Source: http://www.studiopennino.eu/category/notizie/
Timestamp: 2019-05-27 01:20:57+00:00
Document Index: 77015315

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 3', 'art. 54', '§ 6', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 38', '§ 5', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 60', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 138', 'art. 139', 'art. 138', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 137', 'art.11', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 43', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 26', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 148', 'art. 4', 'art. 73', 'art. 11', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 32']

Notizie | Studio Pennino
Importanti Chiarimenti sulla Fatturazione Elettronica
Sono stati forniti da parte dell’agenzia delle entrate importanti chiarimenti con riferimento ai soggetti che svolgono commercio al dettaglio, i quali, come noto, dal prossimo 1° gennaio, pur dovendo emettere la fattura elettronica, se richiesta dal cliente, potranno beneficiare di un maggior termine per l’emissione, essendo possibile, nei primi sei mesi del 2019, trasmettere la fattura elettronicaentro il termine della liquidazione Iva del periodo di effettuazione dell’operazione.
A tal proposito l’Agenzia delle entrate ha chiarito che, a fronte della richiesta di emissione di fattura da parte del consumatore, l’esercente potrà alternativamente:
in caso di fattura differita, emettere una ricevuta fiscale o uno scontrino fiscale, ricordando di scorporare l’ammontare dei corrispettivi oggetto di fatturazione differita dal totale giornaliero dei corrispettivi;
in caso di fattura immediata, trasmettere al SdI entro i termini della liquidazione periodica, la fattura recante l’indicazione della data di effettuazione dell’operazione e rilasciare al cliente, al momento di effettuazione dell’operazione, apposita quietanza, che, però, assumerà rilevanza solo commerciale e non fiscale. In luogo della quietanza potrà inoltre essere rilasciata alla parte una stampa della fattura ovvero dalla ricevuta del POS, in caso di pagamento elettronico.
In ogni caso, l’esercente dovrà mettere a disposizione del consumatore finale una copiaanalogica o elettronica della fattura, salvo quest’ultimo non vi rinunci.
Da ultimo, con le stesse Faq, richiamando la circolare AdE 18/E/2014, è stato precisato che la fattura differita può contenere anche solo l’indicazione della data e del numero del DDT o del documento idoneo: in tal caso i DDT non devono essere necessariamente allegati alla fattura elettronica, potendo essere conservati anche in modalità cartacea.
Fatturazione elettronica 2019: tutti gli esclusi, novità nel Decreto fiscale
Categoria che dunque, a Decreto approvato, si aggiungerà a tutti gli altri beneficiari dell’esenzione dall’obbligo di invio.
Vediamo un po’ più in dettaglio la mappa di tutti gli esclusi dall’obbligo di fatturazione elettronica, con riferimento anche al Decreto fiscale emendato, e ripercorriamo la strada della fattura elettronica con l’imminente entrata in vigore dell’obbligo dal 1° gennaio 2019.
In ottica semplificazione e innovazione, anche in ambito fiscale, la fatturazione elettronica è un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture. Una misura che consente di mandare in pensione la carta, e velocizzare e digitalizzare gli adempimenti fiscali di fatturazione.
Il nuovo formato destinato alle e-fatture è un formato digitale chiamato xml (eXtensible Markup Language), coinvolgendo in questa danza diversi attori: il fornitore o il suo intermediario, il Sistema di Interscambio nazionale (SdI) e la Pubblica Amministrazione destinataria della fattura.
al 2015 la e-fattura è obbligatoria nei rapporti commerciali tra aziende private e Pubblica Amministrazione. Dal prossimo 1° gennaio 2019 invece, per effetto della Legge di bilancio 2018, la fattura elettronica diventerà obbligatoria per tutti. I soggetti titolari di partita Iva, il cosiddetto settore B2B. L’obbligo generale entrerà quindi in vigore il 1° Gennaio 2019.
l’obbligo di e-fatturazione coinvolge una platea di diversi attori economici, secondo quanto stabilito per legge. A partire dal 1° gennaio 2019 quindi queste categorie non potranno sottrarsi all’invio e conservazione della e-fattura:
gli Operatori Iva – soggetti o stabiliti in Italia – che dovranno emettere e ricevere le proprie fatture per cessioni di beni e prestazioni di servizi esclusivamente in modalità elettronica;
gli Operatori Iva sia Business to Business sia Business to Consumer (cioè nei rapporti con i consumatori finali.
gli operatori economici, cioè i fornitori di beni e servizi verso le PA, obbligati alla compilazione/trasmissione delle fatture elettroniche e alla conservazione a norma. Va precisato che le fatture emesse dagli intermediari per la trasmissione delle dichiarazioni dei redditi e per la riscossione mediante modello F24 sono, al momento, derogate dagli obblighi.
gli intermediari (banche, Poste, altri intermediari finanziari, intermediari di filiera, commercialisti, imprese ICT), vale a dire soggetti terzi ai quali gli operatori economici possono rivolgersi per la compilazione/trasmissione della fattura elettronica e per la conservazione a norma. Possono servirsi degli intermediari anche le PA per la ricezione del flusso elettronico dei dati e per l’archiviazione sostitutiva.
Iniziando ad avvicinarsi al mondo dei soggetti che potranno evitare di inviare fatture elettroniche, ricordiamo che nel Decreto Fiscale 2019 è stato approvato un recente emendamento che propone un nuovo articolo che estrometta dall’obbligo di fatturazione elettronica gli operatori sanitari: in particolare l’esonero dall’obbligo di fatturazione elettronica, per il periodo d’imposta 2019, per i soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema tessera sanitaria, ai fini della dichiarazione dei redditi precompilata.
Chi sono gli operatori sanitari in questione, tenuti all’invio dati al Sistema tessera sanitari? Ecco a chi si riferisce l’emendamento:
le aziende sanitarie locali,
le aziende ospedaliere,
gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico,
i policlinici universitari,
le farmacie, pubbliche e private,
Vediamo ora la mappa di tutti coloro che sono esonerati dall’obbligo di invio fattura elettronica 2019: una platea di oltre 5 milioni di soggetti titolari di partita Iva
Ricordiamo però che ciò non esime questi soggetti dall’avere comunque a che fare che fatture digitali, inviate magari dai loro fornitori.
Ecco tutti gli esclusi dalla fatturazione elettronica 2019:
gli operatori sanitari (aziende sanitarie locali e ospedaliere, istituti di ricovero, farmacie, policlinici universitari, ambulatori specialistici ambulatoriali, iscritti all’Albo dei medici chirurghi);
i contribuenti che hanno aderito al regime forfetario e vecchi minimi (ricordiamo la nuova soglia di accesso fino a 65 mila euro per il 2019);
esercenti e artigiani che operano solo con consumatori ed emettono scontrini e ricevute fiscali (per questi l’obbligo è rinviato);
gli agricoltori in regime speciale
le imprese che effettuano cessione di beni e prestazione di servizi nei confronti di non residenti
Un primo assaggio di flat tax. A cominciare dalle partite Iva. La maggioranza gialloverde mette nero su bianco le ipotesi finora circolate di revisione e potenziamento dell’attuale regime forfettario, che prevede già attualmente un’aliquota unica del 15% sostitutiva sia dell’Irpef e delle addizionali che dell’Irap e tutta una serie di semplificazioni: dal non detrarre l’Iva sugli acquisti al non dover presentare la dichiarazione Iva, dall’esonero dallo spesometro a quello dell’emissione dell’e-fattura tra privati dal prossimo anno.
L’ipotesi delineata dalla proposta di legge presentata alla Camera come primo firmatario da Riccardo Molinari, capogruppo della Lega a Montecitorio, e sottoscritta da Francesco D’Uva , capogruppo del Movimento Cinque Stelle, prevede l’innalzamento a 100mila euro di ricavi o compensi conseguiti l’anno precedente per l’accesso al regime agevolato. Una soglia unica, invece di quelle attualmente in vigore differenziate a seconda le attività produttive che vanno da 25mila a 50mila euro (per i professionisti è a 30mila euro).
Il costo stimato dell’operazione è di 3,5 miliardi di euro a partire dal 2019. Le coperture secondo il testo della proposta arriverebbero da una «riduzione dello 1% di tutte le dotazioni finanziarie di parte corrente del bilancio dello Stato, fatta eccezione per le spese per oneri inderogabili di cui all’articolo 21, comma 5, lettera a), della legge 31 dicembre 2009, n. 196, ad eccezione delle spese relative alle missioni: diritti sociali, politiche sociali e famiglia; politiche per il lavoro, tutela della salute, difesa e sicurezza».
Una base di discussione
La proposta di legge rappresenta una base di partenza di discussione in vista della prossima legge di Bilancio. Il tema della flat tax per le partite Iva con l’allargamento delle attuali soglie di ricavi e compensi è da settimane allo studio del Mef e in particolare del sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci (Lega).
Mentre l’attuale formulazione consente l’accesso al regime forfettario solo ai «contribuenti persone fisiche» che esercitano un’attività d’impresa o professionale, la proposta di legge Molinari punta a estendere il raggio d’azione anche alle società di persone e alle società di capitali.
Allo stesso tempo con l’ampliamento a 100mila euro di ricavi o compensi, verrebbero ampliati anche i limiti da 5mila a 15mila euro per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti e da 20mila a 40mila euro il costo complessivo dei beni strumentali al lordo degli ammortamenti (già ora non concorrono alla formazione del limite i beni immobili, comunque acquisiti, e anche se detenuti in locazione, utilizzati per l’esercizio dell’impresa, arte o professione). Mentre per i beni in locazione finanziaria la proposta di legge precisa che rileva il costo annuo sostenuto dall’utilizzatore.
Il prelievo fiscale è ulteriormente agevolato con un’aliquota al 5% per le start up, ma anche per le persone fisiche sotto i 35 anni e gli over 55 per i primi periodi d’imposta successivi all’avvio dell’attività. L’obiettivo è di aiutare chi apre una partita Iva per immettersi o per rientrare nel mercato del lavoro. Non solo con una tassazione light ma anche con un carico ridotto di adempimenti. Anche perché, oltre agli esoneri attuali compreso quello dell’emissione di e-fattura tra privati dal 2019, ci sarebbe anche l’esclusione dagli Isa, destinati a prendere il posto degli studi di settore.
Proroga dell’ingresso della fattura elettronica obbligatoria per gli acquisti di carburante. Estesa a tutti i privati dal 1° gennaio 2019
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 148 del 28.06.2018 il decreto legge n. 79 che proroga fino a fine anno l’utilizzo della scheda carburante. Il testo del decreto prevede:
L’obbligo di fatturazione elettronica sarà successivamente esteso a partire dal 1 ° gennaio 2019 a tutte le cessioni di beni e prestazioni di servizi tra imprese e verso i consumatori finali. Le fatture elettroniche saranno veicolate attraverso il Sistema di Interscambio (SdI), gestito dall’Agenzia delle Entrate, attualmente in uso per la fatturazione elettronica nei confronti della pubblica Amministrazione.
In generale, sono esonerati dall’obbligo di fatturazione elettronica i soggetti
Per i soggetti passivi dell’IVA esercenti arti e professioni e per le imprese ammesse al regime di contabilità semplificata sono previste ulteriori semplificazioni contabili e amministrative.
Modello F24: ecco le modalità di compensazione previste dopo l’approvazione del DL 50/2017. Tutto quello che c’è da sapere su regole, novità e importi.
L’articolo 3 del DL 50/2017, infatti, prevede nuove “disposizioni di contrasto alle indebite compensazioni”. In particolare, viene abbassato da 15.000 a 5.000 euro il limite della compensazione libera dei crediti IVA. In altre parole, per compensazioni IVA in F24 superiori ad euro 5.000 sarà necessario utilizzare il visto di conformità.
Contemporaneamente è stato introdotto l’obbligo di inviare telematicamente tramite Entratel/Fisconline i modelli F24 contenenti compensazione con crediti derivanti da qualsiasi imposta sui redditi o addizionale, ritenuta alla fonte, imposta sostitutiva sul reddito, Irap e crediti d’imposta di cui al quadro RU della dichiarazione dei redditi. In altre parole, a partire dal 24 aprile 2017 tutte le compensazioni di qualsiasi imposta e di qualsiasi importo eseguite da soggetti titolari di partita IVA devono transitare da Entratel o Fiscoonline. Fino al 23 aprile, invece, l’obbligo c’era solo per compensazioni IVA superiori a 5.000 euro.
Negli altri due casi – modello F24 con saldo positivo senza compensazioni e con saldo zero – la situzione rimane invariata. Nel primo caso, il contribuente titolare di partita IVA ha l’obbligo di pagamento tramite home banking (non può essere quindi utilizzato il modello F24 cartaceo). Nel caso della compensazione di un modello F24 con saldo finale uguale a zero, invece, rimane l’obbligo di pagamento tramite i canali dell’Agenzia delle Entrate (Entratel ed F24 online).
Nel caso delle persone fisiche non titolari di partita IVA, a differenza di quanto previsto per imprese e autonomi, è prevista la possibilità di pagare il modello F24 cartaceo nel caso in cui lo stesso modello di pagamento non presenti alcuna compensazione. L’obbligo di pagamento tramite home banking o canale intermediari sussiste nel caso di modello F24 con saldo positivo e compensazioni di qualsiasi tipo e nel caso di modello F24 a saldo zero.
Canone di abbonamento alla televisione: più tempo per inviare la dichiarazione di esonero
Con un Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 21 aprile 2016, sono state apportate delle modifiche alla disciplina in materia di dichiarazione sostitutiva relativa al canone di abbonamento alla televisione per uso privato.
Si ricorda che, in base alle nuove regole, la dichiarazione sostitutiva da presentare all’Agenzia delle Entrate permette di superare la presunzione di detenzione di un apparecchio televisivo nel caso in cui il contribuente sia intestatario di un’utenza per la fornitura di energia elettrica nel luogo nel quale ha la residenza anagrafica.
Le modalità ed i termini di presentazione di tale dichiarazione erano stati definiti con Provvedimento del 24 marzo 2016.
Con il nuovo Provvedimento, è stabilito che la dichiarazione sostitutiva di non detenzione di un apparecchio televisivo presentata dal 1° gennaio al 16 maggio 2016 (prima il termine era fissato al 30 aprile 2016 per le dichiarazioni inviate tramite posta e al 10 maggio 2016 per le dichiarazioni inviate per via telematica) varrà per il canone dovuto per l’intero anno 2016. La dichiarazione presentata, invece, dal 17 maggio al 30 giugno 2016 avrà effetto in riferimento al canone dovuto per il secondo semestre del 2016. Infine, la dichiarazione presentata dal 1° luglio 2016 al 31 gennaio 2017 avrà effetto per il canone dovuto per l’anno 2017.
Anche in caso di nuove utenze attivate nei primi tre mesi del 2016, il termine per presentare la dichiarazione sostitutiva di non detenzione di un apparecchio televisivo è stato prorogato al 16 maggio 2016 affinché la dichiarazione abbia effetto dalla data di attivazione della fornitura dell’energia elettrica. Prima il termine era fissato al 30 aprile 2016 per le dichiarazioni inviate tramite posta ed al 10 maggio 2016 per le dichiarazioni inviate per via elettronica.
Con il nuovo Provvedimento, sono state modificate anche le istruzioni per la compilazione del modello di dichiarazione sostitutiva che erano state approvate con il Provvedimento del 24 marzo 2016.
Le modifiche in questione tengono conto della definizione di apparecchio televisivo contenuta in una nota del Ministero dello Sviluppo Economico del 20 aprile 2016. Secondo tale definizione, l’apparecchio televisivo è un dispositivo in grado di ricevere, decodificare e visualizzare il segnale digitale terrestre o satellitare, direttamente o tramite decoder o sintonizzatore esterno. Non sono, quindi, apparecchi televisivi i computer, gli smartphone, i tablet e, in generale, i dispositivi privi di sintonizzatore per il segnale digitale terrestre o satellitare.
Costi black list semplificati
La Legge di stabilità 2016 (art. 1, c. 142, L. 208/2015) abroga il regime di deducibilità dei costi black list (dettato dai commi da 10 a 12bis dell’art. 110, Tuir, ora soppressi) a partire dal periodo di imposta, per i soggetti solari, 2016.
Si tratta di una novità da salutare, evidentemente, con estremo favore e, per certi versi, inattesa considerato che il regime dei costi black list era già stato di recente novellato dal decreto internazionalizzazione (D.Lgs. 147/2015) con lo scopo di semplificare i relativi adempimenti previsti per la deduzione a partire dal periodo di imposta 2015 (sempre considerando i soggetti “solari”).
In sostanza dal periodo di imposta 2014 al 2016 si sono succeduti tre differenti regimi così sintetizzabili.
Fino al 2014 è prevista l’indeducibilità dei costi o meglio di “qualunque componente negativo di reddito” (C.M. 51/E/2010 e 35/E/2015) derivanti da operazioni intercorse tra imprese residenti e imprese domiciliate in Stati o territori rientranti nella black list, salva l’ipotesi in cui il contribuente residente sia in grado di fornire la prova all’Amministrazione finanziaria circa:
l’effettivo svolgimento di un’attività commerciale da parte dell’impresa estera fornitrice;
il fatto che le operazioni da cui derivavano i componenti negativi rispondessero ad un effettivo interesse economico per l’impresa residente e le stesse avessero avuto concreta attuazione.
È necessario inoltre monitorare tali operazioni tramite specifiche variazioni in aumento e in diminuzione nel Modello Unico. L’eventuale inadempimento di tale onere comporta l’applicazione della sanzione nella misura del 10% dell’importo complessivo dei costi non indicati separatamente, con un minimo di € 500 e un massimo di € 50.000, ferma restando, ricorrendone le condizioni, la deducibilità del relativo componente negativo di reddito (mentre in assenza delle esimenti di cui all’art. 110 Tuir, trovano applicazione anche le sanzioni per infedele dichiarazione oltre chiaramente alla maggiore imposta e relativi interessi).
Il decreto internazionalizzazione, invece, per il periodo di imposta 2015, ha previsto la deducibilità di tali costi nei limiti del loro valore normale, richiedendo, ai fini dell’integrale deducibilità, la dimostrazione dell’unica esimente residua ossia la prova che le operazioni rispondano ad un effettivo interesse economico e abbiano avuto concreta attuazione. In sostanza il decreto internazionalizzazione da un lato riconosce la deducibilità di tali costi nei limiti del valore normale (in luogo della precedente presunzione di non deducibilità) e dall’altro elimina quale possibile esimente ai fini del riconoscimento dell’intero costo (anche oltre il valore normale) la dimostrazione dell’effettivo svolgimento di un’attività commerciale da parte dell’impresa estera fornitrice, spesso di difficile concreta attuazione da parte del contribuente.
È comunque necessario monitorare tali operazioni tramite specifiche variazioni in aumento e in diminuzione nel Modello Unico, posto che in caso di eventuale inadempimento permane l’applicazione della sanzione nella misura del 10% dell’importo complessivo dei costi non indicati separatamente, con un minimo di € 500 e un massimo di € 50.000.
Tale novella, tuttavia, seppur migliorativa della disciplina previgente, poteva comunque creare ulteriore contenzioso con l’Amministrazione finanziaria in merito soprattutto alla quantificazione del corretto “valore normale” entro cui è ammessa la piena deducibilità del costo oltre a prevedere comunque l’applicazione della sanzione proporzionale (in caso di mancato monitoraggio dei costi in dichiarazione) la cui legittimità, peraltro, è stata talvolta sconfessata dalla giurisprudenza di legittimità, in presenza delle condizioni di deducibilità del costo (si veda Cass. 26298/2010).
La legge di stabilità, pertanto, abroga la disciplina in questione ancorando in pratica la deduzione dei costi black list ai criteri di carattere generale (primo fra tutti quello dell’inerenza) ed eliminando la separata indicazione di tali costi in dichiarazione (e, di conseguenza, la relativa sanzione in caso di inadempimento).
La norma è chiara nello stabilire che si applica dal 2016 (dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31.12.2015 per i contribuenti “non solari”), il che potrebbe rappresentare un ostacolo all’applicazione del favor rei per le violazioni commesse in anni precedenti in quanto l’art. 3, co. 2 del D.Lgs. 472/97 prevede il principio secondo cui nessuno può essere assoggettato a sanzioni per un fatto che, secondo una legge posteriore non costituisce violazione punibile, ma fa salve eventuali diverse previsioni di legge (il punto, ad ogni modo, è tutt’altro che pacifico). Ne deriva che anche in Unico 2016 relativo al periodo di imposta 2015 sarà bene indicare separatamente i costi black list, come previsto dalle istruzioni pubblicate in bozza, aggiornate alla luce delle disposizioni del decreto internazionalizzazione
Ufficiale la proroga al 9 marzo per l’opposizione all’uso dei dati sanitari
Con un provvedimento dell’Agenzia delle Entrate di ieri, è stata ufficializzata la proroga al 9 marzo 2016 del termine entro il quale i contribuenti potranno comunicare la propria opposizione all’utilizzo delle spese sanitarie sostenute nell’anno 2015 per l’elaborazione della dichiarazione precompilata, come anticipato dal comunicato stampa dello scorso 21 gennaio.
Modificando quanto previsto dal provvedimento del 31 luglio 2015 n. 103408, nel periodo dal 10 febbraio al 9 marzo prossimi gli assistiti potranno quindi esercitare la propria opposizione all’invio dei dati all’Agenzia delle Entrate, da parte del Sistema tessera sanitaria, in relazione ad ogni singola voce, accedendo direttamente all’area autenticata del sito web del Sistema TS (www.sistemats.it).
Di conseguenza, viene stabilito che il Sistema tessera sanitaria, a partire dal 10 marzo 2016, metta a disposizione dell’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle spese sanitarie e ai rimborsi per i quali non è stata esercitata l’opposizione da parte degli assistiti.
Con il comunicato stampa dello scorso 21 gennaio, è stata infatti annunciata la proroga dal 31 gennaio al 9 febbraio 2016 del termine per inviare al Sistema tessera sanitaria i dati relativi alle spese sanitarie del 2015, da parte: – degli iscritti all’albo dei medici chirurghi e degli odontoiatri; – delle ASL, delle aziende ospedaliere, degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e dei policlinici universitari, delle farmacie pubbliche e private, dei presidi di specialistica ambulatoriale, delle strutture per l’erogazione delle prestazioni di assistenza protesica e di assistenza integrativa e degli altri presidi e strutture accreditati per l’erogazione dei servizi sanitari.
Rinvio al 9 febbraio da formalizzare con un decreto del MEF
Tale proroga dovrà però essere formalizzata da un decreto del Ministero dell’Economia e delle finanze, che modifichi il decreto del 31 luglio 2015.
Sulla raccolta dei dati relativi alle spese sanitarie è intervenuto anche il Garante Privacy che, stando a quanto riportato ieri da QS – Quotidiano Sanità (www.quotidianosanita.it), ha inviato a medici e farmacie una lettera con alcuni chiarimenti, chiedendone la massima diffusione. In considerazione della delicatezza dei dati trattati, il Garante, in accordo con MEF e Agenzia, ha individuato specifiche cautele, ricordando prima di tutto che l’assistito può chiedere, a chi eroga il servizio sanitario, di non trasmettere i dati della singola spesa al Ministero o, se già trasmessi, ottenere la cancellazione anche di singole spese.
A tal fine, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2016, l’assistito può opporsi alla trasmissione dei dati al momento dell’erogazione della prestazione chiedendo oralmente a medico o struttura sanitaria l’annotazione dell’opposizione sul documento fiscale. L’informazione deve essere conservata anche da medico/struttura sanitaria.
Limitatamente all’anno d’imposta 2015 l’opposizione può essere esercitata fino al 31 gennaio 2016 richiedendo all’Agenzia la cancellazione di una o più macro tipologie di spesa dal Sistema TS. Inoltre – spiega il Garante –, dal 10 febbraio al 9 marzo 2016, come ufficializzato ieri dall’Agenzia, e, in seguito, dal 1° al 28 febbraio dell’anno successivo al periodo d’imposta di riferimento, l’assistito può consultare l’elenco delle spese sanitarie trasmesse accedendo all’area autenticata del Sistema TS e opporsi alla messa a disposizione anche di singole spese all’Agenzia, richiedendone la cancellazione.
Il Garante puntualizza infine che l’Agenzia non può accedere al dettaglio delle singole spese degli assistiti, ma solo a dati automaticamente aggregati dal MEF in base alle predefinite macro tipologie di spesa. Gli intermediari abilitati (professionisti e CAF), previa delega, possono poi accedere unicamente al totale delle spese sanitarie detraibili. La consultazione in chiaro delle voci relative alle singole spese sanitarie sostenute è quindi consentita solo all’assistito sul sito del Sistema TS.
Per i professionisti formazione deducibile al 100% fino a 10 mila euro
Il disegno di legge per la tutela del lavoro autonomo, all’esame del Consiglio dei Ministri di giovedì, si propone di mettere “al passo coi tempi” la norma che disciplina la deducibilità delle spese di formazione in capo ai professionisti, introdotta nel corpo del TUIR ormai più di 25 anni fa ad opera del DL 2 marzo 1989 n. 69. Attualmente, l’art. 54 comma 5 ultimo periodo del citato TUIR prevede che “le spese di partecipazione a convegni, congressi e simili o a corsi di aggiornamento professionale, incluse quelle di viaggio e soggiorno, sono deducibili nella misura del 50 per cento del loro ammontare”. Sulla materia, l’Agenzia delle Entrate (circ. n. 35/2012, risposta 2.1) ha fornito un’interpretazione alquanto restrittiva, affermando che, mancando una distinzione normativa circa la natura del corso, la deducibilità ridotta è applicabile anche alle spese sostenute per la partecipazione alla formazione obbligatoria da parte degli iscritti ad albi professionali.
Su Eutekne.info (si veda “Per il professionista formazione on line deducibile al 100%” del 13 febbraio 2014) abbiamo già avuto modo di soffermarci sulle perplessità che la ricostruzione normativa prospettata dall’Agenzia delle Entrate, per quanto ancorata al dato letterale della norma, suscita dal punto di vista costituzionale. In tale sede, si è inoltre sostenuto che già attualmente le spese di formazione fruite con tecnologie multimediali dovrebbero comunque essere escluse dai suddetti limiti di deducibilità.
Si ricorda altresì che, sempre secondo l’Agenzia delle Entrate (circolare n. 53/2008), la disposizione che limita la deducibilità delle spese alberghiere e di ristorazione al 75% ha carattere di regola generale: la stessa deve pertanto trovare applicazione anche quando tali costi ricadono nell’alveo delle spese di convegnistica. In altre parole, ad avviso dell’Agenzia, le spese alberghiere e di ristorazione sostenute per la partecipazione ai convegni sono deducibili nella misura del 75% e sono ammesse in deduzione nel limite del 50% (quindi nel limite del 37,5%, calcolato come il 50% del 75%).
Secondo la circ. CNDCEC 27 aprile 2009 n. 9/IR (§ 6), si tratta di una soluzione poco appagante sotto il profilo sistematico, risultando due diversi limiti di deducibilità per spese sostenute nello stesso contesto: il primo, pari al 37,5%, applicabile alle spese di vitto e alloggio, il secondo, pari al 50%, applicabile invece alle spese di altra natura (ad esempio, spese di iscrizione e di viaggio). A parere del CNDCEC, anche qualora si ritenesse di poter applicare il limite del 75% alle spese di vitto e alloggio sostenute in tali occasioni, l’operare congiunto delle due percentuali (50% e 75%) imporrebbe semplicemente di assumere quale importo massimo deducibile il minore dei due importi (che nella specie, essendo unico il parametro di riferimento per il calcolo dei due limiti, sarebbe sempre quello determinato applicando il 50% all’ammontare delle spese sostenute).
La modifica normativa proposta pone fine all’incongruenza, stabilendo che le spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale, nonché le spese di iscrizione a convegni e congressi sono integralmente deducibili, entro il limite annuo di 10.000 euro. Nulla è più disposto per le spese di viaggio e soggiorno, le quali diverrebbero quindi deducibili secondo i criteri generali (come detto, per quelle di vitto e alloggio opera il limite del 75%).
Totalmente spesabili anche i costi per la certificazione delle competenze
Viene altresì prospettata l’integrale deducibilità dal reddito di lavoro autonomo professionale: – delle spese sostenute (entro il limite annuo di 5.000 euro) per i servizi personalizzati di certificazione delle competenze, orientamento, ricerca e sostegno dell’auto-imprenditorialità, mirate a sbocchi occupazionali effettivamente esistenti e appropriati in relazione alle condizioni del mercato del lavoro erogati dagli organismi accreditati in base alla disciplina vigente; – degli oneri sostenuti per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo fornita da forme assicurative o di solidarietà
Spese redditometriche a prova di «transito endofamiliare»
La Cassazione, con la sentenza n. 1332 depositata ieri, si è soffermata sulle specifiche forme richieste dalla norma per la dimostrazione del “transito endofamiliare” del reddito.
A tal proposito, ricordiamo che il previgente art. 38 del DPR 600/1973 consentiva all’Ufficio di determinare sinteticamente il reddito sulla base degli incrementi patrimoniali e, però, il sesto comma di tale articolo dava la facoltà al contribuente di dimostrare che il maggior reddito determinato o determinabile sinteticamente era costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta; inoltre, “l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”.
La giurisprudenza di legittimità più recente e maggioritaria ha stabilito, al riguardo, che il previgente art. 38 non impone che la prova contraria sia costituita dalla dimostrazione per cui le disponibilità finanziarie sono state specificamente utilizzate per sostenere la spesa relativa all’incremento patrimoniale contestato, ma richiede, tuttavia, espressamente una dimostrazione documentale sintomatica del fatto che ciò sia accaduto. Quindi, non soltanto il contribuente deve provare l’entità delle disponibilità finanziarie (o meglio dei redditi esenti o soggetti a ritenuta a titolo definitivo) addotte quale giustificazione per la spesa contestata dal Fisco, ma deve anche dimostrarne il possesso per un periodo di tempo sufficiente.
Non basta, pertanto, che i redditi o le risorse economiche siano transitate nella disponibilità del contribuente, ma è necessario che siano rimasti in suo possesso, così da escludere che possano poi essere stati utilizzati per un successivo investimento. Né la prova documentale richiesta dalla norma in esame risulta particolarmente onerosa, potendo essere fornita, ad esempio, con l’esibizione degli estratti dei conti correnti bancari facenti capo al contribuente, idonei a dimostrare la durata del possesso dei redditi in esame; quindi non il loro semplice “transito” nella disponibilità del contribuente (cfr. Cass. nn. 22944/2015, 8995/2014, 17663/2014, 25104/2014, 14885/2015).
Non sempre, però, la giustificazione del maggior reddito accertato è desumibile da situazioni reddituali riguardanti il singolo contribuente, il quale è generalmente inserito in un contesto familiare che, quindi, può assumere rilievo ai fini in oggetto. L’Amministrazione finanziaria stessa, del resto, aveva già chiarito, con la circ. n. 49/2007 (§ 5), che gli elementi di capacità contributiva rilevanti ai fini dell’accertamento del contribuente possono trovare spiegazione nei redditi posseduti da altri familiari.
La Suprema Corte, a tal proposito, ha recentemente stabilito che la prova contraria ammessa dal sesto comma citato implica un riferimento alla complessiva posizione reddituale dell’intero nucleo familiare, per tale intendendosi esclusivamente la famiglia naturale, costituita dai coniugi conviventi e dai figli, soprattutto minori; la presunzione del concorso di tali soggetti alla produzione del reddito, che può fornire giustificazione all’accertamento sintetico, trovando fondamento nel vincolo che lega le predette persone, e non già nel mero fatto della convivenza, esclude infatti la possibilità di desumere da quest’ultima il possesso di redditi prodotti da un parente diverso o da un affine, in quanto tale estraneo al nucleo familiare (cfr. Cass. 5365/2014).
Con la citata sentenza della Cassazione n. 1332 depositata ieri – avente ad oggetto il caso di un contribuente accertato sulla base di incrementi patrimoniali incompatibili con il reddito dichiarato, che aveva addotto, a giustificazione di ciò, il suo “mantenimento” da parte della madre convivente – i giudici di legittimità hanno bocciato la decisione di merito che desumeva proprio da tale convivenza la presunzione di sostenimento da parte della madre convivente, di reddito capiente, delle spese contestate.
Per la Cassazione, infatti, è ben vero che sussiste quella presunzione di concorso reddituale dei familiari alle spese della famiglia, ma è altresì vero che l’effettivo transito delle disponibilità da un membro all’altro della famiglia deve essere dimostrato, perché la capienza del reddito di un familiare anche per le spese di un altro non implica necessariamente che ciò sia avvenuto, potendo tale reddito capiente del familiare essere utilizzato per altri soggetti o fini.
Nel caso di specie, quindi, mancava una prova idonea volta a dimostrare che il contribuente era rimasto (in tutto o in parte) sollevato dall’onere pecuniario delle spese sostenute in virtù del contributo dei redditi (esenti o già assoggettati a prelievo tributario) materni ed elargiti a suo favore. Tale prova, secondo i giudici della Suprema Corte, non può rinvenirsi nel semplice vincolo di convivenza, ma deve rispondere alle più rigorose specifiche forme richieste dalla norma per la dimostrazione del “transito endofamiliare del reddito”, le quali ultime sono evidentemente improntate ad una finalità antielusiva.
Del resto, l’art. 38, nella formulazione previgente, se non forniva alcuna indicazione in merito alla titolarità soggettiva dei redditi allegabili a giustificazione delle spese, pretendeva, invece, che ne fosse dimostrato con “idonea documentazione” il “possesso” ed “entità”.
Il contribuente, pertanto, avrebbe dovuto provare, con apposita documentazione, le liberalità ricevute (cfr. Cass. nn. 24597/2010, 20588/2005) ed il loro possesso per un periodo sufficiente a costituire la provvista per le spese contestate. Prova che, peraltro, secondo la Cassazione, non è “così complessa … almeno per masse”.
Il principio giurisprudenziale in oggetto dovrebbe assumere rilievo anche ai fini del nuovo redditometro, seppur con qualche attenuazione, atteso che la formulazione vigente dell’art. 38 non ripropone più la locuzione “l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso devono risultare da idonea documentazione”, su cui si basa in gran parte la statuizione de qua.
Rimborso pensioni: il piano del Governo
Nel Consiglio dei Ministri del 18 maggio 2015 il Governo ha approvato il Decreto Legge Pensioni, trovando
finalmente una “parziale” soluzione alla delicata questione del blocco delle indicizzazioni delle pensioni
decretato nel biennio “2012-2013” dalla Manovra Salva-Italia (art. 24 co. 25 del D.L. n. 201/2011, convertito
nella L. n. 214/2011). Ebbene sì, il piano messo a punto dal Governo per porre rimedio all’incostituzionalità
della menzionata norma – sancita dalla sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale – è piuttosto
“parziale” in quanto limita il campo di applicazione dei rimborsi esclusivamente ai pensionati che abbiano
una pensione inferiore a 3.200 euro, escludendo di fatto circa 650mila pensionati.
Ma non è finita qui. La goccia che fatto traboccare il vaso – scatenando le reazioni di tutti i pensionati
coinvolti nella vicenda e non – sono state le dichiarazioni rese dal Premier, Matteo Renzi, in conferenza
stampa al termine del CdM parlando di un “simpatico bonus” (che prende il nome di “BonusPoletti”), il
quale sarà erogato una tantum giorno 1 agosto 2015 in base ad un particolare “meccanismo a scalare”, che
prevede una diminuzione del bonus al crescere del reddito pensionistico.
Più nel dettaglio, il bonus “una tantum” sarà di:
 750 euro per i pensionati che hanno un assegno di 1.700 euro lordi;
 450 euro per i pensionati che hanno un assegno di 2.200 euro lordi;
 ed infine, di 278 euro per i pensionati che hanno un assegno di 2.700 euro lordi.
È chiaro che i pensionati vittime del blocco dell’indicizzazione, avrebbero diritto ad un rimborso
nettamente superiore rispetto a quello proposto dal Governo. Prendiamo il caso di un pensionato che nel
periodo “2012-2015” abbia avuto una pensione fissa di 1.700 euro; in tal caso, secondo uno studio della UIL
la perdita totale derivante dal blocco dell’indicizzazione è di 3.074,88 euro, mentre il “BonusPoletti” è di
soli 726 euro netti, perdendo complessivamente 2.348,88 euro.
Inoltre, a partire dal 1° di settembre 2015 sarà introdotto un meccanismo di indicizzazione rispetto agli
anni precedenti così che i principi della norma della Consulta – adeguatezza, gradualità e proporzionalità -
siano rispettati. Dal 2016, invece, ci sarà un nuovo meccanismo di rivalutazione, sempre con l’asticella
fissata a sei volte il trattamento minimo.
Bonus bebè: le istruzioni operative dell’Inps
Con la Circolare n. 93 dell’8 maggio 2015, l’Inps ha fornito un riepilogo della disciplina del bonus bebè introdotta dall’art. 1, commi 125-129, della Legge di Stabilità 2015 (legge n. 190/2015), fornendo anche le istruzioni operative per la presentazione della domanda. Le disposizioni attuative erano state fornite dal D.p.c.m. 27.02.2015. L’assegno è corrisposto per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017 ed è pari a 960 euro su base annua, da corrispondere mensilmente fino al terzo anno di vita del bambino, oppure fino al terzo anno dall’ingresso in famiglia del figlio adottato. L’assegno è previsto per i figli di cittadini italiani o comunitari oppure per i figli di cittadini di Stati extracomunitari con permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo residenti in Italia, a condizione che il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente sia in una situazione economica corrispondente ad un valore dell’ISEE non superiore ai 25.000 euro annui. Per i nuclei familiari in possesso di un ISEE non superiore a 7.000 euro annui, l’importo annuale dell’assegno è raddoppiato. L’assegno è corrisposto direttamente dall’INPS, su domanda. La domanda deve essere presentata dal genitore, una sola volta, per ciascun figlio nato o adottato o in affido preadottivo nel triennio 2015-2017, entro 90 giorni dall’evento. Per gli eventi intercorsi nel periodo transitorio che va dal 1° gennaio 2015 al 27 aprile 2015 (data di entrata in vigore del D.P.C.M. 27.02.2015), in via transitoria, il termine di 90 giorni per la presentazione della domanda decorre dalla data del 27.04.2015. Pertanto, per gli eventi predetti (nascite/adozioni/ affidamenti preadottivi avvenuti tra il 1° gennaio 2015 ed il 27 aprile 2015) il termine di 90 giorni, utile per presentare tempestivamente la domanda di assegno, coincide con il 27 luglio 2015.
IL MODELLO 730…..”QUASI” PRECOMPILATO
hanno presentato il modello 730/2014 (ed eventualmente anche i quadri RM, RT e RW) o il modello Unico PF/Unico mini/2014, pur avendo i requisiti per presentare il modello 730 e hanno ricevuto dal sostituto d’imposta la Certificazione Unica 2015 (che da quest’anno ha sostituito il Cud) per i redditi di lavoro dipendente e assimilati e/o per i redditi di pensione percepiti nell’anno 2014, e tale Certificazione Unica è stata trasmessa, nei termini, all’Agenzia delle Entrate. Ne consegue che se il datore di lavoro non ha trasmesso la Certificazione Unica all’Agenzia delle Entrate, il 730 precompilato non è disponibile e la dichiarazione modello 730 andrà presentata con le modalità consuete.
La dichiarazione precompilata viene predisposta anche per i produttori agricoli che nel 2013 hanno realizzato un volume d’affari non superiore a 7.000 euro; in pratica, i titolari di partita Iva nel 2014 con codice attività “agricoltura, silvicoltura e pesca” (macro-area A Ateco 2007) che, con riferimento all’anno precedente, hanno presentato il modello 730 (o Unico con caratteristiche da 730) compilando il quadro dei terreni e non hanno presentato la dichiarazione Iva.
se, con riferimento all’anno d’imposta 2013, il contribuente ha presentato dichiarazioni correttive nei termini o integrative, per le quali, al momento della elaborazione della dichiarazione 730 precompilata, è ancora in corso l’attività di liquidazione automatizzata;
MAG E’ possibile accettare, modificare e inviare le dichiarazioni 730 all’Agenzia delle Entrate direttamente tramite l’applicazione web
GIU Scade il termine per il versamento degli eventuali saldo e primo acconto per i contribuenti senza sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio
LUG Scade il termine per la presentazione della dichiarazione 730 precompilata (nonché, del 730 ordinario)
LUG Scade il termine per il versamento, con la maggiorazione dello 0,40 per cento a titolo di interesse corrispettivo, degli eventuali saldo e primo acconto per i contribuenti senza sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio
SET Scade il termine per, eventualmente, comunicare al sostituto d’imposta di non voler effettuare il secondo o unico acconto dell’Irpef o di volerlo effettuare in misura inferiore
SET Scade il termine per presentare il modello Unico PF/2015 (correttiva nei termini), necessario nel caso di integrazione della dichiarazione che comporta un minor credito o un maggior debito
OTT Scade il termine per presentare un nuovo 730/2015 integrativo, possibile nel caso in cui l’integrazione comporta un maggiore credito, un minor debito o un’imposta invariata
NOV Scade il termine per presentare un nuovo 730/2015 rettificativo, nel caso di errore da parte del sostituto d’imposta, del Caf o del professionista.
NOV Scade il termine per il versamento dell’eventuale secondo o unico acconto per i contribuenti senza sostituto d’imposta tenuto a effettuare il conguaglio
Per la prima volta l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione dei lavoratori dipendenti e dei pensionati,sul proprio sito internet, il modello 730 precompilato. Si tratta di una vera e propria dichiarazione dei redditi nella quale l’Agenzia ha già inserito i dati su redditi, ritenute, versamenti e alcune spese detraibili o deducibili.
Il contribuente deve solo verificare se i dati inseriti sono corretti. Quindi, a seconda dei casi, può:
- accettare la dichiarazione senza fare modifiche
- rettificare i dati non corretti
- integrare la dichiarazione per inserire, ad esempio, altre
- spese deducibili o detraibili.
La dichiarazione 730 precompilata è comunque facoltativa. E’ sempre possibile presentare la dichiarazione
dei redditi con le modalità ordinarie (modello 730 o modello Unico).
- la dichiarazione dei redditi precompilata
- l’elenco dei dati inseriti nella dichiarazione e di quelli che l’Agenzia non ha potuto inserire perché non completi o incongruenti.
- al proprio sostituto d’imposta (datore di lavoro o ente pensionistico), se presta assistenza fiscale
- a un Caf (Centro di assistenza fiscale)
- a un professionista abilitato.
Direttamente dal sito dell’Agenzia I dati presenti nella dichiarazione
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- le spese sanitarie
- le spese per istruzione
- le spese funebri
- le erogazioni liberali
- l’assegno al coniuge separato.
- i dati e le informazioni contenute nella Certificazione Unica (per esempio, i redditi di lavoro dipendente, i compensi di lavoro autonomo occasionale, le ritenute Irpef, addizionale regionale e comunale, i dati dei familiari a carico)
- alcuni dati contenuti nella dichiarazione dell’anno precedente (per esempio, le eccedenze di imposte non richieste a rimborso, gli oneri detraibili in più periodi d’imposta) e altri dati presenti in Anagrafe tributaria (per esempio, i versamenti effettuati con il modello F24)
- gli interessi passivi sui mutui in corso, i premi assicurativi e i contributi previdenziali e assistenziali, i
- contributi versati per lavoratori domestici.
Se il 730 precompilato dall’Agenzia non richiede alcuna correzione o integrazione, il contribuente lo può accettare senza modifiche. Se, invece, alcuni dati risultano non corretti o incompleti, o mancano del tutto, il contribuente è tenuto a modificare o integrare la dichiarazione. Queste operazioni possono essere effettuate direttamente dall’interessato o tramite un soggetto delegato (sostituto, Caf, professionista).
Quando e come si presenta Il modello 730 precompilato 2015 (accettato, modificato o integrato) deve essere presentato entro il 7 luglio.
- direttamente dal contribuente all’Agenzia delle Entrate, in via telematica (tranne per la dichiarazione congiunta)
- tramite il proprio sostituto d’imposta, se presta assistenza fiscale, un Caf o un professionista abilitato.
- indicare i dati del sostituto d’imposta che effettuerà il conguaglio
- compilare la scheda per la scelta dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’Irpef (anche se non si vuole esprimere alcuna scelta)
Presentazione tramite sostituto, Caf, professionista Chi presenta la dichiarazione al proprio sostituto d’imposta, a un Caf o a un professionista abilitato, deve consegnare:
- la delega per l’accesso al modello 730 precompilato
- la scheda per la scelta dell’8, del 5 e del 2 per mille dell’Irpef, nella quale devono essere indicati il codice fiscale e i dati anagrafici (anche se non si intende effettuare alcuna scelta).
Chi possiede altri redditi che non si
possono dichiarare con il modello 730 (per esempio, redditi d’impresa) non può utilizzare la dichiarazione eventualmente predisposta dall’Agenzia, ma deve presentare il modello Unico.
Quando dalla dichiarazione emerge un credito, il rimborso sarà eseguito direttamente dall’Agenzia delle Entrate.
Se, invece, l’Agenzia delle Entrate non dispone delle coordinate del conto corrente, il rimborso è erogato con metodi diversi a seconda della somma da riscuotere:
- per importi inferiori a 1.000 euro, comprensivi di interessi, il contribuente riceve un invito a presentarsi in un qualsiasi ufficio postale dove potrà riscuotere il rimborso in contanti
- per importi pari o superiori a 1.000 euro, il rimborso viene eseguito con l’emissione di un vaglia della Banca d’Italia.
- tramite la stessa applicazione online, indicando le coordinate del conto sul quale effettuare l’addebito
- mediante il modello F24, che può essere stampato e che viene proposto già compilato con i dati relativi al pagamento da eseguire.
- trasmettere in via telematica il modello F24 all’Agenzia delle Entrate tramite lo stesso intermediario
- versare con il modello F24 che gli sarà consegnato dall’intermediario.
- vengono modificati i dati anagrafici, senza però modificare il comune del domicilio fiscale
- viene indicato o variato il codice fiscale del coniuge non fiscalmente a carico
- vengono indicati o modificati i dati del soggetto che effettua il conguaglio
- si indica di non voler versare l’acconto o di volerlo effettuare in misura inferiore a quanto calcolato.
- non saranno controllati i documenti che attestano le spese indicate nella dichiarazione, i cui dati sono stati forniti all’Agenzia delle Entrate da banche, assicurazioni ed enti previdenziali
- non sarà effettuato il controllo preventivo sui rimborsi d’imposta superiori a 4.000 euro, previsto in presenza di detrazioni per familiari a carico e/o eccedenze derivanti dalla dichiarazione precedente.
Se, invece, il contribuente modifica la precompilata (direttamente o tramite il sostituto d’imposta), l’Agenzia eseguirà il controllo formale su tutti gli oneri indicati, compresi quelli trasmessi dagli enti esterni (banche, assicurazioni ed enti previdenziali).
La dichiarazione precompilata è trasmessa con modifiche se si effettuano variazioni o integrazioni dei dati indicati nella dichiarazione che incidono sulla determinazione del reddito o dell’imposta, comprese le variazioni che, pur non modificando il risultato finale della dichiarazione, intervengono sui singoli importi del modello 730 precompilato (per esempio, l’eliminazione di un reddito o di un onere e l’aggiunta di un reddito o di un onere di altro tipo di pari importo).
L’Agenzia può sempre controllare la sussistenza dei requisiti soggettivi richiesti per poter fruire di detrazioni
o deduzioni: di questo rispondono sempre i contribuenti e non i Caf o i professionisti.
Per esempio, nel caso di detrazione degli interessi passivi sul mutuo ipotecario per l’acquisto dell’abitazione principale, può essere controllata l’effettiva destinazione dell’immobile ad abitazione principale.
Se, dopo aver trasmesso la dichiarazione, Caf o professionisti si accorgono di aver commesso errori, dopo aver avvisato il contribuente, possono trasmettere entro il 10 novembre una dichiarazione rettificativa.
Se il contribuente non intende presentare la dichiarazione rettificativa, i Caf e i professionisti possono trasmettere all’Agenzia delle entrate una comunicazione contenente i dati corretti.
Per i contribuenti che presentano il modello 730 precompilato, con o senza modifiche, tramite un Caf o un
professionista abilitato, i vantaggi sono i seguenti:
- i controlli su tutti i documenti che attestano le spese indicate nella dichiarazione saranno effettuati nei confronti del Caf o del professionista
Questi ultimi, infatti, sono tenuti al pagamento di un importo pari alla somma di imposta, sanzioni e interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente a seguito del controllo, salvo i casi di condotta dolosa di quest’ultimo.
Se il contribuente riscontra errori o si accorge di non aver indicato tutti gli elementi in dichiarazione, può presentare un modello 730 integrativo “a favore” (maggior credito o minor debito) rivolgendosi a un Caf o a un professionista abilitato, anche se ha presentato direttamente il modello 730 precompilato o tramite sostituto d’imposta.
Il modello 730 integrativo non può essere presentato direttamente all’Agenzia delle Entrate dal contribuente, salvo il caso in cui sia necessario modificare i dati del sostituto, o indicarne l’assenza, se l’Agenzia non è riuscita a comunicare il risultato contabile al sostituto d’imposta.
E-commerce, non obbligatoria la fattura ai privati
E’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 90 del 18 aprile 2015 il Decreto legislativo sull’e-commerce n. 42 che recepisce la direttiva europea in materia. La norma entra in vigore il 3 di maggio. In particolare, il Decreto prevede che i servizi elettronici, di telecomunicazione e di teleradiodiffusione resi a consumatori privati non siano soggetti a fatturazione né a certificazione fiscale, sia nel regime normale che nel MOSS, a meno che la fattura non sia espressamente richiesta dal cliente. Il decreto ha effetto retroattivo e si applica con riferimento alle operazioni effettuate, nei confronti di soggetti non passivi d’imposta, a partire dal 1° gennaio 2015.
Decreto fatturazione elettronica privati e scontrino digitale
Mercoledì 22 aprile il Governo ha approvato la bozza di decreto riguardante la fatturazione elettronica tra privati. Va detto innanzitutto che , in caso di approvazione si tratterà di una libera scelta degli imprenditori , incentivata da una serie di semplificazioni nella tenuta della contabilità e anche esoneri da pesanti adempimenti come lo spesometro e le comunicazioni delle operazioni black list. L’opzione avrebbe una durata quinquennale. La trasmissione telematica delle fatture tra privati potrà avvenire anche attraverso il Sistema di Interscambio creato per la pubblica amministrazione e utilizzando lo stesso formato xml già utilizzato L’utilizzo di un sistema unico potrebbe essere un incentivo in più per le aziende che operano sia con privati che con pubbliche amministrazioni. Per i commercianti inoltre è prevista la facoltà di non emettere più scontrini cartacei ma solo digitali a partire dal 2017. Il decreto ora passa alle commissioni parlamentari per il parere che deve arrivare entro 30 giorni.
Perdite su crediti: disallineamenti disciplina IVA e imposte dirette
Se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali:
- ai fini IVA è possibile emettere una nota di credito solo qualora sia dimostrata l’infruttuosità della
procedura. È quindi necessario attendere la ripartizione dell’attivo e, quindi, la chiusura della
- ai fini delle imposte dirette è ammessa la deducibilità dalla data di apertura della procedura
Si genera quindi una differenza temporale tra:
- il momento in cui la perdita è fiscalmente deducibile;
- e quello nel quale può essere recuperata l’eventuale IVA versata.
Ciò potrebbe comportare alcuni problemi operativi.
Nel caso in cui, infatti, la disciplina prevista ai fini delle imposte dirette, consenta la deducibilità della
perdita su crediti, non è chiaro se la stessa debba essere di importo pari al solo imponibile, o debba
comprendere anche l’IVA.
In linea di massima si ritiene preferibile rilevare una perdita su crediti che comprenda anche l’IVA in
considerazione di due aspetti:
‐ in primo luogo non necessariamente dovrà essere emessa nota di credito, rimanendo questa una
mera facoltà per il contribuente. Procedere quindi anche allo stralcio dell’IVA non deve ritenersi
‐ in secondo luogo, l’iscrizione in bilancio del credito relativo all’IVA non può ritenersi corretta, in
virtù del fatto che non vi è un vero e proprio debitore.
Da un lato, infatti, il cliente è fallito e abbiamo ormai ritenuto inesigibile il credito; dall’altra non sono
ancora riconosciuti i presupposti per l’esistenza di un credito nei confronti dell’Erario, in quanto, fino a
quando la procedura concorsuale non si conclude, non è possibile emettere una nota di variazione ai fini
La notifica della cartella di pagamento: la procedura
La notifica della cartella esattoriale è regolata dagli articoli 26 D.P.R. n. 602/73 e 60 del D.P.R. n. 600/73 e si svolge, salvo alcune differenze, secondo le disposizioni contenute negli artt. 137 e segg. del codice di procedura civile. Lo scopo della notifica è di portare il destinatario a conoscenza dell’esistenza e del contenuto di un determinato atto, per garantirgli la possibilità di difendersi in giudizio. Tale aspetto meramente procedurale, in alcune circostanze, al pari degli altri elementi della cartella di pagamento, viene trascurato, nonostante rappresenti un elemento di estrema importanza.
La cartella di pagamento deve essere notificata nel domicilio fiscale del contribuente. Con riferimento al domicilio fiscale, a norma dell’articolo 58 D.P.R. n. 600/73, per le persone fisiche residenti nel territorio dello Stato lo stesso coincide, generalmente, con la residenza risultante dai registri anagrafici. I soggetti non residenti hanno, invece, il domicilio fiscale nel Comune in cui è stato prodotto il reddito o, se il reddito è prodotto in più Comuni, nel Comune in cui è stato prodotto il reddito più elevato.
I cittadini italiani, che risiedono all’estero in forza di un rapporto di servizio con la pubblica Amministrazione, nonché quelli considerati residenti ai sensi dell’articolo 2, comma 2-bis, del Tuir hanno il domicilio fiscale nel Comune di ultima residenza nello Stato. Il cittadino può, comunque, eleggere domicilio presso un’altra persona o ufficio, purché tale domicilio ricada comunque nello stesso comune di quello risultante dall’anagrafe. Quando il cittadino ha operato una tale elezione di domicilio, le notifiche possono essere effettuate solo presso quest’ultimo luogo e sono nulle se effettuate presso la residenza anagrafica.
Con riguardo, ai termini di notifica di una cartella di pagamento si ricorda che gli stessi sono differenti, a seconda della modalità di controllo seguita dall’Amministrazione finanziaria (articolo 25 D.P.R. n. 602/73).
Nello specifico, si ricorda che la notifica deve avvenire, a pena di decadenza:
- entro il 31 dicembre del terzo anno (o del quarto anno, in caso di liquidazione delle imposte sulle indennità di fine rapporto e sulle prestazioni in forma di capitale) successivo a quello di presentazione della dichiarazione (o a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine di versamento delle somme scade oltre il 31 dicembre), se si tratta di somme dovute a seguito dei controlli automatici delle dichiarazioni (articoli 36-bis del DPR n. 600/73 e 54-bis del DPR n. 633/72);
- entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, se si tratta di somme dovute a seguito del controllo formale delle dichiarazioni (articolo 36-ter del DPR n. 600/73) .
Sotto l’aspetto procedurale si fa presente che coordinando quanto stabilito dall’art. 60 D.P.R. n. 600/73 e le disposizioni del Codice di Procedura Civile, la notifica può avvenire mediante l’intervento dei messi comunali o dei messi autorizzati dall’Ufficio.
Di conseguenza è nulla, per difetto di legittimazione all’espletamento delle funzioni di agente notificatore, la notifica effettuata dal messo comunale:
- in assenza del decreto di nomina del sindaco;
- in mancanza di espressa previsione nello statuto dell’ente, approvato dal Consiglio Comunale (Cass., sentenza n. 2536 del 22 febbraio 2002);
- nel caso di incompetenza territoriale (quando, cioè, è sussistente la qualifica legittimante lo svolgimento delle attività dell’agente entro un determinato ambito territoriale, ma la notifica viene eseguita fuori dal territorio del Comune di appartenenza – Cass. sentenza n. 8557 del 28 agosto 1998).
Ancora sotto l’aspetto procedurale e procedendo ad un ulteriore coordinamento di quanto stabilito dall’articolo 60 D.P.R. n. 600/73 e le disposizioni del Codice di Procedura Civile di cui all’art. 138, la notifica può avvenire:
nelle mani proprie del contribuente,
presso il suo domicilio fiscale,
presso il domiciliatario eventualmente indicato,
Ai sensi del primo comma dell’art. 139, se la notificazione non avviene nel modo previsto dall’art. 138, la stessa deve essere fatta nel Comune di residenza del destinatario “ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l’ufficio o esercita l’industria o il commercio”. Dalla lettura di quanto sopra riportato, quindi, qualora non sia possibile effettuare la notifica in mani proprie, l’art. 139 c.p.c. prevede un ordine successivo per ricercare il destinatario. In particolare, l’agente notificatore deve ricercare il contribuente:
nella casa di abitazione;
dove ha l’ufficio;
nel luogo ove svolge la propria attività (art. 139 co. 1 c.p.c.).
Il secondo comma dello stesso articolo 139 c.p.c. stabilisce che, ove il destinatario non venga rinvenuto, la notifica può essere eseguita mediante consegna della copia dell’atto (rectius, in virtù della previsione generale di cui al terzo comma dell’art. 137 c.p.c., di una busta chiusa e sigillata contenente copia dell’atto), in primis, a una persona di famiglia o addetta alla casa (o all’ufficio o all’azienda), purché non minore di quattordici anni o non palesemente incapace.
Su tale concetto la Corte di Cassazione si è espressa con innumerevoli sentenze, infatti, “legittimato a ricevere la notifica è ogni soggetto che sia “in rapporto personale o di interessi tale da far escludere la eccezionalità o la mera occasionalità della sua presenza nella casa e da rendere certo, secondo un giudizio di normalità, che una volta assunto l’incarico di trasmettere l’atto ricevuto alla persona alla quale è destinato, lo esegua effettivamente e fedelmente in tempi e modi adeguati a realizzare lo scopo della notificazione” (Cass. 13.4.2005 n. 7706, Cass. 12.5.2009 n. 10955, Cass. 7.6.2012 n. 9277 e Cass. 3.10.2012 n. 16817). L’agente notificatore deve, in linea di principio, affidarsi alle dichiarazioni rese dalla persona “addetta alla casa”, in quanto sarà onere della controparte dimostrare l’occasionalità del consegnatario nel luogo della sua residenza (Cass. 26.10.2006 n. 23028). Per questo motivo, è illegittima la notifica nelle mani della “coinquilina”, in quanto soggetto che, pur coabitando con il notificatario, non è “addetto alla casa”, per cui non opera la presunzione di consegna dell’atto (Cass. 6.2.2014 n. 2705).
Tutti i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sugli oneri deducibili e detraibili in materia di Irpef
L’Agenzia delle Entrate, nella Circolare n. 17 del 24 aprile 2015, ha fornito numerosi chiarimenti in merito a questioni interpretative principalmente in materia di Irpef, in particolare riguardanti gli oneri detraibili, gli oneri deducibili, i redditi di lavoro dipendente, ma anche in materia di imposte indirette.
Riguardo alle spese sanitarie, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che le spese per le prestazioni rese dai massofisioterapisti in possesso del diploma di formazione triennale (conseguito entro il 17 marzo 1999) possono essere detratte dall’Irpef, anche senza una specifica prescrizione medica.
Inoltre, per poter detrarre le spese odontoiatriche, dalla descrizione inserita nella fattura rilasciata per le prestazioni effettuate dall’odontoiatra, dovrà risultare in modo chiaro la natura sanitaria delle prestazioni medesime. Non è permesso, infatti, detrarre dall’Irpef le spese per prestazioni meramente estetiche o comunque non sanitarie. Può essere sufficiente, a tale scopo, l’indicazione in fattura dell’espressione “ciclo di cure mediche odontoiatriche specialistiche”.
L’Agenzia delle Entrate ha, altresì, precisato che le spese per prestazioni di crioconservazione di ovociti, effettuate nell’ambito di un percorso di procreazione assistita, siano da considerarsi come spese sanitarie detraibili. Nella fattura rilasciata dal centro, autorizzato alla procreazione assistita, dovrà risultare la descrizione della prestazione resa.
Riguardo alle spese sostenute dai contribuenti per il trasporto dei disabili che necessitano di cure mediche periodiche e, in particolare, ai contributi volontariamente erogati alle Onlus che si occupano di tale trasporto, l’Agenzia delle Entrate ha distinto l’ipotesi nella quale i contributi siano versati alle Onlus nella forma di erogazioni liberali indipendenti dal servizio di trasporto, dall’ipotesi nella quale le somme versate costituiscano un corrispettivo per il trasporto.
Nel primo caso, le somme potrebbero essere detratte ai sensi dell’articolo 15, comma 1.1, del TUIR, nella misura del 26 %, per un importo non superiore a 2.065 Euro annui (elevato a 30.000 Euro annui dal 2015), oppure le somme in questione potrebbero essere ricomprese tra gli oneri deducibili, ai sensi dell’articolo 14 del Decreto Legge n. 35 del 2005, nel limite del 10 % del reddito complessivo dichiarato (e comunque nel limite massimo di 70.000 Euro annui), con impossibilità di applicare, in aggiunta a tale deduzione, ogni altra deduzione o detrazione d’imposta.
Nel caso in cui, invece, i contributi siano versati alle Onlus specificamente per il servizio di trasporto dei disabili, la spesa sarà interamente detraibile come spesa medica, fermo restando l’obbligo per la Onlus di rilasciare la relativa fattura.
Riguardo alle spese di istruzione, inoltre, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che possono beneficiare della detrazione prevista per tali spese, le somme versate per la frequenza degli Istituti Tecnici Superiori, collocati attualmente in un livello intermedio tra l’istruzione secondaria e quella universitaria. Però, è stato anche precisato che la frequenza dei corsi presso gli Istituti Tecnici Superiori non consente di fruire della detrazione prevista per i canoni di locazione versati in relazione a contratti stipulati da studenti universitari che frequentano un’Università situata in un luogo diverso dal Comune di residenza.
Ulteriori chiarimenti sono stati forniti riguardo alle detrazioni per gli interventi di recupero edilizio.
Inoltre, l’Agenzia delle Entrate si è occupata della questione della deducibilità delle somme versate al coniuge separato per le spese di alloggio. A tal proposito, l’Agenzia ha ricordato che il TUIR considera deducibili dal reddito complessivo gli assegni periodici corrisposti al coniuge (non, però, gli assegni destinati al mantenimento dei figli), a seguito di separazione o divorzio, nella misura in cui risultino da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
L’Agenzia ha anche ricordato la recente giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo la quale sono deducibili anche le spese periodiche riguardanti l’immobile nel quale abitano il coniuge ed i figli, se dovute in virtù di un provvedimento dell’autorità giudiziaria. Infatti, secondo la Cassazione, le spese per l’alloggio costituirebbero un contributo per il mantenimento del coniuge.
L’Agenzia delle Entrate ha espresso la propria conclusione: le spese per il canone di locazione e gli oneri condominiali, disposte dal Giudice, quantificabili e versate periodicamente al coniuge, possono essere considerate come un assegno di mantenimento e, quindi, possono essere dedotte dal reddito complessivo del coniuge erogante.
Se le spese riguardano un immobile che è destinato sia al coniuge che ai figli, saranno deducibili per la sola metà. Se non vi è un’indicazione precisa nel provvedimento giudiziale dell’importo delle spese per l’alloggio, queste potranno essere determinate “per relationem” in base ad altra documentazione (come il contratto di locazione), che costituirà la documentazione attestante il sostenimento dell’onere, insieme al provvedimento dell’autorità giudiziaria ed alla documentazione relativa all’avvenuto versamento di quelle somme.
Naturalmente, le somme in questione, in quanto deducibili dal coniuge erogante, saranno tassate in capo al coniuge che le ha ricevute.
Ulteriori chiarimenti sono stati forniti riguardo alla deducibilità delle spese per l’adozione internazionale, alla deducibilità o detraibilità delle erogazioni liberali in favore delle Onlus, alle detrazioni per familiari a carico, alla detraibilità degli interessi per i mutui, alla detrazione prevista in caso di acquisto di mobili.
Inoltre, l’Agenzia delle Entrate si è occupata dei redditi di lavoro dipendente svolto all’estero. A tal proposito, ha precisato che il reddito estero deve essere dichiarato al netto dei contributi previdenziali obbligatori versati nello Stato estero.
Infine, l’Agenzia delle Entrate, ha chiarito che è applicabile l’aliquota Iva agevolata del 4 % agli interventi di riparazione degli adattamenti delle autovetture per le persone disabili ed alle cessioni dei ricambi relativi a tali adattamenti. Inoltre, sono detraibili ai fini Irpef oltre alle spese per l’acquisto di tali particolare autovetture, anche le spese per le riparazioni che non rientrano nell’ordinaria amministrazione, purché sostenute entro i 4 anni dall’acquisto del veicolo.
DAL 1° OTTOBRE 2014 OBBLIGO DI F24 TELEMATICO ESTESO AI “PRIVATI”
Come previsto dall’art.11 co.2 D.L. n.66/14, dal prossimo 1° ottobre 2014 si estende in modo sensibile l’obbligo di utilizzo del canale telematico per il pagamento dei modelli F24.
Cos’è un “pagamento telematico”?
· invio del modello tramite Entratel (il canale utilizzato dallo Studio per il pagamento degli F24 dei propri clienti)
· invio tramite il canale Fisconline per i contribuente abilitati
· pagamento tramite i servizi online del proprio istituto di credito, solo con riferimento agli intermediari della riscossione convenzionati con l’Agenzia delle Entrate cioè Banche, Poste italiane o agenti della riscossione (servizi di home banking o Cbi).
Come tra un attimo si vedrà, l’obbligo telematico si va ad articolare diversamente a seconda del modello F24 da presentare.
Il nuovo obbligo telematico
Il descritto obbligo, che dal 2006 interessa tutti i soggetti titolari di partita Iva (società, imprese e professionisti), a partire dai pagamenti in scadenza nel mese di ottobre sarà esteso anche ai soggetti non titolari di partita Iva (“privati”). Tale obbligo viene comunque limitato ai modelli F24 che presentano determinate caratteristiche; i modelli F24 dovranno infatti essere presentati:
Seppur non vi sia ancora conferma ufficiale in tal senso, è parere diffuso che le compensazioni vincolate siano solo quelle che si sostanziano in compensazioni “orizzontali” o “esterne” (ossia quando vengono compensati crediti con debiti di natura diversa, es: utilizzo di un credito Iva per compensare una ritenuta), mentre non dovrebbero interessare le compensazioni “verticali” o “interne” (ossia le compensazioni riguardanti lo stesso tributo, es: compensare iva mensile con il credito Iva dell’anno precedente). Sul punto si attende una conferma ufficiale.
Come si può riscontrare, non in tutte le situazioni si può soddisfare il nuovo obbligo tramite l’utilizzo del sistema home banking online, ma quando il modello F24, che presenta compensazioni, è di importo pari a zero (compensazione totale), occorre utilizzare necessariamente Entratel o Fisconline. In tali casi, per i contribuenti:
l’Agenzia delle Entrate rende disponibile il pacchetto software “F24 OnLine”, che è possibile scaricare collegandosi alla sezione “Software” del sito www.agenziaentrate.gov.it; è però necessario dotarsi preventivamente di specifiche credenziali
in alternativa, per coloro che non intendono abilitarsi ed utilizzare il sistema Fisconline, lo Studio mette a disposizione il servizio di presentazione del modello tramite il canale Entratel.
Tipo di F24
F24 con compensazione a saldo zero
· Entratel o Fisconline
F24 con compensazione a debito (indipendentemente dall’importo) ->
F24 senza compensazione a debito (con saldo finale inferiore a € 1.000) ->
· Libera (anche cartacea)
F24 senza compensazione a debito (con saldo finale superiore a € 1.000) ->
È quindi importante che tutti i clienti privi di partita Iva, per i quali dal prossimo 1° ottobre scattano i descritti obblighi, provvedano a concordare con lo Studio il canale di pagamento che intendono utilizzare, del caso dando incarico allo Studio di provvedere tramite il flusso telematico di Entratel al pagamento dei modelli F24 alle prescritte scadenze.
Una osservazione finale riguardante la sanzione applicabile: ad oggi non è del tutto chiaro quale sia la sanzione prevista nel caso di mancato rispetto del canale di pagamento prescritto (ad esempio, pagamento diretto tramite gli sportelli di un istituto di credito anziché utilizzare il canale telematico prescritto secondo le regole sopra indicate).
Malgrado le verifiche in tal senso ad oggi risultano molto rare, si ritiene che la sanzione applicabile dovrebbe essere di € 258 per ciascun modello presentato in violazione delle regole fissate.
Pare quindi oltremodo importante che tutti i clienti dello Studio si organizzino per seguire la modalità di pagamento corretta in relazione alla specifica situazione.
Altri vincoli all’utilizzo in compensazione dei crediti
Si ricorda inoltre che rimangono inalterati tutti gli altri obblighi già previsti per l’utilizzo in compensazione dei crediti tributari:
limite di € 5.000 per l’utilizzo in compensazione dei crediti Iva: al superamento di tale importo la compensazione è ammessa a partire dal giorno 16 del mese successivo quello di presentazione della dichiarazione (tale limite si applica, oltre che per il credito risultante dalla dichiarazione annuale, anche per il credito che scaturisce dalla presentazione di un modello TR per l’utilizzo trimestrale del credito). Al superamento di tale limite è sempre necessaria la presentazione tramite i servizi messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate (Entratel o Fisconline)
limite di € 15.000 per l’utilizzo in compensazione dei crediti tributari (già previsto a decorrere dal 2010 per i crediti annuali Iva, dal 2014 è stato introdotto anche per gli altri crediti tributari relativi ad imposte dirette, imposte sostitutive e ritenute): oltre tale limite la compensazione è ammessa solo se sulla dichiarazione è presente il visto di conformità
nel caso di debiti tributari iscritti a ruolo per importo complessivamente superiore ad € 1.500, i crediti tributari vantati da contribuente vanno prioritariamente utilizzati per la riduzione di tali debiti a ruolo.
730/2014 e modifiche acconto Irpef: comunicazione al datore di lavoro entro fine mese
contribuenti che hanno presentato la dichiarazione 730/2014 e che intendono annullare o ridurre il secondo o unico acconto Irpef devono comunicarlo al datore di lavoro entro il 30 settembre
I lavoratori dipendenti o pensionati che intendono annullare o ridurre il secondo o unico acconto dell’Irpef e/o della cedolare secca devono darne comunicazione ai proprio datore di lavoro o ente pensionistico entro il prossimo 30 settembre. Tale possibilità riguarda i contribuenti che, per il 2014, prevedono di conseguire redditi inferiori a quelli dell’anno scorso o di sostenere maggiori spese detraibili o deducibili. Occorre, tuttavia, considerare che, se le previsioni risultassero sbagliate e, quindi, venisse pagato un acconto inferiore al dovuto, scatterebbe la sanzione per versamento insufficiente, pari al 30% delle somme omesse (ridotta al 10%, se la conseguente comunicazione di irregolarità viene pagata nei trenta giorni successivi al suo ricevimento), oltre agli interessi.
TASI 2014: acconto entro il 16 ottobre nel 65% dei Comuni
Nei 659 Comuni senza delibera, la Tasi andrà pagata in unica soluzione entro il 16 dicembre con l’aliquota standard dell’1 per mille e senza detrazioni
Ieri 18 settembre sono scaduti i termini per la pubblicazione, sul portale del federalismo fiscale del Ministero dell’Economia, delle delibere dei Comuni in merito alla TASI 2014. Dalle delibere pubblicate risulta che l’acconto TASI 2014 in scadenza il prossimo ottobre andrà pagato nel 65% dei Comuni italiani (5.220). Sono 659, invece, i Comuni senza delibera, dove quindi la Tasi andrà pagata in unica soluzione entro il 16 dicembre con l’aliquota standard dell’1 per mille e senza detrazioni. L’assenza di detrazioni per l’abitazione principale, però, si incontra spesso anche dove le aliquote sono già state decise.
Decreto Legge “Sblocca Italia”: deducibili le spese per l’acquisto o la costruzione di nuove abitazioni da destinare alla locazione
Il 12 settembre 2014, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il Decreto Legge n. 133 del 12 settembre 2014, anche denominato Decreto “Sblocca Italia”, contenente misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione di opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive.
All’articolo 21 di tale Decreto Legge è previsto che sia riconosciuto per l’acquisto, effettuato tra il 1° gennaio 2014 ed il 31 dicembre 2017, di immobili a destinazione residenziale, di nuova costruzione o oggetto di ristrutturazione edilizia, ceduti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie o da quelle che hanno effettuato gli interventi di ristrutturazione edilizia, all’acquirente che sia persona fisica non esercente attività commerciale, una deduzione dal reddito complessivo pari al 20 % del prezzo di acquisto dell’immobile risultante dall’atto di compravendita, nel limite massimo complessivo di spesa di 300.000 Euro.
Inoltre, come stabilito al secondo comma dell’articolo 21, la medesima deduzione spetta anche per le spese sostenute dal contribuente persona fisica che non esercita attività commerciale per le prestazioni di servizi, dipendenti da contratti di appalto, per la costruzione di immobili a destinazione residenziale su aree edificabili già possedute dal contribuente prima dell’inizio dei lavori o sulle quali sono già riconosciuti diritti edificatori.
La deduzione in questione spetta a condizione che l’immobile acquistato o costruito sia destinato, entro sei mesi dall’acquisto o dal termine dei lavori di costruzione, alla locazione, per un periodo di almeno otto anni. Il periodo di locazione deve essere continuativo. E’, però, precisato che il diritto alla deduzione non viene meno qualora, per motivi non imputabili al locatore, il contratto di locazione si risolva prima del decorso del suddetto periodo e ne venga stipulato un altro entro un anno dalla risoluzione del precedente contratto.
L’immobile deve, inoltre, essere a destinazione residenziale e non deve essere classificato o classificabile nella categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Ancora, l’immobile deve aver conseguito prestazioni energetiche certificate in classe A o B.
Tra le ulteriori condizioni per poter beneficiare della deduzione, vi è quella dell’applicazione del canone di locazione secondo le regole dei contratti a canone concordato e la condizione dell’assenza di rapporti di parentela entro il primo grado tra il locatore ed il locatario.
La deduzione è ripartita in otto quote annuali di pari importo, a partire dal periodo d’imposta nel quale avviene la stipula del contratto di locazione, e non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali previste da altre disposizioni di legge per le medesime spese.
Le ulteriori modalità attuative di tali disposizioni saranno definite con Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Inoltre, mettiamo in evidenza tra le misure fiscali adottate con il Decreto Legge n. 133 del 2014, anche quella prevista dall’articolo 19. Tale disposizione prevede che la registrazione dell’atto con il quale le parti concordano esclusivamente la riduzione del canone di un contratto di locazione ancora in essere è esente dalle imposte di registro e di bollo.
All’articolo 17 del Decreto Legge, infine, è previsto che rientrino tra gli interventi di manutenzione straordinaria degli immobili (con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di semplificazione degli adempimenti burocratici da osservare) anche gli interventi consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere, anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari e del carico urbanistico, purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’uso.
F24 sopra i 1000 euro telematico dal 1° ottobre: i chiarimenti delle Entrate
Pubblicata dalle Entrate una Circolare che illustra come va presentato il modello F24 telematico ed i casi in cui sarà ancora possibile presentarlo in forma cartacea
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la Circolare n. 27/E del 19 settembre 2014, con cui fornisce chiarimenti sulle nuove modalità di utilizzo dell’F24 telematico che, dal prossimo 1° ottobre, diventa obbligatorio per i versamenti superiori a 1000 euro, per quelli a saldo zero o con crediti in compensazione con saldo finale maggiore di zero (D.L. n. 66/2014). La circolare specifica anche i casi in cui è ancora possibile utilizzare il modello F24 cartaceo. In particolare, potranno utilizzare ancora l’F24 cartaceo i contribuenti non titolari di partita Iva che dovranno effettuare il versamento di somme pari o inferiori a 1000 euro, a patto che non ci siano crediti in compensazione. La stessa possibilità è offerta nel caso di modelli precompilati dell’ente impositore, anche se i versamenti sono superiori a 1000 euro (a condizione che non siano indicati crediti in compensazione). L’F4 cartaceo è ammesso, inoltre, fino al 31 dicembre 2014, anche per i versamenti rateali in corso di tributi, contributi e altre entrate, anche in caso di somme superiori a 1000 euro, di crediti in compensazione o di saldo del modello pari a zero. Infine, l’F24 cartaceo è possibile per i soggetti che hanno diritto ad agevolazioni fiscali, nella forma di crediti di imposta, utilizzabili in compensazione esclusivamente presso gli agenti della riscossione.
	IL CREDITO D’IMPOSTA PER INVESTIMENTI IN BENI STRUMENTALI NUOVI Nella nostra consueta rubrica di aggiornamento, analizziamo il credito d’imposta per gli investimenti effettuati dalle imprese in beni strumentali nuovi rientranti nella divisione 28 della tabella Ateco 2007, introdotto dal Decreto Competitività (D.L. n. 91/2014), convertito nella Legge n. 116 dell’11.08.2014.
Il Decreto Competitività (D.L. n. 91/2014), convertito nella Legge n. 116 dell’11.08.2014, ha previsto, all’art. 18, il riconoscimento di un credito d’imposta per gli investimenti effettuati dalle imprese in beni strumentali nuovi rientranti nella divisione 28 della tabella Ateco 2007.
Il credito d’imposta è pari al 15% delle spese sostenute dal 25.06.2014 al 30.06.2015 “in eccedenza” rispetto alla media degli investimenti in beni strumentali agevolabili compresi nella divisione 28 realizzati nei 5 periodi di imposta precedenti.
Nella nostra consueta rubrica di aggiornamento, analizziamo l’agevolazione, che presenta alcune analogie con le agevolazioni Tremonti, Tremonti-bis e Tremonti-ter, sebbene sia differente per diversi aspetti.
Quali soggetti possono beneficiare del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi?
Quali investimenti sono oggetto dell’agevolazione prevista dal Decreto Competitività?
L’impresa che intende fruire del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali deve esercitare un’attività economica rientrante nella divisione 28 della tabella Ateco 2007?
In che misura spetta il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali?
Come viene calcolata la media degli investimenti in beni strumentali degli ultimi 5 anni, in modo da calcolare poi il credito d’imposta del 15% sulla parte eccedente tale media?
Come viene utilizzato il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali previsto dal decreto Competitività?
Quali sono le cause di decadenza dal credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi?
Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi previsto dal Decreto Competitività è cumulabile con altre agevolazioni?
D.1 Quali soggetti possono beneficiare del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi?
R.1 Possono fruire del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi i soggetti titolari di reddito d’impresa (quindi, non i lavoratori autonomi) che effettuano, nel periodo di tempo che va dal 25.06.2014 (data di entrata in vigore del D.L. n. 91/2014) fino al 30.06.2015, investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella ATECO 2007 e destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.
Sono comprese tra i beneficiari anche le imprese che, alla data del 25.06.2014, hanno iniziato l’attività da meno di 5 anni, oppure iniziano l’attività dal 26.06.2014.
Il comma 5 dell’art. 18 del D.L. n. 91/2014 stabilisce che i soggetti titolari di attività industriali a rischio di incidenti sul lavoro individuate dal D. Lgs. n. 334/1999, come modificato dal D. Lgs. n. 238/2005, possono usufruire del credito d’imposta solo se sono in grado di documentare l’adempimento degli obblighi e delle prescrizioni previsti dal decreto stesso.
D.2 Quali investimenti sono oggetto dell’agevolazione prevista dal Decreto Competitività?
R.2 Si usufruisce del credito d’imposta previsto dall’art. 18 del D.L. n. 91/2014 per gli investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella ATECO 2007.
Si tratta per lo più di macchinari e apparecchiature che intervengono meccanicamente e termicamente sui materiali o sui processi di lavorazione (sono esclusi, quindi, gli immobili e le autovetture):
28.1 Macchine di impiego generale
28.11.11 motori a combustione interna (esclusi i motori destinati ai mezzi di trasporto su strada e ad aeromobili)
28.11.12 pistoni, fasce elastiche, carburatori e parti simili di motori a combustione interna
28.11.20 turbine e turboalternatori (incluse parti e accessori)
28.12.00 apparecchiature fluidodinamiche
28.13.00 altre pompe e compressori
28.14.00 altri rubinetti e valvole
28.15.10 organi di trasmissione (esclusi quelli idraulici e quelli per autoveicoli, aeromobili e motocicli)
28.15.20 cuscinetti a sfere
28.21.10 forni, fornaci e bruciatori
28.21.21 caldaie per riscaldamento
28.21.29 altri sistemi per riscaldamento
28.22.01 ascensori, montacarichi e scale mobili
28.22.02 gru, argani, verricelli a mano e a motore, carrelli trasbordatori, carrelli elevatori e piattaforme girevoli
28.22.03 carriole
28.22.09 altre macchine e apparecchi di sollevamento e movimentazione
28.23.01 cartucce toner
28.23.09 macchine ed altre attrezzature per ufficio (esclusi computer e periferiche)
28.24.00 utensili portatili a motore
28.25.00 attrezzature di uso non domestico per la refrigerazione e la ventilazione; condizionatori domestici fissi
28.29.10 bilance e macchine automatiche per la vendita e la distribuzione (incluse parti staccate e accessori)
28.29.20 macchine e apparecchi per le industrie chimiche, petrolchimiche e petrolifere (incluse parti e accessori)
28.29.30 macchine automatiche per la dosatura, la confezione e per l’imballaggio (incluse parti e accessori)
28.29.91 apparecchi per depurare e filtrare liquidi e gas per uso non domestico
28.29.92 macchine per la pulizia (incluse le lavastoviglie) per uso non domestico
28.29.93 livelle, metri doppi a nastro e utensili simili, strumenti di precisione per meccanica (esclusi quelli ottici)
28.29.99 altro materiale meccanico e altre macchine di impiego generale n.c.a.
28.30.10 trattori agricoli
28.30.90 altre macchine per l’agricoltura, la silvicoltura e la zootecnia
28.4 Macchine per la formatura dei metalli e altre macchine utensili
28.41.00 macchine utensili per la formatura dei metalli (incluse parti e accessori ed escluse le parti intercambiabili)
28.49.01 macchine per la galvanostegia
28.49.09 altre macchine utensili (incluse parti e accessori) n.c.a.
28.91.00 macchine per la metallurgia (incluse parti e accessori)
28.92.01 macchine per il trasporto a cassone ribaltabile per impiego specifico in miniere, cave e cantieri
28.92.09 altre macchine da miniera, cava e cantiere (incluse parti e accessori)
28.93.00 macchine per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco (incluse parti e accessori)
28.94.10 macchine tessili, macchine e impianti per il trattamento ausiliario dei tessili, macchine per cucire e per maglieria (incluse parti e accessori)
28.94.20 macchine e apparecchi per l’industria delle pelli, del cuoio e delle calzature (incluse parti e accessori)
28.94.30 apparecchiature e macchine per lavanderie e stirerie (incluse parti e accessori)
28.95.00 macchine per l’industria della carta e del cartone (incluse parti e accessori)
28.96.00 macchine per l’industria delle materie plastiche e della gomma (incluse parti e accessori)
28.99.10 macchine per la stampa e la legatoria (incluse parti e accessori)
28.99.20 robot industriali per usi molteplici (incluse parti e accessori)
28.99.30 apparecchi per istituti di bellezza e centri di benessere
28.99.91 apparecchiature per il lancio di aeromobili, catapulte per portaerei e apparecchiature simili
28.99.92 giostre, altalene ed altre attrezzature per parchi di divertimento
28.99.93 apparecchiature per l’allineamento e il bilanciamento delle ruote; altre apparecchiature per il bilanciamento
28.99.99 altre macchine ed attrezzature per impieghi speciali n.c.a. (incluse parti e accessori)
Si evidenzia che il bene oggetto dell’agevolazione deve essere nuovo (quindi, non usato) e strumentale all’attività dell’impresa.
Inoltre, l’investimento per ogni singolo bene deve essere superiore a € 10.000.
D.3 L’impresa che intende fruire del credito d’imposta per investimenti in beni strumentali deve esercitare un’attività economica rientrante nella divisione 28 della tabella Ateco 2007?
R.3 No. La tabella ATECO 2007, divisione 28, va utilizzata solo per individuare i beni oggetto di investimento agevolabile e non anche ai fini dell’individuazione del settore produttivo di appartenenza del soggetto interessato, il quale può anche esercitare un’attività economica non rientrante nella divisione 28 della tabella ATECO 2007.
D.4 In che misura spetta il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali?
R.4 Il credito d’imposta previsto dal Decreto Competitività per investimenti in beni strumentali nuovi spetta nella misura del 15% delle spese sostenute “in eccedenza” rispetto alla media degli investimenti in beni strumentali agevolabili compresi nella divisione 28 della tabella ATECO 2007 realizzati nei 5 periodi di imposta precedenti, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore.
In particolare, gli investimenti realizzati nel periodo 25.06.2014 – 30.06.2015, vanno confrontati con la media dei 5 periodi d’imposta precedenti e sull’eccedenza spetta il credito d’imposta del 15%.
Si evidenzia come dal calcolo della media vanno esclusi i beni strumentali diversi da quelli appartenenti alla divisione 28 della Tabella Ateco 2007, chiarimento questo già fornito in passato dall’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 90/E/2001 in relazione alla vecchia “agevolazione Tremonti” di cui all’art. 4, Legge n. 383/2001 (Tremonti-bis).
D.5 Come viene calcolata la media degli investimenti in beni strumentali degli ultimi 5 anni, in modo da calcolare poi il credito d’imposta del 15% sulla parte eccedente tale media?
R.5 Come precisato nella Circolare n. 90/E/2001 in relazione alla vecchia “agevolazione Tremonti” , il calcolo della media è “mobile”, nel senso che, per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare:
¨ per gli investimenti realizzati nel periodo 25.06.2014 – 31.12.2014, va considerato il quinquennio 2009-2013;
¨ per gli investimenti realizzati nel periodo 01.01.2015 – 30.06.2015, va considerato il quinquennio 2010-2014.
¨ imprese già attive alla data del 25.06.2014 da almeno 5 anni: il credito d’imposta è calcolato tenendo conto della media degli investimenti dei 5 periodi d’imposta precedenti. Ad esempio, in caso di periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il credito d’imposta per il 2014 è determinato nel seguente modo:
¨ imprese già attive alla data del 25.06.2014 ma da meno di 5 anni: il credito d’imposta è calcolato con le stesse modalità previste per le imprese attive da almeno 5 anni, ma tenendo conto della media degli investimenti effettuati nei periodi d’imposta antecedenti a quello in corso al 25.06.2014. Ad esempio, nel caso di un’impresa con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare che ha iniziato l’attività il 1° gennaio 2011, il credito d’imposta per il 2014 è determinato nel seguente modo:
¨ imprese costituite dal 26.06.2014: si apllica l’interpretazione contenuta nella Circolare n. 90/E/2001 in base alla quale tali soggetti potranno usufruire dell’agevolazione anche per il primo periodo d’imposta, nonostante non esista un periodo precedente con cui effettuare il confronto. Il credito d’imposta va determinato con riguardo agli investimenti effettuati nel periodo “agevolato”, cioè il credito è pari al 15% dell’intero ammontare degli investimenti realizzati nel periodo 26.06.2014 – 30.06.2015. Ad esempio, per un’impresa costituita il 20.07.2014, il credito d’imposta per il 2014 è così determinato:
D.6 Come viene utilizzato il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali previsto dal decreto Competitività?
R.6 Il credito d’imposta va ripartito e utilizzato in 3 quote annuali di pari importo esclusivamente in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del D.Lgs. n. 241/1997.
¨ per gli investimenti effettuati nel periodo 25.06.2014 – 31.12.2014, il credito d’imposta è utilizzato:
ü dal 01.01.2016 per 1/3;
ü dal 01.01.2017 per 1/3;
ü dal 01.01.2018 per 1/3;
¨ per gli investimenti effettuati nel periodo 01.01.2015 – 30.06.2015, il credito d’imposta è utilizzato:
ü dal 01.01.2019 per 1/3.
Il credito d’imposta va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d’imposta successivi nei quali il credito é utilizzato, ma non é soggetto al limite annuale di € 250.000 previsto dall’art. 1, comma 53, Legge n. 244/2007 per i crediti d’imposta da indicare nel quadro RU.
¨ non rileva ai fini Irpef/Ires/Irap;
¨ non rileva ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi e dei componenti negativi di cui agli artt. 61 e 109, comma 5, del TUIR.
D.7 Quali sono le cause di decadenza dal credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi?
R.7 Il credito d’imposta viene revocato se:
¨ l’imprenditore cede a terzi o destina i beni oggetto degli investimenti a finalità estranee all’esercizio di impresa prima del secondo periodo di imposta successivo all’acquisto;
¨ se i beni oggetto degli investimenti sono trasferiti entro il 31.12 del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi (termine per l’accertamento di cui all’art. 43, comma 1, D.P.R. n. 600/1973), in strutture produttive situate al di fuori dello Stato, anche appartenenti al soggetto beneficiario dell’agevolazione.
Nel caso in cui venga verificata, a seguito di controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’indebita fruizione (anche parziale) del credito d’imposta, questo va restituito, maggiorato di interessi e sanzioni, entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sui redditi dovuta per il periodo d’imposta in cui si è verificata la causa di decadenza.
D.8 Il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi previsto dal Decreto Competitività è cumulabile con altre agevolazioni?
R.8 L’art. 18 del Decreto competitività non si esprime sul divieto di cumulo dell’agevolazione in esame con altre agevolazioni, pertanto si può ritenere applicabile il principio generale espresso dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 44/E/2009 in occasione della “Tremonti-ter” (art. 5, D.L. n. 78/2009) in base al quale tale agevolazione era cumulabile con altre agevolazioni salvo espressa esclusione da parte di queste ultime.
Il credito in esame risulta cumulabile con l’agevolazione c.d. “Nuova Sabatini” (art. 2, D.L. n. 69/2013 – Decreto del fare), che riconosce alle PMI la possibilità di accedere ad un contributo in conto esercizio a parziale copertura degli interessi sul finanziamento contratto per l’acquisto di beni strumentali.
	CARTELLE NOTIFICATE VIA PEC ANCHE PER LE IMPRESE INDIVIDUALI In questa scheda informativa si informa che Equitalia, con comunicato stampa del 26.08.2014, ha annunciato che d’ora in avanti le cartelle di pagamento saranno notificate via Pec anche per gli imprenditori individuali. Questi ultimi, pertanto, dovranno avere cura di consultare l’indirizzo Pec frequentemente, per poter verificare l’eventuale ricevimento di atti. Si ricorda, infatti, che la notifica via Pec è equiparata ad una notifica ordinaria, per cui se la cartella di pagamento è trasmessa via pec da oltre 60 giorni la stessa non sarà più impugnabile davanti al giudice.
Dopo le società di persone e di capitali (persone giuridiche), anche per le persone fisiche titolari di partita Iva (ditte individuali) la notifica delle cartelle di pagamento avverrà ora attraverso la Posta Elettronica Certificata (PEC).
A renderlo noto è la stessa Equitalia con un comunicato stampa del 26 agosto 2014.
Si ricorda che la Pec è uno strumento che permette di dare ad un messaggio di posta elettronica lo stesso valore legale (quindi opponibile ai terzi) di una raccomandata con avviso di ricevimento tradizionale. In particolare, si tratta di una casella di e-mail che informa sia il mittente che il destinatario dell’avvenuta o mancata consegna del messaggio, con l’ora e la data precisa dell’invio e della ricezione. I messaggi PEC e i relativi allegati si considerano legalmente “conosciuti” dal destinatario nel momento in cui sono recapitati nella sua casella di posta elettronica, indipendentemente dall’effettiva lettura.
L’obbligo di attivazione della Pec è stato introdotto dapprima per le società, i professionisti e le Pubbliche Amministrazioni (art. 16, commi da 6 a 10, D.L. n. 185 del 29.11.2008) per favorire il processo di digitalizzazione del Paese e ridurre i costi amministrativi a carico delle imprese; successivamente è stato esteso anche alle imprese individuali a decorrere dal 30.06.2013 (art. 5, commi 1 e 2, D.L. n. 179/2012).
NOTIFICHE VIA PEC ANCHE PER IMPRESE INDIVIDUALI
Con il comunicato stampa del 26 agosto 2014 Equitalia ha annunciato che le cartelle di pagamento verranno notificate via Pec anche alle imprese individuali. Pertanto, dopo le società di persone e di capitali, la notifica delle cartelle di pagamento attraverso la Posta Elettronica Certificata (PEC) si estende anche alle persone fisiche titolari di partita Iva.
La notifica delle cartelle di pagamento via Pec anche alle imprese individuali è una conseguenza:
¨ dell’art. 26 comma 2 del D.p.r. 602/73, secondo cui: La notifica della cartella può essere eseguita, con le modalità di cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 2005, n. 68, a mezzo posta elettronica certificata, all’indirizzo risultante dagli elenchi a tal fine previsti dalla legge. Tali elenchi sono consultabili, anche in via telematica, dagli agenti della riscossione;
¨ dell’estensione dell’obbligo di munirsi di Pec alle imprese individuali (già esistente per le società) per effetto del D.l. 179/2012.
L’elenco da cui Equitalia attinge gli indirizzi Pec è l’Ini-Pec, un indice composto da due sezioni, una per le imprese e una per i professionisti.
Le imprese inadempienti all’obbligo di legge non saranno presenti nei registri, e continueranno a ricevere le cartelle di pagamento con raccomandata. Tutte le altre, invece, dovranno avere cura di consultare l’indirizzo Pec frequentemente, per poter verificare l’eventuale ricevimento di atti. Si ricorda, infatti, che la notifica via Pec è equiparata ad una notifica ordinaria, per cui se la cartella di pagamento è trasmessa via pec da oltre 60 giorni la stessa non sarà più impugnabile davanti al giudice.
La nuova iniziativa è volta a semplificare il rapporto con i contribuenti. Infatti, grazie alla nuova modalità di notifica, i contribuenti potranno verificare in tempo reale i documenti inviati da Equitalia, e conoscere con esattezza giorno e ora della notifica.
Anche Equitalia trarrà i suoi vantaggi dal nuovo sistema, i processi interni saranno più efficaci e si contribuirà alla riduzione dell’uso della carta salvaguardando così l’ambiente.
	TASI, ULTIMI GIORNI PER PUBBLICARE LE DELIBERE Entro il 10 settembre i comuni che intendono incassare la TASI al 16 ottobre 2014 dovevano inserire le delibere di approvazione delle aliquote e dei regolamenti TASI sul portale del federalismo fiscale. Solo così le delibere potranno essere pubblicate entro il 18 settembre. In caso contrario il versamento della TASI sarà differito al 16.12.2014 e dovrà essere corrisposto in un’unica soluzione.
I comuni che non hanno provveduto, entro lo scorso 31.05.2014, a pubblicare le delibere di approvazione delle aliquote e dei regolamenti TASI, e che intendono incassare la TASI al 16 ottobre 2014, dovevano inserire le delibere di approvazione delle aliquote e dei regolamenti TASI sul portale del federalismo fiscale entro il 10 settembre 2014.
Solo coloro che hanno rispettato tale termine vedranno pubblicate le delibere entro il 18 settembre.
In caso contrario il versamento della TASI sarà differito al 16.12.2014 e dovrà essere corrisposto in un’unica soluzione con l’aliquota dell’1 per mille.
Con una nota del 2 settembre 2014 il Mef riepilogando le modalità e le scadenze di pubblicazione delle delibere, ha precisato che la trasmissione attraverso il Portale è l’unica modalità ammessa, e che non saranno presi in considerazione gli atti inviati con altre modalità (posta ordinaria, fax, posta elettronica ecc…).
TASI, ULTIMI GIORNI PER PUBBLICARE LE DELIBERE
TASI, UN RIEPILOGO DELLE SCADENZE DI PAGAMENTO
In deroga alle disposizioni previste a regime, per il 2014 le modalità e i termini di versamento della TASI sono diversi a seconda della tipologia di immobile e alla scelta del Comune.
Inoltre sono stati ulteriormente modificati con il decreto legge 66/2014 (c.d. decreto Renzi) convertito in legge.
Si riepiloga dunque che:
¨ per gli immobili situati nei comuni che entro il 31.5.2014 hanno pubblicato la delibera di approvazione delle aliquote e dei regolamenti TASI:
ü la prima rata andava comunque versata entro il 16.6.2014, per qualunque tipologia di immobili(abitazione principale e non);
ü in ragione dell’incertezza del quadro normativo di riferimento il Mef ha dichiarato la non sanzionabilità del contribuente nel caso di ritardo o insufficiente pagamento della prima rata delle TASI 2014, in applicazione dell’art. 10 dello Statuto dei diritti del contribuente;
¨ per gli immobili situati nei comuni che non hanno pubblicato la delibera entro il 31.5.2014, i termini sono differiti a:
ü 16.10.2014 purché la delibera sia pubblicata entro il 18.9.2014.
ü In assenza della delibera i contribuenti provvederanno al versamento della TASI in un’unica soluzione entro il 16.12.2014 applicando l’aliquota dell’1 per mille (fermo restando il limite massimo di imposizione complessiva Imu/Tasi).
I comuni che non hanno pubblicato le delibere entro il 31 maggio 2014, e che intendono incassare la prima rata TASI a ottobre, dovevano inserire le delibere nel portale del federalismo fiscale entro il 10 settembre 2014. Solo così le delibere saranno pubblicate entro il 18 settembre 2014.
In prossimità di questa scadenza il Mef – con la nota 28926 del 2.9.2014- ha precisato che:
¨ l’inserimento della delibera nel Portale del federalismo fiscale è l’unica modalità ammessa per la trasmissione delle delibere di approvazione delle aliquote e dei regolamenti TASI. Non saranno infatti presi in considerazione gli atti trasmessi con modalità diverse (fax, posta, posta elettronica ecc…);
¨ l’inserimento della delibera nel Portale del federalismo fiscale deve avvenire entro il 10 settembre 2014, in modo che il Mef possa procedere alla pubblicazione della stessa entro il 18 settembre 2014. La pubblicazione costituisce condizione di efficacia delle delibere, e il mancato invio degli atti entro il 10 settembre comporterà:
ü l’applicazione per il 2014 dell’aliquota base dell’1 per mille, (la pubblicazione entro il 10.9 è necessaria anche nel caso in cui il Comune voglia azzerare l’aliquota TASI);
ü l’obbligo di versamento dell’imposta in un’unica soluzione entro il 16 dicembre 2014;
¨ non saranno pubblicati atti diversi dalle delibere di determinazione delle aliquote o di approvazione dei regolamenti;
¨ il fatto che per il 2014 sia stata prorogata al 30.9.2014 la scadenza per l’approvazione dei bilanci degli enti locali, non incide sul rispetto del termine del 10 settembre 2014, fissato per la trasmissione delle delibere e dei regolamenti TASI.
	REMISSIONE IN BONIS ENTRO IL 30 SETTEMBRE Entro il 30 settembre 2014, i contribuenti che hanno effettuato mere dimenticanze relative a comunicazioni o ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente per fruire di benefici fiscali o di regimi opzionali e che però sono comunque in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma, possono sanare la propria posizione ricorrendo all’istituto della “remissione in bonis”.
Entro il 30 settembre 2014, i contribuenti che hanno effettuato mere dimenticanze relative a comunicazioni o, in generale, ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente per fruire di benefici fiscali o di regimi opzionali e che però sono comunque in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma, possono sanare la propria posizione ricorrendo all’istituto della “remissione in bonis“.
Il ricorso all’istituto comporta:
¨ l’invio della comunicazione omessa o l’effettuazione dell’adempimento richiesto entro il termine di presentazione della “prima dichiarazione utile”, ovvero della prima dichiarazione dei redditi che scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione o eseguire l’adempimento stesso;
¨ il versamento contestuale, con modello F24, di una sanzione pari a € 258 (senza possibilità di compensazione con crediti eventualmente disponibili).
REMISSIONE IN BONIS ENTRO IL 30.09.2014
L’ISTITUTO DELLA REMISSIONE IN BONIS
I contribuenti che hanno effettuato mere dimenticanze relative a comunicazioni o, in generale, ad adempimenti formali non eseguiti tempestivamente per fruire di benefici fiscali o di regimi opzionali e che però sono comunque in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma, possono sanare la propria posizione ricorrendo all’istituto della “remissione in bonis” entro il 30 settembre 2014.
L’istituto, introdotto dall’art. 2 del D.L. n. 16/2012 (Decreto semplificazioni fiscali 2012), è una particolare forma di sanatoria volta ad evitare che mere dimenticanze precludano al contribuente, in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalla norma, la possibilità di fruire di benefici fiscali o di regimi opzionali.
Per poter regolarizzare la propria posizione, il contribuente che sia comunque in possesso dei requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento, deve:
¨ effettuare la comunicazione o eseguire l’adempimento richiesto entro il termine di presentazione della “prima dichiarazione utile”, ovvero della prima dichiarazione dei redditi che scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione o eseguire l’adempimento stesso, cioè, ad esempio, nel caso di un’opzione:
ü se l’opzione va esercitata nel periodo 1.1 – 30.9, la regolarizzazione va effettuata entro il 30.9 del medesimo anno;
ü se l’opzione va esercitata nel periodo 1.10 – 31.12, la regolarizzazione scade il 30.9 dell’anno successivo;
¨ versare contestualmente, con modello F24, la sanzione di € 258 (senza possibilità di compensazione con crediti eventualmente disponibili).
La sanzione non può essere oggetto di ravvedimento, rappresentando essa l’onere da assolvere per aver diritto al riconoscimento dei benefici concessi dalla norma in esame.
La violazione non deve essere stata già constatata ovvero non devono essere iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza.
Inoltre, come chiarito dalla Circolare n. 38/E/2012, per poter accedere alla “remissione in bonis”, il possesso, da parte del contribuente, dei “requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento” deve sussistere alla data originaria di scadenza del termine normativamente previsto per la trasmissione della comunicazione ovvero per l’assolvimento dell’adempimento formale propedeutici alla fruizione di benefici di natura fiscale o all’accesso a regimi fiscali opzionali.
Agevolazioni o regimi opzionali
da quelli per la determinazione dell’imposta o dei regimi contabili
desumibili dal comportamento concludente del contribuente
Regimi di determinazione dell’imposta o dei regimi contabili per i quali soni previsti adempimenti a pena di decadenza
(e per i quali, quindi, non rileva il comportamento concludente del contribuente)
Sono, ad esempio, sanabili:
¨ l’omessa opzione per il regime di tassazione per trasparenza nell’ambito delle società di capitali (artt. 115 e 116 del TUIR);
¨ l’omessa opzione per il consolidato fiscale (artt. 117-129 del TUIR);
¨ l’omesso invio del modello EAS per le disposizioni di favore previste per gli enti di tipo associativo (art. 148 del TUIR e art. 4 del D.P.R. n. 633/1972);
¨ l’omessa opzione per l’adesione al regime di liquidazione e versamento mensile o trimestrale dell’Iva di gruppo (art. 73, comma 3, D.P.R. n. 633/1972);
¨ l’omessa opzione per la determinazione dell’Irap in base al bilancio;
¨ l’omessa opzione per la “tonnage tax” da parte delle imprese marittime.
Omesso invio opzione
per il triennio 2013-2015
entro il 31.12.2013:
Invio comunicazione opzione entro il 30.09.2014
+ versamento sanzione di € 258
(codice tributo “8114″)
entro il 16.06.2014:
Omesso invio modello Eas
da parte degli enti che, essendovi tenuti per il periodo d’imposta 2014,
non l’hanno inviato entro i 60 gg. dalla data di costituzione dell’ente
Invio Modello EAS entro il 30.09.2014
Omesso invio modello Iva 26
regime Iva di gruppo
entro il 17.02.2014 per la fruizione del regime per il periodo d’imposta 2014
Invio Modello Iva 26 entro il 30.09.2014
Omesso invio opzione determinazione Irap con metodo da bilancio
per il triennio 2014 – 2016
entro il 03.03.2014
dal periodo d’imposta 2014
NON SANABILI
Quelle per le quali è prevista solo l’irrogazione delle sanzioni,
ma non la decadenza dal beneficio fiscale
(ad esempio, non è regolarizzabile l’omesso invio all’Agenzia delle Entrate della comunicazione (mod. IRE) prevista per la detrazione delle spese per il risparmio energetico relative a lavori che proseguono oltre il periodo d’imposta; tale omissione, infatti, non comporta la decadenza dell’agevolazione ma solo l’applicazione della sanzione ex art. 11, comma 1, D.Lgs. n. 471/1997).
Quelle connesse con l’opzione/revoca di regimi di determinazione dell’imposta o di regimi contabili desumibili dal comportamento concludente del contribuente
Oltre alla remissione in bonis a carattere generale, prevista dall’art. 2, comma 1, D.L. n. 16/2012, il successivo comma 2 prevede anche una forma di remissione in bonis particolare per gli enti che non hanno assolto, in tutto o in parte, entro i termini di scadenza, gli adempimenti richiesti per partecipare al riparto del 5 per mille dell’Irpef.
Per poter ricorrere alla remissione in bonis, quindi, i suddetti enti che intendono partecipare al riparto del 5 per mille e che non abbiano tempestivamente eseguito gli adempimenti nei termini previsti devono:
¨ possedere i requisiti sostanziali richiesti dalle relative disposizioni;
¨ presentare la domanda di iscrizione entro il 30 settembre;
¨ effettuare, entro la medesima data del 30 settembre, le successive integrazioni documentali;
¨ versare la sanzione in misura pari a 258 euro, mediante modello F24 utilizzando il codice tributo “8115” istituito con la Risoluzione n. 46/E/2012 e anche in questo caso senza possibilità di effettuare la compensazione con crediti eventualmente disponibili.
Modello 770/2014: conferma ufficiale della proroga al 19 settembre
In un comunicato stampa la conferma della proroga al 19 settembre dei termini di presentazione del modello 770/2014, in attesa ancora della pubblicazione del D.P.C.M.
E’ arrivata con un comunicato stampa di ieri del Ministero dell’Economia e delle Finanze la (prima) notizia ufficiale della proroga del 770/2014. I sostituti d’imposta avranno tempo per inviare il modello 770 all’Agenzia delle Entrate fino al 19 settembre, anziché fino al oggi 31 luglio. La proroga, come si legge nel comunicato stampa, è prevista in un DPCM, proposto dal Ministro dell’Economia e delle Finanze al Presidente del Consiglio (il quale deve apporvi la firma), e tiene conto delle generali esigenze manifestate dalle aziende e dai professionisti
Decreto competitività da riscrivere
Governo e maggioranza decidono di rivedere il testo, servirà quindi un nuovo passaggio al Senato
L’iter di conversione in legge del Decreto Competitività (D.L. n. 91/2014) si fa sempre più tortuoso. Il Quirinale, infatti, avrebbe espresso perplessità circa l’eccessivo numero di emendamenti che renderebbe il testo a rischio incostituzionalità. Il provvedimento, che scade il 22 agosto, aveva ottenuto la fiducia dal Senato venerdì scorso ed ora è all’esame della Camera, ma tornerà poi al Senato in terza lettura in quanto nella giornata di ieri Governo e maggioranza hanno provveduto ad un significativo ridimensionamento del testo, proprio per scongiurare il rischio incostituzionalità. Dal provvedimento, sono state stralciate già diverse norme, tra cui quella che prevedeva l’automatismo della SCIA (possibilità per l’interessato di cominciare a operare qualora i decreti attuativi delle semplificazioni sull’inizio attività non andassero in porto entro il 31.12.2014). Con riguardo all’agricoltura, potrebbe essere stralciata dal testo l’abolizione delle pene detentive per chi semina Ogm violando il divieto.
TASI, chiarimenti delle Finanze sull’applicazione dello 0,8 per mille
Dal Dipartimento delle Finanze giungono istruzioni ai Comuni su come applicare la maggiorazione dello 0,8 per mille della TASI
Il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia ha pubblicato ieri la Circolare n.2/DF/2014 con cui fornisce chiarimenti in merito alle modalità di applicazione della maggiorazione dello 0,8 per mille alla TASI (prevista dalla Legge di Stabilità 2014) ai fini del rispetto dei tetti massimi stabiliti dalla legge. La TASI, infatti, non può superare il 2,5 per mille, e la somma di Imu e Tasi sugli altri immobili non può andare oltre il tetto dell’Imu 2013. Il Def precisa che, a tal fine, i Comuni devono dividere gli immobili in due famiglie: la prima è rappresentata da quelli soggetti anche all’Imu, la seconda è costituita dalle abitazioni principali, che pagano solo la Tasi. Quindi, i Comuni devono applicare lo 0,8 per mille tutto sui primi, tutto sui secondi o dividerlo fra le due categorie. Per esempio, non è possibile chiedere il 3,3 per mille alle abitazioni principali e il 6,8 per mille alle case di lusso, perché la somma degli aggravi sarebbe dell’1 per mille. Per i fabbricati rurali strumentali, il tetto di riferimento è sempre all’1 per mille.
Il regime monofase non si applica alle cessioni di prodotti editoriali, abbinati a beni diversi dai supporti integrativi, quando il costo del bene ceduto insieme alla pubblicazione supera il 50% del prezzo dell’intera confezione
La Circolare n. 23/E del 24 luglio 2014 dell’Agenzia delle Entrate, nel fornire chiarimenti sulle nuove regole del regime IVA monofase per i prodotti editoriali dal 1° gennaio 2014, precisa l’ambito soggettivo e oggettivo del regime agevolato. In particolare, viene chiarito che il regime monofase non è applicabile a: le cessioni di prodotti editoriali, abbinati a beni diversi dai supporti integrativi (cd o altri dispositivi sonori o visivi, digitali oppure no, ceduti con prezzo indistinto, anche gratuitamente, abbinati al prodotto editoriale e non commerciabili separatamente), quando il costo del bene ceduto insieme alla pubblicazione supera il 50% del prezzo dell’intera confezione; le cessioni intra-Ue e le esportazioni di prodotti editoriali; le prestazioni di intermediazione con rappresentanza relative alle operazioni di commercializzazione dei prodotti editoriali; le attività diverse dalla commercializzazione di prodotti editoriali (ad esempio, la distribuzione gratuita di giornali in virtù di contratti di pubblicità stipulati fra editore e inserzionisti pubblicitari); i prodotti editoriali elettronici.
Irap: di nuovo al bivio
Torna puntuale, con l’avvicinarsi dei termini previsti per la liquidazione dell’Irap, il dubbio che da anni moltissimi professionisti e piccoli imprenditori si pongono: quando è dovuta l’Irap? Quando possiamo parlare di autonoma organizzazione?
La delega fiscale sembrava aver accolto le richieste avanzate da moltissime parti, richiedendo una specifica definizione di autonoma organizzazione, anche al fine di porre un freno all’enorme mole di contenzioso in essere, purtroppo a oggi ancora non si sono visti i risultati.
Il motivo può essere rinvenuto principalmente nel fatto che il compito non è affatto semplice.
La nuova definizione di autonoma organizzazione richiesta al Governo dovrà infatti essere adeguata ai più consolidati principi desumibili dalla fonte giurisprudenziale.
Richiesta questa estremamente coerente, ma che non ha il pregio di aver fornito all’Esecutivo una facile soluzione.
Come sappiamo bene, infatti, il numero di sentenze emesse negli ultimi anni è di tutto rispetto e non è semplice districarsi tra le diverse soluzioni proposte.
Ripercorriamo alcune delle principali sentenze che negli tempi hanno visto la luce con riferimento al tema dell’autonoma organizzazione ai fini Irap, sebbene sia necessario anticipare come da tale rassegna non sarà possibile trarne alcun orientamento unitario.
L’utilizzo di dipendenti
Uno dei punti più discussi riguarda la sussistenza dell’autonoma organizzazione prevista ai fini Irap nel caso di utilizzo di personale dipendente.
A tal proposito merita di essere sottolineato come possano essere individuati due principali orientamenti giurisprudenziali.
Un primo orientamento, più risalente nel tempo, individua nell’esistenza di rapporti di lavoro dipendente sempre il concetto di autonoma organizzazione, indipendentemente dalle ore lavorate e dalle mansioni esercitate.
Un secondo orientamento più recente (si vedano, a tal proposito, le sentenza n.22020/2013 e 22022/2013) ha invece chiarito che l’utilizzo di personale dipendente non può, da solo, configurare l’esistenza di un’autonoma organizzazione ai fini Irap.
I filoni giurisprudenziali appena richiamati attualmente convivono, comportando anche prese di posizione abbastanza discutibili.
A tal proposito meritano di essere richiamate due interessanti pronunce della Corte di Cassazione: la sentenza n.9790 del 7 maggio e l’ordinanza 10173 del 9 maggio.
Sebbene intercorra un lasso di tempo appena pari a due giorni, le stesse evidenziano opinioni nettamente contrastanti.
La sentenza n.9790 del 7 maggio infatti chiarisce che l’impiego non occasionale di lavoro altrui fa sempre scattare i presupposti per l’individuazione di un’autonoma organizzazione, indipendentemente da quelli che sono i beni strumentali impiegati (Quotidiano Fiscal Focus dell’8 maggio 2014 – “Professionisti. IRAP dovuta se il collaboratore non è occasionale”).
Al contrario, l’ordinanza n.10173, aderendo all’opposta tesi, ha stabilito che la disponibilità di un dipendente non necessariamente accresce la capacità produttiva del professionista, in quanto può anche costituire una mera comodità per il professionista medesimo e per i suoi clienti (Quotidiano Fiscal Focus del 12 maggio 2014 – “Commercialisti. Una vasta clientela non giustifica l’IRAP”).
Anche con riferimento alla disponibilità dei beni strumentali, a oggi non è possibile fissare un limite specifico oltre il quale debba necessariamente configurarsi un’autonoma organizzazione.
A tal proposito merita di essere ricordato che, con la Circolare 45/E del 2008, l’Agenzia delle Entrate aveva stabilito che il limite di valore oltre il quale i beni strumentali configuravano autonoma organizzazione era pari a 15.000 euro. In tal modo, infatti, venivano estese a tutti i soggetti i requisiti fissati per i contribuenti minimi.
È tuttavia successivamente intervenuta un’importante ordinanza della Corte di Cassazione n.18108 del 25 luglio 2013, con la quale è stato chiarito che non si ha autonoma organizzazione semplicemente superando il limite di 15.000 euro di valore dei beni strumentali.
Nell’Ordinanza è infatti stabilito che non è corretto soffermarsi solo sul dato quantitativo, poiché è necessario analizzare le spese affrontate dal contribuente anche dal punto di vista qualitativo, in considerazione dell’attività esercitata.
Per tale ragione, la disponibilità di costosi e complessi strumenti di diagnosi da parte dei medici di base convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale non configurano un’autonoma organizzazione, in quanto rientrano nelle attrezzature usuali di tali professioni (a tal proposito si vedano anche: Ordinanza n. 13048 del 2012 e la Sentenza n. 11197 del 2013, sempre della Corte di Cassazione).
In linea di massima è possibile ritenere che effettivamente ogni attività è connaturata dalla sue peculiarità, ragion per cui la fissazione di soglie fisse di importo rappresenterebbe sicuramente una forzatura.
È quest’ultima però la soluzione che sembra profilarsi all’orizzonte, soprattutto in considerazione del fatto che ai fini dell’individuazione del concetto di autonoma organizzazione è stata richiesta al Governo, con la delega fiscale, la definizione di specifici criteri oggettivi.
Rimborsi da 730 oltre i 4.000 euro entro una data da definire
Approvata una risoluzione che impegna il Governo a definire un termine entro il quale l’Agenzia delle Entrate dovrà erogare i rimborsi da 730 oltre i 4.000 euro
La Commissione Finanze della Camera ha approvato il 14 maggio, all’unanimità, una risoluzione che impegna il Governo a intervenire per dare tempi certi al rimborso da 730 da parte dell’Agenzia delle Entrate nel caso in cui il contribuente abbia un credito superiore a 4.000 euro (Legge di Stabilità 2014, art. 1, commi 586 e 587) e ci sia la presenza di detrazioni per carichi di famiglia e/o di eccedenze di imposta derivanti da precedenti dichiarazioni. In tal caso, infatti, la Legge di Stabilità 2014 ha stabilito che il rimborso avverrà direttamente da parte dell’Agenzia delle Entrate dopo che questa ha effettuato controlli preventivi. Tuttavia, la norma stabilisce solo le tempistiche per i controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate in tali casi (6 mesi dalla data di trasmissione del 730 da parte dei CAF, intermediari o sostituti d’imposta), ma non definisce anche il termine entro il quale dovrebbe essere erogato il rimborso. Si chiede, quindi, al Governo di dare certezza anche a questo termine.
Bonus Irpef anche a disoccupati e cassintegrati
Il bonus Irpef di 80 euro spetta anche ai percettori di prestazioni a sostegno del reddito
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la circolare n. 9/E del 14 maggio, con cui fornisce nuove importanti indicazioni sul bonus Irpef introdotto dal Decreto Renzi (art. 1, D.L. n. 66/2014) dopo i primi chiarimenti forniti con la Circolare n. 8/E/2014. Nel nuovo documento di prassi, l’Agenzia afferma che il bonus spetta anche per le prestazioni a sostegno del reddito, come la cassa integrazione, l’indennità di mobilità e quella di disoccupazione. Viene, inoltre, specificato che, nella verifica del limite reddituale non vanno conteggiati i premi di produttività tassati con l’imposta sostitutiva del 10%.
Bonus mobili anche per acquisti superiori al valore delle ristrutturazioni
Nel passaggio di conversione del decreto casa è stato eliminato il limite delle spese di ristrutturazione per il bonus mobili, ed è stata reinserita la norma a tutela di chi denuncia gli affitti in nero.
Ieri, 14 maggio 2014, si è concluso al Senato il primo passaggio per l’approvazione della legge di conversione del c.d. decreto casa (47/2014) con 133 voti a favore e 99 contrari, che ora dovrà passare alla Camera. Rispetto al testo originario del decreto si segnalano due importanti novità. La prima è che il bonus mobili perde il limite delle spese di ristrutturazione. E’ stata quindi soppressa la parte della norma che prevedeva che le spese agevolabili non potessero essere superiori a quelle sostenute per i lavori di ristrutturazione. Resta pertanto solo il tetto massimo di 10.000 Euro di spesa. Un’altra novità è il reinserimento fino al 31 dicembre 2015 della norma che tutela chi denuncia i contratti in nero, concedendogli di accedere al canone concordato, che era decaduta a seguito della sentenza costituzionale n.50 del 2014
Nei Comuni che non faranno in tempo a pubblicare le aliquote sul sito del Def entro il 31 maggio, l’acconto TASI potrebbe slittare a dicembre anche per gli immobili diversi dall’abitazione principale
Il Governo e la maggioranza stanno lavorando per spostare direttamente a dicembre il versamento dell’acconto TASI di giugno nei Comuni che non inviano entro il 23 maggio le delibere al dipartimento Finanze, chiamato a pubblicare la decisione locale entro il 31 maggio, estendendo quindi a tutti gli immobili quanto già previsto per l’abitazione principale dalla legge di conversione del decreto «salva-Roma» ter (Legge n. 54/2014, di conversione del D.L. n. 16/2014, che attualmente prevede, invece, per gli altri immobili, nei Comuni “ritardatari”, il versamento della Tasi a parametri standard applicando l’aliquota base dell’1 per mille). Ciò per cercare di aggirare il caos che regna con riguardo alla nuova tassazione sugli immobili. Tra l’altro, fra modifiche continue ed elezioni imminenti, solo 683 Comuni fino a oggi hanno deciso le aliquote. Il sottosegretario all’Economia Zanetti ha già redatto un emendamento da presentare ad uno dei provvedimenti d’urgenza attualmente all’esame del Senato: il decreto casa oppure il decreto Irpef.
Dall’esame in Parlamento del “decreto casa” (D.L. n. 47/2014), emergono alcune novità. In particolare, dal decreto ora in esame al Senato emerge che, per il bonus mobili, cioè la detrazione del 50% per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici destinati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione, torna il vincolo secondo il quale il bonus è riconosciuto solo se la spesa è inferiore a quella dei lavori di ristrutturazione. Non ci sarebbero, infatti, le coperture per svincolare il bonus mobili da quello relativo agli interventi di recupero edilizio.
E’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del 6 maggio la Direttiva Europea 2014/55/EU, che entrerà in vigore il prossimo 26 maggio. Si tratta di una direttiva contenente norme sulla fatturazione elettronica europea. La direttiva contiene due importanti novità: la fattura elettronica dovrà avere un contenuto standardizzato nel caso di appalti pubblici per consentire un utilizzo limitato a livello europeo di formati diversi; la particolare modalità di certificazione dei corrispettivi prevista per le pubbliche amministrazioni dovrà essere estesa a tutte le stazioni appaltanti e ai concessionari.
Cos’è la sanatoria delle cartelle Equitalia?
La Legge di stabilità 2014 ha previsto una sorta di sanatoria per i contribuenti che devono pagare cartelle e avvisi esecutivi che sono stati affidati ad Equitalia entro il 31.10.2013 gararantendo il l vantaggio di non pagare gli interessi di mora né gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo, versando in un unica soluzione l’intera somma inizialmente dovuta.
In particolare contribuente estingue il debito risultante dai ruoli emessi dagli Agenti della riscossione entro il 31.10.2013, con il pagamento:
• di quanto iscritto a ruolo o e dell’aggio a favore degli Agenti della riscossione (ex art. 17, D.Lgs. n. 112/1999).
Il termine per questa agevolazione era il 28 febbraio poi prorogato al 31 marzo e ora al 31 maggio 2014.
Bonus Irpef di 80 euro, l’abitazione principale è esclusa dal reddito
Ai fini del calcolo del reddito complessivo per l’erogazione del bonus, vi rientrano tutti i redditi soggetti ad Irpef ad eccezione dell’abitazione principale e relative pertinenze
Secondo quanto stabilito dall’art. 1 del D.L. n. 66/2014, il bonus Irpef di 80 euro in busta paga viene erogato ai titolari di reddito di lavoro dipendente (e alcuni redditi assimilati) aventi un reddito complessivo fino a 26.000 euro e se residua un’imposta a debito dopo aver applicato la sola detrazione fiscale da lavoro dipendente. I redditi da considerare per l’erogazione del bonus sono quelli complessivi del 2014. I contribuenti che non hanno i presupposti per il riconoscimento del beneficio sono tenuti a darne comunicazione al sostituto d’imposta, che potrà recuperare il credito eventualmente erroneamente erogato dagli emolumenti corrisposti nei periodi di paga successivi a quello nel quale è resa la comunicazione e, comunque, entro i termini di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno o di fine rapporto
Le regole per il versamento della TASI
Le lettere di invito al contraddittorio che stanno arrivando in questi giorni grazie all’operazione redditometro e che riguarderanno 20.000 contribuenti per il 2014, offrono già lo spazio per replicare alle spese elencate dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate per ricostruire il reddito e verificarne lo scostamento rispetto a quello dichiarato. La lettera, infatti, oltre ad indicare il giorno e l’ora in cui presentarsi all’appuntamento con l’Agenzia delle Entrate, presenta anche degli allegati in cui viene riportato il reddito dichiarato dal contribuente e dal nucleo familiare e vengono indicate tutte le spese e gli investimenti con cui è stato ricostruito. Per ogni tipologia di spesa, di fianco alle colonne delle «spese certe» e degli «elementi certi» (i valori che risultano dall’Anagrafe tributaria), il soggetto ha la possibilità di appuntare gli importi che ritiene di aver effettivamente speso e che è in grado di dimostrare. L’allegato consente anche di indicare i dati finanziari: saldi iniziali e finali di conti correnti e dei conti titoli così come risultano dagli estratti conto.
Il bonus di 80 euro / Premio agli incapienti per detrazioni familiari
Il riconoscimento del credito avviene nel rispetto di tre condizioni: tipologia reddituale, esistenza di un debito di imposta e livello di reddito. I redditi che fanno sorgere il diritto al bonus sono quelli di lavoro dipendente e assimilato (escluse le pensioni). Altra condizione è l’esistenza di un debito di imposta a favore dell’Erario. Sul punto va sottolineato che l’Irpef a debito del percipiente deve residuare dopo aver applicato la sola detrazione fiscale prevista per il reddito di lavoro dipendente. Ne consegue che tutti coloro che possiedono redditi sino a 8.000 euro, non riceveranno alcun aiuto, essendo considerati incapienti. Ciò in quanto l’imposta prodotta dal reddito è tutta assorbita dalla detrazione per lavoro dipendente spettante.
Esempio: reddito da lavoro svolto tutto l’anno, 7.500 euro; imposta lorda 1.725 euro; detrazione per lavoro dipendente spettante 1.880 euro; imposta dovuta: zero. Sul punto va, tuttavia, osservato che il Presidente del Consiglio Renzi, ha annunciato un futuro intervento che dovrebbe includere nella platea dei beneficiari oltre agli incapienti, anche i pensionati e le partite Iva.
Si può verificare anche il caso in cui un soggetto non paga imposta e percepisce, comunque, il bonus. Questo può accadere quando l’incapienza non è determinata dall’applicazione della detrazione per reddito di lavoro dipendente ma dall’aggiunta di un’altra qualsiasi detrazione per i familiari a carico. Secondo quanto previsto dal decreto, il credito dovrebbe transitare nella busta paga dei dipendenti «ripartendolo fra le retribuzioni erogate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, a partire dal primo periodo di paga utile». Poiché il decreto è stato pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale, per un datore di lavoro che corrisponde le retribuzioni nei primi giorni del mese successivo il «primo periodo di paga utile» è aprile. Previsione impossibile da rispettare.
Sarebbe opportuno precisare che, per tutti, il bonus vedrà il suo esordio nella busta paga del mese di competenza maggio. Il decreto prevede che il bonus pari a 640 euro per il 2014, corrispondente a 53,33 (rapportato a 12 mesi di lavoro nell’anno), sia erogato per intero a chi ha un reddito compreso tra 8.000,01 e 24.000,00 euro. Se il reddito supera i 24.000,00 euro ma non i 26.000,00, è previsto un décalage che si ottiene mediante l’applicazione della seguente formula: 640 x (26.000 – reddito) : 2000.
Il decreto legge è stato pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale. Di conseguenza, in base a quanto previsto dalla norma, per i datori di lavoro che pagano gli stipendi all’inizio del mese successivo il bonus dovrebbe essere applicato già in aprile
Mancato versamento dell’Iva: il nuovo amministratore è responsabile anche se l’imposta incassata in precedenza non è più disponibile
La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, nella Sentenza n. 15660 dell’8 aprile 2014, ha affermato che colui che subentra nella carica di amministratore di una società si espone a tutte le conseguenze che possono derivare da pregresse inadempienze.
Nel caso di specie, la ricorrente sosteneva che, al momento del subentro quale nuovo amministratore della società, non aveva trovato alcuna liquidità da destinare al pagamento dell’Iva.
Secondo la Suprema Corte, la ricorrente avrebbe dovuto e potuto effettuare, prima di assumere la carica di amministratore, una minima verifica della contabilità, dei bilanci e delle dichiarazioni dei redditi e, poi, avrebbe dovuto raccogliere, dal momento del subentro nella carica (aprile 2006) in poi, le liquidità occorrenti per il pagamento a fine dicembre dell’Iva.
La scelta della ricorrente di destinare i proventi del 2006 al pagamento di debiti diversi da quelli verso l’erario si era risolta automaticamente, secondo la Cassazione, nell’accettazione del rischio di non poter versare l’Iva entro il termine penalmente rilevante.
Inoltre, nella Sentenza in questione è stato osservato che è irrilevante la circostanza che la società non disponeva della liquidità sufficiente per far fronte all’adempimento dell’obbligo di versamento dell’Iva, dal momento che lo stato di insolvenza, che, peraltro, non era stato ritenuto provato dai Giudici di merito, non si può comunque configurare quale scriminante in materia di omesso versamento dei tributi erariali.
Irap: non è dovuta automaticamente quando vi sono spese per beni strumentali e lavoro altrui
La Corte di Cassazione, nella Sentenza n. 8527 dell’11 aprile 2014, ha affermato nuovamente che l’esercizio di attività di lavoro autonomo è escluso dall’assoggettamento all’Irap quando si tratti di attività non autonomamente organizzata.
La pronuncia impugnata dalla ricorrente, esercente la professione di avvocato, era stata, invece, secondo la Suprema Corte, motivata in maniera non conforme a tali principi consolidati in materia di Irap.
In particolare, la Commissione Tributaria Regionale aveva sostenuto che costituiva presupposto per l’assoggettamento all’imposta il porre in essere un apparato esterno alla persona del professionista risultante dall’aggregazione di beni strumentali e/o di lavoro altrui, ricavabile con certezza dalla dichiarazione dei redditi.
Nella dichiarazione dei redditi della professionista, infatti, erano stati indicati dei costi per compensi a terzi, per l’acquisto di beni strumentali, per immobili e per prestazioni alberghiere.
La Corte di Cassazione ha, come detto, dato ragione alla ricorrente. Quest’ultima aveva evidenziato che era una professionista priva di dipendenti e/o collaboratori fissi e non era titolare di mutui, finanziamenti e leasing funzionali allo svolgimento dell’attività produttiva. Aveva, inoltre, sostenuto delle spese professionali manifestamente marginali rispetto al proprio apporto produttivo personale.
Non vi erano, quindi, degli elementi che permettessero di affermare l’esistenza di una struttura organizzata.
L’8 aprile 2014, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il Documento di Economia e Finanza per il 2014.
Esso contiene diverse misure di carattere fiscale. In particolare, è previsto il taglio dell’Irpef, a regime per circa 10 miliardi, con coperture derivanti dalla revisione della spesa pubblica. Il taglio determinerebbe, per i lavoratori dipendenti con un reddito inferiore a 25.000 Euro lordi annui, un aumento in busta paga di circa 1.000 Euro netti annui.
Inoltre, il Documento prevede per le aziende una riduzione di almeno il 10 % dell’Irap attraverso il contemporaneo incremento della tassazione delle attività finanziarie.
Secondo quanto indicato dal Governo, queste misure hanno come finalità quella di aumentare il reddito disponibile delle fasce reddituali più basse con conseguente incentivo dei consumi. Inoltre, l’intervento sull’Irap favorirebbe la competitività delle imprese.
Il termine indicato per l’attuazione di tali misure è il mese di maggio del 2014.
Spesometro: scadenza per trimestrali e annuali
Il 10 aprile scorso i contribuenti mensili hanno provveduto a inviare le comunicazioni delle operazioni rilevanti ai fini IVA, mentre quelli trimestrali hanno tempo fino a martedì 22 aprile, ovvero il primo giorno lavorativo dopo la scadenza prevista ex lege del 20 aprile. Il discrimine per comprendere quale scadenza debba essere considerata per i diversi contribuenti è la cadenza di liquidazione IVA dell’anno in cui la comunicazione è trasmessa, cioè il 2014, come specificato dalle istruzioni ministeriali al modello.
È possibile ravvedere l’omessa o infedele comunicazione del 10 aprile 2014? – Sono due i profili di violazione da considerare, una volta passata la scadenza del 10 aprile 2014, dunque due i rimedi possibili:
- coloro che avessero provveduto a inviare la comunicazione nei termini (10 aprile 2014), ma con dati incompleti o errati, possono procedere all’invio sostitutivo integrale della precedente comunicazione, senza applicazione di alcuna sanzione, entro un anno dalla scadenza originaria (10 aprile 2015).
È sufficiente compilare la prima parte del modello, barrando la casella “sostitutiva” e i due campi “Numero di protocollo” e “Protocollo documento”, assegnati all’atto dell’acquisizione e desumibili dalla ricevuta telematica (relativa alla comunicazione originaria), oltre a inviare i quadri già compilati, integrati con le opportune rettifiche;
- coloro che, pur avendo una liquidazione IVA mensile nel 2014, non avessero provveduto all’invio nei termini, (10 aprile 2014), non è chiaro se possano comunque far ricorso allo strumento del ravvedimento operoso.
Nonostante si tratti di una comunicazione e non di una dichiarazione in senso stretto, e nonostante il provvedimento del 2 agosto 2013 non si esprima, l’applicabilità dell’istituto appariva pacifica ed era stata confermata dalla C.M. 24/E/2011.
Il documento di prassi citato, al paragrafo 6, infatti, chiarisce che: “L’articolo 21, comma 1, secondo periodo, del decreto-legge n. 78 del 2010 dispone che ‘Per l’omissione delle comunicazioni, ovvero per la loro effettuazione con dati incompleti o non veritieri si applica la sanzione di cui all’articolo 11 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.’ Pertanto, ai fini sanzionatori, l’omessa trasmissione della comunicazione, nonché l’invio della stessa con dati incompleti o non corrispondenti al vero, comporta l’applicazione della sanzione amministrativa da un minimo di 258 ad un massimo di 2.065 euro”.
E continua al paragrafo 5, prevedendo il ravvedimento: “Il nuovo adempimento, che ha cadenza annuale, deve essere assolto entro il 30 aprile di ciascun anno con riferimento alle operazioni relative all’anno d’imposta precedente […] Scaduti i termini di presentazione della comunicazione, il contribuente che intende rettificare o integrare la stessa può presentare, entro l’ultimo giorno del mese successivo alla scadenza del termine per la presentazione della comunicazione originaria, una nuova comunicazione, senza che ciò dia luogo ad applicazione di alcuna sanzione.
È consentito, quindi, inviare file integralmente sostitutivi dei precedenti, sempre riferiti al medesimo anno, non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine previsto per la trasmissione annuale dei dati.
Scaduto il suddetto termine, si rende applicabile, qualora sussistano le condizioni previste dall’articolo 13 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, l’istituto del ravvedimento operoso”.
Ma c’è da dire che con Provv. del 2.08.2013, paragrafo 9, è stato previsto 1 anno di tempo in luogo del mese successivo per l’invio delle sostitutiva.
E la Circolare n.24/E/2011 faceva preciso riferimento alla possibilità del ravvedimento, ma una volta esperito il termine per la presentazione della sostitutiva (che era fissato a un mese).
Dunque se è chiaro che l’omesso invio o l’invio con dati incompleti o inesatti fa scattare una penalità da euro 258 a euro 2.065 (art. 11, D.Lgs. 18.12.1997, n. 471), a parere di chi scrive non è così scontato che sia possibile ravvedere l’omissione, dato che è stato esteso a un anno il termine per la presentazione della sostitutiva.
Domani scade il termine per l’invio del c.d. spesometro 2013 (oppure, elenco clienti e fornitori che dir si voglia) per i contribuenti che, nel corso del 2014, liquidano l’IVA trimestralmente; il giorno 20 sarà invece il turno dei soggetti trimestrali. L’adempimento è stato ormai “assorbito” dagli studi professionali con un approccio pratico operativo sostanzialmente sereno; l’importante è comunicare, senza dannarsi più di tanto per le ipotesi nelle quali mancano istruzioni precise.
Redditometro: la risposta ai questionari
Premessa – Le missive sul nuovo redditometro verranno inviate con ogni probabilità all’inizio di aprile. Non saranno più 35.000 come inizialmente previsto, ma “solo” 20.000. Al contribuente conviene rispondere in quanto l’omessa risposta all’invito potrebbe depotenziare la successiva difesa.
Questionari - I questionari rappresentano una richiesta di informazioni inviata dall’Amministrazione finanziaria che prelude e prepara al primo momento di contatto tra il Fisco e il contribuente interessato da un controllo di tipo “sintetico”. Il questionario conterrà precisi riferimenti a diverse tipologie di spese e richiederà puntuali chiarimenti sui redditi disponibili. Si ricorda che il principio che muove la contestazioni dell’Agenzia delle Entrate è che tutto quello che è stato speso nel periodo di imposta in questione deve essere stato finanziato con redditi del periodo medesimo, fermo restando la possibilità per il contribuente di provare che le spese sono state finanziate con altri mezzi.
Termine per la risposta – Al contribuente sono lasciati solo 15 giorni per rispondere, con l’avvertimento che la mancata restituzione del questionario, o la sua restituzione incompleta, o con dati non veritieri, sono punite ai sensi dell’art. 11, lett. b), D.Lgs. 18.12.1997, n. 471, con la sanzione da euro 258 a euro 2.065. La legge, inoltre, prevede che le notizie e i dati non addotti e gli atti, i documenti, i libri e i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio, non possano essere usati a favore del contribuente. Per di più, l’Ufficio potrebbe valutare l’opportunità di adottare più penetranti poteri di controllo attraverso, ad esempio, l’utilizzo delle indagini finanziarie.
Limitazione diritto di difesa – Il fatto che al contribuente siano dati i canonici 15 giorni dal ricevimento del questionario per poter rispondere e ricostruire e recuperare una mole considerevole di dati e documenti rappresenta già una forte limitazione del diritto di difesa, tenuto conto che il questionario avverte solitamente anche che le notizie e i dati non addotti e gli atti e i documenti, i libri e i registri non esibiti o non trasmessi in risposta non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa ai sensi dell’art. 32, D.P.R. 600/1973.
Richiesta proroga – Vista la limitazione temporale in sede di risposta al questionario, è bene prevedere la possibilità di integrare l’invio con la documentazione non disponibile al momento della risposta stessa, con una frase del tipo “il sottoscritto si riserva di fornire ulteriori documenti e notizie che non si trovano attualmente in suo possesso e nella sua disponibilità, considerato anche il tempo limitato di soli 15 giorni per rispondere al questionario ed il tempo invece non breve trascorso dalle annualità oggetto del controllo”.