Source: http://www.regioni.it/newsletter/n-1917/del-10-11-2011/
Timestamp: 2019-12-07 09:36:09+00:00
Document Index: 106953187

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 40', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 40', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15']

Regioni.it - n. 1917 del 10-11-2011 - Regioni.it
n. 1917 - giovedì 10 novembre 2011
- Rapporto Svimez 2011 sull’economia del Mezzogiorno
- De Filippo: l'Italia può crescere solo se cresce il Sud
- UE: l'aumento del Pil allo 0,5% nel 2011
- Infortuni sul lavoro: Dossier Conferenza Regioni
- Fondo sanitario 2010 in Gazzetta Ufficiale
- Emoderivati: parere Regioni su due Decreti
(regioni.it) La recessione è stata maggiore, rispetto alla media europea, sia nel Centro-Nord che nel Sud. Lo sostiene il Rapporto Svimez 2011 sull’economia del Mezzogiorno.
Nel biennio 2008-2009 la caduta dell’attività produttiva, in termini di PIL, è stata pari al -6,3% nel Mezzogiorno, lievemente meno intensa di quanto registrato nel resto del Paese (-6,6%), ma ben più elevata di quella media in Europa (-3,8%).
La ripresa del 2010 è stata invece più sostenuta nel Centro-Nord che nel Mezzogiorno, sicché la flessione cumulata nel triennio è risultata in quest’ultima area più importante che nelle restanti regioni del Paese: rispettivamente -6,1% e -4,9%.
La crisi e la ripresa, infatti, hanno portato a un ulteriore allargamento del divario di sviluppo dell’economia del Mezzogiorno dal Centro-Nord: nel 2010 il PIL del Sud a prezzi correnti è stato pari al 30,9% di quello del resto del Paese, rispetto al 31,3% del 2007. Tale andamento segue un decennio di pressoché ininterrotto ampliamento, anche se modesto, del gap produttivo fra le due aree: nel 2001 il PIL del Mezzogiorno era il 32% di quello del Centro-Nord.
Se si considera il divario i termini di PIL procapite, l’indicatore più usato per valutare le disuguaglianze territoriali, nel 2010, il gap si è leggermente ampliato, di 0,3 punti percentuali: il PIL pro capite del Mezzogiorno è passato dal 58,8% di quello del Centro-Nord nel 2009, al 58,5% nel 2010.
Questa dinamica interrompe la tendenza “positiva” in atto dal 2000 (quando il PIL pro capite del Sud era pari al 56,1% di quello del Centro-Nord): una tendenza solo apparentemente positiva, in quanto dovuta, in presenza di una minore crescita del PIL, esclusivamente all’aumento relativo della popolazione nel Centro-Nord, indotto dalle migrazioni sia interne che dall’estero, e dal calo della natalità al Sud.
Secondo stime SVIMEZ, l’effetto cumulato delle manovre 2010 e 2011 dovrebbe pesare in termini di quota sul PIL 6,4 punti al Sud ( di cui 1,1 punti nel 2011, ben 3,2 punti nel 2012, 2,1 nel 2013) e 4,8 punti nel Nord (1 nel 2011, 2,4 nel 2102, 1,4 nel 2013).
I n particolare, sul fronte degli incrementi delle entrate, il 76% si realizzerebbe al Centro-Nord e il 24% al Sud, ricalcando così il peso delle diverse aree in termini di produzione della ricchezza.
Per quanto riguarda invece la riduzione delle spese, il contributo delle regioni meridionali al risanamento finanziario arriverebbe al 35% del totale nazionale, una quota superiore di 12 punti percentuali al suo peso economico. Ciò è dovuto anche ai tagli agli enti locali (6 miliardi di euro) e la contrazione degli investimenti pubblici nazionali e regionali, per effetto del Patto di stabilità.
Secondo lo SVIMEZ l’impatto della drastica strategia di rientro dal debito si prospetta nei prossimi anni in modo differenziato.
Si va ad incidere in modo drastico sulle risorse necessarie all’erogazione di servizi essenziali come la sanità, l’assistenza sociale, il trasporto pubblico locale, si rischia di deprimere la spesa in conto capitale sia ordinaria sia aggiuntiva nazionale e comunitaria.
La crisi e la ripresa hanno portato a un ulteriore allargamento del divario di sviluppo dell’economia del Mezzogiorno dal Centro-Nord: nel 2010 il PIL del Sud a prezzi correnti è stato pari al 30,9% di quello del resto del Paese, rispetto al 31,3% del 2007. T
L'andamento segue un decennio di pressoché ininterrotto ampliamento, anche se modesto, del gap produttivo fra le due aree: nel 2001 il PIL del Mezzogiorno era il 32% di quello del Centro-Nord.
Se si considera il divario i termini di PIL pro capite, l’indicatore più usato per valutare le disuguaglianze territoriali, nel 2010, il gap si è leggermente ampliato, di 0,3 punti percentuali: il PIL pro capite del Mezzogiorno è passato dal 58,8% di quello del Centro-Nord nel 2009,al 58,5% nel 2010.
Si interrompe così la tendenza “positiva”in atto dal 2000 (quando il PIL pro capite del Sud era pari al 56,1% di quello del Centro-Nord): una tendenza solo apparentemente positiva, in quanto dovuta, in presenza di una minore crescita del PIL, esclusivamente all’aumento relativo della popolazione nel Centro-Nord, indotto dalle migrazioni sia interne che dall’estero, e dal calo della natalità al Sud.
[Svimez] Rapporto SVIMEZ 2011 sull'economia del Mezzogiorno - 10/11/2011
( red / 10.11.11 )
De Filippo: l'Italia può crescere solo se cresce il Sud
(regioni.it) il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, è intervenuto in rappresentanza della Conferenza delle Regioni alla presentazione del Rapporto Banche-Imprese.
“Come ci segnala il rapporto dell'Osservatorio Banche Imprese - sottolinea De Filippo - restano nella scarsa capitalizzazione, nella difficolta' di accesso al credito, nella carenza di infrastrutture, vuol dire che il problema non e' congiunturale ma strutturale e che, al di la' delle difficolta' del momento, non si e' lavorato come si doveva sui fondamentali dell'economia per agganciare la crescita''.
''Ci sono due livelli di problemi - ha detto De Filippo - il primo che riguarda le risorse per lo sviluppo, il secondo, ma forse ancora piu' importante del primo, che riguarda le strategie. E' chiaro che se in un momento difficile come questo si bada solo a tenere i conti in ordine anche a costo di azzerare le prospettive di crescita, essenziali per superare la crisi di qualsiasi Paese, ma ancor piu' di uno indebitato come l'Italia, non c'e' spazio per risolvere quel divario Nord Sud che dopo 150 anni di unita' nazionale rappresenta il piu' antico divario del mondo. L'Italia puo' crescere - ha proseguito De Filippo - solo se cresce il Sud, e avere nel Mezzogiorno situazioni di contesto deboli, rende impossibile ogni aspirazione''.
La politica per il Sud non e' comunque fatta di soli investimenti e coincide, per larga parte, con la politica per il sistema produttivo del Paese”.
OBI-SRM: Edizione 2011 del Rapporto annuale "Impresa e competitività"
UE: l'aumento del Pil allo 0,5% nel 2011
Istat: produzione industriale a settembre
(regioni.it) Dati economici sul nostro Paese da parte dell’istat e dall’Unione Europea.
L’Istat rileva che la produzione industriale a settembre e' calata del 4,8% rispetto ad agosto (dato destagionalizzato) e del 2,7% su base annua (dato corretto per effetti di calendario).
Il ribasso congiunturale e' il peggiore da dicembre 2008 e il tendenziale da dicembre 2009. La produzione industriale di autoveicoli a settembre ha segnato un calo tendenziale del 15,9%.
L’Ue invece rende noto che in Italia con questo andamento economico non ci sarà il pareggio nel 2013.
Deficit in calo al 4% nel 2011 e al 2,3 nel 2012, per toccare l'1,2 nel 2013. Sono le previsioni per l'Italia della Commissione Ue, che rileva un nuovo rallentamento economico, con l'aumento del Pil che si fermerà allo 0,5% nel 2011 e allo 0,1% nel 2012.
La Commissione lancia l'allarme sul rischio di nuova recessione nella zona euro, ma un calo più sensibile dei prezzi delle materie prime potrebbe rafforzare i redditi reali e i consumi.. Intanto, la Banca centrale europea avverte tutti i paesi europei: se serve, si preparino a manovre aggiuntive anticrisi.
Nei paesi dell'area euro il risanamento dei bilanci deve andare di pari passo con le riforme strutturali, mentre bisogna assicurare la solidità dei bilanci delle banche, anche con aumenti di capitale sostenuti dalle autorità nazionali.
Data la fragile crescita del PIL secondo lo scenario previsionale di base, il rischio di recessione non è trascurabile. I principali rischi di flessione della crescita derivano dai timori per il debito sovrano, dal settore finanziario e dal commercio mondiale.
Esiste un potenziale d'interazioni dinamiche negative: la lentezza della crescita grava sui debitori sovrani, la cui debolezza incide sulla solidità del settore finanziario.
Sul lato positivo, la fiducia potrebbe ritornare più rapidamente di quanto attualmente previsto, liberando potenzialità per una ripresa precoce degli investimenti e dei consumi privati. La crescita globale potrebbe risultare più resiliente di quanto previsto nello scenario di base e offrire sostegno alle esportazioni nette dell'UE.
Previsioni d'autunno 2011-2013: la crescita e' un treno fermo
http://www.istat.it/it/archivio/44855
Le prefazioni di Errani e Coletto
(regioni.it) la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato il 27 ottobre un documento sulle “attività delle Regioni per la prevenzione nei luoghi di lavoro e per il contrasto agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali” nell’anno 2010.
Il documento è stato pubblicato sul sito www.regioni.it nella sezione”Conferenze” ed il link è:
www.regioni.it/download.php?id=230661&field=allegato&module=news
Si riporta di seguito il testo della introduzione firmata dal Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Vasco Errani.
" Le Regioni e le Province Autonome di Trento e di Bolzano esercitano un ruolo centrale in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, ad esse infatti è attribuito il compito di svolgere, attraverso le Aziende Sanitarie Locali, l'attività di vigilanza e le azioni di supporto dirette ai lavoratori, alle imprese, alle organizzazioni di rappresentanza e a tutti gli altri soggetti coinvolti a diverso titolo.
La legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, ha ulteriormente ampliato il ruolo delle Regioni e P.A., trasferendo la competenza in materia di “tutela e sicurezza del lavoro” nell'ambito della legislazione concorrente. Il successivo decreto legislativo 81/08, riprendendo il dettato costituzionale, ha costruito un sistema di rapporti molto stretti tra Stato, Regioni e P. A., in un contesto che oltre ad avere una forte connotazione sanitaria, quale sistema di garanzia della tutela della salute dei lavoratori, afferisce in maniera rilevante ai temi più generali del welfare, inteso come qualità del lavoro, qualità dei rapporti sociali e quindi qualità dei territori.
Il rapporto che si introduce, costituisce la sintesi dell'attività che le Regioni e P.A., nel 2010, hanno realizzato in coerenza con gli obiettivi europei e nazionali, agendo nell'ambito di una consolidata e fattiva collaborazione con l'Amministrazione centrale dello Stato. I risultati sono stati significativi e concreti in termini di pianificazione e realizzazione dell'attività di prevenzione. Tutte le Regioni e P.A. hanno istituito i Comitati Regionali di Coordinamento, che costituiscono la necessaria cabina di regia interistituzionale degli interventi ed hanno corrisposto agli impegni dettati dalle norme ed assunti con i documenti di programmazione nazionali ed in particolare con il Patto per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (DPCM 17/12/2007) e con il Piano Nazionale della Prevenzione 2010-2012, formalizzati, in ciascun territorio, nei rispettivi Piani Regionali di Prevenzione.
Il lavoro da svolgere resta, tuttavia, ancora lungo ed impegnativo. E' necessario sostenere l'azione Regionale e quella delle Aziende Sanitarie Locali al fine consolidare i risultati ottenuti e di realizzare gli interventi che consentano un'ulteriore significativa riduzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali. La concretezza e la significatività delle azioni descritte nel presente Rapporto, dimostra la capacità delle Regioni e P.A. di operare come un vero e proprio Sistema, in grado di operare, in modo coordinato ed omogeneo sull'intero territorio nazionale.
La leale collaborazione tra lo Stato ed il Sistema costituito dalle Regioni e P.A. costituisce il volano delle politiche attive in materia, i cui obiettivi devono essere in linea con quelli della politica sociale dell'Unione Europea, che trae origine dall'art. 31 della Carta dei Diritti Fondamentali: “ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro che rispettino la sua salute, la sua sicurezza e la sua dignità.”
Dopo la è presentazione di Errani anche un’introduzione a firma del Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, Luca Coletto
" La presente relazione rende conto delle attività di prevenzione negli ambienti di lavoro svolte dalle Regioni nell'anno 2010, coerentemente agli indirizzi normativi contenuti nel D.P.C.M12.07: «Patto per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro» in esecuzione dell'accordo del 1° agosto 2007, nel Piano Nazionale della Prevenzione 2010 – 2012 e nell'art. 7 del DLgs. 81, relativo all'attivazione dei Comitati Regionali di Coordinamento tra Pubbliche Amministrazioni deputate al controllo negli ambienti di lavoro.
Pianificazione delle attività di prevenzione in coordinamento tra Enti e parti sociali in ambito di Comitato Regionale di Coordinamento, art. 7 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, al fine di sviluppare interventi orientati all'incremento dei livelli di sicurezza e protezione della salute attraverso la vigilanza mirata alle priorità di salute.
Piena copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza (controllo del 5% delle unità locali con dipendenti o equiparati), orientando le attività dei servizi delle ASLverso le priorità di salute ed il contrasto dei rischi più gravi.
Sviluppo dei flussi informativi regionali di prevenzione, condivisi tra Enti, partendo dai flussi informativi esistenti su infortuni e malattie professionali.
Sviluppo di sistemi di sorveglianza sugli infortuni mortali e sulle malattie professionali, basati sulle indagini svolte dagli operatori delle ASL, e sui lavoratori ex esposti a cancerogeni.
La verifica dei volumi di attività 2010 evidenzia come il sistema regionale di prevenzione negli ambienti di lavoro nel suo complesso sia in grado di garantire la copertura dei Livelli Essenziali di Assistenza (controllo del 5 % delle unità locali con dipendenti o equiparati) orientando gli interventi verso le priorità di salute e secondo logiche di efficacia.
In quest'ambito si inserisce l'azione svolta dai Comitati Regionali di Coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro ex art. 7 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, istituiti in tutte le Regioni e Province Autonome, che hanno concretizzato il proprio impegno elaborando la Pianificazione dell'attività di prevenzione e vigilanza da svolgersi in coordinamento fra gli Enti aventi competenze in materia di sicurezza e regolarità del lavoro.
L'omogeneità degli interventi di prevenzione e vigilanza sul territorio nazionale è stata ricercata attraverso iniziative di formazione uniformi e con la condivisione di comuni obiettivi qualitativi e quantitativi (Piano Nazionale Agricoltura e Piano Nazionale Edilizia) approvati dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni, dal Comitato per l'indirizzo e la valutazione delle politiche attive e per il coordinamento nazionale delle attività di vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro (art. 5, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81) e dalla Commissione consultiva permanente (art. 6, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81).
Infine, si segnala come uno spirito di leale collaborazione fra lo Stato e le Regioni abbia permesso di implementare vari provvedimenti attuativi del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81; altri, da noi ritenuti prioritari, permetteranno di attestare il sistema regionale di prevenzione su più avanzati livelli qualitativi, in particolare si segnalano:
l' art. 8, SINP: Sistema Informativo Nazionale della Prevenzione, che permetterà di pianificare le attività secondo principi di efficacia, economia ed appropriatezza dell' azione preventiva, garantendo, al tempo stesso, sinergie tra Amministrazioni Pubbliche evitando duplicazioni degli interventi;
l'art. 40: nell'ottica di miglioramento dell'efficacia dell'azione di prevenzione svolta dai medici competenti in coordinamento con i Servizi delle ASL .
Il Coordinatore della Commissione Salute Luca Coletto
L’indice del dossier.
ATTIVITÀ DELLE REGIONI PER LA PREVENZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO E PER IL CONTRASTO AGLI INFORTUNI SUL LAVORO E ALLE MALATTIE PROFESSIONALI
LE ATTIVITA’ DI PREVENZIONE
Il piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2010-2012
Attività di vigilanza dei servizi delle ASL nel 2010
Copertura del LEA– Patto per la salute
Piano Nazionale Edilizia
Attività di contrasto agli infortuni sul lavoro e alle malattie professionali
Il sistema di sorveglianza sugli infortuni mortali (INFOR.MO.)
Il sistema di sorveglianza sulle malattie professionali (MAL.PROF)
APPENDICE - IL CONTESTO
GLOSSARIO E SITOGRAFIA
in G. U anche risorse per: fibrosi cistica; esclusività dirigenti sanitari; borse di studio medicina generale; lotta all'Aids
Fondo sanitario 2010 in Gazzetta Ufficiale
(regioni.it) E’ stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 24 settembre 2011 (serie generale n. 223) la ripartizione del Fondo sanitario nazionale 2010.
www.regioni.it/download.php?id=224651&field=allegato&module=news
Sempre con riferimento al fondo sanitario 2010 è stata pubblicata sulla G.U. del 30 settembre (serie generale n.228) anche la ripartizione delle risorse destinate al perseguimento degli obiettivi di carattetere prioritario e di rilievo nazionale (quote vincolate).
www.regioni.it/download.php?id=225679&field=allegato&module=news
Recentemente sono state pubblicate sulla gazzetta Ufficiale anche una serie di ulteriori ripartizioni, rientranti sempre nell’ambito del Fondo Sanitario nazionale. Si tratta in particolare di risorse per:
prevenzione e cura della fibrosi cistica (anno 2008 e anno 2009)
fondo per l’esclusività del rapporto del personale dirigente del ruolo sanitario
borse di studio di medicina generale (III annualità 2007-10; II annualità 2008-11; I annualità 2009-12)
prevenzione e lotta all’Aids
maggiori oneri derivanti da regolarizzazione extracomunitari
Piemonte: progetto interregionale “Condizioni di salute e ricorso SSN 2010”
Questi i link ai provvedimenti citati:
Fondo Sanitario Nazionale 2010. Ripartizione delle disponibilità finanziarie tra le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.
Fondo sanitario Nazionale 2010. Ripartizione tra le regioni delle quote vincolate per il perseguimento degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale
Fondo sanitario nazionale 2008. Assegnazione alle Regioni della quota vincolata per la prevenzione e cura della fibrosi cistica
Fondo Sanitario Nazionale 2009. Ripartizione tra le Regioni delle somme vincolate destinate al Fondo per l’esclusività del rapporto del personale dirigente del ruolo sanitario.
Fondo sanitario nazionale 2009. Finanziamento per borse di studio in medicina generale: terza annualità triennio 2007-2010, seconda annualità triennio 2008-2011 e prima annualità triennio 2009-2012.
Fondo sanitario nazionale 2009. Finanziamento per gli interventi - Prevenzione e lotta contro l’AIDS
Fondo sanitario nazionale 2009. Ripartizione tra le Regioni delle risorse aggiuntive destinate al finanziamento dei maggiori oneri connessi alla regolarizzazione dei cittadini extracomunitari occupati in attività di assistenza alla persona e alle famiglie come lavoratori domestici.
Fondo sanitario nazionale 2008. Assegnazione alla Regione Piemonte delle risorse accantonate per il finanziamento del progetto interregionale “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari – 2010”.
Fondo sanitario nazionale 2009. Assegnazione alle Regioni della quota vincolata per la prevenzione e cura della fibrosi cistica
Di seguito si riportano, infine, i link ad altri provvedimenti relativi alla sanità tratti dal montoraggio (curato dal CINSEDO) sugli atti pubblicati in Gazzetta Ufficiale.
Modifiche ed aggiornamenti alla Classificazione Nazionale dei Dispositivi medici (CND)
Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinanti
“Adozione del documento esecutivo per l’attuazione delle linee di supporto centrali al Piano nazionale della prevenzione 2010-2012.”
Erogazione da parte delle farmacie, di attività di prenotazione delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, pagamento delle relative quote di partecipazione alla spesa a carico del cittadino e ritiro dei referti relativi a prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale.
“Determinazione del numero globale di medici specialisti da formare ed assegnazione dei contratti di formazione specialistica per l’anno accademico 2010/2011.”
Criteri e le modalità per il riconoscimento dell’equivalenza ai diplomi universitari dell’area sanitaria dei titoli del pregresso ordinamento
Integrazione agli indirizzi di carattere prioritario sugli interventi negli Ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) e nelle Case di cura e custodia (CCC)
Indirizzi operativi per l’attivazione e la gestione di moduli sanitari in caso di catastrofe.
Accordo recante la disciplina concorsuale per il personale addetto alla ricerca degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.
Emoderivati: parere Regioni su due Decreti
(regioni.it) Le Regioni hanno espresso un parere favorevole a due decreti: il primo sulle modalità per la presentazione e valutazione delle istanze volte ad ottenere l’inserimento tra i centri e le aziende di produzione di medicinali emoderivati autorizzati alla stipula delle convenzioni con le regioni per la lavorazione del plasma sul territorio nazionale; il secondo sulle “modalità transitorie per l’immissione in commercio dei medicinali emoderivati dal plasma umano raccolto sul territorio nazionale”. Il parere favorevole però condizionato alla emanazione contestuale dei due provvedimenti.
La Conferenza delle Regioni ha poi dato il via libera ad un documento di osservazioni sui due Decreti che è stato consegnato al Governo nel corso della Conferenza Stato-Regioni del 27 ottobre.
Tale documento è stato pubblicato nella sezione “Conferenze” del sito www.regioni.it . il link è:
www.regioni.it/download.php?id=229101&field=allegato&module=news
Pareri sugli schemi di decreto del ministro della salute recanti: “Modalità per la presentazione e valutazione delle istanze volte ad ottenere l’inserimento tra i centri e le aziende di produzione di medicinali emoderivati autorizzati alla stipula delle convenzioni con le regioni per la lavorazione del plasma sul territorio nazionale”
“Modalità transitorie per l’immissione in commercio dei medicinali emoderivati dal plasma umano raccolto sul territorio nazionale”
punto 2) – o.d.g. Conferenza Stato-Regioni
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime parere favorevole sugli schemi di decreto condizionato alla loro contestuale emanazione.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome chiede, inoltre, di abrogare il comma 6 dell’art. 15 della Legge 219/2005 “Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati”, con le seguenti motivazioni:
La legge n. 219/05, così come modificata dalla legge n. 296/06, prevede all'art. 15 comma 6 che "le convenzioni di cui al presente articolo sono stipulate decorso un anno dalla data in vigore del decreto previsto dal comma 5 del presente articolo". Ne deriva concretamente una limitata possibilità per le Regioni e Province Autonome di indizione di nuove gare che si protrarrà di almeno ulteriori 24 mesi dalla pubblicazione dei due atti oggetto di parere.
Questa tempistica è in evidente conflitto con quanto stabilito dall'art. 40 comma 3 della legge n. 96/2010 – Legge comunitaria 2009 - dove si prevede che decorsi 36 mesi dall'entrata in vigore della legge stessa (25 giugno 2010) la disciplina di cui al comma 2 dell'art. 15 della legge n. 219/05 sarà rivista alla luce delle evidenze emerse dall'applicazione delle convenzioni di cui al comma 1 dello stesso art. 15: quindi, entro giugno 2013, data nella quale le procedure di gara non potranno neppure essere state avviate.
In coerenza con quanto sopra esposto, si pone l'esigenza di sottoporre il problema al Ministro della Salute richiedendo il superamento di tale elemento ostativo, ovvero l'abrogazione del comma 6 dell'art. 15 della legge n. 219/05, permettendo quindi alle Regioni e Province Autonome di poter procedere quanto prima all'indizione delle nuove gare della plasmaderivazione. Vanno inoltre rappresentati due ulteriori elementi che inducono a ritenere urgente l'indizione delle nuove gare della plasmaderivazione nazionale:
 le Regioni e Province Autonome, come il Veneto che è capofila di un Accordo di 11 realtà aderenti, che hanno aggiudicato all'attuale Ditta si trovano a dover prorogare i contratti in essere da sei anni (per la settima volta nel 2012), ponendosi quindi in una posizione giuridicamente critica a fronte di una norma nazionale (legge n. 219/05) che prevede il superamento del monopolio e l'apertura al mercato;
 i volumi del plasma nazionale per la lavorazione industriale (ca. 700.000 kg.) permettono l'autosufficienza per numerosi prodotti; vi è quindi la necessità di poter accedere a nuove regole per permettere il completo utilizzo della materia prima, che ad oggi solo parzialmente può esprimere le proprie potenzialità (supporto all'autosufficienza europea, cessione degli intermedi di lavorazione alla Ditta aggiudicataria).
Tutto ciò può essere realizzato solamente se le Regioni e Province Autonome potranno indire quanto prima le nuove gare, in un sistema che operi secondo standard di qualità europei, nonché in un contesto di sostenibilità complessiva.