Source: https://www.tidona.com/cassazione-cartolarizzazioni-il-cessionario-anche-non-bancario-puo-utilizzare-lart-50-tub-al-fine-dellottenimento-del-decreto-ingiuntivo-verso-il-debitore-ceduto/
Timestamp: 2020-07-10 18:06:16+00:00
Document Index: 117324658

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'art. 50', 'art. 345', 'art. 360', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 1956', 'art. 1956', 'sentenza ']

CASSAZIONE: Cartolarizzazioni – Il cessionario anche non bancario può utilizzare l’art. 50 TUB al fine dell’ottenimento del decreto ingiuntivo verso il debitore ceduto | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
CASSAZIONE: Cartolarizzazioni – Il cessionario anche non bancario può utilizzare l’art. 50 TUB al fine dell’ottenimento del decreto ingiuntivo verso il debitore ceduto
Cassazione Civile, sez. I, sent. n. 31577 del 3/12/2019
Con il primo motivo i ricorrenti hanno dedotto la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c. ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la Corte d’Appello ritenuto come domanda nuova le allegazioni relative alla duplicazione del credito e la produzione documentale, non rilevando che, in realtà, si trattava di mera ammissibile mera allegazione di fatti sopravvenuti e deposito di documenti non precedentemente prodotti per fatto non imputabile.
Lamentano i ricorrenti che i fatti sopravvenuti, che rappresentano il naturale sviluppo di quelli originariamente allegati, sono costituiti dall’avvio della procedura espropriativa immobiliare da parte di […] srl, asseritamente fondata sul mancato pagamento di alcuni ratei di rimborso di mutuo per un credito che era, in realtà, una ingiusta duplicazione di quello richiesto con il decreto ingiuntivo.
Va preliminarmente osservato che è orientamento consolidato di questa Corte che esorbita dai limiti di una consentita “emendatio libelli”, ed integra quindi domanda nuova, il mutamento della “causa petendi” che consista in una vera e propria modifica dei fatti costitutivi del diritto fatto valere in giudizio, tale da introdurre nel processo un tema di indagine e di decisione nuovo perché fondato su presupposti diversi da quelli prospettati nell’atto introduttivo del giudizio, così da porre in essere una pretesa diversa da quella precedente (vedi Cass. n. 32146 del 12/12/2018).
Con il secondo motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 50 TUB, per avere la Corte d’Appello ritenuto che […] s.r.l., pur non essendo una Banca, bensì mandataria mediata di Trevi Finance s.r.l., potesse godere del privilegio di richiedere l’emissione di un decreto ingiuntivo sulla base del mero estratto conto “certificato” conforme alle scritture contabili della banca.
Espongono i ricorrenti che la Corte d’Appello ha erroneamente ritenuto […] s.r.l. come soggetto bancario, filiato di […] s.p.a., nonostante che neppure l’appellata avesse mai sostenuto di essere una banca, essendo invece un mero intermediario finanziario. Viene rilevato che l’art. 50 TUB è una norma speciale che si applica soltanto alle banche.
Con il terzo motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 50 TUB, per avere la Corte d’Appello ritenuto che l’estratto conto depositato agli atti del giudizio da […] s.r.l., ma sottoscritto da due “procuratori” della […] s.p.a., anziché […] S.r.l (che ha chiesto il decreto ingiuntivo) fosse sufficiente a farne riconoscere provenienza soggettiva e utilizzabilità oggettiva nel giudizio monitorio.
Lamenta il ricorrente che il Giudice non ha tenuto conto che la certificazione richiesta dall’art. 50 TUB deve provenire dallo stesso soggetto che richiede il decreto ingiuntivo, e non da soggetto diverso (come […] s.p.a.).
Ne consegue che […] non poteva agire in via monitoria sulla base di un estratto conto certificato, che non era alla stessa riconducibile in quanto non sottoscritto da un proprio dirigente.
Con il quarto motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 50 TUB, per avere la Corte d’Appello ritenuto che l’estratto conto depositato da […] S.r.l, sottoscritto da due “procuratori” della […] spa, anziché da un “dirigente”, fosse idoneo ad essere utilizzato nel giudizio monitorio.
Espongono che è evidente che la qualifica di “procuratore” non contiene al suo interno quella di “dirigente”, costituendo la procura unicamente lo strumento giuridico con cui il rappresentato conferisce il potere rappresentativo al rappresentante. Né la controparte aveva contestato che i soggetti che avevano sottoscritto la certificazione dell’estratto conto non fossero dei dirigenti.
Il riferimento contenuto nella sentenza alla certificazione dei due procuratori autorizzati della Banca […] s.p.a. è stato fatto allo scopo di evidenziare ulteriormente la provenienza della certificazione ex art. 50 TUB da un soggetto bancario, nell’ambito di uno sviluppo argomentativo nel quale il giudice di secondo grado voleva dimostrare che anche […] s.r.l. era un soggetto bancario, filiato a […] s.p.a., all’uopo espressamente delegato ed abilitato al promuovimento della procedura monitoria.
Non emerge dalla motivazione della sentenza impugnata né che la Corte d’Appello fosse stata specificamente investita dagli appellanti, odierni ricorrenti, della questione che la certificazione ex art. 50 TUB potesse provenire solo dallo stesso soggetto che richiedeva il decreto ingiuntivo ([…] s.r.l. e non da un soggetto diverso (come […] s.p.a.), né che la certificazione era stata erroneamente sottoscritta da due “procuratori” anziché da un “dirigente”.
Orbene, è principio consolidato di questa Corte che i motivi del ricorso per cassazione devono investire, a pena di inammissibilità, questioni che siano già comprese nel thema decidendum del precedente grado del giudizio, non essendo prospettabili per la prima volta in sede di legittimità questioni nuove o nuovi temi di contestazione non trattati nella fase di merito, tranne che non si tratti di questioni rilevabili d’ufficio (Cass., 17/01/2018, n. 907; Cass., 09/07/2013, n. 17041). Ne consegue che, ove nel ricorso per cassazione siano prospettate – come nel caso di specie – questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, è onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di specificità del motivo, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, nonché il luogo e modo di deduzione, onde consentire alla S.C. di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (Cass., 13/06/2018, n. 15430).
Con il quinto motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 per motivazione apparente, contraddittoria ed incomprensibile, per avere la Corte d’Appello ritenuto provato il credito asseritamente vantato […] srl nonostante la mancata produzione degli estratti conto relativi agli 1991 e 1992 e del contratto di apertura di credito.
Con il sesto motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., per avere la Corte d’Appello ritenuto provato il credito asseritamente vantato […] srl nonostante la mancata produzione degli estratti conto relativi agli 1991 e 1992 e del contratto di apertura di credito.
Il quinto ed il sesto motivo, da esaminare unitariamente avendo ad oggetto questioni strettamente collegate, presentano rispettivamente profili di infondatezza ed inammissibilità.
Eloquente è l’affermazione contenuta a pag. 5 della sentenza impugnata secondo cui “gli appellanti hanno contestato – più che la prova della sussistenza del credito – il quantum ingiunto dalla Banca. Tale argomento – che è stato prospettato in coda al primo motivo di impugnazione (p. 9 dell’atto di appello) – è stato più ampiamente diffuso e ripreso con il secondo motivo (ibidem, pa 10/16) con cui gli appellanti hanno dedotto l’arbitrario incremento della somma ingiunta, passata dalla cifra riconosciuta in contabilità di Euro 79.204,95 (vedi dichiarazione resa in data 11.5.2001 dai procuratori della Banca) a quella di Euro 100.522,16, portata dal provvedimento monitorio …”
Con il settimo motivo è stato dedotto l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere il Giudice omesso di considerare la mancata prova della ricezione da parte del sig. G. degli estratti conto depositati da […] s.r.l.
Con l’ottavo motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. per avere la Corte d’Appello comunque implicitamente ritenuto provata la consegna al sig. G. degli estratti conto depositati in atti nonostante l’eccezione formulata in ordine alla loro mancata ricezione.
Il settimo e l’ottavo motivo, da esaminare unitariamente in relazione alla stretta connessione delle questioni trattate, sono infondati.
In primo luogo, la circostanza dedotta dai ricorrenti, su cui il giudice di secondo grado avrebbe omesso la motivazione, non può in alcun modo ritenersi “decisiva” atteso che, con l’eccezione degli estratti conto del 1991 e del 1992 (elemento che la Corte di merito ha considerato nel ridurre il credito della Banca), si evince implicitamente dalla stessa sentenza impugnata che l’istituto di credito ha comunque depositato in giudizio tutti gli altri estratti conto nel giudizio, così consentendo al correntista di conoscere le movimentazioni contabili avvenute nel corso del rapporto di conto corrente bancario.
Con il nono motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1346 e 1284 c.c., della L. n. 154 del 1992, art. 4, comma 3, dell’art. 117, comma 5 e 7 TUB, per non avere la Corte d’Appello dichiarato la nullità della clausola determinativa degli interessi del conto corrente in quanto indeterminata ed indeterminabile e per non avere rideterminato gli interessi applicati dalla controparte nella misura legale.
Con il decimo motivo è stata dedotta la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1175, 1375, 1418 e 1956 per avere la Corte d’Appello ritenuto che la clausola contrattuale sottoscritta dalla sig.ra F., con cui questa aveva assunto l’obbligo di tenersi al corrente delle condizioni patrimoniali del debitore e di informarsi presso lo stesso in ordine allo svolgimento dei rapporti intrattenuti con l’azienda di credito, integrando sostanzialmente una preventiva rinuncia ad avvalersi della liberazione prevista all’art. 1956 c.c., comma 1, era affetta da nullità a norma dell’art. 1956 c.c., comma 2.
Orbene, è principio consolidato di questa Corte che i motivi del ricorso per cassazione devono investire, a pena di inammissibilità, questioni che siano già comprese nel thema decidendum del precedente grado del giudizio, non essendo prospettabili per la prima volta in sede di legittimità questioni nuove o nuovi temi di contestazione non trattati nella fase di merito, tranne che non si tratti di questioni rilevabili d’ufficio (Cass., 17/01/2018, n. 907; Cass., 09/07/2013, n. 17041). Ne consegue che, ove nel ricorso per cassazione siano prospettate come nel caso di specie – questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, è onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo di allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di specificità del motivo, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, nonché il luogo e modo di deduzione, onde consentire alla S.C. di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (Cass., 13/06/2018, n. 15430).