Source: http://aliprandi.blogspot.co.uk/2014/02/
Timestamp: 2018-05-26 17:27:56+00:00
Document Index: 70395094

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 83']

SIMONE ALIPRANDI BLOG: febbraio 2014
Ho realizzato una piattaforma social in cui gli utenti si registreranno e caricheranno i contenuti. Pensavamo di metterla online appena possibile e aggiungere successivamente i termini d'uso e l'informativa privacy. È un problema?
RISPOSTA: È altamente sconsigliato andare online senza aver predisposto tutte le disposizioni di carattere giuridico che regolamentano un sito, specie quando su questo sito possono operare anche gli utenti dopo essersi loggati. La gestione di un sistema di login da parte del titolare del sito rappresenta infatti una forma di trattamento dei dati personali che quindi fa scattare alcuni obblighi di legge, come ad esempio l'esposizione sul sito di una adeguata informativa sulla privacy. Non solo. Infatti se sul sito in questione gli utenti possono pure caricare contenuti creativi, vi è anche l'aspetto dei diritti d'autore ad entrare in gioco. Il gestore del sito infatti ha un ruolo di “internet service provider” e quindi per la legge è considerato responsabile entro alcuni limiti su alcune delle attività che si svolgono sul sito. E' importante quindi che la registrazione degli utenti e il caricamento di qualsivoglia contenuto sul sito siano preceduti dall'accettazione di un adeguato testo con i termini d'uso. Infine, se la piattaforma prevede anche la possibilità di svolgere attività di carattere commerciale (offerta di beni e servizi, transazioni monetarie...), è fondamentale verificare la sua compatibilità con la normativa in materia di commercio elettronico.
puntata n. 44 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria
Etichette: diritto d'autore, diritto di internet, rockit
Libertà di linking. Pubblicare un link non viola il copyright
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha finalmente posto fine a un dibattito piuttosto ridicolo, in merito a un principio sul quale molti operatori che usano contenuti in Internet hanno avuto più di un problema. Il fatto di pubblicare un link che consente di arrivare a una risorsa Internet pubblica, alla quale normalmente si arriva attraverso una home page e una serie di passaggi (esempio: mostrando avvisi commerciali) non costituisce “pubblicazione” del contenuto di quella pagina e dunque non è soggetta all’autorizzazione del titolare.
Pare una discussione surreale, ma esiste ancora oggi chi... [continua]
Articolo uscito su MySolution Post il 24 febbraio 2014.
Sullo stesso tema si segnala anche l'articolo Libertà di linking. Una corte dalla vista lunga uscito su Apogeonline il 20 febbraio 2014 e disponibile qui.
Pubblicato da Simone Aliprandi a 17:07 Nessun commento:
Etichette: copyright, diritto d'autore, diritto di internet
A fare il primo annuncio è stato Claudio Artusio di CC Italia proprio con un messaggio nella mailing list italiana di CC lo scorso gennaio, con il quale ha invitato tutta la community a prendere visione di una bozza già predisposta grazie al contributo degli uditori del Progetto SeLiLi e disponibile come file "aperto" su Google Docs.
La bozza è rimasta aperta ai commenti di chiunque ritenesse di poter apportare un utile contributo ufficialmente fino al 27 gennaio 2014.
Scarica il PDF del Vademecum
"Eseguire in pubblico musica in Creative Commons"
Il testo, come detto, resterà aperto ad ulteriori commenti e integrazioni su Google Docs all'indirizzo http://bit.ly/1fStvtO.
Pubblicato da Simone Aliprandi a 12:33 1 commento:
Etichette: borderò, creative commons, pagare la SIAE, SIAE
Negli ultimi mesi mi sono reso conto dell’ottimo lavoro fatto da tanti Colleghi nella realizzazione di numerose guide pratiche al processo civile telematico.
Manuali, quindi, dal taglio decisamente pratico e volti a far prendere dimestichezza all’Avvocato con gli strumenti informatici necessari alla partecipazione attiva al processo in forma digitale.
Queste guide, che fra l’altro anche io sto – nel mio piccolo – cercando di realizzare, hanno il pregio di introdurre con semplicità il professionista del diritto ad un mondo tutto nuovo, fatto di tecnologia, termini informatici, formati di trasmissione dati etc…
Confrontandomi con altri Colleghi del mio Foro, però, mi sono reso conto che vi è una grande voglia di conoscere il “come si fa” a scapito molto spesso del “perché lo si fa”.
Questo articolo, benché ancora una volta orientato a dare delle informazioni di base ai professionisti del diritto su quali cambiamenti porterà l’avvento del PCT, cercherà quindi di tenere d’occhio la normativa di riferimento, evidenziando eventuali problematiche giuridiche già emerse in questi anni di sperimentazione.
Veniamo ai cambiamenti con i quali dovremo convivere a partire dal 30 giugno 2014.
1) Cosa avremo l’obbligo di depositare digitalmente
Come sappiamo a partire da tale data, “nei procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, innanzi al tribunale, il deposito degli atti processuali e dei documenti da parte dei difensori delle parti precedentemente costituite ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.” (legge di stabilità 2013).
L’obbligatorietà del deposito telematico è estesa anche ai procedimenti monitori, alle procedure esecutive (con l’eccezione dell’atto di pignoramento) ed alle procedure concorsuali (già parzialmente telematizzate a seguito della riforma della legge fallimentare).
A partire dal 30 giugno 2014 dovremo quindi obbligatoriamente depositare in forma digitale tutti gli atti civili successivi alla costituzione in giudizio, quali, ad esempio, le memorie 183 e le comparse conclusionali., restando pertanto esclusi gli atti di citazione (e più in generale gli atti introduttivi del giudizio) e la comparsa di costituzione e risposta che, a differenza della citazione, potrà però essere depositata digitalmente benché non in via obbligatoria.
A queste tipologie di atto si aggiungeranno poi tutti i ricorsi per decreto ingiuntivo depositati dinanzi al tribunale (ricordo che per adesso i Giudici di Pace sono esclusi dal procedimento di digitalizzazione dei fascicoli) e gli atti da depositarsi nelle procedure esecutive.
La legge di stabilità 2013, però, oltre a dirci “cosa” dovremo obbligatoriamente depositare in via telematica dopo il 30 giugno 2014, ci ricorda anche “come” dovremo farlo, ossia, “….nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici….”
A quale normativa si fa riferimento ?
Sostanzialmente ad una pluralità di norme:
Il D.M. 44/2011
Il Codice dell’Amministrazione Digitale - Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82
Il provvedimento 18 luglio 2011 – Specifiche tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 febbraio 2013 - Regole tecniche in materia di generazione, apposizione e verifica delle firme elettroniche avanzate, qualificate e digitali, ai sensi degli articoli 20, comma 3, 24, comma 4, 28, comma 3, 32, comma 3, lettera b), 35, comma 2, 36, comma 2, e 71.
...oltre ad ulteriore normativa di rimando.
Questa serie di provvedimenti normativi serve sostanzialmente a dirci “come” dovremo depositare i nostri atti telematici.
2) Come avremo l’obbligo di depositare i nostri atti
Se antecedentemente all’introduzione del PCT l’unica forma di deposito degli atti di causa era quella analogica, con l’inserimento delle tecnologie digitali all’interno del processo civile il legislatore ha dovuto fare i conti con molte problematiche sia di ordine pratico che di ordine giuridico.
Nessun problema, infatti, vi era con la sottoscrizione analogica degli atti, posto che (per dirla con una battuta) al cambiare della penna usata per la sottoscrizione certamente non sarebbe mutata la valenza della firma.
Nell’ambito delle sottoscrizioni digitali, invece, esistevano (ed esistono) una pluralità di così dette “firme elettroniche” cui la legge – in particolare il CAD – conferiscono diverso valore giuridico.
Per la sottoscrizione degli atti digitali, quindi, si è scelto di adottare la “firma digitale”, una particolare tipologia di firma elettronica avanzata che garantisce particolari standard di sicurezza sull’identificazione e immutabilità del soggetto firmatario.
Il legislatore, però, non solo ha scelto quale tipologia di firma elettronica utilizzare nel processo civile telematico, ma ne ha indicato anche il formato, ossia, il CADES (identificato dall’estensione .P7M).
Questo formato non è l’unico esistente in ambito di firma digitale ne esistono molti altri fra cui – i più famosi e comunque parzialmente riconosciuti nel nostro paese – il PADES e lo XADES.
Il PADES (assieme al nostro CADES p7m) è decisamente il più diffuso ed ha la peculiarità di permettere la creazione – assieme al codice digitale che rappresenta la vera e propria firma – anche di una firma “per immagine” da apporre direttamente sul documento che si va a firmare.
Il sistema CADES, invece, inserisce il documento originale (poniamo prova.pdf) all’interno di una busta virtuale che viene sottoscritta digitalmente, mutando l’estensione del file originale (che diverrà prova.pdf.p7m) e lasciando tale firma invisibile. Per il controllo della firma sul documento sarà quindi necessario avvalersi di un software apposito (per un approfondimento sul punto vi rimando all'articolo "la verifica della firma digitale").
A prescrivere questo formato come l’unico idoneo al deposito degli atti per via telematica è il Provvedimento 18 luglio 2011 - Specifiche tecniche per l'adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione” che all’art. 12 recita:
A. L’atto del processo in forma di documento informatico rispetta i seguenti requisiti:
a. è in formato PDF;
b. è privo di elementi attivi;
c. è ottenuto da una trasformazione di un documento testuale, senza restrizioni per le operazioni di selezione e copia di parti; non è pertanto ammessa la scansione di immagini;
d. è sottoscritto con firma digitale o firma elettronica qualificata esterna, pertanto il file ha la seguente denominazione: .pdf.p7m;
e. è corredato da un file in formato XML, che contiene le informazioni strutturate nonché tutte le informazioni della nota di iscrizione a ruolo, e che rispetta gli XSD riportati nell’Allegato 5; esso è denominato DatiAtto.xml ed è sottoscritto con firma digitale o firma elettronica qualificata.
B. La struttura del documento firmato è CAdES; il certificato di firma è inserito nella busta crittografica La modalità di apposizione della firma digitale o della firma elettronica qualificata è del tipo “firme multiple indipendenti” o parallele, e prevede che uno o più soggetti firmino, ognuno con la propria chiave privata, lo stesso documento (o contenuto della busta). L’ordine di apposizione delle firme dei firmatari non è significativo e un’alterazione dell’ordinamento delle firme non pregiudica la validità della busta crittografica; il file generato si presenta con un’unica estensione p7m. Il meccanismo qui descritto è valido sia per l’apposizione di una firma singola che per l’apposizione di firme multiple.”
Questo importantissimo articolo reca con se molte altre informazioni importanti:
A) Innanzitutto l’atto principale che viene inserito nella busta telematica deve essere un pdf
B) Che tale pdf non deve però essere stato creato attraverso un processo di acquisizione per immagine (scannerizzazione) ma ottenuto attraverso la trasformazione di un file testuale
C) Che il file in questione è sottoscritto con firma digitale in formato CADES ed ha quindi la denominazione nomelibero.pdf.p7m
D) Che il documento è corredato da un file in formato .xml che dovrà riportare le medesime informazioni (in formato strutturato) presenti all’interno del nostro atto digitale, nonché le eventuali informazioni presenti nella nota di iscrizione a ruolo
Tali prescrizioni fanno chiaramente emergere la volontà del legislatore di sveltire le procedure di formazione e aggiornamento dei fascicoli digitali, nonché quelle di produzione degli atti giudiziari.
Il file datiatto.xml, infatti, non fa altro che permettere al sistema giustizia di acquisire automaticamente i dati del procedimento senza la necessità di un inserimento manuale da parte del Cancelliere. I dati inseriti in questo file (che come detto devono essere identici a quelli inseriti nell’atto principale) verranno acquisiti in modo automatico dai sistemi informatici ministeriali ed utilizzati per la creazione e per l’aggiornamento del fascicolo.
Vi preciso che il file viene solitamente creato dal software di redazione della busta telematica alla fine della procedura di inserimento dei dati.
Allo stesso modo l’obbligatorietà di utilizzare un pdf testuale per redigere e depositare il nostro atto digitale fa chiaramente emergere la volontà di poter “lavorare” sul file presente nel fascicolo virtuale, ad esempio facendo copia incolla delle nostre conclusioni all’interno della sentenza del Giudice.
Il deposito di un pdf in formato immagine, infatti, non permetterebbe operazioni di questo tipo, poiché il testo presente nel file di riferimento non sarebbe riconosciuto dal sistema come vero e proprio testo ma come semplice parte di un’immagine.
3) Cosa possiamo/dobbiamo allegare
Oltre a redigere e sottoscrivere il nostro atto digitale con i classici strumenti che siamo abituati ad utilizzare (redattore testi), dovremo provvedere ad allegare tutta una serie di documenti, alcuni obbligatori altri facoltativi, che sono solitamente indicati come:
Allegati semplici
Gli allegati obbligatori varieranno a seconda della tipologia di atto che dovremo andare a depositare, e non differiranno dai normali allegati cartacei che siamo abituati a depositare assieme ai nostri atti difensivi.
Prendendo ad esempio il ricorso per decreto ingiuntivo dovremo obbligatoriamente allegare:
Il file datiatto.xml firmato digitalmente (che come abbiamo appena detto viene creato automaticamente dal software di redazione della busta);
La procura alle liti scannerizzata e sottoscritta digitalmente (in questo caso la procura dovrà essere stampata, sottoscritta dal cliente analogicamente, autenticata dall’Avvocato e poi scannerizzata);
La nota di iscrizione a ruolo firmata digitalmente;
La ricevuta del pagamento del contributo unificato.
Gli altri allegati, come ad esempio la messa in mora o l’estratto autentico delle scritture contabili, saranno invece degli allegati semplici.
Gli allegati dovranno obbligatoriamente avere uno dei formati specificati all’art. 13 del ”Provvedimento 18 luglio 2011 - Specifiche tecniche per l'adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione”:
f. .gif
g. .tiff
h. .xml.
c. .arj.
Come forse alcuni di voi avranno notato, non è ad oggi – purtroppo – possibile depositare file in formato .eml, ossia nel formato in cui vengono solitamente salvate le ricevute dei messaggi di PEC.
Questo tipo di scelta – segnalata come problematica da molti studiosi del settore già da alcuni mesi – comporta l’impossibilità per i Colleghi che effettuano notificazioni in proprio via PEC (ex art. 3-bis L.53/94) di depositare le ricevute digitali delle proprie notifiche, costringendoli ad un’inutile attività di stampa e ad una successiva (e peraltro irrituale) apposizione di un’attestazione di conformità all’originale.
Superando, però, il problema del formato .eml che si auspica venga presto risolto dal legislatore, va infine precisato che tutti questi file, come ho già chiarito anche in precedenti articoli, dovranno poi essere “fusi” all’interno di un’unica busta telematica che sarà realizzata attraverso il software di redazione busta. Ve ne sono svariati in commercio, in alcuni casi anche gratuiti.
4) Come dobbiamo depositare la nostra busta telematica
Visto, quindi, quali atti abbiamo l’obbligo di depositare e come dobbiamo prepararli, cerchiamo infine di capire come fare a depositarli.
Antecedentemente all’entrata in vigore del D.M. 44/2011, l’Avvocato telematico aveva l’obbligo di iscriversi ad un così detto PDA (punto di accesso) che si occupava di gestire, per il professionista, le attività di invio degli atti telematici e di ricezione di comunicazioni e ricevute.
Questa attività veniva espletata attraverso un indirizzo PEC interno al PDA (CPE-CPT) creato ad hoc.
Con l’introduzione della normativa attuale, invece, l’Avvocato non è più obbligato a iscriversi a un PDA (che resta comunque un comodo metodo per gestire il PCT) ma gli basterà essere titolare di un indirizzo PEC funzionante e procedere all’invio della busta elettronica crittografata (realizzata con apposito software di redazione) attraverso la propria posta elettronica certificata.
Il messaggio PEC dovrà avere, quale dimensione massima, 30 mb (art. 14 del Provvedimento 18 luglio 2011) e dovrà essere inviato entro le ore 14.00 dell’eventuale giorno di scadenza per il deposito.
Il flusso dei dati previsti dalla normativa sopra richiamata prevede il seguente iter (schema realizzato dal Ministero):
Il depositante predispone l’atto e gli allegati, tipicamente utilizzando un apposito software applicativo.
Il software applicativo produce la busta telematica.
Il depositante predispone il messaggio di PEC (eventualmente attraverso lo stesso software utilizzato per la predisposizione della busta telematica), con destinatario l’indirizzo di PEC dell’ufficio giudiziario o dell’UNEP destinatario.
Il messaggio viene inviato al gestore di PEC del depositante stesso.
Il gestore di PEC del depositante restituisce la Ricevuta di Accettazione (RdA), che viene resa disponibile nella casella di PEC del depositante.
Il gestore di PEC del depositante invia il messaggio al gestore di PEC del Ministero della giustizia (GiustiziaCert)
Il gestore di PEC del Ministero della giustizia restituisce la Ricevuta di Avvenuta Consegna (RdAC); la busta si intende ricevuta nel momento in cui viene generata la RdAC.
La RdAC viene resa disponibile nella casella di PEC del depositante.
Il gestore dei servizi telematici effettua il download del messaggio di PEC.
Il gestore dei servizi telematici verifica la presenza del depositante (titolare della casella di PEC mittente) nel ReGIndE; nel caso in cui il depositante sia un avvocato, effettua l’operazione di certificazione, ossia viene verificato lo status del difensore; nel caso in cui lo status non sia “attivo”, viene segnalato alla cancelleria.
Il gestore dei servizi telematici effettua gli opportuni controlli automatici (formali) sulla busta telematica.
L’esito dei suddetti controlli è inviato con un messaggio di PEC al depositante, mediante un collegamento con il gestore di PEC del Ministero della giustizia.
Il gestore dei servizi telematici recupera la Ricevuta di Accettazione (RdA) dal gestore di PEC del Ministero.
Il gestore dei servizi telematici salva la relativa RdA nel fascicolo informatico.
Il gestore di PEC del Ministero invia il messaggio con l’esito dei controlli automatici al gestore di PEC del depositante.
Il gestore di PEC del depositante provvede a rendere disponibile l’esito dei controlli automatici nella casella di PEC del depositante.
Il gestore di PEC del depositante invia al gestore di PEC del Ministero la Ricevuta di Avvenuta Consegna (RdAC).
La RdAC viene recuperata dal gestore dei servizi telematici.
La RdAC viene salvata nel fascicolo informatico.
L’operatore di cancelleria o dell’ufficio NEP, attraverso il sistema di gestione dei registri, accetta l’atto, che viene così inserito nel fascicolo informatico.
Il gestore dei servizi telematici, all’esito dell’intervento dell’ufficio, invia un messaggio di PEC al depositante, collegandosi con il gestore di PEC del Ministero della giustizia, utilizzando il formato del messaggio previsto.
Il gestore di PEC del Ministero invia il messaggio con l’esito dell'intervento d'ufficio al gestore di PEC del depositante.
Il gestore di PEC del depositante provvede a rendere disponibile l’esito dell'intervento d'ufficio nella casella di PEC del depositante.
Dall'analisi di questo schema ministeriale salta subito agli occhi come l’attività del cancelliere – che accetta l’atto e fa partire l’ultima ricevuta di conferma – resti centrale ed assolutamente ineliminabile.
Nonostante, infatti, la data del deposito sia fatta risalire al momento della generazione della RDAC, l’eventuale rifiuto della busta (per errori di vario genere) da parte del cancelliere, comporterà comunque la necessità di inviare un nuovo atto correttamente redatto, con il rischio che medio tempore sia scaduto il termine per il deposito.
E’ chiaro altresì che benché sia possibile depositare qualunque ora del giorno e della notte, il Cancelliere di riferimento continuerà ad avere i soliti orari di ufficio.
Per tali ragioni è quindi consigliabile depositare almeno la sera prima del giorno di scadenza per il deposito, se non addirittura uno o due giorni in anticipo.
Un articolo dell'Avv. Luca Sileni, rilasciato con licenza CC by-sa (vedi fonte originari e licenza).
Open data licensing. Il mio intervento per l'Open Data Day 2014
Condivido qui quanto da me proposto per l'Open Data Day 2014: un breve video di 4 minuti sull'open data licensing (in pillole) proiettato per l'appuntamento di Roma e le slides per il talk da me tenuto all'appuntamento milanese presso l'Università Bicocca (vedi il programma dell'evento). Dell'evento milanese sono state effettuate delle riprese che gli organizzatori metteranno a disposizione appena possibile. Sarà mia cura segnalare il link anche a quel video.
L'evento è stato per me l'occasione per presentare ufficialmente il mio nuovo libro "Il fenomeno open data. Indicazioni e norme per un mondo di dati aperti" edito da Ledizioni e uscito proprio in questi giorni.
Per approfondire ulteriormente, segnalo anche il filmato di un altro mio intervento sul principio "open by default" (Vicenza, maggio 2013).
Il video (in pillole) per l'evento di Roma:
Open Data Licensing - intervento di Simone Aliprandi per Open Data Day 2014 (Università Milano Bicocca, 22-Feb-2014) from Simone Aliprandi
Il video del mio intervento presso l'Università di Milano-Bicocca:
(consiglio, mentre si guarda il video, di seguire le slides pubblicate qui sopra)
Etichette: licensing, open by default, open data
Il nome di una band può essere protetto come marchio?
Il nome di una band può essere considerato un marchio e tutelato come tale?
RISPOSTA: È difficile fornire un inquadramento giuridico univoco del nome di una band o di un progetto musicale, dato che la legge italiana non ha una norma che se ne occupi specificamente. Ad ogni modo, la giurisprudenza, a seconda delle circostanze, lo ha avvicinato ad altre fattispecie previste dall'ordinamento, applicandovi i relativi principi giuridici. Il più delle volte è possibile considerare il nome di una band alla stregua della “ditta”, che è un segno distintivo disciplinato dagli articoli 2563 e seguenti del codice civile e che sostanzialmente rappresenta il nome al di sotto del quale un'impresa svolge la sua attività. In alcuni casi specifici, il nome della band può anche assurgere allo status di vero e proprio marchio registrato (se appunto vi è una formale registrazione all'ufficio marchi) oppure come semplice marchio di fatto. Inoltre, dal punto di vista del diritto d'autore, l'ordinamento italiano prevede un riconoscimento e una forma di tutela per lo pseudonimo o il nome d'arte degli autori (a tal proposito si veda l'art. 8, comma 2, della legge 633/41) e per il nome proprio degli artisti interpreti ed esecutori (art. 83 della stessa legge).
puntata n. 43 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria
Etichette: marchio, rockit
Come alcuni sapranno, il 30 giugno prossimo dovrebbe avvenire il passaggio definitivo al processo civile telematico.
Dovranno quindi essere effettuati in modalità unicamente telematica tutti i depositi degli atti processuali per procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione innanzi al tribunale, i depositi dei ricorsi per decreto ingiuntivo, lo scambio di memorie tra avvocati, i depositi di atti nelle procedure esecutive e fallimentari (per maggiori dettagli vedi questo articolo). Secondo te sarà davvero così?
Cliccando sull'immagine qui sotto, verrai inviato al form per rispondere al sondaggio. I risultati verranno poi pubblicati e commentati su questo blog. Il sondaggio rimarrà aperto fino al 10 marzo 2014.
Pubblicato da Simone Aliprandi a 10:14 Nessun commento:
Etichette: digitalizzazione della giustizia, pct
In anticipo sulla tabella di marcia, il mio nuovo libro che doveva uscire il prossimo 22 febbraio (in occasione dell'OpenDataDay)... in realtà è già uscito!
Si tratta di un libro frutto del mash-up di alcuni articoli e documenti già diffusi in rete negli scorsi mesi, i quali -a mio avviso- meritavano di essere riorganizzati in un testo organico e riassuntivo. In questo modo si dispone di un unico riferimento per la divulgazione e l'approfondimento di uno dei temi chiave dell'openness: l'open data.
L'opera è articolata in quattro capitoli, di cui uno introduttivo e tre di approfondimento sugli aspetti tecnico-giuridici, ed è preceduto da un'ottima prefazione di Morena Ragone, che ringrazio. In appendice una presentazione a slides che offre una panoramica schematica del licensing di dati in modalità open e alcuni spunti bibliografici per l'approfondimento.
L'opera è edita da Ledizioni (come ormai tutti i miei titoli più recenti) ed è disponibile sia in formato digitale che cartaceo (su ordinazione).
Il sito ufficiale del libro è www.aliprandi.org/fenomeno-opendata/, dove potete scaricare l'opera e trovare tutti i relativi dettagli editoriali.
Diffondete a più non posso!
Etichette: libri, open data
Sabato 22 febbraio è la giornata mondiale per divulgare e promuovere la liberazione dei dati da parte soprattutto delle pubbliche amministrazioni.
Anche Milano parteciperà alla giornata con un evento organizzato dall’Università di Milano-Bicocca. Dalle ore 9.30 presso l’edificio U9 (in viale dell’Innovazione, 10), pubblici amministratori, giornalisti, aziende e civil hacker daranno vita a una mattinata ricca di contenuti e attività.
Maggiori dettagli sul sito ufficiale dell'evento milanese: http://opendatamilano.tk/. Il sito dell'evento italiano, in cui è possibile avere traccia di tutti gli altri appuntamenti, è invece http://opendataday.it/.
9.30 - Attività di ricerca su Open Data dell’università di Milano Bicocca (Carlo Batini - UnMiB)
9.45 - Il portale open data della Regione Lombardia (Daniele Crespi – Lombardia informatica)
10.00 - Il portale open data della Provincia di Milano
10.15 - /Obtorto collo/ Data da ARPA Lombardia (Andrea Trentini – UnMi e FOSS Milano)
10.30 aula 1 - Data driven journalism, nuova frontiera per scrivere storie (Denis Rizzoli – Wired)
10.30 aula 6 - L'Open Data nella micro, piccola e media impresa (Massimo Vanetti – CNA)
11.00 aula 1 - Hackathon su open data
11.00 aula 6 - Joomla! per la visualizzazione di Open Data (Luca Racchetti – Joomla!Lombardia)
11.30 aula 6 - Open Data licensing: un'introduzione (Simone Aliprandi – avvocato presso Array e responsabile Copyleft-Italia.it)
12.00 aula 6 - Tavola rotonda
Meglio ricercati che ricercatori? Un sarcastico spaccato del mondo accademico italiano nella commedia "Smetto quando voglio"
Sono andato a vedere "Smetto quando voglio. Meglio ricercati che ricercatori" e devo dire che è stato davvero spassoso. Credo che tutti quelli che ruotano (o siano a loro tempo ruotati) attorno al mondo dell'università e della ricerca debbano andare a vederlo, quantomeno per sdrammatizzare. E' il classico caso in cui si ride per non piangere... ma vi assicuro che si ride un bel po'.
E' anche un'utile occasione per portare con sé qualcuno (fidanzati/e, amici, partenti) che, non conoscendo di persona certi ambienti, non hanno mai ben capito quali fossero le dinamiche che da troppi anni ormai causano frustrazione ai giovani ricercatori.
Devo fare i miei complimenti a regista e sceneggiatore per averli messi a fuoco a tante efficacia e nello stesso tempo con questo tono canzonatorio che non rende pesante e stucchevole quella che in realtà è una seria denuncia sociale.
Al di là della vicenda, che ovviamente ad un certo punto si fa un po' surreale, è il background di personaggi e situazioni ad essere emblematico.
Primo tra tutti il professore con cui lavora il protagonista (Pietro, brillante neurobiologo, ricercatore precario presso La Sapienza). E' il classico docente superficiale, della generazione sessantottina, interessato più che altro a consolidare la sua posizione accademica attraverso logiche baronesche.
Il protagonista non riesce ad ottenere il rinnovo del finanziamento della sua ricerca anche e soprattutto a causa del poco appoggio ottenuto dal docente di fronte alla commissione di valutazione. "Pietro... la tua ricerca non è stata apprezzata dalla commissione perché è troppo difficile; non l'hanno capita... d'altronde non l'ho capita nemmeno io" riferisce come giustificazione al povero protagonista sconvolto. Per poi aggiungere che tuttavia "il problema è più politico che scientifico"; e che Pietro deve stare tranquillo dato che ha già avuto modo di parlare bene di lui ad un altro professore militante in CL.
Faccio una delle mie (deliranti) riflessione legal-geek su questa immagine che ho trovato in rete e che riproduce un disclaimer di copyright in cui il titolare dei diritti di sfruttamento è tale Warren S. Jeffs, ma il titolare originario dei diritti d'autore sarebbe... niente popò di meno che... Gesù Cristo!
Si crea un corto circuito non irrilevante dal punto di vista giuridico, dato che l'autore tecnicamente è morto da più 70 anni... ma è anche risorto tre giorni dopo, ascendendo al cielo anima e corpo, segnando la sua immortalità.
Il problema per fortuna si risolve con un'analisi storiografica, da cui emerge che comunque all'epoca in Palestina non esisteva ancora il diritto d'autore. Altrimenti sarebbe stato un bel dilemma. [just for fun]
Ringrazio Virginia Gentilini per aver scovato e condiviso questa chicca.
Pubblicato da Simone Aliprandi a 17:31 Nessun commento:
E a sorpresa arriva Dario Fo per parlare della sua storia con Franca
Ieri (13 febbraio 2014) presso Open Milano si è tenuta la presentazione del libro Dario e Franca. La biografia della coppia Fo–Rame attraverso la storia italiana, scritto da Joe Farrell (traduttore di moltissime opere di Dario Fo), tradotto da Carlo Milani ed edito da Ledizioni. A sorpresa è comparso proprio Dario Fo (che abita a pochi passi) e, ovviamente, ha preso il centro della scena.
Durante la serata sono stati letti alcuni toccanti estratti di una intervista a Franca Rame, nella quale si ricordavano i momenti dei loro primi incontri.
Tutti i dettagli del libro sono disponibili qui.
Ecco alcune foto. NB: le foto sono rilasciate con licenza CC by-sa (come tutti i contenuti originali di questo blog); si prega di rispettarne i termini d'uso.
Buone per fare la pasta (o macchine virtuali). Alla ricerca di una donna geek
Settimana scorsa si è tenuto Women in Open Source Week: un evento internazionale per celebrare le donne impegnate nelle community open source. Iniziative di vario tipo si sono susseguite dal 27 gennaio al 7 febbraio, toccando le principali community di sviluppo aperto: da RedHat a OpenStack, da Joomla! ad Arduino, dai progetti Wikimedia al... [continua]
Pubblicato da Simone Aliprandi a 11:59 Nessun commento:
Etichette: FOSS, open source
10 music videos that my granpa would confuse with porn movies
Shakira, Jennifer Lopez, Rihanna, Miley Cyrus, Beyoncè... Here are 10 worldwide famous videos that you can watch without listening to the song.
Everything started in the 80's with Samantha Fox and the Italian Sabrina Salerno; and now we have "Hannah Montana" naked on the wrecking-ball and Rihanna in a lesbo-soft scene with Shakira.
My granpa would probably confuse this stuff with porn movies. Perception is changing.
Note: videos are presented from the most recent to the oldest.
8) Jennifer Lopez - If You Had My Love (1999)
[OFF TOPIC] Shakira, Jennifer Lopez, Rihanna, Miley Cyrus, Beyoncè...
Ecco dieci video (ma potrebbero essere molti di più), conosciuti su scala globale, che per il loro "raffinato messaggio" potrebbero tranquillamente essere guardati con l'audio spento.
Pubblicato da Simone Aliprandi a 20:16 Nessun commento:
Una coreografia è tutelabile con il diritto d'autore?
Siamo un gruppo hip-hop e per i nostri brani creiamo anche alcune coreografie originali. Stiamo valutando di mettere su un canale YouTube con i video dei nostri brani in cui mostrare le nostre coreografie. C'è un modo per tutelarle?
RISPOSTA: L'articolo 2 della legge italiana sul diritto d'autore (l. 633/41) al punto 3 cita espressamente le opere coreografiche e pantomimiche tra le tipologie di opere creative tutelate dal diritto d'autore. Unica condizione richiesta dalla legge è che di queste opere “sia fissata la traccia per iscritto o altrimenti”. Per “fissazione” possiamo quindi intendere sia la trascrizione e descrizione effettuata per iscritto (ad esempio con formule testuali, disegni, schemi, simboli), sia più semplicemente la registrazione di un video in cui si veda chiaramente la sequenza dei passi e delle figure della coreografia. Una volta effettuata la fissazione, se l'opera ha un minimo di originalità e creatività, risulta automaticamente coperta da un pieno diritto d'autore, che dura fino a 70 anni dalla morte di tutti i suoi autori. Per maggiore sicurezza (ovvero per prevenire pretese da parte di terzi sulla paternità dell'opera), è consigliabile apporre una data certa sulla fissazione con i modi che abbiamo più volte descritto in questa rubrica (vedi ad esempio qui).
puntata n. 42 della rubrica "Chiedilo all'avvocato" per il sito Rockit.it. Vedi fonte originaria
È stata approvata una direttiva (Direttiva Barnier) sulle Collecting Societies (le società di gestione collettiva dei diritti d'autore, in Italia la Siae), la quale risolve l'annoso problema dell'impossibilità per un autore iscritto di scegliere di diffondere alcune sue opere in condizioni open, così che se la sua musica viene diffusa in un luogo pubblico (un bar, un ristorante) non sia necessario pagare la Siae. La direttiva impone infatti a tutte le collecting societies dell'Unione Europea di... [continua]
Articolo uscito su MySolutionPost il 6 febbraio 2014.
Etichette: mysolutionpost, SIAE
Pubblicato da Simone Aliprandi a 15:36 1 commento:
PC dismessi gratuitamente dall'Agenzia delle Entrate. Accattaaaateveli!
L'Agenzia delle Entrate dismette e cede gratuitamente alcuni PC portatili. Probabilmente non si tratta di macchine particolarmente performanti, ma potrebbero tornare utili per associazioni, scuole, fondazioni, grazie alla loro riconversione a sistemi operativi Linux. E magari, prima della riconversione, si potrebbe prima verificare se sono presenti gli hard disk, e nel caso far girare un software di recupero dati per vedere se hanno pensato a "piallarli" con tutte le dovute accortezze. Nel bando non è indicato nulla a tal proposito.
qui il bando (con scadenza 5 marzo)
Segue una lista sintetica di chi può partecipare all'assegnazione:
* Istituti scolastici statali e istituti scolastici paritari degli enti locali.
* Tutte le altre amministrazioni pubbliche.
* Associazioni ed enti senza fini di lucro.
* Fondazioni e altre istituzioni di carattere pubblico o privato, senza fini di lucro.
* Organismi di volontariato di protezione civile per scopi umanitari;
* Istituti scolastici paritari privati.
* Altri enti e organismi, la cui attività assuma le caratteristiche di pubblica utilità.
Pubblicato da Simone Aliprandi a 12:43 1 commento:
Dopo l’Italia, l’Uruguay. Interesse generale, senza conflitti
Cinque articoli e un accento importante sull’impiego di software libero nel sistema educativo: facciamo scuola.
Abbiamo smesso giusto qualche giorno fa di esultare per le tanto attese linee guida per il software libero nella pubblica amministrazione italiana, ricevendo il plauso anche dai Paesi esteri, e iniziamo a vedere che altri ci stanno seguendo.
Appena prima di Natale, infatti, anche il parlamento uruguaiano ha approvato una legge a favore dell’uso di software libero e di formati aperti all’interno della pubblica amministrazione che, nei principi di fondo, sembra proprio ricalcare il modello italiano della riforma operata nel 2012 con la modifica dell’articolo 68 del Codice Amministrazione Digitale.
In realtà il disegno di legge uruguaiano risale a qualche anno prima; d’altronde anche il caso italiano ha radici più antiche, fino ai tempi del Ministro Stanca e delle sue direttive e commissioni di studio. Quindi è difficile stabilire chi abbia compiuto davvero il primo passo. E forse non ci interessa nemmeno stabilire questo primato, atteso che comunque anche altri Paesi si sono mossi in quella direzione (per esempio la Francia).
La legge, formalmente intitolata Ley de programas de computación de formato abierto y estándar, consta di cinque semplici articoli: obbligo per gli enti pubblici di diffondere e accettare file in formati aperti; obbligo per gli enti pubblici di dare precedenza a soluzioni open nell’adozione di software; 180 giorni di tempo al Governo per rendere esecutiva la legge; definizioni necessarie alla comprensione del testo di legge, cioè quelle di formato standard, formato aperto, software proprietario e software libero (quest’ultima praticamente ripresa dal cuore della licenza GPL, con le famose quattro libertà caratterizzanti del free software). Particolarmente interessante è però l’articolo 3 che laconicamente recita:
È di interesse generale che il sistema educativo provveda a promuovere l’uso di software libero.
Un aspetto, quello culturale e formativo, che merita in effetti di essere sottolineato se vogliamo fare in modo che riforme del genere non vengano solo percepite come una scocciatura in più. Un sistema educativo che effettivamente promuovesse l’uso di software libero, quindi non solo adottandolo all’interno delle strutture scolastiche, ma anche spiegandone i principi fondanti nonché i rilievi tecnici, riuscirebbe davvero a farne apprezzare il valore (almeno alle nuove generazioni), trasformandolo appunto in un bene di interesse generale.
Articolo uscito su Apogeonline il 4 febbraio 2014. Vedi fonte originaria.
Pubblicato da Simone Aliprandi a 12:15 Nessun commento:
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