Source: https://www.avvocatoinfamiglia.com/stalking-condominiale-come-difendersi/
Timestamp: 2020-05-27 23:38:45+00:00
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STALKING CONDOMINIALE : COME DIFENDERSI -
STALKING CONDOMINIALE : COME DIFENDERSI
COME USCIRE DALL’INCUBO
DELLO STALKING CONDOMINIALE
La giurisprudenza ha negli anni consacrato l’estensione del reato di atti persecutori anche ai rapporti tra vicini. Lo stalking condominiale è quel reato commesso da chi pone in essere comportamenti molesti e persecutori nei confronti dei vicini di casa, tanto da ingenerare in loro un grave e perdurante stato di ansia, frustrazione e paura per sé o per i propri familiari e da costringerli a cambiare le proprie abitudini di vita.
ECCO SPIEGATO FACILE COSA SIA LO STALKING CONDOMINIALE
Se il reato di stalking di cui all’art. 612-bis c.p., nella sua accezione generale, è ormai entrato nel bagaglio conoscitivo anche dei media mentre la figura dello stalking condominiale è ancora in fase di assorbimento. In realtà va comunque precisato che non si tratta di un’ipotesi speciale codificata dal legislatore, bensì di una particolare applicazione giurisprudenziale della figura criminosa, resa possibile dalla non del tutto tassativa formulazione degli elementi costitutivi della fattispecie legislativamente disciplinata.
COME GESTIRE I RAPPORTI CON IL VICINO MOLESTO
In ogni caso la realtà condominiale rappresenta terreno fertile per la nascita di contrasti e dissidi che possono dirompere nell’area del penalmente rilevante, qualora vengano lesi o messi in pericolo beni giuridici tutelati da specifiche fattispecie incriminatrici. Troppo spesso il termine stalking viene comunemente associato a comportamenti inerenti la sfera affettiva degli individui, ma le statistiche rilevano invece che una enorme percentuale di ipotesi di atti persecutori che si realizzano nel condominio, dove i rapporti di vicinato si traducono spesso in condotte penalmente rilevanti. Per comprendere a pieno questo fenomeno basta guardare alla giurisprudenza della Corte di cassazione, partendo dall’analisi della sentenza che ha esteso ufficialmente l’ambito di applicabilità dell’art. 612-bis c.p. al contesto condominiale, ovverosia la numero 20895 del 25 maggio 2011.
QUELLO CHE ALCUNI LEGALI IGNORANO
Lo stalking condominiale è così entrato da qualche anno a pieno titolo all’interno delle aule di giustizia, con l’estensione del campo di applicazione del reato di atti persecutori anche in contesti diversi da quelli inerenti la sfera affettiva. Da ultimo tale figura è stata consacrata con la sentenza numero 26878/2016 che ha ribadito che il reato di stalking scatta anche quando un soggetto tiene nei confronti dei propri condomini un comportamento esasperante e tale da cagionare il perdurante stato di ansia della vittima (che nel caso di specie aveva iniziato a prendere dei tranquillanti) e costringendola a modificare le proprie abitudini di vita
Possiamo affermare che dopo anni di esperienze sul campo per fermare un vicino molesto non basta la sola denuncia e l’azione penale ma anche una vera azione di risarcimento.
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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. V PENALE – SENTENZA 25 maggio 2011, n.20895
Il reato di violenza privata non resta assorbito nel reato di atti persecutori, atteso che non sussiste rapporto di specialità tra le due norme. In particolare, il reato di cui all’art. 610 c.p. si connota per un elemento caratterizzante rappresentato dalla costrizione della persona offesa a fare, non fare, tollerare od omettere qualche cosa, ovvero obbligarla ad uno specifico comportamento. Pertanto, il reato di cui all’art. 610 c.p. e quello di cui all’art. 612-bis c.p possono essere contestati in concorso tra loro.
Il Tribunale di Torino condannava, in sede di giudizio abbreviato, per i reati di cui all’art. 610 – 612-bis c.p. l’autore di molestie e minacce da vario tipo ai danni delle condomine dello stabile. La Corte territoriale confermava solo parzialmente la sentenza di primo grado, escludendo la continuazione atteso che i reati contestati in rubrica dovevano essere considerati un’unica fattispecie criminis. Proponeva ricorso per Cassazione l’imputato deducendo l’erronea applicazione degli artt. 610-612-bis c.p. nonché un palese vizio motivazionale in ordine alla sussistenza dell’evento.
La Suprema Corte chiarisce che in tema di molestie e minacce perpetrate ai danni della vittima possono essere contestati in concorso tra loro i reati di cui agli artt. 610 e 612-bis c.p. (nel caso che occupa il prevenuto aveva posto in essere molestie e minacce ai danni delle condomine del medesimo stabile mediante una serie di azioni). Più nel dettaglio, se il reato di stalking è in rapporto di specialità rispetto ai reati di molestia e minaccia, lo stesso non può affermarsi in relazione alla fattispecie di reato di cui all’art. 610 c.p. Ed invero, la violenza privata si colora di una sfumatura contenutistica certamente caratterizzante, sub specie la finalizzazione a costringere la persona offesa a fare, non fare, omettere o tollerare qualcosa ed, in sintesi, obbligarla a porre in essere un dato comportamento. Ecco il quid pluris che contraddistingue, sul piano del nucleo centrale della condotta, il reato di violenza privata da quello di atti persecutori. Ebbene, il disvalore penale del fatto contestato nel caso di specie può rientrare in entrambe le previsioni normative che restano ben distinte. Alla luce delle ragioni addotte, gli ermellini concludono per la possibilità che le due ipotesi di reato possano concorrere tra loro non essendo in rapporto di specialità. Pertanto, la sentenza gravata si appalesa, ad avviso della Corte di legittimità, incensurabile sia nell’aver ravvisato lì concorso di reati, sia nel ritenere taluni atti turbativi di persone diverse, oltre il soggetto coinvolto dalla singola condotta, sia nel motivare la responsabilità per i fatti ritenuti. In conclusione rigetta il ricorso e condanna al pagamento delle spese processuali.
erronea applicazione degli artt. 612 bis e 610 c.p. e vizio di motivazione circa fa sussistenza dell’evento. Ripete quanto già sostenuto con l’appello circa il confinamento dei fatti costitutivi di reato e la necessità di rapportare ciascuna condotta di stalking alla singola persona offesa. Osserva che nel caso della P., il primo episodio precedeva norma incriminatrice, sicché residua solo quello in danno di sua figlia (seguita per istrada). Nel caso della Z., i due episodi, di ingiuria e deterioramento della porta escludono si tratti di condotte reiterate. Nel caso della D.B. si tratte di due episodi di ingiuria ed uno di danneggiamento, non costitutivi di condotte violente o aggressive tali da rapportarsi alla fattispecie di cui all’art. 612 bis c.p., mentre l’inseguimento della L. è da considerarsi fortuito. Sostiene poi errore nel non ritenere assorbiti i due fatti di cui all’art. 610 c.p. nella previsione alternativa di cui all’art. 612 bis, giusto il principio dì specialità di S.U. 16/95, dunque l’esclusione della procedibilità laddove la querela non sia stata presentata. Afferma inoltre che i due reati di violenza privata vanno assorbiti nello stalking, trattandosi di condotte di intimidazione o moleste che provenendo da psicolabile, non sarebbero idonee a limitare la libertà di autodeterminazione altrui, per assenza del connotato finalistico, se la condotta è volta a richieste generiche (andar via dallo stabile).
Ma se ogni condotta, pur rivolta ad una persona, ha cagionato l’evento ai danni di altre, pèrdo più persone offese, non s’intende la ragione di esclusione della continuazione.
Inoltre ferma tale la premessa, per quanto concerne la B. , la Corte ha travisato che l’ultimo comma dell’art. 612 bis dispone che si proceda di ufficio se il fatto è connesso con altro delitto per cui si deve procedere d’ufficio. Pertanto la contestata e ritenuta violenza privata ritenuta connessa impediva di prender conto della remissione di querela.
Il fatto può essere costituito anche da due sole ‘condotte’, come ha ritenuto ineccepibilmente (con rif. a Cass., Sez. 5^ n. 6417/20120, rv. 245881) la Corte di merito.
Tanto premesso è indiscusso che la legge si applichi solo ai fatti commessi dopo la sua entrata in vigore. Ma all’evidenza la preclusione concerne l’evento da cui dipende l’esistenza del reato. Perciò anzitutto il Giudice d’appello si sarebbe dovuto domandare se la reiterazione di atti minatori e molesti, nei confronti di persona già offesa da atti dello stesso genere, attuata dopo l’entrata in vigore della norma integrasse gli estremi del reato.
Il mancato rilievo ha avuto in concreto incidenza non per escludere il reato, bensì la continuazione, perché la Corte di merito ha unificato la posizione degli offesi, offrendo la lettura suindicata della norma, travisando come si è visto che gli offesi sono più d’uno.
Già il rilievo della funzione di sbarramento della molestia consente d’intendere che la lettera ‘minaccia o molesta taluno’ non implica che ogni atto costitutivo della condotta criminosa dell’art. 612 bis debba avere ad oggetto la stessa persona. Difatti, la minaccia rivolta ad una persona può coinvolgerne altre o comunque costituirne molestia. Si pensi al caso di colui che minacci d’abitudine qualsiasi persona attenda ogni mattino nel luogo solito un mezzo di trasporto per recarsi ai lavoro. La minaccia in tal caso assorbe bensì la molestia nei confronti della persona cui è rivolta, ma non la molestia arrecata alle altre persone presenti. Perciò può essere decisivo ai fini dell’art. 612 bis, che in diversa occasione altra persona, già molestata, sia oggetto diretto di nuova molestia da parte dell’agente.
È dunque ineludibile l’implicazione che l’offesa arrecata ad una persona per la sua appartenenza ad un genere turbi per se ogni altra che faccia parte dello stesso genere. E se la condotta è reiterata indiscriminatamente contro talaltra, perché vive nello stesso luogo privato, sì da esserne per questa ragione occasionale destinataria come la precedente persona minacciata o molestata, il fatto genera all’evidenza il turbamento di entrambe.
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admin2020-04-16T12:20:32+02:00