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Timestamp: 2020-02-22 19:56:17+00:00
Document Index: 87795887

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Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 12,05).
(Conseguenze derivanti dal pronunciamento della Corte di giustizia europea in ordine alla tassa forfettaria retroattiva sull'iscrizione degli atti societari istituita dall'articolo 11 della legge n. 448 del 1998 - n. 2-00009)
PRESIDENTE. L'onorevole Gianfranco Conte ha facoltà di illustrare l'interpellanza Leone n. 2-00009 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1), di cui è cofirmatario.
GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, prima di illustrare brevemente l'interpellanza urgente di cui sono cofirmatario, approfitto dell'«assist» fornitomi dall'onorevole Gerardo Bianco per dire che signori si nasce, non si diventa. Ed è proprio una questione di signorilità quella che noi oggi ci accingiamo ad affrontare.
Signor Presidente, tornano alla ribalta questioni che, apertesi durante il precedente Governo Prodi, sono ora poste in evidenza dalla Commissione europea, che chiede di trovare per esse delle soluzioni. In realtà, le questioni da affrontare sono due. Il sottosegretario Grandi le conosce bene anche perché una di esse è stata appena discussa in Commissione finanze. Si tratta della questione relativa all'IRAP, di cui si farà un gran discutere e che rappresenterà, considerando soprattutto il costo che l'operazione di revisione di tale imposta comporta, uno dei temi più scottanti del comparto finanze in questa legislatura.
La seconda questione è stata sollevata da un recente - 11 maggio 2006 - pronunciamento della Corte di giustizia europea, Pag. 3che aveva già presentato ricorso nei confronti del Governo italiano nel 2003, con il quale è stata dichiarata illegittima la norma, introdotta dal Governo Prodi nel 1998, concernente la tassa sull'iscrizione degli atti societari diversi dall'atto costitutivo.
Immagino già ora cosa risponderà il sottosegretario Grandi; tuttavia, faccio osservare che noi tale questione l'avevamo affrontata nel periodo 1999-2001. Che cosa ha fatto, al riguardo, il precedente Governo? Si è limitato a prendere atto che esisteva un'altra procedura di infrazione. Occorreva, quindi, vedere quanto era stato fatto dal primo Governo Prodi in risposta ad una prima condanna con la quale si obbligava il Governo italiano a restituire tutte le tasse indebitamente incamerate per il periodo 1985-1992. Bisognava, inoltre, affrontare anche la questione relativa al meccanismo di decadenza triennale, che aveva finito per impedire a molte società di chiedere il rimborso della tassa indebitamente pagata.
Il pronunciamento della Corte di giustizia europea ha dichiarato illegittima sia la norma che prevedeva l'istituzione della tassa forfettaria per i servizi erogati, sia il meccanismo di decadenza triennale, sia quella parte della norma che prevedeva la corresponsione di interessi risibili a coloro che avevano pagato la tassa di concessione e che ne chiedevano il rimborso.
Il problema in oggetto ha una dimensione economica molto forte. Ricordo che all'epoca, nel periodo 1999-2001, furono stanziati circa 5 mila miliardi di lire; di questi, 520 milioni di euro sono andati in perenzione e 453 milioni di euro non sono stati mai erogati. A me risulta che gli uffici competenti hanno ancora in giacenza tutte le domande presentate per ottenere il rimborso. L'ammontare complessivo di questa operazione si aggirerà intorno ai tre miliardi euro.
Desidero, pertanto, avere dal Governo notizie in merito alla possibilità di mettere in moto un meccanismo di rimborso di queste somme, tenuto conto che ultime notizie apparse sugli organi di stampa fanno riferimento addirittura ad una riduzione dei rimborsi automatici dell'IVA.
A me pare che l'attuale Governo non stia andando incontro agli interessi dei contribuenti. Contribuenti che invece hanno fatto la loro parte, tant'è che nel corso di questi quattro mesi si è registrato un incremento sostanziale del gettito tributario, il che sta a significare che la nostra politica economica ha avuto degli effetti. Quello che invece osserviamo, e lo dimostrano i primi passi compiuti da questo Governo, è la mancanza di interventi sul fronte delle spese; anzi, mentre i contribuenti, come detto, fanno la loro parte, l'esecutivo pensa di evitare i rimborsi. Arrivati a questo punto, il Governo ci deve dire che cosa intende fare, anche perché la condanna conseguente al pronunciamento della Corte di giustizia europea deve avere una risposta e i contribuenti, attendendosi un atto di serietà da parte di questo Governo, se l'aspettano (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
ALFIERO GRANDI, Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze. Signor Presidente, l'onorevole Conte ha diviso la sua illustrazione in due parti, una delle quali basata su appunti da lui già scritti che dovrebbe, però, leggere tra qualche mese, perché riguardano provvedimenti che il Governo non ha ancora adottato, e a cui non poteva nemmeno arrivare.
Per ciò che concerne invece l'argomento da lui posto, sicuramente di grande rilievo, segnalo che la sentenza dell'11 maggio 2006 perviene alle stesse conclusioni formulate dalla Corte di giustizia con una sentenza del settembre 2002.
Dopo tale decisione, l'Agenzia delle entrate - stiamo parlando della scorsa legislatura evidentemente -, con circolare del 1o giugno 2004, ha impartito istruzioni agli uffici, affinché fosse data attuazione alla determinazione assunta dal giudice europeo. Con tale circolare, gli uffici sono stati Pag. 4invitati ad effettuare i rimborsi delle somme in questione senza procedere ulteriormente nelle controversie in cui fosse in discussione il diritto delle società al rimborso della tassa di concessione governativa o la misura degli interessi. In particolare, si è stabilito, in relazione ai rapporti tributari pendenti, in presenza di un'istanza di rimborso - questo è molto importante - presentata nei termini utili, di procedere al rimborso delle somme; e ciò nei casi in cui o fosse pendente un contenzioso in sede giurisdizionale, oppure non fosse instaurato un contenzioso giurisdizionale, a condizione che non fossero intervenute cause di decadenza e di prescrizione, ovvero fosse stato proposto ricorso solo in sede amministrativa anche in presenza di decisione favorevole o sfavorevole al contribuente, sempre che non vi fossero cause di decadenza o di prescrizione.
Sui rimborsi da liquidare, l'Agenzia delle entrate ha riferito che i rimborsi, per i quali si è concluso il procedimento amministrativo relativo alla spettanza del diritto e per i quali sono in corso le procedure finalizzate all'erogazione, sono 3.560, per un ammontare di 5.410.466 euro; i rimborsi per i quali gli uffici dell'Agenzia non hanno concluso la fase istruttoria, relativamente alla loro spettanza, sono invece 7.851, per un importo pari a 10.372.897 euro (ma, forse, l'onorevole Conte parte di questi dati li aveva già).
Circa i tempi entro i quali si potrà completare la procedura di ricalcolo degli interessi, e conseguentemente provvedere alla restituzione di quanto dovuto in applicazione della pronuncia della Corte di giustizia dell'11 maggio 2006, va segnalato che detta sentenza ribadisce l'ammissibilità della decadenza triennale, prevista dall'articolo 13 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641, richiamato dalla legge n. 448 del 1998. Pertanto, il ricalcolo degli interessi e la restituzione di quanto indebitamente percepito sono subordinati in ogni caso alla presentazione da parte dei contribuenti di un'apposita istanza, da sottoporre alla Agenzia delle entrate nel rispetto della decadenza triennale per la presentazione della richiesta. Una volta verificata la spettanza, il ricalcolo degli interessi avverrà immediatamente sui dati già disponibili in anagrafe tributaria e tramite l'utilizzo di procedure automatizzate.
PRESIDENTE. L'onorevole Gianfranco Conte ha facoltà di replicare.
GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, farò una verifica, ma mi risulta che il meccanismo della decadenza triennale sia stato dichiarato illegittimo. Quindi, se vi fosse una dichiarazione di illegittimità di quel meccanismo, si sarebbero evidentemente lesi i diritti di tutti coloro che avevano la possibilità di chiedere il rimborso e che non lo hanno fatto in relazione proprio alla norma adottata dal Governo Prodi, che istituiva il meccanismo della decadenza triennale.
Francamente, non credo che i numeri siano quegli esposti dal sottosegretario Grandi: la dimensione dei richiedenti i rimborsi è sicuramente di gran lunga superiore. Mi risulta che vi siano ancora uffici dell'Agenzia delle entrate che hanno chiuse negli armadi le domande a suo tempo presentate e mai istruite. Comprendo la logica seguita dagli uffici: è meglio non sollevare le questioni, tentiamo di portarle avanti nel tempo, qualcuno se ne dimenticherà.
Però, la giustizia va avanti, come ci ricorda la recente pronunzia della Corte di giustizia sulla questione risalente al periodo compreso tra il 1985 ed il 1992. Sono trascorsi, ormai, venti anni; ritengo che i contribuenti che allora versarono indebitamente questa tassa di concessione abbiano tutto il diritto di vedersi restituire i soldi indebitamente pagati.
Perciò, siccome la giustizia, pur essendo lenta, come immagino il presidente Scotti potrà confermare, alla fine, però, arriva, noi chiediamo che le aspettative dei contribuenti siano soddisfatte perché così è scritto nelle norme costituzionali della nostra Repubblica.
(Sentenza di condanna emessa dal giudice per l'udienza preliminare di Cagliari nei confronti dell'ex presidente della provincia di Cagliari, dottor Sandro Balletto - n. 2-00011)
PRESIDENTE. L'onorevole Leone ha facoltà di illustrare l'interpellanza Bondi n. 2-00011 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2), di cui è cofirmatario.
ANTONIO LEONE. La ringrazio, deputato Presidente.
L'interpellanza in esame verte su una vicenda che, per la verità, non è molto lontana da tutta un'altra serie di vicende cui abbiamo assistito in materia di giustizia negli ultimi tempi. È intervenuta una sentenza di condanna da parte di un GUP di Cagliari, tale dottor Giorgio Cannas, a carico dell'ex presidente della provincia di Cagliari, il dottor Sandro Balletto. La condanna è relativa ad una serie di reati, in primis, ad uno, di natura omissiva; gli addebiti, di tale natura, emergono in relazione ad una serie di ordinanze relative ad un sito che andava colmato con determinato materiale. Al dottor Balletto si addebitava - e si addebita, essendo intervenuta una sentenza di condanna - una condotta omissiva consistita nella mancata constatazione dell'inidoneità del materiale riversato in quel sito - ciò da cui scaturisce la vicenda - e nel non aver sospeso, partanto, i lavori - quindi, altra omissione -, durati in tutto 15 giorni.
Si contestano dunque una serie di addebiti quasi in base al presupposto che il presidente della provincia dovesse essere presente sul sito, a mo' di direttore dei lavori, per controllare sistematicamente quanto stava accadendo in quel luogo. Si è perciò operata una confusione, voluta o non voluta, tra il ruolo dirigenziale e quello politico; ruoli la cui chiara distinzione è pacifica nella nostra legislazione e nella nostra giurisprudenza, così come risulta anche dalle previsioni del decreto legislativo n. 267 del 2000, testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali.
L'opera, nata come protezione civile - l'opera di cui si parla nella sentenza, donde scaturisce il presunto addebito -, venne regolarmente collaudata e raggiunse lo scopo per cui era stata progettata. Non si comprende come il pubblico ministero giunga a ravvisare l'ipotesi di danno ambientale - sulla base dell'impatto ambientale derivante dalla mancata utilizzazione di materiali idonei per il risanamento di questo sito - senza il presupposto di alcun atto che qualifichi e individui il danno ambientale, ovvero che giustifichi la correlazione tra il materiale usato ed il danno ambientale che presuntivamente sarebbe stato arrecato.
Quanto lascia perplessi gli interpellanti non è solo il fatto che il giudice abbia disatteso la giurisprudenza consolidata, a qualsiasi livello, in sede civile, penale e amministrativa, ma anche la circostanza che la sentenza sia intervenuta pochi giorni prima delle elezioni comunali in quel di Cagliari. A Cagliari, infatti, la valenza della spiaggia del Poetto - che è il sito in questione, di cui si parla nella sentenza - riveste una grandissima importanza turistica.
È stato un caso? È stata, non so, una svista giuridico-legislativa da parte del GUP? Ai posteri, e al sottosegretario che deve rispondere, la sentenza.
Vogliamo sapere se il ministero abbia già intrapreso, o intenda intraprendere, azioni per verificare la idoneità di chi giudica in quel modo, infischiandosene delle leggi, e giudica, forse, in maniera non del tutto opportuna in determinati momenti storici e politici (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
LUIGI SCOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, mi consenta, quale sottosegretario di Stato laico, di porgere, prima di tutto, un saluto a lei e agli onorevoli deputati. Lo dico con tutta deferenza.
ANTONIO LEONE. Noi ricambiamo: buon lavoro!
LUIGI SCOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Passo alla risposta.
Le censure che gli onorevoli interpellanti muovono...
ANTONIO LEONE. Possiamo non chiamarla deputato, né onorevole: è già qualcosa!
LUIGI SCOTTI, Sottosegretario per la giustizia. ... al comportamento del GUP di Cagliari sono sostanzialmente due. L'una riguarda il merito, ossia l'aver deciso in un determinato modo, trascurando giurisprudenza e legislazione; l'altra attiene ad una eccessiva tempestività, alquanto sospetta in relazione al periodo in cui la sentenza fu pronunciata.
Inizio dal secondo motivo. Sulla base della documentazione acquisita, è possibile ricostruire l'iter del procedimento. Abbiamo chiesto la documentazione, la copia del procedimento che si è concluso con la sentenza di cui si è detto. L'udienza preliminare fu fissata dal GUP di Cagliari per il giorno 15 novembre 2005. Quindi, non si tratta di un procedimento che si instaura in corrispondenza, diciamo, delle elezioni ma nasce nel novembre 2005. Poi, fu rinviato, una prima volta, al dicembre 2005, per problemi di notifica. All'udienza del 31 gennaio 2006, fissata per consentire la citazione dei responsabili civili, il dottor Balletto ha formulato istanza di giudizio abbreviato condizionata all'audizione di due testimoni e all'acquisizione di altro materiale probatorio. Sostanzialmente, ci sono state ben nove udienze, dall'inizio del 2005 fino alla data della decisione. Quindi, a parere del Governo, si è avuto un ordinario corso del procedimento, cioè tale da non suscitare perplessità né sospetti di preordinata coincidenza con particolari momenti politici. C'è da aggiungere che uno dei reati contestati al dottor Balletto, oltre a quello di danneggiamento, era un reato contravvenzionale il quale stava per prescriversi, anche in relazione all'articolo 111 della Costituzione.
Per quanto guarda il merito, non ho molto da dire perché il GUP si è riservato 90 giorni per il deposito della sentenza. Quindi, non abbiamo la sentenza. Soltanto a seguito della lettura di quest'ultima il Governo può esprimersi nei termini che metodologicamente...
ANTONIO LEONE. Abbiamo il dispositivo!
LUIGI SCOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. Abbiamo il dispositivo, ma da esso non si trae la motivazione e, quindi, neppure il buono o cattivo utilizzo di quella giurisprudenza, di quella letteratura e, soprattutto, della legislazione cui gli interpellanti fanno riferimento.
Che cosa si può dire, metodologicamente? Come sapete, il ministro può ingerirsi nel merito delle decisioni soltanto quando esse siano abnormi. Soltanto dalla motivazione si può valutare se ci siano gli estremi della abnormità per patente violazione di legge, inescusabile violazione di legge, o per uso strumentale della procedura per fini diversi da quelli istituzionali. Quindi, il Governo si riserva, semmai, di riprendere la risposta quando sarà depositata la sentenza e si potrà leggere la motivazione.
ANTONIO LEONE. Non sono soddisfatto, anche perché comprendo le ragioni del presidente Scotti nel momento in cui afferma che non dispone della motivazione. Il raffronto tra il capo di imputazione ed il dispositivo, comunque, può essere effettuato anche senza il «corpo» della sentenza.
Anche ictu oculi si può constatare se sussiste abnormità rispetto alla contestazione e, quindi, rispetto all'applicazione della legge al fine di giungere ad una condanna. Comunque, prendiamo atto del «difetto» - tra virgolette - del materiale a disposizione del Governo e attendiamo che - per quanto riguarda il secondo punto, vale a dire il merito - il tutto sia eventualmente procrastinato.Pag. 7
Per quanto concerne il primo punto, mi fa piacere che la risposta sia stata fornita da un uomo che ha vissuto nelle aule giudiziarie (come me, tra l'altro). In presenza di nove udienze, la decima non si nega a nessuno! Sussistendo la necessità di spostare di ulteriori quindici giorni la decisione, non sarebbe stata la decima udienza ad influire sulla prescrizione del reato contravvenzionale! Dunque, sul piano dell'opportunità, si sarebbe potuto procrastinare la decisione fino a dopo le elezioni.
Detto ciò, ribadendo la mia insoddisfazione, attendo che il Ministero prenda atto della motivazione della sentenza pervenendo ad una solerte risposta; diversamente mi vedrò costretto a reiterare la presentazione dell'interpellanza, magari - visto ciò che sta accadendo in Commissione giustizia - richiamandomi alla nouvelle vague della stessa Commissione. Mi riferisco al vicepresidente Farina che, in materia di giustizia - forse non da questa parte, ma dall'altra parte -, se ne intende (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
(Lavori di ristrutturazione della casa circondariale di Avezzano - n. 2-00015)
PRESIDENTE. L'onorevole De Laurentiis ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00015 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).
RODOLFO DE LAURENTIIS. Signor Presidente, ritengo sia opportuno illustrare brevemente il contenuto di questa interpellanza, relativa ad un tema che, già nella scorsa legislatura, abbiamo sottoposto più volte all'attenzione di questo ramo del Parlamento e del precedente Governo.
Si tratta della situazione della casa circondariale di Avezzano, rispetto alla quale, nel marzo 2006, il Ministero della giustizia ha adottato un provvedimento di provvisoria chiusura per i necessari lavori di ristrutturazione, di messa in sicurezza e di adeguamento della struttura, che certamente presenta una dimensione obsoleta.
A fronte di ciò, tutti i lavoratori lì impegnati - si tratta di diverse decine di persone - sono stati trasferiti in altri istituti penitenziari della regione. Tuttavia, il dato che preoccupa gli interpellanti è che, rispetto al suddetto provvedimento di chiusura provvisoria - nonostante le richieste di incontri per ottenere delucidazioni formali da parte del sottoscritto e dell'amministrazione comunale di Avezzano -, non vi è alcun dato oggettivo che fughi ogni dubbio circa una eventuale chiusura definitiva di questa casa circondariale.
Ad oggi, non conosciamo la data di inizio dei lavori, la durata degli stessi e il periodo della eventuale riapertura della casa circondariale. Rispetto a ciò, vorrei sottolineare un particolare aspetto al sottosegretario.
Subito dopo il provvedimento di chiusura adottato dal ministero, l'amministrazione comunale di Avezzano, con lettera inviata al ministero e, per conoscenza, alla direzione del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, aveva dichiarato la propria disponibilità a partecipare ai lavori di ristrutturazione con un intervento economico concertato tra le parti. Aveva anche richiesto, però, che i lavori di ristrutturazione avvenissero in costanza di esercizio, cioè lasciando aperta almeno una parte della struttura detentiva, e stabilendo certezza nei tempi e nello svolgimento dei lavori. Tenga conto, signor sottosegretario, che esperienze simili sono già state fatte in altre realtà del nostro paese dove gli istituti penitenziari hanno concordato con le amministrazioni locali interventi economici e hanno stabilito le modalità ed i tempi di attuazione di tali interventi.
Oggi a quella lettera non è stata data alcuna risposta, né formalmente né informalmente. Quindi, con l'interpellanza si vuole innanzitutto chiedere se vi sia, da parte del Ministero, la volontà di dare seguito a quella richiesta formale dell'amministrazione comunale di Avezzano e di istituire un tavolo attorno al quale concordare le modalità operative per la copertura dei costi, la tempistica e l'attuazione Pag. 8dei suddetti lavori di ristrutturazione. Nel caso non vi fosse alcuna volontà in tal senso, vorremmo sapere con certezza la data di inizio dei lavori, i tempi e la data della riapertura della casa circondariale.
LUIGI SCOTTI, Sottosegretario di Stato per la giustizia. La casa circondariale di Avezzano è stata provvisoriamente chiusa per le condizioni igieniche e strutturali assolutamente precarie che pregiudicavano la sicurezza sia degli operatori, sia dei detenuti. Si deve sottolineare che i lavori di ristrutturazione dell'istituto penitenziario di Avezzano sono stati inseriti nel programma edilizio del corrente esercizio finanziario con una dotazione già disponibile di 1.500.000 euro. Si sta provvedendo all'elaborazione del progetto preliminare per i lavori di adeguamento che sarà corredato dalle opportune verifiche di legge.
Per quanto riguarda, poi, l'intesa con il sindaco, il 3 maggio 2006, presso il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, è stata già assunta l'iniziativa di convocare - ed è stata stabilita la data, ormai prossima, del 20 giugno - un tavolo congiunto con il sindaco e con il comune di Avezzano per la valutazione dei contributi di carattere tecnico ed economico che l'amministrazione comunale locale intenderà mettere a disposizione e per quant'altro necessario ai fini delle esigenze locali.
L'essenzialità segnalata di ripartire i lavori in modo tale che una parte dell'istituto penitenziario resti ancora agibile ed un'altra parte sia interessata dai lavori di ristrutturazione sembra impossibile per ragioni tecniche. Infatti, la sezione femminile, proposta da più parti per il primo dei due lotti da realizzare, non è assolutamente a norma e non è autosufficiente. Pertanto, dividere in due lotti significherebbe ripristinare completamente i servizi igienico-sanitari, il servizio elettrico, l'acqua potabile, e via dicendo. Bisognerebbe anche isolare la parte destinata a restare attiva rispetto all'altra parte in cui dovrebbero iniziare i lavori: si tratta di un'operazione di ristrutturazione che consentirebbe ad una parte di potersi gestire in via autonoma. Per di più tale gestione autonoma darebbe ospitalità esclusivamente a quattro persone detenute e non alle dodici persone detenute, come in un primo momento si era pensato. Dunque, dividere in due parti l'istituto di Avezzano per consentire che una parte resti agibile e l'altra sia sottoposta ai lavori di ristrutturazione sarebbe un'operazione economicamente molto costosa e consentirebbe l'agibilità soltanto per quattro detenuti.
Quindi, il ministero ritiene che sia impossibile operare in questo modo.
I lavori verranno eseguiti nel più breve tempo possibile, però siamo all'inizio dell'appalto e, quindi, non posso dare una risposta precisa al riguardo.
Invece, posso fornire una risposta precisa circa l'avvenuto stanziamento di 1.500.000 euro e sul fatto che l'istituto di Avezzano non solo verrà ristrutturato, ma sarà anche messo a disposizione per le esigenze carcerarie. Quindi, non c'è alcuna preoccupazione per quanto riguarda una sua abolizione.
PRESIDENTE. L'onorevole De Laurenttis ha facoltà di replicare.
RODOLFO DE LAURENTIIS. Signor Presidente, nel ringraziare il sottosegretario per ciò che ha riferito, vorrei tuttavia sottolineare che l'idea di effettuare i lavori di ristrutturazione in costanza di esercizio non è un'invenzione del sottoscritto o di chi ha proposto questa modalità. In realtà, essa è frutto di una proposta che l'amministrazione penitenziaria regionale aveva avanzato nelle sedi competenti del ministero, suggerendo di mantenere aperta una parte della casa circondariale e di effettuare i lavori nella restante parte. Ciò permetterebbe, da una parte, di alleviare il Pag. 9disagio delle decine di persone che lavorano all'interno del carcere e che svolgono un ruolo importante e faticoso e, dall'altra, di evitare di penalizzare il comprensorio di Avezzano, che - voglio sottolinearlo - è il terzo polo giudiziario d'Abruzzo per mole di processi, di imputazioni e di arresti. Evidentemente, si tratta di un polo per il quale è indispensabile la presenza di una struttura carceraria, poiché la mobilità dei detenuti è alta per gli accessi frequenti di soggetti in attesa di giudizio o per gli spostamenti in altri istituti.
All'interno di questo polo giudiziario, la casa circondariale di Avezzano svolge un compito importante e fondamentale. Per questo su di essa abbiamo più volte richiamato l'attenzione del Governo, così come in questi mesi è stato fatto anche da parte delle istituzioni locali e provinciali, di organizzazioni sindacali, dell'ordine degli avvocati, e così via.
Credo che la richiesta di effettuare questi lavori in costanza di esercizio sia anche il tema dell'incontro che - ne prendo atto - si svolgerà il 20 giugno presso il ministero. Ripeto, però, che si tratta di una proposta frutto di una serie di verifiche tecniche da parte dell'amministrazione della giustizia a livello locale, che aveva ritenuto possibile, praticabile e compatibile dal punto di vista tecnico effettuare quei lavori lasciando in funzione una parte dell'istituto.
Detto ciò, credo che questo argomento sarà sottoposto nuovamente all'attenzione del ministero nella riunione del 20 giugno. Mi auguro che l'incertezza dei tempi, alla quale faceva riferimento il sottosegretario, sia circoscritta e che i lavori si concludano nel più breve tempo possibile, in modo da alleviare le difficoltà, le criticità e le problematicità che la chiusura provvisoria ha determinato, perché essa rischia di produrre delle ripercussioni negative su tutto il sistema dell'amministrazione della giustizia in quel comprensorio.
Noi saremo attenti e vigili e, soprattutto, tra un po' di tempo torneremo a chiedere scadenze e modalità certe.
(Problemi occupazionali presso l'azienda Sasib di Castel Maggiore - n. 2-00012)
PRESIDENTE. L'onorevole Mungo ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00012 (Vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 4).
DONATELLA MUNGO. Signor Presidente, intervengo brevemente per illustrare l'oggetto della mia interpellanza urgente che, pur rappresentando un caso particolare, si inquadra nell'ambito di un fenomeno più generale, che vede la presenza di investimenti ed investitori stranieri multinazionali sul nostro territorio (nel caso in questione, si tratta della provincia di Bologna) con riferimento ad alcuni settori di punta, quale quello meccanico, talvolta con l'intento di partecipare a queste imprese, altre volte con l'intento di eliminare concorrenti dal mercato, acquisendo i marchi, facendoli fruttare per un certo periodo, per poi predisporsi alla chiusura dell'attività, nonostante le buone condizioni dell'impresa.
Questo è il caso della Sasib che produce macchine di impacchettamento per sigarette e prodotti simili. È un settore che in Emilia-Romagna, nella provincia di Bologna, ha una filiera produttiva abbastanza consistente e che ha attraversato una fase di crisi, dalla quale però si è ripresa. Pertanto, non si comprendono le ragioni della prospettata chiusura dell'azienda, se non per le considerazioni che ho svolto precedentemente.
Tale azienda occupa circa 150 lavoratori il cui posto di lavoro è messo a rischio. La multinazionale inglese Molins ha ribadito, anche di recente, la volontà di chiudere l'azienda, per i primi giorni di agosto, nonostante vi sarebbero - stando a quanto ci risulta - dei compratori (due italiani e due stranieri) interessati a proseguire questa attività. Naturalmente, la prospettata chiusura dell'azienda rende difficile la vendita; perlomeno, l'idea che dietro tale chiusura potrebbe esservi una Pag. 10situazione traballante dell'impresa stessa scoraggia gli eventuali acquirenti.
A questo proposito, per il 22 giugno prossimo i sindacati hanno chiesto un incontro con la proprietà e speriamo che si riesca a ricondurre la stessa a più miti consigli.
Detto ciò, visto che appare difficile un dialogo, considerato che da circa un mese si cerca un'interlocuzione e che non è stato facile nemmeno ottenere la concessione dell'incontro di giovedì prossimo, chiediamo se il Governo possa intervenire nei confronti della multinazionale non solo nel senso della difesa dei posti di lavoro (che è il tema centrale), ma anche rispetto alla questione dell'impoverimento della capacità produttiva di alcuni territori. Se questo fenomeno continuerà a verificarsi, naturalmente si avranno riflessi non soltanto sui lavoratori di quell'impresa, ma più in generale sull'indotto.
ALFONSO GIANNI, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signora Presidente, purtroppo ereditiamo una situazione pesante sotto il profilo della condizione industriale nel nostro paese. Non mi riferisco, in questa sede, agli andamenti della produzione industriale, che possono seguire dei percorsi congiunturali, quanto alla condizione nella quale si trova, nel suo complesso, la struttura industriale in Italia. Essa appare minata da gravi problemi di crisi, da delocalizzazioni e da dismissioni di impegno da parte di multinazionali già presenti nel nostro paese e che in alcuni casi hanno anche acquistato il controllo di imprese o aziende storiche.
È una situazione, purtroppo, di carattere generale e, per fortuna, non uniforme, che coinvolge anche situazioni nelle quali il tessuto industriale vedeva una condizione diffusa e solida, come certamente accadeva in Emilia-Romagna.
Quello sollevato dagli onorevoli Mungo, Provera e Migliore è un caso di specie. La Sasib è un'azienda bolognese che può definirsi storica; infatti, la sua nascita risale al 1920 ed è diventata nel tempo costruttrice di tutte le macchine per l'industria che hanno connessione con il tabacco, nonché con il trattamento e con la commercializzazione dei prodotti da esso derivanti.
Per converso la Molins è una multinazionale britannica, la quale ha rilevato l'azienda nel 2003 e, attualmente - come è scritto nell'interpellanza urgente a cui sto rispondendo -, ha annunziato la cessazione dell'attività con la conseguente messa in mobilità di 149 dipendenti, ai sensi della legislazione vigente in materia.
Come ci segnala il ministro del lavoro e della previdenza sociale, la Sasib ha attivato, in data 24 maggio 2006, le procedure di mobilità per tutti i dipendenti, annunciando (quindi ribadendo) l'intenzione di cessare l'attività industriale.
In seguito a questa notizia le organizzazioni sindacali si sono mobilitate, hanno convocato ed incontrato le istituzioni locali al fine di portare a conoscenza della situazione di crisi le comunità locali, hanno avviato un confronto con la multinazionale Molins e con la direzione della Sasib, illustrando la propria posizione ed ufficializzando la richiesta di ritiro o, in subordine, di sospensione della procedura di mobilità, allo scopo di procedere ad una disamina della situazione.
Apprendo ora - non posso che esserne contento - che è stata fissata l'importante data del 22 giugno nell'ambito della quale questo incontro tra le organizzazioni sindacali e la proprietà segnerà un momento importante e noi ci augureremmo anche decisivo.
Per ora la multinazionale Molins ha, però, respinto le richieste di parte sindacale e ha segnalato alle stesse organizzazioni sindacali la presenza di possibili compratori. Le procedure di confronto sono tuttora in corso, ma al momento - salvo buone notizie dal 22 giugno - gli incontri tra le parti non hanno sortito effetti apprezzabili, né segnali di soluzione alternativa rispetto al prosieguo delle procedure di mobilità.Pag. 11
Ci viene chiesto dai deputati interpellanti quali iniziative il Ministero per lo sviluppo economico possa assumere di fronte ad una tale situazione, in questo contesto. Rispondo precisamente, anche se in modo per ora limitato, dicendo che il Ministero per lo sviluppo economico, pur nella consapevolezza - ovvia, anche se è opportuno ribadirlo - di non poter incidere (quanto meno di non poterlo fare da solo) su scelte di gestione di natura essenzialmente privata, può altresì avviare - come d'altro canto stiamo facendo in altri casi ancora più gravi per la loro incidenza sul tessuto occupazionale - un confronto con tutti i soggetti coinvolti, al fine di esaminare ogni utile iniziativa per la salvaguardia dei posti di lavoro e per il rilancio operativo dell'azienda all'interno del territorio emiliano. Naturalmente tale incontro, per potersi attivare, è bene che sia sollecitato dalle parti sociali, in modo particolare - immagino - della parte sindacale che ha a cuore la sopravvivenza del posto di lavoro e la sorte dei 149 dipendenti. Se ciò avverrà, il Ministero per lo sviluppo economico si impegnerà ad agire per una soluzione di comune soddisfazione in merito alla condizione di crisi richiamata dagli interpellanti.
PRESIDENTE. L'onorevole Mungo ha facoltà di replicare.
DONATELLA MUNGO. Ringrazio il sottosegretario Gianni per l'accuratezza della risposta e per aver rimarcato, ancor più di quanto avessi fatto io, l'importanza e la storicità di questa azienda, che è effettivamente una colonna portante del tessuto produttivo della provincia di Bologna. Ringrazio anche per la disponibilità, pur nella limitatezza, che sappiamo esservi, delle possibilità di intervento sulle questioni riguardanti la gestione dell'impresa da parte dell'imprenditore, in questo caso la multinazionale.
L'incontro del 22 giugno, che è pure particolarmente a ridosso della data prevista per la messa in mobilità dei dipendenti, richiede un'attenzione particolare ed è stato per questo da me segnalato, essendo anche una novità di oggi. Ci auguriamo che possa portare a buoni risultati, anche se siamo dubbiosi che ciò possa avvenire; ma speriamo che la ragionevolezza rispetto a questo percorso possa far sì che vi sia un procrastinamento dei tempi.
Mi reputo soddisfatta della disponibilità dichiarata dal Governo e dal ministero competente in particolare. Provvederemo naturalmente a monitorare sul territorio la situazione, anche in collegamento con le parti sociali, augurandoci una soluzione positiva della vertenza.
Infine, richiamandomi a quanto detto dal sottosegretario, si tratta proprio di un caso di specie, essendo - ahimè - la punta di ciò che si sta verificando in tutto il territorio dell'Emilia-Romagna, una regione più fortunata di altre per certi aspetti, avendo retto abbastanza bene ad un periodo di recessione e di difficoltà industriale, ma che vede ora «franare» alcune certezze e possibilità di benessere diffuso (che pure vi erano state), ad iniziare dal settore meccanico, maggiormente in difficoltà. Ciò ha ripercussioni in relazione non solo ai posti di lavoro ma, più in generale, all'aspetto sociale, in una regione che fa della connessione tra le questioni industriali, le questioni del lavoro e quelle sociali una punta di eccellenza.