Source: https://www.codicedeontologico-cnf.it/?tag=52-ncdf
Timestamp: 2018-09-18 15:57:57+00:00
Document Index: 25890032

Matched Legal Cases: ['art. 52', 'art. 52', 'art. 52', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 20', 'art. 088', 'art. 089', 'art. 52', 'art. 20', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 53', 'art. 20', 'art. 53', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 20']

cdf (nuovo) art. 52 | Codice Deontologico Forense
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Offese in atti giudiziari: implicito l’“animus iniuriandi”
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/207, cdf (nuovo) art. 52, cdf (prev.) art. 20, rel. Calabrò
Le espressioni sconvenienti od offensive non sono scriminate dalla provocazione altrui
Espressioni sconvenienti od offensive: irrilevante il mancato ordine del giudice di cancellarle dagli scritti difensivi
In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Perfetti – Rel. Picchioni), sentenza del 22 settembre 2012, n. 122.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/136, cdf (nuovo) art. 52, cdf (prev.) art. 20, cpc art. 088, cpc art. 089, rel. Calabrò
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/136, cdf (nuovo) art. 52, cdf (prev.) art. 20, rel. Calabrò
Il limite di compatibilità delle esternazioni verbali o verbalizzate e/o dedotte nell’atto difensivo dal difensore con le esigenze della dialettica processuale e dell’adempimento del mandato professionale, oltre il quale si prefigura la violazione dell’art. (giuà art. 20 codice previgente), va individuato nella intangibilità della persona del contraddittore, nel senso che quando la disputa abbia un contenuto oggettivo e riguardi le questioni processuali dedotte e le opposte tesi dibattute, può anche ammettersi crudezza di linguaggio e asperità dei toni, ma quando la diatriba trascende sul piano personale e soggettivo l’esigenza di tutela del decoro e della dignità professionale forense impone di sanzionare i relativi comportamenti.
Nell’ambito della propria attività difensiva, l’avvocato deve e può esporre le ragioni del proprio assistito con rigore, utilizzando tutti gli strumenti processuali di cui dispone, ma il diritto della difesa incontra un limite insuperabile nella civile convivenza, nel diritto della controparte o del giudice a non vedersi offeso o ingiuriato. Pertanto, la tutela del diritto di difesa e critica, il cui esercizio non può travalicare i limiti della correttezza e del rispetto della funzione, non può tradursi, ai fini dell’applicazione della relativa “scriminante”, in una facoltà di offendere, dovendo in tutti gli atti ed in tutte le condotte processuali rispettarsi il dovere di correttezza, anche attraverso le forme espressive utilizzate (Nel caso di specie, l’avvocato aveva accusato il collega avversario, nella sua qualità di difensore della Curatela, di comportamenti volutamente “maliziosi” e diretti non all’esercizio delle sue funzioni di Curatore, ma ad ottenere, a vantaggio del Fallimento, l’adempimento di diritti che -a suo dire- il Curatore sapeva inesistenti).
Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Vannucci), sentenza del 3 agosto 2017, n. 111
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/111, cdf (nuovo) art. 52, cdf (prev.) art. 20, rel. Vannucci
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Picchioni), sentenza del 10 luglio 2017, n. 84
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/084, cdf (nuovo) art. 52, cdf (nuovo) art. 53, cdf (prev.) art. 20, cdf (prev.) art. 53, rel. Picchioni
Nell’ambito della propria attività difensiva, l’avvocato deve e può esporre le ragioni del proprio assistito con rigore, utilizzando tutti gli strumenti processuali di cui dispone, ma il diritto della difesa incontra un limite insuperabile nella civile convivenza, nel diritto della controparte o del giudice a non vedersi offeso o ingiuriato. Pertanto, la tutela del diritto di difesa e critica, il cui esercizio non può travalicare i limiti della correttezza e del rispetto della funzione, non può tradursi, ai fini dell’applicazione della relativa “scriminante”, in una facoltà di offendere, dovendo in tutti gli atti ed in tutte le condotte processuali rispettarsi il dovere di correttezza, anche attraverso le forme espressive utilizzate (Nel caso di specie, l’avvocato aveva affermato che l’iniziativa giudiziaria del collega sarebbe dipesa da “pervicace ignoranza” ed “ignavia”, per poter “lucrare sulle spese”).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Orlando), sentenza del 1° giugno 2017, n. 63
In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Amadei), sentenza del 20 febbraio 2016, n. 20, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Tacchini), sentenza del 10 giugno 2014, n. 85.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/063, cdf (nuovo) art. 52, cdf (prev.) art. 20, rel. Orlando