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Timestamp: 2020-05-26 17:08:20+00:00
Document Index: 36475186

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 110', 'art. 16', 'art. 9', 'art. 648', 'art. 16', 'art. 41', 'art. 174', 'art. 28', 'art. 171', 'art. 174', 'art. 1', 'art. 174', 'art. 712', 'sentenza ', 'art. 90', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 171']

DIRITTO DI AUTORE - RIPRODUZIONI ILLECITE - ACQUISTO PER USO PERSONALE E COMMERCIALIZZAZIONE - ILLECITO AMMINISTRATIVO O PENALE - CONCORSO CON LA RICETTAZIONE - CONFIGURABILITA' - LIMITI - Corte di cassazione penale Roma - sentenza n. 47164/05 del 23/12/2005
DIRITTO DI AUTORE - RIPRODUZIONI ILLECITE - ACQUISTO PER USO PERSONALE E COMMERCIALIZZAZIONE - ILLECITO AMMINISTRATIVO O PENALE - CONCORSO CON LA RICETTAZIONE - CONFIGURABILITA' - LIMITI
sentenza 47164/05 del 23/12/2005
Le Sezioni Unite hanno precisato che nel vigore della legge 18 agosto 2000 n. 248, e sino alla entrata in vigore del d.lgs. 9 aprile 2003 n. 68, la condotta di acquisto di supporti audiovisivi fonografici o informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni legali, ove non costituisse concorso ex art. 110 c.p. in uno dei reati previsti dagli artt. 171-171 octies legge 22 aprile 1941 n. 633, integrava solo l'illecito amministrativo di cui all'art. 16 della stessa legge, anche se l’acquisto fosse destinato al commercio, non concorrendo tale disposizione, in virtù del principio di specialità previsto dall'art. 9 legge 24 novembre 1981 n. 689, con l’art. 648 c.p. che punisce lo stesso fatto.
Relativamente ai comportamenti posti in essere successivamente all’entrata in vigore del d. lgs. 9 aprile 2003, n. 68, che ha abrogato l’art. 16 della legge n. 248 del 2000 (art. 41) e l’ha sostituito con il nuovo testo dell’art. 174 ter legge n. 633 del 1941 (art. 28), la Suprema Corte ha affermato che può configurarsi il concorso tra il reato di ricettazione e quello di cui all'art. 171 ter della legge 22 aprile 1941 n. 633, quando l'agente, oltre ad acquistare supporti audiovisivi fonografici o informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni legali, li detenga a fine di commercializzazione, mentre può configurarsi l'illecito meramente amministrativo previsto dall’art. 174 ter legge n. 633 del 1941 quando l’acquisto o la ricezione siano destinati a uso esclusivamente personale.
Situazione questa che, ad avviso delle Sezioni Unite, non sarebbe mutata con il decreto legge 14 marzo 2005 n. 35, convertito nella legge 14 maggio 2005 n. 80, così che l’acquisto o l’accettazione, senza averne prima accertata la legittima provenienza, di cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di proprietà intellettuale, è punito con la sanzione amministrativa fino a 10.000 euro, ai sensi dell’art. 1, comma 7, del citato decreto n. 35. In tal caso, l’illecito amministrativo previsto dall’art. 174 ter della legge n. 633 del 1941 si pone in rapporto di specialità anche con la contravvenzione prevista dall’art. 712 c.p., sempre che l’acquisto non sia destinato all’immissione in commercio dei supporti illecitamente prodotti (Massima a cura dell'ufficio del massimario presso la Suprema Corte di Cassazione).
Testo Completo: Sentenza n. 47164 del 20 dicembre 2005 - depositata il 23 dicembre 2005
(Sezioni Unite Penali, Presidente U. Papadia , Relatore A. Nappi)
1. Angelo Marino impugna per cassazione la sentenza che ne ha confermato la dichiarazione di colpevolezza in ordine ai delitti, accertati il 19 maggio 2001, di ricettazione e di illecita detenzione per la vendita di supporti informatici e audiovisivi sprovvisti del marchio S.I.A.E. Propone due motivi d’impugnazione.
Su richiesta della Seconda sezione penale di questa Corte il ricorso è stato rimesso alle Sezioni unite, per la risoluzione di un contrasto di giurisprudenza sull’ammissibilità del concorso tra i due delitti contestati ad Angelo Marino. E le prospettive di risoluzione del contrasto sono state illustrate altresì in una memoria della persona offesa S.I.A.E., depositata a norma dell’art. 90 c.p.p..
4. Nel caso in esame ai fatti controversi, accertati il 19 maggio 2001, è applicabile l’art. 16 della legge n. 248 del 2000. Sicché, in accoglimento del primo motivo del ricorso, deve escludersi il reato di ricettazione contestato ad Angelo Marino. E di conseguenza la sentenza impugnata va annullata limitatamente a tale imputazione, perché il fatto nn è previsto dalla legge come reato, con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Palermo per la determinazione della pena per il residuo reato di cui all'art. 171-ter legge n. 633 del 1941.