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admin 02/12/2010	Roma News Lascia un commento 18 Visualizzazioni
La corte d’appello aumenta la pena per l’agente Luigi Spaccarotella, condannato a 6 anni in primo grado. Il padre di Gabbo: “La sentenza rispetta la verità storica dei fatti. Orgoglioso di essere italiano”.
Omicidio volontario, sotto il profilo del dolo eventuale, e non colposo. La corte d’appello di Firenze riforma in peggio la condanna per Luigi Spaccarotella, che l’11 novembre del 2007 ha ucciso Gabriele Sandri nell’area di servizio della A1 Badia al Pino. I giudici di primo grado lo avevano condannato a 6 anni per omicidio colposo, non intenzionale. La procura generale e quella di Arezzo avevano fatto appello contro la decisione. Il pg questa mattina ha chiesto la condanna a 14 anni di reclusione, ipotizzando un omicidio volontario, con dolo eventuale. Spaccarotella qualla domenica mattina avrebbe sparato da un’area di servizio all’altra consapevole del rischio di poter uccidere qualcuno.
In aula questa mattina erano presenti i familiari di Sandri. Assente l’agente Spaccarotella. A sostenere l’accusa – su sua richiesta – è stato Giuseppe Ledda, pm nel processo di primo grado. “Vogliamo solo verità e giustizia – ha detto Giorgio Sandri, il padre di Gabriele, prima dell’inizio del processo – Oggi mi aspetto di poter dire che sono fiero di essere italiano”. Il difensore di Spaccarotella, l’avvocato Bagattini, ha detto che l’agente “sta malissimo da un punto di vista psicologico”, aggiungendo che la loro richiesta di appello è mirata ad una riduzione della pena.
Dopo la lettura della sentenza, Giorgio Sandri ha detto: “Questa decisione rispetta la verità storica dei fatti. Ringrazio il popolo di Gabriele”. Il padre di “Gabbo” ha aggiunto: “E’ stata una giustizia dovuta. Oggi mi sento orgoglioso di essere italiano”. Un lungo applauso ha accolto l’uscita dei genitori di Gabriele Sandri dall’aula in cui si è svolto il processo di appello. Alla lettura della sentenza il pubblico, composto soprattutto da tifosi laziali e amici di Sandri, ha ascoltato la sentenza in silenzio. La gioia è scoppiata all’uscita, dove molti amici di Sandri erano in lacrime, così come i genitori Giorgio e Daniela, che si sono abbracciati a lungo; Daniela ha avuto anche un piccolo malore. Felicità è stata espressa anche dal fratello di Gabriele, Cristiano.
Quando si è ripresa, la mamma di Gabbo ha avuto anche un pensiero per l’agente condannato. “Alla lettura della sentenza ho provato pietà per Spaccarotella, anche se verso di noi non ha mai avuto gesti di comprensione. Sono tre anni che soffro ora questa sentenza ci restituisce serenità”. Il poliziotto ha detto attraverso il suo avvocato, Federico Bagattini, di essere “affranto. Ma le speranze non sono finite”. Bagattini ha annunciato che proporrà ricorso in Cassazione.
“E’ una sentenza forte, ciò che ci aspettavamo. Non credo che riscatti dal dolore la famiglia ma è un segnale che va nella direzione che tutti avevamo auspicato”. Lo ha detto la presidente della Regione Lazio Renata Polverini. “Credo che la sentenza della Corte d’Appello di Firenze sia equilibrata e ristabilisca un principio di verità e giustizia, che era quello che la famiglia di Gabriele Sandri ha sempre chiesto, senza alcuno spirito di vendetta”. Così Walter Veltroni ha commentato la sentenza della Corte di Appello di Firenze. “In questi anni così difficili siamo stati vicini alla famiglia Sandri – ha aggiunto Veltroni – che ha sempre dato prova, nel suo grande e irreparabile dolore, di coraggio e fiducia nella magistratura, contribuendo anche a promuovere iniziative in memoria di Gabriele ispirate alla ricerca della verità e a promuovere nel mondo dello sport e tra i giovani un impegno contro la violenza”. Anche il sindaco Alemanno ha detto la sua sulla decisione dei giudici fiorentini: “E’ una sentenza dolorosa ma che rende giustizia alla famiglia e a tutti coloro che confidano nella legge. Oggi cambia qualcosa in profondità nel rapporto che c’è fra i ragazzi che vanno allo stadio e il mondo della giustizia e soprattutto viene sottolineato che a nessuno è consentito stroncare una vita umana con atti indegni del proprio ruolo”.
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