Source: https://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0023&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b
Timestamp: 2020-07-10 00:05:39+00:00
Document Index: 90580915

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Commissione VI,
l'articolo 2, paragrafo 5, della direttiva europea 2013/36 «CRD IV» recante la disciplina su «Accesso all'attività degli enti creditizi e sulla vigilanza prudenziale sugli enti creditizi e sulle imprese di investimento», stabilisce i casi di esenzione dal rispetto della direttiva medesima. L'Italia ha optato per esentare esclusivamente Cassa depositi e prestiti, mentre altri Stati europei hanno optato per un novero più ampio di esenzioni. In particolar modo, l'Estonia ha esentato le «hoiu-laenuuhistud» in quanto imprese cooperative, l'Irlanda le «credit union» e le «friendly societies», la Lettonia le «krajaizdevu sabiedribas» in quanto imprese cooperative che rendono servizi finanziari unicamente ai propri soci, la Lituania le «kredito unijos», il Regno Unito le «credit unions» e le «municipal banks». Tali tipologie di società sono subordinate alle disposizioni prudenziali previste nelle rispettive normative di vigilanza nazionale e sono soggetti alla vigilanza prudenziale delle autorità nazionali;
le «sparkasse» e «landesbank» tedesche sono regolarmente soggette alla disciplina armonizzata della CRD IV, ma alcune deroghe sono previste per l'applicazione del regolamento (UE) 2067/2016 IFRS9; infatti, il medesimo si applica obbligatoriamente ai bilanci consolidati delle «sparkasse» e «landesbank» i cui titoli siano ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato, mentre per le società non quotate è prevista la sola facoltà (e non l'obbligo) di predisporre i bilanci consolidati in conformità ai principi IAS/IFRS essendo stata esercitata tale opzione dal legislatore tedesco; è invece esclusa l'applicazione di tali principi ai bilanci individuali delle «sparkasse» e delle «landesbank» a prescindere dalla quotazione dei relativi titoli;
la ratio di tali deroghe si riscontra nella necessità di adeguare la disciplina in materia di vigilanza e requisiti prudenziali alle peculiarità di specifici istituti di credito maggiormente radicati nel territorio e preposti alla erogazione del credito nell'ambito del sistema della cooperazione, circostanze ed esigenze – quest'ultime – riscontrabili anche nel sistema delle banche cooperative (popolari e di credito cooperativo) italiane. Sarebbe quindi opportuno predisporre un corpus normativo in materia di «vigilanza e requisiti prudenziali» maggiormente coerente con le peculiarità del sistema delle banche cooperative e quindi, al pari degli altri Stati membri dell'Unione europea e dell'area euro e nei limiti previsti dalla normativa europea, prevedere specifiche deroghe alla disciplina sancita dalla direttiva CRD IV e dal regolamento IFRS9 contribuendo in tal modo anche sul piano prettamente normativo al consolidamento della stabilità sistemica delle banche cooperative;
il capo V del titolo II del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, disciplina l'esercizio dell'attività bancaria per le banche cooperative. In particolar modo, così come previsto dall'art. 28 del richiamato capo V afferma che l'esercizio dell'attività bancaria da parte di società cooperative è riservato alle banche popolari e alle banche di credito cooperativo;
le banche popolari, ai sensi delle disposizioni di cui all'articolo 29 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, così come modificato dall'articolo 1 del decreto-legge 24 gennaio 2015, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2015, n. 33, non possono superare 8 miliardi di euro di attivo. Nell'ipotesi la banca sia capogruppo di un gruppo bancario il limite è determinato a livello consolidato. Altresì, in caso di superamento del limite di 8 miliardi di attivi la banca è tenuta a trasformarsi in società per azioni;
le banche cooperative ai sensi dell'articolo 33 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, così come modificato dall'articolo 1 del decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 aprile 2016, n. 49, devono necessariamente aderire ad un gruppo bancario cooperativo; l'adesione è condizione per il rilascio dell'autorizzazione all'esercizio dell'attività bancaria in forma di banca di credito cooperativo. Ai sensi della riforma introdotta dal richiamato decreto-legge 14 febbraio 2016, n. 18, la società capogruppo è costituita in forma di società per azioni, il capitale sociale è detenuto in misura maggioritaria dalle banche di credito cooperativo aderenti al gruppo ed infine il requisito minimo di patrimonio netto della società capogruppo è di 1 miliardo di euro. L'adesione delle banche al gruppo implica la sottoscrizione di un contratto il quale attribuisce alla società capogruppo i seguenti compiti:
la direzione ed il coordinamento del gruppo ivi compresi i poteri di controllo e di influenza delle banche aderenti al gruppo;
l'individuazione e l'attuazione degli indirizzi strategici ed operativi del gruppo;
la riserva di nomina e di revoca dei membri degli organi di amministrazione e controllo delle banche aderenti (può esercitare tale potere fino a concorrenza della maggioranza);
i criteri e le condizioni di adesione e di esclusione dal gruppo;
il contratto prevede anche una garanzia in solido delle obbligazioni assunte dalla capogruppo e dalle banche aderenti al gruppo. Infine, in caso di recesso o esclusione da un gruppo bancario cooperativo, la banca di credito cooperativo – previa autorizzazione della Banca d'Italia – può deliberare la trasformazione in società per azioni ovvero, in caso contrario, è tenuta a deliberare la propria liquidazione;
entrambe le riforme richiamate implicano una modifica sostanziale della struttura giuridica – ed economica – che contraddistingue le banche cooperative, snaturando le tipicità delle banche popolari e di credito cooperativo. Le piccole banche popolari – con attivi inferiori ad 8 miliardi di euro – investono prevalentemente nell'economia reale e le connesse attività finanziarie – mutui e finanziamenti a famiglie ed imprese – implicano «criteri di assorbimento del patrimonio» molto più rigidi e pregiudizievoli rispetto agli attivi contraddistinti da strumenti finanziari in circolazione nei mercati finanziari, operatività quest'ultima tipica delle grandi banche d'investimento, italiane ed europee, costituite nella forma di società per azioni. Anche le banche di credito cooperativo investono prevalentemente nell'economia reale in particolar modo nei confronti dei propri soci e sono contraddistinte da una operatività territoriale limitata svolgendo a pieno una funzione di carattere sociale. Anche in questo caso subordinare le banche di credito cooperativo alle medesime regole di vigilanza ed ai medesimi requisiti patrimoniali delle grandi banche di investimento che investono prevalentemente in strumenti finanziari risulta poco equo;
le banche sono veicolo della politica monetaria disposta dalla Banca centrale europea; il sistema economico e produttivo italiano è caratterizzato da piccole e medie imprese; il combinato disposto dei due «postulati» lascia desumere che la ripresa dell'economia nazionale dipenda prevalentemente da un aumento degli investimenti nell'economia reale posti in essere dalle banche maggiormente radicate nel territorio, quindi le banche cooperative «popolari e di credito cooperativo». Sarebbe quindi opportuno predisporre misure di carattere normativo che nell'ambito dei richiamati processi di riforma siano preposte, da un lato, a tutelare le tipicità che contraddistinguono le banche popolari con attivi inferiori ad 8 miliardi di euro e le banche di credito cooperativo che decidono di non aderire al gruppo bancario cooperativo e, dall'altro, a consolidare la stabilità sistemica delle banche cooperative «popolari e di credito cooperativo» agevolando gli investimenti nell'economia reale;
l'iniziativa rappresentata implica quindi un consolidamento, sul piano prettamente normativo, della stabilità sistemica delle banche cooperative disciplinate dal capo V del titolo II del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385. Altresì si rileva che la conseguente stabilità sistemica raggiunta è disposta senza un intervento in termini erariali da parte della Repubblica. È doveroso precisare, infatti, che al fine di fronteggiare la crisi del sistema bancario e finanziario, il sessantatreesimo governo della Repubblica, ai sensi dell'articolo 6, comma 6, della legge 24 dicembre 2014, n. 243, ha presentato – nel dicembre 2016 – una relazione alle Camere per ricorrere all'indebitamento strumentale alla realizzazione di operazioni relative a partite finanziarie utili a reperire risorse fino a 20 miliardi di euro a condizioni di mercato. Ed è altrettanto doveroso precisare che le misure adottate dai precedenti governi con l'articolo 9 del decreto-legge 3 maggio 2016, n. 59, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 giugno 2016, n. 119 e dall'articolo 6 del decreto-legge 25 giugno 2017, n. 99, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2017, n. 121, seppur corredate dall'utilizzo di ingenti risorse erariali hanno rimediato solo in parte ai pregiudizi di carattere economico arrecati ai risparmiatori delle banche poste in risoluzione o liquidazione coatta amministrativa; infatti, è precluso l'accesso al «Fondo di solidarietà con erogazione diretta» per gli strumenti finanziari acquistati dopo la data del 12 giugno 2014 e l'accesso all'indennizzo forfettario del medesimo Fondo è subordinato a due condizioni: a) la disposizione di un patrimonio mobiliare di proprietà dell'investitore di valore inferiore a 100 mila euro; b) la percezione di un reddito complessivo dell'investitore ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fisiche nell'anno 2014 inferiore a 35 mila euro. Appare con tutta evidenza che le soluzioni normative adottate dai precedenti Governi, nonostante l'ingente utilizzo di risorse erariali, siano risultate inadeguate ed insufficienti a garantire una piena tutela del risparmio dei cittadini in linea con i principi costituzionali sanciti dall'articolo 47. Per la ragione esposta appare del tutto proficuo agire sul piano normativo, senza alcun genere di utilizzo di risorse erariali, predisponendo anche per le banche cooperative «popolari e di credito cooperativo» italiane le medesime deroghe alla direttiva CRD IV ed al regolamento IFRS9 che contraddistinguono gli altri Stati membri dell'Unione europea e dell'area euro;
ciò in linea con quanto precisato dal Ministro dell'economia e delle finanze relativamente alla revisione della riforma del credito cooperativo, soprattutto per recuperare la tradizionale funzione delle banche di credito cooperativo e garantire il primario obiettivo di supportare in modo adeguato il tessuto produttivo delle piccole e medie imprese, ribadendo quanto affermato dal Presidente del Consiglio dei ministri in sede di replica al voto di fiducia presso la Camera dei deputati circa l'opportunità di distinguere, soprattutto sul piano territoriale, le banche di credito e dalle banche di investimento e quindi la necessità di definire una chiara differenziazione della disciplina normativa si chiede di prendere in considerazione di quanto esposto e per tal motivo,
ad assumere ogni iniziativa di competenza, nelle opportune sedi nazionali ed europee, anche di carattere normativo, volta a:
a) prevedere che le banche di credito cooperativo che recedono o vengono escluse da un gruppo bancario cooperativo possano continuare ad esercitare l'attività bancaria nella forma di banche di credito cooperativo;
b) escludere l'applicazione della direttiva 2013/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 giugno 2013 (CRD IV) alle banche popolari con attivi inferiori ad 8 miliardi di euro ed alle banche di credito cooperativo che recedono o vengono escluse dal gruppo bancario cooperativo, e conseguentemente assoggettare le medesime banche alle disposizioni prudenziali previste dalla normativa di vigilanza nazionale ed alla vigilanza prudenziale condotta dalla Banca d'Italia;
c) escludere l'applicazione del regolamento (UE) 2016/2067 della Commissione del 22 novembre 2016 «IFRS9» per i bilanci sia consolidati che individuali delle banche cooperative «popolari e di credito cooperativo», i cui titoli di partecipazione non siano negoziati in un mercato regolamentato.
(7-00023) «Ruocco, Trano, Aprile, Cabras, Cancelleri, Caso, Currò, Giuliodori, Grimaldi, Maniero, Martinciglio, Migliorino, Raduzzi, Ruggiero, Zanichelli, Zennaro».
MARCO DI MAIO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
il comma 140 dell'articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 (legge di bilancio per il 2017), ha previsto l'istituzione di un fondo, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (cap. 7555), con una dotazione di 1.900 milioni di euro per l'anno 2017, 3.150 milioni per l'anno 2018, 3.500 milioni per l'anno 2019 e 3.000 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2020 al 2032, per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese in specifici settori di spesa;
il citato comma 140, per quanto concerne le modalità di utilizzo del Fondo, ne prevede il riparto con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i Ministri interessati, in relazione ai programmi presentati dalle amministrazioni centrali dello Stato;
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 21 luglio 2017, ha ripartito le suddette risorse tra una serie di capitoli di spesa, tra cui trasporti, viabilità e mobilità sostenibile, infrastrutture, prevenzione dal rischio sismico, edilizia pubblica e scolastica, difesa del suolo, dissesto idrogeologico, risanamento ambientale e bonifiche, riqualificazione delle periferie, rimozione delle barriere architettoniche, ricerca, attività industriali ad alta tecnologia e sostegno alle esportazioni e informatizzazione dell'amministrazione giudiziaria;
l'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di bilancio 2018) ha rifinanziato il fondo investimenti destinando 36 miliardi di euro. Nella ripartizione sono state adottate alcune priorità tra le quali l'edilizia scolastica, l'adeguamento antisismico e antincendio, la messa in sicurezza degli istituti;
il 13 aprile 2018, con sentenza n. 74, la Corte costituzionale accoglie il ricorso presentato dalla regione Veneto, e riconosce costituzionalmente illegittimo il suddetto comma 140, in quanto in contrasto con il principio di leale collaborazione;
la Consulta precisa che la dichiarazione di illegittimità costituzionale «non produce effetti sui procedimenti in corso» qualora riguardino i diritti costituzionali delle persone. Solo una parte degli interventi avviati quindi (in particolare vengono citati gli interventi antisismici nelle scuole e l'eliminazione delle barriere architettoniche) sembrano fatti salvi dagli effetti della sentenza;
l'istituzione di tale fondo di investimenti nasce con l'intento di pianificare, nel lungo periodo, risorse in settori strategici; la sentenza e l'incertezza sull'erogazione dei finanziamenti rischiano di ostacolare la realizzazione di importanti progetti su tutto il territorio. Molti enti, infatti, oggi si trovano costretti a bloccare gli investimenti per non rischiare di spendere risorse poi potenzialmente revocate –:
se il Governo non intenda assumere iniziative al fine di garantire, nel rispetto della sentenza della Corte costituzionale sopra citata, l'erogazione delle risorse stanziate per realizzare importanti progetti di sviluppo infrastrutturale, quali l'edilizia scolastica, l'adeguamento antisismico e antincendio, la messa in sicurezza degli istituti.
(5-00121)
PEZZOPANE e D'ALESSANDRO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri. — Per sapere – premesso che:
il territorio della regione Abruzzo è ad altro rischio sismico e sia con il terremoto del 2009 che con quello del 2016/2017 sono stati enormi i danni arrecati al patrimonio edilizio, artistico e monumentale e alle attività economiche e sociali;
gravissimo è stato inoltre il sacrificio di vite umane; finalmente nella scorsa legislatura i Governi Renzi-Gentiloni hanno impostato un vero programma di prevenzione sismica comprensivo di fondi per l'edilizia scolastica, del «sisma bonus» e del progetto Casa Italia come programma permanente di prevenzione sismica sul territorio nazionale, a partire dalle aree ad alto rischio sismico; relativamente al dipartimento ministeriale di «Casa Italia», si prevedeva, nell'esperimento pilota per la prevenzione sismica, l'apertura di sedi in dieci città e tra queste Sulmona, in provincia dell'Aquila, scelta opportuna e qualificante, considerata l'alta sismicità della Valle Peligna e del suo capoluogo;
il Consiglio dei ministri il 2 luglio 2018 ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni di alcuni Ministeri. Lo stesso decreto, ad oggi non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, all'articolo 4, ridefinisce le funzioni di indirizzo e coordinamento dell'azione strategica del Governo connesse al progetto «Casa Italia»;
la struttura della città peligna, che prevedeva in organico sette dirigenti e venti funzionari, verrebbe cancellata con un colpo di spugna: le competenze, ferma restando la dotazione economica della legge (2,5 milioni di euro per il 2018), passerebbero ora infatti alla Presidenza del Consiglio dei ministri e in prospettiva al dipartimento di Protezione civile;
il grado di sensibilità dei cittadini dell'Abruzzo interno sul tema della prevenzione in ragione dell'estrema pericolosità sismica dell'area è aumentato sensibilmente;
va sottolineata l'importanza concreta e strategica che tale scelta, fortemente voluta da Governo, parlamentari locali, regione Abruzzo, avrebbe avuto per la città di Sulmona e delle aree interne dell'Abruzzo; inserire Sulmona tra le 10 città era stato un risultato importante da ogni punto di vista;
spetta alla politica e alle istituzioni offrire soluzioni che rispondano alle esigenze di tutela della sicurezza di territori e persone e, in particolare, delle aree maggiormente svantaggiate con elevato rischio sismico –:
quali orientamenti il Governo intenda esprimere in ordine a quanto esposto in premessa e quali iniziative intenda intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per mantenere la previsione della struttura di prevenzione sismica a Sulmona.
(5-00123)
MURONI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
in data 20 maggio 2015 il Ministero dello sviluppo economico rilasciava il decreto di autorizzazione unica al progetto del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (Tap);
l'articolo 5 del suddetto decreto sancisce che «i lavori dell'opera dovranno iniziare entro il 16 maggio 2016 ...». In data 15 giugno 2016 l'inizio dei lavori è consistito nell'aver recintato un'area di circa 100 metri, transennandola, e nella posa di un cartello;
con nota prot. 18237 dell'11 luglio 2016 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, direzione generale VIA, ha certificato che tale progetto: «attualmente è nella Fase 0 ovvero “avvio del cantiere”, consistente nella rimozione degli ulivi e realizzazione della strada di accesso all'area di cantiere» quindi a quella data non erano stati eseguiti nemmeno i lavori preparatori per l'inizio lavori;
la Ramboll Eviron nel rapporto «trans adriatic pipeline Site Visit Monitoring Report» redatto nel novembre 2017 su commissione della stessa TAP AG, a pagina 1, secondo capoverso, affermava: «Construction of the Project commenced in late 2016»;
il decreto ministeriale di compatibilità ambientale n. 223 del 2014 è stato emanato su dati ambientali che sembrerebbero difformi da quelli rilevatisi in realtà;
detto decreto ministeriale presupponeva una limitata presenza di fanerogame in corrispondenza dell’exit point del micro tunnel, e peraltro di estensione incerta;
a seguito di ciò la Ctvia con parere n. 2659 del 2 marzo 2018, ha riconosciuto l'esistenza di prateria di cymodocea nodosa e di posidonia (codificati dalla direttiva 92/43/CEE come habitat protetti rispettivamente al codice 1110 e 1120*) estesa per più di 300.000 metri quadrati;
nel corso dei lavori successivi è stata riscontrata e documentata dagli enti competenti una pluralità di violazioni alle prescrizioni di cui al decreto ministeriale n. 223 del 2014 (decreto di compatibilità ambientale) e nello specifico è stato rilevato quanto segue;
la prescrizione A. 29 ultimo capoverso recita: «Tutto quanto dichiarato formalmente dal proponente in risposta alla richiesta di integrazione n. 42 viene reso prescrittivo». E alla risposta 42 si legge: «Gli olivi da trapiantare devono essere “zollati”, cioè estratti da suolo con una congrua quantità di terreno e non a radice nuda in epoca compresa tra dicembre e febbraio»;
la prescrizione VIA A. 36 prevede «misure idonee alla protezione del suolo e del sottosuolo» da collocare «nelle aree di cantiere», «in modo da impedire qualunque seppur minima infiltrazione nel suolo e nel sottosuolo» doveva essere ottemperata ante operam e comunque prima dell'inizio dei lavori;
la prescrizione VIA A.55, che fa riferimento a tutte le procedure da seguire durante i lavori per evitare di inquinare la zona interessata risulta essere stata violata –:
se non intendano valutare la possibilità di riconsiderare la tempistica dell'inizio dei lavori legittimamente avviati, chiarendo se l'autorizzazione unica di cui al decreto del Ministero dello sviluppo economico 6 giugno 2015 sia divenuta inefficace per mancato avvio degli stessi;
se siano a conoscenza dei fatti indicati in premessa e se si intenda rivalutare la decisione di dar seguito alla realizzazione del progetto del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (Tap) alla luce delle eventuali irregolarità nella tutela ambientale.
(4-00670)
la persecuzione contro i cristiani, in particolare in Nigeria, ha assunto aspetti inquietanti. Molti quotidiani italiani e stranieri riportano, quasi quotidianamente, le notizie di cristiani che vengono uccisi e perseguitati;
il 23 giugno 2018 è stata commessa una delle più feroci stragi di cristiani nello Stato di Plateau in cui ne sono stati assassinati oltre cento, mentre nello Stato di Benue, nei primi mesi del 2018, sono state uccise 492 persone che professavano la religione cristiana;
in tre anni in Nigeria sono stati uccisi 16.000 cristiani (fonte: Società internazionale per le libertà civili e lo stato di diritto);
i massacri sono stati perpetrati dai fondamentalisti islamici appartenenti a Boko Haram e da appartenenti all'etnia fulani;
secondo Philip Jenkis, uno dei massimi studiosi delle religioni, in Nigeria si sta giocando la sopravvivenza del difficile equilibrio tra islam e cristianesimo. Tale delicata problematica ha innegabili riflessi sul rapporto tra cristianesimo ed islam in Europa e nel mondo;
la Nigeria, oltretutto, rappresenta un importante partner commerciale per il nostro Paese. Infatti, molte imprese italiane effettuano investimenti produttivi in tale Paese;
oltre all'importanza economica si deve tener presente, in maniera prioritaria, la rilevanza che la religione cristiana ha, e ha avuto in quel Paese e in molti altri Stati dell'Africa per lo sviluppo civile e pacifico delle popolazioni locali –:
quali iniziative il Governo intenda adottare, anche in collaborazione con le istituzioni internazionali, per fare rispettare la libertà religiosa in Nigeria e arginare la sempre crescente e violenta persecuzione dei cristiani.
(5-00125)
FITZGERALD NISSOLI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
durante la scorsa legislatura, la mozione sulla previdenza sociale, a prima firma dell'interrogante, presentata il 30 aprile 2014, ed approvata dall'assemblea della Camera il 19 marzo 2015, impegnava il Governo pro tempore ad aggiornare le convenzioni internazionali di sicurezza sociale con i Paesi terzi che risultassero obsolete in seguito ai cambiamenti intercorsi, a garanzia di una più adeguata ed ampia tutela previdenziale;
tra gli accordi bilaterali da aggiornare vi è anche l'accordo bilaterale di sicurezza sociale Italia-Stati Uniti, del 1973, che non contempla alcune categorie di lavoratori; tale necessità è stata ravvisata anche in occasione di un convegno che l'interrogante ha organizzato a New York nel 2015, con la partecipazione di dirigenti dell'Inps, di patronati e pensionati;
essendo presenti nel mondo del lavoro italiano in Usa nuove figure professionali, risulta importante introdurre nella Convenzione di sicurezza sociale con gli Stati Uniti categorie di lavoratori finora escluse, in particolare gli iscritti all'ex-Inpdap, ora gestita dall'Inps, che spesso hanno posizioni previdenziali presso tale istituto e che non possono chiedere una prestazione a causa della mancata convenzione fra i due Paesi. Si assiste, in tali casi, ad una disparità di trattamento tra lavoratori pubblici e privati. Infatti, i lavoratori privati usufruiscono di un accordo bilaterale tra Italia e Usa (Social Security Administration statunitense (SSA)), mentre i lavoratori pubblici non ne beneficiano;
il 2 dicembre 2015, l'interrogante ha inviato una lettera al Sottosegretario pro tempore Mario Giro, dove chiedeva di adoperarsi affinché venisse posta nell'agenda del Governo, la modifica della Convenzione sulla sicurezza sociale tra l'Italia e gli Usa, per contemplare anche i lavoratori esclusi dalla Convenzione. Il 5 maggio 2016, l'allora Ministro Gentiloni, in risposta alla richiesta di informazioni dall'interrogante con lettera del 15 aprile 2016, ha scritto: «La informo che (...) sono state accolte le proposte di estendere le tutele previdenziali a categorie di lavoratori finora escluse, come i dipendenti pubblici. Le confermo quindi che la revisione dell'Accordo rientra tra quelli considerati prioritari dal Governo»;
inoltre, in occasione dello svolgimento dell'interrogazione presentata dalla sottoscritta al Ministro del lavoro e delle politiche sociali pro tempore Poletti, del 22 febbraio 2017, il Governo confermava l'impegno ad avviare il negoziato per la modifica dell'Accordo bilaterale di sicurezza sociale Italia-Stati Uniti –:
se il Ministro interrogato intenda fornire indicazioni circa l’iter e quindi anche i tempi previsti per aggiornare l'Accordo in questione e quindi porre fine ad una discriminazione tra categorie di lavoratori italiani all'estero.
(5-00126)
in data 7 luglio 2018 il Ministro interrogato si è recato in missione in Libia per incontrare il Premier Al Sarraj e il governo libico;
al centro dei colloqui sono stati i temi della lotta congiunta ai trafficanti di migranti e al terrorismo;
il Ministro interrogato ha manifestato la volontà politica di riprendere l'interlocuzione con la Libia partendo dal Trattato di amicizia del 2008, stipulato fra Berlusconi e Gheddafi;
il Trattato di amicizia prevede anche investimenti per 5 miliardi di euro da parte dell'Italia e dell'Unione europea in infrastrutture;
secondo quanto riportato dagli organi di informazione il Ministro avrebbe anche discusso un piano con il quale l'Italia si impegna a fornire nuovi mezzi navali alla Marina e alla Guardia costiera libica;
secondo quanto riportato, in particolare, dal quotidiano Il Messaggero in data 8 luglio 2018, il Ministro ha dichiarato che la Libia «è un elemento essenziale nella gestione del fenomeno migratorio ed è anche essenziale agire nei Paesi da cui parte il fenomeno migratorio»;
è evidente che l'interlocuzione con il governo libico non può prescindere dalla gestione dei migranti e da un coinvolgimento attivo della Libia nella lotta ai trafficanti di esseri umani –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere, per quanto di competenza, nei confronti della Libia al fine di contrastare il traffico di migranti per il tramite della coordinata azione di un blocco navale sulle coste libiche e della realizzazione di centri hot spot di raccolta e smistamento dei migranti in territorio libico.
(5-00127)
BOLDRINI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
per tutta la scorsa campagna elettorale i partiti che attualmente compongono la maggioranza di Governo hanno insistito sull'obiettivo del rimpatrio degli immigrati irregolarmente presenti sul territorio nazionale (impropriamente chiamati «clandestini»);
nel «contratto di Governo», che è alla base dell'azione dell'Esecutivo, si ribadisce questo proposto, indicando nella cifra di 500.000 persone quelle meritevoli, secondo i partiti della maggioranza, di questo provvedimento;
nulla si dice sulla cosa più importante e cioè che, senza accordi bilaterali di riammissione, questo proposito è totalmente velleitario e irrealizzabile, perché, se non c'è la disponibilità dei Paesi di provenienza, non è possibile neanche, in molti casi, il riconoscimento delle persone –:
quanti siano attualmente e con quali Paesi gli accordi di riammissione in vigore e quanti e con quali altri Paesi il Governo abbia in programma di stipularne, chiarendo altresì i tempi in cui tutto questo si realizzerà.
(5-00128)
EHM, SABRINA DE CARLO, CABRAS, CAPPELLANI, CARELLI, COLLETTI, DEL GROSSO, DI STASIO, EMILIOZZI, GRANDE, OLGIATI, PAXIA, PERCONTI, ROMANIELLO e SURIANO. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
la «Scuola di gomme» è un progetto educativo sostenuto dalla cooperazione italiana attraverso l'organizzazione non governativa Vento di Terra a beneficio della comunità beduina di Khan al-Ahmar in Cisgiordania ed è dislocata all'interno dell'area C dei territori palestinesi, sotto controllo israeliano;
subito dopo la sua costruzione, già nel 2010, la Scuola ed altre strutture della comunità hanno ricevuto diversi ordini di demolizione e nel febbraio del 2017 l'amministrazione civile israeliana ha emesso 46 ordini di demolizione che colpiscono tutte le strutture del villaggio, inclusa la scuola;
dopo molti ricorsi, la Corte Suprema israeliana a fine maggio 2018 aveva stabilito la demolizione definitiva delle strutture e lo spostamento a 12 chilometri di distanza delle 35 famiglie di residenti, mentre quasi contemporaneamente, il 30 maggio, le autorità israeliane approvavano un piano per ampliare l'insediamento di Kfar Adumim con 92 abitazioni di lusso per coloni israeliani, distante un solo chilometro dal villaggio beduino condannato alla distruzione;
la scuola è stata costruita nel 2009 grazie al contributo della Cooperazione italiana — che, negli anni, ha stanziato complessivamente 152.500 euro — alla Cei, alla Ong «Vento di Terra» e a una rete di comuni italiani. Si tratta di un esempio unico di architettura bioclimatica «non permanente», proprio per non contravvenire ai regolamenti militari israeliani che vietano la costruzione non autorizzata di edifici in area C. L'edificio è realizzato con argilla, legno e circa 2.000 vecchi pneumatici. Ciò consente di mantenere la temperatura delle aule ideale sia in estate sia in inverno. L'istituto scolastico — tanto particolare quanto economico nella sua realizzazione — ospita circa 160 alunni, principalmente ragazze di età compresa dai 6 ai 13 anni;
l'Italia durante ripetuti contatti dei rappresentanti governativi pro tempore con le controparti israeliane, ha già espresso il suo parere negativo allo smantellamento della Scuola, così come quella di analoghi manufatti e infrastrutture sociali, educative e assistenziali realizzate a beneficio delle popolazioni locali;
lo smantellamento della scuola e del villaggio di Khan al-Ahmar avverrebbe in aperta violazione dell'articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra e delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu –:
quali iniziative il Governo intenda promuovere nei confronti delle autorità israeliane, sia in via bilaterale sia in ambito europeo, per scongiurare la dislocazione delle comunità beduine stanziate attorno a Khan al-Ahmar e per difendere la struttura «Scuola di gomme», la cui realizzazione molto deve al sostegno della cooperazione italiana.
(5-00129)
QUARTAPELLE PROCOPIO, SCALFAROTTO e PAGANI. — Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
è approdata a Messina una nave militare partecipante alla missione Eunavformed Sophia con 106 migranti salvati in acque internazionali;
il soccorso di migranti non è tra i suoi obiettivi, ma l'intervento è previsto in tutti i casi necessari e sono state salvate oltre 44.800 persone;
la partecipazione a suddetta missione permette all'Italia di trattare con Onu e Nato tutto quello che avviene nel quadrante di interesse italiano nel Mediterraneo e di avere un ruolo di leadership nelle operazioni di soccorso;
il Ministro dell'interno ha dichiarato su Twitter: «Dopo aver fermato le navi delle Ong, giovedì porterò al tavolo europeo di Innsbruck la richiesta italiana di bloccare l'arrivo nei porti italiani delle navi delle missioni internazionali attualmente presenti nel Mediterraneo»;
il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti ha dichiarato: «Ce lo impone il folle accordo europeo Sophia con cui Renzi ha svenduto gli interessi dell'Italia»;
persino il Ministro della difesa ha dichiarato: «Eunavformed è una missione europea ai livelli Esteri e Difesa, non Interni. Quelle che vanno cambiate sono le regole di ingaggio della missione e occorre farlo nelle sedi competenti. L'azione deve essere coordinata a livello governativo, altrimenti l'Italia non ottiene nulla oltre a qualche titolo sui giornali»;
Salvini vuole impedire l'attracco in Italia alle navi delle missioni militari internazionali, sostenendo che i Governi degli ultimi anni hanno sottoscritto accordi in base ai quali tutti i migranti salvati in mare debbano essere portati in Italia, ma questo obbligo era previsto solo nella missione Triton esclusivamente per le navi militari in essa impegnate. La missione Themis, che l'ha sostituita, ha obbligo di sbarco in un Paese dell'Unione europea, ma dipende dalla vicinanza del porto sicuro;
le missioni Sophia e Themis contribuiscono a redistribuire in Unione europea i costi e le responsabilità dei salvataggi;
le dichiarazioni del Ministro dell'interno appaiono agli interroganti l'ennesima operazione propagandistica basata, volutamente, sul messaggio fuorviante che si possa risolvere il fenomeno migratorio, impedendo gli attracchi, mentre la redistribuzione dei migranti passa solo attraverso l'Accordo di Dublino, approvato nel 2003 dal Governo pro tempore di centro-destra e per la cui bozza di riforma nel 2017 al Parlamento europeo il M5S ha votato contro e la Lega si è astenuta;
anche la missione Sea Guardian della Nato, sarebbe raggiunta dal citato divieto di non attracco in caso di partecipazione alle operazioni di soccorso di migranti –:
se il Ministro interrogato intenda assumere iniziative, per quanto di competenza, per rinunciare alla partecipazione a Eunavformed Sophia, così perdendo la leadership delle operazioni nel Mediterraneo, sia operativamente in mare sia nei consessi di internazionali.
(5-00130)
due settimane fa, il gruppo parlamentare Forza Italia-Berlusconi Presidente ha presentato l'interrogazione a risposta immediata in Assemblea n. 3-00036 al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, Luigi Di Maio, per chiedere quali fossero le risorse che il Governo intende impiegare per garantire l'operatività del reddito di cittadinanza già dal 2018, nella considerazione che il Fondo sociale europeo non potrà essere utilizzato per finanziare tale misura, come evidenziato dalla Commissaria europea al welfare, Marianne Thyssen, la quale ha ribadito nel recente vertice di Lussemburgo che il Fondo sociale europeo può essere utilizzato come fonte complementare per sostenere misure volte a rafforzare i servizi pubblici per l'impiego, la formazione, per combattere la disoccupazione giovanile, ma non per sostituire la spesa nazionale, né per misure ordinarie o solo per politiche passive del lavoro e, quindi, misure di carattere permanente;
se il Ministro interrogato, alla luce di quanto descritto in premessa, intenda confermare l'impossibilità di finanziare il reddito di cittadinanza con le risorse del Fondo sociale europeo non solo nel 2018, ma addirittura sino al 2021.
(3-00068)
(3-00069)
per attivare tale procedura, il 19 giugno 2014, il consiglio regionale del Veneto ha approvato due leggi, la n. 15 del 2014, volta a prevedere un referendum consultivo sull'autonomia del Veneto, e la n. 16 del 2014, volta all'indizione di un referendum sull'indipendenza del Veneto;
la Corte costituzionale, con la sentenza n. 118 del 2015, se per un verso ha dichiarato illegittima la legge n. 16 – quella sull'indipendenza del Veneto –, viceversa ha ritenuto conforme alla Costituzione la legge n. 15, che conteneva il quesito consultivo sull'autonomia;
tale centrale è stata avversata fin dagli inizi degli anni Duemila dalle popolazioni della valle del Mercure, da loro rappresentanti istituzionali – i sindaci dei comuni di Viggianello (PZ) e Rotonda (PZ) – e da associazioni e comitati ambientalisti aderenti al Forum «Stefano Gioia», per il disastroso impatto sulla biodiversità del parco, ma anche per i rischi alla salute per le popolazioni residenti, connessi alla immissione in ambiente dei prodotti tossici e cancerogeni liberati dalla combustione delle biomasse;
ad accrescere i rischi per la salute fin qui descritti, si aggiunge la situazione microclimatica della valle del Mercure, caratterizzata da un debole regime di venti e dal fenomeno dell'inversione termica, che sinergicamente determinano una prolungata stagnazione degli inquinanti pericolosi per la salute nel fondovalle, con conseguente e grave nocumento per abitanti, flora e fauna, nonché delle catene alimentari;
l'attuale autorizzazione, che consente alla centrale di operare, è in realtà la terza, concessa sempre dalla regione Calabria – per competenza territoriale –, dopo che le precedenti erano state annullate dal giudice amministrativo;
a tali somme vanno aggiunte i 400.000 euro che Enel versa annualmente al comune di Laino Borgo sul cui territorio si trova ubicata la centrale;
se il Governo non ritenga opportuno assumere le iniziative di competenza volte a ripristinare legalità e giustizia nella valle del Mercure, a sostegno delle popolazioni, che hanno visto negare i propri diritti;
durante la XVII legislatura la Commissione 7° del Senato della Repubblica ha promosso un'indagine conoscitiva sulla «Mappa dell'abbandono dei luoghi culturali», nelle cui risultanze si è anche sottolineato come la fruibilità dei luoghi di cultura debba essere supportata da adeguati finanziamenti volti a favorire l'apertura e l'usabilità dei luoghi, sia dal punto di vista strutturale che logistico;
se il Ministro interrogato intenda intervenire con politiche di valorizzazione dell'immenso patrimonio culturale italiano, promuovendo un piano straordinario di assunzioni di personale che risponda efficacemente alle necessità esposte.
(3-00066)
RAMPELLI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. — Per sapere – premesso che:
nel centro di Roma si trova il parco del Foro Italico, un'area verde a vocazione sportiva di grande pregio naturalistico e architettonico che è di fatto la vera e propria «Città dello sport» della Capitale, comprendente un'area di cinquanta ettari che costituisce un unicum in Italia e nel mondo sia per il paesaggio naturalistico che per il contesto architettonico e monumentale nel quale è sita;
attualmente il complesso del Foro Italico dispone di tre piste olimpiche di atletica, tre stadi, sette piscine, di cui due coperte e cinque scoperte, undici campi da tennis, un campo di calcio, un maneggio, numerose palestre e attrezzature varie;
nella fase di progettazione del parco furono scartate tre posizioni logistiche potenzialmente disponibili: quella dell'attuale città universitaria, la zona di Casal Palocco e l'area in cui fu costruito negli anni ’60 il Villaggio olimpico e la scelta definitiva si concentrò su un'area soggetta alle piene del Tevere, che da pantano fu presto bonificata e resa adatta ad accogliere il progetto;
la Sopraintendenza alle belle arti, fece poi apporre il vincolo di non edificabilità alle circostanti colline di Monte Mario, promuovendo la nascita di quella che ancora oggi rappresenta una cornice verde per il Foro e un'area altrettanto verde per tutta la città di Roma;
gli architetti Costantini e Pintonello furono chiamati per la progettazione e la costruzione delle Terme e delle Piscine (delle quali una pensile) e dell'Obelisco, mentre il progetto del piazzale dell'impero fu affidato all'architetto Moretti, e la Fontana della Sfera agli architetti Pediconi e Paniconi;
l'ingresso principale del Foro è a sud-est, in asse con il ponte Duca d'Aosta dove – su un ampio viale, interamente mosaicato a tessere bianche e nere – sorge un enorme obelisco di marmo di Carrara dell'altezza di 17,5 metri base esclusa, il cui impianto è decorato da statue, dono delle varie province d'Italia e perciò di autori diversi, che rappresentano le diverse attività sportive;
nelle vicinanze dello Stadio olimpico si trova il palazzo della Farnesina, dal 1959 sede del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, opera degli architetti Enrico del Debbio, Arnaldo Foschini, Vittorio Ballio Morpurgo;
nell'ambito di questo vero e proprio patrimonio dell'umanità il 27 aprile 2010 è stato inaugurato lo stadio del tennis di Roma (progettato e realizzato da soggetti rimasti coinvolti in numerose inchieste giudiziarie) con una capienza di oltre diecimila posti a sedere;
tale realizzazione è, secondo l'interrogante, del tutto incongrua rispetto al contesto naturalistico e architettonico del Foro Italico per altezza, caratteristiche realizzative e posizionamento, tanto da apparire un vero e proprio corpo estraneo nell'armonia del Parco;
organi di formazione riportano la notizia circa l'intenzione di innalzare ulteriormente la struttura dello stadio del tennis, munendolo addirittura di una copertura, definita da alcuni quotidiani «un cupolone al Foro Italico»;
tale progetto, giustificato da inesistenti esigenze sportive, appare all'interrogante motivato solo da interessi commerciali e televisivi –:
di quali informazioni disponga in merito alle notizie di cui in premessa e se non ritenga di assumere le iniziative di competenza volte a tutelare l'equilibrio naturalistico e l'omogeneità architettonica del Parco del Foro Italico.
NOVELLI e PETTARIN. — Al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
il Friuli Venezia Giulia è stata la regione più militarizzata d'Italia infatti metà dei comuni friulani ha qualche tipo di insediamento militare per lo più dismesso;
come ha ricostruito il volume «Fortezza Fvg». curato da Baccichet, mentre nel resto d'Italia metà delle caserme sono antecedenti al primo conflitto mondiale, in Friuli Venezia Giulia le postazioni furono costruite quasi tutte durante la Guerra Fredda, era la «linea porosa» fatta in realtà non di una vera linea di bunker forti ma di tanti punti che si sarebbero supportati a vicenda in caso di invasione dalla Jugoslavia, per lo più il gran numero di fabbricati fatiscenti e ruderi abbandonati si sono trasformati in ammassi di lamiere e amianto;
in Friuli Venezia Giulia si contano ad oggi 1.157 alloggi demaniali vuoti, cui si aggiungono 200 caserme già cedute ai comuni della regione, più altre 400 caserme abbandonate a cui si aggiungono 1.300 bunker dove in alcuni casi lo Stato chiede addirittura il pagamento per acquisire un bene inutilizzabile per mancanza di fondi; sono strutture pericolanti, che necessitano di robusti interventi di messa in sicurezza e bonifica; urge individuare le aree riqualificabili e quelle in cui è necessario procedere con una demolizione, e chiedere allo Stato un contributo per gli interventi necessari. Non è pensabile che i piccoli paesi, già alle prese con problemi contingenti, vengano penalizzati ulteriormente dalla presenza di carcasse in avanzata fase di decomposizione;
una pizzeria, una pista per automodellismo, un parco fotovoltaico sono tutti esempi di riconversione di caserme in Friuli Venezia Giulia;
sono tutti progetti realizzati, positivi, creativi, portati avanti con il supporto e il volontariato delle associazioni locali. Ma sono pochi e non nascondono una situazione grave;
lo Stato all'inizio degli anni Duemila ha cominciato a devolvere queste strutture ai comuni. Ma è stato un finto «regalo», ci sono caserme che sono più grandi del territorio rimanente del comune, come a Chiusaforte o a Villa Vicentina; sono lontane dai paesi ed è difficile pensare a un riutilizzo; ad esempio il comune di Cormons per demolire una caserma ha dovuto cedere una parte della caserma alla ditta di demolizione;
in altri circa 350-400 casi lo Stato in Friuli non ha ancora avviato le dismissioni; occorrono strumenti legislativi flessibili per la dismissione e non ci si può limitare a scaricare il costo della riqualificazione sul comune. È possibile per esempio trovare partnership con soggetti privati a cui i beni si possono affittare per un certo numero di anni, per evitare il loro rapido deterioramento;
l'ultimo caso si è verificato nel comune di Spilimbergo chiamando «a rapporto» il legittimo proprietario, l'Esercito, per bonificare l’ex palazzina dei militari in pieno centro ridotta in uno stato fatiscente; è stato interpellato il Comando infrastrutture del Ministero della difesa di Udine e la risposta è stata la seguente: «l'Esercito non ha fondi per la bonifica»; in questo modo si è scaricato il costo della bonifica sul comune, che non essendo proprietario non può intervenire –:
se i Ministri interrogati non reputino urgente assumere iniziative per procedere ad una revisione di tutte le procedure in atto relative alle grandi infrastrutture (caserme) e quali iniziative concrete intendano porre in essere al fine del ristabilimento del decoro urbano;
se, in considerazione dell'andamento negativo delle aste e della contestuale presenza di un'emergenza abitativa, il Governo per quanto di competenza, non ritenga di adoperarsi per escludere gli alloggi citati in premessa dal piano di vendite con il procedimento dell'asta pubblica, favorendone una cessione in blocco al comune o a privati concordandone il valore e le modalità di cessione.
(4-00661)
il Consorzio Venezia Nuova, costituito da imprese di costruzione italiane, cooperative e imprese locali, è il concessionario del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti – ex magistrato alle acque di Venezia, ora provveditorato interregionale per le opere pubbliche del Triveneto – per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia e della laguna veneta di competenza dello Stato, in attuazione della legge speciale n. 798 del 1984;
il Consorzio Venezia Nuova opera, in qualità di soggetto attuatore, attraverso lo strumento delle convenzioni (contratti stipulati con l'Amministrazione concedente) sulla base di un piano generale degli interventi definito dal «Comitatone», ex articolo 4 della legge n. 798 del 1984;
a seguito delle vicende giudiziarie del giugno 2014 con l'arresto per corruzione degli allora vertici del Consorzio Venezia Nuova, dal 1° dicembre 2014 sono stati nominati amministratori straordinari del consorzio Venezia Nuova il dottor Luigi Magistro (in carica fino al 4 maggio 2017) e il professore ingegnere Francesco Ossola, mentre il 27 aprile 2015 è stato nominato anche l'avvocato Giuseppe Fiengo;
l'amministrazione straordinaria si è concentrata sui profili tecnici dell'opera al duplice scopo di individuare, rimuovere e prevenire eventuali criticità tecnico-esecutive e di verificare eventuali ipotesi di riduzione dei costi residui dell'opera;
nel febbraio 2018 il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e l'Anac hanno nominato un gruppo di lavoro interistituzionale formato dal generale della Finanza Cristiano Zaccagnini, dal segretario generale presso la prefettura di Roma Michelangelo Lo Monaco e il capo dipartimento per i trasporti del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti Alberto Chiovelli, al fine di «acquisire elementi informativi e valutazioni sulla gestione dei finanziamenti stanziati per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia della laguna Venezia»;
ad oggi i lavori del Sistema Mose hanno raggiunto un avanzamento pari al 90 per cento dell'intera opera e sono già stati stanziati tutti i 5,7 miliardi di euro necessari alla realizzazione dei lavori;
sulla base di quanto sostenuto dal provveditorato alle opere pubbliche del Triveneto il completamento delle barriere è previsto per il 31 dicembre 2018, mentre la consegna definitiva dell'intero sistema di opere è programmata per il 31 dicembre 2021;
nel 2018 sono partiti anche i lavori preliminari per la messa in sicurezza dalle maree della piazza San Marco alla quota di +110 centimetri sul livello medio marino, quota prevista convenzionalmente per la messa in funzione del Sistema Mose;
pur se con un meccanismo dilatorio, sono stati stanziati complessivamente, per il completamento del sistema Mose circa 221 milioni ed entro l'anno 2018 dovrebbero essere avviati circa 40 progetti da parte delle imprese consorziate;
a regime, la gestione del Mose costerà circa 80 milioni di euro l'anno di cui circa 30 per i costi delle utenze per il funzionamento del Sistema, tra i 15 e 20 il costo annuo del personale, 30-40 per la manutenzione vera e propria che dovrà comprendere anche gli interventi sull'ambiente lagunare che a regime impatteranno finanziariamente circa 15 milioni l'anno;
nell'aprile 2018 alcune imprese del Consorzio Venezia Nuova, come Mantovani, Condotte, Grandi Lavori Fincosit, hanno scritto al presidente dell'Anac, al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, al prefetto di Roma, denunciando la fase di stallo relativa all'avanzamento dei lavori;
tra le criticità evidenziate nella missiva vi sarebbe la mancata consultazione dei commissari straordinari con le varie imprese circa questioni di tipo economico e tecnico, circostanza che avrebbe dato origine a rilevanti contenziosi economici non risolti che avrebbero di fatto rallentato fino a paralizzare lo stato di avanzamento dell'opera;
le principali imprese del CVN (Mantovani, Condotte, Grandi Lavori Fincosit e Kostruttiva) attraversano da tempo una grave crisi che ha comportato anche pesanti tagli occupazionali. Inoltre, il rallentamento dei lavori e dei pagamenti dei cantieri del Sistema Mose, come più volte evidenziato da Ance Veneto, ha colpito duramente le imprese medio-piccole che lavorano in subappalto, mettendo a rischio centinaia di posti e la sopravvivenza stessa delle aziende;
come denunciato dalla stampa locale e anche dallo stesso provveditore alle opere pubbliche del Triveneto Roberto Linetti, i cantieri alle bocche di porto sono di fatto fermi da quasi un anno. Alcuni cantieri sono abbandonati e le opere già realizzate, non essendo soggette ad alcuna manutenzione sono esposte a fenomeni di deterioramento, alla corrosione dei materiali e a tutte le criticità derivate da un sistema delicato che vive sott'acqua. Inoltre, si apprende dalla stampa, in base a una perizia commissionata dai commissari del Consorzio, che la tenuta dei cassoni sott'acqua sarebbe a rischio a causa di fessurazioni;
i commissari del Consorzio Fiengo e Ossola, attraverso la stampa, hanno presentato un nuovo cronoprogramma dei lavori (3 luglio 2018), secondo cui «l'importo complessivo delle attività ancora da realizzare ammonta a circa 800 milioni» e risulta subito necessario un finanziamento per 210 milioni circa. Un piano però di fatto smentito, sempre sulla stampa, il giorno seguente dal provveditore Roberto Linetti, che chiede di accelerare i lavori prioritari e alcune progettazioni, e di «razionalizzare l'attività per evitare ridondanze e sprechi» –:
se il Ministro interpellato sia a conoscenza di quanto riportato in premessa e se, per quanto di competenza, intenda assicurare che i lavori si concluderanno entro dicembre 2018 e che l'opera sarà avviata definitivamente nel dicembre 2021, con la necessaria copertura finanziaria, anche a fronte della variazione di cifre che da anni ruota intorno al Sistema Mose che non trova convergenze di vedute fra i commissari del Consorzio e lo stesso provveditore alle opere pubbliche del Triveneto;
quale sia la reale condizione delle opere realizzate e se siano state definitivamente risolte le questioni relative ai pagamenti degli stati di avanzamento lavori che non pochi problemi hanno creato nel rapporto con le imprese realizzatrici, e quale sia l'esito dell'attività del gruppo di lavoro interistituzionale tra Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e Anac, creato per dirimere il nodo dei finanziamenti e far ripartire i cantieri del Sistema Mose;
come il Governo intenda procedere, per quanto di competenza, per avviare la gestione dell'opera, se con un'autorità pubblica partecipata dallo Stato e dagli enti locali o attraverso altre forme strutturate, in considerazione, anche, della auspicabile partecipazione del gestore, così individuato, nel triennio di primo avviamento del sistema Mose.
(2-00047) «Pellicani, Braga, Carla Cantone, Carè, Ciampi, Fragomeli, Fusacchia, Gariglio, Mancini, Pezzopane, Andrea Romano, Sensi, Serracchiani, Critelli, D'Alessandro, De Luca, Del Basso De Caro, Di Giorgi, Marco Di Maio, Fassino, Mauri, Morani, Morassut, Moretto, Morgoni, Muroni, Paita, Tabacci, Topo, Zardini, Cenni, Ungaro, Benamati, Ceccanti, Marattin, Prestipino, Rossi, Gavino Manca, Mor».
GOLINELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. — Per sapere – premesso che:
la procedura di conversione della patente è destinata ai conducenti in possesso di patente rilasciata da uno Stato dell'Unione europea o dello Spazio economico europeo che ottengono una residenza anagrafica o una residenza normale in Italia;
le patenti di guida rilasciate da Stati appartenenti all'Unione europea o allo Spazio economico europeo sono equiparate alle patenti italiane e hanno validità fino alla scadenza del documento. Terminato il periodo di validità ci si deve rivolgere all'ufficio della Motorizzazione civile e richiedere la conversione della patente estera, che sarà ritirata e restituita allo Stato emittente;
per i titolari di una patente di guida non comunitaria è possibile guidare veicoli cui la patente abilita fino ad un anno dall'acquisizione della residenza. Dopo un anno è necessario, per poter condurre veicoli sul territorio italiano, convertire la patente. Ciò è possibile se lo Stato che ha rilasciato l'abilitazione alla guida ha sottoscritto accordi di reciprocità con l'Italia;
ad oggi, gli Stati non appartenenti all'Unione europea o allo Spazio economico europeo che rilasciano patenti convertibili in Italia sono circa 25, ma fra questi non è compresa la Russia –:
se siano in corso trattative preliminari con la Russia per sottoscrivere accordi di reciprocità volti a prevedere la possibilità di convertire la patente russa sul territorio italiano.
la E45, strada europea strategica di collegamento nord/sud, nel tratto italiano si sviluppa dal Brennero a Gela sia su autostrade sia su strade statali. Negli anni le condizioni di tale infrastruttura, fondamentale per il collegamento interno del Paese, è stata oggetto, a qualunque livello istituzionale di numerose segnalazioni;
per dare l'idea della strategicità di tale asse viario basti considerare che la E45, nel tratto emiliano-romagnolo, «taglia» la Romagna da Vergherete a Ravenna. Si tratta di una infrastruttura fondamentale di collegamento, dunque, della Romagna appenninica alle principali città quali Cesena e Ravenna;
numerosi tratti dell'asse viario risultano oggetto di lavori e cantieri infiniti, oppure si caratterizzano per la presenza di buche pericolose, tutte situazioni che relegano questa importantissima arteria a una condizione di degrado continuo;
a più riprese e in numerosi articoli di stampa anche recenti non si è esitato a definire tale infrastruttura la «superstrada della vergogna». È accaduto, ad esempio, il 13 febbraio 2018 quando si è verificato il crollo di una intera piazzola di sosta nel tratto aretino della superstrada, al chilometro 152, tra le due uscite di Pieve Santo Stefano, corsia nord;
risalgono al 2013 notizie relative all'approvazione, da parte del Cipe, del progetto preliminare del corridoio di viabilità autostradale Civitavecchia-Orte-Mestre, tratta E45-E55 Orte-Mestre;
sarebbe del novembre 2014 invece – come rilevasi da fonti stampa – il «via libera», sempre da parte del Cipe, alla trasformazione in autostrada della E45 non senza dubbi, malumori e perplessità sollevati anche da amministratori locali –:
quale sia attualmente la situazione lungo la strada E45 rispetto ai cantieri in corso e ai lavori di ripristino ovunque dislocati;
se vi sia ancora l'intenzione di trasformare la E45 in autostrada e, in caso affermativo, sulla base di quali motivazioni;
se siano previsti investimenti, e con quali tempistiche, per la totale e definitiva messa in sicurezza di questa arteria strategica di collegamento.
(4-00666)
FREGOLENT. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
le Palazzine denominate «Ex Moi» di Torino, realizzate nel 2006, sono da anni al centro di una situazione di grave disagio urbano e di degrado, caratterizzata da numerosi episodi di violenza, vandalismo e microcriminalità;
gli edifici, gestiti da alcuni centri sociali, sono stati occupati inizialmente da profughi con 10 status riconosciuto di «rifugiati» provenienti dal Nord d'Africa e, successivamente, da numerose altre etnie di immigrati. Secondo alcune stime sarebbero circa 1.000 le persone presenti attualmente in tali edifici;
l'eterogenea composizione sociale ed etnico-religiosa degli occupanti ha generato conseguentemente episodi di violenza e tensione, nonostante gli sforzi operati da enti e associazioni assistenziali, aggravando la complessità di un contesto abitativo e sociale già oggettivamente problematico non solo per motivi di sovraffollamento ma anche per le attività micro-criminali che si svolgono nell'area, quali lo spaccio di sostanze stupefacenti e la ricettazione;
la società proprietaria del plesso residenziale ha sollecitato a più riprese lo sgombero delle palazzine, assoggettate peraltro a sequestro penale preventivo disposto dal Gip di Torino su richiesta della procura della Repubblica;
il sindaco di Torino Chiara Appendino ha annunciato pubblicamente nel mese di agosto 2016 che dal mese di settembre dello stesso anno sarebbe stato effettuato «il censimento delle palazzine che verranno successivamente sgomberate»;
il censimento e l'evacuazione delle palazzine «Ex Moi» promesso dall'amministrazione comunale ha subito gravi ritardi e, secondo quanto si apprende da fonti stampa, è stato abbandonato. Dopo lo sgombero temporaneo di alcune cantine nel mese di novembre 2017 nel mese marzo 2018 sono riprese le occupazioni abusive dello stabile e gli immigrati sono tornati ad occupare gli scantinati già chiusi dalle forze dell'ordine;
sempre secondo fonti stampa sono stati ben sette negli ultimi mesi gli arresti eseguiti dalle forze dell'ordine all'interno delle palazzine «Ex Moi», l'ultimo dei quali a carico di un cittadino senegalese di 35 anni che lo scorso dicembre aveva aggredito il project manager della Compagnia di San Paolo impegnato in un progetto di ricollocazione dei cittadini occupanti;
nel dossier di candidatura presentato dal comune di Torino per ospitare le Olimpiadi invernali del 2026 è prevista la riqualificazione delle palazzine «Ex Moi» che verranno utilizzate per ospitare un villaggio olimpico;
il Ministro interrogato ha dichiarato il 15 giugno 2018: «con la sindaca Appendino abbiamo parlato di Torino, se c'è da riportare la sicurezza in qualche quartiere, sgomberare qualche campo rom o qualche casa occupata io ci sono» –:
di quali elementi disponga circa i motivi per i quali il censimento e l'evacuazione delle palazzine «Ex Moi» di Torino non è stato ancora effettuato;
se per il censimento e l'evacuazione delle palazzine «Ex Moi» esista ad oggi un concreto e realizzabile piano di attuazione e quale sia la sua tempistica;
quali iniziative urgenti intenda far seguire agli annunci il Ministro interrogato per risolvere la grave situazione di pericolo che interessa da anni le palazzine «Ex Moi», garantendo la sicurezza dei cittadini residenti negli edifici limitrofi, i diritti degli immigrati rifugiati, unitamente al rispetto dell'ordine pubblico, ed il contrasto al degrado sociale.
(5-00120)
ZAN. — Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:
in data 7 luglio 2018 si sono svolte in molte tra le maggiori città italiane manifestazioni pacifiche che hanno raccolto l'appello di Don Luigi Ciotti, fondatore dell'associazione di contrasto alle mafie «Libera»; tali manifestazioni prevedevano di indossare una maglietta di colore rosso, in segno di solidarietà ai migranti, per fermare «l'emorragia di umanità», usando le parole di Don Ciotti, sul tema dell'immigrazione; a queste manifestazioni hanno aderito associazioni, partiti politici, sindacati, organizzazioni non governative e privati cittadini; tali manifestazioni si sono svolte in maniera pienamente pacifica, prevedendo letture, interventi e girotondi attorno a luoghi simbolici delle città;
anche a Padova nella mattinata del 7 luglio 2018 si è svolta tale manifestazione in prossimità del municipio, che ha visto la partecipazione di circa 500 persone, documentata da più organi di stampa locali, tra cui il quotidiano il «Il Mattino di Padova», che ha pubblicato sui propri canali di comunicazione web un video di testimonianza dell'iniziativa;
tale video è stato ripubblicato il 7 luglio 2018 alle ore 18:01 sulla pagina Facebook ufficiale del Sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze Massimo Bitonci che ha testualmente commentato l'iniziativa con queste parole: «Adesso prendiamo Nome Cognome ed indirizzo, mandiamo la lista dei "girotondini" con maglia rossa al Ministro dell'interno Matteo Salvini ed al Prefetto, così possiamo chiudere Cona Conetta e Bagnoli, trasferendo i "clandestini" nelle LORO CASE ACCOGLIENTI. #ComunistiColRolex#RadicalChic #SoloBuffonate"»;
tale dichiarazione da parte di un esponente del Governo appare, a parere dell'interrogante, come una grave minaccia di schedatura dei partecipanti a una manifestazione, in netto contrasto con gli articoli 17 e 21 della Costituzione, che tutelano il diritto di riunirsi pacificamente e di esprimere liberamente la propria opinione –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti sopra descritti e quali iniziative di competenza intenda porre in essere per assicurare la libertà di manifestare evitando lesioni ai diritti costituzionali citati come quelle prospettate in premessa.
(5-00122)
PAOLO RUSSO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
ad Acerra, in provincia di Napoli, sono sempre più frequenti episodi di criminalità e microcriminalità;
tra fine aprile e inizio maggio 2018 si sono registrate due rapine nel giro di pochi minuti su corso Vittorio Emanuele, principale arteria stradale della città; un supermercato situato in centro città è stato rapinato in pieno giorno e una casetta dell'acqua è stata vandalizzata;
nella notte tra il 13 e il 14 maggio 2018 due aziende situate nella zona industriale della città sono state vittime di furti per una refurtiva che si aggira a diverse migliaia di euro e nell'ultima settimana di maggio un ragazzo è stato rapinato da due criminali mentre percorreva via San Simone e Giuda;
nella notte tra il 5 e il 6 giugno 2018 un bar situato nel pieno centro storico della città è stata completamente depredato di tutto ciò che c'era all'interno, tra cui slot machines, macchine cambiamonete, registratore di cassa e denaro;
nella notte tra l'11 e il 12 giugno 2018 l'ufficio postale situato in corso Vittorio Emanuele è stato vittima di un tentato furto e nella notte tra il 26 e il 27 giugno una gioielleria è stata derubata da delinquenti dopo aver scassinato la porta blindata;
gli episodi appena citati sono solo alcuni dei casi resi pubblici negli ultimi mesi, senza considerare quelli che non vengono denunciati, poiché, come rilevato da un'associazione antiracket, attiva sul territorio, molto spesso vi è anche la paura di denunciare e di conseguenza il fenomeno resta sommerso;
sul territorio sono presenti la stazione dei carabinieri e il commissariato di polizia che effettuano il massimo sforzo possibile, ma allo stesso tempo il territorio è uno dei più estesi della provincia di Napoli e le sue complessità sono molteplici;
un'associazione di fatto, ViviAmo Acerra, ha chiesto di far convergere maggiori attenzioni sulla questione «sicurezza» della città di Acerra che si inserisce naturalmente nello sviluppo e nell'economia della stessa città, visto che in molti casi ne potrebbe limitare la crescita;
un gruppo di cittadini e commercianti, preoccupati della dilagante ondata di episodi criminali, ha chiesto al Ministro interrogato maggior tutela e maggior controllo del territorio –:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere in merito al numero di addetti, all'organizzazione e al coordinamento, più in generale, di tutte le forze dell'ordine al fine di frenare l’escalation di atti di violenza e garantire maggiore sicurezza a tutti i cittadini della comunità richiamata in premessa.
(4-00665)
QUARTAPELLE PROCOPIO, FIANO, NOJA, SCALFAROTTO e TABACCI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
da alcune settimane si verifica una ripresa del fenomeno dei migranti «transitanti» nella città di Milano; si tratta di richiedenti asilo, in prevalenza di origine eritrea, desiderosi di proseguire il viaggio verso l'Europa settentrionale, in particolare in Austria e Germania, ovvero di profughi che hanno ricevuto il diniego rispetto alla richiesta di asilo o che sono stati respinti dai Paesi confinanti con l'Italia;
secondo quanto riportato dagli organi di stampa, si stima la presenza già di circa duecento persone che si concentrano prevalentemente nelle zone di Porta Venezia e della stazione centrale;
come rilevato dall'assessore alle politiche sociali del comune di Milano Pierfrancesco Majorino, la gestione dei transitanti s'iscrive nelle competenze del Ministro dell'interno su cui grava la responsabilità della loro identificazione e di un corretto inserimento nel circuito ufficiale d'accoglienza e di protezione;
secondo l'assessore alla sicurezza di regione Lombardia, Riccardo De Corato, il problema degli accampamenti abusivi nei pressi di Porta Venezia si spiega, in parte, in ragione del confluire dei migranti respinti dai Paesi confinanti con l'Italia, dove erano entrati illegalmente;
i dati del Ministero dell'interno indicano che nel 2018 sono sbarcati 16.933 migranti provenienti dalla costa meridionale africana contro i 181.436 del 2016 e i 119.369 del 2017 e testimoniano così un drastico calo degli sbarchi, da riconoscersi come diretta conseguenza del lavoro portato avanti negli ultimi anni dall'Italia e dall'Unione europea in cooperazione con le autorità libiche e di alcuni altri Paesi coinvolti nei flussi migratori nel Mediterraneo centrale;
rischia di intensificarsi, invece, il fenomeno dei migranti di ritorno dagli altri Paesi europei, in particolare Austria e Germania, anche in ragione degli esiti del Consiglio europeo del 28-29 giugno 2018, nelle cui conclusioni si legge, al paragrafo 11, un'esplicita stigmatizzazione dei movimenti secondari di richiedenti asilo tra Stati membri, che «rischiano di compromettere l'integrità del sistema europeo comune di asilo e l’acquis di Schengen», nonché un sollecito ai Governi degli Stati membri ad «adottare tutte le misure legislative e amministrative interne necessarie per contrastare tali movimenti e cooperare strettamente tra di loro a tal fine»;
dopo avere approvato le dette conclusioni, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, unitamente alla quasi totalità dei membri del Governo, si è dichiarato soddisfatto, nonostante quanto sancito per i movimenti secondari che incentiva gli altri Stati europei a impedire l'ingresso dei richiedenti asilo dall'Italia e a respingerli nel territorio italiano;
ogni notte il capoluogo lombardo ospita cinquemila persone, tra richiedenti asilo, rifugiati e minori non accompagnati, a cui si aggiungono oggi altri 579 stranieri accolti nei centri comunali dedicati ai senza fissa dimora in quanto usciti dai circuiti ufficiali dell'accoglienza –:
quali urgenti iniziative intenda assumere per fare fronte alla incresciosa situazione di degrado che coinvolge le aree circostanti alla stazione centrale di Milano e di Porta Venezia, assicurando una corretta immissione dei migranti che vi stazionano abusivamente nel sistema d'accoglienza e di protezione italiano;
se non intenda assumere iniziative per ridefinire le priorità della politica migratoria dell'Italia, anche in funzione dei dati che indicano come il significativo risultato del calo degli sbarchi registrato negli ultimi anni rischi di essere compromesso nel caso dovessero aumentare i respingimenti dai Paesi confinanti con l'Italia e dagli altri Stati membri dell'Unione europea, costringendo i migranti a stazionare sul territorio italiano sotto il peso di un futuro incerto.
(4-00668)
CECCANTI, CIAMPI e CENNI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
in data odierna è stata resa nota una lettera minatoria con inaccettabili pressioni minacciose a Luca Doni e Massimo Corsini direttore e redattore dell'emittente punto radio di Cascina, in provincia di Pisa, che vengono ad aggiungersi a minacce precedenti sia nei confronti della medesima radio, sia di Cristina Bibolotti, candidata della lista più Europa alle elezioni politiche –:
se siano state avviate indagini in relazione alle minacce precedenti e come s'intenda salvaguardare, per quanto di competenza, la libertà di un organo d'informazione molto seguito nel particolare contesto di Cascina.
(4-00669)
è giunta all'interrogante una segnalazione relativa alla circostanza che in un istituto superiore, probabilmente nel palermitano, durante gli esami di maturità, alcuni docenti componenti della commissione d'esame si sarebbero presentati indossando una maglietta rossa, aderendo così a una iniziativa volta, a parere dell'interrogante, solo a strumentalizzare in maniera ideologica le politiche varate dall'attuale Governo in tema di accoglienza (a tal proposito, è stata diffusa una fotografia attraverso un noto social network mediante post pubblico, vale a dire visibile a tutti);
tale gesto appare altamente inopportuno nonché fazioso e strumentale, soprattutto perché messo in atto all'interno di un istituto scolastico, luogo deputato a trasmettere conoscenza e non certo a manifestare ideologie, con il rischio, tra l'altro, di condizionare le giovani menti e alimentare la polemica rispetto all'azione governativa sul fronte della gestione del fenomeno migratorio. L'istituzione scolastica, si ribadisce in tale sede, deve restare assolutamente imparziale e garantire la libertà di pensiero degli studenti –:
se sia a conoscenza della situazione e se risultino al Ministro interrogato altri episodi simili;
se si intendano assumere iniziative in relazione a quanto esposto in premessa;
se si intenda valutare l'emanazione di una circolare specifica volta a chiarire che tali manifestazioni, a giudizio dell'interrogante evidentemente di carattere ideologico e strumentale, non possono e non devono trovare spazio nelle aule scolastiche.
(4-00663)
ZOFFILI e BELOTTI. — Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. — Per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi è accaduto che tutti i componenti della commissione di maturità presso il liceo scientifico Santi Savarino a Partinico (PA) si sono presentati agli esami indossando una maglietta rossa, simbolo della campagna ideata e lanciata dal sacerdote bellunese don Luigi Ciotti, con la scritta #restiamoumani;
la foto che li ritrae, postata sui social network, ha generato numerosi commenti e innescato polemiche;
a giudizio degli interroganti, la scuola dovrebbe astenersi dal fare politica militante, in quanto luogo istituzionale e quindi doverosamente neutrale;
i docenti peraltro si trovano, de facto, in posizione di supremazia nei confronti dei loro studenti, i quali secondo gli interroganti subiscono certamente una pressione psicologica che non permette agli stessi di manifestare un eventuale dissenso a simili iniziative;
la maglietta rossa, infatti, indossata da insegnanti in un giorno di prove di esame di maturità non può non avere agli occhi degli studenti anche una risonanza politica; non può non apparire come precisa iniziativa politica di opposizione all'attuale Governo; non può risultare circoscritto a semplice atto di umanità o di solidarietà, come vorrebbero far credere coloro che l'hanno proposta;
lungi dagli interroganti la volontà di impedire la libertà di pensiero, si ritiene oltremodo ingiustificabile imporre l'adesione a un'iniziativa politica dentro un'aula scolastica, durante una prova selettiva così importante come quella degli esami di maturità; un conto è la docenza, un altro la militanza –:
quali iniziative di competenza intenda assumere in relazione a quanto accaduto;
se altri episodi siano accaduti in altri istituti e, in caso di risposta affermativa, quanti e in quali istituti;
se, in relazione a episodi simili, intenda, assumere iniziative per predisporre una normativa volta ad impedire comportamenti di propaganda politica e indottrinamento da parte dei docenti nei confronti degli studenti.
(4-00672)
COSTANZO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
la società Polioli è stata costituita nel 1980 e l'attività produttiva è iniziata presso lo stabilimento di Vercelli nel 1982 con la produzione di trimetilolpropano e sodio formiato, seguiti da neopentilglicole, pentaeritrite, acido formico e sodio solfato, formaldeide, trimetilolpropano dialliletere, ed anidride maleica;
nel 2006 Polioli ha attivato il processo produttivo e la vendita per il biodiesel;
nel marzo 2015, al termine di una delicata fase di riorganizzazione durata anni, si era giunti al licenziamento di 42 dipendenti dei 117 che contava fino ad allora lo stabilimento chimico: 29 lettere inviate ad altrettanti dipendenti dopo la scadenza della proroga della cassa integrazione straordinaria aperta a settembre 2014, a cui si erano aggiunti i licenziamenti di altri 13 dipendenti che non si erano opposti al licenziamento;
oggi Polioli opera in vari settori applicativi, in particolare quelli legati all'industria delle resine e delle vernici, con una quota di esportazioni pari a circa il 45 per cento;
il gruppo svedese Perstorp, con sede in Italia a Castellanza, dopo aver rilevato in concordato preventivo dalla Polioli Spa la consociata Polialcoli Srl, insieme con know-how, impianti produttivi a Vercelli e 74 addetti, nell'estate del 2017, ha annunciato l'11 giugno 2018 la chiusura dell'impianto e il termine delle attività al 31 luglio 2018, con il conseguente licenziamento dei più di 70 dipendenti rimasti dopo una prima tornata di decine di licenziamenti avvenuta nel 2014;
attualmente nello stabilimento vercellese lavorano 72 persone: un dirigente, 33 persone, tra quadri ed impiegati e 38 operai;
l'attività della società acquisita verteva su Tmp (trimetilolpropano), Tmpde (trimetilolpropano dialliletere) e neopentiglicole;
il terreno circostante l'apparato industriale produttivo è sede di vasche di stoccaggio;
tali vasche richiedono una continua manutenzione, oltre che azioni di monitoraggio volte a verificare il potenziale rischio ambientale;
in caso di chiusura dell'impianto potrebbero esistere ingenti costi di bonifica nel prossimo futuro, come denunciato nella mozione presentata dal consigliere comunale di Vercelli Alessandro Stecco in data 22 giugno 2018;
Polioli vanta addetti con profili di alta specializzazione, ai quali si devono aggiungere i lavoratori esterni dell'indotto, per un totale di più di 90 famiglie la cui sicurezza è messa a repentaglio per la perdita del lavoro del familiare;
il timore dei sindacati è che, dietro alla decisione, si celi l'intenzione di rilocalizzare all'estero l'impianto produttivo, come sta avvenendo per vari altri settori industriali;
Gianluigi Guasco (Uiltec) ha dichiarato a LaStampa.it il 19 giugno 2018 come «neanche un anno fa gli svedesi si sono presentati come salvatori della patria, e ora affermano che il sito non è più produttivo. Ci sono lavoratori che hanno contratto un mutuo. Abbiamo chiesto di allungare i tempi, anche perché non è uno stabilimento che spegni con un bottone»;
in data 22 giugno 2018, i lavoratori di Polioli hanno indetto uno sciopero che si protrarrà almeno fino al 6 luglio 2018 –:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuna l'immediata apertura di un tavolo di crisi nazionale per analizzare gli impatti sociali, lavorativi e ambientali della decisione del gruppo svedese Perstorp e per definire strategie volte a offrire garanzie occupazionali e reddituali ai lavoratori della Polialcoli srl, promuovendo ogni misura volta a scongiurare la chiusura degli impianti.
(5-00119)
BATTILOCCHIO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:
l'interrogante ha appreso che le pensioni di circa 400-450 militari in servizio, arruolati prima del 25 giugno 1982 e il cui pensionamento è imminente, non beneficerebbero delle agevolazioni disposte dall'articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica n. 1092 del 1973 «testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato» previsto per il personale militare. Ciò per il mancato riconoscimento per soli sette giorni del sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011, per un'erronea interpretazione della norma;
l'entrata a regime del sistema contributivo ha dato luogo a pensioni caratterizzate da bassi tassi di sostituzione. Grande rilevanza per i soggetti interessati assume, quindi, il raggiungimento dei requisiti per il calcolo della pensione con il sistema retributivo, che presuppone il possesso di un'anzianità contributiva di anni 18 al 31 dicembre 1995;
sono diversi i casi di interpretazione restrittiva della norma che, partendo dall'abolizione dell'arrotondamento ad anno intero delle frazioni superiori a sei mesi (articolo 59, comma 1, lettera b), della legge n. 449 del 1997), hanno portato a negare il riconoscimento dei 18 anni anche ai soggetti che, a fine 1995, potevano vantare un'anzianità contributiva di 17 anni, 11 mesi e oltre 15 giorni;
tuttavia, in situazioni analoghe, l'arrotondamento a mese intero, non vietato dal diritto positivo, è stato ammesso dalla giurisprudenza contabile per l'accesso e per il calcolo della pensione, applicando oltre al «buon senso», quanto disposto dall'articolo 3 della legge n. 274 del 1991, a favore dei dipendenti degli enti locali (confronta Corte dei conti, sez. giur. Abruzzo, 46/2014) e, in aderenza a quanto disposto dalla circolare dell'Inpdap n. 14 del 16 marzo del 1998;
la Corte dei conti, sezione Sardegna, nella sentenza n. 93 del 2014, ha accolto il ricorso di un ex appartenente all'Arma dei carabinieri che chiedeva il riconoscimento del proprio diritto alla liquidazione della pensione con il sistema retributivo fino al 31 dicembre 2011 e non fino al 31 dicembre 1995, come invece ha ritenuto l'amministrazione;
il collegio giudicante ha ritenuto che l'anzianità contributiva del ricorrente al 31 dicembre 1995 dovesse essere calcolata in conformità alle indicazioni contenute nella circolare dell'Inpdap sopra richiamata e, pertanto, dovesse «essere determinata, per arrotondamento, in anni diciotto (considerato che il complessivo servizio utile maturato dal ricorrente al 31 dicembre 1995 ammontava ad anni 17, mesi 11 e giorni 19)»;
si sottolinea che il punto 6 della richiamata circolare dell'Inpdap ha chiarito che «dal tenore letterale della norma in esame [articolo 59, comma 1, lettera B), della legge n. 449 del 1997] si evince che per "frazioni di anno" debbano intendersi esclusivamente i mesi. Pertanto, per i trattamenti pensionistici decorrenti dal 2 gennaio 1998, siano essi di vecchiaia, anzianità, o inabilità, si applicano le disposizioni in materia di arrotondamenti così come previsti dall'articolo 3 della legge n. 274 del 1991» che prevede che «il complessivo servizio utile viene arrotondato a mese intero, trascurando la frazione del mese non superiore a quindici giorni e computando per un mese quella superiore»;
a seguito di detta pronuncia, l'Inps ha provveduto al ricalcolo e all'adeguamento della pensione nei confronti del sottoufficiale dell'Arma dei carabinieri –:
se non si ritenga di dover assumere iniziative per dare precise indicazioni agli uffici competenti dell'Inps affinché sia riconosciuto l'arrotondamento a mese intero delle frazioni superiori a 15 giorni, onde tutelare le legittime aspettative del personale ed evitare defatiganti e costosi contenziosi in materia, che per l'interrogante avrebbero un sicuro esito negativo per l'Amministrazione, considerando che gli interessati già prevedono, se la loro situazione non verrà sanata d'ufficio, di rivolgersi alla giustizia amministrativa, appena posti in quiescenza.
(4-00662)
RIZZETTO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
i vini dalla denominazione Collio Goriziano o Collio Doc, sono prodotti di eccellenza del made in Italy, conosciuti anche a livello internazionale, che traggono il loro nome dall'area geografica del Collio, una delle più importanti aree vitivinicole della regione Friuli Venezia Giulia;
se e quali iniziative intenda promuovere per contrastare il fenomeno dell’italian sounding che danneggia il made in Italy agroalimentare, sfruttandone illegalmente la fama.
(5-00124)
VIVIANI, COIN, GASTALDI, GOLINELLI, LIUNI, LOLINI, VALLOTTO e ZANOTELLI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
negli ultimi dieci anni si assiste al fenomeno di proliferazione, lungo l'asta fluviale del Po e dei suoi affluenti, di campi di pesca a pagamento (cosiddetti «wallercamp »)che offrono vitto alloggio, imbarcazione, permessi di pesca, attrezzature e guida di pesca a chi vuole dedicarsi alla pesca del Siluro o della Carpa;
i wallercamp e/o fishing camp e/o campi di pesca sono gestiti per lo più da operatori stranieri europei (Germania ed Austria) che offrono pacchetti turistici tutto compreso e che devono la loro diffusione grazie o al passa parola o ai numerosi siti internet. Sono strutture che hanno natura di vere e proprie strutture imprenditoriali e sono gestite da soggetti della stessa nazionalità. I clienti che si affidano a questi operatori turistici stranieri sono per lo più tedeschi;
solitamente il cliente prenota per telefono o per e-mail e paga la quota direttamente alla «guida di pesca» tramite bonifico o posta, il tutto senza che esista la minima traccia di documentazione fiscale (ricevute, scontrini, fatture e altro), il che configura un'evasione fiscale totale. Basti pensare che mediamente una barca affittata da questi operatori stranieri costa un terzo se non un quarto in meno, rispetto ad una affittata da un operatore locale;
si deve rilevare che la figura professionale della «guida di pesca» in Italia non esiste come figura commerciale riconosciuta; affinché tale promozione possa essere lecita l'attività commerciale più vicina a questo concetto sarebbe l'agriturismo che viene gestito da un titolare di licenza di tipo «A» (pesca professionale in acque interne);
questo tipo di organizzazione sta ostacolando l'attività regolare dei tanti operatori turistici locali che, al contrario, fatturano gli introiti dei singoli ospiti, offrono copertura assicurativa ed adempiono agli oneri tributari;
il problema principale è che questi «wallercamp» non hanno alcun tipo di autorizzazione e spesso sono collocati su terreno demaniale o golenale in modo abusivo. Sarebbero, infatti, necessarie barche e pontili conformi alle norme vigenti in materia di navigazione e sicurezza, essere in regola con le norme sanitarie nonché essere dotati di partita iva e aver versato al fisco quanto dovuto. Si possono riconoscere le imbarcazioni di questi operatori stranieri, perché queste sono sprovviste di qualsiasi scritta, nonostante la legislazione in materia preveda che sia indicata la ragione sociale della società noleggiatrice;
nel marzo 2010 è stato presentato, da alcuni operatori italiani del settore e da pescatori professionali, un esposto al comando provinciale Guardia di finanza di Parma per denunciare la condotta e le gravi irregolarità dei «wallercamp»;
nel 2011 a seguito di controlli da parte della Guardia di finanza sono state accertate, durante i mondiali di pesca svoltisi a Boretto (RE), irregolarità relative a permessi, autorizzazioni, assicurazioni ed altri tipi di aspetti normativi, quali il non rispetto delle norme e prescrizioni regionali per attività di locazione e noleggio di natanti, e sono state comminate pesanti multe. Nei mesi successivi sono derivate ulteriori indagini in altre località, ma sembra che queste siano ad un punto fermo e, ad oggi, il fenomeno del «wallercamp» sta progressivamente aumentando –:
se sia a conoscenza del fenomeno cosiddetto dei «wallercamp» e quali iniziative di competenza intenda adottare per porre un freno al citato fenomeno, in quanto il particolare sistema abusivo imprenditoriale messo in atto rappresenta un evidente danno immediato per le strutture lecite di pesca-turismo che svolgono la loro attività sull'area fluviale, zona già gravemente colpita da danni ambientali a causa del cosiddetto bracconaggio ittico.
(4-00673)
quali iniziative intenda assumere il Governo affinché questo inaccettabile modus operandi possa terminare.
(3-00064)
nella giornata del 6 luglio 2018 la procura di Matera ha disposto una serie di misure cautelari nei confronti trenta persone, due delle quali arrestate in carcere, venti agli arresti domiciliari e otto con obbligo di dimora, nell'ambito di un'indagine sulla manipolazione di concorsi relativi ad assunzioni e di appalti truccati nel settore della sanità pubblica;
anche il Gip, dottoressa Rosa Nettis, che ha accolto le richieste di misure cautelari ha sostenuto l'esistenza di «un sistema di corruzione e asservimento della funzione pubblica a interessi di parte di singoli malversatori (...) di pubblici poteri apicali che si interfacciavano tra loro, in uno scambio reciproco di richieste illegittime e promesse o dazioni indebite»;
tra le persone oggetto delle misure cautelari, oltre al presidente della regione Basilicata Marcello Pittella, vi sono diversi dirigenti di strutture sanitarie locali, tra i quali, il commissario straordinario dell'azienda sanitaria di Potenza, il direttore amministrativo dell'azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza e il direttore generale della asl di Bari;
la forte influenza della politica all'interno del sistema sanitario italiano se non necessariamente produce illegalità, sovente, ad avviso degli interpellanti, è una delle principali cause delle inefficienze del sistema italiano e degli alti costi che questo produce;
proprio al fine di separare nettamente l'attività e il potere politico dall'attività delle strutture sanitarie le forze politiche che costituiscono l'attuale maggioranza parlamentare, Movimento 5 Stelle e Lega, nel contratto di Governo al capitolo relativo alla sanità hanno inserito uno specifico obiettivo;
il contratto di governo, come dichiarato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel discorso programmatico svolto alle Camere nell'ambito del dibattito fiduciario, è stato assunto come programma di governo sulla base del quale il Parlamento ha espresso la propria fiducia al Governo –:
il commissariamento della regione Calabria per il rientro dal disavanzo sanitario è stato disposto con deliberazione del Consiglio dei ministri del 30 luglio 2010, che il 12 marzo 2015 ha nominato l'ingegnere Massimo Scura commissario ad acta e il dottor Andrea Urbani sub-commissario, poi dimessosi nell'agosto 2017 e non più sostituito;
la normativa vigente in materia di nomina del commissario ad acta, introdotta dalla maggioranza di centrosinistra della precedente legislatura, prevede che in caso di nuova nomina, a decorrere dal 1° gennaio 2017, l'incarico debba essere attribuito al presidente della regione e se questi risulta inadempiente il Consiglio dei ministri possa, secondo le modalità di cui al comma 84 dell'articolo 1 della legge n. 191 del 2009, nominare «uno o più commissari ad acta di qualificate e comprovate professionalità ed esperienza in materia di gestione sanitaria»;
il commissario ad acta Scura, a quanto consta agli interpellanti, non avrebbe ancora ottemperato alle sentenze definitive che hanno stabilito la riattivazione dei presìdi ospedalieri di Praia a Mare e Trebisacce;
il 15 maggio 2018 il deputato Sapia, del Movimento 5 Stelle, ha trasmesso una nota al commissario Scura, avente ad oggetto «Intervento d'ufficio per decadenza, espressamente prevista dalla legge, dei direttori generali delle Aziende del Ssr che non hanno raggiunto l'equilibrio di bilancio», invitandolo senza riscontro all'applicazione di quanto previsto dal comma 5 dell'articolo 12 del Patto per la salute 2014-2016, atteso che lo stesso Scura in una lettera alla stampa ha ricordato la medesima decadenza obbligatoria, su cui il governatore regionale in carica non è ancora intervenuto come invece d'obbligo, e che i direttori generali hanno perfino ottenuto un paradossale bonus di risultato, insieme ai rispettivi direttori sanitari e amministrativi;
il commissario Scura ha consentito l'attività di punti nascita pubblici privi di requisiti, sul che si rinvia all'interpellanza urgente n. 2/01365, svolta il 13 maggio 2016, e su richiesta dei rispettivi titolari ha disattivato due punti nascita privati nella provincia di Reggio Calabria, con conseguente aumento del carico di lavoro dei restanti tre punti nascita pubblici; su tali questioni è stata presentata l'interrogazione n. 5-10872, svolta il 5 aprile 2017;
a tale ultimo riguardo si rammenta che sul finire dello scorso maggio a Polistena (Rc) è deceduto un neonato dopo quattro ore dalla nascita, per carenza di assistenza neonatologica;
il commissario Scura è obbligato alla revisione del Dca n. 64 del 2016, non avendo inserito nella rete dell'assistenza ospedaliera il presidio di Praia a Mare, per come invece previsto dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 02576/2014;
il commissario Scura ha dichiarato che «l'Asp di Reggio Calabria è la peggiore d'Europa» e, dopo avere richiesto le dimissioni del direttore generale, oggi ne difende l'operato;
il commissario Scura ha consentito, pur senza i requisiti richiesti, la prosecuzione dell'attività cardiochirurgica del policlinico Mater Domini, come racconta l'articolo;
nel verbale della riunione congiunta, relativo alle sedute del 27 marzo e del 12 aprile scorsi, del tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti regionali con il comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, si legge a pagina 34 del «ritardi con cui il Commissario sta affrontando la questione dei pagamenti che costituisce specifico punto del proprio mandato»;
ivi si evidenzia a pagina 35 che «l'Italia è sotto procedura di infrazione per il ritardo nei tempi di pagamento»;
nello stesso verbale si rammenta a pagina 38 che «nella precedente riunione si è chiesto di adeguare il PO alle valutazioni sul fabbisogno di personale effettuate nel corso della riunione congiunta del 20 luglio 2017» e che «non risulta pervenuta documentazione»;
nelle pagine successive del verbale in predicato si legge di solleciti di «Tavolo e Comitato» per l'approvazione della rete oncologica, di ritardi sulla rete nefrodialitica, di questioni da risolvere sulla rete trapianti, di persistenti criticità in ordine ai Lea per le cure domiciliare integrale, le cure semiresidenziali e le UCCP, di perduranti criticità in ordine alla sanità veterinaria di richiami al «rispetto dei tetti di spesa farmaceutica previsti dalla normativa vigente, in particolar modo per quanto concerne la spesa farmaceutica ospedaliera», del «ritardo con cui la struttura commissariale sta procedendo all'implementazione del modello Casa della salute», del fatto che «la Regione Calabria a IV trimestre 2017 presenta un disavanzo di 99,152 milioni di euro», contro i 31 milioni di euro al 31 dicembre 2013;
infine a pagina 70, relativamente al monitoraggio sui livelli essenziali di assistenza, si rappresenta «la persistenza di carenze nei vari settori, con particolare riferimento all'adesione agli screening, alla sanità veterinaria e alimenti, all'assistenza ai disabili ed alla qualità dell'assistenza» –:
la sanità regionale più indebitata in Italia è quella della Campania (si parla di all'incirca 3 miliardi di euro), seconda solo al Lazio;
nonostante ciò, le scelte del presidente della regione De Luca in ambito sanitario (che a dispetto di una maggiore esigenza di trasparenza e imparzialità, è, ad avviso dell'interrogante, di fatto il controllore di sé stesso, poiché assomma su di sé sia la carica di presidente della regione Campania che quella di commissario alla sanità), non sembrerebbero affatto finalizzate alla risoluzione di tale problema;
vi sono, infatti, molte perplessità sulla reale efficacia del commissariamento sulla sanità affidato al presidente Vincenzo De Luca, il quale continuamente ricorre alla nomina di commissari ai vertici di Asl e di aziende sanitarie; di fatto, l'eccessivo utilizzo di questa pratica elude le procedure di legge che, invece, impongono la selezione dei vertici mediante avviso pubblico;
difatti, a pochi giorni fa risale l'ennesima nomina del commissario straordinario della Asl di Salerno, Mario Iervolino, dettata dal trasferimento del precedente manager all'azienda dei Colli di Napoli; decisione che ha creato timore e preoccupazione per il prosieguo della sua gestione e crescita;
fin dal suo insediamento, De Luca ha effettuato molte nomine di commissari straordinari e sub commissari: negli ultimi mesi dell'anno 2015, la nomina di Antonio Postiglione all'Asl di Salerno, di Renato Pizzuti all'Asl Napoli 1 Centro, di Massimo Lacatena all'Asl Napoli 2 Nord, poi sostituito da Antonio D'Amore e dai sub commissari Caterina Palumbo e Giuseppe Longo, del sub commissario Maria Concetta Conte all'Asl Napoli 1 Centro, di Antonietta Costantini all'Asl Napoli 3 Sud, di Franklin Picker e Pasquale Di Girolamo Faraone all'Asl di Benevento, di Antonietta Siciliano all'Asl di Avellino, di Sergio Lodato, Germano Perito e Gerardo Botti all'Irccs Pascale di Napoli, dei sub commissari Rosario Guida e Luigi Caterino all'Asl Napoli 3 Sud;
nell'anno 2016 si sono registrate la nomina di Michele Ciarfera all'Asl Napoli 1 Centro, di Giuseppe Matarazzo all'Asl di Caserta, di Roberto Landolfi ed Elia Abbondante al AORN Cardarelli, di Vincenzo Viggiani, Natale Lo Castro e Gaetano D'Onofrio alla AOU Federico II, di Nicola Cantone, Vincenzo Raiola e Oreste Florenzano alla AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona, di Giuseppe Rosato alla AO Moscati, di Mario De Biasio e Giuseppe Longo in sostituzione come sub commissari rispettivamente all'Asl di Caserta e all'Asl di Salerno, di Rosario Guida e Vincenzo D'Alterio all'Asl di Benevento;
la stampa locale ha denunciato, inoltre, come il commissario alla sanità De Luca abbia dimostrato un'eccessiva e indebita ingerenza nella selezione del personale medico ad ogni livello;
si pensi alla recente vicenda che vede protagonisti Vincenzo De Luca, Nicola Cantone, rimosso dalla sua carica di direttore generale dell'azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno ed Enrico Coscioni, medico cardiochirurgo, imputato in altro procedimento per concussione nella sua qualità di consigliere per la sanità del presidente, recentemente incaricato primario dell'unità di cardiochirurgia nella stessa azienda ospedaliera; ufficialmente la rimozione di Nicola Cantone sarebbe legata alla falsa autocertificazione dei titoli necessari per ricoprire la carica di direttore, stranamente non rilevata in due anni dalla giunta regionale; i quotidiani locali insinuano invece che la sua rimozione potrebbe essere collegata alla mancata nomina a primario di Enrico Coscioni avvenuta, poi, invece, dopo la rimozione di Cantone;
inoltre, gli ospedali campani sono mal funzionanti: pochi di posti letto, carenza di sale operatorie, spesso sforniti perfino della strumentazione chirurgica e diagnostica di base, guidati da medici accusati di essere scelti non per titoli di professionalità ed esperienza, ma per «conoscenze» e «amicizie» influenti nella politica –:
se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti e, considerata la gravità degli stessi, quali iniziative intenda assumere, per quanto di competenza, per fronteggiare questa situazione che sta comprimendo il diritto alla salute dei cittadini campani per dare spazio a quelle che l'interrogante giudica le logiche politiche del presidente e commissario ad acta De Luca.
(4-00671)
PRISCO e NEVI. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:
il gruppo ex Novelli è una delle più importanti realtà del settore agroalimentare in Italia e nel mondo che occupa circa 500 dipendenti di cui circa 350 in Umbria e prevalentemente a Terni con un fatturato che in passato era pari a circa 120 milioni di euro;
nel 2012, a fronte di una crisi che rischiava di aprire le porte al fallimento, la regione Umbria e il Ministero dello sviluppo economico hanno aperto un tavolo di confronto per scongiurare la chiusura dell'azienda;
nel dicembre 2016 la holding IGreco ha presentato una proposta unitaria e, al prezzo di un euro, ha acquisito tutti gli asset del gruppo Novelli, al termine di un'operazione avallata dal Ministero dello sviluppo economico e dalle istituzioni locali, ma non dai soci storici, che al tavolo di Roma avevano invano insistito per avere maggiori garanzie sul futuro dell'industria alimentare;
il gruppo IGreco, con l'offerta di acquisizione ad un euro, si era impegnato a investire 15-20 milioni di euro nel gruppo Novelli per assicurarne la continuità produttiva, dichiarando di voler salvaguardare i livelli occupazionali, salvo poi procedere all'attivazione di ammortizzatori sociali e licenziamenti;
il 7 febbraio 2017, 21 giorni prima che fosse depositata la domanda di concordato preventivo e appena un mese e mezzo dopo l'acquisizione degli asset a 1 euro - Alimentitaliani (società creata ad hoc dal gruppo IGreco per l'acquisizione) ha proceduto allo scorporo di Fattorie, Bioagricola e Cantine Novelli, trasferendole ad altra società sempre in capo al gruppo IGreco;
la procedura di concordato preventivo è stata giudicata non ammissibile dal tribunale di Castrovillari, che nel mese di dicembre 2017 ha dichiarato il fallimento di Alimenti Italiani srl e concesso l'esercizio provvisorio delle aziende per un anno;
il giudice per le indagini preliminari di Castrovillari ha ritenuto che la citata operazione di scorporo lasciasse i creditori di Alimentitaliani privi di garanzie, perché con il trasferimento Alimentitaliani restava completamente priva di beni e, ipotizzando a carico di IGreco la bancarotta fraudolenta, ha disposto il sequestro delle società agricole scorporate;
dalle notizie apparse sulla stampa locale umbra nei giorni scorsi si apprende che:
i militari delle fiamme gialle, avrebbero effettuato una corposa acquisizione di documenti negli uffici del Ministero dello sviluppo economico, nell'ambito dell'indagine avviata dal procuratore di Castrovillari relative alla cessione degli asset del dicembre 2016, operazione caldeggiata dal Ministero e dalla regione Umbria;
da alcuni documenti emergerebbe che delle trentanove manifestazioni di interesse (sembrerebbe anche milionarie) soltanto otto sarebbero state ritenute meritevoli di valutazione e soltanto una avrebbe infine avuto i requisiti di maggior garanzia per l'azienda, quella presentata da IGreco;
questi eventi hanno coinvolto direttamente i lavoratori degli stabilimenti ex Novelli di Spoleto, Amelia e Terni, il cui futuro lavorativo appare ad oggi quanto mai incerto –:
quali iniziative il Governo intenda adottare per accertare, per quanto di competenza, come si siano svolti effettivamente i fatti illustrati in premessa, chiarendo in primis gli aspetti che riguardano le scelte operate dal Ministero dello sviluppo economico;
quante manifestazioni di interesse siano pervenute per l'acquisizione e il salvataggio del gruppo Novelli e quali siano le motivazioni che hanno indotto il Ministero a scegliere la proposta presentata dalla neocostituita Alimentitaliani;
quali iniziative di competenza intendano adottare affinché la data del 22 dicembre 2018, termine della procedura fallimentare della Alimentitaliana, non segni la fine di una realtà produttiva che conta oggi circa 500 dipendenti e che danneggerebbe ulteriormente il territorio umbro, investito dal sisma, e quello ternano in particolare, già riconosciuto area di crisi complessa;
quali iniziative il Governo intenda assumere per offrire garanzie ai lavoratori di questa realtà rispetto allo scenario che si aprirà loro di qui ai prossimi mesi, posto che il termine della procedura fallimentare è fissato per il citato 22 dicembre 2018.
(4-00667)
interrogazione a risposta scritta Fitzgerald n. 4-00361 del 5 giugno 2018;
interpellanza Gagliardi n. 2-00033 del 26 giugno 2018.