Source: http://www.pensioniscuola.it/lesen/p2015/NewPerequazione.htm
Timestamp: 2019-11-11 20:02:59+00:00
Document Index: 142572048

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

LA MANCATA PEREQUAZIONE DELLE PENSIONI
NEL 2012 E 2013 E' ILLEGITTIMA
Vai al testo della sentenza della Corte Costituzionale
Vai al comma 25 dell'art. 24 della legge 214/11
8/5/2015 Aggiornamento
Come previsto la sentenza è diventata una patata bollente sul tavolo del Governo.
Ed infatti il numero dei pensionati interessati è enorme e l'arco temporale al momento supera i tre anni.
Il Governo sta studiando delle soluzioni compatibili con la situazione economica:
- un decreto immediato che blocchi il contenzioso in attesa di trovare soluzioni percorribili;
- pagamenti scaglionati partendo dalle pensioni più basse;
- interventi legislativi con l'obiettivo di escludere dagli effetti della sentenza le pensioni elevate (cosa buona e giusta!).
Sul buco nel bilancio come al solito è cominciato il balletto dei numeri: gli organi di stampa a caldo parlavano di 5 miliardi, due giorni dopo i miliardi erano 9-10, ieri qualche giornale riportava al condizionale che potrebbero essere 16.
Questo mercato delle vacche è indecente semplicemente perché per avere dati effettivi certi ricavandoli dai computer degli enti previdenziali occorrono pochi minuti.
* Punto certo: il fabbisogno calcolato con i numeri veri va subito abbattuto del 25% perché tale é il rientro immediato nelle casse dello stato come trattenuta fiscale.
Su un rimborso di 1000 euro, mediamente 750 vanno al pensionato e 250 all'agenzia delle entrate sotto forma di irpef. Vogliamo tenerne conto?
* Punto non certo ma quasi: qualunque sia la somma da restituire, é enorme considerata la situazione economica.
Ma è enorme soprattutto considerato che é stata sborsata ingiustamente per la maggior parte da pensionati che nel 2011 percepivano una pensione netta tra 1.100 e 1.500 euro.
Sono coinvolti anche i pensionati d'oro, ma il nocciolo duro riguarda questa fascia di pensionati. SEMPLICEMENTE VERGOGNOSO.
E tutto questo perché servivano soldi per uscire dalla palude.
Pantalone ha pagato, caro Monti, ma dalla palude non siamo usciti ancora dopo tre anni e se non fosse intervenuta la BCE (leggi Draghi!), saremmo affondati lo stesso.
Non ne hai azzeccato una!
Altro punto certo: gli stessi soldi, invece di rapinarli ai pensionati medio-bassi, non potevano essere sottratti a chi ne ha troppi?
Sappiamo bene che Berlusconi, solo a sentire parlare di patrimoniale diventava e diventa un cane idrofobo, per cui l'avrebbe ostacolato.
E il PD dov'era?
Per carità di patria chiudo qui.
Dal Corriere della sera on line di venerdì 8 maggio:
http://www.corriere.it/economia/15_maggio_08/rimborsi-solo-assegni-piu-bassi-rischio-l-obiettivo-deficit-3percento-07ff342c-f553-11e4-9c1c-931a52508e78.shtml
Da La Repubblica on line di venerdì 8 maggio:
http://www.repubblica.it/economia/2015/05/08/news/pensioni_restituiti_solo_4_miliardi_su_19_rimborsi_totali_sotto_1500_euro_parziali_fino_a_3000_nulli_sopra-113823405/?ref=HREC1-3
Dal Corriere della Sera di venerdì 8 maggio:
Pensioni, il governo può cambiare la legge
Nuovo intervento della Corte costituzionale: stop alla deindicizzazione, la sentenza ha valore immediato
ROMA La sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato la mancata indicizzazione delle pensioni sopra tre volte il minimo negli anni 2012-2013 è in vigore da oggi, essendo stata pubblicata ieri sulla «Gazzetta ufficiale». Ma il governo ieri non ha svelato come risolverà il rebus della restituzione delle somme e del ricalcolo degli assegni per i circa 5,5 milioni di pensionati interessati.
La soluzione è comunque data per imminente, tramite decreto legge, proprio per evitare che l’incertezza circa la stabilità dei conti pubblici italiani abbia un peso sui mercati e nel giudizio dell’Unione Europea atteso per mercoledì prossimo.
Se il governo attuerà la sentenza, i pensionati coinvolti non dovranno presentare alcuna domanda all’Inps e nemmeno fare ricorso. Saranno gli enti previdenziali a mettere in pratica le indicazioni che arriveranno dal governo sulle modalità di adeguamento: le pensioni ricalcolate potrebbero arrivare anche a fine giugno o luglio. Mentre, per quanto riguarda i rimborsi, se ne ipotizza la rateizzazione nel tempo.
Ieri è intervenuta ufficialmente la Consulta con una nota in cui ha chiarito che «le sentenze che dichiarano la illegittimità costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge producono la cessazione di efficacia della norma stessa dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione». Gli interessati, ha aggiunto la Corte, «possono adottare le iniziative che reputano necessarie e gli organi politici, ove lo ritengano, possono adottare i provvedimenti del caso nelle forme costituzionali». Una precisazione che ha l’obiettivo di smentire le ricostruzioni che volevano la Corte decisa a imporre al governo la via per uscire dall’ impasse .
Tutto intorno a Palazzo Chigi, alle prese con una grana del tutto inattesa alla vigilia delle elezioni regionali, è scoppiata la contesa politica. A guidare la carica col consueto cipiglio, il leader della Lega, Matteo Salvini, che si è detto pronto «da martedì a occupare il Tesoro», contro uno Stato «ladro che ha derubato 5,5 milioni di persone», mentre per il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, la sentenza «va rispettata e vanno pagati tutti i pensionati». L’associazione Codacons ha minacciato una denuncia all’Inps.
Il sottosegretario all’Economia, Enrico Zanetti, ha ribadito che il rimborso a tutti sarebbe «una follia», proponendo «una soglia di 5 mila euro» per i rimborsi e di «giocare sul deficit» per reperire le risorse. In attesa da sette giorni della convocazione che ancora non arriva da parte del ministro del Welfare, Giuliano Poletti, i sindacati chiedono l’applicazione del volere della Corte: «La sentenza si applica, poi si può discutere del tema delle risorse» ha affermato il leader della Cgil, Susanna Camusso.
Dopo oltre tre anni la Consulta si è pronunciata: l’azzeramento per due anni, 2012 e 2013, della perequazione automatica delle pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo imposta dalla Fornero è incostituzionale.
La contestazione riguarda il comma 25 dell’art. 24 della legge 214/11; l’art. 24 e ormai noto come riforma Fornero.
Si apre un altro triste capitolo sull’era montiana, tanto breve quanto nefasta per le pensioni.
Dobbiamo esultare?
Non lo so. Il buco che si crea nel disastroso bilancio dello Stato eseguendo la sentenza non sarebbe enorme in condizioni normali, ma è certamente da non sottovalutare nella situazione attuale, tale da ritenere, anche considerati i precedenti, che sarà fatto di tutto per trovare un escamotage che permetta di ignorare la sentenza.
A sentire i commenti a caldo par non sia facile una soluzione di questo tipo, ma prima si esultare, aspettiamo la conclusione della vicenda.
Le prime stime a caldo dei tecnici parlano di un buco di 5 miliardi di euro, più o meno i soldi che servirebbero per attuare la proposta Damiano per abbassare i requisiti per andare in pensione e che il Governo finora non é intenzionato a reperire.
Il provvedimento è entrato in vigore:
- al 1/1/2012 se la pensione aveva un importo lordo mensile superiore a 1.441,59 euro, ovvero circa 1.200 euro netti;
- al 1/1/2013 se la pensione aveva un importo lordo mensile superiore a 1.486,29 euro, ovvero circa 1.230 euro netti.
Proviamo a quantificare gli importi che sarebbero toccati se non fosse stata emanata la norma in questione:
importo pensione lordo e netto nel 2011 importi lordi che sarebbero toccati
importo lordo importo netto 2012 (inflaz. 2,60%) 2013 (inflaz. 3,00%) totale
1.600,00 1.310,00 42,61 48,51 91,12
2.000,00 1.585,00 52,33 59,55 111,88
2.500,00 1.915,00 63,69 70,77 134,46
Ed ora proviamo a calcolare per le stesse pensioni gli importi mensili da restituire secondo la Corte Costituzionale:
pensione lorda mensile importi mensili non corrisposti per effetto del comma 25 dell'art. 24 della legge 214/11
1.600,00 42,61 91,12 92,11 92,40
2.000,00 52,33 111,88 112,80 113,05
2.500,00 63,69 134,46 135,20 135,40
Dal Corriere della Sera on line del 1/5/2015:
http://www.corriere.it/economia/15_maggio_01/pensioni-rivedere-6-milioni-assegni-timori-tesoro-0fbbb6dc-efd0-11e4-ab0f-6f7d8bd494ab.shtml
Da La Repubblica on line del 1/5/2015:
http://www.repubblica.it/economia/2015/04/30/news/pensioni_inps-113227390/
Dal Sole24Ore on line del 30/4/2015:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-04-30/pensioni-consulta-boccia-norma-fornero-blocco-perequazione-vale-5-miliardi-155939.shtml?uuid=AB2pUYYD
Dal Corriere della Sera del 1/5/2015:
Da rivedere 6 milioni di assegni - I timori del Tesoro
ROMA Quanto peserà sui conti dello Stato la sentenza della Consulta che ha bocciato il blocco della perequazione per le pensioni superiori a tre volte il minimo negli anni 2012-2013? Il ministero dell’Economia ieri sera si riservava di fare i calcoli insieme con l’Inps prima di individuare la cifra ma l’ipotesi che il «tesoretto» da 1,6 miliardi, che il premier vuole distribuire ai meno abbienti, sfumi, si fa concreto. Secondo i dati Istat, il blocco ha toccato circa sei milioni di persone con una pensione superiore ai 1.443 euro mensili lordi. La quota maggiore è costituita da pensionati tra i 1.500 e i 1.999 euro (17,4% del totale) e tra 2 mila e 3 mila euro (13,7%). Quello che ora dovrà essere calcolato dal Tesoro e dall’Inps è quanto dovrà essere rimborsato a questi pensionati. «Il tema - fanno sapere da via XX settembre - è all’attenzione del ministero: si valuteranno motivazioni della sentenza e l’impatto sulla finanza pubblica». Si sbilancia un po’ di più il viceministro Enrico Morando, secondo cui l’impatto «sarà rilevante»: «Se si dichiara illegittima la mancata corresponsione dell’adeguamento, quei pensionati ora hanno diritto ad averlo. La conseguenza è che l’adeguamento va corrisposto». Quindi i pensionati che per due anni, quando l’inflazione era rispettivamente al 3% (2012) e all’1,2% (2013), non hanno ricevuto l’adeguamento, dovranno riceverlo. Secondo l’Avvocatura dello Stato, in ballo ci sono circa 1,8 miliardi per il 2012 e circa 3 per il 2013. Ma non basta. Nel 2014 il mancato adeguamento all’inflazione è stato modificato finendo per gravare sulle pensioni pari a sei volte il minimo (2.973 euro). L’adeguamento dunque è stato riconosciuto per intero (100% del tasso d’inflazione) sull’importo di pensione sino al triplo del minimo, al 90% per la fascia tra il triplo e il quintuplo del minimo e al 75% per la fascia eccedente cinque volte il minimo. Ma, come segnala la sentenza, «per le modalità con cui opera il meccanismo della perequazione, ogni eventuale perdita del potere di acquisto del trattamento, anche se limitata a periodi brevi, è, per sua natura, definitiva. Le successive rivalutazioni saranno, infatti, calcolate non sul valore reale originario, bensì sull’ultimo importo nominale, che dal mancato adeguamento è già stato intaccato». Quindi nel 2014 le pensioni sino al triplo del minimo non hanno recuperato la loro base di calcolo. Anche di questo si dovrà tenere conto. Morando segnala che nella sentenza non c’è «un bilanciamento con l’articolo 81 della Costituzione» sull’obbligo del pareggio di bilancio. La Corte, due mesi fa, pronunciandosi sull’illegittimità della Robin Tax sancì la non retroattività della sentenza, qui, invece, «l’onere si scarica sui conti pubblici».
Un avviso al governo
È incostituzionale far cassa sulle pensioni, specialmente se di importo medio-basso, anche quando la situazione è di emergenza. Questo significa la sentenza depositata ieri dalla Corte costituzionale sul blocco dell’adeguamento delle pensioni superiori a tre volte il minimo deciso alla fine del 2011, per i due anni successivi, dal governo Monti col decreto Salva Italia. Non è lecito a nessun governo bloccare il potere d’acquisto delle pensioni di importo modesto, dice la Corte. Che, per questa platea, conferma la linea di difesa dei diritti acquisiti. Le ripercussioni per il bilancio pubblico saranno pesanti e permanenti, con un aggravio di spesa di alcuni miliardi ogni anno.
La sentenza ovviamente si può discutere. Ma il governo e il Parlamento devono innanzitutto prenderne atto, al fine di evitare nuovi e costosi infortuni. Tanto più in questa fase dove è aperto un dibattito sulla opportunità o meno di intervenire sulle pensioni liquidate col vecchio e generoso calcolo retributivo. Un dibattito che ha mille buone ragioni, pro e contro lo stesso concetto di «diritti acquisiti», che non si esaurisce nei confini del diritto costituzionale e che sarebbe sbagliato abbandonare. Ma chi ha la responsabilità di decidere, cioè governo e Parlamento, si muove su un piano diverso, che non può prescindere dalla sentenza di ieri. La lezione è questa: per far cassa bisogna ingegnarsi e trovare soluzioni diverse dal facile taglio delle pensioni.
Il Governo comincia ad esaminare la patata bollente e decidere come intervenire
Dal Corriere della Sera on line del 4/5/2015
http://www.corriere.it/economia/15_maggio_04/allarme-pensioni-rimborsi-rate-priorita-rendite-piu-basse-1303e72a-f23b-11e4-88c6-c1035416d2ba.shtml