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Timestamp: 2019-05-26 05:04:44+00:00
Document Index: 184940647

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30']

cooperazione tra scuola e genitori di Umberto Tenuta
La Riforma della scuola dipende molto dalla cooperazione dei genitori
Abbiamo già scritto[1] ed è stato già scritto sulla cooperazione tra scuola e genitori prevista dall'art.1 della Legge 53/2003, come già nell'art. 1 della Legge 30/2000.
Ma, al solito, come per ogni processo innovativo, si tende a ridimensionare anche la portata innovativa della norma che prevede la cooperazione tra scuola i genitori, e la cosa non sarebbe un gran male se questa strategia non finisse poi, come avviene di norma per ogni innovazione, a snaturarla, per cui la cooperazione diventa collaborazione e la si invoca e accetta solo in occasioni eccezionali.
Eppure non erano mancate affermazioni forti e puntuali in ordine all'interpretazione da dare alla cooperazione dei genitori. Basti riandare agli Orientamenti educativi per la scuola dell'infanzia del 1991 di cui si ritiene opportuno riportare il seguente brano: <<La distinzione dei compiti, sulla base del comune riconoscimento del diritto del bambino all’educazione è la condizione necessaria per stabilire produttivi rapporti fra le diverse agenzie educative. Vanno in ogni modo evitate le situazioni di ambiguità, prevaricazione e indebita supplenza, ricercando le convergenze che nascono dalla condivisione delle finalità, dalla cooperazione so1idale e dalla partecipazione attiva e finalizzata. A questo scopo la scuola, avvalendosi di tutti i mezzi previsti e possibili (colloqui individuali, assemblee, riunioni di sezione, consigli di intersezione e di circolo, comitati e gruppi di lavoro), crea un clima di dialogo, di confronto e di aiuto reciproco, coinvolge i genitori nella progettazione educativa, valorizza e potenzia la partecipazione responsabile di tutte le figure e le istituzioni interessate, individuando modalità di concreta attuazione finalizzata ad un raccordo funzionale degli interventi>>.
Ma perché la nostra insistenza sulla problematica e sull'interpretazione autentica della <<cooperazione tra scuola e genitori>> risulti adeguatamente motivata ne vogliamo riportare il fondamento costituzionale che si ritrova nella Carta del 1948, laddove, mentre nell’art. 3 si afferma che <<È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoii di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberta e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese>>, nell’art. 30 si sancisce che <<È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio>>. Sembra evidente che, mentre la Repubblica deve favorire il processo formativo, il diritto di educare ed istruire appartiene primariamente ai genitori.
Anche qui, però, si rende necessaria una precisazione. Il diritto all'educazione è un diritto soggettivo di ogni figlio di donna, perché uomini non si nasce ma si diventa solo attraverso l'educazione.
Come afferma Pieron, al momento della nascita, il bambino è solo <<candidato alla condizione umana>>[2] e, d’altra parte, Kant scrive che <<La bestia è già resa perfetta dall'istinto... L'uomo invece... non possiede un istinto e deve quindi formulare da sé il piano del proprio modo di agire... La specie umana deve esprimere con le sue forze e da se stessa le doti proprie dell'umanità. Una generazione educa l'altra... L'uomo può diventare tale solo con l'educazione>>[3].
Peraltro, scrive Piaget che anche i poteri logici non sono innati, ma si sviluppano attraverso l’educazione (<<la logica non è innata nel bambino. Se la logica stessa si costruisce invece di essere innata, ne consegue che il primo compito dell'educazione è di formare la ragione>>[4].
Da queste considerazioni nasce la seguente conclusione logica: se uomini si diventa solo attraverso l'educazione, l'educazione è un diritto di ogni persona.
La famiglia, la tribù, la società, lo Stato, la fabbrica ecc. possono avere interesse a che ogni figlio di donna si formi, realizzi la sua piena formazione umana, ma il diritto all'educazione è un diritto soggettivo di ogni figlio di donna, e gli stessi genitori non sono altro che i curatori di tale diritto quando i bambini non sono ancora capaci di farlo valere e di esercitarlo.
I genitori sono i tutori, ma il diritto all'educazione è un diritto soggettivo di ogni figlio di donna, di ogni bambino, di ogni alunno che frequenta le scuole.
A questo punto forse è opportuno precisare che il diritto di educare non appartiene nemmeno allo Stato in via prioritaria. Tutti stigmatizzano le nefaste conseguenze dell'educazione spartana, in quanto lo Stato esercitava il diritto di educare, esautorandone le famiglie. Qualcosa del genere è avvenuto anche nei kibbutz israeliani.
Ma nessuno o pochi hanno rilevato l'assurdità dello Stato moderno che si è appropriato di questo diritto perchè la scuola moderna è nata come scuola statale e le nefaste conseguenze di un tale stato di cose si evidenziarono in forma eclatante negli stati totalitari di destra (nazismo e fascismo) e di sinistra (comunismo), nei quali lo Stato si era appropriato del diritto di educare sottraendolo alle famiglie.
L'educazione è diventata un diritto dello Stato per cui in Russia è stata improntata ai principi del comunismo, in Germania ai principi del nazismo e in Italia ai principi del fascismo (il Ministero dell'educazione nazionale non era tanto ministero dell'educazione nazionale quanto ministero dell'educazione fascista: si è avuta la fascistizzazione dell'educazione).
È chiaro che la situazione è cambiata con la nascita dello stato democratico, dopo la Liberazione.
Ma il vizio di fondo resta: l'educazione viene usurpata alle famiglie ed è esercitata di fatto solo dallo Stato.
Se non nazista, comunista, fascista , l'educazione è rimasta statalista. La situazione è sembrata così normale che quasi tutti la ritengono indiscutibile, anche coloro che si professano democratici e
È lo Stato che impone i suoi valori.
Ora, nessuno disconoscere che lo Stato, soprattutto quello democratico, nasce con lo scopo di garantire le migliori condizioni per la propria sopravvivenza e per quella dei propri cittadini.
Evidentemente, nello Stato autoritario si privilegiano le esigenze statuali, mentre in quello democratico si dovrebbero privilegiare le esigenze dei cittadini. Si potrebbe arrivare ad affermare che le esigenze dello Stato democratico corrispondono a quelle delle persone umane e delle famiglie e questo soprattutto dopo la riforma della Costituzione, attraverso la quale si arriva a riconoscere che lo Stato non è un'entità astratta, a sé stante, separata da quella delle comunità locali e delle stesse famiglie. In fondo, si è sempre detto che la famiglia rappresenta la cellula costitutiva della società e quindi sono le famiglie che esprimono meglio le esigenze che sono proprie dei cittadini. Lasciamo quindi alle famiglie il diritto di esprimere le esigenze formative dei propri figli così come peraltro si è fatto prevedendo l'istituto delle scuole paritarie e le molteplici possibilità di intervento delle famiglie nella vita della scuola statale e non statale attraverso l'istituto della partecipazione democratica.
Tuttavia, resta allo Stato il compito esclusivo di assicurare il bene comune, quel bene che sovrasta il bene delle singole famiglie e dei singoli individui, e che anzi le famiglie non possono non riconoscere come condizione dalla propria sussistenza (patto sociale di Hobbes o di Montesquieu).
Potremmo dire che allo Stato spetta il diritto e il dovere di assicurare che ogni cittadino possa esercitare la propria libertà. La libertà dei singoli finisce laddove comincia quella degli altri.
In tal senso lo Stato ha il compito di garantire le libertà dei cittadini.
Sono queste le ragioni di essere anche dell’autorità statale in una società democratica.
Per quanto riguarda specificamente il dovere e il diritto di educare (art. 30), quello che importa allo Stato è garantire, sì, il diritto dei genitori, ma anche il dovere. In fondo a questa esigenza si potrebbe ricondurre la motivazione che sta alla base dell'istituto giuridico dell'obbligo scolastico. Obbligo che sta a garanzia del diritto all'educazione di ogni figlio di donna.
Obbligo (dovere dei genitori), ma obbligo dello Stato (obbligo scolastico), che si traduce nel Regolamento dell'autonomia scolastica e, in particolare, nelle quote obbligatorie degli obiettivi specifici di apprendimento delle singole discipline.
Attraverso le quote obbligatorie, nazionali, regionali, riservate alle singole scuole, ma soprattutto attraverso la quota nazionale, lo Stato garantisce la formazione del cittadino (ed anche del lavoratore e dell'uomo, in quanto la formazione dell'uomo è presupposto della formazione del cittadino).
Assunto che lo Stato ha questo compito di garante dell'esercizio del diritto all'educazione che costituisce dovere dei genitori garantire, si comprende come la L. 30/2000 prima e la L. 53/2003 dopo abbiano espressamente previsto <<la cooperazione tra scuola e genitori>>.
LA COOPERAZIONE TRA SCUOLA E GENITORI
Per comprendere la natura della cooperazione, cioè il contenuto che essa deve assumere, è opportuno tenere presente anche il principio psico-pedagogico della continuità educativa, ora largamente riconosciuto e sancito sul piano normativo anche in riferimento all'istituzionalizzazione delle sistema formativo integrato. Se tutte le agenzie formative debbono cooperare per assicurare la formazione integrale della personalità e la famiglia costituisce l'agenzia formativa fondamentale, e soprattutto l'agenzia formativa primaria, si comprende bene, non solo il perché la L. 53/2003 abbia istituzionalizzato la cooperazione tra scuola e genitori, ma soprattutto quale ne debba essere il significato.
D'altra parte, la parola stessa cooperazione è estremamente chiara: cooperare significa operare assieme per il raggiungimento di una determinata finalità. Operatori scolastici e genitori cooperano per assicurare la piena formazione della personalità del figlio dell'uomo.
La cooperazione avviene secondo i principi del lavoro di gruppo, sulla base delle specifiche competenze di cui sono portatori i genitori ed i docenti.
Negli Orientamenti educativi per la scuola dell'infanzia del 1991 si evidenziava che <<A questo scopo la scuola, avvalendosi di tutti i mezzi previsti e possibili (colloqui individuali, assemblee, riunioni di sezione, consigli di intersezione e di circolo, comitati e gruppi di lavoro), crea un clima di dialogo, di confronto e di aiuto reciproco, coinvolge i genitori nella progettazione educativa, valorizza e potenzia la partecipazione responsabile di tutte le figure e le istituzioni interessate, individuando modalità di concreta attuazione finalizzata ad un raccordo funzionale degli interventi>>.
Cominciamo ad analizzare i campi e le modalità della cooperazione.
Innanzitutto, la elaborazione del Piano dell'offerta formativa.
Afferma il Regolamento dell'autonomia scolastica che <<Il Piano dell'offerta formativa è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal consiglio di circolo o di istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti>>.
Nella prospettiva della personalizzazione educativa[5] riaffermata dalla L. 53/2003, la cooperazione richiede che i genitori offrano innanzitutto ogni utile conoscenza ai fini della elaborazione di un Piano dell'offerta formativa che si ponga come sintesi dei Piani di studio personalizzati.
Occorre partire dai Piani di studio personalizzati[6] per arrivare alla loro sintesi integrata che costituisce il Piano dell'offerta formativa, e non viceversa, partire dal Piano dell'offerta formativa per arrivare alla elaborazione dei Piani di studio personalizzati.
Se è vero che il Piano dell'offerta formativa esprime l'identità progettuale e culturale delle singole istituzioni scolastiche, queste identità non possono nascere in astratto, magari in riferimento al contesto socioculturale, economico, politico, religioso ecc. in cui la scuola opera ma questo contesto va individuato attraverso le identità dei singoli alunni che i rispettivi genitori possono aiutare i docenti a conoscere ed a comprendere.
Dalla conoscenza dei singoli alunni nascono gli obiettivi formativi che la scuola si propone di perseguire e conseguentemente dell'organizzazione educativa e didattica che essa deve darsi.
In effetti, l'elaborazione del Piano dell'offerta formativa in tutti gli aspetti avviene anche sulla base dell'apporto che i genitori offrono per conoscere le caratteristiche personali e le esigenze formative dei singoli alunni.
L'elaborazione del POF prevede già la partecipazione dei genitori (<<Il Piano dell'offerta formativa è elaborato dal collegio dei docenti sulla base degli indirizzi generali per le attività della scuola e delle scelte generali di gestione e di amministrazione definiti dal consiglio di circolo o di istituto, tenuto conto delle proposte e dei pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche di fatto dei genitori e, per le scuole secondarie superiori, degli studenti>>) (Art. 3, D.P.R. 275/1999).
Nello stesso D.P.R. 275/1999 si ritrovano altre indicazioni in tal senso (<<La determinazione del curricolo tiene conto delle diverse esigenze formative degli alunni concretamente rilevate, della necessità di garantire efficaci azioni di continuità e di orientamento, delle esigenze e delle attese espresse dalle famiglie, dagli enti locali, dai contesti sociali, culturali ed economici del territorio. Agli studenti e alle famiglie possono essere offerte possibilità di opzione>> (Art. 8, D.P.R. 275/1999).
Evidentemente, il POF deve essere il risultato di tutte le componenti del sistema formativo integrato e, in particolare, delle famiglie.
La cooperazione dei genitori non si esaurisce nell’elaborazione del POF. Essa continua per tutto il corso dell'anno scolastico in riferimento ad ogni aspetto della gestione della scuola, sia di tipo organizzativo (laboratori, iniziative di sperimentazione e di aggiornamento...), sia di tipo meramente educativo-didattico.
Le attività opzionali e la costituzione dei laboratori debbono vedere impegnati i genitori anche per quanto riguarda gli aspetti finanziari (individuazione e acquisto delle attrezzature ecc.).
Per quanto riguarda gli aspetti educativo-didattici si pensi all’elaborazione del Portfolio e delle Schede personali degli alunni che dovrebbero essere funzionali alla predisposizione delle unità di apprendimento.
Opportunamente negli Orientamenti educativi del 1991 si prevedeva che la scuola dell’infanzia <<coinvolge i genitori nella progettazione educativa>>.
I percorsi apprenditivi, le tecnologie educative e didattiche, le attività di verifica dei livelli di sviluppo di apprendimento, degli stili e dei ritmi di apprendimento, delle motivazioni non possono lasciare indifferenti i genitori, quasi che essi debbano delegare completamente ai docenti tali compiti.
Occorre che docenti e genitori non operino ciascuno per suo conto ignorandosi a vicenda.
Se le unità di apprendimento riguardano lo studio del paesaggio geografico, non si vede il motivo perché i genitori non possano non offrire innanzitutto elementi di conoscenza, ma soprattutto non si vede perché essi non possono offrire la loro collaborazione attraverso le esplorazioni ambientali da parte dei figli che essi possono promuovere o attraverso la fornitura di eventuali supporti didattici (fotografie, riprese video ecc.).
In particolare, vorremmo sottolineare che l’apporto dei genitori e degli stessi alunni all’elaborazione del Portfolio non dovrebbe assumere il carattere di un contributo alla predisposizione di un album dei ricordi e, più probabilmente, di una polemica documentazione della bravura dei propri figli, quanto di un supporto all'impegno dei docenti volto all'accertamento delle situazioni di partenza degli alunni nell'affrontare un obiettivo specifico di apprendimento. Se gli obiettivi specifici di apprendimento debbono essere resi adatti e significativi per i singoli alunni, evidentemente i docenti sono impegnati nella conoscenza delle caratteristiche personali dei singoli alunni, perché possano adattare ad essi gli obiettivi specifici di apprendimento e renderli significativi (<<Il «cuore» del processo educativo si ritrova, quindi, nel compito delle istituzioni scolastiche e dei docenti di individuare gli obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi che si affidano al loro peculiare servizio educativo, compresi quelli in situazione di handicap, e di progettare le Unità di Apprendimento necessarie a raggiungerli e a trasformarli, così, in reali competenze di
ciascuno>>).
Lasciamo stare le attività che comporta la conoscenza degli specifici livelli di sviluppo e di apprendimento, dei ritmi e degli stili apprenditivi, delle conoscenze già possedute, ma teniamo presente l'esigenza di rendere significativi gli obiettivi specifici di apprendimento e quindi l'impegno volto a conoscere quali siano le motivazioni già presenti nei singoli alunni e comunque gli atteggiamenti e le condizioni personali che possono favorire il nascere di adeguate motivazioni.
Tutto questo impegno conoscitivo dei singoli alunni può trovare nei genitori preziosi collaboratori e cooperatori: i genitori hanno senz'altro una conoscenza più approfondita, più puntuale, più personalizzata dei propri figli rispetto ai docenti che hanno a che fare con un numero elevato di alunni.
Peraltro, è da tenere presente che l'apprendimento scolastico nuove dalle mappe cognitive e delle mappe concettuali di cui gli alunni sono già in possesso[7] ed i genitori potrebbero conoscere meglio dei docenti.
Ancora, gli obiettivi specifici di apprendimento debbono essere resi significativi per gli alunni e cioè fondati sulla loro motivazioni che nessuno meglio dei genitori è nella condizione di conoscere.
Certamente, il ruolo dei genitori si fa meno significativo in ordine ai percorsi di apprendimento (unità di apprendimento) che i docenti possono predisporre, anche sulla base delle conoscenze che hanno acquisito dai genitori. Tuttavia, anche in questo compito i genitori possono svolgere un ruolo estremamente significativo di collaboratori dei docenti: i genitori possono offrire il loro aiuto attraverso la creazione di ambienti di apprendimento domestici ed extrascolastici che possono favorire l’apprendimento degli alunni. Essi, direttamente o su suggerimento dei docenti, possono offrire opportuni sostegni ai propri figli nel loro impegno di ricerca/riscoperta/costruzione/invenzione dei concetti disciplinari sia valorizzando le migliori situazioni di apprendimento, sia impegnandosi a crearli nell'ambiente extrascolastico e scolastico. La cooperazione tra genitori e docenti è reciproca: il gruppo docente si arricchisce dell’apporto dei genitori che docenti non sono ma ai docenti possono offrire preziosi supporti educativi e didattici. Questo aiuto dei genitori può avvenire anche col portaolio, attraverso il quale possono far pervenire ai docenti gli elementi conoscitivi in loro possesso.
Ma, oltre allo scolastico, c’è l’extrascolastico: la scuola oggi vive in un sistema formativo integrato di cui i genitori sono i maggiori responsabili, perché spetta loro che i figli possano godere degli apporti delle varie agenzie educative extrascolastiche, le quali non possono programmare ed attuare le loro iniziative educative se non attraverso opportune intese con i genitori.
Pertanto, la programmazione extracurricolare che la scuola predispone non può non avvenire se non sulla base delle intese e delle collaborazioni che le famiglie stabiliscono con le varie agenzie formative extrascolastiche.
Evidentemente, la cooperazione dei genitori si deve attuare a diversi livelli. Innanzitutto, vi è un livello generale, diretto, dei genitori dei singoli alunni, che si può attuare attraverso la predisposizione di appositi calendari di incontri personali ma che potrebbe avvenire anche attraverso Internet, in appositi orari, attraverso appositi programmi (email, messenger ecc.).
La scuola deve valorizzare al massimo i supporti informatici anche al fine di rendere più snello il lavoro dei docenti riducendo al massimo la loro permanenza nella scuola. Studiare ed utilizzare software adeguati sembra la soluzione più opportuna a creare le migliori condizioni per una collaborazione fattiva, intensa, costruttiva tra scuola e genitori.
Comunque, alcune precisazioni sembrano quanto mai opportune:
1) la cooperazione dei genitori non si riduce alla partecipazione attraverso gli organi collegiali, che tuttavia possono restare a supporto della cooperazione ma senza sostituirla;
2) la cooperazione dei genitori riguarda la progettazione educativa e didattica (POF e unità di apprendimento) e la concreta attuazione dell'attività educativa e didattica. I genitori non svolgono un ruolo di supporto e comunque subalterno a quello dei docenti ma integrano con quella dei docenti la loro autonoma e naturale funzione formativa che comunque svolgono;
3) evidentemente, la cooperazione tra scuole e genitori richiede un cambiamento di atteggiamenti, l’acquisizione di competenze relazionali da parte degli operatori scolastici e dei genitori e di competenze socio-psico-pedagogiche in particolare da parte dei genitori, nel presupposto, non si sa quanto fondato, che queste siano già possedute dagli operatori scolastici. Nella prospettiva della cooperazione che la L.53/2003 ha sancito, ma che anche la L.30/2000 aveva previsto, si rende quanto mai opportuna la collaborazione delle istituzioni scolastiche, degli enti locali, delle agenzie formative, delle associazioni dei genitori.
Noi personalmente siamo convinti che il cambiamento della scuola, quella che viene chiamata Riforma, si realizzerà se si attuerà la centralità del sistema formativo integrato e solo nella misura in cui i genitori saranno messi nella condizione di migliorare i processi di insegnamento/apprendimento che nella scuola si attuano, e che meglio sarebbe definire processi formativi, sia attraverso la presa di consapevolezza che la scuola resta ancora il nodo centrale della rete formativa, sia attraverso un processo di integrazione che superi i tradizionali pregiudizi che finora hanno tenute separate le diverse agenzie formative e soprattutto non ne hanno favorito il migliore funzionamento.
Noi siamo convinti con Faure che ogni essere umano è destinata ad essere un successo e il mondo deve accogliere questo successo[8] e pertanto siamo ancora ingenuamente convinti che il sistema formativo può migliorare soprattutto attraverso l'apporto impegnato dei genitori, ai quali incombe primariamente il diritto e il dovere di educare i propri figli, diritto che tutti debbono riconoscere, a cominciare dagli operatori scolastici, i quali non possono più rivendicare a se stessi il diritto primario dell'educazione dei giovani, diritto che appartiene in primis ai genitori.
La scuola non è un’istituzione a sé stante, con diritti suoi propri, ma si configura come un servizio messo a disposizione dei genitori che debbono provvedere alla formazione dei loro figli utilizzando tutte le agenzie formative che ritengono più opportune, compresa la scuola.
Pertanto, gli operatori scolastici debbono maturare la consapevolezza di rendere un servizio educativo di grandissima rilevanza, ma sempre un servizio che deve risultare a supporto dell'azione educativa e didattica che svolgono tutte le agenzie formative e, in particolare le famiglie, i genitori, con i quali debbono stabilire un rapporto di cooperazione su un piano di assoluta parità.
Questo non toglie che i docenti non debbano rivendicare la loro competenza tecnico-didattica, nel senso che le soluzioni ai processi di apprendimento rientrano nelle loro specifiche competenze professionali e che i genitori debbono riconoscere, salvo a valutarne i risultati e ad assumere le decisioni conseguenti anche in ordine alla valutazione dei risultati conseguiti dalle istituzioni scolastiche che dovrebbero essere tenuti presenti ai fini della loro valorizzazione anche sul piano finanziario.
Peraltro, non viene mai meno il diritto dei genitori di scegliere le scuole che ritengono più adeguate alle esigenze formative dei propri figli.
In tal senso, il funzionamento delle istituzioni scolastiche dovrebbe essere condizionato dalla valutazione che ne danno anche i genitori e, assieme ad essi, gli stessi alunni.
La cooperazione dei genitori rappresenta il riconoscimento del diritto prioritario di educare e di istruire i propri figli che l’art. 30 della Costituzione loro riconosce, ma costituisce lo strumento per rendere la scuola un servizio sempre più adeguato alla sua finalità che è quella di dare il suo qualificato contributo alla piena formazione dei giovani (successo formativo), inteso come integrale, originale e massimale formazione della persona umana (<<pieno sviluppo della persona umana>>) (Art. 30, Cost.).
La cooperazione tra scuola e genitori non è uno strumento di secondaria importanza ma costituisce forse l’innovazione più significativa della Riforma della scuola. Non tenerne conto significa non avere compreso il cambiamento culturale che ai nostri giorni si va realizzando e che rischia di emarginare la scuola ove essa questo messaggio non sappia cogliere e continui ad arroccarsi nel suo presuntuoso isolamento di hortus conclusus ovvero di turris eburnea.
Ma i tempi sono maturi perché gli operatori scolastici più avveduti non colgano l’occasione della cooperazione dei genitori per ridare alle scuole il ruolo estremamente significativo che esse possono svolgere.
[1] In merito cfr.: RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA ( www.rivistadidattica.com), Rubrica FAMIGLIE ENTI LOCALI ASSOCIAZIONI.
[2] In OSTERRIETH P.A., Introduzione alla psicologia del bambino, Giunti-Barbèra, Firenze, 1980, p. 25..
[3] KANT E., Pedagogia, O.D.C.U., Rimini, 1953, pp.25-27.
[4] PIAGET J., Dove va l'educazione, Armando, Roma, 1974, p. 51.
[5] In merito cfr.: FLORES D'ARCAIS G., Le "ragioni" di una teoria personalistica della educazione, La Scuola, Brescia; FLORES D'ARCAIS G., Pedagogie personalistiche e/o pedagogie della persona, La Scuola, Brescia, 1994; GARCíA HOZ V., L’educazione personalizzata. Individualizzazione e socializzazione nell’insegnamento, Le Monnier, Firenze, 1982; RUSKIN R.S. (a cura di), Il sistema di istruzione personalizzata, Giunti e Lisciani, Teramo, 1982; DAZZI D., La personalizzazione dell’insegnamento, DE AGOSTINI, 1999.
[6] TENUTA U., Piani di studio personalizzati e unità di apprendimento: un equivoco?, in RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA: www.rivistadidattica.com
[7] DAMIANO
[8] <<Ogni uomo è destinato ad essere un successo e il mondo è destinato ad accogliere questo successo>> (FAURE E, (a cura di), Rapporto sulle strategie dell'educazione, Armando-UNESCO, Roma, 1973, p. 249).