Source: https://www.certifico.com/sicurezza-lavoro/legislazione-sicurezza/73-corte-cassazione/5504-cassazione-penale-sent-sez-3-n-2257-19-gennaio-2018
Timestamp: 2019-09-17 08:15:40+00:00
Document Index: 147219546

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.17', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 15', 'sentenza ', 'art.15', 'art. 20', 'sentenza ']

Cassazione Penale Sent. Sez. 3 n. 2257 | 19 Gennaio 2018 - Certifico Srl
ID 5504 | 26 Gennaio 2018 | Visite: 3089 | Cassazione Sicurezza lavoro Permalink: https://www.certifico.com/id/5504
Omessa indicazioni nel DVR delle misure per l'accesso alla vasca dei liquami e per la produzione, svuotamento e pulizia di pompe energia.
Risoluzione del contratto di appalto e procedura di estinzione
Penale Sent. Sez. 3 Num. 2257 Anno 2018
Data Udienza: 05/10/2017
1. Con sentenza in data 19.1.2015 il Tribunale di Rieti ha condannato D.C. alla pena di € 200,00 di ammenda essendo stato ritenuto responsabile del reato di cui all'art.17 comma 1 lett. a) d. lgs. 81/2008 per non aver indicato, in qualità di titolare di un'azienda di gestione di impianti biogas, nel documento di valutazione dei rischi le misure di sicurezza da adottare in relazione all'accesso alla vasca dei liquami ed all'attività di produzione di svuotamento e pulizia di alcune pompe energia. A fondamento dell'affermazione di colpevolezza il Tribunale ha chiarito che l'imputato, pur essendo stato impossibilitato ad adempiere alle prescrizioni impartitegli ai sensi dell'art. 20 d.lgs. 758/1994 dall'ispettore del lavoro per aver interrotto il rapporto di subappalto relativo ala fornitura di energia, era stato comunque ammesso al pagamento della sanzione amministrativa in misura ridotta, senza avervi adempiuto.
4. Con il quarto motivo censura la determinazione della pena in misura superiore al minimo malgrado "la modestia del fatto e delle relative conseguenze" di cui contraddittoriamente dava atto la stessa sentenza impugnata.
E' stato già affermato da questa Corte che la procedura di estinzione prevista dagli artt. 20 e segg. del D.Lgs. 19 dicembre 1994, n. 758, trova applicazione, ai sensi dell'art. 15, comma terzo, del D.Lgs. 23 aprile 2004, n. 124, anche per le fattispecie cosiddette a condotta esaurita, ossia in presenza di reati istantanei già perfezionatisi, nonché di già avvenuta, spontanea regolarizzazione delle pregresse violazioni da parte del trasgressore, senza attendere l'imposizione della prescrizione da parte dell'organo di vigilanza (Sez. 3, n. 34750 del 03/05/2011 - dep. 26/09/2011, Costantini, Rv. 251229 in fattispecie in cui la sentenza di condanna, annullata per il mancato esperimento della procedura di estinzione, era stata pronunciata per l'assunzione di una dipendente minorenne in difetto di visita medica preventiva, in violazione del combinato disposto degli artt. 8 e 26 della l. 17 ottobre 1967, n. 977; Sez.3, n.39400 del 6/6/2007. Pm in proc. Loi, Rv. 237198 in cui la Corte ha ritenuto che legittimamente il giudice di merito avesse dichiarato non doversi procedere in ordine al reato di impiego di lavoratori minorenni non preventivamente sottoposti a visita medica, previsto dagli artt. 8, comma primo, e 26, comma secondo, L. 17 ottobre 1967 n. 977, per mancanza della condizione di procedibilità costituita dal previo espletamento della procedura di estinzione).
Occorre a tale riguardo considerare che la procedura di estinzione di cui agli artt.20 ss d. lgs 758/1994, che a sua volta si articola in una duplice fase, ovverosia nella previa imposizione al trasgressore di un termine fissato dall'organo di vigilanza entro il quale provvedere alla regolarizzazione necessaria all'eliminazione della contravvenzione prevista dalla normativa in materia di sicurezza ed igiene delle condizioni di lavoro, e nella successiva ammissione di costui, a seguito dell'adempimento, al pagamento di una sanzione amministrativa pari ad 1/4 del massimo della contravvenzione contestata, configura condizione di procedibilità dell'azione penale nei reati in esame, ma che l'art.15, 3 comma d. lgs. 15/2004, nel richiamare la suddetta procedura di estinzione, consente di prescindere dalle prescrizioni dell'ispettorato del lavoro, ammettendo ciò nondimeno il trasgressore al pagamento della sanzione amministrativa, volta ad estinguere il reato, allorquando la fattispecie è a condotta esaurita, ovvero il trasgressore abbia autonomamente provveduto all'adempimento degli obblighi di legge sanzionati precedentemente all'emanazione della prescrizione. Risulta quindi che, a seguito della modifica legislativa, è ormai superata la giurisprudenza di questa Corte che aveva ritenuto non applicabile la procedura di estinzione delle contravvenzioni di cui al D.Lgs. n. 758 del 1994, art. 20 e segg., nelle ipotesi di reati istantanei già perfezionatisi (Sez. 3, n. 47228 del 04/11/2005 - dep. 28/12/2005, Greco, Rv. 233190) o nelle ipotesi in cui l'organo di vigilanza non abbia impartito al contravventore alcuna prescrizione, per la già avvenuta spontanea regolarizzazione (Sez. 3, n. 9474 dell'1/2/2005, , Pesciaroli, Rv. 231217), dovendosi ritenere che, secondo la normativa vigente, la finalità dell'istituto non possa più essere individuata solo nello scopo di interrompere l'illegalità e di ricreare le condizioni di sicurezza previste dalla normativa a tutela dei lavoratori, bensì anche in quello di permettere in via generale l'estinzione amministrativa del reato, sebbene non vi siano regolarizzazioni da effettuare (cfr. sentenza n.39400/2007 cit.).
Se tale principio è stato affermato con riferimento all'ipotesi di reati già consumatisi, per i quali la regolarizzazione era già avvenuta, quali quelli relativi alla visita medica dei minori effettuata in ritardo, siffatta opzione interpretativa ben può essere estesa al caso di specie, dovendo, all'ipotesi in cui la regolarizzazione sia già avvenuta, essere, pertanto, parificata quella in cui la stessa non possa più avvenire, non trovandosi il trasgressore più nelle condizioni di adempiere. Diversamente opinando e dunque precludendo al trasgressore di beneficiare della procedura di estinzione del reato, configurante condizione di procedibilità della stessa azione penale, si perverrebbe infatti alla paradossale conclusione o di lasciare impunite le condotte penalmente rilevanti che, in quanto esauritesi, non siano perciò suscettibili regolarizzazione da parte di costui o di pronunciarne la condanna in sede penale annullando la suddetta condizione di procedibilità.
Dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 2.000 in favore della Cassa delle Ammende
Cassazione Penale Sent. n. 2257 Sez. 3 anno 2018.pdf Clienti + Sicurezza lavoro 2
Lug 22, 2019 202322