Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-8086-del-21-03-2019
Timestamp: 2019-04-26 08:49:31+00:00
Document Index: 123059234

Matched Legal Cases: ['art. 91', 'art. 2233', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 2233']

Sentenza Cassazione Civile n. 8086 del 21/03/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 8086 del 21/03/2019
Cassazione civile sez. VI, 21/03/2019, (ud. 28/02/2019, dep. 21/03/2019), n.8086
sul ricorso 16876-2018 proposto da:
P.R., D.R., elettivamente domiciliati in
La Corte d’appello di Perugia, con decreto n. 7059 dell’11/12/2017, condannò il Ministero della Giustizia a pagare in favore dei ricorrenti, unitamente a C.A., che non ha invece proposto ricorso, la somma di Euro 625,00, a titolo d’equo indennizzo per la non ragionevole durata di un processo incardinato ai sensi della L. n. 89 del 2001, nonchè le spese processuali, liquidate in complessivi Euro 213,00, oltre spese di bollo, liquidate in Euro 8,00, ed accessori, distratte in favore dei difensori antistatari.
Avverso tale decreto P.R. e D.R. propongono ricorso, esponendo, con l’unico motivo, la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., dell’art. 2233 c.c., comma 2 e delle previsioni di cui al D.M. n. 55 del 2014, in quanto la Corte di merito aveva liquidato il rimborso spese di lite al disotto del minimo legale.
L’Amministrazione resiste ai soli fini della partecipazione all’udienza di discussione.
Come già rilevato da questa Corte, e proprio con specifico riferimento alla liquidazione delle spese di lite nelle procedure di cui alla L. n. 89 del 2001 (Cass. n. 1018/2018) che l’opinione secondo la quale il D.M. Giustizia 10 marzo 2014, n. 55nella parte in cui stabilisce un limite minimo ai compensi tabellarmente previsti (art. 4) non può considerarsi derogativo del D.M. n. 140, emesso dallo stesso Ministero il 20 luglio 2012, il quale, stabilendo in via generale i compensi di tutte le professioni vigilate dal Ministero della Giustizia, al suo art. 1, comma 7, dispone che “In nessun caso le soglie numeriche indicate, anche a mezzo di percentuale, sia nei minimi che nei massimi, per la liquidazione del compenso, nel presente decreto e nelle tabelle allegate, sono vincolanti per la liquidazione stessa”, non è condivisibile in quanto il D.M. n. 140, risulta essere stato emanato allo scopo di favorire la liberalizzazione della concorrenza e del mercato, adempiendo alle indicazioni della UE, a tal fine rimuovendo i limiti massimi e minimi, così da lasciare le parti contraenti (nella specie, l’avvocato e il suo assistito) libere di pattuire il compenso per l’incarico professionale.
Viceversa, il giudice resta tenuto ad effettuare la liquidazione giudiziale nel rispetto dei parametri previsti dal D.M. n. 55, il quale non prevale sul D.M. n. 140, per ragioni di mera successione temporale, bensì nel rispetto del principio di specialità, poichè, diversamente da quanto affermato dall’Amministrazione resistente, non è il D.M. n. 140 evidentemente generalistà e rivolto a regolare la materia dei compensi tra professionista e cliente a prevalere, ma il D.M. n. 55, il quale detta i criteri ai quali il giudice si deve attenere nel regolare le spese di causa.
Tornando al caso in esame la liquidazione effettuata dalla Corte locale in complessivi Euro 203,00 si pone al di sotto dei limiti imposti dal D.M. n. 55, tenuto conto del valore della causa (da Euro 0,00 a Euro 1.100,00) e pur applicata la riduzione massima, in ragione della speciale semplicità dell’affare (art. 4, cit.), dovendosi escludere la possibilità di poter andare al di sotto dei detti minimi essendo ciò in violazione del principio di cui all’art. 2233 c.c. in merito alla necessità di corrispondere compensi adeguati al decoro della professione.