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Timestamp: 2018-12-11 05:41:57+00:00
Document Index: 170288094

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Da Redazione26 maggio 2011Salute & Sicurezza
Quest’oggi sul blog Uninform – ANGQ dedicato alla Qualità, all’Ambiente ed alla Sicurezza, torniamo a parlare di un tema molto caro ai nostri affezionati lettori – la Salute e la Sicurezza sul Lavoro – e lo facciamo pubblicando un interessantissimo articolo che, per ragioni di spazio, divideremo in due parti.
7 dicembre 2007: attorno all’una e mezza di notte, nello stabilimento Thyssen-Krupp di Torino, presso nella linea 5, reparto di trattamento termico e decapaggio dove i laminati di acciaio sono portati ad alta temperatura e poi raffreddati in bagni d’olio divampava un gravissimo incendio. Le fiamme partivano proprio dall’olio usato nel reparto.
Secondo quanto accertato, uno dei tubi flessibili che contenevano olio ad alta temperatura si rompeva spruzzando e inondando i lavoratori presenti. In seguito a questo gravissimo incidente 7 persone perdevano la vita, altre subivano graviinfortuni, molti dei quali con conseguenze invalidanti.
Il 14 aprile 2001, arriva il verdetto della Corte d’Assise di Torino, tre anni e cinque mesi dopo quella notte, dopo un processo celebrato a tempo di record. Il pubblico ministero incaricato delle indagini è Raffaele Guariniello, che da sempre si contraddistingue per l’innovativo metodo nella conduzione delleindagini a seguito di quelle che, impropriamente, vengono chiamate “morti bianche”.
Le indagini si chiudono il 23 febbraio 2008, un primo risarcimento record di 12 milioni e 970 mila euro da parte della ThyssenKrupp alle famiglie delle vittime (giugno 2008) poi l’udienza preliminare e il rinvio a giudizio (novembre 2008), quindi il dibattimento iniziato a gennaio 2009 e conclusosi dopo ottanta udienze.
La seconda corte d’assise di Torino, presieduta da Maria Iannibelli, condannava l’amministratore delegato della Thyssen, a 16 anni e sei mesi; altri imputati coinvolti a pene oscillanti fra 10 anni e 10 mesi e 13 anni e 6 mesi. I giudici accoglievano in pieno le richieste dell’accusa, confermando l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale per l’amministratore delegato e quella di cooperazione in omicidio colposo per gli altri manager.
In totale, inoltre, la multinazionale paga, fra sanzioni pecuniarie e interdittive e risarcimenti ai tanti soggetti che si sono costituiti parte civile, un conto da 9 milioni di euro, che si aggiunge ai 12 milioni e 970 mila euro consegnati ai familiari delle vittime dopo il disastro
Va detto che, in questa sentenza “storica” ha avuto un ruolo centrale il PM, dott. Raffaele Guariniello. A lui si deve una evoluzione importante del modo di condurre le indagini a seguito di incidenti sul lavoro; finora esse si fermavano al sopralluogo aprendo un fascicolo per individuare le colpe. Anche dopo il rogo del dicembre 2007 l’accusa iniziò come da prassi: indagine per omicidio colposo incaricando tecnici per l’analisi degli impianti; non si aspettarono, tuttavia, gli esiti dell’accertamento: dopo il sequestro della linea 5, con la Guardia di Finanza, il PM indagò immediatamente negli uffici e sui computer della sede centrale di Terni sequestrando e-mail e documenti; così facendo scoprì decisivi documenti (alcuni in lingua tedesca), che si rivelarono fondamentali per modificare l’imputazione da “omicidio colposo” ad “omicidio volontario con eventuale dolo”.
Il PM ha portato in dibattimento ed ai giudici le prove che l’amministratore delegato, pur essendo a conoscenza dell’elevato rischio che incombeva sulla linea 5, non effettuò i necessari investimenti sulla sicurezza perché quella linea doveva in seguito essere trasferita a Terni: così facendo risparmiò, colpevolmente risorse finanziarie sapendo che il rischio era di mettere in serio pericolo le vite dei lavoratori.
Altri filoni di indagine riguardano le false testimonianze (per tre persone la Corte ha consegnato le carte alla Procura), gli scarsi controlli dell’Asl, leresponsabilità per il caso dei lavoratori colpiti da gravissimo stress emotivodopo la tragedia.
Coinvolto anche il consulente ThyssenKrupp, per il reato di concorso nei reati di omicidio e incendio colposi (con colpa cosciente) e di omissione di cautele antinfortunistiche, per essere stato l’autore del documento di valutazione dei rischi, sui quali i magistrati hanno rilevato “vistose lacune”, e che hanno portato a sostenere la tesi che fosse una valutazione confezionata ad arte per arrivare a determinare un rischio d’incendio medio su quasi tutti gli impianti, allo scopo di creare preventivamente una giustificazione per la mancata adozione degli impianti automatici di rilevazione e spegnimento incendi che, probabilmente, avrebbero potuto salvare la vita ai 7 operai.
La corte di Assise, inoltre, ha visto anche la società (ai sensi del D.Lgs. 231/2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, ex art. 25 septies) condannata:
• ad una sanzione pecuniaria da un milione di euro;
• alla sanzione interdittiva della esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi pubblici per la durata di sei mesi;
• alla sanzione interdittiva del divieto di pubblicizzare beni o servizi per la durata di sei mesi;
• alla confisca della somma di euro 800.000 ex art 19 d.lgs. 231/01 (“confisca del prezzo o del profitto del reato”)
• alla pubblicazione della sentenza su quotidiani nazionali.
Nel prossimo articolo ci soffermeremo sui risvolti che questa storica sentenza potrà avere sul tessuto imprenditoriale italiano.
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