Source: http://www.giuliomorelli.com/sicurezza-sul-lavoro/sicurezza-sul-lavoro-2011.html
Timestamp: 2020-07-07 19:46:32+00:00
Document Index: 48397005

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'artt 32', 'art. 56', 'art.14', 'art.22', 'art. 24', 'art 28', 'art. 15', 'art. 33', 'art. 11', 'art. 63', 'art 28', 'art.33']

Le iniziative sicurezza sul lavoro nel 2011
Sicurezza sul lavoro 2011 :responsabilità sociale di impresa
La responsabilità sociale delle imprese è uno dei temi sempre più presenti nelle agende degli stati membri dell’Unione europea. E l’Italia non è da meno, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali infatti ha commissionato alla Fondazione per la diffusione della responsabilità sociale d’impresa un monitoraggio sulle iniziative promozionali messe a punto da Regioni e Province Autonome.
La pubblica amministrazione, a oggi, è riconosciuta sempre più l’attore fondamentale, se non indispensabile, per favorire la diffusione della responsabilità sociale delle imprese sul territorio, potendo svolgere infatti un importante ruolo di stimolo attraverso strumenti di indirizzo e incentivazione in grado di supportare le organizzazioni nel miglioramento delle proprie prestazioni in ambito sociale e ambientale.
Salute e sicurezza sul lavoro, conciliazione famiglia-lavoro e pari opportunità sono alcuni dei temi esaminati dell’indagine della Fondazione. Il monitoraggio si è realizzato attraverso la raccolta di leggi, delibere e altri provvedimenti regionali o provinciali, accanto a progetti di particolare rilevanza, eventualmente condotti in sinergia pubblico-privato o pubblico-non profit, nel periodo 2005-2010.
In particolare, l’indagine ha cercato di capire se e con quali strumenti le Regioni e le Province Autonome hanno adottato incentivi o altre iniziative per favorire l’adozione di pratiche migliorative rispetto a quanto già previsto dalla legge su salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, conciliazione famiglia-lavoro e pari opportunità.
La ricerca ha coinvolto 21 Enti ma solo 15 hanno risposto fornendo informazioni utili per comprendere come le pubbliche amministrazioni stiano indirizzando i propri sforzi nel campo della promozione della responsabilità sociale d’impresa.
Dai risultati emerge che i temi sui quali è stato profuso maggiore impegno sono stati quelli della salute e sicurezza sul lavoro (78,3%) e della conciliazione famiglia-lavoro (69,6%) evidenziando l’estrema importanza che tali tematiche assumono nel nostro Paese. Più della metà degli Enti ha dedicato specifiche iniziative al tema delle pari opportunità (52,2%), ma si osserva un minor numero di iniziative dichiarate in materia.
Tale dato non deve essere interpretato come un minor impegno in tale ambito di intervento; è doveroso osservare come il tema della conciliazione famiglia-lavoro sia spesso sviluppato proprio in un’ottica di promozione del ruolo della donna nella società e nel mondo del lavoro, e in una prospettiva di pari opportunità.
E’ opportuno sottolineare, inoltre, che tra le iniziative indicate dai referenti regionali e provinciali sono presenti anche numerosi provvedimenti volti a promuovere il tema della Responsabilità Sociale d’Impresa più in generale, e che ricomprendono al proprio interno molte delle tematiche approfondite nell’indagine.
L’indagine ha confermato un elevato interesse delle amministrazioni pubbliche verso il tema della salute e sicurezza sul lavoro al quale è corrisposta la messa a punto di numerose iniziative.
In generale le Regioni e le Province autonome hanno introdotto specifiche iniziative di promozione e di sostegno attraverso Delibere delle Giunte Regionali o Provinciali, e alcune Regioni hanno delineato indirizzi generali in materia di salute e sicurezza sul lavoro attraverso normative regionali.
In particolare, Regione Liguria (Legge Regionale 30/2007 – Norme regionali per la sicurezza e la qualità del lavoro, capo III – Interventi per la responsabilità sociale dei datori di lavoro), Regione Lombardia (Legge Regionale 22/2005 – Il mercato del lavoro in Lombardia , art. 27 – Sicurezza nei luoghi di lavoro), Regione Marche (Legge Regionale 2/2005 – Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro e successive modificazioni ed integrazioni – L.R. n. 11/2005, artt 32 e 33), Regione Sardegna (Legge Regionale 20/2005 – Norme in materia di promozione dell’occupazione, sicurezza e qualità del lavoro.
Disciplina dei servizi e delle politiche per il lavoro. Abrogazione della legge regionale 14 luglio 2003, n. 9, in materia di lavoro e servizi all’impiego artt. 45 e successivi), Regione Valle D’Aosta (Legge Regionale 21/2009 – Interventi a favore dei familiari delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la prevenzione degli infortuni sul lavoro), Regione Veneto (Legge Regionale 3/2009 – Disposizioni in materia di occupazione e mercato del lavoro, art. 56). Su salute e sicurezza sul lavoro, le iniziative adottate hanno principalmente preso la forma di contributi in conto capitale (per il 52,95% dei rispondenti); anche se in misura minore, le amministrazioni hanno provveduto a costituire commissioni o comitati per il coordinamento di iniziative in materia (41,2%) e hanno stanziato fondi di bilancio per la costituzione di organi aventi lo scopo di finanziare azioni di promozione dei temi legati alla Responsabilità sociale d’impresa (35,3%). Un esempio è la Regione Liguria, dove nel novembre del 2009 è stato istituito il Tavolo regionale per la sicurezza sul lavoro.
Regioni e Province Autonome hanno anche approvato Piani per la formazione e la sicurezza e finanziamenti per promuovere la formazione su sicurezza e salute sul lavoro; servizi gratuiti alle imprese per migliorare gli standard qualitativi delle condizioni e dei luoghi di lavoro; istituzione di premi; individuazione di requisiti minimi per l’impresa socialmente responsabile che comprendono anche requisiti sulla salute e sicurezza.
Sono state realizzate anche campagne di sensibilizzazione e prevenzione su sicurezza e salute sul lavoro. I provvedimenti e le iniziative realizzate dagli Enti coinvolti sono state principalmente volti a migliorare la conoscenza in tema di sicurezza e salute sul lavoro attraverso la promozione di iniziative di formazione e informazione (64,7%), e a diffondere buone pratiche da adottare come esempio per una condotta responsabile (58,8%); molti sono gli Enti che hanno rivolto il proprio impegno nella promozione di incentivi per l’adozione di elevati standard qualitativi sui luoghi di lavoro, verificati e attestati attraverso specifiche certificazioni quali la SA 8000 e la OHSAS 18001 (52,9%).
In misura minore, altre iniziative sono state indirizzate all’adozione di codici di condotta orientati alla sicurezza e salute sul lavoro (35,3%).
Gli Enti che hanno preso parte all’indagine hanno mostrato un forte interesse anche nel campo della conciliazione vita-lavoro, cui è corrisposta l’adozione di diversi interventi e iniziative. Anche in questo ambito, alcune Amministrazioni hanno approvato specifiche normative volte a definire indirizzi di ordine generale.
In particolare, Provincia Autonoma di Bolzano (Legge Provinciale 4/1997 – Interventi della Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige per il sostegno dell’economia, artt.1 e 11), Regione Emilia Romagna (Legge Regionale 17/2005 – Norme per la promozione dell’occupazione, della qualità, sicurezza e regolarità del lavoro, art.14 Conciliazione tra tempi di lavoro e di cura), Regione Lombardia: (Legge Regionale 22/2005 – Il mercato del lavoro in Lombardia, con particolare riferimento alle nuove imprese femminili e giovanili e art.22 Parità di genere e conciliazione tra tempi di lavoro e di cura; Legge Regionale 3/2008 – Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale e socio sanitario), Regione Marche (Legge Regionale 2/2005 – Norme regionali per l’occupazione, la tutela e la qualità del lavoro e successive modificazioni ed integrazioni L.R. n. 11/2005, art. 24), Regione Puglia (Legge Regionale 19/2006 – Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne ed uomini in Puglia, art 28 Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e armonizzazione dei tempi delle città; Legge Regionale 7/2007 – Norme per le politiche di genere e i servizi di conciliazione vita-lavoro in Puglia, art. 15 Iniziative regionali per la costituzione di Patti Sociali Territoriali di Genere), Regione Toscana (Legge Regionale 16/2009 – Cittadinanza di genere), Regione Valle D’Aosta (Legge Regionale 11/2006 – Disciplina del sistema regionale dei servizi socio educativi per la prima infanzia. Asili nido, garderie, servizio di tate familiari;
Legge Regionale 33/2006 – Valorizzazione funzioni educative, formative, di aggregazione e sociali attività di oratorio e similari; Legge Regionale 14/2008 – Sistema integrato di interventi e servizi a favore delle persone con disabilità;
Legge Regionale 16/2008 – Disposizioni in materia di telelavoro; Legge Regionale 23/2010 – Testo unico in materia di interventi economici di sostegno e promozione sociale; Legge Regionale 1/2009 – Misure regionali straordinarie ed urgenti in funzione anti-crisi per il sostegno alle famiglie e alle imprese);
Regione Veneto (Legge Regionale 3/2009 – Disposizioni in materia di occupazione e mercato del lavoro, art. 33). Le iniziative intraprese dalle Amministrazioni includono in buona misura la costituzione di Commissioni o Comitati (per il 38,5% dei rispondenti) atti a coordinare e gestire le iniziative di responsabilità sociale d’impresa con riferimento a tale tematica; un esempio è rappresentato dal Tavolo di Lavoro permanente, istituito dalla Regione Puglia, attraverso un protocollo di intesa con le associazioni di categoria delle imprese, con l’obiettivo di avviare la sperimentazione del marchio “Famiglie al Futuro”.
Altre iniziative hanno preso la forma di contributi in conto capitale, principalmente volti a promuovere l’integrazione di forme organizzative del lavoro che possano garantire un bilanciamento tra i tempi di vita e di lavoro dei dipendenti. In misura minore gli Enti intervistati hanno predisposto lo stanziamento di fondi di bilancio (15,4%), contributi in conto interesse (15,4%), la costituzione di Albi per le imprese certificate (7,7%).
Le Amministrazioni hanno anche messo a punto ulteriori interventi oltre a quelli proposti dal questionario utilizzato per il monitoraggio. In particolare, sono stati varati incentivi economici per la realizzazione di servizi a supporto di aziende e famiglie nella conciliazione famiglia-lavoro.
Predisposti anche Piani specifici di azione per politiche familiari e programmazione dei servizi di assistenza. Fra le iniziative innovative messe in campo c’è la promozione dell’Audit Famiglia e lavoro pensato dalle Province autonome di Bolzano e Trento per monitorare le politiche interne delle organizzazioni orientate alla famiglia e i Patti sociali di genere promossi dalla Regione Puglia per sostenere maternità e paternità e sperimentare forme flessibili di organizzazione del lavoro nelle organizzazioni pubbliche e private. Con riferimento alle specifiche tematiche promosse in materia di conciliazione vita – lavoro, dai risultati dell’indagine emerge che gli interventi realizzati in tale ambito sono prevalentemente indirizzati a promuovere lo strumento del telelavoro (per il 64,3% dei rispondenti), l’orario di lavoro flessibile, il part-time e i congedi familiari (per il 50%); in misura minore tali provvedimenti sono destinati ad introdurre agevolazioni lavorative in caso di maternità (42,9%), mentre il 28,6% dei rispondenti ha indicato lo strumento del job sharing. Altre tematiche che si è inteso incentivare hanno riguardato misure volte a favorire il mantenimento e/o il rientro lavorativo, la gestione delle risorse umane orientata alle differenze di genere, l’accesso a servizi di cura e la formazione e informazione continua.
Anche sulle Pari Opportunità, alcune Regioni e Province Autonome hanno definito attraverso la normativa locale indirizzi per la promozione del tema.
In particolare, Provincia Autonoma di Bolzano (Legge Provinciale 4/1997 – Interventi della Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige per il sostegno dell’economia, artt.1 e 11);
Regione Lombardia (Legge statutaria della regione Lombardia del 2008 – art. 11 Uguaglianza tra uomini e donne, pari opportunità, art. 63 Consiglio per le pari opportunità);
Regione Puglia (Legge Regionale 19/2006 – Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne ed uomini in Puglia, art 28 Conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e armonizzazione dei tempi delle città);
Regione Toscana (Legge Regionale 16/2009 – Cittadinanza di genere);
Regione Veneto (Legge Regionale 3/2009 – Disposizioni in materia di occupazione e mercato del lavoro, art.33).
Secondo quanto emerso dall’indagine, gli interventi realizzati in materia di pari opportunità tra quelli proposti includono in buona parte contributi in conto capitale (per il 36,4% dei rispondenti) e contributi in conto interesse (18,2%); meno frequente è la costituzione di commissioni o comitati ad hoc e lo stanziamento di fondi di bilancio. Oltre agli interventi proposti all’interno del questionario, molti enti hanno indicato ulteriori tipologie di provvedimenti in materia; tra questi sono citati, in particolare, azioni di informazione e sensibilizzazione, la creazione di studi statistici ad hoc, e l’attribuzione di criteri premiali per le imprese femminili nell’accesso ai bandi di finanziamento, attività di formazione e di creazione di impresa emanati dalle Amministrazioni, in particolare nel caso della Regione Basilicata ed Emilia Romagna.
Alcuni Enti, ad esempio la Regione Toscana, hanno predisposto Fondi di Garanzia per gli investimenti dedicati alle imprese a maggioranza femminile.
Particolare attenzione è attribuita alla formazione e crescita professionale delle donne. A tal proposito, la Regione Toscana ha firmato un Protocollo d’Intesa con Unioncamere per la qualificazione professionale delle lavoratrici e delle imprenditrici. Progetti con finalità più generale nell’ambito delle pari opportunità sono promossi dalla Regione Lombardia attraverso il bando “Piccoli Progetti per grandi idee”, oppure dalla Regione Valle D’Aosta, che ha attivato diversi progetti tra i quali corsi di alfabetizzazione informatica e riqualificazione professionale e percorsi di formazione professionale e apprendistato rivolto alle donne. Infine, è opportuno citare l’iniziativa realizzata dalla Regione Puglia, che ha predisposto un Marchio di genere volto a porre in luce l’operato delle imprese che promuovono i piani per l’uguaglianza di genere e, attraverso la Legge Regionale 7/2007, ha definito regole dettagliate per la sua attribuzione. Ponendo l’attenzione sulle tematiche specifiche promosse dalle pubbliche amministrazioni intervistate, oltre la metà dei rispondenti indica la formazione e il sostegno all’imprenditorialità femminile (58,3%), e in minore misura lo sviluppo delle carriere (41,7%) e l’integrazione lavorativa dei diversamente abili (33,3%). Soltanto il 16,7% dei rispondenti individua tra gli obiettivi degli interventi l’istituzione delle quote rosa.
« Sicurezza alimentare : 24 intossicati
L’ILO e i sui costituenti lanciano il portale per il lavoro dignitoso »