Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-20128-del-07-10-2016
Timestamp: 2020-07-13 00:01:51+00:00
Document Index: 83539106

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 36', 'art. 360', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 20128 del 07/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20128 del 07/10/2016
Cassazione civile sez. trib., 07/10/2016, (ud. 20/06/2016, dep. 07/10/2016), n.20128
sul ricorso 11296-2010 proposto da:
avverso la sentenza n. 14/2009 della COMM.TRIB.REG. di VENEZIA,
La Commissione ha infatti ritenuto che dal fatto certo dello svolgimento di una attività illecita (investimento di somme di clienti della banca in proprio ed all’insaputa del datore di lavoro) non era possibile trarre la conoscenza del fatto incerto, secondo il criterio dell’id quod plerumque accidit, dell’avvenuta percezione di commissioni per tali attività (compensi quantificati equitativamente nell’1,5% dell’importo investito da parte della guardia di finanza e nella misura dell’1% da parte della commissione tributaria di primo grado).
Per la cassazione della sentenza ricorre l’Agenzia delle Entrate che denuncia la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39 e dell’art. 2697 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; l’insufficiente motivazione circa fatti controversi e decisivi per il giudizio in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5; la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 e per violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 2, 33, 34, 35 e 61 in combinato disposto con l’art. 36 stesso decreto legislativo in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Orbene ove si intenda desumere da un fatto certo uno incerto sulla base di un ragionamento presuntivo è necessario che le circostanze sulle quali la presunzione si fonda siano tali da lasciare apparire l’esistenza del fatto ignoto come una conseguenza ragionevolmente probabile del fatto noto, dovendosi ravvisare una connessione fra i fatti accertati e quelli ignoti secondo regole di esperienza che convincano di ciò, sia pure con qualche margine di opinabilità (cfr. Cass. n. 6220 del 2005). Non occorre che tra il fatto noto e quello ignoto sussista un legame di assoluta ed esclusiva necessità causale, ma è sufficiente che il fatto da provare sia desumibile dal fatto noto come conseguenza ragionevolmente possibile, secondo un criterio di normalità. Infatti, è sufficiente che il rapporto di dipendenza logica tra il fatto noto e quello ignoto sia accertato alla stregua di canoni di probabilità, con riferimento ad una connessione possibile e verosimile di accadimenti, la cui sequenza e ricorrenza possono verificarsi secondo regole di esperienza (cfr. cass. s.u. n. 9961 del 1996 e le successive n. 2700 del 1997, 26081 del 2005 e 22656 del 2011). Il relativo accertamento non è censurabile in cassazione a condizione che sia sorretto da motivazione immune da vizi logici. Il relativo accertamento non è censurabile in cassazione a condizione che sia sorretto da motivazione immune da vizi logici.
Tuttavia, come osservato da questa Corte (cfr. Cass. n. 17183 del 2015) “il giudice di appello non può limitarsi ad enunciare il giudizio nel quale consiste la sua valutazione, ma deve impegnarsi anche nella descrizione del processo cognitivo attraverso il quale è giunto al finale giudizio. Il procedimento che deve necessariamente seguirsi in tema di prova per presunzioni, per non incorrere in vizi di legittimità della decisione (Cass. 13819/2003), si articola in due momenti valutativi: a) prima occorre che il giudice esamini ognuno degli elementi indiziari per eliminare quelli intrinsecamente privi di rilevanza e, invece, conservare quelli che, presi singolarmente, presentino una positività parziale o almeno potenziale di efficacia probatoria; b) poi occorre che egli proceda a una valutazione complessiva di tutti gli elementi presuntivi così isolati e accerti se essi siano concordanti e se la loro combinazione sia in grado di fornire una prova logicamente valida, in rapporto di vicendevole completamento (Cass. 9108/2012) e secondo crismi di ragionevole probabilità e non necessariamente di certezza (Cass. 4306/2010)”.
In conclusione i primi due motivi di ricorso devono essere accolti e, restando assorbito l’esame del terzo, quarto e quinto motivo, la sentenza deve essere cassata e rinviata alla Commissione Tributaria regionale di Venezia – Mestre, in diversa composizione che rivaluterà il materiale probatorio alla luce dei principi sopra esposti.