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Timestamp: 2020-07-02 12:28:34+00:00
Document Index: 70465262

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 79', 'art. 295', 'art. 79', 'art. 624', 'art. 337', 'art. 39']

Il rilascio del titolo edilizio in sanatoria al titolare di un diritto personale di godimento presuppone il consenso, quanto meno implicito, del legittimo proprietario del bene interessato dalle opere edilizie. | Avvocato Daniele Majori
Il rilascio del titolo edilizio in sanatoria al titolare di un diritto personale di godimento presuppone il consenso, quanto meno implicito, del legittimo proprietario del bene interessato dalle opere edilizie.
Inviato da Avv. Daniele Majori ⋅ 23 febbraio 2015 ⋅ Lascia un commento
Archiviato in art. 31 l. n. 47/1985, condono, consenso del proprietario del bene interessato dalle opere edilizie, effetti di carattere amministrativo o penale, titolare di un diritto personale di godimento, titolo edilizio in sanatoria
(Tar Lazio, Roma, sez. II Bis, 16 gennaio 2015, n. 693)
«[A] riguardo deve richiamarsi la giurisprudenza amministrativa che, specificamente sulla questione oggetto di causa, ha affermato che (cfr. Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana nella sent. n. 3 del 2 gennaio 2012): il rilascio del titolo edilizio in sanatoria al titolare di un diritto personale di godimento “presuppone il consenso, quanto meno implicito, del legittimo proprietario del bene interessato dalle opere edilizie”. Infatti, deve ritenersi prioritaria la volontà del proprietario quale “dominus dell’intero procedimento e dei suoi esiti”.
Ai sensi, infatti, dell’art. 31, l. n. 47 del 1985, è ammissibile la presentazione di una domanda di condono da parte del soggetto titolare di un diritto personale di godimento (conduttore), ma nel contempo la medesima posizione giuridica soggettiva non consente di per sé il rilascio della conseguente concessione edilizia in sanatoria, che presuppone il consenso, quantomeno implicito, del legittimo proprietario del bene interessato dalle opere edilizie. Ne consegue che la semplice disponibilità, per espressa volontà del legislatore, non è sufficiente per conseguire l’effetto finale conseguente all’instaurazione di un procedimento amministrativo preordinato al rilascio di una concessione edilizia, in presenza di un esplicito atto di opposizione – come nella specie – del proprietario.
A riguardo il TAR Sicilia, Catania, Sez. I, con la sent. n. 2911 dell’8 giugno 2010 – con un’interpretazione a cui questo Tar ritiene di dover aderire – aveva precisato che “Tale interpretazione si basa sulla considerazione che il condono di un’opera eseguita abusivamente, o comunque in modo contrario alle norme urbanistiche, non fa sorgere alcun diritto nei confronti dei terzi in colui che ha ottenuto detto condono, che ha effetti solo di carattere amministrativo o penale.
Pertanto, se l’opera contraria a norme urbanistiche lede diritti soggettivi di terzi, fra i quali va annoverato anche il proprietario dell’immobile, ove questi sia soggetto diverso, essi ben possono farli valere giudizialmente al fine di ottenere una sentenza di eliminazione della stessa e/o, a seconda delle ipotesi, di risarcimento dei danni (Cfr. Cass. Civ., Sez. II, 17.4.2001 n. 5611).
Sarebbe, pertanto, illogico che la legge consentisse di sanare opere realizzate non solo “contra legem”, ma anche contro la volontà del proprietario dell’immobile, che si sia opposto alla sanatoria e che è legittimato a chiederne giudizialmente la demolizione”».
« L’ampiezza del rinvio operato dall’art. 79, co. 1, c.p.a. alla sospensione del processo come disciplinata dal c.p.c. comporta l’applicabilità, nel processo amministrativo, dell’intera gamma delle disposizioni riguardanti la materia, dunque non solo dell’art. 295 c.p.c. (espressamente richiamato dall’art. 79, co. 3, c.p.a.), ma anche dell’art. 624, co. 1, c.p.c. ovvero dell’art. 337, co. 2, c.p.c., e di ogni altra disposizione compatibile in forza del rinvio operato dall’art. 39 c.p.a., posto che non si ravvisano ostacoli logico giuridici a tale estensione (nella fattispecie, il Consiglio di Stato ha ritenuto preferibile disporre la sospensione del giudizio di ottemperanza in attesa dell’esito della pregiudiziale controversia civile in corso, al fine di una più esaustiva pronuncia conclusiva del giudizio di esecuzione).
E’ ammissibile un ricorso in materia elettorale supportato da dichiarazioni sostitutive di atto notorio ad esso allegate, anche se le contestazioni riferite nelle suddette dichiarazioni non siano state messe a verbale nel corso delle operazioni elettorali, a condizione, però, che si dimostri, con la querela di falso, che tale incompletezza si risolve in realtà in una falsa attestazione implicita (nella fattispecie, il Tar ha rilevato che la contestazione in ordine al dato numerico contenuto del verbale sezionale, ancorché derubricata dal ricorrente a “mero errore di trascrizione”, implica comunque un accertamento in ordine alla sua “non corrispondenza” con il risultato della tabella di scrutinio, che si risolve pur sempre ed inevitabilmente nella valutazione della sua falsità, intesa come “non fedele” rappresentazione di un certo dato storico che il pubblico ufficiale attesta essere stato verificato in sua presenza e che il ricorrente assumeva, invece, essere diverso dal dato reale). »