Source: http://confagricoltura.sardegna.it/news/pol-agricole-64/politiche-agricole-79/documento-di-agrinsieme-sardegna-1762
Timestamp: 2017-10-23 17:10:46+00:00
Document Index: 80330165

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 15', 'art. 7', 'art. 17']

Politiche agricole - Documento di Agrinsieme Sardegna, Confagricoltura
Home page > News > Pol. Agricole > Politiche agricole > Documento di Agrinsieme Sardegna
Documento di Agrinsieme Sardegna
Presentato nella Conferenza stampa del 6 febbraio u.s.
L’agricoltura sarda
L’attività agricola, in questi anni, si è svolta in un contesto particolarmente difficile, che in Sardegna presenta elementi di ulteriore accentuazione dovuti all’arretratezza strutturale delle nostre campagne, alle gravi situazioni di indebitamento delle aziende e alle inadeguate disponibilità di risorse finanziarie a causa delle difficoltà di accesso al credito, all’insularità che preclude una reale concorrenza sul mercato, agli eccessivi costi dell’acqua irrigua, dai maggior costi rispetto al resto della penisola dei carburanti, dell’energia, dei concimi ecc.., e infine a una burocrazia regionale oltremodo farraginosa. Tutti elementi che portano allo spopolamento delle campagne e di certo non favoriscono il ricambio generazionale.
Nonostante ciò il comparto agricolo e agroalimentare in Sardegna è un elemento centrale della struttura economica e occupazionale, una garanzia per la tutela del territorio e dell’ecosistema, un comparto ad alta potenzialità di crescita che possiede inoltre importanti connessioni con il settore turistico e dunque si configura quale elemento fondamentale e strategico per il rilancio economico dell’isola.
Per questo è necessario restituirgli l’adeguata centralità nell’agenda politica regionale che deve fare scelte definite e determinanti che individuino ben precisi percorsi di valorizzazione del comparto.
Va rafforzato lo sviluppo rurale valorizzando una agricoltura diversificata e legata al territorio, non esiste, infatti, una ricetta univoca che possa adattarsi indistintamente a tutti i comparti e alle singole realtà produttive, evidentemente diverse a seconda della loro ubicazione territoriale. Ciascuna di esse presenta specificità che necessitano di una formula calibrata sulla proprie realtà da individuare attraverso le azioni previste dalle procedure programmatorie .
Un ruolo fondamentale deve svolgere l’azione volta a favorire il ricambio generazionale e al potenziamento delle imprese dei giovani adottando politiche mirate. Un ricambio generazionale in un agricoltura dove appena il 10,4% delle aziende sarde sono gestite da under 40 rappresenta ormai una esigenza non più rinviabile.
E’ evidente che una agricoltura moderna per innovarsi e crescere non potrà prescindere, inoltre, dal potenziamento delle azioni volte alla formazione e alla ricerca.
È poi indispensabile la stabilità nella responsabilità politica. Il cambio di tre assessori regionali all’Agricoltura in soli cinque anni di certo non ha aiutato allo sviluppo del comparto.
La conferenza regionale delle Agricolture e delle Ruralità
Si faccia finalmente la Conferenza Regionale delle Agricolture e delle Ruralità, come da noi chiesto in questi anni e perfino deliberata dal vecchio Consiglio Regionale e mai convocata.
Una Conferenza che consenta di fare un’analisi seria e approfondita sulle problematiche che frenano la crescita del comparto e di individuare le esigenze di cui necessita da inserire in una Legge di Settore - l’agricoltura è l’unico comparto che non la possiede - che riordini interamente la legislazione esistente e costituisca lo strumento fondamentale di orientamento e di sviluppo del comparto.
Una Legge che consenta di realizzare una progettualità basata sulle nostre specificità agricole, economiche e sociali, e che permetta di differenziare gli interventi sia dal punto di vista territoriale che dal punto di vista settoriale.
Dalle tabelle presentate alle forze sociali dall’Assessore della Programmazione emerge che al settore agricolo sarebbero destinati 284 milioni di euro comprendendo in tale importo anche i fondi del PSR 2014 – 2020 per la quota 2015. E’ necessario precisare che i fondi comunitari devono rispondere, dalla Riforma dei Fondi Strutturale del 1988 in poi, al principio dell’addizionalità e quindi non sostituiscono gli interventi nazionali o regionali ma si aggiungono a questi. Il PSR, inoltre, si muove all’interno di una griglia di interventi previsti dalla regolamentazione comunitaria e dunque alcune esigenze vanno necessariamente soddisfatte con risorse proprie perché non contemplabili nel Psr.
Se dalla proposta di manovra finanziaria per il 2015 si sottraggono le somme destinate alla agenzie agricole, all’ARA/APA, ai consorzi di bonifica, si desume che per gli interventi legati direttamente alla produzione si prevede una spesa di poco superiore ai 12 milioni di euro, pari allo 0,14% del totale delle entrate complessive di bilancio. Dunque si contrae ulteriormente la risibile spesa dello scorso anno. Non è accettabile che il bilancio trascuri a questo modo il comparto agricolo contraendo significativamente :
le risorse destinate ai consorzi fidi agricoli a fronte della forte capitalizzazione operata a favore dei consorzi fidi di altri settori;
le somme necessarie al sostegno dei programmi di attività in essere ( l’avviamento e i programmi delle nuove OP dovrebbero essere coperti dal nuovo PSR ) delle Organizzazioni dei Produttori ( OP ) preposte all’aggregazione dell’offerta; si sa che una delle debolezze dell’agricoltura sarda è data dalla mancata aggregazione delle produzioni e da una insufficiente attività di penetrazione sui mercati;
la riduzione delle risorse destinate ai Consorzi di difesa.
Per quanto concerne la destinazione di 10 milioni di euro ai Consorzi di Bonifica per investimenti, che si sommano ai 26,3 milioni previsti per le spese correnti, è necessario approfondire, per garantire l’integrazione fra le diverse fonti di finanziamento, se gli investimenti nei Consorzi di bonifica non possano essere sostenuti nell’ambito del Psr 2014-2020 o addirittura nel Programma nazionale sulle risorse idriche che è finanziato con risorse del FEASR che sono state sottratte alla disponibilità delle Regioni. In tutti i casi sulle problematiche legate ai Consorzi di bonifica non si è aperta la fase di riflessione da tutti auspicata mirante a razionalizzare il numero e le funzioni di Consorzi al fine di dare al costo dell’acqua un valore equo e certo.
Per quanto concerne l’IRAP agricola è doloroso constatare che è previsto un incremento dallo 0,57% all’ 1,43%.
A nostro avviso, vanno incrementati i finanziamenti per:
Ø aiuti alle organizzazione dei produttori riconosciute ai sensi del decreto legislativo n. 228/01 per la realizzazione di programmi d i attività (art. 6, comma 7, L.R. 21 aprile 2005, n. 7 e art. 21, comma 6, L.R. 29 maggio 2007, n. 2)
Ø contributi alle cooperative agricole di garanzia e ai consorzi fidi per l'integrazione del fondo rischi finalizzati ad agevolare l'accesso al credito delle imprese agricole (L.R. 31 gennaio 2002, n. 4)
Ø spese per la stipula di convenzioni con i centri di assistenza agricola (art. 6, comma 4, L.R. 21 aprile 2005, n. 7 e art. 21, comma 7, L.R. 29 maggio 2007, n. 2) e il rafforzamento della sussidiarietà dei Centri di Assistenza Agricola (CAA) prevedendo risorse per le attività che i cosiddetti SuperCAA possono svolgere a supporto della Regione nei processi di semplificazione e snellimento delle procedure;
Ø il ripristino del credito di esercizio agevolato e per la ristrutturazione dei debiti;
Ø l’attivazione della legge sul microcredito ( L.R. n. 40/2013 ) il cui finanziamento è inspiegabilmente scomparso;
Ø l’estensione del concetto di multifunzionalità delle imprese agricole con il recepimento dei decreti legislativi n. 228/01( art. 15) n. 227/01 ( art. 7) e della L. 97/94 ( art. 17 ). Tale previsione non è contenuta nel testo unico sulla materia recentemente approvato dalla V Commissione consiliare e che sarà sottoposto all’attenzione dell’Aula;
Ø il finanziamento della continuità territoriale delle merci, tema scomparso dall’agenda politica;
Ø favorire processi di riordino fondiario mediante la regolarizzazione catastale dei terreni.
I dati disponibili della Banca d’Italia evidenziano che anche nel 2014 è proseguita, così come negli anni precedenti, la contrazione del Credito concesso in Sardegna.
La congiuntura economica e l’imponente restrizione del credito operato dalla banche mettono a rischio la tenuta delle imprese agricole.
La gravissima crisi di liquidità che colpisce le imprese non è dovuta solo alla minor domanda ed alla diminuzione da parte degli Istituti di Credito delle disponibilità per investimenti, ma anche alla piaga dei ritardati pagamenti in particolare da parte della Pubblica Amministrazione. In Italia i tempi di pagamento sono i più lenti in assoluto, persino la Grecia fa meglio di noi, e la P.A. è il peggior pagatore.
Senza considerare l’asimmetria nella remunerazione del denaro, in quanto a fronte di un alto costo per i prestiti bancari nessuna remunerazione effettiva è riconosciuta dalla P.A. per i ritardati pagamenti. Ma in caso di ritardato pagamento delle imprese degli oneri contributivi e fiscali, le sanzioni e gli interessi raggiungono il 50%.
Da non sottovalutare le criticità nelle opportunità di investimento. Le attuali modalità incentivanti risultano complicate, lunghe e spesso scoordinate tra loro. Si pensi che mediamente tra il momento della scelta di investire (condizionata dall’attivazione di un bando) ed il momento in cui si entra nella disponibilità delle risorse passa un periodo non inferiore a 15 mesi, a volte superiore a 24.
Per questo è necessario ristabilire le condizioni per permettere alle imprese agricole di accedere al credito. Occorre realizzare accordi tra la Giunta Regionale, gli Istituti di Credito, le associazioni e i confidi per facilitare l’apertura al credito.
Contemporaneamente è necessario trovare la soluzione del problema dei tempi di pagamento senza la quale sarà quasi inutile migliorare il sistema di accesso al credito.
Ø rendere più efficiente ed accessibile il sistema dei fondi di garanzie pubbliche;
Ø attuare interventi diretti a facilitare il ricorso al credito di esercizio a tasso agevolato;
Ø rafforzare il microcredito in agricoltura;
Ø individuare interventi per la ristrutturazione del debito delle aziende in difficoltà.
La nuova PAC, operativa a partire dal 1 gennaio 2015, porterà con sé radicali cambiamenti, in particolare per quanto riguarda le modalità di erogazione dei pagamenti diretti.
ü Agricoltore attivo - Vengono definite le condizioni della figura di agricoltore attivo (IAP, CD, partita IVA). Non riceveranno più contributi Pac: banche, società finanziarie, assicurative e immobiliari. Sono agricoltori attivi e beneficiari del premio dei pagamenti diretti:
ü Convergenza - L’obiettivo è l’allineamento del valore dell’aiuto per ettaro uniforme per tutti gli agricoltori italiani, pertanto il valore dei titoli dovrà convergere gradualmente, ad iniziare dal 2015, verso un valore più omogeneo rispetto al valore medio nazionale. E’ stato scelto il c.d. “modello irlandese” - 30/60, cioè nel 2019 nessun titolo dovrà essere più basso del 60% del valore medio nazionale e nessun titolo potrà ridursi di più del 30% rispetto al suo valore iniziale (2015).
ü Pagamenti diretti – L'importo del pagamento di base da concedere ad un agricoltore è ridotto del 50% per la parte eccedente i 150.000 euro e, qualora l’importo così ridotto superi i 500.000 euro, la parte eccedente è ridotta del 100%. Il taglio sarà effettuato dopo aver escluso i costi relativi alla manodopera, salari e stipendi, contributi versati a qualsiasi titolo per l’esercizio dell’attività agricola.
ü Greening - Si tratta di un pagamento addizionale per ettaro che viene erogato dietro osservanza di alcune pratiche benefiche per l’ambiente.
Aiuti accoppiati – è stata fissata una quota all’11%, pari a oltre 426 milioni di euro annui. I settori sui quali sono state concentrate le risorse sono: zootecnia da carne e da latte, seminativi, piano proteico e grano duro, olivicoltura.
ü Lavoro giovanile – è prevista la maggiorazione degli aiuti diretti nella misura del 25% per i primi 5 anni di attività per le aziende condotte da under 40, assicurando il livello massimo di plafond disponibile che ammonta a circa 80 milioni di euro all’anno.
Il PSR deve ricalcare un modello di sviluppo della nostra agricoltura che metta al centro l’impresa agricola e superare l’idea dell’agricoltura come scelta lavorativa residuale, come hobby, puntando su un imprenditore che contribuisca all’occupazione e allo sviluppo della regione.
L’obiettivo da un lato è quello di creare un tessuto produttivo più strutturato, con aziende in grado di affrontare la sfida dei mercati nazionali ed esteri, dall’altro attraverso bandi più snelli, di facilitare gli investimenti aziendali e accelerare la spesa.
Dai nuovi bandi ci attendiamo semplificazione e chiarezza in modo che essi che non si prestino a interpretazioni e a trattamenti diversi a seconda della collocazione territoriale: spesso la discrezionalità del tecnico istruttore è stata determinante ai fini dell’esito della domanda.
Relativamente alle singole Misure sono state riconfermate alcune importanti misure come il benessere animale per gli ovi-caprini e le indennità compensative e introdotte per la prima volta la Misura di benessere animale per i bovini, da carne e da latte, e per i suini. La misura sui giovani agricoltori, misura importantissima se si vuole puntare su una agricoltura moderna e favorire il ricambio generazionale, ha colto alcune esigenze più volte da noi manifestate, e pertanto con le modalità di erogazione sarà diretta davvero a un imprenditore agricolo e potrà costituire, anche con l’aumento del premio, uno strumento di attrazione di giovani, e contribuire a rinnovare il tessuto imprenditoriale, e ad incrementare l’occupazione, in particolare giovanile, nelle zone marginali.
Il Decreto del Ministero dell’economia e delle finanze del 28.11.2014, prevedeva che avrebbero dovuto versare l'imposta tutti i proprietari di terreni appartenenti a Comuni situati sotto i 280 metri di altitudine, nel caso in cui i terreni si trovassero in Comuni tra i 600 e i 281 metri avrebbero dovuto versare l’imposta i proprietari che non avevano la qualifica di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale, mentre restavano completamente esenti dal pagamento Imu i terreni situati in Comuni sopra i 601 metri di altitudine.
Si tratta di una norma che ha suscitato polemiche e proteste da parte dei sindaci e delle Associazioni di categoria, soprattutto per le difficoltà nei tempi e per l’iniquità di una regola che prende in considerazione l’altitudine del municipio e non quella effettiva del terreno, e a seguito delle quali la norma è stata modificata.
Con il decreto legge n. 4 del 24/01/2015 l’esenzione dall’IMU si applica:
a) ai terreni agricoli, anche se non coltivati, ubicati nei comuni classificati totalmente montani;
b) ai terreni agricoli, anche se non coltivati, posseduti e condotti da IAP e CD, ubicati nei comuni classificati come parzialmente montani.
La norma non ci soddisfa ancora prima di tutto perché molte aziende agricole continuano ad essere caricate di un onere fiscale che non si possono permettere e poi perché parte delle risorse per la copertura finanziaria del provvedimento vengono sottratte al pacchetto agricolo. Infatti il già citato decreto legge n. 4 del 24/01/2015 elimina alcune importanti misure di riduzione del costo del lavoro introdotte nei mesi scorsi dal cd. decreto #campolibero e dalla legge di stabilità per il 2015 per agevolare l'assunzione di lavoratori a tempo determinato stabilmente inseriti nella compagine aziendale.
In particolare il decreto legge in questione, al fine di reperire le risorse finanziarie per l'esenzione dell'IMU nei comuni montani, dispone l'abrogazione:
Ø della deduzione dalla base imponibile IRAP. Si tratta della deduzione riconosciuta ai datori di lavoro agricolo per ogni lavoratore agricolo a tempo determinato assunto con contratto di durata triennale per almeno 150 giornate in ciascun periodo di imposta; la deduzione era pari al 50 per cento di quella ordinariamente prevista per ciascun lavoratore assunto a tempo indeterminato;
Ø della deduzione dalla base imponibile IRAP appena introdotta dalla legge di stabilità per l'anno 2015. Si tratta della deduzione integrale del costo del lavoro in favore dei datori di lavoro agricolo che occupano lavoratori agricoli a tempo determinato con contratto di durata triennale per almeno 150 giornate in ciascun periodo di imposta.
Ma ciò che si vuole sottolineare è che non è possibile che un governo abbia un atteggiamento confuso, ondivago e che non dia certezze ai contribuenti. Fare impresa esige regole certe e i necessari tempi di programmazione, e non continui ritardi e ripensamenti. Questo vale ancor più in un settore come quello agricolo, di per sé soggetto alle variabili naturali del clima e più esposto di altri ad eventi non prevedibili.
La capacità di invaso attualmente autorizzata in Sardegna è ancora inferiore alla elevata capacità potenziale di invaso dei bacini sardi. Pertanto, non è più procrastinabile un’azione incisiva volta all’attivazione e al completamento delle procedure di collaudo degli invasi al fine di ottimizzare i cospicui investimenti effettuati e ridurre la vulnerabilità alle fluttuazione climatiche.
Risulta comunque opportuno la realizzazione di ulteriori opere che consentano di captare importanti corpi idrici sia nelle zone non ancora servite sia per incrementare quelli esistenti.
Importante programmare interventi finalizzati al risparmio idrico attraverso una costante manutenzione delle reti al fine di ridurre gli sprechi reali della risorsa tenendo presente che la priorità è proprio quella di ridurre le perdite lungo condotta che sono principali cause di sprechi della risorsa.
Infatti ciò che va maggiormente evidenziato è che il problema in Sardegna non è certamente l’esiguità delle risorse idriche ma la difficoltà di utilizzare in modo remunerativo tali risorse.
Da evidenziare, inoltre, la ridotta superficie irrigata rispetto a quella servita irrigabile, con una preoccupante tendenza alla continua diminuzione.
Tra l’altro l’utilizzo limitato della risorsa idrica comporta una altissima incidenza dei costi fissi sulla esigua superficie irrigata. Pertanto, obiettivo prioritario dei prossimi anni dovrà essere quello di rendere l’utilizzo dell’acqua ai fini irrigui un fattore di produzione di facile accesso in termini di efficienza ed economicità.
E’ necessario ed urgente un intervento di attenta analisi e risoluzione delle problematiche relative ai Consorzi di Bonifica che deve avere come obiettivo quello di ottenere un costo irriguo certo, competitivo stabilito prima dell’inizio della campagna irrigua, e sostenibile rispetto alla redditività delle colture praticate.
Per far ciò è necessaria una reale applicazione della Legge n. 6 del 2008, che prevede un prezzo unico dell’acqua su tutto il territorio regionale, e, cosa non ininfluente, il prezzo comunicato prima dell’inizio della campagna irrigua.
Inoltre è auspicabile il superamento della gestione commissariale dei Consorzi ed una gestione funzionale agli interessi dell’agricoltura ed a supporto delle produzioni agricole.
L’agricoltura è un settore vitale, innovativo, eclettico e con grandi potenzialità di crescita. Lo dimostra il fatto che, nonostante la congiuntura negativa, il mercato del lavoro è stabile (anzi in lieve crescita), ed il valore aggiunto è tornato ad essere positivo.
Per consentire anche alle imprese agricole di crescere in termini occupazionali e di migliorare la produttività è necessario:
Ø attuare misure di contrasto al lavoro nero e di repressione dello sfruttamento dei lavoratori previsto dalla legislazione vigente;
Ø ridurre il costo del lavoro attraverso misure incentivanti o premiali per le imprese virtuose in materia di occupazione, sia in termini qualitativi che quantitativi;
Ø introdurre un regime amministrativo e contributivo semplificato e meno oneroso per i rapporti di lavoro stagionali e di breve durata;
Ø garantire maggiore efficienza della Pubblica Amministrazione nella gestione della previdenza agricola.
Ø estendere le misure di riduzione del cuneo fiscale alle aziende agricole che occupano operai a tempo determinato con garanzia occupazionale di almeno 101 giornate l’anno.