Source: https://www.laleggepertutti.it/148227_tettoia-abusiva-come-evitare-la-condanna-penale
Timestamp: 2018-06-20 21:06:14+00:00
Document Index: 24358812

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 464', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 181', 'art. 131']

Lo sai che? Tettoia abusiva, come evitare la condanna penale
Se manca il permesso di costruire e scatta il reato di abuso edilizio si può usufruire comunque della causa di giustificazione della tenuità del fatto.
La realizzazione di una tettoia crea spesso numerosi problemi perché la legge e la giurisprudenza non sempre sono chiare nello stabilire quando è necessaria l’autorizzazione del comune (la cosiddetta licenza edilizia o permesso di costruire). Così, molto spesso, tettoie costruite con le migliori intenzioni, con materiale leggero e non particolarmente ampie, si trovano al centro di procedimenti penali per abuso edilizio o dinanzi alla richiesta di demolizione, avanzata dal vicino, per distanza non regolamentare dal confine (3 metri). Al di là, però, delle beghe civilistiche, dal penale si può uscire e anche senza troppe ferite. Questo perché, secondo una recente sentenza del tribunale di Bari [1], realizzare una tettoia abusiva, senza il permesso di costruire, è sì un illecito sanzionato penalmente dal Testo unico dell’edilizia (difatti, la tettoia non è qualificabile come mera pertinenza, per la quale basta una denuncia di inizio attività), ma si tratta di un reato di minimo allarme sociale, che merita l’archiviazione immediata per la particolare tenuità del fatto. Questo a condizione che la tettoia venga subito rimossa.
La tettoia richiede l’autorizzazione amministrativa?
Tutte le volte in cui la tettoia sia ancorata in modo stabile al muro dell’edificio, sia composta da materiali non rimovibili (come invece una tenda) e crei quindi uno spazio vivibile, richiede l’autorizzazione del Comune. Non c’è invece bisogno del permesso di costruire quando si tratti di una costruzione minimamente spiovente, quel tanto che basta ad esempio per ripararsi dalla pioggia quando si inseriscono le chiavi nella serratura di casa.
In particolare (come abbiamo chiarito nella nostra guida su Tettoie, pergolati e tende e in quella sulla Tettoia abusiva), se la tettoia è fissa al muro in modo stabile, ed è volta a soddisfare un bisogno duraturo e non provvisorio, è necessaria la licenza edilizia. Se non viene richiesta l’autorizzazione e magari si presenta una semplice denuncia di inizio attività, si commette un reato, quello di abuso edilizio e si è costretti a demolire la tettoia. Se però l’abuso edilizio si prescrive in 4 anni (5 se viene notificata la citazione a giudizio), l’ordine di demolizione può essere impartito in qualsiasi momento, anche a distanza di numerosi anni. In più se è vero che del reato di abuso ne risponde solo l’autore dell’opera, gli effetti della demolizione ricadono anche su chi ha acquistato successivamente la casa con la tettoia, che non potrà trincerarsi dietro il fatto di non aver voluto l’abuso e di non averlo commesso personalmente.
In ogni caso, se la tettoia è conforme agli strumenti urbanistici è sempre possibile chiedere la sanatoria a posteriori. Sanatoria che il Comune non può subordinare al consenso del condominio: questo perché una cosa è il rispetto delle norme amministrative, un’altra il rispetto di quelle civilistiche. Si tratta di due differenti binari che non si incrociano e che non si condizionano a vicenda.
Da un profilo civilistico, ricordiamo che la tettoia costruita su uno stabile in condominio deve rispettare determinati requisiti, anche se ha ottenuto l’autorizzazione dal Comune. In particolare essa non deve:
Come si è appena detto, la tettoia abusiva può essere oggetto di una incriminazione penale e del conseguente ordine di demolizione. Se da quest’ultimo non si può scampare neanche con la vendita dell’immobile o con il decorso di molti anni, dalla prima invece sì. Ci sono due possibilità differenti per poter evitare la condanna penale per la tettoia abusiva:
confidare nella prescrizione dell’abuso edilizio: il termine oltre il quale non si può più essere puniti penalmente è di 4 anni. Il termine slitta a 5 anni se c’è stato un atto interruttivo della prescrizione come ad esempio la citazione a giudizio. La prescrizione cancella il reato definitivamente: di esso non rimane traccia nel casellario giudiziario e la cosiddetta fedina penale dell’autore dell’illecito resta immacolata. Chiaramente è più conveniente – per una questione di immagine sociale – ottenere una assoluzione piena; ma in caso di colpevolezza acclarata, il decorso del tempo è un buon metodo per non subire le sanzioni penali che possono essere anche rilevanti dal punto di vista economico;
appellarsi alla particolare tenuità del fatto: si tratta di un istituto di recente introduzione che si applica ai reati più “lievi” – ossia quelli (considerati di minore pericolosità sociale) puniti con la sola pena detentiva non superiore, nel massimo, a 5 anni oppure con la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena detentiva – e sempre a condizione che la condotta non sia stata reiterata (recidiva). In tali ipotesi è possibile usufruire dell’immediata archiviazione del procedimento penale (che, così, viene subito estinto) e della non applicazione della pena. Quindi, non scatterà neanche la sanzione pecuniaria. Tuttavia, in questo caso (a differenza del precedente), del reato resta traccia nel casellario giudiziario.
Nel caso deciso dalla sentenza in commento del tribunale di Bari, il giudice ha valutato positivamente il fatto che il proprietario della tettoia l’aveva costruita in un solo giorno e poi immediatamente demolita quando consapevole dell’abuso.
[1] Trib. Bari, sent. n 4283/2016 del 5.10.2016.
Tribunale di Bari – Sezione I penale – Sentenza 5 ottobre 2016 n. 4283
Il giorno 28 del mese di settembre dell’anno 2016
IL GIUDICE MONOCRATICO DR. ROBERTO CAPPITELLI
Con la presenza del P.M., avv. M.Ba.
Con l’assistenza del cancelliere F.Es.
Ha pronunciato, mediante lettura del solo dispositivo, la seguente
TR.Vi., nato (…), residente in Turi, via (…), libero, assente, in qualità di proprietario e committente dei lavori, difeso di fiducia dall’avv. Ni.D’A. del foro di Bari, presente.
GI.Ma., nata (…), libera, assente, residente, difesa e nella qualità di cui sopra.
Del reato di cui agli artt. 110 c.p., 44, comma 1 lettera b) del d.p.r., n. 380/01, perché, nelle qualità indicate, in concorso tra loro, presso l’immobile sito in Turi alla via (…) (in catasto foglio di mappa (…), p.lla (…) sub. (…)) realizzavano, in assenza del permesso di costruire la seguente opera: una tettoia aperta, in legno lamellare, di m. 9,00 x m. 2,60, con altezza variabile da m. 2,85 a m. 3,05 con pilastri di cm 20 x 20, posti a distanza di m.1,20 dal muro di recinzione del lato nord.
Con decreto ex art. 464 co. I c.p.p, emesso in data 23 aprile 2015, il Giudice per le indagini preliminari in sede, disponeva il rinvio dei sopra generalizzati imputati, Vi.TR. e Ma.GI. oppostisi ritualmente a decreto penale di condanna, al giudizio immediato innanzi a questa I Sezione del Tribunale in relazione al reato in epigrafe loro ascritto. Al fascicolo erano allegati: certificati del casellario giudiziale, copia del decreto penale di condanna; dichiarazione di opposizione al detto provvedimento monitorio. Le liste testi erano ritualmente depositate.
Alla prima udienza, tenutasi in data 13 ottobre 2015, era dichiarata l’assenza dei prevenuti, liberi e non comparsi senza addurre legittimo impedimento, ed il fascicolo era rimesso sul ruolo di questo giudice per motivi di ordine tabellare. All’udienza del 21 ottobre 2015, erano ammessi i mezzi di prova richiesti dalle parti.
All’udienza del 24 febbraio 2016 era escusso il teste del PM Do.Va. All’esito, revocato l’esame del residuo testimone presente, la trattazione era aggiornata al 28 settembre 2016 per esame dei testi a discarico e discussione.
In occasione della odierna udienza, effettuati gli adempimenti di cui a verbale, le partii rassegnavano le proprie conclusioni, trascritte in epigrafe. Tanto premesso, osserva il Tribunale in
Gli imputati rispondono, in concorso, di violazione dell’art. 44, co. lett. b del dpr n. 380/2001, in quanto, nella qualità di proprietari dell’immobile di comune residenza, fecero realizzare, senza permesso di costruire, sul lato nord dell’abitazione, una tettoia aperta, in legno lamellare, a tetto spiovente, coperta con tegole canadesi, lunga nove metri, larga oltre due metri e mezzo, e di altezza compresa tra 2,85 e 3,05.
Il verbale di violazione urbanistico edilizia redatto in data 19.9.2012 dai testi del PM Do.Va. (escusso all’udienza del 24 febbraio 2016) e An.Ca., attesta che gli imputati, privi di qualsivoglia titolo edilizio, diedero mandato, nel luglio dello stesso anno 2012, di edificare il manufatto ad una ditta proveniente da altro Comune.
Al momento del sopralluogo, come mostrato anche dalle foto allegate, la struttura si presentava completa. Al riguardo il teste Va. ha confermato, durante il suo esame dibattimentale, che in occasione del sopralluogo del 19 settembre 2012 fu accertato che l’opera era stata eseguita, in un solo giorno, nel mese di luglio dell’anno 2012. La stessa struttura, come chiarito dal teste medesimo, non era di carattere rimovibile e, come confermato in sede di controesame, risultò interamente rimossa già in occasione del secondo sopralluogo, effettuato l’anno seguente.
Su quanto accertato, e successivamente confermato in sede dibattimentale dai verbalizzanti, nessuna contestazione è stata sollevata dalle parti.
La stessa Difesa ha chiesto una sentenza di assoluzione per ritenuta non configurabilità dell’elemento soggettivo del reato.
Ricorda il Tribunale che, per costante avviso della giurisprudenza, la realizzazione di una tettoia di copertura senza il preventivo rilascio del permesso di costruire integra il reato ex art. 44, co. I lett. b. del t.u. n. 380/2001, non trattandosi di manufatto qualificabile come mera pertinenza (Cass, III, 8.4.2015, n. 20544; Cass. III, 24.6.2014, n. 52495), tanto che non si tratta di opera assentibile con una semplice DIA (Cass. III, 6.5.2010, n. 21351). Né può rilevare, ai fini della esclusione della penale responsabilità, che si tratti di opera demolita, giacché, come insegna il costante ed univoco orientamento della S.C,, non è applicabile analogicamente, in parte qua, la disciplina dell’art. 181, comma 1 quinquies t.u. n. 42/2004 in tema di illeciti paesaggistici minori, che ha funzione premiale, diretta a far riacquistare alla zona vincolata il suo pregio estetico (conf. Cass. III, 6.5.2014, n. 37168; Ead. 27.4.2011, n. 19317; 24.3.2010, n. 17535).
Comprovato pienamente l’elemento oggettivo del reato, del pari si ritiene raggiunta la prova dell’elemento soggettivo, consistente nella colpa, non essendosi, quantomeno, i prevenuti, peritati di informarsi circa la disciplina vigente in tema di edificazione di nuove opere.
E tuttavia, per quel che concerne il dettato dell’art. 131 bis c.p., appare al Tribunale che non sussistano preclusioni di sorta alla sua applicazione.
Difatti, pure prescindendo dalla natura contravvenzionale del reato, l’offesa appare effettivamente di particolare tenuità – l’opera era stata costruita in un solo giorno, ed altrettanto rapidamente fu rimossa – la condotta appare occasionale e non si rileva la sussistenza delle cause ostative al riconoscimento del beneficio. Del resto la stessa S.C. non ha escluso la possibilità di applicare la norma in questione allorquando, come nel caso di specie, la permanenza del reato sia cessata, non potendosi, pertanto, ravvisare l’altrimenti ostativa compressione del bene giuridico protetto dalla disposizione incriminatrice.
Si ritiene, per le ragioni appena sopra sinteticamente esposte, di dover statuire come da seguente dispositivo.
Visti gli artt. 129 c.p.p. 131 bis c.p.,
Non punibili Vi.TR. e Ma.GI., essendo il fatto di reato loro ascritto stimabile in termini di offesa di particolare tenuità.
Così deciso in Bari il 28 settembre 2016. Depositata in Cancelleria il 5 ottobre 2016.