Source: http://www.ufficiocommercio.it/orario-apertura-negozi-il-documento-della-conferenza-delle-regioni.html
Timestamp: 2019-07-21 04:20:29+00:00
Document Index: 169386339

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 50', 'art. 50']

Orario apertura negozi - Il documento della Conferenza delle Regioni - Ufficio commercio
Orario apertura negozi – Il documento della Conferenza delle Regioni
Posizione sulla proposta di testo unificato del relatore recante: “Modifica all’articolo 3 del decreto-legge 4 luglio 2006, n.223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n.248, in materia di disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali al dettaglio”
Audizione dei rappresentanti della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome presso la Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati – 8 maggio 2019
In primo luogo, occorre premettere che l’enunciata finalità della legge di garantire il principio costituzionale del riposo settimanale dei lavoratori del comparto del Commercio è perseguita con uno strumento inadeguato, in quanto gli orari di vendita dei negozi sono cosa differente dagli orari di lavoro degli addetti, regolati, questi ultimi, non già dalle leggi del commercio, ma dalla contrattazione tra le parti, secondo l’apposita legislazione lavoristica. In proposito, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 150/2011, proprio in riferimento al settore lavoro/contratti collettivi, ha rimarcato che la legislazione del commercio non può invadere campi spettanti ad altri settori dell’ordinamento giuridico, in quanto “la disciplina dell’orario di lavoro, dei giorni di riposo e della turnazione nelle giornate di lavoro festivo e domenicale è rimessa alla contrattazione delle parti, salvi i limiti stabiliti dal legislatore statale con il d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66 (Attuazione della direttiva 93/104/CE e della direttiva 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro)”.
Si rileva inoltre la gravità della prevista abrogazione dell’intero art. 31 del D.L. 201/2011, che comporterebbe il venir meno anche del comma 2 dell’articolo che, tra l’altro, recita: “Secondo la disciplina dell’Unione Europea e nazionale in materia di concorrenza, libertà di stabilimento e libera prestazione di servizi, costituisce principio generale dell’ordinamento nazionale la libertà di apertura di nuovi esercizi commerciali sul territorio senza contingenti, limiti territoriali o altri vincoli di qualsiasi altra natura, esclusi quelli connessi alla tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano, e dei beni culturali”.
Di conseguenza, occorre ribadire come l’abrogazione dell’art. 31 non debba assolutamente intendersi come possibilità di introduzione nelle normative regionali di vincoli vietati dalle norme comunitarie.
Venendo all’analisi puntuale della PdL, si rileva che:
1) l’art. 1 del testo sottopone in via generale al rispetto degli orari di cui all’art. 11, comma 2, del d.lgs. 31 marzo 1998, n. 114, gli esercizi al dettaglio nei quali si svolgono le attività commerciali individuate dall’art. 4, comma 1, lettera b), dello stesso d. lgs., che a sua volta definisce il commercio al dettaglio come “l’attività svolta da chiunque professionalmente acquista merci in nome e per conto proprio e le rivende, su aree private in sede fissa o mediante altre forme di distribuzione, direttamente al consumatore finale”.
Tra le “altre forme di distribuzione” vi sono le “forme speciali di vendita al dettaglio” di cui all’art. 4, comma 1, lettera h, del d. lgs. 114/1998, che comprendono:
2) Lo stesso art. 1 esclude dal rispetto degli orari, oltre alle attività degli autosaloni e degli esercizi commerciali al dettaglio ubicati nelle autostazioni, nei parchi divertimento, negli stadi e nei centri sportivi, tutte le ipotesi di cui all’art. 13 del d. lgs. 114/1998. Quest’ultimo richiamo appare anacronistico, in quanto tale articolo è per certi versi obsoleto (si pensi al richiamo alla vendita di dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette), necessitando, per altri aspetti, di interventi correttivi (si pensi alla dizione “(…) le attività di vendita (…) siano svolte in maniera esclusiva e prevalente”, nella quale alla congiunzione “e” andrebbe sostituita la congiunzione “o”) che ben avrebbero potuto essere effettuati in questa sede.
Infine, nessuna disposizione derogatoria è prevista per strutture commerciali come gli outlet e i grandi negozi di bricolage, di medie e grandi dimensioni e collocati fuori dai centri storici, i quali verrebbero fortemente penalizzati dall’obbligo di chiusura domenicale e festiva, perdendo molta parte del loro giro di affari.
3) La PdL presenta incongruenze sotto il profilo giuridico, là dove prevede l’applicazione delle disposizioni in materia di orari agli esercizi di vicinato se collocati all’interno di un centro commerciale oppure all’interno di una media o di una grande struttura di vendita: queste ultime due ipotesi sono di difficile comprensione, in quanto non si vede come un esercizio di vicinato possa essere incluso in un’altra struttura di vendita che non sia un centro commerciale.
In ogni caso, sarebbe opportuna una riscrittura più chiara del nuovo comma 1-quater dell’art. 3 del D.L. 223/2006, la cui lettura appare farraginosa.
– lo strumento dell’intesa male si adatta a una materia fortemente conflittuale come quella degli orari del commercio, caratterizzata da interessi intrinsecamente diversificati;
– le intese, prevedibilmente difficili da raggiungere, porranno altrettanto prevedibili criticità sul piano della loro concreta attuazione;
– oltre agli interessi di categoria, fortemente conflittuali, dovranno armonizzarsi nell’intesa anche i contenuti dei piani di coordinamento degli orari, di competenza comunale, ai sensi dell’art. 50 del d. lgs. 267/2001;
– lo strumento della pianificazione triennale a livello regionale appare di difficile inquadramento sotto il profilo giuridico nei suoi contenuti, non essendo chiara la sua funzione rispetto ai calendari oggetto delle intese annuali, oltre che rispetto alle competenze comunali ai sensi del richiamato art. 50 del d. lgs 267/2001. Appare inoltre riduttiva la previsione per la quale i piani triennali regionali tengono in considerazione, quale unico criterio, le “esigenze della clientela rispetto alle diverse categorie merceologiche”, in quanto viene in tal modo trascurato l’aspetto logistico del commercio: manca infatti ogni riferimento, neppure quale variabile da poter considerare in sede locale/regionale, alla vocazione turistica o artistica dei luoghi del commercio, oltre che alla collocazione geografica o alla prossimità ad altre Regioni;
– non è chiarito con quale atto formale si estrinsechi l’intesa Regione-Enti locali né, qualora tale intesa non si raggiunga, se debba prevalere la volontà regionale;
– l’impronta centralizzata delle intese mal si adatta alle discipline vigenti in molte Regioni, improntate al trasferimento delle funzioni amministrative in capo al Comune, in ossequio ai precipui principi costituzionali di sussidiarietà e decentramento.
In via prioritaria le Province autonome di Trento e di Bolzano chiedono che il testo in discussione includa il seguente passaggio di modo da consentire alle stesse- vista la loro specificità – di poter legiferare pienamente in materia di orari:
“I proventi delle sanzioni amministrative di cui ai commi 1-sexies e 1-septies sono devoluti ai comuni, quando le violazioni siano accertate da funzionari, ufficiali ed agenti dei comuni medesimi. I proventi delle sanzioni amministrative sono destinati ad azioni di contrasto dell’abusivismo commerciale, ad azioni di promozione del decoro urbano ed alla rivitalizzazione e riqualificazione del commercio al dettaglio di vicinato”.