Source: http://perlelibertanoalpeggio.it/confronto-articoli-costituzione-attuale-proposta-riforma/
Timestamp: 2017-03-30 18:27:02+00:00
Document Index: 21830561

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 117', 'art. 122', 'art.56', 'art. 55', 'sentenza ', 'art.117', 'art. 81', 'art. 71', 'art. 138', 'art.81', 'art. 94', 'art. 85', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 114', 'art. 117', 'art. 70', 'art. 39', 'art. 122', 'art. 73', 'art.3', 'art.135', 'art. 57', 'art.40', 'art. 69', 'art. 120', 'art.99', 'art.59', 'art.69', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 136', 'sentenza ', 'art. 1']

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Art. 1 -12 (omessi)
Art. 13 -47 (testo omesso)
Proposta Art. 48
Il cambiamento corrisponde al fatto che nella proposta il Senato non è più elettivo. Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di una sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.
Art. 49-54 (omessi)
Proposta nuovo Art. 55
Estende la norma che ora l’art. 117 riferisce solo alle Regioni
Norma per dare l’impressione che contino solo i componenti della Camera in quanto singolarmente rappresentanti della Nazione. Peraltro poche righe dopo si attribuiscono al Senato quattro funzioni esclusive e cinque in concorrenza o partecipazione. Che sono svolte in nome delle Regioni per contribuire a governare la Nazione. Quindi questo nuovo comma è fumo negli occhi per fingere una partecipazione privilegiata per i cosiddetti eletti con il voto diretto (seppure con un’eccessiva distorsione maggioritaria e anche mettendo capolistature protette).
Elenca le funzioni attribuite alla Camera (ma, si vedrà, non tutte in esclusiva). Attribuire alla sola Camera la fiducia al Governo, rende decisiva la nuova legge elettorale Italicum che è ipermaggioritaria (a danno di sovranità e rappresentanza). Per tle motivo in corso la raccolta firme per un referendum che la abroghi.
Elenca le funzioni del Senato, le quattro esclusive (tra cui tutte le politiche pubbliche) , le quattro in concorrenza e quella in partecipazione (distinzione, quest’ultima, non poco ardua). Tali funzioni sono più ampie di quelle attuali, Dunque il bicameralismo non è affatto eliminato ma solo diversificato (e notevolmente complicato). Va poi rilevato che, essendo di più le funzioni e molto meno i senatori chiamati a svolgerle (in più quasi tutti con doppio incarico per definizione), sorge forte l’interrogativo del come faranno a sostenere il notevole carico di lavoro, specie con efficacia, oltre tutto senza alcuna indennità economica.
Quanto alla funzione esclusiva del Senato di essere il raccordo tra lo Stato e i suoi altri Enti, resta oscuro come può esserci un raccordo quando una parte, lo Stato, non partecipa a farlo (a meno di dare al Senato la rappresentanza della Nazione che la proposta non gli attribuisce); e resta anche oscuro se l’attuale radicato sistema delle Conferenze Sato Regioni sia o no superato. Inoltre, il confronto con le funzioni della Camera rende chiaro il compartecipare nel legiferare e forse, per estensione, nelle materie UE. Viceversa, nulla si dice a proposito di quale organo concorra con il Senato per verificare l’attuazione delle leggi dello Stato. Una contraddizione della proposta di riforma sta infine nel volere un Senato che rappresenta le autonomia ma che poi non ha competenza per valutare le leggi regionali. Infine risulta assai singolare che il Senato abbia vaste competenze sulle politiche UE ma al contempo non sia titolare della fiducia al governo, quasi che le politiche UE siano estranee a tale atto fondamentale. Il Parlamento si riunisce in seduta comune dei membri delle due Camere nei soli casi stabiliti dalla Costituzione.
Questo comma immutato non deve far dimenticare che in seguito si propone , rispetto ad ora, di escludere dalle sedute comuni l’elezione dei giudici della Corte costituzionale, il che contribuisce a diminuire il peso della sovranità popolare. Inoltre, nella seduta comune proposta cresce molto il peso numerico dei deputati (da due terzi al 86,9% ). Art. 56
Proposta nuovo Art. 57
Fissata la riduzione del 70% del numero dei senatori, saltano all’occhio due cose.
E poi il non senso di inserire nel Senato rappresentativo del territorio alcuni senatori nominati in quanto hanno illustrato la patria. Il numero dei senatori elettivi è di trecentoquindici, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero.
Evocare il metodo proporzionale è del tutto fuorviante dal momento che il numero delle persone da leggere non consente la proporzionalità effettiva. Non coerente la scelta di far eleggere il Sindaco dal Consiglio Regionale e non dagli altri Sindaci del rispettivo ambito.
Distribuzione irragionevole del numero dei Senatori tra le Regioni e le Province Autonome.
Mentre le disposizioni sulla durata del mandato rientrano nella logica della nuova rappresentanza territoriale (epperò confermano l’incoerenza dell’elezione del Sindaco da parte del Consiglio Regionale), l’inciso che inizia con “in conformità” è confuso e
Questa nuova legge statale prevista dalla proposta dovrà necessariamente stare insieme al disposto immutato dell’attuale art. 122, primo comma. Allora le diverse Regioni potranno stabilire ognuna la sua modalità per eleggere i rispettivi Consiglieri Regionali, mentre la nuova legge statale qui prevista stabilirà come tutte le Regioni dovranno eleggere i Senatori. Ma dovendo pure indicare i modi in cui attuare il criterio di ”in conformità” sancito al comma precedente, sarà necessario che questa legge statale intervenga sulle modalità di votare i consiglieri regionali destinati a poter essere poi nominati senatori. Così facendo la nuova legge statale dovrà per forza intaccare il principio di autonomia regionale sulle modalità di scelta dei propri consiglieri. Insomma, un evidente pasticcio.
Proposta nuovo Art.58
La conseguenza sarebbe che si può divenire senatori a 18 anni mentre per essere eletti deputati ne occorrono 25 (art.56, comma 3). Ma allora è insensato lasciare al Senato il nome tradizionale.
Proposta nuovo Art. 59
Lascia perplessi il prevedere che una persona illustri la nazione solo a tempo determinato. Art. 60
Proposta nuovo Art. 60
I senatori restano in carica per il periodo del loro riferimento istituzionale
Proposta nuovo Art. 61
Proposta nuovo Art. 62
In coerenza con il nuovo criterio di differenziazione
Proposta nuovo Art. 63
Norma conseguente il fatto che un senatore è un consigliere regionale (che può avere cariche) o un sindaco.
Proposta nuovo Art. 64
Mentre la differenziazione tra i regolamenti è dovuta alla circostanza che le opposizioni al Governo possono esserci solo alla Camera ove sussiste il rapporto fiduciario, non è specificato cosa significhi al Senato il concetto di minoranze parlamentari. E ciò perché i gruppi senatoriali politici non possono formarsi (pena trasformare il Senato in un anomalo soggetto politico) e i gruppi senatoriali territoriali non hanno un criterio di aggregazione coerente con il formarsi di maggioranze e minoranze.
Proposta nuovo Art. 66
Conseguente la nuova natura della carica di Senatore. Art. 67
Proposta nuovo Art. 67
Già la proposta del nuovo art. 55 stabilisce che solo il deputato rappresenta la Nazione (e provoca incoerenze). In questo articolo, la conferma delle funzioni parlamentari esercitate senza vincolo di mandato, è un’incoerenza notevole per il carattere del senatore. Infatti, se è un rappresentante territoriale (o della Regione o del Comune), come fa a non rispettare le loro indicazioni politiche? Un deputato è eletto secondo un indirizzo ma in quest’ambito rappresenta la nazione e dunque come tale esercita il mandato secondo le sue valutazioni circa il modo di applicare l’indirizzo ricevuto, ma il senatore, che nella proposta non rappresenta la Nazione bensì l’istituzione territoriale, se non segue le indicazioni dell’Ente che rappresenta, che rappresentante è?
Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni o sequestri di corrispondenza.
Porrà di sicuro problemi l’aver mantenuto pari pari per i nuovi senatori (che lo sono perché già Consiglieri Regionali o Sindaci) l’immunità per le opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni. Con quale criterio si stabilirà che si è parlato nell’esercizio delle funzioni di Senatore e non di Consigliere o di Sindaco, i quali non hanno l’immunità? Art. 69
Proposta nuovo Art. 69
Proposta nuovo Art. 70
L’alluvione di parole in questo articolo che avvia le norme sul legiferare, è l’emblema della complicazione indotta dalla proposta di riforma. In pratica, si passa dall’attuale procedura sostanzialmente unica per tutte le leggi ad almeno nove procedure diverse contenute nella proposta di riforma (ma secondo alcuni costituzionalisti più di dodici). Del tipo la bicamerale paritaria, quella con competenza prevalente alla Camera e contributo del Senato, la precedente qualora si tratti di una legge di applicazione dell’art.117 della Costituzione, un’altra quando si tratta di leggi concernenti l’art. 81, un’altra relativa alle leggi essenziali per il governo, un’altra relativa al nuovo art. 71, un’altra riferita alla conversione dei decreti legge,
popolare, un’altra per sottoporre le leggi elettorali all’ esame preventivo della Corte Costituzionale, e così via. Va rilevato che l’ambito delle leggi bicamerali, a parte quelle di revisione costituzionale già stabilite dall’invariato art. 138, è definito senza un quadro preciso, appunto per l’indecisione di fondo sulla funzionalità propria del Senato. Inoltre, l’ultimo periodo del primo comma sancisce che le leggi bicamerali devono avere oggetto proprio, e quindi diverrebbe una fonte di incostituzionalità non solo la violazione dei principi (come oggi) ma anche la violazione delle procedure (cosicché le leggi bicamerali diverrebbero meno scalfibili delle altre).
Il precedente comma 2 illude che si voglia procedere ad una semplificazione, ma la realtà irrompe a partire dal comma 3, fissando una serie di complicati e quasi inestricabili procedimenti (che neppure impediscono con sicurezza l’andare avanti ed indietro tra i due rami). In ogni caso è certo che il silenzio della proposta riguardo i modi in cui il Senato potrà avanzare richieste di modifica produrrà in pratica problematiche applicative non lievi.
Si tratta di una proposta di rafforzamento del ruolo del Senato solo in apparenza. Sia perché la maggioranza assoluta richiesta alla Camera per il diniego è un vincolo reso parecchio debole dalla robusta maggioranza data dall’Italicum. Sia perché al Senato la maggioranza assoluta è resa problematica dalla sua stessa tura. Infine, il combinato disposto dei testi del 3° e del 4° comma costituisce un guazzabuglio procedurale così intricato dall’impedire una soluzione univoca.
Nei disegni di legge ex art.81 prevale la Camera con l’obbligatorio esame diretto del Senato, sempre a maggioranza semplice.
Da sottolineare che, mancando l’intesa tra i due Presidenti, non può instaurarsi il procedimento legislativo in esame.
Proposta nuovo Art. 71
Il popolo esercita l’iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno centocinquanta-mila elettori, di un progetto redatto in articoli. La discussione e la deliberazione conclusiva sulle proposte di legge d’iniziativa popolare sono garantite nei tempi, nelle forme e nei limiti stabiliti dai regolamenti parlamentari.
Sempre nella logica di comprimere l’iniziativa dei cittadini si triplica il numero di firme per una legge di iniziativa popolare, senza fissare alcun termine preciso per ll loro esame.
Semplice specchietto per le allodole, dato che la proposta di riforma costituzionale rinvia ad un’altra riforma costituzionale senza dare indicazioni (neppure circa gli effetti propositivi e di indirizzo in caso di approvazione in sede di referendum).
Proposta nuovo Art. 72
. Il regolamento stabilisce procedimenti abbreviati per i disegni di legge dei quali è dichiarata l’urgenza.
Dunque anche al Senato ci dovranno essere le Commissioni Permanenti. Nulla viene detto circa il modo in cui saranno composte, visto che il criterio politico proporzionale vige solo alla Camera.
Un’ulteriore modalità legislativa che smentisce il mito della semplificazione.
Questa norma non si riferisce alle leggi bicamerali e riguarda solo quelle in cui la parola decisiva spetta alla Camera, escluse peraltro le leggi elettorali e di ratifica dei trattati internazionali. In pratica istituirebbe una nuova procedura a data certa che rafforza parecchio il potere del Governo nelle procedure parlamentari. Anche qui scarseggia la tecnica legislativa, per cui non ci si pone il problema di cosa succederebbe se un provvedimento definito essenziale dal Governo per la sua azione, venisse poi nel merito bocciato dalla Camera (non si tratterebbe più di un semplice voto contrario della Camera per il quale l’art. 94 non prevede obbligo di dimettersi). Altro pastrocchio deriva dalla questione del termine posto per legiferare, che non si definisce né perentorio né ordinatorio. E ciò, tenuto presenti le conseguenze del ritenerlo perentorio (una volta superato il termine, il disegno di legge decadrebbe ed una eventuale approvazione sarebbe incostituzionale), implicherà un contenzioso interpretativo certo.
Proposta nuovo Art. 73
La proposta di riforma mette in campo questa novità con la solita leggerezza nei principi e scarsità nella tecnica legislativa.
Proposta nuovo Art. 74
Proposta nuovo Art. 75
Considerato che dal 1948 ad oggi si è determinato quel particolarissimo accordo tra Stati che è l’Unione Europea e che da decenni si richiede con insistenza una sua maggior democratizzazione civile, è un errore grave che nella proposta di revisione non sia prevista una modifica per consentire il referendum sulla problematica europea. Va aggiunto che un simile errore non è casuale, in quanto rientra nell’impostazione complessiva della proposta di revisione che si ispira a restringere la sovranità dei cittadini invece che a farla crescere.
Altro specchietto per le allodole della proposta. Si presenta come apertura al criterio di quorum meno alti, mentre configura il contrario: un nuovo sistema che riserva l’accesso alle condizioni migliori a grandi organizzazioni strutturate in grado di raccogliere il 60% di firme in più per la richiesta referendaria.
Proposta nuovo Art. 77
Le modifiche proposte nel nuovo articolo consistono essenzialmente nell’introdurre in costituzione le prassi parlamentari invalse nell’ultimo ventennio.
Altro esempio di sommaria tecnica legislativa. Infatti il comma 1 si riferisce anche ai decreti legislativi delegati, mentre questo comma 5 non specifica ma pare riferirsi ai soli decreti legge.
Anche in questo comma, si può rilevare una sommaria tecnica legislativa: sorge una differenza immotivata tra materie soggette a leggi bicamerali oppure monocamerali nei casi di loro approvazione della Camera dopo i quaranta giorni. Nel corso dell’esame di disegni di legge di conversione dei decreti legge non possono essere approvate disposizioni estranee all’oggetto o alle finalità del decreto.
Proposta nuovo Art. 78
Proposta nuovo Art. 80
L’aggiunta è un esempio del perdurare dell’esistenza del bicameralismo, pur non più paritario bensì differenziato (oltre che più complicato)
Proposta nuovo Art. 81
Proposta nuovo Art. 82
Altro esempio di sommaria tecnica legislativa. Nulla si dice circa le modalità di formazione al Senato delle Commissioni, lasciandone indefinita la natura.
Proposta nuovo Art. 83
Stando ai numeri, i voti richiesti dal settimo scrutinio sono 438 sul totale previsto dei componenti il corpo elettorale nell’occasione. Siccome l’Italicum assicura 340 voti al primo partito solo alla Camera, è evidente il ruolo dominante del Presidente del Consiglio nella elezione.
Proposta nuovo Art. 85
Innesca una complicazione con il prevedere che in certi casi la seduta comune sia presieduta dal Presidente del Senato, senza insieme modificare la norma per cui le sedute comuni sono soggette al regolamento della Camera (poco o nulla conosciuto dal Presidente del Senato).
Da tener presente che secondo la proposta il Senato diviene un organismo permanente.
Proposta nuovo Art. 86
Vedere la valutazione espressa all’art. 85 comma 2.
Proposta nuovo Art. 87
Ricordare che la proposta di introdurre l’art. 55, terzo comma, introduce una curiosa distinzione nelle possibili specie di rappresentanza, quella individuale e quella unitaria.
Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici, ratifica i trattati internazionali, previa, quando occorra, l’autorizzazione della Camera dei deputati. Ratifica i trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’UE, previa autorizzazione di entrambe le Camere.
Proposta nuovo Art. 88
Artt. 89 – 91 (testo omesso)
Artt. 92 – 93 (testo omesso)
Proposta nuovo Art. 94
Vedere le valutazioni fatte all’art. 55 comma 4
Art. 95 (testo omesso)
Proposta nuovo Art. 96
Proposta nuovo Art. 97
Rende esplicita la trasparenza, anche se per logica era già implicita nel buon andamento e nella imparzialità.
Proposta l’abrogazione dell’intero articolo
Il fatto che la politica abbia fin qui relegato il CNEL in ruolo secondario, non deve far trascurare la circostanza che esso rappresenta la necessità che il Parlamento disponga per il suo funzionamento di organi di raccordo con la società civile effettiva che possano fornire una sorta di percezione diffusa della realtà diversa da quella puramente elettorale. Proporne l’abrogazione invece della revisione del CNEL, significa accrescere il ruolo autoreferenziale dei funzionari parlamentari.
Proposta l’abrogazione
Art. 100 – Art. 113 (testo omesso)
Proposta nuovo art. 114
Art. 115 (abrogato con legge cost. 3/2001) Art. 116
Proposta nuovo Art. 116
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell‘articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.
Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui all’articolo 117, secondo comma, lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, m), limitatamente alle disposizioni generali e comuni per le politiche sociali, n), o), limitatamente alle politiche attive del lavoro e all’istruzione e formazione professionale, q), limitatamente al commercio con l’estero, s) e u), limitatamente al governo del territorio, possono essere attribuite ad altre Regioni con legge dello Stato, anche su richiesta delle stesse, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119, purché la Regione sia in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio. La legge è approvata da entrambe le Camere, sulla base di intesa tra lo Stato e la Regione interessata.
Proposta nuovo art. 117
Questo comma amplia le materie di competenza esclusiva dello Stato da circa 30 a circa 50 (riaccentrando notevolmente il ruolo dello Stato centrale) con l’intento dichiarato di eliminare le materie di competenza concorrente. Peraltro, la competenza esclusiva dello Stato viene ampliata ma quella concorrente pare sopravvivere. Infatti, su diverse materie esclusive, allo Stato viene data competenza solo di fissare le norme “cornice “ (variamente denominazioni) che implicano la legislazione regolativa di ogni Regione. Di certo, la proposta di riforma non definisce in maniera chiara ed univoca cosa si intenda per disposizione generale e comune di parte dello Stato, e così il farlo viene lasciato alla valutazione del legislatore nazionale, che potrà accentrare a piacimento.
Vedere la valutazione espressa al comma precedente.
Questo comma elenca le materie riservate alla competenza delle Regioni, precisando alla fine che spettano loro le materie non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato. A parte le considerazioni già espresse, sussistono incongruenze ad esempio tra questo comma e il primo del nuovo art. 70 per quanto attiene la legislazione sulle minoranze linguistiche. Ed anche sulla ripartizione delle competenze dello Sato e delle Regioni.
Questo comma introduce la clausola di supremazia dello Stato, che, nei termini in cui è formulata priva di precise circostanze attuative, consente ogni intervento dello Stato centrale, esercitabile perfino mediante decreto legge. Una tecnica legislativa del genere basta a motivare il NO alla proposta di riforma. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, nelle materie di loro competenza, partecipano alle decisioni dirette alla formazione degli atti normativi comunitari e provvedono all’attuazione e all’esecuzione degli accordi internazionali e degli atti dell’UE, nel rispetto delle norme di procedura stabilite da legge dello Stato, che disciplina le modalità di tale esercizio del potere sostitutivo in caso di inadempienza.
Proposta nuovo Art. 118
Nella forma il comma si differenzia solo per togliere il riferimento alle Province. Nella sostanza, o si riconosce la valutazione fatta sulla testata del Titolo V ( vale a dire il fantasma delle Province perdura), oppure l’avere tolto le Province ha conseguenze non banali sull’attribuire in termini di sussidiarietà quelle funzioni che non possono svolgere i Comuni non metropolitani. Finirebbero tutte alle Regioni che si troverebbero così ad avere meno compiti legislativi e assai più compiti amministrativi. Cioè una forma di accentramento amministrativo.
Proposta nuovo Art. 119
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’UE.
I Comuni, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell’equilibrio dei relativi bilanci, e concorrono ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordi-namento dell’UE.
Il comma è incoerente nel profondo con l’impianto generale della proposta , in cui si riconosce al Senato un ruolo specifico di rappresentante delle autonomie territoriali e di sostegno legislativo nei confronti della Camera. In questo comma, di fatti, il Senato non è in alcun modo competente in un campo essenziale per il funzionamento dei territori.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuove gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Città metropolitane e Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebita-mento solo per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.
I Comuni, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all’indebitamento solo per finan-ziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l’equilibrio di bilancio. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.
Proposta nuovo Art. 120
prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione e stabilisce i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall’esercizio delle rispettive funzioni quando è accertato lo stato di grave dissesto finanziario.
Da tener presente la successiva Disposizione transitoria di cui all’art. 39 comma 13, la quale dilaziona molto l’applicabilità del potere sostitutivo del Governo nei confronti delle Regioni a Statuto speciale (vedere la valutazione espressa a quel comma).
Proposta nuovo Art. 121
Proposta nuovo art. 122
Art. 123 (testo omesso)
Proposta nuovo Art. 125
Proposta nuovo Art. 126
Quando ritiene una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione. La Regione quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte Costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avnte valore di legge.
Art. 131 (elenco delle Regioni omesso)
Proposta nuovo Art. 132
Proposta nuovo Art. 133
Proposta nuovo Art. 134
Vedere la valutazione negativa già espressa all’art. 73, secondo comma
Proposta nuovo Art. 135
Il cambiamento discende dalla eliminazione della seduta comune tra le camere nella proposta di riforma. La nuova procedura è molto criticata perché , mancando un voto unificato, i due eletti dal Senato – che rappresenta le autonomie regionali – si configurano come una sorta di avvocati delle regioni, il che intacca il principio della terzietà del giudice conteziosi Stato Regioni.
Artt. 136 – 139 (testo omesso)
All’art.3 della legge costituzionale 22 novembre 1967, n.2, al primo periodo le parole: “da questo in seduta comune delle due Camere” sono sostituite dalle seguenti: “da ciascuna Camera” e le parole: “componenti l’Assemblea” sono sostituite dalle seguenti “propri componenti”; al secondo periodo le parole: “l’Assemblea” sono sostituite dalle seguenti: “di ciascuna Camera”.
In pratica (e tenendo presente la valutazione fatta all’art.135, primo comma sulla nuova modalità di nomina dei giudici costituzionali da parte di ciascuna Camera) vengono mantenuti lo scrutinio segreto ed il quorum (maggioranza dei due terzi dei componenti fino al terzo scrutinio; maggioranza dei tre quinti dei componenti dal quarto scrutinio).
1. In sede di prima applicazione e sino alla data di entrata in vigore della legge di cui all’articolo 57, sesto comma, della Costituzione, come modificato…… dalla presente legge costituzionale, per l’elezione del Senato della Repubblica, nei Consigli regionali e della Provincia autonoma di Trento, ogni consigliere può votare per una sola lista di candidati, formata da consiglieri e da sindaci dei rispettivi territori. Al fine dell’assegnazione dei seggi a ciascuna lista di candidati si divide il numero dei voti espressi per il numero dei seggi attribuiti e si ottiene il quoziente elettorale. Si divide poi per tale quoziente il numero dei voti espressi in favore di ciascuna lista di candidati. I seggi sono assegnati a ciascuna lista di candidati in numero pari ai quozienti interi ottenuti, secondo l’ordine di presentazione nella lista dei candidati medesimi, e i seggi residui sono assegnati alle liste che hanno conseguito i maggiori resti; a parità di resti, il seggio è assegnato alla lista che non ha ottenuto seggi o, in mancanza, a quella che ha ottenuto il numero minore di seggi. Per la lista che ha ottenuto il maggior numero di voti, può essere esercitata l’opzione per l’elezione del sindaco o, in alternativa, di un consigliere, nell’ambito dei seggi spettanti. In caso di cessazione di un senatore dalla carica di consigliere o di sindaco, è proclamato eletto rispettivamente il consigliere o sindaco primo tra i non eletti della stessa lista.
Quindi in prima applicazione, l’elezione dei Senatori non avverrebbe come previsto dal nuovo art. 57, comma 6 ( cioè in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri al rinnovo nella rispettiva regione), e così non ci sarebbe neppure la contorta designazione popolare enunciata per simulare una forma di Senato eletto dai cittadini. Di conseguenza, nella prima applicazione, i seggi sono attribuiti con il metodo proporzionale secondo i voti espressi dal Consiglio Regionale. Ma il pasticcio non si ferma. Perché non è indicata una norma sul meccanismo di elezione del sindaco in certi casi particolari (ad esempio, la lista con più voti non opta per l’elezione del sindaco oppure tutti i sindaci di una lista cessano dalla carica prima della fine della legislatura regionale). Poi, per completare la frittata, viene stabilito per la provincia di Bolzano (norma fantasiosamente inserita al nuovo art.40 comma 6) che i rispettivi senatori (non solo in prima applicazione) devono essere eletti “tenendo conto” (cosa vuol dire?) della consistenza dei diversi gruppi linguistici all’ultimo censimento e ciascun consigliere può votare per due liste. Il tutto senza una parola sui criteri di attribuzione dei seggi.
Il problema originato dalla presente disposizione è indicato nella valutazione sull’art. 69
8 e 9 (testo dei commi omesso)
10. (testo omesso )
Prima applicazione casi cessazione dalla carica dei giudici della Corte Costituzionale
Questo comma è un chiaro tentativo di rendere possibile lo scioglimento in anticipo delle Camere per fare al più presto le politiche vanificando la richiesta referendaria in corso contro la legge elettorale Italicum. Infatti, la procedura ordinaria per andare ad un referendum abrogativo sull’Italicum, non consentirebbe di votare nella primavera del 2017, mentre il disposto di questo comma (che da solo 30 giorni alla Corte per decidere) lo consentirebbe, almeno se l’Italicum fosse riconosciuto costituzionale. Perciò la presente disposizione rientra in pieno nel progetto di modellare la Costituzione e la legge elettorale al fine di accentrare le istituzioni e di metterle in mano ai nominati con plebiscito.
12. (testo omesso)
Continuità legislazione regionale
13. Le disposizioni di cui al capo IV della presente legge costituzionale non si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano fino alla revisione dei rispettivi statuti sulla base di intese con le medesime Regioni e Province autonome. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale, e sino alla revisione dei predetti statuti speciali, alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo 116, terzo comma, ad esclusione di quelle che si riferiscono alle materie di cui all’articolo 117, terzo comma, della Costituzione, nel testo vigente fino alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale e resta ferma la disciplina viegente prevista dai medesimi statuti e dalle relative norme di attuazione ai fini di quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione; a seguito della suddetta revisione, alle medesime Regioni a statuto speciale e Province autonome si applicano le disposizioni di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, come modificato dalla presente legge costituzionale.
Questa norma della proposta di revisione è surreale, nel senso che, senza dirlo apertamente, sancisce il diritto delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di non applicare mai direttamente le nuove regole ora proposte. Infatti, prima della riforma del loro rispettivo Statuto in base ad intese con lo Stato, non dovranno applicarle; dopo che sarà fatta l’intesa (per la quale non è posta alcuna tempistica o vincolo normativo) ,
dovranno applicare l’intesa raggiunta, non le regole in sé. Ciò porta ad una divaricazione oggettiva tra le Regioni speciali e quelle ordinarie. La proposta di revisione costituzionale riduce l’autonomia delle Regioni ordinarie e, innovando sull’indirizzo finora vigente, non riduce al contempo quella delle speciali. Resta oscuro il perché di questa assurda linea contraddittoria (anche se è lecito supporre esigenze di consenso in aula). Inoltre, più nel merito, va sottolineato che le intese sono strutturalmente un campo riservato al Governo (il Parlamento ha un ruolo assai secondario) e che nulla si dice sulla sorte dello Statuto di una Regione approvato senza intesa. Ancora, alle Regioni a statuto speciale non si applica il disposto del nuovo art. 120 sul potere di intervento sostitutivo dato al Governo. Insomma si profila una ampia materia per i contenziosi.
14. (testo omesso)
Continuità delle funzioni nella Regione Valle d’Aosta
Premesso il riferimento alla valutazione negativa espressa al precedente art.99, si deve rilevare che l’impulso a sopprimere il CNEL per fare della soppressione uno slogan, è talmente forte che in questo caso si sono definiti i profili amministrativi della soppressione del CNEL (anche se si lasciano in vita le norme CNEL di cui alla vigente legge ordinaria 936/1986). Vale a dire si è seguito un criterio di tecnica legislativa abbastanza compiuta che purtroppo, come più volte segnalato, non è stato adottato in molti casi non meno importanti 2. Non possono essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della finanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali.
Questo comma è un ulteriore tassello della concezione accentratrice caratteristica dell’intera proposta. Adottandola, l’istituzione pubblica regolerebbe ogni cosa, lasciando spazi residuali alle scelte autonome dei cittadini. Una simile concezione arretra il paese di un secolo, quando la politica se la potevano permettere solo i ricchi, e fa credere che meno democrazia aumenti l’efficacia delle istituzioni. Viceversa è decisivo affidarsi alla responsabile valutazione dei Consigli Regionali e al conseguente giudizio che ne danno i cittadini. Questo è il modo corretto e coerente, storicamente sperimentato, per esercitare le libertà dei cittadini e punire gli abusi e i latrocini.
Quanto previsto dal presente comma è un indirizzo da attuarsi nella legislatura in corso qualora al referendum prevalga il SI. In questi termini e considerato che al Senato la maggioranza di Governo non ha la maggioranza numerica se non con l’apporto di un altro gruppo ad essa esterno, non appare agevole concretizzare tale indirizzo. Tra l’altro perché punta ad un struttura unitaria delle amministrazioni, dei servizi, dei rapporti di lavoro, tra Camera e Senato del tutto differente dalla attuale. E ciò in un clima acceso a seguito del confronto referendario e con non molto tempo a disposizione, da sette otto mesi fino ad un massimo di venti.
Vedere la valutazione espressa in relazione al Titolo V.
presente legge costituzionale, non possono eccedere, in ogni caso, il numero complessivo di cinque, tenuto conto della permanenza in carica dei senatori a vita già nominati alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale. Lo stato e le prerogative dei senatori di diritto e a vita restano regolati secondo le disposizioni già vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale.
Vedere le questioni derivanti anche da questa disposizione alle valutazioni sull’art.59, secondo comma e art.69 ultimo comma.
Vedere la valutazione negativa fatta sopra all’39, comma 1.
1. La presente legge costituzionale entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale successiva alla promulgazione. Le disposizioni della presente legge costituzionale si applicano a decorrere dalla legislatura successiva allo scioglimento di entrambe le Camere, salvo quelle previste dagli articoli 28, 35, 39, commi 3, 7 e 11), e 40, commi 1, 2, 3 e 4, che sono di immediata applicazione.
Nel caso la proposta di revisione costituzionale venisse approvata,, il nuovo testo sarebbe immediatamente applicato solo per quanto attiene gli articoli della Costituzione n. 99 (soppressione del CNEL) , n.122 (limiti agli emolumenti dei componenti gli organi regionali ed equilibrio di genere) e poi per alcune Disposizioni Transitorie (quelle relative al non svolgimento, dopo lo scioglimento delle Camere attuali, delle elezioni dirette per il Senato, la permanenza in carica dei senatori a vita, la possibilità di ricorso alla Corte Costituzionale valutata sopra all’art. 39, comma11) e per tutte le norme finali.
Infatti l’approvazione referendaria della proposta di revisione rende possibile che dopo venga sollevata presso la Corte Costituzionale la questione di costituzionalità sulla procedura seguita dal Parlamento per preparare e votare la proposta su cui si sta svolgendo il referendum. Una questione che pare fondata, tenuto presente che l’intero procedimento parlamentare è iniziato, si è svolto e si è concluso ben dopo la sentenza n.1 del 2014 con la quale la Corte Costituzionale il 13 gennaio 2014 ha dichiarato l’incostituzionalità della legge elettorale Porcellum che pochi mesi prima aveva determinato la composizione della legislatura. In quella sentenza la Corte aveva avvertito che le Camere non dovessero essere immediatamente sciolte in applicazione del “principio della continuità degli organi dello Stato” e che esse si sarebbero dovute riunire per approvare la nuova legge elettorale (ispirata ai principi indicati nella medesima sentenza, poi denominati “consultellum”) ma peraltro aveva richiamato due norme costituzionali che pongono limiti temporali, in modo da non rendere priva di effetti, in questo caso , la dichiarata incostituzionalità del Porcellum. Tuttavia le indicazioni della Corte, da quando a metà febbraio 2014 il Presidente Napolitano insediò Renzi alla Presidenza del Consiglio e in specie da quando l’otto aprile 2014 venne avviata in Parlamento la riforma costituzionale, non sono state per nulla rispettate. Nonostante a metà gennaio 2014 le singole elezioni dei singoli parlamentari fossero state confermate sono per una trentina di soggetti, il Presidente Napolitano e i Presidenti Grasso e Boldrini acconsentirono imperturbabili a che le successive conferme avvenissero senza tener conto della sentenza n. 1 del 2014, la quale – come chiaramente previsto dall’art. 136, comma 1, della Costituzione – avrebbe imposto che “la norma (ndr, il porcellum) cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione” (cioè da metà gennaio 2014). Di conseguenza, intorno a 150 parlamentari sono stati confermati in dispregio della sentenza 1/2014 che ha smantellato tra l’altro il premio di maggioranza. E dunque la riforma costituzionale è stata frutto di un Parlamento delegittimato giuridicamente e politicamente, con parlamentari “nominati” in base a quel premio e quindi privi di rappresentanza e per di più non certi della rielezione (da qui il record assoluto di trasmigrazioni tra gruppi politici che hanno interessato 250 parlamentari). In presenza di simili dati di fatto, risulta evidente la violazione del disposto dell’art. 1, comma 2, “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.