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Timestamp: 2020-02-22 04:38:51+00:00
Document Index: 160720965

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 113', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 406', 'art. 409', 'art. 414', 'art. 3', 'art. 127', 'art. 553', 'art. 406', 'art. 406', 'art. 234']

Art. 112 cod. proc. penale: Surrogazione di copie agli originali mancanti | La Legge per tutti
Art. 112 cod. proc. penale: Surrogazione di copie agli originali mancanti
1. Salvo che la legge disponga altrimenti, quando l’originale di una sentenza o di un altro atto del procedimento, del quale occorre fare uso, e’ per qualsiasi causa distrutto, smarrito o sottratto e non e’ possibile recuperarlo, la copia autentica ha valore di originale ed e’ posta nel luogo in cui l’originale dovrebbe trovarsi.
2. A tal fine, il presidente della corte o del tribunale, anche di ufficio, ordina con decreto a chi detiene la copia di consegnarla alla cancelleria, salvo il diritto del detentore di avere gratuitamente un’altra copia autentica. (90) ((90a))
Surrogazione di copie
In tema di surrogazione di copie agli originali mancanti, non è abnorme il provvedimento con cui il giudice dell'udienza preliminare disponga di ufficio la ricostituzione del fascicolo processuale ex art. 112 c.p.p., ordinando a chi detiene le copie di atti e documenti acquisiti, ma fortuitamente dispersi, di consegnarle alla cancelleria, poiché si tratta di esplicazione di un potere finalizzato ad evitare la dispersione del compendio probatorio, e non, invece, ad una integrazione probatoria. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittima l'ordinanza con cui il giudice dell'udienza preliminare aveva ordinato ai difensori di depositare copia delle cartelle cliniche sequestrate nelle indagini preliminari, che erano state affidate in custodia alla P.G. ed erano andate smarrite nel corso di un trasloco). (Dichiara inammissibile, Gip Trib. Roma, 23/04/2014 )
Cassazione penale sez. II 13 novembre 2014 n. 50406
Il provvedimento con il quale il giudice - applicando analogicamente le norme di cui agli artt. 112 e 113 cod. proc. pen., in assenza di uno specifico procedimento disciplinato per il processo civile - stabilisce le modalità di ricostituzione degli atti processuali mancanti, ha natura amministrativa e meramente ordinatoria. Ne consegue che esso è privo di contenuto decisorio e, in quanto assoggettato al regime della motivazione proprio degli atti amministrativi, non è suscettibile di valutazione in sede di giudizio di legittimità, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., in quanto l'art. 113 cod. proc. pen. non individua alcun vincolo di contenuto e non prevede alcuna sanzione per eventuali vizi nella relativa attività di formazione, purché la ricostituzione avvenga secondo le forme ritenute dal giudice conformi allo scopo per il quale la procedura è prevista. Rigetta, App. Napoli, 01/06/2010
Cassazione civile sez. lav. 14 novembre 2013 n. 25609
In assenza di previsione di uno specifico procedimento nella disciplina del processo civile, è possibile, per procedere alla ricostituzione di atti giudiziari, applicare analogicamente le specifiche norme di cui agli art. 112 e 113 c.p.p. L'applicazione analogica di tale disciplina, estensibile anche al giudizio di cassazione, si lascia preferire a quella dettata da altre disposizioni dell'ordinamento in generale per la ricostituzione di atti e documenti, ivi compresi quelli giudiziari, come il r.d.l. 15 novembre 1925 n. 2071, atteso che esso si riferisce ad eventi eccezionali di natura generale. (Fattispecie relativa alla ritenuta ammissibilità della ricostituzione di una sentenza della Corte di cassazione andata smarrita con l'ordine di inserimento di una copia conforme all'originale nel registro delle sentenze, con attestazione dell'avvenuta sottoscrizione del Presidente ed allegazione della stessa ordinanza di ricostruzione).
Cassazione civile sez. III 19 aprile 2010 n. 9269
Cassazione penale sez. V 08 febbraio 2000 n. 3477
È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dagli artt. 406, 335 commi 2 e 127 c.p.p., per contrasto con gli artt. 3 e 112 cost., nella parte in cui non consentono l'impugnazione dell'ordinanza del g.i.p. della pretura di reiezione della richiesta di proroga dei termini per il compimento delle indagini preliminari. Il principio di tassatività dell'impugnazione non si contrappone in alcun modo a quello di obbligatorietà dell'azione penale, poiché l'esercizio dell'azione penale non implica, fuori dei casi previsti dalla legge, l'impugnabilità dei provvedimenti diversi da quelli (sentenze e provvedimenti sulla libertà personale) indicati nell'art. 111 comma 2 cost. L'inoppugnabilità dell'ordinanza di rigetto ex art. 406 c.p.p., inoltre, non fa rimanere senza tutela l'interesse pubblico al promuovimento dell'azione penale, potendo tale interesse essere perseguito a norma dell'art. 409 comma 4 c.p.p., attraverso l'indicazione da parte del g.i.p., investito della richiesta di archiviazione, di un termine indispensabile per lo svolgimento di ulteriori indagini oppure, a norma dell'art. 414 dello stesso codice, attraverso la riapertura delle indagini. Per quanto riguarda l'asserito contrasto con l'art. 3 cost., non può ritenersi irragionevole la differenziazione del procedimento davanti al pretore rispetto a quello davanti al tribunale, peraltro limitata, ai fini rilevanti per la questione in esame, alla inapplicabilità dell'art. 127 c.p.p., non richiamato dall'art. 553 stesso codice. Nel procedimento pretorile, infatti, è disciplinato il contraddittorio nelle forme dell'art. 406 comma 3, mentre nessuna differenza si ravvisa in materia di gravame, essendo inoppugnabile anche l'ordinanza con la quale il g.i.p. del tribunale decide sulla richiesta di proroga del termine per le indagini preliminari, a seguito di procedimento in camera di consiglio ai sensi dell'art. 406 comma 5 c.p.p..
Cassazione penale sez. VI 06 marzo 1995 n. 817
Nessuna norma processuale richiede la certificazione ufficiale di conformità per l'efficacia probatoria delle copie fotostatiche; al contrario, vige nel nostro sistema processuale il principio di libertà della prova sia per i fatti-reato sia per gli atti del processo, come può evincersi dall'art. 234 c.p.p. e dalla stessa direttrice n. 1 della legge delega per il nuovo codice, che stabilisce la massima semplificazione processuale con eliminazione di ogni atto non essenziale. (Nella specie la suprema Corte, escluso che tale certificazione sia richiesta, in particolare, dagli artt. 112 c.p.p. e 40 disp.att. stesso codice, che riguardano le copie di originali smarriti, distrutti o sottratti, ha ritenuto che la fotocopia esibita appariva idonea allo scopo, mentre il p.g. aveva sostenuto che la divergenza fra la data di notificazione risultante nell'originale e quella risultante nella copia notificata all'imputato non era dimostrata, in quanto il documento esibito dal ricorrente era una copia fotostatica priva della certificazione).
Cassazione penale sez. III 27 aprile 1994