Source: https://www.educa.ch/it/guides/diritto-d-autore/casi-giuridici-prolitteris
Timestamp: 2020-02-25 09:58:54+00:00
Document Index: 110616073

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 2', 'art. 380', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 25', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 61', 'art. 62', 'art. 384']

Casi giuridici ProLitteris
Chi detiene i diritti per le utilizzazioni su Internet?
Che una scuola rinomata, dedicata alla formazione di grafici, designer e disegnatori non voglia rinunciare al collegamento con la nuova epoca digitale è più che lecito. A tale scopo la scuola programma la sua pubblicazione in rete, iniziando a progettare un proprio sito Internet. Si prevede di utilizzare alcune opere tratte dall’archivio della scuola, allestite a loro tempo da ex-allievi. Alcune delle opere in questione saranno digitalizzate e poi messe a disposizione sul sito della scuola. Per la valutazione giuridica, la natura delle opere, ossia che si tratti di fotografie, opere d’arte figurativa o testi, non comporta nessuna differenza: per utilizzazioni del genere devono essere disciplinati sia il diritto di riproduzione, che il diritto di rendere percettibile l’opera (art. 10 comma 2 let. a e c LDA).
Ora, la scuola è assolutamente cosciente della necessità di disciplinare i diritti d’autore per le utilizzazioni di opere su Internet. Nei contratti stipulati con gli allievi viene quindi stabilito che i diritti d’autore e di utilizzazione, sulle opere create dagli allievi durante il periodo di formazione, sono trasferiti alla scuola. Una tale cessione di diritti è di per sé possibile. Tuttavia, in questo contesto, si pone oggi la domanda di quali siano i diritti toccati effettivamente da una tale cessione di utilizzazione. A tale proposito un ex allievo si è rivolto al servizio giuridico di ProLitteris, essendo del parere che – malgrado la dichiarazione di cessione – i diritti Internet siano ancora suoi.
Osservando più da vicino la fattispecie, risulta che l’allievo interessato ha terminato i propri studi nell’istituto in questione da oltre venti anni. Perciò, e a giusto titolo, egli difende il parere che, all’epoca, Internet non era ancora noto, né, tanto meno, era utilizzato come avviene oggi. Non si può pertanto addurre che tali diritti fossero stati ceduti alla scuola per mezzo della dichiarazione di cessione allora firmata. Ogni interpretazione di cessione lederebbe la prescrizione della buona fede, stabilita all'art. 2 del Codice civile svizzero (CC). Nel caso in esame ne è conseguito che la scuola oggi deve disciplinare e indennizzare i diritti di utilizzazione online. Il numero di opere utilizzate, nonché la durata della loro utilizzazione sono determinanti a tale proposito.
Sebbene il contratto di edizione regoli le opere protette dal diritto d’autore, le sue norme non sono contenute nella Legge sul diritto d’autore (LDA) bensì nel Codice delle obbligazioni (CO), negli articoli 380-393. Tramite il contratto di edizione gli autori di un’opera scientifica, letteraria o artistica o i loro eredi (aventi diritto) si impegnano a cedere l’opera a un editore per la pubblicazione. L’editore, da parte sua, deve riprodurre l’opera e provvedere alla sua messa in commercio (concetto legale secondo l’art. 380 CO), il che significa realizzare un libro e distribuirlo affinché sia venduto, nonché occuparsi della promozione pubblicitaria. Che cosa sia un’opera lo stabilisce la legge sul diritto d’autore all’art. 2 comma 2. Un contratto di edizione orale è valido; si consiglia comunque di pretendere sempre il contratto scritto. L’avente diritto cede all’editore, con la propria opera, determinati diritti di utilizzazione, garantendogli in tal modo un diritto esclusivo di utilizzazione. Vale a dire che egli non può cedere i diritti a un terzo. Finché si tratta dei sopracitati diritti di riproduzione in vista della messa in commercio, si parla di diritti principali del contratto di edizione.
Un piccolo editore vuole pubblicare una raccolta di proverbi famosi, tratti dalla letteratura mondiale. Egli progetta un volume contenente singole frasi, ordinate secondo vari campi. L’editore chiede a ProLitteris se la pubblicazione di tale volume sia lecita o se sia necessario regolare eventuali diritti d’autore. Innanzitutto si pone la questione se le frasi scelte siano protette dal diritto d’autore o meno. Ciò sarebbe il caso se si dovesse trattare di singole citazioni che, come creazione intellettuale, possiedono un carattere individuale. Nonostante anche i proverbi più famosi come «Chi dorme non piglia pesci» o «Il lupo perde il pelo ma non il vizio» presentino senz’altro un carattere individuale, non sottostanno a nessun tipo di diritto d’autore, dato che appartengono al bene comune e i loro autori sono da tempo sconosciuti. Frasi tratte dalla letteratura mondiale, anche se vengono riprodotte per la prima volta come singola citazione, sono protette solo se l’autore non è morto da più di 70 anni. Perciò frasi citate singolarmente da opere di Carlo Goldoni o di Giacomo Leopardi si trovano nel cosiddetto dominio pubblico e possono essere tranquillamente riprodotte. Invece una frase tratta da un’opera di Leonardo Sciascia o di Alberto Moravia sottostà alla protezione del diritto d’autore e quindi la sua pubblicazione in una raccolta di citazioni non è permessa senza l’autorizzazione degli aventi diritto. Spetta infatti esclusivamente all’autore decidere se desideri riprodurre frammenti di opere pubblicate.
Inoltre l’art. 11 comma 1 della LDA prevede espressamente che l’autore sia l’unico ad avere il diritto esclusivo di decidere se, quando e a quali condizioni un’opera possa essere pubblicata all’interno di una raccolta. A questo punto è necessario notare che tale diritto non può essere acquisito tramite ProLitteris, anche se l’autore ne è socio. Infatti si tratta qui del diritto di pubblicazione di libri, che non viene ceduto a ProLitteris tramite il contratto di socio. Nei singoli casi bisogna poi stabilire se tale diritto si trovi ancora presso l’autore o se sia stato ceduto ad un editore tramite contratto d'edizione.
Nel caso di una raccolta di citazioni si pone inoltre la questione della cosiddetta libertà di citazione. In virtù dell’art. 25 della LDA, opere pubblicate possono essere citate «nella misura in cui servano da commento, riferimento o dimostrazione e se la portata della citazione è giustificata dall’impiego fatto». Per di più è indispensabile che vengano indicate la citazione stessa e la sua fonte. Nel caso di una raccolta di proverbi non è tuttavia il diritto di citazione ad essere chiamato in causa. Infatti, la riproduzione di una frase o di un frammento senza riferimento all’opera principale originale non è una citazione, poiché non serve né da spiegazione, né da dimostrazione, né da commento.
La situazione è diversa ad esempio in un libro scientifico, quando per argomentare una tesi diviene necessario citare da un'altra opera già esistente. Anche in un articolo di giornale può apparire una frase tratta da un’opera protetta dal diritto d’autore, a condizione che serva da commento. In ogni caso tali citazioni devono essere mantenute il più corte possibile e cioè non più lunghe di quanto il loro scopo – «commento», «riferimento», «dimostrazione» – lo esiga. Inoltre è assolutamente proibito riprodurre come citazioni intere parti di un romanzo o addirittura opere complete. Ne consegue che anche opere delle arti figurative (quadri o fotografie) non possono essere utilizzate come citazioni, dato che la riproduzione integrale di un’opera non è considerata come una citazione.
Infine si deve ancora esaminare entro quali limiti una raccolta di citazioni, frasi o proverbi rappresenti in sé stessa un’opera protetta. L’art. 4 della LDA stabilisce che le collezioni sono opere protette «se costituiscono creazioni dell’ingegno che presentano un carattere originale per la scelta o la disposizione del contenuto». Quindi se la scelta si basa su un criterio indipendente e individuale, una raccolta può essere protetta in qualità di opera autonoma. Se si trattasse tuttavia solo di una composizione di materiale preesistente, ordinato ad esempio alfabeticamente, non sarebbe possibile dimostrare la qualità dell’opera e di conseguenza non la si potrebbe considerare protetta. La raccolta in questione, che si compone esclusivamente di proverbi già esistenti, è invece protetta, poiché sia la scelta che la disposizione mostrano criteri individuali del curatore. Oltre a ciò è importante che la tutela delle opere o dei frammenti contenuti nella raccolta non vada perduta; al contrario, essi restano protetti come prima.
Dove posso registrare il mio copyright?
Ad intervalli regolari vari artisti si rivolgono al servizio di consulenza legale di ProLitteris, per informarsi sulle precauzioni da adottare al fine di proteggere le opere da loro create. Nella maggior parte dei casi, per quanto riguarda testi e immagini, si teme che qualcun altro possa fare uso di creazioni, facendosi passare per il loro autore. In questo contesto si pongono le seguenti domande: «Come deve essere apposto il copyright affinché sia valido? E dove devo farlo registrare?». Inoltre la maggior parte di coloro che ci chiedono consiglio cercano una risposta alla domanda su cosa debbano fare per evitare che le loro opere siano copiate e utilizzate senza autorizzazione. Tale principio è prescritto dall’art. 5 comma 2 dell’accordo internazionale sui diritti d’autore della Convenzione di Berna ed è vincolante per tutti gli Stati membri – Svizzera compresa. E tale libertà della forma vale per ogni categoria di opere – quindi anche per la musica, per i testi (scritti e parlati), per le immagini, le fotografie e i filmati.
Ma quali sono le precauzioni concrete? La legge federale sul diritto d’autore stabilisce che è considerato autore la persona il cui nome figura sugli esemplari d’opera in occasione della sua pubblicazione; che sia il nome vero, uno pseudonimo o una sigla. Pertanto agli artisti si può solo suggerire di citare su ognuna delle loro opere e su ognuno degli esemplari d’opera il proprio nome – o lo pseudonimo – nonché l’anno della creazione. È ormai prassi affermata apporre il cosiddetto copyright, rappresentato dal simbolo ©.
Qual è il significato preciso di tale simbolo? Oggi il simbolo non ha più un vero valore giuridico. Quando alcuni Paesi non avevano ancora aderito alla Convenzione di Berna (fino al 1989 anche gli USA), l’indicazione del simbolo © aveva senso, soprattutto nel raffronto con i Paesi in cui era necessaria l’iscrizione al registro per far nascere il diritto d’autore. Oggi invece la sua funzione è unicamente quella di rivendicare in modo inequivocabile e nei confronti di tutti la qualità d’autore. Nella prassi questo simbolo è ormai collaudato e la sua assenza impensabile. Une tale indicazione del copyright può presentarsi ad esempio nel modo seguente: «© 2001 by Jean Meier» Nei casi in cui la paternità di un’opera tutelata sia oggetto di controversia, mancando l’apposito registro non si può risalire ad un’eventuale iscrizione, e quindi addurre le prove necessarie per qualificare l’autore. Ciononostante, nella prassi esistono alcune possibilità atte a cautelarsi in casi del genere. Anzitutto è possibile depositare le opere in questione. I soci di Prolitteris hanno a loro disposizione un servizio di questo tipo. Dietro pagamento di un modesto compenso viene rilasciata una ricevuta che conferma che l’opera (in genere una copia e non l’originale) è stata depositata. Tale ricevuta comprende le indicazioni relative al titolo e al tipo di opera, nonché la data della consegna. In caso di controversia diventa facile comprovare chi sia l’autore dell’opera in questione e la data della sua creazione. Un’altra possibilità prevede che l’autore invii a se stesso una copia dell’opera protetta, preferibilmente con lettera raccomandata, che sarà custodita in busta chiusa. Anche tale misura è valida per comprovare la qualifica d’autore – compresa la data di creazione dell’opera. Comunque, anche precauzioni simili non bastano per garantire che un’altra persona si vanti indebitamente della qualifica d’autore. Ecco perché si consiglia vivamente di apportare su ogni bozza, schizzo o progetto tutelati dal diritto d’autore che escono dal campo di influenza dell’autore l’indicazione del copyright, nonché di far notare in modo inequivocabile ai destinatari, con un’indicazione a parte sull’opera stessa, che senza esplicita autorizzazione non sono ammesse né utilizzazione né trattamenti dell’opera. Qualora ciò avvenisse ugualmente, l’autore avente diritto deve reagire, rivendicando i propri diritti con tutte le prove a sostegno. Inoltre la legge prevede che «Chi prova d’avere un interesse legittimo può promuovere un’azione intesa a far accettare l’esistenza o l’assenza di un diritto o di un rapporto giuridico disciplinato dalla presente legge.» (art. 61 LDA). Quanto detto acquista un’importanza particolare soprattutto in quei casi, in cui la base di diritto relativa alla qualifica d’autore non è evidente. Ogni avente diritto ha altresì la possibilità di esigere dal Tribunale competente il divieto di un’imminente violazione dei propri diritti d’autore (art. 62, comma 1 let. a LDA). Da quanto finora esposto risulta che la protezione legale degli autori sussiste indubbiamente anche senza registro. Tuttavia devono essere osservate alcune misure di precauzione e adottati certi accorgimenti – affinché i diritti possano essere rivendicati in modo efficace, soprattutto in caso di controversia.
Quando la casa editrice non fa nulla…
Capita a volte che il nostro servizio di consulenza legale riceva delle richieste da parte di scrittori che hanno concluso un contratto di edizione. La casa editrice ha ricevuto l’opera entro i termini stabiliti e la prima edizione è già comparsa sul mercato. Questo tuttavia non basta poiché gli autori, per legge, hanno diritto alla promozione del libro. Nell’art. 384, comma 1 del Codice delle obbligazioni (CO) si dice: «L’editore è tenuto a riprodurre l’opera nella forma appropriata alla sua natura, senza abbreviazioni, aggiunte o variazioni, a farne la dovuta pubblicità e ad adoperare i mezzi consueti per ottenerne lo spaccio.»
Un membro di ProLitteris si lamenta che il suo editore non s’impegna a sufficienza nella divulgazione del suo libro. In particolare gli rimprovera di non essere stato presente né alla fiera del libro di Francoforte né a quella di Ginevra. Inoltre il libro sarebbe troppo poco reclamizzato sulla stampa e la distribuzione sarebbe male organizzata. Non basta, continua l’autore, che la casa editrice metta a disposizione di giornali e riviste delle copie per la recensione; occorre invece insistere con i giornali per far sì che una recensione sia effettivamente pubblicata. Bisognerà dunque chiedersi che tipo di impegno si debba aspettare l’autore in quanto avente diritto dall’editore.
In linea di principio i mezzi che un editore deve impegnare per la vendita di un’opera sono quelli normalmente in uso, mentre l’intensità dell’impegno va misurata in funzione del tipo di opera. Questo vale soprattutto per misure pubblicitarie, come la realizzazione e spedizione di prospetti, annunci su giornali, riviste specializzate e altro. In genere bisogna sempre impostare il lavoro tenendo conto delle possibilità concrete della casa editrice. È evidente che la casa editrice deve assumersi personalmente i costi delle iniziative che prende in campo pubblicitario. Esse fanno parte del suo rischio economico e non possono essere scaricate sulle spalle degli autori.
Ora, non si può pretendere, ad esempio, che una piccola casa editrice, per un libro che viene pubblicato con una bassa tiratura, eserciti lo stesso impegno pubblicitario che può permettersi una grande casa grazie al suo pubblico potenziale. Perciò un piccolo editore non è nemmeno tenuto a essere presente alle fiere internazionali del libro. Quanto poi alle letture che una casa editrice dovrebbe organizzare, anche in questo caso occorre valutare se l’editore ne è concretamente in grado e se l’opera in questione è di tipo belletristico o specialistico. Per quanto riguarda le recensioni, saranno naturalmente le singole redazioni a decidere se vogliono o meno segnalare un determinato libro.
Nei singoli casi le cifre concrete di vendita possono talvolta offrire un appiglio per giudicare i mezzi che l’editore ha impiegato. Se però un libro si vende male non si può ancora necessariamente concludere che gli sforzi intrapresi dalla casa editrice siano stati insufficienti. Un autore dunque dovrebbe presentare un reclamo alla casa editrice soltanto se a quest’ultima si può fare un appunto concreto o se palesemente essa non compie il minimo sforzo per far conoscere un libro.
Se da un esame più accurato dell’intera situazione la casa editrice risulta effettivamente non aver fatto nulla o aver fatto troppo poco per la vendita del libro, gli aventi diritto possono protestare. Bisogno imporre alla casa editrice, per iscritto, un termine entro il quale prendere misure concrete e realizzabili. Se la casa editrice non intraprende alcunché entro tale termine, è possibile rescindere il contratto di edizione per violazione degli impegni contrattuali.
Poiché il titolo sul contratto di edizione non sancisce nulla di preciso a questo proposito, valgono le norme generali del CO sullo scioglimento dei contratti. In seguito gli autori possono scegliere se a) chiedere l’adempimento del contratto più il rimborso dei danni per ritardo; b) rinunciare a ulteriori prestazioni dell’editore e chiedere il rimborso per mancato adempimento o c) recedere dal contratto. In caso di recesso i diritti ceduti all’editore ritornano agli aventi diritto. Questi passi andrebbero tuttavia sempre ben ponderati, poiché spetta all’autore, che chiede un rimborso dei danni o recede dal contratto di edizione, addurre le prove del fatto che sussiste una colpa dell’editore. In pratica non è facile, come mostra l’esperienza, portare avanti pretese o addirittura querele di questo genere, che dovrebbero perciò essere prese in considerazione soltanto come «ultima ratio».
Poiché i tentativi di mediazioni da parte del servizio legale di ProLitteris sono ancora in corso, non è possibile in chiusura di redazione fornire informazioni sulla conclusione della vicenda. Una cosa tuttavia si può dire con sicurezza: è consigliabile in ogni caso, già nel momento in cui viene stipulato il contratto, discutere le possibilità concrete della casa editrice di assumere iniziative pubblicitarie, in modo tale che entrambe le parti siano al riparo da sgradevoli sorprese.
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