Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-6900-del-11-03-2020
Timestamp: 2020-03-30 06:48:43+00:00
Document Index: 128030389

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 5', 'art. 35', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 6900 del 11/03/2020 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6900 del 11/03/2020
Cassazione civile sez. I, 11/03/2020, (ud. 03/12/2019, dep. 11/03/2020), n.6900
sul ricorso n. 33992/18 proposto da:
-) X.M., elettivamente domiciliato in Roma, via Misurina 69,
presso lo studio dell’avvocato Fabrizio Valenzi, che lo difende in
virtù di procura speciale apposta in calce al ricorso;
avverso il decreto del Tribunale di Milano 15.10.2018;
3.12.2019 dal Consigliere relatore Dott. Rossetti Marco.
X.M., cittadino cinese, chiese alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:
(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis); a fondamento dell’istanza dedusse di avere lasciato la Cina perchè perseguitato a causa della sua fede cristiana;
la Commissione Territoriale rigettò l’istanza;
avverso tale provvedimento X.M. propose ricorso dinanzi al Tribunale di Milano ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35, che lo rigettò con decreto 15 ottobre 2018;
(a) il ricorrente non era credibile, perchè aveva fornito una versione dei fatti contraddittoria e lacunosa;
(b) il diritto all’asilo non spettava, perchè il ricorrente non aveva lasciato il suo Paese per sfuggire alla tortura o ad una condanna a morte;
(c) il diritto alla protezione sussidiaria non spettava, poichè in Cina non era in atto una violenza indiscriminata derivante da conflitti armati;
(d) non sussistevano nemmeno i presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 5), perchè il ricorrente non aveva neppure allegato alcuna circostanza idonea a palesarne la vulnerabilità; il decreto è stato impugnato per cassazione da X.M. con ricorso fondato su due motivi;
ambedue i motivi di ricorso sono manifestamente inammissibili, perchè con essi – al di là della loro intitolazione formale – nella sostanza il ricorrente censura la valutazione con cui il Tribunale ha ritenuto inattendibile il suo racconto;
al riguardo, questa Corte ha ripetutamente affermato che “lo stabilire se la narrazione, fatta dall’interessato, delle circostanze che giustificano la concessione della protezione internazionale od il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, sia stata verosimile e credibile oppur no, non costituisce una valutazione di diritto, ma è un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità” (ex plurimis, Sez. 1 -, Ordinanza n. 3340 del 05/02/2019, Rv. 652549 – 01; Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 27503 del 30/10/2018, Rv. 651361 – 01);
il rigetto del ricorso comporta l’obbligo del pagamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, (nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17).
(-) dà atto che sussistono i presupposti previsti dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte del ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Prima Sezione civile della Corte di cassazione, il 3 dicembre 2019.