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Timestamp: 2013-05-19 01:24:19+00:00
Document Index: 154429921

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 20', 'art. 5', 'art. 3', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 3']

Un intervento di ristrutturazione edilizia presuppone un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura in stato di conservazione tale da consentire la sua fedele ricostruzione
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0	REPUBBLICA ITALIANA
sezione staccata di Catania (Sezione Prima)
Sul ricorso numero di registro generale 1761 del 2007, proposto da:
Cinturrino Antonino, rappresentato e difeso dagli avv. Carmelo Saitta, Dario Sammartino, con domicilio eletto presso Dario Sammartino in Catania, via O. Scammacca, 37;
Comune di Ali' Terme, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Carmelo Moschella, con domicilio eletto presso la Segreteria del TAR Catania;
della nota prot. 2798/552-T del 6 luglio 2007 (All. 3), con la quale il Comune ha comunicato al ricorrente il diniego di autorizzazione per la manutenzione straordinaria di un fabbricato ad uso abitativo sito in C.da Bagni
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Ali' Terme (Me);
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 3 dicembre 2009 il dott. Agnese Anna Barone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Il signor Cinturrino è proprietario di un terreno con annesso vecchio fabbricato contraddistinto in catasto al foglio 8 particella 73 del Comune di Alì Terme, c.da Bagni (in zona priva di pianificazione urbanistica e quindi soggetta al regime dell’art. 9 del D.P.R. 380/01) per il quale ha richiesto il rilascio dell’autorizzazione edilizia per un progetto di manutenzione straordinaria per il restauro del predetto immobile. Il Comune ha respinto la domanda con la seguente motivazione: “L’intervento previsto (manutenzione straordinaria) non è applicabile all’immobile in questione che, come risulta dalla documentazione fotografica, dagli elaborati grafici e dalla relazione tecnica di progetto, di fatto è un “rudere”. Infatti, tal edificio - di vecchia costruzione e in stato di abbandono e degrado - è privo di copertura, senza alcuna traccia della pavimentazione interna e degli impianti, con gli infissi esterni assenti o fortemente degradati. L’intervento prevede anche la costruzione di un porticato sul lato sud est, che costituisce ampliamento con aumento della superficie coperta, non riconducibile alla fattispecie della manutenzione straordinaria. L’intervento proposto, che prevede di operare su un rudere anche con ampliamento, si configura come nuova costruzione e richiede la concessione edilizia”.
Con il ricorso in esame, il signor Cinturino ha impugnato il predetto provvedimento deducendo in un unico motivo di ricorso le censure di violazione dell’art. 3 del DPR 380/2001 e l’eccesso di potere per contraddittorietà e sviamento. Secondo il ricorrente, il fabbricato sarebbe perfettamente individuabile nelle sue componenti strutturali essenziali e la manutenzione straordinaria sarebbe solamente finalizzata al rifacimento dello stesso nel rispetto dei parametri urbanistici, senza alcun aumento di cubatura.
Il Comune intimato si è costituito in giudizio, contestando la parziale ricostruzione del fatto operata dalla parte ricorrente e controdeducendo nel merito del ricorso.
La difesa del Comune premette che già in precedenza (istanza del 4 dicembre 2006, prot. 1607), il Sig. Cinturrino aveva chiesto il rilascio di una concessione edilizia per la “demolizione e fedele ricostruzione di un fabbricato ad uso abitativo sito in C.da Bagni”, nella quale affermava che il fabbricato “è ridotto ad un rudere” (…);tale richiesta veniva respinta (nota n. 302/480T del 19/04/2007) “… in quanto l’intervento di ristrutturazione previsto interessa un rudere che ricade su un’area senza destinazione urbanistica, c.d. zona bianca, nella quale sono consentiti solo interventi di manutenzione ordinaria, di manutenzione straordinaria e di restauro e risanamento conservativo”. Il Comune rileva inoltre che nella nuova domanda parte ricorrente presenta un progetto con una diversa rappresentazione del fabbricato e nel quale viene omesso ogni riferimento al rudere; insiste, quindi per la legittimità del provvedimento di diniego giacché l’intervento previsto - qualificato dalla parte ricorrente quale “manutenzione straordinaria” - è incompatibile con l’effettivo stato dell’immobile come risultante dalla documentazione fotografica. Pertanto, il Comune ha dovuto negare la sopra richiesta autorizzazione edilizia in quanto gli intereventi prefigurati in atti necessiterebbero di una concessione edilizia non rilasciabile in quanto la struttura ricade in zona senza destinazione urbanistica.
Alla camera di consiglio del 25/10/2007, l’istanza cautelare è stata respinta.
Con successive memorie le parti hanno insistito nelle rispettive difese.
Alla pubblica udienza del 3 dicembre 2009, il ricorso è stato trattenuto in decisione come da verbale.
1. Oggetto della presente controversia è la qualificazione dell’intervento edilizio per il quale la parte ricorrente ha richiesto il rilascio dell’autorizzazione, quale intervento di ristrutturazione, così come lo ha qualificato l’amministrazione comunale, o, piuttosto quale intervento di manutenzione straordinaria, come, invece, sostiene la società ricorrente. L’art. 3, comma 1°, del D.P.R. n. 380 del 2001 ("Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia") dispone:"...s’intendono … a) ...; b) "interventi di manutenzione straordinaria", le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni di uso; c) ...; d) ...; e) ...; f) ...". In termini coincidenti, anche se più restrittivi, si esprime l’art. 20 della legge regionale n.71/1978 per il quale sono qualificabili quali interventi di manutenzione straordinaria (soggetti, quindi, al regime autorizzatorio ex art. 5 della l.r. 37/1985) quelli che riguardano le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti. Quanto alla ristrutturazione edilizia, l’ art. 3, c.1, lett. d) del D.P.R. n. 380/2001 qualifica "interventi di ristrutturazione edilizia" (…)"gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti. Nell'ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia sono ricompresi anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con la stessa volumetria e sagoma di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l'adeguamento alla normativa antisismica.".
2. Muovendo dalla formulazione delle predette norme, la giurisprudenza ha ripetutamente rilevato che gli interventi di manutenzione straordinaria postulano la preesistenza di un organismo edilizio già ultimato e operativo, di cui s’intende conservare o rinnovare la funzionalità, mentre la ristrutturazione consiste in una modalità di conservazione dell'edificio preesistente nella sua consistenza strutturale (Cons. St., sez. V, 10 agosto 2000, n. 4397), .anche se realizzata attraverso interventi strutturali di demolizione e ricostruzione (fra le tante, Cons. Stato, sez. IV, 18 marzo 2008, n. 1177). È opinione comune nella giurisprudenza che un intervento di ristrutturazione edilizia (anche di demolizione e ricostruzione) presuppone un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura in stato di conservazione tale da consentire la sua fedele ricostruzione (Cons. Stato Sez. IV - sentenza 16 giugno 2008, n. 2981). Il concetto di ristrutturazione postula infatti necessariamente l'esistenza di un manufatto da riedificare e consolidare dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura per cui i ruderi, che non possiedono tali elementi, sono da considerarsi un'area non edificata (Cass. Sez. III penale 24 settembre 2008 n. 36542).
3. Nel caso di specie, l’intervento proposto non presenta le caratteristiche che l’art. 3 D.P.R. 380/01 richiede per definire un’opera “intervento di manutenzione straordinaria”. Infatti, come emerge dalla documentazione fotografica in atti, la struttura su cui è previsto l’intervento presenta solo i muri perimetrali e, parzialmente e in minima parte, la copertura, senza considerare che proprio il richiedente nella precedente istanza del 4 dicembre 2006, aveva rappresentato una diversa situazione dei fatti, facendo espresso riferimento a un “rudere” con conseguente impossibilità di conservazione dell’organismo originario.
Infine, quanto alla realizzazione del portico sul lato sud est dell’immobile ( di cui parte ricorrente sostiene l’irrilevanza ai fini della qualificazione dell’intervento trattandosi di “pertinenza”) va rilevato che esso non può essere considerato singolarmente come autonomo intervento edilizio (per il quale ovviamente sarebbe sufficiente la sola autorizzazione) ma deve essere considerato e valutato unitamente al fabbricato originario; è indubbio, quindi, che esso, rispetto alla struttura preesistente, possiede un’ autonoma rilevanza sotto il profilo edilizio poiché prevede l’aggiunta di una nuova struttura alle parti preesistenti mediante un intervento che travalica quello di ristrutturazione ( cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. VI, 17 dicembre 2008 , n. 21346; Sez. IV, 6 luglio 2004 n. 9924).
Per le svolte considerazioni, il ricorso è infondato e va respinto.
Le spese seguono la soccombenza secondo la liquidazione operata in dispositivo.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia - sezione staccata di Catania - Sezione Prima respinge il ricorso indicato in epigrafe.
Condanna la parte ricorrente al pagamento in favore del Comune resistente delle spese di giudizio che liquida € 2.000,00 (euro duemila/00) oltre spese generali, I.V.A. e C.P.A.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 3 dicembre 2009 con l'intervento dei Magistrati:
Vincenzo Zingales, Presidente
Salvatore Schillaci, Consigliere
Agnese Anna Barone, Primo Referendario, Estensore
Il 19/07/2010
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