Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/Societario/legittimita/3
Timestamp: 2019-05-25 01:16:52+00:00
Document Index: 84968454

Matched Legal Cases: ['art. 2437', 'art. 2429', 'art. 2949', 'art. 2949', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2751', 'art. 545', 'art. 409', 'art. 545', 'art. 2023', 'art. 2022', 'art. 146', 'art. 2384', 'art. 2384', 'art. 146', 'art. 2392', 'art. 2392', 'art. 1176', 'art.5', 'art. 146', 'art. 2394', 'art. 20']

Recesso dalle società di capitali e delibera assembleare che muti il 'quorum' per le assemblee straordinarie.
In tema di recesso dalle società di capitali, la delibera assembleare che muti il "quorum" per le assemblee straordinarie, riconducendolo a previsione legale, non giustifica il diritto del socio al recesso ex art. 2437, lett. g ), c.c., perché l’interesse della società alla conservazione del capitale sociale prevale sull’eventuale pregiudizio di fatto subito dal socio, che non vede inciso, né direttamente né indirettamente, il suo diritto di partecipazione agli utili ed il suo diritto di voto a causa del mutamento del "quorum". (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 01 June 2017, n. 13875.
Cooperative: tutela del socio lavoratore, recesso della cooperativa e omessa impugnazione della delibera di esclusione.
In tema di tutela del socio lavoratore di cooperativa, in caso d'impugnazione, da parte del socio, del recesso della cooperativa, la tutela risarcitoria non è inibita dall'omessa impugnazione della contestuale delibera di esclusione fondata sulle medesime ragioni, afferenti al rapporto di lavoro, mentre resta esclusa la tutela restitutoria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 April 2017, n. 27436.
Inapplicabile la regola di prescrizione quinquennale all’azione di regresso verso gli altri soci del socio che abbia pagato un debito della società.
Prescrizione quinquiennale ex art. 2429 c.c. – Fattispecie – Versamenti a titolo di finanziamento – Esclusione – Azione di regresso per il pagamento di un debito sociale – Esclusione.
La prescrizione quinquennale, ex art. 2949, co. 1, c.c. riguarda unicamente i diritti che derivano da rapporti inerenti all’organizzazione sociale in dipendenza diretta con il contratto sociale, nonché da rapporti relativi alle situazioni propriamente organizzative determinate dal successivo svolgimento della vita sociale, con esclusione di quanto legato solo occasionalmente all'organizzazione dell’ente e di quanto attinente in modo diretto allo svolgimento dell’attività imprenditoriale.
A tali rapporti deve ritenersi estranea la fattispecie dei versamenti effettuati dai soci a titolo di finanziamento (cfr. già Cass., 1 giugno 1993, n. 6107; Cass., 24 giugno 2015, n. 13084), e ciò anche per il caso del regresso nei confronti degli altri soci che si titoli nell’avvenuto pagamento, da parte di uno di essi, di un debito della società. Tale pagamento, e la relativa azione di regresso, integrano vicende attinenti all’ordinario svolgimento dell’attività imprenditoriale dell'ente. Le stesse non presentano perciò profili di peculiarità nei confronti delle altre, correnti relazioni intersoggettive che vengono a svolgersi in proposito; e come tali rimangono estranee al raggio di azione della prescrizione breve sancita dalla norma dell'art. 2949, co. 1, c.c. (Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 14 March 2017, n. 6561.
Legittimazione al reclamo avverso la sentenza di fallimento del socio di società di capitali.
Fallimento - Apertura (dichiarazione) di fallimento - Sentenza dichiarativa - Opposizione - In genere - Reclamo - Legittimazione del socio di una società di capitali - Sussistenza - Fondamento.
Nel novero dei soggetti legittimati a proporre reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento rientra anche il socio di una società di capitali, stante il suo interesse morale a che sia accertata la sua partecipazione a un sodalizio non sottoposto ad alcuna procedura concorsuale. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 10 March 2017, n. 6348.
Il credito per compenso dell'amministratore di società, anche se di nomina giudiziaria, non è assistito dal privilegio.
Il credito costituito dal compenso in favore dell'amministratore di società, anche se di nomina giudiziaria, non è assistito dal privilegio generale di cui all'art. 2751-bis, n. 2, cod. civ., atteso che egli non fornisce una prestazione d'opera intellettuale, né il contratto tipico che lo lega alla società è assimilabile al contratto d'opera, di cui agli artt. 2222 e ss. cod. civ. non presentando gli elementi del perseguimento di un risultato, con la conseguente sopportazione del rischio, mentre l' “opus" (e cioè l'amministrazione) che egli si impegna a fornire non è, a differenza di quello del prestatore d'opera, determinato dai contraenti preventivamente, né è determinabile aprioristicamente, identificandosi con la stessa attività d'impresa. (Cass. 27/2/2014 n. 2729; 18/5/2007 n. 11652; 24/4/2004 n. 9911). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 21 February 2017, n. 4406.
Pignorabili i compensi di amministratore unico e consigliere di amministrazione di S.p.A..
Amministratore unico o consigliere di amministrazione di spa – Limiti di pignorabilità ex art. 545 c.p.c..
L’amministratore unico o il consigliere d’amministrazione di una società per azioni sono ad essa legati da un rapporto di tipo societario che, in considerazione dell’immedesimazione organica che si verifica tra persona fisica ed ente, e dell’assenza del requisito della coordinazione, non è compreso in quelli previsti dall’art. 409, n. 3, c.p.c., sicchè i compensi spettanti ai soggetti predetti per le funzioni svolte in ambito societario sono pignorabili senza i limiti previsti dell’art. 545, comma 4, c.p.c. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Cassazione Sez. Un. Civili, 20 January 2017, n. 1545.
Momento traslativo della proprietà delle azioni nominative.
Titoli azionari - Momento traslativo della proprietà - Trasferimento mediante girata - Sufficienza - Transfert da parte della società - Rilevanza ai fini della legittimazione - Rifiuto del transfert - Legittimità - Condizioni.
Nel caso di trasferimento mediante girata (art. 2023 c.c.), il momento traslativo della proprietà delle azioni nominative si produce quando sia stata apposta sul titolo la girata piena, mentre il cd. transfert (ossia l’annotazione del nominativo del nuovo socio nel registro dell’emittente ex art. 2022 c.c.) attiene alla fase esecutiva e certificativa del trasferimento, incidendo soltanto sulla legittimazione del nuovo socio: il quale, pertanto, pur non potendo esercitare alcun diritto sino a quando non si sia provveduto a tale ultima formalità, è pur sempre titolare del diritto di proprietà sul titolo. Ne consegue che, quando vi sia stato il trasferimento della partecipazione, la società è tenuta a provvedere agli adempimenti riconnessi al transfert e non può addurre la mala fede del possessore del titolo per rifiutarvi di procedervi senza che sia stato privato di effetti il trasferimento, mediante il positivo esercizio delle azioni a ciò destinate. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 January 2017, n. 1588.
Indicazione nominativa dei partecipanti e dei votanti ad un’assemblea di società per azioni.
L’indicazione nominativa dei partecipanti e dei votanti ad un’assemblea di società per azioni consente di verificare se i voti siano stati validamente espressi dai soggetti a ciò legittimati ed è, quindi, necessaria per ricostruire la genesi del processo deliberativo ed accertare la validità delle determinazioni assunte. Ne consegue che, ove manchi la relativa documentazione (anche in foglio separato, purché “allegato” al verbale, in modo da farne parte integrante, e cioè richiamato ovvero allo stesso materialmente unito), la delibera è annullabile. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 January 2017, n. 603.
Azione di responsabilità del curatore per mancata o irregolare tenuta delle scritture contabili e liquidazione del danno.
Nell'azione di responsabilità promossa dal curatore ai sensi dell'art. 146, comma 2, l.fall., la mancata (o irregolare) tenuta delle scritture contabili, pur se addebitabile all'amministratore convenuto, non giustifica che il danno risarcibile sia determinato e liquidato nella misura corrispondente alla differenza tra il passivo accertato e l'attivo liquidato in sede fallimentare, potendo tale criterio essere utilizzato solo quale parametro per una liquidazione equitativa ove ne sussistano le condizioni, sempre che il ricorso ad esso sia, in ragione delle circostanze del caso concreto, logicamente plausibile e, comunque, l'attore abbia allegato un inadempimento almeno astrattamente idoneo a porsi come causa del danno lamentato, indicando le ragioni che gli hanno impedito l'accertamento degli specifici effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dei predetti soggetti. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 03 January 2017, n. 38.
Responsabilità degli amministratori di un istituto di credito, per concessione di credito in violazione dei criteri di ordinaria diligenza.
Gli amministratori di un istituto di credito, ove abbiano concesso credito in violazione dei criteri di ordinaria diligenza, sono tenuti al risarcimento del danno attuale arrecato al patrimonio della banca e consistente, in ragione della svalutazione del portafoglio crediti e dei costi di gestione finalizzati al rientro, nella riduzione della sue capacità gestionali e di investimento, senza che sia, pertanto, necessario attendere l'esito infruttuoso delle azioni di cognizione e di esecuzione volte al recupero dei finanziamenti erogati. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 November 2016, n. 23632.
Impugnazione di delibera di nomina del rappresentante del comune nel cda di una S.p.A. interamente partecipata.
La controversia riguardante l'impugnazione della deliberazione della giunta comunale recante la nomina del rappresentante del comune nel consiglio di amministrazione di una società per azioni interamente partecipata da enti locali, appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, stante la natura di diritto soggettivo della posizione coinvolta oggetto di contestazione e l'assenza di una specifica attribuzione al giudice amministrativo, per tale fattispecie, di una giurisdizione su diritti. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 03 October 2016, n. 19676.
Qualità di amministratore di società di capitali e di lavoratore subordinato della stessa società.
Le qualità di amministratore e di lavoratore subordinato di una stessa società di capitali sono cumulabili purché si accerti l'attribuzione di mansioni diverse da quelle proprie della carica sociale ed è altresì necessario che colui che intenda far valere il rapporto di lavoro subordinato fornisca la prova del vincolo di subordinazione e cioè dell'assoggettamento, nonostante la carica sociale rivestita, al potere direttivo, di controllo e disciplinare dell'organo di amministrazione della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 30 September 2016, n. 19596.
Pertinenza di un atto degli amministratori di società di capitali all'oggetto sociale.
Ai fini della valutazione della pertinenza di un atto degli amministratori di una società di capitali all'oggetto sociale, e della conseguente efficacia dello stesso ai sensi dell'art. 2384 c.c., il criterio da seguire è quello della strumentalità, diretta o indiretta, dell'atto rispetto all'oggetto sociale, inteso come la specifica attività economica (di produzione o scambio di beni o servizi) concordata dai soci nell'atto costitutivo in vista del perseguimento dello scopo di lucro proprio dell'ente. Non sono invece sufficienti, al predetto fine, né il criterio della astratta previsione, nello statuto, del tipo di atto posto in essere (la cui elencazione non potrebbe mai essere completa, data la serie infinita di atti, di vario tipo, funzionali all'esercizio di una determinata attività, né assicurando l'espressa previsione statutaria di un atto tipico che lo stesso sia, in concreto, rivolto allo svolgimento di quella attività), né il criterio della conformità dell'atto all'interesse della società (in quanto l'oggetto sociale costituisce, ai sensi dell'art. 2384 c.c., un limite al potere rappresentativo degli amministratori, i quali non possono perseguire l'interesse della società operando indifferentemente in qualsiasi settore economico, ma devono rispettare la scelta del settore in cui rischiare il capitale fatta dai soci nell'atto costitutivo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 08 September 2016, n. 17761.
Legittimazione dell'accomandante ad impugnare i contratti sociali.
Nelle società in accomandita semplice, il socio accomandante può far valere il suo interesse al potenziamento ed alla conservazione del patrimonio sociale esclusivamente con strumenti interni, quali l'azione di responsabilità contro il socio accomandatario, la richiesta di estromissione di quest'ultimo per gravi inadempienze, l'impugnativa del rendiconto, o la revoca per giusta causa dell'amministratore, mentre non è legittimato ad agire nei confronti dei terzi per far annullare o dichiarare nulli i negozi intercorsi fra questi ultimi e la società, non sussistendo un interesse proprio del socio accomandante, autonomo e distinto rispetto a quello della società. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 07 September 2016, n. 17691.
Natura della responsabilità degli amministratori di società di capitali, onere della prova e business judgement rule.
La responsabilità degli amministratori di società di capitali per i danni cagionati alla società amministrata ha natura contrattuale sicché la società (o il curatore, nel caso in cui l'azione sia proposta ex art. 146 l.fall.) deve allegare le violazioni compiute dagli amministratori ai loro doveri e provare il danno e il nesso di causalità tra la violazione e il danno, mentre spetta agli amministratori provare, con riferimento agli addebiti contestatigli, l'osservanza dei doveri previsti dal nuovo testo dell'art. 2392 c.c., modificato a seguito della riforma del 2003, con la conseguenza che gli amministratori dotati di deleghe (cd. operativi) - ferma l'applicazione della "business judgement rule", secondo cui le loro scelte sono insindacabili a meno che, se valutate "ex ante", risultino manifestamente avventate ed imprudenti - rispondono non già con la diligenza del mandatario, come nel caso del vecchio testo dell'art. 2392 c.c., ma in virtù della diligenza professionale esigibile ex art. 1176, comma 2, c.c. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 August 2016, n. 17441.
Elemento oggettivo del reato di omessa presentazione di dichiarazione fiscale.
Reati tributari – Omessa presentazione di dichiarazioni fiscali – Contestazione del reato – Specifico riferimento all’imposta cui la dichiarazione omessa si riferisce – Necessità.
L’art.5 D.Lgs. 74/2000 sanziona la condotta di colui che, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, pur essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte; si tratta di condotte distinte, descritte con riferimento a ciascuna delle imposte cui le dichiarazioni si riferiscono, autonome e potenzialmente concorrenti, riferite ad obblighi diversi e ad imposte diverse, con la conseguenza che nella indicazione di una non può ritenersi compresa anche l’altra.
Benché infatti si ritenga ammessa la contestazione implicita, questa deve, tuttavia, contenere pur sempre la descrizione, sia pure sommaria o per relationem, della condotta contestata, onde salvaguardare i princìpi del contraddittorio e dell’esclusiva titolarità dell’azione penale in capo al pubblico ministero, che impongono che l’imputazione sia chiara e precisa e non offra elementi di dubbio. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Cassazione penale, 24 August 2016, n. 35393.
Azione di responsabilità esercitata dal curatore: la competenza per territorio.
L'azione di responsabilità, esercitata dal curatore ai sensi dell'art. 146, comma 2, l.fall., cumula in sé le diverse azioni previste dagli artt. 2392-2393 c.c. e dall'art. 2394 c.c. a favore, rispettivamente, della società e dei creditori sociali. Ne consegue che, trattandosi di causa relativa ad obbligazioni risarcitorie, siano esse di natura contrattuale o extracontrattuale, ai sensi dell'art. 20 c.p.c. la competenza territoriale si determina, facoltativamente, anche in base al luogo in cui è stato posto in essere l'illecito su cui si fonda la domanda. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 August 2016, n. 17197.
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