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Timestamp: 2017-05-25 15:04:06+00:00
Document Index: 94764424

Matched Legal Cases: ['art. 186', 'art. 1', 'art. 20', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 3']

FOSSOLI: CAMPO DI CONCENTRAMENTO ITALIANO PER EBREI E CAMPO DI POLIZIA E DI TRANSITO TEDESCO - PDF
FOSSOLI: CAMPO DI CONCENTRAMENTO ITALIANO PER EBREI E CAMPO DI POLIZIA E DI TRANSITO TEDESCO
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1 FOSSOLI: CAMPO DI CONCENTRAMENTO ITALIANO PER EBREI E CAMPO DI POLIZIA E DI TRANSITO TEDESCO Le premesse di Liliana Picciotto Dopo la sua liberazione, Mussolini, intenzionato a riformare lo stato fascista secondo nuovi principi, basati sulla socializzazione economica e appoggiato non più alla monarchia ma a una formula repubblicana, accarezzava l idea di convocare una Assemblea Costituente. Essa fu annunciata a gran voce sia al momento della formazione del nuovo governo il 23 settembre 1943, sia durante i Consigli dei Ministri del 27 settembre e del 28 ottobre, sia durante la prima assemblea del Partito Fascista Repubblicano che si svolse a Castelvecchio di Verona il 14 novembre. Tale assemblea costituì l occasione per lanciare pubblicamente la politica antiebraica della nascente Repubblica Sociale Italiana. Inserita nel testo ideologico-programmatico in 18 punti noto come «Carta di Verona», al punto 7 vi era la seguente dichiarazione: «Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri, durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica». 1 Nello stesso contesto della riunione veronese, il Segretario del Partito Fascista Repubbicano Alessandro Pavolini affermò nel suo lungo discorso agli esagitati astanti:... Come voi sapete si sta in questi giorni provvedendo al prelievo dei patrimoni ebraici (Approvazione ed applausi- Era ora! ). Si tratta non per fare della rettorica, appunto di sangue succhiato al popolo italiano. È giusto che questo sangue ritorni al popolo. Mi pare non vi sia migliore via, per farlo tornare al popolo, che quella di provvedere ai bisogni dei sinistrati dai bombardamenti, di coloro che furono colpiti dalla guerra, la cui principale responsabilità risale agli ebrei... 2 Il progetto di Costituzione non poteva non tenere conto del vecchio antisemitismo statale risalente alle leggi antiebraiche del 1938 e della nuova più radicale svolta antiebraica della neofondata repubblica. Il 25 novembre 1943 il Consiglio dei Ministri conferì al Ministro dell Educazione Nazionale Carlo Alberto Biggini l incarico di stendere la bozza della nuova Costituzione. 82 Il progetto, pronto in meno di un mese, venne sottoposto al Consiglio dei Ministri il 18 dicembre Nel suo contesto, la «questione ebraica» venne riproposta a chiare lettere in chiave di netta discriminazione tra cittadini e sudditi. Ecco i passaggi che la riguardano: «89. La cittadinanza italiana si acquista e si perde alle condizioni e nei modi stabiliti dalla legge, sulla base del principio che essa è titolo di onore da riconoscersi e concedersi soltanto agli appartenenti alla stirpe ariana italiana. In particolare la cittadinanza non può essere acquistata da appartenenti alla razza ebraica e a razze di colore. 90. I sudditi di razza non italiana non godono del diritto di servire l Italia in armi, né in genere dei diritti politici: godono dei diritti civili entro i limiti segnati dalla legge, secondo il criterio della loro esclusione da ogni attività, culturale ed economica, che presenti un interesse pubblico, anche se svolgentesi nel campo del diritto privato». 4 Si ribadiva inoltre il divieto dei matrimoni misti: «73. Presupposto della politica demografica è la difesa della famiglia, nucleo essenziale della struttura sociale dello Stato. La Repubblica la attiva proteggendo e consolidando tutti i valori religiosi e morali che cementano la famiglia e in particolare: [ ] col divieto di matrimonio di cittadini italiani con sudditi di razza ebraica e con la speciale disciplina del matrimonio di cittadini italiani con sudditi di altre razze o con stranieri; [ ]». 5 Quanto al servizio militare, esso veniva così definito: «59. La coscrizione militare è un servizio d onore per il popolo italiano, ed un privilegio per la parte più eletta di esso.tutti i cittadini hanno il diritto e il dovere di servire in armi la Nazione, quando ne abbiano la idoneità fisica e non si trovino nelle condizioni di indegnità morale, stabilite dalla legge». 6 832 Biggini, nella nota esplicativa riservata al Duce, così commentò la sua proposta: «L accentuazione del carattere del diritto - già gli ebrei furono esclusi e non «esentati» dal servizio militare - è un tratto originale del fascismo che penso vada sottolineato». Il lavoro di Biggini fu però vano perchè la bozza complessiva di Costituzione giacque inutilizzata: Mussolini aveva nel frattempo cambiato idea in proposito sembrandogli più opportuno rimandare sine die il suo progetto. Le conseguenze pratiche del punto 7 non si fecero attendere, il 30 novembre il Ministro dell Interno dispose - con l ordinanza di polizia n. 5 - l arresto e l internamento degli ebrei, oltrechè il sequestro dei loro beni: 7 «1) Tutti gli ebrei, anche se discriminati, a qualunque nazionalità appartengano, e comunque residenti nel territorio nazionale debbono essere inviati in appositi campi di concentramento. Tutti i loro beni mobili e immobili devono essere sottoposti a immediato sequestro in attesa di essere confiscati nell interesse della RSI, la quale li destinerà a beneficio degli indigenti sinistrati dalle incursioni aeree nemiche. 2) Tutti coloro che, nati da matrimonio misto, ebbero, in applicazione delle leggi razziali vigenti, il riconoscimento di appartenenza alla razza ariana, debbono essere sottoposti a speciale vigilanza dagli organi di polizia. 3) Siano pertanto concentrati gli ebrei in campo di concentramento provinciale, in attesa di essere riuniti in campi di concentramento speciali appositamente attrezzati». Questo gravissimo provvedimento rese ogni ebreo, a partire dalle ore 20 (tale fu l ora della diffusione) del 30 novembre 1943, passibile di arresto da parte delle autorità italiane. E in effetti, nei mesi seguenti, i fermi vennero attuati direttamente dalle questure della RSI dopo minuziose ricerche domiciliari. L elaborazione e l applicazione della politica antiebraica fu affidata ad alcuni organi specifici dello Stato, in particolare a quelli facenti capo al Ministero dell Interno. Dal 23 settembre del 1943 al 21 febbraio del 1945, tale Ministero fu guidato da Guido Buffarini Guidi, sostituito poi, negli ultimi mesi della RSI, da Paolo Zerbino. I Sottosegretari furono Paolo Zerbino (6 maggio febbraio 1943), Giorgio Pini (dal 23 ottobre 1944). 8 Il campo di concentramento per ebrei di Fossoli sotto gestione italiana (Dicembre 1943-Febbraio 1944) Dopo l emanazione dell ordinanza di polizia del 30 novembre 1943, occorreva mettere in pratica l arresto e il concentramento degli ebrei, provvisoriamente tramite piccoli campi provinciali e poi tramite un grande campo nazionale. La scelta di un grande e definitivo campo di concentramento, cadde su un area agricola ubicata a circa un chilometro di distanza a nord dell abitato di Fossoli (da cui prese il nome) e a cinque chilometri dal centro storico della città di Carpi, compresa tra le strade provinciali denominate rispettivamente strada dei Grilli e strada Remesina. Le ragioni di tale scelta sono due: l esistenza sulla stessa area sin dall estate dei 1942 di un grande campo con strutture già collaudate per la raccolta dei prigionieri di guerra, la posizione geografica, che rendeva Fossoli un comodo nodo ferroviario di transito da nord e da sud. Il preesistente campo per prigionieri di guerra Il campo preesistente era stato istituito il 30 maggio 1942 con lettera del Genio del VI Corpo d armata di Bologna che informava il Podestà di Carpi dell imminente occupazione dei terreni agricoli posti in Fossoli al fine di insediarvi un campo di prigionia. 9 In parte attendato e in parte baraccato, aveva iniziato a funzionare nel luglio del 1942 per sottufficiali dell esercito nemico: inglesi, australiani, neozelandesi catturati in Africa settentrionale. La sua denominazione era Campo PG (prigionieri di guerra) n. 73, il suo comandante era stato il Colonnello Giuseppe Ferraresi che agiva per conto del Comando Superiore Forze Armate Africa Settentrionale. Di forma vagamente trapezoidale, poggiava la sua base maggiore lungo la strada dei Grilli su1la quale si apriva anche l entrata principale iniziando la sua attività con 191 tende e con l arrivo dei primi prigionieri. Alla fine di settembre, lungo la strada Remesina, il PG n. 73 era stato ampliato con nuovi attendamenti giungendo ad una notevole capienza, poteva infatti alloggiare prigionieri. Come già per la prima parte originale, il progetto era stato di trasformare le tende in baracche affidando i lavori in muratura alla Società Anonima Cooperativa Muratori, Cementisti e Decoratori di Carpi3 La vita interna era stata tollerabile, nel rispetto della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra, con visite saltuarie della Croce Rossa, invio di pacchi vestiario e generi alimentari. 11 Tra l 8 e il 9 settembre 1943, il campo P.G era stato occupato dall esercito tedesco, il presidio italiano di comando arrestato e i suoi prigionieri progressivamente trasferiti in KL del Reich. Lo sgombero totale era avvenuto il 30 settembre. 12 Il 30 novembre 1943 dopo che il Capo della Polizia emanò l ordine generalizzato di arrestare gli ebrei, l area precedentemente destinata ad essere ampliata per il PG ed abbandonata, lungo la strada Remesina, fu ridestinata ad ampliamento del campo. Il vecchio progetto di trasformazione da attendata a baraccata di questa parte fu riesumato e portato a termine mentre già i primi ebrei vi affluivano, i testimoni che vi furono prigionieri in epoche diverse infatti descrivono il campo secondo lo stato d avanzamento dei lavori cui assistettero. Quest area destinata dal Ministero dell Interno agli ebrei, rigidamente divisa dalla prima, fu chiamata Campo Nuovo. Il Campo Nuovo era concepito a forma di trapezio rettangolo e poggiava la sua base maggiore su1la strada Remesina. Confinava dal lato obliquo, lunga il quale correva il canale della Francesca, con la vecchia area del campo per prigionieri di guerra rimasta momentaneamente vuota e utilizzata come sorta di parcheggio provvisorio per il surplus di prigionieri. Il campo vecchio Malgrado la creazione del Campo Nuovo, a partire dal febbraio del 1944 le autorità civili assunsero il controllo anche della vecchia area del PG n.73 denominandolo Campo Vecchio o Campo Italiano. I prigionieri del Campo Vecchio furono di vario tipo: internati politici italiani (circa un centinaio); internati civili di nazionalità nemica (inglesi, francesi, russi, americani, greci ed altri) (circa 150); internati anglo-maltesi e sudditi britannici (circa 900). 13 Altri internati furono anche: genitori di renitenti alla leva tenuti in ostaggio, lavoratori volontari in attesa di essere trasportati in Germania, ebrei arrestati in Libia 14 in attesa di essere deportati al campo di concentramento di Bergen Belsen. Il Campo Vecchio, del quale i tedeschi, quando più tardi si impadronirono di Fossloi si disinteressarono completamente, fu da essi parzialmente usato ancora solo per emergenza, cioè quando nel giugno- luglio del 1944 dovettero smistarvi dei prigionieri ebrei il cui numero superava la capienza del Campo Nuovo di cui si parlerà più oltre. 15 Le condizioni di vita al Campo Vecchio erano sopportabili, gli internati stranieri raggruppati per nazionalità ricevevano regolarmente pacchi dalla Croce Rossa, potevano ricevere visite settimanali, passavano il tempo giocando a pallone. Dopo aver funzionato dal luglio del 1942 all 8 settembre dei 1943 per uso militare e dal febbraio al luglio del 1944 per uso civile fu smantellato dopo la guerra divenendo area a verde agricolo. Il campo nuovo (campo di concentramento per ebrei dicembre1943-febbraio 1944) Solo dopo la citata disposizione del 30 novembre 1943 del Capo della Polizia di internare gli ebrei, parte dell ex PG denominata Campo Nuovo fu rimessa in attività sotto la gestione non più dall autorità militare, ma dalla prefettura di Modena che ne assunse la competenza. Il Prefetto, Bruno Calzolari impartì il relativo ordine di allestimento il 2 dicembre 1943 invitando il Podestà del comune di Carpi «a prendere accordi con la Questura perché i lavori d impianto siano subito eseguiti ed il funzionamento dei campo non soffra alcuna remora». 16 I lavori di sistemazione edile furono affidati alla Società Anonima Cooperativa Muratori, Cementisti e Decoratori di Carpi, liquidata il 15 gennaio 1944 con la notevole cifra di Lire ,36. La data di apertura ufficiale di Fossoli è da fissare al 5 dicembre 1943, come si legge in una lettera del Comune di Carpi alla Società Emiliana Servizi Elettrici del 7 dicembre che annota: «la nuova intestazione sarà Campo concentramento ebrei e dovrà decorrere dal 5 dicembre 1943». 17 Con l allestimento dei campi provinciali prima, di Fossoli poi, quale campo di concentramento per soli ebrei, si entrò nella fase della piena responsabilità italiana nella persecuzione antiebraica poichè gli arresti, gli internamenti, i sequestri dei beni rispondevano a un preciso orientamento dei governo fascista e a un altrettanto preciso ordine del Ministero dell Interno. Riguardo alla questione della funzione di Fossoli, è difficile capire a posteriori quali fossero le intenzioni ultime dei responsabili governativi italiani. Concentrare tutti gli ebrei, si, ma fino a quando? E per farne che cosa? E come si poteva pensare che persone potessero essere simultanea4 mente internate in un campo di concentramento come Fossoli, avente una capienza massima di poche migliaia di unità? Sono interrogativi senza risposta, ma che inducono a riflettere sul ruolo assunto dal governo della Repubblica Sociale Italiana nella radicalizzazione della politica antiebraica. Il campo di concentramento per ebrei di Fossoli funzionò per più di due mesi in piena autonomia sotto l amministrazione dalla prefettura di Modena e la sorveglianza della Questura. Il 29 dicembre 1943 erano attesi 827 ebrei 18 e in effetti il 31 dicembre iniziarono a giungere quelli da Venezia. Il 2 gennaio del 1944 erano presenti già 185 prigionieri, 19 ai primi di febbraio vi giunsero le vittime del rastrellamento di Ferrara effettuato il 5 gennaio dalla locale Questura. A metà febbraio i prigionieri erano ormai circa 600, fu allora che tre poliziotti tedeschi della SS di Verona si presentarono al campo. Fecero l appello e annunciarono una prossima partenza. Era la prima volta che dal Campo nuovo di Fossoli era organizzato un trasporto per un campo di sterminio all Est. I trasporti di deportazione precedenti erano stati fatti partire direttamente dalle dalle stazioni ferroviarie delle grandi città: Roma, Firenze, Bologna, Milano. 20 Per la verità anche da Fossoli un primissimo trasporto era già partito seppure dal campo vecchio. Si era trattato di un piccolo contingente di ebrei anglo-libici, fatti partire, forse in camion verso l Austria per essere richiusi nel campo di concentramento e lavoro di Reichenau e poi spostati nel campo di transito di Vittel in Francia in attesa di essere scambiati con prigionieri tedeschi in mani alleate. Erano state 83 persone fatte partire il 23 gennaio, delle quali le notizie sono scarsissime. 21 A seguito della visita delle SS che avevano intimato la prossima partenza, il 22 i prigionieri si apprestarono a lasciare Fossoli. Torpedoni furono approntati per portare i deportati alla stazione di Carpi. Furono fatti salire nei vagoni, con i portelloni aperti muniti di paglia per terra e di un bidone di acqua nel mezzo, non per famiglie ma in ordine alfabetico. Rimasero al campo solo i coniugati con non ebrei e i figli di matrimonio misto. Su quel convoglio viaggiava Primo Levi con i suoi compagni di lotta arrestati poco prima sulle montagne della Val d Aosta. Il Polizei und Durchangslager: Fossoli sotto gestione tedesca (febbraioagosto 1944) Nel frattempo, la politica antiebraica dell occupante nazista si andava strutturando, a metà febbraio fu deciso di aprire un ufficio appositamente dedicato all interno della Gestapo Italia di stanza a Verona. Tale ufficio, era denominato in sigla IV B4 e rappresentava in Italia, come in ogni paese occupato, sempre le stesse funzioni: ricerca degli ebrei, loro arresto, loro imprigionamento, loro spedizione verso il campo di sterminio di Auschwitz o, in casi speciali verso altri campi del Reich. l Italia venne in effetti uniformata ai metodi e ai modelli vigenti nel resto d Europa. Nelle altre nazioni, infatti, dopo i rastrellamenti, gli ebrei venivano convogliati verso un luogo recintato da cui si poteva poi organizzare - con calma e a scaglioni - la deportazione verso l Est. In Francia, tale ruolo era svolto dal campo di Drancy; in Belgio, da quello di Malines; in Olanda, da quello di Westerbork.22 Qui in Italia era giunto a proposito l ordine del 30 novembre 1943 con il quale la RSI aveva reso obbligatorio il concentramento degli ebrei. Fossoli sembrava soddisfare perfettamente anche i tedeschi alla ricerca di un luogo dove concentrare gli ebrei prima di deportarli verso est e dove, nel futuro, concentrare anche i prigionieri politici soggetti a deportazione ancora sparsi nelle varie carceri italiane. Nella seconda metà di febbraio pertanto il Comando centrale della Polizia di Sicurezza BdS (Befelshaber der Sipo SD) avocò a sé la giurisdizione sul campo, anche se l effettivo passaggio di poteri tra italiani e tedeschi avvenne il 15 marzo 1944, come si deduce da un comunicato del Questore di Modena al Capo della Polizia della RSI del 28 febbraio: Generale Germanico Comandante SS in Italia residente Verona visitando campo concentramento internati Fossoli habet comunicato che 15 marzo venturo prenderà consegna campo stesso. 23 Il primo trasporto avvenuto quando, almeno formalmente, gli ebrei si trovavano ancora sotto giurisdizione italiana inaugurò la nuova funzione di Fossoli, quale campo poliziesco di internamento e di transito per deportati dall Italia (Polizei- und Durchgangslager). Al momento del passaggio dei poteri, la guarnigione italiana fu costretta dai tedeschi a trasferirsi - con i propri prigionieri politici - al Campo Vecchio ormai in disuso5 Alla fine di gennaio, la centrale della Gestapo a Verona predispose che un secondo lotto di baracche dell area di Fossoli fosse adibito ai detenuti politici passibili di deportazione. Più esattamente, Il 25 gennaio 1944 iniziarono i lavori di «apprestamento di un Campo di concentramento internati politici per l ammontare di lire Per riassumere, dal marzo del 1944, Fossoli era articolato in tre sezioni: una, amministrata dalla Prefettura di Modena (il Campo Vecchio o Campo italiano) e gestita da un corpo di guardia italiano, con prigionieri della RSI non soggetti a deportazione: antifascisti, partigiani e loro fiancheggiatori, detenuti comuni, genitori di renitenti alla leva, civili di nazionalità nemica; un altra, amministrata dal BdS-Verona e gestita da un corpo di guardia tedesco, con prigionieri ebrei destinati alla deportazione; un altra ancora, sempre dipendente dal BdS-Verona e gestita dallo stesso corpo di guardia tedesco, con prigionieri politici destinati alla deportazione. Queste due ultime sezioni formavano il complesso del Campo tedesco (precedentemente chiamato Campo nuovo). Il Campo non era mai completamente pieno, la capienza dalla parte dei politici era di posti-letto, dalla parte degli ebrei di posti- letto. Secondo il conteggio dei prigionieri ebrei, ebrei puri o ebrei di famiglia mista, da me effettuato per la ricerca sui deportati dall Italia del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, il totale degli ebrei passati da Fossoli a rotazione fu di Meno preciso è il conteggio dei politici, di essi conosciamo i nomi dei 475 deportati a Mauthausen il 21 giugno 1944, 26 dei 71 chiamati per essere assassinati al poligono di tiro di Cibeno, dei 307 trasferiti da Fossoli a Bolzano ai primi di agosto del 1944 e da là deportati a Mauthausen il 5 agosto successivo e di pochi altri, nominati nelle testimonianze. 27 La gestione del campo era affidata al vicecomandante Haage, Titho non si faceva vedere che raramente. Il corpo di guardia tedesco era in realtà ridottissimo, da dieci a venti persone, che presenziavano soltanto a certe operazioni: l immatricolazione, l appello, la visita serale delle baracche, le varie punizioni, la lettura della lista dei deportati e la partenza dei prigionieri. Era inoltre Haage a fare il discorso tranquillizzante ai partenti prima della loro deportazione. Egli trasmetteva anche gli ordini al capocampo e questi ai capobaracca, toccava a loro dare ai nuovi arrivati le poche istruzioni per come dovevano comportarsi al campo: l ora della sveglia, del rancio, l appello. 90 Planimetria del campo Il campo si estendeva su una vasta area di terra brulla, a tratti fangosa, specie dopo la pioggia. Non un albero, nè un cespuglio, nè pianta selvatica a vista d occhio. 28 Aveva una planimetria relativamente complessa: ai quattro vertici del trapezio rettangolo vi erano altane di guardia munite di potenti riflettori; lungo i lati e a distanza regolare, vi erano 12 garitte esterne. Lungo il perimetro correvano due ordini di reticolati di filo spinato che formavano un corridoio lungo il quale scorreva un fossato. Lo stesso reticolato correva all interno del campo per dividere il settore abitato dagli ebrei, dal settore occupato dai politici. Tra i due settori vi era anche una strada sterrata larga parecchi metri che serviva ad impedire il contatto tra i due gruppi. 29 Il settore di vigilanza era costituito dagli edifici, disposti alla destra dell ingresso principale sulla strada Remesina, una specie di area quadrata dov erano situati: la cucina, la mensa, gli alloggi degli ufficiali e sottufficiali tedeschi, gli alloggi per la truppa, il magazzino, il deposito di armi, lo spaccio per le guardie e la segreteria del campo. Le baracche del settore ebraico erano otto, ognuna della capienza di 256 prigionieri con latrine e lavandini; erano larghe 11,60 metri e lunghe 47, con finestrelle laterali 30 corrispondenti internamente a delle specie di cellette limitate da muri divisori che non arrivavano al soffitto, ma che dovevano garantire la privacy alle famiglie che vi vivevano ammassate. 31 Le cellette erano dotate di letti a castello. Non si potevano spegnere le luci sicché chi dormiva in alto aveva la lampadina ad un metro dal viso e faticava ad addormentarsi. 32 Vi erano poi altre due baracche: una per la cucina e l altra per il lavatoio e le docce. Il localino delll infermeria era situato nell ultima baracca prima della cucina. Sui muri delle baracche d abitazione c erano delle scritte lasciate dai precedenti abitanti che nessuno cancellava: siamo partiti il. Nedo Fiano ricorda che quando arrivò a Fossoli, all esterno di ogni celletta era scritto su un piccolo foglio il nome delle famiglie internate. Si commosse alle lacrime vedendo i nomi di suo fratello Enzo,internato con la moglie e il figlioletto del quale ignorava l arresto. Capì solo allora che erano transitati da lì. 33 Nel settore dei politici, le baracche erano sette, simili alle prime, ma più capienti: contenevano ciascuna 320 prigionieri. Vi erano anche qui baracche adibite a spaccio, infermeria e lavatoio6 Nei mesi invernali il freddo era pungente, perché all interno di ogni blocco funzionava una sola stufa. Nei primi tempi, durante la gestione italiana, non essendovi neppure legna da ardere, si dovette ricorrere a paglia. 35 Due sole volte il comando ordinò corvée di lavoro, una volta l 11 luglio per il gruppo che dovette scavare la fossa per le vittime dell eccidio al poligono di tiro di Cibeno di cui parleremo più avanti, un altra precedente, il 2 maggio del 1944, quando durante la visita del Ministro dell Interno della RSI Buffarini Guidi e del potente Generale Karl Wolff, comandante della Polizia e delle SS in Italia, venne organizzata una catena umana che spostava pietre da una parte all altra del campo. Questo lavoro, svolto nello spiazzo dell appello, era del tutto inutile. Serviva solo per dimostrare che i prigionieri di Fossoli venivano tenuti occupati con delle attività lavorative. La corvée non durò che due o tre ore poi tutto fu abbandonato come in precedenza. 36 Il personale addetto Nel periodo in cui funzionò l amministrazione tedesca, comandante del campo fu Karl Titho, SS-Untersturmfürer, in precedenza uomo di fiducia e autista di Wilhelm Harster, coadiuvato da Hans Haage, SS-Hauptscharführer. C era un doppio servizio sanitario, : uno per i tedeschi, condotto da un certo dottor Walter e l altro, autogestito dagli internati, condotto dal dottor Bela Schönfeld, ebreo cui ricorrevano spesso anche gli ufficiali tedeschi. Nell infermeria si curavano problemi di piccola entità, per le questioni più serie c era il ricovero all ospedale di Carpi. Per esempio quando Dora Salmoni che era in stato interessante, venne colpita dal mitragliamento aereo alleato, fu ricoverata a Carpi e perse il bambino. 37 Venne curata per poi essere caricata sul treno diretto ad Auschwitz dove non superò la selezione iniziale. Le condizioni igienico sanitarie erano disagevoli ma non disastrose. In ogni baracca, nella parte centrale corrispondente alla strozzatura (che si può notare guardando la planimetria), c erano i bagni, dotati di lavandini e gabinetti nei quali ci si poteva lavare a proprio agio. Il problema enorme erano i parassiti che infestavano sia gli indumenti sia i letti a castello. Probabilmente non esisteva un autoclave per la disinfestazione. Ognuno si lavava da sè i propri vestiti.. Nella baracca di Schönheit (e probabilmente anche nelle altre) c era un apparecchio a petrolio che fungeva da fiamma ossidrica del quale il capo-baracca era responsabile. A turno, questi consegnava l apparecchio a tutti gli abitanti delle varie celle i quali passavano 92 velocemente su tutta la struttura del castello per bruciare le pulci e le cimici che vi erano annidate. 38 La corrispondenza, che nel periodo di direzione italiana non aveva avuto restrizioni, nel periodo tedesco, venne rigidamente regolamentata: era permesso scrivere solo 4 volte al mese - due lettere e due cartoline -su carta intestata fornita dal campo. La corrispondenza, prima di essere inviata, subiva il controllo della censura del campo sicché anche le numerose lettere rimasteci presentano comprensibilmente una forma convenzionale. I destinatari della corrispondenza da Fossoli erano famigliari od amici, gli indirizzi non erano mai direttamente quelli degli interessati per paura di rivelare ai tedeschi la loro residenza e correre il pericolo di essere arrestati. Il più delle volte dunque il destinatario era qualche amico o la custode dello stabile di residenza o un socio in affari. 39 La posta in arrivo veniva portata da Carpi dal carabiniere Vincenzo Borri che aveva il compito di distribuirla nel campo. Egli era naturalmente atteso con ansia dagli internati. 40 Nel primo periodo c era la possibilità per i misti di ricevere visite, 41 opportunità poi del tutto scomparsa insieme ai permessi di uscita per gravi motivi o per casi urgenti. 42 I contatti con l esterno erano rari ma possibili dato che vi era un continuo viavai di operai, fornitori di cibo (almeno il lattaio e il panettiere), un barbiere, il carabiniere che portava la posta agli internati, e altri. Lettere e bigliettini nascosti in mezzo a carrettini erano continuamente scambiati con l esterno. Nel campo regnava la fame, anche se non si può parlare di completa sottoalimentazione, Elisa Gigliotti nel suo studio ha determinato in calorie la quantità pro capite destinata a ciascun internato. 43 Nella razione giornaliera erano compresi: latte e caffè al mattino, 225 grammi di pane al giorno (portati poi a 300 grammi a partire dal 1 luglio) fornito dal Forno Armando Chiesi di Carpi,44 e due minestre di verdura al giorno. Si aveva comunque il permesso di ricevere pacchi dall esterno e denaro per poter comprare cibo suppletivo dagli ambulanti.. Due volte alla settimana era consentito un certo traffico con l esterno, ma solo chi ne aveva le possibilità poteva ordinare generi alimentari: uova, verdure, castagnaccio, farina. La fureria era gestita dal prigioniero politico Camponore che comprava cibo per conto degli internati. 45 Il denaro dunque era un importante elemento per poter migliorare le condizioni di vita interna. Don Venturelli ne prestò ripetutamente agli internati per l acquisto di zoccoli, libri, guanti. Tra il 17 dicembre 1943 e il 23 giugno 1944 il parroco annotò spese per un ammontare di Lire7 In seguito alla già citata ispezione al campo del Generale Wolff e di Buffarini Guidi il 2 maggio 1944, gli alloggi dei tedeschi furono migliorati così come le cucine. Al progresso organizzativo, si accompagnò un netto peggioramento delle condizioni di vita e un irrigidimento della disciplina: da allora gli internati ebbero l obbligo di presentarsi a qualsiasi tedesco con il capo scoperto e sull attenti. In particolare, quando veniva annunciata una visita dei signori di Verona, scattava l ordine di fare grandi pulizie. Dal fermento creato con la loro presenza, si desumeva un prossimo cambio di regolamento oppure si verificavano sparizioni di persone. Queste visite provocavano tensioni tra i responsabili del campo e angoscia tra i prigionieri: su tutti, come un ombra nera, aleggiava il terrore della deportazione. 47 Le deportazioni di ebrei da Fossoli (febbraio-agosto 1944) Dovunque fossero stati arrestati, gli ebrei venivano consegnati al Polizei und Durchgangslager di Fossoli, per gruppi o singolarmente, senza sosta, di giorno e di notte. Le autorità preposto alla consegna erano le più diverse: Polizia di Sicurezza tedesca, agenti di Pubblica Sicurezza italiani, Guardia Nazionale Repubblicana (GNR). 48 I prigionieri erano accompagnati da piccole liste di consegna compilate dalle autorità tedesche esecutrici della traduzione, liste preventivamente inviate in copia anche a Verona nella sede del BdS. Quell ufficio era sempre aggiornato sui nuovi arrivi esattamente come lo erano le autorità di Fossoli. Le liste di consegna dei detenuti politici erano marcate col segno da X a XXX, a seconda della gravità del crimine commesso dal prigioniero. Tale segno mancava nel caso degli ebrei, ma ne appariva un altro distintivo su ogni cartelletta. 49 I nuovi prigionieri venivano iscritti in una speciale cartoteca amministrata dal vice comandante Hans Haage con l ausilio di una detenuta segretaria. 50 Lo schedario dei prigionieri politici era tenuto separato. Nel caso l arresto e la traduzione fossero stati effettuati dalle autorità italiane, il procedimento di consegna era leggermente diverso: la competente Questura italiana (cioè quella del luogo dell arresto) inviava l avviso del prossimo trasferimento e l elenco dei prigionieri alla Questura di Modena e una copia, per conoscenza, al comandante de1 campo di Fossoli. 51 I funzionari nazisti del campo erano responsabili solo della burocrazia relativa alla detenzione, quella relativa all organizzazione dei trasporti veniva svolta a Verona. Quando il settore ebraico del Campo raggiungeva la capienza di circa 600 persone, Haage si recava a Verona al Comando SS per avvertire i superiori. Veniva organizzato un convoglio con la lista dei partenti, i tempi di marcia ferroviari, i vagoni, il cibo, la scorta di accompagnamento, la paglia per il pavimento, i bidoni per i bisogni corporali. Le deportazioni di ebrei da Fossoli furono 12. La meta principale fu il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau; l ultimo ebbe destinazioni alternative perché comprendeva anche ebrei sposati con non ebrei e figli di matrimonio misto, cui era risparmiato lo sterminio col gas. Inoltre, tre convogli di cittadini ebrei inglesi arrestati in Libia nel 1942 o di turchi, svizzeri, ungheresi e altri paesi neutrali, in considerazione della loro nazionalità, furono diretti verso il campo di Reichenau e di Bergen Belsen per essere oggetto di scambio , destinazione Reichenau. 83 ebrei deportati , destinazione Bergen Belsen. 146 ebrei deportati , destinazione Auschwitz. Almeno 510 ebrei deportati , destinazione Auschwitz. 609 ebrei deportati , destinazione Auschwitz. 581 ebrei deportati , destinazione Bergen Belsen. 166 ebrei deportati , destinazione Auschwitz. 523 ebrei deportati , via Verona, destinazione Auschwitz. 246 ebrei deportati , via Verona, destinazione Buchenwald. 23 ebrei figli di matrimonio misto deportati , via Verona, destinazione Ravensbrueck. 19 ebree figlie di matrimonio misto deportate , via Verona, destinazione Bergen Belsen. 45 ebrei sposati con non ebrei deportati. 52 Da Fossoli ci fu inoltre una deportazione di politici direttamente verso Mauthausen il oltre ad altre deportazioni verso il nuovo campo di polizia e di transito istituito a Bolzano dopo la decisione presa alla fine di giugno del 1944 di evacuare i prigionieri di Fossoli verso il nord Italia8 NOTE 1 Benito Mussolini, Opera Omnia, a cura di Edmondo e Duilio Susmel, vol.xxxv, s.d., p.410; Renzo De Felice, Storia degli ebrei in Italia sotto il fascismo, Einaudi, Torino 1993, cit., p Vittorio Paolucci, La repubblica sociale italiana e il partito fascista repubblicano, settembre 1943-marzo 1944, Argalia, Urbino 1979, p.157; Rossella Ropa, L antisemitismo nella Repubblica Sociale Italiana. Repertorio delle fonti conservate all Archivio centrale dello Stato, Pàtron, Bologna 2000, p.22 3 Luciano Garibaldi, Mussolini e il professore. Vita e diari di Carlo Alberto Biggini, Mursia, Milano 1983, pp Ivi, pp Ivi, p Ivi, p ACS, RSI, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gabinetto, b. 57, cat , f Lo stesso documento in ACS, Ministero dell Interno, Direzione Generale di Pubblica Sicurezza, Divisione Affari Generali e Riservati, Massime R9, Razzismo, b.80, fasc.19 Ebrei da internare. Il documento è conservato anche nei Fondi Prefettura di vari archivi di stato provinciali con la data di ricevimento 1 dicembre Mario Missori, Governi, alte cariche dello Stato e prefetti del Regno d Italia, Ministero dell Interno, Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Roma 1973 pp ,; Franco Fucci, Le polizie di Mussolini. La repressione dell antifascismo nel ventennio, Mursia, Milano 1985, pp Sul campo di Fossoli consulta Simone Duranti e Letizia Ferri Caselli (a cura di), Leggere Fossoli. Una bibliografia, Edizioni Giacchè, La Spezia 2000; ma vedi specialmente: Caterina Liotti, Paola Romagnoli, Enea Biondi, Il campo di Fossoli: evoluzione d uso e trasformazioni, in Giovanni Leoni (a cura di), Trentacinque progetti per Fossoli, Electa, Milano 1990, pp.35-49; Roberta Gibertoni, Annalisa Melodi, Il campo di Fossoli e il Museo Monumento al deportato di Carpi, in Tristano Matta (a cura di), Un percorso della memoria. Guida ai luoghi della violenza nazista e fascista in Italia, Electa, Milano 1996, pp ; Elisa Gigliotti, Il campo di concentramento di Fossoli (Mo) e lo sterminio degli ebrei italiani Facoltà di lettere e filosofia, Università degli Studi di Milano, Tesi di laurea Anno Accademico Il 17 febbraio 1943 veniva sottoscritto l appalto «di trasformazione del campo attendato in baraccato» per l importo di Lire Otto milioni. Verbale della seduta del consiglio direttivo della Società Anonima Cooperativa Muratori, Cementisti e Decoratori di Carpi, 20 febbraio Documento citato in Luciano Casali, La deportazione dall Italia. Fossoli di Carpi, in «Spostamenti di popolazione e deportazioni in Europa », Cappelli, Bologna 1987, pp Alfred Moore, Ricordi di un ex prigioniero di guerra inglese evaso dal campo di Fossoli, in «Ricerche storiche», 1971, n Caterina Liotti et alii, Il Campo di Fossoli..., cit., p Archivio Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (d ora in poi ACDEC), Fondo CRDE, Documentazione del Col. Vitale, Deposizione di un ex ufficiale repubblichino in servizio presso il campo di concentramento italiano di Fossoli. 14 Resoconto dell attività del Sac. F.Venturelli al Campo n.73, , in Archivio della Curia Vescovile di Carpi, Sez. IV, Filza 55-A, pubblicato in Marco Galvagno, La Chiesa e il salvataggio degli ebrei in Emilia durante la seconda guerra mondiale, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Parma, Tesi di laurea Anno Accademico , p.154. Vedi anche Primo Levi, Se questo è un uomo, Einaudi, Torino 1973, p.21. È ancora vivo presso la popolazione il ricordo dei bambini libici che, sfuggendo al controllo e uscendo dal campo, si presentavano ai casolari dei contadini per ricevere del castagnaccio 15 ACDEC, Fondo CRDE, Deposizione di un ex ufficiale, cit. 16 Carpi, archivio comunale, 1949, Cat.15-Cl.7, Fasc.5, Atti dal 1942 al 1949, Campo concentramento ebrei, fasc.2: Da Prefetto di Modena a Podestà Comune Carpi, 2 dicembre Ivi, Da Podestà Comune di Carpi a Società Emiliana Servizi Elettrici, 7 dicembre Archivio Comune di Carpi (d ora in poi ACC), 1949, Cat ci. 7 - Fasc. 5, Atti dal 1942 al 1949, Campo concentramento ebrei, fasc. 2, sottofasc. 4/2: Da Questore di Modena a Direttore Campo Concentramento Fossoli di Carpi, 29 dicembre Archivio dello Stato (d ora in poi AdS) Modena, Fondo Questura «Cittadini di origine ebraica» Cat. A, Busta F-K, Cartella Gentili Arturo: Da Vice commissario Avitabile a Questura Modena, 3 gennaio Liliana Picciotto, Il libro della memoria. Gli ebrei deportati dall Italia , Mursia, Milano Liliana Picciotto, History of the Shoah in Italy, Yad Vashem-Nebraska University Press (in preparazione) 22 Archivio Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (d ora in poi ACDEC), AG- 11B, PPFBA, p Luciano Casali, La deportazione dall Italia. Fossoli di Carpi,in Spostamenti di popolazione e deportazione in Europa Cappelli Bologna 1987, cit., p Enea Biondi, Caterina Liotti, Paola Romagnoli, Il campo di Fossoli: evoluzione d uso e trasformazioni, in Giovanni Leone (a cura di), Trentacinque progetti per Fossoli, Electa, Milano 1990, p Ricerca sugli ebrei deportati dall Italia di Liliana Picciotto, elaborazione al computer di Gigliola Lopez. Questo numero comprende: tutti i deportati, due rilasciati, un fuggitivo dal campo, otto morti nel campo, la decina di fuggiti dalla stazione di Verona o durante il traghettamento sul Po (dato che i ponti erano bombardati) dell ultimo convoglio del 1 agosto Italo Tibaldi, Compagni di viaggio. Dall Italia ai Lager nazisti. I trasporti dei deportati , Consiglio Regionale del Piemonte, ANED, Franco Angeli, Milano 1994, pp Ibidem 28 A causa di tali condizioni l aria di Fossoli odorava di muffa ed era quasi sempre perenne9 mente grigia, densa, monotona testimonia la prigioniera Dora Klein, partita con il convoglio del 5 aprile Dora Klein, Vivere e sopravvivere. Diario , Mursia 2001, p.152. Ma, attenzione, Nedo Fiano, partito con il convoglio del 16 maggio successivo testimonia che il verde a Fossoli c era e che il primo impatto con il campo dopo la clausura nella prigione delle Murate a Firenze fu quasi di sollievo 29 ACDEC, AG-SF Fossoli: materiale fotografico e planimetrie provenienti dall archivio di Nomadelfia (le tavole n. 11 e n. I5 sono già state pubblicate in Caterina Liotti, Paola Romagnoli, Enea Biondi, Il campo di Fossoli, cit., pp. 37 e 38); ACDEC, Fondo CRDE: Testimonianza di un ufficiale di guardia in servizio presso il campo di concentramento di Fossoli, anonimo e senza data; ACDEC, AG-1OB, PPFBI, Berlino: Promemoria steso da Trieste Vitta Zelman e letto durante il processo di Berlino, 13 febbraio La Vitta Zelman, che rimase nel campo dall 11 febbraio 1944 fino al suo sgombero 1-2 agosto 1944, ricorda che la recinzione di filo spinato venne innalzata durante la sua permanenza. Nedo Fiano, arrivato a Fossoli nella prima settimana di aprile del 1944 e ripartitone il 16 maggio successivo, ricorda che si poteva scorgere, dall interno, la strada provinciale e che i contadini, passando, facevano cenni di saluto. ACDEC, Fondo DRED: Intervista Nedo Fiano, 10 aprile 1987 (a cura di Liliana Picciotto Fargion). Giorgio Sealtiel, internato nel maggio del 1944, ricorda di aver montato un recinto di filo spinato (il metallo era a tre fili attorcigliati insieme) facendo personalmente la punta a paletti di legno e piantandoli nel terreno. L epoca in cui fece questo lavoro ci dice che il recinto veniva con tutta probabilità continuamente aggiustato, vedi AC- DEC, Fondo Archivio della memoria, Video-intervista a Giorgio Sealtiel, 9 giugno 2003 (a cura di Liliana Picciotto e Marcello Pezzetti) 30 ACDEC, AG-SF, Fossoli: materiale fotografico, cit.; Caterina Liotti et alii, Il campo di Fossoli, cit., p ACDEC, Fondo DRED: Intervista Franco Schönheit, cit.; Intervista Nedo Fiano, 10 aprile 1987 ( a cura di Liliana Picciotto Fargion) 32 Testimonianza di Franco Schönheit, cit. 33 ACDEC, Fondo DRED Intervista Nedo Fiano 10 aprile ACDEC, AG-5F, Fossoli: materiale fotografico, cit. 35 ACC, 1949, Cat CI. 7 - Fasc.5, Atti dal 1942 al 1949, Campo concentramento ebrei, fasc. 2: Da capitano Giuseppe Laudani, comandante la Tenenza dei carabinieri di Carpi a Commissario prefettizio del comune, 29 dicembre 1943;da Questore Modena a Commissario prefettizio di Carpi, 15 dicembre Testimonianza di Franco Schönheit, cit. Vedi anche Video-intervista Giorgio Sealtiel, 9 giugno Testimonianaza di Franco Schönheit, , cit. 38 Ivi 39 Esempi di lettere da Fossoli sono in Liliana Picciotto Fargion, L occupazione tedesca e gli ebrei a Roma, Carucci, Roma 1979, p ; Idem, Ultime lettere di ebrei deportati dell Italia, in Anna Lisa Carlotti ( a cura di), Italia Storia e Memoria,Vita e Pensiero, Milano 1996, pp Idem, Last Letters of Jews Deported from Italy, in Daniel Carpi Jubilee Volume, Tel-Aviv University, Tel-Aviv s.d, pp Emilio Jani, Mi ha salvato la voce, Ceschina Milano 1961, p Vedi esempio AdS Modena, Fondo Questura «Cittadini di origine ebraica», cat. A, b. 2-M, Cartella Milstein Giuseppe fu Lazzaro: Da direzione campo concentramento internati civili Fossoli di Carpi a Questura di Modena, 8 aprile 1944, «Comunico che, sia da parte di questa Direzione, che del Comando Germanico locale, nulla osta a che la donna in oggetto si rechi in questo campo a visitare e portare indumenti e biancheria al marito Milstein Giuseppe fu Lazzaro qui internato» Ivi, Cartella Fano Alba di Enrico: Da Questore di Modena a Questore di Parma, 29 marzo 1944: «non è possibile concedere alle sopradescritte interessate l autorizzazione a recarsi costà per accompagnare i nipoti agli esami opponendosi a ciò l Autorità germanica». Anche Luciana Nissim pensava che le sarebbe stata data la possibilità di sostenere l esame di stato per l abilitazione alla professione medica. ACDEC, Fondo DRED: Intervista Luciana Nissim, 27 giugno 1989 (a cura di Liliana Picciotto Fargion. 43 Elisa Gigliotti, Il campo di concentramento di Fossoli, cit., p Confronta le ricevute quotidiane rilasciate dal Forno Chiesi di Carpi al Comune di Carpi dal 7 gennaio al 19 luglio Citate in Luciano Casali, La deportazione, cit., p A partire dall analisi delle forniture quotidiane di pane nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, luglio1944, Casali fa una interessante riflessione sulla quantità dei prigionieri dentro a Fossoli, comprendendo sia il Campo Vecchio, sia il Campo Nuovo. Vedi pp e tavola sinottica a p Testimonianza di Franco Schönheit, cit. 46 ACDEC, AG, 5F, Sovvenzioni pecuniarie date agli ebrei del Campo di Concentramento di Fossoli, dattiloscritto, s.d. 47 Ecco come descrive Dora Klein l angoscia dell annuncio della partenza:... arrivò l infausta notizia: si parte! Essa ci era giunta tramite le grida di Anna, dal viso sconvolto, inondato di lacrime irrefrenabili. Anna... ripeteva fuori di sè l ossessionante frase: Lo so lo so, l ho sentito da una guardia.. Dora Klein, Vivere e sopravvivere.diario , Mursia, Milano 2001, pp ACDEC, AG-1OB, PPFBI Berlino: Esame teste Karl Titho, 18 giugno 1970 e Esame teste Wilhelm Berkefeld, 25 giugno Ivi: Esame teste Karl Titho, 18 giugno ACDEC, AG-IOB, PPFBI Dortmund: Esame teste Karl Titho, 4 dicembre Bruxelles, Ministère de la Santé et de la Famille (ora Ministère de la Justice, Administration des victimes de la guerre), KL in Italien, OCC 36/38: Schrzftwechsel und Namenslisten betreffend die Einweisung jüdischer Personen in das KL Fossoli di Carpi Liliana Picciotto, Il libro..., cit., pp Vedere altro
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