Source: http://asmecomm.it/newsletter-20-novembre-2014
Timestamp: 2017-08-23 06:13:43+00:00
Document Index: 41506140

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 113', 'art.75', 'sentenza ', 'art. 42', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 38', 'art.38', 'sentenza ', 'art.84', 'sentenza ', 'art. 120', 'art.120', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 68']

Newsletter - 20 novembre 2014
Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.80 del 20/11/2014
FORUM 12 DICEMBRE A NAPOLI
RIFORMA APPALTI: L’EUROPA, IL GOVERNO E I COMUNI
Si svolge il prossimo 12 dicembre a Napoli, presso l’Auditorium del Consiglio Regionale della Campania, il Forum ASMEL sulla Riforma Appalti. Il Convegno è finalizzato a illustrare le dirompenti novità promosse dal Governo nazionale anche a seguito della’entrata in vigore delle Direttive europee 2014/23/UE e 2014/24/UE. Infatti, la recente decretazione d'urgenza, unitamente all’imminente recepimento delle Direttive comunitarie, rappresenta un’opportunità importante tanto per il Legislatore quanto per le Pubbliche Amministrazioni interessate. L’evento chiude un ciclo di incontri nelle varie sedi regionali che negli ultimi due mesi ha visto la partecipazione di oltre 2000 amministratori e funzionari pubblici. È prevista la partecipazione di rappresentanti istituzionale ed esperti della PA, tra i primi si segnala la presenza dell’europarlamentare Gianni Pittella, già vicepresidente del Parlamento europeo, tra i secondi la partecipazione di Antonio Bertelli, delegato ANCI in materia di appalti centralizzati, oltre agli Esperti ASMECOMM e ai rup delle amministrazioni aderenti alla Centrale di committenza. Per programma e prenotazione scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
TOUR SUGLI APPALTI: PROSSIMI APPUNTAMENTI IN PUGLIA, UMBRIA E LAZIO
Grande partecipazione anche in Basilicata e in Veneto per il tour formativo promosso da ASMEL sugli Appalti dei Comuni dopo i Decreti 133/2014, 90/2014 e 66/2014. Le prossime tappe previste saranno in Puglia, a Lucera, il 25 novembre, in Umbria a Spello il 28 novembre e a dicembre nel Lazio a Valmontone. Nel programma dei lavori sono previsti specifici approfondimenti sugli obblighi per i Comuni a seguito delle ripetute modifiche all'art. 33, c. 3bis del d.lgs. n. 163/2006. Come ormai noto, dal 1° gennaio 2015 per servizi e forniture e dal 1° luglio 2015 per i lavori i Comuni hanno l’obbligo di gestire gli appalti tramite Centrali di Committenza ai sensi del riformato art. 33, c.3bis, del DLgs n. 163/2006. Pure all’interno di tale contesto normativo, peraltro in evoluzione per l’imminente recepimento delle direttive comunitarie, i Comuni possono semplificare l’attività contrattuale, ridurre gli adempimenti burocratici e godere di una significativa autonomia per i propri approvvigionamenti come dimostra l’esperienza concreta di centinaia di enti aderenti alla Centrale di Committenza ASMECOMM, operativa da maggio 2013 in 13 Regioni d’Italia. Per programma e prenotazione scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
ADESIONE ASMEL: UN REGALO SOTTO L’ALBERO
L’imminenza della scadenza del 1 gennaio 2015 per l’obbligo di centralizzazione degli affidamenti di beni e servizi (dal 1 luglio sarà poi la volta anche dei Lavori) spinge sempre più i Comuni a definire la modalità maggiormente efficiente per ottemperare alle prescrizioni dell’art. 33, comma 3-bis che riguarda tutti i Comuni non capoluogo. Il grande interesse che stanno registrando gli eventi itineranti sulla Riforma degli Appalti dei Comuni, la formula gratuita dei servizi di Centralizzazione, la già bassa quota associativa, ridotta ulteriormente per le adesioni successive al 30 settembre con il pagamento della quota frazionata in dodicesimi, sono uno stimolo per gli Enti in tutti Italia che, in forma singola o associata, stanno valutando la convenienza del Modello ASMECOMM e la possibilità, a costi estremamente contenuti, di attivare per Natale uno strumento innovativo ed efficiente per la gestione degli appalti comunali, conservando in capo agli Enti la più ampia autonomia operativa.
CANTONE (ANAC): SERVE UNA LEGGE PER CAMBIARE L’AVCPASS
Raffaele Cantone prende le distanze dal sistema AVCPass. Come precisato in Audizione il presidente dell’ANAC, viste le continue proteste di Comuni e operatori economici sulla farraginosità del sistema, ha chiarito «Non sono innamorato di questo sistema che, tra l’altro, abbiamo ereditato. Se riusciamo a salvare il servizio con un intervento tecnico, bene. Altrimenti chiederemo un intervento normativo, magari per definire una lista di documenti da richiedere tramite AVCPass e altri che invece vanno esclusi.» Come conferma Cantone un sistema più efficiente è necessario sia «per implementare controlli sugli appalti ma anche azioni di contenimento della spesa. E diventare l’immagine di un’Autorità che mette al rpimo posto la trasparenza.» Tuttavia è bene ricordare che per quanti operano attraverso la piattaforma ASMECOMM, espletando gare in modalità interamente telematica, non sussiste alcun obbligo del sistema AVCPass. In tali ipotesi, infatti, le ditte concorrenti anziché caricare la documentazione telematica sul SIMOG per ricevere il PassOE, la caricano direttamente in piattaforma ASMECOMM e i controlli, anziché essere demandati all'AVCP, sono curati direttamente dal RUP secondo le modalità tradizionali.
LEGITTIMA L’ESCLUSIONE SE LA CAUZIONE DEFINITIVA È PRIVA DELLA DICHIARAZIONE DEL FIDEIUSSORE
TAR LOMBARDIA. La mancata produzione della cauzione definitiva determina l’esclusione dalla gara della ditta interessata. Nel caso di specie, l’impresa non ha corredato la propria offerta dell’impegno di un fideiussore a rilasciare le garanzie di cui all’art. 113 del Codice degli Appalti, e ciò neppure a seguito della richiesta di integrazione documentale formulata dalla Stazione Appaltante. A riguardo la ditta si è solo impegnata al rilascio della cauzione, anziché produrre una dichiarazione in tal senso proveniente da un fideiussore. Come ha sostenuto il Tribunale amministrativo, per giurisprudenza consolidata, sussiste in capo al partecipante alla gara in primis l’obbligo di munirsi, già in sede di domanda di partecipazione, dell’impegno del fideiussore a rilasciare la garanzia fideiussoria, alla stregua dell’art.75 del Codice degli Appalti, la cui mancanza determina l’esclusione dalla gara; in secondo luogo, sorge il distinto obbligo di costituire effettivamente detta garanzia fideiussoria a seguito dell’aggiudicazione. Qui la Sentenza del Tar Lombardia - Milano, n. 2580 del 29 ottobre 2014.
LA RISCOSSIONE È UN SERVIZIO PUBBLICO: CONCESSIONARI EQUIPARATI ALLA PA
CONSIGLIO DI STATO. La riscossione dei tributi locali costituisce svolgimento di un servizio pubblico. Così si è espresso il giudice amministrativo di ultima istanza con la sentenza n. 5284/2014, sottolineando che, pertanto, qualsiasi decisione sulle modalità di gestione delle entrate comunali, nonché la conseguente determinazione di indire una procedura di gara, spetta al consiglio comunale secondo quanto sancito nell’art. 42, lett. E) del D.lgs 267/2000. La materia in oggetto è da tempo sottoposta ad interpretazioni distinte e spesso divergenti: per la giurisprudenza maggioritaria si tratta di un servizio pubblico locale mentre per l’Antitrust è un’attività meramente strumentale. La decisione del Consiglio di Stato rafforza la natura dell’attività di raccolta delle entrate a favore del servizio pubblico, peraltro in coerenza con la giurisprudenza comunitaria che ritiene applicabile all’attività di riscossione la “direttiva servizi” 2006/123. Il chiarimento rispetto alla natura dell’attività di raccolta delle entrate comporta, di conseguenza, l’equiparazione delle società concessionarie alle amministrazioni pubbliche, per cui gli stessi sono sottoposti alla disciplina dei delitti contro la Pubblica amministrazione (peculato, concussione, abuso di ufficio) e ai reati dei privati contro la PA (violenza o minaccia a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale, interruzione pubblico servizio). Qui la Sentenza del Cds n. 5284 del 27 ottobre 2014.
ORDINI PROFESSIONALI: PER L’ANTICORRUZIONE TUTTO RINVIATO AL 1° GENNAIO
Con una nota del 18 novembre, Raffaele Cantone è intervenuto rinviando la data di inizio delle attività di controllo per gli Ordini Professionali in merito alle attività di prevenzione della corruzione. Il Presidente dell’ANAC con la delibera 145/2014 ha equiparato gli albi professionali a qualsiasi Ente pubblico per lo svolgimento delle attività di Anticorruzione, ma il termine slitta dal 21 novembre prossimo al primo gennaio 2015. L’unica modifica inerisce la data e su questo è molto polemico Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, che ritiene questa normativa inapplicabile per i professionisti e confida in questo tempo di proroga per aprire un tavolo di trattative. Qui la comunicazione del Presidente dell’ANAC.
SÌ ALL’AVVALIMENTO DELLA QUALIFICAZIONE PURCHÈ NON SIA UNA “SCATOLA VUOTA”
CONSIGLIO DI STATO. Tenuto conto che è consentito al concorrente di una gara, privo di alcuni requisiti di qualificazione, di fare ricorso all’istituto dell’avvalimento, l’attestato va comunque supportato in contratto da adeguate garanzie circa il concreto impiego e disponibilità delle risorse necessarie. Con la sentenza n.5573 del 12 novembre, è stato appunto dichiarato che, per il ricorso all’istituto dell’avvalimento, è necessario che l’impresa ausiliaria metta a disposizione del concorrente unitamente alla certificazione di qualificazione, anche le risorse ed i mezzi sostanziali di cui è carente l’ausiliata. L’istituto dell’avvalimento, affinché abbia valore, deve essere reale e non astratto, è possibile avvalersi del “prestito” del requisito o della certificazione posseduta, purché ciò consenta anche alle parti di poter fare affidamento sulle risorse e sull’apparato organizzativo dell’ausiliaria per tutte le operazione e per le vicende che giustificano l’attribuzione del requisito. Qui la Sentenza del Cds- Sez. III, n. 5573 del 12 novembre 2014.
REGOLARITÀ CONTRIBUTIVA: OBBLIGATORIA ANCHE PER LE ASSOCIAZIONI TRA PROFESSIONISTI
TAR CALABRIA. Il Tribunale amministrativo di Catanzaro, con la sentenza n. 1782 del 2014, conferma il consolidato orientamento della giustizia amministrativa secondo il quale la regolarità contributiva è richiesta, come requisito indispensabile ad una gara di appalto (ai sensi dell’art. 38 del Codice degli Appalti) a tutti i soggetti che, a qualunque titolo (in veste di affidatari, sub-affidatari, consorziati, componenti di a.t.i., ausiliari in sede di avvalimento) concorrono a pubblici appalti. Tale requisito deve essere mantenuto per tutto l’arco di svolgimento della gara, permanere fino alla stipula del contratto ed accompagnare l’intera fase di esecuzione. In ragione ai principi di trasparenza e di tutela degli interessi dei concorrenti, non ha quindi valore l’affermazione secondo cui l’art.38 del Codice degli Appalti si applicherebbe solo alle imprese e non anche alle associazioni di professionisti. Il professionista che partecipi in associazioni con altri professionisti ad una gara per l’affidamento di una progettazione urbanistica è, alla stregua del Codice degli Appalti, un operatore economico e quindi deve dichiarare quanto richiesto per ogni singolo concorrente di un appalto pubblico. Qui la Sentenza del Tar Calabria - Catanzaro, Sez. II n. 1782 dell’ 8 novembre 2014
COMITATI E ASSOCIAZIONI RAPPRESENTATIVE: LEGITTIMA L’IMPUGNAZIONE DEGLI ATTI DI GARA
TAR LOMBARDIA. La sentenza n. 2674 del 6 novembre 2014 chiarisce quando un comitato spontaneo abbia la legittimazione sostanziale per impugnare l’esito di una gara pubblica. Per la tutela giurisdizionale di interessi collettivi espressi da soggetti sorti in modo spontaneo, come i comitati, è necessario che il quest’ultimo sia munito di un adeguato grado di rappresentatività, ovvero l’attitudine a rappresentare una determinata categoria organizzata; di un collegamento stabile con il territorio di riferimento, e di un’azione dotata di apprezzabile consistenza. Inoltre, occorre che l’attività del comitato si sia protratta nel tempo e che, quindi, il comitato non nasca in funzione dell’impugnativa di singoli atti e provvedimenti. Anche per quanto riguarda le associazioni, il giudice amministrativo ammette la legittimazione ad agire dinanzi al giudice amministrativo a condizione che esse perseguano statutariamente obiettivi di protezione degli interessi dedotti in giudizio; abbiamo un adeguato grado di rappresentatività e stabilità ed abbiamo un area di riferimento ricollegabile alla zona dove è presente il bene a fruizione collettiva che si assume leso. Qui la Sentenza del Tar Lombardia- Milano, n. 2674 del 6 novembre 2014.
RIESAME DELLE OFFERTE: VIA LIBERA A UNA NUOVA COMMISSIONE
TAR UMBRIA. In sede di gara, così come nei concorsi, possono sussistere ragioni che comportino, in caso di rinnovazione della procedura, la sostituzione della precedente commissione di gara. Il Collegio ha ritenuto che quanto prescritto nell’art.84, c.12 del Codice degli Appalti (secondo cui “in caso di rinnovo del procedimento di gara a seguito dell’annullamento dell’aggiudicazione o di annullamento dell’esclusione di taluni dei concorrenti, è riconvocata la medesima commissione”), non impone sistematicamente la riconvocazione della medesima commissione, potendo la stazione appaltante optare per la nomina di un nuovo organo valutativo. Questo può accadere, ad esempio, quando la sentenza di annullamento ha accolto censure legate al contrasto tra i componenti o per incompatibilità o, come nel caso di specie, per ragioni di tutela della segretezza, laddove il rinnovo parziale della gara comporta la conoscenza anticipata delle offerte formulate dai concorrenti. In tali circostanze, la riconvocazione potrebbe minare i principi di trasparenza ed imparzialità dell’azione amministrativa di valenza costituzionale e comunitaria. Qui la Sentenza del Tar Umbria, Sez. I n. 539 del 7 novembre 2014.
INFORMATIVA ANTIMAFIA: SUI RICORSI È COMPETENTE IL TAR DELLA PREFETTURA
CONSIGLIO DI STATO. Il Consiglio di Stato si è pronunciato sull’organo competente a dirimere le controversie in materia di informativa antimafia. A seguito dell’entrata in vigore del d.lgs 153/2014 (disposizioni integrative e correttive al Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, d.lgs 159/2011) è infatti previsto che dal 26 novembre il rilascio dei documenti antimafia sarà esclusivamente di competenza del prefetto della provincia dove l’impresa ha sede legale. Pertanto nel semplificare la norma sulla competenza territoriale per il rilascio della documentazione antimafia, si era posto un problema rispetto al giudice amministrativo chiamato a dirimere le controversie in materia. Secondo il Cds, l’informativa antimafia esplicherà effetti ultraregionali e, pertanto, il Tar competente a conoscere dell’impugnazione della stessa sarà quello del luogo dove ha sede la Prefettura che ha adottato l’atto. Il suddetto Tar rimane competente anche in caso di contestuale impugnazione sia del’informativa antimafia che degli atti applicativi adottati dalla stazione appaltante. Si parla, a riguardo, di una connessione per accessorietà in base alla quale, ai fini dell’individuazione del giudice competente, la causa principale (avente ad oggetto l’informativa antimafia) attrae a sé quella accessoria (aventi ad oggetto gli atti applicativi adottati dalla stazione appaltante) senza che vi siano ostacoli sulla competenza funzionale. Qui l’Ordinanza del Cds n. 29 del 7 novembre 2014.
OBBLIGO DI SOPRALLUOGO: PER IL RAGGRUPPAMENTO BASTA UNA SOLA IMPRESA
TAR CALABRIA. Non è illegittima la circostanza che una sola delle imprese, facenti parte di un unico raggruppamento temporaneo di imprese, abbia effettuato il sopralluogo ai fini della conoscenza dei luoghi d’esecuzione del contratto, secondo quanto richiesto dalla lex specialis. Rilevando la natura strumentale di tale adempimento ai fini della conoscenza del luogo e, quindi, della miglior formulazione dell’offerta, tale scopo, in caso di associazione temporanea di impresa, è raggiunto anche quando a ciò provveda una sola delle imprese associate. Pertanto, la clausola del disciplinare di gara che reca l’obbligo, a pena di esclusione, di produrre attestazione rilasciata dal Responsabile Unico del Procedimento di avvenuto sopralluogo, va interpretata nel senso che il sopralluogo in caso di Associazione temporanea di imprese, non debba essere effettuato da tutti i soggetti ad essa partecipanti. Qui la Sentenza del Tar Calabria – Catanzaro, Sez. II, n. 1733 del 6 novembre 2014.
REQUISITI DI FATTURATO ESCLUDENTI: SUSSISTE L’ONERE DI TEMPESTIVA IMPUGNAZIONE
CONSIGLIO DI STATO. La clausola del bando sul fatturato specifico deve essere tempestivamente impugnata per censurarne l’illegittimità, alla stregua dell’art. 120, c.5 del Codice degli Appalti. Così si è espresso il Consiglio di Stato, affermando l’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’onere di tempestiva impugnazione del bando è configurabile appunto in relazione alle clausole immediatamente escludenti, aventi ad oggetto requisiti di partecipazione alla procedura di appalto che l’impresa concorrente non possiede ex ante. Pertanto in tali situazioni viene ad essere applicato il contenuto dell’art.120, c.5 del Codice degli Appalti, che fa riferimento ai “bandi autonomamente lesivi”. Qui la Sentenza del Consiglio di Stato, Sez. III n. 5507 del 10 novembre 2014.
CANTONE (ANAC) E SORO (PRIVACY): TROPPI ADEMPIMENTI NON GARANTISCONO TRASPARENZA
ANAC. Snellire gli adempimenti per la trasparenza: pubblicare gli estratti e consentire l’accesso ai documenti integrali su richiesti. È quanto proposto dal Raffaele Cantone (Presidente ANAC) e Antonello Soro (Presidente Autorità Garante della Privacy) in una lettera indirizzata al Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia, rispetto agli obblighi di pubblicità e trasparenza inseriti nella dlgs n.33/2013. A giudizio delle due Autority, un’eccessiva procedimentalizzazione della norma rischia di ingessare le procedure di controllo, vanificando il fine stesso della legge. Come si legge nel documento a firma congiunta «Non sempre la pubblicazione in rete è garanzia di reale informazione, trasparenza e quindi democraticità. La divulgazione online di una quantità spesso ingestibile di dati comporta infatti dei rischi di alterazione, manipolazione e riproduzione per fini diversi che potrebbero frustrare quelle esigenze di informazioni veritiere.» Qui il testo della Lettera congiunta.
CHIAMATE A CASA COL TELEFONO DI UFFICIO: QUANDO È TROPPO È PECULATO
CORTE DI CASSAZIONE. La Cassazione si è pronunciata sul caso delle telefonate dall’ufficio e, in particolare, in quali casi l’uso del telefono d’ufficio può inquadrarsi come reato di peculato. Il caso di specie riguardava la direttrice della casa circondariale di Palermo che era stata condannata dal Tribunale del capoluogo siciliano per aver utilizzato il telefono fisso del proprio alloggio di servizio per effettuare plurime telefonate ai propri familiari. Secondo il giudice, ai fine dell’individuazione del reato, è necessario valutare la quantità delle telefonate effettuate, nel senso che una chiamata potrebbe essere un caso, magari un’emergenza, ma quando invece le chiamate dal telefono dell’ufficio diventano numerose le cose cambiano in quanto si inquadrano come espressione di condotta unitaria e quindi fa scattare il reato di peculato. La Corte chiarisce che “in tema di peculato, la condotta del pubblico ufficiale che utilizzi il telefono dell’ufficio per fini personali al di fuori dei casi d’urgenza o di specifiche e legittime autorizzazioni, integra il reato di peculato d’uso se produce un danno apprezzabile al patrimonio della PA o di terzi, ovvero una lesione concreta alla funzionalità dell’ufficio, mentre deve ritenersi penalmente irrilevante se non presenta conseguenze economicamente e funzionalmente significative”. Qui la Sentenza della Corte di Cassazione penale, Sez VI n. 46282 del 10 novembre 2014.
EDIFICI ESISTENTI: PER RISPARMIARE, NORME ANTISISMICHE PIÙ BLANDE
Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, nella seduta dello scorso 14 novembre ha approvato nuove norme tecniche per le costruzioni che vanno ad aggiornare il DM del 14 gennaio 2008. A maggioranza fra ingegneri ed architetti, ma con una forte polemica da parte dei geologi, sono stati introdotti coefficienti ridotti per le verifiche su alcune tipologie di edifici, ovvero criteri differenti per l’adeguamento antisismico degli edifici nuovi rispetto a quelli già esistenti. Alla base della decisione ha giocato l’analisi dei costi risultati troppo onerosi per l’adeguamento degli edifici esistenti con le stesse tecniche previste per le costruzioni future. Il documento approvato dal CSLLPP, organo tecnico del Ministero delle Infrastrutture dovrà ora passare in Conferenza Stato-Regioni, per poi essere emanato tramite Decreto Ministeriale.
CAMBIO DI DESTINAZIONE URBANISTICA: ILLEGITTIMO SE GLI EDIFICI SONO QUASI ULTIMATI
TAR ABRUZZO. È illegittima la decisione di un Comune che ha disposto il mutamento di destinazione urbanistica di alcuni terreni privati da zone edificabili a zone agricole, non valutando la rilevante circostanza della realizzazione, in loco, di tre edifici residenziali. A nulla rileva il fatto che l’Ente abbia dichiarato la decadenza del permesso di costruire per mancata ultimazione dei lavori nel termine di legge e la contestuale demolizione dei manufatti realizzati. Come sostenuto dal giudice amministrativo, deve ritenersi che la deliberazione del Comune presenti un difetto di motivazione e di ragioni di pubblico interesse, in quanto operata senza considerare la circostanza che i suddetti edifici erano quasi ultimati e che, essendo stati realizzati nel periodo di legittima efficacia della concessione edilizia, non avrebbero potuto essere demoliti per il solo fatto che i titoli edilizi erano decaduti. Qui la Sentenza n. 449 del Tar Abruzzo – Pescara, Sez.I, n.449 del 14 novembre 2014.
PIANO JUNKER: L’ITALIA CONCORRE CON 40 MILIARDI DI PROGETTI
Anche l’Italia si inserisce nel “Piano Junker” con un pacchetto di progetti del valore di circa 40 miliardi. L’Italia con 2.200 progetti, in prevalenza già programmati, concorre ai finanziamenti previsti dal piano che ammontano a 300 miliardi. I progetti maggiori riguardano le infrastrutture e le grandi opere, quindi la Torino-Lione e il tunnel del Brennero, altri assi ferroviari nazionali come la Napoli-Bari, la Messina-Catania, la Ragusa-Catania, l'Alta velocità Brescia-Padova, ma non mancano progetti per il dissesto idrogeologico e l’efficientamento energetico degli edifici. L’idea è quella di raccogliere a livello europeo progetti d'investimento, attivabili nel triennio 2015-2017, in cinque aree identificate a livello europeo: innovazione, energia, trasporti, infrastrutture sociali e tutela delle risorse naturali. Ruolo chiave nell'operazione sarà svolto dalla Bei, la Banca dell'Unione europea.
FRANA IMPUTABILE AL PRIVATO: È TENUTO A PAGARE IL CONTO MA NON AD ESEGUIRE L’INTERVENTO
TAR VENETO. In caso di frana imputabile al frontista, il Comune non può imporre a questi di ripristinare la strada pubblica e gli scoli delle acque. Il Tar Veneto, nell’accogliere il ricorso avverso un’ordinanza del Sindaco che ha imposto al frontista responsabile di una frana coinvolgente una strada pubblica di ripristinare la strada e gli scoli delle acque, ha dichiarato che l’ordinanza contingibile ed urgente per pubblica e privata incolumità può dirigersi nei confronti di privati proprietari per lavori da eseguirsi sui beni che sono nella loro disponibilità, ma non può valere ad ordinare al privato l’esecuzione di lavori pubblici. Al Comune però spetta la possibilità di richiedere le relative spese per l’esecuzione dei lavori d’urgenza al responsabile del danno. Secondo il giudice:“Non appare quindi legittima questa sorta di sanzione ripristinatoria atipica, non prevista dall’ordinamento, mediante la quale l’ente comunale ordina un facere (esecuzione di lavori pubblici) su strada non privata ma comunale […]; inoltre, il notevole lasso di tempo trascorso dall’incidente che avrebbe provocato il dissesto stradale conferma che l’ordinanza impugnata appare più diretta all’esecuzione coattiva dei lavori di ripristino a carico dei ricorrenti, che non a porre rimedio a una situazione di pericolo urgente e imprevedibile per la pubblica e privata incolumità.”. Qui la Sentenza del Tar Veneto, Sez. II, n. 1363 del 6 novembre 2014.
DIRITTO DI ACCESSO: NO AL “CONTROLLO GENERALIZZATO”
TAR TRENTO. Il giudice amministrativo, con sentenza n. 398/2014, conferma l’orientamento giurisprudenziale secondo il quale l’istanza di accesso ai documenti amministrativi, ai sensi degli artt. 22 e ss. della L. 241/1990, richiede un interesse personale, diretto, attuale e concreto e non può essere utilizzato per un controllo generalizzato. Come dichiarato, un individuo è legittimato ad accedere ai documenti amministrativi se dimostra che il provvedimento o gli atti endoprocedimentali abbiano provocato o siano idonei a provocare effetti diretti o indiretti anche nei suoi confronti e tuttavia, il diritto di accesso può essere esercitato anche nel caso in cui non esista una lesione immediata della posizione giuridica del richiedente, essendo a tal riguardo sufficiente la dimostrazione di un interesse personale e concreto, serio all’accesso. Qui la Sentenza del Tar – Trento, n. 398 del 7 novembre 2014.
PER GLI STABILIMENTI BALNEARI LA SPAZZATUIRA COSTA MENO
CONSIGLIO DI STATO. E’ legittima la determinazione, nel regolamento comunale, di una tariffa sulla TARSU (tassa rifiuti) differenziata e ridotta per gli stabilimenti balneari rispetto a quella applicabile ad un bar-ristorante. La vicenda in oggetto ha visto i titolari di stabilimenti balneari richiedere al Comune di includere gli stabilimenti balneari nella terza categoria, assimilandoli sotto tale profilo ai campeggi, e di confermare la riduzione del 30% per stagionalità. Si legge nella sentenza n. 5475 del 2014, in coerenza con la giurisprudenza della Corte di Cassazione: “In tema di tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, l’art. 68 del d.lgs 507/1993, nel dettare i criteri ai quali i comuni devono attenersi per l’applicazione della tassa e la determinazione delle tariffe e nell’indicare, a tal fine, le categorie di locali ed aree con omogenea potenzialità di rifiuti, considera gli stabilimenti balneari in modo distinto ed autonomo rispetto ai locali adibiti a pubblici esercizi i vendita al dettaglio di beni alimentari o deperibili. Ne consegue che è legittima la determinazione, nel regolamento comunale, di una tariffa ridotta e differenziata per detti stabilimenti rispetto a quella applicabile ad un bar-ristorante, senza che possa rilevare, i contrario, in assenza di qualunque previsione normativa al riguardo ed in considerazione del carattere eccezionale delle norme agevolative, l’esistenza di un collegamento funzionale tra i due esercizi”. Qui la Sentenza del Cds, V Sezione n. 5475 del 5 novembre 2014.
DISINQUINAMENTO DELLE ACQUE: PIOGGIA DI MILIONI PER LE REGIONI DEL CENTRO-NORD
Gian Luca Galletti, Ministro dell’Ambiente, ha reso operativo il Piano straordinario di tutela e gestione della risorsa idrica con lo stanziamento di circa 90 milioni di euro per 13 regioni del centro-nord. Il Ministro sottolinea che questa è la risposta concreta del Governo al disinquinamento delle acque reflue e quindi alla valorizzazione dell’acqua come bene comune, con la speranza di superare così i contenziosi aperti con l’Europa . Nello specifico gli 89 milioni e 829 mila euro previsti come fondi stanziati da qui al 2016 saranno così ripartiti: circa 13,4 milioni di euro alla Lombardia, 9,6 milioni al Piemonte, 9,2 milioni per il Lazio, 8,8 milioni di euro all’Emilia Romagna e 8,7 milioni al Veneto. Ancora 8,6 milioni di euro gli interventi in Toscana, 4 milioni e 800 per l’ Abruzzo, 4,7 milioni per le Marche e 4,2 per Liguria e Friuli Venezia Giulia. All’Umbria sono assegnati 4 milioni, 3 milioni e 400 mila per la Provincia di Trento, per il Molise e 2,6 alla Valle D’Aosta. Le regioni del Sud invece possono contare sul Fondo per lo sviluppo e coesione destinato ad interventi simili con Delibera Cipe n.60 del 2012. Oltre ai 90 milioni previsti si aggiungeranno anche i fondi di cofinanziamento regionale per un investimento totale di 240 milioni di euro. Sarà compito principale delle regioni, poi, monitorare gli interventi, assicurando il rilascio degli atti approvativi, autorizzativi, dei pareri e di tutti gli altri atti di competenza. Qui lo Schema di decreto per il Piano straordinario di tutela e gestione della risorsa idrica.
IL SINDACO NON PUÒ BLOCCARE IL VOLO DEGLI ELICOTTERI SE NON C’È “URGENZA QUALIFICATA”
TAR LOMBARDIA. Il ricorso allo strumento dell’ordinanza contingibile ed urgente giustifica la mancata comunicazione di avvio del procedimento unicamente in presenza di una urgenza qualificata. Il giudice amministrativo ha dichiarato che affinché possa legittimarsi il ricorso al provvedimento contingibile ed urgente, è necessario che siano dimostrate le circostanze del caso concreto, il quale deve essere esplicitato dichiarandone la necessità e l’urgenza. Nel caso di specie, rispetto alla situazione esistente al momento in cui è stata adottata l’ordinanza non sussistevano le condizioni di “urgenza qualificata” tali da giustificare l’adozione del provvedimento da parte del Sindaco del Comune di Bresso senza la previa comunicazione di avvio del procedimento. Qui la Sentenza del Tar Lombardia Milano, n. 2653 del 5 novembre 2014.