Source: https://www.avvocatomilitaremarro.com/approfondimenti-e-sentenze/diritto-penale-ordinario-e-militare/66-la-violata-consegna.html
Timestamp: 2019-08-19 09:47:19+00:00
Document Index: 14968645

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 120', 'art. 52', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 122', 'art. 26', 'art. 118']

Studio Legale Marro - Diritto Amministrativo Penale Civile e Militare - La violata consegna
Continua l'approfondimento dello Studio legale Marro in tema di diritto penale militare proseguendo con l'analisi del reato della violata consegna in generale. In questo articolo approfondiremo infatti la violata consegna e quasi tutte le fattispecie in essa contenute (artt. 120 - 121 e 122 del c.p.m.p.). Grazie all'esperienza maturata dall'avvocato penalista Marro in tema di diritto militare si vedrà cosa prevede la norma e quando si commette la violata consegna.
La “consegna” è una prescrizione precisa e dovuta in riferimento alle attività che vengono assegnate al militare e pertanto costituisce il presupposto per la successiva, eventuale, configurazione ed imputazione dei reati che di seguito verranno analizzati.
L’art. 26 del D.P.R. 18/7/1986, n. 545 (Regolamento di disciplina militare), prevede i servizi regolati da consegna:
La consegna è costituita dalle prescrizioni generali o particolari, permanenti o temporanee, scritte o verbali impartite per l'adempimento di un particolare servizio.
Il militare comandato in servizio regolato da consegna deve essere perfettamente a conoscenza della stessa, deve osservarla scrupolosamente e farla osservare da tutti. Egli non può farsi sostituire nel servizio senza essere stato regolarmente autorizzato.
Tutti i militari devono rispettare chi ha il dovere di far osservare una consegna e devono agevolarlo nell'assolvimento del compito.
La disciplina relativa ai reati di violata consegna e di forzata consegna è contenuta nel Codice penale militare di pace (D.P.R. 303/1941).
Si tratta di reati contro il servizio e pertanto coinvolgono le concrete attività militari. Il servizio acquisisce rilevanza soggettiva attraverso l’ordine, l’incarico, l’inserimento nel cosiddetto turno, l’assunzione dell’ufficio e in tutti i possibili modi attraverso i quali una specifica prestazione di attività diventa obbligatoria per il militare, in uno spazio e in un tempo definito.
Nel caso dei reati contro il servizio nel servizio – violata e forzata consegna – acquista rilevanza qualsiasi tipologia di servizio. In tal modo il servizio viene tutelato dall’interno, ovvero da violazioni da parte degli stessi soggetti su cui grava l’obbligo di seguire la consegna.
Negli altri casi invece – tutela del servizio di sentinella – acquistano rilevanza i servizi di una determinata tipologia. Si tratta in questi casi di una tutela rispetto a fatti provenienti dall’esterno, in grado di mettere a rischio il corretto adempimento del servizio da parte del militare. Si tratta dei reati contro militari in servizio.
REATI CONTRO IL SERVIZIO NEL SERVIZIO
1) VIOLATA CONSEGNA
Il presupposto è la soggettivizzazione dell’obbligo del servizio militare attraverso prescrizioni doverose relative alle attività affidate al militare e considerate indispensabili per l’assolvimento dei compiti delle forze armate.
In questo contesto sono quindi tutelate le attività militari e pertanto viene indirettamente tutelata la gerarchia intesa come valore in sé.
È da notare come la violata consegna e la disobbedienza ad un ordine hanno un ambito parzialmente corrispondente relativamente alla incidenza sul servizio che ogni ordine gerarchico deve avere.
L’art. 120 (Abbandono di posto o violata consegna da parte di militare di guardia o di servizio), comma 1, si occupa della violata consegna[1]: “fuori dei casi enunciati nei due articoli precedenti, il militare, che abbandona il posto ove si trova di guardia o di servizio, ovvero viola la consegna avuta, è punito con la reclusione militare fino a un anno”. (Capo I, Sezione II, inerenti all’abbandono di posto e della violazione di consegna).
Questa disposizione è conforme al principio di offensività in astratto in quanto la violazione della consegna è di per sé idonea a ledere interessi tutelati costituzionalmente (art. 52 Cost.). È poi compito del giudice valutare caso per caso l’offensività come in concreto si è realizzata e se è stata determinata dalla condotta del militare.
PRESUPPOSTO OGGETTIVO. L’art. 120 c.p.m.p. si basa sui concetti di ‘servizio’ e di ‘consegna’ in quanto il primo deve essere regolato dalla seconda:
Il servizio deve essere regolato da uno schema normativo astratto dettato dall’autorità militare che vale per tutti i militari che svolgono tale servizio;
Lo schema astratto deve essere poi suscettibile di soggettivizzazione verso il singolo militare attraverso il turno e mediante il comando, ovvero il militare deve essere individuato quale titolare della consegna che deve essere precisa, specifica e non astratta. La consegna deve quindi essere individuata formalmente e necessita di soggettivizzazione.
Quanto al contenuto della consegna ci sono 3 tipologie di prescrizioni:
Prescrizioni di carattere generale: sono rilevanti solo quando sia riconducibile al contenuto della consegna;
Prescrizioni implicite: sono in grado di integrare le prescrizioni espressamente impartite in quanto derivano dalle caratteristiche essenziali del servizio;
Prescrizioni di dettaglio: sono consegna solo se riguardano direttamente le finalità specifiche del servizio richiesto al militare.
PRESUPPOSTO SOGGETTIVO. In relazione al tipo di servizio si deve ritenere che rilevano solo quei servizi che si sviluppano attraverso turni di avvicendamento tra i militari.
Per quanto riguarda la nozione di servizio rilevante ci sono due tesi:
La prima tesi ritiene che la norma si riferisca al militare in servizio con la conseguenza che i servizi tutelabili vengono ridotti: non rientrano nell’ambito di applicazione della norma né il militare in servizio al quale sia stato affidato un compito occasionale e né il militare che semplicemente ricopra un ufficio o sia rivestito di un comando o svolga una attività specializzata.
Ciò che va valutato è la natura del servizio: c’è servizio penalmente tutelato solo qualora esso sia finalizzato alla vigilanza o alla custodia.
In ogni caso la giurisprudenza ritiene che il militare in servizio sia colui che è chiamato a svolgere un compito particolare, determinato nell’oggetto, nel tempo e nel luogo e purchè compia il fatto con dolo.
La Cassazione penale, sez. I, del 15/05/2015, n. 23316, ha affermato che “per la configurabilità del reato di violata consegna, sanzionato dall’art. 120 c.p.m.p., è sufficiente la trasgressione alle prescrizioni della consegna, la cui tassatività ne esige la osservanza incondizionata, senza che sia necessario il verificarsi di un ulteriore evento come conseguenza di tale violazione, trattandosi di un reato presunto”.
Secondo la Cassazione appena richiamata la punibilità delle ipotesi riconducibili all’art. 120 c.p.m.p. è legata alla tutela dell’ordine pubblico nelle forme e nei modi stabiliti con la consegna. Spetta poi all’autorità giudiziaria militare “accertare i presupposti che identificano in concreto la consegna e rendono l’adempimento del militare pregiudizievole per il bene protetto, costituito dall’efficienza ed adeguatezza del servizio”. Oggetto della tutela è quindi l’interesse pubblico che si concretizza attraverso il corretto svolgimento del servizio.
2) ADDORMENTAMENTO DELLA SENTINELLA
Art. 119 c.p.m.p., Militare di sentinella, vedetta o scolta, che si addormenta:
Il militare, che, essendo di sentinella, vedetta o scolta in alcuna delle circostanze indicate nel secondo comma dell'articolo precedente[2], si addormenta, è punito con la reclusione militare fino a un anno.
Se dal fatto è derivato grave danno, la pena è della reclusione militare fino a due anni.
PRESUPPOSTO SOGGETTIVO. Il reato ha natura dolosa in riferimento non all’addormentamento, bensì ai momenti che immediatamente lo precedono, gli unici in grado di essere valutati penalmente.
Il militare che viola questa disposizione è punito con la reclusione militare fino a 1 anno. Ma qualora dal fatto sia derivato grave danno la pena è aumentata fino a 2 anni.
La Cassazione penale si è espressa sul tema dell’elemento soggettivo affermando che in realtà non si tratta di un reato punibile a titolo di dolo, bensì a titolo di colpa in quanto altrimenti si punirebbe in modo irragionevolmente più severo questa ipotesi meno grave rispetto a quella dell’addormentamento in violazione della consegna.
3) VIOLATA CONSEGNA NELLA GUARDIA A COSA DETERMINATA
L’art. 122 c.p.m.p., Violata consegna da parte di militare preposto di guardia a cosa determinata:
Il militare, che, essendo preposto di guardia a cosa determinata, la sottrae, distrae, devasta, distrugge, sopprime, disperde o deteriora, o la rende, in tutto o in parte, inservibile, è punito, per il solo fatto della violata consegna, con la reclusione militare non inferiore a due anni.
La Corte Costituzionale ha dichiarato tale disposizione costituzionalmente illegittima in quanto prevede esclusivamente il minimo della pena applicabile (2 anni di reclusione militare) e non prevede invece il massimo della pena, in tal modo verrebbe lasciata eccessiva discrezionalità al giudice nel decidere la pena ragionevolmente applicabile nei limiti di legge. Pertanto il limite massimo dovrà essere individuato nei 24 anni previsti dall’art. 26 c.p.m.p. (Reclusione militare).
[Corte Costituzionale, 26/06/1992, n. 299].
Nel momento in cui viene imputato al militare il compimento di uno dei reati sopra indicati si dovrà valutare innanzitutto se il comportamento è stato preceduto da una consegna e, successivamente, che la stessa abbia i caratteri di specificità, precisione e che non lasci in alcun modo il militare libero di agire discrezionalmente.
Qualora il comportamento non sia preceduto da una consegna con tali caratteristiche non si dovrebbe mai imputare al militare né il reato di violata consegna e né quello di forzata consegna.
Per consulenze sullo specifico tema o per difese contattata pure lo Studio Legale Marro.
La forzata consegna nel Codice penale militare di pace
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[1] Quindi tale disposizione si applica a tutti i casi che non rientrano nell’art. 118 c.p.m.p. (Abbandono di posto o violata consegna da parte di un militare in servizio di sentinella, vedetta o scolta).
[2] Art. 118, comma 2, c.p.m.p.. Qualora il militare abbia commesso il reato: (a) nella guardia a rimesse di aeromobili o a magazzini o depositi di armi, munizioni o materie infiammabili o esplosive; (b) a bordo di una nave o di un aeromobile; c) in qualsiasi circostanza di grave pericolo.
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