Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2018/03/questionari-fiscali-la-compatibilita-sistema-tributario.html
Timestamp: 2019-03-26 10:04:17+00:00
Document Index: 175621914

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 32', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 395']

Di fatto, però, l’ingresso di un organo verificatore in azienda è un evento che di solito suscita una forte apprensione nei responsabili degli adempimenti fiscali e amministrativi: nella molteplicità degli obblighi formali e sostanziali (pagamento delle imposte) stabiliti dalla normativa in materia tributaria, è molto frequente trovarsi esposti al rischio che organi verificatori, Guardia di Finanza o Ispettori dell’Agenzia delle Entrate, possano evidenziare inadempienze o errori di applicazione delle norme fiscali. La possibilità di commettere tali errori è ulteriormente elevata per le frequenti modifiche legislative e difficoltà di interpretazione delle norme, relative agli adempimenti sia formali che sostanziali. È, quindi, di grande rilievo evidenziare la puntuale normativa che il legislatore ha stabilito relativamente all’attività di verifica da parte dell’Amministrazione Finanziaria.
In particolare, è opportuno esaminare gli artt. 32, del D.P.R. del 29 settembre 1973, n. 600 e 51, del D.P.R. del 26 ottobre 1972, n. 633 che sono stati oggetto di disamina da parte della giurisprudenza di legittimità. Predetti articoli attribuiscono agli Uffici Finanziari poteri in ordine all’acquisizione di dati ed elementi rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile direttamente nei confronti dei contribuenti cui si riferisce il controllo (invito degli stessi a comparire negli Uffici anche per esibire o trasmettere atti o documenti, invio di questionari, ecc.) ovvero nei confronti di terzi (richiesta di notizie e comunicazioni ad organi ed Amministrazioni dello Stato, richiesta di copie o estratti di atti depositati presso notai, richiesta di conti bancari e postali, ecc.).
Il Questionario Agenzia Entrate è un invito con cui l’Amministrazione Finanziaria chiede al contribuente di fornire informazioni e/o di produrre documentazione necess aria ai fini dell’accertamento della situazione fiscale per quel determinato periodo di imposta.
2. L’applicazione meccanica della preclusione dell’art. 32 del D.P.R. n. 600/1973 provoca la distorsione del sistema tributario (Cass. n. 14164/2012; Cass. n. 13944/08; Cass. n. 11981/03).
3. I dati e i documenti non forniti in risposta al questionario sono inutilizzabili in giudizio purchè ci sia un invito specifico e puntuale da parte dell’Amministrazione e l’avvertimento circa le conseguenze della sua mancata ottemperanza (Cass. n. 21271/2016)
Con l’ordinanza n. 27069 del 2 dicembre 2016, la Corte di Cassazione ha ribadito il principio consolidato secondo cui la mancata esibizione, in sede amministrativa, dei libri, della documentazione e delle scritture all’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate comporta la sanzione dell’inutilizzabilità della successiva produzione in sede contenziosa, così come previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 32.
Tale preclusione opera solo in presenza di un invito specifico e puntuale (Questionario Agenzia Entrate) da parte dell’Amministrazione, purché accompagnato dall’avvertimento circa le conseguenze della sua mancata ottemperanza, che si giustifica -in deroga ai principi di cui agli artt. 24 Cost. (diritto di difesa) e 53 Cost. (capacità contributiva) – per la violazione dell’obbligo di leale collaborazione con il Fisco (Cass. n. 11765/2014).
Si tratta, appunto, di una disposizione che deve essere applicata in modo da non comprimere il diritto alla difesa e non obbligare il contribuente a pagamenti non dovuti, proprio perché, in qualche misura, deroga ai principi costituzionali di cui sopra.
• trasmissione dell’invito a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento;
• assegnazione di un termine non inferiore a 15 giorni;
• avviso al contribuente delle conseguenze processuali determinate dalla mancata esibizione dei documenti;
• facoltà del contribuente di evitare tali conseguenze depositando i documenti in allegato al ricorso introduttivo dimostrando che la impossibilità di ottemperanza era dipesa da causa non imputabile.
– la non veridicità della dichiarazione, che si concretizza in un sostanziale rifiuto di esibizione, accertabile con qualunque mezzo di prova e anche attraverso presunzioni;
– la coscienza e la volontà della dichiarazione stessa;
– il dolo, costituito dalla volontà del contribuente di impedire che nel corso dell’accesso possa essere effettuata l’ispezione del documento.
– le dichiarazioni dell’indisponibilità del documento, non solo quando ciò sia riconducibile a caso fortuito o a forza maggiore, ma anche imputabile a colpa, quale ad esempio la negligenza e l’imperizia nella custodia e conservazione.
Occorre precisare che la preclusione, di cui all’art. 52 comma 4, che prevede l’inutilizzabilità difensiva in sede amministrativa e contenziosa della documentazione non esibita o trasmessa a seguito di inviti dell’Ufficio, diverge diametralmente da quella che caratterizza l’intero settore civilistico, dove l’inefficacia può affermarsi tanto per gli effetti riflessi di atti negoziali intervenuti inter alios, quanto per gli effetti probatori di atti provenienti da terzi, che siano pregiudizievoli nei confronti della controparte.
1) salvaguardare la genuinità della prova alla quale la parte privata con il suo comportamento ha dimostrato di volere sottrarsi;
2) sanzionare indirettamente la violazione del dovere di collaborazione tra contribuente e fisco.
Tuttavia, come verrà di seguito esposto, l’A.F. sostiene che la mancanza di data certa rende inammissibile la prova documentale, in quanto sospetta o di comodo, anche quando viene prodotta tempestivamente dal contribuente.
In un’altra pronuncia , infatti, la Suprema Corte ha sottolineato che il contribuente, sottoposto ad accertamento sintetico, ha sempre la facoltà di fornire, investendo il presupposto di fatto legittimante, l’accertamento stesso
6. La mancata indicazione di un documento nell’indice del fascicolo di parte comporta l’inutilizzabilità dello stesso da parte del giudice (Cass. 10 febbraio 2017, n.3593)
La giurisprudenza di legittimità si sofferma nel punto in cui nella sentenza viene rilevata l’assenza nel fascicolo di causa della documentazione probatoria attestante la notifica della cartella di pagamento, sol perché non indicate nell’indice del fascicolo dell’appellante depositato agli atti, richiamando la disposizione normativa contenuta nell’art. 24 del Codice Tributario che, ove non rispettata, comporta la inammissibilità -inutilizzabilità della documentazione probatoria.
Tale conclusione della Commissione Tributaria Regionale, secondo la Suprema Corte, è dipesa da una valutazione di natura prettamente giuridica; infatti, si verte “…non già di errore di fatto revocatorio su un evento di natura processuale, astrattamente ricorribile per revocazione ex art. 395 n.4 c.p.c., bensì di violazione e falsa applicazione delle norme di riferimento(errore di diritto)” (Cass. 10 febbraio 2017 n. 3593).
Una volta chiarita la natura del vizio, la giurisprudenza di legittimità sostiene che “non è infatti in discussione che la mancata elencazione dei documenti nel fascicolo di parte che li contenga, determini per sé, perché proprio contrastante con il disposto di legge,l’irritualità della produzione la conseguente inutilizzabilità, da parte del giudice, dei documenti non elencati”.
Infatti, la Suprema Corte, dopo aver enunciato l’assenza di dubbi in ordine alla necessaria indicazione del documento probatorio nell’elenco contenuto nel fascicolo di parte, pena l’inammissibilità – inutilizzabilità del documento, i giudici di legittimità affermano che l’effetto preclusorio appena enunciato “non ha modo di verificarsi quando vi siano elementi per ritenere che nel documento , ancorchè irritualmente prodotto […]”, la parte contro la quale la produzione è posta in essere, “…abbia comunque avuto diretta e piena contezza, accettando di svolgere su di esso il contraddittorio”; ovvero, potrà aversi l’effetto preclusivo, “sempre che, tuttavia,la controparte legittimata a far valere l’irregolarità, non abbia accettato, anche implicitamente, il deposito così come eseguito, prendendo contezza della documentazione in tal modo prodotta”.
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