Source: http://bko.upa.it/ita/newsletter/upa-news-commissione-giuridicaaggiornamenti-legislativi-e-giurisprudenziali-dicembre2017.html
Timestamp: 2018-04-21 09:51:33+00:00
Document Index: 173271283

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'sentenza ', 'art. 99', 'art. 127', 'sentenza ', 'art. 108', 'art. 8', 'sentenza ']

Aggiornamenti legislativi e giurisprudenziali - dicembre 2017
Il Codice della privacy fra legge delega e prime modifiche legislative.
Il 28 novembre u.s. si è chiusa la consultazione pubblica sulle linee guida del WP art. 29 in tema di processi decisionali automatizzati e profilazione, pubblicate il 3 ottobre u.s. Per il nuovo anno si attende l’emanazione della versione definitiva di tale documento e la traduzione in italiano da parte del nostro Garante. Si spera che nella versione definitiva e nella traduzione in italiano delle linee guida in questione venga definitivamente chiarito l’equivoco terminologico di cui diremo più avanti, così evitando il molto probabile diverso trattamento normativo da parte degli Stati membri UE di una medesima fattispecie.
Con sentenza 19 ottobre 2017, in causa C-425/16, la Corte di Giustizia si è pronunciata sui rapporti fra domanda di contraffazione di un marchio dell’Unione Europea e domanda riconvenzionale di nullità dello stesso. L’art. 99 par. 1 del Regolamento sul marchio dell’Unione Europea (Regolamento n. 207/2009, ora sostituito dal Regolamento n. 1001/2017, art. 127) è apparentemente chiarissimo, e istituisce una presunzione di validità dei marchi dell’Unione Europea azionati davanti ai relativi Tribunali, “a meno che il convenuto ne contesti la validità mediante una domanda riconvenzionale di decadenza o di nullità”.
Distribuzione selettiva di cosmetici di lusso: il caso Coty.
Il 6 dicembre 2017 la Corte di Giustizia UE ha definito un’interessante questione in materia di compatibilità con la normativa antitrust di un sistema di distribuzione selettiva volto a proteggere l’immagine di lusso dei prodotti, e di clausole che vietino al distributore di vendere i prodotti su Internet tramite imprese terze riconoscibili dai consumatori. La questione è stata sollevata in via pregiudiziale nell’ambito di una controversia promossa in Germania da Coty Germany GmbH, noto fornitore di prodotti cosmetici di lusso, nei confronti del suo distributore autorizzato, Parfümerie Akzente GmbH.
La Corte di Giustizia Europea pubblica l’attesa decisione sul caso C-230/16 Coty Germany GmbH / Parfümerie Akzente GmbH. La Corte dichiara che il divieto di intese previsto dal diritto dell’Unione non osta a una clausola contrattuale che vieta ai distributori autorizzati di un sistema di distribuzione selettiva di prodotti di lusso finalizzato, primariamente, a salvaguardare l'immagine di lusso di tali prodotti, di servirsi in maniera riconoscibile di piattaforme terze (quale ad esempio Amazon)
Con sentenza n. 29811 del 12/12/2017, la Corte di Cassazione ha affermato che la sincronizzazione – ossia l’abbinamento con le immagini di un’opera musicale – costituisce atto più complesso della semplice riproduzione ed esige l’esplicito consenso individuale dell’autore dell’opera stessa.
Lo sfruttamento commerciale di un bene culturale richiede, ai sensi dell’art. 108, D.Lgs. 42/2004, il consenso dell’autorità che ha in consegna l’opera che può inoltre richiedere il pagamento di un canone di concessione. Questo principio di diritto è stato recentemente affermato dal Tribunale di Firenze
Con la Legge n. 167/17, pubblicata in G.U. il 27 novembre 2017 ed entrata in vigore lo scorso 12 dicembre, il Legislatore ha formalmente dato il via al processo di armonizzazione della normativa nazionale in tema di trattamento dei dati personali con il GDPR.
La tutela della reputazione va assicurata anche a chi subisce attacchi diffamatori su Instagram, attraverso la manipolazione di un’immagine. Pertanto, se i giudici nazionali non provvedono a punire chi lancia accuse false sul social network – classificando le informazioni come giudizi di valore, quando in realtà sono dichiarazioni di fatto – è certa la violazione dell’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che assicura il diritto al rispetto della vita privata, incluso quello alla reputazione, Lo ha stabilito la Corte di Strasburgo con la sentenza depositata il 7 novembre 2017, relativa al ricorso n. 24703/15.