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Timestamp: 2017-08-17 19:35:15+00:00
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CAPITOLO 3 PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO - PDF
CAPITOLO 3 PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO
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Albina Gentili
1 CAPITOLO 3 PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DI INCENDIO Il piano di emergenza in caso di incendio Piano di emergenza; Procedure da adottare quando si scopre un incendio; Procedure da adottare in caso di allarme; Piano di evacuazione; Procedure di chiamata dei servizi di soccorso; Collaborazione con i Vigili del Fuoco in caso di intervento; Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 209 di 283
2 Il piano di emergenza Nel piano di emergenza sono contenute le informazioni-chiave da mettere in atto per i primi momenti secondo i seguenti obiettivi principali: Salvaguardia ed evacuazione delle persone (obiettivo primario); Messa in sicurezza degli impianti; Confinamento dell incendio; Protezione dei beni e delle attrezzature; Tentare l estinzione dell incendio. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 210 di 283
3 Il piano di emergenza In caso di emergenza è fondamentale affrontare i primi momenti, nell attesa dell arrivo delle squadre dei Vigili del Fuoco. Un buon piano di emergenza è l insieme di poche, semplici ed essenziali azioni comportamentali. Scopo Consentire la migliore gestione possibile degli scenari incidentali ipotizzati, determinando una o più sequenze di azioni che sono ritenute le più idonee. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 211 di 283
4 Obiettivi Analisi: individuare i pericoli e analizzare i rischi presenti nell'attività lavorativa; Struttura: raccogliere in un documento organico quelle informazioni che non è possibile ottenere facilmente durante l emergenza; Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 212 di 283
5 Linee guida Procedure comportamentali che rappresentano le migliori azioni da intraprendere in emergenza. (Procedure Operative Standard) In mancanza di appropriate procedure un incidente diventa caotico, causando confusione ed incomprensione. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 213 di 283
6 Verifica Il Piano di Emergenza deve individuare persone o gruppi - chiave, dei quali descrivere le azioni da intraprendere e quelle da non fare. Deve tener conto anche della presenza di eventuali clienti, i visitatori, i dipendenti di altre società di manutenzione ecc. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 214 di 283
7 Il Gestore dell Emergenza Nel Piano di Emergenza deve essere individuato il Gestore Aziendale dell Emergenza (Datore di lavoro o suo delegato) al quale vanno delegati poteri decisionali e la possibilità di prendere decisioni anche arbitrarie, al fine di operare nel migliore dei modi e raggiungere gli obiettivi stabiliti. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 215 di 283
8 Azioni Le azioni devono essere correlate alla effettiva capacità delle persone di svolgere determinate operazioni. Il piano di emergenza va strutturato tenendo conto che in condizioni di stress e di panico le persone tendono a perdere la lucidità. Poche, semplici, efficaci azioni sono meglio che una serie di incarichi complicati. È necessario effettuare esercitazioni pratiche e addestramento. In emergenza le azioni che riescono meglio sono le azioni che abbiamo saputo rendere più automatiche (tenuto conto di stress e panico in un emergenza). Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 216 di 283
9 Procedure da adottare in caso di incendio Dare l'allarme al Gestore Aziendale dell'emergenze; Dare l allarme al 115 dei Vigili del Fuoco; Valutare la possibilità di estinguere l incendio con i mezzi a disposizione; Iniziare l opera di estinzione solo con la garanzia di una via di fuga sicura alle proprie spalle e con l assistenza di altre persone; Intercettare le alimentazioni di gas, energia elettrica, ecc.; Chiudere le porte per limitare la propagazione del fumo e dell incendio; Accertarsi che l edificio venga evacuato; Se non si riesce a controllare l incendio in poco tempo, portarsi all esterno dell edificio e dare adeguate indicazioni ai Vigili del Fuoco. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 217 di 283
10 Procedure da adottare in caso di allarme Mantenere la calma (in tal senso la conoscenza delle procedure è importante, così come l addestramento periodico che aiuta a prendere confidenza con le operazioni da intraprendere); Evitare di trasmettere il panico; Prestare assistenza a chi si trova in difficoltà; Attenersi al piano di emergenza; Allontanarsi secondo le procedure; Non rientrare nell edificio fino a quando non vengono ripristinate le condizioni di normalità; Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 218 di 283
11 Modalità di evacuazione (Il piano di evacuazione) L obiettivo principale del piano di emergenza è la salvaguardia delle persone e la loro evacuazione. Il piano di evacuazione è un piano nel piano. Esplicita tutte le misure adottate e tutti i comportamenti da attuare per garantire la completa evacuazione dell edificio di tutti i presenti. Il piano di evacuazione deve prevedere di far uscire dal fabbricato tutti gli occupanti utilizzando le normali vie di esodo, senza pensare di impiegare soluzioni non ortodosse. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 219 di 283
12 Le procedure di chiamata dei servizi di soccorso È importante la corretta attivazione delle squadre di soccorso. Deve essere individuata la persona (ed un suo sostituto) incaricata di diramare l allarme. Schema di richiesta di soccorso (dati essenziali): Indirizzo e numero di telefono; Tipo di emergenza; Persone coinvolte/feriti; Reparto coinvolto; Stadio dell evento (in fase di sviluppo, stabilizzato, ecc.); Altre indicazioni particolari (materiali coinvolti, necessità di fermare mezzi a distanza, ecc.); Indicazioni sul percorso (Nei casi di non agevole individuazione del sito, come ad esempio zone rurali o contrade senza numero civico, può essere utile tenere a disposizione le coordinate GPS del luogo o predisporre una pagina fax che indica i percorsi per raggiungere l Azienda). Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 220 di 283
13 Collaborazione con i Vigili del Fuoco in caso di intervento Dopo aver gestito i primi momenti dell emergenza secondo le poche basilari operazioni che prevede il piano di emergenza, al momento dell arrivo dei Vigili del Fuoco la gestione dell'emergenza passa a loro. Il modo migliore per collaborare con i Vigili del Fuoco è quello di mettere a disposizione la conoscenza dei luoghi. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 221 di 283
14 Esemplificazione di una situazione di emergenza I passi per la strutturazione di un piano di emergenza possono essere schematizzati come segue: 1. Raccolta di informazioni e dati; 2. Predisposizione delle griglie evoluzione dell evento/persone coinvolte/azioni ; 3. Realizzazione delle schede procedurali/comportamentali delle diverse figure; Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 222 di 283
15 Valutazione del rischio È una fase molto importante. Nel documento di valutazione dei rischi sono raccolte tutte le informazioni che permettono di strutturare il processo di pianificazione dell emergenza. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 223 di 283
16 Pianificazione Nella pianificazione di emergenza deve essere coinvolto tutto il personale dell azienda. Quanto più le persone coinvolte fanno proprio il piano di emergenza, tanto più questo avrà possibilità di successo. Tra i vari eventi possibili evidenziati dalla valutazione dei rischi, occorre stabilire quali presentano i maggiori rischi ed iniziare a pianificare delle procedure di emergenza. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 224 di 283
17 Si può partire schematizzando una griglia, dove vengono indicati: il tipo di evento incidentale il reparto interessato la sequenza temporale di azioni da intraprendere le persone/gruppi coinvolti i compiti che ogni singola persona/gruppo deve portare a termine. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 225 di 283
18 Dopo aver identificato ed elencato le persone/gruppi interessati dall emergenza, si inizia a tracciare un evoluzione dell evento fotografando queste persone nei diversi momenti e si descrivono brevemente per titoli le attività/operazioni che stanno svolgendo. Schematizzando in questo modo, ci si può rendere conto se qualcuno è sovraccaricato di compiti. È possibile determinare le interazioni tra le diverse figure per rendersi conto se il piano è realizzabile in quel modo. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 226 di 283
19 Dopo la schematizzazione, si passa alla realizzazione delle schede delle singole persone/gruppi. Nelle singole schede riassuntive si possono effettuare descrizioni più dettagliate dei compiti della singola figura o gruppo. Ogni scheda va classificata, numerata, datata e ufficializzata con la firma dei Responsabili. Queste schede possono essere anche di dimensioni tascabili plastificate, oppure appese nei punti dove prestano servizio le persone interessate. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 227 di 283
20 La scheda di ogni persona/gruppo deve essere veramente "una scheda". Non può esistere una valida gestione dell'emergenza se il personale deve perdere parecchio tempo per lo studio di un manuale di procedure ultra-particolareggiato. Per un evoluzione favorevole dell evento incidentale occorre che ciascuno esegua quelle poche fondamentali operazioni, nella giusta sequenza, coordinate con gli altri. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 228 di 283
21 Sperimentazione Non si può pretendere che fin dalla prima stesura il piano di emergenza sia un documento perfetto. È bene iniziare fin da subito il processo di pianificazione. Man mano si applicheranno le nuove parti del piano che vengono sviluppate. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 229 di 283
22 Addestramento periodico e Aggiornamento Una procedura, per quanto sia scritta con precisione e semplicità, rischia di risultare completamente inefficace se le persone che devono metterla in atto non si addestrano periodicamente. L addestramento periodico è uno dei punti chiave nella preparazione alla gestione di un emergenza, e consente di ottenere anche dei risultati correlati come la verifica e controllo delle attrezzature. È consigliabile prevedere la prova delle procedure di emergenza almeno 2 volte l anno. Allo scopo di raffinare le procedure, oltre agli aggiornamenti a scadenza prefissata (in occasione di cambiamenti di processo, introduzione di nuovi macchinari e comunque in linea di massima, annuale) è opportuno aggiornare il piano di emergenza anche a seguito di ogni fase di addestramento. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 230 di 283
23 CAPITOLO 4 ESERCITAZIONI PRATICHE Principali attrezzature ed impianti di spegnimento Estintori portatili d incendio Una delle attrezzature antincendio più diffuse ed utilizzate per intervenire sui principi di incendio. Sono particolarmente preziosi per la prontezza di impiego e l efficacia. Nei piccoli incendi ed in caso di primo intervento può essere sufficiente l utilizzo di uno o al massimo due estintori. Per incendi più gravi l utilizzo degli estintori può essere utile per rallentare la propagazione delle fiamme, in attesa dell utilizzo di mezzi antincendio più potenti che hanno tempi di approntamento più lunghi. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 231 di 283
24 Colore IDENTIFICAZIONE DEGLI ESTINTORI PORTATILI Il colore del corpo deve essere rosso RAL 3000, come specificato nel Farbregister RAL-841-GL. Marcatura La marcatura sull estintore deve essere di colore contrastante con lo sfondo, e deve essere suddivisa in 5 parti. Per le parti 1, 2, 3 e 5 deve essere contenuta nella stessa etichetta o nella stessa cornice. L etichetta (o cornice) deve essere in una posizione tale da poter essere letta chiaramente quando l estintore si trova sul supporto. La marcatura richiesta per la parte 4 può trovarsi anche in altra posizione sull estintore. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 232 di 283
25 Parti della Marcatura 1. Parola "ESTINTORE", Tipo, Carica nominale, Classe di spegnimento 2. Istruzioni per l uso, Pittogrammi 3. Pericoli, Avvertenze 4. Istruzioni, Informazioni, Raccomandazioni, Approvazione 5. Dati identificativi del costruttore e/o fornitore Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 233 di 283
26 Parte 1 deve contenere le seguenti informazioni in sequenza: - le parole "ESTINTORE D INCENDIO", o "ESTINTORE" più l agente, o "ESTINTORE D INCENDIO" più l agente; - il tipo di agente estinguente e la carica nominale; - la classe o le classi di spegnimento dell estintore. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 234 di 283
27 Parte 2 deve contenere le seguenti informazioni: - Istruzioni per l uso che devono comprendere uno o più pittogrammi, ognuno con una spiegazione. Il testo delle istruzioni per l uso deve essere nella lingua del paese di utilizzo; le diverse azioni da eseguire sono mostrate l una dopo l altra, dall alto al basso. I pittogrammi si trovano tutti nella stessa posizione rispetto ai relativi testi e la direzione dei movimenti da eseguire è indicata da frecce. I pittogrammi rappresentanti i tipi di incendio. I pittogrammi di classe A e B sono utilizzati solo quando la marcatura indica la classe di spegnimento corrispondente. Il pittogramma di classe C è applicato solo sugli estintori a polvere con marcatura indicante l idoneità alla classe C. I pittogrammi sono disposti orizzontalmente su una singola riga, sotto le istruzioni per l uso. I pittogrammi che rappresentano i tipi di incendio sono inseriti in caselle quadrate con il lato di almeno 20 mm per gli estintori fino a 3 kg o 3 l, e di almeno 25 mm per gli estintori con carica maggiore di 3 kg o 3 l. Sull angolo di ciascun pittogramma, deve essere presente un quadrato contenente una lettera. Gli estintori idonei alla classe D non devono essere marcati come idonei per altre classi di incendio. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 235 di 283
28 Parte 3 deve contenere informazioni relative a eventuali limitazioni d uso o pericoli, in particolare associati a tossicità e rischio elettrico. Esempi di pericoli o avvertenze: "NON ESPORSI AI FUMI E AI GAS" "DOPO L'UTILIZZAZIONE IN LOCALI CHIUSI AERARE" Gli estintori d incendio portatili che utilizzano acqua o schiuma e non sono sottoposti a prova, o non soddisfano i requisiti di tale punto, devono riportare la seguente avvertenza: "AVVERTENZA: non utilizzare su apparecchiature elettriche sotto tensione". Gli estintori d incendio portatili che utilizzano altri agenti e gli estintori a base d acqua conformi ai requisiti, devono riportare l indicazione della loro idoneità all uso su apparecchiature elettriche sotto tensione, per esempio: "adatto all uso su apparecchiature elettriche sotto tensione fino a 1000 V a una distanza di 1 m". Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 236 di 283
29 Parte 4 deve contenere almeno: - istruzioni per la ricarica dopo il funzionamento; - istruzioni per la verifica periodica e per l uso solo di prodotti e parti di ricambio conformi al modello stabilito per la ricarica e la manutenzione; - la definizione dell agente estinguente e, in particolare, la definizione e la percentuale degli additivi per gli agenti a base d acqua; - se pertinente, la definizione del gas propellente; - il numero o il riferimento relativo all approvazione dell estintore; - la definizione del modello del costruttore; - il campo di temperature d esercizio; - un avvertenza contro il rischio di congelamento per gli estintori a base d acqua; - un riferimento alla norma europea EN 3 Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 237 di 283
30 Parte 5 deve contenere: - nome e indirizzo del costruttore e/o del fornitore dell estintore d incendio portatile; Inoltre, sull estintore portatile deve essere indicato l anno di fabbricazione Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 238 di 283
31 CAPACITÀ DI SPEGNIMENTO (UNI EN 3-7:2008) La capacità di spegnimento deve essere sottoposta a prova in conformità alla norma UNI EN 3-7:2008. Prima di eseguire le prove, gli estintori a polvere devono essere sottoposti al procedimento di compattazione. Un estintore d'incendio portatile soddisfa i requisiti relativi alla capacità di spegnimento quando è in grado di estinguere 2 focolari di prova su una serie di 3. Una serie di prove è completa dopo che è stata eseguita su 3 focolari, o quando i primi 2 focolari sono stati entrambi estinti o entrambi non estinti. Ciascuna serie di prove deve essere completata prima di iniziare la successiva. Non vi è limite al numero di serie che possono essere eseguite sullo stesso tipo di estintore d'incendio portatile senza modifiche, ma una serie deve comprendere focolari consecutivi e i relativi risultati non devono essere ignorati. Se solo un focolare di prova di una serie di 3 è estinto, tale risultato positivo può essere utilizzato una sola volta come risultato iniziale della serie successiva di focolari di prova per lo stesso modello di estintore a una classe inferiore di capacità estinguente. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 239 di 283
32 Capacità estinguente Classe A Per i fuochi di classe A il focolare tipo è costituito da una catasta di tronchetti a sezione quadrata di lato 39 ± 2 mm, in legno di pinus silvestris con contenuto di umidità compreso tra 10% e il 15% in peso, posta su un telaio metallico. La disposizione dei travetti è tale da formare una catasta di queste dimensioni: Il fronte ha dimensioni fisse di 440 mm (5 travetti distanti 61 mm) alla base e 546 mm (14 travetti sovrapposti) di altezza. Vista frontale (identica per tutti i focolari) Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 240 di 283
33 Capacità estinguente Classe A La capacità estinguente di classe A deve essere determinata in conformità al punto I.2 della norma UNI EN 3-7:2008. La lunghezza della catasta è data dalla lunghezza dei travetti il cui valore in decimetri coincide di volta in volta con il numero seguito dalla lettera A che designa il focolare tipo (es. 13A) n. travi: 13 lunghezza del focolare: 13 dm Vista laterale (variabile: es. 13A) Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 241 di 283
34 Focolare tipo 55A Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 242 di 283
35 Focolari di prova classe A Ciascun focolare di prova è designato da un numero di una serie, (serie di Fibonacci) ciascun termine della quale è uguale alla somma dei 2 precedenti, cioè questa serie è equivalente ad una progressione geometrica avente ragione di circa 1,618. I focolari 27 A e 43 A rappresentano il prodotto del termine precedente per 1,62 Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 243 di 283
36 Classificazione della capacità estinguente, durata minima del funzionamento e cariche nominali per estintori a polvere Classificazione della capacità estinguente Durata minima del funzionamento s Cariche nominali ammesse kg 5A 6 1 8A 6 1, 2 13A 9 1, 2, 3, 4 21A 9 1, 2, 3, 4, 6 27A 9 1, 2, 3, 4, 6, 9 34A 12 1, 2, 3, 4, 6, 9 43A 15 1, 2, 3, 4, 6, 9, 12 55A 15 1, 2, 3, 4, 6, 9, 12 Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 244 di 283
37 Capacità estinguente Classe B La capacità estinguente di classe B deve essere determinata in conformità al punto I.2 della norma UNI EN 3-7:2008. Per i fuochi di classe B i focolari tipo sono realizzati da recipienti metallici cilindrici in acciaio. I recipienti sono riempiti con un rapporto 1/3 acqua, 2/3 benzina. La quantità di liquido contenuta è tale che l'altezza di acqua è di 1 cm e l'altezza di benzina è di 2 cm. Ogni focolare è distinto da un numero, che rappresenta il volume in litri del recipiente, seguito dalla lettera B (es. 89B) Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 245 di 283
38 Focolari di prova classe B Designazione del focolare di prova Volume di liquido (1/3 di acqua + 2/3 di combustibile) Diametro interno al bordo mm 920 ± ± ± ± ± ± ± ± ± 30 Dimensioni del recipiente Profondità ± Spessore di parete 2,0 2,5 2,5 2,5 2,5 2,5 2,5 2,5 2,5 Area approssimata m 2 21 B 34 B 55 B (70 B) 89 B (113 B) 144 B (183 B) 233 B ,66 1,07 1,73 2,20 2,80 3,55 4,52 5,75 7,32 Nota - Ciascun focolare di prova è designato da un numero di una serie (serie di Fibonacci), ciascun termine della quale è uguale alla somma dei 2 precedenti, cioè questa serie è equivalente ad una progressione geometrica avente ragione di circa 1,62. I focolari 70 B, 113 B e 183 B rappresentano il prodotto del termine precedente per 1,62 Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 246 di 283
39 Capacità estinguente Classe F Gli estintori possono anche avere una valutazione di classe A e/o una valutazione di classe B. Apparecchiatura La prova contro incendi di olio da cucina deve essere realizzata utilizzando una vaschetta di acciaio che simula una friggitrice. La vaschetta del focolare di prova 5F, costituita da una lamiera d'acciaio, spessa (2,0 ± 0,25) mm e profonda (170 ± 10) mm è montato su una struttura di supporto. La vaschetta del focolare di prova 25F, 40F e 75F è costituita da una lamiera d'acciaio, spessa (2,0 ± 0,25) mm e profonda (250 ± 10) mm. Deve essere utilizzato puro olio vegetale commestibile, con una temperatura di auto accensione compresa tra 330 C e 380 C. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 247 di 283
40 Capacità estinguente - Classe F Apparecchiatura della prova di spegnimento : 5F 1 Diametro della vasca 2 Spessore nominale della parete 3 Lastra per uniformare il riscaldamento del combustibile 4 Bruciatore Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 248 di 283
41 Apparecchiatura della prova di spegnimento : 25F, 40F e 75F 1 Vaschetta di supporto bruciatore a gas (in alternativa può essere utilizzato un fornello elettrico) 2 Lastre per il contenimento delle fiamme del bruciatore a gas (per evitare l'accensione pilotata) 3 Distanza dal pavimento X Lunghezza interna (vedere prospetto) Y Larghezza interna (vedere prospetto) Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 249 di 283
42 Prospetto Capacità estinguente durata minima del funzionamento e cariche nominali per estintori con capacità estinguente di classe F Capacità estinguente Volume dell'olio da cucina nel focolare di prova (l) Apparecchiatura di prova (mm) Cariche nominali ammesse (l) Durata minima del funzionamento (s) 5F 5 (+1-0) Vedere figura 2, F 25 (+1-0) Vedere figura X=578 Y=289 2, 3, F 40 (+1-0) Vedere figura X=600 Y=450 2, 3, 6, F 75 (+1-0) Vedere figura X=1000 Y=500 2, 3, 6, 9 15 Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 250 di 283
43 Focolare classe C Sono realizzati con 2 bombole di gas propano, ciascuna di 25 kg, allo stato liquefatto, aventi valvole con diametro Ø 7 mm, unite in parallelo ad un tubo collettore aventi valvole con diametro interno di 25 mm. Un diaframma di 7 mm. di diametro è fissato all uscita della valvola a chiusura rapida ed è seguito da un tubo di m. 2 di lunghezza e di 22 mm di diametro. Il gas viene incendiato dopo aver aperto la valvola a chiusura rapida all uscita del tubo; non è richiesto alcun tempo di combustione libera. Nel caso di estintori di carica > 3 kg il focolare tipo deve essere spento almeno due volte con lo stesso estintore. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 251 di 283
44 Regole generali per l'utilizzo degli estintori Qualunque sia l estintore e contro qualunque fuoco l intervento sia diretto è necessario attenersi alle istruzioni d uso, verificando che l estinguente sia adatto al tipo di fuoco. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 252 di 283
45 Togliere la spina di sicurezza Premere a fondo la leva impugnando la maniglia di sostegno Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 253 di 283
46 Azionare l estintore alla giusta distanza dalla fiamma per colpire il focolare con la massima efficacia del getto, compatibilmente con l intensità del calore della fiamma. La distanza può variare a seconda della lunghezza del getto, tra 3 e 10 metri. All aperto è necessario operare a una distanza ridotta, in presenza di vento. Operare a giusta distanza di sicurezza, esaminando quali potrebbero essere gli sviluppi dell incendio ed il percorso di propagazione più probabile delle fiamme. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 254 di 283
47 Dirigere il getto della sostanza estinguente alla base delle fiamme. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 255 di 283
48 Agire in progressione iniziando a dirigere il getto sulle fiamme più vicine per poi proseguire verso quelle più distanti. Non attraversare con il getto le fiamme, nell intento di aggredire il focolaio più esteso, ma agire progressivamente, cercando di spegnere le fiamme più vicine per aprirsi la strada per un azione in profondità. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 256 di 283
49 Durante l erogazione muovere leggermente a ventaglio l estintore. Può essere utile con alcune sostanze estinguenti a polvere per poter avanzare in profondità e aggredire da vicino il fuoco. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 257 di 283
50 Non sprecare inutilmente sostanza estinguente, soprattutto con piccoli estintori. Adottare, se consentito dal tipo di estintore, un erogazione intermittente. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 258 di 283
51 In incendi di liquidi, operare in modo che il getto non causi proiezione del liquido che brucia al di fuori del recipiente; ciò potrebbe causare la propagazione dell incendio. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 259 di 283
52 Operare sempre sopra vento rispetto al focolare. Nel caso di incendio all aperto in presenza di vento, operare sopra vento rispetto al fuoco, in modo che il getto di estinguente venga spinto verso la fiamma anziché essere deviato o disperso. Sopra vento = in direzione del vento Sottovento = in direzione contraria del vento Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 260 di 283
53 Intervento contemporaneo con due o più estintori L azione coordinata dei 2 estintori risulta in vari casi la più valida. Si può avanzare in un unica direzione mantenendo gli estintori affiancati a debita distanza. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 261 di 283
54 Si può anche agire da diverse angolazioni. In tal caso si deve operare da posizioni che formino un angolo massimo di 90 in modo tale da non proiettare parti calde, fiamme o frammenti del materiale che brucia contro gli altri operatori. Attenzione a non dirigere il getto contro le persone, anche se avvolte dalle fiamme in quanto l azione delle sostanze estinguenti sul corpo umano specialmente su parti ustionate, potrebbe provocare conseguenze peggiori delle ustioni; in questo caso ricorrere all acqua oppure avvolgere la persona con coperte o indumenti. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 262 di 283
55 Indossare i mezzi di protezione individuale prescritti (DPI) Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 263 di 283
56 Non impiegare ascensori o altri mezzi meccanici per recarsi o scappare dal luogo dell incendio. Ing. Mauro Malizia - Comando dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno - Corso per addetti antincendio Pagina 264 di 283
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