Source: http://www.dueparole.eu/Doc.asp?Doc=193&Res=No
Timestamp: 2018-07-16 13:55:45+00:00
Document Index: 83110575

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ']

Dueparole.eu - La storia infinita di Contrada Tufarelle
Rassegnarsi non è nel DNA della Bleu s.r.l. che ripropone la stessa discarica (a meno di qualcosina) in agro di Minervino. Ma questa volta per gli enti tecnico-burocratici si può fare.
Il 26 luglio ultimo scorso si è tenuta la Conferenza dei Servizi in Provincia BAT sulla nuova discarica che la Bleu s.r.l. ha intenzione di realizzare come ampliamento (almeno così la propone) di quella già esistente in Contrada Tufarelle. Premetto che è già da qualche anno che Bleu sta insistendo per costruire questa nuova discarica e la parola fine sembrava essere stata posta da una sentenza del Consiglio di Stato del 6 luglio 2016 che aveva bocciato una precedente sentenza del TAR avversa al Comune di Canosa. L’esito della Conferenza devo dire chi mi ha sorpreso. I Comuni interessati (Canosa e Minervino) avevano già deliberato. Canosa l’aveva fatto con l’Amministrazione La Salvia già qualche mese prima con una delibera passata all’unanimità in Consiglio. Dello stesso tenore la posizione dell’amministrazione minervinese. Quindi le parti politiche e amministrative si erano pronunciate già contro l’ampliamento. Ha destato non poca curiosità la posizione degli enti tecnici: ASL BAT, Autorità di Bacino, Settore provinciale Infrastrutture, Viabilità Trasporti, Concessioni, Espropriazioni e Lavori Pubblici, Regione Puglia Servizio Risorse Idriche, ARPA Puglia, Comitato Tecnico Provinciale per le Materie Ambientali. Hanno espresso fondamentalmente, seppur con qualche distinguo e prescrizione, parere positivo. Al momento non sono note le motivazioni in quanto non ci sono documenti disponibili ed il verbale della Conferenza non è ancora pubblico. Ma qualche riflessione è doveroso farla.
La nuova discarica, proposta dalla Bleu s.r.l., si differenzia da quella bocciata l’anno scorso per qualche inezia, se vogliamo, legata alla minore cubatura. Inoltre si propone come ampliamento di una discarica con la quale non ha continuità territoriale. La famigerata particella 12, sulla quale si è dibattuto oltremodo, fa parte dell’area del Parco Tufarelle e di fatto rappresenta l’anello mancante tra vecchio e nuovo impianto. Al momento è nella disponibilità della famiglia Maio (l’hanno comprata da Sabino Silvestri), ma non è riportata sulle planimetrie della nuova discarica. Sarà stato questo a convincere tutti i tecnici del contrario di quanto fossero convinti fino ad un anno fa? E sì, perché se si fa riferimento alla sentenza n. 3000 del 6 luglio 2016 emessa dalla Sezione V del Consiglio di Stato, si può leggere, ad esempio al punto 6.1.2, che è decisivo al riguardo evidenziare che l’ARPA Puglia (DAP BAT), nella riunione della conferenza dei servizi del 24 luglio 2012, si è espressa negativamente sul progetto in esame, giacché «la preesistenza di discariche a distanza tale da non consentire l’individuazione del responsabile dell’eventuale inquinamento, prevede un grado di prescrizione "escludente" per la localizzazione di nuove discariche per rifiuti speciali, in quanto non può essere assicurata una elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci, nel rispetto del principio comunitario "chi inquina paga"... La discarica in oggetto, vista come un unicum con la Discarica Bleu s.r.l. attualmente in servizio, non ha soluzioni di continuità territoriale con la piattaforma depurativa di reflui liquidi speciali pericolosi e non della società S.ol.vi.c. s.r.l. ... che pur non essendo qualificata come discarica, per il notevole accumulo che la stessa detiene, pone la problematica su cennata circa l’individuazione del responsabile dell’inquinamento». Non si è trattato dell’effetto del Solleone né della bisestilità dell’anno passato, in quanto lo stesso concetto, così come viene riportato dal Consiglio di Stato, verrà ribadito qualche mese dopo: Anche nella riunione della conferenza dei servizi del 3 dicembre 2012, l’ARPA Puglia ha confermato il parere sfavorevole, permanendo «le motivazioni escludenti all’insediamento della nuova discarica, o ampliamento della esistente, per quanto alla Deliberazione della Giunta regionale 28 dicembre 2009 di approvazione dell’agglomerato del Piano di Gestione dei rifiuti speciali nella Regione Puglia, all’art. 15 - localizzazione impiantistica, fino a quando insistono reflui liquidi in accumulo nella predetta Piattaforma depurativa S.OL.V.I.C. s.r.l.». Ma la grande assente di questa Conferenza dei Servizi, la Regione Puglia retta da Michele Emiliano, che pur un qualche feeling con l’ambientalismo ce l’ha, considerate le battaglie condotte contro le trivelle e i tubi che trasportano gas metano, quando le questioni diventano locali, quindi sotto la sua diretta responsabilità, si eclissa, si squaglia. Infatti, i soggetti titolati a rilasciare l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) sono nella grande maggioranza dei casi le Regioni, a meno di una delega alla Provincia che sembra più una rinuncia, uno sfuggire alle proprie responsabilità. Ma nel 2012, con Nichi Vendola, non funzionava così, e il Consiglio di Stato scrive: Fa ugualmente riferimento ad aspetti ambientali il parere sfavorevole formulato dal Servizio Urbanistico della Regione Puglia (nota A00 79/12.12.2012-14) in ordine alla localizzazione del progetto in esame, in ragione dell’adiacenza al Parco Territoriale delle Tufarelle e all’area nel bacino idrografico costituito dal torrente Locone e relativi affluenti, con conseguenti possibili interferenze e inquinamento delle falde. Fuori dal tedioso linguaggio della burocrazia, il concetto è abbastanza chiaro: non si può ampliare la discarica Bleu almeno per un paio di motivi: è troppo vicina a quella della S.OL.V.I.C. e ciò comprometterebbe il principio del chi inquina paga; si trova ad una distanza pericolosa dal torrente Locone. Questo dicono in sostanza ARPA e Regione Puglia e le motivazioni ostative erano pesanti e definitive già allora. Nel frattempo non abbiamo avuto notizie della bonifica del sito S.OL.V.I.C., né del fatto che la discarica, così come riproposta, si sia allontanata significativamente dal Parco Tufarelle o dall’area del bacino idrografico del torrente Locone. Inoltre, durante la precedente campagna elettorale, proprio il candidato sindaco del Centrodestra Sabino Silvestri aveva sollevato e insistito (giustamente) sul problema della post gestione della discarica CO.BE.MA. Potremmo concludere che gli impianti inquinanti, o potenzialmente tali, non sono più due, ma addirittura tre. Mi chiedo, quindi, come mai i cosiddetti tecnici, coloro che non dipendono dalla politica, ma sono pagati con le nostre tasse, e dai quali ci attendiamo pareri pro veritate, compiano poi inversioni così audaci rispetto a quanto loro stessi hanno affermato e sostenuto qualche anno prima? Deficit mnemonico?
Tanto per rimanere in argomento, cito una determinazione del 27 novembre del 2000 del Dirigente del Settore Ecologia della Regione Puglia, a firma del dott. Luca Limongelli: la n. 241. L’oggetto, manco a dirlo, era la ditta Bleu s.r.l. di Canosa e riguardava (indovinate un po’) il progetto di ampliamento della discarica. Sia in premessa che in determinazione, il dirigente esprimeva parere favorevole alla compatibilità ambientale atteso che il IV lotto, quello di cui all’ampliamento richiesto, rappresenta il completamento funzionale dell’intervento. In altre parole, già dal 2000 la discarica Bleu sarebbe satura, per ridiventare miracolosamente capace se nello studio di impatto ambientale viene considerato rispettato un punto che sarebbe escludente per l’autorizzazione, ovvero la preesistenza di discariche a distanza tale da non consentire l’individuazione del responsabile dell’inquinamento. Ricordate? Il Consiglio di Stato riporta nella sua sentenza che il precedente progetto fosse viziato, sotto questo punto di vista, per parere dell’ARPA. Oggi invece non è più così, in quanto l’area frapposta tra la discarica Bleu esistente e il nuovo progetto da realizzare, consente il controllo di un eventuale fenomeno di inquinamento proveniente dalle due diverse attività. Con particolare riferimento ad eventuali sversamenti che potrebbero inquinare la falda sottostante, verranno realizzati pozzi di monitoraggio nell’area interposta. E chi lo dice questo? Naturalmente la Bleu, che nel frattempo deve aver dimenticato che da quelle parti c’è anche la S.OL.V.I.C., croce e delizia della sentenza del Consiglio di Stato, tanto che in direzione Nord: a distanza > 735 m (considerando i perimetri delle aree di proprietà), ovvero > 840 m (considerando le aree destinate allo smaltimento dei rifiuti) insiste la discarica in fase di post-gestione di proprietà Cobema Srl; a distanza di > 165 m (considerando i perimetri delle aree di proprietà), ovvero > 330 m (considerando le aree destinate allo smaltimento dei rifiuti) insiste la discarica in esercizio della società Bleu srl. Ma non finisce qui. Al paragrafo 10.1 della Relazione tecnica AIA è riportato: Il sito di intervento previsto per la nuova piattaforma integrata si trova a distanza > 165 m dall’area in cui insiste la discarica in esercizio della BLEU SRL. Al fine di massimizzare il controllo di una eventuale interferenza fra le due attività (nuova ed esistente), è stato previsto in fase progettuale, oltre alla separazione fisica e funzionale dei due siti, un piano di monitoraggio indipendente e specifico per il nuovo sito. Premetto che il titolo del paragrafo è Rispondenza al criterio localizzativo “Preesistenza di discariche a distanza tale da non consentire l’individuazione del responsabile dell’eventuale inquinamento”. In pratica, il principio del chi inquina paga, assunto come riferimento ineludibile, si può declinare in vari modi a seconda del numero percepito di discariche presenti nell’area e dei soggetti che presentano le relazioni, per cui secondo il Consiglio di Stato, che interpreta quanto l’ARPA sosteneva fino a qualche anno prima, nuove discariche non se ne possono insediare in Contrada Tufarelle perché la S.OL.V.I.C. di fatto lo è. Discarica che scompare nello studio di impatto ambientale allegato alla nuova VIA, dove si ricordano della COBEMA, mentre entrambe non sono menzionate nella relazione tecnica AIA, dove si prendono in considerazione solo la preesistente della Bleu e la nuova che verrebbe. Capite bene che è grande la confusione sotto il cielo, ma la situazione è nient’affatto eccellente.
Pubblicato il 17/08/2017 h 22:14:01
Modificato il 17/08/2017 h 22:49:20