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Timestamp: 2016-12-11 00:24:21+00:00
Document Index: 2074900

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Escluso per tatuaggi dal concorso 375 allievi agenti di Polizia Penitenziaria: sentenza Consiglio di Stato conferma partecipazione al concorso - Polizia Penitenziaria
Vignette Indirizzi Carceri Escluso per tatuaggi dal concorso 375 allievi agenti di Polizia Penitenziaria: sentenza Consiglio di Stato conferma partecipazione al concorso
Notizia del 09/12/2015 in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE(Letto 782 volte)
sul ricorso numero di registro generale 8680 del 2013, proposto da:
Ministero della Giustizia, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso ex lege dall'Avvocatura generale dello Stato e presso gli uffici della medesima domiciliato per legge in Roma, alla via dei Portoghesi n. 12;
-OMISSIS-, rappresentato e difeso,dall'avv. Giuseppe Buscicchio, e elettivamente domiciliato in Roma, al Lungotevere dei Mellini n. 17, presso lo studio dell'avv. Gianfranco Viglione, per mandato a margine dell'atto di costituzione in giudizio;
della sentenza in forma semplificata del T.A.R. per il Lazio, Sede di Roma, Sezione III bis, n. 4477 del 7 maggio 2013, notificata il 3 settembre 2013, resa tra le parti, con cui è stato accolto il ricorso in primo grado n.r. 1971/2013, proposto per l'annullamento del giudizio della commissione medica di seconda istanza, confermativo del giudizio della commissione medica di prima istanza, in ordine alla non idoneità fisica dell'interessato per presenza tatuaggio polso dx e superficie interna avambraccio sinistro in fase di rimozione, con conseguente esclusione dalla procedura selettiva per il reclutamento di n. 375 allievi del corpo di Polizia Penitenziaria , con compensazione delle spese del giudizio di primo grado
Vista l'ordinanza collegiale istruttoria n. 3582 del 16 luglio 2015;
Vista la relazione di verificazione pervenuta in Segreteria il 5 ottobre 2015;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 ottobre 2015 il Cons.Leonardo Spagnoletti e udito l'avvocato di Stato Vincenzo Rago per il Ministero della Giustizia appellante;
1.) -OMISSIS- ha partecipato al concorso per titoli ed esami per la selezione di n. 375 allievi agenti di polizia penitenziaria, riservato ai volontari in ferma prefissata annuale o in rafferma annuale, indetto con decreto direttoriale del 29 novembre 2011.
Superata la prova scritta con punti 9,71110/10, in sede di accertamento dell'idoneità psico-fisica la commissione medica di cui all'art. 11 del bando ha espresso giudizio negativo in relazione alla presenza di due tatuaggi, uno di maggiori dimensioni sull'avambraccio sinistro e l'altro di minori dimensioni sul polso destro, confermato dalla commissione medica di seconda istanza adita dall'interessato.
Il ricorso proposto in primo grado n.r. 1971/2013 avverso il giudizio di inidoneità, e la conseguente esclusione dal concorso, è stato accolto con sentenza in forma semplificata n. 4477 del 7 maggio 2013, emanata all'esito della camera di consiglio fissata per la trattazione dell'istanza cautelare.
Il giudice amministrativo capitolino, premesso che i tatuaggi erano in via di rimozione alla data degli accertamenti di idoneità psico-fisica, ha ritenuto carente la motivazione del giudizio medico negativo sia in relazione alla non esplicitata natura deturpante dei tatuaggi e comunque all'omessa indicazione e dimostrazione che essi potessero costituire indice di personalità abnorme, sia in ragione della mancata esplicitazione argomentata che gli esiti cicatriziali alterassero l'estetica o incidessero sulla funzionalità dell'avambraccio.
2.) Con appello notificato l'8 novembre 2013 e depositato il 2 dicembre 2013, la sentenza è stata impugnata , deducendosi in sintesi, con unico motivo articolato, le seguenti censure:
Violazione dell'art. 2 del bando di concorso, dell'art. 14 comma 1 lettera n) della L. n. 395 del 1990 e degli artt. 122, 123, 124 e 125 del d.lgs. n. 443/1992
L'art. 2 del bando rinvia, quanto all'idoneità psico-fisica, alle disposizioni di cui agli artt. 122, 123, 124 e 125 del D.Lgs. n. 443 del 1992, che però devono intendersi integrate, in virtù del rinvio operato dall'art. 14 comma 1 lettera n) della L. n. 395 del 1990, ai requisiti psicofisici previsti per l'accesso alla Polizia di Stato di cui al d.P.R. n. 904/1983, come sostituito dal D.M. 30 giugno 2003, n.198, che alla lettera b) della tabella 1 a quest'ultimo allegata prevede quale causa di esclusione non solo i tatuaggi deturpanti o indice di personalità abnorme, bensì anche i tatuaggi sulle parti del corpo non coperte dall'uniforme, laddove appunto, nel caso di specie, la sede dei due tatuaggi li rende visibili con l'uniforme estiva (camicia a mezze maniche) e anche con la tuta di servizio (maglietta a maniche corte).
Ne consegue che nonostante l'intervento di rimozione, ancora in corso, risultava un tatuaggio visibile nei sensi dianzi indicati, onde il giudizio medico non avrebbe potuto essere diverso, ciò che rende irrilevante il supposto vizio di motivazione ai sensi dell'art. 21 octies della L. n. 241 del 1990;
Con ordinanza n. 5117 del 20 dicembre 2013, ritenuta l'esigenza di approfondimento di merito, è stata accolta l'istanza incidentale di sospensione dell'efficacia esecutiva della sentenza "...onde evitare il consolidamento di aspettative e posizioni giuridico-economiche connesse alla frequenza del corso e all'incorporazione".
Costituitosi in giudizio in data 30 gennaio 2014, l'appellato -OMISSIS-, con memoria difensiva depositata il 30 aprile 2015 ha dedotto, a sua volta, l'infondatezza dell'appello, evidenziando come i due giudizi negativi (di prima istanza e di revisione) non abbiano indicato dimensioni del tatuaggio né evidenziato come essi fossero localizzati su parti del corpo non coperte dalla divisa, e che in realtà è l'Amministrazione, che in sede di difesa giurisdizionale, ha eterointegrato la loro motivazione, e in ogni caso evidenziando l'inapplicabilità delle previsioni recate dal d.P.R. n. 904/1983, come sostituito dal D.M. 30 giugno 2003, n.198, relativo alla Polizia di Stato, poiché la materia è stata disciplinata in via diretta e compiuta dal D.Lgs. n. 443 del 1992, in attuazione della delega contenuta nell'art. 14 della L. n. 395 del 1990;
Con ordinanza collegiale istruttoria n. 3583 del 16 luglio 2015, in esito all'udienza pubblica di discussione del 4 giugno 2015, è stata disposta verificazione tecnica, affidata al Signor Direttore del Policlinico Militare Celio di Roma, con facoltà di delegare altro ufficiale medico del medesimo Policlinico, che previa acquisizione di tutta la documentazione medica acquisita in atti e/o comunque detenuta dall'Amministrazione appellante, accerti natura, collocazione, dimensioni dei tatuaggi, verificando se tutti o solo alcuni di essi erano in fase di rimozione alla data della visita di revisione, e valuti gli esiti cicatriziali e la loro incidenza in relazione all'esposizione della superficie interessata rispetto all'utilizzo della divisa estiva e della tuta di servizio, depositando relazione e ogni documentazione utile, anche fotografica, con contestuale rinvio all'udienza pubblica, all'uopo fissata, dell'8 ottobre 2015.
All'esito dell'esecuzione dell'incombente istruttorio, all'udienza pubblica dell'8 ottobre 2015 l'appello è stato discusso e riservato per la decisione.
3.) L'appello in epigrafe è destituito di fondamento e deve essere rigettato, con conseguente conferma della sentenza gravata.
A seguito dell'ordinanza istruttoria, e all'esito della relativa visita medica collegiale, è risultato che sia l'area cicatriziale relativa al rimosso tatuaggio di maggiori dimensioni (in regione volare dell'avambraccio sinistro) sia quella inerente al rimosso tatuaggio di minori dimensioni (terzo distale dell'avambraccio destro) "...non presenta aspetti deturpanti e non altera il complesso estetico individuale anche con l'utilizzo della divisa estiva e della tuta di servizio"(cfr. verbale di visita medica collegiale versato in atti).
Orbene, posto che, come rilevato dalla relazione di visita medica collegiale, già nel verbale della commissione medica di seconda istanza si dava atto che i tatuaggi erano in fase di rimozione, è evidente che il giudizio medico negativo (cui è conseguita l'esclusione dal concorso) era viziato, secondo quanto osservato dal giudice amministrativo capitolino, sotto il profilo motivazionale, posto che esso non dava conto né della natura deturpante degli esiti cicatriziali né della loro visibilità con ogni tipo di divisa (compresa quella estiva e la tuta di servizio).
Peraltro l'una e l'altra valutazione, carenti, sono revocate in dubbio proprio dalla verificazione disposta, che ha escluso sia la natura deturpante delle aree cicatriziali sia la loro idoneità a alterare "...il complesso estetico anche con l'utilizzo della divisa estiva e della tuta di servizio".
Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta alla Sezione, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti a norma dell'art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato (come chiarito dalla giurisprudenza costante: ex plurimis, per le affermazioni più risalenti, Cass. civ., sez. II, 22 marzo 1995, n. 3260, e, per quelle più recenti, Cass. civ., sez. V, 16 maggio 2012, n. 7663). Gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a condurre a una conclusione di segno diverso.
4.) In conclusione, l'appello in epigrafe deve essere rigettato, con la conferma della sentenza gravata.
5.) In relazione all'intervenuta piena chiarificazione solo all'esito della verificazione degli elementi di fatto rilevanti, sussistono giusti motivi per dichiarare compensate per intero tra le parti le spese e onorari del giudizio d'appello, rimanendo a carico del Ministero della Giustizia le spese della verificazione, come indicate in Euro 500,00 (cinquecento/00) nella nota del Direttore Sanitario del Policlinico Militare di Roma allegata alla relazione di verificazione.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) così provvede sull'appello in epigrafe n.r. 8680 del 2013:
1) rigetta l'appello e, per l'effetto, conferma la sentenza in forma semplificata del T.A.R. per il Lazio, Sede di Roma, Sezione III bis, n. 4477 del 7 maggio 2013;
2) dichiara compensate tra le parti le spese e onorari del giudizio d'appello;
3) pone a carico del Ministero della Giustizia le spese della verificazione, liquidate in Euro 500,00 (cinquecento/00), come indicate nella nota del Direttore Sanitario del Policlinico Militare di Roma allegata alla relazione di verificazione.
Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare l'appellato.