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Timestamp: 2018-05-27 21:39:06+00:00
Document Index: 117902086

Matched Legal Cases: ['art. 168', 'art. 441', 'art. 507', 'art. 421', 'art. 322', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 441', 'art. 461', 'art. 461', 'art. 175']

Cass., Sez. III, 13 febbraio 2015, n. 6483
Messa alla prova – presupposti applicativi – limiti di pena – circostanze aggravanti ad effetto speciale – irrilevanza
La Corte di cassazione affronta il delicato tema del limite di pena di riferimento per l’applicazione della messa alla prova predibattimentale. Si rileva, dunque, che l’art. 168 c.p., così come modificato dalla legge. n. 67 del 2014, persegue il fine di deflazionare le pendenze penali attraverso la individuazione di una nuova ipotesi di estinzione del reato da concretare mediante una definizione, alternativa e anticipata, della vicenda processuale. In tale ottica, la lettura più rigorosa e restrittiva del dato normativo mal si attaglia con la ratio deflativa segnalata che deve costituire la chiave di riscontro di una diversa interpretazione della norma alla luce del relativo tenore letterale e in considerazione degli spunti di raffronto garantiti dal sistema.
Nella individuazione dei reati attratti alla disciplina della probation di cui agli artt. 168 bis ss. c.p., in ragione del mero riferimento edittale, deve guardarsi unicamente alla pena massima prevista per ciascuna ipotesi di reato, prescindendo dal rilievo che nel caso concreto potrebbe assumere la presenza della contestazione di qualsivoglia aggravante, comprese quelle ad effetto speciale.
Cass., Sez. II, 27 gennaio 2015, 3786
Procedimenti speciali - giudizio abbreviato - impugnazioni – appello – rinnovazione istruttoria – ammissibilità
Il giudice di appello deve ritenersi tenuto ad ammettere le prove sopravvenute all’instaurazione del giudizio pur quando quest’ultimo sia stato celebrato in primo grado con il rito abbreviato, salvo che non si tratti di prove vietate dalla legge ovvero manifestamente superflue o irrilevanti. Dunque, secondo la Corte di Cassazione «Il potere d’integrazione probatoria ex officio attribuito al giudice dall’art. 441, comma 5, c.p.p. (per il quale quando il giudice ritiene di non potere decidere allo stato degli atti assume, anche, d’ufficio, gli elementi necessari ai fini della decisione) è preordinato alla tutela dei valori costituzionali che devono presiedere, anche nei giudizi a prova contratta, all’esercizio della funzione giurisdizionale e risponde, pertanto, alle medesime finalità cui è preordinato il potere previsto dall’art. 507 c.p.p. in dibattimento».
Cass., sez. I, 8.1.2014, n. 348
Giudizio abbreviato – termine per la richiesta – conclusione delle discussioni - rigetto della richiesta – abnormità – esclusione
L’esistenza di contrapposti indirizzi giurisprudenziali emersi circa l’esatto «confine» della richiesta di rito abbreviato nella concreta dinamica dell’udienza preliminare è di per sé la «prova» di una non accorta tecnica normativa di descrizione della tempistica della richiesta, tale da poter dar luogo a contrasti interpretativi. La richiesta di giudizio abbreviato può anche seguire la formulazione delle conclusioni del pubblico ministero in quanto l’espressione utilizzata dal legislatore è idonea a comprendere l’intera fase della discussione prevista dall’art. 421, comma 2, c.p.p. fino al suo epilogo, sicché il termine finale della proposizione della domanda è rappresentato dal momento in cui si esaurisce, con la formulazione delle conclusioni di tutte le parti, la discussione.
Giudizio abbreviato non condizionato – rigetto – rimedio – riproposizione davanti al giudice del dibattimento
Lì dove la Corte Costituzionale ha attribuito al giudice dibattimentale, nel più complesso caso della richiesta «condizionata», la competenza «funzionale» di operare la valutazione di congruità ed esattezza del diniego e di procedere alla effettiva celebrazione del rito abbreviato nell’ipotesi in cui ritenga il diniego ingiustificato, corrisponde ad un ragionevole criterio di interpretazione sistematica farne derivare l’estensione alla più semplice ipotesi di rigetto dell’istanza di abbreviato ordinario, pur senza sollecitare una nuova pronunzia espressa del giudice delle leggi.
Cass. pen. Sez. III, Sent., 13-09-2013, n. 37580
Patteggiamento - confisca per equivalente - applicabilità
La confisca, ai sensi dell'art. 322 ter c.p., deve essere disposta, oltre che nel caso di condanna, anche in quello di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p., a nulla rilevando che essa non abbia costituito oggetto dell'accordo delle parti.
Cass., Sez. II, 28.3.2013, n. 14649
Giudizio abbreviato – integrazione probatoria in appello – limiti
Cass., sez. VI, 27.3.2013, n. 14454
Procedimenti speciali – giudizio abbreviato – richiesta – rigetto – illegittimità – conseguenze – riduzione della pena – utilizzabilità prove dibattimentali
L’adozione di un erroneo provvedimento di inammissibilità della richiesta di rito abbreviato inficia la legalità del procedimento di quantificazione della pena inflitta qualora si sia pervenuti a una sentenza di condanna: con la conseguenza che il riconoscimento dell’errore al momento della chiusura del dibattimento di primo grado o nel giudizio di impugnazione, impone al giudice di riconoscere all’imputato la riduzione di un terzo della pena da irrogare, ferma restando però la piena utilizzabilità delle prove assunte, nel rispetto del principio del contraddittorio, nel corso del già svoltosi giudizio ordinario.
Cass., sez. III, 20.3.2013, n. 12842
Procedimenti speciali – giudizio abbreviato – integrazione probatoria d’ufficio – limiti – ricostruzione storica del fatto e attribuibilità all’imputato – legittimità
In tema di giudizio abbreviato, l’integrazione probatoria disposta dal giudice ai sensi dell’art. 441, comma 5, c.p.p., può riguardare anche la ricostruzione storica del fatto e la sua attribuibilità all’imputato, atteso che gli unici limiti a cui è soggetto l’esercizio del relativo potere sono costituiti dalla necessità ai fini della decisione degli elementi di prova di cui viene ordinata l’assunzione e dal divieto di esplorare itinerari probatori estranei allo stato degli atti formato dalle parti.
Cass., Sez. II, 14.01.2013, n. 1625
Giudizio abbreviato non condizionato – riqualificazione giuridica del fatto – prevedibilità originaria – necessità
Deve ritenersi violato il principio del giusto processo, sotto il profilo del diritto alla difesa e del contraddittorio, ove, all'esito del giudizio abbreviato incondizionato, l'originaria imputazione di furto venga riqualificata in ricettazione se, in concreto, per l'imputato non fosse sufficientemente prevedibile che l'accusa inizialmente formulata nei suoi confronti potesse essere riqualificata e, quindi, non sia stato messo in concreto nella possibilità di difendersi. Le genetiche affermazioni dell'imputato riportate nella comunicazione di notizia di reato redatta dalla Polizia Giudiziaria, non possono - nel giudizio abbreviato incondizionato -essere valorizzate ai danni dell'imputato in relazione al diverso e più grave reato di ricettazione, ove, sulle medesime, non sia stata attivata alcuna forma di contraddittorio".
Cass., Sez. I, 15 novembre 2012, n. 44539, Pres. Bardovagni, Rel. Locatelli
Procedimenti speciali – giudizio abbreviato non condizionato – istanza del difensore procuratore speciale depositata da sostituto processuale – rigetto – abnormità
Il diniego, da parte del g.u.p., dell'accesso al giudizio abbreviato incondizionato, opposto dal giudice nonostante la pacifica presenza delle condizioni legittimanti la presentazione dell'istanza (proveniente da difensore di fiducia munito di procura speciale e depositata da sostituto processuale), rientra nel paradigma del provvedimento abnorme, siccome estraneo all'ordinamento processuale e in grado di conculcare irrimediabilmente il diritto potestativo dell'imputato di accedere al rito abbreviato semplice.
Cass., Sez. IV, 20.9.2012, n. 36293, Pres. Brusco, Rel. Ciampi
Procedimenti speciali – decreto penale di condanna – dichiarazione di inammissibilità – competenza – g.i.p.
Se l’opposizione ha come suo immediato ed unico destinatario il giudice che ha emesso il decreto; se a questo giudice è attribuito il controllo propedeutico sull’ammissibilità dell’opposizione in ordine agli aspetti formali dell’atto nonché alla verifica della tempestività e della legittimazione all’opposizione (art. 461, comma 4, c.p.p.) e il conseguente potere di ordinare l’esecuzione del decreto penale di condanna (art. 461, comma 5, c.p.p.); ne discende come indefettibile logico corollario che non può che essere detto giudice l’organo competente “sulla opposizione” e, per l’effetto, in forza della precisa regola ermeneutica fissata dall’art. 175, comma 4, c.p.p. quello competente a decidere sulla richiesta di restituzione nel termine per proporre opposizione.