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Timestamp: 2017-07-24 00:45:54+00:00
Document Index: 93663221

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 41']

NO ALLE SCORIE NUCLEARI A BOSCO MARENGO | Contro il deposito nucleare a tempo indeterminato a Bosco Marengo, a pochi metri dalla S.S. 35bis, tra Alessandria e Novi Ligure | Pagina 2
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All’udienza del 17 dicembre il TAR Piemonte ha concesso la proroga del termine richiesta dal consulente tecnico d’ufficio, Ing. De Salve, fissando l’udienza di discussione del merito all’11 marzo 2010.
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8.614294
Lo fa violando varie norme, tant’è vero che gli ambientalisti, sostenuti finanziariamente da un’ampia colletta popolare, hanno fatto ricorso al TAR Piemonte.
Ne discuteremo ad Alessandria martedì 22 dicembre alle ore 21 presso la circoscrizione Nord in viale Teresa Michel 17, in un incontro al quale sono invitati i cittadini, le forze politiche e le forze sindacali.
Tramite CONTO CORRENTE BANCARIO, intestato a Medicina Democratica Scrl C/C 10039 ABI 05584 CAB 01708 CIN W Codice IBAN – IT50W0558401708000000010039, con causale: NUCLEARE ALESSANDRIA
Oppure tramite CONTO CORRENTE POSTALE n. 22362107 intestato a Pro Natura Torino Via Pastrengo 13, 10128 Torino, con causale: NUCLEARE ALESSANDRIA
Chiediamo aiuto perché sarà una udienza decisiva, previa verificazione tecnica, quella del 17 dicembre davanti al Tar Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, per il nostro ricorso contro Ministero dello sviluppo economico, SOGIN Società Gestione Impianti Nucleari e ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, per l’annullamento, previa sospensione, del decreto ministeriale che, in alternativa al deposito nazionale (1) ultrasicuro per millenni, autorizza contro legge a Bosco Marengo (Alessandria) la costruzione, già di per sé rischiosa per lavoratori e territorio, di un insicuro deposito di scorie nucleari da stoccarsi pericolosamente (attentati, terremoto, falde acquifere ecc.) almeno fino al 2020 secondo la Regione e secondo la Sogin per un periodo del tutto indeterminato. Senza ipocrisie: sarebbe un deposito definitivo. Dove tombare centinaia di fusti radioattivi vecchi e nuovi. In un sito assolutamente inidoneo (2) neppure per uno stoccaggio temporaneo: sia per le condizioni antropiche del territorio (densità popolazione) sia per le caratteristiche geomorfologiche del terreno (sismico, con falde), come dimostrerebbero agevolmente le (omesse) indagini geotecniche e il (mancato) assoggettamento alla valutazione di impatto ambientale VIA.
Contro il ricorso la Sogin, cioè il Governo, si era opposta con una infinità di pretesti e cavilli in tutte le sedi, ma subendo ben due sentenze del Tar e una del Consiglio di Stato. Il tentativo della Sogin, con uno stuolo di avvocati famosi e super pagati, era di scippare, di spostare la sede processuale da Torino a Roma, sede ritenuta vicina alla propria sfera di influenza, e comunque di rinviare in continuazione la sentenza definitiva. Né va sottovalutato il tentativo di “prenderci per fame” così dilatando i costi del procedimento, disegno rintuzzato dalla eccezionale sottoscrizione popolare. Tale strategia, malgrado le ipotesi di reato presentate nell’esposto di Medicina democratica alla Procura della Repubblica di Alessandria, ha però consentito alla Sogin di avviare i lavori di smantellamento dell’impianto nucleare di Bosco Marengo, di trattamento-condizionamento-stoccaggio di materiali radioattivi, con sversamento degli stessi nell’ambiente sia sotto forma di effluenti liquidi (l’esondabile rio Lovassina) sia di effluenti aeriformi, con gravissimo pericolo per il territorio circostante e per l’incolumità della salute pubblica delle generazioni presenti e future. Lavori illegittimi, senza VIA (3) e addirittura privi delle prescritte preventive approvazioni ISPRA (4), iniziati perfino tramite un contratto di appalto precedente la contestata autorizzazione ministeriale; dunque lavori carenti in sicurezza nucleare e protezione sanitaria. Lavori che chiediamo siano immediatamente sospesi: l’impianto di Bosco deve essere mantenuto in “custodia protettiva passiva”, alla quale per legge è obbligata la Sogin, in sicurezza come è avvenuto finora, in attesa dell’individuazione dell’idoneo deposito nazionale previsto dalla legge (5) dove confluire le scorie di Alessandria e degli alti impianti italiani, cioè con il rilascio del sito esente da vincoli di natura radiologica, prato verde, senza deposito.
1) – Il decreto 27.11.2008 del Ministero dello Sviluppo economico è illegittimo perché, in contrasto con il decreto legge 17/3/95 n. 230, non prevede la definitiva bonifica del sito di Bosco Marengo, il suo rilascio privo di vincoli di natura radiologica, in quanto non prevede il conferimento in ottemperanza alla legge 314 dei rifiuti al Deposito nazionale: inesistente, neppure individuato.
Dunque i materiali radioattivi già presenti a Bosco, insieme a quelli derivanti dallo smantellamento dell’impianto, verrebbero immobilizzati all’interno di locali assolutamente inidonei, ipotesi che una Valutazione di impatto ambientale escluderebbe, e rappresenterebbero un ulteriore e ingiustificato gravissimo pericolo per l’ambiente e per la salute di Bosco Marengo e Alessandria (ex articolo 32 della Costituzione). 2) – Lo stoccaggio (anche provvisorio) di rifiuti radioattivi di qualunque categoria deve essere effettuato, fino alla realizzazione del Deposito nazionale, in siti individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio (come previsto dall’art. 3, comma 1 bis, richiamato dall’art. 1, comma 99, della L. 239/04), in ragione delle accertate caratteristiche geomorfologiche del terreno e in relazione alle condizioni antropiche del territorio (come previsto dall’art. 1 del D.L. 314/2003, richiamato dall’art. 3, comma 1 bis, del medesimo D.L.).
3) – La VIA, era (ed è) strettamente indispensabile essendo in progetto la realizzazione di un impianto per il trattamento e lo stoccaggio di rifiuti radioattivi (previsto per un tempo indeterminato e comunque superiore a 10 anni) in un sito la cui idoneità non è stata valutata né comparata con altri siti; la VIA è altresì strettamente necessaria nel caso di specie per consentire la preventiva verifica degli effetti degli sversamenti autorizzati e per confrontare le opzioni alternative alle modalità di dismissione autorizzate (ivi compresa l’opzione di smantellamento con “immissioni 0” ed in unica fase).
4) – SOGIN oltre ad aver stipulato il contratto d’appalto per la realizzazione della fase I della dismissione in questione (con le relative specifiche tecniche) prima di aver ottenuto l’autorizzazione dal Ministero, ha pure iniziato i lavori in questione senza attendere le approvazioni che l’ISPRA deve necessariamente rendere sugli elaborati progettuali tutti: è escluso che i lavori in questione siano stati legittimamente intrapresi e che si stiano svolgendo in sicurezza, perché non è comprovato agli atti di causa che è stata effettuata la preventiva verifica da parte dei competenti organi tecnici e consultivi dell’amministrazione resistente dei relativi “progetti (che) dimostrano la rispondenza ai fini della sicurezza nucleare e della protezione sanitaria”, come prescritto dal predetto art. 41 del d.lgs. n. 230/1995.
5) – Il decreto D.M. 2/12/2004 dispone che SOGIN debba provvedere alla disattivazione dell’impianto di Bosco Marengo solo dopo aver realizzato il deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e condizionatamente alla realizzazione di tale deposito (SOGIN deve infatti “provvedere alla disattivazione accelerata di tutte le centrali e altri reattori nucleari, e degli impianti del ciclo del combustibile nucleare dismessi entro venti anni, procedendo direttamente allo smantellamento fino al rilascio incondizionato dei siti ove sono ubicati gli impianti. Il perseguimento di questo obiettivo e i tempi sono condizionati dalla localizzazione e realizzazione in tempo utile del deposito nazionale provvisorio o definitivo dei rifiuti radioattivi”).
(ANSA) – BANGALORE (INDIA), 29 NOV – Aperta un’indagine sulla fuoriuscita di una sostanza radioattiva nell’acqua potabile in un impianto nucleare nel sud dell’India. Almeno 55 operai sono finiti in ospedale per eccessiva esposizione alle radiazioni da tritio. L’impianto di Kaiga e’ considerato ad ‘alta sicurezza’ e le autorita’ indiane pensano che la perdita potrebbe essere stata ‘causata deliberatamente’. La fuoriuscita, hanno specificato gli inquirenti, non ha interessato ne’ l’ambiente ne’ la popolazione della zona.
ROMA – Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell’energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. “In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall’altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell’Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti”. La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell’Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un’affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra “Astri e Particelle”, allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi. Un’esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all’energia oscura che domina nell’universo, c’è l’energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare. Cosa ne pensa?
“Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c’è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano”. Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c’è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
“Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell’Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt di energia, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell’arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l’amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L’unico dubbio ormai non è se l’energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi”. Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola…
“Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l’energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell’idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l’energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici – a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici – sono in grado di risolvere il problema dell’accumulo”. La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
“Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l’estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo”. 44.903504
Sul sito di Bosco Marengo è iniziata oggi la verifica tecnica richiesta dal Tar Piemonte. Vi è stato un primo incontro tra il perito indicato dal tribunale e i periti delle parti. Si profila uno slittamento all’anno successivo dell’udienza prevista per il prossimo 17 dicembre.
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