Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00427327&part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_icrdrs&parse=no
Timestamp: 2013-05-23 03:40:47+00:00
Document Index: 152817835

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2']

MONTANI - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
ad avviso dell'interrogante in Calabria la continuità nell'assistenza medica non è assicurata; la Regione, infatti, congiuntamente alle aziende sanitarie provinciali, interpretando l'articolo 64 dell'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale in modo restrittivo, sta attuando un piano di ridimensionamento delle postazioni di continuità assistenziale;
questo fatto ha determinato la forte protesta dei sindacati e dei sindaci che tutelano la popolazione interessata dalla contrazione dell'assistenza sanitaria;
l'effetto mediatico della protesta ha indotto il Governatore della Regione Calabria, on. Agazio Loiero, a bloccare la chiusura immediata di molti presidi, sia per continuare a garantire un'assistenza minima ai cittadini, che per tutelare i posti di lavoro ai medici precari arrivati in questa situazione di incertezza lavorativa ormai alla soglia dei 50 anni;
malgrado questa forte presa di posizione del Governatore, il commissario straordinario dell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria, Cetola, non ha aderito all'invito di Loiero a sospendere la chiusura dei presidi e ha proceduto a realizzare la chiusura di ben 6 postazioni di assistenza (Polistena, Maropati, Parapodio, Cosoleto, Rizziconi e Gallico) in aggiunta alle ulteriori 5 postazioni già soppresse in precedenza;
appare all'interrogante evidente il conflitto istituzionale che si è venuto ad istaurare in Calabria;
inoltre sono pendenti presso il Tribunale amministrativo regionale di Reggio Calabria ben sei giudizi avverso i provvedimenti di chiusura delle suddette postazioni,
se il Ministro in indirizzo sia al corrente di quanto esposto in premessa;
se non ritenga opportuno fornire precise indicazioni al richiamato Commissario governativo, affinché desista dal continuare a sopprimere presidi sanitari a danno dei cittadini della regione Calabria, affinché agli stessi venga assicurata la continuità dell'assistenza medica territoriale. (4-01734)
DIVINA - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali - Premesso che:
i Fondi interprofessionali nazionali per la formazione continua sono organismi di natura associativa promossi dalle organizzazioni di rappresentanza delle parti sociali attraverso specifici accordi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale;
i Fondi interprofessionali finanziano piani formativi aziendali, settoriali e territoriali, che le imprese in forma singola o associata decideranno di realizzare per i propri dipendenti;
nel 2008 una società del gruppo Equitalia è stata consigliata dalla stessa ad aderire ai Fondi interprofessionali;
tale opportunità avrebbe consentito all'azienda di fare formazione finanziata limitando al massimo le spese a proprio carico;
tuttavia, la capogruppo Equitalia non ha raggiunto l'accordo con i sindacati, senza il quale non è possibile avviare alcun progetto;
per quanto risulta all'interrogante, i vertici della holding non hanno l'interesse a portare a termine l'iter amministrativo e quindi presentare domanda di finanziamento,
l'interrogante chiede di conoscere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della motivazione per la quale la capogruppo abbia cambiato idea ed abbia rinunciato alla possibilità di avvalersi dei fondi stanziati.
(4-01735)
PORETTI, PERDUCA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
a quanto risulta agli interroganti, in data 5 luglio 2009, il volo Alitalia delle ore 17.30 Roma-Cagliari è decollato con 45 minuti di ritardo rispetto ai 65 minuti di viaggio;
analoga situazione si è verificata il 6 luglio 2009, quando il medesimo volo è partito con circa 52 minuti di ritardo. L'arrivo è stato pari all'80 per cento in più rispetto alla prevista durata del volo;
a quanto consta agli interroganti le motivazioni sono riconducibili al ritardo sia della navetta aerostazione-velivolo sia della messa in funzione della scaletta di accesso;
l'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori (Aduc) ha pubblicamente denunciato tale situazione evidenziando come l'attuale struttura societaria privata, rispetto a quella precedente pubblica, è stata più volte elogiata e presentata come fattore di stabilità ed efficienza;
l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac), sottoposto all'indirizzo, vigilanza e controllo del Ministro dei trasporti, provvede secondo statuto (decreto ministeriale 3 giugno 1999), tra gli altri compiti, anche all'espletamento del trasporto aereo e a svolgere quelli connessi con le attività lavorative del personale di terra e di volo;
risulta agli interroganti che riguardo ai ritardi accumulati da Alitalia sono stati diversi gli interventi del Presidente dell'Enac, Vito Riggio. L'ultimo, del 7 luglio 2009, rivela che il grado di puntualità di Alitalia è solo dell'87 per cento, cosa per la quale il dottor Riggio promette di essere "inflessibile",
si chiede di sapere se il Ministro, nell'ambito della propria competenza non intenda operare, e in quale modo, per garantire la tutela ai passeggeri rispetto a episodi di ritardo nei voli come quello citato, che rappresentano un disservizio ormai cronico di alcuni voli Alitalia.
(4-01736)
l'art. 2 della legge del 3 agosto 2007, n. 120 ha delineato chiaramente e definitivamente lo status giuridico dei dirigenti del Ministero della salute rientranti nei profili professionali sanitari;
la stessa legge ha concluso un annoso percorso durante il quale erano stati emanati provvedimenti contenenti riferimenti allo stesso tema, come l'art. 18, comma 2-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (recante: "Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'art. 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421"), come il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 13 dicembre 1995, n. 73, come l'art. 3, comma 4, della legge 15 luglio 2002, n. 145 (recante: "Disposizioni per il riordino della dirigenza statale e per favorire lo scambio di esperienze e l'interazione tra pubblico e privato"), come l'art. 1, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 2004, n. 108 (recante: "Regolamento recente disciplina per l'istituzione, l'organizzazione ed il funzionamento del ruolo dei dirigenti presso le amministrazioni dello Stato, anche ad orientamento autonomo");
anche i contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dal 1994 al 2005 hanno sempre riconosciuto l'appartenenza dei dirigenti delle professionalità sanitarie alla Area I della Dirigenza dello Stato;
tanto le disposizioni emanate quanto gli accordi sindacali sopra richiamati, benché tra di loro concordanti, non hanno sortito gli effetti giuridici collegati e conseguenti;
contributo sostanziale volto a dirimere definitivamente la questione è venuto dal pronunciamento della Corte dei conti, sezione di controllo di legittimità su atti del Governo e delle Amministrazioni dello Stato, nella sua ordinanza del I e II Collegio del 29 marzo 2007, secondo cui "...la materia dei ruoli e quelli inerenti alla connessa determinazione delle dotazioni organiche..." è "...assoggettata alla disciplina pubblicistica..." e che l'inquadramento è "...ottenibile solo con strumenti legislativi";
il Parlamento ha opportunamente legiferato in materia approvando la legge 3 agosto 2007, n. 120, il cui art. 2 risolve normativamente la questione dello stato giuridico e l'inquadramento dei medici, dei veterinari, dei farmacisti, dei chimici e dei biologi in forza presso il Ministro del lavoro, salute e politiche sociali e presso altre sedi ubicate nel territorio nazionale;
a quanto risulta all'interrogante nonostante la legge richiamata, sul cui art. 2 si registrò un'ampia convergenza politica, permane una situazione discriminatoria verso i soggetti interessati ai quali si nega ancora, da parte di uffici dello Stato, ciò che lo Stato stesso ha stabilito con legge propria;
ciò è lesivo della dignità di quei lavoratori e ne deprime professionalità e dignità;
il personale medico in parola opera sul territorio nazionale, assicura il funzionamento delle unità operative pur in assenza di riconoscimenti giuridici, si occupa di profilassi nazionale ed internazionale delle malattie trasmissibili, di igiene e sicurezza alimentare, di sanità veterinaria, di medicina frontaliera, il tutto con responsabilità diretta e senza copertura assicurativa alcuna;
il ritardo grave con il quale si omette un obbligo di legge crea, di fatto, una sorta di fascia dirigenziale, anomala e non prevista da nessuna norma, nella quale vengono a trovarsi tutti i titolari di professionalità sanitarie;
ad opinione dell'interrogante è infondato l'argomento sollevato circa l'insostenibilità economica dell'inquadramento dei profili professionali sanitari poiché sia nella relazione tecnica di accompagnamento dei lavori parlamentari relativi all'art. 2 della legge n. 120 del 2007 che in sede di trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro (area I), è stato chiarito che l'equiparazione economica per l'indennità di posizione fissa debba avvenire con le risorse contrattuali e, pertanto, senza oneri finanziari aggiuntivi a carico dello Stato;
alla luce del quadro delineato appare all'interrogante sempre più incomprensibile la ragione per la quale prevalga ancora l'idea di non separare la carriera medica di II fascia da quella omologa ma amministrativa;
non trova fondamento giuridico l'impedimento che vede preclusa ai dirigenti sanitari la possibilità di conseguire incarichi dirigenziali mentre continua ad avvenire che gli incarichi dirigenziali medici vengano ricoperti da dirigenti amministrativi delle cui conoscenze medico-scientifiche occorrerebbe valutare il livello effettivo,
quali siano le ragioni di un simile intollerabile ritardo nell'applicazione delle richiamate norme di legge;
quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare per ovviare a tale incresciosa situazione che, a giudizio dell'interrogante non è giustificata né sul piano giuridico né tanto meno sul piano degli oneri economici e che rappresenta di fatto come un freno conservatore rispetto alle esigenze di una moderna funzionalità delle strutture pubbliche e ai decantati riconoscimenti dei meriti e delle professionalità delle persone.
(4-01737)
ZANOLETTI - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e per la pubblica amministrazione e l'innovazione - Premesso che per quanto risulta all'interrogante:
le regole del Patto di stabilità interno degli enti locali per il triennio 2009-2011 hanno introdotto il meccanismo del saldo finanziario misto che ha il vantaggio di non limitare nell'immediato le scelte delle amministrazioni;
da un'analisi condotta dall'Associazione nazionale comuni italiani Piemonte è emerso che, nel quadriennio 2005-2008, sostanzialmente più del 90 per cento dei Comuni ha osservato il Patto di stabilità;
a giugno 2009, invece, circa l'80 per cento dei Comuni prevede di non poter rispettare i vincoli imposti dalla nuova normativa, nonostante la volontà e l'impegno per il rispetto delle regole di questo importante e prioritario obiettivo siano rimasti immutati;
tali difficoltà di raggiungimento degli obiettivi derivano anche dal fatto che le regole del Patto di stabilità interno sono sistematicamente cambiate, sia nell'impostazione generale (passaggio dalla logica dei "tetti" a quella dei "saldi" e poi del "saldo misto") che nella base di riferimento (prima un triennio, poi un'annualità recente);
atteso che ne consegue: a) l'impossibilità per i Comuni di effettuare pagamenti di spese di investimento anche se finanziate con risorse proprie dell'ente; b) l'impossibilità di autorizzare nuove spese di investimento anche in presenza di risorse proprie, già disponibili nelle casse dell'ente; c) la tensione con i fornitori che, in un momento di grave crisi finanziaria, con difficoltà ulteriori all'accesso al credito, non possono sopportare ulteriori ritardi nei pagamenti; d) la possibile creazione di maggiori oneri a carico degli enti consistenti negli interessi di ritardato pagamento,
se il Ministro dell'economia non ritenga opportuno intervenire sollecitamente, in questo particolare momento di congiuntura economica, per promuovere nuove modifiche delle regole del Patto di stabilità interno, affinché gli enti locali possano dare corso alle obbligazioni assunte che sono in grado di onorare, e poter così contribuire, con le proprie risorse a disposizione, alla ripresa economica di un Paese che necessita dello sforzo e dell'impegno virtuoso di tutti gli "attori" dell'amministrazione pubblica.
(4-01738)
DIGILIO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - (4-01739)
(Già 3-00148)
COMPAGNA - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:
a quanto risulta all'interrogante dalla soppressione del Convitto annesso all'Istituto professionale per l'agricoltura e l'ambiente di Canosa di Puglia (Bari) deriverebbero non solo disagi per molte famiglie, ma anche un documentato aumento della dispersione scolastica in tale area;
preoccupazioni in tal senso sono state formulate dal Consiglio comunale di Canosa di Puglia,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno valutare se non vi siano al momento condizioni sufficienti a ravvisare l'opportunità di differire la paventata soppressione del Convitto.
(4-01740)
GRAMAZIO, SALTAMARTINI, CIARRAPICO, CALIGIURI, PARAVIA - Al Ministro della giustizia - Premesso che la stampa nazionale ha riportato con grande risalto la notizia dei gravi fatti verificatisi lunedì 6 luglio 2009 sulla via Flacca, dove un furgone portavalori è stato assaltato da una banda di cui facevano parte degli ergastolani in licenza premio. L'assalto, pianificato nel carcere di Gaeta, ha portato al ferimento non grave dei tre vigilantes presenti a bordo del furgone portavalori,
si chiede di sapere quali iniziative di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda intraprendere affinché detenuti per motivi gravi, addirittura condannati all'ergastolo che non abbiano dato garanzie di ravvedimento, non possano con tanta facilità ottenere permessi e licenze premio, soprattutto, come nel caso del capo della banda, già precedentemente coinvolto in un caso analogo in cui ci fu anche una vittima.
(4-01742)