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Timestamp: 2017-11-21 00:55:39+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 48', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 48', 'art. 7']

Regolamento sullâ€™ordinamento degli uffici e dei servizi
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Consiglio di Stato sez.V 9/12/2008 n. 6065 - Maggioli Editore
ENTI LOCALI – REGOLAMENTI COMUNALI – REGOLAMENTO SULL’ORDINAMENTO GENERALE DEGLI UFFICI E DEI SERVIZI – ARTICOLAZIONE DELLA STRUTTURA ORGANIZZATIVA COMUNALE IN AREE, SETTORI E UFFICI – NEL CASO IN CUI LO STATUTO COMUNALE NON PREVEDA LE COSÌ DETTE AREE COME STRUTTURE ORGANIZZATIVE SOVRAORDINATE RISPETTO AI SETTORI – LEGITTIMITÀ – RAGIONI
Anche laddove lo statuto comunale, nel delineare il disegno della struttura organizzativa dell’ente, non preveda le così dette aree come strutture organizzative sovraordinate rispetto ai settori, deve ritenersi legittima la deliberazione della Giunta Comunale, recante l’approvazione del regolamento sull’ordinamento generale degli uffici e dei servizi, nella parte in cui: a) articola la struttura organizzativa comunale in aree, settori e uffici, in particolare introducendo le “aree”; b) istituisce la area III “Servizi al cittadino”, in essa “accorpando” il settore “sviluppo economico e politiche sociali” e il settore “polizia locale”. A tale riguardo va ricordato come, a norma dell’art. 6 del d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267, è compito dello statuto comunale stabilire “i criteri generali in materia di organizzazione dell’ente”, mentre, a norma dell’art. 48, comma 3, del medesimo d.lgs., è “competenza della Giunta l`adozione dei regolamenti sull`ordinamento degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei criteri generali stabiliti dal consiglio”; di conseguenza, la fonte statutaria e la fonte regolamentare operano su piani diversi, essendo demandato alla prima la determinazione delle scelte di larga massima sulla organizzazione dell’ente, mentre alla seconda compete la individuazione della disciplina particolare e analitica della struttura operativa dell’Amministrazione. L’art. 7 del d.lgs. n. 267/2000 conferma tale interpretazione, stabilendo che la potestà regolamentare della Giunta si esercita nel rispetto dei “principi” fissati dallo statuto; con riguardo a fattispecie nelle quali, come nel caso in esame, la normativa statutaria assuma un contenuto particolarmente penetrante, recando la previsione puntuale di settori nominativamente individuati, le relative disposizioni non perdono il loro carattere di principi generali, suscettibili, come tali, di essere attuati secondo moduli variabili da parte della Giunta nell’esercizio della competenza organizzativa riconosciutale dalla legge. Nella fattispecie, lo statuto ha fissato il principio che l’attività amministrativa debba essere ripartita in ambiti distinti, affidati alla responsabilità di un funzionario di vertice, e l’esigenza del coordinamento in sede di conferenza dei servizi, ma non ha inteso cristallizzare l’organizzazione comunale secondo la struttura contestualmente prevista, posto che una lettura siffatta della normativa statutaria verrebbe a vanificare la competenza regolamentare della Giunta, in contrasto con la puntuale volontà del legislatore.
N. 6065 Reg.Sent.
N. 369 Reg.Ric.
sul ricorso in appello n. 369 del 2008, proposto dal Comune di Sperlonga, rappresentato e difeso dall’avv. Corrado De Simone, elettivamente domiciliato presso l’avv. Filippo Lubrano in Roma, via Flaminia 79;
la signora Paola Ciccarelli, non costituita in giudizio;
della signora Alessandra Faiola non costituita in giudizio;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione di Latina, 21 novembre 2006, n. 1736, resa tra le parti.
Relatore alla pubblica udienza del 15 luglio 2008 il consigliere Marzio Branca, e udito l’avv. Casertano per delega dell’avv. De Simone;
- che con la sentenza in epigrafe è stato accolto il ricorso proposto dalla signora Paola Ceccarelli, comandante del Corpo di polizia municipale del Comune di Sperlonga, e come tale, a capo del relativo “settore”, per l’annullamento, principalmente, della deliberazione della Giunta Comunale 3 maggio 2005 n. 76, recante l’approvazione del regolamento sull’ordinamento generale degli uffici e dei servizi, nella parte in cui: a) articola la struttura organizzativa comunale in aree, settori e uffici, in particolare introducendo le “aree”; b) istituisce la area III “Servizi al cittadino”, in essa “accorpando” il settore “sviluppo economico e politiche sociali” e il settore “polizia locale”;
- che, secondo la ricorrente, tale delibera violerebbe lo statuto comunale il quale, nel delineare il disegno della struttura organizzativa dell’ente, non prevede le così dette aree come strutture organizzative sovraordinate rispetto ai settori, e la legge 7 marzo 1986, n. 65 (legge quadro sull’ordinamento della polizia municipale) il cui articolo 9 stabilisce il principio della diretta responsabilità del comandante del corpo di polizia municipale nei confronti del sindaco per “addestramento, disciplina e impiego tecnico-operativo degli appartenenti al Corpo”;
- che il giudice adito ha ritenuto in parte fondata la doglianza, osservando che la previsione di aree e di capi-area in posizione sovraordinata rispetto a settori e responsabili di settore si pone in rapporto di sicura incompatibilità con la previsione dell’articolo 30 dello statuto comunale, mentre non è stato ravvisato il contrasto dell’impugnato regolamento con la legge n. 65 del 1986;
- che il Comune di Sperlonga ha proposto appello chiedendo la riforma della sentenza, previa sospensione dell’efficacia;
- che la ricorrente in primo grado non si è costituita in giudizio;
- che la Sezione, con ordinanza 26 febbraio 2008 n. 1042, ha respinto la domanda cautelare;
- che alla pubblica udienza del 2008 la causa è stata trattenuta in decisione;
- che, ai fini della decisione, assume rilievo la corretta interpretazione della norma statutaria di cui si denuncia la violazione, ossia l’art. 30 nella parte in cui stabilisce che gli uffici sono articolati in “settori” operativi, così precludendo la istituzione di “aree” destinate ad accorpare diversi “settori”;
- che a tale riguardo va ricordato come, a norma dell’art. 6 del d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267, è compito dello statuto comunale stabilire “i criteri generali in materia di organizzazione dell’ente”, mentre, a norma dell’art. 48, comma 3, del medesimo d.lgs., è “competenza della Giunta l`adozione dei regolamenti sull`ordinamento degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei criteri generali stabiliti dal consiglio”;
- che, per conseguenza, la fonte statutaria e la fonte regolamentare operano su piani diversi, essendo demandato alla prima la determinazione delle scelte di larga massima sulla organizzazione dell’ente, mentre alla seconda compete la individuazione della disciplina particolare e analitica della struttura operativa dell’Amministrazione;
- che l’art. 7 del d.lgs. n. 267/2000 conferma tale interpretazione, stabilendo che la potestà regolamentare della Giunta si esercita nel rispetto dei “principi” fissati dallo statuto;
- che, con riguardo a fattispecie nelle quali, come nel caso in esame, la normativa statutaria assuma un contenuto particolarmente penetrante, recando la previsione puntuale di settori nominativamente individuati, le relative disposizioni non perdono il loro carattere di principi generali, suscettibili, come tali, di essere attuati secondo moduli variabili da parte della Giunta nell’esercizio della competenza organizzativa riconosciutale dalla legge;
- che, nella fattispecie, lo statuto ha fissato il principio che l’attività amministrativa debba essere ripartita in ambiti distinti, affidati alla responsabilità di un funzionario di vertice, e l’esigenza del coordinamento in sede di conferenza dei servizi, ma non ha inteso cristallizzare l’organizzazione comunale secondo la struttura contestualmente prevista, posto che una lettura siffatta della normativa statutaria verrebbe a vanificare la competenza regolamentare della Giunta, in contrasto con la puntuale volontà del legislatore;
- che, pertanto, l’appello risulta fondato;
- che le spese del grado di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo, a carico dell’appellata, mentre vanno compensate sussistendone giusti motivi, nei confronti della controinteressata.
condanna l’appellata alle spese del grado di giudizio di euro 3.000,00 (tremila) in favore del Comune di Sperlonga, e compensa nei confronti della conrointeressata.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 15 luglio 2008 con l`intervento dei magistrati: