Source: https://www.dcfnews.it/avvocato-io-non-patteggio-perche-non-sono-colpevole-cosa-vuol-dire-in-realta-patteggiare/
Timestamp: 2020-02-24 20:20:47+00:00
Document Index: 89036469

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"Avvocato io non patteggio, perchè non sono colpevole": cosa vuol dire, in realtà, "patteggiare"? - Dai Colli Fiorentini
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“Avvocato io non patteggio, perchè non sono colpevole”: cosa vuol dire, in realtà, “patteggiare”?
il significato del termine "patteggiare" in un procedimento penale
By Corinna Fabbri -
“Avvocato, avvocato no eh… io non voglio patteggiare, assolutamente… io non ho fatto nulla di male, non l’ho commesso il reato e quindi non voglio patteggiare!”
Questa è la tipica frase che ci sentiamo dire ogni volta in cui un cliente, venuto a conoscenza di essere indagato o imputato in un procedimento penale, deve decidere come affrontare il giudizio. Nella società, l’idea, dilagante e pressoché comune tra le persone, è quella per cui il patteggiamento in un procedimento penale sia una vera e propria ammissione di responsabilità: invece… non c’è niente di più sbagliato!
Il cosiddetto patteggiamento, in termini giuridici corretti APPLICAZIONE DELLA PENA SU RICHIESTA DELLE PARTI, è un rito speciale, previsto dagli artt. 444 – 448 del codice di procedura penale. Esso, a fronte della volontaria sottomissione dell’imputato ad una sanzione penale, prevede lo sconto della pena FINO A 1/3.
Il patteggiamento NON è applicabile a tutti i reati, ma soltanto per quelli entro una certa cornice edittale di pena. In particolare, questo procedimento speciale può essere di 2 tipi:
PATTEGGIAMENTO TRADIZIONALE: accordo tra imputato e PM per l’applicazione di una pena detentiva che, al netto dello sconto fino ad 1/3, non supera i 2 ANNI, sola o congiunta ad una pena pecuniaria. Tale forma di accordo non ha limiti inerenti la soggettività dell’imputato né la tipologia del reato;
PATTEGGIAMENTO ALLARGATO: accordo tra imputato e PM per l’applicazione di una pena detentiva che, al netto dello sconto fino ad 1/3, parte da 2 ANNI e 1 GIORNO e non supera i 5 ANNI, sola o congiunta ad una pena pecuniaria. Tale forma di accordo NON può essere applicata ai delitti di criminalità organizzata, al terrorismo e ad alcuni reati contro la libertà personale e sessuale, nonché a delinquenti abituali, professionali o per tendenza.
Peraltro, si ricorda che, oggi, per alcune tipologie di reati, l’accesso al patteggiamento è condizionato all’aver restituito il prezzo od il profitto del reato, cioè l’aver risarcito il danno. Ciò inerisce alcuni gravi delitti contro la Pubblica Amministrazione ed alcuni reati tributari.
Quali sono le rinunce ed vantaggi di un patteggiamento per l’imputato?L’imputato RINUNCIA ad un pieno esercizio del diritto di prova, in quanto la pena viene calcolata sugli elementi probatori raccolti dal PM ed a controvertere sul fatto e la sua qualificazione giuridica.
L’imputato ottiene come VANTAGGI uno sconto di pena, l’assenza di pubblicità della sentenza e la non produttività di effetti del patteggiamento in altri giudizi civili o amministrativi. Inoltre, nel patteggiamento tradizionale, il soggetto non è obbligato a pagare le spese processuali, sono escluse pene accessorie e misure di sicurezza, la sentenza non è menzionata nel casellario giudiziale, l’esecuzione della pena resta sospesa e ciò può portare, dopo 5 anni dalla sentenza e senza la commissione di altri delitti, alla estinzione del reato stesso.
Altresì, si evidenzia che la VITTIMA DEL REATO NON PUÒ INTERVENIRE NEL PATTEGGIAMENTO, né per opporsi al rito né per esercitare l’azione civile risarcitoria in tale sede. Qualora la vittima si fosse già costituita parte civile nel procedimento penale, essa è costretta ad abbandonare tale sede e, se vuole, a far valere la pretesa risarcitoria in sede civile e, oltre a ciò, essa può chiedere all’imputato il pagamento delle spese processuali fino a quel momento sostenute
Come si accede al rito speciale del patteggiamento e cosa accade in concreto? Esso è introdotto con la richiesta presentata al Giudice da una delle due parti principali del processo. L’imputato agisce solitamente tramite il difensore munito di procura speciale. Requisito indispensabile è la volontà dell’imputato di accedere al patteggiamento.
Inoltre, a seconda del tipo di reato per cui si procede, la richiesta può essere presentata in vari momenti delle fasi processuali. Solitamente, è l’imputato che esercita l’iniziativa per accedere a tale rito. In tal caso, l’avvocato, munito di nomina e procura speciale, redige la richiesta e la inoltra al PM, al fine di conoscere il consenso od il dissenso dello stesso. In seguito, l’imputato la deposita presso la Cancelleria del Giudice competente, il quale, all’udienza fissata, conduce una verifica sull’ammissibilità della richiesta in relazione ai presupposti previsti dal codice di procedura penale, alla qualificazione giuridica del fatto concreto e soprattutto alla congruità della pena stabilita dalle parti rispetto alle finalità della stessa.
In caso di dissenso del PM o di rigetto da parte del Giudice, l’imputato ha il diritto di ripresentare la richiesta di patteggiamento.
Cosa rappresenta una sentenza di patteggiamento?
La sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti rappresenta la cristallizzazione giuridica di un accordo, tra PM e imputato, sulla quantità della sanzione penale detentiva da irrogare ad un soggetto a cui è ascritta la commissione di uno o più fatti di reato. Essa NON È UN ACCERTAMENTO POSITIVO e COMPLETO SULLA RESPONSABILITÀ PENALE DELL’IMPUTATO.
In conclusione … scelgo o non scelgo il rito speciale del patteggiamento?
A tale domanda non vi è una risposta positiva o negativa generale. Tutto dipende dalle circostanze, di fatto e di diritto, relative al procedimento penale che in concreto si deve affrontare.
In primo luogo, il suggerimento è quello di non prendere mai decisioni a “scatola chiusa”, cioè senza conoscere il capo di imputazione e gli elementi probatori raccolti dal PM nel corso delle indagini. Pertanto, si consiglia di rimandare la valutazione della scelta processuale da intraprendere al momento in cui è possibile per l’imputato, attraverso l’avvocato, visionare il fascicolo del PM. Dopo esser venuti a conoscenza, con un quadro completo, del procedimento penale, è opportuno vagliare tutte le possibilità che il nostro sistema processuale ci mette di fronte e ci offre, senza escluderne alcuna per partito preso!
Pertanto, sarà conveniente accedere ad un rito speciale, come il patteggiamento, quando, sulla base degli elementi indiziari e probatori contenuti nel fascicolo, lo svolgimento di un dibattimento ordinario si presume che ponga l’imputato in una situazione di rischio di condanna elevata, nonché di pericolo di irrogazione di una pena molto più elevata. Inoltre il patteggiamento, in generale, è consigliabile per un soggetto che ha dei precedenti penali, ancor più se derivanti da pene sospese, nonché per chi si trova già in stato di restrizione della libertà personale.
In conclusione, patteggiare NON vuol dire ammettere di essere responsabili del reato contestato e non comporta un “marchio” di colpevolezza sul soggetto che accede al rito, anzi … in numerose vicende concrete, esso è lo strumento che consente al miglior modo di tutelare i propri interessi fondamentali, sia personali – primo fra tutti la libertà – sia economico – sociali – la sentenza non appare nel casellario giudiziale. E in aggiunta…consente di restringere enormemente i tempi di durata del processo, diminuire notevolmente i costi economici e psicologici di un intero procedimento.
Pertanto, lo scegliere il sì od il no rispetto all’applicazione della pena su richiesta delle parti non deve esser frutto di un pregiudizio negativo sull’istituto, ma il risultato di un attento e ponderato bilanciamento di tutti gli interessi in gioco, al fine di perseguire la strada “migliore” per l’imputato.
dai colli firoentini
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Studio Legale di Corinna Fabbri, Via F. Puccinotti 29, Firenze - 28 anni, diplomata al liceo classico Michelangelo, laureata in giurisprudenza con un master in professioni legali e avvocato del foro di Firenze, con studio in Via F. Puccinotti 29, Firenze. Mi dedico con impegno e passione alle tematiche del diritto, per cercare di offrire uno spiraglio di giustizia a chi è vittima di reati; in particolare, violenza di ogni genere, stalking e maltrattamenti, nonché reati contro la persona in generale. Mi occupo anche di diritto civile, per famiglia, condomini, recupero crediti e responsabilità. tel: +39 055 476073 cell: +39 3421412693