Source: http://www.stefanocareddu.it/mozione-cartellonistica-stradale-in-friulano/
Timestamp: 2018-12-14 05:03:12+00:00
Document Index: 114825229

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 28', 'art. 12', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 19']

Mozione cartellonistica stradale in friulano | Stefano Careddu
Home Attività Consiliare Mozione cartellonistica stradale in friulano
OGGETTO: adozione sul territorio Comunale di cartellonistica stradale riportante i toponimi di Romans, Versa e Fratta in lingua friulana locale (L.R. 22.3.1996, n. 15 – art. 19):
6 della Costituzione, la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche storiche dell’Italia, mentre fino a quella data le minoranze linguistiche tutelate, in particolare gli sloveni del Friuli Venezia Giulia e i tedeschi dell’Alto Adige, lo erano a seguito di specifici accordi internazionali intervenuti alla fine la seconda guerra mondiale. La legge 482 si inserisce in un quadro normativo e di indirizzi generali europei di notevole rilievo: l’art. 2 sancisce la tutela delle comunità linguistiche individuate “in armonia con i principi generali degli organismi europei e internazionali” e i principi richiamati vanno riferiti ai contenuti della “Convenzione quadro per la tutela delle minoranze nazionali” e della “Carta europea delle lingue minoritarie”. La Carta Europea non è stata ancora ratificata in Italia, mentre la Convenzione quadro è entrata in vigore nel 1998: si tratta di atti che rappresentano nella storia europea una tappa storica, che possiamo definire, per quanto riguarda le minoranze e le lingue regionali e minoritarie, una “nuova stagione in Europa”. Inoltre va sottolineato che questi atti diventeranno, come nel caso della legge 482, il punto di riferimento per ulteriori norme degli Stati aderenti. Con la legge 482 lo Stato italiano individua, all’art. 2, le minoranze linguistiche “storiche”, cioè autoctone, presenti sul proprio territorio e precisamente: le popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene, croate e quelle parlanti il francese, il francoprovenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. Per quanto riguarda le popolazioni del Friuli – Venezia Giulia, sono individuate le popolazioni slovene, germaniche e quelle parlanti il friulano. Va evidenziato che la Regione Friuli Venezia Giulia si era già dotata di normative specifiche, seppur di diversa portata e con diverso finanziamento per ognuna delle minoranze linguistiche individuate poi dalla legge 482, in particolare con le leggi regionali 46/1991 (minoranza slovena), 15/1996 (lingua e cultura friulane) e 4/1999, art. 6 (comunità germanofone). Quindi, a seguito della legge 482/1999 e della successiva legge 38/2001 (tutela globale della minoranza slovena) si delinea nel Friuli – Venezia Giulia una situazione di “plurilinguismo” regionale, sulla quale la Regione in primis, in base al suo Statuto di autonomia, è chiamata ad operare, considerando anche che due delle comunità linguistiche individuate – quella slovena e quella friulana – sono specifiche ed esclusive del Friuli Venezia Giulia, mentre le comunità germaniche sono presenti anche in altre regioni italiane a ridosso dell’ arco alpino. Con questa legge l’intervento dello Stato italiano è finalizzato innanzitutto ai diritti civili del cittadino, quindi al diritto al nome e al cognome nella lingua della propria comunità (art. 11) ed anche all’eventuale ripristino della forma originaria, se commutata in periodi pregressi dalle anagrafiche comunali, nonché all’uso della toponomastica in lingua minoritaria nei comuni nei quali è presente tradizionalmente la comunità linguistica (art. 10). L’operatività della legge è finalizzata soprattutto, oltre alla tutela e alla conservazione, alla valorizzazione delle lingue minoritarie e di conseguenza gli interventi finanziari sono destinati a tre settori fondamentali e strategici per la sopravvivenza stessa delle minoranze linguistiche: il settore educativo, gli uffici della pubblica amministrazione e i mass media. Con la legge 38/2001 di tutela della minoranza slovena si addiviene a una nuova normativa, che prefigura interventi “globali” nei confronti di una minoranza specifica. Si tratta di una normativa complessa che per la prima volta riconosce, ex lege, la presenza della minoranza linguistica slovena del Friuli Venezia Giulia non solamente nelle province di Trieste e Gorizia, già tutelate da accordi internazionali richiamati all’art. 28 della legge, ma anche nella provincia di Udine, riconoscendo all’art. 12 l’Istituto per l’istruzione slovena di San Pietro al Natisone e stanziando finanziamenti (art. 21) per la tutela degli interessi sociali, economici e ambientali dei Comuni del Canal del Ferro, della Val Canale, delle Valli del Torre e delle Valli del Natisone. Va evidenziato infine che l’art. 5 della legge 38/2001 ha garantito, nel quadro delle disposizioni della legge 482, forme particolari di tutela alle popolazioni germanofone della Val Canale.
La Regione Friuli Venezia Giulia è una delle Regioni della Repubblica italiana con più peculiarità specifiche sia per quando riguarda la sua collocazione geografica che, soprattutto, per quanto riguarda le sue popolazioni e la sua storia e la sua cultura. E’ la Regione nord orientale che confina con la Repubblica d’Austria a nord e con la Repubblica di Slovenia a est, vede la presenza autoctona (insediata dal Medioevo) di popolazioni sia di lingue neo latine, sia slave, sia germaniche ed è l’unica delle Regioni italiane che vanta la presenza di tutte e tre questi ceppi linguistici indoeuropei. Questa presenza è stata uno dei motivi fondanti della “specialità” della Regione Friuli Venezia Giulia, come viene evidenziato con l’articolo 3 dello Statuto di Autonomia (Legge costituzionale n. 1 del 31 gennaio 1963) quando si sancisce la tutela dei propri cittadini riconoscendo “parità di diritti e di trattamento a tutti i cittadini, qualunque sia il gruppo linguistico al quale appartengono, con la salvaguardia delle rispettive caratteristiche etniche e culturali”. La presenza di cittadini parlanti rispettivamente le lingue friulana, slovena e tedesca, costituisce un patrimonio linguistico, culturale e storico molto rilevante per il Friuli Venezia Giulia e una ricchezza non soltanto in termini di “memoria” ma per le opportunità di “sviluppo” in termini di democrazia e civiltà, e anche socio culturali e socio economiche. Va considerato che, nel suo insieme, la popolazione di lingua materna o friulana o slovena o tedesca è diffusa su tutto il territorio regionale. Infatti a fronte di 219 Comuni nei quali è suddiviso il territorio regionale, l’area di presenza storica delle comunità linguistiche è indicativamente così suddivisa: in 175 comuni c’è la presenza significativa di cittadini che parlano la lingua friulana, in 32 di parlanti la lingua slovena e in 5 di parlanti la lingua tedesca, con un caso, unico in Italia, quello del Comune di Tarvisio nel quale i cittadini autoctoni parlano, nel loro insieme, quattro lingue diverse: l’italiano, lo sloveno, il tedesco e il friulano. Se consideriamo la suddivisione amministrativa nelle quattro Province della Regione, la presenza delle comunità linguistiche autoctone è distribuita su tutto il territorio regionale: i cittadini parlanti la lingua friulana sono presenti nelle province di Udine, Pordenone e Gorizia, (per un totale di 175 Comuni sui 213 complessivi delle tre Province), i cittadini parlanti la lingua slovena sono presenti nelle province di Trieste, Gorizia e Udine, lungo tutta la fascia che confina con le rispettive Repubbliche di Slovenia e d’Austria, quelli parlanti la lingua tedesca nella Val Canale, nella fascia di confine con l’Austria, e nelle isole linguistiche della Carnia, sempre nella provincia di Udine. La presenza di queste popolazioni autoctone nell’attuale Regione Friuli Venezia Giulia è il risultato di insediamenti storici avvenuti nei secoli ed è dovuta non tanto a spostamenti delle popolazioni ma ai numerosi eventi bellici che nei due secoli appena trascorsi hanno insistito sull’attuale territorio regionale portando a continui spostamenti di confini tanto da definire l’attuale confine nord orientale dell’Italia come un “confine mobile”. Per quanto riguarda le singole comunità linguistiche va evidenziato che la lingua friulana risulta attestata sul territorio dell’attuale Friuli. Il friulano è una lingua di uso, fino ai tempi recenti, prevalentemente orale, ma con una propria autonomia e identità sin dal Medioevo. Appartiene alle lingue neo latine assieme ad altre lingue dell’Europa occidentale quali il catalano, l’occitano e il ladino, in un’area che dalla Catalogna, attraverso l’arco alpino, arriva al Friuli. La lingua slovena, appartenente al ceppo delle lingue slave, è parlata da popolazioni autoctone oltre che nel territorio della confinante Repubblica di Slovenia (in cui lo sloveno ha carattere di lingua ufficiale), anche nel Land austriaco della Carinzia (con capoluogo Klagenfurt) e nella Contea ungherese di Vas Megye (con capoluogo Szombathely). Nella Regione Friuli Venezia Giulia, come già rilevato, lo sloveno è parlato nella fascia frontaliera che va dal Comune di Muggia al Comune di Tarvisio. La lingua tedesca infine, pur essendo autoctona anch’essa dal Medioevo, risulta attualmente limitata nella sua diffusione sul territorio alla sola zona della Val Canale (Comuni di Tarvisio, Malborghetto- Valbruna e Pontebba) dove si parla la lingua tedesca nella variante carinziana, essendo la comunità linguistica carinziana divisa dopo la prima guerra mondiale dal confine tra Italia e Austria, e da due isole linguistiche quali Sauris e Timau, frazione del comune di Paluzza, che parlano una variante tedesca del ‘300, similmente ad altre comunità “cimbriche” e germaniche dell’arco alpino orientale (Val dei Mocheni in Trentino, Altopiano di Asiago nel Veneto). Con la legge della Repubblica italiana n. 482 del 1999, le tre comunità linguistiche del Friuli Venezia Giulia sono state inserite nelle dodici minoranze linguistiche storiche d’Italia e quindi, in armonia con la “Convenzione quadro per la tutela delle minoranze nazionali” e la “Carta europea delle lingue regionali e minoritarie” adottate dal Consiglio d’Europa, sono esplicitamente tutelate e valorizzate.
Il friulano è una lingua neolatina del gruppo ladino che si è formata più o meno intorno all’anno Mille ed ha mantenuto durante i secoli un’originalità tutta sua che la rende, ancora oggi, molto diversa dall’italiano e dagli altri idiomi parlati nei territori limitrofi (tedesco, sloveno e veneto). Il Friuli fu abitato anticamente dai Carni, popolazione del gruppo celtico, e nel 181 A. C. fu conquistato dai Romani. Dopo la dominazione dei Longobardi e dei Franchi, nel 1077 si costituì in Stato autonomo, retto dal Patriarca di Aquileia assieme ad un Parlamento (il Parlamento della Patria del Friuli). Nel 1420 fu conquistato dai Veneziani che lo governarono, mantenendo una certa forma di autonomia, fino al 1797, quando, dopo la dissoluzione della Serenissima, passò sotto il dominio dell’Austria. Nel 1866 il Friuli (eccetto la parte orientale, divenuta italiana nel 1918) entrò a far parte del Regno d’Italia. I primi documenti in lingua friulana risalgono ai secoli XII e XIII, così come le prime composizioni poetiche. Da allora la produzione letteraria in friulano è costantemente cresciuta, con esiti stilistici anche di grande livello (Ermes di Colloredo, Caterina Percoto, Pier Paolo Pasolini). Inoltre, attorno al XIX secolo si è sviluppata una coinè letteraria codificata in testi autorevoli, che ancora oggi costituisce un importante punto di riferimento per il processo di normalizzazione linguistica. Il friulano dispone di un gran numero di vocabolari e testi di carattere grammaticale ed è studiato nelle Università del Friuli, di Trieste,di Praga, Mosca e Lubiana. Fin dalle origini la Chiesa ha utilizzato tale idioma elle cerimonie religiose e nella catechesi e, da qualche anno, ha provveduto alle traduzioni integrali della Bibbia e del Lezionario. Il friulano è parlato nelle province di Gorizia, Pordenone e Udine della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia e nella provincia di Venezia (Mandamento di Portogruaro) da circa 600.000-650.000 persone, ma le ultime statistiche denunciano un calo preoccupante di locutori, soprattutto fra i giovani. Secondo una ricerca sociolinguistica risalente all’anno 2001, il 52.2% degli intervistati capisce e parla regolarmente il friulano, il 20% lo capisce ma lo parla occasionalmente, il 19.9% lo capisce ma non lo parla, mentre il 2.6% non lo capisce e non lo parla per niente. Con la legge regionale 15/1996 per la prima volta la Regione Friuli Venezia Giulia norma una tutela globale della lingua e della cultura friulana dotandosi anche di un Osservatorio regionale della lingua e della cultura friulane (OLF) e di una unità amministrativa specifica per le comunità linguistiche. La norma regionale si ispira esplicitamente (art. 4) ai principi affermati nella Carta europea delle lingue regionali e minoritarie. Fondamentale è l’operato previsto per il Comitato scientifico dell’OLF al quale è affidato il compito di programmare e di coordinare tutte le iniziative a favore della lingua friulana. Quindi dall’esercizio 1996, cioè prima dell’entrata in vigore della legge statale 482/1999 di tutela delle minoranze linguistiche storiche, la comunità friulana ha potuto usufruire di finanziamenti regionali specifici per la tutela e lo sviluppo della lingua e della cultura, sia ai sensi della L.R. 15/1996, sia in base a norme integrative successive. Ampio spazio viene quindi dato dall’ art. 19 della L.R. 15/1996 all’attività di Comuni, enti e associazioni nel campo della lingua e della cultura friulana, finanziando sia il settore degli studi e ricerche, sia il settore della stampa e dell’editoria, sia il settore scolastico e quello dello spettacolo e, per i Comuni, quello della toponomastica. Questi interventi sono affidati alle rispettive Amministrazioni provinciali di Udine, Gorizia e Pordenone, che predispongono programmi annuali da sottoporre alla Amministrazione regionale. –
ACCERTATO INFINE CHE:
La Provincia di Gorizia assegna contributi per le attività nei seguenti settori:
settore degli studi e delle ricerche:
indagini sulla condizione linguistica della lingua friulana nei vari ambiti del territorio regionale;
ricerca, raccolta, catalogazione e ordinamento di testimonianze e materiali storici, archivistici, etnologici, folcloristici;
raccolta e compilazione di repertori linguistici friulani;
redazione e pubblicazione di atlanti, carte ed altri documenti delle zone storiche, culturali e linguistiche;
organizzazione di seminari, convegni ed incontri scientifici e culturali; Ø attività di ricerca, sperimentazione e documentazione su problemi riguardanti la storia, l’economia, la società, le tradizioni ed il patrimonio culturale, artistico e linguistico friulano;
concessione di borse di studio o di ricerca;
attivazione di corsi universitari di insegnamento.
settore della stampa, dell’editoria, delle produzioni audiovisive e dei mezzi di comunicazione sociale:
stampa di giornali e periodici in lingua friulana, intesa a sviluppare e a diffondere la conoscenza della storia, della lingua, della cultura e delle tradizioni friulane;
pubblicazioni di opere scientifiche e di divulgazione concernenti la cultura e la lingua friulane, attività informative e promozionali attraverso i mezzi di comunicazione sociale;
realizzazione di programmi radiotelevisivi, produzione di opere ed iniziative cinematografiche ed audiovisive in lingua friulana ovvero riguardanti la storia e la cultura friulane.
settore della scuola:
corsi di informazione ed aggiornamento, studi e ricerche in ambito scolastico ovvero presso le comunità emigrate, sulla realtà storica, culturale, linguistica e le tradizioni friulane, anche mediante sussidi didattici, concorsi tra gli alunni e altre attività parascolastiche volte alla conoscenza della storia, della cultura, della lingua e delle tradizioni friulane.
settore dello spettacolo:
reperimento e traduzione di versi teatrali in lingua friulana, compilazione e pubblicazione di monografie, saggi, quaderni e dispense relativi alle espressioni teatrali in lingua friulana e alla storia delle stesse;
ricerca, registrazione e pubblicazione dei testi musicali popolari;
allestimento ed organizzazione di recite, spettacoli e concerti di compagnie teatrali, gruppi folcloristici, complessi corali operanti per la conoscenza e la diffusione del patrimonio teatrale e musicale friulano.
settore della toponomastica:
raccolta e studio dei toponimi in lingua friulana e relative pubblicazioni scientifiche, anche al fine di evidenziare, attraverso apposite indicazioni, la toponomastica originaria.
Nello specifico è proprio quest’ ultimo settore quello che maggiormente ci interessa: le domande per i contributi devono pervenire alla Provincia entro il 31 gennaio di ogni anno con le seguenti modalità per quanto riguarda i Comuni interessati:
devono inoltrare richiesta in carta semplice.
devono allegare la seguente documentazione:
prelazione illustrante l’iniziativa che si vuole attuare nell’anno in corso;
preventivo dettagliato della spesa per l’iniziativa da svolgere nell’anno in corso.
Ad attivarsi per la predisposizione della domanda di contributi (assegnati nella misura massima prevista dalla legge, pari al 75 per cento della spesa sostenuta secondo quanto previsto dall’ art. 3, comma 1 DPGR n. 377 del 25.10.2000) da inviare alla Provincia di Gorizia inerente all’ assegnazione di questi ultimi per l’ adozione, da parte del nostro Comune, di cartellonistica stradale riportante i toponimi di Romans, Versa e Fratta in lingua friulana locale (rispettivamente Romans, Viarsa e Frata), così come previsto dall’ art. 19 della Legge Regionale 22/03/1996 n. 15.
Romans d’ Isonzo, lì 03.12.2007 il Consigliere Stefano Careddu
Articolo precedenteInterpellanza provvedimenti sul traffico
Prossimo articoloInterpellanza demolizione monumento