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Timestamp: 2020-07-07 13:57:35+00:00
Document Index: 151472710

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Sentenza Cassazione Civile n. 3142 del 07/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3142 del 07/02/2017
Cassazione civile, sez. III, 07/02/2017, (ud. 06/12/2016, dep.07/02/2017), n. 3142
sul ricorso 10626-2014 proposto da:
M.M., B.K., G.L.,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA PASUBIO 2, presso lo studio
dell’avvocato MARCO MERLINI, che li rappresenta e difende unitamente
agli avvocati ADOLFO BARATTO, SONIA MARIAN gusta procura speciale a
UNIPOL ASSICURAZIONI SPA gia FONDARIA SAI SPA in persona del legale
DELLA CONCILIAZIONE, 44, presso lo studio dell’avvocato CARLA
SILVESTRI, che la rappresenta e difende giusta procura speciale del
Dott. Notaio G.T. in BOLOGNA il 7/10/2016 rep. 84068;
ZURITEL SPA in persona del Procuratore speciale Dott. C.G.,
unitamente all’avvocato ENRICO MONTI giusta procura speciale in
avverso la sentenza n. 526/2013 del TRIBUNALE di RIMINI, depositata
il 09/04/2013;
06/12/2016 dal Consigliere Dott. POSITANO GABRIELE;
udito l’Avvocato MARCO MERLINI;
udito l’Avvocato CARLA SILVESTRI;
Con atto di citazione notificato il 7 aprile 2005, B.K., M.M. e G.L. avevano evocato in giudizio, davanti al Giudice di Pace di Rimini, Z.C., quale proprietario e conducente dell’autovettura T.L. per sentirlo condannare, in solido con le compagnie, La Sicurtà 1789 e la Fondiaria Sai S.p.A., quale Impresa Designata per il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, al risarcimento dei danni subiti in conseguenza del sinistro verificatosi il (OMISSIS). Costituitasi la compagnia di assicurazioni la Fondiaria Sai, eccepiva preliminarmente il difetto di legittimazione passiva e, comunque, l’infondatezza della domanda.
Il Giudice di Pace, con sentenza del 17 maggio 2008, dichiarava il difetto di legittimazione passiva di Fondiaria Sai S.p.A. e dell’Impresa Designata per il FGVS e disponeva la condanna al pagamento delle spese.
Avverso tale sentenza proponevano appello gli originari attori.
Il Tribunale di Rimini, con sentenza del 15 marzo 2013, rigettava l’appello, compensando le spese del grado.
Avverso tale decisione B.K., M.M. e G.L. propongono ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.
Le compagnie di assicurazioni Zuritel S.p.A. e Unipol SAI assicurazioni (già Fondiaria Sai S.p.A.) depositano controricorso.
La Compagnia UnipolSai Assicurazioni deposita procura speciale in favore dell’avv. Carla Silvestri ed in sostituzione del precedente procuratore speciale.
Tutte le parti depositano memorie ex art. 378 c.p.c..
La motivazione viene redatta in forma semplificata in adempimento di quanto previsto dal Decreto n. 136 del 2016 del Primo Presidente della Corte Suprema di cassazione, non avendo il presente provvedimento alcun valore nomofilattico.
Con il primo motivo i ricorrenti deducono la nullità della sentenza per violazione dell’art. 132 codice di rito, n. 4 e omessa motivazione ai sensi dell’art. 360 codice di rito, n. 4, nonchè violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione agli artt. 115 e 116 codice di rito, ai sensi dell’art. 360 codice di rito, n. 3.
Il giudice di secondo grado è incorso in violazione dell’art. 115 per avere fondato il proprio convincimento su mezzi di prova (assunzione testimoniale degli agenti ed ordine di esibizione) non acquisiti al processo, senza limitarsi a esporre le ragioni per le quali non ha ritenuto la documentazione prodotta dai ricorrenti idonea a superare la presunzione di veridicità delle indicazione della data della copertura assicurativa con la compagnia Sicurtà 1897 S.p.A..
Sotto altro profilo ricorre violazione dell’art. 116 codice di rito per avere attribuito ai predetti mezzi di prova, non acquisiti al processo, una valenza privilegiata rispetto al criterio del prudente apprezzamento del giudice.
Con il secondo motivo lamentano l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 codice di rito, n. 5.
Il Tribunale, secondo i ricorrenti, non ha motivato in ordine alla rilevanza probatoria dell’audizione degli agenti e non ha valutato tutti gli elementi probatori ed indiziari forniti dai ricorrenti, ritenendo decisivo il mancato espletamento dei due mezzi di prova oggetto del precedente motivo. In sostanza, il Tribunale ha omesso di valutare globalmente tutti gli elementi probatori diretti e presuntivi forniti dai ricorrenti, violando le regole processuali in tema di motivazione e di istruzione della causa.
E’ pacifico che i ricorrenti nel giudizio di primo grado hanno rinunciato alla domanda proposta nei confronti della compagnia di assicurazione La Sicurtà 1879, oggi Zuritel e che il ricorso per cassazione è stato notificato, ai sensi dell’art. 332 c.p.c, quale parte del pregresso giudizio di appello, non avendo i ricorrenti formulato alcuna domanda nei confronti della compagnia di assicurazione.
I due motivi possono essere trattati congiuntamente e sono inammissibili, in quanto nel giudizio di cassazione è precluso l’accertamento dei fatti ovvero la loro valutazione a fini istruttori, tanto più a seguito della modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, operata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv. con modif. in L. n. 134 del 2012, che consente il sindacato sulla motivazione limitatamente alla rilevazione dell’omesso esame di un “fatto” decisivo e discusso dalle parti (Sez. L, Sentenza n. 21439 del 21/10/2015, Rv. 637497). Pertanto, qualora la doglianza relativa all’omesso esame di elementi istruttori, come nel caso di specie, non si risolva nella prospettazione di un vizio di omesso esame di un fatto decisivo (ove il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice), il motivo è inammissibile (Sez. L, Sentenza n. 14324 del 09/07/2015, Rv. 636037; conf. Cass. Sez. 6 – L, Ordinanza n. 2498 del 10/02/2015, Rv. 634531).
Con il terzo motivo i ricorrenti deducono la violazione e falsa applicazione di norme di diritto in relazione all’art. 2697 c.c. e artt. 100 e 115 codice di rito, con riferimento all’art. 360, n. 3 ed omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ai sensi dell’art. 360 codice di rito, n. 5.
Il Tribunale avrebbe erroneamente onerato gli attori (e non l’impresa designata per la gestione del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada) della prova dell’assenza della copertura assicurativa e ciò a seguito dell’eccezione di carenza di legittimazione passiva, operando un’irrituale inversione dell’onere della prova.
La doglianza non coglie nel segno. La Corte d’Appello non ha operato alcuna inversione dell’onere probatorio, facendo – invece – corretta applicazione dei principi in materia di onere della prova chiarendo, nella prima parte della motivazione, che, avendo gli attori proposto, davanti al Giudice di Pace di Rimini, un’azione di risarcimento dei danni da sinistro stradale, non solo nei confronti dell’assicuratore del conducente, ma anche dell’impresa designata per la gestione del Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada, gli stessi “avrebbero dovuto dimostrare che l’autovettura predetta all’epoca del sinistro, avvenuto il (OMISSIS), era priva di copertura assicurativa”.
L’onere della prova del presupposto dell’azione fatta valere dagli attori incombeva su questi ultimi e sulla base di tale criterio il Tribunale ha ritenuto inadeguata la documentazione esibita, a fronte di una specifica eccezione della compagnia La Fondiaria la quale, tramite l’acquisizione del verbale della Polizia Stradale di Forlì, ha assolto al proprio onere probatorio, dimostrando che l’autovettura, alla data del sinistro, risultava assicurata con la compagnia La Sicurtà 1879.
Per le altre considerazioni valgono i rilievi oggetto dei due precedenti motivi.
Ne consegue che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
Le spese del presente giudizio di cassazione – liquidate nella misura indicata in dispositivo seguono la soccombenza.
Il ricorso è stato proposto avverso una sentenza depositata il 15 marzo 2013 e dunque dopo l’entrata in vigore della riforma processuale introdotta dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Al presente giudizio è di conseguenza applicabile l’art. 385 c.p.c., comma 4, il quale – introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, ed applicabile ai giudizi di cassazione avverso sentenze pronunciate dopo la sua entrata in vigore, ai sensi del D.Lgs. citato, art. 27, – consente la condanna del ricorrente che abbia agito con colpa grave al pagamento di una somma, equitativamente determinata, in favore della controparte.
L’art. 385 c.p.c., comma 4, infatti, è stato abrogato dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 46: tuttavia, per espressa previsione dell’art. 58, comma 1, di quest’ultima legge, le disposizioni ivi contenute che modificano il codice di procedura civile “si applicano ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore”, con la precisazione che per “giudizi instaurati dopo l’entrata in vigore” della L. n. 69 del 2009, debbono intendersi quelli iniziati in primo grado dopo il suddetto momento.
Ai fini della condanna ex art. 385 c.p.c., comma 4, ovvero ex art. 96 c.p.c., comma 3, l’infondatezza “in iure” delle tesi prospettate in sede di legittimità, in quanto contrastanti con la giurisprudenza consolidata, costituisce indizio di colpa grave così valutabile in coerenza con il progressivo rafforzamento del ruolo di nomofilachia della Suprema Corte.
L’ipotesi ricorrente nel caso di specie di proposizione di un ricorso con il quale viene chiesta una valutazione delle prove diversa rispetto a quella compiuta dal giudice di merito, così prospettando, senza addurre argomenti volti a confutare il diritto vivente, un motivo inammissibile per consolidato orientamento pluridecennale, e comunque più consentito dal novellato art. 360 c.p.c., n. 5, costituisce per giurisprudenza di questa Corte indice di colpa grave (Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 3376 del 22/02/2016 (Rv. 638887).
I ricorrenti vanno, pertanto, condannati in solido al pagamento di una somma, equitativamente determinata, in favore delle controricorrenti.
Nel caso di specie, tale somma può identificarsi col dispendio di tempo ed energie necessariamente impiegati per i colloqui col difensore e l’approntamento della difesa.
Tale pregiudizio, considerati la durata del processo e l’oggetto di esso, può equitativamente liquidarsi ex art. 1226 c.c., in Euro 3000 attuali, per ciascuna delle parti resistenti.
Infine, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17: “quando l’impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma del comma 1 – bis. Il giudice dà atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l’obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso”.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese in favore di ciascuno dei due controricorrenti, liquidandole in Euro 3200, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso di spese forfettarie ed accessori di legge e condanna, in favore dei controricorrenti, alla somma di Euro 3000 ai sensi dell’art. 385 c.p.c., oltre interessi nella misura legale decorrenti dal deposito della sentenza.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.