Source: https://giurisprudenzaamministrativa.com/2017/09/25/condanna-per-possesso-di-droghe-leggere-non-comporta-automatica-revoca-della-patente/
Timestamp: 2020-06-02 18:41:14+00:00
Document Index: 139740531

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 120', 'art. 75', 'art. 1', 'art. 120', 'art. 120', 'sentenza ', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 120', 'art. 120']

Condanna per possesso di droghe leggere non comporta automatica revoca della patente. – Giurisprudenza amministrativa
Alla luce della evoluzione normativa che sempre più differenzia tra droghe leggere e pesanti, una condanna penale per possesso di hashish non rende applicabile un automatica revoca della patente del condannato. In particolare, il Tar Umbria, sent. 568 del 04/09/2017, ricostruisce l’attuale assetto normativo, e impone alla Prefettura di valutare globalmente la inidoneità del ricorrente, non essendo legittimo una revoca del titolo di guida basato unicamente sulla condanna.
Nello specifico, il ricorrente aveva subito una sentenza definitiva per possesso di una modesta quantità di hashish ai sensi dell’art. 73, co. 5, D.P.R. 309/1990. Visto il riconoscimento dell’attenuante della lieve entità di stupefacente, il giudice amministrativo ha dichiarato illegittima la revoca automatica della patente del cittadino.
N. 00568/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00460/2012 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 460 del 2012, proposto da:
Matteo Coglitore, rappresentato e difeso dall’avvocato Leonardo Capri C.F. CPRLRD72E30L117H, con domicilio eletto presso Francesco Falcinelli in Perugia, corso Vannucci, 30;
U.T.G. – Prefettura di Terni non costituito in giudizio;
Ministero dell’Interno, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall’Avvocatura Distrettuale, domiciliata in Perugia, via degli Offici, 14;
– del provvedimento della Prefettura di Terni fasc. n. 2383/12 dsw div. dep. del 7.5.2012, con cui veniva disposta la revoca della patente di guida categoria “b” n. tr5124049j intestata al ricorrente, con divieto di conseguire una nuova patente di guida prima che siano trascorsi almeno tre anni;
– nonchè di ogni altro atto presupposto e/o connesso e/o consequenziale.
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 27 maggio 2015 il dott. Cesare Lamberti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Divenuta irrevocabile la sentenza N. 11/12 gip del tribunale di Terni in data 19/1/2011, in forza della quale il sig. Matteo Coglitore era condannato ex art. 37 d.p.r. n. 309 /1990 alla pena di 11 mesi di reclusione e euro 2000 di multa, il prefetto di Terni con provvedimento n. 2383/12/ DSW Div. Dep. del 7/5/2012 disponeva la revoca della patente di guida cat. “B” n. TR 500 12 40 49J intestata al ricorrente con divieto di conseguire una nuova prima dei tre anni
1.1. Nel proporre ricorso al giudice amministrativo avverso il provvedimento, l’interessato rappresentava di essere stato incensurato sino alla condanna suddetta, che i fatti addebitatigli consistevano nella detenzione di circa 80 g di sostanza stupefacente leggera tipo hashish, che la modestia del fatto nel suo complesso aveva portato la concessione delle attenuanti ex art. 73, co. 5, d.p.r. n. 309/1990.
1.2. Il ricorrente affermava altresì di non essere tossicodipendente seguito dal Sert, di disporre di una valida attività lavorativa, di non essere più stato invischiato in problematiche di siffatto genere né di avere alcuna professionalità delinquere, come conferma il concesso beneficio della non menzione.
1.3. Con due distinti motivi, il sig. Coglitore evidenziava violazione dell’articolo 120 co. 2, d.lgs.n. 285/1992 e difetto di motivazione del provvedimento impugnato nonché violazione dei principi di correttezza e buon andamento in ragione dell’automatismo con cui aveva operato la prefettura di Terni.
1.4. Successivamente il rigetto dell’istanza di sospensione, con ordinanza n. 155 del 5/9/2012, riformata dall’ordinanza n. 4439 del 9/11/2012, la causa viene decisione.
2. In relazione alla materia del contendere, che si incentra nel difetto di proporzionalità fra il provvedimento e la modestia del fatto d cui era scaturita l’attenuante ex art. 73, co. 5, d.p.r. n. 309/1990, il Collegio ravvisa gli elementi sufficienti a far ritenere superato l’automatismo dell’art. 120 del codice della strada, quantomeno per le ipotesi di reato che sono state direttamente investite dalle innovazioni normative (droghe leggere e fattispecie di lieve entità).
2.1. Il rinvio dall’art. 120 del codice della strada all’art. 73 del DPR 309/1990 ha in realtà un presupposto logico implicito, ossia che le fattispecie penali richiamate siano espressione di un pari disvalore ai fini della revoca della patente di guida in sede amministrativa. La sussistenza di questa condizione era evidente nel 2009, quando il rinvio è stato inserito, perché il legislatore aveva unificato già dal 2005 la repressione penale delle droghe pesanti e di quelle leggere, e aveva qualificato la fattispecie di lieve entità per entrambe le tipologie di stupefacenti come una mera circostanza attenuante, esposta al giudizio di comparazione con le aggravanti eventualmente contestate, e quindi idonea, nel caso di prevalenza di queste ultime, a confluire nella fattispecie ordinaria. Una volta caduto il carattere unitario della disciplina sanzionatoria penale, la modifica normativa, benché interna all’art. 73 del DPR 309/1990, si riflette dinamicamente anche sull’art. 120 del codice della strada.
2.2. Un indizio del peso che la nuova disciplina penale esercita sulla materia della circolazione stradale si può osservare nel fatto che il legislatore si è preoccupato di rimodulare le sanzioni amministrative collegate all’uso personale degli stupefacenti (tra cui la sospensione della patente di guida) sulla base della distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere (v. art. 75 comma 1 del DPR 309/1990, come modificato dall’art. 1 comma 24-quater-a del DL 36/2014). Per la sospensione della patente di guida è stata in sostanza ripresa l’impostazione anteriore al DL 272/2005 (anche se non esattamente la stessa disciplina) con un’interdizione più lunga per le droghe pesanti e una più breve per le droghe leggere. Se ne deduce che proprio in relazione alla patente di guida le condanne per reati riguardanti gli stupefacenti non sono più considerate dall’ordinamento come un elemento monolitico, a cui associare un’identica misura amministrativa.
2.3. È vero che il legislatore avrebbe potuto intervenire direttamente anche sull’art. 120 del codice della strada per regolare in modo differenziato la revoca della patente di guida con riguardo alla diversa tipologia di stupefacenti o relativamente alla fattispecie di lieve entità. Tuttavia, mentre un simile intervento era senz’altro richiesto per graduare la sospensione, che in caso di condanna è sempre applicata ma varia nella durata, per quanto riguarda la revoca una modifica sarebbe stata necessaria unicamente se il legislatore avesse voluto limitare questa sanzione amministrativa a una particolare categoria di condanne, con esonero per le altre. Lasciando invece inalterato il testo dell’art. 120 del codice della strada il legislatore ha escluso questa opzione, e dunque ha mantenuto la previsione della revoca anche per episodi relativi alle droghe leggere o ricadenti nella fattispecie di lieve entità, ma non ha impedito che in questi stessi casi, dove il regime sanzionatorio è stato significativamente modificato in senso favorevole ai soggetti condannati, si riespandesse il principio generale della valutazione discrezionale da parte dell’amministrazione.
2.4. Questa interpretazione appare preferibile in primo luogo perché costituisce una prosecuzione in ambito amministrativo della riflessione della giurisprudenza penale sopra richiamata circa l’estensione degli effetti favorevoli della nuova disciplina. Se per le condanne anteriori all’assestamento del quadro normativo disposto dal DL 36/2014 il giudicato non è un ostacolo all’applicazione retroattiva della disciplina penale più mite, appare ragionevole scollegare dal giudicato anche la sanzione amministrativa della revoca automatica della patente di guida, per lasciare spazio a una valutazione in concreto della sussistenza dei requisiti morali.
2.5. La legittimazione di questo percorso interpretativo è fornita dalla stessa sentenza costituzionale n. 32/2014, che richiede di individuare quali norme successive al DL 272/2005 abbiano ormai perso il proprio oggetto. L’art. 120 del codice della strada sembra rientrare in questa categoria, in quanto ha mutuato dal DL 272/2005 l’impostazione rigorosa e soprattutto unitaria delle fattispecie penali in materia di stupefacenti. Attualmente questa impostazione non sussiste più, e solo i reati relativi alle droghe pesanti non hanno beneficiato di una revisione mitigante dell’apparato sanzionatorio (anzi, la reviviscenza della disciplina anteriore al DL 272/2005 ha comportato un incremento, per il futuro, della pena edittale). Opposto l’esito per le norme sulle droghe leggere e per la fattispecie di lieve entità, che dunque sono ora disallineate rispetto al significato originario del rinvio contenuto nell’art. 120 del codice della strada.
2.6. Una lettura dell’art. 120 del codice della strada che mantenga l’automatismo della revoca per le sole condanne relative alle droghe pesanti, rimettendo all’autorità di pubblica sicurezza la valutazione in concreto della situazione nel caso di condanne per droghe leggere o quando sussista la fattispecie di lieve entità, appare costituzionalmente orientata.
2.7. In definitiva e allineandosi con la giurisprudenza più recente (T.A.R. Brescia, I, 10/12/2014, n. 1364), si ritiene che per quanto riguarda i reati in materia di stupefacenti l’automatismo della revoca della patente di guida ex art. 120 commi 1 e 2 del codice della strada sia venuto meno in relazione alla fattispecie di lieve entità e alla condanna per droghe leggere.
2.8. La perdita dell’automatismo implica l’obbligo per la Prefettura di valutare in concreto la posizione dell’interessato, tenendo conto non solo delle condanne penali ma anche della condotta successiva e delle prospettive di reinserimento sociale.
2.8 Nel caso in esame, le motivazioni delle sentenze di condanna non sembrano fornire indicazioni ostative al riesame da parte della Prefettura, che rimane aperto a tutti gli esiti.
2.9. Il ricorso deve pertanto essere accolto, con il conseguente annullamento del decreto impugnato.
35. La complessità di alcune questioni consente l’integrale compensazione delle spese.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria (Sezione Prima) definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso e compensa le spese di giudizio.
Così deciso in Perugia nella camera di consiglio del giorno 27 maggio 2015 con l’intervento dei magistrati:
Scritto il 25 settembre 2017 24 settembre 2017 Autore Giurisprudenza amministrativaCategorie PatenteTag Condanna,Condanna definitiva,Condanna per possesso hashish,Discrezionalità,Droghe leggere,Hashish,Patente,Prefettura,Revoca,Revoca patente,Stupefacenti,TAR Umbria
Precedente Articolo precedente: Per costruire un box auto serve il permesso di costruire.
Avanti Articolo successivo: Illegittima la revoca del permesso di soggiorno dello straniero arrestato per spaccio.