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Timestamp: 2020-04-04 06:38:35+00:00
Document Index: 15691013

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Sentenza Cassazione Civile n. 19176 del 28/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19176 del 28/09/2016
Cassazione civile sez. lav., 28/09/2016, (ud. 05/05/2016, dep. 28/09/2016), n.19176
sul ricorso 12441-2012 proposto da:
S.A., C.F. (OMISSIS), + ALTRI OMESSI
ricorso successivo senza n.r.g.;
T.P., C.F. (OMISSIS), + ALTRI OMESSI
avverso la sentenza n. 9434/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA
deposita il 22/12/2011 R.G. N. 1291/2008;
udito l’Avvocato ARTURO SFORZA;
udito l’Avvocato FABIO CODOGNOTTO;
1 – La Corte di Appello di Roma ha dichiarato improcedibile l’appello proposto dagli attuali ricorrenti, tutti dipendenti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, avverso la sentenza del locale Tribunale, che aveva respinto la domanda volta ad ottenere la retrodatazione alla data di pubblicazione del bando degli effetti giuridici ed economici derivati dalla positiva partecipazione alle procedure selettive per il passaggio interno fra le aree.
2 – La Corte territoriale, premesso che l’udienza di discussione era stata originariamente fissata per la data del 1 febbraio 2010, poi rinviata d’ufficio, ha evidenziato che la notifica del ricorso in appello era stata effettuata solo il 31 maggio 2010 e, quindi, quando già era da tempo spirato il termine fissato dall’art. 435 c.p.c.. Ha richiamato il principio affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte con sentenza n. 20604 del 30 luglio 2008 ed ha sottolineato che, a fronte di una notifica inesistente, non poteva trovare applicazione l’art. 291 c.p.c., sicchè i ricorrenti non potevano chiedere di essere autorizzati alla notificazione nè, tantomeno, potevano effettuarla autonomamente a termine ormai scaduto.
3 – Per la cassazione della sentenza hanno proposto distinti ricorsi i ricorrenti indicati in epigrafe sulla base di un unico motivo, illustrato da memorie ex art. 378 c.p.c.. Il Ministero ha resistito con tempestivo controricorso.
1 – Entrambi i ricorsi, riuniti in un unico processo ex art. 335 c.p.c., censurano la sentenza impugnata per “violazione e falsa applicazione degli artt. 434, 435, 291 e 421 c.p.c.”. Premettono i ricorrenti che il decreto di fissazione dell’udienza di discussione del 17 ottobre 2008, depositato in Cancelleria il 22 ottobre 2008, non era mai stato comunicato al difensore degli appellanti, Avv. Fabio Codognotto, al quale la Cancelleria aveva notificato solo, in data 2 marzo 2010, il provvedimento con il quale l’udienza di discussione era stata fissata per il 6 dicembre 2011 dinanzi a,d altro Collegio, con nomina di altro relatore. La notificazione dell’appello, avvenuta il 31 maggio 2010, era dunque valida e tempestiva in quanto, a seguito della dichiarazione di parziale incostituzionalità dell’art. 435 c.p.c., il termine non può decorrere ove al difensore non sia stata data comunicazione del deposito del decreto presidenziale di fissazione della udienza di discussione.
2 – E’ infondata l’eccezione di inammissibilità delle impugnazioni sollevata dalla difesa del Ministero.
L’errore revocatorio è configurabile solo qualora la decisione sia frutto di una errata percezione del fatto sostanziale o processuale ed emerga oggettivamente, immediatamente ed incontestabilmente dal raffronto tra la rappresentazione del fatto, risultante dagli atti e documenti di causa, e quella percepita dal Giudice alla loro lettura. La viziata percezione, la supposizione errata della sussistenza o insussistenza del fatto, deve essere necessariamente espressa e non implicita, posto che in caso contrario si configura una omessa valutazione, censurabile ex art. 360 c.p.c., n. 5, se riferibile a fatti sostanziali, ovvero ex art. 360 c.p.c., n. 4, in caso mancata considerazione di un atto processuale (in tal senso Cass. 21.7.2010 n. 17110 e Cass. 15.11.2013 n. 25653).
Nel caso di specie si desume con chiarezza dalla motivazione della sentenza impugnata che la Corte territoriale non ha supposto la comunicazione del decreto ex art. 435 c.p.c. come avvenuta, quando in realtà la stessa non era stata effettuata, bensì non ha considerato affatto detto necessario adempimento processuale, sicchè non è configurabile il denunciato errore revocatorio, sia perchè, come si è detto, lo stesso presuppone che la motivazione sia espressa e non implicita, sia in quanto il presupposto implicito della pronuncia va individuato, eventualmente, non già nell’accertamento dell’avvenuta comunicazione bensì nella irrilevanza, ai fini della pronuncia di improcedibilità, dell’adempimento.
2.1 – I ricorsi sono fondati.
La puntuale ricostruzione della successione dei fatti processuali, contenuta nei ricorsi introduttivi, trova riscontro nella documentazione in atti e non è stata oggetto di contestazione alcuna da parte della difesa del controricorrente.
Risulta, pertanto, accertato che il decreto del 17.10.2008, con il quale il Presidente di Sezione della Corte di Appello di Roma ha fissato la data della udienza di discussione per il 1 febbraio 2010 dinanzi al quarto collegio, non è mai stato comunicato al difensore degli appellanti, al quale la Cancelleria ha notificato solo il 2 marzo 2010 il provvedimento di fissazione di una nuova udienza per il 6 dicembre 2011 dinanzi al secondo collegio, adottato a seguito del decreto del 25 gennaio 2010 di riassegnazione delle cause.
Gli appellanti, ricevuta detta comunicazione, hanno provveduto a notificare al Ministero il ricorso in appello, unitamente ai decreti di fissazione e di differimento dell’udienza, il 31 maggio 2010 e, quindi, nel rispetto del termine di comparizione fissato dall’art. 435 c.p.c., comma 3.
Ha, pertanto, errato la Corte territoriale nel dichiarare la improcedibilità dell’impugnazione, atteso che ciò che fa sorgere a carico dell’appellante l’onere di completare la fattispecie introduttiva del giudizio di appello è l’intervenuta comunicazione, all’appellante medesimo, dell’avvenuto deposito del decreto presidenziale di fissazione dell’udienza di discussione, resa obbligatoria dall’art. 435 c.p.c., comma 2, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 15 del 1977 (fra le più recenti Cass. 8.9.2014 n. 18851 e Cass. 11.11.2014 n. 24008; Cass. 27.10.2010 n. 21978).
2.2 – Non rileva, poi, il mancato rispetto del termine di dieci giorni dalla comunicazione del decreto di fissazione di una nuova udienza di discussione, posto che secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte la violazione di detto termine “non produce alcuna conseguenza pregiudizievole per la parte, perchè non incide su alcun interesse di ordine pubblico processuale o su di un interesse dell’appellato, sempre che sia rispettato il termine che, in forza del medesimo art. 435 c.p.c., commi 3 e 4, deve intercorrere tra il giorno della notifica e quello dell’udienza di discussione.” (Cass. 29 2 2016 n. 3959 e negli stessi termini Cass. 16.10.2013 n. 23426 e Cass. 31.5.2012 n. 8685).
La sentenza impugnata va, pertanto, cassata con rinvio alla Corte di Appello di Roma, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.
La Corte provvedendo sui ricorsi riuniti li accoglie. Cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese del giudizio di legittimità alla Corte di Appello di Roma, in diversa composizione.