Source: http://www.jus.unitn.it/cardozo/review/Torts/Gaudino-1995/gaud3.html
Timestamp: 2018-02-19 05:45:19+00:00
Document Index: 38599883

Matched Legal Cases: ['art.2043', 'art.1223', 'art. 1223', 'art.2056', 'art.41', 'art.41', 'art.2051']

7. Il nesso di causalità. Generalità
Il comportamento che si p73 rimprovera al convenuto deve aver "cagionato" il danno: e deve trattarsi di una causa giuridicamente rilevante. Il giudizio deve cioè basarsi non già - o non solo - sulla esistenza di un rapporto eziologico di carattere meramente fattuale: tra gli infiniti legami propri dell'osservazione naturalistica, occorre che i collegamenti siano significativi anche sul piano giuridico (Forchielli 1960, 9; Realmonte 1967, 33; Trimarchi 1967, 5). L'art.2043 non offre al suo interno gli strumenti logico- analitici necessari ad effettuare una simile operazione, ed è frequente l'asserzione per cui i principali indici positivi di riferimento - artt. 2056 e 1223 c.c., artt. 40 e 41 c.p. - appaiono formulati in maniera da rinviare in buona misura il problema all'interprete (Antolisei 1934, 161; Forchielli 1960, 36; Realmonte 1967, 172; Trimarchi 1967, 52; Scognamiglio 1968, 650). Nella stessa dottrina civilistica - in questo campo grandemente tributaria degli studi di carattere penale e comparatistico - i diversi suggerimenti volta a volta formulati presentano, infatti, posizioni e tendenze non sempre omogenee (Forchielli 1960, 15; Realmonte 1967, 123; Trimarchi 1967, 19; Bianca 1979, 249; De Cupis 1979, 225; Geri 1983, 194); e si contesta, poi, con forza la trasposizione delle regole causalistiche di origine penale all'interno dell'illecito civile (Zeno-Zencovich 1989a, 39). Sono molti, d'altronde, a ritenere - con riferimento all'art.1223 c.c., e con riguardo alla risarcibilità dei danni non "immediati e diretti" -, che si debba in realtà parlare di un duplice ordine di criteri di collegamento il primo dei quali chiamato a legare la causa all'evento dannoso, e il secondo l'evento stesso ai danni che a questo si rapportano (Gorla 1951, p73 p73 405; Forchielli 1960, 23; Realmonte 1967, 156; Geri 1983, 338; Salvi 1985, 48; Carbone 1987, 148; C.Cost. 184/86; contra, Scognamiglio 1969a, 13; Patti 1989, 45).
Dal canto suo la giurisprudenza mostra, da un lato, di far ricorso - nella ricerca della soluzione più adatta al caso concreto, e pur nel rispetto formale delle norme sopra citate - ad una pluralità di regole (Trimarchi 1967, 53); dall'altro lato, di utilizzare la chiave eziologica ai fini della stessa selezione degli interessi tutelabili in via risarcitoria (Alpa e Bessone 1980, 155).
7.1. Istantaneità o permanenza dell'illecito
Con riferimento al nesso causale, il fatto illecito può essere considerato
istantaneo, e cioè quale mero elemento genetico che si esaurisce
con il verificarsi del danno - anche se l'esistenza di questo si
protrae nel tempo -, oppure permanente, nel senso che alimenta il
danno per tutta la durata di questo (Cass. 5383/80), e configura
perciò una violazione ininterrotta dell'altrui interesse (Cass.
252/83). In tal caso lo stesso fatto dannoso si prolunga nel tem
po e il termine di prescrizione decorre dalla cessazione del fatto stesso (Scognamiglio 1969a, 27).
Così, ad esempio, nel caso di costruzione edilizia effettuata in base ad una licenza che sia stata annullata, l'illecito cessa - con tutte le conseguenze in materia di prescrizione - solo dal momento in cui il Sindaco applica la sanzione amministrativa prevista (Cass. 1624/80; v. infra, @ 12.1.).
7.2. La causalità adeguata ........................#
7.2. La causalità adeguata - E' frequente l'affermazione per la quale il limite posto dall'art. 1223 c.c. (art.2056, 1°co., c.c.) alla risarcibilità dei danni non "immediati e diretti" non definisce in realtà un criterio causale autonomo e invalicabile (Cass. 2644/62; Trib. Firenze 25.5.57, RCP, 1957, 513; Forchielli 1960, 21; Realmonte 1967, 169; Trimarchi 1967, 20; Salvi 1985, 51).
La giurisprudenza ricorre così - nella ricostruzione del legame tra atto illecito ed evento dannoso - alla regola della "causalità adeguata", o "regolarità causale": sia pur mediato o indiretto, il pregiudizio rappresenta una conseguenza normale imputabile allorquando - secondo l'id quod plerumque accidit, regolarità statistica, probabilità apprezzabile ex ante -, integri gli estremi di una sequenza costante dello stato di cose posto in essere dal convenuto (Cass. 65/89; Cass. 7801/86; Cass. 567/83; Cass. 3622/80; Cass. 2264/77).
Alla luce di questo criterio si considerano, ad esempio, risarcibili le spese sostenute dai familiari della vittima per partecipare ai funerali (Cass. 2124/77). Non dipende invece dall'organizzazione del lavoro - scarico di un pesante silos - il danno subito da un astante, accorso con l'intenzione di prestare aiuto ad uno degli operai (Cass. 1016/67); tale soluzione è destinata però a mutare ove sussista per il soccorritore un dovere o un interesse ad intervenire (Trib.Napoli 29.3.79, DG, 1980, 343). Il furto del veicolo coinvolto in un incidente non costituisce un effetto normale dell'incidente stesso (Cass. 4661/84). p73 Il ricorrere, in una canzone, di un numero telefonico corrispondente a quello di privati è privo di un nesso causale rilevante con le molestie poste in essere da terzi (Trib.Roma 17.1.78, FI, 1978, I, 222); in senso opposto è stato deciso per uno scherzo telefonico inserito in un film, ed imitato da ignoti (Trib. Roma 30.10.85, GI, 1987, I, 2, 204; DInf, 1987, 595).
La p.a. non risponde dei danni subiti dalle merci, tenute da un fornitore all'interno di uno stabilimento carcerario, a seguito di una rivolta pur determinata dal comportamento dell'autorità, ma non prevedibile ed evitabile come conseguenza di esso (Cass. 567/83).
Le valutazioni di natura probabilistica assumono particolare importanza in materia sanitaria, là dove le conoscenze scientifiche permettono di esprimersi - con riguardo alla relazione fra terapia e risultato - esclusivamente in termini relativi e di verosimiglianza (Trib. Torino 11.3.85, GI, 1986, I, 2, 681; v. anche Cass. 3013/82; Cass.1476/77).
La causalità adeguata appare, poi, applicata anche con riguardo ad ipotesi di atti omissivi (Cass. 4643/76).
Si tratta di un criterio estremamente elastico, e proprio per questo oggetto di critiche: si è obiettato in particolare che esso sarebbe idoneo a giustificare a posteriori soluzioni adottate in via intuitiva (Trimarchi 1967, 32).
7.3. Pluralità di cause ............................#
7.3. Pluralità di cause - Il rapporto di causalità non è escluso dall'esistenza di cause concorrenti, siano esse preesistenti, simultanee o sopravvenute (art.41, 1° co., c.p.). In presenza di p73 p73 una pluralità di fattori imputabili a più persone, coevi o succedentisi, a tutti deve essere riconosciuta un'efficacia causativa, se la situazione determinatasi era tale che senza l'uno o l'altro di tali fattori l'evento non si sarebbe verificato. Diversamente accade quando uno di essi si atteggi in modo da interrompere il nesso causale con gli altri, ovvero finisca per relegarli ad occasioni estranee (Cass. 2051/88; Cass. 1473/88; Cass. 7467/87; Cass. 4531/86; Cass. 2234/85; Cass. 6652/84; Cass. 3609/84; Forchielli 1960, 59).
Un caso esemplare è il seguente: un autoarticolato urta un balcone troppo basso, posto a sinistra della carreggiata e non segnalato; pochi minuti dopo, dal balcone esce un uomo che precipita e muore. Ne sono causa sia l'omissione della p.a. - la mancata segnalazione crea affidamento - sia il comportamento del conducente - guida imprudente, in relazione al tipo di strada, interna ad un paese. La morte è effetto della caduta del balcone, e il difetto di prontezza dei familiari nell'avvertire il soggetto non ha potere interruttivo nei confronti della serie causale (App. Brescia 15.1.71, GI, 1971, I, 2, 723).
In materia di diffamazione, la divulgazione di una notizia vera insieme ad una falsa - ripresa da altri giornali - è fonte di responsabilità. Non essendo possibile scindere gli effetti delle due notizie il rapporto causale si ritiene esistente con il danno complessivo: se il nesso eziologico materiale sussiste con l'azione di più soggetti, ciascuno dei quali abbia posto in essere - con azioni diverse - uno stato di cose che abbia determinato l'evento, la responsabilità grava su tutti (Cass. 841/75). p73 Questi principi trovano applicazione anche quando una delle cause sia riferibile al danneggiato, il quale si vedrà - a seconda che la rilevanza causale venga giudicata concorrente o esclusiva - ridurre o negare del tutto il risarcimento (Cass. 2737/88; Cass. 1937/87; Cass. 1137/87), e ciò anche quando il comportamento colposo imputabile alla sfera della vittima concorra con un'azione dolosa della controparte (Cass. 2027/67; contra, Cendon 1976, 57). 7.4. L'interruzione della serie causale ............#
7.4. L'interruzione della serie causale -
Ai sensi dell'art.41, 2° co., c.p., il nesso eziologico si considera interrotto dalla presenza di una causa prossima quando questa sia di per se stessa sufficiente a determinare l'evento (Cass. 1228/81; Cass. 3650/80; Cass. 5184/78). L'azione dello spettatore che lanci una sedia dalla galleria verso la platea di un cinema riduce la mancata fissazione delle sedie al suolo a mera condizione ambientale dell'avveramento dell'illecito (Cass. 2707/83; v.infra, @ 7.6.). Così, l'azione dell'utente il quale - volendo a tutti i costi salire sulla seggiovia - travolge altri passeggeri, interrompe qualunque legame tra l'attività del vettore e le lesioni subite da uno dei trasportati (Trib. Aosta 15.12.86, AGCSS, 1987, 796). Il "fermo macchina", in seguito ad un incidente stradale, è conseguenza del comportamento illecito di chi ha causato il sinistro (Cass. 979/74; contra, Trib.Bari 24.4.69, RCP, 1969, 379), a meno che il ritardo nella riconsegna della vettura non dipenda dal comportamento illegittimo del carrozziere (Cass. 4114/78; p73 Cass. 1066/74; Cass 1730/72).
I responsabili del crollo di un edificio sono tenuti a risarcire solo i danni prodotti dagli agenti atmosferici alle cose lasciate negli appartamenti forzatamente abbandonati, non dall'azione di ladri che abbiano approfittato dell'occasione (Cass. 432/70).
Il legame tra gli impedimenti posti in essere all'esercizio di una servitù e la mancata costruzione sul fondo dominante è stato considerato interrotto dall'insistenza di un vincolo idrogeologico di inedificabilità (App.Milano 17.12.82, FP, 1983, I, 455).
7.5. Furto e impalcature .........................#
7.5. Furto e impalcature - Accade spesso che dei ladri riescano a penetrare in un appartamento servendosi di impalcature erette per effettuare dei lavori. In questi casi - esclusa la sussistenza di un generico dovere del proprietario di prendere tutte le misure idonee ad evitare che il terzo si serva della cosa per farne strumento d'offesa per il patrimonio altrui - la responsabilità di chi abbia eretto i ponteggi viene negata tutte le volte in cui, alla luce del criterio di regolarità causale, l'omissione di particolari cautele si sostanzi in un fatto occasionale, solo agevolativo dell'evento (Cass. 3621/82; Cass. 4643/76; Cass. 3722/76; Trimarchi 1967, 64).
La soluzione sarà diversa là dove le modalità del comportamento tenuto dal convenuto - struttura innalzata trascurando le più elementari norme di prudenza; mancata rimozione del pericolo nonostante il tempestivo avvertimento; abbandono del cantiere per lungo tempo senza custodia - siano p73 p73 tali da determinare il carattere di illiceità del comportamento stesso: sussiste allora un collegamento fra la condotta positivamente tenuta, e il furto subito dall'attore (Cass. 539/79; App.Milano 19.2.85, AC, 1985, 989; Trib.Firenze 4.6.81, GM, 1982, 271; RCP, 1982, 442; DPA, 1983, 442).
E' stato ritenuto applicabile a situazioni del genere anche l'art.2051 (Cass. 913/80).
In una fattispecie analoga - ladri che svaligiano un'oreficeria attraverso il muro divisorio con un negozio contiguo, privo di saracinesche a causa di lavori di manutenzione - è stata esclusa la rilevanza giuridica del nesso di causalità materiale (Cass. 1836/68).
7.6. L'occasione ambientale .......................#
7.6. L'occasione ambientale - Il legame può essere costituito dall'aver il convenuto posto in essere uno stato di cose tale che, senza di esso, il danno non si sarebbe prodotto: così il disservizio ferroviario è causa del danno subito, in un vagone eccessivamente affollato, da un viaggiatore il quale, per gli sballottamenti, sia finito con le dita tra i cardini di una porta (Cass. 1843/60; Trib.Pisa 4.4.81, RCP, 1982, 783).
Non sussiste, però, un nesso di causalità giuridicamente rilevante nelle ipotesi in cui la condotta abbia determinato esclusivamente la presenza del danneggiato in un certo luogo e in un certo momento, esponendolo ad un rischio che era distribuito in maniera uniforme nello spazio e nel tempo (Realmonte 1967, 207; Trimarchi 1967, 58): si nega, ad esempio la responsabilità della p.a. per la morte - conseguente alla caduta da un balcone della questura - di una persona illegalmente trattenuta in stato p73 p73 di fermo, se questo ha costituito mera "occasione ambientale" dell'evento (Trib.Milano 17.2.77, FI, 1979, I, 821; v. retro, @ 7.4.).
7.7. Lo scopo della norma violata ..................#
7.7. Lo scopo della norma violata - L'infrazione di una norma giuridica, di per se stessa, non è sufficiente per la dichiarazione di responsabilità del trasgressore: occorre invece accertare - sulla base della funzione svolta dalla regola non rispettata - la effettiva relazione esistente tra la violazione e l'evento o, secondo una diversa opinione, tra il danno e il rischio creato (Trimarchi 1967, 65; Alpa e Bessone 1980, 163; Cass. 587/82; Cass. 335/73; Cass. 1002/70; Cass. 2492/69).
Non basta, ad esempio, la mancanza della patente di guida, quando l'incidente sia stato provocato dalla violazione dell'obbligo di precedenza da parte del conducente dell'altro veicolo (Cass. 2319/73); lo stesso vale per la sosta vietata in un luogo che non privi della visibilità i conducenti dei veicoli in arrivo (Cass. 1753/67).
Parimenti l'incendio, conseguente alla caduta di un carrello della funivia sui sottostanti conduttori di energia, è dovuto alla circostanza del carico male assicurato, non già al mancato rispetto della distanza prevista dalla legge tra i fili elettrici (Cass. 279/71).
Nel cedimento della balaustra di uno stadio, il difetto di costruzione non rileva, quando il sovraffollamento sia stato tale da determinare comunque l'evento: risponde quindi l'organizzatore dello spettacolo, non già l'Ente proprietario della struttura p73 p73 (Cass. 371/66).
Il difetto dei titoli necessari all'iscrizione nell'albo professionale - esercizio abusivo - non determina di per sè la responsabilità: anche in questa ipotesi l'attore dovrà provare, oltre all'esistenza del danno, il nesso causale e l'illiceità della condotta (Cass. 6429/81).
Il comportamento illegittimo rileva, in molti casi, sul terreno probatorio: ove la norma imponga una determinata cautela proprio al fine di evitare un danno - ad esempio, la velocità moderata su strada ghiacciata o in caso di nebbia -, la violazione di tale precetto comporta una presunzione iuris tantum che il sinistro non si sarebbe altrimenti verificato, o avrebbe comunque avuto conseguenze meno gravi (Cass. 3061/80; Cass. 1439/72).
7.8. La causalità alternativa ipotetica ............#
7.8. La causalità alternativa ipotetica - Il problema della causalità alternativa ipotetica si pone ogniqualvolta risulti che il danno si sarebbe comunque verificato, per effetto di una sequenza causale diversa ed autonoma, anche in assenza del fatto attribuito al convenuto.
La questione è oggetto soprattutto di due norme (artt.1221 e 1805 c.c., 2°co.), le quali - rispettivamente - sollevano il debitore e il comodatario dalle conseguenze negative di ogni scorrettezza, ove risulti che queste conseguenze si sarebbero ugualmente verificate, anche laddove il comportamento dei convenuti fosse stato diverso. Quanto, però, all'esistenza di un principio generale di rilevanza della causa ipotetica, le posizioni della dottrina p73 p73 italiana appaiono - anche se in maniera molto articolata - tendenzialmente contrarie (Realmonte 1967, 114; Trimarchi 1967, 145; Scognamiglio 1968, 652; De Cupis 1979, 244; v. comunque le osservazioni di Bianca 1979, 259). In giurisprudenza, può essere ricordata una pronuncia della Suprema Corte, la quale ha dichiarato ininfluente - ai fini del venir meno dell'obbligo risarcitorio per il danno subito da un edificio in seguito all'urto di un autocarro - il fatto che la proprietaria avesse precedentemente sostenuto di voler demolire l'immobile, cosa poi effettivamente verificatasi: nè l'intenzione espressa - non definitiva e non vincolante - nè il comportamento successivo hanno effetto sull'esistenza del danno (Cass. 4341/76). 8. La colpevolezza. Generalità ...................#