Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-252-codice-civile-affidamento-del-figlio-nato-fuori-del-matrimonio-e-suo-inserimento-nella-famiglia-del-genitore
Timestamp: 2019-03-20 02:11:39+00:00
Document Index: 152432397

Matched Legal Cases: ['art. 104', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 38', 'art. 943', 'art. 480', 'art. 252', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 252', 'art. 18', 'art. 317', 'art. 155', 'art. 6', 'art. 38']

Art. 252 codice civile: Affidamento del figlio nato fuori del matrimonio e suo inserimento nella famiglia del genitore | La Legge per tutti
Qualora il figlio nato fuori del matrimonio (1) (2) (3) di uno dei coniugi sia riconosciuto durante il matrimonio il giudice, valutate le circostanze, decide in ordine all’affidamento del minore e adotta ogni altro provvedimento a tutela del suo interesse morale e materiale.
L’eventuale inserimento del figlio nato fuori del matrimonio nella famiglia legittima (4) di uno dei genitori può essere autorizzato dal giudice qualora ciò non sia contrario all’interesse del minore e sia accertato il consenso dell’altro coniuge convivente e degli altri figli che abbiano compiuto il sedicesimo anno di età e siano conviventi, nonché dell’altro genitore che abbia effettuato il riconoscimento. In questo caso il giudice stabilisce le condizioni cui ciascun genitore deve attenersi (5).
Qualora il figlio [naturale] (6) sia riconosciuto anteriormente al matrimonio, il suo inserimento nella famiglia [legittima] (6) è subordinato al consenso dell’altro coniuge, a meno che il figlio fosse già convivente con il genitore all’atto del matrimonio o l’altro coniuge conoscesse l’esistenza del figlio [naturale] (6).
È altresì richiesto il consenso dell’altro genitore [naturale] (6) che abbia effettuato il riconoscimento.
In caso di disaccordo tra i genitori, ovvero di mancato consenso degli altri figli conviventi, la decisione è rimessa al giudice tenendo conto dell’interesse dei minori. Prima dell’adozione del provvedimento, il giudice dispone l’ascolto dei figli minori che abbiano compiuto gli anni dodici e anche di età inferiore ove capaci di discernimento (7).
Figlio nato fuori del matrimonio: [v. 250]; Riconoscimento: [v. 250]; Ascolto del minore: [v. 336bis].
(1) Art. sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (Riforma del diritto di famiglia) (art. 104).
(2) Cfr. artt. 42 ss., d.P.R. 3-11-2000, n. 396 (Ordinamento dello stato civile).
(3) Le parole «nato fuori del matrimonio» hanno sostituito la precedente «naturale» ex art. 23, c. 1, lett. b), d.lgs. 154/2013 cit.
(4) La famiglia legittima tradizionalmente indica la famiglia fondata sul matrimonio; la nozione è da ritenere superata dalla riforma della filiazione per la quale rileva anche la famiglia cd. di fatto.
(5) Comma così modificato ex art. 23, c. 1, lett. c), d.lgs. 154/2013 cit.
(6) Le parole in parentesi quadra sono state soppresse, nel terzo e quarto comma, ex art. 23, c. 1, lett. d) ed e), d.lgs. 154/2013 cit.
(7) Comma inserito ex art. 23, c. 1, lett. f), d.lgs. 154/2013 cit.
Ritenuto che il procedimento relativo all'entità del contributo ed alle modalità della sua erogazione per il mantenimento del figlio minore da parte del genitore naturale non è assimilabile ai procedimenti, ex art. 38 disp. att. c.c., caratterizzati dalla forma camerale, poiché il procedimento è introdotto da uno dei genitori in nome proprio e non in rappresentanza del figlio, dando luogo ad una lite, tra soggetti maggiorenni, che ha come "causa petendi" la comune qualità di genitori e come "petitum" il contributo parentale al mantenimento della prole, qualora la controversia attenga solo alla misura ed alle modalità del contributo predetto e sia, invece, stabilizzato o, comunque, non controverso il rapporto dei genitori con il minore, competente a decidere è il t.o. e non il t.m.
Cassazione civile sez. I 27 ottobre 2010 n. 22001
Il genitore di figli naturali riconosciuti ha diritto, per essi, di godere degli assegni familiari, ancorché egli sia ancora legato da matrimonio senza che sussista separazione personale: la normativa sugli assegni familiari richiede l'esistenza di filiazione naturale riconosciuta e non anche l'inserimento di essa in seno ad una famiglia legittima.
Cassazione civile sez. lav. 18 giugno 2010 n. 14783
A norma dell'art. 943 c.c. 1865, il diritto di accettare l'eredità era soggetto a prescrizione trentennale, a differenza di quanto disposto dall'art. 480 c.c. vigente, che prevede la prescrizione decennale. Tuttavia, l'art. 252 disp. att. c.c. dispone che - quando per la prescrizione di un diritto il codice stabilisce un termine più breve di quello fissato dalle leggi anteriori - il nuovo termine si applica anche alle prescrizioni in corso, con decorrenze diverse a seconda del libro del codice in cui il diritto è previsto; ne consegue che il diritto all'accettazione dell'eredità, previsto dal secondo libro del codice, è soggetto a prescrizione decennale, che inizia a decorrere dal 21 aprile 1940 (data in entrata in vigore del codice stesso), e che è sospesa per legge, per eventi bellici, tra l'8 settembre 1943 ed il 15 aprile 1946.
Cassazione civile sez. II 15 ottobre 2009 n. 21929
In tema di assegni famigliari, la normativa in materia richiede la condizione di figlio naturale riconosciuto, non necessariamente l'inserimento nella famiglia legittima. Il concetto di nucleo familiare delineato dal legislatore in questa sede va al di là della famiglia configurata dal matrimonio e ricomprende anche i figli nati fuori del matrimonio, legalmente riconosciuti, anche se non inseriti nella famiglia legittima.
L'art. 3 commi 9 e 10 l. n. 335 del 1995, prevedendo che le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono in dieci anni per quelle di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie - termine ridotto a cinque anni con decorrenza 1 gennaio 1996 (lett. a) - e in cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria (lett. b), ha regolato l'intera materia della prescrizione dei crediti contributivi degli enti previdenziali, con riferimento a tutte le forme di previdenza obbligatoria, comprese quelle per i liberi professionisti, con conseguente abrogazione per assorbimento, ai sensi dell'art. 15 preleggi, delle previgenti discipline differenziate, sicché è venuta meno la connotazione di specialità in precedenza sussistente per i vari ordinamenti previdenziali di categoria. La nuova disciplina, pur riducendo il termine da decennale a quinquennale per tutti i tipi di contributi previdenziali, opera però una distinzione: per i contributi destinati alle gestioni diverse da quelle pensionistiche (comma 9, lett. b) il termine diventa immediatamente quinquennale alla data di entrata in vigore della legge (17 agosto 1995); invece, per i contributi dovuti alle gestioni pensionistiche (comma 9, lett. a) la prescrizione resta decennale fino al 31 dicembre 1995 e diviene quinquennale dal primo gennaio 1996, ma soltanto se entro il 31 dicembre 1995 l'ente previdenziale non abbia posto in essere atti interruttivi oppure iniziato procedure nel rispetto della normativa preesistente, altrimenti rimane decennale. La sistemazione organica e completa del regime transitorio comporta, pertanto, una deroga all'art. 252 disp. att. c.c., escludendone l'applicazione in via sussidiaria o integrativa. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale che aveva applicato la nuova normativa ai contributi dovuti all'Inarcassa rigettando le censure di quest'ultima secondo cui doveva continuare ad applicarsi la norma speciale prevista per i contributi alla Cassa - l'art. 18 l. n. 6 del 1981, e la prescrizione decennale ivi prevista - in forza del principio "lex specialis derogat legi generali”).
Cassazione civile sez. lav. 13 dicembre 2006 n. 26621
Ritenuto che il rinvio dell'art. 317, comma 2, c.c. all'art. 155 c.c. non può intendersi come riferito all'attuale formulazione della norma che, al comma 3, detta la disciplina dell'istituto cui il precedente comma 2 attribuisce portata generale (affido condiviso) e non anche dell'istituto cui il comma 2 attribuisce carattere residuale e del tutto eccezionale (affido esclusivo); e ritenuto, altresì, che la previsione dell'affido esclusivo continua a rinvenirsi in seno all'art. 6, comma 4, l. divorzio, previsione che non può ritenersi abrogata dalla l. n. 54 del 2006, spetta - una volta introdotto o concluso il giudizio di separazione tra coniugi - al T.o. adottare i provvedimenti relativi alla prole ed al suo affidamento, fatta eccezione per i provvedimenti che escludono o limitano la p.p., e che, ai sensi del combinato disposto degli art. 38 disp. att. c.c. e 330 e 333 c.c., sono riservati al T.m.
Tribunale Pisa 16 febbraio 2007