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Timestamp: 2019-04-19 08:38:12+00:00
Document Index: 149534072

Matched Legal Cases: ['art. 118', 'art. 48', 'arti 1', 'art. 9', 'art. 118', 'art. 48', 'art. 118', 'art. 48', 'art. 12', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 12', 'art. 9', 'art. 25', 'art. 17', 'art. 118', 'art. 118']

LA NORMATIVA SULLA FORMAZIONE CONTINUA: - PDF
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1 EQUAL II FASE PARTNERSHIP DI SVILUPPO GEOGRAFICA CAMPANIA IT-G2-CAM 50 NETWORK PER LO SVILUPPO LOCALE LA NORMATIVA SULLA FORMAZIONE CONTINUA: LA PROGRAMMAZIONE IN REGIONE CAMPANIA
2 Premessa Parte I LA NORMATIVA NAZIONALE 1. I Fondi interprofessionali per la Formazione continua 1.1 La nascita dei fondi: la legge 388/00 e le successive modificazioni ed integrazioni 1.2 I Piani formativi aziendali, settoriali, territoriali ed individuali 1.3 I dodici Fondi Interprofessionali 1.4 Come si aderisce ai Fondi 1.5 La regionalizzazione: I fondi sul territorio campano e le iniziative finanziate 1.6 La Normativa di riferimento dei Fondi Interprofessionali 2. La formazione continua finanziata dall articolo 9 della L avvio della programmazione 2.2 Le circolari attuative del Ministero del Lavoro: la formazione aziendale 2.3 La programmazione in Regione Campania: contenuti dei bandi ed iniziative finanziate 3. I congedi formativi: l articolo 5 e 6 della Legge 53/ L avvio della programmazione 3.2 La programmazione del Ministero del Lavoro 3.3 L attuazione delle iniziative in Campania, contenuti dei bandi ed iniziative finanziate Parte II LE INIZIATIVE FINANZIATE DAL FONDO SOCIALE EUROPEO E LA COMMISSIONE EUROPEA 1. L adattabilità nel Fondo Sociale Europeo 1.1 La programmazione degli interventi nelle Regioni Obiettivo Le Misure del Programma Operativo della Campania destinate alla formazione continua 1.3 Le Azioni previste e le risorse destinate 2. La formazione continua nel programma di iniziativa comunitari Equal l Iniziativa comunitaria Leonardo da Vinci II 2.1 La strategia di intervento dell Asse Adattabilità in Equal 2.2 Le azioni previste sul territorio campano di Equal 2.3 La formazione continua prevista nell iniziativa Leonardo da Vinci 2.4 Gli orientamenti sui futuri programmi dopo il 2006 relativi a istruzione e cittadinanza e il futuro di Equal 2
3 3 Gli orientamenti della Commissione dopo il 2006: la formazione continua priorità nella programmazione Premessa 3.2 Il futuro del FSE 3.4 La formazione continua nel Documento Strategico Preliminare della Regione Campania Parte III LA PROBLEMATICA SUGLI AIUTI DI STATO PER LA FORMAZIONE 1. Cos è un aiuto di Stato 2. Gli aiuti di Stato destinati alla formazione: i Regolamenti 68/01 e 69/01 3. La nuova definizione di PMI della Commissione Principale normativa sulla Formazione Continua Riferimenti Bibliografici La presente ricerca è stata coordinata e realizzata da: Giuseppe Di Lieto Piero Polignano Rosilde Campanella Con la collaborazione di: Antonio Pezone Isidoro Orabona Emilio Caterino Adele Pezone Domenico Orabona 3
4 Premessa Il presente manuale nasce con l obiettivo di fornire, agli operatori dello Sportello del Network per lo sviluppo Locale, uno strumento utile ad orientare le aziende verso l utilizzo di risorse pubbliche per poter finanziare un percorso di formazione per i propri dipendenti. Infatti il documento analizza, nei dettagli, quelli che sono i contenuti di tutte le norme comunitarie e nazionale che promuovono processi di formazione aziendale soffermandosi, in particolare, nella descrizione delle modalità di accesso a questi strumenti. Il manuale, in tutte le sue sezioni, affronta un analisi della legge che determina il finanziamento e, successivamente, descrive le modalità di accesso ai finanziamenti. In particolare si può cogliere come, nel tempo, al concetto di progetto di formazione continua, si sia sostituita la prassi del piano, ossia una modalità che vede il diretto coinvolgimento delle parti sociali nella programmazione dell intervento formativo. Questa prassi si è senza dubbi ormai affermata con l utilizzo di risorse nazionali mentre una certa autonomia decisionale è lasciata ancora alle aziende quando la formazione è cofinanziata dal Fondo Sociale Europeo. Considerando ancora l attuale programmazione dei Fondi Strutturali e sommando queste risorse a quelle nazionali, possiamo affermare che, nel nostro Paese, le risorse destinate alla formazione dei lavoratori sono circa 900 milioni di euro a cui deve aggiungersi il cofinanziamento privato obbligatorio. Poca cosa, se consideriamo le risorse che destinano altri paesi europei alla formazione continua (in Spagna, ad esempio, il nostro 0,30 vale 0,75% del monte salari); tuttavia le risorse stanno aumentando anche grazie all avvio dei Fondi Paritetici Interprofessionali delle formazione continua che gestiscono l intero 0,30 del monte salari delle imprese che aderiscono ai Fondi (fino a due anni fa solo un terzo di questo 0,30% era destinato al finanziamento di percorsi di formazione continua). Proprio i Fondi Interprofessionali rappresentano la vera novità introdotta nel nostro ordinamento: potenzialmente, se tutte le aziende aderissero ai Fondi, potrebbero gestire oltre 500 milioni di euro l anno 4
5 Diversa è la modalità di organizzazione (e quindi gestione dei Fondi) a seconda dell organizzazione che li ha promossi: alcuni hanno strutture regionali (come Fondoimpresa) e quindi presenti anche sul territorio campano, altre, come FOR.TE. hanno una organizzazione centralizzata ed è alla struttura centrale che le imprese campane devono presentare i loro progetti. Il Fondo Sociale Europeo resta, per la Campania, il principale strumento di finanziamento pubblico per la formazione delle imprese; la Regione, di recente, sta sperimentando l integrazione fra i vari strumenti predisponendo unici bandi che mettono insieme risorse di FSE, della legge 236/03 e della legge 53/00. Sebbene questa scelta abbia molti vantaggi, spesso ha delle controindicazioni come quella di limitare l accesso ai finanziamenti solo a determinate categorie di lavoratori. E, tuttavia, indubbio che un sistema di coordinamento tra i vari protagonisti che gestiscono le risorse pubbliche si imponga: se consideriamo tutte le risorse pubbliche destinate alla formazione dei lavoratori oggi presenti risulta che: i fondi interprofessionali sono gestisti dalle parti sociali; il FSE è programmato e gestito, principalmente, dalle Regioni e, in parte limitata, dal Ministero del lavoro; gli intervento dell articolo 9 della legge 236/93 è coordinato dal Ministero del lavoro e gestito dalle Regioni; gli interventi di cui all articolo 6 della legge 53/00 sono programmati dal Ministero e gestiti dal Ministero. Forse sarebbe opportuno non soltanto un coordinamento tra i quattro attori coinvolti nella programmazione ma forse anche una legge organica (testo unico?) che, al pari di quanto avviene in altri paesi europei, disciplini, in modo organico, tutti gli strumenti destinati alla formazione dei lavoratori. Sotto questo punto di vista il Manuale sottolinea pregi e difetti di questo sistema quattro teste. Il primo capitolo affronta un analisi delle risorse nazionali destinate alla formazione continua: dalla nascita dei Fondi Interprofessionali agli interventi dell articolo 6 della legge 53. 5
6 In particolare il paragrafo capitolo è descrive il processo che ha portato all avvio dei Fondi e la loro programmazione. Un paragrafo riporta 12 schede, una per fondo, in cui sono evidenziati, tra l altro, indirizzi a cui rivolgersi per ottenere maggiori informazioni. Al termine del paragrafo è individuata la principale normativa che regolamenta il funzionamento dei Fondi Interprofessionali. Il secondo paragrafo affronta l evoluzione dell istituto della legge 236/93, dall avvio della programmazione, sino alla recente evoluzione che vede come destinatari, le categorie più deboli. Anche in questo caso, al termine del paragrafo, è affrontata un analisi sul territorio campano, in particolare sono descritte le modalità di accesso a questo strumento. Il terzo paragrafo contiene alcuni cenni all avvio della legge sui congedi formativi e all attuazione delle iniziative in Campania. Il secondo capitolo è dedicato alla programmazione del Fondo Sociale europeo in Campania; sono affrontati tutti gli aspetti relativi alla specifica misura 3.9 ma anche alle altre che, al loro interno, prevedono il finanziamento di percorsi di formazione per lavoratori. E affrontata un analisi degli altri strumenti comunitari destinati a finanziare formazione continua, quali Equal e Leonardo, ormai entrambi in fase di definitiva conclusione. Questi programmi saranno riproposti in altre forme: pertanto, in un paragrafo, si fa il punto del processo di programmazione dei nuovi fondi strutturali per il periodo Al termine del capitolo sono presentate le linee strategiche della Regione Campania per la prossima programmazione L ultimo capitolo, infine, affronta un analisi sulla problematica degli aiuti di stato e delle recenti modifiche del L approfondimento dell analisi e la puntuale individuazione delle modalità di accesso alle risorse pubbliche fanno sì che il manuale rappresenti un valido strumento anche per le stesse aziende che possono consultarlo ed orientarsi autonomamente. 6
7 Parte I LA NORMATIVA NAZIONALE 1. I FONDI INTERPROFESSIONALI PER LA FORMAZIONE CONTINUA 1.1 La nascita dei fondi: la legge 388/00 e le successive modificazioni ed integrazioni Il Ministero del Lavoro, nel corso del 2003, ha dato concreto avvio ai Fondi Paritetici Interprofessionali per la Formazione Continua, introdotti nell ordinamento dall art. 118 della legge 388/2000 (successivamente modificato dall articolo 48, della legge 289/2002). La normativa ha attribuito a tali organismi, costituiti dalle parti sociali attraverso accordi interconfederali stipulati delle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori maggiormente rappresentative sul piano nazionale, una porzione crescente delle risorse finanziarie derivanti dal gettito del contributo dello 0,30 delle retribuzioni versato dalle imprese all INPS a titolo di contributo per l assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria. Ai Fondi si riconosce, con le modifiche introdotte dall art. 48 della legge 289/00, la possibilità di promuovere e finanziarie non soltanto Piani formativi aziendali, settoriali e territoriali, ma anche piani formativi individuali, nonché eventuali ulteriori iniziative propedeutiche e, comunque, direttamente connesse ai Piani, concordate tra le parti 1. Ai Fondi, viene riconosciuta la facoltà di articolarsi a livello territoriale. La creazione di organismi gestiti direttamente dalle Parti Sociali (nella loro espressione bilaterale), che si propongono come strumenti di gestione delle risorse versate loro dalle imprese per la programmazione, l indirizzo ed il controllo dei processi di formazione continua, non è una novità nel panorama europeo: già da tempo in altri paesi operano organismi simili che fondano la propria legittimazione sulla base di accordi interconfederali, sussunti in genere in leggi 1 Ad esempio, analisi della domanda e dei fabbisogni formativi, monitoraggio, raccolta e valutazione delle proposte progettuali, valutazione delle iniziative. 7
8 dello Stato, nonché sulla scelta delle imprese che liberamente aderiscono versando agli organismi stessi risorse finanziarie variamente determinate e calcolate. Nel nostro Paese i Fondi hanno un connotato settoriale (o di comparto) e volontaristico, nel senso che ogni singola impresa può scegliere il Fondo Paritetico cui aderire e verso il quale saranno convogliate, tramite l INPS, parte delle risorse finanziarie derivanti dal contributo obbligatorio precedentemente menzionato. I Fondi paritetici interprofessionali nascono sulla base del Protocollo sulla politica dei redditi del luglio 1993, in cui le parti sociali, dopo aver inserito la formazione continua tra gli strumenti a sostegno del sistema produttivo, esprimevano una doppia esigenza su questo tema: da un lato la rivendicazione di una specifica capacità di leggere ed esplicitare le necessità formative delle imprese e dei lavoratori da esse rappresentati; dall altro la destinazione del contributo previdenziale dello 0,30%, versato da imprese e lavoratori, ma destinato al finanziamento di tutto il sistema della formazione professionale (sia iniziale che continua). Attraverso l utilizzo di tali risorse i Fondi saranno in grado di finanziare iniziative di formazione continua prevedibilmente più coerenti con le necessità reali delle imprese aderenti. L ambito della bilateralità, infatti, coinvolgendo le organizzazioni di rappresentanza datoriali e sindacali, costituisce un terreno generalmente più favorevole per una corretta identificazione dei fabbisogni professionali delle imprese. Lo dimostra il contributo offerto dagli Organismi Bilaterali nelle analisi dei fabbisogni professionali e di competenze nei diversi settori di attività finanziate, dal 1997 ad oggi, prima con la legge 237/93 (art. 9, comma 1), poi con il concorso del Fondo Sociale Europeo. Dopo circa dieci anni, questa esigenza, attraverso successivi accordi ed interventi normativi, ha trovato una concreta e compiuta realizzazione, con l istituzione dei Fondi paritetici Interprofessionali realizzata con l art. 118 della legge 388/2000 (Finanziaria 2001), modificato e perfezionato con le successive leggi finanziarie del 2003 e del
9 In seguito alla loro istituzione normativa, una serie di accordi tra le Confederazioni imprenditoriali e le organizzazioni sindacali nazionali ha dato vita, nel corso del 2003, a 12 Fondi Paritetici, espressione di tutti i settori, dimensioni e tipologie di impresa. I Fondi non opereranno isolatamente. Al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, oltre ai compiti di vigilanza, sono attribuite infatti funzioni monitoraggio sugli interventi realizzati, nonché di valutazione dei risultati conseguiti dagli stessi, entro tre anni dalla loro entrata a regime. Il ruolo delle istituzioni viene ulteriormente rafforzato attraverso l istituzione, dell Osservatorio per la formazione continua, composto da rappresentanti delle Regioni, delle Parti sociali, del Ministero del lavoro e dal Consigliere di parità della Commissione centrale per l impiego. A questo organismo sono affidate funzioni di indirizzo, attraverso la predisposizione di linee guida, nonché il compito di esprimere pareri e valutazioni in ordine alle attività svolte dai Fondi. A circa due anni dall avvio operativo delle attività dei Fondi Paritetici Interprofessionali per la formazione continua, e in prospettiva della loro prossima entrata nella fase a regime, comincia a delinearsi anche nel nostro Paese, un sistema di formazione continua fatto di una pluralità di soggetti, regole e strumenti di intervento a vantaggio dei lavoratori e delle aziende. Oggi, i Fondi paritetici interprofessionali costituiscono il soggetto nuovo e fondamentale del sistema di formazione continua, che si caratterizza quindi per una forte sussidiarietà orizzontale, attraverso la responsabilizzazione dei soggetti più vicini all utente finale (impresa/lavoratore), che si aggiunge alla sussidiarietà verticale, da tempo consolidata attraverso l azione delle Regioni che, tramite la programmazione degli interventi sul territorio, hanno attuato tutta una serie di iniziative in materia di formazione continua. L importanza assunta dalla professionalità delle risorse umane (garantita attraverso lo sviluppo di conoscenze e competenze), pone la formazione degli occupati al centro degli strumenti di politica attiva del lavoro, ma anche di politica di sviluppo di settori/aree territoriali. 9
10 In questo senso, la formazione continua e i Fondi, come strumento a sostegno delle strategie aziendali, contribuiscono a diffondere teoria e prassi della formazione continua, necessarie a preservare la competitività dell impresa ma anche lo sviluppo del sistema produttivo di un territorio o di un settore. L avvio dei Fondi è stato caratterizzato da un doppio passaggio: erogazione di risorse del Ministero del Lavoro ai Fondi costituiti entro il per favorire il loro avvio (fase di start-up) erogazione del contributo delle imprese iscritte ai Fondi da parte dell INPS (fase a regime). In particolare occorre avere attenzione al passaggio dei Fondi da una fase di start up tutt ora in corso - ad una fase a regime, fasi caratterizzate da diverse modalità di gestione interna delle risorse economiche da parte dei Fondi stessi. La fase di start up Le risorse che i Fondi stanno utilizzando per le loro attività (finanziaria 2003, art. 48, commi 10 e 12) sono state stanziate in un momento precedente all avvio del sistema di adesione e raccolta attraverso l Inps e quindi non sono direttamente imputabili alle singole aziende aderenti. Questo significa che ogni azienda che ha versato il contributo obbligatorio fino al dicembre 2003 ha pari diritto ad accedere a queste risorse. Anche per tale motivo i Fondi hanno generalmente, ma non esclusivamente, utilizzato il sistema degli Avvisi, che garantiva una maggiore evidenza pubblica. La fase di start-up, prorogata di 12 mesi e conteggiata per ciascun Fondo a partire dalla I erogazione finanziaria da parte del Ministero, si concluderà in date che varieranno da Fondo a Fondo, collocate comunque nel periodo compreso tra la il terzo quadrimestre del 2006 e l inizio del La fase a regime Si può definire come la fase in cui il finanziamento di cui i Fondi dispongono, può essere messo in relazione diretta con i soggetti che hanno effettuato i 10
11 versamenti all INPS. Questo implica anche che l ammissione a finanziamento di un piano formativo, come il suo ammontare, potranno essere verificati puntualmente per ciascuna azienda. Ad oggi ci sono due annualità di versamenti che hanno queste caratteristiche: i versamenti originati dalle adesioni espresse dalle imprese entro il giugno 2003 e quelle espresse entro il giugno 2004, alle quali si aggiungerà la terza annualità, relativa alle adesioni che saranno espresse nell anno in corso (entro ottobre 2005). 11
12 1.2 I Piani formativi aziendali, settoriali, territoriali ed individuali Piano formativo è una modalità di progettare interventi di formazione per occupati che si è andata via via affermando nel corso degli anni e che sta sostituendo la prassi del Progetto formativo. Il Piano formativo presuppone, infatti, una programmazione su un più lungo periodo, programmazione che è definita di concerto tra le parti sociali. L articolo 118 della legge 388/00 ribadisce il principio che i fondi possono finanziare in tutto o in parte piani formativi aziendali, territoriali, settoriali o individuali concordati tra le parti sociali, nonché eventuali ulteriori iniziative propedeutiche e comunque direttamente connesse a detti piani concordate tra le parti. I progetti relativi a tali piani ed iniziative sono trasmessi alle regioni ed alle province autonome territorialmente interessate affinché ne possano tenere conto nell'ambito delle rispettive programmazioni. Per Piano formativo si intende, dunque, un programma organico costituito da uno o più progetti formativi finalizzati all adeguamento/sviluppo delle competenze dei lavoratori/lavoratrici, in coerenza con le strategie aziendali, anche con la finalità di prevenire eventuali situazioni di crisi. Riprendendo la definizione di Piano formativo del Fondo FOR.TE., che riteniamo essere alquanto completa, possiamo affermare che il Piano formativo aziendale, settoriale, territoriale, si compone: di uno o più progetti, nel quale sono descritte e sviluppate le azioni formative, di accompagnamento e propedeutiche per le quali si richiede il finanziamento e del relativo piano finanziario; di altri documenti (studi, analisi dei fabbisogni, ecc.) che accompagnano e sono relativi al Piano formativo; dell accordo sottoscritto dalle parti sociali che hanno costituto il Fondo ovvero dalle organizzazioni alle stesse aderenti o affiliate. In caso di Piano aziendale, l accordo è sottoscritto tra impresa e le rappresentanze dei lavoratori di riferimento delle organizzazioni firmatarie dell accordo di costituzione dei Fondi. 12
13 Il Piano formativo diventa così un contenitore all interno del quale devono esserci tutti gli elementi che lo compongono, ossia, progetti, relativi piani finanziari e soprattutto l accordo tra le parti sociali. Per Piano aziendale si intende un Piano che comprende progetti aziendali anche collettivi e/o uno o più progetti individuali. Per Piano formativo settoriale si intende un programma organico di azioni formative che interessano imprese - non facenti parte dello stesso Gruppo - che operano in uno stesso settore produttivo. Il Piano può contenere anche uno o più progetti individuali. Per Piano formativo territoriale si intende un programma organico di azioni formative che interessano imprese di settori produttivi diversi, che operano in uno stesso territorio o ambito geografico. Il Piano può contenere anche uno o più progetti individuali. Il Piano individuale nasce, invece, da un esigenza condivisa tra lavoratore ed impresa. Anche questo Piano è accompagnato da un accordo che, per il lavoratore, può essere firmato dal sindacato. Un Piano nasce, quindi, dall esigenza formativa aziendale e/o personale del lavoratore, supportata dalle Parti Sociali. Le parti sociali sono le organizzazioni dei lavoratori (sindacati) o dei datori di lavoro (organizzazioni datoriali) maggiormente rappresentative. In un accordo relativo ad un piano formativo aziendale, essendo l azienda stessa rappresentante degli interessi della parte datoriale, sarà sufficiente che l accordo sia siglato dalle rappresentanze sindacali presenti in azienda e dall azienda stessa. Qualora a livello aziendale non risultino rappresentanze sindacali, sarà necessaria la firma dei sindacati territorialmente competenti (ad esempio, camere del lavoro locale). Non è indispensabile la firma di tutte le sigle sindacali. Negli accordi relativi ai piani formativi aziendali o settoriali è necessaria la firma di entrambe le organizzazioni (datoriale e sindacale) territorialmente competenti. Spesso la sigla dell ente bilaterale, espressione di entrambi gli interessi, può essere sufficiente per promuovere un piano. 13
14 A seconda che il Piano sia presentato ed attuato da un Ente bilaterale o da un altro soggetto, possono verificarsi due situazioni. a) L esigenza di formazione è rilevata dalle stesse parti sociali che presentano direttamente il Piano per il finanziamento b) Il Piano è progettato dalle parti sociali o da un ente bilaterale; va da sé che in questo caso le stesse Parti che promuovono e attuano il Piano devono siglare un accordo. In tale accordo deve essere ribadita la necessità di fare formazione per qualificare, riqualificare aggiornare o riconvertire le aziende interessate, sulla base di criticità emerse a livello aziendale, settoriale o territoriale. c) L Esigenza di formazione è rilevata da un ente, una impresa o altra struttura. d) Spesso si verifica la situazione in cui sia un soggetto esterno all azienda che si fa portatore dell esigenza di formazione di una impresa o di più imprese di uno stesso settore o di un stesso territorio; è necessario, comunque, che le parti sociali che operano nel settore, territorio o nell azienda interessata siano coinvolte nel processo di definizione delle strategie formative. Il Piano formativo deve essere frutto di una reale esigenza di formazione delle imprese (necessità di aggiornamento, riconversione, riqualificazione del personale) o di un settore (rilancio o riconversione di comparti) o di un territorio (formazione legata a progetti di sviluppo locale, patti territoriali, contratti d area, ecc.). In questi casi, nella definizione di un Piano di formazione, dovrebbero essere richiamate e rilevate tutte le motivazioni che sono alla base della formazione che si vuol proporre. Il Piano formativo deve individuare le imprese coinvolte nel percorso di formazione. La formazione può interessare: una sola impresa (in tal caso di fa riferimento ad un Piano formativo aziendale); più imprese dello stesso settore (Piano formativo settoriale) 14
15 più imprese di uno stesso territorio, anche di settori diversi (Piano formativo territoriale). 15
16 1.3 I dodici Fondi Interprofessionali Sono 12 i Fondi Paritetici Interprofessionali che sono stati costituti al 31 marzo Di questi, ben 10 Fondi sono sorti prima del 31 dicembre 2003 ed hanno potuto così beneficiare delle risorse di start-up del Ministero del lavoro. L undicesimo Fondo, il Fond.E.R. (Fondo Enti religiosi), è nato nel settembre del L ultimo, FONARCOM, nel marzo I Fondi sono i seguenti: 1) Fondoimpresa 2) FOR.TE. 3) Fondoprofessioni 4) FAPI 5) Fondoartigianato 6) Fon.Coop 7) FON.TER 8) FOND.E.R. (Fondo Enti Religiosi) 9) FONDIR 10) Fondirigenti 11) Fondo Dirigenti PMI 12) Fonarcom Naturalmente altri fondi potranno essere costituti sulla base di accordi promossi dalle parti sociali riconosciute a livello nazionale. Per questo motivo sono in via di costituzione altri fondi, uno per l agricoltura ed uno promosso dai sindacati autonomi. Di seguito si riporta una breve scheda di ognuno dei Fondi in cu isono individuate le associazioni datoriali e sindacali che li hanno promossi, una breve sintesi delle attività che finanziano e il loro indirizzo (sede operativa e sito web). 16
17 Fondoimpresa Fondimpresa Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua è l associazione, riconosciuta con decreto ministeriale del 28 novembre 2002, costituita da Confindustria e CGIL, CISL, UIL. Fondimpresa finanzia piani formativi aziendali, settoriali e territoriali concordati tra le parti sociali. L obiettivo è il miglioramento della competitività delle imprese e il potenziamento dell occupabilità dei lavoratori, con particolare attenzione agli interventi in materia di salute e sicurezza. E rivolto alle aziende di qualunque settore economico. L obiettivo principale di Fondimpresa è rendere semplice ed accessibile alle aziende (anche quelle di piccole dimensioni) e ai lavoratori, l utilizzo della formazione, leva indispensabile per favorire l innovazione e lo sviluppo. Nel contesto generale di transizione ad un nuovo modello di economia della conoscenza, basato cioè sulla centralità del know-how nello sviluppo della capacità competitiva delle imprese, Fondimpresa si impegna a sostenere la manutenzione e lo sviluppo delle competenze. Nell ambito di un quadro di riferimento comunitario europeo in cui la dinamica dell apprendimento è ormai basata sul concetto di lifelong learning (formazione permanente), l attività di Fondimpresa contribuisce in Italia alla diffusione di una cultura del valore della formazione. Codice di Adesione: FIMA Fondimpresa via del Traforo, ROMA 17
18 Tel.: Fax:
19 FOR.TE. For.Te, Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la formazione continua per le imprese del terziario, riconosciuto dal Ministero del Lavoro con decreto del 31 ottobre 2002 è stato istituito a seguito dell accordo interconfederale del 25 luglio 2001, tra Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, e Cgil, Cisl, Uil. For.Te, in coerenza a quanto previsto dal Regolamento attuativo, promuove Piani formativi, aziendali, territoriali, settoriali o individuali, nel rispetto di quanto previsto dal Piano Operativo delle Attività (POA). I piani sono finalizzati al consolidamento e allo sviluppo delle competenze dei lavoratori/lavoratrici per rispondere alle esigenze di occupabilità ed adattabilità e della capacità competitiva delle imprese nei comparti del Commercio-Turismo- Servizi, Creditizio-Finanziario, Assicurativo e della Logistica-Spedizioni- Trasporti. For.Te opera nel rispetto di quanto previsto dall art. 118 della Legge 388/2000 e dall art. 48 della Legge 289/2002, nonché nel rispetto della Circolare n.36 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 18 novembre 2003 e dei relativi allegati. Codice di Adesione: FITE For.Te, Via Nazionale 89/A Roma Tel Fax
20 Fondoprofessioni Fondoprofessioni, il Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la formazione continua negli studi professionali e nelle aziende collegate, riconosciuto dal Ministero del Lavoro con decreto 408/03 del 29 dicembre 2003, è frutto dell accordo interconfederale del 7 novembre 2003, tra Consilp- Confprofessioni, Confedertecnica, Cipa e Cgil, Cisl, Uil. Fondoprofessioni promuove e finanzia piani/progetti formativi aziendali, territoriali, settoriali ed individuali, finalizzati al consolidamento e allo sviluppo delle competenze delle/dei lavoratrici/lavoratori, per rispondere in maniera adeguata alle esigenze di occupabilità e per accrescere la capacità competitiva degli studi professionali e delle aziende collegate. L impegno assunto da Confprofessioni, Confedertecnica, Cipa e Filcams CGIL, Fisascat CISL, UILTuCS UIL ha permesso di dotare il mondo delle professioni di un importante strumento diretto e consapevole per la crescita degli studi professionali e dell intero comparto. Con l adesione al Fondo ogni professionista potrà finanziare la formazione dei propri dipendenti sulla base delle effettive esigenze e senza alcun costo aggiuntivo. Codice di Adesione: FPRO Viale Pasteur, Roma Tel: fax:
21 FAPI Il Fondo Formazione PMI (FAPI), è stato istituito dalla legge 388/2000, al fine di promuovere lo sviluppo della Formazione Continua PMI in un ottica di competitività delle imprese e di garanzia di occupabilità per i lavoratori. Il FAPI Fondo Formazione PMI è un associazione costituita da Confapi, CGIL, CISL, e UIL per promuovere le attività di Formazione Continua dei dipendenti delle PMI. Il modello generale di funzionamento del Fondo è stato definito nelle sue linee fondamentali nello Statuto. Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la relazione tra la struttura nazionale del Fondo e le sue articolazioni regionali. Il Fondo è infatti basato su un modello organizzativo decentrato a livello regionale che faciliterà la definizione della politica e degli interventi di Formazione Continua in un rapporto più stretto con le Imprese e, quindi, più rispondente ai bisogni specifici delle realtà lavorative, aziendali e produttive. Le parti sociali costituenti il Fondo hanno espresso l intenzione di voler sviluppare le politiche formative attraverso il metodo della negoziazione e con l obiettivo di finanziare piani formativi aziendali territoriali, settoriali, regionali, interregionali e nazionali in coerenza con la programmazione regionale e: in accordo con la politica comunitaria e nazionale orientata allo sviluppo della formazione professionale e della formazione continua; in considerazione del fatto che le parti sociali possano svolgere un ruolo importante nell ambito della formazione continua; in considerazione della specificità e della rilevanza delle Pmi nel sistema economico italiano; in considerazione della necessità di valorizzare i lavoratori nel corso della vita e dell importanza del loro aggiornamento in relazione all introduzione di nuove tecnologie e di nuovi metodi di produzione. Codice di Adesione: FAPI 21
22 Fondo Formazione PMI Sede legale: Via della Colonna Antonina 54 - RM Roma Sede operativa: Via del Gesù 62 - RM Roma Tel Fax
23 Fondoartigianato Il Fondo Artigianato Formazione (in breve Fondoartigianato) è uno dei Fondi Interprofessionali per la Formazione Continua previsti dalla legge 388/2000, con la quale si delega ad Enti di natura privatistica, costituiti dalle parti sociali, la gestione dei contributi versati dalle aziende per la formazione e l'aggiornamento dei propri dipendenti. Fondartigianato, infatti, è un'associazione riconosciuta costituita da: Confartigianato, CNA, Casartigiani, CLAAI, CGIL, CISL, UIL. E' stato il primo Fondo autorizzato dal Ministro del Lavoro con decreto del 31 ottobre del Il Fondo Artigianato Formazione nasce: per sostenere e diffondere la cultura della formazione continua; per promuovere e realizzare in modo piu' adeguato ed efficace piani formativi per l'azienda, il territorio, il settore; per favorire la competitività delle imprese; per valorizzare le risorse umane. Il Fondo Artigianato Formazione promuove, realizza e diffonde iniziative di formazione continua all'interno di piani formativi elaborati in sede di dialogo sociale, volte alla valorizzazione delle risorse umane ed allo sviluppo dei settori di attività dell'artigianato delle piccole e medie imprese. Il Fondo Artigianato Formazione si pone, quindi, come obiettivo quello di favorire le condizioni per rendere possibile lo sviluppo delle pratiche formative che qualificano ulteriormente il lavoro dell'artigianato e delle PMI nel sistema delle politiche del lavoro. La formazione continua costituisce infatti il fattore determinante per il miglioramento delle funzioni strategiche funzionali a gestire il cambiamento, l'innovazione organizzativa dell'impresa e l'adeguamento delle sue strategie commerciali, il consolidamento della sua presenza sul mercato, nonchè la crescita delle competenze dei lavoratori e delle loro prospettive professionali. Codice di Adesione: FART 23
24 Fondo Artigianato Formazione sede : Via di Santa Croce in Gerusalemme, Roma Tel. 06/ fax. 06/
25 Fon.Coop Fon.Coop è il Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la formazione continua nelle imprese cooperative costituito da AGCI, Confcooperative, Legacoop e CGIL-CSIL-UIL. Fon.Coop non ha fini di lucro ed opera a favore delle imprese del settore cooperativo, nonché dei relativi dipendenti e soci lavoratori, in una logica di relazioni sindacali ispirate alla qualificazione professionale, allo sviluppo occupazionale ed alla competitività imprenditoriale nel quadro delle politiche stabilite dai contratti collettivi sottoscritti. Il Fondo promuove e finanzia: piani formativi aziendali, territoriali o settoriali, concordati tra le Parti Sociali; attività di sostegno ai Piani per la Formazione Continua; attività di qualificazione e di riqualificazione per le figure professionali di specifico interesse delle imprese cooperative, nonché per lavoratori a rischio di esclusione dal mercato del lavoro; azioni individuali di formazione continua dei lavoratori dipendenti. Codice di Adesione: FCOP Fon.Coop Via Treviso, Roma Tel Fax
26 FON.TER FON.TER, Fondo Paritetico Interprofessionale Nazionale per la Formazione Continua del Terziario, nasce a seguito dell accordo interconfederale sottoscritto in data 22 luglio 2002 tra l Organizzazione Datoriale CONFESERCENTI e le Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL, UIL. FON.TER è costituito come Associazione (Art. 36 c.c.) non ha fini di lucro ed opera a favore delle imprese, nonché dei relativi dipendenti del settore terziario, comparti turismo e distribuzione-servizi, in una logica di relazioni sindacali ispirate alla qualificazione professionale, allo sviluppo occupazionale ed alla competitività imprenditoriale nel quadro delle politiche stabilite dai contratti collettivi sottoscritti. Il Fondo promuove e finanzia: piani formativi aziendali, territoriali o settoriali, concordati tra le Parti Sociali; attività di sostegno ai Piani per la Formazione Continua; attività di qualificazione e di riqualificazione per le figure professionali di specifico interesse del settore Terziario, nonché per lavoratori a rischio di esclusione dal mercato del lavoro; azioni individuali di formazione continua dei lavoratori dipendenti Inoltre, promuovere interventi di formazione continua sull igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro per gli aspetti non disciplinati e finanziati dalle specifiche disposizioni in materia. Codice di Adesione: FTUS FON.TER Sede Legale: Via Nazionale, Roma Tel
27 FOND.E.R. (Fondo Enti Religiosi) E l ultimo Fondo costituito in ordine Cronologico ed è stato promosso dall AGIDAE e dalle OO.SS. CGIL, CISL e UIL in data 22 luglio E forse la più grande iniziativa dell Agidae negli ultimi decenni, decisa con le OO.SS. ai sensi della Legge n. 388/2000 per fare in modo che il finanziamento di progetti formativi degli Istituti o delle varie Federazioni possa essere direttamente erogato da questo Fondo, alimentato dal contributo dello 0,30% del monte salari dichiarato mensilmente all INPS. Il Fondo, sotto la vigilanza del Ministero del Lavoro, è presieduto dal Presidente dell Agidae, e dispone delle strutture tecniche ed operative necessarie alla predisposizione dei bandi e alla gestione del finanziamento dei relativi progetti. Al Fondo possono aderire tutti i datori di lavoro, enti e privati,di qualunque settore o comparto produttivo. In particolare il Fondo è rivolto a: Associazioni/Federazioni/Organismi Curie generalizie e provincializie Ospedali Diocesi Scuole Parrocchie Istituzioni socio-assistenziali Alberghi Istituti di formazione professionale Industrie Case per ferie Società editoriali Possono beneficiare dei finanziamenti del Fondo le iniziative formative presentate da: singole Istituzioni, Aziende, Scuole Strutture socio-sanitarie e assistenziali, Parrocchie, Diocesi, ecc. Federazioni/Associazioni/Organismi, ecc. 27
28 Codice di Adesione: FREL AGIDAE Via V. Bellini Roma Telefono Fax
29 FONDIR FONDIR è il Fondo Paritetico Interprofessionale per la Formazione Continua riconosciuto dal Ministero del Lavoro con decreto del 6 marzo del 2003 che nasce con l'obiettivo di promuovere e finanziare Piani di Formazione Continua, tra le Parti sociali, per i Dirigenti delle imprese del settore del terziario, ai sensi di quanto previsto dall'articolo 118 della Legge 388/00. Fondir offre l'opportunità di finanziare a costo zero politiche formative che qualificano la presenza sul mercato delle aziende e valorizzano la professionalità dei dirigenti. Il Fondo è stato costituito da Confcommercio, Abi, Ania, Confetra, Manageritalia, Federdirigenticredito, Fidia e Sinfub. Fondir opera attraverso una modalità innovativa che prevede: la presentazione dei Piani formativi on-line; la verifica dei requisiti richiesti e il finanziamento fino ad esaurimento delle risorse; una puntuale assistenza tecnica sia ai soggetti che promuovono i Piani che alle imprese iscritte al Fondo e a quelle che intendono farlo. Tutta la gestione delle attività formative è fatta on-line. Codice di Adesione: FODI FONDIR Piazza G.G. Belli, Roma Tel / Fax
30 Fondirigenti Fondirigenti - Giuseppe Taliercio, promossa da Confindustria e Federmanager per favorire lo sviluppo della cultura manageriale, fornisce ai manager, alle imprese e al sistema formativo gli strumenti di orientamento e valorizzazione dei percorsi professionali e degli investimenti in capitale umano. La mission del Fondo è la seguente: analizzare lo scenario di riferimento dell'impresa nel contesto ed in tutte le fase della sua attività; accumulare conoscenze ed orientare la domanda di formazione; finanziare i piani formativi per l'innovazione, la crescita e la competitività; favorire l'incontro tra domanda e offerta di management. Aderendo a Fondirigenti le aziende dispongono di risorse finanziarie per la formazione manageriale, avvalendosi di servizi di assistenza e supporto che il Fondo mette a loro disposizione anche attraverso le associazioni territoriali di Confindustria e Federmanager. Codice di Adesione: FDIR Via IV Novembre Roma Tel e mail 30
31 Fondo Dirigenti PMI Il Fondo Dirigenti PMI costituito da CONFAPI e da FEDERMANAGER il 2 luglio 2003 e riconosciuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con D.M. 221/I/2003 del 4 agosto intende finanziare azioni di formazione concordate tra le Parti per favorire lo sviluppo, il potenziamento e l'innovazione delle competenze manageriali nelle PMI. Il Fondo Dirigenti PMI ha l'obiettivo di favorire lo sviluppo di una cultura manageriale congrua con le specificità del sistema industriale italiano e attenta alle sfide poste alle imprese e ai dirigenti dalla competizione globale, dalla innovazione tecnologica e dalla complessità sociale. In particolare si vuole: analizzare il contesto nel quale le aziende si stanno muovendo, dando particolare enfasi agli elementi di innovazione; favorire l'implementazione e la conoscenza del nuovo sistema di intervento nel campo della formazione manageriale; sensibilizzare le imprese e favorire la fruizione di tale sistema; rendere compartecipi le Parti sociali nello sviluppo dell'intero impianto; creare un sistema di gestione prevalentemente articolato a livello centrale, ma anche in grado di assicurare a livello territoriale un servizio efficace mediante una presenza coordinata e capillare; attivare piani formativi aziendali territoriali e settoriali in linea con le esigenze delle imprese e dei loro dirigenti. Lo sforzo del Fondo Dirigenti PMI è volto ad accrescere le competenze professionali dei dirigenti affinché le imprese possano migliorare le proprie performance sul mercato e vincere la concorrenza di nuovi paesi emergenti. La centralità del manager per raggiungere il miglioramento e lo sviluppo delle performance aziendali è cruciale, pertanto l'investimento in formazione manageriale rappresenta uno dei più importanti strumenti per vincere tale sfida. Il Fondo si propone altresì di raccogliere dati ed elaborare informazioni utili a tutti gli attori del Fondo, privati ed istituzionali, per prendere decisioni coerenti e di rappresentare un punto di riferimento per lo studio e l'analisi delle alte professionalità, con specifico riferimento al management delle PMI. 31
32 Per realizzare le attività prefissate, il Fondo Dirigenti PMI opera attraverso una sede organizzativa centrale definita presso gli uffici della Fondazione IDI - ISTITUTO DIRIGENTI ITALIANI - in Corso di Porta Romana n. 51, a Milano. Codice di Adesione: FDPI Sede Legale Via Nazionale, ROMA Sede Operativa Corso di Porta Romana, MILANO Tel Fax
33 FON.AR.COM L ultimo fondo in ordine di costituzione è FON.AR.COM., Fondo promosso da - CONF.S.A.L., (Confederazione Sindacati Autonomi Lavoratori), C.I.F.A., (Confederazione Italiana Federazioni Autonome). FON.AR.COM opera nei settori economici del terziario e dell artigianato e piccole e medie imprese E stato istituito a seguito dell accordo interconfederale del Olter a finanziare Pinai aziendali, settoriali, territoriali ed individuali, secondo quanto previsto dall articolo 118 ella legge 388, il Fondo promuove e finanzia le seguenti attività: qualificazione e di riqualificazione per le figure professionali di specifico interesse dei comparti economici, nonché per lavoratori a rischio di esclusione dal mercato del lavoro; azioni individuali di formazione continua dei lavoratori dipendenti; attività di monitoraggio dei fabbisogni formativi e delle attività realizzate; di sostegno ai piani per la formazione continua; di formazione continua sull igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro per gli aspetti non disciplinati e finanziati dalle specifiche disposizioni in materia. 33
34 1.4 Come si aderisce ai Fondi Ogni impresa del settore privato tenuta a versare il contributo di cui all art. 12 della legge n. 160/1975, così come modificato dall art. 25 della legge quadro sulla formazione professionale n. 845/1978 e successive modificazioni può aderire ad uno degli 12 Fondi, indipendentemente dal settore economico in cui questa impresa opera. I destinatari dell attività formativa sono i lavoratori/lavoratrici dipendenti per i quali le imprese sono obbligate a versare questo contributo. L adesione ai Fondi Interprofessionali è libera e gratuita: basta segnalare la scelta una sola volta sul modello DM 10, scrivendo ADESIONE FONDO e specificando, nella colonna accanto, la sigla del Fondo, e il numero di dipendenti occupati in Azienda. La comunicazione all INPS tramite il modello DM10 è la sola modalità richiesta per l adesione al Fondo: non bisogna effettuare nessun versamento supplementare. Semplicemente il contributo dello 0,30%, che viene già versato ogni mese dal datore di lavoro, viene destinato al Fondo scelto, senza ulteriori esborsi. Eventuali successive variazioni di organico vengono automaticamente aggiornate dall'inps. L adesione al Fondo tramite il DM 10 può essere effettuata direttamente dal datore di lavoro o tramite uno studio di consulenza. A titolo esemplificativo, forniamo un fac-simile di modello INPS per l adesione ad un fondo (ad esempio Fondo FOR.TE. e FONDIR Fondo per i Dirigenti). 34
35 Fac-simile Modello DM10 FITE (Fondo FOR.TE.) FITE 33 35
36 1.5 La regionalizzazione: I fondi sul territorio campano e le iniziative finanziate Come accennato in premessa, alcuni di questi fondi sono organizzati a livello territoriale e hanno sede, di norma, presso la struttura della parte datoriale che ha promosso il Fondo stesso. Nel momento in cui scriviamo, alcuni dei Fondi costituti operano anche regionalmente; questo significa che le risorse messe a bando dal Fondo siano distribuite territorialmente (un po come avviene per la legge 236/93); resta il principio che disposizioni per la presentazione e il finanziamento dei Piani sono emanate a livello centrale. Questi i Fondi che prevedono una regionalizzazione delle risorse: Fondoimrpesa; Fondoartiginato; Foncoop; Fondo PMI; Fondirigenti. Per maggiori informazioni occorre rivolgersi alla categoria datoriale regionale che ha promosso il Fondo. 36
37 1.6 La Normativa di riferimento dei Fondi Interprofessionali Legge 21 dicembre 1978, n. 845 L'art. 25 della legge sulla formazione professionale istituisce il Fondo di rotazione, per favorire l'accesso al Fondo sociale europeo e al Fondo regionale europeo, prevedendo che l'aliquota del contributo integrativo dovuto per l'assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria (art. 12 legge 160/1975) è aumentata in misura pari allo 0,30 per cento delle retribuzioni soggette all'obbligo contributivo. La legge stabilisce che i due terzi delle maggiori entrate derivanti da tale aumento contributivo affluiscono al Fondo di rotazione. Accordo tra le Parti Sociali del 1993 L'Accordo propone la costituzione per il finanziamento delle attività formative con contributi pubblici interistituzionali e privati derivanti da riconversione di istituti già esistenti (fondo di rotazione finanziato con lo 0.30 della l. 845/78), di un Fondo Nazionale da finalizzare alla formazione continua dei lavoratori a gestione interistituzionale e delle parti sociali. Legge 19 luglio 1993, n. 236, articolo 9 L'art. 9 della legge stabilisce che le risorse derivanti dalle maggiori entrate costituite dall'aumento contributivo già stabilito dalla disposizione contenuta nell'art. 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, affluiscono interamente al Fondo di cui all'articolo medesimo per la formazione professionale e per l'accesso al Fondo sociale europeo. Patto per il lavoro del 1996 e Legge 196/1997 (Pacchetto Treu), articolo 17 L'art. 17 della legge avvia la riforma del sistema formativo, prevedendo la destinazione progressiva delle risorse di cui alla legge 19 luglio 1993, n. 236 (0,30% del monte salari versato dalle imprese all'inps), agli interventi di formazione dei lavoratori nell'ambito di piani formativi aziendali o territoriali concordati tra le parti sociali. La legge prevede che le risorse dovranno confluire in uno o più fondi nazionali, articolati regionalmente e territorialmente, aventi configurazione giuridica di tipo privatistico, gestiti con partecipazione delle parti sociali. 37
38 Legge 388/2000 e Legge 289/2002 Al fine di promuovere, in coerenza con la programmazione regionale e con le funzioni di indirizzo attribuite in materia al Ministero del lavoro e della previdenza sociale, lo sviluppo della formazione professionale continua, in un ottica di competitività delle imprese e di garanzia di occupabilità dei lavoratori, l'art. 118 della legge 388/2000, nel testo novellato dall'articolo 48 della legge Finanziaria per l'anno 2003, prevede la possibilità che, per ciascuno dei settori economici dell'industria, dell'agricoltura, del terziario e dell'artigianato, possano essere istituiti Fondi paritetici interprofessionali nazionali per la formazione continua. La composizione degli organi dei Fondi è paritetica fra le associazioni dei datori di lavoro e le organizzazioni sindacali. Per favorire l'avvio dei Fondi, che possono finanziare in tutto o in parte piani formativi, la legge prevede una fase transitoria durante la quale è previsto l'utilizzo di una parte delle risorse destinate, negli anni 2002 e 2003, al fondo di rotazione. Dall'anno 2004, i Fondi saranno finanziati attraverso il gettito contributivo loro destinato dalle aziende che facoltativamente vi aderiranno. La legge demanda all'inps il compito di disciplinare le modalità di adesione, la riscossione della relativa contribuzione ed il successivo trasferimento delle risorse ai singoli Fondi indicati dai datori di lavoro. Circolare INPS dell'aprile 2003 La circolare INPS n. 71 del 2 aprile 2003 fissa nel 30 giugno 2003 il termine per esprimere la prima adesione ai Fondi; successive adesioni o disdette dovranno essere comunicate entro il 30 giugno di ogni anno e produrranno effetti finanziari e contributivi dal 1 gennaio dell'anno successivo. L'adesione è facoltativa e revocabile, ha validità annuale e si intende tacitamente prorogata, salvo disdetta. L'atto di adesione al fondo o la sua revoca siano espresse e comunicate dall'azienda direttamente all'inps, attraverso il modello di denuncia contributiva DM10/2. Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nr. 36 del 18 novembre 2003, relativa ai criteri e modalità per la gestione delle risorse finanziarie di cui ai commi 10 e 12, lettera b), dell art. 118 della legge 23 38