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Timestamp: 2020-06-06 17:23:17+00:00
Document Index: 133923665

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 98', 'art. 97', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 12', 'art. 191']

Federica.EU - I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi - 1. I principi dell'azione amministrativa (F. Liguori)
I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi S. Tuccillo, F. Liguori
Lezione 1. I principi dell'azione amministrativa (F. Liguori)
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1. Il Rapporto legge/ amministrazione
2.2 Il principio di Imparzialità
2.3 Il principio di buon andamento
2.4 Il principio di trasparenza
3 Principi dell'ordinamento europeo
3.1 Diritto ad una buona amministrazione
3.2 Principio di proporzionalità
3.3 Principio di legittimo affidamento
3.4 Principio di precauzione
I principi che regolano l'azione amministrativa
Il rapporto legge-amministrazione
Il rapporto tra legge e amministrazione pubblica è essenziale: le pubbliche amministrazioni fanno parte del potere esecutivo e hanno il compito di realizzare in concreto l’indirizzo politico espresso dal parlamento.
Vengono così in evidenza due fondamentali principi: il principio democratico e il principio di legalità.
La legge è anzitutto costituita da norme generalissime e criteri definiti principi generali laddove norme più specifiche li presuppongono e li svolgono.
I processi di codificazione che hanno caratterizzato la contemporaneità del diritto amministrativo hanno trasformato anche i principi non scritti in diritto scritto enunciato in atti normativi di vario rango.
Questa semplice enunciazione pone in evidenza due fondamentali principi: il principio democratico e il principio di legalità.
Alcuni, pochi, principi sono espressamente enunciati dalla Costituzione: articolo 97 .
Altri possono essere dedotti da disposizioni costituzionali: «chi voglia sapere com’è disciplinata l’amministrazione nella nostra Costituzione, non deve leggere due soli articoli, ma l’intera Costituzione» (Carlo Esposito).
Anche articoli della Costituzione che non hanno un rapporto diretto con l’amministrazione enunciano principi generali cui l’amministrazione dovrà attenersi (articoli 31-35, 38, 41, 42, 81, 5, 114).
Vi sono altri principi che pure riguardano l’amministrazione e la sua azione essendo il presupposto di qualsiasi norma giuridica, anche della Costituzione. Si tratta dei principi generali del diritto, cui anche l’articolo 12 delle preleggi fa riferimento: certezza, tutela dell’affidamento. buona fede, correttezza. Vi sono inoltre i principi dettati o anche deducibili da leggi ordinarie (cfr. in particolare,articolo 1 legge 241 del 1990) e infine i principi dell’ordinamento comunitario cui rinvia il comma 1 dell’articolo 1 sopra citato.
Anche le pubbliche amministrazioni come ogni soggetto dell’ordinamento sono sottoposte alla legge.
Il privato può fare tutto quello che non è vietato dalla legge, la pubblica amministrazione può fare soltanto ciò che la legge le consente di fare.
Tutti i poteri amministrativi devono avere un fondamento legislativo più o meno forte a seconda della invasività degli effetti che ciascuno di essi che in grado di produrre.
Il principio di legalità può essere inteso sia nel senso che gli atti amministrativi non possono essere in contrasto con la legge sia nel senso più rilevante che ogni potere amministrativo deve avere un esplicito fondamento in una disposizione di legge.
Principio di legalità: fondamenti
Nella Costituzione non si rinviene una norma esplicitamente dedicata al principio di legalità, ma il fondamento costituzionale è individuato in diverse norme. Ha rilievo in particolare l’articolo 23 Cost. a mente del quale nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge. La portata della disposizione tuttavia è limitata alle manifestazioni autoritative che impongono restrizioni alla sfera giuridica dei cittadini. Su un piano più generale rilevano tutte le norme che prevedono un intervento dei poteri pubblici nei rapporti economici ed etico sociali dettando per ciascuno di tali interventi (es. articolo 41, sull’impresa, art. 42 sulla proprietà, ecc.) riserve di legge per lo più in senso relativo. Ma le norme che sul piano generale sembrano radicare il principio di legalità sono anche quelle in tema di tutela giurisdizionale nella misura in cui prevedono senza esclusioni un sindacato di legittimità sui provvedimenti amministrativi.
Se non è agevole l’individuazione del fondamento costituzionale del principio di legalità più chiara è l’individuazione del suo fondamento storico ovvero il principio di separazione dei poteri.
L’individuazione nella legge di fondamento, presupposti e limiti del potere amministrativo risponde alla necessità di individuare una linea di demarcazione esistente tra potere legislativo, potere esecutivo e potere giurisdizionale ed in particolare tra potere legislativo, cui compete l’individuazione degli interessi da «curare» in astratto (manifestazione di attività di tipo politico) e potere esecutivo che alla cura di quegli interessi deve provvedere in concreto. Per tale ragione alla legge spetta anche la determinazione del fine che l’amministrazione deve perseguire.
Accezioni e funzioni del principio di legalità
Il principio di legalità può essere inteso in senso formale o debole ovvero in senso sostanziale o forte. Per soddisfare il principio di legalità in senso debole è sufficiente l’indicazione nella legge dell’apparato pubblico competente a esercitare il potere e l’interesse pubblico da tutelare. La legalità in senso forte richiede invece che la legge definisca anche una disciplina del potere ed in particolare i presupposti per il suo utilizzo e le altre caratteristiche essenziali
La Corte Costituzionale (sent. 115 del 2011) ha ritenuto che il principio di legalità debba essere inteso in senso sostanziale per rispondere in pieno alla Costituzione e alle esigenze di uno stato di diritto evoluto «non è sufficiente che il potere sia finalizzato dalla legge alla tutela di un bene o un valore ma è indispensabile che il suo esercizio sia determinato nel contenuto e nelle modalità, in modo da mantenere sempre una, pur elastica, copertura legislativa dell’azione amministrativa»
Ancora il principio di legalità può essere inteso in funzione di garanzia ovvero in funzione di indirizzo.
Nel primo caso opera in tutta la sua estensione per limitare l’invasività dei poteri amministrativi di tipo autoritativo e dunque ha una portata essenziale ma limitata alle esplicazioni autoritative della pubblica amministrazione.
Nel secondo caso ha la funzione di indirizzare l’insieme dell’attività amministrativa, anche quella di natura non autoritativa, nel senso di consentire l’attività amministrativa soltanto per la realizzazione dei fini specificamente indicati dalla legge (si veda la normativa sulle società pubbliche nonchè la giurisprudenza in tema di attività contrattuale ultra vires).
Principio di legalità e legge sul procedimento amministrativo
Art. 1 della legge 241 del 1990 “L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge … secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti”
la legge che attribuisce il potere amministrativo ne indica FINI e MEZZI;
il potere può essere esercitato solo in presenza dei PRESUPPOSTI che ne consentono o impongono l’esercizio (v. art. 3 l. n. 241 su motivazione)
Corollari: tipicità e nominatività dei provvedimenti amministrativi (eccezioni: ordinanze contingibili e urgenti)
(TAR Campania, Napoli, n. 770/2013)
I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione
«la disposizione costituzionale che impone di organizzare i pubblici uffici in modo da assicurare il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione stabilisce sia una finalità da raggiungere che un criterio caratterizzante l’azione amministrativa» (C. Cost. 22/1966)
La disposizione dunque non riguarda solo i profili che attengono alla struttura degli apparati e all’articolazione delle competenze, ma investe complessivamente il funzionamento della pubblica amministrazione
L’imparzialità va intesa anzitutto come divieto di favoritismi (Giannini) e come dovere del funzionario di agire sine ira et studio (Weber).
Sotto il profilo organizzativo vengono in particolare in evidenza gli istituti della incompatibilità e le tematiche del conflitto di interessi.
Sotto il profilo che riguarda l’attività amministrativa e, in particolare l’attività discrezionale, il principio impone all’amministrazione di operare una ponderazione corretta ed equilibrata degli interessi in gioco senza subire le influenze di interessi politici, di gruppi di pressione privati, di singoli individui o imprese, vietando in definitiva ogni favoritismo anche per ragioni di amicizia o familiari. In questo senso l’imparzialità garantisce la par condicio e dunque l’eguaglianza dei cittadini di fronte all’amministrazione.
Per definire in concreto le modalità di considerazione degli interessi rilevanti e gli obblighi connessi alla loro adeguata considerazione e ponderazione, svolge un ruolo decisivo il procedimento amministrativo (principio del giusto procedimento, ricondotto espressamente all’articolo 97 da Corte Cost….) ed in particolare gli istituti della partecipazione organica e della partecipazione procedimentale (rinvio).
Inserito nell’art. 1 l. n. 241 dalla l. n. 69/2009
Due declinazioni del principio (Consiglio di Stato n. 2070/2009 ):
Imparzialità interna: riferita a organizzazione amministrativa → P.A. strutturata in modo da assicurare una condizione oggettiva di a-parzialità (art. 98 Cost.; dovere di astensione in capo ai titolari di pubblici uffici allorché debbano decidere questioni cui siano interessati; art. 97 Cost. su pubblico concorso onde evitare burocrazia politicizzata).
Imparzialità esterna: riferita ad attività amministrativa → necessità di acquisire e ponderare tutti gli interessi legislativamente tutelati che possano essere toccati dall’agire amministrativo
DISTINZIONE TRA IMPARZIALITA’ E NEUTRALITA’
Buon andamento: Economicità - Efficienza - Efficacia
Il principio del buon andamento esprime l’esigenza di un’amministrazione efficace, efficiente ed economica.
Economicità: efficacia gestionale, sostenibilità dei costi per l’intera durata dell’azione mediante appropriato impiego delle risorse
Efficienza: rapporto tra risultato e quantità di risorse impiegate per ottenerlo. Rappresenta la capacità di un’organizzazione complessa di raggiungere i propri obiettivi attraverso la combinazione ottimale dei fattori produttivi
Efficacia: rapporto tra risultato e obiettivi prefissati in un piano o programma
L’attuazione dei criteri indicati avviene:
in via generale, attraverso alcuni istituti disciplinati dalla l. n. 241/1990 → istituti di semplificazione e di accelerazione procedimentale;
in concreto, nell’attività del singolo funzionario che dovrà ispirarsi a detti criteri.
Esempio di applicazione in via generale: art. 3-bis l.n. 241/1990 = per conseguire maggiore efficienza nella loro attività, le amministrazioni pubbliche incentivano l’uso della telematica, nei rapporti interni, tra le diverse amministrazioni e tra queste e i privati
Esempio di applicazione in concreto: rinnovata valorizzazione del risultato amministrativo, anche nelle recenti riforme in materia di valutazione delle strutture e dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni (d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150)
La concreta applicazione dei tre criteri può richiedere un giusto contemperamento e bilanciamento con altri principi, secondo un criterio di ragionevolezza:
I. Efficienza /efficacia e profili connessi al tempo dell’azione amministrativa
II. Efficienza/efficacia e principio di imparzialità della p.a.
III. Efficienza/efficacia e istituti di partecipazione
IV. Efficienza e principio di trasparenza
V. Efficienza e economicità
I. Efficienza /efficacia e profili connessi al tempo dell’azione amministrativa.
Art. 2, comma 1, l.n. 241: “Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un’istanza, ovvero debba essere iniziato d’ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso”.
Doverosità dell’azione amministrativa: corollario dei principi di legalità, di trasparenza, di imparzialità ed efficacia della p.a.
Individuazione termini di conclusione del procedimento: art. 2, comma 4, l. n. 241 → consente di tener conto “della sostenibilità dei tempi sotto il profilo dell’organizzazione amministrativa, della natura degli interessi pubblici tutelati e della particolare complessità del procedimento”.
Rimedi contro inerzia: preventivi e successivi.
Alcuni rimedi preventivi previsti dal legislatore potrebbero contrastare con buon andamento p.a., inteso come efficacia dell’azione amministrativa = ipotesi del silenzio significativo (assenso o rigetto) che consentirebbe di prescindere dalle garanzie procedimentali assicurate dall’istruttoria
II. Efficienza / efficacia e principio di imparzialità della p.a
istanze di sovvenzioni e contributi e applicazione dell’istituto della integrazione delle domande ex art. 6, lett. b, l. n. 241
(TAR Trento, 14.2.2008, n. 40)
III. Efficienza/efficacia e istituti di partecipazione:
Efficacia, efficienza e economicità dell’azione amministrativa possono trovare giovamento dalla partecipazione degli interessati.
Ma, al contempo, gli istituti preordinati alla partecipazione possono comportare un aggravio in termini di costo, in dipendenza della maggiore quantità di risorse impiegate dall’amministrazione, e di durata del procedimento.
Al di là dei vincoli che alla p.a. derivano dalla legge generale o da leggi di settore, per i quali la compatibilità tra i diversi criteri è stata valutata a priori dal legislatore (es. art. 7 l. n. 241/90), la ponderazione tra gli interessi sottesi ai diversi criteri è rimessa alla valutazione discrezionale della p.a.
IV. Efficienza e principio di trasparenza:
Normalmente rapporto di integrazione tra i due principi (es. funzioni del responsabile del procedimento). Ma in alcuni ambiti potrebbe sussistere un attrito tra gli stessi (T.A.R. Lazio, Roma sez. II, 13 dicembre 2011, n. 9709)
V. Efficienza e economicità:
L’esercizio di alcune funzioni (es: soddisfazione del diritto alla salute) implica il riconoscimento di una posizione giuridica pienamente tutelata in capo al cittadino. Tuttavia, tale diritto deve operare entro limiti coerenti con il sistema costituzionale complessivo, ed in particolare con la sostenibilità finanziaria del sistema. (Diritti finanziariamente condizionati)
Economicità, efficienza, efficacia e semplificazione
Gli istituti di semplificazione sono finalizzati a raggiungere le finalità pubbliche attraverso percorsi che comportano un risparmio di attività amministrativa
Conferenza di servizi (art. 14)
Accordi (artt. 11 e 15)
Disciplina delle valutazioni tecniche e dei pareri (artt. 16 e 17)
Silenzio assenso (art. 20)
S.C.I.A. (art. 19)
Autocertificazioni (art. 18)
E’ connesso al principio di efficacia dell’azione amministrativa anche l’istituto della revoca (art. 21-quinquies).
Inserito nel testo dell’art. 1 l. 241 dalla l. n. 15/2005.
Finalità: creare un corretto rapporto con il cittadino, sia per legittimare l’esercizio del potere pubblico che per deflazionare il contenzioso
Provvedimenti attributivi di vantaggi economici (art. 12)
Comunicazione di avvio del procedimento amministrativo (artt. 7 e ss.)
Responsabile del procedimento (artt. 4 ss.)
Intervento nel procedimento (art. 9)
Comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza (art. 10-bis )
Motivazione del provvedimento (art. 3)
Accesso ai documenti amministrativi (artt. 22 ss.)
Nozione di trasparenza
d.lgs. n. 150/2009: accessibilita' totale delle informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati della attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità (art. 11)
Con la legge 6 novembre 2012, n. 190, recante disposizioni in tema di prevenzione e repressione della corruzione, e soprattutto con il d.lgs. N. 33 del 2013 (cd. T.U. sulla Trasparenza), la trasparenza amministrativa viene letta in una nuova e potenzialmente diversa prospettiva, secondo cui la stessa, anche attraverso la conoscibilità totale dei documenti amministrativi, costituisce un argine alla diffusione di fenomeni di corruzione: la trasparenza è vista anche come uno strumento di prevenzione.
Il D. Lgs 25 maggio 2016, n. 97, di modifica del D. Lgs del 14 marzo 2013, n. 33 (T.U. sulla Trasparenza), apporta una riforma significativa in materia, che riallinea l’Italia allo standard europeo ed internazionale.
La nuova disciplina aderisce al modello FOIA (freedom of information act), proprio dell’Unione europea e di molte democrazie liberali.
Dal 2017, chiunque potrà accedere a qualsiasi informazione in possesso delle pubbliche amministrazioni italiane, se non vi osterà uno degli interessi pubblici o privati espressamente indicati dalla legge (cd. Diritto di accesso generalizzato)
Finalizzato a «favorire forme diffuse di controllo» e a «promuovere la partecipazione al dibattito pubblico». Il nuovo diritto consente a «chiunque (…) di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione» art. 5, comma 2, D. Lgs n. 33 del 2013.
La libertà del singolo di attingere alle informazioni amministrative, in attesa di una esplicita copertura costituzionale, è tutelata alla stregua di un diritto fondamentale, come, del resto, è stabilito dalla Carta dei diritti dell’uomo e dai Trattati europei.
Rapporto di integrazione tra ordinamento dell’Unione europea e ordinamento nazionale → ordinamenti coordinati e comunicanti
Art. 117, co. 1, Cost. = potestà legislativa esercitata nel rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali
Art. 1 l. n. 241: rinvio flessibile
il rinvio riguarda tutta l’attività amministrativa, anche quella che rientrerebbe nell’esclusiva competenza del diritto nazionale.
Art. 6 TUE: “L’Unione riconosce i diritti, le libertà e i principi sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che ha lo stesso valore giuridico dei trattati”
Art. 41 CDF “Diritto ad una buona amministrazione”
Ogni persona ha diritto a che le questioni che la riguardano siano trattate in modo imparziale ed equo ed entro un termine ragionevole dalle istituzioni, organi e organismi dell'Unione.
Diritto ad una buona amministrazione nella giurisprudenza della Corte di giustizia
Già prima della Carta dei diritti fondamentali, la Corte di giustizia aveva inserito tra le garanzie che andavano osservate nel procedimento "l'obbligo dell'istituzione competente di esaminare in modo accurato e imparziale tutti gli elementi rilevanti della fattispecie"
(Corte giustizia CE, 21 novembre 1991, n. 269)
Il diritto di essere ascoltati può venire meno solo ove la partecipazione dell'interessato possa avere l'effetto di fare venire meno la finalità stessa del procedimento. Qualunque altra eccezione - ivi comprese quelle connesse ad esigenze di efficienza dell'Amministrazione - devono considerarsi riservate solo ai c.d. casi limite.
(T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 18 ottobre 2010, n. 1981)
Origini nel diritto tedesco → le limitazioni alle libertà individuali non devono superare la misura di quanto assolutamente necessario al raggiungimento dell’obiettivo di interesse pubblico perseguito.
Il principio risulta dall’unione di 3 elementi:
Idoneità: il mezzo è idoneo quando tramite esso si possa sensibilmente favorire il risultato desiderato.
Necessarietà: un mezzo è necessario se non è disponibile altro mezzo ugualmente efficace, ma incidente in modo meno negativo nella sfera del singolo → Imposizione del mezzo più mite, tra più mezzi ugualmente efficaci.
Proporzionalità in senso stretto: una misura non deve mai essere tale da gravare in maniera eccessiva sull’interessato e da risultare intollerabile. Ossia mezzo e fine non devono essere sproporzionati l’uno rispetto all’altro. Occorre paragonare obiettivo e strumento e ponderarli nella loro rispettiva importanza.
Una valutazione negativa sub 3., ha come conseguenze che i pubblici poteri devono astenersi, anche se le valutazioni sub 1. e 2. hanno avuto esito positivo
Applicazione nell’UE:
Art. 5, co. 5, Trattato sull’UE: “4. “In virtù del principio di proporzionalità, il contenuto e la forma dell’azione dell’Unione si limitano a quanto necessario per il conseguimento degli obiettivi dei Trattati”
Provvedimenti di irrogazione di sanzioni (Corte giustizia UE sez. I, 9 febbraio 2012, n. 210)
Adozione comunitaria di misure di intervento correttivo sul libero mercato (es. limitazione delle quote di produzione)
Misure statali aventi l’effetto di limitare diritti o libertà previsti da U.E.
Proporzionalità nel diritto nazionale: emersione della sua sindacabilità
Fino a inizi anni ‘90:
solo sindacato di ragionevolezza; anche detto principio di logicità-congruità
illegittimità delle sole decisioni arbitrarie ed irrazionali.
L’operato della P.A. doveva essere:
immune da censure sul piano della logica;
aderente ai dati di fatto ed agli interessi emersi nel corso dell’istruttoria;
coerente con le premesse ed i criteri fissati dalla stessa P.A.
→ (principio evanescente e connotato da indeterminatezza)
Proporzionalità nel diritto nazionale
Da anni ‘90: test di proporzionalità M.S. Giannini “…il momento essenziale della discrezionalità è quello in cui si individuano e si raffrontano i vari interessi concorrenti”.
Investigare costantemente tutte le alternative possibili
ricercare la soluzione più idonea al perseguimento dell’interesse pubblico primario
ricercare lo strumento più mite fra quelli a disposizione.
addivenire ad una composizione degli interessi in gioco che, attraverso un sacrificio bilanciato degli interessi diversi dall’interesse pubblico primario, si riveli proporzionata
(T.A.R. Bologna, sez. I, 24 maggio 2013, n. 388)
(T.A.R. Lazio, Latina, 4 luglio 2005, n. 575)
Principio del legittimo affidamento
Tutela le aspettative di stabilità del singolo (conservazione di un vantaggio/bene/utilità conseguito in base ad un previo atto della p.a.) a fronte di una nuova decisione del potere pubblico, attraverso la presa in considerazione della sua posizione ed il bilanciamento con l’interesse pubblico al cambiamento
Elemento soggettivo (rende l’affidamento “legittimo”): fiducia che il soggetto poteva riporre nella stabilità dell’atto.
Conoscibilità dell’instabilità correlata ad atto legittimo: prevedibilità del mutamento.
Conoscibilità dell’instabilità correlata ad atto illegittimo: colpevole ignoranza dell’instabilità dell’atto dovuta alla illegittimità dello stesso
Elemento oggettivo (rende l’affidamento “ragionevole”): relativo all’atto o al comportamento che sta alla base dell’affidamento.
Elemento cronologico (rende l’affidamento “stabile”): il decorso del tempo è un fattore che rafforza la convinzione della spettanza del bene della vita e della relativa stabilità.
Legittimi affidamento: applicazioni
Autotutela: annullamento d’ufficio e revoca (artt. 21-quinquies e 21-nonies l. n. 241);
Recente specificazione del “termine ragionevole” per disporre un annullamento d’ufficio
Affidamento procedimentale, fondato su elementi del procedimento che si configurano come “promesse” da parte della p.A. (es. art. 12 l. n. 241);
Affidamento fondato su inerzia della p.a. o su contegno complessivo.
A fronte di un danno non certo (ma probabile), si legittimano restrizioni incidenti su altri interessi, di natura economica → Logica della prevenzione → Amministrazione precauzionale (anziché emergenziale).
Settori di emersione: tutela ambientale e della salute
UE: esplicito riconoscimento → art. 191 Trattato sul funzionamento dell’U.E. TFUE (in materia ambientale)
Caso Sandoz (1983): primo riconoscimento del principio (di tipo politico)
National Farmers Union (1998): riconoscimento definitivo, ma agganciato a elementi tecnici
Probabilità del danno (non considerazioni ipotetiche)
Distinzione tra rischio (concetto probabilistico) e pericolo (concreta possibilità di un danno)
Decisione precauzionale di gestione del rischio
Art. 301 Codice ambiente (d.lgs. n. 152/2006)
In applicazione del principio di precauzione di cui all'articolo 174 del Trattato CE, in caso di pericoli, anche solo potenziali, per la salute umana e per l'ambiente, deve essere assicurato un alto livello di protezione. L'applicazione del principio di cui al comma 1 concerne il rischio che comunque possa essere individuato a seguito di una preliminare valutazione scientifica obiettiva
Casistica giurisprudenziale:
Tutela della salute (Cons. Stato, Sez. V, 17 luglio 2004, n. 5132)
Inquinamento (T.A.R. Toscana Firenze sez. II 20 dicembre 2012, n. 2023)
Valutazione di impatto ambientale (T.A.R. Friuli Venezia Giulia, sez. I,15 dicembre 2011, n. 560)
Principi generali dell’attività amministrativa e diritto privato
Art. 1, commi 1-bis e 1-ter, l. n. 241 del 1990
Generalizzazione dell’utilizzo del diritto privato anche da parte della p.a.
La pubblica amministrazione, nell’adozione di atti di natura non autoritativa, agisce secondo le norme di diritto privato salvo che la legge disponga diversamente (1-bis) (Cass. civ. n. 17852/2009)
Generalizzazione dell’utilizzo dei principi di diritto pubblico anche in capo a (alcuni) soggetti privati
I soggetti privati preposti all’esercizio di attività amministrative assicurano il rispetto dei criteri e dei principi di cui al comma 1, con un livello di garanzia non inferiore a quello cui sono tenute le pubbliche amministrazioni (1-ter)
I principi dell'azione amministrativa (F. Liguori)
Quiz: I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi - lez. #1
Il procedimento e i moduli procedimentali
Quiz: I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi - lez. #2
La partecipazione e l'amministrazione per accordi
Quiz: I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi - lez. #3
Quiz: I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi - lez. #4
L'autotutela decisoria
Quiz: I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi - lez. #5
La trasparenza come principio e come metodo
Quiz: I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi - lez. #6
L'accesso procedimentale
Quiz: I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi - lez. #7
L'accesso civico e l'accesso civico generalizzato
Quiz: I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi - lez. #8
Il tempo nei rapporti tra cittadini e amministrazioni pubbliche
Quiz: I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi - lez. #9
Lezione 1 (slide n. 2) - I principi che regolano l'azione amministrativa
Iscrizione al corso I. L'attività amministrativa: principi regole e prassi
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