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Timestamp: 2016-12-06 12:17:09+00:00
Document Index: 42897905

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 156', 'art. 5', 'art. 156', 'art. 10', 'sentenza ']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 448 del 19.11.2008
IRPEF - Oneri deducibili - Art. 10, comma 1, lett. c), TUIR Rivalutazione
assegno di mantenimento corrisposto al coniuge -Interpello - Articolo 11
della legge n. 212 del 2000
dell'art. 10, comma 1, lett. c), del D.P.R. n. 917 del 1986,
TIZIO fa presente di essersi separato consensualmente dalla moglie nel corso
del 2002 e di aver corrisposto alla stessa, a partire dalla medesima data, un assegno di mantenimento mensile di ... euro, come risulta dal verbale di
udienza del ... 2002 (omologa del Tribunale di ... del ... 2003).
Nel provvedimento del Tribunale era previsto solo l'impegno dell'istante al
pagamento dell'assegno di mantenimento senza alcuna precisazione in merito alla rivalutazione monetaria dello stesso.
Tuttavia, come confermato da uno studio legale, a partire dal 2004, il
contribuente avrebbe dovuto applicare l'adeguamento Istat all'assegno di
mantenimento, in analogia con quanto previsto in caso di scioglimento del
matrimonio dall'art. 5, comma 7, della legge 1 dicembre 1970, n. 898, a pena di incorrere in un precetto di pagamento da parte della moglie.
A conferma dell'automatica rivalutazione dell'assegno in questione, TIZIO
richiama la sentenza della Cassazione 5 agosto 2004, n. 15101.
Pertanto, l'istante fa presente di essersi impegnato ad adeguare l'assegno
di mantenimento a partire da gennaio 2009, incrementandolo della
rivalutazione maturata negli anni 2004-2008 e, in seguito, provvedendo al
suo aggiornamento automatico di anno in anno.
Tutto ciò premesso, il contribuente chiede se sia possibile dedurre dal
proprio reddito le maggiori somme relative alla rivalutazione monetaria, ai
sensi dell'art. 10, comma 1, lett. c), del TUIR.
Il contribuente ritiene di poter dedurre dal proprio reddito il maggior
importo dell'assegno corrisposto alla moglie a titolo di rivalutazione Istat, nonostante detto adeguamento non risulti esplicitamente dal
provvedimento per la separazione emesso dal Tribunale. Per contro, la moglie
dichiarerà il maggior importo percepito.
Per quanto attiene alla disciplina civilistica, l'art. 156 del codice
civile, applicabile anche ai casi di separazione consensuale, stabilisce che
il giudice, pronunciando la separazione, stabilisce a vantaggio del coniuge
cui non sia addebitabile la separazione, il diritto di ricevere dall'altro
coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia
adeguati redditi propri.
La norma sopra richiamata non prevede espressamente, per l'assegno di
mantenimento da corrispondere in caso di separazione, l'adeguamento
automatico agli indici Istat.
Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione il meccanismo di
rivalutazione Istat, previsto espressamente dall'art. 5, comma 4, della
legge 1 dicembre 1970, n. 898 per l'assegno di mantenimento da
corrispondere al coniuge in caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio,
è applicabile anche all'assegno di
mantenimento da corrispondere in caso di separazione.
In altri termini, ad avviso della Suprema Corte, anche in caso di
separazione, il giudice deve stabilire un criterio di adeguamento
automatico per l'assegno di mantenimento da corrispondere al coniuge, ai
sensi dell'art. 156 del codice civile (Cass. 2004 n. 15101; 1999 n. 13610;
1995 n. 13131), anche in assenza di domanda di parte e senza obbligo di
motivazione, in misura almeno pari agli indici Istat, salvo i casi di palese
iniquità, che richiedono, invece, specifica motivazione.
Dal punto di vista fiscale, l'art. 10, comma 1, lett. c), del TUIR, prevede
che sono deducibili dal reddito complessivo "gli assegni periodici
corrisposti al coniuge, ad esclusione di quelli destinati al mantenimento
dei figli, in conseguenza di separazione legale ed effettiva, di
scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti
civili, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell'autorità giudiziaria".
Fermo restando il principio espresso dalla Corte di Cassazione (che,
peraltro, si riferisce ad un obbligo del giudice), si fa presente che la
somma corrisposta al coniuge è ammessa in deduzione solo nella misura
determinata dal provvedimento dell'autorità giudiziaria.
Pertanto, le maggiori somme corrisposte al coniuge a titolo di adeguamento
Istat potranno essere dedotte solo nel caso in cui la sentenza del giudice
preveda un criterio di adeguamento automatico dell'assegno dovuto al coniuge
In sostanza, resta esclusa la possibilità di dedurre assegni corrisposti
volontariamente dal coniuge al fine di sopperire alla mancata indicazione da
parte del Tribunale di meccanismi di adeguamento dell'assegno di
- Milano, 56 minuti fa	AteneoWeb s.r.l.