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Timestamp: 2019-03-19 09:58:37+00:00
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Corte di Cassazione: la dicitura “falsi d’autore” non esclude il reato di introduzione e commercio di prodotti con segni falsi - R&P Legal - Studio Associato
Corte di Cassazione: la dicitura “falsi d’autore” non esclude il reato di introduzione e commercio di prodotti con segni falsi
06 July 2012 |
Matteo Gragnani
L’apposizione della dicitura “Falsi d’Autore” su prodotti industriali recanti marchi contraffatti non esclude l’integrazione del reato di cui all’art. 474 cp; infatti il reato in esame configura una fattispecie di pericolo contro la fede pubblica, per la cui integrazione è sufficiente anche la sola attitudine della falsificazione ad ingenerare confusione, con riferimento non solo al momento dell’acquisto, ma anche a quello della successiva utilizzazione del prodotto contraddistinto dal marchio contraffatto.
Cass.Civ. Sez. 19 aprile 2012 n. 15080.pdf
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 15080 depositata il 19 aprile 2012, ha ritenuto che l’apposizione della dicitura “Falsi d’autore” su prodotti industriali recanti marchi contraffatti non escluda l’integrazione del reato di cui all’art. 474 c.p.
Nelle proprie difese, accolte in primo grado dal Tribunale di Palermo, il commerciante aveva sostenuto che la dicitura in questione, apposta su confezioni di profumi contraddistinte da marchi contraffatti, dallo stesso acquistate e poi rivendute, fosse sufficiente ad evitare la lesione della fede pubblica tutelata dall’art. 474 c.p., escludendo l’idoneità del falso prodotto a trarre in inganno i consumatori. Tale conclusione era stata tuttavia ribaltata dalla Corte di Appello di Palermo la quale, sulla base della irrilevanza della dicitura “Falsi d’autore”, aveva considerato tali prodotti capaci di ingannare il consumatore.
Con il ricorso avverso quest’ultima sentenza il commerciante invocava altresì l’insussistenza dell’elemento psicologico del reato sostenendo di aver regolarmente acquistato i profumi da un agente di commercio.
Confermando la decisione pronunciata all’esito del giudizio di appello, la Suprema Corte ha ribadito che il reato di commercio di prodotti con segni falsi di cui all’art. 474 c.p. configura una fattispecie di pericolo contro la fede pubblica per la cui integrazione è sufficiente anche la sola attitudine della falsificazione ad ingenerare confusione, con riferimento non solo al momento dell’acquisto, ma anche a quello della successiva utilizzazione del prodotto contraddistinto da marchio contraffatto.
Il reato di commercio di prodotti con segni falsi deve pertanto ritenersi integrato anche quando la dicitura “falsi d’autore”, informando i clienti circa l’effettiva non originalità della merce, escluda la ragionevole possibilità che essi vengano tratti in inganno.
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