Source: https://www.insic.it/Tutela-ambientale/Notizie/Accordo-di-Parigi-in-Gazzetta-la-ratifica-nazionale/5de64675-864f-4b05-bdb0-5ae01a0b1c0d
Timestamp: 2018-10-22 22:48:08+00:00
Document Index: 119197864

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art.2', 'art.3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16']

Con Legge del 4 novembre 2016 n.204, il Parlamento ratifica formalmente l'Accordo di Parigi sul clima collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato il 12 dicembre 2015 ed entrato in vigore il 4 novembre.
Il Contributo monetario italiano
All'Accordo sarà data piena ed intera esecuzione a decorrere dalla data della sua entrata in vigore: previsto un contributo al Green Climate Fund pari a 50 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2018, come prima capitalizzazione del Green Climate Fund, istituito durante la sedicesima sessione della Conferenza delle Parti (COP 16) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.
Appositi provvedimenti ministeriali prossimi indicheranno gli oneri finanziari a livello nazionale.
A copertura dei 50 milioni è prevista una corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell'ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2016, parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare (all'art. 3 della Legge tutte le indicazioni pèer la copertura finanziaria).
Dopo le Definizioni dell'art. 1, è l'art.2 del Accordo di Parigi, riportato integralmente in lingua italiana, ad indicare gli obiettivi previsti a livello internazionale:
a) mantenere l'aumento della temperatura media mondiale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali e proseguendo l'azione volta a limitare tale aumento a 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, riconoscendo che ciò potrebbe ridurre in modo significativo i rischi e gli effetti dei cambiamenti climatici;
b) aumentare la capacità di adattamento agli effetti negativi dei cambiamenti climatici e promuovendo la resilienza climatica e lo sviluppo a basse emissioni di gas a effetto serra, con modalità che non minaccino la produzione alimentare;
c) rendere i flussi finanziari coerenti con un percorso che conduca a uno sviluppo a basse emissioni di gas a effetto serra e resiliente al clima.
Le Parti, si legge all'art.3) mirano a raggiungere il picco mondiale di emissioni di gas a effetto serra al più presto possibile, riconoscendo che ciò richiederà tempi più lunghi per i paesi in via di sviluppo, e si impegnano ad intraprendere rapide riduzioni, in linea con le migliori conoscenze scientifiche, così da raggiungere un equilibrio tra le fonti di emissioni e gli assorbimenti antropogenici di gas a effetto serra nella seconda metà di questo secolo, su una base di equità e nel contesto dello sviluppo sostenibile e degli sforzi tesi a eliminare la povertà.
Fra le parti più significative, segnaliamo l'art. 7 in cui, si legge, che le Parti stabiliscono l'obiettivo mondiale di adattamento, ovvero migliorare la capacità e rafforzare la resilienza e ridurre la vulnerabilità ai cambiamenti climatici, al fine di contribuire allo sviluppo sostenibile.
L'adattamento, spiega lo stesso Accordo, è una sfida mondiale che riguarda tutti, con dimensioni locali, subnazionali, nazionali, regionali e internazionali, ed è un elemento chiave che contribuisce alla risposta mondiale di lungo termine ai cambiamenti climatici per proteggere le popolazioni, i mezzi di sussistenza e gli ecosistemi, tenendo conto delle esigenze urgenti ed immediate delle Parti che sono paesi in via di sviluppo e che sono particolarmente vulnerabili agli effetti negativi dei cambiamenti climatici.
E si riconosce ulteriormente che "vi è una notevole necessità di adattamento e che maggiori livelli di mitigazione possono ridurre la necessità di ulteriori sforzi a tal fine": quanto più grande è la necessità di adattamento tanto più alti possono essere i costi di adattamento (vedi infra art. 7 dell'Accordo).
Sempre a proposito di Adattamento, l'art. 9 indica che i Paesi sviluppati forniranno risorse finanziarie per assistere i paesi in via di sviluppo per quanto riguarda sia la mitigazione che l'adattamento, continuando ad adempiere agli obblighi ad essi incombenti in virtù della convenzione, svolgendo un ruolo guida nel mobilitare i finanziamenti per il clima avvalendosi di un'ampia gamma di fonti, strumenti e canali.
La disponibilità di maggiori risorse finanziarie dovrebbe mirare a raggiungere un equilibrio tra adattamento e mitigazione, tenendo conto delle strategie guidate dal paese e delle priorità ed esigenze dei Paesi in via di sviluppo.
Il meccanismo tecnologico
L'art. 10 prevede l'impegno delle Parti tutte a realizzare appieno lo sviluppo e il trasferimento delle tecnologie al fine di migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici: a tal fine viene istituito un quadro tecnologico che offre orientamenti generali al fine di promuovere e facilitare un'azione rafforzata nel campo dello sviluppo e del trasferimento delle tecnologie, così da sostenere l'attuazione dell'Accordo.
Un Quadro di Trasparenza
Si legge poi all'art. 13 che al fine di costruire fiducia reciproca e certezza e promuovere un'attuazione efficace, viene istituito un quadro di riferimento per la Trasparenza dell'azione e del sostegno, dotato di flessibilità, che offre flessibilità nell'attuazione delle disposizioni dell'Accordo ai Paesi in via di Sviluppo.
Scopo del quadro per la trasparenza è offrire una comprensione chiara delle misure riguardanti i cambiamenti climatici alla luce degli obiettivi (previsti all'articolo 2 della convenzione) anche chiarendo e seguendo i progressi compiuti da ciascuna Parte nel conseguimento dei contributi determinati a livello nazionale.
La conferenza delle Parti
L'art. 14 parla poi della istituzione di un Conferenza delle Parti dell'Accordo che dovrà verificare periodicamente la sua attuazione e valutare i progressi collettivi compiuti: tale verifica considera mitigazione, adattamento e mezzi di attuazione e sostegno, e tiene conto dell'equità e delle migliori conoscenze scientifiche. A disposizione un primo bilancio globale da verificare nel 2023 e periodicamente ogni cinque anni successivi, (tranne soluzioni alternative).
L'Art. 15 istituisce anche un meccanismo per facilitare l'attuazione e promuovere il rispetto dell'Accordo: consiste in un comitato composto di esperti che "opera in modo trasparente, non antagonistico e non punitivo" e secondo le modalità e le procedure adottate dalla conferenza delle Parti.
Previsto all'art. 16 il coinvolgimento anche di parti terze, che non siano Parti dell'Accordo di Parigi e che possono partecipare in qualità di osservatori ai lavori di qualsiasi sessione della conferenza delle Parti (che funge da "riunione delle Parti" ai fini dell'attuazione dell'Accordo).
Il Controllo dell'Accordo
All'art. 16 comma 4 si legge che la Conferenza delle Parti esamina a intervalli regolari l'attuazione dell'Accordo e adotta, nell'ambito del suo mandato, le decisioni necessarie a promuoverne l'effettiva attuazione, inoltre, istituisce gli organi sussidiari ritenuti necessari ed esercita ogni altra funzione necessaria. Nei paragrafi dell'art. 16 si regolano i diversi incontri della Conferenza e le sessioni straordinarie e anche il coinvolgimento eventuale di rappresentanti dell'ONU e delle sue agenzie, nonché dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica o di qualsiasi osservatore che non sia Parte della convenzione.
Si specifica poi che l'Accordo è aperto alla firma e soggetto a ratifica, accettazione o approvazione degli Stati e delle organizzazioni regionali d'integrazione economica che ne sono Parti (e l'italia ha appunto approvato il suddetto testo) fino al 21 aprile 2017.
L'Accordo entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla data in cui almeno 55 Parti della convenzione, che rappresentino almeno uno stimato 55 % del totale delle emissioni di gas a effetto serra mondiali, abbiano depositato i loro strumenti di ratifica, accettazione, approvazione o adesione.
Per «totale delle emissioni di gas a effetto serra mondiali» s'intende la quantità più aggiornata comunicata alla data o prima della data dell'adozione dell'Accordo dalle Parti della convenzione. Finora 195 paesi hanno adottato l'Accordo di Parigi che è il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale.
Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di Parigi collegato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, adottato a Parigi il 12 dicembre 2015. (16G00214) (GU n.263 del 10-11-2016)
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