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Timestamp: 2020-01-26 07:00:33+00:00
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DIMT.IT - 4° tappa del Progetto “Vivi Internet, Al Sicuro” a Salerno
4° tappa del Progetto “Vivi Internet, Al Sicuro” a Salerno
a cura della dott.ssa Benedetta Sabatino
Si è svolta a Salerno l’8 novembre la seconda parte della quarta tappa del Progetto “Vivi Internet, al Sicuro”, promosso da Google, Polizia Postale, Altroconsumo e Accademia Italiana del Codice di Internet (Iaic).
Il convegno, svoltosi presso l’Università degli Studi di Salerno, si è concentrato sul tema de “La tutela dei minori nel mondo digitale”.
La prima parte dei lavori, intitolata “Una privacy dei minori? Disciplina del consenso e responsabilità genitoriale nel nuovo scenario digitale”, è stata introdotta e coordinata dal prof. Salvatore Sica, il quale ha preliminarmente affermato come simili iniziative siano necessarie per “evitare un utilizzo distorto di Internet, ponendosi all’interno di un percorso di educazione alla consapevolezza”.
Il Public Policy Manager di Google, prof. Andrea Stazi, ha rimarcato l’importanza della privacy e della sicurezza in rete nonché della gestione dei dati personali. L’obiettivo è far sì che l’utente sia libero di gestire i propri dati ma anche di conoscere l’utilizzo di questi ultimi da parte dei gestori. Un’operazione che necessita di un aiuto da parte delle istituzioni attraverso significativi interventi legislativi. Un esempio è dato dal recente Regolamento generale sulla protezione dei dati personali (GDPR), che ha attribuito all’utente il diritto di cambiare operatore attraverso la previsione del c.d. diritto alla portabilità, strumento invero già previsto da Google sin dal 2011.
Il prof. Sica, dopo una breve panoramica storica sul diritto alla privacy quale diritto della personalità ed inteso oggi come “diritto al controllo dei propri dati”, si è interrogato sulla eventualità di riconoscere ai minori una capacità d’agire anticipata, seppure "bisogna chiedersi fino a che punto tale capacità possa diventare consenso", tenendo conto della circostanza che in altri ordinamenti, come quello statunitense, il raggiungimento dei 13 anni è sufficiente per giustificare l’attività del minore sulle reti telematiche.
Il prof. Giuseppe Spoto ha esaminato il nuovo Regolamento europeo evidenziando come esso abbia “riorganizzato l’intera disciplina della protezione dei dati personali introducendo numerosi aspetti positivi. Per i minori le soluzioni legislative sono però da considerarsi di carattere marginale. L’intervento normativo non appare univoco, con conseguenze sul piano delle tutele”. Infatti, la prospettiva che ormai vede “il minore non più inteso come oggetto di diritti, ma come soggetto” si pone in contrasto con le scelte del legislatore europeo, il quale ha dettato una disciplina del consenso diversificata in base all’età. In particolare, continua Spoto, il consenso del minore di 16 anni si considera lecito se prestato da chi abbia la responsabilità genitoriale del minore; gli Stati membri possono abbassare l’età fino a 13 anni. In ogni caso è indispensabile un raccordo con le norme civilistiche in base al tipo di accordo che s’intende sottoscrivere. Una norma frutto di un compromesso tra le esigenze di tutela degli interessi del minore e di quelli di chi ne ha la rappresentanza legale. Sorgono, così, i problemi riguardanti la responsabilità dei genitori, che va dalla culpa in eligendo alla culpa in vigilando e la contrapposizione sopravvenuta tra la volontà del genitore e quella del minore in merito al consenso dei dati personali. La soluzione del legislatore tiene in considerazione, infatti, il solo dato anagrafico, laddove attenzione particolare dovrebbe essere riservata all’autodeterminazione soprattutto in ambito sanitario. Il prof. Spoto ha poi concluso affrontando la problematica della revoca del consenso prima del raggiungimento del diciottesimo anno di età.
La prof.ssa Papa ha dall'altra parte mosso le proprie considerazioni dal fatto che le Costituzioni democratiche sanciscano il diritto alla libera manifestazione del pensiero. L’art. 21 Cost. garantisce che tutti, anche i minori, possano esercitare tale diritto fondamentale. In rete, però, chi gestisce la libera manifestazione del pensiero, considera questo diritto come un diritto all’informazione. La maggiore problematica, allora, concerne la contrapposizione tra le due accezioni normative di tale libertà, soprattutto nel caso in cui chi pubblica un certo contenuto in rete voglia, in un successivo momento, rimuoverlo, poiché, ad esempio, non più rappresentativo della personalità del soggetto. In taluni casi, poi, il contenuto può diventare virale prima di riuscire ad azionare la tutela giurisdizionale. Il Regolamento Privacy prevede, all’art. 17, il diritto dell’interessato di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato riguardo. Un passo avanti importante, poiché si ampliano i casi in cui il soggetto può richiedere la cancellazione”. L’esercizio del diritto sembra contrastare con il diritto all’informazione. “Declinato nei confronti del minore – evidenzia la prof.ssa Papa – bisogna chiedersi se i paletti che l’art. 17 del regolamento pone siano sufficienti a garantire il minore, il quale dovrebbe avere il diritto di richiedere in qualsiasi momento la rimozione del dato, senza che possa esservi un altro interesse in bilanciamento”.
L’avv. Marco Berliri ha evidenziato che le difficoltà relative alla tutela della privacy dipendano non solo dall’avanzare del progresso tecnologico, ma anche dalla mancanza dei confini geografici che caratterizza la rete, dovendo fare i conti con “una realtà globale in cui gli ordinamenti sono diversi” e ognuno di essi propone differenti soluzioni legislative. Il consenso del minore, con l'entrata in vigore del GDPR, dovrà essere rivisitato alla luce della differenza normativa tra dettata da Europa e Stati Uniti. Si assiste, inoltre, al conflitto tra interesse del minore ed istanze dei genitori che richiedono l’accesso ai dati personali dei figli ed il controllo della loro attività on line. Il consenso del minore, però, inteso come diritto a disporre dei propri dati personali, “non può in alcun modo essere minato dalla richiesta del genitore. Sono entrambe istanze importanti, ma in questo caso, la prevalenza del consenso del genitore è rischiosa, dovendosi considerare il minore come soggetto attivo e non più passivo”.
A concludere la prima parte dei lavori, il dott. Giorgio Giannone Codiglione, il quale, in un’ottica comparatistica ha rimarcato che l’art. 8 del GDPR rappresenta un vero e proprio esercizio di imitazione della section 6502 del Children's Online Privacy Protection Act of 1998 (COPPA), in vigore negli Stati Uniti dal 2000. L’intervento del legislatore europeo può dunque interpretarsi come un tentativo di uniformazione nella materia della tutela della privacy. “Da qualche anno la legge statunitense si applica non solo ai prestatori che operano per scopi commerciali ma a tutti i prestatori che offrono servizi “directed to children” e che raccolgono dati personali degli utenti, ma anche agli altri operatori che raccolgono consapevolmente dati personali da soggetti minori di anni 13, attraverso un portale web o un servizio reso on line. Secondo Giannone, ciò che emerge da una lettura più ad ampio spettro di questi nuovi interventi comunitari è che l'obbligazione di controllo gravante sul titolare della responsabilità genitoriale e collegata alla prestazione della manifestazione di volontà sul trattamento dei dati personali da parte del minore di anni 16 (o 13, a seconda della scelta legislativa operata dallo Stato Membro), si pone non solo in una prospettiva di integrità del consenso, trasparenza e chiarezza delle informazioni rese, ma agisce anche nell'ottica della garanzia di un effetto di deterrenza avverso le condotte pregiudizievoli, nonchè di incentivo ad un uso consapevole dei servizi della società dell'informazione da parte del minore. Il ruolo dei prestatori è sicuramente centrale in relazione alla permanenza (e quindi all'effettiva portata) del pregiudizio sulla rete, ma appare fuorviante discutere di funzioni di controllo aventi carattere preventivo, posto il fondamentale principio di cui all'art. 15 della dir. 2000/31/CE, che come è noto afferma l'assenza di un obbligo generale di sorveglianza. É quindi importante riaffermare il principio di responsabilità diretta dell'utente, come d’altronde rimarcato dalla Corte di Cassazione nella sentenza “Vividown” (Terza Sezione Penale n. 5107/2014) o, ancora più di recente ed in una prospettiva civilistica dal tedesco Bundesgerichtshof.
Le nuove norme del Regolamento, pertanto, “potrebbero sì leggersi come l’affermazione di un diritto alla protezione dei dati personali del minore”, fonte di puntuali obblighi di informazione in capo ai prestatori, ma, alla luce di una lettura coordinata degli artt. 7, 8, 24 par. 1, 14 e 33 par. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE è “imprescindibile l’implementazione del grado di consapevolezza del minore attraverso l’apporto educativo e di orientamento fornito dal nucleo familiare”.
La seconda parte dell’iniziativa, dal titolo “Uso e abuso della rete: educazione e protezione dei minori nella società dell’informazione”, è stata introdotta e coordinata dal prof. Virgilio D’Antonio che ha prima di tutto affermato che “il diritto, da solo, non riesce a disciplinare e definire il fenomeno di minori e del loro rapporto con il web, perciò sono necessari altri saperi che accompagnino il diritto e che creino nella società civile consapevolezza ed educazione nell’uso della rete, strumento formidabile di conoscenza ed informazione e, al contempo, fonte di rischi ed abusi. L’amplificazione delle possibilità può comportare l’amplificazione delle debolezze”.
Tra i relatori del secondo panel anche l’on. Paolo Beni che ha presentato il disegno di legge sul bullismo ed il cyberbullismo, volto a contrastare tali fenomeni, rimarcando che sopratutto tale ultima fattispecie possa comportare conseguenze ancora più dannose in forza dell’assenza di limiti, andando oltre il dato anagrafico e colpendo anche gli adulti. La proposta di legge – prosegue Beni – è difatti rivolta non soltanto ai minori e mette in atto misure a tutela delle vittime di atti persecutori online, imponendo ai gestori dei siti di rimuovere i contenuti”. Il testo prevede in particolare che sia posta in essere una strategia di prevenzione da attuarsi soprattutto nelle scuole, formando il personale docente, con lo scopo di garantire una efficace conoscenza dei mezzi di comunicazione utilizzati dagli studenti.
Il prof. Amoretti ha discusso anzitutto di un problema di “definizione delle categorie interessate dalle normative in questione per cui, inevitabilmente, le iniziative legislative riflettono la difficoltà d’individuare i destinatari della norma”. L’intervento continua riflettendo sul rapporto tra le grandi Corporation ed il potere statale, nonché sulla scarsa attenzione apprestata dalle istituzioni. “Il cambiamento culturale in atto, purtroppo, incide sula tutela della dignità umana, la quale può essere realmente attuata attraverso una ricostruzione delle fondamenta, che non possono rimanere instabili. Si deve dare visibilità al cambiamento culturale e tecnologico per poter intervenire con un’adeguata ed incisiva produzione normativa. Eventi come questo servono a riflettere la portata gigantesca del fenomeno. Si tratta di proteggere il destino delle nostre società, delle nostre generazioni future”.
I lavori del convegno si sono chiusi con l’intervento del dott. Claudio Aletta, Direttore tecnico principale della Polizia Postale, il quale ha rimarcato come per un’efficace tutela dei minori in Internet è necessario educare i genitori all’uso del web e dei nuovi strumenti tecnologici. Soprattutto in riferimento alla pedopornografia, la Polizia Postale svolge un ruolo importante nella prevenzione di questo reato, apprestando qualsiasi strumento a sua disposizione per proteggere il minore. Il monitoraggio della rete è continuo e completo, ma inevitabilmente, si scontra con la fisiologica globalità di internet, rendendosi quindi indispensabile un raccordo con le forze di polizia internazionali e la collaborazione con i portali. Il fenomeno del cyberbullismo e gli abusi commessi in rete potrebbero essere evitati attraverso una maggiore consapevolezza dei genitori, i quali, attraverso strumenti idonei, possono indirizzare al meglio l’attività in rete dei figli. La Polizia di Stato, per raggiungere questi obiettivi, svolge costantemente una campagna informativa nelle scuole del territorio, per sensibilizzare i più giovani ed anche gli adulti. “Una maggiore informazione” conclude Aletta “serve a debellare la crescita di questi fenomeni”.
Nel corso del convegno, inoltre, è stato presentato e sottoscritto il Protocollo d’Intesa “weBullo”, che ha visto la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Università di Salerno prof. Aurelio Tommasetti, della prof.ssa Caterina Miraglia, Presidente della Fondazione Unisa, del Questore di Salerno, dott. Pasquale Errico, della dott.ssa Luisa Franzese, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania e della dott.ssa Fabiola Silvestri, dirigente della Polizia Postale. Il Protocollo d’Intesa tende a promuovere una campagna di educazione e sensibilizzazione presso le scuole del territorio sui temi del cyberbullismo e dell’informazione e conoscenza consapevole della rete. Il rettore Tommasetti e la prof. Miraglia hanno entrambi messo in luce la necessità di partire dalle famiglie e dalle scuole per poter influire positivamente sull’utilizzo di Internet da parte delle nuove generazioni. Per la Miraglia “è indispensabile capire quale sia il meccanismo più rapido ed utile per addivenire ad una cittadinanza più consapevole e cosciente, così, tutto quello che appartiene al mondo del futuro, possa essere utilizzato nel senso migliore. Il Protocollo è il motore per creare condizioni di insegnamento reale e costante”. La dott.ssa Franzese ha rilevato il ruolo centrale della sinergia tra scuole ed università, al fine di creare un percorso completo nella formazione dei minori. Il Questore Errico ha infine aggiunto che per la repressione dei reati in rete è necessaria un’azione che veda impegnate tutte le istituzioni.
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