Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-11785-del-12-05-2017
Timestamp: 2020-01-23 07:34:43+00:00
Document Index: 20647149

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 378', 'art. 369', 'sentenza ', 'art. 325', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051']

Sentenza Cassazione Civile n. 11785 del 12/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11785 del 12/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 12/05/2017, (ud. 22/03/2017, dep.12/05/2017), n. 11785
M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANTONIO GRAMSCI
7, presso lo studio dell’avvocato ROBERTO ALBANESE, che lo
MILANO SERRAVALLE MILANO TANGENZIALI SPA, in persona
dell’Amministratore Delegato, Ing. S.M., elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA GRAMSCI 14, presso lo studio dell’avvocato
ANTONELLA GIGLIO, che la rappresenta e difende unitamente
all’avvocato ALFREDO PASSARO giusta procura a margine del
avverso la sentenza n. 3955/2014 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
udito l’Avvocato ALESSANDRO BALESTRA;
udito l’Avvocato ALFREDO PASSARO.
La Corte di Appello di Milano, in riforma della sentenza emessa dal Tribunale della stessa città, ha rigettato la domanda proposta da M.M., il quale aveva convenuto in giudizio la società Milano Serravalle-Milano Tangenziali s.p.a., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni non patrimoniali subiti in conseguenza del sinistro verificatosi il (OMISSIS), allorchè, mentre alla guida di un’autovettura affidatagli dal datore di lavoro percorreva a velocità regolare l’autostrada (OMISSIS), in direzione (OMISSIS), non aveva potuto evitare di collidere con un capriolo che, provenendo dalla carreggiata opposta, aveva saltato il divisorio centrale ed aveva improvvisamente attraversato quella sulla quale egli viaggiava, proprio nel momento del suo passaggio.
In secondo luogo, ad avviso della Corte di Appello, la medesima circostanza escludeva altresì la possibilità di ritenere la società di gestione dell’autostrada responsabile ai sensi dell’art. 2043 c.c., non potendo formularsi a suo carico nessuna censura di negligenza e non essendo da essa prevedibile nè prevenibile l’anomalia rappresentata dall’ingresso in autostrada dell’animale.
Propone ricorso per cassazione, sorretto da due motivi, M.M.. Resiste con controricorso la Milano Serravalle-Milano Tangenziali s.p.a.. Entrambe le parti hanno depositato memoria.
1. La questione preliminare relativa all’improcedibilità del ricorso per mancato deposito della copia notificata della sentenza impugnata, sollevata nella relazione depositata ex art. 380 bis c.p.c., e ribadita dalla società controricorrente nella memoria ex art. 378 c.p.c., è infondata.
La ratio della disposizione contenuta nell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, secondo cui il ricorrente ha l’onere di depositare nei venti giorni dall’ultima notificazione, a pena di improcedibilità, il ricorso con copia autentica della sentenza impugnata completa della relazione di notificazione se avvenuta, risiede nell’esigenza di consentire alla Corte di legittimità non solo di conoscere il contenuto del provvedimento impugnato ma anche di verificare la tempestività dell’impugnazione ai sensi degli artt. 325 e 326 c.p.c..
E’ pertanto evidente che tale onere non può ritenersi sussistente nell’ipotesi in cui la notificazione del ricorso si sia perfezionata, dal lato del ricorrente, entro il sessantesimo giorno dalla pubblicazione della sentenza, poichè in tal caso il rispetto dei termine breve di cui all’art. 325 c.p.c., comma 2, è reso manifesto dal collegamento tra la data di pubblicazione della sentenza e quella della notificazione del ricorso (Cass. 10/07/2013, n. 17066; Cass. 22/09/2015, n. 18645).
2. Con il primo motivo (violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 2043 c.c.) il ricorrente censura la decisione impugnata anzitutto nella parte in cui ha escluso la responsabilità della società in qualità di custode dell’autostrada.
Rammenta che la responsabilità prevista dall’art. 2051 c.c., ha carattere oggettivo sicchè, ai fini della sua configurazione, è sufficiente che l’attore dimostri il nesso di causalità tra l’evento dannoso e la cosa in custodia potendo il custode liberarsi solo fornendo la prova del caso fortuito.
Afferma che, pertanto, nel caso di specie, sussistendo un rapporto di custodia, rilevante ai sensi dell’art. 2051 c.c., tra l’autostrada e la società di gestione (ed avendo egli debitamente provato l’evento dannoso consistito nella collisione con l’animale selvatico, nonchè il nesso causale tra tale evento e l’autostrada in custodia), la Milano Serravalle-Milano Tangenziali s.p.a. avrebbe potuto liberarsi dalla responsabilità soltanto provando che l’ingresso in autostrada dell’animale era stato determinato da un fattore imprevedibile ed inevitabile qualificabile in termini di “caso fortuito”.
Essa dunque presuppone unicamente l’esistenza del nesso eziologico tra l’evento dannoso e la cosa nonchè l’esistenza della relazione custodiale tra quest’ultima e il responsabile, al quale la responsabilità viene imputata a prescindere da ogni accertamento di colpa, per il fatto di essere il titolare del “potere di governo” della cosa, inteso come potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con essa. Incisivamente si è evidenziato, in proposito, che non si deve parlare di “colpa nella custodia” (atteso che il custode negligente non risponde in modo diverso dal custode perito e prudente, se la cosa ha provocato danni a terzi) ma di “rischio da custodia”, in quanto la responsabilità è imputata a colui che, avendo di fatto il potere di effettivo controllo e disponibilità della cosa, è chiamato a sopportarne anche gli incommoda (Cass.19/02/2008, n.4279; Cass. 19/05/2011, n.11016).
L’accertamento della relazione custodiale, in quanto presuppone l’accertamento del potere di effettivo controllo e vigilanza sulla cosa, deve essere condotto in concreto e, con riguardo al demanio stradale, soggetto ad un uso generalizzato da parte della collettività, va effettuato tenendo conto dell’estensione della strada, della sua posizione e della sua ubicazione, nonchè delle dotazioni e dei sistemi di assistenza che la connotano (Cass. 06/07/2006, n.15383; Cass. 12/07/2006, n.15779; Cass. 22/04/2010 n. 9546).
L’accertamento del nesso eziologico tra la cosa e l’evento dannoso prescinde dall’accertamento dell’intrinseca pericolosità della cosa e richiede soltanto che il danno derivi da essa costituendo l’esplicazione della sua concreta potenzialità dannosa. Il nesso pertanto sussiste sia in relazione ai danni verificatisi per effetto della connaturale forza dinamica della cosa sia in relazione a quelli determinatisi per effetto dell’insorgenza in essa di un processo dannoso provocato da agenti esterni (Cass. 28/03/2001, n. 4480; Cass. 29/11/2006, n. 25243; Cass. 29/03/2007, n.7763; Cass. 19/05/2011, n. 11016).
5. Avuto riguardo ai surrichiamati principi, non può che ritenersi errata in diritto la sentenza impugnata, la quale ha ritenuto che la circostanza – accertata dalla Polizia Stradale – che la rete di recinzione autostradale fosse integra al momento dell’incidente, escludesse il nesso eziologico tra la cosa in custodia e l’evento dannoso.
In funzione dell’interruzione del nesso causale tra l’evento dannoso e la cosa in custodia, il giudice del merito non poteva invece valorizzare la circostanza relativa all’integrità della recinzione nel tratto autostradale interessato dall’incidente, sia perchè tale circostanza, nel caso concreto, non aveva impedito alla cosa di esplicare comunque la propria potenzialità dannosa, sia perchè essa, lungi dal costituire caso fortuito, confermava piuttosto che il danno non era stato determinato da un fattore esterno imprevedibile ed inevitabile idoneo a vincere la presunzione di responsabilità del custode, ma era stato piuttosto la conseguenza dell’inefficace esercizio, da parte sua, dei poteri di sorveglianza della cosa.
b) allegata e dimostrata da parte dell’automobilista danneggiato l’inattesa e imprevista presenza sulla carreggiata di un’autostrada di un animale selvatico con cui non era stato possibile evitare la collisione, la società di gestione autostradale, titolare del potere di custodia della cosa, per vincere la presunzione di responsabilità ex art. 2051 c.c., deve dare la dimostrazione positiva che la presenza dell’animale fosse stata determinata da un fatto imprevedibile ed inevitabile, idoneo ad interrompere il nesso di causalità tra l’evento dannoso e la cosa custodita, non potendosi tale nesso ritenere escluso dalla mera presenza di una rete di recinzione, ancorchè integra, in corrispondenza del tratto autostradale interessato dall’incidente.