Source: http://docplayer.it/1399317-Parco-regionale-spina-verde-corso-gev-2014-polizia-amministrativa-rifiuti-colverde-29-11-2014-dott-ssa-claudia-testanera.html
Timestamp: 2018-04-24 21:56:27+00:00
Document Index: 54846186

Matched Legal Cases: ['arta\n5', 'art. 187', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 184', 'art. 189', 'art. 193', 'art. 483']

PARCO REGIONALE SPINA VERDE CORSO GEV 2014 POLIZIA AMMINISTRATIVA: RIFIUTI. Colverde 29/11/2014. Dott.ssa Claudia Testanera - PDF
Download "PARCO REGIONALE SPINA VERDE CORSO GEV 2014 POLIZIA AMMINISTRATIVA: RIFIUTI. Colverde 29/11/2014. Dott.ssa Claudia Testanera"
1 PARCO REGIONALE SPINA VERDE CORSO GEV 2014 POLIZIA AMMINISTRATIVA: RIFIUTI Colverde 29/11/2014 Dott.ssa Claudia Testanera
2 LA GESTIONE DEI RIFIUTI Alcune nozioni: Definizione di Rifiuto Definizione di Sottoprodotto Ulteriori Definizioni utili alle funzioni di controllo ambientale Cessazione della qualifica rifiuto Classificazione dei rifiuti Il codice CER Trasporto Smaltimento dei rifiuti Abbandono e deposito incontrollato di rifiuto
3 FINALITÀ E PRINCIPI NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI La gestione dei rifiuti è un attività di pubblico interesse, appositamente normata, per assicurare un elevata protezione dell ambiente e controlli efficaci. Le operazioni di recupero o smaltimento devono avvenire senza pericolo per la salute dell uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio per l ambiente. Si basa sui principi di: Prevenzione, Preparazione per il riutilizzo, Riciclaggio, Recupero di altro tipo (per esempio il recupero di energia), Smaltimento Deve essere effettuata secondo i principi di: Efficacia, Efficienza, Economicità e Trasparenza.
4 NORMATIVA DI RIFERIMENTO Testo Unico Ambientale Decreto Legislativo n. 152/2006 Parte Quarta
5 CRITERI GENERALI
6 DEFINIZIONE DI RIFIUTO L ART. 183 Comma 1 lettera a) del D. Lgs n. 152/2006 definisce rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi
7 LA CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI ART. 184, COMMA 1, D.LGS. 152/2006 I rifiuti vengono classificati: secondo L ORIGINE Rifiuti urbani Rifiuti speciali secondo la PERICOLOSITA Rifiuti pericolosi Rifiuti non pericolosi
8 LA CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI RIFIUTI URBANI: rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a), assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità, ai sensi dell'articolo 198, comma 2, lettera g); rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua; rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali; rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), e) ed e).
9 LA CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI RIFIUTI SPECIALI: i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti dell art c.c.; i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall'articolo 184-bis; i rifiuti da lavorazioni industriali; i rifiuti da lavorazioni artigianali; i rifiuti da attività commerciali; i rifiuti da attività di servizio; i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acquee dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi; i rifiuti derivanti da attività sanitarie
10 RIFIUTO PERICOLOSO RIFIUTO CHE PRESENTA UNA O PIÙ CARATTERISTICHE DI CUI ALL ALLEGATO I DELLA PARTE QUARTA DEL D.LGS. 152/2006 Ovvero, sono pericolosi ai sensi della decisione 2000/532/CE e ss.mm.ii., se presentano una o più delle seguenti caratteristiche di pericolosità: H1 Esplosivo H2 Comburente H3-A Facilmente infiammabile H3-B Infiammabile H4 Irritante H5 Nocivo H6 Tossico H7 Cancerogeno H8 Corrosivo H9 Infettivo H10 Teratogeno H11 Mutageno H12 Sostanze e preparati che, a contatto con l'acqua, l'aria o un acido, sprigionano un gas tossico o molto tossico; H13 Sostanze e preparati suscettibili, dopo eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un'altra sostanza, ad esempio ad un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra elencate; H14 Ecotossico
11 LA CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI RIFIUTI SPECIALI RIFIUTI URBANI
12 LA CLASSIFICAZIONE DEI RIFIUTI RIFIUTI PERICOLOSI RIFIUTI NON PERICOLOSI
13 MISCELAZIONE DEI RIFIUTI La declassificazione da rifiuto pericoloso a rifiuto non pericoloso non può essere ottenuta attraverso una diluizione o una miscelazione del rifiuto che comporti una riduzione delle concentrazioni iniziali di sostanze pericolose sotto le soglie che definiscono il carattere pericoloso del rifiuto. E inoltre vietato, ai sensi dell art. 187 del D. Lgs. 152/2006, miscelare rifiuti pericolosi aventi differenti caratteristiche di pericolosità ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi (tranne se previste deroghe).
14 CODIFICA DEI RIFIUTI CER (CATALOGO EUROPEO RIFIUTI) Le varie tipologie di rifiuti sono codificate in base all'elenco europeo dei rifiuti - cosiddetto CER - di cui alla decisione 2000/532/CE e successive modifiche ed integrazioni riprodotto nell'allegato D alla Parte Quarta del D.Lgs. 152/2006 Il CER costituisce una nomenclatura di riferimento comune per la Comunità Europea, ed ha lo scopo di coordinare e migliorare tutte le attività connesse alla gestione dei rifiuti
15 CODIFICA DEI RIFIUTI CER (CATALOGO EUROPEO RIFIUTI) Tutti i rifiuti sono codificati in base al vigente Catalogo Europeo Rifiuti. Il CER classifica tutte le tipologie di rifiuti, siano essi urbani, speciali o pericolosi, e ogni singolo rifiuto è individuato specificatamente mediante un codice a sei cifre di cui: la prima coppia di cifre, denominata codice a due cifre o classe, identifica la fonte che ha generato il rifiuto, ossia il settore produttivo di provenienza del rifiuto; la seconda coppia di cifre del codice, denominata codice a quattro cifre o sottoclasse, identifica il processo e/o la lavorazione che ha originato il rifiuto all'interno delle settore produttivo di provenienza; la terza coppia di cifre del codice individua la singola tipologia di rifiuto.
16 CODIFICA DEI RIFIUTI CER (CATALOGO EUROPEO RIFIUTI) Esempio: CER > settore produttivo: rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti..; > attività o processo: rifiuti prodotti da incenerimento o pirolisi dei rifiuti; > descrizione rifiuto: materiali ferrosi estratti da ceneri pesanti.
17 CODIFICA DEI RIFIUTI CER (CATALOGO EUROPEO RIFIUTI) CHI DA IL CODICE CER La classificazione del rifiuto e l attribuzione della corrispondente codifica CER, compete al PRODUTTORE del rifiuto che la effettua mediante l esame del proprio processo produttivo che ha generato il rifiuto o attraverso l accertamento analitico se necessario. Nei rifiuti individuati con le voci a specchio solo tramite un analisi è possibile attribuire una corretta classificazione, poiché in questo caso il ciclo produttivo può dare origine a due rifiuti speculari uno pericoloso e uno non pericoloso come ad esempio: * : terra e rocce, contenenti sostanze pericolose : terra e rocce, diverse di quelle di cui alla voce *
18 ALTRE DEFINIZIONI L art. 183 comma 1 lettera f) recita: Produttore di rifiuti: il soggetto la cui attività produce rifiuti (produttore iniziale) o chiunque effettui operazioni di pretrattamento, di miscelazione o altre operazioni che hanno modificato la natura o la composizione di detti rifiuti h)detentore: il produttore dei rifiuti o la persona fisica o giuridica che ne è in possesso q) Preparazione per il riutilizzo: le operazioni di controllo, pulizia, smontaggio e riparazione attraverso cui prodotti o componenti di prodotti diventati rifiuti sono preparati in modo da poter essere reimpiegati senza altro pretrattamento; r) Riutilizzo: qualsiasi operazione attraverso la quale prodotti o componenti che non sono rifiuti sono reimpiegati per la stessa finalità per la quale erano stati concepiti;
19 ALTRE DEFINIZIONI L art. 183 contempla altre definizioni: s) Trattamento: operazioni di recupero o smaltimento, inclusa la preparazione prima del recupero o dello smaltimento; t) Recupero: qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all'interno dell'impianto o nell'economia in generale. u) Riciclaggio: qualsiasi operazione di recupero attraverso cui i rifiuti sono trattati per ottenere prodotti, materiali o sostanze da utilizzare per la loro funzione originaria o per altri fini. z) Smaltimento: qualsiasi operazione diversa dal recupero anche quando l operazione ha come conseguenza secondaria il recupero di sostanze o di energia. L Allegato B alla parte IV del presente decreto riporta un elenco non esaustivo delle operazioni di smaltimento;
20 OPERAZIONI DI RECUPERO R1 Utilizzazione principalmente come combustibile o come altro mezzo per produrre energia R2 Recupero/rigenerazione dei solventi R3 Riciclaggio/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi (comprese le operazioni di compostaggio e altre trasformazioni biologiche) R4 Riciclaggio/recupero dei metalli e dei composti metallici R5 Riciclaggio/recupero di altre sostanze inorganiche R6 Rigenerazione degli acidi o delle basi R7 Recupero dei prodotti che servono a ridurre l'inquinamento R8 Recupero dei prodotti provenienti da catalizzatori R9 Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli R10 Trattamento in ambiente terrestre a beneficio dell agricoltura o dell ecologia R11 Utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle operazioni indicate da R1 a R10 R12 Scambio di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate da R1 a R11 R13 Messa in riserva di rifiuti in attesa di una delle operazioni indicate da R1 a R12 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui i rifiuti sono prodotti)
21 OPERAZIONI DI SMALTIMENTO D1 Deposito sul o nel suolo (ad es. discarica, ecc.) D2 Trattamento in ambiente terrestre (ad es. biodegradazione di rifiuti liquidi o fanghi nei suoli, ecc.) D3 Iniezioni in profondità (ad es. iniezione dei rifiuti pompabili in pozzi, in cupole saline o in faglie geologiche naturali, ecc.) D4 Lagunaggio (ad es. scarico di rifiuti liquidi o di fanghi in pozzi, stagni o lagune, ecc.) D5 Messa in discarica specialmente allestita (ad es. sistemazione in alveoli stagni separati, ricoperti e isolati gli uni dagli altri e dall ambiente, ecc.) D6 Scarico dei rifiuti solidi nell ambiente idrico eccetto l immersione D7 Immersione, compreso il seppellimento nel sottosuolo marino D8 Trattamento biologico non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a composti o a miscugli che vengono eliminati secondo uno dei procedimenti indicati da D 1 a D 12 D9 Trattamento fisico-chimico non specificato altrove nel presente allegato, che dia origine a composti o a miscugli che vengono eliminati secondo uno dei procedimenti indicati da D 1 a D 12 (ad es. evaporazione, essiccazione, calcinazione, ecc.) D10 Incenerimento a terra D11 Incenerimento in mare D12 Deposito permanente (ad es. sistemazione di contenitori in una miniera) D13 Raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni indicate da D 1 a D 12 D14 Ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni indicate da D 1 a D 13 D15 Deposito preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D 1 a D 14 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui i rifiuti sono prodotti)
22 ALTRE DEFINIZIONI L art. 183 definisce: bb) Deposito Temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle seguenti condizioni: 1. I rifiuti contenenti gli inquinanti organici persistenti di cui al regolamento (CE) 850/2004, e successive modificazioni, devono essere depositati nel rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio e l'imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose e gestiti conformemente al suddetto regolamento;
23 ALTRE DEFINIZIONI i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti: con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito; quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all'anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno; il deposito temporaneo deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute; devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura delle sostanze pericolose; per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le modalità di gestione del deposito temporaneo;
24 ALTRE DEFINIZIONI Sottoprodotto normato dall art. 184-bis È un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell articolo 183, comma 1, lettera a), qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni: a)la sostanza o l oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto; b)è certo che la sostanza o l oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi; c)la sostanza o l oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
25 ALTRE DEFINIZIONI d) l ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanza o l oggetto soddisfa, per l utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull ambiente o la salute umana.
26 ALTRE DEFINIZIONI Cessazione qualifica rifiuto Art. 184 ter 1. Un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato sottoposto a un operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni: a) la sostanza o l oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici; b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto; c) la sostanza o l oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; d) l utilizzo della sostanza o dell oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull ambiente o sulla salute umana. 2. L operazione di recupero può consistere semplicemente nel controllare i rifiuti per verificare se soddisfano i criteri elaborati conformemente alle predette condizioni. Esclusioni dall ambito di applicazione Art. 185 Ad esempio: emissioni gassose in atmosfera, terreno in sito (non escavato), suolo non contaminato, rifiuti radioattivi, ecc.
27 RESPONSABILITÀ NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI ART. 188 I produttori e i detentori dei rifiuti sono obbligati a consegnare i rifiuti ad un raccoglitore autorizzato o ad un soggetto che effettui le operazioni di recupero o smaltimento. Inoltre, nel medesimo articolo è definita la responsabilità del detentore dei rifiuti sul corretto recupero o smaltimento. Questa termina nel momento in cui il detentore dei rifiuti li consegna al servizio pubblico di raccolta o, nel caso di conferimento a soggetti autorizzati, riceve la quarta copia del formulario di identificazione del rifiuto controfirmato e datato dal destinatario del rifiuto stesso entro il termine di tre mesi dal data di consegna al trasportatore. Se alla scadenza del predetto termine non riceve la quarta copia deve dare comunicazione alla provincia della mancata ricezione del formulario.
28 COMPITI DEL PRODUTTORE Al Produttore/Detentore spettano tutte le competenze in materia di gestione dei rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi In particolare: Organizza e sovrintende tutte le attività relative alla gestione dei rifiuti speciali nel rispetto della normativa vigente Provvede alla tenuta e compilazione del Registro di Carico e Scarico dei Rifiuti; Provvede al corretto smaltimento dei rifiuti speciali controllando la compilazione dei formulari dei rifiuti (F.I.R.); Cura e sovrintende la tenuta del deposito temporaneo Provvede alla compilazione del MUD.
29 REGISTRO CARICO/SCARICO ART. 190 DEL D.LGS 152/06 I soggetti di cui all'art. 189, comma 3, hanno l'obbligo di tenere un registro di carico e scarico su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, da utilizzare ai fini della comunicazione annuale al Catasto
30 REGISTRO CARICO/SCARICO ART. 190 DEL D.LGS 152/06 Le annotazioni devono essere effettuate: per i produttori, almeno entro dieci giorni lavorativi dalla produzione del rifiuto e dallo scarico del medesimo: per i soggetti che effettuano la raccolta e il trasporto, almeno entro dieci giorni lavorativi dalla effettuazione del trasporto; per i commercianti, gli intermediari e i consorzi, almeno entro dieci giorni lavorativi dalla effettuazione della transazione relativa; per i soggetti che effettuano le operazioni di recupero e di smaltimento, entro due giorni lavorativi dalla presa in carico dei rifiuti.
31 REGISTRO CARICO/SCARICO ART. 190 DEL D.LGS 152/06 I registri sono tenuti presso ogni impianto di produzione, di stoccaggio, di recupero e di smaltimento di rifiuti, nonchè presso la sede delle imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto, nonchè presso la sede dei commercianti e degli intermediari. I registri integrati con i formulari di cui all'art. 193 relativi al trasporto dei rifiuti sono conservati per cinque anni dalla data dell'ultima registrazione. I registri sono numerati, vidimati e gestiti con le procedure e le modalità fissate dalla normativa sui registri IVA. Gli obblighi connessi alla tenuta dei registri di carico e scarico si intendono correttamente adempiuti anche qualora sia utilizzata carta formato A4, regolarmente numerata. I registri sono numerati e vidimati dalle Camere di commercio territorialmente competenti.
32 REGISTRO CARICO/SCARICO ART. 190 DEL D.LGS 152/06
33 SANZIONE REGISTRO CARICO/SCARICO ART. 258 DEL D.LGS 152/06 Chi omette di tenere ovvero tiene in modo incompleto il registro di carico e scarico è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 2.600,00 a ,00. Se il registro è relativo a rifiuti pericolosi si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da ,00 a ,00, nonché la sanzione amministrativa accessoria della sospensione da un mese a un anno dalla carica rivestita dal soggetto responsabile dell infrazione e dalla carica di amministratore. Se le indicazioni del registro di carico e scarico sono formalmente incomplete o inesatte ma i dati riportati nella comunicazione al catasto o nei formulari o in altre scritture contabili tenute per legge consentono di ricostruire le informazioni dovute, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 260,00 a 2.550,00. La stessa pena si applica in caso di mancata conservazione del Registro di Carico e Scarico.
34 TRASPORTO DEI RIFIUTI ART. 193 DEL D.LGS 152/06 Gran parte della massa di rifiuti prodotti nel nostro paese è in viaggio quotidianamente. Il Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR) è il documento base per il controllo del trasporto dei rifiuti, spesso viene scambiato per una bolla di trasporto o DDT.
35 TRASPORTO DEI RIFIUTI ART. 193 DEL D.LGS 152/06 Per gli enti e le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 212, comma 8, i rifiuti devono essere accompagnati da un formulario di identificazione dal quale devono risultare almeno i seguenti dati: nome ed indirizzo del produttore dei rifiuti e del detentore; origine, tipologia e quantità del rifiuto; impianto di destinazione; data e percorso dell'istradamento; nome ed indirizzo del destinatario. Il formulario di identificazione di cui al comma 1 deve essere redatto in quattro esemplari, compilato, datato e firmato dal produttore dei rifiuti e controfirmate dal trasportatore che in tal modo dà atto di aver ricevuto i rifiuti. Una copia del formulario deve rimanere presso il produttore e le altre tre, controfirmate e datate in arrivo dal destinatario, sono acquisite una dal destinatario e due dal trasportatore, che provvede a trasmetterne una al predetto produttore dei rifiuti. Le copie del formulario devono essere conservate per cinque anni.
36 TRASPORTO DEI RIFIUTI ART. 193 DEL D.LGS 152/06 le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal soggetto che gestisce il servizio pubblico, né ai trasporti di rifiuti non pericolosi effettuati dal produttore dei rifiuti stessi, in modo occasionale e saltuario, che non eccedano la quantità di trenta chilogrammi o di trenta litri, nè al trasporto di rifiuti urbani effettuato dal produttore degli stessi ai centri di raccolta di cui all'articolo 183, comma 1, lett. mm). Sono considerati occasionali e saltuari i trasporti di rifiuti, effettuati complessivamente per non più di quattro volte l'anno non eccedenti i trenta chilogrammi o trenta litri al giorno e, comunque, i cento chilogrammi o cento litri l'anno. I formulari di identificazione devono essere numerati e vidimati dagli uffici dell'agenzia delle Entrate o dalle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e agricoltura o dagli uffici regionali e provinciali competenti in materia di rifiuti e devono essere annotati sul registro Iva acquisti.
37 TRASPORTO DEI RIFIUTI ART. 193 DEL D.LGS 152/06
38 SANZIONI FORMULARI ART. 258 DEL D.LGS 152/06 Chiunque effettua il trasporto di rifiuti senza il formulario o indica nello stesso dati incompleti o inesatti è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.600,00 a 9.300,00. Se si tratta di rifiuti pericolosi si applica anche l art. 483 del Codice Penale falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Se le indicazioni dei Formulari sono formalmente incomplete o inesatte ma i dati riportati nella comunicazione al catasto o nei registri di carico/scarico o in altre scritture contabili tenute per legge consentono di ricostruire le informazioni dovute, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da 260,00 a 2.550,00.
39 DIVIETO DI ABBANDONO ART. 192 DEL D.LGS 152/06 L'abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati. È altresì vietata l'immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee.
40 DIVIETO DI ABBANDONO ART. 192 DEL D.LGS 152/06 Fatta salva l'applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 255 e 256, chiunque viola i divieti di cui ai commi 1 e 2 è tenuto a procedere alla rimozione, all'avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti ed al ripristino dello stato dei luoghi in solido con il proprietario e con i titolari di diritti reali o personali di godimento sull'area, ai quali tale violazione sia imputabile a titolo di dolo o colpa, in base agli accertamenti effettuati, in contraddittorio con i soggetti interessati, dai soggetti preposti al controllo. Il Sindaco dispone con ORDINANZA le operazioni a tal fine necessarie ed il termine entro cui provvedere, decorso il quale procede all'esecuzione in danno dei soggetti obbligati ed al recupero delle somme anticipate.
CORSO DI FORMAZIONE AMBIENTALE ARPAV Dipartimento di Verona 6 maggio 2013 LA GESTIONE DEI RIFIUTI Dott. Antonio Varallo ARPA Veneto DAP VR SCA U. O. Fonti di Pressione avarallo@arpa.veneto.it 366 6610817