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Timestamp: 2018-10-22 21:34:51+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 437', 'art 423', 'art. 624', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Processo Thyssenkrupp: nuovo appello per rideterminare le pene | Fatto & Diritto
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Processo Thyssenkrupp: nuovo appello per rideterminare le pene
Posted by Avv. Valentina Copparoni on 27 aprile 2014 in Focus Giuridici | 140 Views | Leave a response
LE SEZIONI UNITE DELLA CORTE DI CASSAZIONE HANNO DECISO PER UN NUOVO PROCESSO DI APPELLO PER LA RIDETERMINAZIONE DELLE PENE DI ALCUNI REATI
27 aprile 2014- E’ arrivata dalle Sezioni unite penali della Cassazione la decisione sul processo Thyssenkrupp con il seguente dispositivo: “Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla ritenuta esistenza della circostanza aggravante di cui al capoverso dell’art. 437 Cp ed al conseguente assorbimento del reato di cui all’articolo 449 Cp”. Il riferimento dovrebbe essere all’annullamento delle aggravanti per le omesse misure di sicurezza.
“Dispone trasmettersi gli atti ad altra sezione della Corte d’assise d’Appello di Torino per la rideterminazione delle pene in ordine ai reati di cui agli articoli 437, comma 1, 589, commi 1, 2, 3, 61 n.3, 449 in relazione agli art 423 e 61 n.3 Cp. Rigetta nel resto i ricorsi del procuratore generale e degli imputati. Rigetta il ricorso della persona giuridica Thyssenkrupp acciai speciali Terni spa che condanna al pagamento delle spese processuali. Condanna in solido gli imputati ed il responsabile civile Thyssenkrupp acciai speciali Terni spa alla rifusione delle spese sostenute nel presente giudizio dalla parte civile ‘Medicina Democratica’ che liquida in complessivi euro 7 mila oltre accessori come per legge. Infine visto l’art. 624, comma 2 Cpp dichiara irrevocabili le parti della sentenza relative alla responsabilità degli imputati in ordine ai reati sopraindicati”.
A prima lettura è sembrato subito un dispositivo molto criptico tanto che sia la difesa degli imputati che la Procura di Torino con il Dott. Guariniello, che aveva sostenuto l’accusa in primo e secondo grado, sono apparsi subito prudenti nel rilasciare dichiarazioni rimandando più nello specifico alle motivazioni della sentenza. Sarebbero comunque uscite da Piazza Cavour alcune precisazioni sul fatto che le pene inflitte agli imputati in grado di appello dovranno si essere rideterminate ma rispettando il principio del divieto della reformatio in pejus ovvero, in linguaggio meno tecnico, senza aggravamento delle pene stante il rigetto del ricorso della Procura anche se nel dispositivo si legge, in realtà, ”rigetta nel resto” il ricorso del Procuratore generale e non rigetta totalmente.
Nel nuovo grado di appello, che si celebrerà sempre a Torino ma in un’altra sezione della Corte di Assise di appello, si procederà in ogni caso per i reati di omicidio colposo, incendio e rimozione volontaria di cautele contro gli incidenti considerati però come tre reati distinti tra loro (senza l’assorbimento del reato di incendio dagli altri come fatto in precedenza) ma quello che è certo è che non si procederà per il reato di omicidio volontario a titolo di dolo eventuale.
Antonio Boccuzzi, l’unico operaio superstite alla tragedia ha commentato: “Quella della Cassazione è una sentenza che ci delude perchè non mette la parola ‘fine’ dopo sei anni e mezzo di processi. Speriamo che nel nuovo processo di appello le pene vengano riconfermate. Intanto vorrei capire a fondo la sentenza e tutti aspettiamo le motivazioni della decisione”
Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Carlo Destro, non condividendo la tesi del Pubblico Ministero di Torino Guariniello, che aveva ipotizzato in capo agli imputati il dolo eventuale per la morte degli operai, aveva invece chiesto la conferma delle pene ridotte in appello per i dirigenti e l’amministratore delegato responsabile dello stabilimento
sostenendo che “i manager e i dirigenti chiamati a vario titolo a rispondere della morte dei sette operai nello stabilimento Thyssenkrupp di Torino facevano affidamento sulla capacità dei lavoratori di bloccare gli incendi che quasi quotidianamente si verificavano: chi agisce nella speranza di evitare un evento evidentemente, se l’evento si verifica, non può averlo voluto”.
La decisione della Corte di Assise di appello di Torino era arrivata a fine febbraio del 2013 ed aveva ridotto la condanna dell’amministratore delegato dell’acciaieria Harald Espenhahn a dieci anni di reclusione, non riconoscendo l’omicidio volontario, con dolo eventuale, ma quello colposo aggravato dalla c.d. colpa cosciente.
I giudici, infine, avevano disposto il dissequestro della linea 5 dello stabilimento