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Italia: una sentenza condanna l’inerzia sulla bozza di legge sulle unioni dello stesso sesso | Human Rights Watch
Luglio 27, 2015 1:37PM EDT
Italia: una sentenza condanna l’inerzia sulla bozza di legge sulle unioni dello stesso sesso
La Corte europea afferma che il legislatore sta violando dei diritti
(Berlino) – Una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 21 luglio 2015 dovrebbe motivare il legislatore italiano a introdurre immediatamente delle leggi per la protezione di relazioni dello stesso sesso, ha detto oggi Human Rights Watch. La Corte ha sancito che il mancato riconoscimento legale delle relazioni dello stesso sesso è una violazione dei diritti umani.
“La sentenza della corte dovrebbe segnalare al legislatore italiano di smettere di eludere la protezione dei diritti delle coppie dello stesso sesso” ha detto Boris Dittrich, direttore del programma a sostegno dei diritti di lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) a Human Rights Watch. “Si spera che questa sia la spinta di cui aveva bisogno per essere all’altezza delle proprie responsabilità”.
Dal 2010 numerosi tribunali italiani hanno sancito che le coppie dello stesso sesso hanno diritto di essere riconosciuto. Il partito democratico del primo ministro Matteo Renzi, nel 2014, ha sottoposto un disegno di legge sulle unioni civili al Parlamento che però si è arenato al Senato. I senatori che si oppongono alla bozza hanno proposto migliaia di emendamenti.
Una donna con un cartello davanti al Colosseo durante il gay pride del 15 giugno 2013 a Roma.
La Corte europea si è pronunciata nel caso Oliari e altri contro Italia, portato avanti da tre coppie dello stesso sesso che non avevano visto le proprie relazioni riconosciute di fronte alla legge italiana. La corte ha notato che, in assenza di diritto al matrimonio, le coppie dello stesso sesso hanno un interesse particolare ad ottenere l’opzione di costituirsi in una forma di unione civile o di relazione riconosciuta. Tali protezioni sarebbero la via più appropriata per il riconoscimento legale della loro relazione e garantirebbe loro i diritti base di una coppia in una convivenza stabile senza inutili impedimenti.
La corte ha riconosciuto che dalla sentenza del 2010, relativa al caso Schalk e Kopf contro Austria (n. 30141/04, ECHR 2010), il movimento verso il riconoscimento legale delle coppie dello stesso sesso ha continuato a svilupparsi rapidamente in Europa, facendo anche esplicito riferimento alla sentenza del 26 giugno della Corte Suprema degli Stati Uniti nel caso Obergefell et al. v. Ohio, secondo cui le coppie dello stesso sesso possono esercitare il diritto fondamentale al matrimonio in tutti gli stati.
“La corte lascia aperta la possibilità che una volta che una chiara maggioranza dei Paesi del Consiglio d’Europa riconosca il diritto al matrimonio senza distinzioni circa l’orientamento sessuale, la Convenzione europea, che è un documento vivo dagli standard in evoluzione, imporrà a tutti gli stati membri di concedere a coppie dello stesso sesso di sposarsi, in quanto una questione di diritti umani” ha detto Dittrich. “Al momento non è così”.
Dittrich avviò il dibattito sulla uguaglianza di matrimonio come membro del parlamento olandese nel 1994. In seguito ad accesi dibattiti in parlamento e, più in generale, nella società, il parlamento approvò la legislazione sul matrimonio tra coppie dello stesso sesso nel 2001, facendo dell’Olanda il primo Paese al mondo a riconoscere legalmente il matrimonio tra coppie dello stesso sesso e ad assicurare l’uguaglianza di matrimonio.
Una sottile maggioranza di 24 Paesi su 47 del Consiglio d’Europa ha approvato leggi a sostegno del riconoscimento di unioni dello stesso sesso e a garanzia di protezioni attinenti. Il riconoscimento di matrimoni dello stesso sesso è cresciuto da sei Paesi nel 2011 agli attuali undici. “La sentenza del tribunale dimostra il progresso del movimento in Europa, dalla sentenza del 2010, verso il riconoscimento legale di coppie dello stesso sesso” ha detto Dittrich. “Sarebbe ora che il legislatore italiano faccia la sua parte nel proteggere i diritti di milioni di italiani che vivono in relazioni dello stesso sesso”.
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