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Timestamp: 2017-06-24 03:49:57+00:00
Document Index: 126185068

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 589', 'art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 170', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 936', 'art.1808', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 116', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'arte 3', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 43', 'sentenza ', 'art 586', 'art 586', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ']

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Graziana Buono
1 AVV. GIAN LUCA LAURENZI AVV. VINCENZO MARIA MACCARONE AVV. ALESSIA TRAVERSINI Newsletter n La presente Newsletter è inviata senza alcuna periodicità, in base al materiale raccolto e la frequenza degli articoli non è prestabilita. La presente Newsletter non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale o una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001 IN QUESTO NUMERO NOTIZIARIO Libro unico del lavoro: cambiano le sanzioni. Biocarburanti e bioliquidi, al via il nuovo sistema di certificazione nazionale. Liberalizzazioni, la guida del Cnf: «In attesa del dm tariffe applicabili grazie al riferimento agli usi». RASSEGNA GIURISPRUDENZIALE Non è obbligatorio il carcere agli indagati per violenza sessuale di gruppo. Figli contesi: il padre titolare del solo diritto di visita non ha diritto al rimpatrio del minore. Niente danni a chi scivola sullo zerbino: serve la prova che fosse tanto logoro da causare la caduta. La soffitta diventa monolocale senza aumento di cubature: escluso il danno al decoro dell edificio. Operaio cade dal tetto: non è automatica la condanna al committente dell'opera per la scarsa sicurezza. Sì all arresto del pirata della strada rintracciato a casa dopo l incidente. Condominio: danni sì, ripristino no a carico del costruttore che non realizza i parcheggi previsti. No all ipoteca sul fondo patrimoniale se il contribuente prova l estraneità del debito fiscale ai bisogni della famiglia. Collegato lavoro: l indennità onnicomprensiva per la conversione del rapporto non prescinde dal numero dei contratti a termine. L indennità per ferie non godute è soggetta a contributi. Il contribuente può citare in giudizio solo Equitalia per far annullare la cartella. Incidenti stradali: sì ai danni alla vittima extracomunitaria anche se manca la reciprocità. Il genero che ristruttura la casa concessa in comodato dagli ex suoceri non ha diritto al rimborso delle spese. Reintegrato sì, ma lontano da casa: non conta che nel gruppo vi sia un azienda con sedi più vicine. È cessione del ramo d azienda anche il trasferimento della rete di vendita a un prezzo simbolico. Rischia il carcere il dentista che permette al collaboratore senza abilitazione di operare. Responsabilità amministrativa degli enti (231/01): illegittima la confisca sui crediti dell azienda. L accordo sui rapporti economici concordato tra ex in sede di separazione non decurta l assegno di divorzio. È sempre assente dopo feste e ferie: per licenziarlo bisogna contestare subito e senza ne bis in i- dem. Punibile l uso dello spray urticante, ma la bomboletta al peperoncino non è un arma chimica. 12 NOTIZIARIO Libro unico del lavoro: cambiano le sanzioni. Il DL semplificazioni e sviluppo semplifica numerose norme di legge, fra cui, inevitabilmente, alcune riguardano la materia di lavoro. Fra le più significative, in materia di libro unico del lavoro (LUL), appare la modifica all articolo 39 del D.L.n.112 del 2008, con cui si stabilisce che la nozione di omessa registrazione dei dati dei lavoratori si riferisce alle scritture complessivamente omesse e non a ciascun singolo dato di cui manchi la registrazione. Per infedele registrazione si intende, invece, la registrazione dei dati richiesti dai commi 1 e 2 dello stesso articolo 39, diversi rispetto alla qualità o quantità della prestazione lavorativa effettivamente resa o alle somme effettivamente erogate. È estesa ai pubblici esercizi la previsione di cui al comma 2 dell articolo 9-bis del D.L.510/1996, per cui nel settore turistico il datore di lavoro che non sia in possesso di uno o più dati anagrafici inerenti al lavoratore può integrare la comunicazione entro il terzo giorno successivo a quello dell instaurazione del rapporto di lavoro, purché dalla comunicazione preventiva risultino in maniera inequivocabile la tipologia contrattuale e l identificazione del prestatore di lavoro. Nel settore del turismo e dei pubblici esercizi è abrogata la previsione di cui al comma 3 dell articolo 10 del d.lgs.n.368/2001 che imponeva, in caso di assunzione di manodopera per l'esecuzione di speciali servizi di durata non superiore a tre giorni, di darne comunicazione entro 5 giorni al centro per l impiego. Sono semplificate le regole per l assunzione di lavoratori extracomunitari, nella specie stagionali. Fermo restando il limite di nove mesi previsto dalle norme vigenti, la durata dell'autorizzazione al lavoro stagionale originariamente concessa può essere prorogata e il permesso di soggiorno rinnovato in caso di nuova opportunità di lavoro offerta dallo stesso o da altro datore di lavoro. Inoltre, l autorizzazione al lavoro stagionale può essere concessa anche a più datori di lavoro, oltre al primo, che impiegano lo stesso lavoratore straniero per periodi di lavoro successivi ed è rilasciata a ciascuno di essi, ancorché il lavoratore, a partire dal secondo rapporto di lavoro, si trovi legittimamente presente nel territorio nazionale in ragione dell'avvenuta instaurazione del primo rapporto di lavoro. La richiesta di assunzione, per le annualità successive alla prima, può essere effettuata da un datore di lavoro anche diverso da quello che ha ottenuto il nullaosta triennale al lavoro stagionale. Cambia la responsabilità solidale negli appalti, con la sostituzione del comma 2 dell articolo 29 del D.lgs.n.276/2003. Viene ora previsto che in caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l'appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell'appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto, nonché i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto. Restano però escluse le sanzioni civili, di cui risponde solo il responsabile dell'inadempimento. In materia di dati personali, è soppressa la lettera g) dell articolo 34 del D.lgs.n.196/2003 ed i correlati paragrafi da 19 a 19,8 e 26 del disciplinare tecnico per le misure minime di sicurezza, il che comporta l abrogazione del DPS, il documento programmatico per la sicurezza che i soggetti che trattano dati personali erano tenuti ad elaborare ed aggiornare annualmente. Si allungano i tempi per il riconoscimento del credito di imposta per l assunzione di lavoratori nelle aree del mezzogiorno, che potranno essere effettuate entro il 13 maggio Il credito di imposta è calcolato sulla base della differenza tra il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato rilevato in ciascun mese e il numero dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato mediamente occupati nei dodici mesi precedenti la data di assunzione. Il credito di imposta è utilizzabile entro due anni dalla data di assunzione. A decorrere dal 1 maggio 2012 tutti i pagamenti e tutti i versamenti di somme a qualsiasi titolo dovute all Inps dovranno essere effettuati esclusivamente con modalità telematiche. Cambia, con effetto dal 1 aprile 2012, l articolo 17 del D.lgs.n.151/2001 in materia di astensione anticipata di maternità. L astensione dal lavoro a seguito di gravi complicanze della gravidanza è disposta, non più dal servizio i- spettivo del Ministero del lavoro, bensì dalla Asl. L astensione dal lavoro a causa delle pregiudizievoli condizioni di lavoro o ambientali e quando la lavoratrice non possa essere adibita ad altre mansioni, è disposta dalla Direzione territoriale del lavoro, su istanza della lavoratrice o d ufficio quando, dall attività di vigilanza emerga l esistenza delle condizioni che richiedono detta astensione. Biocarburanti e bioliquidi, al via il nuovo sistema di certificazione nazionale. Il Ministro dell Ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro dello Sviluppo economico e il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, in data 23 gennaio 2012, hanno firmato il decreto interministeriale che istituisce il sistema di certificazione nazionale della sostenibilità dei biocarburanti e dei bioliquidi. La finalità del decreto è garantire l attendibilità delle informazioni che concorrono alla dimostrazione del rispetto dei criteri di sostenibilità di biocarburanti e bioliquidi e delle informazioni sociali e ambientali rese disponibili dagli operatori di filiera. La certificazione è prevista in attuazione della Direttiva CE n.30/2009 relative a benzina, combustibile, diesel e gasolio dettata al fine di monitorare e ridurre le emissioni di gas serra. Il Decreto si compone di 14 articoli e due allegati (informazioni di carattere sociale ed ambientale e metodologia di calcolo delle emissioni di gas serra di biocarburanti e bioliquidi). Il Decreto disciplina le modalità di funzionamento del Sistema nazionale di certificazione, nonché le procedure di adesione allo stesso. Sono altresì regolamentate le procedure di verifica degli obblighi informativi di cui al D.lgs. n. 66/2005 art. 7-quater, comma 5. All art. 10 sono infine illustrate le disposizioni che gli operatori ed i fornitori devono rispettare per l utilizzo del sistema di equilibrio di massa di cui al comma 4 del suddetto decreto legislativo. Liberalizzazioni, la guida del CNF: «In attesa del dm tariffe applicabili grazie al riferimento agli usi». Scende in campo anche il Consiglio Nazionale Forense contro le novità introdotte dal DL sulle liberalizzazioni in tema di onorari professionali. In attesa che il ministero della giustizia elabori i parametri necessari alla liquidazione giudiziale 23 del compenso dell avvocato, sostiene il Consiglio nazionale forense, si può fare riferimento alle tariffe abrogate: altrimenti la lacuna del sistema non risulta colmabile. Va detto peraltro che l articolo 2233 Cc resta in vigore e la norma, oltre alle tariffe fa riferimento agli usi: le parti, insomma, nel concordare il compenso possono rimandare a quanto normalmente praticato fino a oggi. L organismo forense non ha dubbi: il giudice può liquidare il compenso utilizzando le tariffe dal momento che i parametri non sono stati ancora pubblicati e il magistrato non può astenersi dal giudicare. Quando poi da via Arenula arriverà il sospirato dm, anche le parti potranno fare riferimento ai parametri giudiziali per determinare il compenso, a meno che il cliente non sia un consumatore o una microimpresa. Nel caso in cui il cliente è un consumatore o una microimpresa risulta infatti vietato, pena la nullità, di fare impiego dei parametri. La nullità riguarda soltanto la clausola inerente la determinazione del compenso ed è di protezione, invocabile solo dal cliente, e produce gli effetti di cui all articolo 36 del codice del consumo (D.lgs. 206/05). A questo proposito dal CNF arriva un suggerimento conviene utilizzare due modelli diversi di contratto di prestazione d opera professionale, uno per i consumatori e le microimprese, l altro per i soggetti rivestenti un diverso status. In questo secondo caso, sono ammessi diversi criteri di valutazione del compenso, compresi i parametri giudiziali. ******** RASSEGNA GIURISPRUDENZIALE Non è obbligatorio il carcere agli indagati per violenza sessuale di gruppo. Lo stabilisce la sentenza 4377 del della terza sezione penale della Cassazione. Questa decisione della Suprema Corte, che lascia - quantomeno - perplessi e che sta provocando grosse polimiche, nasce direttamente dalla sentenza 265/10 della Corte Costituzionale che dichiarò illegittimo il divieto di graduazione delle misure cautelari con riferimento ai reati previsti dagli articoli 600-bis, 609-bis e 609-quater, n.1, Cp (vale a dire prostituzione minorile, violenza sessuale, atti sessuali con un minore), divieto che era stato introdotto dal cosiddetto decreto sicurezza (DL 11/2009 convertito dalla legge 38/2009). Ed ora la Cassazione spiega che le misure alternative devono, per estensione, ritenersi applicabili anche nel caso della violenza di gruppo. Sbaglia il Riesame, nella specie, a ritenere scontato l obbligo di disporre la custodia in carcere per gli indagati di fronti ai gravi indizi di colpevolezza del reato ex articolo 609 octies Cp. Il dictum della Corte costituzionale, infatti, spiega che la disciplina delle misure cautelari è ispirata alla filosofia del «minore sacrificio necessario» assicurato da meccanismi individualizzati di «pluralità graduata» che non ammettono né automatismi né presunzioni. Insomma: il divieto di concedere gli arresti domiciliari, per esempio, ben si attaglia ai gravi reati di mafia, e su questo è d accordo anche la Corte europea dei diritti dell uomo. Il decreto sicurezza, invece, compie un salto di qualità contrario al sistema costituzionale: ai fini delle misure cautelari risulta infatti inammissibile equiparare i reati sessuali ai delitti di mafia; i primi, a differenza dei secondi, di norma non presentano legami qualificati fra l indagato e un ambiente delinquenziale pericoloso, circostanza che impedisce il ricorso a misure alternative al carcere. Il DL 11/2009 giustifica l obbligo di carcerazione preventiva introdotto dalla novella per rispondere all allarme sociale suscitato dal moltiplicarsi di delitti a sfondo sessuale. Ma la necessità di reagire alle pulsioni dell opinione pubblica non rientra fra le funzioni né tra le finalità della custodia preventiva. Il reato di cui articolo 609 octies Cp ha caratteristiche essenziali non difformi da quelli per cui la Consulta ha bocciato il divieto di misure alternative: la misura custodiale in carcere, quindi, non può essere la regola neppure per chi è fortemente sospettato di aver partecipato a uno stupro di gruppo. Figli contesi: il padre titolare del solo diritto di visita non ha diritto al rimpatrio del minore. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 1250 del , ha accolto il ricorso di una mamma polacca affidataria del bambino, che si era trasferita in Italia con il nuovo compagno senza chiedere autorizzazione all ex marito. Per questo il Tribunale del minori di Firenze aveva emesso un decreto ordinando il rimpatrio del piccolo. Ora la prima sezione civile della Cassazione ha ribaltato il verdetto sostenendo che l atto dei giudici toscani non si rivela aderente al dettato normativo. Infatti, è stato accertato che il minore sin dall epoca del divorzio conviveva con la madre e che il padre si era limitato a fargli visita: si tratta, dunque, di circostanze fattuali atte ad escludere il presupposto legittimante l ordine di rimpatrio. Niente danni a chi scivola sullo zerbino: serve la prova che fosse tanto logoro da causare la caduta. Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza 1308 del La sesta sezione civile, in linea con la Corte di appello di Genova, ha ritenuto inammissibile il ricorso di un 50enne contro la sentenza che bocciava la domanda di risarcimento dopo la caduta su uno zerbino in quanto, osservando che lo stuoino non ha un «intrinseco dinamismo», era da escludere, in assenza di precisi riscontri probatori, che l oggetto si presentasse in condizioni logorate al punto da ipotizzare la sussistenza di un nesso eziologico tra lo stesso e la caduta dell uomo. Dunque, l evento dannoso è stato attribuito all atto colposo del danneggiato, idoneo a interrompere il rapporto causale tra la cosa e il danno e, conseguentemente a escludere la responsabilità del custode. «In tema di responsabilità civile per i danni cagionati da cose in custodia la fattispecie di cui all articolo 2051 del codice civile individua un ipotesi di responsabilità oggettiva, essendo sufficiente per l applicazione della stessa la sussistenza del rapporto di custodia tra il responsabile e la cosa che ha dato luogo all evento lesivo. Pertanto non assume rilievo in sé la violazione dell obbligo di custodire la cosa da parte del custode, la cui responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non ad un comportamento del responsabile, ma al profilo causale 34 dell evento, riconducibile in tal caso non alla cosa che ne è fonte immediata ma ad un elemento esterno. Ne consegue l inversione dell onere della prova in ordine al nesso causale, incombendo sull attore la prova del nesso eziologico tra la cosa e l evento lesivo e sul convenuto la prova del caso fortuito». La soffitta diventa monolocale senza aumento di cubature: escluso il danno al decoro dell edificio. È quanto emerge dall ordinanza 1326 del , pubblicata dalla sesta sezione civile della Cassazione. Accolto il ricorso di uno dei condomini che ha tentato di bloccare la trasformazione della soffitta in miniappartamento, nel frattempo regolarmente venduto dall intraprendente signora. Il giudice del merito non si è pronunciato sulla questione del presunto danno al decoro architettonico. Provvede allora la Suprema corte sulla base degli accertamenti di fatto contenuti nella sentenza impugnata. Ma il responso è che no, non c è alcuna lesione dell estetica del fabbricato senza modifiche esterne dello stabile: la ristrutturazione promossa dalla signora è solo interna ai locali e serve a renderli abitabili senza alcuna modifica né ampliamento dei volumi; né l accesso al lastrico solare di proprietà condominiale risulta in alcun modo compromesso dopo la fine dei lavori alla vecchia soffitta. Inutile, infine, prendersela con le tende dell appartamento di nuova creazione: i condomini si dolgono perché vedono «tendaggi e stracci» sul terrazzo dell edificio, ma la mera posa di strutture che si possono rimuovere non può determinare di per sé lo schiaffo all estetica del palazzo lamentato; la lesione al decoro architettonico si configura soltanto quando risultano modificate le linee e le strutture che conferiscono identità e fisionomia alla costruzione. Operaio cade dal tetto: non è automatica la condanna al committente dell'opera per la scarsa sicurezza. È quanto emerge dalla sentenza 3563 del , emessa dalla quarta sezione penale, della Cassazione che annulla con rinvio la sentenza impugnata e sospende la provvisionale. Ricorrono in Cassazione avverso la sentenza della Corte territoriale, i tre proprietari dell'immobile, ritenuti in sede di merito responsabili ex art. 589 cp di omicidio colposo per inadempimento degli obblighi di prevenzione in materia di sicurezza sul lavoro. Nonostante la responsabilità del committente sia espressamente prevista dalla normativa di settore (d.lgs. n. 81 del 2008, art. 26), questo principio non può essere applicato automaticamente, non potendo esigere dal committente un controllo pressante, continuo e capillare sull'organizzazione e sull'andamento dei lavori, prescindendo da un attento esame della situazione fattuale; bisogna verificare in concreto, l effettiva incidenza della condotta del committente nell'eziologia dell evento. Infatti devono essere presi in considerazione numerosi fattori: specificità dei lavori da eseguire, i criteri seguiti dal committente per la scelta dell'appaltatore o del prestatore d'opera, l'ingerenza del committente stesso nell'esecuzione dell'opera oggetto dell'appalto, nonché la percepibilità di situazioni di pericolo da parte del committente ( Sezione IV, 8 aprile 2010, n ). La suprema Corte, nel caso di specie annulla la sentenza con rinvio e sospende la provvisionale, richiamando i principi di cui sopra: l imputazione non può essere automatica, ma è necessaria una particolare attenzione al caso di specie. Sì all arresto del pirata della strada rintracciato a casa dopo l incidente. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 3591 del , ha annullato senza rinvio il provvedimento impugnato dichiarando legittimo l arresto del pirata della strada. Un automobilista romeno, dopo aver causato l incidente stradale, ha abbandonato sul posto la macchina e si è dato alla fuga. Dopo le verifiche sulla vettura, le forze dell ordine sono risalite all indirizzo del proprietario-pirata della strada, dove, raggiungendolo, lo hanno arrestato. La terza sezione penale ha ritenuto legittimo l arresto per mancata ottemperanza all obbligo di fermarsi per prestare soccorso a persone vittima di incidente stradale cagionato dallo stesso, considerando sussistente il presupposto della flagranza (o quasi flagranza). E si legge in un passo della sentenza che «in materia di arresto, la nozione di quasi flagranza enunciata nell articolo 382 del codice di procedura penale, non deve essere intesa in modo rigido e con esclusivo riferimento al criterio quantitativo del lasso temporale dalla commissione del fatto: la previsione dell arresto di chi venga sorpreso con cose o tracce dalle quali appaia che egli abbia commesso il reato immediatamente prima trova fondamento nell esigenza di un legame materiale della persona con il fatto». Condominio: danni sì, ripristino no a carico del costruttore che non realizza i parcheggi previsti. Lo ricorda la sentenza 1331 del della sesta sezione civile della Cassazione, che offre un ampia ricostruzione della normativa in materia, dalla legge ponte alla legge Tognoli. Al posto delle cantine previste dal progetto il costruttore realizza nuove unità immobiliari e, dunque, è costretto a edificare anche ballatoi con ringhiere in ferro invadendo gli spazi originariamente previsti come parcheggi per i condomini. Incontestabile, nella specie, l inadempimento dell impresario edile, a carico del quale si può configurare anche una responsabilità penale oltre a quella (pacifica) di natura amministrativa. Ma questo non basta a far scattare l obbligo di ripristino dal momento che il bene soggetto per legge al vincolo pertinenziale, vale a dire l area di sosta, non è mai venuto alla luce: è quindi escluso che a carico del costruttore possano configurarsi obbligazioni di ordine privatistico. Legittimo, nella specie, il risarcimento liquidato al condomino nella misura del valore di mercato del posto auto: si tratta del corrispettivo per l acquisto dello stesso bene cui l acquirente dell appartamento aveva diritto; il diritto al risarcimento del danno conseguente alla lesione di un diritto soggettivo, osservano i giudici con l ermellino, non è riconosciuto dall ordinamento con caratteristiche e finalità punitive ma in relazione all effettivo pregiudizio subito dal titolare del diritto leso e, al contempo, non è consentito l arricchimento laddove non sussista una causa giustificatrice dello spostamento patrimoniale da un soggetto ad un altro ( nemo locupletari potest cum aliena iactura ), ciò anche nelle ipotesi per le 45 quali il danno sia ritenuto in re ipsa e trovi la sua causa diretta e immediata nella situazione illegittima posta in essere dalla controparte. No all ipoteca sul fondo patrimoniale se il contribuente prova l estraneità del debito fiscale ai bisogni della famiglia. È quanto si evince dalla sentenza 1295 del 30 gennaio Con motivazioni laconiche gli Ermellini, pur dando torto ai contribuenti nel caso specifico, hanno mostrato una certa apertura garantista sul fondo patrimoniale in caso di evasone fiscale. Insomma sarebbe stato sufficiente alla coppia dimostrare che l evasione fiscale è derivata da bisogni improcrastinabili della famiglia. Non c è un esclusione tout court della possibilità da far cadere l ipoteca spicca da Equitalia. In particolare i ricorrenti hanno chiesto al Collegio di legittimità di stabilire se il debito tributario e/o fiscale, anche derivante da evasione fiscale, e più in generale il debito da illecito è per sua natura estraneo ai bisogni della famiglia ex art. 170 c.c.?. Questo motivo è stato tacciato di inammissibilità. «A parte che l'accertamento relativo alla riconducibilità dei beni alle esigenze della famiglia costituisce accertamento di fatto, istituzionalmente rimesso al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione il quesito appare inadeguato, non dando conto delle ragioni della decisione, quali esposte». Dunque la Cassazione ha condiviso le motivazioni dei giudici di merito che hanno respinto la domanda della coppia di annullamento dell ipoteca sul fondo, precisando che «gli attori non hanno fornito la prova, su di essi gravante, della estraneità del debito ai bisogni familiari e della conoscenza della estraneità in capo al creditore». Collegato lavoro: l indennità onnicomprensiva per la conversione del rapporto non prescinde dal numero dei contratti a termine. Applicando le norme sul collegato lavoro il Tribunale di Milano, con la sentenza del ha accolto, in parte, la domanda di un impiegato che, dopo aver firmato tre contratti a termine, ha ora ottenuto la conversione a del rapporto a tempo indeterminato, oltre all indennità omnicomprensiva e le differenze retributive. In particolare ad avviso del Giudice, nel caso di successione di una pluralità di rapporti di lavoro a tempo determinato cui il termine sia stato illegittimamente apposto, la nullità dei vari contratti a termine e la conversione dei relativi rapporti in un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato, legittimano il lavoratore a chiedere al proprio datore di lavoro, a titolo di ristoro dei danni patiti, un indennità compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto; tale indennizzo, tuttavia, non può ritenersi aggiuntivo rispetto al risarcimento del danno, coincidente con le retribuzioni maturate dalla data di messa in mora della parte datoriale sino alla ricostituzione del rapporto. Non basta. Il Tribunale ha inoltre motivato che la determinazione dell'indennizzo da riconoscersi al ricorrente non possa prescindere dal numero di contratti a termine stipulati tra le parti. L'indennizzo è infatti destinato a risarcire il lavoratore per la situazione di precarietà in cui è stato posto in seguito nella attesa un eventuale ulteriore rinnovo dei contratti a termine, attesa che ha indubbiamente inciso sulla capacità del lavoratore di porsi pienamente e senza condizionamenti sul mercato del lavoro e conseguentemente sulla possibilità di reperire una diversa occupazione. L indennità per ferie non godute è soggetta a contributi. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n del In particolare la sezione lavoro, pur prendendo atto dei contrasti interpretativi intervenuti in passato sulla natura dell indennità, ha scelto quella retributiva. In sentenza si legge che «L indennita di ferie non godute è assoggettabile a contribuzione previdenziale a norma dell'art. 12 della legge n. 153/69, sia perche, essendo in rapporto di corrispettività con le prestazioni lavorative effettuate nel periodo di tempo che avrebbe dovuto essere dedicato al riposo, ha un carattere retributivo e gode della garanzia prestata dall'art c.c. in favore delle prestazioni effettuate con violazione di norme poste a tutela del lavoratore, sia perchè un eventuale suo concorrente profilo risarcitorio non ne escluderebbe la riconducibilita all'ampia nozione di retribuzione imponibile delineata nell'art n. 153/69, costituendo essa comunque un'attribuzione patrimoniale riconosciuta a favore del lavoratore in dipendenza del rapporto di lavoro e non essendo ricompresa nell'elencazione tassativa delle erogazioni escluse dalla retribuzione». Nè a diverse conclusioni e possibile pervenire applicando il disposto dell art. 10 del d.lgs. n. 66 del 2003, come modificato dal d.lgs. n. 213/2004, che, dando attuazione alla direttiva CE n. 93/104, ha disposto che il trattamento per ferie non godute non può essere più sostituito da una indennità, o sul rilievo della natura retroattiva della norma, affermata dalla Corte di Giustizia CE con decisione C-124/05 del 6 aprile 2006, posto che, il carattere risarcitorio dell'erogazione corrisposta per compensare le ferie non godute dal dipendente non è di ostacolo all assoggettamento a contribuzione della predetta erogazione, trattandosi in ogni caso di compenso corrisposto in dipendenza del rapporto di lavoro ed in relazione a una prestazione lavorativa, non dovuta, ma comunque effettuata dal lavoratore. Insomma questa è comunque riconducibile nell'ambito di applicazione dell'art. 12 della legge n. 153/69. Il contribuente può citare in giudizio solo Equitalia per far annullare la cartella. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n del , ha respinto il ricorso di Equitalia. La vicenda riguarda una cartella di pagamento spiccata dall amministrazione in relazione al mancato pagamento di tasse automobilistiche. La società di riscossione aveva notificato il plico senza aver prima consegnato l atto presupposto. Per questo il contribuente aveva citato in giudizio Equitalia la quale aveva opposto che il cittadino avrebbe dovuto citare sia l amministrazione sia la società di riscossione. Una tesi, questa, che non ha convinto né i giudici di merito né quelli di legittimità che richiamandosi a un orientamento delle Sezioni unite civili della Suprema corte hanno messo nero su bianco che «in materia tributaria, l omessa notifica di un atto presupposto costituisce vizio procedurale che comporta la nullità dell atto successivo e - per quanto 56 interessa in ordine al profilo sollevato nell odierno ricorso - l azione del contribuente, diretta a far valere la nullità detta, può essere svolta indifferentemente nei confronti dell ente creditore o del concessionario alla riscossione (senza litisconsorzio necessario tra i due), essendo rimessa al concessionario, ove evocato in lite, la facoltà di chiamata nei riguardi dell ente medesimo». Incidenti stradali: sì ai danni alla vittima extracomunitaria anche se manca la reciprocità. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 1493 del , ha accolto il ricorso di un tunisino circa la richiesta di risarcimento danni subiti in conseguenza del decesso di un suo famigliare, a seguito di un incidente stradale. La terza sezione civile ha ribadito che «l articolo 2 della Costituzione assicura la tutela integrale ai diritti inviolabili, con la conseguenza che allo straniero, sia esso residente o meno in Italia, è sempre consentito, a prescindere da qualsiasi condizione di reciprocità, domandare al giudice italiano il risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale derivato dalla lesione di diritti inviolabili della persona (quali il diritto alla salute e ai rapporti parentali o familiari), avvenuta in Italia, sia nei confronti del responsabile del danno, sia nei confronti degli altri soggetti che per la legge italiana siano tenuti a risponderne, ivi compreso l assicuratore della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli o il Fondo di garanzia per le vittime della strada». Dunque, contro il rigetto della domanda, si legge in sentenza che «sul rilievo non è stata dimostrata l esistenza nell ordinamento giuridico della Repubblica Tunisina di una norma scritta e comunque desumibile dall interpretazione dell autorità giudiziaria di quel paese secondo la quale ogni cittadino di altri paesi, o comunque cittadino italiano, debba venir riconosciuto il risarcimento del danno morale per i patimenti causati da fatti illeciti, in particolare per colpevole comportamento nella circolazione di veicoli, e che vi è perciò la preclusione indicata dall articolo 16 delle disposizioni sulla legge in generale, come ritenuto dal primo giudice, la corte di merito ha fatto invero nell impugnata sentenza applicazione del precedente, superato orientamento interpretativi». Il genero che ristruttura la casa concessa in comodato dagli ex suoceri non ha diritto al rimborso delle spese. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza 1216 del , ha respinto il ricorso di un 58 enne contro la Corte d Appello di Firenze. La seconda sezione civile, in linea con la Corte di merito, ha osservato che, essendo stato l uomo solo detentore dell immobile, sono stati utilizzati i presupposti del comodato: la consegna del bene, la gratuità del contratto e l utilizzazione diretta da parte del comodatario della cosa consegnata. Inoltre, per gli Ermellini, l art. 936 C.C. non trova applicazione per l assenza di terzietà fra le parti, in virtù del rapporto di comodato sussistente con i proprietari del bene, e, non avendo dimostrato l esistenza delle condizioni previste dall art.1808, circa la straordinarietà, necessità e urgenza dei lavori di ristrutturazione eseguiti, ben potendo l uomo continuare ad abitare con la sua famiglia nel medesimo appartamento dei suoceri, nel quale aveva vissuto nei dodici anni precedenti. Si legge in sentenza che «la natura di comodato del rapporto fra le parti, nonostante i lavori fossero stati eseguiti prima della consegna dell immobile rientrano nella cornice di riferimento comune alle parti, ossia l effettuazione dei lavori a iniziativa, cura e spese dell attore. L assegnazione della casa coniugale ad un coniuge, in seguito alla separazione, non fa venir meno, in analogia a quanto dispone l art. 6 legge 27 luglio 1978 n. 392, il contratto di comodato, di guisa che permane l'applicazione della relativa disciplina. Pertanto, se un genitore concede un immobile in comodato per l abitazione della costituenda famiglia non è obbligato al rimborso delle spese, non necessarie né urgenti, sostenute da un coniuge durante la convivenza familiare per la migliore sistemazione dell abitazione coniugale. Infatti, il comodatario il quale, al fine di utilizzare la cosa, debba affrontare spese di manutenzione anche straordinarie, può liberamente scegliere se provvedervi o meno, ma, se decide di affrontarle, lo fa nel suo esclusivo interesse e non può, conseguentemente, pretenderne il rimborso dal comodante». Nella fattispecie, il contratto di comodato si è realizzato nel momento stesso in cui gli ex suoceri hanno messo il loro immobile a disposizione dell uomo, affinché questi vi effettuasse le opere necessarie a renderlo abitabile per sé e per la propria famiglia. Reintegrato sì, ma lontano da casa: non conta che nel gruppo vi sia un azienda con sedi più vicine. È quanto emerge dalla sentenza 1107 del della sezione lavoro della Cassazione. Confermata la valutazione del giudice del merito: la destinazione indicata dall azienda è la sola possibile, in quanto rappresenta l unica sede produttiva presso cui il lavoratore può essere destinato a causa delle mansioni che gli vanno riconosciute e che gli hanno fruttato il risarcimento dopo la mancata attribuzione; di fronte alle ragioni della gestione aziendale le condizioni personali e familiari del reintegrato non possono trovare rilievo. È vero: le altre aziende del gruppo cui il dipendente chiede di essere dirottato sono in piena attività e a- vrebbero spazio per accoglierlo. Ma restano pur sempre società distinte e autonome, pur facendo capo a una sola holding. Non resterebbe allora che dimostrare l esistenza di un solo centro di imputazione del rapporto di lavoro, come accade ogni volta che vi sia una simulazione o una preordinazione in frode alla legge del frazionamento di un unica attività fra vari soggetti. La prova è rigorosa e raggiungerla non risulta affatto facile: al giudice del merito, in tal caso, si richiede un adeguata analisi della situazione delle singole imprese. È cessione del ramo d azienda anche il trasferimento della rete di vendita a un prezzo simbolico. È quanto emerge dalla sentenza 1085 del della sezione lavoro della Cassazione. Bocciato il ricorso di un gruppo di informatori scientifici un tempo in servizio presso una nota casa farmaceutica con il compito di promuovere prodotti specialistici e locali (un attività che, con le cautele del caso, non risulta dissimile dalla funzione della rete commerciale di un azienda operante in qualsiasi altro settore). I lavoratori, in pratica, lamentano di essere stati dirottati su di un binario morto: la società acquirente - accusano - sarebbe una sorta di cimitero degli elefanti che agisce come ricettacolo del surplus occupazionale nell intero comparto. Non hanno buon gioco, tuttavia, 67 gli ex dipendenti scaricati dal colosso imprenditoriale a insistere sul prezzo, soltanto simbolico, cui è avvenuto il trasferimento: è infatti escluso che la deduzione di elementi che siano indici sintomatici dell elusione di norme imperative risultino sufficienti a far dichiarare illegittima l operazione di cessione; dall ordinamento, infatti, non è possibile enucleare alcun principio secondo cui la traslazione debba essere subordinata alla garanzia di prosecuzione delle attività economiche da parte dell acquirente: non si può porre a carico del cedente l onere di verificare le capacità e potenzialità imprenditoriali del cessionario. Rischia il carcere il dentista che permette al collaboratore senza abilitazione di operare. Lo ha sancito la Corte di Cassazione con la sentenza numero 3222 del Una paziente è stata sottoposta a numerose operazioni chirurgiche dell apparato dentale, inadeguate rispetto alla patologia sofferta. I postumi dell intervento sono state le lesioni dell apparato dentale dalle quali è derivata una malattia di durata superiore ai quaranta giorni, e l indebolimento permanente dell organo della masticazione. Il giudice d Appello hanno escluso il reato di lesioni dolose non essendo provata la volontà di cagionare alla paziente la malattia e i postumi invalidanti. La quinta sezione penale, ribaltando la decisione di merito, ha osservato che al medico non è stato contestato il dolo relativamente alla sua attività chirurgica ma all attività abusiva svolta dal collaboratore: non essendo quest ultimo un medico, era molto più elevato il rischio di complicazioni e, dunque, difficile non immaginare i potenziali e forse probabili effetti lesivi. L accordo sui rapporti economici concordato tra ex in sede di separazione non decurta l assegno di divorzio. È quanto sancito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n del , ha ribadito l illegittimità di qualunque accordo economico in contemplazione di divorzio. Dunque, la prima sezione civile ha bocciato il ricorso di un uomo che aveva donato con scrittura privata alla ex moglie, ancor prima del divorzio, un immobile e 150 mila euro. Nella carta veniva costituita una rendita vitalizia. Ma la signora aveva comunque chiesto al giudice l assegno di divorzio. E lo aveva ottenuto. Ora la Cassazione ha reso definitiva la decisione ribadendo l invalidità di qualunque accordo economico in contemplazione di divorzio. Fra l altro, spiega ancora Piazza Cavour, l anziano signore non poteva invocare neppure le norme sulla rendita vitalizia. «È del tutto incomprensibile la pretesa di applicare la disciplina della rendita vitalizia ad una fattispecie (del tutto al di fuori dallo schema di cui all art c.c.) nella quale è l onerato dell assegno ad aver alienato un immobile». È sempre assente dopo feste e ferie: per licenziarlo bisogna contestare subito e senza ne bis in i- dem. È quanto emerge dalla sentenza 1062 del della sezione lavoro della Cassazione. Bocciato il ricorso dell azienda: la specialista in ponti si salva perché risulta leso il suo diritto di difesa laddove gli addebiti disciplinari debbono essere sempre tempestivi. Ma ciò che più conta è che all assenteista risulta contestata erroneamente la recidiva: una volta che il datore ha esercitato il suo potere disciplinare per determinati fatti che costituiscono infrazioni ha consumato ogni sua facoltà in tal senso, potendo soltanto tenere conto della sanzione eventualmente applicata entro il biennio. In assenza di un autonoma infrazione attualmente sanzionabile, allora, non si può contestare la recidiva per questioni già chiuse e su questa sola base fare scattare il licenziamento. Fa bene allora il giudice del merito ad annullare il recesso: è illegittima la condotta del datore che, per liberarsi della sgradita assenteista, in mancanza di una nuova infrazione riesamina in sede disciplinare, sia pure unitariamente, una serie di vecchie mancanze già punite con sanzioni conservative. Responsabilità amministrativa degli enti (231/01): illegittima la confisca sui crediti dell azienda. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza 3238 del , ha annullato un sequestro finalizzato alla confisca sul preliminare di vendita di una Spa accusata di corruzione in relazione a delle licenze di edificabilità. La Quinta sezione penale ha sottolineato che «il sequestro finalizzato alla confisca per equivalente, disposto in caso di responsabilità da reato degli enti collettivi deve ritenersi illegittimo quando un utilità non sia effettivamente conseguita e già nella disponibilità del destinatario. Infatti, il credito, ancorché liquido ed esigibile, è utilità non ancora percepita, ma soltanto attesa». Dunque il profitto, contrariamente a quanto sostenuto dai giudici di merito, presuppone necessariamente - secondo Piazza Cavour - una monetizzazione. Punibile l uso dello spray urticante, ma la bomboletta al peperoncino non è un arma chimica. Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza numero 3116 del Piazza Cavour ha osservato che per quanto riguarda le bombolette contenenti la sostanza in questione (oleoresin capsicum), uno spray al peperoncino, è intervenuto in data 12 maggio 2011 il Regolamento del Ministero dell Interno con il quale sono state definite quali caratteristiche tecniche devono possedere gli strumenti di autodifesa che nebulizzano il principio attivo naturale a base di detta sostanza per escludere l attitudine a recare offesa alla persona. Bocciato il ricorso del procuratore che chiedeva una diversa qualificazione del reato in base alla fattispecie più grave, addirittura quella delle armi da guerra, in cui rientrano i gas che costituiscono aggressivi chimici. Infatti si legge in sentenza che «le bombolette spray contenenti sostanze urticanti sono state considerate aggressivi chimici, solo quando dette sostanze erano risultate idonee in concreto a compromettere, anche in via temporanea, l integrità dell organismo umano». 7 Vedere altro
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