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Timestamp: 2020-06-06 20:49:22+00:00
Document Index: 109289004

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Sentenza Cassazione Civile n. 25984 del 15/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25984 del 15/10/2019
Cassazione civile sez. trib., 15/10/2019, (ud. 26/06/2019, dep. 15/10/2019), n.25984
sul ricorso iscritto al n. 10350/2014 R.G. proposto da:
THE GREEN PUB MUSIC di E.G. & C. s.a.s. c.f. e p.iva
(OMISSIS) in persona del legale rappresentante pro tempore, sig.
E.G. anche in proprio quale socio della stessa e suo legale
rappresentante, unitamente agli altri soci E.B. c.f.
(OMISSIS) e B.F. c.f. (OMISSIS) rappresentati e difesi
tutti giusta delega in atti dall’avv. C.S.L. (PEC
salvatore.cambo.varese.pecavvocati.it) con domicilio eletto per
tutti in Roma presso l’avv. Alessia Bernardi (PEC
alessia.bernardi.ordineavvocatiroma.org) in via Monte Gilberto n.
Piemonte n. 16/06/13 depositata il 25/02/2013, non notificata;
Udita la relazione della causa svolta alla pubblica udienza del
26/06/2019 dal Consigliere Roberto Succio;
udite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto
Procuratore Generale Ettore Pedicini che ha chiesto il rigetto del
ricorso; udito l’avvocato Lorenzo Campo Salvatore che ha chiesto
l’accoglimento del ricorso e l’avvocato dello Stato Alfonso Penso
che ne ha chiesto il rigetto.
La società The Green Pub Music di E.G. & c. s.a.s ricorreva avverso un avviso di accertamento per IVA 1996 con il quale l’Ufficio recuperava a tassazione somme per maggior IVA dovuta in forza di maggiori corrispettivi riscossi e non dichiarati ai quali andava applicata l’aliquota del 19% allora vigente anzichè quella del 10% applicata dalla contribuente, trattandosi di operazioni relative ad attività di gestione di una discoteca – da ritenersi attività principale dell’impresa – quindi con applicazione dell’aliquota ordinaria in luogo di quella agevolata adottata dalla ricorrente.
L’impugnazione era accolta dalla CTP di Verbania; la sentenza era appellata dall’Ufficio di fronte alla CTR del Piemonte che confermava la pronuncia di primo grado.
L’Agenzia delle Entrate ricorreva a questa Corte che con pronuncia in atti cassava la sentenza del secondo giudice e rimetteva la causa alla CTR per il riesame. Parte ricorrente provvedeva alla riassunzione, e all’esito del giudizio di rinvio l’impugnazione avverso l’atto impositivo era rigettata e quindi l’atto stesso espressamente e integralmente confermato con compensazione delle spese.
Ricorre ora a questa Corte avverso la pronuncia resa in sede di rinvio la società contribuente, con atto affidato a due motivi.
L’Amministrazione Finanziaria resiste con controricorso.
Con il ricorso si censura la sentenza impugnata per violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 12,16 e 54, commi 1 e 2, per non avere la CTR in sede di giudizio di rinvio deciso in merito agli adempimenti necessari per determinare e quantificare la residua differenza dell’imposta Iva da versare a seguito dell’erroneo assoggettamento all’aliquota del 10% invece che a quella corretta del 19% dei ricavi conseguiti per tutte le consumazioni, da considerarsi in forza della sentenza di questa Corte che ha disposto la cassazione con rinvio, prestazioni accessorie a quella principale consistente nell’attività di intrattenimento.
Non risulta infatti che la questione relativa all’ammontare della base imponibile come rideterminata dai verificatori e contestata nell’avviso di accertamento sia stata posta nei gradi di merito, non risultando trascritti in ricorso gli atti nei quali il contribuente avrebbe posto detta questione; analogamente, non risulta analoga trascrizione degli atti di causa nei quali sarebbe stata (sempre nei gradi di merito) proposta debitamente e tempestivamente la questione relativa alla legittimità dell’accertamento con ricostruzione induttiva dei ricavi e quindi delle imposte dovute. In tal senso non si evince nessuna indicazione neppure nella sentenza impugnata.
Inoltre, la questione relativa all’applicabilità dell’aliquota, secondo le indicazioni fornite a suo tempo da questa Corte, è questione la cui soluzione presuppone un accertamento di mero fatto, debitamente compiuto dalla CTR e peraltro non censurato da parte ricorrente.
Conseguentemente, il ricorso è rigettato.
Sussistono i presupposti per il raddoppio del c.d. “contributo unificato”.
rigetta il ricorso; liquida le spese in Euro 5.000 oltre a spese prenotate a debito che pone a carico di parte soccombente.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.