Source: https://criminaljusticenetwork.eu/it/temi/prevedibilita-delle-decisioni-giudiziali
Timestamp: 2020-08-05 13:15:47+00:00
Document Index: 135182596

Matched Legal Cases: ['art. 101', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 673', 'sentenza ', 'art. 46', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ']

﻿ Prevedibilità delle decisioni giudiziali
Prevedibilità delle decisioni giudiziali
Il saggio propone gli argomenti che fanno fondare l’ordinamento penale, in tutte le sue fasi, nel fine di prevenzione generale c.d. negativa e i limiti liberali nel perseguimento di tale fine che consentono di definire liberale la giustificazione della pena.
Così è (se vi pare). Alla ricerca del volto dell’illecito penale, tra legge indeterminata e giurisprudenza imprevedibile
Il lavoro si propone di definire contenuti e connotati del principio di prevedibilità e di tematizzare quali siano i fattori normativi che sempre più ne minano la pratica attuazione. La previsione delle conseguenze penali della propria condotta non può essere certo per il cittadino il risultato di un semplice calcolo matematico, ma nemmeno può essere trasformato, come spesso accade oggi, in una sorta di vaticinio. In esito all’ambientamento della riflessione, si proporranno due esempi pratici della non intelligibilità ex ante del perimetro della responsabilità penale, traendoli dalla disciplina dei reati finanziari. Solo dopo aver ‘toccato con mano’ la carente qualità della legislazione penale in uno dei settori in cui più evidente è l’intrecciarsi delle fonti nazionali e internazionali, tipiche e atipiche, sarà possibile tentare di individuare una serie di rimedi volti ad assicurare una pratica prevedibilità della responsabilità penale, traendoli sia dall’esperienza comparata che dall’intima natura della nostra legalità penalistica.
L’influsso dei precedenti europei sulla legge processuale nazionale
Nessuna prescrizione della CEDU o dei Trattati dell’Unione Europea consente di attribuire ai precedenti della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di giustizia dell’Unione Europea un valore vincolante erga omnes. L’introduzione di uno stare decisis del tipo di quello anglosassone nel nostro sistema, del resto, sarebbe in radicale conflitto con il principio di soggezione del giudice alla sola legge parlamentare previsto dall’art. 101 comma 2 Cost. Ciò non toglie che i precedenti europei, considerata l’autorevolezza delle corti da cui provengono, possiedano il massimo valore persuasivo. Quest’ultimo, però, soggiace a tutta una serie di condizioni, le quali non servono a sbarrare a priori i cancelli del sistema nazionale, ma svolgono una funzione di contrapposizione dialettica che si rivela indispensabile per il progressivo miglioramento del diritto europeo.
Il principio della prevedibilità della decisione giudiziale costituisce, come noto, un corollario della legalità europea. Ad un esame approfondito della giurisprudenza EDU, emergono tuttavia diverse accezioni, tanto da potersi individuare tre possibili criteri definitori rispetto ai quali muta pure il ruolo del contrasto giurisprudenziale e del precedente qualificato. Tale “poliformità” si riflette peraltro anche sulla giurisprudenza comunitaria. Non resta allora che interrogarsi sull’oggetto, sui parametri e soprattutto sui limiti della prevedibilità stessa, da rapportare ormai, in un’ottica di lucido realismo, alla qualificazione giuridica del fatto e al relativo trattamento sanzionatorio piuttosto che all’esito giudiziario esposto a un’infinità di variabili, queste sì davvero imprevedibili.
I “fratelli minori” di Bruno Contrada davanti alla Corte di cassazione
Con la sentenza in epigrafe, la Corte di cassazione affronta la complessa questione relativa alle concrete ricadute applicative nel nostro ordinamento della sentenza Contrada c. Italia, negando a Marcello Dell’Utri la possibilità di avvalersi dei principi di diritto da essa espressi per ottenere la revoca ex art. 673 c.p.p. della propria condanna. In questo modo, i giudici di legittimità interpretano restrittivamente la portata precettiva della sentenza europea in relazione ai c.d. “fratelli minori” del ricorrente vittorioso, e cioè a coloro che, pur non avendo essi stessi proposto ricorso a Strasburgo, assumono di aver subito la medesima violazione riscontrata dalla Corte europea. La vicenda qui all’esame sollecita ancora una volta gli interpreti a interrogarsi su quali siano i meccanismi processuali più idonei ad assicurare il rispetto dell’obbligo di conformarsi alle sentenze definitive della Corte EDU, gravante sullo Stato in forza dell’art. 46 CEDU; più in radice, però, invita a riflettere circa la reale necessità di un’estensione erga omnes della ratio decidendi della sentenza Contrada, anche alla luce di una sua lettura nel più ampio contesto della giurisprudenza di Strasburgo in materia di legalità penale.
Lo studio analizza concetto, sviluppo attuale ed eventi paradigmatici del diritto giurisprudenziale penale, in relazione ai temi della giurisprudenza-fonte, del precedente, e ai limiti costituzionali di riserva di legge, tassatività e divieto di analogia. La ricerca indaga la categoria dell’illecito interpretativo per violazione del principio d’irretroattività dei mutamenti (o dei prodotti) giurisprudenziali imprevedibili, ma legittimi. L’attenzione si concentra sui casi sottratti a tale principio (diritto-concretizzazione e individualizzante, ovvero analogia occulta) e a quelli che invece sono a esso sottoposti, nella diversa incidenza della disciplina dell’ignorantia legis e del ruolo nomofilattico delle Sezioni Unite e delle Corti supreme. Conclude lo scritto un aggiornamento ricostruttivo del rapporto tra prevedibilità del diritto e sillogismo giudiziale.
Irretroattività sfavorevole e reati d’evento “lungo-latente”
Il contributo prende le mosse da una recente pronuncia della Cassazione che, per risolvere una questione di successione di norme penali nel tempo, ha fissato il tempus commissi delicti di un omicidio colposo in corrispondenza della verificazione dell’evento letale, ed ha perciò applicato una pena più severa di quella vigente al momento – assai più risalente – in cui l’imputato aveva posto in essere la condotta causalmente rilevante. L’Autore critica la soluzione abbracciata dalla Suprema Corte alla luce del principio costituzionale di irretroattività in malam partem, nonché dell’omologo principio sancito dall’art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. A quest’ultimo proposito, viene prospettata la possibilità di presentare un ricorso alla Corte di Strasburgo, finalizzato ad ottenere l’accertamento della violazione e la successiva rideterminazione della pena in executivis.
Muovendo da alcune recenti pronunce delle Corti interna ed europea, l’Autrice evidenzia la problematicità del concetto di “prevedibilità dell’esito giudiziario” e della tendenza ad attribuire efficacia vincolante ai precedenti dei giudici europei. Sottolinea, per contro, l’esigenza di un approccio di tipo ermeneutico, volto ad esplicitare i presupposti assiologici e le conseguenze delle differenti opzioni interpretative.
Prendendo spunto da una recente sentenza della Corte di cassazione (Sez. II, 21 aprile 2015 n. 34147, Perego), che censura la sentenza della Corte EDU nel caso Contrada, l’Autrice disegna un possibile percorso di sviluppo dialogico e corale del diritto, risultante anche dall’incontro tra giudici nazionali e giudici sovranazionali.