Source: https://www.dirittiregionali.it/2013/07/19/corte-cost-sent-1782013-vas-e-via-linfinito-rimpallo-stato-regioni/
Timestamp: 2018-07-17 11:25:50+00:00
Document Index: 82467823

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 18', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 18', 'art. 10']

[Corte cost., sent. 178/2013] VAS e VIA: l’infinito “rimpallo” Stato-Regioni - Diritti Regionali
/ Archivio (2011-2015) / [Corte cost., sent. 178/2013] VAS e VIA: l’infinito “rimpallo” Stato-Regioni
Lo Stato ha impugnato gli artt. 3, co. 2, e l’allegato A della l. r. Liguria 32/2012 – recante «Disposizioni in materia di valutazione ambientale strategica (VAS) e modifiche alla Legge regionale 30 dicembre 1998 n. 38 (Disciplina della valutazione di impatto ambientale)» – in riferimento agli articoli 117, co. 1 e 2, lett. s), Cost. nonché agli artt. 6, co 3, e 20, co. 2 e 7, d.lgs. 152/2006 ed alla direttiva 2001/42/CE, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente.
In specie, la questione di legittimità costituzionale concerneva i piani ed i programmi «che hanno ad oggetto l’uso di piccole aree a livello locale e le modifiche minori dei piani e dei programmi di cui al comma 1 sono soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità alla VAS di cui all’art. 13, nei casi indicati nell’allegato A, in quanto aventi potenziali effetti sull’ambiente».
Nell’accogliere i rilievi del Ricorrente, la Corte costituzionale rilevava come le norme citate avessero ad oggetto la VAS ed, in specie, i casi nei quali determinati piani o programmi devono esservi sottoposti (c.d. “screening”); secondo costante giurisprudenza, invero, gli interventi specifici del legislatore regionale in materia sono «ammessi nei soli casi in cui essi, pur intercettando gli interessi ambientali, risultano espressivi di una competenza propria della Regione» (cfr. Corte cost., sentt. 58/2013, 227 e 192/2011) e sempreché non compromettano «un punto di equilibrio tra esigenze contrapposte espressamente individuato dalla norma dello Stato» (cfr. Corte cost., sent. 145/2013): pertanto devono ritenersi costituzionalmente illegittime le norme regionali che ne restringono l’ambito di esperibilità rispetto alla disciplina statale.
A tale primo rilievo si aggiunge poi una seconda questione, avente ad oggetto l’art. 18 della summenzionata legge regionale, il quale ha inserito nella l. r. Liguria 38/1998 l’art. 10, co. 1 bis: «dell’avvenuta trasmissione della richiesta del proponente» di assoggettamento del progetto «è dato avviso a cura del proponente nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria. Dell’avvio del procedimento è data notizia mediante inserimento nel sito web della Regione nonché dei comuni interessati, con indicazione del proponente, dell’oggetto, della localizzazione e la relativa documentazione progettuale e ambientale è messa a disposizione per la consultazione online».
Rispetto a tale integrazione, la Corte osserva che lo standard di tutela fissato dal Legislatore statale con la normativa sulla VIA non può essere ridotto dal Legislatore regionale e che però, nella fattispecie, era proprio questo l’effetto prodotto dalla limitazione della pubblicità prevista dalla norma regionale; conseguentemente, doveva essere dichiarata l’illegittimità costituzionale altresì del succitato art. 10, comma 1 bis, almeno nella parte in cui non prevedeva che dell’avvenuta trasmissione della richiesta fosse dato avviso nell’albo pretorio dei comuni interessati.
E per le medesime ragioni, anche l’art. 18, co. 4 – sostitutivo del co. 5, art. 10, della richiamata legge regionale 38/1998, il quale ora dispone: «l’esito della procedura [di verifica-screening ai fini della VIA], comprese le motivazioni, è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Liguria, nonché nel sito web della Regione» – di cui doveva essere ugualmente dichiarata l’illegittimità costituzionale, nella parte in cui non prevedeva che l’esito della procedura fosse pubblicato in forma integrale sul sito web della Regione.
Ancora una volta quindi – e per ragioni di ordine anche meramente procedurale – la Consulta si trova a dover “rifilare” i confini di una competenza materiale, i.e. quella ambientale, che più di molte altre è stata causa di un consistente contenzioso Stato-Regioni; e la cui “trasversalità” pare continuare a creare problemi applicativi – a livello locale – anche sul piano amministrativo, eventualmente aggravati dalla significativa “dipendenza” del relativo settore dalla omologa disciplina europea.
V’è dunque da ritenere che il suddetto contenzioso continuerà ad occupare i ruoli del Giudice delle leggi.
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