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Timestamp: 2018-12-16 08:10:36+00:00
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La sentenza n. 26972 dell' 11 novembre del 2008 | Psicologia Giuridica
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La sentenza n. 26972 dell’ 11 novembre del 2008
15 gennaio, 2009 by Agata Romeo - Psicologo
Categoria: Danno Psichico, Sentenze
Riportiamo di seguito parte della sentenza (scaricabile a piè di pagina integralmente) che segna una svolta nella definizione di danno esistenziale, danno morale, danno biologico especie per quanto concerne l’aspetto della risarcibilità del danno stesso.
………….. sottoposto nel maggio del 1989 ad intervento chirurgico per ernia inguinale sinistra, subì la progressiva atrofizzazione del testicolo sinistro che gli fu asportato nel giugno del 1990 in seguito ad inutili terapie antalgiche.
Nel marzo del 1992 convenne in giudizio il dott. …………….. e la U.L.S.S. n. 8 (in seguito n.6) di Vicenza, assumendo che il secondo intervento era stato reso necessario da errori connessi al primo e domandando la condanna dei convenuti al risarcimento di tutti i danni patiti.
Il Tribunale di Vicenza con sentenza del 9.7.1998, riconosciuto il danno biologico, condannò i convenuti a versare all’attore la somma di ulteriore di £ 6.411.484 a titolo di interessi maturati sulla somma di £23.000.000 già corrisposta nel 1995 dall’assicuratore dei convenuti.
Con sentenza n. 1933/04 la corte d’appello di Venezia ha rigettato il gravame dell’……….. in punto di liquidazione del danno sui rilievi: che dalla espletata consulenza tecnica era inequivocamente emerso che la perdita del testicolo non aveva inciso sulla capacità risproduttiva, rimasta integra, provocando soltanto un danno permanente all’integrità fisica dell’…. apprezzato nella misura del 6% ; che la richiesta di liquidazione del danno esostenziale, in quanto formulata per la prima volta in grado di appello, costituiva domanda nuov, come tale inammissibile ex art. 345 c.p.c. nella previgente formulazione; e che del pari inammissibili erano le richieste istruttorie di prove orali articolate per supportare la relativa domanda.
Avverso detta sentenza ricorre per cassazione l’ …………………. affidandosi a due motivi, illustrati anche da memoria, cui resiste con controricorso ……………….. .
L’intimata U.L.S.S n.6 di Vicenza non ha svolto attività difensiva.
All’udienza del 19.12.2007, la terza sezione, rilevato che il ricorso investe questione di particolare importanza, in relazione al cd danno esistenziale, ha rimesso la causa al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle sezioni unite, in base alle considerazioni con l’ordinanza resa nel ricorso n. 10517/2004, trattato nella medesima udienza, che ha assunto il n. 4712/2008.
1. L’ordinanza di rimessione n. 4712/2008 – relativa al ricorso n. 10517/2004, alla quale integralmente rinvia l’ordinanza della terza sezione che eguale situazione ha ritenuto sussistere nel ricorso in esame – rileva che negli ultimi anni si sono formati in tema di danno non patrimoniale due contrapposti orientamenti giurisprudenziali, l’uno favorevole alla configurabilità, come autonoma categoria , del danno esistenziale – inteso, secondo una tesi dottrinale che ha avuto seguito nella giurisprudenza, come pregiudizio non patrimoniale, distinto dal danno biologico, in assenza di lesione dell’integrità psico-fisica, e dal cd danno morale soggettivo, in quanto non attiene alla sfera interiore del sentire, ma alla sfera del fare areddituale del soggetto – l’altro contrario.
Osserva l’ordinanza che le sentenze n. 8827 e 8828/2003 hanno ridefinito rispetto alle opinioni tradizionali presupposti e contenuti del risarcimento del danno non patrimoniale. Quanto ai presupposti hanno affermato che il non patrimoniale è risarcibile solo nei casi espressamente previsti dalla legge, secondo la lettera dell’art 2050 c.c., ma anche in tutti i casi in cui il fatto illecito abbia leso un interesse o un valore della persona di rilievo costituzionale non suscettibile di valutazione economica. Quanto ai contenuti hanno ritenuto che il danno non patrimoniale, pur costituendo una categoria unitaria, essere distinto in pregiudizio di tipo diverso: biologico, morale ed esistenziale.
A questo orientamento, prosegue l’ordinanza di rimessione, ha dato continuità la Corte costituzionale, la quale, con sentenza n. 233/2003, nel dichiarare non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 2059 c.c. , ha tributato un espresso riconoscimento alla categoria del “danno esistenziale, da intendersi quale terza sottocategoria di danno non patrimoniale.
Ricorda ancora l’ordinanza di rimessione che altre decisioni di legittimità hanno ritenuto ammissibile la configurabilità di un terium genus di danno non patrimoniale, definito “esistenziale”: tale danno consisterebbe in qualsiasi compromissione delle attività realizzatrici della persona umana (quali la lesione della serenità familiare o del godimento di un ambiente salubre), e si distinguerebbe sia dal danno biologico, perchè non presuppone l’esistenza di una lesione in corpore, sia da quello morale, perchè non costituirebbe un mero patema d’animo interiore di tipo soggettivo. Tra le decisioni rilevanti in tal senso l’ordinanza menziona le sentenze di questa Corte n. 7713/2000, n. 9009/2001, n. 6732/2005, n. 13546/2006, n. 2311/2007, e, soprattutto, la sentenza delle Sezioni unite n. 6572/2006 la quale ha dato una precisa definizione del danno esistenziale da lesione del fare areddituale dellapersona, ed una altrettanto precisa distinzione di esso dal danno morale, in quanto, al contrario di quest’ultimo, il danno esistenziale non ha natura meramente emotiva ed interiore.
Secondo questo diverso orientamento il danno non patrimoniale, essendo risarcibile nei soli casi previsti dalla legge, tra i quali rientrano, in virtù della interpretazione costituzionalmente orientata dell’art.2059 c.c. fornita dalle sentenze n. 8827 e n. 8828/2003, i casi di lesioni di valori della persona costituzionalmente garantiti, manca del carattere della atipicità, che invece caratterizza il danno patrimoniale risarcibile ai sensi dell’art. 2043 c.c. Di conseguenza non sarebbe possibile concepire categorie generalizzanti, come quella del danno esistenziale, che finirebbero per privare il danno non patrimoniale del carattere della tipicità.
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