Source: http://www.consiglioveneto.it/crvportal/pageContainer.jsp?n=1013&p=1013&c=11&e=1011&t=0&key=determinazioni
Timestamp: 2018-04-20 16:07:30+00:00
Document Index: 57572604

Matched Legal Cases: ['art. 49', 'art. 8', 'art. 35', 'art. 24', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 19', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 31', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 8', 'art. 35', 'art. 24', 'art. 7', 'art. 72', 'art. 41', 'art. 97']

DETERMINAZIONE N. 1 - SERVIZI DI ASSISTENZA E CONSULENZA TECNICA ALLA GIUNTA PER IL REGOLAMENTO (seduta n. 1 del 1 febbraio 2012)
DETERMINAZIONE N. 2 - ISCRIZIONE A PARLARE TRAMITE I RISPETTIVI GRUPPI (seduta n. 1 del 1 febbraio 2012)
DETERMINAZIONE N. 3 - INTERVENTI A TITOLO INDIVIDUALE (seduta n. 1 del 1 febbraio 2012)
DETERMINAZIONE N. 4 - CONVOCAZIONE SEDUTE DELLE COMMISSIONI (seduta n. 2 del 7 marzo 2012)
DETERMINAZIONE N. 5 - CALENDARIO DEI LAVORI E ORDINE DEL GIORNO DELLE SEDUTE DEL CONSIGLIO REGIONALE (seduta n.5 del 10 maggio 2012)
DETERMINAZIONE N. 6 - ORDINE DELLA DISCUSSIONE NEI REGIMI DI TEMPO CONTINGENTATO E NON CONTINGENTATO (seduta n.5 del 10 maggio 2012)
DETERMINAZIONE N. 7 - MODALITA' DI CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE SU RICHIESTA DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA O DI UN QUARTO DEI COMPONENTI IL CONSIGLIO (art. 49, comm. 3 dello Statuto, seduta n.6 del 18 luglio 2013)
DETERMINAZIONE N. 8 - FORMAZIONE DELL'ORDINE DEL GIORNO DEL CONSIGLIO REGIONALE ( art. 8 bis e 24 del Regolamento, seduta n.6 del 18 luglio 2013)
DETERMINAZIONE N. 9 - CONGEDI E LEGALITA' DELLE SEDUTE DEL CONSIGLIO REGIONALE (art. 35 e 68, comma 2 del Regolamento, seduta n.6 del 18 luglio 2013)
DETERMINAZIONE N. 10 - DISCUSSIONE IN AULA DEI PROGETTI DI LEGGE (art. 24 comma 2 del Regolamento, seduta n.7 del 17 settembre 2013)
DETERMINAZIONE N. 11 DEL 19 NOVEMBRE 2013 - 4 FEBBRAIO 2014
DETERMINAZIONE N. 1 DEL 14 GIUGNO 2016 - NOMINA DEL CORRELATORE
DETERMINAZIONE N. 2 DEL 30 SETTEMBRE 2016 - "SULLA POSSIBILITÀ DI INSERIRE PROVVEDIMENTI AMMINISTRATIVI URGENTI ALL'ORDINE DEL GIORNO DEL CONSIGLIO REGIONALE E DI PROCEDERE ALLA IMMEDIATA DISCUSSIONE, SOSPENDENDO LA TRATTAZIONE DEL PUNTO IN DISCUSSIONE"
DETERMINAZIONE N. 3 DEL 6 DICEMBRE 2017 - L'ISTITUTO DELLA COMMISSIONE DI INCHIESTA E LA DISCIPLINA DELL'ARTICOLO 36 DEL REGOLAMENTO: LA RISERVATEZZA DEI LAVORI DELLA COMMISSIONE DI INCHIESTA E LA PARTECIPAZIONE DEI CONSIGLIERI.
DETERMINAZIONE N. 4 DEL 28 MARZO 2018 - TERMINE PER LA SOTTOSCRIZIONE E RITIRO DEI PROGETTI DI LEGGE
DETERMINAZIONE N. 5 DEL 12 APRILE 2018 - PRIMI CRITERI APPLICATIVI DELL'ART. 123 DEL REGOLAMENTO IN MATERIA DI AMMISSIBILITÀ DI ATTI DEL SINDACATO ISPETTIVO
DETERMINAZIONE N. 1 - SERVIZI DI ASSISTENZA E CONSULENZA TECNICA ALLA GIUNTA PER IL REGOLAMENTO
Sono garantiti da:
Segretario regionale per gli affari generali, giuridici e legislativi;
Dirigente direzione rapporti e attività istituzionali;
Dirigente direzione assistenza legislativa;
P.O. Ufficio assemblea;
P.O. Ufficio atti istituzionali (in caso di impedimento della P.O. Ufficio assemblea).
DETERMINAZIONE N. 2 - ISCRIZIONE A PARLARE TRAMITE I RISPETTIVI GRUPPI (art. 49, comma 2 del Regolamento)
L'iscrizione a parlare tramite i rispettivi gruppi di cui all'articolo 49, comma 2 è di norma fatta per il tramite dell'apposita scheda allegata al presente verbale (scheda blu - allegato a), prima dell'inizio dell'esame dell'argomento.
La Presidenza potrà tuttavia valutare l'opportunità di dare la parola anche a Consiglieri inizialmente non iscritti, che vogliono aggiungersi alla discussione, qualora il gruppo non abbia esaurito il tempo assegnatogli e il Presidente del gruppo medesimo acconsenta.
DETERMINAZIONE N. 3 - INTERVENTI A TITOLO INDIVIDUALE (art. 49, comma 2 del Regolamento)
Il Consigliere che intende parlare a titolo individuale di norma fa richiesta tramite apposita scheda allegata al presente verbale (allegato b), prima dell'inizio dell'esame dell'argomento.
Qualora il motivo per l'intervento a titolo individuale si manifesti nel corso della discussione, il Presidente valuterà l'opportunità di concedere la parola al Consigliere richiedente tenuto anche conto del tempo complessivamente assegnato agli interventi a titolo individuale.
DETERMINAZIONE N. 4 - CONVOCAZIONE SEDUTE DELLE COMMISSIONI (art. 19, commi 1 e 3 del Regolamento)
Art. 19, comma 1 del Regolamento "La Presidenza della Commissione programma i lavori e fissa l'ordine del giorno delle sedute in modo da assicurare comunque l'esame degli argomenti indicati nel programma e nel calendario del Consiglio regionale. Il Presidente convoca e presiede la commissione.
"L'ipotesi interpretativa che la "presidenza della commissione" di cui al comma 1 dell'articolo 19 del Regolamento possa essere intesa come sinonimo del presidente della commissione non regge né sul piano letterale, né su quello della prassi adottata costantemente nelle prime sei legislature.
Il fatto che nelle ultime due legislature il principio della programmazione concertata dei lavori della commissione da parte della presidenza, collegialmente intesa, si sia notevolmente affievolito, non fa venire meno il significato e le ragioni per le quali la disposizione è stata inserita nel Regolamento consiliare.
La Giunta per il regolamento raccomanda pertanto la piena e sostanziale applicazione della norma alla luce delle modificazioni regolamentari introdotte con la deliberazione del Consiglio regionale n. 111 del 29 dicembre 2011 che dispongono misure cogenti in caso di inosservanza da parte della Commissione del programma e del calendario approvati ai sensi dell'art. 8 bis dalla Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari, con particolare riferimento al comma 2, dell'articolo 24 che dispone espressamente quanto segue: "Qualora le commissioni non abbiano concluso il procedimento istruttorio nel rispetto del calendario, il Presidente del Consiglio regionale, su richiesta del proponente o di almeno dieci consiglieri, iscrive al primo punto dell'ordine del giorno della seduta consiliare i provvedimenti inseriti nel programma dei lavori, secondo il calendario stabilito; l'Assemblea esamina i provvedimenti nel testo inizialmente assegnato alla commissione".
DETERMINAZIONE N. 5 - CALENDARIO DEI LAVORI E ORDINE DEL GIORNO DELLE SEDUTE DEL CONSIGLIO REGIONALE(art. 8 bis, comma 4 del Regolamento e art. 31, comma 3 del Regolamento)
Ai sensi dell'articolo 8 bis, comma 4, del Regolamento la Conferenza dei Presidenti dei gruppi consiliari approva il calendario dei lavori del Consiglio, sulla base del quale, il Presidente predispone l'ordine del giorno di ciascuna seduta, ai sensi dell'articolo 31, comma 3, del Regolamento.
Nel caso di sedute convocate in giornate consecutive, qualora in una di queste sedute non siano conclusi tutti i punti previsti dal calendario e conseguentemente iscritti all'ordine del giorno, il Presidente convoca la Conferenza dei Presidenti dei gruppi consiliari al fine di ridefinire il calendario e l'ordine dei lavori della seduta successiva. Qualora nella Conferenza non si raggiunga la maggioranza prevista dal comma 7 del citato articolo 8 bis, il calendario è ridefinito dal Presidente del Consiglio.
Rimane ferma la prassi consolidata secondo la quale, nell'ipotesi in cui una seduta si concluda con un punto aperto, i lavori della seduta successiva inizieranno con il punto rimasto aperto.
DETERMINAZIONE N. 6 - ORDINE DELLA DISCUSSIONE NEI REGIMI DI TEMPO CONTINGENTATO E NON CONTINGENTATO (art. 49, comma 5 del Regolamento)
La norma recata dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento, secondo la quale, nel corso dell'esame in Aula di qualsiasi punto all'ordine del giorno, "nessuno può parlare più di una volta nella discussione dello stesso argomento" - intendendosi per "stesso argomento" non il punto all'ordine del giorno ma il singolo argomento o fase della discussione (discussione generale, esame emendamento, esame articolo, dichiarazione voto articolo, dichiarazione voto finale) - si applica:
a) sempre, in regime di tempo non contingentato e cioè quando la durata dei singoli interventi è disciplinata, fra gli altri, dagli articoli 52, 55 e 56;
b) nelle fasi di dichiarazione di voto, in regime di tempo contingentato ai sensi dell'articolo 8 quater del Regolamento;
La citata disposizione di cui all'articolo 49, comma 5, non si applica invece in regime di tempo contingentato nelle restanti fasi (discussione generale, esame emendamento ed articolo), nel corso delle quali la regolazione degli interventi dei consiglieri è in capo al presidente del gruppo consiliare di appartenenza, giusto quanto disposto dall'articolo 49, comma 2.
DETERMINAZIONE N. 7 - MODALITA' DI CONVOCAZIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE SU RICHIESTA DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA O DI UN QUARTO DEI COMPONENTI IL CONSIGLIO(art. 49, comm. 3 dello Statuto)
Nelle more dell'approvazione di norme regolamentari di adeguamento alla disposizione di cui al comma 3 dell'articolo 49 dello Statuto, in caso di richiesta di convocazione dell'assemblea presentata dal Presidente della Giunta o da un quarto dei componenti il Consiglio, si conferma l'applicazione della prassi consolidata sulla base del combinato disposto del previgente Statuto e del vigente Regolamento, in base alla quale il Presidente deve disporre la convocazione entro dieci giorni dalla richiesta in modo che la seduta abbia luogo non oltre venti giorni dalla richiesta medesima.
Nelle more dell'approvazione di norme regolamentari di adeguamento alla disposizione di cui al comma 3 dell'articolo 49 dello Statuto, in caso di mancata convocazione da parte del Presidente nei termini previsti, la seduta avra' luogo il quinto giorno non festivo immediatamente successivo al termine dei dieci giorni dalla richiesta, previa convocazione disposta dal Vicepresidente anziano e, in caso di sua inadempienza o assenza, dall'altro Vicepresidente.
DETERMINAZIONE N. 8 - FORMAZIONE DELL'ORDINE DEL GIORNO DEL CONSIGLIO REGIONALE( art. 8 bis e 24 del Regolamento)
Ad eccezione dei progetti di legge e di regolamento di iniziativa popolare e degli enti locali di cui all'articolo 20, comma 6, dello Statuto, nessun oggetto assegnato per l'esame alle competenti commissioni puo' essere iscritto all'ordine del giorno del Consiglio regionale prima che sia concluso il procedimento istruttorio in commissione, salvo quanto previsto dall'articolo 24, comma 3, del Regolamento.
Ai fini dell'attuazione delle disposizioni di cui al citato comma 3 dell'articolo 24 del Regolamento si procedera' con le seguenti modalita':
a) nell'ambito della formazione del calendario dei lavori di cui all'articolo 8 bis, comma 5, del Regolamento, e' possibile fissare un termine entro il quale la commissione competente deve concludere il procedimento istruttorio di un determinato oggetto ad essa assegnato in sede referente;
b) qualora entro il termine fissato nel calendario dei lavori la commissione referente non abbia provveduto, per qualsiasi motivo, a concludere il procedimento istruttorio, il proponente (primo firmatario) del progetto ovvero almeno dieci consiglieri possono chiedere al Presidente del Consiglio l'iscrizione dell'oggetto all'ordine del giorno della prima seduta consiliare utile; il Presidente provvedera' a iscrivere l'oggetto al primo punto dell'ordine del giorno.
Non e' consentito utilizzare la procedura di cui al comma 3 dell'articolo 49 dello Statuto per richiedere l'iscrizione all'ordine del giorno del Consiglio di progetti di legge o di regolamento per i quali la competente commissione non abbia concluso il procedimento istruttorio.
DETERMINAZIONE N. 9 - CONGEDI E LEGALITA' DELLE SEDUTE DEL CONSIGLIO REGIONALE(art. 35 e 68, comma 2 del Regolamento)
Nelle more dell'approvazione di norme regolamentari di adeguamento alle nuove disposizioni statuarie in materia di legalita' delle sedute consiliari, si conferma l'applicazione della prassi consolidata sulla base del combinato disposto del previgente Statuto e del vigente Regolamento, in base alla quale il Presidente pu' concedere, ai fini del computo del numero legale della seduta consiliare, congedi entro il numero massimo di un quinto dei componenti del Consiglio e nei seguenti casi:
a) documentato impedimento (malattia del consigliere o gravi motivi di famiglia);
b) motivi istituzionali.
Gli impedimenti di cui alla lettera a) sono documentati mediante autocertificazione del consigliere, nel rispetto della normativa vigente in materia di privacy.
I motivi istituzionali di cui alla lettera b) sono documentati unicamente mediante l'attestazione del mandato formale dei Presidenti della Giunta e del Consiglio, con le modalita' stabilite dall'articolo 7 della lr 5/1997 e dai relativi provvedimenti amministrativi di attuazione.
DETERMINAZIONE N. 10 - DISCUSSIONE IN AULA DEI PROGETTI DI LEGGE(art. 24 comma 2 del Regolamento, seduta n.7 del 17 settembre 2013)
Nelle more dell'approvazione di puntuali procedure regolamentari, la discussione dei progetti di legge iscritti all'ordine del giorno del Consiglio regionale ai sensi dell'articolo 24, comma 2, del Regolamento, ha luogo secondo la prassi costantemente seguita nel corso delle nove legislature regionali, in applicazione dell'articolo 41, terzo comma, dello Statuto del 1971, come descritta nella Guida all'attivita' istituzionale pubblicata nel Volume 1 del Vademecum del consigliere regionale del 2010. La disposizione di cui all'articolo 24, comma 2, del Regolamento, alla pari delle previgenti disposizioni ex articolo 41 dello Statuto del 1971, sono infatti finalizzate unicamente a porre all'esame dell'Aula progetti di legge ritenuti dalla Conferenza dei presidenti dei gruppi meritevoli di esame urgente, calendarizzati, per qualsiasi motivo non licenziati dalla commissione competente e per i quali sia stata formalizzata la richiesta di iscrizione da parte del proponente (primo firmatario) o di almeno dieci consiglieri. Tale ragione sottointesa alla citata disposizione dell'articolo 24, comma 2, del Regolamento, non legittima peraltro alcun particolare procedimento d'esame da parte dell'Aula medesima rispetto a quello ordinario. Si applica quindi, nel caso, il procedimento ordinario previsto dal Regolamento per la discussione e l'esame dei progetti di legge. In particolare per quanto riguarda: a) le funzioni di relatore, che sono svolte dal primo firmatario della proposta di legge (9.8.4 della citata Guida ); b) le modalita' di svolgimento della discussione che si articola in tutte le fasi previste dal Regolamento per l'esame dei progetti di legge licenziati dalle commissioni, ivi compresa la fase della proposizione di eventuale questione pregiudiziale o sospensiva (articolo 51), che comporta, se assentita dall'Aula, il rinvio in commissione del progetto di legge e che puo' essere sollevata sia prima che inizi la discussione che nel corso della stessa (9.12, della Guida citata); c) la facolta' della Giunta regionale, oltre che del relatore, di presentare emendamenti in Aula in qualsiasi momento, intendendosi per Giunta regionale un - e uno solo - componente dell'esecutivo, che agisce in rappresentanza dello stesso, individuato, di norma (11.2, della Guida citata), nel Presidente ovvero nell'assessore competente nella materia oggetto del progetto di legge, se individuabile univocamente, ovvero di un assessore a cio' incaricato, anche per le vie brevi, mediante comunicazione alla Presidenza del Consiglio da parte del Presidente della Giunta, qualora la materia non sia attribuibile univocamente ad un unico assessore.
Prerogative del relatore e correlatore ed esame degli emendamenti
Il Regolamento del Consiglio regionale del Veneto, come da ultimo modificato con deliberazione del Consiglio regionale n. 111 del 29 dicembre 2011, di seguito definito "Regolamento" ha, come noto, significativamente inciso in materia di disciplina della presentazione, esame e messa in votazione degli emendamenti ai progetti di legge all'ordine del giorno dell'assemblea legislativa. In tema di presentazione degli emendamenti, premesso che, in funzione di valorizzazione (e richiamo) al ruolo istruttorio delle Commissioni consiliari referenti, l'articolo 57 del Regolamento esordisce prevedendo come "gli emendamenti sono di regola presentati e svolti nelle commissioni", si dispone come, solo limitatamente agli "ulteriori emendamenti", è prevista la presentazione al "Presidente del Consiglio regionale entro le ore dodici e trenta del giorno lavorativo precedente quello dell'inizio della seduta nella quale il progetto viene discusso". Specifica e differenziata, sotto il profilo della facoltà di presentazione di emendamenti, è la posizione del relatore e del correlatore, cui è riconosciuta, ai sensi del comma 3 dell'articolo 59 la possibilità di "presentare emendamenti fino al momento della votazione dell'articolo al quale sono riferiti". Facoltà che discende dalla funzione istituzionale che è riconosciuta a tali figure. Infatti pur non avendo il Regolamento recepito modelli di derivazione parlamentare, fatti propri a livello di altri regolamenti regionali e che formalizzano espressamente la figura del relatore quale "riferimento istituzionale nello svolgimento del procedimento legislativo" dalla fase dell'avvio del procedimento legislativo fino alla fase di esame ed approvazione da parte dell'aula, non può non evidenziarsi come dall'esame del Regolamento il ruolo e la figura del relatore e correlatore si connotino anche per profili istituzionali cui il Regolamento riconduce il conferimento di specifiche responsabilità e connesse prerogative. Il riferimento è alle disposizioni di cui all'articolo 20 bis del Regolamento, ai sensi del quale i relatori riferiscono al Consiglio in ordine alle risultanze dei lavori istruttori della commissione consiliare referente, così riassumendo il lavoro svolto e se del caso esponendo le diverse letture e posizioni emerse, alla connessa previsione di cui all'articolo 52 comma 1, ai sensi della quale i relatori dispongono in sede di intervento di tempi differenziati, e maggiorati, rispetto agli altri consiglieri, alla facoltà ad essi riconosciuta dall'articolo 56 comma 2, di ulteriore intervento, a seguito della chiusura della discussione generale. Da tale ricostruzione di ruolo e figura dei relatori non può non discendere una conseguente lettura delle specifiche attribuzioni dei relatori in tema di poteri emendativi, ritenendosi che il relatore e correlatore: a) operano in veste di consigliere, e nell'esercizio delle relative attribuzioni di cui al secondo periodo del comma 1 dell'articolo 59, in sede di presentazione di emendamenti fino al giorno precedente ("entro le ore dodici e trenta del giorno lavorativo precedente") a quello di svolgimento della seduta di calendarizzazione del punto all'ordine del giorno del Consiglio regionale; b) operano nell'esercizio della facoltà di cui al comma 3 dell'articolo 59, prioritariamente in funzione della definizione, anche sulla base delle risultanze dell'esame e della discussione svoltasi nella fase di trattazione da parte dell'aula, di forme di raccordo e sintesi, anche politica, del tema e del testo all'esame dell'assemblea; tale facoltà, non a caso, sotto il profilo della sua estensione temporale, non conosce limite alcuno, se non a fronte della messa in votazione del testo medesimo. Venendo all'aspetto dell'esame degli emendamenti, fase anteriore alla loro messa in votazione da parte del Presidente della assemblea, occorre richiamare la attenzione sulle espresse ed inequivoche previsioni di cui al comma 7 dell'articolo 59 del Regolamento che ne prevede in quanto "emendamenti presentati in Consiglio", e con ciò intendendosi: a) sia gli emendamenti presentati entro le ore dodici e trenta del giorno antecedente a quello di discussione del provvedimento, per i quali il comma 2 prevede come "Copia degli emendamenti è trasmessa alla commissione competente, alla Giunta regionale ed ai consiglieri"; b) sia gli emendamenti di cui al comma 3, ovvero gli emendamenti dei relatori e della Giunta, ivi compresi i sub-emendamenti presentati, ai sensi del comma 4, da ogni altro consigliere entro il termine stabilito dal Presidente, agli emendamenti di cui al comma 3, la "trasmissione alla commissione competente per materia" (oltre che, per gli emendamenti che comportano "aumento di spesa o diminuzione di entrata" alla Prima commissione ai sensi dell'articolo 60, "perchésiano esaminati e valutati nelle loro conseguenze finanziarie") e che "su di essi la Presidenza della Commissione (ed in ordine a significato di tale previsione si richiama la determinazione della Giunta per il regolamento n. 4 del 7 marzo 2012), integrata dal relatore e dal correlatore, esprime un parere al Consiglio"; quanto sopra avvalendosi nelle forme e nei modi di volta in volta ritenuti funzionali all'ulteriore svolgimento dell'iter del procedimento legislativo in assemblea, delle competenti strutture del Consiglio regionale. Le determinazioni assunte dalla Presidenza della commissione come sopra integrata ed assistita, costituiscono, in sede di resa del relativo parere ai sensi del comma 7 dell'articolo 59 del Regolamento, anche elemento di valutazione nella disponibilità del Presidente dell'Assemblea per la disamina in ordine al ricorrere delle fattispecie di inammissibilità degli emendamenti medesimi, di cui all'articolo 63 del Regolamento e la conseguente messa in votazione degli emendamenti medesimi. In conclusione, la Giunta per il Regolamento ribadisce: a) la facoltà riconosciuta a relatore e correlatore â€“ al pari della Giunta regionale â€“ deve intendersi correlata e funzionale all'esercizio delle funzioni istituzionali ad essi assegnata dalle norme e dalla prassi e, quindi, in correlazione al testo in esame e all'emergere, nel corso dell'esame assembleare, di specifiche esigenze emendative, di natura sia tecnica che politica, condivise dalle parti che ai relatori e correlatori hanno conferito il mandato; b) la obbligatorietà, da parte della Presidenza della Commissione referente, integrata dal relatore e dal correlatore, di formare, prima dell'inizio dei lavori del Consiglio regionale, il proprio parere sugli emendamenti presentati dai consiglieri "entro le ore dodici e trenta del giorno lavorativo precedente", tenuto conto anche della loro correlazione con il testo all'esame dell'aula, evidenziando, per gli emendamenti comportanti aumento di spesa o diminuzione di entrata le previsioni di cui all'articolo 60 del Regolamento; c) la obbligatorietà, da parte della Presidenza della Commissione referente, integrata dal relatore e dal correlatore, del parere sugli emendamenti presentati in Consiglio (articolo 59, comma 7) evidenziando, per gli emendamenti comportanti aumento di spesa o diminuzione di entrata le previsioni di cui all'articolo 60 del Regolamento; d) la facoltà, in capo esclusivamente del Presidente dell'Assemblea, di negare l'accettazione degli emendamenti di cui trattasi, anche sulla base del succitato parere della Presidenza della Commissione.
Viene nuovamente sottoposto alla Giunta per il Regolamento il tema delle modalità di individuazione dei relatori sul provvedimento licenziato dalla commissione consiliare per l'esame di aula.
In particolare, nel caso di specie, il tema afferisce alle modalità con le quali la opposizione può individuare e nominare il proprio relatore, nonché al connesso tema della platea dei soggetti cui l'incarico, vuoi di relatore, vuoi di correlatore sia conferibile.
Come noto il tema della "Nomina del correlatore di minoranza" è già stato oggetto di una pronuncia della Giunta per il regolamento (parere n. 3 del 10 maggio 2012) che ha ritenuto la disposizione dell'articolo 20 bis comma 2 dell'allora regolamento del Consiglio regionale "de plano, scevra di particolari difficoltà" ritenendo che la locuzione "non hanno espresso voto favorevole" usata al posto dell'alternativa "hanno espresso voto contrario", "è da intendersi nel senso che il correlatore di minoranza, a prescindere dal gruppo consiliare di appartenenza nell'ambito della minoranza, è individuato tra coloro che abbiano votato in senso contrario o si siano astenuti".
Il tema viene oggi riproposto con riferimento a diversa fattispecie di espressione di voto, ed in particolare con riferimento alla non partecipazione al voto, previa dichiarazione di voto non favorevole.
Preliminare ad ogni considerazione è la puntuale ricostruzione del quadro normativo.
L'articolo 21 dello Statuto prevede (comma 2), che "Per ogni progetto di legge, la commissione consiliare competente, designa un relatore ed un correlatore, secondo le modalità previste dal Regolamento" affidandone al Regolamento medesimo la "disciplina del ruolo e delle funzioni" e "assegnando comunque ad entrambi le medesime prerogative e tempi di intervento".
Ad esso rimanda l'articolo 47, comma 1, lettera e) dello Statuto, che nell'ambito delle prerogative proprie della opposizione, prevede, la "designazione, per ogni progetto di legge, di un rappresentante delle minoranze quale relatore o correlatore, secondo quanto previsto dall'articolo 21 comma 2".
Conseguentemente il Regolamento del Consiglio regionale così ha disposto:
"Articolo 68 - Nomina dei relatori
1. Per ogni progetto di legge o di regolamento nonché per ogni proposta di provvedimento amministrativo e in generale per ogni argomento si cui sia richiesta una relazione al Consiglio, al termine dei lavori, la commissione ..... designano un relatore e, ove richiesto, un correlatore, che riferiscono in Consiglio".
2. In caso di voto non unanime, il correlatore è individuato tra coloro che non hanno espresso voto favorevole".
Ed è sulla previsione del Regolamento, nella ipotesi di voto non unanime (laddove un voto unanime determina il venire meno della ratio della nomina di un correlatore) che non può, nuovamente, non appuntarsi la attenzione della Giunta per il Regolamento, atteso che, si ribadisce, il Regolamento non parla, puntualmente, di voto non favorevole ma con formulazione lata e generica parla di "coloro che non hanno espresso voto favorevole". Si intende in altri termini evidenziare che, nel mentre la espressione di voto favorevole è per sua definizione vincolata nella forma, ovvero non può che conoscere una ed una sola modalità univoca di formulazione (ovvero il voto favorevole reso in seduta), la espressione di un voto non favorevole può essere resa in diverse forme.
Atteso il dato letterale del Regolamento, cui lo Statuto ha rinviato per la disciplina del punto, e la sua formulazione, non può pertanto che riconoscersi piena libertà di forma nella individuazione delle diverse possibili soluzioni di espressione di voto non favorevole, o per meglio dire, in aderenza al dettato regolamentare, di non espressione di voto favorevole.
E ciò assorbe anche la ipotesi di consigliere che, partecipante alla seduta, abbia ritenuto di pronunciarsi in modo non favorevole nei confronti del progetto di legge, facendo seguire a tale dichiarazione di voto, non il voto contrario o il voto di astensione, ma la non partecipazione alle operazioni di voto, anche lasciando i lavori della seduta della Commissione.
A tale tema risulta quindi correlato quello della individuazione della platea dei soggetti cui è conferibile l'incarico di relatore, in ordine al quale si riscontra l'operare di una prassi risalente alla precedente legislatura e che ha trovato significative e reiterate applicazioni anche nella corrente legislatura, di individuazione di relatore e correlatore anche fra soggetti non componenti della commissione referente oltre che tra componenti effettivi della Commissione assenti dalla seduta.
Sul punto e con riferimento al solo tema oggetto di richiesta e di approfondimento nel caso di specie, non può che ribadirsi che ogni componente della commissione, ivi compresi i componenti per delega, può essere individuato quale, rispettivamente relatore e correlatore, in qualsivoglia forma abbia espresso il proprio voto sull'argomento all'esame della commissione e licenziato per l'Aula.
Nel senso di tale parere e relativa determinazione, le Commissioni consiliari sono tenute a conformare i propri lavori e, in prima applicazione, ove ne ricorrano i presupposti, operare sul punto in riassunzione delle proprie deliberazioni.
DETERMINAZIONE N. 2 DEL 30 SETTEMBRE 2016
"Sulla possibilità di inserire provvedimenti amministrativi urgenti all'ordine del giorno del Consiglio regionale e di procedere alla immediata discussione, sospendendo la trattazione del punto in discussione"
Ieri, 29 settembre 2016, sono pervenute note a firma del Vicepresidente della Giunta regionale, indirizzata al Presidente del Consiglio regionale, ed a firma del Segretario generale della programmazione, indirizzate al Segretario generale del Consiglio, nelle quali, ribadendo formalmente quanto già illustrato dalle competenti strutture in occasione della seduta della Prima commissione consiliare del 27 settembre 2016, si richiama l'attenzione sulle pregiudizievoli conseguenze in ordine alle attività svolte da Veneto Sviluppo s.p.a., nella sua veste di intermediario finanziario, e quindi di strumento di attuazione della programmazione regionale per la promozione dello sviluppo sociale ed economico del Veneto, qualora non si provveda entro il giorno 30 settembre, termine ultimo definito dalla autorithy bancaria, nella sua veste di organismo con funzioni autorizzatorie e di vigilanza sulle società finanziarie regionali che richiedano la iscrizione All'Albo speciale di cui all'articolo 106 del Testo unico bancario, alla nomina dei quattro componenti del consiglio di amministrazione di nomina regionale.
Considerato che gli adempimenti necessitati sono l'adozione della Proposta di deliberazione amministrativa n. 33: "Revoca del consigliere non dimissionario di Veneto Sviluppo S.p.A" e del Provvedimento per la nomina di quattro componenti, di cui uno ricoprirà la carica di Presidente del Consiglio di amministrazione di Veneto Sviluppo S.p.a., che i relativi punti sono all'ordine del giorno del Consiglio, ma che al momento è in corso la discussione sulla proposta di legge n. 23/74, si pone la questione di quale procedura seguire per consentire alla Regione di adottare tutti gli atti che le consentano di evitare un pregiudizio.
I principi generali di buon andamento dell'azione amministrativa impongono infatti alla Regione di interpretare le regole che ne governano l'attività nel senso che consenta ad essa di adottare gli atti ritenuti obbligatori e, in ogni caso, non la esponga a conseguenze pregiudizievoli.
Al fine di corrispondere a tale esigenza ci si chiede se sia possibile, nel corso della discussione di un punto all'ordine del giorno, sospenderne la trattazione al fine di consentire l'adozione di provvedimenti urgenti, già iscritti all'ordine del giorno.
Come è noto, la prassi del Consiglio regionale veneto è univoca, nel senso che non si registrano in via generale deroghe al principio secondo il quale, prima di aprire un punto all'ordine del giorno, è necessario che quello precedente sia concluso.
Occorre però rilevare che vi sono alcune eccezioni a tale prassi, anche previste da disposizioni espresse.
Il Regolamento stesso prevede in primo luogo che "8. Le deliberazioni di surroga di consiglieri dimessi o decaduti, nonché di supplenza di consiglieri sospesi, hanno la precedenza su ogni altra deliberazione e discussione. La stessa precedenza è assicurata alle deliberazioni conclusive dei procedimenti di convalida, decadenza o sospensione" (art. 7 Reg.).
Una particolare ipotesi d'interruzione dell'ordine naturale dei lavori è anche prevista per l'ipotesi in cui Il Presidente del Consiglio o il Presidente della Giunta o un componente della Giunta da lui delegato intendano fare comunicazioni all'Assemblea in ogni momento della seduta consiliare su argomenti non iscritti all'ordine del giorno (art. 72 Reg.).
Altra ipotesi in ordine alla sospensione dei lavori del Consiglio regionale anche su un punto "aperto" dell'ordine del giorno, affermatosi ricorrentemente in via di prassi, è lo svolgimento di un Consiglio straordinario con il quale si pone all'esame dei Consiglio regionale un tema connotato da profili di attualità nella dialettica e dinamica della vita politica.
Ma una completezza di ricostruzione dalla lettura del Regolamento del Consiglio regionale non può dimenticare di considerare come siano, ed in più disposizioni, disciplinate le ipotesi del sopravvenire delle situazioni di urgenza: basti pensare, in via generale, alla previsione di cui all'articolo 41, c. 2, ai sensi del quale "in relazione a situazioni sopravvenute urgenti, il Presidente, sentita la Conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari, può inserire nel calendario anche argomenti non compresi nel programma" e, con ancora maggior incisività, che "sono in ogni caso inseriti dal Presidente nei programma e nel calendario i provvedimenti da trattare per obbligo derivante da disposizione di legge o di Regolamento" (art. 41, c. 3, Reg.).
Alla luce di questi elementi, se si ritiene di dover escludere la percorribilità di qualsivoglia ipotesi di sospensione dell'esame di un progetto di legge per dare corso ad altro procedimento legislativo, occorre invece considerare la diversa natura e la particolarità della fattispecie che in questo momento è sottoposta all'attenzione della Giunta per il Regolamento, ovvero la possibilità d'interrompere la discussione di un progetto di legge, al fine di dare corso all'esame di atti amministrativi, per i quali ricorrono le condizioni di perentorietà del termine per la loro disanima ed approvazione, atteso che la mancata adozione di questi ultimi determinerebbe un grave ed irreparabile pregiudizio per le ragioni dell'ente e che la necessità della loro adozione è sopravvenuta rispetto all'apertura del punto all'ordine del giorno.
Non si può del resto dimenticare che ie assemblee legislative, ed il Consiglio regionale veneto in particolare, sono chiamati a svolgere, oltre che attività legislativa, anche attività amministrativa, retta, in particolare, dalla regola generale dell'ordinamento, in attuazione dell'art. 97 della Costituzione, secondo la quale ogni procedimento deve essere obbligatoriamente concluso entro un termine predeterminato.
Ma allora la disciplina e la gestione di tali procedimenti amministrativi, ed in particolare il loro intersecarsi con la ordinaria funzione legislativa del Consiglio, può connotarsi per profili di urgenza che non ricorrono, ordinariamente, per i procedimenti di natura legislativa (i quali, come noto, nei limiti dei titoli di competenza del legislatore regionale e dei vincoli discendenti dai principi costituzionali e da quelli derivanti dalla appartenenza alla Unione europea, sono liberi nei tempi, contenuti e nei fini) ed essere governata, anche a livello regolamentare, ed a prescindere da disposizioni regolamentari espresse in tal senso, da quei principi generali dell'ordinamento giuridico di valenza costituzionale che presidiano il buon andamento della azione amministrativa.
La Giunta per il regolamento ritiene che il Presidente dei Consiglio regionale, sentita la Conferenza dei Capigruppo e previa inversione dei punti iscritti all'ordine del giorno da deliberarsi da parte della Conferenza medesima ai sensi dell'articolo 71, c. 7, Reg., abbia la facoltà di disporre, in esito all'inversione, la sospensione dell'esame del punto all'ordine del giorno, al fine di consentire all'Assemblea di procedere all'esame dei due atti amministrativi, la cui adozione entro i termini utili si configura necessaria ed urgente e consente di evitare un pregiudizio alle ragioni dell'Ente, per le determinazioni di competenza
DETERMINAZIONE N. 3 DEL 6 DICEMBRE 2017
L'istituto della Commissione di inchiesta e la disciplina dell'articolo 36 del Regolamento: la riservatezza dei lavori della Commissione di inchiesta e la partecipazione dei consiglieri.
Viene richiesto alla Giunta per il Regolamento, in costanza di lavori della Commissione di inchiesta per le acque inquinate del Veneto in relazione alla contaminazione di sostanze perfluoroalchiliche (cosiddetta Commissione PFAS), istituita con deliberazione del Consiglio regionale n. 72 del 15 maggio 2017 ed oggetto di propria determinazione di proroga della durata dei suoi lavori, di pronunciarsi sulla interpretazione degli articoli del Regolamento del Consiglio regionale che disciplinano funzioni e operatività delle commissioni speciali di inchiesta.
Il tema attiene, in particolare, alla richiesta "trasparenza" dei lavori della Commissione di inchiesta e alla partecipazione ai suoi lavori di consiglieri regionali non individuati quali componenti della medesima, nonché, più in generale, alle modalità di definizione della conduzione dei suoi lavori e alle determinazioni a tal fine connesse, alla luce della disciplina regolamentare vigente (articolo 36) ed in sua interpretazione.
L'istituto della Commissione di inchiesta e la disciplina dell'articolo 36 del Regolamento del Consiglio regionale.
Come noto l'istituto delle commissioni di inchiesta, che trova a livello parlamentare nazionale un suo espresso riferimento costituzionale, è stato oggetto negli ordinamenti regionali, in carenza di riferimenti costituzionali, di previsioni a livello statutario con disciplina definita in sede di regolamenti consiliari; quanto sopra sulla base di un univoco orientamento dottrinale per il quale è pacificamente ammesso che i consigli regionali, in quanto assemblee elettive investite di poteri normativi e deliberativi, abbiano facoltà di dare vita a procedimenti specificatamente diretti alla acquisizione di elementi di conoscenza e valutazione ai fini dell'esercizio delle loro competenze istituzionali.
E' stato osservato come, se il Consiglio regionale è l'organo costituente massima espressione rappresentativa della intera comunità regionale, deve avere riconosciuta la possibilità di attivare specifici procedimenti diretti alla acquisizione di dati ed elementi informativi di conoscenza e valutazione, al fine di poter esercitare in autonomia le proprie attribuzioni.
Alle commissioni di inchiesta regionali, peraltro, non sono riconoscibili , in carenza di espressa previsione costituzionale, i poteri di inchiesta propri delle omologhe commissioni parlamentari: e ciò ridonda in una sostanziale differenza nelle concrete prerogative delle commissioni di inchiesta regionale funzionali all'espletamento del proprio mandato; prerogative conoscitive che se possono ampiamente esplicarsi nei confronti della amministrazione regionale e degli enti che ad essa afferiscono, nei confronti dei soggetti giuridici esterni non sono corredate da alcun strumento giuridico tantomeno in forma di coazione, dovendosi confidare esclusivamente sulla volontarietà della deposizione e/o della esibizione della documentazione.
In altri termini l'attività di inchiesta non si configura, nè altrimenti potrebbe, non essendo assistita dalle prerogative proprie della attività di inchiesta parlamentare, come funzione autonoma dei consigli regionali, ma quale potere connaturato alle funzioni istituzionali proprie delle assemblee elettive regionali, e quindi strumentale al loro esercizio.
E da tale carattere strumentale delle inchieste consiliari discende il rinvio per la loro disciplina, operato dall'articolo 36 del Regolamento, alle previsioni regolamentari ed in particolare alle previsioni proprie dei lavori delle commissioni consiliari, e limitatamente alle relative modalità, atteso che invece, la individuazione dei compiti, delle materie, della composizione stessa della commissione sono definiti in sede di istituzione della commissione medesima, ai sensi del secondo comma dell'articolo 45 dello Statuto.
Sulla "riservatezza/segretezza" dei lavori della Commissione di inchiesta
Come noto il Regolamento del Consiglio regionale prevede espressamente che le sedute del Consiglio regionale sono pubbliche (articolo 73) e disciplina espressamente pure le modalità per la ammissione del pubblico (articolo 74).
Diversamente, invece, per i lavori delle commissioni consiliari per i quali non è prevista la pubblicità in via generale; e di ciò può ricavarsi evidenza oggettiva dai lavori preparatori della Commissione per lo Statuto ed il Regolamento, con la significativa riformulazione del testo dell'attuale articolo 35, pur contemplando il regolamento forme notiziali sui lavori delle commissioni, e fra queste la pubblicazione del processo verbale sul sito internet del Consiglio.
Ne consegue come, proprio per il rimando operato dall'articolo 36 del Regolamento alle "modalità previste dal capo", neppure per le commissioni di inchiesta possa porsi il tema della pubblicità delle relative sedute, escluso in via generale per le sedute di tutte le commissioni consiliari: néperaltro ricorre il tema della segretezza, altro e diverso istituto per il quale il Regolamento prevede una disciplina specifica, ovvero (articolo 35 del Regolamento) la decisione a maggioranza qualificata dei due terzi dei voti rappresentati dai suoi componenti, che peraltro non risulta allo stato deliberato nel caso di specie.
Non disponendo pertanto di un riferimento di disciplina espressa sul punto, rilevano, in ordine ai lavori della Commissione di inchiesta, in connessione con la natura giuridica dell'istituto, le consuetudini interpretative della disciplina regolamentare, come formatesi e consolidatesi nella conduzione e nella assistenza ai lavori delle commissioni di inchiesta nella esperienza del Consiglio regionale.
E tali consolidate consuetudini interpretative, peraltro sempre incontestate, hanno portato ad individuare in forme di riservatezza dei lavori, lo strumento per il più compiuto esercizio della funzione propria della Commissione di inchiesta, risolvendosi la riservatezza dei lavori della commissione in una garanzia di libertà della stessa e di ciascuno dei suoi componenti nell'esercizio dell'attività conoscitiva, come in garanzia di tutela degli stessi auditi e quindi, nel suo insieme, strumentale alla maggiore acquisizione di dati ed elementi conoscitivi, per il più compiuto esercizio della competenze istituzionali della commissione di inchiesta.
Ma tale consuetudine di riservatezza, se si risolve sui singoli atti, non per questo si pone in contrasto con la trasparenza dei lavori della Commissione quale conoscibilità dell'attività della commissione nel suo insieme e nel suo progressivo stato di avanzamento dei lavori, secondo le determinazioni nella disponibilità della commissione medesima.
In ordine all'aspetto del segnalato "allontanamento di consiglieri" da sedute della Commissione.
La commissione di inchiesta è stata costituita dall'Ufficio di presidenza, sentiti i gruppi consiliari, sulla base di quanto previsto dal relativo provvedimento istitutivo come approvato dal Consiglio regionale, con espresso riferimento ad un numero predefinito di consiglieri componenti, di cui 5 in rappresentanza della maggioranza e 4 in rappresentanza della minoranza, assegnando, come da previsione statutaria, la presidenza ad uno dei componenti designati dai gruppi di opposizione.
La partecipazione ai lavori della commissione di inchiesta di consiglieri che non ne costituiscano componenti designati non risulta pertanto in linea con la relativa disciplina e provvedimento istitutivo, che individuano quali componenti della commissione solo ed esclusivamente i componenti a ciò espressamente designati.
Ad essi e soltanto ad essi, sono riconoscibili le prerogative proprie dei componenti della commissione di inchiesta e, tra queste ed a loro garanzia, la insindacabilità nell'esercizio delle relative funzioni; garanzie che non sono invece riconoscibili in capo ad altri soggetti, atteso che non figurano quali componenti della commissione medesima e che risultano tanto più rilevanti nel caso di specie, attesi i compiti alla commissione affidati e gli elementi informativi che il loro espletamento può rimettere nella disponibilità e quindi nella responsabilità dei consiglieri medesimi.
Né si ritiene possa a tal fine valere ed essere invocato per ammettere la partecipazione di altri soggetti, siano pure essi consiglieri regionali, il rimando operato dall'articolo 36 del Regolamento alle "modalità previste dal presente Capo" (ovvero al Capo dedicato alle commissioni consiliari), trattandosi appunto di modalità di lavori e non di partecipazione, nétantomeno di composizione della commissione di inchiesta.
D'altro canto non può non evidenziarsi come le commissioni di inchiesta sono chiamate a concludere i propri lavori con la stesura di una relazione, anche accompagnata da eventuali relazioni di minoranza, sottoposte all'esame del Consiglio regionale e, se ritenuto, accompagnate da atto di indirizzo sottoposti all'esame di approvazione della Assemblea.
In tale sede la commissione di inchiesta regionale istituita dal Consiglio regionale, riferisce in ordine ai suoi lavori ed agli esiti degli stessi, al fine di consentire alla Assemblea e ad ogni suo componente l'esercizio delle prerogative istituzionali di competenza.
I consiglieri possono sottoscrivere progetti presentati da altri consiglieri o ritirare la propria sottoscrizione nel corso dell'istruttoria presso la competente commissione consiliare.
La deliberazione della commissione che conferisce al relatore mandato a riferire all'assemblea preclude la possibilità sia di sottoscrivere, sia di ritirare il progetto di legge. Da quel momento, infatti, l'atto d'iniziativa legislativa non è più nella disponibilità dei singoli consiglieri.
Non possono pertanto essere accolte né le richieste di sottoscrizione, né le richieste di ritiro di un progetto di legge, una volta conclusa la fase d'esame da parte della commissione.
In considerazione del ricorrere di talune fattispecie di atti ispettivi connotati da notevole eterogeneità, tanto nei contenuti quanto nella struttura o nelle dimensioni, degli atti ispettivi e degli atti di indirizzo presentati, si chiede alla Giunta per il Regolamento di determinare dei primi criteri che il Presidente del Consiglio possa adottare nell'esercizio delle sue prerogative di verifica di ammissibilità.
L'articolo 123 del Regolamento approvato con deliberazione del Consiglio regionale n. 7 del 3 marzo 2015 stabilisce infatti che "Non sono ammesse le interrogazioni, interpellanze, mozioni e risoluzioni formulate con frasi ingiuriose o non conformi alla natura di tali atti; su di esse giudica inappellabilmente il Presidente del Consiglio.".
Venendo in particolare agli atti ispettivi, le fattispecie di inammissibilità appaiono pertanto riconducibili a due specie: atti contenenti frasi ingiuriose; atti non conformi alla loro peculiare natura.
Per quanto riguarda le frasi ingiuriose, esse sono quelle idonee ad offendere l'onore o il decoro di una persona.
Per quanto riguarda la non conformità alla natura dell'atto, occorre innanzi tutto ricordare che l'articolo 111 definisce l'interrogazione come la "domanda rivolta alla Giunta per avere informazioni o spiegazioni su un oggetto determinato o per sapere se e quali provvedimenti siano stati adottati o si intendano adottare in relazione all'oggetto medesimo" e l'articolo 113 definisce l'interpellanza come la "domanda rivolta alla Giunta circa i motivi o gli intendimenti della sua condotta su questioni di particolare rilievo o di carattere generale".
Il vaglio di ammissibilità sarà dunque in primo luogo rivolto a verificare la tipicità dell'atto, ovvero la rispondenza tra il contenuto dell'atto e le fattispecie astratte descritte dagli articoli 111 e 113. Sul punto può essere utile tenere conto della prassi pluridecennale applicata dalla Camera dei deputati ed in particolare quanto sintetizzato nella lettera circolare del Presidente della Camera del 21 febbraio 1996.
Emerge conseguentemente, in prima applicazione, l'esigenza di tenere conto nel giudizio di inammissibilità dei seguenti molteplici aspetti idonei a rivelare la non conformità dell'atto ispettivo alla sua peculiare natura:
a. struttura dell'atto. Assume particolare rilevanza il rapporto tra motivazioni e premesse ed i quesiti. Eventuali motivazioni o premesse sono ammesse nei limiti in cui siano funzionali alla identificazione o alla costruzione dei quesiti posti alla Giunta. Non sono invece ammesse qualora siano sostanzialmente estranee al quesito, ad esempio in quanto contengano valutazioni o giudizi del presentatore, domande retoriche, o in generale contenuti corrispondenti a quelli tipici di altra tipologia di atto;
b. forma dell'atto. Sono inammissibili gli atti contenenti formulazioni sconvenienti, espressioni non consone alla dignità del Consiglio, ovvero termini ingiuriosi o gratuitamente provocatori, nonché insinuazioni atte ad offendere o recare discredito;
c. caratteristiche del quesito. Non sono ammissibili atti riguardanti questioni non rientranti nella sfera di responsabilità della Giunta nei confronti del Consiglio;
d. tutela della sfera personale di singoli e del prestigio delle istituzioni. Non sono ammissibili atti che contengano imputazioni di responsabilità o giudizi attinenti alla sfera individuale, o lesivi del prestigio delle istituzioni, salvo che tali informazioni non derivino da fonti esterne al Consiglio e la cui pubblicazione sia giuridicamente consentita.
Quanto sopra salvo ed impregiudicato l'esercizio del diritto di critica politica che, secondo lo stesso orientamento consolidato espresso dalla giurisprudenza, ammette la espressione di "opinione meramente soggettiva", "avente per sua natura carattere congetturale", "che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obbiettiva ed asettica".
La rilevanza di tali molteplici aspetti impone che gli atti di sindacato ispettivo siano formulati in modo sintetico, essenziale e diretto, focalizzandosi sul quesito rivolto alla Giunta; che la loro premessa sia il più concisa possibile e non contenga valutazioni, considerazioni o richiami ad elementi non strettamente collegati al quesito posto.
Potendo essere la lunghezza stessa indice della non conformità ai parametri richiesti, si ritiene utile tenere in considerazione, ai fini dell'ammissibilità degli atti ispettivi, la lunghezza massima prescritta per la Camera dei deputati dalla Giunta per il Regolamento della Camera nel parere del 3 agosto 2016; indicativamente: seicento parole per le interrogazioni, quattrocento parole per le interrogazioni a risposta immediata, ottocento parole per le interpellanze.
In ordine ai profili di tipicità dell'atto ispettivo come sopra esplicitati ed ai quali si rapporta il giudizio di ammissibilità, in quanto trattasi di prime determinazioni assunte in applicazione dell'articolo 123 del Regolamento, le competenti strutture del Consiglio regionale restano a disposizione, anche nella fase di predisposizione degli atti ispettivi, per ogni collaborazione ritenuta utile e funzionale ad una conformazione degli atti medesimi alla presente determinazione.
La questione di inammissibilità è definita motivatamente e tempestivamente.