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Timestamp: 2013-05-23 01:14:54+00:00
Document Index: 105170473

Matched Legal Cases: ['art. 70', 'art.21', 'art 21', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 113', 'art. 21', 'art 21', 'art. 21']

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http://it.wikipedia.org/wiki/Articolo_21#Il_testo_dell.27articolo
L'espressione articolo 21 nasce dal fatto che la Costituzione italiana dedica appunto l'articolo 21 alla libertà di stampa, ma ha assunto nella lingua italiana, soprattutto nel linguaggio giornalistico, il significato "per antonomasia" di libertà di espressione e di informazione[1], analogo a quello che nel mondo anglofono ha il Primo Emendamento alla Costituzione americana.
* 1 Il testo dell'articolo
* 2 I singoli commi
* 3 Genesi storica
* 4 Libertà di "affissione"
* 5 Requisiti per la direzione di un periodico
* 6 L'art 21 e la "libertà d'antenna"
* 7 L'articolo 21 e internet
* 8 L'interesse generale all'informazione
* 9 Il decreto Urbani
* 10 L'art. 21 nella Svizzera italiofona
* 11 Sentenze della Corte Costituzionale
o 11.1 Sentenze sulla libertà di affissione
o 11.2 Direzione di un periodico
o 11.3 Sentenze sulla "libertà di antenna"
* 12 Note
I singoli commi
Il primo comma riguarda il principio della libertà di manifestazione del pensiero:
Per approfondire, vedi la voce Libertà di esporre il proprio pensiero.
Gli altri 5 commi riguardano la libertà di stampa
Il particolare momento in cui ha operato la Costituente, all'uscita da un ventennio in cui la libertà era stata postposta, aveva spinto una larga maggioranza dei Costituenti, con ampia intesa tra forze progressiste e moderate, ad individuare nella libertà di stampa uno dei cardini del nuovo stato democratico. Le uniche riserve erano state quelle di un controllo delle manifestazioni contrarie al buon costume.
La tendenza, però, prevalente era quella di considerare l'espressione solo in senso stretto come libertà di produrre, senza censura preventiva, solo testi a stampa. Cinque commi sono, perciò dedicati interamente a questo problema, ma il primo, breve nella sua espressione letterale, stabilisce in modo più ampio e rivolto a tutti, la libertà di esprimere il proprio pensiero, non solo con la parola, scritto, ma con qualunque altro mezzo di diffusione.
Libertà di "affissione"
La prima udienza e la prima sentenza della Corte Costituzionale italiana sono state dedicate alla questione dell'art. 113 del Testo Unico di Pubblica Sicurezza (TULPS) che subordinava all'autorizzazione dell'autorità di polizia l'affissione dei manifesti. La Presidenza del Consiglio dei Ministri rappresentata e difesa, dall'avvocato generale dello Stato, aveva sostenuto, in via principale, che: nei riguardi della legislazione anteriore alla Costituzione non v'ha luogo a giudizio di legittimità costituzionale, perché le norme precettive della Costituzione importano abrogazione delle Leggi anteriori che siano con essa incompatibili e la relativa dichiarazione è di competenza esclusiva del giudice ordinario; mentre le norme costituzionali di carattere programmatico non importano difetto di legittimità di nessuna delle leggi vigenti anteriori alla Costituzione.
Secondo la lettura data da questa autorevole impostazione, il primo comma dell'articolo 21 avrebbe avuto solo un carattere programmatico: una esortazione cioè al legislatore senza impatto diretto sui cittadini. Solo la parte relativa alla stampa avrebbe avuto carattere precettivo, ma, sulla base della disciplina della successione delle leggi, sarebbe stato compito della magistratura ordinaria individuare quali parti della normativa anteriore all'emanazione della Costituzione dovevano essere ritenute abrogate.
La Corte Costituzionale, presieduta da Enrico De Nicola, sostenne la sua competenza anche sul giudizio di costituzionalità anche per le leggi anteriori all'emanazione della Costituzione e dichiarando l'incostituzionalità dell'articolo 113 del TULPS per contrasto con il dettato dell'art. 21 della Costituzione, iniziò un'opera di svecchiamento della normativa statale, così come ereditata dalle vicende storiche dello Stato liberale e del ventennio di regime fascista.
Requisiti per la direzione di un periodico
La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma che prescriveva l'iscrizione alla sezione "giornalisti" del relativo Albo, ritenendo invece sufficiente l'iscrizione all'Albo dei pubblicisti.
L'art 21 e la "libertà d'antenna"
Sulla base di questa visione restrittiva del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero una larga e trasversale parte delle forze politiche ha sempre trovato motivi per restringere la libertà di espressione, giustificando la presenza di un monopolio della RAI in campo radiotelevisivo, basata sul fatto che le frequenze disponibili sull'etere sono un numero limitato.
La Corte Costituzionale ha in un primo momento (1960) seguito questo orientamento, ma con due sentenze del 1974 e del 1976 ha invece posto proprio l'articolo 21 della Costituzione come il fondamento di un più ampio diritto non solo per le espressioni del pensiero sulla carta stampata, ma anche per ogni altro mezzo di diffusione.
La chiave giuridica per ribaltare il precedente atteggiamento fu trovato nella constatazione che nei confronti della televisione via cavo, che per sua tecnologia non riguarda le frequenze via etere, non potevano essere invocate quella limitatezza delle risorse disponibili, poste a fondamento della legittimità del monopolio statale.
A distanza di trent'anni da questi avvenimenti è stato lo stesso ministro Paolo Gentiloni nel messaggio videoregistrato in occasione dei 35 anni di Telebiella a sottolineare l'importanza delle due sentenze non solo per la libertà di stampa, ma anche nella vita politica italiana.
Stando alla lettera di tale norma vi era una corrente di interpreti, cui, secondo La Repubblica aderiva anche il sottosegretario Vannino Chiti, .[5] che riteneva che il mondo web sarebbe rientrato pienamente nella norma con una vasta applicazione del principio di una larga concezione di che cosa sia un "giornale on-line", con l'importante conseguenza che ogni sito avrebbe dovuto avere un "direttore" iscritto all'Albo dei giornalisti o dei pubblicisti.
Un certo seguito di tale posizione si era avuto anche in ambienti giornalistici, ma un forte movimento di opinione sostenne che con tale interpretazione la nuova Legge violava l'articolo 21 della Costituzione. Un deciso intervento venne anche dal proponente, il deputato Giuseppe Giulietti, presidente peraltro proprio dell'Associazione "Articolo 21", fino a che il sottosegretario Chiti, intervenne chiarendo le sue prime dichiarazioni e indicando i precisi limiti della legge: nessun sito che precedentemente non avesse già l'obbligo di essere considerata "testata giornalistica" avrebbe avuto un aggravamento delle formalità di registrazione o di controllo. .[6].
L'interesse generale all'informazione
Anche l'articolo 70 così recitava nella sua versione originaria: “Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera, per scopi di critica, di discussione ed anche di insegnamento, sono liberi nei limiti giustificati da tali finalità e purché non costituiscano concorrenza alla utilizzazione economica dell'opera. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento il quale fisserà la modalità per la determinazione dell'equo compenso. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell'opera, dei nomi dell'autore, dell'editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull'opera riprodotta: “ Il nuovo testo recita: Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali”. ”. Due sono le novità: l'introduzione dell'espressione “comunicazione al pubblico”, che ricomprende l'utilizzazione di tutti i mezzi di comunicazione, sia quelli esistenti nel 1941 (giornali e radio) sia quelli introdotti successivamente (tv e web).
In occasione dell'emanazione del decreto Urbani in tema di lotta alla pirateria informatica era stata sollevata la questione che l'ampiezza delle norme portavano a ledere i principi previsti dall'articolo 21 della costituzione.[7]. In sede di conversione del decreto legge le opposizioni ritirarono gli emendamenti presentati a fronte dell'impegno del governo di rivedere in un secondo momento la normativa. La fine della legislatura è giunta prima del mantenimento di questa promessa.
In Italia, inoltre si è ripreso il tema in occasione del dibattito ha visto contrapposto il parlamento Europeo contro la commissione Europea in tema di diritto d'autore e in Italia il dibattito politico era stato il così detto "Decreto Urbani" con la promessa, fino ad ora disattesa, di una sua revisione in senso più permissivo.
L'art. 21 nella Svizzera italiofona
Per un caso fortuito, l'articolo 21 della Legge Federale svizzera riguarda la libertà dell'arte, in nome della quale la legge svizzera sul diritto d'autore è molto più permissiva di quella italiana, (ad esempio per scaricare file musicali per scopi non commerciali). Pertanto in Svizzera l'espressione articolo 21 ha assunto non il valore di libertà di stampa, ma di libertà dell'espressione artistica.
Sentenze sulla libertà di affissione
* Sentenza 1 del 1956
Direzione di un periodico
* Sentenza98 del 1968
Sentenze sulla "libertà di antenna"
* Sentenza n.59 del 1960 Infondate le questioni di costituzionalità perché l'etere tollera un numero ridotto di canali
* Sentenza n. 225 del 1974 Parziale illegittimità delle norme "postali", ma sostanziale legittimità del monopolio via etere
* Sentenza n. 226 del 1974 Illegittimità del monopolio via cavo e quindi sua liberalizzazione
* Sentenza n. ..1 del 1976 Manifestamente infondate le impugnative
* Sentenza n. 202 del 1976 non può essere invocata la limitatezza delle frequenze per quello che riguarda le trasmissioni locali
* Sentenza n. 420 del 1994
* Sentenza n. 466 del 2002
1. ^ Associazione articolo 21, Origine del nome: Si era nel momento del referendum sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e articolo 18 senza ulteriori specificazioni aveva assunto un ben preciso connotato. I fondatori dell'associazione vollero espressamente ricalcare tale esperienza per dare un significato pregnante all'espressione "Articolo 21" [1]
2. ^ Associazione articolo 21, Chi Siamo [2]
3. ^ Congresso Associazione Articolo 21, Biagi Prodi [3]
4. ^ Presidente Bertinotti, Comunicato stampa [4]
5. ^ Internet, Intervista al sottosegretario [5]
6. ^ Internet, Nuova intervista al sottosegretario [6]
7. ^ Questioni di incostituzionalità Decreto Urbani, Interlex [7]
* Gianluca Gardini Le regole dell'informazione Principigiuridici, strumenti, casi - Bruno Mondadori ISBN 88-424-9154-3
* A. Valastro Libertà di comunicazione e nuove tecnologie Giuffrè
* Libertà di manifestazione del pensiero
* Normativa della stampa e dell'editoria
* Libertà di stampa in Italia
* Normativa della radiotelevisione terrestre
Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Articolo_21_della_Costituzione_italiana"
Categoria: Diritto dell'informazione