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Timestamp: 2019-09-18 02:48:23+00:00
Document Index: 103102457

Matched Legal Cases: ['art. 177', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 30', 'art. 28', 'art. 588', 'art. 588', 'sentenza ', 'art. 774', 'art. 411', 'art. 774', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 184', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Aggiornato: 18 ore 12 min fa
Assegno divorzile post Sezioni Unite: nessun ex coniuge può vivere “a rimorchio” dell’altro
La I Sezione Civile della Corte di Cassazione, invocando la nota decisione resa dalle Sezioni Unite nel 2018, nella Sentenza n. 21228, depositata il 9 agosto 2019, ha chiarito la funzione perequativa-compensativa dell’assegno, focalizzando l’attenzione sulla circostanza che si deve valutare se, a causa del matrimonio, vi sia stato uno spostamento patrimoniale meritevole di tutela, così elencando i parametri da seguire. Il collegio ha quindi precisato che in nessun caso l’uno ex coniuge può vivere “a rimorchio dell’altro”.
Determinazione assegno divorzile: si tiene conto del ricavato della vendita della casa familiare
Secondo la Cassazione civile, sez. I, ordinanza 10 settembre 2019, n. 22555, all’esito della comparazione della situazione economica delle parti, deve essere riconosciuto un assegno divorzile di 350 euro mensili a favore della ex moglie, proprietaria di una casa di abitazione acquistata con i proventi ricavati dalla vendita della casa familiare e titolare di un modesto conto corrente, oltre che di un'autovettura acquistata con la somma di euro 10 000 e ricevuta in eredità dal padre, mentre quelli del F.D. ammontano a euro 1.548,00 lorde di pensione, oltre alla somma di euro 105.000,00 in contanti quale corrispettivo della vendita della casa familiare.
I diritti di credito non cadono in comunione legale tra coniugi
La comunione legale fra i coniugi, di cui all'art. 177 c.c.., riguarda gli acquisti, cioè gli atti implicanti l'effettivo trasferimento della proprietà della "res" o la costituzione di diritti reali sulla medesima, non quindi i diritti di credito sorti dal contratto concluso da uno dei coniugi, i quali, per la loro stessa natura relativa e personale, pur se strumentali all'acquisizione di una "res", non sono suscettibili di cadere in comunione. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 9 settembre 2019, n. 22458.
Legittimo l’assegno divorzile alla ex moglie, anche se ha già ricevuto 200 milioni con la separazione
Spetta l’assegno divorzile alla ex moglie che risulti non economicamente autosufficiente, anche se è titolare di pensione di invalidità e se ha già ricevuto dall’ex marito un assegno di 200 milioni al momento della separazione. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-1, sentenza 6 settembre 2019, n. 22401.
Convivenza more uxorio: il cambio di partner fa decadere il comodato
L’ex suocera di fatto ha diritto a rientrare in possesso dell’appartamento concesso in comodato al figlio, per esigenze abitative, quando conviveva more uxorio, qualora l’ex compagna di questi instaura una nuova relazione, ed acquista, insieme al nuovo partner, un altro immobile. L’appartamento era occupato dalla donna e dalla figlia solamente di notte, nella finalità di non perdere il beneficio del comodato. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. III, ordinanza 29 agosto 2019, n. 21785.
L’esistenza di fratelli naturali dell’adottato non consente l’accesso alle generalità della madre deceduta
Con decreto del 13 maggio 2019 il Tribunale per i minorenni di Genova, in tema di parto anonimo, ha affermato che, pur non essendo assolutamente ostativo al diritto del figlio, desideroso di conoscere le proprie origini e di accedere alla propria storia parentale, la morte della madre biologica che abbia dichiarato alla nascita di non voler essere nominata, nella impossibilità di interpello ai fini di una eventuale revoca di tale dichiarazione, in concreto deve essere denegato l’accesso alle informazioni inerenti l’origine dell’adottato nonché l’identità della madre, quando vi sia la presenza di fratelli, terzi potenzialmente portatori di interessi confliggenti.Con la pronuncia in esame, il Tribunale per i minorenni di Genova, prendendo le mosse dalla giurisprudenza della Corte EDU in tema di accesso alle origini in presenza di madre che abbia fatto la scelta dell’anonimato (Corte EDU del 25.9.2012, n. 33738/09, sul caso Godelli c. Italia) e dalla sentenza C. Cost. n. 278 del 2013, che ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 28 della legge n. 278 del 2013 "nella parte in cui non prevede - attraverso un procedimento, stabilito dalla legge, che assicuri la massima riservatezza - la possibilità per il giudice di interpellare la madre che abbia dichiarato di non voler essere nominata ai sensi dell'art. 30, comma 1, del d.P.R. 3 novembre 2000, n. 396, su richiesta del figlio, ai fini di un eventuale revoca di tale dichiarazione", affronta il caso particolare – non contemplato dalle suindicato pronunce né dal citato art. 28 – del diritto alle informazioni sulla propria identità biologica in caso di morte della madre naturale (sul tema del decesso della madre naturale, cfr. Cass. civ. n. 22838 del 2016 e Sez. un. civ. n. 1946 del 2017), e di fratelli, al cui interpello non può procedersi perché non sussistono elementi certi dai quali desumere la conoscenza della vicenda adottiva (sull’interesse confliggente dei fratelli e sulla necessità del loro interpello, cfr. Cass. civ. n. 6963 del 2017).
Successione: il rapporto tra legato e institutio ex re certa è di regola a eccezione
Nell’interpretazione della scheda testamentaria, quando l'indagine non abbia condotto, con certezza, a ravvisare una chiamata a titolo universale, il lascito di beni determinati va qualificato come legato, stante che il testo del comma 2 dell’art. 588 c.c. si limita a “non escludere” che l’indicazione di beni determinati possa fare qualificare una disposizione come “a titolo universale”, e ciò unicamente quando “risulti” che il testatore abbia inteso assegnare quei beni come quota del patrimonio. Da ciò si evince che, ove tale volontà di assegnare beni determinati in funzione di quota del patrimonio non risulti, o non risulti con certezza, si dovrà escludere che l’indicazione di cespiti determinati concretizzi una chiamata a titolo universale; la disposizione, vale a dire, andrà ritenuta a titolo particolare, ai sensi del comma 1 dell’art. 588 c.c. Lo stabilisce il Tribunale di Savona, sentenza 1 agosto 2019, n. 758.
Il beneficiario di amministrazione di sostegno ha, come regola, la capacità di donare
Gio, 09/05/2019 - 09:37
Di seguito l'articolo del Prof. Avv. Giovanni Bonilini, pubblicato su Famiglia e Diritto n. 8-9/2019, Ipsoa. Con motivazione stringente e articolata, la Corte costituzionale ha negato l’illegittimità costituzionale della norma racchiusa nell’art. 774, comma 1, primo periodo, c.c., sicché ha confermato la capacità di donare, di regola, del beneficiario di amministrazione di sostegno, fatto salvo il caso in cui il giudice tutelare, in appli-cazione dell’art. 411, ult. cpv., c.c., abbia esteso, a codesto beneficiario, l’incapacità di donare, che l’art. 774 c.c. prevede in capo all’interdetto. Risultato, questo, al quale la dottrina era già approdata in sede di esame sistematico delle nuove norme sull’amministrazione di sostegno.
Padre cattolico e madre testimone di Geova: chi decide l’educazione religiosa del figlio?
In presenza di una situazione di conflitto fra i due genitori che intendano entrambi trasmettere la propria educazione religiosa e non siano in grado di rendere compatibile il diverso apporto educativo derivante dall'adesione a un diverso credo religioso, la possibilità da parte del giudice di adottare provvedimenti contenitivi o restrittivi dei genitori é strettamente connessa e può dipendere esclusivamente dall'accertamento in concreto di conseguenze pregiudizievoli per il figlio, che ne compromettano la salute psico-fisica e lo sviluppo e tale accertamento non può che basarsi sull'osservazione e sull’ascolto del minore, in quanto solo attraverso di esse tale accertamento può essere compiuto. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 30 settembre 2019, n. 21916.
L'intero patrimonio della ricorrente è stato formato dall’ex marito? Niente assegno divorzile
Deve escludersi, alla stregua del recente insegnamento delle Sezioni Unite, la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno di divorzio, allorchè il patrimonio della ricorrente sia stato formato interamente da parte dell’ex coniuge: tale origine dell'attuale condizione economico patrimoniale della ricorrente induce, infatti, a ritenere interamente attuato, grazie agli interventi in corso di matrimonio dell'ex coniuge, il riconoscimento della funzione endofamiliare dalla stessa svolta, consentendole di affrontare la fase successiva allo scioglimento del vincolo in condizioni di assoluta agiatezza. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 30 agosto 2019, n. 21926.
Il decorso di un notevole lasso di tempo dall'apertura della successione non significa rinuncia all'eredità
La parte che abbia un titolo legale che le conferisca il diritto di successione ereditaria, come la vedova del "de cuius", non è tenuta a dimostrare di avere accettato l'eredità, qualora proponga in giudizio domande che di per sé manifestino la volontà di accettare. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, sentenza 20 agosto 2019, n. 21507.
Rivendica la metà di un immobile acquistato dal coniuge: i confini temporali della comunione
Non si applica la disciplina del termine annuale dell’azione di annullamento di cui all’art. 184 c.c., dettato in tema di atti compiuti da un coniuge senza il necessario consenso dell’altro coniuge, quando uno dei due agisca non per l’annullamento della compravendita, bensì per rivendicare la sua quota del 50% sull’operato acquisto, presupponendo la piena validità ed efficacia di quell’atto nella vigenza del regime patrimoniale di comunione legale. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II ordinanza 23 agosto 2019, n. 21650.
Donazione dissimulata dalla vendita di un immobile: quando manca la domanda presupposta
Ven, 08/30/2019 - 00:00
Nell’ipotesi ove la domanda di riduzione della donazione asseritamente dissimulata dalla vendita di un immobile non è affiancata da una specifica domanda volta all’accertamento della simulazione dell’atto di vendita e della dissimulata donazione, non è possibile esaminare la domanda di riduzione della donazione. Per l’effetto, la pronuncia non afferma e non nega il diritto dell’attore alla riduzione della donazione dissimulata, limitandosi ad affermare la mancata domanda sulla fattispecie costitutiva presupposta, con l’effetto che il relativo giudicato ha natura soltanto processuale. Ulteriormente, consegue che non si pone una questione di estensione del giudicato dal dedotto al deducibile, atteso che, inesistente sul dedotto, il giudicato non può darsi neppure sul deducibile. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. II, ordinanza 2 agosto 2019, n. 20879.
Testamento olografo: conseguenze della nullità della notifica del giudizio di falsità
Gio, 08/29/2019 - 00:00
In riferimento al giudizio rescissorio di falso, avente ad oggetto un testamento olografo, sussiste il litisconsorzio necessario tra tutte le parti del giudizio principale, poiché il primo costituisce, per sua natura, un’appendice del giudizio principale. In tale contesto, quando viene ritenuta nulla la notificazione dell’atto introduttivo del giudizio rescissorio di falso, come ulteriore conseguenza, è nullo ogni atto successivo. Lo stabilisce la Cassazione civile, sezione II, ordinanza 22 agosto 2019, n. 21591.
Assegno divorzile: si esclude che possa consistere in una percentuale dei redditi del coniuge più abbiente
Mer, 08/28/2019 - 00:00
La Cassazione, in applicazione delle Sezioni Unite del 2018, ribadisce che il parametro della conservazione del tenore di vita non ha più cittadinanza nel nostro sistema, in quanto l'assegno svolge una finalità anche, o principalmente, assistenziale (Cassazione civile, sez. I, sentenza 9 agosto 2019; n. 21234).
Attribuzione cognome paterno: bisogna tener conto di età e volontà del minore
Non si fa luogo all’attribuzione del cognome paterno, seppure in aggiunta a quello materno, qualora sussista espressa e persistente opposizione del minore nato al di fuori del matrimonio. Lo ha precisato la I sezione civile della Cassazione con la sentenza 13 agosto 2019 n. 21349, con la quale ha respinto la richiesta del padre di attribuire il proprio cognome alla figlia quindicenne. Anche in tale contesto, secondo il collegio, il criterio di riferimento è rappresentato “unicamente l’interesse del minore e con l’esclusione di qualsiasi automaticità”. Lo stabilisce la Cassazione civile, sezione I, sentenza 13 agosto 2019, n. 21349.
Va rispettato il rifiuto della figlia quindicenne di incontrare il padre
Lun, 08/26/2019 - 00:00
Il diritto di visita del genitore non collocatario e, quindi, il diritto a mantenere il legame con il proprio figlio non ha carattere assoluto e deve procedere avendo sempre come parametro principale di riferimento il superiore interesse del minore, da determinarsi avuto riguardo alle circostanze del caso concreto, quali anche la pregressa esistenza e consistenza dei rapporti familiari e l’età del figlio. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 13 agosto 2019, n. 21341.
Minore divenuto maggiorenne in corso di giudizio: il difetto di legittimazione del genitore è sanato dal ricorso per cassazione
Ven, 08/23/2019 - 00:00
Il difetto di legittimazione processuale del genitore, che agisca in giudizio in rappresentanza del figlio non più soggetto a potestà per essere divenuto maggiorenne, può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio, con efficacia retroattiva e con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti, qualora detto figlio, manifesti in modo non equivoco la propria volontà di sanatoria. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. VI-3, sentenza 30 luglio 2019, n. 20555.
Va autorizzata la permanenza in Italia della madre straniera se dal rimpatrio deriva pregiudizio per i figli minori
Mer, 08/21/2019 - 00:00
Sulla domanda proposta dalla madre straniera di autorizzazione alla permanenza in Italia il Giudice è chiamato a compiere un accertamento rivolto alla valutazione del danno attuale o di quello prospettabile alla luce di un giudizio prognostico che deriverebbe ai figli minori in caso di rimpatrio. Lo stabilisce la Cassazione civile, sez. I, sentenza 31 luglio 2019, n. 20645.
Minori: non è sufficiente l’esistenza di ascendenti disponibili per sospendere la dichiarazione di adottabilità
Mar, 08/20/2019 - 00:00
La presenza di parenti, entro il quarto grado, disponibili a prendersi cura di un minore non è condizione sufficiente ad eludere il decreto di adottabilità. Con la decisione annotata la Corte di cassazione specifica che non è sufficiente l’esistenza di ascendenti disponibili a prendersi cura dei minori per sospendere la dichiarazione di adottabilità. Lo stabilisce la Corte di cassazione, Sez. I civ, ordinanza 5 luglio 2019, n. 19156.