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Timestamp: 2017-08-20 13:34:18+00:00
Document Index: 90367959

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 1130', 'art 2051', 'art. 1710', 'art. 132', 'art. 118', 'art 2051', 'art. 1130', 'art. 1710']

Infiltrazioni, danni appartamento, da parete condominiale - Iussit.com
8 febbraio 2016 Civile, Condominio
Tribunale di Napoli, 11 Sez. Civile, sentenza del 28 gennaio 2016 – – Condominio – infiltrazioni – danni all’appartamento – risarcimento – onere probatorio – art. 2051 c.c. – Il Condominio è custode delle parti comuni ed è tenuto a risarcire danni a terzi per mancata o scarsa manutenzione
Tribunale di Napoli 11 Sez. Civile, dott.ssa Anna Maria Cocozza, sentenza del 28 gennaio 2016
Condominio – infiltrazioni – danni all’appartamento – risarcimento – onere probatorio – art. 2051 c.c.
Il Condominio è custode delle parti comuni ed è tenuto a risarcire danni a terzi per mancata o scarsa manutenzione
Il Condominio in persona del suo amministratore (ex art. 1130 c.c), è considerato custode delle cose e servizi comuni (ex art 2051 c.c.), in quanto tale è tenuto alla sorveglianza ed alla manutenzione con la diligenza del buon padre di famiglia (art. 1710 c.c.). In caso contrario il Condominio è tenuto al risarcimento dei danni provocati a terzi i quali hanno l’onere di provare l’interrelazione tra danno e e Condominio, quest’ultimo ha l’unica possibilità di provare il caso fortuito che lo esoneri da ogni responsabilità.
11 SEZIONE CIVILE
Il Tribunale, nella persona del Giudice dott.ssa Anna Maria Cocozza
Nella causa iscritta al nnn/11 avente ad oggetto: Responsabilità ex artt.2049 –
2051-2052 c.c.
REMO e ROMOLO, elettivamente domiciliati, presso lo studio dell’avv. CAIO, che li rappresenta e difende in virtù di mandato a margine dell’atto di citazione.
CONDOMINIO, in persona dell’amministratore p.t., elettivamente domiciliato presso lo studio dell’ aw. SEMPRONIO che lo rappresenta e difende in virtù di procura a margine della comparsa di costituzione e risposta con chiamata in causa.
ASS.XX S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., elettivamente domiciliata, presso lo studio dell’avv. MEVIO che la rappresenta e difende in virtù di procura in calce alla comparsa di costituzione e di risposta.
In via preliminare la presente causa è decisa secondo la previsione di cui all’art. 132 c.p.c. così come novellato dalla L. n. 69 del 2009, applicabile ai procedimenti pendenti in primo grado alla data di entrata in vigore della novella, nonché del riformato art. 118 delle disp.att. c.p.c. (ex D.L. n.69/2013) .
Con atto di citazione regolarmente notificato gli attori agivano in giudizio nei confronti del Condominio, al fine di ottenere la condanna dello stesso al risarcimento dei danni provocati da infiltrazioni verificatesi all’interno dell’appartamento di loro proprietà, infiltrazioni provenienti dalla parete esterna condominiale in quanto mancante di qualsiasi protezione.
Alla luce di tali premesse in fatto, gli attori chiedevano che, previo accertamento della responsabilità del convenuto Condominio nella causazione dei danni verificatisi nel loro appartamento, lo stesso venisse condannato al risarcimento dei danni, nella misura complessiva di € 4.900,00 nonché al risarcimento dei danni per mancato utilizzo dell’appartamento ai fini locativi, somma che sarà determinata in corso di causa, anche a seguito di CTU
Si costituiva il Condomino impugnava l’intero contenuto dell’avverso atto di citazione in quanto infondato in fatto ed in diritto, chiedeva ed otteneva la chiamata in causa dell’ente assicuratore Ass.xx S.p.A per essere manlevato in caso di condanna.
Si costituiva la compagnia assicurativa Ass.xx S.p.A. sostenendo la infondatezza della chiamata in garanzia per inoperatività della polizza, nel merito chiedeva il rigetto della domanda.
La domanda è fondata e, nei limiti che saranno precisati, merita accoglimento.
Il presente giudizio ha ad oggetto la richiesta di risarcimento del danno che, secondo la prospettazione attorea, sarebbe stato provocato dalla cattiva manutenzione della facciata esterna dell’edificio, il cui cattivo stato di conservazione avrebbe determinato infiltrazioni di acque nel suo appartamento, infiltrazioni che hanno danneggiato le pareti del soggiorno, del ripostiglio, del corridoio, e della camera da letto e lo studio.
Il quadro normativo di riferimento è rappresentato dall’articolo 2051 c.c. che prevede una responsabilità presunta a carico del custode per i danni provocati dalla cosa che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito. Il fondamento della responsabilità prevista dall’articolo 2051 c.c. deve essere individuato nel dovere di custodia che grava sul soggetto (proprietario, usufruttuario, enfiteuta, conduttore) che, a qualsiasi titolo, ha un effettivo e non occasionale potere fisico sulla cosa in relazione all’obbligo di vigilare affinché la stessa non arrechi danni a terzi.
Il Condominio in persona dell’amministratore, il quale ai sensi dell’articolo 1130 c.c. ha il dovere di sorveglianza sull’uso delle cose e dei servizi comuni e che, nell’espletamento dell’incarico conferito, ha il dovere di osservare, quale mandatario dei condomini, la diligenza del buon padre di famiglia ai sensi dell’articolo 1710 c.c., ha la custodia delle parti e degli impianti comuni e, quindi, è obbligato ad adottare tutte le misure idonee ad evitare che le cose comuni arrechino pregiudizio a terzi o ai singoli condomini (si vedano in tal senso ex plurimis Corte di cassazione n. 12211 del 2003 e Corte di Cassazione n. 5326 del 2005: ….. il Condominio di un edificio, quale custode dei beni e dei servizi comuni, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie affinché le cose comuni non rechino pregiudizio ad alcuno e risponde dei danni da queste cagionati alla porzione di proprietà esclusiva di uno dei condomini).
Dal momento che l’articolo 2051 c.c. prevede una responsabilità presunta a carico del proprietario o dell’utilizzatore della res per il danno “cagionato” dalla stessa, occorre considerare decisivo il dato testuale e ritenere – conformemente peraltro ai precedenti giurisprudenziali sul punto – che, ai fini del riconoscimento della responsabilità del custode, è necessario che il danno lamentato sia causalmente riconducibile all’intrinseco dinamismo della cosa, per la sua consistenza oggettiva, o per effetto di agenti che ne hanno alterato la natura, escludendo che possa assumere alcuna rilevanza la circostanza che la cosa abbia rappresentato una mera occasione del verificarsi dell’evento dannoso.
In ogni caso, ai fini del riconoscimento della responsabilità del custode non è necessario che la res sia intrinsecamente pericolosa (si veda Corte di cassazione n. 849 del 1955), ma è sufficiente, perché possa essere riscontrato il rapporto di causalità fra la cosa ed il danno, che la res abbia una concreta potenzialità dannosa per sua connaturale forza dinamica o anche statica o per effetto di concause umane o naturali (si vedano ex plurimis Corte di cassazione n. 10277 del 1990 e n. 11264 del 1995), fermo restando che tanto meno la cosa è intrinsecamente pericolosa e quanto più la situazione di possibile pericolo è suscettibile di essere prevista e superata con l’adozione delle normali cautele da parte del danneggiato tanto più l’incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente dello stesso (Corte di cassazione n. 2430 del 2004).
L’articolo 2697 c.c. – chi vuoi far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Chi eccepisce l’inefficacia di tali fatti oppure eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda – disciplina la distribuzione dell’onere della prova facendo applicazione dell’antico principio onus probandi incumbit ei qui dicit non ei qui negat: chiunque intenda chiedere l’attuazione della volontà della legge, in relazione ad un diritto che faccia valere in via di azione o di eccezione, deve provare il fatto giuridico da cui fa discendere il preteso diritto e, quindi, tutti gli elementi o requisiti necessari per legge alla nascita dello stesso, che costituiscono condizioni positive della pretesa.
Pertanto, nel giudizio avente ad oggetto la richiesta di risarcimento del danno provocato da una cosa in custodia il danneggiato deve dimostrare la relazione (di proprietà o di uso) intercorrente fra il convenuto e la res, il danno subito ed il rapporto di causalità fra la cosa e l’evento dannoso (si veda in tal senso- ex plurimis Corte di cassazione n. 25243 del 2006), mentre grava sul custode l’onere di fornire la prova liberatoria del caso fortuito, idonea a superare la presunzione iuris tantum prevista a suo carico, dimostrando che l’evento dannoso si è verificato per l’intervento di un fattore esterno (fatto del terzo o dello stesso danneggiato), imprevedibile, inevitabile ed eccezionale che abbia inciso, interrompendolo, sul nesso causale (si vedano ex plurimis Corte di cassazione n. 1971 del 2000 e n. 12161 del 2000).
D’altra parte, soltanto nel caso in cui il danneggiato abbia assolto all’onus probandi su di lui gravante può ritenersi operante la presunzione di responsabilità prevista dall’articolo 2051 c.c. a carico del proprietario o dell’utilizzatore della res, per superare la quale lo stesso sarà tenuto a fornire la prova del caso fortuito: ne consegue che soltanto se l’attore ha dimostrato l’evento dannoso e la sua riconducibilità causale alla
cosa in custodia, al fine di superare la presunzione di responsabilità prevista a suo carico il convenuto ha l’onere di dimostrare l’intervento, nella causazione dell’evento dannoso, di un fattore, estraneo alla sua sfera soggettiva, che abbia inciso sul rapporto di causalità, escludendolo.
Ritiene questo giudice che nel caso di specie gli attori, sul quale gravava il relativo onus probandi, abbia fornito la dimostrazione dei fatti costitutivi della pretesa azionata, avendo dimostrato il danno subito, il difetto di manutenzione del bene comune del quale è custode il Condominio convenuto e la riconducibilità ad esso dell’evento dannoso.
Gli esiti dell’attività istruttoria si compendiano essenzialmente nei risultati della eseguita indagine peritale d’ufficio, risultati che hanno sufficientemente confermato i presupposti di fatto della pretesa risarcitoria.
L’ausiliario, dopo aver dettagliatamente descritto la proprietà degli attori, ha riferito, nel dare risposta ai quesito del mandato, che “la causa dei danni rilevati all’interno dell’appartamento degli attori, danni che risultano causati esclusivamente da un pessimo stato di conservazione e manutenzione della facciata esterna dell’edificio esposta a Nord. La facciata Nord dell’edificio essendo priva coibentazione ha favorito i fenomeni di condensa che hanno aggravato lo stato di degrado delle pareti all’interno dell’appartamento di proprietà degli attori.
Assodata le ragioni delle infiltrazione occorre passare alla quantificazione del nocumento. In proposito il C.T.U., ha stimato in Euro 7.400,23 il costo dei lavori necessari all’eliminazione dei danni.
Inoltre il CTU ha stimato in euro 12.556,84 il mancato utilizzo dell’appartamento degli attori per il periodo giugno 2011 ad aprile 2013. Questo giudicante ritiene di dover ridurre tale somma relativo al mancato utilizzo dell’immobile ad euro 8.000,00 Per quanto concerne il rapporto della chiamata in causa assicurazione Ass.xx S.p.A. si rileva la estraneità stante la inoperatività della polizza.
La domanda è fondata e, merita accoglimento.
Il Tribunale di Napoli, in persona del Giudice Onorario di Tribunale, dott.ssa Anna Maria Cocozza, definitiva mente pronunciando sulla causa iscritta la n. …0/11 del R.G.A.C., ogni contraria istanza e deduzione disattesa, così provvede: a) Dichiara il Condominio in persona dell’amministratore p.t. responsabile ex art 2051 c.c dei danni subiti nell’appartamento degli attori.
Dichiara il Condominio in persona dell’amministratore p.t. al pagamento a favore degli attori ed a titolo di risarcimento danni, la somma di € 7.400,23 per il costo dei lavori per l’eliminazione dei danni ed euro 8.000,00 il mancato utilizzo dell’appartamento degli attori per il periodo giugno 2011 ad aprile 2013 oltre interessi .. b) Condanna il Condominio in persona dell’amministratore p.t. al pagamento di € 350,00 per spese, € 2.124,20 per rimborso spese di CTU, in € 2.150,00 per competenze professionali oltre rimborso
spese generali, IVA e CPA con distrazione a favore dell’avv. Caio.
Napoli, 25.01.16
Dott.ssa Anna Maria Cocozza
art. 1130 c.c., art. 1710 c.c., Art. 2051 c.c., caso fortuito, Condominio, infiltrazioni, onere della prova, onere probatorio, parti comuni