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Timestamp: 2016-10-24 20:10:45+00:00
Document Index: 82807472

Matched Legal Cases: ['art. 83', 'art. 83', 'art. 19', 'art. 22', 'art. 95', 'art. 109', 'art. 95', 'art. 109', 'art. 83', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 109']

Ulteriori chiarimenti in merito al corretto trattamento fiscale delle spese
relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e
bevande - Articolo 83, commi 28-bis, ter, quater, e quinquies del
decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla
1. Rinuncia alla detrazione dell'Iva
5. Spese di vitto e alloggio sostenute per trasferte dei dipendenti
nell'ambito del territorio comunale
7. Convenzione con un esercizio pubblico per la fornitura di un servizio
di mensa esterna
Con circolare 5 settembre 2008, n. 53/E, sono stati forniti i primi chiarimenti in merito alle modifiche normative apportate al regime fiscale
delle prestazioni alberghiere e delle somministrazioni di alimenti e
bevande, introdotte dall'art. 83, commi da 28-bis a 28-quater, del d.l. 25
giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2008,
In considerazione della rilevanza delle predette modifiche e dei
significativi impatti delle stesse sull'operatività delle imprese e dei
professionisti, si forniscono con la presente ulteriori precisazioni in
relazione a specifici quesiti posti all'attenzione della scrivente.
D. La rinuncia alla detrazione dell'Iva sulle spese per prestazioni alberghiere e di ristorazione (ad esempio,
perché non economicamente
vantaggiosa rispetto agli oneri amministrativi imposti) è ostativa alla
deduzione dell'imposta dal reddito quale componente di costo? In caso affermativo,
l'impossibilità sussiste anche qualora non si sia potuto
procedere alla detrazione in ragione dell'oggettivo impedimento rappresentato
dall'indisponibilità della fattura (ad esempio perché non richiesta prima dell'effettuazione dell'operazione)?
R. Com'è noto, l'art. 83, commi 28-bis e 28-ter, del decreto-legge 25
n. 133, modificando l'art. 19-bis1, comma 1, lett. e), del D.P.R. n. 633 del
1972, ha eliminato, con effetto dal 1 settembre 2008, la previsione di
indetraibilità oggettiva disposta per le prestazioni alberghiere e di
Pertanto, a partire dal 1 settembre 2008, l'IVA addebitata sui
servizi alberghieri e di ristorazione è detraibile sempreché si tratti di
operazioni inerenti all'attività di impresa, arte o professione e sempreché le prestazioni siano documentate da fattura.
L'IVA detraibile non può, naturalmente, costituire un costo ai fini
della determinazione del reddito.
Per quanto concerne la possibilità di dedurre dal reddito, quale
componente di costo, l'IVA pagata per i servizi alberghieri e di
ristorazione, non detratta nonostante il mutato quadro normativo, occorre
tener conto che, in base all'art. 22, primo comma, n. 2, del D.P.R. n. 633
del 1972, per le prestazioni in questione, ancorché gli albergatori ed i
ristoratori non siano obbligati a rilasciare la fattura, questa può essere richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell'operazione.
Il contribuente, avvalendosi della facoltà prevista dalla norma
richiamata, può ottenere il rilascio della fattura e realizzare il
presupposto documentale necessario per esercitare il diritto alla detrazione
dell'imposta pagata per rivalsa.
La mancata richiesta della fattura non può avere riflessi ai fini
della determinazione del reddito atteso che in tale ipotesi l'indetraibilità dell'IVA non deriverebbe da cause oggettive che precludono
l'esercizio del relativo diritto bensì da una valutazione discrezionale
Sebbene, pertanto, il diritto alla detrazione dell'IVA pagata per
rivalsa sia subordinato al possesso della fattura, si ritiene che in
mancanza della stessa l'imprenditore o il professionista non possano comunque dedurre dal reddito l'IVA compresa nel costo sostenuto per le
prestazioni alberghiere e di ristorazione.
D. Nella circolare 53/E, in caso di prestazione fruita da un soggetto
diverso dal committente, ai fini della detrazione è richiesta la
cointestazione della fattura. Tale precisazione deve essere interpretata nel
senso che le generalità di tutti i soggetti beneficiari della prestazione
devono figurare nell'intestazione ovvero possono anche essere solo
menzionate nel corpo del documento? L'obbligo della cointestazione può
ritenersi ugualmente adempiuto anche semplicemente allegando alla fattura la
nota spese della trasferta recante la menzione dei nomi dei dipendenti
fruitori delle prestazioni?
R. Il riferimento alla cointestazione della fattura, contenuto nella
circolare 53/E deve essere inteso nel senso che, nel caso in cui non vi sia
coincidenza tra il soggetto che acquista il servizio nell'esercizio della
propria attività d'impresa, arte o professione (ad esempio il datore di lavoro) e colui che materialmente ne usufruisce (ad esempio il dipendente),
la fattura deve essere intestata al soggetto beneficiario della detrazione
al fine di consentirgli l'esercizio del relativo diritto. I dati dei dipendenti fruitori della prestazione dovranno essere indicati nella
fattura ovvero in una apposita nota ad essa allegata.
D. Considerato che gli amministratori (con esclusione di quei soggetti
per i quali tale carica configura esercizio della propria professione abituale) sono da considerare alla stregua di collaboratori dell'impresa,
è ammesso dedurre integralmente le spese alberghiere e di ristorazione da
questi sostenute in trasferta, ex art. 95, comma 3, del Tuir?
R. L'articolo 95, comma 3, del Tuir definisce gli importi massimi che
possono essere portati in deduzione dal datore di lavoro per le spese di
vitto e alloggio sostenute per le trasferte fuori dal territorio comunale
dai lavoratori dipendenti e dai titolari di rapporti di collaborazione
coordinata e continuativa. Tale disposizione trova applicazione anche per le
trasferte effettuate dagli amministratori della società.
In relazione a tali spese non risulta, quindi, applicabile la
limitazione della deducibilità al 75 per cento dei costi sostenuti per le
prestazioni alberghiere e per le somministrazione di alimenti e bevande
disposta dall'articolo 109, comma 5, del Tuir come
riformulato dall'articolo 83, comma 28-quater, del decreto-legge n. 112 del 2008.
D. Come devono essere trattati, ai fini delle imposte dirette, i
rimborsi spese dei soci di una S.n.c. (o altra società di persone) relativi alle trasferte da essi effettuati? Si possono equiparare ai rimborsi dei
R. L'articolo 95, comma 3, del Tuir trova applicazione solo con
riferimento alle spese di vitto e alloggio sostenute per le trasferte
effettuate dai dipendenti e dai titolari di rapporti di collaborazione
Le spese sostenute dalla società per le trasferte effettuate dai soci
possono, invece, essere portate in deduzione secondo il generale principio di inerenza che sottende alla determinazione del reddito di impresa.
In relazione alle spese per prestazioni alberghiere e somministrazioni di alimenti e bevande opera, inoltre, la previsione normativa dettata
dall'articolo 109, comma 5, del Tuir che limita la
deducibilità di tali
costi al 75 per cento del loro ammontare.
D. Le spese relative a prestazioni alberghiere ed a somministrazione di
alimenti e bevande sostenute per le trasferte di dipendenti o collaboratori
nell'ambito del territorio comunale sono soggette alla limitazione al 75 per
cento della deducibilità, prevista dall'art. 109, comma 5, del Tuir,
novellato dal decreto-legge n. 112 del 2008?
R. Ai fini della determinazione del reddito d'impresa, il limite di
deducibilità delle spese relative a prestazioni alberghiere e a
somministrazione di alimenti e bevande non riguarda quelle di cui al comma
3, dell'art. 95 del Tuir, ossia le spese sostenute dal datore di lavoro per
le trasferte effettuate dai dipendenti o collaboratori fuori dal territorio
Deve ritenersi, quindi, che le spese relative a somministrazioni di
alimenti e bevande ed a prestazioni alberghiere, se sostenute in occasione
di trasferte effettuate dal dipendente nell'ambito del territorio comunale,
sono deducibili, ai fini delle imposte dirette, nella misura del 75 per cento del loro ammontare.
D. Poichè l'art. 109, comma 5, del Tuir novellato dal decreto-legge n.
112 del 2008 limita al 75 per cento la deducibilità delle sole spese per
"somministrazioni" di alimenti e bevande, è legittimo ritenere che restino
al di fuori della portata della norma le spese sostenute per la gestione
diretta di un servizio di mensa aziendale?
R. Il comma 28-quater, lett. a), dell'art. 83 del decreto-legge n. 112
del 2008, modificando l'art. 109, comma 5, del TUIR, relativo alle norme
generali sui componenti del reddito di impresa, ha stabilito che le spese
per prestazioni alberghiere e per somministrazione di alimenti e bevande, a
far data dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre
2008, sono deducibili nella misura del 75 per cento del loro ammontare. La
disposizione stabilisce una deroga per le spese sostenute per
somministrazioni di alimenti e bevande in occasione delle trasferte dei
dipendenti fuori dal territorio comunale.
Si ritiene che l' ipotesi di spese sostenute da una impresa per la gestione diretta di un servizio di mensa aziendale non possa essere
ricondotta alla fattispecie interessata dalla nuova disposizione. In questa
ipotesi, infatti, le spese sostenute dal datore di lavoro riguardano
l'acquisto di beni e servizi ed eventualmente quelle per la manodopera da
utilizzare per la preparazione di pasti da somministrare e non l'acquisto di
una somministrazione di alimenti e bevande.
Parimenti, nell'ipotesi in cui la mensa sia gestita da terzi, il costo
relativo non subisce limitazioni alla deducibilità tenuto conto che lo
stesso è sostenuto per l'acquisizione di un servizio complesso non
riducibile alla semplice somministrazione di alimenti e bevande.
D. Il limite della deducibilità al 75 per cento per le spese per
"somministrazioni" di alimenti e bevande di cui all'art. 109, comma 5, del
Tuir opera anche per le spese sostenute dall'impresa che stipuli un'apposita
convenzione con un esercizio pubblico (ad esempio, un ristorante o un bar)
per la fornitura di un servizio di mensa esterna?
R. Si ritiene che anche l'ipotesi in cui l'impresa stipuli una
convenzione con un esercizio pubblico per fornire un servizio di mensa
esterna ai propri dipendenti non possa essere ricondotta alla fattispecie
prevista dall'art. 109, comma 5, del
Tuir, come modificato dal
Si rammenta, al riguardo, che secondo i chiarimenti resi nella
circolare 23 dicembre 1997, n. 326 (par. 2.2.3), tra le somministrazioni in mense aziendali, anche gestite da terzi, sono comprese, tra l'altro, le
convezioni con i ristoranti.
In sostanza, la convenzione stipulata con un ristorante costituisce una delle
modalità a disposizione del datore di lavoro per garantire alla generalità dei dipendenti il servizio di mensa.
Pertanto, l'importo che, in base alla convenzione stipulata, il datore
di lavoro paga all'esercente un pubblico esercizio, quale corrispettivo per i pasti consumati dai dipendenti, costituisce un costo che non subisce
limitazioni alla deducibilità in quanto lo stesso è sostenuto per
l'acquisizione di un servizio di mensa (esterna), cioè di un servizio
complesso, non riducibile alla semplice somministrazione di alimenti e
D. Le spese sostenute dal datore di lavoro per l'acquisto dei ticket
restaurant sono soggette alla limitazione al 75 per cento della deducibilità, prevista dagli articoli
54, comma 5, e 109, comma 5, del Tuir, per le spese per "somministrazioni" di alimenti e bevande?
R. Atteso che la fornitura dei ticket restaurant rappresenta un servizio sostitutivo di mensa, si ritiene che la limitazione della
deducibilità al
75 per cento non sia applicabile alle spese sostenute dal datore di lavoro
per il loro acquisto. Tali spese, infatti, analogamente a quelle relative ad una convenzione con un esercizio pubblico, rappresentano il costo per
l'acquisizione di un servizio complesso non riducibile alla semplice
D. L'impresa distributrice dei buoni pasto (società emittente) rimborsa
ai pubblici esercizi convenzionati l'importo corrispondente ai ticket consegnati dai dipendenti come corrispettivo del servizio di
Detto rimborso è soggetto al limite di deducibilità (75 per cento)
previsto dall'art. 109, comma 5, del
Tuir, per le spese per "somministrazioni" di alimenti e bevande?
R. Si ritiene che la limitazione della deducibilità non trovi applicazione in quanto l'importo che la
società emittente dei buoni pasto
corrisponde ai pubblici esercizi convenzionati, costituisce un costo per
l'acquisizione di servizi (somministrazione di alimenti e bevande) che
concorrono direttamente alla produzione dei ricavi della stessa società
emittente. Un'interpretazione logico sistematica della disposizione
introdotta dall'art. 109, comma 5, del
Tuir, porta a ritenere che la prevista riduzione della deducibilità della spesa operi solo nei casi in
cui la stessa si riferisca all'acquisizione di servizi (alberghieri e di
ristorazione) che, alla luce dell'oggetto dell'attività imprenditoriale,
concorrono solo in maniera indiretta alla produzione dei ricavi.
Si ritiene, infatti, che la ratio perseguita dal legislatore sia
intesa a limitare la deducibilità delle spese per prestazioni alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande solo nelle ipotesi in cui
essere dubbia l'inerenza di dette spese all'esercizio dell'attività
d'impresa (ovvero all'arte o alla professione).
Pertanto, la limitazione alla deduzione dal reddito delle spese in
questione non si applica a fattispecie, come quello in esame, rispetto alle
quali, l'inerenza delle spese alberghiere e di somministrazioni di alimenti
e bevande è indubbia, in quanto le stesse costituiscono l'oggetto dell'attività d'impresa.
D. Il limite della deducibilità al 75 per cento delle spese relative a prestazioni alberghiere e a somministrazioni di alimenti e bevande di cui
all'art. 109, comma 5, del
Tuir, si applica alle spese sostenute dai tour
operator e dalle agenzie di viaggi per l'acquisto di dette prestazioni di servizi da destinare alla rivendita anche nell'ambito di pacchetti turistici?
R. Si ritiene che la limitazione della deducibilità delle spese alberghiere e di ristorazione non si applichi alle spese sostenute dai tour
operator e dalle agenzie di viaggi per l'acquisto di prestazioni alberghiere
e di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto si tratta di prestazioni di servizi la cui rivendita costituisce oggetto
propria dell'impresa.
Si richiamano, al riguardo, le medesime considerazioni svolte al
precedente paragrafo 9, in relazione all'impresa distributrice di ticket
Infatti, atteso che l'attività propria dei tour operator e delle
agenzie di viaggi consiste nell'organizzazione e nella commercializzazione
di viaggi e soggiorni, non può essere posta in dubbio l'inerenza a detta
attività delle spese sostenute per l'acquisto di servizi alberghieri e di
somministrazione di alimenti e bevande, i quali costituiscono uno dei
componenti essenziali dei servizi turistici forniti ai consumatori finali.