Source: https://canestrinilex.com/risorse/differenza-fra-calunnia-e-diffamazione/
Timestamp: 2019-01-17 09:16:12+00:00
Document Index: 177064566

Matched Legal Cases: ['art. 595', 'art. 368', 'art. 595', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 368', 'art.2059']

Calunnia e diffamazione spesso vengono confusi: ecco i principali tratti caratterizzanti dei due reati, che possono entrambi comportare una condanna penale e l'obbligo al risarcimento dei danni.
le "maledicenze" dette alle spalle costituiscono una diffamazione (art. 595 c.p.), mentre
perchè si possa parlare di calunnia (art. 368 c.p.) ci deve essere una accusa di un vero e proprio reato resa formalmente davanti a pubblici ufficiali.
1. La diffamazione
Chiunque, fuori dei casi di ingiuria, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la pena pecuniaria della multa da euro 258 a euro 2.582.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico , la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516.
(art. 595 Codice Penale e articolo 52 , comma 2, lettera a), D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274)
Il bene giuridico tutelato dal reato di diffamazione è la reputazione, intesa come l'opinione sociale dell'onore di una persona, la stima diffusa nell'ambiente sociale, insomma: ciò che gli altri pensano di una persona.
Perché ci possa essere un procedimento penale e la condanna, è necessario procedere con la istanza di punizione avanti lautorità giudiziaria (cd. "querela") entro 3 mesi (non .. 90 giorni) da quando la vittima ha conoscenza certa del fatto.
1.1 Requisiti del reato
Affinchè sussista il reato di diffamazione  procedibile a querela entro 3 mesi! - devono sussistere tre requisiti:
comunicazione a più persone. Non sussiste quindi il reato di diffamazione nella lesione della reputazione comunicata ad una persona solamente, pur potendo essere ciò sufficiente per richiedere il risarcimento del danno in via civile.
1.2 La comunicazione offensiva deve essere percepita nello stesso luogo e nello stesso momento da più persone?
No: la Corte di Cassazione ha avuto modo di ribadire che il requisito della comunicazione a più persone è soddisfatto anche quando la percezione dell'offesa da parte dei terzi non avvenga in contemporanea alla trasmissione della comunicazione, né in modo simultaneo tra di loro, ben potendo costoro trovarsi a grande distanza tra essi e persino dall'agente ( C., Sez. V, 21.12.2010; conforme, C., Sez. V, 17.11.2000).
Se la comunicazione diffamatoria è quindi fatta separatamente a più persone anche in momenti temporali diversi, il reato si perfeziona con la seconda comunicazione (e le ulteriori comunicazioni rilevano solo ai fini della gravità del reato per il maggior danno che ne deriva). Non sussiste tuttavia il requisito della "comunicazione a più persone" nel caso in cui la diffusione della comunicazione offensiva sia dovuta all'esclusiva iniziativa del destinatario, (v. ad es., C., Sez. V, 23.1.2009).
Di più: nella diffamazione commessa mediante scritti, sussiste il requisito della comunicazione con più persone, necessario per integrare il reato, anche nell'ipotesi in cui le espressioni offensive siano comunicate ad una sola persona, ma in realtà destinate ad essere riferite almeno ad un'altra persona che ne abbia poi effettiva conoscenza ( C., Sez. V, 7.12.2012, n. 8011): si pensi ad esempio alla diffamazione mediante telegramma (dovendo considerarsi quali «più persone» l'impiegato del telegrafo ed il destinatario come specifica C., Sez. V, 13.4.2007), o nel caso di una comunicazione inoltrata a mezzo di telefax poiché, come specificato da C., Sez. V, 24.4.2003, le caratteristiche e la natura di questo mezzo lo rendono idoneo a "provocare" la diffusione del contenuto di una determinata comunicazione ad un numero indeterminato di persone.
1.3 E se lo scritto diffamatorio è diretto ad una autorità pubblica?
Particolare interesse suscita la questione circa la sussistenza del requisito della comunicazione a più persone nel caso in cui le espressioni lesive dell'altrui reputazione siano inviate in una lettera indirizzata ad una pubblica autorità. A tal proposito, C., Sez. I, 30.5.2007, ha evidenziato come tale requisito sussista qualora lo scritto offensivo sia stato inviato alla pubblica autorità in una busta non chiusa e, quindi, con una forma priva di riservatezza. Non costituisce, al contrario, diffamazione la comunicazione diretta in busta chiusa al superiore di un determinato ufficio, poiché, in tal caso, lo scrivente non vuole che vengano a conoscenza del contenuto della missiva altri soggetti ( C., Sez. V, 11.6.1999).
1.4 .. e via Internet e email?
Con riguardo alla diffamazione a mezzo Internet la sussistenza della comunicazione a più persone si presume nel momento stesso in cui il messaggio offensivo viene inserito su un sito Internet che, per sua natura, è destinato ad essere visitato da un numero indeterminato di persone in breve tempo.
Da ciò ne deriva che il principio tale per cui la diffusione di una notizia immessa nei c.d. mezzi di comunicazione di massa si presume fino a prova contraria, non viene meno in relazione alle comunicazioni via Web ( C., Sez. V, 4.4.2008).
Ovviamene, in caso di più comunicazioni diffamatorie, vi sono più reati eventualmente uniti dal vincolo della continuazione (ma il temine per la querela dei tre mesi decorre autonomamente per ogni comunicazione diffamatoria: sarà quindi consigliabile fare una querela per ogni presunta diffamazione, o comunque menzionar ogni fatto nell'unica querela cumulativa).
Invece, l'invio di e-mail a contenuto diffamatorio, realizzato tramite l'utilizzo di internet, integra un'ipotesi di diffamazione aggravata e l'eventualità che fra i fruitori del messaggio vi sia anche la persona a cui si rivolgono le espressioni offensive, non consente di mutare il titolo del reato nella diversa ipotesi di ingiuria ( C., Sez. V, 16.10.2012, n. 44980).
.. e la diffamazione via Facebook?
Facebook non è un luogo immune dalla legge penale (anche se spesso gi utenti si lasciano andare a commenti che .. non farebbero mai ad un microfono davanti ad una piazza gremita di persone).
Postare un commento sulla bacheca Facebook realizza la pubblicizzazione e la diffusione tra un gruppo di persone indeterminato: se il commento è offensivo, la relativa condotta costituisce il reato di diffamazione aggravata (595 c.p.; cfr. sentenza Cassazione penale n. 24431/15).
1.5 Bisogna scrivere nome e cognome del soggetto offeso?
La persona diffamata non deve necessariamente indicata nominativamente, deve essere tuttavia individuabile agevolmente e con certezza; è sufficiente che l'offeso possa essere individuato per esclusione in via deduttiva, tra una data categoria di persone, essendo irrilevante che in concreto l'offeso venga individuato da un ristretto gruppo di persone.
Non è però consentito fare ricorso ad intuizioni o soggettive congetture di persone che ritengano di potere essere destinatari della offesa, dato che è richiesto un criterio ragionevolmente oggettivo per lindividuazione delloffeso.
1.6 Ogni attacco alla altrui sfera morale è diffamazione?
No, dato che bisogna considerare che la nostra Costituzione riconosce, quali insiti del diritto di libera manifestazione del pensiero (art. 21 Costituzione), il diritto di cronaca e di critica.
In breve: il diritto di cronaca si concretizza nella narrazione di fatti (con i requisiti di veridicità, correttezza espressiva, rilevanza sociale della notizia), mentre il diritto di critica consiste in un giudizio o di un'opinione che, dunque, non può in nessun modo essere rigorosamente obiettiva, essendo fondata su un'interpretazione di fatti e comportamenti.
Tra i limiti del diritto di critica non vi sarà, dunque, la veridicità, bensì solo ed unicamente la rilevanza sociale, nonché la correttezza espressiva.
Non ogni espressione "forte" e "pungente" è idonea a configurare penale responsabilità, essendo richiesta ai fini della configurabilità del delitto di diffamazione un'obiettiva capacità offensiva della comunicazione a prescindere dalla sensibilità del soggetto passivo ( C., Sez. V, 16.2.2011).
Possono integrare il delitto di diffamazione anche offese indirette, o subdole allusioni, espressioni insinuanti e formulazioni allusive, suscitando il dubbio sulla condotta dell'infamato: è da considerarsi diffamatorio l'addebito che sia espresso in forma tale da suscitare il semplice dubbio sulla condotta disonorevole (C. 19.10.1979, laddove si legge che per intendere l'ingiustizia dell'offesa è necessaria una valutazione sintetica, oltre che analitica, dello scritto).
Possono rivelarsi offensive anche le espressioni, apparentemente non diffamatorie, le quali abbiano in realtà un contenuto allusivo, percepibile dal lettore medio, che le rende tali ( C., Sez. V, 15.7.2008; C. civ., Sez. III, 13.1.2009, in cui si sanzionava colui che, riferendo in merito alle - reali - parentele siciliane di un soggetto, lo aveva fatto in maniera tale da indurre chi leggeva a ritenere che il soggetto stesso fosse inserito in un'organizzazione mafiosa).
Non commette però mai il reato di diffamazione colui che rappresenta con espressioni congrue la verità dei fatti ( C., Sez. V, 13.1.2010).
1.7 E se è uno scherzo? E la satira?
Lintento della diffamazione consiste nella volontà cosciente e libera di propagare notizie e commenti con la consapevolezza della loro attitudine a ledere altrui reputazione; lo scopo o il motivo di scherzo che si manifesta in modo suscettivo di ledere la reputazione altrui non impedisce l'integrazione del reato sul piano psichico equindi l'attribuzione in un manifesto ad un personaggio pubblico di espressioni volgari e di pesante ironia assume comunque carattere diffamatorio ( C., Sez. V, 25.2.1991), fatto salvo il diritto di satira, che costituisce una modalità corrosiva e spesso impietosa del diritto di critica e può realizzarsi anche mediante l'immagine artistica come accade per la vignetta o per la caricatura, consistenti nella consapevole ed accentuata alterazione dei tratti somatici, morali e comportamentali delle persone ritratte [...] esprime mediante il paradosso e la metafora surreale un giudizio ironico su un fatto ma rimane assoggettata al limite della continenza e della funzionalità delle espressioni o delle immagini rispetto allo scopo di denuncia sociale o politica perseguito (C. civ., Sez. III, 8.2.2012).
2. La calunnia
(art. 368 Codice penale)
La calunnia consiste quindi nell'incolpare falsamente taluno, che si sa con certezza essere innocente, di un reato avanti lautorità giudiziaria (o ad altra che a questa abbia obbligo di riferire: es. forse dellordine, pubblici ufficiali, ..).
Affinchè sussista il reato di calunnia  procedibile dufficio, cioè sena necessità di istanza formale di punizione e anche oltre il termine di 3 mesi ! - devono sussistere tre requisiti:
incolpazione falsa
certezza dellinnocenza
dichiarazione formale avanti allautorità giudiziaria o di polizia.
Non basta quindi offendere lonore o la reputazione di qualcuno, ma è necessario che il calunniato venga falsamente incolpato davanti allautorità di polizia di un fatto che corrisponda in ogni suo estremo ad una ben determinata fattispecie legale di reato (furto, truffa, ..).
Come detto, affinchè ci sia reato è necessario vi sia la incolpazione nei confronti di un soggetto che il calunniatore sa innocente.
Ecco perché assoluzione non significa automaticamente essere stati calunniati: bisognerà dimostrare che chi ha presentato la querela o denuncia era certo dellinnocenza dellincolpato (prova tuttaltro che agevole).
Evidentemente, come qualsiasi altro reato, anche la diffamazione (reato conto la persona) e la calunnia (reato contro l'amministrazione della giustizia) possono obbligare il condannato a risarcire il danno subito dal danneggiato .
S rimanda, per l'approfondimento, all'articolo sul risarcimento del danno: qui basti ricordar che è configurabile sia un danno patrimoniale (es. se si è stati licenziati a causa della falsa accusa o della maledicenza, o per quel che si è speso per perseguire il rato, ..) che non patrimoniale (tipicamente il cd. danno morale, cioè del danno che il soggetto patisce a seguito della violazione di un valore della personalità umana, e deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge, qui l'art.2059 c.c.).
Sull'entità dei danni, spesso sottovalutati in sede giudiziaria, sia consentito rimandare alla celebre aria di Don Basilio "La calunnia è un venticello" ne "Il barbiere di Siviglia":