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Timestamp: 2017-08-19 22:20:41+00:00
Document Index: 129691988

Matched Legal Cases: ['art.  1', 'art. 185', 'art. 13', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 1', 'art.  11', 'art. 1', 'art. 10', 'art.  2', 'art. 3', 'art. 6', 'art.  4', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art.\n9', 'art. 69', 'art.  2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 17', 'art.  1', 'art.  11', 'in fine', 'art. 64', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 8', 'art.  1', 'art. 1', 'art.  8', 'art. 8', 'art. 139', 'art. 3', 'art.  8', 'art. 17', 'art.   8', 'art. 11', 'art.  205', 'art. 21', 'art.  2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 8', 'art.  3', 'art.  8', 'art. 1', 'art. 1', 'art.  45', 'art.  1', 'art. 52', 'art. 38', 'art. 4', 'art. 14', 'art.\n21', 'art.  4', 'art. 11', 'art. 401', 'art.  1', 'art.  2', 'art. 3', 'art.  1', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 185', 'art. 96', 'art. 2', 'art.  5', 'art.  315', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art.  4', 'art. 193', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 96', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art.  304', 'art. 64']

DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 giugno 2009, n. 122 - Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalita' applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169. (09G0130) (GU n. 191 del 19-8-2009 | Ingegneri.info
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 giugno 2009, n. 122 – Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalita’ applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169. (09G0130) (GU n. 191 del 19-8-2009
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 giugno 2009, n. 122 - Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalita' applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169. (09G0130) (GU n. 191 del 19-8-2009 )
Regolamento  recante  coordinamento  delle  norme  vigenti per la
valutazione   degli  alunni  e  ulteriori  modalita’  applicative  in
materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto-legge 1° settembre
2008,  n.  137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre
2008, n. 169. (09G0130)
Visto  il  decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con
e  delle  competenze  relative  a  «Cittadinanza  e Costituzione», di
Visto  in  particolare l’articolo 3, comma 5, del predetto decreto,
che  ha  previsto l’emanazione di un regolamento per il coordinamento
delle  norme  vigenti  per  la valutazione degli studenti, prevedendo
eventuali ulteriori modalita’ applicative delle norme stesse, tenendo
conto   anche   dei  disturbi  specifici  di  apprendimento  e  della
disabilita’ degli alunni;
Visto  il  testo unico delle disposizioni legislative in materia di
istruzione,  relative  alle  scuole di ogni ordine e grado, di cui al
decreto   legislativo   16   aprile   1994,   n.  297,  e  successive
Vista  la  legge 10 dicembre 1997, n. 425, recante disposizioni per
la  riforma  degli  esami  di Stato conclusivi dei corsi di studio di
istruzione  secondaria  di secondo grado, come modificata dalla legge
Visto  il  decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, concernente
la   definizione   delle   norme   generali   relative   alla  scuola
dell’infanzia   e   al   primo  ciclo  di  istruzione,  e  successive
Visto  il  decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76, relativo alle
norme generali sul diritto-dovere all’istruzione e alla formazione;
Visto  il  decreto  legislativo  15  aprile  2005,  n.  77,  ed  in
particolare   gli   articoli   3,   comma  3,  e  6,  concernenti  la
certificazione dei crediti nei percorsi di alternanza scuola-lavoro;
Visto  il  decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, concernente
norme  generali  e  livelli  essenziali delle prestazioni sul secondo
ciclo  del  sistema  educativo  di  istruzione  e  formazione,  ed in
particolare gli articoli 1, 13;
Vista   la   legge   27   dicembre   2006,  n.  296,  e  successive
modificazioni,  ed  in particolare l’articolo 1, comma 622, che detta
norme in materia di obbligo d’istruzione;
Visto  il  decreto-legge  7 settembre 2007, n. 147, convertito, con
modificazioni,  dalla legge 25 ottobre 2007, n. 176, e in particolare
l’articolo  1,  comma  4,  concernente il giudizio di ammissione e la
prova  nazionale  per  l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di
modificazioni,  dalla  legge 6 agosto 2008, n. 133, ed in particolare
l’articolo   64,   concernente   le   disposizioni   in   materia  di
organizzazione scolastica;
249,  come  modificato dal decreto del Presidente della Repubblica 21
novembre  2007,  n.  235,  concernente lo statuto delle studentesse e
323,  concernente regolamento recante disciplina degli esami di Stato
conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore;
275,  concernente  regolamento  recante norme in materia di autonomia
delle istituzioni scolastiche, ed in particolare gli articoli 4, 6, 8
Visto  il  decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 agosto
2007,  n.  139,  concernente  regolamento recante norme in materia di
Visto  il  decreto del Ministro della pubblica istruzione in data 3
ottobre  2007,  concernente  attivita’  finalizzate  al  recupero dei
debiti  formativi,  pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30
novembre 2007;
della  ricerca 16 gennaio 2009, n. 5, concernente criteri e modalita’
applicative  della  valutazione  del comportamento degli alunni delle
scuole secondarie di primo e di secondo grado;
Considerata   la  raccomandazione  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio  18  dicembre  2006  relativa  alle  competenze  chiave per
l’apprendimento permanente (2006/962/CE);
Consiglio  23 aprile 2008 sulla costituzione del Quadro europeo delle
qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF);
Considerata  la  decisione n. 2241/2004/CE del Parlamento europeo e
del   Consiglio,   del  15  dicembre  2004,  relativa  ad  un  quadro
comunitario  unico  per  la  trasparenza  delle  qualifiche  e  delle
competenze (Europass);
Considerato  l’articolo 24 della Convenzione universale sui diritti
Sentito  il  Consiglio  nazionale  della  pubblica istruzione nella
adunanza plenaria del 17 dicembre 2008;
adottata nella riunione del 13 marzo 2009;
della  ricerca,  di  concerto  con  il Ministro dell’economia e delle
Oggetto del regolamento – finalita’ e caratteri della valutazione
1.   Il   presente  regolamento  provvede  al  coordinamento  delle
disposizioni  concernenti  la valutazione degli alunni, tenendo conto
anche  dei  disturbi  specifici  di apprendimento e della disabilita’
degli  alunni,  ed  enuclea le modalita’ applicative della disciplina
regolante  la  materia secondo quanto previsto dall’articolo 3, comma
5,  del  decreto-legge  1°  settembre  2008,  n. 137, convertito, con
modificazioni,  dalla  legge  30  ottobre  2008,  n.  169, di seguito
indicato: «decreto-legge».
2.  La  valutazione  e’  espressione  dell’autonomia  professionale
propria  della funzione docente, nella sua dimensione sia individuale
che  collegiale,  nonche’  dell’autonomia didattica delle istituzioni
scolastiche.  Ogni alunno ha diritto ad una valutazione trasparente e
tempestiva,  secondo  quanto previsto dall’articolo 2, comma 4, terzo
periodo,  del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998,
n. 249, e successive modificazioni.
3.  La  valutazione ha per oggetto il processo di apprendimento, il
comportamento e il rendimento scolastico complessivo degli alunni. La
valutazione   concorre,  con  la  sua  finalita’  anche  formativa  e
attraverso  l’individuazione  delle  potenzialita’ e delle carenze di
ciascun alunno, ai processi di autovalutazione degli alunni medesimi,
al  miglioramento  dei livelli di conoscenza e al successo formativo,
anche  in  coerenza  con l’obiettivo dell’apprendimento permanente di
cui  alla  «Strategia  di Lisbona nel settore dell’istruzione e della
formazione»,  adottata  dal Consiglio europeo con raccomandazione del
23 e 24 marzo 2000.
4. Le verifiche intermedie e le valutazioni periodiche e finali sul
rendimento  scolastico  devono  essere  coerenti con gli obiettivi di
apprendimento  previsti  dal  piano  dell’offerta formativa, definito
dalle  istituzioni  scolastiche  ai  sensi  degli  articoli 3 e 8 del
decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275.
5.  Il  collegio  dei  docenti  definisce  modalita’  e criteri per
assicurare  omogeneita’, equita’ e trasparenza della valutazione, nel
rispetto  del principio della liberta’ di insegnamento. Detti criteri
e modalita’ fanno parte integrante del piano dell’offerta formativa.
6.  Al  termine  dell’anno  conclusivo della scuola primaria, della
scuola  secondaria  di  primo grado, dell’adempimento dell’obbligo di
istruzione  ai  sensi  dell’articolo  1,  comma  622,  della legge 27
dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, nonche’ al termine
del  secondo  ciclo dell’istruzione, la scuola certifica i livelli di
apprendimento  raggiunti  da  ciascun  alunno, al fine di sostenere i
processi   di   apprendimento,  di  favorire  l’orientamento  per  la
prosecuzione  degli studi, di consentire gli eventuali passaggi tra i
diversi  percorsi  e  sistemi formativi e l’inserimento nel mondo del
7.   Le   istituzioni  scolastiche  assicurano  alle  famiglie  una
informazione  tempestiva  circa  il  processo  di  apprendimento e la
valutazione  degli alunni effettuata nei diversi momenti del percorso
scolastico,  avvalendosi,  nel rispetto delle vigenti disposizioni in
materia  di riservatezza, anche degli strumenti offerti dalle moderne
8.  La  valutazione  nel  primo ciclo dell’istruzione e’ effettuata
secondo quanto previsto dagli articoli 8 e 11 del decreto legislativo
19 febbraio 2004, n. 59, e successive modificazioni, dagli articoli 2
e  3  del  decreto-legge,  nonche’  dalle  disposizioni  del presente
9.  I  minori con cittadinanza non italiana presenti sul territorio
nazionale,  in  quanto  soggetti  all’obbligo  d’istruzione  ai sensi
dell’articolo  45  del  decreto  del  Presidente  della Repubblica 31
agosto  1999,  n.  394, sono valutati nelle forme e nei modi previsti
per i cittadini italiani.
europee (GUUE).
–  Si  riporta  il  testo  degli  articoli  2  e  3  del
decreto-legge  1°  settembre  2008,  n.  137, convertito in
legge,  con  modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n.
169, recante «Disposizioni urgenti in materia di istruzione
e universita’»:
«Art.  2 (Valutazione del comportamento degli studenti).
–  1. Fermo restando quanto previsto dal regolamento di cui
al  decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998,
n.  249, e successive modificazioni, in materia di diritti,
doveri  e  sistema disciplinare degli studenti nelle scuole
comportamento  di ogni studente durante tutto il periodo di
permanenza  nella  sede scolastica, anche in relazione alla
partecipazione  alle attivita’ ed agli interventi educativi
realizzati  dalle istituzioni scolastiche anche fuori della
1-bis.  Le  somme  iscritte  nel  conto  dei residui del
bilancio  dello  Stato per l’anno 2008, a seguito di quanto
disposto  dall’art.  1,  commi  28  e  29,  della  legge 30
dicembre  2004,  n.  311,  e  successive modificazioni, non
utilizzate  alla  data  di entrata in vigore della legge di
conversione  del presente decreto, sono versate all’entrata
del   bilancio   dello   Stato   per  essere  destinate  al
finanziamento  di interventi per l’edilizia scolastica e la
messa  in  sicurezza  degli  istituti  scolastici ovvero di
impianti  e  strutture  sportive  dei  medesimi. Al riparto
delle  risorse,  con  l’individuazione  degli  interventi e
degli   enti  destinatari,  si  provvede  con  decreto  del
in   coerenza   con   apposito   atto  di  indirizzo  delle
Commissioni  parlamentari  competenti  per  materia e per i
2.   A  decorrere  dall’anno  scolastico  2008/2009,  la
valutazione   del   comportamento  e’  effettuata  mediante
3.   La  votazione  sul  comportamento  degli  studenti,
inferiore  a  sei  decimi,  la non ammissione al successivo
anno  di  corso  o  all’esame  conclusivo  del ciclo. Ferma
l’applicazione   della  presente  disposizione  dall’inizio
dell’anno  scolastico  di  cui  al comma 2, con decreto del
Ministro  dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca
sono  specificati  i criteri per correlare la particolare e
oggettiva  gravita’  del  comportamento al voto inferiore a
sei  decimi,  nonche’  eventuali  modalita’ applicative del
«Art.  3  (Valutazione  del  rendimento scolastico degli
scuola  primaria  la valutazione periodica ed annuale degli
apprendimenti   degli  alunni  e  la  certificazione  delle
illustrate  con  giudizio  analitico sul livello globale di
1-bis.  Nella  scuola primaria, i docenti, con decisione
classe  successive solo in casi eccezionali e comprovati da
2.   Dall’anno   scolastico   2008/2009,   nella  scuola
secondaria  di  primo  grado  la  valutazione  periodica ed
annuale    degli    apprendimenti   degli   alunni   e   la
certificazione  delle  competenze da essi acquisite nonche’
la  valutazione dell’esame finale del ciclo sono effettuate
mediante   l’attribuzione  di  voti  numerici  espressi  in
3.  Nella scuola secondaria di primo grado, sono ammessi
alla   classe  successiva,  ovvero  all’esame  di  Stato  a
voto  non  inferiore  a sei decimi in ciascuna disciplina o
3-bis.  Il  comma 4 dell’art. 185 del testo unico di cui
dal  seguente:  “4. L’esito dell’esame conclusivo del primo
ciclo  e’  espresso con valutazione complessiva in decimi e
illustrato  con  una certificazione analitica dei traguardi
di   competenza   e  del  livello  globale  di  maturazione
raggiunti  dall’alunno;  conseguono il diploma gli studenti
che ottengono una valutazione non inferiore a sei decimi”.
4.  Il  comma  3 dell’art. 13 del decreto legislativo 17
5.  Con regolamento emanato ai sensi dell’art. 17, comma
2,  della  legge  23  agosto  1988, n. 400, su proposta del
si  provvede  al  coordinamento  delle norme vigenti per la
valutazione   degli   studenti,  tenendo  conto  anche  dei
disturbi  specifici  di  apprendimento  e della disabilita’
degli   alunni,   e   sono  stabilite  eventuali  ulteriori
– Si riporta il testo degli articoli 33, 87, e 117 della
«Art. 33 (L’arte e la scienza sono libere e libero ne e’
l’insegnamento).  –  La  Repubblica detta le norme generali
sulla istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli
Enti  e  privati hanno il diritto di istituire scuole ed
istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.
La  legge,  nel  fissare  i diritti e gli obblighi delle
scuole non statali che chiedono la parita’, deve assicurare
ad  esse  piena  liberta’  e  ai loro alunni un trattamento
scolastico  equipollente  a  quello  degli alunni di scuole
E’  prescritto  un  esame  di Stato per la ammissione ai
vari  ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi
Le   istituzioni   di   alta   cultura,  universita’  ed
accademie,  hanno  il diritto di darsi ordinamenti autonomi
– Si riporta il testo dell’art. 17, comma 2, della legge
«2.  Con decreto del Presidente della Repubblica, previa
–  Si  riporta il testo dell’art. 1 del decreto-legge 1°
settembre  2008,  n. 137, convertito dalla legge 30 ottobre
2008,  n.  169, recante «Disposizioni urgenti in materia di
«Art.  1 (Cittadinanza e costituzione). – 1. A decorrere
dall’inizio  dell’anno  scolastico  2008/2009, oltre ad una
sperimentazione   nazionale,  ai  sensi  dell’art.  11  del
Repubblica  8  marzo  1999, n. 275, sono attivate azioni di
all’acquisizione   nel   primo   e  nel  secondo  ciclo  di
istruzione  delle  conoscenze e delle competenze relative a
“Cittadinanza   e  costituzione”,  nell’ambito  delle  aree
storico-geografica   e  storico-sociale  e  del  monte  ore
complessivo  previsto  per  le  stesse. Iniziative analoghe
1-bis.   Al   fine   di  promuovere  la  conoscenza  del
pluralismo     istituzionale,    definito    dalla    Carta
costituzionale,  sono  altresi’  attivate iniziative per lo
studio  degli  statuti regionali delle regioni ad autonomia
2.  All’attuazione  del  presente  articolo  si provvede
entro   i   limiti   delle  risorse  umane,  strumentali  e
– Per il testo degli articoli 2 e 3 del decreto-legge 1°
istruzione e universita’», vedere le note al titolo.
1994,  n. 297, e’ stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
19 maggio 1994, n. 115, supplemento ordinario.
–   La   legge   10   dicembre  1997,  n.  425,  recante
«Disposizioni   per   la   riforma  degli  esami  di  Stato
conclusivi  dei  corsi  di  studio di istruzione secondaria
superiore» e’ stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del
12 dicembre 1997, n. 289.
–  La legge 11 gennaio 2007, n. 1, recante «Disposizioni
di  istruzione  secondaria superiore e delega al Governo in
materia  di  raccordo  tra  la  scuola e le universita’» e’
stata  pubblicata  nella  Gazzetta Ufficiale del 13 gennaio
2007, n. 10.
–  Si  riporta  il  testo  degli  articoli 4, 8 e 11 del
decreto  legislativo  19  febbraio  2004,  n.  59,  recante
«Definizione  delle  norme  generali  relative  alla scuola
dell’infanzia  e  al  primo  ciclo dell’istruzione, a norma
dell’art. 1 della legge 28 marzo 2003, n. 53»:
«Art.  4  (Articolazione  del  ciclo e periodi). – 1. Il
primo   ciclo   d’istruzione  e’  costituito  dalla  scuola
primaria e dalla scuola secondaria di primo grado, ciascuna
caratterizzata dalla sua specificita’. Esso ha la durata di
otto  anni  e  costituisce  il  primo  segmento  in  cui si
realizza il diritto-dovere all’istruzione e formazione.
2.  La  scuola primaria, della durata di cinque anni, e’
articolata  in  un  primo  anno,  raccordato  con la scuola
dell’infanzia e teso al raggiungimento delle strumentalita’
di base, e in due periodi didattici biennali.
3.  La scuola secondaria di primo grado, della durata di
tre anni, si articola in un periodo didattico biennale e in
un  terzo  anno,  che completa prioritariamente il percorso
disciplinare  ed assicura l’orientamento ed il raccordo con
il secondo ciclo.
4.  Il  passaggio  dalla  scuola  primaria  alla  scuola
secondaria  di primo grado avviene a seguito di valutazione
positiva al termine del secondo periodo didattico biennale.
5.  Il  primo  ciclo  di  istruzione  ha  configurazione
autonoma  rispetto  al  secondo  ciclo  di  istruzione e si
conclude con l’esame di Stato.
6. Le scuole statali appartenenti al primo ciclo possono
essere  aggregate  tra  loro  in istituti comprensivi anche
comprendenti le scuole dell’infanzia esistenti sullo stesso
«Art.  8 (La valutazione nella scuola primaria). – 1. La
valutazione, periodica e annuale, degli apprendimenti e del
comportamento   degli  alunni  e  la  certificazione  delle
competenze  da  essi  acquisite,  sono  affidate ai docenti
responsabili   delle   attivita’   educative  e  didattiche
previste dai piani di studio personalizzati; agli stessi e’
affidata  la  valutazione dei periodi didattici ai fini del
passaggio al periodo successivo.
2.   I   medesimi   docenti,   con   decisione   assunta
all’unanimita’,  possono non ammettere l’alunno alla classe
successiva,  all’interno  del  periodo  biennale,  in  casi
3.  Il  miglioramento  dei  processi  di apprendimento e
della   relativa   valutazione,   nonche’   la  continuita’
didattica,  sono  assicurati anche attraverso la permanenza
dei  docenti  nella sede di titolarita’ almeno per il tempo
corrispondente al periodo didattico.
4.  Gli alunni provenienti da scuola privata o familiare
sono   ammessi  a  sostenere  esami  di  idoneita’  per  la
frequenza  delle classi seconda, terza, quarta e quinta. La
sessione  di  esami  e’  unica. Per i candidati assenti per
gravi e comprovati motivi sono ammesse prove suppletive che
devono   concludersi   prima   dell’inizio   delle  lezioni
dell’anno scolastico successivo.».
«Art.  11 (Valutazione, scrutini ed esami). – 1. Ai fini
della validita’ dell’anno, per la valutazione degli allievi
e’  richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario
annuale  personalizzato di cui ai commi 1 e 2 dell’art. 10.
Per  casi  eccezionali,  le istituzioni scolastiche possono
autonomamente   stabilire   motivate  deroghe  al  suddetto
2.   La   valutazione,   periodica   e   annuale,  degli
apprendimenti  e  del  comportamento  degli  allievi  e  la
certificazione  delle  competenze  da  essi  acquisite sono
attivita’  educative  e  didattiche  previsti  dai piani di
studio   personalizzati.   Sulla  base  degli  esiti  della
valutazione    periodica,    le   istituzioni   scolastiche
predispongono   gli   interventi   educativi  e  didattici,
ritenuti  necessari  al  recupero  e  allo  sviluppo  degli
3.  I docenti effettuano la valutazione biennale ai fini
del  passaggio  al  terzo anno, avendo cura di accertare il
raggiungimento   di   tutti  gli  obiettivi  formativi  del
biennio,  valutando altresi’ il comportamento degli alunni.
Gli   stessi,  in  casi  motivati,  possono  non  ammettere
l’allievo  alla  classe  successiva all’interno del periodo
4.  Il terzo anno della scuola secondaria di primo grado
si  conclude  con  un esame di Stato, al quale sono ammessi
gli alunni giudicati idonei a norma del comma 4-bis.
4-bis.  Il  consiglio  di classe, in sede di valutazione
finale,  delibera se ammettere o non ammettere all’esame di
Stato  gli  alunni  frequentanti il terzo anno della scuola
secondaria  di  primo  grado,  formulando  un  giudizio  di
idoneita’   o,   in  caso  negativo,  un  giudizio  di  non
ammissione all’esame medesimo.
4-ter.  L’esame  di  Stato  comprende  anche  una  prova
scritta,  a  carattere  nazionale,  volta  a  verificare  i
livelli  generali  e  specifici di apprendimento conseguiti
dagli  studenti.  I testi relativi alla suddetta prova sono
scelti  dal  Ministro  della pubblica istruzione tra quelli
predisposti  annualmente  dall’Istituto  nazionale  per  la
valutazione  del  sistema  educativo  di  istruzione  e  di
formazione    (INVALSI),   conformemente   alla   direttiva
periodicamente  emanata dal Ministro stesso, e inviati alle
istituzioni scolastiche competenti.
5. Alle classi seconda e terza si accede anche per esame
di  idoneita’, al quale sono ammessi i candidati privatisti
che   abbiano  compiuto  o  compiano  entro  il  30  aprile
dell’anno   scolastico   di  riferimento,  rispettivamente,
l’undicesimo  e  il  dodicesimo anno di eta’ e che siano in
possesso  del  titolo di ammissione alla prima classe della
scuola  secondaria  di primo grado, nonche’ i candidati che
abbiano  conseguito il predetto titolo, rispettivamente, da
almeno uno o due anni.
6.  All’esame  di  Stato  di cui al comma 4 sono ammessi
anche i candidati privatisti che abbiano compiuto, entro il
30   aprile   dell’anno   scolastico   di  riferimento,  il
tredicesimo anno di eta’ e che siano in possesso del titolo
di  ammissione alla prima classe della scuola secondaria di
primo  grado.  Sono inoltre ammessi i candidati che abbiano
conseguito  il  predetto  titolo  da almeno un triennio e i
candidati  che nell’anno in corso compiano ventitre anni di
7.  Il  miglioramento  dei  processi  di apprendimento e
dei  docenti nella sede di titolarita’, almeno per il tempo
corrispondente al periodo didattico.».
–  Il  testo  del decreto legislativo 15 aprile 2005, n.
76,   recante   «Definizione   delle   norme  generali  sul
diritto-dovere  all’istruzione  e  alla formazione, a norma
dell’art.  2,  comma  1,  lettera  c), della legge 28 marzo
2003,  n.  53»  e’  pubblicato  nella  Gazzetta Ufficiale 5
– Si riporta il testo dell’art. 3, comma 3 e dell’art. 6
del  decreto  legislativo  15  aprile  2005, n. 77, recante
«Definizione  delle  norme generali relative all’alternanza
scuola-lavoro,  a  norma  dell’art.  4 della legge 28 marzo
2003, n. 53»:
«3.    Con   decreto   del   Ministro   dell’istruzione,
dell’universita’  e  della  ricerca,  di  concerto  con  il
Ministro  dell’economia  e  delle finanze, previa intesa in
sede  di Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto
legislativo  28  agosto  1997,  n.  281,  sulla  base delle
indicazioni del comitato di cui al comma 2, sono definiti:
a)  i  criteri  generali cui le convenzioni devono fare
b)  le  risorse  finanziarie annualmente assegnate alla
realizzazione  dell’alternanza  ed i criteri e le modalita’
di ripartizione delle stesse, al fine di contenere la spesa
entro i limiti delle risorse disponibili;
c)  i requisiti che i soggetti di cui all’art. 1, comma
2, devono possedere per contribuire a realizzare i percorsi
in  alternanza,  con particolare riferimento all’osservanza
delle  norme  vigenti in materia di sicurezza nei luoghi di
lavoro e di ambiente ed all’apporto formativo nei confronti
degli  studenti  ed  al livello di innovazione dei processi
produttivi e dei prodotti;
d)  le  modalita’ per promuovere a livello nazionale il
confronto  fra  le  diverse  esperienze  territoriali e per
assicurare il perseguimento delle finalita’ di cui al comma
e)  il modello di certificazione per la spendibilita’ a
livello  nazionale delle competenze e per il riconoscimento
dei crediti di cui all’art. 6.».
«Art.  6  (Valutazione,  certificazione e riconoscimento
dei crediti). – 1. I percorsi in alternanza sono oggetto di
verifica e valutazione da parte dell’istituzione scolastica
o formativa.
2. Fermo restando quanto previsto all’art. 4 della legge
28  marzo  2003,  n.  53, e dalle norme vigenti in materia,
l’istituzione  scolastica  o  formativa, tenuto conto delle
indicazioni fornite dal tutor formativo esterno, valuta gli
apprendimenti  degli  studenti  in  alternanza e certifica,
sulla  base del modello di cui all’art. 3, comma 3, lettera
e),  le  competenze  da  essi  acquisite, che costituiscono
crediti,  sia  ai  fini  della  prosecuzione  del  percorso
scolastico  o  formativo per il conseguimento del diploma o
della  qualifica,  sia  per  gli  eventuali  passaggi tra i
sistemi,  ivi compresa l’eventuale transizione nei percorsi
3.  La  valutazione e la certificazione delle competenze
acquisite  dai  disabili  che  frequentano  i  percorsi  in
alternanza  sono  effettuate a norma della legge 5 febbraio
1992, n. 104, con l’obiettivo prioritario di riconoscerne e
valorizzarne     il     potenziale,     anche    ai    fini
dell’occupabilita’.
4.  Le istituzioni scolastiche o formative rilasciano, a
conclusione  dei  percorsi  in alternanza, in aggiunta alla
certificazione  prevista  dall’art. 3, comma 1, lettera a),
della  legge  n.  53  del 2003, una certificazione relativa
alle  competenze  acquisite  nei  periodi  di apprendimento
mediante esperienze di lavoro.».
–  Si riporta il testo degli articoli 1 e 13 del decreto
legislativo   17  ottobre  2005,  n.  226,  recante  «Norme
secondo   ciclo  del  sistema  educativo  di  istruzione  e
formazione,  a norma dell’art. 2 della legge 28 marzo 2003,
«Art.   1   (Secondo  ciclo  del  sistema  educativo  di
educativo  di  istruzione  e  formazione  e’ costituito dal
sistema  dell’istruzione secondaria superiore e dal sistema
legge  27  dicembre  2006,  n.  296,  nel  secondo ciclo si
realizza,    in    modo    unitario,    il   diritto-dovere
all’istruzione   e   alla  formazione  di  cui  al  decreto
2.  Lo  Stato  garantisce  i  livelli  essenziali  delle
prestazioni  del  secondo  ciclo  del  sistema educativo di
3.  Nel  secondo ciclo del sistema educativo si persegue
la  formazione  intellettuale,  spirituale  e morale, anche
ispirata  ai principi della Costituzione, lo sviluppo della
coscienza  storica e di appartenenza alla comunita’ locale,
4.   Tutte  le  istituzioni  del  sistema  educativo  di
5.  I  percorsi  liceali  e  i  percorsi di istruzione e
formazione   professionale   nei   quali   si  realizza  il
diritto-dovere  all’istruzione  e  formazione  sono di pari
dignita’  e  si  propongono  il  fine  comune di promuovere
il  saper essere, il saper fare e l’agire, e la riflessione
critica  su  di  essi,  nonche’  di incrementare l’autonoma
capacita’  di  giudizio e l’esercizio della responsabilita’
personale  e  sociale  curando  anche  l’acquisizione delle
competenze   e   l’ampliamento   delle   conoscenze,  delle
all’uso  delle  nuove  tecnologie  e  la  padronanza di una
lingua  europea,  oltre all’italiano e all’inglese, secondo
il  profilo  educativo,  culturale  e  professionale di cui
all’allegato    A.    Essi    assicurano    gli   strumenti
vita.   Essi,   inoltre,  perseguono  le  finalita’  e  gli
6.   Nei   percorsi   del   secondo  ciclo  si  realizza
7.  Le istituzioni del sistema educativo di istruzione e
formazione  assicurano ed assistono, anche associandosi tra
loro,  la  possibilita’  di  cambiare scelta tra i percorsi
liceali  e,  all’interno  di questi, tra gli indirizzi, ove
previsti,  nonche’ di passare dai percorsi liceali a quelli
dell’istruzione  e  formazione professionale e viceversa. A
tali   fini   le  predette  istituzioni  adottano  apposite
8.  La  frequenza,  con  esito  positivo,  di  qualsiasi
percorso   o   frazione   di  percorso  formativo  comporta
l’acquisizione  di  crediti  certificati che possono essere
fatti  valere,  anche  ai  fini  della  ripresa degli studi
eventualmente   interrotti,  nei  passaggi  tra  i  diversi
percorsi  di  cui  al  comma  7. Le istituzioni del sistema
educativo  di  istruzione e formazione riconoscono inoltre,
con    specifiche    certificazioni   di   competenza,   le
stage  realizzati  in Italia e all’estero anche con periodi
di    inserimento   nelle   realta’   culturali,   sociali,
produttive,  professionali e dei servizi. Ai fini di quanto
previsto  nel  presente  comma  sono validi anche i crediti
formativi  acquisiti  e  le esperienze maturate sul lavoro,
nell’ambito  del contratto di apprendistato di cui all’art.
9.  Le modalita’ di valutazione dei crediti, ai fini dei
definite  con  le  norme  regolamentari  adottate  ai sensi
10.  Le corrispondenze e modalita’ di riconoscimento tra
i  crediti  acquisiti  nei  percorsi  liceali  e  i crediti
acquisiti   nei   percorsi   di   istruzione  e  formazione
sistema   dell’istruzione   e  formazione  professionale  e
viceversa   sono  definite  mediante  accordi  in  sede  di
Conferenza   Stato-regioni,   recepiti   con   decreto  del
concerto  con  il  Ministro  del  lavoro  e delle politiche
11.  Sono  riconosciuti  i  crediti formativi conseguiti
associazioni  sportive.  A  tal fine sono promosse apposite
12. Al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione
e formazione si accede a seguito del superamento dell’esame
di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.
13.   Tutti   i  titoli  e  le  qualifiche  a  carattere
professionalizzante  sono  di  competenza  delle  regioni e
istituzioni    scolastiche    e   formative   del   sistema
d’istruzione  e formazione professionale. Essi hanno valore
14.   La   continuita’  dei  percorsi  di  istruzione  e
formazione  professionale  con  quelli  di  cui all’art. 69
della   legge   17   maggio   1999,  n.  144  e  successive
modificazioni  e’  realizzata  per il tramite di accordi in
sede   di   Conferenza   unificata  ai  sensi  del  decreto
legislativo   28   agosto   1997,   n.   281  e  successive
modificazioni,  prevedendo anche il raccordo con i percorsi
15.  I  percorsi  del  sistema  dei  licei  e quelli del
sistema  di  istruzione  e formazione professionale possono
essere  realizzati  in  un’unica  sede, anche sulla base di
formative    interessate.    Ognuno    dei    percorsi   di
ordinamentale  e curricolare. I percorsi dei licei inoltre,
ed  in particolare di quelli articolati in indirizzi di cui
all’art.  2, comma 8, possono raccordarsi con i percorsi di
un   centro   polivalente   denominato   “Campus”  o  “Polo
formativo”.  Le convenzioni predette prevedono modalita’ di
gestione  e coordinamento delle attivita’ che assicurino la
rappresentanza  delle  istituzioni  scolastiche e formative
All’attuazione  del  presente comma si provvede nell’ambito
delle  risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili
«Art.  13 (Valutazione e scrutini). – 1. La valutazione,
periodica    e   annuale,   degli   apprendimenti   e   del
comportamento  degli  studenti  e  la  certificazione delle
competenze,  abilita’  e  capacita’  da essi acquisite sono
valutazione   periodica,  gli  istituti  predispongono  gli
interventi  educativi  e  didattici  ritenuti  necessari al
2. Ai fini della validita’ dell’anno, per la valutazione
dello  studente,  e’  richiesta  la frequenza di almeno tre
quarti  dell’orario  annuale  personalizzato complessivo di
3. Comma abrogato dall’art. 3, comma 4, decreto-legge 1°
settembre  2008,  n.  137 [Salva la valutazione periodica e
annuale  di  cui al comma 1, al termine di ciascuno dei due
bienni di cui all’art. 2, comma 2, i docenti effettuano una
valutazione  ai  fini  di verificare l’ammissibilita’ dello
studente   al   terzo   ed   al  quinto  anno,  subordinata
all’avvenuto  raggiungimento  di  tutti  gli  obiettivi  di
istruzione  e  di formazione, ivi compreso il comportamento
degli studenti. In caso di esito negativo della valutazione
periodica effettuata alla fine del biennio, lo studente non
e’  ammesso  alla  classe  successiva. La non ammissione al
secondo  anno  dei predetti bienni puo’ essere disposta per
gravi    lacune,    formative    o   comportamentali,   con
provvedimenti motivati].
4. Comma abrogato dall’art. 3, legge 11 gennaio 2007, n.
1  [Al  termine  del  quinto anno sono ammessi all’esame di
Stato  gli  studenti  valutati  positivamente nell’apposito
scrutinio].
5.  All’esame  di Stato sono ammessi i candidati esterni
in  possesso  dei  requisiti  prescritti  dall’art. 2 della
legge  10  dicembre  1997, n. 425 e dall’art. 3 del decreto
6. Coloro che chiedano di rientrare nei percorsi liceali
e  che  abbiano superato l’esame conclusivo del primo ciclo
tanti  anni  prima quanti ne occorrono per il corso normale
degli   studi  liceali  possono  essere  ammessi  a  classi
successive  alla prima previa valutazione delle conoscenze,
competenze,   abilita’   e  capacita’  possedute,  comunque
acquisite,  da  parte  di  apposite  commissioni costituite
presso   le   istituzioni  del  sistema  dei  licei,  anche
collegate  in rete tra di loro. Ai fini di tale valutazione
le   commissioni   tengono  conto  dei  crediti  acquisiti,
ad  eventuali  prove  per  l’accertamento delle conoscenze,
prosecuzione   degli   studi.   Con  decreto  del  Ministro
stabilite  le  modalita’  di  costituzione  e funzionamento
delle  commissioni.  Alle  valutazioni  di  cui al presente
7.  Coloro  che  cessino di frequentare l’istituto prima
del  15  marzo  e che intendano di proseguire gli studi nel
sistema  dei  licei,  possono chiedere di essere sottoposti
dall’obbligo  dell’intervallo dal superamento dell’esame di
Stato  di cui al comma 6 i richiedenti che abbiano compiuto
quello  dell’inizio delle predette valutazioni. Coloro che,
nell’anno   in   corso,  abbiano  compiuto  o  compiano  il
ventitreesimo  anno  di eta’ sono altresi’ dispensati dalla
–  Si  riporta  il  testo  dell’art. 1, comma 622, della
formazione  del bilancio annuale e pluriennale dello Stato»
«622.  L’istruzione  impartita  per almeno dieci anni e’
obbligatoria    ed   e’   finalizzata   a   consentire   il
conseguimento  di  un titolo di studio di scuola secondaria
triennale  entro  il  diciottesimo anno di eta’. L’eta’ per
a  sedici anni. Resta fermo il regime di gratuita’ ai sensi
del   decreto   legislativo   17   ottobre  2005,  n.  226.
L’adempimento  dell’obbligo  di istruzione deve consentire,
una  volta  conseguito  il  titolo di studio conclusivo del
primo  ciclo,  l’acquisizione dei saperi e delle competenze
previste  dai  curricula  relativi  ai primi due anni degli
istituti  di istruzione secondaria superiore, sulla base di
un   apposito   regolamento  adottato  dal  Ministro  della
pubblica  istruzione  ai sensi dell’art. 17, comma 3, della
legge  23  agosto  1988, n. 400. L’obbligo di istruzione si
assolve  anche  nei  percorsi  di  istruzione  e formazione
ottobre  2005, n. 226, e, sino alla completa messa a regime
delle   disposizioni  ivi  contenute,  anche  nei  percorsi
sperimentali  di  istruzione  e formazione professionale di
competenze   delle  regioni  a  statuto  speciale  e  delle
rispettivi  statuti  e  alle  relative norme di attuazione,
nonche’  alla  legge  costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
–   Si  riporta  il  testo  dell’art.  1,  comma  4  del
decreto-legge  7  settembre  2007,  n.  147, convertito con
modificazioni  dalla  legge 25 ottobre 2007, n. 176 recante
«Disposizioni   urgenti  per  assicurare  l’ordinato  avvio
dell’anno  scolastico  2007-2008  ed in materia di concorsi
per ricercatori universitari.»:
«4.  All’art.  11  del  decreto  legislativo 19 febbraio
2004, n. 59, sono apportate le seguenti modificazioni:
a)  al  comma  4  sono  aggiunte,  in fine, le seguenti
parole: «,al quale sono ammessi gli alunni giudicati idonei
a norma del comma 4-bis»;
«4-bis.  Il  Consiglio di classe, in sede di valutazione
istituzioni scolastiche competenti».».
– Si riporta il testo dell’art. 64, del decreto-legge 25
giugno  2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008,
n.  133,  recante  «Disposizioni  urgenti  per  lo sviluppo
economico,   la   semplificazione,  la  competitivita’,  la
stabilizzazione  della  finanza  pubblica e la perequazione
tributaria» :
scolastica).  –  1.  Ai fini di una migliore qualificazione
professionale  del personale docente, a decorrere dall’anno
scolastico  2009/2010,  sono  adottati  interventi e misure
volti   ad  incrementare,  gradualmente,  di  un  punto  il
rapporto   alunni/docente,  da  realizzare  comunque  entro
l’anno  scolastico  2011/2012,  per un accostamento di tale
rapporto  ai  relativi standard europei tenendo anche conto
4-bis.  Ai  fini  di contribuire al raggiungimento degli
ordinamentale  di  cui  al comma 4, nell’ambito del secondo
ciclo   di  istruzione  e  formazione  di  cui  al  decreto
legislativo  17 ottobre 2005, n. 226, anche con l’obiettivo
di  ottimizzare  le  risorse disponibili, all’art. 1, comma
622,  della  legge  27  dicembre 2006, n. 296, le parole da
«Nel  rispetto  degli obiettivi di apprendimento generali e
Bolzano»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «L’obbligo di
istruzione  si  assolve  anche nei percorsi di istruzione e
formazione  professionale  di  cui  al Capo III del decreto
legislativo  17 ottobre 2005, n. 226, e, sino alla completa
messa  a regime delle disposizioni ivi contenute, anche nei
percorsi    sperimentali   di   istruzione   e   formazione
4-ter.   Le  procedure  per  l’accesso  alle  Scuole  di
presso  le  universita’  sono sospese per l’anno accademico
2008-2009  e fino al completamento degli adempimenti di cui
5.    I   dirigenti   del   Ministero   dell’istruzione,
dell’universita’  e  della  ricerca,  compresi  i dirigenti
scolastici,  coinvolti nel processo di razionalizzazione di
cui  al  presente  articolo,  ne  assicurano  la compiuta e
puntuale  realizzazione.  Il  mancato  raggiungimento degli
obiettivi  prefissati,  verificato  e  valutato  sulla base
delle  vigenti  disposizioni  anche  contrattuali, comporta
l’applicazione  delle  misure connesse alla responsabilita’
6.  Fermo  restando il disposto di cui all’art. 2, commi
411   e   412,  della  legge  24  dicembre  2007,  n.  244,
dall’attuazione  dei  commi  1,  2,  3,  e  4  del presente
articolo,  devono  derivare  per  il  bilancio  dello Stato
economie  lorde  di  spesa,  non inferiori a 456 milioni di
euro  per  l’anno  2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno
2010,  a  2.538  milioni  di euro per l’anno 2011 e a 3.188
6-bis.  I  piani  di ridimensionamento delle istituzioni
scolastiche,  rientranti  nelle  competenze delle regioni e
degli  enti  locali, devono essere in ogni caso ultimati in
di  razionalizzazione  della  rete  scolastica previsti dal
presente  comma,  gia’  a  decorrere  dall’anno  scolastico
Il  Presidente del Consiglio dei Ministri, con la procedura
di  cui  all’art. 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n.
131,   su  proposta  del  Ministro  dell’economia  e  delle
finanze,  di  concerto  con  il  Ministro  dell’istruzione,
rapporti  con  le  regioni,  diffida  le regioni e gli enti
locali  inadempienti  ad  adottare,  entro quindici giorni,
tutti  gli  atti amministrativi, organizzativi e gestionali
idonei  a  garantire  il  conseguimento  degli obiettivi di
ridimensionamento  della  rete scolastica. Ove le regioni e
gli  enti  locali  competenti  non  adempiano alla predetta
diffida,   il  Consiglio  dei  Ministri,  su  proposta  del
sentito  il  Ministro per i rapporti con le regioni, nomina
un  commissario  ad  acta. Gli eventuali oneri derivanti da
tale  nomina  sono  a  carico  delle  regioni  e degli enti
7.   Ferme   restando  le  competenze  istituzionali  di
controllo  e verifica in capo al Ministero dell’istruzione,
dell’economia  e  delle finanze, con decreto del Presidente
del  Consiglio  dei Ministri e’ costituito, contestualmente
all’avvio  dell’azione programmatica e senza maggiori oneri
a  carico del bilancio dello Stato, un comitato di verifica
tecnico-finanziaria    composto   da   rappresentanti   del
di  monitorare  il processo attuativo delle disposizioni di
cui  al  presente  art.,  al fine di assicurare la compiuta
segnalando  eventuali  scostamenti per le occorrenti misure
correttive.  Ai  componenti  del  Comitato non spetta alcun
8.  Al fine di garantire l’effettivo conseguimento degli
obiettivi  di  risparmio  di  cui al comma 6, si applica la
procedura  prevista  dall’art.  1,  comma  621, lettera b),
9.  Una  quota  parte  delle economie di spesa di cui al
comma  6  e’  destinata,  nella misura del 30 per cento, ad
iniziative  dirette  alla  valorizzazione  ed allo sviluppo
professionale  della  carriera del personale della Scuola a
conseguiti   per   ciascun  anno  scolastico.  Gli  importi
corrispondenti  alle  indicate  economie  di  spesa vengono
iscritti  in  bilancio in un apposito Fondo istituito nello
dell’universita’  e  della  ricerca,  a decorrere dall’anno
successivo    a    quello    dell’effettiva   realizzazione
dell’economia  di  spesa,  e  saranno  resi  disponibili in
gestione  con  decreto  del Ministero dell’economia e delle
verifica  dell’effettivo  ed  integrale conseguimento delle
–  Il  decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno
1998,  n.  249  relativo al «Regolamento recante lo statuto
delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria»
e’  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 luglio 1998,
– Il decreto del Presidente della Repubblica 21 novembre
2007, n. 235, relativo al «Regolamento recante modifiche ed
integrazioni  al decreto del Presidente della Repubblica 24
giugno   1998,   n.   249,  concernente  lo  statuto  delle
studentesse  e  degli  studenti della scuola secondaria» e’
pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale 18 dicembre 2007, n.
–  Il  decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio
1998,  n.  323, relativo al «Regolamento recante disciplina
degli  esami  di  Stato  conclusivi  dei corsi di studio di
istruzione  secondaria superiore, a norma dell’art. 1 della
legge  10  dicembre  1997,  n.  425»  e’  pubblicato  nella
Gazzetta Ufficiale del 9 settembre 1998, n. 210.
–  Si  riporta  il testo degli articoli 4, 6, 8 e 10 del
decreto  del  Presidente  della Repubblica 8 marzo 1999, n.
275,   recante   «Norme   in  materia  di  autonomia  delle
istituzioni scolastiche»:
«Art.  4  (Autonomia  didattica).  –  1.  Le istituzioni
scolastiche,  nel  rispetto della liberta’ di insegnamento,
della  liberta’  di scelta educativa delle famiglie e delle
finalita’   generali  del  sistema,  a  norma  dell’art.  8
concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi
funzionali  alla  realizzazione del diritto ad apprendere e
alla  crescita educativa di tutti gli alunni, riconoscono e
valorizzano  le  diversita’, promuovono le potenzialita’ di
ciascuno   adottando   tutte   le   iniziative   utili   al
raggiungimento del successo formativo.
2.    Nell’esercizio    dell’autonomia    didattica   le
istituzioni  scolastiche regolano i tempi dell’insegnamento
e  dello  svolgimento  delle singole discipline e attivita’
nel  modo  piu’  adeguato  al  tipo  di studi e ai ritmi di
apprendimento  degli  alunni.  A  tal  fine  le istituzioni
scolastiche    possono   adottare   tutte   le   forme   di
flessibilita’ che ritengono opportune e tra l’altro:
a)  l’articolazione  modulare  del monte ore annuale di
ciascuna disciplina e attivita’;
b)   la  definizione  di  unita’  di  insegnamento  non
coincidenti   con   l’unita’   oraria   della   lezione   e
l’utilizzazione,  nell’ambito del curricolo obbligatorio di
cui all’art. 8, degli spazi orari residui;
c)      l’attivazione     di     percorsi     didattici
individualizzati,   nel  rispetto  del  principio  generale
dell’integrazione  degli  alunni nella classe e nel gruppo,
anche  in  relazione  agli alunni in situazione di handicap
secondo  quanto  previsto  dalla  legge 5 febbraio 1992, n.
d)   l’articolazione   modulare  di  gruppi  di  alunni
provenienti  dalla  stessa o da diverse classi o da diversi
anni di corso;
e)  l’aggregazione  delle  discipline  in aree e ambiti
3.  Nell’ambito  dell’autonomia didattica possono essere
programmati,  anche  sulla base degli interessi manifestati
dagli  alunni,  percorsi  formativi  che  coinvolgono  piu’
discipline  e  attivita’,  nonche’  insegnamenti  in lingua
straniera in attuazione di intese e accordi internazionali.
4.   Nell’esercizio   della   autonomia   didattica   le
istituzioni     scolastiche    assicurano    comunque    la
realizzazione  di  iniziative  di  recupero  e sostegno, di
continuita’  e  di orientamento scolastico e professionale,
coordinandosi con le iniziative eventualmente assunte dagli
enti  locali  in  materia  di  interventi integrati a norma
dell’art. 139, comma 2, lettera b), del decreto legislativo
31 marzo 1998, n. 112. Individuano inoltre le modalita’ e i
criteri  di  valutazione  degli  alunni  nel rispetto della
normativa   nazionale  ed  i  criteri  per  la  valutazione
periodica   dei   risultati  conseguiti  dalle  istituzioni
scolastiche rispetto agli obiettivi prefissati.
5.   La   scelta,  l’adozione  e  l’utilizzazione  delle
metodologie  e  degli  strumenti  didattici, ivi compresi i
libri  di  testo,  sono  coerenti con il Piano dell’offerta
formativa  di  cui all’art. 3 e sono attuate con criteri di
trasparenza     e     tempestivita’.    Esse    favoriscono
l’introduzione e l’utilizzazione di tecnologie innovative.
6.  I criteri per il riconoscimento dei crediti e per il
recupero  dei  debiti  scolastici  riferiti ai percorsi dei
singoli   alunni   sono   individuati   dalle   istituzioni
scolastiche  avuto  riguardo  agli  obiettivi  specifici di
apprendimento  di  cui  all’art.  8  e  tenuto  conto della
necessita’  di  facilitare  i  passaggi  tra diversi tipi e
indirizzi di studio, di favorire l’integrazione tra sistemi
formativi,  di  agevolare le uscite e i rientri tra scuola,
formazione  professionale e mondo del lavoro. Sono altresi’
individuati  i  criteri  per  il riconoscimento dei crediti
formativi  relativi  alle  attivita’ realizzate nell’ambito
dell’ampliamento   dell’offerta   formativa  o  liberamente
effettuate   dagli   alunni   e   debitamente  accertate  o
7.  Il  riconoscimento reciproco dei crediti tra diversi
sistemi   formativi   e  la  relativa  certificazione  sono
effettuati  ai  sensi  della  disciplina di cui all’art. 17
della  legge  24  giugno  1997,  n.  196, fermo restando il
valore  legale  dei  titoli di studio previsti dall’attuale
«Art.   6   (Autonomia  di  ricerca,  sperimentazione  e
sviluppo). – 1. Le istituzioni scolastiche, singolarmente o
tra  loro  associate,  esercitano  l’autonomia  di ricerca,
sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del
contesto  culturale,  sociale  ed  economico  delle realta’
locali e curando tra l’altro:
b)   la   formazione   e  l’aggiornamento  culturale  e
professionale del personale scolastico;
d)  la  ricerca  didattica  sulle diverse valenze delle
tecnologie  dell’informazione e della comunicazione e sulla
loro integrazione nei processi formativi;
e)  la  documentazione  educativa  e  la sua diffusione
all’interno della scuola;
f)  gli  scambi di informazioni, esperienze e materiali
didattici;
g)  l’integrazione  fra  le  diverse  articolazioni del
sistema scolastico e, d’intesa con i soggetti istituzionali
competenti,  fra diversi sistemi formativi, ivi compresa la
2.  Se  il  progetto  di  ricerca e innovazione richiede
modifiche  strutturali  che  vanno  oltre  la flessibilita’
curricolare    prevista   dall’art.   8,   le   istituzioni
scolastiche    propongono   iniziative   finalizzate   alle
innovazioni con le modalita’ di cui all’art. 11.
3.  Ai  fini  di cui al presente articolo le istituzioni
scolastiche   sviluppano   e   potenziano   lo  scambio  di
documentazione  e  di  informazioni  attivando collegamenti
reciproci,  nonche’  con il Centro europeo dell’educazione,
la  Biblioteca  di documentazione pedagogica e gli Istituti
regionali   di  ricerca,  sperimentazione  e  aggiornamento
educativi;   tali   collegamenti   possono   estendersi   a
universita’  e  ad  altri  soggetti  pubblici e privati che
svolgono attivita’ di ricerca.».
«Art.  8  (Definizione  dei curricoli). – 1. Il Ministro
della  pubblica  istruzione, previo parere delle competenti
commissioni  parlamentari  sulle  linee  e  sugli indirizzi
generali,  definisce  a  norma  dell’art.  205  del decreto
legislativo  16  aprile  1994, n. 297, sentito il Consiglio
nazionale  della  pubblica istruzione, per i diversi tipi e
b)  gli  obiettivi  specifici di apprendimento relativi
alle competenze degli alunni;
c)  le  discipline  e le attivita’ costituenti la quota
nazionale dei curricoli e il relativo monte ore annuale;
d)   l’orario   obbligatorio  annuale  complessivo  dei
curricoli  comprensivo della quota nazionale obbligatoria e
della   quota   obbligatoria   riservata  alle  istituzioni
e)  i  limiti di flessibilita’ temporale per realizzare
compensazioni   tra  discipline  e  attivita’  della  quota
nazionale del curricolo;
f) gli standard relativi alla qualita’ del servizio;
g)  gli  indirizzi  generali circa la valutazione degli
alunni,   il   riconoscimento  dei  crediti  e  dei  debiti
h) i criteri generali per l’organizzazione dei percorsi
formativi   finalizzati   all’educazione  permanente  degli
adulti,  anche a distanza, da attuare nel sistema integrato
di  istruzione,  formazione,  lavoro, sentita la Conferenza
2.  Le  istituzioni  scolastiche  determinano, nel Piano
dell’offerta  formativa  il  curricolo  obbligatorio  per i
propri alunni in modo da integrare, a norma del comma 1, la
quota  definita  a  livello  nazionale  con  la  quota loro
riservata  che  comprende  le  discipline e le attivita’ da
esse liberamente scelte. Nella determinazione del curricolo
le   istituzioni   scolastiche   precisano   le  scelte  di
flessibilita’ previste dal comma 1, lettera e).
3.   Nell’integrazione   tra   la  quota  nazionale  del
curricolo  e  quella  riservata alle scuole e’ garantito il
carattere   unitario   del  sistema  di  istruzione  ed  e’
valorizzato  il  pluralismo  culturale  e territoriale, nel
rispetto  delle diverse finalita’ della scuola dell’obbligo
e della scuola secondaria superiore.
4.  La  determinazione  del  curricolo tiene conto delle
diverse   esigenze  formative  degli  alunni  concretamente
rilevate,  della necessita’ di garantire efficaci azioni di
continuita’  e  di  orientamento,  delle  esigenze  e delle
attese  espresse  dalle  famiglie,  dagli  enti locali, dai
contesti  sociali,  culturali  ed economici del territorio.
Agli  studenti  e  alle  famiglie  possono  essere  offerte
possibilita’ di opzione.
5.  Il  curricolo  della singola istituzione scolastica,
definito  anche  attraverso  una  integrazione  tra sistemi
formativi  sulla  base di accordi con le Regioni e gli Enti
locali  negli  ambiti previsti dagli articoli 138 e 139 del
decreto  legislativo  31  marzo  1998,  n. 112, puo’ essere
personalizzato  in  relazione ad azioni, progetti o accordi
6.   L’adozione   di   nuove  scelte  curricolari  o  la
variazione  di  scelte  gia’  effettuate  deve tenere conto
delle  attese  degli  studenti e delle famiglie in rapporto
alla conclusione del corso di studi prescelto.».
«Art.  10  (Verifiche e modelli di certificazione). – 1.
Per  la  verifica  del  raggiungimento  degli  obiettivi di
apprendimento  e degli standard di qualita’ del servizio il
Ministero della pubblica istruzione fissa metodi e scadenze
per  rilevazioni  periodiche.  Fino  all’istituzione  di un
apposito  organismo  autonomo  le verifiche sono effettuate
dal  Centro  europeo  dell’educazione,  riformato  a  norma
dell’art. 21, comma 10, della legge 15 marzo 1997, n. 59.
2.  Le  rilevazioni di cui al comma 1 sono finalizzate a
sostenere  le  scuole  per  l’efficace raggiungimento degli
obiettivi  attraverso l’attivazione di iniziative nazionali
e   locali   di   perequazione,   promozione,   supporto  e
monitoraggio, anche avvalendosi degli ispettori tecnici.
3.  Con  decreto  del Ministro della pubblica istruzione
sono  adottati  i  nuovi  modelli per le certificazioni, le
quali,  indicano le conoscenze, le competenze, le capacita’
acquisite  e  i  crediti  formativi riconoscibili, compresi
quelli relativi alle discipline e alle attivita’ realizzate
nell’ambito   dell’ampliamento   dell’offerta  formativa  o
liberamente    scelte    dagli    alunni    e   debitamente
certificate.».
–  Il  testo  del  decreto  del  Ministro della pubblica
istruzione  22  agosto  2007,  n.  139 recante «Regolamento
recante  norme  in  materia  di adempimento dell’obbligo di
dicembre   2006,  n.  296»  e’  pubblicato  nella  Gazzetta
–  Il  decreto  del Ministro della pubblica istruzione 3
ottobre  2007,  n.  80  recante  «Attivita’  finalizzate al
recupero dei debiti formativi» e’ pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale 30 novembre 2007, n. 279.
–   Si   riporta  il  testo  del  decreto  del  Ministro
dell’istruzione dell’universita’ e della ricerca 16 gennaio
2009, n. 5:
«Art.  1  (Finalita’ della valutazione del comportamento
degli  studenti).  –  1.  La  valutazione del comportamento
degli  studenti  di  cui  all’art.  2  del  decreto-legge 1
settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni dalla
legge  30  ottobre  2008,  n.  169,  risponde alle seguenti
prioritarie finalita’:
–   accertare   i   livelli   di   apprendimento  e  di
consapevolezza  raggiunti,  con  specifico riferimento alla
cultura  e  ai valori della cittadinanza e della convivenza
–  verificare  la  capacita’ di rispettare il complesso
delle  disposizioni  che  disciplinano  la vita di ciascuna
istituzione scolastica;
– diffondere la consapevolezza dei diritti e dei doveri
degli  studenti  all’interno  della  comunita’  scolastica,
promuovendo   comportamenti   coerenti   con   il  corretto
esercizio  dei  propri  diritti  e  al  tempo stesso con il
rispetto  dei  propri  doveri,  che corrispondono sempre al
riconoscimento dei diritti e delle liberta’ degli altri;
–  dare  significato  e valenza educativa anche al voto
inferiore a 6/10.
2.  La valutazione del comportamento non puo’ mai essere
utilizzata  come  strumento per condizionare o reprimere la
libera espressione di opinioni, correttamente manifestata e
non   lesiva   dell’altrui  personalita’,  da  parte  degli
Art. 2 (Caratteristiche ed effetti della valutazione del
comportamento). – 1. La valutazione del comportamento degli
studenti  nella  scuola  secondaria  di primo grado e nella
scuola secondaria di secondo grado e’ espressa in decimi.
2.   La  valutazione,  espressa  in  sede  di  scrutinio
intermedio  e  finale,  si  riferisce a tutto il periodo di
permanenza  nella  sede  scolastica  e  comprende anche gli
interventi  e  le attivita’ di carattere educativo posti in
essere  al  di  fuori  di essa. La valutazione in questione
viene  espressa  collegialmente  dal Consiglio di classe ai
sensi  della  normativa  vigente  e,  a  partire  dall’anno
scolastico 2008-2009, concorre, unitamente alla valutazione
degli  apprendimenti,  alla  valutazione  complessiva dello
3.  In attuazione di quanto disposto dall’art. 2 comma 3
del  decreto-legge  1°  settembre  2008, n. 137, convertito
dalla  legge  30  ottobre  2008, n. 169, la valutazione del
comportamento  inferiore  alla  sufficienza, ovvero a 6/10,
riportata  dallo  studente  in  sede  di  scrutinio finale,
comporta  la  non  ammissione  automatica  dello  stesso al
successivo  anno  di corso o all’esame conclusivo del ciclo
4.  La  votazione  insufficiente  di  cui al comma 3 del
presente  articolo  puo’ essere attribuita dal Consiglio di
classe soltanto in presenza di comportamenti di particolare
ed  oggettiva  gravita’, secondo i criteri e le indicazioni
di cui al successivo art. 4.
Art.   3   (Criteri   e   modalita’   applicative  della
valutazione   del   comportamento).  –  1.  Ai  fini  della
valutazione  del comportamento dello studente, il Consiglio
di  classe tiene conto dell’insieme dei comportamenti posti
in essere dallo stesso durante il corso dell’anno.
2.   La   valutazione  espressa  in  sede  di  scrutinio
intermedio  o  finale  non  puo’  riferirsi  ad  un singolo
episodio,  ma  deve scaturire da un giudizio complessivo di
maturazione e di crescita civile e culturale dello studente
in  ordine  all’intero  anno  scolastico.  In  particolare,
tenuto  conto della valenza formativa ed educativa cui deve
rispondere  l’attribuzione  del  voto sul comportamento, il
Consiglio   di   classe   tiene   in   debita   evidenza  e
considerazione  i  progressi  e  i miglioramenti realizzati
dallo  studente  nel  corso  dell’anno,  in  relazione alle
finalita’ di cui all’art. 1 del presente decreto.
Art. 4 (Criteri ed indicazioni per l’attribuzione di una
votazione  insufficiente).  –  1.  Premessa  la  scrupolosa
osservanza  di  quanto previsto dall’art. 3, la valutazione
insufficiente  del  comportamento,  soprattutto  in sede di
scrutinio  finale,  deve scaturire da un attento e meditato
giudizio   del   Consiglio  di  classe,  esclusivamente  in
presenza   di   comportamenti   di   particolare   gravita’
riconducibili  alle  fattispecie  per  le  quali lo Statuto
delle studentesse e degli studenti – decreto del Presidente
della  Repubblica  n. 249/1998, come modificato dal decreto
del  Presidente  della  Repubblica  n.  235/2007 e chiarito
dalla  nota  prot.  3602/PO  del 31 luglio 2008 – nonche’ i
regolamenti di istituto prevedano l’irrogazione di sanzioni
disciplinari  che  comportino  l’allontanamento  temporaneo
dello  studente  dalla  comunita’  scolastica  per  periodi
superiori a quindici giorni (art. 4, commi 9, 9-bis e 9-ter
2. L’attribuzione di una votazione insufficiente, vale a
dire  al  di  sotto  di  6/10, in sede di scrutinio finale,
ferma  restando l’autonomia della funzione docente anche in
materia di valutazione del comportamento, presuppone che il
consiglio di classe abbia accertato che lo studente:
nel  corso  dell’anno  sia stato destinatario di almeno
una delle sanzioni disciplinari di cui al comma precedente;
successivamente  alla  irrogazione  delle  sanzioni  di
natura   educativa   e  riparatoria  previste  dal  sistema
disciplinare,  non abbia dimostrato apprezzabili e concreti
cambiamenti  nel  comportamento,  tali  da  evidenziare  un
sufficiente  livello  di  miglioramento nel suo percorso di
crescita   e   di  maturazione  in  ordine  alle  finalita’
educative di cui all’art. 1 del presente decreto.
3.   Il  particolare  rilievo  che  una  valutazione  di
insufficienza   del  comportamento  assume  nella  carriera
scolastica  dell’allievo richiede che la valutazione stessa
sia sempre adeguatamente motivata e verbalizzata in sede di
effettuazione  dei  consigli  di  classe  sia  ordinari che
straordinari  e soprattutto in sede di scrutinio intermedio
e finale.
4.  In  considerazione del rilevante valore formativo di
ogni  valutazione  scolastica  e  pertanto  anche di quella
relativa  al  comportamento, le scuole sono tenute a curare
con  particolare  attenzione  sia  l’elaborazione del Patto
educativo   di   corresponsabilita’,   sia   l’informazione
tempestiva  e  il  coinvolgimento  attivo delle famiglie in
merito alla condotta dei propri figli.».
«Art.   5   (Autonomia   scolastica).   –   1.  Ciascuna
istituzione  scolastica autonoma, nel rispetto dei principi
e  dei  criteri di carattere generale previsti dal presente
decreto  e  dalla  normativa  vigente, puo’ determinare, in
sede   di   redazione  del  Piano  dell’offerta  formativa,
ulteriori    criteri    e   iniziative   finalizzate   alla
prevenzione,   tenendo   conto   di   quanto  previsto  dal
Regolamento   di   istituto,   dal   Patto   educativo   di
corresponsabilita’   e   dalle  specifiche  esigenze  della
comunita’ scolastica e del territorio.».
–  La  raccomandazione  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio del 18 dicembre 2006 relativa a competenze chiave
per  l’apprendimento  permanente,  e’ pubblicata nella GUUE
Consiglio  del 23 aprile 2008 sulla costituzione del Quadro
europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente, e’
pubblicata nella GUUE del 6 maggio 2008.
–  La decisione n. 2241/2004/CE del Parlamento europeo e
del  Consiglio  del  15 dicembre 2004 relativa ad un quadro
comunitario  unico  per  la  trasparenza delle qualifiche e
delle  competenze  (EUROPASS), e’ pubblicata nella GUUE del
–   La   Convenzione   sui  diritti  delle  persone  con
disabilita’   e’   stata   adottata  il  13  dicembre  2006
dall’Assemblea   generale   delle   Nazioni  Unite  con  la
risoluzione A/RES/61/106.
–  Per  il testo dell’art. 3, comma 5, del decreto-legge
1°  settembre  2008,  n.  137,  convertito  dalla  legge 30
ottobre  2008,  n.  169,  recante  «Disposizioni urgenti in
materia  di  istruzione  e universita’.», vedere le note al
–  Si  riporta il testo dell’art. 2, comma 4 del decreto
del  Presidente  della  Repubblica  24 giugno 1998, n. 249,
recante «Regolamento recante lo statuto delle studentesse e
degli studenti della scuola secondaria»:
«4.  Lo studente ha diritto alla partecipazione attiva e
responsabile alla vita della scuola. I dirigenti scolastici
e  i  docenti, con le modalita’ previste dal regolamento di
istituto,  attivano con gli studenti un dialogo costruttivo
sulle scelte di loro competenza in tema di programmazione e
definizione  degli  obiettivi  didattici, di organizzazione
della  scuola,  di  criteri  di  valutazione, di scelta dei
libri  e  del  materiale  didattico. Lo studente ha inoltre
diritto  a  una valutazione trasparente e tempestiva, volta
ad  attivare  un processo di autovalutazione che lo conduca
ad  individuare  i propri punti di forza e di debolezza e a
migliorare il proprio rendimento.».
–  Per  il  testo dell’art. 8 del decreto del Presidente
della  Repubblica  8  marzo 1999, n. 275, recante «Norme in
materia di autonomia delle istituzioni scolastiche», vedere
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  3  del decreto del
Presidente  della  Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, recante
scolastiche»:
«Art.  3  (Piano  dell’offerta  formativa).  –  1.  Ogni
istituzione scolastica predispone, con la partecipazione di
tutte  le  sue componenti, il Piano dell’offerta formativa.
Il   Piano   e’   il   documento  fondamentale  costitutivo
dell’identita’  culturale  e  progettuale delle istituzioni
scolastiche  ed  esplicita  la  progettazione  curricolare,
extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole
scuole adottano nell’ambito della loro autonomia.
2.  Il  Piano dell’offerta formativa e’ coerente con gli
obiettivi   generali   ed  educativi  dei  diversi  tipi  e
indirizzi  di studi determinati a livello nazionale a norma
dell’art.  8 e riflette le esigenze del contesto culturale,
sociale  ed  economico  della realta’ locale, tenendo conto
della  programmazione  territoriale dell’offerta formativa.
Esso    comprende    e   riconosce   le   diverse   opzioni
metodologiche,  anche  di gruppi minoritari, e valorizza le
corrispondenti professionalita’.
3.  Il  Piano  dell’offerta  formativa  e’ elaborato dal
collegio  dei  docenti  sulla base degli indirizzi generali
per  le  attivita’  della scuola e delle scelte generali di
gestione  e  di  amministrazione  definiti dal consiglio di
circolo  o  di  istituto, tenuto conto delle proposte e dei
pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni anche
di   fatto   dei  genitori  e,  per  le  scuole  secondarie
superiori,   degli  studenti.  Il  Piano  e’  adottato  dal
consiglio di circolo o di istituto.
4.  Ai  fini  di  cui al comma 2 il dirigente scolastico
attiva  i  necessari  rapporti con gli enti locali e con le
diverse   realta’   istituzionali,  culturali,  sociali  ed
economiche operanti sul territorio.
5.  Il  Piano  dell’offerta formativa e’ reso pubblico e
consegnato   agli   alunni   e   alle   famiglie   all’atto
dell’iscrizione.».
–  Per  il  testo  dell’art. 1, comma 622 della legge 27
dicembre   2006,  n.  296,  recante  «Disposizioni  per  la
(Legge finanziaria 2007)», vedere le note alle premesse.
–  Per  il  testo  degli  articoli  8  e  11 del decreto
legislativo  19  febbraio 2004, n. 59, recante «Definizione
delle  norme  generali relative alla scuola dell’infanzia e
al  primo  ciclo dell’istruzione, a norma dell’art. 1 della
legge 28 marzo 2003, n. 53», vedere le note alle premesse.
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  45 del decreto del
Presidente   della  Repubblica  31  agosto  1999,  n.  394,
concernente  «Regolamento  recante  norme di attuazione del
testo  unico  delle  disposizioni concernenti la disciplina
a  norma  dell’art.  1, comma 6, del decreto legislativo 25
luglio 1998, n. 28»:
«Art.   45   (Iscrizione  scolastica).  –  1.  I  minori
stranieri  presenti  sul territorio nazionale hanno diritto
all’istruzione  indipendentemente  dalla  regolarita’ della
posizione  in  ordine  al loro soggiorno, nelle forme e nei
modi  previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti
all’obbligo  scolastico  secondo le disposizioni vigenti in
materia.  L’iscrizione  dei  minori  stranieri nelle scuole
italiane  di  ogni  ordine  e grado avviene nei modi e alle
condizioni previsti per i minori italiani. Essa puo’ essere
richiesta  in  qualunque  periodo  dell’anno  scolastico. I
minori  stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero
in  possesso di documentazione irregolare o incompleta sono
iscritti con riserva.
2.   L’iscrizione   con   riserva   non   pregiudica  il
conseguimento  dei  titoli  conclusivi  dei corsi di studio
delle  scuole  di  ogni  ordine  e  grado.  In  mancanza di
accertamenti     negativi     sull’identita’     dichiarata
dell’alunno, il titolo viene rilasciato all’interessato con
i dati identificativi acquisiti al momento dell’iscrizione.
I  minori stranieri soggetti all’obbligo scolastico vengono
iscritti  alla  classe  corrispondente all’eta’ anagrafica,
salvo  che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad
a)   dell’ordinamento   degli   studi   del   Paese  di
provenienza  dell’alunno, che puo’ determinare l’iscrizione
ad   una   classe,  immediatamente  inferiore  o  superiore
rispetto a quella corrispondente all’eta’ anagrafica;
b)  dell’accertamento di competenze, abilita’ e livelli
di preparazione dell’alunno;
c) del corso di studi eventualmente seguito dall’alunno
d)   del   titolo  di  studio  eventualmente  posseduto
dall’alunno.
3.  Il  collegio  dei  docenti  formula  proposte per la
ripartizione   degli  alunni  stranieri  nelle  classi;  la
ripartizione    e’    effettuata   evitando   comunque   la
costituzione  di  classi  in  cui  risulti  predominante la
4.  Il  collegio  dei docenti definisce, in relazione al
livello  di  competenza  dei  singoli alunni, stranieri, il
necessario  adattamento dei programmi di insegnamento; allo
scopo   possono   essere   adottati   specifici  interventi
individualizzati  o  per  gruppi  di alunni, per facilitare
l’apprendimento  della  lingua  italiana,  utilizzando, ove
possibile,   le  risorse  professionali  della  scuola.  Il
consolidamento  della  conoscenza  e  della  pratica  della
lingua  italiana  puo’  essere realizzata altresi’ mediante
l’attivazione  di  corsi intensivi di lingua italiana sulla
base   di   specifici  progetti,  anche  nell’ambito  delle
attivita’  aggiuntive  di  insegnamento per l’arricchimento
5. Il collegio dei docenti formula proposte in ordine ai
criteri e alle modalita’ per la comunicazione tra la scuola
e le famiglie degli alunni stranieri. Ove necessario, anche
attraverso   intese   con   l’ente   locale,  l’istituzione
scolastica  si  avvale  dell’opera  di  mediatori culturali
6. Allo scopo di realizzare l’istruzione o la formazione
degli  adulti  stranieri  il  consiglio  di  circolo  e  di
istituto  promuovono  intese con le associazioni straniere,
le  rappresentanze  diplomatiche  e  consolari dei Paesi di
provenienza,  ovvero  con le organizzazioni di volontariato
iscritte  nel  Registro  di  cui  all’art. 52 allo scopo di
stipulare  convenzioni  e  accordi per attivare progetti di
accoglienza;   iniziative   di  educazione  interculturale;
azioni  a  tutela della cultura e della lingua di origine e
lo  studio  delle  lingue  straniere piu’ diffuse a livello
7.  Per  le  finalita’  di cui all’art. 38, comma 7, del
testo   unico,   le   istituzioni  scolastiche  organizzano
iniziative   di   educazione  interculturale  e  provvedono
all’istituzione,     presso    gli    organismi    deputati
all’istruzione  e  alla formazione in eta’ adulta, di corsi
di  alfabetizzazione  di  scuola  primaria  e secondaria di
al  conseguimento  del titolo della scuola dell’obbligo; di
corsi  di  studio  per  il  conseguimento  del  diploma  di
qualifica  o del diploma di scuola secondaria superiore; di
corsi  di  istruzione e formazione del personale e tutte le
altre   iniziative   di  studio  previste  dall’ordinamento
vigente.  A  tal  fine  le  istituzioni scolastiche possono
stipulare   convenzioni  ed  accordi  nei  casi  e  con  le
modalita’ previste dalle disposizioni in vigore.
8.    Il    Ministro    della    pubblica    istruzione,
nell’emanazione   della   direttiva  sulla  formazione  per
l’aggiornamento   in   servizio  del  personale  ispettivo,
direttivo  e  docente,  detta  disposizioni  per attivare i
progetti   nazionali  e  locali  sul  tema  dell’educazione
interculturale.   Dette   iniziative  tengono  conto  delle
specifiche   realta’  nelle  quali  vivono  le  istituzioni
scolastiche  e  le  comunita’  degli  stranieri, al fine di
favorire  la  loro  migliore  integrazione  nella comunita’
locale.».
1.  La  valutazione,  periodica  e  finale,  degli apprendimenti e’
effettuata  nella  scuola  primaria dal docente ovvero collegialmente
dai  docenti  contitolari  della classe e, nella scuola secondaria di
primo  grado,  dal  consiglio  di  classe,  presieduto  dal dirigente
scolastico   o  da  suo  delegato,  con  deliberazione  assunta,  ove
necessario, a maggioranza.
2.  I  voti  numerici attribuiti, ai sensi degli articoli 2 e 3 del
decreto-legge,  nella  valutazione periodica e finale, sono riportati
anche  in lettere nei documenti di valutazione degli alunni, adottati
dalle  istituzioni  scolastiche ai sensi degli articoli 4, comma 4, e
14,  comma  2,  del  decreto  del Presidente della Repubblica 8 marzo
3.  Nella  scuola secondaria di primo grado la valutazione con voto
numerico  espresso  in  decimi  riguarda  anche  l’insegnamento dello
strumento  musicale  nei  corsi  ricondotti  ad  ordinamento ai sensi
dell’articolo 11, comma 9, della legge 3 marzo 1999, n. 124.
4. La valutazione dell’insegnamento della religione cattolica resta
disciplinata  dall’articolo  309  del  testo unico delle disposizioni
297,  ed  e’  comunque  espressa senza attribuzione di voto numerico,
fatte  salve  eventuali  modifiche  all’intesa  di cui al punto 5 del
Protocollo addizionale alla legge 25 marzo 1985, n. 121.
5.  I  docenti  di  sostegno, contitolari della classe, partecipano
alla valutazione di tutti gli alunni, avendo come oggetto del proprio
giudizio,  relativamente  agli  alunni  disabili,  i  criteri a norma
dell’articolo  314,  comma  2,  del  testo  unico  di  cui al decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297. Qualora un alunno con disabilita’
sia  affidato  a  piu’ docenti del sostegno, essi si esprimono con un
unico  voto.  Il  personale  docente  esterno e gli esperti di cui si
avvale   la   scuola,  che  svolgono  attivita’  o  insegnamenti  per
l’ampliamento e il potenziamento dell’offerta formativa, ivi compresi
i  docenti  incaricati  delle  attivita’ alternative all’insegnamento
della  religione  cattolica,  forniscono  preventivamente  ai docenti
della  classe  elementi  conoscitivi  sull’interesse manifestato e il
profitto raggiunto da ciascun alunno.
6. L’ammissione o la non ammissione alla classe successiva, in sede
di   scrutinio   conclusivo   dell’anno  scolastico,  presieduto  dal
dirigente  scolastico  o da un suo delegato, e’ deliberata secondo le
disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 del decreto-legge.
7. Nel caso in cui l’ammissione alla classe successiva sia comunque
deliberata  in  presenza  di  carenze relativamente al raggiungimento
degli  obiettivi di apprendimento, la scuola provvede ad inserire una
specifica  nota  al riguardo nel documento individuale di valutazione
di  cui  al  comma  2  ed  a  trasmettere  quest’ultimo alla famiglia
dell’alunno.
8.  La  valutazione  del comportamento degli alunni, ai sensi degli
articoli 8, comma 1, e 11, comma 2, del decreto legislativo n. 59 del
2004,  e  successive  modificazioni,  e  dell’articolo 2 del decreto-
legge, e’ espressa:
a)  nella  scuola  primaria dal docente, ovvero collegialmente dai
docenti  contitolari  della classe, attraverso un giudizio, formulato
secondo  le  modalita’ deliberate dal collegio dei docenti, riportato
nel documento di valutazione;
b)  nella  scuola  secondaria  di  primo  grado, con voto numerico
espresso  collegialmente  in  decimi  ai  sensi  dell’articolo  2 del
decreto-legge;  il  voto  numerico e’ illustrato con specifica nota e
riportato anche in lettere nel documento di valutazione.
9.  La  valutazione  finale degli apprendimenti e del comportamento
dell’alunno e’ riferita a ciascun anno scolastico.
10.  Nella  scuola  secondaria  di  primo  grado, ferma restando la
frequenza   richiesta   dall’articolo   11,   comma  1,  del  decreto
legislativo n. 59 del 2004, e successive modificazioni, ai fini della
validita’  dell’anno scolastico e per la valutazione degli alunni, le
motivate  deroghe in casi eccezionali, previsti dal medesimo comma 1,
sono  deliberate dal collegio dei docenti a condizione che le assenze
complessive  non  pregiudichino  la  possibilita’  di  procedere alla
valutazione  stessa.  L’impossibilita’  di  accedere alla valutazione
comporta  la non ammissione alla classe successiva o all’esame finale
del  ciclo. Tali circostanze sono oggetto di preliminare accertamento
da parte del consiglio di classe e debitamente verbalizzate.
–  Per  il  testo  dell’art. 4, comma 4, del decreto del
scolastiche», vedere le note alle premesse.
–  Si  riporta  il  testo  del  comma 2 dell’art. 14 del
275,  concernente  «Regolamento recante norme in materia di
autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’art.
21 della legge 15 marzo 1997, n. 59»:
«2. In particolare le istituzioni scolastiche provvedono
a  tutti  gli adempimenti relativi alla carriera scolastica
degli   alunni   e   disciplinano,   nel   rispetto   della
legislazione  vigente,  le  iscrizioni,  le  frequenze,  le
certificazioni,   la  documentazione,  la  valutazione,  il
riconoscimento  degli studi compiuti in Italia e all’estero
ai   fini  della  prosecuzione  degli  studi  medesimi,  la
valutazione    dei   crediti   e   debiti   formativi,   la
partecipazione a progetti territoriali e internazionali, la
realizzazione  di  scambi educativi internazionali. A norma
dell’art.  4  del  regolamento  recante  lo  statuto  delle
studentesse  e  degli  studenti  della  scuola  secondaria,
approvato  con  decreto  del Presidente della Repubblica 24
giugno 1998, n. 249, le istituzioni scolastiche adottano il
regolamento di disciplina degli alunni.».
–  Si  riporta  il  testo del comma 9 dell’art. 11 della
legge  3 maggio 1999, n. 124, recante «Disposizioni urgenti
in materia di personale scolastico»:
«9.  A decorrere dall’anno scolastico 1999-2000, i corsi
scuola  media e funzionanti nell’anno scolastico 1998-1999,
sono  ricondotti  a ordinamento. In tali corsi lo specifico
interdisciplinare    ed   arricchimento   dell’insegnamento
obbligatorio  dell’educazione  musicale.  Il Ministro della
orari,  le  prove  d’esame e l’articolazione delle cattedre
provvedendo  anche  all’istituzione di una specifica classe
di  concorso  di  strumento  musicale.  I docenti che hanno
sperimentale  di  strumento musicale nella scuola media nel
periodo  compreso tra l’anno scolastico 1989-1990 e la data
di  entrata  in  vigore della presente legge, di cui almeno
centottanta   giorni   a   decorrere  dall’anno  scolastico
1994-1995,   sono   immessi  in  ruolo  su  tutti  i  posti
annualmente  disponibili  a  decorrere dall’anno scolastico
1999-2000 ai sensi della normativa vigente. A tal fine essi
sono  inseriti,  a domanda, nelle graduatorie permanenti di
cui all’art. 401 del testo unico, come sostituito dal comma
6  dell’art.  1  della  presente legge, da istituire per la
nuova classe di concorso dopo l’espletamento della sessione
riservata  di  cui al successivo periodo. Per i docenti che
non siano in possesso dell’abilitazione all’insegnamento di
educazione  musicale  nella scuola media l’inclusione nelle
graduatorie  permanenti e’ subordinata al superamento della
sessione     riservata    di    esami    di    abilitazione
all’insegnamento, da indire per la nuova classe di concorso
ai  sensi  dell’art.  2,  comma 4, consistente in una prova
analoga a quella di cui all’art. 3, comma 2, lettera b).».
– Si riporta il testo degli articoli 309 e 314, comma 2,
del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, concernente
«Approvazione    del   testo   unico   delle   disposizioni
scuole di ogni ordine e grado»:
«Art. 309 (Insegnamento della religione cattolica). – 1.
Nelle  scuole  pubbliche non universitarie di ogni ordine e
grado   l’insegnamento   della   religione   cattolica   e’
disciplinato  dall’accordo  tra la Repubblica Italiana e la
Santa  Sede  e  relativo protocollo addizionale, ratificato
con  legge  25  marzo 1985, n. 121, e dalle intese previste
dal predetto protocollo addizionale, punto 5, lettera b).
2.  Per l’insegnamento della religione cattolica il capo
di  istituto  conferisce  incarichi  annuali  d’intesa  con
l’ordinario  diocesano  secondo  le disposizioni richiamate
nel comma 1.
3.   I   docenti   incaricati   dell’insegnamento  della
religione  cattolica  fanno  parte della componente docente
negli  organi  scolastici  con  gli stessi diritti e doveri
degli   altri  docenti,  ma  partecipano  alle  valutazioni
periodiche e finali solo per gli alunni che si sono avvalsi
dell’insegnamento della religione cattolica.
4.  Per  l’insegnamento  della  religione  cattolica, in
luogo  di voti e di esami, viene redatta a cura del docente
e  comunicata  alla famiglia, per gli alunni che di esso si
sono  avvalsi,  una speciale nota, da consegnare unitamente
alla   scheda   o   alla  pagella  scolastica,  riguardante
l’interesse con il quale l’alunno segue l’insegnamento e il
profitto che ne ritrae.».
«Art. 314 (Diritto dell’educazione e dell’istruzione). –
2.   L’integrazione  scolastica  ha  come  obiettivo  lo
sviluppo  delle  potenzialita’  della  persona handicappata
nell’apprendimento,  nella comunicazione, nelle relazioni e
nella socializzazione.».
–  La  legge 25 marzo 1985, n. 121, recante «Ratifica ed
esecuzione dell’accordo con protocollo addizionale, firmato
a  Roma  il  18  febbraio  1984,  che  apporta modifiche al
Concordato   lateranense  dell’11  febbraio  1929,  tra  la
Repubblica  italiana  e  la Santa Sede» e’ stata pubblicata
nella  Gazzetta  Ufficiale  del  10  aprile  1985,  n.  85,
settembre   2008,   n.   137,   convertito  in  legge,  con
«Disposizioni   urgenti   in   materia   di   istruzione  e
universita’» vedere le note al titolo.
– Per il testo degli articoli 8, comma 1 e 11, commi 1 e
2, del decreto legislativo 19 febbraio 2004, n. 59, recante
dell’art.  1  della  legge 28 marzo 2003, n. 53», vedere le
1.  L’ammissione  all’esame  di  Stato conclusivo del primo ciclo e
l’esame medesimo restano disciplinati dall’articolo 11, commi 4-bis e
4-ter,  del  decreto  legislativo  19  febbraio  2004,  n.  59,  come
integrato  dall’articolo  1,  comma  4, del decreto-legge 7 settembre
2007,  n.  147, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 ottobre
2007, n. 176.
2.  L’ammissione  all’esame  di  Stato,  ai sensi dell’articolo 11,
comma  4-bis,  del  decreto  legislativo  19  febbraio 2004, n. 59, e
successive  modificazioni,  e’  disposta,  previo  accertamento della
prescritta  frequenza  ai  fini della validita’ dell’anno scolastico,
nei  confronti  dell’alunno  che  ha  conseguito  una  votazione  non
inferiore  a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo di discipline
valutate  con  l’attribuzione  di un unico voto secondo l’ordinamento
vigente  e  un  voto  di comportamento non inferiore a sei decimi. Il
giudizio  di  idoneita’  di  cui  all’articolo  11,  comma 4-bis, del
decreto  legislativo  n.  59 del 2004, e successive modificazioni, e’
espresso  dal consiglio di classe in decimi, considerando il percorso
scolastico  compiuto  dall’allievo  nella  scuola secondaria di primo
3.   L’ammissione   dei   candidati   privatisti   e’  disciplinata
dall’articolo  11, comma 6, del decreto legislativo n. 59 del 2004, e
4.  Alla  valutazione  conclusiva dell’esame concorre l’esito della
prova  scritta  nazionale  di  cui  all’articolo 11, comma 4-ter, del
decreto  legislativo  n.  59  del 2004, e successive modificazioni. I
testi  della  prova  sono  scelti dal Ministro tra quelli predisposti
annualmente dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema di
istruzione (INVALSI), ai sensi del predetto comma 4-ter.
5.  L’esito  dell’esame  di  Stato  conclusivo  del  primo ciclo e’
espresso  secondo  le  modalita’ previste dall’articolo 185, comma 4,
come sostituito dall’articolo 3, comma 3-bis, del decreto-legge.
6.  All’esito  dell’esame di Stato concorrono gli esiti delle prove
scritte  e  orali,  ivi  compresa  la  prova  di cui al comma 4, e il
giudizio di idoneita’ di cui al comma 2. Il voto finale e’ costituito
dalla  media  dei  voti  in decimi ottenuti nelle singole prove e nel
giudizio  di  idoneita’ arrotondata all’unita’ superiore per frazione
pari o superiore a 0,5.
7. Per i candidati di cui al comma 3, all’esito dell’esame di Stato
e  all’attribuzione  del  voto finale concorrono solo gli esiti delle
prove scritte e orali, ivi compresa la prova di cui al comma 4.
8.  Ai  candidati  che conseguono il punteggio di dieci decimi puo’
essere  assegnata la lode da parte della commissione esaminatrice con
decisione assunta all’unanimita’.
9.  Gli  esiti  finali  degli  esami  sono  resi  pubblici mediante
affissione all’albo della scuola, ai sensi dell’articolo 96, comma 2,
–  Per  testo  dell’art. 11, commi 4-bis, 4-ter e 6, del
–  Per il testo dell’art. 1, comma 4 del decreto-legge 7
settembre  2007,  n.  147,  convertito,  con modificazioni,
dalla  legge 25 ottobre 2007, n. 176, recante «Disposizioni
urgenti   per   assicurare   l’ordinato   avvio   dell’anno
scolastico   2007-2008   ed  in  materia  di  concorsi  per
ricercatori universitari», si vedano le note alle premesse.
–  Si  riporta  il  testo  del comma 4 dell’art. 185 del
decreto  legislativo  16  aprile  1994,  n.  297,  relativo
all’«Approvazione   del   testo  unico  delle  disposizioni
«4.  L’esito  dell’esame  conclusivo  del primo ciclo e’
con   una   certificazione   analitica   dei  traguardi  di
competenza  e  del livello globale di maturazione raggiunti
dall’alunno;   conseguono   il  diploma  gli  studenti  che
ottengono una valutazione non inferiore a sei decimi.».
–  Si  riporta  il  testo  del  comma 2 dell’art. 96 del
decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante «Codice
in materia di protezione dei dati personali»:
«2. Resta ferma la disposizione di cui all’art. 2, comma
2,  del  decreto  del Presidente della Repubblica 24 giugno
1998,  n. 249, sulla tutela del diritto dello studente alla
riservatezza.    Restano    altresi’   ferme   le   vigenti
disposizioni  in  materia di pubblicazione dell’esito degli
esami  mediante  affissione  nell’albo  dell’istituto  e di
rilascio di diplomi e certificati.».
effettuata  dal consiglio di classe, formato ai sensi dell’articolo 5
e  successive  modificazioni, e presieduto dal dirigente scolastico o
da  suo  delegato,  con  deliberazione  assunta,  ove  necessario,  a
maggioranza.   I  docenti  di  sostegno,  contitolari  della  classe,
partecipano alla valutazione di tutti gli alunni, avendo come oggetto
del proprio giudizio, relativamente agli alunni disabili, i criteri a
norma  dell’articolo  314, comma 2, del testo unico di cui al decreto
2. La valutazione periodica e finale del comportamento degli alunni
e’  espressa in decimi ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge. Il
voto  numerico  e’  riportato  anche  in  lettere  nel  documento  di
valutazione.   La   valutazione   del   comportamento  concorre  alla
determinazione  dei  crediti  scolastici  e  dei  punteggi  utili per
beneficiare delle provvidenze in materia di diritto allo studio.
3. La valutazione dell’insegnamento della religione cattolica resta
disciplinata  dall’articolo  309  del  decreto  legislativo 16 aprile
1994,  n.  297,  ed  e’  comunque espressa senza attribuzione di voto
numerico,  fatte salve eventuali modifiche all’intesa di cui al punto
5 del Protocollo addizionale alla legge 25 marzo 1985, n. 121.
4.  I  periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro fanno
parte  integrante  dei  percorsi  formativi  personalizzati  ai sensi
dell’articolo  4, comma 2, del decreto legislativo 15 aprile 2005, n.
77. La valutazione, la certificazione e il riconoscimento dei crediti
relativamente  ai  percorsi di alternanza scuola-lavoro, ai sensi del
predetto  decreto  legislativo,  avvengono secondo le disposizioni di
cui all’articolo 6 del medesimo decreto legislativo.
5.  Sono  ammessi  alla classe successiva gli alunni che in sede di
scrutinio  finale conseguono un voto di comportamento non inferiore a
sei  decimi  e, ai sensi dell’articolo 193, comma 1, secondo periodo,
del  testo  unico  di cui al decreto legislativo n. 297 del 1994, una
votazione  non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina o gruppo
di  discipline  valutate  con l’attribuzione di un unico voto secondo
l’ordinamento  vigente.  La  valutazione finale degli apprendimenti e
del comportamento dell’alunno e’ riferita a ciascun anno scolastico.
6.  Nello  scrutinio  finale  il  consiglio  di  classe sospende il
giudizio  degli alunni che non hanno conseguito la sufficienza in una
o  piu’ discipline, senza riportare immediatamente un giudizio di non
promozione.  A  conclusione dello scrutinio, l’esito relativo a tutte
le  discipline  e’  comunicato  alle  famiglie.  A  conclusione degli
interventi  didattici  programmati  per  il  recupero  delle  carenze
rilevate,  il  consiglio  di  classe,  in  sede di integrazione dello
scrutinio  finale,  previo  accertamento  del  recupero delle carenze
formative da effettuarsi entro la fine del medesimo anno scolastico e
comunque  non  oltre  la  data  di  inizio  delle  lezioni  dell’anno
scolastico successivo, procede alla verifica dei risultati conseguiti
dall’alunno  e  alla formulazione del giudizio finale che, in caso di
esito  positivo,  comporta  l’ammissione  alla frequenza della classe
successiva e l’attribuzione del credito scolastico.
–   Si   riporta   il  testo  dell’art.  5  del  decreto
legislativo  16  aprile 1994, n. 297, recante «Approvazione
del  testo  unico delle disposizioni legislative vigenti in
materia  di istruzione, relative alle scuole di ogni ordine
e grado»:
«Art.  5 (Consiglio di intersezione, di interclasse e di
classe).  –  1.  Il  consiglio di intersezione nella scuola
materna,   il   consiglio   di   interclasse  nelle  scuole
elementari  e  il  consiglio  di  classe  negli istituti di
istruzione  secondaria  sono  rispettivamente  composti dai
docenti  delle  sezioni  dello  stesso  plesso nella scuola
materna, dai docenti dei gruppi di classi parallele o dello
stesso  ciclo o dello stesso plesso nella scuola elementare
e   dai   docenti  di  ogni  singola  classe  nella  scuola
secondaria.  Fanno  parte del consiglio di intersezione, di
interclasse  e  del  consiglio di classe anche i docenti di
sostegno   che  ai  sensi  dell’art.  315,  comma  5,  sono
contitolari delle classi interessate.
1-bis.  Gli  insegnanti tecnico-pratici, anche quando il
loro  insegnamento si svolge in compresenza, fanno parte, a
pieno  titolo  e  con  pienezza  di  voto deliberativo, del
consiglio di classe. Le proposte di voto per le valutazioni
periodiche   e   finali   relative   alle  materie  il  cui
insegnamento  e’  svolto  in compresenza sono autonomamente
formulate,   per   gli   ambiti  di  rispettiva  competenza
didattica, dal singolo docente, sentito l’altro insegnante.
Il voto unico viene assegnato dal consiglio di classe sulla
base  delle  proposte  formulate, nonche’ degli elementi di
giudizio forniti dai due docenti interessati.
2. Fanno parte, altresi’, del consiglio di intersezione,
di interclasse o di classe:
a)  nella scuola materna e nella scuola elementare, per
ciascuna  delle  sezioni  o  delle  classi  interessate  un
rappresentante eletto dai genitori degli alunni iscritti;
b)  nella  scuola  media, quattro rappresentanti eletti
dai genitori degli alunni iscritti alla classe;
c)    nella    scuola    secondaria    superiore,   due
rappresentanti  eletti  dai  genitori degli alunni iscritti
alla  classe,  nonche’  due  rappresentanti degli studenti,
eletti dagli studenti della classe;
d)  nei  corsi  serali  per  lavoratori  studenti,  tre
rappresentanti  degli  studenti  della classe, eletti dagli
studenti della classe.
3. Nella scuola dell’obbligo alle riunioni del consiglio
di  classe  e  di interclasse puo’ partecipare, qualora non
faccia  gia’  parte del consiglio stesso, un rappresentante
dei  genitori  degli  alunni  iscritti  alla  classe o alle
classi interessate, figli di lavoratori stranieri residenti
in  Italia  che  abbiano  la  cittadinanza di uno dei Paesi
membri della Comunita’ europea.
4.   Del  consiglio  di  classe  fanno  parte  a  titolo
consultivo  anche gli assistenti addetti alle esercitazioni
di    laboratorio    che   coadiuvano   i   docenti   delle
corrispondenti   materie  tecniche  e  scientifiche,  negli
istituti tecnici, negli istituti professionali e nei licei.
Le  proposte di voto per le valutazioni periodiche e finali
sono   formulate   dai   docenti   di  materie  tecniche  e
scientifiche, sentiti gli assistenti coadiutori.
5.   Le   funzioni  di  segretario  del  consiglio  sono
attribuite  dal direttore didattico o dal preside a uno dei
docenti membro del consiglio stesso.
6.   Le   competenze  relative  alla  realizzazione  del
coordinamento  didattico  e  dei rapporti interdisciplinari
spettano  al consiglio di intersezione, di interclasse e di
classe con la sola presenza dei docenti.
7.  Negli  istituti  e  scuole  di istruzione secondaria
superiore,   le   competenze   relative   alla  valutazione
periodica  e  finale  degli alunni spettano al consiglio di
8.  I  consigli  di  intersezione,  di  interclasse e di
classe   sono   presieduti  rispettivamente  dal  direttore
didattico  e  dal  preside oppure da un docente, membro del
consiglio,   loro   delegato;  si  riuniscono  in  ore  non
coincidenti  con  l’orario  delle  lezioni,  col compito di
formulare  al  collegio  dei  docenti  proposte  in  ordine
all’azione   educativa  e  didattica  e  ad  iniziative  di
sperimentazione  e  con  quello di agevolare ed estendere i
rapporti  reciproci  tra  docenti,  genitori  ed alunni. In
particolare   esercitano   le   competenze  in  materia  di
programmazione valutazione e sperimentazione previste dagli
articoli  126,  145, 167, 177 e 277. Si pronunciano su ogni
altro  argomento attribuito dal presente testo unico, dalle
leggi e dai regolamenti alla loro competenza.
9.  Comma abrogato, dal 1° settembre 2001, dall’art. 17,
10. Comma abrogato, dal 1° settembre 2001, dall’art. 17,
11. Comma abrogato, dal 1° settembre 2001, dall’art. 17,
275.».
–  Per  il  testo  degli  articoli 309 e 314 del decreto
legislativo  16  aprile  1994,  n.  297, concernente «Testo
unico  delle disposizioni legislative vigenti in materia di
istruzione,  relative  alle  scuole di ogni ordine e grado»
vedere le note all’art. 2.
–  Per la legge 25 marzo 1985, n. 121, recante «Ratifica
ed  esecuzione  dell’accordo  con  protocollo  addizionale,
firmato  a  Roma il 18 febbraio 1984, che apporta modifiche
al  Concordato  lateranense  dell’11  febbraio 1929, tra la
Repubblica  italiana  e  la  Santa  Sede»,  vedere  le note
–  Si riporta il testo dell’art. 4, comma 2, del decreto
legislativo  15  aprile  2005,  n. 77, recante «Definizione
delle norme generali relative all’alternanza scuola-lavoro,
a norma dell’art. 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53»:
«2.  I  periodi  di apprendimento mediante esperienze di
lavoro   fanno  parte  integrante  dei  percorsi  formativi
personalizzati,   volti   alla  realizzazione  del  profilo
educativo,  culturale  e professionale del corso di studi e
degli  obiettivi  generali  e  specifici  di  apprendimento
stabiliti a livello nazionale e regionale.».
–  Per  il  testo dell’art. 6 del decreto legislativo 15
aprile  2005,  n.  77,  recante  «Definizione  delle  norme
generali  relative  all’alternanza  scuola-lavoro,  a norma
dell’art.  4  della  legge  28 marzo 2003, n. 53» vedere le
–  Si  riporta  il  testo  del comma 1 dell’art. 193 del
decreto   legislativo  16  aprile  1994,  n.  297,  recante
«1.  I  voti  di profitto e di condotta degli alunni, ai
fini  della  promozione  alle classi successive alla prima,
sono  deliberati  dal  consiglio di classe al termine delle
lezioni, con la sola presenza dei docenti. La promozione e’
conferita   agli  alunni  che  abbiano  ottenuto  voto  non
inferiore ai sei decimi in ciascuna disciplina o in ciascun
gruppo  di  discipline.  Gli studenti che, al termine delle
lezioni,  a  giudizio  del  consiglio di classe non possano
essere   valutati,   per  malattia  o  trasferimento  della
famiglia, sono ammessi a sostenere, prima dell’inizio delle
lezioni  dell’anno  scolastico successivo, prove suppletive
che  si  concludono  con  un  giudizio  di ammissione o non
ammissione alla classe successiva.».
1.  L’obbligo  di istruzione e’ assolto secondo quanto previsto dal
regolamento   adottato   con  decreto  del  Ministro  della  pubblica
istruzione  22  agosto  2007,  n.  139, nel quadro del diritto-dovere
all’istruzione  e  alla  formazione  di cui al decreto legislativo 15
aprile 2005, n. 76, e al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.
–  Per  il testo del decreto del Ministro della pubblica
istruzione  22  agosto  2007,  n. 139, recante «Regolamento
dicembre 2006, n. 296» vedere le note alle premesse.
–  Per  il testo del decreto legislativo 15 aprile 2005,
n.  76,  recante  «Definizione  delle  norme  generali  sul
2003, n. 53», vedere le note alle premesse.
–  Per il testo del decreto legislativo 17 ottobre 2005,
n.  226, recante «Norme generali e livelli essenziali delle
28 marzo 2003, n. 53», vedere le note alle premesse.
1. Gli alunni che, nello scrutinio finale, conseguono una votazione
non  inferiore  a  sei  decimi  in  ciascuna  disciplina  o gruppo di
discipline  valutate  con  l’attribuzione  di  un  unico voto secondo
l’ordinamento  vigente e un voto di comportamento non inferiore a sei
decimi sono ammessi all’esame di Stato.
2.  Sono  ammessi,  a  domanda,  direttamente  agli  esami di Stato
conclusivi  del ciclo gli alunni che hanno riportato, nello scrutinio
finale  della  penultima  classe, non meno di otto decimi in ciascuna
disciplina  o  gruppo  di  discipline  e  non meno di otto decimi nel
comportamento,  che  hanno  seguito  un  regolare  corso  di studi di
istruzione  secondaria  di  secondo  grado  e che hanno riportato una
votazione  non  inferiore  a  sette  decimi  in ciascuna disciplina o
gruppo  di discipline e non inferiore a otto decimi nel comportamento
negli  scrutini  finali  dei due anni antecedenti il penultimo, senza
essere  incorsi  in  ripetenze  nei  due  anni predetti. Le votazioni
suddette   non   si   riferiscono  all’insegnamento  della  religione
3.  In  sede  di  scrutinio  finale  il  consiglio  di  classe, cui
partecipano  tutti i docenti della classe, compresi gli insegnanti di
educazione  fisica,  gli  insegnanti  tecnico-pratici nelle modalita’
previste  dall’articolo 5, commi 1-bis e 4, del testo unico di cui al
modificazioni,  i  docenti  di  sostegno,  nonche’  gli insegnanti di
religione  cattolica  limitatamente  agli  alunni che si avvalgono di
quest’ultimo  insegnamento,  attribuisce  il punteggio per il credito
scolastico  di  cui  all’articolo 11 del decreto del Presidente della
Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, e successive modificazioni.
4.  Gli  esiti  finali  degli  esami  sono  resi  pubblici mediante
– Per il testo dell’art. 5, commi 1-bis e 4, del decreto
e grado», vedere le note all’art. 4.
–   Per  il  testo  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 23 luglio 1998, n. 323, relativo al «Regolamento
recante  disciplina  degli  esami  di  Stato conclusivi dei
corsi di studio di istruzione secondaria superiore, a norma
dell’art. 1 della legge 10 dicembre 1997, n. 425» vedere le
–  Per  il  testo  del  comma 2 dell’art. 96 del decreto
legislativo  30  giugno  2003,  n.  196, recante «Codice in
materia  di  protezione dei dati personali», vedere le note
1.  La  valutazione  del  comportamento  degli  alunni nelle scuole
secondarie  di  primo  e  di secondo grado, di cui all’articolo 2 del
decreto-legge, si propone di favorire l’acquisizione di una coscienza
civile  basata  sulla  consapevolezza  che  la  liberta’ personale si
realizza  nell’adempimento  dei  propri  doveri,  nella  conoscenza e
nell’esercizio  dei propri diritti, nel rispetto dei diritti altrui e
delle regole che governano la convivenza civile in generale e la vita
scolastica  in  particolare.  Dette regole si ispirano ai principi di
cui  al  decreto  del  Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n.
249, e successive modificazioni.
2. La valutazione del comportamento con voto inferiore a sei decimi
in  sede  di scrutinio intermedio o finale e’ decisa dal consiglio di
classe  nei  confronti  dell’alunno  cui  sia  stata  precedentemente
irrogata una sanzione disciplinare ai sensi dell’articolo 4, comma 1,
del decreto del Presidente della Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, e
successive   modificazioni,   e  al  quale  si  possa  attribuire  la
responsabilita’  nei  contesti  di cui al comma 1 dell’articolo 2 del
decreto-legge, dei comportamenti:
a)  previsti  dai  commi 9 e 9-bis dell’articolo 4 del decreto del
Presidente  della  Repubblica  24  giugno  1998, n. 249, e successive
b)  che  violino i doveri di cui ai commi 1, 2 e 5 dell’articolo 3
3. La valutazione del comportamento con voto inferiore a sei decimi
deve  essere motivata con riferimento ai casi individuati nel comma 2
e deve essere verbalizzata in sede di scrutinio intermedio e finale.
4.  Ciascuna istituzione scolastica puo’ autonomamente determinare,
nei  limiti  delle  risorse  finanziarie  disponibili  a legislazione
vigente,  anche  in  sede  di  elaborazione  del  piano  dell’offerta
formativa,    iniziative   finalizzate   alla   promozione   e   alla
valorizzazione   dei  comportamenti  positivi,  alla  prevenzione  di
atteggiamenti negativi, al coinvolgimento attivo dei genitori e degli
alunni, tenendo conto di quanto previsto dal regolamento di istituto,
dal  patto  educativo di corresponsabilita’ di cui all’articolo 5-bis
successive modificazioni, e dalle specifiche esigenze della comunita’
scolastica  e  del  territorio.  In  nessun  modo  le  sanzioni sulla
condotta  possono  essere  applicate  agli  alunni che manifestino la
propria  opinione  come  previsto dall’articolo 21 della Costituzione
Repubblica 24 giugno 1998, n. 249, relativo al «Regolamento
recante lo statuto delle studentesse e degli studenti della
scuola secondaria», vedere le note alle premesse.
–  Si  riporta  il testo dell’art. 21 della Costituzione
«Art. 21 (Tutti hanno diritto di manifestare liberamente
il  proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro
mezzo  di diffusione). – La stampa non puo’ essere soggetta
Si puo’ procedere a sequestro soltanto per atto motivato
dell’Autorita’ giudiziaria nel caso di delitti, per i quali
la  legge  sulla  stampa  espressamente lo autorizzi, o nel
caso   di  violazione  delle  norme  che  la  legge  stessa
prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In  tali  casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia
possibile    il    tempestivo   intervento   dell’Autorita’
giudiziaria,  il  sequestro  della  stampa  periodica  puo’
essere  eseguito  da  ufficiali di polizia giudiziaria, che
devono  immediatamente,  e  non mai oltre ventiquattro ore,
fare  denunzia  all’Autorita’ giudiziaria. Se questa non lo
convalida  nelle  ventiquattro ore successive, il sequestro
La   legge   puo’  stabilire,  con  norme  di  carattere
generale,  che  siano  resi  noti  i mezzi di finanziamento
della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e
tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La
legge  stabilisce  provvedimenti  adeguati  a prevenire e a
reprimere le violazioni.».
1.  Nel  primo ciclo dell’istruzione, le competenze acquisite dagli
alunni  sono descritte e certificate al termine della scuola primaria
e,  relativamente  al termine della scuola secondaria di primo grado,
accompagnate  anche  da valutazione in decimi, ai sensi dell’articolo
3, commi 1 e 2, del decreto-legge.
2.  Per  quanto  riguarda  il  secondo  ciclo di istruzione vengono
utilizzate  come parametro di riferimento, ai fini del rilascio della
certificazione  di  cui all’articolo 4 del decreto del Ministro della
pubblica  istruzione  22  agosto  2007,  n.  139,  le  conoscenze, le
abilita’ e le competenze di cui all’allegato del medesimo decreto.
3.   La  certificazione  finale  ed  intermedia,  gia’  individuata
dall’accordo  del  28  ottobre  2004  sancito  in  sede di Conferenza
unificata  di  cui  all’articolo  8 del decreto legislativo 28 agosto
1997,  n.  281,  per  il riconoscimento dei crediti formativi e delle
competenze   in   esito   ai  percorsi  di  istruzione  e  formazione
professionale,  e’  definita dall’articolo 20 del decreto legislativo
17 ottobre 2005, n. 226.
4.  La  certificazione  relativa agli esami di Stato conclusivi dei
corsi  di  studio  di  istruzione  secondaria  di  secondo  grado  e’
disciplinata  dall’articolo 6 della legge 10 dicembre 1997, n. 425, e
5. Le certificazioni delle competenze concernenti i diversi gradi e
ordini  dell’istruzione  sono  determinate  anche  sulla  base  delle
indicazioni  espresse  dall’Istituto nazionale per la valutazione del
sistema  di  istruzione  (INVALSI)  e  delle  principali  rilevazioni
6.  Con  decreto  del  Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e
ricerca,  ai  sensi  dell’articolo  10,  comma  3,  del  decreto  del
Presidente  della  Repubblica  8  marzo 1999, n. 275, sono adottati i
modelli  per  le  certificazioni  relative  alle competenze acquisite
dagli alunni dei diversi gradi e ordini dell’istruzione e si provvede
ad  armonizzare  i  modelli  stessi  alle  disposizioni  di  cui agli
articoli   2   e  3  del  decreto-legge  ed  a  quelle  del  presente
dicembre 2006, n. 296», vedere le note alle premesse.
–  Il  testo  dell’Accordo 28 ottobre 2004 in Conferenza
Unificata  stipulato ai sensi dell’art. 9, comma 2, lettera
c),  del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, tra il
il  Ministro  del  lavoro  e  delle  politiche  sociali, le
regioni,  le  province  autonome  di  Trento  e Bolzano, le
province,   i   comuni   e  le  comunita’  montane  per  la
certificazione finale ed intermedia e il riconoscimento dei
crediti  formativi  (Repertorio  atti  n. 790/CU), e’ stato
pubblicato  in  Gazzetta Ufficiale – serie generale – del 6
dicembre 2004, n. 286.
–  Per  il  testo  della legge 10 dicembre 1997, n. 425,
recante  «Disposizioni  per la riforma degli esami di Stato
superiore», vedere le note alle premesse.
–  Per  il  testo dell’art. 10, comma 3, del decreto del
1.  La  valutazione  degli alunni con disabilita’ certificata nelle
forme  e  con  le  modalita’ previste dalle disposizioni in vigore e’
riferita  al  comportamento,  alle discipline e alle attivita’ svolte
sulla    base   del   piano   educativo   individualizzato   previsto
dall’articolo  314,  comma  4,  del  testo  unico  di  cui al decreto
legislativo  n.  297  del  1994,  ed  e’  espressa con voto in decimi
secondo le modalita’ e condizioni indicate nei precedenti articoli.
2.  Per  l’esame  conclusivo  del  primo  ciclo  sono  predisposte,
utilizzando   le   risorse  finanziarie  disponibili  a  legislazione
vigente,  prove  di  esame  differenziate,  comprensive della prova a
carattere  nazionale di cui all’articolo 11, comma 4-ter, del decreto
agli   insegnamenti   impartiti,   idonee  a  valutare  il  progresso
dell’alunno  in  rapporto  alle  sue  potenzialita’  e  ai livelli di
apprendimento  iniziali.  Le  prove  sono adattate, ove necessario in
relazione  al  piano  educativo  individualizzato, a cura dei docenti
componenti  la  commissione.  Le  prove  differenziate  hanno  valore
equivalente  a  quelle ordinarie ai fini del superamento dell’esame e
del conseguimento del diploma di licenza.
3.  Le  prove  dell’esame conclusivo del primo ciclo sono sostenute
anche con l’uso di attrezzature tecniche e sussidi didattici, nonche’
di  ogni  altra  forma  di  ausilio tecnico loro necessario, previsti
dall’articolo  315,  comma  1,  lettera b), del testo unico di cui al
decreto  legislativo  n.  297  del  1994.  Sui  diplomi di licenza e’
riportato il voto finale in decimi, senza menzione delle modalita’ di
svolgimento e di differenziazione delle prove.
4.  Agli  alunni  con  disabilita’ che non conseguono la licenza e’
rilasciato  un  attestato  di  credito  formativo.  Tale attestato e’
titolo  per  l’iscrizione e per la frequenza delle classi successive,
ai soli fini del riconoscimento di crediti formativi validi anche per
l’accesso ai percorsi integrati di istruzione e formazione.
5.  Gli  alunni  con  disabilita’ sostengono le prove dell’esame di
Stato   conclusivo  del  secondo  ciclo  dell’istruzione  secondo  le
modalita’  previste  dall’articolo  318  del  testo  unico  di cui al
decreto legislativo n. 297 del 1994.
6.  All’alunno  con disabilita’ che ha svolto un percorso didattico
differenziato   e   non   ha  conseguito  il  diploma  attestante  il
superamento  dell’esame  di  Stato  conclusivo  del secondo ciclo, e’
rilasciato  un  attestato  recante  gli elementi informativi relativi
all’indirizzo  e alla durata del corso di studi seguito, alle materie
di  insegnamento comprese nel piano di studi, con l’indicazione della
durata  oraria  complessiva  destinata  a  ciascuna, alle competenze,
conoscenze  e  capacita’ anche professionali, acquisite e dei crediti
formativi documentati in sede di esame.
–  Si riporta il testo degli articoli 314, comma 4, 315,
comma  1,  lettera  b),  e  318  del decreto legislativo 16
aprile   1995,   n.   297,   recanti   «Testo  unico  delle
relative alle scuole di ogni ordine e grado»:
«4.    All’individuazione   dell’alunno   come   persona
handicappata   ed   all’acquisizione  della  documentazione
risultante  dalla diagnosi funzionale fa seguito un profilo
dinamico-funzionale, ai fini della formulazione di un piano
educativo individualizzato, alla cui definizione provvedono
congiuntamente,  con  la  collaborazione dei genitori della
persona  handicappata, gli operatori delle unita’ sanitarie
locali  e,  per  ciascun grado di scuola, personale docente
specializzato   della  scuola  con  la  partecipazione  del
docente   operatore  psico-pedagogico  individuato  secondo
criteri  stabiliti  dal Ministro della pubblica istruzione.
Il  profilo  indica  le caratteristiche fisiche, psichiche,
sociali  ed  affettive dell’alunno e pone in rilievo sia le
difficolta’ di apprendimento conseguenti alla situazione di
handicap  e  le  possibilita’ di recupero, sia le capacita’
possedute   che  devono  essere  sostenute,  sollecitate  e
progressivamente rafforzate e sviluppate nel rispetto delle
scelte culturali della persona handicappata.».
«Art. 315 (Integrazione scolastica). – 1. L’integrazione
scolastica  nella  psersona  handicappata  nelle  sezioni e
nelle  classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado si
realizza, fermo restando quanto previsto dagli articoli 322
e seguenti anche attraverso:
b)  la dotazione alle scuole di attrezzature tecniche e
di sussidi didattici nonche’ di ogni altra forma di ausilio
tecnico,  ferma restando la dotazione individuale di ausili
e  presidi  funzionali  all’effettivo esercizio del diritto
allo   studio,   anche   mediante  convenzioni  con  centri
specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di
produzione  e adattamento di specifico materiale didattico;
«Art.  318 (Valutazione del rendimento e prove d’esame).
–  1.  Nella valutazione degli alunni handicappati da parte
dei  docenti  e’  indicato,  sulla base del piano educativo
individualizzato, per quali discipline siano stati adottati
particolari  criteri didattici, quali attivita’ integrative
e  di  sostegno  siano  state svolte, anche in sostituzione
parziale dei contenuti programmatici di alcune discipline.
2.  Nella  scuola  dell’obbligo  sono predisposte, sulla
base  degli  elementi  conoscitivi di cui al comma 1, prove
d’esame corrispondenti agli insegnamenti impartiti e idonee
a  valutare  il progresso dell’allievo in rapporto alle sue
potenzialita’ e ai livelli di apprendimento iniziali.
3.  Nell’ambito  della  scuola secondaria superiore, per
gli  alunni handicappati sono consentite prove equipollenti
e tempi piu’ lunghi per l’effettuazione delle prove scritte
o grafiche e la presenza di assistenti per l’autonomia e la
4.   Gli   alunni   handicappati   sostengono  le  prove
finalizzate  alla  valutazione  del  rendimento scolastico,
comprese  quelle  di  esame,  con  l’uso  degli ausili loro
necessari.».
–  Per  il  testo dell’art. 11, comma 4-ter, del decreto
legge 28 marzo 2003, n. 53», vedere le note alle premesse:
Valutazione  degli  alunni con difficolta’ specifica di apprendimento
1. Per gli alunni con difficolta’ specifiche di apprendimento (DSA)
adeguatamente   certificate,  la  valutazione  e  la  verifica  degli
apprendimenti, comprese quelle effettuate in sede di esame conclusivo
dei cicli, devono tenere conto delle specifiche situazioni soggettive
di  tali  alunni;  a  tali  fini,  nello  svolgimento  dell’attivita’
didattica  e  delle  prove di esame, sono adottati, nell’ambito delle
risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, gli strumenti
metodologico-didattici  compensativi  e  dispensativi  ritenuti  piu’
2.  Nel  diploma finale rilasciato al termine degli esami non viene
fatta    menzione    delle   modalita’   di   svolgimento   e   della
differenziazione delle prove.
1.  Per  gli  alunni  che  frequentano  per  periodi  temporalmente
rilevanti  corsi di istruzione funzionanti in ospedali o in luoghi di
cura,  i docenti che impartiscono i relativi insegnamenti trasmettono
alla  scuola  di  appartenenza  elementi  di  conoscenza in ordine al
percorso  formativo  individualizzato attuato dai predetti alunni, ai
fini della valutazione periodica e finale.
2.  Nel  caso in cui la frequenza dei corsi di cui al comma 1 abbia
una durata prevalente rispetto a quella nella classe di appartenenza,
i  docenti  che  hanno  impartito  gli  insegnamenti nei corsi stessi
effettuano  lo  scrutinio previa intesa con la scuola di riferimento,
la quale fornisce gli elementi di valutazione eventualmente elaborati
dai  docenti  della  classe; analogamente si procede quando l’alunno,
ricoverato  nel  periodo  di svolgimento degli esami conclusivi, deve
sostenere in ospedale tutte le prove o alcune di esse.
1.  Sono  fatte  salve  le  competenze  attribuite  in materia alle
1.  Per  gli  alunni  delle scuole italiane all’estero le norme del
presente regolamento, ivi comprese quelle relative alla prova scritta
nazionale  per  l’esame  di  Stato  del primo ciclo, sono applicate a
decorrere dall’anno scolastico 2009/2010.
1.  Per l’anno scolastico 2008/2009 sono confermate, per l’esame di
Stato  conclusivo  del  primo  ciclo,  le materie e le prove previste
dalle disposizioni ministeriali vigenti.
2.   Per  l’anno  scolastico  2008/2009  lo  scrutinio  finale  per
l’ammissione  all’esame  di  Stato  conclusivo  del  secondo ciclo e’
effettuato  secondo le modalita’ indicate nell’ordinanza ministeriale
n. 40 dell’8 aprile 2009.
3.  Per  gli alunni di cui all’articolo 6, comma 2, le disposizioni
relative   al  concorso  della  valutazione  del  comportamento  alla
valutazione  complessiva si applicano, a regime, dall’anno scolastico
2010/2011.  Per  l’anno scolastico 2008/2009 il voto di comportamento
viene  valutato con riferimento esclusivo al penultimo anno di corso;
per l’anno scolastico 2009/2010 tale voto viene considerato anche con
riferimento alla classe precedente il penultimo anno di corso.
4.  I  riferimenti alla valutazione del comportamento contenuti nel
decreto del Ministro della pubblica istruzione 22 maggio 2007, n. 42,
5.  E’  abrogato  l’articolo  304 del testo unico di cui al decreto
legislativo  16  aprile  1994,  n.  297,  relativo  alla  valutazione
dell’educazione  fisica.  Il  voto  di educazione fisica concorre, al
pari   delle   altre   discipline,   alla   valutazione   complessiva
6.   E’   abrogato   il   decreto   del  Ministro  dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca 16 gennaio 2009, n. 5.
7.  A  decorrere  dall’anno  scolastico  di entrata in vigore della
riforma  della  scuola  secondaria  di  secondo  grado, ai fini della
validita’  dell’anno  scolastico, compreso quello relativo all’ultimo
anno  di  corso,  per  procedere  alla valutazione finale di ciascuno
studente,  e’ richiesta la frequenza di almeno tre quarti dell’orario
annuale personalizzato. Le istituzioni scolastiche possono stabilire,
per  casi  eccezionali,  analogamente  a quanto previsto per il primo
ciclo,  motivate  e  straordinarie  deroghe  al suddetto limite. Tale
deroga   e’  prevista  per  assenze  documentate  e  continuative,  a
condizione,  comunque, che tali assenze non pregiudichino, a giudizio
del   consiglio   di   classe,  la  possibilita’  di  procedere  alla
valutazione  degli  alunni  interessati. Il mancato conseguimento del
limite  minimo  di frequenza, comprensivo delle deroghe riconosciute,
comporta l’esclusione dallo scrutinio finale e la non ammissione alla
classe successiva o all’esame finale di ciclo.
8.  Modifiche e integrazioni al presente regolamento possono essere
adottate in relazione alla ridefinizione degli assetti ordinamentali,
organizzativi  e  didattici del sistema di istruzione derivanti dalla
completa  attuazione  dell’articolo  64  del  decreto-legge 25 giugno
–  L’ordinanza  ministeriale 8 aprile 2009, n. 40, reca:
«Istruzioni  e  modalita’ organizzative ed operative per lo
svolgimento  degli  esami  di Stato conclusivi dei corsi di
studio  di  istruzione  secondaria  di  secondo grado nelle
scuole statali e non statali. Anno scolastico 2008/2009».
–  Il  decreto del Ministro della pubblica istruzione 22
maggio  2007,  n.  42,  reca «Modalita’ di attribuzione del
credito  scolastico  e di recupero dei debiti formativi nei
corsi di studio di istruzione secondaria superiore».
–   Si  riporta  il  testo  dell’art.  304  del  decreto
legislativo  16  aprile  1995, n. 297, recante «Testo unico
delle   disposizioni  legislative  vigenti  in  materia  di
istruzione, relative alle scuole di ogni ordine e grado»:
«Art.  304  (Voto di educazione fisica). – 1. Il voto di
educazione  fisica  non e’ compreso nel calcolo della media
dei punti ai fini dell’ammissione ad esami, dell’iscrizione
alle  scuole  e  della  dispensa  dal pagamento delle tasse
2.  In  deroga  a  quanto  previsto  nel comma 1 per gli
alunni  degli  istituti  magistrali  il  voto di educazione
fisica  e’  compreso  nel  calcolo della media dei punti ai
fini  dell’ammissione  agli  esami, dell’iscrizione e della
dispensa dal pagamento delle tasse.
3.  Gli  alunni  degli  istituti  magistrali non possono
essere esonerati dalla frequenza alle lezioni di educazione
fisica,   ma   possono   ottenere   soltanto   la  dispensa
dall’esecuzione di esercitazioni pratiche. Gli alunni degli
istituti  anzidetti e i candidati privatisti che sono stati
esonerati   dalle   esercitazioni  pratiche  di  educazione
fisica,  possono  conseguire  il  diploma  di  abilitazione
magistrale superando la sola prova di teoria.».
–  Il  testo  del  decreto  del Ministro dell’istruzione
dell’universita’  e  della  ricerca  16 gennaio 2009, n. 5,
reca  «Studenti – Valutazione del comportamento – Criteri e
modalita’ applicative della valutazione del comportamento».
–  Per il testo dell’art. 64 del decreto-legge 25 giugno
vedere le note alle premesse.».
1.  Dall’attuazione  del  presente  regolamento non devono derivare
persona e dei beni culturali, registro n. 5, foglio n. 278
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 giugno 2009, n. 122 – Regolamento recante coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli alunni e ulteriori modalita’ applicative in materia, ai sensi degli articoli 2 e 3 del decreto-legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169. (09G0130) (GU n. 191 del 19-8-2009 redazione redazione 2015-05-05T17:53:54+00:00