Source: https://www.comie.it/news_dettaglio.php?tit=Recepimento%252520direttiva%2525202008/98/CE&id=21
Timestamp: 2019-10-17 00:19:01+00:00
Document Index: 51750994

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 6', 'art. 2', 'art 21', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 29', 'art. 38', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 1']

Recepimento direttiva 2008/98/CE - COMIE rifiuti
Recepimento direttiva 2008/98/CE
Il CdM del 18 novembre 2010 ha licenziato definitivamente lo schema di Dlgs n. 250 di recepimento dell’ultima direttiva quadro Ue sui rifiuti.
Il provvedimento, secondo quanto si legge nel comunicato stampa pubblicato sul sito del Governo, “introduce significative novità volte a rafforzare i principi della precauzione e prevenzione nella gestione dei rifiuti”.
Le novità previste dalla direttiva
La direttiva quadro in materia di rifiuti 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008 si compone di 43 articoli e 5 allegati e provvederà a sostituire la precedente direttiva quadro (2006/12/CE) a decorrere dal 12 dicembre 2010.
Il tentativo di semplificazione e chiarificazione della normativa sui rifiuti
A tal fine vengono introdotte nuove definizioni allo scopo di prevenire le possibili distorsioni sul mercato derivanti da un’applicazione non uniforme delle nozioni in oggetto.
Benché la definizione di rifiuto rimanga sostanzialmente immutata, viene introdotta una serie di nuove nozioni (prima fra tutte, quella di ‘‘sottoprodotto’’), intese a circoscrivere l’ambito di applicazione della legislazione comunitaria in materia. Vengono, inoltre, introdotte le definizioni di ‘‘riciclaggio’’, ‘‘riutilizzo’’ e ‘‘ preparazione per il riutilizzo’’ nonché rivisitate le definizioni di ‘‘raccolta’’ e di ‘‘recupero’’, e fissati i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto (cd. end of waste).
In particolare, si segnala che il concetto di «sottoprodotto» - introdotto dall’art. 5 della direttiva - seppur non nuovo nel diritto comunitario (in quanto oggetto di ricostruzione giurisprudenziale fin dal 2002), viene inserito per la prima volta in un provvedimento legislativo comunitario.
Ai sensi del successivo art. 6 (relativo alla “cessazione della qualifica di rifiuto”), taluni rifiuti specifici cessano di essere tali, quando siano sottoposti a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio, e soddisfino determinati criteri da elaborare conformemente ad una serie di condizioni stabilite dalla norma.
Oltre all’inserimento di nuove definizioni, la direttiva prevede l’introduzione (all’art. 2) di nuove ipotesi di esclusione dal campo di applicazione della normativa in materia di rifiuti.
Tra di esse si ricordano, il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non escavato e gli edifici collegati permanentemente al terreno; il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che il materiale sarà utilizzato a fini di costruzione allo stato naturale nello stesso sito in cui è stato escavato.
Si rammentano, altresì, tra le nuove esclusioni, i materiali agricoli o forestali naturali non pericolosi utilizzati nell'attività agricola, nella silvicoltura o per la produzione di energia a partire dalle stesse biomasse, nonché - nella misura in cui sono contemplati da altra normativa comunitaria - i sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto quelli destinati all'incenerimento, allo smaltimento in discarica o all'utilizzo in un impianto di produzione di biogas o di compostaggio. Inoltre, fatti salvi gli obblighi risultanti da altre normative comunitarie pertinenti, sono esclusi dall'ambito di applicazione della direttiva i sedimenti spostati all'interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d'acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli, se è provato che i sedimenti non sono pericolosi.
Un’ulteriore semplificazione, operata dalla direttiva in esame, avviene mediante l’integrazione nel testo della stessa delle due direttive, che vengono contestualmente abrogate, sui rifiuti pericolosi (91/689/CEE) e sugli oli usati (75/439/CEE).
Il contenuto degli articoli della direttiva sui rifiuti pericolosi è trasposto nel testo degli articoli 17-20 della direttiva in esame, mentre gli obblighi in materia di raccolta e trattamento degli oli usati vengono incorporati nella direttiva quadro dall’art 21.
L'inserimento dell'obiettivo ambientale (art. 1) e l’introduzione del concetto di “ciclo di vita” in materia di rifiuti
L'obiettivo è, infatti, di ridurre l’impatto ambientale legato all’uso dei rifiuti, tenendo conto di tutte le fasi del loro ciclo di vita, ossia il periodo che va dalla produzione alla gestione. Il concetto di ciclo di vita si inserisce all’interno della “gerarchia dei rifiuti”, di fatto già esistente nella legislazione vigente, ma rielaborata dall’art. 4.
La nuova scala gerarchica (articolata su cinque stadi[1]) che, ai sensi dell’art. 4 della direttiva, deve essere rispettata quale ordine di priorità della normativa e della politica in materia di prevenzione e gestione dei rifiuti, a differenza della previgente norma di fonte comunitaria, che poneva il recupero di energia sullo stesso piano del recupero di materia prima, considera il riciclaggio preferibile rispetto ad altre forme di recupero. Inoltre viene concessa la facoltà agli Stati membri, per alcuni flussi di rifiuti, di discostarsi dalla gerarchia sulla base di valutazioni legate al ciclo di vita e che riguardano l'impatto generale del trattamento.
La previsione di specifici programmi di prevenzione dei rifiuti
Per quanto riguarda la prevenzione dei rifiuti, la fissazione di obiettivi quantitativi in materia di prevenzione viene rinviata ad un momento successivo ed è prevista (dall’art. 9) l’elaborazione, a livello nazionale, di programmi di prevenzione dei rifiuti entro il 12 dicembre 2013 (art. 29) volti a fissare gli obiettivi di prevenzione.
L’istituzione di un nuovo quadro normativo adeguato per lo sviluppo delle attività di recupero e riciclo
Ciò avviene, soprattutto[2], mediante l’introduzione di soglie di efficienza energetica al fine di inquadrare le operazioni di trattamento dei rifiuti urbani in inceneritori municipali come attività di recupero o di smaltimento (art. 38; Allegato II, punto R1);
Nell'ambito delle operazioni di recupero vengono infatti riconosciuti due tipi di incenerimento: quello volto a valorizzare i rifiuti e quello volto ad eliminarli. Nell'allegato II della direttiva sono riportate le percentuali dell’indice di efficienza energetica[3] quale linea di demarcazione per la classificazione delle operazioni di incenerimento come "recupero" o "smaltimento". Esse sono fissate al 60% per gli impianti già esistenti e al 65% per quelli autorizzati dopo il 31 dicembre 2008.
Un altro importante tassello del nuovo quadro normativo è costituito dall’inserimento di chiari obiettivi in materia di riciclaggio. Le disposizioni di cui all’art. 11, rubricato “riutilizzo e riciclaggio”, sono finalizzate ad incentivare gli investimenti nel settore della prevenzione, del riciclaggio e del riutilizzo. A tal fine, l’art. 11, oltre a prevedere l’adozione da parte degli Stati membri di una combinazione di misure per la promozione del riutilizzo e del riciclaggio (tra cui, strumenti economici, costituzione di reti di riutilizzo e riparazione, criteri in materia di appalti, obiettivi quantitativi), fissa i seguenti target:
- entro il 2015, istituzione della raccolta differenziata almeno per i seguenti materiali: carta, metallo, plastica e vetro;
- entro il 2020: incremento del 50 per cento, in termini di peso, per quanto attiene alla preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti, quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici; nonché incremento del 70 per cento, in termini di peso, relativamente alla preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio e altri tipi di recupero di materiale, di rifiuti da costruzione e demolizione non pericolosi.
L’elemento di novità della disposizione in esame è – come sottolineato da più parti[4] - quello di coniugare obiettivi di riciclo e riutilizzo basati sui prodotti alla fine del ciclo di vita (già in vigore per gli imballaggi, i veicoli fuori uso, le pile e gli accumulatori usati ed i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) con obiettivi basati sui singoli materiali.
La “responsabilità estesa del produttore”
L’art. 8 prevede - fatti salvi i settori ove la legislazione comunitaria già prevede che il produttore sia responsabile delle varie fasi di gestione[5] - che gli Stati membri possano adottare misure legislative o non legislative volte ad assicurare che qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti (produttore del prodotto) sia soggetto ad responsabilità. Qualora uno Stato membro non decida di avvalersi di un regime specifico sulla responsabilità del produttore, ai sensi dell’art. 14 i “costi della gestione dei rifiuti sono sostenuti dal produttore iniziale o dai detentori del momento o dai detentori precedenti dei rifiuti”, secondo il principio «chi inquina paga».
Il recepimento della direttiva nell'ordinamento italiano
Il termine per il recepimento della direttiva 2008/98/CE da parte degli Stati membri è fissato al 12 dicembre 2010.
Ai fini del recepimento della direttiva nell'ordinamento nazionale, essa è stata inclusa nell'allegato B della legge 88/2009 (legge comunitaria 2008)
Ai sensi dell'art. 1 della medesima legge il Governo può provvedere al recepimento delle direttive citate mediante l'adozione di appositi decreti legislativi, entro i termini fissati dalle direttive per il recepimento oppure, qualora il termine di recepimento sia già scaduto ovvero scada nei tre mesi successivi alla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo è delegato ad adottare i decreti legislativi di attuazione entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della medesima legge.
Notizia inserita il: 19/11/2010