Source: http://usiait.it/sentenze/722-suprema-corte-collegato-lavoro-dubbi.html
Timestamp: 2017-10-20 16:04:08+00:00
Document Index: 119558882

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 111', 'art. 117', 'art. 18', 'Cass. Sez. ']

Suprema Corte. Collegato Lavoro. Dubbi.
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LA SUPREMA CORTE SOLLEVA LA QUESTIONE DI LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE DELL'ART. 32 DEL "COLLEGATO LAVORO" - Con riferimento agli articoli 3, 4, 24, 111 e 117 Cost. Rep. (Cassazione Sezione Lavoro, ordinanza del 28 gennaio 2011 n. 2112, Pres. Roselli, Rel. Zappia).
La Corte di Appello di Firenze, con sentenza del 9 febbraio 2006, in riforma di una decisione negativa emessa dal Tribunale di Pisa, ha dichiarato la nullità del termine apposto all'assunzione in data 17 agosto 2000 di Carlo C. da parte della S.p.A. Poste Italiane e ha condannato l'azienda a riammettere il lavoratore in servizio nonché a risarcirgli il danno in misura pari alle retribuzioni maturate a far tempo dal 26 settembre 2002, data in cui egli aveva offerto le sue prestazioni. La società ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione della Corte di Firenze sia per avere dichiarato la nullità del termine sia per avere determinato il risarcimento senza tener conto del c.d. aliunde perceptum, ovvero di quanto guadagnato dal lavoratore nel periodo di durata della controversia.
La Suprema Corte (Sezione Lavoro, ordinanza del 28 gennaio 2011 n. 2112, Pres. Roselli, Rel. Zappia) ha ritenuto infondato il ricorso nella parte concernente l'illegittimità del termine apposto al rapporto, ma ha rilevato che, essendo entrata in vigore il 24 novembre 2010 la legge 4 novembre 2010 n. 183 ("collegato lavoro"), era necessario pronunciarsi sugli effetti di tale provvedimento in materia di risarcimento. L'art. 32 di tale legge stabilisce al comma 5 che, nei casi in cui il contratto a termine si converta in contratto a tempo indeterminato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento in favore del lavoratore stabilendo un'indennità "omnicomprensiva" nella misura compresa tra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto; il comma 6 dimezza questa indennità in presenza di contratti collettivi che prevedano specifiche graduatorie per il reimpiego dei precari; il comma 7 stabilisce che i commi 5 e 6 si devono applicare a tutti i giudizi, compresi quelli pendenti alla data di entrata in vigore della legge. La Suprema Corte ha ritenuto non manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale dell'art. 32, commi 5 e 6, L. 4 novembre 2010 n. 183 con riferimento a cinque articoli della Costituzione: l'art. 3 (principio di ragionevolezza), l'art. 4 (diritto al lavoro), l'art. 24 e l'art. 111 (effettività del rimedio giurisdizionale), l'art. 117 (obbligo di rispettare i trattati internazionali, segnatamente la Convenzione europea dei diritti dell'uomo). Nella motivazione dell'ordinanza tra l'altro leggesi:
A) E' orientamento consolidato nella giurisprudenza di questa Corte che, nel caso in cui il datore di lavoro si sia avvalso di un termine illegittimamente apposto al contratto ed abbia perciò allontanato il dipendente dal posto di lavoro, così rendendosi inadempiente agli obblighi assunti con lo stesso contratto, non si applica la tutela reale di cui all'art. 18 L. n. 300 del 1970. Il comportamento del datore non incide sulla continuità del rapporto, che rimane idoneo alla produzione dei propri effetti. Tuttavia, trattandosi di contratto a prestazioni corrispettive, ciò non comporta il diritto del lavoratore alla corresponsione delle retribuzioni che sarebbero maturate dall'inizio del periodo di inattività ma solo il diritto al risarcimento del danno, da determinarsi in base alle regole generali sull'inadempimento delle obbligazioni contrattuali, senza che sia necessaria una formale costituzione in mora del datore, occorrendo tuttavia e pur sempre che il lavoratore non abbia tenuto una condotta incompatibile con la volontà di proseguire il rapporto ed abbia messo a disposizione della controparte le proprie prestazioni lavorative (Cass. Sez. un. 8 ottobre 2002 n. 14381, Sez. Lav. 18 febbraio 2003 n. 2392, 18 maggio 2006 n. 11670).