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Timestamp: 2020-01-29 11:15:45+00:00
Document Index: 77644442

Matched Legal Cases: ['art.96', 'art.8', 'art.5', 'art.116', 'art.5', 'art.96', 'art.8', 'art.96', 'art.96', 'art. 3', 'art. 96', 'art. 5', 'art.96', 'art.96', 'art.8', 'art.5', 'art.8', 'art.5', 'art.116', 'art. 116', 'art. 116', 'art. 116', 'art.5', 'art.96', 'art.8', 'art.96', 'art.96', 'art. 3', 'art.8', 'art.96', 'art. 8', 'art. 96', 'art. 5', 'art.96', 'art.96', 'art. 96', 'art.96', 'art. 96', 'sentenza ', 'art.96', 'sentenza ']

Quando le parti non partecipano alla mediaizone disposta dal giudice si applica la sanzione di cui al terzo comma dell’art.96 cpc.
3. La (in)sussistenza di un giustificato motivo per non aderire, non presentandosi, all’incontro di mediazione, da parte dell’ente convenuto e della sua assicurazione
4. Le conseguenze previste dall’art.8 del decr.lgsl.28/10 per la mancata partecipazione del soggetto ritualmente convocato al procedimento di mediazione attivato dalle attrici su disposizione del giudice ex art.5 co.II° comma
5. Le conseguenze, sul merito della causa, della mancata partecipazione di Roma Capitale senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione demandata dal giudice: l’art.116 cpc
6. Le risultanze probatorie
7. La responsabilità di Roma Capitale e dell’appaltatore XXX .srl
8. Le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla mancata ingiustificata partecipazione al procedimento di mediazione previste dal decr.lgsl.28/2010 – La sanzione del pagamento a favore dell’erario di una somma pari al contributo unificato
9. Le conseguenze ulteriori per la inottemperanza alla disposizione del giudice ex art.5 co.II° – La responsabilità aggravata di cui all’art.96 III° comma cpc Presupposti e ragioni della sua applicabilità alla mediazione – A) L’art.8 comma quarto bis del decr.lgsl.28/10 non esaurisce gli strumenti sanzionatori posti a presidio dell’effettivo svolgimento della mediazione – B) Le condotte dei soggetti coinvolti nel procedimento di mediazione sono sussumibili nell’area di applicazione dell’art.96 cpc – C) L’art.96 cpc in combinato disposto con l’art. 3 Cost. in funzione riequilibratrice del sistema sanzionatorio apprestato per l’effettivo svolgimento della mediazione
10. Il contenuto dell’art. 96 III° – Il dolo o la colpa grave – L‘inottemperanza, ingiustificata, delle parti all’ordine del giudice ex art. 5 comma II° decr.lgsl.28/10, di attivare e di partecipare alla mediazione, costituisce grave inadempienza, dalla quale può discendere l’applicazione della sanzione di cui al terzo comma dell’art.96 cpc.
11. La quantificazione della somma al cui pagamento va condannata Roma Capitale ai sensi dell’art.96 co.III° cpc
12. Il danno erariale – Trasmissione degli atti alla Procura Generale della Corte dei Conti
13. Le spese processuali.
1 I fatti rilevanti
2 L’ordinanza del 15.12.2014 e l’invio in mediazione demandata
- considerato che nel caso in esame la caduta dalla moto, entrata in una buca allagata, è stata constatata nell’immediato da organi di Polizia presenti in loco;
- ritenuto altresì che la velocità urbana deve essere particolarmente moderata da parte dei conducenti di ciclomotori e motocicli in una città come quella di Roma notoriamente affetta da un endemico problema di dissesto del manto viario, e che il mantenimento di un condotta di guida prudente accorto e consapevole può ridurre o eliminare del tutto il pericolo di cadute ed incidenti causati da tale problema;
- considerato che, nello specifico, gravava sulla conducente del motociclo l’obbligo di guidare con somma attenzione poste le condizioni meteorologiche avverse, la pioggia abbondante ed il conseguente stato delle strade, bagnate e sdrucciolevoli; tutti fattori particolarmente significativi per un veicolo a dure ruote;
- considerato che la diffusa e notoria presenza di buche e simili non dispensa né esonera da responsabilità l’ente proprietario;
- considerato che la giurisprudenza della S.C. non esclude, condivisibilmente, la possibilità di concorso di colpa anche per quanto riguarda i danni derivanti da “insidia” stradale;
- viste le tabelle per il risarcimento del danno biologico in uso presso il tribunale di Roma;
3 La (in)sussistenza di un giustificato motivo per non aderire, non presentandosi, all’incontro di mediazione da parte dell’ente convenuto e della sua assicurazione
I° E’ viziato da manifesta miopia logico-giuridica il tentativo di giustificare il rifiuto alla partecipazione alla mediazione, affermando e ribadendo, come fa l’ente territoriale ( e la sua assicurazione), la ragione del Comune appaltante ed il torto della ditta appaltatrice (XXX srl), e ciò in quanto
1. addurre la pretesa ragione contro l’altrui torto per non aderire alla mediazione è un’aporia: se questa fosse infatti una valida ragione per non partecipare al procedimento di mediazione, la mediazione non potrebbe esistere tout court, e comunque mai procedere, posto che alla base della sua ragione d’essere vi è, immancabilmente, la divergenza di vedute fra le parti in conflitto, divergenza che è precisamente alla base e causa del conflitto stesso;
2. il nuovo testo dell’art.8 del decr.lgsl.28/10 prevede che al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e le modalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento. La norma è stata, condivisibilmente, interpretata dalla giurisprudenza nel senso che solo in presenza di ragioni formali dirimenti (più precisamente di questioni pregiudiziali che ne impediscano la procedibilità) sia ammissibile fermarsi alla fase introduttiva del primo incontro senza procedere oltre. In questo contesto, è ben arduo ravvisare un caso in cui possa sussistere un giustificato motivo che autorizzi l’assenza tout court davanti al mediatore della parte convocata, e ciò per la semplice ragione che qualunque addetto ai lavori ben sa quanto ogni questione, di merito o di rito, sia opinabile e passibile di diversa interpretazione da parte delle corti; con la conseguenza che pressoché ogni conflitto – ove sussista lealtà e non intenti dilatori – è mediabile
3. nella fattispecie, il Comune di Roma e la sua Assicurazione avrebbero ben potuto partecipare al procedimento di mediazione che conteneva più di un rapporto giuridico:il primo riguardante la domanda dell’attrice contro Roma Capitale in ordine alla quale l’ente territoriale avrebbe potuto addivenire ad un accordo con la danneggiata senza alcun pregiudizio della sua eventuale rivalsa facendo espressamente salvo ed impregiudicato ogni suo diritto nei confronti della società appaltatrice (ove fra questa ed il Comune non fosse stato raggiunto un accordo in mediazione). Il secondo, Comune- XXX srl) in ordine al quale non è stata neppure allegata dall’Ente territoriale e dalla sua Assicurazione alcuna ragionevole motivazione – al di là dell’apodittica e tautologia pretesa di aver ragione a trecentosessanta gradi – per la quale un qualche conveniente accordo non avrebbe potuto emergere all’esito del confronto e dialogo fra le parti con l’ausilio del mediatore.
II° Non può essere obliterato che a monte del provvedimento di invio in mediazione vi è la valutazione del giudice che ha esaminato gli atti, studiato le posizioni delle parti, ed infine adottato un provvedimento che, in relazione alle circostanze tutte indicate dal secondo comma dell’art.5 decr.lgsl.28/2010, testimonia il convincimento maturato dal magistrato circa l’utilità di un percorso di mediazione nell’ambito del quale le parti avrebbero potuto approfondire e discutere liberamente le rispettive posizioni fino al raggiungimento di un accordo per entrambe vantaggioso.
III° Vale ricordare che la partecipazione al procedimento di mediazione demandata è obbligatoria per legge e che proprio in considerazione di ciò NON è giustificabile una negativa e generalizzata scelta aprioristica di rifiuto e di non partecipazione al procedimento di mediazione. Neppure ove tale condotta muova dal timore di incorrere in danno erariale a seguito della conciliazione. Va infatti considerato che in tale timore è insita un’aporia. A prescindere che esiste la possibilità di un autorevole e rassicurante ausilio nel percorso conciliativo in mediazione , sta di fatto che la legge, nel disciplinare la mediazione, sia dal punto di vista attivo che passivo, non fa alcuna eccezione per quanto riguarda l’ente pubblico.
4 Le conseguenze previste dall’art.8 del decr.lgsl.28/10 per la mancata partecipazione
del soggetto ritualmente convocato al procedimento di mediazione
attivato dall’attore su disposizione del giudice ex art.5 co. II° comma
5 Le conseguenze, sul merito della causa, della mancata comparizione
del Comune di Roma , senza giustificato motivo, l’art.116
Ed infatti lo strumento offerto dall’art. 116 c.p.c. attiene ai mezzi che il giudice valuta, nell’ambito delle prove libere (vale a dire dove si esplica il principio del libero convincimento del giudice precluso in presenza di prova legale) ai fini dell’accertamento del fatto.
Va ricordata quella giurisprudenza della Suprema Corte che ha ritenuto che l’effetto previsto dall’art. 116 c.p.c. può - secondo le circostanze - anche costituire unica e sufficiente fonte di prova (Cassazione civile, sez. III, 16/07/2002, n. 10268, che così si esprime: Quanto a questa ultima norma -art. 116 c.p.c. n.d.r.- in particolare, essa attribuisce certo al giudice il potere di trarre argomento di prova dal comportamento processuale delle parti - e però, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte, ciò non significa solo che il comportamento processuale della parte può orientare la valutazione del risultato di altri procedimenti probatori, ma anche che esso può da solo somministrare la prova dei fatti, Cass. 6 luglio 1998 n. 6568; 1 aprile 1995 n. 3822; 5 gennaio 1995 n. 193; 14 settembre 1993 n. 9514; 13 luglio 1991 n. 7800; 25 giugno 1985 n. 3800).
6 Le risultanze probatorie ed il risarcimento dei danni
Che la buca fosse stata segnalata come affermato genericamente dalla difesa dell’attrice non è stato dimostrato (chi, come e quando avrebbe effettuato la segnalazione?).
1. invalidità permanente 2 %
2. invalidità temporanea 100% di gg.15
3. invalidità temporanea 50% di gg.10
7 La responsabilità di Roma Capitale e dell’appaltatore XXX srl
Va ricordato che in tema di appalto è di regola l’appaltatore che risponde dei danni provocati a terzi ed eventualmente anche dell’inosservanza della legge penale durante l’esecuzione del contratto, attesa l’autonomia con cui egli svolge la sua attivita’ nell’esecuzione dell’opera o del servizio appaltato, organizzandone i mezzi necessari, curandone le modalita’ ed obbligandosi a fornire alla controparte l’opera o il servizio cui si era obbligato, mentre il controllo e la sorveglianza del committente si limitano all’accertamento e alla verifica della corrispondenza dell’opera o del servizio affidato all’appaltatore con quanto costituisce l’oggetto del contratto. In tale contesto, pertanto, una responsabilita’ del committente nei riguardi dei terzi risulta configurabile solo allorquando si dimostri che il fatto lesivo sia stato commesso dall’appaltatore in esecuzione di un ordine impartitogli dal direttore dei lavori o da altro rappresentante del committente stesso – tanto che l’appaltatore finisca per agire quale nudus minister privo dell’autonomia che normalmente gli compete – o allorquando risultino presenti gli estremi della culpa in eligendo, il che si verifica se il compimento dell’opera o del servizio sono stati affidati ad un’impresa appaltatrice priva della capacita’ e dei mezzi tecnici indispensabili per eseguire la prestazione oggetto del contratto senza che si determinino situazioni di pericolo per i terzi (così fra le tante Cassazione civile sez. lav., 23 marzo 1999, n. 2745)
8 Le conseguenze sanzionatorie derivanti dalla mancata ingiustificata partecipazione
al procedimento di mediazione previste dal decr.lgsl.28/2010
9 Le conseguenze ulteriori per la inottemperanza alla disposizione del giudice ex art.5 co.II° – La responsabilità aggravata di cui all’art.96 III° comma cpc Presupposti e ragioni della sua applicabilità alla mediazione – A) L’art.8 comma quarto bis del decr.lgsl.28/10 non esaurisce gli strumenti sanzionatori posti a presidio dell’effettivo svolgimento della mediazione – B) Le condotte dei soggetti coinvolti nel procedimento di mediazione sono sussumibili nell’area di applicazione dell’art.96 cpc – C) L’art.96 cpc in combinato disposto con l’art. 3 Cost. in funzione riequilibratrice del sistema sanzionatorio apprestato per l’effettivo svolgimento della mediazione
1. al dubbio che l’art.8 comma quarto bis del decr.lgsl.28/10 possa esaurire, delimitandoli in modo non estensibile, gli strumenti legali latu sensu sanzionatori posti a presidio dell’effettivo svolgimento della mediazione;
2. alla pertinenza o meno delle condotte dei soggetti coinvolti nel procedimento di mediazione a quelle sussumibili nell’area di interesse dell’art.96 cpc
3. alla sussistenza della colpa grave
1. Quanto al primo interrogativo va osservato:
2. Quanto al secondo interrogativo va osservato:
4. la doverosità della partecipazione delle parti al procedimento di mediazione, se è predicata in modo diretto dalla legge per quanto riguarda la parte onerata dalla condizione di procedibilità, e solo indiretto, come si argomenta dal contenuto dell’art. 8 co.4 bis decr.lgsl.28/10, per quanto riguarda il convenuto, acquista ben più pregnante spessore e cogenza, quanto a quest’ultimo, a seguito della mediazione demandata riformata, nella quale l’ordine (e non come nel testo previgente un mero invito)del giudice si rivolge direttamente a tutte le parti, nessuna esclusa, rendendo manifesta ed esplicita la doverosità della partecipazione al procedimento di mediazione. In entrambi i casi la circostanza che siano state previste delle sanzioni per la mancata partecipazione attesta formalmente ciò che è ovvio sostanzialmente, vale a dire che l’attivazione della procedura di mediazione non afferisce solo ad un onere, in quanto a seguito dell’istanza nascono obblighi – sanzionati- di partecipazione a carico di tutte le parti in conflitto (istante e chiamato)
Qual è la ragione d’essere di tale condizione di procedibilità e quale l’obiettivo del legislatore ?
10 Il contenuto dell’art. 96 III° Il dolo o la colpa grave – L‘inottemperanza, ingiustificata, della parte all’ordine del giudice ex art. 5 comma II° decr.lgsl.28/10, di partecipare alla mediazione, costituisce grave inadempienza, dalla quale può discendere l’applicazione della sanzione di cui al terzo comma dell’art.96 cpc.
- in primo luogo non è più necessario allegare e dimostrare l’esistenza di un danno che abbia tutti i connotati giuridici per essere ammesso a risarcimento essendo semplicemente previsto che il giudice condanna la parte soccombente al pagamento di un somma di denaro;
- non si tratta di un risarcimento ma di un indennizzo (se si pensa alla parte a cui favore viene concesso) e di una punizione (per aver appesantito inutilmente il corso della giustizia, se si ha riguardo allo Stato), di cui viene gravata la parte che ha agito con imprudenza, colpa o dolo;
- l’ammontare della somma è lasciata alla discrezionalità del giudice che ha come unico parametro di legge l’equità per il che non si potrà che avere riguardo, da parte del giudice, a tutte le circostanze del caso per determinare in modo adeguato la somma attribuita alla parte vittoriosa;
- a differenza delle ipotesi classiche (primo e secondo comma) il giudice provvede ad applicare quella che si presenta né più né meno che come una sanzione d’ufficio a carico della parte soccombente e non (necessariamente) su richiesta di parte;
11 La quantificazione della somma al cui pagamento la convenuta
va condannata ai sensi dell’art.96 co.III° cpc
1. Allo stato soggettivo del responsabile, perché il dolo e la cosciente volontarietà della condotta censurabile ex art. 96 co.III° è più grave della colpa. In questo caso vi è stata una volontaria condotta del Comune di Roma, che disattendendo il motivato e ragionevole invito del giudice di cercare di trovare un conveniente accordo tenendo conto di quanto argomentato nell’ordinanza, ha preferito portare la causa alle estreme conseguenze, aggravando inutilmente il lavoro del giudice, piuttosto che ragionare e discutere responsabilmente in sede conciliativa, con un sicuro risparmio anche per le casse dell’ente territoriale.
2. Alla qualifica ed alle caratteristiche del responsabile, persona fisica o giuridica che sia, ed alla sua maggiore o minore capacità anche in termini organizzativi, di preparazione professionale, culturale, tecnica, di assumere condotte consapevoli (si tratta di un parametro che riguarda la scusabilità, ove esistente, in misura maggiore o minore, della condotta censurata). In questo caso la condotta dell’Ente territoriale non è scusabile per le ragioni dette.
3. Alla rilevanza delle conseguenze della condotta censurata. Ed a quanto ciò abbia inciso sulla parte vittoriosa sia dal punto di vista oggettivo che da quello soggettivo per lo stress aggiuntivo connesso all’incertezza dell’esito della lite ed al protrarsi dell’attesa del conseguimento del bene della vita atteso. Una conciliazione, facilmente conseguibile, visti i presupposti, avrebbe evitato tali ultime conseguenze che possono ritenersi verosimilmente verificate a carico delle attrici.
4. Alla forza ed al potere economico del responsabile, che secondo le circostanze può risultare avere abusato con la sua azione o la sua resistenza, del giudizio, dei suoi tempi e del modo di gestirlo. All’evidenza per un ente di grandi dimensioni, qual è Roma Capitale l’eventualità della condanna alle (sole) spese connessa alla soccombenza non costituisce remora sufficiente per evitare condotte processuali deresponsabilizzate ed agnostiche
5. Alla perseveranza della condotta censura. Laddove il soccombente non abbia manifestato alcuna resipiscenza perseverando con argomenti manifestamente errati. E l’evidente caso che ci occupa dove la giustificazione addotta dall’ente territoriale per non partecipare alla mediazione è stata:
1. puramente di stile e reiterabile all’infinito (come dire che Roma Capitale predica che NON intende partecipare in questo genere di cause alla mediazione benché obbligatoria); ed
2. erronea, non essendo, come dimostrato supra, la divergenza di opinioni nel merito (in particolare, dell’allogazione delle responsabilità nei rapporti fra committente-appaltatore) un buon motivo per non partecipare alla mediazione, trattandosi di una precondizione (logica prima ancora che giuridica) della stessa ragione d’essere dell’istituto mediazione (peraltro obliterante il segmento della causa: danneggiata-ente territoriale, in tesi autonomamente mediabile senza pregiudizio delle ragioni del Comune).
3. Alla necessità che in relazione alle caratteristiche del soggetto responsabile, ed in particolare alla sua capacità patrimoniale, la condanna ex art.96 co III° cpc costituisca un efficace deterrente ed una sanzione significativa ed avvertibile. Nei confronti di un’amministrazione pubblica tale provvedimento acquista maggiore efficacia, tale da essere in grado di sensibilizzare direttamente il funzionario responsabile e quello titolare del rapporto organico, se accompagnato dalla trasmissione degli atti all’Organo competente (Procura Generale della Corte dei Conti) per l’accertamento del danno erariale (in questo caso commisurabile quanto meno alla somma per la quale viene emessa condanna ex art. 96 co. III° cpc; ed al contributo unificato), incombente che, valutata ogni circostanza, devesi senz’altro adottare in questo caso.
4. Per la concreta determinazione della somma si ritiene di adottare, quale valido ed obiettivo parametro di riferimento, una somma di ammontare multiplo di quella liquidata a titolo di sorte.
12 Il danno erariale – Trasmissione degli atti alla Procura Generale della Corte dei Conti
13 Le spese processuali.
1. CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al risarcimento dei danni che liquida in favore di G.M. nella complessiva somma di €. =7.200,00 e in favore di P.T. nella complessiva somma di €. 1.800,00 oltre interessi legali dalla data della sentenza al saldo;
2. CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al pagamento delle spese di causa che liquida in favore delle attrici in complessivi €. 6.000,00 per compensi oltre IVA, CAP e spese generali;
3. CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al pagamento in favore delle attrici ai sensi dell’art.96 co.III° della somma di €. 12.000,00 ;
4. CONDANNA Roma Capitale in persona del Sindaco pro tempore al pagamento in favore dell’Erario di una somma corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio, mandando alla cancelleria per la riscossione;
5. CONDANNA la XXX srl in persona del legale rappresentante pro tempore al rimborso in favore di Roma Capitale di ogni somma erogata nei confronti delle attrici, in dipendenza del punto 1) ;
6. CONDANNA la spa altra assicurazione a manlevare la srl XXX di ogni esborso;
7. COMPENSA le spese di causa fra la XXX srl e Roma Capitale e spa ….Assicurazioni ….;
8. CONDANNA la spa …Assicurazioni…al pagamento in favore dell’Erario di una somma corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio, mandando alla cancelleria per la riscossione;
9. DISPONE con separata ordinanza, l’invio degli atti e della sentenza alla Procura Generale della Corte dei Conti per la valutazione dei danni erariali;
10. SENTENZA esecutiva
Roma lì 14.7.2016 Il giudice Dott. Cons. Massimo Moriconi