Source: https://www.studioessepi.it/magazine/sicurezza/responsabilita-civile-e-penale-datore-di-lavoro
Timestamp: 2019-12-12 17:21:25+00:00
Document Index: 138808558

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 35', 'art. 38', 'art. 41', 'art. 2087', 'art. 40', 'art. 2049', 'art. 10', 'art. 437']

04 Giugno 2019 | Pubblicato in Sicurezza sul lavoro.
Questo non solo serve a tutelare i lavoratori, per ridurre o eliminare le situazioni di rischio, ma anche il datore di lavoro stesso che, in caso di inadempienze, può invece incorrere in cause di responsabilità civile e penale.
La responsabilità del datore di lavoro viene attribuita, innanzitutto, da alcuni articoli fondamentali della nostra Costituzione, quali:
Tutela della salute nei luoghi di lavoro (art. 32);
Tutela del lavoro (art. 35);
Tutela del lavoratore in caso di infortunio, malattia (art. 38);
L'iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza alla libertà, alla dignità umana (art. 41).
Tali articoli sono stati poi attuati dalle norme dell’ordinamento dello Stato Italiano. Vediamo alcuni passaggi.
Responsabilità del datore di lavoro in ambito salute e sicurezza
In tema di responsabilità del datore di lavoro, molti sono anche i riferimenti legislativi: il D.Lgs. 626/94 e il D.Lgs n. 81/2008 elencano i reati contravvenzionali per l'omissione delle misure di sicurezza, ma anche il Codice Civile (artt. 2087 e 2049) e il Codice Penale (artt. 437 e 451) affrontano queste tematiche. Altri riconoscimenti del diritto della salute e sicurezza del lavoratore, con conseguenti obblighi per il datore di lavoro, sono previsti anche dal Diritto Comunitario.
L'art. 2087 del Codice Civile obbliga il datore di lavoro ad adottare le misure atte a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.
La norma risulta a contenuto aperto in merito a parametri quali la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, per imporre poi, al datore di lavoro, le misure di sicurezza da adottare. Nel caso in cui il DL non impedisca il verificarsi dell’evento, entra in azione il Codice Penale (art. 40), giustificando l’azione di regresso dell’INAIL nei confronti del datore di lavoro inadempiente.
L’art. 2049 del Codice Civile, invece, sancisce la responsabilità del datore di lavoro anche quando l’omissione delle misure di sicurezza è stata direttamente effettuata da altri soggetti da lui incaricati per svolgere le mansioni a lui assegnate.
In sostanza, il DL risponde dei danni causati da violazione di misure di sicurezza compiuti dai suoi preposti o sorveglianti.
In questo caso prevale la tesi della responsabilità oggettiva del datore di lavoro, come ribadito anche dalla Suprema Corte di Cassazione (Cass. 6 marzo 2008 n. 6033; Cass. 12 marzo 2008 n. 6632), che ha affermato la configurabilità di tale responsabilità quando tra l’evento illecito e le mansioni affidate sussista un rapporto di occasionalità necessaria.
La responsabilità oggettiva del datore di lavoro viene ripresa anche all’art. 10 del TU 1965/1124 come presupposto dell’azione di regresso dell’INAIL.
La responsabilità penale del datore di lavoro è disciplinata innanzitutto dall’art. 437 del Codice Penale (Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro).
Questo articolo prevede che chiunque ometta di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, li rimuova o li danneggi, è punito con la reclusione da 6 mesi a 5 anni. Un’ulteriore aggravante entra in azione se, dal fatto, derivi un disastro o un infortunio, cosa che può comportare la reclusione da 3 a 10 anni.
In quanto delitto, e non contravvenzione, andrà dunque provato il dolo o la colpa del soggetto (che può essere il datore di lavoro o chiunque abbia commesso l'illecito, anche estraneo all’organizzazione del lavoro).
Anche l'articolo 451 del Codice Penale (Omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro) disciplina la responsabilità del datore di lavoro.
Esso prevede la reclusione fino a un anno o una multa (da 103 euro a 516 euro) per chi, per colpa, ometta di collocare, rimuova o renda inservibili gli apparecchi o gli altri mezzi destinati all'estinzione di un incendio, al salvataggio o al soccorso contro disastri o infortuni sul lavoro.
Anche in questo caso andrà provata la colpa del datore di lavoro o di chiunque abbia commesso l’illecito.
Responsabilità civile e penale del datore di lavoro: rischio elettivo
Il rischio elettivo è l'unica causa di esclusione delle responsabilità del datore di lavoro per infortunio o malattia del lavoratore.
Questo significa non solo che egli non è ritenuto responsabile, ma anche che l’INAIL non riconosce l'indennizzo di infortunio al lavoratore.
Da non confondere con i casi di imprudenza o negligenza, i comportamenti che rientrano nel rischio elettivo sono quelli:
abnormi rispetto al fine lavorativo o aziendale;
non legati a necessità particolari o a cause di forza maggiore;
dovuti a esibizionismo;
legati a scelte individuali voluttuarie (ad esempio, l’acquisto di sigarette).
Di questi aspetti, e delle responsabilità del datore di lavoro in ambito salute e sicurezza sul lavoro, parleremo nel SEMINARIO GRATUITO che abbiamo organizzato venerdì 21 giugno presso la nostra sede.
Assieme all'Avv. Giacomo Riccardo Piazzi, partiremo dal modello di sicurezza "monosoggettivo", proprio del Codice Civile, per arrivare a quello "plurisoggettivo" del D.Lgs. 81/2008, affrontando gli obblighi del datore di lavoro nell'ecosistema aziendale.
Un seminario dal taglio non solo teorico ma anche pratico, rivolto a imprenditori, professionisti e delegati del ruolo di datore di lavoro. Per informazioni, dettagli e iscrizioni al corso gratuito (fino a esaurimento posti) visita qui la pagina dell'evento.
fonte per articolo: Responsabilità del datore di lavoro per infortuni sul lavoro e malattie professionali - UILTuCS Abruzzo
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