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Timestamp: 2017-09-26 18:08:21+00:00
Document Index: 56285993

Matched Legal Cases: ['art. 492', 'art. 55', 'art. 7', 'art. 55', 'art. 7', 'art. 55', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 64', 'art. 3', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 68', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 55']

Codice Disciplinare | Liceo Scientifico Scorza
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Codici Disciplinari e Norme di comportamento per il personale interno dell' istituto
La presente pubblicazione equivale a tutti gli effetti all’affissione dei predetti codici all’albo dell Liceo scientifico G.B. SCorza di Cosenza
Codice disciplinare per i docenti T.I.
Codice disciplinare per i docenti T.D.
Norme di comportamento permanenti per gli assistenti amministrativi
Norme di comportamento permanenti per i collaboratori scolastici
Norme di comportamento per i docenti
Codice di comportamento DPR 62
Regolamento per gli esperti esterni
Regolamento per gli esperti riguarda i criteri e la normativa per gli esterni che sono intenzionati a svolgere attività nei progetti scolastici.
CM N° 88 del 8-11-2010 lettera A
A) SINTESI DEL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO.
Le innovazioni in materia disciplinare e di responsabilità dei dipendenti riguardano i rapporti tra le fonti regolatrici della materia, i profili procedurali, la tipologia delle infrazioni e delle relative sanzioni.
Rimane, invece, immutata la devoluzione al giudice ordinario delle controversie relative al procedimento e alle sanzioni, ai sensi dell’articolo 63 del decreto legislativo n. 165 del 2001 (cfr., articolo 67 del decreto legislativo n. 150 del 2009).
La prima novità da evidenziare è il recupero da parte della fonte legale di significativi spazi di disciplina che nel previgente ordinamento erano occupati, in via principale, dalla fonte negoziale.
Trattasi, specificamente, degli spazi relativi a materie concernenti gli organi competenti ad irrogare le sanzioni, le modalità di svolgimento dei relativi procedimenti e le impugnazioni esperibili, che risultano ora dettagliatamente regolate nel Capo V del Titolo IV del decreto legislativo in questione, da disposizioni che, per espressa volontà del legislatore, «costituiscono norme imperative ai sensi e per gli effetti degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile».
Viene meno, quindi, la riserva originariamente prevista dall’articolo 55 del decreto n. 165 del 2001 a favore della contrattazione collettiva, il cui ambito, secondo quanto dispone il nuovo testo della norma, interamente riscritto dall’articolo 68 del D.Lgsl. n. 150 del 2009, è ora ristretto alla sola definizione della tipologia delle infrazioni disciplinari e delle relative sanzioni (cfr., in particolare, i commi 1, 2 e 3, in combinato disposto con il riformulato articolo 40 del D.Lgsl n. 165 del 2001).
Il comma 2, del medesimo articolo 55, riformulato, dispone, inoltre, che la pubblicazione nel sito istituzionale dell’Amministrazione del codice disciplinare, recante l’indicazione delle infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all’ingresso della sede di lavoro. Si tratta di un profilo innovativo non trascurabile, posto che l’inosservanza del suddetto adempimento determina l’illegittimità della sanzione irrogata (cfr., articolo 7, legge n. 300 del 1970, Statuto dei lavoratori). Ciò vale anche per le infrazioni e relative sanzioni applicabili al personale docente e ATA che presta servizio nelle istituzioni scolastiche autonome; di conseguenza il dirigente scolastico avrà cura di disporre la prescritta pubblicazione dei relativi codici disciplinari nel sito web della scuola. Per quanto riguarda gli insegnanti, in attesa che il relativo codice disciplinare sia definito dalla contrattazione collettiva di comparto (di cui si dirà più diffusamente appresso), le fattispecie sanzionatorie cui fare riferimento ai fini della predetta pubblicazione rimangono quelle disciplinate dal decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Testo unico delle norme generali sull’istruzione). Per quanto riguarda i dirigenti scolastici, la pubblicazione del relativo codice disciplinare nel sito web dell’Ufficio scolastico regionale è disposta dal direttore generale competente.
Il successivo comma 3, poi, restringe ulteriormente l’operatività della fonte negoziale vietando alla contrattazione collettiva di istituire procedure di impugnazione dei provvedimenti disciplinari. Il legislatore, però, fa salva la
Il nuovo rapporto tra le fonti regolatrici della materia
Divieto di istituire con il CCNL procedure di impugnazione
L’obbligo di pubblicità del codice disciplinare
possibilità di disciplinare mediante i contratti collettivi «procedure di conciliazione non obbligatoria», purchè fuori dai casi per i quali è prevista la sanzione del licenziamento. Tali procedure devono concludersi entro un termine non superiore a trenta giorni dalla contestazione dell'addebito e, comunque, prima dell'irrogazione della sanzione. La sanzione, concordemente determinata, non può essere di specie diversa da quella prevista dalla legge o dal contratto collettivo per l'infrazione per la quale si procede e non è soggetta ad impugnazione.
I termini del procedimento disciplinare restano sospesi dalla data di apertura della procedura conciliativa e riprendono a decorrere nel caso di conclusione della stessa con esito negativo. Il contratto collettivo definisce gli atti della procedura che ne determinano l'inizio e la definizione.
A tale riguardo, si deve anche evidenziare che dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 150 del 2009 (15 novembre 2009) non è ammessa, a pena di nullità, l'impugnazione di sanzioni disciplinari dinanzi ai collegi arbitrali di disciplina. I procedimenti pendenti dinanzi ai predetti collegi devono essere definiti entro il termine di sessanta giorni decorrente dalla medesima data, a pena di nullità dei relativi atti (cfr., il comma 1 dell’articolo 73 del decreto legislativo n. 150 del 2009).
Per quel che concerne il settore scolastico, e specificamente i procedimenti sanzionatori nei confronti del personale docente, per effetto di quanto disposto dall’articolo 72 della novella, sono espressamente abrogati gli articoli da 502 a 507 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Testo unico delle norme generali sull’istruzione), i quali disciplinavano, com’è noto, le funzioni attribuite in materia ai consigli di disciplina operanti presso il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione e i Consigli Scolastici Provinciali.
Inoltre, nel nuovo testo dell’articolo 55, sopra richiamato, non è più contemplata la deroga di cui all’originario comma 10, che rinviava al momento del riordino degli organi collegiali della scuola, la piena contrattualizzazione della materia disciplinare per il personale docente.
Va, poi, precisato che nell’ambito della disciplina transitoria dettata dal decreto legislativo n. 150 del 2009, l’articolo 73 prevede l’ulteriore applicabilità delle disposizioni di legge previgenti riguardanti «singole amministrazioni e recanti fattispecie sanzionatorie specificamente concernenti i rapporti di lavoro di cui all’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165», a condizione però che le stesse siano «non incompatibili» con le nuove e, comunque, non oltre «il primo rinnovo del contratto collettivo di settore successivo alla data di entrata in vigore del decreto».
Per quanto qui interessa, stando alla lettera della norma, che fa esplicito riferimento alle «fattispecie sanzionatorie», rimangono applicabili, fino al primo rinnovo del CCNL di Comparto successivo all’entrata in vigore della riforma, esclusivamente le disposizioni contenute negli articoli da 492 a 501 (docenti a tempo indeterminato) e da 535 a 537 (docenti a tempo determinato) del citato decreto legislativo n. 297 del 1994, e non anche quelle riguardanti gli organi, i procedimenti e le impugnazioni.
Va, tuttavia, sottolineato che le sanzioni speciali previste per il personale docente non di ruolo dall’articolo 535 del D.Lgsl. n. 297 del 1994 (ammonizione, censura, sospensione dalla retribuzione fino a un mese, sospensione dalla retribuzione e
Ammissibilità, entro precisi limiti, di procedure conciliative non obbligatorie
No a impugnazioni innanzi a collegi arbitrali di disciplina
Conseguenze della riforma sul personale docente: il venir meno delle funzioni dei Consigli di disciplina
Temporanea validità delle infrazioni e relative sanzioni previste dal T.U. Scuola
Personale docente non di ruolo: disciplina applicabile
dall’insegnamento da un mese ad un anno, esclusione dall’insegnamento da un mese a un anno, esclusione definitiva dall’insegnamento) devono intendersi sostituite da quelle previste per il personale di ruolo dall’art. 492 (avvertimento scritto, censura, sospensione dall’insegnamento fino a un mese, sospensione dall’insegnamento da uno a sei mesi, destituzione).
Ciò per effetto del combinato disposto degli articoli 55 e 69 del D.Lgsl. n. 165 del 2001, pre riforma, e dell’articolo 91 del CCNL, Comparto Scuola, 2006/2009.
Se da un lato, infatti, il vecchio testo dell’articolo 55, citato, conteneva una disposizione derogatoria che salvava dalla contrattualizzazione soltanto le norme procedimentali in materia disciplinare di cui agli articoli da 502 a 507 del D.Lgsl. n. 297 del 1994, oggi abrogate - salvataggio poi ampliato dalla contrattazione collettiva a tutte le disposizioni del capo IV (articoli da 492 a 501) - in generale il primo comma dell’articolo 69, citato, tutt’ora vigente, ha reso inapplicabili a seguito della stipulazione dei contratti del quadriennio 1994-1997, in relazione ai soggetti e alle materie dagli stessi contemplati, «le norme generali e speciali del pubblico impiego», vigenti alla data del 13 gennaio 1994. Queste ultime cessano in ogni caso di produrre effetti dal momento della sottoscrizione, per ciascun ambito di riferimento, dei contratti collettivi del quadriennio 1998/2001.
Di conseguenza, gli artt. da 537 a 549 del D.Lgs. n 297/1994, meramente ricognitivi di disposizioni legislative che, anteriormente alla data sopra citata, disciplinavano sanzioni, organi e procedimento disciplinare nei confronti del personale docente a tempo determinato, non potevano ritenersi “salvati” dalla privatizzazione, non essendo stati presi in considerazione né dal vecchio testo dell’art. 55 del D.Lgs. n. 165 del 2001 (che richiamava articolo per articolo le norme salvaguardate dalla contrattualizzazione), né dal citato articolo 91 del CCNL, Comparto Scuola, 2006- 2009 (che salvaguardava dalla contrattualizzazione il Capo IV del D.Lgs. n. 297 del 1994 dedicato alla disciplina del personale di ruolo).
Si deve, infine, precisare che il venir meno della sanzione dell’esclusione dall’insegnamento, originariamente prevista dall’articolo 535, comma 1, nn. 5 e 6, citato, non impedisce all’Amministrazione di conseguire gli stessi effetti disciplinati dall’articolo 537 (esclusione dalle graduatorie per l’assunzione in ruolo e per le supplenze). Infatti, con riguardo ai requisiti di accesso all’impiego pubblico, la normativa generale di riferimento contenuta nel D.P.R. 9 maggio 1994, n. 487, prevede all’articolo 2 che non possano accedere, fra gli altri, «coloro che siano stati destituiti o dispensati dall'impiego presso una pubblica amministrazione per persistente insufficiente rendimento, ovvero siano stati dichiarati decaduti da un impiego statale, ai sensi dell'articolo 127, primo comma, lettera d), del testo unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato, approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3». Ne consegue che il docente a tempo determinato che incorresse nella sanzione disciplinare della destituzione (che costituisce al di là del nomen iuris licenziamento disciplinare) vedrebbe preclusa la possibilità di partecipare alla procedura selettiva per l’assunzione a tempo indeterminato o determinato, non diversamente da colui che sia incorso nella sanzione dell’esclusione dall’insegnamento.
Con riguardo, invece, al personale ATA e alla dirigenza scolastica, le infrazioni disciplinari e le relative sanzioni rimangono quelle regolate dai rispettivi contratti collettivi nazionali di lavoro.
Inoltre, sempre sotto il profilo del diritto intertemporale, si richiama l’attenzione di codesti Uffici sulla circostanza che il Dipartimento della funzione Pubblica con la circolare n. 9 del 27 novembre 2009 ha chiarito che le nuove disposizioni procedurali si applicano a tutti i fatti rilevanti la cui notizia sia stata acquisita dal dirigente responsabile della struttura, ovvero dal competente ufficio per i procedimenti disciplinari, cioè dall’organo dell’amministrazione deputato a promuovere la relativa azione, dopo l’entrata in vigore della riforma.
La medesima circolare ha anche precisato, per quanto riguarda la disciplina sostanziale relativa ad infrazioni e sanzioni, che, in virtù del principio di legalità, le nuove fattispecie disciplinari e penali, con le correlate sanzioni e pene, non possono trovare applicazione con riguardo a fatti che si sono verificati prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo di cui trattasi, in quanto più sfavorevoli all’incolpato. Quindi, anche nell’ipotesi in cui si sia avuta notizia dopo l’entrata in vigore delle nuove norme di fatti commessi prima di tale momento, per gli aspetti sostanziali l’Amministrazione deve comunque far riferimento alla normativa contrattuale e legislativa previgente, anche se, per gli aspetti procedurali, come già precisato, deve in ogni caso trovare applicazione il regime previsto dalla riforma.
Se si riepiloga quanto sopra puntualizzato a proposito della disciplina applicabile al personale docente, risulta che l’assetto prefigurato dal legislatore è il seguente:
a) la disciplina sostanziale relativa ad infrazioni e sanzioni rimane quella prevista dagli articoli da 492 a 501 (docenti a tempo indeterminato e determinato) del D.Lgsl. 297/94, fino al prossimo rinnovo contrattuale;
b) tale disciplina è ancora applicabile:
- alle infrazioni di cui l’amministrazione abbia avuto notizia prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo n. 150 del 2009 (e, dunque, ai procedimenti in corso), da parte degli organi allora competenti e secondo l’impianto procedurale precedente;
- alle infrazioni di cui l’amministrazione abbia avuto notizia dopo l’entrata in vigore della riforma e fino alla scadenza indicata al punto a), ma in tali casi gli organi competenti e le procedure sono regolate dalle nuove disposizioni;
c) in quest’ultima ipotesi, e ovviamente a regime, viene meno la competenza degli organi collegiali (Consigli di disciplina) sopra richiamati.
C. Funzione Pubblica 23 -12 2010 , n. 14 punto 2
2- La pubblicita’ del codice disciplinare.
L’art. 7, comma 1, della legge n. 300 del 1970 impone ai datori di lavoro di portare «a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti» il codice disciplinare, cioe’ l’insieme delle norme, in particolare di derivazione contrattuale, «relative alle sanzioni, alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse puo’ essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse». L’articolo non e’ stato direttamente richiamato nel corpo delle norme che dopo la riforma disciplinano la materia delle infrazioni e sanzioni disciplinari, ma la sua portata deve intendersi comunque estesa anche ai datori pubbliche amministrazioni, sia perche’ la regola della previa pubblicazione e’ contenuta nei contratti collettivi di comparto sia perche’ il comma 2 dell’art. 55 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come di seguito si vedra’, prevede una norma sulle modalita’ di pubblicazione che sottende la vigenza dell’obbligo di pubblicita’.
L’adempimento – la ratio della cui obbligatorieta’ e’ da ricercare nella necessita’ che sia assicurata a tutti lavoratori la conoscenza del sistema delle regole dell’organizzazione di appartenenza affinche’ abbiano consapevolezza della responsabilita’ perseguibile sul piano disciplinare per le eventuali violazioni – per costante e consolidata giurisprudenza, e’ imprescindibile e propedeutico ai fini della corretta attivazione dei procedimenti disciplinari e dell’irrogazione delle sanzioni.
Come accennato, l’obbligo di pubblicazione del codice disciplinare e’ stato sancito – sulla base del richiamo all’art. 7, comma 1, della legge n. 300 del 1970 contenuto nel precedente art. 55 del decreto legislativo n. 165 del 2001 – dalla contrattazione collettiva del settore pubblico: tra gli altri, lo prevede l’art. 13, comma 8, del CCNL 12 giugno 2003 del comparto ministeri; l’art. 16, comma 10, del CCNL 9 ottobre 2003 del comparto enti pubblici non economici; l’art. 64, comma 8, del CCNL 17 maggio 2004 del comparto Presidenza del Consiglio dei ministri; l’art. 3, comma 10, del CCNL 11 aprile 2008 del comparto regioni-autonomie locali.
Le richiamate clausole contrattuali hanno disposto la tassativita’ e non fungibilita’ con altre forme della pubblicita’ realizzata tramite affissione. Pertanto, le amministrazioni – datori di lavoro hanno, sino ad ora, assolto l’obbligo tramite affissione del codice disciplinare in luogo accessibile a tutti i dipendenti.
Il decreto legislativo n. 150 del 2009 e’, tuttavia, intervenuto in materia, modificando l’art. 55 del decreto legislativo n. 165 del 2001. In particolare, il comma 2 del nuovo art. 55, come sostituito dall’art. 68 del decreto legislativo n. 150 del 2009, prevede che «La pubblicazione sul sito istituzionale dell’amministrazione del codice disciplinare, recante l’indicazione delle predette infrazioni e relative sanzioni, equivale a tutti gli effetti alla sua affissione all’ingresso della sede di lavoro».
Le nuove disposizioni «costituiscono norme imperative ai sensi e per gli effetti degli articoli 1339 e 1419, secondo comma, del codice civile…». Come detto nel paragrafo precedente, cio’ comporta l’automatico inserimento nei contratti collettivi di tali disposizioni e la conseguente sostituzione delle clausole difformi.
Peraltro, i CCNL stipulati dopo l’entrata in vigore della riforma hanno recepito il nuovo principio, modificando la pregressa disciplina e prevedendo che la pubblicazione avvenga mediante il sito istituzionale dell’amministrazione (es., art. 8 del CCNL 4 agosto 2010 per l’Unioncamere; art. 9 del CCNL 12 febbraio 2010 dell’area I della dirigenza; art. 7 del CCNL 22 febbraio 2010 per l’area II della dirigenza).
Ai sensi della nuova norma, pertanto, le amministrazioni possono assolvere all’obbligo di pubblicita’ del codice disciplinare mediante la pubblicazione sul sito internet istituzionale. Nella valutazione operata dal legislatore, che tiene conto della piu’ recente evoluzione tecnologica delle modalita’ di lavoro nelle pubbliche amministrazioni, tale pubblicazione e’ equivalente all’«affissione in luogo accessibile a tutti» di cui al citato art. 7, luogo che viene identificato dal menzionato art. 55 comma 2 nell’«ingresso della sede di lavoro».
Le amministrazioni potranno completamente sostituire la pubblicita’ tramite affissione con la pubblicazione on line solo qualora l’accesso alla rete internet sia consentito a tutti i lavoratori, tramite la propria postazione informatica; infatti, deve essere tenuto presente che la pubblicazione risponde all’esigenza di porre il dipendente al riparo dal rischio di incorrere in sanzioni per fatti da lui non preventivamente conosciuti come mancanze.
Al riguardo, si raccomanda che il codice disciplinare venga pubblicato con adeguato risalto e indicazione puntuale della data, oltre che sull’home page internet anche di quella intranet dell’amministrazione, solitamente utilizzata per le comunicazioni interne del datore di lavoro, al fine di assicurarne la massima visibilita’ e conoscibilita’. Si raccomanda inoltre alle amministrazioni di precostituire una prova dell’avvenuta pubblicazione, al fine di poter sviluppare la difesa nell’ambito di un eventuale contenzioso, chiedendo alla struttura interna competente alla pubblicazione di comunicare formalmente l’avvenuto adempimento.
Si segnala infine che, a seguito della riforma, la modalita’ alternativa alla pubblicazione sul sito e’ solo quella dell’affissione all’ingresso della sede di lavoro poiche’ solo questo luogo particolare e’ espressamente considerato dalla norma vigente.
Quanto ai contenuti della pubblicazione, si evidenzia che il codice disciplinare oggetto di pubblicita’ deve contenere sia le procedure previste per l’applicazione delle sanzioni sia le tipologie di infrazione e le relative sanzioni. La pubblicita’ deve poi riguardare anche il codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, attesa l’idoneita’ delle sue regole ad integrare le norme contenenti le fattispecie di illecito disciplinare previste dai contratti collettivi e dalla legge.
Nuovo Codice comportamento dei dipendenti pubblici (file.pdf - 98 KB), DPR 16 Aprile 2013 N° 62
Indicazioni e istruzioni per l’applicazione al personale della scuola delle nuove norme in materia disciplinare introdotte dal decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 e allegati- (file.zip- 422 KB), CM n. 88 dell’8 novembre 2010
Codice Disciplinare Personale dell' Area V della Dirigenza
2013-codice-di-comportamento-dpr62-1.pdf 159.95 KB
Sovvenzioni-contributi- sussidi-vantaggi economici
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