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Timestamp: 2020-04-09 00:50:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 48', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 67', 'sentenza ', 'art. 138', 'sentenza ', 'art. 67', 'sentenza ', 'art. 48']

Italicum, ovvero uccidere il Parlamento nella generale indifferenza | macosamidicimai
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Posted on 19 aprile 2015 by macosamidicimai
Due Partiti con lo stesso sostanziale consenso elettorale, ma irragionevolmente con peso politico profondamente diverso. Che ne è del principio costituzionale di eguaglianza del voto? Tale principio esige che ciascun voto contribuisca potenzialmente e con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi. Ciò non significa che non è ammesso alcun sistema diverso dal proporzionale, ma che se il legislatore opta per il sistema proporzionale non devono esserci squilibri inattesi e smisurati nella trasformazione dei voti in seggi. In ordinamenti costituzionali omogenei a quello italiano, nei quali non è costituzionalizzata la formula elettorale, il giudice costituzionale ha espressamente riconosciuto che “qualora il legislatore adotti il sistema proporzionale, anche solo in modo parziale, esso genera nell’elettore la legittima aspettativa che non si determini uno squilibrio sugli effetti del voto” (Corte Cost. sentenza 1/2014).
Si determina così “un’alterazione del circuito democratico definito dalla Costituzione, basato sul principio fondamentale di eguaglianza del voto (art. 48, secondo comma, Cost.). Esso, infatti, pur non vincolando il legislatore ordinario alla scelta di un determinato sistema, esige comunque che ciascun voto contribuisca potenzialmente e con pari efficacia alla formazione degli organi elettivi (sentenza n. 43 del 1961)”.
Irragionevole che l’Italicum preveda il ricorso al secondo turno solo nel caso in cui nessuna formazione elettorale superi il 40% dei voti. Il ballottaggio ha un senso se nessuno ottiene la maggioranza assoluta dei voti, risultando arbitrario e privo di ragionevolezza prevederlo perché una minoranza prevalga su un’altra minoranza, magari dello stesso peso elettorale. Per quale ragione non è previsto il ballottaggio nel caso in cui nessuno raggiunga il 50%+1 dei voti? La risposta sembra di poterla rinvenire nell’interesse di una parte politica che reputa di poter vincere al primo turno.
Al secondo turno sono ammessi i primi due partiti senza alcun quorum da superare e vincerà il più votato dei due, senza alcun quorum di votanti. In linea teorica potrebbe ottenere la maggioranza dei seggi parlamentari, e quindi esprimere il Governo, un Partito con appena il 10% dei voti raccolti al primo turno.
Sebbene il legislatore disponga di ampia discrezionalità nella scelta dei mezzi per raggiungere un obiettivo costituzionalmente rilevante, sin dal 1988 con sentenza n. 1130 la Corte Costituzionale ha affermato che occorre procedere “attraverso ponderazioni relative alla proporzionalità dei mezzi prescelti dal legislatore rispetto alle esigenze obiettive da soddisfare o alle finalità che intende perseguire, tenuto conto delle circostanze e delle limitazioni concretamente sussistenti”. In altri termini, occorre “verificare che il bilanciamento degli interessi costituzionalmente rilevanti non sia stato realizzato con modalità tali da determinare il sacrificio o la compressione di uno di essi in misura eccessiva e pertanto incompatibile con il dettato costituzionale”.
Le disposizioni dell’Italicum non superano lo scrutinio di proporzionalità e di ragionevolezza.
Le disposizioni dell’Italicum “non si limitano, tuttavia, ad introdurre un correttivo (ulteriore rispetto a quello già costituito dalla previsione di soglie di sbarramento all’accesso) al sistema di trasformazione dei voti in seggi «in ragione proporzionale», in vista del legittimo obiettivo di favorire la formazione di stabili maggioranze parlamentari e quindi di stabili governi, ma rovesciano la ratio della formula elettorale prescelta dallo stesso legislatore del 2005, che è quella di assicurare la rappresentatività dell’assemblea parlamentare. In tal modo, dette norme producono una eccessiva divaricazione tra la composizione dell’organo della rappresentanza politica, che è al centro del sistema di democrazia rappresentativa e della forma di governo parlamentare prefigurati dalla Costituzione, e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto, che costituisce il principale strumento di manifestazione della sovranità popolare, secondo l’art. 1, secondo comma, Cost.”(Corte Cost. sentenza n. 1/2014). Sostituite 2005 con 2015 e la sentenza di incostituzionalità dell’Italicum è già scritta. Vi sembra cosa da poco due partiti con analogo peso elettorale, in un sistema proporzionale, in cui uno ha 340 eletti e l’altro 180?
In relazione al ballottaggio, le disposizioni dell’italicum “sono dirette ad agevolare la formazione di una adeguata maggioranza parlamentare, allo scopo di garantire la stabilità del governo del Paese e di rendere più rapido il processo decisionale, ciò che costituisce senz’altro un obiettivo costituzionalmente legittimo. Questo obiettivo è perseguito mediante un meccanismo premiale destinato ad essere attivato ogniqualvolta la votazione con il sistema proporzionale non abbia assicurato ad alcuna lista o coalizione di liste un numero di voti tale da tradursi in una maggioranza anche superiore a quella assoluta di seggi . Se dunque si verifica tale eventualità, il meccanismo premiale garantisce l’attribuzione di seggi aggiuntivi (fino alla soglia dei 340 seggi) a quella lista o coalizione di liste che abbia ottenuto anche un solo voto in più delle altre, e ciò pure nel caso che il numero di voti sia in assoluto molto esiguo, in difetto della previsione di una soglia minima di voti e/o di seggi”.
In altri termini, le disposizioni dell’Italicum al secondo turno non impongono il raggiungimento di una soglia minima di voti alla lista e ad essa assegnano “automaticamente un numero anche molto elevato di seggi, tale da trasformare, in ipotesi, una formazione che ha conseguito una percentuale pur molto ridotta di suffragi in quella che raggiunge la maggioranza assoluta dei componenti dell’assemblea. Risulta, pertanto, palese che in tal modo esse consentono una illimitata compressione della rappresentatività dell’assemblea parlamentare, incompatibile con i principi costituzionali in base ai quali le assemblee parlamentari sono sedi esclusive della «rappresentanza politica nazionale» (art. 67 Cost.), si fondano sull’espressione del voto e quindi della sovranità popolare, ed in virtù di ciò ad esse sono affidate funzioni fondamentali, dotate di «una caratterizzazione tipica ed infungibile» (sentenza n. 106 del 2002), fra le quali vi sono, accanto a quelle di indirizzo e controllo del governo, anche le delicate funzioni connesse alla stessa garanzia della Costituzione (art. 138 Cost.): ciò che peraltro distingue il Parlamento da altre assemblee rappresentative di enti territoriali”. Le citazioni sono tratte dalla sentenza 1/2014 che ha censurato il premio previsto dal Porcellum: queste censure sono perfettamente valide per il premio previsto dall’Italicum nel caso si arrivi al ballottaggio.
L’Italicum, oltre al difetto di proporzionalità in senso stretto, si rileva inidoneo al raggiungimento dell’obiettivo perseguito, la formazione di più stabili maggioranze di Governo.
Infatti, un simile sistema spingerà le forze politiche a fondersi per tentare di vincere al primo turno o essere ammessi al ballottaggio. Restano inalterate però tutte le norme che regolano il passaggio dalla elezione alla formazione dei gruppi parlamentari e, soprattutto, resta inalterato il principio costituzionale che prevede l’assenza di vincolo di mandato per l’eletto. La conseguenza è che il Partito vincente, magari nato dalla fusione di più Partiti, si possa scindere in più gruppi parlamentari o addirittura dare vita a più partiti o semplicemente gli eletti potrebbero entrare in gruppi diversi da quelli in cui sono stati eletti. In altre parole, le nuove norme non incidono minimamente su quanto già avvenuto, che quindi potrebbe ripetersi. L’attuale Governo, come quello precedente, si regge su un partito che non è mai stato votato perché nato dalla scissione da un altro partito in cui i parlamentari sono stati eletti: il NCD di Alfano. Il PdL in poco più di due anni ha subito tre scissioni. Se con l’Italicum si ripetessero eventi simili avremmo la garanzia di aver compresso la rappresentatività senza alcuna certezza di stabilità di Governo; perché anche con l’Italicum la stabilità di governo poggia interamente sulla coesione del partito che da minoranza diviene maggioranza assoluta.
L’Italicum è incoerente rispetto agli obiettivi enunciati e alla Costituzione.
La funzione della nuova legge elettorale è identica a quella delle precedenti: rinnovare l’assemblea parlamentare, sede esclusiva della “rappresentanza politica nazionale” (art. 67 Cost.).
Con il voto gli elettori sono chiamati a scegliere i propri rappresentanti; votano con metodo proporzionale e si attendono che la propria formazione politica preferita riesca a inserirsi nel dibattito politico e promuovere le istanze a loro care. In questa dialettica ogni gioco è aperto poiché un piccolo partito sa di potersi conquistare un ruolo nella legislatura o in specifiche iniziative legislative. Questo è il senso di una democrazia rappresentativa di tipo parlamentare in cui il governo nasce dal Parlamento e in cui ogni parlamentare è titolare della attività legislativa e rappresenta la Nazione. Questo è il quadro disegnato dalla nostra Costituzione.
La funzione vera della nuova legge elettorale è invece assicurare che comunque si voti, al primo o al secondo turno, una minoranza sia trasformata in maggioranza assoluta ed esprima il Governo. Il voto non ha più la funzione di scegliere il rappresentante politico, ma surrettiziamente quella di scegliere il partito di Governo o votare per evitare che una determinata formazione possa conquistare il governo del Paese.
E’ a priori esclusa la necessità di dialettica parlamentare poiché una sola parte avrà con certezza la maggioranza assoluta: non esiste un sistema simile in nessun Paese democratico. E non esiste da nessuna parte che il voto per la rappresentanza politica si trasformi in voto per l’esecutivo senza che questa sia l’esplicita funzione del voto e addirittura in un sistema costituzionale che non consente ciò.
In altre parole, con una legge elettorale si realizza il sovvertimento del vigente sistema istituzionale fondato sulla centralità del Parlamento e sulla rappresentanza parlamentare.
Si arriva a una elezione diretta dell’esecutivo a insaputa dell’elettore e senza alcun contrappeso e organo di garanzia.
Si realizza la fusione di potere esecutivo e legislativo poiché il primo sarà espressione di quella minoranza trasformata in maggioranza assoluta.
L’incoerenza è ancora maggiore al doppio turno dove si vota con evidenza perché uno dei due abbia la maggioranza assoluta e quindi esprima il governo, ma sono arrivati al secondo turno non confrontandosi sui programmi di governo ma raccogliendo consensi per mandare in parlamento alcuni dei loro rappresentanti. Ovunque esista il ballottaggio questo ha la stessa finalità del primo turno: eleggere il candidato di quel collegio in cui nessuno ha raggiunto al primo turno la maggioranza assoluta dei voti, scegliere il Presidente tra due candidati perché al primo turno nessuno ha vinto…
Nel nostro caso si arriva al ballottaggio per scegliere a chi dare il Governo del paese tra due Partiti in competizione per avere dei rappresentanti in Parlamento.
Un completo sovvertimento del sistema istituzionale che nemmeno la legge Acerbo del 1923 aveva osato attuare.
Con la legge Acerbo, infatti, se nessuno superava il 25% dei voti si andava alla ripartizione dei seggi in modo proporzionale. In ogni caso in quel sistema esisteva il potere del Re, che sul punto non è paragonabile al potere di moral suasion del Presidente della Repubblica.
Non garantiva, la legge Acerbo, la nascita ad ogni costo di una maggioranza assoluta.
La legge Scelba del 1953, la cosiddetta legge truffa, assegnava un premio a chi raggiungeva la maggioranza assoluta dei voti. Il premio non scattò perché nessuno raggiunse quella soglia e la DC ripristinò il sistema precedente.
In sostanza, con l’Italicum avremo: un Parlamento composto in gran parte da nominati delle segreterie di partito, la fusione di potere esecutivo e legislativo nelle mani dello stesso partito, nessun sistema di garanzia o contrappeso, lo svuotamento totale del Parlamento ridotto a un ruolo notarile della volontà dell’esecutivo… sotto minaccia del solito tutti a casa.
Sin dal 1975 (sentenza n. 203) la Corte Costituzionale ha affermato che il Partito non lede alcun diritto nel decidere l’ordine di presentazione dei candidati a condizione che l’elettore sia “pur sempre libero e garantito nella sua manifestazione di volontà, sia nella scelta del raggruppamento che concorre alle elezioni, sia nel votare questo o quel candidato incluso nella lista prescelta, attraverso il voto di preferenza”.
Con l’Italicum tale libertà risulta compromessa, posto che l’elettore volendo votare un determinato candidato di quella lista in ogni caso favorisce l’elezione del primo e poi si vedrà se sarà eletto anche il suo preferito.
Se con il Porcellum “alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini”, con l’Italicum sarà così nominata la stragrande maggioranza di coloro che dovrebbero rappresentare il popolo sovrano. Circostanza “che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione”.
Se con il Porcellum le norme erano “tali da alterare per l’intero complesso dei parlamentari il rapporto di rappresentanza fra elettori ed eletti” con l’Italicum ciò avverrà per la maggioranza degli eletti e per gli altri ci sarà in ogni caso una forte alterazione nel rapporto tra i voti espressi nel collegio e il parlamentare eletto.
I Partiti, impedendo il diretto rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti, “coartano la libertà di scelta degli elettori nell’elezione dei propri rappresentanti in Parlamento, che costituisce una delle principali espressioni della sovranità popolare, e pertanto contraddicono il principio democratico, incidendo sulla stessa libertà del voto di cui all’art. 48 Cost.”.
Le disposizioni dell’Italicum, “dettano una disciplina che non rispetta il vincolo del minor sacrificio possibile degli altri interessi e valori costituzionalmente protetti, ponendosi in contrasto con gli artt. 1, secondo comma, 3, 48, secondo comma, e 67 Cost. In definitiva, detta disciplina non è proporzionata rispetto all’obiettivo perseguito, posto che determina una compressione della funzione rappresentativa dell’assemblea, nonché dell’eguale diritto di voto, eccessiva e tale da produrre un’alterazione profonda della composizione della rappresentanza democratica, sulla quale si fonda l’intera architettura dell’ordinamento costituzionale vigente”.
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