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Timestamp: 2020-04-10 19:33:45+00:00
Document Index: 107483178

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 47', 'art. 380', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 183', 'art. 42', 'art. 7', 'art. 295', 'art. 42', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 20608 del 12/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 20608 del 12/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 12/10/2016, (ud. 26/05/2016, dep. 12/10/2016), n.20608
sul ricorso 17237 – 2015 R.G. proposto da:
V.F., – c.f. (OMISSIS) – A.L. – c.f.
(OMISSIS) – elettivamente domiciliati in Ascoli Piceno, alla piazza
Roma, n. 23, presso lo studio dell’avvocato Vittorio D’Angelo che li
rappresenta e difende giusta procura
B.L., c.f. (OMISSIS) – L.V. – c.f. (OMISSIS) –
B.B. – c.f. (OMISSIS) – B.A. – c.f. (OMISSIS) –
elettivamente domiciliati in Pesaro, alla via S. Francesco, n. 44,
presso lo studio dell’avvocato Edoardo Mensitieri che li rappresenta
e difende giusta procura speciale a margine della scrittura
Avverso l’ordinanza in data 9.6.2015 assunta dal giudice del
tribunale di Ascoli Piceno nell’ambito della causa civile iscritta
al n. 173/2015 r.g.;
2016 del consigliere doti. Luigi Abete;
Con sentenza n. 538/2010 il tribunale di Ascoli Piceno, in accoglimento della domanda proposta da V.F. e A.L., condannava B.G., dante causa di B.A., B.L., B.B. e L.V., ad arretrare il fabbricato realizzato sulla sua proprietà sino a distanza di cinque metri dal confine con la proprietà degli attori; al contempo, rigettava la riconvenzionale con cui il convenuto aveva chiesto la condanna degli attori alla demolizione del manufatto asseritamente realizzato in forma abusiva in appoggio al muro del fabbricato di proprietà del medesimo convenuto.
Con sentenza n. 123/2014 la corte d’appello di Ancona rigettava il gravame esperito avverso il dictum di prime cure, che integralmente confermava.
Avverso la statuizione della corte di Ancona A., L. e B.B. nonchè L.V. hanno proposto ricorso in data 19.3.2015 a questa Corte di legittimità; ne hanno chiesto la cassazione sulla scorta di otto motivi con ogni susseguente pronuncia in ordine alle spese di lite.
Con atto notificato il 21.1.2015 A., L. e B.B. nonchè L.V. hanno citato a comparire innanzi al tribunale di Ascoli Piceno V.F. e A.L..
Hanno chiesto accertarsi che la scala di cui al mappale n. (OMISSIS) è di proprietà comune delle attrici L. e B.B. e dei convenuti, che l’orticello di cui al mappale n. (OMISSIS) è di proprietà esclusiva di L. e B.B. e dunque che fosse pronunciata condanna dei convenuti a rilasciarlo, che il diritto di usufrutto di L.V. si estende anche ai mappali n. (OMISSIS), che la superfetazione edilizia realizzata dai convenuti viola le distanze e quindi che fosse pronunciata condanna alla demolizione, che la superfetazione eseguita dai convenuti sull’orticello di cui al mappale n. (OMISSIS) insiste su suolo di proprietà di essi attori e conseguentemente che fosse del pari pronunciata condanna all’abbattimento.
Costituitisi, i convenuti preliminarmente hanno chiesto cancellarsi la causa dal ruolo ai sensi dell’art. 39 c.p.c., attesa la litispendenza correlata alla pendenza della causa di cui al ricorso a questa Corte di legittimità; in subordine, hanno chiesto sospendersi il giudizio introdotto con la citazione notificata il 21.1.2015 fino alla definizione del giudizio pendente innanzi a questo Giudice del diritto; nel merito, hanno chiesto dichiararsi inammissibile ovvero rigettarsi l’avversa domanda.
A scioglimento della riserva assunta all’udienza dell’8.5.2015 in ordine alle eccezioni preliminari dei convenuti il giudice con ordinanza in data 9.6.2015 ha rigettato la richiesta di declaratoria della litispendenza; ha dato atto che “il petitum della causa pendente in cassazione non è identico a quello della presente causa, ma in rapporto di continenza rispetto al petitum relativo alla richiesta di demolizione”, sicchè “non può essere dichiarata la litispendenza ai sensi dell’art. 39 c.p.c.”.
Avverso tale ordinanza V.F. e A.L. hanno proposto ricorso per regolamento necessario di competenza; hanno chiesto cassarsi “l’impugnata ordinanza disponendo la cancellazione della causa dal ruolo (…); in ogni caso cassare l’impugnata ordinanza perchè stante la ritenuta continenza si voglia sospendere il Giudizio innanzi al Tribunale di Ascoli Piceno (…). Vinte le spese” (così ricorso, pag. 6).
A., L. e B.B. nonchè L.V. hanno depositato scrittura difensiva ex art. 47 c.p.c., u.c.; hanno chiesto rigettarsi l’avverso ricorso con il favore delle spese.
I resistenti hanno depositato altresì memoria ex art. 380 ter c.p.c., comma 2.
Col ricorso a questa Corte di legittimità V.F. e A.L. deducono che, atteso il contenuto dell’ordinanza impugnata, questo Giudice del diritto “ha al suo esame (…) la continenza di cause prevista dall’art. 39 c.p.c.” (così ricorso, pag. 5); che “l’art. 39 c.p.c. non prevede la continenza tra cause pendenti in diversi gradi processuali” (così ricorso, pag. 5); che “in questi casi (…) il Giudice successivamente adito (…) doveva sospendere il Giudizio in attesa della decisione del Supremo Collegio (…) sulla demolizione della superfetazione edilizia” (così ricorso, pagg. 5 – 6); che “nel determinare la continenza tra le due cause non si poteva dispone la prosecuzione della causa con la concessione dei termini di cui all’art. 183 c.p.c.” (così ricorso, pag. 6).
Evidentemente, in premessa, rileva – mutatis mutandis – l’insegnamento secondo cui l’ordinanza con la quale il giudice, nel disporre la prosecuzione del giudizio dinanzi a sè, pronuncia sulle eccezioni di incompetenza, quali quelle di litispendenza e continenza, contiene una statuizione sulla competenza, sì che, essendo equiparabile ad una sentenza, può esser impugnata con l’istanza di regolamento di competenza, a meno che non sia emessa dal giudice di pace (cfr. Cass. 10.1.2001, n. 281).
E tuttavia in siffatta prospettiva è indubitabile l’inammissibilità dell’esperito ricorso per regolamento di competenza.
Tanto propriamente nel segno dell’insegnamento (dell’ordinanza) n. 20449 del 29.9.2014 delle sezioni unite di questa Corte, alla cui stregua, anche dopo l’innovazione introdotta dalla novella di cui alla L. 18 giugno 2009, n. 69, in relazione alla forma della decisione sulla competenza (da adottarsi, ora, con ordinanza anzichè con sentenza), il provvedimento del giudice adito, che, nel disattendere la corrispondente eccezione, affermi la propria competenza e disponga la prosecuzione del giudizio innanzi a sè, è insuscettibile di impugnazione con il regolamento ex art. 42 c.p.c., ove non preceduto (siccome nel caso ora all’esame) dalla rimessione della causa in decisione e dal previo invito alle parti a precisare le rispettive integrali conclusioni anche di merito, salvo che (il che non è nel caso ora in esame) quel giudice, così procedendo e statuendo, lo abbia fatto conclamando, in termini di assoluta e oggettiva inequivocità ed incontrovertibilità, l’idoneità della propria determinazione a risolvere definitivamente, davanti a sè, la suddetta questione.
D’altro canto, pur ad ammettere che il giudice a quo abbia inteso scorgere i margini di una possibile continenza, è fuor di dubbio che non ha inteso far luogo alla sospensione.
Cosicchè, a tal riguardo, del pari è innegabile l’inammissibilità dello spiegato ricorso.
Difatti, non può che esplicar valenza l’insegnamento di questa Corte a tenor del quale (il provvedimento con il quale il giudice adito nega la sospensione del procedimento, richiesta per eccepita pendenza dinanzi ad un giudice straniero della medesima causa (cosiddetta litispendenza internazionale), ai sensi della L. 31 maggio 1995, n. 218, art. 7 non è impugnabile con istanza di regolamento di competenza, per le medesime ragioni per le quali) non è ammissibile l’impugnazione avverso il diniego di sospensione della causa ai sensi dell’art. 295 c.p.c., e cio(è) perchè l’art. 42 c.p.c. non consente un’interpretazione estensiva, nè analogica, essendo norma eccezionale, e perchè soltanto il provvedimento che sospende il processo, incidendo sul diritto delle parti alla decisione, giustifica la deroga al principio della non impugnabilità dei provvedimenti ordinatori, separatamente ed anticipatamente dalla sentenza, con l’ulteriore conseguenza che invece il provvedimento che nega la sospensione del processo non viola gli artt. 3 e 24 Cost. (cfr. Cass. 15,1 2.2000, n. 15843).
E’ appena il caso di ribadire, da ultimo, che, in sede di regolamento di competenza l’ambito della contestazione, e quindi il potere di controllo spettante alla Corte di Cassazione, è limitato alla individuazione del giudice competente sulla base del rapporto processuale instaurato con le domande ed eccezioni proposte dalle parti, con esclusione di ogni altra questione estranea al tema della competenza; conseguentemente il ricorso per regolamento può contenere, a pena di inammissibilità, solo doglianze sulla risoluzione della questione di competenza o di questioni pregiudiziali che, direttamente o indirettamente, attengono alla questione predetta, mentre l’eventuale denuncia di violazioni di norme sostanziali o processuali diverse da quelle che regolano la competenza deve essere fatta valere con l’impugnazione nei modi ordinari, indipendentemente e separatamente dall’istanza di regolamento (cfr. Cass. 28.3.2006, n. 7075).
La declaratoria di inammissibilità del ricorso giustifica la condanna in solido dei ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità. La liquidazione segue come da dispositivo.
Si dà atto che il ricorso è stato notificato in data 10.7.2015.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (comma 1 quater introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, a decorrere dall’ 1.1.2013), si dà atto altresì della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 bis.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso per regolamento di competenza; condanna in solido i ricorrenti, V.F. e A.L., a rimborsare ai resistenti, A., L. e B.B. nonchè L.V., le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nel complesso in Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali, i.v.a. e cassa come per legge; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (comma 1 quater introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, a decorrere dall’1.1.2013), dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 bis.