Source: http://datiparlamento.nexacenter.org/wiki/Contesto_normativo_italiano
Timestamp: 2017-09-19 15:11:45+00:00
Document Index: 16658635

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 68', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 24', 'art. 52']

Contesto normativo italiano - dati.parlamento
Recepimento della Direttiva PSI
L'attuazione italiana della direttiva comunitaria è avvenuta con il Decreto legislativo 24 gennaio 2006, n. 36, pubblicato nella G.U. del 14 febbraio 2006, n. 37. Il Decreto Legislativo 36/2006 è stato successivamente modificato dalla L. 96/2010 (art. 44) a seguito di una procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea nei confronti dell'Italia per incompleto e scorretto recepimento della Direttiva. In particolare, la normativa italiana faceva salve vecchie norme sui dati catastali e ipotecari; non prevedeva un’informazione su mezzi di ricorso contro il mancato consenso alla riutilizzazione; ammetteva tariffe di riutilizzo determinate con criteri di dubbia compatibilità rispetto al dettato comunitario; non prevedeva un vero e proprio obbligo per le pubbliche amministrazioni di consentire il riutilizzo dei dati, né garantiva che questi venissero resi disponibili in formati aperti e realmente riutilizzabili.
Secondo la legge italiana, si definisce aperto il formato di dati reso pubblico, documentato esaustivamente e neutro rispetto agli strumenti tecnologici necessari per la fruizione dei dati stessi (art. 68 comma 3 lett. a) del Codice dell'Amministrazione Digitale).
Ulteriori informazioni, tra cui un repertorio dei formati aperti utilizzabili nelle pubbliche amministrazioni, sono disponibili sul sito web di DigitPA.
Alcuni esempi concreti sono forniti all'interno delle Linee guida per i siti web della PA, previste ai sensi della Direttiva 8/2009 del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, in cui viene raccomandato l'uso dei seguenti formati aperti e standardizzati: HTML/XHTML per la pubblicazione di informazioni pubbliche su internet; PDF con marcatura (secondo standard ISO/IEC 32000-1:2008); XML per la realizzazione di database di pubblico accesso ai dati; ODF e OOXML per documenti di testo; PNG per le immagini; OGG per file audio; Theora per file video; Epub per i libri.
CAD e Decreto Trasparenza
Più recentemente, in Italia sono stati emanati diversi atti normativi, volti a riconoscere ed ufficializzare il ruolo dei dati aperti. Tra queste, la Legge di semplificazione (Legge 4 aprile 2012, n. 35) introduce l’Agenda Digitale Italiana (art. 47) e promuove il paradigma dei dati aperti quale modello di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico (art. 47, comma 2-bis lett. b). Il Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179 recante “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (c.d. Decreto Sviluppo bis) introduce il concetto di “open by default” per tutte le informazioni pubblicate dalla PA (art. 9), promuove l’adozione di software libero e prescrive l’impiego di formati aperti nella pubblicazione dei dati da parte della pubblica amministrazione (art. 9-bis); il Decreto Legge porta queste misure nel Codice per l’Amministrazione Digitale (CAD, Decreto Legislativo, 7 marzo 2005, n. 82), modificandone gli artt. 52 e 68. Il Decreto Legislativo, 14 marzo 2013, n. 33 (c.d. Decreto Trasparenza), riorganizza la disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, introducendo per dette informazioni, soggette a pubblicazione obbligatoria, il diritto d’accesso civico (art. 5) e la conseguente messa a disposizione in formato aperto, senza “ulteriori restrizioni diverse dall'obbligo di citare la fonte e di rispettarne l'integrità” (art. 7). Il Decreto Legislativo n. 90/2014 convertito con modificazioni in Legge n. 114/2014, individua - all'art. 24-quater, comma 2 - l’obbligo per tutte le pubbliche amministrazioni e società partecipate in modo totalitario o prevalente dalle pubbliche amministrazioni “di comunicare all'Agenzia per l'Italia digitale, esclusivamente per via telematica, l'elenco delle basi di dati in loro gestione e degli applicativi che le utilizzano”. Per agevolare questi adempimenti, l’Agenzia per l’Italia Digitale (ex CNIPA e DigitPA) ha reso disponibile sul proprio sito una procedura on line per consentire ai soggetti interessati di trasmettere il catalogo delle basi dati e degli applicativi che le utilizzano ed una sezione di FAQ contenenti chiarimenti sugli adempimenti e sulla procedura d’invio.
Le linee guida dell'AgID
Si segnalano inoltre le misure per l’applicazione concreta dell’Agenda Digitale Italiana - individuate nel già citato Decreto Sviluppo Bis e trasfuse all'interno dell'art. 52, comma 6 e 7, del CAD - che contemplano l'Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico da aggiornarsi all’inizio di ogni anno, le complementari Linee guida nazionali per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico (che estendono le precedenti Linee guida per l’interoperabilità semantica attraverso i Linked Open Data della Commissione di Coordinamento SPC - Sistema Pubblico di Connettività) ed il Rapporto sullo stato di avanzamento del processo di valorizzazione del patrimonio pubblico, predisposti dall’Agenzia per l’Italia Digitale.
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