Source: http://www.periti.info/normativa/decreto-legislativo-31-maggio-2011-n-91-disposizioni-recanti-attuazione-dellarticolo-2-della-legge-31-dicembre-2009-n-196-in-materia-di-adeguamento-ed-armonizzazione-dei-sistemi-contabili-1/
Timestamp: 2017-10-23 09:49:16+00:00
Document Index: 39057116

Matched Legal Cases: ['art. 76', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 52', 'art. 17', 'art. 14', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 10', 'art. 25', 'art. 40', 'art.  21', 'art. 2429', 'art.  47', 'art. 40', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 14', 'art. 77', 'art. 2429', 'art. 13', 'art.  47', 'art. 13', 'art. 21', 'art. 35', 'art. 17', 'art. 18', 'art.  10', 'art. 35', 'art. 13', 'art. 16']

DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 91 - Disposizioni recanti attuazione dell'articolo 2 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di adeguamento ed armonizzazione dei sistemi contabili. (11G0134) - (GU n. 145 del 24-6-2011 | Periti.info
<PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI – CIRCOLARE 10 marzo 2011
MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE – DECRETO 17 giugno 2011>
DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 91 – Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 2 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di adeguamento ed armonizzazione dei sistemi contabili. (11G0134) – (GU n. 145 del 24-6-2011
DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 91 - Disposizioni recanti attuazione dell'articolo 2 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di adeguamento ed armonizzazione dei sistemi contabili. (11G0134) - (GU n. 145 del 24-6-2011 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 01/09/2011
DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011 , n. 91
Disposizioni  recanti  attuazione  dell’articolo  2  della  legge  31
dicembre 2009, n. 196, in materia di  adeguamento  ed  armonizzazione
dei sistemi contabili. (11G0134)
(previsto dall’articolo 2, comma 2)
PRINCIPIO DELLA  ANNUALITA’
I documenti del sistema di bilancio, sia  di  previsione  che  di
rendiconto sono predisposti a cadenza annuale e si riferiscono ad  un
periodo di gestione che coincide con l’anno solare. Restano fermi gli
eventuali obblighi di  elaborare  e  di  presentare  anche  documenti
contabili con scadenze inferiori all’anno.
Nella predisposizione  dei  documenti  annuali  di  bilancio,  le
previsioni per l’esercizio di riferimento sono elaborate  sulla  base
di una programmazione di medio periodo, con  un  orizzonte  temporale
almeno triennale.
PRINCIPIO DELL’UNITA’
Ogni singola amministrazione  pubblica  rappresenta  una  entita’
giuridica unica e unitaria e, pertanto, deve essere unico sia il  suo
bilancio  di  previsione  che  di  rendicontazione.  Tali   documenti
contabili non possono essere articolati in maniera tale da  destinare
alcune fonti alla copertura solo di determinate e  specifiche  spese,
salvo diversa disposizione normativa. La massa delle entrate finanzia
complessivamente l’amministrazione pubblica e sostiene  la  totalita’
delle spese durante la gestione.
PRINCIPIO DELLA UNIVERSALITA’
E’ necessario ricomprendere nel sistema  del  bilancio  tutte  le
finalita’ e gli obiettivi di  gestione,  nonche’  i  relativi  valori
finanziari, economici e patrimoniali riconducibili  ad  ogni  singola
amministrazione pubblica, al fine  di  fornire  una  rappresentazione
veritiera e corretta della complessa attivita’ amministrativa  svolta
nell’esercizio di riferimento.
Risultano, pertanto, incompatibili  con  l’applicazione  di  tale
principio, le gestioni fuori bilancio, consistenti in gestioni  poste
in essere dalla singola amministrazione, o  dalle  sue  articolazioni
organizzative, che  non  transitano  nel  bilancio.  Le  contabilita’
separate, ove ammesse dalla normativa, devono  essere  ricondotte  al
sistema  di  bilancio  dell’amministrazione  entro  la   fine   dell’
PRINCIPIO DELLA INTEGRITA’
Attraverso l’applicazione del  principio  della  integrita’,  che
rafforza formalmente il contenuto del  principio  dell’universalita’,
sono  vietate  le  compensazioni  di  partite  sia  nel  bilancio  di
previsione che nel bilancio di rendicontazione. Di  conseguenza,  non
e’ possibile iscrivere le entrate al netto delle spese sostenute  per
la riscossione  e,  parimenti,  registrare  le  spese  ridotte  delle
correlate entrate,  tranne  nei  casi  espressamente  previsti  dalla
Lo stesso principio si applica a  tutti  i  valori  di  bilancio,
quindi anche ai valori economici ed alle grandezze  patrimoniali  che
si ritrovano nel conto economico e nel conto del patrimonio.
PRINCIPIO DELLA VERIDICITA’
Il principio della veridicita’ fa riferimento  al  principio  del
true and fair view, attraverso  il  quale  i  dati  contabili  devono
rappresentare le reali condizioni delle  operazioni  di  gestione  di
natura economica, patrimoniale e finanziaria.
Tale principio della  veridicita’  si  applica  ai  documenti  di
bilancio  di  rendicontazione  e  di  previsione,  nei  quali  e’  da
intendersi il principio di veridicita’ come rigorosa valutazione  dei
flussi finanziari ed economici, che si manifesteranno  nell’esercizio
di riferimento. Si devono, quindi, evitare le sottovalutazioni  e  le
sopravalutazioni delle  singole  poste  che,  invece,  devono  essere
valutate secondo una rigorosa analisi di controllo.
Al fine di  una  corretta  interpretazione,  il  principio  della
veridicita’ deve essere interpretato in maniera  coordinata  con  gli
altri principi di bilancio.
I bilanci che non rispettano il principio della  veridicita’  non
possono essere oggetto di approvazione da parte degli organi preposti
al controllo ed alla revisione contabile.
PRINCIPIO DELLA ATTENDIBILITA’
Il principio dell’attendibilita’, strettamente  connesso  con  il
principio della  veridicita’,  asserisce  che  le  previsioni  e,  in
generale, tutte le valutazioni, devono essere sostenute  da  accurate
analisi di tipo storico e programmatico  o,  in  mancanza,  da  altri
idonei ed obiettivi parametri  di  riferimento,  nonche’  da  fondate
aspettative di acquisizione e di utilizzo delle risorse.
Tale  principio  si  applica  sia  ai  documenti   contabili   di
previsione, che di rendicontazione, per la cui redazione  si  osserva
una procedura di valutazione. L’ambito di applicazione del  principio
si estende anche ai documenti descrittivi ed accompagnatori. Al  fine
di  risultare  attendibile,  un’informazione   contabile   non   deve
contenere errori o  distorsioni  rilevanti,  in  modo  tale  che  gli
utilizzatori possano fare affidamento su di essa.
L’oggettivita’  degli  andamenti  storici  e  dei  parametri   di
riferimento, ad integrazione di quelli eventualmente  previsti  dalla
legge, consente di effettuare razionali e significative  comparazioni
PRINCIPIO DELLA CORRETTEZZA
Il principio della correttezza rappresenta il rispetto formale  e
sostanziale delle norme che, nell’ambito di ogni specifica  categoria
di  enti  pubblici,  sovrintendono  alla  redazione   dei   documenti
contabili   dei   bilanci    di    previsione,    programmazione    e
rendicontazione. . Pertanto,  e’  necessario  individuare  le  regole
generali, anche non sancite da norme giuridiche ma  che  ispirino  il
buon andamento dei sistemi contabili adottati da ogni amministrazione
pubblica per la rilevazione dei propri fatti gestionali.
Il principio della correttezza riguarda anche i dati  oggetto  di
monitoraggio da parte delle istituzioni  preposte  al  governo  della
PRINCIPIO DELLA CHIAREZZA O COMPRENSIBILITA’
Il principio  della  chiarezza  o  comprensibilita’  rafforza  il
contenuto del principio della veridicita’, in quanto si  presume  che
un documento contabile chiaro sia anche veritiero.
Il  sistema  dei  bilanci  deve  essere  comprensibile   e   deve
presentare  una  semplice  e  chiara   classificazione   delle   voci
finanziarie, economiche  e  patrimoniali,  di  talche’  il  contenuto
valutativo ivi rappresentato deve risultare  trasparente.  L’adozione
di una corretta classificazione dei documenti  contabili  costituisce
una condizione necessaria per garantire il corretto  monitoraggio  ed
il consolidamento dei  conti  pubblici  da  parte  delle  istituzioni
preposte al controllo della finanza pubblica.
Le informazioni contenute nel sistema dei bilanci  devono  essere
prontamente comprensibili dagli utilizzatori, e devono essere esposte
in maniera sintetica ed  analitica,  in  modo  che,  con  la  normale
diligenza, essi  siano  in  grado  di  esaminare  i  dati  contabili,
riscontrandovi una adeguata rappresentazione dell’attivita’ svolta  e
dei sistemi contabili adottati.
Pertanto, la classificazione di bilancio delle singole operazioni
gestionali deve essere effettuata in modo da evitare  l’adozione  del
criterio della prevalenza della forma, l’imputazione  provvisoria  di
operazioni alle partite di giro, e l’assunzione di impegni sui  fondi
Il  principio  della  trasparenza  rafforza  il   contenuto   del
principio della chiarezza.
La legge 31 dicembre 2009, n.  196,  qualifica  il  miglioramento
della trasparenza dei conti pubblici quale traguardo fondamentale,  e
individua  nella  classificazione  per  finalita’  per   missioni   e
programmi uno dei principali  strumenti  al  fine  di  rafforzare  il
legame tra risorse  stanziate  ed  obiettivi  perseguiti  dall’azione
Le missioni, definite ai sensi  della  legge  31  dicembre  2009,
n.196,  rappresentano  le  funzioni  principali   e   gli   obiettivi
strategici  perseguiti   con   la   spesa   pubblica.   I   programmi
costituiscono aggregati  diretti  al  perseguimento  degli  obiettivi
definiti nell’ambito delle missioni.
Le missioni evidenziano  le  fondamentali  finalita’  dell’azione
pubblica, nonche’  uno  dei  cardini  dell’armonizzazione.  Per  tale
motivo, ragion per cui  i  bilanci  delle  amministrazioni  pubbliche
devono far riferimento ad esse. I programmi sono definiti da ciascuna
amministrazione nel rispetto di criteri e principi di base validi per
tutte le  amministrazioni  pubbliche.  I  sistemi  e  gli  schemi  di
bilancio devono essere coerenti e raccordabili con la classificazione
economica  e  funzionale,  individuata  dagli  appositi   regolamenti
comunitari ai  fini  della  procedura  per  disavanzi  eccessivi.  Di
conseguenza, la redazione dei documenti contabili deve assicurare  un
piu’ trasparente e tempestivo raccordo tra la finalita’ della spesa e
le politiche pubbliche, rappresentate dalle missioni e dai programmi.
PRINCIPIO DELLA SIGNIFICATIVITA’ E RILEVANZA
Le informazioni contenute nei documenti contabili  devono  essere
significative, onde risultare utili al fine di soddisfare le esigenze
informative connesse al processo decisionale  degli  utilizzatori.  A
tal   fine,   l’informazione   deve   considerarsi   qualitativamente
significativa quando sia in grado di  agevolare  le  decisioni  degli
utilizzatori, in modo da favorire la valutazione di  eventi  passati,
presenti o futuri, e di consentire  la  conferma  o  la  modifica  di
valutazioni eventualmente effettuate in precedenza.
Siccome il procedimento di formazione  del  sistema  di  bilancio
comprende delle stime o previsioni, la correttezza dei dati non  deve
riguardare   soltanto   l’esattezza   aritmetica,   ma    anche    la
ragionevolezza, e l’applicazione oculata e corretta dei  procedimenti
di valutazione adottati nella stesura del bilancio  di  previsione  e
del rendiconto.
Di   conseguenza,    eventuali    errori,    semplificazioni    e
arrotondamenti trovano il loro limite  nel  concetto  di’  rilevanza.
L’informazione si considera rilevante  qualora  la  sua  omissione  o
errata   presentazione   possa   influenzare   le   decisioni   degli
utilizzatori prese sulla base del sistema dei bilanci.
PRINCIPIO DELLA FLESSIBILITA’
Il principio di flessibilita’ riguarda il sistema del bilancio di
previsione i cui  documenti  non  debbono  essere  interpretati  come
immodificabili,  onde  evitare  la  rigidita’  nella   gestione.   Il
principio e’ volto a reperire all’interno dei documenti contabili  di
programmazione e  previsione  la  possibilita’  di  fronteggiare  gli
effetti  derivanti   da   eventuali   circostanze   imprevedibili   e
straordinarie, che si possono manifestare  durante  la  gestione,  in
grado di modificare i valori  contabili  approvati  dagli  organi  di
Le norme di contabilita’ pubblica,  ed  in  modo  particolare  la
legge 31 dicembre  2009,  n.  196,  prevedono  diverse  modalita’  di
intervento, in coerenza al principio di flessibilita’, come:
la predisposizione  di  appositi  fondi,  in  genere  fondi  di
riserva, nei documenti contabili di  previsione,  rappresentativi  di
stanziamenti non attribuiti a specifiche voci di spesa e  sottoposti,
in ogni caso, all’approvazione degli organi di governo;
particolari modalita’ di  intervento  durante  la  gestione  al
verificarsi di eventi eccezionali per i quali non e’ stato  approvato
uno specifico fondo di riserva;
la possibilita’ di effettuare variazioni  compensative  tra  le
dotazioni finanziarie interne a ogni programma e con il  bilancio  di
previsione tra programmi diversi nell’ambito di ciascuna  missione  e
tra programmi di diverse missioni. Tale flessibilita’ previsionale e’
accompagnata alla variazione compensativa che deve  trovare  adeguata
motivazione per essere effettuata.
PRINCIPIO DELLA CONGRUITA’
La congruita’ consiste nella verifica dell’adeguatezza dei  mezzi
disponibili rispetto ai fini stabiliti. Tale principio si  collega  a
quello  della  coerenza,  rafforzandone  gli  aspetti  contabili   di
carattere finanziario, economico e patrimoniale, anche  in  relazione
al rispetto degli equilibri di bilancio.
La congruita’ delle entrate e delle spese deve essere valutata in
relazione agli obiettivi programmati, agli andamenti  storici  ed  al
riflesso nel  periodo  degli  impegni  pluriennali,  che  sono  anche
coerentemente rappresentati nel sistema dei bilanci di  previsione  e
programmazione con i risultati della gestione riportati nel  bilancio
Il principio della prudenza si estrinseca sia  nelle  valutazioni
presenti nei documenti contabili di programmazione  e  di  previsione
che nei documenti del bilancio di rendicontazione.
Nel bilancio di previsione, e  piu’  precisamente  nei  documenti
finanziari, devono essere iscritte solo le componenti positive  delle
entrate  che  ragionevolmente   saranno   disponibili   nel   periodo
amministrativo  considerato,  mentre  le  componenti  negative  delle
uscite  o  spese  saranno  limitate  alle  sole  voci  degli  impegni
sostenibili e direttamente collegate alle risorse previste.
Nei documenti contabili  del  rendiconto,  invece,  il  principio
della prudenza si estrinseca essenzialmente  nella  regola  economica
secondo la quale le componenti positive  non  realizzate  non  devono
essere contabilizzate, mentre tutte  le  componenti  negative  devono
essere  contabilizzate  e,  quindi,  rendicontate,   anche   se   non
definitivamente realizzate.
Il  principio  della  prudenza  rappresenta  uno  degli  elementi
fondamentali del processo delle valutazioni contabili di  bilanci.  I
suoi  eccessi   devono,   tuttavia,   essere   evitati,   in   quanto
pregiudizievoli  al  rispetto  della  rappresentazione  veritiera   e
corretta delle scelte programmatiche e di gestione.
Attraverso  l’applicazione  del  principio  della  coerenza,   e’
indispensabile la sussistenza di un nesso logico e conseguente fra la
programmazione,  la  previsione,  gli   atti   di   gestione   e   la
rendicontazione generale. La coerenza implica che tali momenti  ed  i
documenti contabili di ogni amministrazione siano tra loro  collegati
e che siano strumentali al perseguimento dei medesimi  obiettivi.  Il
nesso logico deve collegare tutti gli  atti  contabili  preventivi  e
consuntivi,  siano  essi  di   carattere   strettamente   finanziario
economico o patrimoniale, siano essi descrittivi e  quantitativi,  di
indirizzo politico ed amministrativo, di breve o di lungo termine.
La coerenza interna dei bilanci riguarda i criteri  specifici  di
valutazione  delle  singole  poste  e  concerne  le  strutture  e  le
classificazioni  dei  conti  nei   bilanci   di   previsione   e   di
rendicontazione. Le strutture dei conti devono risultare  comparabili
non solo formalmente, ma anche in relazione all’omogeneita’  ed  alla
correttezza degli oggetti di analisi e  degli  aspetti  dei  fenomeni
PRINCIPIO DELLA CONTINUITA’
II principio della continuita’ e’ fondamentale per completare  il
significato di altri principi. La valutazione delle  poste  contabili
di  bilancio  deve  essere   effettuata   nella   prospettiva   della
continuazione   delle   attivita’   istituzionali   per   le    quali
l’amministrazione pubblica e’ costituita. Infatti il principio  della
continuita’ introduce espressamente la dimensione diacronica  che  e’
inscindibilmente  connessa  ad  ogni  sistema  aziendale,  sia   esso
pubblico che privato,  il  quale  deve  rispondere  alla  preliminare
caratteristica di essere atto a perdurare  nel  tempo.  Pertanto,  le
valutazioni contabili  finanziarie,  economiche  e  patrimoniali  dei
bilanci devono essere fondate su criteri tecnici e di stima in  grado
di continuare ad essere validi nel tempo se le condizioni  gestionali
non saranno tali da evidenziare chiari e significativi cambiamenti.
PRINCIPIO DELLA COSTANZA
La costanza nell’applicazione dei principi contabili generali  e’
uno  dei  cardini  delle  determinazioni  finanziarie,  economiche  e
patrimoniali dei  bilanci  di  previsione  e  di  rendicontazione.  I
principi  della  continuita’  e  della  costanza   rappresentano   le
condizioni essenziali per la  comparabilita’  delle  valutazioni  del
bilancio di previsione e del bilancio di rendicontazione, nonche’ per
l’analisi nel tempo delle singole e sintetiche  valutazioni  di  ogni
singola voce di bilancio.
PRINCIPIO DELLA COMPARABILITA’
Il principio della comparabilita’ si collega al  principio  della
costanza e continuita’ dei criteri di  valutazione  del  sistema  dei
Il  costante  e  continuo  rispetto  dei  principi  contabili  e’
necessario  ed    indispensabile   ai   fini   della   comparabilita’
spazio-temporale dei valori riportati nei documenti contabili.
Il  requisito  di  comparabilita’  non  deve   rappresentare   un
impedimento all’introduzione di principi contabili  applicativi  piu’
adeguati alla specifica operazione.  Pertanto,  le  operazioni  vanno
contabilizzate secondo criteri conformi al disposto normativo  ed  ai
PRINCIPIO DELLA VERIFICABILITA’
L’informazione patrimoniale, economica e finanziaria, e tutte  le
altre  fornite  dal  sistema  dei  bilanci  di  ogni  amministrazione
pubblica devono essere verificabili attraverso la  ricostruzione  del
procedimento valutativo seguito.  A  tale  scopo  le  amministrazioni
pubbliche devono conservare la necessaria documentazione probatoria.
PRINCIPIO DELLA IMPARZIALITA’ (NEUTRALITA’)
La redazione dei documenti contabili deve  fondarsi  su  principi
contabili indipendenti ed imparziali verso tutti i destinatari, senza
servire o favorire gli interessi o le esigenze di particolari gruppi.
La neutralita’ o imparzialita’  deve  raffigurarsi  nel  procedimento
formativo del sistema dei bilanci, soprattutto  per  quanto  concerne
gli elementi soggettivi. La presenza di elementi soggettivi di  stima
non implica di per se’ il mancato rispetto dell’imparzialita’,  della
ragionevolezza e della verificabilita’. Discernimento,  oculatezza  e
giudizio rappresentano le fondamenta dei procedimenti  di  formazione
dei documenti contabili, i quali  devono  essere  redatti  secondo  i
requisiti   essenziali   di   competenza   e   correttezza   tecnica.
L’imparzialita’ contabile va intesa come l’applicazione competente  e
tecnicamente  corretta  del  processo  di  formazione  dei  documenti
contabili e di bilancio.
PRINCIPIO DELLA PUBBLICITA’
Il sistema dei  bilanci  assolve  una  funzione  informativa  nei
confronti degli utilizzatori  dei  documenti  contabili.  E’  compito
dell’amministrazione  pubblica  rendere   effettiva   tale   funzione
assicurando ai  cittadini  ed  ai  diversi  organismi  sociali  e  di
partecipazione  la   conoscenza   dei   contenuti   significativi   e
caratteristici del  bilancio  di  previsione  e  di  rendicontazione,
comprensivi dei rispettivi allegati, anche attraverso  l’integrazione
delle pubblicazioni obbligatorie.
Il principio della pubblicita’ evidenzia che al fine di  assumere
pienamente la  loro  valenza  politica,  giuridica  ed  economica,  i
bilanci devono essere pubblicizzati secondo le norme vigenti.
PRINCIPIO DEGLI EQUILIBRI DI BILANCIO
L’osservanza di tale principio riguarda il  pareggio  finanziario
complessivo  di  competenza  e   di   cassa.   Nella   logica   della
configurazione di sistemi contabili di affiancamento che identificano
un sistema contabile  integrato  di  tipo  finanziario,  economico  e
patrimoniale, l’osservanza di questo principio riguarda gli equilibri
complessivi delle varie parti che compongono il sistema di bilancio.
Il rispetto del principio di pareggio finanziario  di  competenza
non basta per soddisfare il principio generale  degli  equilibri  del
sistema dei bilanci di ogni pubblica amministrazione. Il pareggio  di
competenza finanziaria nel bilancio di previsione comporta  anche  la
contemporanea verifica degli altri equilibri finanziari, economici  e
patrimoniali che sono determinati in sede di previsione e che sono da
verificare anche durante la gestione e poi nei risultati  complessivi
che si evidenziano nei documenti contabili di rendicontazione.
Nel sistema dei  bilanci  di  una  pubblica  amministrazione,  il
principio  del  pareggio  finanziario  (di  competenza)  deve  essere
rispettato non solo in fase  di  previsione,  ma  anche  in  fase  di
rendicontazione, quale voce da comparare con quella previsionale come
prima forma del controllo interno. Tutti i flussi finanziari generati
dalla produzione, effettuata durante l’esercizio con  i  suoi  valori
economici e patrimoniali, devono  essere  oggetto  di  analisi  degli
equilibri di bilancio e di comparazione con  gli  equilibri  definiti
nella fase di programmazione e previsione.
Il principio degli equilibri di bilancio, di conseguenza,  ha  un
contenuto piu’ ampio rispetto al principio del  pareggio  finanziario
di competenza nel bilancio  di  previsione  autorizzativo.  Anche  la
realizzazione dell’equilibrio economico (sia nei documenti  contabili
di  programmazione  e  previsione  che  nei  documenti  contabili  di
rendicontazione)  e’  garanzia  della  capacita’  di  perseguire   le
finalita’ proprie di ogni amministrazione pubblica.
L’equilibrio economico a lungo termine  comporta  necessariamente
una contemporanea stabilita’ finanziaria nel tempo, ma non sempre  e’
Il principio degli equilibri di bilancio rappresenta una versione
complessiva  ed  analitica  del  pareggio  economico,  finanziario  e
patrimoniale che ogni pubblica amministrazione  pone  strategicamente
da  dover  realizzare  nel  suo  continuo  operare  nella   comunita’
amministrata. Tale principio evidenzia, altresi’, anche la necessita’
di articolare gli equilibri di  carattere  finanziario,  economico  e
patrimoniale  all’interno  dei   diversi   documenti   contabili   di
previsione e  di  rendicontazione  in  sub-aree  piu’  ristrette  del
bilancio che qualifichi le informazioni ottenibili per il  management
e per gli utilizzatori.
Il  principio  degli  equilibri  di  bilancio,  nella  dimensione
contemporanea di tipo finanziario  ed  economico-patrimoniale  e  nei
diversi momenti della previsione e della  rendicontazione,  evidenzia
la necessita’ di’ prevedere e di effettuare anche  le  operazioni  di
ammortamento dei beni immobili e strumentali e  di  ogni  altra  voce
economica di competenza  quali  effettivi  valori  di  fattori  della
gestione concorrenti alla configurazione degli equilibri di bilancio.
Il principio della competenza finanziaria costituisce il criterio
di  imputazione   agli   esercizi   finanziari   delle   obbligazioni
giuridicamente  perfezionate  attive  e   passive   (accertamenti   e
impegni).
Il principio  e’  applicato  solo  a  quei  documenti  di  natura
finanziaria  che  compongono  il  sistema   di   bilancio   di   ogni
amministrazione pubblica che adotta la  contabilita’  finanziaria,  e
attua il contenuto autorizzatorio degli stanziamenti nel bilancio  di
Il bilancio di previsione annuale ha carattere autorizzatorio,  e
rappresenta un limite agli  impegni  di  spesa,  ad  eccezione  delle
partite di giro/servizi per conto  di  terzi  e  dei  rimborsi  delle
anticipazioni di cassa. Gli  stanziamenti  del  bilancio  pluriennale
sono aggiornati annualmente in sede di approvazione del  bilancio  di
L’accertamento costituisce  la  fase  di  gestione  dell’entrata,
mediante la quale viene riconosciuta la  ragione  del  credito  e  la
sussistenza di un idoneo titolo giuridico in cui risulti  individuato
il debitore, quantificata la somma da incassare e fissata la relativa
scadenza.  L’accertamento  si  determina  su  idonea  documentazione,
attraverso la quale sono verificati e attestati dal soggetto  cui  e’
affidata la gestione della relativa entrata, i seguenti requisiti:
(a) la ragione del credito  che  da’  luogo  alla  obbligazione
(b) il titolo giuridico che supporta il credito;
(c) l’individuazione del soggetto debitore;
(d) l’ammontare del credito;
(e) la relativa scadenza.
L’impegno costituisce la fase della  spesa  con  la  quale  viene
riconosciuta  una  obbligazione  giuridica  di  dover  pagare  e   si
individua  un  idoneo  titolo  giuridico  in  cui  si  identifica  il
creditore, la somma da pagare e la modalita’ relativa del  pagamento,
salvo le eccezioni  espressamente  previste  dalla  legge.  L’impegno
configura ogni obbligazione giuridicamente perfezionata che da’ luogo
ad  una  spesa  per  l’amministrazione  pubblica,  registrata   nelle
scritture contabili nel momento in cui  l’obbligazione  giuridica  e’
Gli elementi costitutivi dell’impegno sono:
(a) la ragione del debito;
(b) la determinazione della somma da pagare;
(c) il soggetto creditore;
(d) la specificazione del vincolo costituito sullo stanziamento
Il principio  della  competenza  finanziaria  si  estrinseca  nei
documenti contabili del bilancio di previsione (e  di  budget)  e  di
rendicontazione con approcci diversi nelle fasi di accertamento delle
entrate e di impegno delle spese, in quanto nel bilancio  finanziario
di previsione gli accertamenti e gli  impegni  fanno  riferimento  al
riconoscimento del titolo giuridico di base in senso programmatico  e
non effettivo, mentre nei documenti di rendicontazione le stesse fasi
della  competenza  finanziaria  delle  entrate  e  delle  spese  sono
veritiere delle perfette obbligazioni  giuridiche  evidenziate  nella
Si osserva che, accanto alla fase  della  competenza  finanziaria
delle entrate e delle spese, si rileva nella contabilita’ finanziaria
(per l’intero sistema di bilancio)  anche  la  fase  contabile  della
cassa, in cui le entrate si manifestano in versamenti e le  spese  in
pagamenti. Gli incassi ed  i  pagamenti  sono  imputati  allo  stesso
esercizio in cui il cassiere/tesoriere li ha effettuati.
In sede di  provvedimento  di  salvaguardia  degli  equilibri  di
bilancio e di provvedimento di  assestamento  generale  di  bilancio,
occorre dare atto del rispetto degli equilibri  di  bilancio  per  la
gestione   di   competenza,   la   gestione   dei   residui   nonche’
dell’equilibrio delle successive annualita’ contemplate dal  bilancio
Il principio della competenza economica rappresenta  il  criterio
con il quale sono imputati gli  effetti  delle  operazioni  che  ogni
amministrazione pubblica svolge e mediante le  quali  si  evidenziano
“utilita’ economiche” cedute e/o acquisite, anche se non direttamente
collegate ai relativi movimenti finanziari. Per  il  principio  della
competenza economica l’effetto delle operazioni e degli altri  eventi
deve essere rilevato contabilmente  ed  attribuito  all’esercizio  al
quale tali operazioni ed eventi si riferiscono e non a quello in  cui
si concretizzano i relativi movimenti finanziari.
La  determinazione   dei   risultati   di   esercizio   di   ogni
amministrazione  pubblica  implica  un  procedimento   contabile   di
identificazione, di misurazione e di correlazione tra le entrate e le
uscite rappresentate nei documenti finanziari e tra i proventi  ed  i
costi riportati nei documenti economici del bilancio di previsione  e
Il risultato economico implica un procedimento di  analisi  della
competenza  economica  delle  voci  positive  e   negative   relative
all’esercizio cui il bilancio di rendicontazione si riferisce.
Il presente principio e’ riferibile alle  rilevazioni  di  natura
economica e patrimoniale facenti parte di ogni sistema  di  bilancio;
in particolare si fa riferimento al budget (economico) e/o preventivo
economico nel bilancio di previsione, ed al  conto  economico  ed  al
conto del patrimonio nel sistema del bilancio  di  rendicontazione  o
La rilevazione contabile dell’aspetto economico  della  gestione,
mediante appositi sistemi contabili, e’ necessaria in  considerazione
degli obiettivi che  l’ordinamento  assegna  al  sistema  informativo
obbligatorio. Tale  applicazione  deve  inquadrarsi  nell’ambito  dei
integrare  la  dimensione   finanziaria   con   la   dimensione
economico-patrimoniale della gestione delle risorse pubbliche;
definire un unico modello  contabile  di  riferimento  (sistema
integrato), al fine di omogeneizzare e consolidare i conti pubblici;
ridefinire la funzione autorizzativa  del  bilancio  preventivo
alla luce della distinzione fra atti di indirizzo politico e atti  di
L’analisi  economica  delle  operazioni   di   un’amministrazione
pubblica richiede una distinzione tra fatti direttamente collegati ad
un processo di scambio sul mercato  (acquisizione,  trasformazione  e
vendita) che danno luogo a costi o ricavi, e fatti non caratterizzati
da  questo  processo,  in  quanto  finalizzati  ad  altre   attivita’
istituzionali e/o erogative (tributi, contribuzioni, trasferimenti di
risorse, prestazioni, servizi, altro)  che  danno  luogo  a  oneri  e
Nel primo caso la competenza economica dei costi e dei ricavi  e’
riconducibile al principio contabile n.11 dei Dottori Commercialisti,
Bilancio d’esercizio – Finalita’  e  postulati,  mentre  nel  secondo
caso, e quindi per la maggior parte  delle  attivita’  amministrative
pubbliche, e’ necessario fare riferimento alla  competenza  economica
delle componenti positive  e  negative  della  gestione  direttamente
collegata al processo erogativo  di  prestazioni  e  servizi  offerti
dalle amministrazioni pubbliche.
Nel caso dei ricavi, come regola generale, si  osserva  che  essi
devono  essere  imputati  all’esercizio  nel  quale   si   verificano
operazioni in cui sono evidenti le seguenti condizioni:
il  processo  produttivo  dei  beni  o  dei  servizi  e’  stato
completato;
l’erogazione e’ avvenuta, cioe’ si e’ verificato  il  passaggio
sostanziale del titolo di proprieta’ per i beni o servizi resi.
Le  risorse  finanziarie  rese  disponibili  per   le   attivita’
istituzionali  dell’amministrazione  pubblica,  come  i  proventi   o
trasferimenti correnti di natura  tributaria  o  non  tributaria,  si
imputano all’esercizio nel quale si e’ verificata  la  manifestazione
finanziaria e, se  tali  risorse  sono  risultate  impiegate  per  la
copertura dei costi sostenuti per le  attivita’  istituzionali  dello
stesso esercizio, sono oggetto di rilevazione  anche  in  termini  di
competenza economica. Fanno eccezione a tale regola i trasferimenti a
destinazione vincolata, siano essi correnti o in conto capitale,  che
vengono imputati in ragione del  costo  o  dell’onere  di  competenza
economica alla copertura del quale sono destinati.
I componenti economici negativi (costi) devono  essere  correlati
con i ricavi dell’esercizio o con le altre risorse disponibili per lo
svolgimento  delle  attivita’   istituzionali.   Detta   correlazione
costituisce un corollario fondamentale del principio della competenza
economica ed intende  esprimere  la  necessita’  di  contrapporre  ai
componenti economici positivi dell’esercizio  i  relativi  componenti
economici  negativi  degli  oneri  e  spese,  siano  essi  certi  che
presunti. Tale correlazione si realizza:
per associazione di causa ad effetto tra  costi  ed  erogazione
per cessione di prodotti o servizi;
per ripartizione dell’utilita’ o funzionalita’ pluriennale  su
base  razionale  e  sistematica  in  mancanza  di  una  piu’  diretta
associazione (tipico esempio ne e’ l’ammortamento);
per imputazione diretta di costi perche’ associati  a  funzioni
istituzionali, perche’ associati al tempo, o perche’ sia venuta  meno
l’utilita’ o la funzionalita’ del costo. In particolare quando:
a) i costi sostenuti in  un  esercizio  esauriscano  la  loro
utilita’ gia’ nell’esercizio  stesso,  o  non  sia  identificabile  o
valutabile la futura utilita’;
b) non sia piu’ esistente,  identificabile  o  valutabile  la
futura utilita’ o la funzionalita’ dei fattori produttivi i cui costi
erano stati sospesi in esercizi precedenti;
c) l’associazione o la ripartizione delle utilita’ del  costo
su base razionale e  sistematica  non  risulti  piu’  di  sostanziale
In sintesi, i documenti di programmazione e di  previsione  ed  i
documenti di fine esercizio o di rendicontazione devono rappresentare
la  dimensione  finanziaria,  economica  e  patrimoniale  dei   fatti
amministrativi  che  l’amministrazione  pubblica   vuole   realizzare
(bilancio  di  previsione  e/o  budget)  e  che  si   e’   realizzata
nell’esercizio (bilancio di rendicontazione).
Il principio della  prevalenza  della  sostanza  sulla  forma  si
fortemente collega in maniera incisiva al principio della veridicita’
e  della  significativita’  di   ogni   sistema   di   bilancio.   Se
l’informazione contabile deve rappresentare  fedelmente  ed  in  modo
veritiero le operazioni ed i fatti avvenuti durante  l’esercizio,  e’
necessario che essi siano rilevati contabilmente e  secondo  la  loro
natura finanziaria, economica e patrimoniale in conformita’ alla loro
sostanza effettiva e, quindi, alla realta’ che li ha generati.
La sostanza economica, finanziaria e patrimoniale della  gestione
dell’amministrazione pubblica rappresenta l’elemento  prevalente  per
la  contabilizzazione,   valutazione   ed   esposizione   dei   fatti
amministrativi  nei  documenti  di  bilancio.  La  prevalenza   della
sostanza sulla forma quindi rappresenta, pertanto,  un  principio  da
osservare finche’ non vi siano norme che ne limitino l’impiego.
Titolo I   Armonizzazione dei principi contabili generali
applicabili ai documenti contabili  delle amministrazioni pubbliche
Vista  la  legge  31  dicembre   2009,   n.   196,   e   successive
Visto l’articolo 2, comma 1, della legge 31 dicembre 2009, n.  196,
delle amministrazioni pubbliche, ad esclusione delle  regioni,  degli
enti locali  e  degli  enti  del  Servizio  sanitario  nazionale,  in
Visto l’articolo 2, comma 5, della legge 31 dicembre 2009, n.  196,
che  ha  istituito  il  Comitato  per  i  principi  contabili   delle
amministrazioni  pubbliche  per  la   predisposizione   dei   decreti
modificazioni,  del  decreto-legge  5  agosto  2010,  n.125,  ed   in
particolare l’articolo 1, comma 2, che ha individuato il termine  per
Visti i pareri  delle  competenti  Commissioni  parlamentari  della
concerto con i Ministri dell’interno, della difesa,  dell’istruzione,
dell’universita’ e  della  ricerca,  del  lavoro  e  delle  politiche
a) per amministrazioni pubbliche si intendono le  amministrazioni
ad esclusione delle regioni, degli enti  locali,  dei  loro  enti  ed
articolazioni organizzative, anche a livello territoriale, dotate  di
autonomia   gestionale   e   contabile,   individuate   con    propri
provvedimenti dalle amministrazioni  di  cui  alla  lettera  a),  non
indicate autonomamente nell’elenco di cui all’articolo  1,  comma  2,
i cittadini, gli organi  di  governo  dell’ente,  gli  amministratori
ed  ogni  altro  organismo  strumentale  alla  gestione  dei  servizi
pubblici,  le  istituzioni  preposte  al  controllo   della   finanza
pubblica, gli organismi  internazionali  competenti  per  materia,  i
dipendenti  delle  amministrazioni  pubbliche,  i   finanziatori,   i
soddisfare esigenze informative al  fine  di  sviluppare  la  propria
Si riporta il testo dell’art. 76 della Costituzione:
leggi e di emanare i decreti aventi valore  di  legge  e  i
Si riporta il testo dell’art. 117 della Costituzione:
«Art.117. La potesta’ legislativa e’  esercitata  dallo
La  legge  31  dicembre  2009,   n.   196   (Legge   di
contabilita’ e finanza pubblica), e’ pubblicata nella Gazz.
Uff. 31 dicembre 2009, n. 303, S.O.
Si riporta il testo dell’art. 2, commi  1  e  5,  della
«1. Per consentire il perseguimento degli obiettivi  di
cui all’articolo 1, il Governo  e’  delegato  ad  adottare,
entro il 31 maggio 2011, uno o piu’ decreti legislativi per
l’armonizzazione dei sistemi contabili e  degli  schemi  di
bilancio delle  amministrazioni  pubbliche,  ad  esclusione
delle regioni e degli enti locali, e dei  relativi  termini
di presentazione e approvazione, in funzione delle esigenze
di programmazione, gestione e rendicontazione della finanza
pubblica. I sistemi e gli schemi di cui  al  primo  periodo
sono raccordabili con quelli adottati in ambito europeo  ai
fini della procedura per i disavanzi eccessivi.»;
«5.  Ai  fini   della   predisposizione   dei   decreti
legislativi di cui al comma 1 e’  istituito,  entro  trenta
legge, con  decreto  del  Ministro  dell’economia  e  delle
finanze, senza oneri a carico della  finanza  pubblica,  il
comitato per i  principi  contabili  delle  amministrazioni
pubbliche,  composto   da   ventitre’   componenti,   cosi’
a) quattro rappresentanti del Ministero dell’economia e
delle finanze, uno dei quali con funzioni di presidente,  e
un rappresentante per ciascuno dei Ministeri  dell’interno,
della difesa,  dell’istruzione,  dell’universita’  e  della
ricerca,  del  lavoro,  della  salute  e  delle   politiche
sociali, nonche’ un  rappresentante  della  Presidenza  del
b) un rappresentante tecnico dell’amministrazione della
Camera dei deputati e uno dell’amministrazione  del  Senato
della Repubblica, designati dai rispettivi Presidenti, come
invitati permanenti, e un rappresentante  della  Corte  dei
c) un rappresentante dell’ISTAT;
d) sette rappresentanti degli enti territoriali, di cui
tre designati dalla Conferenza dei presidenti delle regioni
e delle province autonome di Trento e di Bolzano,  uno  dei
quali per le autonomie speciali, uno designato  dall’Unione
delle    province    d’Italia    (UPI),    uno    designato
dall’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI), uno
designato dall’Unione  nazionale  comuni,  comunita’,  enti
montani (UNCEM) e uno designato dalle Assemblee legislative
regionali e delle province autonome, d’intesa tra  di  loro
nell’ambito della Conferenza dei presidenti dell’Assemblea,
dei Consigli regionali e delle  province  autonome  di  cui
agli articoli 5, 8 e 15 della legge 4 febbraio 2005, n. 11;
e)        tre        esperti         in         materia
giuridico-contabile-economica.».
Si riporta il testo dell’art. 1, comma 2 , della  legge
1  ottobre  2010,  n.  163  (Conversione  in   legge,   con
modificazioni, del decreto-legge 5  agosto  2010,  n.  125,
recante misure urgenti  per  il  settore  dei  trasporti  e
disposizioni in materia finanziaria. Proroga del termine di
esercizio  della   delega   legislativa   in   materia   di
bilancio di amministrazioni pubbliche):
«2. All’art. 2, comma 1, della legge 31 dicembre  2009,
n. 196, le parole:”un anno dalla data di entrata in  vigore
della presente legge” sono sostituite dalle  seguenti:  “il
31 maggio 2011.”».
119 della Costituzione) e’ pubblicata nella  Gazz.  Uff.  6
Si riporta il testo dell’art. 1, comma 2, della  citata
legge n. 196 del 2009:
1. Il presente  decreto  disciplina  l’armonizzazione  dei  sistemi
al  fine  di  assicurare  il  coordinamento  della  finanza  pubblica
attraverso   una   disciplina   omogenea    dei    procedimenti    di
2. Le amministrazioni pubbliche  conformano  i  propri  ordinamenti
finanziari e  contabili  ai  principi  contabili  generali  contenuti
nell’allegato  1  che  costituisce  parte  integrante  del   presente
decreto, e uniformano l’esercizio delle funzioni  di  programmazione,
gestione,  rendicontazione  e  controllo   a   tali   principi,   che
costituiscono regole  fondamentali,  nonche’  ai  principi  contabili
3. Resta fermo quanto previsto dall’articolo  52,  comma  4,  della
Si riporta il testo dell’art. 52 ,comma 4, della citata
«4. Le disposizioni di cui  alla  presente  legge  sono
applicate dalla Presidenza  della  Repubblica,  dal  Senato
della Repubblica, dalla Camera dei deputati e  dalla  Corte
costituzionale in quanto ritenute compatibili con la  sfera
di  autonomia  costituzionalmente   riconosciuta   a   tali
organi.».
1. Le amministrazioni  pubbliche,  nel  dare  piena  attuazione  ai
principi  contabili  generali  di  cui  all’articolo  2,   comma   2,
perseguono gli obiettivi di:
a)  promuovere  l’armonizzazione   delle   procedure   contabili,
connesse ai diversi sistemi contabili  e  di  bilancio,  al  fine  di
rappresentare in maniera veritiera e corretta, attraverso il  sistema
dei bilanci, le scelte programmatiche,  amministrative  e  gestionali
b) coordinare i principi contabili generali con  quelli  relativi
al consolidamento dei conti delle amministrazioni pubbliche;
c) consentire ai gestori dei sistemi  contabili  e  di  bilancio,
nonche’  ai  responsabili  dei  servizi  finanziari,   l’applicazione
corretta ed efficace delle norme;
d)  coadiuvare  gli  organi  di  revisione  e  di  controllo  nel
verificare che il sistema dei  bilanci  e  le  relative  informazioni
contabili pubbliche risultino conformi ai principi di  efficienza  ed
e) assistere gli utilizzatori del sistema  dei  bilanci  pubblici
nell’esame delle informazioni in essi contenute.
Titolo II   Piano dei conti integrato
1. Al fine di perseguire la qualita’ e la trasparenza dei  dati  di
finanza pubblica, nonche’ il miglioramento della raccordabilita’  dei
conti delle amministrazioni pubbliche  con  il  sistema  europeo  dei
conti    nell’ambito    delle    rappresentazioni    contabili,    le
sono  tenute  ad  adottare  un  comune  piano  dei  conti  integrato,
costituito da conti che rilevano le entrate e le spese in termini  di
contabilita’ finanziaria e da  conti  economico-patrimoniali  redatto
2. Le voci del piano dei conti sono definite  in  coerenza  con  il
sistema delle regole  contabili  di  cui  all’articolo  2,  comma  2,
nonche’  con  le  regole  definite  in  ambito   internazionale   dai
a garantire  il  rispetto  del  regolamento  (CE)  n.  479/2009,  del
Consiglio,  del  25  maggio  2009,  relativo   all’applicazione   del
protocollo sulla procedura per i  disavanzi  eccessivi,  allegato  al
Trattato  che  istituisce  la   Comunita’   europea,   e   successive
3. Con uno o piu’ regolamenti da adottare  ai  sensi  dell’articolo
17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.  400,  entro  centottanta
giorni dalla data di  entrata  in  vigore  del  presente  decreto  su
b)  la  revisione  delle  disposizioni  di  cui  al  decreto  del
Presidente della Repubblica 27 febbraio 2003, n.  97,  tenendo  conto
c)  i  principi  contabili  riguardanti  i  comuni   criteri   di
contabilizzazione, cui e’  allegato  un  nomenclatore  contenente  le
definizioni degli istituti contabili e le procedure  finanziarie  per
ciascun comparto  suddiviso  per  tipologia  di  enti,  al  quale  si
in  conformita’  a  quanto  previsto  al  comma   2.   I   successivi
Ragioneria generale dello  Stato,  sono  approvati  con  decreto  del
Ministro dell’economia e delle finanze, da pubblicare nella  Gazzetta
Ufficiale  della  Repubblica  italiana  e  nel  sito   del   medesimo
Ministero. Ai  sensi  dell’articolo  14,  comma  8,  della  legge  31
dicembre 2009, n. 196, sono definite le codifiche  SIOPE  secondo  la
5.  Il  piano  dei  conti  di   cui   al   comma   1,   strutturato
gerarchicamente secondo vari  livelli  di  dettaglio,  individua  gli
elementi di base secondo  cui  articolare  le  rilevazioni  contabili
assicurate dalle amministrazioni, ai fini del  consolidamento  e  del
monitoraggio, nelle fasi di previsione,  gestione  e  rendicontazione
dei conti delle amministrazioni  pubbliche,  ed  in  conformita’  con
le amministrazioni vigilanti, da adottare ai sensi dell’articolo  17,
comma 3, della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  sono  definiti,  per
gruppi omogenei di enti che svolgono  attivita’  similare,  ulteriori
livelli gerarchici di dettaglio del comune  piano  dei  conti,  utili
alla rilevazione delle  operazioni  tipiche  svolte  dagli  stessi  e
comuni a tutti gli enti del gruppo. Le strutture delle codifiche  dei
vari comparti devono  essere  coerenti,  al  fine  di  assicurare  le
informazioni necessarie al consolidamento dei conti di cui  al  comma
7. Le amministrazioni pubbliche,  in  relazione  alla  specificita’
delle proprie  attivita’  istituzionali,  definiscono  gli  ulteriori
livelli  gerarchici  utili  alla  rilevazione  di  ciascuna  risorsa,
ottimizzandone la struttura  in  funzione  delle  proprie  finalita’,
fermo restando  la  riconducibilita’  delle  voci  alle  aggregazioni
8. Gli schemi dei regolamenti di  cui  al  presente  articolo  sono
trasmessi alle Camere affinche’ su di essi  sia  espresso  il  parere
delle Commissioni  parlamentari  competenti  entro  60  giorni  dalla
trasmissione. Decorso tale termine per l’espressione  dei  pareri,  i
Il Regolamento (CE) 25 maggio 2009,  n.  479/2009,  del
Consiglio relativo all’applicazione  del  protocollo  sulla
procedura per i disavanzi eccessivi, allegato  al  trattato
che istituisce la Comunita’ europea  (Versione  codificata)
e’ pubblicato nella G.U.U.E. 10 giugno 2009, n. L 145.
Si riporta il testo dell’art. 17, comma 1, della  legge
e) .».
Il Decreto del Presidente della Repubblica 27  febbraio
2003, n. 97 (Regolamento concernente l’amministrazione e la
contabilita’ degli enti pubblici di cui alla legge 20 marzo
1975, n. 70), e’ pubblicato nella Gazz. Uff. 6 maggio 2003,
n. 103, S.O.
Si riporta il testo dell’art. 14, comma 8, della citata
«8. Il Ministro dell’economia e delle finanze,  sentita
modifiche e integrazioni alla codificazione stabilita.».
Si riporta il testo dell’art. 17, comma 3, della citata
legge n. 400 del 1988:
1.  Il  piano  dei  conti,  mediante  un   sistema   integrato   di
scritturazione  contabile  finalizzato  alla  classificazione   delle
a) l’armonizzazione dei sistemi contabili  delle  amministrazioni
pubbliche, con esclusione di quelle di cui all’articolo 2,  comma  2,
lettera b), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, disciplinate  dagli
b) l’integrazione e la coerenza tra le rilevazioni  contabili  di
c)  il  consolidamento  nelle  fasi  di  previsione,  gestione  e
rendicontazione delle entrate, delle spese, dei costi e  dei  ricavi,
nonche’ il monitoraggio in corso d’anno degli  andamenti  di  finanza
pubblica   delle    amministrazioni    pubbliche,    anche    secondo
l’articolazione  nei  sottosettori  delle  amministrazioni  centrali,
degli  enti  di  previdenza  e  delle  amministrazioni   locali,   in
coordinamento con quanto previsto all’articolo 2,  comma  2,  lettera
d) una maggiore tracciabilita’  delle  informazioni  nelle  varie
e) una maggiore attendibilita’ e trasparenza dei dati  contabili,
2. I macroaggregati di cui agli articolo 10 e 11, sono  determinati
Si riporta il testo dell’art. 2, comma 2, della  citata
«2. I decreti  legislativi  di  cui  al  comma  1  sono
a) adozione di regole contabili uniformi e di un comune
piano  dei  conti  integrato  al  fine  di  consentire   il
consolidamento e il monitoraggio  in  fase  di  previsione,
gestione e rendicontazione dei conti delle  amministrazioni
b)   definizione   di    una    tassonomia    per    la
riclassificazione dei dati contabili e di bilancio  per  le
amministrazioni pubbliche tenute al regime di  contabilita’
uniformi di cui alla lettera a);
c) adozione di comuni schemi di bilancio articolati  in
missioni  e  programmi  coerenti  con  la   classificazione
economica   e   funzionale   individuata   dagli   appositi
regolamenti comunitari in materia di contabilita’ nazionale
e  relativi  conti  satellite,  al  fine  di  rendere  piu’
trasparenti e significative le  voci  di  bilancio  dirette
all’attuazione delle politiche pubbliche, e adozione di  un
sistema unico di  codifica  dei  singoli  provvedimenti  di
spesa correlati alle voci di spesa riportate nei bilanci;
d) affiancamento, ai fini conoscitivi,  al  sistema  di
contabilita’  economico-patrimoniale  che  si  ispirino   a
comuni criteri di contabilizzazione;
e)  adozione   di   un   bilancio   consolidato   delle
amministrazioni pubbliche con le proprie aziende,  societa’
o altri organismi  controllati,  secondo  uno  schema  tipo
definito  dal  Ministro  dell’economia  e   delle   finanze
d’intesa con i Ministri interessati;
f) definizione di un sistema di indicatori di risultato
semplici, misurabili e riferiti ai programmi del  bilancio,
costruiti secondo criteri e metodologie comuni alle diverse
amministrazioni individuati con decreto del Presidente  del
Consiglio dei ministri.».
Si riporta il testo dell’art. 2 , comma 2, della citata
legge n. 42 del 2009:
«2. Fermi restando gli  specifici  principi  e  criteri
differenziazione ed adeguatezza di cui  all’  articolo  118
alle  funzioni  fondamentali  di  cui  all’  articolo  117,
secondo comma, lettere m) e p), della Costituzione;
l)  salvaguardia  dell’obiettivo  di  non  alterare  il
livelli essenziali di cui all’ articolo 117, secondo comma,
fondamentali di  cui  all’  articolo  117,  secondo  comma,
2) della perequazione della capacita’  fiscale  per  le
altre funzioni;
n)  rispetto  della   ripartizione   delle   competenze
q)  previsione  che  la  legge  regionale  possa,   con
2)  determinare  le  variazioni  delle  aliquote  o  le
con riferimento ai tributi locali di cui al numero 1) (9) ;
interessate dalle concessioni di coltivazione di  cui  all’
articolo 19 del decreto legislativo 25  novembre  1996,  n.
625, e successive modificazioni;
di cui all’ articolo 7, comma 1, lettera b),  numeri  1)  e
2),  essi   sono   possibili,   a   parita’   di   funzioni
amministrative conferite, solo se prevedono la  contestuale
adozione di misure per la  completa  compensazione  tramite
modifica di aliquota o  attribuzione  di  altri  tributi  e
previa quantificazione finanziaria  delle  predette  misure
nella Conferenza di cui all’  articolo  5;  se  i  predetti
interventi sono accompagnati da una riduzione  di  funzioni
delle prestazioni di cui all’ articolo 117, secondo  comma,
essenziali delle prestazioni  di  cui  all’  articolo  117,
l’esercizio  delle  funzioni  fondamentali  di   cui   all’
articolo   117,   secondo   comma,   lettera   p),    della
Costituzione,  o  qualora  gli  scostamenti  dal  patto  di
convergenza di cui all’ articolo 18  della  presente  legge
abbiano caratteristiche permanenti e  sistematiche,  adotta
misure sanzionatorie ai sensi dell’ articolo 17,  comma  1,
lettera  e),  che  sono  commisurate  all’entita’  di  tali
scostamenti e possono comportare l’applicazione  di  misure
automatiche per l’incremento delle  entrate  tributarie  ed
extra-tributarie, e puo’ esercitare nei casi piu’ gravi  il
potere sostitutivo di cui all’ articolo 120, secondo comma,
della Costituzione, secondo quanto disposto dall’  articolo
8 della legge 5 giugno 2003, n. 131, e secondo il principio
di responsabilita’ amministrativa e finanziaria;
economicita’ di cui all’ articolo 5, comma 1, lettera b);
risorse per gli interventi di cui all’ articolo 119, quinto
previsto dall’ articolo 119 della Costituzione;
impresa nelle aree sottoutilizzate.».
1. Le amministrazioni pubbliche, con esclusione di  quelle  di  cui
196, disciplinate  dagli  articoli  16  e  17,  adottano  un  sistema
integrato di scritturazione contabile che consenta  la  registrazione
di ciascun evento gestionale contabilmente rilevante nei  termini  di
cui  all’articolo  5,  comma  1,   lettera   c),   e   che   assicuri
l’integrazione e la coerenza delle rilevazioni di natura  finanziaria
2. Il piano dei conti economico-patrimoniale, di  cui  all’articolo
4, comma  1,  comprende  i  conti  necessari  per  le  operazioni  di
integrazione,  rettifica  e  ammortamento,  effettuate   secondo   le
modalita’ ed  i  tempi  necessari  alle  esigenze  conoscitive  della
3. Il sistema integrato di scritture contabili di cui  al  comma  1
a) rendere disponibili da parte di  ciascuna  amministrazione  le
informazioni contabili necessarie per la valutazione  dell’efficacia,
dell’efficienza e dell’economicita’ della propria attivita’  mediante
la rilevazione dei fatti amministrativi  connessi  all’impiego  delle
organismi internazionali, nonche’ il rispetto degli  impegni  assunti
4. Al fine di permettere alle amministrazioni pubbliche di  cui  al
comma 1 di adeguare i propri  sistemi  informativi  e  contabili,  le
disposizioni di cui al presente articolo si applicano  dall’esercizio
Per il testo dell’art. 2, comma 2, lettera b)  ,  della
citata legge n. 196 del 2009, si veda nelle  note  all’art.
Piano dei conti e struttura dei documenti contabili
1.  Il  livello  del  piano  dei  conti,   individuato   ai   sensi
dell’articolo 4,  commi  3,  5  e  6,  rappresenta  la  struttura  di
riferimento per la  predisposizione  dei  documenti  contabili  e  di
finanza pubblica delle amministrazioni pubbliche.
2. Ciascuna voce del piano dei conti deve corrispondere in  maniera
univoca ad una unita’ elementare di bilancio finanziario. Nel caso in
cui  non  sia  corrispondente  all’articolazione  minima  del  piano,
l’unita’ elementare  di  bilancio  deve  essere  strutturata  secondo
l’articolazione che consenta la costruzione degli  allegati  e  degli
schemi di cui ai commi 3 e 4 del presente articolo, con il  dettaglio
richiesto per il  monitoraggio  ed  il  consolidamento  dei  dati  di
3. Al fine di fornire supporto all’analisi  degli  scostamenti  tra
dati di previsione e di consuntivo, il bilancio annuale di previsione
e il rendiconto dell’esercizio presentano, in  un  apposito  allegato
conoscitivo, la  disaggregazione  delle  voci  del  piano  dei  conti
conformemente a quanto previsto all’articolo  4,  commi  3,  5  e  6,
secondo la rappresentazione sia della contabilita’  finanziaria,  sia
della contabilita’ economica.
4. Le informazioni e gli schemi contabili  resi  disponibili  dalle
amministrazioni pubbliche per il monitoraggio e il consolidamento dei
dati in corso d’anno sono redatti secondo lo schema di  articolazione
del piano dei conti predisposto ai sensi del presente articolo.
Definizione della transazione elementare e sua codificazione
1.  Ogni  atto  gestionale  posto   in   essere   dal   funzionario
responsabile  per  realizzare  le  finalita’   proprie   di   ciascun
programma, definiti ai sensi degli  articoli  10  e  11,  costituisce
nelle rilevazioni contabili una transazione elementare.
2. Ciascuna transazione elementare e’ caratterizzata da  un  codice
che  consente  di  tracciare  le  operazioni  contabili  movimentando
contemporaneamente  i  piani  dei  conti  finanziario,  economico   e
3. In mancanza di una codifica univoca e completa  che  identifichi
la transazione elementare nelle varie fasi dell’entrata e della spesa
i funzionari responsabili non possono dare esecuzione  alle  relative
4. Le transazioni elementari consentono la tracciabilita’ di  tutte
le operazioni contabili  e  la  movimentazione  delle  relative  voci
elementari di bilancio, come definite dall’articolo 7,  comma  2.  La
movimentazione delle unita’ elementari  di  bilancio,  per  la  parte
della spesa, deve essere  contenuta  entro  i  limiti  delle  risorse
finanziarie ivi appostate.
5. Ciascuna  transazione  elementare  deve  contenere  le  seguenti
a) Codice identificativo della missione, per le spese;
b) Codice identificativo del programma, per le spese;
c) Codice identificativo della classificazione COFOG  al  secondo
livello, per le spese;
d) Codice identificativo del centro di responsabilita’;
e) Codice identificativo del centro di costo cui  la  transazione
fa riferimento, per le spese;
f) Codice della voce del piano dei  conti,  per  entrate,  spese,
costi, oneri, ricavi e proventi;
g)  Codici  identificativi   del   soggetto   erogatore   e   del
destinatario del trasferimento ove la transazione intervenga tra  due
amministrazioni  pubbliche;  Codice  identificativo   delle   entrate
ricorrenti e non ricorrenti;
h) Codice identificativo delle transazioni con l’Unione europea;
i)  Codice  unico  di  progetto,  identificativo   del   progetto
d’investimento pubblico realizzato dall’amministrazione.
6. In mancanza di uno o piu’ codici di cui al comma 5, i funzionari
responsabili non possono eseguire le relative transazioni.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo entrano in vigore  a
partire dall’esercizio finanziario 2014. Con decreto  di  natura  non
regolamentare del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare
entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del  presente
decreto, sono stabiliti criteri  e  modalita’  per  l’attuazione  del
presente articolo. Lo schema di decreto e’ trasmesso alle Camere  per
l’espressione del parere  da  parte  delle  Commissioni  parlamentari
competenti  per  materia,  da  rendere  entro  trenta  giorni   dalla
trasmissione.  Decorso  tale  termine,  i  decreti   possono   essere
adottati. Il decreto di cui al presente  comma  e’  pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e nel sito del Ministero
Titolo III   Classificazione delle spese e delle entrate
Omogeneita’ della classificazione delle spese
1. Al fine di consentire la confrontabilita’ dei dati  di  bilancio
delle amministrazioni pubbliche secondo le classificazioni di cui  al
regolamento (CE) n. 2223/96, del Consiglio, del  25  giugno  1996,  e
successive  modificazioni,  nonche’  allo  scopo  di  assicurare   la
trasparenza  del  processo  di  allocazione  delle   risorse   e   di
destinazione delle stesse alle  politiche  pubbliche  settoriali,  le
amministrazioni pubbliche adottano una rappresentazione dei  dati  di
bilancio   che   evidenzi   le   finalita’   della   spesa    secondo
l’articolazione per missioni e programmi.
Il Regolamento (CE) 25 giugno  1996,  n.  2223/96,  del
Consiglio relativo al Sistema europeo dei conti nazionali e
regionali nella Comunita’ e’ pubblicato nella  G.U.C.E.  30
novembre 1996, n. L 310.
il sistema di  regole  contabili  di  cui  al  presente  decreto.  In
conformita’ a quanto previsto dall’articolo 21, comma 2, della  legge
31 dicembre 2009, n.  196,  le  missioni  rappresentano  le  funzioni
principali   e   gli   obiettivi    strategici    perseguiti    dalle
amministrazioni pubbliche nell’utilizzo  delle  risorse  finanziarie,
umane e strumentali ad esse destinate. I programmi rappresentano  gli
aggregati omogenei di  attivita’  volte  a  perseguire  le  finalita’
Si riporta il testo dell’art. 21, comma 2, della citata
«2. Il disegno di  legge  del  bilancio  di  previsione
espone per l’entrata e, per ciascun Ministero, per la spesa
le unita’ di voto parlamentare determinate con  riferimento
rispettivamente  alla  tipologia  di  entrata  e  ad   aree
omogenee di attivita’. Per la spesa, le unita’ di voto sono
costituite  dai  programmi  quali  aggregati   diretti   al
perseguimento degli obiettivi  definiti  nell’ambito  delle
missioni. Le missioni rappresentano le funzioni  principali
e gli obiettivi strategici  perseguiti  con  la  spesa.  La
realizzazione di ciascun programma e’ affidata ad un  unico
centro di  responsabilita’  amministrativa,  corrispondente
all’unita’ organizzativa di primo livello dei Ministeri, ai
sensi dell’articolo 3 del  decreto  legislativo  30  luglio
1999, n. 300. I programmi sono univocamente raccordati alla
nomenclatura COFOG  (Classification  of  the  functions  of
government) di secondo livello. Nei casi in  cui  cio’  non
accada perche’ il programma corrisponde in parte  a  due  o
piu’  funzioni  COFOG  di  secondo  livello,  deve   essere
indicata  la  relativa  percentuale  di   attribuzione   da
calcolare sulla base dell’ammontare presunto  dei  capitoli
di diversa finalizzazione ricompresi nel programma.».
1. In attuazione  dell’articolo  10,  unitamente  alle  rilevazioni
contabili  in  termini  finanziari,  economici  e   patrimoniali,   i
documenti  di  bilancio  previsivi  e  consuntivi  rappresentano   la
classificazione  delle  spese,  sulla  base  dello  schema   di   cui
a)  missioni,  definite  in   base   allo   scopo   istituzionale
dell’amministrazione pubblica, come individuato dalla legge  e  dallo
statuto,  in  modo  da  fornire  la  rappresentazione  delle  singole
funzioni   politico-istituzionali   perseguite   con    le    risorse
finanziarie, umane e strumentali disponibili. Al fine  di  assicurare
un piu’ agevole consolidamento e monitoraggio dei conti pubblici,  le
missioni sono definite sulla base di indirizzi adottati  con  decreto
del Presidente del consiglio dei Ministri, su proposta  del  Ministro
dell’economia e delle finanze, sentiti i Ministeri  vigilanti,  e  si
assume quale termine di riferimento l’individuazione  delle  missioni
nel bilancio dello Stato, ai sensi dell’articolo 21, comma  2,  della
b) programmi, configurati come le unita’ di rappresentazione  del
attivita’   realizzate   dall’amministrazione   pubblica    per    il
perseguimento delle finalita’  individuate  nell’ambito  di  ciascuna
c)  macroaggregati,  che   costituiscono   un’articolazione   dei
programmi secondo  la  natura  economica  della  spesa.  Al  fine  di
garantire  la  coerenza  della  rappresentazione  secondo   l’aspetto
economico, le missioni e i programmi sono definiti nel  rispetto  dei
macroaggregati come individuati per il bilancio dello Stato ai  sensi
dell’articolo 25, comma 2, lettera b), della legge 31 dicembre  2009,
n. 196. L’integrazione e la  modifica  dei  predetti  macroaggregati,
nonche’ l’ulteriore livello di  disaggregazione,  sono  definite  con
riferimento al comune piano dei  conti  integrato,  nel  rispetto  di
quanto  previsto  dal  Titolo  II,  fatto   salvo   quanto   disposto
dall’articolo 40, comma 2, lettera e), della legge 31 dicembre  2009,
d)  classificazione  delle  spese   come   rimodulabili   e   non
rimodulabili per le quali si applicano le disposizioni in materia  di
2. La realizzazione di ciascun programma e’ attribuita ad un  unico
centro di responsabilita’ amministrativa,  corrispondente  all’unita’
organizzativa  individuata  in  conformita’  con  i  regolamenti   di
Ferma  restando   l’autonomia   delle   amministrazioni   pubbliche
nell’individuazione dei programmi di propria pertinenza, al  fine  di
permettere   un’analisi   coordinata   dei   risultati    dell’azione
amministrativa nel quadro delle politiche pubbliche settoriali e  una
maggiore  effettivita’  del  consolidamento   funzionale   dei   dati
contabili,  la  coerenza  della  registrazione  delle  operazioni  e’
assicurata  mediante  la  determinazione  di   regole   univoche   di
ripartizione delle voci di bilancio. A  tal  fine,  il  programma  e’
corredato con l’indicazione della corrispondente codificazione  della
nomenclatura COFOG  di  secondo  livello,  secondo  la  struttura  di
corrispondenza  desumibile  dall’allegato  al  disegno  di  legge  di
bilancio annuale contenente  il  riepilogo  delle  dotazioni  secondo
l’analisi funzionale, ai sensi dell’articolo 21,  comma  11,  lettera
d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196. Nel caso di  corrispondenza
non univoca tra programma e funzioni COFOG di secondo  livello,  sono
individuate  due  o  piu’  funzioni  COFOG  con  l’indicazione  delle
percentuali di attribuzione della spesa del programma a  ciascuna  di
3. Il decreto di cui al comma 1,  lettera  a),  e’  adottato  entro
centoventi giorni dalla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente
decreto, ed e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  della  Repubblica
italiana.  Il  relativo  schema  e’   trasmesso   alle   Camere   per
l’espressione del parere, da  parte  delle  Commissioni  parlamentari
competenti per materia e per i profili finanziari, da  rendere  entro
trenta giorni dalla trasmissione. Decorso tale  termine,  il  decreto
4. Le amministrazioni pubbliche,  entro  centottanta  giorni  dalla
data  di entrata  in  vigore  del  presente  decreto,  adottano   una
specifica  regolamentazione  interna  adeguando,  ove  necessario,  i
Per il testo dell’art. 21, comma 2, della legge n.  196
del 2009, si veda nella nota all’art. 10.
Si riporta il testo dell’art. 25, comma 2, della citata
«2. Le spese dello Stato sono ripartite in:
a) missioni, come definite all’articolo  21,  comma  2,
terzo periodo;
b) programmi, ai fini dell’approvazione parlamentare. I
programmi, come definiti all’articolo 21, comma 2,  secondo
periodo, sono suddivisi  in  macroaggregati  per  spese  di
funzionamento,   per   interventi,   per   trattamenti   di
quiescenza e altri trattamenti integrativi o sostitutivi di
questi ultimi, per oneri del  debito  pubblico,  per  oneri
comuni di parte corrente,  per  investimenti  e  per  oneri
comuni in conto capitale. In autonome previsioni e’ esposto
il rimborso di passivita’ finanziarie;
c) capitoli, secondo l’oggetto della spesa. I capitoli,
classificati secondo il contenuto economico  e  funzionale,
costituiscono le unita’ elementari ai fini della gestione e
della  rendicontazione  e  possono  essere   ripartiti   in
articoli.».
Si riporta il testo dell’art. 40, comma 2, della citata
conto nel rapporto di cui all’articolo 3;
all’articolo 21, comma 6. I predetti limiti, individuati in
via di massima nel DEF e adottati con la  successiva  legge
di bilancio, devono essere coerenti con  la  programmazione
finalizzati agli obiettivi di cui all’articolo 119,  quinto
province, alle citta’ metropolitane e alle regioni.».
Si riporta il  testo  dell’art.  21,  comma  11,  della
«11. Ciascuno stato di previsione  riporta  i  seguenti
elementi   informativi,   da    aggiornare    al    momento
dell’approvazione della legge di bilancio  per  le  lettere
a), b), c), d) ed e):
a) la nota integrativa al bilancio di  previsione.  Per
le entrate, oltre a contenere i criteri per  la  previsione
relativa alle principali imposte e tasse,  essa  specifica,
per  ciascun  titolo,  la  quota   non   avente   carattere
ricorrente e quella avente  carattere  ricorrente,  nonche’
gli effetti connessi alle disposizioni  normative  vigenti,
con   separata    indicazione    di    quelle    introdotte
nell’esercizio, recanti esenzioni o riduzioni del  prelievo
obbligatorio,  con   l’indicazione   della   natura   delle
agevolazioni,  dei   soggetti   e   delle   categorie   dei
beneficiari e degli obiettivi perseguiti. Per la spesa,  si
compone di due sezioni:
1)  la  prima  sezione,  concernente  il  piano   degli
obiettivi correlati  a  ciascun  programma  ed  i  relativi
indicatori di risultato, riporta le  informazioni  relative
al quadro di riferimento in  cui  l’amministrazione  opera,
illustra le priorita’  politiche,  espone  le  attivita’  e
indica gli obiettivi riferiti a ciascun programma di spesa,
che le amministrazioni intendono conseguire in  termini  di
livello dei servizi e di interventi,  in  coerenza  con  il
programma generale dell’azione di Governo. A  tal  fine  il
documento indica le risorse  destinate  alla  realizzazione
dei  predetti  obiettivi  e  riporta  gli   indicatori   di
realizzazione ad essi  riferiti,  nonche’  i  criteri  e  i
parametri   utilizzati   per   la   loro   quantificazione,
evidenziando il collegamento tra i  predetti  indicatori  e
parametri e il sistema di indicatori e  obiettivi  adottati
da ciascuna amministrazione  per  le  valutazioni  previste
dalla legge 4 marzo 2009, n. 15, e dai  successivi  decreti
attuativi. Con decreto del  Presidente  del  Consiglio  dei
ministri, adottato d’intesa con il Ministro dell’economia e
delle finanze, sono individuati i criteri e le  metodologie
per  la  definizione  degli  indicatori  di   realizzazione
contenuti nella nota integrativa;
2) la seconda sezione, relativa  ai  programmi  e  alle
corrispondenti risorse finanziarie, illustra  il  contenuto
di ciascun programma di spesa e i criteri  di  formulazione
delle previsioni, con riguardo in  particolare  alle  varie
tipologie di spesa e ai relativi  riferimenti  legislativi,
con  indicazione  dei   corrispondenti   stanziamenti   del
bilancio triennale;
b) una scheda illustrativa di ogni  programma  e  delle
leggi che lo finanziano, con indicazione dei corrispondenti
stanziamenti del bilancio  triennale,  con  l’articolazione
per le categorie di spesa di cui ai commi  4,  5,  6  e  7.
Nella stessa scheda sono contenute tutte le informazioni  e
i dati relativi alle spese di funzionamento,  ivi  comprese
quelle  del  personale,   necessarie   all’attuazione   del
programma, nonche’ gli interventi programmati, con separata
indicazione delle spese  correnti  e  di  quelle  in  conto
capitale. Tali schede  sono  aggiornate  semestralmente  in
modo   da    tenere    conto    dell’eventuale    revisione
dell’attribuzione dei programmi e delle relative risorse ai
Ministeri nonche’ delle modifiche apportate alle previsioni
iniziali del programma attraverso le variazioni di bilancio
adottate  in  corso  d’anno  ai  sensi  delle  disposizioni
normative vigenti. Le variazioni rispetto  alle  previsioni
iniziali sono analiticamente motivate  anche  in  relazione
alla loro tipologia e natura. Il Ministro  dell’economia  e
delle finanze  trasmette  le  schede  al  Parlamento  entro
trenta giorni dalla fine del semestre di riferimento;
c) per ogni programma l’elenco dei capitoli, articoli e
relativi stanziamenti;
d) per ogni  programma  un  riepilogo  delle  dotazioni
secondo l’analisi economica e funzionale;
e) una scheda illustrativa dei capitoli recanti i fondi
settoriali correlati alle principali politiche pubbliche di
rilevanza  nazionale,   nella   quale   sono   indicati   i
corrispondenti   stanziamenti   previsti    dal    bilancio
triennale,  il  riepilogo   analitico   dei   provvedimenti
legislativi  e  amministrativi  che  hanno  determinato   i
suddetti stanziamenti  e  le  relative  variazioni,  e  gli
interventi previsti a  legislazione  vigente  a  valere  su
detti fondi, con separata indicazione delle spese  correnti
e di quelle in  conto  capitale.  La  scheda  di  cui  alla
presente lettera e’ aggiornata semestralmente  in  modo  da
tenere conto delle modifiche  apportate  agli  stanziamenti
previsti dalla legge  di  bilancio  con  le  variazioni  di
bilancio adottate in corso d’anno. Le  variazioni  rispetto
alle  previsioni   iniziali   indicano   analiticamente   i
provvedimenti legislativi e amministrativi  ai  quali  sono
correlate le variazioni  di  cui  al  secondo  periodo.  Il
Ministro dell’economia e delle finanze trasmette le  schede
al Parlamento entro trenta giorni dalla fine  del  semestre
f) il budget dei costi della relativa  amministrazione.
Le previsioni economiche sono rappresentate secondo le voci
del piano dei conti, distinte per programmi e per centri di
costo. Il budget espone le previsioni formulate dai  centri
di costo dell’amministrazione ed include  il  prospetto  di
riconciliazione  al  fine  di   collegare   le   previsioni
economiche alle previsioni finanziarie di bilancio.».
Classificazione delle spese del bilancio degli organismi  qualificati
1.  Per  le  unita’  locali  delle  amministrazioni  pubbliche,  le
amministrazioni  vigilanti   assicurano   il   raggiungimento   degli
obiettivi di cui all’articolo 9, con modalita’ stabilite con  proprio
decreto di natura non regolamentare,  adottato  di  concerto  con  il
Ufficiale della  Repubblica  italiana.  Gli  schemi  di  decreto,  da
adottare entro novanta giorni dall’entrata  in  vigore  del  presente
decreto, sono trasmessi alle Camere per l’espressione del  parere  da
parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia e  per  i
profili  finanziari,   da   rendere   entro   trenta   giorni   dalla
Societa’ ed enti con bilancio civilistico
1. Le societa’ e gli altri enti ed organismi tenuti  al  regime  di
contabilita’   civilistica   si   conformano   a   quanto    previsto
dall’articolo  11  attraverso  la   rappresentazione,   in   apposito
prospetto,  della  spesa  complessiva  riferita  a   ciascuna   delle
attivita’ svolte, secondo un’aggregazione per  missioni  e  programmi
accompagnata  dalla   corrispondente   classificazione   secondo   la
nomenclatura COFOG di secondo livello.
2. Tale rappresentazione va assicurata in  sede  di  redazione  del
budget, o di altri documenti contabili previsionali, ove previsto  da
disposizioni di legge  o  statutarie,  secondo  la  riclassificazione
effettuata   attraverso   la   tassonomia   individuata   ai    sensi
dell’articolo 17.
3. La relazione sulla gestione  attesta  le  attivita’  riferite  a
ciascun programma di spesa, nell’ambito del quadro di riferimento  in
cui  operano  i  soggetti  di  cui  al  comma  1,  a  corredo   delle
informazioni e in coerenza con la missione.
4. Gli organi  di  controllo  vigilano  sull’attuazione  di  quanto
previsto dal presente articolo, e attestano  tale  adempimento  nella
relazione  di  cui  all’articolo  2429  del  codice  civile  o  nella
relazione di cui all’articolo 47 del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 27 febbraio 2003, n. 97.
Si riporta il testo dell’art. 2429 del codice civile:
«Art.  2429.  Relazione  dei  sindaci  e  deposito  del
Il bilancio deve essere comunicato dagli amministratori
al  collegio  sindacale  e  al  soggetto  incaricato  della
revisione legale dei conti, con la relazione, almeno trenta
giorni prima di quello fissato  per  l’assemblea  che  deve
Il collegio sindacale deve riferire  all’assemblea  sui
risultati dell’esercizio sociale  e  sull’attivita’  svolta
nell’adempimento dei propri doveri, e fare le  osservazioni
e  le  proposte  in  ordine  al   bilancio   e   alla   sua
approvazione,  con  particolare  riferimento  all’esercizio
della deroga di cui all’articolo 2423,  quarto  comma.  [Il
collegio sindacale, se  esercita  il  controllo  contabile,
redige anche la relazione prevista dall’articolo 2409-ter].
Il  bilancio,  con  le  copie   integrali   dell’ultimo
bilancio  delle  societa’  controllate   e   un   prospetto
riepilogativo  dei  dati  essenziali  dell’ultimo  bilancio
delle societa’ collegate, deve restare depositato in  copia
nella sede della societa’, insieme con le  relazioni  degli
amministratori, dei sindaci e del soggetto incaricato della
revisione legale dei conti, durante i quindici  giorni  che
precedono l’assemblea, e  finche’  sia  approvato.  I  soci
possono prenderne visione.
Il deposito  delle  copie  dell’ultimo  bilancio  delle
societa’ controllate prescritto dal comma  precedente  puo’
essere sostituito, per quelle incluse  nel  consolidamento,
dal  deposito  di  un  prospetto  riepilogativo  dei   dati
essenziali dell’ultimo bilancio delle medesime.».
Si riporta  il  testo  dell’art.  47  del  decreto  del
Presidente  della  Repubblica  27  febbraio  2003,  n.   97
(Regolamento    concernente    l’amministrazione    e    la
1975, n. 70):
«Art. 47.La relazione del  collegio  dei  revisori  dei
1. Il collegio dei  revisori  dei  conti,  nei  termini
previsti dal comma 4, dell’articolo 38, redige  la  propria
relazione   formulando   valutazioni   e   giudizi    sulla
regolarita’ amministrativo-contabile della gestione ed,  in
uno con le altre  strutture  facenti  parte  del  controllo
interno, anche valutazioni in ordine alla realizzazione del
programma   e   degli    obiettivi    fissati    all’inizio
dell’esercizio, ponendo in evidenza le cause che  ne  hanno
determinato eventuali scostamenti.
2. Il collegio dei revisori dei conti, in  particolare,
– attestare:
a) la corrispondenza dei dati riportati nel  rendiconto
generale con quelli analitici  desunti  dalla  contabilita’
generale tenuta nel corso della gestione;
b) l’esistenza delle attivita’ e passivita’ e  la  loro
corretta esposizione in bilancio  nonche’  l’attendibilita’
delle valutazioni di bilancio;
c) la correttezza dei risultati finanziari, economici e
patrimoniali della gestione;
d)  l’esattezza  e  la  chiarezza  dei  dati  contabili
presentati  nei  prospetti  di  bilancio  e  nei   relativi
– effettuare analisi e fornire informazioni  in  ordine
alla stabilita’ dell’equilibrio di bilancio e, in  caso  di
disavanzo, fornire informazioni circa  la  struttura  dello
stesso  e  le  prospettive   di   riassorbimento   perche’,
comunque, venga, nel tempo, salvaguardato l’equilibrio;
–   esprimere   valutazioni   sull’adeguatezza    della
struttura  organizzativa  dell’ente  e  sul  rispetto   dei
principi di corretta amministrazione;
– concorrere con altri  organi  a  cio’  deputati  alla
valutazione  dell’adeguatezza  del  sistema  di   controllo
– verificare l’osservanza delle norme che presiedono la
formazione, l’impostazione del rendiconto generale e  della
relazione  sulla  gestione   predisposta   dall’organo   di
–  proporre  l’approvazione  o  meno   del   rendiconto
generale da parte degli organi a cio’ deputati  sulla  base
degli specifici ordinamenti dei singoli enti.
3. La proposta o meno  di  approvazione  da  parte  del
collegio dei revisori si conclude  con  un  giudizio  senza
rilievi, se il rendiconto generale e’ conforme  alle  norme
che ne disciplinano i criteri di redazione e di valutazione
di cui all’allegato n. 14, con un giudizio  con  rilievi  o
con un giudizio negativo.».
Codifica dei provvedimenti di spesa
1. Al fine di consentire la riferibilita’ delle  singole  decisioni
di spesa  alle  articolazioni  dei  documenti  di  bilancio  indicate
dall’articolo  11,  le  amministrazioni  pubbliche  sono   tenute   a
codificare con criteri uniformi  i  provvedimenti  di  spesa  assunti
nella fase di gestione del bilancio.
2.  Con  decreto  di  natura   non   regolamentare   del   Ministro
dell’economia e delle  finanze,  da  adottare  entro  novanta  giorni
dall’entrata in vigore del presente decreto, sono stabiliti i criteri
e le modalita’ per l’attuazione della disposizione di cui al comma 1.
Il decreto di cui al presente  comma  e’  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale  della  Repubblica  italiana  e  nel  sito  del   Ministero
Criteri per la specificazione e la classificazione delle entrate
1. Nei documenti di bilancio  previsivi  e  consuntivi  di  cui  al
presente decreto, le entrate sono ripartite in:
a) titoli, secondo la fonte di provenienza delle entrate, e  sono
classificate come entrate ‘ricorrenti’ o ‘non ricorrenti’, a  seconda
che si riferiscano a proventi la  cui  acquisizione  sia  prevista  a
regime ovvero limitata ad uno o piu’ esercizi;
b)  tipologie,  definite  secondo   la   natura   delle   entrate
nell’ambito   di   ciascuna   fonte   di   provenienza,    ai    fini
dell’approvazione in termini di unita’ di voto;
c) categorie, secondo la natura dei cespiti.
2.  L’ulteriore  livello  di  disaggregazione  e’   definito,   con
riferimento al comune piano dei conti integrato, ai sensi del  titolo
II del presente decreto,  salvo  quanto  previsto  dall’articolo  40,
comma 2, lettera d), della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
Per il testo dell’art. 40, comma 2, della citata  legge
n. 196 del 2009, si veda nelle note all’art. 11.
Titolo IV   Amministrazioni pubbliche  in regime di
contabilita’ civilistica
Destinatari e finalita’
contabilita’ civilistica predispongono un budget economico.
2. Per assicurare il consolidamento ed il  monitoraggio  dei  conti
pubblici, con  decreto  di  natura  non  regolamentare  del  Ministro
dell’economia e delle finanze da adottarsi entro novanta giorni dalla
data di entrata in vigore del  presente  decreto,  sono  stabiliti  i
criteri e le modalita’ di predisposizione del  documento  di  cui  al
comma 1, ai fini della raccordabilita’ dello stesso con gli  analoghi
documenti previsionali predisposti  dalle  amministrazioni  pubbliche
che adottano la contabilita’ finanziaria. Nel medesimo  decreto  sono
altresi’  stabiliti  i  termini  per  la  trasmissione  dei  dati  al
Ministero dell’economia e delle  finanze  al  fine  della  confluenza
nella banca dati unitaria  delle  amministrazioni  pubbliche  di  cui
all’articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n.196.  Il  decreto  di
cui al presente comma e’ pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale  della
Repubblica italiana e nel sito del Ministero  dell’economia  e  delle
3. I soggetti di cui al comma 1 sono tenuti alla  redazione  di  un
rendiconto finanziario in termini di liquidita’  predisposto  secondo
quanto   stabilito   dai   principi   contabili   nazionali   emanati
dall’Organismo italiano di contabilita’.
Si riporta il testo dell’art. 13 della citata legge  n.
«Art. 13. Banca dati delle amministrazioni pubbliche
Tassonomia degli enti in contabilita’ civilistica
1.  Al  fine  di  consentire  l’elaborazione  dei  conti  di  cassa
consolidati delle amministrazioni pubbliche in raccordo con le regole
contabili di cui al presente decreto, le societa’ e gli altri enti ed
organismi tenuti al regime di contabilita’ civilistica assicurano, in
sede  di   bilancio   d’esercizio,   la   trasformazione   dei   dati
economico-patrimoniali in dati di natura finanziaria predisponendo un
conto  consuntivo  avente  natura  finanziaria,  con  le  regole   di
riclassificazione di cui al comma 2, in coerenza con quanto stabilito
2. Fino all’adozione delle codifiche SIOPE di cui al  comma  3,  le
societa’  e  gli  altri  enti  ed  organismi  tenuti  al  regime   di
contabilita’ civilistica redigono il conto consuntivo in  termini  di
cassa, conformandosi alle  regole  di  riclassificazione  di  cui  al
Titolo II. Il  conto  consuntivo  dovra’  essere,  nelle  risultanze,
coerente con il rendiconto finanziario di cui all’articolo 16,  comma
3.  Il  conto  consuntivo,  unitamente  alle  note  di  commento,  e’
trasmesso,  con  modalita’  definite  con  decreto  dirigenziale  del
dipartimento della Ragioneria  generale  dello  Stato,  al  Ministero
dell’economia e delle finanze ai fini  dell’inserimento  nella  banca
dati unitaria delle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo  13
della legge 31 dicembre 2009, n.196.
3. In relazione alle esigenze di controllo e di monitoraggio  degli
andamenti della finanza pubblica, le societa’ e  gli  altri  enti  ed
organismi tenuti al regime di contabilita’ civilistica riclassificano
i propri dati  contabili  attraverso  la  rilevazione  SIOPE  di  cui
all’articolo 14, comma 6, della legge 31 dicembre  2009,  n.  196.  A
seguito dell’estensione della rilevazione SIOPE  i  soggetti  di  cui
all’articolo 16  non  sono  tenuti  agli  adempimenti  relativi  alla
trasmissione dei conti consuntivi, secondo le  modalita’  di  cui  al
comma  2.  Ai  sensi   dell’articolo   77-quater,   comma   11,   del
dalla legge 6 agosto  2008,  n.  133,  i  prospetti  dei  dati  SIOPE
costituiscono un allegato obbligatorio del bilancio di  esercizio.  I
soggetti di cui all’articolo 16 assicurano la coerenza dei dati SIOPE
con le risultanze del rendiconto finanziario di cui all’articolo  16,
comma 3, anche attraverso operazioni di riconciliazione.
4. I collegi sindacali e di revisione vigilano  sull’attuazione  di
quanto previsto  dal  comma  2,  attestando  tale  adempimento  nella
Per il testo dell’art. 13 della citata legge n. 196 del
2009, si veda nelle note all’art. 16.
Si riporta il testo dell’art. 14, comma 6, della citata
«6. Le amministrazioni  pubbliche,  con  esclusione  di
non si applicano agli organi costituzionali.»
Si riporta il testo dell’art. 77-quater, comma 11,  del
la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni,
«11. Gli enti pubblici soggetti al Sistema  Informativo
delle Operazioni degli Enti pubblici (SIOPE), istituito  ai
sensi dell’ articolo 28, commi 3, 4 e  5,  della  legge  27
dicembre 2002, n. 289,  e  successive  modificazioni,  e  i
rispettivi  tesorieri  o  cassieri  non  sono  tenuti  agli
adempimenti relativi alla trasmissione dei  dati  periodici
di cassa, di cui all’ articolo  30  della  legge  5  agosto
1978, n. 468, e successive modificazioni. I  prospetti  dei
dati SIOPE e delle disponibilita’ liquide costituiscono  un
allegato obbligatorio del  rendiconto  o  del  bilancio  di
esercizio. Con decreto del Ministero dell’economia e  delle
Stato, sono stabilite, entro sessanta giorni dalla data  di
decreto, le relative modalita’ di attuazione.  Le  sanzioni
previste dagli articoli 30 e 32 della legge n. 468 del 1978
per il mancato invio dei prospetti di cassa operano per gli
enti inadempienti al SIOPE.».
Per il testo dell’art. 2429 del codice civile, si  veda
nelle note all’art. 13.
Per il riferimento al testo dell’art.  47  del  DPR  27
febbraio 2003, n. 97, si veda nelle note all’art. 13.
Bilancio consolidato delle amministrazioni pubbliche
1. Con decreto del  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  di
concerto  con  i  Ministri  interessati,   da   adottare   ai   sensi
dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400,  entro
decreto, e’ individuato uno schema tipo di bilancio consolidato delle
amministrazioni  pubbliche   con   le   proprie   aziende,   societa’
partecipate ed altri organismi controllati. Nel medesimo decreto sono
stabiliti  i  tempi  e  le  modalita’  per  l’adozione  dei   bilanci
consolidati e per la loro pubblicazione.
2. Lo schema del decreto di cui al comma 1 e’ trasmesso alle Camere
per   l’espressione   del   parere   delle   competenti   Commissioni
parlamentari, da rendere  entro  trenta  giorni  dalla  trasmissione.
Decorso tale termine, il decreto puo’ comunque essere adottato.
Titolo V   Sistema di indicatori di risultato semplici,
misurabili  e riferiti ai programmi di bilancio
1. Le amministrazioni pubbliche,  contestualmente  al  bilancio  di
previsione  ed  al  bilancio  consuntivo,  presentano  un   documento
denominato ‘Piano degli indicatori e risultati attesi  di  bilancio’,
di seguito denominato ‘Piano’, al fine di  illustrare  gli  obiettivi
della  spesa,  misurarne  i  risultati  e   monitorarne   l’effettivo
andamento in termini di servizi forniti e di interventi realizzati.
2. Il Piano illustra il contenuto di ciascun programma di spesa  ed
espone informazioni sintetiche relative ai  principali  obiettivi  da
realizzare, con riferimento agli stessi programmi del bilancio per il
triennio della programmazione finanziaria, e riporta  gli  indicatori
individuati per quantificare tali obiettivi, nonche’  la  misurazione
annuale  degli  stessi  indicatori   per   monitorare   i   risultati
3. Il Piano e’ coerente con il sistema di obiettivi  ed  indicatori
adottati da ciascuna amministrazione ai sensi del decreto legislativo
27 ottobre 2009, n. 150, e, per  le  amministrazioni  centrali  dello
Stato, corrisponde alle note integrative  disciplinate  dall’articolo
21, comma 11, lettera a), e dall’articolo 35, comma 2, della legge 31
4. Al fine di assicurare il consolidamento  e  la  confrontabilita’
degli  indicatori  di   risultato,   le   amministrazioni   vigilanti
definiscono, per le amministrazioni  pubbliche  di  loro  competenza,
comprese le unita’ locali di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b),
il  sistema  minimo  di  indicatori   di   risultato   che   ciascuna
amministrazione ed unita’ locale deve  inserire  nel  proprio  Piano.
Tale sistema minimo e’ stabilito con decreto del Ministro  competente
d’intesa con il Ministro dell’economia e delle finanze,  da  adottare
Il  decreto  legislativo  27  ottobre  2009,   n.   150
e’ pubblicato nella Gazz. Uff. 31  ottobre  2009,  n.  254,
Per il testo dell’art. 21, comma 11, della citata legge
Si riporta il testo dell’art. 35, comma 2, della citata
«2. Al rendiconto di cui al comma  1  e’  allegata  per
ciascuna amministrazione una nota  integrativa,  articolata
per missioni e programmi in  coerenza  con  le  indicazioni
contenute nella nota integrativa al bilancio di previsione.
La  nota  integrativa  al  rendiconto  si  compone  di  due
a) la prima sezione contiene il rapporto sui risultati,
che  espone  l’analisi  e  la  valutazione  del  grado   di
realizzazione   degli   obiettivi   indicati   nella   nota
integrativa di cui all’articolo 21, comma 11,  lettera  a),
numero 1). Ciascuna amministrazione,  in  coerenza  con  lo
schema e gli indicatori contenuti nella nota integrativa al
bilancio di  previsione,  illustra,  con  riferimento  allo
scenario socioeconomico  e  alle  priorita’  politiche,  lo
stato di attuazione  degli  obiettivi  riferiti  a  ciascun
programma, i risultati conseguiti  e  le  relative  risorse
utilizzate, anche con l’indicazione dei residui  accertati,
motivando  gli  eventuali  scostamenti  rispetto  a  quanto
previsto nella nota  di  cui  all’articolo  21,  comma  11,
b) la seconda  sezione  illustra,  con  riferimento  ai
programmi, i risultati finanziari ed  espone  i  principali
fatti della gestione, motivando gli  eventuali  scostamenti
tra  le  previsioni  iniziali  di  spesa  e  quelle  finali
indicate nel rendiconto generale.».
Per il testo dell’art. 17, comma 3, della citata  legge
n. 400 del 1988, si veda nelle note all’art. 18.
Pubblicita’ del sistema di indicatori
1.Il Piano e’ pubblicato nel sito dell’amministrazione  interessata
in  una  sezione  accessibile  dalla  pagina  principale   denominata
‘trasparenza, valutazione e merito’.
2. Gli enti vigilati e le unita’ locali  di  cui  all’articolo  19,
comma 4, trasmettono il Piano annualmente, unitamente al documento di
previsione e al bilancio consuntivo, al Ministero  vigilante  per  il
consolidamento ed il monitoraggio degli obiettivi connessi all’azione
pubblica, nonche’ alla Commissione per la valutazione, la trasparenza
e  l’integrita’  delle  amministrazioni  pubbliche,   ai   fini   del
coordinamento con il piano delle performance  previsto  dall’articolo
10 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.
Si riporta il testo dell’art.  10  del  citato  decreto
legislativo n. 150 del 2009:
«Art. 10. Piano della  performance  e  Relazione  sulla
1. Al fine di assicurare la qualita’,  comprensibilita’
ed attendibilita’ dei documenti di  rappresentazione  della
performance, le amministrazioni pubbliche,  secondo  quanto
stabilito dall’articolo 15, comma 2, lettera  d),  redigono
a) entro il  31  gennaio,  un  documento  programmatico
triennale, denominato Piano della performance  da  adottare
in coerenza con i contenuti e il ciclo della programmazione
finanziaria e di bilancio, che individua  gli  indirizzi  e
gli obiettivi strategici  ed  operativi  e  definisce,  con
riferimento agli obiettivi  finali  ed  intermedi  ed  alle
risorse, gli indicatori per la misurazione e la valutazione
della   performance   dell’amministrazione,   nonche’   gli
obiettivi assegnati al personale dirigenziale ed i relativi
b) un  documento,  da  adottare  entro  il  30  giugno,
denominato: «Relazione sulla performance» che evidenzia,  a
consuntivo,  con   riferimento   all’anno   precedente,   i
risultati organizzativi e individuali raggiunti rispetto ai
singoli  obiettivi  programmati  ed   alle   risorse,   con
rilevazione degli eventuali scostamenti, e il  bilancio  di
genere realizzato.
2. I documenti di cui alle lettere a) e b) del comma  1
sono  immediatamente  trasmessi  alla  Commissione  di  cui
all’articolo  13  e  al  Ministero  dell’economia  e  delle
3.  Eventuali  variazioni  durante  l’esercizio   degli
obiettivi   e   degli    indicatori    della    performance
organizzativa e individuale sono  tempestivamente  inserite
all’interno nel Piano della performance.
4. Per le amministrazioni dello Stato  il  Piano  della
performance contiene la direttiva annuale del  Ministro  di
cui all’articolo 14 del decreto legislativo 30 marzo  2001,
5.  In  caso  di  mancata  adozione  del  Piano   della
performance  e’   fatto   divieto   di   erogazione   della
retribuzione di risultato ai dirigenti che risultano  avere
concorso alla mancata adozione del Piano, per  omissione  o
inerzia   nell’adempimento   dei    propri    compiti,    e
l’amministrazione  non  puo’  procedere  ad  assunzioni  di
personale o al conferimento di incarichi di consulenza o di
collaborazione comunque denominati.».
Requisiti minimi del Piano degli indicatori  e  risultati  attesi  di
1. Il Piano illustra le principali finalita’ perseguite  attraverso
i programmi di spesa del bilancio in termini di livello, copertura  e
qualita’ dei servizi erogati, ovvero l’impatto  che  i  programmi  di
spesa,  unitamente  a  fattori  esogeni,  intendono  produrre   sulla
collettivita’, sul sistema economico e sul contesto di riferimento.
2. Ciascuna finalita’ e’ caratterizzata da  uno  o  piu’  obiettivi
significativi che concorrono  alla  sua  realizzazione.  Per  ciascun
programma, il Piano fornisce:
a) una descrizione sintetica degli obiettivi sottostanti, al fine
dell’individuazione dei  potenziali  destinatari  o  beneficiari  del
servizio o dell’intervento, nonche’ la sua significativita’;
b) il  triennio  di  riferimento  o  l’eventuale  arco  temporale
previsto per la sua realizzazione;
c) uno o piu’ indicatori diretti  a  misurare  l’obiettivo  ed  a
monitorare la sua realizzazione.
3. Per ciascun indicatore, il Piano fornisce:
a) una definizione tecnica, idonea a specificare l’oggetto  della
misurazione dell’indicatore e l’unita’ di misura di riferimento;
b) la fonte del dato, ossia il sistema  informativo  interno,  la
rilevazione esterna, o  l’istituzione  dalla  quale  si  ricavano  le
informazioni necessarie al calcolo dell’indicatore, che  consenta  di
verificarne la misurazione;
c)  il  metodo  o   la   formula   applicata   per   il   calcolo
dell’indicatore;
d)  il  valore  ‘obiettivo’,  consistente  nel  risultato  atteso
dall’indicatore in relazione alla tempistica di realizzazione;
e) l’ultimo valore effettivamente osservato dall’indicatore.
4.  Il  Piano  individua,  inoltre,   specifiche   azioni   avviate
dall’amministrazione per consolidare  il  sistema  di  indicatori  di
Monitoraggio degli obiettivi e indicatori
1. Alla fine di ciascun esercizio finanziario e in  accompagnamento
al bilancio consuntivo, il  Piano  e’  integrato  con  le  risultanze
osservate in termini di raggiungimento  dei  risultati  attesi  e  le
motivazioni degli eventuali scostamenti. I destinatari e le modalita’
di  divulgazione  sono  disciplinate  secondo  i  criteri   stabiliti
dall’articolo 20.
2. Ai  fini  del  monitoraggio  del  Piano,  gli  obiettivi  e  gli
indicatori selezionati, nonche’ i valori  obiettivo  per  l’esercizio
finanziario di riferimento e per l’arco temporale pluriennale sono  i
medesimi indicati nella fase di previsione. Il Piano e’ aggiornato in
corrispondenza di ogni nuovo esercizio di bilancio,  sia  tramite  la
specificazione  di  nuovi  obiettivi  e  indicatori,  che  attraverso
l’aggiornamento dei valori obiettivo e la soppressione  di  obiettivi
gia’ raggiunti oppure oggetto di ripianificazione.
adottare entro il 31 dicembre 2011,  sono  definite  le  linee  guida
generali  per  l’individuazione  di  criteri  e  metodologie  per  la
costruzione di un sistema di indicatori, ai  fini  della  misurazione
dei risultati attesi dai  programmi  di  bilancio.  Con  il  medesimo
decreto sono individuate le  modalita’  per  eventuali  aggiornamenti
delle stesse linee guida generali.
Titolo VI   Disposizioni finali
Termini di approvazione dei bilanci
1. Le amministrazioni pubbliche approvano:
a) il bilancio di previsione o il budget economico  entro  il  31
dicembre dell’anno precedente;
b) il rendiconto o il bilancio di esercizio entro  il  30  aprile
dell’anno successivo, salvo il termine  previsto  per  il  rendiconto
generale dello Stato di cui all’articolo 35, comma 1, della legge  31
dicembre, n. 196.
2.  Le  amministrazioni  pubbliche  di  cui  al  presente   decreto
trasmettono i loro bilanci preventivi, le relative  variazioni  ed  i
bilanci consuntivi alla banca  dati  unitaria  delle  amministrazioni
pubbliche, secondo gli schemi e le modalita’  previste  dall’articolo
13, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196.
3. Gli enti vigilati, i cui bilanci sono sottoposti ad approvazione
da  parte  dell’Amministrazione  vigilante,  deliberano  il   proprio
bilancio di previsione entro il  termine  del  31  ottobre  dell’anno
precedente. Il rendiconto o il bilancio di esercizio  degli  enti  di
cui al presente comma e’ deliberato  entro  il  30  aprile  dell’anno
successivo, ed e’ approvato dall’Amministrazione vigilante competente
Si riporta il testo dell’art. 35, comma 1, della citata
«1. Il Ministro dell’economia e delle finanze  presenta
alle  Camere,  entro  il  mese  di  giugno,  il  rendiconto
generale dell’esercizio scaduto il  31  dicembre  dell’anno
precedente,  articolato  per  missioni  e   programmi.   Il
relativo disegno di legge e’  corredato  di  apposita  nota
preliminare generale.».
Per il testo dell’art. 13, comma 3, della citata  legge
n. 196 del 2009, si veda nella nota all’art. 16.
1. Al fine di valutare gli effetti derivanti  da  un  avvicinamento
tra contabilita’ finanziaria e  contabilita’  economico-patrimoniale,
decreto, con decreto del Ministro dell’economia e  delle  finanze  e’
disciplinata, a partire dal 2012, una  attivita’  di  sperimentazione
della durata di due esercizi finanziari, avente ad oggetto la  tenuta
della contabilita’ finanziaria sulla base di una nuova configurazione
del principio della  competenza  finanziaria,  secondo  la  quale  le
obbligazioni attive e passive giuridicamente perfezionate, che  danno
luogo a entrate e spese per l’ente di  riferimento,  sono  registrate
nelle scritture contabili con l’imputazione all’esercizio  nel  quale
esse vengono a scadenza, ferma restando, nel  caso  di  attivita’  di
investimento che comporta impegni di spesa che vengono a scadenza  in
piu’ esercizi finanziari, la necessita’ di predisporre  la  copertura
finanziaria   per    l’effettuazione    della    complessiva    spesa
dell’investimento.    Le     amministrazioni     interessate     alla
sperimentazione  sono   individuate   anche   tenendo   conto   della
opportunita’ di verificarne, in particolare, gli effetti sulle  spese
in conto capitale. Al termine del primo esercizio finanziario in  cui
ha avuto luogo la sperimentazione e, successivamente, ogni sei  mesi,
il Ministro dell’economia e delle finanze trasmette alle  Camere  una
relazione sui relativi risultati.
2. In considerazione degli esiti della sperimentazione, e’ valutata
la possibilita’ di estendere alle amministrazioni di cui all’articolo
1, comma 1, lettera a), la tenuta  di  una  contabilita’  finanziaria
sulla base del principio di competenza finanziaria  come  configurato
dal comma 1.
1. Il presente decreto entra in vigore il 1° settembre 2011.
2.  Dalla  data  di  cui  al  comma  1,  sono  abrogate  tutte   le
disposizioni incompatibili con il presente decreto.
Dato a Roma, addi’ 31 maggio 2011
DECRETO LEGISLATIVO 31 maggio 2011, n. 91 – Disposizioni recanti attuazione dell’articolo 2 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, in materia di adeguamento ed armonizzazione dei sistemi contabili. (11G0134) – (GU n. 145 del 24-6-2011 redazione redazione 2015-05-05T21:58:39+00:00