Source: https://www.avvocatoflash.it/blog/diritto-del-lavoro/tutto-cio-che-devi-sapere-per-tutelare-i-diritti-del-lavoratore-dipendente
Timestamp: 2019-08-18 19:14:32+00:00
Document Index: 32765787

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 2087', 'art. 2109', 'art. 2109', 'art. 2110', 'art. 37']

Tutto ciò che devi sapere per tutelare i diritti del lavo
Tutto ciò che devi sapere per tutelare i diritti del lavoratore dipendente
Nel contratto di lavoro dipendente il lavoratore è la “parte debole” del rapporto, poiché il datore di lavoro è dotato di maggiori poteri dal punto di vista economico e contrattuale. Per bilanciare questa fisiologica disparità, la legge ha riconosciuto al lavoratore dipendente dei diritti meritevoli di tutela.
Cerchiamo di fare chiarezza rispondendo a queste domande. Imparare a districarsi nel labirinto di leggi non è poi così difficile, soprattutto se ci sia affida al professionista giusto.
1. Cosa fare se i diritti del lavoro dipendente sono violati
Tutte le volte in cui i diritti del lavoratore dipendente non sono riconosciuti, è possibile promuovere una vertenza contro il datore di lavoro, rivolgendosi ad un avvocato esperto in diritto del lavoro o ad un sindacato. Il legale del lavoro avvierà quindi un tentativo di conciliazione e nel caso in cui questo non vada a buon fine, si procederà per vie legali. In questa fase il lavoratore ha l’obbligo di farsi assistere da un avvocato, che lo guiderà in maniera efficace nel corso della causa di lavoro. A conclusione del procedimento il giudice emetterà un provvedimento vincolante.
La finalità di una causa di lavoro può spingersi al di là della tutela dei diritti del lavoro dipendente. Anche altri abusi come mobbing, licenziamento illegittimo o lavoro nero, possono essere efficacemente contrastati.
2. Come affrontare una causa di lavoro. Le fasi
Il lavoratore che intenda affrontare una causa, deve affidarsi ad un avvocato specializzato in diritto del lavoro che lo rappresenterà in giudizio.
Il processo del lavoro si sviluppa in tre gradi di giudizio: primo grado, appello e ricorso per Cassazione.
Primo grado. Il procedimento inizia con la proposizione di un ricorso. Entro 5 giorni dal deposito dello stesso, il giudice fissa l’udienza di discussione, che rappresenta la parte più importante del procedimento. Esaurita la discussione, il giudice pronuncia una sentenza provvisoriamente esecutiva.
La sentenza di primo grado può essere impugnata dalla parte soccombente innanzi alla Corte di Appello competente, entro 30 giorni dalla notifica della sentenza. Entro 30 giorni dal deposito della domanda, viene fissata l’udienza di discussione e a conclusione della stessa, la Corte emette una sentenza immediatamente e provvisoriamente esecutiva.
Ricorso per Cassazione. La sentenza d’appello può essere impugnata davanti alla Corte di Cassazione entro 20 giorni dalla notifica del provvedimento alle parti contro le quali è proposto. Le parti hanno l’obbligo di farsi assistere da un avvocato cassazionista. La decisione potrà essere emessa in camera di consiglio o a seguito di pubblica udienza. Il provvedimento conclusivo può confermare, rigettare o modificare la sentenza impugnata.
3. Le alternative alla causa di lavoro
Il processo di lavoro non è l’unico strumento per risolvere i conflitti sul lavoro. Esistono delle valide alternative che spesso aiutano il lavoratore a risparmiare tempo e denaro:
- Il tentativo di conciliazione stragiudiziale. Lo scopo di questo tentativo è risolvere i conflitti sul lavoro senza ricorrere all’intervento di un giudice. La conciliazione può avere luogo in sede amministrativa, sindacale o presso le commissioni di certificazione. Nell’ipotesi in cui il tentativo di conciliazione vada a buon fine, le parti possono evitare la causa di lavoro;
- L’arbitrato. Nella risoluzione arbitrale delle controversie di lavoro, le parti si affidano a un terzo soggetto, al quale conferiscono il potere di decidere la controversia. L’arbitrato può svolgersi presso le commissioni di conciliazione, le sedi sindacali, i collegi di conciliazione o gli organi di certificazione;
- L’arbitrato mediante clausola compromissoria. Con questa forma di arbitrato, le parti inseriscono una clausola compromissoria nel contratto di lavoro e devolvono ad arbitri la risoluzione di eventuali conflitti.
4. Quali sono i diritti del lavoratore dipendente
I più importanti diritti del lavoratore sono:
- La retribuzione. Ogni lavoratore ha diritto ad essere retribuito “in misura proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso in misura sufficiente ad assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Cost.);
- La sicurezza sul lavoro. Il datore di lavoro deve “adottare tutte le misure necessarie per tutelare la salute e l’integrità psicofisica del lavoratore” e rispettare la normativa in materia di sicurezza sul lavoro (art. 2087 c.c.);
- L’orario di lavoro. L’orario di lavoro regolare è di 40 ore settimanali. Le ore eccedenti sono considerate lavoro straordinario e vengono retribuite con una maggiorazione rispetto alle normali ore di lavoro. In ogni caso l’orario settimanale non può mai superare le 48 ore (l. 196/1997);
- Ferie e permessi retribuiti. Al lavoratore spetta un periodo di ferie retribuite di almeno 4 settimane l’anno e su richiesta del lavoratore, 2 di queste settimane devono essere consecutive (art. 2109 c.c.). Almeno 2 settimane di ferie devono essere godute entro il 31 Dicembre dell’anno di maturazione e le rimanenti 2 settimane possono invece essere differite nei primi 18 mesi dell’anno successivo.
Questo periodo di ferie minimo di 4 settimane non può essere monetizzato, cioè non può essere retribuito al lavoratore in cambio della rinuncia a fruire dello stesso. Tale limite viene imposto dalla legge per consentire al lavoratore di recuperare le energie psicofisiche.
La mancata fruizione delle ferie comporta la possibilità del lavoratore di chiedere un risarcimento per il danno subito;
- Il riposo settimanale. Il lavoratore “ha diritto ad un giorno di riposo ogni settimana, di regola in coincidenza con la domenica” (art. 2109 c.c.).
- I diritti sindacali. Il lavoratore può esercitare attività sindacale all’interno del luogo di lavoro. A tal fine, “il datore di lavoro ha l’obbligo di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori” degli spazi per l’affissione di comunicati d’interesse sindacale (l. 300/1970).
- Lo sciopero. Il lavoratore ha diritto a scioperare, ma non viene retribuito per le ore di astensione dal lavoro (l. 146/1990).
- Maternità o paternità. La lavoratrice non può essere licenziata all’inizio della gestazione e fino al compimento di un anno d’età del bambino. Ha diritto ad un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro (il cosiddetto congedo di maternità), durante il quale percepisce un’indennità economica (d.lgs. 151/2001).
Inoltre il lavoratore o la lavoratrice hanno diritto ad un periodo di astensione facoltativa dal lavoro e possono godere di permessi retribuiti o non retribuiti per la cura del bambino.
Questi diritti sono riconosciuti non solo ai genitori naturali, ma anche in caso di adozione o affidamento;
- Infortunio e malattia. In caso di malattia, il lavoratore percepisce una retribuzione o un’indennità da parte del datore di lavoro, se non sono previste altre forme di previdenza. Invece, in caso di infortunio o malattia professionale, la retribuzione viene corrisposta dal datore di lavoro per i primi 4 giorni e dall’INAIL per i giorni successivi al quarto (art. 2110 c.c.);
- Il diritto allo studio. Al lavoratore che frequenta corsi scolastici o universitari, spettano turni di lavoro compatibili con le lezioni e con la preparazione degli esami. Inoltre il lavoratore è esentato dal lavoro straordinario e percepisce la retribuzione anche per i giorni di permesso necessari a sostenere gli esami (l. 300/1970);
- Parità di trattamento tra uomo e donna. Alla lavoratrice spettano gli stessi diritti del lavoratore e non è ammessa alcuna forma di discriminazione per motivi di genere (art. 37 Cost.).
5. Come scegliere la migliore strategia per risolvere le controversie di lavoro
Qual è la strategia più adatta per gestire e risolvere i conflitti sul lavoro? In realtà non esiste una risposta univoca a questa domanda perché ogni caso è diverso dall’altro. Per questa ragione, è essenziale affidarsi ad avvocati esperti in diritto del lavoro in grado di indicare al lavoratore la strada migliore da percorrere.
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