Source: http://mcorriere.altervista.org/news130205.htm
Timestamp: 2017-07-28 16:44:18+00:00
Document Index: 64455616

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 33', 'art 19', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 24', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1120', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Articoli del 13/02/2005:
Agevolazioni Handicap Barriere architettoniche e diversamente abili Cassazione e parcheggio custodito Cassazione e vacanze rovinate Commercio elettronico e diritto di ripensamento
Consumatori tartassati dalle televendite
Agevolazioni Handicap Molti sono i parenti di persone diversamente abili che quotidianamente ci interpellano per chiarimenti e domande inerenti il congedo straordinario e le agevolazioni per i trasferimenti. Intanto bisogna evidenziare che la Legge 23 dicembre 2000, n. 388, all'art. 80, 2^ co., ha introdotto la possibilità di fruire di un congedo straordinario retribuito della durata complessiva di 2 anni, per i genitori di figli disabili riconosciuti in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 comma 3 della legge 104/92. La Finanziaria 2004 ha abrogato in melius la precedente disciplina : per fruire di questo beneficio, prima era infatti necessario che lo stato di grave handicap del soggetto bisognoso di assistenza fosse stato riconosciuto da almeno cinque anni. Questa limitazione finiva con l’ annullare la fruizione di tale beneficio, ma adesso , con la nuova normativa i genitori dei disabili possono fruire subito di tali congedi Per quanto attiene ai trasferimenti si sottolinea che Il genitore o il familiare lavoratore, con rapporto di lavoro pubblico o privato, che assiste con continuità un parente o un affine entro il terzo grado con handicap grave riconosciuto ai sensi dell’art. 3, 3^ comma, L. 104/92, ha il diritto a scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso presso altra sede (art. 33, 5^ comma, L. 104/92). L’art 19 della legge 53/2000, ai fini del godimento di questa agevolazione, ha eliminato l’obbligo della convivenza con il familiare da assistere, ma ha previsto che l’assistenza sia effettuata con continuità ed in via esclusiva. La Legge Finanziaria per il 2004 agevola, altresì, i trasferimenti e le “ricongiunzioni familiari” per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni. Barriere architettoniche e diversamente abili
Con il termine barriere architettoniche si intendono tutti gli ostacoli ( scale, marciapiedi, porte strette, etc.) che non consentono la piena mobilità alle persone temporaneamente o permanentemente in condizioni limitate di movimento. La presenza di barriere impedisce a quanti hanno difficoltà motorie di uscire di casa, di andare a scuola, di recarsi al lavoro, di socializzare con altri. Le barriere architettoniche pertanto rendono difficile e disagiata la vita quotidiana dei portatori di handicap. PRINCIPI E CONSIDERAZIONI GENERALI
Chiunque costruisca un edificio (pubblico o privato) deve farlo, rispettando i criteri di progettazione stabiliti dal D.M. 14/6/1989 N. 236 In virtù della normativa emanata sino ad oggi, devono essere privi di barriere architettoniche:
Tutti gli edifici pubblici (scuole, ospedali, uffici comunali, biblioteche, metropolitane, stazioni, impianti sportivi, ecc.) progettati, costruiti, o ristrutturati dopo il 28/2/1986 (art. 32 Legge 41/1986) Tutti gli edifici privati, progettati, costruiti o ristrutturati dopo l’11/8/1989 (Legge 13/1989)
EDIFICI PUBBLICI “VECCHI”
Gli edifici costruiti o ristrutturati prima del 28/2/1986 possono a tutt’oggi presentare delle barriere architettoniche che ne impediscono una adeguata accessibilità ed usufruibilità. COSA FARE Accertarsi che le Amministrazioni competenti abbiano predisposto dei piani di eliminazione delle barriere architettoniche. (art. 32 comma 21 Legge 41/1986). Questi piani devono comprendere anche gli interventi finalizzati a garantire l’accessibilità degli spazi urbani (art. 24 comma 9 Legge 104/92). Per es. se una scuola di vecchia costruzione fosse inaccessibile occorre rivolgersi al Comune e chiedere se nel piano di eliminazione delle barriere adottato dall’ente locale siano previsti interventi in merito. In attesa degli adeguamenti e degli interventi finalizzati a renderli accessibili ogni edificio deve essere dotato – a cura dell’Amministrazione pubblica che utilizza l’edificio – di un sistema di chiamata per attivare un servizio di assistenza tale da consentire alle persone con ridotta o impedita capacità motoria o sensoriale la fruizione dei servizi espletati (art. 1 comma 5 DPR 503/1996). STRUMENTI Nel caso gli enti competenti non abbiano adottato i piani di eliminazione delle barriere e/o attivato un sistema di chiamata e la presenza di barriere architettoniche impedisca l’accesso o la fruibilità interna il cittadino può attivare un atto di diffida in cui viene descritta la situazione e le norme di legge violate e con il quale si chiede all’amministrazione competente di adottare tutte le misure necessarie al fine di eliminare le barriere architettoniche riscontrate. Quando si vuole invece ottenere una serie di informazioni (ad es. se esiste un piano di eliminazione delle barriere architettoniche) dalla pubblica amministrazione, in base alla legge sulla trasparenza amministrativa (Legge 241/1990), si può inviare una lettera raccomandata di richiesta di accesso agli atti amministrativi. EDIFICI PUBBLICI “NUOVI”
Tutti gli edifici costruiti o ristrutturati dopo il 28/2/1986 devono essere privi di barriere architettoniche e devono rispettare le prescrizioni tecniche stabilite dal D.M. 236/1989 (Art. 1 comma 6 DPR 503/1996). COSA FARE Se si scoprono delle barriere in questi edifici è possibile fare un esposto alla magistratura (Procura della Repubblica), scrivendo una lettera nella quale devono essere indicate con precisione l’edificio, le barriere riscontrate e possibilmente le leggi non rispettate. Se si è a conoscenza di concessioni edilizie per progetti non conformi alla vigente normativa è possibile impugnare il provvedimento davanti al T.A.R. EDIFICI PRIVATI “NUOVI”
Valgono le stesse considerazioni effettuate rispetto agli edifici pubblici di recente costruzione, con la differenza della data. In questo caso si deve tenere conto del 11/8/1989. EDIFICI PRIVATI “VECCHI”
Gli edifici progettati, costruiti o ristrutturati prima dell’11/8/1989 possono presentare a tutt’oggi delle barriere architettoniche che ne impediscono una adeguata accessibilità e usufruibilità. COSA FARE La normativa vigente, allo scopo di facilitare l’eliminazione di barriere architettoniche anche negli edifici esistenti, consente di modificare le parti comuni di un edificio condominiale anche laddove i principi in materia di diritto condominiale non lo consentirebbero. Qualsiasi modificazione (c.d. innovazione) alle parti comuni di un edificio condominiale finalizzata ad eliminare le barriere architettoniche può essere adottata con delle maggioranze assembleari ridotte: in seconda convocazione è sufficiente la maggioranza di 1/3. (art. 2.1 Legge 13/1989). Solo se si tratta di modifiche di minor portata (installazione di servoscala, di altre strutture facilmente rimovibili, modificazione delle porte di accesso agli edifici, agli ascensori e ai garages) si può procedere anche senza il consenso della maggioranza dei condomini. Occorre però mandare una lettera r.r. all’amministratore nella quale si chiede la convocazione di un assemblea con all’ordine del giorno la richiesta di modifica. Le spese sono a carico dell’interessato all’intervento - a meno che non abbia ottenuto la sopra citata maggioranza di 1/3 (Art. 2.2 Legge 13/1989). Questo particolare regime normativo si applica anche dalla persona disabile che occupa l’immobile a titolo di locazione; - occorrerà però il consenso del proprietario dell’appartamento – (art. 3.6 Circolare Ministeriale 22/6/1989 n. 16669). BENEFICIARI
Chiunque non sia in grado di raggiungere la propria abitazione se non con l’aiuto di terze persone, a rischio della salute. Non è necessaria pertanto essere in possesso di una disabilità motoria - ad es. sono rilevanti anche i disturbi cardiocircolatori – (art. 3.3. Circolare Ministeriale 1669/1989). LIMITE
Gli interventi non debbono (art. 1120 comma 2° cod. civ.):
1) Pregiudicare la stabilità o la sicurezza dell’edifici
2) Alterare il decoro architettonico
3) Rendere inservibili le parti comuni all’uso anche di un solo condomino Cassazione e parcheggio custodito
A quante persone è capitato di subire un furto o un danno, pur avendo lasciato l’auto in un parcheggio custodito e poi sentirsi dire dal gestore un laconico “ Mi dispiace..noi non nerispondiamo…ha letto lo scontrino !?” A tal punto l’utente non sapeva che fare. Ma adesso ha chiarito la situazione, a tutela anche del cittadino consumatore, la Corte di Cassazione con una sentenza della terza sezione civile , precisamente la n. 3863/2004. H a infatti rilevato la Corte che il contratto di parcheggio è “atipico” perché non ha una distinta disciplina, ma presenta comunque i caratteri del contratto di deposito regolato dal Codice Civile, in base al quale “una parte riceve dall’altra una cosa mobile con l’obbligo dicustodirla e di restituirla”. Pertanto – afferma la Corte - il proprietario dell’auto, nel momento in cui sceglie di lasciarla in un parcheggio recintato anziché sul suolo pubblico, si attende anche la custodia del mezzo ed è pertanto conforme alla legge valutare che le condizioni riportate sullo scontrino passino inosservate dall’utente per la celerità con cui viene messo in pratica il contratto. Pertanto, anche se lo scontrino consegnato all’automobilista esclude la custodia, il gestore del parcheggio non è svincolato dall’obbligo di custodire il veicolo: il gestore di un parcheggio privato recintato risponde di danni e furti anche se sullo scontrino rilasciato dal dispositivo automatico di ingresso c’è scritto che non è compresa la custodia. Ecco una nuova sentenza che tutela il cittadino utente contro chi vorrebbe eludere furbescamente il dettato normativo. Cassazione e vacanze rovinate
Carissimi vacanzieri appassionati dei luoghi tropicali è bene conoscere cosa ne pensa la giurisprudenza sulle “vacanze rovinate”. Infatti secondo una recente sentenza della terza sezione Civile della Corte di Cassazione “i turisti la cui vacanza ai Tropici fosse rovinata da un uragano, avranno diritto al risarcimento da parte del tour operator, a condizione che dimostrino che le cattive condizioni metereologiche, pur annunciate, furono disattese dagli organizzatori”.
Infatti la Cassazione, confermando la decisione dei giudici di merito, ha negato il risarcimento dei danni biologici e morali ai due turisti, sostenendo che non avevano fornito le prove della negligenza dei responsabili del tour: il turista, per vedersi risarcito il danno da vacanza rovinata, deve munirsi della prova del bollettino meteo. Ecco i fatti: i signori A. e P. intentarono una causa nei confronti della compagnia turistica per il risarcimento dei danni patiti durante una gita in mare, durante una vacanza ai Tropici, asserendo che il trauma era avvenuto durante il rientro da una escursione in un’isola organizzata dal tour operator, sebbene ci fosse stato l’avviso, da parte delle autorità e della stampa locale del passaggio di un probabile uragano. La domanda fu respinta dai giudici di merito che non ritennero provata la colpa della società e la oggettiva situazione di pericolo. Infatti i coniugi si erano solo limitati a richiedere i danni, senza fornire nessuna prova - in ultima analisi - non dimostrando che i gestori del tour decisero di effettuare lo stesso l’escursione, nonostante la segnalazione dell’uragano dal locale ufficio meteorologico e l’avviso di pericolo, dall’autorità’ marittima. Pertanto è bene rammentare che, se si pretende un risarcimento dei danni, bisogna provare il danno patito, la colpa dei responsabili del tour ed il nesso di causalità tra danno patito e colpa…Ma adesso non pensiamo a questo e cerchiamo di trascorrere serene e gioiose vacanze! Commercio elettronico e diritto di ripensamento Si sono rivolti a noi parecchi consumatori – come il signor R. o il giovane D. – che avevano problemi in merito ai più svariati prodotti acquistati tramite commercio elettronico. La domanda più frequente è stata: “ se il prodotto giunto a destinazione non piace, è scadente, non risponde alle proprie aspettative come si deve comportare il consumatore, quali diritti ha .. È tutelato, può rifiutare la merce, risolvere il contratto o deve tenersi il prodotto ?” Ebbene Il consumatore, in tali casi, deve esercitare Il diritto di recesso che deve essere attuato tramite l’invio di una lettera raccomandata A.R. all'indirizzo del venditore nel termine di 10 giorni lavorativi dal ricevimento della merce; anche i beni, devono essere restituiti entro 10 giorni dalla loro ricezione. Ci sono stati dei casi nei quali, artatamente, il venditore aveva omesso di informare il consumatore del suo diritto di recesso: in tali fattispecie , si badi bene, il cittadino può recedere dal contratto addirittura entro 3 mesi dal ricevimento dei beni o dalla conclusione del contratto nei casi di prestazione di servizi. Esercitato il diritto di recesso, il venditore ha l’obbligo giuridico di restituire le somme già pagate dal consumatore nel minor tempo possibile e comunque non oltre 30 giorni dalla data di ricezione della raccomandata. È importante segnalare ai cittadini inoltre che in caso di controversie in materia di commercio elettronico, rientranti nell'ambito di applicazione della legge italiana, il Giudice competente sarà sempre quello della residenza del consumatore. Si raccomanda ai consumatori di essere sempre vigili e comunicare eventuali abusi da parte dei venditori al nostro Sportello , per avere idonea consulenza ad hoc. Ed ora…buona navigazione in Internet…e sereni acquisti. Consumatori tartassati dalle televendite Attualmente le televendite sono disciplinate dal Decreto legislativo n. 50/92 e dal Decreto legislativo n. 185/99 , che stabilisce i principi per il diritto di recesso ( termine di 10 giorni ), la restituzione e la messa a disposizione del bene ricevuto e l’obbligo di rimborso da parte del fornitore delle somme versate dal consumatore entro 30 giorni. Tanti consumatori si rivolgono alla nostra associazione, in quanto purtroppo vengono raggirati . L’inganno più comune subìto dai cittadini è quello di trovarsi ad acquistare una cosa diversa da quella mostrata in televisione, cioè una cosa di valore nettamente inferiore, specialmente quando si tratta di preziosi, abbigliamento costoso, attrezzistica e apparecchi domestici. È bene che i consumatori rammentino che il televenditore serio consegna la cosa tramite suoi rappresentanti, in modo che il prodotto possa essere visionato prima di pagarlo. Ma invece capita spesso che la merce viene spedita in contrassegno postale e l'acquirente deve prima pagare l'importo al postino e poi aprire il pacco. In tale caso se la merce è diversa o di valore inferiore, in base al decreto legislativo n. 185/1999 il consumatore ha dieci giorni di tempo per esercitare il recesso tramite raccomandata AR, per avere il rimborso restituendo la merce. Ma succede assiduamente che i più sconoscono tale termine, si limitano a telefonare.. e dall’altra parte dell’apparecchi vengono tranquillizzati..intanto trascorrono i 10 giorni e si decade dal diritto di recedere. Si deve sottolineare poi che una difficoltà di non poco conto per chi esercita il recesso è rispedire la merce al mittente: spesso si tratta di attrezzatura ingombrante che è costoso inviare per posta… e spesso si deve sperare nella buona sorte di non aver danneggiato l'imballaggio originale. La legge dispone poi che il televenditore deve restituire il prezzo al consumatore entro 30 giorni dalla riconsegna della merce, ma – ahimè - tante volte succede che nel frattempo il venditore si è reso “ uccel di bosco “ diventando irreperibile..in tal caso ben intuibili sono le inique conseguenze per il malcapitato cittadino. Inoltre, attenzione cari consumatori , non cadete nella trappola degli oggetti "personalizzati": per esempio, un anello o un orologio d’oro in cui vengono impresse le iniziali di nome e cognome dell’ordinante; ricordate che in questo caso la legge esclude il diritto al ripensamento, perché si tratta, appunto, di "oggetto personalizzato". Infine c’è da segnalare e stigmatizzare quelle televendite aventi ad oggetto servizi di cartomanzia; per salvaguardare gli utenti in questo anomalo settore, la Commissione per l’Assetto del Sistema Radiotelevisivo nel 2002 ha approvato il Codice di autoregolamentazione per la trasmissione delle televendite, riguardanti i servizi di astrologia e similari La nostra Associazione è, altresì, a disposizione dei cittadini utenti : segnalateci eventuali televendite che possano contenere dichiarazioni o immagini che siano in grado di indurre in errore gli utenti a causa di omissioni, ambiguità o montature, approfittando della superstizione o della sprovvedutezza altrui.