Source: http://digitalaw.blogspot.it/2012/12/
Timestamp: 2017-06-23 06:47:39+00:00
Document Index: 114047880

Matched Legal Cases: ['art.\n18', 'art. 18', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 660', 'art.\n660', 'sentenza ']

Garante Privacy si è espresso di recente sulla corretta applicazione dell’art.
18 del c.d. "Decreto Sviluppo 2012" (convertito nella Legge n.134/2012),
che impone nuovi obblighi di trasparenza in tema di amministrazione aperta.
specifico, l’Autorità ha infatti vietato la diffusione online dei dati sulla salute
dei pazienti ad alcune amministrazioni sanitarie.
questione prendeva le mosse dall’art. 18 del Codice Privacy che, prevedendo
nuove disposizioni in tema di agenda digitale e trasparenza nella Pubblica
Amministrazione, secondo le aziende sanitarie avrebbe potuto far sorgere l’obbligo
di pubblicare su internet anche i dati dei pazienti che hanno ad esempio
ricevuto indennizzi per danni irreversibili, rimborsi per cure di altissima
specializzazione, interventi assistenziali o altri contributi legati a
patologie mediche certificate.
Garante ha precisato che, per quanto riguarda le persone fisiche, l'articolo
citato prevede la pubblicazione online solo dei dati di chi riceve
"corrispettivi o compensi" dalla Pubblica Amministrazione e che deve
in ogni caso essere interpretato alla luce dei principi fondamentali in materia
di protezione dei dati personali, cristallizzati in disposizioni comunitarie
che vincolano il nostro legislatore.
18, dunque, nonostante il tenore letterale della disposizione, non può derogare
alle norme del Codice Privacy che vietano ai soggetti pubblici di diffondere i
dati idonei a rivelare lo stato della salute di una persona e che le
informazioni citate non possono essere pubblicate sui siti web istituzionali
Garante, inoltre, ha ricordato che tutte le pubbliche amministrazioni, nel predisporre
il proprio sito Internet, devono sempre rispettare le apposite cautele indicate
nelle "Linee guida in materia di trattamento di dati personali contenuti
anche in atti e documenti amministrativi, effettuato da soggetti pubblici per
finalità di pubblicazione e diffusione sul web", approvate dallo stesso
Garante nel 2011.
art. 18 L. 134/2012,
diffusione on line dati personali
Con la sentenza del 16
novembre 2012, n. 44855 la Cassazione ha ancora una volta riconfermato il
consolidato orientamento secondo il quale non può configurare reato di molestie
ai sensi dell’art. 660 c.p. l'invio ripetuto di messaggi di posta elettronica, in quanto integrerebbe una condotta diversa dalle fattispecie espressamente
indicate dal testo della norma, in virtù del principio di stretta legalità e
tassatività della legge penale.
Pertanto, dato che l’art.
660 c.p. contempla solo “il mezzo del telefono” (oltre al luogo pubblico o
aperto al pubblico), la Corte ha di nuovo escluso che l’invio continuo di
messaggi di posta elettronica possa integrare il reato di molestie ed ha
annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’Appello territoriale poiché il
fatto non è previsto dalla legge come reato.
In sintesi, la
Cassazione ha ritenuto opportuno valorizzare la mancanza di invasività che
caratterizzerebbe le comunicazioni e-mail, rispetto a quelle effettuate
telefonicamente, come anche quelle via sms.
Tuttavia, la Suprema
Corte in tal modo evidenzia il vuoto normativo esistente riguardo a quelle
condotte di molestia perpetrate tramite posta elettronica, ma che grazie ai
nuovi strumenti tecnologici, come i telefoni di ultima generazione, giungono
sul telefono del destinatario, costringendo lo stesso all’interazione continua
e persistente che sarebbe ugualmente determinata dalle comunicazioni telefoniche o dagli sms.
660 c.p.,
Privacy: processo per i dirigenti di Google Italia Il 4 dicembre è iniziato, in corte d'appello a Milano, il processo di secondo grado a tre dirigenti di Google condannati in primo grado a sei mesi di reclusione per violazione della privacy. La vicenda giudiziaria è relativa a un filmato, pubblicato su Internet nel 2006 da quattro studenti di una scuola di Torino utilizzando “Google video”, che aveva come protagonista un minore disabile, affetto dalla sindrome di Down, insultato e picchiato da quattro compagni di scuola. Il video, cliccatissimo nella sezione "video più divertenti", è rimasto on line fino al 7 novembre successivo, prima di essere rimosso. Già dai primi passi della vicenda si è profilata una netta contrapposizione tra i magistrati titolari del fascicolo, secondo i quali il diritto di impresa non deve prevalere sulla privacy e sulla tutela dei diritti della persona, e il colosso del web, secondo cui questa vicenda giudiziaria è un attacco ai princìpi fondamentali di libertà che sono alla base di Internet.