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Timestamp: 2020-02-26 12:57:25+00:00
Document Index: 171124248

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 416', 'art. 416', 'art. 416', 'sentenza ']

A gennaio è stata emessa una sentenza della Corte d'Appello di Milano in cui si è evidenziato che il video dell'intervista a Paolo Borsellino, realizzata - il 21 maggio 1992 - dalla troupe francese, giunto in Italia è una sintesi (tecincamente un montaggio, con molteplici tagli e cuci) dall'originaria intervista di circa 50 minuti. E' stato accertato che la trascrizione fedele della versione integrale è quella pubblicata nel 1994 da l'Espresso...
La versione trasmessa da Rainews 24 (non per responsabilità - si sottolinea nella Sentenza - dei giornalisti della testata giornalista Rai ne tanto meno della famiglia Borsellino) non corrisponde alla versione integrale. Chi in Francia ha montato il video giunto poi in Italia ha omesso di riportare un passaggio in cui Borsellino affermava rispetto a Mangano che risulta effettivamente la sua passione per i cavalli, "effettivamente dei cavalli, e non dei cavalli per mascherare il traffico di stupefacenti". Nello stesso montaggio è stato effettuato un taglia e cuci per cui alla domanda sull'intercettazione di San Valentino, riferita dai giornalisti ad una telefonata tra Mangano e Dell'Utri, Paolo Borsellino, a differenza della conferma nella versione montata ed andata in onda, sottolineava su quella specifica telefonata: "No, questa intercettazione è tra Mangano ed uno della famiglia degli Inzerillo". La versione integrale coincide invece con gli altri passaggi salienti dell'intervista montata, giunta in Italia e trasmessa. Risultano infatti precisi i passaggi ove Paolo Borsellino conferma che il Mangano è un esponente di Cosa Nostra e che vi erano indagini in corso che riguardavano Mangano e Dell'Utri e che vi era anche dal punto di vista investigativo attenzione a Silvio Berlusconi.
Una sentenza ineccepibile, precisa. Non è invece preciso o corretto, come sempre in Italia, l'uso che viene fatto della Sentenza. Paolo Guzzanti, il cosiddetto giornalista e parlamentare di Forza Italia, vorrebbe con questa cancellare la verità dei fatti. Il messaggio del senatore berlusconiano è, in sintesi: quell'intervista è stata montata tagliando quelle parti, quindi non sono vere le accuse di legami con Cosa Nostra, pertanto Dell'Utri e Berlusconi santi subito.
Il tentativo di strumentalizzazione delle Sentenze è inaccettabile. Oggi sappiamo quale è la versione dell'intervista effettivamente rilasciata da Paolo Borsellino pochi giorni prima della strage di Capaci. Una conferma in più della precisione e cognizione dei fatti con cui Paolo Borsellino si esprimeva. Un ulteriore elemento, quindi, per una completa e corretta informazione.
Non siamo mai stati - e mai saremo - tra quelli che vogliono mettere in bocca a qualcuno, vivo o morto, un qualcosa, una qualsiasi affermazione. Non solo: non accettiamo che questo venga fatto da altri. Tra l'altro occorre segnalare non solo che l'intervista integrale, trascritta e pubblicata integralmente da l'Espresso nel 1994, è anche stata pubblicata integralmente nel libro del pm di Caltanissetta, Luca Tescaroli, "Perché fu ucciso Giovanni Falcone" ed anche nel libro "La Trattativa - Mafia e Stato: un dialogo a colpi di bombe" di Maurizio Torrealta, giornalista che è stato tra l'altro vice caporedattore di Rainews 24.
Quindi nessuna novità sostanziale, bensì una precisazione importante che contribuisce ad una più corretta informazione. Detto questo occorre quindi ricordare che la versione integrale non mette minimamente in discussione quanto emerso dai procedimenti giudiziari svolti (e in corso) in merito a Marcello Dell'Ultri e, con lui, Silvio Berlusconi. Il tentare di cambiare - o meglio cancellare - le verità processuali accertate a carico, ad esempio di Marcello Dell'Utri o Silvio Berlusconi, attraverso questa Sentenza è davvero inacettabile.
Infatti, rispetto al Dell'Utri, i fatti relativi all'estorsione con il boss Vincenzo Virga ed il concorso nell'attività di Cosa Nostra sono stati provati e sanzionati con condanne non certo per (o su) quell'intervista.
Basterebbe leggere il capo di imputazione, relativo a Marcello Dell'Utri, per il processo a Palermo con Gaetano Cinà. Vediamo:
- del delitto di cui agli artt. 110 e 416 commi 1,4 e 5 c.p., per aver concorso nelle attività dell'associazione di tipo mafioso denominata Cosa Nostra, nonché nel perseguimento degli scopi della stessa, mettendo a disposizione della medesima associazione l'influenza ed il potere derivanti dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario ed imprendoriale, nonché delle relazioni intessute nel corso della sua attività, partecipando in questo modo al mantenimento, al rafforzamento ed alla espansione della associazione medesima.
1) partecipando personalmente ad incontri con esponenti anche di vertice di Cosa Nostra, nel corso dei quali venivano discusse condotte finanziali agli interessi della organizzazione;
2) intrattenendo, inoltre, rapporti continuativi con l'associazione per delinquere tramite numerosi esponenti di rilievo di detto sodalizio criminale, tra i quali BONTADE Stefano, TERESI Girolamo, PULLARA' Ignazio, PULLARA' Giovan Battista, MANGANO Vittorio, CINA' Gaetano, DI NAPOLI Giuseppe, DI NAPOLI Pietro, GANCI Raffaele, RIINA Salvatore;
3) provvedendo a ricoverare latitanti appartenenti alla detta organizzazione;
4) ponendo a disposizione dei suddetti esponenti di Cosa Nostra le conoscenze acquisite presso il sistema economico italiano e siciliano;
così rafforzando la potenzialità criminale dell'organizzazione in quanto, tra l'altro, determinava nei capi di Cosa Nostra ed in altri suoi aderenti la consapevolezza della disponibilità di esso DELL'UTRI a porre in essere (in varie forme e modi, anche mediati) condotte volte ad influenzare - a vantaggio dell'associazione per delinquere - individui operanti nel mondo istituzionale, imprenditoriale e finanziario;
con l'aggravante di cui all'art. 416 bis comma 4 c.p., trattandosi di associazione armata;
con l'aggravante di cui all'art. 416 comma 5 c.p., essendo il numero degli associati superiori a 10.
Reato commesso in Palermo (ruolo di costituzione e centro operativo dell'associazione per delinquere denominata Cosa Nostra), Milano ed altre località da epoca imprecisata sino al 28.9.1982
- del delitto di cui agli artt. 110 e 416 bis commi 1, 4 e 6 c.p., per aver concorso nelle attività della associazione di tipo mafioso denominata Cosa Nostra, nonché nel perseguimento degli scopi della stessa, mettendo a disposizione della medesima associazione l'influenza ed il potere derivanti dalla sua posizione di esponente del mondo finanziario ed imprenditoriale, nonché dalle relazioni intessute nel corso della sua attività, partecipando in questo modo al mantenimento, al rafforzamento ed alla espansione della associazione medesima. E così ad esempio:
1) partecipando personalmente ad incontri con esponenti anche di vertice di Cosa Nostra, nel corso dei quali discusse condotte funzionali ad interessi della organizzazione;
2) intrattenendo, inoltre, rapporti continuativi con l'associazione per delinquere tramite numerosi esponenti di rilievo di detto sodalizio criminale, tra i quali PULLARA' Ignazio, PULLARA' Giovan Battista, DI NAPOLI Giuseppe, DI NAPOLI Pietro, GANCI Raffaele, RIINA Salvatore, GRAZIANO Giuseppe;
così rafforzando la criminalità dell'organizzazione in quanto, tra l'altro, determinava nei capi di Cosa Nostra ed in altri suoi aderenti la consapevolezza della disponibilità di esso DELL'UTRI a porre in essere (in varie forme e modi, anche mediati) condotte volte ad influenzare - a vantaggio dell'associazione per delinquere - individui operanti nel mondo istituzionale, imprenditoriale e finanziario;
con le aggravanti di cui ai commi 9 e 6 dell'art. 416 bis c.p., trattandosi di associazione armata e finalizzata ad assumere il controllo di attività economiche finanziate, in tutto o in parte, con il prezzo, il prodotto o il profitto, di delitti.
Reato commesso in Palermo (luogo di costituzione e centro operativo dell'associazione per delinquere denominata Cosa Nostra), Milano ed altre località dal 28.9.1982 ad oggi.
Per il resto crediamo che la sentenza di condanna di Dell'Utri e Cinà che è pubblicata integralmente, sia quanto mai chiara e inequivocabile. Ad essa quindi si rimanda. [clicca qui]
Purtroppo in Italia l'informazione corretta, quella che riporta i fatti a 360° è sempre una chimera, piegata, mortificata, cancellata perennemente.
Crediamo, in conclusione, opportuno riportare alcuni dei contenuti risultanti dai verbali dei procedimenti giudiziari.
... a riprova del fatto di come i vertici dell'organizzazione [Cosa Nostra, ndr] fossero impegnati, correlativamente e nel mentre dell'esecuzione di un vero e proprio disegno cospirativo, alla ricerca ed al consolidamento di più legami per giungere ad individuare nuovi referenti politico-istituzionali, sorreggono le indicazioni di Angelo Siino, Salvatore Cancemi, Giovanni Brusca e Maurizio Avola, sulle quali appare opportuno soffermarsi brevemente.
Il primo, evidenziava, a seguito di contestazione sollecitatoria, di aver appreso, da Nino Gargano e da Giuseppe Madonia, che Bernardo Provenzano stava adoperandosi per "agganciare Craxi tramite Berlusconi".
Ha aggiunto di aver, successivamente, saputo da Antonino Gioè che Bagarella, tramite un ex Ufficiale della Guardia di Finanza, amico di Salvatore Di Ganci, la cui consorte era di Benevento o aveva parenti in quella città, stava cercando di contattare una persona influente vicina all'On.le Craxi e che, a tal fine, era necessario fare "più rumore possibile" (alludendo con ciò ad attentati da porre in essere), onde costringerli, poi, di intervenire per far sistemare la "situazione in Italia", a favore di "Cosa Nostra".
Cancemi riferiva che Riina, in epoca antecedente alla c.d. "strage di Capaci", si era incontrato con "persone importanti" (il cui nominativo apprendeva, secondo quanto riferito nel corso del giudizio d'appello, da Salvatore Riina) e che appartenenti al gruppo Fininvest versavano periodicamente una somma di 200 milioni di lire a titolo di contributo; sottolineava che il Riina si era attivato, a far data dagli anni '90-'91, per coltivare direttamente i rapporti con i vertici di detta struttura imprenditoriale (mettendo in disparte Vittorio Mangano, che fino a quel momento li aveva gestiti) e che, tramite "Craxi", stava cercando di mettersi la Fininvest nelle mani o viceversa.
Peraltro, non sapeva precisare se e come, Riina avesse preso il controllo diretto di questo rapporto, ma ricollegava la stagione stragista proprio a tale avvicendamento.
Ha aggiunto che Riina, nel corso del 1991, gli aveva riferito che detti soggetti erano "interessati ad acquistare la zona vecchia di Palermo" e che lui stesso si sarebbe occupato dell'affare avendoli "nelle mani". Riina e Vittorio Mangano gli avevano fatto presente che era stata incaricata una persona, chiamata "ragioniere", per seguire "materialmente l'operazione". Ed ancora, ha dichiarato di aver appreso da Raffaele Ganci, intorno agli anni 1990-1991, mentre transitavano con l'autovettura in prossimità di via Notarbartolo, che in quella zona vi erano dei ripetitori che interessavano "a Berlusconi".
Sottolinea di aver ricevuto conferma di questa ultima circostanza dal Riina.
Va rilevato, solo incidentalmente, che le indicazioni del Cancemi, con specifico riferimento agli esborsi di denaro, hanno trovato puntuali conferme nelle dichiarazioni di alcuni collaboranti (Francesco Paolo Anzelmo, Calogero Ganci, Aurelio Neri, Antonino Galiano e Giovan Battista Ferrante), acquisite nel corso del processo a carico di Pierino Di Napoli, e riscontri obiettivi [...]
Lo stesso Brusca, sia pur con riferimento ad epoca antecedente alla campagna stragista, ha riferito di essere a conoscenza del fatto, che alcuni imprenditori milanesi pagavano, a titolo di estorsione o di contributo, una somma di denaro ad appartenenti all'organizzazione e che, in particolare, l'On.le Berlusconi "mandava qualcosa più come regalo, come contributo, come estorsione" al di cui cugino Ignazio Pullarà. Quest'ultimo inviava Peppiccio Contorno (omonimo del collaborante) e tale Zanga, a ritirare il denaro negli anni 1981-‘82-‘83.
Non è ultroneo, poi, rimarcare, per inquadrare appieno la valenza della campagna di aggressione ed il contesto indeativo in cui si inserisce, che il Cancemi, nel corso del giudizio d'appello, ha raccontato di una riunione, tenutasi circa venti giorni prima della c.d. "Strage di Capaci", nel corso della quale Riina aveva fatto presente che esistevano accordi con autorevoli personaggi del mondo politico nazionale (che ha indicato nominativamente) aventi ad oggetto provvedimenti legislativi favorevoli all'organizzazione, interventi sull'A.G. e garanzie delle conseguenze derivanti dalla strage in questione.
Lo stesso Contorno ha fatto riferimento a contatti tra i vertici di Cosa Nostra e soggetti capaci di orientare la legislazione in senso favorevole all'organizzazione, intercorsi sia in epoca precedente, che successiva all'arresto di Salvatore Riina, e ha dichiarato di aver avuto conferma - da una frase pronunciata da quest'ultimo: "la responsabilità è mia", nel corso di una riunione tenutasi per brindare al buon esito della strage di Capaci e per deliberare quella di via Mariano D'Amelio - che il Riina aveva ricevuto precise garanzie in favore dell'organizzazione, nonostante l'effettuazione di un eclatante attentato da compiersi a breve distanza da uno parimenti grave, da parte delle persone importanti (che ha indicato nei dott.ri Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi) verso le quali aveva presentato tutta una serie di richieste, fra le quali quelle di "fare annullare sta legge sui pentiti", di abolire l'ergastolo e di eliminare la normativa sul sequestro dei beni o di affievolirne le conseguenze. Ha aggiunto che nell'occasione vi erano presenti Raffaele Ganci, Salvatore Biondino, lui stesso e Salvatore Riina.
Si riportano qui di seguito i relativi brani delle sue dichiarazioni, rese in sede di rinnovazione del suo esame nel corso del giudizio d'appello:
Cancemi Salvatore: Sì. Io, quando sono andato da Mangano, ci dissi: "Vittorio, senti qua, ho parlato cu' ‘u zu' Totuccio - ‘u zu' Totuccio sarebbe Totò Riina - e mi disse che per quelle persone, Dell'Utri e Berlusconi, siccome lui se l'ha messa nelle mani lui, che è un bene per tutta ‘Cosa Nostra', quindi tu fammi questa cortesia, non... mettiti da parte perché è una cosa che sta portando avanti ‘u zu' Totuccio e, quindi, mettiti da parte". Io a lui non ce l'ho detto, a Vittorio Mangano, perché Riina mi disse pure, per completare, diciamo, le mie dichiarazioni di allora, mi disse: "Totuccio - a me, che sono Salvatore, dice - Totuccio, sennò io mi... mi ricordo che Vittorio Mangano c'ha regalato una 357 Magnum a Stefano Bontade". Per la Corte, che cosa mi ha voluto dire lui, il Riina? Mi ha voluto dire che lui non.. questo gesto non c'è piaciuto che il Mangano ci regalò questa pistola a Stefano Bontade, perché il Stefano Bontade era un nemico di Salvatore Riina. Quindi, mi disse queste cose, però io a Mangano non ce l'ho detto per non lo fare impaurire. Insomma, questo... questo non ce l'ho detto della pistola. Il Mangano mi disse: "Ma, perciò, è una vita che ce l'ho nelle mani, ora mi devo mettere da parte. Ma perché? - dice - Perché io non sono un uomo d'onore e non posso portare le cose avanti io". Ci dissi: "Vittorio, per cortesia, fammi questa cortesia, non insistere, non mi dire niente. Quando lui mi dice che è un bene per tutta ‘Cosa Nostra' che cosa ci devo dire io? Dimmelo tu.". Questo era il... discutevo io e Mangano. Questo qua. Poi, c'è stato, che non mi ricordo bene se è stato pure in quella occasione oppure in un'altra occasione, che il Riina mi disse che queste persone erano interessate ad acquistare la zona vecchia di Palermo, la zona vecchia di Palermo, che erano interessati ad acquistare questa zona vecchia di Palermo. E lui mi disse, dici: "Me la sbrigo io - dice - come ti ho detto che ce l'ho nelle mani io, ci penso tutto io". Ci dissi: "Va bè, zu' Totuccio". Io questo ce l'ho accennato anche a Vittorio Mangano, ci dissi: "Se vedi tu a Francuzzo prima - Francuzzo sarebbe Franco... Francesco Mulè, che era il capodecina di Palermo centro, del mandamento di Porta Nuova, ci dissi - se lo vedi prima ce lo dici a Francuzzo questa cosa, che ci sono queste persone interessate per comprare la zona vecchia di Palermo".
PG dott. Tescaroli: Sì. Senta, lei poi ha fatto riferimento a questa operazione, a questo acquisto nella zona vecchia di Palermo, ecco. Vuole spiegare intanto qual è la zona vecchia interessata dall'acquisto?
Cancemi Salvatore: Guardi, io posso dire che la zona vecchia è questa, per dire, di Capo... Ballarò, via Maqueda, via Sant'Agostino; diciamo la zona vecchia di Palermo, la zona vecchia di Palermo. Che, poi, io, onestamente, non lo so se... se, diciamo, è stata realizzata, non lo so, diciamo.
PG dott. Tescaroli: Sì. Ecco, lei sa se vi siano, poi, stati contatti tra questi soggetti o loro intermediari e il Riina?
Cancemi Salvatore: Sì, a me il Riina mi disse che loro erano... ci avevano fatto sapere che erano interessati a questa zona di... vecchia di Palermo, per comprare questa zona vecchia di Palermo. Riina mi disse che ci avevano fatto sapere che ci interessava.
PG dott. Tescatoli: Sì. E in che epoca siamo?
Cancemi Salvatore: Ma credo, guardi, non posso essere proprio preciso, ma credo nel '91.
PG dott. Tescatoli: Ecco, le chiedo un ulteriore sforzo di memoria. Riesce ad accostare il periodo a qualche evento particolare del '91? Ad esempio eravamo vicino o no alle vacanze di Natale? Era inverno, estate?
Cancemi Salvatore: Io mi ricordo così, ricordando... sforzando la mia memoria mi ricordo '91. Poi, posso... che so, posso sbagliarmi mesi, diciamo, ma io credo così.
PG dott. Tecaroli: Ecco, lei sa se vi fosse un ragioniere coinvolto in questa operazione?
Cancemi Salvatore: Sì, sì, questo... il Vittorio Mangano mi disse che sia Riina e, poi, Vittorio Mangano che c'era... che stava seguendo questa... questa cosa un ragioniere, ‘u chiamavano "il ragioniere". Poi, in effetti chi era non lo so, (non) mi hanno fatto il nome di questo ragioniere.
PG dott. Tescaroli: Ecco, lei sa se fosse una persona che svolgeva una professione proprio da ragioniere o se, diciamo, si trattasse di un semplice pseudonimo?
Cancemi Salvatore: No, io so... mi dicevano che lo chiamavano "il ragioniere", diciamo, questo posso dire, che lo chiamavamo "il ragioniere" e che era quello che si stava interessando, diciamo, materialmente per questa... per questi acquisti.
PG dott. Tescaroli: E di dov'è questa persona? L'ha saputo? Di Palermo, di fuori?
Cancemi Salvatore: No, di fuori, Vittorio Mangano mi fece... mi ha fatto capire che era di fuori.
PG dott. Tescaroli: Di fuori Palermo o della Sicilia?
Cancemi Salvatore: No, quello che ho capito io, onestamente dico quello che ho capito, fuori della Sicilia.
PG dott. Tescaroli: Sì. Le fu mai presentata questa persona?
Cancemi Salvatore: No
Cancemi Salvatore: Arrivarono non tutti duecento milioni, diciamo, tutti assieme, arrivavano cinquanta, così io mi ricordo. E lui mi ricordo la più grossa divisione che ha fatto, diciamo, dieci milioni c'ha dato a Nino Madonia e dieci milioni a Ganci, a Biondino, cinque milioni a me e, poi, gli altri se l'è sbrigato lui.
PG dott. Tescaroli: Sì. Ma lei sa Riina che ne faceva di questi soldi?
Cancemi Salvatore: No, guardi, Procuratore Generale, io le posso dire questi soldi, con assoluta certezza, Riina li usava per "Cosa Nostra", per le... alimentare "Cosa Nostra".
PG dott. Tescaroli: Sì. Lei sa se, diciamo, vi fossero interessi di queste persone con riferimento a delle installazioni di ripetitori per emittenti televisive in Palermo?
Cancemi Salvatore: Sì, io sapevo che avevamo pure questi... questi antenne, questi ripetitori, diciamo. Sì, sapevo che avevano pure queste cose, avevano pure questi interessi nella città.
PG dott. Tescaroli: Lei sa se, diciamo, vi sia stato un interessamento da parte dell'organizzazione per... garantire queste emittenti affinché potessero lavorare con una certa tranquillità?
Cancemi Salvatore: No, guardi, l'interessamento di "Cosa Nostra" c'era, perché io mi ricordo... mi ricordo un particolare: che io un giorno ero in macchina con Ganci Raffaele e siamo passati nella zona di via Notarbartolo, verso il carcere di Malaspina, il carcere dei minorenni di Palero, in questa zona qua, e Ganci Raffaele mi disse che qua, in questa zona, c'erano dei ripetitori che interessavano a Berlusconi. Me l'ha detto Ganci Raffaele. Quindi, già lui era a conoscenza di... di queste cose.
PG dott. Tecaroli: Ecco, questo episodio si colloca in che periodo?
Cancemi Salvatore: Ma siamo sempre in quel periodo, mi ricordo, '90-'91... '91. Ripeto, non posso essere preciso, ma sempre quell'epoca diciamo.
Cancemi Salvatore: Sì, io mi ricordo che prima è stata, diciamo, quella di questi... dove mi disse... quando Ganci mi disse che ci avevano questi ripetitori di Berlusconi, e, poi, ricordo che è stata un'altra occasione, quando mi disse che qua ci abita il Grasso e questo ‘u zu' Totuccio l'ha messo nella lista di ammazzarlo.
PG dott. Tescaroli: Sì. Ecco, che periodo di tempo intercorre tra questi due incontri, ecco, tra questi due...?
Cancemi Salvatore: Mah, io non... non posso essere preciso, però ricordo, se la mia memoria non mi inganna, non tanto tempo.
PG dott. Tescaroli: Non tanto tempo. La strage di Capaci era già stata commessa?
Cancemi Salvatore: Credo di no.
PG dott. Tescaroli: Sì. Senta, lei ha fatto riferimento ad una influenza per quanto attiene l'individuazione dell'epoca in cui eseguire la strage di Capaci a questi accordi, a questi contatti intercorsi tra queste persone, che sarebbero poi le persone importanti, e Totò Riina. Senta, intanto chi sono queste persone importanti?
Cancemi Salvatore: Ma io quando... quando me l'ha detto il Ganci lui non me l'ha fatti i nomi quando stavamo andando... stavamo andando indietro; quando stavamo andando a Capaci non me l'ha fatto il Ganci, mi disse solo persone importanti: "U zu' Totuccio si incontrò con persone importanti". Poi, io, più avanti, l'ho saputo... l'ho saputo da Totò Riina e parlava di Dell'Utri e Berlusconi.
Cancemi Salvatore: Quindi, Riina diceva che era un contributo che arrivava da parte di Dell'Utri e Berlusconi a "Cosa Nostra". Quindi, voglio aggiungere pure che Riina mi disse a me che loro avevano degli antenne, ripetitori, diciamo, nella zona che Ganci Raffaele me l'ha fatto vedere una volta passando di là, mi disse: "Qua ci sono... ci sono gli antenne di Berlusoni", proprio ha avuto questa espressione, questo. Posso dire pure che Riina mi disse che loro, loro intendo sempre quelle due persone, erano interessate a comprare la zona vecchia di Palermo. Queste cose che io ho saputo da Riina, questo qua. Quindi, il Riina diceva che questo era un contributo che arrivava per "Cosa Nostra".
Allora, lei sa se queste persone siano state correlate, accostate alle possibili conseguenze derivanti dalla strategia stragista?
Cancemi Salvatore: Ma guardi, io le posso dire con assoluta certezza che il Riina... il Riina non aveva nessun... nessun timore, non aveva nessuna paura, aveva... aveva una franchezza enorme, non... questo le posso dire, diciamo. Non spiegava che ci potevano essere dubbi o cose, anzi, diciamo, sollecitava, aveva una certa premura di fare questa... questa strage, specialmente quella di Borsellino.
PG dott. Tescaroli: Ecco, allora, io chiedo, non perché ci sia contrasto, ma perché vorrei che il collaboratore sviluppasse al meglio il dato e recuperasse appieno i suoi ricordi. Nel corpo del verbale del 29 gennaio '98 viene riferito...
...PG dotto Tescaroli: Allora: Dall'incontro avvenuto presso l'abitazione di Girolamo Guddo, alla presenza di Raffaele Ganci e Salvatore Biondino, nel corso del quale Riina, mentre si parlava della sorte dei carcerati ebbe a dire: "Io mi sto giocando i denti, possiamo dormire tranquilli, ho Dell'Utri e Berlusconi nelle mani, che questo è un bene per tutta ‘Cosa Nostra', e questo incontro avvenne circa venti giorni prima della strage di Capaci e mentre era in corso la preparazione dell'attentato. Addirittura, se mal non ricordo, quasi contemporaneamente alle confidenze ricevute dal Ganci sulle persone importanti. Il contesto con cui le parole del Riina si inserivano era proprio quello riguardante la strage e le conseguenze che dalla stessa sarebbero potute derivare a tutta l'organizzazione, e chiaramente anche a chi in quel momento si trovava detenuto. Ben inteso che nessuno di noi si azzardava a manifestare a Riina il timore per quello che si stava facendo; sostanzialmente, il Riina, pronunciando quella frase, reiterava discorsi fatti da noi anche in precedenza, confermando che gli accordi intervenuti con quelle persone importanti avrebbero garantito non soltanto provvedimenti legislativi favorevoli per tutta l'organizzazione ed in genere interventi con l'A.G., ma anche la protezione per le conseguenze derivanti l'esecuzione della strage. Non era quella la prima volta che sentivo il Riina fare questo genere di discorsi". Ora, da questo brano, signor Cancemi, si evince che l'incontro si colloca prima della strage di Capaci, ecco. Parla di venti giorni prima della strage di Capaci. Io le chiedo: quell'incontro, a questo punto, se il Presidente ammette la contestazione, quell'incontro avvenuto prima della strage di via D'Amelio è un incontro diverso rispetto a quello di cui ha parlato in quel verbale, in questo verbale?
Cancemi Salvatore: Ma mi sembra... mi sembra, Signor Procuratore Generale, che l'ho detto che era... ce ne sono stati diversi incontri. Mi sembra che io l'ho detto questo prima che lei...
Cancemi Salvatore: Questo io mi stavo sforzando di ricordare, quello che è successo nel mese di giugno. Quindi, l'ho detto prima: attenzione, che riunioni ce ne sono state più di una, non p stata... questa qua, quello che lei ha letto esattamente, io l'ho saputo da... da Riina anche, diciamo, prima della strage di... di Capaci.
PG dott. Tescaroli: Sì
Cancemi Salvatore: Quindi sono... sono due diversi, due riunioni diversi.
PG dott. Tescaroli: Ecco, allora, in questa prima riunione si affrontano questi discorsi relativi alle possibile conseguenze derivanti dalla strage di Capaci e alla possibilità di contenere le stesse?
Cancemi Salvatore: Sì, que... sì, era lui, lui parlava, lui diceva... il Riina lui diceva che non c'era preoccupazione, di stare tranquillo: "Perché queste persone sono quelle a che noi ci dovevamo portare del bene - diceva ‘ste parole - queste persone a noi li dobbiamo garantire ora e nel futuro di più". Insomma, tutte queste cose. Pure se magari adesso mi ricordo una parola in meno queste qua diceva, di stare tranquillo perché era un bene per tutta "Cosa Nostra" e quindi dovevamo stare tutti tranquilli. Questi... questi discorsi ci sono stati, ripeto, più volte, perché ci sono state più riunioni, non è stata né una, due, forse tre e anche di più.
PG dott. Tescaroli: Sì. Ecco, allora, per quanto attiene... intanto lei conferma, mi pare di capire, tutte queste indicazioni inerenti ad una riunione...
Cancemi Salvatore: Certamente.
PG dott. Tescaroli: ... avvenuta prima della strage di Capaci?
Cancemi Salvatore: Esattamente, ce ne sono stati diversi...
Cancemi Salvatore: Per esempio ce n'è stata una a giugno.
PG dott. Tescaroli: Ecco, questa di giugno...
Cancemi Salvatore: Che mi ricordo benissimo.
PG dott. Tescaroli: Per questa di giugno lei ricorda se il Riina abbia fatto riferimento a richieste da rivolgere a queste persone importanti, specifiche?
Cancemi Salvatore: Sì, ‘i richieste sono quelle che ho ripetuto tante volte. Diciamo che c'erano queste richieste per... per annullare ‘stu 41 bis, ‘sta Legge sui pentiti, sequestri di bene. Insomma, un sacco di cose: l'ergastolo, tutte queste cose, diciamo. Lui le ripeteva diverse volte, non è solo in quella occasione.
PG dott. Tescaroli: Ecco, sì, tra queste richieste lei ha fatto... siamo a giugno e a giugno il 41 bis non era ancora entrato in vigore. Ecco, lei ricorda...
Cancemi Salvatore: Io... io ho detto che questi incontri ce ne sono stati tanti. Ho fatto un discorso tutto messo insieme di tutti i discorsi che ci sono stati nel periodo di tutte queste riunioni, perché poi anche più avanti, lui parlava anche del 41 bis.
PG dott. Tescaroli: Sì. Ecco, allora, signor Cancemi...
Cancemi Salvatore: Questo io ho voluto dire.
PG dott. Tescaroli: ... per maggiore chiarezza cerchiamo di ricordare, partendo dalla prima che ricorda, che rammenta quello che è avvenuto nel corso di queste riunioni con riferimento a queste persone importanti, ecco? Partendo da quella avvenuta prima della strage di Capaci, di cui prima le ho dato lettura e, poi, a seguire, con le altre, cercando di ricordare esattamente cosa è avvenuto al riguardo, cosa è stato detto sul punto.
Cancemi Salvatore: Eh, io mi ricordo ‘a prima che lui parlava, che questi persone noi li dovevamo garantire adesso e nel futuro di più, perché queste persone era un bene per tutta "Cosa Nostra", c'erano tutte queste richieste da fare, di fare annullare ‘sta... ‘sta Legge sui pentiti. Quindi, magari io posso fare confusione di una parola detta di un'altra riunione, ‘a riporto in questa riunione o viceversa. Più di questo non può essere, però quello che vi dico io è oro colato.
PG dott. Tescaroli: Sì. Senta, allora, questo nella riunione precedente la strage... in una delle riunioni precedenti la strage di Capaci presso l'abitazione di Guddo. Ora, venendo alla riunione di giugno, quindi successiva alla strage di Capaci e precedente la strage di via D'Amelio, esattamente che cosa venne detto sul punto?
Cancemi Salvatore: Ma quella di giugno io ho spiegato più volte che Riina aveva una certa premura, una certa urgenza per fare questa strage di... di Borsellino. Ha spiegato che ‘sta cosa si deve fare sub... Anzi, mi ricordo un particolare, che Ganci era appartato un pochettino con... sempre in quel salone dove eravamo messi con Riina e io ho sentito dire... c'ho sentito dire: "Faluzzo - Raffaele Ganci - ‘a responsabilità è mia, stai tranquillo che va tutto bene". Queste parole me le... me li ricordo pure in una di queste riunioni.
PG dott. Tescaroli: Ecco, cosa ha compreso lei da que... cosa ha capito da queste parole di Riina?
Cancemi Salvatore: Ho compreso... no ho compreso, quello che ho sentito che, diciamo, tutto andava bene, lui era tranquillo, che aveva queste persone e, quindi, lavorava sicuro, diciamo, quello che portava avanti.
Giuffrè Antonino: Con quell'omicidio [di Salvo Lima ndr] si è chiuso un rapporto che non era ritenuto più affidabile, perché all'orizzonte se ne prospettava un altro più affidabile. Si chiude un capitolo e se ne incomincia ad aprire un altro... Con l'omicidio Lima si chiude un'epoca e si apre un'altra epoca, perché si vede all'orizzonte una nuova formazione politica che dà delle garanzie che la Democrazia Cristiana, o per meglio dire, parte di questa non dava più. Questa formazione politica, per essere io preciso, è Forza Italia... Io come ho detto sono scarcerato all'inizio del 1993, dopo un paio di mesi circa, rientro in contatto con Bernardo Provenzano, dove comincio ad apprendere l'evoluzione delle cose politiche successive.
PM: ... Quindi, cosa apprende da Bernardo Provenzano nella primavera del 1993? A quel punto era questa eh... attività di ricerca di nuovi canali o nuovi contatti con la politica?
Giuffrè Antonino: Vi era un... dopo l'arresto di Salvatore Riina, c'è stato... un... momento di sbandamento e di confusione all'interno di Cosa Nostra, eh... si sono creati... delle... forze, degli agglomerati, diciamo, due forze, dentro, per meglio dire, dentro Cosa Nostra. Da un lato, troviamo il gruppo di Bernardo Provenzano ed accanto a questi troviamo a me, Pietro Aglieri, Carlo Greco, Raffaele Ganci, in contrapposizione, mi faccia passare questo termine un pochino pesante, Bagarella e Brusca e diciamo anche i Graviano ed inizia... Nella seconda metà del 1993, si comincia in modo particolare,... verso la fine del 1993, già si aveva dei sentori che si muoveva qualcosa che eh... di importante all'interno della politica nazionale. Cioè si cominciava a parlare della discesa in campo di un personaggio molto importante... eh... che allora, in modo particolare, in Sicilia... intendo riferirmi al nome si faceva di Berlusconi, eh... questa... queste notizie in modo particolare, diciamo, che venivano portate, arrivavano all'interno, all'interno di Cosa Nostra, diciamo che per un periodo eh... è stato eh... motivo di incontri, di dibattiti eh... all'interno di Cosa Nostra, eh... di valutazione molto, ma molto attente... Cioè persone che di una certa, di un certo valore e di una certa serietà e inizia, appositamente, un lungo periodo di discussione eh... eh... e nello stesso tempo oltre che di discussione, di indagine per vedere se era in modo particolare, un discorso serio che eh... poteva interessare eh... a Cosa Nostra e in modo particolare, per poter curare quei mali che da diverso periodo, avevano afflitto Cosa Nostra, che erano stati causa di notevoli danni.
PM: ... Quali erano questi mali che affliggevano, lei ha definito, mali che affliggevano Cosa Nostra da diversi anni?
Giuffrè Antonino: ... Eh... cioè cercare di alleviare quella pressione ce veniva esercitata dalle forze dell'ordine prima e dalla magistratura dopo su Cosa Nostra, e in modo particolare, sulle dure condanne... che cominciavano a piovere sulle teste degli uomini di Cosa Nostra...
Secondo il... sequestro dei beni... eh... Cosa Nostra... eh... è molto legata ai suoi... patrimoni, perché è importanza vitale... Un altro elemento molto importante eh... era quello di cercare di... alleggerire eh... la pressione dei collaboratori di giustizia su Cosa Nostra... E siamo qua a tre punti importanti, successivamente, ce ne sarà anche un altro... che si affaccerà dopo: il 41 bis, cercare appositamente di toglierlo e di, quanto meno, di alleviarlo...
PM: Lei ha appreso all'interno di Cosa Nostra notizie o informazioni su questo nuovo movimento politico che stava per nascere, rispetto al quale voi, come Cosa Nostra, eravate interessati?
Giuffrè Antonino: Sì, come le ho detto signor Procuratore... E' stato un momento molto importante per Cosa Nostra, cioè tutta Cosa Nostra è stata interessata a tutti i livelli, a livello alto e a livello anche, mi faccia passare il termine, basso. Cioè a livello alto perché vi erano delle responsabilità che si dovevano prendere e dunque, all'interno, diciamo, nostro di Cosa Nostra, vi erano dei contatti febbrili, tra di noi e lo scambio di notizie che arrivavano. Cioè io ricevevo, avevo ricevuto notizie da Giovanni Brusca che in un incontro che aveva avuto tra questi e Salvatore Di Ganci, appositamente, dove mi si informava con un certo ottimismo che questa formazione politica che si stava cercando di formare, la dovevamo appoggiare e incoraggiare, perché dava delle ottime garanzie e in modo particolare, il Salvatore Di Ganci, faceva riferimento ad una persona di, che aveva lavorato, eh... che lavorava, cioè per meglio dire, eh... presso... alcune aziende di Berlusconi, se ricordo bene il nome era Perruti [Marrimo Maria Berruti, ndr], che questo aveva dei contatti diretti con Salvatore Di Ganci... Ma in modo particolare, diciamo, che interno al nostro gruppo, vi era uno scambio febbrile con Provenzano, ma in modo particolare,con Pietro Aglieri, con... e con Carlo Greco... Il tutto lo mettevamo al vaglio di Provenzano che aveva un'ottima conoscenza politica, molto al di sopra di noi... Si parlava di persone della Fininvest che si stavano interessando per creare questo nuovo movimento politico e in modo particolare in esponente di spicco di queste, che si interessava in questo periodo, era il signor Dell'Utri.
PM: Si riferisce a Marcello Dell'Utri?
Giuffrè Antonino: Perfetto... A Cosa Nostra, interessava che il vertice di questo movimento assumesse delle responsabilità ben precise per fare fronte a quei problemi, come enunciato in precedenza, eh... e poi, successivamente, l'andare a mettere degli uomini puliti all'interno di questo nuovo movimento che facessero, in modo particolare, gli interessi di Cosa Nostra in Sicilia, mi sono spiegato?
PM: E' stato chiaro. Senta, eh... Carlo Greco, in particolare, Pietro Aglieri, quelli con cui lei, se ho capito bene, sono stati soprattutto loro, quelli con i quali lei ha avuto più modo di parlare di questi temi, lei disse, il fatto che all'interno di questo gruppo, vi erano persone eh... direttamente in contatto con voi, referenti dell'organizzazione mafiosa che si stavano dando da fare per costruire questo movimento politico?
Giuffrè Antonino: In modo particolare, Carlo Greco, mi ha fatto un nome eh... nella zona di Brancaccio che era Ienna, il costruttore che era in contatto con Berlusconi e che questi era nelle mani di Gravino e era una persona molto affidabile, che ci si poteva avere fiducia. Un'altra persona di cui si parlava spesso in quel periodo, ripeto, era Marcello Dell'Utri.
PM: E in particolare, riguardo Marcello Dell'Utri, cosa lei ha appreso...?
Giuffrè Antonino: Ho appreso che essendo questi una persona molto vicina a Cosa Nostra e nello stesso tempo era un ottimo referente per Berlusconi, era stato reputato come una delle persone serie ed affidabili... Affidabile... in modo particolare, è significativo di un discorso, signor Procuratore: mantenere gli impegni che si prendevano prima delle elezioni e portarli avanti.
PM: Lei ebbe modo di parlare anche con Bernardo Provenzano?
Giuffrè Antonino: Sì. Abbiamo fatto anche degli incontri, delle riunioni assieme, eh... appositamente per discutere..., per valutare come ci dovevamo comportare, fino a quando il Provenzano stesso, ci ha detto che eravamo in buone mani. Eh... che ci potevamo fidare, eh... diciamo che per la prima volta il Provenzano, signori Procuratore, esce allo scoperto, assumendosi, in prima persona, eh... delle responsabilità ben precise e nel momento in cui, lui, Provenzano cioè ci dà queste informazioni e queste sicurezza, ci mettiamo in cammino, per portare avanti, all'interno di Cosa Nostra, e poi, successivamente, estrinsecarlo anche all'esterno, il discorso di Forza Italia.
PM: Senta, ma Provenzano, Provenzano disse di avere avuto garanzie sul punto che l'organizzazione mafiosa, avrebbe ottenuto ciò di cui aveva bisogno?
Giuffrè Antonino: Nel momento in cui il Provenzano si è assunto delle responsabilità, sta a significare che il Provenzano, stessosi, per dire questo, aveva avuto a sua volta delle garanzie. Eh... su questo, e per questo motivo, ci siamo messi tutti a lavorare... Nel momento in cui il Provenzano ci dà lo "sta bene", dicendoci di avere avuto delle garanzie per Cosa Nostra, queste garanzie vanno a interessare quei problemi che non erano stati risolti, e che erano sul tappeto...: il sequestro dei beni, collaboratori di giustizia, 41 bis e così via dicendo...
PM: Lei ha fatto riferimento ad alcune persone, ha fatto riferimento, lei ha detto tale Perruti [Berruti, ndr] legato a Di Ganci, ha fatto riferimento al senatore Dell'Utri, ha fatto riferimento al costruttore Ienna... Ci vuole spiegare, esattamente, quale era il ruolo eh... dal punto di vista degli interessi di Cosa Nostra, di queste persone?...
Giuffrè Antonino: La funzione di queste persone diciamo che era... una funzione organizzativa e divulgativa. Cioè cercare di portare avanti in modo particolare all'interno di Cosa Nostra... pubblicizzare questo movimento e costatarne l'interessamento e da parte di Cosa Nostra e da parte anche della popolazione tutta...
PM: Senta e in particolare di questo ruolo del senatore Dell'Utri, chi le parlò?
Giuffrè Antonino: ... me ne aveva parlato, nell'ultimo periodo, quando siamo eh... prima di prendere le decisioni finali, diciamo, per appoggiare questo movimento, me ne ha parlato sia il Provenzano, ma diciamo che anche Pietro Aglieri e il Carlo Greco... conoscevano che Marcello Dell'Utri aveva avuto un ruolo molto ma molto importante in movimento...
PM: Cosa le disse esattamente Giovanni Brusca su Dell'Utri?
Giuffrè Antonino: Cioè ... non è che si facciano tanti discorsi, signor Procuratore... Cioè, basta una semplice parola, una persona affidabile e basta, il discorso era chiaro.
PM: E questo le disse Giovanni Brusca?
Giuffrè Antonino: Esatto...
PM: Senta, eh... il questi, nell'ambito di questi discorsi, eh... fu fatto, venne pronunciato, si fece riferimento anche a Vittorio Mangano?
Giuffrè Antonino: Sì, si parlava... di Vittorio Mangano come un'altra persona che si interessava eh... per la formazione di questo movimento politico, e nello stesso tempo di pubblicizzare questa nuova formazione...
PM: ... Dopo l'acquisizione di quelle che lei ha definito garanzie, vi fu una fase ulteriore?...
Giuffrè Antonino: Nel momento in cui... eravamo sicuri di non fare salti ne buio e di avere avuto delle sicurezze, sicurezze che in questo movimento avremmo trovato un appoggio sicuro, abbiamo iniziato un lavoro informativo a tutti i componenti di Cosa Nostra, periferici anche. Successivamente, si è passato a un altro momento, cioè cercare di... incoraggiare uomini politici come ho detto, cioè nuovi uomini politici... cercare di farli candidare... nella lista di Forza Italia...
PM: Le risulta se Provenzano o altri capimafia avevano avuto garanzie su quelli che, all'inizio del suo esame, lei ha definito o mali che affliggevano Cosa Nostra?
Giuffrè Antonino: Sì, signor Procuratore, nel momento in cui noi nelle nostre eh... nei nostri contatti che avevamo periodicamente con il Provenzano, informavamo lo stesso delle notizie che ci arrivavano, e poi, alla fine come io ho detto, anche lui aveva avuto da altre persone, delle garanzie specifiche nei discorsi nostri, che interessavano a noi, è sceso anche lui allo scoperto e in modo particolare, in questo discorso, lui ha aggiunto, che vi erano una buona, buonissima possibilità che i mali di Cosa Nostra, potevano venire a essere curati ma che però si doveva smettere con il, si doveva chiudere il discorso precedentemente portato avanti eh... con le stragi, con la violenza. Cioè da quel preciso periodo, comincia a prendere sempre più corpo l'insabbiamento di Cosa Nostra, che comincia ad accentuarsi sempre più, dopo l'arresto del Cagarella e del Brusca... Perché se noi continuavamo a fare attentati, fare eh... a spargere sempre violenza, a fare azioni eclatanti, i riflettori delle forze dell'ordine e dell'opinione pubblica, sia regionale che nazionale, era sempre a controllare, a guardare, a giudicare a noi e le persone che ci dovevano aiutare, noi li mettevamo, così facendo, in difficoltà, ragion per cui era importantissimo, se non vitale, che Cosa Nostra, intraprendesse un periodo di quiete, di tranquillità, in modo che non destasse attenzione nell'opinione pubblica né alle forze dell'ordine e della magistratura in modo particolare... Quando io sono uscito dal carcere, ho traovato un po' Provenzano diverso, cambiato..., un Provenzano che aveva cambiato abito, cioè era un Provenzano pacifista... Non è un discorso che scaturisce da un suo pensiero soggettivo: è un pensiero che viene trasmesso al Provenzano da quei collaboratori esterni che collaborano appositamente con lui. Cioè fanno capire al Provenzano che la strada da percorrere non è più quella antecedente alle stragi, ma è una strada completamente diversa... Deve iniziare un periodo di tranquillità, di serenità, in modo che all'interno di Cosa Nostra si effettua il risanamento e nello stesso tempo ricerca di eh... appoggi politici validi ed efficaci.
PM: Senta... senta... eh... lei ricorda se, Provenzano, ebbe eh... modo mi di fare previsioni in ordine ai tempi entro i quali l'organizzazione mafiosa Cosa Nostra avrebbe potuto fruire di vantaggi di benefici, per effetto di questi... nuovi contatti eh.. acquisiti in sede politica?
Giuffrè Antonino: Le previsioni... erano di dieci anni: "Entro dieci anni si sistemava tutto". Queste sono testuali parole.
PM: E quando lei dice "si sistemava tutto"... a cosa si riferiva Bernardo Provenzano? Lo esplicitò?
Giuffrè Antonino: Sì, oltre al discorso dei pentiti, oltre al discorso dei beni, oltre ad un alleggerimento dei processi, oltre ad un alleggerimento della pressione delle forze dell'ordine, un altro argomento importante, cha ha messo sul tavolo, la revisione dei processi...
PM: Lei è a conoscenza se Cosa Nostra abbia poi materialmente, effettivamente, appoggiato elettoralmente il senatore Dell'Utri?
Giuffrè Antonino: Sì... In seno a Cosa Nostra, palermitana in modo particolare, ma anche diverse persone... che erano legati direttamente a Provenzano, hanno appoggiato esplicitamente l'on. Dell'Utri.
PM: ... Se lei è in grado di individuare temporalmente il tipo di consultazione, se è in grado, naturalmente.
Giuffrè Antonino: Ma io non mi ricordo, c'è una, l'ultima, eh... se ricordo bene, è stata nel 2001... e proprio in questa c'è stata, cioè nell'ultima, un appoggio molto esplicito da parte della corrente di persone vicine a Provenzano, palermitane, che si sono interessate esplicitamente per l'onorevole Dell'Utri...
PM: Senta, signor Rapisarda, volevo cercare di mettere meglio a fuoco i due episodi che lei già ha riferito e cioè, per intenderci, quello dei dieci miliardi e quello dei venti miliardi... Cominciamo da quello di dieci miliardi...
Rapisarda Filippo Alberto: Nel dicembre 1978, gennaio 1979, non ricordo la data esatta, era anche il minuto, credo, più brutto della mia vita perché di lì a poco sono scappato quindi avevo... sentivo di avere un mandato di cattura addosso. Incontrai in Piazza Castello [a Milano ndr], da dove partono i pullman per le varie località del Nord Italia, Stefano Boutade e Mimmo Teresi, i quali... mi hanno detto: "Prendi un caffè..." E il Teresi mi disse: "Sai, stiamo aspettando Marcello Dell'Utri perché ci vuole dar dare dieci miliardi per questa nuova attività che vogliono intraprendere, che sono le televisioni private, tu cosa ne dici?"... Parlava di lui e di Berlusconi...: "Marcello e Silvio devono fare questa nuova attività"... Questo me lo accennò Mimmo Teresi e poi lo continuò Stefano, che faceva il...
PM: Quindi erano stati chiesti questi dieci miliardi, che servivano a cosa?
Rapisarda Filippo Alberto: A creare le televisioni che non c'erano.
PM: Va bene. E allora le dissero che avevano un appuntamento con Marcello Dell'Utri.
Rapisarda Filippo Alberto: Con Marcello Dell'Utri e con Silvio all'Edilnord, perché erano lì vicino... Ci siamo salutati e me ne sono andato... Dieci-dodici giorni dopo io la sera rientrando andai nell'ufficio da lui [Dell'Utri] e trovai lui con questi due e con i soldi sul tavolo... Dell'Utri, Stefano Boutade e Mimmo Teresi... avevano i soldi che stavano mettendo in una sacca e lui era al telefono che parlava, come lui ha detto, con Silvio...
PM: Boutade e Teresi stavano mettendo dei soldi in sacche, che tipo di sacca era?
Rapisarda Filippo Alberto: Una sacca di tela era, credo blu... nera o blu... E poi [Dell'Utri] mi ha detto che era seccato, che doveva pigliare subito questi soldi e portarli a Silvio ad Arcore...
PM: E queste mazzette erano tutte sul tavolo, come erano?
Rapisarda Filippo Alberto: No, c'erano delle borse con questi soldi sul tavolo, io poi ho fatto finta di non guardare e andarmene...
PM: Ma lei ha elementi per collegare... quei soldi che ha visto mettere nella sacca con i dieci miliardi di cui le avevano parlato Boutade e Teresi?
Rapisarda Filippo Alberto: Ma la somma doveva essere su per giù quella, il volume dei... poteva... doveva essere quella... Dopo cinque minuti me ne andai e basta.
PM: Era usuale che sia lei che il dottore Dell'Utri vi fermaste in ufficio sino a tardi?
Rapisarda Filippo Alberto: Abitavamo tutti e due nello stesso palazzo, dove avevamo l'ufficio... Tre giorni dopo sono partito e sapevo già di avere il mandato di cattura...
PM: Andiamo all'episodio dei venti miliardi: lei ha detto che aveva un appuntamento con il dottore Dell'Utri al bar dell'hotel George V [a Parigi dove Rapisarda è latitante], è giusto?
Rapisarda Filippo Alberto: Del George V...
PM: Arrivano questi signori e si salutano con il dottore Dell'Utri... Mentre siete al bar si accenna già al motivo dell'appuntamento fra il dottore Dell'Utri e queste persone?
Rapisarda Filippo Alberto: Sì, si è accennato a questa necessità dei soldi... E poi siamo andati su, nell'appartamento.
PM: Davanti a lei si fa cenno alla decisione dei soldi, parlano di... quantificano la somma...
Rapisarda Filippo Alberto: In venti miliardi.
PM: Dopo di che vi spostate all'appartamento del dottore Dell'Utri... Quello di fronte l'albergo, no?
Rapisarda Filippo Alberto: Sì...
PM: E allora, lei... quindi sta questi dieci minuti..., un quarto d'ora, che cosa accade?
Rapisarda Filippo Alberto: Niente, hanno parlato, si sono messi d'accordo, lui mi aveva detto che non pigliavamo neanche gli stipendi in quel periodo alla [Fininvest]... E poi ha detto che avevano bisogno di quei soldi per fare l'acquisto di questi film, perché la televisione potesse andare avanti...
PM: E venne fatta, in quel lasso di tempo in cui lei era presente, sia la richiesta e venne data subito la risposta positiva, cioè... va bene, ti diamo i venti miliardi, oppure...
Rapisarda Filippo Alberto: La risposta io penso che fu positiva... Esisteva il problema come dovevano farli arrivare,... ma non è che loro avevano problemi di soldi...
PM: E chi parlò da quella parte?
Rapisarda Filippo Alberto: Stefano... Stefano.
PM: Stefano Boutade. Lei poi ha avuto modo, don qualcuno dei protagonisti di quel colloqui,... di riparlare... ha avuto conferma se l'affare venne o meno concluso, poi?
Rapisarda Filippo Alberto: Poi si che la Fininvest aveva risolto i suoi problemi finanziari, che era andata avanti, che avevano fatto questi acquisti in America, per cui pensai che era andato a buon fine quella cosa lì.
PM: Quindi questa fu una sua deduzione?
Rapisarda Filippo Alberto: Sì. Il mio colloqui finisce lì quel giorno lì e basta.
PM: Ma lei col dottore Dell'Utri non ne parlò più?
Rapisarda Filippo Alberto: No, anche perché non lo vidi più...
PM: Mi scusi... lei il 12 dicembre 1997 ha dichiarato: "A un certo punto il Dell'Utri mi disse poi che l'affare era andato in porto..."
Rapisarda Filippo Alberto: Ah... sì, ma per telefono...
Avv. Crescimanno: Cioè collegava anche il discorso Berlusconi e Dell'Utri nelle indagini sugli appalti? Sì o no? Cioè, erano discorsi...
Cancemi Salvatore: Lui... non faceva... non diceva, diciamo, un discorso specifico così come lei sta spiegando. Diceva lui che anche c'era, per dire, il dottor Borsellino che stava indagando... indagando per questi... questi appalti, queste cose e questi era... faceva capire che era pure uno dei motivi, diciamo, che questa... questa premura che lui aveva.
Avv. La Blasca: Ecco, lei in termini concreti, è in grado di fare un esempio concreto di un fatto, di un favore, di un... non so che cosa, faccia lei, cioè può riferire un fatto concreto relativo ad un vantaggio avuto da Berlusconi e da Dell'Utri in quel periodo?
Presidente: Si è ricordato allora qualcosa rispetto alle dichiarazioni che ha dato il giorno 17, di vantaggi, di favori specificatamente ricevuti dal Berlusconi e dal Dell'Utri per questo loro rapporto con "Cosa Nostra"?
Cancemi Salvatore: Ma guardi, Presidente, Lei mi invita... devo andare indietro, per io arrivare alla risposta all'avvocato devo andare indietro. Quindi mi faccia andare indietro, mi dà il permesso, Signor Presidente, perché io vado indietro noi andiamo a trovare un Vittorio Mangano che faceva quello che voleva nella tenuta di Berlusconi di Arcore. Là c'era un covo, un covo di mafiosi che andavano là, organizzavano sequestri di persona, vendevano droga, e io ho fornito pure che c'è stato un tentativo di un sequestro di persona, che uno di questi era, mi sembra, se non faccio errore, Pietro "testone", chiamato di... ora che mi viene il nome glielo dico... Pietro Vernengo, Pietro Vernengo, che là ha perso un documento mentre stavano facendo un sequestro di persona e lui ha perso questo documento, quindi là era la base di tutte queste cose. Quindi, dobbiamo cominciare diciamo, di qua, quindi i vantaggi ci sono.. ci sono stati curati da anni indietro a venire in avanti. Poi posso dire che un giorno di questi, questa data credo '90-'91, il Riina mi disse che Berlusconi, Dell'Utri e la Fininvest era interessata ad acquistare tutta la zona vecchia di Palermo. Quindi, queste cose l'ho vissuto con lui, sono vere, non è che, dice un grammi di bugia, assolutamente, non esiste. Poi io ho constatato con i miei occhi e l'ho toccato con le mie mani, che ci mandavano duecento milioni a Riina, un contributo per "Cosa Nostra". I soldi l'ho toccato io con le mie mani, e i soldi arrivavano tramite Cinà... Cinà Gaetano, Tanino... Tonino Cinà...