Source: https://renatodisa.com/2016/07/26/corte-costituzionale-sentenza-del-21-luglio-2016-n-201/
Timestamp: 2017-08-20 21:10:16+00:00
Document Index: 65429712

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 460', 'art. 3', 'art. 552', 'art. 460', 'art. 456', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte Costituzionale, sentenza del 21 luglio 2016, n. 201 – Avvocato Renato D'Isa
Corte Costituzionale, sentenza del 21 luglio 2016, n. 201
By Avv. Renato D'Isa on 26 luglio 2016 • ( Lascia un commento )
Dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 460, comma 1, lettera e), del codice di procedura penale, nella parte in cui non prevede che il decreto penale di condanna contenga l’avviso della facoltà dell’imputato di chiedere mediante l’opposizione la sospensione del procedimento con messa alla prova
Sentenza 201/2016
Norme impugnate: Art. 460 , c. 1°, lett. e), del codice di procedura penale.
Atti decisi: ord. 201/2015
La norma censurata si porrebbe in contrasto anche con l’art. 3 Cost., perché darebbe luogo a una disparità di trattamento tra situazioni analoghe. Infatti, come rileva il giudice rimettente, diversamente da quanto avviene per la sospensione del procedimento con messa alla prova, «[s]econdo il vigente codice di rito, l’imputato deve essere avvisato, a pena di nullità, della facoltà di accedere ai riti alternativi ed all’oblazione: a) unitamente al decreto di citazione diretta a giudizio (art. 552 comma 1 lett. F e comma 2 c.p.p.); b) unitamente al decreto penale di condanna (art. 460 comma 1 lett. E c.p.p. e 141 comma 3 disp. att. c.p.p.); c) unitamente al decreto di giudizio immediato (art. 456 comma 2 c.p.p. che non fa menzione dell’oblazione trattandosi di giudizio applicabile a delitti per i quali la stessa non è ammessa)».
4.– Secondo la costante giurisprudenza costituzionale, la richiesta di riti alternativi «costituisce anch’essa una modalità, tra le più qualificanti (sentenza n. 148 del 2004), di esercizio del diritto di difesa (ex plurimis, sentenze n. 219 del 2004, n. 70 del 1996, n. 497 del 1995 e n. 76 del 1993)» (sentenza n. 237 del 2012).
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