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Timestamp: 2018-07-17 17:28:42+00:00
Document Index: 111747809

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 26', 'art. 51', 'art. 5', 'art. 52', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 10', 'Cass. Sez. ']

L'onorario del consulente tecnico è fisso o variabile? L’esperto risponde | Geometra.info
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L’onorario del consulente tecnico è fisso o variabile? L’esperto risponde
La determinazione del compenso del consulente tecnico è una materia spinosa, non priva di difficoltà. Il nostro esperto di perizie ci spiega come ragionare tra onorario fisso e variabile
Consulenza Tecnica d'Ufficio Serena Pollastrini 22 febbraio 2016
Aggiornato al 22 febbraio 2016
La materia della tariffa della consulenza tecnica si presenta complessa a causa della valutazione dei numerosi elementi di cui è composta e che ne rendono difficile la definizione corretta.
Una della maggiori difficoltà per la determinazione del compenso del consulente tecnico consiste nel fatto che il magistrato non ha alcuna discrezionalità nella scelta del criterio da seguire, dovendo rimanere sempre vincolante la scelta operata dalle tabelle (onorario fisso).
Nella determinazione del compenso spettante all’ausiliario, l’individuazione della voce di riferimento della tabella costituisce un’operazione assai delicata, tenuto conto della difficile individuazione del contenuto delle singole voci, suscettibili in alcuni casi anche di applicazione analogica.
E’ peraltro estremamente importante riportare, nel documento di richiesta del compenso, tutti i quesiti formulati dal magistrato in sede di conferimento d’incarico, dal momento che, nella scelta del criterio di liquidazione, si deve tener conto dell’accertamento richiesto dall’autorità e non del tipo di indagine svolta per pervenire a quell’accertamento.
In materia di liquidazione dei compensi agli ausiliari di giustizia, occorre riferirsi al carattere dell’unitarietà dell’incarico e, pertanto, eventuali operazioni strumentali o accessorie alla prestazione principale, non risultano di regola retribuibili, quindi, eventuali attività incidentali e strumentali dell’incarico possono comunque essere considerate ai fini della liquidazione dell’onorario variabile nel massimo consentito e nel caso vi siano i presupposti per procedere all’aumento sino al doppio per l’eccezionale importanza, complessità e difficoltà.
Nell’eventualità che fra le prestazioni non esista alcun nesso di strumentalità, non potendo individuare una prestazione principale e un’altra accessoria, si può procedere a separati e autonomi compensi applicando più voci della tabella, fermo restando che l’accertamento richiesto sia riconducibile all’una o all’altra fattispecie.
Gli onorari fissi sono quelli relativi ad alcune fattispecie di incarico che prevedono il compenso di un importo predeterminato; sono stati prescelti nelle tabelle vigenti, per compensare accertamenti standardizzati, come ad esempio esami medici o di tipo diagnostico, di cui risulti agevole la determinazione del grado di difficoltà e di impegno o per prestazioni professionali di facile tipizzazione e per i quali è possibile una valutazione invariabile, che consentono di stabilire a priori l’esatta misura del compenso.
Tali onorari, pertanto, sono predeterminati e indipendenti da ogni riferimento a tempo e complessità delle indagini da espletare e la tabella di riferimento stabilisce la misura precisa dell’onorario che spetta all’ausiliario, senza lasciare al decidente nessuna discrezionalità salvo casi eccezionali.
Le tabelle allegate al D.M. 30 maggio 2002 prevedono un compenso con onorari fissi solo per quattro categorie di prestazioni: per la perizia in materia medico-legale (art. 20), per esami alcoolimetrici (art. 22), per la ricerca del tasso percentuale carbossiemoglolinemico (art. 23), per accertamenti diagnostici su animali (art. 26).
Tutte le altre prestazioni verranno compensate con onorari, variabili tra un minimo e un massimo, stabiliti dal magistrato, applicando i criteri stabiliti dall’art. 51, comma 1, D.P.R. n. 115 del 2002.
Gli onorari variabili sono applicabili quando l’attività dell’ausiliario è per sua natura soggetta a circostanze e condizioni, non preventivamente codificabili; questi si suddividono in due categorie:
– onorari variabili oscillanti tra un minimo ed un massimo (ad es: per le materie indicate dagli art. 5, 7, 10, 12, D.P.R. n. 352/1588)
– onorari variabili a percentuale oscillanti anche questi tra un minimo e un massimo.
Nella prima categoria rientrano gli onorari stabiliti dalle tabelle allegate al D.M. 30 maggio 2002, preventivamente determinati nella loro entità.
La richiesta del compenso presentata al magistrato dal consulente tecnico sarà poi ulteriormente valutata da costui in funzione della difficoltà, della completezza e del pregio della prestazione fornita.
In merito deciderà il giudice ai sensi dell’art. 52, comma 1, T.U.
Nella seconda categoria rientrano gli onorari stabiliti ugualmente dalle tabelle allegate al D.M. 30 maggio 2002 che prevedono scaglioni di riferimento da applicarsi per il calcolo del compenso dovuto all’ausiliario sul valore della controversia o su differenti valori di volta in volta specificati nella tabella.
E’ importante sottolineare che “nel determinare gli onorari variabili, il magistrato deve tener conto delle difficoltà della completezza e del pregio della prestazione fornita”, attraverso una valutazione discrezionale che deve essere esposta nel decreto di liquidazione.
Spetta poi al giudice indicare nel provvedimento di liquidazione le motivazioni per cui non ha potuto tener conto degli altri criteri.
L’entità dell’onorario variabile, va comunque contenuta tra un minimo ed un massimo indicato nelle tabelle; di regola tale quantificazione è effettuata in relazione a scaglioni di valore.
Infatti per alcune prestazioni previste l’ammontare dell’onorario variabile, che spetta al consulente tecnico o al perito, non viene stabilito direttamente tra un valore minimo ed un valore massimo, ma viene determinato applicando una percentuale calcolata per scaglioni, su un valore di riferimento.
Quando la quantificazione dell’onorario è effettuata in relazione a scaglioni di valore non si deve applicare l’unica aliquota corrispondente al valore oggetto dell’accertamento, bensì quest’ultimo deve essere scomposto secondo gli scaglioni di valore previsti nelle tabelle, in modo da applicarsi su ognuno di questi ultimi la corrispondente percentuale.
Per quanto riguarda gli onorari a percentuale, occorre tener presente che, mentre nel caso della consulenza tecnica propria del processo civile, la commisurazione del compenso va correlata al valore della controversia desunto dagli atti del giudizio (con esclusione delle tabelle che fanno espresso riferimento al valore stimato come l’art. 13 e art. 14), nel caso di perizia propria del processo penale deve tenersi conto del “valore del bene o di altra utilità oggetto dell’accertamento determinato sulla base di elementi obiettivi risultanti dagli atti del processo”.
Ai fini della determinazione del compenso spettante al CTU, il valore della controversia si determina dalla domanda, secondo il principio dettato dall’art. 10 c.p.c. che ha portata generale e non è limitato alla determinazione della competenza.
Qualora la causa sia priva di un valore di riferimento, ne consegue l’applicazione del sistema delle vacazioni.
Nel caso, dunque, di mancanza di un valore della controversia, si pensi all’accertamento tecnico preventivo o ai casi in cui detto valore sia esiguo a fronte di un impegnativo lavoro del consulente, la Suprema Corte di Cassazione ritiene ammissibile applicare la tabella a percentuale sul valore o sull’importo desunto dallo stesso consulente nella propria relazione peritale.
Infatti “il compenso del CTU incaricato di un procedimento di accertamento tecnico preventivo, può essere calcolato a percentuale e quindi non necessariamente a tempo o con onorario da un minimo ad un massimo, pur in mancanza di domanda su cui individuare il valore della controversia, perché il giudice può ritenere congruo quello indicato dal CTU, nella sua richiesta di liquidazione” (Cass. Sez. II, 10 aprile 1999, n. 3509)
Va poi ricordato che nel caso di “valutazione parziale” l’applicazione della tariffa a percentuale deve essere applicata alla somma oggetto di contestazione e non all’intero valore della cosa comprendente quella cui si riferisce la somma; inoltre, come già detto, la norma relativa alle tabelle allegate al D.M. 30 maggio 2002 prevede uno scaglione massimo su cui applicare le relative percentuali.
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L’onorario del consulente tecnico è fisso o variabile? L’esperto risponde Serena Pollastrini Serena Pollastrini 2016-09-07T15:09:34+00:00 Geometra.info