Source: https://www.soscoronavirus.info/aiuti-di-stato-nella-fase-emergenziale-con-limite-quantitativo/
Timestamp: 2020-07-05 13:36:08+00:00
Document Index: 75344112

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 28', 'art. 120', 'art. 177', 'art. 222', 'art. 2']

Aiuti di stato nella fase emergenziale con limite quantitativo - SOS corona virus
Aiuti di stato nella fase emergenziale con limite quantitativo
24 Giugno 2020 0 Comment Fiscal Focus
Durante l’emergenza COVID-19 lo Stato Italiano è stato autorizzato dalla Commissione europea a erogare aiuti di stato alle imprese. Gli aiuti, per ovvi motivi, sono limitati al periodo emergenziale e comprendono tutte le iniziative attuate dal Governo da marzo in poi (contributo a fondo perduto, crediti d’imposta di varia natura, garanzie sui prestiti, ecc) per arginare l’emergenza economica scaturita da quella sanitaria.
Gli aiuti devono essere erogati nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final“Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, e successive modifiche”.
L’obiettivo perseguito dalla Commissione europea attraverso la suddetta comunicazione è stato quello di derogare alle regole ordinariamente vigenti in ambito unionale in merito agli aiuti di Stato al fine di consentire agli Stati membri di sostenere le imprese in difficoltà a causa dell’attuale pandemia di COVID-19, mantenendo al contempo l’integrità del mercato interno dell’UE e garantendo condizioni di parità.
La Comunicazione in commento fissa dunque dei limiti e delle condizioni, che devono essere necessariamente rispettati dal legislatore nazionale.
Una prima condizione imposta dall’unione europea riguarda l’aspetto quantitativo dell’aiuto che non può superare 800.000 EUR per impresa sotto forma di sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili, agevolazioni fiscali o di pagamenti.
Per quanto detto l’impresa deve necessariamente tenere conto dell’ammontare complessivo di aiuti ricevuto durante il periodo emergenziale al fine di rispettare detto limite.
Ammontare del contributo a Fondo Perduto – Sulla base di quanto disposto dall’art. 25 del Decreto, i soggetti beneficiari della norma avranno diritto a ricevere una somma a fondo perduto calcolata in misura percentuale sulla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019. In particolare, tale percentuale sarà pari al:
20%, nel caso in cui i ricavi 2019 non superino l’importo di 400.000 euro;
15%, nel caso in cui i ricavi 2019 siano superiori a 400.000 euro e fino a 1.000.000 euro;
10%, nel caso in cui i ricavi 2019 siano superiori a 1.000.000 euro e fino a 5.000.000 euro;
Pertanto, l’ammontare del contributo a fondo perduto spettante potrà oscillare tra:
un minimo di 1.000 euro nel caso di persone fisiche e di 2.000 euro nel caso di persone giuridiche (comma 6);
un massimo di 500.000 euro, ipotizzando che il fatturato 2019, pari a 5.000.000, sia stato conseguito interamente nel mese di aprile e che nel mese di aprile 2020 sia pari a zero (tuttavia, è evidente che la situazione appena descritta rappresenterebbe più un mero “caso scuola”).
I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate – Benché l’art. 25 del Dl 34/2020 non disponga alcun riferimento esplicito al limite di 800 mila euro disposto dall’Unione Europea in materia di sugli aiuti concessi per far fronte all’emergenza Covid-19, l’Agenzia delle Entrate nella Circolare 15/E del 13.06.2020 ha chiarito che il contributo a fondo perduto può essere erogato nel rispetto del limite e delle condizioni previsti dalla Comunicazione della Commissione europea C(2020) 1863 del 19 marzo 2020 «Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19», e successive modifiche.
Pertanto, l’aiuto concesso, cumulato con le altre misure eventualmente spettanti, deve rientrare nel valore nominale massimo di 800.000 euro (o 120.000 nel caso in cui l’impresa svolga la propria attività nei settori per i quali sono previste soglie più basse).
Difatti, è possibile affermare che tutte le misure a favore delle imprese adottate per effetto dei tre decreti Covid-19 – Decreti Cura Italia n. 18/2020, Liquidità n. 23/2020 e Rilancio n. 34/2020 – cumulate tra loro debbano rispettare il predetto limite di 800.000 euro. A titolo esemplificativo, tra di esse rientrano alcune tra le principali disposizioni del Decreto Rilancio, quali:
la cancellazione del saldo IRAP 2020 (art. 24);
il credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda (art. 28);
gli ulteriori sotto forma di sovvenzioni dirette, anticipi rimborsabili o agevolazioni fiscali o di garanzie sui prestiti, tassi di interesse ed altri, erogati da Regioni, Province autonome ed enti territoriali (artt. 54 e seguenti);
il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro (art. 120);
l’esenzione IMU per il settore turistico (art. 177)
il fondo emergenziale per l’agricoltura, la pesca e l’acquacoltura istituito a tutela delle filiere in crisi (art. 222).
A queste, si badi bene, si aggiungono anche le disposizioni in tema di finanziamenti garantiti dallo Stato di cui al Decreto Liquidità.
Oltre ai limiti quantitativi, le ulteriori considerazioni che preme qui evidenziare riguardano il vincolo secondo il quale le imprese che beneficiano degli agevolazioni rientrati negli aiuti Covid-19 non debbano trovarsi alla data del 31 dicembre 2019 in stato di “difficoltà” come definite dall’art. 2, punto 18 – Regolamento Europeo n. 651/2014. A tal fine, ricordiamo che l’ordinamento UE prevede che regolamenti spieghino i loro effetti sugli ordinamenti nazionali già nel momento di entrata in vigore (a differenza delle Direttive che, invece, necessitano di essere recepite con Legge nazionale).
Non solo: considerato che per beneficiare delle predette agevolazioni occorre autocertificare il rispetto dei requisiti di cui alla Comunicazione UE 1863, il mancato possesso degli stessi comporterebbe in capo ai soggetti beneficiari degli aiuti la possibile applicazione di sanzioni penali.
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