Source: http://milella.blogautore.repubblica.it/2017/02/23/il-caso-emiliano/
Timestamp: 2017-06-24 13:47:39+00:00
Document Index: 69388026

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 49', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 273', 'art. 274', 'art. 280', 'art. 326', 'art. 346', 'sentenza ']

Il caso Emiliano - Toghe - Blog - Repubblica.it
Osservazioni flash sul caso Emiliano, il governatore della Puglia candidato alla segreteria del Pd, ma tuttora magistrato, anche se in aspettativa.
1. Il Pg della Cassazione ha chiesto per lui nel 2014 un processo disciplinare. Sostiene che, nella sua posizione, non poteva iscriversi al Pd, esserne segretario e presidente.
2. Il Csm si appresta a svolgere il processo disciplinare nell'apposita sezione. Esisto incerto. Preoccupazione, soprattutto del vice presidente Giovanni Legnini, per una discussione che dovrebbe essere solo tecnica, ma avrà inevitabilmente, visto il periodo congressuale del Pd, i riflettori della politica puntati addosso.
3. La mia opinione è che Emiliano, come tutti i magistrati "prestati" alla politica, a partire dai parlamentari, non ha violato alcuna regola quando, dopo essersi messo in aspettativa, ha rivestito le cariche di sindaco di Bari e di presidente della Regione Puglia, e poi anche di segretario e presidente del Pd pugliese.
4. La ragione sta nella logica, più che nelle carte, che sono equivoche. Una toga ha diritto - lo dice la Costituzione - al pari di qualsiasi cittadino, di fare politica. Per farlo però deve sospendersi dalla sua vita professionale. Mettersi fuori ruolo o in aspettativa. Emiliano lo ha fatto, peraltro in un momento in cui avrebbe potuto non farlo perché l'obbligo di legge ancora non c'era. E stiamo parlando nel 2003. Lo hanno fatto in questi anni le toghe entrate in Parlamento e che, in Parlamento, si sono iscritte al proprio gruppo politico. Quindi sono state del Pd o di Forza Italia o di altri partiti. Nei confronti di questi giudici non è partita un'azione disciplinare, tranne nel caso di Luigi Bobbio che aveva assunto un ruolo in An in Campania. Caso interessante perché il Csm, con l'allora componente togato di Unicost Giuseppe Maria Berruti, si rivolse alla Consulta giudicando incostituzionale la regola dell'ordinamento giudiziario, firmata da Berlusconi e Castelli - il decreto legislativo 109 del 23 febbraio 2006, articolo 3, comma H - che tra i motivi di illecito disciplinare prevede assieme sia l'iscrizione a un partito, sia il coinvolgimento in attività finanziarie. L'uno e l'altro sullo stesso piano, e già questo è discutibile dal punto di vista costituzionale. La Consulta nel 2009, con una sentenza firmata dal vice presidente Paolo Maddalena, respinse la richiesta del Csm, decise che era diritto del magistrato fare politica, ma che il divieto d'iscrizione a un partito doveva valere sia per la vita in ruolo sia per quella fuori ruolo.
5. Assunto singolare e del tutto discutibile. Un magistrato si candida, ma per non mettersi nei guai disciplinari mantiene l'etichetta di "indipendente". Farisaicamente non si iscrive al partito, ma di quel partito sostiene le tesi e le vota nell'organo dov'è stato eletto. Giustamente Emiliano ha fatto notare al magistrato della Cassazione che lo interrogava nel 2015 come il sindaco di una città e il governatore di una Regione siano chiamati a far parte automaticamente del vertice del Pd.
6. È presto per capire cosa deciderà il Csm, ma un fatto è chiaro. Il vero problema non è cosa fa un magistrato fuori ruolo, ma cosa succede quando decide di rientrare nella sua professione originaria. Il Parlamento, da tempo, sarebbe dovuto intervenire per dettare regole precise, ma il tentativo di scrivere una legge, che avrebbe costretto i giudici a diventare alla fine del percorso politico avvocati dello Stato oppure a trasmigrare nella pubblica amministrazione, si è arenato miseramente. Un'altra delle incompiute di questa legislatura. ');
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43 commenti gianfranco fiore 24 febbraio 2017 alle 00:15 Farli diventare avvocati dello Stato è un'ottima idea,troppo spesso essi sono solo preparati alle cause amministrative e si affidano ai privati troppe cause e,ciò non va bene.
salvatore menna 24 febbraio 2017 alle 09:13 Io sostengo che passare dalla magistratura alla politica è un ottimo inizio che dà tante possibilità in più di avere successo. Infatti se guardiamo a tutti i magistrati passati o "prestati" alla politica, la maggior parte di loro sono diventati famosissimi. Da Scalfaro a Grasso a De Magistris a Ingroia a Di Pietro a Emiliano, e sicuramente ne dimentico chissà quanti, si può affermare che a tutti è andata bene. E, a meno che non mi si provi che i giudici hanno un'intelligenza superiore alla media, è chiaro che per loro chissà perché, è tutto più facile quando entrano in politica. Forse malignamente, ma io mi chiedo se non sia questo il vero motivo della "folgorazione sulla via di Damasco". Il comportamento di Emiliano poi, con le sue indecisioni e titubanze varie, autorizza a pensare il peggio. E non mi si venga a dire che ha qualche fondata speranza di vittoria alle primarie, non ci credo. Per me sa benissimo di non potercela fare, ma si è candidato lo stesso pur di avere una certa visibilità. S. M.
gapfv01 24 febbraio 2017 alle 10:00 Credo che i problemi della politica e dei politici italiani siano ben altri ... ma poi tocca sempre a noi farne le spese ...
Quindi direi che forse è il caso di parlare di argomenti ben più importanti
alexandertwo 24 febbraio 2017 alle 11:30 Volutamente mi astengo dal pronunciarmi sugli aspetti giuridici esaurientemente e lucidamente esposti dalla dott.ssa Milella. Mi limito a considerazioni, un po' di carattere generale e, in parte, suggeritemi dalle "giravolte" cui ci ha fatto assistere in queste ultime settimane Michele Emiliano.
Riguardo alla opportunità del passaggio di Magistrati in politica, mi permetto di condividere il pensiero di Davigo, cioè che i Magistrati non dovrebbero fare politica per loro scelta etica, ma sarebbe assurdo uno specifico divieto per legge. "In tutti i Paesi del mondo i diritti politici li tolgono ai delinquenti, solo in Italia si pensa di toglierli ai magistrati". Questo è quanto testualmente, tra l'altro, ha affermato da Davigo, che ha poi aggiunto, però, "meglio se non lo facessero (entrare in politica, ndr), difficilmente i magistrati si rivelano buoni politici".
Riguardo al caso specifico di Emiliano, ritengo poco trasparente il suo comportamento; e la sua candidatura, inoltre, mi appare quasi quale una "indiretta" stampella per Renzi, mentre ufficialmente lui si presenta come un concorrente contro l'ex segretario PD. Comunque, per un giudizio più approfondito, ritengo necessario, inoltre, che si possano conoscere meglio tutti i risvolti della notizia odierna circa presunti precedenti "contatti" tra lo stesso Emiliano con i Renzi ed esponenti del loro entourage (Lotti, Russo, Bellanova, Romeo, ecc), alcuni dei quali anche in relazione, sembrerebbe, alla famosa vicenda CONSIP.
rramella 24 febbraio 2017 alle 13:31 Parlando in generale e non del caso specifico la legge dovrebbe imporre ai magistrati che fanno politica in qualunque forma di dimettersi. Punto.
Come i magistrati sempre rivendicano essi costituiscono uno dei poteri dello Stato, non possono appartenere a due poteri
Domenico Corradini H. Broussard 24 febbraio 2017 alle 15:23 Un Magistrato è «fuori dell’esercizio delle funzioni» sia quando è in ruolo sia quando è fuori ruolo per aspettativa. Nel primo caso, agisce nelle ore in cui non ha il dovere di fare il Pubblico Ministero o il Giudicante eccetera. Nel secondo caso, ha tutte le ore della giornata per non dovere e non potere esercitare funzioni giurisdizionale. In entrambi i casi può commettere illeciti disciplinari. E uno di questi illeciti (secondo l’art. 3 lett. h del Decreto Legislativo 23 febbraio 2006 n. 109, di cui alla Gazzetta Ufficiale 21 marzo 2006 n. 67) è «l’iscrizione o la partecipazione a partiti politici ovvero il coinvolgimento nelle attività di centri politici […] che possono condizionare l’esercizio delle funzioni o comunque compromettere l’immagine del magistrato». È possibile una lettura diversa? Per opinione, non credo. E per opinione, credo che questa lettura ponga in antitesi l’art. 3 lett. h con l’art. 49 della Costituzione sul diritto che spetta a «tutti i cittadini» (i Magistrati dunque compresi) «di associarsi liberamente in partiti per concorre con metodo democratico a determinare la politica nazionale». Dove «partiti politici» è una locuzione per così dire estesa, che comprende anche i gruppi parlamentari e anche la frequentazione di una Sezione partitica posta nel Comune più piccolo di una Regione. Per la Consulta a un Magistrato è sempre vietata l’iscrizione a un partito, ma non gli è vietato di far sempre politica. E che distinzione apprezzabile c’è tra l’iscrizione a un partito e il far politica? Nessuna, penso. E penso che l’art. 3 lett. h sia costituzionale solo nella parte in cui considera illecito disciplinare del Magistrato il fatto che, con l’iscrizione e con l’attività politica, possa «compromettere la sua immagine». Non si vale unicamente per quel che si è. Anche per quel si appare si vale. Emiliano ha commesso un reato? Non credo. E vedremo come la penseranno il Procuratore Generale della Cassazione e il Ministro della Giustizia.
A Emiliano c’è qualcuno che oggi dia fiducia come Magistrato dopo le sue cariche politiche prese in aspettativa e dopo la sua candidatura a Segretario del Pd?
Che provveda il legislatore, magari con il passaggio di Emiliano eccetera ad Avvocato Generale dello Stato – come ben detto da Liana Milella.
Un ddl, sull’incompatibilità del fare politica in Parlamento e del mantenere la carica di Magistrato in aspettativa, se non sbaglio c’è da un po’ di tempo nella Seconda Commissione Giustizia della Camera. E sempre se non sbaglio, posso chiedermi quando la Presidente Donatella Ferranti lo manderà avanti?
alexandertwo 24 febbraio 2017 alle 16:12 P.S. al mio commento delle 11,30.
Ritengo vada reso giusto merito a "Repubblica.it" che ha fornito opportune integrazioni a quanto già emerso riguardo ai contatti fra esponenti "renziani" ed il neo candidato alla segreteria nazionale del PD, Michele Emiliano con specifico riferimento alla scabrosa vicenda CONSIP.
Infatti, nell'articolo "Inchiesta Consip, M5s: 'grave silenzio di Renzi su sms di Lotti ad Emiliano' ", sono anche riportati alcuni interventi di esponanti M5s dopo che Emiliano ha confermato di aver ricevuto da Lotti e da Tiziano Renzi numerosi sms con cui si caldeggiava un "sostegno", nell'operazione CONSIP, a favore di Carlo Russo, l'imprenditore di Scandicci ritenuto vicinssimo... ai Renzi. Personalmente, tra queste, reputo estremamente "interessante" la giusta e precisa denuncia che - anche superando il caso specifico - la senatrice Paola Taverna ha fatto nei confronti della "stampa italiana" (nella quale, fortunamente, non è da intendersi compresa "Repubblica") riguardo alla cattiva abitudine (recentemente peggiorata) di trattare le vicende politiche applicando due pesi e due misure.
"Qui fanno le pulci alla Raggi perchè in sette mesi non è riuscita a cambiare Roma dopo 40 anni che l'hanno distrutta e in sette mesi questi non sono riusciti a fare un progetto di ricostruzione, non ci sono le casette, non ci sono le stalle, non c'è nulla. E lo dice il commissario per la ricostruzione, non il Movimento Cinque Stelle. Questa è la stampa italiana. Di una notizia di 2,7 miliardi che potrebbe essere uno scandalo immenso all'interno della Consip, che coinvolge Lotti e il padre di Renzi, non si dice niente.
Alle mancanze e agli errori della sindaca di Roma è giusto che si dia l'evidenza mediatica che meritano, ma la Taverna non ha una ma mille ragioni quando sottolinea l'ingiustificabile "silenzio" (una sorta di autocensura?) che è riservato, oltre che dai TG (ad eccezione di Mentana), da primarie testate a diffusione nazionale (Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero) a poco edificanti accadimenti che coinvolgono esponenti del governo e di altre Istituzioni, come i due casi - strascichi giudiziari CONSIP e impegni post terremoto disattesi - che sono stati stigmatizzati dalla senatrice M5s.
giovanni pioli 24 febbraio 2017 alle 16:45 Da sempre sostengo che per ragioni evidenti di carattere etico che possono minare l'indipendenza del ruolo, il magistrato che ha scelto la politica non possa nel modo più assoluto il ruolo che ha lasciato.
aatragon 24 febbraio 2017 alle 18:00 dice bene Salvatore Menna !
se posso suggerire, la "folgorazione sulla via di Damasco" ha un termine popolaresco che ben la rappresenta:
Gea 24 febbraio 2017 alle 18:14 sarebbe bello se i problemi dell'Italia fossero solo questi. Emiliano che si dimette o non si dimette dal suo ruolo di magistrato. Lui lo ha spiegato benissimo a Porta a porta perché non si dimette: non è un professionista della politica, fiinito il suo mandato sarebbe disoccupato. ci sono tanti parlamentari che non si sono dimessi dalla magistratura, loro sì che dovrebbero farlo visto che hanno il vitalizio dopo pochi mesi di lavoro. ma si parla di Emiliano solo perché si è messo a dar fastidio a Renzi. Emiliano è uno che ci mette la faccia e il cuore, a differenza dei renziani che non si sopportano più con il loro sorriso. persino la newsletter di renzi finisce con "un sorriso", la boschi non faceva che dire: noi con il sorriso diciamo che... ma metteteci un po' di anima e capirete che da sorridere c'è poco, l'Italia soffre e sanguina. Ben venga la candidatura di Emiliano a segretario. Speriamo che vinca. Aria nuova.
honhil 24 febbraio 2017 alle 19:30 Come si fa a mettere tutti i giorni l’abito dell’«indipendenza, imparzialità ed equilibrio»” quando si fa politica, dato che proprio l’essere parziale, cioè l’essere attaccato alle proprie convinzioni ideologiche e ai programmi del Partito, è la caratteristica doc che contraddistingue gli schieramenti politici e i loro sottogruppi (o correnti che dir si voglia) dagli altri partiti e sottogruppi? E’ una contraddizione in termini gigantesca. Anzi è anticostituzionale, visto che sono prerogative costituzionali perfino i molteplici salti delle quaglie in cui i politici si esercitano in Parlamento. Tuttavia il Csm certifica. L’inquilino del Quirinale non ha niente da obiettare e tutti sono felici e contenti. Del resto il compito della politica e dei politici è uno solo: creare benessere per se stessi e le proprie caste. E se per farlo bisogna dissanguare il popolo ed essere in pieno conflitto d’interesse, così sia.
anna 24 febbraio 2017 alle 19:38 astragon tu non sei popolaresco, neppure per finta. Dici solo cose senza senso. Sei un disturbatore (....).
Premesso cio' aggiungo che Emiliano ha tutto il diritto di attendere la sentenza che riguarda il suo status e decidere di conseguenza. Credo pero' che in questo momento, comunque la si pensi sulla possibilita' dei magistrati, uno come lui sia indispensabile per dare la spallata finale al renzismo gia' destabilizzato dal referendum sulla controriforma costituzionale.
Gigas 24 febbraio 2017 alle 20:43 Chiamiamolo Arturo,un mio vecchio amico di infanzia,di professione netturbino.
Con il tempo,operatore ecologico.
Maddale Na 24 febbraio 2017 alle 21:02 Gent.ma Dott.ssa Milella, mi consenta un paio di osservazioni sull’ultimo argomento da Lei trattato: “Il caso Emiliano”.
Punto primo. Lei ci fa sapere che “il Pg della Cassazione ha chiesto per lui nel 2014 un processo disciplinare. Sostiene che, nella sua posizione, non poteva iscriversi al Pd, esserne segretario e presidente”. Non trova molto, ma molto, molto singolare che oggi, nel febbraio 2017, il caso debba ancora essere trattato dalla Sezione Disciplinare del CSM? Va bene che si tratta di processo disciplinare e non penale, ma sempre processo è. Un processo magari delicato per la questione e per la personalità dell’incolpato ma, purtuttavia, privo di complessi accertamenti in fatto. I giudici disciplinari devono decidere se quello che Emiliano ha fatto, lo poteva fare o no. E come si spiegano allora i 2 anni di attesa per emettere questo giudizio? Ma i ritardi, le lungaggini, i rinvii non sono, nella Sua prospettiva, appannaggio tipico del processo penale e non sono provocati prevalentemente dalla classe degli avvocati, che si appigliano ad ogni pretesto, arzigogolo, escamotage per ritardare, differire, allungare? E lo sa Lei, Gent.ma Dott.ssa Milella, che nel processo disciplinare dei magistrati esiste quella prescrizione contro la quale Davigo tanto violentemente si scaglia? E i termini sono piuttosto stringenti: un anno dalla notizia del fatto per il Ministro e il Procuratore Generale della Cassazione per iniziare l’azione disciplinare, due anni dall’inizio del procedimento per il P.G. per formulare le richieste conclusive, due anni dalla richiesta di fissazione dell’udienza per la sezione disciplinare per emettere la pronuncia. E lo sa Lei che la categoria dei magistrati, che vede come fumo negli occhi l’istituto della prescrizione nel processo penale, difende invece a spada tratta la prescrizione nel processo disciplinare?
Punto secondo. Lei afferma che “Una toga ha diritto - lo dice la Costituzione - al pari di qualsiasi cittadino, di fare politica. Per farlo però deve sospendersi dalla sua vita professionale. Mettersi fuori ruolo o in aspettativa”. Ma non si ferma qui perché, subito dopo, sostiene che è singolare, discutibile, farisaica la decisione della Corte Costituzionale secondo cui un magistrato può candidarsi a cariche elettive ma non può iscriversi a partiti politici, sia che rimanga sia che vada fuori ruolo.
E il principio dell’imparzialità e della terzietà del giudice? Quel principio che l’articolo 111 della Costituzione consacra prescrivendo che: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a GIUDICE TERZO e IMPARZIALE”? Quel principio che, prima ancora che nella Costituzione, è scolpito nel diritto naturale e nella stessa logica, perché senza imparzialità, non può neanche esistere nemmeno il concetto di Giudice? E il diritto del cittadino di essere giudicato da un Giudice terzo? E come può essere imparziale un Giudice che si iscrive a un “partito” politico? E per quale miracolo inspiegabile quel giudice, per definizione di parte, appunto perché iscritto a un PARTITO politico, una volta rientrato in ruolo dal prestito alla politica, diventerebbe come per incanto IMPARZIALE? Ma, non coglie Lei la contraddizione insanabile di una situazione del genere?
P.S. Per sgombrare il campo da equivoci chiarisco che la prescrizione di 1 anno non si è verificata per Emiliano perché si tratta di "illecito disciplinare permanente". Ma non è questo un motivo perché gli organi disciplinari della Magistratura se la prendono tanto comoda.
Cicci Capucci 25 febbraio 2017 alle 00:58 Nell'articolo viene omesso il fatto che i dipendenti pubblici in aspettativa per cariche pubbliche, maturano comunque i contributi pensionistici. In sintesi sommano vitalizio e pensione. Un privilegio a cui il sig. Emiliano dovrebbe rinunciare rassegnando le dimissioni ma sarebbe difficile da aspettarsi da uno che ha capitanato la detassazione dei vitalizi dei consiglieri della regione Puglia.
aatragon 25 febbraio 2017 alle 07:33 anna,
non farti riconoscere anche qui...
la dottoressa Milella non ha la pazienza del buon Concetto Vecchio!
anna 25 febbraio 2017 alle 09:20 gent.ma MaddaleNa,
forse non c'e' bisogno di ciurlare tanto nel manico disegnando retrospettive. Se anche fosse "condannato" Emiliano rischia ben poco e bene ha fatto a non dimettersi vista la confusione normativa. Ma ora cerchiamo di non mettere i bastoni tra le ruote a un politico con questa storia di poco conto che ha la sua sede altrove.
gianfranco fiore 25 febbraio 2017 alle 14:45 Michele Emiliano tira la volata ad Andrea Orlando,questa è la voce che gira.
aatragon 25 febbraio 2017 alle 18:42 ...ed il povero Orlandino la tira a Renzi!
Domenico Corradini H. Broussard 26 febbraio 2017 alle 07:48 Un’aggiunta al mio post del 14 febbraio h. 15:23. Dal bollettino stampa online dell’Anf (Associazione Nazione Forense).
La pdl sui Magistrati in politica non giace solo nella Commissione Giustizia della Camera presieduta da Donatella Ferranti. Giace anche nella congiunta Commissione Affari Costituzionali presieduta da Andrea Mazziotti di Celso. Ha scritto la Ferranti il 24 scorso: «ad oggi, la pdl in questione non è inserita nel calendario trimestrale dei lavori d’aula». A quanto sembra, secondo la Ferranti e Mazziotti di Celso, o c’è ancora tempo, o il trascorre del tempo poco rilievo ha, nonostante l’attuale questione Emiliano,
Gigas 26 febbraio 2017 alle 21:48 Mi scusi, signora Liana Milella,se del suo blog ne faccio espressione di un mio pensiero,e magari non del tema che Lei voleva trattare ( Nel caso specifico,il tema trattato non ho avuto modo di leggerlo , le sembrerà strano, visto che scrivo sul suo blog,ma personalmente non mi meraviglio più di nulla ).
L’Ulivo usato come feticcio,come argomento di memoria,di divisione o di scontro,o semplicemente come pietra miliare della prima vittoria di una Italia post bellica, che sembrava pacificata nell’anticomunismo e nel comunismo, dei compagni di banco o di strada, non solo ha stancato tutti,in quanto come tutte le cose rette dagli uomini ha una fine cosi come ha un inizio,ma dico di più,non difende il mio essere una persona libera. Sono uno dei tanti ragazzi che credendo nella vita, si è ritrovato e a volte riconosciuto in principi nobili ed alti, ma non per questo ne faccio l’araba fenice di una morte voluta e di una resurrezione sperata,di questo passo si è meno liberi tutti. Meno liberi di ricercare,di incuriosirsi,di confrontarsi ( Un tempo si pensava guai ai confronti ), si è meno liberi di essere liberi…
In che modo pensate di difendere la mia libertà.
Nel ringraziarla per aver, pubblicando quello che scrivo e con questo difeso il diritto di cronaca,ovvero come è da sempre la possibilità di raccontare cosa succede al mondo ,quindi dandomi la possibilità, di raccontare cosa mi succede,le porgo gli auguri di una felice notte e di un sereno risveglio.
Domenico Corradini H. Broussard 27 febbraio 2017 alle 17:57 Cara Liana Milella,
dico bene se dico:
(1)	che il Procuratore Generale della Cassazione aprì nel 2014 al Csm un procedimento disciplinare su Emiliano dopo tre anni dalla sua iscrizione al Pd?
(2)	che il Procuratore Generale solo nel luglio 2016 chiese al Csm di fissare una prima udienza?
(3)	che il Csm la fissò per 6 febbraio 2017 e poi la rinviò al 3 aprile prossimo?
(4)	che Emiliano ha scelto come suo difensore al Csm il Procuratore Capo di Torino Armando Spataro?
(5)	che per illecito disciplinare il Csm può condannare Emiliano alla sanzione (minima) dell’ammonizione?
(6)	che il Consiglio d’Europa, col Greco, che in Italia l’attuale legislazione sui Magistrati in politica non è chiara e richiede integrazioni?
Grazie per l’attenzione e la pubblicazione.
I riferimenti sono a due interviste alla Ferranti: quella di Giovanna Reanda per Radio Radicale, 23 febbraio 2017; e quella di Liana Milella su Repubblica di oggi.
Liana Milella 27 febbraio 2017 alle 19:28 Sì, professor Corradini, la sua ricostruzione mi sembra del tutto cogente. E quindi?
gianfranco fiore 27 febbraio 2017 alle 20:51 Non vedo molta differenza tra la situazione di Michele Emiliano e quella di Donatella Ferranti.Il problema è il dopo carriera politica, con altri sbocchi per il bene dell'indipendenza della magistratura. Certo che Emiliano ha posto il problema. Personalmente non ritengo le modifiche di Berlusconi-Castelli all'ordinamento disciplinare in linea con la convenzione dei diritti dell'uomo. Diverso sarebbe se il partito non avesse tra i suoi fini la democrazia. Certo che l'intervista di oggi della Milella è stata oggetto stamattina di un articolo del Tg3 della puglia, e non è poco. Il dottor Armando Spataro è una garanzia per tutti noi. Essendo pugliese non avrà voluto lasciare Emiliano da solo e penso che sia una bella azione.
alexandertwo 27 febbraio 2017 alle 22:59 Alquanto "singolare" la posizione di Donatella Ferranti (magistrato, in aspettativa, presidente della commissione Giustizia della Camera, eletta col PD) contenuta nella intervista odierna alla dott.ssa Milella: "Emiliano deve scegliere, o la guida del PD o la magistratura".
Perchè solo adesso questo sostanziale "ukase", quando Emiliano è in politica fin dal 2004 (Sindaco di Bari) e nel 2007 fu eletto anche segretario regionale del partito? Forse, perchè adesso è entrato in competizione con Renzi - pidino di riferimento della stessa Ferranti - per la carica di segretario nazionale del partito? Perchè il "nostro ordinamento disciplinare", da lei espressamente richiamato, dovrebbe trovare applicazione solo nei confronti di Emiliano?
In sostanza, perchè ci si dovrebbe comportare diversamente con altri magistarti-politici dello stesso partito? Per fare un solo esempio, la senatrice e ministro Anna Finocchiaro, in Parlamento (ed in aspettativa della Magistratura) fin dal 1987, non dovrebbe rientrare nel "divieto" inderogabile, avendo ricoperto, anche in passato, molteplici incarichi sia di partito sia di governo?
Ma forse una domanda così pregnante e puntuale andrebbe fatta in primis proprio alla stessa Ferranti, stante l'analogia della sua situazione (dal 2008) con quella dei suoi due citati colleghi. Scorrendo, poi, il suo curriculum, almeno per quanto di pubblicato può trovarsi, credo che più di una persona potrebbe convenire che una sua eventuale opzione per la sola attività politica, col conseguente ritiro dalla Magistratura, non finirebbe, con buona probabilità, per costituire un significativo aggravamento della pur disastrata situazione della Giustizia in Italia.
Maddale Na 28 febbraio 2017 alle 09:36 Gent.ma Dott.ssa Milella, permetta a me di rispondere alla domanda “e quindi” che Lei rivolge all’Egregio Prof. Corradini? E quindi resta dimostrato che il processo disciplinare, per come si svolge e viene attuato dal CSM nei confronti dei Magistrati, è una barzelletta. Nel caso Emiliano la domanda che i giudici disciplinari devono porsi è semplicissima. Può un magistrato iscriversi a un partito politico? La risposta può essere data in 10 minuti o, se vogliamo largheggiare, in 24 ore. Come si spiegano tutte le lungaggini che il Prof. Corradini ha elencato? E, a parte la spiegazione, sono queste lungaggini cosa buona e giusta? O non sono piuttosto la conferma che davanti alla sezione disciplinare del CSM volano, quando volano (il che è raro), soltanto gli stracci? E per stracci intendo coloro che non sono iscritti a nessuna corrente della Magistratura.
In un mio precedente intervento sul suo blog, tempo fa mi permettevo di ricordare: a) la sentenza disciplinare n. 136/14, con cui è stato sanzionato con la CENSURA, un magistrato che aveva depositato in ritardo 26 sentenze con punta massima di 1002 giorni (quasi tre anni); b) la sentenza n. 117/14, con cui è stato sanzionato, sempre con la CENSURA, un magistrato che aveva depositato in ritardo 126 sentenze e 228 ordinanze, fra cui 12 con oltre TRE ANNI di ritardo ed 1 non ancora depositata dopo 4 ANNI; c) la sentenza n. 115/14, con cui è stato sanzionato, ancora con la CENSURA, un magistrato che aveva depositato il ritardo 441 provvedimenti, di cui 195 con ritardi superiori all’anno; d) dulcis in fundo, la sentenza n. 133/14, con cui un magistrato, incolpato sempre di ritardi nel deposito di provvedimenti, FRA CUI DUE SENTENZE OLTRE 3300 GIORNI (più di NOVE ANNI), piuttosto che essere CACCIATO A PEDATE dall’ordine giudiziario, è stato sanzionato con la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio per sei mesi.
Per concludere, sono io che chiedo a Lei “e quindi”. E quindi, non crede Lei che gli interrogativi posti dal Professor Corradini siano la prova più evidente che quella della Magistratura sia una ULTRACASTA autoreferenziale e irresponsabile, nella quale le leggi e le regole si applicano agli altri, mentre per gli appartenenti alla categoria, nella migliore delle ipotesi, si interpretano o, come spesso avviene, si gettano nel cestino della carta straccia?
Domenico Corradini H. Broussard 28 febbraio 2017 alle 11:05 Cara Liana Milella,
grazie. Rispondo. Con un’argomentazione di diritto costituzionale e di diritto giudiziario che non fuori luogo mi sembra:
(1)	per la candidatura e per l’elezione a una delle Camere, il Magistrato ha bisogno della preventiva autorizzazione del Csm e deve mettersi in aspettativa con relativo collocamento fuori ruolo (e.g. la Ferranti),
(2)	ma non per una carica elettiva, com’è quella di Segretario d’un partito;
(3)	che Emiliano, in aspettativa e fuori ruolo, non ha esercitato le sue funzioni giurisdizionali nella circoscrizione in cui era Sindaco e in cui è Presidente della Regione Puglia, né in una circoscrizione diversa;
(4)	che in materia la regola dell’eleggibilità in condizioni d’uguaglianza è dettata dall’art. 51 Cost.,
(5)	mentre le eccezioni sono ammissibili solo se previste da altre norme costituzionali o di rango costituzionale (Cass. Civ., Sez. I, 29-11-2000 n. 15285);
(6)	che la Sezione disciplinare del Csm, se il procedimento non cede il posto a un processo penale, non ha il potere di condannare un Magistrato in aspettativa e fuori ruolo alla restituzione con gli interessi degli stipendi mensili percepiti (Emiliano e.g.).
alexandertwo 28 febbraio 2017 alle 11:25 P.S. al mio commento di ieri (h. 22,59).
Ad integrazione e precisazione di quanto già osservato, ritengo utile accennare a quanto emerge dall'articolo odierno di Silvia Truzzi (sul Fatto Quotidiano), riguardo alla "parzialità" della richiesta della on.le Ferranti, anche sulla base della intervista da lei rilasciata alla dott.ssa Milella.
Stante che l'art. 3, lett. h), del decreto leg.vo n.109/2006 prevede quale illecito disciplinare sia "l'iscrizione" sia la "partecipazione" a partiti da parte dei Magistrati (anche per quelli "fuori ruolo", secondo una sentenza della Consulta del 2009), viene ricordato che gli eletti-magistrati - tra Camera e Senato - sono in tutto nove, alcuni dei quali non formalmente "iscritti" ad un partito. Per questi ultimi si potrebbe porre il problema, comunque alquanto di lana caprina, della delimitazione dell'ampiezza del concetto di "partecipazione" prima richiamato. In tale situazione si troverebbe, infatti, proprio la on.le Ferranti.
Nessun problema sussisterebbe invece - qualora si volesse applicare la perentoria richiesta avanzata per Emiliano a tutti quelli che si trovano nella stessa condizione - nei confroni della ministra Anna Finocchiaro (ex presidente di Commissione ed ex capogruppo). Lei infatti è tuttora regolarmente e formalmente iscritta al PD.
Ed allora, anche per quest'ultima dovrebbe scattare il cennato divieto, oppure un parlamentare "renziano" va comunque considerato ... legibus solutus?
gianfranco fiore 28 febbraio 2017 alle 22:44 Certo la legge deve essere uguale per tutti,comunque Michele Emiliano forse perderà consensi tra i magistrati, ma in Puglia li sta acquistando anche a destra per via della crisi imputata al duo Berlusconi-Renzi. La gente pensa che per fare pulizia occorrono i magistrati, se non li avessimo ci sarebbe il crimine organizzato al potere e il sanguigno Emiliano ispira fiducia.Alla fine affosserà Matteo Renzi che l'ha sempre sottovalutato e ora ne pagherà il conto. È in conflitto d'interessi come candidato segretario, ma si sa che si ritirerà.
ortista 1 marzo 2017 alle 09:49 Chiedo agli esperti di legge presenti in questo blog, giudici o ex tali, avvocati magari oggi pensionati, ma a chiunque mi sappia chiarire, una cosa che chiaramente mi sfugge. Si tratta dell'arresto per corruzione dell'imprenditore napoletano Alfredo Romeo. Il quotidiano dice che insieme al suddetto ci sono altri due indagati :il ministro Lotti e il padre dell'ex pdc Tiziano Renzi. La mia domanda, forse un po' ingenua è questa. Se ad essere indagati sono in tre e cioè l'imprenditore Alfredo Romeo Il ministro Lotti e Tiziano Renzi, come mai è stato arrestato solo Alfredo Romeo? Chiaro che una domanda del genere la può fare solo un incompetente come me, che continua a pensare; ma se sono in tre a essere indagati perché questo trattamento non paritario? Se il giornale ci ha raccontato una fesseria è un altro discorso, e non sarebbe nemmeno la prima volta. Altrimenti come si può spiegare? Ringrazio anticipatamente chi sarà così gentile da rispondermi, e saluto tutti i colleghi di blog.
Domenico Corradini H. Broussard 1 marzo 2017 alle 12:36 Il Csm sa quanti e quali Magistrati sono parlamentari alla Camera dei deputati e al Senato: 9, con 3 a Montecitorio e 6 a Palazzo Madama. Sa se questi Magistrati sono iscritti o non-iscritti a un partito politico. Sa che sono in aspettativa, retribuita o non retribuita. Sa che quelli in aspettativa retribuita prendono tanto lo stipendio di Magistrato quanto lo stipendio di parlamentare – e forse ciò riguarda solo una Magistrata, me lo dicano i più informati di me. Sa che Emiliano è candidato a una carica elettiva non avente col Parlamento alcuna connessione, dal punto vista del diritto né di ineludibile collaborazione né di ineludibile subordinazione. Che farà il Csm il 3 aprile prossimo? Si ispirerà al modello offerto (se non sbaglio) da quell’unica Magistrata del Senato, iscritta al Pd e (se non sbaglio) da circa 30 anni e in aspettativa e fuori ruolo, nei cui confronti mai (se non sbaglio) si è aperto un procedimento disciplinare? O a quel che su Emiliano ha detto la Ferranti a Liana Milella?
gianfranco fiore 2 marzo 2017 alle 11:58 Michele Emiliano fa paura perché è il primo populista della sinistra, ma è nel suo diritto fare politica. Meglio parlare di tutte le incompiute, da una legge PINTO che non serve e dovrebbe essere sostituita da altre alternative. Assurdo che il CEDU dichiari irricevibili i ricorsi di chi non fa domanda alla PINTO e si dimentica del termine di sei mesi dall'effettività della sentenza Italiana.Il CEDU in Italia come dall'articolo di ieri di Liana Milella sembra esistere solo per Berlusconi e Minzolini.
gianfranco fiore 2 marzo 2017 alle 13:05 http://video.repubblica.it/dossier/governo-gentiloni/finocchiaro-dimissioni-da-magistratura-io-no-su-emiliano-decidera-il-csm/269048/269480?ref=tbl
alexandertwo 3 marzo 2017 alle 15:44 Stante il perdurante silenzio dei possibili "esperti" per una risposta a quanto da lei richiesto ieri l'altro - gentile sig. ortista - pur senza alcuna pretesa di fornirle un adeguato ed esaustivo riscontro, mi provo ad esporre alcuni elementi, già accertati, dello scandalo CONSIP, unitamente ad alcune disposizioni di legge che dovrebbero trovare applicazione riguardo ai diversi reati che sembrerebbero essere contestati ai vari indagati dai PM di Napoli e Roma.
Come considerazione di ordine generale, va premesso che, secondo il nostro ordinamento, quando sussistano "gravi indizi di colpevolezza" (art. 273, c.p.p.), in presenza di almeno una delle "esigenze cautelari" previste dell'art. 274, c.p.p., può essere disposta la custodia cautelare in carcere per delitti (consumati o tentati) per i quali la legge stabilisce una pena non inferiore, nel massimo, a cinque anni di reclusione (art. 280, c.p.p.).
Venendo al quadro accusatorio di questa vicenda, come conosciuto al momento, si può osservare che:
a) il reato di corruzione (per "l'esercizio della funzione") - che prevede una pena massima di sei anni di reclusione, sia per il corruttore sia per il corrotto - viene contestato all'imprenditore Alfredo Romeo (arrestato), quale corruttore, e al manager CONSIP Marco Gasparri (indagato), quale corrotto. Quest'ultimo, che nelle specifico aveva ricevuto da Romeo un totale di 100mila euro per favorirlo nell'aggiudicazione degli appalti, ha confessato ed ha restituito tutto l'importo che aveva ricevuto, e che è subito stato sottoposto a sequestro;
b) il reato di rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento viene contestato ai due generali dell'Arma, Del Sette e Saltalamacchia, ed al ministro Lotti. La pena prevista dall'art. 326, c.p., salvo particolari situazioni, è al massimo (putroppo?) di tre anni di reclusione;
c) il reato di traffico di influenze illecite (cioè, sostanzialmente, mediazione di tangenti) è contestato a Tiziano Renzi e a Carlo Russo. I due avrebbero incontrato più volte Romeo, nonchè esponentt di CONSIP (il Gasparri e l'AD, Luigi Marroni) per raccomandare le imprese di Romeo riguardo agli appalti. Ed anche per questo reato la pena massima è inferiore ai cinque anni reclussione (art. 346-bis, c.p.).
Provenendo da un non esperto, ovviamente, queste indicazioni vanno prese con... beneficio d'inventario; e ciò anche perchè, non sono da escludere possibili ulteriori sviluppi, magari per effetto degli interrogatori già fissati per i vari coinvolti nella vicenda, sia quali indagati sia quali testimoni, a partire proprio da oggi con quello cui sarà sottoposto l'alquanto "intraprendente" Renzi senior.
ortista 3 marzo 2017 alle 20:53 Credo che almeno un po' di chiarezza lei lo abbia fatto, e di questo la ringrazio tanto, signor Alexandertwo. Ognuno di quelli che sembrano i protagonisti principali dello scandalo CONSIP, e cioè Alfredo Romeo imprenditore, Luca Lotti esponente pdr,(partito di renzi) e noto yes man a prescindere, e guarda caso, Tiziano Renzi papà nientedimeno di Renzi Matteo ex pdc ed ex segretario pd, ognuno di loro ha un' imputazione diversa dall'altro, e quindi il trattamento è diverso secondo la gravità del reato contestato. Che poi ci siano altri implicati, nella sporca vicenda CONSIP non ci sono dubbi visto che si tratta di qualcosa di veramente grosso. Ci sono anche tanti soldi(miliardi) in ballo. Se qualcuno dei colleghi del blog volesse contribuire non dico a chiarire tutta la faccenda, ma almeno a fare un minimo di luce sul tutto, è il benvenuto e lo aspettiamo a braccia aperte. Questo per non lasciare nulla di intentato perché come ci ha fatto capire Marco Travaglio ieri sera 2 marzo 2017 dalla Gruber, scoprire tutte le magagne è, in questo caso, un'impresa veramente titanica.
salvatore menna 4 marzo 2017 alle 06:31 Se poi anche la nostra blogmaster Liana Milella volesse andare a cercar notizie sullo scandalo CONSIP e i suoi autori, visto che ne ha i mezzi e le capacità per farlo,potremmo andarne fieri certi che verremo a sapere cose giuste e sicure. Il massimo sarebbe chiarire tante cose e principalmente cosa fa e cosa invece dovrebbe fare, il CONSIP. Da chi è gestito, quanto costa ai cittadini italiani, e principalmente i nomi di tutti gli indagati, e quanti ne sono. Ma anche se si tratta, come ci auguriamo tutti, di una tempesta in un bicchier d'acqua, cosa che io non credo. Ma forse chiedo troppo. Cordiali saluti. S. M.
Maddale Na 4 marzo 2017 alle 08:37 Egregio Sig. Ortista, forse, per fare quell’ulteriore chiarezza che Lei auspica nel suo ultimo intervento, agli articoli del c.p. e del c.p.p., che altro partecipante al blog ha diligentemente elencato, andrebbe aggiunta la norma più significativa e chiarificatrice di tutti: “ai nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”. È un articolo che non troverà scritto in nessun codice ma che, tuttavia, è divenuto la stella polare di coloro che esercitano il nobile mestiere di giudicare gli altri. Con questa semplice norma piccola piccola, si abbattono regimi, si fanno cadere governi, se ne fanno nascere altri, si abbattono o creano carriere politiche, si governa, insomma, la “democrazia” italiana. Correlativamente si creano sfolgoranti carriere di magistrati che, con termine molto ipocrita, amano definirsi “prestati” alla politica. E poiché l’Italia, com’è a tutti noto, è quella PATRIA DEL DIRITTO (e del rovescio), che i magistrati di tutto il mondo prendono ad esempio, questa regola si sta diffondendo negli altri Stati. Vedere quello che sta accadendo in Francia, per credere.
alexandertwo 4 marzo 2017 alle 11:41 Anche alla luce di quanto emerso in relazione alla CONSIP - riguardo sia a come esercita ordinariamente la sua "mission" sia ai risvolti di questa vicenda lottian-russo-romeo-renziana - nella trasmissione di ieri sera su La7, oltre alle ultime novità riportate oggi da alcuni organi di stampa, gentile sig. salvatore menna, mi auguro che la Magistratura possa continuare a scavare e fare piena luce su tutte le opacità che la vicenda presenta, al fine ultimo di individuare tutti gli "attori" (e i loro rispettivi ruoli) di questa rappresentazione affatto divertente (per i cittadini elettori e contribuenti).
E ciò, in quanto io, e ritengo anche Lei, sono più portato a stigmatizzare ed esecrare le azioni di chi delinque (esponente politico, amministratore pubblico, imprenditore privato, semplice cittadino) piuttosto che, come invece fanno altri, a non perdere occasione - a mo' di... disco rotto - per scagliarsi contro i Magistrati (magari ritenuti anche responsabili di "accanimento giudiziario") che i delinquenti cercano comunque di scovarli e punirli adeguatamente, applcando la attuale normativa vigente; normativa che, come più volte denunciato, ha purtroppo il grave difetto di... pendere un po' troppo, in linea generale, dalla parte di questi ultimi.
alexandertwo 4 marzo 2017 alle 21:36 P.S. al mio commento delle ore 11,41.
Ritengo opportuno e doveroso segnalare, nonchè condividere in toto, il comportamento di quei genitori di Varese che hanno rifiutato un risarcimento di ben un milione di euro da parte dell'assicurazione del pirata della strada (arrestato tre giorni dopo l'incidente, e che aveva ignorato l'appello, degli stessi genitori, a costituirsi) che ha travolto e ucciso, mentre attraversava sulle strisce pedonali, la loro figlia di 17 anni. L'accettazione della somma avrebbe precluso loro la possibilità di costituirsi parte civile nel processo penale e comportato un "alleggerimento" della posizione dello stesso colpevole.
"Non intendiamo accettare un solo euro. Non vogliamo soldi ma giustizia per nostra figlia". Questa la motivazione resa nota dai genitori per spiegare la loro decisione. Ed il loro legale ha aggiunto che i suoi assistiti vogliono "giustizia senza sconti. Una sentenza giusta, nei limiti della norma ovviamente, ma senza alleggerimento".
C'e da auspicare che giustizia possano ottenerla. Comunque, non si può non evidenziare l'abisso tra la dignità di queste persone e la pochezza morale che - secondo le ricorrenti notizie di cronaca - presentano un po' tutti i soggetti coinvolti in diverse vicende delittuose, come ad esempio quella CONSIP, e che cercano con tutti i metodi (anche illeciti) di sfuggire alle loro responsabiltà e alla doverosa azione della Magistratura. E, magari, riescono a trovare anche comprensione da parte degli immancabili "buonisti" in circolazione nel Paese.
salvatore menna 5 marzo 2017 alle 07:47 Sono d'accordo con Lei al 100%egregio sig. Alexandertwo, riguardo al comportamento dei genitori di Varese, che hanno perduto la figlia per il modo scellerato e delinquenziale di guida di un giovane "figlio di papà". che pensava, suppongo, di comprare la sua libertà ed evitare la giusta punizione al suo immensamente schifoso comportamento. L'orgoglio di un genitore non si compra. "e figli so piezz e cor" I figli sono pezzi di cuore, dice Filumena Marturano in una delle più belle commedie del grande Eduardo. Ne parlavo a casa con mia moglie la quale è scoppiata a piangere. Alla fine abbiamo pattuito che se, disgraziatamente, fosse capitata una cosa del genere a uno dei nostri 3 figli, avremmo avuto lo stesso dignitoso comportamento di quei sfortunatissimi genitori. Mi auguro che ci sia un giusto processo, senza perdoni e buonismi o sconti di pena vari. Solo così si può sperare di mettere un limite a questi brutti casi.
Maddale Na 5 marzo 2017 alle 08:02 A maggior chiarimento di che cosa significa la regola secondo cui “ai nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano”, di cui dicevo nel mio precedente intervento, porterò due esempi tratti dalla cronaca di questi giorni.
Caso A. Qualche giorno fa, a Milano, la Lega Nord è stata condannata al pagamento di € 10.000 per aver usato il termine “clandestini” per indicare quelli che, a termini di legge, sarebbero invece “richiedenti asilo”.
Caso B. L’altro ieri, a Bologna, è stata chiesta l’archiviazione nei confronti di un circolo omosessuale legato all’Arcigay che aveva pubblicato una locandina che ritraeva tre uomini vestiti da Gesù e i due ladroni (con tanto di corona di spine) che mimavano pratiche sessuali con una grossa croce infilata nel didietro. Il PM ha chiesto l’archiviazione ritenendo che non si tratti di vilipendio ma di “espressione, in forme certo criticabili per la qualità dei contenuti UMORISTICO-SATIRICI, delle istanze CULTURALI (!!!?) e sociali dall’associazione”.
Ed ecco spiegata la regola. Per quelli della Lega Nord la legge è stata APPLICATA; per quelli dell’Arcigay la legge è stata INTERPRETATA.
gianfranco fiore 5 marzo 2017 alle 09:22 Mi domando se la Consip non faccia aumentare corruzione e spese invece di diminuirle.Una volta vicino agli uffici importanti come Tribunali e Finanze fiorivano le cartolerie alle quali si ricorreva per piccole forniture un pò tutti.Non sarebbe bene coinvolgere le piccole realtà nelle forniture a prezzi stabiliti?Ma ci rendiamo conto che la CONSIP a fare appalti da 2,7 miliardi diventa criminogena e attira le mafie come le api il miele.Si oggi ha più dignità il privato che rifiuta un milione di euro dall'assicurazione che lo STATO.
Domenico Corradini H. Broussard 7 marzo 2017 alle 12:32 Traggo spunto dall’intervento della Signora Maddale Na, 5 marzo h. 8:02. Per dire, a proposito della vicenda al Consip legata,
(1)	che almeno in questo caso, per quel so i giornali leggendo, il mio sospetto non è sull’attività di Woodcock, ma è sul Noe che una o più gazze ladre avrà – com’è probabile che risulterà dal fascicolo contro ignoti aperto dalla Procura di Roma;
(2)	che tra la Procura di Roma e la Procura di Napoli c’è perfetta intesa fino a oggi, credo anche domani e dopodomani;
(3)	che i Pm nell’accusare devono esercitarsi in due sillogismi giudiziali, con premessa maggiore e premessa minore e termine medio e conclusione;
(4)	che entrambi i sillogismi (sbagliando) possono violare la logica aristotelica, o che solo uno (sbagliando) la può violare;
(5)	che il primo sillogismo è sulla ricostruzione del fatto e il secondo sulla norma o sulle norme da applicare al ricostruito fatto;
(6)	che il mio augurio di garantista è che le due Procure non sbaglino nel rinviare a giudizio Questo o Quello;
(7)	che se sbagliano, anche in buona fede, a un processo dello Stato per responsabilità civile si espongono;
(8)	che la malagiustizia in democrazia non è per niente tollerabile, e va impedita o perseguita e sanzionata, a parziale ristoro dei danni che con ingiustizia ha commesso agli indagati e ai condannati;
(9)	che «Il Processo» di Kafka è meglio che i Magistrati lo conoscano.