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Timestamp: 2017-01-24 19:23:00+00:00
Document Index: 29882685

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 11', 'art. 238', 'art. 238', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 250 del 17.06.2008
Interpello- Articolo 11, legge 27 luglio 2000,
n. 212. - Assoggettabilità all'imposta sul valore aggiunto della tariffa di
igiene ambientale (TIA)
Il signor ............fa presente, "in
qualità di utente del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi
domestici", che negli anni 2006 e 2007 ha versato alla Alfa s.p.a.
(società concessionaria, per conto del Comune di......, della gestione del
predetto servizio e della riscossione della tariffa di igiene ambientale), oltre
all'importo corrispondente alla predetta tariffa (TIA), anche la relativa
Premesso che l'assoggettamento ad IVA della TIA
consegue, come precisato dall'Agenzia delle Entrate con risoluzione n. 25/E del 5 febbraio 2003, dalla
qualificazione della tariffa stessa quale corrispettivo del servizio di gestione
dei rifiuti, l'istante chiede di sapere se il predetto orientamento
interpretativo dell'Amministrazione finanziaria possa costituire oggetto di
revisione alla luce di recenti pronunce giurisprudenziali che hanno individuato
nella TIA "i caratteri preminenti e peculiari di una entrata di natura
tributaria" (Cassazione, Sezione Tributaria, sentenza n. 17526 del 9 agosto
L'interpellante ritiene che le indicazioni fornite
con la citata risoluzione n. 25/E del
2003 debbano costituire oggetto di revisione, atteso che, come affermato dal
citato orientamento giurisprudenziale, la TIA ha natura di entrata di diritto
pubblico e non costituisce il corrispettivo di una prestazione di servizi.
L'istante ritiene, quindi, che la TIA non debba essere
assoggettata all'IVA e che, per le annualità pregresse, possa essere chiesto il
rimborso dell'imposta versata.
Si osserva, in via preliminare, che ai sensi
dell'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, l'istanza di interpello può essere
inoltrata, qualora vi siano condizioni obiettive di incertezza
sull'interpretazione di disposizioni normative di natura tributaria, da ciascun
contribuente in relazione a casi concreti e personali.
Atteso che l'istanza d'interpello in esame è stata
presentata dal signor ..............in qualità di utente del servizio di
gestione dei rifiuti urbani, la stessa deve considerarsi inammissibile, in base
al richiamato articolo 11 della legge n. 212
del 2000, per carenza di legittimazione dell'istante, persona fisica, che non si
qualifica come soggetto passivo d'imposta agli effetti dell'IVA.
merito la questione prospettata, fornendo un parere che non è produttivo degli
effetti tipici dell'interpello di cui all'art. 11 della legge n. 212 del 2000, ma rientra nell'attività di
La tariffa di igiene ambientale (TIA) è stata
istituita dall'articolo 49 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22,
(recante "Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui
imballaggio") che ha contestualmente disposto la soppressione della
previgente tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU).
In seguito all'entrata in vigore del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (recante "Norme in materia
ambientale"), la disciplina della TIA è contenuta nell'art. 238 del
medesimo decreto che definisce, al comma 1, la suddetta tariffa come il
"corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e
smaltimento dei rifiuti solidi urbani".
Il medesimo articolo 238 dispone, inoltre, che è
tenuto al pagamento della tariffa chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo
locali o aree scoperte ad uso privato o pubblico e che la tariffa, applicata e
riscossa dai soggetti affidatari del servizio di gestione integrata, è
composta, oltre che da una quota fissa ("determinata in relazione alle
componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli
investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti"), anche da una quota
variabile che è espressamente rapportata "alle quantità di rifiuti
conferiti, al servizio fornito e all'entità dei costi di gestione", in
modo che venga assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di
esercizio relativi al servizio in argomento.
Riguardo alla natura giuridica della TIA e al regime
fiscale alla stessa applicabile agli effetti dell'IVA, l'Agenzia delle Entrate
con risoluzione n. 25/E del 5
febbraio 2003 ha chiarito, confermando l'orientamento già espresso con
circolare n. 111/E del 21 maggio 1999, che la tariffa si configura "alla
stregua di un corrispettivo", nel presupposto che l'espletamento del
servizio avvenga secondo le regole di diritto comune.
La citata risoluzione n. 25/E del 2003 ha, quindi, chiarito che
la TIA deve essere assoggettata all'IVA con applicazione dell'aliquota agevolata
del 10 per cento prevista dal n. 127-sexiesdecies) della Tabella A, Parte III, allegata al
Ciò premesso, con riferimento al quesito formulato
dall'interpellante, la scrivente ritiene di dover confermare l'orientamento già
espresso con la citata risoluzione n. 25/E
del 2003, anche alla luce della qualificazione normativa della TIA come
smaltimento dei rifiuti solidi urbani" operata dall'art. 238 del D. Lgs. n.
152 del 2006 e delle modalità di determinazione della tariffa stessa, basate,
fra l'altro, ai sensi del medesimo decreto, sulla quantità dei rifiuti
conferiti dall'utenza, sul servizio fornito e sull'entità dei costi di
Per quanto concerne la sentenza della Sezione
Tributaria della Corte di Cassazione n. 17526 del 2007 - richiamata
espressamente dall'istante a sostegno della propria soluzione interpretativa -
si osserva che l'anzidetta sentenza, senza affrontare in modo specifico la
problematica fiscale, ha affermato la natura tributaria della tariffa, sulla
base, in primo luogo, della circostanza che le controversie in materia di TIA
sono state devolute al giudice tributario dall'art. 3-bis del decreto-legge 30
settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre
2005, n. 248; ad avviso dei giudici di
legittimità se il legislatore ha ricondotto la TIA nell'ambito del processo
tributario si deve presumere che abbia voluto riconoscerne la natura di entrata
Al riguardo, si ritiene che l'avvenuta devoluzione
delle liti in materia di TIA al giudice tributario non possa valere, di per sé,
come presupposto idoneo a definire la natura della stessa come prelievo di
diritto pubblico e ad escluderne la natura di corrispettivo del servizio di
gestione dei rifiuti, con conseguente inapplicabilità dell'IVA.
Antecedentemente all'entrata in vigore dell'art. 3-bis del decreto-legge n. 203
del 2005, infatti, l'art. 2 del
decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, nel prevedere che
"appartengono alla giurisdizione tributaria tutte le controversie aventi ad
oggetto i tributi di ogni genere e specie (...), compresi quelli regionali,
provinciali e comunali (...)", già recava una definizione della
giurisdizione tributaria tale da ricomprendere tutti i prelievi tributari, ivi
compresi quelli locali.
Pertanto, se si ammettesse la tesi secondo cui la TIA
ha natura tributaria, non si comprenderebbe la necessità dell'intervento
legislativo, realizzato con l'introduzione dell'art. 3-bis del citato decreto-legge
n. 203 del 2005, diretto a devolvere espressamente le controversie relative alla
TIA alle Commissioni tributarie.
In secondo luogo, la richiamata sentenza n. 17526 del
2007 motiva la natura di entrata tributaria della TIA affermando che la stessa
non sembra presentare caratteri sostanziali di diversità rispetto alla tassa,
atteso che "fondamento dell'applicazione della tariffa non è alcun
intervento o atto volontario del privato".
Nella citata sentenza viene quindi affermato che la TIA
non può qualificarsi come corrispettivo, in senso tecnico, di una prestazione
liberamente richiesta, rappresentando, invece, "una forma di finanziamento
di servizio pubblico attraverso l'imposizione dei relativi costi sull'area
sociale che da tali costi ricava, nel suo insieme, un beneficio".
Si fa presente, in proposito, che tale osservazione
appare suscettibile di essere superata da successive pronunce della Corte di
Cassazione, in particolare dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 25551 del 7
dicembre 2007, nella quale viene affermato che "per la copertura dell'onere
economico di una attività o di un servizio pubblico il legislatore (...) può
sia ricorrere ad una tassa (...) sia utilizzare altri moduli estranei al regime
fiscale (entrate non tributarie) in un'ottica più moderna di defiscalizzazione
di taluni prelievi tributari e della loro sostituzione con tariffe, canoni o
prezzi pubblici".
La citata sentenza sottolinea, quindi, che occorre
distinguere la "tassa", che condivide la natura tributaria
dell'imposta, da "canoni, (...) tariffe, (...) diritti speciali, (...)
prezzi pubblici" che rientrano nella categoria delle "entrate
patrimoniali extratributarie" e sono assoggettati al relativo regime, a
prescindere dalla scelta operata dal legislatore di devolvere le relative
controversie al giudice tributario.
Tutto quanto sopra rappresentato, non si ritiene di
poter condividere la soluzione interpretativa prospettata dall'istante.
Si evidenzia, infine, per completezza, per quanto
riguarda la possibilità, rappresentata dall'istante, di presentare
all'Amministrazione finanziaria istanza di rimborso dell'IVA applicata sulla TIA
per le annualità pregresse, che tale istanza sarebbe, in ogni caso, preclusa
all'utente finale del servizio in argomento.
Secondo la consolidata giurisprudenza della Corte di
Cassazione, infatti, la disciplina in materia di IVA delinea la sussistenza di
tre distinti rapporti giuridici "collegati, ma che non interferiscono fra
di loro", intercorrenti tra cedente (o prestatore) ed Amministrazione
finanziaria - relativamente al pagamento dell'imposta - fra cedente (o
prestatore) e cessionario (o committente) - in ordine all'esercizio della
rivalsa - e fra cessionario (o committente) ed Amministrazione finanziaria -
relativamente alla detrazione dell'IVA assolta in via di rivalsa.
Da ciò discende che solo il cedente o prestatore ha
titolo ad agire per il rimborso dell'imposta nei confronti dell'Amministrazione
finanziaria la quale, essendo estranea al rapporto fra cedente (o prestatore) e
cessionario (o committente), non può essere tenuta a rimborsare direttamente a
quest'ultimo quanto dallo stesso versato in via di rivalsa (cfr., Cass. 6419 del
22 aprile 2003).
Pertanto, con riferimento al caso di specie, l'utente
finale del servizio, in quanto estraneo al rapporto concernente il pagamento
dell'imposta, sarebbe privo della legittimazione attiva a chiedere l'eventuale
rimborso dell'IVA all'Agenzia delle Entrate e ad instaurare - in caso di rifiuto
espresso o tacito da parte dell'Amministrazione finanziaria - il giudizio
relativo alla debenza del tributo innanzi al giudice tributario.
- Trieste, 1 giorno fa	AteneoWeb s.r.l.