Source: https://studiobuccilli.com/it/diritto-di-famiglia/avvocato-matrimonialista-divorzista-roma-ariccia-latina
Timestamp: 2019-04-26 15:40:22+00:00
Document Index: 32968501

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 316', 'art. 317', 'art. 143', 'art. 29', 'art. 144', 'art. 147']

Avvocato Matrimonialista Divorzista Roma - Ariccia - Latina
Avvocato Matrimonialista Roma - Ariccia - Latina
Sostengono i cinici, che ogni divorzio inizia sempre con un matrimonio.
Forse si dovrebbe rinunciare all’idea del "per sempre felici e contenti", del vincolo coniugale spezzato solo dalla morte e prendere definitivamente atto che è il giudice, e non il proprio dio, a porre fine al quel legame che sembrava dovesse durare in eterno. Del resto, la vita è molto più complessa di una promessa.
Quando l’amore è al culmine, ci si scambiano gli anelli, si mischiano i patrimoni, e ci si assumono impegni importanti, che mettono, nel corso del tempo, a dura prova la tenuta della coppia.
Le persone molto spesso cambiano, il rapporto si stabilizza, ci si rende conto che la favola del matrimonio come coronamento dell’amore in senso stretto non esiste, poiché, al contrario, il matrimonio non è che l’inizio di un rapporto complesso, fatto di interruzioni e tentennamenti; bastano sciocchezze quotidiane per perdere l’equilibrio inizialmente raggiunto, e cadere definitivamente.
Può succedere che qualcosa si spezzi, che il percorso comune si interrompa, poiché, a conti fatti, ci si rende conto di non viaggiare più nella stessa direzione, di essere diventati persone diverse da quelle che un tempo, felici, si scambiavano promesse. Ed ecco che tutto cambia, è necessario dividere ciò che un tempo era stato così semplice unire e non solo iniziano le difficoltà personali, ma è anche necessario far interviene l’Avvocato Matrimonialista.
L Studio Legale di Diritto di Famiglia è chiamato a tutelare gli interessi di un coniuge o di entrambi, tenendo presente i bisogni dei figli.
'altra parte l'Avvocato divorzista assume un ruolo complesso, poiché spesso dall'altra parte della scrivania sommersa dai codici e sentenze c’è un marito o una moglie, un padre o una madre, con i rispettivi sentimenti o risentimenti, che saranno inevitabilmente riportati nel proccesso di separazione o divorzio.
Sono queste le fasi convulse in cui si arriva a fare all’avvocato richieste come: “mi ha tradito e non voglio più che veda i suoi figli!” e ancora, “lo dobbiamo lasciare in mutande, farlo pentire di essere nato”. Tutte frasi appartenenti alla persona che si separa, non importa che sia benestante o meno, che abbia una certa estrazione piuttosto che un’altra; il momento della separazione unifica tutti sotto l’unico stato del risentimento per un matrimonio andato male.
La famiglia è “un’isola che il mare del diritto può solamente lambire”, Jemolo.
Il primo momento in cui ci si reca da avvocati matrimonialisti è quello in cui si rende necessario procedere alla separazione, quella fase interlocutoria che precede il divorzio. Dopo di che, si continuerà il rapporto con il professionista anche dopo, quando saranno maturati tutti i presupposti per agire allo scopo di ottenere la cessazione definitiva degli effetti civili del matrimonio.
Aspetti delicati del diritto di Famiglia
Quando ci si allontana dalla persona con cui si è condiviso un percorso, una parte della propria vita, le difficoltà sono enormi.
È assimilabile ad una grave perdita, si lascia andare via qualcuno che un tempo ci era caro, con cui usavamo confidarci, parlare, sulla cui spalla piangevamo.
Ma, a differenza di un lutto, non finisce tutto al momento della rottura della relazione, ma si trascinano le situazioni irrisolte, le divisioni rese necessarie dalla precedente fusioni dei patrimoni, dagli impegni gravosi assunti insieme.
Le problematiche derivano da diversi aspetti, specie se nel corso della relazione si erano fatti dei progetti lavorativi portati avanti congiuntamente o, ad esempio, si era deciso come spesso avviene di acquistare un’abitazione, con necessaria accensione di un mutuo cointestato.
Si tratta di aspetti pratici la cui definizione risulta ancor più complicata quando i rapporti sono già irrimediabilmente incrinati, per cui si finirà con un esborso di denaro che spesso è reso indispensabile solo dalla feroce volontà di chiudere ogni questione sospesa il più in fretta possibile.
Vi sono casi in cui non ci si può esimere dal continuare a frequentarsi, come nei casi in cui ci siano figli. Si deve accettare l’idea di una famiglia allargata, che prima o poi si formerà, poiché è inevitabile che ciascuno dei membri di quella che un tempo era una coppia andranno ognuno per la sua strada e troveranno altri compagni con cui camminare per un altro tratto del percorso della vita.
I migliori avvocati matrimonialisti sono persone sensibili.
Il motivo è di facile spiegazione: occorre una sensibilità maggiore per riuscire a penetrare nelle anime e nelle menti di persone che stanno attraversando un così difficile momento della loro vita privata.
La famiglia è il nostro punto debole, il nostro nervo scoperto, quel lato di noi che ci rende vulnerabili, poiché sono in gioco i nostri sentimenti, per cui nel momento in cui tutto finisce siamo facili prede di emozioni molto spesso anche negative e non funzionali alla costruzione di un rapporto civile nell’interesse dei nostri figli.
Per tali ragioni, l’avvocato deve capirci, comprendere le nostre frustrazioni, ma, per poter svolgere correttamente il suo lavoro, deve anche fermarci, porre un freno alla deriva che stiamo prendendo, facendo il nostro interesse più di quanto non siamo in grado di farlo da soli e più di quanto siamo in grado di comprendere e apprezzare in quel momento.
Non si può cedere a richieste assurde, non ancorate alla realtà dei fatti. A volte l’avvocato deve lottare con il suo stesso cliente, rischiando anche la revoca del mandato, al fine di farlo giungere ad una soluzione condivisa, che rappresenta la via migliore per i figli.
Altre volte però, pur di non scontrarsi con il proprio assistito, ci si adegua alle richieste, per fare i suoi interessi.
Consulenza Legale per i Coniugi
Le attività che l'avvocato è chiamato a svolgere quando un cliente intende separarsi sono molteplici e difficilmente possono essere una uguale all’altra.
Anzitutto, è necessario capire quali siano le dinamiche che hanno condotto quella determinata persona a rivolgersi al legale, così da comprendere se vi siano gli spazi per poter addivenire ad una separazione consensuale, che potrebbe rappresentare la via migliore da seguire.
Purtroppo non sempre è così. A volte non c’è disponibilità da parte di uno o di entrambi i coniugi a scendere a compromessi e, pertanto, c’è necessità di valutare tutti gli elementi giuridici per tutelare al meglio gli interessi del cliente e prepararsi ad una causa vera e propria.
Il primo passo è rappresentato dallo scambio di lettere con l’altro coniuge o, se questo è assistito da un avvocato, con il collega della controparte. La corrispondenza ha lo scopo di capire quali siano le condizioni a cui l’altro accetterebbe di redigere il ricorso per la separazione consensuale. Nel caso in cui tale strada sia preclusa sin dal principio, si procederà direttamente con la redazione del ricorso per la separazione giudiziale.
Investigazioni su Infedeltà o Occultamenti di denaro
Nel corso del procedimento, può accadere che il legale sia chiamato anche ad altre attività: può incaricare, insieme al proprio cliente, un investigatore privato al fine di smascherare eventuali infedeltà del partner o eventuali occultamenti di denaro, finalizzate alla riduzione dell’assegno di mantenimento.
Ovviamente, il coniuge che intenda armare una guerra di siffatta natura, deve essere pienamente consapevole di ciò a cui va incontro, specie sotto il profilo del costo di tutto ciò. A volte però il sentimento prevale sul raziocinio che ci imporrebbe di mettere un limite alle battaglie che possono avere come unico esito delle vittorie di Pirro.
Querela per reati contro la famiglia
Non sempre, tuttavia, ci si può esimere dal combattere, come nel caso in cui si renda indispensabile procedere anche per vie penali; ciò avviene nell’ipotesi in cui il coniuge che deve provvedere, per statuizione del giudice, a versare all’altro o ai figli il mantenimento, ometta di farlo.
Si configura così il reato cui all’articolo 570 del codice penale, che prevede la pena della reclusione sino a un anno o la multa da 103 a 1.032 euro per chi si sottragga agli obblighi di assistenza relativi alla qualità di coniuge e alla potestà genitoriale.
L’avvocato di famiglia procederà quindi, per volontà del cliente, a redigere la relativa denuncia-querela nei casi in cui si renda opportuno.
Il procedimento per la separazione consta di due distinte fasi: la fase presidenziale, che si svolge innanzi al presidente del tribunale, e una seconda fase contenziosa, che si svolge invece innanzi al giudice istruttore designato e si sostanzia in un vero e proprio processo civile.
Nel corso della prima fase, il presidente adotterà tutti i provvedimenti necessari ed urgenti nell’interesse dei coniugi e della prole, che disciplineranno i rapporti tra le parti sino all’esito del contenzioso, ove verranno presi i provvedimenti definitivi.
Si tratta di un primo momento processuale modellato sulla falsariga del giudizio ordinario di cognizione, che si conclude con una sentenza soggetta agli ordinari mezzi di impugnazione.
Tali provvedimenti adottati sono comunque sempre modificabili, qualora una parte ne faccia istanza, nel contraddittorio tra le parti, quando le condizioni di fatto su cui tali provvedimenti poggiavano le basi si siano modificate.
La fase presidenziale è autonoma rispetto al giudizio contenzioso, avendo la legge 80/2005 definitivamente sancito la bifasicità di tale tipo di procedimento, che rintraccia la propria originaria disciplina nella legge 898/1970.
L’avvocato famigliarista introdurrà questa prima fase mediante il deposito e la successiva notifica alla controparte del ricorso per separazione giudiziale, dopo di che, terminato questo primo momento processuale, si costituirà in giudizio con una nuova memoria integrativa in cui saranno rinnovate le richieste per l’esito del contenzioso.
Nel corso del procedimento per la separazione, potrà essere richiesto l’addebito all’altro coniuge, nell’ipotesi in cui quest’ultimo si sia reso responsabile di una violazione dei doveri coniugali. Va ricordato che al coniuge a cui sia stata addebitata la separazione non spetta l’assegno di mantenimento.
Tuttavia, non sempre è necessario affrontare la doppia fase, potendosi invece procedere per vie consensuali, che determinano lo svolgimento della sola fase presidenziale, durante la quale il presidente del tribunale, valutata la congruità delle condizioni formulate congiuntamente dai coniugi, le ratificherà mediante il provvedimento di omologa, che segnerà la fine del giudizio.
Per addivenire alla cessazione definitiva degli effetti civili del matrimonio sono necessarie due fasi: la prima, quella della separazione, ha lo scopo di porsi come fase intermedia così da spingere i coniugi a meditare e riflettere attentamente sulla loro decisione di interrompere il vincolo coniugale, la seconda, quella del divorzio, finalizzata invece a definire una volta per tutte i rapporti tra i coniugi, i quali saranno liberi dal vincolo matrimoniale.
In entrambe le fasi è possibile un duplice approccio, potendosi giungere sia alla separazione che al divorzio in maniera consensuale, abbreviando così notevolmente i tempi necessari per l’intero percorso.
In questo caso, infatti, non solo sia nella separazione che nel divorzio si eviterebbe il contenzioso, che al pari di una causa civile non può mai essere breve, ma oltretutto la legge prevede la possibilità di attendere meno tra una fase e l’altra.
E infatti, la nuova riforma introduttiva del c.d. divorzio breve, legge n. 55/2015, ha modificato la vecchia statuizione che imponeva di attendere un periodo minimo di tre anni tra la separazione e il divorzio, prevedendo la possibilità di proporre istanza per il divorzio trascorsi sei mesi dall’omologa della separazione, qualora questa sia stata consensuale, ovvero trascorso un anno dalla sentenza, in caso di separazione giudiziale.
Si sta inevitabilmente procedendo verso una semplificazione dello scioglimento del matrimonio, con buona pace di chi continua a sostenere che l’assunzione di tale vincolo debba essere assunta con consapevolezza e responsabilità, senza la previsione di una facile via di fuga, tanto che, quando non vi siano figli e i coniugi non vogliano disporre nulla in ordine agli accordi patrimoniali, è addirittura possibile che essi si rechino da soli nella casa comunale per rappresentare la propria volontà di separazione.
Particolarmente sentite sono le decisioni prese in tema di affidamento dei figli, determinazione dell’importo del mantenimento e assegnazione della casa che, sino alla separazione, era stata adibita a residenza famigliare.
Si tratta di argomenti sui quali vi è usualmente lo scontro più acceso tra i coniugi.
Anzitutto, va ricordato che relativamente all’affidamento dei figli, in seguito alla riforma del 2006 la regola generale è rappresentata dall’affido congiunto con residenza della prole presso uno dei genitori indicato dal giudice, secondo criteri informati al principio per cui la vita del figlio deve essere modificata il meno possibile, scegliendosi l’affidamento esclusivo solo in caso di grave inidoneità di uno dei genitori ad esercitare la propria potestà e ad assumersi quelle responsabilità che il ruolo richiede.
Proprio sulla scorta dell’affidamento dei figli, il giudice deciderà poi a chi assegnare la casa famigliare. Si tratta di decisioni subordinate l’una all’altra, poiché la casa coniugale andrà normalmente assegnata a colui presso il quale sia stata collocata la prole, ciò allo scopo di evitare pericolosi traumi che potrebbero derivare da un trasferimento in un’abitazione e in una zona diversa rispetto a quella ove si è cresciuti sino al momento della separazione dei genitori, che già di per sé è evento traumatico.
Dopo di che, si passerà alla determinazione dell’assegno di mantenimento. Va tenuto distinto l’importo dovuto ai figli da quello dovuto al coniuge, entrambi espressione di quell’obbligo di assistenza materia imposto dal codice civile.
È necessario assicurare al coniuge economicamente debole la possibilità di continuare ad avere, con le dovute distinzioni, lo stesso tenore di vita vissuto in costanza di matrimonio.
La somma verrà individuata sulla scorta della situazione reddituale complessiva dei coniugi, non tenendo conto soltanto dei redditi derivanti dall’attività lavorativa.
Riconoscimento Paternità di un figlio
Nell’ambito dei rapporti famigliari i tribunali non sono coinvolti soltanto per i procedimenti che riguardano i coniugi, bensì anche nei casi in cui ad esser messo in discussione sia il rapporto tra genitore e figlio, come nel caso in cui un giudice sia chiamato a decidere sulla paternità di un uomo nei confronti del presunto figlio, nei procedimento di accertamento giudiziale o disconoscimento della paternità, ovvero nel caso in cui si debba discutere su questioni di grande rilevanza riguardanti la vita del figlio, qualora i genitori o gli ascendenti non trovino un accordi.
Per quanto concerne i procedimenti volti all’accertamento dello stato di figlio, ad esser competente è il tribunale ordinario, cui potranno rivolgersi la madre, il padre, il figlio stesso se ha compiuto i quattordici anni, ovvero il pubblico ministero o un curatore speciale nel caso contrario; il disconoscimento non può essere chiesto da colui che ritenga essere il padre naturale.
Si tratta di azioni che trovano necessariamente soluzione nell’esame clinico del DNA, unico elemento idoneo a superare ogni incertezza su questo tipo di rapporto, benché, qualora il padre si rifiuti, possano intervenire anche altri mezzi istruttori, come le dichiarazioni testimoniali.
Mantenimento rapporti con figli e nipoti
Diverso è invece il caso delle azioni proposte ai sensi degli articoli 316 e 317 bis c.c., che consentono ai rispettivamente ai genitori e agli ascendenti (come ad esempio i nonni) di rivolgersi al giudice, presso il Tribunale dei minori, ove vi siano questioni di particolare importanza sulle quali non vi è accordo o nel caso in cui agli ascendenti sia negato il loro diritto di mantenere rapporti costanti con i minori.
L’art. 316 c.c. nello specifico, dopo aver ribadito che i genitori esercitano la potestà genitoriale nei confronti dei figli che non abbiano compiuto gli anni diciotto, statuisce che, in caso di disaccordo, questi possano consultare il giudice anche senza formalità, solo verbalmente, affinchè questo adotti i provvedimenti che più idonei nell’interesse del minore.
Nel caso, viceversa, degli ascendenti, questi non hanno alcuna potestà sui minori, salva la possibilità di rivolgersi al giudice ogniqualvolta venga compromesso il diritto riconosciutogli dall’art. 317 bis c.c., che stabilisce che essi hanno diritto di mantenere i rapporti con i nipoti minorenni.
I tecnici del diritto: consulenza di parte
Durante lo svolgimento del processo di separazione, o anche in quello di divorzio, può rendersi necessario l’intervento di consulenti tecnici che aiutino il giudice a decidere in ordine a questioni delicate che non ha la competenza per capire sino in fondo.
Basti pensare agli psicologi che intervengono per capire quali siano i migliori provvedimenti da adottare in favore dei minori. Talvolta, specie quando si decide per l’affidamento dei minori e vi sia l’eventualità che uno dei genitori sia inidoneo a prendersi cura dei propri figli, dovranno intervenire degli esperti che, fatte le adeguate valutazioni, formuleranno un parere sul ciò che ritengono essere la decisione migliore.
Il giudice non avrà l’obbligo di adeguarsi, ma senz’altro tali relazioni peritali rappresentano uno strumento di aiuto per le decisioni che dovrà adottare.
Ovviamente, i tecnici che interverranno nel processo sono diversi a seconda delle esigenze e del tipo di procedimento che si sta celebrando.
Accertamento Paternità tramite DNA
Qualora si controverta in merito al rapporto di paternità, sia che si tratti di un’azione di accertamento giudiziale della stessa, sia che si tratti di un’azione per il disconoscimento, sarà indispensabile disporre una perizia al fine di procedere all’esame del DNA, così da eliminare ogni incertezza sull’oggetto del processo.
Diversamente, qualora sia invece necessario verificare l’idoneità genitoriale al fine di procedere all’affidamento, congiunto o esclusivo, dovranno intervenire altri consulenti, ad esempio per valutare lo stato di tossicodipendenza o dichiarare la sussistenza di patologie di natura psichiatrica, tutte cause che escludono la possibilità di un affido condiviso dei figli, in quanto il genitore non è nella possibilità psico fisica di occuparsene e di assumere nei loro confronti le responsabilità che gli si richiedono.
Verifiche sul patrimonio del coniuge
Di diversa natura sono invece gli accertamenti volti alla ricostruzione del patrimonio di uno dei coniugi, ricostruzione necessaria per poter determinare l’importo dell’assegno del mantenimento.
È nella facoltà delle parti, secondo quanto stabilito dalla legge 898/70, chiedere che il giudice disponga un accertamento da parte del nucleo della polizia tributaria, finalizzato all’individuazione delle reali disponibilità economiche della controparte. Ciò in quanto è possibile che si alterino o si omettano alcune informazioni relative al proprio reddito, allo scopo di sottrarsi agli obblighi di mantenimento.
Sarà il giudice a valutare se sussistono i presupposti per disporre tale accertamento, ossia se si palesi una situazione tributaria e fiscale poco chiara che necessiti di approfondimento.
Il vincolo matrimoniale ha radici molto antiche, trattandosi di legame che sin dai tempi della nascita delle società civili rappresenta il fondamento della famiglia, sebbene non possa negarsi che si vada verso il superamento di tale vincolo, con il riconoscimento, già attuato in molte legislazioni europee, delle c.d. unioni di fatto.
Tuttavia, il nostro legislatore, inevitabilmente condizionato da influenze religiose, non è certo noto per la sua lungimiranza e per essere precursore dei tempi, ragion per cui ad oggi nel nostro ordinamento il matrimonio costituisce l’unica forma di vincolo tutelata, che garantisce l’accesso ai diritti e ai doveri che ne conseguono.
Si tratta del mezzo attraverso il quale due persone si impegnano a realizzare una comunione di vita spirituale e materiale.
A prescindere da quale sia la forma scelta per la celebrazione del rito, può trattarsi di rito civile, di quello concordatario (celebrato innanzi a un sacerdote) o di quello celebrato da ministro di culto diverso da quello cattolico, ciò che rileva per la legge è la possibilità che il vincolo matrimoniale produca effetti civile all’interno dell’ordinamento italiano; ipotesi che si verifica allorché questo viene trascritto nel registro di stato civile del luogo in cui il matrimonio si è celebrato o in quello ove i coniugi risiedono.
Ciò significa che saranno applicabili al rapporto le norme relative del codice civile relative al matrimonio.
Posizione di parità Uomo – Donna
In primis, l’art. 143 c.c., il quale dispone che il marito e la moglie, con il matrimonio, assumono gli stessi diritti e i medesimi doveri, in ossequio alla parità dei sessi tanto difficilmente raggiunta e sancita dall’art. 29 Cost., che così recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare”.
Assistenza morale e materiale, Coabitazione, Fedeltà
La superiore norma del codice civile impone ai coniugi l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione, disponendo che entrambi sono tenuti a contribuire ai bisogni della famiglia, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo.
Si agisce e coopera insieme al fine di coltivare quell’affectio coniugalis alla base del vincolo matrimoniale, ricordando che la violazione dei doveri imposti dalla legge può essere causa di addebito della separazione, con gli effetti già richiamati in relazione al diritto al mantenimento.
Il successivo art. 144 c.c. disciplina poi il rapporto che i coniugi dovranno avere dopo la celebrazione del matrimonio, che deve essere informato al rispetto reciproco e all’accordo sulle decisioni più importanti che caratterizzano tale tipo di rapporto e, segnatamente, è stabilito che i coniugi concordano tra loro l’indirizzo della vita famigliare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi e quelle preminenti della famiglia stessa, spettando a ciascun coniuge il potere di attuare l’indirizzo concordato.
Mantenere ed assistere i figli
Va poi ricordato che, quando ci si sposa, non soltanto si assumono degli obblighi nei confronti dell’altro ma, anche, nei confronti dei figli, tant’è che, in sede di celebrazione del rito matrimoniale, l’ufficiale di stato civile o il ministro di culto dovranno dare lettura degli articoli 143, 144 e 147 del codice civile, affinché il matrimonio produca effetti civili.
E proprio l’art. 147 c.c. impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.
Rapporti economici tra i coniugi: comunione o divisione dei beni
Il legislatore ha concepito la in cui tutti sono chiamati ad operare per l’interesse comune. A tal proposito, si è resa indispensabile, oltre alla disciplina dei rapporti personali tra i coniugi, anche quella relativa ai rapporti di natura patrimoniale.
Il regime patrimoniale scelto dai coniugi si riflette inevitabilmente, non soltanto nei confronti l’uno dell’altro, ma soprattutto nei confronti dei terzi.
Si potrebbe pensare che ciascun coniuge risponda delle obbligazioni assunte soltanto con il proprio patrimonio, anche dopo l’unione nel vincolo coniugale. In realtà non è così; o meglio, non proprio.
Legittimati ad Agire in Giudizio
Nei contenziosi relativi al diritto di famiglia i soggetti principali sono senz’altro rappresentati dai genitori e dai figli stessi, i quali potranno agire in giudizio per regolamentare i rapporti di coppia o anche i rapporti genitore figlio. A seconda della materia trattata dovrà poi riconoscersi la competenza del tribunale dei minori o del tribunale ordinario.
Non si tratta comunque degli unici soggetti coinvolti, poiché, in alcuni casi previsti dal codice civile, anche i nonni potranno iniziare un contenzioso al fine di far valere i propri diritti relativamente al rapporto con i nipoti.
I delitti che offendono o compromettono il nucleo famigliare possono essere raggruppati in quattro diverse categorie: i delitti contro il matrimonio, i delitti contro la morale famigliare, i delitti contro lo stato di famiglia e quelli contro l’assistenza famigliare.
Nell’elenco contenuto nel codice penale rientrano la abuso dei mezzi di correzione, i maltrattamenti in famiglia, nonché l’alterazione di stato, la sottrazione di persone incapaci e del minore all’estero, la violazione degli obblighi di assistenza famigliare e, infine, gli attentati alla morale famigliare commessi col mezzo della stampa o internet. Anche se non ricompreso in questo elenco codicistico, iIl più grave rimane sempre la violenza sessuale sui minori.
Tra questi, quelli che maggiormente affollano le aule sono certamente i maltrattamenti in famiglia e la violazione degli obblighi di assistenza famigliare, poiché, purtroppo, è assai frequente che da un lato, vi siano episodi di violenza fisica nei confronti del coniuge, quasi sempre la moglie, o anche dei figli, così come è frequente il mancato pagamento del mantenimento e il venir meno ai propri dover di assistenza.
Tra i delitti di nuova generazione che vengono perpetrati nel rapporto di coppia vi è senz’altro lo stalking, ossia gli atti persecutori posti in essere nei confronti di una persona, cagionandole un perdurante e grave stato di ansia e di paura, nonché ingenerando un fondato timore per la propria incolumità e per quella dei prossimi congiunti.
Detto reato, che prevede un aumento di pena nel caso in cui l’autore sia un ex coniuge o ex partner, è stato inserito nel nostro ordinamento al fine di tutelare le vittime di quei compagni che, terminata la relazione, non si rassegnano ad andare avanti,
Fonti del diritto di Famiglia
Come ogni ramo del diritto, anche il diritto di famiglia ha visto nel tempo una estensione notevole delle fonti che lo disciplinano.
Non siamo più vincolati alle sole norme nazionali, contenute nel codice civile e in altre leggi, quali ad esempio la 898/1970 che disciplina il processo di separazione e divorzio, ma dobbiamo tener conto anche delle fonti sovra nazionali. Primi tra tutti i regolamenti europei, applicabili ogni qualvolta la vita famigliare coinvolga in qualche modo uno stato estero, così come le convenzioni internazionali, qualora si esca dai confini dell’unione europea.
In fin dei conto, anche la famiglia è destinata ad essere vissuta nell’ambito di un mondo globalizzato, essendo sempre più piccoli e limitanti i nostri confini nazionali.