Source: https://urladalsilenzio.wordpress.com/tag/reati/
Timestamp: 2018-04-22 23:59:45+00:00
Document Index: 43267613

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 22', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27']

reati | Le Urla dal Silenzio
Archivio per il tag “reati”
Lettera al Presidente della Repubblica (organizziamo un invio collettivo)
Gli ergastolani di Carinola hanno preparato questa lettera da inviare al Presidente della Repubblica. E’ da ritenere che gliela abbiano già inviata. Fondamentalmente, il “motore” e il principale “stesore” di questa lettera collettiva credo proprio sia stato il nostro Sebastiano Milazzo, da pochi mesi trasferito a Carinola (da Spoleto), probabilmente come misura “punitiva” per avere protestato contro la pratica ILLEGALE, messa in atto in alcune carceri, di adibire le celle degli ergastolani, dall’uso singolo, alla possibilità di ospitare un altro posto letto (pratica che viola l’art. 22 del Codice Penale che stabilisce l’obbligo dell’isolamento notturno per l’ergastolano):
Questa lettera va al di là della specifica storia di Sebastiano, per essere un grido di protesta, indignazione, ma anche di aiuto, e di speranza nei confronti delle Istituzioni. E’ rivolta formalmente alla più alta carica dello Stato, il Presidente delle Repubblica.
Ecco.. adesso ho qualcosa da proporvi.. qualcosa a cui si stava già pensando. Qualcosa di cui si era già cominciato a parlare, tramite corrispondenza, con lo stesso Sebastiano. Ossia…
ORGANIZZARE UNO INVIO COLLETTIVO DI QUESTA LETTERA ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA.
Allora ci sono essenzialmente due modalità. Io direi di esperirle entrambe, perché continuo a credere che è sempre meglio fare arrivare il supporto cartaceo oltre tante email, in un certo senso le lettere tradizionali sono più “ingombranti” e si notano di più..
Io direi di fare entrambe le cose…
Comunque per quanto riguarda l’indirizzo email.. basta andare a questo link..
Compilare con tutti i dati.. e poi allo spazio dove si deve inserire ilt esto.. ricopiate la lettera degli ergastolani… premettendo prima due parole vostre del tipo..”io tal dei tali sostengo la battaglia degli ergastolani ostativi..di cui alla lettera che segue..”.. ma queste due righe potrete formularle come volete voi. E poi un bel copia e incolla di questa lettera.
Riguardo all’invio cartaceo invece.. Vediamo come fare… se si può semplicemente stampare.. e uno aggiunge una sua firma di sostegno morale.. o se voglia mo mettere un modulo prestampato di formale adesione.. ci penso un attimo, confrontandomi anche con gli altri.. Comunque, l’idea sarebbe questa. Oguno di voi scaricherebbe o copierebbe la lettera e a sua volta la invierebbe al Presidente della Repubblica, come atto di solidarietà e sostegno con la battaglia degli ergastolani ostativi. Per chi vuole già inviare la lettera cartacea… è sufficiente scrivere questo sulla busta da lettera, nella zona del destinatario..
Non è richiesta alcuna affrancatura! In sostanza, vi risparmiate il francobollo!
Da un tale invio di lettere (cartaceo e telematico) può uscirne qualcosa di forte. Innanzitutto la Presidenza della Repubblica vedrà che questa causa è a cuore di molti. E poi si potranno informare giornali, trasmissioni televisive, la si potrà fare circolare su internet. Può essere un ennesimo “mezzo” che tenti di smuovere anche solo un poco questa realtà.. anche solo un poco è meglio di niente..
Ripeto.. intanto.. oguno di voi… può già subito.. fin da ora inviare una email alla Presidenza della Repubblica. Basta semplicemente cliccare su questo link..
Vi lascio alla lettera di Sebastiano Milazzo..
A presto Amigos..
Nei fatti, nei nostri confronti, l’articolo 27 della Costituzione repubblicano è stato sostituito con l’articolo 22 del codice della dittatura fascista: “La pena dell’ergastolo è perpetua”. Una sostituzione che ha riprotato le carceri al loro linguaggio punitivo, la cui situazione è stata definita da Marco Pannella: “una riproposizione morale e istituzionale della Shoah”. E mai definizione fu più appropriata per descrivere la nostra attuale condizione, perché noi vediamo morire ogni giono una parte di noi stessi, senza che per noi possa nascere una nuova possibilità.
Questa condizione fa sentire ognuno di noi come quei cadaveri dimenticati all’interno degli appartamenti, che alla lunga ammorbano di miasmi irrespirabili l’intero condominio, perché la mancanza di sperenza di possibilità nuovo colpisce noi, ma ammorba anche la società del sentimento della pena vista come una vendetta.
Questa condizione produce dentro di noi sofferenze destinate a durare un’intera vita, mentre quelle procurate dalla pena di morte durano solo il termpo dell’esecuzione. Ed è perché siamo coscienti di questo che, molti di noi, tra una fine spaventosa e uno spavento senza fine, come una pena che non finirà MAI, preferirebbero avere concesso il diritto ad una pena di morte, come facoltà cosciente, se non altro per liberare i propri affetti dal grave peso della propria condizione.
Signor Presidente, non serve dire a parole che la pena di morte nel nostro paese non esiste. Per noi c’è ed uccise. Lentamente, ma ci uccide. Anche se non applicata in sentenza, viene applicata ogni giorno sostituendo il patibolo con l’ergastolo ostativo. Viene applicata con certezza, una certezza contraria ai valori tanto sbandierati, ma poco praticati, della nostra Costituzione. Valori negati del tutto nei nostri confronti, da quella sorta di neorazzismo che ha fatto affermare l’idea che la Giustizia, il Diritto e la stessa Costituzione, quando riguardano noi, sono qualcosa di ben altro di ciò che appartiene alla nostra cultura. Dal momento che sul FINE PENA MAI, alle condizoni in cui lo scontiamo noi, si potrebbero usare tutti gli argomenti che si usano per l’eutanasia.
Un neorazzism che ha prodotto nei nostri confronti differenziazioni di pene effettive da scontare, che nemmeno nelle più tetre dittature sarebbero tollerate.
Basti dire, infatti, che oggi per lo stesso reato – omidicio – e la stessa condanna scritta in sentenza – ergastolo – noi siamo esclusi da ogni beneficio e dalla stessa liberazione condizonale, che era stata introdotta prima dei benefici. Mentre chi non sottostà alle esclusioni previste dall’art. 4bis dell’Ordinamento Penitenziario, dopo dieci anni di pena scontata, se lo merita, può cominciare a godere delle misure alternative al carcere, e dopo 26 finire di scontare l’ergastolo. Una differenziazione che non ha niente a che fare con la lotta al crimine, né con la sicurezza attuale dei cittadini; valori che non si garantiscono negando la speranza a chi avrebbe sbagliato in epoche lontane, e avrebbe dato prova di avere riflettuto sul male fatto agli altri, ai propri affetti, e a se stess.
Quando ce lo meritiamo, non serve negarci ogni speranza. Servirebbe, invece una nuova via che possa portarrci a fraci carico del futuro che è nelle nostre speranze, assumendocene precise responsabilità. Solo così ognuo di noi avremme modo di “PENSARE E PESARE” sul proprio futuro. “Un pensiero e un peso” che ci farebbe sentire “Patria” la legge, che ci darebbe la possibilità di avere donata ancora un pò di vita, anche in base ai nostri propositi futuri. Non sarebbe astratto e nemmeno folle pensare di farci partecipare al futuro che è nelle nostre speranze, attraverso anche la verifica di nostri propositi e non in base alle attuali burocrazie demnziali che non forniscono mai elementi reali su di noi. Una verifica che ci darebbe la possibilità di ridiventare amici della comunità cui apparteniamo e non continuare ad esserne un peso.
Ma per poter ridiventare amici e collaboratori della comunità servirebbe una prospettiva della pena che non sia vista solo come castigo, ma come un Diritto, il Diritto di potere mettere a frutto ciò che ognuno di noi sente di essere diventato dopo decenni di sofferenze e privazioni affettive. Dopo il rifiuto di quelle regole di vita che ci avevano impedito di stare in contatto con le nostre vere identià, speriamo di poter sottostare a un diritto equo e uguale per tutti, che ci consenta di sperare nel futuro.
Pubblicato da alfrhaed in Fuori categoria, Messaggi nella bottiglia, Sull'ergastolo ostativo e contrassegnato con amici, art. 22 Codice Penale, art. 27 Costituzione, benefici, cambiamento, Carinola, castigo, cittaditini, collaboratori, colpire, comunità, continuare, contrario, cultura, diritto, discriminazioni, fine pena mai, futuro, Giorgio Napolitano, identità, illegalità, isolamento diurno, legge, liberazione condizionale, Marco Pannella, meritare, negazione, ostatività, parole, patria, pena di morte, perpetua, peso, ppena, privazioni, propositi, punitivo, reati, Sebastiano Milazzo, sentimento, sicurezza, sofferenze, speranza, spoleto, trasferimento, vendetta, vita, vivere
A ciascuno il suo.. di Tommaso Amato
Dopo Sebastiano Milazzo, anche Tommaso Amato (pure lui detenuto a Spoleto) richiamando il titolo di un memorabile libro di Leonardo Sciascia.. “A ciascuno il suo” appunto.. scrive una sua lettera aperta al Misericordioso Magnanimicissimo Munifico Ministro Angelino Alfano. Le parole di Alfano in effetti sono state emblematiche… in quei modelli mentali fatti ad absurdum nelle dimostrazioni scolastiche medievali.. esso rappresenta un mirabile esempio di paradosso.. ossia la crassa e totale ignoranza dei fondamenti del diritto e delle finalità del sistema che si erge in cattedra e pontifica. Alfano serve in realtà.. non solo perché è un servo, quello è evidente naturalmente.. ma perché mostra in carne ed ossa a cosa può arrivare il pervertimento mentale e quindi diviene un modello “in negativo” del tipo.. “ecco il contrario di quel che si deve fare”. Quest’epoca sta consegnando allo zoo della storia personaggi che certamente meriteranno di entrare in un futuro teatro dei pupi, personaggi che sono allo stesso tempo gracili e ignoranti, beceri e inconcludenti, faciloni e farisaici.. Alfano poi ha i tratti da romanzo.. di lui Dostoievskji direbbe che è uno di coloro che “nella stessa persona incarna il Servo e il Boia”.
Vi lascio alla lettera-sfogo di Tommaso Amato..
A ciascuno il suo: a Cesare quello che è di Cesare, al ministro Alfao quello che appartiene ai possidenti. Certo, perché lui, l’Angiolino è fatto così. Appena vede un bene che non gli appartiene si imbizzarrisce e se lo prende subito. E’ come quei tori alla corrida quando vedono il drappo rosso: Vogliono prenderlo a cornate e basta. Non hanno altra idea che quello. A dispetto di tanti altri però, il ministro mostra di avere una certa coerenza. Le sue affermazioni, infatti, armonizzano perfettamente con le sue stesse azioni e l’espressione del viso quando si esprime. Esprimono solo veleno e odio verso l’umanità intera. Complimenti Sig. Ministro perché lei è stato capace di colpire una molteplicità di bersagli con una sciocchezza sola.
Ha messo a tappeto con un colpo da manuale la costituzione italina, che recita: (art. 27c.3cost.) “… le pene non possono consistere in trattamenti diversi al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” (…). Ha palesato tutto il suo odio verso certe categorie di persone e la sua voracità di beni… Se queste parole non corrispondessero al vero, dica allora cosa intenda dire quando afferma che i condannati di una categoria devono morire in carcere e morti di fame? Un cittadino onesto, che si trova in carcere per sbaglio, per essere trattato civilmente, deve condividere necessariamente l’idea di premiare e mandare in libertà chi ha commesso centinaia di omicidi, solo per essersi costui piegato alle onorevoli leggi che gli permettono di poter reiterare i reati (vedi Brusca e Company).
Complimenti sig. ministro! Complimenti per la sua idea di civiltà e per i suoi concetti di libertà. Se questi sono i principi cardini a cui deve aspirare una persona per riottenere la sua agognata libertà, le dico con molta franchezza e con orgoglio, che preferisco morire in carcere, ma da uomo libero. Dico questo sig. ministro perché io non ho niente in sospeso fuori da sistemare, perciò non ho alcun bisogno di avvalermi di certe leggi (a mio avviso immorali perché premiano il reo). Posso, dunque, vivere in carcere con una ragionevole serenità.
Le raccomando Sig. Ministro, pugno fermo verso gli innocenti! Nessun atto di inulgenza verso di loro! Si tratterebbe, in questo caso, di una caratteristica dell’Italia che ne fa un paese unico al mondo. Invidiato da tutti (sic!). Riservi quindi agli innocenti in carcere un trattamento identico a quello che ricevono coloro che effittivamente hanno commesso dei delitti, ma non ne parlano…
Sì, è vero, sono un ergastolano condannato pure per fatti di mafia. Forse per lei non ho nemmeno il diritto di parlare. Ma siccome sono stato “giustiziato” ingiustamente, mi sento legittimita a farlo. Le assicuro che non è esagerato affermare ciò. La informo, nell’occasione, che se questo accade, è perché gente di potere come lei ha legittimato taluni personaggi a poter adoperare il libero arbitrio nelle Aule di giustizia.
Per lei Sig. Ministro è più urgente proteggere il potere e attaccare il poveraccio in carcere già malconcio. Tanto chi si cura di loro? (dei carcerati di una certa categoria). Chi si azzarda a difenderli? Chi è disposto a credere una sola parola di ciò che affermano? Nessuno! Nessuno Sig. Ministro. Questo glielo assicuro, perché con la vostra politica siete riusciti molto bene a mascherare la vera realtàe a far puntare l’attenzione tutta sui carcerati, come se loro incarnassero il male assoluto del paese. I politici invece sono tutti dei “santi”. Non sanno di appartamenti al Colosseo, disconoscono pure il fenomeno di tangentopoli…
In conclusione, Sig. Ministro, le chiedo solo meno ostinazione verso i carcerati. Ormai siamo in carcere, ci lasci morire in pace per favore. Abbi invece un pò di pietà per i cittadini apparentemente liberi, e si occupi ogni tanto dei loro veri problemi che, le assicuro, sono tanti. Non guardi sempre la pagliuzza nell’occhio degli altri e prenda invece coscienza della trave che sta lacerando i suoi occhi.
Spoleto, 28 settembre 2010
Pubblicato da alfrhaed in Messaggi nella bottiglia e contrassegnato con Angelino Alfano, art. 27 Cost. morire, boia, Brusca, categoria, collegamenti, credere, diritto, franchezza, giustiziato, immoralità, indulgenza, innocente, leggi, libertà, mafia, ministro, orgoglio, ostinazione, pagliuzza, parlare, pentiti, politi, poveracci, reati, santi, scolastidca, Sebastiano Milazzo, serve, servo, spoleto, Tommaso Amato, trattamento, trave