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Timestamp: 2020-05-26 20:41:03+00:00
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15 Marzo 2019 sudlibertà cronaca giudiziaria	associazioni, avvDi Stefano, Contributi, deputato, Fatture, Fiamme gialle, Procura, Riccardo Savona, sequestro, truffa
Sentenza Vendita on line: Se il bene non viene consegnato si induce in errore l’acquirente e si integra il reato di truffa
2 Settembre 2018 sudlibertà cronaca	Avv. Davide Tutino, Massima, Sentenza Tribunale Pescara, truffa
Riportiamo una recente sentenza del Tribunale di Pescara che afferma la penale responsabilità di una persona per il reato di truffa consistente nell’aver indotto in errore l’acquirente sul buon fine dell’affare, determinandolo al pagamento del prezzo al quale però non è mai seguita la consegna del prodotto Ecco dunque la Massima della Sentenza – resa nota sul social Facebook -n.1794/2018 insieme alla nozione del reato di truffa e del testo della Sentenza a cura di Davide Tutino,avvocato penalista di Catania
Sentenza del Tribunale di Pescara (Sent. n. 1794/2018), l’omessa consegna del bene nella vendita online, integra il reato di truffa, anche se l’agente ha utilizzato una carta postepay a lui intestata, poichè egli nasconde la propria identità e rende impossibile al soggetto acquirente di accertare l’effettiva disponibilità del prodotto.
Il reato di Truffa (Ex art. 640 c.p.)
1) se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare [c.p.m.p. 162, 32quater];
2) se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo immaginario o l’erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell’Autorità [649];
Testo della Sentenza del Tribunale di Pescara
Fonte: www.iusexplorer.it – 01.09.2018 – Giuffrè 2018.
Tribunale Pescara, 06/06/2018, (ud. 01/06/2018, dep.06/06/2018), n. 1794
Con decreto in data 9.11.2017 è stato disposto il rinvio a giudizio di G.O. per rispondere del reato riportato in epigrafe.
All’udienza del 20.3.2018, dichiarata l’assenza dell’imputato, è stato aperto il dibattimento e sono state ammesse le prove richieste dalle parti.
All’udienza del 1.6.2018, sono stati acquisiti i documenti prodotti dal Pubblico Ministero ed è stata esaminata la persona offesa e all’esito, esaurita la discussione, il Tribunale ha pronunciato sentenza come da dispositivo del quale è stata data immediata lettura in aula.
L’istruzione espletata ha dato riscontro alla prospettazione accusatoria nei termini che di seguito si espongono.
A.Y., persona offesa e querelante ha riferito che, nell’anno 2015, aveva acquistato on line, dei cerchi per autovettura BMW per il prezzo di 300 euro, che aveva pagato tramite accredito su conto corrente elettronico abbinato a carta Postepay Evolution, intestata a G.O., come indicato nei contatti via telefono (cfr. ricevuta ricarica Postepay e comunicazioni via telefono).
L’annuncio sul sito, invece, risultava a nome di tale E. La persona con la quale aveva condotto le trattative, che al telefono aveva riferito di chiamarsi O., aveva preteso il pagamento anticipato, ma poi non aveva spedito nulla.
Dalla documentazione prodotta dal Pubblico Ministero emerge che la carta Postepay su cui è stata effettuata la ricarica è effettivamente intestata a G.O., che l’aveva attivata esibendo regolare documento di identità (cfr. documentazione relativa all’attivazione della carta) Dato il suesposto quadro probatorio, è del tutto evidente che il G.O. abbia quantomeno concorso con altri soggetti non identificati alla consumazione della truffa descritta nell’imputazione utilizzando la propria carta Postepay sulla quale è stato accreditato l’importo costituente l’ingiusto profitto della truffa (la percezione del profitto integra l’ultima frazione della condotta tipica). D’altro canto non v’è dubbio che A.Y. sia stato vittima di artifici e raggiri da parte di colui (verosimilmente lo stesso G.O.) che ha assicurato la vendita dei cerchi, così inducendo in errore l’acquirente sul buon fine dell’affare, e determinandolo al pagamento del prezzo, al quale, poi, non è mai seguita la consegna della merce.
Va quindi affermata, al di là di ogni ragionevole dubbio, la penale responsabilità di G.O. per il reato di truffa.
Va esclusa invece, a parere del Tribunale, la sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 5 c.p.. Secondo un recente orientamento della giurisprudenza di legittimità, essa sarebbe riscontrabile “con riferimento alle circostanze di luogo, note all’autore dei reato e delle quali egli, ai sensi dell’art. 61, n. 5, cod. pen., abbia approfittato, nell’ipotesi di truffa commessa attraverso la vendita di prodotti “on-line”, poiché, in tal caso, la distanza tra il luogo ove si trova la vittima e quello in cui, invece, si trova l’agente determina una posizione di maggior favore di quest’ultimo, che può facilmente schermare la sua identità, fuggire e non sottoporre il prodotto venduto ad alcun efficace controllo preventivo da parte dell’acquirente” (Cass. Sez. II, 43706/16). Tale ricostruzione si presta a delle obiezioni di natura logica.
La sussistenza dell’aggravante di cui all’art 61 n. 5 c.p., in relazione all’art 640 c.p., dipenderebbe dalla distanza “fisica” intercorrente tra il venditore ed il compratore, in quanto, le trattative ed il perfezionamento dell’accordo, non possono avvenire tramite incontro diretto tra le parti, come nel caso di vendita al dettaglio, vendita fuori dai locali commerciali ovvero la vendita cosiddetta “porta a porta” (ipotesi questa, tra l’altro, in cui il compratore non sempre ha la certezza che il venditore abbia la disponibilità della res poiché quest’ultimo potrebbe presentare i propri prodotti tramite cataloghi o prontuari) e tale condizione farebbe scattare de plano l’ipotesi aggravata. Ora, tale posizione stride con il tenore letterale dell’art 640 c.p. e con la descrizione che tale nonna fa della condotta – “chiunque, con artifizi e raggiri…” -, con il rischio di creare una situazione in cui si espande la portata dell’offensività della condotta e di confondere il raggiro, consistito proprio nel mostrare un oggetto in realtà inesistente, con la stessa aggravante, attribuendo in tal modo al medesimo dato una duplice funzione, sia quella di elemento tipico della fattispecie delittuosa (l’artificio), sia di dato costituente l’aggravante.
Il fatto che l’agente decida di usare la vendita online per nascondere la propria identità (ovvero, come spesso accade, senza servirsi di tale espediente), per sfruttare l’impossibilità del soggetto acquirente di accertare l’effettiva disponibilità della res, integra, da solo, la condotta di artifizi e raggiri di cui all’art 640 c.p..
Secondo parte maggioritaria della giurisprudenza, la circostanza di cui all’art. 61 n. 5 c.p., che trova applicazione quando l’agente abbia tratto vantaggio dalla situazione, presuppone la ricorrenza di alcuni elementi (le condizioni di tempo di luogo o di persona) che facilitino all’agente la commissione del reato, incidendo dunque sulla capacità difensiva della vittima, in modo da intralciarne qualsiasi possibile reazione.
Va aggiunto che, ai fini della sussistenza dell’aggravante, la ricorrenza delle condizioni richiamate dal legislatore non costituisce presupposto sufficiente per la sua applicazione, occorrendo verificare se le stesse abbiano assunto, in relazione al singolo episodio, un effettivo ostacolo per la vittima facilitando in concreto l’azione delittuosa dell’agente.
Il percorso interpretativo sistematicamente percorso dalla giurisprudenza è dunque volto a verificare se il contesto, pur astrattamente determinante una posizione di squilibrio tra parti, abbia nel concreto costituito un effettivo ostacolo per la parte offesa e dunque abbia concretamente facilitato l’azione delittuosa.
Il giudice, infatti, è tenuto a valutare in che misura le circostanze di tempo, di luogo e di persona abbiano dilatato la portata dell’offensività della condotta del soggetto agente: “la valutazione della sussistenza dell’aggravante della minorata difésa va operata dal giudice, caso per caso, valorizzando situazioni che abbiano ridotto o comunque ostacolato, cioè reso più difficile, la difesa del soggetto passivo, pur senza renderla del tutto o quasi impossibile, agevolando in concreto la commissione del reato “(Cass. pen. Sez. II, 14-11-2013, n. 6608)”.
Per permettere una simile valutazione, non può essere condivisa la posizione che concepisce la truffa on line come sempre aggravata dall’approfittamento della situazione di distanza fisica tra i contraenti.
Risulta evidente come l’accoglimento di tale opzione interpretativa postuli un accertamento meramente oggettivo dell’aggravante in parola, posto che il giudice, dalla mera distanza tra le parti nella fase delle trattative, dovrebbe sistematicamente affermare la sussistenza di una minorata difesa, sconfessando in tal modo il consolidato orientamento giurisprudenziale che impone al giudice una valutazione in concreto, caso per caso, al fine di appurare se effettivamente, rispetto ad una situazione tipo, ricorrano ulteriori elementi indicativi di una limitata capacità difensiva da parte della vittima tale da facilitare (e non dunque semplicemente realizzare) la truffa a proprio danno (cfr. Cass. 3058/11 e 10135/15 che hanno ravvisato l’integrazione della condotta fraudolenta prevista dall’art. 640 c.p. in quella di chi si accredita sul sito “Ebay” e pone in vendita un bene. ricevendo il corrispettivo senza procedere alla consegna di esso e rendendo difficile la possibilità di risalire al venditore, individuando, quindi, nelle modalità utilizzate nelle trattative, la condotta del reato non aggravato).
A ciò aggiungasi che, nelle ipotesi di vendita on line, proprio in virtù dell’impossibilità di accertare, tramite una visione diretta, l’esistenza del bene offerto, l’acquirente è certamente in grado di valutare – alla stregua della media diligenza – come rischiosa l’operazione, e dunque ben può sottrarsi alle possibili conseguenze negative, adottando tutti gli altri strumenti che sorreggono il consumatore nelle vendite on line, quale ad esempio quella di imporre, ove possibile, il pagamento in contrassegno della merce, ovvero adottare comunque dei sistemi particolari di pagamento che garantiscono il rimborso in caso di mancata ricezione della merce (cd. pagamenti Paypal), sistemi che neutralizzano il rischio per l’acquirente e rendono irrilevante la circostanza che il venditore non sia rintracciabile e/o non abbia mostrato prima la merce all’acquirente.
Sul punto va precisato che, sebbene la scarsa diligenza della persona offesa non escluda l’idoneità degli artifizi utilizzati dall’autore di una truffa (cfr. Cass. 43706/16), la mancata adozione di tali contromisure palesa l’equilibrio contrattuale delle parti o, quantomeno, la volontà della persona offesa di accettare una trattativa in condizioni di parità, situazione questa che, all’evidenza, esclude la ricorrenza di una minorata difesa. La possibilità di approntare una “adeguata difesa” rispetto al contesto in cui la parte offesa ha contrattato esclude, pertanto, la possibilità di qualificare la condotta dell’odierno imputato alla stregua dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 5 c.p.. Si ritiene, invece, sussistente l’attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, ai sensi dell’art. 62, n. 4) c.p., invocata dalla difesa.
Quindi, tenuto conto dei parametri di cui all’art. 133 c.p., non essendo emersi dall’istruzione positivi elementi di giudizio che possano indurre al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, considerata l’elevata capacità a delinquere dell’imputato, evincibile dai numerosi precedenti penali a suo carico per reati contro il patrimonio, e ritenuta l’attenuante di cui all’art. 624) c.p., pena equa nel caso di specie deve ritenersi quella, di mesi quattro di reclusione ed euro 100,00 di multa. Il riconoscimento della penale responsabilità comporta la condanna dell’imputato, ai sensi dell’art. 535 c.p.p., al pagamento delle spese processuali.
I precedenti penali da cui l’imputato è gravato sono ostativi al riconoscimento della sospensione condizionale della pena.
Visti gli artt. 533 e 535 c.p.p., dichiara G.O., colpevole del reato ascrittogli, ed esclusa l’aggravante di cui all’art. 61 n. 5 c.p., con l’attenuante di cui all’art. 61 n. 4 c.p. lo condanna alla pena di mesi quattro di reclusione ed euro 100 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali.
Termine fino al 30 giugno 2018 per il deposito della motivazione.
Pescara 1.6.2018
Si scagliavano pesanti dischi di ghisa sugli arti per truffare le assicurazioni
8 Agosto 2018 sudlibertà cronaca giudiziaria	Arresti, assicurazioni, mutilazioni., Polizia, Procura di Palermo, truffa
La Polizia di Stato di Palermo – si apprende da un comunicato stampa – ha scoperto una truffa alle assicurazioni che lascia increduli chiunque. Pur di intascare il risarcimento gli autori della truffa non esitavano a mutilarsi parti del proprio corpo. La Polizia ha trasmesso la denuncia alla Procura di Palermo che sta già disponendo diversi arresti .Le ‘vittime’ avrebbero ottenuto anche risarcimenti che superano i centomila euro, come comunicato dal dirigente della squadra mobile palermitana.
Sono undici finora gli arresti eseguiti dalla polizia di Palermo che ha sgominato “due pericolosissime organizzazioni criminali dedite alle rodi assicurative realizzate attraverso le mutilazioni di arti di vittime compiacenti”. Coinvolto anche un collaboratore professionale infermieristico dell’ospedale Civico di Palermo. “Le due associazioni criminali disarticolate dalla polizia di Stato hanno evidenziato la particolare cruenza degli adepti delle due organizzazioni, che scagliavano pesanti dischi di ghisa come quelli utilizzati nelle palestre sugli arti delle vittime, in modo da procurare delle fratture che spesso menomavano le parti coinvolte costringendole anche per lunghi periodi all’uso di stampelle e a volte alla sedia a rotelle”,affermano gli investigatori….
Un tunisino sarebbe morto per le mutilazioni subite. Sembrava che l’uomo fosse deceduto in seguito ad un incidente stradale avvenuto lo scorso anno . In realtà la polizia ha scoperto che i fatti si sono svolti diversamente e che il tunisino, era rimasto vittima delle mutilazioni subite per ottenere il risarcimento. Gli organizzatori della truffa gli avrebbero fratturato consapevolmente le ossa ma il destino non ha consentito al tunisino di proseguire nella truffa mortale..
Signori, ecco quando dire politica significa dire truffa e furto (gigantesco): -Dove sono finiti – in quali tasche – oltre del segretario e tesoriere dell’epoca della Lega – i 49 milioni di euro?
5 Luglio 2018 5 Luglio 2018 sudlibertà Politica interna	Anm, Cassazione., Finanziamento pubblico, Lega, truffa
L’Associazione Nazionale Magistrati non ci sta alle offese e ai giudizi negativi espressi dal mondo politico della Lega sulla sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione relativa al sequestro di somme di un movimento politico, e ribadisce con forza che i magistrati non adottano provvedimenti che costituiscono attacco alla democrazia o alla Costituzione, né perseguono fini politici, ma emettono sentenze in nome del popolo italiano, seguendo principi e regole di diritto di cui danno conto nelle motivazioni”.
“L’evocare un possibile intervento del capo dello Stato nella vicenda – prosegue il comunicato stampa della giunta esecutiva dell’Anm – risulta essere fuori dal perimetro costituzionale, così come le modalità con cui il dibattito si è alimentato creano confusione e rischiano di produrre effetti distorsivi sui precisi confini, fissati dalla Costituzione, tra la magistratura, autonoma e indipendente, e gli altri poteri dello Stato.
L’Anm rigetta ogni tentativo di delegittimare la giurisdizione e di offuscare l’imparzialità dei magistrati, principio costituzionale a difesa del quale continuerà sempre a svolgere la propria azione, auspicando che chiunque eserciti funzioni pubbliche abbia a cuore gli stessi fondamentali principi”.
A questo punto la Lega è avvertita: dove sono finiti i 49 milioni di euro che la Lega ha incassato quale finanziamento pubblico ”? E visto che nella vicenda giudiziaria si conoscono nomi e cognomi, a partire del segretario della Lega dell’epoca, del suo tesoriere e degli esponenti leghisti, perchè la Magistratura -Suprema Corte – non ha provveduto alla confisca dei beni dei generali della Lega’? Perchè la Suprema Corte ha emesso una sentenza- comunicato generalizzando sul rimborso stellare – bonificato a questo partito -che la Lega deve allo Stato, cioè ai cittadini italiani?
Un rimpianto: cercasi magistrati della caratura di Di Pietro, dell’ex Pool di “Mani pulite”per frenare il fenomeno politico dei furti dei finanziamenti pubblici ai partiti e ai giornali politici.
Titoli illeciti scoperti dalla Guardia di Finanza di Palermo
23 Febbraio 2018 sudlibertà cronaca nera	Arresti domiciliari, Guardia di Finanza, Stadio di Palermo, Tribunale di Palermo, truffa
Letto: 12345
Il Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo ha eseguito il provvedimento degli arresti domiciliari per nove persone e notificato un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal GIP del Tribunale di Palermo.
Secondo gli inquirenti con accessi illeciti ai sistemi informativi gli arrestati procedevano alla falsa intestazione, emissione e successiva rivendita di biglietti per lo stadio per le partite casalinghe del Palermo calcio.
Questi biglietti risultavano essere intestati sistematicamente a soggetti inesistenti e titolari di agevolazioni e sconti (under 14, over 65, riduzione donna), sfruttando illecitamente l’agevolazione prevista per determinate categorie.
Oltre il 60% dei titoli ridotti emessi per gli incontri di campionato risultano essere intestati a soggetti inesistenti con la successiva e fraudolenta immissione sul circuito di vendita d i oltre 4.000 tagliandi d’accesso.
Le associazioni per delinquere erano composte da titolari di ricevitorie autorizzate, da rivenditori abusivi (i noti “bagarini”), da capi ultras e da esponenti di spicco del tifo organizzato “rosanero” che, con la loro remunerativa attività criminale, hanno aggirato le norme poste a tutela della sicurezza degli stadi
Denunciati alla Magistratura anche 23 individui, e segnalate alla Prefettura 65 persone per diverse violazioni amministrative.
La Finanza comunica che sono stati pure posti sotto sequestro 123 titoli falsi, con intestazioni fittizie.