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Timestamp: 2020-07-16 13:20:46+00:00
Document Index: 138793253

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 737', 'art. 739', 'art. 13']

Corte d'Appello di Firenze, Sez.I, 197/2001 - testo integrale Sentenza
Corte d'Appello di Firenze, Sez.I, 197/2001
Diniego nulla osta e ricongiungimento familiare/r/nInviata dal dott. Giovacchino Massetani Decreto pubblicato il 2-11-2001 cronologico n. 8565
Dott. Giovacchino Massetani
Decreto pubblicato il 2-11-2001 cronologico n. 8565
197/2001 V.G.
Riunita in camera di consiglio e composta dai Signori Magistrati:
Dott. Giovacchino Massetani Presidente
Dott. Bruno Rados Consigliere
nella procedura per reclamo avverso il decreto del Tribunale di Siena, in data 10 marzo 2001, promossa dal Ministero dell'Interno, ha pronunziato il seguente
Viene proposto reclamo avverso il decreto con cui il Tribunale di Siena, ritenuto sussisterne le condizioni, ha accertato il diritto di K.M. al ricongiungimento familiare, in ciò dichiarando l'illegittimità del diniego di nulla osta da parte del Questore di Siena. Ad avviso del reclamante, il procedimento svoltosi avanti al Tribunale sarebbe viziato per essere stata omessa la notifica del ricorso introduttivo alla Avvocatura dello Stato, difensore ex lege delle amministrazioni statali. Il vizio in parola non sarebbe stato sanato dalla presenza in udienza di un rappresentante dell'Amministrazione, dal momento che la parte non può difendersi da sola. Osserva il Collegio che il d.lg. 25 luglio 1998, n. 286 prevede, in diverse ipotesi, che l'autorità giudiziaria venga chiamata a pronunziarsi sui provvedimenti dell'autorità amministrativa, riguardanti l'ingresso o la permanenza dello straniero in Italia. Vi sono, in primo luogo, ipotesi in cui l'autorità amministrativa ( prefetto) decida l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale, ipotesi di cui costituisce fattispecie ulteriore quella che vede l'emanazione di provvedimento (del questore) che disponga che lo straniero espulso sia trattenuto temporaneamente presso un centro di assistenza ed accoglienza; sono questi i casi previsti dagli artt. 13 e 14 della legge citata. Vi sono invece casi un cui l'autorità amministrativa (questore) si pronunzia sul ricongiungimento familiare dello straniero ovvero sul permesso di soggiorno per motivi familiari. In entrambe le circostanze, la legge prevede che l'organo giudiziario, competente a decidere sull'eventuale ricorso avverso i provvedimenti amministrativi, sia il pretore del luogo ove ha sede l'autorità che ha emesso il provvedimento e che la procedura da seguire sia quella degli artt. 737 e seguenti cpc, “sentito l'interessato” (ritenendo evidentemente il legislatore che, in mancanza di quest'ultimo specifico inciso, nel procedimento di cui agli artt. 737 e segg. cpc non vi sarebbe necessariamente stato spazio per l'audizione del soggetto interessato dal provvedimento). Con il d.lg. 13 aprile 1999, n. 113 nel testo di legge in argomento è stato inserito l'art. 13 bis, che ha il seguente tenore:
“Partecipazione dell'amministrazione nei procedimenti in camera di consiglio.
1. Se il ricorso di cui all'articolo 13 è tempestivamente proposto, il pretore fissa l'udienza in camera di consiglio con decreto, steso in calce al ricorso. Il ricorso presentato fuori dei termini è inammissibile. Il ricorso con in calce il provvedimento del giudice è notificato, a cura della cancelleria, all'autorità che ha emesso il provvedimento.
4.	La decisione non è reclamabile, ma è impugnabile per Cassazione.”
Se dunque, prima dell'introduzione dell'art. 13 bis, soltanto il destinatario del provvedimento di espulsione ovvero riguardante l'unità familiare aveva diritto ad essere sentito, con la norma in parola si è inteso consentire anche all'Amministrazione di partecipare all'udienza camerale in cui il tribunale (che ha preso il posto del pretore) esamina il ricorso avverso il provvedimento contestato. Ma la procedura prevista dall'art. 13 bis riguarda espressamente (ed esclusivamente) le ipotesi dell'art. 13 e del n. 4 del successivo art. 14 della stessa legge e fa assumere al procedimento i caratteri della giurisdizione contenziosa, propri di varie altre differenti materie trattate parimenti in camera di consiglio (si pensi ai temi della famiglia), con la conseguente necessità di tutelare il contraddittorio in maniera più formale e rigorosa di quanto non preveda la normativa posta dagli artt. 737 e seguenti cpc: al tribunale è imposto di provvedere alla notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza camerale all'Amministrazione che ha emesso il provvedimento controverso. Al contrario, per le ipotesi che sono regolate dagli artt. 29 e 30 del d.lg. 286/1998 (ed alle quali non si applica la normativa dell'art. 13 bis), il procedimento rimane quello previsto dagli artt. 737 e segg. cpc, con la specificazione che deve essere “sentito l'interessato” (non anche instaurato il contraddittorio con la P.A.). Pur rilevato, dunque, che il tribunale di Siena ha ottemperato (ancorchè si vertesse in differente fattispecie) alle disposizioni dettate dall'art. 13 bis per le differenti ipotesi degli artt. 13 e 14 della legge 286/1998 e che in conseguenza di ciò all'udienza è intervenuto personale di quella questura, deve principalmente affermarsi che, per la procedura di cui agli artt. 29 e 30 del d.lg. 286/1998, di cui ora si tratta, non sussiste (in quanto non prevista) la facoltà dell'Amministrazione di partecipare alle udienze avanti all'autorità giudiziaria, onde nessuna violazione è stata compiuta nel procedimento svoltosi avanti quel giudice. Per ciò che attiene alla legittimazione a proporre il presente reclamo, occorre osservare che, in via generale, i provvedimenti adottati all'esito della procedura di cui all'art. 737 cpc sono reclamabili ad opera dei soggetti, sui cui diritti il provvedimento incida. Allorché si tratti del decreto del giudice, in tema di espulsione od internamento dei centri d'accoglienza, lo straniero che è destinatario del provvedimento è certamente legittimato a proporre il reclamo di cui all'art. 739 cpc, mentre non lo è l'Amministrazione, come l'art. 13 bis n. 4 espressamente prevede. Nella fattispecie concreta, all'Amministrazione, cui non è dato neppure di partecipare all'udienza camerale e che non è portatrice di un diritto od interesse contrastante con quello proprio dello straniero ricorrente (al punto che qui non è stata previsto nè che essa sia informata del procedimento in corso nè, tantomeno, che essa possa parteciparvi) non può riconoscersi alcuna legittimazione a proporre reclamo, che risulta inammissibile. Da ciò consegue il diritto del resistente alla rifusione delle spese, che sono d'ufficio liquidate in complessive £ 1.500.000 (di cui £ 5.000.000 per diritti, £ 1.000.000 per onorari).
Dichiara inammissibile il reclamo e condanna l'Amministrazione a rifondere a K.M. le spese del presente grado, liquidate in complessive £ 1.500.000.
Firenze, 2 novembre 2001.