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Timestamp: 2017-10-20 14:15:02+00:00
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Ragionieri commercialisti: la sentenza n. 135/07 della Corte d'Appello di Torino
CRON. 549/2007
R.G.L. 698/2006
Dott Carlo PEYRON PRESIDENTE Rel.
nella causa di lavoro iscritta al n.ro 698/2006 R.G.L. promossa da:
CASSA NAZIONALE di PREVIDENZA ed ASSISTENZA a FAVORE dei RAGIONIERI e PERITI COMMERCIALI, con sede in Roma, Via Pinciana n. 35, in persona del legale rapp.te p.t., dott. Paolo Salvadori, rapp.ta e difesa dall'avv. prof. Silvano Piccininno come da procura a margine del presente atto ed elett.te domic. in Torino, Via Mercantini n. 5, presso l'avv. Filippo Temellini
XXXXX, nato il 15 gennaio 1942 e res. a Domodossola Via Cadorna n. 36, rapp.to e difeso dall'avv. Mario Lazzeretti con studio in Viareggio, via Paolina Bonaparte n. 221, e, anche disgiuntamente, dall'avv. Preziana Forlenza di Domodossola e dall'avv. Carlo Vittorio Marocco Carena di Torino ed elett.te domic. presso lo studio dell'avv. Carlo Vittorio Marocco Carena in C.so Massimo d'Azeglio n. 30 Torino, per delega in calce
"Voglia codesta Ecc.ma Corte di Appello, in accoglimento del presente gravame, riformare la sentenza n. 23 del 15 febbraio 2006 del Tribunale di Verbania e, per l'effetto rigettare la domanda proposta dal rag. XXXXX nei confronti della CNPR; - con vittoria di spese del duplice grado di giudizio."
Per l'appellato:
"Piaccia alla Ecc.ma Corte d'Appello di Torino, Sez. Lav., respinta ogni contraria eccezione e conclusione, respingere
l'appello proposto dalla C.N.P.R., e confermare la sentenza n. 23/2006 pronunciata inter partes dal Tribunale di Verbania, in
funzione di giudice di lavoro di primo grado, all'udienza 15.2.2006.
Con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa."
Con sentenza pronunciata ex art. 281 sexies c.p.c. il 15.2.2006, notificata il 22.3.2006, il tribunale di Verbania, accogliendo il ricorso, dichiarò che XXXX ha diritto alla riliquidazione della pensione annua corrisposta dalla Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza in favore dei Ragionieri e Periti commerciali (CNPR) secondo i criteri di calcolo ex art. 49 del regolamento tenendo conto del principio del pro rata in relazione alle anzianità maturate anteriormente alla modifica di cui alla delibera del 22.6.2002, nella misura di euro 31.585,35 e per l'effetto condannò la Cassa al pagamento della pensione in tale importo ed al pagamento di euro 4.717,37 a titolo di arretrati dal 1.4.2004 oltre interessi e spese. Con ricorso depositato il 21.4.2006 la Cassa propone appello assumendo le conclusioni come sopra riportate. Resiste l'appellato. In sede di discussione orale la difesa della Cassa ha invocato l'applicazione dell'alt. 1 comma 763 della legge 27.12.2006 n. 296; la causa è stata oralmente discussa e decisa come da
dispositivo in calce.
XXXX, iscritto alla CNPR dal 1980, ha presentato domanda di pensione di anzianità il 24.3.2004, pensione che gli è stata liquidata dal 1.4.2004 secondo le norme del regolamento, come modificate con delibera 22.6.2002.
Nella stessa delibera di liquidazione n. 550/04 (doc. 2 XXX) si dà atto che la misura della pensione calcolata ante delibera 22.6.2002 è di euro 31.847,43 e quella calcolata post delibera è di euro 26.867,98 e che, essendo lo scostamento inferiore al 20%, la pensione viene liquidata nella misura di euro 26.867,98.
La differenza discende dalla modifica dell'art. 49 comma 2° del regolamento in punto determinazione del reddito professionale medio da porre a base del calcolo: la versione ante delibera prevedeva la "media dei quindici redditi professionali annuali più elevati dichiarati dall'iscritto ai fini dell'imposta sul reddito delle persone fìsiche per gli ultimi venti anni solari di contribuzione anteriori a quello di maturazione del diritto a pensione" mentre la delibera modificativa prevede "la media di tutti i redditi professionali annuali", col limite che la misura della pensione non potrà essere inferiore all'80% di quella derivante dall'applicazione delle modalità di calcolo previgenti.
Il tribunale, aderendo alla tesi del ricorrente, ha ritenuto illegittima tale delibera in quanto non tiene conto del principio dei pro rata posto dall'art. 3 comma 12 1. 335/95 secondo cui gli enti previdenziali privatizzati, al fine di assicurare l'equilibrio di bilancio adottano "provvedimenti di variazione delle aliquote contributive, di riparametrazione dei coefficienti di rendimento o di ogni altro criterio di determinazione del trattamento pensionistico nel rispetto del principio del pro rata in relazione alle anzianità già maturate rispetto alla introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti".
L'appellante - premesso che "il principio del pro rata accolto nell'art. 3 comma 12, primo periodo della legge 335 del 1995 in quanto determinante l'irretroattività delle innovazioni normative, va ben oltre la stessa garanzia costituzionale dei diritti quesiti" - sostiene che "l'irretroattività delle misure di riequilibrio finanziano è espressamente prevista dall'art. 3 comma 12 in questione per tale ipotesi (cioè quella di provvedimenti di variazione delle aliquote contributive, di riparametrazione dei coefficienti ecc... ai fini di assicurare l'equilibrio di bilancio) e soltanto per tale ipotesi. Per la diversa ipotesi, prevista dall'ultimo periodo dell'art. 3 comma 12 della legge 335 del 1995, relativa all'eventuale passaggio al sistema contributivo (passaggio che la Cassa ha realizzato col nuovo regolamento del dicembre 2003) cioè non di mero riequilibrio del disavanzo ma di riforma strutturale del sistema pensionistico, il principio di irretroattività (o del pro rata) non è enunciato, e pertanto, non può trovare applicazione".
La tesi dell'appellante è infondata come costantemente affermato dalla numerosa giurisprudenza di cassazione e di merito prodotta.
La lettera della legge non consente affatto di ritenere che la previsione del pro rata non sia generale e non sia applicabile per il caso in cui l'ente opti (il che non è obbligatorio: "gli enti possono optare ...") per il sistema contributivo. D'altro canto la ratio del pro rata è palesemente quella di tutelare le aspettative degli assicurati (non ancora assurte a diritti in difetto di maturazione dei requisiti per il pensionamento) lese dalla nuova normativa (ed esse possono esserlo sia dai provvedimenti di variazioni di aliquote, parametrazioni ecc. sia dall'eventuale passaggio al sistema contributivo) garantendo per le anzianità già maturate prima dell'introduzione delle modifiche l'applicazione della vecchia normativa ed applicando la nuova solo per l'anzianità successiva. Trattasi dell'accorgimento tecnico cui spesso è ricorso il legislatore in questi anni nel realizzare importanti riforme in materia pensionistica in quanto consente di graduare gli effetti dell'introduzione di nuove normative meno favorevoli facendole incidere progressivamente sulla misura dei trattamenti pensionistici ed evitando che la differenza di un anno o anche solo un mese nella data di pensionamento produca assai rilevanti disparità di trattamento.
Occorre ora prendere in esame lo ius superveniens costituito dal comma 763 dell'art. 1 della legge 296/06, entrato in vigore dal
1.1.2007. Tale nonna sostituisce il primo e secondo periodo dell'art. 3 comma 12 1. 335/95; col primo periodo innalza l'arco temporale da prendere in esame per assicurare l'equilibrio di bilancio degli enti previdenziali privatizzati da 15 a 30 anni; col terzo periodo (sostitutivo del secondo della precedente norma) dispone: "In esito alle risultanze e in attuazione di quanto disposto dal suddetto art. 2, comma 2, sono adottati dagli enti medesimi, i provvedimenti necessari per la salvaguardia dell'equilibrio finanziario di lungo termine, avendo presente il principio del pro rata in relazione alle anzianità già maturate rispetto alla introduzione delle modifiche derivanti dai provvedimenti suddetti e comunque tenuto conto dei criteri di gradualità e di equità fra generazioni. ... Sono fatti salvi gli atti e le deliberazioni in materia previdenziale adottati dagli enti di cui al comma 1 ed approvati dai Ministeri vigilanti prima dell'entrata in vigore della presente legge".
La principale differenza rispetto alla norma precedente che imponeva il rispetto del principio del pro rata, è un attenuamento di esso: esso non deve più esser "rispettato" ma si deve averlo presente tenendo altresì conto dei criteri di gradualità e di equità fra generazioni; il principio non è più un vincolo cogente bensì elastico in quanto concorrente con esigenze di gradualità e di equità tra generazioni. La norma in questione non è configurata (né lo è sostanzialmente) come interpretativa bensì come modificativa di quella precedente; essa pertanto non ha efficacia retroattiva ma dispone per il futuro. Ciò significa che dall'I. 1.2007 l'autonomia regolamentare degli enti non incontra più i limiti posti dal vecchio testo dell'art. 3 comma 12 1. 335/95 ma quelli, meno rigidi, del nuovo testo.
Ciò è stato esplicitamente riconosciuto dalla difesa della Cassa la quale ha peraltro posto l'accento sull'ultimo periodo della nuova norma (quello relativo alla salvezza degli atti e deliberazioni adottati dagli enti ed approvati dai Ministeri vigilanti posti in essere prima dell'entrata in vigore della presente modifica, tra i quali rientra certamente la modifica dell'art. 49 del Regolamento di cui di discute).
Sostiene l'appellante che tale disposizione non può aver altro senso che quello di "validare" tali provvedimenti anche se eventualmente in contrasto con il testo precedente dell'ari. 3 comma 12 legge 335/95.
Dissente la corte da tale lettura; far salvo un provvedimento significa che esso non perde efficacia per effetto della nuova norma di legge ma non che esso è anche conforme a legge. Gli atti e provvedimenti adottati dagli enti prima dell'entrata in vigore della modifica dell'art. 3 comma 12 1. 335/95 rimangono efficaci e la loro legittimità dovrà esser vagliata alla luce del vecchio testo di detta norma per i pensionamenti attuati entro il 2006 (poiché quella è la norma vigente in tale periodo) ed alla luce del nuovo testo per i pensionamenti successivi, con esiti che potranno essere diversi.
Nel caso in esame, trattandosi di pensionamento attuato dal 1.1.2004 la norma di riferimento è il vecchio testo mentre il nuovo è inapplicabile ratione temporis. L'appello deve pertanto essere respinto. Le spese sono a carico dell'appellante, soccombente.
Visto l'art. 437c.p.c,
respinge l'appello;
condanna l'appellante a rimborsare all'appellato le spese del
presente grado liquidate in euro 6.410,00 di cui 4.680,00 per
onorari, 840,00 per diritti e 200,00 per spese, oltre IVA e CPA.
Così deciso all'udienza del 2.2.2007.
-5FEB. 2007
consegnata in Cancelleria per la pubblicazione il 5.2.2007
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