Source: https://www.steadfastonlus.org/neonati-kiev-di-leo-steadfast-onlus-litalia-renda-subito-efficaci-le-proprie-norme-che-contrastano-la-pratica-dellutero-in-affitto/
Timestamp: 2020-07-05 03:23:15+00:00
Document Index: 78568215

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'art.12', 'art. 12', 'art.12', 'art.12']

NEONATI KIEV – DI LEO (STEADFAST ONLUS): L’ITALIA RENDA SUBITO EFFICACI LE PROPRIE NORME CHE CONTRASTANO LA PRATICA DELL’UTERO IN AFFITTO. – Steadfast Onlus
NEONATI KIEV – DI LEO (STEADFAST ONLUS): L’ITALIA RENDA SUBITO EFFICACI LE PROPRIE NORME CHE CONTRASTANO LA PRATICA DELL’UTERO IN AFFITTO.
🇮🇹 Dichiarazione di Emmanuele Di Leo, presidente dell’associazione Steadfast onlus, in riferimento alla vicenda relativa a decine di neonati nati da madri surrogate sotto la gestione della società “BioTexCom” e ospitati in una nursery improvvisata all’Hotel Venice a Kiev, in Ucraina.
“In questi ultimi mesi quanto sta accadendo a Kiev in merito all’utero in affitto ha avuto grande risalto sulle pagine di molti quotidiani italiani ed europei. Bambini commissionati da cittadini che provengono da differenti Paesi e che, a causa del lockdown per l’emergenza COVID-19, non sono stati consegnati ai loro acquirenti. Tra questi purtroppo ci sono anche committenti di nazionalità italiana. Come sappiamo la legge n. 40/2004 vieta espressamente il ricorso, in Italia, alla tecnica della “surrogazione di maternità” e prevede quale sanzione (art. 12 comma 6) «la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da 600.000 a un milione di euro». Quindi ci ritroviamo oggi con dei cittadini italiani che, consapevolmente o meno, violano la legge e commettono un gravissimo reato, tuttavia avviene che attraverso un escamotage si riesca ad aggirare queste norme: si fa in modo che la madre surrogata, attraverso un atto notarile, rinunci a riconoscere il bambino portato in grembo, che in questo modo viene dunque riconosciuto come figlio della coppia committente.Da questo espediente giuridico nascono due questioni di particolare rilevanza: sebbene i genitori committenti sarebbero passibili di sanzioni penali in ordine alle norme relative alla falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sull’identità e l’alterazione di stato (art. 12 della legge 40/2004 e degli articoli 495 c.p. e il 567 c.p.), fatto per cui si presupporrebbe quantomeno una segnalazione all’autorità giudiziaria italiana da parte dei funzionari del consolato o dell’ambasciata in loco, la giurisprudenza è invece tuttavia orientata alla non applicabilità della sanzione dell’art.12 della legge 40/2004. Questo perché il fatto è avvenuto in un paese estero in cui la pratica di utero in affitto è lecita ed emerge quindi un contrasto giurisprudenziale che esclude la rimproverabilità della condotta in ragione dell’incertezza.Allo stesso modo, laddove l’iscrizione anagrafica sia avvenuta nel rispetto delle leggi del Paese di nascita del bambino (Lex loci), non può configurarsi né l’alterazione di stato né la falsa attestazione al pubblico ufficiale. Dunque fatta la legge, trovato l’nganno.Circa invece la trascrivibilità o meno nei registri dello stato civile italiano dell’atto di nascita formato all’estero che riconosce come genitori i committenti della maternità surrogata è in corso tuttora un ampio dibattito da parte della Cassazione: inizialmente questa si espresse nel 2016 ritenendo tali atti trascrivibili ma successivamente, a Sezioni Unite, ha ribaltato tale orientamento affermando la non trascrivibilità dell’atto di nascita e mettendo in evidenza che nel nostro ordinamento il divieto di maternità surrogata è elevato a rango di principio di ordine pubblico, posto a tutela della dignità della gestante. In questa occasione la Cassazione ha anche riconosciuto il principio dell’ordinamento italiano in tema di filiazione e dignità della persona rispetto a quelli di altri ordinamenti stranieri che contrastino con essi.
Al contrario di quanto sostenuto dai supporter pro Maternità Surrogata, è evidente che è proprio questa pratica ad essere lesiva della dignità umana, compresa quella dei minori, che hanno prima di tutto il diritto di non essere trattati come oggetti. Nella maternità surrogata i minori sono infatti sempre “oggetto di contratto”, considerati quali mero strumento di realizzazione dei desideri di persone che vogliono appagare il proprio desiderio di genitorialità.E’ ormai evidente quanto attualmente gli strumenti previsti dalla nostra legislazione per contrastare la maternità surrogata siano completamente inefficaci e inadeguati poichè sono proprio gli stessi giudici a mettere in discussione la loro stessa applicabilità. Grazie a questa indegna pratica dell’utero in affitto ogni giorno vengono compiute violazioni dei diritti fondamentali dei bambini, che si ritrovano ad essere meri oggetti commerciali, venduti e stoccati per appagare un desiderio egoistico di genitorialità. Ogni giorno grazie a questa pratica, molte donne sono vittime di una tratta silenziosa che, facendo leva sull’indigenza, sfrutta il corpo femminile riducendolo ad un mero contenitore atto a sviluppare un mercato becero sulla pelle di esseri umani”.
🇬🇧 Statement by Emmanuele Di Leo, President of Steadfast Onlus, with reference to the story of tens of babies born from surrogate mothers under the management of the company “BioTexCom” and hosted in an improvised nursery at the Hotel Venice in Kiev, Ukraine.
“In recent months what is happening in Kiev regarding surrogacy has had great prominence on the pages of many Italian and European newspapers. Children commissioned by citizens who come from different countries and who, due to the COVID-19 emergency lockdown, have not been delivered to their buyers, among which unfortunately there are also customers of Italian nationality.As we know the law n. 40/2004 expressly prohibits the use, in Italy, of the technique of surrogacy and provides as penalty (art. 12 paragraph 6) a charge of “imprisonment from three months to two years and a fine from 600,000 to one million euros”. So here we are today with Italian citizens who, consciously or not, violate the law and commit a very serious crime; however through a trick it is possible to bypass these rules: it is done so that the surrogate mother, through a notarial act, renounces to recognise the baby carried in her womb, who is thus recognised as the son of the client couple.From this legal expedient two issues of particular relevance arise: although the commissioning parents would be subject to criminal charges according to the rules relating to the false attestation or declaration to a public official on identity and alteration of state (art.12 of law 40 / 2004 and Articles 495 and 567 of the Criminal Code), a fact which would at least presuppose a report to the Italian judicial authority by officials of the consulate or embassy on the spot, the jurisprudence is however oriented towards the non-applicability of the sanction of art.12 of law 40/2004. This is because the incident occurred in a foreign country where the practice of surrogacy is lawful and therefore a jurisprudential contrast emerges which excludes the reproach of the conduct because of the uncertainty.At the same way, if the birth registration has taken place in compliance with the laws of the country of birth of the child (Lex loci), neither the alteration of state nor the false attestation to the public official can exist. So made the law, found the loophole.On the other hand, regarding the transcribability or not in the Italian civil status registers of the birth certificate formed abroad which recognizes the clients of the surrogacy as parents, a wide debate is still underway by the Cassation: initially it expressed in 2016 considering such acts transcribable, but subsequently, at United Sections, overturned this decision affirming the non-transcribability of the birth certificate and highlighting that in our legal system the ban on surrogacy is elevated to the rank of principle of public order, placed to protect dignity of the pregnant woman. On this occasion, the Court of Cassation also recognized the principle of the Italian system in terms of filiation and dignity of the person compared to those of other foreign systems that contrast with them.
Contrary to what is claimed by the supporters of surrogacy, it is evident that it is precisely this practice to be harmful to human dignity, including that of minors, who have first of all the right not to be treated as objects. In the surrogate motherhood in fact, minors are always “subject of a contract”, considered as a mere tool for the fulfillment of the desires of people who want to satisfy their desire for parenthood.It is now clear how much currently the tools provided by our legislation to fight surrogacy are completely ineffective and inadequate as the judges themselves question their own applicability. Thanks to this unworthy practice of surrogacy, violations of fundamental rights are made every day to children, who find themselves to be mere commercial objects, sold and stored to satisfy a selfish desire of parenthood. Every day thanks to this practice, many women are victims of a silent trafficking that, leveraging on indigence, exploits the female body reducing it to a mere container capable of developing a crude market on human skin”.
Emmanuele DI Leo, GPA, Kiev, maternità surrogata, Steadfast Onlus, Utero in affitto