Source: https://referaty.aktuality.sk/diritto-internazionale-dei-conflitti-armati-2a-parte/referat-28854
Timestamp: 2018-07-21 07:51:02+00:00
Document Index: 181686429

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 2', 'e contrario', 'art. 39', 'art. 47', 'art. 46', 'art. 44', 'art. 43']

Diritto internazionale dei conflitti armati (2a parte) | Ťaháky-referáty.sk
Diritto internazionale dei conflitti armati (2a parte)
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IL SISTEMA DI SICUREZZA COLLETTIVA DELLE NAZIONI UNITE
1. Il cap. VII della Carta e il sistema di sicurezza collettiva: premessa.
Il CdS ha competenza esclusiva in materia di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale: le sue funzioni non possono essere esercitate da altri organi delle NU (tutto quello che si può ammettere è che all'AG sia consentito adottare misure provvisorie come quelle previste dall'art. 40). I poteri di intervento del CdS di cui al cap. VII spettano non solo in caso di conflitto internazionale, ma anche in caso di guerra civile, qualora quest'ultima metta in pericolo la pace. Le sue delibere possono consistere in raccomandazioni, che non hanno natura giuridicamente vincolante, e in decisioni, che sono invece obbligatorie.
Esse sono adottate con il voto favorevole di nove dei quindici membri del CdS compresi i voti dei membri permanenti (Cina, Federazione Russa, FR, GB, USA), che possono però bloccare una delibera con il voto negativo (diritto di veto). Di regola, l'assenza (ma non l'astensione) di un membro permanente nella seduta del Consiglio equivale a veto. Il CdS può raccomandare o decidere l'adozione di misure coercitive non comportanti l'uso della forza armata (vedi art. 41) quali l'interruzione delle relazioni economiche, dellle comunicazioni ferroviarie, marittime, aeree, telegrafiche, et cetera. Tali misure dovranno essere obbligatoriamente eseguite dagli stati membri solo se siano richieste tramite decisione. Nel nostro ordinamento, le decisioni del CdS comportanti provvedimenti di embargo non sono self-executing: si procede mediante l'adozione di atti ad hoc per adattarli all'ordinamento interno.
2. L'intervento armato da parte del CdS.
Qualora ritenga che per far fronte alla situazione occorrano misure più incisive rispetto a quelle previste dall'art. 41, il CdS può intraprendere una vera e propria operazione militare mediante forze aeree, navali o terrestri. Le truppe per intraprendere tali operazioni sarebbero state messe a disposizione dagli stati membri e coordinate da un Comitato si Stato maggiore, composto dai capi di Stato maggiore dei membri permanenti del CdS: subito dopo l'entrata in vigore della Carta, gli stati avrebbero dovuto stipulare accordi ad hoc, in cui sarebbero stati indicati in dettaglio i contingenti che ciascuno stato avrebbe messo a disposizione del CdS. Addirittura, per le misure militari più urgenti, i membri avrebbero dovuto mettere a disposizione coningenti di forze aeree. Ma tali accordi non sono mai stati stipulati, con la conseguenza che le operazioni militari effettuate dalle NU hanno avuto una fisionomia diversa da quella originariamente prevista.
3. Le operazioni per il mantenimento della pace.
Le operazioni per il mantenimento della pace si distinguono dalle azioni coercitive per il fatto di
essere attuate con il consenso dello Stato territoriale con uso delle armi limitato alla legittima difesa. Esse possono aver luogo nel contesto di un conflitto internazionale (e assumono l'aspetto di una forza d'interposizione tra i contendenti) o di un conflitto interno (le forze di pace possono aiutare l governo legittmo a mantene la legge e l'ordine, o possono fungere da forza d'interposizione tra governo legittimo e fazioni avversarie).
Le operazioni per il mantenimento della pace sono effetuate sotto la direzione del Segretario generale, dietro apposita delega - sempre a tempo determinato - da parte del CdS. Allo scopo di rendere più stabile la partecipazione alle operazioni di peace-keeping sono stati messi in atto i meccanismi degli standby arrangements, tramite i quali gli stati tengono a disposizione dei contingenti addestrati per compiti di peace-keeping, contingenti che restano sotto comando nazionale prima di essere trasferiti, dopo accordo ad hoc, sotto comando NU. La shirbrig (standby forces high readiness brigade) comporta invece una stretta cooperazione tra stati fornitori e CdS fin dal momento in cui i primi mettono a disposizione un contingente per la forza d'intervento rapido qual'è la Brigata.
Oltre le operazioni per il mantenimento della pace sono da annoverare altre misure quali l'invio di osservatori militari, sempre sotto la direzione del Segretario generale e dietro mandato del CdS. Si tratta di operazioni di modesta entità, sotto il profilo numerico del personale impegnato, vlte generalmente a supervisionare il rispetto dele condizioni armistiziali dopo un conflitto armato.
Un caso a parte è l'operazione della Forza Multinazionale di Protezione in Albania di cui alla risoluzione 1101 del 1997, inquadrabile nel capitolo VII della Carta, almeno nella parte in cui autorizza i componenti ad "assicurare la libertà di movimento del personale della forza multinazionale di protezione". Lo scopo della missione è stato prettamente umanitario: è stato richiesto il consenso del sovrano territoriale per l'ingresso della forza di protezione. Poichè la situazione interna albanese di quasi paralisi delle strutture statali avrebbe potuto mettere in dubbio la validità del consenso, la risoluzione autorizzaiva del CdS ha sgombrato il terreno da qualsiasi perplessità.
4. L'uso della forza autorizzato dal CdS.
Sempre più frequente è l'adozione di delibere non proprio ortodosse secondo le disposizioni della Carta, con cui i membri delle NU sono stati autorizzati ad usare la forza per conto dell'Organizzazione o su sua delega. Si può dire che il CdS può autorizzare gli Stati ad usare la forza, ma non può obbligare a farlo. La liceità delle operazioni autorizzate o delegate dal CdS agli stati membri è implicitamente riconosciuta dall'art. 2 della Convenzione del 1994 sulla sicurezza del personale delle NU. Con risoluzione 751-1992 il CdS istituì un'operazione in Somalia (UNOSOM I) allo scopo di porre fine alla guerra civile e di ristabilire adeguate condizioni di vita.
Ma l'UNOSOM I, che aveva come mandato specifico quello di sorvegliare il cessate il fuoco e di proteggere coloro che erano coinvolti nella distribuzione degli aiuti umanitari, si trovò nell'impossibilità di operare: fu così istituita l'UNITAF, una forza multinazionale sotto comando degli stati partecipanti (in pratica degli USA), che un anno dopo lasciò il campo all'UNOSOM II, che aveva il compito di procedere al disarmo delle fazioni somale. Con risoluzione 816-1993 il CdS autorizza gli stati membri a prendere, a titolo nazionale o nel quadro di organizzazioni o accordi regionali (in pratica la Nato), tutte le misure necessarie nello spazio aereo della Bosnia-Erzegovina.
Altre volte l'intervento degli stati membri viene autorizzato in attesa che sia costituita la forza di pace. E'questo il caso dell'intervento in Ruanda: la risoluzione 929-1994, istitutiva della MINUAR (Missione delle NU per l'assistenza al Ruanda), accoglie favorevolmente l'offerta di alcuni stati membri per lo stabilimento di un'operazione temporanea sotto controllo nazionale (la Francia diede il maggior apporto). Può il CdS autorizzare ex postun atto che ha comportato l'uso della forza? L'autorizzazione a posteriori costituirebbe una sanatoria di un atto che sarebbe contrario, in sè preso, alla Carta. Dal
punto di vista logico non susiste alcun ostacolo: se il CdS ha il potere di autorizzare, potrà anche regolarizzare a posteriori un'azione che avrebbe dovuto essere preventivamente autorizzata. Quale esempio della prassi si può citare la sostanziale approvazione da parte del CdS delle operazioni di interdizione navale condotte dall'ECOWAS (Economic Community of West African States) in Liberia senza l'approvazione del CdS stesso.
La risoluzione 1132, deliberata ben 7 anni dopo, sana la prassi precedente alla sua adozione e nello stesso tempo autorizza l'ECOWAS a continuare le operazioni di interdizione navale. Da respingere è la tesi secondo cui il CdS possa autorizzare implicitamente gli stati ad usare la forza. Conditio sine qua non per tale forma di autorizzazione è che il CdS abbia comunque qualificato la situazione come uno degli atti ricadenti nell'art. 39 della Carta: minaccia o rottura della pace e atto di aggressione).
5. Il comando e il controllo delle Forze delle NU.
Il problema è affrontato negli artt. 44, 46 e 47. L'art. 47 prevede la costituzione di un Comitato di Stato maggiore (che non ha mai funzionato) con il compito di consigliare e coadiuvare il CdS in tutte le questioni militari, inclusi l'impiego ed il comando delle forze messe a disposizione. Il comando dei contingenti nazionali è esercitato dai rispettivi comandanti nominati dagli stati fornitori.
L'art. 46 dispone che i piani per l'impiego delle forze siano stabiliti dal CdS coadiuvato dal Comitato di Stato maggiore. L'art. 44 consente ad uno stato fornitore che non sia membro di partecipare alle sedute del CdS in cui si decide l'impiego dei contingentimessi a disposizione. La Carta non richiede agli stati di spogliarsi totalmente delle loro competenze, una volta che abbiano conferito le forze al CdS. Gli accordi previsti dall'art. 43 ("Al fine di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale, tutti i Membri delle Nazioni Unite si impegnano a mettere a disposizione del Consiglio di Sicurezza, a sua richiesta ed in conformità ad un accordo o ad accordi speciali, le forze armate, l'assistenza e le facilitazioni, compreso il diritto di passaggio, necessario per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.") non sono mai stati stipulati e la prassi delle NU si è evoluta nel senso di affidare i contingenti nazionali alla direzione politica e strategica del Segretario generale, data l'inoperatività del Comitato di Stato maggiore.
Il Segretario nomina di regola un suo rappresentante speciale che segue le azioni sul campo: la catena di comando è discrezionalmente stabilita dal comandante supremo. Il Segretario ha sempre preteso di essere titolare di un potere di controllo politico e direzione strategica delle forze sotto il suo comando, senza interferenza da parte degli stati nazionali.
6. Il problema della liceità delle operazioni per il mantenimento della pace intraprese al di fuori delle NU.
L'istituzione di forze multinazionali di pace al di fuori delle NU è stata a suo tempo criticata dal Segretario, il quale ha ricordato come il compito di mantenere la pace e la sicurezza internazionale spetti al CdS. Sotto il profilo giuridico, è da precisare come tali operazioni siano lecite, purchè abbiano luogo con il consenso del sovrano territoriale (consenso dell'avente diritto come causa di esclusione dell'illiceità).
E'ovvio che operazioni per il mantenimento della pace condotte al di fuori delle NU mettono a nudo la crisi dell'Organizzazione per quanto riguarda il suo ruolo primario, essendo state create proprio per l'impossibilità di funzionamento, in determinate occasioni, delle NU - almeno fino alla fine della guerra fredda. Il Trattato di pace tra Egitto ed Israele del 1979 prevedeva la costituzione di una forza delle NU che avrebbe dovuto supervisionare e garantire l'esecuzione dell'accordo. A causa dell'opposizione dell'URSS, tale forza non vide mai la luce. In sua vece venne istituita, nel 1982, la MFO (Forza Multinazionale e Osservatori nel Sinai), svincolata dal sistema delle NU.
7. Operazioni navali effettuate per controllare l'esecuzione di sanzioni. Tali operazioni possono essere inquadrate nell'ambito delle eccezioni al divieto dell'uso della forza nelle relazioni internazionali, oppure come deroghe al principio della libertà dell'alto mare. Le misure di interdizione navale, a differenza del blocco, che è una misura di guerra e la cui violaione comporta la confisca della nave o del carico, l'interdizione è una misura di polizia internazionale mediante la quale ci si limita ad impedire, respingendolo, il transito navale proveniente o diretto verso una certa direzione.
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