Source: http://www.pianetasicurezza.org/Approfondimenti/index038.html
Timestamp: 2020-08-08 17:28:47+00:00
Document Index: 77174738

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 66', 'art. 121', 'art. 26', 'art. 66']

Sul campo di applicazione del Decreto 177/2011, vi sono diffusi problemi di interpretazione, su cui sarebbe utile un intervento del Ministero Del Lavoro.
Cerchiamo di ragionare sul tema, partendo da una rilettura della norma, il comma 2 dell’art. 1 del decreto 177/2011, recita come segue:
“2. Il presente regolamento si applica ai lavori in ambienti sospetti di inquinamento di cui agli articoli 66 e 121 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e negli ambienti confinati di cui all’allegato IV, punto 3, del medesimo decreto legislativo.”
Si deve inoltre tener conto il provvedimento riporta il Titolo che segue::
“Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinanti, a norma dell’articolo 6, comma 8, lettera g), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.”
Un provvedimento che regolamenta il sistema di qualificazione delle Imprese e dei lavoratori autonomi che prendono lavori in appalto in ambienti sospetti di inquinamento o confinati.
Importante leggere con attenzione ogni frase, al fine di valutare con precisione quale può essere il campo di applicazione.
Nel titolo si legge: “ambienti sospetti di inquinamento o confinati” – dunque si prendono in considerazione due fattispecie, che in parte possono coincidere, ma non si escludono situazioni specifiche come ad esempio luoghi aperti, come vasche, vedi depuratori, che pur non trattandosi nel senso tecnico di ambienti “confinati”, sono luoghi in cui vi sono sostanze inquinanti, cioè tossiche e nocive, dal punto di vista chimico e/o biologico.
In primo luogo si deve precisare che nel decreto si fa riferimento agli appalti di Datori di Lavoro, cioè ai lavori eseguiti nell’ambito dell’art. 26 del D. Lgs. 81/08.
“3. Le disposizioni di cui agli articoli 2, comma 2, e 3, commi 1 e 2, operano unicamente in caso di affidamento da parte del datore di lavoro di lavori, servizi e forniture all’impresa appaltatrice o a lavoratori autonomi all’interno della propria azienda o di una singola unità produttiva della stessa, nonché nell’ambito dell’intero ciclo produttivo dell’azienda medesima, sempre che abbia la disponibilità giuridica, a norma dell’articolo 26, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, dei luoghi in cui si svolge l’appalto o la prestazione di lavoro autonomo.”
Dunque se ne dovrebbe dedurre che se i lavori sono soggetti all’applicazione del Titolo IV capo I, non si applicano le norme previste nell’art. 2, comma 2 (sistema di qualificazione) e 3 (Procedure di sicurezza nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati) - commi 1 e 2 – formazione e addestramento – nomina proprio rappresentante con compiti di sorvegliante.
Questo significa che negli appalti di cui al titolo IV, non si devono attuare tutte le precauzioni per prevenire i rischi derivanti da lavori eseguiti in ambienti confinati e/o in cui vi è il rischio di inquinamento? – la risposta è NO, siamo già nell’ambito di una norma speciale, quella sui cantieri temporanei e mobili, in cui vi sono procedure particolari di pianificazione della sicurezza e di gestione dei lavori, vedi nomina da parte del committente del CSP e del CSE.
Nel decreto 177/11 vi sono poi riferimenti precisi, come:
· l’art. 66 in cui si parla di “pozzi neri, fogne, camini, fosse, gallerie e in generale in ambienti e recipienti, condutture, caldaie e simili, ove sia possibile il rilascio di gas deleteri”
· L’art. 121 in cui si parla che “Quando si eseguono lavori entro pozzi, fogne, cunicoli, camini e fosse in genere, devono essere adottate idonee misure contro i pericoli derivanti dalla presenza di gas o vapori tossici, asfissianti, infiammabili o esplosivi”
· Punto 3 dell’allegato IV, il cui primo comma recita come segue:
· “3.1. Le tubazioni, le canalizzazioni e i recipienti, quali vasche, serbatoi e simili, in cui debbano entrare lavoratori per operazioni di controllo, riparazione, manutenzione o per altri motivi dipendenti dall’esercizio dell’impianto o dell’apparecchio, devono essere provvisti di aperture di accesso aventi dimensioni tali da poter consentire l’agevole recupero di un lavoratore privo di sensi.”
Nei lavori di realizzazione di una galleria, stradale, idraulica ecc., si applica il decreto 177/11?, se l’opera, come si presume rientra nel campo di applicazione del Titolo IV capo I, non si applica – inoltre si deve precisare che i lavori in sotterraneo sono ancora regolamentati dal DPR 320 del 1956.
Questo significa che si tratta di un ambiente in cui non vi sono i rischi di inquinamento e/o di esplosione? – NO, sono ambienti confinati, molto complessi, per i quali esiste una norma speciale, sono state elaborate procedure e protocolli di vigilanza, vedi “variante di Valico” ecc..
Per i lavori in galleria si devono applicare tutti gli accorgimenti di sicurezza necessari, tenuto conto della tipologia di rischi presenti, vedi possibile presenza di gas, come il grisù ecc..
Mettendo da una parte il dibattito sul campo di applicazione del decreto 177/11, si devono fare alcune precisazioni sull’accesso in ambienti confinati, in cui vi è il problema del recupero di lavoratori che per ragioni anche accidentali possano essere colti da malori.
Il PSC, il POS devono prendere in considerazione le criticità derivanti da lavori da eseguire in vasche, anche in costruzione, che vengano coperte e vi sia l’accesso da un pozzo di ispezione.
Anche in fase di costruzione e/o di manutenzione, ove non vi sia il Rischio di inquinamento, di presenza di gas o sostanze tossiche e nocive, si pone il problema del recupero.
Se devo disarmare il banchinaggio allestito per realizzare la copertura di una vasca, in cui sia stato lasciato solo il vano in cui sarà realizzato il pozzo di ispezione, devo prevedere delle procedure di recupero – che non possono prescindere dalla predisposizione di attrezzature di emergenza, come il cavalletto e i sistemi di imbracatura necessari al recupero – con relativo personale addestrato.
Il CSP e il CSE non possono eludere i problemi, il datore di lavoro non può prescindere nel valutare tutti i rischi quelli legati alle criticità del recupero di personale in ambienti confinati, come pozzi, vasche, silos ecc..
Il decreto 177/11, interviene per regolamentare la qualificazione delle imprese e le procedure di gestione degli interventi di manutenzione e mantenimento di impianti, caratterizzati da luoghi confinati e/o con presumibile presenza di inquinamento, quando vengono utilizzate ditte in appalto, da parte di un datore di lavoro committente, di cui all’art. 26 del D.Lgs. 81/08.
In questo periodo sentiamo ripetere tante banalità, sul tema, “oggi si deve predisporre un piano di recupero”, “oggi si deve valutare la qualità dell’ambiente confinato”, dal 1955/56 si doveva organizzare un piano di recupero e valutare la eventuale presenza di sostanze tossiche in ambienti confinati – dal 1955/1956 sono in vigore le norme, oggi contenute negli art. 66-121 e allegato IV punto 3 del D. Lgs 81/08 (DPR 547/55 - DPR 303/56 - DPR 164/56), altra storia sono le norme introdotte con il decreto 177/11, che tendono a responsabilizzare il Committente datore di lavoro, ad individuare una griglia per selezionare i soggetti che possono operare nel campo e le relative procedure di sicurezza, prima fra tutte quella della nomina di un rappresentante esperto del committente che deve coordinare i lavori.