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Timestamp: 2018-12-17 06:54:08+00:00
Document Index: 41705209

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 331', 'art. 483', 'art. 482', 'art. 44', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 648']

I Rischi penali collegati alle verifiche per il riconoscimento degli incentivi | Studio Legale Orabona
I Rischi penali collegati alle verifiche per il riconoscimento degli incentivi
4th luglio 2018
A cura di Andrea Orabona
Le verifiche avviate dal G.S.E. per il riconoscimento degli incentivi espongono a rilevanti rischi penali le aziende che non dovessero essere in regola.
Negli ultimi mesi, la verifica dei presupposti per il riconoscimento degli incentivi statali a favore di titolari di impianti fotovoltaici da parte del GSE ha fatto rilevare, in oltre un terzo dei casi campionati, l’applicazione di provvedimenti sanzionatori di revoca o decadenza dai benefici concessi per la produzione di energia da fonte rinnovabile.
Un dato allarmante in quanto le verifiche previste dal (c.d. “Decreto Controlli”) D.M. 31 Gennaio 2014, che attribuisce al G.S.E. il potere/dovere di avviare attività di accertamento sulla liceità del conseguimento di incentivi statali oggetto di Convenzione con il titolare dell’impianto – con particolare riguardo alla veridicità delle attestazioni fornite dagli operatori del fotovoltaico in sede di domanda di ammissione alle tariffe incentivanti dei Conti Energia -.
attribuisce al G.S.E. il potere/dovere di avviare attività di accertamento sulla liceità del conseguimento di incentivi statali oggetto di Convenzione con il titolare dell’impianto – con particolare riguardo alla veridicità delle attestazioni fornite dagli operatori del fotovoltaico in sede di domanda di ammissione alle tariffe incentivanti dei Conti Energia, procedono sul tutto il territorio.
In termini pratici, il controllo prevede sia una verifica meramente cartolare delle autocertificazioni e documentazione tecnica presentata al G.S.E., ma anche lo svolgimento di un sopralluogo direttamente presso l’impianto di produzione, con o senza preavviso al titolare dell’impianto.
In caso di riscontro di violazioni, l’art. 11 del D.M. 31 gennaio 2014 prevede l’irrogazione di sanzioni amministrative proporzionate alla gravità dell’infrazione commessa, attribuendo al G.S.E. il potere di rideterminare in peius gli incentivi già erogati – sino a disporre la decadenza dagli stessi – e fatto sempre salvo il recupero delle somme indebitamente percepite dal titolare dell’impianto.
Dall’analisi delle violazioni rilevanti di cui all’Allegato 1 del D.M. 31 gennaio 2014, appare subito evidente come le stesse infrazioni possano contestualmente integrare fattispecie penalmente rilevanti – con conseguente obbligo per il G.S.E. di denuncia al competente Sostituto Procuratore della Repubblica ai sensi dell’art. 331 C.p.p..
Tra le violazioni maggiormente riscontrate dal G.S.E. spicca la presentazione di dati ideologicamente falsi o documenti materialmente contraffatti in relazione alla richiesta di incentivi formulata ai sensi del D.P.R. n. 445/2000, tale da poter integrare, nel primo caso, il reato di falsità ideologica commesso dal privato in atto pubblico ex art. 483 C.p. e, nel secondo, quello di falsità materiale in atti di cui all’art. 482 C.p..
Così come, in ipotesi di realizzazione di un parco fotovoltaico in difformità o assenza di idoneo titolo edilizio (D.I.A. o Autorizzazione Unica), ovvero, di lottizzazione abusiva, il titolare dell’impianto potrebbe incorrere nelle sanzioni previste dalle fattispecie contravvenzionali in materia edilizia di cui all’art. 44 D.P.R. n. 380/2001 – con applicazione, in tale ultimo caso, della misura preventiva del sequestro finalizzato alla confisca obbligatoria del terreno e degli impianti ivi abusivamente costruiti.
Occorre sottolineare come tali violazioni risultino peraltro notoriamente prodromiche alla più grave contestazione del delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche di cui all’art. 640 bis C.p., costituendo, nella maggior parte dei casi, condotte fraudolente idonee ad indurre in errore il G.S.E. sulla sussistenza dei requisiti d’ammissibilità alle tariffe incentivanti – per l’effetto indebitamente corrisposte dallo Stato al titolare dell’impianto produttivo -.
Un’altra ipotesi applicativa di truffa aggravata ai danni dello Stato, ai sensi del diverso art. 640, comma secondo, n. 1, C.p., potrebbe altrettanto emergere dalla manomissione degli strumenti di taratura dell’energia effettivamente prodotta dall’impianto, tale da condurre ad una falsa rappresentazione al G.S.E. della produzione di una quantità di energia maggiore rispetto a quella dichiarata – onde ottenere, a titolo esemplificativo, una tariffa di ritiro dell’elettricità superiore rispetto a quella concretamente immessa in rete.
Infine, in sede di attività di verifica e controllo operata dal G.S.E., il riscontro di anomalie relative all’originalità dei componenti o caratteristiche costruttive degli impianti fotovoltaici, oltre a determinare l’eventuale revoca dell’incentivazione statale, potrebbe determinare gli Uffici del Pubblico Ministero a formulare una contestazione a titolo di ricettazione ai sensi dell’art. 648 C.p. in capo al titolare della Convenzione – per l’acquisto o utilizzo di pannelli solari contraffatti o aventi caratteristiche difformi da quelle falsamente certificate al G.S.E..
Si tratterebbe, invero, di tutte quelle ipotesi di artificiosa apposizione di segni distintivi mendaci attestanti, contrariamente al vero, la provenienza del modulo fotovoltaico da uno stabilimento produttivo ubicato in territorio comunitario, ovvero, di utilizzo di false certificazioni relative alla conformità del processo produttivo del pannello solare rispetto alla normativa tecnica CEI – EN – ISO in vigore.
Senza, infine, sottacere che, sempre a seguito dei controlli effettuati ai sensi del D.M. 31 gennaio 2014, si profilerebbe altresì una concorrente responsabilità in sede penale direttamente a carico delle società o enti titolari del parco fotovoltaico per la commissione delle stesse infrazioni riscontrate dal G.S.E. in sede di sopralluogo, con o senza preavviso – ove costituenti reato commesso nell’interesse o a vantaggio della persona giuridica proprietaria dell’impianto solare -.
Occorre infine valutare che, l’applicazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa da reato ex D. Lvo n. 231/2001 potrebbe condurre all’applicazione di consistenti misure interdittive e pecuniarie nei confronti delle società titolari di impianti per il fraudolento conseguimento dell’incentivazione erogata in danno del G.S.E., poiché conseguente, a titolo esemplificativo, alla commissione da parte dell’amministratore in pectore dell’ente proprietario del parco fotovoltaico dei reati di truffa aggravata ai danni dello Stato o per il conseguimento di erogazioni pubbliche o dell’ulteriore fattispecie criminosa di ricettazione.
In tali casi, il D. Lvo n. 231/2001 impone altresì la confisca obbligatoria del profitto illegittimamente conseguito dalla società titolare dell’impianto fotovoltaico (ipoteticamente l’ammontare erogato dal G.S.E. a titolo d’incentivazione statale), e, vieppiù, ove impraticabile, l’apprensione di qualsivoglia bene o somma di denaro nelle disponibilità dell’ente per un valore equivalente ai vantaggi economici derivanti dal reato commesso nell’interesse della persona giuridica dal legale rappresentante pro tempore.
Occorre dunque che le imprese esercenti di impianti, a tutela del management e dell’operatività delle società, sappiano valutare con attenzione i rischi collegati ai controlli del G.S.E., attivandosi con eventuali azioni specifiche che possano garantire continuità all’attività aziendale.
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