Source: http://www.legislazionetecnica.it/311853/fonte/dl-13-05-2011-n-70
Timestamp: 2018-10-20 12:22:02+00:00
Document Index: 3235594

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 56', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 38', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 63', 'art. 40', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 63', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 38', 'art. 48', 'art. 46', 'art. 34', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 29', 'art. 75', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 40', 'art. 5']

Modifiche ed integrazioni ai criteri e alle modalità per la concessione della garanzia del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese.
Art. 8, comma 5, lettera b)
Le disposizioni del presente decreto si applicano a decorrere dalla data di pubblicazione del decreto ministeriale di approvazione delle conseguenti modifiche e integrazioni delle condizioni di ammissibilità e delle disposizioni di carattere generale, di cui all'art. 13 del decreto 31/05/1999, n. 248.
Indicazioni operative inerenti la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara nei contratti di importo inferiore alla soglia comunitaria dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito dalla legge 12 luglio 2011, n. 106.
L'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici aggiorna le indicazioni operative per la procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara nei contratti di importo inferiore alla soglia comunitaria già pubblicate con la Determinazione 06/04/2011, n. 2. Il documento si è reso necessario a seguito delle modifiche del quadro normativo introdotte dal decreto Sviluppo D.L. 13/05/2011, n. 70, «Semestre Europeo – Prime disposizioni urgenti per l’economia», convertito dalla L. 12/07/2011, n. 106. La principale innovazione è l’aumento da 500.000 ad un milione di euro della soglia entro la quale è consentito affidare i lavori con la procedura negoziata senza bando a cura del responsabile del procedimento.
innalzamento della soglia per l’affidamento tramite procedura negoziata dei lavori sui beni culturali;
intervento sul regime generale della procedura negoziata (art. 56 e 57 del D. Leg.vo 163/2006);
innalzamento della soglia per l’affidamento diretto dei contratti di servizi e forniture.
Art. 7, comma 2, lettera q)
Articolo 7, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater
Il decreto ha stabilito le modalità di presentazione, presso l’Agenzia del Territorio, della documentazione necessaria per ottenere l’attribuzione delle categorie A/6 e D/10 ai fabbricati rurali, ai sensi dell’art. 7, comma 2-quater, del D.L. 70/2011 («decreto sviluppo»). Dette disposizioni hanno introdotto, si rammenta, la possibilità, per i soggetti titolari di fabbricati rurali iscritti in catasto in categorie diverse dalla A/6 per gli immobili ad uso abitativo o dalla D/10 per gli immobili ad uso strumentale, di presentare all’Agenzia del Territorio una domanda di variazione catastale finalizzata all’attribuzione di una delle due suddette categorie, e dunque al conseguente riconoscimento della ruralità degli immobili stessi ai sensi all’articolo 9 del D.L. 557/1993.
Presentazione della domanda - La domanda deve essere presentata, in conformità alle disposizioni del D.M. 14/09/2011, all’Ufficio provinciale dell’Agenzia del Territorio territorialmente competente entro la data del 30/09/2012 (come così prorogato dal D.L. 95/2012), con una delle seguenti modalità:
consegna diretta all’Ufficio;
servizio postale, con raccomandata con avviso di ricevimento;
L’Agenzia del Territorio rende inoltre disponibile sul proprio sito internet una specifica applicazione, che consente la compilazione della domanda con modalità informatiche.
Disposizioni particolari - Il decreto ha istituito la nuova classe catastale «R», senza determinazione della rendita catastale, per le unità immobiliari ad uso abitativo censite nella categoria A/6. In pratica l'Agenzia del Territorio non dovrà attribuire alcuna rendita agli immobili A/6, in quanto la classe «R» indica proprio l'assenza di rendita, mentre per le unità immobiliari D/10 la rendita catastale è determinata tramite stima diretta.
La domanda di variazione è dunque presentata ai fini dell'attribuzione della categoria A/6, classe «R», alle unità immobiliari urbane ad uso abitativo già censite, ivi comprese quelle già classificate in categoria A/6, nonché dell'attribuzione della categoria D/10 alle unità immobiliari urbane strumentali all'attività agricola, già censite in categoria diversa.
I fabbricati di nuova costruzione od oggetto di intervento edilizio, per i quali sussistono i requisiti di ruralità, continueranno ad essere dichiarati in catasto secondo le consuete modalità, allegando una specifica autocertificazione. Per questi fabbricati non sarà necessario dichiarare la permanenza dei requisiti di ruralità relativa al quinquennio precedente.
Articolo 5, commi da 9 a 14
Istanza di parere per la soluzione delle controversie ex art. 6, comma 7, lettera n) del D.Lgs. n. 163/2006 presentata dal Comune di Trieste - “Lavori di restauro e adeguamento normativo per l’accessibilità della scuola Dante Alighieri di Trieste”- Importo a base d'asta € 2.352.000,00 – S.A.: Comune di Trieste.
La regolarità contributiva costituisce condizione di ammissione alla gara, e il suo difetto alla data di scadenza del termine di presentazione dell’offerta, non può che comportare l’esclusione del concorrente non adempiente, non potendo valere la regolarizzazione postuma. La stazione appaltante deve limitarsi a prendere atto del DURC rilasciato dall’ente previdenziale al fine del controllo dei requisiti ex art. 38 del D.Lgs. n. 163/2006, senza alcuna rilevanza, ai fini dell’appalto, del rispetto o meno della procedura di regolarizzazione che resta estranea agli interessi dell’evidenza pubblica (cfr. AVCP Determinazione n. 1/2010). La “valutazione compiuta dagli enti previdenziali è vincolante per le stazioni appaltanti e preclude ad esse una valutazione autonoma” (cfr. Consiglio di Stato, Ad. Plen. 4 maggio 2012, n. 8). E’ preclusa la regolarizzazione postuma e conseguentemente, è legittima l’esclusione dalla gara, quando, alla data di scadenza del termine per la presentazione delle offerte, il concorrente non sia in possesso di DURC regolare. Viceversa, laddove l’irregolarità contributiva dovesse verificarsi in corso di gara, il concorrente deve poter regolarizzare la propria posizione, e la sua esclusione diventa illegittima se non è preceduta dall’invito alla regolarizzazione ai sensi dell’art. 7, comma 3 del decreto del Ministero del Lavoro del 24 ottobre 2007 (cfr. Tar Lazio Roma, sez. III, n. 9216/2013; AVCP parere n. 14 del 14 febbraio 2013).
Istanza di parere per la soluzione delle controversie ex art. 6, comma 7, lettera n) del D.Lgs. n. 163/2006 presentata da AEMME S.r.l. - “Sviluppo e rinnovamento del villaggio Borgo Cascino” – Importo a base di gara € 619.780,00 – S.A.: Comune di Enna.
Cauzione provvisoria dimezzata. Certificazione di qualità. SOA
1. L’attestazione di qualificazione SOA non è sempre idonea a dimostrare il possesso della certificazione di qualità, in quanto essa non è obbligatoria per le classifiche I e II, alla luce di quanto previsto dall’art. 63, comma 1, del d. P.R. n. 207/2010, che dispone che ai fini della qualificazione, ai sensi dell’art. 40, comma 3, lett. a), del D. Lgs. n. 163/2006, le imprese devono possedere il sistema di qualità aziendale conforme alle norme europee della serie UNI EN ISO 9000, ad esclusione delle classifiche I e II.
2. Con riferimento alla presentazione della cauzione provvisoria negli appalti di lavori pubblici, l’Autorità, nella determinazione n. 4 del 10.10.2012, si è così espressa rispetto all’art. 75, comma 7, del D.Lgs. n. 163/2006: “Ai sensi dell’art. 75, comma 7, l’importo della garanzia e del suo eventuale rinnovo, è ridotto del cinquanta per cento per gli operatori economici ai quali venga rilasciata, da organismi accreditati, ai sensi delle norme europee della serie UNI CEI EN 45000 e della serie UNI CEI EN ISO/IEC 17000, la certificazione del sistema di qualità conforme alle norme europee della serie UNI EN ISO 9000. La norma deve essere coordinata con quanto prescritto dall’art. 63 del Regolamento ai fini della qualificazione nelle classifiche superiori alla I ed alla II, per la quale le imprese devono possedere obbligatoriamente il sistema di qualità aziendale conforme alle norme europee della serie UNI EN ISO 9000. Pertanto, in tal caso, l’importo della cauzione è da ritenersi sempre dimidiato”.
Osservazioni e proposte di intervento in materia di appalti pubblici.
Con questo atto l'Autorità avanza alcune considerazioni in merito alle criticità sulla normativa per gli appalti pubblici, comprese quelle contenute nel D.L. 21/06/2013, n. 69 (Decreto Fare), attualmente in fase di conversione. Vengono, inoltre, proposte alcune possibili linee di intervento volte a razionalizzare il sistema, al fine del contenimento della spesa pubblica, della semplificazione amministrativa e per la partecipazione alle gare e della riduzione dell’elevato contenzioso che caratterizza la contrattualistica pubblica. Infine, vengono presentate alcune considerazioni in relazione al possibile impatto dei recenti interventi normativi sugli atti di programmazione e di esperimento delle gare.
Istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del D.Lgs. n. 163/2006 presentata da [omissis] – “Servizi di vigilanza armata e controllo accessi, sorveglianza e prevenzione incendio, reception presso gli insediamenti di [omissis] – importo a base d’asta euro [omissis]– S.A.: [omissis]
Art. 7, terzo comma, D.M. 24 ottobre 2007 – DURC irregolare – Invito alla regolarizzazione
La regolarità contributiva costituisce condizione di ammissione alla gara, e il suo difetto alla data di scadenza del termine di presentazione dell'offerta (rectius dell'autodichiarazione resa per la partecipazione alla gara) non può che comportare l'esclusione del concorrente non adempiente, non potendo valere la regolarizzazione postuma. Nell'ipotesi in cui detto requisito, sussistente al momento della partecipazione, venga meno in corso di gara, l'emissione del DURC deve essere preceduta dall'invito, da parte dell'I.N.P.S., alla regolarizzazione, ai sensi dell'art. 7, comma 3, decreto del Ministero del Lavoro del 24 ottobre 2007. L'irregolarità contributiva, correttamente sanata in quanto verificatasi solo in corso di gara, non costituisce legittima causa di esclusione.
1. Il bando di gara non può contenere clausole che impongono ai concorrenti requisiti di localizzazione territoriale, in quanto non conformi ai principi sanciti dal Trattato CE e richiamati dall’art. 2 del D.Lgs. n. 163/2006, né il possesso di determinate certificazioni di qualità, elementi idonei a ridurre la partecipazione dei concorrenti alla gara.
2. Con riferimento al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, riguardo la determinazione del costo del personale, la stazione appaltante è tenuta a valutare che il valore economico dell’offerta sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro e al costo della sicurezza. I criteri di valutazione previsti nel bando di gara devono essere sempre elaborati con riferimento all’offerta presentata e non all’azienda in quanto tale.
art. 5 (c. 9-14)
Nella ipotesi in cui partecipi ad una procedura pubblica una società con due soli soci che possiedono, ciascuno, il 50% di partecipazione azionaria, le dichiarazioni previste ai sensi dell’art. 38, comma 1, lett. b) e c) del D.Lgs. 163/2006 debbano esser rese, in mancanza di un socio di maggioranza, da entrambi i soci suddetti. La causa di esclusione di cui alle lettere b) e c) dell’articolo citato si applica anche al socio persona fisica qualora si tratti di socio unico di società di capitali ovvero di socio di maggioranza in società di capitali con meno di 4 soci.
1. Sebbene la legge non qualifichi espressamente come perentorio il termine di dieci giorni per la produzione della documentazione richiesta a comprova dei requisiti ai sensi dell’art. 48 del D.Lgs. n. 163/2006, l’orientamento prevalente in giurisprudenza ritiene che il termine in questione abbia natura perentoria in quanto tale perentorietà sarebbe insita nella stessa automaticità della comminatoria prevista per la sua inosservanza. Nel caso, tuttavia, sia la stessa stazione appaltante a ritenere opportuna l’integrazione della documentazione, assegnando un nuovo termine per fornire i necessari chiarimenti, la richiesta integrazione di documentazione deve ritenersi ammissibile in quanto discrezionalmente disposta dalla stessa stazione appaltante, in condizione di reciprocità anche con altro partecipante.
2. Ai sensi dell’art. 46, comma 1, del D.Lgs. 163/2006 la stazione appaltante non può sopperire con il c.d. “potere di soccorso” alla mancanza di documentazione prescritta dalla “lex specialis” di gara, riguardando, i criteri esposti ai fini dell’integrazione, semplici chiarimenti e non ulteriore documentazione; pertanto, l’omessa allegazione della documentazione prescritta non può considerarsi alla stregua di un’irregolarità sanabile e, quindi, non ne è permessa la regolarizzazione postuma. In tal caso, infatti, non si tratta di rimediare a vizi puramente formali, tanto più quando non sussistano equivoci o incertezze generati dall’ambiguità di clausole della legge di gara.
1. Non è conforme alle disposizioni di cui all’art. 34 del Codice dei contratti la limitazione della partecipazione ad una gara alle sole cooperative di tipo A; tale limitazione non può fondarsi sulle disposizioni di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381 il cui art. 5, comma 1, consente agli enti pubblici ed alle società di capitali a partecipazione pubblica di stipulare "anche in deroga alla disciplina in materia di contratti della p.a. apposite convenzioni con le cooperative sociali per la fornitura di "beni o servizi" diversi da quelli socio-sanitari ed educativi, il cui importo stimato sia inferiore alla c.d. soglia comunitaria e purché tali convenzioni siano finalizzate alla creazione di opportunità di lavoro per le persone svantaggiate. La stessa legge 381, all’art. 1, infatti, menziona le cooperative c.d. di tipo A aventi ad oggetto la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi e quelle di tipo B, le quali svolgono attività diverse - agricole, industriali, commerciali o di servizi - finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Le deroghe di cui all’art. 5 citato sono, pertanto, consentite solo ove si intenda stipulare dei contratti con cooperative di tipo B e sempre che l’importo dell’affidamento non superi la soglia di rilevanza comunitaria
2. L’onere di allegazione all’offerta della documentazione attestante l’avvenuto versamento del contributo all’AVCP per la partecipazione alla gara, in quanto prescritto dalla legge, deve essere assolto a pena di esclusione, anche quando non previsto espressamente dalla lex specialis di gara (cfr. ex multis Parere AVCP n. 30 del 9 febbraio 2011, Delibera AVCP n. 42 dell’8 luglio 2010) o nel bando sia stato comunicato un importo erroneo inferiore alla soglia di esenzione dal contributo.
3. In tutte le ipotesi in cui l’importo soggetto a ribasso non coincida con l’intero valore del contratto, calcolato ai sensi dell’art. 29, occorrerà comunque considerare quest’ultimo ammontare per calcolare gli altri importi - come ad esempio il contributo all’Autorità e/o la cauzione dovuta ai sensi dell’art. 75 - che sono commisurati al valore indicato quale base di gara
Articolo 7, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106. Attribuzione delle categoria A/6 e D/10 ai fabbricati rurali. Prime indicazioni.
Articolo 5, comma 4-bis, del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito in legge, con modificazioni, dall'articolo 1, comma 1, della legge 12 luglio 2011, n. 106. Abolizione del divieto di riutilizzazione commerciale dei dati ipotecari e catastali. Modifica della Tabella delle tasse ipotecarie.
L'Agenzia del Territorio chiarisce la disciplina in materia di riutilizzo commerciale dei dati ipotecari e catastali, innovata a seguito dell'emanazione del D.L. 70/2011, convertito dalla L. 106/2011 (decreto sviluppo).
In particolare l'art. 5, comma 4-bis del citato D.L. 70/2011, efficace a partire dal 01/09/2011, interviene sulla disciplina del riutilizzo commerciale dei dati ipotecari e catastali, e sostituisce la Tabella delle tasse ipotecarie di cui al D. Leg.vo 347/1990 (Testo Unico imposte ipotecaria e catastale).
Il comma 4-bis dell'art. 5, del D.L. 70/2011, al fine di agevolare le informazioni concernenti gli immobili, ha abrogato il comma 367 dell'art. 1, della L. 311/2004 (Finanziaria 2005), che aveva introdotto il divieto di riutilizzazione commerciale di dati, documenti e informazioni catastali ed ipotecarie acquisiti dagli archivi dell'Agenzia del Territorio, e riconosce all'Agenzia medesima la possibilità di fornire documenti, dati e informazioni, in formato elaborabile, su base convenzionale, secondo modalità, tempi e costi che saranno stabiliti con apposito provvedimento direttoriale. Inoltre sono stati eliminati l'importo fisso annuale dovuto per la riutilizzazione dei dati catastali e la maggiorazione del 20% che doveva essere corrisposta per la riutilizzazione dei dati ipotecari, introdotti dalla L. 296/2006 (Finanziaria 2007) nell'ambito del cosiddetto «regime semplificato».
La nuova Tabella delle tasse ipotecarie contiene importanti novità sia in tema di imponibilità delle operazioni ipotecarie, stabilendone l'eliminazione o la nuova introduzione, sia in ambito strettamente tributario, prevedendo nuovi importi.
In particolare si chiarisce che l'importo relativo alla ispezione nominativa, elevato da 6 a 7 euro, è comprensivo delle prime 30 formalità (o frazione di 30) contenute nell'elenco sintetico, contro le 10 precedentemente previste.
art. 5, comma 4-bis
Procedimenti di verifica dei requisiti ex art. 40, commi 9-ter e quater del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modifiche ed integrazioni.
Il Comunicato definisce le nuove modalità con le quali le SOA, a seguito delle norme introdotte dal D.L. 70/2011 («decreto Sviluppo»), sono tenute ad accertare in termini oggettivi l’avvenuta presentazione da parte delle imprese di false dichiarazioni o documenti, nonché ad attivare le necessarie segnalazioni all’Autorità.
L’esistenza di “edifici a destinazione non residenziale dismessi o in via di dismissione ovvero da rilocalizzare” costituisce un presupposto sufficiente a consentire il rilascio di un permesso di costruire in deroga al vigente strumento urbanistico comunale di cui all’art. 5, comma 9, D.L. n. 70 del 2011 (Decreto sviluppo), soltanto nel caso in cui tali edifici si collochino in “aree urbane degradate”; solo in tal caso la legge consente al consiglio comunale di valutare l’assentibilità di proposte di edificazione in deroga al vigente PRGC e con il riconoscimento al soggetto proponente di particolari facoltà “premianti” (volumetria aggiuntiva, possibilità di delocalizzare la volumetria in area diversa, ammissibilità di modifiche della destinazione d’uso e delle sagome degli edifici), nella misura in cui gli interventi proposti consentano di perseguire l’interesse pubblico prioritario alla “razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente” e alla “riqualificazione di aree urbane degradate”. La valutazione circa la sussistenza di tali presupposti, ed in particolare circa l’esistenza di aree urbane “degradate”, è connotata da ampia discrezionalità tecnica, tenuto che conto che essa può comportare deroghe più o meno estese alla vigente strumentazione urbanistica, e che per tale motivo è sindacabile solo in presenza di profili di macroscopica illogicità, irragionevolezza o di travisamento del fatto.
Edilizia e immobili - Attività edilizia e appalti privati - Permesso di costruire - In deroga - Se è garantito l'interesse pubblico.
Può essere rilasciato un permesso di costruire in deroga per edifici privati quando esista un bilanciamento tra interessi pubblici e la convenienza del privato a riqualificare. (Il TAR Piemonte ha dichiarato legittima la delibera comunale, emanata ai sensi del D.L. n. 70 del 2001, con la quale era stato approvato un permesso di costruire in deroga alle previsioni urbanistiche per la razionalizzazione di un fabbricato a uso terziario rimasto incompiuto e abbandonato. L’intervento prevedeva anche il cambio di destinazione d’uso da terziario a residenziale, a condizione che parte dell’edificio fosse destinato all’edilizia convenzionata).