Source: https://www.leggioggi.it/2011/07/28/la-consulta-contro-il-pacchetto-sicurezza-lo-straniero-puo-contrarre-matrimonio-anche-senza-permesso-di-soggiorno/
Timestamp: 2019-01-18 05:53:38+00:00
Document Index: 170525760

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 116', 'art. 1', 'art. 116', 'art. 116', 'art. 16', 'art. 12', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ']

La Consulta contro il pacchetto sicurezza: matrimonio anche senza permesso di soggiorno | LeggiOggi
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La Consulta contro il pacchetto sicurezza: matrimonio anche senza permesso di soggiorno
Dopo la Corte di Giustizia dello scorso 28 aprile scorso, altro stop autorevole al pacchetto sicurezza del Governo.
Con sentenza depositata il 25 luglio, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 116 del codice civile, come modificato dall’art. 1, c. 15°, della legge 15/07/2009, n. 94 (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica), nella parte in cui richiede, per la celebrazione della validità del matrimonio, “un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano”.
Il caso. Una cittadina italiana ed un cittadino marocchino, il 27 luglio 2009, avevano chiesto all’ufficiale dello stato civile di procedere alla pubblicazione della celebrazione del matrimonio, producendo la documentazione prevista dalla allora vigente formulazione dell’art. 116 cod. civ.
Il 31 agosto 2009, l’ufficiale dello stato civile aveva motivato il diniego alla celebrazione del matrimonio per la mancanza di un «documento attestante la regolarità del permesso di soggiorno del cittadino marocchino», così come previsto dall’art. 116 cod. civ., come novellato dalla legge n. 94 del 2009, nel frattempo entrata in vigore.
Il Tribunale di Catania, adito con ricorso avverso il diniego, ha sollevato la questione di costituzionalità, ritenendo che sia necessario “sottrarre la libertà matrimoniale ad inammissibili condizionamenti”, in quanto “la libertà di contrarre matrimonio costituisce un diritto fondamentale della persona riconosciuto anche dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (art. 16), dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (art. 12) e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (art. 9)”.
In particolare, “la CEDU – includendo la libertà matrimoniale tra quelle che devono essere assicurate senza distinzione di sorta (di sesso, di razza, di colore, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di appartenenza ad una minoranza nazionale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione) e pur prevedendo che il relativo diritto debba esser esercitato nell’ambito delle leggi nazionali – non consentirebbe che queste ultime possano porre condizioni o restrizioni irragionevoli”.
Dinanzi alla Corte Costituzionale, il Governo ha spiegato che il nuovo requisito della regolarità del soggiorno, richiesto ai fini della celebrazione del matrimonio, “tende a soddisfare l’esigenza del legislatore di garantire il presidio e la tutela delle frontiere ed il controllo dei flussi migratori”.
In particolare, il legislatore, nella propria discrezionalità, avrebbe considerato lo status di “clandestino”» come “una situazione giuridica soggettiva valutabile negativamente in punto di ordine pubblico e sicurezza e, pertanto, sufficiente a giustificare la limitazione del diritto a contrarre matrimonio”.
E ancora, “Le prerogative dello Stato volte a tutelare la sovranità dei confini territoriali ed a controllare i flussi migratori, anche per evitare matrimoni di comodo, sarebbero prevalenti e legittimerebbero la scelta legislativa di limitare il diritto a contrarre matrimonio delle persone che non risultino in regola con le norme che disciplinano l’ingresso ed il soggiorno nel territorio nazionale”.
La “clandestinità”, dunque, è qualificata “situazione ostativa al matrimonio, in ragione di esigenze di ordine pubblico, di difesa dei confini e di controllo del flusso migratorio”.
La Consulta (redattore il presidente Quaranta) ha ritenuto fondata la questione, così motivando:
“(…) 3.1.— Giova ricordare come questa Corte (sentenze n. 61 del 2011, n. 187 del 2010 e n. 306 del 2008) abbia affermato che al legislatore italiano è certamente consentito dettare norme, non palesemente irragionevoli e non contrastanti con obblighi internazionali, che regolino l’ingresso e la permanenza di stranieri extracomunitari in Italia.
In altri termini, è certamente vero che la «basilare differenza esistente tra il cittadino e lo straniero» – «consistente nella circostanza che, mentre il primo ha con lo Stato un rapporto di solito originario e comunque permanente, il secondo ne ha uno acquisito e generalmente temporaneo» – può «giustificare un loro diverso trattamento» nel godimento di certi diritti (sentenza n. 104 del 1969), in particolare consentendo l’assoggettamento dello straniero «a discipline legislative e amministrative» ad hoc, l’individuazione delle quali resta «collegata alla ponderazione di svariati interessi pubblici» (sentenza n. 62 del 1994), quali quelli concernenti «la sicurezza e la sanità pubblica, l’ordine pubblico, i vincoli di carattere internazionale e la politica nazionale in tema di immigrazione» (citata sentenza n. 62 del 1994).
Tuttavia, resta pur sempre fermo – come questa Corte ha di recente nuovamente precisato – che i diritti inviolabili, di cui all’art. 2 Cost., spettano «ai singoli non in quanto partecipi di una determinata comunità politica, ma in quanto esseri umani», di talché la «condizione giuridica dello straniero non deve essere pertanto considerata – per quanto riguarda la tutela di tali diritti – come causa ammissibile di trattamenti diversificati e peggiorativi» (sentenza n. 249 del 2010).
Detta evenienza ricorre anche nel caso previsto dalla norma ora censurata, giacché il legislatore – lungi dal rendere più agevole le condizioni per l’accertamento del carattere eventualmente “di comodo” del matrimonio di un cittadino con uno straniero – ha dato vita, appunto, ad una generale preclusione a contrarre matrimonio a carico di stranieri extracomunitari non regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato (…)”
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zakaria ismaini 22 settembre 2012 at 15:52
salve,mi chiamo zakaria io sono sposato,e mia moglie italiana con un figlio di 5 anni e la settimana scorsa mi hanno preso la polizia dello stato il permesso no lo so quale il motivo ,poi adesso sono clandestino ma segundo te io vivo in italia e amato a litalia e giusto a togliere a me il permesso di soggiorno per lavorare ,chiedo aiuto a litalia di darmi tutti miei diritti personale per andare avanti e chiedo che no ce lo soldi da dare al mio avvocato contattaci al cell:3891909810 sono molto italiano e parlo italiano grazie ciao