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Timestamp: 2018-10-23 07:15:15+00:00
Document Index: 129907304

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

rel. Savi | Codice Deontologico Forense
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Figli minori: la genitorialità può essere una causa di esonero dall’obbligo di formazione e aggiornamento professionale
La gravidanza e il parto, nonché l’adempimento di doveri collegati alla paternità o maternità in presenza di figli minori costituiscono distinte cause di possibile esonero dall’obbligo di formazione continua, ai sensi dell’art. 15 del Regolamento della formazione, ma l’esenzione deve essere specificamente richiesta dall’interessato così da permettere un preventivo controllo sulla legittimità della domanda (Nel caso di specie trattavasi di padre divorziato di un bimbo di 6 anni).
Consiglio Nazionale Forense (pres. Mascherin, rel. Savi), sentenza del 25 maggio 2018, n. 58
In senso conforme,Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Sica), sentenza del 12 luglio 2016, n. 189.
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2018/058, rel. Savi
L’intensa attività lavorativa non scrimina l’inadempimento al dovere di formazione e aggiornamento professionale
L’obbligo di formazione continua sussiste per il solo fatto dell’iscrizione nell’albo e non subisce deroga né attenuazioni nel caso di impegni professionali ritenuti tanto assorbenti da precludere -in thesi- la stessa possibilità materiale di acquisire i “crediti formativi” richiesti giacché, diversamente ragionando, detto obbligo finirebbe per dover essere adempiuto con le modalità regolamentari previste solo dall’iscritto all’albo che svolga la propria attività in modo marginale, episodico e discontinuo.
In senso conforme, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Baffa), sentenza del 1° dicembre 2017, n. 204.
Ne bis in idem e decisioni in rito
Si verifica un “bis in idem” qualora la stessa condotta sia già stata in precedenza valutata nel merito e, pertanto, si sia consumato il potere disciplinare e si sia formato un giudicato. Conseguentemente, l’annullamento in rito (nella specie, per motivi formali dovuti all’assenza di una sottoscrizione) della decisione disciplinare del Consiglio territoriale che abbia irrogato la sanzione disciplinare, non si traduce in una preclusione comportante l’impossibilità di riesaminare i fatti posti a fondamento degli addebiti e, quindi, una consumazione del potere disciplinare, poiché il giudicato si riferisce al solo accertamento della nullità, la quale non si propaga agli atti precedenti a quello dichiarato invalido.
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Savi), sentenza del 22 dicembre 2017, n. 222
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/222, rel. Savi
La determinazione della sanzione disciplinare non è frutto di un mero calcolo matematico, ma è conseguenza della complessiva valutazione dei fatti, della gravità dei comportamenti contestati, violativi dei doveri di probità, dignità e decoro sia nell’espletamento dell’attività professionale che nella dimensione privata. A tal fine, può aversi riguardo, per un suo eventuale inasprimento, alla gravità della condotta ed a precedenti condanne disciplinari, nonché, per una sua eventuale mitigazione, alla ammissione delle proprie responsabilità e, più in generale, al comportamento processuale dell’incolpato (Nel caso di specie, il professionista aveva provveduto alla immediata interruzione di ogni attività così come contestatagli nel capo di incolpazione, non appena notificatogli. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha quindi attenuato all’avvertimento la sanzione della censura).
Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Picchioni, rel. Savi), sentenza del 18 dicembre 2017, n. 208
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/208, rel. Savi
I limiti deontologici alle informazioni sull’attività professionale
Negare l’evidenza è contrario a buona fede
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/184, rel. Savi
La responsabilità per fatto di associati, collaboratori e sostituti
Pubblicato in Giurisprudenza CNF	| Contrassegnato 2017/182, rel. Savi
L’avvocato di ente pubblico può trattare esclusivamente gli affari legali del proprio ufficio