Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/codice_societario/2423-bis
Timestamp: 2019-05-23 01:40:53+00:00
Document Index: 157988104

Matched Legal Cases: ['art. 2423', 'art. 2426', 'art. 2476', 'art. 2476', 'art. 2476', 'art. 2423', 'art. 2426', 'sentenza ', 'art. 55']

I. Nella redazione del bilancio devono essere osservati i seguenti principi:
1) la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell'attività, nonché tenendo conto della funzione economica dell'elemento dell'attivo o del passivo considerato;
II. Deroghe al principio enunciato nel numero 6) del comma precedente sono consentite in casi eccezionali. La nota integrativa deve motivare la deroga e indicarne l'influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico.
Continuità aziendale – Cessazione – Effetti – Scioglimento della società – Esclusione
Continuità aziendale – Cessazione – Effetti – Redazione del bilancio secondo principi di liquidazione
Collegio sindacale – Negligente attestazione del ritorno della continuità aziendale – Responsabilità – Sussistenza.
Il venir meno della continuità aziendale non integra una causa legale di scioglimento della società bensì, piuttosto (a seconda che sia o meno reversibile), una situazione di insolvenza o quantomeno di crisi, costituendo quindi uno dei più rilevanti e ricorrenti presupposti per dare avvio a quelle che il nuovo codice della crisi definisce ora procedure di regolazione della crisi o dell’insolvenza. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
La conseguenza del (doveroso) rilievo del venir meno della continuità aziendale da parte degli amministratori, e del controllo su tale precondizione da parte dei sindaci, è che -come indirettamente prescrive l’art. 2423-bis co. 1° n. 1) c.c.- i principi di redazione del bilancio non sono più quelli dettati dall’art. 2426 c.c., bensì quelli imposti dalla prospettiva liquidatoria in cui la società, anche prima della formale constatazione di una causa di scioglimento, deve necessariamente porsi: primo fra tutti la valutazione dei cespiti dell’attivo patrimoniale a valori di presumibile realizzo e con espunzione dal bilancio di ogni posta (quali i costi di impianto avviamento e sviluppo capitalizzati come immobilizzazioni finanziarie ovvero, di converso, gli ammortamenti periodici iscritti fra i costi del conto economico) incompatibile con l’imminente liquidazione. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata)
Ai membri del collegio sindacale che abbiano reso parere favorevole alla revoca dello stato di liquidazione, attestando il ritorno della prospettiva di continuità aziendale della società in modo incauto e superficiale, sulla base di presupposti inconsistenti e non approfonditi con la dovuta diligenza professionale, è imputabile causalmente l’aggravamento del dissesto della società poi dichiarata fallita, e in concreto quantomeno la perdita da essa subita fra la revoca della liquidazione e la formulazione della prima proposta di concordato preventivo. (Francesco Dimundo) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 22 Febbraio 2019. Segue...
S.r.l. – Amministratori – Azione di responsabilità – Mancata contabilizzazione di incassi – Responsabilità nei confronti della società.
Nel caso in cui venga esercitata da un socio di una s.r.l. l’azione sociale di responsabilità prevista dal 2° comma dell’art. 2476 c.c., ove venga raggiunta la prova dell’occultamento di proventi maturati in favore della società, sussiste la responsabilità degli amministratori per grave inadempimento ai propri obblighi.
Se dunque la società può chiedere all’amministratore infedele il risarcimento del danno provocato da detta condotta, non può parlarsi di danno immediato e diretto al socio ai sensi dell’art. 2476, comma 6, c.c., quando esso rappresenti solo il riflesso di quello arrecato al patrimonio sociale.
Ai sensi dell’art. 2476, comma 4, c.c., la società deve rimborsare le spese di giudizio al socio che ha proposto la domanda risarcitoria, fatto salvo il diritto di regresso nei confronti degli amministratori. (Paolo Doria) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 04 Luglio 2018. Segue...
Società - Di capitali - Società per azioni - Bilancio - Contenuto - Criteri di valutazione - In genere - Principio di continuità dei valori contabili - Conseguenze - Immodificabilità dei criteri di valutazione - Deroga in casi eccezionali - Ammissibilità - Condizioni - Mancanza - Conseguenze - Nullità del bilancio - Fattispecie in tema di IVA dovuta su rimanenze iscritte nel bilancio di liquidazione.
Tributi erariali indiretti (riforma tributaria del 1972) - Imposta sul valore aggiunto (I.V.A.) - Accertamento e riscossione - Presunzioni di cessione e di acquisti - Società di liquidazione - Rimanenze iniziali - Iscrizione in bilancio - Valutazione secondo un criterio diverso da quello precedentemente adottato - Conseguenze - Nullità del bilancio - Presunzione di esistenza di vendite non fatturate - Operatività - Recupero a tassazione della differenza - Ammissibilità. .
In tema di società, l'adozione, nella redazione del bilancio, di un criterio di valutazione di un cespite patrimoniale diverso da quello utilizzato negli esercizi precedenti senza che la nota integrativa rechi un'adeguata motivazione della deroga consentita dall'art. 2423 -bis, comma sesto, cod. civ. in casi eccezionali si traduce in una violazione del principio di continuità dei valori contabili, e comporta pertanto la nullità del bilancio, attesa l'inderogabilità dei criteri di valutazione dettati dall'art. 2426 cod. civ., la cui funzione consiste nell'assicurare la trasparenza e la leggibilità del bilancio da parte dei soci e dei terzi. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale, in tema di IVA, aveva ritenuto illegittimo il recupero a tassazione della differenza tra le rimanenze iniziali iscritte nel bilancio di un società in liquidazione e le rimanenze finali risultanti alla data di chiusura dell'esercizio precedente, rilevando che le prime erano state iscritte al costo di acquisto e le seconde al valore di realizzazione, ed escludendo quindi la possibilità di desumere da tale variazione l'esistenza di vendite non fatturate). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 07 Maggio 2008, n. 11091. Segue...
Tributi erariali diretti - Imposta sul reddito delle persone fisiche (I.R.P.E.F.) (tributi posteriori alla riforma del 1972) - Redditi di impresa - In genere - Determinazione del reddito d'impresa - Indennità dovute al personale per ferie non godute - Deducibilità nell'esercizio nel quale è maturato il relativo diritto - Necessità - Recupero delle ferie, negli esercizi successivi - Rilevanza - Conseguenze. .
Ai fini della determinazione del reddito d'impresa, il costo per le indennità dovute al personale per ferie non godute è correttamente imputato all'esercizio nel quale il dipendente ha maturato il relativo diritto, a nulla rilevando - in ossequio al principio secondo cui l'iscrizione in bilancio di costi e ricavi deve avvenire per competenza e non per cassa - che le indennità non siano state materialmente erogate. In tale ultimo caso tuttavia, ove nel successivo esercizio il lavoratore recuperi le ferie non godute, perdendo così il diritto all'indennità sostitutiva, l'importo di quest'ultima diviene per l'impresa una sopravvenienza attiva, imponibile ai sensi dell'art. 55 del d.P.R. n. 917 del 1986. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 06 Giugno 2007, n. 13224. Segue...