Source: http://studiomaggesi.blogspot.com/2018/04/
Timestamp: 2020-06-07 06:54:01+00:00
Document Index: 26585641

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 58', 'art.12', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 7', 'art. 21']

MEPLAW GROUP: aprile 2018
RESPONSABILIZZAZIONE DEL TRATTAMENTO
La pillola di oggi riguarda: la Responsabilizzazione del Trattamento
Il GDPR cambia radicalmente l’approccio al trattamento dei dati personali ponendo con forza l’accento sulla “responsabilizzazione” (“accountability” nell’accezione inglese) di titolari e responsabili – ossia, sull’ adozione di comportamenti tali da dimostrare la concreta adozione di misure finalizzate ad assicurare l’applicazione del regolamento (si vedano artt. 23-25, in particolare, e l’intero Capo IV del regolamento). Si tratta di una grande novità per la protezione dei dati in quanto viene affidato ai titolari il compito di decidere autonomamente le modalità, le garanzie e i limiti del trattamento dei dati personali, nel rispetto delle disposizioni normative e alla luce di alcuni criteri specifici indicati nel regolamento.
• Il primo fra tali criteri è sintetizzato dall’espressione inglese “data protection by default and by design” (si veda art. 25), ossia dalla necessità di configurare il trattamento prevedendo fin dall’inizio le garanzie indispensabili “al fine di soddisfare i requisiti” del regolamento e tutelare i diritti degli interessati – tenendo conto del contesto complessivo ove il trattamento si colloca e dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati. Tutto questo deve avvenire a monte, prima di procedere al trattamento dei dati vero e proprio e richiede, pertanto, un’analisi preventiva e un impegno applicativo da parte dei titolari che devono sostanziarsi in una serie di attività specifiche e dimostrabili.
• Fondamentali fra tali attività sono quelle connesse al secondo criterio individuato nel regolamento rispetto alla gestione degli obblighi dei titolari, ossia il rischio inerente al trattamento. Quest’ultimo è da intendersi come rischio di impatti negativi sulle libertà e i diritti degli interessati (si vedano considerando 75-77); tali impatti dovranno essere analizzati attraverso un apposito processo di valutazione (si vedano artt. 35-36) tenendo conto dei rischi noti o evidenziabili e delle misure tecniche e organizzative (anche di sicurezza) che il titolare ritiene di dover adottare per mitigare tali rischi. All’esito di questa valutazione di impatto il titolare potrà decidere in autonomia se iniziare il trattamento (avendo adottato le misure idonee a mitigare sufficientemente il rischio) ovvero consultare l’autorità di controllo competente per ottenere indicazioni su come gestire il rischio residuale; l’Autorità non avrà il compito di “autorizzare” il trattamento, bensì di indicare le misure ulteriori eventualmente da implementare a cura del titolare e potrà, ove necessario, adottare tutte le misure correttive ai sensi dell’art. 58: dall’ammonimento del titolare fino alla limitazione o al divieto di procedere al trattamento.
• Un primo passo verso l’adeguamento alla nuova normativa sulla privacy è sicuramente quello di prevedere un percorso di formazione personale/aziendale sulla materia. La conoscenza del nuovo approccio europeo alla materia sarebbe sicuramente un ottimo inizio nell’ottica della responsabilizzazione e consapevolezza del trattamento dei dati e andrebbe integrata con un corso incentrato sull’autovalutazione del proprio operato professionale in modo da fornire gli strumenti di “pronto intervento” in caso di nuove practice ovvero di eventi imprevisti.
• Sempre nell’ottica della consapevolezza e responsabilizzazione, per le imprese con un organigramma strutturato, sarebbe buona prassi prevedere delle lettere d’incarico al trattamento dei dati per i singoli dipendenti delle diverse aree, che siano manager od operatori. Tale pratica sortirebbe un duplice effetto positivo; responsabilizzare i singoli componenti dell’azienda rispetto all’attività da loro svolta, reperire agevolmente la persona più idonea in relazione ad un singolo trattamento per effettuare tutte le valutazioni necessarie in merito allo stesso.
• Ricorrere integralmente a metodi “fai da te” rappresenta nella maggior parte dei casi una soluzione che può portare a gravi conseguenze, tuttavia, escludendo la pretesa di risolvere in proprio il problema, effettuare una prima autovalutazione potrebbe costituire buon punto di partenza per approcciare e risolvere il problema. Solo ed esclusivamente in quest’ottica si consiglia di iniziare una riflessione sulla propria attività di trattamento dei dati per arrivare a formare una propria convinzione in merito ai pericoli che potrebbero annidarsi dietro tale attività.
• Identica dinamica dovrebbe seguire l’attività di autovalutazione in merito alla sicurezza dei sistemi di trattamento e conservazione dei dati che si impiegano quotidianamente. Tale autovalutazione dovrebbe estendersi fino alle pratiche aziendali di utilizzo di supporti fisici ed informatici.
Pubblicato da Fabio a 06:44 Nessun commento:
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PRIVACY PILLS : 4 - I DIRITTI DELL'INTERESSATO
La pillola di oggi riguarda: I DIRITTI DELL'INTERESSATO
• Il termine per la risposta all’interessato è, per tutti i diritti, 1 mese, estendibile fino a 3 mesi in casi di particolare complessità; il titolare deve comunque dare un riscontro all’interessato entro 1 mese dalla richiesta, anche in caso di diniego.
• Spetta al titolare valutare la complessità del riscontro all’interessato e stabilire l’ammontare dell’eventuale contributo da chiedere all’interessato, ma soltanto se si tratta di richieste manifestamente infondate o eccessive (anche ripetitive) (art.12, paragrafo 5), a differenza di quanto prevedono gli art. 9, comma 5, e 10, commi 7 e 8, del Codice, ovvero se sono chieste più “copie” dei dati personali nel caso del diritto di accesso (art. 15, paragrafo 3); in quest’ultimo caso il titolare deve tenere conto dei costi amministrativi sostenuti.
• Il riscontro all’interessato di regola deve avvenire in forma scritta anche attraverso strumenti elettronici che ne favoriscano l’accessibilità; può essere dato oralmente solo se così richiede l’interessato stesso (art. 12, paragrafo 1; si veda anche art. 15, paragrafo 3).
• La risposta fornita all’interessato non deve essere solo “intelligibile”, ma anche concisa, trasparente e facilmente accessibile, oltre a utilizzare un linguaggio semplice e chiaro.
• Si tratta di un diritto diverso e più esteso rispetto al “blocco” del trattamento di cui all’art. 7, comma 3, lettera a), del Codice: in particolare, è esercitabile non solo in caso di violazione dei presupposti di liceità del trattamento (quale alternativa alla cancellazione dei dati stessi), bensì anche se l’interessato chiede la rettifica dei dati (in attesa di tale rettifica da parte del titolare) o si oppone al loro trattamento ai sensi dell’art. 21 del regolamento (in attesa della valutazione da parte del titolare).
• Esclusa la conservazione, ogni altro trattamento del dato di cui si chiede la limitazione è vietato a meno che ricorrano determinate circostanze (consenso dell’interessato, accertamento diritti in sede giudiziaria, tutela diritti di altra persona fisica o giuridica, interesse pubblico rilevante).
• Si tratta di uno dei nuovi diritti previsti dal regolamento, anche se non è del tutto sconosciuto ai consumatori (si pensi alla portabilità del numero telefonico).
• Non si applica ai trattamenti non automatizzati (quindi non si applica agli archivi o registri cartacei) e sono previste specifiche condizioni per il suo esercizio; in particolare, sono portabili solo i dati trattati con il consenso dell’interessato o sulla base di un contratto stipulato con l’interessato (quindi non si applica ai dati il cui trattamento si fonda sull’interesse pubblico o sull’interesse legittimo del titolare, per esempio), e solo i dati che siano stati “forniti” dall’interessato al titolare (si veda il considerando 68 per maggiori dettagli).
• Inoltre, il titolare deve essere in grado di trasferire direttamente i dati portabili a un altro titolare indicato dall’interessato, se tecnicamente possibile
I diritti degli interessati al trattamento e il loro eventuale esercizio pongono un compito gravoso sulle spalle del Titolare del trattamento il quale, per potersi concentrare esclusivamente sul suo business, dovrà necessariamente incaricare una o più persone per ottemperare a tutti gli obblighi che gli sono imposti. La scelta sarà obbligatoria ed alternativa.
- Incaricare un soggetto interno alla propria società, attribuendogli attraverso una lettera d’incarico specifica anche tutte le mansioni per l’espletamento dei diritti summenzionati diritti. Questa soluzione incontra notevoli controindicazioni poiché l’incaricato interno si troverà da solo a relazionarsi con una materia totalmente nuova per lui e dovrà sottrarre tempo ed energie alle sue mansioni ordinarie.
- Assumere come dipendente uno o più nuovi soggetti (a seconda delle dimensioni dell’impresa), esperti della materia, che trattino esclusivamente il tema della privacy. Anche questa soluzione incontra un ostacolo determinante ovvero il costo del lavoro; assumere uno o più dipendenti per una mansione potrebbe generare dei costi tali da costringere l’imprenditore ad assumersi il rischio di una multa molto salata.
- La terza soluzione è quella che emerge da una giusta compensazione di tutti gli interessi in gioco e prevede la conclusione di un contratto che potrebbe conoscere tante sfumature quante sono le necessità dell’imprenditore in tema di privacy. Per gli imprenditori meno soggetti agli obblighi del GDPR sarebbe ipotizzabile un contratto base di consulenza per l’espletamento dei diritti degli interessati al trattamento, incaricando così una società di gestire tutte le richieste di esercizio dei singoli diritti. Per tutti gli imprenditori avveduti, ovvero quelli che hanno capito quanto la raccolta e l’elaborazione di dati personali sia una miniera d’oro e non l’ennesima spesa da affrontare, è lo stesso GDPR a imporre l’adozione del Data Protection Officer (DPO, per l’Italia Responsabile della Protezione dei Dati o RPD), il quale, fra le sue mansioni, svolgerà anche quella di rendere effettivo e accessibile l’esercizio dei diritti degli interessati.
Pubblicato da Fabio a 09:26 Nessun commento:
PRIVACY PILLS 3 : IL RESPONSABILE PER LA PROTEZIONE DEI DATI (RPD-DPO)
Il testo del regolamento abroga la precedente normativa, concepita in un periodo nel quale solo una ridotta parte della popolazione europea utilizzava la rete internet, non esistevano le nuove tecnologie sempre in evoluzione all’interno di social media o per il tramite di app e marketplace di nuova generazione, inoltre non esisteva l’attuale “società della sorveglianza elettronica” nella quale, più o meno inconsapevolmente, sono gli stessi cittadini a pubblicare i propri dati personali all’interno delle piattaforme digitali.
Attraverso questa rubrica pubblicheremo alcune informazioni “in pillole” per cercare di dare un’idea dell’enorme cambiamento che sta avvenendo nel mondo della Privacy. Le pillole saranno tematiche e riguarderanno alcune fra le principali novità che incideranno direttamente nella quotidianità degli operatori.
Tematiche già trattate:
La pillola di oggi riguarda: IL RESPONSABILE PER LA PROTEZIONE DEI DATI (RPD-DPO)
Il Responsabile per la Protezione dei Dati (RPD) o Data Protection Officer (DPO) è una figura introdotta dal GDPR. Storicamente già conosciuta in alcune legislazioni europee, è un professionista (interno o esterno) con un ruolo aziendale e con competenze giuridiche, informatiche, di risk management e di analisi dei processi; la cui responsabilità principale è quella di osservare, valutare e organizzare la gestione del trattamento di dati personali all’interno di un’azienda, ovvero la Protezione dei Dati Personali, affinché questi siano trattati nel rispetto delle normative privacy europee e nazionali.
Quali sono i compiti del DPO:
· informare e consigliare il titolare o il responsabile del trattamento, nonché i dipendenti, in merito agli obblighi derivanti dal Regolamento europeo e da altre disposizioni dell'Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati;
· verificare l’attuazione e l’applicazione del Regolamento, delle altre disposizioni dell'Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati nonché delle politiche del titolare o del responsabile del trattamento in materia di protezione dei dati personali, inclusi l’attribuzione delle responsabilità, la sensibilizzazione e la formazione del personale coinvolto nelle operazioni di trattamento, e gli audit relativi;
· fornire, se richiesto, pareri in merito alla valutazione d'impatto sulla protezione dei dati e sorvegliare i relativi adempimenti;
· fungere da punto di contatto per gli interessati in merito a qualunque problematica connessa al trattamento dei loro dati o all’esercizio dei loro diritti;
· fungere da punto di contatto per il Garante per la protezione dei dati personali oppure, eventualmente, consultare il Garante di propria iniziativa.
DPO obbligatorio, le indicazione del Garante Italiano
Il consiglio che proporremo in tutte le pills sarà quello di rivolgersi ad uno Studio Legale con esperti in materia di Privacy, inoltre, per scongiurare situazioni di panico proporremo alcune semplici idee per poter approcciare alle novità del GDPR.
Per questa Pills è stato lo stesso GARANTE italiano per la Protezione dei Dati Personali a chiarire le novità introdotte dal GDPR, attraverso la pubblicazione di alcune risposte alle domande più frequenti inoltrategli.
Il GDPR esplicita l’obbligatorietà del DPO nei seguenti casi:
a) amministrazioni ed enti pubblici, fatta eccezione per le autorità giudiziarie;
b) tutti i soggetti la cui attività principale consiste in trattamenti che, per la loro natura, il loro oggetto o le loro finalità, richiedono il controllo regolare e sistematico degli interessati;
c) tutti i soggetti la cui attività principale consiste nel trattamento, su larga scala, di dati sensibili, relativi alla salute o alla vita sessuale, genetici, giudiziari e biometrici.
Il GARANTE ha chiarito che “Sono tenuti alla designazione del responsabile della protezione dei dati personali i soggetti le cui principali attività consistono in trattamenti che richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala o i trattamenti su larga scala di categorie particolari di dati personali o di dati relative a condanne penali e a reati e che il diritto dell'Unione o degli Stati membri può prevedere ulteriori casi di designazione obbligatoria del responsabile del trattamento dei dati personali
Pertanto, sono tenuti alla nomina, a titolo esemplificativo e non esaustivo: istituti di credito; imprese assicurative; sistemi di informazione creditizia; società finanziarie; società di informazioni commerciali; società di revisione contabile; società di recupero crediti; istituti di vigilanza; partiti e movimenti politici; sindacati; caf e patronati; società operanti nel settore delle "utilities" (telecomunicazioni, distribuzione di energia elettrica o gas); imprese di somministrazione di lavoro e ricerca del personale; società operanti nel settore della cura della salute, della prevenzione/diagnostica sanitaria quali ospedali privati, terme, laboratori di analisi mediche e centri di riabilitazione; società di call center; società che forniscono servizi informatici; società che erogano servizi televisivi a pagamento.
Pubblicato da Fabio a 09:41 Nessun commento: