Source: http://mobile.ilcaso.it/codice_fallimentare/52
Timestamp: 2018-07-17 03:42:51+00:00
Document Index: 183814251

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 22', 'art. 87', 'art 41', 'art. 52', 'art. 2770', 'art. 41', 'art. 52', 'art. 51', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 2770', 'art 111', 'art. 41', 'art. 87', 'art. 130', 'art. 41', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 2770', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 88', 'art. 87', 'art. 88', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 33', 'art. 33', 'Cass. Sez. ', 'art. 67', 'art. 51', 'art. 52', 'art. 135', 'art. 80', 'art. 95', 'art. 80', 'sentenza ', 'art. 111', 'art.96', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 560', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 2560', 'art. 30', 'art. 52', 'art. 95', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 55', 'art. 22', 'art 206', 'art. 67', 'art. 67', 'art 24', 'art 52']

I. Il fallimento apre il concorso dei creditori sul patrimonio del fallito.
II. Ogni credito, anche se munito di diritto di prelazione o trattato ai sensi dell’articolo 111, primo comma, n. 1), nonché ogni diritto reale o personale, mobiliare o immobiliare, deve essere accertato secondo le norme stabilite dal Capo V, salvo diverse disposizioni della legge.
III. Le disposizioni del secondo comma si applicano anche ai crediti esentati dal divieto di cui all’articolo 51. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 4 del d.lgs. 12 D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica è entrata in vigore il 1 gennaio 2008 e si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
Credito tributario - Insinuazione passivo - Sufficienza dei soli estratti ruolo - Copie parziali su supporto analogico di un documento informatico - Efficacia probatoria - Condizioni.
La società concessionaria può domandare l’ammissione al passivo dei crediti tributari maturati nei confronti del fallito sulla base del semplice ruolo, senza che occorra anche la previa notifica della cartella esattoriale, ed anzi sulla base del solo estratto, in ragione del processo di informatizzazione dell’amministrazione finanziaria che, comportando la smaterializzazione del ruolo, rende indisponibile un documento cartaceo, imponendone la sostituzione con una stampa dei dati riguardanti la partita da riscuotere. Ne consegue che gli estratti del ruolo, consistenti in copie operate su supporto analogico di un documento informatico, formate nell’osservanza delle regole tecniche che presiedono alla trasmissione dei dati dall’ente creditore al concessionario della riscossione, hanno piena efficacia probatoria ove il curatore non abbia sollevato contestazioni in ordine alla loro conformità all’originale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 29 Dicembre 2017, n. 31190. Segue...
Domanda di accertamento del credito proposta in via ordinaria - Accertamento del passivo ex artt. 93 e ss. l.fall. - Improcedibilità o inammissibilità domanda - Ammissione al passivo - Domanda proposta dalla curatela - In sede ordinaria.
Qualora, nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito contrattuale del fallito, il convenuto proponga domanda riconvenzionale diretta all'accertamento di un proprio credito nei confronti del fallimento, derivante dal medesimo rapporto, la suddetta domanda, per la quale opera il rito speciale ed esclusivo dell'accertamento del passivo ai sensi degli artt. 93 e ss. della l. fall., deve essere dichiarata inammissibile (o improcedibile se formulata prima della dichiarazione di fallimento e riassunta nei confronti del curatore) nel giudizio di cognizione ordinaria, e va eventualmente proposta con domanda di ammissione al passivo su iniziativa del presunto creditore, mentre la domanda proposta dalla curatela resta davanti al giudice per essa competente, che pronuncerà al riguardo nelle forme della cognizione ordinaria. Tale principio opera anche quando, in un processo promosso da un soggetto ‘in bonis’ per ottenere il proprio credito, il convenuto si costituisca e proponga domanda riconvenzionale per il pagamento di un credito nascente dal medesimo rapporto contrattuale e, successivamente, a seguito del fallimento del convenuto, il curatore si costituisca per coltivare la domanda riconvenzionale da quest’ultimo proposta, sicchè in tal caso la domanda del fallito può essere coltivata dalla curatela in sede ordinaria, mentre quella nei confronti del fallito, divenuta improcedibile in sede ordinaria, deve essere necessariamente riproposta in sede fallimentare nel procedimento di accertamento del passivo. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 Novembre 2017, n. 28833. Segue...
Crediti tributari iscritti a ruolo - Ammissione al passivo - Ruolo - Sufficienza - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione.
L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dal concessionario per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, comma 2, del d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal d.lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 06 Novembre 2017, n. 26296. Segue...
Esecuzione immobiliare individuale su beni del fallito ex art 41 T.U.B. - Concorso formale ex art. 52 l.f. - Riconoscimento del rango prededucibile per spese di giustizia ex art. 2770 c.c. all’attività dei professionisti che abbiano custodito/stimato/venduto il bene, a titolo di compenso per l’attività svolta, e per le spese sostenute dal creditore pignorante - Assegnazione in sede di esecuzione individuale dei crediti prededucibili - Ipotesi di intervento del curatore nella procedura esecutiva immobiliare, una volta compiuta la liquidazione, in sede di distribuzione del ricavato e necessità dell’assistenza legale - Rigetto liquidazione spese legali di intervento del legale della procedura .
In linea generale il potere liquidatorio degli immobili gravati da mutuo ipotecario fondiario spettante al curatore può tranquillamente coesistere con l’esecuzione individuale sui beni ipotecati del fallito intrapresa dall’istituto di credito fondiario in forza dell’art. 41 T.U..B. ed il loro concorso va risolto in base all'anteriorità del provvedimento che dispone la vendita.
In base all’art. 52 l.f.,, vige il principio dell’esclusività del concorso formale, il quale comporta il trasferimento nella sede dell’accertamento del passivo di tutte le azioni di accertamento dei crediti concorsuali (II comma) compresi quei crediti esentati dal divieto di cui all’art. 51 (III comma) come il credito di natura fondiaria ex art. 41 TUB.
In ipotesi di esecuzione individuale sui beni ipotecati del fallito intrapresa dall’istituto di credito fondiario ex art. 41 T.U.B., la provvisoria assegnazione delle somme ricavate dalla vendita può riguardare non solo il creditore fondiario in forza dell’espressa previsione di legge di cui al richiamato art. 41, comma 2 T.U.B., ma anche la natura prededucibile ed il rango privilegiato che assumono le spese ex art. 2770 c.c. sostenute dal creditore pignorante ed il compenso dei professionisti che abbiano custodito/stimato/venduto il bene, in quanto si tratta di soggetti che hanno posto in essere degli atti- pignoramento, pubblicità, vendita- e quindi hanno contribuito a conservare alla massa attiva fallimentare quel bene che senza la loro attività avrebbe potuto essere distolto (tra l’altro, le predette spese troverebbero in sede fallimentare il loro naturale sbocco nel procedimento ex art 111 bis comma I e III l.f.).
Qualora la liquidazione avvenga in sede esecutiva individuale, il curatore può partecipare alla stessa, ivi intervenendo: i) per far valere eventuali diritti prioritari su quelli ipotecari della banca procedente; ii) perchè gli sia attribuito quanto rimane della vendita; nel primo caso il curatore chiede di partecipare alla distribuzione della somma ricavata facendo valere i diritti prioritari sull'ipoteca dei creditori insinuati al passivo (che non possono agire in via esecutiva) e, pertanto, egli effettua un vero e proprio intervento nell'esecuzione individuale, che non può prescindere dall'assistenza di un legale; nel secondo caso egli partecipa soltanto per ricevere ciò che rimane e che comunque va attribuito al fallimento indipendentemente dalla richiesta del curatore, giacchè, avendo lui la disponibilità dei beni fallimentari a lui va restituito il surplus che eccede la soddisfazione dei creditori esecutanti (non ritenendo necessaria la presenza del curatore all’interno della procedura esecutiva individuale in quanto il professionista delegato ben potrà disporre dell’eventuale residuo a favore del fallimento attenendosi al chiaro dettato normativo di cui al secondo comma dell’art. 41 T.U.B., l’intervento della curatela, se effettuato, non dovrà essere svolto in senso tecnico sicchè non sarà necessaria l'assistenza di un legale)
Le spese legali di intervento, quest’ultimo operato dalla curatela fallimentare nella fase di distribuzione della somma ricavata dalla vendita effettuata dal professionista delegato, non debbano essere liquidate perché di nessuna utilità alla massa dei creditori. (Giuseppe De Filippo) (riproduzione riservata) Tribunale Aosta, 25 Ottobre 2017. Segue...
Fallimento – Accertamento del passivo – Ammissione al passivo – Crediti tributari iscritti al ruolo – Ammissione al passivo – Sufficienza del ruolo munito di sola attestazione di conformità all’originale – Fondamento – Fattispecie.
L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dalle società concessionarie per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, comma 2 , d.P.R. n. 602 del 1973, nel testo introdotto dal d.lgs. n. 46 del 1999, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra che l’estratto sia munito dell’autenticazione nelle forme di legge, essendo sufficiente che la copia della parte del ruolo relativa al contribuente sia munita della dichiarazione di conformità all’originale resa dal collettore delle imposte, atteso che quest’ultimo esercita le stesse funzioni dell’esattore, di cui è coadiutore ex art. 130 d.P.R. n. 858 del 1963. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio il decreto con il quale il tribunale, nel rigettare l’opposizione promossa dal concessionario, aveva osservato che gli estratti di ruolo non erano debitamente autenticati e che il giudice delegato poteva conoscere dell’eccezione di prescrizione anche in relazione ai crediti di natura tributaria). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Ottobre 2017, n. 23576. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Credito tributario - Prescrizione eccepita dal curatore dopo la notifica della cartella esattoriale - Controversia - Giurisdizione tributaria - Sussistenza - Fondamento - Conseguenze - Ammissione del credito con riserva.
Ove, in sede di ammissione al passivo fallimentare, sia eccepita dal curatore la prescrizione del credito tributario successivamente alla notifica della cartella di pagamento, viene in considerazione un fatto estintivo dell’obbligazione e, poiché trattasi di questione riguardante l’"an" ed il "quantum" del tributo, la giurisdizione sulla relativa controversia spetta al giudice tributario. Ne consegue che il giudice delegato deve ammettere il credito in oggetto con riserva, anche in assenza di una richiesta di parte in tal senso. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 13 Giugno 2017, n. 14648. Segue...
Fallimento – Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario – Procedura individuale di espropriazione immobiliare – Assegnazione somme in favore dell'istituto di credito fondiario – Ammissibilità – Insinuazione al passivo – Necessità
Fallimento – Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario – Procedura individuale di espropriazione immobiliare – Assegnazione somme in favore dell'istituto di credito fondiario – Graduazione dei crediti conseguente alla ammissione allo stato passivo – Criteri.
L'art. 41 secondo comma del d. l.vo n.385/1993, nel consentire all’istituto di credito fondiario di iniziare o proseguire l'azione esecutiva nei confronti del debitore dichiarato fallito configura un privilegio di carattere meramente processuale che si sostanzia nella possibilità non solo di iniziare o proseguire la procedura esecutiva individuale ma anche di conseguire l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita forzata dei beni del debitore nei limiti del proprio credito, senza che l'assegnazione e il conseguente pagamento si debbano ritenere indebite e senza che sia configurabile l'obbligo dell'istituto procedente di rimettere immediatamente e incondizionatamente la somma ricevuta al curatore.
Peraltro, poiché si deve escludere che le disposizioni eccezionali sul credito fondiario - concernenti solo la fase di liquidazione dei beni del debitore fallito e non anche quella dell'accertamento del passivo - apportino una deroga al principio di esclusività della verifica fallimentare posto dall'art. 52 l. fall., e non potendosi ritenere che il rispetto di tali regole sia assicurato nell'ambito della procedura individuale dall'intervento del curatore fallimentare, all'assegnazione della somma disposta nell'ambito della procedura individuale deve riconoscersi carattere provvisorio, essendo onere dell'istituto di credito fondiario, per rendere definitiva la provvisoria assegnazione, di insinuarsi al passivo del fallimento. (Astorre Mancini) (riproduzione riservata)
La graduazione dei crediti concorsuali, tra i quali rientra anche quello del creditore fondiario, può e deve avvenire naturalmente solo all’interno della procedura concorsuale, in sede di ripartizione dell’attivo. Ai fini della graduazione dei crediti si dovrà logicamente tenere conto anche delle spese sostenute dalla procedura concorsuale in relazione all’immobile ipotecato; in particolare – come insegna la Suprema Corte – sul ricavato della vendita degli immobili gravati da garanzia reale andranno collocate in prededuzione e quindi anteposte al credito fondiario non solo le spese riconducibili alla conservazione e alla liquidazione del bene ipotecato (nella specie, per esempio, IMU), ma anche una quota parte del compenso del curatore, ottenuta ponendo a confronto l’attività svolta nell’interesse generale e quella esercitata nell’interesse del creditore garantito, ed infine una porzione delle spese generali della procedura, da determinarsi in misura corrispondente all’accertata utilità delle stesse per il creditore garantito, adottando, ove non sia possibile un’esatta valutazione dell’incidenza delle spese generali su quelle specifiche, il criterio di proporzionalità, la cui applicabilità è tuttavia subordinata alla certezza dell’utilità di tali spese per il creditore garantito (in questo senso, Cass. Civ. b.11500/2010). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 08 Giugno 2017. Segue...
Esclusività del foro fallimentare in relazione alla domanda di riconoscimento del credito sorto successivamente alla sentenza dichiarativa di fallimento - Improcedibilità della domanda proposta in sede ordinaria.
Fallimento – Opposizione allo stato passivo – Spese di procedura espropriativa immobiliare intrapresa dal creditore non fondiario – Insinuazione al passivo – Privilegio ex art. 2770 cod. civ. – Sussistenza.
Fallimento - Accertamento del passivo - Credito tributario - Cartella notificata al fallito "in bonis" e non impugnata - Ammissione al passivo senza riserva - Necessità.
Il credito tributario, documentato da cartella esattoriale notificata al fallito "in bonis" e non impugnata, dev'essere ammesso al passivo senza riserva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 27 Ottobre 2016, n. 21744. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Ammissione al passivo - Creditore di più coobbligati solidali - Insinuazione al passivo del fallimento di uno di essi - Insinuazione dello stesso credito al passivo del fallimento di altro coobbligato - Ammissibilità.
Il creditore di più coobbligati solidali può essere ammesso al passivo del fallimento di uno dei condebitori pur essendo già insinuato al concorso nel fallimento di altro coobbligato per lo stesso credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Luglio 2016. Segue...
Fallimento – Onere per il creditore del fallito di presentare istanza di ammissione al passivo – Domanda di riscossione proposta al giudice ordinario – Improponibilità o improcedibilità – Anche in caso di fallimento intervenuto in corso di causa – Questione attinente alla competenza – Esclusione.
Fallimento - Effetti - Soggetti solidalmente obbligati - Citazione in giudizio - Fallimento di uno dei coobbligati - Sopravvenienza - Conseguenze.
L'autonomia delle azioni proponibili da un creditore verso più soggetti solidalmente obbligati nei suoi confronti, opera anche nel caso del fallimento di uno di essi, con la conseguenza che l'azione verso il fallito comporta il ricorso alla procedura speciale dell'insinuazione al passivo del credito e, quindi, l'improcedibilità della domanda proposta, mentre l'azione nei confronti del coobbligato in "bonis" può proseguire in sede ordinaria. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 15 Febbraio 2016. Segue...
Fallimento - Rapporti con l’espropriazione promossa da Istituto di credito fondiario - Facoltà dell’Istituto di proseguire l’esecuzione ed ottenere l’assegnazione del ricavato - Dovere di restituzione dell’eventuale eccedenza in base al piano di riparto fallimentare.
In tema di rapporti tra fallimento ed esecuzione immobiliare promossa da Istituto di credito fondiario (la quale com’è noto può essere iniziata o proseguita dalla banca anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore), la disposizione contenuta nell’articolo 52 legge fall. consente al creditore fondiario di conseguire provvisoriamente l’assegnazione del ricavato dalla vendita dell’immobile ipotecato con l’onere di insinuarsi al passivo fallimentare per rendere definitiva tale assegnazione, perdendo, in difetto, il diritto acquisito e dovendo restituire le somme ritenute. Queste ultime, pertanto, potranno dall’Istituto essere trattenute soltanto in via provvisoria, con obbligo di restituire quanto eventualmente eccederà le sue spettanze in sede di graduazione dei crediti così come operata con il piano di riparto in sede fallimentare. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Febbraio 2016. Segue...
Fallimento – Giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – Domanda riconvenzionale di accertamento di un credito e di condanna verso il fallimento – Inammissibilità.
Qualora nel giudizio promosso dal curatore per il recupero di un credito contrattuale del fallito il convenuto proponga domanda riconvenzionale diretta all’accertamento di un pro­prio credito nei confronti del fallimento, derivante dal medesimo rapporto, la suddetta domanda, per la quale opera il rito speciale ed esclusivo dell’accertamento del passivo ai sensi de­gli artt. 93 e ss. L.F., deve essere dichiarata inammissibile nel giudizio di co­gnizione ordinaria (o improcedibile se formulata prima della dichiarazione di fallimento e riassunta nei confronti del curatore), e va eventualmente proposta con domanda di ammissione al passivo su iniziativa del presunto creditore (nella specie, il principio in questione è stato applicato in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo all’ipotesi di proposizione di azione di accertamento negativo di un debito verso il fallimento accompagnata dalla domanda di carattere risarcitorio verso la procedura proposta direttamente dall’opponente, presunto debitore del fallimento). (Alessandro Albè) (riproduzione riservata) Tribunale Savona, 03 Novembre 2015. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Domanda di ammissione al passivo - Credito dell'Agente della riscossione - Spese di insinuazione - Natura concorsuale - Fondamento - Conseguenze - Ammissione al passivo in chirografo.
Le spese d'insinuazione al passivo sostenute dall'Agente della riscossione (cd. diritti di insinuazione) rappresentano i costi normativamente forfetizzati di una funzione pubblicistica e, in quanto previste da una disposizione speciale equiordinata rispetto al principio legislativo di eguaglianza sostanziale e di pari accesso al concorso di tutti i creditori di cui agli artt. 51 e 52 l.fall., hanno natura concorsuale e vanno ammesse al passivo fallimentare in ragione di un'applicazione estensiva dell'art. 17 del d.lgs. n. 112 del 1999, che prevede la rimborsabilità delle spese relative alle procedure esecutive individuali, atteso che un trattamento differenziato delle due voci di spesa risulterebbe ingiustificato, potendo la procedura concorsuale fondatamente ritenersi un'esecuzione di carattere generale sull'intero patrimonio del debitore. Il credito per le spese di insinuazione va, peraltro, riconosciuto in via chirografaria e non privilegiata, dovendo escludersi l'inerenza delle stesse al tributo riscosso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 22 Ottobre 2015. Segue...
Fallimento - Accertamento del passivo - Decreto ingiuntivo opposto provvisoriamente esecutivo - Efficacia nei confronti del fallimento - Esclusione.
Nel caso in cui la dichiarazione di fallimento del debitore sopravvenga nelle more dell'opposizione da lui proposta contro il decreto ingiuntivo, il curatore non è tenuto a riassumere il giudizio, poiché il provvedimento monitorio, quand'anche provvisoriamente esecutivo, non è equiparabile ad una sentenza non ancora passata in giudicato, che viene emessa del contraddittorio delle parti, che, come tale, è, pertanto, totalmente priva di efficacia nei confronti del fallimento, al pari dell'ipoteca giudiziale iscritta in ragione della sua provvisoria esecutività. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Luglio 2015. Segue...
Fallimento - Credito fondiario - Privilegio processuale - Onere dell'insinuazione al passivo.
Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario - Vendita a terzi - Esecuzione individuale in favore dell'istituto di credito fondiario - Ammissibilità in costanza di fallimento - Conseguenze - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Esclusione - Versamento al curatore del ricavato della vendita forzata - Condizioni - Ripetizione del maggior valore nei confronti del terzo acquirente - Esclusione.
Fallimento - Verifica del passivo - Competenza del tribunale fallimentare per le azioni di nullità, risoluzione, rescissione del contratto e accessoria di ripetizione dell’indebito - Principio di esclusività del giudizio di verifica dello stato passivo.
Alla luce del disposto dell’art. 52 L.F., si deve ritenere che, nel caso in cui, nel corso del processo avente a oggetto la domanda diretta a far valere la nullità, annullabilità, risoluzione, rescissione del contratto e la domanda accessoria di ripetizione dell’indebito, sia pronunciata la dichiarazione di fallimento del convenuto, tutte le istanze, concernenti i fatti costitutivi del diritto di credito da far valere nei confronti della massa dei creditori, devono essere sottoposte secondo le regole dettate dagli artt. 93 e ss. L.F. alla cognizione del giudice delegato nell’ambito del giudizio di verifica. La norma che assume rilievo al fine di individuare il regime processuale applicabile alle domande con le quali si fa valere il diritto di partecipare al riparto è l’art. 52 L.F. il quale detta il principio di esclusività del giudizio di verifica dello stato passivo, con il logico corollario che se la domanda di nullità, annullabilità, risoluzione, rescissione e revocatoria del contratto è proposta unitamente alla accessoria domanda di ripetizione ovvero di risarcimento del danno, tutte le istanze, essendo dirette a far valere il diritto di partecipare al riparto dell’attivo, devono essere proposte nell’ambito del giudizio di verifica dello stato passivo dinanzi al giudice delegato, in contraddittorio, quindi, con il curatore e con tutti i creditori. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 06 Maggio 2014. Segue...
Accertamento del passivo - Crediti tributari iscritti a ruolo - Ammissione al passivo - Ruolo - Sufficienza - Notificazione della cartella esattoriale - Necessità - Esclusione - Fondamento - Contestazioni del curatore - Effetti - Ammissione con riserva ex art. 88, secondo comma, d.P.R. n. 602 del 1973.
L'ammissione al passivo dei crediti tributari è richiesta dalle società concessionarie per la riscossione, come stabilito dall'art. 87, secondo comma, d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, nel testo introdotto dal d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46, sulla base del semplice ruolo, senza che occorra, in difetto di espressa previsione normativa, anche la previa notifica della cartella esattoriale, salva la necessità, in presenza di contestazioni del curatore, dell'ammissione con riserva, da sciogliere poi ai sensi dell'art. 88, secondo comma, del d.P.R. n. 602 del 1973, allorché sia stata definita la sorte dell'impugnazione esperibile davanti al giudice tributario. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Marzo 2014, n. 6126. Segue...
Domanda giudiziale di condanna al risarcimento di danni – Sopravvenuto fallimento del convenuto – Improcedibilità – Insinuazione al passivo fallimentare – Necessità.
E’ improcedibile la domanda di condanna al pagamento di somme a titolo di penale e risarcimento dei danni formulata davanti al giudice ordinario dalla promissaria acquirente nei confronti della promittente venditrice poi fallita, posto che ai sensi dell’art. 52 L.F. ogni pretesa a contenuto patrimoniale svolta nei confronti di un soggetto fallito deve essere azionata attraverso lo speciale procedimento dell’accertamento del passivo davanti al tribunale fallimentare. (Alessandro Albè) (riproduzione riservata) Tribunale Busto Arsizio, 26 Febbraio 2014. Segue...
Stato passivo - Art. 52 l. fall. - Crediti - Diritti reali e personali - Ipoteche iscritte sui beni del fallito a garanzia di debiti di terzi..
Ai sensi dell’art. 52 l. fall. devono essere sottoposti al procedimento di verifica dello stato passivo non solo i crediti vantati nei confronti dell’imprenditore fallito, ma anche ogni diritto reale e personale, mobiliare e immobiliare che un creditore vanti su un bene del fallito, ivi comprese le ipoteche iscritte sui beni del fallito a garanzia di un debito di un terzo. (Fiorenza Prada - Riproduzione riservata) Tribunale Udine, 24 Maggio 2013. Segue...
Fallimento - Effetti per i creditori - "Massa dei creditori" - Nozione - Indistinguibilità al suo interno dei singoli creditori - Conseguenze in tema di prescrizione dell'azione risarcitoria avverso gli organi sociali.
Accertamento del passivo - Principio di attrazione delle cause idonee ad incidere sul passivo - Concorso tra il foro fallimentare ed altri fori individuabili secondo gli ordinari criteri di competenza - Esclusione..
La cosiddetta “attrazione” al “foro fallimentare” delle cause idonee a incidere sul passivo del fallito, discendente dal disposto dell’art. 52 legge fallimentare, non opera sul piano della competenza, ma pone il diverso principio della obbligatorietà ed esclusività del procedimento di verifica del passivo, quale speciale strumento di cognizione attribuito a un giudice la cui individuazione è, per questo, svincolata da criteri di competenza; non è, pertanto, configurabile un concorso, tra questo foro ed altri astrattamente individuabili secondo gli ordinari criteri dettati dal Codice di rito (o dalle leggi speciali quali l’art. 33 lettera u) del Codice del Consumo), che possa essere risolto con gli ordinari criteri quali quello dettato dall’art. 33 c.p.c. (v. Cass. Sez. I, 3 febbraio 2006, n.2439). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 06 Marzo 2013. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Competenza a decidere l'inefficacia di un atto pregiudizievole - Spettanza - Al tribunale che ha dichiarato il fallimento - Configurabilità - Pronunzie restitutorie consequenziali - Competenza - Al tribunale che ha dichiarato il fallimento del beneficiario - Modalità - Principio di cristallizzazione del passivo e costitutività dell'azione revocatoria - Conseguenze - Improponibilità verso un fallimento - Ammissione al passivo del credito - Inamissibilità..
Il combinato disposto degli artt. 24 e 52 legge fall. implica che il tribunale da cui è stato dichiarato il fallimento del debitore che ha compiuto l'atto pregiudizievole ai creditori, per il quale si prospetti un'azione di revoca ex art. 67 legge fall., resta il solo competente a decidere l'inefficacia o meno dell'atto, mentre le successive e consequenziali pronunzie di restituzione competono al tribunale che ha dichiarato il fallimento del beneficiario del pagamento revocato, secondo le modalità stabilite per l'accertamento del passivo e dei diritti dei terzi; in ogni caso, la cristallizzazione della massa passiva alla data di apertura del concorso ed il carattere costitutivo dell'azione revocatoria non ne permettono l'esperimento contro un fallimento, dopo la sua pronuncia, conseguendone l'annullamento della eventuale ammissione al passivo in cui la domanda si sia trasfusa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 08 Marzo 2012, n. 3672. Segue...
Fallimento - Effetti per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - Concordato fallimentare omologato ed eseguito - Creditore garantito da ipoteca di terzo - Utilizzo del titolo esecutivo contro il terzo datore di ipoteca - Omessa insinuazione al passivo - Irrilevanza - Responsabilità del terzo - Ammissibilità - Portata - Limitazione alla percentuale concordataria - Fondamento - Fattispecie.
Il divieto per i creditori di azioni esecutive nei confronti del fallito, ex art. 51 legge fall. e l'obbligo, per quelli che intendano soddisfarsi sul ricavato della liquidazione dei beni del fallito, di proporre, ex art. 52 legge fall., domanda di insinuazione al passivo per l'accertamento dei propri crediti, non escludono, in capo al creditore che non abbia presentato tale domanda, il diritto di promuovere azione esecutiva nei confronti del terzo, già datore di ipoteca su propri beni a garanzia dei debiti del fallito ; tuttavia dopo l'omologazione e l'esecuzione del concordato fallimentare, obbligatorio ai sensi dell'art. 135 legge fall. per tutti i creditori anteriori al fallimento, ancorché non abbiano presentato domanda di insinuazione al passivo, il relativo effetto esdebitatorio, cioè di riduzione del credito alla sola percentuale offerta, si applica anche nei confronti del predetto terzo, tenuto nei soli limiti della citata percentuale, poiché né la mancata partecipazione al concorso, che resta facoltativa, produce per il creditore l'estinzione del titolo esecutivo di cui sia eventualmente munito verso il fallito, né il concordato fallimentare opera a sua volta come causa di estinzione, per novazione, del credito stesso, né verso il fallito né verso l'eventuale soggetto obbligato. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo all'opposizione all'esecuzione, ritenuta infondata dai giudici di merito, proposta dal terzo datore di ipoteca avverso l'espropriazione contro di lui promossa dalla banca garantita, munita, verso il debitore fallito, di titolo esecutivo costituito da contratto di mutuo notarile). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Giugno 2011, n. 13447. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Opposizione ad ingiunzione ex articolo 18 legge n. 689 del 1981 - Improcedibilità - Accertamento di ogni credito in sede fallimentare - Necessità..
L'opposizione all'ingiunzione di cui all'articolo 18 della legge n. 689 del 1981 diviene improcedibile qualora nel frattempo l'opponente venga sottoposto a liquidazione coatta amministrativa; l'articolo 52, legge fallimentare, richiamato dall'articolo 201, detta, infatti, il principio per il quale ogni credito deve essere accertato nell'ambito del procedimento di accertamento del passivo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara, 01 Giugno 2011. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - Formazione dello stato passivo - In genere - Art. 95, terzo comma, legge fall. nel testo anteriore alla sostituzione disposta dall'art. 80 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 - Interpretazione estensiva - Configurabilità - Sentenza non ancora passata in giudicato di rigetto (anche solo parziale) della domanda di accertamento del credito - Impugnazione - Necessità - Sentenza di accertamento del credito - Conseguenze in ordine alla domanda di ammissione al passivo del fallimento del debitore - Efficacia - Configurabilità - Fondamento - Rilevabilità anche d'ufficio nel giudizio di cassazione - Sussistenza..
La norma dell'art. 95, terzo comma, legge fall. - nel testo applicabile "ratione temporis",anteriore alla sostituzione disposta dall'art. 80 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 - va interpretata estensivamente e trova applicazione, pertanto, anche nel caso in cui il fallimento sopravvenga alla sentenza di rigetto, anche solo parziale, della domanda proposta da un creditore, il quale deve, quindi, impugnarla, onde evitarne il passaggio in giudicato; tale interpretazione estensiva è coerente con il principio di durata ragionevole del processo, ex art. 111 Cost., e trova conforto nella più recente formulazione dell'art.96, comma 2, n.3, legge fall.. Ne consegue, che ove a seguito dell'impugnazione della sentenza di rigetto (anche parziale) della domanda da parte del creditore, il giudizio, interrottosi per la dichiarazione di fallimento del debitore, sia perseguito dal curatore o nei confronti dello stesso, la sentenza di accertamento del credito eventualmente emessa in riforma di quella di primo grado spiega efficacia nei confronti del fallimento, allo stesso modo di quella di rigetto dell'impugnazione proposta o proseguita dal curatore, in caso di accoglimento della domanda in primo grado; né a tale efficacia osta la circostanza che la predetta sentenza sia intervenuta solo successivamente alla pronuncia sull'opposizione allo stato passivo impugnata e sia stata, quindi, prodotta per la prima volta nel giudizio di cassazione, essendo la sua esistenza, pari di quella del giudicato interno, rilevabile anche d'ufficio in tale fase. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Dicembre 2010, n. 26041. Segue...
Divisione - Divisione ereditaria - Operazioni divisionali - Formazione dello stato attivo dell’eredità - Collazione ed imputazione - In genere - Resa dei conti - Acquisto di immobile con denaro del disponente ed intestazione ad altro soggetto - Portata - Donazione indiretta del bene e non del denaro - Configurabilità - Azione di riduzione - Principio della quota legittima in natura - Applicabilità - Esclusione - Fondamento - Fallimento del beneficiato - Insinuazione al passivo del credito ex artt. 52 e 93 della legge fall. - Necessità.
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Passività fallimentari (accertamento del passivo) - In genere - Donazione indiretta di immobile - Azione di riduzione del legittimario leso verso il beneficiario fallito - Domanda di insinuazione al passivo del credito - Necessità - Fondamento..
Nell'ipotesi di donazione indiretta di un immobile, realizzata mediante l'acquisto del bene con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, la compravendita costituisce lo strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, che ha quindi ad oggetto il bene e non già il denaro. Tuttavia, alla riduzione di siffatta liberalità indiretta non si applica il principio della quota legittima in natura (connaturata all'azione nell'ipotesi di donazione ordinaria di immobile ex art. 560 cod. civ.), poichè l'azione non mette in discussione la titolarità dei beni donati e l'acquisizione riguarda il loro controvalore, mediante il metodo dell'imputazione; pertanto mancando il meccanismo di recupero reale della titolarità del bene, il valore dell'investimento finanziato con la donazione indiretta dev'essere ottenuto dal legittimario leso con le modalità tipiche del diritto di credito, con la conseguenza che, nell'ipotesi di fallimento del beneficiario, la domanda è sottoposta al rito concorsuale dell'accertamento del passivo ex artt. 52 e 93 della legge fall.. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Maggio 2010, n. 11496. Segue...
L’accertamento di ogni credito nei confronti del fallito va fatto in sede fallimentare, anche se non comporta prima facie conseguenza alcuna per lo stato passivo, essendo finalizzato solo, in via di eccezione, alla compensazione con il controcredito. (Giuseppe Limitone) (riproduzione riservata) Tribunale Vicenza, 22 Dicembre 2009. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento – Tribunale fallimentare - Competenza funzionale - Solidarietà passiva - Sopravvenuta dichiarazione di fallimento di uno dei condebitori - Prosecuzione nella sede ordinaria della controversia relativa al rapporto tra creditore e condebitore non fallito - Omessa proposizione di domande, per la partecipazione al concorso, nei confronti del condebitore fallito - "Vis attractiva" ex art. 24 legge fall. del tribunale fallimentare - Esclusione - Fondamento - Fattispecie relativa a responsabilità del cessionario d'azienda..
In tema di obbligazioni solidali, la regola dell'improcedibilità nella sede ordinaria della domanda di adempimento e della conseguente attrazione a quella fallimentare, ai sensi dell'art. 24 legge fall., non trova applicazione in caso di sopravvenuto fallimento di uno dei condebitori, allorché contro tale soggetto non sia svolta alcuna domanda volta ad ottenere un titolo per partecipare al concorso e, dunque, il creditore possa proseguire il giudizio verso il condebitore "in bonis". (Principio affermato dalla S.C. con riguardo alla responsabilità in capo al cessionario, ex art. 2560 cod. civ., per i debiti dell'azienda cedutagli dal cedente poi fallito, situazione peraltro qualificabile come fonte di solidarietà impropria, cioè relativa a rapporti eziologicamente ricollegati a fonti diverse). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 03 Dicembre 2009, n. 25403. Segue...
Impugnazioni civili - Cassazione (ricorso per) - In genere - Ricorso per cassazione proposto dopo il commissariamento, "ex lege", della Fondazione Ordine Mauriziano - Improcedibilità - Esclusione - Fondamento..
È ammissibile, e non improcedibile, il ricorso per cassazione proposto da un lavoratore successivamente al commissariamento "ex lege" (disposto con d.l. 1 ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, nella legge 29 novembre 2007, n. 222) della Fondazione Ordine Mauriziano, quale suo datore di lavoro, trovando applicazione in tal caso l'art. 30 del citato decreto-legge, che, al comma 3, prevede l'improcedibilità delle sole azioni esecutive e cautelari a titolo individuale, per preservare la "par condicio creditorum" (nella specie, si trattava invece di azione di cognizione ordinaria, relativa a demansionamento e ripetizione di indebito), ed al comma 8, rende applicabili, residualmente, le disposizioni dettate dalla legge fallimentare per la liquidazione coatta amministrativa, tra le quali l'art. 52 del r.d. 16 marzo 1942, n. 267, che prescrive l'accertamento dei crediti secondo le norme stabilite dal successivo Capo V, così da rendere applicabile anche la norma di cui all'art. 95, comma terzo (che, a seguito delle modificazioni recate dal d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, è attualmente contenuta nell'art. 96, comma secondo, n. 3 del medesimo r.d. n. 267), la quale, sia nella formulazione originaria, che in quella novellata, prevede che, per i crediti accertati con sentenza del giudice ordinario o speciale non passata in giudicato, il curatore (o il commissario liquidatore) possa proporre o proseguire il giudizio di impugnazione, dovendo estensivamente interpretarsi tale disposizione nel senso che costui possa anche essere legittimato passivo a subire l'impugnazione. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 06 Marzo 2009, n. 5454. Segue...
Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario - Vendita a terzi - Esecuzione individuale in favore dell'istituto di credito fondiario - Ammissibilità in costanza di fallimento - Conseguenze - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Esclusione..
Fallimento – Credito fondiario – Assegnazione delle somme in sede esecutiva – Insinuazione al passivo – Necessità..
Le disposizioni sul credito fondiario non sono idonee a derogare al principio di esclusività della verifica fallimentare sancito dall’art. 52 l.f. e, pertanto, le assegnazioni di somme all’istituto bancario nella procedura esecutiva individuale hanno carattere provvisorio e diverranno definitive solo dopo che la banca avrà insinuato il suo credito nel procedimento concorsuale e a condizione che gli venga attribuita in tale ambito una somma non inferiore a quella assegnata dal G.E.. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Gennaio 2006. Segue...
Azione esecutiva individuale - Inizio o prosecuzione da parte di istituto di credito fondiario ex R.D. n. 646 del 1905 - Privilegio di carattere processuale - Configurabilità - Conseguenze - Assegnazione delle somme ricavate dalla procedura esecutiva individuale - Carattere provvisorio - Sussistenza - Intervento del curatore fallimentare nella procedura individuale - Necessità - Esclusione - Raccordo tra procedura individuale e procedura concorsuale - Insinuazione del credito dell'istituto nel passivo fallimentare - Necessità - Conseguente trasformazione dell'assegnazione provvisoria in assegnazione definitiva, nei limiti della capienza del credito - Configurabilità - Onere del curatore fallimentare di provare l'approvazione del passivo e l'incapienza del credito dell'istituto procedente - Sussistenza.
Fallimento - Effetti per i creditori - Difetto di legittimazione dei creditori a proseguire o proporre azioni conservative sul patrimonio del debitore fallito.
Accertamento del passivo - Crediti prededucibili - Tutela in sede di accertamento del passivo - Necessità - Fondamento.
Accertamento del passivo - Credito dell'amministrazione finanziaria per pena pecuniaria conseguente a violazione di norme finanziarie - Ammissione al passivo della procedura - Presupposti - Previa ordinanza dell'autorità amministrativa determinativa della pena - Necessità - Portata.
Nel caso di impresa assoggettata ad amministrazione straordinaria, presupposto per l'ammissione al passivo della relativa procedura del credito dell'amministrazione per la pena pecuniaria conseguente alla violazione di norme finanziarie, ai sensi dell'art. 55 della legge 7 Gennaio 1929, n. 4, è la emissione della ordinanza con la quale l'autorità amministrativa determina discrezionalmente la misura della pena. Peraltro, la domanda di accertamento negativo della pretesa dell'amministrazione finanziaria non può essere proposta in sede diversa da quella concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Novembre 2000, n. 14561. Segue...
Credito fondiario - Fallimento del mutuatario - Prevalenza del fallimento sull'esecuzione immobiliare iniziata dall'istituto di credito - Esclusione - Insinuazione, peraltro, dell'istituto creditore al passivo fallimentare - Necessità.
Fallimento - Effetti per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - Sequestro - Improponibilità - Giudizio di convalida - Improseguibilità .
Sanzioni amministrative - Ordinanza ingiunzione - Fallimento del contravventore - Credito dell'ente impositore - Relativa ordinanza ingiunzione - Inammissibilità - Rilevabilità da parte del giudice fallimentare nel procedimento di accertamento del passivo - Opposizione del curatore ex art. 22 della legge n. 689 del 1981 - Proponibilità - Conseguenze.
Divieto di esenzioni individuali - Istituto di credito fondiario - Redditi dello immobile e prezzo di aggiudicazione - Diritto all'immediato versamento - Diniego - Provvedimento del giudice delegato - Reclamo - Decisione del tribunale - Ricorso per cassazione - Ammissibilità.
Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - Pagamenti - Pagamento di un debito fiscale eseguito dal curatore con riserva di azione revocatoria - Esperibilità.
L'art 206 del tu sulle imposte dirette, 29 gennaio 1958, n 645, ha valore derogativo degli artt. 51 e 52 della legge fallimentare, consentendo la perseguibilità dell'Azione esecutiva esattoriale anche in costanza di fallimento, ma non anche dell'art. 67 della stessa legge (che ha valore generale, indipendentemente dalla qualità e dalla causa del rapporto giuridico), non rientrando fra le norme speciali fatte salve dall'ultimo comma di esso. Conseguentemente, e soggetta ad Azione revocatoria ex art. 67, comma secondo, di detta legge il pagamento all'esattoria di un credito fiscale, eseguito dal curatore su autorizzazione del giudice delegato con riserva di Azione revocatoria, avente titolo in un provvedimento di assegnazione coattiva emesso dal giudice delegato antecedentemente alla dichiarazione di fallimento. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 23 Luglio 1968, n. 2648. Segue...
Fallimento - Azione revocatoria fallimentare - In genere - Revocatoria proposta contro un terzo fallito, nelle more del giudizio - Competenza a pronunciare la revoca dell'atto - Competenza per le pronunce conseguenziali alla dichiarazione di revoca.
Nell'ipotesi in cui l'Azione revocatoria fallimentare venga proposta contro un terzo che, nelle more del giudizio, venga a sua volta dichiarato fallito, nel conflitto tra il principio di cui all'art 24 della legge fallimentare (per cui la Competenza funzionale a conoscere delle azioni revocatorie fallimentari, quali azioni che 'derivano' dal fallimento, spetta al tribunale che ha dichiarato il fallimento il curatore del quale ha proposto l'Azione revocatoria) e l'altro secondo il quale, apertosi il fallimento, ogni credito ed ogni diritto sulle cose inventariate, deve essere fatto valere nelle forme stabilite dal capo quinto della legge stessa (art 52 legge fallimentare), cioe attraverso l'insinuazione al passivo o la domanda di restituzione di cose mobili, innanzi al tribunale fallimentare, deve ritenersi che, mentre il tribunale che ha dichiarato il fallimento del debitore che ha posto in essere l'atto pregiudizievole ai creditori resta competente a decidere, nelle forme ordinarie, se la revoca dell'atto debba essere o meno pronunciata, le pronunzie conseguenziali alla dichiarazione di revoca, invece (e cioè restituzione della cosa oggetto dell'atto revocato o pagamento del tantundem), possono essere emesse solo dal tribunale che ha dichiarato il fallimento del terzo, e con le forme previste dagli artt. 93 e 103 della legge fallimentare. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Ottobre 1963. Segue...