Source: https://studiolegale-bologna.it/studio-avvocato-divorzista-bologna-separazione-consensuale-bologna-e-mantenimento-figliassegno-mantenimento-figlipratiche-di-separazione-e-divorzioassistenza-legale-bologna-pratiche-di-separazione-e-d/
Timestamp: 2019-07-16 02:41:23+00:00
Document Index: 170207296

Matched Legal Cases: ['art. 83', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 148', 'art. 155', 'art. 148', 'art. 156', 'sentenza ', 'art. 91', 'art. 380', 'art. 710', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 52', 'art. 13', 'art. 13']

BOLOGNA SOLUZIONE TROVATA !!Lo studio dell’avvocato Sergio Armaroli tratta diritto di famiglia, come: Divorzi (Divorzio Giudiziale E Divorzio Congiunto), Riconoscimento Del Matrimonio O Divorzio Realizzato All'estero, Riconoscimento Della Separazione E Del Divorzio Estero In Italia, Affidamento Condiviso E Congiunto, Scioglimento Del Matrimonio E Cessazione Degli Effetti Civili, Convenzioni Matrimoniali, Disconoscimento Di Paternità, Filiazione, Mantenimento Del Coniuge, Mantenimento Dei Minori, Assegno Divorzile, Addebito Della Separazione, Risarcimento Dei Danni, Adozioni, Tutela Dei Minori, Matrimonio Misto, Accordi Di Convivenza, Diritto Penale Della Famiglia, Impresa Familiare, Violenze Intrafamiliari, Interdizione, Inabilitazione, Decadenza Potestà Genitori, Sospensione Potestà Genitori, Diritti Degli Ascendenti, Dichiarazione Giudiziale Di Paternità, Strumenti A Tutela Del Corretto Adempimento Delle Obbligazioni Alimentari, Consulenza Legale Relativa A Separazioni, Divorzi, Mediazione Familiare, Affidamento Dei Figli, Accordi Di Convivenza, Adozioni, Variazioni Alle Condizioni Di Separazione E Mediazione Familiare, Assistenza Legale - Assegno Di Mantenimento - Assegno Divorzile - Diritto Di Famiglia - Affidamento Condiviso - Separazione Giudiziale
avvocato per separazioni, avvocato matrimonialista,affido condiviso, avvocato per divorzi SEPARAZIONE CONSENSUALE BOLOGNA E MANTENIMENTO FIGLI,ASSEGNO MANTENIMENTO FIGLI,Pratiche di separazione e divorzio,assistenza legale Bologna Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Casalfiumanese Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Porretta Terme Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Crespellano Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Baricella Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Pianoro Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Zola Predosa Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Molinella Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Sala Bolognese Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Medicina Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Castel Guelfo di Bologna Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale assistenza legale Budrio Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Castiglione dei Pepoli Pratiche di separazione e divorzio San Benedetto Val di Sambro Pratiche di separazione e divorzio Crevalcore
separazione consensuale assegno figli Bologna
SEPARAZIONE CONSENSUALE BOLOGNA E MANTENIMENTO FIGLI,ASSEGNO MANTENIMENTO FIGLI,Pratiche di separazione e divorzio,assistenza legale Bologna Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Casalfiumanese Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Porretta Terme Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Crespellano Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Baricella Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Pianoro Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Zola Predosa Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Molinella Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Sala Bolognese Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Medicina Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Castel Guelfo di Bologna Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale assistenza legale Budrio Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Castiglione dei Pepoli Pratiche di separazione e divorzio San Benedetto Val di Sambro Pratiche di separazione e divorzio Crevalcore
Uno degli aspetti piu’ discusso delle separazioni è l’assegno per il mantenimento dei figli
SEPARAZIONE CONSENSUALE BOLOGNA E MANTENIMENTO FIGLI,ASSEGNO MANTENIMENTO FIGLI,Pratiche di separazione e divorzio,assistenza legale Bologna Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Casalfiumanese Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Porretta Terme Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Crespellano Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Baricella Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Pianoro Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Zola Predosa Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Molinella Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Sala Bolognese Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Medicina Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Castel Guelfo di Bologna Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale assistenza legale Budrio Pratiche di separazione e divorzio assistenza legale Castiglione dei Pepoli Pratiche di separazione e divorzio San Benedetto Val di Sambro Pratiche di separazione e divorzio Crevalcore per separazioni Bologna, avvocato Matrimonialista Bologna, studio legale diritto di famiglia Bologna, avvocato separazioni Bologna, avvocato divorzi Bologna
avvocato per separazioni, avvocato matrimonialista,affido condiviso, avvocato per divorzi Bologna
Sentenza 26 settembre 2011 – 20 gennaio 2012, n. 785 (Presidente Luccioli – Relatore Dogliotti)
Con ricorso depositato in data 15-4-2008, C.P. chiedeva modificarsi il regime di separazione personale consensuale dal marito D.G.P., chiedendo un aumento dell’assegno di mantenimento per sé e per i figli. Costituitosi il contraddittorio, il D.G. chiedeva rigettarsi il ricorso e, in via riconvenzionale, l’affidamento condiviso dei figli, nonché il loro mantenimento diretto da parte di entrambi i coniugi. Il Tribunale di Catania, con provvedimento del 5-12-2008, elevava l’assegno per la moglie, disponeva affidamento condiviso dei figli con mantenimento diretto da parte dei genitori, ed assegno perequativo per il D.G. per l’importo di Euro 1.500,00 mensili. Proponeva reclamo la C. Costituitosi il contraddittorio, il D.G. ne richiedeva il rigetto, e in via incidentale, la revoca dell’assegno per la moglie e per i figli, che dovevano essere mantenuti direttamente da entrambi i genitori. La Corte d’Appello di Catania, con provvedimento in data 9-15/3/2010, accoglieva il reclamo principale, revocando il mantenimento diretto dei figli, disponendo per essi assegno mensile di Euro 5.000,00 a carico del padre; rigettava il reclamo incidentale. Ricorre per cassazione il D.G., sulla base di dodici motivi illustrati con memoria. Resiste, con controricorso, la C.
Va innanzi tutto rilevata l’invalidità della procura rilasciata dalla C. al nuovo difensore avv. Laura Garofalo, in quanto apposta a margine della memoria per l’udienza, e quindi in un atto diverso da quelli tassativamente indicati nell’art. 83 c.p.c., nel testo vigente ratione temporis. Con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione dell’art. 155 c.c., in punto revoca del contributo diretto per i figli; con il secondo, vizio di motivazione al riguardo; con il terzo, violazione ulteriore dell’art. 155 c.c., sulla quantificazione dell’assegno; con il quarto, vizio di motivazione al riguardo; con il quinto, violazione dell’art. 155 c.c., in relazione all’art. 148 c.c.; con il sesto, violazione degli artt. 2697 c.c., 115, 116 c.p.c., sulla revoca del contributo diretto. I motivi possono essere trattati congiuntamente, essendo strettamente connessi. Essi appaiono infondati. Come è noto, la L. 8 febbraio 2006, n. 54, ha introdotto la disciplina dell’affidamento condiviso. Già la scelta del termine è significativa, rispetto all’espressione più tradizionale, contenuta nella legge di divorzio dopo la riforma del 1987, di “affidamento congiunto”: non solo affidamento ad entrambi, ma fondato sul pieno consenso di gestione, sulla condivisione, appunto. Ciò tuttavia non esclude che il minore possa essere prevalentemente collocato presso uno dei genitori, anche se l’altro dovrà avere ampia possibilità di vederlo e tenerlo con sé. L’assunto del ricorrente secondo il quale con la riforma del 2006 il contributo diretto da parte di ciascuno dei genitori costituirebbe la regola, come conseguenza diretta dell’affido condiviso, non può essere accolto: ed invero l’art. 155 c.c. riformato, nello stesso secondo comma in cui prevede in via prioritaria “la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori”, dispone che il giudice fissi “altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento…”, così conferendo allo stesso giudice un’ampia discrezionalità, sempre ovviamente “con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale” della prole (v. sul punto Cass. 2006 n.18187). Inoltre il successivo comma 4 affida al giudice il potere di stabilire, “ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità”. Della discrezionalità esercitata nell’escludere il contributo diretto la ordinanza impugnata ha fornito congrua motivazione, facendo riferimento all’accentuata litigiosità dei genitori, quale circostanza idonea a sollevare ulteriori conflitti in un contesto che al contrario esige una condotta pienamente collaborativa, e tale valutazione non può costituire oggetto di controllo in questa sede. Dunque correttamente è stato revocato il regime di mantenimento diretto. La Corte di Appello ha altresì rilevato, ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento dei minori, la notevole sproporzione tra le condizioni economiche dei genitori (la C. ha un reddito netto annuo di Euro 27.000,00 circa, il notaio D.G. nel 2007 un reddito di Euro 268.558,00, sceso ad Euro 86.000,00 nel 2008, con detrazione di spese deducibili per oltre Euro 300.000,00). Non si ravvisa al riguardo violazione dell’art. 148 c.c., il quale stabilisce che i genitori devono adempiere all’obbligo educativo, di istruzione e di mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e capacità di lavoro professionale e casalingo. Secondo giurisprudenza consolidata (per tutte, Cass. n. 11772 del 2010, n. 11538 del 2009), deve essere assicurato ai figli il tenore di vita di cui essi godevano durante la convivenza matrimoniale, ma rilevano gli incrementi di reddito di ciascuno dei genitori, se riferiti, come nella specie, all’attività che essi svolgevano durante la convivenza, rappresentandone il prevedibile sviluppo. Del tutto privo di fondamento appare l’assunto del ricorrente secondo il quale non potrebbe configurarsi in via generale, alcun prevedibile sviluppo per la carriera notarile: è evidente, al contrario, che l’esperienza acquisita, l’aumento dei clienti, ed anche, come nella specie, lo spostamento da una piccola località ad una città più grande, integrano “sviluppi prevedibili”. E a ciò fa evidentemente riferimento il Giudice a quo, elevando l’importo dell’assegno per i figli ad Euro 5.000,00. Con i motivi settimo e ottavo Xil ricorrente lamenta violazione dell’art. 156 c.c. e vizio di motivazione, in relazione all’assegno per il coniuge. Anche tali motivi appaiono infondati. Per giurisprudenza consolidata, l’inadeguatezza dei mezzi del coniuge va raffrontata al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio (tra le altre, Cass. n. 20582/10). Giurisprudenza altrettanto consolidata precisa che le attuali condizioni economiche delle parti possono costituire, in mancanza di ulteriori prove, elemento indicativo del pregresso tenore di vita della famiglia (tra le altre Cass. n.16606/10). Né va dimenticato che, in sede di modifica delle condizioni di separazione (o di divorzio), è necessario riferirsi ad elementi di novità rispetto al regime originario. Come già si è detto trattando del mantenimento dei figli, si è notevolmente accresciuto il divario economico tra i coniugi, in relazione all’incremento dell’attività notarile del D.G., già svolta durante la convivenza matrimoniale, che ne costituisce un prevedibile sviluppo. A tutto ciò si riferisce, con motivazione adeguata, il giudice a quo. L’unico elemento di novità a favore del D.G. potrebbe essere costituito dalla dedotta convivenza more uxorio della C. con un “facoltoso avvocato”. Ma di ciò – come precisa il giudice a quo – egli non ha fornito prova. Palesemente infondato è il decimo motivo, attinente al vizio di motivazione, con riferimento al diverso parere del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello: è evidente che la sentenza impugnata, nella sua motivazione, ha manifestato contrario avviso rispetto alle conclusioni del P.G.; non era necessario che espressamente le contestasse. Inammissibili infine i motivi undici e dodici, attinenti al regime delle spese processuali (violazione dell’art. 91 c.p.c. e vizi di motivazione). Non è censurabile il regime delle spese dettato dal giudice di merito, se sorretto da adeguata motivazione (per tutte, Cass. n. 13229 del 2011). Nella specie, il giudice a quo ha richiamato la sostanziale soccombenza del D.G. Conclusivamente, il ricorso va rigettato. Le spese seguono la soccombenza.
MODIFICA CONDIZONI ECONOMICHE DI SEPARAZIONE
Va inoltre rilevato che la rinuncia all’assegno di mantenimento ha conseguenze diverse nel giudizio di separazione e in quello di divorzio in quanto il diniego dell’assegno divorzile non può fondarsi sul rilievo che negli accordi di separazione i coniugi pattuirono che nessun assegno fosse versato dal marito per il mantenimento della moglie, dovendo comunque il giudice procedere, in quella sede, alla verifica del rapporto delle attuali condizioni economiche delle parti con il pregresso tenore di vita coniugale (cfr. Cass. civ. sezione I n. 1758 del 28 gennaio 2008).
Ordinanza 18 febbraio – 6 giugno 2014, n. 12781
Rilevato che la Corte condivide e si riporta quanto alla descrizione del presente giudizio alla relazione ex art. 380 bis c.p.c. del 28 novembre 2013 articolata sui seguenti punti:
Con ricorso ex art. 710 c.p.c. C.C. ha chiesto al Tribunale di Brescia il riconoscimento, nei confronti del coniuge separato M.C., del suo diritto all’assegno di mantenimento e all’accollo delle rate mensili, dell’importo di circa 870 euro, del mutuo-casa, contratto con la Banca Credito Bergamasco, e gravante sull’ex abitazione nonché l’elevazione dell’assegno di 750 euro, posto dalla separazione consensuale a carico del C., a titolo di contributo mensile al mantenimento del figlio M.
Il C. si è opposto alle richieste della ricorrente e ha chiesto a sua volta la riduzione dell’assegno in favore del figlio.
Il Tribunale di Brescia, con decreto del 15 novembre 2012, ha rilevato l’inesistenza di fatti sopravvenuti idonei a fondare le contrapposte richieste delle parti.
La Corte di appello di Brescia ha ritenuto fondata la decisione e ha respinto il reclamo proposto dalla C. che ha condannato al pagamento delle spese processuali rilevando la incontestata mancata verificazione di nuovi fatti idonei a giustificare le condizioni della separazione.
Ricorre per cassazione C.C. che deduce violazione o falsa applicazione delle norme che regolano l’interpretazione dei contratti (1362 e 1363 c.c.) e dell’art. 156 c.c. ritenendo che il riferimento contenuto nella separazione consensuale al punto 13 (“a partire dal 1 luglio 2012 il dott. C. nulla più dovrà versare alla sig.ra C. a titolo di contributo al di lei mantenimento essendo la stessa economicamente autosufficiente”) alla sua condizione di autosufficienza economica non era stato preso adeguatamente in considerazione dai giudici dell’appello i quali non avevano dato alcun rilievo alla circostanza per cui, successivamente alla omologazione della separazione consensuale, l’odierna ricorrente non solo non aveva stabilizzato la propria posizione lavorativa precaria ma aveva anzi chiuso il rapporto di lavoro per essere stata costretta alle dimissioni dal proprio datore di lavoro.
Il ricorso è infondato in quanto è sostanzialmente ripetitivo delle difese già svolte nella fase di merito, ampiamente prese in esame e motivatamente respinte dalla Corte di appello con argomentazioni che vanno ribadite in questa sede. Infatti la separazione consensuale, che ha previsto la esclusione dalla data del 1 luglio 2012 del diritto di C.C. a percepire l’assegno di mantenimento, è stata interpretata dalla Corte di appello alla luce del suo tenore testuale e valutata con riferimento alla mancata allegazione di fatti nuovi rispetto alla situazione economica delle parti al momento della separazione stessa. In particolare la Corte di appello ha rilevato che la C. anche all’epoca della separazione non svolgeva attività lavorativa, in quanto casalinga, sicché non è apprezzabile la dimissione dall’attività lavorativa reperita in epoca successiva alla separazione, e, allo stesso modo, non può essere fatta valere la presupposizione della C. di reperire una occupazione lavorativa entro il luglio 2012 poiché la previsione di un assegno sino a quella data non era condizionato negli accordi di cui alla separazione consensuale al reperimento di un lavoro. Né può ritenersi che tale interpretazione recepita dai giudici dell’appello si ponga in contrasto logico e sostanziale con la disposizione dell’art. 156 c.c. Emerge infatti dalla decisione del Tribunale, riportata nel controricorso, che il venir meno del diritto all’assegno è stato fatto coincidere, nella separazione consensuale, con la donazione alla C. del 50% della proprietà dell’immobile già adibito ad abitazione familiare. Va inoltre rilevato che la rinuncia all’assegno di mantenimento ha conseguenze diverse nel giudizio di separazione e in quello di divorzio in quanto il diniego dell’assegno divorzile non può fondarsi sul rilievo che negli accordi di separazione i coniugi pattuirono che nessun assegno fosse versato dal marito per il mantenimento della moglie, dovendo comunque il giudice procedere, in quella sede, alla verifica del rapporto delle attuali condizioni economiche delle parti con il pregresso tenore di vita coniugale (cfr. Cass. civ. sezione I n. 1758 del 28 gennaio 2008).
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in 1.500 euro di cui 200 per spese, oltre spese generali e accessori di legge. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003. Ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.