Source: http://www.edscuola.it/archivio/norme/circolari/cmi1_97.html
Timestamp: 2019-05-26 19:14:14+00:00
Document Index: 47629925

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 32', 'art. 35', 'art. 6', 'art. 51', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 45', 'art. 49', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 51', 'art. 6', 'art. 51', 'art. 3', 'art. 51', 'art. 45', 'art. 19', 'art. 9', 'art. 108', 'art. 19', 'art. 45', 'art. 19', 'art. 24', 'art. 51', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 51', 'art. 6', 'art. 51', 'art. 6', 'art. 20', 'art. 6', 'art. 41', 'art. 36', 'art. 41', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 40', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 55', 'art. 41', 'art. 24', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 16', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 12', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5']

Circoalre Ministero Interno 15.07.97, n. 1/1997
CIRCOLARE 15 luglio 1997, n. 1/1997.
Nell'ambito del tradizionale rapporto di servizio che contraddistingue questa Amministrazione, si vogliono fornire alcuni criteri di lettura delle novità introdotte dalla legge 15 maggio 1997, n. 127, con particolare riguardo al tema della gestione del personale degli enti locali. Gli orientamenti interpretativi che ne scaturiscono sono stati elaborati d'intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per la funzione pubblica.
In tal caso, si ritiene che debbano essere accettate, se presentate dopo il 18 maggio 1997, tutte le domande, anche se prive dell'autentica, pur in presenza di diverse disposizioni contenute nei bandi, disposizioni che debbono ritenersi automaticamente abrogate a seguito dell'entrata in vigore della norma stessa.
Un'ulteriore novità è posta dai commi 6 e 7, i quali prevedono che la partecipazione ai concorsi indetti dalle pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate dai rispettivi regolamenti, connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità.
Anche per questa norma si pongono le problematiche interpretative, già indicate precedentemente, relative ai concorsi i cui bandi siano non ancora scaduti, e, in tal caso, deve ritenersi che la normativa operi automaticamente modificando - ope legis - eventuali disposizioni del bando, che necessariamente prevedevano le preesistenti limitazioni di età.
Pertanto, anche in questo caso, viene ampliata, in relazione alle esigenze di autorganizzazione dei singoli enti, la facoltà di disciplinare i limiti e le modalità di accesso ai pubblici concorsi presso gli enti locali, utilizzando lo strumento regolamentare.
Il successivo art. 5 porta a compimento il citato processo di riorganizzazione degli enti, in cui il momento della gestione del personale diviene momento di flessibilità organizzativa, e, conseguentemente, opera uno spostamento di competenze dal consiglio comunale alla giunta.
Pertanto, al comma 6, si abroga espressamente la lettera c) del comma 2 dell'art. 32 della legge 8 giugno 1990, n. 142, che riservava al consiglio l'adozione degli atti in tema di piante organiche e le relative variazioni.
Conseguentemente, il comma 4 della stessa legge n. 127/1997 aggiunge un comma 2-bis all'art. 35 della citata legge n. 142/1990, riservando alla competenza della giunta l'adozione dei regolamenti sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, nel rispetto dei criteri generali stabiliti dal consiglio.
In merito deve rilevarsi come, a seguito dell'abrogazione della competenza consiliare in tema di piante organiche e relative variazioni, la stessa sia stata spostata, prevedendo l'adozione di atti di tipo regolamentare, in capo alla giunta, limitando la competenza del consiglio all'emanazione di "criteri generali", che si riterrebbe non possano dettagliarsi, al punto tale da dare indirizzi di tipo gestionale all'organo esecutivo, e ciò proprio perché risulta abrogata la competenza del consiglio comunale in tema di piante organiche.
E' altresì da rilevare come, anche in questo caso, risulta rafforzato lo strumento di tipo regolamentare, affidato alla giunta, il quale diviene lo strumento operativo da utilizzare ai fini della gestione del personale dell'ente, pure in relazione al processo di separazione tra potere di indirizzo, attribuito agli organi politici, e responsabilità gestionali, attribuite alla struttura, che trova compimento nel successivo art. 6.
Tale articolo, al comma 1, sostituendo il comma 1 dell'art. 51 della citata legge n. 142/1990, prevede che i comuni e le province disciplinino, con apposito regolamento, in conformità allo statuto, l'ordinamento generale degli uffici e dei servizi, in base a criteri di autonomia, funzionalità ed economicità di gestione, e secondo principi di professionalità e responsabilità, richiamando in tal modo i principi già posti dal decreto legislativo n. 29/1993.
Importanti innovazioni vengono poste dall'ultima parte del precitato comma, ove si prevede che nelle materie soggette a riserva di legge, ai sensi dell'art. 2, comma 1, lettera c), della legge 23 ottobre 1992, n. 421, la precedente piena potestà regolamentare degli enti locali si può esercitare tenendo conto della contrattazione collettiva nazionale e, comunque, in modo tale da non determinarne disapplicazione durante il periodo di vigenza. La disciplina così introdotta comporta che la potestà regolamentare in tema di ordinamento degli uffici e dei servizi dev'essere esercitata, nelle materie coperte da riserva di legge, osservando i limiti della contrattazione collettiva nazionale e, comunque, in modo da non determinarne disapplicazione, nelle effettive modalità applicative.
Invece, nelle materie non riservate alla legge, si prevede l'applicazione, anche ai regolamenti comunali di cui sopra, del comma 2-bis dell'art. 2 del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29.
Tale ultima norma prevede che, nelle materie non soggette a riserva legislativa ai sensi dell'art. 2, comma 1, lettera c), della legge 4 ottobre 1992, n. 421, eventuali norme di legge intervenute dopo la stipula di un contratto collettivo, cessano di avere efficacia dal momento in cui entra in vigore il successivo contratto collettivo, a meno che la legge stessa non disponga espressamente in senso contrario.
Peraltro, va precisato l'ambito entro cui si pone il suindicato potere di autoregolamentazione, che nella sua applicazione, viene a coprire le c.d. "zone di ombra" contrattualmente definite nell'ambito di un corretto rapporto con le organizzazioni sindacali, o che necessitano di ulteriore esplicazione, divenendo in tal modo meccanismo rafforzativo della contrattazione collettiva. Comunque, non si può in alcun caso derogare ai principi posti dal decreto legislativo n. 29/1993, ed in particolare dall'art. 45, comma 9, che impone alle pubbliche amministrazioni di osservare gli obblighi assunti con la contrattazione collettiva; dall'art. 49, comma 2, che impone alle stesse di garantire ai propri dipendenti parità nei trattamenti contrattuali, comunque non inferiori a quelli previsti dai rispettivi contratti collettivi; dall'art. 51, comma 3, ultima parte il quale prevede che non può essere in ogni caso autorizzata la sottoscrizione di contratti collettivi decentrati che comportano, anche a carico di esercizi successivi, impegni di spesa eccedenti le disponibilità finanziarie definite dal contratto; e dal comma 4 dello stesso art. 51, ultima parte, che stabilisce che in nessun caso possono essere previsti oneri aggiuntivi diretti o indiretti, oltre il periodo di validità dei contratti medesimi.
Il successivo comma 2 dell'art. 6 porta a compimento il momento di separazione tra potere politico e potere gestionale, già previsto sia dalla legge n. 142/1990 che dal decreto legislativo n. 29/1993, recependo gli orientamenti, in tal senso, già espressi a livello di giustizia amministrativa e penale.
Pertanto, il secondo comma dello stesso art. 6 sostituisce il secondo periodo del comma 3 dell'art. 51 della citata legge n. 142/1990, prevedendo che sono attribuiti ai dirigenti tutti i compiti di attuazione degli obiettivi e dei programmi, definiti con gli atti di indirizzo, adottati dall'organo politico.
Il successivo comma 3 dell' art. 6, inserendo il comma 3-bis all'art. 51 della legge n. 142/1990, porta a compimento il processo di separazione dei poteri all'interno delle pubbliche amministrazioni locali, prevedendo esplicitamente che nei comuni privi di personale con qualifica dirigenziale, "le funzioni di cui al comma 3 (che chiarisce trattarsi di attribuzione di funzioni) sono svolte dai responsabili degli uffici e dei servizi".
Tale comma, innovando la terminologia precedentemente usata in tema di identificazione dei responsabili degli uffici e dei servizi, ed in tal modo prescindendo dalla qualifica funzionale attribuita ai medesimi, permette a tutti gli enti di gestire in modo flessibile, in relazione alle proprie peculiarità e caratteristiche, il modello organizzatorio di cui hanno deciso di dotarsi. Pertanto, resta fermo il rigido principio della separazione tra i poteri, in conformità al disposto dell'art. 3, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 29/1993, i quali, attribuiscono agli organi di Governo la definizione degli obiettivi e dei programmi da attuare, nonché la verifica della rispondenza dei risultati della gestione alle direttive generali impartite, ed ai dirigenti (nella accezione attribuita dal predetto comma 3, introduttivo del citato comma 3-bis dell'art. 51 della legge n. 142/1990) la gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa, compresa l'adozione di tutti gli atti che impegnano l'amministrazione verso l'esterno, mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane e strumentali e di controllo; agli stessi è attribuita la responsabilità della gestione e dei relativi risultati.
Conseguentemente, deve ritenersi come inapplicabile, a seguito dell'entrata in vigore della citata legge n. 127/1997, l'art. 45 del contratto collettivo di lavoro del comparto del personale delle Regioni - Autonomie locali, sottoscritto il 6 luglio 1995, che prevedeva, per gli enti privi di personale con qualifica dirigenziale, l'attribuzione dei poteri e delle prerogative medesime ai preposti a strutture organizzative di massima dimensione, purché inquadrati in qualifiche funzionali aventi come requisito d'accesso la laurea (e, pertanto, fino alla settima qualifica funzionale), ed in mancanza il riferimento di tali poteri e prerogative al segretario comunale; parimenti sembrerebbe implicitamente abrogato il comma 2 dell'art. 19 del decreto legislativo n. 77 del 25 febbraio 1995, come modificato dal decreto legislativo n. 336 dell'11 giugno 1996 il quale prevedeva per i comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, la facoltà dell'organo esecutivo, con delibera motivata che riscontrasse in concreto la mancanza assolutamente non rimediabile di figure professionali idonee nell'ambito dei dipendenti, la possibilità di affidare ai componenti dell'organo esecutivo medesimo, la responsabilità dei servizi, o di parte di essi, unitamente al potere di assumere gli atti di gestione.
Deve, peraltro, rilevarsi come la stessa legge n. 127/1997, all'art. 9, comma 4, nel sostituire l'art. 108 del decreto legislativo n. 77/1995, non ha ritenuto di includere tra gli articoli del decreto legislativo che devono considerarsi come principi generali, con valore di limite inderogabile, il precitato art. 19.
In conseguenza dell'inapplicabilità dell'art. 45 del contratto di lavoro e dell'abrogazione del comma 2 dell'art. 19 del suddetto decreto legislativo, devono affrontarsi i problemi nei quali possono venirsi a trovare gli enti locali, specie se di ridottissime dimensioni, nell'ipotesi in cui i medesimi siano del tutto privi di personale cui attribuire le funzioni di responsabile degli uffici e dei servizi. In tal caso, gli enti possono fare riferimento alla normativa di cui all'art. 24 della legge n. 142/1990 che prevede, al fine di svolgere in modo coordinato funzioni e servizi determinati, la stipula di apposite convenzioni. In merito bisogna rammentare come la predetta normativa sia l'unica che permette di attribuire la titolarità degli uffici a soggetti esterni all'ente, risultando a tal fine inidoneo lo strumento previsto sia dall'art. 51, comma 7, della stessa legge n. 142/1990, che prevede, per obiettivi determinati e con convenzioni a termine, la facoltà, se prevista dal regolamento, di avvalersi di collaborazioni esterne ad alto contenute di professionalità; sia dall'art. 7, comma 6, del decreto legislativo n. 29/1993 che ipotizza, per esigenze cui non si possa far fronte con personale in servizio, la possibilità che le pubbliche amministrazioni conferiscano incarichi individuali ad esperti di provata competenza, determinando, preventivamente, durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.
Risulta, altresì, applicabile la norma, cui peraltro va attribuita la valenza di clausola di salvaguardia, ai fini del buon funzionamento della macchina organizzativa amministrativa gestionale dell'ente, prevista dall'art. 17, comma 68, lettera c), della stessa legge n. 127/1997, che attribuisce al segretario comunale e provinciale l'esercizio di "ogni altra funzione attribuitagli dallo statuto o dai regolamenti, o conferitagli dal sindaco o dal presidente della provincia".
Da ultimo, deve rilevarsi come la norma in esame, di cui all'art. 6, comma 2, relativa all'attribuzione dei poteri agli organi burocratici dell'ente, nell'ambito degli indirizzi dettati dagli organi di Governo, debba essere ritenuta immediatamente operativa, non necessitando di esplicita previsione statutaria o regolamentare, in quanto rinvia allo statuto o al regolamento dell'ente le modalità di esercizio dei poteri, ma non l'attribuzione degli stessi, che risultano già "attribuiti".
Conseguentemente la potestà statutaria o regolamentare può esercitarsi solo nei confronti delle modalità di espletamento, pertanto l'eventuale emanazione di atti gestionali da parte della giunta o del sindaco è illegittima perché viziata da incompetenza.
Grosse innovazioni all'assetto organizzativo degli enti locali nascono, altresì, dalla previsione del comma 4, che inserisce dopo il comma 5 dell'art. 5 della legge n. 142/1990 il comma 5-bis.
In via preliminare, deve rilevarsi come tale comma è aggiuntivo, per cui resta vigente, inalterato, il preesistente modulo organizzatorio delineato dal comma 5 della citata legge n. 142/1990, che prevede la facoltà, a seguito di specifica previsione statutaria, di coprire posti di responsabile degli uffici e dei servizi, di qualifica dirigenziale, o di alta specializzazione, mediante contratto a tempo determinato derivante dai C.C.N.L., sottoscritti ai sensi del decreto legislativo n. 29 / 1993 o, eccezionalmente e con delibera motivata, di diritto privato, fermi restando i requisiti della qualifica da ricoprire.
Pertanto, le facoltà previste dal precitato comma 5-bis sono da considerarsi aggiuntive rispetto a quelle indicate nel comma 5.
Il comma 5-bis prevede che il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi (riservato alla competenza della giunta), negli enti in cui è prevista la dirigenza, stabilisce i limiti, i criteri e le modalità con cui possono essere stipulati, al di fuori della dotazione organica, contratti a tempo determinato per i dirigenti e le alte specializzazioni (qualifica e profili che costituiscono la caratterizzazione e la condizione per l'applicabilità della norma stessa), fermi restando i requisiti della qualifica da ricoprire. Tali contratti possono essere stipulati in misura complessivamente non superiore al 5 per cento del totale della dotazione organica della dirigenza e dell'area direttiva, e comunque per almeno una unità.
La seconda parte del citato comma 5-bis prevede, negli enti privi, per tipologia, di personale dirigenziale, che il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi stabilisca i limiti, i criteri e le modalità con cui possono essere stipulati, al di fuori della dotazione organica, e solo in assenza di professionalità analoghe presenti all'interno dell'ente, contratti a tempo determinato di dirigenti, alte specializzazioni o funzionari dell'area direttiva, fermi restando i requisiti richiesti per la qualifica da ricoprire.
Per quel che riguarda tale fattispecie deve rilevarsi come, in tali enti, ed esclusivamente per tali figure professionali, sia stato superato il preesistente limite della tipologia, nascente dal disposto dell'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 347/1983.
Tali contratti sono stipulati in misura complessivamente non superiore al 5 per cento della dotazione organica dell'ente; o ad una unità negli enti con una dotazione organica inferiore alle venti unità.
Relativamente alle funzioni attribuibili a questo personale, fuori pianta organica, nei comuni privi di personale dirigenziale, deve rappresentarsi che in relazione al disposto del comma 3 dell'art. 6 della legge n. 127/1997, introduttivo del comma 3-bis dell'art. 51 della legge n. 142/1990, ferma restando la possibilità di attribuire funzioni gestionali, in relazione alla norma sopra citata, qualora nell'ente siano presenti le figure dei responsabili degli uffici e dei servizi, i quali sono i titolari delle predette funzioni, le stesse potranno essere attribuite al personale fuori pianta organica, mediante previsione regolamentare che scorpori le funzioni attribuite loro, da quelle proprie del titolare dell'ufficio o del servizio.
I contratti di cui alla norma in esame non possono avere durata superiore al mandato elettivo del sindaco o del presidente della provincia e ciò, in quanto relativi a personale legato con un rapporto di tipo fiduciario all'amministrazione.
Il successivo comma 7 dell'art. 6, sostitutivo del comma 6 dell'art. 51 della legge n. 142/1990, disciplina il conferimento degli incarichi dirigenziali a tempo determinato (ed in virtù del richiamo effettuato dal comma 3 dello stesso art. 6. La predetta normativa è automaticamente estesa a tutti i responsabili degli uffici e dei servizi) secondo le modalità fissate dal regolamento degli uffici e dei servizi, in relazione ai criteri di competenza professionale nonché agli obiettivi indicati nel programma amministrativo fissato dal capo dell'amministrazione. E', altresì, ipotizzata la revoca dei predetti incarichi in caso di inosservanza delle direttive del sindaco o dell'assessore di riferimento, o in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi assegnati nel piano esecutivo di gestione, per responsabilità particolarmente grave e reiterata, nonché nelle ipotesi indicate dall'art. 20 del decreto legislativo n. 29/1993 e dai contratti collettivi di lavoro.
La norma suindicata non presenta particolari difficoltà interpretative, salvo precisare che relativamente alla locuzione "per l'esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo loro attribuite", l'attribuzione e l'esercizio delle funzioni di indirizzo e controllo è riferibile esclusivamente ai titolari e cioè al sindaco, al presidente della provincia, alla giunta ed agli assessori, ed in nessun caso tali funzioni risultano attribuibili ai collaboratori. Circa il contratto di lavoro applicabile agli stessi, poiché quando la norma ha voluto derogare lo ha esplicitamente previsto, non può che farsi riferimento al vigente contratto collettivo nazionale per i dipendenti degli enti locali.
Il comma 9 dello stesso art. 6 aggiunge all'art. 41 del decreto legislativo n. 29/1993 un comma 3-bis il quale prevede che il regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi degli enti locali (confermando pertanto, come già detto, l'attribuzione alla giunta delle facoltà gestionali in tema di personale) disciplini le dotazioni organiche, le modalità di assunzione agli impieghi, i requisiti di accesso e le modalità concorsuali nel rispetto dei principi fissati dai commi 1 e 2 dell'art. 36 del decreto legislativo n. 29/1993.
Lo stesso comma 9 introduce, altresì, un comma 3-ter all'art. 41 del decreto legislativo n. 29/1993.
Il comma 10 inserisce, dopo l'art. 51 della legge n. 142 / 1990, l'art. 51-bis il quale prevede che il sindaco dei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti ed il presidente della provincia, previa delibera della giunta, possono nominare un direttore generale al di fuori della dotazione organica e con contratto a tempo determinato, secondo criteri stabiliti dal regolamento di organizzazione.
Il direttore generale provvede ad attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dall'organo di Governo dell'ente, secondo le direttive impartite dal sindaco o dal presidente della provincia, e sovraintende alla gestione dell'ente, perseguendo livelli ottimali di efficacia ed efficienza.
Spetta, in particolare, al medesimo direttore generale la predisposizione del piano dettagliato degli obiettivi di cui alla lettera a) del comma 2 dell'art. 40 del decreto legislativo n. 77 / 1995, nonché la proposta del piano esecutivo di gestione previsto dall'art. 14 dello stesso decreto legislativo.
Ne deriva un rapporto di tipo gerarchico - funzionale tra il direttore generale e i dirigenti dell'ente: al primo, limitatamente ai poteri assegnatigli, i dirigenti rispondono nell'esercizio delle funzioni loro attribuite.
Il successivo comma 11 dell'art. 6 sostituisce il comma 5 dell'art. 55 della legge n. 142 / 1990, prevedendo che i provvedimenti dei responsabili dei servizi che comportano impegni di spesa sono trasmessi al responsabile del servizio finanziario, e sono esecutivi con l'apposizione del visto di regolarità contabile attestante la relativa copertura.
Il comma 12 prevede che gli enti locali, che non versino in situazioni strutturalmente deficitarie, possono indire concorsi interni riservati al personale dipendente in relazione a particolari profili o professionalità acquisite esclusivamente all'interno dell'ente. Tale disposizione, nel sistema di accesso previsto dal decreto legislativo n. 29/1993 (art. 41, commi 1 e 3-bis) assume la caratteristica di normativa speciale.
Tale norma, che riprende sostanzialmente il contenuto dell'art. 24, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 347/1983, nell'ambito della sua applicazione esclude qualsiasi forma di valutazione delle mansioni di fatto svolte dai dipendenti, in quanto non costituisce mezzo di valutazione delle stesse, la cui disciplina è, in ogni caso, riservata agli articoli 56 e 57 del decreto legislativo n. 29/1993.
Conseguentemente, l'ambito di applicazione della norma è da ricercarsi nella individuazione dei predetti percorsi di professionalità, che escludano contestualmente la possibilità di raggiungere dall'esterno un identico contenuto di specializzazione, ritenuta indispensabile ai fini della copertura del posto (ad esempio in un impianto di depurazione particolarmente complesso è ipotizzabile che per l'accesso al posto di capo operaio addetto a quell'impianto sia richiesto come requisito l'aver svolto le funzioni di addetto allo stesso per un certo periodo di tempo, ecc.).
Il successivo comma 13-bis, prevede che il fondo, di cui al precedente comma, sia ripartito per ogni singola opera o atto di pianificazione, sulla base di un regolamento dell'amministrazione aggiudicatrice o titolare dell'atto di pianificazione, riconducendo alla potestà regolamentare materie precedentemente rinviate alla contrattazione collettiva.
I successivi commi reintroducono, nell'ambito dell'art. 6, il contenuto di parte dei decreti-legge che ultimamente si sono susseguiti in tema di personale degli enti locali, non reiterati a seguito della nota sentenza della Corte costituzionale in materia, ed i cui effetti erano stati fatti salvi dal comma 170 dell'art. 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662.
Il comma 14, sostituendo il comma 11 dell'art. 3 della legge n. 537/1993, esonera gli enti locali non strutturalmente deficitari, con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti, dalla rilevazione dei carichi di lavoro.
Il comma 15, riprendendo il contenuto dei già citati decreti-legge, non convertiti, sostituisce l'art. 16-bis del decreto-legge 19 gennaio 1993, n. 8, come convertito nella legge 19 marzo 1993, n. 68, prevedendo la regionalizzazione delle procedure di mobilità del personale in esubero degli enti locali dissestati, precisando, altresì, che le stesse debbano essere espletate prioritariamente nell'ambito della provincia e della regione di appartenenza dell'ente interessato.
A tal fine gli enti locali della regione in cui si trovino comuni o province che hanno deliberato il dissesto (presenti in tutte le regioni ad eccezione della Valle d'Aosta e del Friuli-Venezia Giulia) danno comunicazione dei posti vacanti di cui intendono assicurare la copertura al Dipartimento della funzione pubblica.
Entro quarantacinque giorni dalla comunicazione, il Dipartimento trasmette all'ente l'elenco nominativo del personale da trasferire mediante le procedure di mobilità d'ufficio.
L'art. 6, comma 17, permette agli enti locali di far fronte alle situazioni di illegittimità eventualmente esistenti nei medesimi, derivanti da applicazioni non legittime del decreto del Presidente della Repubblica n. 347/1983, e successive modificazioni ed integrazioni.
Tale norma, che si caratterizza come normativa speciale, e, pertanto, non applicabile analogicamente, si pone nella scia interpretativa ed applicativa dettata dalla sentenza della Corte costituzionale n. 1/1996 che ha dichiarato l'illegittimità del comma 6-bis dell'art. 3 della legge n. 537/1993.
Il predetto comma 17 stabilisce che gli enti locali sono tenuti ad annullare, entro e non oltre tre mesi dalla data di entrata in vigore della citata legge n. 127, i provvedimenti di inquadramento del personale adottati in modo difforme dalle disposizioni di cui al predetto decreto del Presidente della Repubblica 25 giugno 1983, n. 347, e successive modificazioni ed integrazioni.
Alla copertura dei posti resisi vacanti per effetto dell'annullamento, si provvede mediante concorsi interni per titoli, integrati da colloqui, ai quali sono ammessi a partecipare i dipendenti appartenenti alla qualifica immediatamente inferiore, che abbiano svolto almeno cinque anni di servizio nella medesima qualifica, nonché i dipendenti di cui al comma in questione, anche se provvisti del titolo di studio immediatamente inferiore previsto per l'accesso alla qualifica corrispondente.
1) Identificazione delle norme violate.
Si riterrebbe che in relazione alla terminologia adottata dalla legge: "inquadramenti adottati in modo difforme dal decreto del Presidente della Repubblica n. 347/1993, e successive modificazioni e integrazioni", la norma si estenda a tutti gli inquadramenti difformi operati dagli enti locali nel susseguirsi dei contratti (decreto del Presidente della Repubblica n. 268/1987, decreto del Presidente della Repubblica n. 494/1987, decreto del Presidente della Repubblica n. 333/1990, Contratto collettivo nazionale di lavoro sottoscritto il 6 luglio 1995) e comprenda anche le violazioni per inquadramenti difformi alla tipologia dell'ente così come previsto dall'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 347/1983.
La norma, poiché fa riferimento al termine "inquadramento" del personale, si estende anche a tutte quelle disposizioni contrattuali che hanno portato ad inquadramenti difformi in relazione ad eventuali posizioni personali nascenti dalla errata applicazione della normativa di accesso prevista dagli stessi decreti del Presidente della Repubblica (art. 24 decreto del Presidente della Repubblica n. 347/1983; art. 5 decreto del Presidente della Repubblica n. 268/1987), e pertanto fa riferimento sia a violazioni soggettive che di tipo oggettivo.
2) Termine di applicazione.
Si ritiene, altresì, che la disposizione sia riferibile esclusivamente agli inquadramenti difformi, presenti nell'ordinamento degli enti locali, in data antecedente alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della legge, e, cioè, al 16 maggio 1997.
3) Consolidamento delle mansioni svolte.
4) Campo di applicazione.
5) Partecipazione alle procedure concorsuali.
6) Applicabilità della norma alle qualifiche inferiori alla 4.
Si ritiene che il disposto normativo sia applicabile anche alle qualifiche inferiori alla 4 in quanto viene posta in essere, "ex lege", una procedura concorsuale interna e, in virtù dell'art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 18 settembre 1987, n. 392, disciplinante modalità e criteri per l'avviamento e la selezione dei lavoratori ai sensi dell'art. 16 della legge n. 56/1987, è in ogni caso fatta salva la facoltà di non procedere alla richiesta dagli uffici di collocamento, relativamente alle quote riservatarie nell'ambito del pubblico impiego.
Il comma 18 apporta alcune modifiche all'art. 1 della legge 28 dicembre 1995, n. 549 (legge di accompagno alla finanziaria 1996) prevedendo: alla lettera a) l'introduzione di alcune modifiche al comma 14 della medesima, la quale, così, prevede che gli enti locali non dissestati e non strutturalmente deficitari - i quali, alla data del 30 novembre 1996, utilizzino personale assunto a tempo determinato mediante prove selettive, ai sensi dell'art. 7 della legge 29 dicembre 1988, n. 554, indette entro il 31 dicembre 1994 - possono bandire, entro il 31 dicembre 1997, concorsi riservati per titoli per la trasformazione dei predetti rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, secondo le procedure stabilite dall'art. 4-bis del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito con modificazioni nella legge 15 giugno 1993, n. 236.
Il comma 19, riprendendo una norma inserita nei precedenti decreti-legge non convertiti, prevede che gli enti non strutturalmente deficitari, in caso di sospensione cautelare nei confronti di un impiegato sottoposto a procedimento penale, possano coprire la temporanea vacanza, con assunzioni a tempo determinato.
Il successivo comma 20 modifica il comma 3-bis, primo periodo, dell'art. 1 del decreto-legge 27 ottobre 1995, n. 444, convertito, con modificazioni, nella legge 20 dicembre 1995, n. 549, prevede che le nuove amministrazioni, elette a seguito di scioglimento dei consigli comunali per infiltrazioni mafiose, sono autorizzate ad utilizzare contributi statali di natura corrente, nei limiti delle disponibilità dei relativi bilanci, per coprire vacanze di organico attraverso il bando di appositi concorsi, qualora abbiano l'organico del personale scoperto in misura pari al 20% della pianta organica.
Possono essere messi a concorso posti nella misura corrispondente alla differenza tra la copertura della pianta organica e l'80% della pianta organica stessa, vigente prima della data del 31 agosto 1993.
In tal modo vengono ad essere facilitate le assunzioni nelle predette nuove amministrazioni, le quali possono fare riferimento, nei limiti previsti dalla stessa norma, alla pianta organica preesistente al 31 agosto 1993, e, pertanto, non ridimensionata dall'art. 3, comma 6, della legge n. 537/1993, che ha previsto l'abbattimento, ai fini della nuova riorganizzazione degli uffici e dei servizi, di tutti i posti vacanti esistenti a tale data.
La disposizione di cui al citato comma 20 ha efficacia a decorrere dal 4 dicembre 1996.
Tale ultima precisazione è legata al fatto che i preesistenti decreti-legge in tema di gestione di personale degli enti locali, e da ultimo il decreto-legge 4 ottobre 1996, n. 516, di cui l'art. 1, comma 170, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, ha reso validi gli atti e i provvedimenti adottati ed ha fatto salvi i procedimenti instaurati, hanno avuto efficacia fino al 4 dicembre 1996.
Ulteriori norme in tema di personale degli enti locali si rinvengono all'art. 17, comma 18, il quale, nell'ultima parte, prevede che i dipendenti degli enti locali a tempo parziale, purché autorizzati dall'amministrazione di appartenenza, possono prestare attività lavorativa presso altri enti.
Il successivo comma 22 dell'art. 17 della citata legge, estende al personale dirigenziale ed equiparato delle pubbliche amministrazioni, e, pertanto, anche al personale degli enti locali, la normativa di cui all'art. 12 della legge 5 luglio 1982, n. 441, avente ad oggetto: "Disposizioni per la pubblicità della situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e di cariche direttive di alcuni enti".
Il comma 47 dello stesso art. 17, interviene sull'art. 1 della legge 28 dicembre 1995, n. 549, apportando alcune modifiche. In particolare, la lettera a) prevede che le disposizioni limitative sulle assunzioni, previste dal comma 4 della stessa norma, non si applichino al personale degli enti locali, limitatamente a quelli che non versino in situazioni strutturalmente deficitarie.
La lettera b) dello stesso comma 47 prevede, altresì, che il divieto, esistente fino al 30 giugno 1997 di cui al comma 10 del citato art. 1 della legge n. 549/1995, di individuare uffici di livello dirigenziale ulteriori rispetto a quelli già esistenti alla data del 10 agosto 1995 non si applica agli enti locali non strutturalmente deficitari.
Infine, il comma 49 dello stesso art. 17, prevede che le disposizioni di cui all'intero art. 6 della legge n. 127 e del precitato comma 47 si applichino agli enti locali che hanno ottenuto, entro il 31 dicembre 1996, l'approvazione dell'ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, nei limiti previsti dall'art. 1, comma 7, della citata legge n. 549/1995 e, cioè, a condizione che la percentuale della spesa per il personale sulle spese correnti risulti ridotta o invariata.
Il comma 133 stabilisce, altresì, che le funzioni di cui al precedente comma 132 sono conferite al personale ispettivo delle aziende esercenti il trasporto pubblico nelle forme previste dagli articoli 22 e 25 della legge n. 142/1990.
Da ultimo, il comma 134, intervenendo sul comma 5 dell'art. 5 della legge 7 marzo 1986, n. 65 (legge-quadro sull'ordinamento della polizia municipale), prevede che gli addetti al servizio di polizia municipale, ai quali è conferita la qualifica di agente di pubblica sicurezza, possono portare, previa deliberazione in tal senso del consiglio comunale, senza licenza, le armi in relazione al tipo di attività, nei termini e nelle modalità previste dai rispettivi regolamenti, anche fuori dal servizio, purché nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e nei casi di cui al comma 4 dello stesso art. 5.
In relazione alle complessità delle problematiche prospettate, al fine di instaurare un sempre più proficuo rapporto di collaborazione con le autonomie locali intende istituire uno "sportello di servizio" per i temi della gestione del personale, cui gli enti locali potranno far capo per i profili interpretativi.