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Timestamp: 2018-06-24 13:11:28+00:00
Document Index: 40231559

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«Rinvio pregiudiziale – Imposta sul valore aggiunto – Principio della neutralità fiscale – Normativa nazionale che prevede un limite massimo fisso dell’importo del rimborso o della compensazione del credito o dell’eccedenza dell’imposta sul valore aggiunto»
Nella causa C‑211/16,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dalla Commissione tributaria provinciale di Torino (Italia), con ordinanza del 22 marzo 2016, pervenuta in cancelleria il 15 aprile 2016, nel procedimento
composta da A. Prechal, presidente di sezione, A. Rosas (relatore) ed E. Jarašiūnas, giudici,
– per l’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale II di Torino, da G. Alfieri, in qualità di agente;
– per la Commissione europea, da L. Lozano Palacios, F. Tomat e M. Owsiany-Hornung, in qualità di agenti,
2 Tale domanda è stata proposta nell’ambito di una controversia tra la Bimotor SpA e l’Agenzia delle Entrate – Direzione Provinciale II di Torino (Italia) (in prosieguo: l’«amministrazione tributaria provinciale»), in merito a un atto di recupero relativo all’imposta sul reddito delle società per il 2013.
«1. I contribuenti eseguono versamenti unitari delle imposte, dei contributi dovuti all’[Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS)] e delle altre somme a favore dello Stato, delle regioni e degli enti previdenziali, con eventuale compensazione dei crediti, dello stesso periodo, nei confronti dei medesimi soggetti, risultanti dalle dichiarazioni e dalle denunce periodiche presentate successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto. Tale compensazione deve essere effettuata entro la data di presentazione della dichiarazione successiva. La compensazione del credito annuale o relativo a periodi inferiori all’anno dell’[IVA], per importi superiori a 5.000 euro annui, può essere effettuata a partire dal giorno sedici del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui il credito emerge.
b) all’[IVA] dovuta ai sensi degli articoli 27 e 33 del [decreto del Presidente della Repubblica] 26 ottobre 1972, n. 633 e quella dovuta dai soggetti di cui all’articolo 74;
c) alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi e dell’[IVA];
«A decorrere dal 1° gennaio 2001 il limite massimo dei crediti di imposta e dei contributi compensabili ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo [n. 241/1997], ovvero rimborsabili ai soggetti intestatari di conto fiscale, è fissato in 700 000 euro per ciascun anno solare (...)».
11 Dall’ordinanza di rinvio risulta che la Bimotor vantava, per il 2013, un credito IVA per un importo di EUR 1 727 104. Essa ha provveduto alla compensazione delle imposte dovute facendo valere tale credito a concorrenza di EUR 775 055,72, ossia in misura superiore all’importo di EUR 700 000 autorizzato ai sensi dell’articolo 34, primo comma, della legge n. 388/2000.
12 Nel corso del 2015, l’amministrazione tributaria provinciale ha constatato che la Bimotor, utilizzando il credito IVA oltre EUR 700 000 nell’ambito della compensazione controversa, non aveva adempiuto i suoi obblighi tributari. Essa ha quindi proceduto al recupero dell’imposta sul reddito per la somma di EUR 75 055,72 ritenuta non pagata a causa dell’espunzione di tale importo dalla compensazione, limitata a EUR 700 000. Essa ha inoltre imposto il pagamento di interessi per un importo di EUR 2 870,62 e di una sanzione di EUR 22 516,72, corrispondente al 30% della somma ritenuta non pagata.
13 La Bimotor ha provveduto a regolarizzare la propria situazione. Essa contesta tuttavia il provvedimento con il quale l’amministrazione tributaria provinciale ha effettuato il recupero della somma eccedente l’importo di EUR 700 000 conteggiando sulla stessa gli interessi e irrogando nel contempo le relative sanzioni. A sostegno del proprio ricorso la Bimotor allega che il credito d’imposta da essa vantato è pacifico, ma che l’amministrazione tributaria provinciale, rilevato il superamento dell’importo massimo rimborsabile stabilito dalla normativa nazionale, ha applicato all’eccedenza il regime di recupero e sanzionatorio previsto per gli omessi pagamenti, in tal modo infliggendo sanzioni ancora più gravose di quelle comminate dalla normativa nazionale per il caso in cui il versamento non sia punto eseguito.
15 Facendo riferimento ai considerando 5, 7, 13, 30 e 34 della direttiva IVA, il giudice del rinvio ricorda che l’elemento qualificante dell’IVA è la sua neutralità ossia, in altri termini, la sua intrinseca insuscettibilità di qualificarsi come costo ovvero come onere finanziario per gli operatori economici. Orbene, la fissazione di un limite massimo annuo per la compensazione o il rimborso dei crediti IVA determina che, per la parte eccedente, i crediti non compensabili o recuperabili costituiscano invero costi o oneri finanziari – ancorché transitori – per l’operatore economico. Esso si riferisce, in particolare, alla sentenza del 22 ottobre 2015, PPUH Stehcemp (C‑277/14, EU:C:2015:719).
«Se la disciplina comunitaria in materia di IVA (...) osti alla normativa di uno Stato membro – come l’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 – in forza della quale il rimborso o la compensazione di crediti IVA siano consentiti, per singolo anno di imposta, non nella loro interezza ma solo entro un limite massimo predeterminato».
19 In limine, occorre sottolineare che la questione sollevata dal giudice del rinvio verte sulle modalità di rimborso di un’eccedenza di IVA nell’esercizio del diritto a detrazione da parte di un soggetto passivo, e non sul diniego di tale diritto a detrazione, come avveniva nella causa che ha dato luogo alla sentenza del 22 ottobre 2015, PPUH Stehcemp (C‑277/14, EU:C:2015:719), alla quale detto giudice fa riferimento.
20 A tale riguardo occorre ricordare che la libertà di cui dispongono gli Stati membri, ai sensi della formulazione stessa dell’articolo 183 della direttiva IVA, nello stabilire modalità di rimborso di un’eccedenza di IVA non comporta che dette modalità siano dispensate da qualsivoglia controllo riguardo al diritto dell’Unione (sentenza del 18 ottobre 2012, Mednis, C‑525/11, EU:C:2012:652, punto 23 e giurisprudenza ivi citata).
21 Tali modalità non possono ledere il principio di neutralità fiscale, facendo gravare sul soggetto passivo, in tutto o in parte, l’onere dell’IVA. In particolare, esse devono consentire al soggetto passivo di recuperare, in condizioni adeguate, la totalità del credito risultante da un’eccedenza di IVA. Ciò implica che il rimborso sia effettuato, entro un termine ragionevole, mediante pagamento in denaro liquido o con modalità equivalenti, e che, in ogni caso, il sistema di rimborso adottato non debba far correre alcun rischio finanziario al soggetto passivo (sentenza del 18 ottobre 2012, Mednis, C‑525/11, EU:C:2012:652, punto 24 e giurisprudenza ivi citata).
22 A tale proposito la Corte ha ricordato che il riporto del rimborso di un’eccedenza di IVA a vari periodi d’imposta successivi a quello in cui detta eccedenza è sorta non è necessariamente incompatibile con l’articolo 183, primo comma, della direttiva IVA (sentenza del 18 ottobre 2012, Mednis, C‑525/11, EU:C:2012:652, punto 25 e giurisprudenza ivi citata).
23 Nella sentenza del 18 ottobre 2012, Mednis (C‑525/11, EU:C:2012:652), la Corte ha esaminato una normativa nazionale che consentiva all’amministrazione tributaria dello Stato membro interessato di riportare il rimborso dell’eccedenza di IVA, superiore al 18% del valore complessivo delle operazioni imponibili effettuate nei periodi d’imposta mensili, fino all’esame da parte di tale amministrazione della dichiarazione fiscale annuale del soggetto passivo. Essa ha statuito, al punto 27 di detta sentenza, che il termine nel corso del quale i soggetti passivi devono sopportare l’onere finanziario dell’IVA, per la parte che eccede la percentuale prevista da tale normativa, non può essere considerato ragionevole e lede il principio di neutralità fiscale.
24 Nella specie, dal fascicolo risulta che la compensazione di cui trattasi nel procedimento principale è quella prevista all’articolo 17 del decreto legislativo n. 241/1997, che consente la compensazione tra debiti e crediti di diversa natura, come le imposte sul reddito, l’IVA o taluni contributi sociali, verso lo Stato o altri enti pubblici. L’importo che può essere portato in compensazione dei debiti è limitato a EUR 700 000, come enuncia l’articolo 34, primo comma, della legge n. 388/2000. L’applicazione della compensazione deve essere indicata nel modello impiegato per il pagamento dei tributi. A tale riguardo va constatato che l’ordinanza di rinvio e i documenti del procedimento nazionale non consentono di stabilire chiaramente se la Bimotor abbia utilizzato un credito IVA.
26 A tale riguardo, è vero che gli Stati membri hanno un legittimo interesse ad intraprendere azioni volte a proteggere i loro interessi finanziari e che la lotta contro ogni possibile evasione, elusione e abuso è un obiettivo riconosciuto e promosso dalla direttiva IVA (sentenza del 18 ottobre 2012, Mednis, C‑525/11, EU:C:2012:652, punto 31 e giurisprudenza ivi citata).
27 Tuttavia, conformemente al principio di proporzionalità, gli Stati membri devono far ricorso a mezzi che, pur consentendo di raggiungere efficacemente tale obiettivo, pregiudichino il meno possibile gli obiettivi e i principi stabiliti dalla normativa dell’Unione, quale il principio fondamentale del diritto alla detrazione dell’IVA (sentenza del 18 ottobre 2012, Mednis, C‑525/11, EU:C:2012:652, punto 32 e giurisprudenza ivi citata).
Così deciso e pronunciato a Lussemburgo il 16 marzo 2017.