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Timestamp: 2017-01-19 00:18:27+00:00
Document Index: 11331543

Matched Legal Cases: ['art.\n26', 'art. 26', 'art. 76', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 26', 'art. 26']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 58 del 27.02.2002
Interpello n. 954-130/2001 - Articolo 11 della
legge 27 luglio 2000, n. 212. Contratto di tesoreria accentrata "Cash
pooling". Applicabilità del regime di non imponibilità di cui all'art.
26-bis del DPR 29 settembre 1973, n. 600 agli interessi passivi
derivanti dalle rimesse pecuniarie operate dalla società capogruppo in favore
della società consociata
La Società Y S.p.A., dopo aver rappresentato di
essere interamente controllata dalla società di diritto tedesco XX, con la
quale intende stipulare un contratto di tesoreria accentrata - c.d. cash pooling
-, ha chiesto di conoscere il trattamento tributario applicabile agli interessi
passivi eventualmente corrisposti alla menzionata società estera capogruppo,
quale remunerazione delle rimesse di disponibilità pecuniarie effettuate da
questa a proprio favore.
In particolare la società istante ha chiesto se gli
interessi passivi derivanti dal contratto di cash pooling siano da assoggettare
ad imposizione in Italia, mediante ritenuta alla fonte a titolo d'imposta, ai
sensi dell'articolo 26, comma 5,
del DPR 29 settembre 1973, n. 600, oppure se gli stessi possano fruire del regime
di non imponibilità previsto dall'articolo 26-bis
dello stesso DPR n. 600 del 1973.
In ordine alla problematica riferita, la società
istante, dopo aver qualificato il contratto di tesoreria accentrata - cash
pooling - come un contratto di conto corrente non bancario di cui all'articolo
1823 del codice civile, ritiene che non debbano assoggettarsi a ritenuta alla
fonte, in quanto beneficiano del regime di non imponibilità sancito
dall'articolo 26-bis del DPR n. 600
del 1973, gli interessi passivi corrisposti alla società capogruppo per le
rimesse di disponibilità pecuniarie effettuate a proprio favore. La società
capogruppo è un soggetto residente in uno Stato non a fiscalità privilegiata,
con il quale è in vigore una convenzione per evitare la doppia imposizione che
consente all'Amministrazione uno scambio di informazioni necessario per
accertare la sussistenza dei requisiti. PARERE DELL'AGENZIA DELLE ENTRATE
Il quadro normativo di riferimento ai fini della
trattazione del quesito è dato dall'articolo 20,
comma 1, lett. b), del Testo Unico delle imposte sui redditi, approvato dal DPR
22 dicembre 1986, n. 917, e dagli articoli 26,
comma 5, e 26-bis del DPR 26
ottobre 1973, n. 600.
L'articolo 20,
comma 1, lett. b), del TUIR ai fini dell'applicazione dell'imposizione sui
redditi nei confronti dei non residenti considera prodotti nel territorio dello
Stato i redditi di capitale corrisposti da soggetti residenti nel territorio
dello Stato, con esclusione degli interessi e degli altri proventi derivanti da
depositi e conti correnti bancari e postali. Questi ultimi proventi devono,
pertanto, essere qualificati come redditi non imponibili per carenza del
presupposto di territorialità se percepiti da soggetti non residenti.
L'art. 26,
comma 5, del DPR n. 600 del 1973 reca una norma di carattere generale, in base
alla quale, ove non sia diversamente previsto, i redditi di capitale corrisposti
a non residenti, anche se conseguiti nell'esercizio di imprese commerciali, sono
assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta con due aliquote del 12,50
per cento ovvero del 27 per cento.
sono corrisposti a soggetti che risiedono in Stati o territori a regime fiscale
privilegiato, individuati ai sensi del comma 7-bis dell'art. 76
del TUIR. In tutti gli altri casi trova applicazione l'aliquota del 12,50 per
cento. Aliquote ridotte possono essere previste dalle singole convenzioni contro
quanto ritenuti non imponibili, quando ricorrano le condizioni soggettive e
ai redditi percepiti da soggetti residenti in Stati con i quali sono in vigore
convenzioni per evitare la doppia imposizione sul reddito e che consentono
all'amministrazione finanziaria di acquisire le informazioni necessarie per
accertare la sussistenza dei requisiti, sempre che non si tratti di Stati o
territori a fiscalità privilegiata.
Sul piano oggettivo la norma elenca tassativamente i
rapporti ai quali si applica il beneficio, richiamando le lettere a), c), d),
g-bis) e g-ter) dell'art. 41, comma
dell'art. 41 del TUIR, e cioè ai
rapporti di mutuo deposito e conto corrente, l'articolo 26-bis
del DPR n. 600 pone un'espressa limitazione all'ambito di applicabilità del
regime di non imponibilità in quanto richiede che gli stessi non diano luogo a
prestiti di denaro.
l'applicazione della ritenuta alla fonte di cui all'art. 26,
comma 5, del DPR n. 600 del 1973, gli interessi e gli altri proventi derivanti da
negozi che comunque sottendano un'operazione di prestito di denaro.
In sostanza, sono esclusi dal regime di non imponibilità,
in primo luogo, gli interessi ed altri proventi derivanti dai mutui che abbiano
ad oggetto somme di denaro, assolvendo tali negozi ad una funzione di prestito
Sono in secondo luogo esclusi dal predetto regime di
non imponibilità gli interessi ed altri proventi derivanti da negozi di
deposito e conto corrente, ogniqualvolta questi negozi costituiscano lo
strumento per la realizzazione di un prestito di denaro. In particolare, la
previsione normativa in commento mira ad escludere dal regime di non imponibilità
gli interessi ed altri proventi derivanti da negozi che, pur essendo
giuridicamente assimilabili ai contratti di deposito o conto corrente, siano
concretamente utilizzati per porre in essere un'operazione di prestito di
Per quanto riguarda l'accordo oggetto dell'interpello
risulta dal contratto di gestione accentrata della tesoreria, trasmesso in
allegato, che "le parti convengono di stabilire un sistema di "cash
pooling", al fine di ottimizzare i flussi di liquidità all'interno del
Gruppo e di ottenere le migliori condizioni di credito".
L'accordo prevede che la società residente - come
tutte le società del gruppo partecipanti al c.d. cash pooling - provveda
quotidianamente a trasferire il saldo del proprio corrente bancario ad un conto
corrente bancario estero intestato alla capogruppo.
Nell'ipotesi in cui il predetto saldo sia passivo, la società estera provvederà
ad accreditare alla società italiana una somma pari a tale saldo; viceversa,
nell'ipotesi in cui tale saldo sia attivo, lo stesso viene trasferito dalla
società italiana alla capogruppo.
Contemporaneamente, i predetti movimenti di tesoreria
vengono registrati nell'ambito di un conto corrente non bancario intrattenuto
tra le stesse parti.
Tali movimenti possono dare luogo a reciproche
posizioni creditorie o debitorie.
In sostanza, il contratto di conto corrente stipulato
fra società capogruppo e consociata è rappresentato da reciproci accrediti e
addebiti di somme di denaro che traggono la propria origine dalla girocontazione
giornaliera del saldo bancario della società consociata alla società
Per effetto di tale contratto, quindi, il saldo del
conto corrente bancario intrattenuto dalla società controllata con l'Istituto
Bancario residente sarà sempre pari a zero, in quanto lo stesso viene sempre
trasferito alla capogruppo.
Gli interessi sono calcolati giornalmente
sull'ammontare di volta in volta a credito o a debito del cliente e sono
registrati alla fine di ogni mese.
Le rimesse attive della consociata non comportano un
onere restitutorio e la reciprocità delle rimesse nonché l'inesigibilità e
l'indisponibilità del saldo fino alla chiusura del conto concorrono a
qualificare l'accordo negoziale, evidenziando caratteristiche non riconducibili
nel rapporto fra società capogruppo e società residente ad un prestito di
Solo nel rispetto delle condizioni sopra indicate nelle
concrete modalità di funzionamento e di operatività del sistema di cash
pooling, gli interessi passivi corrisposti dalla società residente alla società
capogruppo possono ricondursi nell'ambito applicativo dell'art. 26-bis