Source: http://documenti.camera.it/leg18/resoconti/commissioni/bollettini/html/2019/03/13/1112/comunic.htm
Timestamp: 2020-05-25 08:04:23+00:00
Document Index: 51113789

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﻿Commissioni Riunite (XI e XII) - Comunicato delle Giunte e delle Commissioni - mercoledì 13 marzo 2019
Mercoledì 13 marzo 2019. — Presidenza del presidente della XI Commissione, Andrea GIACCONE, indi della presidente della XII Commissione, Marialucia LOREFICE. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Claudio Cominardi.
Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 12 marzo 2019.
Andrea GIACCONE, presidente, ricorda che le Commissioni riunite XI e XII proseguono oggi l'esame, in sede referente, del disegno di legge C. 1637 Governo, approvato dal Senato: «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni».
Ricorda che nella seduta di ieri le relatrici, deputata Murelli, per la XI Commissione, e deputata Nesci, per la XII Commissione, e il rappresentante del Governo, hanno espresso i rispettivi pareri sulle proposte emendative riferite agli articoli 9-bis, 11-bis, 17, 19, 24, 26 e 27. Nella medesima seduta, sono stati accantonati gli emendamenti Rizzetto 9-bis.3 e Mura 17.1 e sono stati respinti, da ultimo, gli identici emendamenti Epifani 19.3 e Lacarra 19.1.
L'esame riprenderà, quindi, dall'emendamento Lacarra 19.2.
Avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sia assicurata anche attraverso la trasmissione Pag. 12mediante l'impianto audiovisivo a circuito chiuso. In assenza di obiezioni, ne dispone l'attivazione.
Avverte, infine, che taluni gruppi hanno comunicato alla Presidenza alcune sostituzioni, che sono a disposizione di tutti i deputati presso la segreteria delle Commissioni.
Francesco BOCCIA (PD), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede alla presidenza di poter conoscere i criteri utilizzati ai fini della valutazione dell'ammissibilità degli emendamenti, rilevando che, a fronte di proposte emendative presentate dalla maggioranza che riguardano specifiche categorie di lavoratori, senz'altro meritevoli di tutela, ritenute ammissibili, analoghe proposte emendative presentate dal gruppo del Partito Democratico, concernenti altre categorie di lavoratori altrettanto meritevoli di tutela, sono state dichiarate inammissibili, nonostante i ricorsi presentati, volti a sollecitare un loro riesame.
Chiede, pertanto, alla presidenza di svolgere un'ulteriore riflessione in merito all'ammissibilità di alcune proposte emendative presentate dal suo gruppo.
Andrea GIACCONE, presidente, ribadisce l'oggettività dei criteri utilizzati dalla presidenza nell'esame delle proposte emendative, sia in sede di prima valutazione, sia in sede di riesame, a seguito dei ricorsi presentati.
Prendendo atto dei rilievi sollevati dal deputato Boccia, ricorda che è facoltà dei deputati rivolgersi al Presidente della Camera al fine di ottenere che sia riconsiderato il giudizio di ammissibilità degli emendamenti. Precisa che, in caso di valutazione difforme da parte al Presidente della Camera, la presidenza delle Commissioni riunite non potrebbe che prenderne atto.
Francesco BOCCIA (PD) rileva come, a suo avviso, si stia modificando la dinamica ordinaria dei lavori in Commissione. Preannuncia, quindi, che il gruppo del Partito Democratico presenterà un ricorso al Presidente della Camera, concernente proposte emendative presentate dal suo gruppo e non rese ammissibili, preso atto del fatto che i presidenti delle Commissioni non intendono assumere una decisione in merito a una questione rispetto alla quale avrebbero la facoltà di intervenire.
Andrea GIACCONE, presidente, fa presente che la presidenza delle Commissioni in realtà ha assunto una decisione, che consiste nel ribadire i giudizi già pronunciati, sia in sede di valutazione dell'ammissibilità degli emendamenti sia nella fase dell'esame dei ricorsi, in quanto certa dell'oggettività dei criteri adottati in entrambe le fasi.
Debora SERRACCHIANI (PD), associandosi alle osservazioni formulate dal collega Boccia, ritiene che sia legittimo il dubbio che la presidenza non abbia utilizzato gli stessi parametri nel valutare l'ammissibilità di proposte emendative provenienti da diversi gruppi parlamentari, aventi tutte la finalità di tutelare categorie svantaggiate. Precisa, poi, che è nella facoltà della presidenza delle Commissioni intervenire nuovamente sui giudizi già pronunciati.
Renata POLVERINI (FI) osserva che una breve sospensione dei lavori sarebbe utile al fine di consentire alla presidenza di approfondire la questione sollevata.
Andrea GIACCONE, presidente, ribadisce come, a suo avviso, d'accordo con la presidente Lorefice, non vi sia ragione di sospendere la seduta, essendo le Commissioni in fase di votazione.
Ricorda che nella seduta svoltasi ieri i deputati hanno avuto modo di conoscere l'esito dei ricorsi presentati avverso le pronunce di inammissibilità di alcuni emendamenti, senza che sia stata sollevata alcuna questione, e che nella medesima seduta hanno avuto inizio le votazioni.
Debora SERRACCHIANI (PD) osserva che i deputati non hanno potuto avere contezza della situazione complessiva degli Pag. 13emendamenti fino alla pubblicazione del fascicolo completo delle proposte emendative segnalate dai gruppi, avvenuta nella giornata odierna.
Andrea GIACCONE, presidente, ricorda che il fascicolo distribuito nella seduta di ieri riguardava le proposte emendative segnalate che sarebbero state esaminate nel corso della stessa seduta. Diversamente, i giudizi di ammissibilità sono stati resi noti nella seduta di lunedì 11 marzo e pubblicati nel resoconto sommario della medesima seduta. Quanto all'esito dei ricorsi, esso, come già ricordato, è noto fin dalla seduta di ieri, oltre ad essere stato pubblicato nel resoconto della stessa seduta. Pertanto, la questione della mancata disponibilità del fascicolo completo degli emendamenti segnalati nella giornata di ieri non ha influito in alcun modo sulla possibilità, da parte dei deputati, di conoscere le valutazioni effettuate dalla presidenza in ordine all'ammissibilità di tutti gli emendamenti.
Avverte, quindi, che le Commissioni procederanno all'esame dell'emendamento Lacarra 19.2.
Antonio VISCOMI (PD), intervenendo sull'emendamento Lacarra 19.2, di cui è cofirmatario, e riallacciandosi a quanto già osservato sugli emendamenti esaminati nella seduta precedente, ribadisce la necessità di adottare una tecnica legislativa organica e sistematica, allo scopo di evitare incertezze applicative e confusione nei destinatari delle norme. Sull'articolo 19, in particolare, l'incertezza è stata alimentata da due circolari dell'INPS che intervengono sulla norma in materia dei termini di prescrizione che, per sua natura, non dovrebbe lasciare adito ad incertezze e non dovrebbe dare alcuno spazio ad interpretazioni amministrative. L'emendamento Lacarra 19.2 è, quindi, volto a fare coincidere il periodo al quale si riferiscono le fattispecie oggetto di prescrizione, ora previsto fino al 31 dicembre 2014, con il nuovo termine di decorrenza della prescrizione, fissato al 31 dicembre 2021.
Carlo FATUZZO (FI) chiede di sottoscrivere l'emendamento Lacarra 19.2, il cui significato è stato chiarito dal collega Viscomi. Evidenziando l'opportunità di garantire il corretto versamento dei contributi da parte delle amministrazioni pubbliche, preannuncia il voto favorevole del gruppo di Forza Italia su tale proposta emendativa.
Carmela BUCALO (FdI) preannuncia il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia sull'emendamento Lacarra 19.2, che appare in grado di fare chiarezza sull'applicazione della norma, sulla quale si è generata grande confusione, specialmente per quanto riguarda le segreterie delle scuole.
Le Commissioni respingono l'emendamento Lacarra 19.2.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che le Commissioni passeranno all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 24.
Antonio VISCOMI (PD), intervenendo sull'emendamento Carla Cantone 24.1, di cui è cofirmatario, evidenzia che tale proposta emendativa è volta a introdurre un elemento di simmetria tra la disciplina contenuta nell'articolo 24, che riguarda la detassazione del TFS, e quella di cui all'articolo 23, che concerne l'anticipo del TFS.
Al fine di regolare la materia del TFS in modo omogeneo, rileva, infatti, la necessità che anche nell'articolo 24 – come già previsto nell'articolo 23 – sia inserito il riferimento al personale degli enti pubblici di ricerca, posto che, a suo avviso ingiustificatamente, tale articolo, a differenza del precedente, non fa riferimento a tale categoria di lavoratori.
Debora SERRACCHIANI (PD) chiede alle relatrici se abbiano svolto un approfondimento in merito alla questione, sollevata nel dossier predisposto dagli uffici, concernente l'opportunità di chiarire se le riduzioni previste all'articolo 24 trovino applicazione anche per i lavoratori privati, Pag. 14qualora, di fatto, il trattamento di fine rapporto sia ad essi corrisposto oltre i termini temporali contemplati dal medesimo articolo.
Carlo FATUZZO (FI), preannunciando il voto favorevole sull'emendamento in esame, evidenzia un sospetto di incostituzionalità nelle disposizioni recate dall'articolo 24 che, in ragione della sua attuale formulazione, non pone sullo stesso piano tutte le categorie di lavoratori che, a suo giudizio, dovrebbero avere lo stesso trattamento. Auspica quindi che le relatrici e il Governo rivedano il parere contrario espresso su tale proposta emendativa.
Le Commissioni respingono l'emendamento Carla Cantone 24.1.
Paolo ZANGRILLO (FI), intervenendo sull'emendamento Pentangelo 24.2, di cui è cofirmatario, sottolinea che la finalità di tale proposta emendativa è quella di elevare la soglia dell'imponibile dell'indennità di fine servizio oltre la quale non trova applicazione la detassazione del TFS prevista dall'articolo 24, da 50 mila a 76 mila euro.
Walter RIZZETTO (FdI) sottoscrive l'emendamento Pentangelo 24.2.
Le Commissioni respingono l'emendamento Pentangelo 24.2.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che le Commissioni passeranno all'esame dell'emendamento Sozzani 26.2.
Paolo ZANGRILLO (FI), intervenendo sull'emendamento Sozzani 26.2, di cui è cofirmatario, rammenta che l'articolo 26 interviene sul Fondo di solidarietà per i lavoratori del trasporto aereo, prevedendo, in particolare, al comma 2, che il 50 per cento dell'incremento dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco di 3 euro a passeggero sia destinato, per il 2019, ad alimentare il Fondo per il reddito di cittadinanza.
Ricordato che l'incremento dell'addizionale comunale sui diritti di imbarco era stato previsto allo scopo di alimentare il Fondo speciale per il sostegno del reddito e dell'occupazione e della riconversione e riqualificazione del personale del settore aereo, non reputa opportuno distogliere parte delle risorse destinate ad un comparto che non gode di ottima salute. Osserva, peraltro, che il decreto-legge cosiddetto dignità ha confermato che le risorse in questione sono destinate al personale del trasporto aereo. Evidenzia, pertanto, che l'emendamento in esame intende mantenere ferma tale impostazione.
Renata POLVERINI (FI), richiamando le considerazioni svolte dal collega Zangrillo sull'emendamento Sozzani 26.2 di cui è cofirmataria, ricorda che il Fondo di solidarietà per il trasporto aereo è stato istituito durante una delle vertenze sindacali più complesse che hanno riguardato Alitalia allo scopo di finanziare tutto il processo di ristrutturazione del personale e che, in tale contesto, fu presa allora la decisione molto sofferta di incrementare l'addizionale comunale sui diritti di imbarco.
Rammenta inoltre che il Governo, nel corso dell'esame del decreto-legge cosiddetto dignità, aveva assunto l'impegno di rifinanziare il predetto Fondo.
Giudica pertanto assurda la decisione di alimentare il Fondo per il reddito di cittadinanza prelevando risorse destinate al Fondo di solidarietà per il trasporto aereo. Tale scelta politica si lega, a suo avviso, con la decisione di avviare al Senato l'esame di provvedimenti aventi ad oggetto il salario minimo e con la volontà del Governo di destrutturare tutto il percorso contrattuale compiuto dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro nel corso degli anni.
Sottolinea, infatti, che in Italia non è previsto il salario minimo, al pari di quanto accade negli altri Paesi nei quali la contrattazione ha un ruolo centrale. Denuncia, quindi, il tentativo da parte dell'attuale Esecutivo di assorbire tutti gli strumenti di derivazione contrattuale con Pag. 15un appiattimento delle relazioni sindacali, in un Paese come l'Italia che, fino a poco tempo fa, era un modello per le relazioni sindacali.
Carlo FATUZZO (FI), intervenendo sull'emendamento Sozzani 26.2, di cui è cofirmatario, evidenzia che quanto previsto dall'articolo 26 è la dimostrazione della disperata ricerca da parte del Governo di aumentare al massimo le risorse da destinare ai beneficiari delle misure introdotte dal decreto-legge in esame. Ne è prova anche la decisione assunta dall'Esecutivo di attingere anche dalle risorse che erano state destinate ai pensionati che dal 1o gennaio 2019 dovevano avere un piccolo incremento volto ad adeguare la propria pensione all'aumento del costo della vita.
Considerato che a suo avviso le risorse destinate al finanziamento delle misure recate dal provvedimento in oggetto si riveleranno sovrastimate, auspica che venga approvato l'emendamento Sozzani 26.2, sul quale concordano i gruppi di opposizione.
Le Commissioni respingono l'emendamento Sozzani 26.2.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che le Commissioni passeranno all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 27.
Walter RIZZETTO (FdI) chiede di conoscere le motivazioni per le quali le Commissioni non hanno esaminato l'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01, il cui testo è stato distribuito e poi ritirato dagli uffici pochi minuti prima.
Andrea GIACCONE, presidente, ringrazia l'onorevole Rizzetto per la sua segnalazione. Fa quindi presente che, per errore, l'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01 figurava nel fascicolo provvisorio distribuito nella seduta precedente, mentre – correttamente – non compare nel fascicolo definitivo delle proposte emendative segnalate, pubblicato in allegato al resoconto sommario della seduta di ieri, che le Commissioni stanno esaminando, in quanto è stato dichiarato inammissibile.
Walter RIZZETTO (FdI), pur comprendendo che possano essere compiuti degli errori, osserva che l'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01 figurava tra le proposte emendative che le Commissioni avrebbero dovuto esaminare già nella precedente seduta e che il testo di tale articolo aggiuntivo è stato distribuito pochi minuti prima, come se si trattasse di una proposta ammissibile. Reputa quindi non corretto che la presidenza non abbia avvertito le Commissioni dell'errore commesso e che abbia dichiarato semplicemente di passare all'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 27, senza fornire una spiegazione.
Osserva, peraltro, che l'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01, che riguarda le pensione dei sindacalisti, riproduce il contenuto di un emendamento presentato al Senato dal MoVimento 5 Stelle, che è stato poi respinto.
Ritiene inspiegabile che la proposta emendativa in esame non figuri nel fascicolo delle proposte emendative segnalate. Invita, pertanto, la presidenza a chiarire quanto accaduto al fine di garantire un ordinato prosieguo dei lavori, che ritiene doveroso anche in considerazione dell'atteggiamento maturo tenuto dalle opposizioni. In qualità di capogruppo di Fratelli d'Italia nella Commissione Lavoro dichiara, quindi, che, ove non venisse fatta chiarezza sull'incidente verificatosi, lo considererebbe inaccettabile.
Andrea GIACCONE, presidente, ricorda che l'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01 è stato dichiarato inammissibile nella seduta dello scorso 11 marzo, come risulta dallo speech reso noto immediatamente ai deputati delle Commissioni attraverso l'Applicazione Geocamera e pubblicato sul resoconto della relativa seduta.
Tenuto conto che il gruppo Fratelli d'Italia ha già segnalato, in luogo dell'articolo aggiuntivo in questione, un'altra proposta emendativa, fa presente di non aver ritenuto necessario fornire spiegazioni circa il mancato passaggio all'esame Pag. 16dell'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01, in quanto, essendo inammissibile, correttamente non è stato pubblicato nel fascicolo in distribuzione nella seduta odierna.
Prende comunque atto delle critiche rivolte alla presidenza dal collega Rizzetto, ovvero che sarebbe stato comunque opportuno segnalare l'errore commesso.
Walter RIZZETTO (FdI) precisa che il gruppo Fratelli d'Italia non ha provveduto a segnalare un'altra proposta emendativa in luogo dell'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01, ma che, al pari di quanto hanno fatto gli altri gruppi, ha presentato un numero di emendamenti superiore alla quota ad esso attribuita per le segnalazioni, per consentire al suo gruppo, qualora ci fossero state delle inammissibilità, di attingere dal bacino degli ulteriori emendamenti segnalati.
Pur comprendendo che si possano verificare degli errori, osserva però che gli errori iniziano ad accumularsi. Richiama, a tale proposito, l'episodio relativo all'audizione del presidente dell'ANPAL, il cui video, pubblicato sul sito internet della Camera dei deputati, a un certo punto s'interrompeva, seppure temporaneamente, e osserva di aver tenuto, in tale circostanza, un atteggiamento corretto, astenendosi dal parlare di complotti.
Reputa che quanto accaduto sia inaccettabile e che di tale questione potrebbe essere investita la Presidenza della Camera. Rileva, inoltre, che se l'errore avesse riguardato un gruppo che nella scorsa legislatura era all'opposizione, la reazione sarebbe stata quella di occupare i banchi della presidenza.
Chiede, quindi, che l'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01 venga reinserito nel fascicolo degli emendamenti segnalati perché solo dopo l'inizio delle votazioni è stato comunicato che in relazione ad esso si era verificato un errore. Si tratta a suo avviso di un precedente gravissimo, in base al quale le presidenze di turno, in qualsiasi momento, d'accordo con gli uffici – seppure non con dolo – potranno dire che vi è stato un errore in merito all'inserimento di un emendamento.
Andrea GIACCONE, presidente, preso atto di quanto osservato dall'onorevole Rizzetto, invita nuovamente il collega a rileggere i resoconti delle sedute dell'11 e del 12 marzo, nelle parti concernenti, rispettivamente, la valutazione di inammissibilità e l'esito dei ricorsi, dai quali emerge che l'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01 è stato dichiarato inammissibile e che il relativo ricorso non è accolto.
Ribadisce, quindi, che l'errore è stato quello di inserire la proposta emendativa in oggetto nel fascicolo provvisorio predisposto per la seduta di ieri.
Walter RIZZETTO (FdI) ritiene che l'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01 sia stato riammesso, essendo compreso nel fascicolo distribuito nella giornata di ieri.
Andrea GIACCONE, presidente, ribadisce che l'articolo aggiuntivo è inammissibile e che è stato inserito per errore nel fascicolo provvisorio distribuito nella precedente seduta.
Walter RIZZETTO (FdI) osserva che il termine per le segnalazioni era stato fissato alle ore 9 di ieri per consentire agli uffici di predisporre il fascicolo per le 12.30, orario di convocazione della seduta.
Andrea GIACCONE, presidente, segnala che è stata consentita ai gruppi una certa flessibilità nel segnalare le proprie proposte emendative rispetto alla scadenza delle ore 9. Ribadisce, quindi, che per un errore materiale nel fascicolo provvisorio degli emendamenti era stato inserito un emendamento inammissibile.
Walter RIZZETTO (FdI), pur non dubitando della ricostruzione offerta dalla presidenza, si chiede allora per quale motivo la proposta emendativa in questione sia stata distribuita nella seduta odierna in forma di fotocopia da inserire nel fascicolo.
Andrea GIACCONE, presidente, segnala che ciò è avvenuto a causa di una incomprensione dovuta al fatto che taluni gruppi Pag. 17ne avevano indicato l'assenza all'interno del fascicolo definitivo degli emendamenti segnalati. Tuttavia, nel frattempo, la presidenza ha verificato che tale emendamento risultava tra quelli inammissibili.
Avverte, quindi, che si passerà all'esame delle proposte emendative relative all'articolo 27.
Dario BOND (FI), intervenendo sul suo emendamento 27. 1, ricorda che esso è volto a ridurre la ritenuta sulle vincite del gioco numerico a quota fissa denominato «10&lotto» e dei relativi giochi opzionali e complementari dall'11 per cento al 10 per cento. Osserva infatti che la tassazione proposta dal Governo disincentiva il gioco in questione al solo fine di incrementare il livello delle entrate fiscali. Ritiene che sia preferibile assestarsi su una misura intermedia, dell'aliquota al 10 per cento, che rende comunque possibile un incremento del gettito fiscale ma che minimizza il disincentivo a giocare una forma di lotteria che palesemente non comporta importanti impatti negativi di ordine sociale in termini di ludopatia. Invita quindi il Governo e la maggioranza ad accogliere la sua proposta emendativa.
Carlo FATUZZO (FI), si associa alle valutazioni del deputato Bond e, dichiarandosi favorevole alla proposta emendativa in questione, segnala al Governo e alle forze di maggioranza che la giusta lotta alla ludopatia viene continuamente posta in pericolo dalle numerose pubblicità di giochi di azzardo che si vedono continuamente in televisione.
Le Commissioni, con distinte votazioni, respingono gli emendamenti Bond 27.1 e D'Attis 27.3.
Marialucia LOREFICE, presidente, dopo aver ricordato che restano accantonati gli emendamenti Rizzetto 9-bis.3 e Mura 17.1, avverte che si procederà all'esame delle proposte emendative relative all'articolo 1.
Dalila NESCI (M5S), relatrice per la XII Commissione, anche a nome della relatrice per la XI Commissione, esprime parere contrario sugli emendamenti Toccafondi 1.11, Zangrillo 1.25, Carnevali 1.1 e Lollobrigida 1.24, limitatamente alla parte dichiarata ammissibile.
Propone, quindi, di accantonare l'emendamento Noja 1.5; esprime parere contrario sull'emendamento De Filippo 1.4; propone di accantonare gli identici emendamenti Sapia 1.12 e Panizzut 1.16, nonché gli emendamenti Panizzut 1.17 e 1.18 e Pallini 1.23. Esprime, infine, parere contrario sull'emendamento Fatuzzo 1.22 e sull'articolo aggiuntivo Ubaldo Pagano 1.01.
Le Commissioni concordano con la proposta di accantonamento. Respingono, quindi, l'emendamento Toccafondi 1.11.
Paolo ZANGRILLO (FI), illustrando l'emendamento 1.25, di cui è primo firmatario, sottolinea che con esso si cerca di cogliere il senso profondo del decreto-legge all'esame, il cui nucleo è volto a combattere la povertà anche attraverso le politiche attive del lavoro. Tuttavia, sottolinea che la lotta alla povertà e la lotta alla disoccupazione, e comunque le misure di politica attiva del lavoro, hanno bisogno di essere approcciate con misure differenziate e idonee agli scopi. In tal senso, l'emendamento in questione guarda essenzialmente alle politiche attive del lavoro cercando di colmare una lacuna di tipo filosofico che, a suo avviso, sembra connotare il provvedimento in titolo laddove le misure per avvicinare chi si trova in stato di bisogno o di esclusione sociale al mondo del lavoro sono, nonostante il previsto impegno da parte delle più diverse strutture ministeriali, inadeguate a raggiungere gli scopi prefissi in quanto, di fatto, solo teoriche. Al riguardo, ricorda le criticità riguardanti le attuali condizioni dei centri per l'impiego, che dovrebbero avviare al lavoro diversi milioni di soggetti inoccupati, nonché quelle concorrenti i Pag. 18cosiddetti navigator. Richiamando il contenuto della sua interrogazione a risposta immediata in Assemblea n. 3-00454, svolta il 23 gennaio 2019, ribadisce che quanto si prefigge il decreto all'esame è pura fantasia considerato il disastroso stato dei centri per l'impiego, che vanno adeguati e dotati di risorse umane e strumentali idonee ad accompagnare al lavoro la vasta platea di coloro che il Governo si aspetta ricorrano al reddito di cittadinanza. Osserva che i percorsi che portano tali soggetti ad essere accompagnati al mondo del lavoro vanno costruiti nel tempo investendo sulle persone e nella formazione di chi se ne occupa.
Evidenzia, inoltre, che, anche ammesso che il reddito di cittadinanza in sé possa funzionare, non è stato chiarito come possano improvvisamente rendersi disponibili diversi milioni di posti di lavoro che il decreto all'esame collega al beneficio del predetto reddito di cittadinanza. Osserva che la problematica è tanto più evidente in un Paese afflitto non solo dalla disoccupazione ma anche in recessione e in cui il Governo, a suo avviso, considera di fatto le imprese private come sfruttatrici e opportuniste.
Sottolinea che l'emendamento in questione propone un reddito di dignità da lavoro approcciando il lavoro medesimo dal lato delle imprese, favorendo quelle che assumono persone attraverso modalità diverse da quelle previste dal reddito di cittadinanza. Segnala che anche i cosiddetti navigator saranno assunti come precari, soggetti di cui peraltro non si conosce ancora il numero preciso, variando tra le 3 mila e le 6 mila unità. Evidenzia, quindi, che l'emendamento propone agevolazione per i differenti contratti di lavoro cui ricorreranno le imprese, siano essi a tempo determinato, di apprendistato, di trasformazione da tempo determinato a tempo indeterminato ovvero direttamente a tempo indeterminato, graduando i benefici riconosciuti a seconda della tipologia del contratto medesimo.
Ritiene necessario un focus preciso su chi crea il lavoro e non su «favole» teoriche come sono, a suo avviso, quelle del reddito di cittadinanza. Osserva, inoltre, che non è sufficiente quanto proposto perché un approccio organico alle politiche attive del lavoro non può prescindere da scelte economiche a livello nazionale che siano adeguate ed efficaci, quindi di segno contrario, ad esempio, a quelle seguite dal Governo in materia di infrastrutture e investimenti. Considera tuttavia che l'occasione, se ben gestita, possa essere un inizio, sempre che si abbandoni, da parte della maggioranza, l'atteggiamento ostile tenuto nei confronti delle imprese e degli imprenditori, visti come «prenditori» e non come quella parte essenziale della squadra che agisce di comune accordo per creare ricchezza.
Il sottosegretario Claudio COMINARDI ribadisce che la riforma che introduce il reddito di cittadinanza rappresenta una risposta al problema dilagante della povertà, in particolare quella assoluta.
Si tratta di una risposta articolata su diversi interventi, relativi alla formazione e all'inclusione sociale. In relazione a quanto affermato dal deputato Zangrillo, riconosce che un intervento omnicomprensivo di tale tipo costituisce una sfida rilevante viste le attuali condizioni delle strutture dedicate all'inserimento nel mondo del lavoro. Segnala che un esempio virtuoso da seguire potrebbe essere rappresentato dalla Germania, dove gli addetti a tale servizio è superiore di oltre dieci volte rispetto all'Italia. Ricorda in proposito una recente visita in quel Paese del ministro Di Maio per approfondire gli aspetti più rilevanti della esperienza tedesca. Sottolinea che l'attuale maggioranza sta effettuando un investimento senza precedenti sui centri per l'impiego, sia in termini di personale e della sua formazione che per quanto riguarda la dotazione informatica.
Ricorda che il Governo, in sede di conferenza Stato-regioni, si è assunto l'impegno di limitare a 3.000 unità numero dei navigator assunti a livello nazionale, lasciando alle regioni la quota restante, e a stabilizzare il personale attualmente con contratto a tempo determinato. Rispetto Pag. 19alle stime effettuate dal deputato Zangrillo, osserva che solo una quota dei componenti delle famiglie che percepiranno il reddito di cittadinanza può svolgere attività lavorative e che, in ogni caso, è probabile che saranno accettate molte delle prime offerte di lavoro, posto che le offerte successive possono rivelarsi più gravose dal punto di vista della lontananza dal luogo di residenza. Nega, quindi, che le forze di maggioranza considerino dei «prenditori» gli imprenditori, in quanto le critiche sono rivolte esclusivamente a coloro che, dopo aver ricevuto finanziamenti pubblici, dislocano attività produttive all'estero. Il mondo imprenditoriale, insieme ai lavoratori, costituisce un elemento essenziale dello sviluppo economico e il decreto-legge in esame, all'articolo 8, prevede incentivi alle imprese, premiando lo sforzo compiuto assumendo personale con potenziali carenze dal punto di vista formativo. Nel dichiararsi consapevole delle attuali difficoltà, segnala che accanto ai centri per l'impiego possono operare anche le agenzie private per il lavoro e che il provvedimento affida ai comuni notevoli risorse aggiuntive. Nel precisare che il suo intervento sull'emendamento Zangrillo 1.25 costituisce una sorta di «panoramica» sulla prima parte del decreto-legge, si riserva di intervenire nel merito delle singole proposte emendative.
Renata POLVERINI (FI), prima di passare al merito dell'emendamento in discussione, sottolinea che le modalità con cui le opposizioni svolgeranno il loro ruolo saranno condizionate dalla disponibilità ad accogliere alcune delle loro proposte emendative finalizzate a migliorare e correggere il testo del provvedimento. Segnala in proposito che l'espressione di pareri, peraltro tutti contrari, su porzioni assai limitate del provvedimento non costituisce un segnale incoraggiante. Ricorda che il giudizio fortemente critico di Forza Italia sul reddito di cittadinanza parte dalla considerazione per cui si confonde la povertà con la disoccupazione. Inoltre, vi è il rischio di sfavorire la ricerca di occupazione da parte dei componenti più giovani dei nuclei familiari beneficiari della misura di assistenza. Servirebbero, quindi, strumenti di inserimento slegati dall'appartenenza familiare, riconoscendo nello stesso tempo che vi sono persone inabili al lavoro. In relazione ai dati sulla Germania forniti dal sottosegretario Cominardi, ricorda che il ruolo svolto dalle agenzie tedesche che operano in tale ambito è assai più ampio di quello previsto per i centri per l'impiego. Quanto alla prevista riduzione dei navigator a 3.000 unità, segnala che, a suo avviso, anche la cifra di 10.000 unità, fornita in precedenza, sarebbe risultata insufficiente. Sottolinea che l'emendamento Zangrillo 1.25 propone, da un lato, uno strumento dedicato alla lotta alla povertà e, dall'altro, in attesa del potenziamento dei centri dell'impiego, per il quale occorreranno anni, incentivi alle imprese per l'assunzione di personale. Un altro elemento qualificante è rappresentato dal potenziamento dei contratti di apprendistato che possono trarre beneficio dallo sviluppo del tessuto artigianale del Paese.
Segnala, quindi, che il provvedimento non valorizza il ruolo che i comuni possono svolgere nel monitorare eventuali comportamenti illeciti rispetto al reddito di cittadinanza e, allo stesso tempo, osserva che l'apparato sanzionatorio appare eccessivo, considerando che errori nella compilazione dell'ISEE possono avvenire anche senza dolo. In conclusione ricorda, anche sulla base della propria esperienza come sindacalista, che solo il lavoro è in grado di assicurare la dignità delle persone, mentre la cittadinanza si acquisisce fin dalla nascita.
Carlo FATUZZO (FI), nel dichiararsi pienamente in sintonia con gli interventi dei colleghi del suo gruppo che lo hanno preceduto, rileva che il provvedimento in esame individua obiettivi ambiziosi ma difficilmente realizzabili, unificando in un unico provvedimento temi diversi quali la lotta alla povertà, il contrasto alla disoccupazione e la correzione della attuali storture del sistema pensionistico, che avrebbero meritato interventi specifici. Pag. 20Quali aspetti critici del testo in esame, segnala, in particolare, l'esclusione di fatto delle persone disoccupate con un reddito solo di poco superiore ai 780 euro, le difficoltà per le persone senza fissa dimora e l'assenza di un riconoscimento della specificità di soggetti con invalidità. Dichiarando di non augurarsi un insuccesso rispetto agli obiettivi prefissati, insiste sulla necessità di apportare i dovuti correttivi al provvedimento in esame.
Roberto NOVELLI (FI), intervenendo sull'emendamento Zangrillo 1.25, di cui è cofirmatario, ritiene che il provvedimento in oggetto, le cui finalità sono senz'altro condivisibili, è viziato fin dall'origine dalla fretta di mantenere le promesse fatte durante la propaganda elettorale. Se, lodevolmente, il Governo ha preso ad esempio la Germania, non si capisce per quale motivo non ne abbia seguito anche la procedura e i tempi adottati per riformare i centri per l'impiego, la cui condizione disastrosa è nota a tutti. Esorta, quindi, il Governo a prestare ascolto ai rilievi formulati dal mondo imprenditoriale, anche per correggere gli effetti di provvedimenti già adottati – ad esempio, il cosiddetto «decreto dignità», e a dare seguito alle osservazioni delle opposizioni, per la correzione del provvedimento oggi in esame.
Walter RIZZETTO (FdI), preannunciando il voto favorevole del gruppo di Fratelli d'Italia all'emendamento Zangrillo 1.25 e riprendendo quanto detto dal collega Novelli, rileva che le condizioni di Italia e Germania differiscono per diversi aspetti: in primo luogo, la percentuale di spesa pubblica in rapporto al PIL destinata al mercato del lavoro negli ultimi dieci anni, pari in Italia all'1,5 per cento e in Germania al 2,3 per cento. Anche il sistema della formazione in Germania è efficiente e tarato sulle esigenze dei lavoratori, diverse a seconda dell'età, mentre in Italia è completamente inutile perché non tiene conto, appunto, delle differenze esistenti tra chi deve essere formato.
Sottolinea, quindi, come i provvedimenti già adottati dal Governo non abbiano raggiunto gli obiettivi sperati e, in alcuni casi, siano causa di incertezze applicative. Nonostante, infatti, l'entrata in vigore del citato «decreto dignità», gli ultimi dati dell'ISTAT certificano l'aumento nel 2018 del numero dei contratti a termine, l'unica categoria contrattuale in crescita. In materia di delocalizzazione, il medesimo decreto-legge non fa chiarezza sulle modalità di identificazione e di recupero dei fondi pubblici erogati alle aziende e pone sullo stesso piano delocalizzazione e internazionalizzazione. Anche le ultime mosse del Governo appaiono all'insegna della confusione: l'accordo commerciale con la Cina, attualmente in discussione, pone le basi, a suo avviso, allo spostamento delle produzioni in tale Paese, per decisioni di internazionalizzazione, e alla conseguente perdita di posti di lavoro in Italia.
Venendo al merito del provvedimento, ravvisa la stessa confusione nel meccanismo delle offerte congrue di lavoro, che obbligherà i lavoratori del sud a spostarsi in altre zone del Paese per uno stipendio che non permetterà altro che il pagamento dell'affitto, spopolando il meridione e creando nuova povertà. Quanto ai cosiddetti «navigator», alcuni saranno assunti con concorso pubblico, altri a seguito della compilazione di un questionario. Ma, in ogni caso, essendo sia gli uni che gli altri assunti con contratti a tempo determinato, saranno lavoratori precari che dovranno aiutare altri precari a trovare un lavoro stabile. Per di più, la stabilizzazione dei «navigator», quando sarà possibile, è prevista applicando il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, tanto contestato da chi oggi è in maggioranza quando fu introdotto dal Governo Renzi.
Le Commissioni respingono l'emendamento Zangrillo 1.25.
Marialucia LOREFICE, presidente, rinvia l'esame del provvedimento alla seduta convocata per le ore 14.
Mercoledì 13 marzo 2019. — Presidenza del presidente della XI Commissione, Andrea GIACCONE, indi della presidente della XII Commissione, Marialucia LOREFICE. – Intervengono i sottosegretari di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Claudio Cominardi, e per i rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Simone Valente.
Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta antimeridiana odierna.
Andrea GIACCONE, presidente, avverte che è stato richiesto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sia assicurata anche attraverso la trasmissione mediante l'impianto audiovisivo a circuito chiuso. In assenza di obiezioni, ne dispone l'attivazione.
Ricorda che, prima della sospensione della seduta alle ore 11, è stato votato l'emendamento Zangrillo 1.25. L'esame riprenderà, quindi, dall'emendamento Carnevali 1.1.
Walter RIZZETTO (FdI), intervenendo sull'ordine dei lavori, richiamandosi a quanto fatto rilevare nella seduta della mattina, ritiene opportuno acquisire anche l'avviso del Presidente della Camera sulla vicenda relativa all'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01, in quanto è opportuno evitare che si crei un precedente pericoloso in base al quale un emendamento possa essere espunto dal fascicolo in quanto un presidente di Commissione dichiari che il suo inserimento è avvenuto per errore.
Andrea GIACCONE, presidente, ritenendo legittima l'opinione del collega, ribadisce quanto già affermato ripetutamente nella seduta di stamattina, ovvero che si è trattato di un equivoco dovuto all'erroneo inserimento nel fascicolo provvisorio degli emendamenti segnalati di una proposta emendativa giudicata inammissibile.
Elena CARNEVALI (PD), intervenendo sul suo emendamento 1.1, rileva che esso è volto a superare quello che è stato identificato da tutti i soggetti auditi come il limite più grave del modello delineato dal Governo. Il suo emendamento, infatti, prevede due strumenti diversi per affrontare il primo, il problema della povertà, e il secondo, quello della disoccupazione. Con riferimento alla povertà, l'emendamento 1.1 intende aumentare le risorse a disposizione e la platea di soggetti che possano accedere al beneficio, anche eliminando le restrizioni introdotte al Senato, che presentano anche profili di dubbia costituzionalità. Quanto alle previsioni relative al contrasto della disoccupazione, anche in questo caso si intende agire aumentando le risorse finanziarie, aumentando e qualificando meglio il personale che si intende coinvolgere nella riforma e prevedendo, infine, la stabilizzazione del personale dell'ANPAL. Si tratta di proposte volte al miglioramento di alcune delle criticità del provvedimento, rimanendo comunque necessario intervenire anche su altre incongruenze che potrebbero metterne a rischio l'operatività. Fa riferimento, ad esempio, alla sproporzione delle sanzioni rispetto alle violazioni delle norme e alla questione dei controlli, che dovrebbero essere svolti, oltre che dall'INPS, anche dagli enti locali, i quali tuttavia lamentano l'insufficienza di risorse.
Alla luce di tali considerazioni, ritiene che il reddito di cittadinanza si rivelerà Pag. 22esclusivamente un'elargizione economica, ma non riuscirà a raggiungere gli obiettivi per i quali è stato introdotto.
Paolo ZANGRILLO (FI), d'accordo con la collega Carnevali, ritiene che il reddito di cittadinanza si risolverà solo in una dazione di denaro, mentre gli aspetti relativi alle politiche attive del lavoro rimarranno inattuati. Il sistema tedesco, preso a modello dal Governo italiano, è lontano dalla realtà italiana, e non soltanto per una questione di risorse, ma anche di competenze dei dipendenti dei centri per l'impiego, di possibilità di dialogo tra i diversi attori del mercato del lavoro, in primo luogo tra le imprese e i centri per l'impiego, e di gravità del fenomeno della disoccupazione. Per tali ragioni, ritiene irrealistica la promessa del Governo di far partire il nuovo sistema entro tre mesi, in quanto, nella visione più ottimistica, ci vorranno, per lo meno, cinque o sei anni solo per rendere operativi i centri per l'impiego. Per tali motivi, invita il Governo e la maggioranza ad abbandonare la propaganda elettorale e a riflettere ulteriormente sui rilievi sollevati dalle opposizioni, prendendo in considerazione anche l'opportunità di spendere almeno parte delle risorse accantonate in progetti, quali quelli infrastrutturali, il cui effetto positivo sulla occupazione è fuori discussione.
Carlo FATUZZO (FI), concordando con le osservazioni del collega Zangrillo, preannuncia il suo voto favorevole sull'emendamento Carnevali 1.1, che propone l'estensione e il potenziamento del reddito di inclusione, a suo avviso, strumento migliore del reddito di cittadinanza rispetto all'individuazione degli stati di reale bisogno. Coglie l'occasione per sensibilizzare il Governo a prendere in considerazione coloro che, nell'incertezza di non avere requisiti per accedere al reddito di cittadinanza, decidono di continuare a percepire il ReI fino a che questo non potrà più essere rinnovato, con un ovvio peggioramento delle loro condizioni economiche.
Carmela BUCALO (FdI), intervenendo sull'emendamento Carnevali 1.1, dà conto della disastrosa condizione dei centri per l'impiego in Sicilia, i quali, al 15 gennaio, sono stati in grado di presentare sette offerte di lavoro a 107 mila persone circa, con strutture informatiche obsolete, senza collegamenti delle banche dati dell'INPS e dell'Agenzia delle entrate e con il personale precario.
In queste condizioni, si chiede come il Governo pensi di riformare il sistema in soli tre mesi.
Renata POLVERINI (FI), intervenendo sull'emendamento Carnevali 1.1, ne apprezza l'intenzione di scindere la lotta alla povertà, per la quale si prevede il potenziamento del ReI, dalla lotta alla disoccupazione, prevedendo maggiori investimenti e un piano nazionale per lo sviluppo dei servizi per il lavoro. Si tratta di un emendamento di buon senso, che non supera l'esperienza del ReI ma ne corregge le criticità evidenziate dall'esperienza e interviene sui centri per l'impiego tenendo conto delle diversità di condizioni nelle varie zone del Paese.
Ritiene, tuttavia, che il Governo non raccoglierà i contributi delle opposizioni e quelli, eventuali, della sua stessa maggioranza, così come accaduto nel corso della XVII legislatura, quando il Governo Renzi era chiuso alle proposte provenienti dal suo stesso partito.
Intende, da ultimo, sottolineare due criticità sulle quali il Governo non sembra avere fornito chiarimenti. La prima riguarda il personale precario di ANPAL Servizi S.p.A. Si tratta di personale che avrebbe le professionalità richieste ai cosiddetti navigator e non è chiaro perché il Governo, anziché stabilizzare personale già dotato di esperienza, preferisca ricorrere a nuove figure. Evidentemente, vi sono alcune categorie di lavoratori, tra le quali ricorda anche i medici fiscali, nei confronti dei quali il Governo non sembra intenzionato a intervenire. Infine, segnala il rischio che, analogamente a quanto avvenuto con i cosiddetti 80 euro del Governo Renzi, numerosi percettori di reddito di cittadinanza si troveranno costretti Pag. 23a restituire tutto o parte di quanto ottenuto, a seguito dell'effettuazione di controlli più accurati.
Per tali motivi, preannuncia il voto favorevole del gruppo di Forza Italia sull'emendamento Carnevali 1.1 che, nel suo intento di scindere l'aspetto della povertà da quello della lotta alla disoccupazione, ricalca l'emendamento Zangrillo 1.25, già respinto dalle Commissioni.
Walter RIZZETTO (FdI), nel dichiarare il voto favorevole del gruppo Fratelli d'Italia sull'emendamento Carnevali 1.1, segnala che lo scorso ottobre il capogruppo al Senato del Movimento 5 Stelle, senatore Patuanelli, ha pubblicamente affermato che in tre mesi i centri per l'impiego sarebbero stati riformati mentre ora, a distanza di sei mesi, non si sa ancora quanti saranno e da chi saranno assunti i navigator. Entrando nel merito dell'emendamento, sottolinea il problema costituito dalla diffusa precarietà del personale di tali centri, problema ignorato, come emerso nel corso dell'audizione del nuovo presidente dell'ANPAL, Domenico Parisi.
Ricorda che dall'indagine conoscitiva svolta dalla Commissione Lavoro nella passata legislatura è emerso che solo poco più del 20 per cento dei disoccupati utilizza i centri per l'impiego e che solo una ristretta minoranza di essi ottiene un lavoro attraverso questo canale. Queste strutture comportano inoltre un costo elevato, aggravato dalle sanzioni per le procedure d'infrazione. Rileva che il decreto in esame non offre indicazioni chiare su come rendere più efficienti tali strutture, considerando che figure simili ai navigator già esistono senza che siano stati ottenuti risultati soddisfacenti.
Nel dichiararsi consapevole della necessità di una riforma dei centri per l'impiego, oggetto peraltro di una delle prime proposte di legge da lui presentata nella passata legislatura, ricorda che risultati sostanziali possono conseguirsi solo dopo diversi anni. Pone, quindi, in rilievo il problema costituito dalla difformità nella procedura di selezione del personale che si vuole assumere. Osserva che, se nell'ultima legge di bilancio non fosse stato introdotto il blocco delle graduatorie dei concorsi, sarebbe stato possibile selezionare rapidamente personale con le necessarie competenze.
In conclusione, invita le relatrici e il Governo a riflettere ulteriormente sui pareri espressi sulla proposta emendativa in discussione.
Graziano MUSELLA (FI) rileva che il Governo introduce un inutile elemento di complicazione non utilizzando la conoscenza che gli ottomila comuni italiani e i loro servizi sociali hanno della realtà del loro territorio, anche per quanto riguarda eventuali tentativi di percepire il reddito di cittadinanza da parte di coloro che non ne hanno diritto. Rileva che anche il complesso sistema informativo ipotizzato avrebbe potuto utilizzare canali già tendenzialmente disponibili.
Sottolinea, poi, che andrebbe totalmente rivisto il meccanismo di potenziamento dei centri per l'impiego, in quanto l'unico strumento efficace appare quello di incentivare la domanda di lavoro attraverso una riduzione del cuneo fiscale. Ricorda che il modello tedesco, richiamato anche dal sottosegretario Cominardi, prevede un assegno mensile inferiore a quello italiano, a fronte di un mercato del lavoro più dinamico, un PIL pro capite superiore, una minore disoccupazione e un debito pubblico inferiore.
Rileva, inoltre, la non eticità di una misura di assistenza che risulta, in molti casi, superiore allo stipendio percepito dai lavoratori.
Debora SERRACCHIANI (PD) ritiene utile intervenire sull'emendamento Carnevali 1.1, che raccoglie il complesso delle proposte del proprio gruppo in relazione al reddito di cittadinanza.
Ricorda, come segnalato dall'Ufficio parlamentare di bilancio nel corso dell'audizione svolta, che la criticità più rilevante del provvedimento risiede nel fatto di non distinguere il problema della povertà da quello della disoccupazione, trascurando la valutazione multidimensionale della Pag. 24prima. In particolare, non appare chiaro quale possa essere il percorso alternativo per coloro che non possono utilizzare i centri per l'impiego.
Rileva ulteriori criticità in relazione alla tipologia contrattuale del personale che dovrà operare in tali centri e a quando potrà essere verosimilmente completato il percorso delle assunzioni. Invita, pertanto, ad accantonare l'emendamento Carnevali 1.1 al fine di valutare con attenzione le criticità segnalate.
Dalila NESCI (M5S), relatrice per la XII Commissione, anche a nome della relatrice per la XI Commissione, ribadisce il parere contrario già espresso sull'emendamento Carnevali 1.1.
Il sottosegretario Simone VALENTE ribadisce il parere conforme a quello delle relatrici.
Le Commissioni respingono l'emendamento Carnevali 1.1.
Walter RIZZETTO (FdI) dichiara di non comprendere le ragioni che hanno portato a dichiarare l'inammissibilità di gran parte dell'emendamento Lollobrigida 1.24, di cui è cofirmatario, in particolare per quanto riguarda la parte relativa al lavoro di cittadinanza e alle misure a sostegno della famiglia. Sottolinea, infatti, che la famiglia ha tradizionalmente rappresentato la prima forma di sostegno, a partire da quella necessaria all'inserimento lavorativo dei giovani. Sulla base di una sua personale riflessione avviata nel 2013, rileva che in una realtà come quella italiana, caratterizzata da un'ampia disoccupazione, da un mercato del lavoro statico e da centri per l'impiego scarsamente funzionanti, il reddito di cittadinanza appare una misura assistenziale e non di politiche attive del lavoro, misura peraltro non in grado di fornire un aiuto ai soggetti più deboli, in quanto privi di una residenza stabile.
Nello stigmatizzare i «proclami dal balcone» del Ministro Di Maio sulla presunta abolizione della povertà a fronte di uno strumento di dubbia efficacia, evidenzia che in molti casi, come nel caso degli operatori impiegati part-time nei call center, i lavoratori si troveranno a percepire un salario inferiore al reddito di cittadinanza, con il rischio paradossale di creare potenzialmente ulteriore disoccupazione. Ribadisce che l'unica via per creare nuova occupazione è la riduzione degli oneri fiscali e burocratici sul lavoro, come proposto con una parte dell'emendamento in discussione.
Parallelamente, reputa essenziale assicurare un sostegno alle famiglie. Sulla base di queste considerazioni, chiede l'accantonamento dell'emendamento Lollobrigida 1.24.
Renata POLVERINI (FI) dichiara di non comprendere i criteri seguiti per la valutazione dell'ammissibilità dell'emendamento Lollobrigida 1.24. Segnalando di aver investito la Presidenza della Camera della questione, rileva che la scarsa chiarezza dei criteri utilizzati ai fini della valutazione dell'ammissibilità degli emendamenti, unita all'esiguità del numero dei pareri forniti dalle relatrici, condiziona pesantemente i lavori delle Commissioni.
Marialucia LOREFICE, presidente, ritiene utile precisare che l'emendamento Lollobrigida 1.24 non è oggetto di ricorso alla Presidenza della Camera e che la pronuncia sulla inammissibilità degli emendamenti e l'esito dei relativi ricorsi sono riportati nel Bollettino delle Giunte e Commissioni, rispettivamente dell'11 e del 12 marzo. Pertanto, tutti i deputati hanno da giorni la possibilità di conoscere le valutazioni effettuate dalla presidenza.
Giuseppina VERSACE (FI) dichiara di non comprendere l'assenza di misure specifiche per persone in condizioni di disabilità, condizione che costituisce spesso la causa principale dell'impoverimento delle famiglie, in un provvedimento immaginato per tutelare i più deboli. Nel ricordare il decennale della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ribadisce la richiesta di non lasciare indietro coloro Pag. 25che già si trovano in una condizione particolarmente svantaggiata. Invita, pertanto, a riconsiderare il parere contrario espresso sull'emendamento Lollobrigida 1.24.
Carmela BUCALO (FdI), nel dichiarare la propria condivisione rispetto alle considerazioni svolte dai colleghi Rizzetto e Polverini sul tema della inammissibilità degli emendamenti, critica il disinteresse della maggioranza del Governo rispetto alle misure di sostegno alla natalità e alla famiglia.
Le Commissioni respingono l'emendamento Lollobrigida 1.24.
Marialucia LOREFICE, presidente, in considerazione della ripresa dei lavori dell'Assemblea, rinvia il seguito dell'esame del provvedimento ad altra seduta.
Mercoledì 13 marzo 2019. — Presidenza della presidente della XII Commissione, Marialucia LOREFICE, indi del presidente della XI Commissione, Andrea GIACCONE. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Claudio Cominardi.
Le Commissioni proseguono l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta pomeridiana delle ore 14.
Ricorda che prima della sospensione della seduta delle ore 14 è stato votato l'emendamento Lollobrigida 1.24 e che le relatrici hanno richiesto l'accantonamento dell'emendamento Noja 1.5.
Pertanto, l'esame riprenderà dall'emendamento De Filippo 1.4.
Vito DE FILIPPO (PD) illustra l'emendamento 1.4 a sua prima firma e ne raccomanda l'approvazione, sottolineando che esso è volto a costruire in modo più equo la misura denominata Pensione di cittadinanza.
Antonio VISCOMI (PD) chiede chiarimenti sulle ragioni che inducono, per alcune disposizioni del provvedimento, a tenere conto del criterio della speranza di vita, e a non considerarlo per altre.
Carlo FATUZZO (FI) ritiene che il contenuto dell'emendamento De Filippo 1.4, che modifica da 67 a 65 anni l'età per beneficiare della Pensione di cittadinanza, sia appropriato, se si considera che a 67 anni il cittadino in possesso dei requisiti previsti dalla norma già beneficia della pensione erogata per effetto della legge finanziaria del 2002, pari a circa euro 650 al mese per tredici mensilità. Pertanto, in virtù di quest'ultima misura, cadrebbe ogni possibilità di ricevere la Pensione di cittadinanza.
Segnala, inoltre, che, cessando l'erogazione del Reddito di cittadinanza al compimento del sessantacinquesimo anno di età, si resterebbe privi di qualunque beneficio fino ai 67 anni.
Preannuncia, quindi, che voterà a favore dell'emendamento De Filippo 1.4.
Renata POLVERINI (FI), oltre a condividere le osservazioni dei colleghi De Pag. 26Filippo e Fatuzzo, ritiene incongruo consentire l'accesso alla pensione anticipata con l'introduzione della cosiddetta «Quota 100» e prevedere l'erogazione della Pensione di cittadinanza solo dopo il compimento del sessantasettesimo anno di età. Invita, quindi, le relatrici e il Governo a considerare l'accantonamento dell'emendamento in discussione, al fine di individuare una linea coerente tra gli interventi previdenziali.
Roberto NOVELLI (FI) osserva che per ragioni di trasparenza e di correttezza nei confronti dei deputati delle due Commissioni, sarebbe opportuno dare una risposta alle questioni sollevate. Si tratta di un provvedimento volto a migliorare le condizioni di vita di persone che si trovano in uno stato di disagio socio-economico e, pertanto, se le disposizioni introdotte sono basate su un'analisi convinta, questa va resa nota a chi solleva domande. Invita, pertanto, il Governo a fornire chiarimenti.
Andrea CECCONI (Misto-MAIE) concorda con la necessità di avere una risposta su una questione che appare sbagliata. È necessario chiarire perché si è deciso di lasciare privi di benefici per due anni i soggetti in possesso dei requisiti per avere il Reddito e, successivamente, la Pensione di cittadinanza.
Debora SERRACCHIANI (PD) rileva che non sono chiari gli obiettivi della misura in oggetto.
A suo avviso, la Pensione di cittadinanza non è una pensione, è un Reddito di cittadinanza per gli anziani. Pertanto, è realistico rilevare una contraddizione tra i 65 e i 67 anni, che va risolta modificando la disposizione, anche per ragioni di coordinamento normativo.
Le Commissioni respingono l'emendamento De Filippo 1.4.
Carlo FATUZZO (FI) illustra l'emendamento 1.22, a sua prima firma, chiedendo alle relatrici e al Governo di riconsiderare il parere contrario espresso si di esso. Ritiene, infatti, che per i soggetti di età superiore a 70 non debbano applicarsi, ai fini del riconoscimento della Pensione di cittadinanza, i requisiti patrimoniali per l'accesso al beneficio di cui al provvedimento in esame. Ricorda che tale filosofia ha sempre caratterizzato le politiche previdenziali del centrodestra, al contrario del provvedimento in esame, che è punitivo per le famiglie.
Stefano LEPRI (PD), intervenendo sull'emendamento Fatuzzo 1.22, ritiene opportuno un approfondimento sulla Pensione di cittadinanza per dimostrare che, nonostante la grande enfasi con la quale è stata illustrata, si tratta solo di propaganda, tanto è vero che il Ministro Di Maio ultimamente non ne fa più cenno. La ragione è che la platea dei potenziali beneficiari della Pensione di cittadinanza è ristretta, in quanto il cittadino chiederà prima l'assegno sociale, che potrà percepire prima e per godere del quale non si rilevano requisiti di ordine patrimoniale ma solo particolari condizioni reddituali.
Pertanto, chi ha anche solo una piccola proprietà non potrà accedere alla Pensione di cittadinanza dimostrando che, come si suol dire, «la montagna ha partorito il topolino».
Davide TRIPIEDI (M5S), rispondendo al collega Fatuzzo, rileva che la disciplina della Pensione di cittadinanza, pur se perfettibile, ha come obiettivo quello di aiutare le persone che si trovano al di sotto della soglia di povertà. Si stupisce, pertanto, delle critiche dei colleghi, che non sembrano apprezzare il tentativo, fatto per la prima volta, di aiutare i cittadini più poveri.
Ribadisce di non comprendere gli attacchi contro i tentativi di risolvere i problemi innegabili della povertà e accetta anche il rischio di perdere voti, se questo significa impegnarsi a combattere le disuguaglianze.
Elena CARNEVALI (PD), stigmatizzando la continua propaganda e le affermazioni non sempre fondate sulla realtà Pag. 27dei fatti, richiamando il contenuto dell'emendamento Fatuzzo 1.22, chiede di poter avere entro la giornata di domani la tabella, richiesta ai rappresentanti dell'INPS ascoltati in audizione la scorsa settimana, da cui dovrebbe risultare distintamente quanti sono i nuclei che percepiranno il Reddito di cittadinanza e quanti la Pensione di cittadinanza e a quanto ammonterebbero i benefici finanziari percepiti dai singoli componenti.
Paolo ZANGRILLO (FI) si dichiara stupito delle affermazioni del collega Tripiedi che, parlando di attacchi da parte delle opposizioni, sembra non accettare la normale dialettica parlamentare.
Walter RIZZETTO (FdI), intervenendo sull'ordine dei lavori, fa presente che, da notizie di agenzia, risulta che il Ministro Di Maio è impegnato in questo momento in una riunione con le organizzazioni sindacali su «Quota 100». Se fosse vero, sarebbe irrituale in considerazione del fatto che le Commissioni sono attualmente impegnate nell'esame del decreto-legge. Tenendo presente che i lavori stanno andando avanti a rilento e che gran parte del lavoro rimane ancora da fare, ritiene opportuna una pausa per capire quale sia la volontà del Governo e delle relatrici e, in particolare, se vi siano proposte delle opposizioni sulle quali accetterebbero di discutere. In caso contrario, si rischia di non riuscire a completare i lavori.
Elena CARNEVALI (PD) ritiene opportuno votare prima l'emendamento Fatuzzo 1.22 e poi, eventualmente, sospendere i lavori delle Commissioni.
Marialucia LOREFICE, presidente, chiarisce che, in ogni caso, le Commissioni dovranno votare prima l'emendamento Fatuzzo 1.22 per poi, eventualmente, sospendere i lavori.
Propone, quindi, di completare l'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 1 che non sono state accantonate per poi procedere all'espressione dei pareri sugli emendamenti segnalati all'articolo 2 e, quindi, decidere in merito alla richiesta di sospensione dei lavori.
Le Commissioni respingono l'emendamento Fatuzzo 1.22.
Ubaldo PAGANO (PD), intervenendo sul suo articolo aggiuntivo 1.01, osserva che esso è volto a superare la confusione, lamentata soprattutto dagli enti territoriali intervenuti in audizione, sulle competenze dei soggetti chiamati a prendere in carico i richiedenti il Reddito di cittadinanza. Invita il sottosegretario Cominardi ad usare una maggiore cautela a fronte dell'intenzione di concentrare tutta la presa in carico dei richiedenti il Reddito di cittadinanza sui centri per l'impiego, le cui condizioni attuali sono ben note, oltre a non avere alcuna esperienza sulla presa in carico di soggetti con problematiche sociali.
Sebastiano CUBEDDU (M5S), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Ubaldo Pagano 1.01, non ritiene opportuno sovraccaricare il testo del decreto-legge con eccessivi dettagli, ritenendo preferibile fare riferimento all'enunciazione degli obiettivi di cui all'articolo 1.
Antonio VISCOMI (PD) osserva che l'articolo aggiuntivo Ubaldo Pagano 1.01, nel proporre l'introduzione dell'articolo 1-bis, rubricato «Obiettivi e azioni», presenta un contenuto tutt'altro che descrittivo, bensì appare volto a precisare i compiti posti in capo ai diversi soggetti pubblici chiamati ad assicurare la piena attuazione delle misure relative al programma del reddito di cittadinanza. Rileva infatti la necessità – anche alla luce delle criticità al riguardo emerse nel corso delle audizioni svolte, con particolare riferimento all'attuazione dei Patti per il lavoro e per l'inclusione sociale, di cui all'articolo 4 – di fornire ai predetti soggetti univoche linee di condotta.
Massimo Enrico BARONI (M5S), intervenendo sull'articolo aggiuntivo Ubaldo Pag. 28Pagano 1.01, prende atto della tendenza in atto – sulla quale non sono peraltro mancati appunti critici da parte della dottrina e della giurisprudenza – caratterizzata dall'eccessivo inserimento nei testi legislativi di disposizioni che, lungi dal recare un contenuto prescrittivo, si limitano a fornire definizioni ovvero ad esplicitare obiettivi e finalità.
Elena CARNEVALI (PD) ritiene che l'articolo aggiuntivo Ubaldo Pagano 1.01 presenti un carattere tutt'altro che ultroneo, in considerazione del fatto che numerose disposizioni del decreto-legge, come peraltro evidenziato anche dalla documentazione predisposta dagli uffici della Camera, non recano in maniera univoca l'individuazione dei compiti assegnati ai diversi soggetti coinvolti né la definizione degli obiettivi da perseguire in vista della concreta attuazione del provvedimento in esame.
Chiede pertanto di accantonare l'articolo aggiuntivo in discussione, al fine di meglio valutarne il contenuto.
Ubaldo PAGANO (PD), di fronte all'indisponibilità a un ripensamento da parte delle relatrici e del rappresentante del Governo, ritira il proprio articolo aggiuntivo 1.01.
Marialucia LOREFICE, presidente, prima di cedere la parola alle relatrici per l'espressione dei pareri sugli emendamenti riferiti all'articolo 2, sospende brevemente la seduta.
La seduta, sospesa alle 18.05, è ripresa alle 18.15.
Dalila NESCI (M5S), relatrice per la XII Commissione, anche a nome della relatrice per la XI Commissione, esprime parere contrario sugli emendamenti Carnevali 2.29 e 2.32, Magi 2.6 e 2.7, Fornaro 2.65, Bellucci 2.129, Cecconi 2.3 e Schirò 2.30, mentre propone di accantonare l'emendamento Fornaro 2.67. Esprime parere contrario sull'emendamento Fitzgerald Nissoli 2.124, propone di accantonare gli emendamenti Rizzetto 2.74 e 2.73, Polverini 2.154 e Lupi 2.28, mentre esprime parere contrario sugli identici emendamenti Palmieri 2.77 e Bellucci 2.131, Bignami 2.99, Zangrillo 2.76, nonché sugli identici emendamenti Palmieri 2.78 e Bellucci 2.133.
Propone altresì di accantonare gli emendamenti Zangrillo 2.155, Fatuzzo 2.152, Versace 2.83, Carnevali 2.33, Pallini 2.159, Troiano 2.160, Bellucci 2.134, Noja 2.35 e Musella 2.156. Formula quindi un invito al ritiro, altrimenti esprimendo parere contrario, sull'emendamento Palmieri 2.79.
Esprime parere contrario sugli identici emendamenti Magi 2.8, Gribaudo 2.165 e De Filippo 2.164, propone di accantonare gli emendamenti Bond 2.51 e Polverini 2.122, mentre esprime parere contrario sugli emendamenti Musella 2.123, Rostan 2.63 e Rizzo Nervo 2.167. Propone altresì di accantonare l'emendamento Fornaro 2.52, esprime parere contrario sull'emendamento Versace 2.84, propone di accantonare l'emendamento Pini 2.36, mentre esprime parere contrario sugli emendamenti Rostan 2.54, Rizzetto 2.75, sugli identici emendamenti Rostan 2.72 e De Filippo 2.37, nonché sugli emendamenti Versace 2.85 e Rostan 2.55.
Propone, inoltre, di accantonare gli emendamenti Rizzetto 2.137, Bignami 2.103, Sportiello 2.162, Massimo Enrico Baroni 2.161, Panizzut 2.126, 2.125 e 2.127. Esprime parere contrario sugli emendamenti Palmieri 2.80, Gemmato 2.140, Cecconi 2.4 e Fatuzzo 2.157, propone di accantonare gli emendamenti Versace 2.90, 2.89 e 2.88. Esprime, quindi, parere contrario sull'emendamento Cecconi 2.5, propone di accantonare gli emendamenti Versace 2.86 e Fornaro 2.56.
Esprime, poi, parere contrario sull'emendamento Cannatelli 2.158, propone di accantonare gli emendamenti Versace 2.87, Carnevali 2.39 e Bellucci 2.141, mentre esprime parere contrario sull'emendamento Rizzo Nervo 2.40.
Formula, infine, un invito al ritiro, altrimenti esprimendo parere contrario, sugli emendamenti Tuzzi 2.163, Panizzut 2.128, Dall'Osso 2.91, Fornaro 2.62, Dall'Osso Pag. 292.119, Carnevali 2.41, Versace 2.92 e Bellucci 2.146, mentre esprime parere contrario sugli emendamenti Polverini 2.81, Carnevali 2.43, Ciaburro 2.150 e Palmieri 2.82.
Marialucia LOREFICE, presidente, nel prendere atto delle numerose proposte di accantonamento riferite ad emendamenti segnalati all'articolo 2, in assenza di obiezioni propone di concludere i lavori della seduta odierna, che riprenderebbero domani mattina, riservandosi tuttavia di convocare, approssimativamente entro un'ora, l'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, delle due Commissioni riunite.
Elena CARNEVALI (PD), intervenendo sull'ordine dei lavori, ritiene opportuno procedere alla discussione degli emendamenti non accantonati riferiti all'articolo 2, dal momento che, anche in considerazione della data di avvio in Assemblea della discussione sulle linee generali del provvedimento, a suo giudizio occorre non dissipare ulteriore tempo. In tale quadro, ritiene altresì opportuno che il Governo sia in grado di presentare entro la giornata di domani le proposte emendative di propria iniziativa.
Walter RIZZETTO (FdI), nel concordare con la proposta di organizzazione dei lavori formulata dalla presidente Lorefice, dichiara tuttavia la disponibilità del proprio gruppo a riprendere i lavori medesimi nella giornata di oggi, al termine dell'Ufficio di presidenza preannunciato dalla presidente stessa.
Debora SERRACCHIANI (PD), in considerazione del fatto che la presidente Lorefice ha proposto di rinviare il seguito dell'esame del provvedimento alla seduta di domani, prevedendo per la serata odierna solo lo svolgimento dell'Ufficio di presidenza, dichiara di non comprendere il riferimento fatto dal collega Rizzetto ad eventuali lavori in sede referente dopo la riunione dell'Ufficio di presidenza. Premesso ciò, sottolinea che, a fronte di quello che le forze di maggioranza considerano il provvedimento più importante della legislatura, appare inaccettabile l'attuale modalità di esame del decreto-legge. Chiede in proposito di proseguire nell'esame delle proposte emendative rispetto alle quali le relatrici hanno espresso il loro parere, senza sospendere la seduta. Se, invece, il Governo ha intenzione di porre la questione di fiducia su un eventuale maxiemendamento, osserva che non appare opportuno sprecare tempo in una inutile discussione.
Ribadisce che, nonostante l'alto numero di emendamenti di cui è stato proposto l'accantonamento, le Commissioni sono comunque in grado di proseguire l'esame delle proposte relative all'articolo 2.
Marialucia LOREFICE, presidente, precisa che le relatrici hanno bisogno di svolgere un approfondimento sui temi relativi alle proposte accantonate e che sono impossibilitate a farlo se le Commissioni proseguono i loro lavori. Osserva che le successive modalità di svolgimento dei lavori delle Commissioni potranno essere discusse nell'imminente riunione dell'Ufficio di presidenza.
Paolo ZANGRILLO (FI) concorda con la proposta di prosecuzione dei lavori illustrata dalla presidente, osservando che se nella serata odierna il Governo e le forze di maggioranza saranno in grado di risolvere i punti controversi, nelle sedute di domani sarà possibile procedere più speditamente con i lavori delle Commissioni, mentre avrebbe poco senso esaminare un articolo di cui è stato richiesto l'accantonamento della maggior parte degli emendamenti.
Walter RIZZETTO (FdI), in risposta all'intervento della collega Serracchiani, precisa di avere concordato con la proposta della presidente di sospendere per Pag. 30un'ora i lavori per poi svolgere l'Ufficio di presidenza, ma di avere invitato a valutare l'opportunità di continuare l'esame in sede referente dopo lo svolgimento di tale Ufficio di presidenza, senza rinviare direttamente alla giornata di domani. Si riserva, in ogni caso, di valutare in sede di Ufficio di Presidenza le proposte sulle modalità di prosecuzione dei lavori delle Commissioni.
Marialucia LOREFICE, presidente, rinvia il seguito dell'esame del provvedimento ad altra seduta.
Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 155 del 12 marzo 2019, a pagina 7, prima colonna, quarantatreesima riga, le parole: «e sull'articolo aggiuntivo Lollobrigida 26.01» sono soppresse.