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Timestamp: 2017-08-22 07:38:45+00:00
Document Index: 50040136

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 21', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 15']

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LA PUBBLICITÀ ISTITUZIONALE DEI SOGGETTI PUBBLICI
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1 LA PUBBLICITÀ ISTITUZIONALE DEI SOGGETTI PUBBLICI 2/2014
2 LA PUBBLICITÀ ISTITUZIONALE DEI SOGGETTI PUBBLICI A cura di Silvia Miconi
4 Indice PREMESSA 5 Capitolo I - Le caratteristiche della pubblicità istituzionale 7 1. La pubblicità: definizione ed obiettivi 7 2. La pubblicità istituzionale 7 3. Premessa: comunicazione pubblica e comunicazione istituzionale La comunicazione pubblica come attuazione della libertà di informazione La natura e le tipologie di comunicazione pubblica In particolare: la comunicazione istituzionale La disciplina della comunicazione istituzionale: legge n. 150/ L evoluzione della disciplina sulla pubblicità istituzionale Le caratteristiche della pubblicità istituzionale ai sensi dell art. 41 TUSMAR I soggetti coinvolti e le finalità perseguite Le somme impegnabili Il calcolo delle percentuali Gli obblighi di comunicazione ed il ruolo di AGCOM Il riepilogo degli obblighi connessi all esercizio di pubblicità istituzionale 30 Capitolo II - Il rapporto fra politica e pubblicità istituzionale Fra comunicazione istituzionale e comunicazione politica La comunicazione politica nel periodo elettorale e non elettorale La comunicazione politica radiotelevisiva in senso stretto I messaggi politici autogestiti I programmi di informazione Segue: La comunicazione politica degli enti locali in periodo elettorale Il Codice di autoregolamentazione delle emittenti locali in materia di attuazione del principio del pluralismo I programmi di informazione I programmi di comunicazione politica I messaggi politici autogestiti La comunicazione istituzionale delle pubbliche amministrazioni nel periodo elettorale 47 3
5 APPENDICE NORMATIVA 55 I. D. lgs. 31 luglio 2005, n. 177, ss. modifiche, art II. Legge 7 giugno 2000, n III. Legge 25 febbraio 1987, n. 67, art IV. Legge regionale Emilia-Romagna 20 ottobre 1992, n V. Legge 22 febbraio 2000, n BIBLIOGRAFIA 73 4
6 Il tema della pubblicità istituzionale dei soggetti pubblici è piuttosto articolato, poiché coinvolge sotto vari profili altri ambiti e le relative regolamentazioni. Il presente scritto rappresenta il risultato del progetto di ricerca dal titolo La pubblicità istituzionale dei soggetti pubblici, di cui alla Convenzione sottoscritta in data 11 gennaio 2012 fra il Dipartimento di Scienze Giuridiche A. Cicu dell Alma Mater Studiorum-Università degli Studi di Bologna ed il CORECOM Emilia-Romagna, finanziata dal Dipartimento e cofinanziata dal CORECOM. Il progetto è stato svolto dall Autore, assegnista di ricerca in diritto civile presso la detta Università. Viene innanzitutto in rilievo la disciplina della pubblicità, da cui si ricavano alcuni principi di carattere generale, necessari per inquadrare le caratteristiche e le modalità di svolgimento anche di quella istituzionale. A tale proposito, rilevano naturalmente anche i diversi strumenti attraverso cui la pubblicità istituzionale viene svolta, con le peculiarità legate a ciascuno di essi (mezzo televisivo o radiofonico, carta stampata, internet, ecc.). Inoltre, con riferimento ai soggetti che svolgono attività di pubblicità istituzionale, deve farsi riferimento al più ampio ambito della comunicazione pubblica che, appunto, può svolgersi anche in forma pubblicitaria. Nell ampio concetto di comunicazione pubblica rientra, tuttavia, non solo la comunicazione di carattere istituzionale ma anche quella politica, soggetta a sua volta a regole specifiche, a seconda che si svolga in periodo elettorale oppure ordinario, ciò che impone di verificare come la stessa si combini - e soprattutto come si distingua - rispetto all esercizio dell attività di comunicazione istituzionale. Entra così in gioco anche il ruolo degli organismi di controllo (l Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e, per certi aspetti, i Comitati regionali per le comunicazioni) e l apparato sanzionatorio. Premessa Deve infine tenersi presente che la disciplina di carattere generale, det- 5
7 tata dal legislatore nazionale, si combina con quella regionale, connessa a specifici ambiti di competenza delle regioni, nonché con le norme di carattere regolamentare dettate prevalentemente da AGCOM. La trattazione che segue si propone dunque di analizzare il tema della pubblicità istituzionale non solo facendo riferimento alle norme alla stessa espressamente dedicate, ma anche toccando i diversi altri ambiti coinvolti e contribuendo così a ricostruirne identità e specificità. 6
8 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale 1. La pubblicità: definizione ed obiettivi Ai sensi del decreto legislativo n. 145/2007 (1), costituisce pubblicità qualunque forma di messaggio diffuso nell esercizio di un attività economica allo scopo di promuovere la vendita o il trasferimento di beni mobili o immobili oppure la prestazione di opere e servizi. In generale, l obiettivo della pubblicità è incidere sulle scelte (economiche) dei destinatari della comunicazione, siano essi consumatori o professionisti, indirizzandoli verso determinati beni o servizi. La nozione di pubblicità è ampia e comprende ogni forma di comunicazione promozionale fatta con qualsiasi modalità o mezzo di diffusione. Gli strumenti che possono essere impiegati per realizzarla sono molteplici, in costante evoluzione e comprendono: radio, televisione, cinema, stampa periodica e quotidiana, internet, pubblica affissione e mezzi di cd. direct marketing come posta (cartacea e elettronica), telefono, fax e offerte a domicilio (cd. vendite porta a porta). Per contro, non sono considerate pubblicità nel senso tradizionale del termine le comunicazioni di carattere non commerciale (ovvero non riferite ad attività economiche), come la propaganda politica o la pubblicità sociale, mentre devono ritenersi pubblicità quelle forme di comunicazione che, anche se non sollecitano direttamente l acquisto di beni o servizi, contribuiscono comunque a promuovere l immagine dell impresa presso il pubblico dei consumatori. 2. La pubblicità istituzionale La pubblicità istituzionale si distingue da quella tradizionale perché include qualsiasi forma di comunicazione avente come scopo - non già 1) Art. 2, lett. a), d.lgs. 2 agosto 2007, n. 145, Pubblicità ingannevole : a) Pubblicità: qualsiasi forma di messaggio che é diffuso, in qualsiasi modo, nell esercizio di un attività commerciale, industriale, artigianale o professionale allo scopo di promuovere il trasferimento di beni mobili o immobili, la prestazione di opere o di servizi oppure la costituzione o il trasferimento di diritti ed obblighi su di essi ; La definizione di pubblicità va sempre letta alla luce della disposizione di cui all art. 1, comma 1, del decreto de quo, ai sensi del quale: 2. La pubblicità deve essere palese, veritiera e corretta. 7
9 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale la vendita o la fornitura di beni o servizi - bensì la promozione dell immagine, del marchio o dell attività (nel suo complesso o con riferimento ad un settore specifico) di un determinato soggetto (2). È una tipologia di pubblicità che riguarda l organizzazione in quanto tale (e dunque rientra nella competenza delle relazioni esterne del soggetto che la svolge), con la quale possono perseguirsi molteplici obiettivi, come la promozione della conoscenza e/o dell immagine dell ente, di un cambiamento, di un risultato raggiunto o del ruolo svolto dall organizzazione. La pubblicità istituzionale può essere svolta con tutti gli strumenti propri di quella tradizionale ed è sottoposta alle medesime regole di carattere generale. In particolare, essendo qualificata come pubblicità, è sindacabile sotto il profilo dell eventuale ingannevolezza del messaggio (3). La pubblicità istituzionale non trae origine da disposizioni legislative bensì dalla prassi e dalla giurisprudenza. In particolare, l Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha contribuito con diverse pronunce ad individuarne contenuto e limiti, precisando che, ove il messaggio non presenti caratteri commerciali e non abbia come obiettivo diretto la vendita di beni o la fornitura di servizi, la pubblicità non va qualificata come commerciale ma, appunto, come istituzionale (4) e, pur tuttavia, essa costituisce una pubblicità. A titolo esemplificativo, si consideri il provvedimento emesso da AGCM in data 27 marzo 1997, sulla base della segnalazione di un associazione circa l ingannevolezza di un messaggio pubblicitario diffuso attraverso internet ed avente ad oggetto le caratteristiche e l attività di un associazione concorrente. AGCM ha verificato la veridicità delle affermazioni contenute nel messag- 2) Sapere e consumare, Bimestrale del Consumo Consapevole, Newsletter n. 3 del 22 maggio Su: categoria=37&id_rubrica=sicurezza (u.v. 27 settembre 2013). 3) Si rimanda alle disposizioni di cui agli artt. 18 ss. del d.lgs. n. 205/2006, cd. Codice del consumo. 4) Si veda in proposito il caso Stream PI 1196 (provvedimento AGCM del 3 aprile 1997) ed il caso Benetton/ Kirby PI 160 (provvedimento AGCM del 27 gennaio 1994). 8
10 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale gio pubblicitario, relativamente alle sue modalità di presentazione e alle affermazioni in esso contenute - in quanto eventualmente idonee a indurre il errore il consumatore sulle caratteristiche del servizio pubblicizzato e le capacità e qualifiche dell operatore pubblicitario - rilevando preliminarmente che la circostanza che il messaggio non sia diretto alla vendita o alla promozione di un prodotto o di un servizio non risulta rilevante al fine di escludere la qualificazione come pubblicità delle pagine Internet in quanto anche senza la espressa promozione di un bene o di un servizio può comunque aversi pubblicità anche se ciò che viene pubblicizzato è la sola immagine dell operatore pubblicitario: cd. pubblicità istituzionale : infatti, quest ultima deve essere comunque considerata pubblicità, poiché l accreditamento dell immagine di un operatore pubblicitario contribuisce indubbiamente a creare condizioni favorevoli all accettazione da parte del pubblico dei prodotti o dei servizi da lui offerti e, quindi, indirettamente promuoverne la domanda, integrando gli elementi costitutivi della fattispecie «pubblicità» (5). Tanto premesso, AGCM ha ritenuto la pubblicità istituzionale in questione non ingannevole, sostanziandosi solo in una descrizione dell attività che l associazione svolge e delle finalità che la stessa persegue, facilmente comprensibile ai destinatari del messaggio i quali, quindi, non potrebbero ragionevolmente cadere in errore circa il suo contenuto e le sue finalità. Si prenda inoltre ad esempio il provvedimento AGCM emanato in data 11 maggio 1995, con il quale si è affermato che la pubblicità istituzionale che promuove una determinata immagine aziendale, puntando sulla memorizzazione del relativo marchio, ha effettivamente carattere pubblicitario e deve dunque essere sottoposta alla relativa disciplina normativa (6). La pronuncia prendeva le mosse dalla segnalazione di un associazione dei consumatori circa la presunta ingannevolezza di un messaggio pubblicitario consistente in un inserto, pubblicato su un quotidiano a 5) AGCM, PI 1268/ANACI su internet, in Foro it., Rep. 1997, voce Concorrenza - disciplina - n ) AGCM, PI 3027, Inserto pubblicitario Benetton, in Riv. dir. ind., 1996, II, 234, n. ANTICAGLIA. 9
11 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale tiratura nazionale nel periodo natalizio: l ingannevolezza, secondo l accusa, si sarebbe sostanziata nella scorrettezza e conseguente idoneità del messaggio a danneggiare bambini e adolescenti, vista la particolare crudezza delle immagini impiegate e degli argomenti trattati, anche in considerazione del contrasto con il titolo dell inserto ( Natale è il momento per stare insieme ) ed il carattere religioso del periodo durante cui era pubblicato. Poiché il messaggio è stato trasmesso attraverso la stampa, la questione è stata sottoposta al parere preventivo del Garante per la Radiodiffusione e l Editoria, come previsto dall art. 7, comma 5, del d.lgs. n. 74/1992 all epoca vigente (7) : orbene, il Garante ha evidenziato preliminarmente che il messaggio in questione appareva riconducibile all ambito della pubblicità istituzionale, in considerazione del fatto che non mirava a promuovere un bene o un servizio specifico quanto piuttosto il marchio aziendale in sé. Ciò premesso, il messaggio veniva ritenuto ingannevole senza che, trattandosi di semplice pubblicità, potesse essere invocata (come sostenuto invece dall azienda, nella propria difesa) la libertà di manifestazione del pensiero ex art. 21 Cost. La decisione finale è stata poi adottata da AGCM che - dopo aver ribadito, come evidenziato dal Garante, che il messaggio sembra presentare (..) anche alcuni aspetti tipici della «pubblicità istituzionale», la quale mira a promuovere una determinata immagine aziendale, puntando sulla memorizzazione del relativo marchio - si è tuttavia discostata dal detto parere preventivo, sancendo la non ingannevolezza del messaggio sulla base della seguente considerazione: perché la pubblicità istituzionale (come è stata correttamente qualificata quella in esame, visto che mira a promuovere un immagine aziendale favorendo la memorizzazione del relativo marchio) possa essere ritenuta ingannevole, è 7) Decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 74, Attuazione della direttiva 84/450/CEE, come modificata dalla direttiva 97/55/CE in materia di pubblicità ingannevole e comparativa. Il provvedimento è stato abrogato dal D.lgs. 6 settembre 2005, n. 206, contenente il Codice del consumo, all interno del quale sono presenti le norme fondamentali in materia di pubblicità ingannevole e più in generale di pratiche commerciali scorrette, oggi in vigore. 10
12 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale necessario che sussistano alcuni elementi, come l idoneità ad indurre in errore i consumatori alterandone il comportamento economico e l idoneità a danneggiare i concorrenti dell azienda che la ha promossa. Tuttavia nella fattispecie, secondo AGCM, le immagini ed i contenuti proposti non sono idonei a pregiudicare la sicurezza dei minori, abusando della loro credulità o inesperienza. 3. Premessa: comunicazione pubblica e comunicazione istituzionale Lo svolgimento di attività pubblicitaria da parte dei soggetti pubblici rientra, più in generale, nell attività di comunicazione pubblica. È parte di quest ultima la comunicazione istituzionale che può appunto svolgersi anche in forma pubblicitaria: i.e. la pubblicità istituzionale. La comunicazione pubblica è lo strumento attraverso cui l attività delle pubbliche amministrazioni viene esternata e dunque resa conoscibile ai terzi, contribuendo nel contempo al rafforzamento dell immagine dell amministrazione ed all aumento del consenso nei suoi confronti da parte dei destinatari della comunicazione stessa. L emergere della comunicazione pubblica è frutto di un evoluzione nei rapporti con lo Stato che ha visto aumentare i compiti di quest ultimo - con la comparsa ed il consolidamento del modello del welfare State - e contemporaneamente aumentare la consapevolezza dei cittadini circa i propri diritti nei confronti del soggetto pubblico, a cui è conseguito un maggiore bisogno di informazioni (8). 8) S. PATRIARCA, La legge 150/2000 sulla comunicazione pubblica: presupposti sociali e giuridici di un concetto in evoluzione, su: novembre 2003 (u.v. 27 settembre 2013). Nel commento si ripercorre l evoluzione della comunicazione pubblica, una prima forma della quale va dal dopoguerra sino agli inizi degli anni 70, periodo in cui vi era una sostanziale identità fra politica e pubblica amministrazione (dunque la comunicazione pubblica era finalizzata a raggiungere gli obiettivi dei partiti ed in generale il miglioramento dell immagine di questi ultimi); una seconda fase è caratterizzata da una separazione fra politica ed amministrazione pubblica, con l acquisizione della consapevolezza di quest ultima del proprio ruolo e rapporto con i cittadini che mantengono tuttavia una posizione passiva (la comunicazione pubblica dunque ha un carattere prettamente unidirezionale, si potrebbe dire dall alto al basso ); la terza ed ultima fase prende il via negli anni 90 e vede come protagonisti tre soggetti: soggetti pubblici, mezzi di comunicazione di massa e cittadini che, abbandonata una posizione meramente passiva - di 11
13 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale 3.1. La comunicazione pubblica come attuazione della libertà di informazione. La comunicazione pubblica è stata definita strumento strategico per la trasparenza, il consenso e l adeguamento delle istituzioni democratiche nel periodo della globalizzazione (9). Essa è espressione del più recente modo di intendere l esercizio dell attività amministrativa, meno autoritativo e più partecipativo, improntato sul consenso o, comunque, sulla conoscenza e consapevolezza dei propri diritti ed interessi da parte dei soggetti amministrati. Infatti, attraverso la comunicazione pubblica (inclusa quella istituzionale) si contribuisce all attuazione della libertà di informazione dei cittadini/utenti. La libertà di informazione non è espressamente prevista dalla Costituzione italiana, tuttavia deve ritenersi costituzionalmente coperta dall art. 21 che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero, libertà fondamentale sulla cui natura sono state avanzate diverse tesi. Secondo una concezione individualista, sostenuta dalla maggior parte della dottrina, la libertà di manifestazione del pensiero avrebbe natura individuale - in considerazione del contenuto personalistico della Costituzione - e deve dunque essere riconosciuta e garantita indipendentemente da un suo rilievo sociale; secondo una concezione funzionale, invece, il riconoscimento della libertà in manifestazione del pensiero è connesso a finalità di carattere pubblico, ponendosi come garanzia di espansione sociale (10), ovvero di partecipazione alla vita politica, economica e sociale del Paese. destinatari di posizioni giuridiche nei confronti della P.A. - acquistano un ruolo attivo e partecipativo al fine ultimo di garantire effettività ai propri diritti, anche ed in particolare attraverso l informazione (la comunicazione pubblica diviene così sempre più bidirezionale). 9) M. CALIGIURI, Comunicazione pubblica, formazione e democrazia, Rubettino, 2003, 7; A. BALDASSARRE, Globalizzazione contro democrazia, La Terza, 2002, 179 ss. 10) C. ESPOSITO, La libertà di manifestazione del pensiero nell ordinamento italiano, Milano, 1958,
14 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale La libertà di manifestazione del pensiero ha quindi un duplice profilo: individualistico (quale diritto inviolabile della persona umana) e sociale (quale garanzia di partecipazione alla vita pubblica e contributo alla realizzazione della democrazia partecipata cui mira il nostro ordinamento); è dovere dello Stato non solo tutelarla rispetto al rischio di soprusi od intromissioni da parte di soggetti terzi, pubblici o privati (cd. contenuto negativo) ma anche adottare misure di varia natura idonee a sostenerla (11). Come anticipato, la libertà di manifestazione del pensiero include la libertà di informazione che, come evidenziato dalla stessa Corte Costituzionale in una storica sentenza (12), ha a sua volta un duplice contenuto: un contenuto attivo che si concretizza nell attività di manifestazione stessa (i.e. libertà di informare) e un contenuto passivo che consiste, invece, nel diritto di accedere all informazione e in un regime di libera democrazia, implica pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee (13) (i.e. libertà di essere informati). Lo svolgimento di attività di comunicazione, anche in forma pubblicitaria, da parte dei soggetti pubblici, contribuisce all attuazione del diritto di cittadini/utenti ad essere informati nonché, dunque, alla realizzazione di una democrazia partecipata nel senso sopra specificato (14). 11) V. CRISAFULLI, Problematica della libertà di informazione, in Il Politico, 1964, ) Sentenza 9 giugno 1972, n Cfr. D. MEMMO, S. MICONI, Broadcasting Regulation: Market Entry and Licensing, Milano, ) R. ZACCARIA, Materiale per un corso sulla libertà di informazione e di comunicazione, Padova, 1996, ) L attività di comunicazione contribuisce all attuazione del diritto di cittadini/utenti di essere informati, nei casi in cui il soggetto pubblico è erogatore di un pubblico servizio, anche attraverso lo strumento delle Carte dei servizi pubblici. Le Carte rappresentano il frutto del passaggio dal regime monopolistico alla liberalizzazione nella gestione dei servizi pubblici (contrassegnata anche dall adozione delle autorità indipendenti svincolate dal potere politico): in tal modo si è peraltro consentito l adeguamento dell ordinamento italiano al principio comunitario di separazione fra funzione di regolazione e funzione di gestione, essendo manifestazione del nuovo modo di intendere il ruolo (di regolazione) dei pubblici poteri che mira non più solo a garantire qualità del servizio ma anche tutela effettiva degli utenti. Le Carte dei servizi pubblici sono espressione di una sorta di patto tra ente erogatore del servizio ed utenti, teso a garantire la tutela di questi 13
15 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale 3.2. La natura e le tipologie di comunicazione pubblica. Esistono due diversi orientamenti anche sulla natura della comunicazione pubblica. Secondo una concezione di tipo soggettivo, sarebbe pubblica ogni forma di comunicazione proveniente dalla pubblica amministrazione. Invece, in base ad una concezione di tipo oggettivo, la classificazione di una comunicazione come pubblica è legata al suo oggetto che deve avere interesse e portata generale, ovvero coinvolgere la collettività: in questo senso, per comunicazione pubblica dovrebbe intendersi l insieme delle informazioni e delle notizie che soggetti pubblici e privati (imprese, enti no profit) forniscono a persone fisiche (cittadini), giuridiche o istituzioni, al fine di favorire la conoscenza, l informazione e la partecipazione (15). Indipendentemente dall orientamento prescelto, la comunicazione pubblica può assumere diverse connotazioni: comunicazione sociale, come le campagne di sensibilizzazione su specifici temi, ad esempio la pubblicità progresso; comunicazione politica che può essere svolta con finalità simili a quelle della comunicazione istituzionale, nel caso in cui sia opera di enti pubblici, oppure con finalità più prettamente propagandistiche (ad esempio da parte dei partiti politici); comunicazione istituzionale (16). ultimi attraverso la previsione ed il rispetto di precisi standard di qualità dei servizi resi: l obiettivo finale è quello della customer satisfaction, tuttavia, più in generale, possiamo affermare che le Carte rappresentino una forma di comunicazione del soggetto pubblico (gestore del servizio) che realizza il diritto di essere informati da parte dei cittadini/utenti. Cfr. S. MICONI, I contratti dei servizi pubblici, Padova, 2010, 99 ss. 15) M. CALIGIURI, cit, 33 ss. 16) Cfr. legge regionale Emilia-Romagna 20 ottobre 1992, n. 39 ( Norme per l attività di comunicazione della Regione e per il sostegno del sistema dell informazione operante in Emilia-Romagna ), art. 10: 1. È considerata comunicazione di pubblica utilità qualsiasi atto di comunicazione istituzionale destinato a diffondere un messaggio di interesse pubblico e diretto all esterno dell Amministrazione, utilizzando le tecniche promozionali di informazione o comunque ogni azione afferente il campo della pubblicità. 14
16 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale 3.3. In particolare: la comunicazione istituzionale. La comunicazione istituzionale è quella forma di comunicazione pubblica svolta prevalentemente dallo Stato nelle sue diverse articolazioni (ministeri, regioni, province, comuni), allo scopo di aumentare l informazione, la conoscenza e in alcuni casi anche la partecipazione dei soggetti amministrati, indirizzando nello stesso tempo le loro scelte (ad esempio verso comportamenti a tutela della salute, dell ambiente, dello sviluppo, ecc.). Anche la comunicazione istituzionale è espressione del nuovo modo di intendere i rapporti fra pubblica amministrazione e cittadini/utenti e rappresenta un dovere, da parte della prima, al quale sono correlati diversi diritti dei secondi (all informazione, all assistenza, alla semplificazione, alla partecipazione, ecc.) (17) : in particolare, attraverso la comunicazione istituzionale si garantisce il diritto dei soggetti amministrati sia ad essere informati sulle attività svolte dai soggetti pubblici e sugli scopi con le stesse L obiettivo ultimo, in sostanza, è avvicinare soggetti pubblici e cittadini, ovvero l accessibilità dei secondi alle attività svolte dai primi, attraverso il circuito informativo. 2. Le iniziative di comunicazione di pubblica utilità sono dirette: a) a far conoscere l attività legislativa, amministrativa e di programmazione della Regione ed in particolare l applicazione da parte della stessa delle leggi e degli altri atti di rilevanza sociale, dei programmi e dei piani di sviluppo, nonché delle direttive comunitarie e degli altri atti della CEE; b) a promuovere l immagine dell Emilia-Romagna; c) a migliorare la conoscenza dei servizi pubblici prestati in ambito regionale e delle modalità di accesso ai medesimi; d) a realizzare nell ambito delle competenze regionali azioni di comunicazione sociale dirette alla crescita civile della società; e) ad educare alla difesa della salute, dell ambiente, del patrimonio culturale ed artistico e dei beni pubblici. 3. L attività amministrativa, i servizi ed in generale le iniziative che sono effettuate dalle Province, dai Comuni e dagli Enti locali, in materie delegate dalla Regione, possono essere oggetto della comunicazione della Regione. 17) Cfr. G. BELLINI, La comunicazione istituzionale e diritto all informazione, su: (ultima visita 30 settembre 2013) ove si evidenzia che secondo una concezione minoritaria andrebbero inclusi fra i comunicatori pubblici anche soggetti privati, allorché i messaggi diffusi riguardino la collettività o interessi di carattere generale (si pensi alla comunicazione sociale svolta da organizzazioni sindacali, enti ecclesiastici, oppure alla comunicazione politica). 15
17 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale Perché ciò avvenga è necessario sia potenziare quantitativamente e qualitativamente l attività di comunicazione istituzionale, sia lavorare sulla sua efficacia, attraverso meccanismi di semplificazione che coinvolgono anche la tipologia del mezzo impiegato (il più possibile capillare e di facile accesso per gli utenti/destinatari dell informazione). Da una recente ricerca sul tema della comunicazione istituzionale (18) è emerso che le qualità principali che cittadini/utenti si aspettano da quest ultima sono: chiarezza, semplicità, trasparenza, tempestività, personalizzazione (ovvero capacità della comunicazione di adeguare il proprio linguaggio ai diversi soggetti cui si rivolge) e impiego di strumenti innovativi. Sempre secondo la ricerca, lo strumento principale su cui puntare perché la comunicazione istituzionale soddisfi pienamente siffatte aspettative è la semplificazione: sia nel linguaggio, nelle procedure e nell accessibilità, sia nella relazione con i destinatari della comunicazione. 4. La disciplina della comunicazione istituzionale: legge n. 150/2000 L attività di informazione e comunicazione svolta dalle pubbliche amministrazioni (19), cioè appunto di comunicazione istituzionale, è attualmen- 18) Si tratta della ricerca dal titolo Comunicare la Pubblica Amministrazione: strumenti per un dialogo trasparente con i cittadini e per la semplificazione delle comunicazioni, promossa dall Associazione Comunicazione pubblica e Regione Lombardia e realizzata da Lorien Consulting nel giugno 2011, nell ambito del Programma generale di intervento 2010 della Regione Lombardia con l utilizzo di fondi del Ministero dello Sviluppo Economico. Su: (u.v. 30 settembre 2013). La ricerca aveva come obiettivo verificare i seguenti quattro aspetti: 1. rapporto fra cittadini e enti/ servizi pubblici (avendo riguardo a frequenza, giudizio complessivo e difficoltà); 2. caratteristiche della comunicazione pubblica nei confronti dei cittadini (tipologia di comunicazione ricevuta, ricordo della stessa nel cittadino e giudizio complessivo); 3. semplificazione e digitalizzazione (ricordo della comunicazione ricevuta, significato percepito, urgenza dell intervento e strumenti conosciuti ed utilizzati); 4. percezione nel cittadino della funzione della comunicazione pubblica. 19) Legge 7 giugno 2000, n. 150, Disciplina delle attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni, integrata dalla direttiva sull attività di comunicazione della pubblica amministrazione emanata dal ministro della funzione pubblica Frattini, in data 7 febbraio L art. 9 di quest ultima prevede che ciascuna amministrazione deve impegnarsi ad individuare, nel proprio bilancio, un capitolo dedicato alle spese complessive per la comunicazione e informazione pubblica in una percentuale non inferiore al 2% delle risorse generali della stessa amministrazione. 16
18 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale te disciplinata dalla legge n. 150/2000, risultato di un iter normativo iniziato alla fine degli anni 80. La prima tappa di detto iter è stata rappresentata dalla legge n. 400/1988 (20), con cui si è promossa una strategica azione comunicativa del Governo e si è istituito il Dipartimento per l informazione e l editoria che aveva fra l altro il compito di promuovere innovative campagne di pubblicità sociale ed altre attività di comunicazione. Quasi contemporaneamente, sono state emanate le leggi n. 67/1987 e n. 223/1990 (21), destinate entrambe a regolare il rapporto fra amministrazione pubblica e mezzi di comunicazione di massa (la prima con la carta stampata e la seconda con la televisione). Una tappa importante nell iter evolutivo in tema di comunicazione istituzionale si è poi avuta con l istituzione delle autonomie locali, ad opera della legge n. 142/1990 (22), e con il processo di decentramento che ne è conseguito. L art. 1, comma 4, della legge n. 150/2000 precisa innanzitutto che per attività di informazione e di comunicazione istituzionale devono intendersi quelle poste in essere dalle pubbliche amministrazioni per realizzare i seguenti obiettivi: informazione attraverso i mezzi di comunicazione di massa (carta stampata, mezzi audiovisivi o telematici); comunicazione esterna rivolta ai soggetti amministrati; comunicazione interna all amministrazione stessa. Le finalità ultime che le amministrazioni perseguono attraverso la comunicazione istituzionale sono molteplici ed includono, in particolare, l illustrazione delle attività delle istituzioni e del loro funzionamento, la 20) Legge 23 agosto 1988, n. 440, Disciplina dell attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri. 21) Legge 25 febbraio 1987, n. 67, Rinnovo della legge 5 agosto 1981, n. 416 recante disciplina delle imprese editrici e provvidenze per l editoria e legge 6 agosto 1990, n. 223, Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato. 22) Legge 8 giugno 1990, n. 142, Ordinamento delle autonomie locali. 17
19 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale promozione della conoscenza e dell accesso ai servizi pubblici, della conoscenza di temi di rilevante interesse pubblico e sociale, la semplificazione delle procedure, la modernizzazione degli apparati e la conoscenza dello stato dei procedimenti amministrativi e, in generale, la promozione dell immagine delle amministrazioni e dell Italia in Europa e nel mondo, conferendo conoscenza e visibilità ad eventi di importanza locale, regionale, nazionale ed internazionale (art. 1, comma 5). Con l individuazione delle attività riconducibili alla categoria della comunicazione istituzionale viene in un certo modo codificata per le amministrazioni pubbliche la possibilità di avvalersi di tutti gli strumenti della comunicazione di massa - stampa, audiovisivi, strumenti telematici (23) che possano contribuire a realizzare le finalità sopra menzionate. Gli strumenti attraverso cui esercitare tale attività sono molti, di carattere pubblicitario e non (affissioni, organizzazione di manifestazioni, convegni, fiere, distribuzione e vendite promozionali, strumenti informatici). Con specifico riguardo alle amministrazioni dello Stato, la legge n. 150/2000 impone loro di elaborare annualmente un programma di tutte le attività di comunicazione che intendono svolgere nel corso dell anno successivo e di trasmetterlo, entro il mese di novembre, al Dipartimento per l informazione e l editoria operante presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sulla base di tale programma viene predisposto un piano annuale di comunicazione che deve poi essere sottoposto all approvazione del Consiglio dei Ministri (artt. 11 e 12) (24) e le eventuali iniziative di comunicazione che non fossero previste in tale programma potrebbero 23) L. LANZILLOTTA, Comunicazione politica e comunicazione istituzionale: alcune riflessioni sulla legge 150, su: Comunicaz-pol-e-istituz.pdf (u.v. 30 settembre 2013). 24) La realizzazione del piano di comunicazione compete a ciascuna amministrazione statale anche con la collaborazione del Dipartimento per l informazione e l editoria a cui in particolare competono funzioni di orientamento e consulenza ed eventuale conferimento di supporto organizzativo. Il Dipartimento si occupa inoltre di approfondire eventuali problematiche legate alla comunicazione pubblica presso le diverse amministrazioni e di stipulare accordi quadro con i concessionari di spazi pubblicitari nei quali sono individuati alcuni criteri generali per le inserzioni (radiotelevisive o a mezzo stampa) e le tariffe. 18
20 Capitolo I Le caratteristiche della pubblicità istituzionale essere promosse e realizzate solo per particolari e contingenti esigenze sopravvenute nel corso dell anno e dovrebbero comunque essere tempestivamente comunicate al Dipartimento per l informazione e l editoria. Il programma include tutti i progetti di comunicazione di carattere pubblicitario che le amministrazioni statali intendono attuare attraverso i mezzi di comunicazione di massa, ovvero la pubblicità istituzionale. Tali progetti, su cui il Dipartimento per l informazione e l editoria è chiamato ad esprimere parere preventivo, devono precisare l obiettivo della comunicazione, la copertura finanziaria, il contenuto ed i destinatari dei messaggi, i soggetti coinvolti nella realizzazione degli stessi e la strategia di diffusione che si intende attuare per una maggiore efficacia della comunicazione (art. 13). L individuazione dei professionisti esterni all amministrazione, chiamati a realizzare i progetti di comunicazione pubblicitaria, avviene attraverso procedure di gara (art. 15) (25). La disciplina della comunicazione istituzionale è integrata dalle disposizioni della Direttiva sulle attività di comunicazione delle pubbliche amministrazioni del 7 febbraio 2002 (cd. Direttiva Frattini) che impegna i vertici delle p.a. all attuazione della legge n. 150/2000, fornendo gli indirizzi di coordinamento, organizzazione e monitoraggio delle strutture, degli strumenti e delle attività previste. La direttiva pone ancor più la comunicazione al centro del sistema di relazioni interne ed esterne delle amministrazioni come chiave attraverso cui leggere e organizzare la missione di ciascuna di esse, sviluppandola in tre direzioni: comunicazione attraverso i media e rapporto con gli stessi, comunicazione di servizio riferita al cittadino-utente e comunicazione interna. Per quanto riguarda la comunicazione interna, essa rappresenta il fon- 25) La legge richiama all uopo il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157, di attuazione della direttiva 92/50/CEE in materia di appalti di pubblici servizi. 19