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Timestamp: 2019-09-18 05:05:03+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 48', 'art. 10']

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Finanziaria 2011 – accertamenti fiscali (art. 1, commi 18-22)
12 dicembre 2010 L'Autore	Lascia un commento
Si riporta il contenuto dei commi 18-22 relativi all’art. 1 della Legge di stabilità (http://www.questidenari.com/?tag=finanziaria-2011: disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato) nel testo definitivo, in attesa di pubblicazione su Gazzetta Ufficiale.
Comma 18 – Con decorrenza 1° febbraio 2011, le sanzioni amministrative applicabili nel caso di accertamento con adesione riferito alle imposte sui redditi, all’Iva ed alle altre imposte indirette, sono aumentate da un quarto ad un terzo del minimo previsto dalla legge (cfr. Decreto Legislativo 19 giugno 1997, n. 218 “Disposizioni in materia di accertamento con adesione e di conciliazione giudiziale”, il 5° comma dell’art. 2 “Definizione degli accertamenti nelle imposte sui redditi e nell’imposta sul valore aggiunto” diviene: “A seguito della definizione, le sanzioni per le violazioni concernenti i tributi oggetto dell’adesione commesse nel periodo d’imposta, nonché per le violazioni concernenti il contenuto delle dichiarazioni relative allo stesso periodo, si applicano nella misura di un terzo del minimo previsto dalla legge, ad eccezione di quelle applicate in sede di liquidazione delle dichiarazioni ai sensi dell’articolo 36-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e dell’articolo 60, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, nonché di quelle concernenti la mancata, incompleta o non veritiera risposta alle richieste formulate dall’ufficio. Sulle somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali di cui al comma 3 non si applicano sanzioni e interessi”).
Sempre a decorrere dal 01/02/2011, altresì sono elevate ad un terzo del minimo previsto dalla legge le multe in caso di rinuncia ad impugnare l’avviso di accertamento o di liquidazione, e a formulare istanza di accertamento con adesione (l’art. 15, 1° dello stesso Dlgs 218/97, è così modificato: “Le sanzioni irrogate per le violazioni indicate nell’articolo 2, comma 5, del presente decreto, nell’articolo 71 del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, e nell’articolo 50 del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 31 ottobre 1990, n. 346, sono ridotte a un terzo se il contribuente rinuncia ad impugnare l’avviso di accertamento o di liquidazione e a formulare istanza di accertamento con adesione, provvedendo a pagare, entro il termine per la proposizione del ricorso, le somme complessivamente dovute, tenuto conto della predetta riduzione”).
Comma 21 – Le disposizioni del comma 18 sono applicate agli atti definibili emessi dagli uffici dell’Agenzia delle Entrate a decorrere dal 1° febbraio 2011.
Comma 19 – A decorrere dal 1° febbraio 2011, le sanzioni aumentano da un terzo al 40% delle somme irrogabili in relazione all’ammontare del tributo conciliato. In materia di contenzioso tributario, l’art. 48 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546 (nel testo in vigore dal 1° gennaio 2005) è così modificato al comma 6: “In caso di avvenuta conciliazione le sanzioni amministrative si applicano nella misura del 40% delle somme irrogabili in rapporto dell’ammontare del tributo risultante dalla conciliazione medesima. In ogni caso la misura delle sanzioni non può essere inferiore al 40% dei minimi edittali previsti per le violazioni più gravi relative a ciascun tributo”.
Comma 22 – Le disposizioni del comma 19 si applicano ai ricorsi presentati a decorrere dal 1° febbraio 2011. Le disposizioni del comma 20 si applicano alle violazioni commesse a decorrere dal 1° febbraio 2011 e con riferimento agli atti emessi a decorrere dal 1° febbraio 2011.
Comma 20 – A decorrere dal 1° febbraio 2011, aumentano le sanzioni pecuniarie (un decimo; un ottavo; un decimo; un terzo; un terzo) in ordine alle varie ipotesi di ravvedimento operoso. Il Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 è modificato con le maggiori sanzioni (supra) rispettivamente all’articolo 13, 1°, lettere a), b) e c); all’articolo 16, 3°; all’articolo 17, 2°.
(per gli aggiornamenti sulle aliquote contributive – Legge di stabilità 2011 – si legga http://www.questidenari.com/?p=3454)
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Inizio attività imprenditoriale o autonoma /5
4 aprile 2009 lo Staff	Lascia un commento
Introdotta con il D.P.R. del 26 ottobre 1972 n° 633 e successive modificazioni, l’Iva presenta drastiche differenze con le imposte precedenti all’anno 1972.
Si applica sulle operazioni relative a cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuati sul territorio nazionale e sulle importazioni da chiunque effettuate dai Paesi extra CEE.
Per il presupposto dell’applicazione dell’Iva è necessario che si verifichino le seguenti condizioni: cessione di beni o prestazione di servizi, oppure prestazione professionale o artistica.
Non si applica l’imposta sulla cessione dei beni esportati e sull’effettuazione di servizi in campo sanitario ed assicurativo.
L’Iva si applica con aliquote diverse: sono soggetti all’aliquota del 4% la frutta, il pane, la pasta e via di seguito altri beni di prima necessità, mentre si applica il 10% sui prodotti di salumeria e sui prodotti di pasticceria, e scontano l’aliquota del 20% i vini, i liquori, la birra e, in genere, tutti i servizi effettuati dai professionisti e dalle imprese di servizi.
L’importo da versare si determina anche in funzione della scelta del regime contabile (http://www.questidenari.com/?p=241); per praticità noi considereremo solo il regime semplificato e quello ordinario.
Infatti in questi due regimi l’imposta da versare è determinata dalla differenza tra l’Iva sugli acquisti e l’Iva sulle vendite e prestazioni.
Specificamente, la differenza tra l’imposta sulle vendite e quella sugli acquisti va versata.
Per i soggetti che non raggiungono un determinato volume d’affari è opzionabile un versamento mensile o trimestrale, e chi supera il detto volume d’affari è obbligato ad effettuare i versamenti mensilmente.
I contribuenti trimestrali effettuano i versamenti nelle seguenti date: 16 maggio (I° trimestre), 16 agosto (II° trimestre), 16 novembre(III° trimestre), 27 dicembre (acconto), 16 marzo (dell’anno successivo, ma generalmente abbinato alla dichiarazione dei redditi: saldo del IV° trimestre).
Il contribuente tenuto al versamento mensile versa il 16 di ogni mese (successivo a quello di liquidazione: 16 febbraio per gennaio, etc.) e alla scadenza del 27 dicembre.
Questi versamenti si effettuano col modello F24 a cui si rimanda (http://www.questidenari.com/?p=382).
Il modello di dichiarazione Iva va presentato in allegato alla dichiarazione dei redditi, ad eccezione degli imprenditori esonerati (dalla presentazione della dichiarazione iva: agenti assicurativi, medici, esenti ex art. 10) e di coloro che, svolgendo attività di vendita porta a porta, sono esonerati dall’obbligo della presentazione del modello Unico (dichiarazione dei redditi).
Generalmente gli imprenditori non percepiscono l’Iva come un’imposta: se infatti il loro compito di sostituto dovrebbe essere quello di trattenere questa differenza e versarla all’Erario, nella maggior parte dei casi dette somme sono utilizzate per le esigenze di cassa che l’imprenditore deve affrontare.
Non di rado accade che l’imprenditore abbia già utilizzato dette somme e non sia in grado di effettuare il versamento: questo comporta l’applicazione di sanzioni che sono sostenibili se vengono sanate entro i 30 giorni dalla scadenza con il ravvedimento operoso, altrimenti, superata la barriera dei 30 giorni, il ravvedimento rimane sempre possibile ma le sanzioni divengono più rilevanti e possono arrivare fino al 30% dell’imposta dovuta.
FINE PUNTATA N° 5 – Iva
IVAravvedimento operososcadenze