Source: https://www.donnegeometra.it/portfolio/cantieri-in-tempo-di-coronavirus-come-orientarsi/
Timestamp: 2020-04-07 06:35:35+00:00
Document Index: 140240417

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 273', 'art. 18', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 23']

CANTIERI IN TEMPO DI CORONAVIRUS: COME ORIENTARSI - TECNICI&PROFESSIONE
CANTIERI IN TEMPO DI CORONAVIRUS: COME ORIENTARSI
I cantieri non appartengono a quella categoria di attività prevista dal DPCM 11 marzo 2020 che devono essere sospese fino al 25 marzo 2020 ed è compito del coordinatore per l’esecuzione dei lavori provvedere all’integrazione delle nuove misure all’interno dei piani di sicurezza e coordinamento e la relativa stima dei costi.
Secondo il chiarimento giunto dal Governo, non esiste alcuna limitazione alle attività lavorative che si svolgono nei cantieri, per il contenimento del contagio da coronavirus, quindi le stesse non sono attualmente sospese e non sono state emanate, ad ora, linee guida o indicazioni da parte di alcun ente in relazione ai cantieri temporanei e mobili.
Tuttavia, al fine di evitare il più possibile ogni situazione di trasmissione, e pur non rientrando nelle mansioni di un coordinatore della sicurezza dare interpretazioni a documenti di tale rilevanza come i decreti emanati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, ci si limita a richiamare tutti al rispetto di quanto stabilito.
Si ricorda che il D.Lgs. 81/2008 disciplina, in via generale, la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, e, in particolare, nell’allegato XIII, sono contenute le prescrizioni per la logistica di cantiere, “tenuto conto delle caratteristiche del cantiere e della valutazione dei rischi”. La valutazione dei rischi, già prevista dalla norma, deve essere aggiornata e coordinata, per lo specifico cantiere o luogo di lavoro, con le misure emanate dalle autorità competenti. I criteri di protezione definiti da tali autorità vanno calati nelle singole realtà in cui vi può essere assembramento di persone o, comunque, pericolo di trasmissione del virus, adottando accorgimenti e procedure compatibili con le lavorazioni. Si invitano tutti i colleghi a tenersi aggiornati con le disposizioni che saranno emanate dalle autorità competenti e ad adeguare di conseguenza i piani e le procedure di sicurezza.
A titolo puramente indicativo e non esaustivo, si riportano alcune indicazioni, con particolare riferimento alla verifica ed efficacia dei presidi e dei servizi igienici e delle forniture di questi rimandando a norme di buon senso o analogia ordinando la verifica di condizioni igieniche quali:
la presenza nei servizi igienici di lavamani, sapone e carta monouso;
la dotazione di gel lavamani soprattutto per chi non abbia nelle immediate vicinanze i servizi igienici (ad esempio lavori all’aperto, su ponteggi etc);
la sospensione di lavorazioni che richiedano un assembramento di persone o non garantiscano le distanze di sicurezza di un metro (in analogia a quanto previsto dal DPCM per i locali pubblici) ad esempio lavorazioni che richiedano la presenza di due persone su un trabatello o su un cestello, lavori che richiedano assistenza ravvicinata etc. ;
la sospensione di tutte le lavorazioni che richiedano uso di mascherine quali DPI; vista la crescente difficoltà di reperimento delle stesse,nel caso in cui l’impresa dichiari che queste non siano reperibili le lavorazioni dovranno essere rimandate;
ove la lavorazione lo consenta si raccomanda l’uso di guanti quale protezione dal contatto della pelle delle mani con impugnature o comandi di attrezzature.
Oltre a attenersi a quanto ordinato, le imprese e i lavoratori dovranno verificare tutte le lavorazioni e nel caso in cui riscontrino situazioni anche potenzialmente pericolose dovranno comunicarle al Cse per poter coordinare le azioni necessarie, rimettendo anche ogni ulteriori valutazione alla Committenza.
Coronavirus: il Pos deve essere aggiornato? Si.
Di fatto occorre acquisire le misure indicate nel “Protocollo per la sicurezza delle aziende” prevedendo, ad esempio, le seguenti misure di prevenzione e protezione, nonché organizzative all’interno del cantiere in cui l’impresa è chiamata ad operare:
Nelle lavorazioni gli operai dovranno osservare la distanza di 1 metro.
Nel caso in cui per casi “limitati e strettamente necessari” per le attività da eseguirsi in cantiere, sia inevitabile la distanza inferiori a 1 m, gli operatori dovranno indossare guanti e mascherina del tipo FFP2 o FFP3 (UNI EN 149:2009). Senza tali misure di sicurezza è vietata la lavorazione, secondo il disposto dai decreti.
Gli attrezzi devono corrispondere a ciascun operatore.
Disponibilità di soluzioni idro alcoliche per la pulizia delle mani.
Pulizia all’ingresso ed all’uscita del cantiere, dei bagni e delle mense (pausa pranzo).
Cambio abbigliamento all’ingresso ed all’uscita del cantiere con l’accortezza che gli indumenti indossati nel cantiere siano chiusi in un’apposita borsa chiusa.
Una misura transitoria potrebbe consistere nel redigere opportuno verbale, integrativo al Pos, in cui si rimanda al documento “Protocollo per la sicurezza delle aziende“, informando e formando i lavoratori in merito.
Infine, semplicemente a titolo di richiamo e per completezza, riportiamo qui di seguito i contenuti minimi che devono essere indicati in un pos ai sensi dell’allegato XV del d.l.gs. 81/08 e s.m.i..
b) le specifiche mansioni, inerenti la sicurezza, svolte in cantiere da ogni figura nominata allo scopo all’impresa esecutrice;
e) l’elenco delle sostanze e miscele pericolose utilizzate nel cantiere con le relative schede di sicurezza;
Il datore di lavoro, azione non delegabile, deve aggiornare il Dvr? Si, se cambiano le condizioni di organizzazione del lavoro o del processo produttivo o la sorveglianza sanitaria lo manifesti. La valutazione del rischio è strettamente correlata alla tipologia di lavorazione, pertanto l’aggiornamento o meno ne è una diretta conseguenza.
Anche in questo caso è opportuno richiamare il d.lgs. 81/08, o meglio la Sezione II ed in particolare degli artt. 28 e 29.
L’articolo 28 specifica i contenuti del dvr, ovvero:
Ai sensi dell’art. 29 il Dvr deve essere modificato “La valutazione dei rischi deve essere immediatamente rielaborata….., in occasione di modifiche del processo produttivo o della organizzazione del lavoro significative ai fini della salute e sicurezza dei lavoratori, o in relazione al grado di evoluzione della tecnica, della prevenzione o della protezione o a seguito di infortuni significativi o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne evidenzino la necessità. A seguito di tale rielaborazione, le misure di prevenzione debbono essere aggiornate. Nelle ipotesi di cui ai periodi che precedono il documento di valutazione dei rischi deve essere rielaborato, nel rispetto delle modalità di cui ai commi 1 e 2, nel termine di trenta giorni dalle rispettive causali. Anche in caso di rielaborazione della valutazione dei rischi, il datore di lavoro deve comunque dare immediata evidenza, attraverso idonea documentazione, dell’aggiornamento delle misure di prevenzione e immediata comunicazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. A tale documentazione accede, su richiesta, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza“.
Le mascherine sono tutte uguali? Assolutamente no.
Richiamando la norma UNI EN 149/2009 “Dispositivi di protezione delle vie respiratorie – Semimaschere filtranti antipolvere – Requisiti prove marcatura”, lì vi sono contenuti requisiti minimi per le semimaschere filtranti antipolvere utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie ad eccezione di quelle destinate alla fuga. La norma UNI EN 149/2009 prevede tre classi di protezione ad efficienza filtrante totale crescente:
FFP1 per protezione da aerosol non tossici polvere in concentrazione fino a 4 volte il valore limite di soglia.
FFP2 per protezione da aerosol a bassa media tossicità particelle in concentrazione fino a 10 volte il valore limite di soglia (16 volte se montati su pieno facciale).
FFP3 per protezione da aerosol a bassa media alta tossicità aerosol radioattivi in concentrazione fino a 30 volte il valore limite di soglia (200 volte se montati su pieno facciale).
Sulla mascherina è riportata una delle seguenti sigle:
NR: dispositivo utilizzabile per un solo turno di lavoro.
R: riutilizzabile, ciò ne implica la accurata pulizia.
Pertanto è consigliabile la semimaschera FFP3 o FFP2.
Il D.Lgs n. 475/1992 suddivide tutti i D.P.I. in tre differenti categorie:
I categoria: corrispondono a Dpi di progettazione semplice e destinati a salvaguardare la persona da rischi di danni fisici di lieve entità;
II categoria: corrispondono a rischi classificati medi.
III categoria: corrispondono a Dpi di progettazione complessa e destinati a salvaguardare da rischi di morte o lesioni gravi e di carattere permanente. Tra i loro compiti troviamo quelli di “proteggere le vie respiratorie con apparecchi di protezione respiratoria filtranti contro gli aerosol solidi, liquidi o contro i gas irritanti, pericolosi, tossici o radiotossici“, pertanto le maschere FFP.
Un’ulteriore specifica in merito è fornita da Inail: ” La protezione è garantita dalla capacità filtrante dei dispositivi in grado di trattenere le particelle aerodisperse, per lo più in funzione delle dimensioni, della forma e della densità, impedendone l’inalazione. I microrganismi sono trasportati in aria adesi a particelle solide o liquide (bioaerosol) in grado di rimanere in sospensione per periodi di tempo variabili a seconda delle dimensioni. Pertanto, nello svolgimento di attività che potrebbero causare dispersione di bioaerosol, è necessario utilizzare i DPI per le vie respiratorie per prevenire il rischio di esposizione agli agenti biologici patogeni“.
Coronavirus: qual è il tipo di esposizione?
La malattia provocata dal nuovo Coronavirus è la “COVID-19” in cui “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata. Trattandosi di un agente patogeno (per il Coronavirus), è lecito riferirsi al Titolo X “Esposizione ad agenti biologici” del d. lgs. 81/08, per quanto non si tratti di un prodotto da utilizzarsi nelle lavorazioni. Il titolo X riguarda i rischi derivanti dalla presenza e dall’utilizzo di agenti biologici. Il Coronavirus è assimilabile ad un agente biologico, ovvero “qualsiasi microrganismo anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni“.
L’International Committee on Taxonomy of Viruses (Ictv) ha classificato il COVID-19 come appartenente alla famiglia dei Coronavirida e appartenente agli agenti biologici del gruppo 2 (fonte AIAS, Associazione professionale Italiana Ambiente e Sicurezza) dell’Allegato XLVI del D.Lgs. 81/08.
Nell’allegato XLVI del d. lgs. 81/08 è riportato l’elenco degli agenti biologici (utilizzati nelle lavorazioni, nel caso del Coronavirus non è un prodotto ma un agente biologico!) classificati nei gruppi 2, 3 e 4, escludendo quelli che presentano poche probabilità di causare malattie in soggetti umani.
Di seguito alcuni passaggi utili da richiamare in quest’emergenza Coronavirus appartenenti appunto al Titolo X:
Il datore di lavoro progetta adeguatamente i processi lavorativi, anche attraverso l’uso di dispositivi di sicurezza atti a
proteggere dall’esposizione accidentale ad agenti biologici.
Il datore di lavoro adotta misure igieniche per prevenire e ridurre al minimo la propagazione accidentale di un agente biologico
fuori dal luogo di lavoro (in base al Protocollo non deve esserci propagazione accidentale nemmeno all’interno del cantiere).
Vengano rispettate le misure sanitarie di contenimento (art. 273 ed il Protocollo).
Appalti pubblici: chi può sospendere i lavori nei giorni del Coronavirus?
Ai sensi dell’articolo 107 del d. lgs. 50/2016 i lavori possono essere sospesi da:
Rup: “per ragioni di necessità o di pubblico interesse, tra cui l’interruzione di finanziamenti per esigenze sopravvenute di finanza pubblica, disposta con atto motivato delle amministrazioni competenti. Qualora la sospensione, o le sospensioni, durino per un periodo di tempo superiore ad un quarto della durata complessiva prevista per l’esecuzione dei lavori stessi, o comunque quando superino sei mesi complessivi, l’esecutore può chiedere la risoluzione del contratto senza indennità; se la stazione appaltante si oppone, l’esecutore ha diritto alla rifusione dei maggiori oneri derivanti dal prolungamento della sospensione oltre i termini suddetti. Nessun indennizzo è dovuto all’esecutore negli altri casi”.
Direttore lavori: “può disporre la sospensione dell’esecuzione del contratto, compilando, se possibile con l’intervento dell’esecutore o di un suo legale rappresentante, il verbale di sospensione, con l’indicazione delle ragioni che hanno determinato l’interruzione dei lavori, nonché dello stato di avanzamento dei lavori, delle opere la cui esecuzione rimane interrotta e delle cautele adottate affinché alla ripresa le stesse possano essere continuate ed ultimate senza eccessivi oneri, della consistenza della forza lavoro e dei mezzi d’opera esistenti in cantiere al momento della sospensione. Il verbale è inoltrato al responsabile del procedimento entro cinque giorni dalla data della sua redazione”.
Esecutore: “per cause a lui non imputabili non sia in grado di ultimare i lavori nel termine fissato può richiederne la proroga, con congruo anticipo rispetto alla scadenza del termine contrattuale. In ogni caso la sua concessione non pregiudica i diritti spettanti all’esecutore per l’eventuale imputabilità della maggiore durata a fatto della stazione appaltante. Sull’istanza di proroga decide il responsabile del procedimento, sentito il direttore dei lavori, entro trenta giorni dal suo ricevimento. L’esecutore deve ultimare i lavori nel termine stabilito dagli atti contrattuali, decorrente dalla data del verbale di consegna ovvero, in caso di consegna parziale dall’ultimo dei verbali di consegna. L’ultimazione dei lavori, appena avvenuta, è comunicata dall’esecutore per iscritto al direttore dei lavori, il quale procede subito alle necessarie constatazioni in contraddittorio. L’esecutore non ha diritto allo scioglimento del contratto né ad alcuna indennità qualora i lavori, per qualsiasi causa non imputabile alla stazione appaltante, non siano ultimati nel termine contrattuale e qualunque sia il maggior tempo impiegato”.
Il datore di lavoro pubblico o privato è tenuto a fornire a tutti i lavoratori la strumentazione necessaria a svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile (smart working)? No (per info clicca qui ). Se l’amministrazione pubblica o il datore di lavoro privato non può fornire la strumentazione necessaria, il lavoratore può comunque avvalersi dei propri supporti informatici per svolgere la prestazione lavorativa in modalità agile in questi giorni di Coronavirus.
Tuttavia, l’Amministrazione (o il datore di lavoro privato) è tenuta ad adottare ogni misura organizzativa e gestionale per assicurare lo svolgimento in via ordinaria delle prestazioni lavorative in modalità agile.
Quali sono gli obblighi del datore di lavoro per chi usufruisce dello smart working nei giorni del Coronavirus?
A questa risposta viene in supporto la legge 81/2017 che ha introdotto il lavoro agile (smart working), ovvero:
Il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell’attività lavorativa (art. 18 comma 2).
Il datore di lavoro garantisce la salute e la sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile e a tal fine consegna al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro (art. 22 comma 1).
Il lavoratore è tenuto a cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali aziendali (art. 22 comma 2).
Il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dipendenti da rischi connessi alla prestazione lavorativa resa all’esterno dei locali aziendali (art. 23 comma 2).
A queste disposizioni è possibile riferirsi anche a quanto pubblicato da Inail nelle sue circolari.
Sono un dipendente pubblico e vorrei lavorare in smart working nei giorni dell’emergenza Coronavirus. Che strumenti ho? Le nuove misure incentivano il ricorso allo smart working, semplificandone l’accesso in questi giorni di emergenza Coronavirus. Compete al datore di lavoro individuare le modalità organizzative che consentano di riconoscere lo smart working al maggior numero possibile di dipendenti. Il dipendente potrà presentare un’istanza che sarà accolta sulla base delle modalità organizzative previste.
Coronavirus: il Protocollo per la sicurezza nei luoghi di lavoro: Il nuovo accordo siglato tra sindacati e imprese impone 13 misure stringenti per evitare il rischio contagio e garantire la salute dei lavoratori
Il documento si articola in dodici pagine. E stabilisce 13 punti ai quali le imprese dovranno attenersi. Eccoli:
Obbligo a casa se con febbre oltre 37.5. Obbligo di rimanere al proprio domicilio in presenza di febbre (oltre 37.5 ) o altri sintomi influenzali e di chiamare il proprio medico di famiglia e l’autorità sanitaria.
Controlli all’ingresso.Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro, potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea.
Limitare i contatti con i fornitori esterni. Per l’accesso di fornitori esterni si devono individuare procedure di ingresso, transito e uscita, mediante modalità, percorsi e tempistiche predefinite, al fine di ridurre le occasioni di contatto con il personale. Va ridotto anche l’accesso ai visitatori.
Pulizia e sanificazione. L’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro (comprese tastiere, schermi touch, mouse), delle aree comuni e di svago e dei distributori di bevande e snack.
Igiene delle mani. È obbligatorio che le persone presenti in azienda adottino tutte le precauzioni igieniche, in particolare per le mani. L’azienda mette a disposizione idonei mezzi detergenti.
Spazi comuni con accessi contingentati (mense, spogliatoi, aree fumatori). L’accesso agli spazi comuni, comprese le mense aziendali, le aree fumatori e gli spogliatoi è contingentato, con la previsione di una ventilazione continua dei locali, di un tempo ridotto di sosta e con il mantenimento della distanza di sicurezza di un metro tra le persone.
Possibile chiusura dei reparti non necessari e smart working. Limitatamente al periodo dell’emergenza Covid-19, le imprese potranno disporre la chiusura di tutti i reparti diversi dalla produzione o, comunque, di quelli dei quali è possibile il funzionamento mediante il ricorso allo smart work, o comunque a distanza.
Rimodulazione dei livelli produttivi e dei turni. Si può procedere a una rimodulazione dei livelli produttivi. Bisogna assicurare un piano di turnazione dei dipendenti dedicati alla produzione con l’obiettivo di diminuire al massimo i contatti e di creare gruppi autonomi, distinti e riconoscibili.
Ammortizzatori sociali e ferie. Utilizzare in via prioritaria gli ammortizzatori sociali o se non fosse sufficiente utilizzare i periodi di ferie arretrati e non ancora fruiti.
Stop trasferte e riunioni. Sospese e annullate tutte le trasferte e i viaggi di lavoro nazionali e internazionali, anche se già concordati o organizzati. Non sono consentite neanche le riunioni in presenza (solo quelle urgenti ma con un numero ridotto di persone e a un metro di distanza interpersonale).
MODULO DI AUTODICHIARAZIONE AGGIORNATO
VADEMECUM ANCE CONTENENTE LE INDICAZIONI PER LE IMPRESE DELL’EDILIZIA
VADEMECUM PER I CANTIERI TEMPORANEI E MOBILI a seguito emergenza Coronavirus (COVID-19)