Source: http://entilocali.umforumgratis.com/t23793-aspettativa-per-studio
Timestamp: 2017-12-12 04:25:35+00:00
Document Index: 136740525

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 4']

Aspettativa per studio
» Visto per motivi di studio
» lavorare durante aspettativa non retribuita.
» Conversione da Visto turistico a permesso per studio
» aspettativa non retribuita per le situazioni di grave disagio personale
» retribuzione dopo aspettativa non retribuita
» Visto per studio
tulipano29 il Mer 8 Mag 2013 - 7:21
Salve, sono nuova del forum, e sono assunta con un contratto a tempo indeterminato presso un ente locale. sono venuta a sapere che ci sono dipendenti statali che riescono ad usufruire dell'aspettativa per motivi di studio in maniera retribuita. (riescono ad essere retribuiti dal ministero) In quali casi è possibile? Che requisiti sono richiesti?
grazie delle informazioni fornite
tulipano29
Paolo Gros il Mer 8 Mag 2013 - 23:00
In merito ai permessi per studio il contratto collettivo nazionale di lavoro per il personale non dirigenziale del comparto delle Regioni-Autonomie locali siglato il 14 settembre 2000 prevede all’art. 15 il c.d. “diritto allo studio”, ovvero la concessione di appositi permessi retribuiti a favore dei dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nella misura massima di 150 ore individuali per ciascun anno e nel limite massimo del 3% del personale in servizio a tempo indeterminato presso ciascun Ente all’inizio di ogni anno.
Questa disposizione non è altro che la ripetizione all’interno di questo comparto, in termini sostanzialmente analoghi, della precedente regolamentazione pubblicistica dell’istituto contenuta nell’art. 3 del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 395, e nell’art. 24 del D.P.R. 3 agosto 1990, n. 333.
Scopo di questo istituto è l’«accrescimento della formazione culturale e professionale del dipendente» (vedi in tal senso la circolare del Dipartimento della Funzione pubblica del 5 aprile 1989, n. 3178, emanata al tempo dell’applicazione dell’art. 3 del D.P.R. n. 395/1988), ma ha, di riflesso, il suo fondamento nell’interesse di ogni Amministrazione locale, in quanto garantendo questo diritto ai lavoratori ne trae beneficio lo stesso Ente in termini di accrescimento professionale.
Non c’è spazio, dunque, per un’ulteriore regolamentazione in materia: tutto è esaustivamente previsto nell’art. 15 del CCNL del 14 settembre 2000. In altri termini, non è possibile integrare o, peggio ancora, modificare i relativi vincoli mediante un regolamento di Ente e neanche mediante un accordo decentrato, in quanto non rientrano nelle materie assegnate a tale sede cioè fra quelle contenute nell’art. 4, comma 2, del CCNL Regioni-Autonomie locali del 1 aprile 1999
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