Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-46-codice-penale-costringimento-fisico
Timestamp: 2018-09-23 13:17:14+00:00
Document Index: 8602246

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'sentenza ', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 25', 'art. 611']

Art. 46 codice penale: Costringimento fisico
Codice penale Art. 46 codice penale: Costringimento fisico
Non è punibile (1) chi ha commesso il fatto per esservi stato da altri costretto, mediante violenza fisica (2), alla quale non poteva resistere o comunque sottrarsi (3).
In tal caso, del fatto commesso dalla persona costretta risponde l’autore della violenza (4).
Violenza fisica: è costituita dalla forza esercitata da un uomo su un altro uomo a cui quest’ultimo non può sottrarsi in quanto è totalmente annientata la sua volontà.
(1) La presenza del cd. «costringimento fisico» esclude non semplicemente la punibilità (cioè l’applicazione della sanzione), ma il nesso psichico tra condotta ed evento (art. 42), sicché difettando un elemento essenziale del reato (elemento soggettivo), quest’ultimo non è configurabile.
(2) La violenza fisica si differenzia dalla violenza psichica perché in quest’ultima la volontà dell’agente non è coartata in modo assoluto, ma è determinata da una minaccia.
(3) L’impossibilità del soggetto a sottrarsi alla violenza fisica subita, integra la situazione del cd. «costringimento fisico» che esclude la «suitas», la coscienza e volontà della condotta, cioè
il nesso psichico tra condotta ed agente.
(4) Del fatto commesso dall’agente ne risponde colui il quale ne ha coartato la volontà in quanto il primo ha agito quale «longa manus» del secondo. Pertanto esclusivamente a carico del coartatore va addebitata la responsabilità penale del fatto commesso.
Il costringimento fisico, come detto, è un’ipotesi di esclusione del nesso psichico tra l’agente e la condotta posta in essere. Si distingue dalla forza maggiore, perché nel costringimento fisico l’annullamento della volontà è determinato dall’opera di un altro uomo (che risponderà del fatto), mentre nella forza maggiore il fatto è determinato essenzialmente da un fattore naturale.
Nell'ordinamento processuale penale, non è previsto un onere probatorio a carico dell'imputato, modellato sui principi propri del processo civile, ma è, al contrario, prospettabile un onere di allegazione, in virtù del quale l'imputato è tenuto a fornire all'ufficio le indicazioni e gli elementi necessari all'accertamento di fatti e circostanze ignoti che siano idonei, ove riscontrati, a volgere il giudizio in suo favore, fra i quali possono annoverarsi le cause di giustificazione, il caso fortuito, la forza maggiore, il costringimento fisico e l'errore di fatto. (Nella specie la Corte ha confermato la sentenza della Corte di Appello che aveva respinto la richiesta di considerare il fatto ascritto cagionato da costringimento fisico per assenza di allegazione di elementi significativi a sostegno). Dichiara inammissibile, App. Ancona, 08 marzo 2012
Cassazione penale sez. II 07 febbraio 2013 n. 20171
Fuori dai casi di concorso o di cooperazione colposa e fuori dai particolari casi di cui agli art. 46, 48, 54 e 86 c.p., l'imprenditore può essere ritenuto penalmente responsabile per un fatto commesso dal dipendente se con la sua condotta ha integrato gli estremi oggettivi del reato e quindi se ha causato o ha concorso a causare l'evento ovvero se non lo ha impedito pur avendone l'obbligo giuridico. Ricorre la prima ipotesi quando il dipendente commette il fatto in esecuzione di ordini o istruzioni dell'imprenditore o in conseguenza di sue intromissioni o interferenze o di sue scelte di politica aziendale. La seconda ipotesi ricorre quando l'imprenditore delega al dipendente il compito di osservare il precetto che la norma penale pone a suo carico, perché in tal caso l'obbligo originario si trasforma in dovere di garanzia, oppure quando sussiste a suo carico un dovere di garanzia espressamente previsto da una norma penale o extrapenale.
Cassazione penale sez. III 05 marzo 1998 n. 6152
Sussiste la giurisdizione dell'autorità giudiziaria italiana in relazione a reati commessi da un soggetto straniero a bordo di nave straniera in acque internazionali qualora lo stesso, ancorché la nave sia stata coattivamente trasferita nelle acque territoriali, abbia poi manifestato, in assenza di costringimento fisico radicalmente ablatorio della volontà ex art. 46 c.p., l'accettazione della giurisdizione dello Stato italiano ponendo in essere una condotta che, seppur condizionata ed eterodiretta, non escluda un apprezzabile coefficiente di adesione psicologica e di consenso, tali da connotarla pur sempre come sostanzialmente volontaria e non totalmente coatta per effetto di irresistibile violenza fisica. Non sussiste l'applicabilità diretta nell'ordinamento nazionale di una risoluzione Onu in assenza di apposita fattispecie incriminatrice che, contemplando e sanzionando le condotte attuate in violazione di tale risoluzione, sia preesistente alla condotta penalmente rilevante posta in essere dal soggetto, nonché introdotta nell'ordinamento interno in attuazione od a sostegno della stessa risoluzione, o di altre successivamente emanate dalla medesima organizzazione internazionale, nè, a maggior ragione, un simile precetto penale può essere direttamente ravvisato nella stessa risoluzione Onu in quanto non immediatamente vincolante per il nostro Stato in assenza di norme interne di adattamento, stante la riserva di legge statale in materia penale di cui all'art. 25 comma 2 cost.
Cassazione penale sez. I 28 settembre 1994
La vittima della concussione verso cui venga esercitata una mera vis compulsiva è ugualmente responsabile del fatto reato cui venga costretto o determinato, non ricorrendo le ipotesi nè del costringimento fisico nè dello stato di necessità da cui discende l'impunità del coartato. (Nella specie, la suprema Corte ha ritenuto non censurabile la decisione del giudice di merito che aveva condannato la vittima della concussione per il reato di concorso con i concussori nel reato di truffa aggravata).
Cassazione penale sez. VI 27 febbraio 1992
Il delitto previsto dall'art. 611 c.p. (violenza o minaccia per costringere a commettere un reato) è reato di pericolo che si consuma nel momento stesso dell'uso della violenza o della minaccia, indipendentemente dal realizzarsi del reato-fine. Se, però, quest'ultimo reato poi si realizza per effetto dell'azione o della compartecipazione del soggetto passivo della coazione, anche tale soggetto ne risponde in base alle norme sul concorso nel reato, a meno che non sia configurabile a suo favore una causa di esclusione della punibilità, come ad esempio quelle previste dagli artt. 46, 54, 86 c.p. (Costringimento fisico, stato di necessità, determinazione dello stato di incapacità).
Cassazione penale sez. VI 24 novembre 1989