambientale prodotto dalla Snam cita testualmente:
Pag. 8 ) “…..Sulmona si trova in posizione strategica, in corrispondenza di uno snodo tra la rete nazionale e quella provinciale (rami provenienti da L’Aquila e Chieti). Per tale motivo è stata individuata come ubicazione ideale per la realizzazione dell’intervento in progetto……”
Si parla di snodo, non di unico snodo. infatti lo snodo principale, come è possibile desumere dalle cartografie Snam relative ai tracciati della rete nazionale/regionale, si trova nella Marsica ed è identificato come “punto di interconnessione“.
Quella di Sulmona quindi non era e non è l’unica ubicazione possibile. Pag. 13) “L’area di Sulmona è stata individuata come quella dove la centrale deve necessariamente essere installata per le problematiche di carattere prettamente idrauliche legate alla rete. La scelta del sito preciso di localizzazione è stata condizionata dalle seguenti caratteristiche:
– zona pianeggiante a minima distanza dai gasdotti da collegare;
– presenza di aree libere prive di vincoli di natura ambientale..…;
– lontananza dai centri abitati;
– marginalità rispetto alle aree agricole;
– vicinanza ad una strada statale;
– assenza di ricettori a carattere residenziale che possono risentire di effetti di disturbo.
Le suddette motivazioni escludono altre alternative di localizzazione.”
In merito a tali considerazioni, che peraltro osserveremo puntualmente nel seguito del documento, è singolare e oltremodo discutibile la perentorietà con la quale la Snam esclude a priori qualsiasi alternativa di localizzazione. Si ricorda in proposito che la normativa di legge in materia prevede espressamente che lo Studio di Impatto Ambientale (S.I.A.) contenga una descrizione delle principali alternative prese in esame dal proponente, e la loro comparazione con il progetto presentato.
Nella documentazione disponibile alla libera visione del pubblico sul sito internet del Ministero dell’Ambiente non è presente alcuna relazione di calcolo idraulico che possa dimostrare la tesi sostenuta dalla Snam, cioè la necessità di individuare, per motivi di carattere idraulico, Case Pente come unica localizzazione possibile per il posizionamento della centrale.
Peraltro, è impossibile immaginare che un progetto ritenuto così importante quale il metanodotto non preveda alternative di tracciato e di posizionamento della centrale di spinta. Ciò lo renderebbe così vulnerabile da inficiare le finalità complessive di tutto il progetto di “trasporto del gas “ e questo non è assolutamente credibile.
In verità, durante l’incontro pubblico del 13 febbraio 2009, dai tecnici della Snam è stata discussa la possibile soluzione alternativa alla localizzazione della centrale di compressione a Sulmona. In tal caso, però, gli stessi tecnici hanno fatto presente che, qualora non fosse possibile a Case Pente, si dovrebbe trovare, in un’altra zona, un sito per la costruzione della centrale di compressione. Non hanno affatto sostenuto che la mancata realizzazione della centrale a Sulmona comprometterebbe la finalità complessiva del progetto, che è quella di realizzare un’opera per il trasporto del metano (opera dichiarata di interesse pubblico).
Quindi i tecnici della Snam durante l’incontro pubblico hanno ammesso che soluzioni alternative sono possibili. Ma allora, perché soluzioni alternative non sono state prese in considerazione nello studio di impatto ambientale?
Per quanto sopra osservato lo studio di impatto ambientale, non prevedendo alternative progettuali di localizzazione, è in evidente contrasto con le normative di legge in materia.
EMISSIONI E RICADUTE DEGLI INQUINANTI: IMPATTO SULLA SALUTE
Nello studio presentato dalla Snam nel gennaio 2005, si sostiene che la centrale produce un impatto ambientale non significativo perchè concepita con l’impiego di macchinari ad alta tecnologia, aventi basse emissioni di inquinanti, perdite dell’impianto ridotte al minimo, emissioni esclusivamente di monossido di carbonio ed ossidi di azoto di gran lunga al di sotto dei limiti di legge, ridotte emissioni sonore etc….
In realtà, nell’elaborato tecnico S.I.A. predisposto dalla Società proponente ed agli atti per l’autorizzazione, si ammettono i seguenti impatti valutati dopo gli interventi di mitigazione, anche se ritenuti al “di sotto dei limiti di legge” :
diminuzione della qualità dell’aria dovuta alle emissioni di CO e NOx – (MEDIO);
disturbo sui residenti nell’area circostante causato dal rumore emesso dall’impianto – (BASSO);
contaminazione del suolo, delle acque di falda e delle acque superficiali (fiume Vella) causati da sversamenti accidentali o da contaminazione delle acque di scarico – (TRASCURABILE/BASSO);
effetti sulla vegetazione dovuti alla emissione degli effluenti gassosi dell’impianto e quindi una conseguente ripercussione negativa sull’agricoltura della zona –(BASSO);
disturbo alla fauna e all’ecosistema causato dal rumore, dall’illuminazione e dalla sottrazione di territorio – (BASSO/MEDIO);
ripercussioni sulla salute della popolazione dell’area circostante a causa dell’emissione di effluenti gassosi e del rumore – (BASSO);
disturbo percettivo per la compromissione del valore del paesaggio naturale – (MEDIO);
la Snam ammette inoltre che quella della centrale diventerà un’area di forte emissione luminosa all’interno di un ambiente privo di altre fonti significative di luce.
Appare evidente che il significato dei termini utilizzati nella valutazione degli impatti: BASSO e MEDIO non può essere confuso con i termini trascurabile o insignificante o nullo.
Le stesse considerazioni deve aver fatto il Ministero dell’Ambiente, che il 16/03/2007, non ritenendo esaustiva la documentazione prodotta nel gennaio 2005, richiedeva alla SNAM le seguenti integrazioni:
relazione contenente le caratteristiche tecniche dei turbocompressori e delle caldaie;
relazione tecnica riferita alla campagna di monitoraggio della qualità dell’aria effettuata nel 1999 a Sulmona, con particolare riferimento ai punti di misura;
approfondimento della descrizione della qualità dell’aria nel territorio circostante la centrale di compressione, mediante una campagna di misura predisposta ad hoc, al fine di meglio caratterizzare la situazione ante-operam, con riferimento sia al periodo invernale che a quello estivo;
approfondimento delle ricadute degli inquinanti emessi durante le fasi di cantiere ed esercizio attraverso utilizzo di idonei modelli di simulazione…., le valutazioni sulla qualità dell’aria della zona in esame dovranno essere effettuate anche in relazione ai contenuti del Piano di Risanamento della Qualità dell’Aria della Regione Abruzzo;
approfondimenti riguardanti il modello utilizzato per la simulazione della propagazione del rumore emesso dalla centrale;
quantificazione dei reflui prodotti sia in fase di cantiere che in fase di esercizio della centrale.
La Snam ha prodotto una prima serie di integrazioni datate giugno 2007, tra le quali anche la “Relazione sulle ricadute di inquinanti emessi in fase di cantiere e di esercizio”. La relazione suddetta non ha pertanto potuto tener conto delle risultanze della campagna invernale, conclusasi il 24 gennaio 2008, quindi in contrasto con quanto espressamente richiesto al punto d) della nota del Ministero dell’Ambiente prot. N. DSA/8040 in data 16/03/2007.
Inoltre, nella relazione suddetta non risultano esplicitate le valutazioni effettuate anche in relazione ai contenuti del piano di risanamento della qualità dell’aria della Regione Abruzzo, come espressamente richiesto al punto d) della suddetta nota del Ministero.
Verificando la documentazione integrativa inviata dalla SNAM, si evidenzia che i dati statistici introdotti nel modello di simulazione utilizzato si riferiscono a quattro siti di cui tre individuati in Avezzano, Campo Imperatore e Pescara e uno posto a una distanza di circa 8 Km da Sulmona (altezza 800 m. s.l.m. rispetto ai 400 m. circa di Sulmona ).
E’ stato quindi condotto uno studio di simulazione con dati desunti, attraverso una ulteriore simulazione, da realtà che non rappresentano la reale situazione di Sulmona e che non tengono perciò conto degli specifici fattori di vulnerabilità del nostro territorio. Le conclusioni a cui si giunge potrebbero pertanto non essere rappresentative della realtà in esame.
Si richiama in proposito quanto affermato nel documento elaborato e firmato da oltre 150 medici del Comprensorio in merito ad un specifico fattore di vulnerabilità caratteristico di Valli come la Conca Peligna. Nel documento, indirizzato in primo luogo agli amministratori pubblici ai vari livelli e diffuso ai cittadini attraverso i mezzi di informazione, si afferma:
“L’inversione termica rappresenta, per la Valle Peligna, il principale fattore di concentrazione degli inquinanti immessi in atmosfera e pertanto, indipendentemente dalla qualità e quantità delle sostanze immesse, ne costituisce il più importante fattore di rischio di impatto sanitario”.
Infatti la Conca Peligna, contornata da montagne che superano anche i 2000 metri di quota, è caratterizzata da particolari condizioni meso e microclimatiche che favoriscono il ristagno dell’aria. Pertanto gli inquinanti, pur se emessi in piccole quantità, per carenza del potere di diluizione esercitato dalle correnti, tendono ad accumularsi e di conseguenza, ricadendo al suolo si immettono nella catena alimentare. “Risulta evidente-continua il documento dei medici-che le conseguenze sanitarie di attività antropiche impattanti su un territorio come quello della Valle Peligna, sarebbero deleterie soprattutto a causa delle caratteristiche orografiche, climatologiche e ambientali, causa di moltiplicazione della concentrazione degli inquinanti immessi in ambiente e dei loro effetti sulla salute umana. Gli effetti sfavorevoli si manifesterebbero su tutti gli abitanti della Valle Peligna e, soprattutto, sulla salute di anziani, malati cronici, bambini e donne incinte. Noi medici non possiamo permetterci l’errore di tacere: saremmo due volte colpevoli!” Il documento così conclude:”abbiamo l’obbligo morale di informare per poter attuare il principio di prevenzione e precauzione e quindi salvaguardare la salute dei cittadini nel rispetto di quanto imposto da una sana visione etica e dal codice deontologico”.
Inoltre, in occasione del convegno scientifico organizzato dai comitati civici e tenutosi il 14 giugno 2008, presso il Comune di Sulmona, il Prof. Federico Valerio, Direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell’Istituto Tumori di Genova, ha affermato: “la configurazione orografica della Valle Peligna, circondata quasi completamente da alti monti, non sembra facilitare un efficace ricambio e rimescolamento dell’aria; inoltre la bassa piovosità che caratterizza questo ambiente può essere un ulteriore fattore sfavorevole alla naturale decontaminazione dell’aria a seguito di piogge o nevicate”. Infatti, le ”conche”, caratterizzate da forti escursioni termiche, fanno registrare bassi valori di precipitazione anche perché escluse dai venti apportatori di pioggia. ”Ricordiamo – aggiunge Valerio – che il rispetto degli obiettivi di qualità, come pure dei limiti alle emissioni, non sono di per sé una garanzia di tutela per la salute pubblica. Tali parametri si adeguano con ritardi di almeno un decennio alle conoscenze scientifiche dei rischi, scienza in continua evoluzione, e sono sempre un compromesso tra costi per l’impresa e possibili danni per la salute”.
In merito alla idoneità o meno dei siti per l’insediamento di impianti che producono emissioni in atmosfera, gli stessi tecnici della Protezione Civile mettono in evidenza che non si può prescindere dalla particolarità del contesto territoriale in cui tali insediamenti vengono collocati. Ne è un esempio la bocciatura da parte della Commissione di esperti del Sottosegretario Bertolaso in merito al termovalorizzatore di Agnano la cui area è stata esclusa per le sue caratteristiche di conformazione a conca con conseguente rischio di confinamento delle emissioni.
Dallo studio di impatto ambientale della Snam si evidenzia che le emissioni della centrale (con riferimento al monossido di carbonio e ossidi di azoto) comporteranno una diminuzione della qualità dell’aria con magnitudo dell’impatto post mitigazione di livello MEDIO. Ciò non può che preoccupare i cittadini; infatti il monossido di carbonio è un gas inodore, incolore e fortemente tossico che attacca le funzioni cerebrali e la respirazione. In concentrazioni elevate è letale per l’uomo. Gli ossidi di azoto sono inquinanti ad azione diretta e ad azione indiretta. Infatti essi sono responsabili dell’insorgenza di malattie dell’apparato respiratorio e per questo l’OMS ha proposto di rivedere drasticamente le soglie di concentrazione di questi inquinanti da non superare. Inoltre, gli ossidi di azoto in presenza di radiazione solare generano reazioni fotochimiche che portano alla formazione di ozono (O3), utile negli strati alti dell’atmosfera ma dannoso per l’uomo e per le altre forme viventi a livello del suolo. Infine va ricordato il ruolo che hanno gli ossidi di azoto nella formazione di piogge acide che abbassano il PH dei suoli con conseguente formazione di altri composti ancora più pericolosi e nocivi per la vegetazione, per le colture agricole e quindi per gli animali e per l’uomo che si cibano di tali prodotti.
In realtà le centrali alimentate a gas metano oltre a monossido di carbonio (CO) e ossidi di azoto (NOx), producono anidride carbonica e polveri sottili; se poi consideriamo che il gas naturale non è mai puro al 100% ma presenta delle impurità (circa il 3%), ci si può attendere che dalle centrali alimentate a gas metano fuoriescano anche altri prodotti inquinanti, (di solito ossido di zolfo), anche se in piccole quantità. Inoltre, le perdite fisiologiche di gas dalle valvole e le periodiche operazioni di manutenzione disperdono nell’aria una imprecisata quantità di gas naturale che, come risaputo, è circa 20 volte più inquinante dell’anidride carbonica, principale responsabile dell’effetto serra.
La campagna di monitoraggio della qualità dell’aria effettuato dall’Istituto di ricerca CSA di Rimini su commissione della SNAM Rete gas, (in particolare quella relativa al periodo invernale, peraltro non presa in considerazione nella relazione sulla ricaduta degli inquinanti, come precedentemente evidenziato), in un sito di monitoraggio pressochè equidistante dall’area della centrale e dal centro storico di Sulmona, ha fatto registrare valori per il parametro PM10 (polveri sottili) e per il parametro Benzo(a)pirene assai poco rassicuranti, in alcune misure al di sopra dei limiti di legge. La relazione attribuisce l’elevato valore dei suddetti parametri al traffico veicolare e alla produzione industriale dell’area limitrofa. Tali affermazioni non risultano suffragate dalle realtà di fatto, essendo la zona interessata da una irrilevante attività industriale e da un modesto traffico veicolare. In realtà tale anomala concentrazione di inquinanti non può che essere attribuita alla particolare situazioni orografica e meteoclimatica della Valle Peligna come sopra meglio descritto.
In tale contesto, se è vero che la ricaduta degli inquinanti calcolata dalla SNAM, i cui valori sono condizionati dai dati di base introdotti nel modello di simulazione, sono al di sotto dei valori ammessi, non è assolutamente dimostrato che le concentrazioni finali (inquinanti emessi+ inquinanti esistenti), non superino la soglia attualmente in vigore, anche in considerazione del fatto che gli organismi mondiali ed europei di sanità stanno rivedendo al ribasso questi valori di soglia. In particolare per quanto riguarda le PM10, sia l’Organizzazione mondiale della sanità che l’Unione Europea hanno chiesto di portare i valori di soglia a standard molto più bassi di quelli oggi applicati. La stessa legislazione Italiana, (D.M.A n.60 del 2 aprile 2002), stabilisce che a partire dal 1 gennaio 2010 il valore limite annuale per la protezione della salute umana passa da 40 a 20 microgrammi/metro cubo. Lo stesso DM 60/2002 stabilisce che il valore limite giornaliero di 50 microgrammi/metro cubo, a partire dal 1 gennaio 2010, non può essere superato più di 7 volte l’anno. Esaminando i dati forniti dalla Snam e relativi al monitoraggio del periodo invernale ante operam, protrattosi per soli 15 giorni, il valore di soglia giornaliero per quanto riguarda le PM 10 è stato superato una volta mentre per altre 3 volte è stato registrato un valore molto prossimo al valore di soglia. E’ quindi altamente probabile che nel periodo di osservazione di un anno, vengano superati i limiti imposti dal DM suddetto; ciò senza tener conto dell’apporto delle emissioni della centrale di compressione.
Pertanto, secondo i sottoscritti, è quanto mai necessario effettuare un monitoraggio sullo stato della qualità dell’aria per un periodo più lungo e tale da fornire dati statisticamente attendibili al fine di accertare se e quanto la Valle Peligna sia in grado di “assorbire” nuove emissioni di inquinanti senza rischio per la salute pubblica.
Solo a seguito di tali verifiche sarà possibile trarre conclusioni definitive e cautelative rispetto alla realtà del nostro territorio, nel quale, per la sua particolarità orografica e microclimatica, gli effetti conseguenti all’insediamento della centrale potrebbero risultare esaltati rispetto ad altre realtà in cui invece gli stessi risulterebbero tollerabili.
Sulla base delle considerazioni esposte si ritiene che la valutazione di Impatto ambientale non possa giungere a conclusione se non prima di aver effettuato più approfondite verifiche in merito allo stato della qualità dell’aria. INQUINAMENTO ACUSTICO
Con riferimento allo studio di impatto ambientale presentato dalla Snam, relativo alle emissioni sonore generate dalla centrale, i sottoscritti fanno le seguenti osservazioni:
1) per la determinazione dell’impatto acustico generato dalla centrale di ompressione gas, è stata eseguita una simulazione utilizzando il software Ramsete progettato per gli impianti confinati e in particolare per le sale da spettacolo. Era necessario invece, utilizzare un software revisionale per l’ambiente esterno (tipo Predictor; Cadna) basato sulle norme ISO 9613-1 e 9613-2;
2) appare inverosimile che il monitoraggio ante operam riveli i livelli di rumorosità dichiarati e che si affermi che il rumore diurno è, in alcuni casi, addirittura inferiore a quello notturno che, a detta della Snam (SIA pag. 49 di 126), sarebbe provocato “dal canto dei grilli e delle cicale” (!);
3) manca la valutazione dell’impatto acustico in altri luoghi accessibili a persone e/o comunità come ad esempio nella mia proprietà e nel limitrofo cimitero;
4) non è chiaro se sia stata presa in considerazione la presenza di componenti tonali e/o impulsive e le relative correzioni;
5) non è chiaro se è stata valutata la possibilità della presenza di vibrazioni meccaniche degli impianti con conseguente immissione di rumore a bassa frequenza;
6) nel Comune di Sulmona è in itinere la zonizzazione acustica. In riferimento a tale zonizzazione quella che passa nelle vicinanze della centrale è una strada Provinciale considerata di tipo C (Cb come da Dlgs 283 30/04/92) come da linee guida Regione Abruzzo (Determina n. DF2/188 del 17/11/2004) e come da DPR n.142 del 30/03/04. Le zone di prospicienza per una larghezza di 100 metri per lato sono considerate di classe IV; comunque, dato che il flusso veicolare è inferiore a 500 veicoli/ora, si può adottare la classe III come per il resto della zona agricola oltre i cento metri;
7) data l’ubicazione dell’impianto, con la collina su un lato, si verrebbe ad avere un fattore moltiplicativo della potenza sonora in gioco pari a 4. Non è chiaro se è stato tenuto conto di questo fattore.
Dallo studio di impatto ambientale della Snam, (pag 105 di 126): “per quanto riguarda infine l’inquinamento luminoso, la centrale verrà fornita di impianti illuminanti atti a limitarlo il più possibile, anche se ovviamente non sarà possibile evitare che essa risulti un’area di forte emissione luminosa all’interno di un ambiente senza altre fonti significative di luce”.
Non un capitolo dedicato, senza un calcolo illuminotecnico, senza la descrizione dei corpi illuminanti, il loro numero e la loro dislocazione; in solo quattro righe, inserite all’interno di un paragrafo dedicato all’impatto in fase di esercizio, la Snam ammette che la centrale creerà un elevato impatto luminoso.
D’altronde, dato il contesto di riferimento, è ovvio attendersi che la centrale, anche sotto questo aspetto, non può trovare un felice inserimento.
La Regione Abruzzo, con Legge n.12 del 3 marzo 2005 ha imposto misure urgenti per il contenimento dell’inquinamento luminoso al fine di conservare e proteggere l’ambiente naturale, i ritmi naturali delle specie animali e vegetali e gli equilibri ecologici. Detta legge regionale inoltre promuove la salvaguardia del cielo notturno (considerato patrimonio naturale della Regione) e la salute dei cittadini.
In particolare, all’art.7, comma 4, la L.R. tratta le zone di particolare tutela e protezione, indicando l’estensione delle stesse in un raggio di 5 chilometri dal confine delle aree protette.
Non bisogna affatto trascurare gli effetti dell’inquinamento acustico e dell’inquinamento luminoso che produrrebbe la centrale ove localizzata. Ne risulterebbero effetti negativi sulla fauna (tra cui specie prioritarie) che frequenta o sorvola la zona o sulla fauna presente nelle limitrofe aree protette (sic e zps).
L’inquinamento acustico costituirebbe un elemento di forte disturbo per un luogo sacro come il Cimitero e per i ricettori sensibili circostanti costituiti dai nuclei abitativi sparsi.
L’inquinamento luminoso produrrebbe perturbazioni sul paesaggio notturno riscontrabili da Pacentro, dal Cimitero, dagli abitati sparsi della zona e in particolare dal nucleo delle Case Pente.
IMPATTO SUL TERRITORIO E SULL’AMBIENTE
Sostenere, come sostiene la Snam, che la località Case Pente sia il punto che lungo il tracciato del metanodotto genera il minor impatto ambientale, denota una scarsa conoscenza dei luoghi interessati dal progetto e fa emergere una serie di carenze nelle valutazioni che hanno determinato la scelta della localizzazione.
Contrariamente a quanto sostenuto dalla Società proponente, lo studio di impatto ambientale appare approssimativo se non addirittura omissivo. Infatti nelle aree interessate o limitrofe alla centrale, sono presenti vincoli di natura urbanistica nonché emergenze di natura territoriale, paesaggistica, archeologica e ambientale.
Il contesto del paesaggio agrario di “Case Pente” è costituito sia da elementi prettamente naturalistici che antropici, strettamente connessi e integrati tra loro. Nell’area si individua l’ambito fluviale del Torrente Vella, un particolare disegno dei fondi agricoli con la diversità delle colture presenti, il sistema dei drenaggi, canalizzazioni irrigue, percorsi interpoderali e segni di antiche percorrenze tratturali. A far da cornice al sistema agrario sedimentatosi nel corso dei secoli è l’altura del colle verso ovest che testimonia, con la presenza di tipici recinti in pietra posata a secco, un’antica economia pastorale ora scomparsa. Le propaggini più basse del pendio, nei dintorni del sito storico archeologico di S. Angelo in Vetulis, sono caratterizzate invece da pregiate coltivazioni di oliveti. La presenza antropica nella storia del luogo è evidente per la presenza della Villa D’Orazio, del nucleo di S. Mariano nonché del complesso insediativo di Case Pente, quale riferimento architettonico e visivo di tutta la zona. Posizionato a mezza costa, il complesso di Case Pente presenta una tipologia architettonica tipica della casa padronale di campagna con intorno le abitazioni dei coloni e ampi spazi per le prime lavorazioni del prodotto agricolo, le cosiddette “Aie”. L’articolazione del complesso più che a una semplice residenza di campagna ottocentesca, lo fa ritenere un vero e proprio borgo agricolo autosufficiente che traeva le proprie risorse economiche dalla coltivazione dei campi sottostanti. Il complesso degli elementi naturali e artificiali ivi presenti, quale prodotto dell’opera dell’uomo in simbiosi con la natura, costituisce un particolare elemento di valore paesaggistico, da ritrovare soprattutto nel sottile equilibrio raggiunto attraverso la lenta sedimentazione storica di un uso agricolo-pastorale della zona.
Il progetto della centrale presentato dalla Snam, è localizzato su una delle porte di accesso al Parco Nazionale della Majella, al centro del sistema delle aree protette Abruzzesi e in un’area che funge da cuscinetto e corridoio faunistico tra esse, nel territorio di APE (Appennino Parco d’Europa), di cui l’ Abruzzo è Regione capofila e firmataria della Convenzione degli Appennini. Ricade su un’area agricola interessata da colture di qualità, dalla presenza di reperti e stratificazioni di interesse archeologico e soggetta a eventi alluvionali. Il sito della centrale è inoltre a ridosso del Cimitero di Sulmona, a breve distanza dai nuclei abitati sparsi di Case S. Mariano e Villa D’Orazio, dal sito archeologico di S. Angelo in Vetulis e dal torrente Vella e a diretto contatto (separati solo da una strada!) con il nucleo abitativo delle Case Pente, riferimento identificativo del luogo, di notevole valore storico culturale e segnalato come sito archeologico. CONTRASTO CON GLI STRUMENTI URBANISTICI
(Piano Regolatore Generale del Comune di Sulmona)
Il territorio della Valle Peligna, e in particolare quello di Sulmona ha subito una cementificazione eccessiva rispetto alle reali necessità sociali; occorre perciò mettere un freno e tutelare le residue aree agricole.
L’elaborato Sintesi non Tecnica dello Studio di Impatto Ambientale presentato dalla Snam, a pag. 7 di 25, con riferimento all’area interessata dalla Centrale, riporta, come unica destinazione urbanistica a livello comunale quella agricola prevista dal P.R.G., senza peraltro descrivere le limitazioni imposte dalla normativa.
I sottoscritti invece hanno accertato (e demandano a chi di competenza di effettuare le opportune verifiche e certificazioni), che l’area interessata dal progetto della centrale è ricompresa nelle seguenti zone omogenee del P.R.G.:
1. Zona agricola normale – artt. 3.42, 3.43, 3.44 delle N.T.A.: in questa zona omogenea sono ammesse solo attività e impianti finalizzati all’attività agricola (vincolo di destinazione d’uso). Inoltre “da tutte le zone agricole di qualsiasi tipo sono comunque escluse le industrie nocive di prima e seconda classe, classificate ai sensi del relativo D.M. 12.02.1971”.
2. Zona agricola di rispetto idrogeologico – art. 3.44 II) delle N.T.A.: oltre alle limitazioni previste nella zona agricola normale, in tale zona la normativa di piano, per l’autorizzazione di interventi, comunque finalizzati all’attività agricola, prescrive la presentazione di apposita relazione idrogeologica “che attesti la conformità del progetto alle condizioni del suolo e prescriva le necessarie caratteristiche degli interventi in funzione della salvaguardia del regime idrico esistente”.
3. Edifici di pregio nelle zone agricole – ultimo comma dell’art. 3.46, lett.a), delle N.T.A: ”nel caso di edifici che a giudizio dell’Amministrazione, sentito il parere della Commissione Edilizia, rivestono carattere storico, artistico, ambientale o di interesse tipologico e costruttivo, non è consentito l’ampliamento (di cui all’art. 3.06), né la ristrutturazione, ma soltanto il risanamento conservativo come definito dall’art.3.38, punto 3. Tali edifici di pregio sono considerati organismi unici ed irripetibili, quindi non riedificabili se volutamente e irrimediabilmente danneggiati”. Si possono non riconoscere agli immobili di Villa D’Orazio e di Case Pente le caratteristiche di pregio menzionate in detto articolo? In sostanza la normativa urbanistica del P.R.G. impone forme di tutela per questi edifici. Ora c’e da chiedersi: può il Comune imporre restrizioni e modalità di intervento a un edificio di pregio storico e non intervenire se a 10 metri da questi edifici viene costruita addirittura una centrale?
4. Zona di rispetto cimiteriale – art. 3.55 delle N.T.A: la centrale non solo è a diretto contatto con il Cimitero, ma una porzione dell’area della centrale, e precisamente l’area trappole, risulterebbe ricadere all’interno del perimetro dell’area di rispetto cimiteriale; la normativa di piano ammette solo modeste costruzioni per la vendita di fiori e oggetti di culto.
5. Zona di rispetto stradale – art. 3.56 delle N.T.A: “la zona di rispetto stradale è costituita dalle fasce destinate alla realizzazione di nuove strade, all’ampliamento di quelle esistenti ed alla protezione della sede stradale nei confronti dell’edificato e viceversa”….. “In tale zona sono vietate nuove costruzioni, il limite delle fasce di rispetto stradale è un limite di zona inedificabile e pertanto le possibilità edificatorie delle zone adiacenti si misurano fino a tale limite”….. “Le zone di rispetto stradale sono considerate zone pubbliche, e come tali espropriabili nel caso in cui sia necessario procedere alla ristrutturazione dell’impianto viario”
E’ evidente il contrasto del progetto della centrale Snam con i vincoli urbanistici imposti dal Piano Regolatore Generale comunale, e tale difformità non è limitata alla sola esistenza della zona agricola e al vincolo di destinazione imposto da tale zona. Sarebbe quindi necessaria una variante di Piano regolatore per la trasformazione dell’area interessata in zona industriale.
Il Consiglio Comunale di Sulmona, invitato espressamente dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti ad esprimersi in merito alla conformità urbanistica, in data 23 febbraio 2009 ha deliberato, all’unanimità, il proprio parere contrario all’insediamento.
Nella Delibera, il Consiglio Comunale sottolinea il valore dell’area interessata dalla centrale di compressione, essendo detta area “a vocazione agricola e costituita da terreni fertili, coltivati prevalentemente a vigneti e frutteti nonché area di alto valore ambientale a ridosso del Parco Nazionale della Majella”. Pertanto il Consiglio Comunale ha espresso “parere sfavorevole all’attuale localizzazione della centrale di compressione” e conseguentemente “la sua contrarietà a che sia modificata l’attuale previsione di destinazione urbanistica dei terreni di cui al richiamato progetto di localizzazione”.
CONTRASTO CON I VINCOLI TERRITORIALI E PAESAGGISTICI
Lo Studio di Impatto Ambientale della Snam (Sintesi non Tecnica pag. 7 di 25) descrive le seguenti relazioni tra il progetto e gli strumenti di programmazione territoriale:
la piana di Sulmona non è compresa nel territorio disciplinato dal Piano Regionale Paesistico, pertanto non rientra negli ambiti considerati di valenza paesistica regionale;
Sulmona rientra nel sistema dei centri storici come centro di rilevante interesse storico-artistico;
il nucleo di Case Pente, posto a poca distanza dalla centrale, è segnalato come sito archeologico, esso è situato comunque al di fuori dell’area di centrale;
il sito di intervento è esterno ma adiacente alla perimetrazione del vincolo idrogeologico;
a livello provinciale il sito di progetto è classificato, insieme all’intera piana sulmonese, come area di preminente interesse agricolo, per la quale è vietato destinare a uso diverso i terreni coltivati in maniera intensiva;
I sottoscritti, osservano quanto riportato dalla Snam nello Studio di Impatto Ambientale facendo le seguenti considerazioni:
se è vero che l’area di sedime della centrale non è compresa nel territorio disciplinato dal Piano Regionale Paesistico, è anche vero che detto Piano in molte occasioni ha manifestato incongruenze nell’analizzare e disciplinare le emergenze paesaggistiche del territorio, tanto che molte incongruenze sono state sanate solo grazie a segnalazioni o osservazioni. E’ comunque significativo far notare come anche i tecnici della Snam, nello Studio di Impatto Ambientale, (pag. 107 di 126) sembrano stupirsi della sufficienza riservata al tema del paesaggio dagli strumenti di pianificazione consultati quando affermano (a pag. 107 di 126): “dall’analisi degli strumenti di pianificazione e programmazione, sia generale che di settore, ai vari livelli regionale, provinciale e locale, emerge con chiarezza che la componente paesaggio non è equiparata alle altre componenti che incidono sulla gestione territoriale: la tematica del paesaggio non viene mai affrontata in maniera estesa e sistematica all’intera geografia, ed è limitata ai soli caratteri naturalistico-ecologici esclusivamente nelle aree protette e sottoposte a regime vincolistico ristretto” e ancora “causa la carenza di studi e strumentazione di pianificazione specifici sul paesaggio……” . Ci auguriamo che il nuovo Piano Regionale Paesistico in corso di elaborazione, (anche in considerazione dei recenti indirizzi regionali in materia di pianificazione per il governo del territorio che impongono maggiore considerazione ai “luoghi” e ai “paesaggi”), possa attribuire a questi beni il valore che meritano e di conseguenza tutelarli. In tale direzione si colloca il Protocollo di intesa per la pianificazione paesaggistica firmato in questi giorni dal Ministro pei i Beni e le Attività Culturali On. Sandro Bondi e il Presidente della Regione Abruzzo Giovanni Chiodi.
Non solo Sulmona rientra nel sistema dei centri storici come luogo di rilevante interesse storico-artistico, ma possiede un territorio che è situato al centro del sistema dei Parchi della Regione Abruzzo e fa parte di un comprensorio che vede la presenza di ben 7 “borghi più belli d’Italia” sul totale dei 17 riconosciuti nella nostra Regione!
È vero che il nucleo delle Case Pente è situato al di fuori dell’area di centrale (sarebbe assurdo il contrario!) ma è anche vero che dista poco da essa. Per la precisione il cortile antistante il suddetto nucleo immobiliare è separato dal perimetro dell’area della centrale solo dalla larghezza della Strada Provinciale. Ora, considerato che il nucleo abitativo delle Case Pente è stato abitato fino a pochi anni fa e che per il prossimo futuro i proprietari hanno intenzione di ristrutturarlo a fini abitativi o a destinazione compatibile con la zona, ci viene da chiedere: qual è la distanza minima, prevista per legge, che la centrale deve rispettare da detto immobile senza che lo stesso perda irrimediabilmente non solo il valore immobiliare ma anche la possibilità che esso sia abitato?
La Snam evidentemente si riferisce esclusivamente al vincolo idrogeologico imposto dal R.D. n.3267 del 1923; non prende in considerazione la tutela delle aree di protezione idrogeologica imposte dalla zonazione degli strumenti di pianificazione comunale e provinciale e soprattutto non tiene conto del fatto che l’area proposta per la realizzazione della centrale è un possibile sito soggetto ad alluvione. Infatti in passato, nell’area si sono verificati eventi alluvionali particolarmente intensi, come quello accaduto nei primi anni novanta quando l’acqua, scendendo violentemente dal Vallone Grascito inondò parte del Cimitero, allagando diverse tombe e arrivando fino a Villa D’Orazio. Non a caso la zona è anche chiamata “Pantano”.
Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, oltre che tutelare i suoli agricoli, come riportato nello Studio di Impatto Ambientale nel quale si riconosce il contrasto del progetto della centrale con la destinazone di Piano, prescrive anche altre forme di tutela non prese in considerazione dalla Snam. Infatti il Piano Provinciale tutela i corsi d’acqua naturali definendo le aree di protezione idrogeologica, quindi sarebbe stato necessario verificare l’interferenza del progetto con l’area di protezione idrogeologica del torrente Vella. Inoltre il Piano tutela le aree e i siti archeologici e le aree tratturali e le aree contigue ai parchi, inserendole in programmi di sviluppo delle attività culturali indirizzate al turismo. A tal proposito si fa presente che l’area di Case Pente è ricompresa in un complesso archeologico tra i più importanti ed inediti della Valle Peligna, come attestato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo.Infatti la località è interessata dalla presenza di reperti e stratificazioni di notevole interesse archeologico. Durante i lavori per la costruzione della strada Sulmona-Campo di Giove (strada che costeggia il sito della centrale di compressione), vennero alla luce sepolture di epoca italica e romana (A.De Nino 1887). Nella zona fu anche rinvenuta la nota iscrizione detta ”dei callitani”, conservata presso il Museo Archeologico di Sulmona, che testimonia la percorrenza tratturale fin dal 1° sec.a.C. A breve distanza dall’area della centrale è il sito archeologico di S.Angelo in Vetulis, le cui strutture della chiesetta rupestre e i reperti raccolti nell’area, tra cui il sarcofago contenente le spoglie di Numisina, testimoniano la presenza di un insediamento italico-romano.
Inoltre, il Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. lgs. 42/2004 e D.lgs. 63/2008), art.142, al comma 1.c) definisce come beni tutelati per legge i fiumi, i torrenti e i corsi d’acqua e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna e al comma 1m) definisce come bene tutelato per legge le zone di interesse archeologico. I corsi d’acqua tutelati sono quelli che risultano nell’apposito elenco delle acque publiche redatto ai sensi del Regio Decreto 1775/1933. Il Torrente Vella è iscritto in questo elenco e i sottoscritti ritengono che andrebbe verificato se effettivamente il perimetro del sito della centrale sia esterno alla suddetta fascia di rispetto.
Nello Studio di Impatto ambientale i suddetti beni paesaggistici non sono presi in considerazione, tanto che su esplicita richiesta del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di Roma (prot. DSA-2008-0004885 del 22/02/2008) di trasmissione della “Relazione Paesaggistica” redatta secondo le indicazioni contenute nel D.P.C.M.12 dicembre 2005, la Snam in data 20/03/2008 risponde che non è tenuta a tale adempimento in quanto l’area in progetto non rientra tra quelle soggette a vincolo paesaggistico ai sensi del D.lgs. 42/2004.
I sottoscritti ritengono necessario che le Soprintendenze effettuino le opportune verifiche per accertare la presenza dei vincoli paesaggistici suddetti al fine di valutare se la realizzazione del progetto della centrale potrà comprometterne il valore.
In ogni caso, si può senz’altro sostenere che, dato l’intrinseco valore storico e culturale dell’area di riferimento, la presenza di ricettori sensibili, di vincoli territoriali e beni paesaggistici tutelati per legge, la località Case Pente non è idonea ad ospitare un’attività industriale, pertanto la scelta della localizzazione della centrale di compressione è quanto mai inopportuna.
Lo sbancamento di terreno per la realizzazione degli enormi piazzali su tre livelli, metterebbe in evidenza le scarpate artificiali, alterando irreversibilmente la morfologia esistente e la lettura della struttura fondiaria del luogo. I volumi alti e modulari dei turbocompressori creerebbero una forte perturbazione del paesaggio e una incidenza dal punto di vista vedutistico non solo per chi passa in zona, ma anche per chi osserva il panorama da Pacentro e da tutti i sentieri montani che aggettano nella porzione di Valle sottostante. Dal Cimitero di Sulmona le vedute panoramiche delle montagne della Majella risulterebbero alquanto compromesse. La manomissione del paesaggio avrà ripercussioni negative sull’agricoltura, sul turismo e sulle attività produttive sorte di recente in zona (agriturismi e ristoranti) e determinerà la perdita del valore immobiliare dei terreni e dei fabbricati della zona circostante.
D’altronde, nello Studio di Impatto ambientale la Snam comunque ammette che la centrale creerà disturbo percettivo per la compromissione del valore del paesaggio naturale.
Il paesaggio è un bene comune tutelato da leggi specifiche nonché dalla Costituzione Italiana (art.9). La tutela del paesaggio ha trovato condivisione tra gli Stati membri del Consiglio d’Europa, i quali, nella consapevolezza che il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse generale sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale, oltre che costituire una risorsa favorevole all’attività economica, il 20 ottobre 2000 a Firenze hanno sottoscritto apposita convenzione , denominata “Convenzione Europea del Paesaggio”.
La Convenzione si prefigge l’obiettivo di promuovere la salvaguardia, la gestione e la pianificazione del paesaggio in quanto componente essenziale della vita delle popolazioni, espressione dell’identità collettiva e patrimonio culturale e naturale.
La Convenzione Europea del Paesaggio è stata ratificata dall’Italia con Legge n. 14/2006, mentre la Regione Abruzzo che ha recepito tale Convenzione con D.G.R. n. 540/2006, è anche membro fondatore della “Rete Europea degli Enti Locali e Regionali per l’attuazione della Convenzione Europea del paesaggio”, a testimonianza del rinnovato interesse della Regione Abruzzo al fattore paesaggio.
CONTRASTO CON I VINCOLI AMBIENTALI
Lo Studio di Impatto Ambientale della Snam (Sintesi non Tecnica pag. 7 di 25) riporta:
1. “l’importanza strategica del progetto si può inquadrare nelle specifiche finalità all’interno dell’obiettivo ”sviluppo dei settori produttivi trainanti” del Quadro di Riferimento Regionale”;
2. “non esiste alcuna interferenza diretta dell’opera con il sistema delle aree protette in quanto il sito di intervento è a distanza di qualche chilometro dal perimetro del Parco della Majella e dal perimetro dei SIC più vicini; più precisamente le aree protette più vicine si trovano a circa 2,3 km di distanza”.
A tali affermazioni i sottoscritti replicano:
1. Se da un lato ci resta difficile inquadrare l’importanza del progetto della Snam all’interno degli obiettivi di sviluppo dei settori produttivi trainanti della Regione Abruzzo, dall’altro ci è semplice citare alcuni obiettivi prioritari indicati dal Quadro di Riferimento Regionale che la realizzazione della centrale rischia di compromettere, almeno nella località scelta come sito di impianto, a motivo delle caratteristiche ambientali, paesaggistiche, storiche e culturali di tale zona. Infatti il Quadro di Riferimento Regionale ha come primo obiettivo generale la “qualità dell’ambiente”, riconoscendo alle risorse ambientali un ruolo primario sia nell’assetto del territorio che nell’economia regionale e come obiettivo specifico “l’attuazione del progetto APE” (Appennino Parco d’Europa). Il progetto APE prevede come azioni programmatiche principali: la fruizione ecologica e naturalistica, le politiche di sviluppo compatibile che valorizzino i beni culturali, i beni ambientali e il comparto agro-silvo-pastorale. Prevede inoltre, tra le azioni specifiche, la salvaguardia delle aree contigue dei Parchi Nazionali e Regionali, l’individuazione e la tutela dei corridoi biologici, la realizzazione del “corridoio appenninico”, la definizione delle “porte dei parchi”, la creazione di microricettività diffusa, la valorizzazione dei beni culturali minori e delle aree archeologiche, la valorizzazione dell’artigianato, lo sviluppo di una agricoltura tipica, ecc.
In particolare, l’art. 17 della normativa del Quadro di Riferimento Regionale prevede che la costituzione del “corridoio appenninico” vada affiancata da una parallela azione di tutela dei luoghi interessati attraverso:
– “la salvaguardia delle aree agricole e delle colture tipiche;
– la tutela dei fenomeni naturali limitrofi (boschi, rupi, filari, fiumi, ecc);
– la tutela e la valorizzazione dei beni culturali (castelli, torri, chiese, tratturi, ecc.);
– il blocco di qualsiasi previsione insediativa che alteri le interrelazioni visive tra il percorso e l’intorno;
– il recupero dei detrattori ambientali presenti nelle zone adiacenti.”
Escludendo il penultimo punto, riguardante le previsioni insediative, non si può non ammettere che le azioni di tutela previste negli altri quattro punti sarebbero vanificate qualora i luoghi fossero attraversati da un metanodotto.
Da un confronto tra la cartografia del metanodotto Sulmona–Foligno e la cartografia del Quadro di Riferimento Regionale, (anche se in scala non di dettaglio), si nota che, paradossalmente, il tracciato del metanodotto sembra ricalcare il tracciato del proposto corridoio appenninico!
Per quanto concerne l’attraversamento del metanodotto nel territorio comunale di Sulmona, occorre sottolineare che da parte di alcuni cittadini sono state segnalate pesanti interferenze del tracciato con zone particolarmente delicate sotto l’aspetto delle testimonianze storiche e dell’equilibrio ecologico, come l’area di Fonte d’Amore e l’Abbazia Celestiniana.
2. La centrale di compressione del gas proposta dalla SNAM Rete Gas interessa un’area limitrofa e circondata da ben quattro zone speciali di conservazione (tre siti di importanza comunitaria e una zona di protezione speciale) facenti parte della Rete Natura 2000. Precisamente, la zona è limitrofa ai SIC IT 7140203 denominato “Maiella”, IT 7110204, “Maiella Sud Ovest” e IT 7110100 “Monte Genzana”, ai sensi del Decreto 25 marzo 2004 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica alpina in Italia individuati ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, oltre che limitrofa alla ZPS IT7140129 “Parco Nazionale della Maiella”, ai sensi del Decreto 5 luglio 2007 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Elenco delle zone di protezione speciale (ZPS) classificate ai sensi della direttiva 79/409/CEE “Uccelli”.
I sottoscritti non intendono in questa sede entrare nel merito menzionando il valore e l’importanza naturalistica delle aree poste nelle vicinanze del sito della centrale (nelle quali si registra specie prioritarie ai sensi delle Direttive 79/409/CEE “Uccelli” e 92/43/CEE “Habitat”, con un trend europeo negativo) anche se la motivazione di non incidenza dedotta dalla Snam sembra alquanto semplicistica e non soddisfacente, considerato che la distanza di due chilometri non è poi tanta se rapportata all’oggetto di tutela (habitat naturali e uccelli) e potrebbe non essere sufficiente a proteggere gli stessi dalle emissione di inquinanti atmosferici, dalle onde sonore o dalla perturbazione luminosa notturna.
Si vuole invece qui richiamare l’attenzione delle Autorità competenti in indirizzo sulla modalità fin qui seguita per la procedura della Valutazione di Incidenza, condotta senza aver sentito il parere degli enti gestori delle aree protette, nonostante la richiesta per l’attivazione corretta della procedura avanzata dall’Associazione Culturale Sulmona Giovani e trasmessa al Ministero dell’Ambiente e alla Regione Abruzzo con lettera raccomandata del 18.02.2008 di cui si attende ancora risposta.
Il Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale, così come modificato dal Decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4 prevede, all’art. 10, comma 3, che la VIA debba comprendere la procedura per la Valutazione di Incidenza (come è stato fatto dalla Snam), ma la procedura inerente la Valutazione di incidenza ai sensi D.P.R. 8 settembre 1997, n.357. “Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche”, così come modificato dal D.P.R. 12 marzo 2003, n.120, prevede esplicitamente, all’art. 5 comma 7, che detta valutazione è effettuata “sentito” il parere dell’ente gestore dell’area protetta (se la stessa è a carattere nazionale).
E’ chiara l’importanza del parere dell’ente gestore che, qualora non espresso in termini negativi, dopo aver analizzato le soluzioni alternative (che, come abbiamo detto sopra, il progetto non prevede perché carente), potrebbe essere positivo con prescrizioni da apportare al progetto dopo aver individuato le possibili misure di mitigazione e definite le misure di compensazione.
Come è noto la Direttiva 92/4/CEE così come la normativa italiana di recepimento stabilisce che qualsiasi progetto che possa avere incidenze significative sulle aree della rete Natura 2000, deve essere sottoposto a valutazione di Incidenza Quindi la norma è valida e applicabile anche a interventi non ricadenti all’interno dell’area protetta.
Per quanto sopra, i sottoscritti ritengono che la mancanza della corretta procedura per la Valutazione di Incidenza è tale da rendere irregolare la procedura VIA in corso oltre che essere una esplicita violazione di legge.
CONCOMITANZA CON ALTRI PROGETTI
Sia la normativa relativa allo Studio di Impatto Ambientale che quella relativa alla Valutazione di Incidenza (D.P.R. 357/97, art.5……….”singolarmente o congiuntamente ad altri interventi”……….indicano di tener conto negli studi degli effetti di altri progetti in itinere che possono generare effetti cumulativi sull’ambiente e in sostanza esaltare i singoli impatti
Per non correre il rischio di essere criticati di “far processo alle intenzioni”, di seguito riportiamo solo le proposte progettuali presentate nella località Case Pente e agli atti delle Autorità competenti:
1. SNAM Rete Gas: centrale di compressione Gas, procedura VIA, pubblicazione: 31.01.2005.
2. TOTO Group: permesso di ricerca di sostanze minerarie a fini estrattivi (area di cava 400 ettari) e trasformazione dei minerali (con cementeria nella stessa area). Istanza presentata l’8.11.2006.
3. LAFARGE Cementi: apertura di una cava di materiale calcareo, procedura VIA Regionale, pubblicazione: 01.07.2008.
4. TRONCA s.r.l: prosecuzione di una cava interrotta, procedura di Verifica di Assoggettabilità, pubblicazione:29.08.2008.
I sottoscriti ritengono doveroso far presente che, oltre agli effetti negativi sulla salute, sul paesaggio e sull’ambiente, la realizzazione della centrale in località Case Pente potrebbe aprire le porte ad altri insediamenti e attività insalubri e trasformare quindi l’intera area in un nuovo nucleo industriale che imporrebbe un modello di sviluppo completamente estraneo al tessuto produttivo e alla vocazione naturale di un territorio che è situato al centro del sistema dei Parchi della Regione Abruzzo e vede la presenza di ben 7 “borghi più belli d’Italia” (tra cui Pacentro, che sarebbe a diretto contatto visivo con questa località) sul totale dei 17 riconosciuti nella nostra Regione.
Un tale modello di “sviluppo” comprometterebbe ogni possibilità di valorizzare, anche sotto l’aspetto economico, turistico e commerciale, la grande qualità ambientale, storica e culturale del comprensorio peligno, così come prevedono, tra l’altro, i protocolli di intesa sottoscritti dalle istituzioni locali e dalle forze sociali con il governo nazionale.
Anche per tali ragioni (che attengono a una corretta gestione del territorio in coerenza con l’interesse generale) i sottoscritti ritengono che la centrale di compressione della Snam non possa essere situata in località Case Pente.
I sottoscritti esprimono forte contrarietà al progetto della centrale a Case Pente, in quanto localizzata su una delle porte di accesso al Parco Nazionale della Majella, in un’area limitrofa e circondata da quattro siti della Rete Natura 2000, al centro del sistema delle aree protette abruzzesi e in una zona che funge da cuscinetto e corridoio faunistico tra esse.
L’insediamento ricadrebbe su un’area agricola interessata da colture di qualità, dalla presenza di reperti e stratificazioni di interesse archeologico e soggetta a eventi alluvionali; in una zona con elevato grado di sismicità, a ridosso del Cimitero di Sulmona, a breve distanza da nuclei abitati sparsi, dal torrente Vella, a diretto contatto con il nucleo abitativo storico delle Case Pente, segnalato come sito archeologico.
I sottoscritti ritengono inoltre che dalla realizzazione dell’opera deriverebbe una gravissima manomissione del paesaggio, un elevato e quanto mai inopportuno e ingiustificato danno ambientale, ripercussioni negative sullo stato di conservazione dei valori naturali, sugli habitat e sulle specie di fauna di interesse comunitario. La centrale provocherebbe inoltre ripercussioni negative sulla salute e sulla qualità della vita dei cittadini della Valle Peligna, in particolare dei residenti nelle località limitrofe a Case Pente, perdita del valore immobiliare dei terreni e dei fabbricati della zona circostante, grave danno all’economia locale che con grandi sforzi si va orientando sul turismo e sulle produzioni agricole di qualità, attività promosse e incentivate dalla Regione Abruzzo, dalla Provincia dell’Aquila e dall’Ente Parco Nazionale della Majella.
Si riepilogano i motivi essenziali di contrasto con le normative di legge vigenti nonché le carenze rilevate sia nello Studio di Impatto Ambientale che nell’ambito del procedimento VIA in corso relativi alla centrale di compressione in oggetto:
la mancata attuazione di un democratico processo partecipativo;
la mancanza di alternative progettuali di localizzazione;
la difforme elaborazione degli atti integrativi rispetto a quanto espressamente richiesto dall’Autorità competente;
la mancanza di approfondite verifiche sullo stato della qualità dell’aria;
il contrasto con i vincoli urbanistici, territoriali, paesaggistici e ambientali;
l’inidoneità del sito della centrale nei confronti delle emergenze paesaggistiche, storiche culturali e sociali ivi presenti;
la mancanza di un adeguata valutazione del valore archeologico dell’area; la mancanza di un approfondito studio sulle conseguenze dell’ inquinamento acustico e luminoso nei confronti dei ricettori sensibili;
la mancanza di uno studio relativo ai danni che la realizzazione della centrale provocherebbe all’economia locale e al turismo;
la mancanza di una corretta procedura per la valutazione di incidenza;
Per le motivazioni ampiamente esposte e articolate nelle presenti osservazioni, i sottoscritti
alle Loro Illustrissime Autorità in indirizzo, a ciascuna per le proprie competenze e responsabilità, di esprimere parere sfavorevole all’Istanza avanzata dalla Snam rete Gas riguardo alla localizzazione della centrale di compressione e spinta del gas in località Case Pente del Comune di Sulmona.
In subordine, i sottoscritti, ai sensi del comma 6 dell’art. 24 del D.lgs. 16 gennaio 2008, n.4, chiedono all’Autorità competente che la consultazione per l’esame dello studio di impatto ambientale presentato dalla Snam avvenga mediante svolgimento di inchiesta pubblica.
Gabriele SANTUCCI, nato a Civitella Alfedena il 25.05.1958 e residente a Sulmona in Via G.Salvemini, 37/B;
Antonio FRANCIOSA, nato a Sulmona il 14.05.1967 e ivi residente in Via Volta, 1;
Mario PIZZOLA, nato a Pratola Peligna il 24.01.1946 e residente a Sulmona in Via XXV aprile, 24;
Dante DI SILVESTRO, nato a Corfinio il 30.10.1952 e residente a Sulmona in Via Villaggio Italia, 22;
Giovanna MARGADONNA, nata a Sulmona il 24.06.1954 e ivi residente in Via Avezzano, 23;
Simona MICHETTI, nata a Tocco Da Casauria il 26.09.1980 e residente a Sulmona in Viale XX aprile, 18;
Licia MAMPIERI, nata a Introdacqua il 10.06.1940 e ivi residente in Via Canonico T. Ventresca, 11;
Lorena DI CRISTOFARO, nata a Pratola Peligna il 14.06.1967 e residente a Sulmona in Via A. L. Corvi, 1/A
I sottoscritti salutano distintamente dichiarando il seguente indirizzo per le comunicazioni:
Dott. Mario PIZZOLA, Casella Postale n. 52, 67039 SULMONA (AQ) Condividi su:TweetAltroE-mailStampaMi piace:Mi piace Caricamento...
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