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Timestamp: 2018-11-12 17:48:51+00:00
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Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 29 settembre 2014, n. 40187. Il codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati ha valore vincolante anche per il giudice che ha solo la possibilità di verificare che l'astensione è avvenuta nel rispetto delle regole - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 29 settembre 2014, n. 40187. Il codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze degli avvocati ha valore vincolante anche per il giudice che ha solo la possibilità di verificare che l’astensione è avvenuta nel rispetto delle regole
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La Sezione rimettente ricorda poi come il Codice di autoregolamentazione delle astensioni dalle udienze, adottato dall’Avvocatura il 4 aprile 2007 in adempimento dell’obbligo previsto dalla Legge 12 giugno 1990, n. 146, come modificata dalla Legge 11 aprile 2000, n. 83, ha introdotto una serie di prescrizioni e adempimenti a carico degli avvocati al fine di assicurare un ordinato svolgimento della protesta e di garantire, nei processi penali, l’assistenza legale nelle situazioni di maggiore criticita’. Il rispetto di tali condizioni costituisce la condizione perche’ la mancata comparizione del difensore sia ritenuta legittima. Tuttavia, secondo la Sezione, se il rispetto delle condizioni e dei limiti posti dal detto codice rappresenta un requisito per la legittimita’ dell’astensione, la normativa introdotta dopo la sentenza n. 171 del 1996 della Corte costituzionale ha lasciato intatto il potere del giudice di regolare lo svolgimento del processo secondo i canoni dell’ordinamento processuale. La giurisprudenza ha invero ritenuto che le disposizioni del codice vincolano i soli associati e non anche il giudice procedente, il quale, nel valutare le circostanze che rendono urgente la trattazione di un processo, impedendo l’accoglimento dell’istanza di rinvio per astensione, puo’ compiere un autonomo bilanciamento degli interessi in gioco. A questo proposito l’ordinanza di rimessione valorizza le affermazioni della citata sentenza costituzionale, n. 171 del 1996, relative sia all’impossibilita’ di configurare l’astensione degli avvocati come esercizio del diritto di sciopero di cui all’articolo 40 Cost., trattandosi di una “liberta’” riconducibile al diverso diritto di associazione di cui all’articolo 18 Cost.; sia alla necessita’ di tutelare anche altri valori costituzionali, ed in particolare i diritti fondamentali dei destinatari della funzione giurisdizionale (diritto di azione e difesa di cui all’articolo 24 Cost.) ed i principi generali posti a tutela della giurisdizione. Dunque, le disposizioni vigenti e l’interpretazione offerta dalla giurisprudenza sembrano asseverare l’affermazione per cui “il codice di autoregolamentazione non esaurisce il novero delle situazioni potenzialmente idonee a fondare la potesta’ valutativa del giudice di fronte a situazioni create dall’adesione del difensore all’astensione proclamata dall’associazione di riferimento, dovendosi tener conto, da parte del giudice, delle altre situazioni, non catalogabili a priori, idonee ad incidere su diritti costituzionalmente rilevanti, da bilanciare col diritto del difensore all’esplicazione della propria liberta’ sindacale”.
A seguito di questo ulteriore mutamento normativo, si e’ venuta progressivamente affermando la tesi che nega radicalmente che l’astensione del difensore dalle udienze sia riconducibile nell’ambito del legittimo impedimento, essendo del tutto libera la scelta del difensore di aderire o meno all’astensione proclamata dagli organismi di categoria. Si osserva che se e’ vero che l’astensione ha ormai ricevuto una chiara copertura costituzionale nell’ambito della liberta’ di associazione, e’ anche vero che si tratta pur sempre di una opzione di natura volontaria, rimessa alle valutazioni soggettive del difensore e basata su criteri di opportunita’ di fatto. Si e’ quindi in presenza di una situazione del tutto diversa da quella della “assoluta impossibilita’” di comparire o, comunque, di partecipare all’udienza che, a norma dell’articolo 420 ter c.p.p., comma 5, e articolo 484 c.p.p., comma 2 bis, definisce la figura del “legittimo impedimento” del difensore quale causa di rinvio della udienza e di conseguente sospensione del processo.
10.2. Con riferimento a dichiarazioni di astensione formulate dopo l’entrata in vigore della legge n. 83 del 2000, e durante la vigenza della provvisoria regolamentazione emanata dalla Commissione di garanzia con delibera del 4 luglio 2002, in un processo in cui il difensore di un imputato libero aveva dichiarato di aderire all’astensione, mentre i difensori dei coimputati detenuti avevano sollecitato la trattazione del processo, venne rifiutato il rinvio richiamando la necessita’, sulla scorta dei principi della sentenza costituzionale n. 171 del 1996, di un bilanciamento giudiziale tra l'”esercizio della liberta’ di astensione collettiva” e gli altri valori costituzionali, anche in relazione al principio di ragionevole durata del processo di cui all’articolo 111 Cost., che esalta il rilievo speciale conferito ai processi con imputati in stato di detenzione, dal momento che e’ “incomprimibile il diritto dell’imputato detenuto ad una rapida definizione del processo; diritto che quindi fa aggio sulla liberta’ degli avvocati di astenersi collettivamente dalle udienze” (Sez. 3, n. 17269 del 21/03/2007, Musaj, Rv. 237322). Va pero’ rilevato che questa decisione si fonda, oltre che su tali considerazioni generali, anche e soprattutto sulla necessita’ di rispettare l’articolo 4, comma 1, lettera b), della regolamentazione provvisoria, che prevedeva la celebrazione del processo ove lo richiedesse l’imputato in stato di detenzione malgrado l’astensione del suo difensore, di fiducia o d’ufficio, “ipotesi questa da ritenersi comprensiva della richiesta, di analogo contenuto, fatta dal difensore dell’imputato detenuto”. L’affermazione che la mera “liberta’” degli avvocati di astenersi “trova un limite in altri valori costituzionali, fra i quali rientra la ragionevole durata del processo”, e’ stata poi ripresa da successive decisioni (cfr. Sez. 2, n. 46686 del 06/12/2011, Bencivenga, n. m., in riferimento ad una astensione in una udienza camerale d’appello con rito abbreviato).
Allo stesso modo, si e’ affermato che la deroga riguarda il caso “di effettiva verificazione di gravi eventi lesivi di danno, che mettano fisicamente a repentaglio la sicurezza dei lavoratori”, sicche’ la deroga non si estende “alle situazioni di fatto antecedenti a un evento di danno, nemmeno quando queste abbiano determinato la generica messa in pericolo della incolumita’ e della sicurezza dei lavoratori”, situazioni di fatto che non sono sfornite di tutela, o alla situazione di inadeguatezza della sede del tribunale che si protragga da anni e non puo’ quindi considerarsi “evento” o “accadimento”, precisando pero’ che la deroga e’ invece estensibile, oltre agli eventi di danno, a quelli di pericolo “grave, attuale e non altrimenti evitabile”, idonei ad integrare un vero e proprio “stato di necessita’”, con conseguente “inevitabilita’” dell’azione di astensione.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-10-14T12:46:07+00:0014 ottobre 2014|Cassazione penale 2014, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, ResponsabilitÃ e deontologia professionale, Sentenze - Ordinanze, Sezioni Unite|0 Commenti