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Timestamp: 2017-11-20 15:07:07+00:00
Document Index: 150240821

Matched Legal Cases: ['§ 1', '§ 2', '§ 3', '§ 5', '§ 6', '§ 7', '§ 8', '§ 10', '§ 11', '§ 12', '§ 14', '§ 13']

Gli Istituti religiosi e l’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della CEI: una collaborazione possibile? | Foederis Arca
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Gli Istituti religiosi e l’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della CEI: una collaborazione possibile?
Pubblicato il 10 maggio 2012	di foederisarca
(qui di seguito, il testo di un mio articolo pubblicato su: Notiziario CNEC. Mensile del Centro Nazionale Economi di Comunità, n. 3, marzo-aprile 2012, pp. 7-11)
Il 15 settembre 2006 la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa[1] emanava la lettera circolare n. 14/06/4: Inventariazione dei beni culturali degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica: alcuni orientamenti pratici[2], in cui si auspicava una maggiore collaborazione tra la Conferenza Episcopale Italiana e gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica operanti sul territorio italiano[3], nell’ambito dell’inventariazione del proprio patrimonio culturale. Rimasta purtroppo inattuata, ci si propone in questo articolo di presentarne nuovamente il testo e di mostrare gli attuali progetti CEI sui beni culturali cui possono accedere gratuitamente anche gli Istituti religiosi.
La circolare si apre con una considerazione sulla cospicuità dei beni culturali custoditi dagli Istituti religiosi e fornisce una breve definizione, tratta dall’insegnamento di Giovanni Paolo II, di “bene culturale”[4] (§ 1) [5].
Quindi ricorda gli interventi già prodotti per «inculcare» nei responsabili degli Istituti religiosi la necessità di vigilare attentamente sul proprio patrimonio culturale (come, ad esempio, la lettera del 1996: I beni culturali degli istituti religiosi[6]). In tutti questi interventi si è sempre dimostrata la primaria e particolare importanza di redigere un inventario dei beni culturali, al fine di predisporne una corretta tutela, preservandoli così non solo dal tempus edax ma, soprattutto, dall’homo edacior. L’importanza di un inventario dei beni culturali è stata inoltre ribadita, nel 1999, con il documento: Necessità e urgenza dell’inventariazione e della catalogazione dei beni culturali della Chiesa[7], il quale sebbene indirizzato agli Ordinari diocesani risulta valido anche per i religiosi (§ 2).
La Pontificia Commissione prosegue poi nel constatare che se da una parte si è avuto un riscontro positivo da parte di numerosi Istituti religiosi (alcuni dei quali hanno perfino approntato specifiche normative interne al riguardo), dall’altra rileva come siano ancora troppi quelli che non vi abbiano ancora posto mano (per un’oggettiva mancanza di mezzi e/o di personale qualificato). Il rischio di questa situazione è ovviamente chiaro, soprattutto in riferimento alla chiusura di numerose case e al conseguente trasferimento dei beni in esse conservate, che spesso subiscono sottrazioni e dispersioni di materiale (§§ 3-4).
A questo proposito vengono sollecitati tutti i Superiori maggiori affinché provvedano alla redazione di un inventario dei beni artistici, archivistici e librari presenti sia nella casa generalizia che in quelle periferiche. Del resto il valore di questo inventario si evince dal can. 1283, 2° del Codice di Diritto Canonico[8] e dal can. 1025 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali[9] (§ 5).
Qui terminano le considerazioni a carattere generale, inerenti, per così dire, tutti gli Istituti religiosi dovunque si trovino e si passa a trattare di quelli situati in Italia. Per quest’ultimi la Pontificia Commissione indica che «è necessario attenersi agli orientamenti della CEI» (§ 6).
Quest’ultima, infatti, in collaborazione con gli organi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC), ha avviato dei programmi di inventariazione dei beni storico-artistici, archivistici e librari. Il coinvolgimento dei religiosi in questi progetti è previsto, per quanto riguarda i beni storico-artistici, nelle norme: Tutela e conservazione del patrimonio storico artistico della Chiesa in Italia[10]; mentre per i beni archivistici e librari, dall’Intesa relativa alla conservazione e consultazione degli archivi d’interesse storico e delle biblioteche degli enti e istituzioni ecclesiastiche[11] (§ 7).
Sulla base di questi documenti la CEI mette a disposizione gratuitamente anche agli Istituti religiosi gli strumenti informatici preposti alla realizzazione dei sopraindicati inventari. La Conferenza Episcopale Italiana assicura inoltre, sempre a titolo gratuito, la formazione, l’aggiornamento e l’assistenza (sia dal punto di vista informatico, che dei contenuti) sui suddetti progetti di inventariazione (§§ 8-9).
La Pontificia Commissione ricorda poi che, agli Istituti religiosi civilmente riconosciuti, «possono essere erogati contributi [fino a un massimo di 13.000 euro annui] per la conservazione e la consultazione di archivi generalizi e provinciali oltre che di biblioteche di particolare rilevanza aperti al pubblico», finanziamenti per i quali le richieste: «devono essere inoltrare dal Superiore Maggiore tramite l’Ordinario della Diocesi nel cui territorio ha sede la Casa religiosa per la quale si chiede la sovvenzione» (§ 10)[12].
La Pontificia Commissione ribadisce che la CEI, tramite l’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici (UNBCE)[13], è a completa disposizione per qualunque chiarimento in merito ai progetti di inventariazione e disponibile a concordare la preparazione e l’approntamento di specifici interventi per quegli Istituti religiosi che ne facessero richiesta[14] (§ 11).
I software di inventariazione sono messi a disposizione dalla CEI anche a quegli Istituti che, pur non avendo la propria curia generale in Italia, abbiano però una provincia o degli istituti civilmente riconosciuti sul territorio italiano. Del resto, sebbene sia preferibile utilizzare i sistemi impiegati nella Nazione in cui ha sede la curia generale dell’Istituto religioso, a volte può essere preferibile adottare il sistema più diffuso e che permette un maggiore scambio di dati o, in alternativa, quello del Paese in cui l’Istituto possieda il maggior numero di case (§ 12).
Infine, prima dei saluti e dell’auspicio finale alla realizzazione quanto più pronta di un inventario dei propri beni culturali (§ 14), la Commissione suggerisce, in caso di «insufficienza dei fondi interni o di impossibilità di provvidenze civili», il ricorso a «Organismi internazionali e Fondazioni» (ma non apportando alcun esempio in questo senso) (§ 13).
Questo dunque il testo della Lettera circolare della Pontificia Commissione, ma quali sono effettivamente i progetti messi in atto dall’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della CEI e come si possono ricevere i programmi informatici messi gratuitamente a disposizione? Vedremo ora quelli relativi in modo particolare ai beni archivistici e librari, ossia: CEI-Ar, CEI-Bib e Anagrafe.
Il progetto CEI-Ar
Partito nel 2004, questo progetto ha l’obiettivo di supportare l’attività di riordino e inventariazione informatizzata degli archivi ecclesiastici, sia in vista di una corretta conservazione sia per un’efficiente consultazione del materiale documentario. Il progetto mette a disposizione una serie di servizi così sintetizzabili:
Un software adatto alla descrizione di documentazione storica conservata negli archivi ecclesiastici, sviluppato sulla base degli standard archivistici internazionali (ISAD e ISAAR), che viene aggiornato periodicamente e che non richiede particolari conoscenze informatiche (è sufficiente una dimestichezza di base nell’utilizzo del computer ed una conoscenza elementare del sistema operativo Windows);
Dei corsi di introduzione all’utilizzo del software e dei suoi aggiornamenti;
Un servizio di assistenza sia per quanto riguarda gli aspetti informatici, che per quelli di contenuto (Numero Verde e mail);
La possibilità di disporre di un apposito Forum Archivi dove vengono fornite tutte le informazioni e gli aggiornamenti relativi al progetto CEI-Ar ma che costituisce, inoltre, uno spazio dove i singoli archivi possono “pubblicizzare” le proprie iniziative grazie ad un’apposita mailing list che avverte gli utenti di eventuali novità;
L’accesso a dei moduli di e-learning che forniscono indicazioni di base sulle principali funzionalità del software CEI-Ar;
L’esportazione della propria banca dati in diversi formati di scambio (EAD, SIUSA e HTML). Inoltre, è in corso di analisi la possibile partecipazione dei dati con il Sistema Archivistico Nazionale (SAN);
La possibilità di una valutazione di recupero dei dati eventualmente già prodotti con altri software.
Inoltre, per offrire un’area comune dove poter mettere a disposizione gli inventari prodotti con il software CEI-Ar, l’UNBCE sta prospettando un apposito portale archivistico (“Archivi Storici Ecclesiastici”) che permetterà non solo delle ricerche su tutta la documentazione, ma offrirà anche servizi agli archivisti come la gestione informatizzata delle funzioni relative alla sala studio (prenotazione di documentazione, consultazione di immagini digitali, ecc.)[15].
L’adesione a CEI-Ar prevede la pianificazione e la stesura di un apposito progetto di intervento archivistico da sottoporre all’esame dell’UNBCE, in cui dovranno essere indicati i fondi da inventariare e le schede del personale che se ne andrà ad occupare[16]. In caso di parere positivo il personale indicato potrà partecipare al corso di formazione che si tiene a Roma, ricevere il software CEI-Ar ed essere abilitato all’accesso al Forum Archivi e ai corsi e-learning.
Il progetto CEI-Bib
Il progetto CEI-Bib nasce dall’intenzione dell’UNBCE di offrire agli enti ecclesiastici un apposito strumento di catalogazione e di gestione dei servizi bibliotecari. Il progetto mette a disposizione i seguenti servizi:
Un software, accessibile online senza necessità di installazioni locali, basato sugli standard catalografici internazionali (ISBD), che permette la catalogazione partecipata all’interno di un Polo SBN di Biblioteche Ecclesiastiche (PBE, attivo nel Sistema Bibliotecario Nazionale dal 22 marzo 2010)[17]. Il software, aggiornato periodicamente, non richiede particolari conoscenze informatiche;
La possibilità di gestire elettronicamente i vari servizi bibliotecari come: il prestito, la circolazione e l’acquisizione dei volumi;
La possibilità di disporre di un apposito Forum Biblioteche dove vengono fornite indicazioni tecniche inerenti la catalogazione nel PBE e tutte le informazioni e gli aggiornamenti relativi al progetto CEI-Bib;
L’accesso a dei moduli di e-learning che forniscono indicazioni di base sulle principali funzionalità del software CEI-Bib;
L’accesso ad un gruppo di discussione (Community) volto a facilitare la comunicazione e lo scambio di informazioni e competenze tra gli operatori impegnati nel progetto CEI-Bib;
Il sito del PBE (consultabile liberamente all’indirizzo: http://www.polopbe.it) oltre a permettere la consultazione del catalogo collettivo, fornisce un apposito spazio “News” dove le singole biblioteche possono valorizzare le iniziative culturali poste in essere dai rispettivi Istituti. Inoltre, per fornire un allargamento dei servizi offerti, l’UNBCE sta predisponendo un apposito portale bibliografico (attualmente in fase di studio e progettazione).
Si ricorda, infine, che la partecipazione al Sistema Bibliotecario Nazionale, oltre a consentire la visibilità delle proprie collezioni bibliografiche sul Catalogo nazionale SBN (http://www.sbn.it), permette di accedere ai finanziamenti per le biblioteche messi a disposizione dalla Direzione Generale per i Beni Librari e gli Istituti Culturali del MiBAC sulla base della circolare n. 112/2003: Finanziamento di interventi conservativi su materiale librario di proprietà di biblioteche non statali aperte al pubblico[18].
Come per il progetto CEI-Ar, anche l’adesione a CEI-Bib prevede la stesura di un progetto catalografico, con l’indicazione del personale coinvolto[19], da far valutare all’UNBCE. In caso di parere positivo, il personale indicato potrà partecipare al corso di formazione che si tiene a Roma, ricevere i parametri per l’utilizzo del software CEI-Bib ed essere abilitato all’accesso al Forum Biblioteche e ai corsi di e-learning.
L’Anagrafe degli Istituti Culturali Ecclesiastici
A completamento dei progetti di inventariazione dei beni archivistici e librari, è sorta l’esigenza dell’inventariazione dei soggetti conservatori, ossia: archivi, biblioteche e musei. Il progetto Anagrafe si propone dunque il censimento di tutti gli istituti, a carattere ecclesiastico, che conservano e gestiscono i diversi beni culturali degli Istituti ecclesiastici[20]. Oltre a questo, però, l’Anagrafe si prefigge lo scopo di offrire un servizio ai suddetti istituti che potranno disporre di un apposito spazio dove poter indicare i propri contatti, orari, servizi offerti, patrimonio conservato, ecc. Inoltre, per gli archivi e le biblioteche partecipanti al progetto CEI-Ar o CEI-Bib, è possibile visionare il proprio inventario o catalogo informatizzato direttamente dalla scheda Anagrafe.
Il progetto ha ovviamente tenuto conto delle esperienze che l’hanno preceduto, come l’Anagrafe delle Biblioteche curata dall’ICCU[21] o i censimenti di archivi, biblioteche e musei curati dalle rispettive associazioni di settore, come: l’Associazione Archivistica Ecclesiastica (AAE)[22], l’Associazione dei Bibliotecari Ecclesiastici Italiani (ABEI)[23] e l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani (AMEI)[24].
L’iscrizione al progetto prevede la compilazione di un apposito modulo online in cui dovranno essere forniti i dati dell’Istituto da iscrivere e della persona che gestirà l’inserimento delle informazioni relative al suddetto Istituto.
Il Centro Servizi dell’UNBCE provvederà poi alla creazione di una scheda per l’Istituto indicato e fornirà un utente e password alla persona che ha effettuato l’iscrizione, grazie al quale potranno essere inseriti i dati relativi ai servizi, orari, ecc. del proprio Istituto.
Alla fine di questa carrellata di presentazione dei progetti CEI è importante sottolineare come tutti i costi di gestione, di formazione del personale, dell’aggiornamento dei software e dell’assistenza informatica non siano a carico degli Istituti religiosi perché coperti per la quasi totalità dai proventi dell’8×1000 alla Chiesa Cattolica.
Per qualunque ulteriore informazione si suggerisce, in primis, la consultazione dei seguenti siti internet:
Ufficio Nazionale Beni Culturali Ecclesiastici: http://www.chiesacattolica.it/beniculturali
Progetto CEI-Ar: http://www.chiesacattolica.it/beniculturali/attivita/00005935_Cosa_e.html
Progetto CEI-Bib: http://www.chiesacattolica.it/beniculturali/attivita/00005946_Cosa_e.html
Polo PBE: http://www.polopbe.it
Anagrafe degli Istituti Culturali Ecclesiastici: http://www.chiesacattolica.it/anagrafe
La sede dell’Ufficio Nazionale Beni Culturali Ecclesiastici della CEI si trova in Via Aurelia 468, 00165 Roma. L’attuale Direttore è mons. Stefano Russo, mentre la referente per i progetti CEI-Ar e CEI-Bib è la dott.ssa Francesca Maria D’Agnelli. È possibile contattare l’UNBCE sia telefonicamente allo: 06.66.398.455 (si suggerisce di chiamare dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 13), sia tramite i seguenti indirizzi mail:
unbc@chiesacattolica.it (indirizzo ufficiale dell’UNBCE)
ceiar@chiesacattolica.it (indirizzo dedicato al progetto archivi)
ceibib@chiesacattolica.it (indirizzo dedicato al progetto biblioteche)
Sebbene a volte non siano mancate le incomprensioni e le chiusure da una parte e dall’altra, l’attuale situazione italiana (spirituale, culturale ed economica), può costituire un momento di riflessione per una nuova e più proficua collaborazione tra l’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della CEI e gli Istituti religiosi.
L’auspicio è quello di verificare, prima di ricorrere a fonti esterne, se gli strumenti e l’assistenza forniti dall’UNBCE non possano essere di effettivo aiuto per gli archivi e le biblioteche degli Istituti religiosi. Troppo spesso, infatti, si è rilevato come quest’ultimi siano stati vittime di cooperative o sedicenti esperti, che non hanno fatto altro che farsi pagare migliaia di euro a fronte di interventi inutili, quando non palesemente sbagliati.
La corretta pianificazione di un intervento culturale e il confronto con strutture ecclesiastiche di riferimento (non si allude alla sola CEI, ma anche alle associazioni di settore come l’Associazione Archivistica Ecclesiastica o l’Associazione Bibliotecari Ecclesiastici Italiani) possono certamente evitare errori, il cui recupero (soprattutto nell’ambito archivistico) può divenire estremamente difficoltoso, se non impossibile.
[1] «La Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa è stata creata da Giovanni Paolo II con il Motu Proprio Inde a Pontificatus Nostri initio del 25 marzo 1993. Essa subentra alla Pontificia Commissione per la Conservazione del Patrimonio Artistico e Storico della Chiesa, che era stata istituita da Giovanni Paolo II con la Costituzione Apostolica Pastor bonus del 28 giugno 1988. La Commissione ha il compito di presiedere all’animazione delle attività che, nella Chiesa, si compiono per la conservazione, la fruizione e la produzione dei Beni Culturali della comunità ecclesiale: in particolare quei Beni che riguardano le arti, corredano i luoghi e le attività pastorali della Chiesa o che sono raccolti in Pinacoteche e Musei; quelli che sono custoditi nelle Biblioteche o Archivi, come pure quei nuovi Beni artistici e storici che costantemente vengono ad arricchire la vita ecclesiale», cfr. Annuario Pontificio per l’anno 2004, Città del Vaticano 2004, p. 1738.
[2] Il testo è liberamente scaricabile al seguente indirizzo internet:
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_commissions/pcchc/documents/rc_com_pcchc_20060915_inventariazione_it.html.
[3] Per ragioni di brevità d’ora in poi si parlerà di Istituti religiosi intendendo sia gli Istituti di vita consacrata che le Società di vita apostolica.
[4] «I patrimoni artistici della pittura, della scultura, dell’architettura, del mosaico e della musica, posti al servizio della missione della Chiesa. A questi vanno poi aggiunti i beni librari contenuti nelle biblioteche ecclesiastiche e i documenti storici custoditi negli archivi delle comunità ecclesiali. Rientrano, infine, in questo ambito le opere letterarie, teatrali, cinematografiche, prodotte dai mezzi di comunicazione di massa», Giovanni Paolo II, Allocuzione ai membri della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa in occasione della prima assemblea plenaria, 12 ottobre 1995, n. 3, in Enchiridion dei beni culturali della Chiesa, Bologna 2002, pp. 561-562.
[5] I numeri tra parentesi fanno riferimento al corrispondente paragrafo della Lettera circolare n. 14/06/4.
[6] Il testo è disponibile al seguente indirizzo internet:
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_commissions/pcchc/documents/rc_com_pcchc_19940410_religious-families_fr.html.
[7] Il testo è disponibile al seguente indirizzo internet:
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_commissions/pcchc/documents/rc_com_pcchc_19991208_catalogazione-beni-culturali_it.html.
[8] «Sia accuratamente redatto un dettagliato inventario, che essi [gli amministratori dei beni] devono sottoscrivere, dei beni immobili, dei beni mobili sia preziosi sia comunque riguardanti i beni culturali, e delle altre cose, con la loro descrizione e la stima, e sia rivisto dopo la redazione».
[9] « Antequam administrator bonorum ecclesiasticorum suum officium init, debet: 1° coram Hierarcha vel eius delegato promissionem facere se proprium officium fideliter impleturum; 2° accurato inventario ab Hierarcha recognito bonorum ecclesiasticorum suae administrationi commissorum subscribere».
[10] Enchiridion della Conferenza Episcopale Italiana, II, Bologna 1985, pp. 448-460.
[11] Il testo è disponibile al seguente indirizzo internet:
http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/19417/IntesaArchiviBiblioteche.pdf.
[12] Per maggiori delucidazioni sulla possibilità di accedere ai finanziamenti dell’8×1000 si consulti la normativa riportata al seguente indirizzo internet: http://www.chiesacattolica.it/beniculturali/richieste_di_contributo__norme_e_modulistica/00006244_Richieste_di_contributo__norme_e_modulistica.html.
[13] «L’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana, nato nel 1995, ha come principale finalità di coadiuvare in forma permanente la Conferenza Episcopale Italiana, le Diocesi, le Conferenze Episcopali Regionali e le Società di vita apostolica in tutto ciò che riguarda la tutela e la corretta valorizzazione, l’adeguamento liturgico e l’incremento dei beni culturali ecclesiastici. La competenza dell’Ufficio si estende anche alla cura degli archivi, delle biblioteche, dei musei e delle collezioni ecclesiastiche. Punti di riferimento fondamentali dell’azione dell’Ufficio sono le Norme del 1974, gli Orientamenti C.E.I. del 1992, le direttive della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa. L’Ufficio, inoltre, intende favorire la collaborazione tra la Chiesa e le Pubbliche Amministrazioni – in particolare tra la C.E.I. e il Ministero per i beni culturali e ambientali – allo scopo di agevolare la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale ecclesiastico, secondo le disposizioni dell’Accordo di revisione del Concordato», cfr. la pagina web dell’UNBCE:
http://www.chiesacattolica.it/beniculturali/ufficio/00006065_Finalita_e_struttura.html.
[14] Sui servizi offerti dall’UNBCE e i relativi contatti si veda più avanti la descrizione dei progetti: CEI-Ar, CEI-Bib e Anagrafe.
[15] L’impianto e le caratteristiche generali del Portale archivistico sono stati presentati durante la XVIII Giornata Nazionale dei Beni Culturali Ecclesiastici del 18 maggio 2011 avente per tema: “Archivi e Biblioteche ecclesiastiche a 10 anni dall’Intesa”. Per la presentazione del Portale si veda il testo di Giovanni Silvestri, responsabile del Sistema Informatico della CEI al seguente indirizzo: http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/20758/silvestri.pdf.
[16] Sia la CEI che la Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa raccomandano con insistenza l’assunzione stabile di personale qualificato allo svolgimento dell’attività di riordinamento e inventariazione (cfr., ad esempio, la lettera del 1997 La funzione pastorale degli archivi ecclesiastici in cui al paragrafo 2.5 si legge: «Le competenti autorità devono affidare la direzione degli archivi ecclesiastici a persone qualificate. Si dovrà fare una scelta accurata perché si incrementi questo tipo di servizio ecclesiale, che dovrà essere assunto, per quanto possibile, in modo stabile da persone esperte e capaci». L’intero testo della lettera è disponibile all’indirizzo:
http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_commissions/pcchc/documents/rc_com_pcchc_19970202_archivi-ecclesiastici_it.html).
[17] Il Polo SBN di Biblioteche Ecclesiastiche (PBE) è entrato a far parte del Sistema Bibliotecario Nazionale a seguito della Convenzione stipulata il 29 luglio 2008 tra l’ICCU (Istituto Centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche del Ministero per i Beni e le Attività Culturali) e l’UNBCE, per assicurare la cooperazione tra le biblioteche italiane, la creazione del catalogo collettivo e lo scambio dei documenti. A differenza degli altri poli, che aderiscono a SBN su base regionale, il PBE si configura come un polo tematico ed extraterritoriale, collegando tra loro tutte le biblioteche ecclesiastiche, la cui affinità, dunque, non è data dalla vicinanza spaziale ma concettuale. Il testo della Convenzione è disponibile al seguente indirizzo internet:
http://www.polopbe.it/cci_new_v3/allegati/9770/Convenzione%20MBAC%20CEI.pdf.
[18] Il testo della circolare è disponibile al seguente indirizzo internet: http://www.librari.beniculturali.it/upload/documenti/Circolare112_2003.pdf?l=it.
[19] Come per gli archivi, anche per le biblioteche è raccomandata l’assunzione di personale qualificato (cfr., ad esempio, il paragrafo 4.1 della lettera della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, in cui si legge: «Come nei diversi settori della pastorale si tende ad avere operatori qualificati, così deve essere nel settore “Biblioteche”: è necessario che il “ministero del Bibliotecario” ritorni in pieno vigore e onore nella comunità cristiana, perché esso non è solo un prestatore d’opera, bensì un animatore della cultura e, di riflesso, dell’evangelizzazione della Chiesa, quando egli opera per l’incremento del sapere della Comunità ecclesiale cui appartiene e per le ricerche di quanti necessitano di approfondire le proprie conoscenze. Anche la stessa formazione professionale sarà, per lui, un valido aiuto in questa sua missione di comunicare cultura e di accompagnare, nei limiti delle sue possibilità, i tentativi di quanti si accostano alla conoscenza profonda del pensiero cristiano». L’intero testo è disponibile all’indirizzo: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_commissions/pcchc/documents/rc_com_pcchc_19940319_biblioteche-ecclesiastiche_it.html).
[20] L’Anagrafe degli Istituti Culturali Ecclesiastici, online dal 13 giugno 2011, è consultabile all’indirizzo: http://www.chiesacattolica.it/anagrafe.
[21] L’Anagrafe ICCU è consultabile all’indirizzo: http://anagrafe.iccu.sbn.it/index.html. L’ICCU, inoltre, tramite l’accordo con l’UNBCE del 13 giugno 2011, ha disposto che il popolamento e l’aggiornamento della propria Anagrafe, inerentemente alle biblioteche ecclesiastiche debba partire dall’Anagrafe degli Istituti Culturali Ecclesiastici. Il testo dell’accordo è disponibile al seguente indirizzo: http://www.polopbe.it/cci_new_v3/allegati/16818/letteracircolare.pdf.
[22] Cfr. i censimenti degli archivi diocesani e capitolari, scaricabili gratuitamente presso il sito della Direzione Generale degli Archivi ai seguenti indirizzi: http://www.archivi.beniculturali.it/DGA-free/quaderni.html (per le tre guide agli archivi diocesani d’Italia) e http://www.archivi.beniculturali.it/DGA-free/strumenti.html (per le tre guide agli archivi capitolari d’Italia).
[23] Cfr. il Repertorio generale delle biblioteche consultabile al seguente indirizzo internet: http://www.abei.it sotto la voce: Biblioteche Ecclesiastiche.
[24] Cfr. l’Elenco dei Musei ecclesiastici consultabile all’indirizzo internet: http://www.amei.it.
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2 risposte a Gli Istituti religiosi e l’Ufficio Nazionale per i Beni Culturali Ecclesiastici della CEI: una collaborazione possibile?
Mauro Buzzetti ha detto:
1 agosto 2012 alle 12:29
Complimenti Dott. Atzori, il blog entra nei problemi e può costituire un valido strumento di formazione e approfondimento. E’ possibile porle dei quesiti via mail e, se si, a quale indirizzo ?
Grazie. Mauro Buzzetti, ASD Genova (collaboratore volontario del)
1 agosto 2012 alle 20:21
Gentile Dott. Buzzetti, grazie mille dei complimenti e dell’incoraggiamento a proseguire. Sono disponibile, per quanto nelle mie possibilità, a rispondere a tutti i quesiti al seguente indirizzo: info.foederisarca@gmail.com, cordiali saluti, Emanuele Atzori