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Timestamp: 2020-08-09 14:41:50+00:00
Document Index: 49817888

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 78', 'art. 118', 'art. 78', 'art. 78']

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Conferenza Regionale Volontari della Giustizia di Piemonte e Valle d’Aosta ODV
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Archivio notizie 2014-2016
"Fenomenologia e criticità costituzionali dell'ergastolo ostativo"
Giovedì 13 ottobre, alle 10.30 nell’Aula di Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, presentazione del volume “Gli ergastolani senza scampo - Fenomenologia e criticità costituzionali dell’ergastolo ostativo” di Carmelo Musumeci e Andrea Pugiotto.
All’evento, promosso e moderato dal garante regionale dei detenuti Bruno Mellano, intervengono Claudio Sarzotti, ordinario di Filosofia del diritto all’Università degli studi di Torino e presidente dell’Associazione Antigone Piemonte, l’autore Andrea Pugiotto, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Ferrara e responsabile scientifico e organizzativo della Scuola di formazione per una consapevole cultura costituzionale di Rovigo, il direttore del Laboratorio dei Diritti fondamentali di Torino Vladimiro Zagrebelsky, già magistrato e docente di Diritto penale, componente del Consiglio superiore della Magistratura e presidente della Commissione Onu per la prevenzione del crimine e la giustizia penale, Marco Pelissero, ordinario di Diritto penale all’Università di Genova, già componente delle Commissioni “Fiorella” e “Palazzo” per la riforma del sistema sanzionatorio, Elvio Fassone, già magistrato e componente del Csm e senatore della Repubblica per due legislature ed Emilia Rossi, avvocata e componente dell’Ufficio del garante nazionale dei diritti dei detenuti.
«La Crvg è uno strumento a disposizione di tutte le associazioni»
La relazione introduttiva del presidente Dutto al seminario svoltosi venerdì 13 maggio all'ex carcere "Le Nuove"
Pubblichiamo il testo della relazione introduttiva del seminario "Volontariato e istituzione penitenziaria: binomio di collaborazione o di supplenza?" svoltosi nella mattinata di venerdì 13 maggio nel Teatro del Museo dell'ex carcere "Le Nuove" di Torino. La relazione introduttiva è stata curata dal presidente dalla Crvg di Piemonte e Valle d'Aosta, Renato Dutto (nella foto al centro, tra il professor Antonio De Salvia e l'assessore regionale ai Diritti Civili, Monica Cerutti):
«Ringraziamo tutti voi della presenza a questo seminario, fortemente voluto dalla Conferenza Regionale Volontariato della Giustizia, che ha trovato nel Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta un convinto copromotore dell’iniziativa.
A 18 mesi dalla firma del Protocollo operativo tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia (avvenuto il 13 novembre 2014) abbiamo ritenuto che fosse giunto il momento di fare il punto della situazione, per cercare di capire se questo Protocollo ha funzionato oppure no.
Un punto della situazione che deve necessariamente essere tracciato da tutti i protagonisti del mondo del volontariato e del sistema penitenziario, ma che avrà come cardini gli interventi dei due firmatari, l’allora presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, dott.ssa Elisabetta Laganà, e, per il Dap, il dott. Luigi Pagano, ora Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
I destinatari di questo seminario sono dunque i volontari in servizio negli istituti di pena e negli Uepe (Uffici Esecuzione Penale Esterna) di Piemonte e Valle d’Aosta; operatori, dipendenti e non, in servizio in tutte le strutture dell’Amministrazione Penitenziaria di Piemonte e Valle d’Aosta; Garanti regionale e locali; aspiranti volontari penitenziari; Associazioni in rete con la Crvg o comunque interessate, Consorzi e Cooperative di Servizi. Numerosi gli avvocati che si sono interessati al nostro seminario e dei quali abbiamo volentieri accolto l’iscrizione.
In questa fase introduttiva del seminario, ritengo fondamentale richiamare i due scopi per i quali è stata fondata la Crvg: 1) il confronto ed il dialogo tra gli organismi di volontariato presenti nelle due regioni per promuovere politiche di giustizia sul territorio nazionale e coinvolgere il maggior numero di organismi locali per un confronto ed un dialogo a livello territoriale; 2) rappresentare gli organismi aderenti, operanti nei diversi settori dell’intervento sociale e volontario nell’ambito della giustizia, nei rapporti con l’ente Regione e le istituzioni pubbliche e private presenti sul territorio regionale.
La Crvg è dunque un organismo a cui è stata affidata una delega di rappresentanza soltanto dalle associazioni che si sono liberamente iscritte, ma che – alla luce del Protocollo di un anno e mezzo fa – assume anche funzioni erga omnes, ovvero nei confronti di tutti (si pensi ad esempio all’art. 9 del protocollo, sulla “Inosservanza delle condizioni di autorizzazione, comportamento pregiudizievole, inidoneità dei volontario. Tentativo di conciliazione”).
I volontari che operano nella Crvg di Piemonte e Valle d’Aosta si propongono di superare l’attuale frammentazione delle attività di solidarietà promosse nel settore del volontariato penitenziario e della giustizia in genere, per delineare (nel rispetto dell’autonomia e dell’originalità delle varie realtà associative) una comune strategia di intervento. Siamo convinti, insomma, che il dialogo con le istituzioni e con gli altri interlocutori possa dare maggiori frutti con un mondo del volontariato che riesce a fare sintesi e “massa critica” non perché è indotto a farlo da qualche protocollo, ma perché lo ritiene utile e più produttivo per il proprio impegno a favore degli altri.
Riteniamo che sia fondamentale definire l’identità ed il ruolo della presenza del volontariato nel suo impegno operativo e nei confronti delle istituzioni, affinché venga riconosciuto come soggetto e non come “ammortizzatore sociale”, in modo che il contributo progettuale venga considerato nella definizione delle politiche della giustizia.
Capirete che, per raggiungere questi alti obiettivi, è necessario che tutte le forze del volontariato abbiano delle voci comuni e presentino proposte condivise e forti, sostenendole in tutte le sedi in modo unitario ed anche deciso e fermo.
Preciso di non voler dare alla definizione di “frammentarietà” una connotazione negativa, perché è anzi sinonimo di vitalità, di varietà di iniziative di volontariato nel settore della giustizia. E’ innegabile però che l’unione fa la forza e verrebbe da dire che, se la Crvg non ci fosse già, sarebbe il caso di “inventarla”, perché è l’unica chiave che può consentire a tutti di raggiungere i nobili obiettivi che ci prefiggiamo, ovvero di rendere più ampia ed efficiente la rete delle associazioni che operano nel territorio, all’interno e fuori dal carcere.
Senza scadere nella retorica, sappiamo, tutti noi volontari, di essere la parte migliore di una società che si sta decomponendo e trasformando, non solo a causa della crisi economica: proprio per questo vogliamo rivendicare, in tutti gli ambiti del nostro operato, il rispetto che meritiamo, garantendo – come garantiamo – importanti servizi alle persone disagiate (o in condizione di emarginazione sociale) e serietà alle istituzioni con cui dialoghiamo e per cui operiamo. Rivendichiamo però un volontariato che non sia sostitutivo o supplente di funzioni che spettano alle istituzioni.
La Crvg ha preso atto con piacere che da parte dal Prap c’è una maggiore attenzione rispetto al passato ed un maggior dialogo. Per questo dichiariamo la nostra disponibilità a concordare insieme dei percorsi che discendano dalla fonte normativa del Protocollo. Intendiamo assicurare una più stretta collaborazione informativa ed operativa con Prap, Direzione degli istituti penitenziari, Uepe, Tribunali di sorveglianza, Garanti dei Detenuti. Ci proponiamo per assicurare una formazione accreditata e l’aggiornamento dei volontari. Riteniamo sia importante riattivare il dialogo con gli Enti Locali, per sollecitare un ruolo maggiormente fattivo su questi temi.
Tornando all’art. 9 (che farà parte del più complessivo intervento dell’avv. Donatella Bava, in merito all’articolato del Protocollo): pensiamo che Torino sia stata la prima realtà di applicazione, da parte di Crvg e Provveditorato, visto che sono stati istruiti tre casi ed è stata avviata una prassi, ancora da “oliare” ma che certamente potrà essere perfezionata, per dare finalmente una possibilità di conciliazione tra le parti ed anche trasparenza in caso di contestazioni di comportamenti pregiudizievoli dei volontari, che integrino l’inidoneità al servizio per il quale sono stati autorizzati. Un terreno non semplice e sul quale la Crvg ha cominciato ad esercitare le prerogative affidategli dal Protocollo di 18 mesi or sono.
La Crvg ha tra i suoi scopi anche il consolidamento e la collaborazione tra i volontari penitenziari ed il Prap di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, per una comprensione sempre più consapevole e responsabile dei reciproci impegni, per migliorare il clima di fiducia e di relazione reciproca. In sostanza, come in tutte le relazioni umane, bisogna prima dare serietà per poi chiedere rispetto.
Su questo solco, la Crvg da cinque anni ha avviato un percorso costellato non solo da convegni (seppur importanti, come quello sulla situazione del Cie di corso Brunelleschi) o questionari (come quello che, curato dal criminologo Antonio De Salvia, ha coinvolto agenti, operatori penitenziari, detenuti e volontari di istituti penitenziari di tutto il Piemonte), ma anche con un corso di formazione che – pur con grandi difficoltà – ha contributo ad innervare con nuove energie, prevalentemente giovani, il mondo del volontariato piemontese nel settore della giustizia. Ci siamo impegnati per accreditarci come interlocutore serio e credibile sia rispetto alle associazioni (non solo quelle che sono iscritte alla Crvg) che nei confronti delle istituzioni. Siamo giunti ad un punto in cui la Crvg deve dare una svolta, migliorando il “valore aggiunto” che vuole fornire ai propri interlocutori. Un risultato che si raggiungerà coinvolgendo un maggior numero di volontari e di associazioni che credono nell’utilità di questo organismo. Una sfida sulla quale ci siamo incamminati e che vogliamo giocare sino a quando ne avremo le forze».
Venerdì 13 maggio seminario su "Volontariato e istituzione penitenziaria: binomio di collaborazione o di supplenza?"
Organizzato all'ex carcere "Le Nuove" da Crvg Piemonte e Valle d'Aosta e Prap
“Volontariato e istituzione penitenziaria: binomio di collaborazione o di supplenza?” è il titolo di un seminario che si svolgerà nella mattinata di venerdì 13 maggio, dalle ore 9 alle 13,30, al Teatro dell’ex carcere “Le Nuove”, in via Paolo Borsellino 3 a Torino, promosso dalla Crvg, Conferenza Regionale Volontariato della Giustizia di Piemonte e dal Prap, Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria di Piemonte, Ligura e Valle d’Aosta.
Sarà l’occasione per fare il punto della situazione sui primi 18 mesi del Protocollo nazionale sul volontariato, visto dai due protagonisti principali, i firmatari Luigi Pagano, attuale Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria a Torino ed Elisabettà Laganà, a quell’epoca presidente della Conferenza Nazionale Volontariato della Giustizia. Al seminario, moderato dal presidente Crvg Renato Dutto, interverrà anche la presidente nazionale Cnvg, Ornella Favero.
Molte le relazioni in programma. Alle ore 9 i saluti dell’assessore regionale ai Diritti Civili, Monica Cerutti. Seguirà un intervento del criminologo Antonio De Salvia, dell’esecutivo Crvg di Piemonte e Valle d’Aosta. Alle 9,30 il confronto tra Pagano e Laganà sul primo anno e mezzo del Protocollo nazionale, mentre alle 10 Angela Magnino, dirigente dell’esecuzione penale esterna del Provveditorato Regionale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, parlerà di “Volontariato ed esecuzione penale esterna: proposte e articolazione di interventi”, seguita da Tullia Ardito, dirigente della Casa Circondariale “Billiemme” di Vercelli, sul tema “Tipologie di servizio: bisogni del carcere e competenze del volontariato”.
Alle 10,30 in programma l’intervento di Giovanni Battista Alberotanza, comandante di Reparto di Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, su “Interazione tra sicurezza e volontariato, quali sinergie possibili”, seguito da Bruno Mellano, Garante Regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, su “Società, carcere, volontariato: partecipazioni da far interagire”.
Il presidente di Antigone-Piemonte, professor Claudio Sarzotti, alle ore 11 parlerà degli “Stati Generali sulla Giustizia: conferme e prospettive di servizio del volontariato”. Seguirà la relazione dell’avvocato Donatella Bava, dell’esecutivo Crvg di Piemonte e Valle d’Aosta, su “Il Protocollo e la formalizzazione di impegni reciproci: aspetti tecnici”. Seguiranno il dibattito e le conclusioni, affidate alla presidente nazionale Cnvg Ornella Favero. Il seminario vede la partecipazione del Mesuo del carcere "Le Nuove" ed il patrocinio della Regione Piemonte. Per informazioni organizzative sul seminario, contattare il segretario Crvg Piemonte e Valle d'Aosta, Gianmarco Fistarol, cell. 331-7129540.
"Galere d'Italia (e del Piemonte)", presentato in Consiglio regionale il rapporto annuale di Antigone
Si è svolto giovedì 28 aprile a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte, l’incontro “Galere d'Italia (e del Piemonte)” per presentare il XII Rapporto annuale sulle condizioni di detenzione in Italia, realizzato dall’Associazione Antigone, e annunciare la prossima illustrazione in Aula della Relazione 2015-‘16 dell’Ufficio del garante regionale dei detenuti.
All’incontro - organizzato e moderato dal garante regionale dei detenuti Bruno Mellano alla presenza dell’assessora regionale alle Pari opportunità e di numerosi consiglieri - sono intervenuti il professor Giovanni Torrente dell’Università di Torino, coordinatore dell’Osservatorio nazionale di Antigone, Benedetta Perego, dottoranda dell’Università di Torino e osservatrice di Antigone per il Piemonte e la Liguria e Luigi Pagano, provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.
Tra i dati salienti, il fatto che dalla fine dell'anno al 31 marzo le carceri nazionali ospitino 1.331 detenuti in più. Il tasso di affollamento è attualmente al 108% e 3.950 persone sono prive di un posto regolamentare.
Il tasso di detenzione è invece nella media europea. L'Italia ha circa 90 detenuti ogni 100mila abitanti. Ancora troppi sono invece gli imputati. I detenuti in attesa di sentenza definitiva sono il 34,6% del totale (la media europea è del 20,4%).
I detenuti stranieri sono meno in percentuale rispetto al 2009. Oggi rappresentano il 33,45% della popolazione detenuta. La media europea è del 21% circa. Sono in percentuale ben più alta rispetto agli italiani in custodia cautelare.
Cresce l'istituto della messa alla prova. I dati ci dicono che le misure alternative alla detenzione e il braccialetto elettronico portano la recidiva a tassi prossimi allo zero.
https://www.cr.piemonte.it/web/comunicati-stampa/comunicati-stampa-2016/414-aprile-2016/5306-condizioni-di-detenzione-in-italia
“Pure 'n carcere 'o sanno fa'”. Immagini, parole e sapori reclusi in mostra all’Urp
del Consiglio regionale del Piemonte, in via Arsenale 14 a Torino. Si può visitare sino a martedì 3 marzo
Raccontare il carcere attraverso l’arte della fotografia e la cultura del cibo. Da questo accostamento voluto dall’associazione piemontese Sapori Reclusi è nata la mostra fotografica “Pure ‘n carcere ‘o sanno fa’ - Immagini, parole e sapori reclusi”, proposta dall’ufficio del Garante regionale dei detenuti ed inaugurata lunedì 2 febbraio all’Urp del Consiglio regionale del Piemonte, in via Arsenale 14, dove si è svolta una conferenza stampa con la vice presidente del Consiglio regionale Daniela Ruffino, l'assessore regionale ai Diritti civili, Monica Cerutti, il fotografo dell’Associazione piemontese Sapori reclusi, Davide Dutto, che ha realizzato gli scatti, il sindaco di Fossano (Cn) e regista Davide Sordella ed il Garante regionale dei detenuti Bruno Mellano.
“Pure ‘n carcere ‘o sanno fa” è un progetto che si raccoglie attorno al rito della preparazione di una tazzina di caffè, della sua condivisione. Da quando si prepara la moka a quando l’aria è pregna dell’odore di caffè, in carcere così come fuori, si instaura spesso un rapporto particolare tra i presenti. È un momento di pausa, di sospensione, di tregua. Tutti noi abbiamo un ricordo particolare che possiamo legare a un caffè preso con gli amici, gustato in un momento di solitudine o poco prima che succedesse qualcosa che ci ha cambiato la vita. Con i detenuti del carcere di Fossano, in provincia di Cuneo, gli autori di questa interessante mostra si sono seduti in cella, hanno preparato una moka sul fornellino a gas e si sono fatti raccontare quelle storie.
La conferenza stampa di presentazione della mostra è stata anche un’occasione di riflessione sulla situazione odierna delle carceri e sulle prospettive del lavoro dei detenuti, a cominciare proprio dai lavori “domestici” dentro gli istituti e prevede la testimonianza di alcuni ex-detenuti già coinvolti in percorsi di recupero e reinserimento sociale e la proiezione del cortometraggio: “La Squadra” e dei videoclip “Pausa caffè” e “Pausa sigaretta” di Sordella e “Sapori reclusi story” di Dutto.
Ha osservato la vicepresidente del Consiglio regionale, Ruffino: «È fondamentale che il tempo trascorso in carcere non sia una serie di giorni ‘vuoti’ ma che vengano offerte ai detenuti occasioni di formazione e di lavoro per acquisire gli strumenti necessari ad affrontare un’esistenza dignitosa al termine della pena».
L’assessore Cerutti ha sottolineato che «la mostra è destinata a essere vista dalle centinaia di studenti piemontesi: un’importante lezione di riflessione e di educazione civile». Il Garante regionale dei detenuti, mellano, ha concluso: «Non bisogna stancarsi di creare occasioni che portino agli occhi dell’opinione pubblica il mondo carcerario, un pianeta in gran parte sconosciuto e spesso deformato dalle lenti della superficialità o del pregiudizio».
La mostra è aperta fino a martedì 3 marzo, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16. Informazioni al numero verde 800 101011.
https://saporireclusi.org/pure-n-carcere-o-sanno-fa/
L'assessore regionale piemontese ai Diritti civili, Monica Cerutti: «Nessun Jihadista al Cie di Torino. I nuovi gestori potranno pretendere il pagamento del servizio anche per chi non c’è»
Pubblichiamo il resoconto della visita compiuta dmercoledì 11 febbraio dall'assessore regionale piemontese ai Diritti civili, Monica Cerutti, al Cie, Centro di identificazione ed espulisione di Torino, unitamente al Garante dei detenuti Bruno Mellano, così come comparsa sulla Newsletter della stessa Cerutti:
«Questa mattina, insieme al Garante regionale dei detenuti Bruno Mellano, ho visitato il Centro di Identificazione ed Espulsione di Torino. È stata l’occasione per continuare il percorso di monitoraggio della struttura, conoscere i rappresentanti del nuovo ente gestore e verificare l’attendibilità di alcune notizie circolate in questi giorni su alcuni organi di stampa. Il Cie di Torino per la prima volta da quando è stato aperto è in mano ad un ente gestore di carattere privato: il 16 gennaio è avvenuto il passaggio dalla Croce Rossa Internazionale al raggruppamento temporaneo d’imprese composto da Gepsa e dall’Associazione Culturale Acuarinto. Alcuni lavoratori impegnati con la vecchia gestione sono stati assorbiti nel nuovo organico del CIE di Torino, attualmente all’interno del centro sono impiegati 15 operatori, un assistente sociale, uno psicologo, sei medici, cinque infermieri e due addetti alla manutenzione. Gli ospiti della struttura sono 21, in prevalenza marocchini, tunisini, algerini e nigeriani. Di questi circa il 50% è richiedente asilo e tutti hanno precedenti penali. La capienza attuale del centro è di 21 posti. La gestione ha comunicato che sono quasi al termine i lavori di ristrutturazione di due aree del centro, quella bianca e quella rossa, ognuna delle quali avrà una capienza di 35 posti. Il Consiglio regionale del Piemonte mi ha dato mandato di operare per la chiusura del Cie e per questo lavorerò, ma è anche mio interesse verificare che le condizioni degli ospiti del centro siano il più dignitose possibili. Ho potuto riscontrare una continuità tra la gestione della Cri e quella Gepsa-Acuarinto, un dato che in qualche modo ci rassicura. Sono sempre più convinta dell’inutilità di quella struttura e dello spreco di risorse pubbliche che rappresenta. I soldi che verranno spesi da parte del Ministero per la ristrutturazione del centro e per il rispetto dei vincoli contrattuali potrebbero essere utilizzati per vere e proprie politiche di integrazione. Il raggruppamento temporaneo d’imprese composto da Gepsa e dall’Associazione Culturale Acuarinto, dopo il primo mese di gestione, ha la facoltà di chiedere al Ministero il pagamento del servizio offerto fino al 50% della capienza massima del Cie. In sostanza il Cie di Torino ha una capienza massima di 180 posti ed è su questi numeri che è stata lanciata la gara d’appalto; attualmente gli ospiti sono 21; la nuova gestione potrà chiedere al Ministero di pagare lo stesso il servizio offerto fino a 90 posti. La Croce Rossa non ha mai chiesto il pagamento di questa differenza, ma siamo consapevoli che è nell’interesse di un privato farlo. Il Ministero si trova davanti a due vie: o pagare la differenza, aumentare la capienza e riempire la struttura di ospiti, oppure chiudere il centro. Io sono convinta che si debba chiudere il centro. Ho voluto verificare la notizia apparsa su alcuni organi di stampa secondo i quali all’interno del Cie sarebbero stati ospitati presunti Jihadisti. I responsabili del centro hanno smentito questa notizia: non è percorribile se non solo dopo una modifica legislativa. Modifica legislativa che invece dovrebbe essere fatta in relazione alla concezione dei permessi di soggiorno. Attualmente il percorso di identificazione in carcere non è ancora avviato e allo stesso tempo un Paese civile non fa scontare una doppia pena a un individuo solo perché cittadino straniero, mi riferisco a tutti gli ospiti che dal carcere vengono direttamente portati al Cie di Torino».
“Giù le mani dalle donne. Voci dal carcere”, presentato a Torino un libro di riflessioni dei detenuti sul tema delle violenza alle donne
“Giù le mani dalle donne. Voci dal carcere” è il titolo del libro che è stato presentato mercoledì 11 febbraio nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris, in via Alfieri 15 a Torino, su iniziativa del Garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano. Si tratta di una pubblicazione realizzata dal Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria con lo Zonta Club e l’associazione “Ovale oltre le sbarre”. Sono le riflessioni dei detenuti sul tema delle violenza alle donne, i più diffusi stereotipi sull’argomento, le cause della violenza, i possibili rimedi e le testimonianze dirette degli uomini e delle donne detenute
La violenza delle donne è diventata un’emergenza nazionale che coinvolge tutta la popolazione perché spezza vite, distrugge famiglie e genera drammi che non si rimarginano. Per debellare questa piaga sociale occorre coinvolgere tutti a partire, ovviamente, la popolazione maschile. Va in questa direzione l’impegno dello Zonta International, un’associazione femminile che si batte per migliorare la condizione della donna presente in 67 Paesi del mondo con più di 1.200 club locali. La circoscrizione di Zonta competente per il Piemonte ha invitato nel 2012 l’associazione “Ovale Oltre le sbarre”, che partecipa con una squadra di detenuti,“La Drola”, al campionato nazionale di rugby di serie C, a far indossare ai giocatori una pettorina con la scritta “giù le mani dalle donne”. Inoltre, sempre dal 2012, prima dell’inizio di tutte le partite giocate in Piemonte nella giornata del 25 novembre (Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne) viene osservato un minuto di silenzio.
Dal libro emerge uno spaccato della realtà carceraria con riflessioni di profondità e valore diverso, ma con la comune consapevolezza che la violenza è sbagliata e che, come scrive nella premessa al libro il provveditore regionale Enrico Sbriglia, «il bersaglio è stato raggiunto, il tema del femminicidio è stato affrontato», con la speranza, aggiunge il Garante Mellano, «che tutto ciò possa servire a rendere la pena, laddove necessaria ed opportuna, anche utile soprattutto nei casi dei sex offenders».
Mercoledì 11 febbraio, dopo i saluti del presidente del Consiglio regionale Mauro Laus, della vicepresidente e delegata alla Consulta delle elette, Daniela Ruffino, e della presidente della Consulta Femminile, Cinzia Pecchio, moderati dal Garante dei detenuti Mellano sono intervenuti Nadia Garis, componente dell’Interclub Zonta Italia; Alessandro Lombardo, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte, e Walter Rista, presidente dell’associazione “Ovale oltre le sbarre” Onlus. Alcuni brani delle testimonianze dei detenuti sono stati efficacemente letti dagli attori Stefania Rosso, della Compagnia Liberipensatori “Paul Valéry” e Enrico Dusio, della Compagnia Accademia dei Folli.
L'Assemblea della Crvg ha approvato la relazione delle attività 2014 ed il programma per il 2015, con i bilanci consuntivo e preventivo
Nel pomeriggio di mercoledì 21 gennaio, presso il Centro servizi Vol.To di via Giolitti 21 a Torino, si è svolta l'Assemblea ordinaria della Crvg, Conferenza Regionale Volontariato della Giustizia, che ha approvato il bilancio consuntivo, illustrato dal tesoriere Gianmarco Fistarol e che pareggia sull'importo di 709,05 euro, ed il preventivo 2015, che prevede la possibilità, per le associazioni aderenti, di regolarizzare la quota di iscrizione 2015 e 2014 al costo di 100 euro all'anno. Una misura decisa dall'Assemblea per consentire alle associazoni inadempiente di sanare la propria posizione nei confronri della Crvg. L'Assemblea ha inoltre espresso parere favorevole in merito alla riadesione alla Crvg da parte del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Il presidente della Crvg, Renato Dutto, ha poi relazionato sulle attività svolte nel 2014 dalla Crvg: «Il 2014 è stato, per la Conferenza Regionale Volontariato della Giustizia, l’anno del rilancio delle attività, consolidando il lavoro avviato nel 2013 con l’inizio del corso regionale per volontari penitenziari. La prima parte del 2014 è stata quasi del tutto monopolizzata dall’impegno legato da un lato alla didattica del corso e dall’altro a creare sbocchi per i volontari formati. Il direttore del corso, il crimonologo Antonio De Salvia, ed il segretario Gianmarco Fistarol hanno svolto un lavoro eccellente in ambito didattico ed organizzativo, coadiuvati dagli altri componenti dell’esecutivo. È stato per la verità uno sforzo talvolta controcorrente, irto di ostacoli. Terminate le attività didattiche in aprile, pure il “dopo corso” è stato carico di incognite, a causa delle incertezze e delle lungaggini burocratiche, a volte giustificate, altre meno. Dopo estenuanti “tira e molla”, la Crvg è riuscita ad ottenere, nel luglio 2014, un incontro con il direttore della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, dottor Domenico Minervini, al quale pochi giorno dopo è seguito un secondo momento in cui sono stati presentati i volontari che hanno scelto di operare all’interno del carcere torinese. In quell’occasione sono stati consegnati gli attestati di frequenza ai volontari del nostro corso, di fronte ad alcuni volontari già in servizio che hanno invece frequentato un altro corso, organizzato all’interno della Casa Circondariale. Il direttore Minervini ebbe a sostenere la necessità, da noi considerata ragionevole, di un coordinamento dell’attività di volontariato all’interno della struttura carceraria, tramite l’individuazione di alcuni volontari di riferimento “con i quali gli uffici del carcere possano interfacciarsi”. Il direttore promise la convocazione di un incontro operativo per il settembre 2014, nel quale si sarebbe organizzata un’elezione di questi volontari di riferimento. Riunione che, malgrado il nostro collettivo “pressing” non si è mai svolto. La Crvg si è comunque impegnata a fare partire comunque le attività dei corsisti, effettuando gli abbinamenti per i tirocini (non sempre facili per i problemi di orario e di compatibilità di interessi e di attività) con i tutor, ovvero volontari penitenziari con alle spalle una certa esperienza. In autunno vi sono stati i primi approcci dei nuovi volontari all’interno del carcere di Torino. Anche i sette volontari che hanno scelto l’Uepe hanno intrapreso un percorso formativo specifico (tuttora in corso) presso la stessa Uepe, per una graduale introduzione nei meccanismi dell’Ufficio di esecuzione penale esterna.La Crvg ha avviato un rapporto dialettico e di costante confronto con il Garante regionale dei detenuti, Bruno Mellano, incontrato per la prima volta il 22 luglio. In quell’occasione è cominciato un costruttivo confronto sulle principali tematiche che devono affrontare le persone sia detenute che sottoposte a restrizioni di libertà, con particolare attenzione alle tante necessità carcerarie ed agli ostacoli non solo burocratici che si trovano di fronte i migranti quando escono dal carcere ed intendono soltanto trovare un lavoro per sopravvivere, senza delinquere. Nel dettaglio, si è parlato di ripristino dell'ufficio anagrafe ed attivazione di uno sportello Inps al carcere Lorusso e Cutugno di Torino; dell'attribuzione di una residenza "funzionale" ai migranti detenuti ed ex detenuti; delle azioni di sostegno, rieducazione e reinserimento dei soggetti in esecuzione penale esterna (che stanno raggiungendo la consistenza dei detenuti in carcere); della situazione del servizio di volontariato penitenziario (organizzazione, concessione ex art. 78, revoca, garanzie); dei problemi di costituzionalità e dei paradossi giuridico-penali del Cie, Centro di identificazione ed espulsione di corso Brunelleschi a Torino; dell’attività svolta dal Consiglio di Aiuto Sociale; della proposta di ricostituzione del "modello Piemonte" (con la rete di servizi ed i percorso concreti di reinserimento lavorativo e sociale) e della ricostituzione del Coordinamento regionale composto da Regione Piemonte, Tribunale di Sorveglianza, Provveditorato dell'Amministrazione Penitenziaria, Uepe, Garante regionale, Comuni, Associazioni e Consorzi di Cooperative impegnati nel sociale. I rapporti con la Conferenza Nazionale Volontariato della Giustizia sono stati intrattenuti come nel 2013 dal vice presidente Lodovico Giarlotto, che ha partecipato ai Consigli nazionali in rappresentanza della Crvg Piemonte e Valle d’Aosta. È stato sperimentato online il sito www.crvgpiemonteaosta-it.it che sino ad oggi non ha ottenuto contributi e scritti in quantità adeguata per consentire un aggiornamento periodico. Il sito rappresenta dunque una base di partenza, su cui investire tempo, passione e risorse intellettuali. Sotto il profilo economico, come si evincerà dal punto relativo al bilancio, la situazione è migliorata rispetto al 2013, poiché alcune Associazioni aderenti hanno provveduto a saldare il pregresso, ma vi sono ancora parecchie quote arretrate da onorare».
Il presidente Dutto ha completato la sua relazione soffermandosi sul programma delle attività per il 2015: «Oltre a mettere a regime le attività presso il carcere e l’Uepe da parte dei volontari, per il 2015 la Crvg si ponte l’obiettivo di sperimentare il ruolo affidatole dal nuovo Protocollo Dap in merito ai contenziosi tra volontari e strutture carcerarie, attivandoci sin da subito, per i casi che ci vengono segnalati o comunque di cui veniamo a conoscenza, grazie alla preziosa consulenza dell’avv. Donatella Bava. Proseguiremo la battaglia, già avviata con una segnalazione al Garante regionale, per all'accesso ai servizi sociali delle persone senza dimora che escono dai percorsi penali (la residenza di via casa comunale 1 e 3 li esclude dall'accesso), così come il rinnovo dei permessi di soggiorno che scadono durante il periodo di esecuzione penale, questioni segnalate efficacemente sia dal segretario Fistarol che dalla componente dell’esecutivo Joli Ghibaudi. Per il 2015 si intende organizzare iniziative di sensibilizzazione ed approfondimento sul tema del carcere, anche con la possibilità di innestarsi nella campagna nazionale “A scuola di Libertà”, che nel 2013 e nel 2014 la Crvg non ha supportato, secondo una precisa scelta, dettata dalla necessità di non effettuare interventi estemporanei. Riteniamo infatti che, per un’efficace valenza formativa, l'intervento nelle scuole deve essere caratterizzato da contenuti, metodologia, strumenti, verifica e, in sostanza, realizzarsi come un percorso strutturato e precisamente finalizzato. Seguendo l’impegno che da 23 anni il dott. Antonio De Salvia svolge nelle scuole, l’obiettivo ci prefiggiamo non solo per il 2015 è di prendere contatti con il Ce.Se.Di. (Centro Servizi Didattici) di Torino e delle altre Province, far inserire il progetto di intervento nelle scuole nel catalogo che i Ce.Se.Di. predispongono prima di ogni anno scolastico e prendere contatto con insegnanti di materie umanistiche poiché, per imprimere una valenza formativa, il discorso sulla legalità deve poter continuare nel tempo. Da capire se questo intervento possa dunque innestarsi o coniugarsi con la campagna nazionale “A scuola di Libertà” proposta dalla Cnvg. Tra gli altri obiettivi c’è il consolidamento della funzione del sito web, con il coinvolgimento di nuove persone interessate a scrivere e seguire gli eventi che ogni giorno meriterebbero una nostra segnalazione, con eventuale commento e/o dichiarazione. Sarà inoltre utile un maggior raccordo tra le attività della Crvg e della Cnvg, che non si limiti alla presenza di un nostro rappresentante, pur necessaria, al Consiglio nazionale convocato a Roma ogni tre o quattro mesi, ma che porti alla partecipazione del vice presidente Cnvg, il piemontese Giovanni Torrente, alle nostre Assemblee ed alle nostre attività, per un maggior successo delle stesse e per la condivisione degli obiettivi e delle campagne su cui operare nel 2015. Citiamo un ultimo, ma importantissimo obiettivo delle attività 2015 della Crvg, ovvero non disperdere il patrimonio di volontariato che è stato preparato attraverso il corso di formazione, tentando un coinvolgimento diretto dei volontari all’interno della Crvg stessa. Dato il successo del corso 2013/2014 vale la pena di considerare l’opportunità di predisporre la ripetizione dell’esperienza a cavallo dell’anno 2015-2016 (oppure tra il 2016 ed il 2017)».
La relazione di consuntivo 2014 e programmatica per il 2015 del presidente Dutto è stata approvata all'unanimità dalle associazioni della Crvg.
Mercoledì 21 gennaio Assemblea
della Crvg per impostare le attività 2015
Assemblea della Conferenza Regionale Volontariato Giustizia, mercoledì 21 gennaio, alle ore 17, nella sede del Centro Servizi Vol.To. di via Giolitti 21 a Torino. È stata convocata dal presidente Renato Dutto, con all’ordine del giorno la relazione dell’esecutivo Crvg sulle attività svolte nel 2014 (punto della situazione sugli inserimenti in carcere ed all’Uepe dei volontari del corso regionale; nuovo ruolo assunto della Crvg nel contenzioso tra volontari ed Amministrazione Penitenziaria; il sito web). Verrà sottoposto all’attenzione delle associazioni di volontariato il programma delle attività Crvg 2015, l’approvazione del bilancio concuntivo 2014 e del preventivo 2015. Seguiranno la presa d’atto della riadesione alla Crvg Piemonte-Valle d’Aosta del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza e la determinazione della quota associativa 2015.
Sabato 13 settembre i funerali di Marco Colturato, funzionario del Garante dei detenuti di Torino. Il ricordo della Città e della Crvg, con le toccanti parole di Joli Ghibaudi e Gianmarco Fistarol
Verranno celebrati sabato 13 settembre, alle ore 10,30, nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, in via Nizza 56 a Torino, i funerali di Marco Colturato (in foto), impiegato amministrativo presso l’ufficio del Garante dei detenuti della Città di Torino, prematuramente scomparso lunedì 8 settembre. Aveva 49 anni, era sposato e padre di tre figli. «Sono momenti di angoscia e di dolore per tutti noi – ha detto il sindaco di Torino, Piero Fassino -. Con la scomparsa di Marco Colturato la Città di Torino ha perso un funzionario che svolgeva con grande impegno e passione il proprio lavoro. Una persona intelligente e generosa, che a Palazzo Civico era stimata da tutti per le sue qualità umane e per le sue capacità professionali. Alla moglie, ai figli e alla famiglia di Marco esprimo cordoglio e vicinanza, a nome mio e di tutta l’Amministrazione comunale».
Nella mattinata di lunedì 8, il sindaco Fassino, durante una conferenza stampa al Teatro Regio, ha chiesto un minuto di silenzio per il lutto e ha annunciato l’annullamento della seduta del Consiglio comunale che era stata convocata per il pomeriggio. Il presidente del Consiglio comunale, Giovanni Porcino, ela conferenza dei Capigruppo consiliari hanno espresso, a nome del Consiglio Comunale, il cordoglio e la vicinanza alla famiglia del funzionario.
La Conferenza regionale dei volontari della giustizia di Piemonte e Valle d’Aosta partecipa al dolore della famiglia. Due esponenti della Crvg, il tesoriere Gianmarco Fistarol e la responsabile Rifugiati del Gruppo Abele, Joli Ghibaudi, avendo avuto anch’essi modo di apprezzare le qualità umane e professionali di Colturato, hanno tracciato un breve ricordo. «Ciao Marco, ti ho conosciuto parecchi anni fa ad una riunione in cui si discuteva di percorsi di reinserimento di persone uscite dal carcere – scrive Ghibaudi -. Il carcere e le persone che lo abitano hanno in qualche modo fatto incontrare le nostre strade, che da allora abbiamo percorso insieme, seppur con ruoli e compiti differenti. Il pensiero corre agli scambi di idee, di riflessioni, ai ragionamenti che hanno accompagnato il nostro percorso; riuscivi a trasmettere a chi ti stava a fianco la passione che provavi per il tuo lavoro. Voglio ricordarti così, con il tuo largo sorriso che continua ad accompagnarci nel nostro impegno quotidiano verso le persone ristrette in carcere». Fistarol ricorda Marco Colturato come «un amico che non riusciva a fingere di non vedere la malattia ormai cronica che affligge gli istituti di pena. il suo contributo è stato determinante per la soluzione di problematiche legate alle condizioni di ristrettezza nella casa circondariale di Torino». Maria Pia Brunato, Garante dei detenuti della Città di Torino, ha avuto modo di sottolineare che, «al di là della sua grande professionalità, Marco Colturato aveva preso molto a cuore il carcere ed i problemi dei detenuti. Ci aveva messo del suo ed era un collaboratore prezioso».
Garante dei detenuti di Asti, sino a venerdì 12 settembre si possono presentare le candidature. Verrà eletto dal Consiglio comunale
Il Consiglio comunale della Città di Asti ha deliberato l’istituzione del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Il sindaco Fabrizio Brignolo ha firmato un avviso di ricerca, per raccogliere le disponibilità a ricoprire questo incarico. Il termine per la presentazione al Comune delle dichiarazioni di disponibilità è fissato per le ore 12 di venerdì 12 settembre. L’elezione spetterà al Consiglio comunale.
Questi compiti del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, così come stabilito dal Consiglio comunale astigiano:
a) promuovere l'esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e di fruizione dei servizi comunali delle persone private della libertà personale ovvero limitate nella libertà di movimento domiciliate, residenti o dimoranti nel territorio del Comune di Asti, con particolare riferimento ai diritti fondamentali, alla casa, al lavoro, alla formazione, alla cultura, all'assistenza, alla tutela della salute, allo sport, per quanto nelle attribuzioni e nelle competenze del Comune medesimo, tenendo altresì conto della loro condizione di restrizione;
b) promuovere iniziative di sensibilizzazione pubblica sul tema dei diritti umani delle persone private della libertà personale e della umanizzazione della pena detentiva;
c) promuovere iniziative congiunte ovvero coordinate con altri soggetti pubblici competenti nel settore per l'esercizio dei compiti di cui alla lett. a);
d) promuovere con le Amministrazioni interessate protocolli di intesa utili a poter espletare le sue funzioni anche attraverso visite ai luoghi di detenzione in accordo con gli organi preposti alla vigilanza penitenziaria.
e) si avvale del contributo di centri studi e ricerca e di associazioni che si occupano di diritti umani e di condizioni di detenzione.
Il Garante è un organo monocratico. L'incarico è incompatibile con l'esercizio contestuale di funzioni pubbliche nei settori della giustizia, della sicurezza pubblica e della professione forense e con la funzione di consigliere o assessore comunale, provinciale e regionale. Il Garante riferisce al Sindaco, alla Giunta, al Consiglio Comunale e alle Commissioni Consiliari per quanto di loro competenza e con facoltà di avanzare proposte e richiedere iniziative e interventi ai fini dell'esercizio dei suoi compiti, sulle attività svolte, sulle iniziative assunte, sui problemi insorti ogni qualvolta lo ritenga opportuno e comunque almeno una volta ogni semestre. Il Garante può comunque riferire e richiedere iniziative e interventi agli organi del Comune di propria iniziativa ogni qualvolta lo ritenga opportuno per i fini propri.
Per lo svolgimento dei propri compiti, il Garante è assistito da un ufficio dell'Amministrazione comunale, che sarà istituito con deliberazione della Giunta comunale. Lo svolgimento delle funzioni di Garante è a titolo completamente gratuito; il sindaco può disporre che il Comune sostenga eventuali oneri connessi all’attività del Garante. La dichiarazione di disponibilità, da indirizzarsi al Sindaco del Comune di Asti, piazza San Secondo n. 1, 14100 Asti, dovrà pervenire entro l’ora ed il giorno sopraindicati, in forma cartacea sottoscritta, all’ufficio protocollo del Comune situato in piazza San Secondo n. 1, o mediante Posta elettronica certificata (Pec), con firma digitale, all’indirizzo protocollo@cert.comune.asti.it.
La dichiarazione di disponibilità, contenente la dichiarazione dell’interessato, redatta ai sensi del Dpr 445/2000, attestante il possesso dei requisiti per l’elezione e l’insussistenza di cause di incandidabilità, ineleggibilità e di incompatibilità secondo la vigente normativa, deve essere corredata dal curriculum vitae e dalla fotocopia non autenticata di un documento di identità o di riconoscimento equipollente in corso di validità.
https://asti.etrasparenza.it/archivio22_bandi-di-concorso_0_1532_806_1.html
CITTA-_DI_ASTI_Avviso_di_ricerca_Garante_dei_diritti_delle_persone_private_della_libertà_personale.pdf (33892)
FAC- SIMILE _DICHIARAZIONE_DI_DISPONIBILITA’_PER_L’ELEZIONE_A_GARANTE_DEI_DIRITTI_DELLE_PERSONE_PRIVATE_ DELLA_LIBERTA’_PERSONALE.doc (33792)
L'Asgi: lo stop a "Mare Nostrum" è un arretramento politico ed etico inaccettabile per la coscienza democratica europea
Riceviamo dall’Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione, questo comunicato, dal titolo “La fine di Mare Nostrum: un arretramento politico ed etico inaccettabile per la coscienza democratica europea", che volentieri pubblichiamo:
L'Europa e, con es sa, l'Italia (che pure aveva ed ha messo in atto un tentativo di cambiamento coraggioso) sembrano nuovamente arretrare, fisicamente ed eticamente, sulla propria linea di confine, indifferenti alle tragedie che si consumano a pochi chilometri di distanza e alla tutela delle vite umane L'Asgi esprime profondissima preoccupazione per le conclusioni del vertice tra il ministro degli Interni italiano Alfano e la Commissaria Ue Malmstroem relativo alla prosecuzione degli interventi di ricerca e salvataggio dei migranti nel mare Mediterraneo. Era auspicio dell'Asgi, come di tutti gli enti di tutela dei diritti umani fondamentali in Europa, che l'operazione Mare Nostrum divenisse un'operazione europea, facendo propria da parte dell'Unione, pur con i cambiamenti necessari in termini di mandato di azione, catena di comandi e distribuzione delle responsabilità. In questo modo sarebbe stata salvaguardata la principale finalità dell'operazione Mare Nostrum, ovvero quella di mettere in atto una condotta attiva di rintraccio e soccorso delle barche di migranti (in assoluta prevalenza di rifugiati), spingendo l'intervento nelle acque internazionali e avvicinando, così, la protezione nei confronti delle persone in fuga. Al contrario, l'unico elemento di certezza che pare emergere dalle vaghissime dichiarazioni conclusive del vertice Alfano-Malmstroem è che la futura operazione, al momento chiamata “Frontex Plus” e la cui stessa futura esistenza è tuttora solo una mera ipotesi, si limiterà alla gestione degli interventi di pattugliamento e soccorso al limite delle acque territoriali europee, ovvero solamente 12 miglia dalla costa, non spingendosi più nelle acque internazionali, come ha fatto Mare Nostrum, operando fino a 170 miglia dalle coste italiane. Viene di fatto sconfessata, pur dietro vuote formule rituali di apprezzamento dell'operazione stessa , l'importantissima novità in termini di politica europea del diritto di asilo e di applicazione del diritto internazionale in materia di ricerca e soccorso in mare rappresentata dall'operazione Mare Nostrum, grazie alla quale diverse migliaia di persone sono state tratte in salvo. Va evidenziato come proprio nei giorni precedenti il vertice si sono intensificati di attacchi a Mare Nostrum, accusato addirittura di avere aumentato il numero di morti in mare in quanto le organizzazioni dei trafficanti avrebbero fatto partire imbarcazioni in condizioni ancora più precarie in ragione della maggiore vicinanza degli interventi di soccorso. Si tratta di una ipotesi alquanto azzardata, tutta da dimostrare, e che ha finito per spostare l'attenzione dalle ragioni di fondo che hanno prodotto l'intensificarsi delle partenze, ovvero il precipitare delle crisi umanitarie in Siria e in diverse aree del continente africano, nonché al processo di disgregazione della Libia. L'annunciato cambiamento di rotta che dovrebbe avvenire con “Frontex Plus” non è stato accompagnato neppure da un preciso impegno ad intervenire seriamente nei paesi di transito dei rifugiati per aumentare i canali di ingresso sicuri dei rifugiati e l'ipotesi di un piano europeo di reinsediamento dei rifugiati non pare essere stato neppure oggetto dei colloqui. Nello stesso tempo, però, sono trapelate indiscrezioni sull' opportunità di mettere in campo strategie finalizzate a contrastare le partenze attraverso accordi con paesi terzi e, addirittura, fonti informali della Commissione (non smentite) hanno parlato di ipotesi di “dirottamenti” delle barche dei migranti, un'espressione che pare riproporre in sostanza lo spettro dei respingimenti sulla cui illegalità la Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell'Uomo si è espressa con chiarezza con la Sentenza Hirsi del 23 febbraio 2012 con la quale condannò proprio la politica italiana dei respingimenti. L'Europa e, con essa, l'Italia (che pure aveva ed ha messo in atto un tentativo di cambiamento coraggioso) sembrano nuovamente arretrare, fisicamente ed eticamente, sulla propria linea di confine, indifferenti alle tragedie che si consumano a pochi chilometri di distanza e alla tutela delle vite umane.
L' Asgi fa appello:
- al Governo italiano affinché recuperi il profilo alto che aveva finora saputo tenere con l'operazione Mare Nostrum e riproponga all'Europa la discussione sull'avvio di una operazione comune europea con le caratteristiche di fondo di Mare Nostrum;
- alla Commissione Ue e al Parlamento Europeo affinché l'accordo annunciato venga profondamente rivisto e si rilanci una nuova fase della politica europea sull'asilo e la protezione dei diritti fondamentali di coloro che fuggono da gravi violazioni dei diritti umani;
-all'Unhcr, ovvero l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ed a tutti gli enti ed organismi di tutela dei rifugiati in Italia e in tutti i Paesi dell'Unione affinché facciano sentire la loro voce nei confronti delle autorità italiane ed europee affinchè si dia avvio, come sopra indicato, ad una effettiva operazione comune europea di pattugliamento e soccorso nel Mediterraneo, in acque europee ed internazionali.
Il 12 agosto a Roma un incontro delle associazioni e della Cnvg con il ministro della Giustizia Andrea Orlando
Pubblichiamo, traendolo da Ristretti Orizzonti del 18 agosto 2014, l’intervento della presidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Elisabetta Laganà, sull’incontro delle associazioni del gruppo "La certezza del recupero", avvenuto il 12 agosto scorso:
L'incontro tra il Ministero della Giustizia e il cartello delle associazioni che formano il gruppo di lavoro "La certezza del recupero", evidenzia, da parte del Ministro Orlando, una lodevole attenzione non sempre verificatasi in alcuni precedenti mandati ministeriali, e segna una tappa importante in termini di riconoscimento e di apertura del dialogo collaborativo al fine dell'implemento delle risposte per la popolazione detenuta.
Pur dando atto al Ministero di un rapido cambio di passo verso l'attuazione di norme e pratiche per il miglioramento delle condizioni di vita dei penitenziari, è evidente quanto ancora resti da fare non solo in termini di metratura ma di condizioni di vivibilità negli istituti, di opportunità trattamentali e, in particolare, della carenza di risorse destinate al reinserimento ed alle misure alternative, per lo più delegate al volontariato che opera senza alcun sostegno economico e spesso con scarse possibilità di essere recepito a livello istituzionale come indispensabile componente per l'umanizzazione della pena.
Questo incontro sancisce quindi un riconoscimento anche politico del valore del Volontariato e della sua capacità di disegnare scenari. Esso, che da tempo aveva indicato le direttrici anche legislative verso le quali indirizzarsi per modificare l'inumana condizione carceraria, accoglie come sempre la sfida di costruire insieme un nuovo modello sociale, impegnandosi a fare la propria parte sino in fondo, ma indicando alcuni punti essenziali che dovranno essere affrontati, che riguardano il rapporto con le istituzioni, le modalità di sostegno, ed anche soluzioni legislative innovative che facciano emergere quelle potenzialità che restano ancora inespresse, talvolta a causa di difensivi arroccamenti istituzionali.
Per sostenere una tale operazione sul piano nazionale, ed in generale lavorare celermente per la messa in regola del nostro sistema penitenziario, è però necessario che venga nominato con urgenza il Capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. L'anno di tempo concesso dalla Cedu richiede rapidi passaggi e cambiamenti che necessitano di cabine di regia e di deciso governo del sistema, e questo anno potrebbe davvero essere l'occasione per una rivoluzione culturale in termini di costruzione di alternative al carcere e di rovesciamento dell'ottica di un trascorso politico che si è caratterizzato come una lunga stagione orientata al privilegiare l'allargamento delle risposte penali a scapito del sociale, i cui effetti sono immediatamente visibili a chiunque solchi il suolo degli istituti penitenziari.
Auspichiamo pertanto che la scelta di una così importante funzione si orienti nella direzione di chi, concretamente, si è battuto in questi anni per la soluzione di questo problema. L'urgenza della situazione delle carceri richiede che la questione non sia ulteriormente rimandata; perché rimandare significa aggiungere altri capitoli alla sofferenza del sistema, insistere nelle tragedie che quotidianamente si consumano nelle nostre carceri.
L'auspicio è quindi che la nomina si configuri individuando chi, tra i possibili candidati, esprima una forte motivazione, espressa sia sul piano dei contributi teorici che agita nella pratica, allo soluzione dei problemi carcerari. Una persona, quindi che in questi anni abbia contribuito alla formazione del dibattito sulla dignità della pena e della sua espiazione, partecipando in prima persona alla costruzione di proposte di leggi e innovazioni fondamentali per le riforme penitenziarie e per le misura alternative, ma anche sui temi relativi all'immigrazione alle tossicodipendenze, agli Opg, ed in generale a possibili linee di ridisegno per un nuovo codice penale. Che, nel contempo, porga ascolto anche alle istanze del volontariato e della cittadinanza nel suo complesso. E che abbia profonda conoscenza del sistema carcere.
Il percorso proposto dal cartello riteniamo sia l'unico che consente di superare la sicurezza apparente di un carcere inteso soltanto come contenimento, a favore di un carcere in cui la sicurezza si raggiunga attraverso la responsabilizzazione, il dare fiducia alle persone e l'effettivo recupero attraverso risorse interne a disposizione, ora estremamente carenti a cominciare dal lavoro.
E la progressione verso l'esterno postula e necessita l'applicazione di un altro principio costituzionale fondamentale, quello di prossimità e di sussidiarietà, introdotto esplicitamente dall'art. 118 della Costituzione, nel testo vigente: sia la sussidiarietà verticale e istituzionale, unitamente alla differenziazione e adeguatezza, con il coinvolgimento degli enti locali e delle regioni; sia quella orizzontale e sociale, con il coinvolgimento del c.d. terzo settore e del volontariato.
A tal fine il volontariato ribadisce il proprio compito, il proprio diritto ad attuare concretamente l'ultimo comma dell'articolo 118 Cost. ("l'autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà"), principio che spesso è stato rimarcato dal Presidente Emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick, al quale va la nostra gratitudine per la sua costante attenzione al nostro mondo.
Incontro con il ministro Andrea Orlando, per Edoardo Patriarca (Centro nazionale per il volontariato) «è stato aperto il dialogo con il non profit»
«Un incontro importante e significativo. Una dimostrazione di apertura e dialogo che getta le basi per costruire una relazione più solida tra il Ministero della giustizia e il terzo settore che da anni, quasi in silenzio, con non poca fatica si impegna sui territori lavorando coi detenuti. Dentro e fuori dalle carceri»: così Edoardo Patriarca, presidente del Centro nazionale per il volontariato, commenta l'incontro di martedì 12 agosto del ministro Andrea Orlando con alcuni rappresentanti del gruppo di lavoro “La certezza del recupero”, un “cartello” trasversale e rappresentativo nato un anno fa su impulso del Cnv e coordinato, oltre che dal Centro, anche dalle due principali reti nazionali: Seac (Coordinamento enti e associazioni di volontariato penitenziario) e Cnvg (Conferenza nazionale volontariato giustizia).
Obiettivo del gruppo di lavoro è il riconoscimento e l'istituzionalizzazione delle strutture di accoglienza, il potenziamento delle misure alternative alla detenzione e la valorizzazione di tutte quelle esperienze di esecuzione penale esterna mediante le quali è possibile dare operatività ed efficacia a un rinnovato sistema penale. A questo 'cartello' - tra gli altri - hanno aderito Caritas, Centro accoglienza Padre Nostro di Palermo, Sesta Opera San Fedele di Milano, la Comunità Papa Giovanni XXIII e molte altre realtà del terzo settore.
«Il potenziamento delle misure alternative alla detenzione si rende indispensabile non solo in relazione al sovraffollamento delle carceri, ma anche e soprattutto in ordine a una diversa concezione della pena» spiegano i componenti del gruppo “La certezza del recupero”. Pensiamo a provvedimenti più rispettosi della dignità umana e più efficaci ai fini dell'utilità sociale. Il ricorso alle misure alternative - aggiunge Patriarca - abbassa infatti il tasso di recidiva dall'80% al 15% e la diminuzione di un solo punto percentuale della recidiva corrisponde a un risparmio di circa 51 milioni di euro all’anno. Favorire il processo di reinserimento rappresenta dunque un evidente vantaggio, sia in termini di sicurezza sia sul piano economico».
Oltre a Patriarca, all'incontro con il ministro Orlando erano presenti anche Luisa Prodi (presidente Seac), Alessandro Pedrotti (vicepresidente Cnvg), Maurizio Artale (presidente Centro accoglienza Padre Nostro) e don Sandro Spriano (cappellano del carcere di Rebibbia, in rappresentanza di Caritas).
«Ben oltre l'emergenza, è arrivato il momento di progettare un nuovo modello di carcere. È quindi necessario stabilizzare e strutturare le misure alternative alla pena. Un percorso che anche il ministro Orlando condivide – ha concluso Patriarca -. Occorre avere coraggio e intervenire per offrire nuove soluzioni a un sistema che, per come lo conosciamo, ha costi altissimi, un alto tasso di recidiva e che, nei fatti, non migliora le condizioni di sicurezza. Entro la fine di settembre il gruppo “La certezza del recupero” incontrerà nuovamente il ministro Orlando, perché il volontariato e tutto il terzo settore rappresentano davvero la chiave di volta di un cambiamento ormai necessario».
Una legge per gli affetti in carcere Raccolta firme di Ristretti Orizzonti
La Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia ha condiviso l'appello, che la Crvg Piemonte e Valle d'Aosta rilancia, Pubblichiamo la proposta ed il modulo per aderire: firmate, fate firmare e spedite
La Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia ha aderito all’appello per una legge che salvaguardi gli affetti in carcere, lanciato dalla redazione di Ristretti Orizzonti. Si chiede che in carcere siano “liberalizzate” le telefonate e consentiti i colloqui riservati con i propri famigliari, come già avviene in molti Paesi.
La Crvg Piemonte e Valle d’Aosta condivide e rilancia la proposta della Cnvg di invitare le redazioni dei giornali in carcere a pubblicare articoli su questo tema. Pubblichiamo l’appello della redazione di Ristretti Orizzonti e, aprendo il pdf, il modulo per firmare e far firmare. Vi invitiamo a spedire le firme da voi raccolte a: Redazione di "Ristretti Orizzonti", sede esterna: Via Citolo da Perugia, 35 - 35138 Padova.
Appello a tutti i giornali e le realtà dell’informazione dal carcere e sul carcere. Serve una legge che “salvi” i nostri affetti
Una delle più importanti battaglie che la redazione di Ristretti Orizzonti conduce da sempre è quella che riguarda gli affetti in carcere. Ormai sono anni che cerchiamo di sensibilizzare l’opinione pubblica su questa questione e, soprattutto, di coinvolgere i politici, che poi le leggi dovrebbero farle.
A tale proposito, in occasione di un incontro con un gruppo di parlamentari del Veneto di schieramenti diversi, abbiamo ripreso questo tema, consegnando loro una proposta di legge elaborata dalla redazione stessa in collaborazione con molti esperti ancora nel 2002, e sottoscritta allora da 64 parlamentari di tutti gli schieramenti, ma mai calendarizzata.
Ora questo testo è stato ripreso da alcuni parlamentari, su iniziativa del deputato di Sel Alessandro Zan, e riformulato per essere poi nuovamente presentato come proposta di legge. Abbiamo anche scritto un appello che ha al centro la liberalizzazione delle telefonate e l’introduzione dei colloqui riservati. Su questo appello vi chiediamo di raccogliere le firme delle persone detenute in tutte le carceri, e anche fuori, tra amici e famigliari: hanno un valore simbolico ma ci permettono di dare gambe e cuore alla nostra battaglia.
Chiediamo allora una collaborazione a tutte le Redazioni interne alle carceri e invitiamo a dedicare, se possibile, un numero del loro giornale a questi temi, per promuovere una campagna di sostegno alla nostra proposta di legge, e di mandarci articoli per preparare un Dossier online su “Carcere e affetti” come risultato di un lavoro comune delle redazioni.
Questo tema non riguarda esclusivamente le persone detenute, ma tutte le loro famiglie, che vivono delle situazioni di pesante disagio. Un dato veramente sconcertante è quello che riguarda i figli dei detenuti, il 30% circa da grandi
rischiano di entrare pure loro in carcere. Crediamo che sia inaccettabile questa triste prospettiva di bambini con un futuro già segnato.
Noi detenuti con gli anni finiamo per perdere ogni sensibilità ed equilibrio, e per provare solo rabbia verso le istituzioni. Lo stesso vale per i nostri figli, che rischiano di crescere con l’odio verso chi tiene rinchiusi i loro cari e dimostra a volte poca umanità. Se chiediamo poi un po’ di intimità con la nostra compagna, questa richiesta viene considerata solo sotto l’aspetto del sesso e la solita informazione distorta ci specula, intitolando articoli sul tema dei colloqui in carcere con titoli tipo “Celle a luci rosse”. Ma l’intimità non è altro che un ingrediente fondamentale per cercare di mantenere un rapporto negli anni, anche una semplice carezza data in intimità può essere molto più efficace di qualsiasi manifestazione di affetto e vicinanza in mezzo a decine di estranei.
Siamo fermamente convinti che unirci in questa battaglia possa essere una forza in più per ottenere il risultato sperato. E noi speriamo che questa battaglia un risultato lo dia: una legge per consentire i colloqui intimi e liberalizzare le telefonate. E una legge così, aiutandoci a salvare l’affetto delle nostre famiglie, produrrebbe quella sicurezza sociale, che è cosa molto più nobile e importante della semplice “sicurezza”. Fiduciosi in un vostro coinvolgimento, attendiamo da voi riflessioni, proposte, sollecitazioni.
Siamo convinti che unirci in questa battaglia possa essere una forza in più per ottenere il risultato sperato. E noi speriamo che questa battaglia qualche risultato lo dia: una legge per liberalizzare le telefonate, come avviene in moltissimi Paesi al mondo, e per consentire i colloqui riservati. E una legge così, aiutando a salvare l’affetto delle famiglie delle persone detenute, produrrebbe quella
“sicurezza sociale”, che è cosa molto più nobile e importante della semplice sicurezza.
Firmiamo per chiedere finalmente questa legge, coinvolgiamo le famiglie di chi è detenuto, ma anche quelle dei cittadini “liberi”, perché in ogni famiglia può capitare che qualcuno finisca in carcere, e nessuno più dovrebbe essere costretto alla vergogna e alla sofferenza dei colloqui, come avvengono ora nelle sale sovraffollate delle nostre galere.
Facciamo del 24 dicembre, vigilia di Natale, festa delle famiglie, una scadenza importante per sostenere, con tutte le forme di lotta non violente che riusciamo a immaginare, questa nostra richiesta.
24 dicembre 2014: per quel giorno, raccogliamo migliaia di firme, da tutte le carceri, per un po’ di amore in più.
Ecco l'appello ed il modulo delle firme:
Appello_Affetti_Ristretti_Orizzonti.pdf (68318)
Martedì 22 luglio negli uffici del Consiglio regionale del Piemonte
Costruttivo confronto tra esecutivo Crvg e Garante regionale dei detenuti Mellano
Non solo incontro di conoscenza, ma il via ad un rapporto costante su giustizia, problemi delle carceri e migranti
Non è stato solo un incontro di conoscenza tra l’esecutivo della Conferenza regionale volontariato della giustizia di Piemonte e Valle d’Aosta ed il neo Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Bruno Mellano, (nella foto di apertura, il primo da destra) quello svoltosi nel tardo pomeriggio di martedì 22 luglio negli uffici del Consiglio regionale, in via Arsenale 14, dove ha sede il Garante. È sortito infatti un costruttivo confronto sulle principali tematiche che devono affrontare le persone sia detenute che sottoposte a restrizioni di libertà, con particolare attenzione alle tante necessità carcerarie ed agli ostacoli non solo burocratici che si trovano di fronte i migranti quando escono dal carcere ed intendono soltanto trovare un lavoro per sopravvivere, senza delinquere. Nel dettaglio, si è parlato di ripristino dell'ufficio anagrafe ed attivazione di uno sportello Inps al carcere Lorusso e Cutugno di Torino; dell'attribuzione di una residenza "funzionale" ai migranti detenuti ed ex detenuti; delle azioni di sostegno, rieducazione e reinserimento dei soggetti in esecuzione penale esterna (che stanno raggiungendo la consistenza dei detenuti in carcere); della situazione del servizio di volontariato penitenziario (organizzazione, concessione ex art. 78, revoca, garanzie); dei problemi di costituzionalità e dei paradossi giuridico-penali del Cie, Centro di identificazione ed espulsione di corso Brunelleschi a Torino; dell’attività svolta dal Consiglio di Aiuto Sociale; della proposta di ricostituzione del "modello Piemonte" (con la rete di servizi ed i percorso concreti di reinserimento lavorativo e sociale) e della ricostituzione del Coordinamento regionale composto da Regione Piemonte, Tribunale di Sorveglianza, Provveditorato dell'Amministrazione Penitenziaria, Uepe, Garante regionale, Comuni, Associazioni e Consorzi di Cooperative impegnati nel sociale.
Il presidente Crvg Renato Dutto, il vice presidente Lodovico Giarlotto, il segretario-tesoriere Gianmarco Fistarol, ed i membri dell’esecutivo Antonio De Salvia, responsabile del corso per volontari penitenziari, Donatella Bava, dell’Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, e Joli Ghibaudi, responsabile detenuti e rifugiati del Gruppo Abele, si sono trovati di fronte ad un interlocutore che non solo li ha ascoltati, ma ha anche garantito la condivisione di queste battaglie. «Un confronto proficuo, anche su temi che ho già iniziato a porre negli incontri di presentazione che ho avuto con le istituzioni – ha detto il Garante Bruno Mellano – perchè fanno parte del mio bagaglio culturale e della mia sensibilità sul tema. Sanità e lavoro sono i temi principali che ho già posto, ma mi farò carico di tutte le problematiche del settore che mi verranno segnalate». Al Garante è stato inoltre presentato il rilevante risultato del corso di formazione per assistenti volontari penitenziari nelle carceri di Piemonte e Valle d’Aosta, articolato in quindici incontri, sotto la direzione del criminologo Antonio De Salvia. I volontari che hanno superato il corso e scelto di operare nella casa circondariale Lorusso e Cutugno si sono incontrati con il direttore del carcere torinese, Domenico Minervini, lunedì 21 luglio e diventeranno operativi dal prossimo settembre, mentre altri volontari hanno scelto l’Uepe, Ufficio di esecuzione penale esterna o l’istituto penale per i minorenni Ferrante Aporti. De Salvia ha sottolineato che il corso ha coinvolto parecchi volontari giovani, oltre a professionisti, tecnici, funzionari di importanti enti, molte persone in età da lavoro. Ciò permetterà di innervare il volontariato di nuove energie, da affiancare a coloro che da tanti anni “tirano la carretta” (ed in molti casi avevano cominciato il servizio di volontariato quando erano già in pensione). Il Garante Mellano ha preso atto con soddisfazione dell’ottimo esito del corso e si è preso l’impegno di consultare la Crvg periodicamente, per l’esame dei problemi e lo studio di provvedimenti da proporre alle autorità competenti.
Lunedì 21 luglio avviato il percorso dei corsisti 2013-2014
Volontari della Crvg al carcere di Torino per un incontro con il direttore Minervini
In settembre nuovo appuntamento per avere una mappa delle competenze e passare alla fase operativa
Nel pomeriggio di lunedì 21 luglio il direttore della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, Domenico Minervini, ha incontrato presso la sala della Comunità Arcobaleno i volontari formati dal corso svolto dalla Crvg Piemonte e Valle d’Aosta nel periodo ottobre 2013 - aprile 2014, sotto la direzione didattica del criminologo Antonio De Salvia. «Voi volontari svolgete una funzione importante, che porta molti benefici ed è riconosciuta dalla legge - ha esordito il direttore Minervini -. Nel dare il benvenuto a tutti voi, tengo però a precisare che è necessario corodinare la vostra attività di volontariato all’interno della struttura carceraria, affinchè il vostro intervento sia efficace rispetto ai bisogni. Ritengo necessario giungere alla individuazione di alcuni riferimenti, con i quali la direzione ed i suoi uffici possano interfacciarsi». All’incontro sono stati invitati i volontari che operano già all’interno dell’istituzione carceraria e che affiancheranno i nuovi arrivati, nel periodo del tirocinio previsto dalla normativa. Era inoltre presente la decina di volontari formati da un corso organizzato all’interno del Lorusso e Cutugno. «Nel mese di settembre – ha annunciaro il direttore Minervini – svolgeremo un nuovo incontro operativo, durante il quale ivolontari potranno eleggere i propri riferimenti». Daniele Tarasconi, capo dell’area educativa della casa circondariale, ha affermato che «è importante disporre di una sorta di mappa delle competenze che i nuovi volontari possono mettere a disposizione».
Il presidente della Crvg di Piemonte e Valle d’Aosta, Renato Dutto, il segretario e tesoriere Gianmarco Fistarol ed il curatore del corso De Salvia hanno poi consegnato gli attestati di frequenza ai corsisti che hanno scelto di svolgere la loro attività di volontariato all’interno del Lorusso e Cutugno, dando appuntamento a tutti al mese di settembre, per il nuovo incontro che verrà convocato dal direttore Minervini.
Martedì 22 luglio la Crvg di Piemonte e Valle d'Aosta incontrerà il Garante regionale dei detenuti Bruno Mellano
Nel pomeriggio di martedì 22 luglio, l'esecutivo della Crvg di Piemonte e Valle d'Aosta inconterà a Torino, in via Arsenale 14, il Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Bruno Mellano. Tra i temi che verranno affrontati: il ripristino dell'ufficio anagrafe e l'attivazione di uno sportello Inps presso il carcere Lorusso e Cutugno; l'attribuzione di una residenza "funzionale" ai migranti detenuti ed ex detenuti; le azioni di sostegnom di rieducazione e reinserimento, per soggetti in esecuzione penale esterna (che, secondo stime attendbili, stanno raggiungendo la consistenza dei detenuti in carcere); la situazione del servizio di volontariato penitenziario (organizzazione, concessione ex art. 78, revoca, garanzie); Cie di Torino; Consiglio di Aiuto Sociale; ricostituzione del "modello Piemonte" (con la rete di servizi ed i percorso concreti di reinserimento lavoirativo e sociale) e la ricostituzione del Coordinamento regionale composto da Regione Piemonte, Tribunale di Sorveglianza, Provveditorato dell'Amministrazione Penitenziaria, Uepe, Garante regionale, Comuni, Associazioni e Consorzi di Cooperative impegnati nel sociale.
Venerdì 11 luglio l'esecutivo della Crvg Piemonte e Valle d'Aosta ha incontrato il nuovo direttore del carcere di Torino, Domenico Minervini
Fissata per lunedì 21 luglio, al Lorusso e Cutugno, la presentazione dei volontari usciti dal corso Crvg con direttore didattico il criminologo Antonio De Salvia
Venerdì 11 luglio, l’esecutivo della Crvg, Conferenza Regionale dei Volontari della Giustizia di Piemonte e Valle d’Aosta, ha incontrato il nuovo direttore della Casa Circondariale Lo Russo e Cutugno di Torino, dottor Domenico Minervini (in foto). Una visita di presentazione della Crvg al nuovo direttore, ma nella quale sono stati affrontati temi importanti.
Il direttore didattico del corso Antonio De Salvia ha presentato i contenuti e le finalità del corso svolto dalla Crvg Piemonte e Valle d’Aosta nel periodo ottobre 2013 - aprile 2014. Il direttore Minervini, nel prendere atto del buon esito del corso, ha dato la sua disponibilità ad un incontro con i volontari che intendono svolgere attività all’interno Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino. All’incontro saranno invitati i volontari che operano già all’interno dell’istituzione carceraria e che affiancheranno i nuovi arrivati, nel periodo del tirocinio previsto dalla normativa. L’incontro si svolgerà lunedì 21 luglio, alle ore 17.
Il direttore Minervini si è inoltre preso l’impegno di organizzare una visita nel carcere di Torino, che sarà aperta a tutti i partecipanti al corso svolto dalla Crvg, quindi anche ai volontari che hanno scelto di operare presso l’Uepe, Ufficio esecuzione penale esterna, o l’Istituto Penale per i Minorenni Ferrante Aporti. La data della visita nel carcere verrà fissata dopo le vacanze estive.
Il presidente della Crvg Renato Dutto e l'avvocato Donatella Bava (Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) hanno poi affrontato il tema della revoca dell’autorizzazione dei volontari all'ingresso negli istituti penitenziari. Dutto e Bava hanno ripercorso il dibattitto avviato positivamente, oltre un anno fa, con il Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, dottor Enrico Sbriglia, sul tema della definizione di una prassi condivisa che offra la possibilità al volontario di essere sentito prima della firma di provvedimenti che lo riguardino. In particolare, l'avvocato Bava ha sottolineato che la Cvng, Conferenza nazionale dei volontari della giustizia, ha elaborato in merito una proposta, alla quale la Crcg di Piemonte e Valle d'Aosta si ispira.
Il presidente della Crvg Dutto ha segnalato al direttore Minervini che esistono vari casi di volontari di fatto espulsi dalle carceri piemontesi, che non hanno mai potuto concoscere in via ufficiale il motivo della decisione, non sapendo dunque di che cosa eventualmente giustificarsi, nel caso avessero commesso qualche errore comportamentale.
In vista dell’incontro di lunedì 21 luglio, il direttore Minervini ha segnalato la necessità di istituire forme di coordinamento dei volontari che operano nel carcere di Torino, per la snellezza dei rapporti con la direzione e gli uffici preposti della Casa Circondariale. Il segretario della Crvg, Gianmarco Fistarol, ha rilevato che esiste un Coordinamento dei volontari (del quale lo stesso Fistarol è vice presidente), organismo che potrebbe assolvere a questo compito.
Successo del corso per assistenti volontari penitenziari nelle carceri, organizzato dalla Conferenza regionale dei volontari della giustizia di Piemonte e Valle d’Aosta
TORINO - Oltre quaranta persone hanno frequentato assiduamente e concluso con grande entusiasmo un corso di formazione per assistenti volontari penitenziari nelle carceri di Piemonte e Valle d’Aosta, articolato in quindici incontri, sotto la direzione del criminologo Antonio De Salvia, che è stato non solo il referente didattivo, ma il vero punto di riferimento per tutti i corsisti, coadiuvato dal segretario del corso Gianmarco Fistarol.
Il corso ha ottenuto l’asseverazione del Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria, del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e del Tribunale di Sorveglianza. A promuovere l’iniziativa formativa è stata la Crvg, Conferenza regionale volontariato della giustizia di Piemonte e Valle d’Aosta, con il Cravp, Coordinamento regionale assistenti volontari penitenziari “Tino Beiletti”, in collaborazione con le associazioni “Carlo Castelli” e “Nessun Uomo è un’isola”. Il corso, gratuito, si è svolto di sabato mattina nella sede del Centro Servizi per il Volontariato, in via Giolitti 21 a Torino.
Le lezioni, sotto il titolo “Volontariato penitenziario nel III Millennio: una risorsa in più?” erano suddivise in tre moduli: il primo dedicato all’informazione, il secondo all’approfondimento ed alla formazione, mentrre il terzo ha riguardati la sperimentazione, le modalità di espletamento del servizio e di collaborazione con gli enti della “rete”, oltre al tirocinio accompagnato. Per l’ammissione alla frequenza è avvenuto un colloquio conoscitivo con il referente didattico ed il coordinatore del percorso di formazione. Sarà rilasciata una dichiarazione di frequenza agli aspiranti volontari penitenziari che frequenteranno almeno i 2/3 del percorso.
Il corso venne presentato sabato 12 ottobre, al Museo del Carcere “Le Nuove”, con l'introduzione del referente didattico De Salvia, sul “volontariato penitenziario in servizio ed i prospettiva. Riscontri da una ricerca in Piemonte” e l'intervento del presidente del Tribunale di Sorveglianza di Torino, Marco Viglino, sul “servizio di volontariato penitenziario: organizzazione, accreditamento, competenza” e di Federica Altieri, dell’Ufficio Pastorale Migranti, che trattò di “volontariato e cittadinanza attiva”. In quell'occasione vennero presentate anche due testimonianze, di Giuseppe P. e Roberto G., sul tema “volontariato: il punto di vista dei detenuti”. Intervenneroanche il vice presidente della Crvg Piemonte e Valle d’Aosta, Lodovico Giarlotto, ed il segretario Gianmarco Fistarol, con moderatore il giornalista Massimo Boccaletti.
«L’obiettivo raggiunto dal corso è stato di formare nuovi assistenti volontari penitenziari per poter fornire un servizio che sia organizzato, efficiente e continuativo, in collaborazione con enti istituzionali e non, nell’ambito della “rete” di servizi a favore dei detenuti – spiega il presidente della Conferenza Regionale Volontariato della Giustizia di Piemonte e Valle d’Aosta, Renato Dutto – . Un volontariato che partecipa, nello spirito della riforma penitenziaria del ’75, all’opera di rieducazione, offrendo sostegno morale e materiale per favorire l’inserimento socio-lavorativo del detenuto. Tra i nostri propositi c’è anche quello di definire l'identità e il ruolo della presenza del volontariato nel suo impegno operativo e nei confronti delle istituzioni, affinché venga riconosciuto come soggetto e non come una sorta di “ammortizzatore sociale”. Un tema, quello della grave situazione careraria italiana, che è oggi di attualità».
Corso-Disadattamento, devianza, criminalità- 2003.ppt (298 kB)
Corso-il disagio sociale - 2003.ppt (4,1 MB)