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Timestamp: 2019-01-24 03:23:05+00:00
Document Index: 116887919

Matched Legal Cases: ['art. 86', 'art. 7', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 7', 'art. 86', 'art. 86', 'art. 7', 'art. 41', 'art. 3', 'art. 91', 'art. 6', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 2615', 'art. 6', 'art. 2447', 'art. 106', 'art. 86', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 61', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 32', 'art. 10', 'sentenza ']

martedì 22 dicembre 2015 23:41
Corte dei Conti: il parere sulla nuova norma che prevede la possibilità di assicurare gli amministratori senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti
Il Sindaco del Comune di Cremenaga ha richiesto un parere in merito all'interpretazione dell'art. 86, comma 5, primo periodo del d. lgs. n. 267 del 2000, così come novellato dall'art. 7 bis, comma 1, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125. Segnatamente, atteso che, ai sensi del novellato comma 5, primo periodo, dell'art. 86 TUEL, “gli enti locali di cui all'articolo 2 del presente testo unico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, possono assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato”, si chiede se “il tenore della nuova norma in commento permette all'ente di farsi carico di detti oneri” in considerazione dell'inciso introdotto nel predetto articolo “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Il comma 5, primo periodo, dell'art. 86 del d. lgs. n. 267 del 2000 - che recitava “i comuni, le province, le comunità montane, le unioni di comuni e i consorzi fra enti locali possono assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato” è stato novellato dall'art. 7 bis, comma 1, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125 e recita attualmente che “gli enti locali di cui all'articolo 2 del presente testo unico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, possono assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato”. La Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Lombardia nella deliberazione n. 452/2015/PAR del 9.12.2015 afferma che "La modificazione avvenuta consiste, per quanto di interesse ai fini del presente parere, nell'inserimento della locuzione “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica” nel precedente testo legislativo, che già facoltizzava gli enti locali, seppur individuandoli non per categoria, come avviene attualmente, ma per singola tipologia, ad assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all'espletamento del loro mandato. Tralasciando il profilo relativo ai rischi assicurabili, non oggetto del presente parere, per la cui individuazione si rimanda alla normativa in vigore e alla giurisprudenza sulla medesima formatasi, si tratta di individuare la portata del suddetto inciso. Al riguardo la Sezione osserva che il vincolo in esso contenuto impone che la suddetta copertura assicurativa non comporti nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, essendo quindi finalizzato ad evitare che la stipulazione di polizze contro i rischi derivanti dal mandato di amministratore possa provocare un incremento generale delle spese afferenti alla finanza pubblica nel suo complesso. Nella prospettiva del singolo ente locale il vincolo non può che essere parametrato alle spese precedentemente sostenute dall'ente locale, individuando l'aggregato più idoneo a fungere da parametro di riferimento. A tal fine la Sezione ritiene di poterlo individuare nelle spese di funzionamento dell'ente, in quanto, da un lato, comprensivo delle spese afferenti al mandato degli amministratori ma, dall'altro lato, non così ampio da ricomprendere anche le uscite destinate a soddisfare le finalità pubbliche il cui perseguimento è demandato all'Amministrazione. Tale aggregato interessa, infatti, tutte quelle voci di spese preordinate a garantire l'esistenza dell'apparato comunale e il suo funzionamento ed esclude invece quelle voci di spesa per loro natura destinate all'espletamento dei compiti di cui l'ente è intestatario, preordinati ad assicurare e contemperare gli interessi dei soggetti a cui l'azione pubblica è rivolta. Così individuato il termine di raffronto per la valutazione del nuovo o maggiore onere di cui all'inciso in esame e tralasciando gli aspetti relativi alla tipologia di rischi assicurabili, non oggetto del presente parere, la Sezione ritiene che non sia consentita, sulla base del novellato art. 86, comma 5, primo periodo, l'introduzione o l'aumento della spesa per la voce in esame allorquando la stessa determinerebbe un innalzamento delle spese relative all'organizzazione e al funzionamento complessivamente sostenute dall'ente locale rispetto a quanto risulta nel rendiconto relativo al precedente esercizio, essendo invece possibili eventuali compensazioni interne. Tale impostazione risulta altresì in linea con la consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale, che considera rispettosi dell'autonomia di spesa di regioni ed enti locali i soli vincoli alle politiche di bilancio da cui sia possibile desumere un limite complessivo, “lasciando agli enti stessi ampia libertà di allocazione fra i diversi ambiti e obiettivi di spesa” (Corte costituzionale n. 139/2012)".
Il Sindaco del Comune di Cremenaga ha richiesto un parere in merito all'interpretazione dell'art. 86, comma 5, primo periodo del d. lgs. n. 267 del 2000, così come novellato dall'art. 7 bis, comma 1, del d.l. 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125. S ... Continua a leggere
domenica 22 novembre 2015 20:20
Con la richiesta di parere avanzata il Comune Terni ha posto un quesito volto a conoscere se, ai fini dell’assunzione, tramite concorso, di personale non amministrativo dei servizi scolastici ed educativi, tra le relative limitazioni vigenti rientri anche quella prevista dall'art. 41, co. 2, del D. ... Continua a leggere
domenica 22 novembre 2015 20:15
Segnalzione del parere della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per l'Umbria con deliberazione n. 149/2015/PAR del 12.11.2015
La Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per l'Umbria con deliberazione n. 149/2015/PAR del 12.11.2015 ha risposto al quesito formulato concernente la possibilità di accedere a graduatorie di concorsi per un posto di assistente sociale a tempo indeterminato part time, vigenti presso altri Enti. Ad avviso della Corte dei Conti tale facoltà è ammissibile al ricorrere di tre condizioni: 1. la possibilità di assumere (con riferimento al quadro normativo in materia di assunzioni e spesa del personale); 2. l’accordo tra amministrazioni richiesto dalla norma di cui all’art. 3, comma 61 della legge n. 350 del 2003; 3. il rispetto dell’art. 91, comma 4 del TUEL, che impedisce di utilizzare gli idonei delle graduatorie di un pubblico concorso per i posti istituiti o trasformati successivamente all'indizione del concorso medesimo. Non costituisce trasformazione la mera riduzione delle ore di prestazione lavorativa a tempo parziale. Scarica il parere
La Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per l'Umbria con deliberazione n. 149/2015/PAR del 12.11.2015 ha risposto al quesito formulato concernente la possibilità di accedere a graduatorie di concorsi per un posto di assistente sociale a tempo indeterminato part time, vigenti presso altri ... Continua a leggere
lunedì 16 novembre 2015 21:13
Regioni: in G.U. le disposizioni urgenti in materia di contabilità e di concorso all'equilibrio della finanza pubblica
segnalazione del decreto legge n. 179/2015 pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14.11.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 266 del 14.11.2015 il decreto legge 13 novembre 2015, n. 179 recante "Disposizioni urgenti in materia di contabilità e di concorso all'equilibrio della finanza pubblica delle Regioni". Entrata in vigore del provvedimento: 15.11.2015
lunedì 2 novembre 2015 22:15
Comuni e consorzi in perdita: basta "salvataggio a tutti i costi" e "interventi tampone", il parere della Corte dei Conti sul divieto di "soccorso finanziario"
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della deliberazione della Corte dei Conti Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo n. 279/2015/PAR del 21.10.2015
"l’ente locale partecipante non è tenuto a ripianare automaticamente le perdite gestionali registrate dal soggetto partecipato. Tale conclusione resta valida anche con riferimento alle operazioni di ripiano del deficit finanziario in fase di liquidazione, assimilabile, di fatto, ad un accollo, da parte dell’ente locale, dei debiti di un soggetto terzo". È questo il principio ribadito nel parere reso dalla Corte dei Conti Sezione regionale di controllo per l’Abruzzo con la deliberazione n. 279/2015/PAR del 21.10.2015.La questione sottoposta alla Corte dei Conti concerne la disciplina applicabile alla partecipazione alle perdite del Consorzio CONSIDAN da parte del Comune di Città Sant’Angelo. Come riferito dal Comune, detto Consorzio, nato per la gestione del servizio di depurazione delle acque nere, è stato posto in liquidazione dal 2008 ed ha, nel periodo 2008-2013, accumulato perdite d’esercizio; al riguardo l’Ente istante chiede se sia obbligato al ripiano finanziario delle citate perdite e dell’eventuale ulteriore disavanzo di chiusura della liquidazione, anche alla luce del divieto di “soccorso finanziario” previsto dall’art. 6, comma 19, del Decreto Legge n. 78/2010.La Corte dei Conti nel parere in esame precisa "in via preliminare, ha ricordato che i consorzi rappresentano, insieme alle Convenzioni e alle Unioni, una delle forme di esercizio associato di funzioni e servizi, a disposizione degli enti locali. Infatti, l’art. 31 del TUEL afferma che “Gli enti locali per la gestione associata di uno o più servizi e l'esercizio associato di funzioni possono costituire un consorzio secondo le norme previste per le aziende speciali di cui all'articolo 114, in quanto compatibili”. Dal dato testuale della norma, è possibile distinguere due tipologie di consorzi: i “consorzi-azienda” finalizzati alla gestione di servizi pubblici ed operanti con autonomia imprenditoriale; i “consorzi di funzioni” destinati all’esercizio di attività amministrative (per i quali l’art. 2, comma 186, let. e), della legge 191 del 2009 ha disposto la soppressione). Per i consorzi riconducibili alla prima tipologia, il carattere strumentale all’esercizio di servizi a favore di più enti locali è messo in rilievo anche dalla giurisprudenza amministrativa secondo la quale "il consorzio tra Enti Locali è definibile come un’azienda speciale di ognuno degli enti associati. Così come l’azienda speciale è ente strumentale dell'ente locale, ossia ente istituzionalmente dipendente dall'ente locale ed elemento del sistema amministrativo facente capo a questo, allo stesso modo il consorzio, in quanto azienda speciale degli enti che l’hanno istituito, è un ente strumentale per l’esercizio in forma associata di servizi pubblici o funzioni e fa parte del sistema amministrativo di ognuno degli enti associati" (Cons. di Stato, n. 2605/2001, e in termini similari, anche Cass., ordinanza n. 33691/2002). Pur avendo natura strumentale, il consorzio si distingue soggettivamente dagli enti locali partecipanti, in quanto è dotato di una propria soggettività giuridica e diviene un nuovo centro di imputazione di situazioni e rapporti giuridici. Sotto il profilo della natura giuridica, la giurisprudenza di questa Corte ha precisato che “Il richiamo, per i Consorzi, alle norme disciplinari previste per le Aziende speciali non muta la struttura e forma giuridica del soggetto, che rimane un ente a partecipazione plurisoggettiva, una forma di associazione fra più enti locali (ed eventualmente altri soggetti pubblici), strumentale all’esercizio collettivo e congiunto di servizi a favore della popolazione di tutti i comuni consorziati. Di conseguenza troveranno applicazione le norme che valgono per le aziende speciali per quanto riguarda l’attività di erogazione del servizio, mentre torneranno applicabili quelle dei consorzi ove si tratti di regolamentare la vita associativa fra i comuni consorziati (costituzione e deliberazioni assembleari, nomina amministratori, adozione decisioni, etc.), come palesato dall’inciso legislativo “in quanto compatibili” (cfr. deliberazione Sezione regionale di controllo per la Lombardia n. 114/2012)”.Tra queste ultime norme rileva, ai fini del presente parere, l’art. 2615 c.c. il quale attribuisce autonomia patrimoniale ai consorzi con attività esterna, stabilendo che “per le obbligazioni assunte in nome del consorzio, i terzi possono far valere i loro diritti esclusivamente sul fondo consortile”. In altre parole, come chiaramente evidenziato dalla Corte di Cassazione, “il consorzio con attività esterna, pur essendo sfornito di personalità giuridica, è pur sempre un autonomo centro di rapporti giuridici e pertanto assume la responsabilità, garantita dal fondo consortile, per tutte le obbligazioni comunque derivanti dai contratti che stipula in nome proprio. […] Il consorzio con attività esterne […] ha autonoma soggettività con autonomia patrimoniale e negoziale (Cass. 18235 del 2008). Tutto quanto sopra premesso in merito all’autonomia patrimoniale dei consorzi, che restano direttamente responsabili per le obbligazioni contratte nell’esercizio dell’attività, occorre ora valutare la sussistenza nell’ordinamento di un dovere, a carico degli enti locali partecipanti, di ripianare le perdite gestionali accumulate dai consorzi stessi.Al riguardo, giova richiamare il testo dell’art. 6, comma 19, del D.L. n. 78/2010 secondo il quale “Al fine del perseguimento di una maggiore efficienza delle società pubbliche, tenuto conto dei principi nazionali e comunitari in termini di economicità e di concorrenza, le amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non possono, salvo quanto previsto dall'art. 2447 codice civile, effettuare aumenti di capitale, trasferimenti straordinari, aperture di credito, né rilasciare garanzie a favore delle società partecipate non quotate che abbiano registrato, per tre esercizi consecutivi, perdite di esercizio ovvero che abbiano utilizzato riserve disponibili per il ripianamento di perdite anche infrannuali. Sono in ogni caso consentiti i trasferimenti alle società di cui al primo periodo a fronte di convenzioni, contratti di servizio o di programma relativi allo svolgimento di servizi di pubblico interesse ovvero alla realizzazione di investimenti”.Secondo l’interpretazione fornita dalla giurisprudenza contabile, detta norma impone l'abbandono della logica del "salvataggio a tutti i costi" di strutture ed organismi partecipati o variamente collegati alla pubblica amministrazione che versano in situazioni di irrimediabile dissesto. Non sono ammissibili "interventi tampone" con dispendio di disponibilità finanziarie a fondo perduto, erogate senza un programma industriale o una prospettiva che realizzi l'economicità e l'efficienza della gestione nel medio e lungo periodo (così Sezione controllo Piemonte, delibera n. 61 del 22 ottobre 2010; Sezione Controllo Lombardia, pareri n. 1081 del 30 dicembre 2010 e n. 207 del 27 aprile 2011). La disposizione si propone, perciò, di porre un freno alla prassi, ormai consolidata, seguita dagli enti pubblici ed in particolare dagli enti locali, di procedere a ricapitalizzazioni e ad altri trasferimenti straordinari per coprire le perdite strutturali (tali da minacciare la continuità aziendale); prassi che, come noto, da un lato finisce per impattare negativamente sui bilanci pubblici compromettendone la sana gestione finanziaria; dall'altro si contrappone alle disposizioni dei trattati (art. 106 TFUE, già art. 86 TCE), le quali vietano che soggetti che operano nel mercato comune beneficino di diritti speciali o esclusivi, o comunque di privilegi in grado di alterare la concorrenza "nel mercato", in un'ottica macroeconomica (Sez. reg. controllo per la Puglia, delibera n. 29 del 7 marzo 2012).Sebbene il perimetro di diretta applicazione della norma non contempli direttamente i consorzi, ma si riferisca esclusivamente agli organismi partecipanti aventi struttura societaria, dal tenore della stessa emerge un principio generale di “divieto di soccorso finanziario”, fondato su esigenze di tutela dell’economicità gestionale e della concorrenza, estensibile anche ai consorzi; ne deriva che l’ente locale partecipante non è tenuto a ripianare automaticamente le perdite gestionali registrate dal soggetto partecipato. Tale conclusione resta valida anche con riferimento alle operazioni di ripiano del deficit finanziario in fase di liquidazione, assimilabile, di fatto, ad un accollo, da parte dell’ente locale, dei debiti di un soggetto terzo, con l’immediata ricaduta che “se chi si accolla un debito altrui è un soggetto di diritto pubblico, quest’ultimo ha il dovere di porre in evidenza la ragione economica-giuridica dell’operazione, altrimenti essa rappresenterebbe un ingiustificato favor verso i creditori della società incapiente. In proposito, inoltre, questa Sezione ha già avuto modo di affermare che alla luce dell’autonomia patrimoniale della società, appare arduo rinvenire un interesse dell’ente locale a ripianare i debiti della società di capitali a cui partecipa” (Sezione regionale di controllo per la Lombardia n. 98/2013).Alla luce del quadro di riferimento sopra delineato, il Comune di Città Sant’Angelo potrà adottare le decisioni gestionali rientranti nella propria ed esclusiva discrezionalità in ordine ai rapporti finanziari con il consorzio di servizi partecipato, secondo gli ordinari canoni di razionalità economica, presenti sia nella legislazione ordinaria (art. 1, legge n. 241/1990) che nel principio costituzionale di buon andamento (art. 97 Cost.).
"l’ente locale partecipante non è tenuto a ripianare automaticamente le perdite gestionali registrate dal soggetto partecipato. Tale conclusione resta valida anche con riferimento alle operazioni di ripiano del deficit finanziario in fase di liquidazione, assimilabile, di fatto, ad un accollo, da p ... Continua a leggere
lunedì 2 novembre 2015 21:13
segnalazione della deliberazione della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015
Si segnala il parere reso dalla Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015 che ha risposto alla richiesta del sindaco del comune di Salerano Canavese (TO) in ordine alla corretta interpretazione dell’articolo 6, commi 1 e 3, del d.l. n. 78/2010. In particolare, il Sindaco ricordava di aver ricevuto dal proprio revisore richiesta di restituzione di quanto trattenutogli ai sensi della menzionata normativa. Ricordava, inoltre, la deliberazione n. 4/2014 con cui la Sezione delle Autonomie ha affermato la non applicabilità di tali disposizioni agli Enti locali. Risposta: "La questione proposta, astraendola dal merito della vicenda, concerne la corretta interpretazione del comma 3, articolo 6, del decreto n. 78/2010 ed in particolare la sua applicabilità agli organi di revisione degli enti locali. La disposizione in parola prevede quanto segue: “Fermo restando quanto previsto dall'art. 1 comma 58 della legge 23 dicembre 2005 n. 266, a decorrere dal 1° gennaio 2011 le indennità, i compensi, i gettoni, le retribuzioni o le altre utilità comunque denominate, corrisposti dalle pubbliche amministrazioni di cui al comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009 n.196, incluse le autorità indipendenti, ai componenti di organi di indirizzo, direzione e controllo, consigli di amministrazione e organi collegiali comunque denominati ed ai titolari di incarichi di qualsiasi tipo, sono automaticamente ridotte del 10 per cento rispetto agli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010. Sino al 31 dicembre 2015, gli emolumenti di cui al presente comma non possono superare gli importi risultanti alla data del 30 aprile 2010, come ridotti ai sensi del presente comma.…”. Tale normativa, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza contabile, è stata ritenuta applicabile ai compensi corrisposti ai revisori degli enti locali (cfr. deliberazione di questa stessa Sezione n. 60 del 2011; Campania deliberazione n. 173/2011/PAR; Lombardia deliberazione 13/2011/PAR; Lombardia deliberazione 26/2015/PAR). Come ricordato nello stesso corpo dell’istanza di parere, lo stesso Ministero dell’Economia e Finanze, con nota n. 12175 del 25 febbraio 2013, si è espresso in tal senso. Tale quadro sembrava essere mutato in seguito alla pronuncia della Sezione delle Autonomie n. 4 del 10 febbraio 2014. La deliberazione in oggetto, invero, concerneva altra questione e cioè l'applicabilità dell'art. 5, comma 7, ultimo periodo, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78 del 2010 ai componenti dei Consigli di amministrazione dei Consorzi di Enti locali che siano partecipati anche dalle Regioni. Tuttavia, nel corpo della delibera si affermava espressamente che “le disposizioni dettate dall’art. 6, commi da 1 a 3 non si riferiscono agli enti territoriali”. La questione, meritando una presa di posizione sul punto, veniva nuovamente deferita alla Sezione delle Autonomie la quale, con la deliberazione n. 29/SEZAUT/2015/QMIG del 14 settembre 2015 (al cui contenuto si rimanda) escludeva l’esistenza di un contrasto interpretativo, affermando che nel precedente costituito dalla deliberazione della Sezione delle Autonomie n. 4 del 10 febbraio 2014“non si affrontava la questione di carattere generale ora posta e cioè se l’art. 6, co. 3 del d.l. 78/2010, si applichi o meno per gli emolumenti corrisposti ai componenti degli organi collegiali degli apparati amministrativi degli enti locali”. Ciò posto, la Sezione delle Autonomie concludeva confermando l’orientamento consolidato della giurisprudenza contabile sopra richiamata da cui, allo stato, non vi è motivo di discostarsi. Va dunque ribadita l’applicabilità agli organi di revisione degli enti locali dell’articolo 6, comma 3, del decreto n. 78/2010".
Si segnala il parere reso dalla Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per il Piemonte n. 155/2015/SRCPIE/PAR del 21.10.2015 che ha risposto alla richiesta del sindaco del comune di Salerano Canavese (TO) in ordine alla corretta interpretazione dell’articolo 6, commi 1 e 3, del d.l. n. 78/2 ... Continua a leggere
lunedì 2 novembre 2015 20:43
IMU e TASI: in Gazzetta l'assegnazione dei conguagli del Fondo di solidarieta' comunale 2014
segnalazione del decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla G.U. n. 255 del 2.11.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 255 del 2.11.2015 il decreto 23.10.2015 del Ministero dell'Interno recante "Assegnazione dei conguagli del Fondo di solidarieta' comunale 2014, per n. 36 comuni delle regioni a statuto ordinario, della Regione Siciliana e della Regione Sardegna a seguito di rettifiche dei gettiti IMU e TASI". Nel decreto si precisa che "A ciascuno dei comuni delle regioni a statuto ordinario, della Regione Siciliana e della Regione Sardegna per i quali, in sede di verifica tecnica, sulla base dei gettiti stimati IMU e TASI, e' stata riscontrata l'esigenza di rettificare l'importo delle quote attribuite del Fondo di solidarieta' comunale 2014 rispetto a quanto gia' stabilito con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° dicembre 2014, e' corrisposta l'ulteriore somma, a titolo di Fondo di solidarieta' comunale per l'anno 2014, nella misura indicata nell'allegato A) al presente decreto, per un totale pari ad euro 10.713.842,00, utilizzando l'accantonamento di cui all'art. 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° dicembre 2014". Accedi al decreto.
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 255 del 2.11.2015 il decreto 23.10.2015 del Ministero dell'Interno recante "Assegnazione dei conguagli del Fondo di solidarieta' comunale 2014, per n. 36 comuni delle regioni a statuto ordinario, della Regione Siciliana e della Regione Sardegna a segui ... Continua a leggere
domenica 25 ottobre 2015 21:07
Fondo sperimentale di riequilibrio: il Consiglio di Stato interviene sulle conseguenze dell'omessa comunicazione nei termini dell’entità delle risorse effettivamente utilizzate a riduzione delle posizioni debitorie
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della sentenza del Consiglio di Stato Sez. III del 23.10.2015 n. 4895
Il Consiglio di Stato Sez. III con sentenza del 23.10.2015 n. 4895 ha esaminato ed accolto l'appello proposto da un Comune con il quale impugnava la statuizione del Tar nella quale avevano formato oggetto di contestazione, unitamente agli atti di indirizzo e regolamentari, le determinazioni del Ministero dell’Interno con le quali - di applicazione delle disposizioni relative ai comuni assoggettati al patto di stabilità interno per l’esercizio finanziario 2012 - hanno escluso il Comune ricorrente dai benefici previsti dal fondo sperimentale di riequilibrio, per avere omesso di comunicare, entro il termine del 31 marzo 2013, l’entità delle risorse effettivamente utilizzate a riduzione delle posizioni debitorie, con comminatoria di restituzione dell’importo di euro 39.299,83 da destinarsi ai fini predetti. In particolare l’art. 16, comma 6 bis, della legge n. 135 del 2012, stabilisce che “i comuni comunicano al Ministero dell’ Interno, entro il termine perentorio del 31 marzo 2013… l’importo non utilizzato per l’estinzione e la riduzione anticipata del debito” e che“in caso di mancata comunicazione da parte dei comuni entro il predetto termine perentorio il recupero del 2013 è effettuato per un importo pari al totale del valore della riduzione non operata nel 2012”. Nella specie, precisa il Collegio, non è in contestazione la destinazione da parte del Comune di Massa Lombarda degli importi resi disponibili ai fini dell’estinzione e riduzione anticipata del debito. La lettera del comma 6 dell’art. 16 in precedenza richiamato impone l’obbligo di comunicazione entro il termine perentorio ivi previsto (31 marzo 2013), con le conseguenze patrimoniali in caso di mancato adempimento, per la sola ipotesi di “importo non utilizzato per l’estinzione e la riduzione anticipata del debito”. Il chiaro dato letterale della norma e l’affidamento su esso riposto dal Comune appellante non consente di dare ingresso a interpretazioni extratestuali, fondate sulla ratio di consentire al Ministero dell’ Interno di conoscere in ogni caso le modalità di impiego dei fondi. Il Comune ha reso edotto il Ministero, entro termine ristretto, di avere destinato alla riduzione del debito le complessiva somma di euro 43.958,96, in eccedenza alle risorse rese disponibili in base al patto di stabilità interna. Conclude, il Consiglio di Stato, aggiungendo che la natura sostanzialmente afflittiva della previsione di cui all’art. 16, comma 6 bis, sul recupero forzoso delle somme non utilizzate, porta ad escludere ogni interpretazione estensiva di applicazione della norma oltre i casi in essa espressamente contemplati.
Il Consiglio di Stato Sez. III con sentenza del 23.10.2015 n. 4895 ha esaminato ed accolto l'appello proposto da un Comune con il quale impugnava la statuizione del Tar nella quale avevano formato oggetto di contestazione, unitamente agli atti di indirizzo e regolamentari, le determinazioni del Min ... Continua a leggere
sabato 10 ottobre 2015 10:46
Città Metropolitane e province: in G.U. la ripartizione e attribuzione del Fondo sperimentale di riequilibrio
segnalazione del Decreto del Ministero dell'Interno in Gazzetta Ufficiale n. 234 del 8.10.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n.234 del 8.10.2015 il Decreto del Ministero dell'Interno 29 settembre 2015 recante "Ripartizione e attribuzione del Fondo sperimentale di riequilibrio per le citta' metropolitane e le province delle regioni a statuto ordinario, per l'anno 2015".
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale - Serie Generale n.234 del 8.10.2015 il Decreto del Ministero dell'Interno 29 settembre 2015 recante "Ripartizione e attribuzione del Fondo sperimentale di riequilibrio per le citta' metropolitane e le province delle regioni a statuto ordinario, per l'ann ... Continua a leggere
mercoledì 7 ottobre 2015 23:04
Contenzioso tributario e interpelli: in Gazzetta Ufficiale le misure del nuovo sistema fiscale
segnalazione del D.lgs n. 156/2015 pubblicato sulla G.U. n. 233 del 7.10.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.233 del 7.10.2015 - Suppl. Ordinario n. 55 - il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 recante "Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, lettere a) e b), della legge 11 marzo 2014, n. 23". Il D.lgs, contenente 13 articoli, entrerà in vigore il 22.10.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.233 del 7.10.2015 - Suppl. Ordinario n. 55 - il decreto legislativo 24 settembre 2015, n. 156 recante "Misure per la revisione della disciplina degli interpelli e del contenzioso tributario, in attuazione degli articoli 6, comma 6, e 10, comma 1, letter ... Continua a leggere
mercoledì 7 ottobre 2015 22:54
Fisco: in G.U. le misure per la semplificazione e razionalizzazione della riscossione
segnalazione del decreto legislativo n. 159/2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 233 del 7.10.2015
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.233 del 7.10.2015 - Suppl. Ordinario n. 5, il decreto legislativo 24.9.2015 n. 159 recante "Misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione, in attuazione dell'articolo 3, comma 1, lettera a), della legge 11 marzo 2014, n. 23". Il D.lgs entrerà in vigore il 22.10.2015 e si compone di 15 articoli.
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n.233 del 7.10.2015 - Suppl. Ordinario n. 5, il decreto legislativo 24.9.2015 n. 159 recante "Misure per la semplificazione e razionalizzazione delle norme in materia di riscossione, in attuazione dell'articolo 3, comma 1, lettera a), dell ... Continua a leggere
martedì 6 ottobre 2015 21:50
IMU e TASI: la risoluzione del MEF sugli immobili utilizzati dalle casse edili
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti della risoluzione del Dipartimento delle Finanze n. 8 del 5.10.2015
Il MEF, Dipartimento delle Finanze, con risoluzione n. 8 del 5.10.2015 ha risposto al quesito in materia di "Imposta municipale propria (IMU) e Tributo per i servizi indivisibili (TASI). Immobili utilizzati da enti non commerciali per l'attività previdenziale. Esenzione di cui all'art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504". Quesito. In particolare con la risoluzione in esame sono stati forniti chiarimenti in merito all'applicazione dell'esenzione prevista dall'art. 7, comma 1, lett. i), del D. Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504 relativamente agli immobili utilizzati dalle casse edili. Accedi alla risoluzione.
Il MEF, Dipartimento delle Finanze, con risoluzione n. 8 del 5.10.2015 ha risposto al quesito in materia di "Imposta municipale propria (IMU) e Tributo per i servizi indivisibili (TASI). Immobili utilizzati da enti non commerciali per l'attività previdenziale. Esenzione di cui all'art. 7, comma 1 ... Continua a leggere
giovedì 17 settembre 2015 18:18
Violazioni del Codice della Strada accertate dalla Polizia di Stato: in Gazzetta la determinazione delle spese di notifica e di accertamento
segnalazione del decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla G.U. n. 214 del 15.9.2015
A decorrere dal 15 settembre 2015 le spese di accertamento e di notifica dei verbali di contestazione di violazioni al codice della strada, da porre a carico dei responsabili del pagamento delle sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada accertate da personale della Polizia di Stato, sono determinate in Euro 15,23, I.V.A. compresa, composti da Euro 11,86, I.V.A. compresa, e da Euro 3,37, I.V.A. compresa, quali spese di notifica e di accertamento. È quanto stabilito nel decreto del Ministero dell'Interno del 8.7.2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 214 del 15.9.2015
A decorrere dal 15 settembre 2015 le spese di accertamento e di notifica dei verbali di contestazione di violazioni al codice della strada, da porre a carico dei responsabili del pagamento delle sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada accertate da personale della Polizia di St ... Continua a leggere
martedì 18 agosto 2015 18:12
Rapporti tra fisco e contribuenti: in G.U. il decreto legislativo sulla certezza del diritto
segnalazione del D.lgs n. 128/2015 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18.8.2015
Entreranno in vigore il 2 settembre p.v. le disposizioni sulla "certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge 11 marzo 2014, n. 23" introdotte dal Decreto legislativo n. 128/2015 pubblicato sulla G.U. n. 190 del 18 agosto 2015.
Entreranno in vigore il 2 settembre p.v. le disposizioni sulla "certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente, in attuazione degli articoli 5, 6 e 8, comma 2, della legge 11 marzo 2014, n. 23" introdotte dal Decreto legislativo n. 128/2015 pubblicato sulla G.U. n. 190 del 18 agosto 201 ... Continua a leggere
Secondo consolidata giurisprudenza, la colpevolezza degli Organi politici, che hanno posto in essere provvedimenti ritenuti forieri di danno, può non assurgere a gravità perseguibile, nel caso in cui gli stessi abbiano adottato le contestate decisioni sulla base del parere di un organo tecnico. Su ... Continua a leggere
domenica 19 luglio 2015 14:35
segnalazione del Prof. Avv. Enrico Michetti del parere della Corte dei Conti Sezione del Controllo per la Regione Sardegna n. 50 del 13.7.2015
Il Commissario Straordinario della Provincia di Cagliari ha chiesto il seguente parere: “se il combinato disposto dell’articolo 1, comma 725, della legge 296/2006 con la nuova formulazione dell’art. 4, comma 4 del decreto legge n. 90/2014 possa essere interpretato nel senso che il limite dell’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nel 2013 debba essere riferito al compenso lordo annuale, onnicomprensivo, attribuito al presidente e ai componenti del consiglio di amministrazione in quanto membri dell’organo collegiale di direzione, mentre l’indennità di risultato, essendo eventuale e distribuibile solo al raggiungimento di un determinato risultato (nel caso di produzione di utili) e per importi da determinarsi entro parametri prefissati [(non superiore al doppio del compenso onnicomprensivo (compenso più rimborsi spese documentati)] possa essere comunque attribuito anche in eccedenza del valore pari all’80 per cento conseguito nel 2013 (riferito alla sola quota fissa ). La Corte dei Conti Sezione del Controllo per la Regione Sardegna nel parere n. 50 del 13.7.2015 ha evidenziato come la richiesta di parere verte sul significato da attribuire alla riduzione disposta dall’art. 4, comma 4, del D.L. n. 95 del 2012, come modificato dall’art. 16 del D.L. n. 90 del 2014 convertito nella legge n. 114 del 2014. Nella parte che rileva per il presente esame, tale norma prevede che, con riferimento alle società controllate direttamente o indirettamente dalle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 che abbiano conseguito nell’anno 2011 un fatturato da prestazione di servizi a favore di amministrazioni pubbliche superiore al 90 per cento dell’intero fatturato, “a decorrere dal 1° gennaio 2015, il costo annuale sostenuto per i compensi degli amministratori di tali società …. non può superare l’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nell’anno 2013.” Il successivo comma 5 estende l’applicazione di questo tetto di spesa alle società a totale partecipazione pubblica, diretta o indiretta. La norma si inserisce nel disegno del legislatore di contenere la spesa sostenuta dalle amministrazioni pubbliche per le società partecipate.Medesima finalità persegue l’altra norma richiamata nella richiesta di parere (art. 1, comma 725, della legge n. 296 del 2006, come modificato dal comma 12 dell’art. 61 del D.L. n. 112 del 2008). Peraltro, come già affermato da altre Sezioni della Corte dei conti (Sez. Lombardia deliberazione n. 88/2015/PAR) è diverso l’ambito delle due discipline, infatti “la finanziaria 2007 introduce un limite al compenso del singolo amministratore (presidente o componente di c.d.a.) di società partecipate da comuni e province”, mentre il D.L. n. 95/2012 “pone un limite ai costi complessivamente sostenuti dalle amministrazioni pubbliche per gli amministratori delle società controllate, o interamente partecipate, riferendolo alla spesa storica sostenuta per l’intero organo di amministrazione nel 2013”. Di conseguenza entrambe le norme devono essere applicate. Infatti, nella logica complessiva di progressivo contenimento dei costi degli organismi partecipati dagli enti locali perseguita dal legislatore, la normativa più recente chiude spazi lasciati aperti da quella più risalente nel tempo. La Sezione ritiene, pertanto, che non vi siano elementi per discostarsi dall’interpretazione fornita nel precedente sopra richiamato e ribadisce che il limite dell’80 per cento del costo complessivamente sostenuto nel 2013 si applica al trattamento economico complessivamente considerato, comprensivo del compenso fisso e dell’eventuale indennità da corrispondere sulla base degli utili realizzati.Pertanto l’indennità di risultato potrà essere riconosciuta, nei limiti di cui all’art. 1, comma 725 della legge n. 296/2006, solo se l’onere complessivo, così determinato, a carico dell’ente non superi l’80 per cento di quello sostenuto nel 2013.
Il Commissario Straordinario della Provincia di Cagliari ha chiesto il seguente parere: “se il combinato disposto dell’articolo 1, comma 725, della legge 296/2006 con la nuova formulazione dell’art. 4, comma 4 del decreto legge n. 90/2014 possa essere interpretato nel senso che il limite dell’80 pe ... Continua a leggere
domenica 19 luglio 2015 13:50
segnalazione del Prof. avv. Enrico Michetti del parere della Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia n. 141/PAR/2015
Il Sindaco del Comune di Capurso ha chiesto il parere alla Corte dei Conti al fine di pervenire ad una corretta interpretazione delle disposizioni introdotte dall’art. 10, comma 2 bis, del D. L. 24/06/2014 n. 90 convertito con modificazioni dalla L. 11/08/2014 n. 114 in materia di diritti di rogito dei segretari comunali. In particolare, il comma 2 bis dell’art. 10 del su richiamato D. L. n. 90/2014 prevede che: ”negli enti locali privi di dipendenti con qualifica dirigenziale, e comunque a tutti i segretari comunali che non hanno qualifica dirigenziale, una quota del provento annuale spettante al comune ai sensi dell'articolo 30, secondo comma, della legge 15 novembre 1973, n. 734, come sostituito dal comma 2 del presente articolo, per gli atti di cui ai numeri 1, 2, 3, 4 e 5 della tabella D allegata alla legge 8 giugno 1962, n. 604, e successive modificazioni, è attribuita al segretario comunale rogante, in misura non superiore a un quinto dello stipendio in godimento”. Il Sindaco, dopo aver specificato che il Comune di Capurso non dispone di alcun dipendente con qualifica dirigenziale in dotazione organica; è inserito nella classe II ai fini dell’assegnazione del segretario comunale e vi presta servizio un segretario comunale di fascia A, richiede alla Sezione se possano riconoscersi al segretario comunale, nei limiti stabiliti dalla norma vigente, i diritti di rogito per i contratti stipulati dal Comune e rogati dallo stesso segretario. Infine, il quesito richiama i contrastanti pareri emessi dalle Sezioni regionali circa la modalità di riconoscere il diritto all’emolumento a favore del segretario comunale. La Corte dei Conti Sezione Regionale di Controllo per la Puglia con il parere n. 141/PAR/2015 ha statuito che: "L’art. 10, comma 2 bis, del D. L. n. 90/2014 prevede che: ”negli enti locali privi di dipendenti con qualifica dirigenziale, e comunque a tutti i segretari comunali che non hanno qualifica dirigenziale, una quota del provento annuale spettante al comune ai sensi dell'articolo 30, secondo comma, della legge 15 novembre 1973, n. 734, come sostituito dal comma 2 del presente articolo, per gli atti di cui ai numeri 1, 2, 3, 4 e 5 della tabella D allegata alla legge 8 giugno 1962, n. 604, e successive modificazioni, è attribuita al segretario comunale rogante, in misura non superiore a un quinto dello stipendio in godimento”. Deve aggiungersi che il comma 2 del su richiamato art. 10 del D. L. n. 90/2014 ha integralmente sostituito l'articolo 30, comma 2, della L. 15/11/1973, n. 734, disponendo che il provento annuale dei diritti di segreteria deve essere attribuito integralmente al Comune o alla Provincia.La Sezione delle Autonomie, con deliberazione n. 21/SEZAUT/2015/QMIGdepositata in data 24/06/2015, in presenza di contrasti interpretativi tra le Sezioni regionali di controllo rilevati, peraltro, anche dalla richiesta di parere in esame, ha enunciato i seguenti principi di diritto: “alla luce della previsione di cui all’art. 10, comma 2 bis del D. L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, i diritti di rogito competono ai soli segretari di fascia C. In difetto di specifica regolamentazione nell’ambito del CCNL di categoria successivo alla novella normativa i predetti proventi sono attribuiti integralmente ai segretari comunali, laddove gli importi riscossi dai Comune, nel corso dell’esercizio, non eccedono i limiti della quota del quinto della retribuzione in godimento del segretario. Le somme destinate al pagamento dell’emolumento in parola devono intendersi al lordo di tutti gli oneri accessori connessi all’erogazione, ivi compresi quelli a carico degli enti”. Infatti, la Sezione delle Autonomie, con la citata deliberazione, alla quale le Sezioni regionali sono tenute a conformarsi, ha condiviso l’orientamento più rigoroso espresso dalla Sezione regionale di controllo per il Lazio che ha ritenuto che il richiamo della disposizione normativa di cui al comma 2 bis dell’art. 10 del D. L. n. 90/2014 ai “segretari che non hanno qualifica dirigenziale” è da intendersi in senso atecnico posto che ai segretari comunali e provinciali non è attribuita la qualifica dirigenziale ma per alcune categorie il trattamento stipendiale è equiparato a quello spettante ai dirigenti ed ha sottolineato, alla luce dell’art. 32 del CCNL 2011, che la norma si riferirebbe ai segretari comunali appartenenti alla fascia C il cui trattamento tabellare stipendiale non è equiparato a quello del personale dirigenziale concludendo, quindi, che i diritti di rogito non possano riconoscersi ai segretari che godano di equiparazione alla dirigenza sia essa assicurata dall’appartenenza alle fasce A e B sia essa un effetto del galleggiamento in ipotesi di titolarità in enti privi di dipendenti con qualifica dirigenziale (Sezione regionale di controllo per il Lazio, deliberazione n. 21/2015/PAR). Tale interpretazione, secondo la Sezione delle Autonomie, si coniuga con la tendenza legislativa a ricondurre entro ristretti limiti le fattispecie che importino deroghe, o comunque temperamenti, al fondamentale principio di omnicomprensività della retribuzione. Con la su richiamata deliberazione n. 21/SEZAUT/2015/QMIG, la Sezione delle Autonomie ha, inoltre, rilevato che da un’interpretazione rigorosamente incentrata sul dato testuale della norma non possa desumersi l’attribuzione in favore degli enti interessati della possibilità di determinare la quota del provento da erogare mediante un’autonoma regolamentazione evidenziando che i proventi in esame sono attribuiti integralmente al segretario comunale laddove gli importi riscossi dai Comune, nel corso dell’esercizio, non eccedano i limiti della quota del quinto della retribuzione in godimento del segretario. Tale conclusione, secondo la prospettazione operata dalla Sezione delle Autonomie, appare coerente con la ratio sottesa alle disposizioni che hanno modificato la disciplina dei diritti di rogito attribuendo l’integralità del gettito all’ente locale nonché all’ipotesi derogatoria prevista dal comma 2 bis dalla cui applicazione non possono derivare maggiori spese per l’ente.
Il Sindaco del Comune di Capurso ha chiesto il parere alla Corte dei Conti al fine di pervenire ad una corretta interpretazione delle disposizioni introdotte dall’art. 10, comma 2 bis, del D. L. 24/06/2014 n. 90 convertito con modificazioni dalla L. 11/08/2014 n. 114 in materia di diritti di rogito ... Continua a leggere
domenica 19 luglio 2015 13:23
Nel processo contabile spetta al Procuratore provare l’esistenza del danno erariale per cui, già in relazione alla mancanza di elementi certi sulla sussistenza di un pregiudizio risarcibile caratterizzato da certezza ed attualità, il giudice deve respingere la domanda. È quanto sancito dalla Corte dei Conti, Sez. Giurisdizionale per la Regione Lazio nella sentenza del 15.7.2015 n. 338 nella quale il Collegio ha precisato che: "La certezza probatoria del postulato danno erariale va poi comunque correlata al principio generale secondo cui l’azione di responsabilità non può costituire il mezzo attraverso il quale si introducono nel giudizio addebiti generici ed eterogenei, privi di sindacato critico sui fatti specifici e concreti che si intendono contestare".
Nel processo contabile spetta al Procuratore provare l’esistenza del danno erariale per cui, già in relazione alla mancanza di elementi certi sulla sussistenza di un pregiudizio risarcibile caratterizzato da certezza ed attualità, il giudice deve respingere la domanda. È quanto sancito dalla Corte ... Continua a leggere