Source: http://www.abcdeidiritti.it/website/tag/disabili/
Timestamp: 2018-01-16 09:49:51+00:00
Document Index: 178984

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 4', 'art.3', 'art.3']

Disabili – abc dei diritti
Per assolvere l’obbligo di assumere un lavoratore disabile, la ricerca del datore di lavoro deve essere mirata su soggetti specificatamente indicati dalla legge n. 68/1999 al fine di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone che più difficilmente trovano una collocazione lavorativa, rendere più appetibili le agevolazioni per i datori di lavoro, ma anche a inasprire le sanzioni nei confronti dei datori di lavoro reticenti.
Lavoratore disabile ai fini dell’obbligo di assunzione (Art. 1 )
Sono iscrivibili al “collocamento mirato” delle persone con disabilità le seguenti categorie di lavoratori:
– soggetti affetti da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali e portatori di handicap intellettivo, che comportino una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile;
– invalidi del lavoro con grado di invalidità superiore al 33%;
– non vedenti colpiti da cecità assoluta con residuo visivo non superiore a un decimo a entrambi gli occhi;
– sordomuti dalla nascita o prima dell’apprendimento della lingua parlata;
– invalidi di guerra, invalidi civili di guerra e invalidi per servizio le cui condizioni di disabilità sono accertate ai sensi delle disposizioni del testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra (D.P.R. n. 915/1978 e smi);
– vedove, orfani, profughi ed equiparati ad orfani,
– lavoratori che percepiscono l’assegno di invalidità per accertamento da parte dell’Inps di una riduzione a meno di un terzo della capacità di lavoro, a causa di infermità fisica o mentale di cui all’art. 1, co. 1, legge n. 222/1984 , senza necessità di nuova verifica delle condizioni sanitarie.
Inoltre i datori di lavoro, pubblici e privati, sono tenuti a garantire la conservazione del posto di lavoro a quei soggetti che, non essendo disabili al momento dell’assunzione, abbiano acquisito per infortunio sul lavoro o malattia professionale eventuali disabilità.
Obbligo all’assunzione di personale disabile (Art. 3)
L’art. 3 , co. 1, legge sul collocamento obbligatorio, fatte salve le esclusioni e le esenzioni di cui all’articolo 5, definisce i limiti dimensionali e le relative coperture nella seguente modalità:
a) 7% dei lavoratori occupati, se il datore di lavoro occupa più di 50 dipendenti;
b) due lavoratori, se il numero dei lavoratori occupati è ricompreso tra 36 e 50 dipendenti;
c) un lavoratore se il personale occupato è ricompreso tra 15 e 35 dipendenti (a decorrere dall’1.1.2018).
Ai sensi dell’art. 18 è inoltre previsto l’obbligo di assumere soggetti rientranti tra le cd. categorie protette quali, orfani e coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio, nonché coniugi e figli di soggetti riconosciuti grandi invalidi per causa di guerra, di servizio e di lavoro, profughi italiani rimpatriati, e i soggetti individuati dalla legge 407/1988 (vittime del terrorismo e della criminalità organizzata), nella seguente misura:
1 unità nel caso il datore di lavoro abbia una forza lavoro da 51 a 150 dipendenti;
1% per coloro che occupano più di 150 dipendenti.
Con la soppressione del co. 2 dell’art. 3, legge n. 68/1999 a opera dell’art. 3, D.Lgs. n. 151/2015 , è stato stabilito che, a decorrere dall’1.1.2017, per i datori di lavoro pubblici e privati che occupano da 15 a 35 dipendenti, l’obbligo di assunzione di personale disabile non scatta al momento di una “nuova assunzione” ma è dovuto già alla presenza del limite minimo della fascia dimensionale 15-35 dipendenti. Il D.L. n. 244/2016 convertito in legge n. 19/2017 , cd. “mille proroghe”, ha differito l’originaria scadenza fissata all’1.1.2017, all’1.1.2018.
Tuttavia, essendo stabilito che i datori di lavoro devono presentare agli uffici competenti la richiesta di assunzione nominativa entro sessanta giorni dal momento in cui sono obbligati all’assunzione dei lavoratori disabili, le aziende nella fascia 15-35 dovranno aver rispettato l’obbligo entro l’1.3.2018. La mancata ottemperanza di tale obbligo costringerà il datore di lavoro a non poter più avvalersi della richiesta nominativa ma ad utilizzare il prospetto informativo per richiedere un’assunzione ad assolvimento degli obblighi imposti.
Fino al 31.12.2017, dunque, per i datori di lavoro con forza lavoro tra i 15 e i 35 dipendenti, l’obbligo di occupare il disabile sorge solo in caso di nuova assunzione; la stessa cosa vale anche per i partiti politici, le organizzazioni sindacali e le organizzazioni che, senza scopo di lucro, operano nel campo della solidarietà sociale, dell’assistenza e della riabilitazione.
Si rammenta che, come stabilito dall’art. 9, D.Lgs. n. 81/2015 , ai fini della applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, i lavoratori a tempo parziale sono computati in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno; a tal fine, l’arrotondamento opera per le frazioni di orario che eccedono la somma degli orari a tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno.
Il nuovo art. 7 della legge sul collocamento obbligatorio, ai cc. 1, 1-bis e 1-ter (novellati dall’art. 7, D.Lgs. 151/2015 ), stabilisce che le assunzioni possono avvenire con richiesta nominativa o mediante la stipula delle convenzioni previste all’art. 11, con possibilità di far precedere l’assunzione da una richiesta di preselezione da effettuarsi dalla lista degli iscritti sulla base delle qualifiche disponibili; in mancanza di assunzione da parte del datore di lavoro entro sessanta giorni dal momento in cui sorge l’obbligo, saranno gli uffici del collocamento mirato a proporre il lavoratore da assumere secondo l’ordine in graduatoria e la qualifica richiesta.
Nel caso di datori di lavoro che occupano da 15 a 35 dipendenti, i lavoratori disabili con invalidità superiore al 50% o ascrivibili alla quinta categoria, in base alla tabella allegata al D.P.R. 18 giugno 1997, n. 246, assunti con contratto a tempo parziale, a prescindere dall’orario di lavoro svolto, possono essere considerati a tempo pieno e conteggiati come una unità intera (art. 3, co. 5, D.P.R. 10 ottobre 2000, n. 333 ).
Computo della quota di riserva e calcolo della forza lavoro (Art. 4 )
Con riferimento al personale occupato sul territorio a livello nazionale, rimangono esclusi dalla base di calcolo ma computabili ai fini della copertura della quota di riserva (soggetti appartenenti alle cd. categorie protette) i seguenti lavoratori:
a) i lavoratori che divengono inabili nello svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia professionale; questi sono computati nella quota di riserva di cui all’articolo 3 solo se hanno subito una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60% e se sono divenuti inabili per cause non dipendenti da inadempimento del datore di lavoro, accertato in sede giurisdizionale, delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro;
b) i lavoratori già disabili prima della costituzione del rapporto di lavoro, anche se non assunti tramite il collocamento obbligatorio quando abbiano un’invalidità pari o superiore al 60% (modifica introdotta dall’art. 5, D.Lgs. n. 185/2016 ) o minorazioni ascritte dalla prima alla sesta categoria di cui alle tabelle annesse al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra (D.P.R. n. 915/1978 ), ovvero con disabilità intellettiva e psichica con riduzione della capacità lavorativa superiore al 45% certificata dalle autorità competenti;
c) i lavoratori disabili occupati a domicilio o con modalità di telelavoro, ai quali l’imprenditore affida una quantità di lavoro atta a procurare loro una prestazione continuativa corrispondente all’orario normale di lavoro;
d) i soggetti appartenenti alle categorie protette di cui all’art. 18, co. 2 quali orfani, vedove, profughi già in servizio presso il datore di lavoro, nel limite dell’1%;
Agli effetti della determinazione del numero dei soggetti disabili da assumere, sono computati di norma tra i dipendenti tutti i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato salvo specifiche esclusioni.
Agli effetti della determinazione del numero di soggetti disabili da assumere non sono computabili:
1) i lavoratori occupati ai sensi della legge sul collocamento obbligatorio;
2) i soci di cooperative di produzione e lavoro;
3) i dirigenti (a tal proposito il Ministero del Lavoro con nota 12.12.2012, n. 17699 ha precisato che l’individuazione della figura del dirigente deve avvenire sulla base del contratto collettivo di lavoro applicato dal datore di lavoro);
4) i lavoratori occupati con contratto di somministrazione presso l’utilizzatore;
5) i lavoratori assunti per attività lavorativa da svolgersi esclusivamente all’estero per la durata di tale attività;
6) i soggetti appartenenti alle categorie protette di cui all’art. 18, co. 2, quali orfani, vedove, profughi;
7) i lavoratori impegnati in lavori socialmente utili;
8) i lavoratori a domicilio;
9) i lavoratori che aderiscono al programma di emersione ai sensi dell’art. 1, co. 4-bis, legge n. 383/2001 ;
10) i lavoratori con contratto a termine non superiore a sei mesi.
11) i lavoratori assunti in sostituzione di personale assente con diritto alla conservazione del posto;
12) lavoratori ammessi al telelavoro per l’intera durata dell’orario di lavoro (confermato dall’art. 23, D.Lgs. n. 80/2015 ).
Sono inoltre da ritenersi non computabili, per effetto di quanto disposto dal co. 1, art. 4, legge n. 68/1999, i soggetti specificatamente esclusi dalle discipline di settore quali i contratti di apprendistato e i soggetti impiegati con contratto di reinserimento.
Scritto il 26 aprile 2017 Autore Antonio MarchiniCategorie DTag Disabili
Scritto il 26 aprile 2017 Autore Antonio MarchiniCategorie LTag Disabili
Assunzione dei disabili tramite concorso pubblico
Scritto il 7 settembre 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie ATag Concorso, Disabili
Disabili: prestazioni economiche
Vanno sotto il nome di “civile” le categorie di soggetti colpiti da patologie e menomazioni invalidanti che non dipendono da cause di guerra, lavoro o servizio: ci sono, così, i mutilati e invalidi civili, i ciechi civili, i sordomuti.
Per queste categorie, anche quando sprovviste della tutela previdenziale che nasce dall’esistenza di una posizione assicurativa, il Ministero dell’interno, prima, e le Regioni, ora, assicurano trattamenti economici di natura assistenziale, di importo e a condizioni diverse a seconda del tipo di trattamento, dell’età, della categoria di disabili cui appartiene il soggetto e della gravità della sua menomazione.
I trattamenti previsti, che vengono erogati dall’INPS, sono di due tipi:
la pensione di inabilità, l’assegno mensile di assistenza e simili; trattamenti che, come le prestazioni di tipo previdenziale, sono erogati per 13 mensilità. La concessione di questi trattamenti dipende da determinate condizioni economiche: il reddito che si prende in considerazione, in genere, è quello assoggettabile all’IRPEF conseguito dalla persona che richiede l’intervento economico. Tuttavia, recentemente, tali trattamenti sono stati aumentati di somme che spettano solo dietro verifica del reddito di qualsiasi genere (ivi compreso il reddito esente da IRPEF, come la prestazione stessa) conseguito, oltre che dal soggetto interessato, anche dal coniuge;
per le persone che presentano caratteristiche di invalidità totale, che siano o non siano titolari delle pensioni o degli assegni mensili di cui sopra, sono previste anche provvidenze economiche chiamate indennità. Queste indennità sono state istituite come partecipazione della collettività alle spese di persone che per compiere gli atti quotidiani della vita hanno bisogno di assistenza continua o di particolari supporti; quindi, sono corrisposte per 12 mesi all’anno e, spettando a titolo esclusivo della minorazione, non sono condizionate dal reddito del disabile.
A loro volta, queste indennità non costituiscono reddito influente sul diritto e sulla misura di altre prestazioni previdenziali o assistenziali.
Sia le pensioni o assegni che le indennità sono attribuiti, oltre che ai cittadini italiani, anche ai cittadini esteri. Per i cittadini di Stati extracomunitari è determinante la carta di soggiorno. Condizione per il diritto è la residenza in Italia.
La domanda. La domanda per il riconoscimento dell’invalidità civile, cecità civile, sordità civile e dei relativi benefici economici e non devono essere inoltrate all’INPS esclusivamente per via telematica, complete di documentazione sanitaria. Il certificato medico deve essere compilato ed inviato telematicamente dal medico certificatore su apposita modulistica predisposta dall’INPS.
Pensione di inabilità per i disabili. La pensione di inabilità e’ una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei soggetti ai quali sia riconosciuta una inabilità lavorativa totale (100%) e permanente (invalidi totali).
Poiché si tratta di una prestazione assistenziale concessa a chi si trova in uno stato di bisogno economico, per avere diritto alla pensione e’ necessario avere un reddito non superiore alle soglie previste annualmente dalla legge.
Requisiti. Per ottenere la pensione di inabilità sono necessari i seguenti requisiti:
La pensione di inabilità e’ compatibile con le prestazioni dirette concesse a titolo di invalidità contratta per causa di guerra, di lavoro o di servizio, nonché con gli altri trattamenti pensionistici diretti concessi per invalidità (assegni ordinari d’invalidità, pensioni di inabilità, ecc.). La pensione e’ inoltre compatibile con l’eventuale attività lavorativa.
La domanda. Per poter presentare la domanda, e’ necessario prima recarsi dal proprio medico di base e chiedere il rilascio del certificato medico introduttivo.
al Patronato INCA della CGIL
L’assegno mensile per i disabili. L’assegno mensile e’ una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei soggetti ai quali sia riconosciuta una riduzione della capacità lavorativa parziale, cioè compresa tra il 74% e il 99%.
Poiché si tratta di una prestazione assistenziale concessa a chi si trova in uno stato di bisogno economico, per avere diritto all’assegno e’ necessario avere un reddito non superiore alle soglie previste annualmente dalla legge.
Hanno diritto all’assegno mensile gli invalidi parziali di età compresa tra i 18 e i 65 anni e 3 mesi che soddisfano i requisiti sanitari e amministrativi previsti dalla legge.
Requisiti. Per ottenere l’assegno mensile sono necessari i seguenti requisiti:
L’assegno mensile e’ incompatibile con qualsiasi pensione diretta di invalidità.
Opzione. L’interessato può optare per il trattamento economico più favorevole. La rinuncia all’uno o all’altro trattamento, in ogni caso, e’ irrevocabile per l’Inps (esclusivamente per i titolari di rendita Inail, invece, la facoltà di opzione non comporta una rinuncia al diritto ma la sospensione dell’erogazione della prestazione).
Indennità di accompagnamento per i disabili. La cosiddetta indennità di accompagnamento e’ una prestazione economica, erogata a domanda, in favore dei soggetti mutilati o invalidi totali per i quali e’ stata accertata l’impossibilita’ di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita. L’indennità di accompagnamento spetta al solo titolo della minorazione, cioè e’ indipendente dall’età e dalle condizioni reddituali.
Requisiti. Per ottenere l’indennità di accompagnamento sono necessari i seguenti requisiti:
per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno
Per gli ultrasessantacinquenni (non più valutabili sul piano dell’attività lavorativa) il diritto all’indennità e’ subordinato alla condizione che essi abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni dell’età.
Ai minori titolari di indennità di accompagnamento, al compimento della maggiore età, viene automaticamente riconosciuta la pensione di inabilità riservata ai maggiorenni totalmente inabili. La prestazione, che si aggiunge all’indennità di accompagnamento già in godimento, spetta senza necessità di presentare domanda amministrativa e senza necessità di ulteriori accertamenti sanitari.
L’indennità e’ compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa ed e’ concessa anche ai minorati che abbiano fatto domanda dopo il compimento del sessantacinquesimo anno di età’.
Esclusioni. Sono esclusi dal diritto all’indennità di accompagnamento gli invalidi che:
L’indennità di accompagnamento e’ compatibile e cumulabile con la pensione di inabilità e con le pensioni e le indennità di accompagnamento per i ciechi totali o parziali (soggetti pluriminorati).
Indennità di frequenza per ragazzi/e disabili. L’indennità di frequenza e’ una prestazione economica, erogata a domanda, a sostegno dell’inserimento scolastico e sociale dei ragazzi con disabilità fino al compimento del 18° anno di età.
riconoscimento di difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della minore eta’, oppure
frequenzacontinua o periodica di centri ambulatoriali, di centri diurni anche di tipo semi-residenziale, pubblici o privati, purché operanti in regime convenzionale, specializzati nel trattamento terapeutico e nella riabilitazione e recupero di persone portatrici di handicap;
residenza stabile ed abituale sul territorio dello Stato
l’indennià di comunicazione prevista per i sordi prelinguali.
Ciechi. Nel nostro ordinamento giuridico sono considerati ciechi civili, ai fini del diritto alle provvidenze economiche, i soggetti riconosciuti affetti da cecità totale o che abbiano un residuo visivo non superiore ad un ventesimo in entrambi gli occhi per causa congenita o contratta non dipendente dalla guerra, da infortunio sul lavoro o dal servizio.
Sordi. Sono considerati sordi i minorati sensoriali dell’udito affetti da sordià congenita o acquisita durante l’età evolutiva (fino a 12 anni) che abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato, purché la sordità non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da cause di guerra, di lavoro o di servizio.
Ai fini della concessione della pensione e’ stabilito il requisito di soglia uditiva corrispondente ad una ipoacusia pari o superiore a 75 decibel.
Qualora i livelli di perdita uditiva siano inferiori a tali limiti o non sia possibile dimostrate l’epoca in cui e’ sorta l’ipoacusia, la valutazione sanitaria viene effettuata secondo i criteri dell’invalidità civile.
pensione non reversibile per sordi civili
Deduzioni e detrazioni fiscali per disabili e invalidi civili. Oltre alle indennità previste per legge e sopra elencate, sussistono, per gli invalidi e i disabili civili, deduzioni, detrazioni fiscali ed altri vantaggi, che illustreremo in questo paragrafo.
Deduzione fiscale per spese mediche e di assistenza di disabili. Sono interamente deducibili dal reddito complessivo le spese mediche (spese relative a prestazioni di medici generici e acquisto medicinali) nonché le spese per l’assistenza specifica personale (assistenza infermieristica, riabilitativa, assistenza di base, etc.) sostenute dai disabili con grave e permanente invalidità o menomazione (vedi in premessa, la legge104/92 art.3) o dai familiari per loro conto.
In caso di ricovero in una struttura di assistenza sono deducibili esclusivamente le spese mediche e paramediche di assistenza specifica. Non può essere quindi dedotta l’intera retta pagata ma solo una parte, che deve ovviamente essere indicata distintamente nella documentazione rilasciata dalla struttura.
Da notare che le spese invece sostenute per gli addetti all’assistenza personale nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana godono della detrazione fiscale del 19% calcolata su un importo non superiore a 2.100 euro, se il reddito complessivo non supera 40.000 euro. La detrazione, a differenza della deduzione, va scalata dall’imposta dovuta e non dal reddito.
Inoltre, anche le spese sanitarie specialistiche (analisi, visite specialistiche, operazioni chirurgiche) godono della detrazione fiscale del 19% sulla parte eccedente i 129,11 euro, sempre effettuata non sul reddito ma sull’imposta lorda dovuta.
Detrazione fiscale per figli disabili. Sono detraibili dall’imposta lorda dovuta in sede di dichiarazione dei redditi:
Il calcolo di queste detrazioni non e’ semplice, in realtà. Quelle suddette sono infatti “teoriche”, e la reale cifra detraibile diminuisce al crescere del reddito fino ad annullarsi se lo stesso arriva a 95.000 euro. Per
determinare la detrazione si deve moltiplicare la detrazione teorica per un coefficiente che vien fuori dividendo la cifra residua tra 95.000 e il proprio reddito (95.000 meno il proprio reddito) e 95.000.
Detrazione fiscale acquisto veicoli. Sono detraibili dall’imposta lorda dovuta in sede di dichiarazione dei redditi:
19% delle spese per l’acquisto di veicoli, usati o nuovi, anche se prodotti in serie ed adattati in funzione delle suddette limitazioni.
Questa detrazione e’ usufruibile dai disabili con ridotte o impedite capacità motorie, da quelli con gravi limitazioni della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni, nonché dai disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento. Per le ultime tre categorie non e’ necessario che il veicolo sia adattato (al contrario, lo deve essere se il veicolo e’ acquistato da un disabile motorio).
Il limite della spesa su cui calcolare la detrazione e’ di 18.075,99 euro, da cui va tolto il rimborso assicurativo nei casi in cui risultasse che il veicolo e’ stato rubato e non ritrovato. Il documento comprovante la spesa deve essere intestato al disabile (se questi ha reddito superiore a 2.840,51 euro) o alla persona di famiglia della quale egli risulti a carico. La detrazione può essere goduta una sola volta in quattro anni per un solo veicolo, salvi i casi in cui lo stesso risulti nel frattempo cancellato al PRA. In alternativa, essa puo’ essere ripartita in quattro quote annuali costanti e dello stesso importo.
Detrazione fiscale acquisto mezzi per accompagnamento locomozione e sollevamento.
il 19% delle spese riguardanti i mezzi necessari all’accompagnamento, alla deambulazione, alla locomozione e al sollevamento destinati ai soggetti con ridotte o impedite capacità motorie permanenti;
Sono incluse carrozzelle, stampelle, impianti di sollevamento, servoscala, etc. Tra i “mezzi” necessari per la locomozione dei non vedenti sono compresi i cani guida.
Detrazione fiscale acquisto ausili tecnici ed informatici. Sono detraibili dall’imposta lorda dovuta in sede di dichiarazione dei redditi:
19% delle spese sostenute per acquistare sussidi tecnici ed informatici atti a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione dei soggetti con ridotte o impedite capacità motorie permanenti
Detrazione fiscale del 36% su opere di eliminazione barriere architettoniche. Tra le spese di ristrutturazione edilizia che possono godere della detrazione del 50%(ex 36%) vi sono anche le spese inerenti ascensori, montacarichi, eliminazione di barriere architettoniche (sostituzione gradini con rampe, elevatori esterni all’abitazione, etc.).
Assistenza in aeroporto. I portatori di handicap, come tutti coloro che hanno difficoltà nell’uso del mezzo di trasporto aereo per qualsiasi disabilità fisica (sensoriale o locomotoria, permanente o temporanea, per motivi di età, etc.) godono di assistenza particolare nel caso debbano prendere un aereo.
Proroghe e blocchi ai provvedimenti di sfratto. A fronte di un provvedimento di sfratto immobiliare per finita locazione (non per morosità o inadempienza) l’inquilino portatore di handicap può chiedere al giudice una proroga che può arrivare fino a 18 mesi.
E’ inoltre in atto un provvedimento di blocco degli sfratti (sempre quelli dati per finita locazione) per gli immobili che si trovano nei comuni capoluoghi di Provincia, nei Comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti e nei Comuni ad alta tensione abitativa adibiti ad uso abitativo e occupati da soggetti che siano o abbiano nel proprio nucleo familiare persone portatrici di handicap con invalidità superiore al 66 per cento. Tale provvedimento prevede il blocco fino al 31/12/09.
Soglia più alta per il calcolo dell’imposta di successioni e donazioni. La soglia/franchigia oltre la quale si calcolano le imposte di successione e donazione, nel caso di trasferimenti immobiliari a persone portatrici di handicap grave (ai sensi della legge 104/92), e’ di 1 milione 500 mila euro.
Iva ridotta. Acquisto poltrone, carrozzine, servo scala. E’ applicabile l’iva al 4% anziché al 22% sugli acquisti di poltrone, veicoli simili anche con motore o altro meccanismo di propulsione, compresi i servoscala e altri mezzi simili atti al superamento di barriere architettoniche, effettuati per soggetti con ridotte o impedite capacità motorie.
Acquisto ausili tecnici ed informatici. Gli ausili e le protesi relativi a menomazioni funzionali permanenti (visive, uditive, del linguaggio, etc.), nonché i sussidi tecnici ed informatici volti a facilitare l’autosufficienza e l’integrazione dei soggetti portatori handicap (vedi legge 104/92 art.3) sono assoggettati ad iva 4%. Vi rientrano tutte le protesi e le apparecchiature meccaniche od elettriche atte ad aiutare il soggetto, anche nella sua comunicazione scritta (come fax, modem, computer, telefoni viva voce, schermi e tastiere particolari, etc.), e nel movimento.
Acquisto veicoli. E’ applicabile l’iva al 4% anziché al 22% sull’acquisto di motoveicoli e autoveicoli (di cilindrata fino a 2000 centimetri cubici se a benzina, e fino a 2800 cc se diesel), nuovi od usati compresi optional. Questa detrazione e’ usufruibile dai disabili con ridotte o impedite capacità motorie, da quelli con gravi limitazioni della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni, nonché dai disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento. Per le ultime tre categorie non e’ necessario che il veicolo sia adattato. Alla stessa agevolazione sono soggetti gli acquisti di soli autoveicoli (di cilindrata fino a 2000 centimetri cubici se a benzina, e fino a 2800 cc se diesel) da parte di soggetti non vedenti o sordomuti. L’acquisto dev’essere fatto a nome del disabile o del famigliare di cui questi risulta a carico. Non godono della riduzione gli acquisti fatti da società, cooperative, enti pubblici e privati, pur se inerenti veicoli destinati al trasporto dei disabili. La legge finanziaria 2007 ha specificato infatti che le agevolazioni relative ai veicoli sono riconosciute a condizione che gli stessi siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei soggetti portatori di handicap.
In caso di vendita o di donazione delle vetture per le quali si e’ beneficiato dell’agevolazione prima che siano decorsi due anni dall’acquisto, e’ dovuta la differenza fra l’imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione delle agevolazioni stesse. Questa limitazione non riguarda i disabili che, in seguito a mutate necessità dovute al proprio handicap, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti.
L’iva ridotta al 4% e’ applicabile anche a prestazioni di officine volte ad adattare i veicoli, anche non nuovi, già posseduti dal disabile, compreso l’acquisto di accessori e strumenti necessari per l’adattamento.
Esenzione bollo auto ed imposta di trascrizione. La legge prevede l’esenzione dal pagamento del bollo (tassa automobilistica) per i veicoli destinati ai soggetti portatori di handicap o invalidi.
L’esenzione riguarda veicoli di cilindrata fino a 2000 cc se a benzina e 2800 cc se diesel ed e’ usufruibile dai disabili con ridotte o impedite capacità motorie, da quelli con gravi limitazioni della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni, nonché dai disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento (vedi definizioni in premessa).
Esenzione dall’obbligo di partecipazione alla spesa sanitaria. Sono esentati dall’obbligo di partecipazione alla spesa sanitaria per tutte le prestazioni erogate dal Servizio Sanitario nazionale:
I soggetti con percentuale di menomazione compresa tra un terzo e due terzi (tra il 33,3% e il 66,6%) viene riconosciuta l’assistenza protesica gratuita. Per percentuali inferiori l’esenzione e’ limitata alle prestazioni collegate alla patologia invalidante;
Scritto il 12 giugno 2016 20 gennaio 2017 Autore Antonio MarchiniCategorie abc dei diritti, DTag Disabili
Aventi diritto. Hanno diritto al congedo biennale retribuito di due anni:
I lavoratori conviventi con il fratello o sorella con handicap grave a condizione che entrambi i genitori fossero “scomparsi”.
Da far rilevare che non viene previsto alcun limite di età di chi dovrebbe assistere il disabile.
In caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi.
Cumulabilità. È opportuno ricordare che, per ogni minore con handicap grave, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, hanno anche diritto, entro il compimento dell’ottavo anno di vita del bambino, al prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo di tre anni.
La condizione di handicap. Anche nel caso della concessione dei congedi retribuiti di due anni, come nel caso dei permessi lavorativi (la condizione essenziale è che il disabile sia stato accertato persona con handicap in situazione di gravità.
Non sono ammesse, a parte i soggetti con sindrome di Down, certificazioni di altro genere quali ad esempio il certificato di invalidità totale con diritto all’indennità di accompagnamento o frequenza.
Altre condizioni. La condizione prioritaria ed essenziale per accedere ai congedi biennali retribuiti è che il disabile non sia ricoverato a tempo pieno.
Eccezione. Tuttavia è prevista l’eccezione a questo requisito nel caso in cui la presenza del familiare sia richiesta dalla struttura sanitaria.
Pur non espressamente prevista dalla Legge, l’ulteriore condizione per la concessione dei congedi è l’assenza di attività lavorativa da parte della persona disabile da assistere.
La convivenza. Come detto il requisito della convivenza è richiesto nel caso il congedo retribuito sia richiesto dal coniuge, dai fratelli, dalle sorelle o dai figli della persona con handicap grave.
Il concetto di “convivenza” tuttavia non è stato esplicitato dal Legislatore, ed è stato interpretato nel senso che disabile che il soggetto che lo assistite abbiano la residenza nello stesso Comune, riferita allo stesso indirizzo: stesso numero civico anche se in interni diversi.
Durata. Il congedo non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa.
Occorre, tuttavia, precisare che rientrano nel limite massimo dei due anni di congedo anche quelli non retribuiti concessi per “per gravi e documentati motivi familiari (vedi).
Frazionabilità. Sotto il profilo operativo gli enti previdenziali ammettono il frazionamento fino alla giornata intera; non è ammesso il frazionamento ad ore.
In linea generale va precisato che nel caso di frazionamento in settimane o in giornate, si computano anche i giorni festivi nel caso in cui non vi sia effettiva ripresa del lavoro, nella prima giornata lavorativa successiva.
Ad esempio: una frazione del congedo viene fruito dal lunedì al venerdì; il sabato e la domenica non si lavora: se il lunedì, lavorativo, non si rientra in servizio effettivo (ferie, altri permessi …), vengono computati nel “monte” dei due anni anche il sabato e la domenica o gli altri giorni festivi.
Cumulabilità fra permessi e congedi. Il congedo, non può essere riconosciuti a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona.
Eccezione. Un’eccezione nel caso di genitori: per l’assistenza allo stesso figlio con handicap, il diritto al congedo è riconosciuto ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente. Negli stessi giorni, tuttavia, l’altro genitore non può fruire dei (tre) giorni di permesso né del congedo parentale frazionato 33 (tre anni fino al compimento dell’ottavo anno di età).
Le ferie, tredicesima mensilità e TFR. Durante la fruizione del congedo retribuito non si maturano ferie, tredicesima mensilità e trattamento di fine rapporto.
Scritto il 11 giugno 2016 17 giugno 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie PTag Disabili, Permessi
Scritto il 10 giugno 2016 20 gennaio 2017 Autore Antonio MarchiniCategorie abc dei diritti, DTag Disabili, Pensione
Scritto il 10 giugno 2016 16 giugno 2016 Autore Antonio MarchiniCategorie STag Disabili
Disabili: esenzione al pagamento del bollo auto
L’esenzione dal pagamento del bollo auto riguarda i veicoli, con i limiti di cilindrata previsti per l’applicazione dell’aliquota Iva agevolata (2000 centimetri cubici per le auto con motore a benzina e 2800 centimetri cubici per quelle diesel) e spetta sia quando l’auto è intestata allo stesso disabile, sia quando risulta intestata a un familiare di cui egli sia fiscalmente a carico.
Le Regioni hanno la potestà di ammettere a fruire dell’esenzione anche ulteriori categorie di persone disabili
Disabili: contrassegno di circolazione
Il disabile può fare richiesta alle autorità di Polizia Comunale, ove risiede, di beneficiare di apposito contrassegno per la circolazione auto sia in zone a traffico limitato nonché per la sosta negli appositi spazi dedicati dal comune e/o in alternativa a titolo gratuito e senza limitazioni temporali su tutti gli altri.
Il Codice della strada vigente riconosce la validità di tali contrassegni su tutto il territorio nazionale ferme restando eventuali restrizioni di carattere locale.