Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1379-codice-civile-divieto-di-alienazione
Timestamp: 2016-10-21 13:06:39+00:00
Document Index: 118150473

Matched Legal Cases: ['art. 1183', 'art. 1379', 'art. 1379', 'art. 2', 'art. 28', 'art. 11', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 1379', 'art. 1418', 'art. 1379']

Art. 1379 codice civile: Divieto di alienazione
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Il divieto di alienare stabilito per contratto ha effetto solo tra le parti (1), e non è valido se non è contenuto entro convenienti limiti di tempo e se non risponde a un apprezzabile interesse di una delle parti (2).
CommentoContratto: [v. Libro IV, Titolo II].
Divieto di alienazione: divieto di trasmettere ad altri il diritto su di un bene mediante contratto.
(1) L’accordo intervenuto tra le parti ha efficacia obbligatoria (vincola solo le parti contraenti) e non pregiudica i soggetti estranei al contratto che hanno acquistato il diritto; ad esempio, se Tizio vende un bene a Caio con la riserva che quest’ultimo non può successivamente rivendere quel bene a terzi e Caio rivende il bene a Sempronio, tale acquisto è valido e Tizio avrà solo diritto al risarcimento del danno da parte di Caio.
(2) L’interesse che giustifica il patto di non alienazione può essere anche morale o affettivo.
La norma, limitando gli effetti del divieto solo alle parti e, quindi, riconoscendo la validità degli atti di alienazione effettuati in violazione dell’obbligo, realizza l’intento non solo di tutelare la libertà contrattuale, ma anche di evitare limitazioni alla libera circolazione dei beni e tutelare l’affidamento dei terzi.
Giurisprudenza annotataVendita
Il patto di prelazione per il caso di vendita, stipulato senza limiti di tempo, non ricade nel divieto di rapporti obbligatori che tolgano senza limitazioni cronologiche al proprietario la facoltà di disporre dei suoi beni, in quanto tale patto non comporta l'annullamento dell'indicata facoltà, restando sempre il proprietario perfettamente libero di disporre o meno dei suoi beni ed alle condizioni che preferisce, bensì soltanto un limite relativo alla libera scelta della persona del compratore, la quale, nella normalità dei casi, a parità di condizioni per tutto il resto, è indifferente per il venditore. Tuttavia, ai sensi dell'art. 1183 cod. civ., deve ritenersi ammissibile un intervento del giudice che, su istanza di una delle parti, stabilisca un termine finale ritenuto congruo per l'esercizio del diritto di prelazione. Rigetta, App. Palermo, 29/05/2008
Cassazione civile sez. II 21 giugno 2013 n. 15709 Corte dei conti.
I vincoli d'inalienabilità possono essere ritenuti compatibili con l'esigenza di assicurare la libera circolazione dei beni, nella misura in cui gli stessi siano contenuti entro convenienti limiti di tempo, secondo quel principio di portata generale sancito in ambito civilistico dall'art. 1379 c.c. (: "il divieto di alienare stabilito per contratto ha effetto solo tra le parti, e non è valido se non è contenuto entro convenienti limiti di tempo e non risponde ad un apprezzabile interesse delle parti").
Corte Conti reg. (Friuli-Venezia Giulia) sez. giurisd. 15 dicembre 2011 n. 270 Donazione
Posto che: 1) la clausola di un contratto di donazione con la quale si prevede un vincolo di destinazione del bene donato a un determinato fine è configurabile come "modus", e non come condizione, qualora non preveda un obbligo di restituzione per l'ipotesi di mancata realizzazione delle finalità previste; 2) e che tale vincolo di destinazione non si risolve di per sé in un vincolo di inalienabilità; la vendita dei beni donati non costituisce inadempimento dell'onere qualora il ricavato della stessa venga impiegato per realizzare opere destinate al raggiungimento del fine voluto dal donante.
Cassazione civile sez. VI 15 ottobre 2011 n. 21376 Edilizia ed urbanistica
La previsione di piano di natura vincolante concernente l'obbligo di mantenere unitaria la proprietà del fondo agricolo e dell'abitazione va letta nel senso che nella zona agricola del comune la p.a. non intende tollerare altre destinazioni configgenti con quella rurale. La pressione economica che le abitazioni di tipo turistico possono esercitare sul territorio è stata ritenuta tale da mettere in pericolo l'esistenza dell'economia agricola nel territorio comunale. Né in tal caso sussiste la violazione dell'art. 1379 c.c., posto che tale norma regola solo i rapporti tra i privati, e non può pretendere di disciplinare la situazione di chi ottiene un titolo gratuito per edificare in zona agricola, e trasforma in pochi anni tale fabbricato in un bene diverso, perché scollegato dalla coltivazione del fondo ad opera del proprietario.
T.A.R. Genova (Liguria) sez. I 25 ottobre 2010 n. 10009 Procedimento amministrativo
La clausola, contenuta in una convenzione intervenuta tra il Comune ed il privato che accede ad una variante urbanistica e al successivo permesso di costruire aventi ad oggetto un immobile da adibire a struttura di vendita al minuto (convenzione conclusa ex art. 2, comma 3, d.P.R. 20 ottobre 1998 n. 447, e assimilabile alle convenzioni che accedono ai piani attuativi ai sensi dell'art. 28, comma 5, l. 17 agosto 1942 n. 1150), che prevede la rinuncia definitiva da parte della Società ricorrente di avvalersi della facoltà di apertura domenicale antimeridiana del supermercato, esorbita dai limiti previsti dall'art. 11, comma 5, della l. 7 agosto 1990 n. 241, il quale impone in ogni caso il perseguimento del pubblico interesse, invece compromesso dalla lesione alla concorrenza che in tal modo è attuata; peraltro, anche dal punto di vista civilistico si deve rilevare che i patti eccessivamente limitativi della libertà economica individuale sono nulli perché in contrasto con i principi di ordine pubblico economico ricavabili dalle norme di cui agli art. 41 e 117, comma 2, lett. e) della Costituzione e di cui all'art. 2 della l. 10 ottobre 1990 n. 287, e che le clausole di non concorrenza sono viste con sfavore dall'ordinamento al punto da essere considerate nulle ove illimitate e non contenute entro convenienti limiti di tempo (cfr. c.c. art. 1379, 2125, 2596): una clausola siffatta è pertanto nulla, anche alla luce dei principi e delle norme dell'ordinamento civile, ai sensi degli art. 1418 e 1343 c.c.
T.A.R. Venezia (Veneto) sez. III 17 marzo 2010 n. 849 Obbligazioni e contratti.
Nell'ipotesi in cui un complesso immobiliare venga donato ad una Parrocchia affinchè in esso si eserciti il culto cattolico, si realizza un centro di accoglienza per tossicodipendenti e si svolgano attività di recupero per la rieducazione e il reinserimento dei giovani nel mondo del lavoro, la successiva alienazione del complesso da parte dell'ente ecclesiastico è ammissibile, purchè il ricavato venga destinato alle finalità previste per l'utilizzo del complesso immobiliare.
Cassazione civile sez. VI 15 ottobre 2011 n. 21376 È lecita l'operazione negoziale complessa, costituita: 1) dal contratto stipulato tra l'acquirente di una parte del pacchetto azionario di una società e gli altri soci della medesima, i quali si impegnavano a riacquistare le azioni trasferite ove il compratore entro trentasei mesi dalla cessione avesse deciso di non conservare la partecipazione; 2) dal negozio unilaterale di garanzia atipica, con il quale un altro soggetto (nella specie, l'accomandatario di una delle società che aveva inizialmente alienato i titoli) assumeva l'obbligo, nei confronti dei soci tenuti al riacquisto delle predette azioni che gliene avessero fatto richiesta, di compiere la medesima prestazione di "facere".
Tribunale Napoli 10 dicembre 2009 Non può essere considerato come violazione del divieto di vendita ex art. 1379 c.c. delle quote sociali contenuto nel contratto di cessione delle quote costitutive l'intero capitale sociale, la sottoscrizione dell'aumento di capitale riservato ai soci da parte di un terzo allorché, da un lato, l'originaria compagine sociale non è mutata, e quindi nessuno degli originari contraenti si è sciolto dai vincoli ed oneri che la clausola tende a salvaguardare, mentre, dall'altro, il nuovo socio subentrato nella compagine sociale è direttamente riferibile all'ente pubblico (che ne detiene per statuto l'intero capitale sociale) che, per volontà dei contraenti, sarebbe stato in via eccezionale gradito come eventuale socio cessionario delle quote.
Tribunale Milano sez. VIII 17 dicembre 2008 n. 14999 Art. precedente
Che succede se l’amministratore non presenta i rendiconti di spesa? Risarcito il dipendente licenziato che rinuncia al nuovo posto di lavoro per l’orario stressanteSi può vendere un cibo scaduto?Segreti contro Equitalia: il contenuto della cartellaLocazione e caparra: interessi sul deposito cauzionale sempre dovuti
Come ridurre i debitiPiatti chiariLa famiglia oltre il conflittoTra moglie e maritoIl caffè sospeso	UTILIZZO DEI COOKIES