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Timestamp: 2019-09-19 19:18:49+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 31', 'art. 31', 'art.31', 'art. 80', 'art 37', 'art. 37', 'art. 38', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 33', 'art. 216']

stazione appaltante Archivi - Pagina 4 di 4 - NEWS4MARKET
Il responsabile unico del procedimento nel nuovo codice e nelle linee Guida dell’Anac
Tra gli innumerevoli compiti attribuiti all’ANAC dal nuovo codice, vi è quello di definire nelle linee guida i compiti specifici del RUP.
Infatti nello schema di linee guida pubblicate il 28 aprile 2016, in attuazione del disposto del comma 5 dell’art. 31 del nuovo codice, l’Authority ha puntualizzato di prefiggersi lo scopo di valorizzare la figura del RUP, in modo da esaltarne il ruolo di Projet Manager, enfatizzando le competenze di pianificazione e gestione dello sviluppo di specifici progetti, con particolare attenzione al coordinamento delle risorse a disposizione, il raggiungimento degli obiettivi nei tempi e nei costi previsti e la qualità della prestazione, fino al controllo dei rischi.
In questa nota si vogliono segnalare alcune tra le novità di maggior rilievo.
Le linee guida specificano che il RUP deve essere individuato e nominato ancor prima del progetto di fattibilità tecnica ed economica. Si deve quindi ritenere che, ove sia prevista una programmazione, il RUP debba essere nominato anche per la specifica fase della programmazione. Ciò costituisce una novità rispetto alla vecchia norma che, tra i ruoli del responsabile, citava solo la progettazione, l’affidamento e l’esecuzione dei contratti pubblici.
Si deve quindi ritenere che la stazione appaltante dovrà nominare un RUP anche per la programmazione dei lavori ed ora anche per l’innovativa programmazione per l’acquisizione di beni e servizi.
Il compito si aggiunge, dunque, a quelli di presidio della procedura e delle fasi di progettazione, affidamento ed esecuzione dei contratti, che hanno sempre caratterizzato l’attività del responsabile unico del procedimento.
Si osserva che, a differenza di quanto previsto dalla vecchia normativa, il comma 3 dell’art. 31 richiama la legge 241/90 non più, come in precedenza, con riferimento alle modalità di nomina del RUP, ma con riferimento ai suoi compiti.
Una delle maggiori novità riguarda l’eliminazione dell’inciso secondo cui il RUP era tenuto ad occuparsi anche degli “affidamenti in economia”. Ora il nuovo modello scelto dal legislatore, prevede una più netta separazione tra appalti sottosoglia, che ammettono procedure semplificate che verranno seguite dal RUP, e appalti sopra soglia che richiedono comunque una guida unitaria da parte del medesimo.
Si deve notare che il comma 10 dell’art. 31 tratta anche delle stazioni appaltanti che non siano pubbliche amministrazioni che sono tenute, allo stesso modo degli enti pubblici, ad individuare uno o più soggetti cui affidare i compiti propri del responsabile del procedimento.
Al responsabile sono attribuiti veri e propri macrocompiti, quelli indicati nel comma 4 dell’art.31, gli stessi già indicati nella precedente normativa, con la novità che nell’attuale codice le funzioni riguardano non solo gli appalti ma anche le concessioni. Infatti, come indicato dalla lettera i), il RUP si dovrà occupare anche di verificare e vigilare sul rispetto delle prescrizioni contrattuali nelle concessioni”.
La maggiore novità che vede il ruolo centrale dell’ANAC nel completamento della normativa di dettaglio, compito normalmente affidato ai regolamenti attuativi, si rivela dunque fondamentale anche nel dettagliare i ruoli e le funzioni del responsabile unico, assegnando all’Authority un vero e proprio ruolo “gerarchico” rispetto alle stazioni appaltanti.
Dall’ANAC ulteriori linee guida attuative del nuovo Codice dei Contratti Pubblici
L’ANAC ha pubblicato tre nuove linee guida: secondo quanto riportato sul sito ufficiale dell’Autorità Anticorruzione, gli artt. 80, comma 5, lett. c), 83, comma 10, 177, comma 3 e 181, comma 4, del d.lgs. 50/2016 prevedono l’adozione, da parte dell’ANAC, di atti a carattere generale finalizzati a dare attuazione alle disposizioni del Codice e/o ad offrire indicazioni operative e interpretative agli operatori del settore (stazioni appaltanti, imprese esecutrici, organismi di attestazione) nell’ottica di perseguire gli obiettivi di semplificazione e standardizzazione delle procedure, trasparenza ed efficienza dell’azione amministrativa, apertura della concorrenza, garanzia dell’affidabilità degli esecutori, riduzione del contenzioso.
Linee guida per l’indicazione dei mezzi di prova adeguati e delle carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto che possano considerarsi significative per la dimostrazione delle circostanze di esclusione di cui all’art. 80, comma 5, lett. c) del Codice
Linee guida sui sistemi di monitoraggio delle amministrazioni aggiudicatrici sull’attività dell’operatore economico nei contratti di partenariato pubblico privato
da www.anticorruzione.it
I chiarimenti dell’ANAC sulla disciplina applicabile nel periodo transitorio
A seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 50/2016 e delle numerose richieste di chiarimenti pervenute, l’ANAC ha predisposto un apposito documento con le FAQ relative alla disciplina applicabile nel periodo transitorio.
Nel comunicato ufficiale, il presidente Raffaele Cantone chiarisce: «Al fine di fornire una risposta tempestiva ed esauriente ai numerosi quesiti pervenuti, garantendo l’unitarietà e l’organicità delle indicazioni operative e interpretative fornite e l’immediata fruibilità delle stesse da parte della generalità degli operatori economici e delle stazioni appaltanti, l’Autorità ha ritenuto di predisporre apposite FAQ e di procedere alla relativa pubblicazione sul proprio sito internet alla sezione “Regolazione contratti” – “Indicazioni sul periodo transitorio”.
Documenti correlati: FAQ sul d.lgs. 50/2016 nel periodo transitorio
Leggi qui i comunicati del presidente Raffaele Cantone
Comunicato del Presidente dell’11 maggio 2016
Documento di gara unico europeo, c’è il sito web dedicato
Documento di gara unico europeo, ora c’è il sito internet dedicato. Collegandosi al link predisposto dalla Commissione europea, è possibile visualizzare tutte le istruzioni per la compilazione del DGUE; un servizio messo a disposizione delle stazioni appaltanti e degli operatori economici, che aiuta a capire come procedere, passo passo, per la redazione del Documento previsto dall’articolo 85 del nuovo Codice degli appalti.
Come illustrato sul sito internet dedicato, il Documento di gara unico europeo è un’autodichiarazione dell’impresa sulla propria situazione finanziaria, sulle proprie capacità e sulla propria idoneità per una procedura di appalto pubblico. È disponibile in tutte le lingue dell’UE e si usa per indicare in via preliminare il soddisfacimento delle condizioni prescritte nelle procedure di appalto pubblico nell’UE. Grazie al DGUE gli offerenti non devono più fornire piene prove documentali e ricorrere ai diversi moduli precedentemente in uso negli appalti UE, il che costituisce una notevole semplificazione dell’accesso agli appalti transfrontalieri. A partire da ottobre 2018 il DGUE è fornito esclusivamente in forma elettronica.
dal sito web ufficiale della Commissione Europea
Nuovo codice degli appalti e opportunità per le imprese
a cura dell’avvocato Angelo Lucio Lacerenza.
Non solo norme da attuare, refusi nel testo e contrasti normativi. Il nuovo codice, su indicazione delle direttive comunitarie, mette al centro gli operatori economici, a partire dalle PMI che costituiscono circa il 99% delle imprese italiane, al fine di favorirne la partecipazione agli appalti.
Molte le misure previste lungo l’intero “ciclo di vita” dell’appalto. Si parte dalla fase iniziale degli atti di programmazione elaborati dalle stazioni appaltanti (SA) – biennali per beni e servizi, triennali per i lavori – la cui pubblicazione consente agli operatori di avere il polso delle possibili opportunità.
Nella direzione di predisporre bandi aderenti agli sviluppi del mercato, le SA possono consultare preliminarmente imprese o consulenti per raccogliere dati ed informazioni, avendo cura di “sterilizzare” quanto ricevuto per non creare vantaggi concorrenziali in favore degli operatori che hanno partecipato alla consultazione. Per le grandi opere di rilevante impatto sulle comunità (tipico esempio è la TAV) è previsto un dibattito pubblico per ascoltare le popolazioni interessate al fine di tener conto delle legittime istanze.
A seguito di tali approfondimenti, la progettazione degli acquisti – non solo per i lavori, ma anche per servizi e forniture – riveste valore fondamentale per le SA nella direzione di impiegare in modo efficiente le (poche) risorse pubbliche a disposizione.
Nel rispetto dei principi economicità ed efficacia, ma soprattutto di rotazione e di effettiva partecipazione delle micro, piccole e medie imprese (MPMI), sono disciplinati gli appalti sotto soglia, ivi compresi gli affidamenti diretti, che costituiscono il principale bacino di opportunità per le piccole imprese, e ciò anche per dare slancio alle economie locali in una logica di appalti a “km zero”. Nella stessa logica, alla suddivisione degli appalti in lotti funzionali si affianca la ripartizione in lotti prestazionali per tenere conto delle specializzazioni degli operatori.
Tra gli strumenti di acquisto, la novità rilevante opera laddove occorra sviluppare prodotti, servizi o lavori innovativi per i quali le SA possono indire partenariati per l’innovazione per instaurare rapporti con uno o più operatori al fine di acquistare soluzioni non disponibili sul mercato.
Nei bandi le SA possono richiedere specifiche tecniche o etichettature particolari a condizione di consentire alle imprese che non ne abbiano il possesso di dimostrare la conformità o l’equivalenza della propria offerta, in modo da non creare ingiustificati ostacoli alla concorrenza.
Il sistema del rating d’impresa, istituito presso ANAC e da applicare ai soli fini della qualificazione, apre nuove sfide per gli operatori. Sarà l’Autorità a definire con proprie linee guida i requisiti reputazionali, ma già dal codice emergono i primi indicatori: alcuni esterni, come il rating di legalità o il modello organizzativo 231; altri interni, come i comportamenti dell’impresa in occasione di precedenti appalti, l’incidenza del contenzioso in sede di partecipazione a gare o in fase di esecuzione di contratti e la regolarità contributiva negli ultimi tre anni.
Sul capitolo delle cauzioni di gara, alla regola generale del 2% da applicarsi alla base d’asta per calcolare l’importo della cauzione provvisoria, si affianca la facoltà della SA di riduzione all’1% in caso di appalti non rischiosi o di aumento al 4% nel caso opposto. A ciò si aggiunge, tanto per le cauzioni provvisorie quanto per le definitive, la possibilità di abbattere gli importi in ragione di specifiche percentuali qualora l’impresa provi il possesso di determinate certificazioni di qualità, nonché di cumulare tali abbattimenti in caso di possesso congiunto di più attestati. Non solo, con specifico riguardo alla cauzione definitiva, le SA hanno facoltà di non richiedere la garanzia se l’impresa dimostri comprovata stabilità (ciò che richiede una particolare attenzione alla tenuta dei bilanci) o per particolari beni, subordinatamente ad un miglioramento del prezzo di aggiudicazione.
Le SA indicano nel bando i criteri premiali di valutazione in relazione al rating di legalità dell’impresa, ovvero per agevolare la partecipazione agli appalti delle MPMI, giovani professionisti e imprese di nuova costituzione ovvero in ragione del minor impatto dell’appalto sulla salute e sull’ambiente.
Sul delicato fronte finanziario infine, per assicurare liquidità alle imprese viene stabilizzata la regola dell’anticipazione del 20% del valore del contratto, ma solo per gli appalti di lavori e previa costituzione di idonea garanzia fidejussoria o bancaria, nonchè previsto il pagamento diretto dei subappaltatori qualora siano micro e piccole imprese, in caso di inadempimento dell’appaltatore oppure su richiesta del subappaltatore e se la natura del contratto lo consente.
La parola passa ora alle stazioni appaltanti chiamate a tradurre tali opportunità in clausole dei bandi, ed alle imprese che dovranno assumere le scelte necessarie per saperle cogliere.
Nuovo Codice, Delrio rassicura: «I decreti saranno emanati entro la fine dell’estate»
I decreti attuativi del nuovo Codice degli appalti saranno emanati entro l’estate. Lo ha dichiarato il Ministro Graziano Delrio, durante il question time del 26 maggio al Senato, evidenziando di aver «prodotto una rivoluzione in un settore che vale il 15 per cento del PIL italiano».
Il Ministro ha quindi specificato: «Abbiamo compiuto uno sforzo di semplificazione mai visto fino ad ora e scelto coscientemente di emanare atti attuativi in termini di soft law, come le linee guida dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), i decreti del Ministero e gli atti che vanno a chiarire, prima di tutto, i tempi. È vero che c’è una mole di decreti da chiarificare, ma sette linee guida dell’ANAC sono già state pubblicate, per la consultazione, sul sito Internet e altre tre arriveranno prestissimo. Viene svolto un lavoro costante insieme al presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Dieci linea guida sono già pronte e noi rispetteremo senz’altro, per quanto riguarda le scadenze dei novanta giorni, tutte le nostre applicazioni: ciò vuole dire che, entro la fine dell’estate, saranno emanati i nostri decreti e, quindi, il corpus di recepimento e di attuazione più importante è in fase di avanzata predisposizione. Non ci sono vuoti, perché ogni articolo, laddove necessiti di un provvedimento attuativo, rimanda esplicitamente al fatto che, fino a quando non ci sarà il decreto, rimarranno in vigore le norme. Ciò è scritto alla fine di ogni articolo, proprio per evitare buchi normativi. Come sapete, il codice declina la pianificazione, la programmazione, la progettazione e la selezione delle opere e, quindi, la loro revisione; archivia la legge obiettivo; si basa sui principi della qualità e della qualificazione delle stazioni appaltanti, della qualificazione degli operatori, della qualificazione dei commissari e soprattutto della centralità del progetto».
Premesse indispensabili, ha aggiunto Delrio, per rispondere alle domande dei senatori che hanno posto interrogazioni sul tema del massimo ribasso: «Il codice fa una scelta precisa e dice che quella più corretta è la procedura negoziata dell’offerta economicamente più vantaggiosa e lascia una facoltà, sotto il milione di euro: si tratta dunque di una facoltà e non di un obbligo».
Al senatore Esposito, che ha chiesto dettagli proprio sul massimo ribasso, il ministro ha risposto di voler «stimolare gli enti locali, le Regioni e i Comuni, che pure nelle loro osservazioni hanno chiesto di mantenere questa soglia e anzi di innalzarla (…) per ridurre al minimo l’uso del massimo ribasso, anche sotto il milione di euro. In prima applicazione abbiamo lasciato la soglia inizialmente scelta, ma contiamo progressivamente di convincere tutte le amministrazioni che è possibile aggiudicare la gran parte dei bandi di gara con l’offerta economicamente più vantaggiosa. Ciò è possibile e io l’ho fatto da sindaco già anni fa: aggiudicavamo l’80 per cento delle gare attraverso questa procedura. È vero – come ha detto il senatore Bruni – che rappresentano l’80 per cento del volume delle gare, ma rappresentano anche il 30 per cento dell’importo delle gare stesse. Bisogna dunque fare attenzione, perché c’è anche un tema legato all’importo. In linea di massima, questa è una scelta irreversibile e progressiva. D’altra parte, vorrei sottolineare di nuovo che il massimo ribasso è molto meno pericoloso nel momento in cui va a gara un progetto esecutivo. È evidente che con il progetto esecutivo la puntualità delle previsioni e la forbice per potere fare previsioni errate sono minime. Invece, è chiaro che, se si fa una gara al massimo ribasso con progetti non completi, si possono osservare fenomeni di macroscopica alterazione della gara, come è successo con ribassi che rasentano il 50 per cento».
Per quanto riguarda le commissioni di gara, è giunta una precisazione: «Noi abbiamo scritto che, sotto la soglia, le stazioni appaltanti possono scegliere dei componenti. L’ANAC preciserà presto che ciò non significa che scelgono tutta la Commissione. E questo era lo spirito – a mio avviso – che interpretava correttamente le vostre sollecitazioni, anche durante la discussione svolta. Per quanto riguarda il tema dei project financing, il senatore Cappelletti mi richiama al tema della Brescia-Padova (vedere anche la nostra rassegna stampa all’articolo La Serenissima concessione: il regalo dell’Anas ai gestori, ndr). Tale questione è semplicissima. La Brescia-Padova ha ottenuto un prolungamento di concessione dalla Unione europea fino al 2026. Quindi, la sua concessione non è stata prorogata, bensì è in essere fino al 2026. L’Unione europea, concedendo tale prolungamento, ha contestualmente detto che la concessione poteva essere revocata nel caso non si trovasse una soluzione alla costruzione della Valdastico. La costruzione della Valdastico, cioè del corridoio che collega la provincia di Trento al Veneto, è un progetto per il quale il mio predecessore aveva chiesto due anni di tempo (2013-2015) all’Unione europea, per predisporre l’intesa con la Regione e la Provincia di Trento. Non essendo stato concesso questo tempo, ho chiesto di poter continuare la discussione e abbiamo così ottenuto il via libera sostanziale a costruire un corridoio che – come tutte le opere che ho intenzione di promuovere – per il quale non vi è overdesign. È inutile realizzare autostrade a pedaggio con sei corsie, tre per senso di marcia, per l’overdesign, dietro il quale si celano interessi non propri del Paese. Abbiamo avanzato una proposta di corridoio, il quale verrà analizzato nel suo tracciato e nelle sue caratteristiche seguendo una impostazione di sobrietà di costi e di immediata realizzabilità. Non c’è stata quindi alcuna proroga e non abbiamo intenzione di concederne attraverso procedure strane come il project financing ad ATIVA o alla Torino-Piacenza. Sono già partite le procedure che istruiscono dette pratiche. Come il senatore Malan giustamente sottolinea, difendo il fatto che le gare siano la regola. Così è scritto nel codice e noi lo dobbiamo seguire. Diverso è stato il tema della concessione in house, che è una facoltà che l’Unione europea concede e che noi abbiamo utilizzato anche per sanare e rendere regolari alcune situazioni completamente confuse. E, quindi, abbiamo chiesto l’autorizzazione all’Unione europea, visto che di fatto di quelle autostrade – come lei sa meglio di me – in ogni caso la stragrande maggioranza degli azionisti è pubblica. Non erano quindi autostrade gestite da privati, ma a gestione pubblica, dove però vi è una situazione che non sto a ricostruire in questa sede per problemi di tempo. La concessione in house è legittima, ma la scelta delle gare è la regola e noi continuiamo in questa direzione. Allo stesso modo, non è escluso dal codice il tema del ricorso al project financing invece della concessione, ma certamente non è possibile – e il Ministero lo afferma con molta chiarezza – per evitare la gara, chiedere una proroga della concessione esistente, perché per noi non sarebbe corretto. Le concessioni stanno scadendo e, quindi, dobbiamo procedere rapidamente. Il senatore Cervellini ha sottolineato lo stato disastroso dei lavori pubblici italiani e io concordo con lui».
In conclusione, Delrio ha evidenziato: «Non si può mettere a gara un progetto preliminare per un’autostrada senza fare le valutazioni geologiche e sismiche: è qualcosa che grida vendetta, perché ovviamente la presunzione dei costi sarà totalmente errata, visto che probabilmente le prospettive dal punto di vista dell’intervento dello Stato si moltiplicheranno per anni e non avremo certezza dei tempi di realizzazione né dei costi. Ed è questo esattamente il motivo per cui il Parlamento e il Governo hanno sentito il bisogno di promuovere una riforma del settore, per evitare gli errori commessi in passato e archiviare la legge obiettivo che – come ha dimostrato il rapporto presentato recentemente alla Camera – non ha prodotto i risultati attesi.
Noi siamo soddisfatti del fatto che in questo biennio il Governo sia riuscito ad aumentare, con una puntuale azione amministrativa su scuole e ferrovie, i bandi pubblici del 46 per cento: se ricordo bene, siamo riusciti ad aumentarne l’importo complessivo per 18 miliardi. Siamo quindi concentrati sull’attuazione delle opere. Ma, affinché ciò avvenga, bisogna che le opere siano impostate correttamente».
A questo proposito, sulla pagina denominata Opencantieri del sito Internet del Ministero, è visibile l’esatto stato di attuazione di ogni opera e si sta aggiornando anche quelli relativi ai porti e agli aeroporti.
da Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (http://www.mit.gov.it/)
L’immagine del question time è tratta dal sito ufficiale del Ministero
Dall’ANAC indicazioni sul regime transitorio nel nuovo Codice degli appalti
Le modalità di acquisto dei comuni non capoluogo alla luce delle novità introdotte dal codice degli appalti
Tentare un quadro di sintesi non è cosa facile. Proviamo a leggere il nuovo codice ed in particolare l’art 37 del d. lgs. n. 50/2016, relativo alle aggregazioni ed alla centralizzazione delle stazioni appaltanti, partendo da un quesito specifico inerente a quando il comune non capoluogo possa procedere negli affidamenti autonomamente e non in forma aggregata.
Ai sensi dell’art. 37, 1° comma, per tutti i soggetti, senza distinzione tra comuni capoluogo e non capoluogo, non solo è possibile agire in autonomia, ma non viene richiesta alcuna qualificazione presso ANAC, per l’acquisizione di lavori fino ad 150.000 euro e di beni e servizi fino alla soglia di 40.000 euro, fermo restando l’obbligo di utilizzo di strumenti di acquisto e di negoziazione, anche telematici.
Al di sopra di queste soglie, per l’acquisto di beni e servizi compreso tra 40.000 e le soglie comunitarie e per i lavori di manutenzione ordinaria d’importo superiore a 150.000 euro ed inferiore a 1 milione, tutte le stazioni appaltanti devono comunque essere in possesso della necessaria qualificazione ANAC ai sensi dell’art. 38 del nuovo codice.
Quando il sistema di qualificazione sarà pienamente operativo, i comuni non capoluogo non in possesso della qualificazione ANAC, potranno procedere agli acquisti ricorrendo, ai sensi dell’art. 37 comma 4, a una centrale di committenza o a soggetti aggregatori qualificati ovvero mediante unioni di comuni costituite e qualificate come centrali di committenza ovvero aggregandosi o consorziandosi in centrali di committenza oppure, in ultimo, ricorrendo alla stazione unica appaltante costituita presso gli enti di area vasta.
Ciò che il codice non tratta esplicitamente è la modalità di affidamento in ordine ai lavori oltre i 150.000 euro che non siano di manutenzione ordinaria e le forniture di servizi oltre la soglia comunitaria. In questo caso, per analogia, si dovrà dedurre che la qualificazione della stazione appaltante debba sempre essere obbligatoria e che gli stessi soggetti, ove privi di qualificazione, debbano sempre agire in forma aggregata secondo una delle tre modalità già richiamate e previste dall’art. 37, comma 4.
In questo caso, quindi, ove la stazione appaltante sia un comune non capoluogo, non potrà comunque agire in forma autonoma.
Occorre, comunque, precisare che la normativa è ancora in divenire. Infatti con DPCM, che sarà adottato entro 6 mesi dalla entrata in vigore del codice, saranno individuati gli ambiti territoriali di riferimento e fissate le modalità di costituzione delle centrali di committenza in forma aggregata di comuni non capoluogo di provincia. Nell’attesa di tale disciplina, nonché di conoscere i requisiti tecnico-organizzativi necessari per la qualificazione ANAC (che dovrebbero essere emanati sempre con DPCM entro 90 giorni dall’entrata in vigore del codice), i requisiti di qualificazione sono soddisfatti mediante l’iscrizione all’Anagrafe Unica delle stazioni appaltanti di cui all’art. 33 ter del D.L. 179/2012 (art. 216, comma 10).
Il Consiglio dei Ministri approva il nuovo Codice degli Appalti
Via libera al nuovo Codice degli Appalti, varato in via definitiva dal Consiglio dei ministri. Duecentodiciassette articoli che costituiscono “un altro passo per sbloccare l’Italia” secondo le parole del premier Matteo Renzi.
Una sola legge, declinata da atti di indirizzo e linee guida ANAC e con cabina di regia
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