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Timestamp: 2019-07-22 13:19:20+00:00
Document Index: 67628261

Matched Legal Cases: ['art. 74', 'art. 197', 'art. 186', 'art. 195', 'art. 177', 'sentenza ', 'art. 177']

Art. 195 codice civile: Prelevamento dei beni mobili | La Legge per tutti
Art. 195 codice civile: Prelevamento dei beni mobili
Nella divisione i coniugi o i loro eredi hanno diritto di prelevare i beni mobili che appartenevano ai coniugi stessi prima della comunione o che sono ad essi pervenuti durante la medesima per successione o donazione. In mancanza di prova contraria si presume che i beni mobili facciano parte della comunione (1).
Erede: [v. 457]; Bene mobile: [v. 812]; Successione: [v. Libro II, Titolo I]; Donazione: [v. Libro II, Titolo V].
(1) Art. così sostituito ex l. 19-5-1975, n. 151 (art. 74) (Riforma del diritto di famiglia).
Deve escludersi che una volta intervenuta la separazione dei coniugi già in regime di comunione legale dei beni continui a sussistere, a vantaggio dei terzi, una generale presunzione di comunione, relativamente ai beni nella esclusiva disponibilità di uno solo di essi, il quale non sia in grado di dimostrarne, con atto avente data certa, la proprietà individuale. È onere, infatti, del terzo, che voglia avvalersi, ai sensi dell'art. 197 c.c., della presunzione di proprietà comune dei beni mobili non registrati prelevati da uno dei coniugi a seguito di separazione personale e di divisione del patrimonio, dimostrare anche che il bene in contestazione è stato acquistato in un momento anteriore allo scioglimento della comunione stessa.
Cassazione civile sez. III 14 maggio 2003 n. 7372
Si deve presumere, ai sensi del combinato disposto degli art. 186 e 190 c.c., nonché in forza dell'art. 195 c.c., che le obbligazioni gravanti sulla comunione legale, vengano adempiute dai coniugi con denaro comune, salva la possibilità di dimostrare con qualsiasi mezzo di prova, ivi comprese le prove atipiche (e, segnatamente, l'ammissione proveniente dalla controparte) l'adempimento con beni personali: solo in quest'ultimo caso il coniuge "solvens" potrà vantare nei confronti dell'altro un diritto al rimborso pari alla metà delle somme erogate, mentre in caso contrario non sorgerà alcun diritto al rimborso, risultando l'obbligazione comune adempiuta con beni facenti capo per parti uguali ad entrambi i coniugi, non essendo la comunione un autonomo soggetto di diritto.
Tribunale Bergamo 18 dicembre 2001
In tema di imposta sulle successioni, il saldo attivo di un conto corrente bancario, intestato - in regime di comunione legale dei beni - soltanto ad uno dei coniugi e nel quale siano affluiti proventi dell'attività separata svolta dallo stesso, se ancora sussistente entra a far parte della comunione legale dei beni, ai sensi dell'art. 177, comma 1, lett. c, c.c., al momento dello scioglimento della stessa, determinato dalla morte, con la conseguente insorgenza, solo da tale epoca, di una titolarità comune dei coniugi sul predetto saldo; lo scioglimento attribuisce invero al coniuge superstite una contitolarità propria sulla comunione e, attesa la presunzione di parità delle quote, un diritto proprio, e non ereditario, sulla metà dei frutti e dei proventi residui, già esclusivi del coniuge defunto. (Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle entrate avverso la sentenza del giudice tributario che aveva ritenuto che l'imposta di successione fosse stata illegittimamente liquidata e corrisposta sull'intero asse ereditario mentre le attività relative ai conti correnti e titoli dovevano essere tassati al cinquanta per cento, con conseguente rimborso della maggiore imposta versata).
Cassazione civile sez. trib. 16 luglio 2008 n. 19567
In tema di imposta sulle successioni, il saldo attivo di un conto corrente bancario intestato al de cuius, va tassato per intero, anche se il defunto era in regime di comunione legale con il coniuge, atteso che la comunione legale fra i coniugi, di cui all'art. 177 c.c., riguarda gli acquisti, cioè gli atti implicanti l'effettivo trasferimento della proprietà della res o la costituzione di diritti reali sulla medesima, non quindi i diritti di credito sorti dal contratto concluso da uno dei coniugi, i quali, per la loro stessa natura relativa e personale, pur se strumentali all'acquisizione di una res, non sono suscettibili di cadere in comunione.
Cassazione civile sez. trib. 01 aprile 2003 n. 4959