Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2019/01/news_598.htm
Timestamp: 2019-12-09 00:43:16+00:00
Document Index: 94369463

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 9', 'art. 3', 'art.46', 'art. 62', 'art. 29', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 3', '§ 11', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 844', 'arto 2016', 'arte 1', 'arte 5', 'arte 1', 'arte 5', 'arte 1', 'arte 5']

Newsletter n. 598 del 24 gennaio 2019
Newsletter 598 del 24 gennaio 2019
La legge di Bilancio 2019 ridefinisce i parametri di rumorosità
Al via il sistema nazionale delle ciclovie turistiche
Tutto quello che occorre sapere sulla contabilizzazione del calore, con norme, definizioni, esempi pratici e guida da scaricare
La contabilizzazione del calore rappresenta uno strumento di grande interesse nell’ambito degli interventi per il contenimento dei consumi energetici.
Essa consente di gestire in autonomia e indipendenza il riscaldamento negli edifici dotati di impianto centralizzato oppure allacciati ad un’utenza centralizzata di teleriscaldamento.
Fino ad alcuni anni fa la ripartizione dei consumi veniva effettuata in modo poco equo, sulla base di criteri approssimativi, usando ad esempio i millesimi di proprietà o il volume dell’unità immobiliare, che se da un lato sono metodi semplici ed immediati, dall’altro risultano certamente errati, in quanto non tengono in considerazione i reali consumi degli utenti.
Quindi, per l’utente singolo poter regolare autonomamente la temperatura e i consumi del proprio appartamento pagando soltanto in base all’effettivo uso del riscaldamento significherebbe una concreta possibilità di risparmio.
A questa esigenza in Italia si è risposto nel corso degli anni proponendo l’installazione di impianto autonomo di riscaldamento per singolo appartamento, che offre l’indubbio vantaggio di poter gestire autonomamente tempi di accensione e temperatura. Tuttavia, questo tipo di impianto comporta anche alcuni svantaggi che si traducono in maggiori costi di installazione e gestione per il singolo utente.
È facilmente intuibile che nell’ottica del risparmio energetico la contabilizzazione del calore ha senso solo se il singolo utente ha la possibilità di agire autonomamente variando i consumi stessi in funzione delle sue esigenza. Per tale ragione, quando si parla di contabilizzazione del calore, implicitamente si richiama il concetto di termoregolazione e contabilizzazione individuale.
Per risparmiare energia è indispensabile poter regolare la temperatura di ogni singolo locale sfruttando anche gli apporti gratuiti di energia: sia esterni (solari) che interni (presenza di persone, di elettrodomestici, etc.).
Ciò, nel caso di terminali di emissione come radiatori, si ottiene installando le valvole termostatiche, che sono dei dispositivi che regolano automaticamente il flusso di acqua calda in base alla temperatura.
In sintesi, l’impianto di termoregolazione permette di variare l’emissione termica dei corpi scaldanti per adattarla alle esigenze dell’unità immobiliare o dei singoli locali. La regolazione si ottiene tramite valvole termostatiche, termostati ambiente ed altri dispositivi.
La sua adozione, di per sé, non fa risparmiare energia ma rappresenta la modifica del cambiamento comportamentale dell’utente che porta poi, in effetti, a una riduzione dei consumi: sapendo, ad esempio, che si pagherà esattamente ciò che sarà utilizzato, allora quando l’utente avrà caldo probabilmente non aprirà più le finestre, ma regolerà diversamente il proprio impianto, arrivando, se necessario, a chiudere temporaneamente un corpo scaldante.
La contabilizzazione conferisce ad ogni utente la consapevolezza dei suoi consumi che poi si traduce con la termoregolazione in autonomia gestionale.
L’utente è tenuto a pagare una quota prevalente che corrispondente alla quantità di calore volontariamente prelevata dall’impianto centralizzato per soddisfare le esigenze di temperatura del proprio alloggio (consumo volontario),una legata alle perdite di distribuzione (consumo involontario) e una relativa alle spese gestionali dell’impianto.
La contabilizzazione oramai è obbligatoria in tutti i condomini dotati di impianto centralizzato. Infatti, il d.lgs. 102/2014 di recepimento della direttiva 2012/27/UE stabilisce l’obbligo di termoregolazione e contabilizzazione del calore con ripartitori o altri sistemi su tutto il territorio nazionale.
Glossario della contabilizzazione del calore
Prima di entrare nel vivo degli argomenti relativi alla contabilizzazione del calore ed alla termoregolazione, proponiamo un glossario per conoscere il significato di tutte le grandezze che entrano in gioco.
consumo involontario: prelievo di energia termica utile dall’impianto termico centralizzato, riconducibile all’azione del singolo utente sui sistemi di termoregolazione, al fine di garantire determinate condizioni climatiche in relazione anche alle caratteristiche dell’unità immobiliare
consumo volontario: consumo riconducibile all’azione del singolo utente sui sistemi di termoregolazione, al fine di garantire determinate condizioni climatiche in relazione anche alle caratteristiche dell’unità immobiliare
contabilizzazione diretta dell’energia termica utile: determinazione dei consumi volontari dei singoli utenti basata sull’utilizzo dei contatori di calore
contabilizzazione indiretta dell’energia termica utile: determinazione dei consumi volontari dei singoli utenti basata sull’utilizzo dei ripartitori o di sistemi di ripartizione per la contabilizzazione, per una ragionevole stima (mediante calcolo) del consumo stesso, determinata misurando parametri con elevata correlazione al consumo di energia termica
contatore di calore: strumento destinato alla misura dell’energia termica che, in un circuito di scambio termico, è assorbita o ceduta da un fluido termovettore
corpo scaldante: dispositivo avente lo scopo di cedere energia termica in modo da ottenere, all’interno di edifici, specifiche condizioni di temperatura [UNI EN 442-2:2015, punto 3.1.1]
detentore: dispositivo utilizzato in accoppiamento con una valvola e che ha la funzione di intercettazione e regolazione fissa della portata ai fini del bilanciamento del circuito di distribuzione dell’energia termica
edificio: sistema costituito dalle strutture edilizie esterne che delimitano uno spazio di volume definito, dalle strutture interne che ripartiscono detto volume e da tutti gli impianti e dispositivi tecnologici che si trovano stabilmente al suo interno. Nota: la superficie esterna che delimita un edificio può confinare con tutti o alcuni di questi elementi: l’ambiente esterno, il terreno, altri edifici; il termine può riferirsi a un intero edificio ovvero a parti di edificio progettate o ristrutturate per essere utilizzate come unità immobiliari a sé stanti
energia termica utile o consumo totale (QX,tot): energia termica resa dalla centrale termica o dalla centrale di interconnessione con il teleriscaldamento all’impianto condominiale di distribuzione dell’energia termica. E’ dovuta in parte al sottosistema di generazione (QX,gen,out) ed in parte all’impianto solare termico (QX,sol,out), ove presente. Si suddivide, ai fini della ripartizione, in una componente volontaria (QX,vol) ed una componente involontaria (QX,inv )
fabbisogno ideale di energia termica utile per la climatizzazione invernale della singola unità immobiliare (QH,sys,out): Quantità di energia termica necessaria per la climatizzazione invernale della singola unità immobiliare, calcolata secondo la UNI/TS 11300-1 e la UNI/TS 11300-2
fabbisogno ideale di energia termica utile per la climatizzazione estiva della singola unità immobiliare (QC,sys,out ): Quantità di energia termica necessaria per la climatizzazione estiva della singola unità immobiliare, calcolata secondo la UNI/TS 11300-1 e la UNI/TS 11300-3
fabbisogno ideale di energia termica utile per acqua calda sanitaria della singola unità immobiliare (QW,sys,out ): Quantità di energia termica necessaria per la produzione di acqua calda sanitaria della singola unità immobiliare, calcolata secondo la UNI/TS 11300-2
impianto dotato di termoregolazione: impianto dotato di dispositivi in grado di variare l’emissione termica dei corpi scaldanti per adattarla alle esigenze dell’unità immobiliare per esempio tramite valvole termostatiche, termostati ambiente ed altri dispositivi di regolazione
impianto termico centralizzato: impianto tecnologico destinato alla climatizzazione invernale ed eventualmente estiva di una pluralità di unità immobiliari con o senza produzione di acqua calda per usi igienici e sanitari o alla sola produzione centralizzata di acqua calda per gli stessi usi, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolazione e di controllo e ricompreso nelle parti comuni dell’edificio di tipo condominiale
radiatore: corpo scaldante prodotto con materiali diversi (per esempio acciaio, alluminio, ghisa) e con tipologie diverse (a piastre, a colonne, a tubi, a tubi alettati) che emette calore per convezione naturale ed irraggiamento. [UNI EN 442-2:2015, punto 3.1.3]
responsabile dell’impianto: soggetto responsabile dell’esercizio e della manutenzione dell’impianto termico, il cui nominativo e la cui firma sono riportati sul libretto di centrale (esempio: proprietario dell’unità immobiliare, occupante l’unità immobiliare, amministratore o terzo responsabile). [UNI 8364-1:2007, punto 3.11]
rete di teleriscaldamento e teleraffreddamento (o teleraffrescamento): qualsiasi infrastruttura di trasporto dell’energia termica da una o più fonti di produzione verso una pluralità di edifici o siti di utilizzazione, realizzata prevalentemente su suolo pubblico, finalizzata a consentire a chiunque interessato, nei limiti consentiti dall’estensione della rete, di collegarsi alla medesima per l’approvvigionamento di energia termica per il riscaldamento o il raffreddamento di spazi, per processi di lavorazione e per la copertura del fabbisogno di acqua calda sanitaria1).
ripartitore dei costi di riscaldamento (o ripartitore): strumento per la registrazione della potenza termica proporzionale dei radiatori in unità di consumo. [UNI EN 834:2013, punto 3.1]
ripartitore programmato: strumento in cui sono inseriti tutti i fattori di valutazione necessari al calcolo ed alla visualizzazione locale delle unità di ripartizione
ripartitore non programmato: strumento in cui non sono inseriti tutti i fattori di valutazione necessari al calcolo delle unità di ripartizione
sistemi di ripartizione per la contabilizzazione dell’energia termica utile: strumenti utilizzati per la contabilizzazione indiretta dell’energia termica utile
termostato ambiente: dispositivo di termoregolazione associato ad ogni zona termica atto a mantenere la temperatura ambiente ad un valore preselezionato con differenziale predefinito agendo su elettrovalvole termoconvettore: corpo scaldante che emette calore prevalentemente per convezione naturale e in misura minore per irraggiamento
termoconvettore: corpo scaldante che emette calore prevalentemente per convezione naturale e in misura minore per irraggiamento.
unità immobiliare: edificio o parte di edificio con autonoma identificazione catastale [UNI/TS 11300-1:2014, punto 3.18]
utente: soggetto che utilizza una unità immobiliare
valvola: dispositivo che ha la funzione di intercettare e regolare il flusso del fluido termovettore che attraversa i corpi scaldanti
valvola di zona: valvola che provvede ad intercettare l’afflusso del fluido termovettore nei corpi scaldanti delle singole zone termiche.
valvola termostatica: dispositivo di termoregolazione autoazionato. Nota: tali prodotti sono trattati nella UNI EN 215
vettore energetico: sostanza o fenomeno che può essere utilizzato per produrre lavoro meccanico o calore o per attivare processi chimici o fisici, cioè particolare forma sotto la quale l’energia può essere trasportata, scambiata, venduta o comprata. Il vettore è un flusso di energia e come tale può essere sia entrante che uscente, sia consegnato che esportato [UNI/TS 11300-5:2016, punto 3.3.5]
zona termica: parte dell’ambiente climatizzato mantenuto a temperatura uniforme attraverso lo stesso impianto di climatizzazione invernale, raffrescamento o ventilazione
Direttiva 2012/27/UE del 25 ottobre 2012
Direttiva sull’efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE.
La Direttiva 2017/27/EU definisce un quadro comune di misure per la promozione dell’efficienza energetica nell’Unione europea, al fine di garantire il conseguimento dell’obiettivo 20-20-20, ossia;
ridurre del 20% le emissioni di gas serra e il fabbisogno di energia primaria
soddisfare il 20% dei consumi energetici con fonti rinnovabili
raggiungere tali obiettivi entro il 2020
Relativamente alla contabilizzazione del calore negli edifici esistenti, la Direttiva fornisce indicazioni all’articolo 9 comma 5, lett. b:
“Nei condomini e negli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di riscaldamento o raffreddamento centralizzata o da una rete di teleriscaldamento o da un sistema di fornitura centralizzato che alimenta una pluralità di edifici, è obbligatoria l’installazione entro il 31 dicembre 2016 da parte delle imprese di fornitura del servizio di contatori individuali per misurare l’effettivo consumo di calore o di raffreddamento o di acqua calda per ciascuna unità immobiliare, nella misura in cui sia tecnicamente possibile, efficiente in termini di costi e proporzionato rispetto ai risparmi energetici potenziali. L’efficienza in termini di costi può essere valutata con riferimento alla metodologia indicata nella norma UNI EN 15459.
Eventuali casi di impossibilità tecnica alla installazione dei suddetti sistemi di contabilizzazione devono essere riportati in apposita relazione tecnica del progettista o del tecnico abilitato.”
Da notare che la direttiva sottolinea che è preferibile l’installazione di contatori diretti di calore e, solo nel caso in cui ciò non sia possibile, occorre procedere all’utilizzo di contabilizzatori indiretti.
Già nel 1991 la famosa legge 10 affronta i temi della di termoregolazione, della contabilizzazione del calore e del riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato: si introduce un concetto fondamentale, ossia quello di pagare in base a ciò che realmente viene consumato.
La versione originaria della legge 10, all’art. 26 comma 5 affermava:
“per le innovazioni relative all’adozione di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del calore e per il conseguente riparto degli oneri di riscaldamento in base al consumo effettivamente registrato, l’assemblea di condominio delibera con le decide a maggioranza, in deroga agli articoli 1120 e 1136 del codice civile”.
In pratica il Codice civile prevede diversi tipi di maggioranza, che variano a seconda degli argomenti oggetto della delibera, ovvero dalla circostanza di trovarsi in prima piuttosto che in seconda convocazione.
In particolare, le maggioranze possono essere le seguenti:
Per maggioranza semplice si intende la maggioranza di un terzo dei condomini e 334 millesimi.
Per maggioranza qualificata si intende la maggioranza degli intervenuti (ossia il 50% più uno) ed un determinato numero di millesimi di proprietà.
La riforma del condominio, legge 220/2012 ha previsto che è necessaria una maggioranza qualificata con almeno 500 millesimi.
Pertanto, le delibere inerenti la contabilizzazione e termoregolazione del calore devono essere approvate in assemblea condominiale con la maggioranza degli intervenuti che corrisponda almeno ai 500 millesimi del valore dell’edificio.
Norme di progettazione, realizzazione, conduzione impianti termici ai fini del contenimento dei consumi energetici
L’art. 9, comma 6 punto E afferma che se l’impianto è successivo al 1993 e presenta determinati requisiti tecnici, in deroga al decreto stesso, è consentito mantenere acceso l’impianto di riscaldamento centralizzato 24 ore su 24 se è possibile la regolazione autonoma della temperatura all’interno delle unità immobiliari in modo automatico.
D.P.R. 551/1999
L’articolo 5 del D.P.R. 551/1999 rende obbligatoria la contabilizzazione del calore negli edifici di nuova costruzione:
“[…] ai sensi del comma 3 dell’articolo 26 della legge 9 gennaio 1991, n° 10, gli impianti termici al servizio di edifici di nuova costruzione, la cui concessione edilizia sia rilasciata dopo il 30 giugno 2000, devono essere dotati di sistemi di termoregolazione e di contabilizzazione del consumo energetico per ogni unità immobiliare.”
Negli ultimi mesi alcune Regioni hanno introdotto norme che subordinano il rilascio di autorizzazioni a livello comunale, provinciale e regionale solo a seguito della presentazione della documentazione che attesti il pagamento delle spettanze professionali del tecnico.
In particolare, le Regioni che hanno già approvato apposita normativa in materia sono:
Altre regioni hanno approvato solo linee guida o delibere di giunta; in altre invece il dibattito è ancora aperto e si stanno ancora mettendo a punto provvedimenti specifici.
A quanto pare, visti anche alcuni emendamenti parlamentari al dl semplificazioni, la questione potrebbe essere presto affrontata a livello nazionale.
A fare da apripista con un’apposita normativa è stata la regione Calabria che con la legge regionale n. 25/2018 prevede che:
La presentazione dell’istanza autorizzativa o di istanza ad intervento prevista dalle norme e dai regolamenti regionali, provinciali e comunali deve essere corredata, oltre che da tutti gli elaborati previsti dalla normativa vigente, dalla lettera di affidamento dell’incarico sottoscritta dal committente […]
Per maggiori approfondimenti sulla legge calabrese rimandiamo all’articolo di BibLus-net.
Il 17 novembre 2018 il Consiglio regionale della Basilicata ha approvato all’unanimità le “Norme in materia di tutela delle prestazioni professionali e di contrasto all’evasione fiscale”, sulla scia del provvedimento adottato in Calabria.
La legge regionale del 17 novembre 2018 prevede all’art. 3 che:
Per maggiori approfondimenti rimandiamo all’articolo di BibLus-net sulla norma della Basilicata.
Anche in Campania è entrata in vigore il 30 dicembre 2018 la legge regionale n.59/2018 (BURC n. 100/2018), recante:
Il testo prevede che la presentazione dell’istanza autorizzativa o di istanza ad intervento prevista dalle norme e dai regolamenti regionali, provinciali e comunali sia corredata, oltre che da tutti gli elaborati previsti dalla normativa vigente, dalla lettera di affidamento dell’incarico sottoscritta dal committente, unitamente alla fotocopia di un documento d’identità.
Per maggiori approfondimenti rimandiamo all’apposito articolo di BibLus-net.
Modello editabile pagamento spettanze professionali
In allegato proponiamo il modello PDF editabile da utilizzare per attestare l’avvenuto pagamento delle spettanze professionali agli uffici tecnici, ad esempio per il rilascio di titoli abilitativi, o al Genio Civile, per il rilascio delle autorizzazioni sismiche.
Ecco le nuove regole sugli affidamenti di lavori dopo la legge di Bilancio 2019. Scarica la nuova versione del Codice appalti 2019 PDF
Per maggiori dettagli rimandiamo al precedente articolo di BibLus-net.
In allegato proponiamo la nuova versione del Codice appalti 2019 in PDF, aggiornata alle nuove indicazione della legge di Bilancio 2019.
Il Comitato centrale tecnico scientifico per la prevenzione incendi (Ccts) del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco ha approvato, nella seduta del 28 novembre 2018, la bozza del nuovo decreto antincendio nei luoghi di lavoro contenente:
Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro ai sensi dell’art.46, comma 3, del Dlg.81/2008.
A riferirlo è il Consiglio Nazionale Ingegneri (CNI) con la circolare del 17 gennaio 2019, n. 339, in cui esplicita quelle che sono state le modifiche e le integrazioni richieste ed accolte dai VVF, tra cui:
la lunghezza massima dei percorsi di esodo in un’unica direzione (corridoio cieco) viene incrementata da 20 m a 30 m, in linea con il profilo di rischio A 1 del Codice
sarà possibile adottare misure di sicurezza alternative per l’esodo, con ricorso a metodologie prestazionali o misure di sicurezza equivalente
per i docenti professionisti antincendio: riduzione da 60 ore a 12 ore della durata del corso di formazione per i docenti dei corsi per addetti al servizio antincendio (sia corsi di formazione che di aggiornamento, per parte teorica e pratica)
Bozza approvata dai VVF
La nuova bozza approvata dai VVF andrà a sostituire il dm 10 marzo 1998: dopo vent’anni circa vengono aggiornati i criteri per la valutazione del rischio antincendio nonché la gestione delle emergenze nei luoghi di lavori e le misure da adottare per ridurre i rischi e contenere le conseguenze in caso di incendio.
Il nuovo decreto mantiene lo stesso impianto del dm del 1998, ossia 1 decreto e 10 allegati; anche i contenuti sono sostanzialmente analoghi per gli aspetti di valutazione del rischio di incendio, di individuazione delle misure di prevenzione, di controllo e manutenzione (in cui è stato aggiunto l’obbligo di registrazione dei controlli), e di pianificazione delle emergenze.
Introduce, invece, negli aspetti generali delle novità inerenti:
i luoghi di lavoro tra i quali rientrano quelli destinati alle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi
specifiche disposizioni per i diversi luoghi di lavoro classificati in quattro gruppi (P1, P2, P3 e P4)
la periodicità quinquennale dell’aggiornamento per quanto attiene la formazione
i requisiti dei soggetti formatori, prevedendo specifici requisiti culturali e formativi
Il testo è strutturato in 10 articoli e 10 allegati, di seguito elencati:
Art. 1: Oggetto – Campo di applicazione
Art. 2: Valutazione dei rischi di incendio
Art. 3: Misure preventive, protettive e precauzionali di esercizio
Art. 4: Controlli e manutenzione degli impianti e delle attrezzature antincendio
Art. 5: Gestione dell’emergenza in caso di incendio
Art. 6: Designazione degli addetti al servizio antincendio
Art. 7: Formazione ed aggiornamento degli addetti alla prevenzione incendi, lotta antincendio e gestione dell’emergenza
Art. 8: Requisiti soggetti formatori
Art. 9: Disposizioni transitorie e finali
Art. 10: Entrata in vigore
Allegato I: Criteri generali per la valutazione dei rischi di incendio e modalità di classificazione dei luoghi di lavoro
Allegato II: Misure intese a ridurre la probabilità di insorgenza degli incendi
Allegato III: Misure di protezione passiva ed attiva per le attività del gruppo P1
Allegato IV: Indicazioni per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio delle attività del gruppo 2
Allegato V: Indicazioni per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio delle attività del gruppo 3
Allegato VI: Misure di protezione passiva ed attiva per le attività del gruppo P4
Allegato VII: Controlli e manutenzione sulle misure antincendio
Allegato VIII: Pianificazione delle procedure da attuare in caso dio incendio
Allegato IX: Informazione, formazione, aggiornamento, idoneità tecnica
Allegato X: Corsi di formazione e di aggiornamento dei docenti di cui si avvalgono i soggetti formatori
Il decreto si applica ai luoghi di lavoro così definiti dall’art. 62 – Titolo II del dlgs 81/2008:
quei luoghi destinati a ospitare posti di lavoro, ubicati all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo di pertinenza dell’azienda o dell’unità produttiva accessibile al lavoratore nell’ambito del proprio lavoro.
Le novità del nuovo decreto antincendio
Di seguito le principali novità introdotte nella bozza del nuovo decreto antincendio.
La prima novità riguarda il campo di applicazione: viene esteso a tutti i luoghi di lavoro (compresi quelli che rientrano tra le attività soggette a controlli periodici di prevenzione incendi) che saranno così classificati in 4 gruppi. La classificazione è stata fatta in base l’assoggettabilità o meno dei controlli per la prevenzione e di regole tecniche già presenti, ossia:
Gruppo P1: include tutte le attività non soggette e non normate, ovvero quei luoghi di lavoro con livelli di rischio non elevati e che non sono inclusi nell’allegato I del DPR 151/2011.Si tratta, inoltre, delle attività prive di una regola tecnica che indichi le misure antincendio da applicare.
Gruppo P2: include le attività non soggette e normate che, pur non essendo soggette al controllo dei VVF, sono dotate di una propria normativa tecnica di prevenzione incendi (ad esempio: sono classificati come P2 gli uffici con meno di 300 persone presenti, gli alberghi con meno di 25 posti letto o le scuole con meno di 100 persone presenti).
Gruppo P3: riguarda le attività soggette e normate, ovvero quelle per le quali sono state adottate una o più norme tecniche di prevenzione incendi (ad esempio: le scuole con più di 100 persone presenti o locali adibiti a depositi, con superficie lorda superiore a 1000 m2 e quantitativi di merci e materiali combustibili superiori a 5.000 kg complessivi).
Gruppo P4: riguarda tutti i luoghi di lavoro che non rientrano nei gruppi precedenti, come le attività soggette e non normate e quelle appartenenti al gruppo P2 e P3 ma coinvolte in interventi di ampliamento o ristrutturazione parziale, che non sono dotate di norme tecniche di prevenzione incendi.
In fase di applicazione del decreto molte delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi attualmente e tradizionalmente inserite tra le “non normate” rientreranno tra quelle “normate”, con notevole semplificazioni, in quanto per tutte le attività normate la bozza di decreto in oggetto indica il principio generale in base al quale:
Il rispetto della regola tecnica di prevenzione incendi applicabile all’attività garantisce, in generale, il raggiungimento di un adeguato livello di sicurezza nei confronti del rischio incendio.
Per raggiungere tale obiettivo per le attività soggette incluse nel campo di applicazione del dm 3 agosto 2015 (Codice di prevenzione incendi) si farà riferimento al decreto stesso.
La stesura del piano di emergenza (in cui devono essere indicati i nominativi dei lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione e del datore di lavoro) deve rimanere obbligatoria per tutte le attività soggette a controllo da parte dei Vigili del Fuoco
nei luoghi di lavoro occupati da almeno 10 lavoratori
nei luoghi aperti al pubblico (con la presenza di oltre 50 persone, indipendentemente dal numero di lavoratori)
nei luoghi a rischio indicati nel dpr 151/2011
Misure preventive e valutazione dei rischi
Partendo dal principio che la valutazione dei rischi e l’adozione di misure antincendio devono quindi ridurre il rischio in termini di probabilità e di conseguenze entro dei limiti accettabili; il nuovo decreto si arricchisce di nuove misure preventive che il datore di lavoro deve adottare al fine di:
ridurre la probabilità di insorgenza di incendio
realizzare vie e uscite di emergenza
realizzare le misure per una rapida segnalazione dell’incendio
assicurare la presenza di mezzi e misure per l’estinzione dell’incendio
garantire l’efficienza dei sistemi di protezione e di allarme
fornire ai lavoratori una adeguata informazione e formazione sui rischi
Confermato, inoltre, l’obbligo in capo al datore di lavoro di:
tenere in considerazione le persone che in relazione alle limitazioni alla capacità fisiche, cognitive, sensoriali o motorie possono essere esposte a particolari rischi
predisporre la pianificazione delle specifiche misure per assistere le persone disabili e con esigenze speciali nel piano di emergenza
adottare misure di protezione con dispositivi di segnalazione ed idonea segnaletica per coloro che utilizzano canali sensoriali, integrando, ad esempio: la cartellonistica di segnalazione con sistemi di comunicazione sonora o gli allarmi acustici con segnali luminosi o vibratili
Infine, viene precisato che, nel caso in cui le misure prescrittive elencate nel decreto non possano essere rispettate, il datore di lavoro potrà adottare metodologie prestazionali, o, in alternativa, individuare misure che garantiscano un livello di sicurezza equivalente, quali, ad esempio: risistemazione del luogo di lavoro e/o della attività, la riduzione delle lunghezze delle vie di emergenza o la realizzazione di ulteriori uscite di piano.
In base alla valutazione dei rischi, il datore di lavoro definirà una strategia antincendio adeguata che preveda misure tecniche, organizzative, gestionali.
La valutazione dei rischi deve essere aggiornata entro 5 anni dall’entrata in vigore del decreto o immediatamente se si verificano le condizioni previste dall’art. 29, comma 3, del dpr 81/2008 (Testo Unico per la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro). Tra queste condizioni rientrano infortuni significativi, notevoli modifiche del processo produttivo o dell’organizzazione del lavoro.
Aggiornamenti obbligatori, con periodicità quinquennale
Nella bozza resta confermato l’attuale sistema di formazione degli addetti alla lotta antincendio e alla gestione dell’emergenza, mentre viene introdotta la periodicità dell’aggiornamento (quinquennale) e sono stabiliti i programmi per l’aggiornamento.
Introdotti, invece, i requisiti dei soggetti formatori dei docenti dei corsi di formazione ed aggiornamento degli addetti antincendio, prevedendo specifici requisiti culturali e formativi, e facendo salva la qualificazione di coloro che già hanno operato come formatori in materia.
solo della parte pratica
solo della parte teorica
sia della parte pratica che di quella teorica
Altra novità riguarda l’inserimento di precise indicazioni inerenti il programma dei corsi di aggiornamento per addetti antincendio, ossia:
aggiornamento per addetti in attività di livello 1: solo esercitazioni pratiche, durata complessiva 2 ore
aggiornamento per addetti in attività di livello 2: parte teorica (2 ore) + esercitazioni pratiche (3 ore), con verifica di apprendimento finale
aggiornamento per addetti in attività di livello 3: parte teorica (5 ore) + esercitazioni pratiche (3 ore), con verifica di apprendimento finale
Nel testo della bozza vengono anche riportati, nel dettaglio, i contenuti che verranno affrontati nei corsi di aggiornamento.
Rimaniamo in attesa che il testo definitivo del decreto interministeriale ottenga l’approvazione da parte del Ministero del Lavoro e venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
In allegato la bozza non in vigore del testo approvato dal Comitato centrale per la prevenzione incendi dei VVF, approvata nella seduta del 28 novembre 2018.
Il Ministro delle Infrastrutture ha firmato, il 17 gennaio 2019, il decreto contenente la circolare esplicativa delle Norme tecniche per le costruzioni (NTC 2018), ad un anno esatto dall’approvazione delle stesse.
La circolare ha l’obiettivo di fornire agli operatori indicazioni, elementi informativi ed integrazioni sulle nuove NTC 2018, approvate con dm del 17 gennaio del 2018 ed in vigore dal 22 marzo.
Nel comunicato, si sottolinea l’obiettivo della circolare, che consiste in una più agevole applicazione del sisma bonus e nel chiarire l’ambito di applicazione delle NTC 2018.
Infine, si legge nel comunicato, la realizzazione dei documenti tecnici che consentono l’uso di nuove tecnologie per il miglioramento delle strutture esistenti; ne è un esempio la recente pubblicazione delle Linee Guida sugli FRCM (vedi articolo BibLus-net), sistemi di rinforzo costituiti dell’accoppiamento di reti, realizzate con fibre di diversi materiali inglobate in una matrice inorganica.
La circolare è un documento che ha l’obiettivo di fornire agli operatori indicazioni, elementi informativi ed integrazioni, per una più agevole ed univoca applicazione delle Nuove norme tecniche sebbene, dal punto di vista legale, non ha valore di cogenza generale ma fornendo un riferimento interpretativo certamente più autorevole, finisce per assumere spesso il ruolo di una regola Tecnica “de facto”.
Tuttavia, la circolare non può:
modificare le NTC o fornire indicazioni con esse contrastanti
fornire nuovi obblighi rispetto alle NTC
La Circolare non dovrebbe, salvo che non sia necessario per la corretta ed univoca applicazione delle NTC:
duplicare o essere un «sunto» delle NTC
commentare le NTC
essere un «manuale» di applicazione delle NTC
suggerire scelte progettuali preferenziali
Riamiamo in attesa dell’ultimo passo da compiere per la circolare esplicativa, prima che possa entrare in vigore: la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Con la sentenza 121/2019 la Corte di Cassazione fornisce utili chiarimenti in materia di sopraelevazione e normativa antisismica: è possibile realizzare un muro in aderenza ad un edifico confinante solo se vi è un giunto antisismico; questo perché le due costruzioni devono rimanere separate per ridurre la rigidità delle strutture ed essere flessibili in caso di terremoto.
Nel caso preso in esame, la Corte d’Appello di Catania condanna i proprietari di un immobile al ripristino dello stato dei luoghi e alla demolizione di tutte le opere realizzate al primo piano dello stabile per la mancanza dei permessi e la violazione della normativa antisismica.
Si tratta, in particolare, della realizzazione di una terrazza coperta con una tettoia gravante su tubolari metallici infissi nel muro di confine; nel nuovo volume così creato, si realizza un vano cucina di circa 20 m² e due vani adibiti a bagno e ripostiglio, poco più di 3 m² ciascuno.
Secondo i giudici, la chiusura del terrazzo dà luogo ad una costruzione contigua, aderente all’edificio confinante e non resa indipendente e liberamente oscillabile attraverso la predisposizione di un giunto antisismico, come previsto dalla legge.
Invece, a detta del proprietario, per la copertura della terrazza sono stati utilizzati dei materiali (quali lastre di lamierino e acciaio coibentato) che non avrebbero creato alcun pericolo per la pubblica e privata incolumità.
La Corte di Appello respinge, quindi, il ricorso avanzato dal proprietario dell’immobile in quanto:
l’intervento ha aumentato la rigidità dei due fabbricati, che in caso di sisma non sarebbero stati liberi di oscillare separatamente.
Giunto in Cassazione, gli “ermellini” respingono il ricorso del proprietario e responsabile dell’intervento, dando conferma a quanto già sentenziato dalla Corte d’Appello.
Secondo i giudici di Cassazione è necessario evitare la rigidità dello stabile, a prescindere dai materiali utilizzati per la copertura della terrazza:
deve qui, infatti, affermarsi il principio che non assume rilievo la tecnica costruttiva adoperata (travi in metallo piuttosto che in cemento), poiché quel che rileva è che l’aggancio del nuovo manufatto al muro del preesistete edificio, rendendolo solidale, ne attenua la resistenza sismica, a causa dell’aggravio d’irrigidimento dell’intera struttura;
Con la delibera n. 1049/2018 l’ANAC chiarisce quando e come vi possa essere compatibilità/incompatibilità tra il ruolo di docenti universitari e libera professione.
Parere di precontenzioso
All’ANAC veniva presentata un’istanza di parere di precontenzioso, relativa all’affidamento di un incarico professionale per:
il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione
relativi ad un intervento urgente di mitigazione rischio idrogeologico da frana.
Il secondo classificato nella gara, contestava l’aggiudicazione al primo classificato poiché il mandante del suddetto raggruppamento era professore ordinario a tempo pieno presso un’università di Milano, non iscritto all’Albo professionale dell’Ordine dei geologi, ma solamente nell’Elenco Speciale.
Secondo il ricorrente, il professore non poteva svolgere l’attività di libero professionista a favore di enti diversi dal proprio datore di lavoro, sebbene autorizzato dall’università di appartenenza.
L’ANAC premette che in occasione dell’aggiornamento nel 2017 del Piano Nazionale Anticorruzione, in particolare nell’approfondimento dedicato alle università, ha affrontato il tema della compatibilità/incompatibilità dello svolgimento di attività esterne da parte dei docenti e ricercatori delle università rilevando molteplici criticità, sia in sede strettamente interpretativa delle fattispecie di incompatibilità stabilite dalla legge, che in sede di redazione di atti normativi autonomi degli Atenei (Statuti e Regolamenti).
Nel Piano si riporta che:
quanto alla nozione di «esercizio di attività libero-professionale», occorre evidenziare che il divieto previsto per i docenti a tempo pieno include le attività professionali che le specifiche leggi sulle varie professioni qualificano “esclusive” in quanto possono essere svolte soltanto dai professionisti iscritti negli albi e che non si trovino in situazione di incompatibilità.
L’ANAC ricorda, inoltre, che la sentenza n. 37/2015 della Corte dei Conti, sezione Emilia-Romagna, ha affermato che:
Il divieto di esercizio della professione per coloro che abbiano optato per il regime a tempo pieno, così come espressamente richiamato nella normativa de qua, deve intendersi riferito a tutte le professioni, comprese quelle che possono essere svolte soltanto dai soggetti iscritti agli Albi professionali
E ancora, poco tempo prima, la Corte dei Conti (sezione Campania) nella sentenza n. 305/2015 aveva evidenziato che:
l’attività libero professionale consiste in un’attività economica, svolta a favore di terzi e finalizzata alla prestazione di servizi mediante lavoro intellettuale
facendo dunque riferimento ad una nozione di libera professione “sganciata” dall’iscrizione ad Albi e dalle riserve di attività previste nelle varie leggi professionali.
Comunque, in una recente decisione della Corte dei Conti (Sezione Prima Giurisdizionale Centrale d’Appello n. 80/2017) si legge che:
per i professori a tempo pieno, rimane il divieto di espletamento di attività libero professionale in assoluto, se svolta con continuità, e la necessità di previa autorizzazione dell’Ateneo di appartenenza se svolta occasionalmente.
Le conclusioni dell’ANAC
Premesso quanto sopra, in relazione al caso di specie si osserva che la professione di geologo è disciplinata dalla legge n.112/1963, che all’art. 2 prevede che per l’esercizio della professione di geologo è obbligatoria l’iscrizione nell’albo e che la stessa non è consentita ai pubblici impiegati ai quali sia vietato, dall’ordinamento delle Amministrazioni da cui dipendono, l’esercizio della libera professione. Essi sono, a loro richiesta, iscritti in uno speciale elenco.
Il successivo art. 6 precisa che possono essere iscritti all’Albo, anche indipendentemente dal possesso dell’abilitazione all’esercizio della professione di geologo, anche i titolari di cattedre universitarie e i liberi docenti.
In ogni caso si ritiene che non rientri nei poteri dell’ANAC ma in quelli del MIUR esprimere pareri che afferiscono all’interpretazione del dpr n. 382/1980: “Riordinamento della docenza universitaria, relativa fascia di formazione nonché sperimentazione organizzativa e didattica”.
Per ciò che concerne la fattispecie in esame, si evidenzia che il Regolamento sugli incarichi esterni dei professori e ricercatori adottato dall’Università in cui il professore è docente a tempo pieno, dispone all’art. 3 che:
È fatto divieto ai docenti a tempo pieno di esercitare qualsiasi attività libero-professionale a favore di terzi.
Desta quindi perplessità l’autorizzazione che l’Università ha concesso al professore.
In conclusione si evidenzia che:
in via generale, per un docente universitario a tempo pieno vige il divieto sia di svolgere la libera professione sia di svolgere attività professionali che le specifiche leggi sulle varie professioni qualificano come “esclusive”
resta comunque ferma per il docente la possibilità di svolgere attività professionali non riservate ai liberi professionisti, purché siano connotate dall’occasionalità, non abbiamo un carattere organizzato e siano state autorizzate dall’università di appartenenza.
Le Norme Tecniche per le Costruzioni, NTC 2018, approvate con dm del 17 gennaio 2018 prescrivono, al § 11.1, che tutti i materiali ed i prodotti da costruzione da impiegare per uso strutturale devono essere in possesso di specifica qualificazione all’uso previsto, nonché essere oggetto di controllo in fase di accettazione da parte del direttore dei lavori:
I materiali non tradizionali o non trattati nelle presenti norme tecniche potranno essere utilizzati per la realizzazione di elementi strutturali od opere, previa autorizzazione del Servizio Tecnico Centrale su parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, autorizzazione che riguarderà l’utilizzo del materiale nelle specifiche tipologie strutturali proposte sulla base di procedure definite dal Servizio Tecnico Centrale
Il Consiglio Superiore dei lavori pubblici, con decreto del dell’8 gennaio 2019, n. 1, ha approvato le Linea Guida per la identificazione, la qualificazione ed il controllo di accettazione di compositi fibrorinforzati a matrice inorganica (FRCM) da utilizzarsi per il consolidamento strutturale di costruzioni esistenti.
eventuali additivi ed eventuali adesivi (da aggiungere secondo le istruzioni del manuale di preparazione e nel manuale di installazione)
una singola rete di rinforzo annegata in uno spessore definito di malta
più reti in un unico spessore di malta, che in questo caso può raggiungere i 30 mm
Esse costituiscono un semplice documento di indirizzo tecnico che diventa, di fatto, un atto normativo nel momento in cui devono seguire le indicazioni contenute i seguenti:
l’Amministrazione che rilascia le certificazioni
i fabbricanti che devono commercializzare,
Contenuti delle linee guida
Caratteristiche del composto e dei relativi componenti
Procedura di accettazione in cantiere
Chiudono il documento i seguenti 3 allegati:
Prova di distacco dal supporto
Scheda tecnica tipo per sistema per ogni diverso numero di reti e per ogni tipo di supporto convenzionale
il direttore dei lavori dovrà tenere conto dell’obbligo di impiegare solo sistemi in possesso di CVT e, inoltre, prevedere obbligatoriamente i controlli di accettazione obbligatori,come indicati nelle linee guida
effettuati realizzando campioni contestualmente alla messa in opera del sistema di rinforzo dell’elemento strutturale da consolidare e nelle stesse condizioni ambientali
eseguiti su campioni del rinforzo realizzati, o ricavati, in cantiere con la procedura di installazione prescritta dal fabbricante, impiegando gli stessi addetti del cantiere ed utilizzando i medesimi materiali
su tre campioni, la prova di trazione, con determinazione del valore medio della tensione ultima
sugli altri tre, la prova di distacco dal supporto standard, con la determinazione del valore medio della massima forza che può essere trasferita al supporto
Parametri di rumorosità, per le attività produttive e commerciali non si applica più il Codice civile ma i criteri di accettabilità della legge 447/1995
Dal 1° gennaio 2019 sono in vigore regole meno rigide circa la normale tollerabilità delle immissioni e delle emissioni acustiche, materia storicamente disciplinata dal Codice civile: la legge di Bilancio 2019, invece, fa riferimento ai criteri di accettabilità del livello di rumore di cui alla legge 26 ottobre 1995, n. 447.
In particolare, l’art. 1 comma 746 delle legge di Bilancio 2019 aggiunge all’art. 6-ter del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208 (che nell’accertamento della normale tollerabilità delle immissioni e delle emissioni acustiche fa riferimento all’articolo 844 del Codice civile) il seguente comma 1-bis:
1-bis. Ai fini dell’attuazione del comma 1, si applicano i criteri di accettabilità del livello di rumore di cui alla legge 26 ottobre 1995, n. 447, e alle relative norme di attuazione.
Il provvedimento di recente approvazione definisce, quindi, nuove regole diverse per quanto concerne il il calcolo del rumore: per le attività produttive e commerciali nelle zone residenziali, il riferimento non è più solo l’articolo 844 del Codice civile ma anche la legge 447/1995, la cosiddetta “legge quadro sull’inquinamento acustico”, e alle relative norme di attuazione.
In base al Codice civile il proprietario di un immobile non può impedire al vicino di casa di fare rumore se il suo disturbo rientra nella “normale tollerabilità”; si tratta, quindi, di un criterio generico che lascia al giudice tutto il potere di interpretare la disposizione caso per caso, tenendo conto di una serie di variabili come:
entità e persistenza del rumore
orario in cui viene prodotto il rumore
collocazione geografica (in un centro residenziale, dove è presente un minor rumore di fondo proveniente dall’esterno, è più facile superare i limiti della normale tollerabilità)
In particolare il Codice recita:
art. 844 “Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.
Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso”.
Novità nella legge di Bilancio 2019
Con la legge di Bilancio 2019 si ha che:
l’unità di misura non è più il decibel ma il Leq: ciò significa che la quantificazione delle emissioni sonore terrà conto della sola sorgente da cui tali emissioni provengono e non del rumore ambientale percepito (misurato in decibel con i limiti fissati dal Codice civile)
viene posto un argine all’eccessiva discrezionalità del giudice nel valutare quando si ha disturbo alla quiete pubblica
Quindi, dal 2019 il giudice, in caso di un contenzioso, dovrà vietare le immissioni rumorose che superano i limiti fissati dai Dpcm attuativi della legge 447/95, parametri che riguardano e variano in base al tipo di sorgente sonora provenienti da attività produttive; la disciplina dei rumori effettuati dai privati, invece, farà sempre riferimento al Codice civile.
Ad esempio, in base al Dpcm attuativo del 14 novembre 1997, le sorgenti di rumore da attività produttive o commerciali nelle zone prevalentemente residenziali non potranno superare i 55 Leq in decibel dalle 6:00 alle 22:00 e i 45 Leq in decibel dalle 22:00 alle 6:00 del mattino.
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, MiBAC, annuncia la partenza di “Cultura Futuro Urbano” il piano per rigenerare territori in difficoltà, diversificando e potenziando le opportunità per accedere ad attività culturali e creative.
Tale piano si aggiunge al Bando Periferie già da tempo avviato.
Il piano MiBAC
In linea con gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 e quelli dell’Agenda Urbana europea, il MiBAC ha deciso di promuovere la cultura come fattore abilitante dello sviluppo sostenibile.
Per il piano sono stati stanziati complessivamente 25 milioni di euro fino al 2021 per:
servizi e funzioni culturali nelle scuole e nelle biblioteche dei quartieri periferici, anche recuperando opere pubbliche rimaste incompiute.
“scuola attiva la cultura”
“biblioteca casa di quartiere”
“completati per la cultura”
Su tutto il territorio nazionale saranno oltre 100 i progetti finanziati.
Si comincia nel prossimo mese di marzo con la pubblicazione di una serie di bandi rivolti ad Enti pubblici, privati e terzo settore per selezionare i progetti che si distinguono per originalità e qualità delle proposte culturali.
Ricordiamo che già vi sono dei finanziamenti per il recupero delle periferie, essi sono previsti dal Bando Periferie elaborato dal precedente Governo.
Nel 2018 il decreto milleproroghe aveva bloccato i finanziamenti di tale piano, mettendo in discussione di fatto moltissimi progetti già avviati e/o finanziati in molte città italiane.
Tuttavia, a seguito delle forti proteste dei Comuni, dei costruttori e degli ordini professionali il Governo ha dovuto ripristinare tali fondi nel comma 913 della legge di Bilancio 2019.
Durante la più importante fiera della tecnologia al mondo il CES di Las Vegas, edizione 2019, LG ha presentato “LG SIGNATURE OLED TV R” la prima televisione che avvolgendosi nel mobile sottostante scompare completamente.
Il nuovo televisore ha suscitato molto interesse essendo il primo del suo genere ed offrendo una qualità generale dell’apparecchio tale da non poter essere considerato un prototipo ma un prodotto che fra non molto sarà immesso sul mercato internazionale.
Il nuovo televisore scomparendo sarà perfetto per tutti coloro che non amano avere il televisore a vista o il monitor spento. In pratica il monitor spegnendosi si avvolge e scompare in un mobile contenitore.
La nuova tecnologia ideata da LG sarà sicuramente ben accolta dagli interior designers che da anni cercano di “camuffare ” e “nascondere” i monitor all’interno dei nostri soggiorni.
In molti infatti non amano vedere al centro del soggiorno il monitor spento e nero, oppure non vogliono né sacrificare una parete né osservare il retro della televisione.
Il nuovo monitor, inoltre, potrà posizionarsi in luoghi fin ora impensabili (predisponendo gli appositi attacchi elettrici/antenna a pavimento):
davanti una libreria
al centro stanza
Una volta spenta la TV, il monitor si può avvolgere automaticamente e scomparire dalla nostra vista.
Il monitor nell’avvolgersi può assumere tre distinte posizioni:
completamente aperto – è un monitor TV da 65 pollici
semi aperto – diventa una sound bar utile per l’ascolto della musica
chiuso – è un semplice mobile facilmente mimetizzatile con il resto dell’arredamento
Si tratta di un televisore OLED da 65 pollici, che garantisce un’altissima qualità delle immagini.
Il costo per ora si prospetta proibitivo, la stessa azienda infatti crede che sarà immesso in mercato ad un prezzo più alto dei televisori 8k, il top di gamma.
Stanziati da Ministero dei Trasporti i finanziamenti necessari per la realizzazione del sistema nazionale delle ciclovie turistiche
Pubblicato nella Gazzetta n.18/2019 il decreto del Ministero dei Trasporti del 29 novembre 2018 con oggetto: “Progettazione e realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche“.
Il decreto attua le disposizioni della legge n. 208/2015 (legge di stabilità 2016) rendendo disponibile uno stanziamento di 361 milioni di euro per la progettazione e la realizzazione di piste ciclabili lungo il territorio nazionale.
Verrà data la priorità per i seguenti percorsi:
Verona-Firenze (Ciclovia del Sole)
Venezia-Torino (Ciclovia Vento)
Caposele (AV) a Santa Maria di Leuca (LE) attraverso la Campania, la Basilicata e la Puglia (Ciclovia dell’acquedotto pugliese)
Grande raccordo anulare delle biciclette (GRAB di Roma)
ciclovia Trieste – Lignano Sabbiadoro – Venezia
ciclovia Sardegna,
ciclovia Magna Grecia (Basilicata, Calabria, Sicilia)
Vengono finanziati, inoltre, interventi per la progettazione e la realizzazione di ciclostazioni e di interventi concernenti la sicurezza della circolazione ciclistica cittadina.
Le spese sono così suddivise:
2016: euro 4.780.679,60
2017: euro 50.000.000,00
2018: euro 67.000.000,00
2019: euro 40.000.000,00
per ciascuna delle annualità dal 2020 al 2024: euro 40.000.000,00
Protocollo di intesa e progetto di fattibilità
La progettazione e la realizzazione delle ciclovie turistiche è effettuata previa la stipula di un Protocollo di intesa, redatto sulla base dello schema di cui all’Allegato 2 al bando. Il protocollo di intesa deve essere effettuato entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto.
Entro il 31 dicembre 2020, deve in ogni caso essere redatto il progetto di fattibilità tecnica ed economica dell’intera ciclovia turistica, che è oggetto di valutazione da parte dei singoli Tavoli tecnici. Il progetto di fattibilità tecnica ed economica individua almeno un lotto funzionale immediatamente realizzabile per ciascuna regione della singola ciclovia.
Il progetto di fattibilità tecnica ed economica determina la lunghezza complessiva dell’asse principale della ciclovia, la cui origine e destinazione, unitamente alle regioni interessate, sono indicate nell’Allegato 3.
E’ consentita una variazione della lunghezza complessiva del percorso nelle ulteriori fasi progettuali, rispetto a quella indicata nel progetto di fattibilità, nella misura massima del 10% qualora tale variazione consenta il raggiungimento di luoghi di particolare interesse storico, artistico, paesaggistico e naturalistico, ovvero derivi da successivi approfondimenti progettuali.
Il decreto si sviluppa nei seguenti articoli:
Art. 2 Modalità di individuazione e di realizzazione degli interventi
Art. 3 Piano di riparto
Art. 4 Soggetti attuatori
Art. 5 Modalità di erogazione delle risorse
Art. 6 Rendicontazione delle spese sostenute
Art. 7 Requisiti di pianificazione e standard tecnici di progettazione
Art. 8 Tavolo permanente di monitoraggio
Allegato 1 : Piano di riparto 2016 – 2017 – 2018 – 2019
Allegato 2 : Protocollo d’intesa
Allegato 3 : Percorsi ciclovie turistiche
Allegato 4 : Requisiti di pianificazione e standard tecnici di progettazione per la realizzazione del Sistema nazionale delle ciclovie turistiche (SNCT)
Sono state pubblicate in italiano il 18 dicembre 2018 la parte 1 e la parte 5 della norma UNI EN 1279:2018.
In particolare, i due documenti pubblicati riguardano il settore vetro per edilizia – vetrate isolanti ed hanno come oggetto:
UNI EN 1279-1:2018 Parte 1: Generalità, descrizione del sistema, regole per la sostituzione, tolleranze e qualità visiva
UNI EN 1279-5:2018 Parte 5: Norma di prodotto
Le due parti della norma sono entrate in vigore il 20 settembre 2018.
La parte 1 della UNI
Ricordiamo che la norma UNI 1279 copre i requisiti per le vetrate isolanti. Gli utilizzi principali previsti delle vetrate isolanti sono le installazioni in:
vetrate incollate per porte
finestre e facciate continue tetti e partizioni
Il rispetto dei requisiti della norma indica che le vetrate isolanti soddisfano le esigenze per l’uso previsto e garantisce attraverso la valutazione della conformità alla norma che i parametri di sicurezza visivi, energetici, acustici e di sicurezza non cambiano significativamente nel tempo.
La parte 5 della UNI
La norma specifica i requisiti, la valutazione della conformità, il controllo di produzione in fabbrica delle vetrate isolanti per impiego negli edifici.