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Timestamp: 2020-07-10 16:37:22+00:00
Document Index: 186121581

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366']

Sentenza Cassazione Civile n. 2743 del 04/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2743 del 04/02/2011
Cassazione civile sez. I, 04/02/2011, (ud. 03/12/2010, dep. 04/02/2011), n.2743
A.N., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COSSERIA 2,
presso il dott. PLACIDI ALFREDO, rappresentato e difeso dall’avvocato
RODIO RAFFAELE GUIDO, giusta procura a margine del ricorso;
26/03/2008;
Ritenuto che la Corte di appello di Bari, con decreto del 26 marzo 2008 ha respinto la domanda di A.N. di indennizzo L. n. 89 del 2001, ex art. 2 per la durata irragionevole di un giudizio intrapreso davanti al TAR Puglia con ricorso del 12 novembre 1996 e definito con sentenza 21 giugno 2007 perche’ vi era la prova che l’ A. non avesse sofferto alcun pregiudizio per la durata di detto processo,avendo egli stesso tramite il suo difensore dichiarato di non avervi piu’ interesse (avendo conseguito il provvedimento favorevole gia’ in sede cautelare nel 1996); sicche’ il giudice amministrativo aveva dichiarato l’improcedibilita’ del ricorso.
Che l’ A. per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso affidato a 3 motivi, con i quali ha insistito nella richiesta di indennizzo sia perche’ vi era la prova del pregiudizio subito, sia perche’ quest’ultimo poteva essere liquidato con valutazione equitativa; e che il Ministero della Giustizia ha resistito con controricorso, osserva: Questa Corte, nella elaborazione dei canoni di redazione del quesito di diritto, del quale deve essere corredato ciascun motivo di ricorso per il disposto dell’art. 366 bis cod. proc.civ., ha ripetutamente affermato, anche a sezioni unite, che i quesiti di diritto rispondono alla esigenza di soddisfare l’interesse del ricorrente ad una decisione della lite diversa da quella cui e’ pervenuta la sentenza impugnata, ed al tempo stesso, con piu’ ampia valenza, di enucleare, collaborando alla funzione nomofilattica della Corte di Cassazione, il principio di diritto applicabile alla fattispecie; sicche’ gli stessi devono costituire la chiave di lettura delle ragioni esposte e porre la medesima Corte in condizione di rispondere ad esso con l’enunciazione di una “regula iuris” che sia, in quanto tale, suscettibile di ricevere applicazione in casi ulteriori rispetto a quello sottoposto all’esame del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata. Cio’ vale a dire, da un lato che il quesito di diritto deve rappresentare il punto di congiunzione tra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio giuridico generale; e dall’altro che la Corte di legittimita’ deve poter comprendere dalla lettura del solo quesito, inteso come sintesi logico – giuridica della questione, l’errore di diritto asseritamene compiuto dal giudice e quale sia, secondo la prospettazione del ricorrente, la regola da applicare.
Nessuno di questi principi e’ stato osservato dal ricorrente, che con i primi due motivi si e’ limitato a chiedere alla Corte con due quesiti,peraltro di tenore identico, se nell’accertare la violazione del diritto alla ragionevole durata del processo sia vincolata al rispetto dei parametri elaborati dalla CEDU, che gia’ presuppongono la risposta tuttavia del tutto estranea al thema decidendum svolto dalla sentenza impugnata (Cass. 11650/2008). Il tutto senza osservare il principio che in caso di proposizione di motivi di ricorso per cassazione formalmente unici, ma in effetti articolati in profili autonomi e differenziati di violazioni di legge diverse, sostanziandosi tale prospettazione nella proposizione cumulativa di piu’ motivi, affinche’ non risulti elusa la “ratio” dell’art. 366 bis cod. proc. civ., tali motivi cumulativi debbono concludersi con la formulazione di tanti quesiti per quanti sono i profili fra loro autonomi e differenziati in realta’ avanzati (Cass. sez. un. 5624/2009, 1906/2008).
Il ricorso va conclusivamente dichiarato inammissibile ed il soccombente A. condannato al pagamento delle spese processuali.