Source: http://avvocati-part-time.it/index.php/impiego-pubblico/107-regolamentazione-del-part-time/2314-vecchi-contratti-di-lavoro-part-time-la-pubblica-amministrazione-non-puo-ritrasformarli-unilateralmente-in-full-time
Timestamp: 2018-08-21 18:14:25+00:00
Document Index: 53918006

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 9', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16']

"Vecchi" dipendenti pubblici a part time: la P.A. non può obbligarli al full time
TRE DISPOSIZIONI DA COORDINARE:
a) In base all'art. 1, co 36, della legge di stabilità per il 2012 (l. 183/11), il part time è una opportunità organizzativa da valutare obbligatoriamente da parte del dirigente responsabile del personale dell'ente pubblico prima di procedere con la mobilità obbligatoria o con la collocazione in disponibilità nei confronti dei dipendenti valutati in soprannumero o in eccedenza di personale.
b) L'art. 9 l. 53/00 prevede risorse a fondo perduto da destinare a imprese, a enti non profit, a ASL e Aziende Ospedaliere per attuare sperimentazioni che favoriscano la conciliazione famiglia-lavoro per i lavoratori e in primo luogo, ovviamente, il part time.
c) In senso opposto alla diffusione del part time sembrerebbe andare, però, l'art. 16 del c.d. collegato lavoro 2010 (l. 183/10), che dispone: “1. In sede di prima applicazione delle disposizioni introdotte dall’ articolo 73 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, le amministrazioni pubbliche di cui all’ articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto dei princìpi di correttezza e buona fede, possono sottoporre a nuova valutazione i provvedimenti di concessione della trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale già adottati prima della data di entrata in vigore del citato decreto-legge n. 112 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 2008”. Esso parrebbe, infatti, consentire alla P.A., che in tal senso si sia determinata entro una certa data (il 23/5/11), di revocare d'autorità anche i "vecchi" part time (quelli derivati da trasformazione di contratti full time prima del 25/6/08, data d'entrata in vigore del d.l. 112/08 che ha cancellato il "diritto pieno" del dipendente pubblico al part time ed ha riconosciuto ampio potere discrezionale alla P.A. nel concederlo o meno), ritrasformandoli in rapporti di lavoro full time anche contro la volontà del lavoratore.
Siamo di fronte a manifestazioni di schizofrenia del legislatore (il quale, va sottolineato, dovrebbe sempre favorire la diffusione dei rapporti di lavoro a part time, come impone il diritto dell'Unione europea)? o c'è una interpretazione dell'art. 16 della l. 183/10 che consente di salvaguardare i diritti quesiti ai c.d. vecchi part time e di escludere la rilevata apparente schizofrenia? ...
E', cioè, necessario rispettare l'affidamento del lavoratore nella stabilità delle leggi qualora esso lavoratore abbia esercitato per numerosi anni il diritto al lavoro in modalità consentite da disposizioni di legge che, ad un certo momento, il legislatore abbia ritenuto di cambiare (ad esempio -deve pure ritenersi- rendendo discrezionale e non più obbligata, per l'amministrazione, la concessione del part time).
Neppure, infine, trascurabile -al fine di pervenire alla suggerita interpretazione costituzionalmente orientata dell'articolo 16- appare l'interesse dell'Amministrazione ad evitare la declaratoria di incostituzionalità dell'art. 16 per illegittimo sacrificio del diritto quesito del dipendente pubblico al mantenimento del detto “vecchio” part time. Si consideri, sul punto, che la declaratoria di incostituzionalità dell'art. 16 della l. 183/2010 travolgerebbe, un dispositivo che, se fosse fatto oggetto di interpretazione costituzionalmente orientata nel senso della salvaguardia dei diritti quesiti dei dipendenti, potrebbe costituire uno strumento di flessibilità concordata, utilissimo pure all'Amministrazione e fonte di risanamento delle finanze pubbliche, come risulta evidente persino dalla lettera di intenti che il Governo italiano indirizzò alla Unione Europea il 26/10/11.