Source: http://noiradiomobile.org/indagato-scarcerato-oltre-i-termini-di-custodia-cautelare-giudice-sanzionato-disciplinarmente/
Timestamp: 2017-11-23 14:43:37+00:00
Document Index: 134091206

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 5', 'sentenza ']

Indagato scarcerato oltre i termini di custodia cautelare. Giudice sanzionato disciplinarmente. – Noi Radiomobile™
Home »News»Leggi dello Stato»Indagato scarcerato oltre i termini di custodia cautelare. Giudice sanzionato disciplinarmente.
Indagato scarcerato oltre i termini di custodia cautelare. Giudice sanzionato disciplinarmente.
Posted on 13 giugno 2016 13 giugno 2016 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
(Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 8 giugno 2016, n. 11708)
Afferma, inoltre, che l’inosservanza da parte del dott. Q. di norme di diritto processuali è giuridicamente riconducibile al “caso di unico episodio” che esclude l’applicabilità della lett. q) e rientra per un verso nella lett. a), laddove ha causato un danno ingiusto agli imputati col prolungamento della rispettiva restrizione, e per un altro nella lett. g), laddove la violazione integra gli estremi della negligenza inescusabile, stante l’obbligo officioso di dichiarare la cessazione delle misure cautelari per scadenza dei termini di fase.
Stigmatizza, infine, che il ritardo nella liberazione di alcuni imputati, non può ritenersi giustificato né dal fatto che la compressione della libertà personale degli imputati sia stata limitata ad alcuni giorni, né dalla carenza organizzativa della cancelleria, atteso che il giudice è personalmente responsabile della gestione dello scadenzario relativo alle misure custodiali.
3. Per la cassazione di tale decisione il dott. Q. propone ricorso affidato a tre motivi;
l’intimato Ministero della giustizia non svolge attività difensiva.
Più in dettaglio, col primo motivo, il ricorrente denuncia violazione delle lett. a) e g) dell’art. 2 cit. e vizio di motivazione, laddove la sezione disciplinare trascura di considerare che non può esservi danno Ingiusto per l’imputato quando, come nella specie, la restrizione sofferta senza titolo può e deve essere, per legge, scomputata dalla maggior pena detentiva inflitta.
2. Il primo motivo non è fondato dovendosi dare ulteriore seguito al principio giuridico recentemente affermato dalle sezioni unite secondo cui il “danno ingiusto” arrecato ad una delle parti dall’incolpato in violazione del dovere di diligenza di cui all’art. 1 del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, idoneo ad integrare la fattispecie normativa di cui al successivo art. 2, comma 1, lett. a), non viene meno allorquando l’imputato, illegittimamente privato della libertà personale a seguito di una permanenza in custodia cautelare oltre i limiti temporali previsti dalla legge, sia successivamente condannato ad una pena detentiva di durata superiore alla misura preventiva sofferta.
Invero, l’attuale assetto dei valori costituzionali implica che la condanna successiva non compensa il danno alla libertà personale subito dall’indagato, tenuto conto della non identità dei beni giuridici tutelati. Peraltro, il danno si determina nel momento e per tutto il periodo in cui vengono superati i limiti massimi di custodia cautelare fissati dalla legge e non può poi estinguersi, a distanza di tempo, per il solo fatto, comunque incerto sia nel se che nel quando, del passaggio in giudicato della sentenza di condanna (Cass. s.u. 12 marzo 2015, n. 4954).
Pertanto, si è ritenuto che integra grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile – illecito disciplinare punito dall’art. 2, comma 1, lett. g), il comportamento del giudice dell’udienza preliminare che abbia scarcerato un indagato con ritardo rispetto al momento in cui erano decorsi i termini di custodia cautelare. In proposito, il fatto che il giudice sia stato sottoposto, in quello stesso periodo, ad un gravoso carico di lavoro e vi abbia fatto fronte con notevole produttività o che risulti il fatto obiettivo dell’omessa e/o lacunosa indicazione da parte della cancelleria dello stato di detenzione non possono assumere rilievo come cause eccezionali, potenzialmente apprezzabili quali esimenti della responsabilità disciplinare, potendo invece solo rilevare sul piano della commisurazione del trattamento sanzionatorio (Cass. s.u. 12 gennaio 2011, n. 507 e 29 luglio 2013, n. 18191).
Si tratta, dunque, di un caso di specificità bilaterale che consente il concorso formale laddove l’ordinario rapporto di specialità (unilaterale) tra illeciti esclude il concorso propria per la prevalenza della fattispecie speciale. Si applica solo la lett. a) se la violazione del dovere ha determinato l’evento, ma sia priva della qualificazione di cui alla lett. g). Si applica solo la lett. g), Invece, se la condotta riveste tale qualificazione ma non determina eventi dannosi o indebitamente vantaggiosi.
Se, infine, la fattispecie concreta integra tutti gli elementi comuni e specifici previsti dalle due previsioni, gli illeciti sono in concorso formale tra loro, ipotesi prevista e regolata dall’art. 5, comma 2, d.lgs. cit..
7. Orbene, ciò premesso in punto di diritto, è preclusa al giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata e l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indicati dal ricorrente come maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa rispetto a quelli adottati dal giudice del merito.
7.1. Inoltre, ai fini della logicità della motivazione della sentenza, il giudice disciplinare, al pari di ogni altro ogni giudice di merito, quando esamina i fatti di prova, non deve limitarsi ad enunciare il giudizio nel quale consiste la sua valutazione, che è il solo contenuto statico della complessa dichiarazione motivazionale, ma deve impegnarsi anche nel processo cognitivo attraverso il quale giungere alla statuizione finale del giudizio, che rappresenta il necessario contenuto dinamico della dichiarazione stessa.
7.2. E tutto ciò non può dirsi di certo mancante nell’impugnata sentenza rispetto alla peculiare offensivista della condotta omissiva ascritta al dott. Q. nell’attuale assetto dei valori costituzionali riguardo allo stato d’illegittima privazione personale.
8. In conclusione, stante l’infondatezza dei tre motivi, il ricorso deve essere rigettato.
8.1. Nessuna statuizione deve essere adottata in punto di spese non essendovi stata attività difensiva da parte del Ministero intimato.
← Previous Previous post: Dipendente comunale. Timbrature di presenza irregolari. Licenziamento. Illegittimo perchè prevista dal CCNL una sanzione più lieve.
Next → Next post: Un imprenditore fa regali ad una ragazzina in cambio di sesso.