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Timestamp: 2018-10-18 03:40:54+00:00
Document Index: 15210849

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La Cassazione ripropone il dubbio sul dies a quo per il calcolo del termine lungo per impugnare: vale il deposito o la pubblicazione della sentenza? (Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza interlocutoria 28 settembre 2015, n. 19140). – Noi Radiomobile™
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La Cassazione ripropone il dubbio sul dies a quo per il calcolo del termine lungo per impugnare: vale il deposito o la pubblicazione della sentenza? (Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza interlocutoria 28 settembre 2015, n. 19140).
3. – Successive pronunce delle sezioni semplici hanno ulteriormente precisato che la “grave difficoltà per l’esercizio del diritto di difesa”, cui è subordinata la rimessione in termini, può dirsi realizzata in quanto la parte abbia avuto conoscenza dell’esistenza della sentenza dopo l’intero decorso del termine dell’art. 327 cod. proc. civ., ovvero dopo il decorso di un tempo tale da rendere oggettivamente difficoltosa la tempestiva proposizione dell’impugnazione (tra le altre, Cass., sez. 3A, sentenza n. 6304 del 2013 e n. 8216 del 2013).
A contrario, si è negata la rimessione in termini nei casi in cui la parte aveva ricevuto notizia del deposito della sentenza con notevole anticipo rispetto alla scadenza del termine per impugnare.
Una volta stabilito, infatti, che l’interpretazione costituzionalmente orientata impone di individuare il dies a quo del termine di impugnazione nel momento in cui il provvedimento è reso conoscibile, si determina un effetto generalizzato di rimessione in termini, collegato al “doveroso riconoscimento d’ufficio di uno stato di fatto contra legem che, in quanto imputabile alla sola amministrazione giudiziaria, non può in alcun modo incidere sul fondamentale diritto all’impugnazione, riducendone, talvolta anche in misura significativa, i relativi termini”.
A tale proposito, il giudice delle leggi ha avuto cura di precisare che la garanzia del diritto di difesa implica che “siano utilizzabili nella loro interezza i termini di decadenza”.
7.1. – Secondo Cassazione, sez. 6^ – 2^, sentenze n. 10675 e n. 11129 del 2015 l’interpretazione costituzionalmente orientata avrebbe reso vincolante l’adozione del provvedimento di rimessione in termini, che invece, nella prospettiva delineata da Sezioni Unite n. 13794 del 2012, rimane subordinata al ricorrere di particolari circostanze.
Diversamente, Cassazione, sez. 2^, sentenza n. 17612 del 2015 (ricorso R.G. n. 8198/2010) ha ricondotto l’applicazione dell’istituto della rimessione in termini nell’alveo tradizionale, come provvedimento da assumere, sia pure officiosamente, solo all’esito della verifica in concreto della sussistenza della lesione del diritto di difesa, tenuto conto del tempo di cui la parte ha potuto disporre per impugnare.
8. – La prima interpretazione, non implausibilmente, individua nell’intervento del giudice delle leggi la configurazione di una sequenza procedimentale sostanzialmente necessitata: a partire dall’esistenza di due date e relativi timbri di deposito della sentenza apposti dal cancelliere, il dies a quo di decorrenza del termine di impugnazione deve essere individuato nella seconda data, e deve essere garantita alla parte l’utilizzabilità dei termini di decadenza nella loro interezza, consentendo il recupero del tempo che le lungaggini burocratiche hanno sottratto.
Viene in tal modo eliminato lo spazio di valutazione circa l’esistenza in concreto di un vulnus al diritto di difesa – sussistente per il solo fatto che la parte si è vista sottrarre una frazione del termine di impugnazione. -, e la rimessione in termini perde il connotato tipico della discrezionalità.
10.1. – Se infatti si assume come operativa la sola seconda data apposta sulla sentenza, a rigore nemmeno si potrebbe porre una questione di rimessione in termini, poiché la parte che avrà rispettato il termine “lungo” decorrente dalla seconda data di deposito sarà per definizione “in termini” (in questo senso parrebbe Cass., sez. 6^ – L., ordinanza n. 6050 del 2015).
Nondimeno, la sentenza della Corte costituzionale non ha sancito l’inoperatività tout court della prima data di deposito – che altrimenti sarebbe rimasto travolto il “diritto vivente” sottoposto ala verifica di costituzionalità -, essendosi limitata a richiamare l’istituto della rimessione in termini come rimedio generale da utilizzare, anche officiosamente, per garantire il diritto di difesa. In questo senso, Cassazione n. 10675 e n. 11129 del 2015, che si sforza di rimanere nel solco della pronuncia interpretativa di rigetto, porta ad emersione la difficoltà del bilanciamento cosi attuato, nel quale, da un lato, le norme sottoposte a scrutinio sono ritenute chiare ed inequivocabili nella ricostruzione offerta da Sezioni Unite n. 13794 del 2012, e, dall’altro lato, si individua in una diversa disposizione processuale lo strumento per temperarne il rigore applicativo, suggerendo un automatismo estraneo all’istituto della rimessione in termini.
11. – Sul piano applicativo, il diverso approccio è dirimente nei casi come quello di specie, tutt’altro che infrequenti, nei quali le due date apposte in calce alla sentenza siano ragionevolmente prossime e la parte abbia utilizzato per intero il termine di impugnazione decorrente dalla seconda data.
Se si applica il principio di diritto enunciato da Sezioni Unite n. 13794 del 2012, peraltro vincolante ai sensi dell’art. 374, terzo comma, cod. proc. civ. (salvo nuova rimessione alle stesse Sezioni tini te), il ricorso risulta inammissibile. Se, invece, si accede ad un’applicazione dell’istituto della rimessione in termini che va oltre i limiti dettati dall’organo di nomofilachia, quale sarebbe quella assunta dalla Corte costituzionale a garanzia del diritto di difesa, il ricorso risulta ammissibile.
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