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Timestamp: 2017-01-17 03:19:40+00:00
Document Index: 33106182

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 31', 'art. 33', 'art. 7', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 1']

⭐La tutela dei richiedenti asilo. Manuale giuridico per l operatore
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1 La tutela dei richiedenti asilo Manuale giuridico per l operatore2 3 La tutela dei richiedenti asilo Manuale giuridico per l operatore PREFAZIONE Questa pubblicazione è stata realizzata da Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR): Micaela Malena, Nadia Falco, Jürgen Humburg, con il contributo di Antonio Di Muro. Associazione Studi Giuridici sull Immigrazione (ASGI): Noris Morandi, Luigi Tessitore, Gianfranco Schiavone. Con il coordinamento del Servizio Centrale del Sistema di Protezione per Richiedenti asilo e Rifugiati (SPRAR) - Soran Ahmad, Lucia Iuzzolini, Cristina Passacantando. Con la supervisione del Dipartimento per le Libertà civili e l Immigrazione del Ministero dell Interno - Angelo Carbone, Vicario della Direzione centrale dei Servizi civili per l Immigrazione e l Asilo, con la collaborazione di Tommaso Ricciardi, Vice Prefetto della Direzione centrale dei Servizi civili per l Immigrazione e l Asilo. Il Manuale si rivolge agli operatori che forniscono assistenza ai richiedenti asilo - sia all interno della pubblica amministrazione che presso enti di tutela o che gestiscono programmi di accoglienza - guidandoli nella comprensione della normativa in tema di procedura di riconoscimento dello status e di accoglienza. Il presente volume è stato elaborato nell ambito del Progetto In/Formazione II, grazie alle risorse assegnate ad ANCI per l anno 2007 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri sui fondi dell Otto per Mille dell IRPEF devoluto dai cittadini alla diretta gestione statale, ed è stato stampato con il contributo dell Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Nell ambito della precedente edizione del Progetto In/Formazione sono stati realizzati ulteriori strumenti informativi per richiedenti asilo, titolari di protezione ed operatori del settore: - Guida pratica per i richiedenti protezione internazionale (disponibile in dieci lingue sui siti al link e - Guida pratica per i titolari di protezione internazionale. Istruzioni per l uso dei servizi sul territorio (disponibile in dieci lingue sui siti al link e - Raccolta normativa e giurisprudenziale in materia di asilo (disponibile sul sito di cui si offre un aggiornamento nel CD-Rom allegato, - Chiedere protezione internazionale in Italia, audiovisivo per i richiedenti protezione internazionale accolti nei centri governativi (disponibile in dieci lingue).4 5 La tutela dei richiedenti asilo Manuale giuridico per l operatore INDICE Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria Premessa. Asilo e protezione STATUS DI RIFUGIATO: Presupposti per il riconoscimento Timore fondato Persecuzione Agente di persecuzione Motivi di persecuzione Rifugiati sur place STATUS DI RIFUGIATO: Esclusione La protezione da parte di altro organismo o istituzione delle Nazioni Unite Responsabili di crimini di diritto internazionale Autori di reati gravi fuori dall Italia e prima del rilascio del permesso di soggiorno per asilo Responsabili di atti contrari ai fini ed ai principi delle Nazioni Unite STATUS DI RIFUGIATO: Cessazione STATUS DI RIFUGIATO: Diniego PROTEZIONE SUSSIDIARIA Presupposti per il riconoscimento Esclusione Cessazione Capitolo 2 - La protezione umanitaria e la protezione temporanea nell ordinamento italiano La protezione umanitaria La protezione temporanea La protezione temporanea: il Decreto legislativo 7 aprile 2003, n Il contenuto della protezione temporanea prevista dall art. 20 del Decreto legislativo 25 luglio 1998, n Capitolo 3 - La protezione dall espulsione e dal respingimento I concetti di respingimento ed espulsione Il respingimento L espulsione6 La tutela dei richiedenti asilo Manuale giuridico per l operatore 3.2 Divieto di espulsione e respingimento (refoulement) Convenzione di Ginevra: Articoli 32 e Normativa comunitaria e nazionale Altri strumenti di diritto internazionale ratificati dall Italia Capitolo 4 - Criteri e meccanismi per la determinazione dello Stato membro competente ad esaminare una domanda di asilo Clausola di sovranità, criteri di competenza e loro gerarchia Clausola di sovranità Criteri di competenza e loro gerarchia Criteri in deroga e clausola umanitaria Modalità di applicazione dei criteri: regolamento (CE) n. 1560/ Procedura e termini per la determinazione dello stato competente all esame della domanda: obbligo di prendere o riprendere in carico un richiedente la protezione internazionale Rapporto tra la procedura di riconoscimento della protezione internazionale e quella di determinazione dello stato membro competente La decisione di trasferimento del richiedente verso un altro stato membro e la tutela giurisdizionale La decisione dell unità Dublino La tutela giurisdizionale del richiedente avverso la decisione di trasferimento in altro stato Il caso della Grecia Capitolo 5 - Procedure di riconoscimento della protezione internazionale L accesso alla procedura Le ipotesi di inammissibilità Garanzie ed obblighi Il divieto di informare le autorità diplomatiche o consolari del richiedente asilo L applicazione delle norme in materia di trasparenza del procedimento amministrativo La tutela dell unità familiare e le domande presentate dai minori non accompagnati7 La tutela dei richiedenti asilo Manuale giuridico per l operatore 5.7 L accoglienza dei richiedenti asilo L'autorità competente all esame delle domande: le Commissioni territoriali L audizione del richiedente e le garanzie procedurali La decisione. Forme e contenuti La Commissione nazionale: competenza su revoca e cessazione. Coordinamento e formazione delle Commissioni territoriali Reato di ingresso e soggiorno illegale (art. 10-bis, Testo unico immigrazione) Capitolo 6 - Tutela giurisdizionale La tutela giurisdizionale avverso la decisione negativa della Commissione territoriale Il primo grado di giudizio: il ricorso avanti al Tribunale Il secondo grado di giudizio: impugnazione avverso la sentenza del Tribunale L ultimo grado di giudizio: il ricorso avanti alla Corte di Cassazione La tutela giurisdizionale del richiedente asilo in caso di revoca o cessazione della protezione internazionale L accoglienza del ricorrente L ammissione al patrocinio a spese dello Stato Capitolo 7 - L accoglienza dei richiedenti asilo nei centri L accoglienza dei richiedenti asilo Tipologia dei centri e standard minimi di accoglienza. Lo schema di capitolato di appalto: un nuovo strumento normativo Servizi e figure professionali coinvolte Indice Aggiornamento della Raccolta Normativa e Giurisprudenziale8 9 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria Capitolo 1 PROTEZIONE INTERNAZIONALE: STATUS DI RIFUGIATO E PROTEZIONE SUSSIDIARIA* Premessa. Asilo e protezione. L articolo 10 comma 3 della Costituzione italiana stabilisce che lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Il presente Manuale non può affrontare in modo esaustivo la complessa tematica relativa alla nozione di asilo costituzionale. In questa sede ci si limita a ricordare che la giurisprudenza (Cassazione, sezioni unite sentenze n. 4674/97 e n. 907/99; Cassazione, sez. I n. 8423/04 ) ha stabilito che l asilo costituzionale è un diritto soggettivo perfetto, il cui riconoscimento può essere richiesto direttamente innanzi al giudice ordinario, seppure in assenza di una normativa che ne definisca i contenuti. La presente trattazione, pertanto, si concentra sulla disciplina normativa degli status di protezione internazionale e della protezione umanitaria. In via preliminare, occorre introdurre alcune definizioni. Richiedente asilo è un cittadino straniero o apolide (privo di cittadinanza) che cerca protezione fuori dal Paese di provenienza e, ha manifestato la propria volontà di chiedere asilo ed è in attesa di una decisione definitiva delle autorità competenti su tale istanza. Ai fini dell'esame della domanda di asilo, è valutata la possibilità di protezione che il soggetto potrebbe ricevere nel Paese di origine, vale a dire se in questo vi siano adeguate misure per impedire che possano essere inflitti atti persecutori o danni gravi, come la presenza di un sistema giuridico effettivo che sia accessibile al richiedente asilo e permetta di individuare, perseguire penalmente e punire gli atti che costituiscono persecuzione o danno grave (v. art. 6, co. 2 D. Lgs. n. 251/07). La protezione internazionale include lo status di rifugiato e lo status di protezione sussidiaria. I presupposti per il riconoscimento di queste due forme di protezione ed i rispettivi contenuti sono disciplinati nella Direttiva 2004/83/CE del 29 aprile , cui è stata data attuazione nell ordinamento italiano con Decreto Legislativo 19 Novembre 2007, n. 251 c.d. Decreto Qualifiche. Tale Direttiva è stata successivamente modificata: la nuova Direttiva Qualifiche è la 2011/95/UE del 13 dicembre 2011 recante norme sull attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di beneficiario di protezione internazionale, su uno status uniforme per i rifugiati o per le persone aventi titolo a beneficiare della pro- * Si ringrazia Antonio Di Muro (UNHCR) per aver contribuito alla redazione di questo capitolo. 1 DIRETTIVA 2004/83/CE DEL CONSIGLIO del 29 aprile 2004 recante norme minime sull'attribuzione, a cittadini di paesi terzi o apolidi, della qualifica di rifugiato o di persona altrimenti bisognosa di protezione internazionale, nonché norme minime sul contenuto della protezione riconosciuta. 710 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria tezione sussidiaria, nonché sul contenuto della protezione riconosciuta (dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 21 dicembre 2013) 2. La procedura per il riconoscimento è disciplinata nella Direttiva 2005/85/CE del 1º dicembre , cui è stata data attuazione nell ordinamento italiano con Decreto Legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 (successivamente modificato con D. Lgs. 3 ottobre 2008, n. 159; Legge 15 Luglio 2009, n. 94; D. Lgs. 1 settembre 2011, n. 150) c.d. Decreto Procedure. Prima dell adozione di queste due Direttive dell Unione europea, nell ordinamento italiano la normativa in materia di asilo consisteva esclusivamente nella previsione del diritto di asilo costituzionale (art. 10, co. 3 Costituzione), nella Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status di rifugiato (ratificata e resa esecutiva in Italia con Legge n. 722/54) e nella Legge n. 39/90 contenente disposizioni sulle procedure di riconoscimento dello status di rifugiato, nonché nell art. 19, co. 1 del Testo unico immigrazione (D. Lgs. n. 286/98) che vieta l allontanamento in caso di rischio di persecuzione. Il diritto dell Unione europea ha profondamente innovato il sistema nazionale introducendo standard minimi comuni a tutti gli Stati membri per quanto riguarda i presupposti di riconoscimento, il contenuto della protezione e le relative procedure, nonché un secondo livello di protezione internazionale oltre allo status di rifugiato ossia la protezione sussidiaria. Il diritto dell Unione europea, inoltre, ha trasformato il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo con l introduzione della Direttiva 2003/9/CE 4, recepita nell ordinamento italiano con Decreto Legislativo 30 maggio 2005, n. 140 c.d. Decreto Accoglienza ( vedi Cap. 7). 1.1 STATUS DI RIFUGIATO: Presupposti per il riconoscimento La definizione generale di rifugiato contenuta nel diritto internazionale, e recepita anche in ambito italiano ed europeo, è quella dell art. 1 A, n. 2, par. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati. Ai sensi di tale strumento internazionale, è considerato rifugiato chi: Art. 1-A, n. 2 par. 1 Convenzione di Ginevra temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; 2 La nuova Direttiva Qualifiche introduce alcune modifiche importanti volte, in particolare, ad un maggiore ravvicinamento tra i diritti riconosciuti al titolare di status di rifugiato e quelli del titolare di status di protezione sussidiaria. Si ricorda, inoltre, che in generale per quanto riguarda le direttive dell'unione europea, prima che scada il termine di attuazione gli Stati hanno l'obbligo di astenersi dall'adottare disposizioni che possano compromettere gravemente il risultato prescritto dalla direttiva stessa. 3 DIRETTIVA 2005/85/CE DEL CONSIGLIO del 1 dicembre 2005 recante norme minime per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di rifugiato. 4 DIRETTIVA 2003/9/CE DEL CONSIGLIO del 27 gennaio 2003 recante norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri. 811 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria oppure che, non avendo una cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di siffatti avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra. Tale definizione è stata fedelmente ripresa dai Decreti attuativi delle citate Direttive comunitarie sulle qualifiche e sulle procedure (rispettivamente art. 2, co. 1 lett. e, D. Lgs. 251/07 e art. 2, co. 1 lett. d, D. Lgs. 25/08). Per una corretta applicazione dei presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, l Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha elaborato linee-guida interpretative nel Manuale sulle procedure e sui criteri per la determinazione dello status di rifugiato (UNHCR Handbook) 5. È rifugiato chi ha un ragionevole timore di poter essere, in caso di rimpatrio, vittima di persecuzione TIMORE FONDATO Affinché sussista un timore fondato è necessario che siano presenti sia la componente soggettiva (timore) sia quella oggettiva (ragionevole fondatezza). Il sentimento del timore è per sua stessa natura rivolto verso il futuro: non è necessario, quindi, che un rifugiato abbia già effettivamente subito persecuzioni nel passato. Una persona potrebbe, infatti, essere riuscita sino al momento della fuga ad evitare persecuzioni ma avere comunque un ragionevole timore di poterle subire nel futuro, soprattutto quando ne siano già rimaste vittime altri del suo stesso ambiente sociale o familiare, ovvero quando risulti che, nel suo Paese di origine, ne sono colpiti in modo ricorrente individui che si trovano nella sua stessa situazione. Analogamente, una persona potrebbe avere effettivamente subito persecuzioni nel passato e tuttavia non temere di poterne subire nel futuro. Ciò accade, ad esempio, quando le persecuzioni subite siano remote nel tempo e senza più alcun rapporto con l attualità poiché, nel frattempo, la situazione del Paese di origine è cambiata radicalmente. In ogni caso, l aver subito persecuzioni in passato può contribuire a rendere fondato il timore di poterle nuovamente subire in futuro, a meno che dalle circostanze del caso concreto non emergano chiare indicazioni del contrario. Questi criteri interpretativi trovano oggi un riconoscimento espresso nell art. 3 (esame dei fatti e delle circostanze), co. 4 del D. Lgs. 251/07: Art. 3 (Esame dei fatti e delle circostanze), co. 4 D. Lgs. 251/07 Il fatto che il richiedente abbia già subito persecuzioni... o minacce dirette di persecuzioni... costituisce un serio indizio della fondatezza del timore del richiedente di subire persecuzioni o del rischio effettivo di subire danni gravi, salvo che si individuino elementi o motivi per ritenere che le persecuzioni o i danni gravi non si ripeteranno... 5 United Nations High Commissioner for Refugees (UNHCR), Handbook on Procedures and Criteria for Determining Refugee Status under the 1951 Convention and the 1967 Protocol relating to the Status of Refugees, 1979/1992, Versione in italiano disponibile al link 912 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria Un serio indizio di fondatezza del timore di persecuzioni future può essere tratto non solo dalle persecuzioni già subite, ma anche dalle passate minacce dirette di persecuzione. Tale principio è stabilito anche per il riconoscimento della protezione sussidiaria (rapporto fra il timore di futuri danni ed i danni gravi sofferti o minacciati nel passato ai sensi dell art. 3, co. 4 D. Lgs. 251/07). Nei casi in cui le persecuzioni sofferte nel passato siano di eccezionale gravità, anche laddove una futura reiterazione delle stesse appaia oggettivamente irrealistica o inverosimile, la persona che ne sia stata colpita può essere riconosciuta rifugiata (cfr. nell art. 1-C, n. 5 e n. 6 della Convenzione di Ginevra l indicazione di ragioni imperative derivanti da precedenti persecuzioni, sebbene si riferisca al diverso ambito delle cause di cessazione). Secondo l UNHCR (UNHCR Handbook, par. 136) si tratta di un generale principio di natura umanitaria, in base al quale non si puó rimpatriare un individuo che è stato colpito, in prima persona o indirettamente attraverso i suoi familiari, da atroci forme di persecuzione di cui stia ancora soffrendo il trauma. La valutazione della fondatezza, inoltre, non può essere compiuta senza una adeguata conoscenza delle condizioni generali del Paese di origine del richiedente, con particolare riferimento alla zona di provenienza del medesimo. Infine, poiché un timore é per definizione anche una percezione soggettiva, é necessario valutarne la fondatezza anche alla luce della situazione individuale del richiedente. Occorre, quindi, valutare se il timore espresso dal richiedente asilo sia verosimile per un individuo che si trovi nelle concrete condizioni (fisiche, psicologiche, economiche, sociali e culturali) della persona interessata. A tale riguardo, l art. 3, comma 3 lett. c) del D. Lgs. 251/07 stabilisce che l esame della domanda di protezione internazionale è effettuato su base individuale e prevede la valutazione, tra gli altri dei seguenti fattori: Art. 3 (Esame dei fatti e delle circostanze), co. 3 lett. c) D. Lgs. 251/07...della situazione individuale e delle circostanze personali del richiedente, in particolare la condizione sociale, il sesso e l età, al fine di valutare se, in base alle circostanze personali del richiedente, gli atti a cui è stato o potrebbe essere esposto si configurino come persecuzione o danno grave PERSECUZIONE Sebbene il concetto di persecuzione sia un elemento chiave della nozione di rifugiato contenuta nella Convenzione di Ginevra, non viene definito espressamente dalla Convenzione. Una lettura combinata dell art. 1-A, n. 2 della Convenzione di Ginevra e degli artt. 31, comma 1 (divieto di sanzioni penali per ingresso e soggiorno irregolare dei rifugiati) e 33 (divieto di refoulement) 6 del- 6 Ai sensi dell art. 31 (Rifugiati in situazione irregolare nel Paese di accoglienza), comma 1 Convenzione di Ginevra Gli Stati Contraenti non applicheranno sanzioni penali per ingresso o soggiorno irregolare a quei rifugiati che, provenienti direttamente da un Paese in cui la loro vita o la loro libertà erano minacciate nel senso dell articolo 1, entrano o si trovano sul loro territorio senza autorizzazione, purché si presentino senza indugio alle autorità ed espongano ragioni ritenute per il loro ingresso o la loro presenza irregolari. Ai sensi dell art. 33 (Divieto di refoulement), comma 1 Convenzione di Ginevra Nessuno Stato Contraente espellerà o respingerà (refouler), in qualsiasi modo, un rifugiato verso i confini di territori in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate a motivo della sua razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un particolare gruppo sociale od opinioni politiche. 1013 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria la stessa Convenzione consente, comunque, di stabilire per via interpretativa che nel concetto di persecuzione debbano senz altro rientrare le minacce alla vita o alla libertà. La Convenzione di Ginevra, inoltre, deve essere interpretata e valutata nel contesto dell intera normativa internazionale in materia di diritti umani: alla luce di tale lettura sistematica, anche altre gravi violazioni dei diritti umani possono ugualmente rientrare nel concetto di persecuzione (cfr. UNHCR Handbook, par. 51). Nel diritto italiano, a seguito del recepimento della Direttiva Qualifiche, il concetto di persecuzione è analizzato dall art. 7 del D. Lgs. 251/07 (Atti di persecuzione). La prima parte di tale disposizione fornisce una definizione generale, mentre il secondo comma esemplifica alcuni rilevanti atti persecutori (non si tratta di un elenco esaustivo). Art. 7 (Atti di persecuzione), D. Lgs. 251/07 1. Ai fini della valutazione del riconoscimento dello status di rifugiato, gli atti di persecuzione, ai sensi dell articolo 1 A della Convenzione di Ginevra, devono alternativamente: a) essere sufficientemente gravi, per loro natura o frequenza, da rappresentare una violazione grave dei diritti umani fondamentali, in particolare dei diritti per cui qualsiasi deroga e esclusa, ai sensi dell articolo 15, paragrafo 2, della Convenzione sui diritti dell uomo; b) costituire la somma di diverse misure, tra cui violazioni dei diritti umani, il cui impatto sia sufficientemente grave da esercitare sulla persona un effetto analogo a quello di cui alla lettera a). 2. Gli atti di persecuzione di cui al comma 1 possono, tra l altro, assumere la forma di: a) atti di violenza fisica o psichica, compresa la violenza sessuale; b) provvedimenti legislativi, amministrativi, di polizia o giudiziari, discriminatori per loro stessa natura o attuati in modo discriminatorio; c) azioni giudiziarie o sanzioni penali sproporzionate o discriminatorie; d) rifiuto di accesso ai mezzi di tutela giuridici e conseguente sanzione sproporzionata o discriminatoria; e) azioni giudiziarie o sanzioni penali in conseguenza del rifiuto di prestare servizio militare in un conflitto, quando questo potrebbe comportare la commissione di crimini, reati o atti che rientrano nelle clausole di esclusione di cui all articolo 10, comma 2; f) atti specificamente diretti contro un genere sessuale o contro l infanzia. a) Persecuzione come violazione grave di diritti umani. Dalla disposizione sopra riportata, si desume, pertanto, che per individuare i diritti umani la cui lesione può configurare una persecuzione deve prestarsi grande attenzione ai diritti elencati all art. 15, par. 2 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell uomo e delle libertà fondamentali del 1950 (CEDU). Si tratta di diritti che non consentono deroghe in nessuna situazione: oltre al diritto alla vita (art. 2 CEDU), quello alla protezione dalla tortura e dai trattamenti inumani o degradanti (art. 3), quello alla protezione dalla riduzione in schiavitù o servitù (art. 4, par. 1), ed il diritto alla legalità ed irretroattività delle incriminazioni penali e delle pene (art. 7). 1114 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria Fra gli altri diritti fondamentali la cui violazione può costituire una persecuzione potrebbe essere altresí ricompresa la libertà di pensiero, coscienza e religione (art. 9 CEDU). Anche ingerenze particolarmente intense nella vita privata e familiare (protetta dall art. 8 CEDU) potrebbero, in determinate condizioni, essere considerate persecutorie. b) Persecuzione come pluralità di atti con analogo effetto lesivo sulla persona Quando una pluralità di atti pregiudizievoli tra cui violazioni dei diritti umani - si sommano fra loro, la gravità dei medesimi non deve essere valutata in modo frammentario ed isolato, bensì in modo complessivo con riferimento all impatto che tali atti producono sulla persona. Pertanto, misure che, considerate isolatamente, non sarebbero sufficientemente gravi da configurare una persecuzione, valutate invece nel complesso ben possono delineare una persecuzione, attuale o temuta, quando l effetto dannoso subito dal soggetto rappresenta comunque una grave violazione dei diritti umani fondamentali, quale prevista alla lettera a) sopra descritta. Atti di persecuzione. Conseguenze del rifiuto di prestare servizio militare se comporta commissione di crimini. Prendendo ora in esame gli specifici atti citati in via esemplificativa dall art. 7, co. 2, si osservi in via preliminare che il concetto di persecuzione dovrebbe essere tenuto di norma ben distinto da quelli di legittima sottoposizione ad indagini per crimini dei quali si è accusati, ovvero di legittima sanzione per crimini dei quali si è stati riconosciuti colpevoli. Vi sono, tuttavia, alcune ipotesi in cui il comportamento contestato al richiedente asilo nel Paese di origine, pur essendo considerato illecito nell ordinamento giuridico di riferimento, per gli standard internazionali é, invece, ritenuto esercizio di un diritto di libertà, o persino una forma di osservanza di un dovere umanitario di ordine superiore. La lettera e) dell art. 7, co. 2 si riferisce ad azioni giudiziarie o sanzioni penali conseguenti al rifiuto di prestare servizio militare in un conflitto, quando questo potrebbe comportare la commissione di quei particolari crimini, reati o atti che impediscono il riconoscimento della protezione internazionale (clausole di esclusione). Si tratta di crimini contro la pace, dei crimini di guerra o crimini contro l umanità, ovvero di reati gravi o atti particolarmente crudeli, od infine di atti contrari alle finalità ed ai principi delle Nazioni unite. Atti di persecuzione. Azioni giudiziarie o sanzioni penali sproporzionate o discriminatorie e rifiuto di accesso a mezzi di tutela. La previsione di un ipotesi di reato può configurare una persecuzione laddove la relativa sanzione risulti oggettivamente sproporzionata o venga applicata in modo oggettivamente discriminatorio. Al di fuori del caso in cui siano associati ad incriminazioni o sanzioni di carattere penale, i trattamenti discriminatori in linea di principio non costituiscono di per sé una persecuzione. Essi possono però costituire una persecuzione quando, a causa delle loro caratteristiche, siano tali da incidere in modo gravemente negativo sui diritti fondamentali della persona interessata. L idoneità degli atti di discriminazione a configurare una persecuzione, quando risultino gravemente lesivi di diritti umani fondamentali o siano parte di una serie di diversi atti aventi effetto analogo, trova oggi 1215 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria riconoscimento nell art. 7 del D. Lgs. 251/07. Con riferimento a tale tipo di atto persecutorio, la Corte di Cassazione ha chiarito che la persecuzione politica sussiste anche quando vengano legalmente adottate sanzioni penali all esito di un regolare processo a carico di chi ha espresso mere opinioni politiche, laddove sia criminalizzato l esercizio di diritti fondamentali quali la libertà di espressione. Al fine di valutare la natura sproporzionata/discriminatoria dell azione giudiziaria o della sanzionale penale, quindi, è necessario prendere in considerazione il concreto fatto addebitato nel contesto del sistema penale del Paese di origine, e non il titolo formale del reato contestato (Cassazione, ordinanza n /10 vedi CD con Raccolta normativa e giurisprudenziale). Può accadere, infatti, che attività ritenute legittime espressioni di dissenso politico secondo comuni standard internazionali quali quelli espressi dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo siano considerate reato, ad esempio di matrice terroristica. Atti di persecuzione. Violenza fisica o psichica, compresa la violenza sessuale. Atti contro un genere o contro l infanzia. Possono essere considerati atti contrari alla Convenzione gravi violazioni degli obblighi contenuti nella convenzione ONU sui diritti del fanciullo del Un esempio di atto specificamente diretto contro l infanzia è il reclutamento dei bambini soldato. In questa tipologia di atti rientrano, inoltre, le pratiche dei matrimoni forzati o dei matrimoni precoci, ed anche le mutilazioni genitali femminili. La violenza sessuale e di genere rientra in questa tipologia di atti. Segue la definizione fornita dalle fonti internazionali ed altresì adottata dall UNHCR 7 : la violenza basata sul genere è quella violenza diretta contro una persona sulla base del suo genere o sesso. Essa comprende azioni che infliggono danno o sofferenza fisici, mentali o sessuali, minacce di tali atti, coercizione e altre forme di privazione della libertà Sebbene sia donne che uomini, sia ragazze che ragazzi possano essere vittime di violenza di genere, le donne e le ragazze ne sono le vittime principali. dovrà comprendere, ma non limitarsi a quanto segue: a) La violenza fisica, sessuale e psicologica che avviene in famiglia, incluse le percosse, lo sfruttamento sessuale, l abuso sessuale delle bambine nel luogo domestico, la violenza legata alla dote, lo stupro da parte del marito, le mutilazioni genitali femminili e altre pratiche tradizionali dannose per le donne, la violenza non maritale e la violenza legata allo sfruttamento; b) La violenza fisica, sessuale e psicologica che avviene all interno della comunità nel suo complesso, incluso lo stupro, l abuso sessuale, la molestia sessuale e l intimidazione sul posto di lavoro, negli istituti educativi e altrove, il traffico delle donne e la prostituzione forzata; 7 Fonte: UNHCR, Violenza sessuale e di genere nei confronti di rifugiati, rimpatriati e sfollati interni. Linee guida per la prevenzione e la risposta (2003), disponibile sul sito UNHCR Italia, 1316 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria c) La violenza fisica, sessuale e psicologica perpetrata o giustificata da parte dello Stato e delle istituzioni, ovunque essa si verifichi. Le difficoltà di carattere economico non costituiscono, di per sé, una persecuzione. Tuttavia, quando sono il risultato di una persecuzione, o di una discriminazione così grave da potersi considerare persecutoria, debbono essere tenute in considerazione ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato. Nell apprezzamento della natura persecutoria di un determinato atto, é necessario fare riferimento, oltre che alle caratteristiche dell atto in sé, a tutte le condizioni fisiche, psichiche, personali, economiche e sociali della vittima, attuale o potenziale. Particolare attenzione deve essere dedicata ai soggetti vulnerabili AGENTE DI PERSECUZIONE Ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato, le persecuzioni, attuali o temute, che hanno rilevanza sono innanzi tutto (ma non soltanto) quelle direttamente riferibili allo Stato di origine della persona che chiede protezione. In alcuni casi un atto di persecuzione può considerarsi direttamente imputabile ad uno Stato anche quando esso non è commesso da suoi organi ufficiali. Ad esempio, quando l atto in questione proviene da soggetti che, pur non essendo organo statale, sono comunque investiti, dal diritto interno di quello stesso Stato, dell esercizio di prerogative proprie di un autorità pubblica, ed abbiano compiuto l atto di persecuzione agendo in tale qualità, o quando l atto è compiuto da una persona o da un gruppo di persone che esercitano di fatto prerogative pubbliche in mancanza o in assenza delle autorità ufficiali. Pertanto, quando un partito o un organizzazione controllino di fatto il territorio di uno Stato o una parte sostanziale del medesimo, l atto di persecuzione a questi riferibile deve essere equiparato ad atto imputabile allo Stato. Anche un atto commesso da semplici privati può essere considerato direttamente riferibile ad uno Stato, qualora l atto di cui trattasi sia stato commesso sotto istruzione, direzione o controllo di organi statali. Il riconoscimento dello status di rifugiato, inoltre, puó anche basarsi sul timore di essere perseguitati da agenti terzi, estranei all organizzazione ufficiale dello Stato (ad es. la comunità o la famiglia), o da segmenti anche non organizzati della popolazione civile di un Paese, quando i soggetti che offrono protezione non possono o non vogliono fornirla. L impossibilità o la giustificata mancanza di volontà di avvalersi di tale protezione può, in tali casi, considerarsi dimostrata quando, ad esempio, risulti che lo Stato di provenienza dell interessato non è dotato di un sistema giuridico effettivo che permetta di assicurare livelli adeguati di protezione, preventiva e repressiva, dagli atti di persecuzione. 1417 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria Si vedano gli artt. 5 e 6 del D. Lgs. 251/07, rispettivamente sugli agenti della persecuzione ed i soggetti che offrono protezione dalla persecuzione stessa: Art. 5 (Responsabili della persecuzione o del danno grave), D. Lgs. 251/07 1. Ai fini della valutazione della domanda di protezione internazionale, i responsabili della persecuzione o del danno grave sono: a) lo Stato; b) i partiti o le organizzazioni che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio; c) soggetti non statuali, se i responsabili di cui alle lettere a) e b), comprese le organizzazioni internazionali, non possono o non vogliono fornire protezione, ai sensi dell articolo 6, comma 2, contro persecuzioni o danni gravi. Art. 6 (Soggetti che offrono protezione), D. Lgs. 251/07 1. Ai fini dell esame della domanda di protezione internazionale, è valutata la possibilità di protezione da parte: a) dello Stato; b) dei partiti o organizzazioni, comprese le organizzazioni internazionali, che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio La protezione di cui al comma 1 consiste nell adozione di adeguate misure per impedire che possano essere inflitti atti persecutori o danni gravi, avvalendosi tra l altro di un sistema giuridico effettivo che permetta di individuare, di perseguire penalmente e di punire gli atti che costituiscono persecuzione o danno grave, e nell accesso da parte del richiedente a tali misure 9. (...) MOTIVI DI PERSECUZIONE Per il riconoscimento dello status di rifugiato è necessario che il fondato timore di persecuzione sia associato ad uno dei motivi specificamente indicati nella definizione di cui all art. 1-A n. 2 della Convenzione di Ginevra. Il contenuto di tali motivi - razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale ed opinioni politiche è definito dall art. 8, co. 1 del D. Lgs. 251/07. Affinché sussista un fondato timore di persecuzione non è necessario che l individuo possieda effettivamente le caratteristiche su cui la persecuzione si fonda; è infatti sufficiente che tali caratteristiche gli siano (o possano concretamente essergli) attribuite dall agente di persecuzione. 8 Nella nuova Direttiva Qualifiche è stato precisato che la lista dei soggetti che offrono protezione contro persecuzioni o danni gravi è esaustiva e che nel caso in cui non si tratti dello Stato, ma di partiti o organizzazioni (comprese le organizzazioni internazionali) che controllano lo Stato o una parte consistente del suo territorio, questi debbano avere la volontà e la capacità di offrire protezione (art. 7, co. 1 Direttiva 2011/95/UE). 9 Nella nuova Direttiva Qualifiche è stato precisato che tale protezione contro persecuzioni o danni gravi deve essere effettiva e non temporanea (art. 7, co. 2 Direttiva 2011/95/UE). 1518 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria a) Razza Per persecuzione razziale si intende, in linea con quanto stabilito dalla Convenzione sull eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale del 1965, oltre che una persecuzione fondata sull appartenenza ad una presunta razza, anche quella fondata su considerazioni relative al colore della pelle, ad una particolare discendenza (es. appartenenza anche solo presunta ad una data casta) o ad una origine nazionale o etnica. b) Religione L art. 8, co. 1 lett. b) del D. Lgs. 251/07 contiene un elenco esemplificativo molto dettagliato di cosa debba intendersi per religione ai fini della Convenzione di Ginevra. Il termine religione include, in particolare, le convinzioni teiste, non teiste ed ateiste, la partecipazione a, o l astensione da, riti di culto celebrati in privato o in pubblico, sia singolarmente sia in comunità, altri atti religiosi o professioni di fede, nonché le forme di comportamento personale o sociale fondate su un credo religioso o da esso prescritte. Le persecuzioni religiose possono, a seconda dei casi, o incidere direttamente sul diritto alla libertà di religione, ad esempio vietando o imponendo penalmente determinati culti o confessioni, o colpire, almeno in via immediata, diritti di natura differente, ad esempio prevedendo trattamenti giuridici diversi per gli appartenenti ed i non appartenenti ad una data religione. c) Nazionalità Il termine nazionalità deve essere inteso non solo come sinonimo di cittadinanza (e dunque riferirsi alle persecuzioni basate sul possesso o sul mancato possesso di una data cittadinanza), ma anche come riferibile all appartenenza o non appartenenza, effettiva o presunta, ad un dato gruppo etnico, linguistico o culturale. L art. 8, co. 1 lett. c) del D. Lgs. 251/07, infatti, prevede che il termine nazionalità non si riferisce esclusivamente alla cittadinanza, o all assenza di cittadinanza, ma designa in particolare, l appartenenza ad un gruppo caratterizzato da un identità culturale, etnica o linguistica, comuni origini geografiche o politiche o la sua affinità con la popolazione di un altro Stato. Se, nella maggior parte dei casi, le persecuzioni sono praticate da esponenti di una nazionalità maggioritaria e colpiscono i membri di una nazionalità minoritaria, nulla esclude che in taluni casi si verifichi il contrario. d) Appartenenza ad un particolare gruppo sociale L espressione gruppo sociale è stata formulata in modo aperto e deve essere interpretata in senso estensivo, secondo quanto disposto dall art. 8, co. 1 lett. d) del D. Lgs. 251/07 ove si specifica che sarà considerato alla stregua di un gruppo sociale quel gruppo di individui che è costituito da membri che condividono una caratteristica innata o una storia comune che non può essere mutata oppure condividono una caratteristica o una fede che è così fondamentale per l identità o la coscienza che una persona non dovrebbe essere costretta a rinunciarvi, ovvero quello che possiede un identità distinta nel Paese di origine, perché vi è percepito come diverso dalla società circostante. Si tratta dunque di caratteristiche obiettive, immodificabili o non rinunciabili senza grave sacrificio, degli appartenenti al gruppo stesso (identità fondamentale per la persona: diversità sentita dagli stessi membri del gruppo); oppure del modo in cui il gruppo stesso viene percepito dalla società esterna (identità sociale percepita come distinta: diversità percepita dall esterno). Anche gruppi molto numerosi di individui possono essere considerati gruppi sociali ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato: anche il genere femminile, inteso nella sua interezza, puó costituire gruppo sociale esposto al rischio di persecuzione. Vi sono, inoltre, situazioni in cui, all interno di un gruppo molto ampio che risulti non suscettibile di essere considerato a rischio di persecuzione nella sua interezza, possono essere individuati sottogruppi più piccoli, che a 1619 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria tale rischio sono invece concretamente esposti. Ad esempio, vi possono essere casi in cui, mentre le donne in quanto tali non sono a rischio di persecuzione, lo sono invece talune specifiche categorie di donne, quali ad esempio le donne accusate di adulterio, le donne nubili, ovvero le donne lavoratrici. Infine, nella lett. d) si chiarisce che in funzione della situazione nel Paese di origine, un particolare gruppo sociale può essere individuato in base alla caratteristica comune dell orientamento sessuale, fermo restando che tale orientamento non includa atti penalmente rilevanti ai sensi della legislazione italiana. Tale disposizione conferma la possibilità di considerare persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuati) come gruppi potenzialmente esposti a persecuzione. Inoltre, la nuova Direttiva Qualifiche ha precisato che ai fini della determinazione dell appartenenza a un determinato gruppo sociale o dell individuazione delle caratteristiche proprie di tale gruppo, si tiene debito conto delle considerazioni di genere, compresa l identità di genere (art. 10, co. 1 lett. d, Direttiva 2011/95/UE). e) Opinioni politiche Il concetto di opinione politica deve essere inteso in senso ampio, come riferibile non solo alla sfera politica propriamente intesa, bensí comprensivo di qualsiasi pensiero o convinzione su di una qualunque materia o questione di rilevanza pubblica o sociale, che possa suscitare la reazione dei potenziali agenti di persecuzione. L art. 8, co. 1 lett. e) del D. Lgs. 251/07 precisa, inoltre, che le opinioni politiche rilevanti ai fini del riconoscimento dello status di rifugiato sono anche quelle che il richiedente non abbia mai tradotto in atti concreti RIFUGIATI SUR PLACE É rifugiato chi ha un fondato timore di persecuzione e si trova fuori dal Paese del quale è cittadino o, se apolide, nel quale aveva la residenza abituale. Chi si trova ancora nel territorio del proprio Paese, quale che sia il bisogno oggettivo di protezione, non è un rifugiato ai sensi della Convenzione di Ginevra. La Convenzione, tuttavia, non impone che l uscita dal Paese di origine si realizzi prima della nascita del timore di persecuzione. Può accadere, infatti, che le ragioni per temere una persecuzione emergano quando l interessato si trova già all estero. Si parla, in tale caso, di rifugiato sur place. Tale situazione può verificarsi, ad esempio, nell ipotesi di cambio radicale di regime politico nel Paese di origine durante la permanenza dell interessato all estero. Può anche avvenire che a mutare non siano tanto le condizioni generali del Paese di origine, quanto quelle individuali del singolo individuo interessato: una persona potrebbe temere di essere perseguitata a causa di scelte compiute o atti commessi non già quando si trovava in patria, ma dopo che é entrata nel Paese di accoglienza. Si veda l art. 4 del D. Lgs. 251/07: Art. 4 (Bisogno di protezione internazionale sorto dopo aver lasciato il Paese di origine), D. Lgs. 251/07 La domanda di protezione internazionale può essere motivata da avvenimenti verificatisi dopo la partenza del richiedente dal suo Paese di origine ovvero da attività svolte dal richiedente dopo la sua partenza dal Paese di origine, in particolare quando sia accertato che le attività addotte costituiscono l espressione e la continuazione di convinzioni od orientamenti già manifestati nel Paese di origine. 1720 Capitolo 1 - Protezione internazionale: status di rifugiato e protezione sussidiaria 1.2 STATUS DI RIFUGIATO: Esclusione La Convenzione di Ginevra prevede alcune ipotesi in cui una persona, pur soddisfacendo tutte le condizioni previste dall art. 1 A della Convenzione di Ginevra, non è comunque considerata un rifugiato o perché riceve già adeguata protezione internazionale, o perché non ne ha bisogno, o perché non ne appare meritevole. Tali ipotesi, denominate clausole di esclusione, sono da considerarsi eccezioni rispetto alla regola generale, e devono quindi essere interpretate in modo restrittivo. Esse sono disciplinate dall art. 10 del D. Lgs. 251/07. Tale disposizione precisa anche che le clausole di esclusione non riguardano solo gli autori materiali dei gravi atti previsti, ma anche coloro i quali abbiano contribuito alla commissione dei medesimi. Art. 10 (Esclusione), D. Lgs. 251/07 1. Lo straniero è escluso dallo status di rifugiato se rientra nel campo d applicazione dell articolo 1- D della Convenzione di Ginevra, relativo alla protezione o assistenza di un organo o di un agenzia delle Nazioni Unite diversi dall Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Quando tale protezione o assistenza cessa per qualsiasi motivo, senza che la posizione di tali stranieri sia stata definitivamente stabilita in conformità delle pertinenti risoluzioni adottate dall assemblea generale delle Nazioni Unite, essi hanno pieno accesso alle forme di protezione previste dal presente decreto. 2. Lo straniero è altresì escluso dallo status di rifugiato ove sussistono fondati motivi per ritenere: a) che abbia commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o un crimine contro l umanità, quali definiti dagli strumenti internazionali relativi a tali crimini; b) che abbia commesso al di fuori del territorio italiano, prima del rilascio del permesso di soggiorno in qualità di rifugiato, un reato grave ovvero che abbia commesso atti particolarmente crudeli, anche se perpetrati con un dichiarato obiettivo politico, che possano essere classificati quali reati gravi. La gravità del reato è valutata anche tenendo conto della pena prevista dalla legge italiana per il reato non inferiore nel minimo a quattro anni o nel massimo a dieci anni; c) che si sia reso colpevole di atti contrari alle finalità e ai principi delle Nazioni Unite, quali stabiliti nel preambolo e negli articoli 1 e 2 della Carta delle Nazioni Unite. 3. Il comma 2 si applica anche alle persone che istigano o altrimenti concorrono alla commissione dei crimini, reati o atti in esso previsti LA PROTEZIONE DA PARTE DI ALTRO ORGANISMO O ISTITUZIONE DELLE NAZIONI UNITE L art. 1-D della Convenzione di Ginevra prevede la non applicabilità della Convenzione stessa alle persone che beneficiano attualmente di protezione o assistenza da parte di organi o agenzie delle Nazioni Uni- 18 Vedere altro
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