Source: http://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/servizi/_circolari/comm_vittime_mafia/circolare_12.html
Timestamp: 2019-05-26 07:45:49+00:00
Document Index: 90828234

Matched Legal Cases: ['art.7', 'art.9', 'art.3', 'art.3', 'art.12', 'art.11', 'art.15', 'art.14', 'art. 7', 'art.5', 'art.3', 'art.5', 'art. 5', 'art.6', 'art.6', 'art.6', 'art.7', 'art.3', 'art.7', 'art.5', 'art.416', 'art.4', 'art.8', 'art.6', 'art.8', 'art.4', 'sentenza ', 'art.416', 'art.416', 'sentenza ', 'art.4', 'art.5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.9', 'art.9', 'art.6', 'art.6', 'art.11', 'art.6', 'art. 4', 'sentenza ', 'art.4', 'sentenza ', 'art. 407', 'art. 407', 'art.9', 'art.11', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 4', 'art.4', 'art. 5', 'art.10', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 407', 'art. 10', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 11', 'art. 9', 'art. 14', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 15', 'art. 15', 'sentenza ', 'art.4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.13', 'art. 7', 'art. 16', 'art.5', 'art. 9', 'art.6', 'art.6', 'art. 16', 'art. 7']

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Circolare del 26 luglio 2001
Prot. n. 1554 Roma, 26 luglio 2001
- Direzione Generale per l'Amministrazione
Generale e per gli Affari del Personale
- Direzione Generale dei Servizi Civili
- Direzione Generale Affari Penali
- Gabinetto Economia
- Gabinetto Finanze
CONSAP S.p.a. - Concessionaria di Servizi
Assicurativi Pubblici
OGGETTO: D.P.R. 28 maggio 2001, n.284: Regolamento di attuazione della legge 22
dicembre 1999, n. 512, concernente il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso.
Come è noto, con legge 22.12.1999 n.512, oltre al Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, sono stati istituiti presso il Ministero dell'Interno il Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso ed il Comitato di solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, prevedendo ulteriori misure di sostegno e tutela delle vittime di tali forme di criminalità.
Le finalità perseguite dalla legge ed i più rilevanti aspetti innovativi introdotti sono stati già segnalati con circolare n.317 del 21 novembre 2000, con la quale, in attesa del regolamento di attuazione previsto dall'art.7, sono state date le prime indicazioni tese a favorire la più ampia conoscenza della nuova normativa e ad assicurarne la concreta applicazione anche nelle more dell'emanazione di tale regolamento, conformemente alla volontà del legislatore, che a tal fine ha richiamato all'art.9, per l'applicazione in via transitoria in quanto compatibili, le disposizioni del regolamento adottato con decreto del Ministro dell'Industria 12.8.1992, n.396, concernente la gestione del Fondo di solidarietà per le vittime dell'estorsione.
Pertanto, attivato l'Ufficio del Commissario e insediatosi il Comitato il 31 ottobre 2000, grazie anche alla proficua collaborazione delle Prefetture e degli Organi di polizia per l'istruttoria delle domande di accesso al Fondo ed alla disponibilità sempre manifestata dalle Autorità Giudiziarie competenti, nonché all'apporto della Direzione Generale dei Servizi Civili per gli adempimenti di erogazione delle somme deliberate dal Comitato, si è reso possibile assicurare la concreta realizzazione degli interventi di solidarietà previsti dalla legge per le vittime dei reati di criminalità organizzata di tipo mafioso con il pagamento, effettivo e sollecito, di quanto giudizialmente liquidato a titolo di risarcimento, provvisionale e/o rifusione delle spese di costituzione in giudizio e di difesa in favore degli aventi diritto.
E' stato ora pubblicato, nella Gazzetta Ufficiale n.162 del 14.7.2001, il previsto regolamento di attuazione della legge n. 512/1999, adottato con D.P.R. n.284 in data 28 maggio 2001.
Il nuovo atto normativo, disciplinando rilevanti aspetti della legge, consentirà di sviluppare e rafforzare ulteriormente la complessiva azione dello Stato a tutela delle vittime dei reati di tipo mafioso, chiamando a concorrervi anche le SS.LL. in una linea di continuità con l'attività finora svolta nella materia e in armonia con le diffuse competenze già spettanti ai prefetti in tema di provvidenze e sostegno alle vittime del terrorismo, della criminalità organizzata, dell'estorsione e dell'usura.
Nel richiamare, quindi, per i contenuti della legge n. 512/1999 la citata circolare n.317 del 21 novembre 2000, si illustrano qui di seguito le disposizioni del regolamento di attuazione con riferimento sia alle previsioni di carattere generale, concernenti il Comitato, il Commissario e la gestione del Fondo, sia alle disposizioni che più in dettaglio disciplinano il procedimento per l'accesso al Fondo.
1. DISPOSIZIONI GENERALI (artt. 1-7)
Queste disciplinano principalmente il funzionamento e le attribuzioni del Comitato, le attribuzioni del Commissario e le modalità di alimentazione finanziaria e di gestione del Fondo di rotazione.
1.1 Funzionamento ed attribuzioni del Comitato (artt.2, 3 e 4)
Già attivo in concreto, come detto, dal 31 ottobre 2000, data del suo insediamento dopo la costituzione con decreto del Ministro dell'Interno del 12.10.2000 nella composizione stabilita dall'art.3 della legge, il Comitato di solidarietà per le vittime dei reati di tipo mafioso, le cui attribuzioni sono specificate nell'art.3 del regolamento, delibera sulle domande di accesso al Fondo (art.12), su eventuali casi di sospensione del procedimento (art.11), sulla revoca e sulla riforma delle deliberazioni di accoglimento già adottate (art.15), sull'eventuale accesso al Fondo in quota proporzionale (art.14), nonché su ogni altra questione inerente all'applicazione della legge che il Commissario ritenga opportuno sottoporre al suo esame.
Accanto a tali fondamentali funzioni connesse con l'erogazione delle provvidenze agli aventi diritto, assume inoltre particolare valenza ai fini della realizzazione delle finalità perseguite dalla legge l'approvazione, all'inizio di ogni anno, di un programma di informazione finalizzato a promuovere la massima conoscenza delle iniziative di solidarietà e di sostegno in favore delle vittime dei reati di tipo mafioso e, quindi, ad assicurare l'effettiva fruizione dei benefici da parte degli interessati, conformemente a quanto previsto dall'art. 7, lett. e), della legge.
Il programma annuale è predisposto dal Commissario, il quale realizza poi le relative attività, d'intesa con il Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria della Presidenza del Consiglio, come già stabilito per l'analoga attività prevista dalla normativa concernente misure in favore delle vittime dell'estorsione e dell'usura.
Un apposito ufficio, che dovrà essere individuato con decreto del Ministro dell'Interno nell'ambito della Direzione Generale dei Servizi Civili e che sarà preposto anche alla gestione del rapporto di concessione con la Concessionaria di servizi pubblici assicurativi S.p.a. (CONSAP), assicurerà al Comitato l'assistenza tecnica ed il supporto necessari, ora temporaneamente prestati dall'ufficio del Commissario.
1.2. Attribuzioni del Commissario (art.5)
La legge n. 512/1999, nel prevederlo all'art.3 quale organo di nuova istituzione, attribuisce al Commissario per il coordinamento delle iniziative di solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso la presidenza del Comitato.
In tale quadro, e per il raggiungimento delle finalità perseguite dalla stessa legge, il regolamento di attuazione esplicita, all'art.5, le attribuzioni proprie del Commissario, tra le quali rilevanza particolare riveste, ai fini dell'applicazione della normativa, il coordinamento delle iniziative di solidarietà e sostegno alle vittime dei reati di tipo mafioso, in raccordo con gli altri enti interessati, che pure svolgono attività o promuovono iniziative in materia.
E' prevista a tale scopo l'istituzione di un apposito ufficio, presso il Ministero dell'Interno, posto alle dirette dipendenze del Commissario e composto anche di personale comandato dalle Amministrazioni e dagli enti pubblici interessati.
Al Commissario spetta inoltre, in correlazione con le funzioni di coordinamento, il compito di riferire, con relazione periodica, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell'Interno sull'andamento delle iniziative, sui loro effetti e sugli aspetti che eventualmente ne ostacolano la proficua attuazione, nonché il compito di formulare al Ministro dell'Interno le proposte di modifiche ed integrazioni alla disciplina normativa del Fondo volte a rendere l'azione amministrativa più snella ed efficace.
Si tratta, dunque, di disposizioni finalizzate tutte a conseguire che l'azione di sostegno ed assistenza dello Stato alle vittime di azioni criminose di tipo mafioso sia posta in essere secondo criteri di speditezza, efficienza ed efficacia, in un quadro sinergico ed armonico di attività, tale da far sentire, in concreto, la presenza dello Stato e la vicinanza delle Istituzioni fattiva e solidale.
In questa stessa ottica si colloca appunto la disposizione contenuta nel comma 3 del medesimo art. 5, la quale fa obbligo a tutte le Amministrazioni interessate di assicurare ogni collaborazione per agevolare l'espletamento dei compiti del Comitato e dell'ufficio del Commissario.
Su tale disposizione, che è volta a favorire il raggiungimento delle finalità perseguite dalla legge, si attira pertanto la particolare attenzione delle SS.LL. affinchè, così come voluto dalla norma, sia prestata la necessaria considerazione alle esigenze e alle questioni che nel corso delle attività potranno manifestarsi e che saranno di volta in volta segnalate alle Amministrazioni competenti, nell'intento di pervenire ad adeguate soluzioni.
1.3. Risorse finanziarie del Fondo (art.6)
Come è noto, secondo quanto stabilito dalla legge n. 512/1999 (articoli 1, 2 e 8), il Fondo è alimentato da un contributo annuo dello Stato di lire 20 miliardi e dai rientri derivanti dai beni confiscati alla criminalità organizzata ai sensi della legge 31.5.1965 n.575.
Il regolamento di attuazione, al fine di garantire a detto Fondo risorse finanziarie certe, specifica all'art.6 i relativi cespiti di entrata prevedendo anche, onde consentire la tempestiva programmazione delle attività del Comitato, che entro il 31 ottobre di ogni anno debbano essere individuate, con decreto del Ministro delle Finanze (ora Ministro dell'Economia e delle Finanze) di concerto col Ministro dell'Interno, le somme dei rientri provenienti dai beni confiscati da far affluire al Fondo.
Andranno inoltre ad alimentare il Fondo le somme che saranno eventualmente introitate per effetto dell'esercizio della surrogazione agli aventi titolo per quanto loro corrisposto, prevista dall'art.6, comma 4, della legge n. 512/1999.
1.4. Gestione del Fondo (art.7)
Finora direttamente curata dal Comitato di solidarietà ai sensi del terzo comma dell'art.3, con l'entrata in vigore del regolamento la gestione del Fondo sarà assunta, a termini del successivo comma 4, dalla CONSAP, che vi provvederà per conto del Ministero dell'Interno sulla base di apposita concessione, così come già previsto ed attuato per il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura.
L'art.7 del regolamento stabilisce quindi i principi ai quali dovrà uniformarsi il rapporto concessorio con la CONSAP, con riguardo sia alle modalità di gestione del Fondo e relativi aspetti contabili connessi con l'erogazione agli aventi diritto delle somme deliberate dal Comitato, sia all'attività di verifica periodica da parte dell'Amministrazione dell'Interno concedente, secondo una specifica concessione, di durata triennale e rinnovabile alla scadenza, da approvarsi con decreto del Ministro dell'Interno.
2. PROCEDIMENTO PER L'ACCESSO AL FONDO (artt.8-15)
Il procedimento per l'accesso al Fondo occupa tutto il Titolo II del regolamento, che ne disciplina analiticamente ogni singola fase - dalla presentazione della domanda alla esecuzione della deliberazione adottata dal Comitato - consolidando, soprattutto per la fase istruttoria, il rilevante ruolo già ampiamente finora svolto dalle Prefetture nell'applicazione della legge n. 512/1999: un ruolo che ancora una volta si è confermato particolarmente proficuo, e che ha consentito di disporre anche localmente di un agevole punto di riferimento e di contatto per tutto quanto ritenuto utile per gli interessati.
Al riguardo, prima di soffermarsi sulle singole norme che regolano il procedimento, si ritiene utile richiamare anche, nell'occasione le disposizioni recate dalla legge all'art.5, commi 1, 2 e 3, il cui rispetto permette al Fondo di conoscere per tempo i giudizi penali per reati di tipo mafioso e le connesse azioni risarcitorie che si vanno ad instaurare; queste, come è noto, prevedono che:
- quando, ai sensi dell'art.416 c.p.p., è depositata la richiesta di rinvio a giudizio per i reati di cui all'art.4, comma 1, della legge (richiamati al successivo punto 2.1 della circolare) il giudice fa notificare al Fondo l'avviso del giorno, dell'ora e del luogo dell'udienza, con la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal Pubblico Ministero (comma1);
- se la persona offesa si costituisce parte civile all'udienza preliminare ovvero al dibattimento, il giudice deve far notificare al Fondo il relativo verbale (comma 2);
- nel caso, invece, di giudizio civile promosso per il risarcimento dei danni causati dalla consumazione dei predetti reati, l'attore è tenuto a notificare al Fondo l'atto di citazione, prima della costituzione delle parti (comma 3).
Si illustrano ora qui di seguito i diversi momenti del procedimento disciplinato dal regolamento e i relativi adempimenti previsti dalle inerenti disposizioni normative.
2.1. Domanda di accesso al Fondo (art.8)
Conformemente alle previsioni della legge (art.6, comma 1), l'art.8 del regolamento stabilisce che il procedimento per l'accesso al Fondo è avviato con la presentazione di apposita domanda da parte dei soggetti indicati dall'art.4 della legge, che, come è noto, sono:
- le persone fisiche e gli enti costituiti parte civile nelle forme previste dal codice di procedura penale, a cui favore è stata emessa, successivamente alla data del 30 settembre 1982, sentenza definitiva di condanna al risarcimento dei danni, patrimoniali e non patrimoniali, nonché alla rifusione delle spese e degli onorari di costituzione e di difesa, a carico di soggetti imputati, anche in concorso, dei seguenti reati:
a) del delitto di cui all'art.416-bis c.p.;
b) dei delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal medesimo art.416-bis;
c) dei delitti commessi al fine di agevolare l'attività delle associazioni di tipo mafioso;
- le persone fisiche e gli enti costituiti in un giudizio civile, nelle forme previste dal codice di procedura civile, per il risarcimento dei danni causati dalla consumazione dei predetti reati, accertati in giudizio penale, nonché i successori a titolo universale delle persone a cui favore è stata emessa la sentenza di condanna di cui al medesimo art.4.
Si fa al riguardo inoltre presente che, come già chiarito nella circolare n.317 del 21.11.2000, in aderenza al dato testuale dell'art.5, comma 4, della legge ed alle relative previsioni regolamentari, ai fini dell'accesso al Fondo non è richiesta la definitività per la sentenza di condanna al pagamento della provvisionale e per la sentenza civile di liquidazione del danno.
2.2 Istruttoria della domanda e termini del procedimento (art.9)
L'art.9 disciplina in dettaglio l'istruttoria della domanda per l'accesso al Fondo fissando alcuni termini endoprocedimentali nell'ambito del termine per la conclusione del procedimento, che, come è noto, è stabilito dalla legge (art.6, comma 1) in 60 giorni dalla presentazione della domanda.
In particolare, viene previsto che la domanda deve essere presentata, direttamente o a mezzo plico raccomandato con avviso di ricevimento, al prefetto della provincia nella quale il richiedente ha la residenza, ovvero al prefetto della provincia in cui ha sede l'Autorità giudiziaria che ha emesso la sentenza, rimettendo all'interessato, quindi, la scelta tra dette due modalità.
Tuttavia, anche in linea con gli ormai consolidati principi di economia procedimentale e di favor nei riguardi del richiedente, viene inoltre previsto che nel caso di invio o di presentazione di una domanda ad un ufficio non competente, l'ufficio ricevente deve provvedere immediatamente ad inoltrarla alla prefettura competente; si stabilisce però che, in questo caso, il termine di 60 giorni fissato dalla legge per la conclusione del procedimento decorre dalla data di ricezione della domanda da parte della prefettura competente.
Ricevuta la domanda, il prefetto comunica al richiedente l'avvio del procedimento ed il nominativo del funzionario responsabile dell'istruttoria, nonchè al Comitato le generalità del richiedente stesso e la data di presentazione o di spedizione della domanda, ai fini della sua iscrizione in un elenco cronologico informatizzato; elenco che, come già segnalato con lettera circolare n. 418 del 15 gennaio 2001, nelle more dell'emanazione del regolamento di attuazione è stato già da tempo istituito.
Il prefetto verificherà quindi la sussistenza dei presupposti e dei requisiti previsti dalla legge per l'accesso al Fondo, così come stabilito dagli articoli 4 e 6, avvalendosi a tale scopo anche degli organi di polizia, e, se necessario ai fini della completezza della documentazione posta a base della domanda, integrando gli atti istruttori, secondo quanto previsto dall'art.6, comma 2, della legge stessa; a tal fine inviterà l'interessato a fornire la documentazione e/o le dichiarazioni eventualmente mancanti, facendo presente al medesimo che, ai sensi dell'art.11, comma 1 lett. b), del regolamento, il procedimento per l'accesso al Fondo è sospeso in attesa della documentazione richiesta (punto 2.4 della presente circolare) e informandone il Comitato.
Entro il termine di 20 giorni dal ricevimento della domanda, il prefetto dovrà inviare al Comitato la domanda stessa e la relativa documentazione istruttoria, unitamente al proprio parere in ordine alla sussistenza dei requisiti stabiliti dalla legge per l'accesso del richiedente al Fondo.
Per quanto concerne in particolare i requisiti soggettivi, si richiamano, ai fini della loro verifica in relazione a quanto previsto dall'art.6, comma 1, lettere b) e c) della legge, le disposizioni contenute nei commi 3 e 4 dell'art. 4 della stessa legge, le quali, come è noto, stabiliscono che:
- l'obbligazione del Fondo non sussiste quando nei confronti delle persone a cui favore è stata emessa sentenza di condanna al risarcimento del danno, indicate nei commi 1 e 2 del medesimo art.4, è stata pronunciata sentenza definitiva di condanna per uno dei reati di cui all'art. 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, o è applicata in via definitiva una misura di prevenzione, ai sensi della legge 31.5.1965, n. 575, e successive modificazioni;
- il diritto di accesso al Fondo non può, invece, essere esercitato da coloro che, alla data di presentazione della domanda, sono sottoposti a procedimento penale per uno dei reati di cui al citato art. 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, o ad un procedimento per l'applicazione di una misura di prevenzione ai sensi della richiamata legge n. 575/1965 e successive modificazioni.
In merito alla prescritta istruttoria, appare di chiara evidenza la necessità di un puntuale e tempestivo espletamento degli adempimenti richiesti dalle disposizioni recate dall'art.9 del regolamento, le quali mirano, da un lato, ad assicurare la trasparenza dell'azione amministrativa nella gestione delle domande di accesso al Fondo, anche attraverso una accurata tenuta del previsto elenco cronologico informatizzato, dall'altro a far sì che le domande di accesso al Fondo presentate trovino una sollecita definizione.
La fissazione del termine di 20 giorni per l'istruttoria prefettizia va in questa direzione e su di esso, pertanto, si attira la cortese attenzione delle SS.LL. per la conclusione del procedimento entro il termine di 60 giorni, fatte salve le eventuali sospensioni previste dall'art.11 del regolamento (punto 2.4 della presente circolare).
2.3 Contenuto e documentazione della domanda (art. 10)
L'art. 10 del regolamento disciplina il contenuto della domanda per l'accesso al Fondo e la documentazione che la deve accompagnare.
In particolare, la domanda deve essere sottoscritta dai soggetti interessati, indicati all'art. 4 della legge ( e richiamati al precedente punto 2.1. della presente circolare) e deve contenere le dichiarazioni specificate alle lettere a), b), c), e d) del comma 1, concernenti:
- l'essere vittima di uno dei delitti di cui all'art. 4 comma 1 della legge n. 512/1999, dichiarazione che è riferita al soggetto deceduto in caso di domanda presentata dai successori a titolo universale;
- l'inesistenza, alla data di presentazione della domanda, delle situazioni soggettive ostative di cui ai commi 3 e 4 del medesimo art.4 nei confronti dei richiedenti, nonchè nei confronti della persona deceduta nel caso di domanda presentata dai successori a titolo universale;
- il mancato pagamento, alla data di presentazione della domanda, da parte del soggetto condannato al risarcimento del danno, di somme a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, di rifusione delle spese e degli onorari di costituzione e di difesa.
Nel caso di domanda presentata da enti, questa deve essere sottoscritta da chi ne ha la legale rappresentanza.
Conformemente a quanto stabilito dall'art. 5 comma 4 della legge, l'ultimo comma dell'art.10 del regolamento prevede che alla domanda deve essere allegata copia autentica dell'estratto della sentenza di condanna passata in giudicato di cui all'art. 4 comma 1 della legge, ovvero dell'estratto della sentenza di condanna al pagamento della provvisionale, ovvero dell'estratto della sentenza civile di liquidazione del danno.
Peraltro, poiché ai fini della decisione sulla domanda di accesso al Fondo è necessario conoscere anche gli sviluppi giudiziari eventualmente intervenuti dopo la sentenza di condanna posta a base della richiesta, si segnala comunque l'esigenza che la copia autentica dell'estratto da produrre a corredo della domanda sia completa delle annotazioni della competente Cancelleria relative agli eventuali successivi gradi di giudizio ed al loro esito, così da contenere quanto più possibile i tempi per l'istruttoria; in mancanza, all'acquisizione delle occorrenti informazioni dovrà procedersi d'ufficio.
Si segnala altresì, per quanto concerne la dichiarazione di non aver ottenuto dal soggetto condannato le somme liquidate in sentenza e richieste al Fondo, che essendo detta dichiarazione riferita alla data di presentazione della domanda, eventuali pagamenti conseguiti successivamente dovranno essere dagli interessati sollecitamente comunicati, tenuto presente che, come è noto, ai sensi dell'art. 5 comma 4 della legge il Fondo è surrogato, per le somme corrisposte agli aventi titolo, nei diritti della parte civile o dell'attore nei confronti del soggetto condannato al risarcimento.
Per quanto riguarda, infine, le dichiarazioni sostitutive di certificazioni o di atti di notorietà, si richiamano le norme contenute nel Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, approvato con D.P.R. 28.12.2000, n. 445.
Allo scopo, comunque, di facilitare la redazione della domanda di accesso al Fondo e delle dichiarazioni sostitutive di certificazioni o di atti di notorietà, sono stati predisposti gli uniti fac simile, che gli interessati hanno facoltà di utilizzare e che pertanto si allegano alla presente circolare perché possano essere resi disponibili presso i locali Uffici per le relazioni con il pubblico.
2.4. Sospensione del procedimento (art. 11)
In un'ottica di massima trasparenza dell'azione amministrativa, l'art. 11 del regolamento disciplina i casi di sospensione del procedimento stabilendo anche, al comma 2, che da parte del responsabile del procedimento deve essere data immediata comunicazione all'interessato delle cause di sospensione.
I casi di sospensione, specificati nelle lettere a), b) e c) della disposizione regolamentare, possono riguardare:
- la riscontrata esistenza, sulla base delle dichiarazioni rese nella domanda o degli accertamenti istruttori disposti, della situazione soggettiva ostativa di cui all'art. 4, comma 4, della legge per la pendenza di un procedimento penale per uno dei reati di cui all'art. 407, comma 2, lett. a) del c.p.p. o di un procedimento per l'applicazione di una misura di prevenzione ai sensi della legge n. 575/1975;
- l'incompletezza, in relazione a quanto previsto dall'art. 10 del regolamento, della domanda e/o della documentazione prodotta, che pertanto l'interessato deve essere invitato ad integrare, secondo quanto previsto dall'art. 6, comma 2, della legge;
- la necessità per il Comitato, ai fini della completezza dei documenti posti a base della domanda, di acquisire documentazione integrativa dall'interessato o copia di atti e informazioni scritte dall'Autorità giudiziaria che ha pronunciato la sentenza di condanna, ai sensi del richiamato art. 6, comma 2, della legge.
2.5.Deliberazione sulla domanda e comunicazione della decisione (artt. 12 e 13)
L'art. 12 del regolamento prevede che, ricevuta la domanda corredata della documentazione istruttoria, la deliberazione è adottata dal Comitato entro 60 giorni dalla data di presentazione o di ricevimento della domanda stessa da parte della Prefettura competente, termine che quindi anche in questa sede viene ribadito, ferme restando eventuali sospensioni del procedimento nei citati casi di cui all'art. 11.
Si evidenzia pertanto che, fatte salve le eventuali ipotesi di sospensione, il periodo di 20 giorni fissato dall'art. 9 del regolamento per l'istruttoria prefettizia non va ad aggiungersi, ma è ricompreso nel predetto termine di 60 giorni stabilito dalla legge e ribadito dal regolamento per la decisione sulla domanda.
La deliberazione adottata dal Comitato è immediatamente trasmessa dal Commissario:
- al prefetto competente, il quale provvede all'immediato inoltro agli interessati;
- alle Autorità giudiziarie che hanno emesso le sentenze di cui agli articoli 4, comma 1, e 5, comma 4, della legge;
- alla CONSAP per gli adempimenti di erogazione delle somme dovute agli aventi diritto.
2.6 Accesso in quota proporzionale (art. 14)
In attuazione della previsione contenuta nell'art. 7, comma 1, lett. f) della legge, l'art. 14 del regolamento disciplina l'accesso al Fondo in quota proporzionale nel caso in cui le risorse finanziarie del Fondo non siano sufficienti, nell'anno di riferimento, a soddisfare per intero tutte le domande pervenute.
Viene in particolare previsto che, in questo caso, il Comitato delibera l'accesso in quota proporzionale stabilendo, a tal fine, entro il 31 gennaio dell'anno di riferimento, la misura percentuale dell'ammontare complessivo dei risarcimenti che possono essere erogati nel corso dell'esercizio, tenendo conto delle richieste soddisfatte solo in parte nell'anno precedente, delle domande già esaminate e di quelle che potranno essere presentate nel corso dell'anno, nonché delle disponibilità finanziarie del Fondo al netto delle spese di gestione, e che provveda, entro il biennio successivo, sulla base delle effettive risultanze, alla liquidazione definitiva delle somme ancora dovute, senza aggravi di spesa derivanti da interessi, rivalutazioni ed altri oneri aggiuntivi, così come previsto dalla predetta disposizione legislativa.
2.7 Revoca e riforma (art. 15)
L'art. 15 del regolamento disciplina la revoca e la riforma di precedenti deliberazioni di accoglimento di domande di accesso al Fondo, cui si provvede, con delibera del Comitato, nel caso che venga meno il titolo che ne costituiva il presupposto ovvero che si modifichi l'ammontare delle somme dovute agli aventi diritto.
In particolare, la deliberazione di accoglimento deve essere revocata:
a) qualora, a seguito di specifico giudizio di revisione, la sentenza di condanna di cui all'art.4, comma 1, della legge sia stata revocata con sentenza passata in giudicato;
b) qualora, in sede di definizione dell'impugnativa proposta avverso la sentenza civile di liquidazione del danno o avverso la sentenza di condanna al pagamento della provvisionale, sia venuto meno il titolo al risarcimento precedentemente concesso.
Deve invece procedersi alla riforma, con rideterminazione della somma dovuta, qualora in sede di definizione delle impugnative di cui alla precedente lett. b) sia stato modificato l'ammontare del risarcimento dovuto.
Ai fini suindicati viene anche previsto, al comma 3, il correlato obbligo, per la Cancelleria del giudice competente per i predetti giudizi, di avvisare il Comitato dei fatti rilevanti per l'adozione dei provvedimenti di revoca o di riforma, e quindi di informarlo sugli esiti di tali giudizi che, incidendo sulla qualificazione del reato ovvero sull'an o sul quantum di precedenti pronunce di risarcimenti, comportino la rimozione o la modifica delle decisioni precedentemente assunte dal Comitato.
Come disposto inoltre nell'ultimo comma, per l'esecuzione dei provvedimenti di revoca o di riforma debbono essere osservate le disposizioni dell'art.13, espressamente richiamate; le relative deliberazioni debbono, pertanto, essere immediatamente trasmesse, a cura del Commissario, al Prefetto competente ai fini dell'immediato inoltro agli interessati, nonché alla CONSAP per gli adempimenti connessi con la ripetizione delle somme già erogate.
Ai provvedimenti di revoca e di riforma consegue, infatti, la ripetizione, nei riguardi degli interessati, delle somme precedentemente corrisposte e non più dovute, ripetizione alla quale provvederà la CONSAP secondo quanto stabilito dall'art. 7, comma 3 lett. b), del regolamento e con le modalità che saranno definite nella concessione per la gestione del Fondo.
3. RISERVATEZZA DEL PROCEDIMENTO (ART. 16)
Nell'ambito del Titolo III del regolamento concernente la tutela delle informazioni, vengono affermati, dall'art. 16, due fondamentali principi da rispettare nella gestione delle domande di accesso al Fondo, in conformità delle finalità perseguite dalla legge: il principio della speditezza, dell'imparzialità e dell'efficienza dell'azione amministrativa ed il principio della riservatezza circa i soggetti interessati ed i relativi procedimenti amministrativi.
Quanto al primo principio, viene infatti stabilito che "tutti gli organi ed i soggetti" chiamati a svolgere funzioni nell'ambito del procedimento relativo alla domanda di accesso al Fondo curano che la rispettiva attività sia espletata "in modo tale da assicurare la massima celerità e speditezza delle procedure, e nel rispetto dei principi di imparzialità ed efficienza dell'azione amministrativa"; in tale direzione sono in particolare rivolte, tra le altre, le disposizioni contenute nell'art.5, concernente la collaborazione da assicurare per agevolare l'espletamento dei compiti del Comitato e dell'ufficio del Commissario, e nell'art. 9 relativo all'istruttoria della domanda e ai termini del procedimento.
Per quanto riguarda poi il principio della riservatezza, ne viene specificato l'obbligo previsto dall'art.6, comma 3, della legge, rafforzandone i contenuti con l'espresso riferimento al rispetto, da parte di tutti gli organi ed i soggetti chiamati a svolgere funzioni nell'ambito del procedimento, dei principi contenuti nella legge 31.12.1996, n. 675, e successive modificazioni e integrazioni, e dei relativi regolamenti attuativi.
Nel riaffermare espressamente il contenuto della disposizione di cui all'art.6, comma 3, della legge - e cioè che gli organi preposti alla gestione del Fondo e i relativi uffici sono tenuti al segreto in ordine ai soggetti interessati all'accesso ed alle relative procedure - viene al riguardo richiamato il regolamento adottato con decreto del Ministro dell'Interno 10 maggio 1994 n. 415, e successive modificazioni, concernente la disciplina delle categorie di documenti sottratti al diritto di accesso, e si specifica inoltre che gli atti del procedimento sono coperti dal segreto d'ufficio e che di essi e del loro contenuto è pertanto vietata la pubblicazione.
Informazioni sullo stato del procedimento potranno essere fornite, secondo quanto previsto dall'ultimo comma dell'art. 16, dal prefetto e dal Comitato soltanto su richiesta degli aventi diritto al risarcimento, e comunque entro i limiti fissati dalle suindicate esigenze di segretezza e di tutela della privacy.
Al fine di consentire la più ampia conoscenza dei contenuti e delle finalità delle disposizioni recate dalla legge n. 512/1999 e dal regolamento di attuazione si segnala l'esigenza che alla presente circolare venga data la massima diffusione, utile da un lato a favorire una puntuale applicazione della normativa da parte delle Amministrazioni e degli Uffici interessati, dall'altro a garantire l'effettiva fruizione dei benefici previsti, conformemente alla volontà esplicitamente espressa dal legislatore nel richiamato art. 7, comma 1, lett. e), della legge.
Si ringraziano le SS.LL. per l'efficace azione finora svolta e per la collaborazione che, con la consueta sensibilità e competenza, sarà ancora assicurata per la realizzazione dei fini di concreta solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso perseguiti dalla legge, pregando di segnalare inoltre ogni eventuale questione applicativa o quegli aspetti che dovessero eventualmente essere di ostacolo ad una piena attuazione della normativa.