Source: https://www.casadellalegalita.org/index.php/speciali-liguria/savona-e-prov/gullace-a-c/11628-gabriele-le-responsabilita-della-tragedia
Timestamp: 2019-03-21 03:43:04+00:00
Document Index: 168544490

Matched Legal Cases: ['art. 119', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 12']

Era la mattina di pioggia del 31 ottobre 2012 quando Gabriele Fazzari, appena diciottenne, decise di andare all'impresa del padre, dove lavorava orgoglioso, anche se l'attività aziendale era ferma in quei giorni. Salì senza dire nulla al padre, come si è scoperto - per i racconti dei suoi amici - faceva spesso, soprattutto di notte, per evitare danneggiamenti e dispetti. Salì non per le sue mansioni professionali bensì per fare altro, per cercare di risolvere un problema che da decenni il padre affrontava senza soluzione. Quella mattina salì in quel piazzale in cima al monte di Balestrino per l'ultima volta...
Gabriele Fazzari aveva scelto di lavorare accanto al padre Rolando, nell'impresa che questi aveva creato, la LigurBlock, passo dopo passo, staccandosi dalla sua famiglia d'origine, una famiglia di 'ndrangheta, da cui si era dissociato perché non ha mai voluto partecipare alle attività criminali che questa perseguiva. Rolando lavorava da quando ancora avrebbe dovuto andare a scuola, per volere di quello che avrebbe dovuto essere un padre, FAZZARI Francesco. Lavorava ma non guadagnava, veniva usato per garantire esecuzione lavori e introiti a quel nucleo familiare che era impegnato nel perpetuare crimini. Da quando era ragazzino in avanti, come quando, ad esempio, lui andava a lavorare per un grande cantiere della Edilstrade ma i pagamenti venivano effettuati, secondo volontà del FAZZARI Francesco, al FAZZARI Filippo o GULLACE Carmelo, così da garantire a questi ultimi la “copertura”: se risultava che loro stessero lavorando, incassando soldi, vi era un alibi perfetto per i delitti da loro compiuti ed anche giustificazione per i piccioli che tenevano in tasca (o nel calzino).
Gabriele Fazzari, a differenza di suo padre, è cresciuto in una famiglia che la 'ndrangheta l'aveva rigettata e combattuta nel quotidiano. Aveva visto però il prezzo pagato dal padre per quella scelta di rottura. Aveva assaporato l'isolamento sociale che la 'ndrangheta era in grado di produrre non nell'Aspromonte, bensì in Liguria.
Gabriele era orgoglioso di suo padre, della sua “differenza” da quelli che anagraficamente sarebbero stati i suoi parenti. Proprio per questo, senza dire nulla a nessuno, ad esempio, aveva riunito gli amici ed aveva spiegato loro che c'erano due famiglie FAZZARI, radicalmente diverse e contrapposte: da una parte quella degli “ex parenti” di suo padre che è famiglia di 'ndrangheta e quella antitetica a questa, costruita da suo padre.
Proprio in questa differenza passa la storia che Gabriele ha vissuto e che lo ha portato via.
Gabriele non sopportava che suo padre subisse le continue intimidazioni, i ripetuti dispetti e danneggiamenti al cantiere. Non sopportava che qualcuno “imponesse”, con la forza di intimidazione propria del sodalizio 'ndranghetista, ai clienti della loro impresa di non servirsi più da loro, o che facesse capire ai possibili clienti di tenersi alla larga dalla loro impresa per evitarsi grane. Non aveva digerito che qualcuno avesse nascosto un mitra tra i bancali dei loro prodotti, in quel cantiere a Balestrino, per cercare di far cadere il padre, Rolando, nella trappola predisposta per screditarlo ed annientarlo, così da costringerlo al ritorno nella famiglia di origine, famiglia di 'ndrangheta. Non sopportava le quotidiane ingiustizie e pericoli che suo padre viveva sulla propria pelle, perpetuate grazie ad una perversa rete di cointeressenze ed omertà istituzionale che tutelava il nucleo 'ndranghetista dei Fazzari-Gullace (di cui abbiamo parlato nuovamente di recente) e lasciava allo sbando chi a questo si opponeva ed aveva il coraggio di denunciare.
Per questo, ad esempio, di nascosto dalla sua famiglia, Gabriele si recava spesso di notte su quel monte, nel piazzale della LigurBlock. Voleva controllare che non venissero manomessi gli impianti di produzione, che non venissero piazzati pezzi d'acciaio o pietre negli inerti da inserire nei silos dell'impianto perché ogni volta che ciò avveniva era uno stampo (da migliaia di euro) da buttar via e sostituire... E così quella mattina del 31 ottobre 2015, senza dire nulla a nessuno andò in azienda e si mise alla guida dell'escavatore che era stato comprato per sistemare la strada di accesso (strada vicinale con conclamato interesse pubblico ma la cui manutenzione è da sempre a solo esclusivo carico di Rolando Fazzari) e per sistemare il piazzale dell'azienda visto che il monte “scende” ogni anno di diversi centimetri spaccandolo. E da quell'escavatore non è più sceso Gabriele, travolto da quel vecchio fronte di cava, con costanti movimenti franosi, che voleva sistemare perché al padre è stato impedito di farlo. Non doveva nemmeno pensarci a fare quel lavoro, ma era solo e lo ha fatto. E perché era solo quella mattina, Gabriele? Perché da giorni era ferma la produzione e suo padre, Rolando, era costretto da settimane ad andare in giro per cercare acquirenti dei prodotti. Acquirenti che non compravano più perché, nonostante la qualità della produzione della LigurBlock ed i prezzi convenienti, qualcuno aveva fatto sapere, nel settore, che si potevano avere "problemi" seri se ci si serviva dalla LigurBlock. E questi qualcuno sono quelli che abitualmente da decenni, a chi non si piega ai loro “consigli” o alle loro richieste, producono danni, vuoi con incendi, danneggiamenti vari o furti. In altre parole, questi qualcuno sono 'ndrangheta.
Ecco perché da subito era chiaro che Gabriele è un morto ammazzato da un'omertà radicata, dalle complicità omissive delle Pubbliche Amministrazioni e da un contesto di 'ndrangheta che grazie alle proprie relazioni e cointeressenze, poteri di corruzione e ricatto, dominava incontrastato.
Non abbiamo scritto nulla, pubblicamente, di questa storia sino ad oggi. Ora dopo il terzo anniversario della tragedia che ha ucciso Gabriele, invece, scriviamo e documentiamo.
Alla luce della ricostruzione documentale promossa dalla Casa della Legalità emergevano le responsabilità di molteplici soggetti che hanno portato a quella tragedia del 31 ottobre 2012: un concorso di opere ed omissioni, pubbliche e private, è infatti alla base della morte di Gabriele Fazzari in quella ex Cava di Camporosso nel Comune di Balestrino.
Quanto emerso dall'inchiesta della Casa della Legalità, prodotta all'Autorità preposta (su molteplici aspetti di illeciti anni prima alla consumazione della tragedia ed ancora più dettagliatamente dopo la tragedia), ha trovato piena sintonia con quanto emerso dall'inchiesta giudiziaria della Procura di Savona.
Gli atti dell'inchiesta, come anche l'esito del dibattimento che ha portato all'assoluzione piena di Rolando Fazzari – padre e formale datore di lavoro di Gabriele -, hanno infatti portato al riscontro di quelle molteplici responsabilità pubbliche e private, e che ora dovranno essere affrontate nelle opportune sedi.
Quali responsabilità? Della REGIONE LIGURIA (e principalmente dell'Ufficio Attività Estrattive), del COMUNE DI BALESTRINO (in particolare dell'Ufficio Tecnico), della COMUNITA' MONTANA,così come della CO.MI.TO. SRL (già “Spa” - FAZZARI Giulia in GULLACE e FAZZARI Rita). Risultano poi ulteriori rilievi sulle responsabilità omissive che hanno concorso al mantenimento dello stato di pericolo con grave pregiudizio per l'incolumità delle persone, da parte di personale del CORPO FORESTALE e dell'ARMA DEI CARABINIERI – Stazione di Borghetto S.Spirito, nonché PROVINCIA DI SAVONA, in quanto pur essendo a conoscenza della situazione di pericolo di tale sito non hanno proceduto in merito.
Ora, per iniziare, partiamo con l'inquadrare le principali responsabilità. Lo facciamo ancorati agli Atti dell'inchiesta giudiziaria.
RISPETTO ALLA BEN NOTA SITUAZIONE DI PERICOLO
Dagli Atti dell'indagine emerge chiaramente che la situazione di equilibrio estremamente precario della zona e della parete presso la quale è avvenuto l'incidente era nota già da molto tempo ai diversi soggetti: CO.MI.TO. SPA (poi SRL - FAZZARI Giulia in Gullace e FAZZARI Rita), COMUNE DI BALESTRINO, REGIONE LIGURIA ed anche COMUNITA' MONTANA.
Questo elemento sulla “BEN NOTA” situazione di pericolo emerge chiaramente dalla relazione finale della ASL datata 05/07/2013 (protocollo procura de 12/07/2013) nonché dalla Relazione dei Periti nominati dalla Procura, oltre che da quanto indicato dalla Casa della Legalità sia negli Esposti richiamati negli Atti dell'inchiesta prima della tragica morte di Gabriele Fazzari, sia negli Esposti-Denunce presentati dopo la tragedia, nonché in altre comunicazioni agli Atti.
Nella citata RELAZIONE CONCLUSIVA della ASL si legge, sul punto:
“La situazione di equilibrio estremamente precario della zona e della parete presso la quale è avvenuto l'incidente che ha causato il decesso del sig. Fazzari Gabriele, era nota già da tempo (almeno dal 1984) sia alla CO.MI.TO. SpA, sia al COMUNE DI BALESTRINO, sia alla REGIONE LIGURIA e tale situazione, probabilmente, era stata influenzata anche dall'attività di cava esercitata dalla “CO.MI.TO. SpA”...”
Richiamando quanto indicato dai Periti nella Relazione della ASL si prosegue indicando che:
“non è possibile quindi escludere con assoluta certezza che l'incidente potesse avvenire anche in assenza di sollecitazioni derivanti dall'escavatore”.
Anche nelle risposte dei Periti ai quesiti del PM, richiamate nella Relazione ASL, emerge che la situazione precaria è NOTA e le FRANE sono INDIPENDENTI dalle sollecitazioni, ovvero da lavori come quello che stava effettuando autonomamente Gabriele Fazzari, senza alcuna autorizzazione da parte di Rolando Fazzari (padre e titolare della LIGURBLOCK):
“Le condizioni di stabilità della parete nel settore dell'ex Cava Camporosso in cui è avvenuto l'incidente sono estremamente precarie, come è emerso chiaramente dalle analisi effettuate nel corso dei sopralluoghi, del successivo trattamento dei dati e dalle informazioni acquisite.
Non solo le quarziti sono interessati da vari sistemi di discontinuità, ma l'orientazione di alcuni di tali sistemi rispetto alla parete è tale per cui quest'ultima è uno stato di equilibrio instabile, come dimostrato da fenomeni di crollo spontanei che si sono verificati negli ultimi mesi (dopo l'incidente), senza sollecitazioni derivanti da lavorazioni di sorta.
Va peraltro sottolineato che anche altri settori dell'ex cava sono in condizioni di equilibrio piuttosto precarie: buona parte del versante in cui si trova l'ex cava Camporosso è costituito da quarziti con elevato stato di fratturazione. Il diffuso stato di fratturazione dell'ammasso roccioso è verosimilmente collegato al fatto che il versante è interessato da un fenomeno di “Deformazione Gravitativa Profonda di versante” (DGPV), che ha creato la formazione di una serie di trincee naturali a monte dell'area dell'ex cava e favorito la disarticolazione dell'ammasso roccioso.
Tale situazione è nota da tempo: alla scala di versante, la presenza di un dissesto di tipo DGPV è nota, ben documentata e periodicamente monitorata. Alla scala dell'ex scava e dell'area immediatamente circostante, più studi specifici hanno documentato in modo esauriente il forte degrado e l'elevato stato di fratturazione della roccia.”
Nelle medesime risposte dei Periti richiamate integralmente anche dal PM nel Decreto di Dissequestro appena citato si legge anche:
“Dalla documentazione raccolta emerge con chiarezza che l'incidente occorso al sig. Fazzari Gabriele si colloca nell'ambito di eventi complessi, di varia natura, che hanno coinvolto (e verosimilmente ancora coinvolgono) l'intero polo estrattivo ed industriale Camporosso (ditte Ligurblock S.r.l. e Samoter s.r.l.). Essi comprendono:
- il verificarsi di ripetuti fenomeni franosi nelle aree di cava;
- la presenza di dissesti legati anche alla regimazione delle acque superficiali;
La ASL nella propria citata relazione scrive, in merito alle conclusioni dei PERITI:
“Par di capire che l'evoluzione geomorfologica che ha avuto quale conseguenza il dissesto di versante DVGP di Poggio d'Alpe sia stata influenzata sua dalla successiva stratigrafia caratteristica del sito, che dall'attività umana, consistita nella coltivazione di quarziti nell'ex cava Camporosso e consistenti nell'attività estrattiva TUTT'ORA in corso nella vicina cava di proprietà della SAMOTER SRL.”
Quanto evidenziato sulla NOTORIETA' DELLA SITUAZIONE DI PERICOLO a più soggetti è inoltre documentato (e via via richiamato) sia dalla PERIZIA, che dalla RELAZIONE ASL e gli ESPOSTI e DENUNCE della Casa della Legalità. Risultano richiamati ad esempio:
- Nella Relazione della ASL citata si legge:
“La documentazione in possesso del personale scrivente che fa riferimento ad un dissesto “...avvenuto, si direbbe, in tempi piuttosto remoti; Doveva trattarsi di un evento di notevole gravità, che aveva interessato in primis l'area dell'ex cava Camporosso, ma non solo; Successivamente al dissesto la situazione si sarebbe ulteriormente aggravata;...” è la Deliberazione Consigliare del Comune di Balestrinon. 61 del 21/08/1984 relativa alle osservazioni in merito alla richiesta di autorizzazione regionale alla prosecuzione di attività estrattiva (28/01/1984; cava Camporosso, CO.MI.TO. SPA), trasmessa alla REGIONE LIGURIA: il Presidente “...fa presente che dalla relazione geomineraria si evince che la nuova coltivazione seguirà un programma più razionale, spostando il fronte di cava dell'area Camporosso all'area Ruasin e Tasconi, mentre si provvederà al ripristino ambientale dell'area Camporosso.”; il Consiglio Comunale: “...Rilevato (vedi Consulenza Tecnica del Prof. ROSSETTI, pag. 23)...; predispone inoltre che il processo di risistemazione ambientale della Cava Camporosso preveda un numero adeguato di arbusti per la realizzare il graduale recupero della zona”.
Nella suddetta Deliberazione si fa riferimento ad una relazione geomineraria redatta per conto della CO.MI.TO SpA dalla quale emerge che “...il forte grado di fratturazione dell'ammasso roccioso sia nell'ex cava Camporosso, sia nell'attuale cava SAMOTER SRL, era noto... Tale relazione prospetta l'ampliamento della coltivazione nel settore a sud.ovest dell'ex cava Camporosso (cantieri Ruasin e Tascioni); l'ex cava Camporosso viene considerata esaurita, nonché interessata da problemi di stabilità. Più in generale, vengono descritte le cattive caratteristiche meccaniche dell'ammasso roccioso e si fa riferimento a quella che verrà poi denominata DGVP di Poggio dell'Alpe”.
Anche dalla RELAZIONE ASL con CRONOLOGIA (datata 28/01/2013) si ha conferma di quanto sin qui richiamato ed inoltre si apprende che alla luce di questo – ed in particolare della citata Deliberazione del Consiglio Comunale di Balestrino del 1984 – la REGIONE LIGURIA con Deliberazione 6311 del 23/12/1985 esprimeva DINIEGO alla prosecuzione dell'esercizio della CAVA “CAMPOROSSO” ma poi nel 1987, con Nuova Deliberazione 5201 del 15/10/1987 procedeva ad una “INTERPRETAZIONE AUTENTICA” della Deliberazione 6311 del 1985 ribaltando completamente la decisione concedendo alla CO.MI.TO. la prosecuzione dell'esercizio nella CAVA CAMPOROSSO.
Nel medesimo documento agli Atti dell'indagine risulta anche che:
nel 1997 era stata presentata da Rolando Fazzari una richiesta di concessione edilizia in sanatoria al Comune di BALESTRINO con RELAZIONE GEOLOGIA in cui si indicava la pericolosità del vecchio fronte cava (COMITO) ricadente sul piazzale della LIGURBLOCK (ove si è verificata la tragedia dell'incidente mortale di Gabriele Fazzari) e si richiedeva di poter procedere alla messa in sicurezza, oltre alla sanatoria del movimento terra già effettuato per liberare il piazzale dalla frana del 1996 (che si documentava con fotografie allegate al progetto).
FOTO FRANA 1996
ESTRATTO DI UNO DEI RICHIAMI NELLA PERIZIA
Nel 1999 (a seguito della transazione del 1998 tra CO.MI.TO. e LIGURBLOCK) veniva effettuato l'Atto di Cessione dell'Area (piazzale della LIGURBLOCK) dalla COMITO a Rolando Fazzari. In allegato all'Atto di Cessione è riportata (ed anche questa agli Atti dell'inchiesta) la Destinazione Urbanistica dell'area del COMUNE DI BALESTRINO in cui è indicato “ZONA PER INSEDIAMENTI PRODUTTIVI”. Nella stessa Certificazione rilasciata dal COMUNE DI BALESTRINO, nonostante la LIGURBLOCK non effettuasse attività estrattiva (che invece effettuava la COMITO e poi SAMOTER), e nonostante la nota e consistente frana del 1996 (documentata con tanto di foto da Rolando Fazzari al COMUNE DI BALESTRINO) continuava ad indicare come attività ammesse anche la “ESTRAZIONE E LAVORAZIONE DELLE MATERIE ESTRATTIVE”. Tale documento era firmato dal funzionario comunale Michelangelo BUCCAFURRI che era lo stesso a cui era per competenza e doveri d'ufficio consegnata la documentazione consistente nella PERIZIA GEOLOGIA redatta su incarico di Rolando Fazzari in cui emergeva, a seguito della frana del 1996, la situazione di pericolo del fronte cava che la COMITO non aveva mai posto in sicurezza.
Nel 2006 (per una nuova istanza della LIGURBLOCK volta ad ottenere il permesso per la messa in sicurezza del medesimo vecchio fronte di cava di cui alla richiesta del 1997) veniva presentata al COMUNE DI BALESTRINO una nuova RELAZIONE GEOLOGICA con indicazione del pericolo di tale vecchio fronte di cava (lo stesso della consistente frana del 1996 e della frana del 2012 che travolgeva Gabriele Fazzari).
Nel 2009 ESPOSTO CASA DELLA LEGALITA' - “Tale autorizzazione e successiva proroga è stata concessa nonostante il fronte di frana, raggiungibile da loc. Sambuco, si stia ampliando e nonostante la stessa cartografia regionale indichi tale area come ad alto pericolo di frana, proprio sul fronte cava, ove si procede ad estrazione. Oltre a tale aspetto... senza che venisse mai adottato alcun provvedimento da parte della Regione atto ad ottenere una messa in sicurezza urgente del fronte di frana”.
Nel 2011 ESPOSTO CASA DELLA LEGALITA' - “L'esposto denuncia: Omessa canalizzazione delle acque con conseguente sversamento a valle con conseguente progressiva attività di erosione del terreno e della strada podere, nonché con pericolosi smottamenti (l'esposto fa riferimento all'ALLEGATO VIDEO n.1 e ALLEGATO FOTORAFICO n. 2); lo stato di cui... contribuisce ad un deterioramento della sicurezza dell'intera area in considerazione del fatto che a monte della cava è attivo un fronte di frana. Già in passato si era verificato un cedimento sul versante nella parte della cava confinante con la LIGURBLOCK. L'ampliarsi della frattura nella montagna con progressivo scivolamento a valle è ben visibile nella parte a monte della cava stessa (situazione ben visibile nell'ALLEGATO n.3)”.
Nella NOTA SUGLI ASPETTI GEOLOGICI della CASA DELLA LEGALITA' agli Atti dell'inchiesta sono citati ed allegati tutti i documenti ufficiali (PUC, Piano di Bacino, cartografie della Regione) in cui è documentato lo stato di pericolo dell'area.
E' inoltre agli ATTI dell'inchiesta la “RELAZIONE DI COMMENTO ALLA CARTA DI SUSCETTIVITA' AL DISSESTO DI VERSANTE” datata gennaio 2003 della COMUNITA' MONTANA POLLUPICE. Dalla stessa si comprende che la situazione fortemente critica e pericolosa era ben nota anche alla COMUNITA' MONTANA.
La stessa COMUNITA' MONTANA, inoltre, era stata incaricata del monitoraggio di tale area (tra cui quella a monte del vecchio fronte di cava da cui è scaturita la frana che ha investito mortalmente Gabriele Fazzari, dalla PROVINCIA DI SAVONA come si è documentato nella citata NOTA SUGLI ASPETTI GEOLOGICI.
Dalla PERIZIA dei CTU incaricati dal PM emerge (pag. 25) che senza alcuna sollecitazione sulla parete del vecchio fronte di cava - da cui vi è stato il crollo che ha prodotto la morte di Gabriele Fazzari – vi sono stati molteplici crolli (alcuni documentati dalla Casa della Legalità ed uno, di maggior rilievo, documentato dal personale della ASL).
Nella medesima perizia (pag. 29 e segg.) si affronta la questione del dissesto dell'area e si evidenzia che tale fatto, ovvero della situazione di pericolo derivante da tale ampio dissesto era noto già dagli anni 80 alle autorità pubbliche (REGIONE, COMUNE, COMITO) nonché certamente alla COMUNITA' MONTANA e PROVINCIA DI SAVONA (dal 2003 visto e considerato lo studio effettuato dalla prima ed il Piano di Bacino approvato dal secondo ente).
Ad esempio, nel dettaglio:
- (pag. 30) rispetto alla COMUNITA' MONTANA il perito rilevano che la stessa indica:
“L'ex cava Camporosso viene classificata come area con suscettività al dissesto media, bordata a nord e a est da zone con suscettività, rispettivamente, alta e molto alta.
Vengono inoltre analizzati i risultati del monitoraggio, ottico e cinematico, del dissesto, effettuato in corrispondenza del Poggio dell'Alpe e del ciglio superiore della scarpata a monte degli stabilimenti della LIGURBLOCK srl. Nel periodo analizzato (fine luglio – fine novembre 2002) si sono osservati spostamenti coerenti con un trend di deformazione del versante, con vergenza prevalentemente N-NW e W-MW; la deformazione appare strettamente collegata con periodi di forte precipitazione. In particolare, il monitoraggio“localmente ha evidenziato scostamenti compresi tra il centimetro (deformazione lungo il fronte NW di Poggio dell'Alpe) ed i 3 cm (mira ubicata lungo il ciglio della scarpata a monte degli impianti LIGURBLOCK) nel corso di circa due mesi...”
- rispetto alla PROVINCIA DI SAVONA (2003)
> per il Piano di Bacino Varatella – Carta della suscettività: “il versante a nord di Poggio dell'Alpe è classificato come area a suscettibilità da molto alta (area in frana attiva...) a ad alta (ex cava Camporosso) passante a media (estremità nord dell'area dell'ex cava)”
> per il Piano di Bacino Varatella – Stralcio sul Rischio Idrogeologico, Piano Interventi:
“BALESTRINO-POGGIO DELL'ALPE. Tipologia: Monitoraggio corpo franoso... E' necessaria.. una efficace indagine geognostica e studio geologico, per meglio definire le modalità di intervento; andrà impostato anche un idoneo sistema di monitoraggio.
Attualmente è già finanziata, da parte della Comunità Montana una campagna di indagine geognostica... Il monitoraggio effettuato tramite l'impostazione di riferimenti topografici e periodica verifica degli spostamenti...dovrà avere lo scopo sia di studio che di allarme per una eventuale interdizione della zona nella eventualità di notevoli movimenti o deformazioni”.
> per il Piano di Bacino Varatella – Stralcio sul Rischio Idrogeologico, Relazione:
“Vasto movimento franoso attivo che si diparte dal crinale fino alla sottostante cava, profonde fessurazioni nella roccia e componenti di deformazione gravitativa profonda; intessa dolomie maggiormente rigide poggianti su quarziti più plastiche”.
- rispetto a COMUNE DI BALESTRINO
“Piano Urbanistico Comunale (PUC) del Comune di Balestrino. Abbondanti riferimenti alla DGPV di Poggio dell'Alpe sono infine presenti all'interno del Piano Urbanistico Comunale (PUC)... Sinteticamente (pag.32) Tav. A1 – Carta Geologica... sono riportate le trincee della DGPV a sud e a est dell'ex cava Camporosso; è inoltre evidenziata una faglia a sud della cava SAMOTER Srl, probabile continuazione verso ovest del sistema di trench di Poggio dell'Alpe.
Tav. A2 – Carta Geomorfologica... oltre alle trincee viene riportata l'area complessiva interessata dalla DGPV di Poggio dell'Alpe, da cui vengono escluse (con scelta discutibile) le aree di cava. L'ex cava Camporosso ed aree circostanti risultano costituite da “rocce in scadenti condizioni di conservazione.
ESTRATTO DI UNO DEI RICHIAMI AL PUC NELLA PERIZIA
ASSENZA DI INTERVENTI DA PARTE DEGLI ENTI PUBBLICI
NONOSTANTE LA SITUAZIONE DI PERICOLO
1) Se la PROVINCIA DI SAVONA così come la COMUNITA' MONTANA avevano chiara la situazione di pericolo dell'area (proprio in considerazione dei monitoraggi dell'area a monte del piazzale della LIGURBLOCK) queste non hanno in alcun modo messo in allarme la LIGURBLOCK sulla situazione di pericolo.
Il fatto che questi Enti fossero consci della situazione di pericolo è infatti conclamato dalla PERIZIA del CTU per in PM.
Nella Relazione Conclusiva della ASL già citata ed agli Atti dell'inchiesta risulta anche indicato che doveva essere predisposto un sistema di monitoraggio costante del movimento del monte al fine di dare allarme in occasione dei movimenti dello stesso, ma che NON vi è traccia di tale sistema di monitoraggio ed allarme.
2) Il COMUNE DI BALESTRINO sapeva dal 1984 (eclatante è deliberazione n. 61/1984 citata nella RELAZIONE ASL, nonché dai PERITI ma anche integralmente agli ATTI) della situazione di alto pericolo. Lo sapeva certamente per le due Perizie Geologiche presentate da Rolando Fazzari nel 1996-97 e nel 2005-6 in quanto veniva evidenziata la pericolosità del vecchio fronte cava della COMITO ricadente sul piazzale della LIGURBLOCK.
Ne era a conoscenza certamente, inoltre, per le cartografie REGIONALI (documentate nella citata Nota sugli Aspetti Geologici) e per gli studi e documenti relativi al PUC che, se pur non approvato in via definitiva, era stato ADOTTATO dal COMUNE con documenti e relazioni che avevano evidenziato senza margine di dubbio la situazione di pericolo dell'area.
Ne era a conoscenza anche certamente per i pareri e gli effetti dell'approvazione del Piano di Bacino della PROVINCIA DI SAVONA (2003).
Il COMUNE DI BALESTRINO inoltre ha espresso i pareri di competenza in merito ai “rinnovi” della concessione dell'attività estrattiva alla COMITO e poi SAMOTER per la Cava di Camporosso e non ha mai espresso contrarietà a tale attività che, con ogni evidenza, risulta compromettere la stabilità del sito. Tali concessioni avvenivano, nel tempo, senza che la COMITO effettuasse (come meglio si vedrà di seguito) la messa in sicurezza del fronte di cava (così come nemmeno della strada di accesso alla cava Camporosso) in violazione delle norme di Legge e delle stesse prescrizioni delle Concessioni regionali. Tale omissione della messa in sicurezza del fronte cava viene rimarcata nella Relazione Conclusiva della ASL.
IL COMUNE DI BALESTRINO ha inoltre – come ricordato e come in Atti d'indagine – rilasciato a Rolando Fazzari, a seguito della cessione dell'area del piazzale (1999), CERTIFICAZIONE URBANISTICA che indicava la piena compatibilità delle attività svolte dalla LIGURBLOCK (produzione di manufatti in cemento) ma certificava anche l'area per attività anche di “ESTRAZIONE E LAVORAZIONE DELLE MATERIE ESTRATTIVE” (nonostante la LIGURBLOCK non effettuasse tale attività). Tale documento – come già richiamato nel punto precedente - era firmato dal funzionario comunale Michelangelo BUCCAFURRI che era lo stesso a cui era per competenza e doveri d'ufficio consegnata la documentazione consistente nella PERIZIA GEOLOGIA redatta su incarico di Rolando Fazzari in cui emergeva, a seguito della frana del 1996, la situazione di pericolo del fronte cava che la COMITO non aveva mai posto in sicurezza.
Se venivano rigettate le due istanze (1997 e 2006) per effettuare sbancamento con messa in sicurezza del vecchio fronte di cava COMITO presentate dalla LIGURBLOCK (perché si considerava agricolo il terreno oggetto di sbancamento - quello da cui vi sono state le consistenti frane 1996 e 2012 – e perché si richiedeva pertanto di procedere con la richiesta di una costosa variante al PRG, senza quindi assumere che tale intervento – così come documentato dalle perizie geologiche – doveva essere effettuato per METTERE IN SICUREZZA l'area) il COMUNE DI BALESTRINO il 14.12.2012 (dopo la tragedia della morte di Gabriele Fazzari) emetteva Ordinanza alla LIGURBLOCK perché ponesse in sicurezza l'area.
Tale fatto dimostra che il COMUNE DI BALESTRINO aveva il POTERE di emettere tale Ordinanza per la messa in sicurezza del fronte cava ma ha OMESSO di adottare tale Ordinanza a carico della COMITO nel 1996 a seguito della consistente frana avvenuta e documentata, così come ha OMESSO di adottare tale Ordinanza a carico della COMITO a seguito della Perizia Geologica presentata nel 1997 da Rolando Fazzari che indicava lo stato di pericolo del fronte cava in questione. OMETTEVA, ancora, il COMUNE DI BALESTRINO, ben a conoscenza della situazione di pericolo, per quanto già visto e documentato, anche successivamente, anche in occasione del PARERI sui rinnovi della concessione regionale alla COMITO e poi alla SAMOTER pur in presenza dell'omissione di dette società rispetto all'obbligo di porre in sicurezza il fronte cava.
Inoltre il COMUNE DI BALESTRINO era certamente a conoscenza dello stato dei luoghi (e quindi del pericolo del vecchio fronte di cava COMITO ricadente sul piazzale) quando nel 2004 ha rilasciato alla LIGURBLOCK la già citata “concessione edilizia in sanatoria (data 26/07/2004) per la realizzazione dei magazzini, depositi, tettoie ecc a servizio dell'attività artigianale di manufatti in conglomerato cementizio”. Tale Certificazione firmata dal Responsabile Tecnico del COMUNE DI BALESTRINO, Michelangelo BUCCAFFURRI, era chiaramente in contrasto con lo stato dei luoghi e la pericolosità degli stessi e del fronte cava COMITO ricadente su detto piazzale, e non si comprende come il COMUNE DI BALESTRINO non abbia adottato provvedimento alcuno (SE NON DOPO LA TRAGEDIA DELLA MORTE DI GABRIELE FAZZARI) per imporre la messa in sicurezza di tale fronte cava ricadente sul piazzale della LIGURBLOCK. Messa in sicurezza, con sistemazione a scaloni del vecchio fronte di cava, che doveva essere effettuata dalla CO.MI.TO.
3) La REGIONE LIGURIA era certamente a conoscenza della situazione di pericolo del sito fosse soltanto per la cartografia regionale che indica l'area come ad “ELEVATA” e “MOLTO ELEVATA” PERICOLOSITA' DI FRANA. Inoltre ne era a conoscenza per la stessa Relazione COMITO del 1984. In merito a questa relazione presentata alla REGIONE dalla COMITO SPA per il rinnovo della concessione (prima negato dalla deliberazione regionale del 1985 e poi ribaltato con deliberazione del 1987 e successivi rinnovi) scrivono nella PERIZIA i CTU del PM (pag. 23):
“- la “Relazione geomineraria” del dott. Geol. Andrea Lamberti (COMITO SPA, 1984...) che afferma tra l'altro: “...Nel fronte di Camporosso, si è assistito, infatti, tempo addietro, all'assestamento gravitativo delle masse quarzitiche non più equilibrate”; e successivamente: “Per quanto riguarda le fratture beanti sull'alto del fronte di Camporosso, residuo di assestamenti gravitativi di massa non più equilibrate...”. Se i PERITI proseguono con il richiamo alla citata Delibera del Comune di Balestrino di Osservazioni, inviate alla REGIONE LIGURIA, proseguono poi con: “Dalle relazioni [ALLA REGIONE LIGURIA, ndr] emerge chiaramente che con il termine “Camporosso” ci si riferisce all'area dell'ex Cava Camporosso. Quindi:
- si fa chiaramente riferimento a un dissesto avvenuto, si direbbe, in tempi piuttosto remoti (dal verbale del Consiglio Comunale sembra di intuire prima del 1980);
- doveva trattarsi di un evento di notevole gravità, che aveva interessato in primis l'area dell'ex Cava Camporosso, ma non solo;
- successivamente al dissesto la situazione si sarebbe ulteriormente aggravata;
- il Consiglio Comunale si chiedeva se il dissesto fosse dovuto all'attività di cava;
si accenna inoltre a fratture beanti sull'“alto fronte Camporosso”...”
LE SPECIFICHE OMISSIONI DI COMITO e REGIONE LIGURIA:
a) Il vecchio fronte cava COMITO ricadente sul piazzale della LIGURBLOCK (frana del 1996 e frana mortale del 2012, nonché altri continue frane minori, come quelle monitorate ed indicate dai PERITI e dal personale ASL dopo i tragici fatti del 31/10/2012, in totale assenza di sollecitazioni sulla parete) avrebbe dovuto essere posto in SICUREZZA prima dello stralcio dello stesso dal piano di coltivazione della Cava.
Tale OBBLIGO per il concessionario (COMITO e poi SAMOTER) è chiaramente indicato nella Concessione Regionale e nei successivi rinnovi. Inoltre tale OBBLIGO risulta chiaramente un OBBLIGO DI LEGGE per il concessionario (nel nostro caso COMITO e poi SAMOTER).
Questo aspetto è indicato chiaramente, oltre che nella NOTA SULLE CONCESSIONI REGIONALI prodotta alla Casa della Legalità, in modo inequivocabile nella citata RELAZIONE CONCLUSIVA ASL agli atti dell'inchiesta ove, oltre a quanto già richiamato, si legge:
“Il D.P.R. 9 aprile 1959, n. 128, all'art. 119 prevede: “E' vietato tenere a strapiombo le fronti di escavazione. Quando le stratificazioni o le naturali fratture della roccia rendano gli strapiombi inevitabili, o quando la natura della roccia renda comunque malsicuro il fronte della cava, la coltivazione deve essere condotta procedendo dall'alto in basso con gradini di altezza riconosciuta idonea dall'ingegnere capo, oppure con l'impiego di altri mezzi atti ad evitare ogni pericolo e riconosciuti idonei dallo stesso capo ingegnere”.
In base all'art. 3 del D.L.gs 25 novembre 1996, n. 624, la vigilanza sull'applicazione delle norme in tema di sicurezza e salute dei lavoratori “... per le attività estrattive relative a sostanze minerali di seconda categoria... spetta alle REGIONI...”....
Nel caso di CESSAZIONE della concessione all'attività estrattiva per rinuncia, la Legge prevede (Art. 38 del REGIO DECRETO 29 luglio 1927, n. 1444):
“Il concessionario che intenda rinunciare alla concessione deve farne dichiarazione. Dal giorno in cui è presentata la dichiarazione di rinuncia, il concessionario è costituto custode della miniera ed è tenuto a non fare più lavori di coltivazione mineraria, né a variarne in qualsiasi modo lo stato. L'ingegnere capo del distretto minerario verifica lo stato della miniera e prescrive i provvedimenti di sicurezza e di conservazione che crede necessari. In caso di inosservanza ne ordina l'esecuzione d'ufficio, a spese del concessionario”.”
Visto quanto indicato nella RELAZIONE ASL si consideri che la COMITO chiedeva alla REGIONE LIGURIA di escludere dal Piano di coltivazione Cava Camporosso (di cui aveva la concessione) l'area ricadente sul piazzale in uso alla LIGURBLOCK in data 8/08/1996. Una data non casuale, infatti tale richiesta risulta essere stata effettuata dopo la FRANA del 1996 documentata dalle foto allegate alla richiesta di messa in sicurezza da parte di Rolando Fazzari con la LIGURBLOCK, foto richiamate in PERIZIA del CTU a pag. 24).
La REGIONE LIGURIA accoglierà formalmente la richiesta COMITO con deliberazione di RINNOVO CONCESSIONE, scorporando l'area di cava ed il fronte di cava ricadente sul piazzale che è passato, nel 1990, dalla COMITO alla LIGURBLOCK, condeliberazione 244 del 02/03/2001, nonostante l'evidente OMISSIONE della messa in sicurezza del fronte cava dell'area scorporata!
Se la COMITO ha omesso la messa in sicurezza del fronte di cava per cui ha chiesto l'esclusione dal Piano di Coltivazione (e la concessione prevedeva, come la Legge, l'OBBLIGO della preventiva messa in sicurezza del fronte cava prima della cessazione), è evidente che la REGIONE LIGURIA ha omesso di far effettuare alla COMITO tale messa in sicurezza, ovvero ha omesso di far effettuare la messa in sicurezza con addebito al concessionario - ovvero alla COMITO - prima di accogliere l'istanza di scorporo dell'area in questione dal Piano di Coltivazione.
Si tenga inoltre presente che la COMITO aveva richiesto (prima dello scorporo dell'area) l'autorizzazione per interventi in zona soggetti a vincolo idrogeologico e la COMUNITA' MONTANA POLLUPICE con determina 16 del 12/01/2000 esprimeva parere FAVOREVOLE condizionato, così richiamato nella citata RELAZIONE CONCLUSIVA ASL:
“parere favorevole (per quanto concerne la sola gestione del vincolo idrogeologico) alla concessione alla CO.MI.TO. S.p.A. dell'autorizzazione per la realizzazione dei lavori di variante per la messa in sicurezza della cava di quarzite mediante sistemazione ambientale, da eseguirsi in loc. Camporosso sui terreni contraddistinti a catasto al F.1, mapp. diversi. L'intervento “dovrà essere portato a completa ultimazione entro tre anni dalla data dell'atto autorizzativo”. Il predetto termine potrà essere prorogato su richiesta motivata dell'interessato.”
Gli interventi di messa in sicurezza – come è evidente – non sono stati avviati, e quindi non sono stati mai conclusi nei tre anni indicati dalla citata Determina della Comunità Montana.
La REGIONE LIGURIA procedeva comunque, come detto, il 2/03/2001 a concedere rinnovo dell'autorizzazione alla COMITO con contestuale accoglimento dell'istanza di scorporo (SENZA ALCUNA MESSA IN SICUREZZA dell'area scorporata).
In merito nella citata RELAZIONE CONCLUSIVA ASL si legge:
“L'area di cava denominata Camporosso veniva pertanto stralciata dal piano di coltivazione, senza che il concessionario provvedesse alla messa in sicurezza dell'area, né l'Autorità competente ne esigeva l'esecuzione (REGIONE LIGURIA, COMUNE DI BALESTRINO e COMUNITA' MONTANA).
Sulla base di quanto indicato dalla L.R. n. 12 del 10/04/1979 della REGIONE LIGURIA (art. 5) “La domanda di autorizzazione deve contenere... piano topografico dei lavori di coltivazione e delle opere di sistemazione del suolo ai fini della tutela ambientale...” - (art. 10) “Il provvedimento di autorizzazione contiene tra l'altro: - le prescrizioni e i vincoli ai quali l'attività estrattiva è sottoposta in applicazione ai principi contenuti nell'art. 4 con particolare riferimento alle opere di sistemazione del suolo ai fini della tutela ambientale da realizzarsi durante e al termine della coltivazione;...” (art. 12) “Coloro che proseguono l'attività estrattiva successivamente all'entrata in vigore della presente legge e cessino tale attività entro il termine di cui al primo comma dell'art. precedente...sono in ogni caso tenuti a provvedere alle opere di sistemazione del suolo previste nella presente legge secondo le prescrizioni che verranno stabilite dal Comune compreso il termine per l'esercizio dei lavori occorrenti. In caso di inottemperanza il Comune provvede all'esecuzione delle opere di sistemazione del suolo a spese dell'esercente”.
In data 06/12/1999 (in un periodo successivo all'istanza di scorporo dell'area dal complesso estrattivo autorizzato, e precedente all'accoglimento di tale istanza da parte della REGIONE LIGURIA), l'area ex cava Camporosso veniva ceduta (vedi atto di compravendita allegato n.14) dalla “COMITO SPA” al sig. FAZZARI Orlando (LIGURBLOCK)...”
(tralasciando, in questa occasione, ulteriori elementi rilevanti)
A) E' evidente e pacifico che se la COMITO avesse adempiuto agli obblighi di messa in sicurezza del fronte di cava come da prescrizioni della Autorizzazioni Regionali e come da obblighi di Legge non si sarebbe potuta verificare la frana mortale del 31/10/2012. La ragione di pericolo era infatti presente alla data del 31/12/2012 per omissione grave da parte della COMITO (FAZZARI Giulia e FAZZARI Rita).
B) E' altresì evidente e pacifico che la REGIONE LIGURIA ha omesso ai propri obblighi di Legge eludendo di verificare l'omessa messa in sicurezza del fronte cava COMITO ricadente sul piazzale della LIGURBLOCK. Tale omissione si è protratta nel tempo in quanto già la Relazione in suo possesso della stessa COMITO segnalava la pericolosità di tale sito, nonché la stessa delibera del Comune del 1984 indicava la situazione di pericolo. Inoltre, anche indipendentemente da tale iniziale omissione con conseguente rinnovo delle concessioni alla COMITO, la REGIONE LIGURIA ha omesso di accertare, prima di accogliere l'istanza di scorporo di tale parte della Cava Camporosso avanzata dalla COMITO, che la COMITO non aveva effettuato la dovuta ed obbligatoria messa in sicurezza del fronte cava ricadente sull'area per cui chiedeva lo scorporo. Ha quindi omesso di procedere alla messa in sicurezza con addebito alla COMITO (con eventuale riscossione dell'apposita fideussione depositata alla REGIONE LIGURIA).
Senza tali omissioni da parte della REGIONE, sia che la messa in sicurezza fosse stata posta in essere dalla COMITO o da altro soggetto con rivalsa delle spese sulla COMITO, alla data del 31/10/2012 non vi sarebbe stata la frana mortale dal fronte di cava in questione.
C) E' altrettanto pacifico che se il COMUNE DI BALESTRINO ha omesso di adempiere ai propri obblighi che, alla luce della pericolosità ben conosciuta di tale sito, imponeva l'adozione degli Atti necessari alla tutela dell'incolumità pubblica. Il COMUNE DI BALESTRINO rilasciava infatti nel 1999 Certificazione Urbanistica dell'area frazionata dalla proprietà COMITO (che veniva ceduta – come visto - a Rolando Fazzari, ovvero alla LIGURBLOCK, senza segnalare in alcun modo lo stato di pericolo ben noto ed evidente, non fosse altro per la frana avvenuta nel 1996 che aveva sommerso i mezzi da lavoro della LIGURBLOCK e che avvenne nello stesso punto del vecchio fronte di cava COMITO ove è poi avvenuta la tragedia del 31/10/2012).
Il COMUNE DI BALESTRINO, inoltre, riceveva due istanze da parte della LIGURBLOCK, ovvero da Rolando Fazzari della LIGURBLOCK, per la sistemazione di tale vecchio fronte di cava con sbancamento dello stesso. La prima nel 1997 a seguito della frana del 1996 con tanto di PERIZIA GEOLOGICA che indicava la pericolosità del vecchio fronte cava COMITO; la seconda nel 2005 con PERIZIA GEOLOGICA integrativa nel 2006 in cui si indicava di nuovo la pericolosità del vecchio fronte cava COMITO. Due documentate richieste per poter procedere alla “messa in sicurezza” a proprie spese pur se tale intervento doveva essere effettuato da altri (COMITO o in alternativa da soggetto incaricato dalla REGIONE con addebito alla COMITO). In entrambi i casi anche se il COMUNE voleva esprimere diniego rispetto al progetto di esecuzione lavori presentato avrebbe dovuto procedere (conscio della situazione di pericolo concreto evidenziato nelle PERIZIE GEOLOGICHE) a disporre l'obbligo della MESSA IN SICUREZZA (come tra l'altro ha fatto DOPO la tragedia del 31/10/2012).
Anche in questo caso è evidente che se il COMUNE DI BALESTRINO non avesse omesso di intervenire come nel suo potere e dovere la situazione di pericolo, ovvero il vecchio fronte cava COMITO ricadente sul piazzale LIGURBLOCK, non sarebbe più stato presente e quindi non si sarebbe consumata la tragedia del 31/10/2012.
D) E' quindi anche pacifico che se la COMUNITA' MONTANA avesse promosso le iniziative in proprio potere in merito avrebbe potuto essere eliminato il pericolo rappresentato dallo sperone roccioso del vecchio fronte di cava COMITO. Inoltre la COMUNITA' MONTANA a seguito dello Studio e monitoraggio effettuato proprio sull'area a monte della Cava, ovvero a monte del Piazzale della LIGURBLOCK (terreni di proprietà della COMITO), ove si è evidenziato uno scivolamento a valle di diversi cm in pochi mesi ogni anno, non ha proceduto ad ALLERTARE il titolare della LIGURBLOCK.
Per ora ci fermiamo qui. Il quadro dovrebbe infatti risultare già abbastanza chiaro per far comprendere a chiunque quali siano le opere ed omissioni che hanno condotto alla tragica morte di Gabriele Fazzari. Responsabilità gravi e precise, documentali, per cui i protagonisti devono rispondere!