Source: https://avvmicheledeluca.com/2018/06/04/il-vizio-di-nullita-assoluta-pignoramento-attiene-ad-un-atto-del-processo-e-non-al-diritto-di-azione/
Timestamp: 2019-06-24 20:11:29+00:00
Document Index: 128277129

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Il vizio di nullita’ assoluta pignoramento attiene ad un atto del processo, e non al diritto di azione – Michele De Luca
Per come si evince dal ricorso, con l’atto di opposizione depositato nelle procedure esecutive immobiliari riunite, pendenti nei loro confronti, i debitori esecutati (OMISSIS) hanno dedotto la nullita’ assoluta dei pignoramenti per violazione del combinato disposto degli articoli 555 e 2826 c.c.; si evince altresi’ dal ricorso che, con l’atto di citazione introduttivo del giudizio di merito, i (OMISSIS) hanno concluso, oltre che per la dichiarazione di estinzione del processo esecutivo per mancato deposito della documentazione ipocatastale, per l’accertamento e la dichiarazione di nullita’ dei pignoramenti; ancora, risulta che, con la sentenza di primo grado, e’ stato escluso che i pignoramenti fossero nulli per incertezza assoluta dei beni che ne erano oggetto, in quanto il giudice ha ritenuto identificabili i beni pignorati sulla base delle vicende desumibili dai certificati storico-catastali; e’ stato altresi’ affermato dal Tribunale che “ogni ulteriore vizio dell’atto di pignoramento dal quale non possa derivare l’assoluta inidoneita’ funzionale del pignoramento avrebbe dovuto essere fatto valere entro il termine di decadenza previsto dall’articolo 615 c.p.c.”; conseguentemente l’opposizione e’ stata rigettata; il Tribunale non ha qualificato il vizio addotto dagli opponenti per sostenere la nullita’ dei pignoramenti come riconducibile al disposto dell’articolo 97 c.p.c.; gli argomenti spesi dai ricorrenti nella memoria depositata, volti a sostenere il contrario non colgono infatti nel segno: il contenuto della sentenza di primo grado (la cui lettura e’ consentita a questa Corte perche’ e’ in discussione un error in procedendo) e’ tale che in nessun punto della motivazione si riscontra la qualificazione esplicita o implicita della opposizione come opposizione all’esecuzione; non vi e’ alcuna parte della sentenza dedicata a risolvere espressamente la questione della qualificazione dell’opposizione; vi e’ soltanto il passaggio di chiusura sopra testualmente riportato che non appare affatto sufficiente a farne desumere la qualificazione (implicita) di opposizione all’esecuzione perche’ esso si limiti a contrapporre gli altri vizi dedotti dall’opponente al vizio di nullita’ del pignoramento, al solo scopo di affermare che, mentre per gli altri e’ valido il termine di venti giorni dell’articolo 617 c.p.c., questo termine non varrebbe (come appresso si dira’), per il vizio che determini l’incertezza assoluta in merito al bene pignorato, che si assuma percio’ non vendibile; a tutto voler concedere si tratterebbe comunque di indicazione del tutto generica o ambigua (come quella ricavabile dall’indicazione dell’”oggetto” del giudizio, contenuta nell’epigrafe della sentenza) che, cosi’ come la qualificazione mancante, ne avrebbe imposto la delibazione d’ufficio da parte del giudice dell’appello, onde verificare l’ammissibilita’ dell’impugnazione (cfr., tra le altre, anche, in motivazione, Cass. ord. n. 13758/14, citata in memoria); infatti, si sarebbe dovuto applicare il principio per il quale l’identificazione del mezzo di impugnazione esperibile contro un provvedimento giurisdizionale deve essere fatta in base al principio dell’apparenza, e cioe’ con riferimento esclusivo alla qualificazione dell’azione proposta effettuata dal giudice “a quo”, sia essa corretta o meno, e a prescindere dalla qualificazione che ne abbiano dato le parti; tuttavia, occorre altresi’ verificare se il giudice “a quo” abbia inteso effettivamente qualificare l’azione proposta, o se abbia compiuto, con riferimento ad essa, un’affermazione meramente generica. In tal caso, ove si ritenga che il potere di qualificazione non sia stato esercitato dal giudice “a quo”, esso puo’ essere legittimamente esercitato dal giudice “ad quem”, e cio’ non solo ai fini del merito, ma anche dell’ammissibilita’ stessa dell’impugnazione (cosi’ Cass. n. 26919/09 ed altre successive, tra cui Cass. ord. n. 13758/14 cit. e le altre ivi richiamate); la Corte d’appello di Cagliari, a sua volta, non si e’ occupata affatto della qualificazione dell’opposizione ai fini dell’ammissibilita’ dell’appello e nulla ha statuito su tale punto (sicche’ e’ da escludere che su questo si sia formato giudicato interno); essa si e’ limitata ad affermare che solo la nullita’ “assoluta ed insanabile” dei pignoramenti ne comportava la rilevabilita’ anche oltre il termine dell’articolo 617 c.p.c., per l’inidoneita’ funzionale dell’atto; cosi’ decidendo, la Corte si e’ espressa si’ sull’eccezione di “decadenza” sollevata dagli appellati, ma solo in riferimento all’operativita’ o meno del termine – di decadenza appunto -, fissato dall’articolo 617 c.p.c. (che, come si dira’, e’ questione del tutto diversa da quella della qualificazione dell’opposizione come opposizione all’esecuzione); a tutto voler concedere, ancora una volta si e’ in presenza di un’ambiguita’ del giudice a quo in punto di qualificazione, che impone a questa Corte di verificare d’ufficio, ai sensi dell’articolo 382 c.p.c., u.c., previa qualificazione dell’opposizione dei (OMISSIS), se l’appello fosse ammissibile; la verifica d’ufficio si rende necessaria, in quanto, in caso di inammissibilita’ del gravame, sarebbe passata in giudicato la sentenza di primo grado; riguardo al disposto dell’articolo 382 c.p.c., u.c., e’ infatti principio di diritto presente nella giurisprudenza di questa Corte, che si intende qui ribadire, quello per il quale la Corte di cassazione puo’ rilevare d’ufficio una causa di inammissibilita’ dell’appello, che il giudice del merito non abbia provveduto a riscontrare, cassando senza rinvio la sentenza di secondo grado (cosi’ Cass. n. 24047/09, in un caso in cui il giudice di appello, investito erroneamente di censure relative alla sentenza pronunciata su opposizione agli atti esecutivi, aveva omesso di dichiarare inammissibili i motivi di gravame relativi alle dette censure; cfr., in senso conforme, tra le altre, anche Cass. n. 15405/10, n. 25209/14 e n. 674/16).
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