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Timestamp: 2020-01-20 09:49:06+00:00
Document Index: 152523239

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2059', 'art. 185', 'art. 2059', 'art. 185', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2059', 'art. 1226', 'art. 2059', 'art. 1226', 'art. 2059', 'art. 1226']

Risarcimento danni – danno morale – distinzione dal danno biologico – configurabilità
Corte di Cassazione - Sez. III Civile -Sentenza 18641 del 12.09.2011
La corte di appello di Genova, investita dei gravami (poi riuniti) singolarmente proposti dalla Asl e da A.B., dopo aver sospeso il giudizio in conseguenza della pregiudiziale di costituzionalità rimessa al giudice delle leggi nel dicembre del 2002 con riferimento agli artt. 1 e 2 della legge regionale ligure 26/00, dichiarò il difetto di legittimazione passiva della ASL, confermando nell’an la condanna della regione Liguria e di A.B. (che condannò alla restituzione, in favore della detta ASL, della somma di 600 milioni già versata dall'azienda sanitaria ai coniugi T.).
1.1 La notifica dell'odierna impugnazione è stata, difatti, compiuta dall'avvocato munito di procura e della necessaria autorizzazione del Consiglio dell'ordine di appartenenza a mezzo del servizio postale, ai sensi e per gli effetti dell'art. 3 comma 3 della legge n. 53 del 1994 (norma che, ai fini degli effetti delle notificazioni, richiama l’art. 4 della legge 890/1982 in tema di notificazione degli atti processuali tramite il servizio postale), onde “la notificazione eseguita dal professionista si perfeziona in modo del tutto analogo a quella compiuta dall'ufficiale giudiziario" (Cass. 709/04; Cass. 24041/09), secondo la ben nota regula iuris della scissione oggettiva degli effetti dell'atto quoad tempus.
1.2. Nella specie, la sentenza della corte genovese è stata depositata il 22 marzo 2008, onde il termine cd. “lungo" per impugnare sarebbe scaduto il 7 maggio dell'anno successivo: il ricorso per cassazione è stato consegnato all’avvocato munito di procura e di autorizzazione del C.d.O. nella medesima data del 7 maggio e contestualmente spedito, come emerge dalla ricevuta di raccomandata allegata agli atti.
3.5. L’indirizzo di cui si discorre si è espressamente manifestato attraverso la emanazione di due successivi DPR, il n. 37 del 2009 e il n. 191 del 2009, in seno ai quali una specifica disposizione normativa (l'art. 5) ha inequivocamente resa manifesta la volontà del legislatore di distinguere, concettualmente prima ancora che giuridicamente, all'indomani delle pronunce delle sezioni unite di questa corte (che, in realtà, ad una più attenta lettura, non hanno mai predicato un principio di diritto funzionale alla scomparsa per assorbimento ipso facto del danno morale nel danno biologico, avendo esse viceversa indicato al giudice del merito soltanto la necessità di evitare, attraverso una rigorosa analisi dell'evidenza probatoria, duplicazioni risarcitorie) tra la "voce" di danno cd. biologico da un canto, e la "voce" di danno morale dall'altro: si legge difatti alle lettere a) e b) del citato art. 5, nel primo dei due provvedimenti normativi citati:
- che "la percentuale di danno biologico è determinata in base alle tabelle delle menomazioni e relativi criteri di cui agli artt. 138 e 139 del codice delle assicurazioni; -che “la determinazione della percentuale di danno morale viene effettuata, caso per caso, tenendo conto dell'entità della sofferenza e del turbamento dello stato d'animo, oltre che della lesione alla dignità della persona, connessi e in rapporto all'evento dannoso, in misura fino a un massimo di due terzi del,valore percentuale del danno biologico".
3.8. Nella stessa giurisprudenza di questa corte regolatrice, d'altronde, in ossequio ad una esigenza adeguatrice dell'interpretazione giurisprudenziale alla non equivoca voluntas legis espressa dagli organi deputati alla produzione normativa post 2008, numerose sono state le pronunce che hanno confermato sentenze di merito predicative del principio e del criterio della congiunta attribuzione del risarcimento da danno biologico e da danno morale liquidato, quest'ultimo in una percentuale del medesimo, salvo personalizzazione (ex per multis, Cass. 29191/08: nella quantificazione del danno morale contestuale alla lesione del diritto alla salute, la valutazione di tale voce di danno, dotata di logica autonomia in relazione alla diversità del bene protetto, che pure attiene ad un diritto inviolabile della persona ovvero all’integrità morale, quale massima espressione della dignità umana, desumibile dall’art. 2 della Costituzione in relazione all'art. 1 della Carta di Nizza, contenuta nel Trattato di Lisbona, ratificato dall'Italia con legge 2 agosto 2008 n. 190, deve tener conto delle condizioni soggettive della persona umana e della gravità del fatto, senza che possa quantificarsi il valore dell'integrità morale come una quota minore proporzionale al danno alla salute, sicché vanno esclusi meccanismi semplificativi di liquidazione di tipo automatico - nel caso di specie, la Corte, in una fattispecie di lesioni gravissime con esiti dolorosi anche dal punto di vista psichico, ha escluso che il danno morale potesse essere liquidato nel 30% del danno biologico-; Cass. 4053/09: il danno non patrimoniale di cui all'art. 2059 cod. civ. costituisce una categoria ampia, comprensiva non solo del cd. danno morale soggettivo (e cioè dalla sofferenza contingente e del turbamento d'animo transeunte, determinati da fatto illecito integrante reato), ma anche di ogni ipotesi in cui si verifiche un'ingiusta lesione di un valore inerente alla persona, costituzionalmente garantito,- dalla quale consegua un pregiudizio non suscettibile di valutazione economica, senza soggezione al limite derivante dalla riserva di legge correlata all'art. 185 cod. pen.; Cass. 10364/09, caso in cui la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale che, in una controversia in tema di demansionamento, accertato il nesso causale tra la condotta illecita datoriale e lo state depressivo del lavoratore, aveva riconosciuto il danno biologico e il danno morale nell'ambito del danno non patrimoniale, applicando correttamente - ai di là delle singole espressioni utilizzate - il sistema bipolare introdotto nel sistema ordinamentale in materia risarcitoria e, quindi, fondando la liquidazione dei danni di cui erano risultati provati l'esistenza e il collegamento causale con l'illegittima condotta datoriale; Cass. 13530/09: in tema di risarcimento del danno da atti di libidine commessi nei confronti di una minore, il principio dell'unitarietà del danno non patrimoniale, quale categoria omnicomprensiva che include anche il danno biologico ed il danno da reato, impone al giudice di procedere ad una valutazione ponderale analitica che tenga conto del diverso peso dei beni della vita compromessi, e segnatamente della libertà e della dignità umana, pregiudicati da atti di corruzione posti in essere da un adulto con dolo ed in circostanze di minorata difesa, nonché della salute psichica, gravemente pregiudicata in una fase fondamentale della crescita umana e della formazione del carattere e della disponibilità a relazionarsi nella vita sociale, non potendo attribuirsi a priori un maggior rilievo al danno biologico rispetto al danno morale, il quale non si configura esclusivamente come pretium doloris, ma anche come risposta satisfattiva alla lesione della dignità umana; Cass. 14551/09: il danno non patrimoniale, alla stregua di un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 cod. civ., costituisce una categoria ampia, comprensiva non solo del cosiddetto danno morale, ovverosia della sofferenza contingente e del turbamento d'animo transeunte, determinati da un fatto illecito integrante un reato, ma anche di ogni ipotesi in cui si verifichi un'ingiusta lesione di un valore inerente alla persona, costituzionalmente garantito, alla quale consegua un pregiudizio non suscettibile di salutazione economica, senza soggezione al limite derivante dalla riserva di legge correlata all'art. 185 cod. pen.. Pertanto, in caso di perdita di un familiare, la liquidazione del danno non patrimoniale subito da un congiunto affetto da sordomutismo non può non tener conto della particolare condizione del danneggiato, trattandosi di persona avente una ridotta capacità di comunicare e di relazionarsi con le altre persone, e rispetto alla quale la perdita di un familiare, soprattutto se convivente, se non comporta sofferenze morali maggiori, determina comunque un "vulnus" particolare ed ulteriore della concreta possibilità di comunicare e relazionarsi; Cass. 20949/09: in tema di danno non patrimoniale per la morte di un prossimo congiunto, la circostanza che il giudice di merito abbia liquidato agli aventi diritto una somma unitaria definita "danno morale" non può ritenersi decisione di per sé erronea, in tutti i casi in cui risulti dalla motivazione del provvedimento che il giudicante, nella stima del danno, abbia tenuto conto non solo della sofferenza transeunte, ma di tutte le conseguenze derivate dal fatto illecito; Cass. 702/2010: ai fini della liquidazione del danno morale, si deve tener conto dalle condizioni soggettive della persona danneggiata e della gravità del fatto, senza che possa escludersi l’ammissibilità della sua quantificazione in proporzione al danno biologico riconosciuto).
4. Integrale conferma merita, altresì, l'iter motivazionale seguito dal giudice ligure nel confermare la legittimità della liquidazione del danno morale sofferto dal piccolo T.M. così come riconosciuto in prime cure, laddove (f. 52 della sentenza impugnata) si rileva, del tutto condivisibilmente, la inconcepibilità di una omessa liquidazione del danno morale nei confronti di un bambino per il quale i danni sofferti (tertraparesi spastico-distonica di grado rilevante, attività psichica ridotta a manifestazioni prevalentemente vegetative, notevole compromissione della partecipazione all’ambiente e notevole riduzione della capacità visiva e uditiva) si mostrano tra i più gravi che la persona possa subire per la concreta considerazione delle condizioni di vita del danneggiato direttamente derivanti dalle patologie accertate.
4.2. Nella specie, al di là della considerazione, di ordine strettamente processuale, secondo la quale sarebbe stato onere dell'odierno ricorrente offrire la prova di tale stato (mentre la questione non risulta dibattuta in sede di merito), le stesse conclusioni della CTU depongono in senso sicuramente dissonante, nella misura in cui, discorrendosi di stato prevalentemente vegetativo, si da poi atto che “in decubito supino sulla carrozzella il piccolo si muove poco e viene spostato dalla madre, di cui sembra avvertire la presenza quando questa batte le mani e gli parla ad alta voce", (così la sentenza oggi impugnata, come compiutamente riportato dal controcorrente al f. 8 del controricorso in ossequio al principio di autosufficienza).
5. Con il secondo motivo, si denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2059 c.c. anche in relazione all’art. 1226 c.c. (con riferimento alla liquidazione del danno non patrimoniale in favore dei genitori "in proprio").
- Dichiari la corte di cassazione, in base ad una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., se è ammissibile o meno la categoria del "danno esistenziale" inteso quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona ed avente, anche, funzione "adeguatrice" e "personalizzante" della stima risarcitoria rispetto ad altre ipotetiche categorie del danno non patrimoniale quale il danno morale in senso tradizionale. Dichiari la corte di cassazione, in via subordinata, ove ritenga ammissibile detta categoria di danno, se il danno esistenziale, anche liquidato in via equitativa ex art. 1226 c.c., per il genitore del figlio danneggiato, possa essere ancorato alla liquidazione del danno biologico in favore di quest'ultimo, ovvero debba essere ancorato al personale ed effettivo pregiudizio "alle attività non remunerative" dei genitori stessi.
6. Con il terzo motivo, si denuncia violazione e/o falsa applicazione dell'art. 2059 c.c. anche in relazione all’art. 1226 c.c. (con riferimento al risarcimento del danno in favore degli eredi del minore); motivazione omessa su di un fatto decisivo e controverso del giudizio (morte del minore T.M. all'età di 11 anni e 1 mese).
La disciplina delle spese segue - giusta il principio della soccombenza - come da dispositivo
Corte di Cassazione - III Civile Sentenza 18641 del 12.09.2011