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Timestamp: 2020-08-04 03:35:57+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 11290 del 09/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11290 del 09/05/2017
Cassazione civile, sez. II, 09/05/2017, (ud. 07/04/2017, dep.09/05/2017), n. 11290
sul ricorso 12337/2013 proposto da:
A.E., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE
PAFUNDI, rappresentato e difeso dall’avvocato GIANANTONIO TESTA;
A.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA
dall’avvocato VANDA CAPPELLETTI;
avverso la sentenza n. 775/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
Il sig. A.E. ricorre, con tre motivi, nei confronti del fratello A.M., che si costituisce con controricorso, per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Milano n. 775/201.3, depositata il 18/02/2013, con la quale è stata integralmente confermata la sentenza del Tribunale di Como che, previo accertamento della consistenza dell’asse ereditario, aveva accolto la domanda di scioglimento della comunione relativa all’eredità della madre R.C., deceduta ab intestato il (OMISSIS).
Con il primo motivo di ricorso il sig. A.E. denuncia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 263 c.c. e ss., e art. 723 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, deducendo l’erroneità della scelta, nell’ambito del processo divisionale, di effettuare le operazioni di ricostruzione della massa ereditaria attraverso una C.T.L. contabile, piuttosto che seguire il procedimento di cui agli art. 263 e ss..
Occorre premettere che, secondo il consolidato indirizzo interpretativo di questa Corte, in tema di divisione ereditaria, l’art. 723 c.c., prescrive che i condividenti, nel corso delle operazioni divisionali, sono tenuti al rendiconto, ma non stabilisce le modalità del rendiconto suddetto, nè, in particolare, impone il ricorso a quelle dell’art. 263 c.p.c. e segg., la cui adozione, pertanto, è meramente facoltativa ed affidata alle scelte discrezionali del giudice del merito, il quale può preferire indagini e prove di tipo diverso (Cass. Civ. Sez. 2^ sent. del 13/07/1991 n. 7797; Sez. 2^, Sentenza n. 1509 del 19/02/1997).
A tale indirizzo interpretativo risulta essersi conformata la Corte territoriale la quale ha ritenuto corretta la procedura, seguita dal Tribunale nell’ambito del processo divisionale, di ricostruire la massa ereditaria attraverso una C.T.U. contabile, anzichè ricorrere alle modalità di cui all’art. 263 e ss..
Non e dunque ravvisabile la dedotta violazione dell’art. 263 c.p.c. e ss., e art. 723 c.c..
Con il secondo motivo il ricorrente denunzia la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1703 c.c. e ss., per aver la Corte erroneamente escluso la configurabilità di un mandato con rappresentanza tra il sig. A. e la de cuius, avuto riguardo alle operazioni compiute sul conto corrente acceso dalla R. presso la BNL, ritenendo sussistente il mero conferimento del potere ad operare sul conto suddetto con delega di firma; deduce inoltre vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, per errata valutazione delle risultanze della C.T.U..
Non sussiste infatti la dedotta violazione delle disposizioni in materia di mandato, poichè la Corte territoriale, con valutazione di merito congrua, logica e coerente, ha escluso, con riferimento al conto corrente n. (OMISSIS) della BNL, filiale di (OMISSIS), intestato alla sola R., l’esistenza di un mandato in capo al figlio, rilevando, come la scrittura prodotta costituisse, al contrario, il mero conferimento della facoltà di operare sul conto intestato alla madre, con delega di firma.
L’estinzione del mandato per morte del mandatario, prevista dall’art. 1722 c.c., n. 4, e l’obbligo di rendiconto a carico dello stesso mandatario, previsto dall’art. 1713 c.c., comma 1, si collocano, infatti, su piani diversi e non confondibili, sicchè la morte ha il solo effetto giuridico di trasferire l’obbligo di rendiconto dal mandatario ai suoi eredi, ovvero, nel caso di morte del mandante, in favore degli eredi di quest’ultimo, in virtù delle norme generali in tema di successione “mortis causa” (Cass. 7254/2013). Non risultando dunque, come evidenziato dalla Corte d’Appello, che l’odierno ricorrente, avesse mai provveduto ad una rendicontazione prima del decesso della madre, non è configurabile una implicita approvazione del rendiconto medesimo.
E’ invece inammissibile la censura di carenza motivazionale per errata valutazione delle risultanze della Ctu, in quanto essa, nei termini in cui è formulata, non censura l’omesso esame di un fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, ma evidenzia, piuttosto, una insufficiente motivazione, non più censurabile alla luce del nuovo disposto del n.5) comma 1 dell’art. 360 codice di rito, (Cass. n. 8053/2014), per non avere la Corte territoriale valutato in modo adeguato le risultanze istruttorie, ed in particolare l’espletata ctu contabile.
Con il terzo motivo di ricorso si denuncia la violazione c/o falsa applicazione degli artt. 782 e 770, nonchè art. 1322 c.c., comma 2, deducendo l’erronea qualificazione della scrittura privata, datata 29 luglio 1999, come donazione, nulla per difetto di forma, e non anche come contratto atipico di vitalizio alimentare.
E’ necessario premettere che, secondo il consolidato indirizzo interpretativo di questa Corte, il vitalizio alimentare è il contratto con il quale una parte si obbliga, in corrispettivo dell’alienazione di un immobile o della attribuzione di altri beni od utilità, a fornire all’altra parte vitto, alloggio ed assistenza, per tutta la durata della vita ed in correlazione ai suoi bisogni (Cass. Civ. Sez. 3^ sent. del 01/04/2004 n. 6395) e si differenzia da quello, nominato, dl rendita vitalizia di cui all’art. 1872 c.c., per il carattere più marcato dell’alea che lo riguarda, inerente non solo la durata del rapporto, connesso alla vita del beneficiario, ma anche l’obbiettiva entità delle prestazioni (di fare e di dare) dedotte nel negozio, suscettibili di modificarsi nel tempo in ragione di fattori molteplici e non predeterminabili (quali le condizioni di salute del beneficiario), e per la natura accentuatamente spirituale di queste ultime, eseguibili, per tale motivo, unicamente da un vitaliziante specificatamente individuato alla luce delle sue proprie qualità personali. (Cass. Civ. Sez. 2^ sent. del 22/04/2016 n. 8209).
Condanna A.E. alla refusione delle spese del presente giudizio in favore di A.M., che liquida in complessivi 4.200,00 Euro, di cui 200,00 Euro per rimborso spese vive, oltre a rimborso forfettario spese generali in misura del 15% ed accessori di legge.