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Timestamp: 2019-03-22 09:09:26+00:00
Document Index: 125227191

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 76', 'art. 2', 'art. 2']

iscrizione e contribuzione obbligatorie a ENPAP: è legittima?
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L'obbligo di iscriversi e contribuire all'ENPAP contrasta con la libertà di associazione di cui all'art. 18 COST?
L'ENPAP, è una fondazione privata costituita al fine di apprestare la, precedentemente assente, tutela previdenziale per gli psicologi esercenti l'attività professionale. L'iscrizione all'ENPAP, come recita l'art. 4 dello Statuto ed i conseguenti obblighi contributivi, sono legati al duplice presupposto dell'iscrizione agli albi degli ordini regionali e provinciali degli psicologi e all'esercizio di attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione, anche sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa.
L'art. 4 dello Statuto, invero, è norma imposta dal D.Lgs. n. 103 del 1996 che prevede:
all'art. 1 la necessità di assicurare, a decorrere dal 1° gennaio 1996, la tutela previdenziale obbligatoria ai soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione, il cui esercizio è condizionato all'iscrizione in appositi albi o elenchi anche se contemporaneamente esercenti attivtà di lavoro dipendente;
all'art. 6 che gli istituendi enti gestori della previdenza di categoria assumono natura di fondazione e che il relativo statuto contenga, oltre agli elementi di cui all'art. 16 del codice civile:
a) la determinazione delle modalità di iscrizione obbligatoria dei soggetti di cui all'art. 1.
L'ente di previdenza degli psicologi è dunque una fondazione istituita ai sensi dell'art. 1 del D.Lgs. n. 103 del 1996 e, cioè, con la funzione di assicurare la tutela previdenziale obbligatoria ai soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione senza vincolo di subordinazione, il cui esercizio sia condizionato all'iscrizione in appositi albi o elenchi. Dispone il comma 2 del medesimo decreto che la tutela previdenziale obbligatoria si estende anche a quanti contemporaneamente svolgano attività di lavoro dipendente.
Dalla norma testè richiamata si ricava il principio dell'obbligatorietà dell'iscrizione (il cui naturale corollario è l'obbligatorietà della contribuzione) e si individua esattamente la platea degli iscritti obbligatoriamente a ciascun ente di previdenza di categoria istituito ai sensi del D.Lgs. n. 103 del 1996 sulla base del duplice requisito dell'iscrizione all'albo e dell'esercizio della professione. In tale prospettiva, ad avviso di chi scrive, contrasterebbe con il decreto delegato un'eventuale norma regolamentare o statutaria che estendesse l'obbligo associativo, ad esempio, anche agli psicologi non esercenti (ad esempio privi di partita IVA).
L'obbligatorietà dell'iscrizione e della contribuzione, ove riferita esclusivamente ai soggetti in possesso dei requisiti di cui all'art. 1 del D.Lgs. n. 103 del 1996, appare in linea con il decreto delegato e con i principi enunciati dalla Corte Costituzionale in una nota pronuncia, la n 248 del 1997 che, pur riguardante un ente privatizzato di cui al D.Lgs. n. 509/94 appare perfettamente trasponibile agli enti privati di cui al D.Lgs. n. 103 del 1996 (tra i quali rientra l'ENPAP).
In tale occasione la Corte ha avuto modo di occuparsi, con riferimento ad affini sistemi previdenziali, quelli privatizzati preposti alla gestione delle categorie professionali già munite di un precedente ente pubblico previdenziale di riferimento (nella specie si trattava dell'ENPAF, ente preposto alla tutela previdenziale dei farmacisti) della questione se l'obbligo di iscrizione ad una associazione privata, sia pure preposta alla tutela previdenziale di categoria, potesse comportare la violazione dell'art. 18 Cost.
La Corte ha dichiarato l'infondatezza della sollevata questione di costituzionalità in quanto l'apparente frizione con il principio costituzionale di cui all'art. 18 che, come noto, tutela la libertà associativa è, invero, giustificato dalla funzione pubblicistica che il D.Lgs. 509/94 (così come il successivo D.Lgs. n. 103/96) ha assegnato ai costituendi enti privati preposti alla gestione della previdenza dei professionisti.
Secondo la Corte, la natura privata dell'ente riguarda esclusivamente l'aspetto gestionale mentre la funzione pubblicistica, segnatamente quella di assicurare la copertura previdenziale di categorie di professionisti, giustifica sia l'obbligo di iscrizione e di contribuzione, sia la permanenza delle attività previdenziali in atto (nel caso dell'ENPAF, al contrario dell'ENPAP, sussisteva infatti un omologo istituto pubblico che curava la tutela previdenziale dei farmacisti).
Si legge nella citata pronuncia della Corte Costituzionale che la trasformazione della veste giuridica degli enti previdenziali privatizzati abbia : “lasciato immutato il carattere pubblicistico dell'attività istituzionale di previdenza ed assistenza svolta dagli enti, articolandosi invece sul diverso piano di una modifica degli strumenti di gestione e della differente qualificazione giuridica dei soggetti stessi: l'obbligo contributivo costituisce un corollario, appunto, della rilevanza pubblicistica dell'inalterato fine previdenziale.”
Le attività previdenziali di rilievo pubblicistico cui è obbligatoriamente preposto l'ENPAP sono individuate dall'art. 2 del D.Lgs. n. 103 del 1996 che individua il tipo di prestazioni che gli istituendi enti di previdenza dovranno erogare ai propri iscritti ed impone la modalità di calcolo contributiva delle prestazioni (sarbbe, dunque, illegittima un'eventuale norma regolamentare che sopprimesse una delle prestazioni previste dall'art. 2 - trattamenti pensionistici per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti - o che individuasse un diverso criterio di calcolo, ad esempio il reddituale - retributivo ancora vigente in molti degli enti privatizzati di cui al D.Lgs. n. 509 del 1994).
L'art. 3 del D.Lgs. n. 103 del 1996 individua le possibili ed alternative forme gestorie dell'istituenda forma di previdenza obbligatoria per gli psicologi e per le altre categorie di cui all'art. 1.
Esso, in particolare ha previsto che:
"Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, gli enti esponenziali a livello nazionale degli enti abilitati alla tenuta di albi od elenchi provvedono a deliberare con la maggioranza dei componenti dell'organo statutario competente, ove previsto, alternativamente:
b) la costituzione di un ente di categoria, avente la medesima configurazione di diritto privato di cui alla lettera a) , alla condizione che lo stesso sia destinato ad operare per un numero di soggetti non inferiore a 8.000 iscritti; la relativa delibera deve essere assunta con la maggioranza dei due terzi dei componenti dell'organo statutario competente;
2. Nel caso di mancata adozione delle delibere di cui al comma 1, i soggetti appartenenti alle categorie professionali interessate sono inseriti nella gestione di cui al comma 1, lettera d)".
In aderenza alle disposizioni citate l'Ente di previdenza obbligatoria per gli esercenti l'attività professionale di Psicologo, denominato Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi, è stato istituito, come fondazione di diritto privato, ai sensi dell'art. 3, comma 1, lett. b, D. Lgs. 10 febbraio 1996, n. 103 (cfr. l'art. 1 dello Statuto).
Appare utile rimarcare che l'omessa delibera istitutiva della fondazione (o associazione di diritto privato) avrebbe comportato, a mente del richiamato art. 3, la confluenza di tutti gli iscritti all'albo degli psicologi esercenti la professione nell'alveo della Gestione Separata Inps di cui all'art. 2 comma 26 della L. n. 335 del 1995 le cui aliquote contributive sono al momento fissate nella misura del 27,72% del reddito professionale.
Sembra opportuno sottolineare che il D.Lgs. n. 103 del 1996, nell'imporre l'obbligo di iscrizione e contribuzione all'ENPAP (e a tutte le istituende forme previdenziali di categorie professionali precedentemente sfornite di copertura previdenziale) neppure appare tacciabile di eccesso di delega ex art. 76 Cost. in quanto appare in linea con le indicazioni del Legislatore delegato che, con il comma 25 della L. n. 335 del 1995 aveva previsto una delega a favore del governo ad assicurare la tutela previdenziale in favore dei soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione, il cui esercizio sia subordinato all'iscrizione in Albi o Elenchi.
In particolare, la norma di delega di cui al comma 25 dell'art. 2 della L. n. 335 del 1995, quali criteri ispiratori del decreto delegato volto a garantire la tutela previdenziale nei confronti degli esercenti attività di lavoro autonomo il cui esercizio sia subordinato all'iscrizione in Albi individua le seguenti opzioni alternative:
d) assicurazione dei soggetti appartenenti a categorie per i quali non sia possibile procedere ai sensi della lettera a) alla gestione di cui ai commi 26 e seguenti (Gestione Separata Inps).
In defintiva, alla luce delle succintamete richiamate disposizioni del D.Lgs. n. 103 del 1996 e delle disposizioni di cui al comma 25 dell'art. 2 della L. n. 335 del 1995, non appaiono sussistere margini per sostenere l'illegittimità delle norme statutarie che impongono l'iscrizione all'ENPAP e le conseguenti norme del regolamento previdenziale che stabiliscono l'obbligatorietà della contribuzione.
Sotto altro profilo, e si è avuto modo di rilevarlo in altra sede , proprio dette norme regolamentari fondano, ad avviso di chi scrive, un diritto individuale di ciascun iscritto di effettuare un controllo sulle scelte gestionali di maggiore spessore dell'ente categoriale di riferimento anche attraverso le'sercizio del diritto di accesso di cui agli artt. 22 e ss. della L. n. 241 del 1990.
Il sistema previdenziale dell' Enpap
La normativa dell'Enpap
Dal 12/06/09 16064798