Source: https://www.laleggepertutti.it/143131_governo-ministri-e-sottosegretari
Timestamp: 2018-04-26 19:19:07+00:00
Document Index: 161666995

Matched Legal Cases: ['art. 64', '§10', 'art. 71', 'art. 89', 'art. 1', 'art. 89', 'art. 95', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 95']

Professionisti Governo: Ministri e Sottosegretari
Nomina e funzioni dei ministri, ministri con o senza portafoglio. Responsabilità: procedura dinnanzi al Tribunale dei Ministri. Procedura per i reati ministeriali: il Tribunale dei Ministri.
1 Nomina e funzioni dei ministri
2 Responsabilità: procedura dinnanzi al Tribunale dei Ministri
3 Procedura per i reati cd. ministeriali: il Tribunale dei Ministri
5 I Sottosegretari
6 Il Consiglio di Gabinetto
Nomina e funzioni dei ministri
I Ministri sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su scelta esclusiva del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Non sono previsti requisiti particolari per acquisire lo «status» di Ministro, per cui tale carica può essere ricoperta anche da cittadini non appartenenti al Parlamento (ciò è implicitamente previsto dall’art. 64, comma 4, Cost.), come invece è previsto in Gran Bretagna e, eccetto in Francia, in quasi tutti i paesi europei.
Per le incompatibilità dei Ministri si rinvia al §10 del presente capitolo.
Sono organi costituzionali (LAVAGNA) con funzioni:
politiche: perché collegialmente collaborano all’attuazione dell’indirizzo politico del Governo;
amministrative: in quanto sono a capo dei Ministeri, cioè complessi organi centrali dello Stato, ciascuno dei quali dirige un particolare settore della Pubblica Amministrazione.
Nell’ambito delle funzioni politiche rientrano:
il diritto di iniziativa legislativa (art. 71 Cost.);
la controfirma degli atti del Presidente della Repubblica che essi stessi hanno proposto e di cui si assumono la responsabilità politica (art. 89 Cost.);
il diritto-dovere di partecipare alle riunioni e all’attività del Governo. Fanno parte, invece, delle funzioni amministrative:
l’emanazione di atti amministrativi;
l’emanazione di atti di alta amministrazione, cioè di atti amministrativi che costituiscono il raccordo fra la funzione politica e la funzione amministrativa;
l’emanazione di regolamenti;
il potere di iniziativa della semplificazione e del riassetto normativo nelle materie di loro competenza (art. 1, comma 9, L. 29 luglio 2003, n. 229);
tutte le attività compiute per la direzione o l’organizzazione dei rispettivi Dicasteri.
Responsabilità: procedura dinnanzi al Tribunale dei Ministri
La responsabilità dei Ministri rileva:
per gli atti esclusivamente di loro competenza (formalmente e sostanzialmente);
per gli atti del Presidente della Repubblica a cui essi hanno collaborato e che hanno controfirmato (art. 89 Cost.);
per gli atti dei loro sottoposti, che possano ricondursi comunque ad un atto di volontà del Ministro.
Pertanto, i Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri (cd. responsabilità politica, sancita dall’art. 95 Cost.). La responsabilità politica non sorge per la violazione di una specifica norma giuridica, ma deriva dalla mancata corrispondenza tra l’azione del Ministro e le direttive del Presidente del Consiglio. Pertanto, qualora il Presidente del Consiglio non riponga più fiducia in un Ministro può invitarlo a dimettersi e può procedere al cd. rimpasto governativo.
Per quanto riguarda i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, come per tutti i funzionari e dipendenti dello Stato, i Ministri rispondono degli atti compiuti in violazione di diritti secondo le leggi penali, civili e amministrative (cd. responsabilità giuridica, sancita dagli artt. 96 e 28 Cost.).
Procedura per i reati cd. ministeriali: il Tribunale dei Ministri
Per quanto attiene alla procedura prevista per i reati ministeriali, il referendum dell’8 novembre 1987 ha abolito la Commissione cd. inquirente (organo composto di deputati e senatori e, quindi, troppo politicizzato per «amministrare la giustizia»), alla quale spettava indagare sulle notitiae criminis che giungevano alla presidenza delle Camere su eventuali reati commessi dai Ministri.
La legge costituzionale 1/1989 ha esteso, infatti, la giurisdizione ordinaria anche alle ipotesi di reati ministeriali.
In particolare, qualora si abbia notizia di un fatto criminoso compiuto da un Ministro, la Procura della Repubblica competente trasmette tale notizia a un collegio di tre giudici istituito presso il Tribunale del capoluogo del distretto di Corte d’appello competente per territorio.
Il collegio può disporre l’archiviazione o trasmettere una relazione motivata al Procuratore della Repubblica per chiedere, se il Ministro ricopre anche la carica di parlamentare [1], al Parlamento l’autorizzazione a procedere. In particolare, la Giunta per le autorizzazioni esamina la questione per poi riferire all’Assemblea. Quest’ultima può:
a) negare l’autorizzazione, a maggioranza assoluta dei suoi membri, ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo;
b) concedere l’autorizzazione; in tal caso il processo si svolge presso il Tribunale del capoluogo del distretto della Corte d’appello competente per territorio (cd. Tribunale dei Ministri).
La normativa, dunque, senza limitare l’autonomia delle Camere, ha affidato a tecnici super partes (cioè ai magistrati) la competenza istruttoria che precedentemente era attribuita alla «discussa» Commissione inquirente.
Il numero dei Ministri che compongono il Governo è di regola superiore al numero dei Dicasteri previsti dalla legge, ciò perché ogni Consiglio dei Ministri prevede sempre un certo numero variabile di Ministri senza portafoglio.
Con tale espressione si indicano quei Ministri i quali sono tali quanto ai compiti loro affidati (politici) ma non sono a capo di un Dicastero di cui siano responsabili e che, quindi, non hanno compiti amministrativi [2].
La Costituzione non prevede questa figura particolare di Ministro, che invece è stata disciplinata dalla L. 400/1988, il cui art. 9 prevede che, all’atto della formazione del Governo, possono essere nominati dal Capo dello Stato, presso la Presidenza del Consiglio, Ministri senza portafoglio, i quali svolgono le funzioni loro delegate dal Presidente del Consiglio, sentito il Consiglio dei Ministri.
Detti Ministri partecipano a pieno diritto alle deliberazioni del Consiglio dei Ministri, dei cui atti sono responsabili collegialmente al pari dei Ministri titolari di Dicastero
I Sottosegretari di Stato sono previsti dall’art. 10 della L. 400/1988: non fanno parte del Governo né hanno rilievo costituzionale, ma sono semplicemente incaricati di coadiuvare i Ministri.
I Sottosegretari sono nominati dal Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro che il sottosegretario deve coadiuvare, sentito il Consiglio dei Ministri. Poiché sono legati al Consiglio dei Ministri, seguono la sorte del Governo e, pertanto, in caso di sfiducia sono tenuti a dimettersi insieme con i membri del Governo stesso.
La L. 26 marzo 2001, n. 81 ha previsto la possibilità di attribuire ai Sottosegretari di Stato la qualifica di vice Ministro. Secondo quanto disposto dall’art. 1 della citata legge (che integra il disposto dell’articolo 10 della L. 400/88) «a non più di dieci sottosegretari può essere attribuito il titolo di vice Ministro, se ad essi sono conferite deleghe relative all’intera area di competenza di una o più strutture dipartimentali ovvero di più direzioni generali». La delega deve essere conferita dal Ministro competente e successivamente approvata dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri.
Il numero dei Sottosegretari non è fisso, ma varia da Governo a Governo sia per garantire gli equilibri politici sia per le necessità specifiche dei singoli Ministeri.
Il Consiglio di Gabinetto è un organo collegiale eventuale avente la funzione di «assistere il Presidente e il vice Presidente nella loro attività politica, ferme restando le attribuzioni del Consiglio dei Ministri».
Il Consiglio di Gabinetto è stato istituito dall’art. 6 della L. 400/1988, che prevede che il Presidente del Consiglio (nello svolgimento delle funzioni di cui all’art. 95, comma 1, Cost.) possa essere coadiuvato da un Comitato, che prende il nome di Consiglio di Gabinetto composto dai Ministri da lui designati.
In realtà, tale ufficio non è stato più istituito dagli ultimi governi per evitare possibili squilibri interni nella compagine governativa (MARTINES).
[1] Se il Ministro non è un parlamentare l’autorizzazione è di competenza del Senato.
[2] Questi ministri, non avendo alcuna responsabilità politica per mancanza di dicastero, sono stati sospettati da una parte della dottrina di «incostituzionalità».