Source: https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_province-1
Timestamp: 2018-10-22 21:47:17+00:00
Document Index: 75907816

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 1', 'art.1', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 117']

tema 11 settembre 2018
Il decreto-legge 91/2018 (proroga termini) ha fissato al 31 ottobre 2018 la data per lo svolgimento delle elezioni provinciali e ha prorogato il mandato degli amministratori in carica in scadenza entro tale data. Ha inoltre disposto l'istituzione, presso la Conferenza unificata, di un tavolo tecnico-politico con il compito di definire le linee guida per una revisione organica della disciplina di province e città metropolitane.
La riforma degli enti locali effettuata con la legge 56/2014 ha infatti ridefinito le funzioni e le modalità di elezione degli organi provinciali ed ha istituito le città metropolitane, il cui sindaco è di diritto il sindaco del comune capoluogo. Le province hanno così assunto il ruolo di enti di area vasta e i relativi organi – il presidente della provincia ed il consiglio provinciale - sono divenuti organi elettivi di secondo grado; analogo impianto è seguito per il consiglio nelle città metropolitane. L'assemblea dei sindaci, per le province, e la conferenza metropolitana, per le città metropolitane, sono composte dai sindaci dei comuni dell'ente.
Il decreto-legge 91/2018, recante proroghe di termini, individua nel 31 ottobre 2018 la data delle elezioni per il rinnovo del mandato dei presidenti di provincia e dei consigli provinciali. La disposizione si applica agli organi in scadenza tra la data di entrata in vigore del decreto-legge (26 luglio 2018) e il 31 ottobre 2018. Di conseguenza, la durata dei relativi mandati è prorogata alla medesima data (art. 1, comma 1).
La finalità perseguita dal Governo con l' election day, come si rinviene nella relazione illustrativa al decreto-legge, è quella di semplificare e razionalizzare le procedure elettorali.
Quanto alla proroga dei mandati, l'intento è quello di assicurare continuità della governance dell'ente, che verrebbe meno se non si consentisse, con disposizione legislativa, ai presidenti della provincia e ai consiglieri provinciali di proseguire nel loro mandato anche in caso di cessazione, rispettivamente, dalla carica di sindaco e di consigliere comunale (sempre nell'ambito della finestra temporale su cui interviene la disposizione).
La disposizione in esame prevede che la richiamata proroga delle cariche avvenga "anche in deroga" a quanto previsto dall'articolo 1, commi 65 e 69, della legge 56/2014.
- l'elezione del presidente della provincia è di secondo grado, essendo eletto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della provincia;
- hanno diritto di elettorato passivo i sindaci della provincia il cui mandato scada non prima di 18 mesi dalla data delle elezioni.
La modifica introdotta pertanto estende, limitatamente alla tornata elettorale del 31 ottobre 2018, l'elettorato passivo a tutti i sindaci il cui mandato scada nel periodo compreso fra i 12 e i 18 mesi prima dello svolgimento delle elezioni.
Si ricorda che nel corso delle audizioni svolte presso la Commissione Affari costituzionali nel corso dell'esame al Senato l' Unione delle province italiane (UPI) ha chiesto di posticipare al 31 gennaio la data dell' election day (e contestualmente a prorogare la durata dei mandati degli organi in scadenza sino a quella data), al fine di ricomprendere nell'unica tornata elettorale gli ulteriori 43 consigli provinciali in scadenza entro la fine di gennaio 2019.
Sulla base dei dati forniti dall'UPI si evince che in 34 province il presidente verrebbe eletto il 31 ottobre, mentre il relativo consiglio a gennaio, in coincidenza con la sua scadenza naturale.
In via generale si ricorda che il nuovo sistema elettorale delle province è disciplinato dalla legge Delrio (L. 56/2014) che ha riformato l'intero assetto degli enti locali prevedendo:
l'istituzione delle città metropolitane;
l'introduzione di una nuova disciplina delle province;
la definizione di una disciplina organica delle unioni di comuni e la riforma dell'istituto della fusione di comuni.
Con la legge 56/2014, in particolare, le province sono state definite (così come le città metropolitane) enti di area vasta e i relativi organi – il presidente della provincia ed il consiglio provinciale - sono divenuti organi elettivi di secondo grado; analogo impianto è seguito per il consiglio nelle città metropolitane, con la differenza che il sindaco metropolitano coincide con il sindaco del comune capoluogo. La governance degli enti di area vasta si completa con l'assemblea dei sindaci, per le province, e la conferenza metropolitana, per le città metropolitane, che sono composte dai sindaci dei comuni dell'ente.
Ciascun elettore vota per un solo candidato alla carica di presidente della provincia. Il voto è ponderato in base ad un indice di ponderazione, i cui criteri di determinazione sono fissati nell'allegato A della legge 56/2014, che tiene conto della popolazione legale di ciascun comune e del rapporto tra questa e la popolazione della provincia.
Il presidente della provincia dura in carica quattro anni e decade in caso di cessazione dalla carica di sindaco (art. 1, commi 58-65, L. 56/2014).
Il consiglio provinciale è composto dal presidente della provincia e da un numero di consiglieri variabile in base alla popolazione residente:
– 16 consiglieri, se la popolazione è superiore a 700.000 abitanti;
– 12 consiglieri, se la popolazione è compresa tra 300.000 e 700.000 abitanti;
– 10 consiglieri, se la popolazione è inferiore a 300.000 abitanti.
Per il consiglio provinciale hanno diritto di elettorato attivo e passivo i sindaci e i consiglieri dei comuni della provincia. La durata del consiglio provinciale è più breve di quella del presidente della provincia, in quanto il consiglio resta in carica due anni (art. 1, commi 67-78, L. 56/2014). Il decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114 (art. 23) ha introdotto, per l'elezione del consiglio provinciale, il voto di lista, con preferenza per uno dei candidati all'interno della lista, analogamente a quanto già previsto per le elezioni dei consigli metropolitani.
Dal 26 dicembre 2017 (cioè a 5 anni dalla data di entrata in vigore della legge n. 215/2012 che ha introdotto disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali) trova inoltre applicazione la disposizione dell'art. 1, comma 71, della legge 56/2014, in base alla quale nelle liste nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento del numero dei candidati. La posticipazione dell'applicazione del comma 71 è stata disposta dal comma 72 dell'art.1 della legge Delrio.
In sede di prima applicazione, la legge 56/2014 (art. 1, comma 79) stabiliva che le elezioni del presidente della provincia e del consiglio provinciale si tenessero:
entro 30 giorni (termine poi portato a 90 giorni dal D.L. 210/2015) dalla scadenza per fine mandato o dalla decadenza o scioglimento anticipato degli organi provinciali, qualora tali eventi si verifichino dal 2015 in poi (lett. b).
In tali casi, il comma 82 della legge 56/2014 ha previsto che il presidente della provincia in carica ovvero, qualora la provincia sia commissariata, il commissario, restassero in carica, a titolo gratuito, per l'ordinaria amministrazione e per gli atti urgenti e indifferibili, fino all'insediamento del presidente della provincia eletto. Nella formulazione originaria, la prorogatio del presidente della provincia riguardava esclusivamente le province i cui organi fossero scaduti per fine mandato nel 2014 (lett. a) del comma 79), mentre il D.L. 210/2015 ha esteso l'applicazione della norma anche per gli scioglimenti successivi (lett. b) del comma 79).
La procedura elettorale sopra descritta, dunque, prevede che le elezioni si svolgano entro 90 giorni dalla scadenza di fine mandato. Questo elemento di flessibilità consente di accorpare le elezioni del presidente della provincia e del rispettivo consiglio provinciale, sempre nei 90 giorni dalla scadenza.
Si ricorda infine che secondo la giurisprudenza costituzionale, le disposizioni sulla elezione indiretta degli organi territoriali, contenute nella legge n. 56 del 2014, si qualificano come norme fondamentali delle riforme economico-sociali. Tali norme costituiscono un limite anche all'esercizio delle competenze legislative di tipo esclusivo quali quelle esercitate dalla Regione siciliana (che aveva reintrodotto l'elezione diretta con la L.R. 17/2017), in base all'art. 14 dello statuto speciale (sent. 168/2018). In più occasioni la Corte ha "ribadito che l'intervento di riordino di Province e Città metropolitane, di cui alla citata legge n. 56 del 2014, rientra nella competenza esclusiva statale nella materia «legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane», ex art. 117, secondo comma, lettera p), Cost. (sentenze n. 32 del 2017, n. 202 e n. 159 del 2016)". Pertanto: "Il modello di governo di secondo grado, adottato dal legislatore statale, diversamente da quanto sostenuto dalla Regione, rientra, tra gli «aspetti essenziali» del complesso disegno riformatore che si riflette nella legge stessa. I previsti meccanismi di elezione indiretta degli organi di vertice dei nuovi «enti di area vasta» sono, infatti, funzionali al perseguito obiettivo di semplificazione dell'ordinamento degli enti territoriali, nel quadro della ridisegnata geografia istituzionale, e contestualmente rispondono ad un fisiologico fine di risparmio dei costi connessi all'elezione diretta" (sen. 168/2018).