Source: https://www.nicolavitopoliseno.com/2011/04/
Timestamp: 2020-02-20 05:48:55+00:00
Document Index: 182998627

Matched Legal Cases: ['art.12', 'sentenza ', 'art. 12', 'sentenza ', 'art.60', 'art.140', 'art.140', 'art.19', 'art.19', 'sentenza ', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 52', 'art.14', 'sentenza ', 'sentenza ']

aprile 2011 ~ Avv. Nicolavito Poliseno - Studio Legale e Tributario in Bari
Illegittimità dell’accertamento anticipato sprovvisto di adeguati motivi di urgenza
Commissione tributaria provinciale Bari n.20/2/11
L’imminente spirare del termine decadenziale dell’accertamento non rappresenta un motivo di urgenza tale da giustificare la notifica dell’avviso prima dello spirare del termine di 60 giorni dal rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo.
A seguito di una verifica da parte dei preposti organi di controllo, cui scaturiva l’emissione del pvc, l’amministrazione finanziaria notificava diversi avvisi di accertamento nei confronti di un contribuente il quale, avverso i predetti atti, proponeva ricorso innanzi la competente commissione tributaria provinciale.
In particolare, il ricorrente contestava la violazione dell’art.12, comma 7 della L. 212/2000 in quanto gli avvisi impugnati erano stati emessi prima dello spirare dei 60 giorni dalla conclusione della verifica.
Il citato articolo dello Statuto dei Contribuenti, recante le disposizioni in materia di diritti e garanzie del contribuente sottoposto alle verifiche fiscali, prevede che “nel rispetto del principio di cooperazione tra amministrazione e contribuente, dopo il rilascio della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, il contribuente puo' comunicare entro sessanta giorni osservazioni e richieste che sono valutate dagli uffici impositori. L'avviso di accertamento non puo' essere emanato prima della scadenza del predetto termine, salvo casi di particolare e motivata urgenza”.
Ciò posto, i giudici baresi hanno avuto modo di precisare che la ratio di detta norma è quella di consentire al contribuente sottoposto alle verifiche, di raccogliere elementi probatori a sostegno delle proprie ragioni e, di contro, di consentire all’organo accertatore di visionare attentamente il processo verbale di constatazione redatto dai verificatori al fine di provvedere, in caso di acquisizione di nuovi elementi forniti dal contribuente, ad integrare il pedissequo atto di accertamento.
Ed invero, dagli atti prodotti in giudizio, il Collegio constatava l’effettiva violazione del predetto termine di 60 giorni.
I giudici, tuttavia, richiamando la sentenza n.22320 del 2010 della Suprema Corte di Cassazione, hanno precisato che “l’atto impositivo emanato prima della scadenza del termine di 60 giorni, decorrenti dal rilascio al contribuente della copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo non è per ciò stesso nullo, ma diventa tale se non c’è adeguata motivazione sulla particolare urgenza”.
Alla stregua del predetto principio, il collegio non ha potuto condividere le ragioni di urgenza fornite dall’Ufficio e identificate nell’imminente spirare del termine decadenziale dell’accertamento in quanto la deroga per i casi di particolare e motivata urgenza di cui all’art. 12, comma 7 della L. 212/2000 non riguarda l’approssimarsi della scadenza del termine decadenziale previsto per la legittimità dell’accertamento poiché non è imputabile al contribuente la circostanza che la verifica si sia conclusa a ridosso del termine prescrizionale per l’accertamento degli anni d’imposta in esame.
Tra l’altro, lo stesso Comando Generale della GdF, con la circolare n.250400 del 2000, ha raccomandato l’opportunità di concludere le indagini ispettive, per i periodi d’imposta in decadenza, almeno con quattro mesi di anticipo sui termini legali.
Etichette: accertamento, commissione provinciale, CTP
La notifica dell’avviso di accertamento ad un soggetto irreperibile, effettuata presso l’albo pretorio non necessita, per il perfezionamento della stessa, dell’invio della raccomandata.
Questo il principio espresso dalla Cassazione con la sentenza n.6102 del 2011, secondo cui “la notificazione dell’accertamento al contribuente ex art.60, primo comma, lett. e) del D.P.R. 29 settembre 1973, n.600, il quale deroga, in materia, all’art.140 c.p.c., è ritualmente effettuata quando nel comune nel quale deve eseguirsi non v’è abitazione, ufficio o azienda del contribuente, mediante l’affissione dell’avviso del deposito prescritto dal citato art.140 nell’albo comunale, senza necessità di spedizione mediante raccomandata, e la notificazione stessa si ha per eseguita nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione, senza, peraltro, che ciò dia adito a dubbi di legittimità costituzionale”.
Corte di Cassazione n.6102 del16.03.2011
Etichette: notifiche, Sentenze
AGENZIA DELLE ENTRATE - Risoluzione 18 aprile 2011, n. 48/E Interpello - Legge 21 novembre 1991, n. 374, articolo 46 - Giudice di pace
Con l’interpello specificato in oggetto, concernente l’interpretazione dell’articolo 46 della legge 21 novembre 1991, n. 374, istitutiva del giudice di pace, è stato esposto il seguente quesito:
L’articolo 46 della legge 21 novembre 1991, n. 374, concernente “l’istituzione del giudice di pace”, stabilisce che “Le cause e le attività conciliative in sede non contenziosa il cui valore non eccede la somma di euro 1.033,00 e gli atti e i provvedimenti ad esse relativi sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, secondo gli importi previsti dall’articolo 13 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni”.
L’istante chiede di conoscere se la richiamata disposizione agevolativa trovi applicazione anche con riferimento ai giudizi di gravame delle cause di competenza in primo grado del giudice di pace.
La questione assume rilevanza, fa presente l’istante, in quanto con riferimento alla applicazione del citato articolo 46 sono state riscontrate difformità interpretative.
L'interpellante ritiene che la disciplina di favore, contenuta nell’articolo 46 della legge 21 novembre 1991, n. 374, concernente l’istituzione del giudice di pace, non sia estensibile al grado di appello presso il tribunale ordinario.
Parere dell’Agenzia delle Entrate.
La articolo 46, come modificato dall’articolo 1, comma 308, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), stabilisce che “Le cause e le attività conciliative in sede non contenziosa il cui valore non eccede la somma di euro 1.033,00 e gli altri atti e i provvedimenti ad esse relativi sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato, secondo gli importi previsti dall’articolo 13 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, e successive modificazioni”.
Con la medesima legge 30 dicembre 2004, n. 311, è stato stabilito l’obbligo del pagamento del contributo unificato anche per le cause di valore inferiore ad euro 1.100, in precedenza esenti dal predetto contributo.
Nella nuova formulazione, l’articolo 46 prevede, dunque, che gli atti relativi alle cause e alle attività conciliative in sede non contenziosa il cui valore non eccede la somma di euro 1.033,00 sono soggetti soltanto al pagamento del contributo unificato. Conseguentemente, in relazione a tali atti, non trova applicazione l’imposta di registro e l’imposta di bollo. Detta disposizione, che introduce un regime di favore per gli atti relativi alle cause e alle attività conciliative, trova applicazione, a parere della scrivente, solo con riferimento ai giudizi instaurati dinnanzi al giudice di pace e non anche ai gradi di giudizio successivi. Si osserva, infatti, che la norma esentativa in commento è inserita nel corpus normativo recante “l’istituzione del giudice di pace”.
La legge 21 novembre 1991, n. 374, invero, reca la disciplina normativa in ordine all’istituzione e alle funzioni del giudice di pace nell’esercizio della giurisdizione in materia civile e penale e della funzione conciliativa in materia civile.
L’inserimento del predetto articolo 46, rubricato “regime fiscale”, nel testo della legge istitutiva del giudice di pace, porta a ritenere che detto regime trovi applicazione, se di valore inferiore ad euro 1.033,00, esclusivamente per il grado di giudizio di fronte al giudice di pace.
Peraltro, il riferimento operato dalla norma alle “attività conciliative in sede non contenziosa” non può che riguardare le attività rese dal giudice di pace.
Si sottolinea, infine, che le norme che stabiliscono agevolazioni fiscali non sono suscettibili di interpretazione analogica o estensiva. La Corte di Cassazione ha, infatti, avuto più volte modo di chiarire che le norme agevolative, in quanto norme speciali e derogatorie delle norme generali, sono di stretta interpretazione (ex plurimis Corte di Cassazione 5 marzo 2009, n. 5270).
Alla luce della interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate, si ritiene, quindi, che il regime esentativo per valore previsto dall’articolo 46 della legge 21 novembre 1991, n. 374, debba trovare applicazione limitatamente agli atti e provvedimenti relativi al giudizio dinanzi al giudice di pace e non anche alle sentenze emesse dal tribunale ordinario in sede di appello avverso i predetti provvedimenti.
Va annullato il redditometro emesso ai danni di un giovane contribuente che, pur essendo proprietario di una vettura il cui valore non è compatibile con l’esiguo reddito dichiarato, non risulta sostenere altre spese.
Questo il caso affrontato dai giudici di Benevento i quali hanno ritenuto che, ad esempio, lo status di single del contribuente e la convivenza con la madre percettrice di una pensione, sono tutte circostanze tali da giustificare le rettifiche operate dall’Ufficio “apparendo veritiero e di comune prassi che i giovani, coabitanti con i propri genitori sono soliti, fuorviati dal contesto sociale dell’apparire, vivere solo in funzione dell’auto, indipendentemente dal suo uso”.
CTP Benevento n.97/2/11
Etichette: commissione provinciale, CTP, redditometro
A stabilirlo è la Ctp di Torino secondo cui anche il sollecito di pagamento inviato dall’agente della riscossione è un atto impugnabile.
Difatti, spiegano i giudici torinesi, l’orientamento prevalente della S.C. considera non più tassativo l’elenco degli atti impugnabili disposto dall’art.19 del D.lgs. 546/92 ma ciò non vuol dire che qualunque atto proveniente dall’Ufficio possa essere censurabile. “Occorre infatti verificare se l’atto impugnato, anche se non rientrante della tipizzazione dell’art.19 del d.lgs. citato, costituisca manifestazione della funzione impositiva, nel senso che incida unilateralmente sulla sfera giuridica del contribuente e, se non tempestivamente contestato, i suoi effetti restino consolidati sì da privare il contribuente dal potere di reagire in giudizio avverso la pretesa tributaria asseritamente illegittima”
Commissione Tributaria Provinciale di Torino n.24/5/11
Etichette: commissione provinciale, CTP, processo tributario, Sentenze
Il finanziamento erogato da un’impresa in qualità di socio di un’altra azienda, si presume conferito a titolo di mutuo oneroso salvo che dai bilanci allegati alle dichiarazioni dei redditi della società non risulta che il versamento è stato fatto ad altro titolo. Ne discende che gli interessi su quanto corrisposto sono soggetti a tassazione.
I giudici di legittimità hanno inoltre precisato che la predetta presunzione può essere superata unicamente dal fatto che il titolo giuridico posto alla base del conferimento dev’essere provato dai bilanci allegati alla dichiarazione indi solo nei modi e nelle forme stabiliti tassativamente dalla legge e non, come invece ha ritenuto il giudice di appello, dalla semplice produzione del verbale del consiglio di amministrazione.
Corte di Cassazione n.2735 del 04.02.2011
Etichette: reddito d'impresa, Sentenze
Più facile compensare i crediti con l’Erario - Equitalia SpA COMUNICATO DEL 08.04.2011
Nuovo Estratto conto online: informazioni dettagliate e pagamenti sul web
Equitalia apre i propri registri ai cittadini. Da oggi i contribuenti potranno entrare negli archivi di Equitalia per conoscere online i dettagli dei propri debiti. È tutto visibile e verificabile collegandosi dal proprio computer al sito www.equitaliaspa.it. Accedendo al servizio Estratto conto il contribuente potrà approfondire i singoli tributi da pagare, con tutte le informazioni sull’importo iniziale e quello attuale, una chiara ripartizione degli interessi e delle altre spese e l’indicazione di eventuali provvedimenti di annullamento o sospensione emessi dall’ente creditore.
Il nuovo servizio, attivo in tutta Italia (Sicilia esclusa) diventa così uno strumento utile per estinguere i debiti con i crediti verso l’Erario: il cittadino e l’intermediario delegato possono avere un quadro completo delle cartelle per valutare se e che cosa chiedere in compensazione con il modello F24.
Inoltre, nel nuovo Estratto conto, al momento solo in alcune province (di seguito l’elenco dettagliato) sono già attive tre ulteriori funzioni che permettono di selezionare le cartelle e saldarle tramite il proprio home banking, attraverso la creazione di un nuovo codice Rav, controllare il piano di dilazione in corso con le relative rate e verificare la presenza e il tipo di provvedimenti emessi (sgravi,sospensioni, procedure cautelari ed esecutive). Queste ulteriori funzioni sono utilizzabili oggi in 40 province e saranno attivate a breve in tutte le altre.
Ancona, Avellino, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Benevento, Bolzano, Cagliari,Campobasso, Catanzaro, Fermo, Firenze, Frosinone, Grosseto, Isernia, L’aquila, Latina, Lecce, Livorno, Lucca, Macerata, Massa Carrara, Matera, Nuoro, Oristano,Perugia, Pesaro, Pisa, Pistoia, Potenza, Prato, Rieti, Roma, Salerno, Sassari, Siena,Terni, Trento, Urbino, Viterbo.
L’Estratto conto, accessibile anche dall’estero, permette quindi di avere un vero sportello virtuale, sempre più completo, aperto 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Una rivoluzione nel rapporto con i cittadini e le imprese, fatta di semplicità, trasparenza e innovazione, che punta a rispondere alle esigenze dei contribuenti e semplificare loro la vita.
Per ogni chiarimento è disponibile sul sito di Equitalia (www.equitaliaspa.it) una nuova guida illustrata che accompagna il cittadino passo dopo passo nel percorso di consultazione.
COME ACCEDERE ALL’ESTRATTO CONTO ONLINE
Utenti Agenzia delle entrate e Inps
Le credenziali fornite dalla Agenzia delle entrate per l’accesso ai propri servizi online (Fisconline ed Entratel) possono essere richieste sul sito www.agenziaentrate.gov.it.
Le credenziali dell’Istituto di previdenza (codice utente e pin) si possono ottenere sul sito www.inps.it.
Una volta ottenute, il contribuente può collegarsi al sito www.equitaliaspa.it e prendere visione della propria posizione debitoria, inserendo il codice fiscale o la partita Iva e
selezionando la/le provincia/e di residenza per le persone fisiche o la sede legale per le società.
Possessori Carta nazionale dei servizi
I possessori della CNS possono utilizzare il percorso rapido di accesso utilizzando illink “Smart card”, disponibile nella pagina di login dell’estratto conto e seguendo le istruzioni riportate.
La CNS è distribuita dalle Pubbliche amministrazioni che hanno aderito al contratto quadro del DigitPA. Ulteriori informazioni sulla Carta nazionale dei servizi sono disponibili sul sito www.progettocns.it
Delega all’intermediario abilitato
Il contribuente, già in possesso delle credenziali di accesso all’estratto conto, può conferire fino a un massimo di due deleghe per la consultazione della propria situazione a intermediari abilitati ai servizi on line dell’Agenzia delle entrate attraverso la funzione “Deleghe”, presente nel menu interno del servizio Estratto conto. Il contribuente dovrà inserire il codice fiscale dell’intermediario e cliccare su “Delega”.
Tutti i professionisti delegati che già utilizzano i servizi online dell’Agenzia delle entrate possono utilizzare le stesse credenziali anche per consultare la posizione dei propri assistiti con Equitalia. Il professionista delegato può consultare immediatamente i dati del cliente selezionando il codice fiscale o la partita Iva d’interesse tra quelli dei deleganti che il sistema mette automaticamente a disposizione. La prima volta che opera in qualità di delegato, il professionista deve preliminarmente leggere e accettare il regolamento del servizio che si trova nella funzione “Deleghe”. La delega ha una durata di due anni, si rinnova automaticamente ed è revocabile sempre attraverso il servizio web in qualsiasi momento.
Abbassamento dei prezzi da parte del piccolo negoziante – Legittimità dello scostamento.
Studi di settore inapplicabili al piccolo negoziante che ha diminuito i prezzi per aumentare la domanda di acquisto e concorrere con i grandi centri di distribuzione. Secondo i giudici di legittimità, in tale ipotesi, non possono trovare applicazione le presunzioni che accompagnano gli studi di settore poiché la motivazione dell’atto di accertamento parametrico emesso dal Fisco non può esaurirsi nel rilievo dello scostamento, ma deve essere integrata con la dimostrazione dell’applicabilità in concreto dello standard prescelto e con le ragioni per le quali sono state disattese le contestazioni solevate. La Corte di Cassazione dà quindi ragione al contribuente che, per giustificare lo scostamento, aveva dimostrato, già nel contraddittorio pre-contenzioso, di aver diminuito i prezzi a causa della concorrenza dei supermercati aperti nella zona sede della sua attività di ferramenta.
Corte di Cassazione n.4582 del 24.02.2011
Inammissibile il ricorso notificato all'Ufficio per vizi imputabili ad Equitalia
Nel caso in cui un contribuente impugni un atto impositivo per vizi attribuibili solo all’agente della riscossione, come ad esempio una cartella di pagamento o un avviso di mora, la notifica del ricorso deve essere eseguita nei confronti solo di quest’ultimo e non anche nei confronti dell’ente impositore. Ne consegue che il ricorso proposto esclusivamente contro l’amministrazione finanziaria è da ritenersi inammissibile in quanto non si ritiene che, nel caso di specie, possa sussistere il litisconsorzio necessario.
Inoltre, qualora la notifica venga proposta esclusivamente nei confronti dell'ente impositore, al contribuente non è concessa la possibilità di integrare successivamente il contraddittorio nei confronti dello stesso concessionario e l'errore non può essere più sanato.(cfr. Cass. n.27653/2008)
Corte di Cassazione n. 5832 del 11.03.2011
Etichette: altre imposte, cartella di pagamento, cartelle di pagamento, commissione provinciale, fermo, processo tributario, ricorso, Sentenze
Nel caso di importazione di auto dall’estero senza pagare l’IVA, si configura il reato di truffa ai danni dello Stato, oltre che di evasione fiscale.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che, con la sentenza n.12795 del 2011, ha altresì precisato che il predetto “reato si è consumato non nel momento in cui le auto furono rese commerciabili a seguito della truffa e, quindi, quando l'indagato riscosse il prezzo della compravendita (invero nessuna truffa è stata ipotizzata nei confronti degli acquirenti) ma nel momento in cui non fu assolta l'Iva, vantaggio che venne conseguito presso il luogo dove le imposte avrebbero dovuto essere pagate”
Corte di Cassazione, Sentenza n. 12795 del 29/03/2011
Etichette: Penale tributario, Sentenze
Il coniuge falsifica la firma ma la cartella resta valida
È valida la cartella di pagamento notificata alla moglie anche se il marito, co-dichiarante, ha falsificato la firma di lei facendola figurare, a sua insaputa, come imprenditore. Ciò perché nel caso di dichiarazione congiunta dei redditi da parte dei coniugi ex art. 17 della legge 13 aprile 1977, n.114, e per effetto della solidarietà voluta dal legislatore, la tempestiva notifica al marito dell'avviso di accertamento, come della cartella di pagamento, impedisce qualsiasi decadenza dell'Amministrazione finanziaria anche nei confronti della moglie.
Tuttavia, secondo i giudici della sezione tributaria, il coniuge ingannato può chiedere all’altro un risarcimento del danno, ma il raggiro non costituisce un’esimente per il fisco.
Corte di Cassazione n.3944 del 21.02.2011
Etichette: altre imposte, cartella di pagamento, cartelle di pagamento, commissione provinciale, fermo, Sentenze
Inviolabilità dello studio/abitazione del professionista
E’ nullo o invalido l’accertamento se l’accesso presso l’ufficio del professionista (commercialista), adibito anche ad abitazione, al fine di acquisire la documentazione fiscale del contribuente, è avvenuto senza il permesso della Procura della Repubblica. Non rileva neppure la circostanza che ai verificatori del fisco, al momento dell’accesso, non siano state elevate obiezioni in tal senso.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 6908 del 25.03.2011 secondo cui, nel caso di specie è avvenuta la violazione del comma 2 dell’art. 52 del D.p.r. n. 633/1972 secondo cui se l’accesso avviene in luoghi cosiddetti “promiscui”, ovvero adibiti oltre che all’esercizio della professione o del commercio, anche ad abitazione, l’autorizzazione deve necessariamente promanare dal Procuratore della Repubblica; parimenti se l’accesso avviene presso l’abitazione del contribuente oltre che ad essere necessaria l’autorizzazione del PM occorrono gravi indizi di evasione. Tutto ciò nel pieno rispetto del principio di inviolabilità del domicilio ai sensi e per gli effetti dell’art.14 della Costituzione.
Per l’effetto, sia il sequestro di tutte le scritture contabili ed altri documenti sia l’emissione dell’avviso di accertamento è risultato illegittimo.
Corte di Cassazione n. 6908 del 25.03.2011
Etichette: accertamento, Sentenze
La fattura con contenuti falsi è sempre considerata un reato
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 9673 del 10.03.2011, ha statuito che risponde del più grave reato di dichiarazione fraudolenta mediante fatture false in luogo di quello dichiarazione fraudolenta, l’imprenditore che nelle dichiarazioni ha riportato delle fatture materialmente false emesse da emittente inesistente e ciò indipendentemente dal fatto che le fatture siano false nella loro materialità o solo con riferimento alle operazioni in esse indicate (false ideologicamente).
Principio di autonomia degli atti di accertamento per imposte diverse
L’avviso di l'accertamento Iva basato su un atto impositivo Ires divenuto definitivo perché non impugnato dall'azienda è nullo. Al massimo gli uffici possono scambiarsi il materiale istruttorio raccolto. Questo il principio sancito dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza 25 marzo 2011, n. 6913, ha altresì stabilito che “per il principio di autonomia degli atti di accertamento per imposte diverse, l’intervenuta definitività di uno di essi per mancanza di opposizione è irrilevante in ordine alla fondatezza o meno dell’altro, non essendo tale caratteristica equiparabile a un giudicato”. “E’ invece ovvio che elementi probatori e presuntivi tratti da un accertamento possano essere richiamati in un accertamento diverso, ma in questo valgono in quanto elementi richiamati siano concretamente idonei a svolgere anche in tal sede valore di prova”.
Corte di Cassazione n.6913 del 25.03.2011
Gli avvisi di accertamento con cui l’Ufficio procede a modificare le rendite catastali di terreni e/o fabbricati sono carenti di motivazione, e quindi nulli, se non contengono quegli elementi, anche astratti, che permettono di identificare l’iter seguito per arrivare all’attribuzione della categoria ed alla quantificazione della rendita catastale.
In tal senso, sostengono i giudici pugliesi, si è consolidato un indirizzo giurisprudenziale secondo cui esiste un vizio di motivazione tutte le volte in cui dalle informazioni a propria disposizione, il contribuente non riesca ad arrivare alla ricostruzione degli elementi fondamentali per un’efficace difesa, cioè non sia in grado di risalire al ragionamento giuridico che ha portato all’emissione dall’atto dell’ufficio.
A nulla poi rileva la circostanza per cui l’Ufficio, successivamente, procede ad integrare la motivazione dell’atto impugnato mediante deduzioni rassegnate in una memoria difensiva e ciò perché la motivazione deve precedere e non seguire i provvedimenti amministrativi. (in tal senso cfr. Consiglio di Stato n.1047/2010 e 1443/2010)
Comm. Trib. Regionale di Bari sez. staccata di Lecce n.49/23/11