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Timestamp: 2014-03-12 02:48:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2054', 'art. 2054', 'art. 140', 'art. 102', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 140', 'art. 191', 'art. 190', 'art. 190', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 62', 'art. 133', 'art. 616', 'art. 190', 'art. 102', 'sentenza ']

Pedone investito sulle strisce ?come ottenere il risarcimento?chiama l'avv.Sergio Armaroli
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DANNO DA INCIDENTE STRADALE,VITTIME DELLA STRADA, DANNO DA MORTE DEL CONGIUNTO
GRAVE INCIDENTE E NON SAI COME COMPORTARTI?
PEDONE INVESTITO?
TRASPORTATO FERITO? UN TUO CONGIUNTO E’ MORTO IN UN INCIDENTE?
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AVVOCATO SERGIO ARMAROLI TRATTA GRAVI SINISTRI E SINISTRI MORTALI IN TUTTA ITALIA:
BOLOGNA,MILANO,PADOVA, VERONA,VICENZA,PORDENONE,MACERATA,ROVIGO, FAENZA,FORLI’RIMINI CESENA,ASTI,VERCELLI,ALBA, TORINO,NAPOLI,PRATO,PISTOIA,LUCCA, PESCARA,BARI,PALERMO,ECCECC.
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AVV SERGIO ARMAROLI 051 6447838
La responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli, ovvero dal transito di pedoni, veicoli, animali, ricorre quando un soggetto arrechi danno ad un altro soggetto ovvero a cose e/o animali, a causa di un determinato comportamento derivante dalla circolazione stradale.
Il soggetto danneggiante sarà sempre tenuto risarcire i danni arrecati laddove si provi l'imputabilità dell'evento dannoso (il danno cioè deve essere conseguenza della condotta del danneggiante).
Il nostro ordinamento, ex art. 2054 c.c., prevede una presunzione di responsabilità in capo al conducente. Ciò vuol dire che il conducente sarà tenuto a risarcire il danno causato, laddove non provi di aver fatto tutto il possibile per evitarlo.
BOLOGNA,MILANO,PADOVA, VERONA,VICENZA,PORDENONE,MACERATA,ROVIGO,FAENZA,FORLI’ RIMINI CESENA,ASTI,VERCELLI,ALBA, TORINO,NAPOLI,PRATO,PISTOIA LUCCA, PESCARA,BARI,PALERMO,ECCECC.
AVVOCATO SERGIO ARMAROLI 051 6447838
NOZIONI GENERALI CIRCA I POSSIBILI DANNEGGIATI
1)IL CONDUCENTE DEL VEICOLO
Per conducente si deve intendere colui che era collocato al posto di guida, e che pertanto, si trovava, al momento del sinistro, nella possibilità di compiere tutte le manovre necessarie per evitarlo.
In generale si reputa colpevole anche la condotta del conducente che non abbia previsto l’imprudenza dell’altro e che, pertanto, non abbia fatto nulla per evitare il sinistro (fatti salvi i casi in cui l'imprudenza dell'altro conducente non fosse in alcun modo prevedibile).
2)IL PROPRIETARIO DEL VEICOLO
Il proprietario del veicolo è responsabile in solido con il conducente, a meno che non provi che la circolazione del mezzo sia avvenuta contro la sua volontà.
Prendiamo per esempio l'ipotesi in cui il veicolo venga sottratto al padre/proprietario dal figlio maggiorenne senza il consenso di quest'ultimo. Qualora il figlio dovesse causare un sinistro stradale, il padre/proprietario potrà essere ritenuto esente da ogni responsabilità solo se riesca a dimostrare che il veicolo circolava senza il suo consenso.
Il conducente ed il proprietario sono sempre responsabili dei danni derivanti da vizi di manutenzione dell'autoveicolo (indipendentemente da un loro comportamento colpevole).
3)IL PEDONE NEL SITO VI E’ UN IMPORTANTE ARTICOLO
È pedone chi non conduce un veicolo (quindi anche chi porta a mano una bicicletta).
Il conducente risponde sempre dell'investimento del pedone, salvo che non provi l'imputabilità dell'incidente interamente alla condotta del pedone.
Secondo la giurisprudenza maggioritaria, la responsabilità del conducente viene meno quando:
il pedone, per cause estranee alla diligenza del conducente, non poteva essere avvistato;
il pedone sia venuto improvvisamente a trovarsi innanzi al veicolo ad una distanza così breve, da rendere inevitabile l'investimento;
il conducente non abbia compiuto alcuna infrazione.
Nel caso in cui, per esempio, un pedone venisse investito mentre attraversava la strada fuori dalle strisce pedonali, il conducente non ne sarà ritenuto responsabile solo laddove si provi che il pedone abbia tenuto una condotta così imprevedibile da non consentire all'autista di poterlo avvistare (in sostanza non basta che il pedone abbia attraversato fuori dalle strisce per escludere la responsabilità del conducente).
Teniamo presente che viene a essere quasi impossibile l’esclusione di responsabilita’ di chi investe un pedone
PEDONE INVESTIMENTI PEDONI, RESPONSABILITA’ AUTOMOBILISTA,
Avv Sergio Armaroli 051 6447838 chiedi una consulenza
Cassazione SUI PEDONI E INVESTIMENTO ".Investimento pedone..il conducente del veicolo deve essere in grado di prevedere anche le imprudenze o le trasgressioni degli altri...."
Il pedone rappresenta la categoria più esposta tra gli utenti della strada (nel 2009 l'investimento di pedone rappresenta l'8,6% degli incidenti, con 18.472 casi in cui hanno perso la vita 611 persone, 15,7% del totale, e 20.887 feriti- dati ISTAT-ACI),
In caso di investimento del pedone, pertanto, la responsabilità risarcitoria sarà posta a carico dell’automobilista in modo pressoché automatico in quanto, per un verso, in mancanza di scontro tra veicoli non potrà trovare applicazione la presunzione di concorso paritetico di colpa stabilita dal secondo comma dell’art. 2054 c.c. e, per altro verso, in ragione del fatto che, per principio generale sancito dall’art. 140 C.d.S., la circolazione del veicolo non deve mai costituire intralcio o pericolo per l’incolumità delle persone.
L’onere di fornire la complicatissima prova liberatoria, dunque, graverà integralmente a carico del conducente del veicolo investitore, ancorché non manchino pronunce di merito, nelle quali si afferma la necessità, in ogni caso, di procedere alla verifica dell’eventuale concorso di colpa del pedone:
In molte circostanze, infatti, la responsabilità del pedone nella verificazione del sinistro risulta esclusiva o preponderante, come nel caso in cui, per il concorrere di diversi fattori tra cui l'età e l'ubriachezza, esso attraversa la strada in maniera del tutto irregolare, o sbuca improvvisamente da dietro un veicolo in sosta, o cammina al buio in mezzo alla carreggiata.
Anche la Giurisprudenza tutela la figura del pedone e, non accogliendo il dato obiettivo che la circolazione stradale, soprattutto quella cittadina, è caratterizzata da una costante interazione tra i pedoni e gli altri utenti della strada, attribuisce al conducente dei veicoli i maggiori vincoli e le maggiori responsabilità in caso di sinistri. Così, se da una parte il Legislatore agli artt. 141 comma IV e 191 C.d.S. prevede una nutrita serie di disposizioni a carico del conducente che gli impongono una condotta di guida piegata all'esigenza della massima tutela del pedone, dall'altra parte il prevalente orientamento giurisprudenziale rende estremamente difficile per il conducente dimostrare l'insussistenza di una propria colpa in caso di investimento.
La Giurisprudenza spesso si è dimostrata alquanto esigente nel valutare la prova liberatoria del conducente .
"Il conducente di un veicolo, scorgendo un bambino in movimento o fermo al margine della strada, deve rallentare e, se occorre, fermarsi, per norma di comune prudenza, che impone di prevenire le imprudenze altrui, probabili e ragionevolmente prevedibili, e in rigorosa osservanza dell'obbligo imposto dall'art. 102 comma 3 cod. strad., dovendo i bambini considerarsi come pedoni incerti e inesperti, portati per loro natura a movimenti inconsulti e improvvisi.
Cass. pen. Sez. IV, Sent., (ud. 29-04-2011) 09-06-2011, n. 23309 P.Q.M.
Svolgimento del processo C.A. ricorre avverso la sentenza di cui in epigrafe con la quale la corte di appello, parzialmente riformando in melius la sentenza di primo grado solo relativamente alla durata della sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida, l'ha riconosciuto colpevole del reato di omicidio colposo aggravato dalla violazione della normativa sulla circolazione stradale, commesso alla guida della propria autovettura con l'investimento del pedone B.L..
Nessun dubbio sussisteva, secondo il giudicante, in ordine al nesso di causalità tra l'incidente e la morte del pedone, sopraggiunta in ospedale qualche giorno dopo, pur in assenza di consulenza medico legale. Ciò in ragione delle gravi lesioni riportate dal pedone nell'occorso, ricoverato già in prognosi riservata nel reparto rianimazione. Nessun rilievo doveva riconoscersi ad una patologia preesistente da cui risultava affetto il B., giacchè tale patologia, laddove esistente, non escludeva che causa primaria della morte erano state proprio le lesioni riportate nell'incidente.
Si doveva ravvisare l'imprudenza del pedone nell'attraversamento, effettuato senza considerare la presenza sulle strisce pedonali di un voluminoso automezzo che interdiva la visuale ai veicoli provenienti dall'opposto senso di marcia, onde il pedone, nell'intraprendere la manovra, aggirando detto veicolo, avrebbe dovuto prestare attenzione e non procedere "a passo svelto" senza considerare la presenza di veicoli.
Tuttavia, ciò non escludeva la "colpa" dell'imputato, giacchè questi, proprio per la presenza delle strisce pedonali, doveva essere avvertito della possibile presenza di pedoni, che avrebbe dovuto imporre una particolare cautela e l'ulteriore riduzione della velocità tenuta (pur, per vero, affatto elevata: tale velocità, determinata in 38 chilometri orari, era contenuta nel limite di legge previsto nei centri urbani, ma doveva ritenersi non adeguata alla situazione concreta).
La pena era stata contenuta nei minimi edittali (sei mesi di reclusione) e non poteva essere ulteriormente ridotta.
In particolare, non potevano concedersi le attenuanti generiche con giudizio di prevalenza, in ragione della particolare importanza della norma cautelare violata (regole di condotta da seguire nei confronti dei pedoni). Nè poteva concedersi l'attenuante del risarcimento del danno, giacchè il risarcimento della compagnia di assicurazione non risultava tale da consentire di ritenere integralmente riparati i danni subiti dai congiunti del deceduto.
Con il ricorso si censura la decisione sotto diversi profili.
In primo luogo, si deduce la contraddittorietà e manifesta illogicità dell'affermato giudizio di sussistenza del nesso causale tra il sinistro e la morte del pedone, per non essere stato adeguatamente considerato il rilievo della patologia preesistente (ipertensione arteriosa) da cui doveva ritenersi affetto il B..
In secondo luogo, analogo vizio viene articolato in relazione al riconosciuto addebito di colpa, sostenendosi che l'automobilista aveva tenuto una adeguata condotta di guida, mentre l'investimento era da ricondurre in toto all'improvvida modalità di attraversamento, da ritenere imprevedibile.
Infine si censura il trattamento dosimetrico, sia per il mancato riconoscimento dell'attenuante del risarcimento del danno, a fronte dell'avvenuto risarcimento ad opera dell'assicurazione, da ritenere satisfattivo tanto che non vi era stata costituzione di parte civile;
sia per il mancato giudizio di prevalenza delle attenuanti generiche, che si assume doveroso in ragione della ritenuta imprevedibilità della condotta della vittima e della condotta complessivamente tenuta dall'automobilista.
Si insta, quindi, per l'annullamento.Motivi della decisione
Va ricordato che la ricostruzione di un incidente stradale nella sua dinamica e nella sua eziologia - valutazione delle condotte dei singoli utenti della strada coinvolti, accertamento delle relative responsabilità, determinazione dell'efficienza causale di ciascuna colpa concorrente - è rimessa al giudice di merito ed integra una serie di apprezzamenti di fatto che sono sottratti al sindacato di legittimità se sorretti da adeguata motivazione (Sezione 4, 5 dicembre 2007, Proc. Rep. Trib. Forlì in proc. Benelli; nonchè, Sezione 4, 12 dicembre 2008, Spinelli), Qui risulta che il giudicante ha fatto buon governo dei propri poteri valutativi, nel ricostruire l'incidente e il nesso causale tra questo e la morte, nel non trascurare i profili di colpa del pedone, nel l'apprezza re, peraltro, la violazione cautelare specifica della conducente dell'autoveicolo, eziologicamente rilevante per la verificazione dell'incidente.
Va allora rimarcato, in premessa, che, poichè le norme sulla circolazione stradale impongono severi doveri di prudenza e diligenza proprio per fare fronte a situazioni di pericolo, anche quando siano determinate da altrui comportamenti irresponsabili, la fiducia di un conducente nel fatto che altri si attengano alle prescrizioni del legislatore, se mal riposta, costituisce di per sè condotta negligente.
In altri termini, il conducente risponde anche dei comportamenti altrui, sia pure non corretti, quando essi rappresentino prevedibili eventi nella circolazione stradale. In questa prospettiva, correttamente non è stata esclusa la responsabilità dell'automobilista (in colpa) pur a fronte della condotta dell'altro utente della strada (parimenti in colpa), essendo pacifica la prevedibilità di una condotta quale quella nello specifico tenuta da quest'ultimo, tale che avrebbe potuto e dovuto imporre all'automobilista di tenere conto di detta situazione prima di impegnarsi nella manovra contestata (per riferimenti, cfr. Sezione 4, 14 febbraio 2008, Notarnicola ed altro).
Quanto detto consente di ritenere corretto il rilievo attribuito dal giudicante alla condotta del pedone, come ricostruita.
Venendo poi all'addebito di colpa contestato all'imputato.
Al riguardo, come è noto, le norme che presiedono il comportamento del conducente del veicolo, oltre a quelle generiche di prudenza, cautela ed attenzione, sono principalmente quelle rinvenibili nell'art. 140 C.d.S., che pone, quale principio generale informatore della circolazione, l'obbligo di comportarsi in modo da non costituire pericolo o intralcio per la circolazione ed in modo che sia in ogni caso salvaguardata la sicurezza stradale, e negli articoli seguenti, laddove si sviluppano, puntualizzano e circoscrivono le specifiche regole di condotte.
Tra queste ultime, di rilievo, con riguardo al comportamento da tenere nei confronti dei pedoni, sono quelle dettagliate nell'art. 191 C.d.S., che trovano il loro pendant nel precedente art. 190 C.d.S., che, a sua volta, dettaglia le regole comportamentali cautelari e prudenziali che deve rispettare il pedone.
In questa prospettiva, rileva la regola prudenziale e cautelare fondamentale che deve presiedere al comportamento del conducente, sintetizzabile nell'"obbligo di attenzione" che questi deve tenere al fine di "avvistare" il pedone sì da potere porre in essere efficacemente gli opportuni (rectius, i necessari) accorgimenti atti a prevenire il rischio di un investimento.
Il dovere di attenzione del conducente teso all'avvistamento del pedone trova il suo parametro di riferimento (oltre che nelle regole di comune e generale prudenza) nel richiamato principio generale di cautela che informa la circolazione stradale e si sostanzia, essenzialmente, in tre obblighi comportamentali: quello di ispezionare la strada dove si procede o che si sta per impegnare;
Trattasi di obblighi comportamentali posti a carico del conducente anche per la prevenzione di eventuali comportamenti irregolari dello stesso pedone (qui astrattamente ipotizzabili e in concreto verificatisi in ragione della modalità di attraversamento da parte del pedone, "a passo svelto", pur in un contesto locale ove per la presenza del veicolo ingombrante parcheggiato in corrispondenza delle strisce pedonali poteva essere interdetta la visuale completa da parte dei conducenti dei veicoli che percorrevano la strada), vuoi genericamente imprudenti (tipico il caso del pedone che si attarda nell'attraversamento, quando il semaforo, divenuto verde, ormai consente la marcia degli automobilisti), vuoi violativi degli obblighi comportamentali specifici, dettati dall'art. 190 C.d.S. (tipico, quello dell'attraversamento della carreggiata al
di fuori degli appositi attraversamenti pedonali; altrettanto tipico, quello dell'attraversamento stradale passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate). Il conducente, infatti, ha, tra gli altri, anche l'obbligo di prevedere le eventuali imprudenze o trasgressioni degli altri utenti della strada e di cercare di prepararsi a superarle senza danno altrui (v. Sezione 4, 30 novembre 1992, Cat Berrò).
Ne discende che il conducente del veicolo può andare esente da responsabilità, in caso di investimento del pedone, non per il solo fatto che risulti accertato un comportamento colposo (imprudente o violativo di una specifica regola comportamentale) del pedone (una tale condotta risulterebbe concausa dell'evento lesivo, penalmente non rilevante per escludere la responsabilità del conducente: cfr. art. 41 c.p., comma 1), ma occorre che la condotta del pedone configuri, per i suoi caratteri, una vera e propria causa eccezionale, atipica, non prevista nè prevedibile, che sia stata da sola sufficiente a produrre l'evento (cfr. art. 41 c.p., comma 2).
Ciò che può ritenersi solo allorquando il conducente del veicolo investitore (nella cui condotta non sia ovviamente ravvisabile alcun profilo di colpa, vuoi generica vuoi specifica) si sia trovato, per motivi estranei ad ogni suo obbligo di diligenza, nella oggettiva impossibilità di "avvistare" il pedone e di osservarne, comunque, tempestivamente i movimenti, attuati in modo rapido, inatteso, imprevedibile. Solo in tal caso, in vero, l'incidente potrebbe ricondursi eziologicamente proprio esclusivamente alla condotta del pedone, avulsa totalmente dalla condotta del conducente ed operante in assoluta autonomia rispetto a quest'ultima.
Tale situazione, interruttiva del nesso di causalità, qui non può porsi, vuoi perchè il pedone ha comunque iniziato l'attraversamento praticamente sulle strisce, ma anche perchè, comunque, non è emersa alcuna situazione di imprevedibilità nell'apprezzamento della presenza del pedone. Giustamente ha evidenziato il giudice di merito che vuoi la presenza delle strisce pedonali, vuoi il parcheggio irregolare del veicolo "voluminoso" in corrispondenza di tali strisce avrebbero dovuto imporre all'automobilista particolare cautela non essendo "imprevedibile" la presenza di un pedone nella fase di attraversamento.
In questa prospettiva, la censura è di merito e inaccoglibile in questa sede.
Correttamente e ampiamente giustificato è il profilo della sussistenza del nesso causale tra l'Incidente e la morte. Del resto, in caso di omicidio colposo, la presenza (qui rappresentata comunque come eventuale) di una patologia preesistente da cui sia affetto la vittima di un incidente stradale non ha normalmente l'effetto di interrompere il nesso causale rispetto alla condotta colposa produttiva dell'evento, giacchè di regola non è estraneo all'area di rischio innescata da tale condotta lesiva.
Nella specie, il giudice di merito ha del resto soffermato la sua attenzione in modo affatto illogico sulla gravità delle lesioni riportate dal pedone nel l'occorso, tanto da imporre il suo ricovero in rianimazione.
Corretto e incensurabile è il diniego dell'attenuante del risarcimento del danno.
Vale il principio secondo cui, ai fini della configurabilità dell'attenuante di cui all'art. 62 c.p., n. 6, il risarcimento del danno deve essere integrale, comprensivo, quindi, della totale riparazione di ogni effetto dannoso e la valutazione in ordine alla corrispondenza tra transazione e danno spetta al giudice, che può anche disattendere, con adeguata motivazione, ogni dichiarazione satisfattiva resa dalla parte lesa (Sezione 4, 22 maggio 2009, Usai).
Qui, il giudicante ha spiegata la ragione per cui non poteva affermarsi che il risarcimento fosse integralmente satisfattivo dei danni e il relativo apprezzamento non può essere qui rinnovato.
Del resto, per affermare il contrario, non basterebbe valorizzare il dato della mancata costituzione di parte civile, ove si consideri che la giurisprudenza attribuisce al giudice di negare l'attenuante anche in presenza di dichiarazione satisfattiva della parte lesa.
Inaccoglibile è il motivo sul giudizio di comparazione delle attenuanti.
Il giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti non è censurabile in sede di legittimità qualora il giudice di merito abbia giustificato la soluzione adottata con la indicazione degli elementi ritenuti prevalenti ai fini del giudizio di comparazione, anche se non abbia confutato tutte le deduzioni delle parti volte a conseguire una diversa valutazione comparativa di tutte le circostanze del reato. In questa prospettiva, le statuizioni relative al giudizio di comparazione tra circostanze aggravanti ed attenuanti, effettuato in riferimento ai criteri di cui all'art. 133 c.p., sono censurabili in cassazione solo quando siano frutto di mero arbitrio o ragionamento illogico (Sezione 6, 8 luglio 2009, Abruzzese ed altri).
Qui, il giudicante ha motivato il giudizio di sola equivalenza evidenziando, in modo affatto illogico, la gravità della regola cautelare violata e apprezzando, del resto, in modo compiuto il complessivo trattamento sanzionatorio.
Al rigetto del ricorso segue ex art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Il pedone rappresenta la categoria più esposta tra gli utenti della strada (nel 2009 l'investimento di pedone rappresenta l'8,6% degli incidenti, con 18.472 casi in cui hanno perso la vita 611 persone, 15,7% del totale, e 20.887 feriti- dati ISTAT-ACI), è anche vero che secondo una ricerca dell'Università di Trieste (in “La Criminalità Colposa nel Traffico Stradale” di Correra-Martucci-Putignano, Cedam 1996), in un elevato numero di casi (il 36,8%) l'imprudenza del pedone si è rivelata come la causa primaria dell'investimento.
Un tanto viene confermato anche dalle statistiche, secondo le quali il rischio di investimento stradale è particolarmente alto nella popolazione anziana: 107 decessi nella fascia di età compresa tra 80 e 84 anni, 1.575 feriti in quella tra 70 e 74 anni.
In particolare, la Giurisprudenza spesso si è dimostrata alquanto esigente nel valutare la prova liberatoria del conducente e, lungi dal considerarla raggiunta in caso di inosservanza da parte del pedone delle norme poste a suo carico (art. 190 C.d.S.), pretende un comportamento dell'investitore tale da escludere quasi totalmente il nesso di causalità tra il suo comportamento ed il fatto lesivo: "Il conducente di un veicolo, scorgendo un bambino in movimento o fermo al margine della strada, deve rallentare e, se occorre, fermarsi, per norma di comune prudenza, che impone di prevenire le imprudenze altrui, probabili e ragionevolmente prevedibili, e in rigorosa osservanza dell'obbligo imposto dall'art. 102 comma 3 cod. strad., dovendo i bambini considerarsi come pedoni incerti e inesperti, portati per loro natura a movimenti inconsulti e improvvisi.
4) IL TRASPORTATO
Il trasportato, che abbia subito danni per effetto di un sinistro stradale,potrà ai sensi del D.Lgs. 209/2005 essere risarcito direttamente dall'impresa assicuratrice del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro, a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti. Il trasportato ha sempre ragione ,ma il risarcimento puo’ essere limitato o ridotto se non aveva il trasportato le cinture di sicurezza.
UN CONSIGLIO MIO PERSONALE, SE USCENDO CON AMICI MI ACCORGETE DI AVER ALZATO IL GOMITO CON L’ALCOL (FATE I TRASPORTATI FATE GUIDARE ALTRI)
Il trasportato, inoltre, mantiene il diritto al risarcimento del maggior danno, nei confronti dell'impresa di assicurazione del responsabile civile.
SCONTRO TRA PIÙ VEICOLI PRESUNZIONE ART 2054 CC
Nel caso di scontro tra più veicoli, vi è una presunzione di concorso di colpa a carico di ciascuno dei conducenti (cioè tutti vengono ritenuti responsabili).
Per la giurisprudenza, si ha scontro in caso di:
collisione tra due veicoli provenienti in senso di marcia opposto;
tamponamento tra veicoli proveniente nello stesso senso di marcia;
contatto tra più veicoli (come nei casi di tamponamenti a catena o di carambolo di una autovettura).
In tutte queste ipotesi i due conducenti saranno ritenuti entrambi responsabili del sinistro, salvo che uno dei due non riesca a provare la sola colpa dell'altro conducente.
RICHIESTA DI RISARCIMENTO DEL DANNO: FASE STRAGIUDIZIALE
DENUNCIA DEL SINISTRO COME DI FA UNA DENUNCIA DI SINISTRO
Una volta avvenuto un sinistro stradale, i conducenti dei veicoli coinvolti devono farne denuncia alla propria compagnia assicurativa.
Il modulo della denuncia deve contenere: dati anagrafici dei proprietari e dei conducenti se diversi, gli estremi della polizza assicurativa e gli estremi dei veicoli incidentati. Si dovranno indicare altresì luogo dell'incidente, data e ora e tipo di danno occorsi. Laddove presenti, si dovranno indicare nomi di eventuali testimoni.
RICHIESTA RISARCIMENTO ATTENZIONE ALLA PRESCRIZIONE
1) per danni a cose: la richiesta di risarcimento per danni a cose va effettuata mediante lettera raccomandata a/r da inviarsi alla Compagnia assicurativa del danneggiante; in cui dovranno venire indicati il luogo e gli orari in cui il perito della compagnia assicurativa potrà prendere visione del veicolo danneggiato;
2) per danni da lesione personale: la richiesta di risarcimento deve venir effettutata mediante lettera raccomandata a/r indirizzato alla compagnia assicuratrice del danneggiato e deve contenere la descrizione del sinistro, l'età e l'attività del danneggiato, lo stato di famiglia e soprattutto il certificato medico.
La compagnia assicurativa deve rispondere entro 60 giorni, formulando l'offerta risarcitoria ovvero esplicando le ragioni per cui ritiene di non poterla accogliere.
Se l'offerta dell'assicuratore viene accettata dal danneggiato, il primo dovrà liquidare la somma pattuita entro e non oltre 15 giorni.
In caso di rifiuto del danneggiato (anche per sua mancata replica), l'assicurazione inviare la somma indicata al danneggiato a titolo di parziale risarcimento del danno.
In caso di scontro tra due veicoli a motore, dal quale siano derivati danni a veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i danneggiati potranno rivolgere la richiesta di risarcimento alla propria assicurazione (intendendosi la compagnia assicurativa che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato dal danneggiante).
La corte costituzionale con sentenza n.180/2009, tuttavia, ha statuito che l'azione d'indennizzo verso la propria assicurazione è facoltativa, pertanto il danneggiato potrà in alternativa rivolgersi all'assicurazione del responsabile dell'incidente. La procedura d'indennizzo diretto è un sistema facoltativo per cui il danneggiato potrà decidere di agire sia contro la propia assicurazione sia contro la compagnia assicurativa del responsabile.
La procedura del risarcimento diretto può essere attivata solo nel caso discontro tra due veicoli immatricolati in Italia (ovvero anche quando si tratti di scontro tra un automobile ed un ciclomotore) ed in caso di danni alla persona solo per lesioni fino al 9% d'invalidità permanente. In nessun caso l'indennizzo diretto potrà operarre a fare del terzo trasportato.
FASE GIUDIZIALE: RICHIESTA RISARCIMENTO DANNI
Nei casi in cui non si riesca ad addivenire ad una soluzione stragiudiziale rispetto all'an ed al quantum del risarcimento, il danneggiato potrà ricorrere alla competente Autorità Giudiziale.
In questa fase, il danneggiato dovrà chiamare in causa la Compagnia Assicurativa del danneggiante, nonché il proprietario ed il conducente del veicolo danneggiante, al fine di ottenere il risarcimento del danno (ovvero del maggior danno) subito.
Nel caso in cui il sinistro sia stato cagionato da:
veicolo non identificato;
veicolo non coperto da assicurazione;
veicolo assicurato con una compagnia assicurativa che al momento del sinistro si trovi in stato di liquidazione coatta;
veicolo posto in circolazione contro la volontà del proprietario (es. in caso di furto);
il danneggiato (non essendo individuato il soggetto contro cui proporre azione di risarcimento) dovrà accedere al Fondo di Garanzia Per Le Vittime Della Strada, costituito presso la CONSAP, da cui potrà ottenere il risarcimento della propria pretesa fino al limite massimale previsto dalla legge vigente in quel momento DANNO DA INCIDENTE STRADALE,VITTIME DELLA STRADA, DANNO DA MORTE DEL CONGIUNTO
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PREVIO ACCORDO ANTICIPO LE SPESE MEDICHE
il danneggiato (non essendo individuato il soggetto contro cui proporre azione di risarcimento) dovrà accedere al Fondo di Garanzia Per Le Vittime Della Strada, costituito presso la CONSAP, da cui potrà ottenere il risarcimento della propria pretesa fino al limite massimale previsto dalla legge vigente in quel momento < Prec
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