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Timestamp: 2018-03-18 19:20:55+00:00
Document Index: 134073902

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 21', 'art. 23', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 34', 'art.33', 'art. 35', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 37', 'art. 38', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 41', 'art. 42', 'art 43', 'art. 44', 'art. 45', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 48', 'art. 49', 'art. 53', 'art. 52', 'art. 54', 'art. 92']

La Costituzione Italiana: Storia, Assemblea Costituente, Caratteristiche, Principi fondamentali, Diritti e doveri dei Cittadini | Il Popolo Viola di Parma
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Pubblicato il 15 ottobre 2010	di Il Popolo Viola di Parma
La Costituzione della Repubblica italiana è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano. Fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947. Fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948.
La prima pagina tratta da uno dei tre originali della Costituzione italiana ora custodito nell’Archivio Storico della Presidenza della Repubblica
Lo Stato italiano nasce da un punto di vista istituzionale, con la legge del 17 marzo 1861 che attribuisce a Vittorio Emanuele II, «re di Sardegna», e ai suoi successori, il titolo di «re d’Italia». È la nascita giuridica di uno Stato italiano (anche se altri stati avevano già portato tale nome nel passato, dal regno longobardo per finire al regno napoleonico). La continuità tra il Regno di Sardegna e quello d’Italia è normalmente sostenuta in base all’estensione dell’applicazione della sua legge fondamentale, lo Statuto albertino concesso da Carlo Alberto di Savoia nel 1848, a tutti i territori del regno d’Italia progressivamente annessi al regno sabaudo nel corso delle guerre d’indipendenza. La conservazione dell’ordinale dinastico da parte di Vittorio Emanuele, e l’estensione dello Statuto albertino ai territori annessi hanno portato gli storici a parlare di “piemontesizzazione” dello stato italiano ad opera dei Savoia. Lo statuto albertino rimase in vigore, quindi, quasi 100 anni, dal 4 marzo 1848 al 1 gennaio 1948, quando entrò in vigore la costituzione repubblicana.
Lo Statuto albertino fu simile alle altre costituzioni rivoluzionarie vigenti nel 1848 e rese l’Italia una monarchia costituzionale, con concessioni di poteri al popolo su base rappresentativa. Era una tipica costituzione “ottriata”, ossia concessa dal sovrano e, da un punto di vista giuridico, si caratterizzava per la sua natura “flessibile”, ossia derogabile ed integrabile in forza di atto legislativo ordinario. Poco tempo dopo la sua entrata in vigore, proprio a causa della sua flessibilità, fu possibile portare l’Italia da una forma di monarchia costituzionale pura a quella di monarchia parlamentare, sul modo di operare tradizionale delle istituzioni inglesi (benché il potere esecutivo fosse detenuto completamente dal re, sempre più spesso il Consiglio dei ministri rifiutò di restare in carica quando non gradito alla camera elettiva).
Il primo Parlamento dello Stato unitario, in principio del 1861, si compose con un suffragio elettorale ristretto al 2% della popolazione; nel 1882 il diritto di voto fu portato al 7% della popolazione, con riforme nel 1912 e 1918 il diritto fu esteso fino a una forma di suffragio universale maschile.
Benché l’articolo 1 proclamasse il cattolicesimo religione di stato, le relazioni fra la Santa Sede e lo Stato furono praticamente interrotte tra il 1870 il 1929, per via della Questione romana.
Anche a causa della mancanza di rigidità dello Statuto, col giungere del fascismo lo Stato fu deviato verso un regime autoritario dove le forme di libertà pubblica fin qui garantite vennero stravolte: le opposizioni vennero bloccate o eliminate, la Camera dei deputati fu abolita e sostituita dalla «Camera dei fasci e delle corporazioni», il diritto di voto fu cancellato; diritti, come quello di riunione e di libertà di stampa, furono piegati in garanzia dello Stato fascista, mentre il partito unico fascista non funzionò come strumento di partecipazione, ma come strumento di intruppamento della società civile e di mobilitazione politica pilotata dall’alto. Tuttavia lo Statuto albertino, nonostante le modifiche, non fu formalmente abolito.
I rapporti con la Chiesa cattolica vennero invece sanati e rinsaldati tramite i Patti Lateranensi del 1929, che ristabilirono ampie relazioni politico-diplomatiche tra la Santa Sede e lo Stato italiano.
Il 25 luglio 1943, verso la fine della seconda guerra mondiale, Benito Mussolini perse il potere, il re Vittorio Emanuele III nominò il maresciallo Pietro Badoglio per presiedere un governo che ripristinò in parte le libertà dello statuto; iniziò così il cosiddetto «regime transitorio», di cinque anni, che terminò con l’entrata in vigore della nuova Costituzione e le successive elezioni politiche dell’aprile 1948, le prime della storia repubblicana. Ricomparvero quindi i partiti antifascisti costretti alla clandestinità, riuniti nel Comitato di liberazione nazionale, decisi a modificare radicalmente le istituzioni per fondare uno Stato democratico.
Con il progredire e il delinearsi della situazione, con i partiti antifascisti che iniziavano ad entrare nel governo, non fu possibile al re di riproporre uno Statuto albertino eventualmente modificato e la stessa monarchia, giudicata compromessa con il precedente regime, era messa in discussione. La divergenza, in clima ancora bellico, trovò una soluzione temporanea, una «tregua istituzionale», in cui si stabiliva: la necessità di trasferire i poteri del re al figlio (ci fu un proclama del re il 12 aprile 1944), il quale doveva assumere la carica provvisoria di luogotenente del regno, mettendo da parte temporaneamente la questione istituzionale; quindi la convocazione di un’Assemblea Costituente incaricata di scrivere una nuova carta costituzionale, eletta a suffragio universale (giugno 1944). Fu poi esteso il diritto di voto alle donne (febbraio 1945) e, ormai raggiunto il silenzio delle armi, fu indetto il referendum per la scelta fra repubblica e monarchia (marzo 1946).
Formazione dell’Assemblea Costituente
Ora i partiti del Comitato di liberazione nazionale cessarono di considerarsi uguali, si poté constatare il loro grado d’influenza. Dominarono le elezioni tre grandi formazioni: la Democrazia Cristiana, che ottenne il 35,2% dei voti e 207 seggi; il Partito socialista, 20,7% dei voti e 115 seggi; il Partito comunista, 18,9% e 104 seggi. La tradizione liberale (riunita nella coalizione Unione Democratica Nazionale), protagonista della politica italiana nel periodo precedente la dittatura fascista, ottenne 41 deputati, con quindi il 6,8% dei consensi; il Partito repubblicano, anch’esso d’ispirazione liberale ma con un approccio differente nei temi sociali, 23 seggi, pari al 4,4%. Mentre il Partito d’Azione, nonostante un ruolo di primo piano nella Resistenza, ebbe solo l’1,5% corrispondente a 7 seggi. Fuori dal coro, in opposizione alla politica del CLN, raccogliente voti dei fautori rimasti del precedente regime, c’è la formazione dell’Uomo qualunque, che prese il 5,3%, con 30 seggi assegnati.
L’intesa costituzionale
Giorgio La Pira sintetizzò le due concezioni costituzionali e politiche alternative dalle quali si intendeva differenziare la nascente Carta, distinguendone una “atomista, individualista, di tipo occidentale, rousseauiana” ed una “statalista, di tipo hegeliano”. Secondo i costituenti, riferì La Pira, si pensò di differenziarla nel principio che per il pieno sviluppo della persona umana, a cui la nostra costituzione doveva tendere, era necessario non soltanto affermare i diritti individuali, non soltanto affermare i diritti sociali, ma affermare anche l’esistenza dei diritti delle comunità intermedie che vanno dalla famiglia sino alla comunità internazionale.
* principi fondamentali (artt. 1-12);
* parte prima, diritti e doveri dei cittadini (artt. 13-54);
* parte seconda, contenente l’ordinamento della Repubblica (artt. 55-139);
* 18 disposizioni transitorie e finali, riguardanti situazioni relative al trapasso dal vecchio al nuovo regime e destinate a non ripresentarsi.
* Innanzitutto, la normazione è contenuta in un testo legislativo scritto. La scelta è comune all’esperienza di civil law ed a quella di common law, con la grande eccezione della Gran Bretagna, paese nel quale la Costituzione è in forma orale (tranne alcuni documenti come la Magna Charta).
* Inoltre, si dice che la Costituzione italiana è rigida. Con ciò si indica che da un lato è necessario un procedimento parlamentare aggravato per la riforma dei suoi contenuti (non bastando la normale maggioranza ma la maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna camera, e prevedendo per la revisione due successive deliberazioni a intervallo non minore di tre mesi l’una dall’altra), e dall’altro che le disposizioni aventi forza di legge in contrasto con la Costituzione vengono rimosse con un procedimento innanzi alla Corte costituzionale.
* La Costituzione è lunga, ossia contiene disposizioni in molti settori del vivere civile, non limitandosi a indicare le norme sulle fonti del diritto. In ogni caso, da questo punto di vista, è da dire che il disposto costituzionale presenta per larga parte carattere programmatico, venendo così in rilevanza solo in sede di indirizzo per il legislatore o in sede di giudizio di legittimità degli atti aventi forza di legge. Il processo di consolidamento dei principi indicati dalla Costituzione, attraverso la loro concretizzazione nella legge ordinaria (o, talvolta, nell’orientamento giurisprudenziale come è avvenuto per l’attuazione dell’art. 36 relativamente al principio del trattamento economico minimo previsto per i lavoratori dipendenti), è detto attuazione della Costituzione. Tale processo non è da considerarsi ancora concluso. Il legislatore costituzionale, inoltre, ha ritenuto di ritornare nella Costituzione repubblicana su alcune materie, per integrarle e ampliarle, adottando provvedimenti di legge costituzionale, tipici di tutte le costituzioni lunghe. Tali emendamenti sono integrazioni alla costituzione, approvate con lo stesso procedimento della revisione costituzionale, e costituiscono modificazioni più o meno profonde. Per quanto concerne l’attuazione e l’integrazione delle norme costituzionali, si ricorda ad esempio che la Corte costituzionale non venne attivata che nel 1955 (le elezioni dei giudici tramite una legge non avvenne che nel 1953), che il Consiglio superiore della magistratura venne attivato nel 1958 e che le Regioni ordinarie vennero istituite nel 1970 (sebbene quattro regioni speciali vennero istituite nel 1948 e il Friuli Venezia Giulia nel 1963); il referendum abrogativo, infine, venne istituito con la legge 352 del 15 maggio 1970.
* Votata perché rappresenta un patto tra i componenti del popolo italiano.
* Compromissoria perché frutto di una particolare collaborazione tra tutte le forze politiche uscenti dal secondo conflitto mondiale.
* Democratica perché è dato particolare rilievo a sindacati e partiti politici e c’è la partecipazione del popolo.
* Infine, è programmatica perché rappresenta un programma (attribuisce alle forze politiche il compito di rendere effettivi gli obiettivi fissati dai costituenti, e ciò attraverso provvedimenti legislativi non contrastanti con le disposizioni costituzionali).
Le libertà collettive: gli articoli dal 17 al 21 affermano che i cittadini italiani hanno il diritto di riunirsi in luoghi pubblici (con obbligo di preavviso all’autorità di pubblica sicurezza), privati e aperti al pubblico (liberamente) (art. 17), e di associarsi liberamente, che le associazioni che hanno uno scopo comune non devono andare contro il principio democratico e del codice penale (art. 18), che ogni persona ha il diritto di professare liberamente il proprio credo (art. 19), che ogni individuo è libero di professare il proprio pensiero, con la parola, con lo scritto e con ogni altro mezzo di comunicazione (art. 21).
Il diritto penale: gli articoli dal 22 al 28 affermano i principi e i limiti dell’uso legittimo della forza (art. 23), il diritto attivo e passivo alla difesa in tribunale (art. 24) (vedi anche Patrocinio a spese dello stato)[10], il principio di legalità della pena (art. 25), le limitazioni all’estradizione dei cittadini (art. 26), il principio di personalità nella responsabilità penale (art. 27, com. 1), il principio della presunzione di non colpevolezza (art. 27, com. 2) ed il principio di umanità e rieducatività della pena (art. 27, com. 3).
dall’articolo 29 al 34
la salute l’art. 32 afferma che la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività. Afferma inoltre che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e che la legge “non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
l’arte e la cultura l’art. 33 afferma che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.
la scuola l’art. 34 afferma che la scuola è aperta a tutti; quella statale è gratuita; libera e senza oneri per lo Stato quella privata (art.33, commi 3 e 4)
dall’articolo 35 al 47
l’organizzazione del lavoro: gli articoli dal 35 al 47 affermano che la Repubblica tutela il lavoro e la libertà di emigrazione (art. 35), il diritto al giusto salario (art. 36, com. 1), la durata massima della giornata lavorativa (art. 36, com. 2), il diritto/dovere al riposo settimanale (art. 36, com. 3), il lavoro femminile e minorile (art. 37), i lavoratori invalidi, malati, anziani o disoccupati (art. 38), la libertà di organizzazione sindacale (art. 39), il diritto di sciopero (art. 40), la libertà di iniziativa economica (art. 41), la proprietà (art. 42), la possibilità ed i limiti all’espropriazione (art 43), la proprietà terriera (art. 44), le cooperative e l’artigianato (art. 45), la collaborazione tra i lavoratori (art. 46) ed il risparmio (art. 47).
dall’articolo 48 al 54
Le elezioni: l’art. 48 afferma che sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età; afferma anche che il voto è personale ed eguale, libero e segreto, e che il suo esercizio è dovere civico.
I partiti: l’art. 49 afferma il principio della libertà di associarsi in partiti e del pluripartitismo politico.
Le tasse: l’art. 53 afferma il dovere di tutti i cittadini di concorrere alle spese pubbliche pagando le tasse (com. 1) ed il principio di progressività della tassazione (com. 2).
I doveri: l’art. 52 afferma il dovere di difendere la patria mentre l’art. 54 afferma il dovere di essere fedeli alla Repubblica, alla Costituzione ed alle leggi.
dall’articolo 55 al 82, l primo titolo riguarda il potere legislativo ed è suddiviso in due sezioni:
Le Camere: dall’articolo 55 al 69
La Formazione delle Leggi: dall’articolo 70 al 82; la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere.
dall’articolo 83 al 91; il secondo titolo riguarda le modalità di elezione, i poteri e le responsabilità del capo dello stato, garante dell’equilibrio dei poteri.
dall’articolo 92 al 100; il terzo titolo riguarda il potere esecutivo ed è suddiviso in tre sezioni:
Il Consiglio dei ministri: dall’articolo 92 al 96
La Pubblica Amministrazione: dall’articolo 97 al 98
Gli Organi Ausiliari: dall’articolo 99 al 100
La Magistratura: dall’articolo 101 al 113
Ordinamento giurisdizionale: dall’articolo 101 al 110
Norme sulla giurisdizione: dall’articolo 111 al 113
Il quinto titolo riguarda le norme relative ai governi locali:
dall’articolo 134 al 139; il sesto titolo riguarda le garanzie poste per preservare la stessa costituzione ed è suddiviso in due sezioni
La Corte Costituzionale: dall’articolo 134 al 137
Revisione della costituzione e leggi costituzionali: dall’articolo 138 al 139
Il progetto di riforma costituzionale del 2005 rigettato dal referendum del 25/26 giugno 2006
Il Parlamento italiano aveva approvato, sulla base di quattro saggi elaborati nella località di Lorenzago da esponenti di spicco della maggioranza di governo, una rilevante modifica delle disposizioni dell’attuale Costituzione (una cinquantina di articoli furono modificati da tale legge). Qualora tale riforma fosse entrata in vigore, si sarebbe prospettata la nascita di una Repubblica federale con un esecutivo nettamente più forte. Tra le principali disposizioni di tale (fallita) riforma costituzionale si possono citare in modo non esaustivo le seguenti:
* Sostituzione del Presidente del Consiglio dei ministri, adottando la versione del sistema parlamentare detta premierato, con un Primo ministro che verrebbe designato direttamente dagli elettori. I poteri del primo ministro vengono rafforzati, in quanto su sua richiesta il Presidente della repubblica deve sciogliere la Camera dei deputati, a meno che la maggioranza espressa dalle elezioni non indichi un sostituto.
* Voto di fiducia e sfiducia al Governo espresso dalla sola Camera dei deputati.
* La sfiducia al governo comporta anche lo scioglimento della camera, a meno che i deputati che hanno votato la fiducia esprimano un nuovo primo ministro (non è possibile che il nuovo governo sia sostenuto da una maggioranza diversa dal precedente).
* Riduzione delle funzioni del Presidente della Repubblica: deve nominare Primo Ministro chi risulti candidato a tale carica dalla maggioranza uscita dalle elezioni, senza più la (peraltro formale) libertà di scelta attualmente contemplata dall’art. 92 Cost.; può sciogliere la Camera dei deputati solo su richiesta del Primo Ministro, in caso di morte, impedimento permanente o dimissioni dello stesso, se la Camera dei deputati ha approvato una mozione di sfiducia al Primo Ministro senza che la maggioranza risultante dalle elezioni ne abbia espresso uno nuovo, oppure se il voto di sfiducia sia stato respinto col voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni. L’età minima per essere eletto alla carica di Presidente scende da 50 a 40 anni.
* Trasformazione del Senato in Senato federale della Repubblica teso a rappresentare gli interessi del territorio e delle comunità locali. I senatori saranno eletti fra i residenti sul territorio regionale e già rappresentanti del popolo in enti territoriali.
* Istituzione di un sistema monocamerale per il voto delle leggi: in funzione delle materie, sia il Senato federale, sia la Camera, possono approvare una legge, senza che sia necessario (salvo eccezioni) un completo iter tra le due camere.
* Numero ridotto di parlamentari (500 deputati + 18 deputati per gli italiani all’estero + fino a 3 eventuali deputati a vita; 252 senatori federali).
* Ruolo più specifico all’opposizione (alla Camera) e alle minoranze (al Senato federale).
* Alcune competenze, assegnate dalla riforma del 2001 alla legislazione concorrente (in cui la facoltà legislativa spetta alle regioni, salvo la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione statale) tornano di esclusiva competenza statale. Esse sono:
o la sicurezza del lavoro
o le norme generali sulla tutela della salute
o le grandi reti strategiche di trasporto e di navigazione di interesse nazionale e relative norme di sicurezza
o l’ordinamento della comunicazione (rimangono ambito della legislazione concorrente la “comunicazione di interesse regionale, ivi compresa l’emittenza in ambito regionale” e la “promozione in ambito regionale dello sviluppo delle comunicazioni elettroniche”)
o l’ordinamento delle professioni intellettuali
o l’ordinamento sportivo nazionale (rimane alla legislazione concorrente l’ordinamento sportivo regionale)
o la produzione strategica, il trasporto e la distribuzione nazionali dell’energia (alla legislazione concorrente rimane la produzione, trasporto e distribuzione dell’energia di rilevanza non nazionale).
* Passano alla competenza esclusiva delle regioni alcune materie prima incluse nella legislazione concorrente:
o assistenza e organizzazione sanitaria;
o organizzazione scolastica, gestione degli istituti scolastici e di formazione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche;
o definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della Regione;
o polizia amministrativa regionale (la polizia amministrativa locale già rientrava nelle competenze esclusive regionali);
* Reintroduzione dell’interesse nazionale come limite della legislazione regionale.
* Protezione costituzionale delle Autorità indipendenti.
* Modifica della composizione della Corte costituzionale con aumento dei membri di nomina parlamentare.
* I “membri laici” del Consiglio Superiore della Magistratura non sono più scelti dal Parlamento in seduta comune, ma per metà da ciascuna camera, sempre tra i professori universitari ordinari di materie giuridiche e gli avvocati con quindici anni di esercizio della professione.
* Modifica delle possibilità di ricorso alla Corte Costituzionale, con attribuzione della possibilità di ricorso anche alle Province, alle Città Metropolitane e ai Comuni.
* Possibilità di referendum consultivo su tutte le riforme della costituzione e sulle leggi costituzionali, anche approvate in seconda lettura a maggioranza dei due terzi.
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Una risposta a La Costituzione Italiana: Storia, Assemblea Costituente, Caratteristiche, Principi fondamentali, Diritti e doveri dei Cittadini
24 novembre 2010 alle 06:33
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