Source: https://renatodisa.com/2012/06/27/corte-costituzionale-sentenza-n-167-del-27-giugno-2012-possibilita-dei-lavori-socialmente-utili-anche-in-favore-dei-neo-patentati-colti-alla-guida-di-stato-di-ebrezza/
Timestamp: 2018-02-19 09:36:31+00:00
Document Index: 84341080

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Corte Costituzionale, sentenza n. 167 del 27 giugno 2012. Possibilità dei lavori socialmente utili anche in favore dei neo-patentati colti alla guida di stato di ebrezza - Avvocato Renato D'Isa
Diritto Amministrativo (2039)
Corte Costituzionale, sentenza n. 167 del 27 giugno 2012. Possibilità dei lavori socialmente utili anche in favore dei neo-patentati colti alla guida di stato di ebrezza
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Dichiarata non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 186-bis, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), aggiunto dall’art. 33, comma 2, della legge 29 luglio 2010, n. 120 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione.
Pertanto possibilità dei lavori socialmente utili anche in favore dei neo-patentati colti alla guida di stato di ebrezza
Con tre ordinanze, di analogo tenore, depositate il 1° dicembre 2011 (r.o. n. 40 del 2012) e il 9 dicembre 2011 (r.o. n. 39 e n. 41 del 2012), il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’articolo 186-bis, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), aggiunto dall’art. 33, comma 2, della legge 29 luglio 2010, n. 120 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale), nella parte in cui – nel prevedere che alle fattispecie di guida sotto l’influenza dell’alcool da parte dei conducenti “a rischio elevato”, indicati dal comma 1 dello stesso articolo, si applicano le disposizioni di cui ai commi da 3 a 6, 8 e 9 dell’art. 186 cod. strada – non richiama anche il comma 9-bis del medesimo art. 186, in forza del quale la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, se non vi è opposizione da parte dell’imputato, con quella del lavoro di pubblica utilità, di cui all’art. 54 del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468).
Secondo il giudice a quo, non sarebbe possibile una interpretazione “adeguatrice” della norma, basata sull’assunto che l’art. 186-bis cod. strada delinei una circostanza aggravante della fattispecie criminosa prevista dal precedente art. 186: ciò, al fine di desumerne che un espresso richiamo al comma 9-bis di tale articolo non sarebbe necessario, essendo comunque applicabile all’ipotesi circostanziale l’intera disciplina valevole per la fattispecie base. Una simile tesi si porrebbe, infatti, in irrimediabile contrasto con il dettato normativo, giacché, se tutte le disposizioni dell’art. 186 fossero direttamente applicabili alla fattispecie prevista dall’art. 186-bis, lo specifico rinvio operato dal comma 6 di quest’ultimo articolo ad alcune soltanto di esse risulterebbe privo di qualsiasi concreta utilità e, anzi, del tutto illogico.
Il rinvio in questione dimostrerebbe, al contrario, che con il nuovo art. 186-bis cod. strada il legislatore ha inteso delineare una autonoma fattispecie di reato, escludendo, al tempo stesso, che possano applicarsi ad essa le disposizioni dell’art. 186 non espressamente richiamate, tra cui quella del comma 9-bis. Il mancato rinvio a tale comma potrebbe essere considerato, d’altra parte, espressivo di una consapevole scelta, connessa alla ratio della nuova fattispecie: nel momento in cui
ha deciso di adottare per alcune categorie di conducenti, ritenute maggiormente “a rischio”, un trattamento più severo della guida sotto l’influenza dell’alcool, il legislatore avrebbe voluto anche impedire che i soggetti considerati possano fruire di un «commodus discessus», quale quello offerto dalla sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità, il cui positivo svolgimento determina, ai sensi del comma 9-bis dell’art. 186 cod. strada, l’estinzione del reato.
Alla luce dello stesso dato normativo, dovrebbe, dunque, escludersi che la fattispecie prevista dall’art. 186-bis cod. strada possa ritenersi più grave di quella assunta come tertium comparationis, posto che, a parità di qualità soggettive dell’autore del fatto (conducenti inesperti o trasportatori esposti ad estenuanti turni di guida) o di qualità oggettive del veicolo (conducenti di mezzi pesanti o di autobus), nonché di condotta (guida in condizioni psico-fisiche alterate), l’unico tratto differenziale fra le due ipotesi sarebbe rappresentato dal mezzo attraverso il quale si è prodotta tale alterazione: il consumo di alcolici, in un caso, l’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope, nell’altro.
1.– Con tre distinte ordinanze, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano dubita della legittimità costituzionale dell’articolo 186-bis, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), aggiunto dall’articolo 33, comma 2, della legge 29 luglio 2010, n. 120 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale), nella parte in cui – omettendo di richiamare il comma 9-bis dell’art. 186 cod. strada – non consentirebbe di sostituire la pena applicabile per il reato di guida sotto l’influenza dell’alcool da parte dei conducenti “a rischio elevato” indicati nel comma 1 dello stesso art. 186-bis (infraventunenni, neo-patentati, autotrasportatori e conducenti di mezzi pesanti o di autobus) con il lavoro di pubblica utilità, di cui all’art. 54 del d.lgs. 28 agosto 2000, n. 274 (Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, a norma dell’articolo 14 della legge 24 novembre 1999, n. 468).
6.– La tesi del giudice a quo appare contraddetta anche dal disposto del comma 3-quater dell’art. 219 cod. strada (aggiunto anch’esso dalla legge n. 120 del 2010), in tema di revoca della patente di guida.
La formulazione della disposizione ora citata è, infatti, tale da rendere palese che, nell’idea del legislatore, la norma incriminatrice della guida sotto l’influenza dell’alcool, anche quanto ai conducenti “a rischio elevato”, è quella dell’art. 186, comma 2, cod. strada, e non già quella dell’art. 186-bis, comma 3 («La revoca della patente di guida ad uno dei conducenti di cui all’art. 186-bis, comma 1, lettere b, c e d, che consegue all’accertamento di uno dei reati di cui agli artt. 186, comma 2, lettere b e c, e 187, costituisce giusta causa di licenziamento ai sensi dell’articolo 2119 del codice civile»). Pare evidente, in effetti, che se l’art. 186-bis, comma 3, cod. strada prevedesse realmente fattispecie autonome di reato, e non già circostanze aggravanti, il legislatore avrebbe dovuto fare riferimento ai reati previsti da tale norma, anziché a quelli previsti dall’articolo precedente.
Né giova opporre che nel comma 3-ter dello stesso art. 219 cod. strada viene richiamato, a fianco degli artt. 186 e 187, anche l’art. 186-bis («Quando la revoca della patente è disposta a seguito delle violazioni di cui agli articoli 186, 186-bis e 187, non è possibile conseguire una nuova patente di guida prima di tre anni decorrenti dalla data di accertamento del reato»). Il richiamo all’art. 186-bis si giustifica con l’esigenza di comprendere anche l’illecito amministrativo di cui al comma 2 di tale
articolo, che, punendo la guida da parte dei conducenti “a rischio elevato” con un tasso alcoolemico pari o inferiore alla soglia minima di 0,5 grammi per litro, rappresenta – esso sì – una fattispecie autonoma, priva di riscontro nell’art. 186 in rapporto ai conducenti “comuni”.
7.– Contrariamente a quanto mostra di ritenere il rimettente – che fa di tale argomento il punto di forza della sua prospettazione – le considerazioni dianzi svolte non risultano inficiate dalla disposizione del comma 6 dell’art. 186-bis cod. strada, oggetto di censura, e, in particolare, dal fatto che tale disposizione richiami espressamente, in rapporto alla guida sotto l’influenza dell’alcool dei conducenti “a rischio elevato”, solo alcuni dei commi dell’art. 186 (precisamente, i commi da 3 a 6, 8 e 9).
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa| 2012-06-27T18:46:37+00:00	27 giugno 2012|Codice della strada, Corte Costituzionale 2012, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione sesta penale, sentenza n. 7425 del 15 febbraio 2018. Il’art. 601 cod. proc. pen., concernente gli atti preliminari al giudizio di appello, è disposizione di carattere generale e, pertanto, il termine dilatorio di venti giorni stabilito per la comparizione in giudizio (art. 601, comma 3, cod. proc. pen.) si applica anche al procedimento camerale regolato dal precedente art. 599, non essendo sufficiente a rendere applicabile il più breve termine di cui all’art. 127 stesso codice (dieci giorni) il richiamo alle forme previste da tale disposizione operato dal predetto art. 599
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