Source: https://avvocatoimmigrati.it/permesso-di-soggiorno
Timestamp: 2018-06-21 10:02:53+00:00
Document Index: 36168370

Matched Legal Cases: ['art. 31', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 27', 'art. 29', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 29', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 7']

Le disposizioni in materia di immigrazione prevedono una disciplina comune a tutti i permessi di soggiorno e norme specifiche riguardanti i presupposti per il rilascio ed il rinnovo dei singoli titoli di soggiorno.
Termine per richiedere il permesso di soggiorno
Il permesso di soggiorno deve essere richiesto entro il termine di 8 giorni lavorativi dall’ingresso in Italia, che la giurisprudenza riconosce essere perentorio (es. Cass. Civ. 19.06.2003 n. 9809).
Ricordiamo che anche gli stranieri già titolari di un permesso di soggiorno rilasciato da altro Stato dell’Unione Europea devono dichiarare la loro presenza, entro 8 giorni lavorativi, al Questore della Provincia in cui si trovano.
Qualora detta dichiarazione non venga resa entro 60 giorni dall’ingresso nel territorio nazionale, può essere disposta l’espulsione amministrativa: provvedimento non automatico, in quanto il Prefetto, mentre è obbligato ad applicare al trasgressore una sanzione amministrativa, dovrà invece valutare l’opportunità dell’espulsione amministrativa esercitando il potere discrezionale.
Presupposti per il rilascio
Il primo presupposto per il rilascio del permesso di soggiorno è che lo straniero sia entrato nel territorio nazionale munito di un visto d’ingresso.
Di regola, il permesso di soggiorno deve avere la stessa durata e lo stesso motivo indicati nel visto d’ingresso. Quindi, il motivo del permesso di soggiorno viene strettamente vincolato al motivo riportato nel visto di ingresso, poiché lo straniero per poter soggiornare nel territorio nazionale deve dimostrare di avere un motivo giustificativo, in base al quale viene rilasciato dapprima il visto d’ingresso e successivamente il permesso di soggiorno.
In buona sostanza, il permesso di soggiorno è l’atto amministrativo con il quale lo straniero regolarmente entrato nel territorio dello Stato viene autorizzato a stabilirsi in Italia per un periodo limitato.
Vi sono tuttavia delle fattispecie particolari in cui il permesso di soggiorno non segue il rilascio di un visto d’ingresso (ad esempio, per la richiesta di asilo; per l’acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide; per motivi di giustizia, su richiesta dell’Autorità giudiziaria, nei casi in cui la presenza dello straniero sul territorio nazionale sia indispensabile in relazione a procedimenti penali in corso per taluni specifici reati; per motivi umanitari; per residenza elettiva; per cure mediche a favore del genitore di minore che si trovi nelle condizioni di cui all’art. 31, 3° comma, del Testo Unico sull’Immigrazione, ecc.).
Un altro presupposto indispensabile, salve eccezioni specifiche, per il rilascio del permesso di soggiorno è la sottoscrizione dell’Accordo di integrazione.
Nei seguenti casi, il rilascio del permesso di soggiorno andrà richiesto mediante kit postale da presentare a uno degli uffici abilitati di Poste Italiane:
aggiornamento permesso di soggiorno per cambio domicilio, stato civile, inserimento figli, cambio passaporto; attesa occupazione;
rinnovo asilo politico;
motivi di famiglia;
famiglia per minore 14-18 anni;
lavoro in casi particolari;
rinnovo status di apolide;
tirocinio e formazione professionale;
In tutti gli altri casi, il permesso di soggiorno va richiesto presso la Questura, Sezione Stranieri, del Comune in cui lo straniero andrà a stabilirsi.
Ricordiamo, inoltre, che l’art. 1 del D. Lgs. N. 40/2014 al Testo Unico ha prolungato da 20 a 60 giorni il termine entro il quale la Questura deve concludere il procedimento introdotto con domanda di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno.
Altra novità è rappresentata dall’inserimento della dizione “permesso unico” sui permessi di soggiorno che consentono l’attività lavorativa, con esclusione dei permessi per soggiornanti di lungo periodo-CE, di quelli per motivi umanitari, per status di rifugiato e di protezione sussidiaria, per studio, per lavoro stagionale, per lavoro autonomo e per talune categorie per le quali è previsto l’ingresso extra-quota.
L'art. 9 bis dell'art. 5, Testo Unico sull'Immigrazione, è stato introdotto nel 2011 al fine di agevolare l'impiego del lavoratore straniero nelle more del procedimento relativo al rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno.
Detta norma, infatti, prevede che anche qualora l'Amministrazione non concluda il procedimento nel termine di legge (come visto, attualmente pari a 60 giorni), il lavoratore straniero può legittimamente soggiornare nel territorio dello Stato e svolgere temporaneamente attività lavorativa, fino a che non venga comunicata, da parte della Pubblica Amministrazione, l'esistenza di motivi ostativi al rilascio del permesso di soggiorno ai sensi dell'art. 10 bis della Legge n. 241 del 1990.
Bisogna comunque specificare che il preavviso di diniego non rende illegale il soggiorno, trattandosi di atto endoprocedimentale diretto a fornire all'interessato la possibilità di presentare osservazioni e controdeduzioni. Sarà quindi l'eventuale provvedimento definitivo di rigetto l'unico atto che renderà illegittimo il soggiorno dello straniero.
I costi della procedura per richiedere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno sono i seguenti:
€ 16,00 per la marca da bollo in contrassegno telematico da applicarsi sul modulo compilato;
€ 30,00 per le spese postali da pagarsi al momento della spedizione dell'assicurata contenente l'istanza;
€ 27,50 quale costo del permesso elettronico (tessera magnetica con un microchip e una banda a memoria ottica che contengono i dati anagrafici, la fotografia e le impronte del titolare in formato digitale).
Lo straniero è inoltre tenuto al pagamento di un contributo il cui importo è fissato tra un minimo di 80 € e un massimo di 200 € a seconda della durata del permesso di soggiorno richiesto (80 € per i permessi di soggiorno di durata superiore a 3 mesi e inferiore o pari ad 1 anno; 100 € per i permessi di durata superiore a un anno e inferiore o pari a 2 anni; 200 € per i permessi di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo e per i permessi di cui all'art. 27, comma 1, lettera a) del Testo Unico, inerenti l'ingresso e il soggiorno di dirigenti o personale altamente specializzato).
Si ricorda che sono esentati da detto contributo le richieste di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno per asilo, richiesta asilo, protezione sussidiaria e motivi familiari. Sono altresì esentati dall'obbligo del contributo i minori regolarmente presenti, i figli minori di cui all'art. 29, comma 1, lettera b) del Testo Unico, gli stranieri che fanno ingresso in Italia per cure mediche e i loro accompagnatori, i richiedenti la conversione o l'aggiornamento del permesso di soggiorno in corso di validità.
La durata del permesso di soggiorno, salvo quello rilasciato per lavoro, resta la stessa del visto d’ingresso. In particolare, l’art. 5, comma 3° del Testo Unico, stabilisce che il permesso di soggiorno non può avere durata superiore:
a 3 mesi per visite, affari e turismo;
a un anno, in relazione alla frequenza di un corso di studio o di formazione debitamente certificata, ma il permesso è rinnovabile nel caso di corsi pluriennali.
Inoltre, per l’art. 5, comma 3° sexies, nei casi di ricongiungimento familiare, ai sensi dell’art. 29, la durata del permesso di soggiorno non può essere superiore a 2 anni.
Per quanto riguarda i permessi di soggiorno per motivi di lavoro, di norma la loro durata è quella prevista dal contratto di soggiorno, che, comunque, non può essere superiore:
a 9 mesi, per uno o più contratto di lavoro stagionali (si ricorda che permessi pluriennali possono essere rilasciati al lavoratore stagionale che dimostri di essere venuto in Italia almeno da 2 anni di seguito, per svolgere lavoro stagionale, a condizione che risulti essere rientrato nel proprio Paese alla scadenza di ogni permesso. In tal caso, al lavoratore stagionale può essere rilasciato un permesso pluriennale, fino a 3 annualità, per la durata temporale annuale di cui ha usufruito nell'ultimo dei 2 anni precedenti).
a 1 anno, per i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato;
a 2 anni, per i contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato;
a 2 anni, per lo svolgimento di lavoro autonomo.
Riguardo ai soggiorni brevi, ovvero il cui periodo non eccede 90 giorni, deve ricordarsi che l’immigrato non ha più bisogno di richiedere il rilascio del permesso di soggiorno. Tale titolo è a tutti gli effetti sostituito dalla dichiarazione di presenza che lo straniero deve rendere: a) agli agenti della polizia di frontiera, se l’ingresso in Italia avviene tramite una frontiera esterna all’area Schengen; b) al Questore della provincia in cui si trova, nel caso in cui lo straniero abbia fatto scalo in un Paese appartenente all’area Schengen.
Il rinnovo deve essere richiesto al Questore della provincia in cui lo straniero dimora, entro il termine di 60 giorni prima della scadenza, e presuppone gli stessi requisiti previsti per il rilascio, che appunto debbono essere rimasti in vita.
Riguardo al suddetto termine, chiariamo che per il Consiglio di Stato esso non ha natura perentoria, non prevedendosi alcuna conseguenza sanzionatoria per l’ipotesi della sua inosservanza (tra le altre, Cons. di Stato 11.09.2006 n, 5240).
Pertanto, la richiesta di rinnovo non può essere respinta se presentata entro il termine di cui all’art. 13, comma 5° del Testo Unico (per il quale, l’espulsione può essere comminata allo straniero solo quando il permesso di soggiorno sia scaduto da più di 60 giorni).
Dunque, per essere accoglibile, la richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno, al più tardi, può essere proposta entro 60 giorni dopo la sua scadenza.
Circa la natura non perentoria del termine per il rinnovo si è espressa anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite, con sentenza n. 7892 del 20.05.2003: “L’espulsione dello straniero che abbia richiesto tardivamente il rinnovo del permesso di soggiorno scaduto non è automatica, ma può aver luogo soltanto se la domanda tardiva di rinnovo sia priva dei requisiti richiesti dalla legge per la protrazione della permanenza sul territorio nazionale”.
Il rifiuto e la revoca del permesso di soggiorno
I requisiti per l’ottenimento del permesso di soggiorno sono sempre i medesimi, sia che si tratti di primo rilascio che di istanza di rinnovo, e debbono mantenersi in vita per tutta la durata del soggiorno.
In virtù dell’art. 5, comma 5° del Testo Unico, il permesso di soggiorno o il suo rinnovo sono rifiutati e, se il permesso di soggiorno è stato rilasciato, esso è revocato, quando mancano o vengono a mancare i requisiti richiesti per l'ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, e sempre che non siano sopraggiunti nuovi elementi che ne consentano il rilascio e che non si tratti di irregolarità amministrative sanabili.
Al riguardo, il Consiglio di Stato, con sentenza n. 3456 del 22.06.2007, ha affermato che la condanna subita dal cittadino straniero per i reati inerenti gli stupefacenti, così come è ostativa – per quanto previsto appunto dall’art. 4, comma 3° del Testo Unico - per l’ingresso nel territorio dello Stato e la concessione del permesso di soggiorno, ugualmente preclude la possibilità di ottenere il rinnovo dello stesso.
La fattispecie del rifiuto – che richiede, salvo i casi in cui sia da ritenersi un “atto vincolato”, l’invio del preavviso di diniego ex art. 10 bis della Legge n. 241/1990 - ricorre quando si è in procinto di rinnovare il permesso (o di rilasciare il primo) e in quel momento vengono a mancare taluni dei requisiti richiesti per l’ingresso e il soggiorno nel territorio dello Stato, sempre che non siano poi sopraggiunti nuovi elementi che consentano il rilascio di un diverso permesso di soggiorno, e sempre che non si tratti, come già detto, di irregolarità amministrative sanabili.
La revoca - che presuppone l’invio della comunicazione di avvio del procedimento ex art. 7 della Legge n. 241/1990 - avviene nel caso di un permesso formalmente valido, quando sopravvengono alcuni fatti da cui emerge una diversa valutazione della motivazione che ha portato al rilascio dell’autorizzazione.
Ne sono esempi i casi di false generalità, o di permessi ottenuti mediante falsificazione di documenti, o la presenza di sentenze passate in giudicato che prevedono come pena accessoria proprio la revoca del permesso di soggiorno.
Importante è sottolineare che nel caso vengano a mancare i requisiti relativi al possesso di mezzi di sussistenza, ovvero una persona perda il lavoro, non è prevista la revoca. In tal caso, alla scadenza, il permesso di soggiorno verrà rinnovato per un periodo massimo di un anno, previa iscrizione da parte dello straniero rimasto senza lavoro nelle liste di collocamento.
Rifiuto e revoca sono due istituti diversi, ma si verificano a parità di condizioni nei seguenti casi:
mancato possesso dei requisiti per rimanere in Italia;
straniero non più ammissibile in quanto rappresenta una minaccia concreta e attuale per l’ordine pubblico o la sicurezza dello Stato o di uno dei Paesi con cui l’Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne e la libera circolazione delle persone;
straniero che si è trattenuto fuori dal territorio italiano per oltre la metà della durata del soggiorno, salvo cause di forza maggiore;
nel caso di permesso per motivi di famiglia, il permesso di soggiorno è revocato se è accertato che il matrimonio o l’adozione hanno avuto luogo allo scopo di eludere le norme in materia di ingresso e soggiorno sul territorio nazionale;
Bisogna specificare, tuttavia, che nell'adottare il provvedimento di rifiuto del rilascio, di revoca o di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ovvero del familiare ricongiunto, ai sensi dell'articolo 29, si tiene anche conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell'interessato e dell'esistenza di legami familiari e sociali con il suo Paese d'origine, nonchè, per lo straniero giaà presente sul territorio nazionale, anche della durata del suo soggiorno nel medesimo territorio nazionale.
Rimedi contro i provvedimenti di rifiuto o revoca del visto
Come abbiamo visto, il permesso di soggiorno può essere rifiutato, ritirato o revocato. In generale la competenza in materia di provvedimenti relativi ai permessi di soggiorno è del Tribunale Amministrativo Regionale. Fanno eccezione però i provvedimenti in materia di diritto all’unità familiare: in tali casi, trattandosi di diritto soggettivo, e non di interesse legittimo, la competenza è del Giudice Ordinario del luogo in cui l’interessato risiede.
Come ottenere il Permesso di Soggiorno con lo Studio legale Avvocato Francesco Boschetti