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Timestamp: 2019-10-24 02:07:28+00:00
Document Index: 177587426

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 68', 'art. 68', 'art. 64', 'sentenza ', 'art. 616']

Presidente: CARCANO DOMENICO Relatore: ANDRONIO ALESSANDRO MARIA Data Udienza: 16/12/2016
3.1. - Il primo motivo di doglianza - riferito alla natura di associazione sportiva che la ditta dell'Imputato avrebbe avuto - è inammissibile perché costituisce la mera riproposizione di censure già svolte in primo grado, in totale mancanza di rilievi critici riferibili al testo della sentenza impugnata. Le censure difensive si basano appunto, essenzialmente, sull'asserita violazione della normativa tributaria in materia di associazioni sportive, del tutto irrilevante nel caso di specie, e comunque non applicabile, non essendo rinvenibile in capo all'associazione presieduta dell'imputato nessuna delle caratteristiche dell'associazione sportiva. Come ben rilevato dal giudice di primo grado, già l'Agenzia delle entrate aveva revocato ogni agevolazione fiscale riconosciuta per le associazioni sportive dilettantistiche, in presenza di un'impresa commerciale dedita all'attività di discoteca, in diverse sale da ballo per un totale di 700 m2, con accesso consentito liberamente e non ai soli soci, con somministrazione di bevande a tutti i presenti indiscriminatamente, con soggetti che svolgeranno al nero attività lavorativa retribuita. Tali circostanze sono state dettagliatamente esposte, con puntuali riferimenti alle relative fonti di prova, nella sentenza impugnata, senza che su nessuna di esse la difesa abbia, con il ricorso per cassazione, preso posizione, anche in via di mera prospettazione.
3.2. - Il secondo motivo - il quale si riferisce alla pretesa "duplicazione" delle violazioni di cui ai capi 5 e 6 dell'imputazione, ai fini dell'applicazione dell'art. 68 del d.lgs. n. 81 del 2008 - è ammissibile per manifesta infondatezza.
Non può trovare applicazione nel caso di specie la disposizione dell'art. 68, comma 2, del d.lgs. n. 81 del 2008, secondo cui la violazione di più precetti riconducibili alla categoria omogenea di requisiti di sicurezza relativi ai luoghi di lavoro di cui all'allegato IV, 4, 6.1, 6.2, 6.3, 6.4, 6.5, e 6.6, è considerata una unica violazione ed è punita con la pena prevista dal comma 1, lettera b). Le fattispecie alle quali tale disposizione si riferisce sono, infatti, del tutto diverse rispetto alle violazioni dell'art. 64, lettere b) ed e), qui contestate.
3.3. - Inammissibile è anche il terzo motivo di doglianza, riferito alle circostanze attenuanti generiche. La difesa non deduce neanche con il ricorso per cassazione l'esistenza di elementi positivi di giudizio che sarebbero stati pretermessi o scorrettamente valutati dal Tribunale, a fronte di una serie di violazioni di non scarsa rilevanza, poste in essere nell'ambito di un'attività imprenditoriale di una certa ampiezza.
3.4. - Quanto al diniego della sospensione condizionale della pena, il relativo rilievo risulta precluso dalla circostanza che tale beneficio non era stato richiesto, neanche in via subordinata, in sede di precisazione delle conclusioni, a fronte di una condanna alla sola pena pecuniaria. E in tali casi, il giudice non ha l'onere di fornire alcuna motivazione circa il diniego (ex multis, Sez. 1, n. 8560 del 18/11/2014, dep. 26/02/2015, Rv. 262553).
4. - Il ricorso deve perciò essere dichiarato inammissibile. Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell'inammissibilità medesima consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., l'onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in € 2.000,00.