Source: http://rivistaodc.eu/edizioni/2018/2/temi-e-dibattiti-dattualit%C3%A0/tra-aspirazioni,-difficolt%C3%A0-tecniche-e-realt%C3%A0-la-proposta-di-direttiva-dell%E2%80%99unione-europea-sulla-digitalizzazione-del-diritto-societario/
Timestamp: 2018-12-13 14:23:54+00:00
Document Index: 63029335

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 29', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 13', 'art. 19', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 16', 'art. 16', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 10', 'art. 16', 'art. 8', 'art. 21', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16']

Ti trovi in Edizioni / 2018 / 2 / Temi e dibattiti d'attualità / Tra aspirazioni, difficoltà tecniche e realtà: la proposta di direttiva dell’Unione europea sulla digitalizzazione del diritto societario
The proposal for a directive of the European Union on the digitalisation of company law amidst aspirations, technical challenges, and reality
di Corrado Malberti *
parole chiave: [ Costituzione di società ] [ diritto societario europeo ] [ digitalizzazione ] [ succursali ] [ pubblicità degli atti e delle informazioni sociali ]
Quest'articolo esamina la proposta di direttiva sulla digitalizzazione del diritto societario presentata dalla Commissione europea il 25 aprile 2018. Dopo un breve esame della storia recente delle iniziative dell'Unione europea in materia di digitalizzazione del diritto societario, il lavoro analizza gli aspetti più rilevanti della proposta della Commissione, vale a dire, la registrazione online delle società di capitali, le regole sulla pubblicità degli atti e delle informazioni sociali, la disciplina delle succursali e, infine, le previsioni sui disqualified directors. Viene quindi esaminato lo stato attuale dei lavori preparatori di questa iniziativa e si rileva che molte delle proposte presentate toccano aspetti chiave del diritto societario europeo, la cui revisione avrebbe forse richiesto un dibattito più ampio e meditato.
keywords: [ disqualified directors Incorporation ] [ European company law ] [ digitalisation ] [ branches ] [ disclosure of documents and particulars ] [ disqualified directors ]
This article examines the proposal for a directive on the digitalisation of company law presented by the European Commission on April 25, 2018. After a short review of the recent history of the initiatives of the European Union in the domain of the digitalisation of company law, the author analyses the most relevant aspects of the Commission's proposal-that are the online registration of limited liability companies, the rules on the disclosure of documents and particulars, the provisions on branches, and those on disqualified directors. Then this article examines the current state of advancement of the preparatory works of this initiative, highlighting that the proposal has important implications for some key principles of European company law, whose revision, perhaps, would have required a broader debate.
2. La digitalizzazione del diritto societario nel dibattito europeo: il libro verde sull’interconnessione dei registri delle imprese
3. (Segue): La direttiva sull’interconnessione dei registri delle imprese
4. (Segue): la proposta di direttiva sulla Societas Unius Personae
5. La proposta della Commissione sulla digitalizzazione del diritto societario: i principi generali
6. (Segue): la c.d. registrazione online delle società di capitali
7. (Segue): la pubblicità degli atti e delle informazioni sociali
8. (Segue): le regole applicabili alle succursali.
9. (Segue): la disciplina dei disqualified directors
10. Le difficoltà tecniche e giuridiche legate alla registrazione online
11. I rischi legati alla comunicazione diretta delle informazioni tra i registri delle imprese
12. L’opponibilità delle informazioni contenute nei registri delle imprese
13. Le regole sui disqualified directors alla luce dei principi di diritto internazionale privato in tema di capacità
14. L’evoluzione del dibattito sulla proposta della Commissione nel suo iter di approvazione
Il 25 aprile 2018 la Commissione europea ha presentato due proposte di direttiva (c.d.Company law package) portanti modifica della dir. 2017/1132/UE. La prima di queste iniziative riguarda l'utilizzo di strumenti e processi digitali nel diritto societario, mentre la seconda riguarda la mobilità transfrontaliera delle società.
Il Company law packageha visto la luce all'esito di un lungo confronto con esperti, Stati membri e gruppi di interesse. Questa lunga fase preparatoria si è resa necessaria viste le difficoltà che precedenti iniziative della Commissione avevano incontrato nel loro iterdi approvazione. Per quanto riguarda la digitalizzazione del diritto societario, si devono segnalare in particolare il ridimensionamento di cui è stata oggetto la proposta di direttiva sull'interconnessione dei registri delle imprese[1] e l'ormai ritirata proposta di direttiva sulla c.d. Societas Unius Personae [2].
Anche in relazione al tema della mobilità transfrontaliera il Company law packageè il frutto di meditate riflessioni su temi che da diversi anni - se non da decenni - sono nell'agenda del legislatore europeo. Tra questi, si segnalano in particolare quello dei principi di diritto internazionale privato applicabili alle società e quello del trasferimento transfrontaliero della sede sociale, che, nella proposta della Commissione, viene esaminato nella prospettiva della realizzazione di c.d. trasformazioni transfrontaliere. Proprio su quest'ultimo tema è importante segnalare che, a pochi mesi dalla finalizzazione dei lavori della Commissione, è intervenuta un'importante sentenza della Corte di giustizia[3], che sembra aver rimesso in discussione alcune scelte operate nel corso dei lavori preparatori. Più recenti, invece, sono le discussioni sull'opportunità di armonizzare le regole sulle scissioni transfrontaliere e sulla revisione del quadro normativo armonizzato applicabile alle fusioni transfrontaliere[4].
Questi lunghi lavori preparatori hanno portato la DG Giustizia a riconsiderare le aree di intervento inizialmente immaginate. Infatti, stando a quanto emerge dai documenti messi a disposizione dalla Commissione, il Company law packageavrebbe dovuto riguardare tre diverse materie, vale a dire (a) la mobilità transfrontaliera (nella forma di fusioni, scissioni e trasformazioni transfrontaliere), (b) la digitalizzazione del diritto societario e (c) l'armonizzazione delle regole di diritto internazionale privato applicabili alle società. Le proposte presentate nell'aprile 2018, tuttavia, non fanno cenno all'armonizzazione delle regole di diritto internazionale privato, sebbene questo tema sia oggetto d'analisi nei documenti che accompagnano il Company law package. Le ragioni di questa scelta non sono del tutto chiare e probabilmente hanno natura politica, visto che l'analisi d'impatto delle misure presentate dalla Commissione giudica positivamente la possibilità d'intervenire anche in questo campo[5].
Considerata l'ampiezza e l'importanza dei temi oggetto del Company law package, il presente lavoro esamina esclusivamente la proposta della Commissione sulla digitalizzazione del diritto societario[6], la quale, peraltro, tocca diversi aspetti fondamentali del diritto dell'Unione in questa materia, come i principi che governano la pubblicità nei registri delle imprese e le regole che disciplinano la costituzione delle società di capitali e la creazione delle succursali.
Il tema della digitalizzazione del diritto societario non è certamente nuovo nell'Unione europea. Già nel 2003 la dir. 2003/58/CE aveva innovato in modo sostanziale le modalità di conservazione e pubblicazione delle informazioni disponibili nei registri delle imprese, prevedendo il ricorso a strumenti elettronici. Tuttavia, più recentemente, la discussione a livello europeo si è concentrata prevalentemente su due diverse questioni, apparentemente distanti, ma in realtà tra loro strettamente collegate, ovvero, da un lato, l'interconnessione dei registri delle imprese e, dall'altro, la costituzione online delle società di capitali.
In relazione al primo di questi temi è opportuno ricordare che già da lungo tempo esiste un collegamento tra i registri delle imprese degli Stati membri attraverso il c.d. Registro delle imprese europeo (EBR)[7], un progetto su base volontaria avviato con il sostegno della Commissione e al quale hanno contribuito la maggioranza dei registri delle imprese degli Stati membri[8]. Oltre a questa iniziativa è poi opportuno ricordare anche i risultati raggiunti dal progetto BRITE[9], anch'esso patrocinato dalla Commissione, che vedeva coinvolti alcuni dei partecipanti al progetto EBR e che si proponeva di sviluppare un sistema di interoperabilità e una piattaforma informatica comune per consentire una migliore interazione tra i registri delle imprese.
In questo contesto, nel 2009, la Commissione pubblicava quindi un libro verde sull'interconnessione dei registri delle imprese[10], in cui si discutevano le possibili strategie per migliorare l'accesso transfrontaliero alle informazioni societarie nell'Unione europea nell'ottica di rafforzare ulteriormente la cooperazione tra i registri delle imprese. In questo documento la Commissione dichiarava di voler creare una «rete dei registri delle imprese», per consentire un accesso più facile alle informazioni a livello transfrontaliero e migliorare quindi anche la trasparenza del mercato interno. In particolare, si sottolineava il fatto che la creazione di un unico punto di accesso alle informazioni societarie a livello paneuropeo avrebbe permesso alle società di risparmiare tempo e risorse.
Un secondo obiettivo che la Commissione si proponeva di raggiungere nel libro verde era poi quello di rafforzare la cooperazione tra i registri delle imprese nelle c.d. «procedure transfrontaliere». Più precisamente, questa cooperazione doveva riguardare le operazioni societarie transfrontaliere quali, in particolare, le fusioni, i trasferimenti di sede, la creazione, la modifica o la cancellazione delle succursali e le comunicazioni relative all'apertura e alla chiusura di procedure concorsuali. Si rilevava però che per consentire questa cooperazione transfrontaliera sarebbe stato necessario stabilire canali di comunicazione sicuri tra i registri delle imprese.
Nella successiva consultazione pubblica sull'interconnessione dei registri delle imprese, conclusasi all'inizio del 2010, i partecipanti si mostravano prevalentemente favorevoli ad un potenziamento delle cooperazioni esistenti[11]. Anche in relazione alla necessità di facilitare la comunicazione tra i registri nel caso di operazioni transfrontaliere, quali le fusioni, i trasferimenti di sede e la registrazione di succursali, la maggior parte dei partecipanti si esprimeva a favore della trasmissione automatica delle informazioni. In particolare, i partecipanti alla consultazione esprimevano apprezzamento per soluzioni ispirate alla cooperazione BRITE appena richiamata[12].
Tuttavia, si deve anche rilevare che molti dei partecipanti alla consultazione avevano espresso perplessità in merito alla diversa qualità dei dati messi a disposizione nei registri dei diversi Stati membri. In particolare, si sottolineava che l'interconnessione dei registri ha un valore aggiunto soltanto se tutte le informazioni messe a disposizione sono aggiornate, affidabili, standardizzate e disponibili[13]. Questi rilievi, per molti versi ancora attuali, riguardavano, quindi, da un lato, la necessità di avere un controllo preventivo delle informazioni prima della loro pubblicazione, e, dall'altro, il basso livello di standardizzazione delle informazioni contenute nei registri delle imprese.
All'esito di questi lavori preparatori, nel febbraio 2011 veniva quindi pubblicata la proposta di direttiva sull'interconnessione dei registri delle imprese[14] che, nella sua versione iniziale, si poneva diversi obiettivi. La proposta mirava a modificare la direttiva 89/666/CEE sulle succursali, la direttiva 2005/56/CE sulle fusioni transfrontaliere, e la direttiva 2009/101/CE, ovvero la prima direttiva. Più precisamente la Commissione, tra l'altro, intendeva (a) garantire lo scambio d'informazioni tra i registri delle società e quelli delle succursali, (b) consentire le notifiche tra i registri nel contesto delle fusioni transfrontaliere, (c) garantire un rapido aggiornamento dei dati pubblicati nei registri, (d) assicurare l'accesso transfrontaliero a un numero minimo di informazioni sulle società e, infine, (e) richiedere agli Stati membri di mettere a disposizione le informazioni dei registri su un'unica piattaforma elettronica europea, per consentire l'effettuazione di ricerche in tutti i registri dell'Unione.
Quest'ambiziosa proposta veniva quindi approvata con sostanziali modifiche nel 2012, diventando la dir. 2012/17/UE[15]. Tuttavia, soltanto per quanto riguarda le modifiche alla direttiva 2005/56/CE il testo approvato rimaneva fedele alla proposta iniziale. Questo probabilmente anche perché, nel caso delle fusioni transfrontaliere, la comunicazione diretta tra i registri delle imprese non dava adito a particolari problemi, considerati gli stringenti controlli preventivi di legalità previsti per queste operazioni nei diversi paesi coinvolti[16].
Per quanto riguarda, invece, le proposte di modifica alla dir. 2005/56/CE e alla dir. 2009/101/CE, tra i punti sopra indicati, la dir. 2012/17/UE si limitava soltanto (a) a richiedere un rapido aggiornamento dei dati pubblicati nei registri delle imprese, (b) a imporre una comunicazione tra i registri delle imprese in merito «all'apertura e alla chiusura di eventuali procedimenti di liquidazione o insolvenza della società e alla cancellazione della società dal registro, se ciò [avesse prodotto] effetti giuridici nello Stato membro del registro della società»[17] e (c) a prevedere l'accesso transfrontaliero alle informazioni oggetto di pubblicità, obbligando gli Stati membri a mettere a disposizione le informazioni attraverso un'unica piattaforma elettronica europea, ovvero un portale web centralizzato tramite il quale poter effettuare ricerche in tutti i registri dell'Unione.
In estrema sintesi, per quanto riguarda l'accesso generalizzato alle informazioni contenute nei registri delle imprese, la dir. 2012/17/UE in buona parte rispecchiava il contenuto della proposta iniziale. Il testo adottato, invece, ridimensionava notevolmente la portata delle proposte relative alla comunicazione diretta tra i registri delle imprese, restringendo il campo d'applicazione di queste comunicazioni esclusivamente alle procedure di liquidazione e d'insolvenza tra le società e le succursali e alle comunicazioni da effettuarsi nel contesto della realizzazione di fusioni transfrontaliere.
È interessante rilevare che queste modifiche, comunque, non incidevano direttamente sulle regole di opponibilità ai terzi degli atti e delle informazioni oggetto di pubblicità. In particolare, per quanto riguarda il conflitto tra le informazioni pubblicate nel registro della società e della succursale, restava e resta ancora oggi in vigore la regola per cui, per chi ha relazioni con la succursale, prevalgono le informazioni pubblicate nel registro di questa (art. 29, par. 2, dir. 2017/1132/UE).
Si deve notare, infine, che le soluzioni adottate dalla dir. 2012/17/UE - e oggi riprodotte nella dir. 2017/1132/UE - possono creare alcuni problemi applicativi; questo perché le regole di opponibilità previste dalle direttive europee non hanno come obiettivo quello di risolvere un conflitto tra atti, ma, semplicemente, creano una presunzione che non protegge chi sia a conoscenza di una situazione di fatto contraria a quella pubblicata. Questo significa anche che, una volta che le informazioni di tutti i registri siano messe a disposizione in tutti gli Stati membri, in caso di conflitto tra le risultanze dei diversi registri delle imprese, potrebbero sorgere problemi più complessi di quelli riferibili al conflitto tra le risultanze dei registri della succursale e della società[18]. In breve, vi è il rischio che, in caso di conflitto tra le informazioni disponibili nei diversi registri, un soggetto non possa essere più considerato in buona fede qualora, attraverso l'interconnessione dei registri, sia stato messo in condizione di aver accesso all'informazione corretta.
Dopo l'adozione della dir. 2012/17/UE sono quindi iniziati i lavori tecnici per rendere operativa l'interconnessione tra i registri delle imprese attraverso la piattaforma BRIS[19]. Questa cooperazione riguarda sia l'accesso transfrontaliero alle informazioni, sia le comunicazioni dirette tra i registri delle imprese. A questo riguardo è interessante segnalare che nel 2015 la Commissione ha adottato un atto delegato (reg. (UE) 2015/884), in cui ha stabilito le specifiche tecniche e le procedure necessarie per il sistema di interconnessione dei registri delle imprese. In particolare, questo regolamento ha previsto gli standard tecnici relativi all'esecuzione transfrontaliera delle formalità in relazione alle succursali e alle fusioni transfrontaliere. Sono stati previsti inoltre gli standard tecnici relativi all'accesso transfrontaliero alle informazioni contenute nei registri delle imprese, tra cui, in particolare: (a) le modalità di funzionamento del sistema e i servizi informatizzati forniti dalla piattaforma, (b) i criteri di ricerca e (c) le modalità di pagamento.
All'esito di questi lavori è quindi oggi possibile accedere attraverso il portale e-Justice della Commissione ad uno strumento che consente la ricerca online delle società nei registri delle imprese dei diversi Stati membri. Sfortunatamente questa cooperazione non è però riuscita a risolvere il problema delle modalità di pagamento transfrontaliero dei diritti dovuti in alcuni Stati membri per ottenere copia dei documenti depositati nei registri delle imprese. Di conseguenza, per molti registri le informazioni restano ancora inaccessibili attraverso questo portale.
La digitalizzazione del diritto societario è stata al centro anche di un'altra iniziativa della Commissione, vale a dire la proposta di direttiva sulla c.d. Societas Unius Personae (SUP)[20]. Si deve rilevare che, a sua volta, la proposta SUP traeva in parte ispirazione dai lavori sulla Societas Privata Europaea (SPE)[21], la cui adozione si era rivelata politicamente impossibile per la mancanza d'accordo tra gli Stati membri su tre punti chiave, ovvero (a) la possibilità di separare la sede statutaria da quella effettiva, (b) il capitale minimo e (c) gli strumenti per assicurare la protezione degli interessi dei lavoratori anche in relazione alle operazioni transfrontaliere[22]. La proposta sulla SPE, comunque, non prevedeva regole particolari in relazione alla digitalizzazione e si limitava a stabilire, al suo art. 10, che la richiesta di registrazione di queste società potesse essere presentata dagli azionisti fondatori o da qualsiasi altra persona da loro autorizzata «per via elettronica»[23].
Successivamente alla proposta sulla SPE, si deve ricordare poi anche che né i lavori del Reflection Group on the Future of EU Company Law, che pubblicava il suo rapporto nel 2011[24], né l'Action Plan della Commissione del 2012[25] avevano affrontato in modo organico il tema della digitalizzazione del diritto societario. Per quanto riguarda il rapporto del Reflection Group, merita comunque di essere segnalato almeno il fatto che in esso venivano affrontati il tema dei disqualified directors[26] e quello del ricorso all'interconnessione dei registri delle imprese per facilitare i rapporti tra le società e le succursuali[27].
In sintesi, fino al 2012 non è possibile trovare nei documenti della Commissione, né nei rapporti degli esperti da essa incaricati, chiare indicazioni su questioni, come la costituzione online delle società di capitali o il ricorso a modelli di atti costitutivi, che diverranno aspetti caratterizzanti prima dell'iniziativa SUP e poi di quella sulla digitalizzazione del diritto societario. Tuttavia, alcuni accenni a questi temi potevano essere individuati proprio nella consultazione che ha preceduto la proposta SUP[28]. Più precisamente, in questa consultazione ci si interrogava sulla possibilità d'includere nella proposta (a) la possibiltà di registrare società online attraverso un modello standard[29] e (b) la possibilità di creare online succursali in altri Stati membri[30].
All'esito di questi lavori preparatori, il 9 aprile 2014 la Commissione pubblicava quindi la proposta SUP[31] in cui si richiedeva agli Stati membri (a) di consentire che «la procedura di registrazione per le SUP di nuova costituzione possa essere espletata elettronicamente in tutti i suoi elementi» (art. 14, par. 3)[32] e (b) di consentire la costituzione di queste società con un modello uniforme di atto costitutivo identico in tutti gli Stati membri dell'Unione europea (art. 11).
L'iniziativa SUP dava fin da subito adito ad un acceso dibattito proprio sulle questioni più strettamente legate alla digitalizzazione del diritto societario. Più precisamente, la proposta sembrava confondere il momento della stipula dell'atto costitutivo con quello del deposito dello stesso presso il registro delle imprese. Questo poteva creare difficoltà in particolare per l'effettuazione del controllo preventivo di legalità sancito dall'art. 10 dir. 2017/1132/UE e di quello antiriciclaggio. Per quanto riguarda, invece, l'utilizzo di un unico modello uniforme europeo, considerate le diversità esistenti nel diritto societario dei diversi Stati membri, venivano segnalate le evidenti difficoltà della soluzione proposta dalla Commissione[33].
All'esito di una discussione durata quattro anni, anche a causa dei problemi legati alla costituzione online e a quanto previsto in merito al modello uniforme, la proposta SUP veniva infine ritirata per la difficoltà di trovare un accordo politico in seno al Parlamento europeo. Si deve rilevare, comunque, che anche il Consiglio, il quale si era mostrato meno critico nei confronti dell'iniziativa, nel corso dei lavori aveva richiesto modifiche sostanziali alle proposte inizialmente presentate dalla Commissione[34].
Tenendo in debita considerazione le esperienze pregresse, le proposte della Commissione sulla digitalizzazione del diritto societario affrontano nuovamente diversi temi già discussi in precedenza. Più precisamente, queste proposte riguardano quattro diverse aree d'intervento, ovvero (a) la c.d. registrazione online delle società di capitali, (b) la pubblicità degli atti e delle informazioni delle società, (c) la disciplina delle succursali e (d) le misure relative ai c.d. disqualified directors[35].
Prima di procedere con l'esame di ciascuno di questi quattro profili, si deve segnalare che l'art. 13 terdella proposta prevede disposizioni generali sui mezzi d'identificazione necessari per la registrazione delle società e la presentazione di documenti online. Il tema dell'identificazione, che è trasversale alle diverse misure proposte e viene considerato «di fondamentale importanza per garantire l'affidabilità dei registri delle imprese e per evitare eventuali usurpazioni di identità»[36], viene affrontato facendo ricorso alle soluzioni elaborate nel quadro del regolamento e-IDAS (reg. 910/2014) relativo all'identificazione elettronica.
Oltre che alle soluzioni contemplate in questo regolamento, la proposta della Commissione consente anche agli Stati membri di fare ricorso ad altri mezzi d'identificazione non necessariamente di natura elettronica. Tuttavia, in modo simile a quanto era stato ritenuto necessario nel corso del dibattito sulla SUP[37], la proposta, comunque, prevede che, qualora vi siano fondati motivi per sospettare comportamenti fraudolenti, sia consentito agli Stati Membri di richiedere la presenza fisica delle persone che operano online dinanzi a un'autorità competente.
Si deve segnalare poi che un altro elemento caratterizzante e trasversale della proposta è il richiamo al c.d. principio «una tantum», in forza del quale le società non dovrebbero essere richieste - anche a livello transfrontaliero - di trasmettere le stesse informazioni più di una volta ad autorità diverse, le quali, invece, dovrebbero attivarsi per mettersi direttamente in contatto tra di loro[38].
Con riguardo alla prima area d'intervento, vale a dire la registrazione online, l'art. 13 septies della proposta richiede agli Stati membri di prevedere la possibilità di «registrare» online le società di capitali entro cinque giorni lavorativi, senza che sia necessario comparire personalmente di fronte ad una qualsiasi autorità. È comunque consentito agli Stati membri escludere il ricorso a questa procedura per le società per azioni e, inoltre, viene lasciata ampia libertà ai singoli ordinamenti di disciplinare le modalità di questa procedura. Le possibili ambiguità derivanti dall'utilizzo del termine «registrazione» sono poi sciolte dall'art. 13bisdella proposta, nel quale viene precisato che questa deve intendersi come la «costituzione di una società come persona giuridica».
Utilizzando una formulazione infelice, l'art. 13 octies, invece, richiede agli Stati membri di mettere a disposizione online modelli di atti costitutivi che possano essere utilizzati per la registrazione online delle società, stabilendo che il loro contenuto sia disciplinato dal diritto nazionale. Questa disposizione prevede poi che qualora «il richiedente utilizzi i modelli in conformità alle norme di cui all'articolo 13 septies, paragrafo 4, lettera c), se del caso, l'obbligo di disporre degli atti costitutivi della società redatti e certificati in forma di atti pubblici previsto all'articolo 10 si considera soddisfatto». La norma lascia perplessi perché equipara l'utilizzo di un modello uniforme all'atto pubblico, lasciando intendere peraltro che nessun controllo preventivo sia necessario nel caso in cui questi modelli siano utilizzati.
Per quanto riguarda le regole relative alla pubblicità degli atti e delle informazioni delle società, la proposta intende riformulare in modo radicale l'attuale testo dell'art. 16 dir. 2017/1132/UE. Un primo obiettivo della Commissione è quello di passare dal sistema attuale, in cui si richiede agli Stati membri che il deposito degli atti e delle informazioni nei registri delle imprese avvenga «in via elettronica», ad uno in cui questo deposito sia realizzato online. In secondo luogo, si vorrebbe ridimensionare il ruolo dei bollettini nazionali. Più precisamente, la nuova formulazione stabilisce che i terzi possano fare affidamento sulle informazioni contenute nei registri, senza che sia necessario espletare ulteriori formalità e, in particolare, senza che le stesse informazioni siano pubblicate anche nel relativo bollettino nazionale. Viene comunque ancora lasciata agli Stati membri la facoltà di prevedere la pubblicazione dei documenti e delle informazioni societarie nei bollettini nazionali, purché, nell'ottica del principio «una tantum», sia il registro - e non la società - a farsi carico di trasmettere i documenti e le informazioni al bollettino.
Con l'introduzione dell'art. 16bise la modifica dell'art. 18, invece, la proposta prevede la possibilità di ottenere in via elettronica certificati e documenti dai registri delle imprese. L'art. 13decies, d'altro canto, dispone che gli Stati membri debbano garantire soluzioni interamente online per la presentazione dei documenti nei registri. Anche a quest'ultima disposizione si dovrà dare attuazione nel rispetto del principio «una tantum».
Significative sono poi le modifiche apportate all'art. 19 dir. 2017/1132/UE nella parte relativa alle informazioni sociali che devono essere messe a disposizione del pubblico a titolo gratuito. L'elenco d'informazioni oggi previsto viene ampliato per comprendere anche altri dati sulle società, quali le eventuali precedenti denominazioni, l'oggetto sociale (se disponibile nel registro nazionale), il numero dei dipendenti (qualora il dato sia disponibile nel bilancio d'esercizio), i dettagli del sito web (ove esistente), lo status giuridico della società, quando, ad esempio, essa sia chiusa, cancellata dal registro, liquidata, sciolta, o risulti economicamente attiva o inattiva e il nome di tutte le persone autorizzate dalla società a rappresentarla nei rapporti con terzi e nei procedimenti giudiziari, nonché di quelle che partecipano ai suoi organi di amministrazione, sorveglianza o controllo. Con questa previsione la Commissione intende fornire accesso gratuito a più dati societari, da un lato, per migliorare la trasparenza e la fiducia nel mercato unico[39], ma, dall'altro, probabilmente anche per superare le difficoltà incontrate dalla direttiva sull'interconnessione dei registri delle imprese in merito al pagamento transfrontaliero degli oneri per accedere al contenuto di alcuni registri.
In modo simile e in termini analoghi a quanto previsto per la registrazione delle società e per la pubblicazione dei documenti e dei dati sociali, l'art. 28bise l'art. 28terintroducono anche per le succursali, rispettivamente, la registrazione online e la presentazione degli atti e delle informazioni online.
Particolarmente significativo, considerata l'evoluzione del quadro normativo, è poi il disposto dell'art. 28 quater e dell'art. 30 bis della proposta. La prima di queste disposizioni prevede che la chiusura di una succursale sia comunicata direttamente mediante il sistema d'interconnessione dei registri delle imprese dal registro della succursale al registro della società. In modo simile, l'art. 30 bis, richiede poi allo Stato membro in cui è registrata la società d'informare, avvalendosi del sistema di interconnessione dei registri, lo Stato membro in cui è registrata una sua succursale delle modifiche relative ad alcune informazioni riguardanti la società, quali, ad esempio, la denominazione o la sede.
L'art. 13 noniesdella proposta, invece, prevede che, qualora una persona sia chiamata ad assumere la carica di amministratore in una società, i registri dei paesi dell'Unione possano richiedere ai registri degli altri Stati membri informazioni sulla sua eventuale disqualification, nonché sulla durata della stessa. Si deve rilevare che il termine disqualified directorsviene impropriamente tradotto in italiano in «amministratori interdetti»[40].
In breve, sarà possibile per gli Stati membri verificare se un amministratore siadisqualifiedin altri paesi ed, eventualmente, anche «rifiutare la nomina ad amministratore di una società di una persona attualmente interdetta dalla funzione di amministratore in un altro Stato membro» (art. 13nonies, par. 3).
Le proposte della Commissione sono sicuramente un passo in avanti rispetto a quanto oggi previsto dalla dir. 2017/1132/UE e a quanto proposto nel 2014 per la SUP. Restano però ancora aperti alcuni problemi delicati che forse avrebbero meritato maggiore attenzione. Per quanto riguarda la registrazione online, il riferimento al quadro normativo in cui opera il regolamento e-IDAS non è probabilmente sufficiente per garantire il successo dell'iniziativa della Commissione. Questo regolamento, infatti, «non dovrebbe avere ripercussioni sugli obblighi di forma nazionali relativi ai registri pubblici, in particolare i registri commerciali e catastali»[41]. Inoltre, la verifica dell'identità operata nel quadro del regolamento e-IDAS non deve essere confusa con la certificazione dell'identità da parte di un'autorità pubblica[42]. Infine, il regolamento e-IDAS non impone agli Stati membri l'obbligo di introdurre carte d'identità elettroniche[43].
Questi aspetti non devono essere sottovalutati: nel nostro paese, infatti, in sede di costituzione il notaio si accerta dell'identità personale del comparente anche avvalendosi dei suoi documenti d'identità - di cui può verificare l'autenticità - e constatando la corrispondenza della fotografia sul documento con le sembianze della persona che ha di fronte. Al momento della stipula dell'atto vi è poi anche la verifica che la sottoscrizione apposta in presenza del notaio corrisponda con quella riportata nel documento. Nel sistema immaginato dalla Commissione e fondato sul regolamento e-IDAS, invece, non si richiede di verificare necessariamente la corrispondenza tra l'identità di chi sottoscrive digitalmente e la sottoscrizione apposta: in breve, chiunque, munito di un mezzo di identificazione elettronica altrui e dei relativi codici, potrebbe costituire una società senza altre verifiche. Anche prescindendo dal rischio di furti d'identità, in questo modo un prestanome potrebbe semplicemente cedere la propria identità digitale senza poi essere tenuto a realizzare nessun'altra attività per il suodominus.
Non stupisce quindi che la proposta faccia riferimento, seppur in modo non del tutto articolato, anche alla possibilità che gli Stati membri prevedano altri controlli sull'identità di chi costituisce la società. Più precisamente, il considerando 13 della proposta consente agli Stati membri di introdurre controlli «mediante videoconferenza o altri strumenti online che permettano un collegamento audio-video in tempo reale». Questa possibilità, già discussa nel corso dei lavori sulla SUP, se abbinata con mezzi di identificazione elettronica da cui risultino le sembianze del comparente, consentirebbe di replicare online quasi completamente i diversi controlli che oggi nel nostro paese sono effettuati dal notaio[44].
Una seconda questione strettamente legata all'identificazione dei soci è quella relativa ai controlli antiriciclaggio. È evidente, infatti, che ogni arretramento sulla verifica dell'identità dei comparenti potrebbe portare ad informazioni meno certe sulla titolarità effettiva delle società di capitali e, quindi, offrire nuove possibilità per rendere più opachi gli assetti proprietari di queste società.
Un terzo aspetto delicato della proposta riguarda poi la sua compatibilità con il disposto dell'art. 10 dir. 2017/1132/UE, relativo ai controlli preventivi nella costituzione delle società di capitali. Si è già rilevato che, secondo quanto prospettato dalla Commissione, l'utilizzo di modelli di atti costitutivi potrebbe comportare il superamento della necessità di questi controlli. Quest'approccio non sembra corretto, perché i modelli uniformi oggi esistenti nei diversi Stati membri, normalmente, lasciano spazi di libertà ai soci per determinare, ad esempio, la denominazione o l'oggetto sociale e, nella prassi notarile, sono proprio questi elementi che richiedono più frequentemente un controllo di legalità. Di conseguenza, pur presumendo la conformità di quanto previsto nel modello uniforme con la legge nazionale, cosa che in realtà non è del tutto scontata[45], sarebbe auspicabile che il testo finale della direttiva preveda la necessità di un controllo quantomeno sugli elementi variabili dei modelli.
Oltre a questo problema si deve segnalare però anche che l'art. 13 septies, par. 4, della proposta prevede che, nel disciplinare la registrazione online, gli Stati membri possano- e non debbano- prevedere le procedure per garantire la legittimità (a) dell'oggetto sociale, (b) della denominazione e (c) degli atti costitutivi, compresa la verifica dell'uso corretto dei modelli. La mancata previsione di un chiaro dovere di controllo preventivo, amministrativo, giudiziario o notarile nella registrazione online potrebbe quindi essere letta come un arretramento rispetto a quanto oggi previsto dall'art. 10 dir. 2017/1132/UE e, quindi, portare gli Stati membri ad adottare sistemi di controllo preventivo meno rigorosi. Di conseguenza, anche sotto questo profilo sarebbe utile che il testo finale della direttiva chiarisca che quanto in essa contenuto lascia impregiudicato il disposto dell'art. 10 dir. 2017/1132/UE[46].
La proposta della Commissione presenta alcune criticità anche per quanto riguarda le misure relative alle succursali. L'utilizzo del sistema d'interconnessione dei registri delle imprese per le comunicazioni tra le società e le succursali, che a prima vista potrebbe sembrare un passo in avanti, nasconde il rischio di un potenziale deterioramento della qualità delle informazioni disponibili in alcuni registri. Questo perché la qualità delle informazioni pubblicate nei registri dei diversi Stati membri è eterogenea. In Germania, ad esempio, le informazioni sono soggette ad un controllo giudiziario prima della loro pubblicazione, mentre in Inghilterra la Companies House realizza soltanto «basic checks to make sure that documents have been fully completed and signed», ma essa non ha «the statutory power or capability to verify the accuracy of the information that companies send to us»[47]. In questo contesto, è chiaro che ogni comunicazione automatica tra un registro meno attendibile e uno più attendibile rischia di minare la correttezza del secondo. Queste comunicazioni, inoltre, potrebbero avere conseguenze giuridiche inaspettate, in particolare se si considera che anche il valore delle informazioni pubblicate nei registri delle imprese dei diversi Stati membri può essere diverso[48]. Così, ad esempio, potrebbe accadere che con la trasmissione di un'informazione non corretta da un registro meno affidabile ad uno più affidabile quest'informazione aquisisca un valore giuridico più forte di quello ad essa riconosciuto nell'ordinamento d'origine.
Anche le proposte sulle modalità con cui viene effettuata la pubblicità nei registri delle imprese devono essere esaminate nella prospettiva dell'affidabilità delle - e del valore da attribuire alle - informazioni in essi contenute. Per quanto riguarda l'accesso gratuito ad un maggior numero d'informazioni sulle società, si deve rilevare che, almeno nel nostro paese, questa soluzione comporterà rilevanti perdite per i registri delle imprese, che dovranno essere compensate in altri modi e che potrebbero quindi venire a gravare sulle società o sulla fiscalità generale.
Più delicata è poi l'abrogazione dell'art. 16, par. 7, dir. 2017/1132/UE. Questa disposizione, infatti, tra altre cose, prevede anche che, in caso di discordanza tra quanto contenuto nel registro e quanto pubblicato nel bollettino nazionale, i terzi possano valersi di quanto pubblicato nel bollettino, a meno che la società provi che essi erano a conoscenza del contenuto del registro. La norma, che disciplina un caso molto particolare, ha in realtà un ruolo fondamentale nella disciplina degli effetti della pubblicità commerciale a livello europeo, in quanto contiene il più importate riferimento alla possibilità per i terzi d'invocare a loro favore ciò che è stato oggetto di pubblicità[49]. In breve, sembra che la proposta della Commissione possa incidere direttamente sul regime di opponibilità delle informazioni pubblicate. Per questa ragione sarebbe auspicabile che il testo finale dell'art. 16, pur limitando i riferimenti al bollettino nazionale, contempli comunque la possibilità per i terzi di fare affidamento sulle informazioni pubblicate nei registri delle imprese[50].
Per quanto riguarda, invece, il tema deidisqualified directors, l'approccio della Commissione lascia aperte alcune questioni che dovranno essere risolte a livello nazionale. È vero che la proposta richiede soltanto agli Stati membri di assicurare una comunicazione sulladisqualificationdegli amministratori, lasciando quindi a ciascun paese la libertà di decidere quali conseguenze riconnettere a questa informazione. Tuttavia è anche chiaro che, qualora un ordinamento ritenga che ladisqualificationderivi da un'incapacità del soggetto, saranno applicabili le regole di diritto internazionale privato relative alla verifica della capacità, siano essere relative alla capacità in generale o alle condizioni speciali di capacità. A questo riguardo è indubbio che, per evitare vizi dell'atto di nomina, ogni informazione si rivela preziosa. Ciononostante, lo scambio di informazioni potrebbe far emergere situazioni soggettive, di cui un ordinamento, alla luce dei propri principi di diritto internazionale privato, non potrebbe comunque disinteressarsi.
Attualmente la proposta sulla digitalizzazione del diritto societario è discussa al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo. Da un punto di vista politico non è chiaro se le sorti di questo progetto siano indissolubilmente legate a quelle dell'iniziativa sulla mobilità transfrontaliera delle società, ovvero se, anche in mancanza di un rapido accordo su questo tema, si potrà comunque arrivare già nei prossimi mesi all'approvazione separata dell'iniziativa esaminata in questo lavoro.
Per quanto riguarda in particolare la discussione in seno al Parlamento europeo[51], sono stati recentemente depositati alla Commissione giuridica numerosi emendamenti alla proposta della Commissione che si muovono in diverse direzioni[52]. Così, mentre da parte di molti è stato posto l'accento sulla necessità di potenziare i controlli nella costituzione delle società, alcuni hanno suggerito di ritornare all'approccio dell'iniziativa SUP, che prevedeva un modello di atto costitutivo uniforme a livello europeo. È stata proposta anche l'introduzione negli Stati membri di registri suidisqualified directors. Poca attenzione, invece, hanno avuto le proposte sulle succursali e quelle sulla pubblicità in generale, mentre una questione che sta animando il dibattito è quella sull'opportunità di limitare alle sole persone fisiche la possibilità di avvalersi della procedura di costituzione online.
Tra le diverse proposte di modifica sembra comunque siano destinate a trovare accoglimento nel testo che verrà licenziato dalla Commissione giuridica: (a) la ridefinizione della nozione di registrazione, che dovrebbe riguardare l'intera procedura di costituzione della società e non soltanto «la costituzione di una società come persona giuridica»[53]; (b) la previsione di modelli uniformi elaborati direttamente dalla Commissione; (c) il riconoscimento del fatto che un controllo preventivo è necessario anche nel caso di utilizzo di modelli uniformi, i quali, quindi, non potranno essere equiparati all'atto pubblico; (d) una limitazione dei mezzi di identificazione ai fini delle procedure online rispetto a quanto inizialmente previsto; (e) l'introduzione di una nuova previsione in base alla quale si richiederebbe agli Stati membri di designare, nel rispetto delle tradizioni giuridiche nazionali, un'autorità o un pubblico ufficiale competente per la registrazione delle società e il deposito di documenti; e (f) la previsione che gli Stati membri debbano - e non semplicemente possano - stabilire nel contesto della registrazione online procedure per verificare la nomina degli amministratori tenendo conto dell'interdizione di amministratori da parte delle autorità competenti di altri Stati membri.
I temi che sono attualmente oggetto di discussione meritano sicuramente attenzione, ma, forse, varrebbe la pena interrogarsi in chiave moderna anche sulle questioni di fondo che stanno alla base dei punti controversi della proposta. Ad esempio, sarebbe opportuno interrogarsi sul ruolo della pubblicità commerciale nel diritto societario europeo, sul valore giuridico da attribuire alle informazioni pubblicate nei registri delle imprese e sulla necessità di un controllo preventivo nella costituzione delle società di capitali. Tutti questi temi, infatti, sono tutt'altro che nuovi nel panorama del diritto societario europeo e vengono toccati direttamente dalla proposta della Commissione sulla digitalizzazione del diritto societario.
In conclusione, sembra che molte delle difficoltà incontrate dalla proposta della Commissione non siano tanto legate alla digitalizzazione in senso stretto, quanto alle modalità con cui se ne propone la realizzazione. Queste modalità, infatti, possono entrare in conflitto con principi consolidati del diritto societario europeo e nazionale, la cui eventuale messa in discussione dovrebbe avvenire in modo chiaro e non soltanto in via incidentale nel corso del dibattito sulla digitalizzazione.
* Professore associato di Diritto commerciale, Università di Trento, indirizzo e-mail corrado.malberti@unitn.it
1) Successivamente approvata come dir. 2012/17/UE.
2) COM(2014) 212 final.
3) Sentenza della Corte (Grande Sezione) del 25 ottobre 2017 nel caso C-106/16, Polbud - Wykonawstwo, ECLI:EU:C:2017:804, in cui è stato affermato che una società validamente costituita in uno Stato membro può trasformarsi in una società disciplinata da un altro ordinamento dell'Unione, purché siano soddisfatte le condizioni per la costituzione richieste in questo secondo ordinamento. La Corte di giustizia, inoltre, ha sostenuto che rientrano nella libertà di stabilimento prevista dal T.F.U.E. anche le trasformazioni transfrontaliere in cui una società continui a svolgere una parte rilevante - se non la totalità - delle sue attività economiche nello Stato membro di origine. In dottrina su questo caso si vedano: A. Bartolacelli, Trasformazione transfrontaliera e la sentenza Polbud: corale alla fine del viaggio?, in Giur. comm., 2018, II, 428 ss.; L. Boggio, "Polbud": palla al "Centros"! Cerchio chiuso con la libertà di trasferire la sede all'estero, in Giur. it., 2018, 887 ss.; N. de Luca, A. Gentile e F. Schiavottiello, Trasferimento della sede sociale all'estero ed effetto Delaware. Il caso Polbud, in Giur. comm., 2018, II, 454 ss.; Eid., Trasformazione transfrontaliera in Europa: prime considerazioni su Polbud, in Società, 2018, 5 ss.; C. Malberti, Corte di giustizia e trasferimenti transfrontalieri: riflessi di diritto europeo ed interno, in Notariato, 2018, 98 ss.; F.M. Mucciarelli, Trasformazioni internazionali di società dopo la sentenza Polbud: è davvero l'ultima parola?, in Società, 2017, 1327 ss.; F. Pellegrini, Caso Polbud: modificare lex societatis è un diritto garantito dalla libertà di stabilimento, in Giur. comm., 2018, II, 462 ss.; P. Troianello, La trasformazione transfrontaliera delle società quale esercizio della libertà di stabilimento, in Dir. comun. e degli scambi int., 2017, 595 ss.; L. Vicinanza, Corte di giustizia e trasferimenti transfrontalieri: riflessi di diritto europeo ed interno, in Notariato, 2018, 106 ss.
4) Vale a dire del quadro adottato con la dir. 2005/56/CE, oggi codificata nella dir. 2017/1132/UE.
5) Cfr., ad esempio, SWD(2018) 141 final, 83 ss.
6) Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva (UE) 2017/1132 per quanto concerne l'uso di strumenti e processi digitali nel diritto societario, COM(2018) 239 final.
7) Acronimo di «European Business Register».
8) È interessante rilevare che questo progetto ha portato alla creazione di un GEIE tra i registri delle imprese per facilitare lo scambio delle informazioni tra i partecipanti. Questa cooperazione, inoltre, non è limitata soltanto ai registri delle imprese degli Stati membri dell'Unione europea, ma riguarda anche altri paesi europei.
9) Acronimo di «Business Register Interoperability Throughout Europe».
10) Green Paper: The Interconnection of Business Registers, COM(2009) 614 final, disponibile sul sito internet https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=COM:2009:0614:FIN.
11) Synthesis of the Comments on the Green Paper of the European Commission on the Interconnection of Business Registers, disponibile sul sito internet http://ec.europa.eu/internal_market/company/docs/business_registers/2010_consultation_final_report_en.pdf, 4 e 7 s.
12) Synthesis, (nt. 11), 4 e 7 s.
13) Synthesis, (nt. 11), 4 s.
14) COM(2011) 79 final.
15) Su questa direttiva si veda in particolare E Bocchini, Il registro europeo delle imprese, in Il registro delle imprese a vent'anni dalla sua attuazione, a cura di C. Ibba e I. Demuro, Torino, Giappichelli, 2017, 319 ss.
16) Controlli che, ai sensi degli artt. 127 e 128 dir. 2017/1132/UE, devono essere realizzati da un organo giurisdizionale, un notaio o un'altra «autorità competente».
17) L'obbligo di comunicazione, quindi, è meno esteso di quanto era stato inizialmente proposto.
18) Questo anche perché la qualità delle informazioni contenute nei registri delle imprese non è omogenea nei diversi Stati membri, sul punto cfr. infra par. 11.
19) Acronimo di «Business Registers Interconnection System».
20) Sulla proposta SUP si vedano, in lingua italiana, A. Bartolacelli, Il progetto di direttiva in materia di società unipersonale (proposta SUP), in Diritto societario europeo e internazionale, diretto da M. Benedettelli e M. Lamandini, Assago, Wolters Kluwer, 2017, 649 ss.; Id., La societas unius personae (SUP): verso un nuovo modello societario unipersonale europeo?, in NLCC, 2016, 601 ss.; A. Cappiello, Proposta di direttiva SUP: possibili implicazioni, rischio di abuso e considerazioni sull'armonizzazione del diritto nell'area UE, in Studi e Materiali, 2014, 661 ss.; R. Guidotti, Il progetto di Societas Unius Personae (Single Member Private Limited Liability Company), in Percorsi di diritto societario europeo3, a cura di E. Pederzini, Torino, Giappichelli, 2016, 215 ss.; C. Licini, La "Societas unius personae (SUP)" europea: ombre liberiste e abusi annunciati, in Notariato, 2014, 229 ss.; C. Malberti, La proposta di direttiva sulla Societas Unius Personae: una nuova strategia per l'armonizzazione del diritto societario europeo?, in Riv. soc., 2014, 848 ss.
21) In generale sulla Societas Privata Europaea si veda H. Hirte e C. Teichmann eds., The European Private Company - Societas Privata Europaea (SPE), Berlin-Boston, De Gruyter, 2013, ove anche, a 497 ss., un'utile bibliografia sull'argomento; in lingua italiana si veda, invece, A. Zanardo e R. Guidotti, La Società Cooperativa Europea (SCE) e il progetto di Società Privata Europea (SPE), in Percorsi di diritto societario europeo2, a cura di E. Pederzini, Torino, Giappichelli, 2011, 153 ss.; R. Guidotti, La Società Privata Europea, in La nuova società a responsabilità limitata, a cura di M. Bione, R. Guidotti ed E. Pederzini, Lavis, Wolters Kluwer, 2012, 621 ss.
22) Le difficoltà incontrate dalla proposta sulla Societas Privata Europaea sono anche richiamate in Commission Staff Working Document Impact assessment accompanying the document Proposal for a directive of the European Parliament and of the Council on single-member private limited liability companies, SWD(2014) 124 final, 19, nt. 61.
23) In particolare si veda l'art. 10 COM(2008) 396 final.
24) Il Reflection Group on the future of EU company law, creato dalla Commissione nel dicembre 2010, ha redatto un rapporto dal titolo Report of the Reflection Group On the Future of EU Company Law, disponibile sul sito internet http://ec.europa.eu/internal_market/company/docs/modern/reflectiongroup_report_en.pdf, che è stato presentato nella conferenza «European Company Law: the way forward» tenutasi a Bruxelles il 16-17 maggio 2011.
25) Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions - Action Plan: European company law and corporate governance - a modern legal framework for more engaged shareholders and sustainable companies' COM(2012) 740 final.
26) Report, (nt. 24), 34 s.
27) Report, (nt. 24), 32 ss.
28) Single-member limited liability companies - Consultation by the European Commission, DG MARKT, disponibile sul sito internet http://ec.europa.eu/internal_market/consultations/2013/single-member-private-companies/docs/consultation-document_en.pdf.
29) Single-member, (nt. 28), question IV. 1.
30) Single-member, (nt. 28), question IV. 2.
31) COM(2014) 212 final.
32) In modo simile a quanto previsto nella proposta SUP (in particolare il riferimento è all'art. 14, par. 2, di questa proposta), sembra che questa nozione di registrazione possa introdurre per tutte le società costituite online la regola per cui l'acquisizione della personalità giuridica discende dall'iscrizione nel registro delle imprese. È incerto se questo principio già trovi fondamento nel diritto societario dell'Unione europea (sul punto si confrontino G.B. Portale, Tra diritto dell'impresa e metamorfosi della s.p.a., in Riv. dir. civ., 2014, I, 136 s., nt. 9, e S. Grundmann e F. Glasow, European Company Law2, Cambridge-Antwerp-Portland, Intersentia, 2012, 152). Tuttavia, in almeno un paese dell'Unione, ovvero il Lussemburgo, l'acquisizione della personalità giuridica delle società di capitali non discende dall'iscrizione nel registro delle imprese (in argomento sia consentito rinviare a C. Malberti, (nt. 20), 855, nt. 24; e si veda anche I. Corbisier, Les lignes de force des récentes réformes : vers un droit commun des personnes morales de droit privé, in Le nouveau droit luxembourgeois des sociétés, sous la coordination d'A. Prüm, Bruxelles, Larcier, 2008, 11 ss., a 15 ss.), soluzione questa che, peraltro, può dirsi confermata anche dopo la loi du 10 août 2016 (sul punto si veda A. Steichen, Précis de droit des sociétés5, Luxembourg, Saint-Paul, 2017, 129).
33) Sul punto sia veda C. Teichmann, Einsatzmöglichkeiten der Societas Unius Personae (SUP), in Societas Unius Personae (SUP), Hrsg. M. Lutter e J. Koch, Berlin-Boston, De Gruyter, 2015, 37 ss., a 40 ss., e sia consentito rinviare anche a C. Malberti, The Relationship between the Societas Unius Personae Proposal and the Acquis: Creeping Toward an Abrogation of EU Company Law?, in European Company and Financial Law Review, 2015, 238 ss., a 250 s.
34) Per un approfondimento sull'evoluzione dei lavori della proposta SUP, con particolare riguardo al testo licenziato dal Consiglio, si veda A. Bartolacelli, La societas, (nt. 20), 617 ss., e sia consentito rinviare anche a C. Malberti, The Societas Unius Personae between the Attainment of the Freedom of Establishment and the Harmonisation of EU Company Law, in Cent ans de droit luxembourgeois des sociétés, sous la direction d'A. Prüm, Bruxelles, Larcier, 2016, 504 ss., a 526 ss.
35) Per i primi commenti alla proposta della Commissione sulla digitalizzazione del diritto societario si vedano: L. Bock, Online-Gründung und Digitalisierung im Gesellschaftsrecht - Der Richtlinienvorschlag der Europäischen Kommission, in Deutsche Notar-Zeitschrift, 2018, 643 ss.; R. Knaler, Digital first, Bedenken second?, in GmbH-Rundschau, 2018, 560 ss.; J. Lieder, Digitalisierung des Europäischen Unternehmensrechts Digitalisierung des Europäischen Unternehmensrechts Online-Gründung, Online-Einreichung, Online-Zweigniederlassung, in Neue Zeitschrift für Gesellschaftsrecht, 2018, 1081 ss.; U. Noack, Online-Gründung von Kapitalgesellschaften in Europa - Der neue Richtlinienvorschlag im Company Law Package, in Der Betrieb, 2018, 1324 ss.; J. Schmidt, EU Company Law Package 2018 - Mehr Digitalisierung und Mobilität von Gesellschaften (Teil 1) -, in Der Konzern, 2018, 229 ss.
36) Sul punto si veda la Relazione alla proposta COM(2018) 239 final, 14 s.
37) In particolare si vedano il considerando 18 ter e l'art. 14 ter, par. 4, dell'Orientamento generale convenuto nella sessione del Consiglio "Competitività" del 28 maggio 2015, disponibile sul sito internet http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-9050-2015-INIT/it/pdf.
38) Su questo principio si veda in particolare il considerando 19 della proposta, nonché la Relazione alla proposta COM(2018) 239 final, 6 s.
39) Così, infatti, prevede il considerando 21 della proposta.
40) La Relazione alla proposta COM(2018) 239 final, 14 s., come d'altro canto è anche espressamente sancito dal considerando 15 e dall'art. 13 nonies della proposta, afferma, infatti, che si consente «agli Stati membri di verificare con gli altri Stati membri se una persona da registrare come amministratore di una data società è stata interdetta da tale funzione in un altro Stato membro, sulla base del relativo diritto nazionale». In breve, si precisa che ciò che rileva è l'essere stati interdetti alla funzione di amministratore, secondo un modello che rievoca l'esperienza inglese; come ricorda, infatti, M.T. Moore, United Kingdom: The scope and dynamics of corporate governance regulation, in Comparative Corporate Governance a Functional and International Analysis, edited by A.M. Fleckner e K.J. Hopt, Cambridge, Cambridge University Press, 2013, 913 ss., a 942, il diritto inglese «empowers a court to make an order prohibiting any individual from acting as a company director for a specified period of time in certain circumstances».
41) Così, infatti, prevede il considerando 21 reg. 910/2014.
42) In argomento si vedano A. Bartolacelli, La societas, (nt. 20), 636 s.; J. Bormann, Die SUP aus Sicht des nationalen Rechtssystems, in Societas Unius Personae (SUP), Hrsg. M. Lutter e J. Koch, Berlin-Boston, De Gruyter, 2015, 23 ss., a 27 ss., e sia consentito rinviare ancora a C. Malberti, (nt. 33), 266.
43) I. Wuisman, The Societas Unius Personae (SUP), in European Company Law, 2015, 34 ss., a 41 s., e si veda anche il sito internet della Commissione: Electronic identification, signatures and trust services: Questions & Answers, disponibile sul sito internet http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-12-403_en.htm.
44) Il tema delle modalità di coinvolgimento dei notai nella costituzione delle società viene evocato nella proposta della Commissione, lasciando agli Stati membri ampia libertà al riguardo. Su questo profilo si vedano in particolare i considerando 12 e 13, nonché l'art. 13 septies, par. 4, lett. (e), della proposta.
45) Sul punto si veda, ad esempio, M.S. Spolidoro, Una società a responsabilità limitata da tre soldi (o da un euro?), in Riv. soc., 2013, 1085 ss., a 1104 ss.
46) È interessante rilevare che anche il Bundesrat tedesco ha chiesto chiarimenti su come si possano coordinare l'art. 10 dir. 2017/1132/UE e quanto previsto nella proposta della Commissione (Bundesrat, Vorschlag für eine Richtlinie des Europäischen Parlaments und des Rates zur Änderung der Richtlinie (EU) 2017/1132 im Hinblick auf den Einsatz digitaler Werkzeuge und Verfahren im Gesellschaftsrecht, disponibile sul sito internet http://www.europarl.europa.eu/RegData/docs_autres_institutions/parlements_nationaux/com/2018/0239/DE_BUNDESRAT_CONT1-COM(2018)0239_DE.pdf).
47) Così, infatti, afferma il sito della Companies House: http://resources.companieshouse.gov.uk/serviceInformation.shtml.
48) Istruttive e ancora attuali sono le considerazioni di V. Edwards, EC Company Law, Oxford, Oxford University Press, 1999, 40 s., in merito al regime di opponibilità delle informazioni societarie pubblicate in Inghilterra.
49) Su questa disposizione si veda S. Grundmann e F. Glasow, (nt. 32), 183 s. Oltre all'art. 16, par. 7, dir. 2017/1132/UE, e a prescindere dalle disposizioni in materia di rappresentanza (si veda in particolare l'art. 8 dir. 2017/1132/UE relativo all'irregolarità nella nomina dei titolari di questo potere) la possibilità per i terzi di far valere quanto pubblicato nel registro delle imprese viene espressamente evocata dall'art. 21, par. 4, dir. 2017/1132/UE, norma relativa alla lingua della pubblicità e alla traduzione delle indicazioni e degli atti soggetti a pubblicità, in cui si afferma che i terzi «possono tuttavia valersi delle traduzioni pubblicate su base volontaria a meno che la società provi che essi erano a conoscenza della versione oggetto della pubblicità obbligatoria»; in modo simile si veda anche il considerando 12 della dir. 2017/1132/UE in cui si afferma che le «traduzioni dovrebbero far fede nei confronti dei terzi che agiscono in buona fede» (più esplicite sul punto sono le versioni della direttiva in inglese e in francese). Infine, si deve ricordare anche che il disposto dell'art. 17, par. 1, dir. 2017/1132/UE, evoca chiaramente, almeno nelle sue versioni in inglese e in francese, l'idea che i terzi possano far affidamento sugli atti e sulle informazioni pubblicate ai sensi dell'art. 16 dir. 2017/1132/UE. Su tutte queste norme, peraltro, la proposta della Commissione non dovrebbe incidere, anche se, per esigenze di coordinamento, almeno i riferimenti all'art. 16 previsti dall'art. 17, par. 1, dovranno essere rivisti.
50) La proposta della Commissione, inoltre, non si esprime in modo chiaro sul rapporto che vi sarà in futuro tra la pubblicità nel registro delle imprese e quella - eventuale - nei bollettini nazionali. L'abrogazione dell'art. 16, par. 7, dir. 2017/1132/UE, infatti, comporta anche che gli Stati membri che si avvarranno della possibilità di mantenere un bollettino nazionale non dovranno prevedere necessariamente che, in caso di discordanza tra le risultanze del registro e quelle pubblicate nel bollettino, il testo pubblicato in quest'ultimo non potrà essere opposto ai terzi, ma i terzi se ne potranno comunque avvalere a meno che la società provi che essi erano a conoscenza delle risultanze del registro delle imprese. Dubbio è poi se gli Stati membri potranno decidere di mantenere o adottare il regime di opponibilità oggi previsto dall'art. 16, par. 7, dir. 2017/1132/UE, appena richiamato. In realtà sembra che, con tutta probabilità, le discordanze tra il registro delle imprese e il bollettino nazionale saranno risolte in base alla nuova formulazione dell'art. 16, par. 3 e 4, dir. 2017/1132/UE, proposta dalla Commissione, ai sensi della quale nei confronti dei terzi dovrebbe rilevare esclusivamente la pubblicazione degli atti e delle informazioni nel registro delle imprese.
51) Non sono ancora pubblici, invece, gli emendamenti alla proposta in corso di discussione al Consiglio.
52) Gli emendamenti alla proposta in corso di discussione alla Commissione giuridica del Parlamento europeo sono disponibili sul sito internet del Parlamento europeo all'indirizzo: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=COMPARL&mode=XML&language=EN&reference=PE627.805.
53) In particolare, il testo che probabilmente verrà accolto dalla Commissione giuridica fa riferimento all'iscrizione della società nel registro delle imprese come persona giuridica. Quest'approccio, quindi, non sembra imporre agli Stati membri l'obbligo di far dipendere l'acquisizione della personalità giuridica dall'iscrizione nel registro delle imprese (cfr. supra nt. 32).