Source: http://astratto.info/consiglio-di-stato-sezione-1-parere-n-1054-del-11-marzo-2011.html
Timestamp: 2020-02-23 16:17:44+00:00
Document Index: 89191010

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 32', 'art. 9', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 32', 'art. 32', 'sentenza ']

Consiglio di Stato Sezione 1 parere n. 1054 del 11 Marzo 2011
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parere n. 1054 del 11 Marzo 2011
Richiesta di parere in tema di rimborsabilità delle spese di difesa ai sensi dell'art. 32 della legge n. 152/1975 "disposizioni a tutela dell'ordine pubblico".
Vista la relazione n. 333-A/U.C./T.L. del 28 dicembre 2010 con la quale il Ministero dell'interno, dipartimento della pubblica sicurezza, ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
esaminati gli atti e udito il relatore consigliere Giancarlo Montedoro;
Il Ministero dell’interno ha chiesto un parere circa l’esatta individuazione della sfera di operatività dell’art. 32 della legge n. 152 del 1975 (così detta legge Reale ) recante “Disposizioni a tutela dell’ordine pubblico”, che ha un rilevante impatto applicativo nei confronti del personale della Polizia di Stato.
In particolare, il Ministero si sofferma sulla questione dell’ampliamento dell’ambito applicativo della citata disposizione avvenuto per effetto dell’art. 33 del d.p.r. 31 luglio 1995 n. 395 e quindi sulla possibilità di concedere il rimborso delle spese di difesa nei procedimenti penali in cui il dipendente è imputato per fatti diversi da quelli relativi all’uso delle armi od altro mezzo di coazione fisica; nonché sulla questione del requisito per la liquidazione delle spese legali costituito dalla così detta “convergenza di interessi tra il dipendente e l’amministrazione” che sarebbe stato escluso dall’Avvocatura generale dello Stato.
Ci si chiede se l’irrogazione di una sanzione disciplinare sia ostativa al beneficio e se debba procedersi alla liquidazione anche senza attendere il passaggio in giudicato della sentenza.
La Sezione, quanto all’ambito applicativo dell’art. 32 della legge n. 152 del 1975 che reca una disposizione di carattere eccezionale, volta a consentire l’accollo diretto delle spese all’Amministrazione, su richiesta dell’interessato che si sia avvalso di proprio difensore di fiducia, prima della conclusione del procedimento o del processo penale (argomenta anche dal recente art. 9, comma 35-bis, del d.l. n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 122 del 2010), conferma il proprio orientamento espresso nel parere del Consiglio di Stato, Sez. I, n. 1182/2009, secondo il quale la norma in esame si applica solo ai casi di reati commessi con l’uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica.
La liquidazione del dovuto avviene in presenza dei presupposti ivi previsti, che sono quelli dell’esistenza di “fatti compiuti in servizio e relativi all’uso delle armi o di altro mezzo di coazione fisica” dai soggetti ivi menzionati (ossia ufficiali o agenti di pubblica sicurezza o di polizia giudiziaria o militari in servizio di pubblica sicurezza).
La disciplina prevede altresì una rivalsa “se vi è responsabilità dell’imputato per fatto doloso”.
L’ambito di applicabilità della disciplina – come si è osservato riportando il parere della Sez. I n. 1182 del 2009 - è stato riportato alla fisionomia originaria dall’art. 18 del d.l. n. 67 del 1997, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 135 del 1997, che ha abrogato gli articoli 33 e 60 del d.p.r. n. 395 del 1995.
Infatti, l’art. 18 menzionato non ha inciso sulla disciplina dell’art. 32 in esame solo perché questa norma ha un marcato carattere di specialità (e si riferisce, testualmente, ai fatti commessi con uso delle armi ed altro mezzo di coazione fisica) ma, per il resto, ha ricondotto la disciplina del rimborso delle spese legali nell’alveo generale di quella prevista per gli altri pubblici dipendenti (in tal senso il più volte citato parere del Consiglio di Stato, Sez. I, n. 1182/2009 nella ricostruzione del quadro giuridico dell’istituto) abrogando tacitamente gli artt. 33 e 60 del d.p.r. n. 395/1995 e con ciò facendo venire meno l’estensione introdotta dalle vecchie norme di recepimento dell’accordo sindacale del 1995 di cui al d.p.r. n. 395 del 1995.
Così definito l’ambito applicativo dell’art. 32 della legge Reale, che è limitato in quanto beneficio eccezionale ai fatti relativi all’uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica (a protezione di un rischio specifico delle categorie di dipendenti individuate dalla norma), va rilevato che la liquidazione delle spese legali può essere disposta anche prima del passaggio in giudicato della sentenza penale che definisce il processo per cui sorge l’esigenza di accollo delle spese legali, come è dimostrato dall’esistenza del diritto di rivalsa (che non avrebbe altrimenti senso alcuno se fosse possibile solo la liquidazione a consuntivo).
In ultimo, circa la questione della necessità di una convergenza di interessi, ritenuto requisito non necessario dall’Avvocatura dello Stato nel proprio parere n. 303442 del 15 ottobre 2009 mentre l’Amministrazione si era orientata diversamente (circolare del 22 giugno 1996), va rilevato che ciò che sembra necessario verificare, in presenza di una richiesta di liquidazione dell’interessato rivoltosi ad un avvocato di fiducia, è, comunque, al di là del conflitto di interessi rilevante nei rapporti con l’Avvocatura dello Stato ed esattamente non considerato un requisito per l’ammissione al beneficio, l’astratta configurabilità di una complessiva riconducibilità del comportamento del dipendente al servizio (non risultando altrimenti giustificata logicamente l’assunzione delle spese da parte dell’amministrazione), nel senso che la condotta tenuta appaia riconducibile a quella che può occorrere nell’ordinario svolgimento dell’azione di polizia giudiziaria o di sicurezza.
Si è ritenuto in proposito che, ai fini del rimborso delle spese legali sostenute da un pubblico dipendente (nella specie, un maresciallo aiutante), affinché sia ravvisabile una connessione tra la condotta tenuta e l'attività di servizio del dipendente, è necessario che la suddetta attività sia tale da poterne imputare gli effetti dell'agire del pubblico dipendente direttamente all’Amministrazione di appartenenza, poiché il beneficio del ristoro delle spese legali richiede un rapporto causale con una modalità di svolgimento di una corretta prestazione lavorativa le cui conseguenze ricadrebbero sull'Amministrazione, né è sufficiente che l'evento avvenga durante e in occasione della prestazione (Consiglio Stato, sez. III, 1 marzo 2010, n. 275).
Ulteriore elemento valutabile prima della liquidazione è che l'imputazione riguardi fatti compiuti nell'adempimento di un dovere inerente alla pubblica funzione ad essi affidata, essendo necessario un nesso eziologico fra il detto fatto ed i doveri di servizio (compiti istituzionali).
Ciò significa che, ove l’amministrazione possa formulare un giudizio prognostico sull’esistenza di un fatto doloso ovvero ove sussistano altre situazioni devianti, imputabili al dipendente, valutabili ex ante, ciò precluda l’accollo o la liquidazione delle spese (va quindi ritenuta rilevante, prima della liquidazione, l’esistenza di procedimenti o provvedimenti disciplinari).
In tal senso quindi andrà rivista la circolare n. 333-A/9801-A.3.5 del 22 giugno 1996 già sottoposta al giudizio dell’Avvocatura dello Stato, da cui va espunto il riferimento al criterio della convergenza di interessi e di posizioni fra il dipendente e l’amministrazione, fermo restando che l’Amministrazione, in sede di esame della richiesta di accollo, dovrà valutare la riconducibilità al servizio della condotta tenuta dal dipendente.
A liquidazione avvenuta, invece, non appare in sé e per sé rilevante l’esistenza, all’esito del processo penale, di un procedimento di destituzione ovvero l’irrogazione di una sanzione disciplinare, poiché la norma permette la rivalsa solo ove vi sia responsabilità dell’imputato – e quindi accertamento definitivo in sede penale - per fatto doloso.
In tal senso è il parere della Sezione.
Sabina Sgroi
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