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Timestamp: 2019-07-16 07:14:35+00:00
Document Index: 144918672

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ASSEGNO DI DIVORZIO DOPO CASS SEZ UNITE COME SI CALCOLA E DETERMINA - Avvocato a Bologna ASSEGNO DI DIVORZIO DOPO CASS SEZ UNITE COME SI CALCOLA E DETERMINA
ASSEGNO DI DIVORZIO DOPO CASS SEZ UNITE COME SI CALCOLA E DETERMINA
La recente sentenza dell’11 luglio 2018, n. 18287, può essere condensata nelle seguenti asserzioni: a) abbandono dei vecchi automatismi che avevano dato vita ai due orientamenti contrapposti: da un lato il tenore di vita (cfr. Cass., SU, n. 11490 del 1990), dall’altro il criterio dell’autosufficienza (cfr. Cass. n. 11504 del 2017); b) abbandono della concezione bifasica del procedimento di determinazione dell’assegno divorzile, fondata sulla distinzione tra criteri attributivi e criteri determinativi; c) abbandono della concezione che riconosce la natura meramente assistenziale dell’assegno di divorzio a favore di quella che gli attribuisce natura composita (assistenziale e perequativa/compensativa); d) equiordinazione dei criteri previsti dalla L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6; e) abbandono di una concezione assolutistica ed astratta del criterio “adeguatezza/inadeguatezza dei mezzi” a favore di una visione che propende per la causa concreta e lo contestualizza nella specifica vicenda coniugale; f) necessità della valutazione dell’intera storia coniugale e di una prognosi futura che tenga conto delle condizioni dell’avente diritto all’assegno (età, salute, etc.) e della durata del matrimonio; g) importanza del profilo perequativo-compensativo dell’assegno e necessità di un accertamento rigoroso del nesso di causalità tra scelte endofamiliari e situazione dell’avente diritto al momento dello scioglimento del vincolo coniugale.
Sentenza 15 marzo – 23 aprile 2019, n. 11178
sul ricorso n. 25413/2016 r.g. proposto da:
B.A., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentato e difeso, giusta procura speciale apposta a margine del ricorso, dall’Avvocato Maria Claudia Lepore, con cui elettivamente domicilia in Roma, alla via Marianna Dionigi n. 57, presso lo studio dell’Avvocato Francesco Bronzini.
L.R.C., (cod. fisc. (OMISSIS)), rappresentata e difesa, giusta procura speciale apposta in calce al controricorso, dagli Avvocati Massimiliano Circi ed Antonella Altieri, presso il cui studio elettivamente domicilia in Roma, alla Piazza del Biscione n. 95. – controricorrente –
avverso la sentenza della CORTE DI APPELLO DI ROMA, depositata in data 01/04/2016;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE RENZIS Luisa, che ha concluso chiedendo rigettarsi il ricorso;
udita, per il ricorrente, l’Avv. M. Lepore, che ha chiesto accogliersi il proprio ricorso;
udito, per la controricorrente, l’Avv. M. Circi, che ha chiesto rigettarsi l’avverso ricorso.
Con sentenza dell’1 aprile 2016, n. 2089, la Corte di appello di Roma, respingendo il corrispondente gravame di B.A., confermò la decisione di primo grado relativamente all’attribuzione alla sua ex coniuge, L.R.C., di un assegno divorzile pari ad Euro 400,00 mensili.
1.1. In particolare, il giudice distrettuale, richiamata la giurisprudenza fino ad allora formatasi in tema di interpretazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, considerò sussistente una differente capacità reddituale delle parti, da ciò desumendo l’inadeguatezza dei redditi della L.R. a mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durante il matrimonio.
2. Avverso tale sentenza B.A. ha proposto ricorso per cassazione, affidandosi ad un motivo, resistito, con controricorso, dalla L.R..
Il formulato motivo, recante, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, “violazione o falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6”, ascrive alla corte capitolina la mancata osservanza delle due fasi nelle quali andrebbe suddiviso l’iter valutativo riguardante l’attribuzione dell’assegno divorzile, per essersi la stessa limitata alla mera ponderazione e comparazione dei redditi delle parti, escludendo la verifica del “criterio discretivo primario” dell’impossibilità oggettiva, per la L.R., di procurarsi redditi idonei a mantenere il tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio. Aggiunge, il ricorrente, che la medesima corte avrebbe violato la L. n. 898 del 1970, art. 5 anche nella determinazione del quantum dell’assegno divorzile, non avendo tenuto conto dei criteri dettati dalla norma a tal fine, ed avendo, ancora una volta, considerato esclusivamente la disparità reddituale tra le parti, senza precisare le reali motivazioni della determinazione del menzionato assegno nella misura di Euro 400,00 mensili.
2. Vanno immediatamente disattese le eccezioni pregiudiziali sollevate dalla controricorrente in ordine alla pretesa inammissibilità dell’avverso ricorso perchè carente dell’esposizione sommaria dei fatti di causa, o per mancanza di specificità del prospettato motivo, o per omessa specifica indicazione degli atti processuali o dei documenti su cui questo si fonda.
2.1. Ad avviso del Collegio, infatti, il contenuto dell’odierno ricorso del B. soddisfa chiaramente le esigenze sottese alle previsioni di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, da esso desumendosi agevolmente i fatti di causa (cfr. pag. 2-5), per quanto qui ancora di specifico interesse, e le ragioni (cfr., amplius, pag. 5-13) per le quali è stata chiesta la cassazione della sentenza impugnata. Inoltre, sono contestati l’an del diritto a percepire l’assegno divorzile, da parte della odierna controricorrente, nonchè il relativo quantum, invocandosi i corrispondenti principi giurisprudenziali espressi dalla giurisprudenza di legittimità, sicchè può ritenersi assolto anche l’ulteriore onere di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.
3. Venendo, dunque, al merito, l’esame del formulato motivo impone preliminarmente di dare atto che, per quasi trent’anni, la giurisprudenza ha interpretato la L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, ritenendo che l’assegno divorzile dovesse consentire all’avente diritto di mantenere lo stesso tenore di vita di cui godeva in costanza di matrimonio.
3.5.4. In questo modo, pertanto, nei giudizi di divorzio ancora pendenti al momento della pubblicazione di Cass., SU, n. 18287 del 2018 viene data alla norma la sua giusta applicazione, mentre non può essere questa la sede – vertendosi, nella specie, in una controversia affatto diversa – per ulteriormente accertare se l’appena riportata conclusione possa, o meno, trovare applicazione anche nei giudizi di revisione proposti, ex art. 9 della medesima legge, per adeguare l’assegno divorzile alle mutate condizioni economiche delle parti.
4. In definitiva, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, per il corrispondente nuovo esame e per la regolamentazione delle spese di questo giudizio di legittimità.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione, per il corrispondente nuovo esame alla stregua dei principi tutti di cui in motivazione e per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Prima sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 15 marzo 2019.
Depositato in Cancelleria il 23 aprile 2019.
By Sergio Armaroli|2019-05-16T10:47:54+02:00Maggio, 2019|avvocato matrimonilista bologna, News, servizi legali|