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Timestamp: 2019-10-16 12:01:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 52', 'art. 15', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Giurisprudenza per le università
Consiglio di Stato, VI, 4 ottobre 2018, n. 1321
Plurime e diverse valutazioni ASN
Due sentenze e una nota MIUR su coniugio e concorsi
Ancora sul coniugio: TAR Puglia 367/2019
La motivazione del provvedimento anche per la ASN
Giurisprudenza per gli Enti pubblici di ricerca
Cassazione civile, sez. unite, 13 marzo 2018, n. 8985
Il concetto di progressione verticale
La decisione in esame trae origine dalla contestazione di una graduatoria relativa alla selezione interna per il passaggio di livello. Come noto il comparto EPR - Enti di ricerca disciplina il peculiare rapporto di ricercatori e tecnologi. Entrambi i profili sono articolati su tre livelli originariamente disciplinati dal D.P.R. 12 febbraio 1991, n. 171. Recepimento delle norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo per il triennio 1988-1990 concernente il personale delle istituzioni e degli enti di ricerca e sperimentazione di cui all'art. 9 della legge 9 maggio 1989, n. 168. Ai fini del contenzioso preliminare appare individuare il corretto riparto di giurisdizione che sarà diverso a seconda che si configuri detto passaggio di livello come "progressione verticale", che segue le regole della giurisdizione amministrativa o come mera progressione orizzontale all'interno di Aree omogenee. E’ dunque di acclarata evidenza che la risoluzione di una questione eminentemente tecnica come quella dell’individuazione della corretta sede giurisdizionale si basi su una impostazione di natura sostanziale (se sia progressione verticale o orizzontale). Fondamentale appare il ragionamento secondo cui per "procedure concorsuali di assunzione" - attribuite alla giurisdizione del giudice amministrativo, perché ascritte al diritto pubblico ed all'attività autoritativa dell'amministrazione - si intendono non soltanto quelle preordinate alla costituzione "ex novo" dei rapporti di lavoro (come le procedure aperte a candidati esterni, ancorché vi partecipino soggetti già dipendenti pubblici), ma anche i procedimenti concorsuali interni, destinati a consentire l'inquadramento dei dipendenti in "aree" funzionali o categorie più elevate, con "novazione oggettiva" dei rapporti di lavoro. … Restano invece devolute alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie relative a procedure riguardanti le progressioni all'interno di ciascuna area professionale o categoria, sia che riguardino l'acquisizione di posizioni più elevate meramente retributive, sia che si riferiscano al conferimento di qualifiche (livello funzionale connotato da un complesso di mansioni e di responsabilità) superiori (art. 52, comma 1, del d.lgs. n. 165 del 2001), perché esse sono regolate da procedure poste in essere dall'Amministrazione con la capacità ed i poteri del datore di lavoro privato. Chiarito ciò va dunque analizzato se il passaggio da un livello professionale a quello immediatamente superiore comporti una novazione oggettiva o meno. Ebbene, ribaltando il precedente orientamento giurisprudenziale e secondo un’interpretazione testuale le sezioni unite affermano che l'art. 15 del CCNL del 7 aprile 2006 ha introdotto per la prima volta l'unicità dell'organico dei ricercatori prevedendo una disciplina conforme ai principi stabiliti dal d.lgs. n. 165 del 2001. Lo stesso dicasi per i tecnologi profilo caratterizzato, anch’esso, da un'omogenea professionalità e quindi da un unico organico, articolato su tre livelli, denominati: 1 - Dirigente tecnologo; 2 - Primo tecnologo; 3- Tecnologo. Quindi, si ribadisce il carattere innovativo dell'art. 15 cit. e la non configurabilità come "progressione verticale" in senso proprio della selezione di cui si tratta.
La sentenza analizza il caso di diversa valutazione di un candidato in sede di conseguimento di abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario. Negata l’abilitazione alla ricorrente una prima volta, ottenuto giudizio negativo una seconda volta a seguito di provvedimento giurisdizionale che nominava una nuova commissione, ed ancora una terza volta, sempre a seguito di richiesta di rivalutazione ad opera di esecuzione di provvedimento giurisdizionale e pur sempre con giudizi diversi (buono, accettabile e limitato livello di classificazione), la ricorrente impugnava anche quest’ultimo diniego. Ora, ciò che preme evidenziare è il durissimo giudizio sull’operato della pubblica amministrazione italiana da parte del Collegio:” Non è dato comprendere come la medesima comunità scientifica abbia potuto valutare in modo così divaricato le pubblicazioni dell’appellante… Il sovvertimento della portata dei giudizi precedenti… appare sintomatico di un andamento perplesso e contraddittorio della pubblica amministrazione.” La Curia amministrativa si spinge anche oltre, considerando che il meccanismo del processo amministrativo non consente all’istante di ottenere il bene della vita richiesto, ma consente solo in via mediata, quale bene intermedio, di poter ambire a vedere realizzato il risultato sperato. Ed è per questo che richiamati i principi del nuovo processo amministrativo, si rimarca il potere del giudice della cognizione di disporre misure che garantiscano una tutela piena ed effettiva e di ottenere un provvedimento di tutela adeguato, anche con la consumazione della discrezionalità. Le argomentazioni arrivano al risultato estremo. Nel caso in esame, si dice, il susseguirsi di tre giudicati amministrativi ha comunque l’effetto di “svuotare l’amministrazione del proprio potere discrezionale”, e proprio per tale motivo “nel dare esecuzione alla sentenza il Ministero appellato dovrà rilasciare l’abilitazione per cui è causa in favore dell’appellante”, con, pure, condanna alle spese per l’Amministrazione intimata. Il bene della vita è ottenuto dalla consumazione della discrezionalità, dunque. La decisione motivata in modo articolato fa riflettere e, personalmente, lascia disorientati per il risultato estremo che le argomentazioni prodotte hanno confezionato. Nuovi confini vengono tracciati per concetti giuridici cardine come la discrezionalità, forti esami di coscienza per tutti noi, operatori della amministrazione pubblica, chiamati a rispondere alla coerenza prima ancora che al diritto.
Giurisprudenza - Principi generali
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