Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2017&numero=41
Timestamp: 2020-04-10 20:07:39+00:00
Document Index: 163728059

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 8', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Sentenza 41/2017 (ECLI:IT:COST:2017:41)
Norme impugnate: Art. 8, c. 1°, lett. a), della legge della Regione Veneto 16/03/2015, n. 4.
Massime: 39799 39800 39801
Atti decisi: ric. 54/2015
Massima n. 39799 Massima successiva
THEMA DECIDENDUM - RICOGNIZIONE DELLA NORMA IMPUGNATA IN VIA PRINCIPALE - DETERMINAZIONE IN BASE AL CONTENUTO DEL RICORSO, IN ARMONIA CON LA RELATIVA DELIBERA AUTORIZZATIVA.
Il contenuto del ricorso proposto dal Governo avverso l'art. 8, comma 1, lett. a), della legge reg. Veneto n. 4 del 2015 impone di ritenere - in armonia con la delibera autorizzativa del Consiglio dei ministri - che detta norma è impugnata solamente nella parte in cui consente di derogare alla disciplina statale delle distanze tra edifici.
legge della Regione Veneto 16/03/2015 n. 4 art. 8 co. 1
Massima n. 39800 Massima successiva Massima precedente
RICORSO IN VIA PRINCIPALE - IMPUGNAZIONE DI NORMA COINCIDENTE CON ALTRA ANTERIORE NON IMPUGNATA - INAPPLICABILITÀ DELL'ISTITUTO DELL'ACQUIESCENZA - REITERAZIONE DELLA LESIONE DA CUI DERIVA L'INTERESSE A RICORRERE - AMMISSIBILITÀ DELLA QUESTIONE - RIGETTO DI ECCEZIONE PRELIMINARE.
Non è accolta l'eccezione di inammissibilità, per difetto di interesse a ricorrere, della questione di legittimità costituzionale promossa dal Governo avverso l'art. 8, comma 1, lett. a), della legge reg. Veneto n. 4 del 2015. Di contro all'assunto della Regione resistente - secondo cui, qualora la questione fosse ritenuta fondata, continuerebbe comunque ad essere vigente e a produrre effetti nell'ordinamento il mai impugnato art. 17, comma 3, della legge reg. Veneto n. 11 del 2004, avente contenuto identico a quello censurato - va ribadita l'inapplicabilità dell'istituto dell'acquiescenza ai giudizi in via principale, atteso che la norma impugnata ha comunque l'effetto di reiterare la lesione da cui deriva l'interesse a ricorrere dello Stato. (Precedente citato: sentenza n. 231 del 2016)
Massima n. 39801 Massima precedente
EDILIZIA E URBANISTICA - NORME DELLA REGIONE VENETO - DISTANZE TRA COSTRUZIONI - FISSAZIONE NELLO STRUMENTO URBANISTICO GENERALE DI LIMITI IN DEROGA ALLA DISCIPLINA STATALE - POSSIBILITÀ ALL'INTERNO "DEGLI AMBITI DEGLI INTERVENTI DISCIPLINATI PUNTUALMENTE" - ESORBITANZA DALLA POTESTÀ LEGISLATIVA CONCORRENTE IN MATERIA DI "GOVERNO DEL TERRITORIO" - VIOLAZIONE DELLA COMPETENZA ESCLUSIVA DELLO STATO IN MATERIA DI "ORDINAMENTO CIVILE" - ILLEGITTIMITÀ COSTITUZIONALE PARZIALE.
È dichiarato costituzionalmente illegittimo - per violazione dell'art. 117, secondo comma, lett. l), Cost. - l'art. 8, comma 1, lett, a), della legge reg. Veneto n. 4 del 2015, limitatamente al riferimento alla lett. "b)" dell'art. 17, comma 3, della legge reg. Veneto n. 11 del 2004, e alle parole "e degli ambiti degli interventi disciplinati puntualmente". La norma impugnata dal Governo - nel consentire allo strumento urbanistico generale di derogare in alcune ipotesi alla disciplina statale delle distanze tra costruzioni - risulta conforme alle indicazioni della giurisprudenza costituzionale, recepite dall'art. 2-bis del TUE, solo per la parte in cui fa riferimento ai limiti di distanza da rispettare all'interno degli ambiti dei piani urbanistici attuativi (PUA), i quali ultimi sono assimilabili ai piani particolareggiati o di lottizzazione e dunque riconducibili alla tipologia di atti, menzionati dall'art. 9, ultimo comma, del d.m. n. 1444 del 1968, cui va riconosciuta la possibilità di derogare al regime delle distanze. Al contrario, il riferimento agli "interventi disciplinati puntualmente" (corrispondente alla lett. b dell'art. 17, comma 3, della legge regionale n. 11 del 2004) risulta privo della necessaria coerenza con l'esigenza di garantire omogeneità di assetto a determinate zone del territorio, prestandosi, sul piano semantico, a legittimare anche deroghe riguardanti singoli edifici, che non rientrano nell'ambito della competenza regionale concorrente in materia di "governo del territorio" e violano la competenza esclusiva dello Stato in materia di "ordinamento civile". (Precedente citato: sentenza n. 231 del 2016).
La disciplina delle distanze fra costruzioni - attenendo alla disciplina dei rapporti interprivati, regolata dal codice civile - rientra nella materia dell'ordinamento civile, di competenza legislativa esclusiva dello Stato. Nondimeno, quando i fabbricati insistono su di un territorio che può avere, rispetto ad altri - per ragioni naturali e storiche - specifiche caratteristiche, la disciplina dei loro rapporti nel territorio stesso esorbita dai limiti propri dei rapporti interprivati e tocca anche interessi pubblici, la cui cura è attratta nell'ambito di competenza concorrente del "governo del territorio". Alle Regioni è quindi consentito fissare limiti in deroga alle distanze minime stabilite nelle normative statali, solo a condizione che la deroga sia giustificata dall'esigenza di soddisfare interessi pubblici legati al governo del territorio e rigorosamente circoscritta a tale scopo, dovendo invece escludersi la possibilità di deroghe che riguardino rapporti tra edifici confinanti isolatamente considerati. Il punto di equilibrio nella delimitazione dei rispettivi ambiti di competenza - statale in materia di "ordinamento civile" e concorrente in materia di "governo del territorio" - è stato rinvenuto dalla giurisprudenza costituzionale nell'art. 9, ultimo comma, del d.m. n. 1444 del 1968 (più volte ritenuto dotato di efficacia precettiva e inderogabile in quanto richiamato dall'art. 41-quinquies della legge n. 1150 del 1942) ed è ribadito dall'art. 2-bis del TUE, che ha introdotto i principi fondamentali della vincolatività, anche per le Regioni e per le Province autonome, delle distanze legali stabilite dal citato d.m. n. 1444 e dell'ammissibilità di deroghe solo a condizione che siano inserite in strumenti urbanistici, funzionali a conformare un assetto complessivo e unitario di determinate zone del territorio. (Precedenti citati: sentenze n. 231 del 2016, n. 189 del 2016, n. 185 del 2016, n. 178 del 2016, n. 134 del 2014, n. 114 del 2012 e n. 232 del 2005).
La deroga alle distanze minime tra costruzioni può essere contenuta, oltre che in piani particolareggiati o di lottizzazione, in ogni strumento urbanistico equivalente sotto il profilo della sostanza e delle finalità, purché caratterizzato da una progettazione dettagliata e definita degli interventi; ne consegue che sono ammissibili le deroghe predisposte nel contesto dei piani urbanistici attuativi, in quanto strumenti funzionali a conformare un assetto complessivo e unitario di determinate zone del territorio, secondo quanto richiesto, al fine di attivare le deroghe in esame, dall'art. 2-bis del TUE in linea con la giurisprudenza costituzionale. (Precedenti citati: sentenze n. 231 del 2016, n. 189 del 2016, n. 185 del 2016, n. 178 del 2016, n. 134 del 2014 e n. 6 del 2013).
In questa cornice si è dunque affermato che «alle Regioni è consentito fissare limiti in deroga alle distanze minime stabilite nelle normative statali, solo a condizione che la deroga sia giustificata dall’esigenza di soddisfare interessi pubblici legati al governo del territorio. Dunque, se da un lato non può essere del tutto esclusa una competenza legislativa regionale relativa alle distanze tra gli edifici, dall’altro essa, interferendo con l’ordinamento civile, è rigorosamente circoscritta dal suo scopo − il governo del territorio − che ne detta anche le modalità di esercizio» (sentenza n. 6 del 2013; nello stesso senso, da ultimo, anche le sentenze n. 231, n. 189, n. 185 e n. 178 del 2016).
4.2.– Nel delimitare i rispettivi ambiti di competenza − statale in materia di «ordinamento civile» e concorrente in materia di «governo del territorio» − questa Corte ha individuato il punto di equilibrio nell’ultimo comma dell’art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968, più volte ritenuto dotato di particolare «efficacia precettiva e inderogabile» (sentenza n. 185 del 2016, ma anche sentenze n. 114 del 2012 e n. 232 del 2005), in quanto richiamato dall’art. 41-quinquies della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica), introdotto dall’art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765 (Modifiche ed integrazioni alla legge urbanistica 17 agosto 1942, n. 1150). Pertanto, è stata giudicata legittima la previsione regionale di distanze in deroga a quelle stabilite dalla normativa statale, ma solo «nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche» (ex plurimis, sentenza n. 231 del 2016). In definitiva, le deroghe all’ordinamento civile delle distanze tra edifici sono consentite «se inserite in strumenti urbanistici, funzionali a conformare un assetto complessivo e unitario di determinate zone del territorio» (sentenza n. 134 del 2014; analogamente sentenze n. 178, n. 185, n. 189, n. 231 del 2016), poiché «la loro legittimità è strettamente connessa agli assetti urbanistici generali e quindi al governo del territorio, non, invece, ai rapporti tra edifici confinanti isolatamente considerati» (sentenza n. 114 del 2012; nello stesso senso, sentenza n. 232 del 2005).