Source: http://www.movimentoforense.it/redazione/2016/08/17/la-gestione-separata-inps-le-istituzioni-forensi-che-fanno/
Timestamp: 2019-03-20 11:31:05+00:00
Document Index: 175401646

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 49', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 2']

Movimento Forense - LA GESTIONE SEPARATA INPS: LE ISTITUZIONI FORENSI CHE FANNO?
Roma, 17 Agosto 2016 - All’inizio di luglio 2016 sono giunti a moltissimi “giovani colleghi” (così come già avvenuto nel 2015 per gli oneri previdenziali relativi all’anno 2009) degli avvisi bonari da parte dell’INPS attraverso i quali l’Istituto richiede ai destinatari il versamento, entro e non oltre 30 gg. dalla ricezione, degli oneri previdenziali relativi all’anno 2010 (pari al 26,72 % delle somme dichiarate) oltre ad una elevatissima sanzione (pari al 60% dell’importo dovuto) alla quale vanno a sommarsi gli interessi sino ad allora maturati.
La vicenda nasce da un “equivoco” di fondo. La nostra Cassa di Previdenza, verosimilmente con l’idea di facilitare l’avvio alla professione, aveva previsto la possibilità per gli Avvocati che non raggiungevano un certo livello di reddito di non iscriversi. Rimaneva l’obbligo dell’invio annuale del Modello 5 e del versamento (a titolo previdenziale) del solo contributo “integrativo”. Molti, avevano ritenuto utile usufruire di tale facoltà nella consapevolezza che, in tal modo, si sarebbe unicamente posticipato il proprio pensionamento.
E’ innegabile che la richiesta avanzata dall’INPS ponga in gravissime difficoltà chi, non ancora strutturato nel 2009 e nel 2010 (e probabilmente ancora in fase di avviamento oggi), aveva deciso di far suo il regolamento della Cassa Forense procrastinando l’iscrizione.
Chi dovrebbe farsi carico della difesa degli Avvocati da tale illegittima richiesta?
Il paradosso, infatti, è che proprio chi nel 2009 e nel 2010 era in difficoltà, viene oggi vessato dall’INPS senza che alcuna delle nostre Istituzioni prenda una posizione precisa.
Attualmente solo taluni Ordini (tra i quali va certamente evidenziato quello di Bari), oltre a dei coraggiosi Colleghi molto attivi sui social network (tra cui vanno segnalati, in particolare, alcuni del predetto Foro) aiutano gli Avvocati di tutta Italia a risolvere il problema della Gestione Separata INPS condividendo, con chi si trova in questo “limbo”, i ricorsi da loro dettagliatamente redatti e le sentenze di merito pubblicate a livello nazionale.
Ma le Istituzioni forensi dove sono?
Solo la Cassa Forense, sino alla scorsa settimana rimasta per lo più silente, ha finalmente preso una netta posizione nei confronti della condotta dell’INPS. Con l’articolo pubblicato su CF News del luglio scorso a firma dell’Avv. Bina Valentini – Delegato di Cassa Forense – la nostra Cassa di previdenza, infatti, ha affermato l’illegittimità della richiesta. Il cambio di posizione è radicale se si considera che, in precedenza, la stessa si era limitata a “proporre” un tavolo tecnico sulla base del quale si sarebbe dovuto risolvere il solo problema della “ricongiunzione in entrata” per i periodi assicurativi maturati presso altre gestioni.
Per il resto, purtroppo, tutto tace.
Due sono i punti assolutamente controversi della vicenda:
1) L’evidente illegittimità della richiesta da parte dell’INPS
2) L’impossibilità attuale, laddove si dovessero versare le somme richieste, di ricongiungerle con i contributi previdenziali della Cassa Forense
Il regolamento della Cassa, così come strutturato, ha lasciato un “margine interpretativo” all’INPS troppo ampio. Questo ha permesso all’Istituto di ritenere legittima l’iscrizione d’ufficio degli Avvocati alla Gestione Separata e, conseguentemente, fondata la richiesta dei versamenti previdenziali ai Colleghi non iscritti alla Cassa Forense (ma produttivi di reddito nell’anno di riferimento).
Tale “interpretazione” ha permesso altresì all’INPS di considerare tali Avvocati degli “evasori” e, per l’effetto, di applicare loro una sanzione elevatissima, pari al 60% sull’importo dovuto. La questione ha dell’irragionevole se si considera che i Colleghi coinvolti in questa vicenda dichiaravano il proprio reddito alla Cassa Forense (versando il relativo 2% - 4%) e predisponevano regolarmente il modello unico (pagando le corrispondenti imposte).
Tante sono le criticità da evidenziare nella condotta dell’INPS che dovrebbero essere affrontate, nelle opportune sedi, da chi ci dovrebbe rappresentare.
Occorre rilevare, innanzitutto, che l’Inps non ha alcun potere di iscrivere di ufficio soggetti appartenenti a categorie di liberi professionisti già dotate di una propria Cassa di previdenza. Tale dato emerge chiaramente dal combinato disposto degli artt. 2, commi 25 e 26 della L. 335/1995, dal conseguente D.L.gs. n. 103/1996 (art. 3 commi 1 e 2) nonché, da ultimo, dalla norma di interpretazione autentica contenuta nell’art. 18 comma 12 della L. 111/2011:
- L’art. 2 comma 26 L. 335/1995, che fa riferimento ad attività lavorativa autonoma, non subordinata all’iscrizione in apposi ti Albi o Elenchi professionali, disponendo che “… a decorrere dal 1 gennaio 1996 sono tenuti all'iscrizione presso una apposita Gestione separata, presso l'Inps… i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell'art. 49 del testo unico delle imposte sui redditi, … nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (…)”;
- Il comma 25 del medesimo articolo di legge, invece, ed il successivo D.Lgs. n. 103/1996, regolano “la tutela previdenziale in favore dei soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione, senza vincolo di subordinazione, il cui esercizio è subordinato all'iscrizione ad appositi albi o elenchi”;
- L’art. 18, comma 12, D.L. n. 98/2011, convertito con legge n. 111/2011, il legislatore, con norma di interpretazione autentica, precisa che: “l'articolo 2 comma 26 della Legge 8 agosto 1995 n. 335 si interpreta nel senso che i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo tenuti all'iscrizione presso l'apposita gestione separata Inps sono esclusivamente i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia subordinato all'iscrizione ad appositi albi professionali, ovvero attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11 in base ai rispettivi statuti e ordinamenti, (…)” .
Tale indirizzo, quindi, escluderebbe la possibilità che gli Avvocati (iscritti obbligatoriamente, per poter esercitare, al proprio Ordine di appartenenza) possano essere inclusi alla Gestione Separata INPS. Tanto più che la nostra attività libero professionale è assoggettata al contributo “integrativo”,da considerarsi a tutti gli effetti di natura previdenziale (vedi risoluzione del Ministero delle Finanze n. 109 dell’11.7.1996), immotivatamente duplicato nella richiesta dell’INPS (in quanto parte dell’aliquota applicata dall’Istituto).
L’INPS ha ben chiaro il predetto presupposto.
Messaggio INPS n. 709 del 12.01.2012: “Il comma 12 dell’art. 18 del decreto 98/2011, nell’introdurre una norma di interpretazione autentica dell’art. 2 comma 26 della Legge 335/95, ha delimitato gli ambiti di competenza della Gestione separata e delle altre forme assicurative private e privatizzate, di cui ai decreti legislativi 509/1994 e 103/96, confermando la possibilità che la separazione di competenza possa venire meno nei casi in cui le singole casse professionali abbiano, all’interno delle proprie norme istitutive, ipotesi di esclusione dall’obbligo assicurativo o di opzione di iscrizione… Qualora dunque le disposizioni statutarie delle singole Casse prevedano l’iscrizione facoltativa la mancata iscrizione del soggetto interessato non è, da sola, elemento sufficiente ad incardinare obbligo contributivo alla gestione separata”.
Messaggio INPS n. 10550 del 22.06.2012: “…dall’invio delle comunicazioni sono stati esclusi… - i professionisti iscritti alle casse esclusive… inoltre non sono stati inviati i provvedimenti ai soggetti per i quali… è stato annullato l’accertamento ai periodi precedenti l’anno d’imposta interessato con motivazione: Obbligato presso altra cassa professionale: Cassa Forense o Inarcassa, etc…”
Molte sono ormai le sentenze di merito che dichiarano l’illegittimità della richiesta.
Tra le tante: Tribunale di Aosta, Sez. Lavoro del 23.2.2011, secondo cui “i liberi professionisti iscritti ad albi sono assoggettati a tutela previdenziale a mezzo di forme autonome di previdenza obbligatoria, e, solo se non è possibile costituire tali forme autonome di previdenza obbligatoria, i soggetti interessati sono iscritti alla gestione separata. Le casse autonome hanno meccanismi di finanziamento idonei a garantire l'equilibrio gestionale, sicché è rimesso, in linea di principio, alla scelta della Cassa di determinare il quantum e lo stesso an, in casi particolari, della contribuzione. Se la cassa autonoma non ritiene di dover richiedere, non essendo ciò necessario ai fini dell'equilibrio gestionale, contributi ai propri iscritti (...) non si vede come l'Inps possa intromettersi, iscrivendo il percettore di reddito alla gestione separata e richiedendo la contribuzione che la di lui cassa autonoma non richiede”.
Il punto più odioso, a parere di chi scrive, è un altro.
Molti colleghi, per evitare lunghi contenziosi e possibili aumenti sugli importi richiesti, probabilmente decideranno di effettuare il versamento. Lo faranno, però, nella consapevolezza di perdere definitivamente quelle somme.
Non possiamo che auspicare, quindi, un “intervento politico” da parte delle nostre Istituzioni volto a tutelare concretamente le migliaia di Avvocati coinvolti nella vicenda.
- MF Roma -