Source: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=13&lang=en
Timestamp: 2020-04-05 10:17:46+00:00
Document Index: 114680412

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Faenza, 11.02.1944
Descrizione: L’11 settembre 1943 il Comitato Federale del Partito Comunista di Ravenna, riunitosi clandestinamente a Cervia, decide la costituzione dell’8ª Brigata «Romagna» da dislocarsi nelle colline a sud di Faenza e stabilisce l’organizzazione, in pianura, di alcuni gruppi volontari chiamati Squadre Armate Operaie e Squadre Armate Contadine, incaricate di recuperare armi e munizioni e di effettuare atti di sabotaggio. Questa prima configurazione della lotta partigiana permette di eseguire un numero limitato di azioni, poco più di una cinquantina dal settembre 1943 al febbraio 1944, a seguito delle quali sono uccisi 6 tedeschi, in un unico episodio, e feriti e uccisi, in attacchi diversi, una decina di fascisti, per lo più esponenti di spicco dei fasci locali o con cariche militari di comando. Si tratta di azioni dovute all’iniziativa di singoli partigiani, rispondenti a specifiche direttive, ma non programmate all’interno di un piano di lotta generale. In questo periodo, la Resistenza è ancora un’organizzazione in fase di assestamento, così come lo è la Rsi che stenta a stabilire il controllo del territorio.
All'interno di questo scenario, l’8 febbraio 1944 viene teso un agguato mortale al sottufficiale repubblicano Macola Aristo di Milano. La reazione dei fasci della provincia è immediata. Formalmente l’unica azione di rappresaglia è quella stabilita dal tribunale militare straordinario riunitosi a Faenza nella notte, ma molto probabilmente anche l’uccisione di Violani Pietro, compiuta dopo la seduta del tribunale, è imputabile alla reazione fascista. La seduta è tenuta alla casa del fascio.
Sono giudicati cinque uomini: Cani Romolo, Rossi Silvio, Marangoni Armando, Casadei Mario e Pezzi Edoardo. I primi tre sono condannati a morte mentre Casadei e Bezzi sono rispettivamente condannati a 24 e a 30 anni di reclusione.
I tre condannati a morte abitano tutti nella zona di Faenza, ma sono prigionieri nelle carceri di Ravenna.
Marangoni Armando è stato arrestato vari giorni prima dell’attentato a Macola accusato di collaborazionismo con la brigata partigiana Corbari. Tradotto nelle carceri di Faenza, dopo 8 giorni è stato trasportato alle carceri di Ravenna. Quando Macola viene ucciso la scelta degli ostaggi da fucilare ricade anche su di lui. Anche Rossi Livio è accusato di favoreggiamento verso Corbari, mentre Cani, Pezzi e Casadio sono indicati come comunisti.
Inutile si rivela l’intervento del vescovo Battaglia presso Raffaelli, futuro capo della BN faetina, e il comandante tedesco al fine di scongiurare l’esecuzione. Entrambi rispondono che una simile decisione non è di loro competenza. Raffaeli sembra addirittura intenzionato ad uccidere dieci persone anziché giudicarne solo cinque. Questo progetto formalmente non ha corso, ma numerosi sono gli arrestati che vengono rinchiusi nelle carceri dell’istituto Salesiano.
In una lettera che invia in quei giorni all’amico Emaldi Renato, Alvaro Cenni scrive:
«Caro Renato, mi ha fatto molto piacere sapere di te. Rino de lat è stato assassinato nella pineta di Ravenna. Cani Marangoni e un contadino sono stati fucilati. Per parecchi giorni abbiamo avuto una specie di terrore, ma siamo rimasti sempre quelli che siamo sempre stati, al latore ho consegnato £ 3.000. Quando vieni farò in modo di ritirare dalla banca il rimanente. Tutti gli amici sono al sicuro. Spero in un prossimo avvenire di ritornare a fraternizzare. Ti saluto tanto tuo. Alvaro Cenni ».
Estremi e note penali: Il 20 marzo 1947 la corte d'Assise straordinaria di Ravenna ritiene «Casadio Raimondo colpevole di collaborazionismo politico in concorso col reato di saccheggio della casa colonica Placci e lo condanna alla reclusione per anni 12 ed alle conseguenze di legge ivi compreso il pagamento delle spese processuali».
Successivamente con declaratoria del tribunale di Ravenna « in data 23.1.54 è stata interamente condonata la pena inflitta a Casadio Oberdan per il reato di cui» alla sentenza n. 212.
Con declaratoria del tribunale di Ravenna «in data 27.2.54 è stata ridotta ad anni 2 di reclusione la misura della pena inflitta a Casadio Raimondo».
Annotazioni: Tutti e tre gli uccisi sono riconosciuti ufficialmente come partigiani, ma all'epoca dei fatti sembrano essere stati più che altro fiancheggiatori della lotta clandestina.
Romolo Cani risulta partigiano volontario nel battaglione "Ravenna" dal 2/10/1943.
Armando Marangoni risulta partigiano volontario nel battaglione "Ravenna" dall'8/09/1943.
Livio Rossi risulta partigiano volontario nel battaglione "Ravenna" dall'11/11/1943.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-06-16 13:09:31
Armando Marangoni
Oberdan Casadio
Nome Oberdan
Note responsabile Lui e Casadio Raimondo sono indicati come autori dell\\\'arresto secondo quanto riportato dalla sentenza n. 212 del 20/03/1947 a loro carico. Entrambi latitanti, sono giudicati in contumacia.
Note procedimento Il 20 marzo 1947 la corte d\\\'Assise straordinaria di Ravenna ritiene «Casadio Raimondo colpevole di collaborazionismo politico in concorso col reato di saccheggio della casa colonica Placci e lo condanna alla reclusione per anni 12 ed alle conseguenze di legge ivi compreso il pagamento delle spese processuali».rnSuccessivamente con declaratoria del tribunale di Ravenna « in data 23.1.54 è stata interamente condonata la pena inflitta a Casadio Oberdan per il reato di cui» alla sentenza n. 212.rnCon declaratoria del tribunale di Ravenna «in data 27.2.54 è stata ridotta ad anni 2 di reclusione la misura della pena inflitta a Casadio Raimondo».rnTribunale competente:rnTribunale di Ravenna - Corte d\\\'Assise straordinaria fino alla sentenza del 15 gennaio 1946 e Sezione speciale della Corte d\\\'Assise dalla sentenza del 17 gennaio 1946.
Nome del reparto GNR, distaccamento di Faenza
Note responsabile Lui e Oberdan Casadio sono autori dell\'arresto secondo quanto riportato dalla sentenza n. 212 del 20/03/1947 a loro carico. Entrambi latitanti, sono giudicati in contumacia.
Note procedimento Il 20 marzo 1947 la corte d\'Assise straordinaria di Ravenna ritiene «Casadio Raimondo colpevole di collaborazionismo politico in concorso col reato di saccheggio della casa colonica Placci e lo condanna alla reclusione per anni 12 ed alle conseguenze di legge ivi compreso il pagamento delle spese processuali». Successivamente con declaratoria del tribunale di Ravenna « in data 23.1.54 è stata interamente condonata la pena inflitta a Casadio Oberdan per il reato di cui» alla sentenza n. 212. Con declaratoria del tribunale di Ravenna «in data 27.2.54 è stata ridotta ad anni 2 di reclusione la misura della pena inflitta a Casadio Raimondo». Tribunale competente: Tribunale di Ravenna - Corte d\'Assise straordinaria fino alla sentenza del 15 gennaio 1946 e Sezione speciale della Corte d\'Assise dalla sentenza del 17 gennaio 1946.
lapide a Faenza, cimitero
Ubicazione: Faenza, cimitero
Descrizione: presso le mura esterne del cimitero comunale.
1943 – 1946 Faenza dall’armistizio alla Repubblica, Stefano Casanova Editore, Faenza, 1996, p. 230, p. 279.
Giovanna Casadio I Dissidenti. Antifascisti e Resistenza a Cotignola, Walberti Edizioni, Lugo di Romagna, 1995, p. 132.
Giovanna Casadio La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, mapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, p. 149, vol. 2.
Luciano Casali Diario dell'attività partigiana nel Ravennate dal luglio 1943 alla Liberazione del capoluogo in «La Resistenza in Emilia-Romagna. Numero unico della Deputazione Emilia-Romagna per la Storia della Resistenza e del movimento di Liberazione», Stabilimento Galeati, Imola, 1966, p. 56.
Enrica Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte pp. 19-20.
Enrica Cavina, Ravenna, in L. Casali, D. Gagliani, La politica del terrore. Stragi e violenza naziste e fasciste in Emilia Romagna, L'ancora, Napoli-Roma, 2008, pp. 168-169.
Giuseppe Ferretti (a cura di), Dramma di una Comunità. 1943-45 ultima trincea tedesca alla destra del Senio, Stampa Offset Ragazzini & C., Faenza, 1995, p. 47.
Gian Luigi Melandri, La porta aperta. Vita di Don Giovanni Melandri 1880-1972, Edit Faenza, Faenza, 2001, p. 297.
«La Santa Milizia. Settimanale del Fascio Repubblicano di Ravenna» A. XXIII, n. 5/6 del 12 febbraio 1944.
http://www.ultimelettere.it/?page_id=35&ricerca=70
ATRA, Sentenze Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 14/01/47 n. 190 a carico di Raffaeli Raffaele; sent. 20/03/47 n. 212 a carico di Casadio Raimondo e Oberdan.
Archivio Centrale dello Stato, Presidenza del Consiglio dei Ministri (d\'ora in poi PCM), Segr. Sott. Segr. F:H Barraco (1943-45), b. 4, fasc. 217 situazione nelle varie provincie, sott. fasc. 18 Ravenna, telegramma dell’11 febbraio 1944 della questura ravennate; Archivi Fascisti (d\'ora in poi AF), RSI, Guardia Nazionale Repubblicana (d\'ora in poi GNR), Affari Generali (d\'ora in poi AG), b. 40, fasc. 4 Categoria B5, 81° Legione Ravenna, lettera firmata Alvaro Cenni.
Archivio dell\'Istituto per la Storia della Resistenza e dell\'Età Contemporanea della Provincia di Forlì-Cesena, A. Mambelli, Diario degli avvenimenti di Forlì e in parte di Romagna dal 1939 al 1945, dattiloscritto, p. 56.
Archivio dell\'ANPI di Ravenna , schedario dei caduti della provincia di Ravenna, comune di Faenza, schede di Romolo Cani, Armando Marangoni e Livio Rossi.