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Timestamp: 2020-02-18 17:33:39+00:00
Document Index: 100398795

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 69', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 8']

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3 giugno 2002 Sentenza n. 3098 del Consiglio di Stato, Sezione VI
Sentenza n.3098 del Consiglio di Stato, Sezione VI
sul ricorso in appello proposto dal Comune di Civitavecchia, rappresentato e difeso da avv.to Gesualdo Antonio Pala, ed elettivamente domiciliato presso l’avv. Roberto Venettoni, in Roma, via Fracassini, n. 18;
Ericsson Telecomunicazioni s.p.a., legale rappresentante pro tempore, costituitasi in giudizio, rappresentata e difesa dagli avv.ti Franco Alesi, Filippo Satta e Gennaro Contardi, ed elettivamente domiciliata presso il primo, in Roma, Piazza di Ponte Lungo, n. 11;
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, II, n. 6405/2001;
Uditi l’Avv. Pala e l’Avv. Lattanzi in dichiarata sostituzione dell’Avv. Satta e l’avv. Contardi;
Con il ricorso in appello in epigrafe il Comune di Civitavecchia ha chiesto l’annullamento della suindicata sentenza con la quale il Tar del Lazio ha proposto ricorso da Ericsson Telecomunicazioni s.p.a. avverso la deliberazione del Consiglio Comunale di Civitavecchia n. 173 del 30-12-1999, avente ad oggetto l’approvazione del regolamento comunale per l’installazione di antenne e annessi apparati di telefonia cellulare.
2) inammissibilità del ricorso di primo grado per l’assenza di lesività dell’impugnato regolamento;
3) erroneità della impugnata sentenza nella parte in cui è stato ritenuto che il regolamento annullato non rientrasse nelle competenze urbanistiche spettanti ai Comuni, risultando inapplicabile alla fattispecie la legge n. 36/2001.
1.In via preliminare deve essere respinto il motivo di appello relativo alla irricevibilità del ricorso proposto in primo grado, per la tardività dello stesso, applicandosi alla fattispecie il termine breve di cui all’art. 19 della legge n. 135/97.
L’impugnato regolamento, infatti, non può essere ritenuto “provvedimento di esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità”, di cui al citato art. 19, in quanto la disposizione speciale riguarda soltanto le opere riferibili alla Pubblica amministrazione, anche nella sua nozione allargata derivante dall’inclusione tra le amministrazioni aggiudicatici anche di soggetti aventi formale natura privata.
Il carattere eccezionale della norma non consente di estenderla in via analogica ad opere private in virtù dell’utilizzo delle stesse per l’esercizio del servizio di telefonia mobile e tanto meno all’ipotesi di impugnazione di un regolamento contenente la disciplina per la realizzazione di dette opere.
Il ricorso proposto in primo grado è stato quindi tempestivamente proposto.
2. E’ anche infondato il motivo, con cui si deduce l’inammissibilità del ricorso di primo grado per l’assenza di lesività dell’impugnato regolamento.
Infatti, in pendenza di istanze presentate al Comune dalla odierna parte appellata per il rilascio delle concessioni per la realizzazione di impianti di trasmissione per la telefonia mobile, deve ritenersi autonomamente impugnabile un regolamento, la cui disciplina non consenta la costruzione degli impianti stessi.
3.Con ulteriore motivo il Comune appellante deduce l’erroneità della impugnata sentenza nella parte in cui è stato ritenuto che il regolamento annullato non rientrasse nelle competenze urbanistiche spettanti ai Comuni e contesta la ricostruzione del quadro normativo operata dal giudice di primo grado ed anche il richiamo alle disposizioni della legge quadro n. 36/2001, temporalmente inapplicabile alla fattispecie in esame.
Il giudice di primo grado ha osservato come l’art. 1, comma IV, lett. c), della l. 15 marzo 1997 n. 59 abbia escluso dall’applicazione delle disposizioni dettate ai primi due precedenti commi (riguardanti il conferimento alle Regioni e agli Enti locali di “funzioni e compiti amministrativi” “relativi alla cura degli interessi e alla promozione dello sviluppo delle rispettive comunità, nonché” quelli “… localizzabili nei rispettivi territori in atto esercitati da qualunque organo o amministrazione dello Stato, centrali o periferici, ovvero tramite enti o altri soggetti pubblici), “i compiti di rilievo nazionale del sistema di protezione civ funzioni e i programmi nel settore dello spettacolo, per la ricerca, la produzione, il trasporto e la distribuzione di energia”.
In attuazione della citata l. 59 del 1997- continua il Tar – veniva poi emanato il D.Lgs. 31 marzo 1998 n. 112, il cui art. 69 ha stabilito che, ai sensi dell’art. 1, comma IV, lettera c), della l. 15 marzo 1997 n. 59, sono compiti di rilievo nazionale per la tutela dell’ambiente quelli relativi alla determinazione di valori limite, standard, obiettivi di qualità e sicurezza e norme tecniche necessarie al raggiungimento di un livello adeguato di tutela dell’ambiente sul territorio nazionale (lett. e).
Di particolare interesse ai fini del decidere vengono ritenute dal Tar le disposizioni di cui al II e III comma dell’art. 4 del citato Decreto interministeriale, laddove si precisa che: -in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori, indipendentemente dalla frequenza, mediati su un’area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico, 0,016 A/m per il campo magnetico intesi come valori efficaci e, per frequenze comprese tra 3 Mhz e 300 GHz, 0,10 W/m2 per la densità di potenza dell’onda piana equivalente; – “nell’ambito delle proprie competenze, fatte salve le attribuzioni dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, le Regioni e le Province autonome disciplinano l’installazione e la modifica degli impianti di radiocomunicazione al fine di garantire il rispetto dei limiti di cui al precedente articolo 3 e dei valori di cui al precedente comma, il raggiungimento di eventuali obiettivi di qualità, nonché le attività di ile, per la difesa del suolo, per la tutela dell’ambiente e della salute, per gli indirizzi, le controllo e vigilanza in accordo con la normativa vigente, anche in collaborazione con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per quanto attiene all’identificazione degli impianti e delle frequenze loro assegnate”.
Al quadro normativo descritto dal Tar deve aggiungersi che la legge n. 36/2001 abbraccia profili attinenti a diverse materie, rientranti alcune nella legislazione statale esclusiva ed altre nella legislazione concorrente, come definite a segui recente riforma del titolo V della Costituzione (legge costituzionale 18-10-2001 n. 3).
4.Precisato il quadro normativo di riferimento, come delineato dal giudice di primo grado, si può passare ora all’esame del motivo di appello, con cui il Comune contesta che il sistema di riparto di competenze sia quello richiamato dal Tar e soprattutto invoca il legittimo esercizio delle proprie competenze urbanistiche di assetto del territorio.
Peraltro, l’esercizio delle proprie competenze in materia urbanistica avrebbe comportato la necessità delle procedure previste per l’adozione degli strumenti urbanistici con tutte le connesse garanzie partecipative, che consentono agli interessati la presentazione di puntuali osservazioni e presuppone comunque una adeguata to della istruttoria (v. Cons. Stato, VI, ord. 22-5-2001, n. 2903 e ord. 2-10-2001, n. 5442)
La questione peraltro neanche si pone in relazione alla fattispecie in esame, antecedente all’entrata in vigore della nuova normativa, che non può quindi essere invocata a fondamento del potere esercitato neanche con riguardo all’adozione di alcune contenute nel regolamento (distanze dai c.d. “siti sensibili”), non costituenti una deroga generalizzata ai limiti di esposizione, ma finalizzate alla tutela della salute pubblica (competenza che, come già detto, non era all’epoca attribuita ai Comuni ed oggi lo è ai sensi della citata ultima parte del comma 6 dell’art. 8 della legge n. 36/2001, inapplicabile – si ribadisce – alla presente controversia).
Considerata la novità della questione,ricorrono giusti motivi per compensare integralmente tra le parti le spese di giudizio.