Source: http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=14&lang=de
Timestamp: 2020-04-02 22:28:43+00:00
Document Index: 2207118

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Cervia, 20.03.1944
Data 20 marzo 1944 - 21 marzo 1944
Descrizione: Nel marzo del 1944 fu costituito il Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale, ultimo di tutta l’Emilia Romagna, cui aderì ogni partito antifascista locale. Ai comunisti fu attribuito il compito di mantenere i collegamenti con il Cln dell’Alta Italia poiché erano gli unici a disporre di un’organizzazione efficiente. L’istituzione del Cpln fu determinante per risollevare il morale di molti partigiani che, nella precarietà di un’organizzazione ancora parziale e nel limitato margine d’azione, tendevano a sbandarsi. Allo stesso tempo significò il progressivo appianarsi dei contrasti sorti tra i vari partiti antifascisti che venivano tutti chiamati a organizzare i propri quadri militari formando gruppi Gap. Fino ad allora, il peso della lotta di Liberazione era ricaduto sul solo partito comunista che, nonostante la fedeltà dei propri membri, si trovò ad affrontare consistenti difficoltà organizzative dovute alla scarsa preparazione politica e militare degli uomini.
Questo è lo scenario in cui avvengono l'eccidio del Caffè Roma e l'uccisione dei partigiani Fantini.
In un rapporto redatto per il comitato militare provinciale partigiano nella notte tra il 20 e il 21 marzo, il compilatore scrive a matita:
«Questa notte, e cioè dal 20 al 21 marzo, una nostra GAP venuta a contatto con fascisti di Ravenna ed elementi locali i quali si trovavano a Cervia per fare arresti uccideva un famigerato fascista cervese (Meldoli Guido). Le forze avversarie che si trovavano sul posto non ardivano accettare il combattimento ma vigliaccamente andavano al Caffè Roma e sparavano su pacifici clienti. Tre nostri compagni uccisi e qualche altro cliente ferito leggermente. Si fa presente che durante la giornata apposite staffette anno avvertito tutti che sarebbe stata una brutta sera, ma qualcuno è stato testardo e purtroppo à pagato di persona. La popolazione è indignata. (nessuna perdita tra i gappisti)».
Lo stesso giorno, alcune ore prima, Magnati Giacinto, comandante del presidio della GNR della Rocca delle Camminate, decide di recarsi a Ravenna al fine di prelevarvi il maresciallo dei carabinieri Orru per motivi politici. Dispone la propria partenza con un auto e un camioncino accompagnato da alcuni militi. Con se vi sono Ranieri Walter, Gelosi Aldo e altri due militi. Nel corso del viaggio fa salire sull’auto, a Predappio, Casalboni Gino, che presta servizio presso il comando tedesco locale.
Giunti a Cervia, mentre il camioncino prosegue verso Ravenna, Magnati e gli altri si devono fermare per riparare l’auto cui si è bucata improvvisamente una gomma. Il caposquadra Casalboni insieme al milite cervese Meldoli va in cerca di un meccanico. Mentre attendono che costui si alzi da letto e scenda ad aprire, Meldoli si dirige verso una persona che si è fermata sotto il portico per accertarsi della sua identità. Si sentono due colpi d’arma da fuoco e Meldoli, fatti pochi passi, cade esanime. Sono le 21.15. Un quarto d’ora prima l’attenzione degli abitanti di Cervia era stata catturata dall’esplosione di una bomba.
L’umaz’, Casalboni Gino, è furioso per l’assassinio di Meldoli e con il mitra armato si dirige verso il Caffè Roma. È vestito in borghese ed è accompagnato da un milite. Sa che in quel Caffè convengono abitualmente persone che non sono favorevoli al regime fascista. «Il Casalboni, affacciatosi alla sinistra della porta dell’esercizio [spara] una raffica di mitra, quindi [esclama] “ Vigliacchi comunisti, vi voglio ammazzare tutti” e [spara] altre due raffiche. Dall’interno del Caffè non si [risponde. Allora Casalboni entra ed intima] di alzare le mani. “Fuori vigliacchi!” [dice] a quelli che si [sono] gettati a terra e si [sono] riparati sotto il biliardo. I feriti [emettono] lamenti. Uno chiama “Mamma!”, “Tra mezz’ora non la chiamerai più!”. Un cliente del Caffè si [qualifica] maestro, “Maestro di comunisti” gli [rinfaccia] Casalboni. Rivoltosi al [milite che lo ha accompagnato gli ordina] di finirlo. [Il milite alza] l’arma in posizione di sparo ed il maestro si getta a terra. Gualdi Danilo che pure [è] nel Caffè [domanda] al Casalboni “Che cosa fai qui? Sono Gualdi, uno dei primi fascisti. Ti conosco”. Ed il Casalboni “I comunisti hanno ucciso un nostro compagno ed io lo voglio vendicare”. Sul pavimento del Caffè Roma [giacciono] tre morti. Uno è Valentini Attilio, autista, di sentimenti socialisti. […] Della somma di 42 mila lire che [tiene] in tasca [saranno] rinvenute 500 lire circa. Il secondo è l’ex fascista Venturi Giovanni, portalettere. Il terzo è il meccanico Evangelista Aldo, di sentimenti comunisti […]. Il mugnaio Tassinari Eugenio, mazziniano, [è] ferito gravemente all’altezza della seconda costa […]. L’intervento chirurgico non [sarà] efficace, [morirà] dopo quattro giorni. [Restano] feriti altresì Panzavolta Luigi, di sentimenti socialisti, l’ex fascista Barana Tacito, Tandoli (?) Pietro di sentimenti comunisti e l’ex fascista Abbondanza Antonio».
Circa mezz’ora dopo l’eccidio, Capra Carlo, segretario politico di Cervia, con altri militi, entra nell’abitazione dell’esercente del Caffè Roma nella quale trova solo la moglie, Succi Libera Nella. Capra è lì per rintracciare suo marito. Nella vede un sergente a lei sconosciuto puntare il mitra contro suo figlio di due anni, minacciando di sparare se non rivela dove sia il marito. La risposta non arriva e il Capra inizia a esaminare le carte d’identità delle persone decedute. Con Capra c’è Savorini Alvaro che «pretende di far dichiarare a [un ferito] che la prima raffica di mitra [è] partita dall’interno del caffè».
«Sono avvertite anche le autorità di Ravenna. IL capo della provincia Bogazzi, [dispone] il ricovero del ferito grave Tassinari all’ospedale del capoluogo. Quando Battistini Luigi giunge a Cervia due ore e mezza dopo con l’autoambulanza della Croce Rossa, [nota] la presenza di una trentina di militi della futura brigata nera e della GNR di Ravenna fra i quali Andreani Giacomo».
«Il gruppo rionale ‘Muti’ di Ravenna ha infatti ricevuto una telefonata che annuncia l’uccisione del fascista repubblicano Meldoli». Babini Giovanni, dirigente della locale federazione e comandante della squadra d’azione di Ravenna, ordina una spedizione punitiva a scopo di rappresaglia da compiersi sulla popolazione civile. Partecipano alla spedizione Fabbri Paolo, gli stessi Poletti e Babini e altri brigatisti di Ravenna, fra cui Andreani. Solo quando giungono a Cervia apprendono che la rappresaglia c’è già stata e, per ordine di Babini, ritornano a Ravenna.
Intanto i militi di Magnati diretti verso questa città, non vedendo arrivate la sua automobile, ritornano a Cervia. Il gruppo così si ricompone. Sono passate le 23 quando Sbaragli (?) Vincenzo di Carpinello sente dei colpi violenti alla porta. Non vuole aprire e sente che gli viene sfondato l’uscio del capannone. Sono cinque militi, fra i quali Ranieri e Gelosi. Si fermano a dormire e a mangiare. Conversando rivelano a Sbaragli che stanno tornando da Cervia dove «[hanno] avuto un morto, ma in compenso [hanno] accoppato sette od otto persone in un Caffè e [aggiungono] che sarebbero tornati a Cervia il giorno dei funerali e ne avrebbero ammazzate delle altre.
Il 23 marzo a Cervia avrebbero dovuto aver luogo i funerali dei tre uccisi al Caffè Roma ma si stabiliscono misure di ordine pubblico che vietano l’effettuazione delle onoranze funebri e si organizza, per il 21 marzo, un servizio di controllo alle porte della città allo scopo d’impedire l’ingresso di persone armate. Tra le “misure di ordine pubblico” viene effettuata anche una sparatoria da parte di militi per terrorizzare la popolazione ed impedirle di prendere parte alle esequie.
«Verso le 15 dello stesso giorno una pattuglia GNR [incontra] circa 40 borghesi che [viaggiano] a gruppi per recarsi ai funerali dei sovversivi uccisi il giorno 20 a Cervia. La pattuglia [ferma e perquisisce] il primo gruppo». Nel secondo un individuo getta una pistola a terra e il milite Tabanelli [Primo detto Scianten] spara uccidendo il possessore dell’arma e un altro individuo che portava in tasca una bomba a mano. «Gli altri 6 individui del primo gruppo vengono fermati e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria».
I giovani uccisi sono i cugini Fantini Nino di 24 anni, autista e Fantini Armando di 23 anni, bracciante, ambedue di Castiglione. I loro corpi sono trasportati dalla polizia mortuaria, insieme a quelli degli uccisi del Caffè Roma, direttamente al cimitero. Nessuna ripercussione sull’ordine pubblico.
Casalboni, l’assassino di Caffè Roma, sarà giustiziato a Castellana il 26 aprile 1946, primo ad essere condannato a morte secondo quanto riferito alla moglie Amadei Iolanda dal CLN di Busto Arsizio cui si era rivolta nel corso delle ricerche del marito.
Le vittime del Caffè Roma non avevano alcuna relazione con l'uccisione di Meldoli e si trovavano casualmente al bar vicino al luogo in cui era stato ucciso il milite.
Estremi e note penali: Savorini Alvaro imputato [oltretutto] di aver causato volontariamente la morte delle vittime del Caffè Roma. Con sentenza del 20/12/1945 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione, in concorso di attenuanti generiche e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta. La Corte suprema di Cassazione con sent. 27.9.946, ha annullato la suestesa sentenza nei confronti di Savorini Alvaro ed ha rinviato il nuovo giudizio alla Corte d’assise sez speciale di Firenze.
Annotazioni: Secondo la ricostruzione del giudice Scalini Paolo, che a nostro avviso, seppur abbia fatto uso quanto meno della sentenza a carico di Andreani Giacomo per la perfetta coincidenza dei dettagli, deve comunque essersi avvalso di altre fonti a noi sconosciute, la strage non sarebbe una reale rappresaglia per l’uccisione del Meldoli. Costui sarebbe stato ucciso successivamente. Al riguardo rileviamo soltanto la presenza di un documento di origine partigiana, apparentemente scritto poco dopo l’evento che conferma invece le dinamiche descritte da alcuni testi fascisti e dalla ricostruzione dei carabinieri.]
Note sulla memoria (per maggiori informazioni vedi la sezione apposita): La compilatrice della scheda fa presente che nella memoria della Resistenza ravennate i due eccidi sono presentati come due episodi separati, ma a fronte del forte legame emerso dalle sentenze della Corte d\'Assise di Ravenna, ritiene opportuno proporli come un episodio attuatosi in due fasi.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2015-06-16 13:21:35
Evangelisti Aldo
Tassinari Eugenio
Valentini Attilio
Fantini Armando
Fantini Nino
GNR, distaccamento di Cervese
Note responsabile giudicato correo di aver causato volontariamente la morte delle vittime del Caffè Roma
Note procedimento Savorini Alvaro imputato [oltretutto] di aver causato volontariamente la morte delle vittime del Caffè Roma. Con sentenza del 20/12/1945 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione, in concorso di attenuanti generiche e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta. La Corte suprema di Cassazione con sent. 27.9.946, ha annullato la suestesa sentenza nei confronti di Savorini Alvaro ed ha rinviato il nuovo giudizio alla Corte d’assise sez speciale di Firenze.
Nome del reparto GNR, distaccamento di Cervese
Gino Casaboni
Cognome Casaboni
Note responsabile autore dell\'eccidio di Caffè Roma, è giustiziato a Castellana il 26 aprile 1946.
Note procedimento Tribunale competente: Tribunale di Ravenna - Corte d\'Assise straordinaria fino alla sentenza del 15 gennaio 1946 e Sezione speciale della Corte d\'Assise dalla sentenza del 17 gennaio 1946.
Primo Tabanelli
Note responsabile indicato dal teste Guido Collina come autore dell\'omicidio dei cugini Fantini, muore prima dell\'avvio dei processi.
Massimo Baioni, Giuseppe Masetti, Popolazione e memoria della guerra nel Ravennate (1943-1945), Ravenna, Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, 1994, p. 109.
Luciano Bergonzini, La lotta armata in L’Emilia Romagna nella guerra di liberazione, (a cura di) Deputazione Emilia Romagna per la Storia della Resistenza e della guerra di Liberazione, De Donato Editore, Bari, 1975, p. 71.
Gianfranco Casadio (a cura di), La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della Provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1993, vol. 2. p. 90 e p. 99.
Luciano Casali, Diario dell'attività partigiana nel Ravennate dal luglio 1943 alla Liberazione del capoluogo, in La Resistenza in Emilia-Romagna. Numero unico della Deputazione Emilia-Romagna per la Storia della Resistenza e del movimento di Liberazione, Galeati, Imola, 1966, p. 57.
Enrica Cavina, Ravenna, in L. Casali, D. Gagliani, La politica del terrore. Stragi e violenza naziste e fasciste in Emilia Romagna, Napoli-Roma, L'ancora, 2008, pp. 171-172.
Enrica Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, seconda parte pp. 20-21.
Cervia ore 6. Lotte popolari e antifasciste (1890 – 1945), Edizione del Girasole, Ravenna, 1981, pp. 94-95.
Paolo Scalini, La notte più buia é prima dell’alba (Ravenna 1944-1945), Galeati, Imola, 1975, pp. 85-87 e p. 89.
http:// http://www.memoteca.it/upload/dl/Resistenza_in_Romagna/21_-_reaz.pdf
Archivio dell\'Istituto Storico della Resistenza e dell\'Età contemporanea in Ravenna e provinci, 28ª Brigata Garibaldi, b. LXXX, fasc. c, f. 1, rapporto manoscritto del 21 marzo inviato al CMP.
ATRA, Sentenze Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 17/01/46 n. 7 a carico di Ranieri Walter; sent. 18/02/47 n. 203 a carico di Andreani Giacomo; sent. 12/03/47 n. 211 a carico di Capra Carlo; sent. 20/12/45 n. 180 a carico di Savorini Alvaro e altri; sent. 29/05/46 n. 96 a carico di Fabbri Paolo.
Archivio di Stato di Ravenna, Gabinetto di Questura (d\'ora in poi GQ), Categoria A1, b. 10, fasc. Casalboni Iolanda, deposizione del 6 maggio 1946 di Casalboni Iolanda.
Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell\'interno (d\'ora in poi MI), Direzione generale pubblica sicurezza (d\'ora in poi DGPS), Divisione affari generali (d\'ora in poi DAG), Archivio generale (d\'ora in poi AG), Categorie annuali, RSI 1943-1945, b. 6, fasc. 52, relazione di fine marzo 1944 della questura di Ravenna; AF, RSI, GNR, AG, b. 40, fasc. 7 Categoria B9, 81° Legione Ravenna, relazione del 24 marzo dell’UPI del comando provinciale di Ravenna della GNR; fonogramma del 23 marzo del tenete colonnello Patroncini; telegramma del 25 marzo del capitano Manasco.