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Timestamp: 2019-07-16 06:21:49+00:00
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RESOCONTO CONSIGLIO COMUNALE DEL 7 LUGLIO 2014 - Comune di Città di Castello (PG)
RESOCONTO CONSIGLIO COMUNALE DEL 7 LUGLIO 2014
IMPORTANTE AZIENDA INVESTE IN CITTA’
In sede di comunicazioni, il sindaco Luciano Bacchetta ha preannunciato che la prossima seduta del consiglio comunale verrà convocata per il 28 luglio in modo da procedere agli adempimenti tecnici correlati all’investimento nel territorio tifernate che si appresta a fare una importante azienda.
CONSACRAZIONE EPISCOPALE DI DON MARCONI
Il sindaco Luciano Bacchetta ha esteso ai componenti del consiglio comunale l’invito a partecipare alla cerimonia di consacrazione episcopale di don Nazzareno Marconi, nuovo vescovo di Macerata, che si terrà il prossimo 13 luglio alle ore 18 nella cattedrale di Città di Castello. “Si tratta di un grande orgoglio per la nostra città”, ha dichiarato il primo cittadino, che ha espresso la soddisfazione per l’importante riconoscimento che viene tributato a Marconi e alla chiesa locale.
DOPO L’ESTATE SEDUTA MONOTEMATICA SULLA RIFORMA SANITARIA
“Credo che a un anno e mezzo dalla sua attuazione, si ponga la necessità di una riflessione profonda sui risultati della riforma sanitaria regionale, che non tenga conto solo delle questioni economiche legate ai bilanci, ma della soddisfazione degli utenti e degli obiettivi effettivamente raggiunti nell’erogazione dei servizi”. E’ quanto ha affermato il sindaco Luciano Bacchetta, preannunciando la convocazione dopo l’estate di un consiglio comunale monotematico sulla sanità, nell’intervento relativo all’ordine del giorno presentato dal consigliere del Polo Tifernate Manuel Maraghelli sulla valorizzazione del plesso ospedaliero di Città di Castello. Il documento, che impegnava l’amministrazione comunale a “intervenire presso l’Ausl Umbria 1 affinché siano garantite maggiori risorse economiche ed umane all’ospedale di Città di Castello e affinché il nostro nosocomio possa esplicitare tutte le prestazioni di alto livello ed effettuare le manutenzioni che si addicono agli Ospedali D.E.A.”, è stato ritirato dal proponente al termine del dibattito al fine di favorire un confronto in commissione servizi utile a redigere un atto unitario dell’assemblea.
Dibattito. Il consigliere del Polo Tifernate Manuel Maraghelli aveva sostenuto l’esigenza di investimenti economici in strutture e professionalità per mantenere lo status di ospedale con Dipartimento di Emergenza e Accettazione, richiamando l’attenzione sulle problematiche relative alla manutenzione (il parcheggio, la palazzina sovrastante il Cup, i due operai specializzati contro il doppio a Umbertide, la prospettiva di affidarsi a un global services), alle prestazioni che i migliori medici dell’ospedale effettuano negli altri presidi dell’Usl Umbria 1 senza che altrettanto avvenga dalle altre strutture verso il nosocomio tifernate, alla perdita delle professionalità più elevate, senza adeguate sostituzioni. “L’ordine del giorno non è votabile per come è redatto perché non aiuta a cogliere la vera questione – aveva osservato il sindaco Bacchetta – ma pone comunque il problema vero di una riflessione su cosa ha prodotto la riforma della sanità”. Stesso discorso per il capogruppo del Pd Gaetano Zucchini, che aveva ravvisato come la modalità confusa di presentare gli argomenti, mettendo insieme piano di investimenti e budget per la manutenzione, non fosse utile a porre la questione dell’ospedale tifernate in termini di richiesta di maggiore attenzione e non si calasse in modo adeguato nel percorso fatto di atti del consiglio comunale per affermare la necessità di salvaguardare e far crescere la sanità in Alto Tevere e di confronti con i vertici della sanità locale portato avanti negli ultimi mesi. L’esponente della maggioranza aveva in ogni caso colto l’occasione per informare che il completamento del primo piano della palazzina del Cup sia stato già finanziato per circa un milione di euro, come pure sia stato deliberato l’adeguamento del palazzo ex Inam per 400 mila euro e sia stata riconosciuta l’esigenza di procedere a un intervento radicale di asfaltatura del parcheggio dell’ospedale, portato recentemente a 687 posti auto, per 450 mila euro. Quanto agli operatori tecnici, Zucchini ha precisato che sono tre a tempo pieno e uno a tempo determinato a Città di Castello, due a tempo pieno e uno a tempo parziale a Umbertide. “Ci aspettiamo che la maggioranza dia il proprio contributo ad affrontare con un documento le problematiche che l’ordine del giorno pone”, era intervenuto il capogruppo della Lega Nord Valerio Mancini, che aveva posto la questione di un appropriato investimento degli 875 milioni di euro di bilancio dell’Usl Umbria 1, “che – aveva detto - non sono affatto pochi per 350 mila abitanti e anzi ho il forte dubbio che siano anche troppi per come vengono gestiti”. “C’è un forte aumento dei ticket e c’è un problema con le liste di attesa, questo bisognerebbe aggiungere a un documento unitario”, ha detto Mancini, dando la disponibilità a redigere un atto condiviso. A condividere l’esigenza di una profonda riflessione era stato anche il consigliere del Pd Mauro Severini, che aveva posto “il problema politico di definire con chiarezza quale sia il ruolo dell’ospedale di Città di Castello nel quadro della sanità pubblica regionale”. “Quando avviene una centralizzazione dei centri decisionali – aveva ammonito l’esponente della maggioranza - si perdono inevitabilmente riferimenti e peso specifico e credo per questo che stia al consiglio comunale intraprendere un’azione di pressione sulla Regione perché dia la collocazione opportuna all’ospedale tifernate, che è indispensabile per determinare gli investimenti”. Il sindaco Bacchetta era di nuovo intervenuto per chiarire che “l’ospedale di Città di Castello ha un ruolo ben definito nella sanità umbra, essendo una delle quattro strutture di emergenza della regione, che sulla carta equivale al massimo dei riconoscimenti”. “Nella sostanza però - aveva aggiunto il primo cittadino - spending review e accentramento direzionale creano indubbiamente difficoltà”. “Si tratta di problematiche che esistono anche altrove, dove pure sono stati imposti sacrifici importanti – aveva puntualizzato Bacchetta – ma come consiglio comunale è indispensabile affrontare politicamente la questione con i livelli regionali”. Il capogruppo del Pdl Davide Pazzaglia aveva sottolineato che “i soldi ci sono, ma bisognerebbe puntare su una redistribuzione delle risorse”. “E’ giusto fare un consiglio monotematico sulla sanità – aveva aggiunto Pazzaglia – perché, nonostante quello che dice il direttore generale, difficoltà quali quelle di fare esami urgenti resistono, come resiste complessivamente il problema delle liste di attesa, e serve una valutazione di ambito regionale su quali presidi chiudere per concentrare investimenti, servizi e professionalità”. Dell’esigenza di “un lavoro politico da parte del sindaco per preservare e possibilmente aumentare il livello delle risorse destinate all’ospedale di Città di Castello e la qualità dei servizi per gli utenti” aveva parlato il capogruppo di Fdu Luca Cuccaroni, che aveva giudicato minimali problemi come il parcheggio in confronto a questioni come le liste di attesa. “In Emilia Romagna vengono erogate prestazioni anche di sabato pomeriggio e di domenica per venire incontro alle esigenze cittadini – aveva puntualizzato – serve, quindi, una riflessione dei livelli regionali per superare i problemi, che venga estesa anche ai prezzi delle prestazioni, più alti ad esempio della vicina Toscana”. “Serve un ordine del giorno di tutto il consiglio comunale che il sindaco possa presentare a chi di dovere”, aveva concluso Cuccaroni. A rilevare “l’imbarazzo della maggioranza di fronte a un ordine del giorno che espone le lamentele di cittadini e personale” era stato il capogruppo del Polo Tifernate Cesare Sassolini, che aveva ribadito come “certe problematiche, quali le liste di attesa permangano, nonostante l’intervento e le rassicurazioni in commissione Servizi del direttore generale Legato”. “Abbiamo accettato di tenere un profilo basso nel momento della partenza della riforma – aveva detto Sassolini - ma ora dobbiamo prendere atto che le problematiche non vengono affrontate”. “Chiedo alla maggioranza di approvare l’ordine del giorno e non bocciarlo perché sarebbe un boomerang”. Di “un ordine del giorno non condivisibile, non per motivi imbarazzo, ma perché i presupposti non ci piacciono, pur essendoci l’esigenza di mantenere e migliorare i servizi” aveva parlato il capogruppo de La Sinistra per Castello Alessandro Alunno, che aveva aggiunto: “la riforma è condivisibile, ma è giusto valutare gli effettivi risultati che ha avuto”. Il capogruppo del Pd Zucchini aveva allora preso di nuovo la parola per sottolineare che “il nostro ospedale sta vivendo un passaggio epocale e sta subendo i passaggi conseguenti alla centralizzazione dei centri decisionali”, ma che “non è questa la maniera di fare programmazione politico sanitaria e di dare ruolo al nostro ospedale”. “Chiedo quindi di ritirare il documento con l’impegno della maggioranza di avere di nuovo un incontro con gli organi direttivi dell’Usl Umbria 1 in consiglio comunale”, aveva proposto Zucchini, trovando la disponibilità del capogruppo del Polo Tifernate Sassolini a portare prima il documento in commissione e poi affrontare il consiglio comunale monotematico e del consigliere del Polo Tifernate Maraghelli a ritirare il documento. “Chiedo però che nel consiglio comunale monotematico venga approvato un ordine del giorno congiunto per ribadire il senso della nostra posizione sulla sanità dare un input alla nostra Usl perché faccia crescere prestazioni e servizi”, aveva aggiunto Maraghelli.
ACQUISIZIONE DI TERRENI AL DEMIANIO COMUNALE
Con il voto favorevole della maggioranza di Centrosinistra e del Patto Civico per Città di Castello e l’astensione di Idv, Fdu, Lega Nord, Fratelli d’Italia, Polo Tifernate e Pdl, il consiglio comunale ha deliberato di procedere all'acquisizione mediante accorpamento al demanio stradale comunale dell’area posta in frazione Sari Maiano di Citta di Castello, individuata al catasto terreni in foglio n° 256 con particelle nn° 269 di mq. 120 e 18 mq.4986, intestate alla società C.E.S.I S.r.l.. Con la delibera si dà atto che le aree vengono trasferite al Comune di Città di Castello nello stato di fatto e di diritto in cui si troveranno al momento dell‘esecutività del presente provvedimento, con tutti i diritti, azioni e ragioni che competano alla proprietà sulle stesse, con ogni loro uso, aderenza e pertinenza, comunione,servitù attiva e passiva se esistente, in forza del consenso espresso in tal senso dalla società proprietaria. Gli effetti attivi e passivi del trasferimento delle aree di cui sopra avranno decorrenza dalla data di esecutività del provvedimento. L’assessore ai Lavori Pubblici Massimo Massetti ha spiegato che si è trattasse di acquisire parti di strade e servitù in uso da oltre 20 anni al Comune, ma di proprietà di una società liquidata nel 2008 che risulta tuttora titolare dei terreni, con cui non si era ancora proceduto all’atto del passaggio all’ente concordato al momento della lottizzazione della zona.
FONDAZIONE ALBIZZINI: RESPINTA MOZIONE SU SALVATO
Con 16 voti contrari e sette voti favorevoli, espressi a scrutinio segreto come prescrive l’articolo 59 del regolamento del consiglio comunale per gli atti che riguardano l’apprezzamento e la valutazione delle qualità e dei comportamenti delle persone, il consiglio comunale ha respinto la mozione sull’operato del rappresentante del Comune e vice presidente della Fondazione Albizzini Collezione Burri Rosario Salvato, che era stata presentata dai consiglieri Busatti (Fratelli d’Italia), Braganti (Patto Civico per Città di Castello), Colombo (Idv), Sassolini (Polo Tifernate), Mancini (Lega Nord), Maraghelli (Polo Tifernate), Pazzaglia (Pdl). Con il documento si censurava l’operato del professor Rosario Salvato, “in particolare nel non voler dare seguito alla delibera del consiglio comunale n. 93 del 16/12/2013” e si invitava lo stesso Salvato “a presentare le proprie dimissioni da consigliere di amministrazione della Fondazione Albizzini Collezione Burri”.
Dibattito. Prima della discussione del punto all’ordine del giorno, il capogruppo di Fratelli D’Italia Sandro Busatti ha preannunciato che non avrebbe fatto alcun intervento per esprimere il “disagio profondo dovuto ai messaggi ricevuti e alle condizioni che si sono create negli ultimi giorni che non consentono a chi fa opposizione di lavorare con serenità”. “La mia è una protesta sentita e forte – ha detto Busatti – di fronte a un momento grave e brutto per questo comune”. Il presidente del consiglio comunale Stefano Nardoni ha espresso il proprio rammarico per quanto affermato da Busatti, sottolineando di non essere a conoscenza dei fatti richiamati dallo stesso consigliere, mentre il capogruppo del Pd Gaetano Zucchini ha manifestato dispiacere e sconcerto per le eventuali pressioni ricevute dal consigliere, invitando comunque a chiarire la situazione “per non generare il sospetto e la percezione di un ambiente ostile al confronto democratico”. “Condanniamo tutto quello che non rispetta il dibattito democratico, che di sicuro non viene da questi banchi”, ha affermato Zucchini. “C’è un problema di deficit democratico evidente se qualcuno non si sente di parlare liberamente in questa aula”, ha commentato il capogruppo dell’Idv Roberto Colombo, che ha illustrato la mozione richiamando l’attenzione sull’ordine del giorno votato all’unanimità lo scorso dicembre con cui si invitavano i rappresentanti del Comune nella Fondazione Albizzini a garantire trasparenza nel proprio operato, con particolare riferimento al bilancio del sodalizio e al conflitto di interessi nell’affidamento di incarichi. “Invece – ha puntualizzato Colombo – è avvenuto che alla richiesta di fornirci il bilancio della Fondazione ci sia stato detto che era riservato e non sia stata concessa a questo consiglio alcuna prerogativa conoscitiva, in sostanza trattandoci come controparte”. “In città si dice e si mormora tantissimo di quello che accade nella Fondazione – ha detto Colombo - lo stesso ex presidente ha parlato di una gestione autoritaria e autoreferenziale e questa ostinazione a non dare il bilancio non la comprendiamo, perché tutti avevamo votato qui perché ci fosse messo a disposizione”. “Anche sul conflitto di interesse Salvato ci ha detto che non c’è vincolo di mandato e che gli incarichi vengono dati a chi vogliono loro – ha aggiunto – quindi chiediamo alla maggioranza se si sente rappresentata da queste parole, che disconoscono l’ordine del giorno approvato a dicembre”. “Si dica chiaramente chi è che mormora e dice e se ci sono fatti giuridicamente rilevanti si denuncino, perché altrimenti si parla del nulla” è intervenuto il sindaco Luciano Bacchetta, che ha deplorato “il tentativo di destabilizzare la Fondazione” proprio alla vigilia delle celebrazioni del centenario della nascita di Burri”. Il primo cittadino ha giudicato la mozione “di una ineleganza assoluta e inaccettabile dal punto di vista morale”, chiarendo che Salvato gli abbia personalmente dato la disponibilità a dimettersi immediatamente qualora il consiglio comunale avesse approvato l’atto. Bacchetta ha invitato a considerare bene certe valutazioni sull’operato della Fondazione, come quella relativa all’alienazione delle opere, “che tiene conto di precise disposizioni del maestro – ha detto – e serve a preservare l’autonomia del sodalizio, che qualora non fosse in grado di mantenersi andrebbe incontro allo scioglimento, non al commissariamento che adombra qualcuno, con la conseguenza che il suo patrimonio verrebbe trasferito alla Galleria Nazionale di Roma”. “Città di Castello vuole questo?”, ha chiesto Bacchetta, che ha dato conto anche della “profonda amarezza” del presidente Corà per il clima della recente seduta congiunta delle commissioni consiliari e della sua volontà di “non subire processi che ritiene ingiusti e sbagliati”. “Parliamo di una fondazione privata nella quale la nomina di tre rappresentanti da parte del comune non inficia l’azione del sodalizio”, ha spiegato Bacchetta, che ha rimarcato “il tentativo di ritessere il rapporto con la Fondazione stessa allo scopo lavorare assieme soprattutto per l’obiettivo del centenario” e “la disponibilità inedita nella storia dei rapporti con il Comune dei tre rappresentanti dell’ente, che hanno accettato di presentarsi in consiglio comunale e rispondere ogni volta che lo abbiamo chiesto”. Il sindaco ha riconosciuto che “in alcuni passaggi Salvato ha ecceduto e sbagliato, perché esposto a un processo che gli ha tolto serenità, ma da qui a chiedere le dimissioni ne corre tantissimo”. “La verità è che si tenta di minare una Fondazione che si è rinnovata per intero, che ha un nuovo presidente e che ha chiuso con vicende controverse che riguardano il passato - ha affermato Bacchetta - continuare a portare avanti questo clima è un problema per la città in vista del centenario, che è la vera sfida cui deve rispondere l’amministrazione comunale con il suo consiglio comunale”. Il capogruppo del Polo Tifernate Cesare Sassolini ha sottolineato che “l’accorata difesa dei tre rappresentanti nella Fondazione fatta dal sindaco testimonia che sono i suoi rappresentanti, che il sindaco ha fatto eleggere con un sistema elettorale apposito e che non sono i nostri”. L’esponente della minoranza ha parlato di “un’arroganza di Salvato che risiede nel fatto di sentirsi tuttora nominato dal sindaco e dalla sua maggioranza e considerare i consiglieri che non lo hanno eletto come persone che non sono di suo riferimento”. “Credo che mancare di rispetto a una larga parte del consiglio comunale non sia accettabile”, ha aggiunto Sassolini, che ha deplorato “l’atteggiamento di chi si sente parte integrante della Fondazione e non più referente del consiglio comunale, al punto da spingersi a parlare di modificare lo statuto, quando nessuno gli ha dato tale mandato”. “E’ compito del consiglio comunale richiamare all’ordine chi propone iniziative che non sono condivise da questa assemblea – ha detto Sassolini – il problema è tutto politico e per questo chiediamo le dimissioni di Salvato, non per una valutazione sulla persona e sulle capacità, ma per il suo modo di comportarsi che non è consono al mandato avuto”. A dirsi “perplesso dalla sostanza della mozione” è stato il capogruppo del Pd Gaetano Zucchini, che ha chiarito: “noi non rinneghiamo la sottoscrizione di quell’ordine del giorno unitario sulla Fondazione, che ha dato una nuova impronta al rapporto con il sodalizio, ma ribadiamo che voleva essere un contributo alla trasparenza, che voleva affermare una discontinuità con il passato, non un controllo esasperato o una interferenza nell’attività della Fondazione”. “Speravamo che questa collaborazione tendesse a qualcosa di più alto, a una condivisione di idee – ha rilevato l’esponente della maggioranza – invece nell’ultimo incontro abbiamo assistito a un fuoco di fila impressionante dal carattere investigativo da parte della minoranza, al quale comunque non sono mancate risposte”. Zucchini ha ricordato che Corà abbia dichiarato di voler fare gli interessi del consiglio comunale e della città e altrettanto abbia detto Salvato, dando la disponibilità a recepire le proposte dei consiglieri e garantire trasparenza. “Io credo che questo impegno sia stato mantenuto – ha detto Zucchini – e se anche ci sono state flessioni di forma e sostanza in certe dichiarazioni di Salvato, non possiamo pensare di avere l’autorità morale di censurarlo”. Il capogruppo del Psi Marco Mearelli ha giudicato “incredibile che si chiedano le dimissioni, solamente perché Salvato ha risposto in maniera non troppo consona”. “Anche io non sarei stato così disponibile quando quel bilancio che si chiedeva era già sopra il tavolo di chi lo rivendicava e sapendo che il bilancio di una società privata non può essere divulgato senza consenso”, ha aggiunto Mearelli. “Come maggioranza abbiamo la responsabilità di non essere stati in grado di difendere adeguatamente i nostri rappresentanti – ha detto il capogruppo del Psi - ma non ci aspettavamo un attacco organizzato, bensì proposte per il centenario”. “È una colpa l’apertura totale alla richiesta di delucidazioni, a un confronto con il sindaco e l’assessore su ogni passaggio della Fondazione? È una colpa aver contribuito nel precedente quadriennio alla soluzione dell’annosa vicenda delle cause? Perché questo è quello che ha fatto Salvato”, ha sostenuto Mearelli, che ha rimarcato l’importanza straordinaria data dal fatto che due dei tre rappresentanti del Comune siano presidente e vice presidente della Fondazione. “Certe scelte sono fortemente influenzate da queste due figure, quindi il ruolo della città è pienamente affermato – ha osservato il consigliere – per cui dobbiamo impegnarci a vincere la sfida rappresentata dalle celebrazioni del centenario”. Il capogruppo di Fdu Luca Cuccaroni ha contestato le modalità di conduzione dei lavori della seduta congiunta delle commissioni consiliari con la Fondazione, auspicando che le prossime riunioni vengano coordinate dal presidente del consiglio comunale. “Quella seduta ha deteriorato il lavoro fatto assieme per confrontarci in questi mesi con la Fondazione”, ha osservato Cuccaroni, che ha ricondotto il clima polemico del dibattito “alla mancata apertura da parte del sindaco e della maggioranza alla possibilità che le minoranze potessero nominare un proprio rappresentante nella Fondazione”. Il capogruppo di Fdu ha quindi chiesto delucidazioni sulla legittimità della mozione presentata al vice segretario generale Giuseppe Rossi, che ha chiarito come l’atto sia legittimo, perché il regolamento del consiglio comunale non pone limiti ai contenuti delle mozioni e dà l’opportunità di rivolgerle anche a persone esterne, sottolineando come non chieda una revoca e una volta iscritto all’ordine del giorno debba essere votato perché non sia suscettibile di impugnazione. Il consigliere del Polo Tifernate Manuel Maraghelli ha sottolineato che “è stata data solo l’impressione di un cambiamento con le nomine in consiglio comunale dei rappresentanti nella Fondazione, perché le modalità di voto di fatto non hanno permesso alle minoranze di esprimere un proprio esponente”. “E’ vero che i nostri rappresentanti accettano i nostri inviti e si presentano in commissione o in consiglio comunale – ha rilevato Maraghelli – ma, nel momento in cui si fanno domande che non piacciono, non rispondono”. “Voler cambiare lo statuto è una dichiarazione inaccettabile, da qui lo spirito della censura a Salvato, che esprime una critica al suo operato, che non tiene nemmeno conto del documento approvato dal consiglio comunale”. “Questo fa venir meno la fiducia – ha aggiunto il consigliere di minoranza – e la richiesta è di dimettersi, non lo solleviamo dall’incarico”. Il capogruppo de La Sinistra per Castello Alessandro Alunno ha ammesso: “non ho apprezzato taluni atteggiamenti e talune parole di Salvato, ma a sua parziale giustificazione rimarco il comportamento scorretto della minoranza, con un imprinting di tipo inquisitorio che non mi è piaciuto e ha travisato il senso del confronto”. “L’ordine del giorno congiunto votato in consiglio comunale prevedeva certe cose, come l’aggiornamento sullo stato patrimoniale della Fondazione, al quale Salvato doveva dare seguito, anche perché quando uno non ha niente da nascondere non c’è nulla da sottacere”, ha detto Alunno, che ha ricordato comunque come “l’obiettivo primario di quell’ordine del giorno sia stato di instaurare un rapporto costruttivo con l’apporto di tutti”. “Questa mozione, invece, è in antitesi con i presupposti e i principi dell’ordine del giorno congiunto sulla Fondazione e con il percorso di confronto avviato - ha detto il consigliere di maggioranza – e aprirebbe scenari inopportuni, vanificando la nostra possibilità di contribuire alle iniziative del centenario”. Il consigliere del Pd Luciano Tavernelli ha ricordato come Burri sia stato “un grandissimo benefattore e abbia avuto una generosità unica nei confronti della città, acquistando e regalando gli ex seccatoi del tabacco con dentro tutte le sue opere”. “L’attività della Fondazione purtroppo non è coincisa con la generosità del maestro, non ha avuto membri altrettanto generosi e benefattori”, ha aggiunto Tavernelli che ha ricordato come Burri abbia in ogni atto, soprattutto nello statuto, voluto dare importanza ai tifernati e al Comune. “Dobbiamo fare una sola cosa: ripetere ai nostri amministratori quale sia stata l’impostazione del maestro Burri per Città di Castello – ha detto Tavernelli – e che ci diano conto in maniera puntuale di come interpretano il proprio mandato, considerando che abbiamo il presidente e il vice presidente della Fondazione”. “L’unico vincolo di mandato per nostri rappresentanti è lo statuto della Fondazione voluto da Burri”, ha concluso l’esponente della maggioranza. ”Non vogliamo la disintegrazione della Fondazione, ma solo esprimere una censura, che significa rimproverare chi ha tenuto certi comportamenti”, ha sostenuto il capogruppo della Lega Nord Valerio Mancini. “Nel confronto con Salvato ho percepito un senso di distanza, di superiorità, che in alcuni casi è diventata anche una distanza culturale che è stata fatta pesare”, ha rilevato il consigliere. “I gruppi della minoranza che hanno firmato la mozione rappresentano 6.500 voti e meritano rispetto, hanno il diritto di far valere le proprie prerogative e sapere”, ha aggiunto Mancini, ricordando che “è ancora in attesa di sentenza del Tar il ricorso sulle nomine dei rappresentanti del Comune nella Fondazione”. “Sarebbe stato corretto rispondere in maniera serena alle domande sul bilancio e parlarci del piano industriale per le iniziative del centenario – ha ribadito Mancini – invece siamo stati trattati come inquisitori”. Il vice sindaco e assessore alla Cultura Michele Bettarelli è intervenuto per chiarire: “stasera ho avuto la certezza che i consiglieri di minoranza ritengono secondario parlare del centenario, mentre ritengono prioritario avere la terza figurina, ovvero un rappresentante nella Fondazione”. “Si spara contro una persona precisa – ha osservato Bettarelli - quindi l’obiettivo è avere il terzo nome, come dimostrano il ricorso al Tar, la conduzione di un dibattito in commissioni congiunte nel quale si è mirato sempre allo stesso consigliere, che è stato peraltro quello che ha dato più risposte”. Bettarelli ha ricordato a questo proposito che nell’ultimo confronto con la Fondazione sia stato sostanzialmente impedito al vice presidente di parlare delle iniziative collaterali del centenario, invitandolo a parlare di altro, esprimendo il rammarico che non sia stato possibile ad esempio descrivere la mostra che si terrà nella Pinacoteca comunale con le opere di Burri, per la prima volta in città fuori dalle sedi delle Collezioni, e di altri artisti contemporanei. “Stiamo facendo molto come amministrazione insieme alla Fondazione per le iniziative del centenario – ha affermato Bettarelli – e sono allibito che si cerchi di strumentalizzare il confronto e personalizzare la critica su un singolo rappresentante del Comune”. “Salvato – ha aggiunto il vice sindaco - può aver ecceduto in alcune risposte, ma niente giustifica di sfiduciarlo a dieci giorni dalla conferenza stampa con il ministro Franceschini per l’illustrazione delle iniziative del centenario”. In sede di replica, il consigliere Colombo ha ribadito che la sfiducia deriva dalla indisponibilità mostrata da Salvato a rispondere alle questioni poste e recepire le indicazioni del consiglio comunale. “Ci sono fatti politicamente rilevanti che è giusto sollevare”, ha sostenuto Colombo. Il sindaco Bacchetta ha ribadito che non sia accettabile il fatto che la disponibilità al confronto data dai rappresentanti del Comune “venga ripagata con attacchi durati ore”. “Salvato su alcune cose ha sbagliato spinto dal suo carattere, ma Corà è stato ineccepibile ed è veramente amareggiato – ha ribadito il sindaco - se si interrompe questo confronto ne siamo responsabili noi”. Quanto al metodo di votazione per la nomina dei rappresentanti del Comune, Bacchetta ha chiarito che il sistema adottato “è previsto dalla legge, non ce ne sono altri”. A questo proposito il sindaco ha anche puntualizzato che “la volontà di Burri non era di consegnare la Fondazione al consiglio comunale, sennò non avrebbe indicato la possibilità di nominare solo tre rappresentanti su 12”. “Il Comune è una parte importante ma non l’unica – ha concluso Bacchetta – dobbiamo essere consapevoli che il maestro non ci ha affidato la Fondazione”.
INTERVENTI SUL PALAZZETTO DELLO SPORT
“Le risorse per gli interventi di miglioramento dei servizi e della copertura del palazzetto dello sport restano a bilancio perché sono necessari per garantire la pratica sportiva, ma non possiamo più parlare di ampliamento per ospitare la pallavolo in serie A1, perché la Lega Pallavolo ha alzato a 3 mila posti seduti la capienza minima per ospitare queste gare e non c’è possibilità di raggiungere quella quota nell’attuale struttura, per cui dovrà essere il consiglio comunale a valutare eventualmente l’opportunità della costruzione di un nuovo palazzetto”. E’ quanto ha affermato il sindaco Luciano Bacchetta intervenendo sull’interpellanza del capogruppo di Fdu Luca Cuccaroni sulla Pallavolo Altotevere Città di Castello e il Palazzetto dello sport Andrea Ioan. Con il documento l’esponente della minoranza chiedeva di conoscere “i motivi per i quali non si é data la priorità stabilita dal piano triennale 2013 alla ristrutturazione del palazzetto dello Sport dl Città di Castello” e “quali sono in dettaglio le non conformità del nostro palazzetto perché possa essere considerato idoneo per ospitare partite della massima serie di pallavolo”. Cuccaroni aveva sollecitato anche l’amministrazione ad “adoperarsi per ripotare a giocare nella nostra città la squadra, considerando che in tutta Italia la città è conosciuta in modo positivo per i risultati ottenuti dalla società di pallavolo che porta il suo nome, dopo esserlo stata a lungo per il calcio”. “Se avessi perseguito il progetto di ampliamento – ha replicato Bacchetta - avremmo fatto un intervento inutile, perché la prospettiva è completamente cambiata”. Il sindaco ha ricordato che fino a pochi mesi fa la normativa prescriveva un impianto da 2.200 posti, che sarebbero stati raggiunti con l’intervento di ampliamento e ristrutturazione del palazzetto che prevedeva un project financing insieme a privati, i quali avrebbero sostenuto i costi direttamente riconducibili all’aumento di capienza dell’impianto, mentre l’amministrazione sarebbe intervenuta “a costi accettabili” sull’adeguamento della copertura e dei servizi. Bacchetta ha fatto presente che le previsioni di intervento del Comune hanno dovuto tenere comunque conto del fatto che la società di pallavolo abbia ritenuto in prima istanza di trasferirsi a San Giustino in nome di un progetto sportivo comprensoriale e in ultima analisi dell’ulteriore trasferimento a Sansepolcro, “del quale – ha detto il sindaco – ho appreso dai giornali, senza aver avuto alcuna comunicazione ufficiale dal club”. Nell’esprimere dispiacere e rammarico per la strada intrapresa dalla società che ha portato la pallavolo lontano da Città di Castello, Bacchetta ha comunque fatto presente che le decisioni assunte dalla Lega Pallavolo siano preponderanti su ogni altra valutazione. “Con la necessità di garantire 3 mila posti seduti – ha evidenziato il sindaco – per immaginare di riavere in città la squadra che milita in serie A1 dovremmo costruire un palazzetto nuovo, una valutazione che spetterà a questo consiglio comunale, ma che dovrà necessariamente tenere conto, nel caso, anche di garanzie sul futuro della società di pallavolo e sulla volontà di tornare a giocare a Città di Castello che al momento non ci sono”. Il capogruppo del Polo Tifernate Cesare Sassolini ha ricordato che “era un impegno della campagna elettorale del sindaco quello di garantire un palazzetto dello sport che permettesse alla pallavolo tifernate di giocare nella massima serie”. “E’ un grosso smacco che la squadra sia stata portata via alla città – ha osservato Sassolini – ma d’altro canto bisogna rilevare che la città non si può permettere investimenti di questo genere che ricadano sulle tasche dei cittadini, per cui se la società di pallavolo vuole un nuovo impianto che se lo costruisca, come è tendenza della programmazione sportiva moderna”. L’assessore allo Sport Massimo Massetti ha preso la parola per sottolineare che “sistemare il palazzetto è doveroso verso i 500 ragazzi di Città di Castello che praticano pallavolo, ma anche nei confronti dei praticanti di altre discipline e degli studenti delle scuole che utilizzano l’impianto”. “Abbiamo la necessità di dare dignità a chi pratica lo sport”, ha chiarito Massetti, che ha spiegato come l’intervento previsto sul palazzetto sia concepito primariamente per effettuare le opere di ordinaria e straordinaria manutenzione e miglioramento strutturale necessarie su un impianto di dieci anni. L’assessore ha spiegato che l’ampiamento avrebbe portato l’impianto a una capienza di 2 mila 004 posti seduti, il minimo consentito dalla Lega Pallavolo, ma che le modifiche al regolamento intervenute recentemente rendano impossibile disporre di 3 mila posti nell’attuale struttura. Il capogruppo de La Sinistra per Castello Alessandro Alunno ha parlato dell’esistenza di “una strategia della Lega Pallavolo che mira a trasferire questo sport dai piccoli comuni nelle grandi città”. Il consigliere della maggioranza ha, quindi, giudicato “devastante” la scelta di costruire un nuovo palazzetto, ritenendo, invece, doveroso procedere all’adeguamento strutturale per permettere alle centinaia di atleti che utilizzano l’impianto di svolgere al meglio la propria attività sportiva. Il capogruppo del Patto Civico per Città di Castello Cristian Braganti ha eccepito che Città di Castello “non è conosciuta solo per calcio e pallavolo, è vero che ci sono trascorsi importanti, ma ci sono tanti altri sport minori dove abbiamo campioni nazionali e olimpici e anche queste discipline andrebbero sostenute dall’amministrazione comunale”. “Chiedo che il Comune sia più vicino a certe realtà sportive, perché ci sono atleti costretti ad allenarsi negli scantinati – ha detto Braganti – serve una politica dello sport a livello più generale”. L’assessore Massetti ha preso di nuovo la parola per precisare che “l’utilizzo degli impianti viene consentito a ogni società, previa richiesta entro il 30 giugno per fare un’adeguata programmazione, tenendo conto che la scuola ha priorità nell’uso delle palestre”. “Viene concesso l’utilizzo degli impianti a qualsiasi società lo richieda, ma può succedere che ci siano difficoltà derivanti dallo svolgimento dell’attività sportiva nello stesso periodo e nelle stesse fasce orarie, per cui alcuni ricorrono anche a strutture private”. “Gli oltre 14 mila tesserati, le 120 società sportive, le 40 discipline praticate in città sono un orgoglio e testimoniano quali siano state le politiche dell’amministrazione per lo sport in questi anni, ma rendono non sempre facile provvedere alle esigenze di tutti”, ha concluso Massetti. Del “bisogno di una programmazione pluriennale, di ampio respiro, anziché di interventi a seconda della necessità” ha parlato il capogruppo del Pdl Davide Pazzaglia, che ha rimarcato: “serve una politica sportiva che stabilisca gli investimenti”. “Per il nuovo palazzetto potremmo pensare anche all’anfiteatro dell’ansa del Tevere”, ha proposto Pazzaglia, che ha evidenziato i possibili vantaggi derivanti dalla sistemazione di una struttura in parte già esistente e dalla disponibilità di parcheggi adeguati. “Potrebbe essere una nuova opportunità per tutta la cittadinanza, magari anche in sinergia con i privati”, ha concluso Pazzaglia.
In sede di replica, il consigliere Cuccaroni ha ribadito che “la pallavolo in questo momento è l’unico vero mezzo con cui Città di Castello si è fatta conoscere al grande pubblico in maniera positiva” e che “da tifernate mi sento derubato di qualcosa che apparteneva alla città”. “Il turismo sportivo legato a questo tipo di eventi è massiccio – ha osservato Cuccaroni – ed è giusto che Città di Castello tragga beneficio anche da questo movimento, perché ha fatto tanto per la crescita della pallavolo”. “C’è da chiedersi quanto questa società voglia Città di Castello come sede della propria squadra – ha concluso Cuccaroni - per cui inviterei in commissione Servizi il presidente per avere un confronto sui programmi, visto che il nome di Città di Castello viene comunque utilizzato”.
DECLASSIFICAZIONE DI TRATTI STRADALI
Con il voto favorevole della maggioranza di Centrosinistra e del Patto Civico per Città di Castello e l’astensione di Idv, Fdu, Lega Nord, Fratelli d’Italia, Polo Tifernate e Pdl, il consiglio comunale ha approvato la declassificazione delle strade vicinali di Marzocchi, nella frazione di Cinquemiglia, di Collongo, nella frazione di Ripole e di Vallino, in località Valliano. L’assessore ai Lavori Pubblici Massimo Massetti ha chiarito che in tutti i casi è garantita la viabilità alternativa.
IMPIANTO IDROELETTRICO LUNGO IL TEVERE
“La Provincia di Perugia ha attivato l’iter amministrativo per la valutazione comparativa di due progetti presentati da privati che sono interessati a investire nel settore idroelettrico lungo il Tevere, all’interno del nostro territorio comunale”. E’ quanto ha comunicato l’assessore all’Ambiente Luca Secondi rispondendo all’interrogazione circa la possibile realizzazione di un impianto idroelettrico lungo il Tevere presentata dal consigliere del Psi Luigi Bartolini. L’esponente della maggioranza aveva chiesto al sindaco e alla giunta se fossero a conoscenza di progetti di sviluppo idroelettrico e quale azione intendessero intraprendere nei confronti di un’eventuale proposta impiantistica. Bartolini aveva sottolineato come un eventuale insediamento nella zona della Canonica, lungo il Tevere, potesse rappresentare un vantaggio sia dal punto di vista dello sfruttamento delle energie alternative, sia dal punto di vista della sistemazione dell’area anche per l’attività di pesca sportiva. L’assessore Secondi ha dettagliato l’iter amministrativo che passerà per la conferenza dei servizi una volta scelto il progetto più idoneo, in modo da coinvolgere tutti i soggetti interessati dall’intervento. “In quella sede – ha detto Secondi – potremo avanzare tutte le indicazioni per migliorare il progetto e uno degli elementi che terremo in considerazione sarà la riqualificazione dell’area, anche in funzione dell’utilizzo come campo gara da parte dei pescatori”. L’assessore ha ricordato che una prima risposta alle esigenze di recupero e valorizzazione dell’area del Tevere arriverà con il progetto di riqualificazione del percorso verde che costeggia il fiume, che è già stato finanziato. In sede di replica, il consigliere Bartolini si è detto soddisfatto della risposta dell’assessore.
SANZIONI DIFFERENZIATE PER CHI PARCHEGGIA SULLE STRISCE BLU
“Il Comune di Città di Castello già prevede nel proprio regolamento due sanzioni distinte per chi non paga il tagliando di sosta nei parcheggi a strisce blu e per chi supera l’orario previsto in base alla somma versata”. E’ quanto ha dichiarato l’assessore alla Polizia Urbana Luca Secondi rispondendo all’interpellanza del consigliere del Polo Tifernate Manuel Maraghelli circa la gestione dei parcheggi a pagamento tifernati. Il rappresentante del Centrodestra aveva chiesto che il Comune, in collaborazione con il gestore dei parcheggi, “non ponesse sullo stesso piano l’automobilista che non paga il ticket e colui che é stato trovato con il ticket scaduto, dando a quest’ultimo In possibilità di mettersi in regola”. Maraghelli aveva ricostruito il quadro normativo e interpretativo delle norme, segnalando come alcuni comuni, quali ad esempio Trieste, concedano a chi superi l’orario pagato di regolarizzare la propria posizione entro le 24 ore successive. “La nostra amministrazione – ha sottolineato l’assessore Secondi – ha stabilito una sanzione di 41 euro per chi non paga e una di 25 euro per chi supera l’orario, entrambe abbattibili del 30 per cento per chi paga entro 5 giorni”. Chi supera l’orario previsto in sostanza paga 17,50 euro, “che – ha osservato Secondi - è meno dei 19 euro che dovrebbe pagare se venisse conteggiato l’intero periodo delle 24 ore come avviene in alcuni comuni”. In sede di replica, il consigliere Maraghelli ha chiesto di conoscere da quanto sia entrata in vigore la norma applicata dal Comune, in maniera tale da verificare chi possa chiedere la restituzione della somma già pagata e l’assessore Secondi ha preso l’impegno di comunicare esattamente i termini cronologici.
RATIFICA DELLA VARIAZIONE AL BILANCIO DI PREVISIONE 2014-2016
Con il voto favorevole della maggioranza di Centrosinistra (Pd, Psi, La Sinistra per Castello), il voto contrario di Lega Nord, Pdl, Fratelli d’Italia e Polo Tifernate e l’astensione di Idv, Fdu e Patto Civico per Città di Castello, il consiglio comunale ha ratificato la deliberazione di giunta comunale n. 102 del 26.05.2014 concernente la variazione al bilancio di previsione 2014 – 2016 limitatamente all’anno 2014. Il sindaco Luciano Bacchetta, che ha illustrato la deliberazione al posto dell’assessore al Bilancio Mauro Alcherigi impossibilitato a partecipare alla seduta, ha sottolineato l’importanza dell’atto, che mette a bilancio significative entrate per l’amministrazione comunale provenienti da contributi dello Stato e della Regione.
SENTENZA DEL TAR SULL’ APPALTO PER SERVIZI NELLE SEDI COMUNALI
“Il Comune di Città di Castello si è attivato per dare esecuzione alla sentenza del Tar dell’Umbria sulla gara d’appalto per i servizi di front office e back office relativi alla gestione della biblioteca comunale e di uscierato presso le sedi comunali di piazza Gabriotti e le sedi comunali distaccate, procedendo con le modalità indicate dal Consiglio di Stato, cioè rinnovando la procedura di gara, previa nomina di una nuova commissione”. Così il sindaco Luciano Bacchetta, leggendo una nota dei dirigenti comunali responsabili, ha chiarito l’azione del Comune a seguito della sentenza del Tar dell’Umbria del 27 maggio 2014 sulla procedura di gara risalente al 2013, che era oggetto dell’interpellanza dei consiglieri Braganti (Patto Civico per Città di Castello), Colombo (Idv) e Mancini (Lega Nord). Con il documento i consiglieri chiedevano di conoscere “l’iter burocratico ed amministrativo inerente il bando di gara ed il suo esito”, sollecitavano il sindaco a “vigilare sul rispetto delle normative ln materia e soprattutto a garantire la trasparenza delle commissioni chiamate ad operare nelle gare dl appalto indette dal Comune dl Citta dl Castello e chiedevano di conoscere “i provvedimenti adottati ln seguito all’annullamento del bando di gara”. Il capogruppo del Patto Civico per Città di Castello Cristian Braganti aveva ricordato la genesi dell’iniziativa, che risponde all’esigenza di comprendere quale sia l’azione dell’amministrazione comunale nella gestione dei bandi di gara, “alla luce di una sentenza del Tar che ha annullato l’intera procedura attivata per la biblioteca comunale e le sedi municipali, rilevando che la commissione giudicatrice non ha lavorato in modo oggettivo, ma discrezionale”. “Siamo allibiti dalle parole che abbiamo appreso nei giorni scorsi – aveva puntualizzato Braganti rivolgendosi al sindaco – perché il Comune ha fatto una nuova commissione e ha riaffidato il servizio e vorremmo capire chi le ha dato il potere di fare questo”. “La sentenza annulla le operazioni di gara e i provvedimenti di aggiudicazione – aveva eccepito l’esponente della minoranza – per cui la gara andava rifatta da capo, non andava rifatta un’altra commissione”. Il sindaco Luciano Bacchetta ha replicato chiarendo “sto molto alla larga dalle gare e dai bandi, perché il sindaco non ha alcun potere in questa materia, quindi non ho colpe né meriti, perché sono atti amministrativi, che pertengono ai dirigenti”. “Non mi compete e ritengo anche che non sia moralmente giusto ed elegante che io abbia una qualunque parte in queste procedure”, ha aggiunto il primo cittadino, che ha riferito all’aula le considerazioni dei dirigenti responsabili del procedimento amministrativo in questione. Bacchetta ha puntualizzato che il Comune dal suo insediamento procede all’affidamento degli appalti alle cooperative sociali attraverso procedure pubbliche, “con una scelta politica precisa che punta a garantire opportunità a tutte le cooperative presenti nel territorio e dare a tutte le stesse opportunità di presentare progetti di inserimento lavorativo”. Con delibera di giunta del dicembre 2010 si è proceduto alla all’individuazione dei criteri con cui andare all’affidamento degli appalti, che finora sono serviti per sette gare per servizi. Il sindaco si è soffermato sui rilievi del Tar, sottolineando che le eccezioni del tribunale hanno riguardato le valutazioni effettuate dalla commissione attraverso la formulazione di una giudizio corrispondente ad un valore numerico indicato su un apposita griglia facente parte della lettera di invito, che ha caratterizzato anche tutte le altre procedure analoghe effettuate. Il tribunale amministrativo ha evidenziato che non sia sufficiente l’espressione di un giudizio a cui si ricollega un punteggio per giustificare una valutazione, ma è necessario esplicitare una motivazione più articolata. La relazione dei dirigenti comunali ha messo in evidenza che nella stessa data della sentenza che ha riguardato Città di Castello il Tar si sia pronunciato in maniera analoga anche nei confronti del Comune di Todi, lasciando pensare a una volontà di consolidare un orientamento giurisprudenziale volto al superamento della semplice espressione del giudizio, orientamento che in altri Tar in Italia hanno ritenuto legittimo. Il sindaco ha dato conto della nomina di una nuova commissione il 9 giugno scorso, della quale hanno fatto parte il segretario generale del Comune e due membri esterni all’amministrazione, dipendenti dei Comuni di Umbertide e San Giustino, che ha proceduto all’aggiudicazione dell’appalto di nuovo alla Cooperativa Il Poliedro, già vincitrice della gara annullata dal Tar. Per decisione del giudice le spese legali previste in sentenza, pari a 3 mila euro oltre Iva e Cap, saranno suddivise al 50 per cento tra il Comune e la Cooperativa Il Poliedro e l’esborso che sosterrà l’amministrazione verrà sottoposto alla procedura del riconoscimento del debito fuori bilancio, con la pratica che sarà inviata alla Corte dei Conti. I dirigenti responsabili hanno sottolineato che “il Comune in questi anni ha profondamente innovato in materia di affidamento di servizi alle cooperative sociali anche in linea con le indicazioni delle leggi regionali”, ma non hanno nascosto che “dopo una vicenda come quest’ultima, si imponga una riflessione sull’opportunità di procedere ancora con questa tipologia di gare per affidamenti di 12 mesi od optare per affidamenti pluriennali con gare europee”. Il capogruppo della Lega Nord Valerio Mancini aveva rimarcato che l’obiettivo dell’interpellanza fosse di portare a conoscenza del consiglio comunale la situazione per porre la questione di una riflessione sulle modalità di gestione di queste procedure. “Il nostro intento – aveva sottolineato Mancini – era anche di sollecitare una valutazione dell’amministrazione comunale dei risultati degli affidamenti dei servizi, visto che al momento non esiste niente di analitico”. “Non pensate di risolvere le scelte politiche con i bandi europei, perché i metodi di aggiudicazione sono gli stessi, con la differenza che si presentano anche imprese più smaliziate dal ricorso facile”, ha ammonito il consigliere del Polo Tifernate Manuel Marghelli. “È chiaro che in questa procedura c’è stato un errore perché la commissione non ha dato una motivazione giusta e adeguata”, ha puntualizzato Maraghelli, che ha espresso “il dubbio che la gara andasse del tutto annullata, anziché procedere con una nuova commissione”. Di “un problema di gestione delle procedure di gara sollevato dal Tar non dalla nostra interpellanza” ha parlato il capogruppo dell’Idv Roberto Colombo, che ha sottolineato: “ci sembra grave che il Tar parli di assoluta discrezionalità”. Il rappresentante della minoranza ha richiamato l’attenzione anche sul fatto che “se mancava solo l’esplicitazione delle motivazioni dei punteggi, ma per il resto era tutto a posto, non si capisce perché la seconda commissione abbia dato punteggi diversi”.
APPROVATO ODG SUL DIFENSORE CIVICO
Il consiglio comunale ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno per la continuazione del servizio reso dall’ufficio del difensore civico nel territorio comunale presentato dal capogruppo del Polo Tifernate Cesare Sassolini.
Dispositivo. Con l’ordine del giorno approvato, il consiglio comunale “chiede che l’ufficio del difensore civico del Comune di Citta di Castello, nella sua attuale composizione, continui a svolgere i suoi compiti nell’ambito del nostro Comune”.
Dibattito. Il capogruppo del Polo Tifernate Cesare Sassolini ha illustrato l’ordine del giorno, sottolineando come con la decadenza del consiglio della Provincia di Perugia nel giugno scorso sia venuta a cessare anche la figura del difensore civico territoriale, che svolgeva la stessa funzione nel Comune di Citta di Castello. “Il difensore civico ha assunto un ruolo di garanzia del buon andamento della macchina amministrativa, di risoluzione amichevole delle dispute tra cittadino ed amministrazione e di ascolto e consiglio del cittadino – ha osservato Sassolini – e sono stati centinaia i concittadini che si sono rivolti alla sua consulenza anche per questioni private”. L’esponente della minoranza ha rimarcato la disponibilità dell’avvocato finora incaricato a proseguire nell’incarico, anche senza percepire indennità dell’amministrazione comunale, fermo restando la dotazione dell’ufficio e del personale comunale di cui attualmente dispone. “E’ indubbio l’interesse dei cittadini di Citta di Castello che l’ufficio del difensore civico continui a funzionare”, ha concluso Sassolini. Il consigliere del Pd Gionata Gatticchi ha condiviso la valutazione dell’importanza del ruolo svolto dal difensore civico, “che – ha detto - ha garantito ascolto e soluzione di tante problematiche di cittadini che non possono permettersi consulenze a pagamento”. “Sono convinto dell’opportunità di un atto politico che impegni il consiglio comunale, in attesa che il processo della riforma Delrio stabilisca uno scenario più definito”, ha concluso Gatticchi. L’assessore Luca Secondi ha ricordato di aver proposto negli anni scorsi di stipulare la convenzione per avvalersi dei servizi del difensore civico nominato dalla Provincia e ha informato il consiglio che è stata redatta una relazione sul lavoro svolto che potrà essere messa a disposizione della commissione Affari Istituzionali a settembre. “Il difensore civico ha saputo essere di una ‘figura sociale’, che è diventata un punto di riferimento per i cittadini”, ha osservato Secondi, il quale ha sottolineato come in attesa dell’elezione del nuovo consiglio provinciale la questione del ripristino del servizio a Città di Castello possa essere portata avanti sul piano politico, piuttosto che sul piano giuridico. In sede di replica, il consigliere Sassolini si è detto soddisfatto dei contributi al dibattito e ha condiviso l’opportunità di convocare una commissione apposita a settembre nel quadro di un impegno a sollecitare il ripristino di questa figura.
OK AL REGOLAMENTO PER CASA ALBERGO E ALLOGGI PER ANZIANI
Il consiglio comunale ha approvato all’unanimità il regolamento generale per l’accesso e la gestione della "Casa Albergo” e degli appartamenti "Vivo in Centro”, alloggi a canone agevolato per anziani posti nella palazzina di via Signorelli adiacente al vecchio ospedale. L’atto riguarda la gestione delle due strutture del Comune riservate alle necessità abitative della persone anziane autosufficienti residenti nel territorio comunale, la “Casa Albergo” che comprende 25 alleggi, di cui 17 per singoli e 8 per coppie e i quattro appartamenti denominati "Vivo in Centro", due monolocali e due bilocali, che verranno resi disponibili a canone agevolato. L’assessore al Sociale Andreina Ciubini ha parlato di un intervento che consegue l’obiettivo di dare un’unica disciplina alla gestione delle due strutture, che sono state attivate in considerazione di una modificazione delle esigenze del tessuto sociale del territorio tale da comportare una maggior richiesta di alloggi a canone agevolato da parte di una fascia di popolazione di età inferiore ai 65 anni, che si trova priva di familiari e con riduzione o perdita di lavoro anche a volte in seguito a problemi di salute. L’assessore ha evidenziato l’accoglimento in sede di commissione competente delle indicazioni dei consiglieri comunali, circostanza che ha motivato anche il parere positivo espresso in aula dal capogruppo del Polo Tifernate Cesare Sassolini.
MANUTENZIONE DI VILLA MONTESCA: INTERPELLANZA DEI CONSIGLIERI RIGUCCI E INNOCENTINI (LEGA NORD)