Source: https://www.olir.it/documenti/sentenza-04-gennaio-2013-n-21/
Timestamp: 2019-08-24 22:20:02+00:00
Document Index: 78897716

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 72', 'art. 10', 'art. 72', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 10']

Sentenza 04 gennaio 2013, n.21 - Olir
Italia, Edifici di culto, CESEN
Edifici di culto, Esercizio del culto, Libertà religiosa, Islam, Moschea, Pianificazione urbanistica, Cambio di destinazione d'uso
TAR Lombardia. Sezione II, sentenza 4 gennaio 2013, n. 4: "Cambiamento di destinazione d'so. Edilizia di culto". Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Seconda) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 2261 del 2009, proposto da: – U.C.I.V. – Unione Comunità Islamica Valtellinese, rappresentata e difesa […]
TAR Lombardia. Sezione II, sentenza 4 gennaio 2013, n. 4: "Cambiamento di destinazione d'so. Edilizia di culto".
– U.C.I.V. – Unione Comunità Islamica Valtellinese, rappresentata e difesa dall'avv. Maurizio Carrara, con domicilio eletto presso Monica Mariani in Milano, Via Sauli, 1;
– Comune di Sondrio, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dagli avv. Angelo Ravizzoli e Rossana Colombo, con domicilio eletto presso il loro studio (avv. Maria Rosa Verna) in Milano, Via Morgantini, 19;
– Condominio Tremogge, non costituito;
– del diniego di permesso di costruire (prot. 1975 del 19.01.2009) emesso dal Comune di Sondrio in data 15.06.2009, prot. 17944;
nonché per il risarcimento dei danni provocati per il lasso di tempo nel quale la ricorrente sarà paralizzata nell’utilizzazione del compendio, accertata la fondatezza delle deduzioni presentate.
– di avere come scopo statutario la realizzazione di iniziative utili sia a promuovere la conoscenza dell’Islam in Italia che a rendere più autenticamente islamica la vita delle famiglie musulmane in Italia;
– di avere acquistato un immobile in Comune di Sondrio, Via Mazzini 65, zona B/1, centro urbano consolidato, censito al foglio 41, mapp. 36, sub 48, cat. D/6 (fabbricati e locali per esercizi sportivi), in precedenza adibito a centro sportivo, da destinare a propria sede;
– di avere presentato in Comune il 03.03.2008 apposita richiesta di permesso di costruire per cambio di destinazione d’uso del succitato immobile, o meglio, per l’adeguamento degli spazi attualmente destinati a palestra per la realizzazione di un centro culturale con relativi servizi.
Sennonché, riferisce ancora l’istante, il Comune di Sondrio avrebbe comunicato, con nota del 16.07.2008, che – a seguito della legge regionale n.4/2008 – con l’aggiunta del co. 4 bis all’art. 72 della legge regionale n. 12/2005, è divenuta condizione necessaria, ai fini del rilascio del richiesto permesso, la previa adozione di una variante urbanistica atta a classificare l’area di ubicazione dell’immobile de quo come standard.
1.5. Il Comune di Sondrio ha adottato il diniego qui gravato (anche) sulla base della comunicazione dei VV.FF. datata 04.06.2009, recante: Comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza ai sensi dell’art. 10 bis della legge n.241/1990.
In altri termini, una volta constatato che l’amministrazione ha, nei fatti, escluso di dovere addivenire ad una nuova determinazione che, recependo il parere <<conclusivo>> adottato dai VV.FF. in data 03.07.2009, pervenga alle medesime conclusioni già raggiunte col provvedimento qui avversato, non può che analogamente escludersi la configurabilità in capo all’esponente dell’onere di un’ulteriore, specifica impugnazione avverso il predetto parere dei VV.FF. che, ricalcando quanto già esplicitato nel preavviso del 4.06.2009, ne seguirà le medesime sorti.
2.3. Il Collegio non ritiene di poter condividere la tesi dell’amministrazione, secondo cui il P.G.T. sopravvenuto non renderebbe più assentibile la domanda di permesso di costruire avanzata dall’Associazione, atteso che – come sarà meglio evidenziato esaminando il merito del gravame – non è affatto evidente che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 70 e ss. della legge regionale n. 12/2005 – la localizzazione delle associazioni aventi finalità analoghe a quella della ricorrente si presenti incompatibile con la destinazione urbanistica della zona di ubicazione dell’immobile dell’Associazione.
Non è, in altri termini, affatto palese, né la riconducibilità della destinazione avuta di mira dall’Associazione fra le nuove attrezzature per i servizi religiosi, di cui all’art. 72, co. 4 bis, l.reg. cit., né, di conseguenza, l’incompatibilità della destinazione avuta di mira dall’Associazione, rispetto a quelle ammesse nella zona di ubicazione dell’immobile de quo da parte della pianificazione comunale.
La riconducibilità dell’attività svolta dall’esponente tra i presupposti della normativa urbanistica richiamata dall’amministrazione richiede, per vero, un accertamento complesso, in relazione al quale non può affatto escludersi l’utilità di un apporto in funzione collaborativa da parte dell’interessato, che proprio la comunicazione ex art. 10 bis cit., ove correttamente effettuata, è in grado di assicurare (cfr. ex plurimis Consiglio di Stato VI, sentenza 15 marzo 2010 n. 1476 che, pur vertendo sulla comunicazione di avvio, espone argomentazioni estensibili anche al preavviso ex art. 10 bis L. n. 241/1990, specie ove ivi si osserva che – ancor prima delle modifiche introdotte alla l. n. 241/1990 dalla l. n. 15/2005 – anche nei procedimenti vincolati la comunicazione di avvio può avere una sua utilità, con la conseguenza che la sua mancanza rende illegittimo il provvedimento, quando il contraddittorio procedimentale con il privato interessato avrebbe potuto fornire all’amministrazione elementi utili ai fini della decisione, ad esempio in ordine alla ricostruzione dei fatti o all’esatta interpretazione della norma da applicare).
Ebbene, anche tale motivo appare fondato, atteso che risulta del tutto indimostrata la circostanza assunta dall’amministrazione come presupposto della richiesta del parere da parte dei VV.FF., vale a dire l’assimilazione dell’attività svolta dalla ricorrente a quelle di cui al n. 83 dell’elenco allegato al d.m. 16.02.1982. Al n. 83 del cit. decreto, infatti, si fa espressamente riferimento a:
locali di spettacolo e di trattenimento in genere con capienza superiore a 100 posti che, come evidenziato da parte ricorrente, nulla hanno a che condividere con l’attività culturale e di culto svolta dall’Associazione. In sostanza, come confermato dalla circolare del Ministero dell’Interno n. 14 del 1985, le comunità religiose in quanto tali non vantano una specifica disciplina antincendio essendo estranea al problema la particolare qualificazione di chi esplica l’attività soggetta. In altri termini, l’elenco dei locali, attività, depositi, impianti e industrie pericolose di cui al cit. d.m., assoggettati ai controlli di prevenzione incendi, è imperniato sulle caratteristiche del locale e prescinde dalla qualificazione o dalle finalità statutarie del soggetto proprietario del locale medesimo. Nel caso di specie, per vero, l’amministrazione non ha affatto chiarito le ragioni di tale assimilazione dell’attività svolta dall’Associazione a quella dei locali di spettacolo o trattenimento di cui al cit. elenco, con ciò incorrendo nel vizio lamentato dall’esponente.
« Protocollo di intesa 27 maggio 2013 » Deliberazione della Giunta regionale 03 maggio 2013, n.852