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Timestamp: 2018-10-18 03:38:14+00:00
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Legge Pinto: il valore modesto della controversia non esclude l’equa riparazione (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, sentenza 17 marzo – 3 agosto 2015, n. 16315). – Noi Radiomobile™
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Legge Pinto: il valore modesto della controversia non esclude l’equa riparazione (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, sentenza 17 marzo – 3 agosto 2015, n. 16315).
Posted on 21 agosto 2015 21 agosto 2015 AuthorNoi RadiomobileLeave a comment
Il Giudice di merito non ha considerato adeguatamente la violazione del termine di circa 8 mesi, durata che non può considerarsi irrilevante, come si desume dalla motivazione della Corte territoriale che sostiene, in modo del tutto generico ed impreciso e con motivazione, quindi, insufficiente e carente, che il procedimento presupposto si sia protratto “per poco più di tre anni”.
Peraltro, la effettiva ratio decidendi della Corte d’Appello è stata quella concernente la modesta entità della posta in gioco, avendo il giudizio presupposto ad oggetto differenze tra quanto dovuto a titolo di indennità per occupazione agricola e quanto corrispostogli per un solo anno.
Tale motivazione è errata in punto di poiché questa Corte ha ripetutamente ritenuto che le situazioni concrete in cui le conseguenze pregiudizievoli, sotto il profilo della sofferenza psicologica della pendenza del processo, vanno escluse, sono quelle in cui il protrarsi del giudizio risponde ad un interesse della parte o questo è comunque destinato a produrre conseguenze che la parte percepisce a sé favorevoli (Cass 1338/04) mentre, più in generale, può dirsi che la piena consapevolezza nella parte processuale civile della infondatezza delle proprie istanze o della loro inammissibilità rende inesistente il danno non patrimoniale, perché tale consapevolezza fa venire meno l’ansia ed il malessere correlati all’incertezza della lite, essendo con gli stessi incompatibile (v., in tal senso, Cass, 11 dicembre 2002 n. 17650; 18 settembre 2003 n. 13741).
Il decreto impugnato va conseguentemente cassato e sussistendo i requisiti di cui all’art. 384 c.p.c. la causa può essere decisa nel merito, determinandosi l’equo indennizzo dovuto al ricorrente in Euro 665,00 oltre interessi di legge dalla domanda, somma al cui pagamento si condanna il Ministero convenuto che viene altresì condannato al pagamento delle spese del giudizio di merito liquidate in Euro 775,00 (445 onorari, 280 diritti, 50 spese) ed in Euro 800,00 per il presente giudizio di Cassazione.
Le dette spese vanno distratte in favore dell’Avv. Oscar Lojodice dichiaratosi antistatario.
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