Source: http://scuglia-iltirreno.blogautore.repubblica.it/
Timestamp: 2018-03-18 21:00:25+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 636', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Le pecore pascolano dove non dovrebbero? Il fatto arriva in Cassazione
De minimis non curat praetor (ovvero: il giudice non può occuparsi di fatterelli). Duemila anni fa, quando forse eravamo più civili o almeno più pratici, era vero, oggi non è più così. Che nel 2015 la Cassazione debba occuparsi di qualche pecorella (non smarrita) può sembrare impossibile, ma non lo è. Qualche innocente bestiola che è andata a brucare clandestinamente vicino a un castagno ha tento impegnata la magistratura italiana (che da parte sua non può dire: chissenefrega, mettetevi d'accordo) per tre gradi di giudizio. Non male, vero?
Cari amici, non sempre possiamo parlare di massimi sistemi (qui per la verità non lo facciamo mai...).
Il sito www.studiocataldi.it ha commentato nei giorni scorsi la sentenza penale 33064/2015 della Suprema Corte (leggi qui).
Oggetto: l’invasione di un gregge di ovini su un terreno altrui che ha provocato il danneggiamento di alcune piante di castagno. Il loro padrone è stato condannato a 20 giorni di arresti domiciliari.
Per la seconda sezione penale si applica l’art. 636, comma 2, del Codice penale: “Se l’introduzione o l’abbandono di animali, anche non raccolti in gregge o in mandria, avviene per farli pascolare nel fondo altrui, la pena è della reclusione fino a un anno o della multa da 20 a 206 euro”.
Il pastore, condannato in appello, ha provato a scansare i domiciliari arrivando sino in Cassazione, ma gli è andata male.
animali, sentenze
Guidare con le ciabatte? Niente multa, ma in caso di incidente...
Sì, l'estate è quasi finita, ma le ciabatte infradito per qualcuno sono un "must" per quas tutto l'anno. Nella vita normale, al di fuori delle cerimonie ufficiali, nessuno si scandalizzerà se le portate. Ma alla guida dell'auto o della moto, si può? La risposta è positiva: non potete essere multati solo perché indossate infradito, sandali o zoccoli oppure siete a piedi nudi. La vecchia legge è cambiata sin dal 1993.
Occhio, però: in caso di incidente, il discorso potrebbe cambiare, almeno per i rapporti con l'assicurazione. Lo spiega 6sicuro.it con un post di Beatrice Elerdini (leggi qui).
La legge oggi dice che "Il conducente deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie, in condizione di sicurezza, in modo da garantire la tempestiva frenata del mezzo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile". Per cui la responsabilità di un eventuale cattivo controllo del mezzo possa facilmente essere attribuibile all’utilizzo di una calzatura non idonea alla guida e a un’eventuale frenata d’emergenza. Il verbale di un eventuale sinistro può riportare la circostanza che uno era alla guida con i sandali o a piedi scalzi. E questi dettagli potrebbero essere utilizzati dalle assicurazioni, in fase di liquidazione dei danni, per intentare un concorso di colpa al conducente che non sia stato capace di frenare in maniera tempestiva per via delle calzature non idonee. Perché si può rimanere con la suola dell’infradito incastrata sotto il pedale, oppure scivolare con il piede sudato sull’acceleratore... La conseguenza? In caso di incidente, vedersi respingere la liquidazione del danno.
Quanto alla normativa in sé, vediamo cosa dice il sito della Polizia (leggi qui) :
"Non esiste più alcun divieto dal 1993 circa l'uso di calzature di tipo aperto (ciabatte, zoccoli, infradito) durante la guida di un veicolo nè è vietato guidare a piedi nudi. Il conducente deve autodisciplinarsi nella scelta dell'abbigliamento e degli accessori al fine di garantire un'efficace azione di guida con i piedi (accelerazione, frenata, uso della frizione)".
auto, multe
Ecco le dieci auto più rubate in Italia
Ogni giorno in Italia vengono rubate 330 auto. Lo rivela uno studio , il “Dossier annuale sui Furti d’Auto 2014”, elaborato da LoJack Italia e citato da Repubblica.it (leggi qui).
Le auto più rubate in Italia sono di piccole o medie dimensioni: sono utilitarie, auto semplici da scassinare e da riutilizzare. Anche se c’è un nuovo interesse nei confronti dei SUV, l’auto media resta al centro delle attenzioni dei malviventi. Il non invidiabile primato dei furti appartiene alla Campania (22.681), seguita da Lazio, Puglia, Lombardia, Sicilia. Le città più colpite dal fenomeno sono Roma (18.000) e Napoli (16.710) seguite da Milano, Catania, Bari, Palermo. La città più sicura è Sondrio con 27 furti d’auto registrati nel 2014.
Ma quali sono le auto più rubate del 2014? Se ne è occupato anche 6sicuro.it con un post di Riccardo Esposito (leggi qui)
1. Fiat Panda 11.813 unità (ovvero l’11,00% sul totale delle auto vendute) la Fiat Panda è l’auto più rubata nel 2014. Ma ne circolano parecchie: l’andamento dei furti segue molto l’andamento delle vendite.
2. Fiat Punto a quota 9.855. Secondo posto anche nel 2013.
3. Fiat 500 6.805 .
4. Lancia Ypsilon 4.439.
5. Fiat Uno 4.267.
6. Ford Fiesta 3.481..
7. Volkswagen Golf 2.874 .
8. Smart Fortwo 2.442 .
9. Fiat Grande Punto 1.590.
10. Opel Corsa 1.515.
auto, furti
Acquisti online, occhio: basta un clic e il giudice diventa straniero
Occhio a quello che firmate. Ma anche a quello che cliccate. Perché non sempre il giudice europeo è dalla parte del cittadino-consumatore. Stiamo parlando di acquisti online, e la sentenza è una mazzata, consentendo ai venditori di derogare al Foro competente grazie a un semplice clic dell'acquirente, senza la necessità che quest'ultimo abbia stampato e si sia studiato il contratto.
Per la Corte di Giustizia Ue (sentenza del 21 maggio 2015, causa C-322/14), è sufficiente il clic che accetta le condizioni generali di vendita per l’approvazione di quella che nel diritto italiano è una clausola vessatoria. Derogare al Foro competente significa concedere al venditore la possibilità, in caso di contenzioso, di "giocare in casa": quanti di voi, magari per far valere la garanzia su un bene da 50, 100 o da 500 euro, sono disposti ad andare in tribunale in Belgio o in Svezia?
Ma secondo la Corte "La procedura di accettazione mediante «clic» delle condizioni generali di un contratto di vendita, concluso elettronicamente, che contengano una clausola attributiva di competenza, costituisce una comunicazione elettronica che permette di registrare durevolmente tale clausola, ai sensi di tale disposizione, allorché consente di stampare e di salvare il testo di dette condizioni prima della conclusione del contratto"
La controversia riguardava un acquirente tedesco e la società chiamata in causa, una sussidiaria, era pure tedesca ma con casa madre in Belgio. Per la Corte, con il clic di accettazione delle condizioni generali di vendita online, si accetta anche l’inclusa clausola attributiva di competenza, sebbene la stessa non sia stata sottoscritta e la finestra che la mostra non si apra automaticamente al momento della registrazione sul sito o della transazione. Basta che la comunicazione elettronica “permetta una registrazione durevole della clausola”, anche laddove il testo relativo alle condizioni generali di vendita non sia registrato in modo durevole dall’acquirente “prima o dopo che egli abbia contrassegnato la casella che indica l'accettazione delle suddette condizioni”.
Potete approfondire l'argomento con due interessanti guide di Marina Crisafi (leggi qui) e di Alberto Nicolai (leggi qui)
Messa in mora o reclamo? Il fax non ci garantisce
Quante volte vi abbiamo avvisato che, se dovete far valere un vostro diritto mettendo in mora qualcuno o un'azienda, è bene spendere qualcosa ma avere una ricevuta "sicura" in mano che dimostri la ricezione? Ora è la Cassazione a dirlo, con una sentenza ripresa e ben commentata da Valeria Zeppilli nella newsletter di studiocataldi.it (leggi qui)
La sentenza è la 15749 del 2015 e riguarda specificamente la messa in mora di un'Assicurazione, ma il consiglio vale per tutte le occsioni in cui reclamiamo un nostro diritto, ad esempio denunciando un vizio di un bene o un'irregolarità di un contratto.
Spiega il giudice: la messa in mora della compagnia di assicurazioni tenuta al risarcimento non può essere validamente inviata via telefax, ma solo la raccomandata con avviso di ricevimento costituisce strumento adeguato. Infatti attraverso il telefax non è possibile fornire idonea prova della ricezione, nonostante l'utilizzo di una linea dedicata, essendo a tal fine imprescindibile l'utilizzo degli ordinari strumenti di comunicazione o, comunque, di quelli espressamente indicati dal Codice delle assicurazioni1.
Dalla lettura fatta dalla Cassazione, rileva studiocataldi.it, sembrerebbe dunque che l'utilizzo di tale strumento, laddove sia parte in causa una compagnia di assicurazioni, divenga condizione di procedibilità della domanda giudiziale per ottenere il risarcimento del danno.
In generale, ricordiamoci che se anche il nostro fax ci dà la ricevuta dell'avvenuto invio, chi lo riceve potrà sempre dire - senza che poi possiamo dimostrare il contrarrio - che il documento non è mai arrivato, o che se è arrivato era illeggibile. Con una raccomandata a/r, le cose ovviamente cambiano.
assicurazioni, contratti, garanzia
fax, raccomandata a/r, rc auto