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Timestamp: 2018-02-23 18:14:09+00:00
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Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 16 luglio 2013, n. 17370. Licenziamento illegittimo per il lavoratore assente ingiustificato per tre giorni - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 16 luglio 2013, n. 17370. Licenziamento illegittimo per il lavoratore assente ingiustificato per tre giorni
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sentenza 16 luglio 2013, n. 17370
A fondamento del decisum la Corte del merito, per quello che interessa in questa sede, poneva, innanzitutto, il rilievo, che la sanzione del licenziamento non poteva ritenersi proporzionata alla mancanza contestata considerato che le stesse parai collettive avevano previsto una sanzione conservativa in ordine alla più grave ipotesi del lavoratore che si assenta simulando la malattia o con sotterfugi si sottragga agli obblighi di lavoro. Relativamente all’aliunde perceputm riteneva la Corte che ancorché la relativa eccezione fosse sollevabile per la prima volta anche in appello, tuttavia i fatti posti a fondamenta della sessa dovevano essere tempestivamente allegati ed essendo quelli rosa a fondamento dell’eccezione allegati tardivamente la relativa eccezione non poteva trovare accoglimento. Avverso questa sentenza la soci età in epigrafe ricorre in cassazione sulla base di cinque motivi, illustrati da memoria.
Con i primi motivi la società ricorrente prospetta unitariamente violazione dell’ara. 32 del CCNL di settore in relazione agli artt. 1362, 1363, 1367, 2119 cc nonché 3 della legge n. 604 dei 1966, motivazione insufficiente e contraddittoria su un “punto” decisivo della controversi ed in subordine omesso esame di un fatto decisivo in violazione dell’art. 112 cpc.
Né l’assolvimento dell’onere di depositare il testo integrale dei contratti collettivi di cui deduce la violazione esclude l’operatività del richiamata principio di autosufficienza del ricorso (Cass. 23 marzo 2011 n. 6640). Quest’ultimo, infatti, risponde alla `unzione, come più volte sottolineato da questa Corte (V. per tutte Cass. 23 marzo 2005 n. 6265 e Cass. 20 settembre 2006 n. 2045), di individuare con esattezza il thema decidendum e di consentire alla Cassazione, in applicazione anche delle regole del giusto processo, di apprezzare direttamente ed immediatamente la decisività della questione.
Quanto all’assunta erronea affermazione della Corte di Appello in ordine alla salvezza della clausola contrattuale se più favorevole osserva il Collegio che detta affermazione è conforme alla massima ricorrente di questa Corte per la quale la previsione di ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta in un contratto collettivo non vincola il giudice, dato che questi deve sempre verificare, stante la inderogabilità della disciplina dei licenziamenti, se quella previsione sia conforme alla nozione di giusta causa, di cui all’ara. 21119 cc, e se, in ossequio al principio generale di ragionevolezza e di proporzionalità, il fatto addebitato sia di entità tale da legittimare il recesso, tenendo anche conto dell’elemento intenzionale che ha sorretto la condotta del lavoratore, salvo il caso in cui il trattamento contrattuale sia più favorevole al lavoratore Cass. 29 settembre 2005 n. 19053, 19 agosto 2004 n. 16260 e Cass. 21 maggio 1988 n. 5103).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2013-07-18T16:26:00+00:00	17 luglio 2013|Cassazione civile 2013, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti