Source: http://ivanacastello.it/consiglio-comunale-seduta-nulla/
Timestamp: 2020-01-29 17:09:18+00:00
Document Index: 174489385

Matched Legal Cases: ['art. 162', 'art. 193', 'art. 193', 'art. 193', 'art. 147', 'art. 3', 'art. 193', 'art. 175', 'art. 193', 'art. 193', 'art. 193', 'art. 166', 'art. 193', 'art. 175', 'art. 147', 'art. 3', 'art. 175']

Consiglio Comunale - seduta Nulla! - Ivana Castello
Trasmetto l’allegato articolo per informare i cittadini in merito a
quanto è avvenuto durante il Consiglio comunale del 30 luglio c.a. Si
dovevano verificare gli equilibri di bilancio ma invece ne è sortita,
a mio modo di sentire, una seduta nulla. Almeno per la parte che
concerne gli equilibri.
Il 30 luglio 2019 il Consiglio comunale di Modica è stato convocato per la verifica degli equi-librî di bilancio. L’articolo193 del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, statuisce infatti che:
«1. Gli enti locali rispettano durante la gestione e nelle variazioni di bilancio il pareggio finanziario e tutti gli equilibri stabiliti in bilancio per la copertura delle spese correnti e per il finanziamento degli investimenti, secondo le norme contabili recate dal presente testo unico, con particolare riferimento agli equilibri di competenza e di cassa di cui all’art. 162, comma 6.
2. Con periodicità stabilita dal regolamento di contabilità dell’ente locale, e comunque almeno una volta entro il 31 luglio di cia-scun anno, l’organo consiliare provvede con delibera a dare atto del permanere degli equilibri generali di bilancio o, in caso di accerta-mento negativo ad adottare, contestualmente:
a) le misure necessarie a ripristinare il pareggio qualora i dati della gestione finanziaria facciano prevedere un disavanzo, di ge-stione o di amministrazione, per squilibrio della gestione di competenza, di cassa ovvero della gestione dei residui;
c) le iniziative necessarie ad adeguare il fondo crediti di dubbia esigibilità accantonato nel risultato di amministrazione in caso di gravi squilibri riguardanti la gestione dei residui. La deliberazione è allegata, al rendiconto dell’esercizio relativo.
4. La mancata adozione, da parte dell’ente, dei provvedimenti di riequilibrio previsti dal presente articolo è equiparata ad ogni ef-fetto alla mancata approvazione del bilancio di previsione di cui all’articolo 141, con applicazione della procedura prevista dal comma 2 del medesimo articolo.» (La sottolineatura è nostra, n.d.r.).
Considerata la materia molto tecnica premetto alcune informazioni per renderla di più agevole comprensione. Il bilancio preventivo è un documento in cui l’autorità comunale sintetizza le attività che intende svolgere in un esercizio annuale e i finanziamenti a cui intende attingere per compierle. Detto altrimenti sintetizza le entrate pecuniarie che si conta di realizzare e le spese che si progetta di compiere per assicurare i servizi dovuti ai cittadini. Se si intende assicurare l’igiene della città, ad esempio, si devono:
1°. stabilire il costo del servizio;
2°. individuare o costituire il fondo che ne permetta la copertura.
Per l’igiene cittadina si applica un tributo detto Tari. Si stabiliscono i criteri della sua applica-zione e si procede al recupero delle somme. Lo stesso vale per l’energia d’illuminazione della città e per qualunque altro servizio. Il tema è ampissimo ma basti, per questa prima occasione, precisare che per la legge di stabilità relativa al 2016 (la n. 208 del 2015), i comuni sono tenuti all’obbligo di pa-reggio delle entrate con le uscite. In breve, se si spende effettivamente 100, le entrate debbono esse-re almeno 100. Potrebbe accadere che si preveda di spendere 80 a fronte di un introito di 100, ma non può accadere il contrario.
Sono infine previsti alcuni adempimenti, quali la verifica degli equilibri di bilancio, le variazio-ni di bilancio e il Piano esecutivo di gestione (Peg), quest’ultimo per l’affidamento, ai responsabili di settore, degli obiettivi da conseguire e delle risorse finanziarie che si prevede di impiegare.
La verifica degli equilibri nasce dal fatto che il documento contabile che si approva è un bilan-cio di previsione. La verifica, dunque, tende a modulare le operazioni previste per ripristinare, con proiezione al 31 dicembre, il pareggio perseguito. Non mi dilungo, ma la verifica degli equilibri per-segue l’obiettivo di non far trovare l’autorità comunale a dover ripristinare un pareggio che, all’ultimo momento, potrebbe risultare impossibile.
2. LA COMPETENZA DEL CONSIGLIO COMUNALE, GLI OBIETTIVI DELLA VERIFICA, L’INERZIA DEL CONSIGLIO
Potremmo ritenere già detto quanto sta per dirsi, ma specificare e rimarcare una norma che determina obblighi per tutti, Sindaco, Giunta, Consiglio, Consiglieri, Segretario etc., non è mai tempo perso.
L’articolo 193 del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 affida al Consiglio comunale il compito di effettuare la verifica degli equilibri di bilancio. Lo vediamo al comma 2, in cui te-stualmente è disposto:
«2. Con periodicità stabilita dal regolamento di contabilità dell’ente locale, e comunque almeno una volta entro il 31 luglio di cia-scun anno, l’organo consiliare provvede con delibera a dare atto del permanere degli equilibri generali di bilancio o, in caso di accerta-mento negativo ad adottare, contestualmente:
a) Le misure necessarie a ripristinare il pareggio».
Se competente nella verifica è il Consiglio, il Consiglio dev’essere messo in condizione di de-liberare in assoluta libertà. Per deliberare deve esaminare il bilancio, ricostruire eventuali squilibri che potrebbero protrarsi o aggravarsi entro la fine dell’esercizio (il 31 dicembre 2019 nel nostro caso) e provvedere a ripristinarli mediante spostamenti di somme da un capitolo all’altro. Per far ciò, ovviamente, ogni consigliere deve avere una copia del bilancio di previsione con gli equilibri originari, e una copia del bilancio al 30 luglio 2019 o lì intorno, da cui evincere le entrate accer-tate, le somme incassate, gli impegni e i pagamenti, per stabilire, in particolare e se sussistono, gli equilibri interni (parte corrente, conto capitale e servizi conto terzi), nonché gli equilibri di cassa che riguardano il movimento di denaro in entrata e in uscita. L’espressione «equilibrio di cassa» si riferisce all’obiettivo che le entrate, compreso l’eventuale fondo iniziale, e i pagamenti, -entrate e uscite avvenute tra il primo gennaio e il 31 dicembre- siano in pareggio o, ancor meglio, in esubero a favore delle entrate. L’equilibrio in altri termini si ha quando le entrate (E), sommate al fondo cassa iniziale (FCI) e dedotte le Uscite (U), realizzano un risultato che è zero o superio-re a zero:
E + FCI – U ≥ 0.
Analogamente si decide per la gestione dei residui attivi e passivi i quali, provenendo dall’esercizio precedente, possono avere subito delle differenze in più o in meno, per cui è inevi-tabile che si tenga conto degli effetti di tali cambiamenti sugli equilibri complessivi di bilancio.
E’ obbligatorio, infine, tener conto di due altre grandi categorie di spesa: dell’andamento economico degli organismi gestionali esterni e dei debiti fuori bilancio maturati o emersi dopo l’approvazione del bilancio di previsione.
3. LE VARIAZIONI DEL 30 LUGLIO 2019
Ho illustrato quanto avrebbe dovuto fare il Consiglio per la verifica degli equilibri di bilan-cio. Quel che effettivamente è avvenuto, però, è altro. Nessuno dei consiglieri ha avuto un origi-nario bilancio di previsione nella propria carpetta e nessuno di essi ha avuto una relazione che illu-strasse gli interventi di governo della Città tra il 1° gennaio e il 30 luglio 2019. Questi sono i do-cumenti essenziali per stabilire la distanza che s’è scavata tra le previsioni al 30 luglio e ciò che effettivamente s’è realizzato alla stessa data. Alcuno potrebbe anche contestare tale impostazione e dire che non tutti i consiglieri sanno leggere un bilancio. D’accordo. Ma nessuno in Consiglio ha parlato di verifica degli equilibri e nessuno ha spiegato che detti equilibri vanno perseguiti, per obbligo di legge, quando si verifica, com’è normale, una divaricazione tra le previsioni di bilancio e la realtà amministrata con gli interventi autorizzati. Per capirci: il bilancio di previsione è un programma di interventi a séguito dei quali s’intende, uso un’espressione un po’ tronfia, cambiare (quando si riesce a cambiare) il volto o la vita di una Città. Man mano che si va avanti, a partire dal primo gennaio, gli interventi modificano la Città nonché i diritti e i doveri dell’ente Comune verso i collaboratori e gli amministrati. Il bilancio, in qualche modo, rappresenta, se si preferisce indirettamente, il volto della città che si intende realizzare (bilancio di previsione) e il volto della città e, ovviamente, la situazione giuridica dell’ente Comune, dopo gli interventi (bilancio con-suntivo). E’ certo che se ci fermiamo ad un momento intermedio dell’azione amministrativa, il 30 luglio ad esempio, troviamo la situazione della Città e quella dell’ente Comune parzialmente mo-dificate. Può scoprirsi, ad esempio, che al 30 luglio la Città non sia amministrabile come definito in sede preventiva. Ci si deve, dunque, fermare per esaminare quello che s’è fatto e per riportare l’azione amministrativa a quanto a suo tempo approvato e autorizzato. Il Consigliere, però, non ha avuto gli strumenti per verificare questa evoluzione. Gli è stato detto che si dovevano compiere delle specifiche variazioni di bilancio e, come da ordini di scuderia, le ha autorizzate. Di verifica degli equilibri, dunque, sul piano sostanziale e formale, non ne ha parlato alcuno. Da parte mia ho tentato di porre il problema, entrando nel merito delle variazioni individuate, ma con risultati po-co significativi. Ho posto una sequela di domande che, a titolo di cronaca, riporto. Serviranno, quanto meno, a far capire di che s’è parlato e a delineare la distanza tra quanto si sarebbe dovuto fare (verifica degli equilibri di bilancio) e quanto effettivamente s’è fatto.
Innanzi ad alcune spese eccessive è stato necessario impinguare le entrate che, quando le mani sono un po’ bucate (a culapasta), è inevitabile che non bastino. Mi limiterò a tre casi:
– il gettito della tasi è stato aumentato da un milione a un milione e mezzo, adducendo ch’erano stati accertati alcuni evasori. Ho chiesto l’elenco di essi coi relativi debiti, per verificare la fondatezza dell’aumento ma l’assessore Aiello, anziché esibire il documento, che nel momento in cui si discuteva avrebbe dovuto essere già in possesso dei consiglieri, mi ha risposto di andarmi a leggere la determina n. 1303 del 28 maggio 2019, emessa dal Responsabile del terzo settore, in cui avrei trovato quanto cercavo. Era suo obbligo esibi-re il documento, ma non l’ha fatto. In più ho acquisito, qualche giorno dopo, la determi-na indicatami e non vi ho trovato alcun elenco. L’aumento di questa entrata, dunque, po-trebbe essere fittizio. Detto altrimenti: il riequilibrio compiuto sulla base di questa deter-mina potrebbe non esistere;
– è stato previsto e messo in entrata un contributo, da parte del Ministero di Grazia e Giu-stizia, di 450.000,00 euro. Il Ministero avrebbe provveduto, così è scritto agli atti, alle spese che il Comune sostiene per il mantenimento del Palazzo di giustizia. Per essere in-serito in bilancio dovrebbe trattarsi di un introito certo. Potrebbe anche sussistere un de-creto di impegno da parte del competente ufficio ministeriale. Ne ho chiesto copia, ma non mi è stata fornita. Anche questa cifra, posta in bilancio per adeguare le entrate alle uscite, dunque, potrebbe essere fittizia;
– sono stati previsti dei generici «introiti diversi» per l’importo complessivo di un milione di euro. Ne ho chiesto la specificazione ma non mi è stata fornita risposta alcuna. Anche su questa cifra gravano seri dubbi di inesistenza.
Sono, complessivamente, quasi due milioni in entrata, che esistono sulla carta o nella fantasia del sindaco e, naturalmente, dell’assessore preposto.
Sul piano delle uscite sono state dettate due variazioni: una in aumento, riguardante la spesa totale annua per energia elettrica e, l’altra, in diminuzione, riguardante tre diversi cespiti di spese postali. Mi limito ad accennarne.
La spesa annua per energia elettrica si aggira intorno a 5.500.000,00 euro. Lo stanziamento iniziale, però, prevedeva un’uscita di soli 3.804.836,00 euro, somma che, pur carente, non può dirsi insignificante. Abbate ci ha abituati a ben altro. Non si spiegava, però, che un buon 32% di essa, ossia 1.232.143,20 euro, era destinato al pagamento di due rate annuali per due transazioni sottoscritte con Banca Polluce e con Banca Ifis (In tal senso le delibere di Giunta n. 315 e n. 316 del 14 dicembre 2018). Si tratta, detto altrimenti, di una somma che non serve a pagare l’energia l’elettrica consumata nel 2019, bensì un analogo debito precedente. Se quindi depuriamo la posta originaria (3.804.836,00 euro) del suo importo, restano (3.804.836,00 – 1.232.143,20 =) 2.572.692,80 euro. Ipotizzato il consumo annuale in 5.500.000,00 euro e calcolata una disponibi-lità di 2.572.692,80 euro, il resto, quasi tre milioni, era debito fuori bilancio.
In atto, con le odierne variazioni di bilancio, la spesa prevista è passata a 5.536.107,25 euro e altrettanto è la liquidità disponibile. In apparenza, dunque, tanto si consuma e tanto si impegna. Non si tiene conto, però, come in precedenza, dell’importo di 1.232.143,20 euro destinato al pa-gamento delle predette transazioni, per cui si costituisce, comunque, un debito fuori bilancio di circa un milione. Sempre di euro. Oltre, ovviamente, al compimento di un reato di falso in bilan-cio.
Le spese postali previste per recupero evasione, invece, sono state ridotte, complessivamente, da 230.000,00 a 90.000,00 euro, con un risparmio di 140.000,00 euro. Ciò suona alquanto strano, se si considera che gran parte delle entrate proverrebbe da recupero evasione. Di solito al crescere dei tributi contestati agli evasori le spese postali aumentano, ma qui, evidentemente, il caso fun-ziona al contrario.
Concludo con un quesito. Non essendo stato in alcun modo esaminato il bilancio di previsio-ne per riequilibrare, ove necessario, le principali poste programmate; non essendo stato distribuito alcuno dei documenti, non dico tutti ma almeno i principali dei primi sette mesi di amministrazio-ne; essendomi stati denegati i documenti e i chiarimenti chiesti sui principali interventi di, si fa per dire, riequilibrio; essendo probabilissimo che anche coloro che hanno votato le variazioni all’ordine del giorno non siano stati informati, come me e come tutti; può dirsi che la seduta abbia legittimamente ottemperato al dettato normativo ex articolo 193 del Tuel? E tale validità non è preclusa, a maggior ragione, in mancanza degli atti che l’Amministrazione è tenuta:
1°. a sottoporre all’esame di ciascun consigliere;
2°. a esibire immediatamente ove richiesti?
Come si fa a deliberare in mancanza di essi e senza aver trattato – se non nell’atto deliberati-vo che nessuno conosce: perché scritto e conservato dall’Amministrazione medesima- di riequili-brio delle originarie poste di bilancio in prospettiva del 31 dicembre 2019?
Consigliere co-munale del PD
Modica, 18 agosto 2019
Salvaguardia degli equilibri di bilancio degli enti locali e assestamento generale
Entro il 31 luglio gli enti locali devono procedere alla verifica degli equilibri di bilan-cio prevista dall’art. 193, c. 2 del TUEL.
Entro la stessa scadenza è previsto l’assestamento generale del bilancio. Un ruolo fondamentale è svolto dall’organo di revisione dei conti che deve esprimersi con proprio parere.
L’art. 193 del TUEL prevede che gli enti locali garantiscano in fase previsionale, durante la gestione e in occasione delle successive variazioni di bilancio, il mantenimento degli equilibri in termini di competenza e di cassa.
La verifica degli equilibri generali di bilancio prevista dall’art. 193, c. 2 deve avvenire con la pe-riodicità stabilita dal regolamento di contabilità dell’ente e comunque almeno una volta entro il 31 luglio di ciascun anno. Con apposita delibera, l’ente dà atto del permanere degli equilibri ovvero, in caso di accertamento negativo, adotta i provvedimenti necessari al recupero degli stessi, che possono consistere in:
· misure necessarie al ripristino del pareggio, qualora i dati della gestione finanziaria facciano prevedere un disavanzo, di gestione o di amministrazione, per squilibrio della gestione di com-petenza, di cassa ovvero della gestione dei residui;
· provvedimenti per il ripiano degli eventuali debiti fuori bilancio;
· iniziative necessarie ad adeguare il Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità accantonato nel risultato di amministrazione, in caso di gravi squilibri riguardanti la gestione dei residui.
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La deliberazione è allegata al rendiconto dell’esercizio relativo.
L’art. 147-quinquies del TUEL, introdotto dal D.L. 174/2012, conv. L. 213/2012, art. 3, c. 1, lett. d), prevede l’attribuzione al Responsabile del Servizio Finanziario della direzione e del coordinamento delle attività di verifica degli equilibri finanziari, da svolgersi sotto la vigilanza dell’organo di revisione.
L’analisi in questione è condotta attraverso una attenta verifica sull’andamento delle entrate e delle spese come previste nel bilancio preventivo onde verificare se lo stesso, per la parte corrente, per la parte capitale oltre che per la gestione residui, risulti in linea con gli stanziamenti previsti e che, pertanto, non si profilino possibili situazioni di squilibrio.
Nello specifico si tratta di verificare:
· la propensione degli stanziamenti iscritti in entrata e in spesa a tradursi in effettivi accertamenti e impegni entro la fine dell’esercizio;
· che tali accertamenti e impegni risultino idonei a garantire il permanere degli equilibri di bilancio di parte corrente, parte capitale e non risulti una situazione di deficit di cassa.
E’ opportuno sottolineare che, mentre il controllo degli equilibri finanziari costituisce una forma di controllo interno che deve essere esercitato mediante periodica e costante verifica durante tutto il corso dell’esercizio, avendo carattere permanente, la salvaguardia di cui al citato art. 193 rappre-senta il momento di verifica dello stato di attuazione dei programmi e degli equilibri generali di bilan-cio, non solo finanziari, ma anche economici e patrimoniali.
Entro la stessa scadenza, il consiglio dell’ente deve deliberare, inoltre, a norma dell’art. 175, c. 8 del TUEL, l’assestamento generale di bilancio. Mediante questa delibera l’ente attua la verifica generale di tutte le voci di entrata e spesa al fine di assicurare il mantenimento del pareggio di bi-lancio. L’assestamento consente di porre in essere le manovre correttive eventualmente necessarie in relazione alle indicazioni fornite dai responsabili dei servizi e del servizio finanziario dell’ente.
La mancata adozione, da parte dell’ente, dei provvedimenti di riequilibrio previsti dall’art. 193 è equiparata ad ogni effetto alla mancata approvazione del bilancio di previsione di cui all’articolo 141, con applicazione della procedura di commissariamento prevista dal comma 2 del medesimo articolo.
1. Aspetti generali L’art. 193 TUEL impone che l’intera gestione contabile degli enti locali sia ispira-ta al mantenimento degli equilibri inizialmente fissati dal consiglio in sede di approvazione del bilan-cio di previsione incentrato sul pareggio finanziario e sull’equilibrio economico. Nello specifico, si tratta di verificare che gli accertamenti delle risorse iscritte nei primi tre […]
L’art. 193 TUEL impone che l’intera gestione contabile degli enti locali sia ispirata al mantenimento degli equilibri inizialmente fissati dal consiglio in sede di approvazione del bilancio di previsione incentrato sul pareggio finan-ziario e sull’equilibrio economico.
Nello specifico, si tratta di verificare che gli accertamenti delle risorse iscritte nei primi tre titoli delle entrate siano sufficienti a finanziare le spese correnti e le quote di capitale per rimborso di prestiti impegnate o da impegnarsi al titolo terzo della spesa e che il finanziamento degli investimenti iscritti al titolo se-condo della spesa siano effettivamente finanziati con le entrate specifiche (avanzo di gestione, mutui, prestiti, conferimenti per trasferimenti in c/capitale) che si erano ipotizzate in preventivo e che le medesime si siano effettivamente concretizzate o realizzate.
Ai fini del mantenimento degli equilibri generali di bilancio durante la gestione, l’attuale ordinamento finanziario e contabile, accanto alla scadenza del 30 set-tembre e relativa alla salvaguardia degli equilibri di bilancio, prevede un se-condo momento di verifica che, disciplinato dal comma 8 dell’articolo 175 del Tuel, impone al Consiglio comunale di deliberare, entro il 30 novembre di cia-scun anno, una variazione di assestamento generale di tutte le voci di entrata e di spesa, compreso il fondo di riserva.
L’assestamento generale del bilancio rappresenta un momento importante della gestione finanziaria dell’ente perché consente di realizzare le ultime veri-fiche di bilancio e, nel caso di necessità, di porre in essere le dovute manovre correttive sull’andamento finanziario della gestione, in relazione alle indicazioni fornite dai vari responsabili dei servizi e dal responsabile del servizio finanzia-rio dell’ente. L’assestamento costituisce un bilancio di verifica della gestione, contenente anche una previsione delle entrate e delle spese proiettate al 31 dicembre.
Per quanto riguarda le entrate, in sede di assestamento si provvederà ad iscrivere in bilancio una nuova tipologia di risorsa non prevista in sede di pre-disposizione del bilancio di previsione. Infatti non occorre procedere a varia-zioni nel caso di maggiori accertamenti rispetto a quelli previsti, atteso che l’ordinamento finanziario e contabile non impone per le entrate alcun limite al-la loro contabilizzazione.
A differenza delle entrate, la variazione di assestamento sarà necessaria per far fronte a nuove o maggiori spese, dal momento che la previsione aggior-nata del bilancio di previsione il limite invalicabile per l’assunzione degli impe-gni di spesa. Le nuove e/o maggiori spese troveranno copertura finanziaria nell’accertamento di nuove entrate o in una revisione degli interventi di spesa, anche se nella pratica quotidiana è alquanto difficile “sottrarre” risorse ai re-sponsabili che pur di mantenere intatti i propri stanziamenti non esitano a de-terminare i cosiddetti “impegni generici” o “impegni di massima”.
Nelle valutazioni da farsi in sede di assestamento generale, occorre prestare particolare attenzione al fondo di riserva il cui stanziamento dovrà essere tale da garantire l’ente dal verificarsi, nel mese di dicembre, di eventi non preve-dibili che potrebbero compromettere il buon esito della gestione. Infatti dopo il 30 novembre l’amministrazione può disporre unicamente delle variazioni al piano esecutivo di gestione, entro il 15 dicembre e, dei prelevamenti dal fon-do di riserva, entro il 31 dicembre.
Le cause economiche che giustificano la formazione del fondo di riserva van-no individuate nella possibilità che nel corso della gestione “si verifichino esi-genze straordinarie di bilancio o le dotazioni degli interventi di spesa corrente si rilevino insufficienti” (art. 166, d.lgs. n.267/2000).
1) il fondo di riserva ordinario, per integrare stanziamenti di spesa che nel corso della gestione si fossero resi insufficienti. Esso veniva utilizzato attraver-so prelevamenti in favore di altri capitoli iscritti in bilancio e la detta utilizza-zione era consentita sino alla data di chiusura dell’esercizio;
2) il fondo di riserva per spese impreviste, da utilizzare esclusivamente per l’istituzione di nuovi ca-pitoli relativi a spese aventi carattere di assoluta necessità e che non si sarebbero potuti prorogare senza evidente detrimento di pubblici servizi o senza danno patrimoniale per l’ente. Anche per detto fondo era consentita l’utilizzazione entro il termine temporale del 31 dicembre e il fondo stesso non poteva essere imputato direttamente, ma solo stornato.
3) il fondo di riserva di cassa, anch’esso rientrante nel termine temporale del 31 dicembre, per inte-grare l’eventuale insufficienza di stanziamenti di spesa del bilancio di cassa.
Con il nuovo ordinamento finanziario e contabile degli enti locali, il fondo di ri-serva di cassa è stato abolito in seguito all’abolizione del bilancio di cassa.
Il fondo può essere utilizzato soltanto al fine di prelevare le relative disponibili-tà e di stornarle su altri stanziamenti di bilancio: questa caratteristica è impli-cita nella natura del fondo, poiché si tratta di un accantonamento di risorse su cui non possono essere imputati atti di spesa.
Il fondo è stanziato nella parte corrente del bilancio, ed in particolare costitui-sce oggetto di un apposito intervento iscritto tra le “funzioni generali di ammi-nistrazione, gestione e controllo” e, nell’ambito di queste, tra gli stanziamenti degli “altri servizi generali”.
A consuntivo il “fondo di riserva” non apparirà poiché verrà stornato a favore di altri interventi, o costituirà un’economia di spesa, concorrendo alla forma-zione del risultato contabile di amministrazione.
In caso di mancata o parziale ratifica del provvedimento di variazione adotta-to dall’organo esecutivo, l’organo consiliare è tenuto ad adottare, nei succes-sivi trenta giorni e comunque sempre entro il 31 dicembre dell’esercizio in corso, i provvedimenti ritenuti necessari nei riguardi dei rapporti eventual-mente sorti sulla base della deliberazione non ratificata.
La competenza a deliberare la variazione generale di assestamento è del con-siglio e si ritiene che la stessa non possa essere adottata come “qualunque variazione” dall’organo esecutivo in via d’urgenza. L’atto di assestamento ri-guarda l’impostazione definitiva del bilancio di previsione annuale del quale at-tua la verifica generale di tutte le voci di entrata e di uscita: si inserisce nel processo di controllo e di verifica di stretta competenza consiliare che si è svolto nel corso dell’esercizio e che si conclude con l’adozione dell’assestamento finale di bilancio.
Tuttavia, l’organo esecutivo deve portare a conoscenza del Consiglio le varia-zioni avvenute, nei tempi stabiliti dal regolamento di contabilità.
Da un punto di vista operativo, l’eventuale sovrastima di entrate o sottostima di spese, cioè in pre-senza di minori entrate o maggiori spese, la gestione corrente presumibilmente chiuderà con un disa-vanzo di competenza, che inciderà negativamente sul risultato complessivo di amministrazione.
Dal punto di vista della gestione dei residui dovrà appurarsi che i residui attivi conservati non ri-guardino crediti di dubbia esigibilità o di difficile esazione, si valutino contemporaneamente le ra-gioni del loro mantenimento ed il loro grado di realizzazione, stimandone i tempi. L’eventuale insus-sistenza di residui attivi, infatti, inciderà negativamente sulla gestione dei residui con influenza sul risultato contabile di amministrazione.
Riguardo alle regole contabili da rispettare in fase di variazione del bilancio, alle province, ai comuni, alle città metropolitane e alle unioni di comuni è fat-to divieto di effettuare prelievi dagli stanziamenti per gli interventi finanziati con le entrate iscritte nei titoli quarto e quinto, al fine di aumentare gli stan-ziamenti per gli interventi finanziati con le entrate dei primi tre titoli. Per le comunità montane, invece, sono vietati i prelievi dagli stanziamenti per gli in-terventi finanziati con le entrate iscritte nei titoli terzo e quarto per aumentare gli stanziamenti per gli interventi finanziati con le entrate dei primi due titoli. Sono vietati, altresì, gli spostamenti di dotazioni dai capitoli iscritti nei servizi per conto di terzi in favore di altre parti del bilancio e gli spostamenti di som-me tra residui e competenza.
2) di dare atto che con tale “assestamento generale” si assicura il mantenimento del pareggio del bi-lancio.
Visti gli artt. 166 e 176 del D. Lgs. 18-08-2000, n. 267 “Testo Unico delle leggi sull’ordinamento de-gli Enti Locali”
1. I prelevamenti dal fondo di riserva sono di competenza dell’organo esecutivo e possono essere de-liberati sino al 31 dicembre di ciascun anno.
Per gli enti locali verifica degli equilibri di bi-lancio entro il 31 luglio
di Marco Paolini – 24 Luglio 2017 – Commenta
La verifica degli equilibri di bilancio è l’occasione per verificare la congruità dei capitoli di entrata e di spesa, compresi il fondo di riserva di competenza e quello di cassa, alla luce delle dinamiche della gestione e delle proiezioni della stessa gestione al 31 dicembre 2019
Con apposita delibera, si dà atto del permanere degli equilibri ovvero, in caso di accertamento nega-tivo, si adottano i provvedimenti necessari al recupero degli equilibri stessi, che possono consistere in:
-misure necessarie al ripristino del pareggio, qualora i dati della gestione facciano prevedere un disa-vanzo di gestione o di amministrazione, per squilibrio della gestione di competenza, di cassa ovvero della gestione dei residui;
provvedimenti per il ripiano di eventuali debiti fb.;
– iniziative necessarie ad adeguare il Fondo crediti di dubbia esigibilità accantonato nel risul-tato di amministrazione, in caso di gravi squilibri riguardanti la gestione dei residui.
Il controllo degli equilibri finanziari costituisce una forma di controllo interno che deve essere eserci-tato mediante periodica e costante verifica durante tutto il corso dell’esercizio, avendo carattere permanente, la salvaguardia di cui al citato art. 193 rappresenta il momento di verifica dello stato di attuazione dei programmi e degli equilibri generali di bilancio, non solo finanziari, ma anche econo-mici e patrimoniali.
Inoltre, entro la stessa scadenza, il consiglio dell’ente deve deliberare l’assestamento generale di bi-lancio, a norma dell’art. 175 c. 8 del tuel. Mediante questa delibera l’ente attua la verifica generale di tutte le voci di entrata e spesa al fine di assicurare il mantenimento del pareggio di bilancio.
Nello specifico si tratta di verificare la propensione degli stanziamenti iscritti in entrata e in spesa a tradursi in effettivi accertamenti e impegni entro la fine dell’esercizio e che tali accertamenti e im-pegni risultino idonei a garantire il permanere degli equilibri di bilancio di parte corrente, parte capi-tale e non risulti una situazione di deficit di cassa.
In particolare per quanto attiene al vigenti prospetto
l’art. 147, secondo comma, lettera c) TUEL, come novellato dall’art. 3 d.l. n. 174/2012, impone la necessità di “garantire il costante con-trollo degli equilibri finanziari della gestione di competenza, della gestione dei residui e della gestione di cassa, anche ai fini della rea-lizzazione degli obiettivi di finanza pubblica determinati dal patto di stabilità interno, mediante l’attività di coordinamento e di vigilanza da parte del responsabile del servizio finanziario, nonché’ l’attività di controllo da parte dei responsabili dei servizi”. L’analisi gestiona-le permetterà, anche, di valutare se l’attività di controllo dei respon-sabili dei servizi si sia effettivamente svolta e in quali termini e come la stessa si sia integrata con l’attività di coordinamento e di vigilanza da parte del responsabile del servizio finanziario.
leggiti questo articolo e capirai Art. 147. (Tipologia dei controlli in-terni). 1. Gli enti locali, nell’ambito della loro autonomia normativa e organizzativa, individuano strumenti e metodologie per garantire, at-traverso il controllo di regolarità amministrativa e contabile, la legit-timità, la regolarità e la correttezza dell’azione amministrativa. 2. Il sistema di controllo interno e’ diretto a: a) verificare, attraverso il controllo di gestione, l’efficacia, l’efficienza e l’economicita’ dell’a-zione amministrativa, al fine di ottimizzare, anche mediante tempe-stivi interventi correttivi, il rapporto tra obiettivi e azioni realizzate, nonché tra risorse impiegate e risultati; b) valutare l’adeguatezza del-le scelte compiute in sede di attuazione dei piani, dei programmi e degli altri strumenti di determinazione dell’indirizzo politico, in ter-mini di congruenza tra i risultati conseguiti e gli obiettivi predefiniti; c) garantire il costante controllo degli equilibri finanziari della ge-stione di competenza, della gestione dei residui e della gestione di cassa, anche ai fini della realizzazione degli obiettivi di finanza pub-blica determinati dal patto di stabilità interno, mediante l’attività di coordinamento e di vigilanza da parte del responsabile del servizio finanziario, nonché l’attività di controllo da parte dei responsabili dei servizi; d) verificare, attraverso l’affidamento e il controllo dello sta-to di attuazione di indirizzi e obiettivi gestionali, anche in riferimento all’articolo 170, comma 6, la redazione del bilancio consolidato ((nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e successive modificazioni)), l’efficacia, l’efficienza e l’econo-micità degli organismi gestionali esterni dell’ente; (83) e) garantire il controllo della qualità dei servizi erogati, sia direttamente, sia me-diante organismi gestionali esterni, con l’impiego di metodologie di-rette a misurare la soddisfazione degli utenti esterni e interni dell’en-te. 3. Le lettere d) ed e) del comma 2 si applicano solo agli enti locali con popolazione superiore a 100.000 abitanti in fase di prima appli-cazione, a 50.000 abitanti per il 2014 e a 15.000 abitanti a decorrere dal 2015. 4. Nell’ambito della loro autonomia normativa e organiz-zativa, gli enti locali disciplinano il sistema dei controlli interni se-condo il principio della distinzione tra funzioni di indirizzo e compiti di gestione, anche in deroga agli altri principi di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, e successive modificazioni. Partecipano all’organizzazione del sistema dei con-trolli interni il segretario dell’ente, il direttore generale, laddove pre-visto, i responsabili dei servizi e le unita’ di controllo, laddove istitui-te. 5. Per l’effettuazione dei controlli di cui al comma 1, più enti lo-cali possono istituire uffici unici, mediante una convenzione che ne regoli le modalita’ di costituzione e di funzionamento. ————-
-Iniziative necessarie ad adeguare il Fondo crediti di dubbia esigibilità ac-cantonato nel Per gli enti locali verifica degli equili-bri di bilancio entro il 31 luglio
– risultato di amministrazione, in caso di gravi squilibri riguardanti la gestione dei residui.
Inoltre, entro la stessa scadenza, il consiglio deve deliberare l’assestamento di bilancio a norma dell’art. 175, c. 8 del tuel
Mediante questa delibera l’ente attua la verifica generale di tutte le voci di entrata e di spesa al fine di assicurare il mantenimento del pareggio di bilancio.
Nello specifico si tratta di verificare la propensione degli stanziamenti iscritti in entrata e in spesa a tradursi in effettivi accertamenti e impegni entro la fine dell’esercizio e che tali accertamenti e impe-gni risultino idonei a garantire il permanere degli equilibri di bilancio di parte corrente, parte capitale e non risulti una situazione di deficit di cassa.
Legislatura 17ª – Dossier n. 125
(Modifica alla normativa sui residui passivi)
Il comma 1 prevede l’abrogazione degli articoli 36 e 53 del regio decreto 18 novembre 1923, n. 2440. Per effetto dell’abrogazione del suddetto articolo 36, all’articolo 275, comma 2, lettera f), del R.D. n. 827 del 1924 si aggiorna il riferimento normativo per i residui di stanziamento che di-viene l’articolo 34-bis della legge 196 del 2009.
Il comma 2 stabilisce che alla legge di contabilità, dopo l’articolo 34 siano inseriti i seguenti articoli 34-bis e 34-ter:
“Articolo 34-bis (Conservazione dei residui)
1. Gli stanziamenti di parte corrente non impegnati al termine dell’esercizio costituiscono economie di bilancio, salvo che non sia diversamente previsto da altre disposizioni legislative.
2. I residui delle spese correnti non pagati entro il secondo esercizio successivo a quello in cui è sta-to assunto il relativo impegno di spesa e quelli non pagati entro il terzo anno relativi a spese destina-te ai trasferimenti correnti alle amministrazioni pubbliche, costituiscono economie di bilancio salvo che l’amministrazione non dimostri, con adeguata motivazione, entro il termine previsto per l’accer-tamento dei residui passivi riferiti all’esercizio scaduto, al coesistente Ufficio centrale di bilancio, la permanenza delle ragioni della sussistenza del debito, in modo da giustificare la conservazione dei residui nelle scritture contabili. In tal caso le somme si intendono perenti agli effetti amministrativi e possono riprodursi in bilancio con riassegnazione ai pertinenti capitoli degli esercizi successivi.
3. Le somme stanziate per spese in conto capitale non impegnate alla chiusura dell’esercizio possono essere mantenute in bilancio, quali residui, non oltre l’esercizio successivo a quello di iscrizione in bi-lancio, salvo che questa non avvenga in forza di disposizioni legislative entrate in vigore nell’ultimo quadrimestre dell’esercizio precedente. In tale caso il periodo di conservazione è protratto di un ul-teriore anno. In alternativa, in luogo del mantenimento in bilancio, alle predette somme può appli-carsi il disposto di cui al secondo periodo del comma 2 dell’articolo 30.
4. I residui delle spese in conto capitale non pagati entro il terzo esercizio successivo a quello dell’assunzione dell’impegno di spesa, si intendono perenti agli effetti amministrativi. Le somme eliminate possono riprodursi in bilancio con riassegnazione ai pertinenti capitoli degli esercizi suc-cessivi.
5. Le somme relative a contributi pluriennali ai sensi dell’articolo 30, comma 3, iscritte nel conto dei residui non più dovute al creditore originario possono essere utilizzate a favore di altri soggetti, fer-me restando le finalità per le quali le risorse sono state originariamente iscritte in bilancio. L’autoriz-zazione all’utilizzo delle predette risorse è concessa dal Ministero dell’economia e delle finanze – Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, previa verifica della sussistenza delle esigenze rappresentate e della compatibilità dell’operazione con il mantenimento dell’equilibrio dei saldi di fi-nanza pubblica.
6. I conti dei residui, distinti per Ministeri, al 31 dicembre dell’esercizio precedente a quello in cor-so, con distinta indicazione dei residui di cui al comma 5 del presente articolo, sono allegati al ren-diconto generale dello Stato.
7. La gestione dei residui è tenuta distinta da quella della competenza, in modo che nessuna spesa afferente ai residui possa essere imputata sui fondi della competenza e viceversa.”;
Articolo 34-ter (Accertamento e riaccertamento annuale dei residui)
1.Decorso il termine dell’esercizio finanziario, per ogni capitolo di bilancio, con decreto ministeriale da registrarsi alla Corte dei conti, è determinata la somma da conservarsi in conto residui per impe-gni riferibili all’esercizio scaduto. In apposito allegato al decreto medesimo sono altresì individuate le somme relative a spese pluriennali in conto capitale non a carattere permanente da eliminare dal conto dei residui di stanziamento e da iscrivere nella competenza degli esercizi successivi ai sensi dell’articolo 30, comma 2, secondo periodo, riferibili ad esercizi precedenti all’esercizio scaduto. In apposito allegato al Rendiconto generale dello Stato sono elencate, distintamente per anno di iscri-zione in bilancio, le somme relative al precedente periodo eliminate dal conto dei residui da reiscri-vere nella competenza degli esercizi successivi con legge di bilancio.
2.Ai fini dell’adozione del predetto decreto le amministrazioni competenti verificano la sussistenza delle ragioni del mantenimento in bilancio dei residui provenienti dagli anni precedenti a quello di consuntivazione e comunicano ai coesistenti Uffici centrali di bilancio le somme da conservare e quelle da eliminare per economia e per perenzione amministrativa.
3.Gli uffici di controllo verificano le somme da conservarsi nel conto dei residui per impegni riferi-bili all’esercizio scaduto e quelle da eliminare ai sensi dei commi precedenti al fine della predisposi-zione, a cura dell’amministrazione, dei decreti di cui al comma 1.
4.Contestualmente all’accertamento di cui comma 2, nell’ambito del processo di definizione del Rendiconto generale dello Stato ed entro i termini previsti per la predisposizione dei decreti di ac-certamento dei residui, le Amministrazioni possono provvedere al riaccertamento della sussistenza delle partite debitorie iscritte nel conto del patrimonio dello Stato in corrispondenza di residui pe-renti, esistenti alla data del 31 dicembre dell’anno precedente, ai fini della verifica della permanenza dei presupposti indicati all’articolo 34, comma 2, della legge n. 196 del 2009.
5.In esito al riaccertamento di cui al comma 4, in apposito allegato al Rendiconto generale dello Sta-to è quantificato per ciascun Ministero l’ammontare dei residui passivi perenti eliminati. Annualmen-te, successivamente al giudizio di parifica della Corte dei conti, con la legge di bilancio, le somme corrispondenti agli importi di cui al periodo precedente possono essere reiscritte, del tutto o in parte, in bilancio su base pluriennale in coerenza con gli obiettivi programmati di finanza pubblica.”.
La RT si limita a riferire che l’articolo prevede la modifica della gestione dei residui passivi riveden-done i termini di conservazione in bilancio e le modalità di riassegnazione alla competenza dei perti-nenti capitoli negli esercizi successivi, dandone opportuna evidenza nel Decreto di Accertamento dei Residui e nel Rendiconto Generale dello Stato. I sistemi gestionali del bilancio, delle Spese, del Patrimonio e di tenuta delle scritture contabili della RGS, e tutti i connessi sistemi conoscitivi, do-vranno recepire la nuova modalità di gestione dei residui.
Si prevede che la spesa sia ripartita sul triennio 2016-2018, con particolare impatto sul 2017.
Al riguardo, le indicazioni sinteticamente riferite dalla RT, in considerazione dell’importante novità costituita dalla nuova modalità di gestione e accertamento prevista per i residui passivi, fanno rite-nere che la gamma di adempimenti ivi previsti a carico delle amministrazioni, darà luogo a fabbiso-gni che sono da ritenersi in tutto aggiuntivi rispetto alla legislazione vigente, in termini di risorse umane e strumentali, di cui andrebbe sin d’ora accertata l’adeguatezza delle risorse indicate a coper-tura dall’articolo 8.
In particolare, dal momento che i sistemi gestionali del bilancio, delle spese, del patrimonio e di te-nuta delle scritture contabili della RGS, e tutti i connessi sistemi conoscitivi, dovranno recepire la nuova modalità di gestione e di controllo degli impegni, andrebbe sin d’ora richiesto una quadro di sintesi degli interventi necessari ai fini dell’effettiva attuazione delle riforma di cui trattasi per il triennio 2016/2018 e, in particolare, per il 2017.
Sul punto, richiamandosi a quanto stabilito dall’articolo 17, comma 3, della legge di contabilità in ordine ai contenuti obbligatori della RT in presenza di nuovi o maggiori oneri di spesa, va segnalato che la tavola allegata all’articolo 8 individua la spesa prevista in relazione alle norma in esame per le annualità del triennio 2016/2018 non fornendosi però alcuna altra indicazione aggiuntiva in merito alle spese genericamente classificate come in conto capitale.
Parimenti, appaiono necessarie delucidazioni in merito anche alle previste spese correnti che la RT indica peraltro cumulativamente, per ciascun annualità del triennio, con quelle previste in relazione a tutti gli articoli contenuti nel provvedimento, e anche a decorrere dal 2019, di cui andrebbero cifrati gli importi relativamente a ciascuno dei fabbisogni a di spesa in esame.