Source: http://www.pianetasicurezza.org/Approfondimenti/index033.html
Timestamp: 2020-08-08 17:25:43+00:00
Document Index: 2705893

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 7', 'art. 26']

“decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69 (in S.O. n. 50/L alla Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 144 del 21 giugno 2013), coordinato con la legge di conversione 9 agosto 2013, n. 98 (in questo stesso S.O. alla pag. 1), recante: «Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia». (13A07086) (GU Serie Generale n.194 del 20-8-2013 - Suppl. Ordinario n. 63)”
Premesso che abbiamo sempre trovato singolare che il Comma 3 dell’art. 26, del D.Lgs. 81/08 si aprisse con la seguente frase: “Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze.” - singolare perché il comma 2 non si può esaurire nel DUVRI e nel solo coordinamento delle interferenze. La giurisprudenza consolidata ne ha dato e ne sta dando una interpretazione molto più estensiva, soprattutto chiarendo il significato e il confine di “Rischi specifici”, un discorso che va oltre la riflessione sulle modifiche introdotte dal decreto del fare all’art. 26, più volte trattato sul sito.
Nei mesi di giugno e luglio abbiamo letto, sia sulla “rete” che sulla stampa di tutto – cito fra tutti una intera pagina di “Repubblica”, in cui si sosteneva che la modifica dell’art. 26, comma 3 avrebbe abbassato lo standard di sicurezza nei cantieri edili – non considerando che nella stragrande maggioranza dei cantieri edili il comma 3, cioè la redazione del DUVRI non si applica, perché i cantieri rientrano nel campo di applicazione del Titolo IV capo I, in cui vi è già il PSC e il committente deve nominare CSP e CSE.
Nella nuova formulazione del comma 3 dell’art. 26, si escludono i settori a basso Rischio dall’obbligo di redigere il DUVRI, in alternativa il committente deve nominare un tecnico esperto (un proprio incaricato) con funzione di “coordinatore della cooperazione e delle interferenze”.
La nomina di un incaricato in alternativa al DUVRI, non può essere interpretato come una diminuzione della soglia di sicurezza.
Per comprendere il senso dell’affermazione si deve allargare l’orizzonte del nostro ragionamento, soprattutto ci dobbiamo chiedere quale spessore hanno mostrato finora i DUVRI?, purtroppo spesso si tratta di documenti che contengono una serie di norme generiche, un elenco di informazioni inutili, in parte si potrebbe affermare che hanno una storia parallela quella di PSC e POS.
Noi siamo fra quelli che non hanno mai ritenuto il comma 3 del D. Lgs. 81/08, uno strumento indispensabile per garantire una soglia adeguata di sicurezza, negli appalti da parte di un datore di lavoro committente.
I fatti più gravi, gli incidenti più significativi erano avvenuti e stanno ancora avvenendo all’interno di ambienti confinati e/o in impianti ad alto Rischio, come raffinerie, fabbriche chimiche, centrali elettriche, impianti industriali complessi – dove operano già altri provvedimenti come le norme sui gradi Rischi industriali, la cosiddetta Seveso e il decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177, sugli ambienti confinati.
Ritenere il DUVRI uno strumento che può in generale prevenire i Rischi è un errore – parlare di DUVRI come atto tramite il quale il Datore di lavoro Committente, adempie agli obblighi previsti dal comma 2 dell’articolo in oggetto è una declinazione negativa e contraddittoria, forse uno dei punti più negativi del nuovo testo unico.
Ai fini di documentare il nostro ragionamento è utile rileggere il testo del comma 2 dell’art. 26 (ex art. 7 del D.Lgs. 626/94)
“2. Nell’ipotesi di cui al comma 1, i datori di lavoro, ivi compresi i subappaltatori:
b) coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva.”
Come si evince dal contenuto non si parla solo di interferenze, si parla di molto di più, di cooperazione all’attuazione delle misure di sicurezza – la giurisprudenza ha fatto il resto chiarendo il confine fra Rischi specifici e rischi generali, riconoscibili da chiunque, comunque da un committente organizzato.
In certi settori cooperare significa molto ma molto di più che parlare solo di interferenza, per appalti dentro centrali elettriche, raffinerie, fabbriche chimiche, come non sottolineare che si tratta di committenti che spesso detengono il “monopolio” delle conoscenze sui processi produttivi, dunque è altra storia dal DUVRI.
Con franchezza dobbiamo sottolineare che generalizzare il DUVRI, anche nei settori non ad alto Rischio è stato un errore, un elemento che ha contribuito a vanificarne ancora di più il ruolo preventivo.
Un altro elemento che non abbiamo compreso, nel dibattito di giugno e luglio 2013, si riferisce alla asserzione, letta anche in quella pagina del quotidiano Repubblica (giornale che personalmente apprezzo e leggo per primo), per la quale sarebbe difficile se non impossibile identificare i settori ad alto Rischio; ci permettiamo di aggiungere, per chi si occupa di altro, non per coloro che conoscono il tema e si occupano da anni in “trincea” del problema.
Dunque infine noi siamo fra quelli che non ritengono un abbassamento della soglia di protezione negli appalti la modifica introdotta dal decreto del fare, al comma 3 dell’art. 26 del D. Lgs. 81/08 – la nomina di un “incaricato” del committente, in alternativa alla redazione del DUVRI, potrebbe essere addirittura un miglioramento.
Decreto del fare - a) all'articolo 26, i commi 3 e 3-bis sono sostituiti dai seguenti:
«3. Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione e il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non e' possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze ovvero individuando, limitatamente ai settori di attività “a basso rischio di infortuni e malattie professionali” di cui all'articolo 29, comma 6-ter, con riferimento “sia” all'attività del datore di lavoro committente “sia alle attività dell'impresa appaltatrice e dei lavoratori autonomi”, un proprio incaricato, in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali, “adeguate e specifiche in relazione all'incarico conferito”, nonché di periodico aggiornamento e di conoscenza diretta dell'ambiente di lavoro, per sovrintendere a tali cooperazione e coordinamento. In caso di redazione del documento esso e' allegato al contratto di appalto o di opera e deve essere adeguato in funzione dell'evoluzione dei lavori, servizi e forniture. “A tali dati accedono il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e gli organismi locali delle organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più' rappresentative a livello nazionale.” Dell'individuazione dell'incaricato di cui al primo periodo o della sua sostituzione deve essere data immediata evidenza nel contratto di appalto o di opera. Le disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi specifici propri dell'attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi. Nell'ambito di applicazione del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, tale documento e' redatto, ai fini dell'affidamento del contratto, dal soggetto titolare del potere decisionale e di spesa relativo alla gestione dello specifico appalto.
3-bis. Ferme restando le disposizioni di cui ai commi 1 e 2, l'obbligo di cui al comma 3 non si applica ai servizi di natura intellettuale, alle mere forniture di materiali o attrezzature, ai lavori o servizi la cui durata non e' superiore “a cinque uomini-giorno”, sempre che essi non comportino rischi derivanti “dal rischio di incendio di livello elevato, ai sensi del decreto del Ministro dell'interno 10 marzo 1998, pubblicato nel supplemento ordinario n. 64 alla Gazzetta Ufficiale n. 81 del 7 aprile 1998, o dallo svolgimento di attività in ambienti confinati, di cui al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 14 settembre 2011, n. 177, o dalla presenza di agenti cancerogeni, mutageni o biologici, di amianto o di atmosfere esplosive o dalla presenza dei rischi particolari di cui all'allegato XI del presente decreto”. Ai fini del presente comma, per uomini-giorno si intende l'entità presunta dei lavori, servizi e forniture rappresentata dalla somma delle giornate di lavoro necessarie all'effettuazione dei lavori, servizi o forniture considerata con riferimento all'arco temporale di un anno dall'inizio dei lavori.»;
Comma 3 e 3-bis nella versione precedente al Decreto del Fare
3. Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze. Tale documento è allegato al contratto di appalto o di opera e va adeguato in funzione dell’evoluzione dei lavori, servizi e forniture. Ai contratti stipulati anteriormente al 25 agosto 2007 ed ancora in corso alla data del 31 dicembre 2008, il documento di cui al precedente periodo deve essere allegato entro tale ultima data. Le disposizioni del presente comma non si applicano ai rischi specifici propri dell’attività delle imprese appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi. Nel campo di applicazione del decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163, e successive modificazioni, tale documento è redatto, ai fini dell’affidamento del contratto, dal soggetto titolare del potere decisionale e di spesa relativo alla gestione dello specifico appalto16.