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Timestamp: 2018-02-21 22:45:40+00:00
Document Index: 181555293

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 31', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 5']

Spesso, in caso di compravendita internazionale, le parti non indicano nel contratto quale giudice sarà competente (in via esclusiva) a dirimere eventuali controversie. Tra imprese domiciliate nell'UE, in assenza di tale scelta, presso quale giudice potrà essere radicata l'eventuale causa?
Il Regolamento comunitario n. 44/2001: cenni
Il Regolamento comunitario n. 44/2001 (di seguito, il Regolamento) prevede criteri uniformi per l’individuazione del giudice competente all’interno dell’UE tesi ad evitare la pendenza di più procedimenti relativi alla stessa controversia in materia civile e commerciale. Il Regolamento si applica a:
controversie civili e commerciali nei confronti di un convenuto domiciliato (e il cui giudice si trovi) in uno Stato comunitario
provvedimenti giurisdizionali adottati dai giudici di uno di tali Stati.
Il Regolamento si applica in tutti gli Stati comunitari ad eccezione della Danimarca che continua ad applicare i criteri (in buona parte corrispondenti a quelli del Regolamento) della Convenzione di Bruxelles del 27 settembre 1968.
Criterio generale del foro del convenuto
Come precisato nelle premesse al Regolamento: “Le norme sulla competenza devono presentare un alto grado di prevedibilità ed articolarsi intorno al principio della competenza del giudice del domicilio del convenuto, la quale deve valere in ogni ipotesi salvo in alcuni casi rigorosamente determinati, nei quali la materia del contendere o l’autonomia delle parti giustifichi un diverso criterio di collegamento…”.
Per le società o altra persona giuridica tale domicilio corrisponde alternativamente al luogo in cui si trova:
la sede statutaria
il centro d'attività principale.
Il Regolamento contiene dunque una definizione autonoma, ma non univoca della sede delle persone giuridiche. Ne deriva che, in caso di presenza di queste articolazioni in diversi Stati membri, risulteranno inevitabilmente competenti e ci si potrà rivolgere ai giudici di ciascuno di tali Stati membri. L’ampiezza di tale definizione permette altresì che società costituite e registrate (anche per ragioni fiscali) in Stati terzi non comunitari, possano essere considerate domiciliate in uno Stato comunitario e chiamate in giudizio in tale Stato se risulta che in tale Stato comunitario siano di fatto amministrate e gestite.
Competenze speciali: i contratti di compravendita
Il Regolamento prevede anche una serie di fori alternativi o facoltativi innanzi ai quali una società domiciliata nel territorio di uno Stato comunitario può essere convenuta in giudizio. In particolare, in materia contrattuale, tale società potrà essere altresì convenuta, “davanti al giudice del luogo in cui l'obbligazione dedotta in giudizio è stata o deve essere eseguita”.
Questo luogo (salvo diversa convenzione tra le parti), nel caso della compravendita di beni, coincide con “ il luogo, situato in uno Stato membro, in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto” (art. 5, comma 1, lett. a e b, primo trattino del Regolamento).
La norma sulla competenza speciale in materia contrattuale risponde, secondo la giurisprudenza comunitaria, a un obiettivo di prossimità ed "è fondata sull’esistenza di uno stretto collegamento tra il contratto e il giudice chiamato a conoscerne.” (sentenza Falco, Corte di Giustizia, 23 aprile 2009, causa C-533/07, par. 24).
In particolare, per il giudice comunitario la consegna del bene è l’obbligazione caratteristica dei contratti di compravendita e pertanto il luogo di consegna del bene deve essere utilizzato quale criterio di collegamento al giudice competente (sent. Car Trim, Corte di Giustizia, 25 febbraio 2010, causa C-381/08, par. 31-32).
Con riferimento ai contratti di compravendita, l’art. 5 del Regolamento individua:
sia lo Stato del giudice competente a dirimerne le controversie
sia l’unico giudice all’interno di un determinato Paese, territorialmente competente a deciderle.
La Corte di Giustizia comunitaria ha infatti stabilito che tale norma “mira ad unificare le norme sui conflitti di giurisdizione e, pertanto, a designare direttamente il foro competente senza rinviare alle disposizioni degli ordinamenti nazionali” (sentenza Color Drack, 3 maggio 2007, causa C-386/05, par. 30). Tale norma comunitaria rende dunque inoperanti le regole nazionali di competenza territoriale dei singoli Stati membri.
Ad esempio, se una società tedesca vende dei beni a una società italiana - che ha la sua sede a Milano - con consegna prevista a Firenze (senza che nel contratto vi sia l’indicazione del foro scelto dalle parti), ai sensi dell’art. 5 del Regolamento sarà competente il foro di Firenze, luogo in cui è prevista la consegna (anziché il foro di Milano in cui ha sede l’acquirente).
Compravendita o prestazione di servizi?
Il regolamento comunitario non contiene una definizione di “contratto di compravendita” e nella prassi non è sempre facile distinguere un rapporto contrattuale di vendita da altre tipologie contrattuali, tra cui quelle di prestazioni di servizi. Si pensi, ad esempio, alla sub-fornitura industriale in cui il bene da vendere sia prodotto con materiali e sulla base delle istruzioni tecniche fornite dall’acquirente.
La distinzione tra contratto di compravendita e prestazione di servizi è estremamente importante e incide sull’individuazione del giudice competente, dal momento che (ai sensi dell’art. 5 del Regolamento) per i contratti di prestazione di servizi risulta competente il giudice del luogo in cui i servizi sono o dovrebbero essere resi per contratto e non quello del luogo di consegna dei beni.
La Corte di Giustizia, investita in via pregiudiziale dell’interpretazione dell’art. 5 del Regolamento, ha recentemente fornito alcune indicazioni sulla distinzione tra “compravendita di beni” e “prestazione di servizi” (sent. Car Trim, cit., par. 27 - 43).
Alla luce di tale giurisprudenza, sarebbe in linea di massima qualificabile come compravendita di beni:
la fornitura di prodotti fabbricati e adattati individualmente alle esigenze del cliente
la fornitura di prodotti della cui qualità e conformità risponde il venditore.
Configurerebbe piuttosto un accordo per la prestazione di servizi:
la fornitura di prodotti fabbricati con materiali forniti interamente o prevalentemente dall’acquirente;
la fornitura di prodotti rispetto ai quali il venditore è responsabile della sola correttezza dell’esecuzione secondo le istruzioni dell’acquirente.
Luogo di consegna della merce e giudice competente
1) Ai sensi dell’art. 5 del Regolamento, nel caso di beni compravenduti da trasportare da un luogo all’altro, sarà innanzitutto competente il giudice del luogo di consegna indicato dalle parti nel contratto.
Per i giudici italiani, non sembra basti la sola indicazione in contratto del termine di resa (ad esempio, un termine CIF con l’indicazione della località, riportato sull’ordine e sulla conferma d’ordine). Secondo la giurisprudenza prevalente (a nostro avviso criticabile quantomeno ove le parti abbiano espressamente richiamato gli Incoterms della Camera di Commercio Internazionale di Parigi), i termini di resa commerciali sarebbero impiegati dalle parti per la ripartizione delle spese di trasporto e pertanto l’indicazione dei medesimi nel contratto non dimostrerebbe di per sé l’accordo delle parti sul luogo di consegna della merce (sent. Cass. Sez. Un. 27 settembre 2006, n. 20887, sent. Cass. Sez. Un., 20 giugno 2007, n. 14299).
2) In assenza di accordo delle parti sul luogo di consegna, i giudici comunitari hanno recentemente chiarito che questo corrisponde al “luogo della consegna materiale dei beni” inteso come luogo di destinazione finale in cui l’acquirente ne dispone o ne può effettivamente disporre (sent. Corte di giustizia, Car Trim, cit. del 25.02.2010). Prima di detta pronuncia esistevano, infatti, tra i giudici degli Stati comunitari, due orientamenti:
secondo i più “europeisti” il luogo di consegna indicato nel Regolamento doveva essere inteso in senso letterale come luogo di consegna finale della merce
altri ritenevano che tale concetto fosse una nozione giuridica suscettibile di diversa interpretazione a seconda della legge nazionale o delle convenzioni internazionali applicabili al contratto oggetto della controversia.
In particolare, la Cassazione italiana, aderendo a questo secondo orientamento, riteneva che, nel silenzio del contratto, il luogo di consegna fosse il luogo in cui la merce era consegnata al primo trasportatore (luogo in cui, ai sensi dell’art. 31 della Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita di beni mobili, il compratore accetta la merce, liberando così il venditore).
Solo recentemente (sentenza Cass. Civ., Sez. Un. 5 ottobre 2009, n. 21192) la Cassazione italiana ha modificato tale orientamento, riconoscendo che, ai fini della determinazione del giudice competente, il luogo di consegna corrisponde al luogo di destinazione finale della merce (criterio che presenta, su di un piano pratico, l'indiscutibile vantaggio della facile percettibilità e della agevole documentabilità e, sotto un profilo più strettamente normativo, appare più rispettoso dei principi comunitari).
Se, poi, la consegna risulta effettuata in più luoghi all’interno di un solo Stato comunitario, il giudice competente a conoscere tutte le domande giudiziali fondate sul contratto di compravendita sarà quello nel cui circondario si trova il luogo della consegna principale, da determinarsi in base a criteri economici. In mancanza di elementi decisivi per stabilire il luogo della consegna principale, chi agisce potrà citare la controparte dinanzi al giudice del luogo di consegna di sua scelta, all’interno dello Stato comunitario in questione (così, sent. Corte di Giustizia, Color Drack, cit, par. 45).
Per contro, la Corte di giustizia comunitaria non ha ancora affrontato il problema dell’individuazione del giudice competente in relazione ad un contratto di compravendita che preveda la consegna in Stati diversi.
In un caso molto recente riguardante, invece, un contratto di prestazione di servizi (e precisamente un contratto di agenzia) resi in differenti Stati comunitari, la Corte di giustizia ha finito per risolvere la questione individuando come competente il giudice del luogo della fornitura principale dei servizi (sent. Wood Floor, 11 marzo 2010, C-19/09, par. 43).
Nel caso di controversie in merito a un contratto di compravendita tra imprese, in base al Regolamento (art. 23), sarà competente il giudice del Paese scelto contrattualmente dalle parti.
Se le parti non hanno indicato tale giudice, una di esse potrà sempre adire il giudice dello Stato comunitario in cui la controparte ha il proprio domicilio (art. 2 del Regolamento).
In alternativa, trattandosi di un contratto di compravendita, potrà essere adito il giudice del luogo situato in uno Stato comunitario in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto.
Se tale luogo di consegna non risulta indicato in contratto, sarà competente il giudice del luogo di consegna finale della merce (art. 5, primo comma, lett. b, primo trattino del Regolamento).
Pertanto, in caso di contratti di compravendita tra una o più società aventi sede nell’UE, senza indicazione del giudice competente in caso di controversia, tali imprese sono chiamate a prestare particolare attenzione alla scelta del luogo di consegna effettiva della merce, dato che tale scelta è determinante anche per l’individuazione del giudice competente.