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Timestamp: 2017-01-22 10:17:07+00:00
Document Index: 53547235

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 61', 'art. 53', 'art. 2094', 'art. 48', 'art. 51', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 26', 'art. 86', 'art. 1']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 275 del 03.07.2008
Interpello ai sensi dell'art. 11 della legge n. 212 del 2000 - regime per i
contribuenti minimi - legge 24 dicembre 2007, n. 244 - requisiti di accesso
Con istanza di interpello specificata in oggetto, concernente
l'interpretazione del requisiti di accesso al cosiddetto regime dei contribuenti minimi di cui all'articolo 1, comma
96, lett. a), punto 3),
della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), è stato
L'istante svolge attività di elaborazione dati contabili con ricavi
inferiori a 30.000 euro. Posto che l'istante, durante l'anno 2007, ha sostenuto dei costi per un limitato "prestito di personale", chiede se tale
circostanza costituisca causa di esclusione ai fini dell'accesso al nuovo
regime per i contribuenti "minimi" di cui alla legge 24 dicembre n. 244
Secondo l'istante, il "prestito di personale" non costituisce una
fattispecie di impiego di personale proprio, cosicché nel caso concreto non si configura la causa di esclusione dal regime per i contribuenti "minimi"
prevista dall'art. 1, comma 96, lett. a), punto 3) della legge finanziaria
2008, secondo cui si considerano contribuenti minimi le persone fisiche
esercenti attività d'impresa, arti o professioni che nell'anno solare
precedente non hanno sostenuto spese "per lavoratori dipendenti".
I commi da 96 a 117 dell'art. 1 della legge finanziaria 2008,
disciplinano, a decorrere dal 1? gennaio 2008, un regime semplificato ed
agevolato per i soggetti la cui attività d'impresa, artistica o
professionale sia riconducibile, in base ai requisiti definiti dal
legislatore, alla nozione di "attività minima".
In particolare, ai sensi dell'art. 1, comma 96, lett. a), punto 3)
della legge finanziaria 2008, si considerano contribuenti minimi le persone
fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni che nell'anno
"3) non hanno sostenuto spese per lavoratori dipendenti o
collaboratori di cui all'articolo 50, comma 1, lettere c) e c-bis), del
testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, anche assunti secondo la modalità riconducibile a un progetto, programma di lavoro o fase di esso,
ai sensi degli articoli 61 e seguenti del decreto legislativo 10 settembre
2003, n. 276, né erogato somme sotto forma di utili da partecipazione agli
associati di cui all'articolo 53, comma 2, lettera c), dello stesso testo
In altri termini, sono esclusi dal nuovo regime i contribuenti che
nell'anno precedente hanno, genericamente, "sostenuto spese per lavoratori
dipendenti". La norma, inoltre, estende tale causa di esclusione alle spese
affrontate per l'erogazione di taluni redditi assimilati al lavoro
dipendente, quali le somme corrisposte a titolo di borsa di studio o di
assegno, premio o sussidio per fini di studio o di addestramento
professionale (art. 50, comma 1, lett. c) del Tuir, per le collaborazioni
coordinate e continuative, cosiddette "tipiche" e "atipiche" (art. 50, comma
1, lett. c-bis), per l'assunzione di lavoratori "a progetto" ai sensi
dell'art. 61 ss. del decreto legislativo n. 276 del 2003,
nonché nel caso
di erogazione di utili di partecipazione agli associati il cui apporto sia
esclusivamente di lavoro (art. 53, comma 2, lett. c.) del
Ciò premesso, fermo restando che non si desume chiaramente
dall'istanza a quale tipologia contrattuale debba essere esattamente
ricondotta l'espressione atecnica utilizzata dal contribuente, per quanto di
interesse, si evidenzia che elemento strutturale ricorrente in tutte le
fattispecie giuslavoristiche di "prestito del personale" è la scissione tra
la gestione normativa e la gestione tecnico produttiva del lavoratore, ossia
tra il "datore di lavoro", e il soggetto beneficiario della prestazione di
lavoro. Ne consegue che è nei riguardi di quest'ultimo che sussiste il
vincolo di subordinazione del lavoratore, requisito essenziale del rapporto di lavoro subordinato ai sensi dell'art. 2094 c.c. (oltre che rilevante per
l'individuazione del reddito di lavoro dipendente); il lavoratore, infatti, è inserito nell'organizzazione aziendale del "soggetto beneficiario", al
cui potere direttivo è assoggettato.
Sotto il diverso profilo tributario, si ricordano interventi di prassi
relativi alla fattispecie del contratto di fornitura di lavoro temporaneo,
disciplinata dagli artt. 1 ss. della legge 24 giugno 1997, n. 196 (abrogati
dal decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, di attuazione delle
deleghe di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30, cosiddetta "legge Biagi")
e assimilata alla fattispecie del distacco di personale.
In particolare, con riferimento al contratto di fornitura di lavoro
temporaneo, si evidenzia che nella circolare 23 dicembre 1997, n. 326 (par.
3.2.), e nella successiva risoluzione del 19 aprile 2002, n. 121, se da un
lato è chiarito che sostituto d'imposta è l'impresa che fornisce il
prestatore di lavoro, dall'altro è enunciato il principio che "l'obbligo di
effettuare la ritenuta da parte del sostituto d'imposta sussiste ogni qual
volta siano corrisposti redditi cui si rende applicabile la disciplina di
cui all'art. 48 del Tuir (ora art. 51), anche se erogati, in relazione al
rapporto di lavoro, da soggetti terzi rispetto al rapporto stesso". In altri
termini, anche le somme e i valori erogati da "soggetti terzi" rispetto al
rapporto di lavoro, ossia dei soggetti che non assumono la veste di "datore di lavoro" sono qualificabili come reddito di lavoro dipendente,
conto del vincolo di subordinazione.
Si evidenzia, inoltre, che la circolare 4 giugno 1998, n. 141,
significativamente qualifica ai fini Irap i costi sostenuti dal beneficiario
della prestazione di lavoro come costi relativi al personale. La circolare
sopra citata, infatti, richiama l'abrogato art. 11, comma 2, del decreto
legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, secondo cui "Gli importi spettanti a
titolo di recupero di oneri di personale distaccato presso terzi non
concorrono alla formazione della base imponibile. Nei confronti del soggetto
che impiega il personale distaccato, tali importi si considerano costi
relativi al personale non ammessi in deduzione ovvero concorrenti alla
formazione della base imponibile ai sensi dell'art. 10, comma 1, e
dell'articolo 10-bis, comma 1".
Né, come sottolineato dalla risoluzione 12 febbraio 2008, n.
questo principio deve ritenersi venuto meno a seguito dell'abrogazione del
citato art. 11, comma 2, del decreto legislativo n. 446 del 1997, ad opera
dell'art. 1, comma 50, lett. f), n. 3), della legge finanziaria 2008, volta
a realizzare "una semplificazione del testo normativo, eliminando una regola già desumibile a livello sistematico".
Si ricorda, infine, che ai sensi dell'art. 8, comma 35, della legge 11
marzo 1988, n. 67, "Non sono da intendere rilevanti ai fini dell'imposta sul
valore aggiunto i prestiti o i distacchi di personale a fronte dei quali è versato solo il rimborso del relativo costo". La norma sopra citata, quindi,
riconosce sostanzialmente tali spese come spese per prestazioni di lavoro.
Il medesimo principio è stato trasfuso nell'ambito della disciplina
del contratto di fornitura di lavoro e, successivamente, in quella della somministrazione di lavoro.
L'art. 26-bis della legge n. 196 del 1997 (le cui disposizioni, ai
sensi dell'art. 86, comma 4, del decreto legislativo n. 276 del 2003, devono
attualmente intendersi riferite alla disciplina della somministrazione di
lavoro), prevede, infatti, che "I rimborsi degli oneri retributivi e
previdenziali che il soggetto utilizzatore di prestatori di lavoro
temporaneo è tenuto a corrispondere... all'impresa fornitrice degli stessi,
da quest'ultima effettivamente sostenuti in favore del prestatore di lavoro
temporaneo, devono intendesi non compresi nella base imponibile dell'Iva".
Ne consegue che il tributo torna applicabile "al solo margine di
intermediazione spettante all'impresa fornitrice per il servizio prestato"
(risoluzione del 13 dicembre 2002, n. 384).
In base alle considerazioni sopra espresse, pertanto, conformemente al
parere espresso dalla Direzione Regionale, deve ritenersi che le spese
sostenute per un "prestito di personale" sono da intendersi assimilate alle
"spese per lavoratori dipendenti", costituendo così causa di esclusione dal
regime per i contribuenti minimi ai sensi del citato art. 1, comma 96, lett.
Del resto, una diversa interpretazione sarebbe in contrasto con la
ratio del nuovo regime per i contribuenti "minimi" che il legislatore ha
voluto riservare, come sopra evidenziato, alle persone fisiche esercenti attività d'impresa, artistica o professionale di ridotta dimensione
economica, individuando a tal fine determinati parametri economici secondo
un criterio di semplicità e certezza.