Source: http://www.ambientediritto.it/home/giurisprudenza/corte-costituzionale-%E2%80%93-12-aprile-2017-n-75
Timestamp: 2019-08-22 18:52:14+00:00
Document Index: 25958441

Matched Legal Cases: ['art. 49', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 23', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 24']

CORTE COSTITUZIONALE – 12 aprile 2017, n. 75 | AmbienteDiritto.it
Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 49 della legge n. 221 del 2015, che ha introdotto il comma 3-bis nell’art. 187 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. La norma, liberalizzando le miscelazioni non vietate dall’art. 187, comma 1, del d.lgs. n. 152 del 2006, cioè sottraendo ad autorizzazione la miscelazione di rifiuti pericolosi aventi le stesse caratteristiche di pericolosità (elencate nell’Allegato I alla Parte IV del codice dell’ambiente) e quella fra rifiuti non pericolosi, si pone in contrasto con l’art. 23, paragrafo 1, della direttiva 2008/98/CE, ai sensi della quale esistono miscelazioni vietate (art. 18, paragrafo 1), ma autorizzabili in deroga (art. 18, paragrafo 2), e miscelazioni non vietate (non in deroga), ma comunque soggette ad autorizzazione in quanto rientranti tra le operazioni di trattamento dei rifiuti (art. 23).
Pres. Grossi, Est. de Pretis – Giudizio di legittimità costituzionale sollevato dalla Regione Lombardia
· La Regione osserva che il comma 3-bis «“liberalizza” le miscelazioni non vietate (quindi quelle relative a rifiuti con uguali caratteristiche di pericolosità oppure non pericolosi), disponendo anzi l’impossibilità di sottoporre l’operazione di miscelazione a limitazioni in sede autorizzatoria». Essa ricorda poi l’art. 23, paragrafo 1, della direttiva n. 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive: «[g]li Stati membri impongono a qualsiasi ente o impresa che intende effettuare il trattamento dei rifiuti di ottenere l’autorizzazione dell’autorità competente. Tali autorizzazioni precisano almeno quanto segue: a) i tipi e i quantitativi di rifiuti che possono essere trattati; b) per ciascun tipo di operazione autorizzata, i requisiti tecnici e di altro tipo applicabili al sito interessato; c) le misure precauzionali e di sicurezza da prendere; d) il metodo da utilizzare per ciascun tipo di operazione; e) le operazioni di monitoraggio e di controllo che si rivelano necessarie; f) le disposizioni relative alla chiusura e agli interventi ad essa successivi che si rivelano necessarie». La ricorrente richiama poi l’art. 24 della citata direttiva, in base al quale «[g]li Stati membri possono dispensare dall’obbligo di cui all’articolo 23, paragrafo 1, gli enti o le imprese che effettuano le seguenti operazioni: a) smaltimento dei propri rifiuti non pericolosi nei luoghi di produzione; o b) recupero dei rifiuti».
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