Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quarto/titolo-i/capo-iv/sezione-i/art1231.html
Timestamp: 2020-04-08 22:01:29+00:00
Document Index: 84725524

Matched Legal Cases: ['art. 1231', 'art. 1231', 'art. 199', 'art. 1230', 'art. 1231', 'art. 1230', 'art. 1230', 'art. 145']

Art. 1231 codice civile - Modalità che non importano novazione - Brocardi.it
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Articolo 1231 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1231 Codice civile
Il rilascio di un documento o la sua rinnovazione, l'apposizione o l'eliminazione di un termine [1183] e ogni altra modificazione accessoria dell'obbligazione non producono novazione [1823](1).
(1) La norma fa alcune specificazioni a cui segue il concetto di "modificazione accessoria" che costituisce una clausola aperta, idonea ad includere ogni modifica che riguardi un elemento non essenziale.
Il legislatore vuole precisare che solo la modifica di oggetto o titolo possono determinare un'obbligazione nuova e l'estinzione della precedente, con le conseguenza che ne derivano. Nelle altre ipotesi l'obbligazione è solo modificata.
Spiegazione dell'art. 1231 Codice civile
La novazione oggettiva nel vecchio codice e nel progetto del 1936
Questi due articoli, nel loro complesso, corrispondono alle disposizioni del vecchio codice contenute negli articoli #1267#, n. 1, e #1269#, e, come è indicato nella intitolazione del primo, si riferiscono alla novazione così detta oggettiva, la quale prescinde dal mutamento dei soggetti e si fonda, invece, sul mutamento oggettivo e sostanziale della vecchia obbligazione. In che cosa dovesse consistere tale mutamento produttivo della novazione non era spiegato nell’art. #1267#, n. 1; il quale si limitava a parlare di un “nuovo debito sostituito all’antico che rimaneva estinto”.
Anche il progetto del 1936 (art. 199, n. 1) lasciava completamente all’interprete la nozione di “obbligazione nuova”.
Le modificazioni del nuovo codice
Il testo definitivo, con il primo comma dell’art. 1230 ha inteso chiarire in forma positiva tale nozione, dicendo che la nuova obbligazione con effetto novativo deve avere o l’oggetto ovvero il titolo diverso. L’art. 1231, il quale avrebbe potuto, forse meglio, costituire il secondo comma integrativo di un unico articolo, pone in forma negativa una esemplificazione delle modalità accessorie che non producono novazione e si limita ad indicare la apposizione o la eliminazione di un termine e la rinnovazione di un documento come ipotesi più emergenti e frequenti di modificazioni non novative, perché incidono sulle modalità accessorie citate nella intitolazione.
Il secondo comma dell’art. 1230, nel quale si afferma che la volontà di estinguere l’obbligazione precedente, cioè di novare, deve risultare in modo non equivoco, sostituisce il vecchio art. #1269# (n. 200 progetto 1936) ove era detto invece: “La novazione non si presume ma bisogna che dall’atto chiaramente risulti la volontà di effettuarla”. All’avverbio “chiaramente” si è sostituita, dunque, la locuzione “in modo non equivoco”, e si è inoltre eliminata la derivazione “dall’atto”. Ora, il fatto che questa condizione dell’animus novandi, invece che in una disposizione separata, sia stata posta in un comma complementare dello stesso art. 1230, fa intendere che non basta la stipulazione pura e semplice di una nuova obbligazione, con oggetto o titolo diverso, ma che occorre sempre la ricerca ulteriore e positiva della volontà non equivoca di novare, cioè di estinguere; altrimenti potrebbe aversi una obbligazione alternativa o congiuntiva.
Elementi della novazione oggettiva. L’animus novandi. La novazione tacita
Per intendere la portata di queste tre innovazioni (“volontà non equivoca”, “modificazioni accessorie non novative” ed eliminazione della frase “dall’atto”), occorre rifarsi a quello che era lo stato della dottrina e della giurisprudenza circa le condizioni essenziali della novazione oggettiva.
Che la trasmutazione della identità sostanziale oggettiva di riscontrasse senz’altro nel mutamento dell’oggetto (ad esempio, sostituzione della obbligazione di dare a quella di fare, o viceversa), o del titolo (causa debendi; mutuo tramutato in deposito, o viceversa), era un concetto abbastanza chiaro, che non incontrava grandi difficoltà di penetrazione e distinzioni. Egualmente ovvio era comunemente ritenuto che il mutamento degli elementi accidentali od accessori termine, modo, condizioni, garanzie, ecc.), lasciasse normalmente intatta quella identità oggettiva e non importasse quindi novazione. Si riteneva peraltro, che come non bastasse da sola la volontà di novare, ove si fosse rimasti nel cameo di una modificazione accessoria, così nemmeno un mutamento sostanziale potesse produrre novazione senza l’animus novandi.
La esattezza di tali proposizioni, però, deve considerarsi come limitata alla sola novazione tacita, a quella cioè che non deriva dalla espressa volontà delle parti ma da una condizione obiettiva di incompatibilità tra la nuova e la vecchia obbligazione. Quando infatti è questione di dedurre dal solo fatto della sostituzione la volontà di novare, la semplice modificazione, senza i1 sostanziale mutamento dell'oggetto o del titolo, non basta più: e se ne dovrà dedurre che la obbligazione sia rimasta identica. Se invece, la modificazione pur senza la volontà espressa di estinguere, la volontà tacita sufficiente, si deduce dal fatto. Ma la volontà, espressa di novare, cioè di volere estinguere la vecchia obbligazione, anche in occasione di una modificazione non radicale, non incontra, come è ovvio, l'ostacolo di un principio insormontabile o di una norma cogente. Se le parti vollero espressamente estinguere, cioè vollero mutare l'identità della vecchia obbligazione e far cadere, in modo espresso, modalità, eccezioni e garanzie, la volontà contrattuale non può non avere incondizionata prevalenza. Solo che in questo caso, si rende forse ultravero il tecnico problema della novazione, poichè quei tali effetti scaturiscono direttamente dalla sovrana, esplicita e svincolata volontà contrattuale. E cosi, inversamente; la modificazione sostanziale può non produrre novazione purchè tale sia la volontà dei contraenti, sempre che non urti contro il diritto dei terzi. Anche in questo caso, però, non viene più in gioco il problema della novazione; e si tratta soltanto di vedere se, dal lato giuridico, sia compatibile quella coesistenza espressamente voluta. La importanza della questione dell'animus novandi sorge, dunque, come si diceva, quasi esclusivamente nella novazione tacita (obiettiva); e più delicata diviene la ricerca quando la incompatibilità tra le due obbligazioni resa equivoca dal fatto che la obbligazione nuova, di prestare danaro o cose fungibili, sia, come si suol dire, astratta dalla causa debendi come accade nella cambiale. In tal caso una vera incompatibilità non sussiste perché la negoziazione può avere avuto scopi rafforzativi o circolatori; e quindi la prova, nel dubbio, deve esser fornita da chi deduce la novazione. Tale prova, come era detto nel vecchio codice con l'avverbio «chiaramente», e come è adesso ribadito con la locuzione «in modo non equivoco», deve esser tale da rimuovere la presunzione normale contraria, e può essere desunta da fatti e convenzioni concomitanti. Nel vecchio art. #1269# la locuzione «dall'atto» aveva dato lo. spunto ad una rigorosa opinione secondo la quale la prova della volontà estintiva dovesse desumersi esclusivamente dal negozio stesso sostitutivo. L'opinione dominante, però, era per la prova svincolata dalla non necessaria scrittura e soggetta solo alle normali limitazioni che ora sono contenute negli articoli 2721 a 2726 del codice, libro tutela dei diritti.
Da questo aspetto, dunque, i due articoli finora illustrati non apportano alcuna sostanziale innovazione alle disposizioni corrispondenti del vecchio codice, ma chiariscono e risolvono, nel modo più aderente ai principi ed alle pratiche esigenze, le questioni già agitate in dottrina e in giurisprudenza.
134 L'esigenza di precisare al massimo il concetto di novazione, mi ha indotto a formulare l'art. 145, nel quale si esclude che possano importare novazione alcuni mutamenti nelle modalità dell'obbligazione.
L'articolo ne indica qualcuno, designando, in via generale, con la qualifica "accessoria", ogni modificazione che non produce nuova obbligazione.
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