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Timestamp: 2018-07-21 11:32:59+00:00
Document Index: 130180610

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 41', 'art. 47', 'sentenza ', 'art 180', 'art 25', 'art 180', 'art.1', 'art 25', 'art 1', 'art 9', 'art 187', 'art 9', 'art. 40', 'art 25', 'art 25', 'art 187', 'art 187', 'art 187', 'art. 187', 'art. 7', 'art 187', 'art 6']

Le informazioni privilegiate, fattispecie penale ed amministrativa - Studio Legale Tidona e Associati
26 marzo 2007 | By Studio In Diritto bancario
Il mercato finanziario infatti prima di essere un luogo di scambio di valori economici è innanzi tutto un luogo ove si scambiano informazioni poiché gli operatori finanziari basano le proprie scelte di mercato sulle informazioni in proprio possesso[3]; e condizioni necessarie in grado di garantire l’efficienza del mercato, ovvero la capacità dell’ambiente operativo di riflettere rapidamente i prezzi e le informazioni riguardanti i titoli quotati in esso sono, dalla dottrina economica, individuati nella concorrenza perfetta tra gli operatori, nella diffusione immediata e gratuita delle informazioni, nel rapido adeguamento dei prezzi in occasione di nuove informazioni [4].
Si può affermare senza dubbio che “l’informazione è potere e quindi la libertà della sua acquisizione, da parte dei cittadini, significa libertà di apprensione e di partecipazione al potere”[5] anche economico. Essere informati significa non solo acquisire una serie di dati e notizie, ma soprattutto conoscere e gestire il patrimonio informativo acquisito operando delle scelte libere, che solo per citare uno dei tanti casi societari di questi ultimi anni, avrebbe forse impedito agli investitori dell Gruppo Giacomelli di rimanere con il cosiddetto cerino acceso in mano[6].
L’interesse all’informazione inerisce, in generale, all’ambito di tutta la sfera decisionale dell’uomo, tanto più dell’uomo quale operatore economico, al punto che la sua garanzia, è sancita e costituzionalmente. Si consideri infatti nello specifico, il settore economico: dalla libertà d’iniziativa economica (art. 41, primo comma Cost.) che garantisce le scelte dell’imprenditore e quindi la sua esigenza d’informazione, alla programmazione economica (art. 41, terzo comma Cost.) che esige la pubblicità delle direttive economiche dello Stato, alla tutela del risparmio ed al suo libero accesso (art. 47 Cost.) che presuppongono la conoscenza del mercato e la trasparenza delle condizioni, affinché l’utente possa valutare la convenienza di ogni singola proposta anche rispetto alle alternative d’investimento offerte da istituzioni e mercati in concorrenza tra loro: una vera concorrenza richiede ed impone la conoscenza di dati e notizie. In conseguenza di ciò è stata individuata nella stessa trasparenza una delle caratteristiche tipiche del mercato efficiente giungendo a ritenere l’informazione una precondizione del corretto funzionamento del mercato stesso, una sua connotazione: la concorrenza può svolgersi correttamente solo ove gli operatori possano compiere le proprie scelte comportamentali in base a dati oggettivi e comparabili, oltretutto uno dei motivi che rendono l’informazione più importante di quanto non sia in altri mercati, è la tipicità dei beni scambiati: i prodotti finanziari, sono prodotti la cui definizione ed il cui contenuto si esauriscono in una serie di situazioni giuridiche,. “le caratteristiche del bene sono interamente determinate dal contratto e non dalla realtà merceologica del bene stesso”[7].
Orbene se si considera il mercato finanziario come l’insieme di “tutte le negoziazioni aventi ad oggetto attività e passività finanziarie, indipendentemente dalle caratteristiche di queste ultime, e riconducendo nell’ambito delle operazioni dello stesso tutte le operazioni che sono poste in essere per trasferire e trasformare mezzi finanziari dai settori in avanzo ai settori in disavanzo”[8], rileva ictu oculi il ruolo di protagonista rivestito dall’informazione, e l’esigenza di informazione per la competitività.
Ma chi sono gli insiders per la normativa comunitaria? Dal punto di vista teorico le definizioni degli insiders rispecchiano la teoria già conosciuta negli Stati Uniti “della parità di accesso” (equal access theory)[22] cioè gli insiders sono identificati in base o all’accesso alle informazioni privilegiate in forza di posizioni ricoperte (amministratori, direttori. azionisti…) o al possesso di informazioni ricevute delle quali conoscono o dovrebbero conoscere il carattere privilegiato pur differenziandosi dal diritto statunitense in quanto non si menziona la violazione del dovere fiduciario nei confronti della società.
Terminato questo breve accenno all’importante ruolo dell’Authority , esaminiamo le disposizioni recanti la nuova disciplina dell’abuso di informazioni privilegiate e manipolazione di mercato – il nuovo Titolo I-bis costituito dagli artt.180 a 187 quaterdecies – che sostituiscono il Capo IV parte V del T.u.f. e cioè i previgenti artt. da 180 a 187-bis
Ma la sentenza 382/2004 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato inammissibile la questione che ha per oggetto l’illegittimità costituzionale dell’art 180, 3 co. T.u.f. (ante riforma) per violazione dl principio di determinatezza della legge penale ex art 25, 2 co. Cost sollevata dal Tribunale di Siracusa e di Roma, in realtà omette di affrontare il rispetto del principio di determinatezza, in ordine ad una fattispecie sulla quale una parte della dottrina si è espressa in modo molto critico, ponendo in evidenza l’inafferrabilità del bene giuridico tutelato e della fattispecie che ne disciplina l’offesa[47]: quando vengono presi in considerazioni interessi di tipo economico, l’offesa si diluisce si fa sfuggente. Secondo i giudici a quibus la formula normativa individuata dall’art 180 co. 3 (ante riforma ) del T.u.f. non individuerebbe in modo preciso la fattispecie criminosa astratta “…in quanto non definisce in modo preciso che cosa significhi provocare < una sensibile > alterazione del prezzo; di conseguenza sarebbe eccessivo il margine di discrezionalità affidato al giudice nello stabilire, nel caso concreto, l’effettiva portata di tale espressione….Secondo alcuni[48] occorre operare una distinzione tra principio di determinatezza e tassatività della legge penale, inquadrabili nell’ambito del principio di legalità, intendendo il primo come affermazione del dovere del legislatore di formulare la norma in modo chiaro ed intelligibile, ed il secondo come espressione del divieto di analogia in materia penale; esso è sancito dall’art.1 c.p. Il fondamento costituzionale del principio di determinatezza[49], la cui ratio è da individuare nell’esigenza di tutelare il cittadino dagli abusi del potere giudiziario, si fonda su di una interpretazione dell’art 25 2 co. Cost., che sancisce espressamente i principi di riserva di legge e di irretroattività, alla luce di altri principi di rango costituzionale. L’esigenza di determinatezza discende dal carattere frammentario del diritto penale, in quanto, se la rilevanza penale deve essere limitata ad alcune forme di offesa dei beni tutelati, si pone l’esigenza di specificarne in modo preciso i contenuti. Inoltre la determinatezza si pone a garanzia del favor libertatis, in quanto ne assicura la certezza del diritto. Nel caso in esame la Corte ha rigettato la questione di legittimità costituzionale senza esprimersi in ordine al principio di determinatezza, né riproponendo il suo indirizzo più risalente, il più rigoroso – il principio in virtù del quale nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge (art 1, c.p.), non è attuato dalla legislazione penale seguendo sempre un criterio di rigorosa descrizione del fatto[50] -, né riaffermando il concetto secondo cui < il principio di legalità si attua non soltanto con la rigorosa e tassativa descrizione di una fattispecie, ma in alcune ipotesi, con l’uso di espressioni sufficienti per individuare con certezza il precetto e per giudicare se una determinata condotta lo abbia o meno violato > , per cui è ammissibile < il ricorso a nozioni proprie del linguaggio e dell’intelligenza comuni >[51] bensì affermando, da un lato che l’operazione di riempimento – unica strada possibile da seguire, secondo la Corte, nell’ipotesi di accoglimento della questione – < rimanendo eventualmente affidata alla discrezionalità del legislatore >, dall’altro auspicando l’intervento del legislatore[52].
Luci ed ombre sulla riforma della disciplina di insider trading per alcuni autori[77], che evidenziano, con riguardo alla disciplina transitoria, come l’art 9, co. 6 della legge n.62/2005 preveda l’applicazione delle nuove sanzioni “anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge che le ha depenalizzate, quando il relativo procedimento penale non sia stato definito”: accade che il trading degli insider secondari di rilievo penale nella trascorsa legislazione ed oggetto ancora di procedimento penale, nonostante l’abolitio criminis, “…può integrare il nuovo illecito amministrativo ex art 187-bis, co 4. La norma (art 9 co. 6 L. 62/2005) in quanto riproduttiva della medesima previsione dell’ art. 40 della legge 689/81 si espone così alle medesime censure di incostituzionalità formulate da autorevole dottrina[78] per contrasto ( non con l’art 25 Cost., co.2 che riguarda la irretroattività della legge penale e non quella amministrativa ma con l’art 25 Cost., co.1 (principio del giudice naturale), rispetto al mutamento retroattivo dell’organo deputato a conoscere il fatto”[79]. Ulteriore differenza di regolamentazione tra la fattispecie penale e l’illecito amministrativo, è poi la equiparazione tra tentativo e consumazione previsto nell’ultimo comma dell’art 187-bis, una esclusiva dell’illecito amministrativo, che se per alcuni può risultare discutibile in ordine alla previsione – per un illecito amministrativo[80] – della equiparazione tra tentativo e consumazione previsto per altro in materia di delitti di contrabbando [81], come spiegare invece la mancanza di tale previsione nell’art 187-ter che disciplina l’illecito amministrativo di manipolazione di mercato, condotta chiaramente portatrice di un disvalore intrinseco superiore e come tale presenta una offensività diversa.
Ad avviso di chi scrive, l’operazione di legificazione compiuta dalla L. n. 62/05 come per altro già segnalato, pur se mossa dall’intento pregevole di aumentarne la reale porta dissuasiva, si sostanzia spesso in una sovrapposizione dell’area di illiceità a rilevanza penale con quella amministrativa e pertanto avrebbe richiesto una maggior precisione e delimitazione dei rispettivi confini. Il dibattito circa l’individuazione dei modelli di tutela cui riferirsi nella criminalità d’impresa è ad ampio raggio: da una parte vi è l’attenzione verso strumenti alternativi ( la sanzione amministrativa la cui applicazione è da molti ritenuta fautrice del rapporto minimizzazione dei costi – massimizzazione effettività ma i cui requisiti di efficacia, proporzionalità e dissuasione sono messi a dura prova), stante il limite della sanzione penale, spesso presentata in “astratto”, in quanto concretamente inapplicabile per la struttura della fattispecie. Da parte opposta, la sanzione penale appare sempre quel “quid pluris” che si identifica con lo stigma del crimine[86]”. Il precetto penale pertanto, “non deve essere la fotocopia di quello amministrativistico”; deve evidenziare “un quid supplementare di disvalore,… capace, quindi, di giustificare il salto di qualità sul piano sanzionatorio [87]” . Quando “il legislatore non rende < riconoscibile > un nucleo significativo del precetto penale come distinto dalla restante concretizzazione di esso attraverso i percorsi dell’informazione giuridica secondaria, il nucleo del precetto…non è utile[88]”. Ed allora in un quadro di visione del diritto penale quale estrema ratio di tutela e pertanto di sussidiario intervento (sia repressivo che sanzionatorio), in quelle situazioni che non sono sufficientemente tutelate attraverso altri sistemi punitivi meno invasivi, la soluzione per il legislatore sarebbe stata quella di considerare ciò su cui usualmente la logica normativa si è incentrata: individuare delle condotte differenziate sia in base alle “caratterizzazioni aggressive, sia in base alle modalità operative[89]” : a distanza di qualche decina di anni, mantiene ancora integra la sua attualità il richiamo a garantire nelle edificazioni delle ipotesi di reato, il rispetto “delle costanti criminologiche …limiti logici e non giuridici…la cui inosservanza può far correre il rischio al legislatore di dar vita a < fattispecie emblematiche >”[90].
De iure condendo il legislatore dovrebbe allora adottare una riforma, come detto organica, che pur guardando e valutando le esperienze estere in un quadro normativo comunitario omogeneo, tenga presente la natura e le specificità del nostro capitalismo: il caso Parmalat ha mostrato come i problemi della struttura imprenditoriale italiana siano diversi da quelli del capitalismo americano, tuttavia lo spirito della risposta dovrebbe essere lo stesso[99]. Se infatti si ritiene che la stabilità del capitalismo, da noi come negli Stati Uniti e in altri paesi europei, “sia stata messa in pericolo da tre cause: la frode, l’accumulazione …. di rischi e la concessione delle opzioni su azioni, con le connesse modalità di contabilizzazione e di esercizio,[100]” è giusto poi che ogni Paese individui il tipo di pericolo da cui bisogna guardarsi, ed in Italia, dopo il caso Parmalat, la frode sembra essere quella che susciti il maggiore allarme sociale.
FLICK, Criminalità economica e criminalità organizzata: profili giuridici Note a margine della Questione Europea, suppl. al n. 4 della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, 1992,
LOSAPPIO Offensività ed oggetto di tutela nel sotto –sistema del diritto penale bancario –II^ Parte, in Magistra, Banca e Finanza, , dicembre 2003
LOSAPPIO, Offensività ed oggetto di tutela nel sotto –sistema del diritto penale bancario – I^ Parte., in sua nota 62, in Magistra, Banca e Finanza, , dicembre 2003
PARLANI, Sarbanes-Oxley Act: i passi verso il raggiungimento della , in Amministrazione & Finanza, 2005
[2] FLICK, Criminalità economica e criminalità organizzata: profili giuridici, in Note a margine della Questione Europea, suppl. al n. 4 della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, 1992, p. 43. Dello stesso Autore, sull’argomento: Informazione bancaria e giudice penale: presupposti di disciplina. Problemi e prospettive, in Banca Borsa e Titoli di credito, 1988, I, p. 441 e ss.
[4] “Il rilievo del tutto particolare che la nuova legislazione finanziaria, ed in particolare quella bancaria, assegna alla c.d. “trasparenza” non deve sorprendere. Tra le molte cose che servono per privatizzare l’economia in un Paese due sono indispensabili. Primo: ci vuole una borsa efficiente, trasparente, liquida. Secondo: ci vuole un sistema bancario con le stesse caratteristiche”. PATALANO, Reati e illeciti nel diritto bancario, Torino, 2003, p. 9.
[15] SOLFERINI, in La Direttiva Europea contro gli Abusi di Mercato : informazioni privilegiate e manipolazione, in Magistra, Banca e Finanza , ottobre 2005.
[17] KJ. HOPT, op. cit. nota 21, p.134 “… è necessario che l’informazione sia disponibile al pubblico degli investitori, per esempio apparendo sul ticket di borsa o essendo riportata dai mezzi di comunicazione come la televisione, la radio o la stampa economica…”
La posizione di alcuni autori, compreso l’illustre maestro appena citato, così come CONTENTO (Corso di diritto penale, vol. I, 28) , LOSAPPIO, Offensività ed oggetto di tutela nel sotto –sistema del diritto penale bancario – I^ Parte., in sua nota 62, in Magistra, Banca e Finanza, , dicembre 2003.
[55] FIANDACA – MUSCO, in op. cit. , nota 46; MANTOVANI, in op. cit, nota 46; MUCCIARELLI, in op. cit., nota 29
La Consob, «sulla base delle risultanze istruttorie», ha accertato» in merito alla vicenda Ifil-Exor che i comunicati diffusi il 24 agosto 2005 da Ifil e dalla Giovanni Agnelli Sapa «contenevano una rappresentazione falsa della situazione all’epoca esistente», «idonea a fornire al pubblico degli investitori indicazioni fuorvianti».
Infatti l’articolo applicato stabilisce che l’ente è responsabile infatti del pagamento di una somma pari all’importo della sanzione amministrativa irrogata per gli illeciti amministrativi di insider trading e di manipolazione di mercato, commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da: a) persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria o funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione ed il controllo dello stesso; b) da persone sottoposte alla direzione e vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a). Si concede all’ente le esimenti previste dal d.lgs 231/2001 agli artt. 6, 7, 8 e 12, ed inoltre, l’inapplicabilità dell’illecito amministrativo previsto all’art 187- ter co.3 lett. a) e b), in quanto condotte previste da pratiche di mercato ammesse e supportate da motivi legittimi, esclude l’applicabilità della sanzione prevista dall’art. 187-quinquies. Infine l’ente non è responsabile “se dimostra (inversione onere probatorio, rispetto all’art. 7, infatti spetta all’accusa l’onere del superamento della presunzione relativa a favore dell’ente, che si “sostanzia nell’equazione adozione ex ante dei modelli penal- preventivi = esclusione dell’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza come elemento eziologico di verificazione del reato, BARTOLOMUCCI, Market abuse e le responsabilità amministrative degli emittenti, in Le Società, 2005, p.924) che le persone sopra indicate hanno agito esclusivamente nell’interesse proprio o di terzi”. Quella prevista dall’art 187 quinquies è una responsabilità propria diretta e principale dell’ente, radicata nel principio di colpevolezza e nel fatto che la responsabilità della persona giuridica coincide con l’area in cui il soggetto che svolge un’attività così qualificata può esercitare efficacemente il suo controllo. Ed allora è un istituto diverso dall’art 6 della L. 689/81 in quanto “ secondo l’orientamento dominante quest’ultima norma costituisce una forma di responsabilità indiretta (o forse anche sussidiaria) di natura patrimoniale caratterizzata dal vincolo di solidarietà con la persona fisica autore dell’illecito e dalla prospettiva del recupero in via di della somma pagata, SANTI, La responsabilità delle “persone giuridiche” per gli illeciti penali e per gli illeciti amministrativi di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato in Banca, Borsa, tit. cred,, 2006, p101.
[87] LOSAPPIO Offensività ed oggetto di tutela nel sotto –sistema del diritto penale bancario –II^ Parte, in Magistra, Banca e Finanza, , dicembre 2003.
La Sarbanes-Oxley Act non è solo una risposta di tipo sanzionatorio ( si può arrivare a pene detentive sino a vent’anni per coloro che falsificano qualsiasi relazione finanziaria periodica della società, ma qualora il caso sia dovuto a dolo generico scende a dieci anni; essa è una vera riforma in ambito di controllo aziendale nel quale si afferma la piena responsabilità del management sull’adozione di adeguate misure di controllo interno. Il 25 Maggio 2006 Kenneth Lay (fondatore Enron e morto di recente) e Jeffrey Skilling, i due massimi responsabili del crollo Enron, sono stati giudicati colpevoli al termine del processo che si è svolto a Houston. La giuria ha trovato Kenneth Lay colpevole di tutti i 6 capi di imputazione per frode e associazione a delinquere: la condanna a 45 anni di carcere era il rischio che avrebbe potuto correre (per una descrizione particolareggiata delle procedure PARLANI, Sarbanes-Oxley Act: i passi verso il raggiungimento della , in Amministrazione & Finanza, 2005, p. 20, inoltre CAMMARATA, Interventi della Sarbanes-Oxley of 2002 sulla corporate resposibility nelle società quotate statunitensi, in www.archivioceradi.luiss.it, dicembre 2002 .