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Timestamp: 2017-01-16 10:57:33+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 474', 'art. 477', 'sentenza ', 'art. 475', 'sentenza ', 'art. 475', 'art. 617', 'art. 615', 'art. 153', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 2714', 'sentenza ', 'art. 34', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 476', 'art. 69', 'art. 475', 'sentenza ', 'art. 663', 'art. 665', 'art. 475', 'art. 39', 'art. 24', 'art. 39', 'art. 475', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 475', 'art. 2909', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 548', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 1264', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 343', 'art. 475', 'art. 617', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 617', 'art. 475', 'art. 617', 'art. 617', 'sentenza ', 'art. 479', 'art. 615', 'sentenza ', 'art. 295']

Art. 475 cod. proc. civile: Spedizione in forma esecutiva
HOME Codice proc. civile Articoli Codice proc. civile Agg. il 28 gennaio 2015 Codice proc. civile Art. 475 cod. proc. civile: Spedizione in forma esecutiva L’AUTORE: Redazione
Le sentenze e gli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale, per valere come titolo per l’esecuzione forzata, debbono essere muniti della formula esecutiva, salvo che la legge disponga altrimenti.
La spedizione del titolo in forma esecutiva (1) può farsi soltanto alla parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento o stipulata l’obbligazione (2), o ai suoi successori, con indicazione in calce della persona alla quale è spedita (3).
La spedizione in forma esecutiva consiste nell’intestazione “Repubblica italiana – In nome della legge” e nell’apposizione da parte del cancelliere o notaio o altro pubblico ufficiale, sull’originale o sulla copia, della seguente formula:
“Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti”.
Sentenza: [v. 474]; Notaio: [v. 474]; Pubblico ufficiale: [v. 474]; Titolo (esecutivo): [v. 474]; Esecuzione forzata: [v. Libro III]. Formula esecutiva: consiste in un’ingiunzione scritta apposta materialmente sul documento e costituisce un requisito formalistico indispensabile affinché gli atti elencati all’art. 474 e spediti in forma esecutiva possano acquistare valore e forza di titolo esecutivo.
(1) La formula esecutiva non viene apposta sull’originale del provvedimento (tranne nel caso dell’ordinanza con cui il giudice convalida la licenza o lo sfratto) o dell’atto (che rimane in cancelleria o presso il pubblico ufficio), ma su una copia conforme all’originale. In tal modo, è facilmente individuabile quella, tra le possibili copie destinate ad altri fini, che sarà utilizzata per promuovere il processo di esecuzione forzata.
(2) L’apposizione della formula esecutiva presuppone un controllo (da parte del cancelliere o del notaio) circa la legittimazione del soggetto attivo ad avvalersi del titolo e circa gli ulteriori aspetti formali in ordine all’esistenza del titolo stesso ed alla sua esecutività (per es., il cancelliere dovrà rifiutare la formula allorché risulti che il decreto ingiuntivo [v. 641, 642 e 648] non sia stato dichiarato provvisoriamente esecutivo; il notaio dovrà regolarsi ugualmente quando il diritto sia sottoposto a condizione sospensiva).
(3) Dal rapporto del presente comma con l’art. 477 si evidenzia la diversa estensione della portata soggettiva del titolo sotto il profilo attivo e passivo: nel primo caso l’estensione riguarda genericamente tutti i successori del creditore, mentre nell’ipotesi passiva l’estensione sembra limitata ai soli eredi del debitore e, quindi, solo nel caso di successione per causa di morte a titolo universale e a titolo particolare [v. 111].
Spedizione in forma esecutiva.
Spedizione del titolo; 1.1. Spedizione degli atti emanati dall’autorità giudiziaria; 1.2. Spedizione della sentenza straniera; 1.3. Spedizione ad opera del notaio o di altro pubblico ufficiale; 1.4. Formula esecutiva nel procedimento tributario; 1.5. Formula esecutiva nell’esecuzione per convalida di licenza o sfratto; 1.6. Ordinanza sindacale di chiusura esercizio commerciale: apposizione formula ex art. 475; 1.7. Apposizione della formula esecutiva e decorrenza dei termini per impugnare; 2. Soggetti destinatari della spedizione; 2.1. Efficacia soggettiva del giudicato; 2.2. Spedizione nel contratto di cessione; 2.3. Spedizione agli aventi causa nell’esecuzione per consegna e rilascio; 2.4. Spedizione dei titoli cambiari; 3. Forma delle contestazioni; 3.1. Opposizione agli atti esecutivi; 3.2. Opposizione all’esecuzione.
Spedizione del titolo.
1.1. Spedizione degli atti emanati dall’autorità giudiziaria.
La copia fotostatica di una sentenza può costituire titolo valido per l’esecuzione solo se munita di attestazione di conformità all’originale, la quale deve ritenersi implicitamente contenuta nella formula esecutiva appostavi dal cancelliere con atto originale ed autentico. Cass. 11 aprile 1978, n. 1709.
La denuncia dell'erronea apposizione della formula esecutiva configura opposizione agli atti esecutivi allorquando si faccia riferimento solo alla correttezza della spedizione del titolo in forma esecutiva (di cui non si ponga in dubbio l'esistenza), richiesta dall'art. 475 cod. proc. civ., poiché in tal caso l'indebita apposizione della formula può concretarsi in una irregolarità del procedimento esecutivo o risolversi in una contestazione della regolarità del precetto ai sensi del primo comma dell'art. 617 cod. proc. civ. Viceversa, allorché la denuncia sia motivata dalla contestazione dell'inesistenza del titolo esecutivo ovvero dalla mancata soddisfazione delle condizioni perché l'atto acquisti l'efficacia di titolo esecutivo, l'opposizione deve qualificarsi come opposizione all'esecuzione ai sensi dell'art. 615 cod. proc. civ. Cassa con rinvio, Trib. Tivoli, 15/11/2007
Cassazione civile sez. III 14 novembre 2013 n. 25638 Per la spedizione in forma esecutiva di una sentenza, onde procedere ad esecuzione forzata, è sufficiente che il cancelliere, verificata la formale perfezione dell’originale, apponga sulla copia il sigillo (art. 153 disp. att. c.p.c.), attestandone il rilascio; tale disciplina, per la sua specialità, prevale su quella generale stabilita per il procedimento di autenticazione di copie di atti pubblici prevista dall’art. 14, l. 4 gennaio 1968, n. 14. Cass. 16 febbraio 1998, n. 1625.
Una volta compiuta tale materiale attività, a nulla rileverà l’eventuale errore, nella specie l’apposizione di una data anteriore nell’atto di precetto rispetto alla data della decisione su cui lo stesso si fonda. Trib. Napoli, 4 dicembre 2003.
La copia della sentenza rilasciata dal cancelliere in forma esecutiva deve contenere, oltre all’attestazione di conformità all’originale, la sottoscrizione del cancelliere ed il sigillo della cancelleria, mentre non sono prescritte l’indicazione della data e del luogo di rilascio, delle generalità e della qualifica del rilasciante, né la sottoscrizione dei fogli intermedi, né l’apposizione di timbri di congiunzione degli stessi. Cass. 16 febbraio 1998, n. 1625.
In tema di prova documentale, l’apposizione della formula esecutiva sulla copia rilasciata dal cancelliere contiene necessariamente, anche implicitamente, l’attestazione di conformità all’originale che ne costituisce il presupposto; ne consegue che il rilascio di copia in cui sia apposta l’attestazione di conformità ad altra copia in forma esecutiva assume lo stesso valore della copia conforme all’originale in virtù dell’art. 2714, 2º comma, c.c. Cass. 20 agosto 2003, n. 12241.
1.2. Spedizione della sentenza straniera.
A norma dell’art. 34, 2º comma, della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968, ratificata con legge 21 giugno 1971, n. 804 (concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale), l’istanza con la quale si chiede che le decisioni rese in un altro Stato contraente, e quivi esecutive siano munite della formula esecutiva, può essere rigettata solo per uno dei motivi contemplati dagli artt. 27 e 28 della Convenzione stessa, tra cui non è compresa l’eventuale intervenuta cessione del credito, cosicché la relativa eccezione può essere fatta valere soltanto in un giudizio ordinario di opposizione all’esecuzione, e non in sede di giudizio di esecuzione del titolo giurisdizionale straniero. Cass. 11 aprile 1983, n. 2544.
Il provvedimento con il quale la Corte d’Appello dispone l’apposizione della formula esecutiva su una sentenza resa da un tribunale straniero, nella disciplina della Convenzione di Bruxelles, è suscettibile di opposizione davanti alla stessa corte, la cui decisione è poi impugnabile con ricorso per Cassazione (artt. 36 e 37 di detta Convenzione). Ne consegue l’inammissibilità del ricorso per Cassazione proposto direttamente contro detto provvedimento. Cass., Sez. Un., 12 ottobre 1988, n. 649.
La parte che ha chiesto ed ottenuto l’autorizzazione all’esecuzione in Italia di sentenza resa in un altro Stato aderente alla Comunità europea può, in pendenza del termine indicato nell’art. 36 della Convenzione e fin quando sia intervenuta una decisione definitiva sull’opposizione proposta dal debitore, procedere direttamente a misure conservative sui beni senza dover ottenere una specifica autorizzazione, già implicita nella concessione della formula esecutiva, da parte del giudice italiano, trattandosi di misure non soggette alle norme processuali del diritto interno quanto alle modalità di attuazione ed alle condizioni di validità. Cass. 16 novembre 1987, n. 8380.
1.3. Spedizione ad opera del notaio o di altro pubblico ufficiale.
In presenza di un contratto di finanziamento funzionalmente e materialmente collegato nello stesso atto notarile ad una fidejussione prestata a garanzia della restituzione di quanto dovuto dal debitore, l’efficacia di titolo esecutivo dell’atto ricevuto da notaio, discendente dall’avvenuta apposizione da parte di quest’ultimo della formula esecutiva, copre anche l’obbligazione del fideiussore. Trib. Roma, 24 ottobre 1994.
In caso di vendita immobiliare con accollo, a carico dell’acquirente, del mutuo in precedenza contratto dal venditore, il notaio rogante è tenuto a rilasciare copia, in forma esecutiva, di tale contratto in favore del mutuante, anche se formalmente non partecipe al negozio ed anche nell’ipotesi in cui il mutuante medesimo sia già in possesso di copia esecutiva dell’originario contratto di mutuo. Innanzi al rifiuto del notaio di rilasciare la copia de qua, è applicabile il procedimento di cui all’art. 476 c.p.c.; è ammissibile il rilascio di una copia esecutiva del contratto di accollo di mutuo, nonostante il precedente rilascio di una copia esecutiva dell’atto di mutuo, in quanto, pur trattandosi della medesima obbligazione, il secondo atto è distinto dal primo e, pur non essendo il creditore dell’atto di mutuo parte formale nell’atto di accollo, lo è in senso sostanziale. Trib. Trani, 28 agosto 1986.
1.4. Formula esecutiva nel procedimento tributario.
L’ingiunzione fiscale cumula in sé la duplice natura e funzione di titolo esecutivo, unilateralmente formato dalla pubblica amministrazione nell’esercizio del suo peculiare potere di autoaccertamento e di autotutela, e di atto prodromico all’inizio dell’esecuzione coattiva equipollente a quello che nel processo civile ordinario è l’atto di precetto. Cass. 3 aprile 1997, n. 2894.
La riscossione coattiva delle entrate patrimoniali si configura come un procedimento di esecuzione forzata, essendo preordinata all’espropriazione dei beni del debitore, come mezzo perché i creditori conseguano quanto è loro dovuto; ne consegue che è ammesso il controllo sulla regolarità formale degli atti in cui si articola il procedimento, secondo le regole dettate dagli artt. 617 e ss. c.p.c. Cass. 6 aprile 1993, n. 4115.
L’art. 69, D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, in tema di condanna dell’ufficio al rimborso, prevede che la segreteria della Commissione Tributaria rilasci copia spedita in forma esecutiva ai sensi dell’art. 475 c.p.c. Conseguentemente il presupposto per instaurare il giudizio d’ottemperanza è sia la notificazione della sentenza di condanna dell’amministrazione finanziaria con l’apposizione della formula esecutiva, sia dell’atto di precetto. Comm. Trib. Foggia, 6 marzo 2001, n. 121.
1.5. Formula esecutiva nell’esecuzione per convalida di licenza o sfratto.
Nel procedimento di convalida di licenza o di sfratto, qualora a seguito di opposizione del convenuto, è pronunciata ordinanza non impugnabile di rilascio, il giudice non deve ordinare l’apposizione della formula esecutiva sull’atto di intimazione di licenza o di sfratto, ma tale formula deve essere apposta dal cancelliere in calce alla copia autentica dell’ ordinanza stessa, in quanto, diversamente dall’ipotesi prevista dal primo comma dell’art. 663 c.p.c. in cui il titolo esecutivo è l’intimazione di licenza o di sfratto convalidata, nell’ipotesi considerata dall’art. 665 c.p.c. titolo esecutivo è l’ordinanza non impugnabile di rilascio. Cass. 13 dicembre 1980, n. 6483.
1.6. Ordinanza sindacale di chiusura esercizio commerciale: apposizione della formula ex art. 475.
L’ordinanza con cui il sindaco, ai sensi dell’art. 39 della legge 11 giugno 1971, n. 426, ordina la chiusura di un esercizio commerciale per l’apertura del quale il titolare non abbia in precedenza ottenuto l’autorizzazione prescritta dall’art. 24, è un provvedimento amministrativo, conclusivo di un procedimento sanzionatorio, che può essere attuato in modo coattivo, in via di autotutela, solo dalla stessa autorità che lo ha emanato, anche se l’ordinanza stessa, a norma dell’art. unico della legge 30 luglio 1974, n. 324 (di modifica testuale dell’art. 39 cit.), oltre ad essere dichiarata «immediatamente eseguibile», «è spedita in forma esecutiva con l’applicazione della formula prevista dall’art. 475 c.p.c.», dato che tali specificazioni normative hanno la limitata funzione di rendere possibile al sindaco la richiesta d’intervento di ufficiali giudiziari e delle forza pubblica, senza privare il comune del potere di autotutela. Cass., Sez. Un., 24 gennaio 1995, n. 820.
1.7. Apposizione della formula esecutiva e decorrenza dei termini per impugnare.
L’apposizione della formula esecutiva in calce alla sentenza da parte del cancelliere che avrebbe dovuto provvedere alla pubblicazione di essa, rappresenta una forma di attuazione della formalità della pubblicazione della sentenza non avvenuta autonomamente, con la conseguenza che dalla data di tale attività decorre il termine annuale per l’impugnazione. Cass. 25 marzo 1997, n. 2604.
La notificazione alla parte della sentenza di primo grado, dotata di formula esecutiva, ma priva di attestazione di autenticità proveniente dal cancelliere, è ugualmente idonea far decorrere il termine breve per l’impugnazione, qualora non si contesti che la medesima sia del tutto conforme all’originale, comprensiva di tutte le pagine e leggibile in ogni sua parte. Cass. 14 luglio 2004, n. 12996; conforme Cass. 21 novembre 2001, n. 14642.
Notificata una sentenza di primo grado che, munita di clausola di provvisoria esecuzione, sia stata appellata con il relativo precetto, la successiva revoca di detta clausola da parte del giudice d’appello, ove uno o più capi di quella sentenza abbiano acquistato autorità di giudicato, non comporta per la prosecuzione del processo esecutivo, in base agli atti introduttivi validamente compiuti, che occorra procedere a rinnovare la notificazione della sentenza con l’apposizione di nuova formula esecutiva, né intimare altro precetto per l’adempimento della prestazione con riferimento a tale diversa ragione giuridica giustificativa dell’esecuzione. Cass. 4 agosto 1987, n. 6705.
Soggetti destinatari della spedizione.
2.1. Efficacia soggettiva del giudicato.
La spedizione del titolo in forma esecutiva deve essere fatta alla parte a vantaggio della quale è stato emesso il titolo, intendendosi per parte anche il suo procuratore costituito, il quale venga contemporaneamente indicato come persona a cui viene materialmente spedita la formula, ai sensi dello stesso art. 475 c.p.c. Trib. Vicenza, 16 febbraio 2007.
L’art. 2909 c.c. estende l’efficacia soggettiva del giudicato a tutti gli aventi causa (per fatto posteriore alla domanda) delle parti fra le quali fu emessa la sentenza, comprendendo in essi i successori a titolo universale e a titolo particolare, a causa di morte o per atto tra vivi; tale estensione riguarda non solo il giudicato sostanziale, ma anche la legittimazione a chiedere e ad ottenere il rilascio della copia in forma esecutiva e ad eseguire la sentenza, con la conseguenza che, passata in giudicato la sentenza emessa fra le parti originarie del rapporto controverso, anche l’avente causa a titolo particolare della parte vincitrice non è tenuto, né legittimato a riproporre l’azione di condanna verso l’altra parte, così come non può promuovere un’azione di accertamento della propria legittimazione ad eseguire la sentenza medesima. Cass. 27 gennaio 1981, n. 610.
La legittimazione a procedere in executivis deve essere riguardata con riferimento alla titolarità ed attualità di un diritto non già astrattamente previsto o configurabile nell’ordinamento, ma sancito nel titolo posto a base dell’esecuzione nella sua conformazione oggettiva e soggettiva; pertanto detta legittimazione deve essere esclusa quando il diritto sia stato riconosciuto ed attribuito ad un soggetto diverso da quello che intende farlo valere (nella specie è stata negata al coniuge separato la legittimazione ad agire esecutivamente nei confronti dell’altro coniuge per il pagamento di assegni di mantenimento che quest’ultimo, nel verbale di separazione consensuale, si era obbligato a corrispondere direttamente alle figlie maggiorenni). Cass. 30 aprile 1992, n. 5221.
Il successore a titolo particolare nel diritto controverso non intervenuto, né chiamato in causa nel processo proseguito tra le parti originarie a norma dell’art. 111 c.p.c. e conclusosi con l’accoglimento della domanda del dante causa, può far valere tutti i diritti spettanti al proprio autore, compreso quello di agire in executivis contro il soccombente in base alla anzidetta condanna. Cass. 17 ottobre 1994, n. 8459.
La sentenza di condanna emessa contro una parte cui è succeduta un’altra, a titolo particolare, nel corso del giudizio di cognizione, esplica la sua efficacia, anche di titolo esecutivo, nei confronti di quest’ultima, pur se in sentenza non menzionata; pertanto il pignoramento dei suoi beni non dà luogo all’espropriazione presso terzi ed il creditore non deve instaurare il procedimento di accertamento dell’obbligo ai sensi dell’art. 548 c.p.c., essendo la stessa debitrice, e non terzo. Cass. 13 marzo 1998, n. 2748.
In questo senso, nel caso di successione a titolo particolare inter vivos nel diritto controverso, la sentenza pronunciata contro l’alienante è efficace nei confronti dell’avente causa anche quale titolo esecutivo, nei limiti dell’accertamento in essa contenuto; ne consegue che, ove tale sentenza contenga anche un comando di adeguare lo stato di fatto alla situazione giuridica accertata, attraverso l’imposizione di obblighi di fare, il possesso o la detenzione da parte del terzo della cosa sulla quale l’obbligo deve eseguirsi, comporta la trasmissione di detto obbligo in capo a quest’ultimo. Cass. 17 gennaio 2003, n. 601.
Allorquando il successore, sia a titolo universale che a titolo particolare, intenda agire in executivis utilizzando il titolo formato in favore del suo dante causa, non ha l’onere di far precedere l’esecuzione forzata dalla notificazione degli atti o dei documenti che comprovano la successione, essendo sufficiente la notifica di detto titolo originario, che il pubblico ufficiale può rilasciare in forma esecutiva al successore previa verifica della prova della successione, salva la possibilità per l’esecutato di contestarne in giudizio la validità e l’efficacia mediante opposizione. Cass. 30 agosto 1995, n. 9195.
Diversamente, però, si ritiene che il successore nel titolo fatto valere quale titolo esecutivo, come non ha l’obbligo di dimostrare neppure documentalmente la sua posizione al soggetto che deve spedire il titolo in forma esecutiva, allo stesso modo non deve farlo fuori d questa situazione, quando il debitore non contesti questa sua qualità attraverso un giudizio di accertamento negativo in sede di opposizione all’esecuzione. Cass. 1 luglio 2005, n. 14096.
Non merita accoglimento l’opposizione avverso l’ordinanza con la quale il giudice dell’esecuzione abbia respinto l’istanza di vendita di cespite pignorato per incertezza circa la titolarità del bene. Qualora lo stesso appartenga a soggetto defunto e gli eredi siano anch’essi defunti prima dell’accettazione dell’eredità, la procedura esecutiva deve essere sospesa fino a quando siano certi i proprietari a seguito di regolare trascrizione presso i registri immobiliari. Trib. Latina, 3 novembre 2011.
La morte del cliente, causando l’estinzione del mandato e la perdita dello “ius postulandi” in capo all’avvocato, priva quest’ultimo della legittimazione a domandare il rilascio della copia esecutiva di una sentenza. Nondimeno tale vizio resta sanato ove, una volta che la copia esecutiva sia stata comunque rilasciata, gli eredi del defunto incarichino il medesimo avvocato di intraprendere l’esecuzione, così manifestando implicitamente la volontà di ratificare l’operato del legale. Cass. 6 agosto 2010, n. 18363.
2.2. Spedizione nel contratto di cessione.
La spedizione del titolo in forma esecutiva può richiedersi anche da chi, pur non essendo parte del contratto, rivesta di fatto la posizione di terzo in favore del quale è stata stipulata l’obbligazione oggetto del contratto stesso. Trib. Trani, 28 agosto 1986: nella specie, la richiesta di spedizione del titolo in forma esecutiva era stata avanzata dalla banca mutuante in relazione al contratto di accollo del mutuo stipulato tra il mutuatario e l’accollante. Pertanto, a seguito della cessione del credito e della sua opponibilità al debitore per effetto di notificazione, la facoltà del cessionario di agire esecutivamente, avvalendosi del titolo giudiziario formatosi e spedito in favore del cedente e dallo stesso notificato al debitore, non trova ostacolo nella circostanza che tale spedizione e tale notificazione siano avvenute dopo la successione nella posizione creditoria, trattandosi di evento che non incide, alla stregua dei principi evincibili dall’art. 111 c.p.c., sulla legittimazione del dante causa all’esecuzione forzata ed agli adempimenti ad essa preliminari. Cass. 27 febbraio 1987, n. 2103.
Ne consegue che l’esecuzione forzata promossa dal cessionario di un credito non deve essere preceduta dalla notifica al debitore del negozio di cessione il quale si perfeziona, nei rapporti tra il cedente ed il cessionario, in virtù del solo consenso da essi espresso ed attribuisce senz’altro al cessionario la veste di creditore esclusivo e, quindi, di esclusivo legittimato a pretendere la prestazione anche se sia mancata la notificazione prevista dall’art. 1264 c.c., questa essendo necessaria al solo fine di escludere l’efficacia liberatoria del pagamento eventualmente effettuato al cedente anziché al cessionario dal debitore. Cass. 30 agosto 1995, n. 9195.
L’art. 111 c.p.c, che disciplina le ipotesi di successione a titolo particolare nel diritto controverso, essendo espressamente dettato per il processo di cognizione, risulta solo in parte applicabile nel processo esecutivo. In particolare in caso di cessione del credito, ove tale evento venga a conoscenza del debitore, si determina una situazione di arresto del processo esecutivo, che può essere evitata in caso di intervento del cessionario che faccia istanza di prosecuzione dell’espropriazione. Tuttavia, affinché tale intervento risulti tempestivo ed idoneo ad impedire l’estinzione della procedura esecutiva è necessario che avvenga prima che la relativa questione sia stata sollevata o eccepita nel corso dello stesso processo. Trib. Napoli, 25 marzo 2003.
A tale stregua, quando la cessione del credito avviene a processo esecutivo iniziato e, in accordo con il cessionario, è l’originario creditore a proseguirlo, da un canto il debitore deve rivolgere le sue opposizioni contro la parte che procede, dall’altro canto, dovendo i principi evincibili dall’art. 111 c.p.c. essere adattati alle caratteristiche proprie del processo esecutivo, deve conseguentemente riconoscersi, ferma restando la prosecuzione del processo stesso tra le parti originarie, la possibilità per il cessionario di svolgere le attività processuali inerenti all’incaricato subingresso nella qualità di soggetto passivo, e quindi anche la facoltà d’intervenire, ai sensi dell’art. 111, 4º comma, c.p.c., nel giudizio di Cassazione pur non avendo spiegato intervento in primo grado, e pur essendo subentrato nella titolarità del diritto controverso prima che l’opposizione fosse proposta. Cass. 11 marzo 2004, n. 4985.
2.3. Spedizione agli aventi causa nell’esecuzione per consegna e rilascio.
L’acquirente a titolo particolare di un immobile in pendenza del giudizio di rilascio dello stesso pur se non interviene in causa può utilizzare ai fini dell’esecuzione forzata la sentenza di rilascio pronunciata a favore del proprio dante causa e spedita in forma esecutiva a nome di questi. Cass. 5 gennaio 1998, n. 53.
Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto e la condanna al rilascio del bene nei confronti del conduttore anche nel caso in cui al momento della proposizione della domanda detto bene è detenuto da un terzo, immessovi dal conduttore, perché la sentenza di condanna al rilascio ha effetto anche nei suoi confronti, in quanto il suo titolo presuppone quello del conduttore. In questa ipotesi è irrilevante il fatto che il locatore ometta di notificare al terzo detta sentenza di condanna, come anche il precetto, conosciuti pertanto solo al momento dell’accesso operato dall’ufficiale giudiziario, essendo egli l’unico soggetto che può adempiere l’obbligo di restituire il bene al locatore. Cass. 22 novembre 2000, n. 15083; conforme Cass. 28 aprile 2006, n. 9964.
Anche nel caso di rilascio dell’immobile da parte del conduttore prima dell’intervento della forza pubblica, è comunque applicabile la disciplina risarcitoria ex art. 3, comma 4, D.L. 30 dicembre 1988, n. 551, conv. dalla l. 21 febbraio 1989, n. 61, in quanto in tal caso il rilascio non deve ritenersi spontaneo dato che il bene viene restituito nella piena consapevolezza che nel corso della procedura di sfratto l’ufficiale giudiziario potrà avvalersi dell’ausilio della forza pubblica. Cass. 9 novembre 2006, n. 23897.
2.4. Spedizione dei titoli cambiari.
Il diritto di procedere ad esecuzione forzata sulla base di titoli cambiari spetta a colui che può essere considerato portatore legittimo dei titoli stessi in base ad una serie continua di girate, le quali risultino direttamente dai titoli stessi (nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione del merito, il quale aveva ritenuto di poter ricavare l’esistenza della girata da elementi estranei ai titoli e, precisamente, dall’ordinanza con la quale, in sede penale, era stato autorizzato il rilascio di copia autentica degli originali delle cambiali sottoposte a sequestro). Cass. 9 luglio 1999, n. 7584.
In particolare ai fini dell’esecuzione forzata in base ad un titolo di credito, l’originale di tale documento è indispensabile ed insostituibile, salvo l’ammortamento e pertanto, tranne l’ipotesi, di natura eccezionale, in cui si tratta di copia autentica rilasciata ai sensi dell’art. 343 c.p.p., dopo il sequestro penale del titolo di credito, non è possibile procedere esecutivamente in base ad una copia autentica, anziché dell’originale, con la conseguenza che la deduzione dell’idoneità come titolo esecutivo della copia autentica di un titolo di credito rilasciata prima del sequestro penale configura un’opposizione all’esecuzione, in quanto si verte nell’ambito di una controversia circa il diritto di promuovere l’esecuzione forzata per inesistenza, invalidità, inefficacia del titolo esecutivo. Cass. 18 luglio 1980, n. 4696.
Forma delle contestazioni.
3.1. Opposizione agli atti esecutivi.
La denuncia dell’errata apposizione della formula esecutiva configura opposizione agli atti esecutivi allorquando si faccia riferimento solo alla correttezza della spedizione del titolo in forma esecutiva (di cui non si ponga in dubbio l’esistenza), richiesta dall’art. 475 c.p.c., poiché in tal caso l’indebita apposizione della formula può concretarsi in una irregolarità del procedimento esecutivo o risolversi in una contestazione della regolarità del precetto ai sensi del primo comma dell’art. 617 c.p.c. Viceversa, allorché la denuncia sia motivata dalla contestazione dell’inesistenza del titolo esecutivo ovvero dalla mancata soddisfazione delle condizioni perché l’atto acquisti l’efficacia di titolo esecutivo (come, ad esempio, quando si deduca la mancanza della prestazione della cauzione), l’opposizione deve qualificarsi come opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. Cass. 5 giugno 2007, n. 13069; conforme Cass. 3 agosto 2005, n. 16262, Cass. 8 marzo 2001, n. 3400, Cass. 7 luglio 1999, n. 7026.
L’opposizione con la quale si fa valere l’erronea apposizione, nel titolo, della formula esecutiva ha natura di una opposizione alla esecuzione (art. 615 c.p.c.) quando si risolve nella contestazione della efficacia esecutiva del titolo, del quale è, conseguentemente, negata l’esistenza, e del diritto, quindi, di procedere alla esecuzione forzata, mentre presenta i caratteri della opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.) quando si risolve nella contestazione della corretta spedizione del titolo in forma esecutiva e della sua regolarità, quindi, solo formale. Cass. 26 ottobre 1992, n. 11618.
Dà luogo ad una opposizione relativa alla regolarità formale del titolo esecutivo quella con cui si deduce che il titolo notificato non è stato spedito in forma esecutiva e tale vizio, che deve essere dedotto nel termine di cinque giorni dalla notifica, non può esserlo successivamente, perché non impedisce che i successivi atti dell’esecuzione siano compiuti in modo per sé regolare né è d’ostacolo a che il processo esecutivo prosegua sino alla finale realizzazione del diritto della parte istante. Cass. 7 luglio 1999, n. 7026; conforme Cass. 8 marzo 2001, n. 3400.
Nel sistema indicato dall’art. 475 c.p.c., la spedizione in forma esecutiva non comporta l’accertamento dell’efficacia del titolo esecutivo, né dell’inesistenza di fatti impeditivi o estintivi della azione esecutiva, ma una verifica formale per il debitore dell’esistenza dello stesso titolo esecutivo; pertanto la relativa regolarità, quando è fatta valere prima dell’inizio dell’esecuzione, configura un’opposizione agli atti esecutivi, da proporsi entro cinque giorni dalla notificazione del precetto. Cass. 5 luglio 1990, n. 7074.
L’opposizione con la quale il debitore contesta la validità del pignoramento eseguito in base ad un titolo esecutivo spedito con firma irregolare del cancelliere in calce alla formula esecutiva apposta dopo il provvedimento giudiziale, ha natura di una opposizione agli atti esecutivi, e non all’esecuzione, perché investe non il diritto della parte istante di procedere alla esecuzione ma la regolarità formale dei singoli atti di esecuzione, ed, ai sensi dell’art. 617 c.p.c., non può essere, pertanto, proposto dopo cinque giorni dalla notifica del titolo esecutivo (e del precetto) per far valere gli effetti della dedotta nullità (sanabile) sul successivo pignoramento. Cass. 3 giugno 1993, n. 6221.
Il rilascio della copia del titolo in forma esecutiva a persona diversa da quella in cui favore il titolo sia stato emesso non dà luogo a nullità o inefficacia del titolo, ma costituisce una irregolarità che deve esser fatta valere a norma dell’art. 617 c.p.c. Alla medesima irregolarità, da denunciare negli stessi modi, dà luogo la circostanza che il rilascio del titolo in forma esecutiva, per quanto avvenuto nei confronti di uno dei soggetti in cui favore sia stato emesso il titolo, sia poi notificato al debitore, antecedentemente o contestualmente al precetto, da altro soggetto in cui favore pure il titolo sia stato emesso. Cass. 3 settembre 1999, n. 9297.
In tema di opposizione al precetto, è infondata l’eccezione sollevata dall’opponente in relazione alla mancata notifica del titolo esecutivo, laddove la sentenza risulti notificata unitamente al precetto. Ritenuto che ai sensi dell’art. 479 c.p.c., l’esecuzione possa iniziare solo in seguito alla notifica del titolo in forma esecutiva e del precetto, da eseguirsi secondo le modalità e le prescrizioni degli artt. 475 e 480 c.p.c., nulla impedisce che il titolo esecutivo possa notificarsi insieme al precetto senza che sia necessaria l’integrale trascrizione dello stesso. Trib. Trento, 4 novembre 2011.
Il termine per l’opposizione agli atti esecutivi per la mancata spedizione in forma esecutiva del titolo decorre esclusivamente dalla notifica di quest’ultimo e non da alcuno degli atti successivi. Cass. 24 marzo 2011, n. 6732.
3.2. Opposizione all’esecuzione.
La contestazione dell’esecutività della condanna alle spese contenute nel provvedimento di rigetto della richiesta di provvedimento d’urgenza, che si assume illegittimamente munita di formula esecutiva, non investe la regolarità formale del titolo esecutivo, ma nega in radice il diritto dell’altra parte di procedere in forza di quel titolo all’esecuzione forzata e concreta quindi una opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c. e non una opposizione agli atti esecutivi. Cass. 19 gennaio 1996, n. 416.
Il giudizio sull’opposizione all’esecuzione, proposta per indebita apposizione della formula esecutiva su una sentenza impugnata e non provvisoriamente esecutiva, dipende dalla definizione del giudizio sull’impugnazione, e pertanto sussistono i presupposti per sospenderlo ai sensi dell’art. 295 c.p.c., anche d’ufficio, da parte del giudice dell’esecuzione. Cass. 27 novembre 1998, n. 12037.
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