Source: https://www.diritto.it/in-tema-di-silenzio-amministrativo-fra-silenzio-rigetto-e-silenzio-inadempimento/
Timestamp: 2017-10-21 10:21:01+00:00
Document Index: 49232091

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 20', 'art. 36', 'art. 20']

In tema di silenzio amministrativo, fra silenzio rigetto e silenzio inadempimento
In tema di silenzio amministrativo, questa stessa Sezione ha già avuto modo di evidenziare (cfr. T.A.R. Catania, I, 17.10.2005, n. 1723) come il provvedimento espresso sia il frutto di un’attività amministrativa, ossia di una edizione del potere.
Analogamente deve dirsi per il silenzio rigetto, ossia per le ipotesi – normativamente qualificate – del silenzio quale “forma” di un provvedimento o comunque elemento di una fattispecie complessa cui la norma conferisce valenza significante ed effetti di rigetto della istanza del privato.
Se l’inerzia è silenzio rifiuto, invece, può essere affermato l’obbligo a provvedere, ma, in linea di principio, non può valutarsi la fondatezza dell’istanza, ossia pronunciarsi sul contenuto di quel provvedimento e, quindi, sulla pretesa al bene della vita, in quanto la norma che è invocata a titolo della pretesa demanda alla P.A. un’attività di esame e di cura degli interessi pubblici, la cui assenza impedisce il sorgere della situazione giuridica necessaria a sua volta a determinare l’interesse al ricorso sotto il profilo della cognizione circa la fondatezza della istanza.
Ove, invece, come nel caso di specie, il silenzio sia qualificabile, per espressa disposizione normativa, quale rigetto dell’istanza, non può debitamente parlarsi di omessa pronuncia amministrativa, impugnabile ai sensi dell’art. 2 della l.n. 241/1990 e dell’articolo 21-bis della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, ma di fattispecie perfettamente equiparabile all’atto (appunto, di rigetto), verso il quale è possibile soltanto esperire i normali rimedi nelle forme ordinarie di rito.
Ciò posto, non è possibile neanche la trasformazione del rito, in quanto, come la consolidata giurisprudenza insegna, lo speciale procedimento sul silenzio previsto dall’art. 21 bis l. Tar, non può essere convertito in rito ordinario, in considerazione della “ratio” sottesa alla scelta legislativa, volta ad attribuire a tale strumento processuale finalità acceleratorie e di semplificazione per la definizione delle controversie nella suddetta materia in ragione della relativa semplicità degli inerenti accertamenti di fatto e di diritto. Non si può, pertanto, introdurre, con il medesimo ricorso, due distinte azioni, disciplinate da differenti riti e di diverso oggetto e contenuto, data l’incompatibilità del procedimento camerale in materia di silenzio rifiuto (sostitutivo anche di ogni pronuncia cautelare) di cui all’art. 2 l. n. 205 del 2000, introduttivo dell’art. 21 bis l. Tar, con quello ordinario di sostanziale natura impugnatoria, che si svolge in pubblica udienza e nel quale il primo non può essere convertito, operando solo sul piano processuale e rivelandosi, quindi, non idoneo al conseguimento di statuizioni attinenti al merito della vertenza (cfr, Cons. Stato, sez. IV, 14 ottobre 2005, n. 5792; 20 luglio 2005, n. 3911; T.A.R. Catania, II, 24.2.2004, n. 387).
Riportiamo qiu di seguito la sentenza numero 4309 del 2 novembre 2010 pronunciata dal Tar Sicilia, Catania
N. 04309/2010 REG.SEN.
N. 01524/2010 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1524 del 2010, proposto da:
Giuseppe Ricorrente, rappresentato e difeso dall’avv. Antonino Campisi, con domicilio eletto presso Giuseppe Salerno in Catania, via Umberto,167;
Comune di Portopalo di Capo Passero;
del silenzio rifiuto del Responsabile dell’Area Tecnica del Comune di Portopalo di C.P. (SR), per il rilascio di concessione edilizia in sanatoria ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. 06.01.2001 N. 380 e contestuale autorizzazione ai sensi dell’art. 20 L.R. n. 4/2003, pratica edilizia N. 2/10, prot. N. 373 del 14.01.2010;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 settembre 2010 il dott. Agnese Anna Barone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con il ricorso in esame, parte ricorrente lamenta l’illegittimità del silenzio “rifiuto” asseritamente formatosi sull’istanza di concessione in sanatoria di un’opera abusiva dalla stessa presentata, ai sensi dell’art. 36 DPR 380/2001 e art. 20 l.r. 4/2003 relativo alla copertura precaria rimovibile.
La norma in esame al terzo comma dispone: “Sulla richiesta di permesso in sanatoria il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale si pronuncia con adeguata motivazione, entro sessanta giorni decorsi i quali la richiesta si intende rifiutata”.
Dall’esame della disposizione emerge che il silenzio serbato dall’Amministrazione assume il significato di espresso rigetto e non di mero rifiuto di pronunzia come ritenuto dalla ricorrente.
Alla luce delle considerazioni premesse, dunque, consegue l’inammissibilità del ricorso.
Nessuna statuizione è dovuto per le spese, attesa la mancata costituzione in giudizio del Comune intimato.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sezione staccata di Catania, Sezione Prima, dichiara inammissibile il ricorso in epigrafe.
Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 9 settembre 2010 con l’intervento dei Magistrati: