Source: http://www.laleggepertutti.it/109248_pensione-integrazione-al-trattamento-minimo-e-perequazione-automatica
Timestamp: 2017-01-19 08:38:42+00:00
Document Index: 36548352

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 72', 'art. 1', 'art. 72', 'art. 24']

Professionisti Pubblicato il 20 gennaio 2016 Articolo di Edizioni Simone Professionisti Pensione: integrazione al trattamento minimo e perequazione automatica L’AUTORE: Edizioni Simone
È stata così istituita la cd. perequazione automatica delle pensioni (L. 153/1969 e art. 11 D.Lgs. 503/1992): tutte le pensioni vengono rivalutate annualmente sulla base della variazione del costo della vita intervenuta nell’anno precedente.
La soppressione dell’istituto della permanenza in servizio
Fino a poco fa i dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici, dopo il raggiungimento del limite di età per il collocamento a riposo previsto dall’ordinamento di appartenenza, potevano richiedere la permanenza in servizio fino, al massimo, di un biennio (art. 16 D.Lgs. 503/1992).
Tale istituto è stato, però, soppresso allo scopo di favorire il «ricambio generazionale delle Pubbliche Amministrazioni» (art. 1, D.L. 90/2014, conv. in L. 114/2014).
La permanenza in servizio si configurava, originariamente, come un vero e proprio diritto potestativo del dipendente pubblico. In tempi più recenti, tuttavia, per le esigenze di riduzione della spesa pubblica (cd. spending review), era stato già modificato tale istituto, prevedendo una mera facoltà del dipendente pubblico, subordinata comunque alla discrezionalità dell’amministrazione di appartenenza, in ragione delle valutazioni da essa effettuate in merito all’organizzazione, al fabbisogno del personale e alla disponibilità finanziaria (art. 1 D.L. 138/2011, conv. in L. 148/2011 e circ. Dipartimento della Funzione pubblica n. 2/2012). Inoltre era stato previsto il divieto, per le P.A., di accordare prosecuzioni di rapporti di lavoro raggiunto il limite ordinamentale di età per il collocamento a riposo in presenza di eccedenze di personale dopo le riduzioni delle dotazioni organiche effettuate dalle stesse P.A. (art. 2, comma 11, D.L. 95/2012 conv. in L. 135/2012).
La risoluzione del rapporto di lavoro in caso di maturazione dei requisiti per la pensione anticipata
Per esigenze di contenimento della spesa pubblica, è stata prevista la possibilità, per le pubbliche amministrazioni, di risolvere unilateralmente il rapporto di lavoro con i dipendenti, compresi i dirigenti, che abbiano maturato i requisiti di accesso alla pensione anticipata (art. 72, comma 11, D.L. 112/2008, conv. in L. 133/2008, sostituito dall’art. 1, comma 5, D.L. 90/2014, conv. in L. 114/2014).
In particolare, la potestà di risoluzione del rapporto di lavoro può essere esercita dall’amministrazione di appartenenza quando, con riferimento ai trattamenti da liquidarsi a decorrere dal 1°-1-2012, sia stato maturato il requisito di anzianità contributiva per l’accesso alla pensione anticipata. La contribuzione necessaria è variabile a seconda del periodo di riferimento (nel periodo 2016-2018, 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne) ed è suscettibile di incremento per effetto di futuri adeguamenti alle variazioni della speranza di vita).
L’istituto, a regime, prevede un ulteriore requisito. Oltre all’anzianità contributiva, l’interessato deve aver compiuto l’età (62 anni) che esclude la riduzione percentuale del trattamento pensionistico anticipato. Tuttavia, la suddetta riduzione percentuale, per i soggetti che accedono alla pensione anticipata prima dell’età di 62 anni, decorre soltanto dal 2017.
Di conseguenza, fino a tale data, la risoluzione unilaterale del rapporti di lavoro da parte della P.A. può avvenire anche se il dipendente ha un’età inferiore a 62 anni (requisito a regime dal 2017) (Dipartimento della Funzione Pubblica, nota n. 24210/2015).
Il provvedimento di esonero dal servizio del dipendente pubblico è adottato dalla P.A. con decisione motivata, tenendo presente «le esigenze organizzative e ai criteri di scelta applicati e senza pregiudizio per la funzionale erogazione dei servizi». Deve essere osservato un preavviso di almeno 6 mesi.
La soppressione del collocamento a riposo dei dipendenti pubblici prossimi alla pensione
In senso contrario, rispetto all’istituto della permanenza in servizio, operava l’istituto del collocamento a riposo dei dipendenti pubblici prossimi alla pensione, definitivamente soppresso dal cd. decreto Salva Italia (art. 72, comma 1, D.L. 112/2008 conv. in L. 133/2008, abrogato dall’art. 24, comma 14, D.L. 201/2011 conv. in L. 214/2011).
Tale istituto rappresentava una sorta di pensionamento anticipato in base al quale il dipendente pubblico, su sua richiesta, poteva essere esonerato dal servizio anticipatamente nei 5 anni precedenti la data di maturazione dell’anzianità massima contributiva per il diritto a pensione (all’epoca 40 anni). La decisione era rimessa alla P.A. di appartenenza in base alle proprie esigenze funzionali.
La differenza, rispetto alla potestà di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro introdotta dal D.L. 90/2014 conv. in L. 114/2014, è che l’esonero dal servizio, non solo costituiva una sorta di prepensionamento, ma determinava altresì un notevole onere a carico del bilancio statale. Ciò poiché il dipendente esonerato continuava a percepire parte della retribuzione e lo stato (anticipato) di quiescenza non aveva effetti sul maturando trattamento pensionistico. All’atto del collocamento a riposo il dipendente avrebbe percepito il trattamento di quiescenza che sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio (le P.A. interessate avevano quindi l’obbligo di continuare a versare i contributi).
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