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Timestamp: 2017-11-19 04:56:14+00:00
Document Index: 183699854

Matched Legal Cases: ['art. 724', 'art. 475', 'art. 476', 'art 459', 'art. 459', 'art. 460', 'art. 474', 'art. 459', 'art. 1159', 'art. 1159', 'art. 459', 'sentenza ', 'sentenza ']

Acquisto dell’eredità – Accettazione – espressa o tacita – Accettazione – con beneficio d’inventario
By Avv. Renato D'Isa on 22 gennaio 2015 • ( 1 commento )
L’acquisto dell’eredità – l’accettazione dell’eredità
Sommario – per l’apertura delle pagine corrispondenti ai paragrafi cliccare sui numeri rispettivi in calce al presente articolo
A) INTRODUZIONE – cliccare su pag. 1 del presente articolo
B) ACQUISTO ED ACCETTAZIONE EX LEGE – ACCETTAZIONE SENZA DICHIARAZIONE – cliccare su pag. 2 del presente articolo
1) SOTTRAZIONE DI BENI EREDITARI –
2) MANCATA FORMAZIONE DELL’INVENTARIO –
3) ACQUISTO DA PARTE DELLO STATO –
C) ACCETTAZIONE – cliccare su pag. 3 del presente articolo
1) ACCETTAZIONE ESPRESSA –
2) ACCETTAZIONE TACITA – cliccare su pag. 4 del presente articolo
3) ACCETTAZIONE PRESUNTA – cliccare su pag. 5 del presente articolo
4) ESERCIZIO DEL DIRITTO –
5) IMPUGNAZIONE PER VIOLENZA E DOLO –
6) IMPUGNAZIONE PER ERRORE –
7) LA TRASMISSIONE DEL DIRITTO DI ACCETTARE (VOCAZIONE INDIRETTA)
8) LA PUBBLICITÀ DELL’ATTO DI ACCETTAZIONE –
9) LA LEGITTIMAZIONE IN GIUDIZIO E L’ONERE PROBATORIO –
D) ACCETTAZIONE CON BENEFICIO D’INVENTARIO – cliccare su pag. 6 del presente articolo
1) PRESUPPOSTI – PROCEDIMENTO – ATTIVITÀ –
2) EFFETTI – cliccare su pag. 7 del presente articolo
3) DECADENZA DAL BENEFICIO –
4) LIQUIDAZIONE –
5) RILASCIO DEI BENI –
6) QUESTIONI PROCESSUALI –
7) BENEFICIO EX LEGE –
NOTE – cliccare su pag. 8 del presente articolo
Nel diritto romano solo gli eredi necessari acquistavano automaticamente l’eredità, mentre per gli altri eredi (heredes voluntarii), occorreva un formale atto di accettazione (aditio).
Nel nostro ordinamento, a differenza che in quello francese dove vige il principio c.d. della saisine , per il quale il chiamato all’eredità all’apertura della successione è erede ipso iure (gli eredi sont saisis de plein droit des biens, droits, et actions du défunt , art. 724 c.c. francese), l’accettazione dell’eredità avviene attraverso una specifica manifestazione di volontà del chiamato che dà luogo a due distinte fattispecie, a seconda che la stessa volontà si manifesti esplicitamente o implicitamente.
Nel primo caso avremo accettazione espressa di eredità (art. 475 c.c.) caratterizzata da una esplicita dichiarazione di accettazione del chiamato; nel secondo, ci troveremo di fronte alla fattispecie dell’accettazione tacita di eredità (art. 476 c.c.).
Secondo l’art 459 (acquisto dell’eredità), la qualità di erede si acquista di regola volontariamente mediante l’accettazione, i cui effetti retroagiscono, per una finzione giuridica (finctio iuris) al momento nel quale si è aperta la successione.
L’art. 459 c.c. dispone che l’eredità si acquista con l’accettazione, requisito imprescindibile perché il chiamato all’eredità (tale è il soggetto titolare del diritto di accettare l’eredità, al quale spettano poteri di amministrazione conservativi del patrimonio ereditario ex art. 460 c.c.) consegua lo status di erede.
Al momento dell’apertura della successione, quindi, il soggetto chiamato a succedere (per legge o per testamento) acquisisce il diritto di accettarla, ma non è immediatamente erede. L’art. 474 c.c. specifica che l’accettazione dell’eredità può essere espressa o tacita.
E’ stato anche precisato[1], poi, che il vigente ordinamento non contempla due distinti ed autonomi diritti di accettazione dell’eredità, derivanti l’uno dalla devoluzione testamentaria e l’altro dalla legittima, ma prevede (con riguardo al patrimonio relitto dal defunto, quale che ne sia il titolo della chiamata) un unico diritto di accettazione che, se non viene fatto valere, si prescrive nel termine di dieci anni decorrente dal giorno dell’apertura della successione.
Inoltre[2], l’accettazione dell’eredità devoluta per legge costituisce una manifestazione unilaterale di volontà del successibile, non del suo dante causa, che produce l’effetto dell’acquisto dell’eredità ex lege a norma dell’art. 459 c.c. e non in forza di disposizioni del de cuius.
Essa, pertanto, non essendo riconducibile nello schermo negoziale dell’atto traslativo della proprietà, non concreta il requisito del titolo proveniente a non domino, idoneo in astratto al trasferimento della proprietà che deve concorrere con gli altri requisiti previsti dall’art. 1159 c.c. per il compimento dell’usucapione abbreviata[3].
Inoltre, l’accettazione dell’eredità facendo subentrare il successore nell’intero ed indistinto patrimonio del de cuius o in una quota ideale di esso non consente l’accertamento dell’esatta corrispondenza allo specifico immobile posseduto di quello dedotto nel titolo richiesto dall’art. 1159 cit.
art. 459 c.c. acquisto dell’eredità
Il dettato normativo si limita a questa generica elencazione di requisiti, non descrivendo le fattispecie concrete idonee a rappresentare casi di accettazione tacita di eredità (fatte salve le particolari situazioni descritte ai successivi artt. 478 e 479 c.c.) con il risultato di lasciare ampio spazio all’interpretazione dottrinale e giurisprudenziale, nonché all’analisi della casistica pratica.
Categorie:Articoli e saggi, Diritto Civile e Procedura Civile, Successioni
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 19 gennaio 2015, n. 752. Le norme sul diritto dei minori di conservare “rapporti significativi con gli ascendenti non attribuiscono a questi ultimi un autonomo diritto di visita, ma introducono un elemento ulteriore di indagine e di valutazione nella scelta e nell’articolazione dei provvedimenti da adottare nella prospettiva di una rafforzata tutela del diritto del minore ad una crescita serena ed equilibrata. In altri termini era la prospettiva del minore, e non quella dell’ascendente, a dovere essere apprezzata e tutelata, in conformità ai principi generali vigenti in materia di provvedimenti relativi ai minori. Nel caso di specie, senza entrare nel merito delle reciproche accuse mosse tra le parti circa l’andamento dei rapporti anche precedente alla scomparsa della madre della piccola, restava il fatto certo e comprovato della volontà manifestata dalla bambina in più riprese di non voler vedere la nonna materna, quantomeno allo stato e salva ogni eventuale diversa determinazione della stessa minore che, se del caso, avrebbe dovuto essere recepita e rispettata nell’interesse della medesima, in attuazione del principio di diritto sopra richiamato.
Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 22 gennaio 2015, n. 288. L’errata individuazione degli estremi del provvedimento impugnato non rende nullo il ricorso, quando dalla lettura complessiva di quest’ultimo l’atto sia comunque chiaramente individuabile.
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