Source: http://docplayer.it/1469413-Consiglio-nazionale-forense-presso-il-ministero-della-giustizia.html
Timestamp: 2018-05-26 04:35:24+00:00
Document Index: 117164910

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 161', 'art. 161', 'art. 160', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 183']

1 CONSIGLIO NAZIONALE FORENSE PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA *** RASSEGNA STAMPA 15 giugno 2009 Titoli dei quotidiani Avvocati Sole 24 Ore Scuole legali con troppa teoria L'Avvocatura investe sulle scuole Class action Usa, avanti con calma Motori di ricerca su internet, ecco come fare a diventare primi Professioni Il concordato? Che fallimento Al bando i patti per influenzare il voto Gruppi di imprese, strada impervia Per i professionisti funzioni a 360 gradi Patti di ristrutturazione in chiaro Professionisti chiamati alla verifica dei dati Qualifiche Ue sulle spine Studi di settore, adesione forzata Scostamenti medi, i primi in lista
2 Giustizia Sole 24 Ore L Opinione Corsera Mille modifiche ai Codici Le maxi-riforme saranno sostenute dai giudici di pace? Digitalizzazione avanti per gradi Milano, fino a 27 mln di risparmi Informazione e privacy Fine vita, i medici rischiano lo scisma Bologna: ci facciamo il nostro codice GIURISPRUDENZA Chi perde si accolla anche l'iva La sentenza è titolo esecutivo omnicomprensivo Costa cara la relazione camuffata FLASH
3 *** Avvocati Formazione Patrizia Maciocchi, Il Sole 24 Ore 13/6/09 pag. 29 Scuole legali con troppa teoria Dal sapere al saper fare. E questo lo slogan della prima conferenza nazionale delle scuole forensi che si è tenuta ieri a Roma. Il Consiglio nazionale forense e la Scuola superiore dell avvocatura hanno disegnato l identikit dell avvocato del futuro e indicato le linee guida cui le scuole forensi dovranno attenersi per preparare avvocati in grado di rispondere alle aspettative del mercato e della società. Dando quasi per scontato che impartire una preparazione teorica sia compito delle Università, la Scuola forense punta alla pratica. E dell avviso che avvocati si diventa il presidente del Cnf Guido Alpa: L avvocato che volgiamo spiega ha una solida cultura teorica, ma deve essere consapevole che il diritto processuale è insufficiente se non si associa a una conoscenza della tecnica, dell argomentazione e dell esposizione. Ma quali sono le correzioni di rotta da mettere a punto? L avvocato David Cerri della Scuola superiore dell avvocatura ha inviato dei questionari a 77 scuole forensi per fotografare la situazione attuale. Solo 27 hanno risposto alle domande. L indagine ha evidenziato che 9 istituti optano per una frequentazione libera dei corsi mentre gli altri o pretendono dei requisiti minimi per ottenere attestazioni o ritengono indispensabile la frequenza. Solo 11 scuole hanno un offerta didattica superiore alle 200 ore. Mentre la ripartizione fra lezioni teoriche e pratiche fa registrare una leggera prevalenza delle prime (54%) sulle seconde. Scarsa la differenziazione dei metodi didattici:prevale la lezione frontale. Tra gli insegnanti predominano gli avvocati, seguiti dai docenti universitari, mentre i magistrati sono scarsamente rappresentati. E necessario superare la mentalità che la scuola serva quasi solo a superare l esame, afferma il vicepresidente della Scuola superiore dell avvocatura Alarico Mariani Marini. Cnf e Scuola superiore forense in chiusura hanno approvato un documento che indica gli obiettivi da raggiungere: il potenziamento strutturale degli organismi formativi, la qualificazione dell attività didattica, la centralità dell etica professionale della responsabilità sociale dell avvocato e l individuazione di contenuti didattici comuni.
4 Giovanni Galli, 13/6/09 pag. 35 L'Avvocatura investe sulle scuole Potenziare le scuole forensi, puntare sull'insegnamento delle abilità professionali, riconoscere centralità alla responsabilità sociale dell'avvocato. Questi gli obiettivi del sistema formativo degli avvocati fissati in un documento approvato ieri a conclusione della Prima Conferenza delle scuole forensi che si è tenuta a Roma. In particolare, il documento indica come risultati da raggiungere «il potenziamento strutturale degli organismi formativi, una qualificazione dell'azione didattica diretta a soddisfare l'esigenza di rinnovamento culturale, il riconoscimento della centralità dell'etica professionale e della responsabilità sociale dell'avvocato nella sua formazione, la individuazione di contenuti didattici comuni diretti a valorizzare discipline e tecniche per la ricerca, la interpretazione e l'applicazione del diritto con particolare riguardo al metodo casistico, alle strategie didattiche di soluzione dei problemi e alle tecniche dell'argomentazione e della comunicazione». La Scuola superiore dell'avvocatura «ha espresso un nuovo modo di concepire la formazione dell'avvocato», ha rilevato il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa, che ha ricordato come il Cnf punti al rafforzamento della qualificazione degli avvocati non solo attraverso le Scuole ma anche con l'organizzazione dei corsi internazionali e con l'avvio del progetto di e-learning. Quanto specificatamente alla didattica, Alpa ha richiamato l'attenzione sullo studio della casistica giurisprudenziale promuovendo il metodo presso le scuole forensi.
5 Legali e mercato Giovanni Legorano, (Avvocati Oggi) 15/6/09 pag. 4 Class action Usa, avanti con calma Cresce l'interesse degli italiani alle cause contro le banche Parallelamente ai recenti sviluppi italiani in tema di class action, che vedranno l'azione collettiva risarcitoria applicabile solo agli illeciti commessi a partire dal 1 luglio di quest'anno, negli Stati Uniti aumentano i casi di soggetti non Usa che si rivolgono ai tribunali americani attraverso l'istituto della class action. Se in Italia investitori, cittadini e associazioni dei consumatori non potranno utilizzare questa forma di azione legale per far valere i propri diritti nei casi collegati alla crisi finanziaria, le law firm americane confermano che hanno notato un'impennata delle richieste da parte soprattutto di soggetti europei per presunte frodi legate a investimenti. Thomas Dubbs, senior partner della law firm newyorchese Labaton Sucharow, parlando a margine della tavola rotonda US Class Action: Making it work for UK Pension Funds, organizzata dal Parlamento inglese, dice di aver notato la «crescente consapevolezza» degli investitori italiani ed europei di poter partecipare a class action Usa. Dice Dubbs: «Gli investitori europei e anche i loro legali stanno prendendo coscienza del fatto che possono ottenere non solo risarcimenti, ma anche riforme che attengono alla sfera della governance delle imprese, attraverso class action negli Stati Uniti. Per esempio, riforme che hanno a che fare con le retribuzione del gruppo dirigente delle aziende». Labaton Sucharow non è l'unico studio americano a porre l'accento sulla partecipazione dei legali italiani ed europei, come trait d'union tra il soggetto e la law firm statunitense, alle class action Usa. Jerry Silk, senior partner dello studio Bernstein Litowitz Berger & Grossmann, dice che il suo studio ha avuto maggiori contatti con avvocati e potenziali clienti italiani negli ultimi tempi. Secondo Silk, i clienti italiani ed europei entrano in contatto con il suo studio in vari modi, però l'intermediazione di una law firm locale è sicuramente molto importante e diffusa. Malgrado l'interesse sia crescente, la partecipazione a class action Usa da parte di europei non è sempre scontata, soprattutto se richiedono di partecipare come lead plaintiff (la parte lesa principale). Spiega Silk: «Ogni caso è un caso a sé e i tribunali Usa stanno cercando di creare un ambito legale chiaro, che permetta agli investitori non Usa di sapere se possono ottenere un risarcimento negli Stati Uniti». Aggiunge però che la legge americana è ancora alquanto nebulosa per quanto riguarda «le richieste di investitori stranieri, che coinvolgono imprese straniere, quotate su borse straniere». In questi casi, i tribunali Usa hanno espresso pareri diversi su quale fosse la giurisdizione competente. All'inizio di maggio una corte distrettuale degli Stati Uniti aveva escluso tre investitori europei l'olandese MN Services e i fondi pensione inglesi del Merseyside e del North Yorkshire - dalla corsa per diventare lead plaintiff nella class action Usa contro la Royal Bank of Scotland. Il tribunale non ha ancora chiarito se gli europei potranno almeno partecipare, malgrado siano circa l'85% degli investitori in titoli RBSbsellers & Toll, attivo nella class action contro Rbs, avrà 30 giorni per fare ricorso e tentare di includere gli investitori europei.in passato, ci sono stati altri casi di esclusione. In una decisione del 2007 riguardante la class action Usa intentata da investitori in azioni della compagnia francese Rhodia, il tribunale competente aveva escluso la partecipazione di soggetti non Usa. La motivazione fu: «Il Congresso non può aver contemplato fra i ruoli dei tribunali degli Stati Uniti quello di mediare dispute interamente straniere, che coinvolgono investitori stranieri e i loro investimenti in azioni di compagnie straniere, quotate in borse straniere».
6 Lorenzo Morelli, (Avvocati Oggi) 15/6/09 pag. 11 Motori di ricerca su internet, ecco come fare a diventare primi Le regole per essere in rete, per essere trovati dalla clientela e per essere chiari Contenuti e relazioni: Sono le parole chiave per conquistare la vetta nei risultati web proposti dai motori di ricerca, Google sopra a tutti. Questo binomio domina e regola tutto il mondo di Internet e anche quello dei consulenti legali che vogliono aprire una finestra sul mondo virtuale. Che la rete stia diventando il primo strumento a cui fare ricorso per informarsi e fare ricerca oramai è un dato di fatto, tanto più che sul dizionario Zingarelli è comparso il verbo «googlare» per indicare una ricerca in rete. Ma per non avere più dubbi sulla diffusione del mezzo basta consultare le ultime statistiche in merito all'apertura di nuovi siti in Italia. Secondo i dati dell'istituto di informatica e telematica del Cnr, al momento i siti con suffisso.it hanno superato quota 1,6 milioni portando il registro italiano (www.nic.it) al quinto posto nella classifica europea e settimo nel mondo. Un altro dato interessante sono le registrazioni di domini.it mensili, mai state inferiori alle 25 mila e a maggio hanno segnato il record con richieste. Farsi pubblicità su Google: La competitività sta coinvolgendo anche il mondo degli avvocati soprattutto dopo la liberalizzazione della legge Bersani e molti studi professionali si rivolgono alla rete per acquisire nuovi clienti. Le strade per ottenere visibilità sono diverse: Un'alternativa è affidarsi al servizio AdWord di Google che permette di acquistare tramite asta una o più parole chiave (come: avvocato, diritto, assistenza legale, consulenza giuridica) questo consente di apparire in cima alla lista della ricerca. Poi, grazie al servizio «pay per click», il motore di ricerca garantisce il ritorno dell'investimento, infatti l'utente pagherà una cifra stabilita per ogni navigatore che ha cliccato sul collegamento. A questo punto il sospetto è che il motore di ricerca possa essere monopolizzato dagli inserzionisti. In realtà i risultati a pagamento sono separati da quelli puri e sono ben evidenziati su una colonna a destra del monitor, dentro a un riquadro con la scritta «Link sponsorizzati». Il centro della pagina web è dedicata ai risultati degli algoritmi frutto delle menti dei due fondatori del motore di ricerca Larry Page e Sergey Brin. Tuttavia la parte dei siti sponsorizzati sta diventando un business molto consistente al punto che anche le prime voci della zona pura di Google sono state dedicate a questo servizio a pagamento, sempre evidenziando che sono link pubblicitari. Avvalersi delle web agency: In alternativa si può percorrere un'altra via, più articolata, ma che garantisce il risultato nel lungo periodo: le agenzie di comunicazione specializzate nel creare visibilità on-line. L'obiettivo di queste società e quello di offrire un percorso per scalare la classifica di Google e arrivare tra i primi risultati spontanei puntando sui contenuti e sulla capacità di soddisfare l'esigenza del navigatore.
7 Saper catturare l'attenzione: Internet è il primo strumento che viene utilizzato per reperire informazioni e sempre più studi legali e avvocati sono presenti in rete per promuovere i loro servizi, un mondo che si addice molto ai professionisti perché qui vige una sola moneta di scambio: la credibilità. Come si fa ad apparire tra le prime voci dei motori di ricerca? «Da un lato si può ricorrere alla pubblicità a pagamento che consente di avere subito una buona esposizione, ma non garantisce il risultato», spiega Alberto Giacobone, fondatore di Axura agenzia web agency specializzata in hosting, promozione e posizionamento sui motori di ricerca, «le persone che vanno su internet lo fanno per ottenere risposte a quesiti. Quindi se riesco a catturare la loro attenzione sono a metà dell'opera perché devo anche dare a loro le risposte che stanno cercando. I contenuti sono fondamentali: Sempre più in rete sarà popolare chi avrà qualcosa da offrire in termini di risposte e servizi. Una sezione molto importante presente in quasi tutti i siti è quella delle domande frequenti (F.A.Q.) dove si inseriscono domande e risposte che si verificano più spesso e che i naviganti leggono sempre con interesse. Arricchire il dominio con articoli, approfondimenti sulla materia di competenza, immagini e video è una esigenza per dimostrare di essere vivi e presenti. La logica dei siti è la stessa dei negozi: la vetrina accattivante può attirare i clienti, ma se dentro non ci sono prodotti di qualità che soddisfano le aspettative nessuno tornerà a visitarlo», osserva Giacobone che aggiunge: «Per questo oltre alla realizzazione del sito offriamo i contenuti e per il futuro potenzieremo questo dipartimento in modo che i clienti potranno ricevere periodicamente nuove informazioni da caricare sul sito». I testi sono fondamentali anche per un altro motivo. Per essere trovati da Google bisogna mettere a disposizione quello che sta cercando. I motori di ricerca hanno l'obiettivo di non deludere il navigatore offrendogli ciò che più si avvicina alla concetto inserito nella stringa. Quindi quanto più un sito è cliccato e genera traffico, più è alta la probabilità di entrare tra i primi risultati. Perché questo accada bisogna vivere il sito, ovvero tenerlo aggiornato con nuovi contenuti legati all'attualità, essere citato da altri siti, avere link di richiamo e partecipare a blog e forum: diventare un'autorità in materia. Esattamente come nella vita reale. Per essere trovati ci sono anche degli accorgimenti tecnici che possono dare una mano. Ad esempio evitare home page in Flash, ovvero le animazioni che precedono l'apertura del sito. Il video può essere tanto bello quanto dannoso perché rappresenta un muro che impedisce ai motori di ricerca di penetrare nei domini per raccogliere le informazioni. A questo proposito in passato erano molto diffuse le parole chiave ripetute nel lay out per essere riconosciute dagli algoritmi, oggi si punta sui contenuti e i link per evidenziare la competenza del portale. Quanto costa esserci: Sui budget per realizzare un sito accattivante, dare una corretta visibilità nei motori di ricerca e attivare un rapporto di consulenza con un'agenzia professionista in grado di supportare lo studio nel corretto percorso da intraprendere, sono molto bassi, soprattutto se misurati sui rientri conseguenti. Con una decina di migliaia di euro si può dar vita ad una soluzione che cominci a produrre attivamente valore aggiunto e attirare possibili clienti desiderosi di farsi servire da validi avvocati.
8 Professioni Fallimento e procedure concorsuali G.Ripa, M.Marconi, 15/6/09 pag.4 Il concordato? Che fallimento Troppo pochi e troppo tardi i concordati preventivi proposti nei primi 4 anni dalla riforma del 2005; sono meno di 500 (436) le procedure avviate così come censite in un campione fortemente rappresentativo di tribunali italiani dalla prima ricerca statistico-giudiziaria sulla composizione della crisi d'impresa nella prassi dei tribunali italiani riportata nel testo Concordato preventivo, concordato fallimentare e accordi di ristrutturazione dei debiti (autori sono Massimo Ferro, Aldo Ruggiero ed Alfonso Di Carlo). L'analisi dei casi pratici e le elaborazioni statistiche mostrano come l'istituto non abbia funzionato e, le poche volte che si è fatto ricorso allo stesso, la decisione è stata presa quando il dissesto era irreversibile. Nell'analisi, i magistrati coinvolti invocano spesso interventi chiarificatori da parte del legislatore, anche e soprattutto alla luce delle diverse interpretazioni dei Tribunali. Quanto agli accordi di ristrutturazione, poi, quelli omologati si contano sulle dita di una mano. Lo studio permette di identificare l'identikit dell'impresa che si appresta a presentare la richiesta di concordato preventivo: piccola srl con amministratore unico-socio di maggioranza, con pochissimi dipendenti, patrimonio netto negativo, forte indebitamento verso fornitori e banche e perdite gestionali croniche. L'esiguo numero delle procedure avviate a partire dal 2005 spicca se posto a confronto con le imprese in attività e soprattutto con le imprese cessate nel medesimo arco temporale. Il fatto poi che fanno ricorso al concordato soprattutto srl è significativo se si considera che in generale le società di capitali sono in numero notevolmente inferiore rispetto alle ditte individuali. A livello amministrativo è prevalente la gestione con amministratore unico senza collegio sindacale e con frequente coincidenza tra socio di maggioranza e organo amministrativo. Lo scarso numero di dipendenti presente nelle aziende in concordato preventivo testimonia ancora una volta come uno dei punti di forza del nuovo concordato, il risanamento anche a tutela dell'occupazione, sia del tutto disatteso..i dati sono facilmente leggibili: dal 2005 al 2008 passano dal 43 al 79% le imprese che presentano il ricorso per l'accesso alla procedura con patrimonio netto negativo dell'ordine dei 10 milioni di euro. I valori dell'attivo evidenziano una sempre maggiore incidenza di attivo circolante difficilmente smobilizzabile mentre dal lato del passivo, indebitamento bancario e debiti di fornitura rappresentano le categorie più presenti. Minore l'incidenza dei debiti tributari ed erariali: sia per lo scarso numero di dipendenti, sia perla diminuzione del volume d'affari ai fini Iva, sia per la costante e crescente presenza di perdite gestionali. Redditualmente la situazione è altrettanto chiara: aumentano costantemente le società che accedono alla procedura con perdite gestionali forti, a testimonianza del fatto che la crisi si è ormai sviluppata fino al core business; l'analogo andamento degli oneri finanziari porta alla conclusione che il 77% delle società (68% nel 2005) entrano in concordato con una perdita d'esercizio. Le conclusioni di tale analisi sono ovvie: se è vero che esistono precisi stadi della crisi d'impresa, nella maggior parte dei casi l'accesso alla procedura di concordato preventivo è stata tardiva; o meglio: l'efficacia del concordato preventivo ai fini della soluzione della crisi di impresa decresce via via che si rimanda il ricorso allo strumento. A quel punto meglio accedere al concordato non con finalità di risanamento quanto piuttosto con la volontà classica di liquidazione dell'attivo.
9 15/6/09 pag.4 Al bando i patti per influenzare il voto Il concordato fallimentare mette al bando i patti sull'esercizio di voto; è illecito (e per qualcuno anche penalmente) l'accordo fatto tra un creditore e un terzo per influenzare l'esito della votazione sulla proposta concordataria. Particolare attenzione nel calcolo delle maggioranze e del diritto al voto dovrà essere posta anche in caso di cessioni di crediti a soggetti non legittimati a esprimersi, presenza tra i creditori del soggetto proponente il concordato e intervento dei creditori privilegiati non soddisfatti integralmente dalla proposta. Anche il concordato fallimentare, così come quello preventivo, registra negli ultimi quattro anni novità importanti; tra queste, spiccano la possibilità di derogare al pagamento integrale dei creditori privilegiati e la ripartizione dei creditori stessi in classi omogenee. La fase del voto è cruciale ai fini dell'esito della proposta concordataria; occorre quindi che l'individuazione dei soggetti legittimati a esprimere il proprio parere e la determinazione della maggioranza richiesta per il via libera siano scevri da qualsiasi dubbio. A tal proposito, prezioso è il commento offerto alle risultanze statistiche dell'indagine (curato dal Giudice Edi Ragaglia del Tribunale di Ancona) che mostrano difformità interpretative; se per esempio sembra pacifica (80,7%) l'inefficacia del patto paraconcordatario che incide sull'esercizio del diritto di voto, ossia l'accordo tra un creditore ammesso al voto e un soggetto terzo, ci si divide sulla natura di tale illecito; per qualcuno è penale, infrangendo la norma sul mercato del voto, per altri semplicemente posto in frode al regolare esercizio di voto e quindi punibile a livello amministrativo. Peraltro una gran parte degli intervistati (38,9%) ammette tale pratica purché il trattamento accordato non intacchi l'ordine dei privilegi e la par condicio. Diverso dal patto paraconcordatario è il caso di cessione di crediti a soggetti non legittimati al voto. Anche qui, in verità, si registrano alcune incertezze interpretative: se per la maggior parte dei magistrati i crediti ceduti a terzi non legittimati non vengono considerati ai fini della determinazione del quorum di maggioranza (oltre ovviamente, a non essere ammessi al voto) per un quinto circa tali crediti rientrano comunque nel quorum. Situazione analoga si presenta nel caso in cui la proposta di concordato sia presentata da uno dei creditori del fallito. Non è pacifico che il creditore proponente si trovi in conflitto di interessi e sia quindi escluso dalla votazione; se però si ammetta la possibilità che lo stesso voti (27,3%) anche qui c'è chi sostiene che il credito in questione rientri nel calcolo della maggioranza ma non contribuisca a determinarla. È possibile ora un concordato fallimentare che preveda la soddisfazione parziale dei creditori privilegiati. In tale ottica ci si chiede quale sia la sorte della parte di credito privilegiato non soddisfatta. Cioè a dire: il creditore privilegiato che viene soddisfatto dalla proposta all'80% vota per il 20% del suo credito; se la proposta passa lo stesso creditore ha diritto a essere soddisfatto solo sull'80% del proprio credito o anche sulla percentuale assegnata dal concordato ai chirografari per il 20% del credito che ha partecipato alla votazione? L'assimilazione ai chirografi per la parte non soddisfatta di cui al comma 3 dell'articolo 127 L.F. sembra giustificare l'ulteriore soddisfazione della parte di credito privilegiato sacrificata; ma è altrettanto legittima la tesi di chi, leggendo il comma 3 citato nell'ottica dello stesso articolo 127 e del comma 2, conclude nel senso che la degradazione abbia efficacia solo ai fini del computo dei voti.
10 15/6/09 pag.5 Gruppi di imprese, strada impervia Si naviga a vista sul concordato preventivo dei gruppi di imprese; l'assenza di qualunque riferimento normativo espresso rendono poco praticabile e non uniforme il trattamento di situazioni di crisi che coinvolgono non una singola entità ma un complesso di soggetti giuridici legati tra loro da stretti rapporti partecipativi e contrattuali. Significativo è il fatto che, nell'analisi svolta, le principali problematiche di ordine procedurale e sostanziale non solo hanno spesso dato vita a orientamenti e posizioni diametralmente opposte ma, addirittura, gli orientamenti espressi spesso cozzano con i casi concretamente presentatisi nelle aule di tribunale. È il caso della domanda cardine, quella relativa all'ammissibilità di un concordato di gruppo; il campione sembra spaccato a metà nella posizione; ma se si filtrano i dati derivanti da orientamenti espressi dagli intervistati e casi concreti, ci si accorge che su sette proposte di concordato di gruppo solo una è stata, di fatto, ritenuta inammissibile. Da qui la necessità di approfondire quali siano le forme attraverso cui adire al concordato preventivo da parte di un gruppo di imprese e quali siano le modalità di gestione della particolare procedura ad opera dei tribunali investiti. Innanzitutto potrebbe porsi il problema della competenza territoriale stabilita all'art. 161, L.F., secondo il quale, per accedere alla procedura, è necessario avanzare specifica domanda, attraverso un ricorso sottoscritto dal debitore, al tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede principale. Orbene, dalle risposte dei questionari risulta che l'opinione prevalente va nel senso di considerare la competenza secondo l'art. 161 citato, quindi in relazione alla sede di ciascuna società o impresa del gruppo. In realtà anche qui l'opinione contraria è forte e maggioritaria (56,8%). Ciò non di meno, il tribunale di Ancona il 12 luglio 2007, «in sede di ammissione a concordato preventivo, ha ritenuto, in presenza di più ricorsi autonomi presentati da diverse società, la derogabilità del principio della competenza, ravvisando l'esistenza di un collegamento di gruppo tra le varie società proponenti». In ogni caso è evidente che, da un punto di vista sostanziale, una trattazione unitaria dei ricorsi, permette di avere una visione unitaria della crisi di «gruppo» e, di conseguenza, cogliere le reciproche influenze delle soluzioni concordatarie, prospettate con la questione di ammissione. Ove si accettasse l'ammissibilità del concordato preventivo di gruppo, come si evince dalla casistica, si riscontrerebbero, però, problemi di non facile soluzione. Nel caso, per esempio, in cui venga presentato un unico ricorso da parte di due o più soggetti giuridici distinti, che dichiarano di esserlo solo formalmente, la valutazione di ammissibilità sarà rimessa al giudice tenuto a verificare la correttezza dei criteri adottati e della non operata lesione delle singole ragioni di credito riferibili all'una o all'altra società. Al riguardo, possiamo citare come il tribunale di Ancona il 22 settembre 2006 ha ritenuto ammissibile un'unica procedura di concordato presentato con unico ricorso da due società, affermando che «il piano di ristrutturazione del debito dà atto dell'esistenza di una gestione unitaria tra le due società richiedenti l'ammissione alla procedura, caratterizzate da una continua sinergia di risorse economiche e finanziarie, che venivano utilizzate (_) promiscuamente e senza una netta separazione (_). Il Tribunale verificate le circostanze riferite, ha ritenuto configurabile nella realtà l'esistenza di un effettivo collegamento tra le due distinte realtà imprenditoriali, tali da poter essere trattate in modo unitario. (_)». Quindi, nel caso in cui si riscontrino nei fatti delle condizioni tali da provare inconfutabilmente la riconduzione di società distinte ad un unico soggetto, siamo del parere che si ammette la presentazione di un unico ricorso di concordato, nonostante la normativa vigente non offra adeguati strumenti al riguardo. Decisamente prevalente (89,7%) è invece l'opinione di non prevedere la formazione di un'unica massa attiva e un'unica massa passiva, dal momento che occorrerebbe una norma espressa per superare il principio dell'autonomia patrimoniale.
11 15/6/09 pag.5 Per i professionisti funzioni a 360 gradi Nel concordato preventivo doppio ruolo per il professionista; accanto all'attestazione della veridicità e fattibilità del piano, lo stesso consulente può predisporre la relazione giurata necessaria in caso di proposta che preveda la soddisfazione parziale dei creditori privilegiati. Si va inoltre verso un concetto unitario dell'intervento dell'esperto in tema di concordato preventivo, piano di risanamento e accordo di ristrutturazione; nell'analisi delle casistiche relative ai concordati preventivi presentati dal 2005 ad oggi, spicca il ruolo del professionista incaricato di attestare alcune caratteristiche del piano con il quale il debitore propone l'ammissione alla procedura di concordato preventivo. La nuova normativa ha modificato, rafforzandolo, il ruolo del professionista, affidandogli un importante compito di verifica ed attestazione, dovendo egli effettuare un controllo sulla validità degli strumenti concepiti ai fini della ristrutturazione dell'esposizione debitoria dell'imprenditore che, nell'ambito di una chiara semplificazione procedimentale, sostituisce una possibile attività istruttoria, controbilanciando l'arretramento del potere cognitivo e valutativo di merito del tribunale. Nella maggior parte dei casi verificatisi (57,7%), il professionista attestatore non è lo stesso professionista di fiducia del debitore che lo ha assistito nella redazione del concordato preventivo o nella sua prima eventuale illustrazione avanti al giudice o abbia svolto la relazione giurata ex art. 160, comma 2, L.F., sebbene sorprendente ed alquanto singolare sia che poco più della metà degli intervistati ritengano ammissibile tale conciliazione di ruoli (51,5%). Infatti, il professionista di fiducia del debitore potrebbe trovarsi in una situazione di conflitto d'interessi, e quindi difficilmente riuscire ad assumere la terzietà richiesta per l'attestazione della fattibilità del piano. La relazione che accompagna il piano è di per sé complessa e foriera di conseguenze importanti per tutti: debitore, creditori e, ovviamente, professionista attentatore. Prova né è che statisticamente almeno in una occasione su due il professionista si avvale di esperti o consulenti per la corretta valutazione di alcune situazioni. Valutazioni immobiliari, contenzioso legale e proprietà intellettuali sono aspetti troppo delicati e particolari per evitare di consultare un esperto in materia in grado di fornire la corretta valutazione di tali poste. Quanto invece al contenuto specifico della relazione si assiste a una importante distinzione tra quelli che sono gli elementi considerati indispensabili; se il concordato ha finalità conservative, ossia è diretto al risanamento dell'impresa in crisi, assume particolare rilevanza la descrizione del piano economico finanziario; se invece la procedura è attivata con mere finalità liquidatorie allora l'attenzione si sposta sul lato dell'attivo patrimoniale per valutare concretamente quali sono le possibilità di far fronte ai pagamenti proposti con gli assets a disposizione da liquidare. In tale ultimo panorama assume rilevanza anche il momento cui è riferita la stima del professionista rispetto ai singoli beni; tale istante viene nella generalità dei casi (74,5%) individuato nel momento del deposito del ricorso, mentre in misura minoritaria c'è chi assume tale valore al momento della prevedibile liquidazione, come prospettata dal piano stesso. quantitativamente, invece, il campione intervistato è spaccato tra coloro che intendono il valore di mercato del bene riferito ad uno scenario di libera contrattazione e coloro che invece applicano a tali valori una riduzione per tener conto del fatto che la cessione avviene in regime di procedura concorsuale. Interessante è infine il fatto che il 70% dei magistrati interpellati consideri equivalenti i concetti di fattibilità, attuabilità e idoneità contenuti rispettivamente negli articoli 161, 182-bis e 67 L.F. con riferimento all'attestazione che deve fornire il professionista. In verità, al di là delle varie considerazioni che rendono più o meno sovrapponibili i concetti in esame, ciò che sembra imprescindibile è l'adozione di un protocollo comune sui principi di redazione delle varie tipologie di relazioni, oltre, ovviamente, al chiarimento in ordine alle responsabilità civili e penali dei professionisti attestatori.
12 Alessandro Felicioni, 15/6/09 pag.6 Patti di ristrutturazione in chiaro Nessuna distinzione tra privilegiati e chirografi negli accordi di ristrutturazione; la proposta può prevedere pagamenti differenziati che superino le ordinarie gradazioni proprie delle tradizionali procedure concorsuali; anche per questo, però, è fondamentale che ognuno degli aderenti conosca specificatamente il parere degli altri creditori e le percentuali di soddisfazione loro assegnate; così, se molti sono i dubbi di natura squisitamente procedurale, dal punto di vista sostanziale i tribunali sembrano compatti nel proprio orientamento che testimonia la volontà di assicurare piena conoscenza e consapevolezza a tutti i creditori, aderenti e non, proprio perché ci si trova di fronte ad uno strumento innovativo e solo sfiorato dalla tutela giudiziale. Un primo problema procedurale attiene al Tribunale competente a ricevere il deposito dell'accordo di ristrutturazione; la laconicità della norma lascia aperte diverse soluzioni tra le quali le più accreditate fanno riferimento al luogo della sede principale dell'impresa e a quello della sede legale. In realtà, statisticamente, la prima ipotesi è la più gettonata; ciò perché appare più attinente per l'accordo di ristrutturazione il richiamo all'articolo 161, comma L.F. rispetto ad altri che farebbero propendere per la sede legale. Sempre in tema di procedura non sembra sia molto chiaro quale degli adempimenti, tra deposito presso il registro delle imprese e ricorso in tribunale per l'omologazione debba essere effettuato prioritariamente. Statisticamente le due ipotesi, sostanzialmente, si equivalgono; se da un lato infatti si predilige l'idea che al momento dell'iscrizione al registro delle imprese l'accordo debba essere già stato perfezionato e debba essere pendente la domanda per la sua omologazione, dall'altro si fa leva sul fatto che è dall'iscrizione e non dal ricorso che decorrono i sessanta giorni nei quali vige la protezione da atti ed azioni esecutive singoli nei confronti del debitore. La snellezza dell'istituto e la necessaria rapidità che caratterizza il perfezionamento dell'accordo e la sua omologa, in situazioni di crisi spesso sull'orlo del default, non devono, ovviamente, minare le tutele dei creditori; sia quelli aderenti all'accordo sia, soprattutto, quelli estranei. Da qui la necessità invocata da quasi metà degli interpellati, che le sottoscrizioni di adesione siano autenticate da un soggetto esterno (notaio). Nella sostanza, poi, molti tribunali (64,5%) richiedono che il debitore documenti di aver informato ciascun creditore in ordine al trattamento riservato agli altri. Circostanza questa automaticamente verificata nel momento in cui si predispone un unico accordo firmato da tutti i creditori aderenti. Quanto alla possibilità di modificare la propria volontà, è incerta sia la possibilità che un creditore aderente revochi il suo consenso (51,3%) sia che il debitore revochi l'intero accordo; tale ultima possibilità è ammessa solo per il 42,5% dei casi trattati. Sembra invece ormai appurato che il raggiungimento delle maggioranze previste è condizione di inscrivibilità dell'accordo presso il registro delle imprese. Questo, in effetti, al di là delle motivazioni giuridiche e procedurali, è logicamente e sostanzialmente necessario per evitare che si abusi dell'istituto, presentando presso il registro delle imprese un accordo privo del quorum necessario solo per fruire della protezione contro gli atti singoli, senza alcuna volontà di perfezionare lo stesso. Pochi dubbi in ordine al contenuto e all'interpretazione dell'accordo relativamente al trattamento da riservare ai creditori. C'è pressoché unanimità nel ritenere necessario che i creditori estranei all'accordo vengano pagati integralmente e alla scadenza naturale dell'obbligazione, essendo ormai definitivamente tramontato l'orientamento interpretativo che riteneva la locuzione «regolare pagamento» riferita alle modalità previste nell'accordo stesso in riferimento ai creditori consenzienti.
13 Peraltro viene sancita definitivamente l'autonomia dell'istituto rispetto al concordato preventivo nel trattamento dei creditori; l'88,6% dei magistrati ritiene possibile che l'accordo contenga un trattamento differenziato dei creditori che non tenga conto della suddivisione chirografari / privilegiati. Tale impostazione va, ovviamente, ridimensionata nel momento in cui l'accordo di ristrutturazione comprende la transazione fiscale di cui all'articolo 182-ter L.F. per tali crediti infatti la norma espressamente prescrive il rispetto del grado di privilegio, nel senso che nessuna transazione potrà essere sottoscritta se il trattamento ivi riservato al credito tributario è deteriore rispetto a quello offerto a creditori aderenti con grado di privilegio inferiore all'erario. Interessante è altresì la solidità dell'orientamento (81.1%) che ritiene necessario conteggiare, ai fini del calcolo delle maggioranze, anche i crediti in contestazione. 15/6/09 pag.6 Professionisti chiamati alla verifica dei dati Il ruolo fondamentale del professionista, quale certificatore della validità dell'accordo di ristrutturazione, è ben noto. Gli si chiede di attestare l'attuabilità dell'accordo con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare il pagamento dei creditori estranei, nel senso visto sotto. È chiaro che l'accordo di ristrutturazione prevede a monte un piano di ristrutturazione dal quale si evinca, da un lato il fabbisogno necessario a riequilibrare la posizione finanziaria del debitore e dall'altro le fonti dalle quali attingere per operare il risanamento. In tale contesto l'accordo di ristrutturazione consente una falcidia dell'esposizione debitoria ed è un elemento (fondamentale) del piano stesso. Ci si è chiesti, quindi, se, al di là del dettato normativo, il professionista in questione debba anche attestare la veridicità dei dati aziendali proposti dal debitore e sui quali si basa il piano presentato per richiedere l'accordo. Ebbene quasi l'80% (79,1%) dei magistrati interpellati ha ritenuto che debba essere svolta anche questa funzione. Al di là della differente formulazione della norma in esame rispetto a quanto previsto dall'articolo 161 L.F. in tema di concordato preventivo (dove il professionista deve certificare la veridicità dei dati aziendali) l'orientamento maggioritario ritiene pressoché impossibile attestare l'attuabilità dell'accordo senza aver effettuato una attività tecnico-contabile volta ad appurare la veridicità dei dati di partenza. Ciò comporta che il professionista, prima di verificare se il piano è in grado di assicurare l'adempimento dell'accordo (specie nei confronti di chi a questo non aderisce) dovrà procedere ad una autonoma valutazione delle attività e passività aziendali poste alla base del piano di ristrutturazione. Il fatto che il professionista debba attestare anche la veridicità dei dati aziendali, con conseguenti riflessi anche penali in caso di attestazioni non veritiere, suggerisce la risposta all'ulteriore questione posta; quella cioè che riguarda il soggetto deputato a scegliere il professionista attentatore. Nella stragrande maggioranza dei casi è il debitore stesso a scegliere il professionista; ciò anche in armonia con l'impostazione privatistica dell'istituto e con l'intervento giudiziale relegato alla fase finale e di controllo dell'accordo stesso. Vi è tuttavia una piccola percentuale di casi in cui si è ritenuto di dover provvedere alla nomina rivolgendosi al tribunale o concordando la figura professionale da incaricare in accordo con uno o più creditori. Situazioni, queste, attivate però dal debitore stesso e mai richieste ai fini dell'omologa dal tribunale, sostanzialmente volte a conferire una maggiore terzietà al professionista scelto ai fini dell'ottenimento dell'assenso da parte dei creditori interpellati. Una situazione delicata che si ricollega alla necessità che il professionista attestatore sia o meno diverso da quello che redige il piano sottostante l'accordo.
14 I tribunali sembrano propensi a mantenere distinti i due ruoli (65,9%) anche se la percentuale di coloro che accettano la coincidenza dei due soggetti è alta (34,1%). In verità mentre nel concordato preventivo è più ammissibile la sovrapposizione di ruoli, dal momento che la relazione del professionista viene poi ad essere vagliata dal commissario giudiziale, negli accordi di ristrutturazione tale organo intermedio manca e il giudizio di omologa si basa esclusivamente sull'attestazione resa dal professionista in ordine all'attuabilità del piano; cosicché mal si concilia il fatto che lo stesso soggetto predispone il piano e poi ne attesta la fattibilità. Qualifiche Ignazio Marino, 13/6/09 pag. 35 Qualifiche Ue sulle spine Una cosa è certa: negli ultimi anni si è fatta troppa confusione in materia di professioni europee. Tanto che oggi, dopo il recepimento della direttiva qualifiche (36/2005/CE), l'ordinamento italiano deve fare i conti con una legge (dlgs 206/2007) che si presta a diverse interpretazioni quando fa riferimento alle associazioni professionali. Situazione che di fatto continua da anni ad alimentare la diatriba fra gli ordini e le varie rappresentanze di professionisti non iscritti ad un albo e che ai commercialisti sta sempre più stretta. Soprattutto per la vicinanza con altre categorie (prive di ordine e di regolamentazione pubblica) come i tributaristi. A tal proposito va ricordato che per Lapet, Int, Ancot e Ancit è in corso una procedura di accreditamento presso le piattaforme europee sulle professioni. «Ci faremo promotori della revisione e correzione del dlgs. 206/2007 laddove non aderente al dettato della direttiva comunitaria e saremo presenti nel dibattito per il recepimento (entro dicembre 2009, ndr ) della direttiva servizi» è stato il duplice impegno assunto ieri a Pistoia dal leader dei commercialisti, Claudio Siciliotti. Il presidente del Cndcec ha partecipato ai lavori del convegno studi sul tema «Le professioni libere tra costituzione e mercato» al quale sono stati invitati anche Stefano Zappalà, europarlamentare e autore della stessa direttiva 36, e Antonino Lo Presti, membro della commissione giustizia della Camera. Siciliotti e il consigliere delegato Andrea Bonechi hanno motivato la necessità di un rinnovato presidio sulla materia perché esiste la necessità di evitare di confondere le professioni ordinistiche, regolamentate dall'ordinamento giuridico italiano, e le associazioni professionali prive di qualsiasi riconoscimento pubblico. Confusione che soprattutto non dovrà realizzarsi in presenza di attività professionali per cui l'ordinamento giuridico italiano prevede l'istituzione di un ordine professionale. E ancora, per i due rappresentanti di categoria, c'è la necessità di non ingenerare confusione sul concetto utilizzato dalla direttiva qualifiche di «associazione». Quest'ultima è riconducibile, hanno spiegato, solo a quella di stampo anglosassone. L'unica legittimata a regolamentare attività professionali. «E' dunque il momento», ha concluso Siciliotti, «di recepire sì le prescrizioni comunitarie, ma non di piegarle alle istanze di parte, né tanto meno di recepirle con norme meno precise come avvenuto con il d.lgs. 206/2007 (recepimento della direttiva qualifiche professionali) che apre il varco ad interpretazioni strumentali distanti concettualmente e formalmente dal disposto comunitario, a solo vantaggio di chi dalla confusione di termini quali professioni e professionista vuole acquisire uno status evitando i percorsi che le professioni regolamentate impongono e che l'unione Europea si è guardata bene dal mettere in discussione».
15 Studi di settore Filippo De Magistris, 15/6/09 pag. 10 Studi di settore, adesione forzata Studi di settore, se non aderisci ti accerto. E non solo per gli ambiti reddituali riferibili all'attività di impresa o di lavoro autonomo, ma con riferimento alla complessiva posizione del contribuente. Va intesa proprio in questi termini la strategia del fisco, contenuta in una nota inviata agli uffici locali: negli inviti al contraddittorio propedeutici all'accertamento da studi di settore verranno elencati elementi che suggeriscono la presenza di un tenore di vita e una disponibilità economica che non trovano riscontro nella dichiarazione dei redditi.. Tutte le informazioni cioè che non incidono sulla creazione della funzione di ricavo tipica della propria attività ed elaborata in base al software Gerico. Ma si tratta, piuttosto, di elementi e di informazioni che in assenza di un reddito adeguato, da una parte puntellano il risultato degli studi e dall'altro lasciano trasparire un'esplicita avvertenza: ovvero che sia meglio aderire alle risultanze dello studio di settore con immediatezza piuttosto che impegnarsi in un faticoso contraddittorio che interesserà, a questo punto, l'intera posizione del contribuente. È evidente, infatti, che in caso di gravi indizi di evasione l'indagine fiscale potrà essere supportata da altri mezzi istruttori, come redditometro o indagini finanziarie. In termini di convenienza va comunque evidenziato come l'adesione ai contenuti degli inviti da studi di settore, relativi ai periodi d'imposta in corso al 31 dicembre 2006 e successivi, preclude da ulteriori accertamenti basati sulle presunzioni semplici di cui all'articolo 39, primo comma, lettera d), secondo periodo, del dpr 600/73, e all'articolo 54, secondo comma, ultimo periodo, del dpr n. 633/72, qualora l'ammontare delle attività non dichiarate, con un massimo di 50 mila euro, sia pari o inferiore al 40% dei ricavi o compensi definiti. Reddito e tenore di vita: Ai fini dello studio di settore, a quanto pare, rileva anche la totale posizione della famiglia soprattutto quanto l'unica fonte di approvvigionamento di risorse è rappresentata dall'attività economica sottoposta agli studi di settore. Il reddito d'impresa rappresenta quindi l'elemento principale che compone il reddito complessivo conseguito. In questi casi il sostentamento del nucleo familiare del contribuente accertato è garantito da un reddito che, molto spesso si rivela poco plausibile anche alla luce degli elementi conosciuti dal fisco. In questo senso l'invito al contraddittorio si premunisce di indicare: 1) la proprietà di immobili, non locati o diversamente utilizzati, la cui gestione ha certamente comportato il sostenimento di spese; 2) le spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio; 3)la disponibilità di autoveicoli, imbarcazioni e aeromobili il cui uso e manutenzione hanno certamente comportato il sostenimento di spese; 4) l'acquisto di immobili, autovetture, imbarcazioni, aeromobili, azioni, partecipazioni, e così via; 5) l'esistenza di un mutuo che implica il sostenimento di spese per la restituzione del capitale e degli interessi; 6) i componenti della famiglia che sono stati intestatari di uno o più contratti assicurativi; 7) l'esistenza di movimenti finanziari da e verso l'estero. L'antieconomicità: Il perdurare di situazione di grave perdita della gestione di impresa per più periodi di imposta consecutivi può essere intesa dall'amministrazione finanziaria come sintomatica di una condotta «antieconomica» non immediatamente giustificabile dall'analisi delle informazioni dichiarate. L'imprenditore che svolge un'attività economica è indotto, in effetti, a ridurre i costi o a massimizzare i ricavi, a parità di tutte le altre condizioni, al fine di conseguire un utile. Il comportamento manifestatamente antieconomico appare quindi incongruente se non giustificato sul piano razionale. Secondo il fisco ne consegue che dato che i ricavi dichiarati contribuiscono in modo decisivo alla formazione dei risultati dell'esercizio, la condotta apparentemente antieconomica è assai probabile che derivi dal sottodimensionamento dei ricavi medesimi.
16 15/6/09 pag. 11 Scostamenti medi, i primi in lista Grandi scostamenti, il controllo è dietro l'angolo. Tra i contribuenti non congrui, in prima battuta, verranno selezionati, ai fini dell'accertamento, quelli che presentano livelli medi di scostamento tra i ricavi o i compensi dichiarati e quelli derivanti dall'applicazione del software Gerico. Solo successivamente quelli che dimostrano rilevanti o al contrario lievi situazioni di non congruità. Ciò sul presupposto che i casi limite possono individuare situazioni di crisi aziendale o falle del calcolo statistico. Sono questi gli indirizzi operativi contenuti nella nota inviata agli uffici locali che, tra l'altro, evidenzia come l'invito al contraddittorio, propedeutico all'accertamento, dovrà contenere gli elementi che possono corroborare adeguatamente le risultanze degli studi, anche allo scopo di favorire l'eventuale definizione dell'invito ai sensi dell'art. 5 del decreto legislativo n. 218 del 1997, come recentemente modificato ad opera del decreto legge n. 185 del In ogni caso le attività di controllo verranno incentrate anche sull'analisi della complessiva situazione del contribuente, acquisendo, sia dalla base dati dell'anagrafe tributaria, sia mediante ricerche locali, ulteriori elementi che consentano di rafforzare la presunzione di non congruità dei ricavi o compensi dichiarati. Si utilizzeranno, quindi, indicatori di capacità di spesa e di capacità contributiva riferibili alla persona fisica direttamente collegata alla posizione Iva non congrua, sia a elementi riferiti direttamente a quest'ultima. Le anomalie: Con riferimento ai soggetti congrui, sono state predisposte apposite liste d'ausilio contenenti i contribuenti che, destinatari nel corso del 2008 delle apposite comunicazioni concernenti la rilevata esistenza di anomalie degli indicatori economici, relative al triennio , risultano, dai dati dichiarati per il periodo d'imposta 2007, non aver mutato il comportamento ritenuto anomalo. Il controllo di questi soggetti verrà sviluppato nella massima misura possibile, selezionando dalle liste di ausilio le posizioni la cui verifica, secondo i criteri finora ampiamente descritti, può garantire la maggiore proficuità, anche ai fini preventivi. I congrui: In tema di soggetti congrui si rammenta che il comma 4-bis dell'art. 10 della legge n. 146 del 1998, prevede che nei confronti dei contribuenti che risultino congrui rispetto alle risultanze degli studi di settore (anche per adeguamento in dichiarazione) l'accertamento di tipo presuntivo previsto all'articolo 39, primo comma, lettera d), secondo periodo, del dpr n. 600 del 1973, e all'articolo 54, secondo comma, ultimo periodo, del dpr. n. 633 del 1972, possa essere effettuato solo al verificarsi di una delle seguenti condizioni: a) l'ammontare delle attività non dichiarate, derivante dalla ricostruzione di tipo presuntivo, sia superiore al 40% dell'ammontare dei ricavi/compensi dichiarati; b) l'ammontare delle attività non dichiarate, derivante dalla ricostruzione presuntiva, superi, in valore assoluto, euro.
17 Giustizia Andrea Maria Candidi,Antonelo Cherchi, Il Sole 24 Ore 15/6/09 pag. 2-3 Mille modifiche ai Codici Un autentica rivoluzione per le leggi fondamentali dello Stato. Dall inizio della legislatura Parlamento e Governo hanno introdotto quasi mille modifiche a codici e testi unici, con una media di tre ritocchi al giorno. Il capitolo giustizia assorbe gran parte degli interventi: dal pacchetto sicurezza (137 modifiche), alle riforme dei processi civile e penale che pesano molto sul complesso delle modifiche introdotte e che ancora aumenteranno quando poi i riordino dei riti civili passerà dalla fase progettuale alla concreta attuazione. Tra quelle contenute in leggi già approvate e quelle in arrivo, ne abbiamo contate 371 (più di una al giorno) ai quattro codici e alle altre leggi collegate : ordinamento penitenziario, ordinamento giudiziario, testi unici sulla pubblica sicurezza e sulle spese giudiziarie. Il processo penale e il codice di procedura penale, tra ritocchi già in vigore (25) e le modifiche in cantiere (113) vanta il primato di legge più colpita. Nel frattempo arriva il giro di vite contro i pirati della strada (circa 60 modifiche in arrivo), in materia di sicurezza, le modifiche ai testi unici fiscali. Novità anche sul pubblico impiego, per il codice degli appalti, e via al codice delle autonomie locali. Il succo dei lavoro parlamentare è riassunto nei 953 ritocchi ai codici e ai testi unici perché intervengono direttamente sulle disposizioni cardini dell ordinamento con effetto a cascata su altre norme. Mentre si decide,le norme, vecchie e nuove incombono non solo sugli addetti ai lavori, in primo luogo professionisti, avvocati e giudici, ma anche su cittadini e imprese. Codici civili: i cassazionisti attendono il filtro: filtro in Cassazione, riduzione dei tempi morti, rito veloce per le cause più semplici, sanzioni contro chi fa ostruzionismo per il sol scopo di lucrare qualche tipo di vantaggio processuale. La riforma contenuta nel collegato sviluppo (in attesa di pubblicazione in G.U), gonfia il codice di procedura civile di una messe di novità. La più discussa delle quali è quella che introduce un nuovo sistema di ingresso delle cause in Cassazione. Il cosiddetto filtro conserva in effetti ancora molti aspetti da chiarire. Primi tra tutti, il funzionamento e l organizzazione della struttura che avrà il compito di pesare i ricorsi. L unica certezza è che si tratterà di una vera sezione che si aggiungerà alle altre e sarà composta dai magistrati degli atri collegi. L atro nodo riguarda invece i criteri per valutare l inammissibilità del ricorso. Superata la fase di assestamento degli orientamenti, sarà possibile cominciare a trarre le prime conclusioni. Codici penali: i diritti alla difesa trovano spazio: è vero che sul fronte penale moto sia già in vigore ( ad esempio il reato di stalking o le norme antiwriters) in virtù di due decreti legge in materia di sicurezza, l ultimo dei quali ha da poco ricevuto l ok dal Parlamento. Ma la vera partita, anche qui si gioca sui meccanismi e sulle modifiche al codice di procedura penale. Infatti all esame della commissione Giustizia del Senato, c è un corposissimo disegno di legge di riforma che contiene anche altre modifiche come quelle sull ordinamento giudiziario e la disciplina dell equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo. Il cromosoma del progetto è nel rafforzamento dei diritti della difesa, a partire dall ampliamento della competenza della corte d assise e degli spazi disposizione delle prove di discarico, per finire con la previsione dell accompagnamento forzato dei testimoni recalcicanti. Per la prima vota una disposizione fissa il termine di durata ragionevole dei processi in 3 anni per il primo grado, 2 in appello e uno in Cassazione per tenere l erario al riapro dagli indennizzi della Legge Pinto.
18 Codice della strada: la velocità costerà fino a 700 euro: Nelle linee ispiratrici delle 60 nuove modifiche al Codice della strada che la commissione Trasporti della Camera sta per varare in sede legislativa e che poi passeranno all esame del Senato, i nocciolo delle novità si concentra sull eccesso di velocità. Quando il viaggio in autostrada è video sorvegliato dal tutor, secondo il progetto attuale, il limite di velocità può alzarsi a 150 Km/orari. Tutor o no, le sanzioni si fanno più dure sul piano economico, ma si addolciscono sul taglio dei punti. Per chi fugge oltre 40 Km/orari sopra i limiti, la muta passerà da 155 a 500 euro, per chi viaggia a oltre 60 Km/orari oltre il limite, arriverà a 779 (ora è di 370). I primi, poi perderanno 6 punti patente invece di 10, ma si potranno veder sospendere la patente per un periodo doppio rispetto ad oggi. Tre punti invece che 5, per chi supera di poco i limiti. Il testo in cantiere alla Camera pone nuovi limiti agli autovelox dei sindaci. L idea iniziale era quella di vietarne l utilizzo nelle strade extraurbane principali e secondarie, ma sul tema la discussione è in corso e la versione finale sarà più morbida. T.U del pubblico impiego: il 755 degli statali perderà i premi: la legge delega approvata a marzo (la 15/09) ha introdotto le prime novità al testo unico che regola la vita in ufficio dei dipendenti pubblici, ma il grosso (50 modifiche) arriverò con l approvazione definitiva del decreto attuativo entro l estate l idea è quella di invertire la rotta di promozioni a pioggia e integrativi in busta paga ottenuti da dipendenti non meritevoli. Tutti i dipendenti, saranno divisi in tre fasce: i più bravi (255 del totale) otterranno i premi in formula piena e concorreranno al super bonus delle eccellenze oltre a imboccare corsie preferenziali per gli scatti di carriera. Il grosso del personale (1 dipendente su 29 avrà premi dimezzati e gli altri resteranno a bocca asciutta. Il decreto attuativo scrive anche un codice disciplinare e stringe sui licenziamenti. sarà licenziato anche chi in 2 anni fa tre giorni di assenza ingiustificata e ottiene per 2 anni consecutivi giudizi pesantemente bassi. Codice delle autonomie: in arrivo la scure su enti locali: il T.U degli enti locali e nelle mani del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. La parola d ordine è tagliare l apparato (in previsione la riduzione del 50% di consiglieri e assessori e l addio di 3mila enti). Destinati a scomparire anche i consigli di quartiere, tranne che nelle città sotto i 250mila abitanti. Codice degli appalti: project financing a doppio binario: Per il codice degli appalti (Dlgs 163/06) la modifica più corposa attuata con il terzo decreto correttivo (Dlgs 152/08) in vigore dallo scorso 17 ottobre ha riguardato il project financing. Le procedure si sono sdoppiate: oltre alla gara in due fasi già esistente, è stata introdotta anche quella in unica fase per affidare l opera in concessione. Il correttivo ha previsto anche un allargamento temporaneo che scadrà a dicembre 2010 dei requisiti chiesti ai costruttori per gli appalti pubblici e per gli appalti minori ha abbassato da 5 a 1 milione di euro il tetto massimo in cui le stazioni appaltanti possono ancora applicare l esclusione automatica delle offerte anomale. Un processo civile supernuovo : Uno dei settori più colpiti dai ritocchi è senza dubbio quello della giustizia civile che si prepara al battesimo di un procedimento velocissimo. Tra l incredulità e lo scetticismo degli addetti ai lavori. Le novità incidono sull organizzazione del lavoro degli uffici giudiziari ( si pensi all art. 183, comma 5 del Cpc relativo ai termini per la precisione o modificazione di domande e eccezioni dopo la prima udienza di trattazione). Il prossimo banco di prova sarò l applicazione della legge appena approvata dal Parlamento soprattutto con novità come il procedimento sommario di cognizione e il filtro in Cassazione che incideranno significativamente nelle valutazioni delle liti da intraprendere.
19 Le altre riforme Cura di efficienza per i Tar: l obiettivo è dotare la giustizia amministrativa di un codice, di raccogliere in un unico contenitore le norme che regolano il processo davanti ali Tar e Consiglio di Stato. Attraverso un processo più rapido, con meno appigli dilatatori e in grado di liberarsi dall arretrato. E con questi intenti che nasce la delega al Governo contenuta nella recente legge di semplificazione amministrativa e di riforma della giustizia civile, amministrativa, ma anche della Corte dei conti e dell Avvocatura dello Stato. La riscrittura del codice dovrà rispettare i principi indicati nella delega concepita a Palazzo Spada. In particolare. Si dovrà confezionare un processo amministrativo dai tempi ragionevoli, capace di scongiurare i ricorsi della Legge Pnto, in grado di investire sulle procedure informatiche e su un maggior coinvolgimento del giudice investe monocratica. Per quanto riguarda gli arretrati ( a inizio anno tra Tar e Consiglio di Stato circa 670mila) c è la novità, non contenuta nella delega ma inserita in una nuova legge, di introdurre un meccanismo più agevole per dichiarare estinti i vecchi ricorsi. Si prevede che, nel caso le parti on siano state avvertite allo scadere ei 5 anni, si possa farlo al momento di fissazione dell udienza. A quel punto, se almeno una delle due parti dimostra l intenzione di andare avanti, si emette sentenza. Altrimenti, si archivia il fascicolo. Ritornando alla delega, vi si trova una precisa indicazione sul contenzioso elettorale: viene introdotta la giurisdizione esclusiva dei magistrati amministrativi nelle controversie sulle votazioni politiche e si chiede di dimezzarne i tempi processuali attraverso la previsione di un rito abbreviato in camera di consiglio. Corte dei Conti: largo al giudice unico: le novità per la Corte dei conti si concentrano soprattutto sul contenzioso pensionistico, sull attività delle sezioni riunite e sulla semplificazione amministrativa. Sulle pensioni, i presidenti delle sezioni giurisdizionali dovranno fare in modo che i ricorsi in materia di pensioni, una volta arrivati alla Corte, siano assegnati al giudice unico competente e l assegnazione sia effettuata secondo criteri ben precisi, che devono però essere ancora fissati (un parametro potrebbe essere il carico di lavoro). Per accelerare l attività, l incombenza di organizzare il calendario e fissare le udienze viene rimessa nelle mani del giudice unico delle pensioni, mentre ora spetta al presidente. Per quanto riguarda le sezioni riunite, resta i fatto che il presidente della Corte può decidere di farle intervenire per ristabilire uniformità di vedute. Confermata anche la possibilità per le sezioni giurisdizionali di allontanarsi da quanto stabilito dalle sezioni riunite, ma in futuro i giudici che no riterranno di applicare l interpretazione delle sezioni riunite dovranno, con ordinanza motivata, rimettere a queste ultime la decisione. In tal modo si verrà a prevedere un grado di giudizio. Avvocatura dello Stato: un fondo per gli arbitrati: Sono di carattere economico le novità previste dalla nuova legge per l Avvocatura di Stato. Si è intervenuti sui compensi degli avvocati e dei procuratori, sia di quelli incassati per le cause vinte (con percentuali di ripartizione riviste) sia sugli altri derivanti dalla partecipazione a collegi arbitrali, per i quali è stato istituito un Fondo perequativo ad hoc. Fondo previsto ora anche per i personale amministrativo e che viene alimentato sia dai compensi percepiti dagli impiegato dell Avvocatura in qualità di segretari dei collegi arbitrali, sia da una quota degli onorari che spettano agli avvocati e ai procuratori statali quando vincono una causa. Sempre in tema di compensi cambiano le percentuali di suddivisione tra avvocati e procuratori. Le nuove percentuali sono suddivise per l 70% (anziché 80) in proporzione allo stipendio in sede locale, e per il 305 8anzichè 20) in quote uguali su base nazionale.
20 Roberto Miliacca, (Avvocati Oggi) 15/6/09 pag. 1 Le maxi-riforme saranno sostenute dai giudici di pace? Due più due fa quattro, non cinque. Chissà se governo e parlamento, nel varare in questi giorni i due grandi pacchetti di riforma del processo civile e del processo penale (pacchetto sicurezza più ddl intercettazioni), si sono accorti che, nel desiderio di semplificare, forse hanno compiuto un mostro giuridico. E non solo, e non tanto, per la mole di nuove disposizioni che vanno a riscrivere sia le norme procedurali che quelle sostanziali del diritto civile e di quello penale, «costringendo» così i legali a passare almeno una parte dell'estate sui libri per aggiornarsi sulle novità. Il vero problema sta invece nell'aver fatto due riforme pesanti, ferme restando però le attuali condizioni di lavoro e di organici di tribunali e cancellerie. Un esempio su tutti: l'ufficio del giudice di pace. Nato come magistratura onoraria per occuparsi di bagatelle, dalla sera alla mattina si ritroverà con una serie di nuove e più ampie competenze in materia sia civile (ampliamento del valore delle cause in materia di beni mobili, da a 5 mila euro e delle cause da risarcimento del danno da incidenti stradali da a 20 mila euro) che penale (la nuova competenza in materia di immigrazione sull'ufficio del giudice di pace, e in particolare sul nuovo reato di clandestinità). Nuove competenze e quindi nuovi processi da dover gestire. Facciamo una valutazione meramente operativa sull'attività degli uffici del giudice di pace in tutta Italia. A quanto risulta dalla pianta organica del ministero della giustizia, i giudici di pace dovrebbero essere complessivamente Di fatto, però, ce ne sono solo 3 mila, e a 700 di questi, tra poco meno di un anno, scadrà il mandato, che non potrà essere rinnovato. Certo, secondo uno studio effettuato a gennaio dal Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria del ministero della giustizia, «in Italia ci sono 277 uffici del giudice di pace che hanno un carico di lavoro inferiore a quello che può smaltire un singolo magistrato». Realtà piccolissime, insomma, che potrebbero essere eliminate, magari ripartendo i giudici sulle sedi vacanti. Perchè non si è partito da qui?