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Timestamp: 2019-11-13 15:46:29+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 408']

Consenso informato e responsabilità medica – Cass. Civ. 19731/2014
Posted on 07/10/2014 by Federico Papini
La Cassazione, con la sentenza che si riporta, ha esaminato un caso di responsabilità medica e, di conseguenza, ha potuto ribadire gli interessanti principi di diritto che hanno di volta in volta consolidato gli orientamenti giurisprudenziali riguardo l’importanza di dare al paziente la giusta informazione e le conseguenze, in termini di responsabilità, in caso di mancanza ovvero incompleta prestazione del consenso informato.
Sul punto la Cassazione ha osservato che “Il fondamento del consenso informato,come richiamato nei punti 4.1, 4.2 e 4.3 delle sezioni unite civili 11 novembre 2008 n. 26973, viene ad essere configurato come elemento strutturale dei contratti di protezione, quali sono quelli che si concludono nel settore sanitario. In questi gli interessi da realizzare attengono alla sfera della salute in senso ampio, di guisa che l’inadempimento del debitore della prestazione di garanzia è idonea a ledere diritti inviolabili della persona cagionando anche pregiudizi non patrimoniali”.
Secondo la Corte, dunque, “l’informazione esatta sulle condizioni e sui rischi prevedibili di un intervento chirurgico o su un trattamento sanitario per accertamenti in prevenzione o in preparazione, se costituisce di per sé un obbligo o dovere che attiene alla buona fede nella formazione del contratto ed è elemento indispensabile per la validità del consenso che deve essere consapevole, al trattamento terapeutico e chirurgico, è inoltre un elemento costitutivo della protezione del paziente con rilievo costituzionale, per gli artt. 2, 3, 13 e 32 della Costituzione. assieme ad altre norme di diritto positivo, che nel corso del tempo abbiano da aumentare le garanzie a favore dei consumatori del bene della salute“.
Orbene, continuano i giudici, “applicando i principi di garanzia al caso concreto ed in tema di adempimento o esatto adempimento ad una completa ed adeguata informazione, la erronea applicazione della CORTE in tema di principi del consenso informato è duplice in quanto : da un lato presuppone che il consenso informato non debba investire anche i rischi dello intervento sanitario allorché essi non siano letali, pur avendo un alto livello di probabilità statistica (-tvp al 50 PER CENTO) e d’altro lato ritiene non dovuta la informazione in presenza di una percentuale statistica di mortalità dell’uno per cento, perché fenomeno prossimo al fortuito, mentre la valutazione del rischio appartiene al titolare del diritto esposto, e cioè al paziente e costituisce una operazione di bilanciamento che non può essere annullata in favore della parte che interviene sia pure con intenti salvifici. SUSSISTE DUNQUE LA PROVA EVIDENTE DELL’INADEMPIMENTO IN RELAZIONE ALLA MANCATA E COMPLETA INFORMAZIONE SUL RISCHIO INERENTE AL PRIMO INTERVENTO, con l’effetto che su tale punto resta fermo l’an debeatur, mentre per il quantum dovranno essere riesaminate le pretese risarcitorie dell’erede che agisce in proprio o in tale veste, come si dovrà desumere dall’atto introduttivo“.
Continua a leggere su : http://www.sentenze-cassazione.com/consenso-informato-responsabilita-medica/#ixzz3FRo1mMv2
(Fonte: Sentenze Cassazione.com)
Ultima modifica 7/10/14
Senza consenso informato del paziente l’ospedale risarcisce
Prima di essere sottoposto a un intervento il paziente deve ricevere una corretta informativa sui rischi e sulla degenza: in mancanza di consenso informato, anche se non ci sono responsabilità mediche o danni, l’ospedale è tenuto al risarcimento del danno. Leggi il resto dell'articolo (Fonte: La Legge per tutti)
Cass. Civ., sez. III, sentenza n. 27751 (11 dicembre 2013 ) - consenso informato
Dal sito www.biodiritto.org riportiamo questo articolo a commento di una recente sentenza della Cassazione. La III sezione civile della Cassazione si è pronunciata sul contenuto dell'informazione che il medico è tenuto a dare al paziente per acquisire il suo consenso informato. L'informazione, in rispetto del principio di autodeterminazione del paziente,…
"Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari"
Si segnala dal sito della camera dei Deputati la proposta di legge di cui in oggetto. Potete leggere il testo collegandovi a questo link. (Fonte: Camera.it)
Dal sito studiocataldi, riportiamo il commento alla sentenza in oggetto a cura dell'Avv. Francesco Pandolfi. Importante e ben congegnata la sentenza n. 20547 del 30.09.2014 della Corte di Cassazione sezione 3 civile, ove si affronta e risolve un caso di responsabilità medica derivante da un intervento non necessario, cui conseguiva…
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Posted on 23/09/2014 23/09/2014 by Federico Papini
Il Consiglio di Stato si pronuncia sul caso Englaro, respingendo l’appello proposto dalla Regione Lombardia contro la sentenza del TAR Lombardia n. 314 del 2009 e sancendo che la nutrizione e l’idratazione artificiale costituiscono trattamenti medici.
«Il diritto di rifiutare le cure è un diritto di libertà assoluto, efficace erga omnes e, quindi, nei confronti di chiunque intrattenga con l’ammalato il rapporto di cura, sia nell’ambito di strutture sanitarie pubbliche che private. La manifestazione di tale consapevole rifiuto renderebbe doverosa la sospensione dei mezzi terapeutici, il cui impiego non dia alcuna speranza di uscita dallo stato vegetativo in cui versa la paziente e non corrisponda alla sua volontà. Tale obbligo sussiste anche ove sia sospeso il trattamento di sostegno vitale, con conseguente morte del paziente, giacché tale ipotesi non costituisce, secondo il nostro ordinamento, una forma di eutanasia, bensì la scelta insindacabile del malato di assecondare il decorso naturale della malattia sino alla morte».
Consiglio di Stato sentenza n. 4460/2014 del 2.9.2014
Ultima modifica 23/09/14
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Linee guida consiglio d'Europa sul #fine vita
Pubblichiamo le linee guida del Consiglio d'Europa sul fine vita, approvate a Maggio del 2014. (Fonte: Un diritto gentile)
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La decisione terapeutica ha nel consenso informato e nell’autodeterminazione del paziente il suo principio e la sua fine, poiché è il paziente, il singolo paziente, e non un astratto concetto di cura, di bene, di “beneficialità”, il valore primo ed ultimo che l’intervento medico deve salvaguardare. Ciò non deve naturalmente…
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L’amministrazione di sostegno – Diritto 24
Posted on 21/07/2014 by Federico Papini
L’amministrazione di sostegno è un istituto che festeggia quest’anno dieci anni dalla nascita.
L’Istituto vede la sua introduzione, dopo un lungo iter parlamentare, con la Legge 9 gennaio 2004 n.6 ed è stato salutato come una delle più grandi novità normative degli ultimi anni in un ambito che non è estraneo alle polemiche quando si tratta di introdurre novità “rivoluzionarie”.
Leggi il resto dell’articolo su Diritto24
(Fonte: Diritto24-Il Sole 24 Ore)
Ultima modifica 21/07/14
Posted on 18/07/2014 by Federico Papini
Prima di essere sottoposto a un intervento il paziente deve ricevere una corretta informativa sui rischi e sulla degenza: in mancanza di consenso informato, anche se non ci sono responsabilità mediche o danni, l’ospedale è tenuto al risarcimento del danno. Leggi il resto dell’articolo
Il consenso informato non esenta da responsabilità professionale per errore
La corte di cassazione interviene sull’opportuna distinzione tra l’acquisizione del consenso opportunamente informato e dell’accettazione dei rischi dell’intervento e la responsabilità professionale per errore. L’accettazione dei rischi non esenta il medico da responsabilità professionale. La cassazione inoltre ha ribadito quanto già precedentemente precisato dalla sentenza Englaro sul consenso che ha…
Dal sito www.sentenze-cassazione.com segnaliamo la sentenza n. 42656 9 maggio - 17 ottobre 2013, della IV sezione penale della Corte di Cassazione. Con questa pronuncia la Cassazione ha nuovamente trattato il caso del consenso informato e, nel caso di specie, ha affermato che "la sottoscrizione da parte della paziente del consenso informato, non libera…
Il dibattito più recente non manca di elementi di critica, anche aspra, alla medicina tradizionale, alle politiche pubbliche in ambito sanitario e alla tendenza alla medicalizzazione della vita, o almeno di alcune sue fasi. Tuttavia, gli spettacolari progressi scientifici compiuti in campo medico negli ultimi decenni hanno generato un sentimento…
Burwell v. Hobby Lobby, US Supreme Court, 30 giugno 2014: libertà religiosa e contraccezione
Posted on 14/07/2014 by Federico Papini
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che le previsioni del PPACA che impongono ai datori di lavoro di includere anche l’aborto e la contraccezione nell’assicurazione sanitaria dei proprio dipendenti, anche in caso di obiezione di coscienza per motivi religiosi degli imprenditori, violano le norme sulla libertà religiosa, in particolare il Religious Freedom Restoration Act.
(Fonte: Biodiritto.org)
Ultima modifica 14/07/14
“COLPA MEDICA – RIFIUTO DELLE CURE DEL PAZIENTE ED ERRATA DIAGNOSI DEL MEDICO” – Giuseppe DE MARCO
Posted on 16/06/2014 13/06/2014 by Federico Papini
Una signora muore per un tumore non diagnosticato dal medico curante. Nel corso delle varie visite mediche, nonostante la patologia fosse riconoscibile, il medico si era orientato per l’origine psicologica dei disturbi lamentati dalla paziente.
Condannato in primo grado e in appello (nel secondo grado, tuttavia, la pena inflitta è stata ridotta), il medico ricorre in Cassazione lamentandosi della mancata analisi, da parte dei giudici, del quadro clinico complessivo, da cui emergerebbe un rifiuto delle cure e l’accettazione della morte da parte della paziente.
“in tema di colpa medica, il rifiuto di cure mediche consiste nel consapevole e volontario comportamento del paziente, il quale manifesti in forma espressa, senza possibilità di fraintendimenti, la deliberata e informata scelta di sottrarsi al trattamento medico. Consapevolezza che può ritenersi sussistente solo ove le sue condizioni di salute gli siano state rappresentate per quel che effettivamente sono, quanto meno sotto il profilo della loro gravità”.
Nel caso in questione, c’è stata inequivocabilmente una diagnosi errata. A tale diagnosi la paziente ha ritenuto di dover aderire, rifiutando di assumere farmaci antidepressivi, che non avrebbero certo modificato il decorso della grave patologia. Non vi è spazio alcuno, allora, secondo i giudici, per l’ipotizzato rifiuto di cure; tra l’altro, “in nessun momento la paziente venne portata a conoscenza dal sanitario o da altri dell’effettiva natura e gravità della patologia che l’affliggeva”. Il rifiuto di cure deve essere affermato espressamente, “non potendosi intendere per tale un comportamento meramente passivo, che può trovare anche nelle scadute condizioni di salute la propria causa”.
Al di là del caso in questione, risolto, come detto, dalla assorbente circostanza della errata diagnosi, che ha condizionato il comportamento della paziente, va detto che sentenze del genere aiutano a comprendere il punto nodale in tema di colpa medica: la spia della negligenza medica è rappresentata sempre da una mancata o insufficiente o non chiara informazione. L’esercizio della libertà, anche di non curarsi, deve essere consapevole.
[1] “l dissenso alle cure mediche, per essere valido e esonerare così il medico dal potere-dovere di intervenire, deve essere espresso, inequivoco e attuale; si è quindi giudicato non sufficiente una generica manifestazione di dissenso formulata ex ante e in un momento in cui il paziente non era in pericolo di vita, essendo necessario che il dissenso sia manifestato ex post, ovvero dopo che il paziente sia stato pienamente informato sulla gravità della propria situazione e sui rischi derivanti dal rifiuto delle cure (Cass. Civ. sez.3 sent.n.23676/2008; Cass.pen. sez.1 sent.n.26446/2002)”.
Ultima modifica 13/06/14
“ADS ORA PER ALLORA” – Trib. Modena Sez II° Civile – Guendalina SCOZZAFAVA (Persona e Danno)
Posted on 13/06/2014 17/07/2014 by Federico Papini
Prendendo spunto da un interessante decreto del giudice dr. Roberto Masoni, alcune personali riflessioni sull’amministrazione di sostegno “ora per allora”
Partendo dall’assunto, magistralmente evidenziato in un memorabile passo della Corte di Cassazione, per cui lo stato di incapacità non può privare la persona dei suoi diritti fondamentali tra i quali l’autodeterminazione, si configura come indispensabile la necessità di individuare strumenti capaci di rendere effettiva l’attuazione di tali diritti.
Un’effettività che può trovare adeguata applicazione nel ricorso ad istituti già contemplati nell’ordinamento giuridico italiano, come l’amministrazione di sostegno, che nella sua flessibile configurabilità diviene strumento di attuazione di progetti di vita all’interno dei quali anche alla salute viene riservato uno spazio di definizione “ora per allora”.
D’altronde lo stesso articolo 408 del c.c. contempla la possibilità che l’amministratore di sostegno venga “designato dallo stesso interessato, in previsione della propria eventuale futura incapacità” al fine di proteggere la possibilità del soggetto di conservare, anche laddove fattori esterni inabilitanti rischino di compromettere l’esplicitazione della propria capacità d’agire o di provvedere ai propri interessi, un controllo preventivo sulle proprie scelte di vita future.
Un atto che, inevitabilmente, poggia le propria fondamenta su garanzie fiduciarie tra beneficiario e amministratore di sostegno il quale, fungendo evidentemente da “nuncius” delle decisioni di vita e di cura, sarà chiamato a rappresentare gli interessi del suo amministrato, rispettandone i desideri espressi prima della perdita della capacità di discernimento e attenendosi alle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche.
Si rappresentano dunque nuove potenzialità dell’amministratore di sostegno, che da alcune sentenze pronunciate dai tribunali di Modena [1] così come di Prato, sembrerebbe risultare uno strumento tecnico idoneo a garantire all’interessato compos sui il futuro rispetto delle sue volontà, precedentemente espresse ad esempio attraverso le dichiarazioni anticipate di trattamento, nell’eventualità che in un futuro possa risultare incapace di intendere e volere, non più in grado di manifestare le proprie volontà o più semplicemente riversante in condizioni non funzionali a valutazioni di buonsenso e ragionevolezza.
In dottrina iniziano a registrarsi dunque diffusi consensi alla tendenza a far ricorso al c.d. testamento di sostegno, inteso come documento con il quale viene designato l’amministratore di sostegno e vengono espresse le volontà anticipate alle quali attenersi in futuro, laddove confermate dall’amministratore stesso.
Un’applicazione dello strumento amministrativistico che si configurerebbe quale ulteriore amplificazione della sovranità individuale alla quale aspira la legge 06/2004 con un’estensione futura inintaccabile da eventuali fattori esterni più o meno permanenti e invasivi.
Come sostiene il dr. Umberto Veronesi “è la visione laica a sostenere che ogni uomo ha il diritto, in assoluta autonomia e libertà, di decidere intorno alla propria morte e anzi a rivendicare questo diritto come uno dei diritti fondamentali dell’individuo”.
Personalmente auspico che il testamento biologico, il testamento di sostegno o le dichiarazioni anticipate di trattamento, poco importa il nome di battesimo, sia il frutto di un percorso che passi dal consenso informato inteso come “adesione consapevole del paziente alle decisioni sul trattamento terapeutico, realizzata attraverso una informazione esaustiva e preventiva sulle sue condizioni di salute e soprattutto sui rischi connessi alla terapia stessa”, piuttosto che su uno scontro ideologico.
Attualmente la proposta di legge sul testamento biologico è stata abbandonata a causa delle troppo distanti culture etiche sul problema. Tuttavia molti comuni italiani raccolgono i testi dei cittadini che scrivono le loro dichiarazioni anticipate di trattamento. Tali testi non hanno valore giuridico per le strutture mediche chiamate a decidere nella situazione di fine vita, tuttavia possono essere considerati degli “indicatori culturali” attorno ai quali ragionare anche in termini di potenziamento e implementazione degli strumenti giuridici già esistenti, come l’amministrazione di sostegno.
[1] Un esempio interessante è quello di un decreto del Tribunale di Modena con il quale è stato nominato un amministratore di sostegno ad un soggetto pienamente capace, che aveva espresso precise determinazioni di volontà in previsione di un futuro ed eventuale stato di incapacità che gli impedisse di esprimere il rifiuto a terapie invasive salvifiche. In questo caso il ricorrente, in possesso di piena capacità di intendere e volere e in normali condizioni di salute, con scrittura privata autenticata ha designato, ai sensi dell’art 408 comma 2 cc, la moglie quale amministratore di sostegno, con l’incarico di pretendere il rispetto delle disposizioni terapeutiche dettate con la scrittura stessa per l’ipotesi di propria eventuale, futura incapacità. Nel ricorso ha altresì chiesto che all’amministratore di sostegno vengano attribuiti, per il tempo di eventuale perdita della capacità auto determinativa e sempre che, nel frattempo, non sia intervenuta manifestazione di volontà contraria, i poteri – doveri di autorizzazione alla negazione di prestare consenso ai sanitari a sottoporlo alle terapie individuate nella scrittura privata anzidetta, nonché di richiedere ai sanitari coinvolti di porre in essere, nell’occasione, le cure palliative più efficaci… Il decreto modenese accoglie l’istanza del ricorrente volta a conferire all’amministratore di sostegno i poteri
Pubblichiamo un articolo di Conchita Nicolao sul diritto alla salute e sulle implicazioni, rilette in chiave attuale, sul diritto alla salute, sul diritto a ricevere prestazioni sanitarie e sulla libertà di autodeterminazione. (Fonte: www.lucabenci.it)
Segnaliamo un puntuale articolo di commento alla pronuncia del Trib. Reggio Emilia del 24/07/2012, a cura di Mariassunta Piccinni , dal titolo “Il problema della sostituzione nelle decisioni di fine vita” (pubblicato su Nuova Giur. Civ, 2013, 03, pg. 209). Di seguito si propongono alcuni passaggi da questo articolo utili…