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Timestamp: 2017-11-23 16:31:14+00:00
Document Index: 64059674

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 143', 'art. 5', 'art. 135']

Sicilia, Piani Paesaggistici fuorigioco - Pantelvoice.it
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by Silvia Mazza • 12 settembre 2017 • Mosaico, Patrimonio • 807
Quadro sulla situazione attuale della pianificazione in Sicilia, tra un emendamento anticostituzionale e la legittimazione “dell’abusivismo di necessità”
Lo scorso 7 luglio l’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio ha approvato il Piano Paesaggistico di Siracusa, adottato nel febbraio 2012. Il documento non porta più la firma di quell’Alessandra Trigilia al cui illecito (come poi stabilito in un’aula di tribunale) trasferimento dall’unità Paesaggistica della Soprintendenza ad altro istituto non sembra essere stata estranea proprio la redazione del PP, e che a distanza di qualche anno da quella vicenda è stata di recente insignita di un pubblico encomio da parte dell’Assessorato BBCCIS, insieme a Michele Buffa, dirigente del Servizio Pianificazione Paesaggistica del Dipartimento (con loro Rosa Lanteri, all’epoca a capo dell’Archeologica) per «l’operato in difesa dei valori della legalità e della bellezza del paesaggio». La partita, però, è tutt’altro che chiusa. L’approvazione del PP, infatti, non è ancora definitiva, e a rallentare la stesura del decreto assessoriale che la renderà tale è intervenuta una sentenza del luglio scorso del Tar di Catania che ha accolto i ricorsi della società Elemata contro il no al resort alla Pillirina, uno degli ultimi tratti costieri non devastati dalla cementificazione. Una sentenza che rischia di annullare in parte il PP e che getta una forte ipoteca sul destino della costituenda Riserva, per la quale da oltre un lustro si battono, al fianco della Soprintendenza, gli ambientalisti di SOS Siracusa sotto il vessillo di Enzo Maiorca, i Verdi, Fabio Granata, l’avvocato regionale Salvo Salerno, che parla di «sentenza illogica e facilmente appellabile», lo studio legale di Legambiente, che ha già annunciato di volerla appellare, oltre a un prete campione di molte battaglie ambientaliste, padre Rosario Andrea Lo Bello. Quello che invece contestano i magistrati del Tar sono presunte irregolarità nelle procedure di adozione del PP, per cui sarebbero state disattese le garanzie di partecipazione e di contraddittorio. Per Legambiente, invece, il collegio disconoscerebbe le precedenti sentenze che proprio sul merito della partecipazione hanno affermato l’opposto, come attestato dai verbali di concertazione. Osservano, inoltre, che il piano approvato, modificando e, quindi, superando attraverso le osservazioni accolte (ben 600), quello adottato, rende la sentenza inapplicabile. Una battaglia destinata, dunque, a proseguire nell’aula di un tribunale.
La pianificazione paesaggistica in Sicilia (col passo del gambero)
Col passo del gambero, a macchia di leopardo e le mani di una sarta: è così che potremmo dire che la pianificazione paesaggistica si attua in Sicilia, che per la sua competenza esclusiva in materia di beni culturali segue un iter differente rispetto a quello delle altre regioni. Se meriterebbe maggiore riconoscimento il progresso compiuto in quest’ambito dalla Regione, che ha avviato la pianificazione sin dagli anni ‘90 e si è dotata, pioneristicamente, di Linee Guida PTP regionale nel 1999, in anticipo sul Codice Urbani e sul resto del Paese, con l’involuzione normativa stabilita da qualche settimana nell’Aula del Parlamento siciliano (cfr. articolo principale) di colpo non si fa che compiere un enorme passo all’indietro. Per altro verso, è pure con un percorso «al contrario» rispetto allo scenario nazionale che la Regione arriverà allo strumento unico di tutela del territorio, «ricucendo» i singoli piani d’ambito. Questo non significa, peraltro, che non siano già efficaci le norme di salvaguardia, dal momento che numerosi pp sono già vigenti. Ricomponendo il quadro insieme a Michele Buffa dell’Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio, ad oggi si hanno «PP vigenti in regime di approvazione definitiva (quelli delle Isole minori – Eolie, Egadi, Ustica, Pantelleria -, il Piano dell’Ambito 1 della provincia di Trapani, il Piano della provincia di Caltanissetta, il Piano della provincia di Ragusa, il Piano dell’Ambito 9 della provincia di Messina e quello di Siracusa); vigenti per effetto della loro adozione in regime «di salvaguardia» (Piano degli Ambiti 2-3 della provincia di Trapani, intero territorio della provincia di Agrigento e arcipelago delle Isole Pelagie); i piani della provincia di Messina, ambito 8, e della provincia di Catania hanno terminato la fase di concertazione e sono prossimi all’adozione, una volta ottenuto il parere favorevole dell’Osservatorio – Speciale commissione; i piani restanti sono in fase finale di istruttoria da parte dell’ufficio per l’avvio della fase di adozione».
Una distribuzione, dunque, a macchia di leopardo. Solo quando il quadro si sarà completato si attenderà al PP regionale, col compito di rendere coerenti, col fondamentale contributo dell’Osservatorio, situazioni difformi sul territorio. Queste ultime si spiegano, dice l’avvocato Salvo Salerno, dirigente regionale che insieme al pool degli avvocati di Legambiente ha difeso il PP di Siracusa da oltre 100 ricorsi (tutti respinti), al fatto che «i 18 Ambiti paesaggistici sono stati individuati sulla base di caratteristiche omogenee – geomorfologiche, culturali, antropiche e del paesaggio – non coincidenti con i limiti territoriali provinciali (lo stesso Ambito può interessare, infatti, più Province), e ciononostante i procedimenti sono stati attribuiti alle nove Soprintendenze Provinciali, per cui avremo situazioni di incongruità e discrepanza pianificatoria nelle aree a cavallo di più Province».
La pianificazione in Sicilia, inoltre, differisce da quella nazionale, dove l’elaborazione dei piani, limitatamente ai beni paesaggistici, è congiunta tra Stato, cui spetta la conservazione del paesaggio, e Regioni, cui compete, in concorrenza con lo Stato stesso, la fruizione e la pianificazione del territorio. Stato e Regioni possono stipulare intese o accordi (art. 143, c. 2), come quello del marzo scorso per il Piemonte, ma non sono obbligati a farlo. In Sicilia, invece, non si esplica in modo concorrente, per via della sua competenza esclusiva. Ancora, mentre le altre regioni redigono strumento con prevalente contenuto territoriale-urbanistico, quello siciliano è esclusivamente paesaggistico, disciplinato, per le procedure di adozione/approvazione, dall’art. 5 della L. 1497/39 e dal R.D. 1357/4, in assenza di uno strumento normativo specifico, non ancora adottato dalla Regione. Il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (art. 135), infatti, concede alle Regioni di scegliere tra le due diverse opzioni pianificatorie, principio già contenuto nella legge “Galasso” del 1985.
La redazione di questo strumento pertiene, per via della ripartizione delle competenze tra i rami della Amministrazione regionale, all’Assessorato BBCCIS, cui spetta la tutela paesaggistica. «La natura specifica del Piano paesaggistico, spiega Buffa, nonché la sua precipua valenza di piano “di settore”, rivolta alla tutela degli elementi del paesaggio definiti dl Codice – i beni paesaggistici – , non hanno dato vita a un approccio direttamente rivolto ai temi della trasformazione (urbanistica, infrastrutturale), ma hanno affrontato direttamente il tema del patrimonio culturale, del suo rispetto e della sua messa in valore come risorsa, senza definire linee di sviluppo urbanistico, ipotesi di valorizzazione economica, conflitti con forme di sviluppo non compatibile con gli elementi del Patrimonio che il percorso metodologico e interpretativo, e lo stesso dettato normativo, impongono di tutelare». In particolare, «l’impianto normativo generale dei pp siciliani differisce significativamente da quello dei piani “territoriali”, fondandosi sulla comparazione fra il “valore” rilevato in termini di patrimonio culturale e livelli di tutela attribuiti al paesaggio, in una scala crescente che vede al culmine il valore massimo in cui le azioni e gli interventi compatibili con la tutela dei valori paesaggistici sono soggetti a severe limitazioni, e al termine della scala il valore minimo, nei territori non qualificati come “bene paesaggistico” ai sensi del Codice, in cui prescrizioni ed indirizzi anche per il conseguimento di obiettivi di qualità paesaggistica vengono dettati dalle norme urbanistiche».
La «riconciliazione» fra le previsioni di carattere urbanistico e le norme di tutela paesaggistica avviene, come previsto dal Codice, con l’adeguamento dei piani urbanistici ai piani paesaggistici.
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