Source: http://www.laleggepertutti.it/113851_permesso-invalidi-per-auto-lecita-la-fotocopia-a-colori-plastificata
Timestamp: 2016-07-30 14:50:36+00:00
Document Index: 856269

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Permesso invalidi per auto: lecita la fotocopia a colori plastificata?
RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Hanno rilevanza penale le condotte di falsificazione di copie che appaiano come l’originale e vengano utilizzate come tale, se la copia non presenta le caratteristiche di una mera riproduzione.
La fotocopia plastificata del permesso invalidi fa scattare il reato di falso. Solo la riproduzione grossolana e macroscopica – quella cioè tale da mostrare a occhio nudo che si tratta di una copia – non costituisce illecito penale. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. In buona sostanza, tanto più è sofisticata la riproduzione dell’originale tanto più è facile cadere nel penale posto che solo in questi casi la condotta dell’automobilista può essere tale da far cadere in errore l’agente della polizia.
Secondo il costante orientamento della Suprema Corte, integra il reato di falsità materiale commessa da privato [2] la riproduzione fotostatica dell’originale di un “permesso di parcheggio riservato a invalidi”, attribuito ad altra persona, e l’esposizione di questo sul proprio veicolo. I giudici ricordano che hanno rilevanza penale le condotte di falsificazione di copie che abbiano l’apparenza e siano utilizzate come originale, e non si presentino come una mera fotocopia. A tal fine potrebbe rilevare non solo il fatto che la copia sia a colori, ma anche delle stesse dimensioni, colori e plastificazione del permesso originale.
La sentenzaCorte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 19 gennaio –3 marzo 2016, n. 8900
Presidente Zaza – Relatore Amatore
1. Con la sentenza impugnata il Tribunale di Firenze ha assolto la predetta imputata dal reato di cui agli artt. 81 cpv, 100, 469, 477 e 482 cp, perché il fatto non costituisce reato, ritenendo che la mera riproduzione fotostatica, anche se plastificata, di un’autorizzazione amministrativa effettivamente esistente e rilasciata dalla Pa non integrasse il reato di falso di cui all’art. 477 cp né altro reato di falso.
1.1 Avverso la sentenza ricorre il Pm, affidando la sua impugnativa ad un unico motivo di doglianza.
1.2 II ricorso proposto dal Pm deduce, ai sensi dell’art. 606 lett. b ed e, l’erronea interpretazione ed applicazione degli artt. 477 e 481 cp. Deduce il Pm che ciò che è stato oggetto di contestazione nel capo di imputazione non è l’uso di una fotocopia ma il fatto del tutto diverso di aver formato un permesso invalidi integralmente falso attraverso la riproduzione fotostatica dell’originale rilasciato dal Comune di Rosignano Marittimo ed intestato a C.L.D., e cioè attraverso il confezionamento di un ulteriore permesso avente le medesime caratteristiche cromatiche e di plastificazione del permesso originale ;osserva pertanto che la condotta, così come descritta anche nella sentenza impugnata, integra il reato descritto in rubrica.
2.1 Occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, integra il reato di falsità materiale commessa dal privato in autorizzazioni amministrative (art. 477 e 482) la riproduzione fotostatica dell’originale di un “permesso di parcheggio riservato a invalidi” attribuito ad altri e l’esposizione di tale falso permesso sul proprio veicolo allorché il documento relativo abbia l’apparenza e sia utilizzato come originale, e non si presenti come mera riproduzione fotostatica ( Cass., Sez. 5, n. 19567 del 09/03/2010 – dep. 24/05/2010, Pmt in proc. Altomonte e altro, Rv. 247499 ). Sul punto, va precisato che la giurisprudenza maggioritaria, cui questo Collegio aderisce, ha affermato più volte il principio secondo cui hanno rilevanza penale le condotte di falsificazione di copie che tengono luogo degli originali, quando il documento relativo abbia l’apparenza e sia utilizzato come originale, e non si presenti come mera riproduzione fotostatica (Cass., sez. 5^, 19 marzo 2008, n. 14308; sez. 5^, 7 febbraio 2006, n. 10391; sez. 5^, 2 dicembre 2004, n. 5401; sez. 5^, 27 febbraio 2001, n. 18283).
2.2 Nella specie, ilgiudice impugnato nel ritenere che la fattispecie concreta non integrasse il reato di cui all’art. 477 cp né altra ipotesi di falso non ha tenuto in considerazione che il permesso aveva le stesse dimensioni, gli stessi colorì e plastificazione identica al permesso originale e che era stato utilizzato dall’imputata sulla sua autovettura per legittimare la circolazione di quest’ultima come se fosse abilitata sulla base del permesso originario e pertanto non ha applicato il principio sopra esposto e al quale anche questo Collegio convintamente aderisce.
2.3 L’erronea motivazione impone l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata con un nuovo esame che tenga in considerazione il principio di diritto sopra richiamato.
Annulla la sentenza impugnata con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Firenze.
[1] Cass. sent. n. 8900/16 del 3.03.2016.
[2] Art. 481 cod. pen.
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