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Timestamp: 2018-01-23 07:38:52+00:00
Document Index: 30209329

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1']

L'attuale sistema di classamento
Villani Maurizio, 25 marzo 2013
a) fiscale, che sta alla base dell’esistenza del Catasto e soddisfa la necessità di determinare il reddito imponibile dei fondi rustici e dei fabbricati urbani; per attuare tale finalità è necessario che le proprietà immobiliari soggette ad imposta vengano accertate e appositamente catalogate e che le relative mutazioni vengano tenute in evidenza. Quanto al profilo reddituale – che risponde alla funzione originaria del catasto – i redditi (c.d. “medi ordinari”) dei terreni (dominicale e agrario) e dei fabbricati (peraltro individuati proprio sulla base della loro iscrizione o iscrivibilità in catasto) sono determinati mediante l’applicazione di tariffe d’estimo (artt. 28, 34 e 37 T.U.I.R) ovvero, per i fabbricati a destinazione speciale o particolare, mediante “stima diretta”.
b) civile, ovverosia tutte quelle informazioni che sono messe a disposizione nei documenti catastali e, in particolare, la planimetria dettagliata e a grande scala di tutto il territorio nazionale, l’analisi del reddito delle particelle e la descrizione dell’aspetto della proprietà fondiaria e di quella urbana.
L’unità immobiliare è rappresentata “da una porzione di fabbricato, o da un fabbricato, o da un insieme di fabbricati ovvero da un’area, che, nello stato in cui si trova e secondo l’uso locale, presenta potenzialità di autonomia funzionale e reddituale” (art. 2, comma 1, del D.M. 2 gennaio 1998, n. 28). In particolare i fabbricati sono suddivisi in tre gruppi (circ. min. dir. gen. Catasto 14.3.1992, n. 5/3/1100):
a) quanto al metodo di determinazione degli estimi catastali, se il sistema attuale del catasto dei fabbricati sia in grado di esprimere efficacemente i redditi e i valori dei beni ivi iscritti, b) quanto al profilo istituzionale, la definizione dei compiti rispettivamente dell’Agenzia del Territorio e dei Comuni in ordine alla gestione del Catasto, soprattutto nel contesto del c.d. “federalismo fiscale”; c) quanto all’azione di recupero dell’evasione immobiliare, l’accertamento dei fabbricati non censiti ovvero che abbiano perso i requisiti di ruralità; le misure di c.d. “riclassamento parziale” per le microzone; il riclassamento dei fabbricati oggetto di rilevanti interventi edilizi; il divieto di ricomprendere nelle unità immobiliari censite nelle categorie catastali da E/1 a E/6 ed E/9 immobili o porzioni di immobili destinati ad uso commerciale, industriale o ufficio privato ovvero ad usi diversi, qualora gli stessi presentino autonomia funzionale e reddituale; le azioni finalizzate all’accertamento catastale di specifiche fattispecie; l’introduzione della superficie minima da dichiarare ai fini Tarsu.
Relativamente ai fabbricati, il d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (testo unico delle imposte sui redditi) dispone la revisione periodica degli estimi; l’esigenza era già stata avvertita con la riforma tributaria dei primi anni ’70, ma la prima attività di riallineamento generale è stata avviata soltanto con il D.M. 20 gennaio 1990, il quale autorizzava l’amministrazione finanziaria a deliberare nuove tariffe. Esse, tuttora in vigore, hanno subito, ai fini Ici, un ulteriore aumento legale del 5 per cento per effetto dell’art. 3, comma 48, della legge 23 dicembre 1996, n. 662.
Il sistema ha subito un’evoluzione in tempi più recenti ed è ora improntato al coinvolgimento degli enti locali, non solo per il prezioso contributo in termini di conoscenza della realtà territoriale, ma anche in vista del decentramento amministrativo del catasto. La revisione dei classamenti, di cui all’art. 1, comma 335, della legge n. 311/2004, prende le mosse dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662, contenente delega per la revisione catastale, del classamento e delle tariffe d’estimo, sulla base, tra gli altri, dei seguenti principi:
La microzonizzazione dei territori comunali è stato il primo atto realizzato laddove ai sensi dell’art. 2, comma 1, del d.P.R. n. 138/1998, «la microzona, che è parte della zona censuaria e presenta omogeneità nei caratteri di posizione, urbanistici, storico-ambientali, socio economici, nonché nella dotazione dei servizi ed infrastrutture urbane. Inoltre, in ciascuna microzona le unità immobiliari sono uniformi per caratteristiche tipologiche, epoca di costruzione e destinazione prevalente>>. Pertanto, com’è stato correttamente osservato, essa individua “ambiti territoriali di mercato omogeneo, sul piano dei valori e dei redditi delle unità immobiliari, tenendo conto, in particolare, delle relative caratteristiche estrinseche”.
La revisione del classamento prevista nei commi 335 e 336 della legge n. 311/2004 consiste nell’assegnare alle unità immobiliari interessate nuove categorie o classi, tra quelle già esistenti nei relativi quadri, con la conseguente nuova rendita, senza incidere sulle tariffe d’estimo o sui quadri di categoria e di classi. Le procedure dei commi 335 e 336 fanno parte delle procedure di aggiornamento degli atti catastali, introdotte per aggiornare quelle situazioni più evidenti di sperequazione in attesa di una revisione generale degli estimi.
Il processo di revisione di cui al comma 335, art. 1, della legge finanziaria dell’anno 2005 (legge n. 311/2004)
Il processo di revisione di cui al comma 336, art. 1, della legge finanziaria dell’anno 2005 (legge n. 311/2004)
Art. 3, comma 58, della legge n. 662/1996
Esaminate le procedure di cui ai commi 335 e 336, è opportuno richiamare un’ulteriore procedura di revisione di cui ai sensi dell’art. 3, comma 58, della legge n. 662/1996: «il comune chiede all’Ufficio tecnico erariale la classificazione di immobili il cui classamento risulti non aggiornato ovvero palesemente non congruo rispetto a fabbricati similari e aventi medesime caratteristiche. L’Ufficio tecnico erariale procede prioritariamente alle operazioni di verifica degli immobili segnalati dal comune». Si tratta di una procedura che riguarda singole unità immobiliari, specificamente individuate, in relazione alle quali si sono riscontrate inadempienze del contribuente o dell’Ufficio tecnico (oggi, Ufficio del Territorio)oppure che richiedono una rivisitazione del quadro tariffario riveniente da classamenti già eseguiti. Il punto debole della disciplina è che la stessa non assicura il raggiungimento degli obiettivi prefissati, risolvendosi in una sorta di sollecitazione, seppure di fonte legislativa, alla lavorazione delle segnalazioni dei Comuni, senza però individuare una procedura specifica.
– se si è in presenza di omissioni o inesattezze imputabili al contribuente, al Comune competente converrà attivare la procedura di cui ai commi 336 ss. della legge n. 311/2004, poiché questa appare più stringente, sotto il profilo delle probabilità di ottenimento dell’obiettivo, rispetto a quella indicata nell’art. 3, comma 58, della legge n. 662/1996;
– si continuerà ad applicare la procedura descritta nell’art. 3, comma 58, della legge n. 662/1996, in tutte le ipotesi residuali, non riconducibili ad alcuna delle disposizioni appena ribadite.
Se pur le odierne categorie catastali (in particolare per le residenze) non riproducono completamente le attuali stratificazioni territoriali, tipologiche, edilizie ed i relativi sistemi dei valori (segmenti di mercato) va comunque evidenziato ancora una volta il complesso rapporto tra Catasto ed enti locali, nonché le difficoltà di conciliare equità ed efficienza, precisione e semplicità, soprattutto in quegli interventi diretti delle istituzioni fiscali (dilemma tra le «revisioni personalizzate», difficilmente gestibili, e le rideterminazioni di massa, emerge già dalla formulazione dell’art. 1, comma 335, della legge 30 dicembre 2004, n. 311).
Lecce, 20 marzo 2013