Source: https://www.laleggepertutti.it/158292_caduta-in-una-buca-stradale-quando-il-comune-non-risponde
Timestamp: 2019-01-22 03:23:58+00:00
Document Index: 68235835

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.58', 'art. 190', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2043']

Caduta in una buca stradale, quando il Comune non risponde
L’amministrazione non risarcisce il danno provocato da una buca visibile o apertasi all’improvviso o che poteva essere avvistata dal passante.
Uno magari ci casca due volte: la prima nella buca stradale, l’altra nel tranello della legge. Perché, ritenere che tanto più la buca è grande e profonda tanto più certo e cospicuo è il risarcimento è un errore grossolano. Anzi, vale proprio la regola inversa: il Comune paga i danni a chi mette il piede in fallo e si fa male solo se la buca è piccola e poco visibile. Dunque, il binomio dimensione della buca = soldi è totalmente sbagliato. E a ricordarlo è una recente sentenza del Tribunale di Napoli [1] che, peraltro, non aggiunge nulla di nuovo al già consolidato orientamento della giurisprudenza sul tema.
«Sono caduto in una buca enorme. Il Comune, proprio perché pericolosissima, aveva il dovere di coprirla o segnalarla. Pertanto mi spetta di sicuro il risarcimento». Questo è il ragionamento tipico di chi cade in una fossa sull’asfalto o sul marciapiedi. Invece la legge funziona proprio al contrario: si può risarcire solo la caduta determinata da un evento insidioso come quello di una buca nascosta o coperta, oppure talmente piccola da non essere avvistata. Possibile? Sì, perché il ragionamento dei giudici è il seguente: non si può pretendere di camminare con la testa tra le nuvole, o magari chattando sul cellulare, senza guardare dove si mettono i piedi, e poi pretendere anche di essere risarciti dagli altri. Chi è causa del suo mal pianga se stesso. E il pedone che si fa male per non essere stato sufficientemente attento e prudente non può poi lamentarsi.
Solo la buca insidiosa consente di chiedere il risarcimento al Comune. Se la buca non rappresenta una vera e propria «insidia», perché posta al centro della strada o perché di dimensioni talmente elevate da poter essere avvistata con un anticipo sufficiente a evitarla, è il pedone a doversi spostare. Secondo il giudice campano, una buca sulla strada è insidiosa solo se non è possibile accorgersi della sua presenza o prevederne l’esistenza.
Spetta peraltro al danneggiato dimostrare che la buca presentava il carattere dell’insidia. Il che significa un ulteriore onere della prova, oltre a quello di dimostrare la presenza della fossa, l’entità del danno fisico e che la caduta è derivata proprio dalla buca e non da altre circostanze (ad esempio, i lacci delle scarpe slacciati o uno spintone di un passante). Sul punto leggi la guida sul risarcimento da caduta nella buca stradale.
Altro errore che si commette quando si tenta di “forzare i fatti” pur di ottenere il risarcimento del danno è di dire che l’infortunio è avvenuto a causa di una buca «apertasi improvvisamente sul manto stradale», al semplice passaggio dell’infortunata. Tuttavia anche in questo caso il Comune non ha alcuna colpa. Questo perché – sostiene in proposito la giurisprudenza – l’amministrazione può essere responsabile solo laddove il suo intervento sia materialmente possibile. E ciò non succede quando la fossa si apre all’improvviso, senza dare il tempo materiale per intervenire a riguardo (una buca apertasi di fresco o una frana imprevedibile, ad esempio).
In sinesi, se la buca è prevedibile o, al contrario, emerge tutto d’un tratto, al momento della caduta, l’amministrazione non ha responsabilità. Insomma, le amministrazioni sono responsabili solo in presenza di pericoli «insidiosi», non visibili e non prevedibili per l’utente della strada. Oltre a ciò, l’incidente non deve essersi verificato per «caso fortuito» ossia:
per colpa del passante, perché questi non presta attenzione e finisce vittima di una trappola visibile e prevedibile;
per un cambiamento improvviso che non dà il tempo materiale all’amministrazione di intervenire a riguardo.
[1] Trib. Napoli, sent. n. 1736/17 del 13.02.2017.
Tribunale Napoli, sentenza n. 1736 del 13 febbraio 2017
La sentenza viene redatta in conformità al nuovo testo degli artt.132 c.p.c. e 118 disp.att. c.p.c., immediatamente applicabile anche nei giudizi in corso alla data di entrata in vigore della riforma, ai sensi dell’art.58 della legge n.69/09, pertanto, devono ritenersi integralmente richiamati dalla presente pronuncia, sia gli atti introduttivi e di costituzione delle parti, sia i verbali di causa. Ciò posto in via preliminare, va adesso esaminata nel merito la domanda di risarcimento dei danni proposta da parte attrice. Nell’atto introduttivo del presente giudizio, regolarmente notificato in data 16 maggio 2008, parte attrice conveniva in giudizio innanzi a questo tribunale il Comune … al fine di ottenere il risarcimento di tutti i danni riportati a seguito del sinistro avvenuto in …data 12/05/2006, verso le ore 18,30, allorquando, …, nel mentre passeggiava lunga la suddetta strada finiva in una buca apertasi improvvisamente nel manto stradale non prevedibile e non segnalata cadendo rovinosamente a terra. A seguito di tale caduta la …. per i forti dolori venne trasportata al Pronto Soccorso dell’Ospedale …. dove le veniva diagnosticato “trauma distorsivo caviglia sinistra e contusione ginocchio destro” con prognosi di 7 giorni. Per tali motivi chiedeva all’adito Tribunale che venisse accertata e dichiarata la responsabilità del Comune di ….e condannare lo stesso, al pagamento, in favore di essa attrice della somma di € 8.396,00 comprensiva di spese mediche a titolo di
risarcimento del danno biologico, estetico, patrimoniale, morale e di relazione riportate in seguito delle lesioni subite nel sinistro de quo ed in suburdine in quella diversa misura che sarebbe stata ritenuta equa oltre interessi e rivalutazione monetaria; condannare altresì il Comune di ….al pagamento delle spese e compensi del giudizio con attribuzione al procuratore antistatario. Si costituiva in giudizio il Comune di …., in persona del Sindaco p.t., il quale impugnava l’atto introduttivo del giudizio chiedendone il rigetto in quanto inammissibile, improponibile, improcedibile ed infondato in fatto e diritto con condanna dell’attrice al pagamento delle spese, diritti ed onorari del giudizio. Istruita la causa con l’assunzione delle dichiarazioni testimoniali, espletata C.t.u., all’udienza del 18 luglio 2016, la stessa, sulla scorta delle precisate conclusioni, veniva trattenuta in decisione con concessione dei termini di cui all’art. 190 c.p.c. per il deposito di memorie conclusionali ed eventuali repliche. Ebbene, tali essendo i fatti così come esposti dalle parti in causa, ritiene questo giudice che la domanda proposta da parte attrice sia infondata per i motivi, nei termini e nei limiti di seguito esplicitati e che, pertanto, la stessa debba essere rigettata per quanto di ragione. I fatti così come prospettati da parte attrice escludono la responsabilità dell’ente convenuto nella produzione del sinistro. Infatti, in forza della ricostruzione del sinistro, così come emersa anche dalla prova testimoniale, ritiene questo giudice che la presenza di una buca apertasi improvvisamente sul manto stradale con le caratteristiche emergenti in atti (rilievi fotografici), situata sulla sede stradale destinata al pubblico transito, non rappresenti una vera e propria insidia. Sul punto, invero, va precisato che, in linea di principio, un recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione, nelle ipotesi come quelle rappresentate dal caso in esame, non troverebbe applicazione la fattispecie di cui all’art. 2051 c.c., il quale dispone che ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che riesca a provare il caso fortuito. Nella fattispecie l’ente non ha potuto assolvere alla predisposizione delle dovute attività di manutenzione, per garantire la sicurezza dell’uso della strada e per eliminare le anomalie più pericolose, essendo l’apertura della buca verificatasi nell’imminenza del sinistro. Giurisprudenza ha evidenziato che “l’applicazione della norma in esame al caso dei beni demaniali destinati all’uso pubblico ponga comunque un problema di delimitazione dei rischi di cui lo stesso è tenuto a rispondere in relazione ai doveri di sorveglianza e di manutenzione razionalmente esigibili, in base ai criteri di corretta gestione, mentre costituisce il caso fortuito il fattore di pericolo imprevedibile ed inevitabile.” (Cass. sent. n. 12449/2008). Ed ancora, che “rimane configurabile il caso fortuito in relazione a quelle
situazioni provocate dagli stessi utenti ovvero da una repentina e non prevedibile alterazione dello stato della cosa che non possa essere rimossa o segnalata per difetto del tempo necessario a provvedere”. (Cass. sent. n. 2360/2010, Cass. sent. n. 24529/2009; Cass sent n. 8157/2009, Cass. sent. n. 7763/2007, Cass.Sent. n. 2308/2007, Cass.Sent. n. 20487/2008). Non può trovare altresì applicazione, alla fattispecie, l’art. 2043 c.c., dove si richiama il principio del “neminem laedere”, in quanto la strada pubblica avrebbe dovuto costituire per l’utente una situazione di pericolo occulto. Nel sinistro di cui è causa parte attrice ha sostenuto che il pericolo non era oggettivamente visibile in quanto la buca nel manto stradale si sarebbe aperta improvvisamente e dunque la sua potenziale pericolosità e/o possibilità di una frana seppur piccola sul manto stradale (manto- terreno franato al passaggio) non era percepibile dall’utente della strada; circostanza smentita dai rilievi fotografici esibiti e dalle risultanze del
comune da cui si evince l’esistenza di una buca di pochi centimetri posizionata quasi centralmente sulla strada e perfettamente visibile. Appare inverosimile, a parere di questo Giudice, che la buca si possa essere aperta improvvisamente al passaggio dell’attrice. Da quanto sopra non è possibile pertanto dedurre la responsabilità del convenuto Comune ex art. 2043 c.c.- Inoltre va aggiunto che una maggiore attenzione da parte dell’attrice avrebbe impedito la caduta ed i conseguenti danni i quali non trovano la loro efficienza causale nella cattiva manutenzione della strada ma nell’incauto comportamento del pedone. La Suprema Corte ha chiarito sul punto che: “quello dell’insidia stradale non è un concetto giuridico, ma un mero stato di fatto, che, per la sua oggettiva invisibilità e per la sua conseguente imprevedibilità, integra una situazione di pericolo occulto. Di tal che, la concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere – con l’ordinaria diligenza – l’anomalia, vale ad escludere la configurabilità dell’insidia e della conseguente responsabilità della P.A. per difetto di manutenzione della strada pubblica.” (Cass. sent. n. 15375/2011). Ed ancora sempre recente giurisprudenza ha ribadito che: “La concreta possibilità dell’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza l’anomalia del manto stradale, è circostanza di per sé idonea ad escludere la configurabilità dell’insidia e, dunque, della conseguente responsabilità della P.A. per difetto di manutenzione della strada.” (Cass. ord. n. 15196/2013). Le spese di lite seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.
Il Tribunale di Napoli, XII Sezione Civile, in composizione monocratica, nella causa iscritta al n. 85314/08 R.G., promossa da … contro Comune di …., in persona del suo legale rappresentante, respinta ogni altra istanza ed eccezione, definitivamente pronunciando, così provvede: – Rigetta la domanda proposta da parte attrice perché infondata in fatto e diritto; – Condanna essa … al pagamento, in favore del Comune di… in persona del suo legale rappresentante p.t., al pagamento delle spese e compensi del giudizio che liquidano complessivamente in € 1.378,00 oltre Iva e C.p.a. come per legge. – Restano definitivamente a carico di parte attrice le spese per l’espletata C.t.u.-