Source: http://www.vedaformazione.it/per-il-commercialista-abusivo-brutte-novita-con-carcere-fino-a-tre-anni-sanzioni-fino-a-50-mila-euro-e-confisca/
Timestamp: 2018-03-18 08:08:00+00:00
Document Index: 57218349

Matched Legal Cases: ['art 2231', 'art. 348', 'art. 12', 'art. 348', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 331', 'art. 63', 'art. 331', 'art. 2231']

Per il commercialista abusivo carcere fino a tre anni, sanzioni fino a 50 mila euro e confisca
Sei in: Home / Blog / Articoli / Per il commercialista abusivo brutte novità con carcere fino a tre anni, ...
17 febbraio 2018 /2 Commenti/in Articoli, Commercialista abusivo /da admin
Per il commercialista abusivo, le cose non sono mai andate bene in passato, dovendosi districare nell’indicare nelle proprie fatture prestazioni generiche e diverse da quelle che rendeva (è molto gettonata la descrizione in fattura: elaborazione dati, che è un evergreen per tutto), oppure inventarsi le cose più folli per poter trasmettere le dichiarazioni fiscali al sistema telematico dell’Agenzia delle Entrate.
Per non parlare dell’ansia da incasso delle parcelle, perchè l’articolo 2231 del codice civile, prevede senza mezzi termini che l’abusivo esercente di una professione protetta, non ha diritto di ricevere il compenso, in pratica il cliente che si accorge che le prestazioni professionali sono rese, ad esempio da un commercialista abusivo, può non effettuare il relativo pagamento.
Tra l’altro, sull’argomento, la Cassazione (n. 10937/1999) ha anche stabilito che l’art 2231 si applica anche quando la prestazione resa al cliente sia riferibile ad una società, per essersi essa assunta contrattualmente tale impegno, a nulla rilevando che la società si sia servita, per l’espletamento di detta attività, di tecnici iscritti ai relativi albi.
Se a ciò, ci aggiungiamo che i proventi derivanti del delitto non colposo di esercizio abusivo della professione di commercialista, sono proventi illeciti, in quanto proventi da reato, lo sfortunato commercialista abusivo, ha anche il problema all’orizzonte del delitto di riciclaggio o peggio di autoriciclaggio, con una misura detentiva che può arrivare fino a 12 anni di reclusione, aumentata perchè il fatto è commesso nell’esercizio di una attività professionale.
In pratica se il commercialista abusivo consegna i proventi di questo delitto ad un soggetto che li versa sul proprio conto corrente, tale soggetto rischia 12 anni di carcere per riciclaggio, diversamente se quei proventi illeciti li utilizza direttamente l’abusivo, rischia lui stesso fino a 12 anni di carcere per autoriciclaggio.
Nuove sanzioni per il commercialista abusivo
I guai per il commercialista abusivo, dal 15 febbraio 2018, si complicano a dismisura, poichè il legislatore ha radicalmente modificato le disposizioni relative alla condotta di esercizio abusivo di una professione, prevedendo il carcere fino a tre anni, una sanzione pecuniaria fino a 50.000 euro e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato.
Dal 15 febbraio 2018, il legislatore con l’articolo 12, della Legge 3/2018, modificando le disposizioni contenute nell’art. 348 del codice penale, ha fatto una scelta precisa di intervenire con maggiore severità sulla condotta di esercizio abusivo della professione di commercialista, che prima della modifica era punita con la reclusione fino a 6 mesi.
Quindi ad esempio, dal 15 febbraio 2018 (data di entrata in vigore delle disposizioni contenute all’art. 12 della Legge 3/2018), chi, non essendo commercialista, rende la prestazione di tenuta e redazione dei libri contabili, fiscali e del lavoro, o di elaborazione e predisposizione delle dichiarazioni tributarie e cura degli ulteriori adempimenti tributari di associazioni, persone fisiche o giuridiche, dovrà fare i conti con il non più improbabile rischio della reclusione fino a tre anni, della sanzione pecuniaria fino a 50.000 euro e la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato come previsto dall’art. 348 del codice penale.
Insomma grossi guai per il fuorilegge che ha scelto di non sostenere un esame di stato ed essere assoggettato alle regole per svolgere la libera professione e quindi le attività protette previste dal D.Lgs. 139/2005.
Tra l’altro la questione seppur articolata, è stata anche ribadita dalla Cassazione a Sezioni Unite (Cass. pen., Sez. Un., ud. 15 dicembre 2011, dep. 23 marzo 2012, n. 11545) in cui tra l’altro si è molto concentrata sull’integrabilità del delitto in presenza di elementi come la continuità, l’organizzazione e la remunerazione.
Secondo la Corte, è da considerarsi commercialista abusivo chi svolge almeno una delle attività previste dal D.Lgs. 139/2005 secondo modalità di “continuatività”, organizzazione ed onerosità della prestazione, tali da creare le apparenze dell’attività professionale.
Gli stessi elementi di cui sopra, con una recente sentenza della Cassazione (n. 14815/2017), hanno stabilito che integra l’esercizio abusivo della professione il compimento senza titolo di condotte di tenuta della contabilità aziendale, redazione delle dichiarazioni fiscali ed effettuazione dei relativi pagamenti allorché lo stesso compimento venga realizzato in modo continuativo, organizzato e retribuito, tale da creare, in assenza di indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da soggetto regolarmente abilitato.
Tra l’altro, le prestazioni della tenuta di servizio elaborazione dati, raccolta fatture attive e passive, registrazione corrispettivi, liquidazione Iva, liquidazione di situazioni periodiche con prospettive di costi e ricavi, svolte da un soggetto non abilitato, integrano il delitto di esercizio abusivo della professione di commercialista, (ove vi fossero ancora dei dubbi) così come ben delineato dalla Cassazione VI Penale, sentenza 24 maggio – 27 giugno 2016, n. 26617.
Sull’argomento, è di grande interesse anche la posizione dei Consulenti del Lavoro sul problema relativo ai CED con parere n.4 del 6 aprile 2017, oltre alle FAQ del 25/03/2014 con prot. 3094/U/38 relative ai CED e STP in materia di regolare esercizio della professione.
Reclusione anche per chi aiuta il commercialista abusivo
Oltre all’aggravamento delle misure punitive come sopra evidenziate, il legislatore nella modifica dell’art. 348 del codice penale, ha previsto una ulteriore condotta penalmente rilevante, prevedendo che si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di esercizio abusivo della libera professione ovvero ha diretto l’attività delle persone che sono concorse nel reato medesimo.
In materia di reato previsto dall’art. 348 del codice penale, la Cassazione (n. 19544/2012) ha stabilito che risponde del reato in esame, a titolo di concorso, “chiunque agevoli o favorisca lo svolgimento da parte di una persona non autorizzata di un’attività professionale per la quale è richiesta una abilitazione speciale”.
In pratica, ad esempio, diventa molto pericoloso da parte di un professionista anche iscritto in albi, stare vicino ad un abusivo e dirigere l’attività delle persone che con il fuorilegge sono concorse nel reato di esercizio abusivo della professione.
Giova ricordare, che la professione di commercialista, e le relative attività previste e tutelate dal D.Lgs. 139/2005, possono essere svolte in forma individuale dal professionista abilitato, ovvero all’interno di uno studio associato o in una società tra professionisti (STP), altre soluzioni non ve ne sono.
Obbligo di denuncia dell’Agenzia delle Entrate dell’abusivo
In questo scenario, i guai per il commercialista abusivo, diventano concreti e reali, poichè secondo le precedenti indicazioni e per la struttura della condotta voluta dal legislatore, il delitto di esercizio abusivo della professione è perseguibile direttamente d’ufficio, oltre che essere un reato che obbliga il pubblico funzionario ai sensi dell’art. 331 del c.p.p. a trasmettere senza ritardo al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria la notizia di reato.
Ad esempio il funzionario dell’Agenzia delle Entrate, che entra in contatto con un commercialista abusivo che in quel momento sta rappresentando o assistendo un cliente, ha l’obbligo di denunciare la condotta in argomento senza ritardo all’autorità giudiziaria, e comunque allo stesso per quanto previsto dall’art. 63 del Dpr. 600/1973 è richiesto di verificare attentamente che la procura rilasciata dal cliente sia autenticata da un Notaio, poichè in caso contrario è anche prevista una sanzione amministrativa da 1.000 euro a 5.000 euro. Quindi ricapitolando, per i non iscritti agli albi la procura deve essere autenticata dal Notaio ed in tal caso, ovviamente il pubblico funzionario ha il dovere d’ufficio di verificare il corretto esercizio della libera professione e in caso contrario l’obbligo di riferire ai sensi dell’art. 331 c.p.p. la notizia di reato all’Autorità Giudiziaria.
Attenzione, che anche in tema di comunicazione, ad esempio fatta sul sito web, chi promuove servizi che possono essere svolti da soggetti abilitati, e nella relativa pagina web, anche soltanto per fini di pubblicità comparativa utilizzi il termine “commercialista” (ti faccio pagare meno del tuo commercialista, o il tuo commercialista per le tue esigenze e cose del genere) è punito per esercizio abusivo della libera professione con ulteriori aggravanti, poichè palesemente crea le apparenze di una attività professionale protetta per lo svolgimento della quale è necessario essere abilitati dalla legge.
Inoltre, per come è configurato il reato di esercizio abusivo della professione di commercialista, ci sono all’orizzonte anche grossi guai per il cliente del fuorilegge, poichè, oltre a sborsare dei denari per pagare chi ai sensi dell’art. 2231 non ha diritto a ricevere il compenso, rischia ricorrendone le condizioni di legge anche fino a quattro anni di reclusione per favoreggiamento.
Di Antonio Fortarezza
23 febbraio 2018 en 4:05 pm
volevo solo far notare che tra le attività indicate in esempio al comma 3 del titolo 2 vi sono delle attività che non sono specificatamente riservate ai Dottori Commercialisti.
23 febbraio 2018 en 5:59 pm
I nuovi adempimenti antiriciclaggio e le procedure per lo studio professionale... Gestione antiriciclaggio e mitigazione del rischio all’interno dello studio...