Source: http://www.fog.it/giurisprud/ca-08-07475-t.htm
Timestamp: 2019-02-18 04:07:15+00:00
Document Index: 166669985

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1696', 'art. 67', 'art. 1', 'art. 112', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1510', 'art. 19', 'art. 183', 'art. 2722', 'art. 1510', 'art. 1683', 'art. 1689', 'sentenza ', 'sentenza ']

Testo cassazione 7475/2008
Sez. 3, Sentenza n. 7475 del 20 marzo 2008
Presidente: Vittoria P. Estensore: Mazza F. Relatore: Mazza F. P.M. Schiavon G. (Diff.)
Caglio Bellucci Di Giovanni Giuseppe (Cantoni ed altri) contro Tnt Global Express Spa
(Galletto ed altro)
(Sentenza impugnata: App. Bologna, 12 Febbraio 2003)
Dott. MAZZA Fabio - rel. Consigliere -
CAGLIO BELLUCCI DI GIOVANNI & GIUSEPPE BELLUCCI SAS, in persona del socio accomandatario e legale rappresentante pro tempore Dott. Bellucci Giovanni, elettivamente domiciliata in ROMA VIA CARLO POMA 4, presso lo studio dell'avvocato MARCO BALIVA, difesa dagli avvocati CANTONI ANGELO, GUGLIELMO DELLA FONTANA, giusta delega in atti;
TNT GLOBAL EXPRESS SPA, in persona dell'Amministratore Delegato Dott. Smeriglio Giuseppe, elettivamente domiciliata in ROMA PIAZZA DELLA LIBERTÀ1 20, presso lo studio dell'avvocato MANFREDONIA PIERLUIGI, che la difende unitamente all'avvocato GALLETTO CORRADO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 238/03 della Corte d'Appello di BOLOGNA, sezione 2 civile emessa il 14/01/03, depositata il 12/02/03; RG. 71/01;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 07/11/07 dal Consigliere Dott. Fabio MAZZA;
udito l'Avvocato ANGELO CANTONI;
Con citazione 6.10.1997, la società Caglio Bellucci conveniva in giudizio, avanti al Tribunale di Modena, la spa TNT Traco, ora fusa per incorporazione nella spa TNT Global Express, chiedendone la condanna al pagamento della somma di L. 122.660.000, pari la valore della merce affidata da essa società attrice alla spa Traco, con contratto di trasporto stipulato in data 16.6.1997, perché fosse spedita per via aerea ad un destinatario, acquirente della stessa, sito in Londra. Precisava infatti che la merce in questione era andata perduta, sicché il vettore aveva restituito il corrispettivo del trasporto ed aveva pagato la somma di L. 2.340.000, a titolo di indennizzo ragguagliato al peso della merce, a norma della Convenzione Internazionale di Ginevra del 19.5.1956 ; che tuttavia la fattispecie era disciplinata dalla norma dell'art. 1696 c.c., non potendosi applicare ad essa la predetta Convenzione di Ginevra, ne' quella di Varsavia del 12.10.1929 ; che peraltro il vettore doveva comunque rispondere dell'intero valore della merce, essendo incorso in colpa grave. La soc. convenuta si costituiva ed ammetteva l'avvenuta perdita della merce, ma chiedeva il rigetto della avversa domanda, dovendosi applicare la citata Convenzione di Ginevra. Il Tribunale rigettava la domanda, avendo osservato che le parti venditrice ed acquirente avevano concordato il passaggio del rischio dalla prima alla seconda al momento della consegna al vettore, come risultava da clausola apposta in calce alla fattura e riproducente la normativa di cui all'art. 67, e art. 1, lett. B, della convenzione di Vienna 11.4.1980, resa esecutiva in Italia con L. 11 dicembre 1985, n. 765; che, in conseguenza di ciò, difettava il danno, quale elemento costitutivo della pretesa azionata dalla società attrice, essendo irrilevante verificare se il destinatario compratore avesse chiesto la riconsegna della merce. La soc. Caglio Bellucci proponeva appello, lamentando, tra l'altro, la violazione dell'art. 112 c.p.c., in ordine alla ritenuta assenza di danno e alla titolarità del diritto al risarcimento. La soc. appellata chiedeva il rigetto dell'impugnazione.
La Corte di Appello di Bologna, con sentenza 12.2.2003, rigettava il gravame. Avverso tale sentenza la spa Caglio Bellucci propone ricorso per cassazione con tre mezzi di gravame e produce memoria. La soc. intimata resiste con controricorso.
Il giudice a quo ha osservato che l'esistenza del diritto posto a fondamento della domanda costituisce una condizione dell'azione, la cui sussistenza deve essere verificata d'ufficio dal giudice, con l'unica preclusione data dall'esistenza di un giudicato; che, nella fattispecie, il danno lamentato dal committente non sussisteva, avendo le parti del contratto di vendita concordato il passaggio del rischio al compratore, come ritenuto dal Tribunale. Con il primo mezzo di gravame, la soc. ricorrente lamenta la violazione degli artt. 112 e 183 c.p.c., con riferimento al capo decisionale avente ad oggetto il tema della titolarità del diritto al risarcimento. Osserva che ogni questione relativa a tale tema era fuori della materia del contendere in conseguenza dell'avvenuto riconoscimento, da parte della TNT, della spettanza di tale diritto in capo alla Caglio. Con il secondo mezzo di gravame la soc. ricorrente lamenta la violazione dell'art. 1510 c.c., e dell'art. 19, della Convenzione dell'Aja 1.7.1964, nonché dei principi che regolano le fattispecie della vendita e del trasporto. Afferma che, in caso di vendita con spedizione, le suddette norme esplicano la loro efficacia nell'ambito del contratto di compravendita, ma non prevedono che, per effetto della consegna delle cose al vettore, il venditore mittente subisca una sostanziale estromissione dal contratto di trasporto da lui concluso, con conseguente perdita dei diritti nascenti da tale contratto, in quanto acquisiti dall'acquirente destinatario. Con il terzo mezzo di gravame viene dedotta la violazione dell'art. 183 c.p.c., e art. 2722 c.c.. Il ricorrente lamenta la mancata ammissione della prova per testi intesa a dimostrare l'avvenuta pattuizione tra parte venditrice e parte acquirente secondo cui la merce viaggiava a spese e rischio del venditore. Il secondo mezzo di gravame merita accoglimento, con assorbimento delle altre due censure. Infatti nella vendita con spedizione disciplinata dall'art. 1510 c.c., comma 2, il contratto di trasporto concluso tra venditore mittente e vettore, pur essendo collegato da un nesso di strumentalità con il contratto di compravendita concluso tra venditore mittente e acquirente destinatario, conserva la sua autonomia ed è pertanto soggetto alla disciplina dettata dall'art. 1683 c.c. e segg., con la conseguenza che il venditore mittente, anche dopo la rimessione delle cose al vettore, conserva la titolarità dei diritti nascenti dal contratto di trasporto, ivi compreso quello al risarcimento del danno da inadempimento, fina al momento in cui, arrivate le merci a destinazione (o scaduto il termine entro il quale esse sarebbero dovute arrivare), il destinatario non ne chieda al vettore la consegna, ai sensi dell'art. 1689 c.c., comma 1, (vedi Cass. 3^, 28.11.2003, n. 18235; Cass. 3^, 18.6.2001, n. 8212). E, nella fattispecie, non risultando dalla sentenza impugnata alcuna richiesta di consegna della merce da parte del destinatario, il venditore mittente resta titolare dei diritti derivanti dal contratto di trasporto, e abilitato, quindi, anche a pretendere il risarcimento del danno da inadempimento del vettore. La sentenza impugnata deve essere pertanto cassata in relazione al motivo accolto, con assorbimento degli altri motivi di gravame e con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Bologna che provvedere anche in ordine al regolamento delle spese del giudizio di cassazione.
Accoglie il secondo motivo del ricorso, dichiarando assorbiti gli altri. Cassa e rinvia ad altra sezione della Corte di Appello di Bologna, anche per le spese del giudizio di cassazione. Così deciso in Roma, il 7 novembre 2007.