Source: https://www.certifico.com/costruzioni/388-giurisprudenza-costruzioni/10210-sentenza-tar-campania-5-giugno-2018-n-3718
Timestamp: 2020-04-09 21:23:29+00:00
Document Index: 32683888

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 52', 'art. 130', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 52', 'sentenza ']

Sentenza Tar Campania 5 giugno 2018 n. 3718 - Certifico Srl
ID 10210 | 23 Febbraio 2020 | Visite: 193 | Giurisprudenza Costruzioni Permalink: https://www.certifico.com/id/10210
Riserva di competenza degli architetti per ogni tipologia di intervento su edifici vincolati, ad eccezione delle attività propriamente tecniche di edilizia civile
La direzione lavori è riservata agli architetti per il restauro e recupero di edifici vincolati in quanto beni culturali e di interesse storico-artistico. Lo sottolinea il Tar Napoli nella sentenza 3718/2018.
Un comune aveva indetto una gara tra architetti, applicando l’articolo 52 del Rd 2537/1925, che gli riserva questo tipo di progettazione e direzione lavori. L'art. 52 del Regio decreto 23 ottobre 1925 n. 2537, recante il regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto, stabilisce che “le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla L. 20 giugno 1909, n. 364, per l'antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica ne può essere compiuta tanto dall'architetto quanto dall'ingegnere”.
La stessa norma consente che la parte tecnica possa essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere, nel caso specifico un ingegnere, in precedenza progettista, contestava la gara riservata agli architetti, perché a suo parere i lavori erano di matrice impiantistica. Il Tar ha respinto il ricorso dell’ingegnere, dando peso alla tipologia dei lavori e alla circostanza che l’impresa esecutrice possedeva la categoria OG2, che abilita a restauro e manutenzione di immobili sottoposti a tutela.
Il criterio generale posto dalla norma tende a garantire che i progetti su immobili di particolare interesse siano affidati a professionisti forniti di specifica preparazione; agli ingegneri, su tali immobili, rimangono quindi solo lavori di natura prevalentemente tecnica, quali l’adeguamento impiantistico, l’intervento su alcune parti strutturali per rimuovere barriere architettoniche, senza intaccare l’aspetto estetico dell’immobile (Tar Catania 2519/2015). Quindi l’ingegnere può progettare e seguire gli impianti elettrici e idrici, di riscaldamento, trasmissione dati, antincendio, realizzare anche una scala esterna, ma senza mai interferire con valori architettonici, artistici e culturali.
Ad esempio, eccede dalle competenze dell’ingegnere l’intervento di efficientamento su un immobile vincolato, se si prevede la sostituzione di infissi esterni, l’isolamento termico mediante pannelli, la demolizione di un tetto (Tar Salerno, 149/2015): per tali interventi è necessario un architetto, quanto meno (Tar Lazio, 7997/2011) a firma congiunta.
La riserva agli architetti opera (Consiglio Stato 21/2014) tutte le volte che siano necessarie scelte culturali connesse ad una specifica preparazione accademica nell’ambito del restauro e risanamento degli immobili di interesse storico e artistico, restando nella competenza dell’ingegnere la parte tecnica, ossia le attività progettuali e di direzione lavori che riguardano l’edilizia civile (Consiglio Stato, 5239/2006), ad esempio un impianto di riscaldamento (Tar Lecce 708/2012). La riserva per l’architetto quindi prevale se le lavorazioni strutturali e impiantistiche sono residuali.
Estratto Sentenza Tar Campania 5 giugno 2018 n. 3718:
L’ingegnere premette che, con determinazione n. 669 del 15 ottobre 2013, ha conseguito dal Comune di l’affidamento dell’incarico per la progettazione esecutiva ed il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione dei “Lavori di riqualificazione ed adeguamento della struttura comunale adiacente Palazzo da destinarsi a Centro Polifunzionale”.
Con il presente ricorso si duole della propria pretermissione disposta con determina dirigenziale n. 558 del 1 settembre 2014 dalla procedura successivamente indetta dall’ente locale per l’affidamento dell’incarico di direttore dei lavori de quibus, essendogli stato preferito l’architetto controinteressato. Nel provvedimento impugnato l’amministrazione ha richiamato una pronuncia del T.A.R. Veneto n. 743/2014 secondo cui gli interventi di restauro e recupero di edifici vincolati come beni culturali e di interesse storico – artistico, come l’edificio oggetto dell’intervento, sono di competenza esclusiva degli architetti e non degli ingegneri; pertanto, l’amministrazione ha affidato l’incarico in parola all’architetto individuato all’esito di una specifica procedura selettiva.
L’istante espone di aver inoltrato invano atto di diffida all’esercizio del potere di autotutela, ma di non aver mai proposto impugnazione nel termine di legge. Lamenta quindi la violazione dell’art. 130 del D.Lgs. n. 163/2006 che, nella formulazione vigente ratione temporis, sanciva un ordine di priorità nella scelta dei soggetti chiamati ad espletare l’incarico di direzione dei lavori in caso di carenza di personale tecnico nell’organico dell’amministrazione, indicando alla lett. b) il professionista incaricato della progettazione (“il progettista incaricato ai sensi dell’articolo 90 comma 6”); parte ricorrente ritiene quindi che, in forza di tale previsione, l’amministrazione avrebbe dovutoì preferirlo, avendo il medesimo curato la progettazione esecutiva.
Sulla base di tali considerazioni, il ricorrente lamenta di essere stato privato di una importante occasione di crescita professionale e, ravvisati l’illegittimità dell’azione amministrativa e l’elemento soggettivo della colpa, chiede la condanna del Comune al
risarcimento dei danni che quantifica come segue: I) lucro cessante commisurato al mancato compenso per l’esecuzione dell’incarico di direzione: € 27.740,00 (prezzo posto a base d’asta) o, in subordine, quello offerto dal professionista incaricato di € 27.046,50;
II) danno curriculare, pari al 5% del prezzo posto a base d’asta (€ 1.387,00); III) danno non patrimoniale per danno all’immagine del professionista illegittimamente escluso, 3% del prezzo posto a base d’asta (€ 832,20).
Si è costituito il controinteressato che si oppone all’accoglimento del gravame. Resiste in giudizio il Comune di che eccepisce la tardività del deposito del ricorso, effettuato il 16 gennaio 2015 oltre il termine dimidiato di 15 giorni ex artt. 119 - 120 c.p.a. decorrente dalla relativa notifica (23 dicembre 2014); nel merito, l’amministrazione replica alle censure e chiede il rigetto del gravame.
La parte ricorrente obietta che il deposito è tempestivo, siccome effettuato entro le ore 24.00 dell’ultimo giorno utile, richiamando in proposito il medesimo art. 4, comma 4, delle norme di attuazione al c.p.a. secondo cui “E' assicurata la possibilità di depositare con modalità telematica gli atti in scadenza fino alle ore 24:00 dell'ultimo giorno consentito. Il deposito è tempestivo se entro le ore 24:00 del giorno di scadenza è generata la ricevuta di avvenuta accettazione, ove il deposito risulti, anche successivamente, andato a buon fine”. Evidenzia inoltre che, a voler dar credito all’ermeneutica della resistente, sarebbe inutilizzabile anche la memoria difensiva dell’amministrazione comunale, siccome depositata il 14 aprile 2018 alle ore
20.57, quindi l’ultimo giorno utile ma oltre le ore 12.00.
E’ stata prodotta agli atti di causa la nota della Soprintendenza BB.AA.CC. di prot. n. 20145 del 10 ottobre 2013 recante parere favorevole ex art. 21 del D.Lgs. n. 42/2004 in ordine ai lavori di “riqualificazione ed adeguamento della struttura comunale adiacente al palazzo ” (cfr. doc. 1 depositato il 6 maggio 2015) con cui l’amministrazione preposta alla tutela dei beni culturali rappresenta l’opportunità di affidare i lavori de quibus ad impresa qualificata per la categoria del restauro (OG2), dato l’interesse storico-artistico dell’immobile.
Alla luce di tale situazione di fatto, non si appalesa illegittima la scelta dell’amministrazione comunale resistente di riservare la direzione dei lavori ad un professionista in possesso della qualifica di architetto. Tanto in virtù dell’art. 52 del R.D. n. 2537/1925 recante il regolamento per le professioni di ingegnere e di architetto, secondo cui “le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla L. 20 giugno 1909, n. 364, per l'antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica ne può essere compiuta tanto dall'architetto quanto dall'ingegnere”. A tale proposito, non è condivisibile la tesi di parte ricorrente che riconduce l’intervento a meri lavori a carattere edile di completamento e di natura impiantistica; invero, la deduzione collide con le risultanze di causa e, segnatamente, con il descritto parere della Soprintendenza che, come si è visto, ha ritenuto imprescindibile la qualificazione della impresa incaricata per la categoria OG2 che, come noto, attiene più in generale al restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela ai sensi delle disposizioni in materia di beni culturali e ambientali
(quindi ad un complesso di interventi più ampio rispetto alla mera attività di impiantistica e di completamento edile prospettato dalla parte istante).
Quanto agli ulteriori rilievi, valgano le considerazioni di seguito illustrate; - il provvedimento reca compiuta indicazione delle ragioni logico – giuridiche, mediante per relationem con rinvio alla sentenza del T.A.R. Veneto sopra indicata, tant’è che la parte ha potuto attivare il rimedio giurisdizionale con cognizione di causa, contestando nel merito il costrutto argomentativo svolto dall’ente locale; - la circostanza che la progettazione esecutiva sia stata eseguita da un ingegnere e non da un architetto non esclude che, avvedutasi delle proprie scelte, l’amministrazione non potesse legittimamente “correggere il tiro” e affidare la direzione dei lavori in conformità alla richiamata disposizione normativa.
TAR Campania Sent. n. 3718 2018.pdf Abbonati Costruzioni 0
Feb 09, 2020 251
Feb 09, 2020 401
Gen 07, 2020 550
Gen 13, 2019 103487
Ott 20, 2019 80490
Mar 08, 2019 48376
Ott 07, 2019 48325
Gen 25, 2020 37851
Feb 11, 2019 37432
Gen 08, 2020 34633
Giu 01, 2019 27184
Mag 04, 2019 26240
Set 20, 2017 24250