Source: https://www.filodiritto.com/dalle-province-siciliane-ai-liberi-consorzi-di-comuni
Timestamp: 2020-06-05 09:41:34+00:00
Document Index: 78740354

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 15', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 118', 'art. 35', 'art. 22']

Dalle Province siciliane ai liberi consorzi di Comuni | Filodiritto
articoli professionisti, pubblico, diritto regionale e degli enti locali
Sotto il profilo formale, l’esistenza di un ente intermedio nell’ordinamento siciliano è prevista dall’art. 15 dello Statuto regionale. L’art. 15 dello Statuto siciliano - approvato con D.L. 15/05/1946 n. 455, convertito in legge costituzionale 26/02/1948 n. 2 – così recita: “Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell’ambito della Regione siciliana. L’ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui Comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria. Nel quadro di tali principi spetta alla Regione la legislazione esclusiva e la esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali”.
Giustificata l’esigenza di un ente intermedio che si occupi precipuamente della dimensione pubblica di area vasta, si dovranno catalogare tutte le funzioni amministrative ed i servizi pubblici la cui gestione, in capo a detto ente, assicuri efficacia ed efficienza sulla base del principio di sussidiarietà verticale. Detto principio, in uno a quello di differenziazione, risulta determinante per raggiungere tali scopi anche per l’ordinamento siciliano. In questo senso, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 408 del 15/12/1998, che respingeva il ricorso della Regione Siciliana avverso la legge n. 59/97, il legislatore regionale, con la l.r. n. 10 del 15/05/2000, si è adeguato al processo di decentramento amministrativo promosso dalle leggi “Bassanini” e, all’art. 31, rubricato “Ripartizione delle competenze tra Regione ed enti locali” così dispone: “In armonia con il principio di sussidiarietà e con i principi enunciati dall'articolo 4 della legge 15 marzo 1997, n. 59, tutte le funzioni amministrative che non richiedono l'unitario esercizio a livello regionale sono conferite agli enti locali”. Il comma 2 dell’art. 32 così recita: “Ai comuni e alle province sono affidate competenze complete ed integrali”. Il comma 5 del medesimo articolo si spinge ancora oltre, introducendo gli articoli 117, commi 1 e 2, e 118, comma 1, della Costituzione per attribuire autorevolezza ordinamentale alla volontà della regione di organizzare l’esercizio delle funzioni amministrative a livello locale attraverso i comuni e le province.
Il concetto di area vasta, quale parametro istituzionale di riferimento nell’allocazione delle diverse funzioni amministrative fra i livelli istituzionali, è stato introdotto nell’ordinamento regionale dal legislatore siciliano attraverso la citata l.r. n. 10/2000. L’articolo 33, rubricato “Funzioni e compiti amministrativi della provincia regionale”, introduce infatti tale concetto di cui si parla solamente nel disegno di legge-delega - Codice delle Autonomie Locali – approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 15/07/2009 ed ancora impantanato nelle aule parlamentari. Il 1° comma, infatti, così dispone: “La provincia regionale, oltre a quanto già specificamente previsto dalle leggi regionali, esercita le funzioni ed i compiti amministrativi di interesse provinciale qualora riguardino vaste zone intercomunali o l'intero territorio provinciale, salvo quanto espressamente attribuito dalla legge regionale ad altri soggetti pubblici”.
Nello stesso anno il legislatore regionale, adeguandosi alla riforma delle autonomie locali di cui al d.lgs. n. 265/99, ha introdotto espressamente il principio di sussidiarietà, nelle due versioni (verticale ed orizzontale), attraverso la stessa l.r. n. 30 del 23/12/2000. L’art. 2, rubricato “Principio di sussidiarietà” così dispone: “I comuni e le province sono titolari di funzioni proprie e di quelle conferite loro con legge dello Stato e della Regione, secondo il principio di sussidiarietà. I comuni e le province svolgono le loro funzioni anche attraverso le attività che possono essere adeguatamente esercitate dall'autonoma iniziativa dei cittadini e delle loro formazioni sociali”. Tale principio, ora di rango costituzionale (art. 118), introdotto nell’ordinamento siciliano, non distribuisce direttamente le competenze, ma indica la regola cui la regione deve ispirarsi per la loro allocazione. In tal modo, la sussidiarietà in senso verticale, così configurata, diventa anche per la Regione Siciliana, il principio informatore dei rapporti tra i diversi livelli di governo, sostituendosi al precedente modello a “cascata”. Da questo momento, “Dovranno essere regolati i rapporti tra la Regione e gli enti locali, visto che la nuova amministrazione dovrà essere essenzialmente locale a meno che ci siano ragioni che rendano più congruo ed efficiente la collocazione di una funzione amministrativa ad un superiore livello territoriale di governo”.
All’art. 35 della l.r. n. 10/2000, poi modificato dall’art. 22 della l.r. n. 2/2002, viene prevista altresì l’adozione di appositi decreti del Presidente della regione, previo parere della Conferenza Regione-autonomie locali, della Commissione affari istituzionali e della Commissione bilancio dell'Assemblea regionale siciliana, per l’individuazione dei procedimenti di competenza rispettivamente delle province regionali e dei comuni.
e) Individuazione del modello di governance dell’ente intermedio
Peraltro, l’Istituzione (articolata ai vari livelli) va considerata come un vestito da fare indossare alla comunità di riferimento (comunale, provinciale, statale, europea). A tal fine, una Istituzione locale potrà definirsi “faccia interna della sovranità” allorquando si presenterà su misura, cioè né troppo stretta né troppo larga. In entrambi i casi la comunità di riferimento individuata non mancherebbe di mostrare nel tempo insofferenza, disagio e, nel lungo periodo, reazioni sociali. Inoltre, l’Istituzione dovrà avere la caratteristica della flessibilità, cioè quella proprietà che, risentendo dei mutamenti sociali ed economici, si adatta in modo perpetuo. Corollario di questo ragionamento è che le Istituzioni, anche locali come quelle in trattazione, non possono essere statiche ma devono mutare dinamicamente col mutare delle società. A fortiori, in epoca come quella in cui viviamo dove i mutamenti sociali, economici e culturali avvengono in maniera repentina e tumultuosa.