Source: https://www.tuttoambiente.it/sentenze-premium/rifiuti/?s_item=6271faadeedd7626d661856b7a004e27
Timestamp: 2019-05-25 05:59:00+00:00
Document Index: 57673786

Matched Legal Cases: ['art. 184', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 183', 'art. 184', 'art. 184', 'art. 568', 'sentenza ', 'art. 568', 'art. 5']

Cass. Pen. Sez. III 01/02/2019 n. 4952 - Operazioni di asciugatura ed essiccazione: sono normale pratica industriale? - Tuttoambiente.it
Operazioni di asciugatura ed essiccazione: sono normale pratica industriale?
I materiali per i quali sia necessaria una trasformazione preliminare non possono essere considerati sottoprodotti, ma rifiuti. Così, deve essere considerata rifiuto la sansa di olive asciugata o in attesa di essicazione, giacché non utilizzata direttamente dal produttore ma sottoposta a trasformazione preliminare e, dunque, non rientrante nella nozione di sottoprodotto ex art. 184 bis del D.L.vo 152 del 2006 (nella specie, all'interno di un magazzino erano custoditi circa duecento sacchetti da 25 chilogrammi l'uno contenenti sansa e ulteriori venti quintali sfusi sempre contenenti sansa, evidentemente asciugata o in attesa di essicazione, che i Giudici d’appello avevano inquadrato come attività di raccolta di rifiuti speciali non pericolosi, proprio in ragione della modalità di presentazione delle stesse sanse.
1.La F. M. ha proposto appello avverso la sentenza del Tribunale di Enna emessa in data 11/12/2014 di condanna per il reato di cui all'art. 256, comma 1, lett. a), del D. Lgs. n. 152 del 2006 perché realizzava un'attività di raccolta di rifiuti speciali non pericolosi, accumulando sanse umide di oliva, che, per la modalità di presentazione, non apparivano tali da potere essere qualificate come sottoprodotto, risultando in parte raccolte in sacchi di plastica ed in parte sparse a terra per essere asciugate, in mancanza di autorizzazione.
2.Con un primo motivo ha lamentato l'errata qualificazione giuridica della condotta dal momento che, a seguito dell'emanazione del D. Lgs. n. 205 del 2010, attuativo della direttiva 2008/98/CE, la sansa combustile avrebbe smesso di essere considerata rifiuto, definito alla lett. a) dell'art. 183 del D. Lgs. n. 152 del 2006 come qualsiasi sostanza o oggetto di cui il detentore si disfi o abbia intenzione di disfarsi. Nel caso di specie, tuttavia, né La Ferrara né chi gli ha fornito la sansa avrebbero mai avuto intenzione di disfarsi della stessa posto che, anzi, qualora non sottoposta a sequestro, la stessa sarebbe stata sottoposta ad un processo di utilizzazione, come consentito ai sensi dell'art. 184-bis lett. b) del D. Lgs. n. 152 del 2006. Inoltre, il frantoio di provenienza della sansa, oggi dismesso, sarebbe stato di tipologia tradizionale a tre fasi e, pertanto, avrebbe realizzato un prodotto asciutto e compatto che non avrebbe necessitato di alcun ulteriore trattamento, né simile né diverso dalla pratica industriale. Lamenta, pertanto, che la sansa in deposito presso il magazzino avrebbe dovuto essere qualificata quale sottoprodotto e non come rifiuto; inoltre, anche il criterio di cui all'art. 184 bis lett. d) del D. Lgs. n. 152 del 2006 sarebbe stato soddisfatto atteso che la sansa in questione non comporterebbe impatti negativi, né sull'ambiente né sulla salute umana.
3.Con un secondo motivo ha contestato la ritenuta integrazione dell'elemento soggettivo giacché in sede penale non potrebbe non considerarsi l'effettiva pratica commerciale di diffusione delle caldaie a sansa e del commercio della stessa, anche se disoleata: non si potrebbe quindi minimamente ritenere di commettere un reato utilizzando la sansa, sostanzialmente asciutta, per alimentare l'impianto di riscaldamento.
Lamenta, inoltre, che l'intero complesso delle norme in questione sarebbe incerto e tale da indurre in errore la maggior parte dei consociati.
4.Va anzitutto premesso che l'appello proposto deve essere convertito in ricorso per cassazione ex art. 568, comma 5, cod. proc. pen., stante l'inappellabilità della sentenza impugnata; infatti, secondo quanto affermato da Sez. U., n. 45371 del 30/10/2001, Bonaventura, Rv. 220221, allorché un provvedimento giurisdizionale sia impugnato dalla parte interessata' con un mezzo di gravame diverso da quello legislativamente prescritto, il giudice che riceve l'atto deve limitarsi, come accaduto del resto nella specie, a norma dell'art. 568, comma 5, cod. proc. pen., a verificare l'oggettiva impugnabilità del provvedimento, nonché l'esistenza di una "voluntas impugnationis", consistente nell'intento di sottoporre l'atto impugnato a sindacato giurisdizionale, e quindi trasmettere gli atti, non necessariamente previa adozione di un atto giurisdizionale, al giudice competente.
5.Nel merito, il ricorso è inammissibile.
6.Quanto al secondo motivo, lo stesso è parimenti inammissibile venendo, peraltro in termini del tutto generici, invocate, onde escludere l'elemento soggettivo del reato, considerazioni in realtà volte a richiedere il riconoscimento della natura scriminante della ignorantia legis in contrasto con il precetto normativo di cui all'art. 5 cod. pen..
7.Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 2.000 in favore della cassa delle ammende.