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Timestamp: 2018-05-23 15:02:17+00:00
Document Index: 59841655

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 677', 'art. 677', 'art. 677', 'art. 1', 'art. 677', 'art. 656']

﻿ AVVOCATO PENALISTA BOLOGNA PER MAGISTRATO SORVEGLIANZA TRIBUNALE SORVEGLIANZA BOLOGNA
da Armaroli | Apr 22, 2018 | avvocato difesa penale, News | 0 commenti
lL Magistrato di Sorveglianza è competente per:
I ricoveri dei condannati in ospedali psichiatrici giudiziari;
La competenza a conoscere le materie attribuite alla magistratura di sorveglianza appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che hanno giurisdizione sull’istituto di prevenzione o di pena in cui si trova l’interessato all’atto della richiesta, della proposta o dell’inizio di ufficio del procedimento (1).
2. Quando l’interessato non è detenuto o internato, la competenza, se la legge non dispone diversamente, appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sul luogo in cui l’interessato ha la residenza o il domicilio (2). Se la competenza non può essere determinata secondo il criterio sopra indicato, essa appartiene al tribunale o al magistrato di sorveglianza del luogo in cui fu pronunciata la sentenza di condanna, di proscioglimentoo di non luogo a procedere, e, nel caso di più sentenze di condanna o di proscioglimento, al tribunale o al magistrato di sorveglianza del luogo in cui fu pronunciata la sentenza divenuta irrevocabileper ultima.
2 bis. Il condannato, non detenuto, ha l’obbligo, a pena di inammissibilità, di fare la dichiarazione o l’elezione di domicilio con la domanda con la quale chiede una misura alternativa alla detenzione o altro provvedimento attribuito dalla legge alla magistratura di sorveglianza. Il condannato, non detenuto, ha altresì l’obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio dichiarato o eletto. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni previste dall’articolo 161.
Il Tribunale di Sorveglianza (è invece competente per:
La concessione e la revoca della liberazione condizionale;
In linea approssimativamente valida per l’intera categoria delle misure alternative, si può affermare che le stesse partecipano della medesima natura della pena detentiva poiché, pur non essendo mai totalmente privative della libertà personale, implicano comunque un imprescindibile coefficiente di afflittività per chi le subisce; ma, allo stesso tempo, concedono al soggetto la possibilità di scontare la pena (tutta o una parte di essa)
Con sentenza 135/2014 la Corte Costituzionale ha previsto che, per l’applicazione di misure di sicurezza, laddove vi sia richiesta di un interessato, l’udienza deve svolgersi pubblicamente e non in camera di consiglio.
Il procedimento di sorveglianza, inoltre, può essere iniziato anche d’ufficio e non esiste presso tale organo un autonomo ufficio del Pubblico Ministero ragion per cui, le relative funzioni, vengono esercitate presso il Tribunale ordinario ovvero presso la Corte d’Appello a seconda che si tratti di Magistrato di Sorveglianza ovvero di Tribunale di Sorveglianza.
In forza del disposto dell’art. 677, comma secondo bis, c.p.p., la richiesta di misure alternative alla detenzione è inammissibile quando, contestualmente alla domanda, non sia effettuata la indicazione o elezione di domicilio. È pertanto irrilevante, ai fini dell’osservanza della norma citata, la precedente dichiarazione o elezione di domicilio fatta nel procedimento di cognizione.
Ai fini dell’osservanza dell’obbligo di dichiarazione o elezione di domicilio, gravante, ai sensi dell’art. 677, comma secondo bis, c.p.p., sul condannato non detenuto che avanzi domanda di applicazione di una misura alternativa alla detenzione, non può ritenersi sufficiente la semplice indicazione, in detta domanda, del proprio indirizzo anagrafico, non essendo idonea, di per sè, tale indicazione, a rendere chiara la volontà dell’interessato di assumere detto indirizzo come proprio domicilio.
L’obbligo, per il condannato non detenuto, di accompagnare la domanda di misure alternative alla detenzione con la dichiarazione o l’elezione di domicilio, come stabilito dall’art. 677, comma secondo bis, c.p.p., sussiste anche nel caso in cui la domanda sia avanzata dal difensore, non escludendo ciò la necessità di effettuazione dei prescritti avvisi (in particolare quello per l’udienza di trattazione) anche al diretto interessato, per cui, in mancanza di detta dichiarazione o elezione, il procedimento potrebbe comunque subire intralci e ritardi, così frustrandosi lo scopo che il legislatore ha inteso perseguire con l’introduzione dell’obbligo in questione.
AVVOCATO PENALISTA BOLOGNAPE RMAGISTRATO SORVEGLIANZA TRIBUNALE SORVEGLIANZA BOLOGNA
La competenza in materia di concessione della misura alternativa dell’affidamento in prova, in ipotesi di condannato per il quale è stata disposta sospensione dell’esecuzione, appartiene al Tribunale di sorveglianza del luogo in cui ha sede l’ufficio del P.M. che ha promosso la sospensione e, in applicazione del principio della “perpetuatio jurisdictionis”, resta insensibile agli eventuali mutamenti che tale situazione può subire in virtù di altri successivi provvedimenti.
La competenza per territorio a decidere sull’ istanza di esecuzione domiciliare della pena presentata, ai sensi dell’art. 1 della legge n. 199 del 26 novembre 2010, dal condannato non detenuto, appartiene al magistrato di sorveglianza che ha giurisdizione sul luogo in cui l’interessato ha la residenza o il domicilio, in applicazione del generale principio di cui all’art. 677, comma secondo, cod. proc. pen. (In motivazione, la Suprema Corte ha precisato che, non prevedendo la normativa del 2010 espressa deroga al principio generale, non è possibile applicare la speciale regola di competenza stabilita dall’art. 656, comma sesto, cod. proc. pen.).