Source: https://archiviando.wordpress.com/2015/07/30/tre-passi-nella-legislazione-archivistica-parte-ii/
Timestamp: 2017-08-21 09:58:07+00:00
Document Index: 83217200

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 10', 'art. 24', 'art. 23', 'art. 57', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 58', 'art. 71', 'art. 101', 'art. 105', 'art. 107', 'art. 20', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 21', 'art. 22']

Tre passi nella legislazione archivistica [Parte II] – APPUNTI DI ARCHIVISTICA
Post Cibrario: i Regi Decreti
Le proposte della Commissione Cibrario vennero messe in pratica con una serie di Regi Decreti.
R.D. 11 dicembre 1970, n. 6133: soppressione della direzione generale istituita nel 1862 a Torino;
R.D. 5 marzo 1874, n. 1852: archivi posti sotto le dipendenze del Ministero dell’Interno;
R.D. 26 marzo 1874, n.1861:
istituzione del Consiglio degli Archivi;
istituzione di 10 soprintendenze (Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo, Cagliari) [1];
istituzione delle Scuole si paleografia e di dottrina archivistica.
I Regolamenti per gli Archivi
Di ordinamenti generali ne furono redatti tre:
R.D. 27 maggio 1875, n. 2552;
R.D. 9 settembre 1902, n. 445;
R.D. 2 ottobre 1911, n. 1163.
R.D. 27 maggio 1875, n. 2552: Ordinamento Generale degli Archivi di Stato
Come prima cosa viene istituito l’Archivio del Regno (art.1). La sua sede fisica sarà l’Archivio di Stato di Roma [2], fino a quando nel 1953, verrà istituito l’Archivio Centrale dello Stato. Subito dopo, vengono stabilite le sorti delle carte appartenenti alle istituzioni pre-unitarie (artt. 2 e 3):
gli atti dei dicasteri centrali degli stati pre-unitari devono essere raccolti nell’archivio della città che fu capitale dello Stato;
gli atti delle magistrature degli stati pre-unitari devono essere raccolti nell’archivio presente nel capoluogo di provincia in cui le magistrature avevano sede.
Seguendo una tendenza oramai consolidata, viene stabilito il principio di provenienza per l’ordinamento delle carte. In base all’ente produttore, gli atti devono essere distinti in:
atti di Stato,
Negli istituti di conservazione devono essere redatti inventari, indici e repertori, seguendo le indicazioni date dal Consiglio degli Archivi (art. 10). Ad occuparsi delle documentazione saranno delle figure professionali distinte in due categorie lavorative in base all’esperienza e al tipo di formazione (art. 24):
I categoria: Capo Archivista, Archivista, Sott’Archivista, Alunno;
II categoria: Registratore, Copista.
Sono stabilite le norme per la consultabilità dei documenti (artt. 11-14):
gli atti conservati negli archivi sono pubblici, tranne quelli considerati confidenziali o segreti sin dalla loro origine;
tutti gli atti anteriori al 1815 riguardanti la politica estera e l’amministrazione generale degli stati pre-unitari sono pubblici;
passati 70 anni dalla loro conclusione, i processi giudiziari penali sono pubblici;
passati 30 anni dalla loro conclusione, gli atti amministrativi sono pubblici;
sono pubblici, indipendentemente dalla data
gli atti che hanno carattere puramente storico, letterario o scientifico; le sentenze e i decreti dei magistrati; le decisioni e i decreti delle autorità governative e amministrative; gli atti dello stato civile delle persone; gli atti delle provincie, dei comuni e dei corpi morali occorrenti alla loro amministrazione; gli atti necessari allo esercizio dei diritti elettorali, alla prova dei servizi civili o militari, ed allo svincolo delle cauzioni dei contabili dello Stato; sono pubblici qualunque sia la loro data;
Per consultare gli atti non pubblici occorre formulare un’apposita richiesta al ministro della giustizia, dell’interno o degli affari esteri, a seconda delle competenze.
Viene inoltre stabilito per quanto tempo e in che modo la documentazione deve essere conservata dall’ente produttore (artt. 16-22):
gli atti dei tribunali e degli uffici amministrativi devono essere raccolti in un unico locale e conservati da un unico archivista;
alla morte di un funzionario pubblico, di un magistrato o di chi abbia avuto un incarico pubblico, il prefetto dovrà controllare se essi erano in possesso di atti di proprietà dello stato e provvedere al versamento all’archivio;
gli atti riservati possono essere conservati presso l’ufficio produttore finché lo si ritiene necessario;
i registri delle sentenze rimangono per 30 anni nelle cancellerie delle corti e dei tribunali in cui furono pronunciate;
gli atti degli affari compiuti vanno versati dopo 10 anni;
gli atti dello stato civile rimangono nei tribunali [3].
Quando nuove carte giungono in archivio, prima di redigere l’inventario, il direttore d’archivio e il capo dell’ufficio a cui le carte appartenevano possono comunicare al soprintendente una proposta di scarto, quest’ultimo ne invia comunicazione al Ministro dell’Interno, il quale, sentito il Consiglio per gli archivi, autorizza o meno lo scarto. Dunque per essere scartata la documentazione deve seguire il seguente iter:
Direttore dell’Archivio + Capo dell’ufficio produttore
Ministro dell’Interno [Consiglio per gli archivi].
Nell’ordinamento viene ribadito il ruolo di vigilanza e sorveglianza svolto dai soprintendenti (art. 23).
Attività di tutela sul patrimonio NON STATALE Attività di controllo sul patrimonio STATALE non ancora versato agli Archivi di Stato
Anche il funzionamento delle Scuole di Archivio trova ampio spazio nel regolamento (artt. 45-54) che ne stabilisce l’accesso, la frequenza, le materie principali e l’esame finale.
Inoltre viene ribadito un principio oramai assodato: la libertà di consultazione della documentazione pubblica (art. 57):
Tutti possono fare ricerca, chiedere ispezione, lettura o copia dei documenti che sono dichiarati pubblici, le autorità governative con nota ufficiale, i privati con istanza scritta al direttore dell’archivio.
Non meno interessante sono gli articoli inerenti le quote da pagare per effettuare copie dei documenti (artt. 61-73), soprattutto in vista delle istanze portate avanti di recente da studiosi e ricercatori (v. Foto Libere per i Beni Culturali).
R.D. 9 settembre 1902, n. 445: Regolamento per gli Archivi di Stato
Il nuovo “Regolamento generale per gli archivi” conferma quanto veniva esposto dal precedente, approfondendo alcuni elementi, tra i quali:
la richiesta a province, comuni ed enti morali civili ed ecclesiastici, di una copia dell’inventario degli atti costituenti l’archivio da depositare presso l’Archivio di Stato di competenza;
la creazione, all’interno del Consiglio per gli archivi, della Giunta degli archivi, con competenze sul personale;
lo scarto prima del versamento;
l’istituzione delle commissioni di scarto;
la creazione di biblioteche negli archivi di stato ad uso interno, per i dipendenti e per gli studiosi (non pubbliche, ma aperte al pubblico);
l’abolizione delle 10 soprintendenze e istituzione di 19 Direzioni Generali.
R.D. 2 ottobre 1911, n. 1163: regolamento per gli Archivi di Stato
Il regolamento del 1911 è tutt’oggi in vigore, fondamentalmente sviluppa quanto veniva espresso nell’ordinamento del 1875. Il testo è suddiviso in 5 titoli:
Laboratorio di restauro di documenti logori e guasti presso l’Archivio Centrale del Regno
Archivi provinciali.
TITOLO I. Ordinamento degli Archivi
Si delinea il ruolo del Consiglio degli archivi del Regno (art. 2-6) e della Giunta (artt. 7-10). Il primo è composto da un presidente, 11 consiglieri effettivi, dal direttore generale dell’amministrazione civile e massimo 7 consiglieri onorari, ed esprime parare su:
la compilazione e modificazione delle leggi e dei regolamenti sugli archivi;
le questioni attinenti all’ordinamento generale degli archivi e del corrispondente servizio;
il metodo dei lavori di ordinazione e pubblicazione degli atti e le regole per la compilazione degli inventari, degli indici, dei repertori, dei registri e di ogni altro lavoro generale di archivio;
le nomine dei sopraintendenti e direttori di archivio.
La seconda, composta dal Presidente del Consiglio per gli archivi, 3 membri effettivi del Consiglio, dal direttore generale dell’amministrazione civile, dal capo della divisione, dalla quale dipende il servizio degli archivi di Stato, esprime parere:
sulle nomine e promozioni dei funzionari degli archivi di Stato, a meno che non si tratti di nomine e promozioni a seguito di esami, e salvo, per le nomine dei sopraintendenti e direttori di archivio, il disposto dell’art. 3;
sui trasferimenti dei funzionari stessi;
sull’esclusione dagli esami di promozione per merito distinto o per idoneità, a sensi dell’art. 17 del regolamento generale per l’esecuzione del testo unico delle leggi sugli impiegati civili;
sull’applicazione delle punizioni disciplinari di competenza del ministero.
Titolo II. Personale
La distinzione in due classi del personale viene confermata, ma cambiano le figure:
I classe: i sopraintendenti, i direttori, i primi archivisti e gli archivisti;
II classe: i primi aiutanti e gli aiutanti.
Vengono stabiliti i criteri di nomina e promozione del personale, l’alunnato, gli orari di lavoro, la distribuzione delle competenze, la nomina dell’economo, la concessione dei permessi e i trasferimenti.
Sono aperte le Scuole di paleografia e dottrina archivistica (art. 58) e vengono decretate le procedure di ammissione, le materie di studio, lo svolgimento degli esami e il rilascio degli attestati.
Titolo III. Servizio Archivistico
Per quanto riguarda la conservazione degli atti, si ribadisce quanto espresso nell’ordinamento del 1875. Le novità riguardano
i depositi volontari e doni dei comuni, degli enti morali o dei privati (art. 71), che hanno luogo previa autorizzazione del Ministero dell’Interno;
l’eliminazione degli atti per le provincie, i comuni e le istituzioni pubbliche di beneficenza, che può avvenire solo con una deliberazione del proprio organo consigliare, la quale deve essere approvata dal Prefetto, previo nulla osta concesso dal soprintendente o direttore dell’Archivio di Stato;
la consultabilità dei documenti inerenti gli affari esteri e l’amministrazione generale degli Stati pre-unitari, tutti i documenti precedenti al 1830 sono considerati pubblici.
Molto interessante è il capo IV sul servizio interno, che ci trasporta nelle sale studio degli inizi del Novecento: come prima cosa si vieta di accendere fuochi (art. 101); i soci delle Regie Deputazioni di Storia Patria godono di agevolazioni (art. 105); è proibito agli studiosi posare “il calamaio” o la penna sopra i documenti, usare processi chimici per ravvivare i caratteri, usare calchi o lucidi (art. 107).
Nelle sale assegnate alla conservazione degli atti, è vietato accendere o portar fuoco e lumi;
Titolo IV. Laboratorio di restauro di documenti logori e guasti presso l’Archivio Centrale del Regno
Il laboratorio di restauro è sicuramente una delle novità apportate dal regolamento, chiaramente è un servizio indispensabile per un archivio. Non riesco ad evitare tristi considerazioni sulla loro assenza in gran parte degli archivi di Stato al giorno d’oggi, per via della carenza dei fondi.
Titolo V. Archivi provinciali
Gli archivi provinciali gravano sulle amministrazioni delle singole province. In ogni archivio è prevista la presenza di un archivista provinciale e di un primo aiutante. La vigilanza viene effettuata dai prefetti, per mezzo del consigliere delegato.
La l. 1 giugno 1939, n. 1089 ribadisce quanto veniva espresso già trent’anni prima nella l. 20 giugno 1909, n. 364: è riconosciuta l’inalienabilità delle “cose, mobili e immobili, che presentano interesse artistico, storico, archeologico ed etnografico”. Sono ritenuti beni artistici anche
Rispetto alla legge del 1909, lo Stato esercita maggior influenza sulle proprietà private, una politica ben comprensibile nel contesto del regime fascista.
L’ondata di “tutela” investe anche il panorama italiano: già nella legge del primo giugno erano considerati beni da salvaguardare le “ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico”, ma è con la l. 29 giugno 1939, n. 1497 che si parla di “Protezione delle bellezze naturali”.
Sempre nel 1939 il regime emana la legge sul nuovo ordinamento degli archivi del regno, l. 22 dicembre 1939, n. 2006, con il quale vengono istituiti:
20 Archivi di Stato [1.Torino 2.Genova 3.Milano 4.Mantova 5.Venezia 6.Trento 7.Bolzano 8.Trieste 9.Zara 10.Bologna 11.Modena 12.Parma 13.Firenze 14.Lucca 15.Pisa 16.Siena 17.Roma 18.Napoli (con sezione a Caserta) 19.Palermo 20.Cagliari];
74 sezioni di archivio [1.Agrigento 2.Alessandria 3.Ancona 4.Aosta 5.Apuania 6.Aquila 7.Arezzo 8.Ascoli Piceno 9.Asti 10.Avellino 11.Bari (con sezione a Trani) 12.Belluno 13.Benevento 14.Bergamo 15.Brescia 16.Brindisi 17.Caltanissetta 18.Campobasso 19.Catania 20.Catanzaro 21.Chieti 22.Como 23.Cosenza 24.Cremona 25.Cuneo 26.Enna 27.Ferrara 28.Fiume 29.Foggia (con sezione a Lucera) 30.Forlì 31.Frosinone 32.Gorizia 33.Grosseto 34.Imperia 35.La Spezia 36.Lecce 37.Littoria 38.Livorno 39.Macerata 40.Matera 41.Messina 42.Novara 43.Nuoro 44.Padova 45.Pavia 46.Perugia 47.Pesaro 48.Pescara 49.Piacenza 50.Pistoia 51. Pola 52.Potenza 53.Ragusa 54.Ravenna 55.Reggio Calabria 56.Reggio Emilia 57.Rieti 58.Rovigo 59.Salerno 60.Sassari 61.Savona 62.Siracusa 63.Sondrio 64.Taranto 65.Teramo 66.Terni 67.Trapani 68.Treviso 69.Udine 70.Varese 71.Vercelli 72.Verona 73.Vicenza 74.Viterbo];
9 soprintendenze [Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo].
Inoltre, in tutti i comuni con una popolazione maggiore a 50.000 abitanti si istituiscono sezioni separate di archivio per la documentazione anteriore al 1870; le sezioni di archivio sono custodite da impiegati con diploma della Scuola di Paleografia, Diplomatica e Archivistica (art. 20).
Lo Stato, per mezzo del ministero dell’interno provvede:
a) conservare gli atti e le scritture di pertinenza dello Stato stesso, sia quelli riguardanti le sue amministrazioni, sia quelli depositati negli archivi statali in virtù di altre leggi o perché abbiano importanza storica e scientifica riconosciuta;
b) a esercitare la vigilanza:
1) sugli archivi degli enti parastatali, degli enti ausiliari dello Stato e delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza;
2) sugli archivi degli istituti di credito di diritto pubblico e delle associazioni sindacali;
3) sugli archivi privati.
Le novità sugli atti pubblici, riguardano il versamento degli archivi notarili e dei documenti pre-unitari. La legge stabilisce il versamento agli Archivi di Stato degli atti notarili anteriori al 1870 (art. 11). Similmente, tutti gli uffici, istituti ed enti pubblici che conservano documenti appartenenti allo Stato anteriori al 1870 sono obbligati a comunicarlo alla soprintendenza archivistica e il ministro per l’interno può disporne il versamento negli archivi di stato (art. 10).
La consultabilità degli atti di politica estera e dell’amministrazione generale viene estesa a tutti i documenti anteriori al 1870 (art. 14), mentre per gli atti di carattere privato depositati negli archivi di Stato devono passare 50 anni dalla loro data prima che siano considerati pubblici. Rimangono invariate le tempistiche per la pubblicazione degli atti amministrativi e giudiziari (30 anni per gli atti amministrativi e 70 per gli atti giudiziari).
I proprietari di materiale archivistico di interesse storico sono tenuti a effettuare. entro 30 giorni dall’acquisizione, una comunicazione al prefetto (art. 21); è compito del soprintendente effettuare la dichiarazione di particolare interesse (art. 22). I privati che vogliono effettuare uno scarto su materiale di interesse storico, devono ottenere l’autorizzazione da parte del ministero dell’interno, inviando degli elenchi delle scritture possedute alla direzione dell’Archivio di Stato territoriale.
Ma ciò che differenzia maggiormente questo testo dai precedenti è la presenza di norme sanzionatorie: contro le alienazioni effettuate senza il rispetto della normativa; contro la mancata denuncia del possesso dei beni; contro il tentativo di esportazione e divisione del materiale archivistico senza autorizzazione e contro i pubblici ufficiali preposti alle vendite mobiliari che non comunicano alla Soprintendenza il reperimento di documenti di notevole interesse storico o artistico.
[1] Le dieci soprintendenze saranno soppresse con il R.D. 31 dicembre 1891, n. 745 (i loro compiti saranno portati avanti dalle direzioni degli Archivi di Stato).
[2] L’Archivio di Stato di Roma, istituito nel 1871, fa parte delle sedi create dopo l’unità insieme a: Bologna (1874), Massa (1877), Reggio Emilia (1892), Trieste (1926), Trento (1926), Bolzano (1930), Zara (1928).
[3] R.D. 15 novembre 1865, n. 2602.
30 luglio 2015 30 agosto 2015 Martina MancinelliArchivisticaarchivistica, legislazione archivistica
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