Source: http://www.articolo29.it/2017/il-dialogo-fra-le-corti-minorili-in-materia-di-stepchild-adoption/
Timestamp: 2018-10-22 05:07:44+00:00
Document Index: 47683521

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 48', 'art. 315']

Il dialogo fra le corti minorili in materia di stepchild adoption | ARTICOLO29
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Da un lato, pertanto, le decisioni in commento confermano che l’orientamento inaugurato dal Tribunale per i minorenni di Roma nel 2014 e confermato dalla Corte di cassazione con la sentenza n. 12962/2016, cit., è stato accolto nella grande maggioranza dei fori (come detto: Corti d’appello di Roma, Milano e Torino; Tribunali per minorenni di Bologna e Venezia); allo stesso tempo la decisione palermitana e quella veneziana certificano la permanenza di resistenze giuridiche – come nel caso siciliano – e culturali, come nel caso veneziano. Se, dunque, la mancata disciplina dell’adozione coparentale in sede di approvazione della legge sull’unione civile non ha precluso – in virtù della specifica clausola di salvaguardia contenuta nel terzo periodo dell’art. 1, comma 20 – che i figli nati, accolti o cresciuti in coppie omogenitoriali potessero trovare tutela (almeno) nell’adozione in casi particolari ai sensi dell’art. 44, lett. d), legge adoz., allo stesso tempo non può nascondersi che la vera e propria “delega” alla giurisdizione, posta in essere dal legislatore comporta, almeno nel primo periodo, il rischio – fisiologico, per vero, in un ordinamento di civil law – di qualche divergenza tra la corti di merito, financo a seguito dell’intervento nomofilattico della Corte di legittimità[8].
2. La decisione palermitana: sì all’adozione da parte del convivente ma con effetti sorprendenti
3. Vizio in rito?
In primo luogo, la sentenza palermitana pare viziata in rito, non dando atto d’avere sollevato d’ufficio la (inedita) questione interpretativa che pone alla base della propria decisione.
Si potrebbe sostenere, allora, che si tratti semplicemente di una norma (sulla relazione fra i genitori coniugati e il figlio, biologico/adottato) ormai inutile. D’altro canto, si consideri che l’ordinamento già prevede due norme sulla condivisione della responsabilità genitoriale nel matrimonio (artt. 147 e 148 c.c.), un tempo importantissime e sulla cui utilità dopo il 2012 la dottrina si interroga (dal momento che, dopo la riforma del 2012, i rapporti verticali prescindono del tutto da quelli orizzontali). Come noto, è discusso in dottrina se la persistenza di tali norme abbia tuttora una qualche giustificazione, assumendosi da parte di molti che le stesse permangano quali puri relitti, che il legislatore avrebbe fatto bene ad eliminare[11]: si sostiene infatti, del tutto condivisibilmente, che tali disposizioni siano ormai prive di efficacia giuridica e abbiano solo valore simbolico (anche la loro rilevanza sotto il profilo residuale della individuazione dei doveri fra i coniugi – anche ai fini dell’addebito – è dubbia, se solo si tenga conto che il venir meno agli obblighi che derivano dalla responsabilità genitoriale congiunta configura certamente una violazione dei doveri di lealtà, collaborazione e determinazione comune dell’indirizzo della vita familiare)[12]. Ben può assumersi, dunque, che la norma di cui all’art. 48 legge adozioni (così come gli articoli 147 e 148) sia dopo il 2012 in larga misura assorbita dalla regolamentazione della responsabilità genitoriale ex art. 315 bis cc.
5. Un ulteriore profilo di contraddizione
6. Relazioni familiari di fatto e protezione in concreto del miglior interesse del minore
7. La peculiare motivazione veneziana
Analogamente l’American Academy of Child and Adolescent Psychiatry (2013). Così l’Hong Kong Psychological Society (2012) e la Psychological Society of South Africa (2013). In Francia, cinquecento psicoanalisti hanno firmato una petizione a favore della possibilità di adozione per le persone omosessuali. Si deve parlare dunque di un risultato ormai acquisito per la «Scienza Ufficiale» in Occidente.
[3] Cfr. ancora la decisione X e Altri c. Austria ove la Grande Chambre della Corte di Strasburgo Ha evidenziato come il governo resistente (nella specie l’Austria) avesse mancato del tutto di dimostrare che possa cagionare nocumento ad un bambino essere allevato da una coppia dello stesso sesso (da due madri o da due padri).
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