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Timestamp: 2019-07-21 00:15:20+00:00
Document Index: 51108864

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 654', 'art. 654', 'art. 652', 'sentenza ', 'art. 75', 'art. 652', 'art. 50', 'sentenza ']

Area Medica : Verifiche ispettive sulla appropriatezza dei ricoveri
Contributo da Admin su 29 Mag 2009 - 17:24
A seguito di una lunga verifica ispettiva sulla appropriatezza dei ricoveri effettuati da una casa di cura, mediante il riscontro della rispondenza dell'attribuzione dei codici finalizzati alla determinazione della remunerazione delle prestazioni sanitarie erogate in regime di accreditamento - rispetto alle patologie riscontrate dall'esame del contenuto delle cartelle cliniche delle persone ricoverate, l’ASL ridefiniva la remunerazione spettante alla struttura disponendo la restituzione di oltre un milione di euro.
Il riscontro delle cartelle cliniche dei pazienti doveva essere effettuato alla presenza costante dei responsabili e sanitari della clinica come era indefettibile la redazione del verbale secondo le modalità prescritte dall'ordinamento di settore. [Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net]
Consiglio di Stato - Sezione V, Sent. n. 2611 del 24.04.2009
1. A seguito di una lunga verifica ispettiva sulla appropriatezza dei ricoveri effettuati nel corso dell'anno 2001 presso la Casa di Cura M.P. s.r.l., mediante il riscontro della rispondenza dell'attribuzione dei codici c.d. DGR - finalizzati alla determinazione della remunerazione delle prestazioni sanitarie erogate in regime di accreditamento - rispetto alle patologie riscontrate dall'esame del contenuto delle cartelle cliniche delle persone ricoverate, l'Azienda Unità Sanitaria Locale Roma A (in prosieguo l'Azienda):
2. La casa di cura è insorta davanti al T.a.r. del Lazio articolando in più ricorsi una pluralità di censure tutte sostanzialmente incentrate sulla violazione, da parte della commissione ispettiva dell'Azienda, delle speciali regole che presiedevano al procedimento di controllo e segnatamente di quelle previste dall'art. 50, co. 2, 3 e 5, l.r. 31 dicembre1987, n. 64 - norme per l'autorizzazione, la vigilanza e la convenzione con le case di cura private, successivamente abrogata - e dalla delibera di giunta regionale 10 luglio 2001, n. 996.
3. L'impugnata sentenza - T.a.r. del Lazio, sezione III, n. 7562 dell'11 settembre 2003 -:
4. Con ricorso notificato il 7 ed 8 ottobre 2003, e depositato il successivo 16 ottobre 2003, la casa di cura ha interposto appello avverso la su menzionata sentenza del T.a.r. reiterando criticamente tutte le doglianze disattese in prime cure; in particolare ha lamentato la violazione dell'art. 50, l.r. n. 64 del 1987 e della delibera di giunta regionale n. 996 del 2001 sotto il duplice profilo che:
a) la commissione ispettiva non ha verificato le singole cartelle cliniche in contraddittorio con il legale rappresentante della casa di cura o di un suo delegato, e senza coinvolgere i medici responsabili dell'assistenza e della compilazione della documentazione sanitaria e dei responsabili del sistema informativo;
b) non è stato redatto, al termine delle operazioni di controllo, il verbale corredato dalla pertinente documentazione sanitaria, controfirmato dal legale rappresentante e dai medici revisori della struttura sanitaria controllata, sicché la clinica si era trovata nella materiale impossibilità di controdedurre in occasione dell'apertura del procedimento volto alla rideterminazione della remunerazione delle prestazioni erogate (cfr. nota Azienda prot. 4240 del 3 luglio 2002).
5. Si sono costituite l'Azienda e la Regione Lazio deducendo l'infondatezza del gravame in fatto e diritto.
6. A conclusione delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica di Roma ha disposto il rinvio a giudizio del legale rappresentante, del direttore sanitario, del coordinatore delle terapie oncologiche e del responsabile della chemioterapia, della casa di cura affinchè rispondessero del reato di truffa aggravata tentata per aver indotto "in errore la ASL Roma A, alfine di procurarsi un ingiusto quanto ingente profitto con corrispondente danno per l'Amministrazione Sanitaria e, segnatamente, nell'ambito del rapporto di convenzione intercorrente con la predetta ASL, con artifizi consistiti nell'attribuire ad ogni paziente e ad ogni prestazione un codice diverso, chiedevano il rimborso di 466 prestazioni sanitarie, non effettuate dalla "M.P." o effettuate già in precedenza da altre strutture sanitarie, non riuscendo nell'intento a causa dei controlli ispettivi della ASL Roma A che evidenziavano una artificiosa esposizione di costi sostenuti dalla clinica M.P." (cfr. decreto di citazione diretta a giudizio del 15 dicembre 2004).
b) è stato assodato che la commissione di controllo ha svolto l'attività ispettiva in violazione delle specifiche regole partecipative sancite dall'art. 50, l.r. n. 64 cit. e dalla delibera giuntale n. 996 del 2001 e che solo in occasione dell'istruttoria dibattimentale penale i sanitari della clinica hanno potuto confutare il giudizio di incongruità formulato dalla commissione sulle singole cartelle cliniche (pagine 13 e 14);
c) l'attività ispettiva è stata giudicata inattendibile nel suo complesso per l'esiguità del tempo (una media di due minuti a cartella), impiegato dalla commissione per lo studio delle singole cartelle cliniche (cfr. pagina 15);
d) è stato acclarato che in numerosi casi la valutazione di incongruità della commissione non era giustificata risultando appropriata l'originaria attribuzione, da parte della clinica, dei codici c.d. DGR (pagina 14);
9. Con memoria conclusionale del 14 gennaio 2009 la difesa dell'Azienda:
a) ha sollevato eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 33, co. 1, d.lgs. n. 80 del 1998, nel testo risultante dalla declaratoria di incostituzionalità resa con sentenza n. 204 del 6 luglio 2004; si sostiene che poiché l'oggetto della controversia è la determinazione del corrispettivo che l'amministrazione sanitaria deve versare al concessionario del pubblico servizio sanitario, la cognizione della stessa spetterebbe al giudice ordinario;
b) ha dedotto l'irrilevanza del giudicato penale nel presente giudizio amministrativo, a mente dell'art. 654 c.p.p., perché l'amministrazione non si sarebbe costituita nel relativo giudizio penale.
10. La causa è passata in decisione all'udienza pubblica del 27 gennaio 2009.
11. L'appello è fondato e deve essere accolto.
11.1. In via logica è preliminare l'esame dell'eccezione di difetto di giurisdizione del giudice amministrativo.
Se è vero che il bene della vita cui aspira in via indiretta la clinica è il conseguimento delle remunerazioni delle prestazioni sanitarie a suo tempo erogate nella misura individuata antecedentemente alla delibera n. 1388 del 2002, è anche vero che la causa petendi della domanda proposta davanti al giudice amministrativo è incentrata esclusivamente sul cattivo esercizio della funzione pubblica ispettiva; tutte le censure sollevate dalla clinica si appuntano infatti sulla violazione, da parte della apposita commissione nominata dalla Azienda, delle regole procedimentali che disciplinano, nella regione Lazio, il controllo sulla congruità delle remunerazioni richieste dagli organismi accreditati; la posizione soggettiva di cui si chiede tutela, pertanto, assume la consistenza dell'interesse legittimo ed è attribuita alla cognizione del giudice amministrativo, senza che sotto tale angolazione assuma rilievo il carattere, ordinario di legittimità od esclusivo, della giurisdizione esercitata da quest'ultimo.
Premesso che la valutazione sul carattere pregiudiziale del giudizio penale è stata effettuata dalla sezione con le su menzionate ordinanze nn. 3647 del 2007 e 5900 del 2008, deve evidenziarsi che la fattispecie è governata non già dall'art. 654 c.p.p. - che effettivamente richiede ai fini dell'opponibilità del giudicato penale la costituzione in giudizio della parte civile bensì dell'art. 652, co. 1, c.p.c. secondo cui: "La sentenza penale irrevocabile di assoluzione pronunciata in seguito a dibattimento ha efficacia di giudicato, quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto è stato compiuto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso dal danneggiato o nell'interesse dello stesso, sempre che il danneggiato si sia costituito o sia stato posto in condizione di costituirsi parte civile, salvo che il danneggiato dal reato abbia esercitato l'azione in sede civile a norma dell'art. 75, comma 2".
Nella specie ricorrono tutti i presupposti per l'applicazione della su richiamata norma:
c) l'Azienda è stata posta nella condizione di costituirsi parte civile e di partecipare al dibattimento, avendo ricevuto il relativo decreto di citazione a giudizio, sicché ad essa è opponibile il successivo giudicato penale di assoluzione.
Quanto agli effetti del giudicato in questione nel presente giudizio, la sezione non intende discostarsi dalle conclusioni cui è giunta l'Adunanza plenaria secondo cui le sentenze penali irrevocabili di assoluzione pronunciate a seguito di dibattimento fanno stato nel processo amministrativo in ordine ai fatti accertati a mente dell'art. 652 c.p.p. (cfr. 24 novembre 2005, n. 10).
11.3. In ogni caso, pur prescindendo dal giudicato penale, l'esito dello scrutinio di fondatezza delle censure articolate dall'appellante non muterebbe.
Risulta per tabulas, da tutta la documentazione versata nel fascicolo d'ufficio del giudizio amministrativo, la violazione sistematica, da parte della commissione, delle regole procedimentali che obbligatoriamente la stessa doveva rispettare nell'esercizio della delicata funzione ispettiva.
Né può accogliersi la prospettazione fatta propria dal T.a.r.: il sistema di rigide prescrizioni dettate per gli speciali controlli da effettuarsi sull'attività dei presidi accreditati con il S.s.n. è tale da non ammettere equipollenti.
a) il riscontro delle cartelle cliniche dei pazienti deve essere effettuato alla presenza costante dei responsabili e sanitari della clinica (il cui eventuale rifiuto a presenziare dovrebbe essere oggetto di apposita verbalizzazione, mancante nel caso di specie); né sul punto può darsi alcun valore all'affermazione dei componenti della commissione di aver operato in contraddittorio con almeno un rappresentante della clinica (nota prot. n. 6150 del 27 settembre 2002); tale dichiarazione, infatti, non è contenuta nel verbale delle operazioni di controllo (mai redatto si badi) ma si ricava dalla relazione inviata all'Azienda a conclusione dell'attività ispettiva;
b) è indefettibile la redazione del verbale secondo le modalità prescritte dall'ordinamento di settore sopra indicato (anche tale adempimento non risulta effettuato né può essere sostituito dalla relazione finale che la commissione ha presentato all'Azienda).
12. Sulla scorta delle precisate conclusioni è giocoforza accogliere l'appello ed annullare la deliberazione dell'Azienda Unità Sanitaria Locale Roma A n. 1388 del 18 novembre 2002; tuttavia, stante la natura procedurale dei riscontrati vizi di legittimità, ed a tutela del superiore interesse all'equilibrio della finanza pubblica, l'amministrazione sanitaria dovrà procedere, ora per allora, alla verifica di tutte le cartelle cliniche relative all'anno 2001 nel rispetto delle garanzie e delle prescrizioni sancite dall'art. 50, l.r. n. 64 del 1987 e dalla delibera di giunta regionale n. 996 del 2001.
- accoglie l'appello e per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado ed annulla la deliberazione dell'Azienda Unità Sanitaria Locale Roma A n. 1388 del 18 novembre 2002 ai sensi e nei limiti indicati in motivazione;