Source: https://renatodisa.com/2017/11/14/il-ricongiungimento-familiare-parte-prima/3/
Timestamp: 2018-09-24 02:08:10+00:00
Document Index: 142152121

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.29', 'art.1', 'art.1', 'art.29', 'art.29', 'art.7', 'art.29', 'art.43']

Il ricongiungimento familiare - parte prima - Pagina 3 di 4 - Avvocato Renato D'Isa
Nel caso in cui si richiede il ricongiungimento di due o più figli minori di anni quattordici, è richiesto un reddito pari ad euro 11.649,82; se ai minori di cui sopra si aggiunge anche il coniuge, il reddito richiesto sarà pari ad euro 14.562,265.
Importante ricordare che, ai fini della determinazione del reddito, bisogna tener conto anche di eventuali familiari a carico precedentemente ricongiunti o di figli nati in Italia già inseriti sul permesso di soggiorno. Significativo è stato il chiarimento della Cassazione che, con sentenza dell’8 aprile 2004, n.6938, ha precisato che ai fini del ricongiungimento non è da considerare il reddito prodotto precedentemente ma la dimostrazione da parte dello straniero della possibilità di produrre, su base annua, attraverso il proprio lavoro, il reddito necessario. Possibilità che può maturare anche nel corso del procedimento.
Lì dove il richiedente non sia in possesso di un proprio reddito, questo può essere dimostrato inoltrando idonea documentazione reddituale relativa ai familiari conviventi.
Nella complessiva valutazione del reddito familiare rientrano anche gli importi degli assegni familiari ed i premi di produzione del richiedente e l’integrazione può essere effettuata sommando il reddito annuo di tutti i soggetti risultanti dallo stato di famiglia del richiedente. A tal fine si considera la famiglia anagrafica e non solo i familiari previsti dall’art.29.3, lett.b (ossia coniuge, genitori e figli) e quindi va considerato anche il reddito prodotto dal partner convivente. Diversamente, se i familiari non svolgono attività lavorativa ma sono presenti nello stesso stato di famiglia, saranno considerati a carico di colui che richiede il ricongiungimento, nel computo del reddito necessario per ottenere il nulla osta.
L’altro requisito attiene all’alloggio per il quale è richiesto un certificato attestante la presenza dei parametri minimi di idoneità abitativa[1], nonché un certificato di idoneità igienico-sanitaria (in originale ed in copia). Il certificato va richiesto presso l’Ufficio Tecnico del Comune di residenza o presso l’Asl di appartenenza.
La normativa vigente prevede un accertamento della idoneità igienico sanitaria all’atto dell’iscrizione o variazione anagrafica. L’art.1.18 della L.94/09 ha provveduto a modificare il Regolamento Anagrafico che, all’art.1, prevede che “L’iscrizione e la richiesta di variazione anagrafica possono dar luogo alla verifica, da parte dei competenti uffici comunali, delle condizioni igienico-sanitarie dell’immobile in cui il richiedente intende fissare la propria residenza, ai sensi delle vigenti norme sanitarie”. La modifica riguarda cittadini italiani e stranieri ed è una facoltà (e no un obbligo) del Comune. Un’eventuale identità non può ostacolare il procedimento d’iscrizione anagrafica, vincolato ai presupposti di dimora abituale come richiamato dall’UNAR, da diverse sentenze di Tribunali e dal Ministero dell’Interno. La Circolare n.8 del maggio 1995 citava: “la funzione dell’anagrafe è essenzialmente di rilevare la presenza stabile, comunque situata, di soggetti sul territorio comunale, né tale funzione può essere alterata dalla preoccupazione di tutelare altri interessi anch’essi degni di considerazione, quale ad esempio l’ordine pubblico, l’incolumità pubblica, per la cui tutela dovranno essere azionati idonei strumenti giuridici, diversi tuttavia da quello anagrafico”.
Tornando alla narrazione di nostro interesse, come detto tra i requisiti richiesti ai cittadini stranieri che soggiornano regolarmente nel nostro paese e che vogliano ricongiungere uno o più familiari extracomunitari, fatta eccezione dei titolari di protezione internazionale, vi è la disponibilità di “un alloggio conforme ai requisiti igienico-sanitari, nonché di idoneità abitativa, accertati dai competenti uffici comunali” (art.29.3.a del TUI). Il Pacchetto Sicurezza ha poi modificato tale art.29, sopprimendo i parametri stabiliti dalle leggi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica, introducendo l’obbligo di certificare in un documento sia l’idoneità abitativa che i requisiti igienico sanitari, così come previsto dalla circolare del Ministero degli Interni n.4820 dell’agosto 2009. La modifica citata rispetta il principio contenuto nell’art.7.1.a della Direttiva 2003/86/CE che così dispone: “Al momento della presentazione della domanda di ricongiungimento familiare, lo Stato membro interessato può chiedere alla persona che ha presentato la richiesta di dimostrare che il soggiornante dispone di un alloggio considerato normale per una famiglia analoga nella stessa regione e che corrisponda alle norme generali di sicurezza e di salubrità in vigore nello Stato membro interessato”.
La Circolare Ministero Interno 18/11/2009 n. 7170, al fine di individuare i parametri di idoneità abitativa uniformi su tutto il territorio nazionale, disponeva che “i Comuni, nel rispetto della propria autonomia, nel rilasciare la certificazione relativa all’idoneità abitativa, possono fare riferimento alla normativa contenuta nel Decreto 5 luglio del 1975 del Ministero della sanità che stabilisce i requisiti igienico-sanitari principali dei locali di abitazione e che precisa anche i requisiti minimi di superficie degli alloggi, in relazione al numero previsto degli occupanti”.
Tale Decreto 5 luglio del 1975 nel dettaglio, fissava i seguenti requisiti:
1 abitante 14 metri quadrati
2 abitanti 28 metri quadrati
3 abitanti 42 metri quadrati
4 abitanti 56 metri quadrati
Per ogni abitante successivo + 10 metri quadrati
Stanza da letto per 1 persona 9 metri quadrati
Stanza da letto per 2 persone 14 metri quadrati
+ una stanza soggiorno di 14 metri quadrati
Per gli alloggi monostanza:
1 persona 28 metri quadrati (comprensivi del bagno)
2 persone 38 metri quadrati (comprensivi del bagno)
Altezza minima: 2,70 metri
Deroga fino a 2,55 metri per i comuni montani
Deroga fino a 2,40 metri per i corridoi, i bagni, i disimpegni e i ripostigli
Aerazione: Soggiorno, stanze da letto e cucina con finestra apribile
Bagno, quando non dotato di finestra, munito di impianto di aspirazione meccanica
Impianto di riscaldamento: Quando le condizioni climatiche locali lo rendano necessario.
Molti Comuni si adeguarono al DM 05.07.75 a mezzo di un apposito regolamento Comunale con il quale tradurre norme generiche adattandole alle zone geografiche e climatiche del nostro paese. In precedenza, il Regio Decreto 27 luglio 1934 n. 1265 demandava ai regolamenti locali di igiene e sanità di stabilire le norme per la salubrità delle abitazioni. Le indicazioni contenute nella Circolare Ministeriale n.7170 non erano vincolanti ed in alcuni territori si fece ricorso ad altri criteri con la conseguenza che i cittadini stranieri potevano scegliere alloggi nei Comuni con criteri più vantaggiosi. Vago era il concetto di “idoneità abitativa” come citato dal novellato art.29.3.a. Esisteva un permesso di “abitabilità” previsto dall’art.43.c del DPR 223/89 che così recitava: “a costruzione ultimata e comunque prima che il fabbricato possa essere occupato, il proprietario deve presentare al Comune apposita domanda per ottenere sia l’indicazione del numero civico, sia il permesso di abitabilità, se trattasi di fabbricato ad uso abitazione ovvero di agibilità, se trattasi di fabbricato destinato ad altro uso”. In forza del DPR 380/01 (artt. 24-26) il certificato è stato unificato per tutti gli immobili, nel certificato di “agibilità” e l’obbligo permane in capo al proprietario sanzionabile in caso di inadempienza. Con molta probabilità, sono sprovviste di tale certificato molte abitazioni di non recente costruzione per le quali – fatta eccezione della ricostruzione – non è obbligatorio. La mancanza, ovviamente, non può ricadere sull’inquilino. In relazione al certificato di abilità, alcune regioni disapplicano le disposizioni del DPR 380/01 in quanto nelle rispettive normative regionali, è stato introdotto il Certificato di Conformità Edilizia ed Agibilità. Prescindendo dai parametri, bisogna evidenziare che alla base di ogni procedura di rilascio della certificazione permane la verifica della disponibilità dell’alloggio da parte dello straniero. Accertamento che non è un formale controllo della documentazione inoltrata ma è una verifica sostanziale della reale disponibilità dell’alloggio e diversi sono stati i casi di accertata simulazione di contratto nei quali formalmente ineccepibile l’atto, non si è mai avuta una reale cessione dell’alloggio[2].