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Timestamp: 2019-12-09 05:03:22+00:00
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Fatti di Pistoia, un'assoluzione e cinque condanne. Una sentenza che fa discutere fra contraddizioni e colpi di scena finali - Senza Soste
Lunedì 31 Gennaio 2011 21:09
Dopo una lunga giornata di dibattimento, intorno alle 19 è arrivata la sentenza sui fatti di Pistoia. Assolto il livornese Alessandro Orfano, condannati a due anni per danneggiamento aggravato (con sospensione della pena) gli altri imputati, Alessandro Della Malva e Juri Bartolozzi e gli altri livornesi Vittorio Colombo, Selvaggio Casella ed Elisabetta Cipolli. La richiesta del pm era di ben altra portata, e prevedeva 9 anni di reclusione, in quanto puntava alla riabilitazione del reato di devastazione e saccheggio. Un'ipotesi totalmente estranea alla realtà del processo, che non è stata minimamente presa in considerazione dai giudici. Il Pm nella propria requisitoria ha anche espresso la propria idea di ordine pubblico e di devastazione che avrebbe fatto impallidire anche qualche nostalgico del ventennio.
Una sentenza difficile da commentare al momento perchè le motivazioni verranno depositate solo fra 15 giorni, tuttavia appare subito una sentenza con molte contraddizioni e che dunque segue l'andamento di questo anno di udienze.
Nella giornata conclusiva però non poteva mancare l'ultimo colpo di scena, cioè la suocera di uno dei testimoni dell'accusa, il pizzaiolo Romondia, che ha fatto recapitare una lettera al giudice in cui dice di sapere che il genero non ha visto niente quel giorno e che è andato a fare i riconoscimenti solo perchè pressato da quelli di Casa Pound. La signora è stata poi chiamata a testimoniare dal giudice e ha ribadito che il genero le aveva detto di non aver visto nulla. La testimonianza poi, nonostante le numerose domande del giudice, si è fermata lì perchè la signora ha affermato che non poteva dire altro perchè avrebbe avuto ripercussioni in famiglia. Ma nella sostanza ha confermato quello scritto nella lettera. Si è trattato solo dell'ultimo colpo di scena, l'ennesimo in un processo in cui i testimoni dell'accusa sono stati di volta in volta screditati e dove loro stessi si sono contraddetti più volte.
L'impressione per chi ha seguito il processo dall'esterno è che questa sia stata una sentenza cerchiobottista che ha cercato di tenere un equilibrio fra le montature della questura di Pistoia, le forzature di un Pm che per far proseguire le misure cautelative ha giocato tutto sulla devastazione e saccheggio e le mille contraddizioni dei teste. Insomma, appare palese che non ci sono elementi a carico dei 6 imputati ma siccome qualcuno è stato a fare il danno allora qualcuno doveva essere condannato altrimenti si sarebbe screditato e deligittimato il lavoro delle autorità locali. Alla città di Pistoia servivano dei responsabili e il giudice gliel'ha dati ammorbidendo però il tutto con la minor condanna possibile, probabilmente cosciente di aver condannato degli innocenti.
Emergono subito due quesiti che non hanno per ora risposta: se un testimone è credibile e attendibile lo è in generale. E se non lo è, non lo è per tutti. Perchè un imputato è stato assolto e gli altri no? Perchè durante tutto il processo i testimoni chiave hanno dichiarato di non aver visto donne e invece l'unica donna imputata è stata condannata? Probabilmetne quando leggeremo le motivazioni ci saranno le risposte a queste domande e anche a molte altre.
Queste, come detto, sono solo impressioni. Nei prossimi giorni approfondiremo la lettura di questa sentenza attendendo poi le motivazioni fra due settimane. In ogni caso appare certo il ricorso in appello, visto che gli imputati oggi condannati puntano, come dichiarato fin da principio, al riconoscimento della loro totale estraneità ai fatti.