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Timestamp: 2020-07-02 20:07:32+00:00
Document Index: 10155107

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 57', 'art. 825', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 3957 del 14/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3957 del 14/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 21/12/2016, dep.14/02/2017), n. 3957
sul ricorso 26292-2015 proposto da:
T.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PAOLA
FALCONIERI 100, presso lo studio dell’avvocato PAOLA FIECCHI,
rappresentato e difeso dall’avvocato Giuseppe Macciotta giusta
presso l’AVVOCATURA GENRALE DELLO STATO, che la rappresenta e
avverso la sentenza n. 1153/19/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
RIGIONALE di MILANO del 23/03/2015, depositata il 25/03/2015;
udito l’Avvocato PAOLA FIECCHI per delega dell’avvocato GIUSEPPE
MACCIOTTA, difensore del ricorrente, che si riporta agli scritti.
T.M. propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, che aveva accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate contro la decisione della Commissione tributaria provinciale di Milano. Quest’ultima, a sua volta, aveva accolto il ricorso di T.M. avverso una cartella esattoriale, relativa al mancato versamento dell’imposta di registro per l’anno 2007, oltre a sanzioni ed interessi.
Nella decisione impugnata, la CTR ha affermato, da un lato, che le ragioni del contribuente avrebbero dovuto farsi valere antecedentemente, impugnando gli avvisi di liquidazione dell’imposta di registro e di irrogazione delle sanzioni e, dall’altro, che il contribuente sarebbe stato tenuto al versamento dell’imposta, essendo stato parte del procedimento arbitrale ed avendo provveduto a richiedere l’esecutività del lodo.
Con la prima doglianza, il contribuente lamenta violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 57 e 19, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
Afferma che, solo con il ricorso in appello, l’Agenzia delle Entrate aveva proposto per la prima volta l’eccezione di inammissibilità del ricorso, perchè il contribuente avrebbe dovuto impugnare il precedente avviso di liquidazione.
Con la seconda doglianza, il T. denunzia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 57 e art. 825 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
A parere del ricorrente, parte del lodo era stata la società Makar, di cui era legale rappresentante, ed egli, in tale qualità, aveva altresì richiesto l’esecutività del lodo.
L’Agenzia delle Entrrate si è costituita con controricorso.
Il ricorrente sostiene che solo in sede di appello controparte avrebbe per la prima volta sollevato l’eccezione riguardante il difetto di legittimazione del T. a ricorrere avverso la cartella di pagamento. Sennonchè la pronunzia della cm si riferisce ad un problema di omessa notifica, rispondendo fra l’altro ad un esplicito motivo di gravame, peraltro riferito ad una questione già sollevata dal T. con il ricorso (il 4° motivo).
Invero, una volta dato atto della definitività dell’avviso di liquidazione dell’imposta – perchè non impugnato, nonostante l’atto fosse stato notificato anche allo stesso T. il 14 gennaio 2010 – diviene irrilevante il fatto che l’odierno ricorrente, nel momento in cui aveva richiesto la registrazione del lodo, stesse operando oppure no quale legale rappresentante della società.