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Timestamp: 2019-01-17 23:22:21+00:00
Document Index: 169386904

Matched Legal Cases: ['§ 3', '§ 7', '§ 7', '§ 7', '§ 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 37', 'art. 6', 'art. 1', 'Cass. Sez. ', 'art. 905', 'art. 886', 'sentenza ', 'art. 192', 'art.192', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 29']

Newsletter n. 531 dell' 8 settembre 2017
Newsletter 531 del 7 settembre 2017
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I muri di sostegno hanno lo scopo di prevenire lo smottamento di pendii naturali ripidi o di assicurare la stabilità di pendii artificiali sagomati con pendenze superiori alla pendenza di equilibrio naturale.
In prima battuta, possiamo distinguere i seguenti muri di sostegno:
muri di sostegno di controripa (o in sterro): consentono di formare una piattaforma a valle
muri di sostegno in rilevato (o di sottoscarpa): consentono di formare una piattaforma a monte
In entrambi i casi, occorre dapprima procedere secondo i seguenti step:
sbancamento finalizzato a liberare lo spazio ove costruire
inserimento del terreno di riempimento a tergo del muro con eventuali opere di drenaggio
La realizzazione di un muro di sostegno modifica le condizioni di equilibrio generale del pendio: tali modifiche possono condurre ad una instabilità generale o localizzata.
Nel caso dei muri in sterro, può determinarsi la rottura localizzata del ripido pendio a monte che si crea con i lavori di sbancamento preliminari. Per limitare tale rischio è opportuno prevedere una realizzazione per brevi tratti.
Dal punto di vista dei materiali adottati, i muri di sostegno possono essere divisi in:
muri di sostegno a gravità
muri di sostegno in cemento armato
I muri di sostegno a gravità devono la loro resistenza principalmente al peso e possono essere realizzati sia in calcestruzzo semplice che in muratura, generalmente di pietrame, i secondi devono la propria resistenza, principalmente alla loro forma, essendo più leggeri di quelli a gravità.
La forma dei muri di sostegno in calcestruzzo semplice può essere:
rettangolare, per muri di modesta altezza
trapezoidale, con entrambe le facce inclinate o una inclinata e l’altra verticale
a parallelogramma, inclinato verso il terreno
I muri in calcestruzzo armato, hanno in genere forma a T rovesciata.
Gli spessori di tali muri sono modesti se paragonati a quelli in cls, la fondazione è solidale con il muro grazie all’effetto di collegamento delle armature, mentre nei muri in cls, la fondazione ed il muro vanno consederate separati.
Ecco alcuni esempi di muri in calcestruzzo con caratteristiche tipiche.
Muro a mensola con sbalzo a monte: l’inserimento dello sbalzo a monte ha effetto stabilizzante sul muro.
Muro con sperone (dente): lo sperone di fondazione viene utilizzato per migliorare la verifica a scorrimento.
Muro con sperone (dente)
Muro con contrafforti: per altezze notevoli del muro si usano i contrafforti. Lo scopo è quello di trasformare il comportamento a mensola del paramento in un comportamento bidimensionale (comportamento a piastra), in quanto le azioni vengono ripartite nelle due direzioni, verticale e orizzontale. I contrafforti possono essere realizzati sia a monte che a valle.
Muro con scarpa: l’inserimento della scarpa consente di modellare un profilo del paramento in altezza con spessore variabile allo scopo di ottimizzare le sezioni strutturali.
Muro con tiranti: i tiranti vengono realizzati per aumentare la stabilità del muro. Si utilizzano nel caso di muri soggetti a forti spinte orizzontali.
Muro con tiranti
Muro a gradoni: i gradoni consentono di modellare un profilo del paramento in altezza con spessore variabile in modo discreto (come nel caso della scarpa, ma in modo discreto), allo scopo di ottimizzare materiali e sezioni.
Muro a gradoni
Muro su pali e/o micropali: si usano in presenza di terreni di fondazione superficiali con scarse caratteristiche di portanza.
Muro su pali
Muro a gabbioni: il muro a gabbioni è particolarmente utilizzato nelle opere di ingegneria naturalistica (a basso impatto ambientale).
Muro a gabbioni
I muri a gabbione sono riempiti con pietrame di opportune dimensioni. Tale sistema costruttivo è di tipo modulare e parzialmente prefabbricabile e, quindi, garantisce semplicità e rapidità di esecuzione.
Gli elementi gabbioni sono in genere di dimensioni standardizzate di larghezza L = 1 m, altezza H = 0,5 o 1,0 m e lunghezza W tipicamente da 1,5 a 2,0 m.
L’opera di contenimento ottenuta con l’uso dei gabbioni potrà avere una conformazione tipicamente a gradoni (interni, esterni o misti) di spessore variabile (generalmente tra 0,5 e 1,0 m) in base all’eventuale sovrapposizione tra i gabbioni.
Gli elementi principali costituenti il muro a gabbione sono:
reti metalliche a maglie esagonali a doppia torsione conformi alla UNI EN 10223-3; a loro volta costituite da fili in acciaio di caratteristiche conformi alla UNI EN 10218 ed opportunamente rivestiti, in relazione all’aggressività dell’ambiente circostante, con zincatura (conformemente alla UNI EN 10244-2) o con materiali plastici (conformemente alla UNI EN 10245-2/3)
pietrame di riempimento: costituito tipicamente da materiale lapideo di tipo calcareo oppure da ciottoli con pezzatura di diametro non inferiore a 1,5 ÷ 2 volte la dimensione “d” della maglia metallica. Le rocce utilizzate dovranno avere caratteristiche tali da non risultate suscettibili a friabilità, dilavamento, e gelività. Il peso specifico dei materiali lapidei sarà non minore di 22 kN/m3
elementi di collegamento tra le gabbionate: saranno costituiti da fili metallici di opportuno diametro tali da consentire un idoneo collegamento tra i moduli, in modo da garantire il corretto comportamento d’insieme dell’opera di contenimento e l’idoneo trasferimento degli sforzi interni tra le gabbionate e dovuti alle spinte del terreno, degli eventuali sovraccarichi sul terrapieno a monte dell’opera, nonché del peso proprio degli elementi soprastanti e degli effetti dell’azione sismica di progetto
Tra le caratteristiche peculiari dei muri a gabbioni si annoverano:
duttilità (la struttura ad elevata porosità e la rete metallica a doppia torsione consentono ampie deformazioni prima del collasso e consentono piccoli cedimenti o adattamenti in corso d’opera);
permeabilità (grazie all’elevata porosità del materiale di riempimento dei gabbioni è possibile ottenere un efficiente drenaggio delle acque meteoriche da monte a valle dell’opera
ridotto impatto ambientale (la tipologia di opera si presta ai canoni dell’ingegneria naturalistica consentendo l’applicazione di piante a crescita controllata sulla superficie esterna dell’opera).
La posa in opera del muro a gabbioni deve avvenire seguendo i successivi passi:
sagomatura di ciascuna scatola tramite piegatura, lungo i bordi, della sagoma piana della maglia metallica (preventivamente stirata) e legatura degli sportellini opportunamente predisposti
accostamento “fronte-fronte” o “retro-retro” delle singole scatole di gabbioni e loro legatura con filo metallico
predisposizione di opportuni tiranti in acciaio di diametro ϕ 4 mm, orizzontali e verticali ad interasse di 30 cm, di collegamento tra gli strati di gabbioni
riempimento dei gabbioni con il materiale lapideo di dimensioni opportune e successivo assestamento per il raggiungimento della densità volumica di progetto
rinverdimento delle superfici a vista dei gabbioni con strati di talee o piante simili a crescita controllata
Esempio di calcolo di un muro di sostegno in cemento armato
Di seguito proponiamo l’esempio del progetto di un muro di sostengo, come rappresentato nella figura successiva, elaborato con GeoMurus, il software per il calcolo dei muti di sostegno.
Le fasi di analisi e verifica della struttura sono state condotte in accordo alle seguenti disposizioni normative, per quanto applicabili in relazione al criterio di calcolo adottato dal progettista, evidenziato nel prosieguo della presente relazione.
Legge 5 novembre 1971 n. 1086 (G. U. 21 dicembre 1971 n. 321) – ”Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso ed a struttura metallica”
Legge 2 febbraio 1974 n. 64 (G. U. 21 marzo 1974 n. 76)- ”Provvedimenti per le costruzioni con particolari prescrizioni per le zone sismiche”
Indicazioni progettive per le nuove costruzioni in zone sismiche a cura del Ministero per la Ricerca scientifica – Roma 1981.
C.N.R. n. 10024/1986 – ”Analisi di strutture mediante elaboratore. Impostazione e Redazione delle relazioni di calcolo”
M. Infrastrutture Trasporti 14 gennaio 2008 (G.U. 4 febbraio 2008 n. 29 – Suppl. Ord.) ”Norme tecniche per le Costruzioni”
In mancanza di specifiche indicazioni, ad integrazione della norma precedente e per quanto con esse non in contrasto, sono state utilizzate le indicazioni contenute nella:
Circolare 2 febbraio 2009 n. 617 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (G.U. 26 febbraio 2009 n. 27 – Suppl. Ord.) – “Istruzioni per l’applicazione delle ‘Norme Tecniche delle Costruzioni’ di cui al D.M. 14 gennaio 2008”
Eurocodice 7 – “Progettazione geotecnica” – ENV 1997-1
Materiali e resistenze
Per la realizzazione dell’opera in oggetto saranno impiegati i seguenti materiali:
Calcestruzzo di tipo C20/25 (Resistenza caratteristica Rck = 25 N/mm2) armato con barre di acciaio ad aderenza migliorata di tipo B450C(Resistenza caratteristica Fyk = 450 N/mm2)
I diagrammi costitutivi del calcestruzzo sono stati adottati in conformità alle indicazioni riportate al punto 4.1.2.1.2.2 del D.M. 14 gennaio 2008; in particolare per le verifiche effettuate a pressoflessione retta è stato adottato il modello riportato in figura successiva.
Diagrammi di calcolo tensione/deformazione del calcestruzzo
La deformazione massima ec,max è assunta pari a 0.0035.
I diagrammi costitutivi dell’acciaio sono stati adottati in conformità alle indicazioni riportate al punto 4.1.2.1.2.3 del D.M. 14 gennaio 2008; in particolare è stato adottato il modello elastico perfettamente plastico descritto in b).
Diagramma tensione deformazione relativo acciaio
La resistenza di calcolo è data da fyk / gf. Il coefficiente di sicurezza gf si assume pari a 1.15.
Tutti i materiali impiegati dovranno essere comunque verificati con opportune prove di laboratorio secondo le prescrizioni della vigente normativa.
Terreno di fondazione
Le indagini effettuate, mirate alla valutazione della velocità delle onde di taglio (VS30) e/o del numero di colpi dello Standard Penetration Test (NSPT), permettono di classificare il profilo stratigrafico, ai fini della determinazione dell’azione sismica, di categoria C [Depositi di terreni a grana grossa mediamente addensati o terreni a grana fina mediamente consistenti con spessori superiori a 30 m, caratterizzati da un graduale miglioramento delle proprietà meccaniche con la profondità e da valori di Vs, 30 compresi tra 180 m/s e 360 m/s (ovvero 15 < NSPT,30 < 50 nei terreni a grana grossa e 70 < cu, 30 < 250 kPa nei terreni a grana fina).].
Tutti i parametri che caratterizzano i terreni di fondazione sono riportati nei tabulati di calcolo, nella relativa sezione. Per ulteriori dettagli si rimanda alle relazioni geologica e geotecnica.
Calcolo della spinta
La pressione esercitata da un terreno contro un muro è simile alla spinta idrostatica; infatti, essa aumenta in funzione della profondità h e può essere così espressa:
P = K · h · γ
dove γ è il peso dell’unità di volume del terreno e K è un coefficiente che dipende dall’angolo di attrito interno, dagli angoli di inclinazione del terrapieno e del paramento del muro, dall’angolo di attrito terra-muro, nonché dal tipo di spinta che si vuole calcolare (attiva e passiva).
Esistono due modalità di calcolo della spinta:
Spinta attiva: quando il muro subisce una rotazione, sia pure piccola, verso l’esterno (valle)
Spinta passiva: quando il muro subisce una rotazione, sia pure piccola, premendo contro il terrapieno (monte)
Si utilizza il metodo di Coulomb, opportunamente modificato ed ampliato per tener conto di tutte le eventualità che possono presentarsi:
attrito terra-muro.
paramento inclinato.
profilo del piano di campagna di forma generica.
carichi distribuiti/concentrati disposti in maniera arbitraria sul profilo.
stratigrafia costituita da un numero illimitato di strati o lenti, costituiti da terreni coerenti e/o incoerenti.
falda acquifera, eventualmente inclinata.
Il metodo di Coulomb presuppone una linea di rottura piana del terreno che parte dalla base del muro; la spinta è l’integrale delle pressioni agenti calcolate lungo la verticale del cuneo di spinta.
Vengono esaminate tutte le possibili superfici di scorrimento per individuare in automatico quella per la quale la spinta è massima.
Il calcolo della distribuzione delle pressioni lungo l’altezza del paramento del muro avviene col metodo delle strisce dovuto a Huntington, che consiste nel considerare tante ipotetiche linee di frattura lungo l’altezza parallele a quella della superficie di scorrimento. Costruito il diagramma delle pressioni sul muro è quindi possibile trovare la risultante ed il punto di applicazione della spinta.
Questo procedimento viene applicato:
sul cuneo che parte dal vertice in basso a monte del paramento, ciò al fine di ottenere le azioni con cui si andranno a verificare le sezioni del paramento stesso.
sul cuneo che parte dal vertice in basso della fondazione a monte, ciò al fine di ottenere le azioni massime necessarie per le verifiche allo scorrimento e al carico limite sulla fondazione stessa.
Nel caso di presenza di falda acquifera retrostante al muro e assenza di drenaggio, se ne tiene conto sia nel calcolo della spinta che nella verifica a carico limite della fondazione, considerando la sottospinta di galleggiamento.
Per quanto riguarda le azioni sismiche, per ognuna delle strisce prima menzionate e per ogni spinta ad esse afferente, viene calcolato il corrispondente incremento sismico valutando la massa della striscia e moltiplicandola per il coefficiente sismico orizzontale kh.
Valutazione delle azioni sismiche
La valutazione della spinta del terreno in zona sismica, secondo quanto prevede il D.M. 14 gennaio 2008 “Norme tecniche per le Costruzioni” al § 3.2.3 e al § 7.11.6.2.1, è stata eseguita utilizzando metodi pseudo-statici.
In particolare il procedimento per la definizione dei parametri sismici di progetto per i vari Stati Limite per cui sono state effettuate le verifiche è stato il seguente:
definizione della Vita Nominale e della Classe d’Uso della struttura, il cui uso combinato ha portato alla definizione del Periodo di Riferimento dell’azione sismica
individuazione, tramite latitudine e longitudine, dei parametri sismici di base ag, F0 e T*c per tutti e quattro gli Stati Limite previsti (SLO, SLD, SLV e SLC); l’individuazione è stata effettuata interpolando tra i 4 punti più vicini al punto di riferimento dell’edificio
determinazione dei coefficienti d’amplificazione stratigrafica e topografica
calcolo del periodo Tc corrispondente all’inizio del tratto a velocità costante dello Spettro
L’utilizzo di metodi pseudo-statici, consente di ricondurre l’azione sismica, che è un’azione dinamica variabile nel tempo e nello spazio, ad un insieme di forze statiche equivalenti, orizzontali e verticali, mediante l’utilizzo di coefficienti sismici, che dipendono dalla zona sismica, dalle condizioni locali e dall’entità degli spostamenti ammessi per l’opera considerata. Tali coefficienti vengono utilizzati, oltre che per valutare le forze di inerzia sull’opera, anche per determinare la spinta retrostante il muro, mediante l’utilizzo della teoria di Mononobe Okabe.
Come specificato al § 7.11.6.2.1, in assenza di studi specifici, i coefficienti sismici orizzontale e verticale, devono essere calcolati come:
Kh = βm · amax/g (7.11.6)
Kv = ± 0.5 Kh (7.11.7)
amax= accelerazione orizzontale massima attesa al sito.
Nella precedente espressione il coefficiente assume i valori indicati nella Tab. 7.11-II.
Categoria sottosuolo
A B, C, D, E
0.2<ag(g)≤ 0.4 0.31 0.31
0.1<ag(g)≤ 0.2 0.29 0.24
ag(g)≤ 0.1 0.2 0.18
Si riportano di seguito le coordinate geografiche del sito ed i relativi dati di pericolosità sismica:
Si ipotizza di trovarsi alle seguenti coordinate:
Latitudine: 45° 27′ 57.00” Longitudine: 9° 11′ 24.00” Altitudine: 122
DATI GENERALI ANALISI SISMICA
TP Coef Ampl Topog bs bm KStbl KMuro Latitudine Longitudine Altitudine
[gradi] [gradi] [m]
C 1.00 0.20 0.18 0.02 0.01 45° 27′ 57.00” 9° 11′ 24.00” 122
Classe Edificio Vita Nominale Periodo di Riferimento
[adim] [anni] [anni]
SL Tr Ag Ss F0 T*c
[adim] [anni] [adim] [adim] [adim] [s]
SLO 30 0.0192 1.500 2.556 0.160
SLD 50 0.0245 1.500 2.557 0.192
SLV 475 0.0505 1.500 2.655 0.280
SLC 975 0.0607 1.500 2.689 0.300
LEGENDA Dati generali analisi sismica
TP Tipo terreno prevalente, categoria di suolo di fondazione come definito al punto 3.2.2 del DM 14 gennaio 2008 ‘Nuove Norme tecniche per le costruzioni: [A] = Ammassi rocciosi affioranti o terreni molto rigidi – [B] = Rocce tenere e depositi di terreni a grana grossa molto addensati o terreni a grana fina molto consistenti – [C] = Depositi di terreni a grana grossa mediamente addensati o terreni a grana fina mediamente consistenti – [D] = Depositi di terreni a grana grossa scarsamente addensati o di terreni a grana fina scarsamente consistenti – [E] = Terreni dei sottosuoli di tipo C o D per spessore non superiore a 20 m.
Coef Ampl Topog Coefficiente di amplificazione topografica.
bs Coefficiente di riduzione di accelerazione massima per Verifica di stabilita’.
bm Coefficiente di riduzione di accelerazione massima per Muro di sostegno.
KStbl Coefficiente per il calcolo della spinta per Verifica di stabilita’.
KMuro Coefficiente per il calcolo della spinta per Muro di sostegno.
Latitudine Latitudine geografica del sito [gradi].
Longitudine Longitudine geografica del sito [gradi].
Altitudine Altitudine geografica del sito sul livello medio del mare [m].
Scenari di carico
I calcoli e le verifiche sono condotti con il metodo semiprobabilistico degli stati limite secondo le indicazioni del D.M. 14 gennaio 2008.
Le azioni introdotte direttamente sono combinate con le altre (carichi permanenti, accidentali e sisma) mediante le combinazioni di carico di seguito descritte. Da esse si ottengono i valori probabilistici da impiegare successivamente nelle verifiche.
Sono state effettuate tutte le verifiche (strutturali e geotecniche) secondo l’Approccio 1 definito dal D.M. 14 Gennaio 2008. Nelle relative tabelle sono riportati, in funzione dei carichi agenti sulla struttura e dell’approccio scelto per la verifica, i coefficienti di combinazione delle azioni elementari dovuti ai coefficienti parziali delle azioni g. Il valore di progetto della resistenza Rd è determinato in modo analitico con riferimento al valore caratteristico dei parametri geotecnici del terreno, diviso per il valore del coefficiente parziale gM, specificato nella tabella 6.2.II delle NTC 2008, e tenendo conto, ove necessario, dei coefficienti parziali gR specifici per ciascun tipo di opera come specificato nella tabella 6.5.I delle NTC 2008.
Coefficienti parziali per i parametri geotecnici del terreno
PARAMETRO Grandezza alla quale applicare il coefficiente parziale Coefficiente parziale
Tangente dell’angolo di resistenza al taglio tan φ’ γ j‘ 1.00 1.25
Coesione efficace c’k γ c’ 1.00 1.25
Resistenza non drenata cuk γ cu 1.00 1.40
Coefficienti parziali gR per le verifiche agli stati limite ultimi STR e GEO di muri di sostegno
VERIFICA Coefficiente
parziale gR
Capacità portante della fondazione 1.0 1.0 1.4
Scorrimento 1.0 1.0 1.1
Resistenza del terreno a valle 1.0 1.0 1.4
Sono stati considerati gli Stati Limite riportati di seguito.
Stato Limite di Salvaguardia della Vita
Le azioni sulla costruzione sono state cumulate in modo da determinare condizioni di carico tali da risultare più sfavorevoli ai fini delle singole verifiche, tenendo conto della probabilità ridotta di intervento simultaneo di tutte le azioni con i rispettivi valori più sfavorevoli, come consentito dalle norme vigenti.
Per gli stati limite ultimi sono state adottate le combinazioni del tipo:
G1 rappresenta il peso proprio di tutti gli elementi strutturali; peso proprio del terreno, quando pertinente; forze indotte dal terreno (esclusi gli effetti di carichi variabili applicati al terreno); forze risultanti dalla pressione dell’acqua (quando si configurino costanti nel tempo)
G2 rappresenta il peso proprio di tutti gli elementi non strutturali
P rappresenta pretensione e precompressione
Q azioni sulla struttura o sull’elemento strutturale con valori istantanei che possono risultare sensibilmente diversi fra loro nel tempo:
di lunga durata: agiscono con un’intensità significativa, anche non continuativamente, per un tempo non trascurabile rispetto alla vita nominale della struttura
di breve durata: azioni che agiscono per un periodo di tempo breve rispetto alla vita nominale della struttura
Qki rappresenta il valore caratteristico della i-esima azione variabile
γG, γQ ,γP coefficienti parziali come definiti nella Tab. 6.2.I del DM 14 gennaio 2008
ψ0i sono i coefficienti di combinazione per tenere conto della ridotta probabilità di concomitanza delle azioni variabili con i rispettivi valori caratteristici
Tab. 6.2.I D.M 14/01/2008
CARICHI EFFETTO Coefficiente EQU (A1) (A2)
γ F (o γ E) STR GEO
Carichi permanenti favorevoli γ G1 0.9 1.0 1.0
sfavorevoli 1.1 1.3 1.0
Carichi permanenti non strutturali(1) favorevoli γ G21 0.0 0.0 0.0
sfavorevoli 1.5 1.5 1.3
Carichi variabili favorevoli γ Qi 0.0 0.0 0.0
(1) Nel caso in cui i carichi permanenti non strutturali (ad es. carichi permanenti portati) siano compiutamente definiti si potranno adottare per essi gli stessi coefficienti validi per le azioni permanenti.
Le combinazioni risultanti sono state costruite a partire dalle sollecitazioni caratteristiche calcolate per ogni condizione di carico elementare: ciascuna condizione di carico accidentale, a rotazione, è stata considerata sollecitazione di base ( nella formula precedente).
I coefficienti relativi a tali combinazioni di carico sono riportati negli allegati tabulati di calcolo.
In zona sismica, oltre alle sollecitazioni derivanti dalle generiche condizioni di carico statiche, devono essere considerate anche le sollecitazioni derivanti dal sisma. L’azione sismica è stata combinata con le altre azioni secondo la seguente relazione:
E è azione sismica per lo stato limite e per la classe di importanza in esame
G1 rappresenta peso proprio di tutti gli elementi strutturali
rappresenta pretensione e precompressione
coefficiente di combinazione delle azioni variabili
valore caratteristico dell’azione variabile
I valori dei coefficienti sono riportati nella seguente tabella:
Categoria/Azione γ 2i
Categoria A – Ambienti ad uso residenziale 0,3
Categoria B – Uffici 0,3
Categoria C – Ambienti suscettibili di affollamento 0,6
Categoria D – Ambienti ad uso commerciale 0,6
Categoria E – Biblioteche, archivi, magazzini e ambienti ad uso industriale 0,8
Categoria F – Rimesse e parcheggi (per autoveicoli di peso ≤ 30 kN) 0,6
Categoria G – Rimesse e parcheggi (per autoveicoli di peso > 30 kN) 0,3
Categoria H – Coperture 0,0
Vento 0,0
Neve (a quota ≤ 1000 m s.l.m.) 0,0
Neve (a quota > 1000 m s.l.m.) 0,2
Variazioni termiche 0,0
Allo Stato Limite di Esercizio le sollecitazioni con cui sono state semiprogettate le aste in c.a. sono state ricavate applicando le formule riportate nel D.M. 14 gennaio 2008 – Norme tecniche per le costruzioni – al punto 2.5.3. Per le verifiche agli stati limite di esercizio, a seconda dei casi, si fa riferimento alle seguenti combinazioni di carico:
Combinazione rara
Combinazione frequente
Combinazione quasi permanente
Gkj valore caratteristico della j-esima azione permanente
Pkh valore caratteristico della h-esima deformazione impressa
Qkl valore caratteristico dell’azione variabile di base di ogni combinazione
Qki valore caratteristico della i-esima azione variabile
Ψ0i coefficiente atto a definire i valori delle azioni ammissibili di durata breve ma ancora significativi nei riguardi della possibile concomitanza con altre azioni variabili
Ψ1i coefficiente atto a definire i valori delle azioni ammissibili ai frattili di ordine 0,95 delle distribuzioni dei valori istantanei
Ψ2i coefficiente atto a definire i valori quasi permanenti delle azioni ammissibili ai valori medi delle distribuzioni dei valori istantanei
Ai coefficienti y0i, y1i, y2i sono attribuiti i seguenti valori:
Azione Ψ0i Ψ1i Ψ2i
Categoria A – Ambienti ad uso residenziale 0,7 0,5 0,3
Categoria B – Uffici 0,7 0,5 0,3
Categoria C – Ambienti suscettibili di affollamento 0,7 0,7 0,6
Categoria D – Ambienti ad uso commerciale 0,7 0,7 0,6
Categoria E – Biblioteche, archivi, magazzini e ambienti ad uso industriale 1,0 0,9 0,8
Categoria F – Rimesse e parcheggi (per autoveicoli di peso ≤ 30 kN) 0,7 0,7 0,6
Categoria G – Rimesse e parcheggi (per autoveicoli di peso > 30 kN) 0,7 0,5 0,3
Categoria H – Coperture 0,0 0,0 0,0
Vento 0,6 0,2 0,0
Neve (a quota ≤ 1000 m s.l.m.) 0,5 0,2 0,0
Neve (a quota > 1000 m s.l.m.) 0,7 0,5 0,2
Variazioni termiche 0,6 0,5 0,0
In maniera analoga a quanto illustrato nel caso dello SLU le combinazioni risultanti sono state costruite a partire dalle sollecitazioni caratteristiche calcolate per ogni condizione di carico; a turno ogni condizione di carico variabile è stata considerata sollecitazione di base, con ciò dando origine a tanti valori combinati. Per ognuna delle combinazioni ottenute, in funzione dell’elemento, sono state effettuate le verifiche allo SLE (tensioni, deformazioni e fessurazione).
Negli allegati tabulati di calcolo sono riportanti i coefficienti relativi alle combinazioni di calcolo generate relativamente alle combinazioni di azioni “Quasi Permanente”, “Frequente” e “Rara”.
Nelle sezioni relative alle verifiche allo SLE dei citati tabulati, inoltre, sono riportati i valori delle sollecitazioni relativi alle combinazioni che hanno originato i risultati più gravosi.
Verifiche sul muro di sostegno
Verifica a ribaltamento
Nella verifica a ribaltamento è stato scelto come punto di rotazione il vertice in basso a valle della fondazione.
Il Momento Ribaltante è dovuto alla componente orizzontale della spinta, all’incremento sismico di essa e ad eventuali carichi esterni che possono contribuire al ribaltamento.
Il Momento Stabilizzante è dovuto al peso proprio del muro, del terreno su esso agente, ad eventuali carichi esterni che possono contribuire alla stabilità ed ai tiranti.
Il coefficiente di sicurezza è dato dal rapporto Momento Stabilizzante/Momento Ribaltante. Tale valore è stato calcolato per tutte le combinazioni di carico previste dall’approccio adottato, considerando il sistema come un corpo rigido e adottando i coefficienti M2. Il rapporto più gravoso, in relazione al corrispondente coefficiente R, dipendente dall’approccio e dalla combinazione considerata, è stato riportato come Coefficiente di Sicurezza a Ribaltamento.
Verifica a Scorrimento
Nella verifica a scorrimento sono state prese in considerazione tutte le forze agenti che innescano un meccanismo di traslazione lungo il piano di posa della fondazione per superamento dei limiti di attrito e coesione, tenendo conto dell’inclinazione del piano di posa e dell’eventuale presenza di speroni.
La Forza Agente è la spinta con i suoi incrementi sismici ed eventuali forze esterne che agiscono nello stesso verso.
La Forza Resistente è rappresentata dall’attrito e dalla coesione agente sulla fondazione, dalla presenza di tiranti e di pali, da particolari costruttivi quali gli speroni che servono ad aumentare la resistenza allo scorrimento oltre ad eventuali forze esterne che agiscono nello stesso verso.
Il coefficiente di sicurezza è dato dal rapporto Forza Resistente/Forza Agente. Tale valore è stato calcolato per tutte le combinazioni di carico previste dall’approccio adottato e il rapporto più gravoso, in relazione al corrispondente coefficiente R, dipendente dall’approccio e dalla combinazione considerata, è stato riportato come Coefficiente di Sicurezza a Scorrimento.
Verifica a Carico Limite
È stato calcolato il carico limite secondo la metodologia dovuta al Terzaghi, considerando la profondità d’interramento della fondazione, la stratigrafia degli strati sotto la fondazione, l’eventuale presenza della falda idrica, l’inclinazione del piano di posa della fondazione, l’inclinazione e l’eccentricità dei carichi esterni.
Il coefficiente di sicurezza è dato dal rapporto Carico Limite / Carichi Agenti. Tale valore è stato calcolato per tutte le combinazioni di carico previste dall’approccio adottato e il rapporto più gravoso, in relazione al corrispondente coefficiente R, dipendente dall’approccio e dalla combinazione considerata, è stato riportato come Coefficiente di Sicurezza a Carico Limite.
Verifica di Stabilità Globale
Per la verifica di stabilità globale è stato assimilato tutto il complesso muro-terreno ad un pendio. Esso deve essere al sicuro da fenomeni d’instabilità che in genere si sviluppano su superfici di scorrimento assimilabili a circonferenze.
Sono state ipotizzate varie superfici di scorrimento in modo da interessare tutta la parte di terreno potenzialmente soggetta ad instabilità. Sono state escluse le superfici che intercettano il muro, i pali e i tiranti. Per ognuna di esse sono state calcolate le forze motrici e le forze resistenti.
Il calcolo è stato effettuato secondo i metodi classici di Fellenius o di Bishop, suddividendo il complesso terreno-muro incluso nel cerchio in esame in settori verticali sufficientemente piccoli, e calcolando le forze resistenti per attrito e coesione alla base, che si oppongono alla forza di scorrimento del settore.
Il coefficiente di sicurezza è dato dal rapporto fra le forze resistenti e quelle motrici. Tale valore è stato calcolato per tutte le combinazioni di carico previste dall’approccio 1 Combinazione 2 (A2+M2+R2) e il rapporto più gravoso, in relazione al corrispondente coefficiente R2, è stato riportato come Coefficiente di Sicurezza per Stabilità Globale.
L’azione sismica è stata valutata come previsto dal D.M. 14.01.2008 al § 7.11.3.5.2.
Progetto e Verifica degli elementi strutturali
Le sollecitazioni per le successive verifiche vengono calcolate in una serie di sezioni predefinite sia sul paramento che sulla fondazione a monte ed a valle (muri a mensola).
Esse sono in genere a passo costante, ma se esistono delle singolarità, come ad es. gradoni, speroni, mensole esse vengono opportunamente posizionate in corrispondenza di tali punti.
La verifica degli elementi allo SLU avviene col seguente procedimento:
si costruiscono le combinazioni in base al D.M. 14.01.2008, ottenendo un insieme di sollecitazioni;
si combinano tali sollecitazioni con quelle dovute all’eventuale azione del sisma.
per sollecitazioni semplici (flessione retta, taglio, etc.) si individuano i valori minimo e massimo con cui progettare o verificare l’elemento considerato; per sollecitazioni composte (pressoflessione retta/deviata) vengono eseguite le verifiche per tutte le possibili combinazioni e solo a seguito di ciò si individua quella che ha originato il minimo coefficiente di sicurezza.
Per quanto concerne il progetto degli elementi in c.a. illustriamo in dettaglio il procedimento seguito in presenza di pressoflessione retta, utilizzato per verificare le seguenti sezioni:
Paramento: attacco con la fondazione, a mezza altezza e ad ogni variazione non continua di sezione.
Fondazione: le due sezioni, rispettivamente a valle e a monte, di attacco con il Paramento.
Mensola: la sezione di attacco con il Paramento.
Sperone: la sezione di attacco con la Fondazione.
Viene ipotizzata un’armatura iniziale che rispetti i minimi normativi, quindi per tutte le coppie (N, Mx), individuate secondo la modalità precedentemente illustrata, si calcola il momento ultimo in funzione di N, quindi il coefficiente di sicurezza rapportando tale momento ultimo a Mx.
Se per almeno una di queste coppie il coefficiente di sicurezza risulta inferiore a 1 si incrementa l’armatura e si ripete il procedimento fino a che per tutte le coppie (N, Mx) il coefficiente di sicurezza risulta al più pari a 1.
Nei tabulati di calcolo, per brevità, non potendo riportare una così grossa mole di dati, si riporta la coppia (N, Mx) che ha dato luogo al minimo coefficiente di sicurezza.
Una volta semiprogettate le armature allo SLU, si procede alla verifica delle sezioni allo Stato Limite di Esercizio con le sollecitazioni derivanti dalle combinazioni rare, frequenti e quasi permanenti; se necessario, le armature vengono integrate per far rientrare le tensioni entro i massimi valori previsti.
Successivamente si procede alle verifiche alla deformazione, quando richiesto, ed alla fessurazione che, come è noto, sono tese ad assicurare la durabilità dell’opera nel tempo.
Per quanto riguarda le verifiche al Taglio è stata utilizzata la formulazione riportata al § 4.1.2.1.3.1 valida per elementi senza armatura resistente a taglio in quanto non sono state utilizzate armature specifiche per l’assorbimento del taglio. Anche qui per tutte le combinazioni di carico è stata controllata la relazione (4.1.13) ed è stato riportato il minimo coefficiente di sicurezza fra tutti i rapporti Vrd/Ved.
Il modello della struttura viene creato automaticamente dal codice di calcolo, individuando i vari elementi strutturali e fornendo le loro caratteristiche geometriche e meccaniche.
Il calcolo delle sollecitazioni è eseguito in due modi diversi a seconda della tipologia di muri scelta:
muro senza contrafforti: viene eseguito il calcolo a mensola sia per il paramento che per la fondazione considerando la striscia di un metro.
muro con contrafforti: le porzioni di paramento e di fondazione comprese fra due contrafforti vengono trattate come piastre vincolate su tre lati.
Nel modello di calcolo, i seguenti elementi sono stati schematizzati nel seguente modo:
terreno: letto di molle reagenti solo a compressione (suolo elastico monodirezionale);
pali: molle concentrate reagenti a trazione/compressione e a momento;
micropali: molle concentrate reagenti a trazione/compressione;
tiranti: molle concentrate reagenti a sola trazione, col loro eventuale sforzo di pretensione.
Cambio di destinazione d’uso nel centro storico di Firenze: il Tar chiarisce che dopo la recente modifica al Testo Unico dell’edilizia è possibile anche con una semplice SCIA
Una Banca presentava una segnalazione certificata inizio attività (SCIA) per un intervento di risanamento conservativo, diretto ad operare un cambio di destinazione d’uso da residenziale a direzionale.
L’immobile in questione ricadeva nel centro storico di Firenze, assimilato alla zone “A” del D.M. 1444/1968, e sottoposto al limite di intervento del risanamento conservativo.
Il Comune di Firenze inibiva, con un’ordinanza, l’intervento di mutamento di destinazione d’uso, ritenendo di applicare al caso in esame i principi contenuti nella recente sentenza della Cassazione n. 6873/2017, nella parte in cui qualificava gli interventi edilizi che comportano il cambio di destinazione d’uso con opere, nell’ambito della “zona A”, quali interventi riconducibili alla ristrutturazione edilizia, suscettibili di richiedere il previo rilascio di un permesso di costruire.
La Banca presentava ricorso al Tar Toscana contro l’ordinanza del Comune di Firenze.
Cambio di destinazione d’uso nel centro storico di Firenze
La questione del cambio di destinazione d’uso nel centro storico di Firenze è stata oggetto negli ultimi mesi di importanti discussioni ed attente riflessioni.
Tutto è nato da una sentenza di Cassazione, che sanciva l’obbligo di presentazione del permesso di costruire in caso di richiesta di cambio di destinazione d’uso nei centri storici.
Gli Ermellini, avendo definito tale tipologia di intervento come una ristrutturazione edilizia pesante, avevano reso obbligatoria la presentazione del permesso di costruire, rendendo di fatto quasi impossibile procedere al cambio di destinazione d’uso nei centri storici.
Per chiarire la questione e ristabilire le regole all’interno dei centri storici, il legislatore intervenne con la legge di conversione del dl “manovrina” fiscale sul testo unico dell’edilizia ed effettuava alcune puntualizzazioni sulla definizione di restauro e risanamento conservativo.
Per cui il nuovo articolo 3, comma 1, lettera c del dpr 380/2001 prevede che:
gli interventi edilizi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano anche il mutamento delle destinazioni d’uso purché con tali elementi compatibili, nonché conformi a quelle previste dallo strumento urbanistico generale e dai relativi piani attuativi. Tali interventi comprendono il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio
In tal modo, con questa nuova definizione di interventi di restauro e risanamento conservativo, si apre alla possibilità di concedere il cambio di destinazione d’uso anche all’interno dei centri storici tramite la presentazione di CILA o SCIA.
Sentenza del Tar Toscana
Il Tar Toscana si esprime, con la sentenza n. 1009/2017, sul ricorso presentato dalla Banca contro il Comune di Firenze.
Secondo il giudice di primo grado l’ordinanza del Comune di Firenze si basa sulla su citata sentenza di Cassazione, secondo cui ogni volta in cui vi sia cambio di destinazione d’uso in “zona A”, l’intervento così riferito deve essere qualificato come ristrutturazione edilizia e deve richiedere il previo rilascio di un permesso di costruire.
Dette conclusioni hanno però l’effetto di sancire una sostanziale equiparazione tra gli interventi di ristrutturazione edilizia e quelli di restauro e risanamento conservativo, prevedendo la necessità del permesso di costruire per il solo fatto che l’immobile insista nella “zona A” e, ciò, a prescindere da un esame delle caratteristiche del singolo intervento.
Un intervento di ristrutturazione edilizia è tale quando viene modificata la distribuzione della superficie interna e i volumi, così configurandosi quel rinnovo degli elementi costitutivi e quell’alterazione dell’originaria fisionomia e consistenza fisica dell’immobile, incompatibili con i concetti di manutenzione straordinaria e di risanamento conservativo che, a loro volta, presuppongono la realizzazione di opere che lascino inalterata la struttura dell’edificio e la distribuzione interna della sua superficie.
Un intervento di restauro e risanamento conservativo è tale quando sono rispettati gli elementi tipologici, formali e strutturali dell’edificio senza modifiche all’identità, alla struttura e alla fisionomia dello stesso, essendo detto intervento diretto alla mera conservazione, mediante consolidamenti, ripristino o rinnovo degli elementi costitutivi, dell’organismo edilizio esistente, ed alla restituzione della sua funzionalità.
La recente legge di conversione, come già sopra analizzato, ha modificato il testo unico dell’edilizia, introducendo una terminologia diretta a riaffermare, con maggiore chiarezza e incisività, come siano sempre da ricomprendere, nell’ambito degli interventi di restauro e risanamento conservativo, anche gli interventi diretti a realizzare un mutamento delle destinazioni d’uso.
L’intervento in questione è suscettibile di essere qualificato come restauro e risanamento conservativo e, ciò, considerando come si sia lasciata sostanzialmente inalterata la struttura dell’immobile e la suddivisione interna dei locali.
Pertanto il Tar accoglie il ricorso presentato dalla Banca, ritenendo l’intervento di risanamento conservativo, per cui non è obbligatorio il permesso di costruire.
La sicurezza sul lavoro nella guida Inail: i soggetti della sicurezza aziendale, la formazione, la vigilanza e la consulenza, i costi e i benefici della prevenzione
L’Inail ha di recente pubblicato la guida “Sicurezza al passo coi tempi” che raccoglie le principali disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro, le agevolazioni e gli incentivi a sostegno delle imprese che investono in prevenzione.
L’obiettivo è quello di fornire un valido e pratico supporto per conoscere le norme, le disposizioni e gli adempimenti principali, i vantaggi che ne derivano e, non ultimo, i benefici economici che le imprese ne possono trarre.
Il documento contiene un’informativa generale sulla normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro: i soggetti della sicurezza aziendale secondo il dlgs 81/2008 e s.m.i., formazione, vigilanza e consulenza, costi e benefici della prevenzione.
le principali disposizioni in vigore in tema di prevenzione e gestione della sicurezza, con particolare riferimento al dlgs 81/2008 e s.m.i.
l’organizzazione della sicurezza aziendale
la formazione,per i soggetti della sicurezza
la vigilanza, controllo, consulenza
valutazione di costi e benefici della sicurezza
responsabilità amministrativa dell’impresa
modelli di Organizzazione e Gestione (MOG) e SGSL
In riferimento all’organizzazione della sicurezza aziendale, sono descritti ruoli e adempimenti di tutte le figure, a partire da coloro che costituiscono l’organigramma dell’impresa:
nonché le figure dotate di specifica formazione e competenza tecnica:
responsabile e addetti del servizio di prevenzione e protezione dai rischi (RSPP e ASPP)
progettisti, fabbricanti, fornitori e installatori
Come ricordato nel documento, la valutazione dei rischi viene effettuata dal datore di lavoro in collaborazione con il RSPP e il medico competente se nominato, previa consultazione del RLS.
Oggetto di valutazione sono tutti i rischi, che comprendono anche:
presenza di lavoratori esposti a rischi particolari
presenza di lavoratrici in gravidanza
rischi connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro
Il documento analizza, quindi, la valutazione dei rischi in generale e la valutazione dei rischi da interferenza.
La formazione per i soggetti della sicurezza
L’art. 37 del dlgs 81/2008 stabilisce che il datore di lavoro deve assicurare che i lavoratori, i loro rappresentanti, i dirigenti, i preposti e gli addetti alle emergenze ricevano una formazione sufficiente e adeguata, in materia di salute e sicurezza. La formazione, inoltre, deve avvenire durante l’orario di lavoro e
non può comportare oneri economici a carico dei destinatari.
Nel documento sono specificati i contenuti della formazione per i vari soggetti della sicurezza (lavoratori e RLS, dirigenti, preposti, datori di lavoro che intendono esercitare il ruolo di RSPP, RSPP e ASPP, per addetti alle emergenze).
In caso di violazioni delle disposizioni contenute nel dlgs 81/2008, sono previste:
Pertanto, nel documento viene riportata una sintesi delle sanzioni previste per i soggetti della sicurezza. In particolare sanzioni per:
il solo datore di lavoro
Vigilanza, controllo, consulenza
Definiti, inoltre, i compiti degli organi di vigilanza e controllo, nonché di quelli deputati alla consulenza e assistenza alle imprese.
Valutazione dei costi e dei benefici della sicurezza
L’Inail mette, in riferimento alla valutazione dei costi e dei benefici della sicurezza, mette in evidenza i vantaggi che le aziende avrebbero in caso di adeguati investimenti di prevenzione e sicurezza.
Vengono, quindi, analizzati i costi della sicurezza e il possibile risparmio economico che l’impresa potrebbe ottenere mettendo in atto opportuni interventi di prevenzione.
Modelli e Sistemi di organizzazione e gestione della salute e sicurezza sul lavoro (MOG e SGSL)
L’Inail si sofferma poi sui modelli di organizzazione e gestione della salute e sicurezza sul lavoro.
In caso di adozione di modelli di organizzazione e gestione della salute e sicurezza sul lavoro, MOG, si ha la possibilità di esonerare da responsabilità la persona giuridica, i prima del compimento del reato (art. 6 dgs 231/2001).
I sistemi di gestione della salute e sicurezza sul lavoro, SGSL, sono sistemi organizzativi che integrano obiettivi e politiche per la salute e sicurezza nella progettazione e gestione di sistemi di lavoro e produzione di beni o servizi.
Viene descritta, inoltre, la sequenza ciclica di un SGSL che, in sintesi, prevede:
la definizione di una politica aziendale per la SSL
la pianificazione di opportuni obiettivi, congruenti con la politica
attuazione di quanto pianificato (azione e sensibilizzazione)
monitoraggio del raggiungimento degli obiettivi pianificati e dell’efficacia del sistema
riesame del sistema e miglioramento
Incentivi alle imprese, requisiti e modalità di presentazione della domanda OT24 e bandi ISI
La seconda parte dell’opuscolo è incentrata, invece, sugli incentivi e finanziamenti relativi ad interventi finalizzati a migliorare le condizioni di sicurezza in azienda (domanda OT24 e bando ISI). In particolare contiene:
una guida circa le modalità di richiesta di riduzione del premio assicurativo per prevenzione (Oscillazione del tasso per prevenzione, OT-24)
un vademecum sui finanziamenti erogati dall’Inail alle imprese che intendono realizzare interventi finalizzati al miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (bando ISI e ISI agricoltura)
OT24, oscillazione del tasso per prevenzione
Il documento indica i requisiti delle aziende e le modalità di richiesta di riduzione del premio assicurativo per prevenzione, OT24 (oscillazione del tasso per prevenzione), da versare all’Inail per le aziende che effettuano, dopo i primi 2 anni di attività, interventi di miglioramento delle condizioni di igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro in aggiunta a quelli previsti dalla normativa vigente in materia.
Ai sensi del dm 3 marzo 2015 la riduzione del tasso per prevenzione è riconosciuta in misura fissa, in relazione al numero di lavoratori/anno del periodo:
fino a 10 lavoratori la riduzione è del 28%
da 11 a 50 lavoratori la riduzione è del 18%
da 51 a 200 lavoratori la riduzione è del 10%
per più di 200 lavoratori la riduzione è del 5%
Ogni anno l’Inail eroga finanziamenti a favore delle imprese che intendono realizzare progetti per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro (bando ISI e ISI agricoltura); nell’opuscolo le modalità di presentazione della domanda.
Sono presenti, infine, un glossario esplicativo e due appendici contenenti rispettivamente:
gli allegati del dlgs 81/2008 menzionati nel testo
i contenuti della formazione per i vari soggetti della sicurezza
Prima casa: non è possibile usufruire dell’agevolazione se già si possiede un immobile accatastato come A2 (abitazione), anche se utilizzato come ufficio e non come abitazione
Dalla Cassazione nuovi chiarimenti in merito all’agevolazione prima casa: i benefici per l’acquisto della prima casa decadono qualora l’acquirente, alla data di stipula dell’atto, era già proprietario nello stesso Comune di un altro immobile ad uso ufficio, ma accatastato come A/2 (abitativa).
Questo quanto espresso in sintesi dalla Cassazione con l’ordinanza 19255 del 2 agosto 2017.
Il caso in esame è quello di un contribuente a cui l’Agenzia delle Entrate aveva revocato le agevolazioni prima casa perché, alla data di stipula dell’atto, era già proprietario di un altro immobile ubicato nello stesso Comune già accatastato come A2 anche se destinato ad ufficio professionale.
Il Fisco emetteva, quindi, 2 avvisi di liquidazione per il recupero a tassazione delle ordinarie aliquote Iva e dell’imposta sostitutiva sulle operazioni di credito.
Primo e secondo grado di giudizio
Presentato ricorso da parte del contribuente, il giudice di primo grado accoglieva le richieste del contribuente.
Successivamente la CTR respingeva l’appello delle Entrate: l’immobile di cui egli era già proprietario risultava destinato ad uso ufficio, precisamente studio professionale, pertanto l’acquisto di un altro immobile, nello stesso Comune, per uso abitativo, legittimava a godere delle agevolazioni prima casa. Inoltre, il ricorrente sosteneva che la legge tra i requisiti previsti, non si riferisse all’accatastamento dell’immobile , ma alla destinazione data all’immobile stesso.
Giunto in Cassazione, i giudici accolgono il ricorso delle Entrate ribaltando i primi due gradi di giudizio.
Ai sensi dell’art. 1, nota II-bis del dpr 131/1986, per poter fruire dell’agevolazione prima casa è condizione necessaria:
avere la residenza nel territorio del comune ove è ubicato l’immobile da acquistare o di volerla stabilire entro 18 mesi dall’acquisto
non essere titolare esclusivo o in comunione con il coniuge dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di altra casa di abitazione nel territorio del Comune in cui è situato l’immobile da acquistare
non essere titolare, neppure per quote, anche in regime di comunione legale su tutto il territorio nazionale dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altra casa di abitazione acquistata dallo stesso soggetto o dal coniuge con le agevolazioni
Pertanto, in base all’orientamento giurisprudenziale (Cass. Sez. VI- 5, n. 25646/15; conf. n. 25521/16), non assume rilievo la situazione soggettiva del contribuente o il concreto utilizzo del bene, in quanto non viene più menzionato anche il requisito dell’idoneità dell’immobile, presente invece nella precedente formulazione della norma.
Assume rilievo il solo parametro oggettivo della classificazione catastale dell’immobile.
Nel caso in esame al momento del rogito, osservano i giudici, l’immobile già di proprietà del contribuente, destinato ad uso professionale, aveva una classificazione catastale abitativa A/2, servito tra l’altro da utenze “per uso domestico”.
L’agevolazione prima casa è revocata se già si possiede un immobile accatastato con categoria A2, sebbene utilizzato come ufficio e non abitazione.
Distanze tra costruzioni: la Cassazione sancisce che l’apertura di una porta di accesso al lastrico solare costituisce veduta diretta sul fondo del vicino se posta a meno di 1,5 m dal confine
Il proprietario di un immobile conveniva in giudizio il vicino per la realizzazione dei seguenti manufatti:
apertura di una portago
sull’adiacente lastrico solare, in violazione delle norme concernenti le distanze tra costruzioni per le vedute dirette (art. 905 c.c.)
edificazione di un muro di confine, in violazione del rispetto dell’altezza massima di 3 metri (art. 886 c.c.)
Il giudice di primo grado, sulla base degli accertamenti eseguiti dal CTU, aveva ritenuto l’irregolarità di dette opere ordinando la rimozione dalla veduta e la sopraelevazione del muro di confine fino ad un’altezza di 3 metri dal piano di calpestio.
A seguito del ricorso, interposto dal convenuto, la Corte di Appello accoglieva il gravame. Il giudice escludeva che la porta di accesso al lastrico solare, essendo in ferro, costituisse veduta e negava l’esistenza dell’obbligo d’innalzare il muro di confine.
Contro tale decisione il proprietario dell’immobile proponeva ricorso per Cassazione.
Sentenza Corte di Cassazione n. 20273/2017
La Corte di Cassazione con la sentenza n. 20273/2017 si esprime sul ricorso presentato dal proprietario dell’immobile.
Il ricorrente lamenta che la Corte di Appello abbia erroneamente ritenuto che l’apertura della porta sul lastrico solare adiacente alla sua proprietà non comporti alcuna violazione delle norme concernenti le distanze tra costruzioni, in particolare quanto alle vedute dirette.
La Cassazione, in via preliminare, precisa che dalla porta in ferro, è possibile affacciarsi sul lastrico solare da una distanza di 0,73 metri dal confine, inferiore a quella minima prevista pari a 1,5 metri.
Secondo gli Ermellini la porta in ferro può essere considerata una veduta in quanto risulta possibile, in via normale l’esercizio della “prospectio” ed “inspectio” su o verso il fondo del vicino.
Pertanto la Corte di Cassazione accoglie il ricorso stabilendo che, oltre il materiale con cui è stata realizzata la porta, bisogna considerare lo stato dei luoghi, ossia gli altri elementi obiettivi di carattere strutturale e funzionale, determinanti al fine di accertare l’esistenza o meno di una veduta.
Disponibile Docfa 4.00.4, la nuova versione del software per l’aggiornamento del catasto fabbricati. Tra le novità l’ammissione degli agrotecnici
Sul sito dell’Agenzia delle Entrate è disponibile la nuova versione di Docfa 4.004 per la compilazione dei documenti tecnici catastali, obbligatoria da ottobre 2017.
Docfa è il software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate per la compilazione del modello di “Accertamento della Proprietà Immobiliare Urbana”, ossia il modello con cui presentare al Catasto:
dichiarazioni di fabbricato urbano o nuova costruzione (accatastamento)
dichiarazioni di variazione e di unità afferenti ad enti urbani
La nuova versione sarà obbligatoria a partire dal mese di ottobre 2017; l’utilizzo della precedente, Docfa 4.00.3, potrà essere utilizzata in via transitoria solo fino a fine settembre.
Tuttavia, la versione 4.00.3 non consentirà la predisposizione di documenti idonei all’accettazione presso gli Uffici Provinciali competenti per territorio; sarà utilizzata con la sola eccezione delle dichiarazioni finalizzate all’aggiornamento dei dati censuari relativi ai beni immobili costituenti infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione (cat. F/7), per le quali si dovrà, invece, utilizzare, a far data dal 3 luglio 2017, esclusivamente la nuova versione 4.00.4 del software.
Aggiornamenti nel Docfa 4.00.4
Di seguito le novità previste nella nuova versione Docfa 4.00.4:
inserimento della categoria professionale degli agrotecnici nell’elenco dei tecnici abilitati a presentare gli atti di aggiornamento
introduzione di una nuova categoria catastale denominata F/7 “Infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione” nella quale possono essere censite, senza attribuzione di rendita catastale, ma con descrizione dei caratteri specifici della destinazione d’uso, le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, oggetto di dichiarazione in catasto”
aggiornamento delle tabelle di correlazione fra le Categorie catastali dei gruppi D ed E e le specifiche destinazione d’uso delle unità immobiliari
eliminazione del blocco che impedisce la chiusura della pratica Docfa per assenza dell’elaborato planimetrico e per la mancata associazione alle entità tipologiche nell’elenco subalterni per il solo caso di nuova costruzione di una unica unità immobiliare sull’intera particella (una sola area libera [AL] e un solo corpo di fabbricato [CF1])
inserimento nei campi “Rendita catastale” e “Valore complessivo” del quadro H2, della cifra in “euro”
Docfa e agrotecnici
Tra gli aggiornamenti previsti, l’estensione dell’abilitazione a compiere una serie di operazioni in materia catastale anche alla categoria professionale degli agrotecnici.
Con l’entrata in vigore (29 agosto 2017) della nuova legge annuale per il mercato e la concorrenza anche gli agrotecnici possono, quindi, elaborare le pratiche catastali (con Docfa e Pregeo). Al comma 151 della legge 124/2017 si ha:
Il comma 96 dell’articolo 145 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, si interpreta nel senso che gli atti catastali, sia urbani che rurali, possono essere redatti e sottoscritti anche dai soggetti in possesso del titolo di cui alla legge 6 giugno 1986, n. 251.
Linee guida Anac società in house: parere positivo dal Cds dopo le novità del Correttivo appalti. Sarà possibile dal 30 ottobre 2017 l’accesso all’elenco delle società
Con delibera n.235 del 15 febbraio 2017, sono state pubblicate nella Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n.61 del 14 marzo 2017) le linee guida Anac n. 7, di attuazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, recanti:
Linee guida per l’iscrizione nell’Elenco delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie societa’ in house previsto dall’art. 192 del decreto legislativo 50/2016
Le linee guida in esame erano previste nel testo del nuovo Codice appalti ai sensi dell’art.192 c.1 50/2016, che prevede l’istituzione presso l’Anac dell’elenco delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie società in house di cui all’art. 5.
A seguito della pubblicazione del decreto correttivo sono state aggiornate anche le suddette linee guida Anac n. 7.
Il Consiglio di Stato, con adunanza 1266/2017 del 21 luglio ha espresso parere favorevole con osservazioni, al documento relativo alle società che operano mediante affidamenti diretti nei confronti di proprie società in house.
La norma prevede che l’iscrizione avvenga secondo le modalità e i criteri definiti dall’Anac con proprio atto.
Dopo il periodo di consultazione pubblica l’Anac ha proposto le linee guida società in house che disciplinano:
le modalità e i criteri per la verifica dei requisiti
Affidamento società in house, cos’è
Si parla di affidamento in house quando il committente pubblico provvede in proprio ad attribuire l’appalto o il servizio con affidamento diretto, ossia senza gara d’appalto, in deroga al principio di carattere generale dell’evidenza pubblica.
La scelta dell’affidamento in house è preceduto da una valutazione su:
gli obiettivi che si vogliono ottenere
i tempi necessari
le risorse umane e finanziarie da impiegare
il livello qualitativo delle prestazioni
Linee guida società in house le novità del correttivo
È stato eliminato, tra i possibili indici della presenza del controllo analogo, il riferimento agli strumenti di diritto pubblico e al contratto di servizio, trattandosi di deroghe al diritto societario non previste dall’ordinamento.
È stato chiarito che i parametri ivi indicati per il riscontro del «controllo analogo» sono meramente esemplificativi e non fissano una griglia esaustiva, mentre le «modalità temporali» del controllo analogo sono cumulative.
È stato aggiunto che i provvedimenti di rigetto dell’iscrizione e di cancellazione dall’elenco sono impugnabili «innanzi ai competenti organi della giustizia amministrativa.
Il Consiglio approva inoltre il nuovo termine, reso noto con il comunicato del 5 luglio 2017, per la presentazione della domanda di iscrizione all’Elenco delle amministrazioni aggiudicartici e degli enti aggiudicatori per affidamenti diretti in house, che slitta al 30 ottobre 2017.
Proroga contratto di locazione in regime di cedolare secca: i chiarimenti delle Entrate sulle sanzioni in caso di omessa o tardiva presentazione della comunicazione
Con la risoluzione n. 115/E del primo settembre 2017, l’Agenzia delle Entrate si esprime sulle sanzioni relative all’omessa o tardiva presentazione della proroga del contratto di locazione in regime di cedolare secca.
In particolare viene fatta chiarezza in merito all’applicabilità dell’istituto del ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del dlgs n. 472 del 1997 e sulla sanzione prevista dall’art. 3, comma 3, del dlgs n. 23/2011.
Nello stesso documento vengono fornite precisazioni circa le modalità di rinuncia all’aumento del canone, quale condizione per l’esercizio della cedolare.
Regime di cedolare secca
L’art. 3 del dlgs 14 marzo 2011, n. 23 prevede la possibilità per il proprietario di un immobile, in caso di affitto di fabbricati abitativi e delle relative pertinenze, di optare per un regime di tassazione sostitutiva (c.d. regime della cedolare secca) dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle imposte di registro e bollo dovute sul contratto di locazione.
Per poter optare al regime della cedolare secca devono essere rispettate le seguenti condizioni:
rinuncia preventiva all’aumento del canone
scelta della cedolare in sede di registrazione del contratto di locazione con effetti per l’intera durata del contratto, salvo revoca
in caso di proroga, anche tacita, del contratto, tale preferenza deve essere manifestata entro il termine di versamento dell’imposta di registro, vale a dire entro 30 giorni dal momento della proroga (art. 17, comma 1, del Tur)
Omessa o tardiva comunicazione di proroga
A seguito delle modifiche introdotte dall’art. 7-quater comma 24 del decreto legge 193/2016, l’omessa o tardiva presentazione della comunicazione della proroga del contratto non comporta la revoca dell’opzione già esercitata in sede di registrazione del contratto.
Il contribuente deve però dimostrare, con un comportamento coerente, la volontà di mantenere la cedolare secca, ad esempio avendo effettuato i relativi versamenti, e dichiarato i redditi da cedolare secca nello specifico quadro della dichiarazione dei redditi.
In questo caso di può applicare l’art. 3, comma 3, del dlgs. n. 23 del 2011, secondo cui:
In caso di mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga, anche tacita, o alla risoluzione del contratto di locazione per il quale è stata esercitata l’opzione per l’applicazione della cedolare secca, entro 30 giorni dal verificarsi dell’evento, si applica la sanzione nella misura fissa pari a euro 100, ridotta a euro 50 se la comunicazione è presentata con ritardo non superiore a 30 giorni
Applicabilità del ravvedimento operoso
Ricordiamo che il ravvedimento operoso consente al contribuente di rimediare in modo spontaneo alle omissioni e irregolarità commesse, beneficiando, così, di una consistente mitigazione della sanzione, parametrata in rapporto al differente ritardo nella regolarizzazione.
Per la suddetta sanzione, relativa al ritardo nella comunicazione della proroga del contratto di locazione in regime di cedolare secca, è comunque applicabile la disciplina del ravvedimento operoso prevista dall’art. 13 del dlgs n. 472 del 1997.
In tal caso è prevista un’ulteriore riduzione della metà della sanzione in misura fissa (da 100 euro a 50 euro), qualora il contribuente comunichi la proroga o la risoluzione del contratto di locazione per il quale ha esercitato l’opzione della cedolare secca, con un ritardo non superiore a 30 giorni.
Ai fini del calcolo della sanzione, in conseguenza dell’applicazione del ravvedimento operoso, occorre quindi tener conto del momento in cui viene sanato l’inadempimento:
se la comunicazione avviene con un ritardo non superiore a 30 giorni, la sanzione base è pari a 50 euro, ridotta in base alle percentuali previste a seconda di quando viene eseguito il ravvedimento
se, invece, la comunicazione avviene con un ritardo superiore a 30 giorni, la sanzione base è pari a 100 euro, ridotta in base alle percentuali previste a seconda di quando viene eseguito il ravvedimento
Modalità di rinuncia aumento del canone
La rinuncia all’aumento del canone per l’intera durata del contratto deve essere comunicata al conduttore, tramite raccomandata, prima di esercitare l’opzione per la cedolare secca.
Tale comunicazione, integrando il contenuto del contratto, è necessaria solo se la rinuncia all’aumento del canone non sia già stata prevista nel contratto stesso.
Nel caso, quindi, di proroga di un contratto che contenga già la rinuncia all’aumento del canone, il locatore non deve inviare alcuna comunicazione in tal senso mediante raccomandata.
Principio di rotazione degli affidamenti nelle gare d’appalto: il CdS chiarisce che per gli appalti sottosoglia la stazione appaltante non può invitare il gestore uscente
In un contratto di servizi e forniture di importo inferiore alla soglia comunitaria la stazione appaltante non può invitare il gestore uscente o, in alternativa, deve motivare attentamente le ragioni per le quali si riteneva di non poter prescindere dall’invito.
Questo il principio con cui si è espresso il Consiglio di Stato in merito ad una controversia nata dopo che una scuola aveva nuovamente affidato alla stessa ditta la gestione dei distributori automatici di bevande e alimenti.
Alla gara erano stati invitati a partecipare 7 concorrenti, ma solo 3 presentavano l’offerta. L’azienda, classificatasi al secondo posto della graduatoria, impugnava l’atto di aggiudicazione, lamentando la violazione dell’art. 36 del dlgs. n. 50 del 2016 e delle linee guida n. 4 dell’ANAC, in relazione al principio di rotazione.
Il Tar Toscana accoglieva il ricorso, concernente la violazione del principio di rotazione, essendo l’aggiudicataria la precedente concessionaria del servizio.
Contro quest’ultima sentenza la stazione appaltante e la ditta, che si era aggiudicata la gara, presentavano ricorso al Consiglio di Stato.
Nuovo Codice appalti – contratti sottosoglia
Il nuovo Codice dei contratti pubblici (dlgs n. 50/2016) all’art. 36 prevede che l’affidamento e l’esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie avvengano nel rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti in modo da assicurare l’effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese.
Le stazioni appaltanti procedono all’affidamento di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie, secondo le seguenti modalità:
per affidamenti di importo pari o superiore a 40.000 euro e inferiore a 150.000 euro per i lavori o inferiore (come nel nostro caso) alle soglie comunitarie, per le forniture e i servizi, mediante procedura negoziata previa consultazione, ove esistenti, di almeno 10 operatori economici per i lavori, e, per i servizi e le forniture di almeno 5 operatori economici individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti
Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 4125/2017, si esprime sul ricorso presentato dalla stazione appaltante.
Ricordiamo che il citato principio di rotazione, per espressa previsione normativa deve orientare le stazioni appaltanti nella fase di consultazione degli operatori economici da consultare e da invitare a presentare le offerte e trova fondamento nell’esigenza di evitare il consolidamento di rendite di posizione in capo al gestore uscente.
Nel rispetto del principio citato, la stazione appaltante ha la seguente alternativa:
non invitare il gestore uscente
oppure motivare attentamente le ragioni per le quale si riteneva di non poter prescindere dall’invito
Nel caso in esame l’invito ad un numero di operatori economici, maggiore (sette) di quello minimo (cinque) previsto dall’art. 36, 2 comma, lettera b), del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50, esclude che possa essere ravvisata, nella fattispecie, l’ipotesi della presenza di un numero ridotto di operatori sul mercato.
Il principio di rotazione fa divieto di invitare il gestore uscente salvo motivate eccezioni, ma in questo caso non ci sono motivate ragioni, quali ad esempio la scarsità di soggetti sul mercato, per cui il principio non debba essere applicato.
Pertanto il Consiglio di Stato rigetta il ricorso, ordinando alla stazione appaltante di disporre l’aggiudicazione in favore della ditta seconda classificata.
Obbligo POS professionisti: sanzioni per chi non si adegua! lo ha annunciato il viceministro dell’Economia. Ecco i costi di installazione e utilizzo dei dispositivi per il pagamento elettronico
In arrivo il decreto che renderà ufficiale l’obbligo di pagamento con POS (strumento che consente i pagamenti elettronici con il bancomat e carta di credito) ed introdurrà sanzioni per professionisti ed esercenti che non saranno ancora in regola.
“Entro settembre prevediamo di firmare il decreto che introduce le prime sanzioni per chi rifiuta un pagamento elettronico”.
Questo quanto anticipato dal viceministro dell’Economia, Luigi Casero, durante un’intervista. Il decreto verrà predisposto dal Mef e Mise e firmato entro settembre.
Già nel 2012, il governo Monti (decreto crescita) aveva indicato l’obbligo di accettare pagamenti con bancomat; di fatto l’obbligo di utilizzo del POS per imprese, professionisti, artigiani e commercianti è scattato il 30 giugno 2014.
La legge di Stabilità 2016 ha imposto l’obbligo di dotarsi di POS e accettare pagamenti con bancomat o carta di credito per importi superiori ai 5 euro (dai 30 euro di soglia minima iniziale); ma restavano sostanzialmente nulle le sanzioni in caso l’esercente sia sprovvisto di POS o si rifiuti di accettare il metodo di pagamento scelto.
Nel prossimo decreto verranno, quindi, precisate le sanzioni, le cause e i limiti di esonero dall’adempimento, nonché il tetto delle commissioni bancarie.
Le sanzioni, come annunciato dal viceministro, per professionisti, commercianti e artigiani che non accetteranno pagamenti con bancomat o carta di credito partiranno dalla misura minima di 30 euro per ciascuna violazione.
Allo studio del Ministero dell’Economia anche l’introduzione di agevolazioni fiscali per i contribuenti che decidono di pagare con bancomat o carta; nonché l’esenzione per alcune categorie di professionisti.
I costi di installazione ed utilizzo
Vediamo ora quali sono effettivamente i costi per installare ed utilizzare un POS e come sono variati dal 2015 ad oggi.
Secondo l’ultimo osservatorio i costi dal 2015 sono aumentati fino al 19,5%; i costi totali possono toccare i 6.300 euro annui (oltre il 40% in più rispetto al 2015).
Il primo costo è la spesa per acquistare il terminale, costo che varia in funzione della tipologia di POS scelto:
fisso, collegato ad una linea fissa ADSL
mobile, gestibile tramite smartphone
Mediamente per un POS mobile si spendono quasi 61,7 euro, mentre per uno tradizionale circa 77 euro.
Rispetto al 2017, in media, per acquistare il dispositivo POS si spende il 13,7% in meno rispetto al 2015.
A questo costo va aggiunto il canone mensile per il servizio che si aggira intorno ai 24,1 euro per il POS su linea fissa e 13,7 euro per quello mobile.
Rispetto al 2015 i canoni medi per utilizzare il POS sono aumentati del 10,7% e questo incremento riguarda soprattutto i POS mobili.
La spesa maggiore, tuttavia, è la percentuale dovuta su ogni transazione elettronica effettuata, costi che variano in base alla tipologia di carta scelta dall’acquirente.
Se il cliente paga con carta di credito per ogni transazione il commerciante dovrà versare circa il 2,5% di quanto transato (2,44% con POS mobile e 2,72% con dispositivo fisso). Se invece la carta scelta è un bancomat l’addebito varia da 1,88% per un POS tradizionale a 1,95% con POS mobile.
Confrontando i dati tra il 2015 e il 2017 si ha le commissioni addebitate per ogni transazione sono aumentate del 18,5% per gli acquisti con bancomat e del 19,5% per quelli effettuati con altra carta.
Comunicato Mef: slitta al 28 settembre 2017 la comunicazione dei dati delle fatture per lo Spesometro relativo al primo semestre 2017. I dati da comunicare e le sanzioni
A seguito delle esigenze avanzate dai professionisti, slitta al 28 settembre 2017 il termine per la comunicazione all’Agenzia delle Entrate dei dati delle fatture emesse e ricevute relativi al primo semestre del 2017.
La precedente scadenza era fissata al 18 settembre 2017.
Lo ha annunciato il Ministero delle Finanze con apposito comunicato stampa; di prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il dpcm di proroga.
Spesometro, cos’è
Lo Spesometro è l’obbligo di comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate delle operazioni rilevanti ai fini Iva.
Introdotto dal dl 78/2010, la norma ha stabilito che i soggetti Iva devono comunicare i dati di tutte le fatture relative alle cessioni di beni e prestazioni di servizi, rese e ricevute, comprese quelle emesse nei confronti di soggetti privati.
Come modificato dal dl 193/2016, la nuova cadenza dell’obbligo non più annuale ma semestrale (trimestrale dal 2018).
Il decreto (convertito, con modificazioni, dalla legge 225/2016 ha soppresso il “vecchio Spesometro”, a partire dalle operazioni effettuate nel 2017; lo stesso provvedimento, a partire dal periodo d’imposta 2016, ha anche abrogato la comunicazione delle operazioni effettuate con operatori aventi sede, residenza o domicilio in Paesi a fiscalità privilegiata, cosiddetti “Black list”.
Il nuovo articolo 21 del dl 78/2010 modifica il previgente obbligo di trasmissione dei dati delle operazioni rilevanti ai fini IVA razionalizzando una serie di adempimenti comunicativi verso l’Agenzia delle Entrate e stabilendo la trasmissione telematica relativamente a:
relative note di variazione
Il contribuente deve comunicare i dati di tutte le fatture (emesse e d’acquisto), comprese eventuali modifiche, includendo data di emissione e di registrazione. Sono esclusi gli scontrini fiscali, le ricevute fiscali, le schede carburanti.
In pratica, i dati che professionisti dovranno trasmettere entro il 28 settembre 2017 sono:
soggetti relativi alla fattura
aliquota e imposta
Il dl 193/2016 ha anche determinato gli aspetti sanzionatori legati ad eventuali violazioni: il mancato invio dei dati comporta una sanzione di 2 euro per ogni fattura, fino al massimo di 1000 euro a trimestre.
È prevista, inoltre, la riduzione della metà, entro il limite massimo di euro 500, della medesima sanzione se la trasmissione è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza ordinaria, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.
L’omessa, incompleta o infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche è, invece, punita con la sanzione amministrativa da euro 500 a euro 2.000, ridotta della metà se la trasmissione è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza di legge, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.
Con la risoluzione 104/E del 28 luglio 2017 sono stati forniti gli opportuni chiarimenti in merito all’applicabilità dell’istituto del ravvedimento operoso.
Ricordiamo, infine, che la prossima il 28 febbraio 2018 per il secondo semestre 2017.
Obbligo del BIM negli appalti pubblici: in attesa della pubblicazione del decreto Bim è stato già diffuso il primo bando integralmente scritto secondo la normativa italiana
Mentre il settore delle costruzioni attende la pubblicazione del testo finale del “Decreto BIM” (che dovrebbe precisarne tempi e modalità di introduzione negli appalti pubblici italiani), sulla Gazzetta Ufficiale – V Serie Speciale – Contratti Pubblici n. 86 del 28 luglio 2017 è stato pubblicato il bando di gara per l’affidamento dei lavori di realizzazione del nuovo Ponte Ciclopedonale della Navetta nel Comune di Parma.
La progettazione dell’intervento e il bando di gara sono stati curati dal Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche della Lombardia e Emilia Romagna, il cui dirigente è l’ ing. Pietro Baratono, che nel luglio 2016 è stato anche nominato dal Ministro Delrio Coordinatore della Commissione consultiva (istituita presso il Ministero delle Infrastrutture) incaricata di redigere il “Decreto BIM”.
E proprio il doppio ruolo rivestito dal Provveditore alle Opere pubbliche della Lombardia e Emilia Romagna ha destato una certa attenzione nei confronti dell’appalto per il nuovo ponte della Navetta.
Infatti la preparazione di tutta la documentazione relativa ha rappresentato una sorta di “test operativo” per i contenuti del Decreto che sarebbe stato successivamente redatto dalla citata Commissione consultiva, per essere poi diffuso nel corso del mese di giugno (e di cui abbiamo dato ampio risalto negli articoli “Obbligo di adozione del BIM, capitolati informativi e formati di interscambio. Le prime osservazioni al decreto BM” e “Dal 2019 BIM obbligatorio. Ecco lo schema di decreto in inchiesta pubblica” ).
Il ponte “della Navetta” a Parma
La drammatica piena del torrente Baganza avvenuta a Parma nel 2014 aveva comportato, tra l’altro, il cedimento del vecchio ponte in mattoni, rendendo necessaria la realizzazione di uno nuovo.
Il concorso di idee bandito dal Comune aveva visto vincitore un progetto relativo a un ponte in acciaio ad arco ribassato e unica campata. Singolare e degno di nota è stato il procedimento seguito per la sua individuazione, che ha coinvolto tutti i cittadini di Parma chiamati ad esprimere le proprie preferenze su uno dei tre progetti preselezionati dalla commissione tecnica comunale.
La progettazione dell’intervento si è svolta successivamente secondo le tradizionali modalità operative, sino alla stesura del progetto definitivo. È stato poi sviluppato il modello BIM per giungere al progetto esecutivo, con un approccio che ha permesso l’evidenziazione di alcune criticità presenti, cui si è posto rimedio già durante l’ultimazione della stessa progettazione esecutiva.
La modalità operativa descritta è stata adottata allo scopo di perseguire un’introduzione graduale dei processi BIM all’interno delle prassi dell’Amministrazione Pubblica attraverso la realizzazione di alcuni ben selezionati casi sperimentali.
Se l’obiettivo iniziale era quello di efficientare esclusivamente il processo realizzativo attraverso l’adozione della metodologia BIM, in realtà lo sviluppo del modello BIM da porre a base di gara a disposizione degli appaltatori ha migliorato il processo produttivo già prima, consentendo la correzione di imprecisioni progettuali che probabilmente si sarebbero evidenziate solo durante la costruzione con conseguenze sia dal punto di vista dei tempi che dei costi.
La documentazione del bando di gara
Interessanti risultano i documenti a messi a disposizione dei concorrenti alla gara, scaricabili dalla pagina web del Ministero delle Infrastrutture.
Essi giustificano l’attenzione nei confronti di questo appalto, la cui rilevanza non deve essere ricercata (principalmente) nella tipologia di opera o nelle soluzioni tecniche adottate, bensì negli aspetti procedurali previsti che, specificatamente per quanto concerne l’applicazione del processo BIM, richiamano pienamente la legislazione e le normative tecniche italiane (UNI 11337).
Infatti in aggiunta ai consueti documenti progettuali troviamo il Capitolato Informativo e i (tre) modelli BIM dell’opera:
Modello strutturale/architettonico delle spalle destra e sinistra del ponte
Modello strutturale/architettonico del ponte
Modello impiantistico
disponibili in formato IFC, vale a dire in formato aperto e non proprietario, come prescritto dallo schema di Decreto.
Si rammenta che il formato IFC è relativo alle specifiche dello standard UNI EN ISO 16739 ed è mantenuto da Building Smart International che ne rilascia anche certificazione di conformità alle aziende software che ne facciano richiesta e che, naturalmente, ne abbiano i requisiti.
Il Capitolato informativo è il documento cardine dell’intero processo, in quanto riporta le richieste di gestione informativa della Stazione Appaltante, cui l’Appaltatore è chiamato a rispondere attraverso un’opportuna riorganizzazione dei propri processi operativi.
In esso, tra l’altro, ritroviamo:
precisazioni circa il livello di sviluppo (LOD) richiesto per gli oggetti presenti nei modelli alle varie fasi di realizzazione dell’opera (con riferimento alla classificazione prevista nella UNI 11337-4);
indicazione circa le caratteristiche che l’ambiente di dati comuni (ACDat), da predisporsi a cura dell’appaltatore, dovrà avere in accordo alle indicazioni della UNI 11337;
le procedure di verifica e validazione dei modelli, oggetti e elaborati;
suggerimenti, secondo le indicazioni della UNI 11337-5, circa le le procedure di verifica e validazione di modelli, oggetti e elaborati che dovranno essere approntate dall’appaltare.
Tale documento, redatto secondo le indicazioni fornite nella UNI/TR 11337-6 e rispondente alle linee d’indirizzo generali dello Schema di Decreto, rappresenta certamente un significativo esempio di Capitolato Informativo relativo alla realizzazione di un’opera infrastrutturale, che ci si augura, però, non diventi una sorta di “format” riproposto indefinitamente e acriticamente negli appalti pubblici del nostro paese.
In tal senso, infatti, già diverse sono le Amministrazioni Pubbliche che si stanno adoperando nel tentativo di redigere modelli di Capitolato sviluppati nel rispetto delle UNI 11337 e delle indicazioni che saranno fornite nella stesura finale del Decreto BIM.
Entro il 31 ottobre 2017 si deve presentare ad Inarcassa la dichiarazione del reddito professionale e/o del volume d’affari riferita all’anno 2016. La dichiarazione va presentata esclusivamente in via telematica su Inarcassa on line.
La dichiarazione interessa le seguenti figure:
Ingegneri e gli Architetti iscritti agli albi professionali e titolari di partita IVA
La comunicazione deve essere trasmessa anche se le dichiarazioni fiscali non sono state presentate o sono negative.
Sono esonerati dall’invio della comunicazione gli ingegneri ed architetti non iscritti a Inarcassa che:
per l’anno 2016 siano privi di partita IVA
siano iscritti anche in altri Albi professionali e che, a seguito di espressa previsione legislativa, abbiano esercitato il diritto di opzione per l’iscrizione ad altra Cassa Previdenziale con decorrenza anteriore al 2016
Dopo aver presentato la Dichiarazione telematica 2016, gli iscritti, anche pensionati, possono versare un contributo soggettivo facoltativo in aggiunta a quello obbligatorio, che offre la possibilità di incrementare il montante contributivo e conseguentemente l’ammontare delle prestazioni pensionistiche.
Dichiarazione redditi 2016: le novità
A partire dalla dichiarazione relativa all’anno 2016 il calcolo del contributo integrativo dovuto ad Inarcassa segue le regole fiscali in materia di IVA ad esigibilità differita. Questo comporta un beneficio per il professionista in quanto il contributo integrativo viene versato nell’anno in cui la prestazione sia divenuta esigibile fiscalmente e senza alcuna anticipazione.
Gli associati, iscritti o già pensionati Inarcassa, in regola con gli adempimenti previdenziali possono rateizzare il conguaglio contributivo 2016, in scadenza il 31 dicembre p.v., in 3 pagamenti posticipati a marzo, luglio e novembre 2018, ad un tasso di interesse dell’1,5% senza acconto.
L’agevolazione deve essere richiesta contestualmente alla presentazione della dichiarazione annuale del reddito e del volume d’affari professionale 2016 entro il 31 ottobre.
Potranno accedere i soli professionisti e pensionati iscritti che, al 31 ottobre, si trovino in stato di regolarità nelle obbligazioni documentali e contributive e che:
non abbiano importi a debito oggetto di ricorso amministrativo o giurisdizionale
non abbiano, per lo stesso anno di conguaglio, esercitato la deroga al versamento del minimo soggettivo
non siano pensionandi, ovvero non abbiano maturato i requisiti e presentato domanda di pensione ancora in corso
La rateizzazione viene accordata per un importo minimo di euro 1.000.
Confermata anche per il 2017 la riduzione contributiva a favore delle imprese edili nella misura del 11,5%. Le richieste fino al 15 gennaio 2018
Il decreto 5 luglio 2017 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha confermato anche per il 2017 la riduzione contributiva nella misura del 11,5%, prevista dall’art. 29 del dl 244/1995 e s.m.i., per gli operai impiegati a tempo pieno nel settore edile.
Il decreto sarà trasmesso ai competenti organi di controllo e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
In attuazione del decreto (pubblicato l’8 agosto sul sito del governo) l’Inps ha emanato la circolare 1 settembre 2017, n. 129, dando il via libera alla riduzione contributiva per il 2017.
Circolare Inps 129/2017
Nella circolare in esame, l’Inps fa un riepilogo della normativa che regola la riduzione contributiva e fornisce le indicazioni operative per l’ammissione al regime agevolato.
In particolare, vengono individuate:
modalità operative. Invio e gestione delle istanze e compilazione dei flussi UniEmens
Riduzione contributiva, caratteristiche e termini di invio
La riduzione contributiva consiste in una riduzione sull’ammontare dei contributi dovuti, nella misura del 11,5%, dall’impresa per le assicurazioni sociali (Inps e Inail), diverse da quella pensionistica.
Il beneficio, non cumulabile con altre forme di agevolazione, si applica solo agli operai con 40 ore settimanali di lavoro; sono pertanto esclusi i lavoratori a tempo parziale.
La regolarità contributiva va dimostrata attraverso il Durc; è necessario, quindi, non aver riportato alcuna condanna passata in giudicato per la violazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro nel quinquennio antecedente alla data di applicazione dell’agevolazione.
In pratica, i datori di lavoro possono inviare le domande per l’applicazione della riduzione contributiva relativa al 2017 fino al 15 gennaio 2018.
L’applicazione del beneficio si può richiedere utilizzando il modulo in allegato alla circolare, contenente, inoltre il decreto 5 luglio 2017.