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Timestamp: 2020-06-06 13:48:22+00:00
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Cassazione Civile, Sez. Unite, 13 settembre 2005, n. 18120 - testo integrale Sentenza
Cassazione Civile, Sez. Unite, 13 settembre 2005, n. 18120
Rimborso irpef. condanna alle spese
Dott. Giuseppe IANNIRUBERTO - Presidente di sezione -
Dott. Vittorio DUVA - Presidente di sezione -
Dott. Mario CICALA - Rel. Consigliere -
MINISTERO DELL'ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro
pro-tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale
rappresentante pro-tempore, domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI
12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e
P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GERMANICO 24, presso lo
studio dell'avvocato CLAUDIO MORICI, rappresentato e difeso
dall'avvocato VINCENZO MORSO, giusta delega a margine del
avverso la sentenza n. 975/02 della Corte d'Appello di FIRENZE,
depositata il 30/07/02;
03/03/05 dal Consigliere Dott. Mario CICALA;
uditi gli avvocati DE BELLIS, dell'Avvocatura Generale dello Stato,
Vincenzo MORSO;
udito il P.M. in persona dell'Avvocato Generale Dott. Domenico
IANNELLI che ha concluso per l'accoglimento del ricorso,
Con sentenza 12 ottobre 2000, n. 2698, il Tribunale di Firenze respingeva l'opposizione proposta dal Ministero delle Finanze e dall'Agenzia delle Entrate avverso il decreto ingiuntivo emesso il 1/VII/1998, dal Presidente del medesimo Tribunale, su ricorso di G.P.; costui aveva agito in via monitoria per ottenere dall'Amministrazione finanziaria il rimborso dovutogli per IRPEF relativa al 1991 ed ammontante a £ 16.057.000, oltre interessi.
Con sentenza del 14/VI-30/VII/2002, n.975, la Corte di appello di Firenze respingeva l'impugnazione proposta dal Ministero delle Finanze e dall'Agenzia delle Entrate ed accoglieva, invece, l'appello incidentale del P., concernente la mancata condanna, in primo grado, della Amministrazione alle spese.
La Corte ribadiva che la controversia, non involgendo questioni sull'esistenza e l'entità del credito d'imposta, risultanti dalla missiva dell'Amministrazione, il cui contenuto era stato confermato dall'Ufficio destinatario, doveva ritenersi devoluta alla giurisdizione dell'autorità giudiziaria ordinaria ed alla competenza del Tribunale, avuto riguardo alla materia dibattuta.
Il Ministero delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate ricorrono avverso tale sentenza, sulla base di un unico motivo. Resiste, con controricorso, il P..
Con l'unico motivo di ricorso si deduce difetto di giurisdizione del giudice ordinario rispetto alle Commissioni tributarie in relazione agli artt. 2 del D Lgs 31.12.1992 n 546 in relazione all'art. 360 comma 1 n 1 c p c Violazione e falsa applicazione dell'art. 42 commi 2 e 3 del D.P.R. 29.9.1973 n. 600 in relazione all'art. 360 comma 1 n. 3 c.p.c..
Si sostiene che la nota, in data 11/VIII/1997, dell'Ufficio Distrettuale delle Imposte Dirette dì Firenze, inviata (oltre che al contribuente) all'Intendenza di Finanza di Firenze, conteneva una proposta di rimborso e non integrava, quindi, alcun riconoscimento del debito da parte della competente Intendenza, la quale non aveva emesso alcun ordinativo di pagamento né confermato la proposta, in quanto le diciture "convalidata" e "rimborso spettante", apposte in calce alla nota stessa, non provenivano da tale ufficio, ma dallo stesso Ufficio proponente.
Il ricorso deve per altro essere rigettato in adesione all'orientamento espresso dalla sentenza di queste Sezioni Unite n. 10725 del 22 luglio 2002 (cui si possono affiancare le sentenze sempre delle Sezioni Unite 26 gennaio 2001, n. 8; 4 settembre 2001, n. 11403).
La sentenza n. 10725 ha affermato che sussiste la giurisdizione del giudice ordinario ove l'amministrazione abbia comunque riconosciuto il diritto al rimborso e la quantificazione della somma dovuta, sì che non residuino questioni circa l'esistenza dell'obbligazione tributaria, il quantum del rimborso o le procedure con le quali lo stesso deve essere effettuato.
È ciè è puntualmente avvenuto nel caso di specie, come emerge dall'esame degli atti, e dalla circostanza che la Amministrazione non contesta la sussistenza del debito.
Condanna la ricorrente alle spese che liquida in 2100 (di cui 2000 come onorari) oltre spese generali ed accessori come per legge.
Così deciso nella camera di consiglio delle Sezioni Unite il 3 marzo 2005
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 13 SET. 2005