Source: http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=16544
Timestamp: 2019-11-13 02:11:39+00:00
Document Index: 171756898

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 380', 'art. 1198', 'art. 1198', 'art. 37', 'art. 1199', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - ORDINANZA 22 gennaio 2019, n.1572
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CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - ORDINANZA 22 gennaio 2019, n.1572MASSIMA
B.M. e Be.Br. convennero in giudizio innanzi al Tribunale di Bologna N.A. chiedendo la condanna al pagamento della somma di Euro 290.000,00 quale prezzo non versato della compravendita immobiliare di data (omissis) oltre il risarcimento del danno. Espose la parte attrice che l’assegno bancario non trasferibile emesso dall’acquirente, corrispondente al prezzo di vendita, non era mai stato incassato perché mai consegnato ed emesso solo per ragioni di natura fiscale (tracciabilità del pagamento). Il Tribunale adito accolse la domanda. Avverso detta sentenza propose appello il N. . Con sentenza di data 15 novembre 2016 la Corte d’appello di Bologna rigettò l’appello.
Osservò la corte territoriale che nel rogito notarile risultava specificato che "il corrispettivo di cui sopra al punto 2) è stato pagato mediante un unico assegno bancario in data odierna tratto sulla Banca CRV". Aggiunse che in sede di memoria ai sensi dell’art. 183 c.p.c., comma 6, n. 2 l’appellante aveva dato atto sulla base di produzione documentale che il pagamento del prezzo non era avvenuto tramite l’assegno (con ciò aderendo in via confessoria alla prospettazione di parte attrice) ma mediante pagamenti antecedenti al rogito e che tale posizione implicava il riconoscimento della natura meramente formale e apparente della quietanza, non essendo in realtà intervenuto il pagamento da essa indicato, mentre era da considerarsi tardiva la produzione documentale.
Ha proposto ricorso per cassazione N.A. sulla base di due motivi e resiste con controricorso B.M. . È stato fissato il ricorso in camera di consiglio ai sensi dell’art. 380 bis.1 c.p.c.. Il pubblico ministero ha depositato le conclusioni scritte. È stata presentata memoria.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - ORDINANZA 22 gennaio 2019, n.1572 - Presidente Travaglino – Relatore Scoditti
Nel caso di specie il fatto asseverato, sulla base del giudizio di fatto del giudice di merito, è il pagamento mediante assegno bancario. Non ricorre l’ipotesi dell’assegno circolare, non essendovi un conforme accertamento da parte del giudice di merito (sull’efficacia estintiva del debito del pagamento mediante assegni circolare, pure in assenza di una volontà delle parti in tale senso, Cass. 19 dicembre 2006, n. 27158 - per Cass. 14 febbraio 2007, n. 3254 e altre conformi è invece necessaria la volontà delle parti o un conforme uso negoziale). Nel caso di pagamento effettuato mediante un comune assegno di conto corrente l’effetto liberatorio si verifica con la riscossione della somma portata dal titolo poiché la consegna dello stesso deve considerarsi effettuata, salva diversa volontà delle parti, pro solvendo (Cass. 5 giugno 2018, n. 14372; 30 luglio 2009, n. 17749). Come affermato da Cass. 5 febbraio 1997, n. 1108 a proposito della disposizione di cui all’art. 1198 c.c., 'la cessione del credito in luogo di adempimento, se determina l’immediata trasmissione del credito ceduto, non ha per questo l’effetto di determinare l’altresì immediata estinzione dell’obbligazione, di cui provoca invece solo l’inesigibilità, inesigibilità che permane per il tempo in cui perdura la pendenza del rapporto che deriva dalla cessione del credito'.
La quietanza poi, in quanto dichiarazione di scienza, non è idonea ad integrare la 'volontà delle parti' costitutiva dell’effetto estintivo del debito sulla base del ricevimento dell’assegno. Per il caso di cessione di credito in luogo di adempimento è consentito dalla norma l’effetto estintivo dell’obbligazione prima della riscossione del credito, ma a condizione che tale sia la volontà delle parti (art. 1198 c.c., comma 1). La produzione dell’effetto estintivo deriva dalla natura negoziale della dichiarazione in discorso ('volontà delle parti'), nell’ambito di una fattispecie complessa di estinzione dell’obbligazione, risultante dalla cessione del credito e dall’accordo negoziale (e la volontà di conferire al titolo efficacia pro soluto, con conseguente immediata estinzione dell’obbligazione di pagamento, deve essere espressa in modo univoco ed inequivocabile - Cass. 16 aprile 2015, n. 7820), mentre alla base della quietanza vi è una mera dichiarazione di scienza, inidonea come tale a determinare l’effetto estintivo dell’obbligazione.
La dichiarazione di ricezione del pagamento mediante assegno non documenta quindi l’adempimento dell’obbligazione, ma la mera circostanza della ricezione dell’assegno, dovendo l’effetto estintivo dell’obbligazione essere imputabile alla riscossione del medesimo assegno (documenta invece l’estinzione dell’obbligazione cartolare la consegna quietanzata da parte del portatore dell’assegno bancario al trattario che lo paghi - art. 37, comma 1, legge assegni). Al di là del nomen adoperato dal creditore, la dichiarazione di ricezione del pagamento mediante assegno non costituisce quietanza in senso tecnico, la quale, ai sensi dell’art. 1199 c.c., è asseverazione del pagamento liberatorio (e tale non è quello del pagamento mediante comune assegno bancario), ma è mera dichiarazione di scienza avente ad oggetto la ricezione dell’assegno.
Va in conclusione affermato il seguente principio di diritto: 'il creditore che rilasci al debitore dichiarazione di ricezione in pagamento di un assegno bancario non circolare assevera, indipendentemente dall’utilizzo del nomen quietanza, non il fatto dell’adempimento dell’obbligazione ma il mero fatto del ricevimento dell’assegno'.
Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 e viene disatteso, sussistono le condizioni per dare atto, ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il comma 1 - quater all’art. 13 del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte della parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1-bis, dello stesso articolo 13.