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Timestamp: 2018-03-17 22:25:58+00:00
Document Index: 143545014

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art.3', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 14', 'art. 22', 'art. 23', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 110', 'art. 4', 'art.110', 'art. 110']

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Adesione a “10 minuti per la libertà”- carcere di Asti
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REGIME PENITENZIARIO (prima parte)… di Marcello Dell’Anna
Marcello Dell’Anna è stato tra i detenuti che, a fine luglio di quest’anno, sono stati trasferiti da Spoleto al carcere di Badu e Carros, dopo lo smantellamento della sezione AS1 di Spoleto.
Marcello Dell’Anna è un detenuto intellettuale nel senso più pieno della parola. E il suo percorso carcerario è stato sorprendente. Ha ricevuto diversi encomi per comportamenti distinti. Ha scritto due libri, e donato in beneficenza. Si è diplomato e laureato; e il giorno della discussione della tesi, gli è stato dato un permesso di 14 ore senza scorta.
Invece di essere premiato per questo strabiliante percorso, lo hanno mandato in Sardegna generando un brusco arretramento del trattamento, e un doloroso allontanamento dalla famiglia.
Oggi inizio la pubblicazione di piccolo libro-dispensa -scritto da lui- che ci ha inviato. Il titolo di questo libro dispensa è:
“REGIME PENITENZIARIO- Le risibili contraddizioni del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria- Le illegittimità dei “Sottocircuiti AS1” eLe consequenziali lesività di specifici diritti soggettivi incomprimibili.”
Si tratta di un testo di un certo spessore e che, appunto per favorirne la lettura, pubblicheremo a puntate.
Oggi pubblichiamo l’introduzione e il primo paragrafo -quindi siamo appena all’inizio- preceduti da un avviso di Marcello ai lettori del Blog, da note bibliografiche e altro.
Anche per la traduzione di questo dobbiamo ringraziare Marina che sta facendo un lavoro splendido.
Ai lettori che si collegano al blog “Urla dal silenzio”
Sarebbe per me estremamente gratificante se, dopo la lettura dei miei documenti, coloro che sono interessati mi esprimessero, sempre via sito, la loro opinione. Solo in questo modo si completerebbe una interrelazione sociale e costruttiva, e solo in questo modo potrò analizzare me stesso, la mia vita, i miei errori, il mio futuro, il mio lavoro. Senza questo vostro giudizio è come sentirmi ancor più prigioniero di quella scellerata condizione che un tempo faceva parte della mia vita. I nostri pensieri, invece, quand’anche inclementi, mi renderanno ‘libero’!
“Non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri,
poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una nazione”
“La peggiore forma di ingiustizia
è quella che viene fatta passare per giustizia
Marcello Dell’Anna Nato il 4 luglio 1967 a Nardò (Lecce). Sono detenuto ininterrottamente da oltre vent’anni e sto scontando una condanna all’ergastolo; sono sposato ed ho un figlio di 24 anni. Attualmente sono ristretto presso la Casa Circondariale di Nuoro.
Sono uno dei 18 ergastolani che da Spoleto sono stati trasferiti, a fine luglio scorso, nelle varie carceri d’Italia. A me, oltre al danno è toccata anche la beffa e sono stato “deportato” in Sardegna, lontano dai miei affetti più cari.
Nel corso degli anni di detenzione, mi sono stati conferiti diversi Encomi per meriti e comportamenti distinti, attestati di qualificazione professionale, diploma di scuola superiore e diplomi di laurea. Ho scritto due libri, uno nel 1977 “Autobiografia di un uomo – in raccolta di poesie” edito da Pietro Manni editore – Lecce. Il secondo nel mese di giugno 2012 “Quattordici ore senza ergastolo” – Il permesso concesso per la discussione della laurea, i sentimenti … le emozioni … le paure e le speranze … l’universo del carcere e i suoi orrori (ancora da pubblicare). Attualmente sto lavorando su un terzo libro. Iscrittomi alla scuola secondaria superiore (1999), mentre ero sottoposto al “carcere duro” del 41/bis nel supercarcere di Novara, conseguo il diploma di Ragioniere e Perito Commerciale (2002). Dopo qualche anno mi iscrivo alla facoltà di Giurisprudenza presso l’università degli studi di Milano. Trasferito nel reclusorio di Livorno proseguo gli studi universitari presso la facoltà di Giurisprudenza di Pisa. Il 25 maggio 2012 conseguo, col massimo dei voti, la seconda laurea in Giurisprudenza per la “Competenza in Diritto Penitenziario” con la redazione e discussione di una tesi dal titolo “La compressione dei diritti fondamentali del detenuto – Dai circuiti detentivi ‘speciali’ di Alta Sicurezza al regime del 41/bis O.P.” e per la quale ho ricevuto un Encomio dalla Direzione della Casa di Reclusione di Spoleto. In occasione della mia recente laurea il TDS di Perugia ebbe a concedermi un permesso di 14 ore, libero nella persona e senza l’uso di scorta della polizia. Nella mia tesi scrivo che “per incorrere nella violazione dell’art.3 della Convenzione non occorre torturare fisicamente il detenuto e “sporcarsi le mani di sangue”, ma esistono mezzi e sistemi di torture psicologiche attuate dal regime penitenziario ‘speciale’ attraverso privazioni sensoriali che riducono l’individuo a un “automa” praticandogli una sorta di lobotomia biologica dell’eremita”.
Le ragioni per le quali il Dipartimento dell’ A.P. romana, ha deciso di “deportarmi” in Sardegna? Ecco … mi ha ritenuto COLPEVOLE di essere riuscito a diventare una persona diversa e migliore di quella che ero oltre vent’anni fa, e non mi ha perdonato il fatto di averlo dimostrato realmente rientrando in carcere dal permesso … anziché scappare, come avrebbero preferito loro … Ad ogni modo, io sono certo che rientrando dal permesso ho vinto; mentre, Loro hanno perso, perché gli ho saputo dimostrare che … almeno IO, oggi, la Legge la rispetto …!!
Lo spunto per la stesura di questo elaborato ci viene dato proprio da alcune “note” fornite dalla stessa Direzione Gen. Detenuti e Trattamento – Ufficio III – Sezione II – Settore II – del D.A.P. che prestano il fianco a palesi contraddizioni che avvalorano (anziché confutare) l’illegittimità della espiazione della pena dell’ergastolo nel “ sottocircuito A. S. 1” del carcere di Nuoro.
Tra il 2010 e il 2012 alcuni detenuti ristretti nel “sottocircuito A. S. 1” di Nuoro propongono reclamo innanzi alla magistratura di sorveglianza nuorese lamentando la violazione del proprio diritto di espiare la pena dell’ergastolo in una Casa di Reclusione anziché in quella Circondariale, quali è Nuoro. In accoglimento dei suddetti reclami (v. per tutti Decr. n. 2011/1594, del 22.9.2011) il MDS di Nuoro dispose l’invio dell’ordinanza dispositiva del DAP per le determinazioni di competenza.
la Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento – Ufficio III – Sezione II – Settore II – del D.A.P., omettendo di dare esecuzione al dictum giudiziale, in violazione di leggi e regolamenti, ha per conto fornito ( al M. D. S., alla Direzione del carcere, nonché ai detenuti interessati, con tre diverse “note”) visibili discordanti versioni.
Con la prima nota (GDAP- 0118458- 2010) del 17.03.2010, l’Ufficio competente del DAP riconosce implicitamente le disposizioni impartite dal MDS di Nuoro (con Decr. n. 2011/1594, del 22.9.2011, recl. Ganci) ma rappresenta la “solita” motivazione pretestuosa, che “ al momento non è possibile trasferire il detenuto a causa del ‘sovraffollamento’ AS1”. E’ molto importante sottolineare che il MDS di Nuoro, nello stesso decreto, ebbe a riconoscere che “… nella Casa Circondariale di Nuoro non risultano sezioni istituite con DM, come previsto dall’art. 66 legge 354/1975, sezioni destinate alla pena della reclusione e/o dell’ergastolo …”
Con la seconda nota (GDAP- 0134808-2012) del 3.4.2012, per contro, lo stesso Ufficio del DAP fuoriesce dal cilindro magico una motivazione secondo la quale “ presso la casa circondariale di Nuoro risulta essere istituita una sezione di casa di reclusione con D.M. del 29.9.1972”.
Con la terza nota (GDAP –0271581-2012) del 19.7.2012,infine, sempre lo stesso Ufficio, “migliora il tiro” questa volta e definisce addirittura il “sottocircuito AS1 di Nuoro” come “Sezione Reclusione AS1”, precisando inoltre che “…la Direzione di Nuoro ha nel tempo garantito sia le esigenze di sicurezza adeguate alla gestione dei detenuti ascritti al sottocircuito A.S.1, sia la necessità di assicurare opportunità tratta mentali ai detenuti con lunghe condanne …”.
Tanto premesso, si osserva in primo luogo che le “note” suindicate non sono sorrette da riscontri veritieri e di tipo qualificato. In vero, come si avrà modo di evidenziare nel prosieguo, le stesse hanno una valenza probatoria ed una capacità dimostrativa prossima allo zero assoluto, dato che le stesse palesano ictu oculi evidenti contraddizioni; certamente esse presentano quelle caratteristiche della imprecisione, della genericità e dell’artificio.
∆ ILLEGGITTIMA ASSEGNAZIONE DEL DETENUTO ERGASTOLANO IN UNA CASA CIRCONDARIALE.
Riguardo alla seconda nota del 3.4.2012, in cui si rappresenta che “… presso la casa circondariale di Nuoro risulta essere istituita una sezione di casa di reclusione con D. M. del 29.9.1972 …”, le SS. VV. converranno che il decreto ministeriale evocato, comunque, non potrebbe trovare applicazione al caso di specie, per diversi ordini di ragione di seguito precisati. Anzitutto bisogna porre attenzione al Decreto emesso dal MDS di Nuoro (Decr. n. 2011/1594, del 22.9.2011, recl. Ganci), che precede la suindicata nota ministeriale, con il quale, in accoglimento del reclamo presentatogli da un detenuto, ha stabilito che “… nella Casa Circondariale di Nuoro non risultano sezioni istituite con DM, come previsto dall’art. 66 legge n. 354/1975, sezioni destinate alla pena della reclusione e/o ergastolo …”.
A tal riguardo è legittimo e doveroso porsi alcune domande: come mai il MDS nuorese ha stabilito che nel carcere di Nuoro non risultano istituite con DM sezioni destinate alla pena della reclusione e/o dell’ergastolo? Vi pare che il predetto magistrato di sorveglianza durante la sua istruttoria non abbia accuratamente verificato se risultasse, o meno, istituita con DM una sezione destinata alla pena della reclusione e/o dell’ergastolo? E come mai, contrariamente a quanto rilevato dal predetto magistrato, l’Ufficio competente del DAP, nella sua nota del 3.4.2012, informa le parti (compreso il MDS) che nel carcere di Nuoro risulta, invece, istituita una sezione di casa di reclusione, addirittura sin dal 29.9.1972?
Orbene, in primo luogo occorrerebbe dare una risposta alle domande suindicate e stabilire quali di esse sia più esauriente. In secondo luogo, alcuni studi legali, pare che, al momento, diano ragione al MDS, atteso che, secondo un’accurata ricerca tra le fonti, non è stato possibile agli Avvocati, individuare alcuna traccia del DM del 1972 con quegli estremi, per estrarre copia.
In terzo luogo, dando per scontato della reale esistenza del DM del 1972, lo stesso, comunque, sarebbe stato emesso prima della riforma penitenziaria varata nel 1975 con legge n. 354, quindi, in un momento in cui negli istituti penitenziari vi era un ‘ unico circuito carcerario’ e ‘ una sola tipologia di detenuti’ c.d. “comuni”, tranne alcuni ‘reparti’ c.d. “speciali o di massima sicurezza” riservati ai c.d. terroristi. Ad ogni modo, in quella (ipotetica) “sezione di casa di reclusione” istituita a Nuoro sin dal 1972, venivano comunque assegnati detenuti “comuni” con condanne definitive. Oggi, invece, per diretta disposizione di legge e dipartimentale (Circ. 2009), le assegnazioni nei vari sottocircuiti avvengono su presupposti soggettivi, a seconda se i detenuti siano imputati, condannati, per età, per natura del reato etc. Buoni propositi che purtroppo, nell’attuale “sottocircuito AS1” di Nuoro – peraltro non adibito a “ sezione di casa di reclusione” – non sono stati rispettati, dato che sono assegnati nella stessa sezione o nella stessa cella imputati/definitivi e imputati in attesa di giudizio, condannati a pochi anni, ergastolani ( la maggior parte), e persone in espiazione di pena da oltre 20 anni di carcere. Non v’è dubbio alcuno, quindi, che il “sottocircuito A.S.1” di Nuoro non è adibito a “sezione di casa di reclusione” e contrasta con i disposti normativi di cui all’ art. 14 co. 3 O.P. che disciplinano raggruppamenti, assegnazioni e trasferimenti dei detenuti in Istituti penitenziari, nonché con la stessa Circolare DAP 21.04.2009 n. 3619/6069. Riguardo poi, nello specifico, ai condannati all’ergastolo, precise norme si rinvengono per l’assegnazione di tale tipologia di condannati in particolari istituti di pena: case di reclusione. Invero, l’art. 22 c.p. stabilisce che “la pena dell’ergastolo è perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati”. L’art. 23 c.p. stabilisce che “ la pena della reclusione si estende da quindici giorni a ventiquattro anni è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati”. L’art. 61 della legge 354/1975 prevede, invece, con più articolata dizione, che “ l’esecuzione della pena della reclusione si effettui presso le case di reclusione. Sezioni di case di reclusione possono essere istituite presso le case di custodia circondariali”. Il D.P.R. n. 230 del 2000, nel dare attuazione ai disposti legislativi di cui agli atti art. 61 e 64 della Legge 354/1975, ribadisce all’art. 110, comma 5° che “ l’esecuzione della pena dell’ergastolo si effettua nelle Case di reclusione”. E’indubbio che, con tale comma, il legislatore ha voluto introdurre (con avviso pubbl. nella G.U. 2.2.2011 n. 27) e circostanziare una disposizione integrativa, proprio per distinguere in quale tipologia di Istituto (Case di Reclusione) deve essere seguita la pena dell’ergastolo. La deroga, invece, vale per le pene della reclusione (che si estendono da 15 gg. a 24 anni) e che si effettuano nelle case di reclusione o ( appunto in deroga) nelle sezioni di case di reclusione istituite presso le Case Circondariali. Per contro, se la disposizione del comma 5° dell’art. 110, DPR 230/2000, fosse interpretata alla stessa stregua del disposto normativo di cui all’art. 61 della L. 354/1975, non solo l’introduzione del predetto comma non avrebbe alcun senso giuridico, ma contrasterebbe con la sua stessa ratio. E’ alquanto comprensibile che la pena dell’ergastolo non può essere equiparata ad una pena temporanea e sebbene la dizione dell’art. 61 della L. 354/1975 non specifica che i condannati [all’ergastolo] siano destinati a espiare la loro pena esclusivamente nelle Case di reclusione, tale interrogativo riceve immediata risposta a livello regolamentare (art. 110 co. 5 reg. esec.) dove si stabilisce, appunto, che la pena dell’ergastolo venga espiata <<nelle case di reclusione>>. E’ ben noto, inoltre, che nel nostro ordinamento vigono oggi due tipologie di ergastolo; quello “normale” in cui viene concretamente meno l’ipotesi della carcerazione “perpetua”, e quello “ostativo” ai benefici penitenziari per tutti coloro i quali sono condannati per reati rientranti nell’art. 4/bis O.P. Ecco perché << l’ergastolo non è una pena assimilabile alla reclusione, ma è una pena da essa qualitativamente diversa, assai più simile alla pena di morte che non a quella della privazione temporanea della libertà personale >> (Luigi Ferrajoli). Pertanto gli ergastolani ostativi e i condannati alla reclusione sono oggi detenuti sottoposti ad un trattamento penitenziario disomogeneo. Per entrambi, infatti, esistono diversi termini finali della detenzione. Alla luce delle supposte considerazioni una persona che è condannata all’ergastolo ha il diritto di espiare la propria pena in un istituto destinato ad ospitare categorie di detenuti il più possibile omogenei tra loro perché possa essere realizzato il trattamento elaborato per ciascuno di essi. Ne discende che l’assegnazione e la permanenza di questi detenuti, soprattutto per gli ergastolani, nella Casa Circ. di Nuoro, integra una violazione delle sopra ricordate coordinate normative, ed emerge con evidenza, l’illegittima assegnazione dei medesimi in una Casa Circondariale, anziché essere destinati ad una Casa di Reclusione, secondo il disposto dell’art.110, co. 5° DPR 230/2000, dal momento che tale violazione incide in modo non giustificato sul trattamento rieducativo del detenuto (v. infra).
La illegittimità del provvedimento di assegnazione per trasferimento di un ergastolano in una Casa Circondariale è stata da sempre riconosciuta, anche di recente, con giurisprudenza di merito costante e consolidata, da diverse magistrature di sorveglianza che, in accoglimento di reclami avanzati dai detenuti condannati alla pena dell’ergastolo, hanno impartito alla Dir. Gen, Det. E Tratt. del DAP, disposizioni dirette ad eliminare le riconosciute violazioni dei diritti dei detenuti condannati alla pena dell’ergastolo di vedersi assegnati in una Casa di Reclusione anziché in una Circondariale ( cfr. MDS Palermo, Ord. n. 155/9 del 22.4.2009, reclamante Di Bocchetti; MDS Palermo, Ord. n. 79/09 del 16.9.2009, reclamante Amora; MDS di Palermo, ordinanza 08.02.2010, Quotid. Giur. Ipsoa del 7.4.10, MDS Vercelli, del 14.7.2010; MDS Vercelli, Ord. SIUS n. 2010/4225, del 10.11.2010 reclamante Corvaia; MDS Nuoro, del 22.9.2011, Decr. n. 2011/1594, est. Nardin; MDS Palermo, ordinanza 10.10.2011, est. Mazzamuto, quest’ultima in materia di illegittimo trasferimento lesivo del diritto ai colloqui familiari e del diritto allo studio). Di tal ché, la collocazione in un determinato circuito o sottocircuito, che è atto amministrativo di mera attuazione, deve essere innanzitutto conforme a quanto stabilito dalla legge circa la tipologia degli istituti penitenziari nei quali devono essere espiate le pene della reclusione e quella dell’ergastolo (quest’ultima, solamente nelle Case di reclusione secondo il 5° co. Dell’art. 110).
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Lettera di Santo Galeone
Il sedici gennaio ho pubblicato una lettera di Santo Galeano che ci hanno inviato gli amici del Circolo Cabana di Rovereto, tramite Daniela ( vai al link https://urladalsilenzio.wordpress.com/2013/01/16/lasciato-senza-cure-lettera-di-santo-galeano/). Una lettera a loro indirizzata.
Santo Galeano era detenuto nel carcere di Saluzzo quando ha scritto questa lettera. Ma poco dopo è stato trasferito nel carcere di San Vittore, a Milano.
Santo soffre di una grave patologia che richiederebbe cure adeguate, e invece viene sottoposto a costanti misure repressive, oltre che a continui trasferimenti. Ogni 6 mesi, infatti, è stato trasferito, senza avere la possibilità di ricevere cure; da Catania a Caltagirone, Caltanisetta, Trapani, Favignana, Ucciardone, S. Vittore, Opera, Biella, Saluzzo e.. da pochissimo a Milano (San Vittore).
Noi non sappiamo se davvero Santo pone problematiche di sicurezza così radicali da comportare questo trattamento fatto di misure restrittive e di sballottamento continuo da un carcere all’altro. Vorremmo davvero che qualcuno ci spiegasse perchè questa persona, malata, non resta più di sei mesi in un carcere. E’ davvero così pericoloso? Con le patologie che ha addosso, è davvero così particolare?
Davvero non si può fare a meno di trasferirlo a tale ritmo frenetico di carcere in carcere?
Gli sarà finalmente fornita una stabilità di cure terapeutiche adeguate?
Vogliamo risposte chiare.
Lettera di Santo Galeano dal carcere di S. Vittore
vi racconto questo. Nel febbraio 2011 mi trovavo nel carcere di Opera dove, nonostante la patologia che ho del bendaggio gastrico, mi mettono nei raggi comuni e prima di darmi il vitto prestabilito passano più di 6 mesi. Per farmi stare tranquillo mi danno il lavoro come cuoco (ne avevo bisogno). Dopo 4 mesi di lavoro si sono inventati che per voci confidenziali mi ritengono responsabile di una spedizione punitiva e mi danno 15 giorni di isolamento (che non è compatibile con la mia patologia). Ma ancora deve venire il bello. Dopo la sanzione disciplinare del 3 gennaio 2012 mi tengono in isolamento facendo degli abusi fino al 14 febbraio. Poi non solo mi trasferiscono alla C.C. di Biella sprovvista di centro clinico ma ci sto fino al 14 settembre 2012 sempre in isolamento. Più di 6 mesi senza avere cure, poi mi dovevano operare al testicolo invece mi fanno partire nuovamente per la C.R. di Saluzzo, dove rimango in isolamento dal 14 settembre al 21 dicembre 2012. Ho fatto varie denunce al Procuratore generale di Torino, al DAP e al magistrato di sorveglianza, che si lavavano le mani e mi sono aggravato sempre di più. Fino a quando un giorno mi chiamano partente per S. Vittore.
Dal 27 marzo 2009 al 27 marzo 2012 non mi hanno dato nessuna liberazione anticipata (neanche per i semestri trascorsi senza sanzioni disciplinari).
Ora mi sono aggravato e mi stanno curando fra asma bronchiale, artrosi, sclerosi e ora ‘sta protesi al testicolo (per non avermi curato in tempo mi hanno dovuto togliere un testicolo e reso sterile) e devo subire ancora 2 operazioni, rendetevi conto. Sempre chiuso ad aspettare che si liberi una carrozzina di cui ho bisogno per 1 mese, però qui ce ne sono solo 2 per 100 detenuti.
Mi hanno rigettato le richieste di differimento pena dicendo che a Milano c’erano le strutture sanitarie adatte e che il vitto prescritto poteva essere fornito anche in carcere. E allora perché mi hanno trasferito prima a Biella, poi a Saluzzo ecc. ecc.? Perché il vitto me lo hanno dato dopo mesi?
A Cuneo mi dicevano “immediato trasferimento” e aspetto, aspetto… chi? la mamma che porta le arance? (detto siciliano).
Come mi diceva tutte le mattine Maurizio Alfieri: “Santo, come siamo messi?”, e io gli rispondevo: “A tri tubi”. Capito come siamo andati avanti.
Ormai la battaglia si è aperta e mai si chiuderà più. Possiamo perdere 100 battaglie, compagni anarchici, fratelli, ma dobbiamo vincere la guerra.
La documentazione spedita da Santo è davvero un esempio, nel suo piccolo, di stupidità burocratica, di vessazioni carcerarie e di psicopolizia.
Il tribunale di sorveglianza di Torino, nell’udienza del 3 luglio 2012, respinge la richiesta di Santo di ottenere i giorni di liberazione anticipata (i quali dovrebbero essere automatici) per i semestri trascorsi senza sanzioni disciplinari, con queste motivazioni, davvero degne di 1984 di Orwell: “Dalla relazione comportamentale di Biella si evince […] che il detenuto risulta persona di difficile gestione sul piano relazionale con gli operatori del trattamento e che la sua condotta è solo ‘formalmente regolare’, non impegnandosi sufficientemente nelle attività interne preposte.
La complessiva condotta quale emerge dall’istruttoria espletata, tenuto conto delle modalità di perpetrazione, dei motivi e dei singoli contesti in cui è maturata, appare di particolare gravità e manifestazione del permanere di un radicato atteggiamento di opposizione e ribellione alle regole di convivenza penitenziaria e, comunque, ai valori dell’ordinamento.
La regolarità della condotta nei semestri indicati dal detenuto ha avuto carattere meramente superficiale e apparente […], ovvero che tale regolarità formale non corrispondeva a quella interiore e reale, anche se solo parziale, adesione al trattamento che il beneficio della liberazione anticipata presuppone”.
Mentre le condizioni di salute di Santo – lasciato per mesi senza cure e senza il cibo prescritto dai medici – si aggravano sempre di più, con danni biologici permanenti, i magistrati di sorveglianza si occupavano della sua adesione interiore ai valori dell’ordinamento.
Pubblicato da alfrhaed in Messaggi nella bottiglia e contrassegnato con Circolo Cabana, Daniela, misure, patologie, repressive, Santo Galeano, trasferimenti, trattamento