Source: http://onida.sssr.it/requisiti-e-vantaggi-del-nuovo-regime-forfettario/
Timestamp: 2020-08-13 06:01:13+00:00
Document Index: 153731270

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 50', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', '§ 4', 'art. 43', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1']

Requisiti e vantaggi del nuovo regime forfettario - Studio Onida
Antonello 17 Giugno 2020 Leave a comment
La Legge n. 190/2014, così come modificata dalla Legge n. 208/2015, ha introdotto, a partire dal primo gennaio 2015, il regime fiscale forfettario. Tale regime è stato modificato a partire dal 1° gennaio 2019 dalla Legge n 145/2018 e dal Ddl di bilancio 2020 (DL n 124/2019). Questo per quanto riguarda i requisiti di accesso e di permanenza nel regime sono cambiati.
Si tratta di un regime fiscale naturale per Imprenditori e Liberi Professionisti con tassazione sostitutiva degli effetti dell’IRPEF, dell’IRAP per le persone fisiche esercenti attività di impresa, arti o professioni.
Il Regime Forfettario un regime fiscale agevolato, volto ad incentivare l’apertura e la gestione di attività commerciali o professionali di dimensioni minori. Per questo motivo prevede minori adempimenti e oneri da sostenere.
Per questi soggetti resta comunque salva la facoltà di adottare i regimi fiscali ordinari con applicazione dell’IVA.
Regime forfettario e precedenti regimi agevolati ai fini iva
Con l’entrata in vigore del Regime Forfettario, dal primo gennaio 2015, tutti i regimi fiscali agevolati precedentemente in vigore sono stati abrogati.
In particolare si tratta dei seguenti regimi fiscali:
Il regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità. C.d. Regime dei Minimi (art. 27 co. 1 e 2 del D.L. n. 98/2011);
In buona sostanza, il Regime Forfettario è divenuto l’unico regime fiscale agevolato utilizzabile. Questo sia dai contribuenti che vogliono intraprendere una nuova attività che da quelli che sono già in attività.
Naturalmente previa sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa.
L’unica eccezione è data dai contribuenti che fino al 2015 si sono avvalsi del Regime dei Minimi.
Questi contribuenti, infatti, possono continuare ad applicare tale regime in via transitoria e fino alla scadenza naturale del regime.
Quindi, o fino a completamento del quinquennio, o fino al compimento del trentacinquesimo anno di età.
Fermo restando la possibilità di applicare comunque il Regime Forfettario, valutandone la convenienza.
Applicazione del regime forfettario
Il Regime Forfettario è un regime fiscale che può essere applicato indistintamente da tutti i contribuenti che operano in regime di impresa o di esercenti arti o professioni.
Per questo motivo sono previsti dalla norma una serie di requisiti da rispettare.
Requisiti che devono essere verificati con riferimento all’anno di imposta precedente a quello in cui si applicherà questo regime fiscale.
Regime forfettario: caratteristiche fiscali e previdenziali
Le caratteristiche principali del Regime Forfettario possono essere sintetizzate nel modo seguente:
Il reddito di impresa o di lavoro autonomo viene determinato esclusivamente in base al criterio di cassa. Ovvero sulla base dei ricavi o compensi percepiti nel periodo di imposta.
A questo reddito è applicato un coefficiente di redditività, che tiene conto delle spese applicate in modo forfettario. Al reddito imponibile così determinato è applicata un imposta sostitutiva del 5% (per i primi cinque anni), che poi a regime passa al 15%. Il pagamento delle imposte avviene con la dichiarazione dei redditi.
Le spese sostenute per l’esercizio dell’attività non possono essere dedotte analiticamente dal reddito. Ad eccezione dei contributi previdenziali versati in ciascun periodo di imposta.
Al posto della deduzione analitica dei costi è prevista una deducibilità forfettaria, con una aliquota in percentuale sul reddito che varia a seconda dell’attività esercitata.
Oltre alla deduzione forfettaria dei costi e alla tassazione con imposta sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali, ci sono altre agevolazioni.
E’ prevista, infatti:
L’esclusione dall’applicazione dell’IVA. Di concerto anche l’impossibilità di detrarsi l’IVA in acquisto. Chi opera in Regime Forfettario ai fini IVA è equiparato ad un “privato“;
Esclusione dall’applicazione delle ritenute di acconto. Questo per i soggetti che operano come Professionisti;
Non è prevista l’applicazione degli indici di affidabilità;
L’applicazione della Fatturazione Elettronica per le operazioni attive e passive è soltanto facoltativa.
Gli esercenti attività d’impresa hanno la facoltà di chiedere all’INPS una riduzione contributiva.
Si tratta di una riduzione del 35% dei contributi dovuti annualmente alla Gestione Ivs Artigiani e commercianti INPS.
Regime forfettario 2020: requisiti di accesso
I requisiti che la Legge chiede di rispettare per l’accesso a questo regime forfettario devono essere verificati da ciascun soggetto.
La verifica deve essere effettuata con riferimento all’anno di imposta precedente rispetto a quello per il quale si chiede l’accesso al regime.
Il Regime Forfettario è fruibile dalle persone fisiche esercenti un’attività d’impresa, di arte o professione.
Possono applicare questo regime anche le Imprese Familiari, purché in possesso dei relativi requisiti.
I requisiti oggettivi di accesso al regime forfettario
L’accesso al Regime Forfettario, nonché il mantenimento dello stesso negli anni successivi, è possibile per i soggetti che possiedono determinati requisiti.
Requisiti che possono essere così schematizzati.
Tabella requisiti di accesso al regime forfettario 2020
Requisito Descrizione
Limite di ricavi o compensi Non superiore a € 65.000 (ragguagliati ad anno)
Spese per lavoro accessorio, dipendente o collaboratori Ammontare complessivamente non superiore a 20.000 euro lordi
Beni strumentali Nessuna condizione richiesta
Questi requisiti devono essere verificati:
Per coloro che sono già in attività sui dati dell’anno precedente;
Mentre, per chi intende iniziare una nuova attività, su dati presunti dell’anno in corso.
Limite di ricavi e compensi annuali
Possono accedere al Regime Forfettario i contribuenti che hanno percepito ricavi o compensi non superiori a € 65.000.
Questo indipendentemente dal Codice Ateco applicato.
Per accedere al regime agevolato i ricavi o compensi percepiti (eventualmente ragguagliati ad anno) non devono essere superiori a € 65.000.
Il limite è unico e riguarda tutti i codici ATECO 2007 che contraddistingue l’attività esercitata.
Tabella codici ateco regime forfettario e coefficienti di redditività
GRUPPO DI SETTORE ATTIVITA’ ATECO 2007 SOGLIA RICAVI COMPENSI COEFFICIENTI DI REDDITIVITA’
Industrie alimentari e delle bevande (10 – 11) € 65.000 40%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio 45 – (da 46.2 a 46.9) – (da 47.1 a
47.7) – 47.9 € 65.000 40%
Commercio ambulante di prodotti
alimentari e bevande 47.81 € 65.000 40%
Commercio ambulante di altri prodotti 47.82 – 47.89 € 65.000 54%
Costruzioni e attività
immobiliari (41 – 42 – 43) – (68) € 65.000 86%
Intermediari del commercio 46.1 € 65.000 62%
Attività dei servizi di alloggio
e di ristorazione (55 – 56) € 65.000 40%
Attività professionali,
scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari ed assicurativi (64 – 65 – 66) – (69 – 70 – 71 – 72 – 73
– 74 – 75) – (85) – (86 – 87 – 88) € 65.000 78%
Altre attività economiche (01 – 02 – 03) –(05 – 06 –07 – 08 – 09)
– (12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18 – 19
– 20 – 21 – 22 – 23 – 24 – 25 – 26 – 27
– 28 – 29 – 30 – 31 –32 – 33) – (35) –
(36 – 37 – 38 – 39) – (49 – 50 – 51 – 52
– 53) – (58 – 59 – 60 – 61 – 62 – 63)
– (77 – 78 – 79 – 80 – 81 – 82) – (84)
– (90 – 91 – 92 – 93) – (94 – 95 – 96) –
(97 – 98) – (99) € 65.000 67%
E’ opportuno precisare che ne primo anno di attività i compensi vanno ragguagliati ad anno.
Se si effettuano più attività si deve fare attenzione a non superare il limite massimo di € 65.000 considerata la somma del fatturato dei singoli codici Ateco.
Per la verifica del limite dei compensi, occorre fare riferimento anche delle cessioni o prestazioni eventualmente non ancora fatturate. Cessioni e prestazioni per le quali, si sono verificati i presupposti dell’articolo 109, comma 2, del DPR n. 917/86.
Spese per lavoro accessorio, dipendente o collaboratori
Per poter esercitare in Regime Forfettario è necessario che siano sostenute spese per un ammontare complessivamente non superiore a 20.000 euro lordi per:
Lavoratori dipendenti e collaboratori di cui all’art. 50 comma 1 lett. c) e c-bis) del TUIR,
Gli utili erogati agli associati in partecipazione con apporto costituito da solo lavoro e
Le somme corrisposte per le prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore o dai suoi familiari.
Limite beni strumentali
La disciplina del forfettario 2018 prevedeva che per poter accedere al Regime forfettario, non si dovevano avere beni strumentali per un valore superiore ai € 20.000.
Per il Regime Forfettario 2020 questo limite è stato eliminato, non si dovrà più rispettare alcun vincolo per il valore dei beni strumentali.
Cause di esclusione dal regime forfettario 2020
Per verificare la possibilità di accedere al Regime Forfettario 2020, è necessario fare attenzione a non rientrare in nessuna causa di esclusione.
Infatti, anche nel caso in cui si rispetti il requisito dei € 65.000 di reddito, esistono alcuni casi in cui non si può comunque applicare il Regime forfettario.
Si tratta delle seguenti fattispecie.
Tabella delle cause di esclusione dal regime forfettario
Utilizzo di regimi speciali IVA e di determinazione forfetaria del reddito
Residenza fiscale all’estero (fatta eccezione per i residenti in Stati Ue/See che producono in Italia almeno il 75% del reddito complessivo)
Compimento, in via esclusiva o prevalente, di cessioni di fabbricati o loro porzioni, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi
Esercizio di attività d’impresa, arti o professioni e, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, partecipazione in società di persone, associazioni o imprese familiari (art. 5 del TUIR) e controllo, diretto o indiretto, di SRL o associazioni in partecipazione, che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni
Possesso, nell’anno precedente, di redditi di lavoro dipendente o a questi assimilati, eccedenti l’importo di 30.000 euro; la soglia non deve essere verificata se il rapporto di lavoro è cessato.
Esercizio dell’attività prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in essere o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta o nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili, ad esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
Svolgimento di attività con regimi speciali iva
Persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini IVA. Oppure di regimi forfetari di determinazione del reddito.
Faccio riferimento al regime dell’Agricoltura, regime del margine, regime dell’editoria, etc.
Per poter accedere al regime forfettario questi soggetti devono applicare il regime IVA ordinario, e non quello speciale.
Esclusione per soggetti fiscalmente residenti all’estero
I soggetti non residenti, ovvero fiscalmente residenti all’estero sono esclusi dal Regime Forfettario.
Fanno eccezione quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni.
Questo a patto che producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75% del reddito complessivamente prodotto.
Nel caso è possibile operare in Regime Forfettario.
Svolgimento di attività di cessione di fabbricati
Soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati.
O porzioni di fabbricato, di terreni edificabili di cui all’articolo 10, comma 1, numero 8), del DPR n. 633/72. Oppure di mezzi di trasporto nuovi di cui all’articolo 53, comma 1, del D.L. n. 331/1993.
Partecipazioni in società di persone o di capitali
Non possono applicare il Regime Forfettario i soggetti esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo che partecipano contemporaneamente a:
Società di persone, Associazioni professionali, imprese familiari;
Controllano, direttamente o indirettamente, società a responsabilità limitata (anche in trasparenza) o associazioni in partecipazione. Deve trattarsi di società che esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni;
Associazioni in partecipazione.
Aspetto importante è che per “controllo” deve intendersi il concetto di “partecipazione qualificata” ai sensi dell’articolo 67 del DPR n 917/86.
Una partecipazione qualificata in una società presenta i seguenti requisiti (articolo 2359 cc):
oppure possesso superiore al 25% del capitale sociale o patrimonio
Queste cause di esclusione devono essere verificate nell’anno di applicazione del regime. E non nell’anno precedente.
Svolgimento di attività di lavoro dipendente
Un approfondimento particolare riguarda la possibilità di applicare il regime per chi esercita anche attività di lavoro dipendente.
Per quanto riguarda le cause ostative, viene reintrodotta dal 2020 la preclusione – già vigente fino al 2018 – connessa alla percezione, nell’anno precedente, di redditi di lavoro dipendente e assimilati a quelli di lavoro dipendente (artt. 49 e 50 del TUIR) eccedenti 30.000 euro (art. 1 comma 57 nuova lett. d-ter) della L. n 190/2014).
Inoltre, non possono applicare il Regime forfettario i soggetti che hanno percepito:
Redditi da lavoro dipendente o redditi assimilati e
Esercitano attività d’impresa
prevalentemente nei confronti anche di uno dei datori di lavoro dei due anni precedenti. Oppure in ogni caso, nei confronti di soggetti agli stessi direttamente o indirettamente riconducibili.
I redditi da lavoro dipendente sono quelli indicati negli articoli 49 e 50 del DPR n 917/86.
Fatturazione svincolata dall’ex datore di lavoro
La norma impedisce al soggetto di operare in Regime Forfettario se fattura prevalentemente al suo ex datore di lavoro. Datore per il quale era in essere un contratto di lavoro dipendente.
Stesso impedimento è in vigore in relazione al datore di lavoro dipendente attuale, nel caso in cui il dipendente decida di aprire una Partita IVA.
Questa normativa è volta ad evitare che i datori di lavoro trasformino contratti da lavoro dipendente in contratti a Partita IVA.
Affinché sia precluso l’esercizio in Regime Forfettario è necessario che almeno il 50% del fatturato di un soggetto derivi dall’ex datore di lavoro.
Nel caso in cui l’ex datore di lavoro sia solo uno dei clienti del professionista o dell’imprenditore che opera con Partita IVA, il Regime Forfettario non è precluso.
Stessa cosa per il soggetto che fattura in mono-committenza.
Il fatto di operare per un unico committente non è causa di esclusione dal Regime Forfettario.
Tuttavia, possono esserci problematiche legate alle c.d. “False Partite IVA“. Questo, tuttavia, è una problematica diversa, ma che non preclude l’esercizio con il Regime Forfettario.
Regime forfettario e semplificazioni ai fini iva
Il principale vantaggio dei contribuenti che applicano il regime è che si trovano in ambito di franchigia IVA.
Per questo motivo c’è l’esonero da buona parte degli adempimenti previsti in materia di IVA.
La disciplina del Regime Forfettario ai fini IVA prevede l’espletamento di alcuni adempimenti a seconda del tipo di operazione posta in essere.
Territorialità iva in regime forfettario
Vediamo di seguito, schematicamente, la territorialità IVA per le operazioni nazionali, comunitarie ed estere in Regime Forfettario.
Il contribuente che si avvale del regime forfettario non può esercitare la rivalsa IVA. Articolo 18 del DPR n 633/72.
Sulle fatture emesse, scontrini o ricevute fiscali emessi durante l’applicazione del regime forfettario non deve essere addebitata l’IVA a titolo di rivalsa.
La disciplina ricalca quella ordinaria.
Trova applicazione l’articolo 41 comma 2-bis del DL n 331/93 per operazioni UE.
Trova applicazione l’articolo 8 del DPR n 633/72 per operazioni Extra-UE.
Acquisto di beni Extra-UE
Entro la soglia di € 10.000 annui sono considerati non soggetti ad IVA nel Paese di destinazione.
Gli acquisti sono assoggettati a tassazione nel Paese di provenienza. Articolo 38 comma 5, lettera c), del DL n 331/93.
Prestazioni di servizi ricevuti da non residenti o rese ai medesimi, rimangono soggette alle ordinarie regole.
Articoli 7-ter e seguenti del DPR n 633/72.
Adempimenti contabili in regime forfettario
I contribuenti in Regime Forfettario sono esonerati dagli obblighi di registrazione e tenuta delle scritture contabili.
Tuttavia, i contribuenti che operano nel Regime sono tenuti a:
Numerare e conservare le fatture d’acquisto e le bollette doganali;
Certificare i corrispettivi.
Devono, anche presentare la dichiarazione dei redditi nei termini e con le scadenze previste dal DPR n. 322/98.
I ricavi conseguiti e i compensi percepiti non sono assoggettati a ritenuta d’acconto.
A tal fine è necessario che il contribuente rilasci un’apposita dichiarazione al sostituto dalla quale risulti che le somme percepite afferiscono è soggetto all’imposta sostitutiva.
Indicazioni da riportare in fattura per il regime forfettario 2020
Il soggetto che adotta il Regime Forfettario è tenuto a riportare in fattura la seguente dicitura.
Questo al fine di informare il cliente che si avvale di questo particolare regime fiscale che non prevede l’applicazione dell’IVA in fattura:
“Operazione effettuata ai sensi dell’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/2014, e articolo 1, commi da 111 a 113, della Legge n. 208/2015, e s.m. – Regime forfetario”
Dicitura da inserire in Fattura per Regime Forfettario
Regime forfettario e fattura elettronica
I soggetti che applicano il Regime Forfettario sono esonerati dall’obbligo di emissione della Fattura Elettronica. Questi soggetti possono emettere normale fattura ai loro clienti.
Sul lato passivo, ovvero, per le eventuali fatture che ricevono dai fornitori occorre prestare la dovuta attenzione.
In pratica si tratta di fare attenzione ad un meccanismo a due vie messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per i contribuenti che si trovano a ricevere fatture in formato elettronico cartaceo.
Sul punto le Entrate hanno chiarito quanto segue:
“non hanno l’obbligo di conservare elettronicamente le e-fatture ricevute «nel caso in cui il soggetto non comunichi al cedente/prestatore la Pec ovvero un codice destinatario con cui ricevere le fatture elettroniche».
In questo caso la fattura ha il codice di default «0000000»; restano obbligati negli altri casi di ricezione“
Per i Forfettari, dal 2020 vi sono perciò quattro possibilità, rispetto al ciclo passivo e attivo:
Fatture elettroniche ricevute con il codice destinatario “0000000”: secondo le Faq delle Entrate possono essere conservate in modalità tradizionale. Ferma restando la necessità di confermare il valore probatorio della stampa della fattura elettronica;
Le Fatture elettroniche ricevute con il codice destinatario specifico o tra mite Pec vanno conservate in modalità elettronica;
Fatture ricevute ed emesse in form a cartacea: vanno conservate in modalità tradizionale;
Fatture emesse in formato elettronico: vanno conservate in modalità elettronica. Sia che vengano emesse su base facoltativa, sia che vengano emesse obbligatoriamente, nei confronti di una pubblica amministrazione.
Incentivi all’adesione spontanea alla fatturazione elettronica
L’utilizzo del regime forfetario determina l’esonero (salvo scelta volontaria) dagli obblighi di fatturazione elettronica (art. 1 comma 3 del DLgs. 5 agosto 2015 n. 127), pur permanendo i vincoli in ordine alla fatturazione elettronica nei confronti della Pubblica Amministrazione (circ. n. 9/2019, § 4.1).
Al fine di incentivare l’adesione spontanea alla fatturazione elettronica, per i contribuenti in regime forfetario che hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche, il termine di decadenza per l’accertamento (art. 43 comma 1 del DPR 600/73) è ridotto di un anno (art. 1 comma 74 della L. 190/2014) passando, quindi, al 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione.
Regime forfettario: determinazione del reddito da assoggettare ad imposta sostitutiva
Il Regime Forfettario prescinde dalla determinazione del reddito in forma analitica.
Il reddito imponibile è determinato applicando ai ricavi e compensi percepiti il coefficiente di redditività previsto in funzione del codice ATECO.
Codice che contraddistingue l’attività svolta.
Sul reddito così determinato, al netto dei contributi previdenziali versati, deve essere applicata un’imposta sostitutiva pari al 15%.
Riassumendo, è possibile riepilogare che:
Ai fini della determinazione del reddito imponibile non assumono alcuna rilevanza le spese sostenute nel periodo, siano esse inerenti o meno all’attività svolta dal contribuente. Le uniche spese che possono essere portate in deduzione sono i contributi previdenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge;
Il computo dei ricavi avviene secondo il principio di cassa: assumono rilevanza i ricavi o compensi effettivamente incassati nel corso del periodo d’imposta;
L’imposta del 15% è sostitutiva dell’imposta sui redditi (IRPEF), delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP).
In caso di applicazione del regime per imprese familiari l’imposta sostitutiva è dovuta dal titolare dell’impresa.
Essa è calcolata sul reddito dell’impresa stessa prima dell’imputazione della quota ai familiari.
I contributi previdenziali sono deducibili, compresi quelli corrisposti per conto dei collaboratori dell’impresa familiare fiscalmente a carico. Ovvero, se non fiscalmente a carico, qualora il titolare non abbia esercitato il diritto di rivalsa sui collaboratori stessi.
Agevolazione regime forfettario start-up
L’aliquota dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF, delle addizionali e dell’IRAP per i contribuenti che adottano il Regime Forfetario è ridotta dal 15% al 5%.
Questa agevolazione per le Start-Up in Regime Forfettario è utilizzabile limitatamente ai primi 5 periodi d’imposta in cui è esercitata l’attività.
Questo sia che si tratti di avvio di una nuova impresa, oppure di nuova attività artistica o professionale.
In particolare, è previsto che per il periodo d’imposta in cui è iniziata l’attività e per i 4 successivi, l’imposta sostitutiva è pari al 5%, a condizione che:
Il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio dell’attività, un’attività artistica, professionale o d’impresa. Anche in forma associata o familiare;
L’attività da esercitare non costituisca in nessun modo mera prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di lavoro dipendente o autonomo. Escluso il caso in cui l’attività precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
Qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da un altro soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo d’imposta precedente a quello di riconoscimento del predetto beneficio, non sia superiore ai limiti che consentono l’accesso al regime forfetario.
Il reddito determinato secondo i criteri del Regime Forfettario è rilevante, assieme al reddito complessivo IRPEF, ai fini delle detrazioni per carichi di famiglia. Detrazioni di cui all’articolo 12, comma 2, del DPR n 917/86.
Certificazione unica per i soggetti in regime forfettario
Proviamo a fare un esempio per capire meglio come effettuare correttamente la compilazione della Certificazione Unica per somme non soggette a ritenuta.
Prendiamo ad esempio compensi corrisposti a lavoratori autonomi che applicano il Regime Forfettario, di cui all’art. 1 Legge n 190/2014 e ss.mm. Questi soggetti, anche se non ricevono compensi soggetti a ritenuta di acconto devono comunque essere certificati, sempre se relativi a redditi da lavoro autonomo, provvigioni o redditi diversi.
Vediamo come compilare la Certificazione Unica in questo caso.
Il compenso corrisposto al lavoratore autonomo trova indicazione al punto 4 – Ammontare lordo corrisposto. Il medesimo importo deve essere riportato anche nel successivo punto 7 – Somme non soggette a ritenuta, indicando la causale nel punto 6 (il codice 7 riguarda “altri redditi non soggetti a ritenuta“).
Le agevolazioni contributive per il regime forfettario
L’applicazione del regime permette anche l’ottenimento di un’agevolazione contributiva. Si tratta di un’agevolazione valida esclusivamente per i soggetti tenuti all’iscrizione alla gestione Ivs Artigiani e Commercianti Inps.
In particolare, i soggetti beneficiari sono esclusivamente le ditte individuali che esercitano attività commerciale. Quindi, i professionisti, di qualsiasi genere, ne sono esclusi.
Il reddito forfettario determinato ai sensi dei precedenti commi costituisce base imponibile ai sensi dell’articolo 1 della legge 2 agosto 1990, n. 233. Su tale reddito si applica la contribuzione dovuta ai fini previdenziali, ridotta del 35%. Si applica, per l’accredito della contribuzione, la disposizione di cui all’articolo 2, comma 29, della legge 8 agosto 1995, n. 335“
L’agevolazione contributiva consiste in una riduzione del 35% dei contributi previdenziali dovuti annualmente.
La procedura per la richiesta di agevolazione per la riduzione dei contributi inps artigiani e commercianti
Al fine di fruire dell’agevolazione contributiva è necessario effettuare una specifica comunicazione telematica:
I soggetti che intraprendono l’esercizio di una nuova attività aderendo al regime agevolato dovranno presentare la domanda in via telematica. Tramite il cassetto previdenziale artigiani commercianti tempestivamente dalla data di ricezione della delibera di avvenuta iscrizione alla Gestione Inps;
I soggetti già in attività la dovranno presentare, a pena di decadenza, entro il 28 febbraio di ciascun anno la domanda tramite il cassetto previdenziale artigiani commercianti disponibile sul sito dell’Inps.
Nel caso in cui la dichiarazione sia presentata oltre il termine stabilito, l’accesso al regime contributivo agevolato potrà avvenire a decorrere dall’anno successivo, presentando nuovamente la dichiarazione stessa entro il termine stabilito, ferma restando la permanenza delle condizioni di accesso al regime forfettario.
Utilizzo del regime forfettario nei rapporti con la pubblica amministrazione
Il rapporto tra i soggetti che applicano il regime forfettario e le pubbliche amministrazioni “intreccia” lo split payment e gli obblighi di fatturazione elettronica tra privati previsti dal 1° gennaio 2019.
Scissione dei pagamenti ed utilizzo del forfettario
Sul fronte Split Payment, le Entrate hanno confermato che tali contribuenti hanno il solo onere di indicare nella fattura emessa che l’operazione è soggetta al regime di vantaggio o al regime forfettario.
Sul punto la Circolare 6/E/2015, paragrafo n. 8.5, ha chiarito che il meccanismo della scissione dei pagamenti di cui all’articolo 17-ter del DPR 633/1972 “non trova applicazione in relazione alle operazioni assoggettate a regimi speciali che non prevedono l’evidenza dell’imposta in fattura e che ne dispongono l’assolvimento secondo regole proprie“
Ossia, come nel caso prospettato, che esonerano il fornitore dall’addebito dell’IVA in via di rivalsa.
Fattura elettronica con il forfettario
Dal lato della fattura elettronica, l’Agenzia ha chiarito che per i forfettari – anche se esclusi dall’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica – permangono i vincoli dettati dalla Legge n 244/2007.
Questo in ordine alla fatturazione elettronica nei confronti della pubblica amministrazione.
Il comma 909 della legge 205/2017, infatti, ha esteso la fatturazione elettronica agli scambi tra soggetti Iva e poi anche nei confronti dei consumatori finali. Norma che esonera da tali disposizioni i soggetti passivi che rientrano nel cosiddetto “regime di vantaggio” (di cui all’articolo 27, commi 1 e 2, del Dl 98/ 2011) e quelli che applicano il regime forfettario.
Se un soggetto forfettario deve emettere una fattura a una pubblica amministrazione nei cui confronti ha efficacia il meccanismo dello split payment e al contempo sia destinataria degli obblighi di fatturazione elettronica in quanto indicizzata nel sito www.indicepa.gov.it, deve adeguarsi alla modalità elettronica. Utilizzando il formato Xml e facendola transitare dal Sistema di interscambio (Sdi).
Lo schema della fattura verso la PA prevede, tra gli altri, che l’elemento complesso Dati Anagrafici utilizzi il tipo complesso Dati Anagrafici Cedente Type.
Elemento che al suo interno presenta diversi campi da valorizzare tra cui il campo Regime Fiscale. Questo ha un formato alfanumerico di 4 caratteri per indicare il tipo di regime fiscale adottato dal cedente / prestatore.
Nel caso del soggetto passivo IVA aderente al regime forfettario, occorrerà compilare il campo con “RF19“. Nessuna dicitura, invece, per segnalare la non applicazione dello split payment.
Calcolo della valutazione di convenienza all’utilizzo del forfettario
Non si fa altro che parlare della convenienza del Regime Forfettario.
E’ vero, il Regime Forfettario presenta degli indubbi elementi di convenienza. Tuttavia, non è detto che sia così in tutti i casi.
Non esiste un criterio univoco per stabilire a priori quando, o meno, il Regime Forfettario è più conveniente rispetto al regime ordinario, la Contabilità Semplificata.
Per questo motivo ho voluto predisporre due esempi in cui, prendendo come riferimento un professionista iscritto alla Gestione Separata INPS, per valutare la convenienza del Regime Forfettario.
Ipotizziamo i seguenti dati di partenza.
Fatturato € 35.000,00
Coeficiente di redditività 78%
Canone di locazione € 10.000,00
Spese mediche € 5.000,00
Contributi previdenziali € 3.000,00
Contributi previdenza integrativa € 2.500,00
Vediamo, come con questi dati si determina il reddito netto in Regime Forfettario ed in Contabilità Semplificata.
Coefficiente di redditività 78%
Reddito tassabile € 27.300,00
Contributi previdenziali obbligatori € 3.000,00
Reddito imponibile € 24.300,00
Imposta 15% € 3.645,00
Contributi Previdenziali € 6.249,96
Reddito Netto € 25.105,04
Costi dell’attività € 10.000,00
Oneri deducibili € 2.500,00
Reddito imponibile € 19.500,00
Imposta lorda € 4.665,00
Oneri detraibili € 950,00
Imposta netta € 3.715,00
Contributi previdenziali € 5.658,40
Reddito Netto € 25.626,60
In questa simulazione, anche se per poco ma la Contabilità Semplificata offre un vantaggio rispetto all’applicazione del Regime Forfettario. Questo è dovuto al fatto che i costi sostenuti dal professionista sono rilevanti.
I costi legati all’attività, ovvero i € 10.000 di affitto, e gli oneri personali sostenuti nell’anno (€ 2.500 di contributi previdenziali non obbligatori e € 5.000 di spese sanitarie) hanno finito per pesare in modo determinante sulla valutazione.
Considerazioni in merito alla valutazione di convenienza tra regimi fiscali diversi
Questi oneri, che nel Regime Forfettario vengono perduti, possono essere sfruttati nella Contabilità Semplificata. Per questo motivo è sempre opportuno effettuare una valutazione di convenienza.
E’ opportuno, quindi, affidarsi ad un professionista esperto che sappia indirizzarti verso il corretto regime fiscale adatto a te.
Lo sbaglio che commettono in molti è quello di fare una valutazione che tiene conto soltanto dei costi effettivi dell’attività. E’ opportuno, invece, considerare anche gli oneri deducibili e detraibili che si sostengono nell’anno.
Sono questi, infatti, che principalmente sono in grado di indirizzare la scelta del corretto regime fiscale per un soggetto che vuole avviare o modificare il proprio regime fiscale.
Affidati sempre ad un professionista esperto.
Compensi per trasferte nel limite di fatturato massimo nel forfettario
Un aspetto molto interessante se stai pensando di operare in Regime Forfettario riguarda i compensi relativi alle trasferte.
Infatti, se opti per il Regime Forfettario devi gestire con attenzione le spese di trasferta.
I costi sostenuti dal professionista fuori sede per l’esecuzione di un incarico, quando sono versati direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura.
Questo è quanto prevede l’articolo 54, comma 5, del DPR n 917/86.
Questa disposizione risulta particolarmente utile per i professionisti che applicano il Regime Forfettario. Soprattutto se si raggiungono compensi vicini alla soglia massima di € 65.000.
Questo limite, infatti, potrebbe non essere superato se le spese di trasferta sono sostenute direttamente da chi ha conferito l’incarico.
Al contrario, se il professionista sostiene direttamente i costi per poi riaddebitarli al cliente le somme costituiscono compensi. Fatturato che potrebbe far superare la soglia massima e determinare l’uscita dal regime.
Spese di trasferta ed accordi preventivi con il committente
Tutti i professionisti (indipendentemente dal Regime Fiscale utilizzato), possono scegliere, di trattare con due diversi criteri i rimborsi spese di trasferta.
Mi riferisco alle spese di vitto, alloggio e viaggio.
Naturalmente, la scelta dipende anche dall’accordo trovato con il cliente.
Tuttavia, a seconda del criterio scelto gli adempimenti e i relativi effetti fiscali sono diversi.
Quota di spese di trasferta a carico del cliente
La formulazione della norma è molto ampia e prevede che:
Tutte le spese relative all’esecuzione di un incarico conferito e sostenute direttamente dal committente non costituiscono compensi in natura del professionista
Quindi vi rientrano i costi di viaggio, vitto e alloggio.
I documenti di spesa – per esempio, la fattura dell’albergo o del ristorante – devono essere intestati direttamente all’impresa committente.
Per i biglietti ferroviari, che non sono nominativi, si deve poter dimostrare che l’impresa committente ha effettuato direttamente il pagamento.
Per evitare contestazioni dell’Agenzia delle Entrate, è opportuno che l’obbligo del committente di sostenere direttamente i costi di trasferta sia indicato nel preventivo rilasciato dal professionista prima del conferimento dell’incarico.
Il preventivo, obbligatorio per legge, quindi, può essere utilizzato per formalizzare gli accordi tra committente e professionista. Questo anche con l’intento di scongiurare il rischio di contestazioni di tipo fiscale.
Quota di spese a carico del professionista
Le spese sostenute per le trasferte dai professionisti e addebitate al cliente costituiscono compensi professionali soggetti a tassazione nel periodo di imposta in cui avviene materialmente l’incasso.
Se il pagamento (il rimborso) avviene da parte di un sostituto d’imposta, l’importo corrisposto è soggetto a ritenuta d’acconto.
Se questi oneri sono indicati analiticamente nella fattura emessa nei confronti del cliente (all’atto dell’addebito), in modo da distinguerli rispetto ai compensi in senso stretto (afferenti alle prestazioni svolte), saranno deducibili integralmente.
In pratica non si applica il limite del 75% e del 2% dei compensi percepiti riguardante le spese alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande.
Al contrario se il riaddebito nei confronti del cliente viene effettuato in base a criteri forfettari, senza effettuare quella distinzione, l’importo incassato continua a essere integralmente imponibile.
Tuttavia, le spese sostenute sono deducibili nella misura limitata del 75% e per un importo annuale che non può comunque superare il limite del 2% dei compensi incassati nell’anno.
Modello di fattura in regime forfettario
Di seguito puoi trovare il link per scaricare gratis il modello di Fattura in Regime Forfettario.
La fattura è valida sia che tu sia:
Un impresa (commerciante o artigiano)
Un professionista (es. medico, biologo, psicologo, avvocato, notaio, etc).
La fattura, in ogni caso, non prevede mai l’applicazione della ritenuta di acconto. Queste le indicazioni da riportare in Fattura:
Si richiede la non applicazione della ritenuta alla fonte a titolo d’acconto come previsto dall’art. 1, comma 67, Legge n. 190/2014.
Queste le indicazioni che devono essere obbligatoriamente riportate in Fattura in regime di vantaggio:
Bozza Fattura Regime Forfettario UE
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