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Timestamp: 2020-05-30 05:57:08+00:00
Document Index: 133153654

Matched Legal Cases: ['art. 551', 'art. 552', 'art. 551', 'art. 552', 'art. 551', 'art. 550', 'art. 551', 'art. 649', 'art. 551', 'art. 551', 'art. 718', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 551', 'art. 1350', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 551', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 536', 'sentenza ', 'art. 564', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1350', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 551', 'art. 650', 'art. 650', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 623', 'sentenza ', 'art. 551', 'art. 649', 'art. 979', 'art. 649', 'art. 479', 'art. 557', 'art. 551', 'art. 552', 'art. 551', 'art. 984', 'art. 995', 'art. 551', 'sentenza ', 'art. 479', 'art. 557', 'sentenza ', 'art. 649', 'art. 551', 'sentenza ', 'art. 551', 'art. 1350', 'art. 476', 'sentenza ', 'art. 476', 'sentenza ', 'art.551', 'art.540', 'art. 536', 'art. 551', 'art. 552', 'sentenza ', 'art. 551', 'sentenza ', 'art. 540']

Art. 551 codice civile - Legato in sostituzione di legittima - Brocardi.it
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Articolo 551 Codice civile
Dispositivo dell'art. 551 Codice civile
Se a un legittimario [536 c.c.] è lasciato un legato in sostituzione della legittima [536], egli può rinunziare al legato [649, 650 c.c.] e chiedere la legittima(1) [521 c.c.].
Se preferisce di conseguire il legato, perde il diritto di chiedere un supplemento nel caso che il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede(2). Questa disposizione non si applica quando il testatore ha espressamente attribuito al legittimario la facoltà di chiedere il supplemento(3).
Il legato in sostituzione della legittima grava sulla porzione indisponibile [556]. Se però il valore del legato eccede quello della legittima spettante al legittimario, per l'eccedenza il legato grava sulla disponibile(4)(5).
(1) La volontà del testatore di disporre un legato in sostituzione di legittima deve essere chiara ed univoca, diversamente il legato si presume essere in conto di legittima (v. art. 552 del c.c.).
(2) Benchè il legato si acquisti ipso iure al momento dell'apertura della successione, è necessario che il legatario eserciti la scelta tra il legato e la legittima. Per la rinuncia non è prevista una forma specifica, tranne che per i legati che abbiano ad oggetto beni immobili, per cui è necessaria la forma scritta, comportando la dismissione della proprietà sul bene oggetto di legato. La scelta non è revocabile.
(3) Tale volontà del testatore deve essere espressa. Si ritiene che in questa ipotesi, nonostante la lettera della norma, il beneficiario debba essere considerato erede testamentario vero e proprio, stante l'intenzione del defunto di non privarlo della quota di legittima.
(4) Esso viene, cioè, detratto dalla quota indisponibile e, ove questa non sia sufficiente, dalla disponibile.
(5) Per evidenziare la differenza tra il legato in sostituzione (v. art. 551 del c.c.) ed in conto di legittima (v. art. 552 del c.c.), si riporta un esempio: Tizio, vedovo, ha un patrimonio del valore di 100.000 euro e nomina nel suo testamento erede universale suo fratello Caio, legando al suo unico figlio Tizietto la sua villa del valore di 30.000 euro. Se è un legato in sostituzione di legittima, Tizietto può accettarlo oppure rinunziarvi e chiedere la legittima che è di 50.000 euro. Se invece è un legato in conto di legittima, Tizietto può conservare il legato e chiedere i restanti 20.000 euro.
La norma permette di contemperare gli interessi del testatore (impedire ad un legittimario di divenire erede) e quelli del legittimario (conseguire comunque una parte del patrimonio ereditario o, in alternativa, far valere i propri diritti sulla legittima).
Spiegazione dell'art. 551 Codice civile
Si ha legato in sostituzione di legittima quando il testatore, attribuendo al legittimario uno o più beni a titolo particolare, lo esclude dalla legittima in quota. Se il legittimario gratificato non è privato interamente della quota legittima, si ha legato in conto, ma non in sostituzione di legittima.
Il legato sostitutivo di legittima non era espressamente regolato nel codice anteriore, ma la frequenza con la quale nella pratica l’ereditando assegna al legittimario beni determinati, di un valore spesso eccedente quello della legittima, escludendolo contemporaneamente dalla legittima in quota, aveva richiamato l’attenzione della dottrina su questa figura dai contorni assai incerti.
Per intendere meglio la norma è opportuno indicare prima le conclusioni, alle quali si doveva arrivare in mancanza di una disposizione speciale, secondo il codice precedente, avvertendo che le opinioni sull'argomento erano assai discordanti.
Il legittimario al quale sia fatto un legato in sostituzione o a tacitazione di legittima, può, com’è ovvio, reclamare la quota legittima, ma in tal caso non può conseguire il legato ordinato dal testatore a far le veci della legittima. La volontà del legittimario deve infatti, per il suo carattere complementare, aderire interamente alla volontà complessa del testatore, che è nello stesso tempo di attribuzione e di privazione di diritti patrimoniali, di attribuzione di beni determinati e di privazione della quota legittima. Si capisce perciò come l’accettazione del legato importi necessariamente adesione del legittimario alla privazione della legittima disposta dal testatore. E poiché, da una parte, la disposizione lesiva della legittima (e quindi anche quella che priva il legittimario della quota) è disposizione valida, sebbene risolubile, e, dall’altra, la qualità di erede, anche legittimario, dipende dal conseguimento di una quota, si capisce come alla conclusione che l’accettazione del legato sostitutivo vale acquiescenza alla privazione della legittima non possa neppure opporsi la necessità della forma solenne prescritta per la rinuncia alla eredità: infatti il legittimario non rinuncia a una eredità, di cui è stato validamente privato e che solo potrebbe reclamare, ma soltanto al diritto di reclamare la quota; rinuncia, quest’ultima, per la quale non è richiesta una forma particolare. Da quel che si è detto risulta a fortiori che il legittimario, quando consegue, invece della quota legittima, il legato tacitativo, non è erede.
La determinazione della posizione del legittimario tacitato costituiva invece una grave difficoltà per la dottrina dominante, secondo la quale il legittimario è erede come tale, indipendentemente dal conseguimento di una quota. Secondo una prima tesi, posto che si trattava di una rinuncia all’eredità, questa non poteva essere che formale e non poteva perciò considerarsi implicita nell’accettazione del legato tacitativo.
Una tesi meno rigorosa si sforzava invece di distinguere fra rinunzia unilaterale, efficace erga omnes, e rinunzia contrattuale, efficace, malgrado la mancanza della forma solenne, di fronte ai coeredi. Altri infine pensavano di distinguere fra rinuncia alla quota e rinuncia alla qualità di erede, per la quale soltanto sarebbe occorsa una forma solenne.
Comunque la dottrina avvertiva, più o meno chiaramente, come la figura del lascito esigesse che il legittimario non conseguisse la legittima in quota e non assumesse la qualità di erede, anche quando a tale effetto riteneva necessaria una rinuncia formale. Dovevano ritenersi corollari della tesi che il legato sostitutivo, malgrado la sua funzione vicaria, era da considerare una liberalità a titolo particolare privativa della quota legittima: primo, che il legittimario tacitato non potesse chiedere un supplemento per l’integrazione della legittima quando il valore del legato si rivelasse inferiore al valore della legittima; secondo, che non avesse i diritti e gli obblighi dell’erede, in particolare che non fosse obbligato per i debiti ereditari; terzo, che il legato sostitutivo dovesse imputarsi sulla disponibile: conseguenza, peraltro, quest’ultima, che appariva specialmente gravosa per i disponibilitari, avuto riguardo al sistema della quota legittima fissa accolto nel codice precedente.
La disposizione in esame risolve le questioni accennate. Non occorreva specificare, come fa il primo comma, che il legittimario può rinunziare al legato tacitativo e reclamare la legittima, essendo questa una conseguenza del sistema della legittima in natura. Ma il primo comma ha anche questo significato, che il legittimario, se chiede la legittima, deve rinunciare, o meglio non può pretendere il legato: così è risolta una delle questioni indicate.
Nel secondo comma, chiarito opportunamente che, a prescindere da una rinunzia, non necessaria, il legittimario tacitato non acquista la qualità di erede, non occorreva specificare che egli non ha diritto al supplemento di legittima, né andava qui considerata l’ipotesi che il testatore abbia espressamente attribuito il diritto al supplemento, perché si tratta allora di un legato in acconto, non in sostituzione di legittima.
Infine, nel terzo comma è espressamente stabilita l’imputazione del legato sulla porzione indisponibile. In tal modo, quella funzione vicaria della legittima che è propria del legato tacitativo, ma che, come si è visto, non altera la natura del lascito, diventa rilevante. Certo, con l’introduzione del sistema della quota legittima limitatamente variabile per i discendenti, l’inconveniente della restrizione della porzione dei beni disponibile in favore dei non legittimari e rispettivamente dell’aumento di quella attribuita ai legittimari sarebbe risultato attenuato. Questo rilievo rende discutibile l’opportunità della innovazione, a parte la questione se essa tuteli un interesse veramente meritevole di protezione. L’imputazione del legato sostitutivo sulla porzione disponibile significa che il valore della legittima complessiva degli altri legittimari - per la determinazione della quale, nei casi in cui essa è variabile, fa numero anche il legittimario tacitato - va diminuito del valore del legato sostitutivo.
Ciò è possibile peraltro solo fino alla concorrenza del valore del legato col valore della quota legittima che sarebbe spettata al legittimario tacitato. Oltre questo limite, il legato, non facendo più le veci della legittima, è una liberalità non qualificata, che, come precisa il periodo finale, non può non imputarsi alla disponibile.
269 Ho migliorato la dizione del precedente testo dell'art. 550 del c.c. e art. 551 del c.c., sopprimendo ogni accenno di accettazione del legato. Questo, infatti, pel sistema del codice (art. 649 del c.c.), si acquista di diritto all'apertura della successione, e non occorre che sia accettato.
Massime relative all'art. 551 Codice civile
Cass. civ. n. 16252/2013
Il legato in sostituzione di legittima, previsto dall'art. 551 c.c., è una disposizione a titolo particolare sottoposta a condizione risolutiva, nel senso che l'eventuale rinuncia determina il venire meno della sostituzione e consente al legittimario di reclamare la quota di riserva spettantegli per legge sui beni ereditari. Ne consegue che il legatario, che abbia rinunciato al legato tacitativo in denaro, può conseguire la quota di legittima in natura, in base alla regola generale dettata dall'art. 718 c.c..
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16252 del 27 giugno 2013)
Cass. civ. n. 18583/2011
Al fine della configurabilità del legato in sostituzione di legittima, occorre che risulti l'intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l'attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all'eredità, intenzione che, in mancanza di formule sacramentali, peraltro non richieste, può desumersi anche dal complessivo contenuto dell'atto attraverso l'opportuna indagine interpretativa, sicché, in difetto di tale volontà, il legato deve ritenersi in conto di legittima. Lo stabilire se una disposizione testamentaria in favore di un legittimario integri un legato in sostituzione o in conto di legittima, implicando un apprezzamento dei fatti, è demandato al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 18583 del 9 settembre 2011)
Cass. civ. n. 12854/2011
Ai fini della configurabilità del legato in sostituzione di legittima, è necessario che risulti l'intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l'attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all'eredità. Tale intenzione non richiede formule sacramentali, ma può desumersi dal complessivo contenuto dell'atto, in forza di un apprezzamento compiuto dal giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12854 del 10 giugno 2011)
Cass. civ. n. 7098/2011
In tema di legato in sostituzione di legittima, il legittimario in favore del quale il testatore abbia disposto ai sensi dell'art. 551 c.c. un legato avente ad oggetto un bene immobile, qualora intenda conseguire la legittima, deve rinunciare al legato stesso in forma scritta ex art. 1350, primo comma, n. 5, c.c., risolvendosi la rinuncia in un atto dismissivo della proprietà di beni già acquisiti al suo patrimonio; infatti, l'automaticità dell'acquisto non è esclusa dalla facoltà alternativa attribuita al legittimario di rinunciare al legato e chiedere la quota di legittima, tale possibilità dimostrando soltanto che l'acquisto del legato a tacitazione della legittima è sottoposto alla condizione risolutiva costituita dalla rinuncia del beneficiario, che, qualora riguardi immobili, è soggetta alla forma scritta, richiesta dalla esigenza fondamentale della certezza dei trasferimenti immobiliari.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 7098 del 29 marzo 2011)
Cass. civ. n. 15124/2010
In materia di successioni "mortis causa", l'esercizio dell'azione di riduzione non può, di per sé, far presumere la volontà di rinunciare al legato, essendo a tal fine necessario considerare il comportamento del legatario, anteriore e successivo alla instaurazione del giudizio, così da poter trarre elementi idonei all'identificazione di detta volontà. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, con motivazione immune da vizi, aveva escluso che potesse ravvisarsi una rinuncia al legato nelle richieste di inventario e stima dei beni caduti in successione, nonché di rendiconto ed assegnazione di una quota corrispondente alla porzione di legittima, che erano state espresse negli atti processuali, in nessuno dei quali, però, si faceva menzione all'anzidetta rinuncia).
In materia di successioni "mortis causa", la rinuncia al legato sostitutivo della legittima non può desumersi, di per sé, dalla sola dichiarazione di rifiutare le disposizioni testamentarie in quanto lesive dei diritti del legittimario, non potendosi negare a priori a siffatta dichiarazione il significato proprio di una riserva di chiedere soltanto l'integrazione della legittima, ferma restando l'attribuzione del legato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 15124 del 22 giugno 2010)
Cass. civ. n. 26955/2008
In materia di diritti riservati ai legittimari, poiché il legato si acquista senza bisogno di accettazione, la semplice acquisizione, da parte del legittimario, dell'oggetto del legato in sostituzione della legittima non implica automatica manifestazione della sua preferenza per il legato, con conseguente perdita della facoltà di conseguire la legittima; allo stesso modo, la proposizione dell'azione di riduzione non costituisce manifestazione chiara ed inequivoca della volontà di rinunciare al legato, essendo ipotizzabile un residuo duplice intento di conservare il legato e di conseguire la legittima. (Omissis).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 26955 del 11 novembre 2008)
Cass. civ. n. 5779/2006
In tema di diritti riservati ai legittimari, l'attribuzione patrimoniale oggetto del legato in sostituzione di legittima è caratterizzata dall'intenzione del testatore di soddisfare integralmente mediante la stessa i diritti del legittimario, non essendo peraltro richiesto che l'alternativa offerta al predetto di chiedere l'integrazione della legittima o di conseguire il legato risulti espressamente nel contesto dell'atto, atteso che le conseguenze giuridiche dell'esercizio (o del mancato esercizio) del potere di scelta spettante all'istituito sono espressamente previste dall'art. 551 c.c.; al riguardo, la mera richiesta della legittima formulata con la domanda di riduzione della disposizione testamentaria lesiva della quota di riserva non costituisce manifestazione chiara e non equivoca della volontà di rinunziare al legato, essendo ipotizzabile un residuo duplice intento di conservare il legato e di conseguire la legittima.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5779 del 15 marzo 2006)
Cass. civ. n. 13380/2005
Il potere attribuito al legittimario di conseguire la parte dei beni ereditari spettantegli ex lege anzichè conservare il legato obbligatorio divisorio (sostanziantesi in un diritto di credito nei confronti del coerede assegnatario della disponibile) attribuitogli dal testatore, postula l'assolvimento di un onere, consistente nella rinuncia al legato, che si rende necessaria in ragione del fatto che quest'ultimo si acquista ipso iure e che, nel legato di specie, l'effetto traslativo dal testatore al beneficiario si verifica al momento stesso della morte del primo, onde, essendo l'oggetto del legato già entrato nel patrimonio del beneficiario, questi, per conseguire la legittima, deve, previamente (o quanto meno contestualmente) alla domanda di riduzione, dismettere il legato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13380 del 22 giugno 2005)
Cass. civ. n. 13785/2004
Il potere attribuito al legittimario, in favore del quale il testatore abbia disposto un legato tacitativo, di conseguire la parte dei beni ereditari spettantegli ex lege anzichè conservare il legato – potere configurabile non come diritto autonomo ma come facoltà compresa nel diritto di agire per ottenere la legittima attraverso l'azione di riduzione spettante al soggetto incluso nella categoria dei legittimari ex art. 536 c.c. – postula l'assolvimento di un onere, consistente nella rinuncia al legato, che si rende necessario in ragione del fatto che il legato si acquista ipso iure e che, nel legato di specie, l'effetto traslativo dal testatore al beneficiario si verifica al momento stesso della morte del primo, onde, essendo i due benefici ex lege alternativi ed essendo l'oggetto del legato già entrato nel patrimonio del beneficiario, questi, per conseguire la legittima, deve, previamente o quanto meno contestualmente alla domanda di riduzione, dismettere il legato (in forma scritta ad substantiam in caso di legato di immobili; anche mediante dichiarazione informale o per facta concludentia per tutti gli altri legati).
In tema di diritti riservati ai legittimari, un comportamento del beneficiario del legato sostitutivo di legittima dal quale sia dato desumere la volontà, espressa o tacita, dello stesso di conservare il legato, assume, per un verso, valenza confermativa, seppure superflua, della già realizzata acquisizione patrimoniale, e, per altro verso, comporta ope legis la contemporanea caducazione del diritto di chiedere la legittima, conseguenza alla quale non può essere posto rimedio neppure con eventuali atti successivi di resipiscenza, attese la definitività e la irretrattabilità degli effetti acquisitivi del lascito testamentario correlati a detta manifestazione di volontà e la consequenziale impossibilità di reviviscenza del diritto di scelta tra il legato sostitutivo e la richiesta della legittima, rimasto caducato al momento stesso in cui è stata manifestata la volontà di conservare il legato.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 13785 del 22 luglio 2004)
Cass. civ. n. 4971/2000
La mancanza della rinunzia al legato in sostituzione di legittima, da parte del legittimario che agisce in riduzione ai sensi dell'art. 564 c.c., è rilevabile d'ufficio, senza necessità di eccezione della controparte, né il comportamento processuale di quest'ultima, nel quale non sia ravvisabile una volontà negoziale, può esser idoneo ad attribuire al legatario il preteso diritto alla riduzione, pur se mancante degli elementi costitutivi.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4971 del 18 aprile 2000)
Cass. civ. n. 5232/1998
Per ammettersi che un legato sia in sostituzione anziché in conto di legittima è necessario che risulti una manifestazione certa ed univoca del testatore nel senso che determinati beni debbano essere attribuiti al legittimario e che tale attribuzione se accettata esaurisca le ragioni ereditarie del medesimo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 5232 del 26 maggio 1998)
Cass. civ. n. 4287/1997
Il principio per cui rinunzia richiede forma scritta ad substantiam solo quando abbia come oggetto immediato i diritti reali immobiliari indicati nell'art. 1350 c.c., è estraneo all'ipotesi di rinunzia ad un legato in sostituzione della legittima allorché il contenuto del legato medesimo abbia il carattere meramente obbligatorio di liberazione del legatario da una prestazione dovuta nei confronti del testatore (c.d. remissio mortis causa). Ciò non toglie – peraltro – che la rinuncia, quale negozio unilaterale dismissivo di un diritto (reale o obbligatorio) il cui acquisto si è verificato ipso iure al momento dell'apertura della successione, onde essere ritenuta e rinvenuta come tale, richieda una valida e non equivoca manifestazione dell'intento abdicativo del diritto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4287 del 15 maggio 1997)
Cass. civ. n. 2809/1990
L'attribuzione di un legato in sostituzione di legittima è un modo concesso al testatore di soddisfare le ragioni del legittimario senza chiamarlo all'eredità, essendo poi commesso all'onorato scegliere tra il conseguimento del legato, con la perdita del diritto a chiedere un supplemento nel caso in cui il suo valore sia inferiore a quello della legittima, o la rinuncia al legato e la richiesta della legittima. Ne deriva che il riservatario, se non rifiuta il legato in sostituzione di legittima, non entra a far parte della comunione ereditaria e conseguentemente, non potendo invocare alcun istituto proprio della divisione dei beni ereditari, rispetto ai quali difetta di legittimazione, ha diritto al legato e così al valore monetario dello stesso – ove ne sia prevista la liquidazione dal de cuius – all'apertura della successione e non a quello della relativa domanda giudiziale.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 2809 del 5 aprile 1990)
Cass. civ. n. 459/1990
Il potere attribuito ex art. 551 c.c. ad un legittimario onorato di un legato in sostituzione di legittima di conseguire la quota dei beni ereditari nella misura stabilita dalla legge attraverso l'esercizio dell'azione di riduzione, anziché di conservare il legato, postula l'assolvimento dell'onere di rinunciare al legato, per cui, attesa la natura di «facoltà» del relativo potere di scelta e della rinunzia (art. 650 c.c.), non è ipotizzabile una autonoma prescrittibilità, avulsa da quella del diritto in cui sono comprese (salva la assoggettabilità a decadenza, come nell'ipotesi prevista dall'art. 650 c.c. di esperimento dell'actio interrogatoria da parte di un terzo). Ne consegue che, qualora l'azione di riduzione sia stata esercitata dal detto legatario entro il termine decennale di prescrizione, decorrente dalla data di apertura della successione, la rinuncia attuativa del potere di scelta può essere sempre esercitata dal legatario stesso ove non sia intervenuta decadenza e l'assolvimento dell'onere della rinunzia al legato, costituente condizione dell'azione di riduzione (e non presupposto processuale), deve essere accertato con riguardo al momento della decisione e non a quello della proposizione della domanda.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 459 del 26 gennaio 1990)
Cass. civ. n. 1311/1984
Poiché ogni legato – ivi compreso quello in sostituzione di legittima – si acquista automaticamente e per effetto della semplice apertura della successione, soltanto la rinunzia, espressa o per fatti concludenti, a quel legato stesso determina il venir meno della sostituzione e l'acquisto da parte del rinunziante, della qualità di erede. In difetto di tale rinunzia il legatario, non avendo assunto la qualità di erede, non è contraddittore necessario nel giudizio di riduzione delle disposizioni testamentarie instaurato validamente da altro titolare di legato (in sostituzione di legittima) che quella qualità aveva acquisito con la detta rinunzia.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1311 del 24 febbraio 1984)
Cass. civ. n. 1991/1977
A caratterizzare l'istituto del legato in sostituzione di legittima non è necessario che la disposizione testamentaria faccia menzione dell'alternativa che si offre al legittimario, giacché tale diritto-potere trae origine direttamente dalla legge. È, invece, sufficiente che sia dimostrata l'intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l'attribuzione di beni determinati. Tale accertamento, risolvendosi in un'indagine e in un apprezzamento dei fatti, è, per sua natura, demandato al giudice di merito e, come tale, insindacabile in sede di legittimità se coerentemente motivato senza errori di diritto o logici.
Per la ricostruzione del mens testantis, ai fini di un'esatta identificazione del legato in sostituzione di legittima, si deve sempre partire dall'analisi della scheda testamentaria ed è lecito prendere in considerazione elementi estrinseci solo quando nella scheda a questi si faccia riferimento.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1991 del 16 maggio 1977)
Cass. civ. n. 4196/1975
L'erede, al quale venga lasciato un legato in sostituzione della [legittima] non può esercitare la facoltà di rinunziare al legato e chiedere la [legittima], esercitando l'azione di riduzione delle disposizioni testamentarie lesive, qualora, avendo piena conoscenza della disposizione del legato a proprio favore, vi abbia dato volontariamente esecuzione immettendosi nel possesso dei beni che formavano oggetto del legato in sostituzione della legittima. A tal fine, la piena conoscenza da parte dell'erede si presume per effetto della pubblicazione del testamento, a meno che l'erede non fornisca la prova che il notaio abbia omesso di comunicare l'esistenza del testamento, a norma dell'art. 623 c.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4196 del 19 dicembre 1975)
Testamento: quale criteri di interpretazione seguire? - 20/12/2017
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relative all'articolo 551 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 551 Codice civile - Legato in sostituzione di legittima | Quesito Q202025292
venerdì 10/04/2020 - Piemonte
“Tizio muore, senza figli ed ascendenti, nominando suo erede universale il fratello Caio ed usufruttuaria in sostituzione di legittima, di beni immobili e conti bancari, la propria moglie Sempronia.
Sempronia muore senza aver esplicitamente accettato l’usufrutto lasciato da Tizio.
Come viene devoluta l’eredità di Tizio?
Consulenza legale i 19/04/2020
Il tema che con il quesito posto si rende necessario affrontare è quello del legato in sostituzione di legittima, argomento non certo semplice da trattare, in quanto del suo corretto inquadramento giuridico e del suo modo di operare si è ampiamente discusso e si continua a discutere sia in dottrina ed in giurisprudenza.
Con il legato in sostituzione di legittima il testatore intende in sostanza privare il legittimario della quota che per legge gli viene riservata, sostituendola con una vocazione a titolo particolare attributiva di beni determinati e disponendo a titolo universale di tutto l’asse ereditario in favore esclusivo di altri.
La volontà del de cuius, dunque, è quella di escludere il legittimario dalla sua eredità.
In tal senso può, peraltro, chiaramente argomentarsi dalla norma che si occupa di tale istituto, ossia l’art. 551 c.c., norma che attribuisce al testatore la facoltà di soddisfare il diritto alla quota di riserva spettante al legittimario mediante una attribuzione a titolo particolare in sostituzione, appunto, della legittima.
Dispone detta norma che, in presenza di una attribuzione di tale tipo, il legittimario può decidere di:
conseguire il legato, perdendo in questo caso il diritto di chiedere un supplemento qualora il valore del legato dovesse risultare inferiore a quello della quota di riserva.
Conseguenza di ciò sarà che non si acquista la qualità di erede.
rinunziare al legato e chiedere la quota di legittima.
Si è prima detto, infatti, che con il legato tacitativo il legittimario beneficiato viene escluso dall’eredità, ovvero deve considerarsi come erede pretermesso, ed è per questa ragione che, rinunziando al legato, si trova costretto a chiedere la quota di eredità che per legge gli compete.
Sotto il profilo della sua natura giuridica, il legato sostitutivo deve considerarsi, almeno secondo l’opinione ampiamente prevalente in giurisprudenza, come una disposizione a titolo particolare sottoposta a condizione risolutiva, ossia capace di produrre effetti fin quando il legatario non vi rinunci; solo in quel momento il legatario rinunciante diventa legittimario pretermesso e potrà, mediante esercizio dell’azione di riduzione, conseguire la qualità di erede (in tal senso possono citarsi in dottrina Capozzi, in Successioni e donazioni, ed in giurisprudenza Cass. n. 37/1964 e Cass. n. 16252/2013).
Inoltre, in quanto disposizione a titolo particolare, il legato sostitutivo è soggetto alla norma generale fissata dall’art. 649 del c.c., secondo cui il legato si acquista senza bisogno di accettazione, salva la facoltà del legatario di rinunciarvi (per la rinuncia non è richiesto il rispetto di alcun particolare requisito di forma, salvo il caso in cui il legato abbia ad oggetto beni immobili o diritti reali immobiliari).
La stessa giurisprudenza, nell’affermare il principio dell’acquisto ipso iure del legato sostitutivo, ha precisato che il legittimario in cui favore è stato disposto tale legato non diviene erede fin quando non vi rinuncia (così Cass. n. 2809/1990; n. 4883/1996; n. 1573/2000) e che si ha implicita accettazione del legato tacitativo quando l’erede vi abbia dato volontaria esecuzione, immettendosi nel possesso dei beni oggetto del legato (così Cass. 4196/1975).
La mancata rinuncia al legato costituisce atto di gestione del rapporto successorio da parte del beneficiario, confermativo ex lege della già realizzata attribuzione patrimoniale.
Ebbene, nel caso in esame si ritiene che la volontà del defunto sia abbastanza chiara, avendo il testatore nominato espressamente erede universale il fratello Caio e legato alla moglie in sostituzione della legittima l’usufrutto di beni immobili e conti bancari, senza attribuirle alcun diritto di chiedere il supplemento, ciò che potrebbe valere a qualificare quel legato come in conto di legittima.
Non avendo Sempronia manifestato alcuna volontà di rinunziare al legato, ciò che avrebbe dovuto fare espressamente e rispettando il requisito della forma scritta richiesto ad sustantiam, la medesima ha conseguito ipso iure la qualità di legatario del de cuius, risultando così pretermessa dall’eredità del proprio coniuge.
Già queste considerazioni sono sufficienti per poter asserire che alla morte di Sempronia unico erede universale di Tizio non potrà che essere il fratello Caio.
A ciò si aggiunge un altro aspetto, anch’esso non certo privo di particolare rilevanza, e relativo a quello che è l’oggetto del legato sostitutivo, ossia l’usufrutto dei beni immobili e dei conti bancari del testatore.
La natura temporanea del diritto di usufrutto, sancita espressamente dal primo comma dell’art. 979 del c.c., comporta che esso termina con la vita dell’usufruttuario, ciò che rafforza ulteriormente la tesi secondo cui il testatore, nel caso di specie, ha voluto assegnare al coniuge la qualità di legatario, con l’intenzione di estrometterlo dal suo patrimonio ereditario, che con la morte di Sempronia sarà interamente devoluto in piena proprietà in favore del fratello Caio.
Certo, tutto quanto sopra detto non può indurre ad escludere a priori che, da un esame più dettagliato del caso specifico, si possa pervenire ad una ricostruzione diversa, dalla quale se ne possa desumere la natura ereditaria dell’attribuzione.
Infatti, secondo un isolato orientamento della dottrina, pur dovendosi riconoscere carattere automatico all’acquisto del legato ex art. 649 c.c, nel caso specifico del legato in sostituzione di legittima occorrerebbe pur sempre l’accettazione da parte del legittimario come conferma della disposizione testamentaria, idonea a rendere irrevocabile sia l’acquisto del legato che l’esclusione dell’accettante dalla comunione ereditaria.
Il diritto di scelta, spettante al legittimario, presupporrebbe sempre un negozio di accettazione o rinuncia al legato, con conseguente perdita o meno del diritto alla quota di legittima.
Ora, poiché alla rinuncia al legato si ritiene applicabile la prescrizione ordinaria (di dieci anni dall’aperura della successione), dall’accoglimento di una tale tesi se ne può dedurre che quella facultas alternativa di cui è titolare il legittimario si trasmetta, ex art. 479 del c.c., agli eredi dello stesso legittimario (cioè agli eredi di Sempronia), i quali, pertanto, entro il termine di dieci anni, ed in assenza di alcuna manifestazione tacita della volontà di accettare il legato sostitutivo, potranno rinunciare al legato e agire in riduzione ex art. 557 del c.c..
Si tenga conto che la costruzione giuridica appena espressa (alla quale potrebbero tentare di aggrapparsi gli eredi di Sempronia) è frutto di un orientamento davvero isolato e che portare avanti una tale tesi sarebbe un’impresa davvero ardua, sia perché l’orientamento prevalente e consolidato in giurisprudenza sostiene che il beneficiario non è tenuto ad accettare il legato (risultando questo automaticamente acquisito al suo patrimonio dal momento dell’apertura della successione), sia perché, avendo il legato ad oggetto il diritto di usufrutto, si ritiene che sia ben difficile dimostrare che Sempronia, prima di morire, non abbia goduto dei beni sui quali le è stato lasciato l’usufrutto (integrando ciò un atto di accettazione tacita di quel legato).
Norma di riferimento: Articolo 551 Codice civile - Legato in sostituzione di legittima | Quesito Q201924423
domenica 01/12/2019 - Piemonte
Tizio, coniugato con Caia, senza discendenti né ascendenti, redige testamento olografo nominando il proprio fratello Sempronio erede universale di tutti i suoi beni e lasciando a Caia l’usufrutto in sostituzione di legittima dei seguenti beni:
1) immobile cointestato, in parti eguali, a Tizio e Caia
2) immobile cointestato, in parti eguali, a Tizio e Sempronio
3) deposito bancario intestato, in parti eguali, a Tizio e Caia
4) deposito bancario intestato, in parti eguali, a Tizio e Sempronio
5) deposito bancario intestato solo a Tizio
Supponendo che Caia, alla morte di Tizio, accetti l’usufrutto in sostituzione di legittima, si chiede come vengono attribuiti e in quali quote e titolo (proprietà piena, nuda proprietà ed usufrutto) i suddetti beni.
Inoltre, si chiede come, alla successiva morte di Caia le stesse quote vengono attribuite ed a quale titolo.
Consulenza legale i 11/12/2019
Dalla lettura del testamento fatto pervenire a questa redazione, si evince chiaramente che la volontà del testatore è stata quella di nominare il fratello Sempronio erede universale e di legare alla moglie, in sostituzione della legittima, una serie di immobili, di cui il de cuius era proprietario in ragione di un mezzo indiviso, oltre ad alcuni depositi bancari.
Per interpretare meglio la volontà testamentaria, occupiamoci preliminarmente del legato in sostituzione di legittima, fattispecie disciplinata espressamente dall’art. 551 c.c.
Con tale specie di legato, definito anche a tacitazione di legittima, il testatore intende essenzialmente raggiungere il fine di privare il legittimario della quota che la legge gli riserva, sostituendolo con una vocazione a titolo particolare, attributiva di beni determinati, e disponendo nel contempo a titolo universale in favore di altri.
Sotto questo profilo esso si differenzia dal legato in conto di legittima (disciplinato dal successivo art. 552 del c.c.), con il quale il testatore compie una attribuzione a titolo particolare in favore del legittimario, che quest’ultimo deve imputare alla sua quota, non precludendogli di attaccare le altre disposizioni testamentarie o donative.
In giurisprudenza si afferma che per ammettersi la natura sostitutiva del legato deve risultare, anche senza l’impiego di formule sacramentali, una manifestazione di volontà certa ed univoca del testatore di voler soddisfare il legittimario con l’attribuzione di quei beni determinati senza chiamarlo all’eredità (cfr. Cass. 5232/1998; Cass. 16083/2005; Cass. 23371/2014); non è neppure necessario che il testatore utilizzi la formula “in sostituzione della legittima” (così Cass. 5779/2006).
Quanto fin qui detto, dunque, non lascia alcun dubbio sul fatto che il testatore, nel caso di specie, abbia voluto tacitare la moglie legittimaria con l’attribuzione di quei beni determinati, precludendole la possibilità di chiedere un supplemento (ciò che avrebbe potuto anche prevedere stante il disposto della seconda parte del secondo comma dell’art. 551 c.c.), salva ovviamente la facoltà della medesima di rinunciare a quel legato e così poter agire in riduzione (quale legittimario pretermesso) e conseguire la qualità di erede.
Ciò lo si desume con estrema certezza dall’espressione che lo stesso testatore ha usato nel redigere la scheda testamentaria, disponendo di voler lasciare alla moglie l’usufrutto “in sostituzione di legittima”.
Chiarito l’aspetto per così dire teorico della fattispecie in esame, passiamo adesso ad analizzarne il profilo pratico, cercando di capire come di fatto dovranno essere attribuiti e gestiti i beni lasciati dal de cuius.
Su tutti i beni, immobili e depositi bancari, si verrà ad instaurare una c.d. comunione di godimento, in quanto il godimento degli stessi compete a più persone (la moglie Caia ed il fratello Sempronio) sulla base di diritti diversi (nuda proprietà, usufrutto e piena proprietà).
In particolare, le quote che si verranno a formare saranno le seguenti:
Immobile cointestato in parti eguali tra Tizio e Caia:
Caia usufrutto su ½ indiviso e piena proprietà per l’altro mezzo indiviso iure proprio;
Sempronio nuda proprietà su ½ indiviso
Immobile cointestato in parti eguali tra Tizio e Sempronio:
Caia usufrutto su ½ indiviso
Sempronio nuda proprietà su ½ indiviso iure successionis e piena proprietà iure proprio sull’altro mezzo indiviso.
Deposito bancario cointestato tra Tizio e Caia:
Caia usufrutto su ½ indiviso e piena proprietà sull’altro mezzo indiviso iure proprio;
Deposito bancario cointestato tra Tizio e Sempronio:
Sempronio nuda proprietà su ½ indiviso e piena proprietà sull’altro mezzo indiviso iure proprio
Deposito bancario intestato solo a Tizio:
Caia usufrutto sull’intero e Sempronio nuda proprietà sull’intero.
Vediamo adesso quali saranno gli effetti di tale ripartizione del patrimonio ereditario.
Avendo il testatore deciso di lasciare alla moglie l’usufrutto dei suoi beni, o meglio delle quote che gli appartengono, troveranno applicazione le norme che il codice civile detta in materia di usufrutto, ed in particolare, per quello che qui ci interessa, l’art. 984 del c.c., il quale dispone che per tutta la durata del suo diritto, competono all’usufruttuario i frutti naturali ed i frutti civili.
Ciò vale sia per gli immobili che per i depositi di somme di denaro, con l’unica particolarità che, in relazione a questi ultimi, è più corretto parlare non di usufrutto, ma di quasi usufrutto, istituto giuridico previsto dall’art. 995 del c.c., il quale disciplina appunto l’usufrutto costituito su cose consumabili, quali sono le somme di denaro depositate su un conto corrente o quelle investite in titoli.
Questo significa che, in relazione ai depositi di somme di denaro ed alla somma capitale esistente al tempo dell’apertura della successione, l’usufruttuario avrà diritto, entro i limiti delle quote sopra determinate, di far propri i frutti civili nonché di servirsi del capitale con obbligo di restituirlo alla sua morte.
A tutela del coerede Sempronio non usufruttuario sussiste il diritto di pretendere dall’usufruttuario il rilascio di idonea garanzia per la restituzione del capitale al termine dell’usufrutto (garanzia che, a titolo meramente esemplificativo, potrebbe essere costituita da una polizza fideiussoria).
Un esempio concreto può forse servire a chiarire meglio la complessa situazione che si verrà a creare:
si immagini che il deposito bancario intestato in parti eguali tra Tizio e Sempronio sia pari a 100 euro e che produca frutti per 10 euro l’anno.
Caia farà propri i frutti per 5 euro e potrà usare il capitale per 50 euro, che dovrà comunque restituire prima della sua morte.
Alla morte di Caia, Sempronio diventerà pieno proprietario per l’intero dei beni e depositi di cui ai numeri 2), 4) ed 5), mentre si aprirà la successione in ragione di un mezzo indiviso sull’immobile di cui al numero 1) e sul deposito bancario di cui al numero 3), gli unici beni sui quali Caia aveva la piena proprietà per il 50%.
Norma di riferimento: Articolo 551 Codice civile - Legato in sostituzione di legittima | Quesito Q201922999
Nicola E. chiede
lunedì 18/03/2019 - Campania
“Gentile Avvocato mi rivolgo a lei per avere risposte su quanto segue:
premesso che mio zio, coniugato e senza figli, ha nominato con testamento pubblico testualmente :"Nomino eredi universali di tutti i miei beni mobili e immobili i miei nipoti N. e M., figli di mio fratello D..
Lego a mia moglie, in sostituzione della legittima a lei spettante, l’usufrutto vitalizio di tutti i miei beni dispensandola dal fare inventario e dal prestare cauzione".
N. B. Il testamento è stato pubblicato dopo il decesso della moglie.
Detto questo le mie domande sono:
1 Possono i nipoti della moglie, attraverso l’istituto della trasmissione, agire per impugnare le disposizioni testamentarie?
2 La riscossione dei canoni di locazione da parte della moglie e di un suo nipote concretizza la tacita accettazione dell’eredità?
3 Noi, eredi testamentari, siamo liberi di vendere due immobili acquistati dal de cuius prima del matrimonio e pervenuti a noi per testamento e accatastati e volturati a nostro favore?
4 Quanto pervenuto al de cuius per successione legittima di una sorella a lui premorta resta nel patrimonio personale o entra nel suo asse ereditario?
Sicuro di esaustive risposte, cordialmente saluto”
Consulenza legale i 02/04/2019
Siamo di fronte in questo caso a un’ipotesi di successione testamentaria, in cui il de cuius, che non ha lasciato figli, ha inteso istituire eredi universali i propri nipoti, figli del fratello.
Alla moglie, invece, è stato attribuito l’usufrutto vitalizio su tutti i beni del marito: si tratta più precisamente di un legato in sostituzione di legittima, espressamente previsto dall’art. 551 del c.c.
Secondo Cass. Civ., Sez. II, sentenza n. 13868/2018, la disposizione testamentaria che attribuisca l’usufrutto generale - cioè su tutti i beni - del patrimonio del defunto è da qualificare come legato (in conto di legittima, se il testamento non dispone diversamente: nel nostro caso però il testamento parla espressamente di legato in sostituzione di legittima). Se, tuttavia, oltre a disporre l’usufrutto, il testatore effettui altre attribuzioni di porzioni del proprio patrimonio, l’usufruttuario deve essere qualificato come erede.
In definitiva, per stabilire quale sia la natura (istituzione di erede o legato) del lascito di usufrutto generale occorre esaminare con attenzione le disposizioni testamentarie nel loro complesso.
Stando a quanto riferito nel quesito, non vi sarebbero nel testamento altre attribuzioni patrimoniali in favore della moglie; pertanto la disposizione testamentaria in esame può essere qualificata come legato.
Altro dato di cui tenere conto è che il testamento è stato pubblicato dopo la morte della moglie.
Rispondiamo ora alle diverse domande nello stesso ordine in cui sono state formulate.
Rispetto alla prima questione sollevata, l’istituto della trasmissione, cui fa riferimento chi pone il quesito, è previsto dall’art. 479 del c.c., intitolato “trasmissione del diritto di accettazione”. In base a tale norma, se il chiamato all'eredità muore senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi. Se questi ultimi non sono d'accordo per accettare o rinunciare, colui che accetta l'eredità acquista tutti i diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimane estraneo chi ha rinunciato.
Nel nostro caso, però, la trasmissione non è l’istituto cui fare riferimento, poiché occorre verificare non tanto se vi sia trasmissione del diritto di accettare l’eredità, quanto piuttosto l’eventuale diritto degli eredi della moglie ad impugnare le disposizioni testamentarie eventualmente ritenute lesive della quota di legittima.
Sul punto l’art. 557 del c.c. stabilisce che la riduzione delle donazioni e delle disposizioni lesive della porzione di legittima può essere chiesta anche dagli eredi dei legittimari. Secondo Cass. Civ., Sez. II, sentenza n. 26254/2008, infatti, il carattere personale dell'azione non incide sulla trasmissibilità del diritto ma esclusivamente sull'accertamento della lesione, che deve essere limitata alla quota di colui che agisce.
Pertanto, gli eredi della moglie del testatore potrebbero eventualmente impugnare il testamento, qualora ritenessero che vi sia stata una lesione della quota di legittima. Va sottolineato che, ai sensi dell’art. 649 del c.c. ed al contrario di quanto avviene per l’eredità, il legato si acquista senza bisogno di accettazione, salva la facoltà di rinunciare.
In questo caso, tuttavia, occorre tenere presente che il testamento ha attribuito alla vedova un legato in sostituzione della legittima, per cui occorre far riferimento all’art. 551 c.c.
Tale norma prevede che, se a un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima, egli ha la facoltà di rinunciare al legato e chiedere la legittima. Se però preferisce conseguire il legato, allora perde il diritto di chiedere un supplemento, per l’ipotesi in cui il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede (a meno che il testatore abbia espressamente conferito al legittimario, la facoltà di chiedere il supplemento).
La rinuncia al legato richiede una forma ben precisa se questo ha per oggetto beni immobili: secondo Cass. Civ., SS.UU, sentenza n. 7098/2011, il legittimario in favore del quale il testatore abbia disposto ai sensi dell'art. 551 c.c. un legato avente ad oggetto beni immobili in sostituzione di legittima, qualora intenda conseguire la legittima, deve rinunciare al legato stesso in forma scritta ex art. 1350 del c.c., n. 5.
Rispetto alla seconda domanda, va premesso che, ai sensi dell’art. 476 del c.c., si può parlare di accettazione tacita dell’eredità quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare, e che egli non avrebbe il diritto di porre in essere se non nella qualità di erede.
In quest’ottica, la riscossione dei canoni di locazione relativi ad un bene ereditario ben può essere considerata accettazione tacita dell’eredità; sul punto, la Cassazione, Sez. II Civile, con sentenza n. 2743/2014, ha affermato che “la riscossione dei canoni di locazione di un bene ereditario, quale atto dispositivo e non meramente conservativo, integra accettazione tacita dell'eredità, ai sensi dell'art. 476 cod. civ.”.
Attenzione, però, perché in questo caso si pone un problema non di accettazione dell’eredità, ma di acquisto del legato: ora, secondo Cass. Civ., Sez. II, sentenza n. 26955/2008, in materia di diritti riservati ai legittimari, poiché il legato si acquista senza bisogno di accettazione, la semplice acquisizione, da parte del legittimario, dell'oggetto del legato in sostituzione della legittima non implica automatica manifestazione della sua preferenza per il legato, con conseguente perdita della facoltà di conseguire la legittima (allo stesso modo, peraltro, la proposizione dell'azione di riduzione non costituisce manifestazione chiara ed inequivoca della volontà di rinunciare al legato, essendo ipotizzabile un residuo duplice intento di conservare il legato e di conseguire la legittima).
Passando alla domanda di cui al punto 3, gli immobili acquistati dal de cuius prima del matrimonio possono al più essere esclusi dalla eventuale comunione dei beni con la moglie, ma cadono comunque nella successione. Anche su di essi gravava l’usufrutto legato alla moglie (che riguardava appunto tutti i beni del defunto), usufrutto che però si è estinto col decesso di quest’ultima. Pertanto, è possibile vendere la piena proprietà di detti immobili e non solo la nuda proprietà come avverrebbe in caso di esistenza di un diritto di usufrutto sugli stessi.
Infine, per rispondere alla domanda n. 4, è necessario chiarire un equivoco: tutto ciò che fa parte del “patrimonio personale” del defunto entra necessariamente nell’asse ereditario, in quanto alla sua morte deve essere trasmesso ad altri soggetti, in base alle ultime volontà espresse dal de cuius (se questi ha lasciato un testamento) oppure, in assenza di testamento, secondo i criteri stabiliti dalla legge. Pertanto anche i beni pervenuti nel patrimonio del de cuius per successione legittima della sorella devono ritenersi ricompresi nell’eredità del medesimo.
Norma di riferimento: Articolo 551 Codice civile - Legato in sostituzione di legittima | Quesito Q201412045
Stefano S. chiede
sabato 27/12/2014 - Sicilia
“Egregi avvocati, sono un erede testamentaria,nipote di zio paterno(testatore,senza figli). Vorrei sapere se la moglie poteva avvalersi dell'art.551 c.1° e dell'art.540 del codice civile sul seguente testamento pubblico. "Lego a mia moglie B.M., per metà, e ai miei nipoti F.M., figlio di mio fratello V., e F.M. e P.M., figli di mio fratello P., in ragione di un sesto ciascuno, la piena proprietà dei titoli di credito, del denaro e dei suoi rappresentativi di cui sarò proprietario al momento della mia morte. Lego alla predetta mia moglie B.M. il diritto di usufrutto,vita natural durante, su tutti i miei beni immobili e su tutti gli altri miei beni mobili, dispensandola dal prestare cauzione e dal fare inventario. Nella nuda proprietà di quanto legato in usufrutto a mia moglie, nomino eredi i predetti miei nipoti, in quote uguali fra loro. Per il caso di premorienza di detti miei moglie e nipoti, dispongo quanto segue. In caso di premorienza di mia moglie, le sostituisco i miei predetti nipoti, in quote uguali fra loro; in caso di premorienza di uno o più dei miei nipoti, sostituisco a chi mi premorirà i di lui figli che saranno nati o concepiti al momento della mia morte; nel caso in cui chi dei miei nipoti mi premorirà, dovesse essere senza figli, neanche concepiti, la sua quota si accrescerà agli altri nipoti o ai loro sostituti.". Da premettere che, tutti i beni, mio zio (testatore) li ha ereditati dai suoi genitori (i miei nonni).”
Consulenza legale i 27/12/2014
Quando il testatore lascia in legato alcuni suoi beni ad un soggetto che è anche legittimario (art. 536 del c.c.), il lascito può essere di due tipi:
1. Legato in sostituzione di legittima, art. 551 del c.c.: il legittimario-legatario può rinunziare al legato e chiedere la legittima; se preferisce di conseguire il legato, perde il diritto di chiedere un supplemento nel caso che il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede. Il legato in sostituzione della legittima grava sulla porzione indisponibile: ma se il valore del legato eccede quello della legittima spettante al legittimario, per l'eccedenza il legato grava sulla disponibile.
2. Legato in conto di legittima (art. 552 del c.c.): il legittimario ha la facoltà di chiedere la differenza sulla quota a lui riservata.
Il codice civile non fornisce criteri per valutare se il legato sia del primo o del secondo tipo, pertanto nel corso degli anni la giurisprudenza ha elaborato alcuni principi in materia.
Innanzitutto, non occorrono formule sacramentali da parte del testatore per indicare che si tratta di un legato in sostituzione di legittima: è sufficiente la manifestazione di una non equivoca volontà di tacitare il legittimario per mezzo del legato. Si tratta di una indagine di fatto, lasciata al giudice di merito ed insindacabile da parte della Cassazione se correttamente motivata (v. tra le molte sentenza n. 16083/2005).
Anche Cass. civ., sez. I, 15.11.1982 n. 6098 spiega: "La ricorrenza di un legato in sostituzione di legittima, ai sensi e per gli effetti dell'art. 551 c.c., pur non richiedendo formule sacramentali, né un'espressa menzione del testatore sull'alternativa offerta fra conseguimento del legato stesso e richiesta della legittima, postula che, dal complessivo contenuto delle disposizioni testamentarie, risulti la chiara ed inequivocabile volontà del de cuius di tacitare il legittimario con l'attribuzione di determinati beni, precludendogli la possibilità di mantenere il legato e di attaccare le altre disposizioni per far valere la riserva, sicché, in difetto di tale volontà, il legato deve ritenersi in conto di legittima".
Alcune pronunci recenti hanno statuito: "Ai fini della configurabilità del legato in sostituzione di legittima, occorre che risulti l'intenzione del testatore di soddisfare il legittimario con l'attribuzione di beni determinati senza chiamarlo all'eredità; tale intenzione non richiede formule sacramentali, ma può desumersi dal complessivo contenuto dell'atto, in forza di un apprezzamento compiuto dal giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se correttamente motivato" (Cass. civ., sez. II, 3.112014, n. 23371).
L’attribuzione di un legato in sostituzione di legittima costituisce di fatto un modo concesso al testatore di soddisfare le ragioni del legittimario senza chiamarlo all’eredità.
Per la Cassazione (sentenza n. 459/1990) nel legato in sostituzione di legittima l’attribuzione patrimoniale oggetto della disposizione testamentaria è caratterizzata dalla intenzione del testatore di soddisfare integralmente mediante la stessa i diritti di legittimario spettanti all’istituito.
Il legittimario che preferisca rinunziare al legato si ritrova ad essere un legittimario pretermesso (il testatore voleva garantirgli il legato e non già la quota dell’eredità): egli parteciperà alla comunione ereditaria solo dopo avere esperito e vinto l’azione di riduzione.
Nel caso di specie, la moglie del testatore, cui era stata legata la metà di tutti i titoli di credito e del denaro e l'usufrutto sui beni immobili del de cuius, di cui però erano stati nominati nudi proprietari i nipoti, ha rinunciato al legato per ottenere la legittima, che consiste nella metà del patrimonio del coniuge (art. 540 del c.c.). Ella avrebbe potuto far ciò solo se la disposizione testamentaria citata nel quesito si fosse potuta configurare come legato in sostituzione di legittima.
Ricordato che solo al giudice di merito spetta interpretare la suddetta disposizione testamentaria, è però possibile affermare che in effetti sembra che il testatore, nelle sue ultime volontà, abbia inteso soddisfare la moglie (legittimario) senza chiamarla all'eredità. Difatti, si legge una nomina ad "eredi" solo a favore dei nipoti ("Nella nuda proprietà di quanto legato in usufrutto a mia moglie, nomino eredi i predetti miei nipoti, in quote uguali fra loro"), mentre in riferimento alla moglie si parla solo di legato. Il testatore sembra aver voluto lasciare alla moglie ogni diritto di godimento sul suo patrimonio per tutta la durata della sua vita, trasferendone la nuda proprietà ai nipoti, probabilmente per ragioni anagrafiche. Ci sembra, insomma, che il testatore abbia voluto tacitare la moglie-legittimario con l'attribuzione di determinati beni, precludendole la possibilità di mantenere il legato e di attaccare le altre disposizioni per far valere la riserva.
Pertanto, si ritiene che l'interpretazione data dalla moglie alla disposizione testamentaria del marito, che vi ha letto un legato in sostituzione di legittima, sia verosimile e che di conseguenza ella, rinunziando al legato, avrebbe legittimamente potuto conseguire la sua quota legittima.