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Timestamp: 2017-02-20 01:53:47+00:00
Document Index: 109152138

Matched Legal Cases: ['art. 186', 'art. 256', 'art. 7', 'art. 256', 'art. 33', 'art. 4']

RESOCONTO STENOGRAFICO - PDF
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Arturo Franchi
1 CAMERA DEI DEPUTATI 1/22 SENATO DELLA REPUBBLICA COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLE ATTIVITÀ ILLECITE CONNESSE AL CICLO DEI RIFIUTI E SU ILLECITI AMBIENTALI AD ESSE CORRELATI RESOCONTO STENOGRAFICO MISSIONE A PADOVA VENERDÌ 21 NOVEMBRE 2014 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ALESSANDRO BRATTI Audizione dei rappresentanti dell ARPA di Padova, Treviso e Rovigo La seduta comincia alle PRESIDENTE. Avverto i nostri ospiti che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico che sarà pubblicato sul sito internet della Commissione e che, se lo riterranno opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitando comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta. Cederei la parola al direttore Pepe e ai suoi collaboratori che, nel momento in cui interverranno o dovranno intervenire, diranno per cortesia il loro nome, in modo che nel resoconto si capirà chi parla. Ci siamo già visti, quindi risparmio tutti i preliminari. Ci avete già mandato una nota molto dettagliata e vi chiederei di focalizzare davvero sulle tre o quattro tematiche che considerate particolarmente significative per i territori di cui ci stiamo occupando. Ci ritroveremo forse con loro anche a Venezia. CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Come anche in occasione dell anno scorso, quando ci siamo visti a Verona, abbiamo redatto una documentazione direi2 2/22 abbastanza dettagliata per fornirvi anche spunti per eventuali vostre domande e richieste. Come in quell occasione e come sarà in futuro, è nostra volontà fornir ulteriori ragguagli durante la riunione. È per me importante avere con me i direttori dei dipartimenti provinciali nonché la dirigente dell Osservatorio rifiuti del Veneto. Al di là delle varie criticità, che affronteremo, segnaliamo innanzitutto le problematiche dovute a eventuali fallimenti di impianti o discariche che lasciano il problema alla parte pubblica. Questo è sicuramente un problema che abbiamo anche noi in Veneto. Come avevo già accennato nella precedente audizione per Vicenza, sicuramente quello delle grandi opere è un tema che ci ha portato già in passato ad aumentare la nostra attenzione nei nostri controlli, ovviamente sempre nell ambito della normativa. Con questo vorrei anche fare un accenno a una nostra volontà, a un pungolo che stiamo cercando di dare anche con ISPRA. Abbiamo, infatti, formato già un gruppo di lavoro per dare un contributo con ISPRA e ARPA Veneto come capofila, in tema di rifiuti inerti o altro che potrebbero diventare sottofondi stradali. Anche in questo caso, secondo noi ci sarebbe bisogno di un aggiornamento della norma. Col permesso del presidente, darei subito la parola all ingegner Vincenzo Restaino, direttore del dipartimento di Padova, che sarà eventualmente coadiuvato, visto che è padovano come me, dal dottor Paolo Rocca, direttore tecnico di tutta l Agenzia, soprattutto per la parte che riguarda alcuni impianti. Tra tanti, la C&C è un impianto reduce da un fallimento, che ha già un sequestro, un giudizio e così via. Purtroppo, ha ancora all interno attualmente tonnellate di rifiuto stoccato lì. Cedo la parola all ingegner Restaino, il direttore del dipartimento ARPA di Padova. VINCENZO RESTAINO, Direttore provinciale ARPA di Padova. Cercherei di concentrare, come mi è stato chiesto, l attenzione sulle reali criticità che possono riscontrarsi ancora adesso a Padova. In prevalenza, il territorio padovano presenta criticità in relazione a due discariche dismesse, di cui una è quella di Campodarsego, che ha avuto sempre problemi sin dall inizio della sua gestione. Sono stati fatti degli interventi di stabilizzazione su questa discarica già una decina di anni fa ed è stato realizzato un diaframma proprio perché nella discarica era presente una contaminazione molto forte nelle acque di falda. Negli anni a venire, è stata oggetto di ulteriori interventi con operazioni di messa in sicurezza nel 2009 per la presenza di queste contaminazioni, con la realizzazione di un setto perimetrale a miglioramento della situazione. Inoltre, proprio per la presenza notevole di3 3/22 percolato sulla discarica, si è provveduto alla creazione di un miglioramento dalla rete di drenaggio e al suo trattamento attraverso l impianto di depurazione. Allo stato attuale, questa discarica è sotto controllo. Tutte le attività svolte finora portano a ritenerla di una situazione di gestione abbastanza tranquilla. Si sta provvedendo proprio recentemente in questi giorni c è stata una prima riunione alle operazioni di pre- e post mortem con la ribaulatura e la risistemazione della parte superiore della discarica. Un ulteriore criticità, forse venuta anche CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. (fuori microfono) Direi i nomi chi sono stati i gestori. VINCENZO RESTAINO, Direttore provinciale ARPA di Padova. Ditta Rossato, gestita attualmente da ETRA, un azienda pubblica. L ultima parte con la gestione ETRA ha portato alla soluzione di una serie di problematiche sulla discarica. L altra discarica, attualmente in gestione di APS, è quella di Roncajette, venuta agli onori delle cronache per gli allargamenti del 2010, che hanno portato a un danneggiamento della discarica stessa con compromissione della rete dei piezometri e della rete di drenaggio superficiale. A oggi, la discarica è stata ripristinata nella sua funzionalità di drenaggio. È stato recentemente approvato il progetto di chiusura post mortem della stessa con ribaulatura della stessa per circa metri cubi di materiali, non rifiuti, che serviranno a completare le operazioni di post mortem. Direi che anche in questo caso, pur essendo stata una criticità, possiamo considerare la situazione praticamente sotto controllo. Velocemente, accennerò non a delle criticità, almeno per quello che mi è stato possibile accertare allo stato attuale. Il termovalorizzatore di AcegasAPS-Hera a noi risulta tutto sommato funzionante e senza grossi problemi. Lo accenno solo perché è una realtà di una certa dimensione. Anche le piccole criticità riscontrate, proprio banali, sono state risolte e affrontate con molta attenzione. L impianto Sesa di Este è molto grande e, ovviamente, è complesso nella sua articolazione. Anche questo è un impianto praticamente pubblico e privato, al 51 per cento pubblico. Praticamente, fa raccolta differenziata, compostaggio, di gestione anaerobica, ma è anche un impianto fotovoltaico, quindi è molto complesso, uno dei più grandi che abbiamo. Finora la gestione, tranne qualche leggera segnalazione di odori, non ci ha evidenziato grossissimi problemi. Lascerei per ultimo il discorso della C&C al direttore, al quale è più nota.4 4/22 In termini generali, tenderei a evidenziare, riportata nella redazione in dettaglio, una serie di situazioni e siti contaminati che riguardano un po il territorio padovano, come credo sia abbastanza frequente a livello regionale e forse anche nazionale. Per fallimenti di attività di aziende o perché delle aziende dovevano bonificare o perché, ovviamente, mancano risorse per la loro gestione, sono situazioni di contaminazione generalizzata su cui non ci sta intervenendo in maniera adeguata. Su quelle criticità, pur avendo identificato le responsabilità, rimane la contaminazione sul sito, che ovviamente non viene eliminata. In ultimo, segnalerei un paio di casi generali di attività congiunta con altre Forze dell ordine. Mi riferisco all attività EcoLando, sulla quale abbiamo svolto un attività congiunta con il Corpo forestale dello Stato, e due attività che credo siano quelle estere, di ditte che sostanzialmente portano formalmente rifiuti all estero, come gli elettrodomestici. Nella realtà, è evidenziato come traffico internazionale di rifiuti. È una questione un po al limite da questo punto di vista, ma sono oggettivamente le attività svolte che rientravano nei nostri compiti, una a Villafranca Padovana, l altra a Piombino Dese, le ditta [incomprensibile]. Sono ditte estere che esportano rifiuti. CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. (fuori microfono) Farei un accenno anche alla ditta EcoLando accertamento e i titolari sono VINCENZO RESTAINO, Direttore provinciale ARPA di Padova. Sulla ditta EcoLando c è l arresto delle attività. Sono in corso operazioni in fase di completamento per il complesso generale delle attività svolte. Col permesso del presidente, passerei la parola al dottor Rocca. PAOLO ROCCA, Direttore tecnico ARPA. La ditta C&C costruiva il conglocem, un conglomerato di cemento, per realizzare il quale utilizzava rifiuti pericolosi e non pericolosi, anche utilizzato nel territorio. So che per i luoghi in cui è stato utilizzato la provincia di Padova, ovviamente in commissione, ha approvato parecchi progetti di bonifica,. È stato, dunque, utilizzato il conglocem, ma siccome presentava caratteristiche non idonee per il sottofondo, sono state fatte anche parecchie opere di bonifica. Una volta riscontrata questa situazione, la ditta è fallita e ha lasciato in due capannoni circa tonnellate di rifiuti pericolosi e non pericolosi. Da un indagine promossa dalla provincia di Padova si è stimato che l allontanamento di questi rifiuti costi circa milioni5 5/22 di euro. Nel frattempo, la regione Veneto ha stanziato euro per la messa in sicurezza del capannone, perché in situazione problematica un eventuale crollo creerebbe veramente un danno ambientale molto cospicuo. Oltretutto, in zona passa un canale che anche nel ha rischiato di tracimare, ma che non è tracimato. La zona è un po particolare, molto vulnerabile. Per il capannone, che ha dei punti deboli, adesso sta iniziando quest opera di messa in sicurezza. I euro stanziati dalla regione serviranno per allontanare quella parte di rifiuti che stanno spingendo il capannone, quindi per la sicurezza della struttura, in modo da evitare il crollo del capannone stesso. Come, però, si può ben capire, euro sono solamente una piccolissima parte e non si risolvono il problema. Come ARPAV, stiamo interagendo con il bacino Padova 3, la società che il comune di Pernumia ha individuato per la bonifica o, comunque, per la messa in sicurezza. Abbiamo già fatto un indagine sull area, e quindi naturalmente facciamo lo zero, e faremo l indagine della qualità dell aria anche in fase di esecuzione lavori, perché questi rifiuti hanno caratteristiche polverulenti, quindi col pericolo di fuga di questi materiali. CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Intervengo solo per aggiungere una cosa a quanto illustrato dal dottor Rocca, che conosce benissimo questo tema. All interno di questo capannone è stoccato in big bags, quindi con una certa tenuta, materiale che ha una certa caratteristica polverulenta, un effetto cipria, ciò che più preoccupa. Essendo, infatti, materiale decisamente volatile, la preoccupazione è quella di un cedimento della struttura. PAOLO ROCCA, Direttore tecnico ARPA. Altri euro sono stati stanziati dalla provincia di Padova, ma per la caratterizzazione dell area esterna. A indagini ambientali sommarie, infatti, è stata riscontrata la presenza di questi rifiuti anche all esterno. Questa sarà una fase che sempre il Bacino Padova 3 dovrà gestire nel prossimo futuro. Poi ci sono altre zone critiche, tra cui una chiamata ex Cledca. Cledca, insieme a PP1 e all area di piazzale Boschetti, sono tre aree limitrofe in centro a Padova, dove c erano dei gasometri e si utilizzava materiale per creare il gas in passato. Tratto questi tre punti separatamente, ma sono consequenziali, dovrebbero essere visti in un unico ambito. L ex Cledca è un area dove adesso sorge un parcheggio. È stata messa in sicurezza da parte della proprietà, ma ci sono evidenze di due criticità ancora: una è vicino al canale, area di proprietà del Genio civile, dove si è riscontrata ancora la presenza di materiale contaminato; un6 6/22 piezometro esterno a quest area evidenza di superamenti di idrocarburi. Viene intimato a questa ditta di continuare la bonifica, ma la ditta risponde che non la farà, che l ha fatta e che adesso il comune, che è proprietario, deve bonificare l area del piazzale Boschetti, appunto di sua proprietà. Mi sembra siano in corso indagini ambientali appunto per la caratterizzazione di quest area. L ipotesi era quella di creare l Auditorium a Padova, che non sarà più creato, perché sembra che diventerà un area verde. In continuità vi è l area PP1. Anche lì sono stati trovati dei superamenti sia sulle acque di falda sia sui terreni. L idea era quella di costruire un grattacielo di100 metri di altezza, con tre piani interrati. Ovviamente, per fare questo, i tre piani interrati comportavano la bonifica dei terreni. Visto, però, il costo della bonifica dei terreni, hanno pensato di modificare il progetto e di non fare più gli interrati, ma un contenimento con dei diaframmi laterali. È stato fatto il diaframma laterale, per cui la falda è abbastanza isolata e dopo dirò perché abbastanza. Adesso, però, la società è fallita senza fare il capping, quindi abbiamo un area contaminata con un diaframma perimetrale, ma senza un capping, per cui le acque meteoriche si infiltrano e qui bisogna capire meglio. Non abbiamo indicazione sul livello della falda interno ed esterno del diaframma. Un area importantissima è a Este l ex Montedison. La contaminazione è sui suoli e sulle acque. Essenzialmente, le acque sono contaminate di solfati e di metalli pesanti. Inizialmente, era considerata un area SIN (Sito di interesse nazionale), ma dopo è stata tolta dal piano nazionale.. Dall elenco. PAOLO ROCCA, Direttore tecnico ARPA. Sì. È passata in carico alla regione, che ha finanziato il comune di Este per delle indagini. I vari privati, però, stanno operando singolarmente per mettere a posto dando, a mio avviso, una visione parziale della bonifica. Di fatto, ogni proprietario che sta bonificando non riesce mai a dimostrare la bonifica, le acque sono contaminate. Bisognerebbe considerarla una zona di inquinamento diffuso antropico. CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Prima di dare la parola all ingegner Loris Tomiato per parlare del dipartimento di Treviso, visto che abbiamo parlato di conglomerati e di problematiche collegate anche alle opere stradali, ricordo, tra le varie bonifiche per asportare e scorticare il terreno portato dalla ditta C&C di Padova, il Cavalcavia7 7/22 Camerini, una delle porte d ingresso a Padova città da Padova ovest, opera già bonificata, già realizzata, sulla quale darei un secondo la parola alla dottoressa Lorena Franz, la nostra dirigente all Osservatorio rifiuti, per descrivere meglio un eventuale aggiornamento normativo. LORENA FRANZ, Responsabile Osservatorio rifiuti e compostaggio. Vorrei solo fare un inciso, che però mi sembra importante. Come criticità generale, a monte di tutti i problemi particolari del territorio, ritengo che sia importante giungere a un aggiornamento del decreto ministeriale 5 febbraio 1998, n. 22, per essere pratica. Effettivamente, il recupero è importante, va sostenuto, perché per la normativa comunitaria è una direzione da perseguire. Dobbiamo, quindi, sostenerlo, ma con una normativa adeguata. Il decreto 5 febbraio 1998, che ormai ha 15 anni e che tra l altro ha avuto una gestazione lunga, è una norma assolutamente non più adeguata al tempo. Avere una normativa più adeguata ci consentirebbe controlli migliori e di evitare, così, tutti i problemi che si trovano su queste filiere del recupero e, nello stesso tempo, di poterlo sostenere. Anche se non sembra tale, un altra piccola criticità per chi lavora sul territorio è il MUD (Modello unico di dichiarazione ambientale). Come Agenzia, costruiamo la filiera dei rifiuti avvalendoci dei MUD, che conoscete bene. Purtroppo, così com è impostata la normativa, il MUD arriva alle agenzie che effettuano i controlli dopo un anno. Se fosse possibile intervenire e avere questo strumento poco dopo la sua presentazione, che avviene ad aprile da parte delle ditte, in un formato informatico, leggibile e utilizzabile, dopo un mese, ci agevolerebbe molto in fase di controllo. Proprio il MUD è lo strumento che utilizziamo per la tracciabilità dei rifiuti. PRESIDENTE. Vorrei fare una domanda al volo sulla questione di Padova. Per la famosa discarica di Sant Urbano ci sono problematiche di altro genere, un indagine sulla forestazione, come sapete: ci interessa capire, però, se si siano evidenziate delle criticità sulla gestione. PAOLO ROCCA, Direttore tecnico ARPA Essenzialmente, no. Tra l altro, sorge in una zona abbastanza felice da un punto di vista non idraulico, ma senz altro idrogeologico. Non ci arriva alcun elemento di criticità da un punto di vista di matrice acqua. VINCENZO RESTAINO, Direttore provinciale ARPA di Padova. È riportata come criticità nella relazione solo la parte odori. Sono in corso dei monitoraggi.8 8/22 PRESIDENTE. Quella è ancora attiva come discarica, vero? CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Sì. È la nostra discarica tattica regionale per la regione Veneto. In caso di emergenza, in qualsiasi provincia si aprono le porte delle discariche. PRESIDENTE. Per l emergenza di tutto. LORIS TOMIATO, Direttore provinciale ARPA di Treviso. Sono il direttore del dipartimento di Treviso. Per Venezia, ci vedremo anche venerdì prossimo. Vorrei omettere i contenuti della relazione che vi abbiamo mandato andando esclusivamente nel dettaglio delle criticità, salvo poi, sulla scorta di eventuali vostre richieste la senatrice Puppato conosce benissimo il territorio trevigiano entrare nel merito di qualche singolo punto. Andiamo per flash. In tema di discariche, notoriamente quella di Treviso è una provincia che qualcuno diceva una volta vocata alle cave, che poi diventavano buchi, che si dovevano riempire e diventavano discariche. Abbiamo, quindi, una molteplicità di discariche non più attive e una decina di discariche attive per complessivi circa 2 milioni e oltre di metri cubi ancora disponibili. In buona sostanza, su tutta un area che adesso, con tutta l attività dell Osservatorio propedeutica al piano regionale rifiuti è definita non più idonea, perché siamo su ghiaia, vi è però la presenza di una serie di discariche chiuse, non più attive, dove la criticità più importante è questa, dove il gestore è fallito. Per questo, va in capo al pubblico una serie di oneri per il monitoraggio degli impatti di tutte queste discariche. La criticità principale è, falliti i gestori, che in capo al pubblico rimangono gli oneri. Eventualmente, entreremo in alcuni dettagli. Quanto ad alcune criticità legate agli impianti, come ha già premesso la dottoressa Franz, si stanno diffondendo e si sono diffuse in provincia di Treviso, in particolare, una serie di impianti di gestione rifiuti con recupero di inerti. Se associamo il valore del recupero, che è importante, altrimenti del materiale avrebbe occupato ulteriori discariche sul territorio, ci si scontra con un mercato del riutilizzo dei materiali sostitutivi lapidei in netta crisi. Gli impianti si stanno, allora, riempiendo di ex MPS e, anche in questo caso a valle anche di alcuni fallimenti, ci troviamo il territorio pieno di cumuli di materiale che adesso potrebbe essere9 9/22 riutilizzato e che, invece, il mercato non riceve. Ci troviamo, dunque, non solo i rifiuti da smaltire, ma anche la parte legata al riutilizzo. Bisogna tenere anche conto del fatto che il vero valore economico è nell ingresso dei rifiuti. Nel momento in cui il mercato sta soffrendo, il materiale diventava di valore risibile, un euro, 2 euro, 3-4 euro a metro cubo. Costa pochissimo. Addirittura, lo regalano proprio in virtù di questa necessità di smaltirlo. È stato, inoltre, sollevato un problema. Il 5 febbraio 1998 è datato e non dà in tutto il suo percorso le opportune garanzie. Chi conosce gli impianti che producono materiale sostitutivo lapideo sa perfettamente che, relativamente a quel concetto di ricetta, rifiuto 1, rifiuto 2, rifiuto 3, per portare a un materiale che deve rispettare il test di cessione, se si inizia ad avere rifiuto 1 più rifiuto 2 più rifiuto 3, si può avere anche in ingresso materiali che non rispettano il test di cessione. Per il semplice fatto di seguire un unica ricetta, si ottiene un materiale che rispetta il test di cessione. Su tutti questi aspetti, quindi, che sono la debolezza del 5 febbraio del 1998, un ragionamento va fatto, perché ripeto che alla fine ci troviamo con cumuli. Adesso stiamo intensificando la nostra attività di controllo. Sta partendo la Pedemontana lato trevigiano. Addirittura, un progetto prevedeva che la Pedemontana potesse essere una «cava», perché aveva eccedenza di materiale lapideo naturale. Normalmente, se non si ha la temporaneità nell ambito della gestione dei cantieri, può succedere che il cantiere in eccedenza col materiale non sia ancora partito e magari stia partendo quello con bisogno di materiale, per cui si cerca sul mercato materiale e si metterà sul mercato ghiaia. Questo è un po il quadro. Per quanto riguarda i siti contaminati, il problema principale è che, ad esempio, l ex area Carnielli di Vittorio Veneto, l ex area Zanussi Zoppas di Conegliano e altre sono tutti siti fortemente contaminati. Cosa è successo, in sostanza? Nel passaggio da aree vocate a livello industriale ad aree a ridosso dei centri di queste cittadine, la proprietà è diventata un immobiliare, che aveva l onere della bonifica. Ora, siccome il mercato immobiliare è crollato, le immobiliari sono fallite e si sono bloccati gli interventi di bonifica. Ci troviamo a ridosso di città come Vittorio Veneto o Conegliano con contaminazioni di nichel, cadmio, cloro 6, quindi con problemi reali, per i quali diventa anche difficile identificare il responsabile, e quindi diventano oneri a carico della collettività. Infine, sul tema acque vorrei segnalare che dal 2011 siamo impegnati nel monitoraggio di una contaminazione da mercurio della settima falda, che grosso modo, partendo dall indifferenziato subito a nord di Treviso, era utilizzata a scopo potabile. Ancora in molta10 10/22 parte del territorio trevigiano, infatti, non c è la rete acquedottistica, e quindi si preleva direttamente da queste falde. Abbiamo trovato, nel 2011, valori significativi di mercurio che riguardano un po Treviso, un po Quinto e verso Mogliano, per chi conosce il territorio. Stiamo seguendo la vicenda, che non si sta muovendo in maniera significativa. Non siamo riusciti a identificare la responsabilità, perché secondo gli studi idrogeologici la contaminazione è emigrata dall acquifero indifferenziato verso la settima falda, almeno a 200 metri di profondità. Il tempo di migrazione è significativo, anni fa, e non riusciamo più a identificare il reo, il responsabile. Adesso, stiamo monitorando d accordo con le ASL del territorio proprio per dare un servizio alla popolazione, in maniera da conoscere e far pianificare agli enti gestori il prolungamento delle aree acquedottistiche. Mi fermerei qua, rimandando alla relazione per punti specifici. CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Se mi permettete, prima di dare la parola al direttore di Rovigo, farei un passo indietro con due questioni legate al tema del COT (carbonio organico totale) e delle discariche in cui è conferito l indifferenziato. Il direttore tecnico può darci una breve descrizione relativamente a una criticità. PAOLO ROCCA, Direttore tecnico ARPA. Vorrei trattare due argomenti che hanno valenza più generale che non specifica di una provincia. L ingegner Tomiato parlava delle discariche nella zona di Treviso: questa è una grossa criticità delle discariche che si trovano nell indifferenziato, dove c è la ricarica delle falde. È stato approvato in VII Commissione in regione Veneto il piano rifiuti, che adesso dovrà essere approvato in consiglio. Lì c è un indicazione molto importante che come ARPA stiamo evidenziando e su cui stiamo spingendo. Nel piano è stato ben detto e approvato che dobbiamo evitare e vietare l approvazione di nuove discariche, ampliamenti di discariche esistenti, deroghe dei rifiuti in zone dell acquifero indifferenziato, perché è una zona vulnerabile. Purtroppo, però, la legge non ci aiuta, perché non si parla di vietare le discariche nell indifferenziato, se non appunto con delle protezioni. Abbiamo anche spinto per definire delle conformità per l analisi del rischio delle discariche, ma neanche questo è sufficiente. Inoltre, quest innalzamento delle falde crea dei problemi anche per il DL n. 36, perché individua un franco minimo dal fondo della discarica all acquifero non sempre rispettato.11 11/22 Chiaramente, con l innalzamento della falda, a volte il fondo di alcune discariche finisce sotto l acqua. Questo è un primo argomento. L altro argomento a livello generale, ma riguarda moltissimo le province di Padova, Treviso e Rovigo, dove ci sono gli impianti, è la misura del COT, carbonio organico totale con o senza metanici per le emissioni in atmosfera. La legge parla chiaro, è con metanici, ma i limiti di 150 milligrammi a metro cubo non è rispettato. Come ARPAV controlliamo, facciamo le nostre indagini, ma effettivamente questa situazione non è sostenibile, bisognerebbe chiudere tutti gli impianti. So che il Ministero dell ambiente ha promosso un decreto, che adesso dovrebbe essere ai Ministeri dello sviluppo economico e della salute, per stabilire che queste misure siano senza metanici. È una criticità che nel territorio troviamo in tutta la regione del Veneto. CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Adesso, presidente, darei la parola al dottor Biancotto, che parlerà delle tematiche di Rovigo. Per una tematica specifica, eventualmente valuteremo di segretare. PRESIDENTE. Sì, per la questione Coimpo. RENZO BIANCOTTO, Direttore provinciale ARPA di Rovigo. Ho chiesto anche la partecipazione dell ingegner Munari, che mi ha preceduto nella direzione del dipartimento di Rovigo, visto che lo dirigo dal 29 settembre e il 22 settembre è la data in cui è avvenuto l incidente mortale nell impianto. Lascerei quello come ultimo argomento, se siete d accordo, in modo che, se serve, si possa segretare la parte. La provincia di Rovigo è, sostanzialmente, un territorio a valenza agricola molto forte, ma anche per la parte che riguarda acquacoltura, pescicoltura e molluschicoltura. Nella relazione trovate le principali criticità. È inutile che ripeta quanto già detto per le aree che hanno dei procedimenti di bonifica in corso o di discariche che, a seguito di fallimenti, sono comunque sotto l ente pubblico, che tenta di trovare le risorse e gestirne i procedimenti per portarle a casa e in sicurezza. La situazione che vale la pena citare è la questione della discarica a Villadose, cosiddetta Taglietto 0 e Taglietto 1, un procedimento in evoluzione nell ultimo periodo. La discarica esistente per rifiuti non pericolosi, ex rifiuti urbani, Taglietto 0, ha presentato, anche nell ambito dell attività di controllo del dipartimento, delle criticità, in particolare per quanto12 12/22 riguarda le questioni del percolato, del biogas e così via. Doveva svilupparsi accanto a questa un area cosiddetta Taglietto 1, nella quale una precedente discarica per rifiuti solidi urbani doveva essere messa in sicurezza dal punto di vista della bonifica. Poiché questo procedimento non è ancora andato avanti e, anzi, è credi sia ancora fermo, c è stata un autorizzazione temporanea a sovraccaricare l originaria discarica Taglietto 0 con un certo quantitativo di rifiuto. Adesso, siccome i tempi sono lunghi per la parte Taglietto 1, è in discussione a livello di commissione VIA provinciale se si possa dare una definitiva copertura col materiale temporaneamente allocato sopra la discarica 0, per lasciarlo definitivamente in quella situazione. Ci sono dei problemi sulla stabilità, sulla tenuta, ci sono perplessità in atto. Questo tema è all ordine del giorno in questo momento nel territorio. Prima di parlare della questione Coimpo, le altre aree sono piccole, si tratta di bonifiche che sono state citate, ma potrebbero esserci due elementi ancora non riportati qua. Una è l operazione che stiamo tentando con le altre autorità locali, in particolare i comuni e i consorzi, perché ci sia una gestione più coordinata del regime delle acque e della conoscenza del regime idrico. Chiaramente, questo territorio a grande vocazione agricola ha una grande presenza di allevamenti, di liquami e altro e questo può comportare delle criticità in alcuni fiumi o fiumiciattoli, nei quali è presente una certa contaminazione biologica abbastanza stabilmente. Un operazione congiunta degli enti locali, specialmente dei flussi, in questo senso potrebbe essere utile. Caratteristica diversa da queste è la questione del terminal GNL, sul quale il mio intervento eventualmente riguarda il fatto che mi sembra interessante, da tenere sotto osservazione il fatto che a oltre cinque anni di vita di quest impianto, del terminal gasiero, ancora manca l autorizzazione definitiva in AIA. Si va avanti con un regime di proroga della messa in prova dell impianto. Da questo punto di vista, portarlo in AIA definitiva nazionale consente un attività programmata, centralizzata e coordinata di ISPRA e ARPA, di controllo su tutta l attività. Attualmente, invece, è in un regime pluriennale, sta operando, ha una tematica delicata, ma abbastanza sotto controllo, che riguarda la produzione di schiume, che ha generato grandi problematiche con il settore del turismo, ma soprattutto dei pescatori, che possiamo approfondire a parte con l aiuto dell ingegner Munari, che l ha seguìta direttamente. Va forse citato un altro aspetto che non ha a che fare con le discariche: la criticità in cui possono venire a trovarsi gli allevamenti di molluschicoltura, che sono nelle lagune interne, nelle situazioni non infrequenti, specie nell ultimo periodo, delle criticità meteorologiche. Vari13 13/22 rami del Po arrivano con certe quantità d acqua dolce troppo di frequente consistente, che fa saltare la produzione degli impianti di molluschicoltura, generando una criticità per le popolazioni e la gente che ci lavora e ne vive. Qui c è un conflitto di interessi tra chi, giustamente, deve gestire il flusso grosso di acqua dolce che arriva dal Po verso il mare e chi nelle lagune circostanti, invece, ha bisogno di un regime di acqua salmastra per mantenere gli allevamenti. Queste problematiche esulano un po, ma sono anche un po tipiche di questo territorio. Ultima c è la questione specifica della Coimpo. Risponderò volentieri a domande cui posso rispondere. Credo che abbiate già avuto un quadro, poiché mi pare che abbiate sentito il procuratore. Attualmente, tutta l indagine conseguente all evento che c è stato è sotto l egida della procura della Repubblica e c è una delega che ha un suo consulente tecnico, individuato e incaricato, che sta operando, con il quale abbiamo contatti abbastanza continui, come anche con la procura della Repubblica. Un altra parte di attività di indagine è stata delegata dal procuratore al comandante dei Carabinieri della stazione di Adria, all ARPA di Rovigo e allo SPISAL (Servizio prevenzione igiene e sicurezza in ambienti di lavoro) di Adria. Recentemente, si è aggiunto il Corpo forestale dello Stato, quindi esiste un attività di indagine e di collaborazione tra questi enti che mi pare molto positiva e su cui stiamo lavorando. Per quanto riguarda il discorso dell azienda, indipendentemente dal fatto che ci sia l indagine o meno, va evidenziato che in quel sito coesistono due aziende in maniera abbastanza intersecata. Una prima azienda ha un autorizzazione per attività di messa in riserva e stoccaggio R13 e successiva attività di condizionamento e destabilizzazione R3 su fanghi di depurazione civili o di impianti di tipo agricolo o, comunque, delegato ad attività alimentari e altri rifiuti speciali, con alcuni codici di rifiuti speciali ammessi. Quest attività in capo alla Coimpo prevede un arrivo di grandi quantitativi di questi fanghi, la cui parte solida inizialmente, hanno grandi volumi in forma solida è movimentata in maniera soft, anche perché, con il peso dei rifiuti che arrivano, si movimentano un po da soli e si ossigenano. Sono poi lasciati fermi almeno due mesi dall ultimo conferimento e poi possono essere utilizzati per spandimenti in agricoltura. Analogamente, sempre presso la Coimpo esistono un paio di vasche per le quali, invece, si parla delle stesse categorie, ma come rifiuti liquidi tenuti in R13 e poi in R3 senza lavorazioni particolari. Sono mescolati periodicamente per ossigenarli e poi anche questi sono utilizzati per spandimento in agricoltura, questi col sistema di irrigazione bassa e successivo14 14/22 trattamento del terreno, gli altri direttamente sul terreno. Questa era la ragione sociale, il modo di lavorare dell azienda Coimpo. La punto delicato su questo ha a che fare un po con i temi citati dalla dottoressa Franz, col fatto che una categoria di fanghi può arrivare e lo stesso procedimento prevede che si mescolino insieme all interno di questi grandi vasconi di stoccaggio. Sono fermi, quindi, per 60 giorni se sono solidi, 30 se liquidi, prima di essere spanti in agricoltura. La tracciabilità del singolo, al di là dei certificati che si porta dietro, ovviamente è mescolata all interno di questo grande sistema di trasformazione prima della loro utilizzazione. L altro tema che si può aprire è quello dello spandimento, che avviene osservando il rispetto di tutti i controlli fatti da noi anche in passato, dal dipartimento, per i camion che uscivano o i terreni in cui erano spanti, rispettando i limiti previsti dalle tabelle normative. Una valutazione con chi di competenza, il Corpo forestale o le agenzie competenti, forse potrebbe portare un approfondimento sulla reale necessità dei terreni di questo spandimento, che deve essere finalizzato all attività agricola e non viceversa. L altra azienda è quella della ragione sociale in cui è avvenuto l incidente, l Agri.Bio.Fert., in realtà diversa. Quest azienda ha un autorizzazione alla produzione di fertilizzante, o meglio, di un chiamato correttivo calcico, «gesso di defecazione», che quindi fa riferimento in maniera esplicita al decreto legislativo 7 luglio 2009, n. 88, il quale specifica le caratteristiche che deve avere un fertilizzante. Nella tabella c è anche il fertilizzante gesso il defecazione. Qui la questione è diversa, perché è un processo industriale chimico, per quanto piccolo magari possiamo passare a segretare PRESIDENTE. Dispongo la disattivazione dell impianto audio video. (La Commissione prosegue in seduta segreta) PRESIDENTE. Dispongo la riattivazione dell impianto audio video. (La Commissione prosegue in seduta pubblica) PRESIDENTE. I colleghi hanno domande da porre? [interruzione audio].15 15/22 PAOLO ARRIGONI. Per cortesia, in ordine al rigassificatore di Porto Viro, è possibile avere una relazione sulle criticità, la tempistica della messa in prova? Interessa una relazione scritta, non adesso.. Che parta da quando? PRESIDENTE. Mi aggiungo io. La faccenda è anche oggetto di diverse interrogazioni parlamentari. C è il problema delle schiume e quello di un effetto di quest indagine di ISPRA con una discussione in atto. Sono stati chiesti dei chiarimenti perché siamo in fase di autorizzazione ambientale integrata. A seconda di quello che si chiede, c è chi sostiene che si può risolvere il problema se si fanno delle modifiche di un certo tipo rispetto alla situazione attuale, che ovviamente corrispondono a investimenti importanti da parte dell azienda. Se, infatti, le si chiede un ciclo chiuso, è chiaro che devono spendere dei soldi. Siamo, quindi, interessati alla questione per la sua delicatezza. Mi associo alla richiesta del collega Arrigoni di una relazione con gli elementi delle attività di monitoraggio che avete svolto insieme a ISPRA o, comunque, indicazioni su ciò che a vostro parere si dovrebbe o potrebbe fare. CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Va bene. Sarà fatto. Ve la faremo avere quanto prima. Partirei dal fenomeno delle schiume dell inverno di due o tre anni fa a Boccasette, se non ricordo male, Vi arriverà. PAOLO ARRIGONI. Vengo alla domanda. Sempre sulla Coimpo, un cittadino residente nei terreni limitrofi l azienda Coimpo [voci fuori microfono] PRESIDENTE. Non necessariamente. Ha detto libera. PAOLO ARRIGONI. Un cittadino ci ha riferito che nel 1998 per un periodo di circa tre mesi dai rubinetti usciva acqua colore marrone e giallo e chiamò l ARPA. [voci fuori microfono] PRESIDENTE. Nel 1998 non c era.16 16/22 PAOLO ARRIGONI. Avete ragione. Allora le autorità di controllo sostennero che sostanzialmente l acqua era potabile. LAURA PUPPATO. Cortesemente, puoi fornirci il dato dell indagine puntuale relativa all amianto? CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Per questo magari ci facciamo carico. Segue il caso per l amianto l Osservatorio, il dottor Martinelli a Verona, che anche oggi ha dato alla stampa locale dei dati. Eventualmente, ci facciamo carico noi di far avere PRESIDENTE. Quando è stata costituita l ARPA in Veneto? CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Il 1 gennaio RENZO BIANCOTTO, Direttore provinciale ARPA di Rovigo. Nel 1998, la direzione generale cominciava a organizzarsi e una parte del personale era in comando funzionale all ARPA, ma dipendeva ancora dalle ASL. Dal 1 gennaio 1999 è diventata a tutti gli effetti, anche economicamente PRESIDENTE. ARPA. Al volo, a proposito dello smantellamento della centrale di Porto Tolle e della pianificazione o quello che stanno facendo, il direttore ci ha detto ieri che stanno provvedendo a svuotare i serbatoi: visto che sono in fase di smantellamento, siete coinvolti in un qualche modo nel controllo dell operazione? Sul tema dei sottofondi e su quanto accennava prima il direttore, abbiamo ricevuto segnalazioni su due questioni specifiche, l A4 e la Valdastico, su cui ci sono anche due indagini aperte dalla DDA. Visto che, però, è un tema che purtroppo abbiamo visto anche in Lombardia molto diffuso e visto che stanno partendo tantissime grandi opere e so che avete chiesto un tavolo con ISPRA sulla questione, avete altre segnalazioni che riguardano questi territori? FILIBERTO ZARATTI. Vorrei semplicemente chiedere se sia possibile avere una copia dello studio sulla Coimpo. RENZO BIANCOTTO, Direttore provinciale ARPA di Rovigo. Va bene.17 17/22 PRESIDENTE. Do ora la parola al collega Pepe. BARTOLOMEO PEPE. Vorrei sapere se è stata fatta una caratterizzazione dei terreni nella provincia di Rovigo per i nitrati, conoscere almeno la quantità di nitrati. PRESIDENTE. Do ora la parola al collega Zolezzi. ALBERTO ZOLEZZI. Avete segnalazioni o ci sono già degli studi sul comune di Cartigliano? Abbiamo segnalazioni e c è anche un interrogazione parlamentare su un sito inquinato da reflui di concia delle pelli, ma manca ancora la risposta all interrogazione. Vorremmo sapere se avete notizie su questo. CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. È Vicenza, ma il direttore di Padova fino a due mesi fa era direttore di Vicenza. ALBERTO ZOLEZZI. Chiedo anche a voi, anche se è una scelta regionale, a proposito della scelta della discarica di amianto di Bergantino. Visto che apparentemente ci sono numerose criticità nella scelta, risultano altri siti alternativi già proposti come discarica di materiale contenente amianto e quant altro? Per quanto riguarda la Coimpo, ma in realtà la zona di Adria, avete notizia dei metodi di gestione dei fanghi negli impianti limitrofi a quello della Coimpo? Sapete se le aziende Coimpo e Agri.Bio.Fert. abbiano avuto un autorizzazione regionale o di conferenza dei servizi provinciale? Eventualmente, anche con tutta calma, vorrei una vostra valutazione della normativa di gestione dei gessi nata dalla gestione dei reflui di barbabietole, adesso applicata in maniera verosimilmente un po forzata dal punto di vista chimico anche per i fanghi, ma forse potrebbe essere uno dei punti chiave di cui poi potremmo anche cercare di occuparci in Parlamento. CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Quello dei sottofondi è un tema che ci sta particolarmente a cuore. Forse già nel 2011 o 2012 avevo chiesto alla mia struttura in due occasioni di poter rafforzare le verifiche sul luogo per alcuni cantieri.18 18/22 Con il passare del tempo, ovviamente, e con l incremento dell apertura dei cantieri, ci siamo sempre dedicati a quest opera di verifica. Con l aggiornamento di quella nota che dicevamo, magari adesso farei dare un aggiornamento ulteriore. Nel momento in cui produrremo questo documento con ISPRA, si spera quanto prima, faremo anche avere un anticipazione per dei suggerimenti che vorremmo dare per trovare un ammodernamento della norma. La situazione andrebbe ammodernata quanto prima, almeno per quanto riguarda noi, per favorire anche i controlli, che siano più incisivi e puntuali. Cederei la parola a Lorena Franz. LORENA FRANZ, Responsabile Osservatorio rifiuti e compostaggio. Penso che le segnalazioni siano di dominio pubblico, quindi non c è nient altro di particolare. Come ARPA, abbiamo lavorato con la regione Veneto per la stesura di due documenti tecnici sia sulla demolizione selettiva, perché è importante partire dall origine, sia sulle caratteristiche dei prodotti in uscita. Il decreto 5 febbraio 1998 parla genericamente di forme usualmente commercializzate, quindi lascia spazio anche alla fantasia; dopo un lavoro con la regione Veneto, invece, abbiamo scritto nero su bianco tutta le norme di riferimento e questo è già stato un passo importante. Questo gruppo di lavoro a livello nazionale con le agenzie è partito di recente, ufficializzato a ottobre. Stiamo lavorando a un documento che, partendo dal rifiuto, da demolizioni, dalle ceneri, dalle scorie, dalle loro caratteristiche, definisca i trattamenti e i prodotti, quindi è un po un mettere insieme questi documenti della regione Veneto già realizzati con delle integrazioni sul trattamento. I trattamenti sono un po complessi, c è chi fa una filiera semplice, chi delle miscele. Cerchiamo di definire delle norme tecniche in questo senso, che è importante definire proprio perché il recupero va comunque incentivato, ma deve avere una strada chiara. Questo è il nostro obiettivo. LORIS TOMIATO, Direttore provinciale ARPA di Treviso. Il tema andrebbe un po spezzato considerata anche tutta la possibilità anche illusiva nel rapporto tra cosa sia un aggregato e cosa diventi un conglomerato nel momento in cui si aggiunge un legante. Abbiamo rivolto la nostra attività sulla filiera, sugli impianti produttivi. Non ho citato Mestrinaro, che però trovate nella relazione. Il fatto che siano oggi sequestrati con cumuli di rifiuti pericolosi da smaltire ancora nel sito riguardava un attività di controllo, ma c è anche un altro nome, che a Venezia magari19 19/22 vedremo la prossima settimana, che è quello della Cosmo, poiché sono tante le attività che vanno nel senso della filiera. Prima, cioè, che l aggregato diventi un conglomerato, e quindi che non possa più aver senso un campionamento per l aggiunta del cemento e la trasformazione in conglomerato, si verificare la filiera impiantistica che ha prodotto quell aggregato. Che si chiami ecocem o altro, è diventato un mestiere quello di produrre aggregati o conglomerati. Il nostro compito è che quello di agganciare la grande opera, quindi la responsabilità del direttore lavori nella scelta del materiale sostitutivo, del materiale lapideo naturale, ma anche la capacità di controllo della filiera di produzione. LAURA PUPPATO. (fuori microfono) Se ho capito bene, state facendo o avete già depositato linee guida e modalità LORENA FRANZ, Responsabile Osservatorio rifiuti e compostaggio. (fuori microfono) Abbiamo fatto questi due provvedimenti con la regione, due delibere. Manca un po la definizione di questi aspetti, cioè della gestione all interno degli impianti e di come si passa dal rifiuto all aggregato, di come si arriva dall aggregato al conglomerato LAURA PUPPATO. (fuori microfono) C è uno studio in corso. Non è ancora LORENA FRANZ, Responsabile Osservatorio rifiuti e compostaggio. Sì, sono delle linee guida. Stiamo elaborando, ci stiamo lavorando. Penso entro quest anno di finire con una bozza, poi ovviamente dobbiamo confrontarci con ISPRA. LAURA PUPPATO. (fuori microfono) Mi pare utile anche in relazione alla legge cui facevi riferimento LORENA FRANZ, Responsabile Osservatorio rifiuti e compostaggio. Assolutamente sì. Il 5 febbraio non è solo un problema di aggregati e conglomerati, ma più generale anche per altre filiere. Sicuramente, però, dato il peso dei rifiuti inerti e delle scorie di fonderia, che costituiscono sicuramente un terzo di tutti i rifiuti, è importante lavorarci.20 20/22 LORIS TOMIATO, Direttore provinciale ARPA di Treviso. Ho un ulteriore chiarimento per chi chiedeva di aspetti conoscitivi legati alla conoscenza dei suoli. In ARPA abbiamo l Osservatorio suolo e bonifiche retto dal dottor Giandon e su questo tema abbiamo prodotto e produciamo normalmente una serie di attività di monitoraggio che vanno, da una parte, sotto l aspetto pedologico del suolo e, dall altra, sotto quello di identificare quelli che per noi possono essere considerati dei livelli minimi che possono discostare per storia del nostro territorio dai valori di concentrazione delle tabelle A e B. Se vi serve, abbiano conoscenza pedologica e sui valori limite analitica del territorio. PRESIDENTE. (fuori microfono) Bisogna concludere in cinque minuti CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Farei fare un accenno all ingegner Munari sui nitrati a Rovigo. PRIMO MUNARI, Direttore ARPA del dipartimento di Verona. Per completare quanto ha appena detto l ingegner Tomiato e dare risposta all onorevole Zolezzi, a Rovigo l Osservatorio i campionamenti sul nostro territorio li ha fatti quest anno: dall inizio del 2013, ha finito nel due mila quattordici, per cui la carta dei suoli di Rovigo sarà anche quella a disposizione. Per quanto riguarda ENEL, presidente, mi fa piacere che mi informi che si sta iniziando lo smantellamento. L ho seguìta da sempre, anche in fase di istruttoria, ma non ho avuto notizia di questo come dipartimento fino a quando ci sono stato. Non credo che in questi due mesi PRESIDENTE. Il direttore ieri ci ha detto che hanno già provveduto a svuotare i serbatoi. PRIMO MUNARI, Direttore ARPA del dipartimento di Verona. Svuotare è un altro discorso. Mi pare ne fosse rimasto uno solo, che aveva PRESIDENTE. Stanno svuotando i serbatoi PRIMO MUNARI, Direttore ARPA del dipartimento di Verona. Lo smantellamento è un altra cosa.21 21/22 PRESIDENTE. Forse mi sono espresso in maniera troppo generica parlando di smantellamento, ma hanno detto che non usano più la centrale e l hanno confermato due o tre volte alle varie domande. All osservazione che avevano lì un affare che non è un dettaglio e che, se non lo usavano più, presumevamo che dovessero prima o poi smantellare, ieri la risposta è stata di due elementi ieri: farebbero una serie di operazioni che qualunque destinazione consentirebbe di fare, mentre su altre attendono di capire quale sia il destino finale dell area, perché sono in trattativa col territorio. Hanno, però, già iniziato a fare delle cose. Fatto sta che abbiamo chiesto di avere l elenco delle aziende che stanno utilizzando per la rimozione dei rifiuti che stanno rimuovendo e ci hanno detto che sono in questa fase. C eravamo tutti e abbiamo capito tutti così. CARLO EMANUELE PEPE, Direttore generale ARPA Veneto. Come ricordavo nella scorsa occasione, il Veneto ha una dotazione direi quasi ottima per tutti gli impianti di trattamento rifiuti. L unico impianto, o meglio discarica, che mancherebbe in Veneto risulta quella in cui possa essere conferito amianto, o meglio eternit. Come ho detto nella scorsa occasione, infatti, l amianto floccato sta principalmente nelle miniere di sale. Era andata in commissione VIA un altra discarica in territorio veneto, non a Rovigo, ma nel territorio veronese, a Roverchiara, dove però il piano è stato bocciato. Eravamo presenti anche noi con i nostri due voti, quello della direzione generale e quello della direzione provinciale. Per determinate caratteristiche tecniche geologiche PAOLO ROCCA, Direttore tecnico ARPA. No. A Roverchiara si è bocciato solamente perché per il sito c erano dei vincoli amministrativi, non dal punto di vista ambientale. Sappiamo bene, infatti, che l eternit non crea problemi per le falde. ALBERTO ZOLEZZI. (Intervento fuori microfono). PAOLO ROCCA, Direttore tecnico ARPA. Non sono a nostra conoscenza altri progetti. PRESIDENTE. Vi ringraziamo. Dichiaro conclusa l audizione. La seduta termina alle22 22/22 Documenti analoghi
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