Source: https://altergeo.wordpress.com/2010/02/24/neutrone-cerca-casa-episode-1/?shared=email&msg=fail
Timestamp: 2020-06-07 06:10:45+00:00
Document Index: 111177385

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 29', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 25', 'art. 120', 'art. 22', 'art. 25']

AAA Centrale nucleare cerca casa (episode 1) – Un blog di "Alternativa Geologica"
I siti nucleari e lo smaltimento delle scorie
Innanzitutto è utile sottolineare che per siti nucleari (art. 2) si intendono gli impianti di produzione di energia elettrica di origine nucleare e gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare. Con deposito nazionale si intende invece il sito destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività nonchè all’immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dall’esercizio di impianti nucleari.
Ricorderete che il deposito nazionale fu inizialmente individuato con il D.L. 314/2003 nel Comune di Scanzano Ionico in Basilicata, e che a seguito di una grande mobilitazione di massa, supportata da sentenze di censura del D.L. da parte della Corte Costituzionale, tutto venne bloccato. Del resto, anche la scheda che accompagna il D.Lgs. di cui stiamo parlando, riassume efficacemente la vicenda.
L’Agenzia per la sicurezza nucleare (istituita dalla stessa L. 99/2009 con l’art. 29, ma non ancora esistente) si farà carico di predisporre il documento programmatico, definito “Strategia del Governo in materia nucleare” – più sinteticamente “Strategia nucleare” – nel quale vengono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare. In esso verrà indicata la consistenza degli impianti nucleari da realizzare, la relativa potenza complessiva ed i tempi attesi di realizzazione e di messa in esercizio degli stessi, come pure gli interventi in materia di ricerca e formazione, valutare il contributo dell’energia nucleare in termini di sicurezza e diver­sificazione energetica, riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, benefici economici e sociali e delineare le linee guida del processo di realizzazione.
Criteri per la localizzazione degli impianti
Il Decreto individua all’art. 8 i criteri generali per l’idoneità del territorio ad ospitare un impianto. Saranno le imprese interessate – la realizzazione degli impianti è infatti demandata ai privati – a indicare i siti, che dovranno rispettare le caratteristiche previste dalla normativa. Il documento “Strategia nucleare” dovrà individuare i parametri di riferimento che riguardano le seguenti caratteristiche ambientali e tecniche cui devono rispondere le aree idonee:
popolazione e fattori socio-economici;
idrologia e risorse idriche;
geofisica e geologia;
valore architettonico-storico;
sismo-tettonica;
distanza da aree abitate e da infrastrutture di trasporto;
strategicità dell’area per il sistema energetico e caratteristiche della rete elettrica;
rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante.
Data la complessa e delicata questione riguardo i suddetti criteri, in un successivo articolo cercherò di approfondire questi aspetti, contestualizzandoli ad alcune situazioni territoriali.
L’art. 11 del Decreto regola il processo autorizzativo, che si basa sulla “autorizzazione unica” per la realizzazione e l’esercizio di ogni singolo impianto. E’ previsto il coinvolgimento delle Regioni interessate, ma vediamo in che maniera queste possono realmente far valere le proprie ragioni.
Ciascun operatore interessato in possesso dei requisiti di cui all’articolo 5 del decreto, avvia il procedimento di autorizzazione unica con la presentazione al Ministero dello sviluppo economico ed all’Agenzia per la sicurezza nucleare dell’istanza per la certificazione di uno o più siti da destinare all’insediamento di un impianto nucleare. I siti proposti verranno poi valutati dall’Agenzia secondo criteri tecnico-scientifici e “certificati” per l’idoneità.
Successivamente, il Ministro dello sviluppo economico sottopone ciascuno dei siti certificati all’intesa della Regione interessata. Nel caso in cui tale intesa non venga definita entro il termine di sessanta giorni, viene costituito un Comitato interistituzionale, i cui componenti sono designati in modo da assicurare una composizione paritaria, da un lato abbiamo il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per conto del Governo nazionale, dall’altro la sola Regione. Cosa ci sia di paritario poi: 3 contro 1.
Le modalità di funzionamento del Comitato interistituzionale sono stabilite con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ed il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previo parere della Conferenza unificata Stato-Regioni da esprimere entro trenta giorni dalla richiesta del parere stesso.
Qualora non si riesca a costituire il Comitato interistituzionale, ovvero non si pervenga ancora alla definizione dell’intesa entro i sessanta giorni successivi alla costituzione del Comitato, si provvede con Decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, integrato con la partecipazione del presidente della Regione interessata (comma 6). L’intesa ovvero il Decreto del Presidente della Repubblica di cui al comma 6 operano anche in deroga ai Piani energetico-ambientali delle Regioni interessate da ciascuna possibile localizzazione (comma 7).
In buona sostanza, in mancanza di accordo con la Regione interessata (mediante apposita intesa o Comitato interistituzionale), decide comunque il Governo nazionale con Decreto del Presidente della Repubblica. Non solo, l’atto decisionale va in deroga ai Piani energetici regionali. Ecco in che consiste il “coinvolgimento”.
Riguardo l’esercizio del potere sostitutivo da parte del Governo, le schede di lettura del D.Lgs. recitano testualmente “si ricorda che il punto f) dei principi di delega [art. 25 della L. 99/2009 NdR] prevedeva la determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione”. Se andate a dare un’occhiata proprio all’art. 120 della Costituzione, si parla di “mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica” e anche di “tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”.
Le medesime procedure sono previste anche per l’individuazione e realizzazione da parte della Sogin SpA del deposito nazionale delle scorie nucleari (articoli dal 25 al 30).
Ora, dal mio punto di vista è proprio l’atto del Governo che obbliga una Regione ad “ospitare” un sito nucleare che costituisce il pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica se non anche un impedimento alla tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. Ovvero proprio quelli che esercita la Regione stessa, che legittimamente tenta di impedire una centrale nucleare venga costruita sul proprio territorio, in barba alla volontà dei cittadini.
Probabilmente, questa velleitaria convinzione che il ritorno al nucleare sia una priorità di interesse nazionale è il motivo per il quale il Governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le Leggi Regionali di Puglia, Basilicata e Campania. Una convinzione che, francamente, non credo trovi supporto proprio nell’articolo 120 della Costituzione. Ma staremo a vedere.
Il Decreto prevede “il riconoscimento di benefìci diretti alle persone residenti, agli enti locali e alle imprese operanti nel territorio circostante il sito, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali” (art. 22).
Il beneficio economico complessivo erogabile nella fase di costruzione di ogni sito è calcolato sulla base di un’aliquota commisurata alla potenza elettrica nominale dell’impianto in via di realizzazione, pari a 3.000 €/MW sino a un massimo di 1.600 MW, maggiorata del 20% per potenze superiori al predetto livello. Il massimo indennizzo raggiungibile è pertanto 5.760.000 euro, destinati per il 40% agli enti locali coinvolti e per il 60% alle persone residenti ed alle imprese operanti nel territorio circostante il sito dell’impianto nucleare, ma attenzione mediante la riduzione della spesa energetica, della TARSU, delle addizionali IRPEF, IRPEG e dell’ICI, non dunque con corresponsione diretta di danaro.
Per l’intera fase di esercizio è previsto invece un indennizzo di 0,4 €/MWh in questo caso destinati alla riduzione della spesa per la fornitura di energia elettrica a favore dei clienti finali ubicati nei territori degli enti locali.
In questo articolo ho cercato essenzialmente di fare le pulci al Decreto Legislativo così come approvato dal Consiglio dei Ministri del 10 febbraio scorso, in maniera il più possibile obiettiva, argomentando e mettendone in evidenza i punti deboli.
Mi riservo di fare delle valutazioni più specifiche sulle caratteristiche ambientali e tecniche cui devono rispondere le aree idonee nell’episodio 2 della saga “AAA Centrale nucleare cerca casa”…
Localizzazione e realizzazione di impianti nucleari – Schema di D.Lgs. n. 174 – (art. 25, L. 99/2009) – Schede di lettura http://tr.im/neutrone
International Nuclear Safety Center (INSC) http://www.insc.anl.gov/
World Nuclear Association http://www.world-nuclear.org
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4 thoughts on “AAA Centrale nucleare cerca casa (episode 1)”
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REMO BELLO | 06/05/2010 alle 08:45
Grazie mille per la risposta e La terrò informato degli eventuali sviluppi sul mio territorio.
Nel frattempo ho convocato il consiglio comunale straordinario e d’urgenza per oggi 06/05/2010 alle ore 17:00 per un ordine del giorno sulla questione del sito a Casalbordino e dintorni da inviare alle massime autorità governative.
Grazie ancora salutandola con stima,
il sindaco di Casalbordino Remo Bello
REMO BELLO | 04/05/2010 alle 12:13
Casalbordino, lì 04/05/2010
Sono il sindaco di Casalbordino in provincia di Chieti, a detta dell’On. Di Pietro, possibile sito di centrale nucleare.
Ho apprezzato moltissimo la disamina professionale, chiara e precisa sulla questione del nucleare. Non so quanto sia vero sul possibile sito nucleare di Casalbordino, ma il solo fatto che in Abruzzo sia stato indicato il Comune di Casalbordino e non una zona più ampia mi preoccupa e mi allarma moltissimo. Le chiederei se l’ipotesi del sito nucleare possa essere veritiera in considerazione anche del fatto che nel mio comune insiste una azienda di incidente rilevante soggetta alla normativa Seveso che potrebbe forse essere riconvertita! L’azienda è la Espodenti Sabino. Se ciò fosse possibile, le sarei particolarmente grato se mi facesse conoscere quanto sia possibile nella mia facoltà di Sindaco per scongiurare tale sciagura. Il consiglio comunale ha deliberato nel gennaio scorso la mozione di “comune denuclearizzato”.
Pietro Blu Giandonato | 04/05/2010 alle 12:46
innanzitutto la ringrazio per l’apprezzamento.
Parlare di nucleare in maniera circostanziata e non puramente allarmistica è la migliore strategia che si possa mettere in atto da parte di chi, come me, ritiene che questa scelta sia una strada lastricata di buone intenzioni, ma che può condurre all’inferno se non ci stiamo attenti.
Comprendo perfettamente i suoi timori, e capisco anche le ansie dei suoi concittadini. L’on. Di Pietro avrà avuto le sue fonti affidabili per affermare che Casalbordino possa essere un probabile sito nucleare. Penso lui possa essere il suo riferimento migliore sulla questione.
Personalmente non ho infatti trovato nulla di ufficiale a riguardo, e i motivi sono semplici. Finchè non verrà predisposto il documento programmatico “Strategia del Governo in materia nucleare”, il Governo nazionale si guarderà bene dal diffondere notizie, o anche solo ipotesi, sulla localizzazione delle centrali e dei siti di stoccaggio. Ricordiamo cos’è accaduto per il sito destinato a deposito nazionale per le scorie individuato a Scanzano Ionico. Una battaglia sociale, sostenuta però soprattutto da argomenti scientifici validi, che ne hanno scongiurato al momento la realizzazione. Come forse saprà, il medesimo allarme è scattato qui in Puglia per i Comuni di Mola di Bari e Ostuni. Nemmeno per essi ci sono notizie certe.
Stia però certo che coloro che sentono il bisogno di mettere a disposizione le proprie conoscenze per un’informazione obiettiva e argomentata a favore dei cittadini, e per fortuna siamo in molti, continueranno a puntare i riflettori sulla questione.
Personalmente ritornerò sugli sviluppi del Decreto sul nucleare non appena avrò ulteriori elementi, sempre e comunque basati su fatti.
Le manifesto dunque la mia personale solidarietà, e le chiedo cortesemente di tenerci aggiornati riguardo la situazione di Casalbordino su questo stesso blog. L’informazione la fanno anche i lettori con le proprie testimonianze.