Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-terzo/titolo-vii/capo-i/art1109.html
Timestamp: 2019-11-22 18:33:09+00:00
Document Index: 110853059

Matched Legal Cases: ['art. 1109', 'art. 1109', 'art. 1105', 'art. 678', 'art. 1105', 'art. 1108', 'art. 1107', 'art. 1109', 'art. 129', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 1109 codice civile - Impugnazione delle deliberazioni - Brocardi.it
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Articolo 1109 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1109 Codice civile
1) nel caso previsto dal secondo comma dell'articolo 1105, se la deliberazione è gravemente pregiudizievole alla cosa comune (1);
2) se non è stata osservata la disposizione del terzo comma dell'articolo 1105 (2);
3) se la deliberazione relativa a innovazioni o ad altri atti eccedenti l'ordinaria amministrazione è in contrasto con le norme del primo e del secondo comma dell'articolo 1108 (3).
L'impugnazione deve essere proposta, sotto pena di decadenza, entro trenta giorni dalla deliberazione. Per gli assenti il termine decorre dal giorno in cui è stata loro comunicata la deliberazione. In pendenza del giudizio, l'autorità giudiziaria può ordinare la sospensione del provvedimento deliberato (4).
(1) L'autorità giudiziaria non può indagare circa la convenienza o l'opportunità della delibera - aspetti che competono esclusivamente all'assemblea dei condomini - a meno che la decisione sia viziata da eccesso di potere che arrechi grave pregiudizio alla cosa comune.
(2) La deliberazione su materia non contenuta nell'ordine del giorno rende la deliberazione impugnabile da ciascun dissenziente; se uno solo dei partecipanti non fu messo a conoscenza dell'o.d.g., solo quest'ultimo potrà adire l'autorità giudiziaria.
(3) Riguarda sia ipotesi di invalidità di natura formale (es. convocazione assemblea) sia ipotesi di invalidità di natura sostanziale (es. la decisione non mira al miglioramento della cosa).
(4) Dopo che è stata impugnata, la delibera continua a produrre effetti, perché il vizio che ne compromette la validità implica che essa sia annullabile e non radicalmente nulla.
Ciò si evince dalla circostanza per cui la disposizione permette che, confrontandosi davanti all'autorità giudiziaria in ordine richiesta di annullamento della delibera, questa può essere sospesa e, pertanto, perdere la sua efficacia.
Si reputa che il provvedimento di sospensione, anche senza un'espressa previsione, non possa essere approvato se non si riscontri un pericolo di grave danno per il comunista che ne faccia richiesta.
La disposizione permette a chi dissenta dalla delibera assunta dalla maggioranza dei partecipanti alla comunione di impugnare la medesima; ciò sia nel caso di adozione a maggioranza semplice (1105), n. 1 e 2 del primo comma, sia nel caso in quello di adozione a maggioranza qualificata (1108), di cui al n. 3 del primo comma.
L'articolo in commento non ricomprende le ipotesi di nullità.
Spiegazione dell'art. 1109 Codice civile
Casi in cui è ammesso il ricorso all'autorità giudiziaria avverso le deliberazioni della maggioranza
Alla possibilità di impugnare le deliberazioni della maggioranza ed agli estremi di tali impugnative si è già accennato nel commento degli articoli precedenti. In linea contenziosa, ciascuno dei componenti la minoranza dissenziente o l'assente può ricorrere all' Autorità giudiziaria:
a) trattandosi di un atto di ordinaria amministrazione, di cui al secondo comma dell' art. 1105 del c.c., se la deliberazione è gravemente pregiudizievole alla cosa comune. La formula è identica a quella usata nel vecchio art. 678 e denota con il gravemente che non qualsiasi pregiudizio, anche autorizza la impugnazione, ma che questo dev'essere rilevante. Era l' esigenza di evitare frequenti impugnazioni nel campo dell'ordinaria amministrazione ed il danno limitato, per il ristretto campo di estensione dell'ordinaria amministrazione, derivante dalla dichiarazione di irrilevanza di un pregiudizio non grave, il legislatore ha ritenuto prevalente la prima;
b) seppur trattandosi di atti di ordinaria amministrazione, tutti i partecipanti non sono stati preventivamente informati dell'oggetto della deliberazione. Ha ben rilevato la Cassazione del Regno che « il principio della subordinazione della minoranza non sarebbe giustificato se i poteri della maggioranza si esplicassero senza controllo e senza alcuna considerazione della esistenza degli altri interessati, i quali potrebbero dare utili suggerimenti e con le loro critiche e rimostranze avere la virtù di fare adottare una diversa risoluzione ». Perchè l' impugnazione sia accolta per questo capo, non occorrerà una valutazione di merito della deliberazione, essendo sufficiente l' inosservanza della prescrizione di cui al terzo comma dell' art. 1105 del c.c.;
c) se la deliberazione relativa ad innovazioni o ad altri atti eccedenti l'ordinaria amministrazione viola le norme del primo e del secondo comma dell' art. 1108 del c.c., di cui si è già detto sopra.
Come nell' art. 1107 del c.c. per l' impugnazione del regolamento, il termine per la proposizione del ricorso è, sotto pena di decadenza, di trenta giorni, dalla deliberazione per chi ha partecipato alla riunione e dalla sua comunicazione per l'assente. Nelle more del giudizio, l'autorità giudiziaria ha facoltà di ordinare la sospensione del provvedimento impugnato, se tale sospensione dovesse esserle richiesta.
Massime relative all'art. 1109 Codice civile
Il principio di immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità sancito dall'art. 129 cod. proc. pen. impone che nel giudizio di cassazione, qualora ricorrano contestualmente una causa estintiva del reato e una nullità processuale assoluta e insanabile, sia data prevalenza alla prima, salvo che l'operatività della causa estintiva non presupponga specifici accertamenti e valutazioni riservati al giudice di merito, nel qual caso assume rilievo pregiudiziale la nullità, in quanto funzionale alla necessaria rinnovazione del relativo giudizio. (In applicazione del principio la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto avverso la sentenza predibattimentale di non doversi procedere per intervenuta prescrizione pronunciata dalla Corte di appello).
Cass. pen. n. 4746/2014
In tema di riesame avverso ordinanze applicative di misure cautelari, il mancato rispetto del termine di tre giorni "liberi" per la notifica al difensore dell'avviso di fissazione dell'udienza camerale determina la nullità dell'ordinanza, emessa all'esito dell'udienza, anche se quest'ultima si limiti a dichiarare l'inammissibilità della richiesta di riesame in quanto tardiva. (In motivazione, la S.C. ha chiarito che qualora il tribunale fissi l'udienza di trattazione, senza dichiarare "de plano" l'inammissibilità del gravame, la decisione sulla tardività di quest'ultimo deve necessariamente essere adottata con il pieno rispetto del principio del contraddittorio).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4746 del 31 gennaio 2014)
Cass. civ. n. 25128/2008
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 25128 del 14 ottobre 2008)