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Timestamp: 2016-12-03 15:42:23+00:00
Document Index: 59178182

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 20', 'art. 22', 'art. 20', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 44', 'art. 44']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 224 del 05.06.2008
Interpello ai sensi dell'articolo 11 della
legge n. 212 del 2000 Ministero della Giustizia - Dipartimento
dell'Amministrazione Penitenziaria. Applicazione in favore dei detenuti delle
misure agevolative introdotte dall'art. 44 del d.l. n. 159 del 2007
specificato in oggetto, concernente l'interpretazione dell'art. 44 del d.l. n. 159 del 2007 è
stato esposto il seguente
L'art. 44, comma 1, del decreto legge 1
ottobre 2007, n. 159, ha introdotto in favore dei "soggetti passivi
dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, la cui imposta netta dovuta per
l'anno 2006 risulti pari a zero"... "per l'anno 2007, una detrazione
fiscale pari a euro 150 quale rimborso forfetario di parte delle maggiori
entrate tributarie affluite all'erario".
Al riguardo, il Ministero istante chiede di sapere se,
ai sensi del decreto 8 novembre 2007 del Ministero dell'Economia e delle
Finanze, che individua i soggetti beneficiari e le modalità di erogazione della
"detrazione fiscale" di cui all'art. 44 del d.l. n. 159 del 2007,
possano fruire dell'agevolazione in discorso anche i detenuti che lavorano alle
dipendenze dell'Amministrazione Penitenziaria.
Il Ministero istante non prospetta alcuna
La regolamentazione del lavoro penitenziario è
recata dalla legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, la quale
prevede, all'art. 20, commi 1 e 5, che "negli istituti penitenziari devono
essere favorite in ogni modo la destinazione dei detenuti e degli internati al
lavoro e la loro partecipazione a corsi di formazione professionale" e che
"l'organizzazione e i metodi del lavoro penitenziario devono riflettere
quelli del lavoro nella società libera al fine di far acquisire ai soggetti una
preparazione professionale adeguata alle normali condizioni lavorative per
agevolarne il reinserimento sociale".
Relativamente alle retribuzioni da corrispondere ai
detenuti e agli internati, l'art. 22 della legge sopra citata prevede che le
stesse "sono equitativamente stabilite in relazione alla quantità e
qualità del lavoro effettivamente prestato, alla organizzazione e al tipo di
lavoro del detenuto in misura non inferiore ai due terzi del trattamento
economico previsto dai contratti collettivi nazionali".
In riferimento al corretto inquadramento fiscale delle
retribuzioni sopra citate, l'Amministrazione Finanziaria è già intervenuta,
con risoluzione 10 giugno 1976, n. 8/329, confermata dalla circolare 23 dicembre
1997, n. 326, chiarendo che, nonostante la peculiare disciplina del lavoro
penitenziario ponga qualche problema circa la collocazione dell'attività svolta
dai detenuti e dagli internati nello schema tipico dei comuni rapporti di lavoro
dipendente, non vi è dubbio che la retribuzione da questi percepita presenti
gli stessi caratteri del reddito di lavoro dipendente e che a tale
qualificazione non è di ostacolo il principio di obbligatorietà del lavoro
penitenziario previsto dall'art. 20 della legge 26 luglio 1975, n. 354.
Con la stessa risoluzione, la scrivente ha precisato,
altresì, che la sostanziale identità tra il lavoro svolto in dipendenza di un
comune rapporto di lavoro e quello penitenziario può trovare conferma nel fatto
che la retribuzione prevista in favore dei detenuti è agganciata a quella
prevista dai contratti collettivi nazionali, che ai detenuti e agli internati
che lavorano è riconosciuta la stessa tutela assicurativa e previdenziale
prevista dalla vigente normativa sul lavoro e che ai medesimi sono attribuiti
gli assegni familiari nella misura e secondo le modalità di legge.
Chiarito quindi che il lavoro penitenziario deve
ricondursi nella nozione di lavoro dipendente, la scrivente ritiene che anche i
detenuti che prestano attività di lavoro alle dipendenze dell'Amministrazione
penitenziaria, fermo restando il soddisfacimento degli altri requisiti, possano
essere ammessi a fruire del beneficio fiscale previsto dall'art. 44 del decreto legge 1 ottobre
2007, n. 159, convertito con modificazioni dalla legge 29 novembre 2007, n. 222.
La predetta norma riconosce, infatti, per l'anno 2007,
un bonus pari a 150 euro, quale rimborso forfetario di parte delle maggiori
entrate tributarie affluite all'erario, in favore dei soggetti passivi dell'Irpef
residenti in Italia, la cui imposta netta dovuta per l'anno 2006 risulti pari a
Con decreto 8
novembre 2007 del Ministero dell'Economia e delle Finanze, che individua i
soggetti beneficiari e le modalità di erogazione delle somme di cui all'art. 44 del d.l. 1 ottobre 2007, n.
159, è stato previsto, altresì, all'art. 1, che la misura fiscale di sostegno
a favore dei contribuenti a basso reddito in discorso si applica se i medesimi
risultano titolari di determinate tipologie di reddito, tra cui quella di lavoro
dipendente.
Lo stesso decreto prevede, all'art. 2, che ai soggetti
titolari di redditi di lavoro dipendente e assimilati che nel mese di dicembre
2007 prestano attività lavorativa presso il sostituto d'imposta che ha
rilasciato agli stessi la certificazione unica dei redditi di lavoro dipendente
e assimilati (CUD) relativa all'anno 2006, il beneficio di cui all'art. 44, comma 1, del d.l. n. 159 del
2007, è attribuito in via automatica dal medesimo sostituto nel mese di
dicembre 2007 sulla base dei dati risultanti dalla predetta certificazione.
Al riguardo, la scrivente, con circolare 14 dicembre
2007, n. 68, ha chiarito che il beneficio fiscale in questione, ancorché
definito come detrazione dall'art. 44 del d.l. n. 159 del 2007, non
realizza un risparmio dell'imposta ma più propriamente concretizza una
elargizione di somme che non concorrono alla formazione del reddito complessivo
e non sono imponibili ai fini delle imposte sui redditi, delle addizionali e
dell'Irap.
In merito alle condizioni per la fruibilità del
beneficio, la stessa circolare precisa che per aver diritto al bonus è
necessaria l'esistenza di un reddito complessivo anche se, per effetto delle
disposizioni concernenti il calcolo dell'imposta dovuta, l'imposta netta è pari
a zero, e che il bonus compete anche ai soggetti che nel 2006 hanno percepito un
reddito inferiore alla deduzione per assicurare la progressività
dell'imposizione (no-tax area).
Il beneficio spetta, altresì, nell'ipotesi di esonero
dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, qualora l'imposta che
risulta applicabile al reddito complessivo, ridotto della deduzione per
assicurare la progressività dell'imposizione e delle deduzioni per oneri di
famiglia, sia pari a zero.
Premesso quanto sopra, la scrivente ritiene che, nel
caso in esame, ove sussistano i requisiti richiesti dalla norma agevolativa in
discorso, ai detenuti che che hanno prestato attività di lavoro dipendente nel
2006 competa il beneficio del bonus fiscale.
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