Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-21426-del-24-10-2016
Timestamp: 2020-07-06 21:44:39+00:00
Document Index: 136155462

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'art. 101', 'art. 2704', 'art. 2710', 'art. 360', 'Cass. Sez. ']

Sentenza Cassazione Civile n. 21426 del 24/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21426 del 24/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 24/10/2016, (ud. 13/06/2016, dep. 24/10/2016), n.21426
sul ricorso 1434/2015 proposto da:
DOMOTEC IMPIANTI SRL, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA BARLETTA 29, presso
lo studio dell’avvocato MARINA ZELA, che la rappresenta e difende;
CURATELA DEL FALLIMENTO L.R.G., elettivamente domiciliato
in ROMA, VIA TACITO, 41, presso lo studio dell’avvocato SIMONE
GRASSI, rappresentato e difeso dall’avvocato FILIPPO DI PRIMA giusta
avverso il decreto del TRIBUNALE di CATANIA del 27/11/2014,
udito l’Avvocato MARINA ZELA, difensore del ricorrente, che si riport
udito l’Avvocato MAURIZIO MORGANTI per delega dell’avvocato FILIPPO
DI PRIMA, difensore del controricorrente, che si riporta agli
“1. – Il Tribunale di Catania ha rigettato l’opposizione allo stato passivo del fallimento del Dott. L.R.G., farmacista, proposta dalla Domotec Impianti s.r.l., ritenendo insufficienti le prove offerte dalla ricorrente di un suo credito chirografario di Euro 120.000,00 a titolo di corrispettivo di lavori di ristrutturazione asseritamente eseguiti presso i locali della farmacia.
Il Tribunale ha ritenuto che le risultanze delle scritture contabili, avendo efficacia probatoria esclusivamente tra imprenditori, non potessero essere opposte ai creditori concorsuali; che le fatture emesse dalla società creditrice non costituissero prova del credito; che le altre prove documentali (tra le quali quattro assegni, non protestati, emessi a favore della ricorrente) e testimoniali fossero inidonee, essendo le prime prive di data certa e le seconde generiche.
2. – La Domotec Impianti s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi, cui la curatela intimata ha resistito con controricorso.
3. – Il primo e il secondo motivo di ricorso, con i quali si deduce “violazione dell’art. 360, nn. 3 e 5 (violazione o falsa applicazione di norme di diritto)”, sono inammissibili perchè non contengono l’articolazione di specifiche e chiare censure di legittimità nei confronti del provvedimento impugnato. Con essi, infatti, si argomenta circa una pretesa violazione del contraddittorio, di cui non si scorge l’attinenza alla causa di cui trattasi, promossa dalla stessa ricorrente (che dunque aveva essa stessa, semmai, l’onere di instaurare il contraddittorio nei confronti della controparte, ai sensi dell’art. 101 c.p.c.); oppure circa l’inopponibilità a terzi di scritture prive di data certa ai sensi dell’art. 2704 c.c., o l’efficacia probatoria delle scritture contabili nei rapporti tra imprenditi, ai sensi dell’art. 2710 c.c., sulle quali il Tribunale ha adottato chiare statuizioni – peraltro corrette in diritto – che non vengono tuttavia censurate con pari chiarezza in punto di legittimità.
3. – Il terzo motivo, con cui, denunciando violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e vizio di motivazione, si lamenta la mancata ammissione della prova testimoniale sulla esecuzione dei lavori da parte della ricorrente, è inammissibile essendo consentita, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (nel testo come modificato con D.L. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, qui applicabile in considerazione della data di pubblicazione del decreto impugnato), la sola censura di omesso esame circa un fatto – non già la semplice prova di esso (cfr. Cass. Sez. Un. 8053/2014) – decisivo per il giudizio e oggetto di discussione tra le parti.;
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente alle spese processuali, liquidate in Euro 5.200,00, di cui Euro 5.000,00 per compensi di avvocato, oltre spese forfetarie e accessori di legge.