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Timestamp: 2019-06-25 13:33:15+00:00
Document Index: 66162750

Matched Legal Cases: ['art. 640', 'art. 61', 'art. 48', 'art. 61', 'art. 314', 'art. 48', 'art. 275', 'art. 61', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 314', 'art. 61', 'art. 591']

Trapani. Poliziotto accusato di peculato per essersi appropriato di 400 passaporti e permessi di soggiorno in bianco a fronte di 40.000 euro, facendosi consegnare detti documenti da un funzionario incolpevole fornendogli una falsa identità ed esibendo una richiesta di un Commissariato, contraffatta.
Il Tribunale del riesame riqualifica i fatti come truffa continuata e pluriaggravata in concorso. La Procura di Palermo impugna. La Cassazione rigetta il ricorso.
Cass. pen. Sez. VI, Sent., (ud. 09-10-2018) 05-12-2018, n. 54440
Dott. VIGNA M. S. - rel. Consigliere -
D.R., nato a (OMISSIS);
avverso l'ordinanza del 09/04/2018 del Tribunale del riesame di Palermo;
sentite le conclusioni del Sostituto Procuratore Generale Dott. Angelillis Ciro, che ha chiesto il rigetto dei ricorsi.
1. Con l'ordinanza impugnata, il Tribunale del riesame di Palermo, riqualificate le condotte di cui all'incolpazione ai sensi degli artt. 110 e 81 c.p., art. 640 c.p., comma 2, n. 1) e art. 61 c.p., n. 9), ha rigettato l'istanza di riesame proposta da D.R. avverso l'ordinanza del G.i.p. del Tribunale di Trapani del 13 marzo 2018, che applicava a D. la misura della custodia cautelare in carcere.
Il G.i.p. applicava la misura cautelare in relazione ai reati di cui all'art. 48-314 c.p. (capo A) e artt. 319-321 c.p. (capo B).
A D. veniva contestato di avere, in esecuzione del medesimo disegno criminoso, promesso a P.A., nella qualità di assistente capo della polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di (OMISSIS), il pagamento della somma di Euro quarantamila, nonchè di avere poi successivamente corrisposto somme di denaro di importo non precisato per indurlo a commettere un atto contrario ai propri doveri d'ufficio, ovvero la sottrazione dagli uffici della Questura di (OMISSIS) di quattrocento passaporti e di un numero indeterminato di permessi di soggiorno in bianco, documenti che, successivamente, D. avrebbe rivenduto in (OMISSIS).
L'accordo corruttivo secondo l'impostazione accusatoria era diretto alla commissione del fatto di peculato consistito nell'appropriazione da parte del P. di 400 passaporti in bianco che il predetto si faceva consegnare da un funzionario incolpevole della Questura di (OMISSIS) fornendogli una falsa identità ed esibendo una richiesta del Commissariato di (OMISSIS) contraffatta.
Il Tribunale del riesame ha riqualificato i fatti come truffa continuata e pluriaggravata in concorso.
Il Collegio della cautela ha ritenuto configurabile il delitto di truffa aggravata ex art. 61 c.p., n. 9 e non quello di peculato poichè P. non aveva la materiale disponibilità dei passaporti e aveva posto in essere artifici e raggiri per acquisirla.
Quanto al reato di corruzione, il Tribunale del riesame ha ritenuto che l'atto contrario ai doveri d'ufficio - ovvero la consegna dei moduli per il rilascio dei passaporti - non rientrasse nella competenza nemmeno latamente intesa, dell'ufficio di appartenenza del P., il quale, anzi, nell'occasione, aveva adottato una serie di cautele proprio al fine di celare la sua identità.
Quanto ai gravi indizi di colpevolezza del reato così riqualificato, il Collegio della cautela ha sottolineato che l'analisi dei tabulati telefonici relativi all'utenza in uso a D. permetteva di verificare numerosi contatti tra l'indagato e P., che P. era notato in più occasioni all'interno dell'Ufficio immigrazione senza una valida giustificazione, che il funzionario della Questura di (OMISSIS) aveva dichiarato di avere consegnato il (OMISSIS) quattrocento passaporti ad un uomo qualificatosi come L.D., assistente della polizia di Stato in servizio presso il commissariato di (OMISSIS), dietro esibizione di una richiesta poi risultata recante la firma falsa del dirigente.
Le intercettazioni telefoniche permettevano, poi, di accertare il coinvolgimento dei due indagati nella sottrazione di 400 passaporti.
Lo stesso P. ammetteva di averli sottratti dalla Questura di (OMISSIS), presentandosi sotto falso nome.
Sotto il profilo delle esigenze cautelari il Tribunale ha motivato in ordine alla gravità della condotta e al pericolo di reiterazione della stessa, tenendo conto dei precedenti penali dell'indagato.
Il Collegio ha, altresì, ritenuto sussistente il pericolo di fuga in ragione degli stabili legami esistenti tra l'indagato ed il suo paese di origine, dimostrati dai numerosi viaggi effettuati dal D. per raggiungere il (OMISSIS), nonchè dagli innumerevoli contatti tra l'indagato e altri connazionali interessati all'acquisto di permessi di soggiorno da rivendere in (OMISSIS).
2. Avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani deducendo i seguenti motivi:
2.1. Carenza assoluta e manifesta illogicità della motivazione in ordine alla ritenuta insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza con riguardo al reato di cui al capo A) della rubrica. L'agente di polizia P. ha semplicemente ricevuto in consegna un lotto di 400 passaporti presentandosi quale poliziotto delegato al ritiro da parte del Commissariato limitrofo a quello in cui prestava servizio, indicando nel registro di presa in carico un nome diverso dal proprio per evitare, di essere successivamente identificato.
2.2. Erronea applicazione della legge penale con riferimento all'art. 314 c.p. e art. 48 c.p., in relazione alla riqualificazione del reato di cui al capo a quello di truffa aggravata.
La giurisprudenza di legittimità è costante nel ritenere integrato il reato di peculato anche quando la sottrazione avvenga mediante una condotta che induca in errore il pubblico ufficiale depositario in merito alla legittimità della consegna dei beni detenuti in ragione del proprio ufficio.
3. Avverso l'ordinanza ha presentato ricorso per cassazione l'indagato, a mezzo del difensore di fiducia, deducendo:
3.1. Vizio di motivazione in relazione alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. L'assunto dell'accordo criminoso tra i due soggetti poggia soltanto su un richiamo al contenuto di conversazioni telefoniche intercettate mentre è mancato il loro approfondimento. In realtà P. ha agito d'iniziativa predisponendo autonomamente le modalità della sua condotta.
Il Tribunale del riesame non ha proceduto ad un'autonoma valutazione del contenuto delle conversazioni intercettate e non ha tenuto conto dell'interrogatorio dell'indagato svolto il (OMISSIS).
3.2. Vizio di motivazione in relazione alla proporzionalità e adeguatezza della misura custodiale all'esito della riqualificazione dei reati.
Non si è tenuto conto della sospensione dal servizio del P., circostanza questa che rende improbabile la sussistenza di occasioni prossime favorevoli alla reiterazione del reato.
Il Collegio della cautela non ha motivato adeguatamente in ordine all'esigenza di specifiche ragioni per le quali ritenere inidonea la misura degli arresti domiciliari con le procedure di controllo di cui all'art. 275 bis c.p.p., comma 1. In particolare ha ritenuto inadeguata l'applicazione degli arresti domiciliari in considerazione del fatto che nella stessa abitazione vive la moglie dell'indagato anch'essa coinvolta nei fatti di cui alla contestazione provvisoria.
In realtà l'esigenza cautelare che si intende preservare e quella del pericolo di inquinamento probatorio e la moglie dell'imputato non è sottoposta ad alcuna misura cautelare ed è stata autorizzata ai colloqui in carcere con lo stesso.
1. Il ricorso del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trapani deve essere rigettato per infondatezza dei motivi di impugnazione.
2. I motivi che lamentano l'erronea riqualificazione da peculato in truffa non colgono nel segno posto che è configurabile la fattispecie di peculato quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio pone in essere la condotta fraudolenta al solo fine di occultare l'illecito commesso, avendo egli già il possesso o comunque la disponibilità del bene oggetto di appropriazione, per ragioni del suo ufficio o del servizio; se, invece, la medesima condotta fraudolenta è finalizzata all'impossessamento del denaro o di altra utilità, di cui egli non ha la minima disponibilità, risulta integrato il delitto di truffa, aggravato ai sensi dell'art. 61 c.p., n. 9, (Sez. 6, n. 15795 del 6/02/2014, Rv. 260154; Sez. 6, n. 39010 del 10/04/2013, Rv. 256595; Sez. 6, n. 5494 del 22/10/2013 - dep. 04/02/2014 -, Rv. 259070).
2.1. Occorre però esaminare se, in quale misura, ai fini della configurabilità dell'una o dell'altra fattispecie, rilevi la disposizione di cui all'art. 48 c.p., in forza della quale "se l'errore sul fatto che costituisce reato è determinato dall'altrui inganno (...) del fatto commesso dalla persona ingannata risponde chi l'ha determinata a commetterlo".
Secondo l'orientamento giurisprudenziale che questo Collegio ritiene di condividere, pur senza evocare espressamente la applicabilità o la inapplicabilità della disposizione di cui all'art. 48 c.p., in relazione alla fattispecie del peculato, l'art. 314 c.p., "sanziona l'abuso del possesso e colpisce in particolare il "tradimento" di fiducia del soggetto al quale l'ordinamento ha conferito la possibilità di disporre in autonomia della cosa affidatagli"; di conseguenza, se occorre acquisire atti dispositivi mediante "una attività decettiva fondata sulla frode" emerge "per un verso come non vi sia stato pieno affidamento dell'amministrazione nei confronti dell'interessato e per altro verso come manchi l'abuso del possesso da parte del funzionario infedele (sussistendo invece l'abuso della funzione). In questa ipotesi pertanto il reato configurabile è quello di truffa aggravata a norma dell'art. 61 c.p., n. 9, (Sez. 6, n. 31243 del 4/04/2014, Currao, Rv. 260505).
2.2. Il Tribunale del riesame di Palermo, ha, pertanto, correttamente ritenuto sussistente la fattispecie di truffa aggravata, posto che D. e P., per ottenere la consegna dei 400 moduli per il rilascio dei passaporti, hanno posto in essere una condotta artificiosa e fraudolenta presentandosi P., previo accordo con D., sotto falso nome ed esibendo un'istanza di rilascio dei moduli proveniente da altro Commissariato contraffatta, così inducendo in errore il dipendente della Questura che, avendone la competenza, ne disponeva in favore dell'indagato.
3. Il ricorso dell'indagato è inammissibile.
Risulta dagli atti che in data 14/06/2018 il G.i.p. presso il Tribunale di Trapani ha dichiarato la perdita di efficacia della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di D. ed ha applicato la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel Comune di (OMISSIS).
Ne discende l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse a mente dell'art. 591 c.p.p., comma 1, lett. a), posto che il ricorso di D. in punto di esigenze cautelari verteva unicamente sulla omessa motivazione da parte del Tribunale del riesame in ordine alla mancata concessione degli arresti domiciliari.
Rigetta il ricorso del Pubblico ministero. Dichiara inammissibile il ricorso di D.R. per sopravvenuta carenza di interesse.