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Timestamp: 2018-06-21 18:19:41+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.18', 'art.8', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 18', 'art.8']

Campagna referendum per il lavoro: Legge Fornero | bazzigiacomo.it
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Campagna referendum per il lavoro: Legge Fornero
11 ottobre 2012.
Vi abbiamo chiamato qui stamani per lanciare la campagna referendaria perché il popolo italiano si pronunci su due quesiti su diritti del lavoro che sono stati modificati dai due ultimi governi.
I due quesiti riguardano:
il ripristino dell”art.18 dello Statuto dei Lavoratori laddove è stato modificato dalla riforma Fornero per escludere l’obbligatorietà della riassunzione del lavoratore licenziato senza giusta causa;
l’abrogazione del potere dei padroni di contrattare direttamente col lavoratore – delle due sicuramente la parte debole – non più difeso nei diritti minimi dalla vigenza del contratto nazionale di lavoro, potere attribuito con l”art.8 dell’ultima finanziaria di Berlusconi.
Proposti inizialmente dall’IdV sono stati assunti a livello nazionale da un coordinamento di soggetti politici e associazioni fra cui SEL, Fed. d. Sin., Verdi, FIOM-CGIL, ALBA. L’iniziativa si è diffusa a livello territoriale e giovedì scorso si è costituito anche a Livorno, come nelle altre città, il Coordinamento Unitario per la raccolta delle firme a cui hanno aderito, oltre alle articolazioni territoriali di quei soggetti nazionali, i seguenti soggetti livornesi: Cittadini ecologisti, Silp-Cgil, Unione Inquilini, Unione Sindacale di Base, Lista Civica Città Diversa. La rilevanza dell”iniziativa referendaria è tale da richiedere la più ampia adesione di soggetti sociali, politici, sindacali e di singoli cittadini al Comitato stesso che resta aperto ad ogni contributo e proposta. Il Comitato si incontra ogni mercoledì alle 21,15 c/o l’Ex Aurora ed è contattabile per ogni informazione anche attraverso le forze che vi hanno aderito.
Attraversiamo un momento difficilissimo per la nostra Repubblica e non solo. La crisi economica morde tutto il pianeta ormai da quattro anni, ma l’Italia ha un ulteriore virus che la sta dilaniando.
Il sistema politico si sta liquefacendo (sono di queste ore gli eventi lombardi: “Un aspetto devastante per i principi della democrazia” li ha definiti il Procuratore Bocassini).
Monti che all’insediamento del suo governo “tecnico” aveva promesso “Rigore ed equità” ha declinato il primo termine a senso unico continuando a spostare la ricchezza dai ceti meno abbienti a quelli già privilegiati svuotando il senso del secondo termine: l’equità.
Le riforme, che avrebbero dovuto colpire privilegi e rendite di caste, sprechi e corruttele ormai diffuse per spalmare i sacrifici inevitabili in modo equo, hanno invece colpito i soliti noti cioè coloro su cui più feroce è l’incancrenirsi della crisi.
Si è colpito innanzi tutto i diritti ottenuti nel dopoguerra a prezzo di dure lotte sostenute e pagate dai lavoratori che hanno avuto il merito maggiore nell’aver portato il nostro paese ad essere la settima economia del mondo ed un esempio di democrazia realizzata e consolidata dopo venti anni di dittatura fascista ed una guerra disastrosa che aveva distrutto il paese e prostrato il popolo italiano.
La nostra bella Costituzione, modello per tanti paesi che si sono formati negli ultimi 60 anni, è il fondamento su cui il nostro paese è riuscito ad affermarsi nel novero dei cosiddetti Stati di diritto tanto che il suo primo articolo recita L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro Invitiamo a riflettere sul senso profondo di questo incipit. I Costituenti non intendevano certo un lavoro ricattabile, indignitoso, precario, incerto, schiavizzato, irraggiungibile per un’intera generazione come quello che stiamo soffrendo oggi.
Ma in gioco non c’è solo il lavoro per quanto fondamentale sia il suo ruolo ma la democrazia stessa. Se a oltre sessant’anni la Costituzione dimostra qualche opportunità di adeguamento è proprio nella necessità di un allargamento della democrazia attraverso l’ampliarsi di istituti come il Referendum e l’inserimento di quelli che aprano sempre più alla democrazia partecipativa.
Questa occasione è dunque un’occasione importante di rilancio dal basso con cui la sinistra vuole presentarsi a Livorno mostrandosi unita su una battaglia sociale essenziale, contro le politiche del governo Monti, per i diritti dei lavoratori che i tecnici vanno demolendo. La lotta di classe, come afferma Gallino, non è scomparsa è stata resa solo invisibile e combattuta apertamente dal liberismo contro i lavoratori. Ci hanno quasi convinto che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e dunque siamo i colpevoli di questa crisi. Ma è falso come hanno dimostrato i dati raccolti e analizzati da economisti anche a noi geograficamente vicini come Alessandro Volpi e Francesco Gesualdi del Centro nuovo modello di sviluppo di Vecchiano. L’esplodere del debito pubblico è dovuto al sistema finanziario internazionale che usando la speculazione ha imposto interessi da strozzini nel corso degli ultimi trent’anni.
Per concludere consideriamo questa iniziativa la prima di una serie di lotte che attribuiscano l’opera di risanamento del paese intanto alle forze che rappresentano il popolo italiano e non a supposti tecnici che sono invece i rappresentanti e gli strumenti di quel sistema finanziario internazionale che ci ha portato in questa situazione.
Referente nodo livornese di ALBA
Referendum: Livorno, 13 Ottobre 2012, inizia la raccolta delle firme
Due quesiti, dunque, per due diversi articoli. Il referendum sull’art. 18 interviene sulla rifor-ma siglata dal ministro Fornero. Il governo ha cancellato la norma che imponeva il reintegro del lavoratore licenziato senza giusta causa o giustificato motivo a fronte di una sentenza del giudice favorevole al lavoratore. Il comitato promotore parla di una «manomissione in piena regola» del principio guida dell’art. 18. «Il governo – si legge nella comunicazione che accom-pagnava i quesiti al momento della presentazione in Cassazione – ha agito con forte iniquità sul tema cruciale del mercato del lavoro, scegliendo di aggredire i diritti, le conquiste storiche del movimento operaio e il sistema di protezione sociale pubblico». Ovviamente, secondo il governo, come ripete sempre il ministro Fornero, «per combattere gli effetti della crisi». Mentre si registrano i primi casi di licenziamenti, che usano la leva delle ragioni economiche o organizzative, chi è più scettico sui referendum si chiede cosa dovrebbe spingere un giovane precario a firmare e poi votare un quesito su un articolo che non lo riguarda. «Ai giovani e precari – risponde Veronica Albertini, del comitato promotore – dobbiamo spiegare che in ballo c’è anche il loro, il nostro, futuro. Lottiamo per evitare che, usciti dalla precarietà, ci si ritrovi immersi in altra precarietà».
Poi c’è l’art.8. Nell’Agosto del 2011, all’interno della manovra economica, Tremonti e Sacconi, con quella che sembrò a molti una modifica ad azienda per la Fiat, demandarono agli accordi aziendali materie centrali per l’organizzazione del lavoro, come la classificazione e l’inquadramento del personale, le mansioni, l’orario di lavoro, i contratti a termine, i contratti a orario ridotto, il regime della solidarietà negli appalti o il ricorso alla somministrazione di lavoro. «Con le modifiche introdotte dal governo Berlusconi – dice sempre il professor Alleva – ogni azienda in Italia, teoricamente, potrebbe avere il suo diritto del lavoro. E capite bene cosa può accadere se, in queste aziende, dovessero esserci uno o più sindacati complici». Ogni riferimento alla Fiat è puramente casuale.
Da domani, sabato 13, parte ufficialmente la raccolta firme. Centinaia sono i banchetti organizzati. L’obiettivo è doppiare la soglia delle 500 mila firme. «Per riprenderci i diritti», dicono dal comitato promotore. Ma non solo. Anche per spostare a sinistra ogni eventuale coalizione di governo. Per i referendum, infatti, si voterebbe con il nuovo parlamento. Un milione di firme potrebbero indurre il prossimo governo a fare tutto da solo, anticipando l’esito del voto. E sarebbe una buona notizia.