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Timestamp: 2018-03-19 08:41:51+00:00
Document Index: 57177847

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 700', 'art. 2043', 'art. 1176', 'art. 1176', 'sentenza ', 'art. 1176', 'sentenza ']

Cassazione civile, 01/03/2018, (ud. 14/12/2017, dep.01/03/2018), n. 4908 Vedi massime correlate
Dott. ROSSETTI   Marco                        -  rel. Consigliere  -
EL MAR SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
studio dell'avvocato ADRIANO BARBATO, che la rappresenta e difende
unitamente all'avvocato FILIPPO GERMINETTI;
S.A.,           D.F.V.,        P.S.,       SO.SE.,
PE.RA.,         PU.AN.,        SA.SA., elettivamente domiciliati in
ROMA, VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI 103, presso lo studio dell'avvocato
LUISA GOBBI, che li rappresenta e difende unitamente all'avvocato
PAOLA MARIA D'AMELIO;
C.L., QUEENCY SRL, MONTE SRL;
avverso la sentenza n. 4745/2015 della CORTE D'APPELLO di MILANO,
partecipata del 14/12/2017 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI.
nel 2010 C.L., D.F.V., P.S., Pe.Ra., Pu.An., Sa.Sa., S.A. e So.Se. convennero dinanzi al Tribunale di Milano le società Monte s.r.l. e La Valtellina Beta di M.P. &amp; c. s.a.s. (che in seguito si fonderà per incorporazione nella ELMAR s.r.l., e come tale sarà d'ora innanzi sempre indicata), esponendo che:
con sentenza 11.12.2015 n. 4745 la Corte d'appello di Milano accolse parzialmente il gravame, rigettando la domanda risarcitoria proposta dai soli D.F.V. e C.L., e per l'effetto riducendo la complessiva condanna della ELMAR e 232.200 Euro;
la sentenza d'appello è stata impugnata per cassazione dalla ELMAR s.r.l. con ricorso fondato su tre motivi ed illustrato da memoria;
hanno resistito con controricorso unitario, illustrato da memoria, D.F.V., P.S., Pe.Ra., Pu.An., Sa.Sa., S.A. e So.Se.;
col primo motivo di ricorso la ELMAR lamenta, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, la violazione dell'art. 2043 c.c.;
(-) la Corte d'appello ha ravvisato una colpa aquiliana della ELMAR nella mancata adozione degli interventi necessari ad impedire il verificarsi del danno, ed in particolare nel non avere vigilato sull'uso che della cosa locata faceva il conduttore, in modo da evitare che provocasse danno agli altri condomini;
la Corte d'appello ha ritenuto che la ELMAR dovesse rispondere ai sensi dell'art. 2043 c.c., dei danni lamentati dagli attori, per avere tenuto una condotta colposa;
l'elemento oggettivo dell'illecito (la condotta) è stato ravvisato nel "non essere intervenuta nè avere vigilato sull'uso che della cosa locata facevano i conduttori, in modo da evitare che provocasse danno agli altri proprietari";
l'elemento soggettivo dell'illecito (la colpa) è stata ravvisata nella circostanza che la ELMAR "fosse a conoscenza, sin dalla proposizione del ricorso ex art. 700 c.p.c. da parte degli odierni appella(ti) delle immissioni (..), sebbene il ricorso nei suoi confronti sia stato respinto, non avendo il giudice ritenuto necessari interventi strutturali";
in applicazione di questo principio, questa Corte ha già affermato che "in materia di immissioni intollerabili, allorchè le stesse originino da un immobile condotto in locazione, la responsabilità ex art. 2043 c.c., per i danni da esse derivanti può essere affermata nei confronti del proprietario, locatore dell'immobile, solo se il medesimo abbia concorso alla realizzazione del fatto dannoso, e non già per avere omesso di rivolgere al conduttore una formale diffida ad adottare gli interventi necessari ad impedire pregiudi. a carico di terzi" (Sez. 3, Sentenza n. 11125 del 28/05/2015);
nel secondo caso, l'accertamento della colpa aquiliana esige che si stabilisca previamente quale sarebbe dovuta essere la condotta prudente da seguire, in funzione delle circostanze e della qualità soggettiva dell'agente: ciò vuol dire che dall'uomo comune sarà esigibile la diligenza del bonus paterfamilias, e dall'imprenditore commerciale quella dell'homo eiusdem generis et condicionis, secondo la regola generale dettata per qualsiasi tipo di obbligazione, ivi comprese quelle da fatto illecito, dall'art. 1176 c.c., (sulla necessità che anche la colpa aquiliana sia valutata in base ai criteri di diligenza dettati dall'art. 1176 c.c., commi 1 e 2, si veda ex multis Sez. 3, Sentenza n. 2639 del 10/03/1998);
nella vicenda oggi all'esame di questa Corte, deve escludersi che la ELMAR avesse un obbligo di vigilanza, di intervento o di veto nei confronti del locatore, che scaturisse da norme positive o contrattuali;
in tanto, perciò, si sarebbe potuta affermare la sussistenza della colpa della ELMAR, in quanto si fosse accertato che un astratto proprietario di immobili "diligente", al posto della odierna ricorrente, avrebbe tenuto una condotta diversa;
la "condotta diversa" teoricamente esigibile dal proprietario d'un immobile che intenda locarlo ad uso di pubblico esercizio non potrebbe che consistere in due atti: o rifiutare la locazione, o recedere dal contratto, posto che sarebbe inesigibile dal locatore, obbligato a garantire il pacifico godimento della cosa locata, una manus iniectio sul conduttore volta ad impedirgli di far chiasso;
la conclusione è che, per potere affermare la sussistenza d'una colpa aquiliana della ELMAR, si sarebbe dovuto accertare in punto di fatto se, al momento in cui questa concesse in locazione il proprio immobile alla Monte s.r.l., potesse o non potesse prevedere con l'ordinaria diligenza, alla luce di tutte le circostanze del caso concreto, che la società conduttrice avrebbe con ragionevole certezza arrecato danni a terzi, provocando immissioni intollerabili;
tale accertamento, tuttavia, nel nostro caso è mancato: la Corte d'appello si è limitata ad accertare che la ELMAR, due anni prima dell'introduzione del presente giudizio, fosse a conoscenza dell'esistenza di immissioni moleste, provocate però dal precedente conduttore dell'immobile (la società Queency s.r.l.);
la sentenza va dunque cassata con rinvio alla Corte d'appello di Milano, la quale nel riesaminare l'appello della ELMAR applicherà il seguente principio di diritto:
"il proprietario d'un immobile concesso in locazione non risponde dei danni provocati dal conduttore in conseguenza di immissioni sonore intollerabili, a meno che non si accerti in concreto che, al momento della stipula del contratto di locazione, il proprietario avrebbe potuto prefigurarsi, impiegando la diligen.za di cui all'art. 1176 c.c., che il conduttore avrebbe certamente recato danni a temi con la propria attività";
(-) accoglie il primo motivo di ricorso; dichiara assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d'appello di Milano, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.
Non esiste una responsabilità automatica del proprietario per le immissioni sonore causate dal conduttore (Savoia Renato)