Source: http://docplayer.it/2168976-I-finanziamenti-destinati-ad-uno-specifico-aifarez-la-tutela-del-finanziatore-nella-ctisi-e-gli-step-in-rights.html
Timestamp: 2017-05-23 11:34:59+00:00
Document Index: 90820517

Matched Legal Cases: ['art. 72', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 2', 'art. 72', 'art.72', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 159', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 72', 'art, 72', 'art. 72', 'art. 72', 'art.72', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 155', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 72', 'art.72', 'art.2447', 'art. 72', 'art.104', 'art. 2', 'art. 72', 'art. 72', 'art.72', 'art. 72', 'art.72', 'art.72', 'art. 72', 'art.104', 'art. 72', 'art.36', 'art. 36', 'art.72', 'art.1232', 'art. 72', 'art.72', 'art. 72', 'art.2447', 'art. 51', 'art. 2', 'art. 72', 'art. 51', 'art. 2', 'art.2447', 'art. 155', 'art.2917', 'art. 2363', 'art. 180', 'art. 2564', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 2446', 'art. 2446', 'art. 617', 'art. 617', 'art. 1', 'art. 1']

I finanziamenti destinati ad uno specifico aîfarez la tutela del finanziatore nella " ctisi" e gli step-in rights. - PDF
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1 V ComvpcNo ANNUALE ogtt'assoclazrone ItetnNa osr PRopgssoru UTTvnRSITARI oi DrRIrro CoUUERCIALE " ORrzzoNTI DEL Dmruro CouvsncIALE",,L,IMPRESA E IL DIRITTO COMMERCIALE: INNOVAZIONE, CREAZIONE DI VALORE, SALVAGUARDIA DEL VALORE NELLA CRISI,, Roma, zt-zzfebbraio Dourxrco ZuccaRox I finanziamenti destinati ad uno specifico aîfarez la tutela del finanziatore nella " ctisi" e gli step-in rights. Abstract - Nelle operazioni di project fnancing, alle quali tipicamente fa riferimento il contratto di finanziamento destinato di cui alla lettera b) dell'art bis del codice civile, l'insufficienza delle tradizionali garanzie d'ordine patrimoniale rende necessaria la predisposizione di diverse tecniche di tutela del finanziatore, volte ad assicurare il controllo dello stesso sul corretto svolgimento del progetto e sui proventi da questo generati (c.d. security package). In particolare, nelle situazioni di..crisi> è usuale prevedere contrattualmente il diritto del finanziatore di "subentrare" nella gestione de1 progetto (c.d. step-in), al fine di soddisfarsi sui proventi dell'operazione finanziata. Dopo aver illustrato e affermato l'efficacia di tali pattuizioni, 7l paper analizza l'art. 72-ter della legge fallimentare, scorgendovi una disciplina di futela.,residuale" del îinanziatore, in grado di assicurare una riduzione dei costi di transazione connessi al meccanismo del subentro ed un'equilibrata composizione con gli interessi della procedura in corso. SotvluaRlo: 1. Introduzione. 2. L'art. 72-ter: una disciplina residuale Il fallimento della società e il subentro nel contratto da parte della curatela La continuazione dell'operazione da parte del finanziatore La persistenza del regime di separazione patrimoniale in costanza di fallimento della società Lo scioglimento del contratto e il diritto d'insinuazione al passivo. * Dottorando in "Diritto delleconomia e delllmpresa, Diritto Internazionale e di Procedura civile" - Curriculum "Diritto Commerciale e delleconomia", presso "Sapienza" Università di Roma - Facoltà di Giurisprudenza -2 Bozzfi non soggetta a circolazione 1. Introduziorue. - Nel quadro del rinnovato diritto fallimentare, sempre più attento alla salvaguardia del valore del complesso produttivo, una posizione a{fatto particolare ricopre l'art. 72-ter 1. fa11., introdotto con il d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, e contenente la disciplina degli effetti del fallimento sul contratto di finanziamento destinato ad uno specifico affare di cui alla lettera b) dell'art. 2M7-bis del codice civile. In estrema sintesi, la disciplina distingue tre ipotesi. La prima, in cui la specifica operazione economica (per la quale era stato concesso il Íinanziarnento) viene proseguita dal curatore fallimentare, con assunzione degli oneri relativi. La seconda, nella quale è il finanziatore, previa autorizzazione del giudice delegato, a continuare l'operaziorre, in proprio ovvero affidandola a terzi, con diritto di trattenere i proventi e di insinuarsi al passivo, in via chirografaíra, per la parte del suo credito eventuaimente rimasta insoddisfatta. In via residuale, per il caso in cui il fallimento impedisca la realízzazíone o continuazione dell'operazione, quando cioè essa non è stata in concreto proseguita né dalla curatela né dal finanziatore, è previsto lo scioglimento del contratto e, mercé il richiamo all'art decies, corruna 6, c.c., il conseguente diritto d'insinuazione al passivo del finanziatore. Mette conto sottolineare in questa sede introduttiva l'ambivalenza della norma in discorso. Se è pur vero che l'art. 72-ter 1. fall. è in grado di assumere un valore "esemplare" di come la conservazione ed il rilancio dell'organismo economico-produttivo oggettivamente considerato costituiscano obiettivi primari del nuovo diritto fallimentare, è, futtavia, agevole avvedersi che nella disciplina in questione la continuazione dell'attività d'impresa, limitatamente alla specifica operazione dedotta nel contratto di finanziamentol, si pone essenzialmente in funzione della tutela del finanziatore, che, per tal via si sottrae al concorso fallimentare, trovando soddisfazione, in via esclusiva, sui proventi della specifica operazion e finanziata,. Per una più chiara esposizione del problema non può prescindersi da qualche cenno, sia pur breve, al particolare contratto di finanziamento a cui si riferisce I'art.72-ter della legge fallimentare. 1 V. D. U. Sanrosuosso, I fnanziamenti destinati di società nel nuoao diritto concorsuale, in Dir. delh banca e dzl merc. fin., 2007,384, secondo il quale l'art. 72-ter della l. fall. va inteso come una disciplina sulla continuazione di parte dellimpresa societaria e dei suoi risvolti contrattuali. 2 Cfr. M. SetottA, sub art. 72-ter, in A. JoRIO (a cura di), Il nuouo diritto fallimentnre, Zanichelli, Bologna, 2010 (ristampa ed. 2006), 1183, la quale awerte la difficoltà di integrazione tra i principi che ispirano la disciplina concorsuale e quella dei patrimoni destinati ad uno specifico affare.3 Bozza non soggetta a circolnzione Con la consapevolezza della sua discussa natura, essendo stata sostenuta sia la tesi per cui si tratterebbe di un contratto credendi causa sia quella per la quale si sarebbe, invece, in presenza di un negozio con causa partecipativas, nelf impossibilità di dare adeguatamente conto in questa sede delle ragioni che inducono a tale conclusione, si deve premettere che detto contratto va inquadrato nello schema generale del mutuo di scopo, con la caratteristica di prevedere che al rimborso (almeno parziale) del finanziamento siano destinati, in via esclusiva, tutti o parte dei proventi de1la specif ica operazion e finanziataa. Esso realizza un finanziamento non recourse (ovvero limited recourse), secondo la logica tipica delle operazioni di project financings, rna seîza la costituzione di un apposito veicolo societario, agevolando cosi l'accesso al credito per iniziative che appaiono redditizie, anche a prescindere dall'esistenza di beni pignorabili e offerti in garanzia da parte del soggetto sovvenzionato6. n presupposto per la "bancablltlà" dell'operazíone, dunque, è che sia quanto più possibile assicurata la capacità dei progetto stesso di produrre proventi in misura adeguata a fipagare il debitot. Il fatto che l'affidamento del {inanziatore riposi sul (valore del) progetto, più che sul (patrimonio del) soggetio a cui è concesso il credito, rende conto della necessità di sviluppare tecniche di tutela diverse da quelle patrimoniali, e in particolare volte ad assicurare la capacità produttiva della specifica unità economica considerata. E', infatti, essenziale nelle operazioni di finanza di progetto che il creditore si premunisca di incisivi poteri di monitoraggio sullo sviluppo de1la specifica operazione îinanziata, mediante la stipulazione di appositi impegni a carico della società sovvenuta. A titolo esemplificativo, può dirsi che la società si impegna a: ù fornire adeguata e tempestiva informazione al creditore sulla situazione economica e finanziaria del progetto ed, in alcuni casi, anche di quella delle principali controparti contrattuali di esso; iù fornire adeguata informazione sugli stati di 3 Per la esposizione delle differenti opinioni, sia consentito rinviare a P. BRLzaRINI - C. StRevpellr,I finanziamenti destinqti ad uno specifico affare, in Rirt. soc.,2012,82 ss 4 C. ANGELrcr, La società per azioni. Principi e problemi, in P. ScrnssINGER (a cura di), Trattato di diritto cioile e commerciale, Giuffrè, Milano, 2072, 495. s In questa prospettiva, v., in particolare, P. CennrÈns, 1l leveraged financing e il project financing alla luce della riforma del diritto societario: opportunità e linúti, in Rla. soc., 2003, 1004 s. 6 Cfr. A. GEMMA, Destinazione e finanziamento, Giappichelli, Torino,2005, Riguardo lo strettissimo legame tra la struttura contrattuale dell'operazione e le condizioni del finanziamento, v. F. CoRrmr-I - Sr. GATTI - A. STEFFANONI, Risk Shifting through Nonfinancial Contracts. Effects on Loan Spreads and Capital Stntcture of Project Finance Deals, disponibile su hltp / / ssrn com/abstract: (ultimo accesso 13/01,/201,4),18 ss.4 Bozza non soggetta a circolazione avanzamento dei lavori del progetto finanziato, consentendo anche la verifica, mediante accesso sui siti, da parte di professionisti incaricati dal creditore; iii) portare avanti il progetto senza ritardi, astenendosi d.al modificare alcunché dei contratti relativi allo stesso seírza il preventivo consenso del finanziatore. Si aggiungono coaenants finanziari, contenenti impegni a mantenere determinati rstios per ogni anno di vita del progetto stessos. I1 contratto contiene, inoltre, un lungo elenco di eaents of default, che legittimano il creditore ad esigere immediatamente il rientro del finanziamento e ad esercitare i vari diritti di garanzia. Ciò che particolarmente interessa notare è ii rnodo in cui il finanziatore si premunisca contro il rischio che eventuali inadempimenti del soggetto sovvenuto compromettano la capacità produttiva del progetto. E' infatti usuale nella prassi delle operaziont di project fnance la stipulazione di apposite convenzioni tra il creditore e le principali controparti del progetto (c.d. direct agreements), in virtù delle quali, in caso d'inadempimento della società afíidata, la controparte s'impegna a notificare un avviso al fínanziatore prima di risolvere il contratto in corso. Di regola per il tramite di un lerzo soggetto a cui sono affidate in trust tutte le garanzie (c.d. Security trustee), ll finanziatore è cosi messo in condizione di esercitare il diritto, contrattualmente riconosciutogli, di subentrare all'originario contraente nella prosecuzione de1 progetto (c.d. step-in). Tale subentro può atteggiarsi differentemente a seconda dei casi. Può consistere in una forma di solidarietà (attiva e passiva), sicché il Security trustee diviene al contempo creditore e debitore della controparte contrattuale, insieme all'originario contraenter p r tutto il tempo necessarios. In altri casi può concretizzarsi in una vera e propria cessione del contratto in corso, con definitiva sostituzione dell'originario contraentelo. Si tratta, per vero, di una peculiare tecnica di tutela del finanziatore, strettamente connessa al carattere non recourse dell'operazione di finanziamento, del resto non ignota al nostro ordinamento positivo, che nel settore dei lavori pubblici già prevede il diritto del finanziatore di s Per un esempio della prassi negoziale in materia, H. BARRIE, Project Finance, rn Asset end Project Finance: Law and Precedents, Sweet and Maxwell, Londra, e La clausola è, perciò, clefinita step in and step out rights. Si veda, per un esempio, Ane - PRoJECT FTNANCE anp DEwTopMENT CoMtr,tnrn, Model Consent to Assignment for Project Finsnce Transaction (ruith Commentary), rn The Business Lazuyer, 2012, L192 ss, specie a p V. P.R. WooD, Project Fiwnce, Secuitisqtions, Sttbordinated Debt, Sweet and Maxwell, Londra,2007,90 ss.5 Bozz0 non soggetta s circolazione impedire la risoluzione de1 lapporto concessorio, indicando un soggetto idoneo a subentrare al posto dell'originario concessionario (art. 159 del d.lgs. n. 1,63 I 2006)11. Precisato, dunque, sia pure in estrema sintesi, il contesto in cui s'inserisce l'art. 72-ter della legge fallimentare, si vuole a questo punto indagare se ed in che senso esso fornisca una tutela adeguata del creditore nelle operazioni di finanziamento non recourse. 2. L'art. 72-ter: una disciplina residuale - Nella prospettiva sopra segnalata, merita anzitutto interrogarsi se l'atbribuzione al curatore fallimentare del potere di scegliere se continuare o meno I'opetaziotte, prevista nel secondo comma dell'art. 72-ter della legge fallimentare, determini f inefficacia delle clausole che, prevedendo, al verificarsi di determinati fatti (per lo più precedenti la dichiarazione di fallimento), il diritto di subentro in capo del finanziatore, impediscono di fatto l'esercizio di tale potere di scelta. Si ipotizza, al riguardo, che 1l Îinanziatore, la società sovvenuta e le controparti conlrattuali del progetto abbiano stabilito, per mezzo di apposite clausole di cessione ex art c.c.12, il diritto del finanziatore di far subentrare un terzo alla società originariamente sovvenuta per la prosecuzione dell'operazione, al verificarsi di determinati eventi rivelatori di una <crisi', (ad esempio, inadempimenti, protesti, procedure esecutive individuali, convocazione dell'assemblea per deliberare 1o scioglimento, presentazione di un istanza di concordato o avvio di altra procedura volta al superamento della crisi, insolvenza stabilita secondo determinati parametri, etc.). Non sembra che possa essere d'ausilio al fine di dare soluzione ai quesito ii sesto conuna dell'art. 72 l. Íall., che in via generale sancisce f inefficacia delle clausole di risoluzione automatica in caso di fallimento. Tale norma colpisce, infatti, le ciausole del contratto di finanziarnento che prevedono f immediata risoluzione del contratto come conseguenza del fallimento, posto che in tal modo verrebbe impedita la scelta del curatore di proseguire il rapportol3. La norma, pertanto/ non riguarda le clausole in discorso, le quali, lungi dal voler risolvere il 11 L'istituto viene ricondotto alla cessione del contratto ex art c.c. V. C. MALrNCoNrco, Il project financing, in M.A. SeNpulrr, R. Ds Ntcrorts, R. GARoFoLt (a cura di),trattato sui contrattipubblici, vol. fv, Giuffrè, Milano, 2008, Prima dell'introduzione delf art. 72-ter nella legge fallimentare, suggeriva la cessione del contratto di finanziamento come possibile soluzione negoziale della crisi, Sgn. Gerrt, Finanziamenti destinati e procedure concorsuali, in Rio. dir. comm.,2004,i, Non ricadono, invece, nella previsione del sesto comma delfart. 72 della legge fallimentare quelle clausole che atkibuiscono al finanziatore un diritto di recesso al verificarsi di eventi segnalatori di una.crisi, della società. In tal senso A. GrRvpmru, Finanziamenti destinsti e fallimento del debitore, in Rlo. dir. pria., 2011,575, nt. 34.6 Bozza non soggetta a circolazione contratto, mirano piuttosto alia sua conservazione insieme ai contratti comrnerciali necessari alla prosecuzione dell' operazione. I1 problema è, dunque, quello di stabilire se l'art, 72-ter l. fall., nell'attribuire il potere di scegliere se continuare l'operazione prima di tutti al curatore fallimentare, non abbia inteso apprestare una tutela della massa a fronte del rischio che il finanziatore, in virtù di appositi meccanismi contrattuali, si appropri di un progetto dal valore ancora interessante, nonostante il fallimento della società. E' chiaro, infatti, che allorquando il progetto abbia un valore complessivo superiore all'ammontare del debito ad esso riferibile, il curatore dovrà continuare I'opetazione, posto che una volta estinto il debito, mediante i proventi generati dall'affare, il residuo potrà essere utilizzato per la soddisfazione dei creditori generali. La massa fallimentare otterrà, così, un doppio vantaggio, costituito dall'aver escluso il concorso del finanziatore, da un lato, e dall'aver conservato la "proprietà" del progetto, dall'altro. La protezione che in tal modo l'art. 72-ter L fall. accorda agli interessi della massa non può, tuttavia, giungere al punto di rendere inefficaci quelle clausole che prevedano un diritto di subentro in capo al finanziatore. Se così non fosse, invero, si assicurerebbe una iperprotezione degli interessi della massa fallimentare, col risultato che l'art. 72-ter l. fall. verrebbe a costituire un ostacolo alla realizzazione delle operazioni di finanziamento di cui alla lettera b) dell'art bis del codice civile, le quali esigono invece che l'autonomia contrattuale sia in grado di gestire adeguatamente tutti i rischi della specifica operazione programmata. Risulterebbe, in altri termini, frustratala ratio dello stesso art.72-ter I. fall., il quale è intervenuto come completamento della disciplina dell'istituto introdotto con la riforma del diritto societario del 2003, al fine di stimolarn e I' utllizzo da parte de gli operatori. Naturaimente ciò non significa ignorare il rischio che l'ampiezza così riconosciuta all'autonomia contrattuale conduca ad uso distorto delf istituto. Ci si avvede, infatti, dell'eventualità che L'operazione possa essere congegnata in modo tale da condurre la società al failimento per assegnare il progetto ad una nuova società, ad esempio partecipata dal finanziatore e dagli azionisti di controllo, con un sostanziale trasferimento di ricchezza a discapito dei creditori generali e degli azionisti di minoranza. Si ritiene, tuttavia, che il rimedio per una simile eventualità, non possa essere trovato nell'art. 72-ter l. fall., dovendo invece essere ricercato7 Bozza non soggetta n circolazione sul piano della responsabilità degli amministratori ed eventualmente dei finanziatorila. E' da ritenere, dunque, che presupposto perché l'art. 72-ter trovi applicazione sia che la "crisi> non è stata in altro modo gestita in via negoziale prima della dichiarazione di fallimento. 3. Il fnllimento dells società e il subentro nel contratto da pnrte della curatela. - La disciplina fallimentare dei finanziamenti destinati ad uno specifico affare s'inserisce nella sezione dedicata agli effetti dell'apertura del concorso sui rapporti giuridici preesistenti. La collocazione sistematica delia disciplina è coerente con la natura contrattuale delf istituto. Differentemente da quanto riscontrabile con riguardo ai patrimoni destinati. di cui alla lettera a) dell'aft.2447-bis c.c./ per i quali la gestione separata, prevista dall'art. 155 l. fa11., si pone in funzione della cessione a terzi del patrimonio medesimo, la prospettiva del subentro del curatore è quella della esecuzione di un contratto nelf interesse della massa. I1 presupposto per l'applicazione dell'art. 72-ter l. fall. è che vi sia un contratto di finanziamento destinato ancora non completamente eseguito da ambo le parti e opponibile al fallimento. Deve, pertanto, ritenersi necessario che sia stato adempiuto l'onere pubblicitario previsto dalterzo corruna dell'art decies c.c. Il principio generale che emerge dalla disciplina contenuta nel sesto comma dell'art decies c.c. e nell'art. 72-ter della legge fallimentare è che il fallimento della società non è causa di scioglimento automatico del contratto di finanziamento destinato. Lo scioglimento è, infatti, legato non già al fallimento in sé, bensì all' impossibilità dt r e alizzazione o prosecu zione dell' aff are1s. Per f ipotesi in cui il fallimento non comporta l'impossibilità di realizzare o proseguire l'affare, il secondo comma dell'art. 72-ter 1. fallstabilisce che il curatore, sentito il comitato dei creditori,,.può>> decidere di subentrare nel contratto, assumendone gli oneri relativi. La decisione di subentro presuppone, anzitutto, una valutazione positiva da parte dell'organo fallimentare circa la possibilità, materiale e 1a In questa prospettiva è da notare che il contratto di finanziamento dovrà contenere il piano finanziario dell'operazione da cui risulti la parte coperta dalfinanziamento e quella a carico della società. Sulle problematiche relative all'esercizio dei poteri di monitoraggio e controllo clel finanziatore ed in particolare sulla configurabilità di una sua responsabilità in base al principio di cui alf art c.c., v., da ultirno, L. PlcARDt, II ruolo dei creditori fra monitoraggio e orientamento della gestione nella socíetà per azioni, Giuffrè, Milano, 2013,203 ss. rs A. NruttR, sub art decies, in F. D'ALESSANDRo (a cura di), Commentario romano ql nuoao diritto delle società, Piccin, Padova, 2011, 1088.8 Bozza non soggetta n circolazione giuridica, di,qealizzazione> o (prosecuzione>> della specifica operazione finanziata. A tale valutazione ne segue poi una seconda, relativa alla "convenienza" del subentro, in vista della migliore soddisfazione dei creditori. Nella prospettiva descritta, occorre notare che la prosecuzione del contratto ad opera del curatore impedisce al finanziatore di concorrere con i creditori generali della società, in quanto il diritto del finanziatore d'insinuarsi al passivo è stabilito unicamente per f ipotesi di scioglimento del contratto (art.72-ter, comma 5,1. fall.). Il curatore troverà, dunque, conveniente optare per il subentro sia quando lo specifico affare presenta una buona redditività sia quando è prossimo alla scadenza rl termine di cui alla lettera h) dell'art.2447-decies, decorso il quale nulla è più dovuto ai Íinanziatorel6. La decisione del curatore non soggiace appffientemente ad alcuna forma di controllo. E' previsto unicamente un parere del comitato dei creditori, che, stante la diversa espressione contenuta nella norma generale di cui all'art fall. e in assenza di ulteriori specificaziorú, è ritenuto obbligatorio, ma non vincolantelt. La mancata previsione di urr'aulorizzazione del comitato dei creditori suscita perplessità per il fatto che il subenlro non è senza conseguenze per la massa. Gli oneri conseguenti all'esecuzione del confratto sono, infatti, soddisfatti in prededuzione e la continuazione dell'operazione fa persistere le limitazioni sui beni strumentali previste dal comrna quinto dell'art decies c.c. (art. 72-ter, coíuna 4, L fa11.), così provocando una dilatazione dei tempi della procedura fallimentare. Il problema non deve tuttavia essere eníatizzato. Al di 1à del fatto che il curatore potrà specificare le sue determinazioni circa la sorte dei contratti pendenti nel progranì.rna di liquidazione ex art.104-ter 1. fa11.18, è chiaro, infatti, che, al fine di portare avanti 1o specifico affare oggetto del contratto di finanziamento, la curatela fallimentare dovrà subentrare nei singoli contratti relativi alla specifica operazione da proseguire. Quando 1o specifico affare si risolve in un singolo contratto, troverà, dunque, applicazione la disciplina di cui agli artt. 72 ss della legge 16 La previsione di cui alla lettera h) dell'art. 2M7-decies c.c. è tra quelle che hanno destato le maggiori perplessità e scoraggiato gli operatori dalllutilizzare l'istituto. Al di là del tenore letterale della disposizione, secondo cui, una volta spirato il termine, "nulla più è dovuto al finanziatoret, si ritiene che la norma si riferisca unicamente alla porzione del finanziamento da rimborsare con i proventi (non recourse portion). 17 Così, C. Col,lpoRrt, sub Art. 72-ter, in A. NrcRo - M. SaruouLLr, La riforma della legge fallimentare, Tomo I, Giappichelli, Torino, 2006,442. 1s V. A. PArrI, I rapporti giuridici preesistenti nella prospettioa della liquidazione fallimentare, in FnIl., 2006, 881 s, il quale, al fine di rendere più trasparente foperato della curatela, propone di includere nel programma anche tali indicazioni.9 Bazza non soggetta a circolnzione fallimentare, con conseguente necessità dell'approvazione del comitato dei creditori. In caso contrario, articolandosi la specifica operazione finanziata in una molteplicità di rapporti, diverrà applicabile la disciplina sull'esercizio provvisorio delf impresa, sia pure limitatamente al ramo d' azienda interessato. I1 subentro del curatore nel contratto di finanziamento è, quindi, conseguenziale alla decisione direalizzare o proseguire io specifico affare dedotto nel contratto, rispetto alla quale appare ineludibile ricevere la preventiv a autorizzazione del comitato dei creditori. La norma non prevede alcun termine entro il quale il curatore debba assumere la decisione di subentrare o meno nel contratto. Si è così proposto di colmare la lacuna o mediante un'applicazione analogica dell'art. 72, comrna 2,1. fa11., con conseguente potere del contrente in bonis di mettere in mora il curatore, ovvero ritenendo che la curateia possa decidere il subentro, finché il finanziatore non chieda al giudice delegato di essere autorizzato a continuare l'operazione, secondo la previsione contenuta nel terzo corruna dell'art. 72-ter l. Íall.Ie. Tra le due soluzioni proposte si ritiene preferibile la seconda, in quanto la previsione dello sciogiimento del contratto allo spirare del termine, contenuta nella norma generale di cui all'art.72l. fall., poco si addice alla fattispecie dei finanziamenti destinati e, in particolare, al diritto del finanziatore di portare a termine l'operazione anche in proprio. Va precisato, tuttavia, che prima di concedere l'autorrzzazione ai sensi del terzo conuna dell'art. 72-ter 1. fall., il giudice delegato deve verificare che il curatore non abbia intenzione di subentrare nel contratto. L'art.72-ter, cofiuna 2,I. fall. specifica che il subentro nel conlratto di Íinanziamento comporta per la curatela l'assunzione degli.,oneri relativi''. La dizione potrebbe indurre a credere che il finanziatore ha diritto di essere soddisfatto in prededuzione per la parte del rimbolso non coperta dai proventi dell'operazione2o, ma questo sarebbe un risultato interpretativo incoerente con la logica del contratto di finanziamento destinato. Si è, infatti, premesso che con tale contratto si realizza utt'operazione di finanziamento a ricorso limitato. E' logico ritenere, pertanto, che, allorquando tale conkatto continui per il subentro del curatore, rimanga efficace anche la clausola di destinazione,,esclusiva, dei proventi al rimborso del finanziamento, con conseguente impossibilità 1s M. Sptorre, (nt.2),1l Così, M. SpiorTA, (r-rt. 2), 1168 e nt. 55; R. CereleNo, sub Art. 72-ter L fall.i contratti di finanziamento di uno specifico ffire ed il fallimento della società soaaenuta, in L. GHIA, C. PtcctNtxi, F. SEVgruNt, Truttato delle procedure concorsuali, vol.ii, Utet, Torino,2010,4M.10 Bozza non soggetta s circolszione per il finanziatore di far valere le sue pretese sul generale patrimonio deila società. In tal senso depone, del resto, anche la previsione secondo cui, in caso di continuazione dell'operazione, resta fermo 1'effetto della separazione patrimoniale dei proventi (art.72-ter, comma 4, I. fail.). La segregazione dei redditi generati dall'affare perderebbe, infatti, gran parte della sua giustificazione, qualora si ritenesse che il linanzíatore abbia diritto di essere rimborsato in prededuzione. Deve, dunque, concludersi che l'assunzione degli,,oneri relativi", contemplata dalla norma, si riferisca anzitutto all'obbligo di portare avanti, a proprie spese, 1a specifica operazione dedotta in contratto e ad ogni impegno connesso, ivi incluso quello di tenere una contabilità separata e di consentire al finanziatore i conlrolli sulla corretta esecuzione dell'affare, secondo quanto stabilito nel contratto stesso. La violazione di tali obblighi espone a responsabilità il fallimento oltre i limiti della separazione patrimoniale dei proventi, posto che, in tal caso, si tratta di una pretesa che scaturisce daila violazione, e non dalla esecuzione, del contratto di finanziamento destinato2l. Per tale eventualità si ritiene che il credito del finanziatore dovrà trovare soddisfazione in prededuzione, essendo stato il contratto assunto dalla curatela fallimentare mediante il subenko. 4. Ln continuazione dell'opernzione da parte del finanziatore. Qualora il curatore non sia subentrato nel contratto di Îinanziamento, è stabilito che il finanziatore può chiedere al giudice delegato di essere autorizzato a continuare l'operazione in proprio, ovvero affidandola a terzi, con diritto a trattenere i proventi e a insinuarsi al passivo per il suo eventuale credito residuo. La previsione costituisce la parte più innovativa e interessante dell'art. 72-ter l. fall., in quanto sembra dare spazio al diritto di step in di cui si è detto in precedenza, rafforzando la tutela del finanziatore. Benché l'operazione non risulti in astratto impedita dal fallimento deila società, il curatore, infatti, potrebbe aver ritenuto troppo rischioso il subentro nel contratto di finanziamento, con l'assunzione di tutti gli oneri che ne conseguono. Per tale evenienza si concede, dunque, al fínanziatore la possibilità di proseguire l'operazione in proprio, e vale a dire senza oneri per il fallimento. 21 Ritiene che il mancato rispetto delllobbligo di separata contabilizzazione determina il diritto del finanziatore d'insinuarsi al passivo per llintero importo del suo credito residuo, G. GIANNELLI, sub art. ZM7-decies, in G. NtCCOt-Wr e A. STaCNO o'atconrnrs (a cura di), Società di capitali, Jovene, Napoli, 2OO5,1'283-1011 Bozza non soggetta a circolazione Sotto questo profilo la fattispecie presenta qualche similitudine con 1'affitto d'azienda previsto dall'art.104-bis L. fali., poiché anche in tal caso l'attività d'impresa prosegue senza l'assunzione di alcun onere da parte delia procedura. n diritto di "subentro" del finanziatore, peraltro, non è incondizionato. Nel concedere l'autorízzazione il giudice delegato, sentito il comitato dei creditori, deve contemperare f interesse del finanziatore a continuarel'operazione con f interesse alla speditezza della procedura. Va osservato, infatti, che con la prosecuzione dell'affare rimane fermo il divieto di azioni esecutive sui beni strumentali previsto dal comma quinto dell'art decies del codice civile (art. 72-ter, corruna 4, 1. Íall.), determinandosi così un ostacolo alla chiusura della procedura. Si può ritenere, dunque, che l'autorizzazione possa essere concessa anche a termine, consentendo in tal modo ai finanziatore di proseguire l'operazione e, intanto, di far propri i proventi, in vista di un trasferimento in blocco delf intero affare, con accollo del debito relativo22. Non sembra necessario, peraltro, che la richiesta del finanziatore sia formulata in ogni caso nella forma del reclamo ex art.36l. fali. avverso la decisione del curatore di non subentrare nel contratto. Con f istanza di prosecuzione in proprio dell'operaziorre, infatti, il finanziatore non necessariamente mira ad una riforma della decisione del curatore, che al contrario presuppone, bensì esercita una situazione giuridica ulteriore e diversa23. L'aspetto più oscuro della previsione risiede nelle modalità con cui si realizza tale "subentro" del creditore nella gestione dell'operazione. Secondo parte della dottrina, la continuazione ad opera del Íinanziatore si realizzerebbe attraverso una <<novazionen dell'originario rapporto contratfu a1e2a. Ad opinione di altri, invece, il finanziatore subentra alla società fallita nella gestione dell'affare in virtù di un mandato in rem propriam, conferitogli dal giudice delegato mediante la prevista <<autorizzazionerr2s. Alla stregua di tale diversa ricostruzione, il finanziatore (o il terzo da esso 22 La cessione in blocco di tutto faffare con accollo del debito è la soluzione, in senso lato liquidatoria, immaginata da A. Grellt:rrru, (nt.13), Si reputa necessario, invece, il reclamo ex art. 36 l. fal7., quando il finanziatore debba contestare la valutazione del curatore d'impossibitità di prosecuzione dell'affare. In tal senso, A. Graupmnt, (nt. 13), a Così, espressamente, M. SPIOTTA, (nt. 2),1171; G. Cavalteno, Finanziamenti destinati nd uno specifico affare, in FaIl., 2009, 507. Cfr. C. Corraponrt, (nt. 17), 445, 1l qualenel confronto con f istituto di cui artt ss c.c., paragona il subentro del finanziatore alla situazione in cui l1<associato>>, al verificarsi del fallimento dell'<associante>, si sostituisca a questi nelfesercizio delfimpresa, subentrando in tutte le sue situazioni giuridiche. Prima dell'introduzione dell'art.72-ter nella legge fallimentare, S. GATTT, (nt. 12),255 s. 2s R. CATALANo, (nt. 20),12 Bozza non soggetta a circolazione indicato), non acquistano la posizione di parte del contratto, bensì vengono incaricati dalia procedura di portare avanti I'operazione, con possibilità di trattenerne i proventi a rimborso del finanziamento. La seconda impostazione appare preferibile, perché più coerente con la complessiva disciplina risultante dall'articolo in discorso. La novazione, infatti, comporterebbe l'estinzione dell'originario rapporto contrattuale, sicché non sarebbe comprensibile il diritto del îinanziatore di insinuarsi al passivo del fallimento per il suo credito residuo, previsto dall'ultima parte del terzo comma. Essa, inoltre, determinerebbe anche l'estinzione delle garanzie esistenti che non fossero espressamente preservate ex art.1232 c.c. La soluzione del mandato in rem propriam, d'altro canto, ha il pregio di dare fondamento al potere del finanziatore (o del terzo) di utilizzare i beni strumentali all'operazione da portare avanti, che continuano a far parte dei patrimonio fallimentare, e di giustificare l'esistenza in capo al curatore e al giudice delegato del potere di controllare l'operato del finanziatore e di chiedere ilconto26. La norma non specifica alcunché in relazione alla sorte dei contratti necessari per la realizzazione o prosecuzione dell'affare. 11 subentro del {inanziatore, dunque, sembra presupporre appositi accordi, rimessi all'autonomia privata delle parti coinvolte. Nessun problema se il subentro era stato già previsto nei contratti in virtù di apposite clausole di cessione. In mancarrza, il subingresso del finanziatore diverrebbe, invece, più difficoltoso, poiché presupporrebbe il consenso di tutte le controparti del progetto, con conseguente esposizione al rischio di comportamenti opportunistici. Le controparti commerciali, infatti, potrebbero sfruttare l'occasione per una rinegoziazione a proprio favore delle condiziori contrattuali, rendendo più oneroso il subentro del finanziatore. In una prospettiva di riduzione dei costi di transazione e di maggiore tutela del finanziatore, pertanto, una soluzione può essere trovata facendo applicazione del principio dell'automatica successione nei contratti in corso, stabilito dall'art c.c., con riferimento all'affitto d'azienda. II terzo conuna dell'art. 72-ter 1. fall. prevede, inoltre, il diritto del finanziatore di insinuarsi al passivo, in via chirografaria, per il suo eventuale credito residuo, differentemente da quanto avviene nelf ipotesi di subentro del curatore ai sensi del secondo comma. Ii differente trattamento si giustifica in considerazione del fatto che in tal caso il finanziatore prosegue l'operazione <in proprior> e, dunque, con assunzione degli oneri relativi a proprio carico. Dai proventi generati 26 Sono le notazioni di R. CATALANo, (nt. 20),445 L213 Bozza non soggetta q circolazione dall'operazione andranno, Pertanto, dedotti i costi sopportati e solo il saldo positivo così ottenuto andrà a dedurre l'ammontare del debito della società İ fallimento non sopporta alcun rischio, perché l'amrnontare massimo del debito resta quello fissato alla data di apertura del concorsozt. D'altra canto si riconosce al finanziatore il diritto di insinuare al passivo l'eventuale credito che dovesse ancora residuare una volta dedotta la quota rimborsata a valere sui proventi (netti) dell'operazione. Si ritiene che la domanda d'insinuazione debba essere effettuata in forma condizionata, posto che l'entità del credito insinuabile potrà essere conosciuta solo al completamento dell'operazione stessa (o al definitivo scioglimento del contratto). La previsione che consente di affidare ad un terzo soggetto la prosecuzione dell'affare si rivela quanto mai opportuna, in considerazione delle perplessità, anche di ordine giuridico, susci.tate dallo svolgimento da parte del finanziatore (e, presumibilmente, di una banca) di un'attività di natura non propriamente finanziaria (i. ragione dell'esclusività dell'oggetto sociale delle imprese finanziarie). Si discute, peralfro, se I'affidamento al terzo debba essere disposto dal giudice delegato oppure possa essere effettuato direttamente dal finanziatore sotto la sua responsabilità. La prima soluzione comporta il potere del giudice delegato di valutare l'adeguate zza del terzo designato dal Íinanziatore, risultando così più protettiva degli interessi della massa. D'aLtra parte, si è osservato, in favore della seconda soluzione, che il terzo opera per conto del Íinanziatore ed è, pertanto, interesse del finanziatore stesso effetluare una scelta che massirnizzi i proventi dell'operazionezs. Strettamente connessa è, inoltre, la questione se i rapporti che legano il frnanztatore con ll terzo, cui sia affidata l'operazione, siano interamente rimessi alla libera determinazione delle parti ovvero possano essere oggetto di controllo da parte del giudice delegato. Benché la previsione del subentro di cui alterzo coíuna dell'art.72- ter l. fail. costituisca un presidio del finanziatore ed è, dunque, agli interessi di questi che occorre in primo luogo aver riguardo, non sembra corretto negare in assoluto qualsiasi potere di controllo da parte del giudice delegato, stante la necessità della sua autorizzazíone e del parere del comitato dei creditori. Tali passaggi procedurali, invero, segnalano che 27 Cfr. la diversa opinione di R. S,qNrecATA, Patrimoni destinati a "specifici ffiri>>, in Digesto disc. pria., sez. comm,, Agg. 3",Utet. Torino, 2007, 638, secondo cui il finanziatore, nel continuareyafîare, si assume g]u,,oneri contrattualmente a carico della societàfallita e, pet il coruispondente credito aantato nei confronti di quest'ultima, potrà insinuarsi ai passiuo del fallimento in aia chirografaria". 28 V. C. ConaroRTI, (nt.17),m3 ss. 1314 Bozzs non soggetta 0 circolazione la tutela del finanziatore deve essere contemperata con le esigenze della procedura. 5. La persistenza del regime di separazione patrimoniale in costanzn di fallimento delkr società. - Sia nell'ipotesi di subentro del curatore che in quella di prosecuzione dell'affare ad opera del finanziatore trovano applicazione i comrni terzo, quarto e quinto dell'art decies c.c. (art. 72-ter, comma 4,1. fail.). Conseguentemente, permane la separazione patrimoniale dei proventi generati dalla specifica operazione rispetto al restante patrimonio della società e la loro destinazione esclusiva al rimborso del finanziamento; inoltre, sui beni strumentali all'operazione, i creditori della società possono esercitare solamente azioni conservative a tutela dei loro diritti, sino al rimborso del finanziamento o alla scadenza del termine di cui alla lettera h) dell'art.2447-decíes c.c. Tale ultima previsione, peraltro, deve essere coordinata con l'art fall., che sancisce il divieto di azioni (esecutive e) cautelari per tutti i creditori del fallito. I1 richiamo al quinto comma dell'art decies deve, pertanto, essere letto nel senso che, fermo il divieto di cui all'art. 51 l. fall., i beni strumentali all'operaztone non possono costituire oggetto di liquidazione concorsuale, per il tempo necessario al completamento dell'operazione da parte del curatore o del finanziatore ovvero sino al rimborso del finanziamento o alla scadenza dei termine massimo previsto dalla lettera h) dell' art. 2M7 -decies c.c. In funzione della separazione patrimoniale, inoltre, il curatore dovrà proseguire nell'adozione di sistemi d'incasso e contabilizzazione idonei ad individuare in ogni momento i proventi dell'affare (art decies, comma 3, c.c.). La previsione della continuazione dell'affare in costanza di fallimento, peraltro, ha sollevato qualche perplessità dal punto di vista pratico, poiché, stante la durata di regola non breve delle operazioni in discorso, potrebbe determinarsi un consistente allungamento dei tempi della procedura {allimentare, in controtendenza rispetto agli obiettivi della riforma dei20a62e. Il problema, tuttavia, non sembra insuperabile. Per l'eventualità in cui la specifica operazione debba prolungarsi oltre il tempo necessario a chiudere la procedura fallimentare, si è ipotizzato un ritorno in bonis della società per la realizzazione o prosecuzione dello specifico affare3o. 2e ll rilievo è di C. CoNmontI, (nt.77), E' la proposta di D. U. SANrosuosso, (nt. 1),390. t415 Bozza nott soggetta a circolazione Si è già avvertito, inoltre, di come la continuazione dell'affare può essefe anche disposta in via temporanea, in vista di una liquidazione in blocco di tutta l'operazione, con accollo del debito relativo in capo ad un terzo soggetto. Non è, quindi, necessario attendere la tealizzazione dell'operazione per chiudere la procedura. 6. Lo scioglimento del contratto e il diritto d'insinuazione al passiao. - Ai sensi dell'ultimo comma dell'art. 72-ter l. ÍaIl.,.,qualora, nel caso di cui a1 primo corrlma, non si verifichi alcuna delle ipotesi previste nel secondo e terzo comma>>, troverà appltcazione, in via residuale,l'art decies, coíuna 6, c.c., che stabilisce la cessazione delle limitaziori di cui al coíuna precedente e il diritto del finanziatore d'insinuarsi al passivo per il suo credito, al netto dei proventi già mafurati. Benché il tenore letterale della disposizione possa ingenerare qualche dubbio, la norma fa riferimento ad ogni ipotesi di impedimento. Non soltanto, dunque, alla situazione in cui l'operazione sia divenuta materiaimente o giuridicamente impossibile, ma anche a quella in cui l'operazione non è stata in concreto proseguita né dal curatore né dal finanziatore. I1 richiamo al sesto coíuna dell'art decies c.c. non può essere interpretato nel senso di rendere possibili azioni esecutive individuali sui beni strumentali all'operazione, posto ii divieto stabilito dall'art. 51 l. fall. La cessazione delle limitazioni di cui al quinto comma deli'art decies c.c. deve, pertanto, intendersi nel senso che, fermo il divieto di azioni individuali, i predetti beni possono formare oggetto di esecuzione concorsuale, essendo ormai venuta meno i'esigenza di preservarne la destinazione funzionale alla specifica operazione economica3l. La previsione del diritto del finanziatore d'insinuarsi al passivo per il suo credito è stata tacciata di essere incoerente rispetto alla finalità delf istituto dei finanziamenti destinati, che sarebbe quella di limitare la responsabilità della società per il rimborso del finanziamento al solo patrimonio costituito con i proventi generati dall'operazione. Acutamente si è osservato che non avrebbe senso dífferenziare il trattamento del finanziatore a seconda che f improseguibilità dell'affare si produca quando ia società è in bonis o quando è stato dichiarato il fallimento Come evidenziato da T. MerurERocE, Soggezione alle procedure concorsuali dei pntrimoni dedicttti, in FttII., 2003,7250, una diversa interpretazione sarebbe contraria ai principi del fallimento e illogica,,perché si priailegerebbero i creditori sociali a saantnggio di quelli particolari, quando questi ultimi, tra I'altro, erano i aeri destinatari della preferenzar, ' 32 F. CrAMpt, Patrimoni e finanziamenti destinoti in rapporto con le regole del concorso fallimentare, in Soc., 2003, L'incongruenza è colta, clel resto, anche da quanti ritengono che in caso di fallimento della società e di impossibilità di proseguire l'operazione si verificherebbe una sorta di "mutazione" della causa del contratto, da L516 Bozza non soggetta a circolazione Occorre evidenziare, futtavia, che la {inalità delia clausola di cui alla Iettera b) dell'art. 2M7-bis non è quella di iimitare in ogni caso la responsabilità della società sovvenuta, addossando ogni rischio sul finanziatore. Essa, al contrario, rnira ad escludere (o limitare) il coinvolgimento del patrimonio della società in una nuova iniziativa economica; a realizzare in tal senso una forma di defensiae asset partitioning33. Per accettare tale limitazione, 1l Íinanziatore cerca di assicurarsi quanto più possibile che l'operazione sarà portata avanti correttamente e diligentemente dalla società, in modo da generare i proventi necessari al rimborso (significativa è del resto la previsione di cui alla d) dell'art decies c.c.). In sostanza, il patrimonio generale della società, se non garantisce (direttamente) f integrale rimborso del finanziamento, garantisce la corretta realizzazione dell'operazione (arg. ex art.2447-decies,lett. d)). Di conseglterlza, se il progetto non è in grado di generare proventi nella misura attesa, la "perdita" saíà. sopportata dal finanzíatore, il quale non avrà diritto di aggredire il generale patrimonio della società, concretízzandosi. in tal modo la limitazione del rischio assunto dalla società in relazione alla nuova iniziativa econornica. Se, viceversa,l'afíate non è stato portato avanti con la dovuta diligenza da parte della società, che in tal modo si è resa inadempiente rispetto ad un preciso obbligo contrattuale, non si dubita che il finanziatore avrà diritto al rimborso del finanziamento con possibilità di aggredire l'intero patrimonio sociale, tanto nel caso che la società sia in bonis quanto in quello in cui sia stata dichiarata fallita:+. La clausola dí "limited recourssr', in altre parole, opera solo per la pretesa contrattunle del finanziatore al rimborso del finanziamento, con esclusione di ogni altro diritto del finanziatore (ad esempio di carattere risarcitorio o derivante dall'assunzione di un obbligo di..garanzia, in senso lato da parte della società sovvenuta)as. partecipativa in creditizia. In tal senso C. CoMpoRTI, sub aft.2447-decies, in M. SANDULLI - V. SeNrono, La iforma delle società, vol. II, Giappichelli, Torino, 2003, V. H. HeNspt.qNN - R. Knaar<rut ew, Il ruolo essenziale dell'organizational law, in Ria. soc., 200L,26 ss s La clausola di <limited recourse>>, infatti, opera solo per la pretesa contrettuale del finanziatore al rimborso del finanziamento, con esclusione di ogni altro diritto, ad esempio di carattere risarcitorio o derivante dalla assunzione di un obbligo di rrgaranzia" della società sowenuta. 3s E' usuale, ad esempio, che la società, mediante apposite dichiarazioni, garantisca al finanziatore l'esistenza di tutti i presupposti, legali e materiali, necessari per portare a compimento 1o specifico affare finanziato, corr la conseguenza che potrebbe essere chiamata a rispondere con tutto il suo patrimonio qualora l'impossibilità delfaffare 1617 Bozzq non soggetta a circolazione Sembra, dunque, coerente che, allorquando I'afÍare non Possa essere più proseguito a causa dei fallimento della società sovvenuta (e non già dello specifico affare finanziato), al finanziatore sia riconosciuto il diritto d'insinuazione al passivo, poiché tale rischio esula da quello che mediante la clausola di ricorso limitato si è voluto addossare allo stesso36. E' discusso se i proventi non percepiti dal finanziatore conservino il vincolo di destinazione esclusiva al rimborso del finanziamento ovvero confluiscano nel patrimonio generale della società. In favore della prima soluzione depone, anzitutto, il tenore letterale del sesto corruna dell'art decies c.c., che si riferisce a tutte le,.somme di cui ai comrni tetzo e quarto>>, e dunque a tutti i proventi, ai frutti di essi e agli investimenti eventualmente effettuati in attesa del rimborso. Inoltre, la disposizione prevede la cessazione delle sole limitazioni di cui al comma precedente, riguardanti il divieto d.i azioni esecutive sui beni strumentali. Argomentando n contrsrio si è, pertanto, ritenuto che rimane ferma la destinazione dei proventi al rimborso del finanziarnento3t. Il finanziatore, dunque, conserva la garanzia sui proventi incassati dalla società e dovrà dedurre tali somme dal credito insinuabile al passivo3s. Salvo che siano state concesse specifiche garanzie reali, come è peraltro usuale nella prassi, nessuna prelazione compete, invece, al finanziatore sui beni strumentali all' operazione3e. Con riguardo a tali beni, invero, il quinto conuna dell'art decies c.c. dispone unicamente il divieto di azíoni esecutive individuali per evitare che siano distolti dalla loro destinazione economico-funzionaleao. conseguisse alla concretizzazione dello specifico rischio assunto con tale obbligo di garanzia. 36 In sostanza, cotl la pattuizione della clausola di ricorso limitato la società assume implicitamente un obbligo di garanzia della corretta e tempestiva esecuzione dell'operazione programmata a fronte del rischio costituito dal proprio fallimento. ez G. GTaNNELLT, (nt. 21), 1283; A. MAFFEI At-ssnrt, Artt bis decies, in In. (a cura di), II nuotso diritto delle società, Cedam, Padova, 2005, 7704, il quale paragona la fattispecie alla cessione dei crediti futuri. Sul punto può osservarsi che la tenuta della destinazione dei proventi già maturati al rimborso del finanziamento è coerente con la permanenza, in caso di fallimento del coniuge imprenditore, della odestinazione>> ex art. L67 c.c., affermata dalla Suprema Corte, in analogia con quanto previsto dalf art. 155 della legge failimentare. V. Cass., sez.l, 22 gennaio 2010, n. 1112, in Not., 201"0,247 ss, con nota di F. Fttvluervo. 38 Cfr. L. SALAMoNq, I patimoni destinati a specifici effui nellq s.p.a. riformata: insoluenza, esecuzione indiaiduale e concorsuale, in Rio. es. forzata, 2005, 97, che riconduce tale regola al principio di cui all'art.2917 c.c. 3e Il dubbio è sollevato da A. BenraLENA, I patrimoni destinqti: due posizioni a confronto. I patrimoni destinati ad uno specifico ffire, in Ria. dir. comm.,2003,i,93. a Altro problema è quello della necessità di trascrivere nei registri immobiliari il vincolo incidente sui beni strumentali. In senso negativo, A. MATFEI ALeERTI, (nt. 36), Sul!718 Bozza non soggetta a circolazione Essi, dunque, non fanno parte del patrimonio destinato al rimborso del finanziamento, che ai sensi del comma quarto comprende (unicamente) i proventi dell'operazione e i loro frutti. Una volta cessata la limitazione di cui al coíuna quinto dell'art decies c.c., pertanto, non v'è ragione per escludere i beni strumentali dalle ordinarie regole della procedura concorsualeal. piano comparatistico merita di essere segnalata una recente pronuncia della Corte Suprema della Nuova Zelanda, McCIoy a Mqnukau Institute of Technology [2013] NZHC 936, in (ultirno accesso 1'0/01/201,4), che ha affermato, pur in assenza di specifica previsione, la necessità, al fine della sua opponibitità agli altri creditori, della "registrazione, della clausola di step in, in relazione al previsto potere del creditore di assumere il controllo dei beni strumentali al7'operazione ed, eventualmente, di liquidarli per soddisfarsi sul ricavato. +i C. CovpoRrr, (nt. ln, M7. 18 Vedere altro
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