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Timestamp: 2017-10-17 00:03:23+00:00
Document Index: 120273452

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 92', 'art. 81', 'art. 92', 'art. 92', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 2946', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 21', 'art. 2946', 'art. 4', 'art. 59', 'art. 14']

Novità fiscali del 1' settembre 2008. In evidenza: dichiarazione dei redditi - correzione degli errori materiali: procedura inapplicabile per contestare al contribuente le agevolazioni fiscali; rimborsi IVA: le regole penalizzano i contribuenti
Novità fiscali del 1′ settembre 2008. In evidenza: dichiarazione dei redditi – correzione degli errori materiali: procedura inapplicabile per contestare al contribuente le agevolazioni fiscali; rimborsi IVA: le regole penalizzano i contribuenti
diario2008 diario2008
in IVA, LEGGE FINANZIARIA 2009, Modello UNICO, Novità legislative (legge di stabilità...), Unico 2008
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1) Dichiarazione dei redditi – Correzione degli errori materiali: Procedura inapplicabile per contestare al contribuente le agevolazioni fiscali
2) Manovra 2009: Settori Energia e petrolio: Per il calcolo delle rimanenze eliminata la possibilità di ricorrere al metodo Lifo
3) Rimborsi Iva: Le regole penalizzano i contribuenti
Attività di liquidazione delle imposte sui redditi: Se l’Agenzia delle Entrate vuole contestare al contribuente il diritto di potere usufruire di una determinata agevolazione fiscale, non lo può fare applicando la procedura di correzione degli errori materiali della dichiarazione dello stesso contribuente, giacché tale fase é limitata ad un controllo formale e preclusiva di ogni valutazione giuridica della dichiarazione del contribuente.
Peraltro, l’attività di controllo, effettuata dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate, sulle dichiarazioni dei contribuenti è di due tipi e si basa su:
– un controllo automatico effettuato su tutte le dichiarazioni presentate, che consiste in una procedura automatizzata di liquidazione delle imposte, dei contributi, dei premi e dei rimborsi, sulla base dei dati e degli elementi direttamente desumibili dalle stesse dichiarazioni e di quelli risultanti dall’Anagrafe tributaria;
– un controllo formale effettuato sulle dichiarazioni selezionate in base a criteri fissati dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate, che consiste in un riscontro dei dati indicati nella dichiarazione con i documenti.
Prima di procedere all’iscrizione a ruolo di tributi derivanti dalla liquidazione delle imposte risultanti dalle dichiarazioni, dai controlli sui versamenti, nonché dai controlli formali, il contribuente deve essere informato e invitato eventualmente a fornire chiarimenti o a produrre documenti.
Infatti, prima che venga recapitata al contribuente la cartella di pagamento, se dall’attività di controllo emerge una maggiore imposta rispetto a quella indicata nella dichiarazione, al contribuente viene inviata una comunicazione in cui sono riportate le maggiori somme dovute con le relative sanzioni e gli interessi.
In tal caso, il contribuente ha la concreta opportunità di versare una sanzione ridotta se regolarizza la propria posizione entro 30 giorni dal ricevimento della suddetta comunicazione.
Oltre ai controlli suddetti (automatico e formale), l’amministrazione finanziaria procede annualmente ad effettuare i controlli sostanziali.
In particolare,dette comunicazioni sono emesse a seguito di tre diversi tipi di attività:
– Controllo automatico;
– controllo formale;
– liquidazione dei redditi assoggettati a tassazione separata (TFR, arretrati, ecc.).
Il controllo automatico viene effettuato ai sensi degli artt. 36-bis del D.P.R. n. 600/1973 e 54-bis del D.P.R. n. 633/1972 (per l’IVA).
Le comunicazioni emesse a seguito di tale controllo, possono contenere la correttezza della dichiarazione (comunicazione di regolarità) oppure l’eventuale presenza di errori (richiesta di chiarimenti).
In tale ultimo caso, la richiesta concede ai contribuenti la possibilità di pagare le somme indicate (con una riduzione delle sanzioni) oppure di potere fare presente all’Agenzia le ragioni per cui si ritengano infondati gli addebiti.
Ai contribuenti che hanno presentato il Modello 730 è inviata, eventualmente, la sola comunicazione di irregolarità.
Al controllo automatico, può seguire quello formale delle dichiarazioni, il quale viene effettuato ai sensi dell’art. 36-ter del D.P.R. n. 600/73.
Tale controllo formale consiste nel verificare la conformità dei dati esposti in dichiarazione alla documentazione conservata dal contribuente e ai dati desunti dal contenuto delle dichiarazioni presentate da altri soggetti ovvero forniti da enti previdenziali ed assistenziali, banche ed imprese assicuratrici.
A tal fine, il contribuente è preventivamente invitato dall’ufficio ad esibire o trasmettere la documentazione attestante la correttezza dei dati dichiarati e a fornire chiarimenti qualora emergano difformità tra i dati in possesso dell’Agenzia delle Entrate e quanto esposto in dichiarazione.
Se la documentazione prodotta non risulta idonea a comprovare la correttezza dei dati dichiarati, o nelle ipotesi di mancata risposta al predetto invito, il contribuente riceve una comunicazione degli esiti del controllo formale contenente la richiesta delle somme dovute.
– escludere in tutto o in parte lo scomputo delle ritenute d’acconto;
– escludere in tutto o in parte le detrazioni d’imposta e le deduzioni dal reddito non spettanti in base ai documenti richiesti ai contribuenti o ai dati in possesso dell’Agenzia;
– determinare i crediti d’imposta spettanti in base ai dati risultanti dalle dichiarazioni e ai documenti richiesti ai contribuenti;
– liquidare la maggiore imposta e i maggiori contributi dovuti sull’ammontare complessivo dei redditi risultanti da più dichiarazioni o certificazioni relative allo stesso anno e allo stesso contribuente;
– correggere gli errori materiali e di calcolo commessi nelle dichiarazioni dei sostituti d’imposta.
Infine, la liquidazione dei redditi soggetti a tassazione separata è l’operazione con la quale l’Agenzia determina l’imposta dovuta su determinati redditi (assoggettati ad un regime di favore, come per esempio il trattamento di fine rapporto e indennità equipollenti, arretrati di lavoro dipendente o di pensione, eccetera) per i quali sono state già versate delle somme a titolo d’acconto.
Secondo quanto stabilito dalla Corte di Cassazione la spettanza di particolari agevolazioni prevista in materia fiscale non possono, quindi, essere contestate al contribuente mediante la mera procedura di correzione degli errori materiali della dichiarazione.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21178)
La “manovra d’estate” (D.L.n. 112/2008, convertito in Legge n. 133/2008), ha introdotto particolari novità per gli operatori dei settori dell’energia e del petrolifero.
In particolare, in base alla disciplina contenuta nel nuovo art. 92-bis del Tuir, introdotto dall’art. 81, comma 19, del citato D.L. n. 112/2008, i soggetti esercenti attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, raffinazione petrolio, produzione o commercializzazione di benzine, petroli, gasoli per usi vari, oli lubrificanti e residuati, gas di petrolio liquefatto e gas naturale, aventi, nel periodo d’imposta precedente, un volume di ricavi superiore a quello previsto per l’applicazione degli studi settore, hanno l’obbligo di valutare le rimanenze finali di magazzino col metodo Fifo (first in first out) o, in alternativa, del costo medio ponderato, anche se tali criteri non sono adottati in bilancio.
È stata dunque eliminata la possibilità di avvalersi dei criteri alternativi del cosiddetto Lifo a scatti annuali, descritto nei commi da 1 a 3 dell’art. 92 del Tuir e delle relative varianti (ad esempio, il Lifo continuo).
Continua invece ad applicarsi per le scorte in questione la disciplina generale in tema di raggruppamento dei beni in categorie omogenee e di svalutazione dei beni qualora il valore di carico sia inferiore al valore normale dell’ultimo mese, nonché di corrispondenza tra valori delle rimanenze finali di un esercizio e valori iniziali di quello successivo (commi 1, 5 e 7 dell’art. 92 del Tuir).
La modifica è dovuta alla circostanza che l’adozione del metodo Lifo, in un sistema di prezzi crescente potrebbe portare ad un valore delle rimanenze finali inferiore a quello corrente.
I nuovi criteri di valutazione si applicano non solo alle giacenze di magazzino formatesi a partire dall’esercizio in corso alla data di entrata in vigore della nuova disciplina, ma anche alle scorte esistenti e non utilizzate a fine esercizio.
Attesa la formazione su più annualità del plusvalore derivante dalla valutazione al Lifo, il legislatore ha assoggettato l’aggiornamento della valutazione di magazzino e, quindi, l’incremento dei valori, non a tassazione ordinaria ma a un regime di tassazione sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap, con un’aliquota del 16%.
Al versamento di tale imposta dovrà provvedersi in un’unica soluzione entro il termine di versamento a saldo delle imposte sui redditi relative al periodo di imposta 2008 ovvero, a scelta del contribuente, in tre rate annuali di pari importo con interessi annuali del 3%, provvedendo a corrispondere la prima rata entro la stessa scadenza fissata nel caso di versamento in unica soluzione e le restanti entro la scadenza prevista per i due esercizi successivi.
La nuova disciplina delle valutazione delle rimanenze e dell’imposizione sostitutiva dei plusvalori emergenti si applica anche ai soggetti che redigono il bilancio in base ai principi contabili internazionali.
(Di Mario Leone, in Notiziario telematico dell’Agenzia delle Entrate del 29/8/2008)
Ancora sotto accusa la normativa italiana sull’Iva.
La Commissione Ue ricorre alla Corte di Giustizia, che dovrà pronunciarsi in merito alle regole sotto accusa ovvero: l’impossibilità, per il soggetto estero, di far transitare dalla propria stabile organizzazione in Italia gli acquisti effettuati nel territorio italiano. L’Iva relativa agli acquisti, pertanto, può essere richiesta a rimborso con la procedura dell’art. 38-ter.
Rimborso Iva – Non dovuta in base al diritto comunitario: Termine di decadenza.
In tale contesto, la Corte di Cassazione, con la sentenza del 12/01/2007, n. 526, ha osservato come secondo una consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia, a partire dalle sentenze 2 dicembre 1997, il diritto comunitario non contrasta all’applicazione di regimi temporali di decadenza, più restrittivi di quello normalmente più lungo stabilito per l’indebito oggettivo di diritto comune, quale quello decennale di prescrizione ai sensi dell’art. 2946 del codice civile, posti dal diritto nazionale all’esercizio del diritto al rimborso di tributi pagati in violazione del diritto comunitario, purché sia evitata l’impossibilità o l’eccessiva difficoltà dell’esercizio del diritto e questo non avvenga con modalità più gravose di quelle stabilite per l’indebito derivante da violazioni del diritto nazionale.
Tale principio é stato recepito da consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, secondo la quale la contrarietà al diritto comunitario del pagamento di un tributo, e il conseguente diritto alla ripetizione, origina la configurazione di un indebito oggettivo di diritto comune soltanto quando tale contrarietà e la conseguente disapplicazione del diritto nazionale investono il tributo nella sua interezza, tale che il pagamento non possa in alcun modo ricollegarsi ad un rapporto di natura tributaria.
IVA: Termine biennale di decadenza per la presentazione dell’istanza
Mentre la stessa Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza del 20/08/2004, n. 16477, relativa alla medesima disciplina dell’IVA, ha stabilito che per la domanda di rimborso o restituzione del credito maturato dal contribuente si applica, in mancanza di una disciplina specifica posta dalla legislazione speciale in materia, la norma generale residuale di cui all’art. 16 D.P.R. n. 636/1972 (ora art. 21, comma 2, D.Lgs. n. 546/1992), che prevede un termine biennale di decadenza per la presentazione dell’istanza, che non esclude tuttavia, una volta maturato il silenzio rifiuto, la decorrenza del termine decennale di prescrizione ex art. 2946 cod. civ..
Rimborso dell’imposta sui consumi: Termine di Decadenza
Infine, la Comm. Trib. Reg. Puglia, Sez. V, con la Sent. 66 del 13 novembre 2006, si è pronunciata sull’applicabilità al caso della estensione delle ipotesi di rimborso.
Sulla tardività dell’istanza di rimborso e decadenza dallo stesso, stabilendone la sua irrilevanza.
Secondo tale Commissione l’applicabilità anche ai procedimenti in corso della modifica dell’art. 4 comma 1 del D.Lgs. n. 504/1995 in tema di abbuono dell’imposta, introdotta dall’art. 59 della legge n. 342/2000 (estensione dell’abbuono dell’imposta, in particolare ai casi di reati commessi da terzi), rende irrilevante la decadenza, eventualmente verificatasi, dal diritto al rimborso conseguente alla tardività della proposizione dell’istanza.
Nel caso di specie l’Amministrazione appellante aveva contestato l’intervenuta decadenza dal diritto al rimborso proposta oltre il termine di due anni decorrente dalla data del pagamento, previsto dall’art. 14 del D.Lgs. n. 504/1995.
La Commissione, confermando il giudizio di primo grado, ha superato l’eccezione, riproposta in grado di appello, con la motivazione che la nuova normativa, applicabile al procedimento in corso aveva rimesso “in bonis” le fattispecie prescritte, rilevando altresì che la questione era assorbita dalla conferma del riconoscimento dell’abbuono dell’imposta in ragione del fatto sopravvenuto.
– Certificati H ter: Riepiloghi analitici: valore di prova facente fede privilegiata
In materia di circolazione dei prodotti petroliferi, i riepiloghi analitici dei certificati H ter hanno il valore di prova facente fede privilegiata «in quanto sottoscritti da ufficiali di Polizia tributaria nell’esercizio dei loro compiti investigativi, con attestazione del rispecchiare essi il riscontro da loro eseguito con i documenti originali esaminati».
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21173, in Ipsoa del 29 agosto 2008)
– Fallimento e liquidazione coatta amministrativa – Fatturazione e registrazione IVA: Adempimenti del curatore e termini
In materia di IVA, per le operazioni effettuate anteriormente alla dichiarazione di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa il curatore ovvero il commissario liquidatore devono adempiere gli obblighi di fatturazione e registrazione, i cui termini non siano scaduti, entro 4 mesi dalla nomina.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21186, in Ipsoa del 29 agosto 2008)
– Movimenti bancari: Legittimo presumerne l’inerenza all’attività d’impresa in assenza di prova contraria
Ennesima conferma della Suprema Corte sulla particolare tipologia di accertamento: In tema di accertamento delle imposte sui redditi, sia i prelevamenti che i versamenti operati su conti correnti bancari vanno imputati a ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività d’impresa se questo non dimostra di averne tenuto conto nella determinazione della base imponibile oppure che sono estranei alla produzione del reddito.
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21180, in Ipsoa del 29 agosto 2008)
– Bilanci abbreviati, soglie ampie
Il recepimento della direttiva 2006/46, con relativa bozza di decreto legislativo approvato il 28 agosto 208, in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, introdurrà, a partire dal bilancio 2009, una nota integrativa contenente ulteriori informazioni, quali transazioni con dirigenti e coniugi degli amministratori.
L’effetto è quello che si dovrebbe arricchire la nota integrativa con ulteriori informazioni sulle operazioni con parti correlate, con riferimento a importo, natura del rapporto e ogni altra informazione necessaria per la comprensione del bilancio relativa a tali operazioni. L’obbligo di estendere la nota integrativa dovrebbe riguardare le operazioni rilevanti e che non sono concluse a normali condizioni di mercato.
Dovranno, inoltre, illustrare il sistema di corporate governance e gli assetti proprietari le società emittenti valori mobiliari ammessi alla negoziazione in mercati regolamentati.
La direttiva dovrà essere recepita in base alla delega al Governo, entro il 05 settembre 2008.
(Franco Roscini Vitali, in Il Sole 24 Ore, 29/08/2008)
Processo verbale di constatazione: E’ nullo se mancante della firma del contribuente
In tema di imposte sui redditi, gli avvisi di accertamento scaturenti da un processo verbale di constatazione privo della sottoscrizione del contribuente, rimasto del tutto estraneo alla sua compilazione, deve ritenersi illegittimo anche se le contestazioni in esso contenute siano indirettamente conoscibili dal contribuente stesso (nella specie, in sede di dichiarazioni rese nel corso di procedimento penale).
(Cassazione civile Sentenza, Sez. Trib., 06/08/2008, n. 21153, in Ipsoa del 29 agosto 2008)
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Dichiarazione integrativa a favore: conflitto fra normativa e modelli dichiarativi