Source: https://www.officinelegali.eu/privacy/accesso-civico-generalizzato-e-dati-personali-concernenti-le-persone-decedute-parere-del-garante-privacy/
Timestamp: 2019-05-27 01:34:54+00:00
Document Index: 61035594

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 7']

Accesso civico generalizzato e dati personali concernenti le persone decedute: parere del Garante privacy - OfficineLegali
Accesso civico generalizzato e dati personali concernenti le persone decedute: parere del Garante privacy
Nel parere reso lo scorso 10 gennaio 2019 su di una istanza di accesso civico, il Garante ha ricordato che, in relazione ai «dati personali delle persone decedute», la normativa europea in materia di protezione dei dati personali, pur prevedendo che il Regolamento non trovi a essi applicazione, stabilisce – con una “clausola di salvaguardia” – che «Gli Stati membri possono prevedere norme riguardanti il trattamento dei dati personali delle persone decedute» (considerando n. 27). Al fine di dare applicazione alla descritta facoltà prevista dal Regolamento europeo, il legislatore italiano ha sancito che «I diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento», laddove «riferiti ai dati personali concernenti persone decedute», «possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato, in qualità di suo mandatario, o per ragioni familiari meritevoli di protezione» (art. 2-terdecies, comma 1, del Codice, introdotto dall’art. 2, comma 1, lett. f, del d. lgs. n. 101 del 10/8/2018).
Il riconoscimento, effettuato dal Codice, della possibilità di esercitare i predetti diritti da parte dei soggetti elencati nell’art. 2-terdecies, comma 1, al posto delle persone decedute, comporta – quale naturale conseguenza e necessario presupposto logico-giuridico – che ai dati personali concernenti le persone decedute continuano ad applicarsi le tutele previste dalla disciplina in materia di protezione dei dati personali.
Nel caso di specie, a fronte dell’istanza di accesso civico generalizzato “agli atti di audit clinico e successiva elaborazione del percorso clinico da parte del risk manager, inerente il caso segnalato [dal soggetto istante all’Azienda], riguardante la discrepanza tra rilievo autoptico e diagnosi clinica” effettuata su un paziente, il Garante ha rilevato il mancato coinvolgimento nel procedimento di accesso civico dei parenti del de cuius o altri soggetti indicati dal citato art. 2-terdecies, comma 1, del Codice; impedendo quindi a questi ultimi la possibilità di presentare un’eventuale opposizione all’accesso. Ciò nonostante – come evidenziato anche nelle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico – occorre comunque rappresentare che la valutazione circa l’accoglimento o meno dell’istanza, spetta in ogni caso all’amministrazione e «va condotta anche in caso di silenzio del controinteressato», tenendo, altresì, in considerazione i criteri contenuti nelle richiamate Linee guida (cfr. in particolare par. 8.1 intitolato «I limiti derivanti dalla protezione dei dati personali»)
Quanto al profilo dell’ammissibilità dell’istanza stessa, il Garante ha ricordato che – a differenza dei documenti a cui si è avuto accesso ai sensi della l. n. 241 del 7/8/1990 – i dati e i documenti che si ricevono a seguito di una istanza di accesso civico divengono «pubblici e chiunque ha diritto di conoscerli, di fruirne gratuitamente, e di utilizzarli e riutilizzarli ai sensi dell’articolo 7», sebbene il loro ulteriore trattamento vada in ogni caso effettuato nel rispetto dei limiti derivanti dalla normativa in materia di protezione dei dati personali (art. 3, comma 1, del d. lgs. n. 33/2013).
In tale contesto, si osserva che il Codice, a tutela dei singoli e nel «rispetto della dignità umana, dei diritti e delle libertà fondamentali della persona» (art. 1, comma 1), prevede un espresso “divieto di diffusione”, ossia della possibilità di dare «conoscenza […] a soggetti indeterminati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione» di “dati relativi alla salute” (art. 2-septies, comma 8; art. 2-ter, comma 4, lett. b), all’interno dei quali nella fattispecie sottoposta all’attenzione del Garante – per i motivi sopra riportati – rientrano anche quelli riferiti al paziente deceduto, contenuti nella documentazione oggetto dell’accesso civico.
Per tutto quanto evidenziato, si rileva quindi che un eventuale accoglimento dell’istanza di accesso civico alla documentazione richiesta comporterebbe la conoscenza di “dati relativi alla salute”, per i quali come detto è invece previsto un espresso divieto di diffusione (art. 2-septies, comma 8, del Codice. Cfr. anche art. 7-bis, comma 6, del d. lgs. n. 33/2013, che al riguardo prevede, analogamente, come «Restano fermi i limiti […] alla diffusione dei dati idonei a rivelare lo stato di salute […]»).
La vicenda esaminata rientra, dunque, in una delle ipotesi di “esclusione dell’accesso civico” previste dalla normativa statale in materia di trasparenza, che prevede espressamente come l’accesso civico deve essere escluso nei «casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge» (art. 5-bis, comma 3, del d. lgs. n. 33/2013).
Quanto riportato è confermato anche dalle Linee guida dell’Anac in materia di accesso civico con riferimento alle «Eccezioni assolute» all’accesso civico, laddove è indicato che «Nella valutazione dell’istanza di accesso, l’amministrazione deve […] verificare che la richiesta non riguardi atti, documenti o informazioni sottratte alla possibilità di ostensione o ad accesso “condizionato” in quanto ricadenti in una delle fattispecie indicate nell’art. 5-bis co. 3» (par. 6). Nello specifico, nel par. 6.2., intitolato «Altri casi di segreto o di divieto di divulgazione», è altresì precisato che «[…] alcuni divieti di divulgazione sono previsti dalla normativa vigente in materia di tutela della riservatezza con riferimento a: dati idonei a rivelare lo stato di salute, ossia a qualsiasi informazione da cui si possa desumere, anche indirettamente, lo stato di malattia o l’esistenza di patologie dei soggetti interessati, compreso qualsiasi riferimento alle condizioni di invalidità, disabilità o handicap fisici e/o psichici (art. 22, comma 8, del Codice [oggi art. 2-septies, comma 8]; art. 7-bis, comma 6, d. lgs. n. 33/2013)».
Grante per la protezione dei dati personali, parere su una istanza di accesso civico – 10 gennaio 2019 [doc. web n. 9084520]
Categories: Privacy, Trasparenza 25 febbraio 2019