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Timestamp: 2018-10-20 08:10:48+00:00
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Confermata in favore di un risparmiatore abruzzese la restituzione di quasi 250.000,00 euro bloccati in attesa di sentenza - Scudo Illeciti Bancari
Ci chiediamo come sia possibile che sempre più risparmiatori continuino ad essere, a loro insaputa, vittime non solo della nota piaga della lentezza giudiziaria, ma anche di quella degli illeciti bancari consistente nell’ingiusta applicazione, da parte degli istituti di credito, di interessi ultralegali, anatocismo, commissioni di massimo scoperto e di oneri mai realmente e specificatamente pattuiti tra banche e clienti.
Tuttavia, la giustizia trionfa, anche se a stento e con i suoi tempi, esattamente come ha avuto luogo con la recentissima sentenza emessa dalla Corte di Appello di L’Aquila n. 83/2018 pubblicata il 17 gennaio dell’anno corrente con la quale, ad un ex correntista di Teramo, è stata disposta, da parte della sua banca, la restituzione del maltolto, per un ammontare totale di quasi 250.000,00 euro.
I fatti da cui prende le mosse la sentenza
Nel 2007 un risparmiatore abruzzese, dopo aver scoperto, grazie ad analisi e perizie, l’inquietante presenza di interessi, spese ed oneri ingiustamente addebitati dalla banca nel corso degli anni sul suo conto corrente ivi acceso, citava in giudizio la banca colpevole, chiedendo la piena restituzione delle somme versate negli anni precedenti.
La vertenza si concludeva 4 anni dopo con la pronuncia di una sentenza esecutiva con la quale il Tribunale Civile di Teramo condannava l’istituto di credito adito al pagamento in favore dell’ex correntista della somma di 205.000,00 euro, oltre interessi e spese legali.
La banca condannata alla refusione della menzionata cospicua cifra proponeva formale appello dinanzi la Corte di Appello di L’Aquila per chiedere la riforma della sentenza di primo grado, in modo che venisse sospesa l’esecuzione coattiva delle somme da versare, somme queste che, nel frattempo, erano rimaste custodite nelle sue casseforti.
Tempi di giustizia e rimborso di somme: alcuni spunti su cui riflettere
Senza scendere nel merito dell’opportunità di istituire delle corsie preferenziali all’interno delle Corti di Appello per le vertenze riguardanti somme già assegnate in primo grado, quello che urge sottolineare è che, se pur lenta, la giustizia arriva…e quando ciò accade lo fa con il “boom”.
In questo caso, la sentenza d’appello è giunta dopo ben 11 anni di attesa. Facile immaginare a quale agonia il risparmiatore si sia sentito sottoposto.
Gli interessi legali hanno fatto lievitare l’importo iniziale fino a sfiorare i 250.000,00 euro in favore dell’ex correntista. È proprio il caso di dire -qui ci calza davvero a pennello- “la banca l’ha pagata con gli interessi” l’illeceità con la quale ha operato!
È ora di dire basta all’applicazione di interessi ultralegali, alla capitalizzazione trimestrale degli interessi (anatocismo), alle commissioni di massimo scoperto e a tanti altri inganni.
Siamo tutti davvero stanchi di queste ingiustizie.
Nel caso di specie, la Corte ha confermato la restituzione del maltolto, più gli ulteriori interessi legali, ma, viene da chiedersi: se il risparmiatore non si fosse accorto degli illeciti bancari compiuti, già quantificabili, in termini numerici, in quasi a 50 mila euro, cosa ne sarebbe stato alla fine dei suoi risparmi?
Questa vicenda fa dunque riflettere…e parecchio.
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