Source: http://www.scuola7.it/2019/122/
Timestamp: 2020-02-17 07:07:04+00:00
Document Index: 110125617

Matched Legal Cases: ['art. 24', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 10']

Scuola7 - n. 122
Scuola7 28 gennaio 2019, n. 122
28 gennaio 2019, n. 122
Il labirinto delle pensioni (F. Rubino)
Check-up al funzionamento dei CPIA (F. Palumbo)
La nuova “maturità”: qualche chiosa (M. Tiriticco)
Dirigenti scolastici del futuro (G. Rispoli)
Parliamo diIL LABIRINTO DELLE PENSIONI
Il labirinto delle pensioni
Il diritto a pensione nei nuovi provvedimenti di Governo
Trattamenti di pensione nei comparti Scuola e AFAM: gli esami non finiscono mai
Le modifiche al sistema pensionistico sembrano essere l’obiettivo di tutti i governi che si susseguono e si sono susseguiti negli ultimi venti anni in Italia. L’opera di trasformazione dello stato sociale (welfare) è in corso dall’inizio degli anni '90 e non sembra aver termine tra riforme, contro riforme, introduzione di norme peggiorative e tentativi di correggere le iniquità prodotte. Se dovessimo conteggiare tutti i provvedimenti legislativi dalla legge 335/1995 (riforma Dini) ad oggi, potremmo verificare che in media sono stati e continuano ad essere emanati provvedimenti ogni 10/11 mesi. Oltre ai provvedimenti specifici non c’è legge finanziaria che non sia intervenuta in materia pensionistica per fare cassa, perpetuando una storia senza fine che ha eliminato tutte le certezze pensionistiche per i lavoratori.
L’attuale governo italiano aveva fatto della riforma pensionistica un elemento fondamentale della campagna elettorale, ma i provvedimenti approvati, sebbene rappresentino una boccata di ossigeno per gli aspiranti pensionandi, sono ancora lontani dal tanto decantato superamento della riforma Monti-Fornero. Oltre all’introduzione di “quota 100” si sono sospesi temporaneamente gli incrementi biennali futuri dei requisiti per la pensione anticipata fino al 2026, reintroducendo di contro le finestre trimestrali.
Con questi ultimi interventi la materia diventa ancor più complessa ed ostica.
Cerchiamo di vedere in sintesi come si delinea il diritto a pensione dopo la nuova norma legislativa, chiedendo scusa se dovesse verificarsi qualche incompletezza e/o inesattezza, visto che questa sintesi è stata redatta ancor prima che le norme fossero pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale.
Nulla è variato circa la pensione di vecchiaia. Pertanto dal 1° gennaio 2019 il requisito anagrafico è aumentato di 5 mesi per effetto dell’adeguamento automatico alla speranza di vita.
Per accedere alla pensione di vecchiaia nel biennio 2019-2020 è necessario possedere i seguenti requisiti:
* per coloro che si trovano nel sistema retributivo, cioè per coloro che possono vantare accrediti contributivi (a qualsiasi titolo) precedenti al 01.01.1996:
- almeno 20 anni di anzianità contributiva;
- almeno 67 anni di età anagrafica;
* per coloro che si trovano nel sistema contributivo, cioè per coloro che possono vantare solo accrediti contributivi a partire dal 01.01.1996 (ovvero non vantano alcun accredito contributivo, a qualsiasi titolo, prima del 01.01.1996):
- almeno 5 anni di anzianità contributiva;
- almeno 71 anni di età anagrafica;
- importo della pensione pari almeno a 1,5 volte l'importo dell’assegno sociale[1].
Per il raggiungimento dei requisiti contributivi, in base a quanto disposto dalla L. 228/2012 e successive modifiche, è possibile cumulare, senza oneri, i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni[2].
È superfluo ricordare che i requisiti sopra riportati sono l’applicazione e l’evoluzione della riforma Monti-Fornero, e che sono preservati i requisiti in vigore prima di tale riforma per coloro che avevano perfezionato un requisito pensionistico entro il 31.12.2011 (in questi ultimi 8 anni dovrebbero essersi esauriti gli effetti di tale salvaguardia).
Non bisogna dimenticare che il limite ordinamentale della “vecchiaia” nel pubblico impiego non è stato modificato dalla riforma Monti-Fornero ed è sempre fissato ai 65 anni di età. Ciò significa che se un lavoratore dovesse perfezionare un diritto a pensione prima dei 65 anni di età e dovesse continuare a rimanere in servizio, egli può essere licenziato d’ufficio al perfezionamento del 65° anno di età anagrafica.
I provvedimenti del Governo hanno annullato l’incremento dei requisiti di cui al co. 12 dell’art. 24 del D.L. 201/2011, convertito con modiche con L. 214/2011 (riforma Monti-Fornero), ma contemporaneamente hanno introdotto, a partire dal 01.01.2019, una finestra mobile di 3 mesi per l’accesso alla prestazione pensionistica (con prima applicazione non precedente al 01.04.2019).
Per accedere alla pensione anticipata, così come dettato dalla riforma Monti-Fornero fino al 31.12.2018, è necessario possedere i seguenti requisiti:
- per i lavoratori di sesso maschile:
-- 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva;
- per i lavoratori di sesso femminile:
-- 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva.
-- 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva;
- almeno 20 anni di contributi effettivi;
- almeno 64 anni di età anagrafica;
- importo della pensione pari almeno a 2,8 volte l'importo dell’assegno sociale[3].
L’introduzione della finestra mobile implica che l’accesso alla prestazione pensionistica può avvenire solo tre mesi dopo il perfezionamento del requisito dell’anzianità contributiva. A tal proposito è necessario ricordare che il lavoratore deve essere tenuto in servizio fino al termine di decorrenza della prestazione pensionistica e non fino al perfezionamento dei requisiti: ciò implica che non può essere licenziato d’ufficio prima del termine della finestra mobile.
Per il raggiungimento dei requisiti contributivi, in base a quanto disposto dalla L. 228/2012 e successive modifiche, è possibile cumulare insieme, senza oneri, i periodi assicurativi accreditati presso differenti gestioni[4].
Pensione di anzianità con Quota 100
L’introduzione di Quota 100 a partire dal 01.01.2019, ovvero la reintroduzione di una pensione di anzianità, sarebbe il provvedimento pensionistico principale della nuova normativa. Dal momento che per "quota" si intende la somma dell’anzianità contributiva e dell’anzianità anagrafica, il termine Quota 100 farebbe presupporre la reintroduzione della pensione di anzianità basata sulle quote (precedentemente annullata dalla riforma Monti-Fornero), con un “po’” di elasticità nel perfezionamento della quota. Nella realtà, però, si tratta di un vero e proprio pensionamento basato sul perfezionamento pedissequo del doppio requisito di età anagrafica ed anzianità contributiva. Inoltre il limite abbastanza elevato dell’anzianità contributiva richiesta sembrerebbe far presagire che non saranno tantissimi i lavoratori che potranno beneficiare di tale forma di pensionamento.
* almeno 38 anni di anzianità contributiva;
* almeno 62 anni di età anagrafica.
È fondamentale tener conto che, per l’accesso alla prestazione pensionistica, il Governo ha introdotto una finestra mobile di:
* 3 mesi per i lavoratori privati (con prima applicazione non prima del 01.04.2019);
* 6 mesi per i lavoratori del pubblico impiego (con prima applicazione non prima del 01.08.2019).
La differenziazione tra lavoratori privati e lavoratori pubblici può essere letta come una vera e propria discriminazione verso i lavoratori del pubblico impiego, che già da tempo sono oggetto, in virtù della pseudo-certezza del posto di lavoro, di vessazioni sia di tipo lavoristico che pensionistico (non è il luogo per elencarle tutte, ma si pensi ad esempio agli effetti del blocco contrattuale, i termini di liquidazione del TFS/TFR, …).
Come già detto per la pensione anticipata, il lavoratore dev'essere tenuto in servizio fino al termine di decorrenza della prestazione pensionistica e non fino al perfezionamento dei requisiti: ciò implica che non può essere licenziato d’ufficio prima del termine della finestra mobile.
Nell’articolato della norma è specificato: “Ai fini del conseguimento della 'pensione quota 100' per il personale del comparto scuola ed AFAM si applicano le disposizioni di cui all’articolo 59, comma 9, della legge 27 dicembre 1997, n. 449. In sede di prima applicazione, entro il 28 febbraio 2019, il relativo personale a tempo indeterminato può presentare domanda di cessazione dal servizio con effetti dall’inizio rispettivamente dell’anno scolastico o accademico”. L’art. 50, co. 9, della L. 449/97 recita: “Per il personale del comparto scuola resta fermo, ai fini dell'accesso al trattamento pensionistico, che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data di inizio dell'anno scolastico e accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell'anno”.
Quindi anche per la pensione Quota 100 si applica la regola generale che:
* per il perfezionamento del diritto a pensione si tiene conto anche del periodo dal 1° settembre al 31 dicembre per il comparto Scuola, ovvero dal 1° novembre al 31 dicembre per il comparto AFAM;
* la decorrenza della pensione è il 1° settembre per il comparto Scuola, ovvero il 1° novembre per il comparto AFAM, dell’anno in cui si perfeziona il diritto a pensione;
* la misura della prestazione pensionistica è determinata sulla base dell’anzianità contributiva maturata fino al giorno della cessazione dal servizio.
Il Governo attuale ha reintrodotto, per le sole lavoratrici, la pensione in regime di opzione al contributivo, che aveva terminato il suo effetto sperimentale nel luglio 2016.
Le lavoratrici che chiedono l’accesso alla pensione attraverso tale opzione scelgono, in modo implicito, il calcolo della misura pensionistica solo attraverso il sistema contributivo, che nel pubblico impiego spesso si traduce (in base all’anzianità retributiva, cioè all’anzianità precedente il 1996) in una forte riduzione dell’assegno pensionistico.
Per accedere alla pensione in opzione donna è necessario possedere, alla data del 31 dicembre 2018, i seguenti requisiti:
* per le lavoratrici dipendenti:
- almeno 35 anni di anzianità contributiva;
- almeno 58 anni di età anagrafica;
* per le lavoratrici autonome:
- almeno 59 anni di età anagrafica.
Per tale pensionamento è prevista una finestra mobile di:
* 12 mesi per le lavoratrici dipendenti;
* 18 mesi per le lavoratrici autonome.
In virtù della finestra unica, nei comparti Scuola ed AFAM si applicano le seguenti regole:
* la decorrenza della pensione è il 1° settembre per il comparto Scuola, ovvero il 1° novembre per il comparto AFAM, dell’anno successivo a quello in cui si perfeziona il diritto a pensione;
* la misura della prestazione pensionistica è determinata sulla base dell’anzianità contributiva maturata fino al giorno della cessazione dal servizio, in regime di opzione al sistema contributivo.
Per tale pensionamento non viene prevista nessuna proroga per presentare la relativa domanda. Pertanto non è dato sapere (non sembra possibile) se le lavoratrici appartenenti ai comparti Scuola e AFAM possano accedere a pensione in regime di opzione dal 1° settembre 2019, ovvero dal 1° novembre 2019.
I lavoratori con contribuzione accreditata in diverse gestioni pensionistiche, in alternativa alla ricongiunzione o al cumulo di cui alla L. 228/2012 possono conseguire, a domanda, il diritto a pensione totalizzando (sommando) tutte le contribuzioni presenti nelle varie gestioni.
Per accedere alla pensione di vecchiaia in regime di totalizzazione è necessario possedere i seguenti requisiti:
* 66 anni di età anagrafica;
* almeno 20 anni di anzianità contributiva.
Per accedere alla pensione anticipata in regime di totalizzazione è necessario possedere i seguenti requisiti:
* 41 anni di anzianità contributiva.
Per tali pensionamenti sono previste le seguenti finestre mobili:
* 18 mesi per la pensione di vecchiaia;
* 21 mesi per la pensione anticipata.
In virtù della finestra unica, nei comparti Scuola ed AFAM si applicano le stesse regole enunciate per l’opzione donna, e cioè:
* la misura della prestazione pensionistica è data dalla somma delle quote maturate in ogni singola gestione pensionistica che partecipa alla totalizzazione. Ciascuna gestione calcola la propria quota sulla base dell’anzianità contributiva maturata in quella gestione, fino al giorno della cessazione dal servizio, con le regole del sistema di calcolo contributivo. Qualora in una singola gestione risulti perfezionato il diritto autonomo a pensione, il calcolo della relativa quota, retributivo o misto, segue le regole ordinarie. In ogni caso può essere chiesto, laddove più favorevole, il calcolo contributivo.
Pensioni per lavori gravosi, Pensione anticipata per lavoratori precoci di categorie deboli, A.Pe. (Anticipo Pensionistico) Social
Oltre alle forme di pensionamento precedentemente analizzate vi sono altre possibilità, a cui però è possibile accedere in presenza di alcuni requisiti particolari.
Tra le categorie di lavoratori che possono beneficiarne bisogna ricordare:
* maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia;
* lavoratori che hanno, nel proprio nucleo familiare, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave[5];
* lavoratori invalidi civili con una riduzione della capacità lavorativa pari almeno al 74%.
In considerazione che per tali prestazioni pensionistiche spesso bisogna far valere diversi requisiti contemporaneamente, oppure che esse sono subordinate all’accertamento dei requisiti da parte dell’INPS ovvero ad una quantità di risorse limitate, è opportuno che ci si rivolga ai patronati per districarsi nella complessità ed avere informazioni dettagliate.
Si ricorda solo che maestre/i di asilo nido e scuola dell’infanzia (come tutti i lavoratori appartenenti alle categorie di lavori gravosi) possono accedere alla pensione di vecchiaia, nel biennio 2019-2020, facendo valere una anzianità contributiva di 30 anni ed un’età anagrafica di 66 anni e 7 mesi.
L’intervento del Governo ha previsto che, per il triennio 2019-2021, i dipendenti pubblici e privati, nonché gli iscritti alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi e alla gestione separata, privi di anzianità contributiva prima del 01.01.1996, che non percepiscono già una pensione, possano:
a) riscattare, su richiesta, periodi di “buco” contributivo non obbligatori per un massimo 5 anni;
b) riscattare il periodo di laurea a condizioni agevolate entro i 45 anni di età anagrafica.
Il riscatto dei periodi di buco, lettera a), può riguardare tutti i periodi di vuoto contributivo, nel limite di 5 anni, compresi tra il giorno di prima iscrizione all’istituto previdenziale e l’ultimo contributo accreditato, anche se, non per tali periodi, sussiste l’obbligo contributivo. Tale riscatto può essere esercitato dall’interessato o dai suoi superstiti, ovvero dai suoi parenti e affini entro il secondo grado, è oneroso, e per esso viene riconosciuta una detrazione al 50%, ripartita in cinque quote annuali di pari importo.
Con il secondo intervento in materia di riscatto, lettera b), viene prevista la possibilità di calcolare l’onere di riscatto della laurea sulla base di un imponibile convenzionale, piuttosto che sulla base della retribuzione imponibile dei 12 mesi antecedenti la domanda. Tale norma sembra essere dettata dal fatto che il riscatto ordinario è molto oneroso, e per tale motivo i giovani lavoratori vi rinunciano non facendone richiesta.
Per comprendere bene la portata complessiva della “pace contributiva” bisogna attendere le circolari applicative dell’INPS.
L’indennità di liquidazione dei dipendenti pubblici
A causa dei problemi di liquidità dello Stato i dipendenti pubblici hanno visto, nel corso dell’ultimo decennio, l’approvazione di leggi che non permettono la riscossione della liquidazione subito dopo essere andati in quiescenza.
Senza dover illustrare la storia della vessazione circa il TFS/TFR dei dipendenti pubblici, ricordiamo che attualmente:
* se la liquidazione è superiore a € 50.000 viene divisa in due o tre quote, di cui le prime due pari al massimo a € 50.000 lordi;
* il pagamento di tali quote avviene ad intervalli di 1 anno.
Oltre a tale frazionamento, per poter ricevere la prima quota bisogna attendere:
* per i pensionamenti di vecchiaia d’ufficio:
- 12 mesi di blocco + 90 giorni tecnici entro i quali l’INPS deve provvedere ad espletare tutte le operazioni;
* per i pensionamenti di anzianità con dimissioni volontarie:
- 24 mesi di blocco + 90 giorni tecnici entro i quali l’INPS deve provvedere ad espletare tutte le operazioni;
* per i pensionamenti di inabilità/decesso:
o 15 giorni di blocco + 90 giorni tecnici entro i quali l’INPS deve provvedere ad espletare tutte le operazioni.
Per coloro che si avvarranno del nuovo pensionamento Quota 100, è stato definito che la liquidazione è corrisposta al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione della stessa secondo le disposizioni di cui alla Riforma Monti-Fornero.
* consideriamo un dirigente scolastico che va in pensione anticipata il 01/09/2019 con una liquidazione che ammonta a € 120.000 lorde. La liquidazione viene divisa in tre quote: la prima e la seconda pari a € 50.000 lorde e la terza pari a € 20.000 lorde. Essendo la pensione anticipata una pensione con dimissioni volontarie da parte del lavoratore, si applica un blocco di 24 mesi a cui, per la prima rata, si possono aggiungere 3 mesi tecnici per l’espletamento delle operazioni di liquidazione. Quindi, andando in pensione il 01/09/2019, i primi € 50.000 verranno riscossi non prima del 01/09/2021, i secondi € 50.000 non prima del 01/09/2022 e gli ultimi € 20.000 non prima del 01/09/2023;
* consideriamo un dirigente scolastico che va in pensione Quota 100 il 01/09/2019, con 62 anni di età e 38 anni di anzianità contributiva, e con una liquidazione che ammonta a € 120.000 lorde. Come già visto nell’esempio precedente, la liquidazione viene divisa in tre quote: la prima e la seconda pari a € 50.000 lorde e la terza pari a € 20.000 lorde. Se non fosse andato in pensione con Quota 100, il dirigente avrebbe dovuto perfezionare il diritto alla pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di anzianità, quindi avrebbe dovuto attendere il 01/09/2023 per andare in pensione. In base alla nuova normativa, con il pensionamento Quota 100 si applica un blocco di 24 mesi dal 01/09/2023, a cui, per la prima rata, si possono aggiungere 3 mesi tecnici per l’espletamento delle operazioni di liquidazione. Quindi, andando in pensione il 01/09/2019, i primi € 50.000 verranno riscossi non prima del 01/09/2025, i secondi € 50.000 non prima del 01/09/2026 e gli ultimi € 20.000 non prima del 01/09/2027.
Inoltre il Governo ha approvato un articolato per il quale è possibile chiedere alle banche, o agli intermediari finanziari, un anticipo della liquidazione fino alla soglia di € 30.000. Tale possibilità sembrerebbe essere un tentativo di ridurre gli svantaggi determinati dalla dilazione della liquidazione dei dipendenti pubblici: in realtà, in linea con l’operato dei governi precedenti, è solo un vero e proprio regalo alle banche e agli intermediari finanziari, perché i lavoratori pubblici dovranno pagare degli interessi per poter accedere ad una parte della loro liquidazione, mentre i dipendenti privati la percepiscono tutta subito dopo il pensionamento.
Anche per questa norma, per comprenderne bene la portata complessiva, nonché l’incidenza degli interessi sull’anticipo richiesto a carico del lavoratore e la garanzia del Fondo costituito dallo Stato (dovrebbe essere dell’80%), bisogna attendere la definizione dell’accordo quadro da stipulare e le circolari applicative.
Infine per le liquidazioni fino a € 50.000 il Governo ha deliberato una defiscalizzazione, definita in base al tempo intercorso tra la cessazione del rapporto di lavoro e la corresponsione della liquidazione (in prima applicazione, per le cessazioni già avvenute, si decorre dal 1° gennaio 2019), e cioè:
* 1,5 punti percentuali decorsi 12 mesi;
* 3 punti percentuali decorsi 24 mesi;
* 4,5 punti percentuali decorsi 36 mesi;
* 6 punti percentuali decorsi 48 mesi;
* 7,5 punti percentuali decorsi 60 mesi o più.
Nonostante le norme approvate, i dipendenti pubblici sono fortemente penalizzati rispetto ai dipendenti privati in materia di indennità di liquidazione. Dinnanzi a ciò sembrerebbe che l’unica speranza per i lavoratori pubblici sia costituita dall’attesa sentenza della Corte Costituzionale circa la costituzionalità dei combinati disposti dalla legislazione relativa alla dilazione di pagamento del TFS/TFR, con l’auspicio che la suprema Corte possa riconoscere solo una validità emergenziale e non una validità definitiva e duratura, mettendo le basi per la fine di tale penalizzazione e differenziazione.
Riapertura dei termini per il pensionamento nel comparto Scuola
Dopo l’approvazione della nuova legislazione si attende, e si auspica, l’emissione di una circolare, da parte del Miur, per la riapertura dell’intera partita pensionistica, non solo per Quota 100, ma anche perché l’annullamento dell’incremento dei 5 mesi dei requisiti della pensione anticipata ha rimesso in discussione gran parte dello scenario in base a cui era stato emanato il decreto ministeriale 727 del 15.11.2018, era stata pubblicata la nota operativa 50647 del 16.11.2018, ed era stata preparata l’applicazione web con cui i lavoratori avevano dato le dimissioni entro il 12 dicembre u.s.
[1] L'importo della pensione non deve risultare inferiore al valore più elevato tra: 1,5 volte l'assegno sociale dell'anno 2012, rivalutato in base a variazione del PIL del quinquennio precedente l'anno da rivalutare, e 1,5 volte l'importo dell'assegno sociale relativo all'anno 2019.
[2] La liquidazione della pensione avviene, pro-quota, secondo le regole di calcolo previste da ciascun fondo e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Possono essere messi insieme: contribuzioni accreditate nelle gestioni A.G.O. (FPLD – COM – ART – CDCM), Fondi sostitutivi dell’A.G.O. (ex Telefonici, ex Elettrici, ex Poste, …), Fondi Esclusivi dell’A.G.O. (CTPS, CPDEL), Gestione Separata e Casse Libero-Professionali (di cui al D.Lgs. 509/94 e D.Lgs. 103/96).
[3] L'importo della pensione non deve risultare inferiore al valore più elevato tra: 2,8 volte l'assegno sociale dell'anno 2012, rivalutato in base a variazione del PIL del quinquennio precedente l'anno da rivalutare, e 2,8 volte l'importo dell'assegno sociale relativo all'anno 2019.
[4] La liquidazione della pensione avviene, pro-quota, secondo le regole di calcolo previste da ciascun fondo e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Possono essere messi insieme le contribuzioni accreditate nelle gestioni A.G.O. (FPLD – COM – ART – CDCM), Fondi sostitutivi dell’A.G.O. (ex Telefonici, ex Elettrici, ex Poste, …), Fondi Esclusivi dell’A.G.O. (CTPS, CPDEL), Gestione Separata e Casse Libero-Professionali (di cui al D.Lgs. 509/94 e D.Lgs. 103/96).
[5] Ovvero assistono un parente o affine di secondo grado convivente (qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap grave abbiano almeno 70 anni di età o siano ugualmente affetti da patologie invalidanti, o siano deceduti).
Check-up al funzionamento dei CPIA
La nota Miur del 20 dicembre 2018
La Direzione Generale degli Ordinamenti del Miur con la nota prot. 21313 del 20/12/2018 ripercorre gli adempimenti previsti per il regolare funzionamento dei CPIA dal DPR 263/12, e definiti dalle linee guida adottate con DI 12 marzo 2015. La nota evidenzia le peculiarità e i punti di forza del sistema, ed anche gli aspetti di particolare complessità che lo caratterizzano, ponendo l’attenzione su alcuni fondamentali.
La rete territoriale di servizio e le incongruenze dei codici
La nota pone l’accento sulla rilevanza della rete territoriale di servizio, ovvero il reticolo territoriale composto dai punti di erogazione del servizio dei CPIA, evidenziando l’importanza della codificazione delle sedi, ovvero la presenza di codici meccanografici attribuiti ai plessi attivi. L’aspetto peculiare della codifica pone in evidenza alcune caratteristiche del sistema, ovvero la presenza di sedi codificate (alcune delle quali discendenti dai vecchi CTP – Centri territoriali Permanenti) e la presenza di sedi non codificate da “perfezionare”, che sono nate da situazioni di apertura temporanea ovvero dalla presenza di strutture satellite prossime a sedi già formalizzate. I CPIA, dobbiamo ricordare, sono caratterizzati da una molteplicità di punti di erogazione del servizio, distribuiti in territori a volte provinciali e a volte interprovinciali, cui vengono assegnate, attraverso i codici, le unità di personale utili al funzionamento. La codifica quindi determina il possibile caricamento di utenti in anagrafe su sedi istituzionalmente individuate, e le conseguenti assegnazioni di organico e possibili fondi; a volte però si scontra con i vincoli di permanenza del personale nelle sedi presso cui vengono incardinati, vincoli che potrebbero determinare una nutrita presenza di personale ove ve ne è meno bisogno, e l’impossibilità di spostarlo. Così una domanda da porsi potrebbe essere: non sarebbe più funzionale poter fissare un criterio a tutela del personale in servizio, ma anche funzionale al migliore utilizzo dello stesso per il miglioramento dell’offerta formativa?
Gli accordi con le scuole di secondo grado
La nota, ai punti a) 2, 3, 4, evidenzia gli accordi previsti dall’ordinamento da perfezionare, aggiornare ovvero rinnovare, fondamentali per l’attuazione del sistema di istruzione degli adulti; li analizziamo per comprenderne la valenza di sistema.
Al punto 2 troviamo l’accordo tra il CPIA, quale unità amministrativa, e le istituzioni scolastiche di secondo grado sedi di percorsi di II livello (art. 5 c. 2 del DPR 263/12). L’accordo, da sottoscrivere o rinnovare annualmente, con scadenza prevista per il 1 ottobre 2018, rappresenta il collegamento fondamentale tra le scuole di secondo grado e i CPIA, per la definizione del libretto formativo individuale curato dalla commissione del Patto formativo. Il patto si fonda sul possesso, da parte del corsista, di competenze formali, non formali e informali, e propone il percorso da attivare, definendolo e dettagliandone tempi e modalità di gestione ed attuazione.
Questo accordo assume carattere strategico per l’attuazione delle finalità dell’ordinamento dell’istruzione degli adulti, perché configura la messa a sistema di diversi livelli di istruzione, obbliga ad una coerenza strategica tra i percorsi da attivare e i processi di competenza da determinare. Il percorso formativo e di sviluppo professionale dal personale in servizio presso il CPIA, realizzato ad oggi anche attraverso il PAIDEIA, ha permesso l'elaborazione di competenze e di consapevolezze indispensabili alla redazione di piani utili allo sviluppo della persona, e funzionali all’inserimento/reinserimento degli esclusi dal mondo del lavoro. Ed i docenti delle scuole di secondo grado? Hanno maturato la consapevolezza e le competenze necessarie per accompagnare gli adulti nel nuovo percorso di sviluppo e di reinserimento? Hanno partecipato consapevolmente alle proposte formative offerte a seguito della riforma per promuovere il nuovo ordinamento?
Gli accordi per i Centri Ricerca, Sperimentazione e Sviluppo
Il punto 3 evidenzia le caratteristiche dell’accordo per la definizione delle attività dell’unità formativa (terzo livello) della rete territoriale dei CPIA. Queste attività afferiscono all’ampliamento dell’offerta formativa e delle attività di sperimentazione, ricerca e sviluppo, che sono le azioni assegnate ai CRS&S (Centri Ricerca, Sperimentazione e Sviluppo). Quest’area di azione nel triennio trascorso si è sviluppata in modo esponenziale, e le attività promosse dai Centri si stanno realizzando a livello territoriale e nazionale grazie all’attivazione della rete nazionale dei CRS&S, cui afferiscono i centri finanziati in tutte le regioni, che stanno operando per la realizzazione del PONR (Piano Operativo Nazionale della Ricerca).
Gli accordi con le strutture penitenziarie
La sottoscrizione di accordi con le strutture penitenziarie (punto 4) è necessaria per l’attivazione delle misure di sistema e per la promozione della collaborazione e di raccordi sinergici. Questo livello di accordo pone all’attenzione dei dirigenti dei CPIA una complessità e varietà di situazioni che caratterizzano le diverse strutture penitenziarie, con cui si è già avviato un processo di cambiamento dell’offerta didattica e attività di formazione congiunta, seppur permangono difficoltà legate alle norme e alla gestione delle attività scolastiche a cura del personale del Ministero della giustizia, che non sempre collima con l’ordinamento scolastico. L’accordo è infatti il documento ove definire gli elementi di condivisione e confronto tra le due realtà, anche alla luce della D.lgs. 2 ottobre 2018, n. 124, “Riforma dell’ordinamento penitenziario in materia di vita detentiva e lavoro penitenziario”, e del D.lgs. 2 ottobre 2018, n. 121, “Disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni”.
Le competenze del personale dell’istruzione degli adulti
Tra le disposizioni già impartite nei trascorsi anni scolastici ci sono con alcune precisazioni relative al Patto Formativo Individuale, che pongono ancora in evidenza l’importanza delle competenze metodologiche e didattiche che devono essere possedute dai docenti per poter redigere il PFI (Patto formativo individuale), in relazione all’accertamento in ingresso delle competenze formali, non formali e informali, ma anche alle capacità di costruzione delle unità di apprendimento (uda) utili all’acquisizione delle competenze previste per livello. Così la formazione dei docenti in servizio nei CPIA e nei percorsi di II livello (ex serali) diventa elemento ineludibile per il successo del sistema, come anche l’individuazione del personale che vi opera e la sua permanenza nell’istituzione scolastica. L’istruzione degli adulti necessita così di un corpo docente che possa caratterizzarsi per la stabilità e l’esperienza del nuovo ordinamento dell’istruzione degli adulti, e in possesso di specifiche competenze.
Il Miur ha avviato da tre anni una collaborazione con la Polizia Stradale, al fine di assicurare, alle istituzioni scolastiche che ne fanno richiesta, un servizio di controllo sia prima della partenza che in itinere sui mezzi di trasporto dedicati alle visite di istruzione. Con nota 22 gennaio 2019 prot. n. 265 il Miur comunica il rinnovo della collaborazione.
La Polizia Stradale assicura per tutta la durata del viaggio il supporto necessario, le eventuali segnalazioni di emergenza potranno essere effettuate attraverso i numeri di assistenza 112 e 113.
Lo ha comunicato il Miur con nota 23 gennaio 2019 prot. n. 1385, che dispone la riapertura della procedura delle iscrizioni on line dalle ore 8:00 del 5 febbraio alle ore 20:00 del 26 febbraio 2019, esclusivamente per le operazioni che si svolgeranno nei Comuni delle zone terremotate delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria nonché nei Comuni della provincia di Catania colpiti dall'evento sismico del 26 dicembre 2018.
I genitori che avessero già presentato la domanda non dovranno rinnovare l'iscrizione. L'istituzione scolastica avrà cura di contattare la famiglia per accertarsi della scelta definitiva.
Per quanto concerne la disciplina e le modalità delle iscrizioni, si fa rinvio alla nota n. 18902/2018. Le istituzioni scolastiche e gli Uffici periferici dell'Amministrazione Scolastica dei territori interessati continueranno a garantire il necessario supporto e l'assistenza, e metteranno a disposizione le strumentazioni informatiche per i genitori che ne fossero sprovvisti.
Vent’anni (anzi cinquant’anni) dopo
È opportuno ricordare che valutare la maturità di uno studente giunto alla fine di un percorso di studi della durata di ben 12 anni (dai 6 ai 18 anni di età) significa e comporta la considerazione e la valutazione in primo luogo delle modalità con cui “utilizza” le conoscenze acquisite. In tal senso si esprimeva, infatti, la legge 119 del 1969 (art. 5): “L’esame di maturità ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato”. Ma con la legge 425 del 1997 – sono trascorsi quasi trent’anni dal varo della precedente – si apportarono sostanziali modifiche. In effetti, l’articolo 6 di tale legge, concernente le certificazioni, così recita: “Il rilascio e il contenuto delle certificazioni di promozione, di idoneità e di superamento dell'esame di Stato sono ridisciplinati in armonia con le nuove disposizioni al fine di dare trasparenza alle competenze, conoscenze e capacità acquisite, secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell'ambito dell'Unione europea”.
Per quanto riguarda il merito dei contenuti e delle finalità del “nuovo” esame, le innovazioni più significative sono le seguenti. Per quanto riguarda l’ammissione all’esame, il voto in condotta non dev'essere inferiore al sei. Per quanto riguarda le assenze, la frequenza deve aver coperto almeno tre quarti del monte-ore annuale. Per quanto riguarda il voto relativo alle singole materie, secondo il D.lgs. 13 aprile 2017, n. 62, "nel caso di votazione inferiore a sei decimi in una disciplina o in un gruppo di discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, l'ammissione all'esame conclusivo del secondo ciclo".
Quest'anno, secondo il D.lgs. n. 62 del 13 aprile 2017, n. 62 e la nota del 4 ottobre, la seconda prova può essere multidisciplinare e comprendere, quindi, tutte o quasi le materie caratterizzanti un indirizzo di studio. Anche quest’anno, entro la fine di gennaio, il Miur ha scelto le materie della seconda prova scritta.
Per quanto riguarda il colloquio, l'alternanza scuola-lavoro, non obbligatoria per l'ammissione, ne sarà parte integrante. Per quanto riguarda la tesina, anche se è stata abolita, spetterà sempre alle commissioni chiedere al candidato se ha da avanzare dei lavori eseguiti nel corso degli studi. È consigliabile che il candidato presenti l’esito di una ricerca mirata, eventualmente supportata da una presentazione in Power Point e/o da altri prodotti multimediali e/o documenti cartacei. Anche le problematiche relative a Cittadinanza e Costituzione potrebbero essere oggetto del colloquio.
Dirigenti scolastici del futuro
Il Manuale per la prova orale del concorso
Un Manuale “diverso” per la prova orale
Il Manuale per la prova orale (pp. 496) della casa editrice Tecnodid vuole accompagnare verso il colloquio i candidati al concorso per dirigenti scolastici. Il testo propone agli aspiranti dirigenti la trattazione degli argomenti organizzati rispetto alle nove aree tematiche previste dal bando. La finalità è fornire utili indicazioni di riflessione, approfondimento e studio su ciascuna area, che è stata strutturata attraverso una serie di domande utili a problematizzarne i contenuti, simulando la prova orale del concorso.
Il quadro generale: il dirigente tra leadership e management
Il quadro generale è tracciato nei saggi introduttivi da Francesco Profumo, Lucrezia Stellacci e Mario Giacomo Dutto, attraverso la messa a fuoco del complesso ruolo del dirigente scolastico del ventunesimo secolo, in bilico tra leadership e organizzazione. Appare infatti chiara la complessa dinamica tra le necessità di gestire le procedure e di rispondere alle nuove domande sociali, alla continua ricerca del senso e del significato da dare al proprio modo di essere un competente e costante riferimento per l'Istituto che si dirige e per l’intera comunità scolastica.
I contenuti culturali e giuridici della preparazione professionale
L'organizzazione del testo è stata curata da Giancarlo Cerini, Mariella Spinosi e Maria Teresa Stancarone, che hanno costruito un architrave funzionale allo svolgersi coerente delle trattazioni da parte dei vari esperti e consulenti all’interno delle nove aree tematiche, organizzate attraverso contenuti specifici e studi di caso.
Ricordiamo che la prova orale del concorso a dirigente scolastico consiste in «un colloquio sulle materie d'esame di cui all'art. 10, comma 2, del decreto ministeriale che accerta la preparazione professionale del candidato sulle medesime e sulla verifica della capacità di risolvere un caso riguardante la funzione del dirigente scolastico».
L'articolazione delle aree è quindi la seguente:
Area 4 – Ambienti di apprendimento e innovazione
Area 7 - Elementi di diritto e responsabilità del dirigente scolastico
A domanda risponde… ma non solo
Il testo conduce il candidato attraverso i diversi argomenti che si è scelto di approfondire, articolati in 361 domande per le quali vengono fornite idonee risposte che sviluppano contenuti e riferimenti normativi. In questo modo il candidato è portato a riflettere e strutturare i personali approfondimenti, in modo da organizzare il proprio studio in termini di risposte ad ipotetici quesiti.
Chiudono i singoli argomenti specifiche indicazioni bibliografiche e normative, in modo da aiutare nel lavoro di risistematizzazione dei contenuti professionali e riorganizzare anche quanto, probabilmente, in parte già appreso nelle prime due fasi concorsuali.
Per ciascuna delle nove aree - allo scopo di fornire un ulteriore elemento di esercitazione critica - viene presentata in forma analitica la trattazione di un caso.
I contributi ed i casi sono stati affidati all'esperta trattazione di un gruppo di autori della casa editrice, che da anni vivono da protagonisti la realtà scolastica, come dirigenti tecnici, dirigenti scolastici o esperti di tematiche specifiche, e che i nostri lettori hanno già avuto modo di conoscere ed apprezzare: Roberto Baldascino, Cinthia Buonopane, Giancarlo Cerini, Domenico Ciccone, Vittorio Delle Donne, Paola Di Natale, Leonilde Maloni, Filomena Nocera, Cinzia Olivieri, Guglielmo Rispoli, Rosa Seccia, Mariella Spinosi, Maria Teresa Stancarone, Rosa Stornaiuolo.
I casi di scuola, a scuola di casi
La trattazione dei casi risulta essere un fulcro importante per la ridefinizione dell'ambito di studio, così come per la riflessione e l'analisi critica dei contenuti di ciascuna area tematica.
Il volume presenta in premessa un canovaccio-tipo per l’analisi della situazione problematica, uno studio di caso che precede quelli attinenti alle singole aree, e che affronta in maniera trasversale l’organizzazione proposta dal Manuale per affrontare questa parte della prova orale. Si è scelto infatti di fornire al candidato non soltanto la soluzione ad un caso, ma la modalità di approccio a questa tipologia di prova, in modo da diventare funzionale per la soluzione di qualunque situazione critica venga proposta durante la prova, risultando strumentale per superare la prova orale.
Cinque mosse per risolvere un caso
Ogni caso viene dunque presentato attraverso la narrazione di uno scenario che ha determinato una particolare situazione. La trattazione parte con la descrizione di quanto rilevato o portato a conoscenza del dirigente scolastico. Al candidato viene proposto di affrontare il contesto e la dinamica che si è venuta a creare, allo scopo di risalire a corrette modalità sia di gestione che di risoluzione del caso, attraverso gli strumenti tipici dell’azione dirigenziale.
Un secondo momento, squisitamente istruttorio, si svolge attraverso l' acquisizione di notizie, informazioni e dati. In questa fase il candidato potrà dimostrare la conoscenza dei contenuti professionali, poiché dovrà tenere conto sia della normativa che degli elementi che hanno determinato i fatti o l'evento, e scegliere quali ulteriori elementi raccogliere per risolvere la criticità. Questa fase richiede al candidato la dimostrazione di una specifica competenza gestionale.
Segue una fase in cui il dirigente scolastico riflette su ipotesi risolutive, basate sul corretto incrocio tra normativa, concretezza, applicabilità delle idee di intervento, tenuta in equilibrio del contesto, delle relazioni e delle condizioni relazionali rilevate nella scuola.
Si arriva poi alla descrizione molto articolata delle soluzioni adottate, sia in merito al fatto in sé che alla procedura, che può coinvolgere, a seconda dei casi proposti, genitori, docenti, personale ATA, strutture ed enti esterni al singolo istituto scolastico.
È interessante la presenza di una quinta fase, relativa al monitoraggio dei risultati connessi con le risoluzioni adottate. Questo avverrebbe allo scopo di verificare il miglioramento realizzatosi rispetto alla condizione che aveva creato il "caso".
Analogamente risulta importante utilizzare il caso e la sua risoluzione per risalire alla revisione del modello organizzativo, relazionale e comunicativo (interno/esterno), affinché quella tipologia di problematicità non venga più a realizzarsi (fase della messa a sistema).
La gestione dello studio: nei "panni virtuali" del dirigente
Il candidato potrà ritrovare nel testo un modo per organizzare in maniera intelligente, critica e creativa il personale approccio alla preparazione del colloquio. Utilizzerà il testo avendo come sfondo la normativa e come principale attore l'analisi delle pratiche di gestione formale e procedurale, sia per dimostrare il possesso dei contenuti professionali, sia per governare i fattori necessari alla trattazione di un caso specifico. Si ricorda che, in sede di prova orale, la gestione del caso costituirà la verifica della competenza maturata dal candidato sul campo (in qualità di docente) e nel corso della preparazione (come aspirante d.s.). In pratica la commissione dev'essere in grado di valutare positivamente il cambio di mentalità nell'affrontare le questioni, che, dalla trattazione del singolo "caso", faccia evidenziare la maturità del candidato proiettato nel ruolo di un dirigente scolastico che prevede, organizza, riflette, escogita, valorizza, promuove, sintetizza, decide, risolve o crea le condizioni per la risoluzione della problematicità che la commissione proporrà.
Sarà fondamentale, quindi, dare prova di lucidità sia nella trattazione normativa del caso, sia nell'ipotetica gestione delle relazioni interne ed esterne tipiche della realtà scolastica, per arrivare a definire un modello organizzativo in cui il candidato sappia dimostrare di interpretare al meglio il ruolo del dirigente scolastico, per il successo formativo di alunni e studenti e per l’innalzamento della qualità del servizio di istruzione.
Tecnodid per i candidati
Accanto al Manuale, l’impegno della casa editrice Tecnodid per sostenere i futuri dirigenti prevede anche uno specifico scaffale di testi, con un taglio culturale ed operativo differenziato per meglio rispondere alle esigenze personalizzate dei candidati.
È prevista anche l’organizzazione di incontri, percorsi e seminari per sostenere, insieme con lo studio individuale, il lavoro di preparazione allo svolgimento della prova orale del concorso. L’obiettivo è mettere ciascuno nella condizione ottimale per affrontare quest'ultima, decisiva tappa del percorso formativo e di cambiamento del proprio ruolo professionale nella scuola, e dimostrare, in sintesi, di potere essere un dirigente… quasi perfetto.
Lo ha chiarito il Miur con nota 21 gennaio 2019 prot. n. 1294, rispondendo ai quesiti in merito alla possibilità di iscrivere, nell’anno scolastico 2019/2020, alle prime classi dei percorsi quadriennali dei licei e degli istituti tecnici autorizzati, studenti che hanno frequentato un regolare percorso scolastico di otto anni e che, essendo nati tra il primo gennaio e il trenta aprile, compiranno quattordici anni dopo il 31 dicembre 2019.
A tal proposito il Miur precisa che le istituzioni scolastiche presso le quali sono attivati percorsi quadriennali sono tenute ad accogliere le iscrizioni degli studenti rientranti nella suddetta tipologia, nel presupposto che i medesimi abbiano frequentato un regolare percorso scolastico di otto anni.
È invece preclusa l’iscrizione ai suddetti percorsi a coloro che durante la carriera scolastica hanno sostenuto esami di idoneità che hanno consentito loro di effettuare abbreviazioni del percorso scolastico.