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Timestamp: 2017-11-18 10:16:29+00:00
Document Index: 53704316

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 29', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 29', 'art. 17', 'art. 28', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 38', 'art. 28']

Disegno di legge regionale n. 6006.
Disegno di legge regionale, n. 6006.
Provvedimenti per la salvaguardia del territorio e per lo sviluppo socio-economico delle zone montane e modifiche alla legge regionale 18 giugno 1992, n. 28.
1. La Regione Piemonte, in armonia con le vigenti disposizioni comunitarie e nazionali ed in applicazione della legge 31 Gennaio 1994 n. 97, con la presente legge promuove la salvaguardia del territorio con particolare attenzione all'ambiente naturale e la valorizzazione delle risorse umane, culturali e delle attivita' economiche delle zone montane.
2. Le disposizioni della presente legge si applicano ai territori delle Comunita' Montane ridelimitate ai sensi della legge regionale 18 Giugno 1992 n. 28 ed ai territori classificati montani pur non ricadenti in Comunita' Montane ai sensi dell'articolo 28, comma 2, della legge 8 giugno 1990, n. 142.
3. Le Comunita' Montane hanno il ruolo e le funzioni di Consorzio di bonifica montana ai sensi della legge regionale 4 settembre 1975, n. 50.
1. E' istituito il "Fondo regionale per la montagna". Alla copertura finanziaria del "Fondo" si provvede, destinando a tal fine, a partire dall'entrata in vigore della presente legge:
a) una quota del 20 per cento di quanto accertato dalla Regione a titolo di addizionale regionale sul consumo di gas metano nell'esercizio precedente;
b) la quota di competenza regionale del "Fondo nazionale per la montagna" di cui all'articolo 2 della legge 97/1994;
c) altri stanziamenti a carico del bilancio regionale determinati annualmente con la legge di bilancio, tra i quali quota parte dei proventi derivanti dalle concessioni in materia di caccia e pesca;
d) risorse specificamente destinate allo sviluppo della montagna derivanti da trasferimenti dello Stato, di Enti pubblici e dell'Unione Europea. 2. In attuazione di quanto previsto dal comma 2, nello stato di previsione della spesa vengono istituiti appositi capitoli con le seguenti denominazioni:
a) Fondo Regionale per la montagna - risorse regionali;
b) Fondo Regionale per la montagna - risorse statali vincolate; c) Fondo Regionale per la montagna - risorse comunitarie.
1. Le Comunita' Montane, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, provvedono ad adeguare e ad aggiornare il proprio piano di sviluppo socio-economico mediante l'adozione di una deliberazione programmatica che individui le linee guida su cui si impostera' la loro operativita'; provvedono altresi' a formare la carta di destinazione d'uso del territorio di cui all'art. 4.
2. La deliberazione programmatica e la carta di destinazione d'uso del territorio sono adottate dal Consiglio della Comunita' Montana ed approvate dalla Provincia territorialmente competente entro 90 giorni dalla trasmissione degli atti. Decorso tale termine senza che sia intervenuto il provvedimento della Provincia, la deliberazione e la carta si intendono approvate.
3. La programmazione degli interventi delineata dalla deliberazione programmatica ha una durata di quattro anni a decorrere dalla data di approvazione e puo' essere aggiornata e modificata con le procedure di cui al comma 2 anche durante il periodo di sua validita'.
4. Le Comunita' Montane provvedono all'attuazione del piano di sviluppo, aggiornato ai sensi del comma 1, anche attraverso specifici piani di settore di durata pluriennale che definiscano in termini operativi e finanziari le linee generali determinate nella deliberazione di aggiornamento del piano di sviluppo.
5. Per le Comunita' Montane operanti in zone frontaliere, il piano di sviluppo socio-economico puo' anche contemplare interventi per favorire i rapporti fra imprese di Stati confinanti e per il potenziamento delle comunicazioni, ai sensi dell'art. 29, comma 1, della legge 142/1990.
6. Per gli interventi in agricoltura, i piani di sviluppo socio-economico possono articolarsi in distretti produttivi nell'ambito di aree omogenee.
(Carta di destinazione d'uso del territorio)
1. Le Comunita' Montane, contestualmente al documento di programmazione di cui al precedente art. 2, predispongono una carta di destinazione d'uso del proprio territorio in cui vengono definiti gli indirizzi fondamentali dell'organizzazione territoriale nell'area di propria competenza.
2. La carta di destinazione d'uso del territorio, elaborata sulla base cartografica regionale in scala 1:10.000, individua le aree di prevalente interesse agro-silvo-pastorale e di particolare pregio ambientale e paesistico, le linee di uso delle risorse primarie e dello sviluppo residenziale, produttivo, terziario, turistico e la rete delle infrastrutture aventi rilevanza territoriale.
3. La carta di destinazione d'uso del territorio concorre, con il documento programmatico di cui all'art. 3, alla formazione del piano territoriale di coordinamento ai sensi dell'art. 29, comma 4, della legge 142/1990.
4. La carta di cui ai commi 1, 2 e 3, per uniformita' di programmazione, puo' estendersi ai territori montani non ricadenti in Comunita' Montana, previo accordo di programma con i Comuni interessati.
5. I Comuni orientano i loro piani regolatori alle indicazioni della carta di destinazione d'uso del territorio elaborata dalla Comunita' Montana.
1. Ai sensi degli articoli 28 e 29 della legge 142/1990, le Comunita' Montane si uniscono tra loro o con Comuni montani in consorzi per l'esercizio associato di funzioni comunali, nonche' per la gestione associata di servizi pubblici spettanti ai Comuni, con particolare riguardo ai seguenti settori:
a) assistenza al territorio e formazione dei piani territoriali di coordinamento;
b) raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, disincentivo alla produzione, riduzione, riutilizzo e smaltimento dei rifiuti solidi urbani con eventuale trasformazione a fini energetici dei tossico-nocivi e degli oli esausti di origine domestica, delle macerie e degli inerti;
c) organizzazione del trasporto locale ed in particolare del trasporto scolastico;
d) organizzazione del servizio di polizia urbana e rurale;
e) realizzazione di strutture di servizi sociali per gli anziani, capaci di corrispondere ai bisogni della popolazione locale con il preminente scopo di favorirne la permanenza;
f) realizzazione di strutture sociali di orientamento e formazione per i giovani al fine di cui alla lettera e);
g) realizzazione di opere pubbliche di interesse collettivo del territorio di loro competenza sempre subordinate alla salvaguardia dell'ambiente naturale, degli aspetti paesistici, storici, architettonici;
h) iniziative legali avverso provvedimenti, anche della pubblica amministrazione, ritenuti in contrasto con i legittimi interessi delle popolazioni montane;
i) organizzare interventi di ripristino e recupero ambientale.
2. I Comuni possono delegare alle Comunita' Montane la facolta' di contrarre mutui, in loro nome e per loro conto, presso la Cassa Depositi e Prestiti o presso altri istituti di credito, per la realizzazione di opere e per l'attuazione di interventi aventi carattere sovraccomunale, qualora tali opere ed interventi siano coerenti con le finalita' del piano di sviluppo socio-economico.
(Sistemazione idrogeologica ed idraulicoforestale)
1. Le Comunita' Montane, nell'esercizio delle funzioni di Consorzi di bonifica montana ad esse trasferite dalla legge regionale 50/1975, individuano gli interventi di sistemazione idrogeologica ed idraulico-forestale all'interno del bacino idrografico di competenza. Esse formano a tal fine un programma pluriennale; in tale programma sono compresi anche i territori montani limitrofi non ricadenti nella Comunita' Montana che costituiscono naturale completamento del bacino idrografico.
2. Le Comunita' Montane predispongono il programma di interventi di cui al comma 1 promuovendo Conferenze di servizi ai sensi dell'articolo 14, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241 con la Regione e l'Autorita' di bacino di cui all'articolo 11 della legge 18 maggio 1989, n. 183.
3. Alle Comunita' Montane e' demandato il compito di gestire la realizzazione degli interventi di sistemazione idrogeologica ed idraulico-forestale previsti dal programma pluriennale di cui al comma 1.
4. La sistemazione idrogeologica ed idraulico forestale di cui al presente articolo contempla interventi di rinaturalizzazione dei corsi d'acqua.
1. Le Comunita' Montane, nell'esercizio delle funzioni di Consorzi di bonifica montana, hanno il compito di promuovere la conservazione e la valorizzazione del patrimonio forestale pubblico e privato, anche in applicazione di disposizioni dell'Unione Europea, agendo attraverso:
d) attuazione di quanto disposto dall'articolo 9, comma 3, della legge 97/1994.
2. La Regione promuove lo sviluppo dell'economia del legno attraverso la formazione dello specifico piano di settore con l'obiettivo di migliorare lo sfruttamento delle risorse forestali in un'ottica di filiera.
3. Le Comunita' Montane svolgono specifici compiti di tutela paesaggistica e di salvaguardia del territorio anche per favorirne l'utilizzazione per fini produttivi, turistici, ricreativi. A tal fine svolgono le seguenti attivita':
a) manutenzione delle zone a destinazione agro-silvo- pastorale;
b) mantenimento in efficienza delle infrastrutture e dei manufatti finalizzati alla sistemazione idraulico-forestale.
4. Le Comunita' Montane, su delega dei Comuni, gestiscono le proprieta' silvo-pastorali dei Comuni stessi.
5. Le Comunita' Montane possono affidare la realizzazione delle attivita' di cui al comma 2, nei limiti e con le modalita' di cui all'art. 17, comma 1, della legge 97/1994, ai coltivatori diretti singoli od associati, che abbiano sede ed esercitino prevalentemente la loro attivita' in Comuni montani.
1. Le Comunita' Montane, anche in applicazione dell'articolo 7 della legge 97/1994, possono concedere contributi fino ad un massimo del 75% dell'importo ritenuto ammissibile per piccole opere di manutenzione ambientale concernenti le proprieta' agro-silvo-pastorali.
(Caccia, pesca e tartufi)
1. La Regione, annualmente, con la legge di bilancio, determina le risorse da destinare al "Fondo regionale per la montagna" derivanti dai proventi delle concessioni in materia di caccia e pesca, riconoscendo, nello spirito dell'articolo 8 della legge 97/1994, la funzione che queste attivita' assumono per l'economia montana.
2. Le risorse derivanti dalla tassa annuale di concessione alla raccolta e commercializzazione dei tartufi restano vincolate alle prescrizioni delle leggi regionali 29.8.1986 n. 37 e 9.8.1989 n. 46.
3. L'indennita' prevista per la conservazione del patrimonio tartufigeno di cui agli articoli 9 e 9 bis delle leggi su richiamate e' elevata da lire 20.000 a lire 40.000 per soggetto riconosciuto ed ha carattere continuativo. L'indennita' di cui sopra e' estesa anche ai soggetti radicati in filare lungo fossi, strade e confini di proprieta'.
1. Allo scopo di favorire il riequilibrio insediativo ed il recupero dei centri abitati di montagna, le Comunita' Montane possono concedere contributi sulle spese di trasferimento, di acquisto e ristrutturazione di immobili da destinare a prima abitazione a favore di coloro che trasferiscono la propria residenza e dimora abituale, unitamente alla propria attivita' economica, da Comuni non montani a Comuni montani aventi le caratteristiche di cui al comma 3.
2. Gli stessi benefici sono concessi a coloro che, pur gia' residenti in Comune montano avente le caratteristiche di cui al comma 3, vi trasferiscono la propria attivita' da un Comune non montano.
3. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano nei Comuni con meno di 5.000 abitanti che verranno individuati entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge dalla Giunta regionale sentite le Comunita' Montane a norma dell'articolo 19 della legge 97/1994.
4. Le Comunita' Montane, a valere sul finanziamento loro concesso ai fini dell'attuazione della presente legge, possono erogare contributi a favore di residenti in territori montani per allacciamenti telefonici di case sparse ed agglomerati non inclusi nelle zone perimetrate dai piani regolatori quali aree a prevalente destinazione residenziale. I fondi cosi' disponibili possono essere utilizzati dalla Comunita' Montana anche per territori montani limitrofi ancorche' non ricadenti nella Comunita' Montana, previa convenzione con i Comuni interessati.
5. La Giunta regionale determina annualmente le modalita' di erogazione e la misura del contributo per ogni tipo di intervento. Le Comunita' Montane stabiliscono di conseguenza l'entita' del contributo. Tale entita' puo' essere diversificata per sub-aree in relazione alle loro caratteristiche.
(Interventi per l'acquisizione di quote latte da parte di aziende di montagna e per l'uso dei pascoli)
1. Al fine di agevolare il processo di ristrutturazione del settore della produzione lattiera nelle zone montane e di consentire alle aziende ivi collocate l'ottenimento di redditi adeguati, le Comunita' Montane possono concedere agli imprenditori agricoli, singoli e associati, contributi per l'acquisizione della proprieta' di quote di latte di cui alla legge 26 novembre 1992 n. 468, nel rispetto dei vincoli e delle condizioni di cui all'articolo 10 della stessa legge, nonche' per l'acquisizione dei diritti ai premi per le vacche nutrici e per gli allevamenti ovicaprini di cui ai Regolamenti CEE del Consiglio nn. 2066/92 e 2069/92.
2. La Giunta regionale, sentita la Conferenza dei Presidenti delle Comunita' Montane, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge determina criteri generali per l'utilizzo delle aree pascolive di proprieta' pubblica, individua le tipologie per lo sviluppo della zootecnia, determina i criteri di uso dei pascoli abbandonati o non piu' convenientemente utilizzati e disciplina le modalita' di concessione di contributi, fra cui premi per la trasformazione del latte in formaggi tipici e per il pascolamento delle erbe.
3. Le Comunita' Montane, attraverso convenzioni con i Comuni, attuano le disposizioni di cui al comma 2 nel territorio di propria competenza.
1. La Giunta regionale definisce, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, le modalita' per gli interventi di promozione e di commercializzazione dei prodotti agroalimentari che, ai sensi dell'articolo 15 della legge 97/1994, sono autorizzati a fregiarsi della menzione aggiuntiva "prodotto della montagna italiana" nonche' degli altri prodotti alimentari e non alimentari che siano "tipici" della zona o siano considerabili "autentici" della montagna piemontese.
1. Al fine di favorire la ricomposizione fondiaria, le Comunita' Montane possono concedere contributi a copertura delle spese relative agli atti di compravendita e di permuta dei terreni.
2. Al fine di favorire l'accesso dei giovani all'attivita' agricola, di evitare la frammentazione delle aziende agricole nelle zone montane, di favorire operazioni di ricomposizione fondiaria, ai sensi dell'articolo 13, comma 4, della l. 97/1994, la Regione e la Cassa per la formazione della proprieta' contadina, istituita con decreto legislativo 5 Marzo 1948 n. 121, accordano la preferenza nel finanziamento dell'acquisto dei terreni, sino alla concorrenza del 30% delle disponibilita' finanziarie per la formazione della proprieta' coltivatrice, ai seguenti beneficiari:
b) eredi considerati affittuari, ai sensi dell'articolo 49 della legge 3 maggio 1982 n. 203, delle porzioni di fondi rustici comprese nelle quote degli altri coeredi e residenti nelle zone montane, che intendono acquisire alla scadenza del rapporto di affitto le quote medesime secondo le modalita' ed i limiti di cui agli articoli 4 e 5 della legge 97/1994;
c) cooperative agricole con sede in territori montani nelle quali la compagine dei soci cooperatori sia composta, per almeno il 30%, da giovani di eta' compresa tra i diciotto ed i quarant'anni residenti in Comuni montani.
3. A tal fine la Regione, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, con deliberazione del Consiglio Regionale, individua le caratteristiche e definisce le linee generali dello sviluppo del turismo rurale nella montagna piemontese articolandole per specifiche aree geografiche.
1. La Regione, entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge, determina i settori artigianali ed i mestieri tradizionali da considerare come espressioni autentiche della montagna piemontese e definisce in questo contesto le azioni promozionali e di sostegno alla commercializzazione di cui all'articolo 12.
2. Le Comunita' Montane definiscono entro il 31 dicembre di ogni anno gli interventi e le azioni da realizzare nell'anno successivo in armonia con le linee generali espresse dalla Regione, individuano i soggetti pubblici e privati interessati da tali interventi, gestiscono i finanziamenti pubblici messi a disposizione per attuarli e sono responsabili della rendicontazione. In attesa della formazione delle linee regionali, le Comunita' Montane agiscono sulla base della propria programmazione definita dai precedenti articoli.
1. Per i Comuni montani con meno di 5.000 abitanti nonche' per le localita' abitate con meno di 500 abitanti comprese in Comuni montani aventi piu' di 5.000 abitanti nei quali il servizio di trasporto pubblico sia mancante oppure non sia adeguato a fornire una risposta almeno sufficiente ai bisogni delle popolazioni locali, le Comunita' Montane provvedono ad organizzare e gestire il trasporto di persone e merci, anche in deroga alle norme regionali vigenti, utilizzando al meglio i mezzi di trasporto comunque disponibili sul territorio e ricercando l'integrazione con i servizi di linea gia' istituiti.
3. Le Comunita' Montane possono stipulare convenzioni con i Comuni interessati per estendere il servizio suddetto anche a territori limitrofi, anche se non compresi nelle Comunita' Montane.
4. L'organizzazione del servizio e' definita da un apposito regolamento approvato dal Consiglio della Comunita' Montana a norma dell'articolo 23 della legge 97/1994.
5. La Giunta regionale assegna annualmente alle Comunita' Montane, nell'ambito degli interventi di settore, i fondi necessari per l'espletamento del servizio.
6. Le Comunita' Montane possono concedere contributi a compensazione di maggiori oneri di trasporto relativi a persone e merci sul proprio territorio.
1. La Regione riconosce nei valori della cultura etnico-religiosa e delle tradizioni un mezzo fondamentale per rendere la gente di montagna consapevole delle proprie origini storiche, culturali, religiose, protagonista attiva dello sviluppo socio-economico.
1. Al fine di ovviare agli svantaggi e difficolta' di comunicazione derivanti alle zone montane dalla distanza dai centri provinciali, le Comunita' Montane operano quali sportelli del cittadino mediante un adeguato sistema informatico ai sensi dell'articolo 24 della legge 97/1994, in collaborazione con le Province, i Comuni e gli uffici periferici dell'amministrazione pubblica.
2. La Giunta regionale, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, sentita l'Autorita' per l'informatica nella pubblica amministrazione, emana direttive per la progettazione del predetto sistema informatico e per determinare i relativi finanziamenti.
3. La Giunta regionale, conformemente a quanto stabilito dal CIPE, definisce direttive per il decentramento nei Comuni montani di attivita' e servizi, ai sensi dell'articolo 14 della legge 97/1994.
2. Le Comunita' Montane possono concedere borse di studio ai giovani di eta' compresa fra i 14 e i 25 anni residenti nei Comuni montani che frequentano corsi di studi di scuola secondaria superiore o universitari.
(Costituzione del Consiglio della Comunita' Montana)
1. L'articolo 12, comma 2, della legge regionale 18 giugno 1992 n. 28 e' sostituito dal seguente: "Ad ogni Comune spettano tre rappresentanti, di cui uno della minoranza del Consiglio comunale ed uno di diritto: il Sindaco. Il Consiglio comunale elegge i due rappresentanti diversi dal Sindaco nel proprio seno con unica deliberazione a maggioranza dei Consiglieri presenti e con voto limitato ad un solo nominativo, nel rispetto delle disposizioni di cui all'articolo 32, comma 2, lettera n) della legge 142/1990".
1. Ai fini dell'attuazione da parte delle Comunita' Montane delle disposizioni dettate dalla presente legge, una quota delle disponibilita' del "Fondo regionale per la montagna", determinata annualmente con la legge di bilancio, e' ripartita fra le Comunita' Montane secondo i seguenti criteri:
a) una quota fissa per ogni Comunita' Montana determinata dalla Giunta regionale, sentita la Conferenza dei Presidenti delle Comunita' Montane;
b) il 30% della parte residua in proporzione diretta alla popolazione residente nelle Comunita' Montane ed il 70% in proporzione diretta all'estensione del loro territorio.
2. La Giunta regionale aggiorna ogni due anni l'importo della quota fissa destinata ad ogni Comunita' Montana ed aggiorna altresi', con cadenza biennale, i coefficienti di riparto basati sui dati della popolazione residente. Per la prima applicazione della legge si assumono le risultanze dell'ultimo censimento generale della popolazione.
3. Una ulteriore quota del fondo viene annualmente ripartita dalla Giunta regionale fra le organizzazioni degli Enti Locali della montagna in ragione della loro rappresentativita' a titolo di concorso nelle spese per l'attivita' di rappresentanza ed assistenza agli Enti associati.
4. La quota residua del "Fondo regionale per la montagna" non assegnata ai sensi dei commi 1 e 3 integra il finanziamento dei progetti speciali integrati di cui all'art. 28 della legge regionale 18 giugno 1992 n. 28.
5. Per l'esercizio 1995 la quota di cui al comma 1, e' costituita dal 100 per cento delle disponibilita' del "Fondo regionale per la montagna".
(Riparto dei fondi statali della legge 3 dicembre)
1971, n. 1102 e successive modificazioni 1. I fondi assegnati alla Regione ai fini della Legge n. 1102/1971 sono ripartiti tra le Comunita' Montane, per la redazione e l'attuazione dei piani di sviluppo, secondo i seguenti criteri:
a) 5/10 in proporzione diretta alla popolazione residente nella zona montana con riferimento ai dati del penultimo anno precedente;
b) 5/10 in proporzione diretta alla superficie delle zone montane.
1. La Giunta regionale, entro 90 giorni dall'entrata in vigore della presente legge, provvede ad individuare le localita' abitate aventi meno di 500 abitanti e comprese nei Comuni montani con piu' di 1000 abitanti residenti, ai fini dell'applicazione dell'art. 16 della legge 97/1994.
2. L'individuazione di cui al comma 1 e' sottoposta a verifica ed aggiornamento quinquennale.
1. E' abrogata la legge regionale 29 Agosto 1994 n. 37. Le disponibilita' residue sul Capitolo 23250 del Bilancio 1995 sono trasferite quale dotazione del Capitolo istituito in applicazione dell'art. 2 della presente legge relativo alle risorse regionali.
1. I termini di cui all'art. 38, comma 2 della legge regionale 28/1992 sono prorogati al 31 dicembre 1996.
2. In seguito alla revisione delle circoscrizioni provinciali per l'istituzione delle Provincie di Biella e del Verbano-Cusio-Ossola e in attuazione dell'art. 28, comma 1, della legge 142/1990:
a) i Comuni di Armeno, Massino Visconti e Nebbiuno vengono esclusi dalla zona omogenea dei Comuni del Cusio Mottarone e costituiscono la nuova zona omogenea dei Comuni dei due laghi; b) i Comuni di Guardabosone e Postua vengono esclusi dalla zona omogenea dei Comuni della Valle Sessera e aggregati alla zona omogenea dei Comuni della Valsesia.
3. Le disposizioni di cui al comma 2 del presente articolo esplicano la loro efficacia con il primo rinnovo dei Consigli di Comunita' Montana.