Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/39205-violazione-di-sigilli.asp
Timestamp: 2020-08-10 09:30:44+00:00
Document Index: 101751337

Matched Legal Cases: ['art. 349', 'art. 349', 'art. 349', 'art. 349', 'art. 349', 'art. 349', 'art. 349']

Daniele Paolanti | 21 lug 2020
L'art. 349 c.p. sanziona la condotta di colui il quale rimuova ovvero violi i sigilli apposti dall'autorità su una res per la sua conservazione
Il testo dell'art. 349 c.p.
La ratio dell'art. 349 c.p. e il bene giuridico tutelato
La condotta sanzionata dall'art. 349 c.p.
Secondo il disposto dell'art. 349 del codice penale:
"Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell'Autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o la identità di una cosa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Se il colpevole è colui che ha in custodia la cosa, la pena è della reclusione da tre a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 3.098".
L'art. 349 c.p. è un reato comune, poiché può essere commesso da chiunque, non essendo un reato proprio né qualificato. Bene giuridico meritevole di tutela è il buon andamento della pubblica amministrazione ma anche l'interesse alla conservazione della res sulla quale è apposto il sigillo. Si tratta di un reato di evento e, come tale, il tentativo può ritenersi astrattamente configurabile. La procedibilità è ex officio.
L'elemento oggettivo si sostanzia, essenzialmente, nella rimozione di sigilli apposti sulla res ad opera dell'Autorità.
La definizione di "sigillo" deve essere intesa in senso ampio, comprendendo qualunque mezzo o elemento identificativo apposto per ordine pubblico al fine di garantire l'intangibilità della res (preservazione della medesima al fine di evitarne la distrazione, distruzione, alterazione o qualunque altro atto che ne comprometta l'identità).
Se la condotta è posta in essere dal custode della res (anch'egli potenziale soggetto attivo e, in tal caso, il reato è proprio e qualificato) la pena è aggravata.
Colui il quale si renda responsabile della condotta di cui all'art. 349 c.p. è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032.