Source: http://www.guidoscorza.it/?m=200912
Timestamp: 2015-10-09 08:45:39+00:00
Document Index: 160537814

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 110', 'art. 414', 'art. 266', 'art. 414', 'art. 266', 'art. 21', 'art. 14']

dicembre | 2009 | Guido Scorza
Un altro anno di Pisanu… by in Main themes 5 Comment(s)
Sognavo di rientrare in Italia, sedermi ad un bar, aprire il mio PC, leggermi il giornale e mandare le prime mail del nuovo anno in libertà come accade qui negli Emirati…ma, appunto, era un sogno e non la realtà.
Con il Decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194 (il c.d. mille proroghe), pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale, infatti, il Governo ha prorogato ancora di un anno l’efficacia di quella ex disposizione antiterrorismo straordinaria ed urgente, passata alla storia come il Decreto Pisanu.
Ecco il testo del comma 1 dell’art. 3, lapidario ma sufficiente a lasciare il Paese dove si trova (in fondo ad ogni classifica sulla diffusione dei wifi pubblici).
1. Al comma 1 dell’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n.155, le parole: «fino al 31 dicembre 2009» sono sostituite dalle
seguenti: «fino al 31 dicembre 2010». A nulla sono valsi gli sforzi dei 100 e dei tanti altri che con noi avevano cercato di segnalare al Governo l’esigenza di non prorogare ulteriormente l’efficacia del decreto Pisanu e, anzi, di abrogare ogni previsione di legge che imponesse inutili, stupide ed arcaiche procedure di identificazione per accedere a risorse pubbliche di connettività.
Sarà per il prossimo anno…frattanto speriamo almeno che il Parlamento riservi un percorso accelerato alla Proposta Cassinelli.
C’era una volta l’intermediario… by in Main themes 6 Comment(s)
E’ bastata una settimana ai Giudici italiani per porre nel nulla la disciplina europea sul commercio elettronico e, in particolare, le disposizioni in essa contenute in materia di assenza di un obbligo generale di sorveglianza da parte degli intermediari della comunicazione e di conseguente loro generale irresponsabilità per i contenuti prodotti dagli utenti.
Il 16 dicembre, infatti, il Tribunale di Roma ha ritenuto – ancorchè all’esito di una cognizione allo stato solo sommaria – Google, in quanto proprietario di YouTube, responsabile della pubblicazione sulla più grande piattaforma UGC del mondo di alcuni video del Grande Fratello 10 i cui diritti d’autore competono alla RTI mentre il 23 dicembre – sebbene ancora una volta all’esito di una cognizione soo sommaria – la Suprema Corte di Cassazione ha ritenuto illegittima – ed addirittura penalmente rilevante – la condotta di indicizzazione di files torrent svolta sulla Baia dei Pirati.
Sono due vicende complesse in relazione alle quali sarebbe sbagliato trarre giudizi e conclusioni sommarie ed affrettate.
Con riserva, pertanto, di tornare su entrambe le decisioni e senza volermi qui pronunciare, nel merito, sulla condivisibilità o meno delle conclusioni cui sono pervenuti i Giudici, mi limito ad un paio di considerazioni di carattere generale.
Nella decisione del 17 dicembre, il Tribunale di Roma scrive espressamente che
a fronte di una condotta così palesemente e reiteratamente lesiva dei diritti non è sostenibile la tesi delle resistenti (n.d.r. Google) su una presunta assoluta irresponsabilità del provider che si limiterebbe a svolgere l’unica funzione di metere a disposizione gli spazi web sui quali gli utenti gestirebbero i contenuti dagli stessi caricati e sulla legittimità di avere un ritorno economico – escludendo il fine commerciale – connesso al proprio servizio in mancanza di un obbligo di controllare i contenuti illeciti e disabilitarne l’accesso
del resto la normativa – vedi dlgs n. 70/2003 – e la giurisprudenza sta ormai orientandosi nel senso di una valutazione caso per caso della responsabilità del provider che seppur non è riconducibile ad un generale obbligo di sorveglianza rispetto al contenuto non ritenendosi in grado di operare una verifica di tutti i dati trasmessi che si risolverebbe in una inaccettabile responsabilità oggettiva, tuttavia assoggetta il provider a responsabilità quando non si limiti a fornire la connessione alla rete, ma eroghi servizi aggiuntivi (per es. caching, hosting) e/o predisponga un controllo delle informazioni e, soprattutto quando, consapevole della presenza di materiale sospetto si astenga dall’accertarne la illiceità e dal rimuoverlo o se consapevole dell’antigiuridicità ometta di intervenire.
Nella Sentenza del 23 dicembre scrivono i Giudici della Suprema Corte a proprosito della responsabilità dei gestori del sito The Pirate Bay in relazione ai contenuti oggetto di condivisione tra gli utenti:
Se il sito web si limitasse a mettere a disposizione il protocollo di comunicazione (quale quello peer to peer) per consentire la condivisione di file contenenti l’opera coperta da diritto d’autore, ed il loro trasferimento tra utenti, il titolare del sito stesso sarebbe in realtà estraneo al reato.
Però se il titolare del sito non si limita a ciò ma fa qualcosa di più – ossia indicizza le informazioni che gli vengono dagli utenti, che sono tutti potenziali autori di uploading, sicché queste informazioni (i.e. chiavi di accesso agli utenti periferici che posseggono, in tuto o in parte, l’opera), anche se ridotte a minimo, ma pur sempre essenziali perché gli utenti possano orientarsi chiedendo il downloading di quell’opera piuttosto che un’altra, sono in tal modo elaborate e rese disponibili nel sito, ad es. a mezzo di un motore di ricerca o con delle liste indicizzate – il sito cessa di essere un mero “corriere” che organizza il trasporto dei dati. C’è un quid pluris in quanto vienere resa disponibile all’utenza del sito anche un’indicizzazione costantemente aggiornata che consente di percepire il contenuto dei file suscettibili di trasferimento. A quel punto l’attività di trasporto dei file non è più agnostica; ma si caratterizza come attività di trasproto di dati contenente materiale coperto da diritto d’autore. Ed allora è vero che lo scambio di file avviene da utente ad utente (peer to peer) ma l’attività del sito web (al quale è riferibile il protocollo di trasferimento e l’indicizzazione dei dati esssenziali) è quella che consente ciò e pertanto c’è un apporto causale a tale condotta che ben può essere inquadrato nella partecipazione imputabile a titolo di concorso di persone ex art. 110 c.p..
Valutazioni “caso per caso” della responsabilità dell’intermediario, obblighi di accertamento dell’illecità di contenuti sospetti e di rimozione, non agnosticità dell’intermediario e responsabilità per l’indicizzazione sono concetti e nozioni che appaiono porsi in contrasto con la vigente disciplina europea sul commercio elettronico.
Si tratta di disciplina probabilmente superata dai tempi e dall’evoluzione dei modelli di business online – è oggi difficile trovare soggetti che svolgano in maniera “pura” solo una delle attività di intermediazione enucleate nella Direttiva – ma la circostanza che la giurisprudenza italiana stia precorrendo i tempi di un’eventuale modigfica del framework normativo europeo è un fenomeno che non può non suscitare perplessità e preoccupazione.
Non si tratta di difendere Google o the pirate bay ma, piuttosto, il principio per il quale solo un intermediario non responsabile per il contenuto prodotto dagli utenti sino all’intervento del magistrato è in grado di garantire a questi ultimi un libero ed indiscriminato esercizio della libertà di manifestazione del pensiero.
In ogni altro caso, in agguato dietro alle migliori intenzioni, si cela il rischio della censura privata posta in essere dall’intermediario in chiave autodifensiva.
Buon natale a tutti. by in Main themes 1 Comment(s)
Nell’inviare a tutti gli amici e visitatori del blog i miei più sinceri auguri di un Natale felice e sereno, Vi segnalo – qualora siate fortunati ed abbiate già finito gli acquisti natalizi (io devo ancora inziarli!) – questo pezzo su Punto Informatico di qualche ora fa, nel quale racconto una simpatica (ed ad un tempo inquietante) epopea prenatalizia alla ricerca di una legge perduta…
Ancora auguri ed a prestissimo.
Libera Rete in libero Stato. by in Main themes 0 Comment(s)
E’ con queste premesse che domani, a Roma, alle 17.30, in Piazza del Popolo, con tanti amici di Rete, Associazioni (Altroconsumo e Agorà digitale tra le tante), blogger e politici – hanno già aderito (Marco Cappato, Ivan Scalfarotto, l’on. Di Pietro e i sen. Vita e Marino) ci incontreremo per dire, nell’ambito di un sit-in silenzioso e pacifico: Libera Rete in libero Stato.
Ma quale aggravante…si chiama futuro…anzi presente! by in Main themes 3 Comment(s)
Un bell’articolo di Mauro Vecchio, su Punto Informatico, seguito da un altrettanto stimolante intervento dell’amico Fulvio Sarzana, affrontano l’ultima iniziativa legislativa anti-internet: l’idea del Sen. Lauro (PDL) di prevedere che i reati di istigazione a delinquere e apologia di reato siano assai più pesantemente sanzionati se commessi “a mezzo di comunicazioni telefoniche o telematiche”.
Stando ad un lancio di agenzia – il testo del DDL non è ancora stato presentato e/o reso disponibile sul sito del Senato – il disegno di legge del Sen. Lauro reciterebbe così:
“Chiunque, comunicando con piu’ persone in qualsiasi forma, istiga a commettere uno o piu’ tra i delitti contro la vita e l’incolumita’ della persona, e’ punito, per il solo fatto dell’istigazione, con la reclusione da 3 a 12 anni. La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l’apologia di uno o piu’ fra i delitti indicati. Se il fatto e’ commesso avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica, la pena e’ aumentata”.
Si tratta, evidentemente, dell’ennesima legge “emotiva” ed “ad personam” nel senso che il Sen. Lauro non ha fatto che scattare un’istantanea dei fatti di Milano e di quelli che sono seguiti sul web ed assumerli a fattispecie di reato autonoma rispetto a quella di cui all’art. 414 c.p. già in vigore che recita:
Chiunque pubblicamente istiga [c.p. 266] a commettere uno o più reati [c.p. 302, 306] è punito, per il solo fatto dell’istigazione:
1. con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti [c.p. 17, 29, 32];
2. con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a euro 206 (1), se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni [c.p. 17].
Alla pena stabilita del n. 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti [c.p. 115, 272, 303] (2).
Proprio temendo iniziative di questo genere, proprio ieri, su Punto Informatico avevo sottolineato come l’emozione sia nemica giurata delle leggi scritte bene…
Il Sen. Lauro sbaglia.
A prescindere, tuttavia, da tale rilievo, mi sembra importante sottolineare che quella che il Sen. Lauro vorrebbe fosse una circostanza aggravante – l’utilizzo di Internet – costituisce, in realtà, un elemento essenziale del reato di istigazione a delinquere così come di quello di apologia di reato che devono, necessariamente, essere posti in essere “pubblicamente”.
L’art. 266 del c.p. – forse sfuggito alla lettura del Sen Lauro – a proposito dell’istigazione dei militari a disobbedire alle leggi, infatti stabilisce che:
1. col mezzo della stampa, o con altro mezzo di propaganda;
3. in una riunione che, per il luogo in cui è tenuta, o per il numero degli intervenuti, o per lo scopo od oggetto di essa, abbia carattere di riunione non privata.
Innegabile che si tratti di un diverso reato ma, tuttavia, è difficile immaginare di attribuire all’avverbio pubblicamente di cui all’art. 414 c.p. un significato diverso rispetto a quello che lo stesso avverbio ha, in relazione ad un reato, peraltro, simile, in forza dell’art. 266 c.p..
Se, tuttavia, l’utilizzo di un media è un elemento essenziale del reato come può, anche, divenire un’aggravante?
Un’ultima osservazione che, tuttavia, credo sia rivelatrice dell’ignoranza – nessuno si offenda perché lo dico in senso tecnico di “non conoscenza” – che guida la mano del nostro legislatore quando pretende di regolamentare la Rete.
Che significa istigare a commettere un reato “avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica”?
Tecnicamente significa anche attraverso una telefonata o, piuttosto, una mail!
Peccato, tuttavia, che poiché la circostanza che la condotta avvenga “pubblicamente” è un elemento essenziale del reato, in tal caso, non solo non ci sarebbe spazio per configurare l’aggravante tanto cara al Sen. Lauro ma neppure il reato…
Come suggerisco nel titolo del post, il problema è che Internet non è un aggravante ma solo il principale strumento di comunicazione e relazione del futuro, anzi del presente.
Il Punto n.15 by in Main themes 0 Comment(s)
La puntata di questa settimana è ovviamente dedicata agli avvenimenti ed alle questioni seguiti ai fatti di Milano di domenica scorsa ed alla decisione del Governo di adottare provvedimenti straordinari ed urgenti in materia di taluni reati di opinione a mezzo Internet.
Come sempre buona domenica, buona settimana e, questa volta anche, buon Natale giacché la prossima puntata de Il Punto sarà online dopo il 25!
Anteprima Punto Informatico: Libera Rete in libero Stato. by in Main themes 0 Comment(s)
Pubblico qui di seguito in anteprima – mi perdoneranno gli amici di Punto ma credo che tempi e situazione lo richiedano – il pezzo appena inviato in reddazione e che dovrebbe essere online lunedì.
Dopo gli annunci e le smentite dei giorni scorsi, il Governo, nel corso dell’ultimo Consiglio dei Ministri del 18 dicembre ha resistito alla tentazione di adottare gli annunciati provvedimenti straordinari ed urgenti attraverso i quali sembrerebbe intenzionato a dettare una disciplina speciale per talune fattispecie di reati di opinione commessi on-line.
E’ una notizia da salutare con favore ma con l’avvertenza che la questione rimane una priorità nell’agenda di Palazzo Chigi.
Domani (n.d.r. martedì 22 p.v.), infatti, il Ministro degli Interni Roberto Maroni incontrerà al Viminale i rappresentanti delle società che forniscono servizi di connettività, le associazioni di categoria ed i responsabili dei principali socialnetwork e delle maggiori piattaforme Users generated content.
La situazione resta, dunque, estremamente fluida e, sfortunatamente, condizionata da una forte componente emotiva che costituisce sempre una “cattiva consigliera” nell’adozione di un provvedimento normativo specie se destinato ad esplicare efficacia in un intervallo di tempo considerevole ed in relazione a questioni complesse e strutturate quali quelle che concernono l’utilizzo di un mezzo di comunicazione come Internet per l’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero.
Le leggi sono precetti generali ed astratti mentre è ovvio che l’emozione per uno specifico episodio di violenza, di minaccia o di abuso di un diritto o di una libertà, innesca un meccanismo per effetto del quale il legislatore è naturalmente portato a preoccuparsi più del particolare che del generale con la conseguenza che, assai di frequente, i provvedimenti “emotivi” sono provvedimenti che hanno per effetto quello di comprimere, oltre il lecito ed il ragionevole i diritti e gli interessi di molti al fine di evitare e reprimere gli eccessi e gli abusi di pochi.
Il Decreto Pisanu ne rappresenta uno dei più noti: all’indomani degli attentati di Londra e di Madrid si dettarono – sull’onda dell’emozione e della paura determinata da quegli atroci episodi – provvedimenti che hanno avuto il pressoché unico effetto di limitare la diffusione dell’accesso alle risorse di connettività nel nostro Paese e, dunque, di privare milioni di cittadini di straordinarie opportunità in termini di accesso all’informazione in nome della poco ponderata preoccupazione che un terrorista potesse sedersi ad un bar di Piazza Navona e coordinare via chat, all’ombra della fontana dei quattro fiumi, chissà quale attentato mentre non avrebbe potuto fare altrettanto semplicemente intercettando una delle centinaia di reti wifi di uffici e private abitazioni che incrociano sulla stessa piazza.
Allo stesso modo ed in nome di analoghe condivisibili emozioni che, tuttavia, non avrebbero dovuto giustificare il varo di provvedimenti tanto straordinari e sproporzionati rispetto al naturale contemperamento di contrapposti interessi ed esigenze che dovrebbe caratterizzare ogni intervento normativo, il nostro legislatore ha, negli anni, varato norme che consentono, in materia di repressione della pedopornografia on-line e del gioco d’azzardo l’oscuramento di interi siti internet o piattaforme di comunicazione sulla base di provvedimenti amministrativi inoltrati direttamente ai provider sotto forma di blacklist.
E’ ovvio che la gravità – più condivisibile nel caso della pedopornografia che in quello del gioco d’azzardo – dei fenomeni criminali da reprimere ha precluso un dibattito sereno sull’argomento e giustificato il varo di misure che innegabilmente rischiano di pregiudicare – ancorché in un numero probabilmente limitato di casi – l’esercizio di diritti e libertà fondamentali.
L’eccezione alle regole ed ai principi fondamentali del diritto rappresenta sempre un pericolo perché la sua reiterazione ed il suo ampliamento rischiano, spesso, di determinare, con il tempo, lo sgretolamento definitivo di regole e principi tanto più grave quanto più alto è il rango della regola o del principio.
Ogni eccezione all’equilibrio tra libertà di manifestazione del pensiero e responsabilità per l’ipotesi di eventuali abusi, dunque, deve essere vagliata con straordinaria cautela perché questa libertà sancita all’art. 21 della nostra costituzione e già cristallizzata nell’art. 14 della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, costituisce un intoccabile caposaldo del nostro Ordinamento democratico.
Muovendo da tali considerazioni sembra opportuno sottolineare sin d’ora che l’emozione seguita agli episodi di istigazione alla violenza on line consumatisi negli ultimi giorni non può giustificare interventi normativi che mirino a – o abbiano l’effetto di – scavalcare l’accertamento giurisdizionale – ancorché in sede cautelare – del carattere illecito di un contenuto che deve, necessariamente precedere qualsivoglia ordine di rimozione del contenuto medesimo dallo spazio telematico.
L’auspicabile collaborazione degli intermediari della comunicazione con le Autorità nazionali che sembra essere l’oggetto dell’incontro di domani al Viminale, pertanto, mentre potrà concernere l’individuazione di adeguati strumenti di semplificazione ed attuazione di eventuali provvedimenti giurisdizionali su piattaforme gestite da soggetti anche stranieri – a prescindere, peraltro, da qualsivoglia responsabilità di detti soggetti – non dovrà in alcun caso contemplare la possibilità per Autorità nazionali diverse dalla magistratura di richiedere direttamente all’intermediario della comunicazione la rimozione di un determinato contenuto.
Se, infatti, è legittimo – ancorché lo ritenga socialmente e politicamente non auspicabile – che un intermediario della comunicazione, qualora a ciò contrattualmente legittimato nel rapporto con i propri utenti, provveda autonomamente alla rimozione di un contenuto in conflitto con le condizioni generali di utilizzo dei propri servizi, tale non può ritenersi una disposizione di legge e/o accordo che affidi ad un asse tra il potere politico e quello economico l’autonoma sovranità sui contenuti suscettibili di essere diffusi online e quelli che non possono esserlo.
Fuor di metafora ciò significa che episodi come quello consumatosi nei giorni scorsi in cui il Governo italiano ha chiesto ha Facebook la rimozione di taluni contenuti – prima ancora che la magistratura pure interessata si fosse pronunciata sulla loro effettiva illegittimità – e il gigante del socialnetwork vi ha provveduto non possono rappresentare una best practice di cui appaia auspicabile il recepimento in una norma di legge e/o in un accordo tra Governo ed operatori.
Si tratterebbe di un pactum sceleris che introdurrebbe una governance della Rete incompatibile con i più elementari principi del diritto e che travolgerebbe ogni garanzia costituzionale per l’esercizio della libertà di manifestazione del pensiero.
La Governance della Rete non può essere affidata ad un asse politico-economico autorizzato per legge ad agire al di fuori ed al di sopra del controllo giurisdizionale.
E’ e deve restare la sola autorità giurisdizionale ad ordinare la rimozione – anche in sede cautelare – di un contenuto dallo spazio telematico.
Vi è poi un altro aspetto che non può essere trascurato ed in relazione al quale occorre, sin d’ora, essere assolutamente chiari: l’illegittimità è caratteristica che riguarda sempre uno specifico contenuto e mai uno strumento, una piattaforma o un media.
La Rete di un Paese libero – o che tale ambisca a divenire – non può che essere libera ed è esattamente questo – libera Rete in libero Stato – il titolo del sit in che – proprio per ricordare al Governo senza alcuno spirito polemico e senza voler innalzare alcuna barricata fisica o elettronica l’esigenza di preoccuparsi prima di garantire la libertà e poi di perseguire gli eventuali abusi – si terrà a Roma, in Piazza del Popolo il 23 dicembre, alle 17.30.
Qui il link al gruppo su Facebook per aderire all’iniziativa.
Chi ha paura della Rete? by in Main themes 0 Comment(s)
Domani, anzi, ormai oggi, tra qualche ora sarò a Napoli con Luigi De Magistris, Beppe Grillo, Riccardo Luna, Claudio Messora, Gianfranco Mascia, Dino Bortolotto e tanti altri amici di Rete per porci e porre la domanda divenuta il titolo dell’evento: Chi ha paura della Rete?
L’appuntamento per chi passa da Napoli è alle 17.30 al Teatro Mediterraneo, Mostra d’Oltremare (ingresso viale Kennedy).
Credo sarà una bella, stimolante e divertente (almeno nel finale in concerto!) serata.
Libera Rete in libero Stato! by in Main themes 2 Comment(s)
Si è da poco conclusa la riunione del Consiglio dei Ministri nel corso della quale stando alle dichiarazioni rese nei giorni scorsi da diversi Ministri ed esponenti della maggioranza il Governo avrebbe dovuto assumere provvedimenti straordinari ed urgenti in materia di Internet e libertà di manifestazione del pensiero.
Si apprende, invece, con soddisfazione che così non è stato e che nonostante l’unanimità di vedute – non è dato sapere su quali posizioni – l’Esecutivo ha deciso di soprassedere.
Si tratta di una notizia della quale rallegrarsi.
Pressoché contestualmente, tuttavia, il Presidente del Senato, Renato Schifani ha giudicato “Facebook piu’ pericoloso dei gruppi degli anni 70″.
Come spiega bene Stefano Rodotà in un bell’articolo di questa mattina su Repubblica non è costituzionalmente tollerabile che, ora che la Rete si è ritagliata – o si avvia a ritagliarsi – il ruolo che le compete quale strumento di democrazia partecipativa, sull’onda di alcuni episodi ancorché gravi e delle conseguenti emozioni suscitate, si corra ad imbavagliarla preoccupandosi più di scongiurarne le derive negative che di promuoverne e semplificarne l’uso da parte di fasce sempre più ampie della popolazione che meritano di essere incluse nei processi politici e democratici.
E muovendo da queste premesse ed all’unico scopo di sottolineare con fermezza e pacatezza l’esigenza di una Rete libera – il che non vuol dire anarchica – che con l’Istituto per le politiche dell’innovazione e con un gruppo già nutrito di amici e colleghi di Rete, abbiamo deciso di ritrovarci il
23 dicembre 2009 alle 17.30 a Piazza del Popolo
per dar vita ad un sit-in pacifico nel corso del quale lanciare un messaggio tanto semplice quanto fondamentale per il futuro di Internet in Italia e del nostro Paese:
«Sono sempre stato uno strenuo sostenitore di Internet e dell¹assoluta mancanza di censura». (Barack Obama, discorso agli universitari cinesi, Shanghai, 16 novembre 2009)
E’ un’iniziativa che vorremmo non fosse di nessuno ed appartenesse a tutti alla Rete ed alle persone che ogni giorno la utilizzano non per istigare alla violenza o al sovvertimento delle regole di civile convivenza ma per partecipare alla gestione della cosa pubblica, confrontarsi, informarsi ed informare.
L’auspicio, pertanto, è che sia una manifestazione che non divida ma che, piuttosto, unisca nel segno della volontà di dimostrare che battersi per un uso libero e responsabile della Rete significa solo aver a cuore le sorti del futuro de nostro Paese e della nostra libertà.
Qui il link al gruppo su facebook per rimanere in contatto.
Berlusconi ferito non c’è più…ma non è colpa di Google! by in Main themes 5 Comment(s)
In molti, nelle ultime ore, mi avete segnalato la difficoltà di reperire immagini come quella che pubblico qui sopra di Berlusconi ferito attraverso Google immagini.
L’ipotesi avanzata da qualcuno è che Google – sulle orme di Facebook che ha rimosso interi gruppi dedicati al grave episodio di Milano – abbia interrotto l’indicizzazione di tali immagini.
Ho provato anche io a navigare su Google immagini e, in effetti, almeno nei primi risultati non ho trovato le immagini in questione (devo, però, confessare che analoghe difficoltà ho trovato navigando nelle pagine dei giornali).
Leggo, tuttavia, ora sul blog istituzionale di Google Italia che Big G respinge ogni accusa in tal senso ed esclude categoricamente di aver proceduto ad una simile tipologia di censura.
D’altra parte, credo, avrebbe avuto poco senso censurare le immagini e lasciare indiccizzati gli articoli ed i post – talvolta corredati dalle relative immagini – pubblicati ovunque in Rete.
Non riesco, peraltro, a cogliere nessun profili di illiceità nella pubblicazione della foto del premier ferita.
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