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Timestamp: 2020-08-10 03:10:48+00:00
Document Index: 11188076

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 2103', 'art. 360', 'art. 3', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 3', 'Cass. Sez. ', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 2103', 'art. 37', 'art. 141', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 3', 'art. 36', 'art. 360', 'art. 112', 'Cass. Sez. ', 'art. 366', 'art. 369', 'art. 3', 'art. 2103', 'art. 141', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 16627 del 08/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16627 del 08/08/2016
Cassazione civile sez. lav., 08/08/2016, (ud. 13/04/2016, dep. 08/08/2016), n.16627
sul ricorso 28933-2011 proposto da:
D.P.M., (OMISSIS), I.A. (OMISSIS),
B.F. (OMISSIS), L.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliati
in ROMA, VIA LIVORNO 42, presso lo studio degli avvocati PEPPINO
LONETTI e ROSSELLA LONETTI, che li rappresentano e difendono giusta
ATAC S.P.A., quale incorporante di TRAMBUS S.P.A. P.I. (OMISSIS), in
avverso la sentenza n. 8006/2010 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 27/11/2010 r.g.n. 2258/2008;
udita la reazione della causa svolta nella pubblica udienza del
13/04/2016 dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO;
udito l’Avvocato LONETTI ROSSELLA;
1. Con sentenza depositata il 27/11/2010 la Corte d’appello di Roma ha confermato la decisione del giudice di primo grado che aveva respinto le domande avanzate nei confronti di Trambus s.p.a. dai ricorrenti in epigrafe, tutti assunti quali conducenti di linea nel corso dell’anno 1999 con contratti di formazione e lavoro poi trasformati alla scadenza in contratti a tempo indeterminato. I lavoratori avevano chiesto accertarsi che, a causa del mancato rispetto del progetto di formazione, si era instaurato sin dall’inizio un normale contratto a tempo indeterminato, con conseguente diritto al relativo trattamento normativo ed economico previsto dalle leggi vigenti e dalla contrattazione collettiva aziendale.
2.A fondamento del decisum la Corte territoriale rilevava che le modalità di adempimento del progetto di formazione non evidenziavano una obiettiva rilevanza della dedotta carenza formativa (rilevanza riscontrabile nella totale mancanza di formazione, teorica e pratica, o in una attività formativa carente ed inadeguata rispetto agli obiettivi indicati nel progetto medesimo). Riteneva non applicabile, pertanto, la sanzione della trasformazione del rapporto in contratto a tempo indeterminato fin dalla data dell’instaurazione, non essendo ravvisabile un grave inadempimento degli obblighi formativi posti a carico del datore di lavoro. Rilevava che costituiva domanda nuova, formulata solo in appello, quella volta a far valere, a prescindere dalla validità dei suddetti contratti, l’illiceità del trattamento economico ricevuto nel corso di esecuzione dei medesimi. Evidenziava, in ogni caso, l’infondatezza della suddetta pretesa.
3. Avverso la sentenza hanno proposto ricorso per cassazione i lavoratori sulla base di tre motivi. L’Atac, incorporante la Trambus S.p.A., ha resistito con controricorso. Entrambe le parti hanno presentato memorie ex art. 378 c.p.c..
1. Con il primo motivo i ricorrenti deducono violazione dell’art. 36 Cost. – violazione della L. 19 dicembre 1984, n. 863, art. 3, commi 3, 5, e 9 e della L. 19 luglio 1994, n. 451, art. 18 – violazione dell’art. 2103 del codice civile – violazione o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3). Rilevano che, pur disponendo della L. 19 luglio 1984, art. 3, comma 3 i tempi e le modalità dell’attività di formazione e lavoro, da stabilirsi mediante progetti approvati dalla commissione regionale, la corte d’appello non aveva adeguatamente valutato la circostanza, data per scontata in sentenza, che la società non si era attenuta al progetto, concentrando l’attività di formazione nel periodo iniziale del rapporto, piuttosto che scadenzarla nei 24 mesi, come previsto nel progetto-contratto. Ciò integrava inadempimento tale da determinare la trasformazione del contratto originario in contratto a tempo indeterminato.
1.1. Va premesso che, per giurisprudenza costante di questa Corte, “in tema di contratto di formazione e lavoro, l’inadempimento degli obblighi di formazione ne determina la trasformazione, fin dall’inizio, in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ove l’inadempimento abbia un’obiettiva rilevanza, concretizzandosi nella totale mancanza di formazione, teorica e pratica, ovvero in una attività formativa carente o inadeguata rispetto agli obiettivi indicati nel progetto di formazione e trasfusi nel contratto, ferma la necessità per il giudice, in tale ultima ipotesi, di valutare, in base ai principi generali, la gravità dell’ inadempimento ai fini della declaratoria di trasformazione del rapporto in tutti i casi di inosservanza degli obblighi di formazione di non scarsa importanza” (in tal senso Cass. Sez. L, Sentenza n. 1324 del 26/01/2015, Rv. 634083). E’ stato sottolineato, altresì, che “scopo del contratto dl formazione e lavoro è quello di favorire un ingresso guidato dei giovani nel mondo del lavoro, attraverso un rapporto che dia loro anche gli strumenti per apprendere una determinata professionalità al datore di lavoro l’uso di una circoscritta discrezionalità nel realizzare il programma di formazione, che si traduce nella possibilità di alternare la fase teorica con la fase pratica tenendo conto delle esigenze dell’impresa; tale discrezionalità non può mai spingersi fino ad espungere una delle due fasi dalla esecuzione del contratto, atteso che entrambe sono coessenziali, con la conseguenza che il periodo di prova in tanto è rilevante per giudicare delle attitudini del lavoratore in formazione in quanto nello stesso, sia pure con cadenze diverse rispetto a quelle previste dal programma, siano presenti entrambe le predette fasi coessenziali al raggiungimento dello scopo di un inserimento qualificato nel mondo del lavoro” (Cass. Sez. L, Sentenza n. 82 del 08/01/2003, Rv. 559475). E’ stato affermato, al contempo, che “In tema di contratto di formazione e lavoro, l’inadempimento degli obblighi di formazione determina la trasformazione fin dall’inizio del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (D.L. n. 726 del 1984, art. 3, comma 9), qualora l’inadempimento abbia un’obiettiva rilevanza, concretizzandosi nella totale mancanza di formazione teorica e pratica, ovvero in una attività formativa carente o inadeguata rispetto agli obiettivi indicati nel progetto di formazione e quindi trafusi nel contratto, dovendosi, in questa seconda ipotesi, valutare in base ai principi generali la gravità dell’inadempimento e, quindi, giustificandosi la declaratoria di trasformazione del rapporto in tutti ì casi di inosservanza degli obblighi di formazione che siano di non scarsa importanza e comunque tali da non poter essere sanati in tempo utile, cioè in modo da consentire la formazione del giovane nel tempo stabilito” (Cass. Sez. L, Sentenza n. 15878 del 14/08/2004, Rv. 575719).
1.3. A tali principi si è attenuta la Corte d’appello, la quale ha dato atto delle modalità di compimento dell’attività di formazione e ha valutato che le inadempienze in concreto riscontrabili rispetto al progetto formativo, e, in particolare, la scelta di concentrare l’attività formativa all’inizio del rapporto, non erano tali da compromettere la finalità dei contratti di formazione oggetto di controversia, alla luce dei principi generali in tema di valutazione dell’importanza dell’inadempimento. La Corte territoriale ha altresì osservato in proposito che la scelta in argomento appariva, al contrario, ragionevole, stanti le implicazioni in materia di sicurezza degli utenti. Di conseguenza il giudizio di fatto compiuto dalla Corte d’appello sulla gravità dell’inadempimento risulta immune dai lamentati vizi, in quanto congruamente e logicamente motivato.
2. Con il secondo motivo i ricorrenti deducono violazione dell’art. 36 Cost. violazione della L. 19 dicembre 1984, n. 863, art. 3, commi 3, 5 e 9 e della L. 19 luglio 1994, n. 451, art. 16 – violazione dell’art. 2103 c.c., violazione dell’art. 37 Cost. – violazione dell’art. 141 del Trattato della Comunità Europea del 25.3.1957 – violazione degli artt. 1362, 1363 e 1367 c.c. – violazione degli artt. 1418 e 1419 c.c. – violazione dell’art. 112 c.p.c. – violazione o falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3). Censurano la statuizione relativa alla domanda subordinata relativa al riconoscimento del trattamento previsto dalla contrattazione collettiva anche aziendale, rilevando l’erroneità della ritenuta novità della domanda. Quanto alla statuizione di merito, evidenziano che la censura concerne la presunta illegittimità della disciplina collettiva, per contrasto con la L. n. 863 del 1984, art. 3 e con l’art. 36 Cost.
2.1. La censura attinente alla prima ratio decidendi contestata (presunta novità della domanda) è inammissibile. Va richiamato in proposito il principio enunciato dalla giurisprudenza di questa Corte, in forza del quale ai fini della ammissibilità del motivo con il quale si lamenta un vizio del procedimento (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) per erronea individuazione del “chiesto” ex art. 112 c.p.c., affermandosi che la deduzione della situazione di fatto pertinente alla richiesta è avvenuta sin dal ricorso in primo grado, è necessario che il ricorrente indichi in modo compiuto le espressioni con cui detta deduzione è stata formulata nel giudizio di merito, cioè i termini dell’allegazione con la quale esso sarebbe stato introdotto e mantenuto nella controversia (Cass. Sez. 3, Sentenza n. 10605 del 30/04/2010, Rv. 612776). Nella specie le allegazioni di parte, per la loro genericità, in difetto di trascrizione dell’intero contenuto del ricorso introduttivo, nonchè dell’indicazione degli elementi atti al suo reperimento nel fascicolo processuale, non sono rispettose delle disposizioni di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, e non consentono di verificare contenuto e limiti della domanda azionata. Quanto al profilo di censura attinente al merito della controversia, la relativa questione deve ritenersi irrilevante, essendo il giudizio retto da due rationes decidendi.
3. Con il terzo motivo i ricorrenti deducono violazione della L. 19 dicembre 1984, n. 863, art. 3, commi 3, 5 e 9 – violazione degli artt. 1362, 1363 e 1366 c.c. – violazione degli artt. 36 Cost. e art. 2103 c.c. – violazione dell’art. 141 del Trattato della Comunità Europea del 25/3/1957 – violazione delle norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3). Si tratta di motivo incentrato sulla questione relativa al riconoscimento dell’anzianità di servizio acquisita durante il contratto formativo, strettamente connessa a quella enunciata con il secondo motivo. Ne consegue che valgono anche con riferimento a tale censura i rilievi attinenti al difetto di adeguata allegazione circa l’originaria proposizione della domanda evidenziato sub 2.2. E’ da rilevare, inoltre, che l’argomentazione offerta in ricorso riguardo al riconoscimento degli scatti di anzianità non risulta pertinente rispetto al decisum della Corte territoriale, in cui si evidenzia che la fattispecie dell’omessa considerazione del periodo di formazione ai fini della maturazione degli scatti di anzianità “presupponeva l’ammissione della piena validità del CFL, che qui gli appellanti tentano di negare”.
4. In base alle svolte argomentazioni il ricorso va integralmente rigettato. Le spese di giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento in favore della società resistente delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 5.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% e accessori di legge.