Source: http://www.studiolegalesantiapichi.it/la-corte-giustizia-sulla-via-postuma/
Timestamp: 2019-06-25 00:21:22+00:00
Document Index: 160568549

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 29', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 29', 'art. 18', 'art. 29']

La Corte di Giustizia sulla VIA “postuma” - Studio Legale Santiapichi
Con la sentenza in commento la Corte Europea si è pronunciata in un caso che riguarda specificamente l’Italia; si tratta di una controversia inerente il pronunciamento di una Provincia su una valutazione degli effetti ambientali intervenuta successivamente alla realizzazione e alla messa in servizio di due impianti di biogas, resasi necessaria poichè le autorizzazioni originarie – nelle more della costruzione degli impianti – erano state annullate.
La Corte, una volta chiarito che le disposizioni comunitarie impongono la valutazione preventiva dell’intervento (articolo 2, paragrafo 1, della direttiva 85/337: “Gli Stati membri adottano le disposizioni necessarie affinché, prima del rilascio dell’autorizzazione, per i progetti per i quali si prevede un notevole impatto ambientale, in particolare per la loro natura, le loro dimensioni o la loro ubicazione, sia prevista un’autorizzazione e una valutazione del loro impatto”), ha ricordato che la norma italiana (art. 29 del Codice dell’ambiente) prevede(va, come diremo oltre) una sorta di “sanatoria”: nel caso di opere ed interventi realizzati senza VIA è necessario accertare l’entità del pregiudizio ambientale arrecato dall’intervento, per poi disporre la eventuale demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi e della situazione ambientale, a cura e spese del responsabile.
Osserva la Corte, citando analoghi precedenti, che il carattere preventivo della valutazione consegue alla necessità che l’Autorità tenga conto il prima possibile delle eventuali ripercussioni sull’ambiente di tutti i processi tecnici di programmazione e di decisione, al fine di evitare fin dall’inizio inquinamenti e altre perturbazioni, piuttosto che combatterne successivamente gli effetti. Tuttavia né la direttiva 85/337, né la successiva direttiva 2011/92 contengono disposizioni relative alle conseguenze derivanti da una violazione dell’obbligo di valutazione preventiva.
Proseguendo il ragionamento – ed affrontando la questione in maniera pragmatica, come spesso accade ai Giudici comunitari – una valutazione effettuata dopo la realizzazione e la messa in servizio di un impianto non può limitarsi all’impatto futuro di quest’ultimo sull’ambiente, ma deve prendere in considerazione l’impatto ambientale intervenuto a partire dalla sua realizzazione.
Si giunge quindi alla conclusione che, in caso di omissione di una valutazione di impatto ambientale, il diritto dell’Unione, da un lato, impone agli Stati membri di rimuovere le conseguenze illecite di tale omissione e, dall’altro, non osta a che una valutazione di tale impatto sia effettuata a titolo di regolarizzazione, dopo la costruzione e la messa in servizio dell’impianto interessato, ma a condizione che:
Salvo verificare successivamente cosa faranno i Giudici nazionali, “calando” sull’art. 29 del Codice dell’Ambiente queste condizioni, l’effetto non dovrebbe essere abrogativo. In realtà le indicazioni poste dalla sentenza della Corte risultano rispettate nel modello procedimentale previsto dal Codice dell’Ambiente, seppure dovendosi interpretare la disposizione in conformità al dettato del Giudice comunitario.
Ciò poiché proprio il citato art. 29 – per i casi di assenza di VIA/VA – dispone che l’Autorità deve obbligare il Proponente ad avviare/riavviare la valutazione, assegnando un termine all’interessato entro il quale presentare gli atti. Scaduto inutilmente il termine assegnato, ovvero nel caso in cui il nuovo provvedimento di VIA/VA abbia contenuto negativo, l’Autorità deve disporre il ripristino dello stato dei luoghi e della situazione ambientale, a cura e spese del responsabile.
Ciò che non prevede l’articolo 29 è che la valutazione riguardi anche gli impatti “intervenuti a partire dalla sua realizzazione”. Ricordiamo che con la modifica del 2017 (art. 18, comma 1, D.Lgs. 16 giugno 2017, n. 104), il legislatore ha eliminato ogni valutazione discrezionale. Il previgente testo affidava all’Autorità il compito di valutare “..l’entità del pregiudizio ambientale arrecato e quello conseguente alla applicazione della sanzione”, incluso quindi l’accertamento degli effetti ambientali dell’eventuale ripristino. Oggi questa valutazione non è più prevista.
E’ quindi auspicabile un nuovo intervento normativo che disponga l’obbligo di accertare retroattivamente gli effetti dell’intervento e che – soprattutto – stabilisca le modalità di recupero/compensazione/mitigazione di tali effetti. Per intanto comunque, in applicazione congiunta delle indicazioni comunitarie e del testo vigente dell’art. 29, la VIA postuma è legittima se:
– non vi sia stata una azione di volontaria sottrazione dell’intervento alla VIA da parte del Proponente (è il caso dell’autorizzazione annullata);
– gli impatti futuri siano stati valutati nell’ambito di una procedura VIA/VA (che naturalmente dovrà anche indicare le misure previste per evitare, prevenire, ridurre e, se possibile, compensare gli impatti ambientali significativi e negativi);
– vengano investigati anche gli impatti intervenuti a partire dalla sua realizzazione, assumendo i relativi interventi.
«[L]’autorizzazione di progetti pubblici e privati che possono avere un impatto rilevante sull’ambiente va concessa solo previa valutazione delle loro probabili rilevanti ripercussioni sull’ambiente; (…)».