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Timestamp: 2019-02-20 17:39:26+00:00
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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 11 gennaio 2016, n. 203. Ai fini del decorso del termine di decadenza di cui all’art. 18, comma 5, nel testo applicabile “ratione temporis”, dello Statuto dei Lavoratori per il pagamento dell’indennità sostitutiva della reintegra, assume rilevanza la conoscenza – effettiva e completa – da parte del lavoratore della sentenza di declaratoria di illegittimità del licenziamento, a prescindere dalla comunicazione di avvenuto deposito della stessa da parte della cancelleria, potendo avere il valore di questa anche la notificazione – operata dallo stesso ricorrente – della sentenza, ai fini esecutivi della stessa nel capo relativo al risarcimento del danno da licenziamento illegittimo - Renato D'Isa
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sentenza 11 gennaio 2016, n. 203
sul ricorso 5087/2010 proposto da:
(OMISSIS) S.P.A. (gia’ (OMISSIS)) C.F. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 61/2009 della CORTE D’APPELLO di SALERNO, depositata il 28/01/2009 R.G. N. 1234/2007;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 17/11/2015 dal Consigliere Dott. FRANCESCO BUFFA;
Con sentenza del 13.07.2007 il Tribunale di Salerno accoglieva l’opposizione proposta da (OMISSIS) S.p.A. avverso il Decreto Ingiuntivo n. 495 del 2004, con il quale era stato ordinato a detta societa’ il pagamento, in favore del sig. (OMISSIS), della somma di euro 43.613,10 a titolo di indennita’ sostitutiva della reintegrazione nel posto di lavoro, ai sensi della Legge n. 300 del 1970, articolo 18, comma 5.
Il tribunale attribuiva rilievo al mancato assolvimento dell’onere della prova in ordine alla comunicazione del deposito della sentenza che aveva dichiarato l’inefficacia del licenziamento intimatogli dalla (OMISSIS) nonche’ l’immediata reintegra nel posto di lavoro, e dunque alla tempestivita’ dell’esercizio dell’opzione.
Avverso la sentenza della Corte d’Appello, il lavoratore propone ricorso con unico motivo, cui resiste (OMISSIS) S.p.A. con controricorso, seguito da memoria.
Con unico motivo di ricorso si deduce (ex articolo 360 c.p.c., n. 3) falsa interpretazione della Legge n. 300 del 1970, articolo 18, comma 5, per avere la sentenza impugnata, ai fini del decorso del termine di decadenza per l’esercizio dell’opzione per l’indennita’ sostitutiva della reintegra, attribuito rilevanza al fatto che il ricorrente fosse a conoscenza della sentenza di declaratoria di illegittimita’ del licenziamento a prescindere da una comunicazione formale della stessa da parte dell’Ufficio.
L’articolo 18, comma 5, nel testo ratione temporis applicabile, prevedeva che “Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell’invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, ne’ abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell’indennita’ di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti”. Nel testo oggi vigente, la norma prevede che “La richiesta dell’indennita’ deve essere effettuata entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza, o dall’invito del datore di lavoro a riprendere servizio, se anteriore alla predetta comunicazione”. Nel caso, si controverte sulla possibilita’ di ammettere equipollenti della comunicazione del deposito della sentenza di reintegra ai fini del decorso del termine di decadenza predetto.
Il Collegio condivide la correttezza della soluzione indicata. Questa Corte ha gia’ rilevato (Sez. Legge n. 12100/2008, n. 10526/2008 e n. 25210/2006) che dal momento della lettura del dispositivo della sentenza contenente l’ordine di reintegrazione nel posto di lavoro del lavoratore illegittimamente licenziato e’ possibile per questi esercitare la scelta tra ripresa del lavoro e indennita’ sostitutiva.
In piu’ occasioni, peraltro, si e’ ricostruito il diritto di opzione in termini “sostanziali”, con piena autonomia rispetto all’ordine giudiziale di reintegrazione ed al relativo provvedimento: sottolineandosi il carattere negoziale della scelta del lavoratore, si e’ cosi’ affermato (Sez. L, Sentenza n. 4874 del 11/03/2015) che l’opzione prevista dalla Legge n. 300 del 1970, articolo 18, comma 5, non e’ insensibile alle vicende della sentenza con cui e’ stata dichiarata l’illegittimita’ del licenziamento e ordinata la reintegrazione, e che, al contrario, tanto il diritto alla reintegrazione quanto quello all’indennita’ sostitutiva presuppongono l’accertamento dell’illegittimita’ del licenziamento e ne seguono la sorte, con le conseguenze sopra evidenziate.
Non si tratta di ammettere che la comunicazione possa essere sostituita da una conoscenza aliunde del provvedimento giudiziale, occorrendo comunque una conoscenza che sia qualificata (ricollegandosi ad atto formale, come nel caso della notificazione: cfr. sez. 3, Sentenza n. 7280 del 29/05/2001, ai fini della decorrenza del termine per la proposizione del regolamento di competenza; v. pure Sez. L, Sentenza n. 11684 del 29/07/2003, ai fini della decorrenza del termine di quindici giorni per l’opposizione al decreto emesso ai sensi della Legge n. 300 del 1970, articolo 28) e che sia completa (come osservato da Sez. L, Sentenza n. 10606 del 11/10/1995, che ha sottolineato la rilevanza dello strumento di conoscenza piu’ completo della comunicazione, contenente di solito il solo dispositivo).
In linea generale, va poi ricordato, con Sez. L, Sentenza n. 24418 del 02/10/2008, che, sebbene le comunicazioni di cancelleria debbano avvenire, di norma, con le forme previste dall’articolo 136 c.p.c. e articolo 45 disp. att. c.p.c., consegna del biglietto effettuata dal cancelliere al destinatario ovvero notificazione a mezzo di ufficiale giudiziario, esse possono essere validamente eseguite anche in forme equipollenti, sempreche’ risulti la certezza dell’avvenuta consegna e della precisa individuazione del destinatario, il quale deve sottoscrivere per ricevuta (Conseguentemente, ove dell’ordinanza riservata del giudice dell’esecuzione il difensore della parte, successivamente al deposito, ne abbia estratto copia ad “uso opposizione”, come risultante dalle attestazioni della cancelleria a margine del provvedimento, la conoscenza del provvedimento e’ acquisita in via formale, all’esito di un’attivita’ istituzionale di cancelleria che impone l’individuazione del soggetto richiedente e di quello che ritira la copia autentica del provvedimento nonche’ l’annotazione della data di rilascio della copia stessa, e costituisce, al pari della “presa visione”, forma equipollente della comunicazione di cancelleria). Nel medesimo senso, si e’ detto (Sez. L, Sentenza n. 9421 del 11/06/2012) che con l’estrazione di copia autentica, la parte acquisisce conoscenza formale del provvedimento, all’esito di un’attivita’ istituzionale della cancelleria, che impone l’individuazione del soggetto che richiede la copia e del soggetto che la ritira, nonche’ l’annotazione della data di rilascio della copia stessa, avendosi, quindi, al pari della “presa visione”, una forma equipollente della comunicazione di cancelleria (Principio affermato con riferimento al processo del lavoro, in fattispecie nella quale, depositato il ricorso di appello, l’appellante, pur non avendo ricevuto comunicazione del decreto di fissazione dell’udienza, ne aveva estratto copia, facendo cosi’ decorrere il termine per la notifica all’appellato).
Da ultimo, va richiamata Sez. 1, Sentenza n. 2068 del 23/02/2000, secondo la quale le comunicazioni di cancelleria, pur dovendo avvenire, di norma, in una delle forme previste dall’articolo 136 c.p.c. (consegna del biglietto al destinatario a cura del cancelliere, ovvero notificazione a mezzo ufficiale giudiziario), ammettono forme equipollenti, sempreche’ risulti certa, quale effetto dell’attivita’ della cancelleria, la presa di conoscenza, da parte del destinatario, della notizia da comunicare e la data in cui tale comunicazione e’ avvenuta (e sempreche’ l’atto abbia, inoltre, raggiunto il suo scopo), (nel caso, si e’ ritenuto che, in caso di insinuazione tardiva del credito, il rilascio al creditore, su sua richiesta, di copia autentica del decreto con il quale il giudice delegato abbia fissato l’udienza per la comparizione delle parti e stabilito il termine per la notifica del provvedimento al curatore comporta la effettiva presa di conoscenza, da parte del creditore stesso, del decreto “de quo”, ancorche’ non comunicato dal cancelliere a norma dell’articolo 136 c.p.c., qualora risulti che l’atto abbia raggiunto il suo scopo per avere il creditore immediatamente utilizzato il detto decreto chiedendone la notificazione al curatore).
Puo’ dunque affermarsi che, ai fini del decorso del termine di decadenza di cui all’articolo 18, comma 5 stat. lav. per il pagamento dell’indennita’ sostitutiva della reintegra, assume rilevanza la conoscenza – effettiva e completa – da parte del lavoratore della sentenza di declaratoria di illegittimita’ del licenziamento, a prescindere dalla comunicazione di avvenuto deposito della stessa da parte della cancelleria, potendo aveva il valore di questa anche la notificazione – operata dallo stesso ricorrente – della sentenza, ai fini esecutivi della stessa nel capo relativo al risarcimento del danno da licenziamento illegittimo.
Corte di Cassazione, sezione II, sentenza 2 febbraio 2016, n. 1987....