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Timestamp: 2018-03-22 23:24:54+00:00
Document Index: 142034484

Matched Legal Cases: ['art. 709', 'art. 709', 'art. 709', 'sentenza ', 'art. 709', 'art. 709', 'art. 709', 'art. 709', 'art. 709', 'art. 709', 'art. 709']

home | mail Anno III, Novembre 2007
CORTE DI APPELLO DI CATANIA – Sezione delle Persone e della Famiglia; decreto 8 febbraio 2007; Pres. SCUTO; Rel. SPANTO. Rigetta il ricorso.
Separazione personale – Giudizio di appello – Atti che ostacolano l’esercizio delle modalità di affidamento – Procedura incidentale ex art. 709-ter c.p.c. – Ammissibilità – Richiesta di affidamento esclusivo o condiviso - Inammissibilità (Cod. proc. civ., art. 709-ter).
«L’art. 709-ter c.p.c. consente di ricorrere al giudice davanti al quale pende il procedimento per denunciare gravi inadempienze, o violazioni, da parte dell’altro genitore, aventi ad oggetto l’esecuzione del provvedimento di affidamento della prole. All’esito di tale procedimento incidentale, se del caso, previo espletamento di una attività istruttoria assolutamente semplificata e deformalizzata, il giudice, qualora accerti la grave inadempienza o violazione, può adottare i provvedimenti ritenuti opportuni nell’interesse dei figli, e, al contempo, irrogare una sanzione al genitore ritenuto responsabile. Viceversa, le richieste di affidamento esclusivo o condiviso dovranno ritenersi estranee a questa fase incidentale, formando oggetto del giudizio principale di appello proposto avverso la sentenza di separazione» (massima affidamentocondiviso.it) (1)
CORTE DI APPELLO DI CATANIA – Sezione Famiglia; ordinanza 9 novembre 2006; Pres. SCUTO; Rel. MAGNAVITA. Dichiara inammissibile il reclamo.
Separazione personale – Ordinanza di modifica emessa dal Giudice istruttore – Reclamo ex art. 709-ter c.p.c. – Inammissibilità (Cod. proc. civ., artt. 709 e 709-ter).
«Deve ritenersi inammissibile l’impugnazione proposta, ai sensi dell’art. 709-ter c.p.c., avverso il provvedimento emesso dal giudice istruttore, nell’ordinario corso del giudizio di separazione, che, a parziale modifica dell’ordinanza presidenziale, abbia integrato le disposizioni relative al diritto di visita del genitore non affidatario della prole. Tale provvedimento non rientra nell’ipotesi contemplata dalla richiamata disposizione del codice di rito, poiché non è stato adottato nel contesto di una controversia insorta tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà genitoriale o delle modalità di affidamento, come tale, ritualmente ed espressamente introdotta con ricorso, in qualsiasi forma proposto» (massima affidamentocondiviso.it) (2)
(1-2) Con le due pronunce in esame, la Corte territoriale ha delimitato l’ambito di applicazione del procedimento ex art. 709-ter c.p.c., escludendo tutte quelle richieste aventi ad oggetto una modifica, nel merito, del provvedimento emesso dal Giudice della separazione (sia esso il Giudice istruttore ovvero il Tribunale in composizione collegiale).
E così, con il ricorso ex art. 709-ter c.p.c. non potrà essere chiesta la modifica della forma di affidamento disposta dal Giudice (ad es., richiedendo l’affidamento esclusivo della prole anziché quello condiviso), né le modalità dell'affidamento (ossia, il regime di frequentazione dei genitori con i figli), perché, in questi casi, non è richiesto un provvedimento finalizzato a risolvere una controversia (ben determinata) insorta tra i genitori in ordine all’esercizio della potestà o delle modalità dell’affidamento, quanto, piuttosto, volto ad ottenere una modifica del provvedimento in vigore tra le parti per motivi di opportunità (che potrebbero legittimare l’istanza di revoca o modifica ai sensi dell’art. 709, comma 4, c.p.c.).
Del resto, «la possibilità del Giudice di incidere, ex articolo 709-ter del Cpc, sul merito del provvedimento di affidamento è stata espunta dall’originario testo unificato presentato alla Camera dei deputati, a seguito dell’approvazione, nella seduta tenutasi in data 7 luglio 2005, dell’emendamento n. 2.702 proposto dalla commissione Giustizia» (sia consentito il rinvio a C. Padalino, Una lettura attenta della normativa sembra privilegiare il collegio, nota a Trib. Catania 22 dicembre 2006. in Famiglia e min., 2007, 3, 79).
In tal senso, è stata estremamente chiara la scelta del legislatore del 2006, tenuto conto, da un canto, della formulazione originaria del secondo comma dell'art. 709-ter c.p.c. (all'epoca indicato come art. 709-bis c.p.c.) prevedeva che: «A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell'affidamento condiviso, egli può modificare i provvedimenti in vigore, sia in ordine al modello, sia in ordine alle modalità di affidamento o può, in alternativa, applicare le seguenti sanzioni: 1) ammonire il genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell'altro; 4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una pena pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5000 euro a favore della Cassa delle ammende»; d'altro canto, della modifica apportata a seguito dell'approvazione dell'emendamento 2.702., proposto dalla Commissione Giustizia della Camera dei deputati, che ha eliminato l'inciso «sia in ordine al modello, sia in ordine alle modalità dell'affidamento» (tale emendamento era così formulato: «Al comma 1, capoverso Art. 709-bis, secondo comma, secondo periodo, alinea, sostituire le parole da: , sia in ordine al modello fino a: sanzioni con le seguenti: e può, anche congiuntamente. 2. 702. (nuova formulazione) La Commissione»).
Volontà della figlia minorenne. Con il primo dei provvedimenti annotati, la Corte territoriale, dopo aver proceduto all’audizione della figlia minore della coppia (di anni 12), ha escluso che il padre avesse ostacolato l’esercizio del diritto di visita dell’altro genitore, risultando, viceversa, che era propria la figlia a non gradire gli incontri con la madre, in quanto fonte di disagio e di malessere per la stessa.
Sulla base di tali conclusioni, la Corte d’appello ha ritenuto opportuno, nell’interesse della figlia, «confermare le modalità di visita ed incontri così come statuito in sentenza, subordinandole alla volontà della ragazza la quale potrà incontrare la madre se e quando lei stessa lo desidererà» (così, testualmente, nel decreto dell’8.2.2007).
Nello stesso senso, si veda App. Napoli – Sezione specializzata per i minorenni, decreto 22 marzo 2006, pubblicato in questa Rivista, secondo cui: «in tema di provvedimenti relativi alla prole conseguenti alla cessazione della convivenza more uxorio, tenuto conto di quanto disposto dagli artt. 9 e 12 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, firmata a New York il 20 novembre 1989 (ratificata in Italia con legge n. 176/1991), e del preminente interesse alla salute psicofisica della prole rispetto all’interesse del padre ad incontrarla, il giudice, a fronte dell’attuale ed invincibile ripulsa della figlia nei confronti del padre, può disporre che gli incontri tra la minore ed il genitore non convivente vengano temporaneamente sospesi, tutte le volte in cui ogni ulteriore intervento autoritativo – indirizzato all’esecuzione coattiva del diritto di visita del padre – sortirebbe effetti controproducenti, innalzando la soglia di ostilità della figlia nei confronti del genitore e risulterebbe certamente pregiudizievole per la serenità di vita della minore stessa» [C. PADALINO].