Source: http://usiait.it/leggi/972-l-8-3-2000-n-53-maternita-e-paternita.html
Timestamp: 2018-08-18 23:40:36+00:00
Document Index: 44663842

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 86', 'art. 71', 'art. 1', 'art. 80', 'art. 86', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 86', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 86', 'art. 85', 'art. 86', 'art. 85', 'art. 86', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 86', 'art. 9', 'art. 86', 'art. 9', 'art. 24']

Maternità e Paternità. L. 8.03.2000 n. 53
Sei qui:	Home Leggi Maternità e Paternità. L. 8.03.2000 n. 53
Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città. Pubblicata nella Gazz. Uff. 13 marzo 2000, n. 60.
Concedi dei genitori
Concedi per eventi e cause particolari.
Concedi per la formazione.
Concedi per la formazione continua.
Prolungamento dell’età pensionabile.
Misure per conciliare tempi di vita e tempi di lavoro.
Flessibilità dell’astensione obbligatoria.
Permessi per l’assistenza a portatori di handicap.
Estensione delle agevolazioni per l’assistenza a portatori di handicap.
Fondo per l’armonizzazione dei tempi delle città.
L. 8 marzo 2000, n. 53 (1). (giurisprudenza di legittimità)
(1) Pubblicata nella Gazz. Uff. 13 marzo 2000, n. 60.
1. ... (2).
2. ... (3).
3. ... (4).
4. ... (5).
5.[ Le disposizioni del presente articolo trovano applicazione anche nei confronti dei genitori adottivi o affidatari. Qualora, all'atto dell'adozione o dell'affidamento, il minore abbia un'età compresa fra sei e dodici anni, il diritto di astenersi dal lavoro, ai sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo, può essere esercitato nei primi tre anni dall'ingresso del minore nel nucleo familiare. Nei confronti delle lavoratrici a domicilio e delle addette ai servizi domestici e familiari, le disposizioni dell'articolo 15 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204, come sostituito dal comma 4 del presente articolo, si applicano limitatamente al comma 1] (6) (7).
(2) Aggiunge un comma, dopo il terzo, all'art. 1, L. 30 dicembre 1971, n. 1204.
(2) Sostituisce l'art. 7, L. 30 dicembre 1971, n. 1204.
(4) Aggiunge due commi all'art. 10, L. 30 dicembre 1971, n. 1204.
(5) Sostituisce l'art. 15, L. 30 dicembre 1971, n. 1204.
(6) Comma abrogato dall'art. 86, D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(7) Le disposizioni di cui al presente articolo sono ora contenute negli articoli 36, 45, 50, 61 e 62 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
1. La lavoratrice e il lavoratore hanno diritto ad un permesso retribuito di tre giorni lavorativi all'anno in caso di decesso o di documentata grave infermità del coniuge o di un parente entro il secondo grado o del convivente, purché la stabile convivenza con il lavoratore o la lavoratrice risulti da certificazione anagrafica. In alternativa, nei casi di documentata grave infermità, il lavoratore e la lavoratrice possono concordare con il datore di lavoro diverse modalità di espletamento dell'attività lavorativa (8).
2. I dipendenti di datori di lavoro pubblici o privati possono richiedere, per gravi e documentati motivi familiari, fra i quali le patologie individuate ai sensi del comma 4, un periodo di congedo, continuativo o frazionato, non superiore a due anni. Durante tale periodo il dipendente conserva il posto di lavoro, non ha diritto alla retribuzione e non può svolgere alcun tipo di attività lavorativa. Il congedo non è computato nell'anzianità di servizio né ai fini previdenziali; il lavoratore può procedere al riscatto, ovvero al versamento dei relativi contributi, calcolati secondo i criteri della prosecuzione volontaria (9).
4. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro per la solidarietà sociale, con proprio decreto, di concerto con i Ministri della sanità, del lavoro e della previdenza sociale e per le pari opportunità, provvede alla definizione dei criteri per la fruizione dei congedi di cui al presente articolo, all'individuazione delle patologie specifiche ai sensi del comma 2, nonché alla individuazione dei criteri per la verifica periodica relativa alla sussistenza delle condizioni di grave infermità dei soggetti di cui al comma 1 (10).
4-bis. [La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, anche adottivi, o, dopo la loro scomparsa, uno dei fratelli o delle sorelle conviventi di soggetto con handicap in situazione di gravità di cui all'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata ai sensi dell'articolo 4, comma 1, della legge medesima da almeno cinque anni e che abbiano titolo a fruire dei benefìci di cui all'articolo 33, commi 1, 2 e 3, della predetta legge n. 104 del 1992 per l'assistenza del figlio, hanno diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 del presente articolo entro sessanta giorni dalla richiesta. Durante il periodo di congedo, il richiedente ha diritto a percepire un'indennità corrispondente all'ultima retribuzione e il periodo medesimo è coperto da contribuzione figurativa; l'indennità e la contribuzione figurativa spettano fino ad un importo complessivo massimo di lire 70 milioni annue per il congedo di durata annuale. Detto importo è rivalutato annualmente, a decorrere dall'anno 2002, sulla base della variazione dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. L'indennità è corrisposta dal datore di lavoro secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti economici di maternità. I datori di lavoro privati, nella denuncia contributiva, detraggono l'importo dell'indennità dall'ammontare dei contributi previdenziali dovuti all'ente previdenziale competente. Per i dipendenti dei predetti datori di lavoro privati, compresi quelli per i quali non è prevista l'assicurazione per le prestazioni di maternità, l'indennità di cui al presente comma è corrisposta con le modalità di cui all'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33. Il congedo fruito ai sensi del presente comma alternativamente da entrambi i genitori, anche adottivi, non può superare la durata complessiva di due anni; durante il periodo di congedo entrambi i genitori non possono fruire dei benefìci di cui all'articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, fatte salve le disposizioni di cui ai commi 5 e 6 del medesimo articolo] (11) (12).
(8) Vedi, anche, l'art. 71, comma 5, D.L. 25 giugno 2008, n. 112.
(9) Per l'estensione della facoltà di riscatto di cui al presente comma vedi il comma 789 dell'art. 1, L. 27 dicembre 2006, n. 296.
(10) In attuazione di quanto disposto dal presente articolo vedi il D.M. 21 luglio 2000, n. 278.
(11) Comma aggiunto dall'art. 80, comma 2, L. 23 dicembre 2000, n. 388 e poi abrogato dall'art. 86, D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(12) Le disposizioni di cui al presente comma sono ora contenute nell'articolo 42 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
2. Per «congedo per la formazione» s’intende quello finalizzato al completamento della scuola dell'obbligo, al conseguimento del titolo di studio di secondo grado, del diploma universitario o di laurea, alla partecipazione ad attività formative diverse da quelle poste in essere o finanziate dal datore di lavoro.
4. Le regioni possono finanziare progetti di formazione dei lavoratori che, sulla base di accordi contrattuali, prevedano quote di riduzione dell'orario di lavoro, nonché progetti di formazione presentati direttamente dai lavoratori. Per le finalità del presente comma è riservata una quota, pari a lire 30 miliardi annue, del Fondo per l'occupazione di cui all'articolo 1, comma 7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, provvede annualmente, con proprio decreto, a ripartire fra le regioni la predetta quota, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano (13).
(13) Alla ripartizione delle risorse a carico del Fondo per l'occupazione per il finanziamento di progetti di formazione di lavoratori occupati si è provveduto, per l'annualità 2000-2001, con D.M. 6 giugno 2001 (Gazz. Uff. 22 giugno 2001, n. 143), per l'annualità 2002-2003, con D.M. 26 maggio 2004 (Gazz. Uff. 11 giugno 2004, n. 135), per l'annualità 2004, con D.M. 17 dicembre 2004 (Gazz. Uff. 1° febbraio 2005, n. 25), per l'annualità 2005, con D.M. 12 aprile 2007 (Gazz. Uff. 24 maggio 2007, n. 119), per l'annualità 2006, con D.M. 23 novembre 2007 (Gazz. Uff. 29 dicembre 2007, n. 301) e, per l'annualità 2007-2008, con D.M. 9 luglio 2010 (Gazz. Uff. 24 settembre 2010, n. 224). Per la riduzione dell'autorizzazione di spesa prevista dal presente comma vedi il comma 14 dell'art. 7-ter, D.L. 10 febbraio 2009, n. 5, aggiunto dalla relativa legge di conversione.
3. Con decreto del Ministro per la funzione pubblica, di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, del lavoro e della previdenza sociale e per la solidarietà sociale, sono definiti i requisiti, i criteri e le modalità applicative delle disposizioni del comma 1 in riferimento ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni (14) (15).
(14) Comma così modificato dal comma 4 dell'art. 4, D.L. 29 novembre 2008, n. 185. Vedi, anche, il comma 5 dello stesso art. 4.
(15) Le disposizioni di cui al presente articolo sono ora contenute nell'articolo 5 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
8. Prolungamento dell'età pensionabile.
9. Misure per conciliare tempi di vita e tempi di lavoro.
a) progetti articolati per consentire alle lavoratrici e ai lavoratori di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari e dell’organizzazione del lavoro, quali part-time reversibile, telelavoro e lavoro a domicilio, banca delle ore, orario flessibile in entrata o in uscita, sui turni e su sedi diverse, orario concentrato, con specifico interesse per i progetti che prevedano di applicare, in aggiunta alle misure di flessibilità, sistemi innovativi per la valutazione della prestazione e dei risultati;
2. Destinatari dei progetti di cui al comma 1 sono lavoratrici o lavoratori, inclusi i dirigenti, con figli minori, con priorità nel caso di disabilita ovvero di minori fino a dodici anni di età, o fino a quindici anni in caso di affidamento o di adozione, ovvero con a carico persone disabili o non autosufficienti, ovvero persone affette da documentata grave infermità.
4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato alle politiche per la famiglia, di concerto con il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali e con il Ministro per le pari opportunità, sentita la Conferenza unificata, nei limiti delle risorse di cui al comma 1, sono definiti i criteri e le modalità per la concessione dei contributi di cui al presente articolo e, in particolare, la percentuale delle risorse da destinare a ciascuna tipologia progettuale, l’importo massimo finanziabile per ciascuna tipologia progettuale e la durata delle azioni progettuali. In ogni caso, le richieste dei contributi provenienti dai soggetti pubblici saranno soddisfatte a concorrenza della somma che residua una volta esaurite le richieste di contributi dei soggetti privati (16).
5. Le risorse di cui al comma 1 possono essere, in misura non superiore al 10 per cento, destinate alle attività di promozione delle misure in favore della conciliazione, di consulenza alla progettazione, di monitoraggio delle azioni da effettuare anche attraverso reti territoriali (17).
(16) In attuazione di quanto disposto dal presente comma vedi il D.P.C.M. 23 dicembre 2010, n. 277.
(17) Articolo così sostituito prima dal comma 1254 dell'art. 1, L. 27 dicembre 2006, n. 296 e poi dal comma 1 dell’art. 38, L. 18 giugno 2009, n. 69.
3. Nelle aziende in cui operano lavoratrici autonome di cui alla legge 29 dicembre 1987, n. 546, è possibile procedere, in caso di maternità delle suddette lavoratrici, e comunque entro il primo anno di età del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, all'assunzione di un lavoratore a tempo determinato, per un periodo massimo di dodici mesi, con le medesime agevolazioni di cui al comma 2] (18) (19).
(18) Articolo abrogato dall'art. 86, D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(19) Le disposizioni di cui al presente articolo sono ora contenute nell'articolo 4 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(20) Aggiunge due commi all'art. 4, L. 30 dicembre 1971, n. 1204.
12. Flessibilità dell'astensione obbligatoria.
1. ... (21).
2. [Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sanità e per la solidarietà sociale, sentite le parti sociali, definisce, con proprio decreto da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l'elenco dei lavori ai quali non si applicano le disposizioni dell'articolo 4-bis della legge 30 dicembre 1971, n. 1204, introdotto dal comma 1 del presente articolo] (22) (23).
3. [Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sanità e per la solidarietà sociale, provvede, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ad aggiornare l'elenco dei lavori pericolosi, faticosi ed insalubri di cui all'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026] (24) (25).
(21) Aggiunge l'art. 4-bis alla L. 30 dicembre 1971, n. 1204.
(22) Comma abrogato dall'art. 86, D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, salvo quanto previsto dalla lettera dd) dell'art. 85, dello stesso decreto.
(23) Le disposizioni di cui al presente comma sono ora contenute nell'articolo 20 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(24) Comma abrogato dall'art. 86, D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, salvo quanto previsto dalla lettera dd) dell'art. 85, dello stesso decreto.
(25) Le disposizioni di cui al presente comma sono ora contenute nell'articolo 7 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(26) Aggiunge gli artt. 6-bis e 6-ter alla L. 9 dicembre 1977, n. 903.
[1. I benefici previsti dal primo periodo del comma 1 dell'articolo 13 della legge 7 agosto 1990, n. 232, sono estesi, dalla data di entrata in vigore della presente legge, anche alle lavoratrici madri appartenenti ai corpi di polizia municipale] (27) (28).
(27) Articolo abrogato dall'art. 86, D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(28) Le disposizioni di cui al presente articolo sono ora contenute nell'articolo 9 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
3. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 1 possono essere emanate, nel rispetto dei principi e criteri direttivi di cui al medesimo comma 1 e con le modalità di cui al comma 2, disposizioni correttive del testo unico (29) (30).
(29) Comma così modificato dall'art. 54, L. 16 gennaio 2003, n. 3.
(30) In attuazione della delega prevista dal presente articolo vedi D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151. Le disposizioni di cui al presente articolo sono ora contenute nell'articolo 86 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
1. Nei casi di astensione dal lavoro disciplinati dalla presente legge, la lavoratrice e il lavoratore hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, al rientro nella stessa unità produttiva ove erano occupati al momento della richiesta di astensione o di congedo o in altra ubicata nel medesimo comune; hanno altresì diritto di essere adibiti alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti (31).
2. ... (32).
3. I contratti collettivi di lavoro possono prevedere condizioni di maggior favore rispetto a quelle previste dalla presente legge (33).
4. Sono abrogate le disposizioni legislative incompatibili con la presente legge ed in particolare l'articolo 7 della legge 9 dicembre 1977, n. 903 (34) (35).
(31) Le disposizioni di cui al presente comma sono ora contenute nell'articolo 56 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(32) Aggiunge un comma all'art. 2, L. 30 dicembre 1971, n. 1204.
(33) Le disposizioni di cui al presente comma sono ora contenute nell'articolo 1 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(34) Le disposizioni di cui al presente comma sono ora contenute nell'articolo 86 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(35) Il presente articolo era stato abrogato dall'art. 86, D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151. L'abrogazione non è più prevista nel testo del suddetto articolo 86 come modificato dall'art. 9, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
1. Il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo di cui agli articoli 3, 4, 5, 6 e 13 della presente legge è nullo (36).
2. La richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento deve essere convalidata dal Servizio ispezione della direzione provinciale del lavoro (37) (38).
(36) Le disposizioni di cui al presente comma sono ora contenute nell'articolo 54 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(37) Le disposizioni di cui al presente comma sono ora contenute nell'articolo 55 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
(38) Il presente articolo era stato abrogato dall'art. 86, D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151. L'abrogazione non è più prevista nel testo del suddetto articolo 86 come modificato dall'art. 9, D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
19. Permessi per l'assistenza a portatori di handicap.
20. Estensione delle agevolazioni per l'assistenza a portatori di handicap.
1. Le disposizioni dell'articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, come modificato dall'articolo 19 della presente legge, si applicano anche qualora l'altro genitore non ne abbia diritto (39) (40).
(39) Comma così modificato dal comma 3 dell’art. 24, L. 4 novembre 2010, n. 183.
(40) Vedi, anche, gli articoli 33 e 42 del testo unico approvato con D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151.
1. Il piano territoriale degli orari, di seguito denominato «piano», realizza le finalità di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c), ed è strumento unitario per finalità ed indirizzi, articolato in progetti, anche sperimentali, relativi al funzionamento dei diversi sistemi orari dei servizi urbani e alla loro graduale armonizzazione e coordinamento.
1. Per favorire lo scambio di servizi di vicinato, per facilitare l'utilizzo dei servizi della città e il rapporto con le pubbliche amministrazioni, per favorire l'estensione della solidarietà nelle comunità locali e per incentivare le iniziative di singoli e gruppi di cittadini, associazioni, organizzazioni ed enti che intendono scambiare parte del proprio tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse, gli enti locali possono sostenere e promuovere la costituzione di associazioni denominate «banche dei tempi».
28. Fondo per l'armonizzazione dei tempi delle città.