Source: https://www.informafamiglie.it/documenti-e-pratiche/congedi-parentali
Timestamp: 2019-10-17 16:58:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 42', 'art. 42']

Rifiuta Congedi parentali (facoltativi) — Informa Famiglie e Bambini
Congedi parentali (facoltativi) https://www.informafamiglie.it/documenti-e-pratiche/congedi-parentali https://www.informafamiglie.it/@@site-logo/logo_rer_quadrato.png
Le disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno alla maternità e paternità sono contenute nel Decreto legislativo, 26 marzo 2001, n. 151 (pdf, 166.4 KB) "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità", modificato in alcuni aspetti dal Decreto legislativo 15 giugno 2015 n. 80 “Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro" (pdf, 47.5 KB), in attuazione dell’art. 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183 recentemente entrato in vigore.
In base al citato decreto per congedo parentale si intende l'astensione facoltativa della lavoratrice o del lavoratore; per congedo per la malattia del figlio si intende l'astensione facoltativa dal lavoro della lavoratrice o del lavoratore in dipendenza della malattia stessa.
La vigente legislazione prevede la possibilità per i genitori di usufruire di periodi di congedo parentale, in seguito al congedo di maternità per la madre e subito dopo il parto per il padre, con modalità diverse a seconda del loro inquadramento lavorativo (lavoratori dipendenti, lavoratrici autonome, lavoratori con contratti di collaborazione). Nel caso di parto, adozione o affidamento plurimo il diritto al congedo parentale è previsto per ogni bambino .
Non spetta a: disoccupati o sospesi, lavoratori domestici e lavoratori a domicilio
La legge riconosce ad entrambi i genitori, la possibilità di usufruire di un periodo complessivo di astensione facoltativa dal lavoro di 10 mesi (elevabili a 11) entro i 12 anni di vita del bambino. La madre può usufruire di tali periodi dopo il periodo di congedo per maternità (ex astensione obbligatoria), mentre il padre ne può usufruire anche durante il periodo di congedo di maternità della madre e quindi subito dopo il parto. Il congedo parentale può essere utilizzato anche contemporaneamente dai genitori.
Per quanto riguarda i genitori adottivi e affidatari, la legge prevede che siano equiparati ai genitori naturali in materia di congedi per maternità e congedi parentali.
La madre lavoratrice può usufruire al massimo di 6 mesi di astensione facoltativa, da utilizzare in periodi continuativi o frazionati. Il padre lavoratore può usufruire del periodo di astensione facoltativa, anche nel caso in cui la madre sia una lavoratrice autonoma o casalinga, per un periodo continuativo o frazionato pari a 6 mesi, che possono diventare 7 nel caso in cui si astenga dal lavoro per almeno 3 mesi. Il periodo complessivo tra padre e madre non può eccedere i 6 mesi.
La misura dell'indennità percepita dai lavoratori in congedo parentale nei primi 6 anni di vita del bambino e entro i 6 anni dall’ingresso in famiglia del minore (in caso di affido o adozione), è pari al 30% della retribuzione per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi calcolata considerando la retribuzione del mese precedente l’inizio del periodo di congedo; dai 6 anni e un giorno agli 8 anni di età del bambino e dai 6 anni e un giorno agli 8 anni dall’ingresso in famiglia del minore (in caso di affido o adozione), nel caso in cui i genitori non ne abbiano fruito nei primi 6 anni, o per la parte non fruita, il congedo verrà retribuito al 30% solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore ad un determinato limite; dagli 8 anni e un giorno ai 12 anni di età del bambino e dagli 8 anni e un giorno ai 12 anni dall’ingresso in famiglia del bambino (in caso di affido e adozione) il congedo non è mai indennizzato.
Per maggiori chiarimenti vedi la Circolare dell’Inps n.139 del 17 luglio 2015 (pdf, 84.7 KB)
La legge 28 giugno 2012, n.92 ha introdotto il congedo obbligatorio e il congedo facoltativo, regolamentati poi dal Decreto 22 dicembre 2012 del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali:. Le misure sono state introdotte inizialmente per il triennio 2013-2015, poi per gli anni successivi vengono confermate annualmente dalla legge di bilancio. L'art. 1, comma 354, della L. 232/2016 ha stabilito che, per le nascite e le adozioni/affidamenti avvenute nell'anno solare 2018, tale congedo sia nella misura di un giorno. Il congedo facoltativo è fruibile anche contemporaneamente all'astensione della madre e deve essere esercitato entro 5 mesi dalla nascita o dall'ingresso del figlio in famiglia . Il padre lavoratore ha diritto ad un'indennità giornaliera a carico dell'INPS pari al 100% della retribuzione
Anche le lavoratrici autonome hanno diritto ad usufruire di un periodo di congedo parentale di 3 mesi nel primo anno di vita del bambino, a condizione che vi sia l’effettiva astensione dall’attività lavorativa.
Lavoratori/Lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS
Anche i lavoratori a progetto e iscritti alla gestione separata dell'Inps, e in generale i lavoratori con contratti precari, hanno diritto ad un periodo di congedo parentale di 3 mesi da usufruire entro il primo anno di vita dei figli con retribuzione pari al 30% del reddito percepito.
Lavoratori/Lavoratrici agricoli
Le lavoratrici e i lavoratori agricoli con un contratto a tempo determinato possono fare richiesta di congedo parentale nel primo anno di vita del bambino se hanno prestato 51 giornate di lavoro in agricoltura nell’anno precedente l’evento. Per gli anni successivi al primo e fino al sesto (per i periodi di congedo indennizzabili) e sino al dodicesimo (per i periodi di congedo fruibili) possono far richiesta di congedo parentale se sussiste lo status di lavoratore (iscrizione negli elenchi agricoli e 51 giornate di lavoro in agricoltura) nell’anno precedente l’evento oppure, nello stesso anno se le giornate sono svolte tutte prima dell’inizio del congedo.
La legge 24 dicembre 2012, n.228 ha introdotto la possibilità di fruire del congedo parentale frazionandolo ad ore, rinviando tuttavia alla contrattazione collettiva di settore il compito di stabilire le modalità di fruizione e i criteri di calcolo del congedo stesso su base oraria.
Il decreto legislativo 80/2015, attuativo della delega contenuta nel Job act, prevede che in assenza di contrattazione collettiva anche di livello aziendale, i lavoratori possano fruire del congedo parentale su base oraria per metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente quello di inizio del congedo parentale. Per le modalità operative di presentazione della domanda e di fruizione del congedo parentale su base oraria, si rinvia a quanto contenuto nella circolare INPS n.152 del 18 agosto 2015 (pdf, 113.0 KB).
Trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale
Il decreto legislativo 81/2015, prevede la possibilità per il lavoratore di chieere una sola voltala trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale , al posto del congedo parentale o entro i limiti del congedo ancora spettante. La riduzione dell’orario però non deve superare il 50%.
Nel caso in cui sia presente un solo genitore, questo ha diritto ad usufruire di 10 mesi di astensione facoltativa continuativa o frazionata. La condizione di "genitore solo" si ha nei casi di morte dell'altro genitore, abbandono del figlio, affidamento esclusivo o non riconoscimento del figlio da parte di un genitore.
La situazione di “ragazza madre” o di “genitore single” non realizza di per sé la condizione di “genitore solo”: deve infatti risultare anche il non riconoscimento dell’altro genitore. Analogamente dicasi per la situazione di genitore separato: nella sentenza di separazione deve risultare che il figlio è affidato ad uno solo dei genitori. Per maggiori informazioni consultare la Circolare dell'INPS n.8 del 17 gennaio 2003.
La domanda di congedo parentale va presentata all'Inps prima dell'inizio del periodo di congedo richiesto. In caso di ritardo, l'indennità è riconosciuta solo per i periodi di congedo successivi alla data di presentazione della domanda.
Il lavoratore è tenuto - salvo ipotesi di oggettiva impossibilità - a preavvisare il datore di lavoro almeno 5 giorni prima. Per il congedo parentale a ore il periodo di preavviso non deve essere inferiore a 2 giorni.
WEB - servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo, attraverso il portale dell'Istituto (www.inps.it - Entra in MyINPS);
RIPOSI GIORNALIERI PER L'ALLATTAMENTO
Nel primo anno di vita del bambino la lavoratrice ha diritto a provvedere, anche se parzialmente, all'allattamento del figlio (sia al seno che artificiale), usufruendo di due riposi giornalieri retribuiti di un'ora ciascuno. I riposi giornalieri sono anche cumulabili in un unico riposo di due ore, collocabile in vario modo entro la giornata di lavoro. Se l'orario di lavoro è inferiore alle 6 ore giornaliere, si ha diritto a un solo riposo di un'ora. I riposi poi si riducono a mezz'ora nel caso all'interno dell'azienda sia presente un nido.
La possibilità di usufruire dei riposi giornalieri è estesa al padre quando il figlio sia a lui affidato o in alternativa alla madre lavoratrice, che non se ne avvalga per espressa rinuncia o nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente. La circolare dell’INPS n.112 del 15 ottobre 2009 ha esteso i riposi giornalieri anche ai padri lavoratori dipendenti nel caso in cui la madre sia casalinga ma si trovi nell’impossibilità di accudire il neonato.
I riposi spettano anche in caso di adozione e di affidamento entro il primo anno dall'ingresso del minore nella famiglia adottiva o affidataria.
In caso di parto plurimo le ore sono raddoppiate e possono essere utilizzate anche dal padre, nei periodi di congedo della madre. Il raddoppio dei riposi è previsto anche in caso di adozione o affidamento di due o più minori, anche se non sono fratelli, che entrano in famiglia nella stessa data.
La domanda di riposi orari della madre, per allattamento, va presentata al datore di lavoro, quella del padre va presentata all'Inps e al datore di lavoro.
Entrambi i genitori hanno diritto alternativamente ad astenersi dal lavoro per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio di età non superiore ai 3 anni. Per i figli di età compresa tra i 3 e gli 8 anni il periodo di astensione previsto è di massimo 5 giorni all’anno.
Durante la fruizione del congedo per malattia del figlio , al genitore non spetta alcun trattamento economico, fatta eccezione per i dipendenti pubblici. Per fruire del congedo per malattia dei figli, è sufficiente presentare un certificato medico, rilasciato da un medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato, al datore di lavoro con l’indicazione della durata della malattia. In questi giorni il genitore non ha l’obbligo di reperibilità durante gli orari di visita fiscale. È quanto esplicitamente affermato nella Circolare Funzione Pubblica n. 14/2000. Chi sceglie di astenersi dal lavoro presenta al suo datore di lavoro una autocertificazione da cui risulti che l'altro genitore non è in astensione dal lavoro negli stessi giorni per il medesimo motivo.
Se la malattia della bambina o del bambino, che comporti ricovero ospedaliero, avviene durante le ferie di uno o dei due genitori, le ferie sono interrotte.
AGEVOLAZIONI E CONGEDI PER FIGLI PORTATORI DI HANDICAP GRAVE
L' articolo 33 del Decreto Legislativo 151/2001 (pdf, 166.4 KB), prevede che entro il dodicesimo anno di vita del figlio con handicap in situazione di gravità, accertato dalla Commissione dell'Azienda Usl prevista dalla Legge 104/1992, la lavoratrice madre, o - in alternativa - il padre lavoratore, ha diritto a prolungare il periodo di astensione facoltativa già prevista dalla legge di tutela della maternità, fino ad un massimo di 3 anni, precisando che “tre anni” è la somma totale dei congedi (ordinario e prolungamento), che possono essere fruiti dai genitori. Il prolungamento del congedo parentale decorre dal termine del periodo corrispondente alla durata massima del congedo parentale spettante al richiedente, nello specifico:
alla madre , trascorsi 6 mesi dalla fine del congedo di maternità;
al padre , trascorsi 7 mesi dalla data di nascita del figlio;
al genitore solo , trascorsi 10 mesi decorrenti:
in caso di madre "sola ", dalla fine del congedo di maternità;
in caso di padre "solo", dalla nascita del minore o dalla fruizione dell'eventuale congedo di paternità.
In sintesi, prima di accedere al prolungamento dell'astensione facoltativa, è necessario fruire dei congedi parentali oppure attendere che siano trascorsi i periodi di tempo sopra riportati. Ai genitori di bambini con disabilità l’indennità del 30% spetta per tutto il periodo del prolungamento . I congedi parentali possono essere frazionati su base oraria, tenendo presente che la fruizione del prolungamento del congedo per figli con disabilità è incompatibile con la fruizione dei permessi delle due ore di riposo giornaliero retribuito previste dalla legge 104/1992, fino al terzo anno di età del bambino.
In riferimento alla legge 104 del 1992, sono previsti tali benefici in base all’età del bambino con handicap in situazione di gravità:
fino al compimento del terzo anno di vita del bambino e in alternativa al congedo parentale i genitori possono usufruire di un permesso di due ore di riposo giornaliero retribuito (art. 33, comma 2, legge 104/92);
successivamente al compimento del terso anno di vita la lavoratrice madre o in alternativa il lavoratore padre hanno diritto a tre giorni di permessi retribuiti che possono essere fruiti nell’arco di un mese 8art. 33, comma 3, legge 104/92).
La legge 151 del 2001 (art. 42, comma 5) ha integrato le disposizioni previste dalla legge 53 del 2000, introducendo l’opportunità, per i genitori di persone con handicap grave, di usufruire di due anni di congedo retribuito continuativo o frazionato . La condizione prioritaria ed essenziale per accedere ai congedi biennali retribuiti è che il disabile non sia ricoverato a tempo pieno, con l'unica eccezione del caso in cui la richiesta di un famigliare sia richiesta dalla struttura sanitaria (art. 42 del decreto legislativo 119/2011). In presenza di pluralità di figli portatori di handicap, non è possibile per lo stesso lavoratore fruire del raddoppio dei congedi. Il diritto al congedo è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. Negli stessi giorni, tuttavia, l'altro genitore non può fruire dei (tre) giorni di permesso (Legge 104) né del congedo parentale frazionato (tre anni fino al compimento dell’ottavo anno di età).
Il richiedente ha diritto a percepire un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione, ma durante la fruizione del congedo retribuito non si maturano ferie, tredicesima mensilità e trattamento di fine rapporto. Per fruire del congedo retribuito (frazionato o completo) il lavoratore deve presentare una specifica domanda, allegando documentazione, dichiarazioni, indicazioni. L’iter è diverso a seconda che si tratti di un dipendente pubblico, di un dipendente privato assicurato con INPS o di un dipendente assicurato con altri enti previdenziali.
Per lo stesso figlio i genitori possono fruire, anche contemporaneamente, del congedo di maternità o del congedo parentale e del congedo straordinario retribuito di due anni (vedi Circolare INPS 22912 del 20 settembre 2007).
pubblicato il 2018/05/22 07:00:00 GMT+2 — ultima modifica 2018-05-28T18:02:00+02:00
congedo per figlio con handicap