Source: https://www.olir.it/documenti/sentenza-07-ottobre-2003-n-309/
Timestamp: 2020-08-05 02:31:41+00:00
Document Index: 13995934

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 19', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 19', 'art. 19']

Sentenza 07 ottobre 2003, n.309 - Olir
Sentenza 07 ottobre 2003, n.309
Legittimità costituzionale della misura di prevenzione che prevede il divieto di allontanamento da un determinato Comune anche per partecipare ai riti propri della confessione religiosa professata
Data: 07 ottobre 2003
Sicurezza, Luoghi di culto, Confessioni religiose, Libertà religiosa, Allontanamento, Fede religiosa, Discrezionalità, Moralità pubblica, Soggiorno, Misure di prevenzione, Sorveglianza speciale, Comunità di fedeli, Residenza obbligata
Non è fondata, in riferimento all'art. 19 Cost., la questione di legittimità costituzionale dell'art. 7 bis della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, introdotto dall'art. 11 della legge 13 settembre 1982, n. 646, nella parte in cui non prevede la possibilità di autorizzare le persone, sottoposte alla misura di prevenzione dell'obbligo di soggiorno in un determinato comune, ad allontanarsi da tale comune oltre che per ragioni di salute anche per partecipare - in forma associativa, in pubblico e con accesso ai luoghi di culto - alle assemblee, alle liturgie, alle celebrazioni ed ai riti propri della professata confessione religiosa.
Corte costituzionale, 07 ottobre 2003, n. 309: “Legittimità costituzionale della misura di prevenzione che prevede il divieto di allontanamento da un determinato Comune anche per partecipare ai riti propri della confessione religiosa professata”.
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 7-bis della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), introdotto dall’art. 11 della legge 13 settembre 1982, n. 646, promosso con ordinanza del 22 febbraio 2002 dal Tribunale di
Catanzaro nel procedimento di prevenzione relativo a Vito Tolone, iscritta al n. 263 del registro ordinanze 2002 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 22, prima serie speciale, dell’anno 2002.
1. – Con ordinanza del 22 febbraio 2002, il Tribunale di Catanzaro ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 7-bis della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), introdotto dall’art. 11 della legge 13 settembre 1982, n. 646 (Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale ed integrazioni alle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, 10 febbraio 1962, n. 57 e 31 maggio 1965, n. 575. Istituzione di una commissione parlamentare sul fenomeno della mafia), in riferimento all’art. 19 della Costituzione.
A questi criteri, conclude l’Avvocatura, si ispira il denunciato art. 7-bis della legge n. 1423 del 1956, che pertanto è da considerare immune dalle censure di incostituzionalità.
1. – Il Tribunale di Catanzaro dubita della legittimità costituzionale dell’art. 7-bis della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (Misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità), introdotto dall’art. 11 della legge 13 settembre 1982, n. 646 (Disposizioni in materia di misure di prevenzione di carattere patrimoniale ed integrazioni alle leggi 27 dicembre 1956, n. 1423, 10 febbraio 1962, n. 57 e 31 maggio 1965, n. 575. Istituzione di una commissione parlamentare sul fenomeno della mafia), in relazione all’art. 19 della Costituzione che garantisce a tutti il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, e di esercitarne il culto, in privato e in pubblico. Ritiene il giudice rimettente che tra le due citate disposizioni possa esservi contrasto. La norma di legge prevede che la persona sottoposta alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno in un determinato comune di residenza o dimora abituale, possa essere autorizzata dal giudice ad allontanarsi dal comune medesimo esclusivamente per ragioni di salute e non anche per la professione in forma associata della propria fede. Quando nel comune di residenza obbligata non esista una comunità di fedeli del medesimo credo religioso, il singolo – questa la tesi del rimettente – dovrebbe potersi recare nel luogo dove una tale comunità esiste. Poiché ciò non è consentito in conseguenza degli obblighi che derivano dall’applicazione della misura di prevenzione in questione, la norma di legge che non prevede la possibilità di allontanamento dal comune di soggiorno obbligato contrasterebbe con l’art. 19 della Costituzione.