Source: https://www.lexitalia.it/a/2015/60358
Timestamp: 2020-07-15 08:42:32+00:00
Document Index: 10133874

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 34', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 43', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 107', 'art. 29', 'sentenza ']

Vizi radicali dell’atto amministrativo : LexItalia.it
Vizi radicali dell’atto amministrativo
n. 8/2015 | 12 Agosto 2015 | © Copyright | - Giurisprudenza, - Top, Atto amministrativo | Torna indietro | Commenta More
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. III – sentenza 3 agosto 2015 (sulla sussistenza di vizi così radicali – come quelli di incompetenza, di carenza di proposta o di mancanza di parere obbligatorio – da non consentire alla parte di graduarli e sul dovere del giudice di esaminarli in via prioritaria, dichiarando, ove ritenuti sussistenti, assorbite tutte le altre censure), con 6 documenti correlati.
CONSIGLIO DI STATO, SEZ. III – sentenza 3 agosto 2015 n. 3813 – Pres. Cirillo, Est. Ungari – Conserve Italia Soc. Coop. Agricola ed altri (Avv.ti Marconi e Gabrielli) c. Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (Avv. Stato Russo) – (riforma T.A.R. Lazio – Roma, Sez. III Ter, sent. n. 7039 del 2014).
1-3. Atto amministrativo – Vizi – Vizi di incompetenza, di carenza di proposta o di mancanza di parere obbligatorio – Sono talmente radicali e assorbenti che non ammettono di essere graduati dalla parte ricorrente – Dovere del giudice di esaminarli in via prioritaria, dichiarando (ove fondati) tutti gli altri motivi assorbiti – Sussiste.
1. Conformemente a quanto affermato dall’Adunanza Plenaria del CdS (1), deve ritenersi che, nonostante sia formalmente scomparsa la previsione dell’art. 26, comma 2, legge TAR (che imponeva, in caso di accoglimento del vizio di incompetenza, di rimettere l’affare all’autorità competente), con il nuovo codice del processo amministrativo i termini del dibattito restano invariati. Infatti, l’art. 34, comma 2, cod. proc. amm., secondo cui “in nessun caso il giudice può pronunciare con riferimento a poteri amministrativi non ancora esercitati”, è espressione del principio costituzionale fondamentale di separazione dei poteri (e di riserva di amministrazione) che, storicamente, nel disegno costituzionale, ha giustificato e consolidato il sistema della giustizia amministrativa; pertanto, in tutte le situazioni di incompetenza, carenza di proposta o di parere obbligatorio, si versa nella situazione in cui il potere amministrativo non è stato ancora esercitato, sicché il giudice non può fare altro che rilevare, se assodato, il relativo vizio e assorbire tutte le altre censure, non potendo dettare le regole dell’azione amministrativa nei confronti di un organo che non ha ancora esercitato il suo munus.
2. Nel disegno del codice del processo amministrativo, il vizio di incompetenza è talmente radicale e assorbente che non ammette di essere graduato dalla parte. A quest’ultima, se intende ottenere una pronuncia su tali peculiari modalità di (mancato) esercizio del potere amministrativo, si aprono perciò due strade: non sollevare la censura di incompetenza (e le altre assimilate), oppure sollevarla ma nella consapevolezza della impossibilità di graduarla.
3. Taluni vizi di legittimità (come quelli di incompetenza, carenza di proposta o di parere obbligatorio) esprimono una così radicale alterazione dell’esercizio della funzione pubblica che il codice ha imposto al giudice amministrativo di non ritenersi vincolato, a tutela della legalità dell’azione amministrativa e degli interessi pubblici sottostanti, dalla prospettazione del ricorrente e dalla eventuale graduazione dei motivi da quest’ultimo effettuata.
(1) Cfr. Cons. Stato, Adunanza Plenaria, sent. n. 5/2015, in questa Rivista, pag. http://www.lexitalia.it/a/2015/52089
CONSIGLIO DI STATO SEZ. V, sentenza 13-2-2009, pag. http://www.lexitalia.it/p/91/cds5_2009-02-13.htm (sul potere del G.A. di decidere l’ordine di trattazione delle censure avanzate con il ricorso, e sulla necessità o meno di esaminare per prima la censura riguardante il vizio incompetenza).
CONSIGLIO DI STATO SEZ. V, sentenza 8-3-2006, pag. http://www.lexitalia.it/p/61/cds5_2006-03-08-7.htm (sulla natura delle sentenze che annullano un provvedimento per incompetenza e sull’ammissibilità o meno dei ricorsi per l’esecuzione del giudicato formatosi su tali sentenze).
CONSIGLIO DI STATO SEZ. V, sentenza 5-9-2005, pag. http://www.lexitalia.it/p/52/cds5_2005-09-05-2.htm (sulle conseguenze che derivano agli altri motivi di ricorso ed alla domanda di risarcimento del danno nel caso di annullamento in s.g. dell’atto amministrativo per incompetenza).
TAR LOMBARDIA – MILANO SEZ. III, sentenza 13-5-2011, pag. http://www.lexitalia.it/p/11/tarlombmi_2011-05-13.htm (sull’inapplicabilità, dopo l’entrata in vigore del c.p.a., dell’orientamento secondo cui l’accoglimento della censura di incompetenza preclude l’esame degli ulteriori motivi di doglianza).
TAR LAZIO – ROMA SEZ. III, sentenza 29-8-2007, pag. http://www.lexitalia.it/p/72/tarlazio3_2007-08-29.htm (sulla possibilità o meno di applicare la sanatoria prevista dall’art. 21 octies della L. n. 241 del 1990 per i vizi formali del provvedimento amministrativo, anche al vizio di incompetenza relativa).
TAR CAMPANIA – NAPOLI SEZ. IV, sentenza 12-4-2005, pag. http://www.lexitalia.it/p/51/tarcampna4_2005-04-12.htm (sull’impossibilità di applicare la sanatoria degli atti viziati prevista dall’art. 21 octies della L. n. 241/1990, introdotto dalla L. n. 15/2005, al vizio di incompetenza relativa e di accogliere la domanda di risarcimento nel caso in cui l’atto, annullato per incompetenza, possa essere reiterato dall’organo competente ora per allora).
N. 03813/2015REG.PROV.COLL.
1. La società Conserve Italia Soc. coop. agricola, quale società proponente insieme ad altre società partecipanti al progetto, oggi con essa appellanti, in data 31 luglio 2008 ha presentato al Ministero dello sviluppo economico istanza di accesso ad un contratto di programma (disciplinato dai d.m. 24 gennaio 2008 e 2 maggio 2008) per la realizzazione di un progetto industriale nel settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli – c.d. Progetto Agriport – dell’importo complessivo di oltre 347 mln di euro, da realizzare nelle regioni Emilia Romagna, Veneto e Lazio.
2. La domanda delle appellanti ha superato la verifica di ammissibilità (cfr. nota prot. 31539 in data 22 settembre 2008).
3. In data 12 gennaio 2009 il MiSE ha autorizzato Invitalia a proseguire l’iter istruttorio, cosicché Invitalia con nota in data 21 gennaio 2009 ha sollecitato alle appellanti le determinazioni propedeutiche all’eventuale avvio della fase di interlocuzione. Le appellanti in data 4 marzo 2009 hanno accettato la suddetta intensità di aiuto.
4. Con d.m. 27 novembre 2009 sono state riconosciute ad alcuni contratti di programma – tra i quali quello delle appellanti – migliori condizioni in materia di decorrenza delle spese ammissibili, cumulabilità delle agevolazioni e rimodulazione dei programmi di investimento.
5. Con nota prot. 32546 in data 28 settembre 2011, anche in considerazione della difficoltà di reperire fondi sufficienti per finanziare tutte le iniziative, il MiSE ha prospettato l’opportunità di avvalersi del c.d. contratto di sviluppo – nuovo strumento di incentivazione introdotto dall’art. 43, del d.l. 112/2008, convertito dalla legge 133/2008, e regolamentato con d.i. 24 settembre 2010 e con d.m. 11 maggio 2011. In particolare, con tale nota venivano specificate le condizioni per fruire di tali nuovi benefici, ivi compresa l’avvertenza che l’avvio della procedura valutativa restava subordinata alla compatibilità della domanda con le risorse finanziarie disponibili.
6. La società proponente, anche in nome delle altre partecipanti (odierne appellanti), con nota in data 25 novembre 2011, ha comunicato l’adesione alla procedura dei contratti di sviluppo, “a condizione che la valutazione non comporti la perdita dei diritti acquisiti” in forza del decreto n. 001903/2008, del d.m. 27 novembre 2009 e del d.m. 4 maggio 2010.
7. Infine, con provvedimento in data 22 febbraio 2013, il dirigente della Divisione IX della Direzione generale per l’incentivazione delle attività imprenditoriali del MiSE, ha stabilito che:
– per quanto riguarda la domanda della società di accesso alla fase di negoziazione prevista dalla disciplina dei contratti di programma, la proposta di contratto di programma e la relativa concessione delle risorse, ai sensi degli artt. 10 del d.m. 24 gennaio 2008 e 2 del d.m. 2 maggio 2008, avrebbe dovuto essere approvata dal CIPE entro il 31 dicembre 2008, termine di scadenza del regime di aiuti autorizzato, ma ciò non è accaduto (in quanto l’istanza è stata presentata in data 22 settembre 2008 e gli adempimenti istruttori non sono stati definiti in tempo); mentre il decreto direttoriale n. 001899 in data 30 dicembre 2008, espressamente subordinato alla conferma delle agevolazioni nei modi previsti dal d.m. 24 gennaio 2008, non configura una concessione definitiva;
– di conseguenza, non è possibile dare applicazione alla nota Invitalia del 21 gennaio 2009 ed al d.m. 27 novembre 2009 (cioè, proseguire con la fase di negoziazione, ex art. 7, comma 2, del d.m. 24 gennaio 2008; in sostanza, ha respinto la domanda volta alla stipula del contratto di programma);
– per quanto concerne la domanda di valutazione ai fini dell’ammissione ai benefici di cui ai contratti di sviluppo, “in ragione di quanto esposto in merito all’accesso alla procedura dei Contratti di programma” non può essere accolta la richiesta di fare salvi i “diritti acquisiti” in forza del decreto del direttore generale del 30 dicembre 2008, del d.m. 27 novembre 2009 e del d.m. 4 maggio 2010, e la domanda sarà valutata da Invitalia esclusivamente sulla base della disciplina vigente per detto strumento e fatta salva la disponibilità finanziaria.
8. Il predetto provvedimento di diniego è stato impugnato dalla società dinanzi al TAR del Lazio (unitamente ad atti presupposti e collegati).
9. Nell’appello sono stati riproposti i sei motivi di impugnazione disattesi in primo grado, corredati da critiche alle argomentazioni della sentenza appellata.
10. Il Ministero dello sviluppo economico si è costituito in appello (unitamente al MiPAAF, coemanante la disciplina delle agevolazioni) ma non ha svolto difese.
11. Il Collegio preliminarmente osserva che l’Adunanza Plenaria n. 5/2015, occupandosi dei limiti al potere della parte di graduare i motivi e le domande, ha anche affermato che, nonostante sia formalmente scomparsa la previsione dell’art. 26, comma 2, legge TAR (che imponeva, in caso di accoglimento del vizio di incompetenza, di rimettere l’affare all’autorità competente), con il nuovo codice del processo amministrativo i termini del dibattito restano invariati.
12. Tali principi devono essere applicati nel caso in esame.
13. Riguardo ad argomentazioni contenute nella sentenza appellata, le appellanti hanno precisato che: (a) – il loro interesse risiede nella possibilità che il MiSE richieda alla Commissione UE la riapertura del termine del regime di aiuti 729/A/2000, o comunque l’autorizzazione ad una forma di aiuto compatibile con l’art. 107 TFUE (ex 87 Trattato UE); (b) – oppure, nell’ipotesi in cui si ritenesse definitivamente precluso l’iter dei contratti di programma (cfr. abrogazione dello strumento ad opera dell’art. 29 del d.l. n. 83/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 134/2012), avrebbe interesse a difendere i benefici precedentemente acquisiti (a quanto sembra: accesso da parte delle grandi imprese, eleggibilità delle spese sostenute a decorrere dal 30 dicembre 2008, possibilità di cumulare altri eventuali aiuti) onde fruirne anche nel regime agevolativo dei contratti di sviluppo.
14. Pertanto, per quanto sopra esposto circa la natura del vizio di incompetenza, la fondatezza della parte del primo motivo di appello sopra esaminata, determina la riforma della sentenza appellata.
15. Considerata la novità di alcuni aspetti delle questioni affrontate si ravvisano giustificati motivi per disporre la compensazione delle spese di giudizio.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA il 03/08/2015.
Ricorso in cassazione per vizi di composizione dell'organo giudicante 9 Settembre 2010
Il collaudo della P.A. sana i vizi occulti dell’opera pubblica? 14 Aprile 2017
Distinzione tra atto confermativo in senso proprio ed atto meramente confermativo 13 Maggio 2014
« Collegi elettorali per l’Italicum (si vis pacem, para bellum)
Ordinanze dei Sindaci a tutela della sicurezza urbana »