Source: https://avvemilianomancino.blogspot.com/2013/09/
Timestamp: 2018-03-17 20:24:16+00:00
Document Index: 115678155

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 609', 'art. 61', 'sentenza ', 'art. 609', 'art. 61', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1495', 'art. 1453', 'sentenza ', 'sentenza ']

Studio Legale Mancino: settembre 2013
Domani scatta l’aumento dell’Iva Benzina più cara di 1,5 centesimi
L’incremento dal 21 al 22% per cento Codacons: una stangata che arriverà a costare fino a 349 euro a famiglia.
Una raffica di rincari scatterà domani in tutti i settori per effetto dell’aumento dell’Iva dal 21 al 22%. Una stangata, denuncia il Codacons, che arriverà a costare fino a 349 euro a famiglia su base annua, ma che potrebbe avere ricadute ben più ampie per le tasche degli italiani, se si tiene conto degli arrotondamenti dei listini e dell’aumento dei prezzi dei prodotti trasportati. “Una lunga serie di beni subirà domani un incremento dei listini con conseguenze pesantissime sui consumi - ha affermato il presidente Carlo Rienzi - In base alle nostre stime, per effetto della maggiore Iva, gli acquisti delle famiglie registreranno una forte contrazione che potrà raggiungere quota -3% su base annua”. “L’incremento dell’Iva - prosegue - produrrà inoltre una vera e propria ecatombe nel settore del commercio, con ricadute enormi sul fronte occupazionale e sullo stato economico del nostro paese”.
Ultime 24 ore prima del nuovo rincaro dei carburanti. Per effetto del mancato slittamento dell’aumento dal 21 al 22% dell’aliquota ordinaria dell’Iva, infatti, il prezzo raccomandato della benzina salirà di circa 1,5 cent euro/litro, quello del diesel di 1,4 ed il Gpl di 0,7 cent. Anche se l’impatto sui prezzi praticati non dovrebbe essere immediato ma spalmarsi lungo la settimana in funzione della fisiologica rotazione delle scorte.
A ben vedere,spiega Quotidiano Energia, quasi un “vantaggio” per i consumatori visto che la bozza del dl che avrebbe dovuto esaminare il Cdm venerdì prima del precipitare della crisi prevedeva, a copertura del rinvio, un rincaro delle accise sui carburanti di 2 cent al litro per tutto il 2013 e poi di 2,5 fino al 15 febbraio 2015 (assieme ad altre misure fiscali).
Intanto sui mercati prodotti di nuovo in aumento, specie la benzina. Prezzi praticati sul territorio ancora in calo generalizzato, per via delle numerose riduzioni di quelli raccomandati la scorsa settimana.
Ie medie nazionali della benzina e del diesel adesso sono rispettivamente a 1,796 e 1,724 euro/litro (Gpl a 0,813). Le “punte” in alcune aree sono per la “verde” fino a 1,844 euro/litro, il diesel a 1,751 e il Gpl a 0,850.
La situazione più nel dettaglio a livello Paese (sempre in modalità “servito”), secondo quanto risulta in un campione di stazioni di servizio che rappresenta la situazione nazionale per il Servizio Check-Up Prezzi QE, vede il prezzo medio praticato della benzina che va oggi dall’1,778 euro/litro di Eni all’1,796 di Tamoil (no-logo a 1,633). Per il diesel si passa dall’1,716 euro/litro di Eni all’1,724 sempre di Tamoil (no-logo a 1,568). Il gpl infine è tra 0,803 euro/litro ancora di Eni e 0,813 di Q8 (no-logo a 0,753). Ricordiamo che per visionare i valori minimi e massimi dei prezzi medi nazionali (”serviti”) , lo spaccato della situazione nelle 4 macro-aree del Paese e utilizzare la funzione dei grafici interattivi per confronti e analisi personalizzate (temporale, macro-zone e compagnie), occorre accedere a Check-Up Prezzi QE.
fonte: La Stampa - Domani scatta l’aumento dell’Iva Benzina più cara di 1,5 centesimi
Confermata la sanzione: otto mesi di reclusione. Decisivo è l’addebito della negligenza consistita nel non aver alzato le sponde del letto. Inutile il richiamo al rifiuto opposto dal paziente, facilmente superabile, e al comportamento tenuto dagli operatori sanitari nei turni precedenti (Cassazione, sentenza 21285/13). Principio intangibile: i diritti del paziente. Ma, alle volte, è necessario travalicare quei diritti, ignorare i desiderata del paziente, se davvero si vuole garantirne la sicurezza. Preferibile, in determinate situazioni, operare in maniera rigida, rispettando pedissequamente i propri doveri. Altrimenti i rischi, non solo per il paziente, diventano altissimi. Episodio tragico in un ospedale italiano: un uomo, ricoverato nella struttura di Terapia intensiva coronarica, cade dal proprio letto, e, a distanza di qualche minuto, esala l’ultimo respiro. Fatale la caduta, resa agevole dalla omissione addebitata alla infermiera operativa in quelle ore, ossia non aver provveduto alla «apposizione delle sponde al letto del paziente». Questa omissione costa carissimo all’infermiera, che viene ritenuta colpevole, sia in primo che in secondo grado, di «omicidio colposo», e condannata a 8 mesi di reclusione. Per i giudici di Appello, in particolare, la «apposizione delle sponde» – «intervento non cruento e non invasivo, atto ad evitare, o comunque a diminuire fortemente, il rischio di cadute» – non effettuata dall’infermiera va valutata come «omissione connotata da elevatissima negligenza, in violazione di un chiaro obbligo di protezione gravante sul personale infermieristico del nosocomio a salvaguardia del rischio di caduta cui il paziente si trovò concretamente esposto», come «comprovato dalle condizioni di disorientamento, di agitazione e di confusione mentale» del paziente. E tale ottica, negativa per l’infermiera, viene condivisa anche dai giudici della Cassazione, i quali confermano la condanna per «omicidio colposo». Respinta in maniera netta la linea difensiva proposta dal legale della donna, il quale si è richiamato alle già «precarie condizioni del paziente» e, soprattutto, alle «responsabilità degli operatori sanitari» in servizio nei «turni precedenti» a quello in cui si è verificata, purtroppo, la tragica caduta. Di fronte a tali osservazioni, difatti, la presa in esame del comportamento di altri operatori sanitari non avrebbe comunque potuto portare all’«esclusione» o alla «limitazione» della «colpevolezza» della infermiera, responsabile della «mancata apposizione delle sponde al letto del paziente». Ciò perché ella «era tenuta ad adottare la suddetta misura volta ad evitare il verificarsi di eventi accidentali, peraltro ampiamente prevedibili». E rispetto a questo quadro, aggiungono i giudici, non è plausibile il riferimento al «rifiuto opposto dal paziente», perché «facilmente e doverosamente superabile richiedendo l’intervento del medico di guardia». Evidenti, quindi, la «elevatissima neglienza», la «notevole gravità del reato» e il «rilevantissimo grado di colpa»: confermata in toto, così, la condanna nei confronti dell’infermiera per «omicidio colposo».
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - Sponde del letto abbassate, paziente cade e muore: infermiera condannata per omicidio colposo
C’è abuso di autorità anche se il maestro di arti marziali ha rapporti fuori dalla palestra
Un imputato è stato condannato per vari delitti sessuali commessi contro minori dei quali era maestro di arti marziali. Questi ha presentato un ricorso contro la sentenza, imperniato sulla pretesa inapplicabilità dell’art. 609-quater (atti sessuali con minorenne) e delle aggravanti di cui all’art. 61 n.5 e 11 c.p. A suo dire, pur essendo «indubbio che il contatto iniziale di conoscenza tra le parti offese e il ricorrente trae origine dal ruolo di insegnante», i rapporti sessuali si sono sempre verificati «al di fuori di tale contesto e, dunque, quando il rapporto di affidamento risultava cessato, essendosi realizzati non in palestra e nell’orario delle lezioni». Inoltre, ha aggiunto che erano i minori a chiedere per primi di compiere gli atti sessuali ed erano gli stessi a essere liberi di scegliere «il tipo di attività sessuale da compiere» e che egli non ha «mai dovuto abusare della sua qualifica professionale per realizzare i contestati rapporti». Per la Suprema Corte (sentenza 37135/13) il ricorso non merita accoglimento. Secondo i giudici di legittimità, i due motivi esposti dal ricorrente sono relativi alla conformazione fattuale della vicenda, infatti, l’imputato ha prospettato che non vi sia stato abuso derivante della sua posizione di maestro di arti marziali, che siano stati i ragazzi a chiedere e a scegliere le attività sessuali e che queste comunque non siano avvenute durante le lezioni e in palestra. Pertanto, gli Ermellini hanno rilevato l’immediata evidenza della inammissibile natura del motivo rispetto ai limiti della cognizione del giudice di legittimità. Inoltre, la Cassazione ha osservato che correttamente il giudice d’appello ha motivato riguardo a tali profili, illustrando la fattispecie criminosa riconducibile all’art. 609-quater c.p. aggravato ai sensi dell’art. 61 n. 5 e 11 (abuso di autorità) c.p. ed evidenziando il forte coinvolgimento emotivo che l’imputato aveva provocato nei suoi allievi. Per la Cassazione è chiaro che ciò integra anche abuso di autorità, considerate le modalità con cui si sono svolti i vari episodi di rapporto sessuale evincibili già dai dettagliati capi d’imputazione, a nulla rilevando, visto il concreto rapporto configuratosi, che la condotta criminosa non sia stata posta in essere dall’imputato durante le ore delle lezioni e proprio in palestra. Alla luce di ciò, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - C’è abuso di autorità anche se il maestro di arti marziali ha rapporti fuori dalla palestra
Carceri: telefonate detenuto-avvocato oltre il limite se urgenti
Corte di cassazione - Sezione I penale - Sentenza 21 maggio-26 settembre 2013 n. 40011
Il direttore di un carcere può «autorizzare i detenuti a effettuare conversazioni telefoniche con i propri difensori al di là dei limiti numerici indicati, sempre che il detenuto rappresenti, anche sommariamente, motivi di urgenza o di particolare rilevanza». A sottolinearlo è la prima sezione penale della Cassazione (sentena 21 maggio-26 settembre 2013 n. 40011), accogliendo un ricorso presentato dal ministero della Giustizia contro una decisione del magistrato di sorveglianza dell'Aquila.
Il magistrato di sorveglianza aveva accolto il ricorso di un detenuto riconoscendogli il diritto di «effettuare colloqui telefonici con il proprio difensore senza le limitazioni al numero di colloqui» previste nel regolamento penitenziario. Secondo il magistrato abruzzese, «non compete all'Amministrazione alcun potere di valutazione discrezionale della richiesta di colloqui telefonici con il difensore», che devono essere consentiti «a semplice richiesta». Di tutt'altro parere i giudici della Suprema Corte, secondo i quali le conversazioni telefoniche tra detenuto e avvocato «impegnano inevitabilmente per il loro svolgimento scelte di gestione tecnica degli impianti, di cui l'Amministrazione penitenziaria non può non farsi carico attraverso appositi provvedimenti autorizzatori».
Dunque, si legge nella sentenza depositata oggi in Cassazione, «l'esercizio del diritto di corrispondenza telefonica con il difensore deve necessariamente trovare un contemperamento nelle esigenze di tutela della collettività esprimibile con l'esercizio di un potere di controllo da parte degli organi preposti su soggetti condannati, senza che sia prospettabile - concludono i giudici di piazza Cavour - il pericolo di nocumento alle strategie difensive del condannato, a cui é fatto carico unicamente di una concisa e sintetica indicazione delle ragioni sottese alla richiesta di colloquio, neanche oggetto di comunicazione all'autorità giudiziaria, e non anche dei dettagli delle scelte difensive da fare o valutare unicamente al difensore». Il magistrato di sorveglianza dell'Aquila, sulla base del principio di diritto enunciato dalla Cassazione, dovrà
riesaminare il caso. (AGI)
fonte: ilsole24ore/Carceri: telefonate detenuto-avvocato oltre il limite se urgenti
Venti giorni di reclusione per il gavettone contro gli schiamazzi
Corte di cassazione - Sezione VI penale - Sentenza 25 settembre 2013 n. 39869
Rischia una severa condanna chi, esasperato, si lascia andare alla 'giustizia fai da te’ lanciando dell'acqua sui responsabili di schiamazzi in strada sotto la sua finestra. La sesta sezione penale della Cassazione, con la sentenza 39869/2013, ha confermato la condanna inflitta a un 75enne che, ad Ischia, aveva «sversato dall'alto della propria finestra acqua lurida sui clienti del locale notturno» situato sotto il suo appartamento, perché ormai intollerante agli schiamazzi e alla musica ad alto volume proveniente dalla discoteca (priva di autorizzazione comunale e di insonorizzazione) e dalla pedana allestita all'ingresso del locale.
L'uomo era stato condannato dai giudici del merito a venti giorni di reclusione (pena sospesa) e al risarcimento danni in favore del gestore della discoteca, che l'imputato, secondo l'accusa, aveva apostrofato con minacce ed insulti. I giudici del merito avevano ritenuto l'uomo responsabile del reato di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone», ed egli, nel suo ricorso in Cassazione, aveva rilevato di essersi trovato in una situazione di impotenza «avendo vanamente più volte sollecitato l'intervento dei vigili urbani e delle forze dell'ordine per denunciare l'irregolare andamento del locale pubblico».
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, rilevando, nella sentenza depositata oggi, che egli «disponeva di strumenti giuridici per far valere le proprie ragioni, in luogo di farsi giustizia da solo, dinanzi a comportamenti suscettibili di assumere anche rilevanza penale». Legittimo anche il risarcimento danni alla parte civile «che dalla condotta criminosa» dell'imputato «ha subito un danno diretto - concludono i giudici di ‘Palazzaccio’ - in termini di immagine (e connessa riduzione dei potenziali clienti) dell'esercizio pubblico».
fonte: ilsole24ore/Venti giorni di reclusione per il gavettone contro gli schiamazzi
Acquista un’auto a GPL, ma l’impianto non è a norma: l’oggetto del contratto non è rispettato
Chi acquista un’autovettura alimentata a GPL lo fa con l’evidente scopo di risparmiare sui costi del carburante e oggetto dell’acquisto è proprio un’auto alimentata a GPL, non un’auto in quanto tale. È quanto si evince dalla sentenza della Cassazione 20996/13.
Una signora aveva convenuto una società per sentirla condannare al pagamento del prezzo per la sostituzione dell’impianto di alimentazione a GPL della propria autovettura - vendutale dalla società stessa -, nonché ai danni per essere stata costretta a sostenere i maggiori costi derivanti dall’alimentazione a benzina. La convenuta aveva eccepito decadenza, prescrizione e esonero da responsabilità – come da liberatoria sottoscritta dall’attrice - e, nel merito, la buona fede - stante la revisione da parte del precedente proprietario -. In appello, era stata dichiarata prescritta l’azione nei confronti della società. Infatti, secondo i giudici territoriali, poiché l’attrice non aveva articolato alcun mezzo istruttorio per dimostrare di aver contestato il vizio prima, il Giudice di Pace avrebbe dovuto accogliere l’eccezione preliminare della convenuta e non configurare l’"aliud pro alio", come invece aveva fatto. Contro tale decisione, la parte attrice originaria ha proposto ricorso in Cassazione, denunciando erronea considerazione dell’intervenuta prescrizione, col quesito se «la vendita di veicolo alimentato a GPL, carente di collaudo, possa soggiacere alle specifiche limitazioni dell’art. 1495 c.c. (termini per l’esercizio dell’azione di garanzia) oppure sia applicabile l’art. 1453 (risolubilità del contratto per inadempimento) trattandosi di aliud pro alio». Per la Suprema Corte il ricorso merita accoglimento. Oggetto dell’acquisto non è una autovettura in quanto tale, ma una alimentata a GPL. Secondo gli Ermellini, non è condivisibile la motivazione della sentenza impugnata, secondo cui non sarebbe prospettabile l’ipotesi di aliud pro alio, in quanto l’attrice aveva chiesto i danni per i maggiori costi derivanti dall’utilizzazione a benzina, implicitamente ammettendo che il mancato collaudo dell’impianto per GPL non le aveva impedito l’utilizzo dell’auto. Piazza Cavour, invece, ha affermato che chi acquista un’autovettura alimentata a GPL lo fa con l’evidente scopo di risparmiare sui costi del carburante. Pertanto, essendo pacifico che l’impianto non era omologato e non poteva più esserlo, veniva meno la specifica utilità insita nell’acquisto ed era irrilevante che il mezzo poteva essere utilizzato a benzina. Da qui, la cassazione della sentenza con rinvio.
Fonte: www.dirittoegiustizia.it /La Stampa - Acquista un’auto a GPL, ma l’impianto non è a norma: l’oggetto del contratto non è rispettato
PENALISTI: Il Congresso straordinario a Genova dal 27 al 29 settembre
Riforme della giustizia e nuovo statuto dell'avvocatura. Ruoterà attorno a queste due grandi tematiche il congresso straordinario dell'Unione Camere Penali italiane, a Genova dal 27 al 29 settembre al Centro Congressi del Porto antico della città ligure, dal titolo «Dove eravamo rimasti: l'avvocato penalista tra nuovo statuto e vecchia giustizia». Prima di tutto un confronto sulle riforme della giustizia, sia sul fronte dell'ordinamento costituzionale che su quello del sistema penale in generale, riforme attese e chieste da tempo dalle Camere Penali.
Un tema che è stato al centro di numerosi appelli, antichi e recenti, del Capo dello Stato, appoggiati in pieno dai penalisti. Che faranno anche il punto sulla propria funzione sociale, tra l'altro presentando una ricerca condotta con l'Università di Bologna, e sul nuovo statuto dell'avvocato, con le novità apportate dall'approvazione della riforma forense, anche questa al centro di battaglie tradizionali dell'Ucpi, come quella per la specializzazione, e da ultimo al centro di polemiche in ordine alle società tra avvocati, di cui é scaduta la delega conferita al Governo ad agosto.
Tutti temi al centro del confronto dell'Ucpi con i partecipanti: dal ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, attesa nella mattinata di sabato 28, a numerosi rappresentanti della politica - tra gli altri, la Presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato Anna Finocchiaro, Enrico Buemi, capogruppo Psi nella Commissione giustizia del Senato, e il Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Francesco Paolo Sisto - ai componenti del Csm Guido Calvi, Filiberto Palumbo e Nicolò Zanon, fino al presidente del Cnf Guido Alpa e al segretario Andrea Mascherin. Infine, il dibattito con il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Rodolfo Sabelli, che interverrà domenica a conclusione delle tre giornate di lavori.
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