Source: https://www.diritto.it/prassi/parere-corte-di-giustizia-delle-comunita-europee-832011-n-109/
Timestamp: 2018-09-20 20:34:18+00:00
Document Index: 84630501

Matched Legal Cases: ['art. 218', 'art. 218', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'sentenza ']

Parere Corte di giustizia delle Comunità europee 8/3/2011 n. 1/09
Parere emesso ai sensi dell’art. 218, n. 11, TFUE - Progetto di accordo - Creazione di un sistema unico di risoluzione delle controversie in materia di brevetti - Tribunale dei brevetti europeo e comunitario - Compatibilità di tale progetto con i Trattati
7. Nell’ambito dei lavori in seno al Consiglio è stato elaborato parimenti un progetto di accordo internazionale che dovrebbe essere concluso tra gli Stati membri, l’Unione europea e gli Stati terzi aderenti alla CBE (in prosieguo: il «progetto di accordo»), per l’istituzione di un tribunale competente sulle controversie in materia di brevetti europei e comunitari.
47. Prima di risolvere queste tre questioni occorre ricordare che, ai sensi dell’art. 218, n. 11, TFUE, il Parlamento, il Consiglio, la Commissione o uno Stato membro può richiedere il parere della Corte in merito alla compatibilità di un accordo delineato con le disposizioni dei Trattati. Questa disposizione mira a prevenire le complicazioni che deriverebbero da controversie giudiziarie riguardanti la compatibilità con i Trattati di accordi internazionali che impegnino l’Unione (v. pareri 28 marzo 1996, 2/94, Racc. pag. I-1759, punto 3, e 30 novembre 2009, 1/08, Racc. pag. I-11129, punto 107).
48. Infatti, la pronuncia di un giudice che constati eventualmente, successivamente alla conclusione di un accordo internazionale che impegni l’Unione, che quest’ultimo sia incompatibile con le disposizioni dei Trattati, alla luce o del suo contenuto o della procedura adottata per la sua conclusione, non mancherebbe di far sorgere serie difficoltà non solo a livello interno dell’Unione, ma anche su quello delle relazioni internazionali, e rischierebbe di danneggiare tutti gli interessati, ivi compresi gli Stati terzi (v. parere 13 dicembre 1995, 3/94, Racc. pag. I-4577, punto 17).
65. Come risulta dalla giurisprudenza consolidata della Corte, a differenza dei normali trattati internazionali, i Trattati istitutivi dell’Unione hanno instaurato un ordinamento giuridico di nuovo genere, dotato di proprie istituzioni, a favore del quale gli Stati hanno rinunziato, in settori sempre più ampi, ai loro poteri sovrani e che riconosce come soggetti non soltanto gli Stati membri, ma anche i loro cittadini (v., segnatamente, sentenze 5 febbraio 1963, causa 26/62, van Gend & Loos, Racc. pag. 1, in particolare pag. 5, e 15 luglio 1964, causa 6/64, Costa, Racc. pag. 1127, in particolare pag. 1144). Le caratteristiche fondamentali dell’ordinamento giuridico dell’Unione così istituito sono, in particolare, il suo primato sui diritti degli Stati membri e l’efficacia diretta di tutta una serie di norme che si applicano ai cittadini di tali Stati nonché agli Stati stessi (v. parere 14 dicembre 1991, 1/91, Racc. pag. I-6079, punto 21).
68. Parimenti, occorre rilevare che spetta agli Stati membri, in particolare, in forza del principio di leale cooperazione, enunciato dall’art. 4, n. 3, primo comma, TUE, garantire, ciascuno sul proprio territorio, l’applicazione e l’osservanza del diritto dell’Unione (v., in tal senso, sentenza 16 luglio 1998, causa C-298/96, Oelmühle e Schmidt Söhne, Racc. pag. I-4767, punto 23). Inoltre, in forza del secondo comma di questa stessa disposizione, gli Stati membri adottano ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare l’esecuzione degli obblighi derivanti dai Trattati o conseguenti agli atti delle istituzioni dell’Unione. In tale cornice, spetta agli organi giurisdizionali nazionali e alla Corte garantire la piena applicazione del diritto dell’Unione nell’insieme degli Stati membri, nonché la tutela giurisdizionale dei diritti che i soggetti dell’ordinamento ricavano dal medesimo (v., in tal senso, sentenza 13 marzo 2007, causa C-432/05, Unibet, Racc. pag. I-2271, punto 38 e giurisprudenza ivi citata).
69. Infatti, il giudice nazionale adempie, in collaborazione con la Corte, ad una funzione loro attribuita congiuntamente al fine di garantire il rispetto del diritto nell’interpretazione e nell’applicazione dei Trattati (v. sentenze 16 dicembre 1981, causa 244/80, Foglia, Racc. pag. 3045, punto 16, e 15 giugno 1995, cause riunite da C-422/93 a C-424/93, Zabala Erasun e a., Racc. pag. I-1567, punto 15).
70. Peraltro, l’ordinamento giurisdizionale dell’Unione è costituito da un sistema completo di rimedi giurisdizionali e di procedure, diretto a garantire il controllo della legittimità degli atti delle istituzioni (v., segnatamente, sentenza 25 luglio 2002, causa C-50/00 P, Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, Racc. pag. I-6677, punto 40).
75. Inoltre, la Corte ha sottolineato che un accordo internazionale concluso con Stati terzi può attribuirle nuove competenze giurisdizionali, a condizione che tale attribuzione non alteri la funzione della Corte, quale concepita nei Trattati UE e FUE (v., per analogia, parere 10 aprile 1992, 1/92, Racc. pag. I-2821, punto 32).
76. La Corte ha altresì precisato che un accordo internazionale può incidere sulle sue competenze purché siano soddisfatti i requisiti essenziali affinché sia lasciata inalterata la natura di tali competenze e, pertanto, non sia violata l’autonomia dell’ordinamento giuridico dell’Unione (v. parere 18 aprile 2002, 1/00, Racc. pag. I-3493, punti 21, 23 e 26).
82. Va sottolineato che la posizione del TB delineata dal progetto di accordo sarebbe diversa da quella della Corte di giustizia del Benelux, oggetto della sentenza 4 novembre 1997, causa C-337/95, Parfums Christian Dior (Racc. pag. I-6013, punti 21-23). Infatti, dato che quest’ultima costituisce un organo giurisdizionale comune a diversi Stati membri e, di conseguenza, è situata nel sistema giurisdizionale dell’Unione, le sue pronunce sono soggette a procedure in grado di garantire la piena efficacia delle norme dell’Unione.
83. Occorre anche ricordare che l’art. 267 TFUE, essenziale ai fini della tutela del carattere comunitario del diritto istituito dai Trattati, ha lo scopo di garantire in qualsiasi circostanza a detto diritto il medesimo effetto in tutti gli Stati membri. La procedura pregiudiziale così istituita mira a prevenire divergenze interpretative del diritto dell’Unione che i giudici nazionali devono applicare e tende a garantire quest’applicazione, conferendo al giudice nazionale un mezzo per eliminare le difficoltà che possa generare il dovere di dare al diritto dell’Unione piena esecuzione nella cornice dei sistemi giurisdizionali degli Stati membri. Inoltre, i giudici nazionali hanno la più ampia facoltà, se non l’obbligo, di adire la Corte qualora ritengano che una causa pendente dinanzi ad essi sollevi questioni implicanti un’interpretazione o una valutazione della validità delle norme giuridiche dell’Unione, che impongano una decisione da parte loro (v., in tal senso, sentenze 16 gennaio 1974, causa 166/73, Rheinmühlen-Düsseldorf, Racc. pag. 33, punti 2 e 3, nonché 12 giugno 2008, causa C-458/06, Gourmet Classic, Racc. pag. I-4207, punto 20).
86. A tal riguardo, la Corte ha precisato che il principio per il quale uno Stato membro è obbligato a risarcire i danni arrecati ai soggetti dell’ordinamento per violazioni del diritto dell’Unione ad esso imputabili vale con riferimento a qualsiasi ipotesi di violazione del medesimo diritto, qualunque sia l’organo di tale Stato la cui azione od omissione abbia dato origine alla trasgressione; tale principio si applica parimenti, in presenza di determinate specifiche condizioni, agli organi giurisdizionali (v., in tal senso, sentenze 30 settembre 2003, causa C-224/01, Köbler, Racc. pag. I-10239, punti 31 e 33-36; 13 giugno 2006, causa C-173/03, Traghetti del Mediterraneo, Racc. pag. I-5177, punti 30 e 31, e 12 novembre 2009, causa C-154/08, Commissione/Spagna, punto 125).
87. Occorre aggiungere che, quando una violazione del diritto dell’Unione è commessa da un giudice nazionale, le norme di cui agli artt. 258 TFUE – 260 TFUE prevedono la facoltà di adire la Corte affinché venga accertata una siffatta violazione nei confronti dello Stato membro interessato (v. sentenza 9 dicembre 2003, causa C-129/00, Commissione/Italia, Racc. pag. I-14637, punti 29, 30 e 32).