Source: http://cristo-re.eu/FORMAZ%20ARG%20STAMPA%20DL%20PROCESSI%20A%20TERMINE%20AZZERA%20PROC.htm
Timestamp: 2018-11-16 06:09:17+00:00
Document Index: 125739411

Matched Legal Cases: ['art. 157', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 157', 'art.4', 'art. 260', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

L'ARGOMENTO DI OGGI 2009-10-14
Bersani: "Rischio di incostituzionalità".
DI PIETRO: "PRONTI A FARE IL REFERENDUM"
Ddl processo breve, ira della Finocchiaro
E Baldassarre: "Legge imbarazzante"
L'ex presidente della Consulta: "E' incostituzionale" L'opposizione insorge contro le norme volute dal Pdl
Corruzione sì, usura no: ecco i reati "accorciati
Saviano: appello a Berlusconi perché ritiri la legge sui processi brevi
I reati esclusi Mafia e terrorismo
"Estinti" Mediaset e Mills ma non Mediatrade-Rti
Pacchetto sicurezza: più poteri a sindaci e prefetti
IL TESTO DEL DDL GIUSTIZIA
http://www.ilsole24ore.com 2009-11-14
Reati a confronto
I reati previsti:
I Reati esclusi:
Furto non aggravato
Rivelazione di segreti d'ufficio
Frode nelle pubbliche
Corruzione di minore
Falso dei revisori
Illecite operazioni sulle azioni
Formazione fittizia del capitale
Indebita ripartizione dei beni
Infedeltà a seguito di promessa di utilità
Illecita influenza sull'assemblea dei soci
Aggiotaggio su titoli non quotati
Ostacolo alle funzioni di vigilanza
Falso nelle relazoni dei revisori
Irregolare acquisto di azioni
Dichiarazione fraudolenta con uso di fatture false
Distruzione delle scritture contabili
Riduzione e mantenimento in schiavitù; tratta di persone
Introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi
Devastazione, saccheggio e strage; guerra civile
Contrabbando aggravato di tabacchi
Rapina (ipotesi più gravi)
Estorsione (ipotesi più gravi)
Delitti commessi per agevolare associazioni mafiose
Delitti commessi per finalità di terrorismo; ricostituzione di associazioni sovversive; banda armata (partecipazione)
Reati in materia di armi da guerra
Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope (ipotesi aggravate)
Associazione a delinquere quando è obbligatorio l'arresto in flagranza
Ingresso o soggiorno irregolare
Promozione, direzione, organizzazione, finanziamento o effettuazione del trasporto di stranieri nel territorio dello Stato
Affitto a clandestino; favoreggiamento ai clandestini
Si tratta di tutte le violazioni commesse dal datore di lavoro, dal dirigente, dal preposto, dai progettisti, fabbricanti, fornitori, installatori, dal medico competente, dai lavoratori, ad esempio:
- Omicidio colposo e lesioni
- Violazione sulla valutazione dei rischi
- Mancata nomine del preposto
- Lavori in ambienti sospetti di inquinamento
- Mancato rispetto dei requisiti di salute e di sicurezza
BERSANI ATTACCA: "BERLUSCoNI SI PRESENTI IN GIUDIZIO"
Casini: "Processo breve? Porcheria"
"Meglio un altro lodo Alfano, ma questa volta come legge costituzionale". Il ministro: lo presenti lui stesso
Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani (Eidon)
ROMA - Ieri il gesto plateale del capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, che ha buttato il testo del ddl sul "processo breve". Oggi il giudizio netto e senza giri di parole di Pier Ferdinando Casini: "È una porcheria. Non lo voteremo". E il neosegretario del Pd, Pierluigi Bersani, rincara la dose sottolineando che, dopo la bocciatura del lodo Alfano, il presidente del Consiglio dei ministro Silvio Berlusconi dovrebbe sottoporsi ai processi. Intanto sulla questione interviene anche il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano: "Come ministero stiamo già lavorando, così come anche l'opposizione e come la senatrice Finocchiaro ci ha chiesto, per fare una valutazione di impatto del provvedimento per capire materialmente l'effetto che avrà nella realtà giudiziaria del nostro Paese". "Però - avverte Alfano - qualunque sarà il risultato di questo nostro lavoro va posto a paragone rispetto ad un altro tema oggi vivo e vero che è quello delle prescrizioni che si verificano per l'infinita durata dei processi, per una macchina organizzativa della giustizia che va fatta funzionare meglio".
"IL PREMIER SI SOTTOPONGA A GIUDIZIO" - Il principale leader dell'opposizione, dunque, chiede a Berlusconi di non impegnare la maggioranza in nuovi provvedimenti sulla giustizia di cui lui stesso potrebbe essere tra i principali beneficiari. Arrivando a Ravenna per un convegno nel ventesimo anniversario della morte dell'ex segretario Dc Zaccagnini, a una domanda dei cronisti al riguardo Bersani ha risposto: "Certo, una volta che la Corte costituzionale ha deciso così, si è determinato un chiarimento: che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, e quindi il premier deve sottoporsi a giudizio". Come dire: non ci sono spazi per ulteriori tentativi di evitare, con modifiche legislative, che il premier abbia lo stesso trattamento di qualunque altro italiano.
"OPPOSIZIONE NETTA" - Quanto al ddl sul processo breve, Bersani ha ribadito che il Pd farà un'opposizione molto netta in Aula. "Il nostro obiettivo - ha detto - è fermare queste norme e sottolineare ancora una volta che questo Paese è sempre nel tritacarne dei problemi di Berlusconi, e non va bene. Questo Paese merita di potersi occupare dei problemi veri. Credo che questo sia il punto di fondo e con questa ispirazione noi faremo un'opposizione molto netta alle norme che arrivano in Senato". Secondo Bersani, bisogna, insomma, smettere di occuparsi dei problemi di Berlusconi, "partendo però dal presupposto - ha detto - che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, che questo Paese deve essere governato e che esistono funzioni di governo e di opposizione che vanno esercitate in Parlamento e non dando sempre l'impressione che il sistema è avvitato e concentrato su questioni che agli italiani non interessano".
Pier Ferdinando Casini (La Presse)
"MOSTRO GIURIDICO"- In mattinata anche il leader dell'Udc, Casini, aveva liquidato con durezza il testo presentato dalla maggioranza per la riduzione dei tempi dei processi. E le motivazioni sono altrettanto nette: " Questo ddl per abbreviare i processi è realmente una porcheria, un provvedimento che dimentica le vittime, sfascia l'ordinamento giudiziario e abroga la giustizia". Unico rimedio, per Casini, la presentazione "al più presto" di un nuovo lodo Alfano, ma questa volta come "legge costituzionale". "Un mio amico, presidente emerito della Corte costituzionale, ma che rimarrà anonimo perché è fuori dalla politica e dai partiti - ha aggiunto Casini -, mi ha detto oggi che il ddl è un mostro giuridico, inconcludente e incostituzionale". "Noi capiamo le ragioni della maggioranza - sottolinea il leader centrista - e riteniamo che una soluzione al loro problema vada trovata. Ed è per questo che ci siamo astenuti sul lodo Alfano. Ma ora un'opposizione responsabile è di fronte a un bivio: o si strepita e si fa approvare la porcheria; o si vota il lodo Alfano per via costituzionale". "Per noi - conclude Casini - questo provvedimento per accorciare i processi è assolutamente invotabile. Se sbraita Di Pietro è un conto. Ma se diciamo noi che questo testo scasserà l'ordinamento giudiziario italiano, potete crederci. Meglio allora l'immunità parlamentare". A Casini ha risposto direttamente il ministro Alfano: " Se qualcuno pensa che il ddl sul processo breve sia incostituzionale e che invece sia giusto lo ’scudo processuale’ per le alte cariche dello Stato, allora ripresenti il ’lodo Alfano’ per via costituzionale".
"ROMANZO CRIMINALE" - Molto duri i toni usati dall'Italia dei valori: "Questa non è una legislatura - commenta il capogruppo dipietrista alla Camera, Massimo Donadi -, ma un 'romanzo criminalè. Il processo breve è l'ennesima norma ad personam per Berlusconi, che avrà l'effetto di garantire l'immunità non solo al premier, ma a centinaia di migliaia di criminali. Il governo sta tentando in ogni modo di abbattere lo stato di diritto, ma non ci riuscirà. Se il ddl dovesse essere approvato in parlamento, i cittadini lo bocceranno col referendum".
Bersani: "Rischio di incostituzionalità". DI PIETRO: "PRONTI A FARE IL REFERENDUM"
Il ddl sul processo breve al Senato, la prescrizione scatta dopo due anni (12 novembre 2009)
Antonio Baldassarre, già presidente della Corte costituzionale e e della Rai (Imagoeconomica)
MILANO - Non piace all'opposizione il disegno di legge sul processo breve presentato dalla maggioranza al Senato. Ma non piace neppure ad Antonio Baldassarre, ex presidente della Corte costituzionale ed ex presidente Rai in quota centrodestra, secondo cui il provvedimento sarebbe "incostituzionale" e "imbarazzante". Baldassarre, dicendosi "desolato innanzitutto come cittadino", spiega che il provvedimento viola il principio di uguaglianza soprattutto perchè si applica a "reati gravissimi, come quelli di corruzione e concussione" mentre tra quelli esclusi ce ne sono alcuni "lievi". "Non è una cosa seria,visto che stiamo parlando di leggi e non di regali".
I DUBBI DELL'ANM - Dubbi analoghi sono stati avanzati dal presidente e dal segretario dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara e Giuseppe Cascini: "Gli unici processi che potranno essere portati a termine saranno quelli nei confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco di eccezioni (articolo 2, comma 5 del disegno di legge) che pone forti dubbi di costituzionalità". "È impensabile - hanno sottolineato i due - che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti dell'imputato incensurato si estingua, mentre debba proseguire il processo per una truffa da pochi euro, commessa da una persona già condannata, magari anni prima, per altro reato" (ASCOLTA l'intervista a Luca Palamara).
L'IRA DELLA FINOCCHIARO - Il testo prevede che la prescrizione scatti dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero per i processi in corso in primo grado e per reati "inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione". Contenuti che hanno fatto andare su tutte le furie Anna Finocchiaro. Dopo le interviste di rito con i giornalisti, la capogruppo dei senatori Pd ha letteralmente lanciato il testo del disegno di legge contro lo stipite della porta della sala Maccari dove un attimo prima aveva espresso le prime "perplessità" sul provvedimento. "Il ddl - ha tuonato - non si applicherà per il furto aggravato. Così per il rom che ruba il processo rimarrà, mentre processi come Eternit, Thyssen, Cirio e Parmalat andranno al macero". "Si tratta - aveva detto davanti alle telecamere prima del gesto di stizza - di una sorta di salviamo tutti per salvare uno".
"RISCHIO DI NON COSTITUZIONALITÀ" - Per il leader del Pd, Pierluigi Bersani, la legge sul processo breve "rischia" di essere incostituzionale. "Il mio slogan - ha spiegato il segretario democratico - è "processo breve, purché ci sia". Norme per snellire i processi sono auspicabili, ma se si vuole usare delle norme titolate "processi brevi" per non fare i processi o per non fare qualche processo, allora essa diventa non accettabile per l'opinione pubblica. La maggioranza se ne convinca". L'avvertimento di Bersani è chiaro: se la maggioranza tenterà una forzatura in Parlamento sarà inevitabile uno "scontro". E anche la Presidente dell'Assemblea nazionale dei democratici, Rosy Bindi, fa sentire la sua voce. "Non siamo disponibili né ad una riforma tagliata sulle esigenze processuali di Berlusconi né ad una revisione dell'immunità parlamentare che trasformi le garanzie, peraltro già esistenti, in una sorta di impunità parlamentare". Chiediamo, ha aggiunto la Bindi, "chiarezza e verità" su quanto accade nelle carceri italiane, alla luce della morte di Stefano Cucchi e Giuseppe Saladino.
"PRONTI AL REFERENDUM" - Assai critico nei confronti del ddl è il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. "Il disegno di legge dice che dopo due anni il processo non si deve fare più e per questa ragione migliaia di processi dei maggiori scandali italiani andranno tutti dichiarati estinti - ha spiegato l'ex pm -. È la più grossa amnistia mascherata della storia e ancora una volta l'Italia dei valori, dal 5 dicembre si impegnerà a raccogliere le firme per un nuovo referendum perché anche questa volta questa legge è incostituzionale, immorale e contro gli interessi del Paese". A Di Pietro fa eco il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero: "Se passerà il ddl sul processo breve Rifondazione avvierà la raccolta di firme per il referendum abrogativo".
"IL TEMA ESISTE E VA RISOLTO" - La maggioranza si difende: "È evidente che ci saranno polemiche sui beneficiari di questa norma o meno, ma il tema esiste e va risolto" ha detto il presidente del Senato, Renato Schifani. "Questa iniziativa - ha aggiunto - tende ad attuare il principio della ragionevole durata dei processi, sostenuto sia nella Convenzione europea dei diritti dell'Uomo e sia dalla nostra Carta costituzionale". Per Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, "o la politica, nel suo complesso, si riappropria della propria responsabilità di guidare il Paese verso traguardi di sviluppo economico e civile, oppure il rischio che si profila è quello di una grave alterazione degli equilibri democratici e di una sostanziale ingovernabilità". "Legge ad personam? No, è una legge che riguarda tutti" è la rassicurazione di Gaetano Pecorella, deputato Pdl nonché avvocato del premier.
BONGIORNO STUPITA: "PERCHé SONO ESCLUSI I REATI LEGATI A IMMIGRAZIONE?""
Ddl sul processo breve in Senato
La prescrizione scatta dopo due anni
La norma riguarda i processi in corso e i reati per cui sono previste pene sotto i 10 anni. Firma anche la Lega
AUDIO - Gasparri: "Processi lenti? I magistrati lavorino di più"
Anm: così saranno buttati a mare molti procedimenti (11 novembre 2009)
Giustizia, patto Berlusconi-Fini: "Tempi brevi per i processi" (10 novembre 2009)
MILANO - Il disegno di legge sul processo breve è arrivato in Senato, presentato dal Pdl e sottoscritto dalla Lega (il testo completo in pdf). Composto da tre articoli, prevede tra l'altro che la prescrizione scatti dopo due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero per i processi in corso in primo grado e per reati "inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione". Per quanto riguarda la norma sulla prescrizione, il ddl prevede che l'imputato possa non avvalersi dell'estinzione del processo, presentando una dichiarazione in udienza. Il provvedimento, messo a punto dal legale del premier e deputato del Pdl Niccolò Ghedini, entrerà in vigore il giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
LE FIRME - Il ddl "Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo", che porta le firme del capogruppo Maurizio Gasparri, del vice capogruppo Gaetano Quagliariello e di altri senatori del Pdl (Tofani, Casoli, Bianconi, Izzo, Centaro, Longo, Allegrini, Balboni, Benedetti Valentini, Delogu, Gallone, Mugnai, Valentino), è stato siglato anche dal presidente dei senatori della Lega Federico Bricolo, dal senatore Sandro Mazzatorta (Lega). L’iniziativa, ha spiegato Gasparri, rientra nel "decalogo sulla giustizia" che il centrodestra sta portando avanti e che comprende fra le altre cose "nuove norme antimafia, riforma del processo civile, riforma della professione forense, intercettazioni e riforma costituzionale della giustizia".
Il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri (Eidon)
"I MAGISTRATI LAVORINO DI PIÙ" - In un'intervista a Rcd per conto di Corriere.it, Gasparri ha anche evidenziato che le nuove norme non sono una prescrizione breve ma rispondono all'esigenza di dare tempi certi per i giudizi. E sul fatto che vi sia una riduzione di fatto dei tempi a disposizione della magistratura, il presidente dei senatori pidiellini è drastico: "Per incominciare, i magistrati inizino a lavorare di più" (ascolta l'audio).
I TRE ARTICOLI - Nell'articolo 1 si fissano le modalità per la durata "ragionevole" dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto. "Non sono considerati irragionevoli - si legge nel testo - i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma". Se vengono superati i limiti di ragionevole durata, il processo è estinto (articolo 2), "nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell'art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione". L'articolo 3 contiene "disposizioni relative all'entrata in vigore della legge e all'applicazione delle norme sull'estinzione processuale".
L'IMMIGRAZIONE - Le disposizioni sul processo non si applicano nei processi in cui "l'imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale". Non si applicano anche per i reati legati all'immigrazione (come chiesto dalla Lega), agli incidenti sul lavoro, alla mafia e al terrorismo. Ecco l'elenco completo dei reati esclusi: associazione per delinquere, incendio, pornografia minorile, sequestro di persona, atti persecutori, circonvenzione di persone incapaci, violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale, reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, traffico illecito di rifiuti.
BONGIORNO - Un punto, quello dell'esclusione dei reati legati all'immigrazione, che non piace a Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera. "Suscita un certo stupore la scelta di includere nell'elenco dei reati di grave allarme sociale, come quelli di mafia e terrorismo, l'immigrazione clandestina che è una semplice contravvenzione peraltro punita con una banale ammenda". Prima dell'accordo tra Fini e Berlusconi, la Bongiorno aveva esaminato le varie bozze del provvedimento messe a punto da Ghedini, per poi riferire al presidente della Camera.
PD, IDV E RIFONDAZIONE - L'opposizione, con il segretario del Pd Pierluigi Bersani, paventa la possibile incostituzionalità: "Per noi è prioritario che i cittadini abbiano chiaro che la legge è uguale per tutti". Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori Pd, ha letteralmente sbattuto il testo del disegno di legge contro il muro della sala stampa. L'Idv annuncia una raccolta di firme: "Migliaia di processi dei maggiori scandali italiani andranno tutti dichiarati estinti - dice Antonio Di Pietro -. È la più grossa amnistia mascherata della storia". Anche il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero minaccia il ricorso al referendum: "Il governo usa un problema vero per fare un provvedimento che ha come unico scopo quello di salvare Berlusconi dai processi. Se il ddl sul processo breve sarà approvato raccoglieremo le firme per il referendum".
12 novembre 2009(ultima modifica: 13 novembre 2009)
Per caso il Mediaset la richiesta di giudizio è del 2005, per Caso Mills del 2006
Processo breve, con la nuova norma
i processi al Premier finiti da tempo
Negli ambienti della procura di Milano si parla della possibilità di sollevare eccezione di costituzionalità
Processo breve, ddl arriva in Senato. La prescrizione scatta dopo due anni (12 novembre 2009)
Berlusconi davanti alla prima corte del Tribunale Penale di Milano durante il processo Sme nel 2004 (Prospekt)
MILANO - Nel caso dovesse essere approvata dal Parlamento la nuova norma sul cosiddetto "processo breve", ai giudici dei processi sui diritti tv di Mediaset e sul caso Mills non resterebbe altro da fare che prendere atto che si tratta di vicende giudiziarie finite da tempo a causa della prescrizione. La richiesta di rinvio a giudizio per la vicenda Mediaset, dove Berlusconi risponde di frode fiscale dopo l’estinzione per prescrizione di falso in bilancio e appropriazione indebita, risale al 22 aprile del 2005. Insomma è un processo morto da più di 4 anni e mezzo. La richiesta di processare Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari, "almeno 600mila dollari al testimone Mills", porta la data del 10 marzo del 2006. Sono già passati più di tre anni e mezzo e anche qui trascorsi 2 anni non c’è stata sentenza di primo grado.
ECCEZIONE DI COSTITUZIONALITÀ - Negli ambienti della procura di Milano comunque già si parla della concreta possibilità di sollevare eccezione di costituzionalità della nuova norma, come era già avvenuto con successo, per pm e giudici del capoluogo lombardo, in relazione al Lodo Alfano. Ma la Consulta impiegherebbe almeno un anno per decidere. Silvio Berlusconi, inoltre, è indagato di appropriazione indebita nell’ambito dell’inchiesta su Mediatrade, società controllata da Mediaset al 100 per cento, sempre in riferimento alla compravendita di diritti televisivi e cinematografici. L’inchiesta dovrebbe essere chiusa a giorni. Poi il pm dopo venti giorni chiederà al gup il processo e da quel momento scatteranno i due anni entro i quali dovrà intervenire la sentenza di primo grado al fine di evitare la tagliola della prescrizione.
"Sfascerà il sistema. Meglio un nuovo lodo Alfano, con legge costituzionale"
Casini: "Questo ddl è una porcheria"
Alfano: "Faremo una valutazione di impatto sul ddl dei processi"
Casini: "Questo ddl è una porcheria" Bersani: "Il premier si faccia processare"
Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini
ROMA - Il ministro della giustizia Alfano risponde alle critiche dell'opposizione sul ddl sul processo breve con una annotazione che potrebbe suonare ovvia: "Valuteremo l'impatto del ddl sui processi". Una risposta ai distinguo della stessa maggioranza. E Giuseppe Consolo apre alla proposta di Casini ("meglio un lodo riscritto secondo le indicazioni della Corte Costituzionale"). "Mi sembra una strada interessante"
Casini durissimo."Questo ddl per abbreviare i processi è realmente una porcheria, un provvedimento che dimentica le vittime, sfascia l'ordinamento e abroga la giustizia". Il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, in una conferenza stampa convocata a Montecitorio, boccia con durezza il disegno di legge presentato ieri da Lega e Pdl al Senato per accorciare i tempi dei processi.
L'effetto, secondo l'esponente centrista sarà quello di smantellare "il sistema giudiziario", di qui l'annuncio del voto contrario dell'Udc. Unico rimedio, per Casini, la presentazione "al più presto" di un nuovo lodo Alfano, ma questa volta come "legge costituzionale".
Per l'Udc il ddl Gasparri-Quagliarello-Bricolo "è una porcheria, dimentica le vittime dei reati, sfascia completamente il sistema giudiziario, equivale a una abrogazione della giustizia". "Noi che abbiamo sempre spinto per il dialogo sulla giustizia - prosegue Casini - abbiamo la responsabilità di dire chiaramente la nostra posizione. Proponiamo all'opposizione un lodo Alfano ma costituzionale, che vada incontro ai desiderata della Corte costituzionale e che consenta di evitare questo approccio devastante al sistema giustizia".
Il leader dell'Udc, insomma, non ha dubbi: piuttosto che approvare il testo scritto dal deputato del Pdl e legale del premiere, Niccolò Ghedini, "sarebbe molto meglio reintrodurre l'immunità parlamentare sul modello europeo". "Sarebbe comprensibile garantire una stessa normativa sia per i parlamentari europei - conclude Casini - sia per i parlamentari italiani".
Interviene di nuovo il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Ieri aveva detto che il suo partito darà battaglia in Parlamento. Oggi chiede al premier di "farsi processare". "La Corte costituzionale ha riaffermato il principio dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Il premier deve sottoporsi a giudizio per ridare serenità al paese".
Altrettanto critica il capogruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, che, rivolgendosi al ministro della Giustizia Alfano, chiede: "Noi vogliamo sapere quante migliaia di processi andranno al macero con questo tipo di riforma". "Vogliamo sapere - procede la Finocchiaro - quanti innocenti non vedranno dichiarata la loro innocenza a seguito di un processo regolare, e quanti colpevoli non verranno assicurati alle galere in relazione dei delitti commessi. Quale garanzia per la tutela dei cittadini e della loro sicurezza personale questo governo è disponibile ad apprestare? Poi possiamo ragionare su riforme vere e serie. Ieri abbiamo presentato i nostri punti di proposta. Confrontiamoci sulla lunghezza insostenibile dei processi italiani e non buttiamo al macero migliaia e migliaia di processi in tutta Italia soltanto perchè ci vuole una norma che sovvenga alle aspettative e ai desiderata di un imputato eccellente".
L'Idv: un romanzo criminale. "Questa non è una legislatura, ma un 'romanzo criminale' - dichiara il capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera, Massimo Donadi. Il 'processo breve' è l'ennesima norma ad personam per Berlusconi, che avrà l'effetto di garantire l'immunità non solo al premier, ma a centinaia di migliaia di criminali. Il governo sta tentando in ogni modo di abbattere lo stato di diritto, ma non ci riuscirà. Se il ddl dovesse essere approvato in parlamento, i cittadini lo bocceranno col referendum".
Comincia la mobilitazione delle associazioni. Il presidente dell'Arci Paolo Beni dichiara: "Facendosi scudo di un'esigenza vera, quella di abbreviare i tempi dei processi, il governo propone di introdurre nei fatti un'amnistia per i ricchi. I processi che andrebbero in prescrizione sono infatti quelli che riguardano reati gravissimi come la corruzione e concussione, i reati finanziari e societari, compresa l'usura e il falso in bilancio, fattispecie che molto difficilmente possono riguardare i meno abbienti, che anzi spesso di questi reati sono le vittime (processi Cirio, Parmalat, Eternit) e che grazie a questo ddl non avranno mai giustizia".
Libertà e Giustizia, catena di mail. L'associazione invita i cittadini a scrivere al presidente della Camera Fini e a quello del Senato Schifani , un messaggio con questo testo: "Il Parlamento che approva il lodo Ghedini, ennesima legge per premiare i potenti e massacrare i più deboli non mi rappresenta".
LA SCHEDA. Il disegno di legge presentato oggi in Senato sul processo breve
Tutte le eccezioni all'estinzione: i reati per i quali il procedimento non s'interrompe
Due anni è la "durata ragionevole" Dopo il processo si estingue
ROMA - La maggioranza ha presentato al Senato il disegno di legge sul 'processo breve': 'Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della costituzione e dell'articolo 6 della convenzione europea sui diritti dell'uomo'. Tra le firme dei presentatori, quella del capigruppo e del vicecapogruppo del Pdl Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello e del presidente dei senatori leghisti Federico Bricolo.
Durata ragionevole. Nell'articolo 1 del disegno di legge si fissano le modalità per la durata "ragionevole" dei processi, oltre la quale, se il ddl diventasse legge, il processo verrà estinto: "Non sono considerati irragionevoli i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma 2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma".
Applicabilità ai processi pendenti. Nella conclusione dell'articolato viene chiarito che "le disposizioni dell'articolo 2 (sull'estinzione dei processi) si applicano ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla corte d'appello o alla corte di cassazione".
Inizio del processo. Nel provvedimento si precisa che "il processo si considera iniziato, in ciascun grado, alla data di deposito del ricorso introduttivo del giudizio o dell'udienza di comparizione indicata nell'atto di citazione, ovvero alla data del deposito dell`istanza di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, ove applicabile, e termina con la pubblicazione della decisione che definisce lo stesso grado. Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato", il che fissa l'inizio del processo alla data in cui l'accusa chiude le indagini e avanza la richiesta di rinvio a giudizio. "Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di 90 giorni ciascuno".
Quali processi si estinguono. Se vengono superati i limiti di ragionevole durata, il processo è estinto (articolo 2) "nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell'art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione".
Le eccezioni. Fanno eccezione alle disposizioni sull'estinzione del processo una serie di fattispecie penali. Questo il testo del paragrafo sui reati per i quali i processi non posso essere estinti anche oltre la 'ragionevole durata': "delitto di associazione per delinquere previsto dall'articolo 416 del codice penale; delitto di incendio previsto dall'articolo 423 del codice penale; delitti di pornografia minorile previsti dall'articolo 600-ter del codice penale; delitto di sequestro di persona previsto dall'articolo 605 del codice penale; delitto di atti persecutori previsto dall'articolo 612-bis del codice penale; delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall'art.4 della legge 8 agosto 1977, n.533, o taluna delle circostanze aggravanti previste dall'articolo 625 del codice penale; delitti di furto previsti dall'articolo 624-bis del codice penale; delitto di circonvenzione di persone incapaci, previsto dall'articolo 643 del codice penale; delitti previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale; delitti previsti dall'articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale; delitti commessi in violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale; reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286; delitti di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti previsti dall'art. 260, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152".
Legge salva-premier, Caselli: Una mannaia sulla giustizia (AUDIO)
Un processo più breve? "Obiettivo sacrosanto, ma irraggiungibile senza i mezzi necessari". Con il ddl del governo "a rischio estinzione un'infinità di processi per reati gravi". L'analisi del procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli.
Il ministro Alfano: "Valuteremo l'impatto sui processi"
"Come ministero stiamo già lavorando, così come anche l'opposizione e come la senatrice Finocchiaro ci ha chiesto, per fare una valutazione di impatto del provvedimento per capire materialmente l'effetto che avrà nella realtà giudiziaria del nostro Paese". È quanto spiega il ministro della Giustizia Angelino Alfano a margine di un incontro sulla giustizia promosso dal Pdl a Bologna, annunciando che si farà una verifica degli effetti del ddl per il processo breve.
"Però -avverte Alfano- qualunque sarà il risultato di questo nostro lavoro va posto a paragone rispetto ad un altro tema oggi vivo e vero che è quello delle prescrizioni che si verificano per l'infinita durata dei processi, per una macchina organizzativa della giustizia che va fatta funzionare meglio". Su questo fronte Alfano ribadisce che si punta in particolare alla digitalizzazione, alla riorganizzazione e alla semplificazione degli atti giudiziari.
Fini amaro: "Il premier ha rotto i patti"
di Susanna Turcotutti gli articoli dell'autore
Il patto sulle leggi ad personam siglato martedì tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini è così fragile che il ddl sul processo breve, appena depositato in Parlamento, sembra già sul punto di saltare. Di certo, traballa vistosamente. E solo nella giornata di ieri, finisce per provocare una nuova, pesante, frattura. Rancori, diffidenze e disagi che, se il buongiorno si vede dal mattino, sono destinati ad aumentare sempre più. Se, infatti, il Cavaliere continua a non mandare giù di essere stato costretto a un compromesso così al ribasso (per lui), e a meditare quale sia il momento buono per reintrodurre quel taglio dei tempi di prescrizione che l’alleato insiste a negargli, l’ex leader di An vive con crescente "disagio" gli attacchi a un ddl che considera sì il necessario (pena la caduta del governo) "male minore" rispetto al testo iniziale, ma anche testo nel quale vorrebbe essere coinvolto il meno possibile. Non per caso, il testo viene chiamato "ddl Ghedini". Non per caso, mentre si scatenano dall’opposizione le polemiche sulle falle contenute nel testo, i finiani si guardano bene dal difenderlo. A tutto ciò, sempre per Fini, si aggiunge una diffidenza crescente. E da ieri almeno raddoppiata. "Perché quel patto, Berlusconi l’ha di fatto già violato", spiegano i finiani, "e siamo solo al primo giorno; vuol dire che sono disposti a tutto, ma non è affatto detto che noi ci staremo".
Il casus belli, stavolta, è un elemento apparentemente solo tecnico, ma in realtà di grande peso politico, che infatti ha fatto infuriare Fini. Nella lista dei reati che sarebbero esclusi dal processo breve, infatti, i berluscones (da Niccolò Ghedini in giù) hanno inserito all’ultimo momento e senza consultare la "controparte" interna, il reato di immigrazione clandestina. L’indicazione, è ovvio, proviene dalla Lega, che quella norma anti-immigrati ha voluto a tutti i costi. E il suo inserimento, secondo alcuni, è una vera e propria "sfida" all’ex leader di An.
Non è un segreto, infatti, che nei mesi scorsi Fini si sia battuto duramente contro l’introduzione di quel reato. <CF>Figurarsi se sarebbe stato favorevole al fatto di equiparare gli immigrati clandestini e i boss mafiosi. Così, i berluscones non l’hanno nemmeno avvertito. Così, non appena il testo è stato reso noto, Fini ha mandato avanti Giulia Bongiorno. "Suscita un certo stupore la scelta di includere tra i reati di grave allarme sociale anche l'immigrazione clandestina", dice lei.
"Una cosa ridicola", aggiunge Fabio Granata. Diplomazia per segnalare forte irritazione. E soprattutto, diffidenza crescente verso un compromesso già accettato ob torto collo dall’ex leader di An. "È un segnale netto che vogliono infarcire questo pacchetto di tutto ciò che vuole Berlusconi. Compresa, come no, anche la prescrizione abbreviata che abbiamo stoppato", spiegano ambienti finiani. "Ma se le cose stanno così, non è escluso che ci metteremo a lavorare sugli emendamenti". Del resto, anche nel Pdl si sono cominciate ad alzare voci contro un ddl che già è così vistosamente incostituzionale. "Così finiamo come col lodo Alfano: tanti attacchi, e poi la Consulta ci boccia e non otteniamo nemmeno l’obiettivo".
Quirinale in allarme: massima vigilanza. Ma non parlerà mentre il Parlamento lavora
L’auspicio di una riforma "né occasionale, né di corto respiro" sembrerebbe restare tale alla luce del testo del disegno di legge sul processo breve che per le vie informali, ma non è una scortesia dato che non c’è nessun obbligo di farlo pervenire ufficialmente, è arrivato al Quirinale. Ora il Colle ne seguirà l’iter con attenzione ma senza interferire in alcun modo perché "quando il Parlamento lavora il presidente tace".
Quindi solo alla fine Napolitano farà conoscere le sue valutazioni e deciderà se firmare o no una legge il cui cammino si preannuncia accidentato sottoposta com’è già al fuoco amico, la Bongiorno in testa ma anche i leghisti che non nascondono un mal di pancia, pur con firma, che è diventato esplicito sull’altra iniziativa di queste ore, quella sulla immunità. Ma loro sono quelli del cappio.
La legge sui processi "a sei anni" non soddisfa innanzitutto le necessità di Berlusconi che non nasconde a nessuno il suo malumore ma anzi lo agita come una clava. Spera ancora il premier di riuscire a portare un po’ d’acqua al suo mulino. Ma è proprio sui particolarismi interessati che la vigilanza sarà massima. Questa è una vicenda su cui, fin dall’inizio, si è capito quanto le posizioni tra il Colle e Palazzo Chigi fossero distanti. Una prova si è avuta l’altro giorno quando tra Napolitano e Berlusconi nel primo incontro dopo la bocciatura del Lodo Alfano, Altare della Patria escluso, non c’è stata altro che una gelida stretta di mano e nessuna parola oltre il tema del giorno, le missioni all’estero.
Mentre l’incontro con Fini, in quello che fu anche lo studio di Napolitano a Montecitorio, è stato breve ma molto cordiale. Un breve scambio di opinioni a porte chiuse. Con quel disegno di legge che incombe, che mette in discussione l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, e che certo non va nella linea di quel "confronto" da tempo auspicato all’insegna della "serenità e della misura". Meglio se ne tenga conto.
Anche Casini attacca sul "processo breve": "E' una porcheria". Meglio il lodo Alfano costituzionale
Il disegno di legge sul processo breve depositato dalla maggioranza al Senato "è una porcheria". Lo dice Pier Ferdinando Casini, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio assieme al capogruppo Udc in senato Giampiero D'alia. "mi spiace usare una parola forte- sottolinea- ma quello è un provvedimento che umilia le vittime dei reati, sfascia il sistema del diritto e porterà ad una abrogazione del sistema giustizia.
Per questo, visto che comunque capiamo le ragioni della maggioranza, allora responsabilmente proponiamo all'opposizione di votare al più presto un lodo Alfano costituzionale che corrisponda ai desiderata della Corte costituzionale e che consenta di evitare un approccio verso i temi della giustizia che è devastante".
Il leader dell'Udc aggiunge: "l'opposizione responsabile è davanti a un bivio, o strepita e consente che si realizzi una porcheria, oppure propone responsabilmente un'alternativa che è il lodo Alfano per via costituzionale. Noi stiamo cercando una strada terza per evitare la catastrofe di uno scontro che si sta profilando tra posizioni del governo e i giudici, noi abbiamo il dovere di trovare una strada che eviti una diatriba perenne tra berlusconi e la magistratura". Casini osserva: "al ddl sul processo breve noi non possiamo che votare no, anche se il lodo Alfano può essere un metodo discutibile almeno 'non scassà.
Il Pd indignato. Bersani annuncia battaglia: "basta leggi per il premier"
di Simone Collinitutti gli articoli dell'autore
"Daremo battaglia, non è assolutamente accettabile". Pier Luigi Bersani la mattina è a Roma nella sede di Confcommercio, a discutere con il presidente Sangalli della necessità di "riaprire un grande tavolo di politiche dei redditi", perché "negli ultimi dieci anni abbiamo avuto un drammatico impoverimento di quelli medi e bassi", perché "non può esistere attività economica se non si fa crescere il potere d’acquisto", perché le misure su Ires e Irap varate dal Consiglio dei ministri sono "acqua fresca", mentre per affrontare la crisi occorre una "manovra vera con miliardi veri".
Il pomeriggio è a Chianciano, al congresso dei Radicali, a incassare l’applauso della platea quando apre al dialogo dicendosi "a disposizione per un confronto per misurare da vicino le reciproche prospettive", o quando prospetta "alleanze democratiche e di progresso" (anche con Rutelli?, gli chiedono: "Figuriamoci se escludo Rutelli", risponde facendo infuriare a distanza gli ex popolari, con Pierluigi Castagnetti che gli manda a dire se si tratti di "un invito a uscire").
Ma è inevitabile in una giornata come questa che il tema della riforma della giustizia segua passo passo il segretario del Pd. "Parliamo dei problemi degli italiani", tenta lui. Come giudica il disegno di legge accorcia-processi?, insistono i cronisti. Così la mattina, in base alle indiscrezioni a disposizione, parla di un "rischio incostituzionalità". Il pomeriggio, dopo il che il testo viene depositato, conferma che in Parlamento il Pd darà "battaglia". "Ancora una volta abbiamo delle norme che discriminano i cittadini di fronte alla legge con il solo fine di risolvere i problemi del presidente del Consiglio. La questione è serissima perché non ci viene mai consentito di discutere i problemi del Paese.".
Il Pd ha presentato in Parlamento una serie di proposte di legge per garantire maggiore efficienza del sistema della giustizia e rapidità dei procedimenti. Un pacchetto che Anna Finocchiaro presenta al Senato, definendo il provvedimento maggioranza "viziato di incostituzionalità e inaccettabile sul piano morale". Se si vuole affrontare il problema della lentezza dei processi, dice il capogruppo - si può cominciare dalla depenalizzazione dei reati minori, dalle notificazioni con posta elettronica, dall’abolizione dell’avviso di conclusione delle indagini, dalla riforma dell’udienza preliminare e da una revisione delle garanzie formali. Misure che difenderebbero il diritto dei cittadini ad avere processi di ragionevole durata, mentre il testo presentato dalla maggioranza semplicemente "farà estinguere moltissimi processi importanti, tra i quali quello per i crack Cirio e Parmalat". Un punto su cui insiste anche Di Pietro, che parla della "più grande amnistia mascherata della storia", dice che "Fini e Berlusconi, con il disegno di legge sulla giustizia, inchiappettano gli italiani", preannuncia un referendum su questo e altri temi e conferma che il 5 dicembre sarà in piazza per il "No Berlusconi Day" (che intanto ha raccolto 235 mila adesioni su Facebook), invitando il Pd a fare altrettanto.
Bersani conferma che in Parlamento "il Pd combatterà", anche perché è inaccettabile che si vada "indietro come i gamberi", provando a reintrodurre anche l’immunità parlamentare. Conferma che cercherà di far fronte comune con le altre forze di opposizione, e non solo: "Voglio rivolgermi anche ai parlamentari della maggioranza per chiedere loro se pensano che sia giusto che un rom recidivo per un piccolo reato debba andare subito a sentenza e uno invece che è imputato di corruzione, essendo magari incensurato, possa evitare il processo perché non siamo in grado di garantire il processo breve". Ma sulla manifestazione lanciata una decina di giorni fa da Di Pietro e dal segretario del Prc Ferrero, il leader Pd manda a dire: "Le piattaforme si decidono insieme, il Pd non partecipa alle manifestazioni per invito". Bersani conferma però che con Udc, Idv e forze della sinistra oggi extraparlamentare cercherà di dar vita a "iniziative comuni". Anche perché, dice il il segretario Pd, la situazione è inquietante anche per un altro motivo: "È grave che Alfano sia d’accordo con queste iniziative..".
Tre articoli e saltano i processi. L'Anm: "Avrà effetti devastanti"
Adesso che è scritta nero su bianco, i dubbi di questa lunga vigilia diventano certezze. Il "processo breve" ideato dall’onorevole avvocato Niccolò Ghedini e presentato ieri mattina al Senato dal capogruppo Gasparri e dal suo vice Quagliariello sarà la rivoluzione, "più devastante" dicono le toghe, che ci sia mai stata nel nostro ordinamento dal dopoguerra a oggi. "Moriranno" centinaia di migliaia di processi già avviati, tra il 60 e l’80 per cento, dicono le prime stime, di quel milione circa di processi penali pendenti in primo grado. Significa che rischiano di saltare qualcosa come 600 mila procedimenti, altrettanti reati, violenze, ingiustizie che se da una parte salveranno gli imputati, dall’altra lasceranno senza giustizia le vittime di quei reati.
La legge conta tre articoli, il più micidiale è l’ultimo, la norma transitoria che applica la nuova legge ai processi in corso. Con questo testo Ghedini e soci hanno inventato la prescrizione dell’azione penale, cioè del processo, che corre parallela alla prescrizione del reato che va avanti in modo autonomo a partire da quando si compie il reato. La prescrizione del processo invece partirà dal momento in cui è stato disposto il rinvio a giudizio, da quando cioè l’indagato diventa imputato. Ghedini e soci decidono così di dettare i tempi del processo e di bloccarli a sei anni, due anni per il primo grado, due anni per il secondo, due per il terzo. Se in ognuna di questa tre fasi il giudice sfora il limite dei due anni, il processo muore.
Principio più che ragionevole, tante volte ci ha provato anche il centro sinistra, visto che il cancro italiano è la giustizia con un milione e mezzo di processi penali arretrati e tempi di durata per una sentenza definitiva, comprensiva cioè dei tre gradi, che a volte sforano i dieci anni. L’Europa ci chiede di avere tempi certi nei processi, spesso ci punisce con multe milionarie (nella relazione che accompagna il ddl sono indicati le cifre pagate dallo Stato per gli indennizi imposti dalla Corte europea, 14,7 milioni nel 2007, 25 milioni nel 2008, 13,6 milioni nel primo semestre del 2009).
Il problema è la soluzione stessa del problema. A cominciare dai reati a cui si applica per finire ai tempi di applicazione, i processi in corso appunto, passando per gli imputati e le vittime dei reati. Il processo breve si applica subito ai procedimenti di primo grado - ma non a quelli in Appello e in Cassazione - e "solo" ad incensurati e imputati per reati la cui pena massima arriva a dieci anni. Iil 70% dei reati del nostro codice penale ha pene inferiori ai dieci anni. Sono escluse le imputazioni per mafia, terrorismo, i reati associativi, la pornografia minorile, il sequestro di persona, l’incendio, il furto, gli atti persecutori (lo stalking), gli incidenti sul lavoro, gli incidenti stradali, il traffico illecito di rifiuti. Sono esclusi tutti i reati legati all’immigrazione. Significa che tutti i processi per reati contro la pubblica amministrazione, dalla corruzione alla concussione all’abuso, i reati societari e finanziari (non la bancarotta che ha una pena superiore ai 10 anni), ma anche l’usura e l’estorsione avranno la tagliola dei sei anni. Moriranno. Anzi, sono già moribondi perchè iniziati più di due anni fa. Significa che Berlusconi è salvo. E i responsabili del crac Cirio e Parmalat anche. Il clandestino che ha rubato la mela, finirà condannato. La capogruppo del Pd Anna Finocchiaro sbatte contro il muro il fascicolo con il testo di legge: "Oltre che incostituzionale è una norma moralmente inaccettabile". Silvia Della Monica e Gerardo D’Ambrosio(Pd) e Antonio Di Pietro (Idv)lanciano l’allarme per i processi di mafia. Il Senato potrebbe approvare la legge, firmata anche dalla Lega nonostante i proclami di legalità e certezza della pena, anche prima di Natale. Ma sarà battaglia.
Corruzione sì, usura no: ecco i reati "accorciati"
I reati previsti
I reati esclusi
Saviano: appello a Berlusconi perché ritiri la legge sui processi breviI reati esclusi
Presentato in Senato il testo del Ddl sul "processo breve"
Giustizia: due anni dal rinvio a giudizio per la prescrizione
A fare da bussola, sta scritto nella relazione al disegno di legge sul processo breve, dovrebbe essere l'allarme sociale. È per i soli reati che rientrano in questa nozione almeno ballerina che viene stabilita un'eccezione al principio base dell'estinzione dopo 2 (o 3 al massimo) anni di durata di ogni grado di giudizio. In questi casi l'interesse dell'imputato alla ragionevole durata del processo soccombe di fronte a quello della collettività all'accertamento della responsabilità penale e all'applicazione della pena. Di fatto però, testo alla mano, è sorprendente la ricognizione sui principali reati previsti dal nostro ordinamento penale, passandoli al setaccio della pena inferiore a 10 anni. Un criterio forse un po' brutale, ma che se accompagnato all'assenza di precedenti penali è idoneo a cancellare il procedimento una volta spirato il termine.
Meglio procedere per grandi aree di illeciti allora per verificare la ragionevolezza delle scelte. Facendosi guidare dal Codice penale e dalle principali leggi speciali. Così, nel campo dei delitti contro la persona se è vero che l'omicidio resta escluso dal perimetro del disegno di legge, è infatti punito con 24 anni di reclusione, non altrettanto può dirsi di quello colposo (5 anni la pena). A meno che, e almeno il processo Thyssen non dovrebbe correre rischi, l'omicidio colposo non costituisca una conseguenza della violazione delle norme a presidio della sicurezza dei luoghi di lavoro. Stesso discorso per le lesioni personali, nella figura base: con 4 anni di sanzione sono ampiamente comprese. Ma non se le stesse lesioni sono frutto di un incidente sul lavoro oppure stradale. Per le percosse poi niente da dire: rientrano a pieno titolo sotto l'ombrello del processo breve.
Poi, certo, siamo nel campo dei reati contro la libertà individuale, le forme più gravi di prostituzione minorile sono oggetto di una specifica eccezione, ma quelle "normali", con pena di 3 anni, invece sono comprese. Come è sotto il rischio cancellazione la tutela anche penale che l'ordinamento fornisce soprattutto alle donne separate o divorziate quando l'ex coniuge non versa l'assegno di mantenimento.
Non è poi facile al profano seguire il filo della ragionevolezza neppure nel campo dei reati contro il patrimonio. Infatti l'usura con 10 anni di pena è esclusa, come pure il riciclaggio o l'impiego di denaro di provenienza illecita. Poi però l'attenzione cade su delitti assai frequenti come le truffe e si scopre che con 3 anni di reclusione sono ampiamente intressate dalla possibile estinzione; come pure al macero potrebbero finire i procedimenti a carico di ricettatori.
La stessa criminalità dei "colletti bianchi", senza entrare nel merito dell'impatto sui processi in corso, è l'oggetto di un intervento quantomeno ambiguo. Perché se è vero che le forme più gravi, per le quali in questi anni sono state inasprite le sanzioni, come l'aggiotaggio, l'insider trading, la bancarotta fraudolenta, il market abuse (tutti illeciti con sanzioni comprese tra i 10 e i 12 anni), non sono interessate dal progetto, è altrettanto vero che, per esempio, vi rientrano, di molto, il falso in bilancio, quello di prospetto, forme di responsabilità dei sindaci o di infedeltà patrimoniale. In tempi di sensibilità spiccata dell'opinione pubblica nei confronti delle condotte degli operatori economici e finanziari non proprio un segnale di guerra. Soprattutto se accompagnato alla mancata esclusione di molti reati contro la pubblica amministrazione: corruzione e abuso d'ufficio, tanto per ricordarne due.
Il disegno di legge già però fa ammattire gli interpreti chiamati a sciogliere i rebus che si presenteranno al momento dell'applicazione: come trattare i processi con più imputati dello stesso reato, alcuni incensurati e altri no. A rigor di logica il processo dovrebbe proseguire per questi soli. Ma è ragionevole? Medesima riflessione quando c'è un cumulo tra più reati: prevale quello più grave, si procede solo per alcuni e non per altri? Domande per ora senza risposta.
La stessa organizzazione dei tribunali sarà poi messa a dura prova. Perché teoricamente i processi in prossimità dell'estinzione dovrebbero essere trattati in via prioritaria, pena la loro fine anticipata. Ma questi processi hanno per imputati degli incensurati (lo dice il disegno di legge) e come affrontare allora i procedimenti con imputati detenuti? Anche in questo caso nessuna indicazione.
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"Presidente, ritiri la norma del privilegio": si intitola così una lettera aperta, pubblicata sulla prima pagina di Repubblica, che lo scrittore Roberto Saviano rivolge al premier Silvio Berlusconi chiedendogli di ritirare la legge sul processo breve "in nome della salvaguardia del diritto". "Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica - continua Saviano -. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto". Il rischio, conclude Saviano, è che "il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei".
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"Se il disegno di legge sul processo breve va avanti, il Senato, sono certo, farà un buon lavoro per porre al riparo il testo da eventuali dubbi di incostituzionalità".
Così il presidente del Senato, Renato Schifani, che aggiunge: "Se ne occuperanno le commissioni giustizia e affari costituzionali". Schifani precisa di credere "sempre alla positività del lavoro del Parlamento che esiste per confrontarsi ma anche per migliorare i testi e renderli invulnerabili alle censure eventuali della Corte Costituzionale".
Sulla proposta di Pier Ferdinando Casini, favorevole all'approvazione del Lodo Alfano con una legge costituzionale, precisa Schifani "valuteranno le forze politiche". Secondo il presidente del Senato "non vi è dubbio che la Corte Costituzionale abbia mosso dei rilievi sostenendo che per istituire l'immunità delle alte cariche occorra un percorso costituzionale. Se le forze politiche decideranno di adeguarsi a questo principio e attivarsi di conseguenza lo facciano. Non ci troverei niente di strano se non quello di porre chiarezza su un istituto che costituisce elemento di dibattito politico anche aspro".
Il Ministro della Giustizia in un'intervista rilsciata al Quotidiano nazionale chiarisce: "Per noi bisogna andare avanti con il processo breve. E se qualcuno pensa che sia invece giusto lo scudo processuale per le alte cariche, allora lo ripresenti". "Non ci fermeremo - aggiunge Angelino Alfano -, figurarsi se possiamo farlo solo perchè, facendo una cosa per il bene degli italiani, ne avrà un impatto anche il presidente". "Noi - conclude il Ministro - abbiamo in mente di fare le riforme che servono ai cittadini. Poi, a margine, c'è la solita questione riferita al premier in persona, alla persecuzione giudiziaria che lo riguarda".
Dal Pd Rosi Bindi sostiene che "per la questione processo breve, ancora una volta il Parlamento è bloccato di fronte agli interessi del Presidente del consiglio". Secondo il presidente del Partito democratico "il processo breve è l'ennesimo tentativo di salvare il paese da un premier che non può dedicarsi fino in fondo a servirlo".
Intanto è ancora alta polemica dopo le dichiarazioni di Pier Luigi Bersani che ha invitato Silvio Berlusconi a farsi processare. In una nota Giorgio Merlo ammonisce gli avversari: "Bersani si può contestare sotto il profilo politico, ma definirlo giustizialista o succube di Di Pietro è semplicemente ingeneroso nonchè falso". "Il Pd, con la guida Bersani - prosegue - non è un partito giustizialista nè, tanto meno, pensa di eliminare gli avversari attraverso la via giudiziaria. Strumenti, questi, che appartengono ad una prassi e ad una storia che possono lambire anche il Pd ma che non sono certamente i criteri ispiratori dell'azione politica concreta del Pd". "Lo sappiamo noi - conclude - ma è bene che lo sappia anche il ministro Bondi che, invece, è ancora ossessionato dalla sua storia passata".
Dall'Italia dei Valori Antonio Di Pietro invita il segretario Pd a scendere in piazza il 5 dicembre "in occasione della grande manifestazione", nella quale l'Idv inizierà "la raccolta delle firme per il referendum abrogativo dell'ultima legge vergogna di questa maggioranza sul processo breve". "Vorrei avvertire il mio amico Bersani - dice Di Pietro - spero non sia l'unico che rimanga fuori dalla piazza quel giorno, perchè tutti gli elettori del Pd la pensano come noi e parteciperanno sicuramente a questa manifestazione".
Il leader Udc lancia un nuovo appello ai partiti. "Dobbiamo fermare la crisi della giustizia, trovare una soluzione che sia politica", dice Pier Ferdinando Casini. "Non esistono solo gli avvocati di Berlusconi o il partito dei magistrati. Esistono tante persone ragionevoli in parlamento. Nella maggioranza ma anche e soprattutto nell'opposizione: io faccio un appello ai partiti responsabili dell'opposizione. Troviamo una soluzione perchè - ha concluso - interessa tutti, interessa gli italiani, evitiamo il baratro".
Il testo del ddl sul processo breve
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VISTI DA LONTANO / Legge su misura per Berlusconi: lascerà impuniti i reati dei "colletti bianchi" (El Pais)
Il ddl sul processo breve? È un provvedimento "profondamente incostituzionale" e che di
fatto "è un'amnistia mascherata". Il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ha convocato una conferenza stampa a Montecitorio per sparare a zero contro il ddl sul processo breve presentato ieri al Senato dalla maggioranza. Al suo fianco, oltre al deputato centrista Roberto Rao, c'è anche il presidente della commissione Giustizia del Senato, Giampiero D'Alia, che nel suo intervento smonta punto per punto il testo scritto dal legale del premier e parlamentare del Pdl Niccolò Ghedini.
Per D'Alia, "è un provvedimento incostituzionale perché introdurrebbe disparità tra chi è incensurato e tra chi è recidivo" e creerebbe delle profonde ingiustizie agevolando al massimo i colletti bianchi e chi si è macchiato del reato di corruzione rispetto, magari, al semplice immigrato clandestino. Ma disparità si creerebbero anche tra chi sta subendo un processo di primo grado e chi si trova, invece, in fasi successive del giudizio visto che la norma messa a punto da Ghedini potrà essere applicata anche ai processi in corso, ma solo fino al primo grado. Il leader dell'Udc ha detto che stamattina ha interpellato un presidente emerito della Consulta che non ha dubbi: "il ddl per abbreviare i processi è solo un mostro giuridico, un'assurdità, un testo incostituzionale".
"Siamo in una fase delicata della nostra vita politica per cui ogni partito deve assumersi le proprie responsabilità. Ed è per questo che noi lanciamo una proposta alternativa. Una proposta che eviterà di devastare l'ordinamento giudiziario così come si intende fare con questo disegno di legge". "Noi proponiamo, infatti, all'opposizione, proprio per impedire che si sfasci la giustizia in Italia, di sostenere la soluzione di un lodo Alfano per via costituzionale. Farebbe meno danni e risponderebbe all'obiettivo di uscire da questo scontro sulla giustizia".
"Noi capiamo le ragioni della maggioranza - prosegue Casini - e riteniamo che una soluzione al loro problema vada trovata. Ed è per questo che ci siamo astenuti sul lodo Alfano. Ma ora un'opposizione responsabile è di fronte a un bivio: o si strepita e si fa approvare la porcheria; o si vota il lodo Alfano per via costituzionale".
"È giusto fissare per legge il principio della ragionevole durata dei processi - incalza D'Alia - ma senza sfasciare tutto. Il ddl che è ora al Senato è una pietra tombale sulla giustizia italiana anche perchè introduce la norma odiosa che equipara un boss mafioso a un clandestino. Cosa che vuole la Lega, ma che denuncia la cultura xenofoba e intollerante di questa maggioranza".
"Per noi - conclude Casini - questo provvedimento per accorciare i processi è assolutamente invotabile. Se sbraita Di Pietro è un conto. Ma se diciamo noi che questo testo scasserà l'ordinamento giudiziario italiano, potete crederci. Meglio allora l'immunità parlamentare".
Calisto Tanzi: prosciolto per avvenuta prescrizione. Sergio Cragnotti: prosciolto per avvenuta prescrizione. Cerare Geronzi: prosciolto per avvenuta prescrizione. Tra i grandi beneficiari del disegno di legge sul "processo breve", invocato dal centro-destra, accanto al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ci sarebbero anche i bancarottieri di Parmalat e Cirio e l'attuale presidente di Mediobanca (ex numero uno di Capitalia). "I calcoli sono semplici - spiega Walter Galbiati su Repubblica -. Se il processo deve durare al massimo sei anni e vengono assegnati due anni per ogni grado di giudizio (in Italia ne sono previsti tre), già finire il primo grado diventa un'impresa ardua. Anche perché l'inizio del processo verrebbe calcolato non dalla prima udienza dibattimentale, ma dalla richiesta di rinvio a giudizio".
Ora, il rinvio a giudizio per il crack Parmalat è del luglio 2007, quello per il crack Cirio è del settembre dello stesso anno. Essi risalgono a più di due ani fa. Quindi, in caso di approvazione della proposta della maggioranza, entrambi i processi finirebbero in cavalleria. E poi dicono che la legge è uguale per tutti. Banche e banchieri indagati avrebbero di che gioire. A prendere martellate sui denti sarebbero ancora una volta i risparmiatori truffati. Tanto si sa, per questa classe di governo il popolo è bue e si può comprare a poco prezzo: magari con una sgravino fiscale sotto Natale.
Giustizia: due anni dal rinvio
a giudizio per la prescrizione
PILLOLA POLITICA /Fini-Berlusconi: il patto onorevole sulla giustizia e le distanze sul Pdl
Pronto ddl sul processo breve Protestano i magistrati
Presentato in Senato il testo del Ddl sul processo breve
La maggioranza ha depositato in Senato il testo del disegno di legge sul processo breve, firmato dai capigruppo di Pdl e Lega Nord. Il testo prevede la prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione, se sono trascorsi più di
due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pm senza che sia stata emessa la sentenza. "È evidente che ci saranno polemiche sui beneficiari di questa norma o meno, ma il tema esiste e va risolto", dice il presidente del Senato, Renato Schifani, che aggiunge: "Questa iniziativa tende ad attuare il principio della ragionevole durata dei processi, sostenuto sia nella Convenzione europea dei diritti dell'Uomo e sia dalla nostra Carta costituzionale".
Forti dubbi di costituzionalità per l'Anm. Per l'Associazione nazionale magistrati si tratta di una riforma con "effetti devastanti sul funzionamento della giustizia penale in Italia". E oltre a esprimere "forti dubbi di costituzionalità", parla di "inevitabile prescrizione per reati gravi".
Giulia Bongiorno (Pdl) stupita per l'inclusione dell'immigrazione clandestina fra i reati di grave allarme sociale. "Suscita un certo stupore la scelta di includere nell'elenco dei reati di grave allarme sociale, come quelli di mafia e terrorismo, l'immigrazione clandestina che è una semplice contravvenzione peraltro punita con una banale ammenda", ha detto il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno. L'avvocato Bongiorno, prima che si raggiungesse l'accordo tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi sulla giustizia, aveva esaminato nei giorni scorsi le varie bozze del provvedimento messe a punto dal deputato del Pdl e legale del premier Niccolò Ghedini, per riferirne a Fini illustrandone le ricadute tecniche.
Alfano: "Condivido lo spirito del ddl"."Condivido lo spirito e il senso del ddl" presentato da Pdl e Lega al Senato "che va nella direzione di accelerazione dei processi", ha detto il
Per il Pd il provvedimento è il funerale della giustizia. "Hanno vinto i falchi. Questo testo é un'inaccettabile amnistia ad personam che fa male alla giustizia italiana, discrimina i cittadini e mette a repentaglio la sicurezza del Paese", ha commentato la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. "Per capire il testo é sufficiente avere chiare in testa due date: 10 marzo 2006 e 22 aprile 2005 che sono quelle della richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Silvio Berlusconi per i processi Mills e Mediaset, che con queste norme sono definitivamente condannati a morte. Ancora una volta Gasparri si presta a firmare un testo cucito su misura degli interessi personali del signor Silvio Berlusconi". Con
queste norme, ha detto Ferranti, "verranno dichiarati estinti migliaia di procedimenti in corso di dibattimento per reati molto gravi, come: truffe anche aggravate, lesioni personali, corruzione, concussione, violenze e minacce a pubblico ufficiale, calunnia, false testimonianza, ricettazione, favoreggiamento personale, abusi d'ufficio, reati contro la pubblica amministrazione, falso in bilancio, reati economici, finanziari, frodi fiscali. Insomma é il funerale della giustizia".
Italia dei valori pronta al referendum. L'Italia dei valori è pronta a chiedere il referendum contro la legge sul processo breve targata Pdl. Lo ha detto il leader Antonio Di Pietro. "Il 5 dicembre con la manifestazione a piazza Navona annunceremo l'impegno a raccogliere le firme per un referendum contro una legge incostituzionale, immorale e contro gli interessi degli italiani. La legge proposta dice che dopo 2 anni il processo non si deve fare più. Per questo migliaia di processi, tra cui quelli sui maggiori scandali italiani da Parmalat ai bond argentini, andranno tutti estinti: è la più grande amnistia mascherata della storia". Per il leader dell'Italia dei valori Antonio Di Pietro al premier "non interessa intervenire per ridurre i tempi processuali con questa legge. Al premier interessa solo estinguere i suoi processi prima della sentenza che teme si possatrasformare in condanna. La truffa mediatica sta nel fatto che ilddl non interviene sulla prescrizione, nel senso che non dice chedopo due anni il reato é andato in prescrizione, ma che il processo é estinto". (N.Co.)
Legge su misura per Berlusconi: lascerà impuniti i reati dei "colletti bianchi" (El Pais)
Berlusconi concorda riforma "per liberarsi di due processi" (El Pais)
La bocciatura del lodo Alfano sulla stampa estera
I processi di Berlusconi, ma non solo. La disputa scoppiata in Italia sul disegno di legge per il "processo breve" ha larga eco sui siti dei media esteri. El Pais fa un richiamo sulla homepage per sottolineare che resteranno impuniti migliaia di casi, i reati dei cosiddetti "colletti bianchi". Il giornale conservatore Le Figaro titola su Berlusconi "in manovra" per evitare la giustizia. Vari siti britannici, come il Guardian, danno rilievo anche all’ultimo processo che incombe sul premier, quello di divorzio.
"Manovra di Berlusconi per l'immunità mentre la moglie chiede una fetta del suo impero", titola il Guardian, che nel sommario recita: "Il Primo ministro italiano lancia una controffensiva contro la Corte costituzionale nel giorno in cui Veronica Lario porta in tribunale la separazione". La legge proposta dal campo di Berlusconi, scrive John Hooper, "contiene provvedimenti radicali che fermerebbero i processi in cui lui è imputato". E’ una delle due leggi con cui Berlusconi risponde alla sentenza della Consulta che gli ha tolto l’immunità. Un’altra proposta punta a ridargli l’immunità. In evidenza la denuncia dell’Associazione nazionale magistrati, secondo cui "almeno 100mila" processi rischiano di essere terminati.
"Gli effetti sul sistema legale italiano, noto per ritardi e inefficienze, sarebbe drammatico", commenta il Guardian, facendo notare che tra i processi a rischio c’è quello che riguarda una delle più grandi frodi societarie al mondo, il crac Parmalat.
Il Financial Times parla di una riforma giudiziaria "controversa", che limiterebbe la durata di alcuni processi già in corso a sei anni e possibilmente terminerà due casi contro il premier. Guy Dinmore specifica che Berlusconi non ha chiarito in che modo la legge potrebbe riguardarlo. Secondo una fonte legale che segue da vicino i due casi, se la legge passa, il processo Mediaset sarebbe estinto, ma "non è chiaro quando sarebbe estinto il processo in cui è accusato di avere corrotto David Mills".
Angela Finocchiaro, riferisce il Ft, ha sbattuto una copia della legge contro il muro dicendo che con la legge gli zingari accusati di furto sarebbero processati mentre i casi delle grandi corporation sarebbero lasciato cadere. Ha citato come esempio il caso sulla bancarotta Parmalat.
"La nuova legge", osserva Il Times, "probabilmente incontrerà ostacoli costituzionali, legali e politici". "Gli oppositori – spiega Richard Owen - dicono che non è la riforma giudiziaria di cui l’Italia ha bisogno ma una misura "disperata" e ad hoc per salvare Berlusconi dalla condanna per corruzione". Il Times però preferisce titolare sul divorzio e dire che "la fortuna di Berlusconi è in gioco". Solo di divorzio parla il Daily Mail, secondo cui si sono frantumate le speranze di Berlusconi di un divorzio tranquillo.
El Pais titola: "La riforma giudiziaria di Berlusconi archivierà migliaia di casi". La legge lascerà impunita la maggioranza dei reati dei "colletti bianchi" con "effetti devastanti" secondo i giudici. Miguel Mora racconta che il Parlamento italiano ha vissuto un’altra giornata "tra il buffo e il drammatico". Ecco perché: mentre un’unità medica alla Camera fa test antidroga ai deputati che lo desiderano, i loro colleghi al Senato "si estasiano con la nuova legge su misura per Silvio Berlusconi". El Pais definisce la legge l’ultimo dispositivo "salva Primo ministro" e nota che è stato presentato "a tutta velocità". Si applicherà solo a chi non ha precedenti condanne, tranne un caso inserito "per esigenza della Lega Nord": gli stranieri accusati di immigrazione illegale non avranno diritto al processo breve.
L’obiettivo ufficiale, scrive El Mundo, è di impedire che i processi si eternizzino. L’opposizione qualifica l’iniziativa come "incostituzionale" e "immorale". Il titolo: "Il Parlamento italiano dibatte una legge che potrebbe sospendere i processi contro Berlusconi". Spiega Irene Velasco: "Sono molti quelli che considerano che si tratta in realtà di una legge su misura degli interessi del Primo ministro e che l’obiettivo non dichiarato è di far sì che il magnate della comunicazione possa ancora una volta possa schivare la giustizia".
Con il titolo "Berlusconi manovra per evitare la giustizia", Le Figaro è meno sfumato: l’adozione della legge "eviterebbe al presidente del Consiglio di dover comparire in giustizia". Il testo è frutto di un "compromesso laborioso", raggiunto in un incontro "tempestoso" tra Berlusconi e Gianfranco Fini, riferisce Richar Heuzé. Se la legge fosse adottata, il processo Mills, aperto tre anni fa, "sarebbe già prescritto". Lo stesso per il processo Mediaset. L’ostacolo principale per Berlusconi sarà il Quirinale: il presidente della Repubblica non è disposto a ratificare una legge che ritiene contraria alla Costituzione, conclude Le Figaro. CONTINUA ..."
Le Monde: "Berlusconi difende una riforma della giustizia che divide l’Italia". Il premier aveva promesso di difendersi davanti ai tribunali, nota Philippe Ridet, ma "per ora è nello studio della sua residenza romana, insieme al suo avvocato, che si prepara a sfuggire alla giustizia". Poiché la riforma non può essere retroattiva, saranno gli "sherpa" di Berlusconi a dovere trovare una misura transitoria che permetta di applicarla ai processi in corso. Lavoro "delicato" per fare in modo che la norma non corra il rischio di incostituzionalità. Le Monde parla di mezza vittoria per Berlusconi, che non è riuscito a convincere Fini a "impegnare le sue truppe". C’è un ostacolo politico, spiega Ridet: la preparazione delle elezioni regionali di marzo "concentra tutta l’attenzione" degli alleati del premier. "Il mercanteggiamento elettorale è cominciato".