Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-13222-del-25-05-2017
Timestamp: 2020-04-08 03:48:45+00:00
Document Index: 37983171

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'CGUE ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 526', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 13222 del 25/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13222 del 25/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 25/05/2017, (ud. 19/04/2017, dep.25/05/2017), n. 13222
sul ricorso 19990/2013 proposto da:
C.S.G.;
avverso la sentenza n. 586/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
che la Corte di 179ello di Torino in parziale accoglimento del gravame proposto da C.S.G. avverso la sentenza del Tribunale della stessa città – che aveva negato il diritto del predetto – docente di scuola elementare dall’anno scolastico 2000/2001 non immesso in ruolo, in forza di undici consecutivi contratti a tempo determinato alla progressione professionale retributiva in relazione al servizio prestato – riconosceva il diritto del C. a percepire le differenze stipendi lai maturate in ragione dell’anzianità di servizio e condannava il MIUR a corrispondere allo stesso le differenze stipendiali in ragione dell’anzianità maturata;
che la Corte territoriale ha richiamato, a fondamento della pronuncia di accoglimento del gravame (veniva ritenuta l’infondatezza del gravame in ordine alla domanda di pagamento delle retribuzioni per i mesi di luglio e agosto), il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6, ribadendo i principi espressi dalla CGUE ed escludendo la rilevanza della specialità del sistema del reclutamento scolastico per giustificare la diversità del trattamento economico riservato agli assunti a tempo determinato precisando altresì l’incidenza dell’obbligo di disapplicazione delle norme in contrasto con la clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a t. d. trasfuso nella indicata Direttiva;
che di tale sentenza il MIUR chiede la cassazione sulla base di unico motivo, ai quale non ha opposto difese il C., rimasto intimato;
2. che viene denunziata violazione e falsa applicazione: del D.Lgs. 6 settembre 2001, n. 368, art. 6, D.L. 13 maggio 2011, n. 790, art. 9 comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4 e del D.Lgs. 16 aprile 1994, n. 297, art. 526 e violazione della direttiva 99/70/CE, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, assumendosi che i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001 e che il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla supplenza e alla stipula di contratti a termine del personale scolastico trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa;
4. che, invero,come già osservato da questa Corte (Cass. 7.11.2016 n. 22558, alle cui motivazioni ci si riporta integralmente in quanto del tutto condivise), il Ministero ricorrente sovrappone e confonde il principio di non discriminazione, previsto dalla clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (concluso il 18 marzo 1999 fra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale – CES, CEEP e UNICE – e recepito dalla Direttiva 99/70/CE), con il divieto di abusare della reiterazione del contratto a termine, oggetto della disciplina dettata dalla clausola 5 dello stesso Accordo, laddove i due piani debbono, invece, essere tenuti distinti, essendo il primo obiettivo della Direttiva teso a “migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo il rispetto del principio di non discriminazione” ed il secondo obiettivo a “creare un quadro normativo per la prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato”;
6. che nulla va statuito sulle spese del presente giudizio di legittimità, essendo il C. rimasto intimato;
sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.