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Timestamp: 2018-07-18 03:16:15+00:00
Document Index: 158734748

Matched Legal Cases: ['art. 322', 'art. 322', 'art. 1', 'art. 55', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 578', 'art. 578', 'art. 20', 'art. 3', 'art. 20', 'art. 42', 'art. 3', 'art.7', 'art.10', 'sentenza ', 'art.2', 'sentenza ', 'art.673', 'art.644', 'art. 321', 'art. 321', 'art. 55', 'art. 321', 'art. 321', 'art. 521', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 34', 'art. 53', 'art.20', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1815', 'sentenza ', 'art. 686', 'art. 669', 'art. 686', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 156', 'sentenza ', 'art. 2906', 'art. 156', 'art. 270', 'art. 270']

Il principio del ne bis in idem garantito dall’articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea conferisce ai soggetti dell’ordinamento un diritto direttamente applicabile nell’ambito di una controversia come quella oggetto del procedimento principale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 20 marzo 2018.
(La decisione del Tribunale di Rimini aderisce al più recente orientamento giurisprudenziale in punto alla legittimazione del curatore ad impugnare il provvedimento di sequestro penale di beni appresi al fallimento, v. Cass. pen. 2016/42469). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Rimini 22 maggio 2017.
Rinvio pregiudiziale – Direttiva 2011/16/UE – Cooperazione amministrativa nel settore fiscale – Articolo 1, paragrafo 1 – Articolo 5 – Richiesta di informazioni rivolta ad un terzo – Diniego di risposta – Sanzione – Nozione di “prevedibile pertinenza” delle informazioni richieste – Controllo dell’autorità interpellata – Sindacato giurisdizionale – Portata – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Articolo 51 – Attuazione del diritto dell’Unione – Articolo 47 – Diritto ad un ricorso giurisdizionale effettivo – Accesso del giudice e del terzo alla richiesta di informazioni rivolta dall’autorità richiedente
5) L’articolo 47, secondo comma, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che il giudice dello Stato membro interpellato, nell’ambito dell’esercizio del proprio sindacato giurisdizionale, deve avere accesso alla richiesta di informazioni rivolta dallo Stato membro richiedente allo Stato membro interpellato. Per contro, l’amministrato interessato non dispone di un diritto di accesso alla richiesta di informazioni nella sua interezza, richiesta che rimane un documento segreto, conformemente all’articolo 16 della direttiva 2011/16. Allo scopo di far esaminare pienamente la sua causa quanto all’assenza di prevedibile pertinenza delle informazioni richieste è sufficiente, in linea di principio, che egli disponga delle informazioni contemplate all’articolo 20, paragrafo 2, di tale direttiva. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 16 maggio 2017.
Indennizzo in favore delle vittime da reato - Obbligo dello Stato - Prova dell’impossibilità della vittima di ottenere il risarcimento del danno da parte del responsabile del reato
L’obbligo dello Stato di corrispondere un indennizzo in favore delle vittime da reato, previsto dalla Direttiva 2004/80/CE del 29.04.2004, presuppone la prova dell’impossibilità della vittima di ottenere il risarcimento del danno da parte del responsabile del reato, perché soggetto incapiente o non identificato. Ne consegue che in mancanza della predetta prova​ la domanda di indennizzo nei confronti dello Stato deve essere respinta. (Giuseppe Marra) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 18 aprile 2017.
Non ricorre violazione del divieto di “ne bis in idem” quando il giudice civile decide sulla controversia circa la proprietà/ possesso di beni (nella specie cambiali ipotecarie), già oggetto di sequestro penale preventivo, per cui il GUP, dopo aver dichiarato il proscioglimento (per prescrizione), abbia disposto la restituzione dei medesimi ad una parte contendente, quella da esso ritenuta titolata. (Fausto Galeotti) (riproduzione riservata) Appello Brescia 22 marzo 2017.
L’effettivo pagamento delle sanzioni tributarie e il ne bis in idem sostanziale possono discendere essenzialmente da una libera scelta dell’interessato finalizzata a beneficiare dei trattamenti premiali codificati dal D.Lgs. n.74/2000 e/o dalle circostanze attenuanti generiche. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi 07 novembre 2016.
Espropriazione forzata - Confisca per equivalente ex art. 322 ter c.p. - Preclusione al promovimento o alla prosecuzione delle procedure esecutive individuali - Esclusione
La preclusione al promovimento o alla prosecuzione delle procedure esecutive individuali non si applica alla confisca per equivalente ex art. 322 ter c.p. (estesa ai reati tributari dall’art. 1, comma 143, della l. n. 244/2007), in quanto trattasi di disciplina prevista dal legislatore soltanto per le misure di prevenzione (art. 55 del codice antimafia) e per la cd. confisca allargata di cui all’art. 12 sexies del d.l. n. 306/1992, convertito con modificazioni dalla l. n. 356/1992 (art. 1, comma 190, della l. n. 228/2012). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Trento 26 ottobre 2016.
Rinvio pregiudiziale – Articolo 6 TUE – Articolo 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea – Principio di retroattività della legge penale più favorevole – Cittadini italiani che hanno organizzato l’ingresso illegale nel territorio italiano di cittadini rumeni – Fatti commessi prima dell’adesione della Romania all’Unione – Effetto dell’adesione della Romania sul reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – Attuazione del diritto dell’Unione – Competenza della Corte
L’articolo 6 TUE e l’articolo 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea devono essere interpretati nel senso che l’adesione di uno Stato all’Unione non osta a che un altro Stato membro possa infliggere una sanzione penale a coloro che, prima di tale adesione, abbiano commesso il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di cittadini del primo Stato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 06 ottobre 2016.
La disposizione di cui all’articolo 187-bis disp. att. c.p.c. (che prevede l’intangibilità nei confronti dei terzi aggiudicatari o assegnatari degli effetti dell’aggiudicazione o dell’assegnazione per il caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo) è applicabile anche alle ipotesi di improcedibilità dell’esecuzione individuale derivante dalla instaurazione della procedura di sovraindebitamento ex art. 10 l. n. 3/2012 ed altresì al caso di sopravvenuto sequestro preventivo come misura di prevenzione di cui all’articolo 55 del TU antimafia. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze 06 luglio 2016.
Opposizione all’esecuzione – Misure di prevenzione ex art. 12 sexies L. 356/92 – Procedure esecutive individuali – Codice Antimafia
Sui beni oggetto di misure di prevenzione e/o sicurezza ai sensi dell’art. 12 sexies, legge n. 356 del 1992 (c.d. confisca allargata), la disciplina dettata dal Nuovo Codice Antimafia è immediatamente applicabile e, di conseguenza, non possono essere iniziate o proseguite azioni esecutive da parte dei creditori. (Gabriele Potenza) (riproduzione riservata) Tribunale Tivoli 26 maggio 2016.
Rinvio pregiudiziale – Procedimento pregiudiziale d’urgenza – Cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale – Decisione quadro 2002/584/GAI – Mandato d’arresto europeo – Articolo 4 bis, paragrafo 1 – Procedure di consegna tra Stati membri – Condizioni di esecuzione – Motivi di non esecuzione facoltativa – Eccezioni – Esecuzione obbligatoria – Pena pronunciata in contumacia – Nozione di “citazione in giudizio ad personam” e di “notifica ufficiale con altri mezzi” – Nozioni autonome di diritto dell’Unione
L’articolo 4 bis, paragrafo 1, lettera a), i), della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, quale modificata dalla decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, dev’essere interpretato nel senso che le espressioni «citato personalmente» e «di fatto informato ufficialmente con altri mezzi della data e del luogo fissati per il processo, in modo tale che si è stabilito inequivocabilmente che era al corrente del processo fissato», che figurano in tale disposizione, costituiscono nozioni autonome del diritto dell’Unione e devono essere interpretate in modo uniforme in tutta l’Unione europea.
2) L’articolo 4 bis, paragrafo 1, lettera a), i), della decisione quadro 2002/584, quale modificata dalla decisione quadro 2009/299, dev’essere interpretato nel senso che una citazione, come quella controversa nel procedimento principale, che non è stata notificata direttamente all’interessato, ma che è stata consegnata, presso l’indirizzo di quest’ultimo, a un adulto convivente che si è impegnato a recapitargliela, senza che il mandato d’arresto europeo permetta di determinare se, ed eventualmente, quando tale adulto abbia effettivamente recapitato tale citazione all’interessato, non soddisfa, da sola, i requisiti enunciati in tale disposizione. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Giustizia UE 24 maggio 2016.
Da ultimo, non si ravvisano elementi di reità a carico della debitrice, titolare della farmacia, e del di lei legale, essendosi i medesimi limitati a richiedere il pagamento delle somme spettanti alla farmacia sulla base di prospettazioni giuridiche. (Gianluca Dalla Riva) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo 11 aprile 2016.
Depenalizzazione ex dlgs. 7 del 2016 – Abolizione di reato – Giudizio di appello – Assoluzione dell’imputato – Capi civili – Revoca – Sussiste – Potere del giudice penale di decidere l’appello agli effetti civili – Esclusione
Il reato di ingiuria è stato depenalizzato e trasformato in illecito (esclusivamente) civile dal d.lgs. 7/2016. L’intervenuta depenalizzazione del reato di ingiuria esonera il giudice dal prendere posizione sulla fondatezza dell’appello agli effetti civili. A differenza, infatti, del coevo d.lgs. 8/2016 (operante un intervento di depenalizzazione mediante conversione in illecito amministrativo di taluni reati), il d.lgs. 7/2016 non contiene una norma che imponga al giudice di decidere sull’appello agli effetti civili malgrado l’assoluzione dell’imputato per il mutamento normativo sopravvenuto e ciò impedisce l’applicazione analogica – che sarebbe in malam partem per l’imputato - dell’art. 578 c.p.p., operante solo per il caso di dichiarazione di estinzione del reato per amnistia o prescrizione. Trattasi di differenza di regime che non appare irragionevole, in quanto la ratio dell’opera di depenalizzazione portata avanti dal d.lgs. 7/2016 è quella di collocare integralmente in ambito privatistico talune controversie prima di rilevanza penale, sicché, grazie all’iniziativa della persona offesa, potrà essere il giudice civile a decidere sulla sussistenza dei presupposti per la condanna dell’odierno imputato al risarcimento del danno e per la conseguente applicabilità delle sanzioni pecuniarie civili di nuova introduzione (di cui è espressamente prevista l’applicazione retroattiva, con il limite del giudicato). Se così non fosse – e se, quindi, il giudice penale, in grado di appello, potesse decidere agli effetti civili sulla fondatezza del gravame – la persona offesa alcun interesse avrebbe più ad agire in sede civile, così frustrandosi la prevista applicazione retroattiva delle sanzioni privatistiche di nuova introduzione (di competenza, appunto, del giudice civile). Nel caso, invece, della conversione in illecito amministrativo, la previsione da parte del d.lgs. 8/2016 di un regime analogo a quello previsto dall’art. 578 c.p.p. ben si giustifica con il fatto che l’eventuale pretesa risarcitoria della persona offesa nessuna tutela potrebbe avere dinanzi all’Autorità Amministrativa, a cui il giudice penale deve rimettere gli atti nell’assolvere l’imputato perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Cosenza 26 febbraio 2016.
Sequestro ex art. 20 d.lgs. 159 del 6 settembre 2011 (codice antimafia) – Criteri di liquidazione onorari amministratore giudiziario – Valore dei “beni costituiti in azienda” – Applicazione art. 3 comma I lett. a) d.P.R. n. 177/2015
Sequestro ex art. 20 d.lgs. 159 del 6 settembre 2011 (codice antimafia) – Acconto onorari amministratore giudiziario ex art. 42, 5° comma d.lgs. 159 del 6 settembre 2011 (codice antimafia) – Criteri di quantificazione dell’acconto
Nella quantificazione degli onorari spettanti all’amministratore giudiziario, nominato nell’ambito di una procedura di sequestro antimafia, il valore dei “beni costituiti in azienda” di cui all’art. 3 comma I lett. a), d.P.R. n. 177/2015, è rappresentato dall’attivo “contabile”, come risultante dall’ultimo bilancio approvato nel corso della procedura e/o dall’ultima situazione contabile patrimoniale disponibile. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata)
L’acconto sugli onorari spettanti all’amministratore giudiziario, nominato nell’ambito di una procedura di sequestro antimafia, deve essere quantificato nella quota parte, per il periodo di attività svolta, del corrispettivo totale liquidabile per la ipotizzata durata massima della procedura prospettata dal legislatore delegato (ossia 30 mesi). (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 15 febbraio 2016.
Reato di omesso versamento di ritenute – Riduzione delle soglie di punibilità ex art.7 D.Lgs. n.158/2015 – Sentenza di condanna irrevocabile per omesso versamento di importi inferiori alle nuove soglie – Revocabilità – Sussiste
Si deve ritenere che la recente modifica legislativa, intervenuta su uno degli elementi costitutivi del reato – la soglia di punibilità – abbia ristretto la portata applicativa dell’art.10 bis D. L.vo 74/00 a soltanto alcuni dei fatti ad esso precedentemente riconducibili, con la conseguenza che la nuova norma ha comportato la sostanziale abrogazione della fattispecie nella parte riferita a fatti che non comportano il superamento delle nuove soglie.
Con riferimento a tali fatti, penalmente non più rilevanti, non vi è alcuna continuità normativa ma una abolitio criminis che consente di ritenere applicabile, nel caso di sentenza di condanna irrevocabile, la disposizione di cui all’art.2, comma 2, c.p..
La sentenza pronunciata dovrà pertanto essere revocata ai sensi dell’art.673 comma 1 c.p.p., dichiarando che il fatto non è più previsto dalla legge come reato. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Udine 01 febbraio 2016.
Il sequestro delle partecipazioni sociali e dell’azienda non ha alcuna influenza sull’organizzazione della società e sugli organi sociali che restano immutati. Pertanto, va escluso che il sequestro delle partecipazioni sociali e dell’azienda abbia l’effetto di sostituire gli amministratori volontari con l’amministratore giudiziario, il quale, da un lato, non diviene legale rappresentante della società e, dall’altro, può gestire l’azienda oggetto di spossessamento ed esercitare i diritti incorporati nella partecipazione sociale. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Napoli 25 gennaio 2016.
Usura – Sospensione dei termini per i processi esecutivi ex L.44/99
Qualora le indagini preliminari abbiano ottenuto un riscontro per il reato di cui all’art.644 codice penale, va conseguentemente accolta la richiesta di sospensione degli atti esecutivi concernenti le procedure pendenti a carico di coloro che rivestono il ruolo di parte offesa del reato. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 20 gennaio 2016.
Usura - Accertamento - Ordinanza di integrazione delle indagini
Nell’ambito di un procedimento penale volto ad accertare il reato di usura, va rigettata la richiesta di archiviazione del PM motivata sul fatto che la CTU - affidata ad un esperto in materia non «estraneo alla Banca d’Italia» - abbia escluso la ricorrenza dell’usura mediante un calcolo che non tenga conto degli interessi di mora.
Nel caso di specie, il GIP ha disposto una nuova CTU da affidare «ad esperto in materia estraneo alla Banca d’Italia», che accerti gli effettivi tassi pattuiti ed applicati al rapporto comprendendovi anche l’insoluto; dovendo poi spiegare il CTU in modo più specifico le ragioni dell’esclusione dei c.d. interessi moratori dalla base di calcolo del tasso soglia. (Federica Lazzoni) (riproduzione riservata) Tribunale Pistoia 19 gennaio 2016.
Processo Civile – Espropriazione forzata in genere – Ipoteca – Sequestro preventivo penale ex art. 321 c.p.p. posteriore al pignoramento – Art. 1, co. 194 ss. L. 228/2012 – Art. 55 del D.lgs. 159/11 – Rapporti
Nell’ipotesi di sequestro preventivo penale ai sensi dell’art. 321 c.p.p. e, quindi, esclusi i casi di sequestro disposto ai sensi dell’art. 55 del D.lgs. 159/11 (codice antimafia), fino a quando non sia disposta la confisca, non sussistono valide ragioni per fermare la procedura esecutiva che, dunque, potrà liberamente proseguire. In tale fattispecie, pertanto, il pignoramento immobiliare instaurato dal creditore ipotecario, prevale sul sequestro preventivo penale trascritto successivamente. (Giuseppe Cudoni) (riproduzione riservata) Tribunale Sassari 02 novembre 2015.
Sequestro ex art. 321 c.p.p. – Sequestro di azienda – Effetti – Poteri dell’amministratore giudiziario – Finalità della custodia
Il sequestro ex art. 321 c.p.p. dell’azienda non comporta il trasferimento di quest’ultima all’amministratore giudiziario, il quale è chiamato ad amministrare l’azienda “per conto di spetta” nella prospettiva di garantire la utile prosecuzione dell’attività di impresa sul mercato, a salvaguardia della sua utilità economica, dei livelli occupazionali e nella prospettiva di incremento della redditività del bene, peculiare della procedura di prevenzione e speculare a quella della procedura fallimentare. (Roberto Ranucci) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 05 ottobre 2015.
Attività promozionale e commerciale svolta a mezzo telefono - Rifiuto del destinatario - Petulanza - Presupposti
Le continue telefonate sulle utenze private e professionali fatte senza autorizzazione del destinatario per scopi promozionali e commerciali possono, in determinate circostanze, essere caratterizzate dalla petulanza ed interferire sgradevolmente nella sfera della quiete e della libertà delle persone e, in presenza del rifiuto espresso dal destinatario, non può essere applicata l'esimente dell'esercizio di un diritto. (Carlo G. Alvano) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 18 settembre 2015.
Sequestro finalizzato alla confisca (codice antimafia) – Accertamento pretesa creditoria in sede civile – Ammissibilità
E’ onere dell’amministratore giudiziario dare la prova positiva dei rapporti illeciti o almeno sospetti tra le parti non potendosi pretendere la prova negativa da parte del creditore istante. (Giuseppe Testa) (riproduzione riservata) Tribunale Catania 22 luglio 2015.
Usura - Sospensione dei termini a favore di soggetti vittime dell'usura - Effetti - Decorrenza
Il termine di sospensione di cui all'articolo 20 della legge 18 marzo 1900, n. 44, disposizione che ha effetto sui termini sugli adempimenti in scadenza connessi al processo esecutivo, decorre dal momento in cui viene presentata l'istanza all'autorità che può dare concreta attuazione alla sospensione. (Nel caso di specie, il Tribunale ha fissato la decorrenza del termine dalla presentazione dell'istanza di sospensione al Procuratore della Repubblica). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 22 luglio 2015.
Usura - Indagini preliminari - Archiviazione per i funzionari locali della banca e iscrizione nel registro degli indagati dei vertici dell'istituto
Può essere accolta la richiesta di archiviazione avanzata dagli indagati per il reato di usura che siano funzionari della banca a livello locale, in quanto gli stessi non hanno una reale possibilità di influire sulla determinazione dei tassi di interesse e delle clausole contrattuali che vengono invece definite a livello centrale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Giudice Indagini Preliminari Campobasso 19 maggio 2015.
Usura - Sospensione dei termini processuali - Parere favorevole del pubblico ministero - Sospensione della procedura esecutiva
Il provvedimento favorevole del pubblico ministero ai sensi dell'articolo 20, comma 7, della legge n. 34 del 1999, come modificato dall'articolo 2 della legge numero 3 del 2012, comporta la sospensione della procedura esecutiva nei confronti del soggetto vittima dell'usura. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 14 maggio 2015.
L’art. 521 c.p.p. delinea il contenuto e i limiti del potere del giudice è conforme al principio del giusto processo previsto dall’art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (CEDU) e con il significato che ad esso viene dato dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo nel rispetto delle condizioni che saranno di seguito analizzate (C eur. dir. umani, Grande Camera, 25 marzo 1999, Pélissier e Sassi c. Francia, par. 51; Sez. II, 1 marzo 2001, Dallos c. Ungheria, par. 47; 20 settembre 2001, Lakatosc. Ungheria ; Sez. I, 20 aprile 2006, I.H. c. Austria; Sez. II, 11 dicembre 2007, Drassich c. Italia). (Luca Caravella) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord 17 aprile 2015.
Omesso versamento dell'Iva e delle ritenute - Presentazione in epoca anteriore alla scadenza di domanda di concordato preventivo - Scriminante
In tema di reato di cui all'articolo 10 bis e 10 ter del decreto legislativo n. 74 del 2000 (omesso versamento dell'Iva e delle ritenute operate), la presentazione di domanda di concordato preventivo (ammessa dal tribunale competente e sfociata in un accordo di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182 bis LF) che abbia avuto luogo in epoca anteriore alla scadenza dei pagamenti può costituire, dal punto di vista soggettivo, una scriminante del reato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 15 marzo 2015.
La materia dei rapporti fra misure di prevenzione patrimoniali e altri vincoli di natura civilistica è ormai improntata alla regola della tendenziale prevalenza della prima sui secondi, tenuto conto del preminente interesse dell'ordinamento - una volta riscontrati i presupposti per la sottoposizione di un bene a sequestro - a concentrare in sede penale sia ogni questione relativa all'accertamento e alla tutela dei possibili diritti dei terzi sul bene (tramite l'accertamento della buona fede e l'ammissione del credito ai sensi degli articoli 52 e seguenti del decreto legislativo n. 559 del 2011), sia la scelta delle modalità di liquidazione del bene (è indicativo, infatti, che l'articolo 48 del d.lgs citato, pur prevedendo la possibilità di alienazione a terzi del bene confiscato, limiti significativamente le prospettive di liquidazione subordinandole ad una verifica della meritevolezza dell'assegnatario. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Palermo 06 marzo 2015.
Patrocinio a spese dello Stato – Vittime di reati di mafia – Applicabilità dell’art. 10 legge 206 del 2004 – Esclusione
Ai sensi dell’art. 10 della L. n. 206/2004, nei procedimenti penali, civili, amministrativi e contabili, il patrocinio delle vittime degli atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice o dei superstiti è a totale carico dello Stato, prescindendosi da qualsiasi preventiva istanza di ammissione al patrocinio statale nonché dai limiti reddituali di cui al D.P.R. n. 115/2002; tale disposizione non è estensibile anche alle vittime di reati di mafia, non essendo espressamente richiamata dall’art. 34 D.L. n. 159/2007, conv. con mod. in L. n. 222/2007. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro 20 febbraio 2015.
Usura - Reato - Sequestro preventivo dell'immobile oggetto di esecuzione - Ammissibilità
Qualora, sulla base di consulenza tecnica, sia ravvisabile il fumus del delitto di usura di cui all'articolo 644 c.p. e vi sia urgenza di intervenire al fine di evitare la vendita, in sede di esecuzione immobiliare, dell'immobile destinato ad abitazione delle parti lese, la quale determinerebbe l'aggravamento e la protrazione delle conseguenze dannose del reato, è possibile disporre, ai sensi dell'articolo 321 e seguenti c.p.p., il sequestro preventivo dell'immobile medesimo. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 30 gennaio 2015.
- il trustee sia un operatore professionale del settore. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona 10 gennaio 2015.
(L’art. 53 del D. Lgs. 159/2011, come modificato dalla legge 147/2013, prevede che “ I crediti per titolo anteriore al sequestro, verificati ai sensi delle disposizioni di cui al capo II, sono soddisfatti dallo Stato nel limite del 60 per cento del valore dei beni sequestrati o confiscati, risultante dalla stima redatta dall'amministratore o dalla minor somma eventualmente ricavata dalla vendita degli stessi”). (Astorre Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Forlì 24 dicembre 2014.
Reato di omesso versamento ritenute INPS – Crisi di liquidità – Esclusione elemento soggettivo – Rilevanza
Va assolto dal reato di omesso versamento delle ritenute INPS l'imputato che ha adottato tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il proprio patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di un'improvvisa crisi di liquidità, le somme necessarie ad assolvere al debito contratto nei confronti dell'INPS, senza esservi riuscito per cause indipendenti alla propria volontà e a lui non imputabili. (Luca Scaricaciottoli) (riproduzione riservata) Tribunale Chieti 02 dicembre 2014.
Qualora gli organi fallimentari non siano in grado di sostenere un enorme dispendio di energie di natura economica che l’apprensione dei beni sottoposti a sequestro preventivo comporta per lo svolgimento di attività di gestione e di bonifica dei detti beni, sussiste una prevalenza delle ragioni sottese al vincolo reale rispetto a quelle attinenti alla tutela degli interessi dei creditori nella procedura fallimentare. (Raffaella Mancini) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli 13 ottobre 2014.
P.M. - Proroga della sospensione ex art.20 L.44/1999 - Abnormità - Potere di accertamento del Giudice
L’art. 20 L.44/1999 non conferisce al PM il potere di prorogare oltre il periodo stabilito dalla norma la sospensione dei termini di pagamento e processuali. Ne discende come l’atto del PM che disponga una tale proroga debba stimarsi abnorme e debba dunque essere considerato tamquam non esset dal Giudice. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano 08 ottobre 2014.
Sussistono gravi indizi di colpevolezza per il delitto di cui all’articolo 236 bis L.F. in capo al professionista attestatore che, nella relazione di cui all’articolo 161, comma 3, L.F. provveda a verificare l’esistenza e l’affidabilità della società offerente una garanzia di rilevante entità sulla quale si fonda la proposta di concordato e che, allo stesso modo, non verifichi l’identità del legale rappresentante di detta società che ha sottoscritto la dichiarazione di disponibilità di cui sopra e che, ciò nonostante, si esprima in termini di certezza sulla fattibilità dell’operazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 16 luglio 2014.
Omesso pagamento del termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale delle ritenute - Reato di cui all’articolo 10 bis del d.l.vo 74/2000 - Dimostrazione dell’impossibilità di far fronte al pagamento
Va assolto dal reato di cui all’articolo 10 bis del decreto legislativo n. 74 del 2000 l’imprenditore che abbia fatto tutto il possibile possibile per far fronte alle scadenze anche mediante il sacrificio di beni personali dando così dimostrazione dell’imprevedibile ed insormontabile ore ostacolo a fronte al pagamento di in contestazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro 08 luglio 2014.
La soglia di usura cui confrontare il tasso «maggiorato» (: il tasso degli interessi corrispettivi, cui si aggiunge lo «spread» previsto per la determinazione del tasso moratorio) è il «tasso soglia» di cui alle rilevazioni trimestrali, privo di qualsiasi addizione. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Torino 10 giugno 2014.
Iva - Omesso versamento - Reato - Fatti commessi sino al 17 settembre 2011 - Illegittimità costituzionale
In base alla sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 2014, la quale ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 10 ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, deve essere assolto l'imputato che, con riferimento a fatti commessi sino al 17 settembre 2011, ha omesso di versare l'imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla relativa dichiarazione annuale, per importi non superiori, per ciascun periodo d'imposta, ad euro 103.291,38. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bari 19 maggio 2014.
Fallimento - Sequestro ex articolo 64 decreto legislativo n. 159/2010, Codice antimafia - Socio illimitatamente responsabile - Separazione - Indicazione delle spese di liquidazione già sostenute - Separazione dalle spese di liquidazione dei beni della massa del socio in proprio e da quelle relative ai beni non sottoposti a sequestro
Ove venga disposto il sequestro dei beni di un socio illimitatamente responsabile di società dichiarata fallita ai sensi dell'articolo 64 del cd. Codice antimafia, dovrà disporsi la separazione dei beni sequestrati dalla massa attiva del fallimento e la consegna degli stessi all'amministratore giudiziario, con indicazione dettagliata delle spese di liquidazione già effettuate con riferimento ai beni sequestrati, allo scopo di tenerle separate da quelle relative alla sola massa del socio illimitatamente responsabile in proprio e da quelle riferibili ai beni non sottoposti a sequestro. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Santa Maria Capua Vetere 29 aprile 2014.
Deve essere assolto dal reato previsto dall'articolo 10 bis del decreto legislativo n. 74 del 2000, perché il fatto non costituisce reato, l'imprenditore che non sia in grado di rispettare il termine del pagamento dell'imposta a causa di uno stato di crisi e di illiquidità incolpevole talmente grave e che abbia presentato domanda di concordato preventivo con transazione fiscale, alla quale l'agenzia delle entrate abbia aderito, e che preveda il pagamento integrale, sia pure dilazionato, del debito. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Piacenza 31 marzo 2014.
Reato di omesso versamento dell'Iva - Elemento psicologico - Illegittimo prelievo da parte della banca delle somme all'uopo accantonate.
Non è ravvisabile l'elemento psicologico del dolo del reato di omesso versamento dell'Iva, di cui agli articoli 10 bis e 10 ter del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, nell'ipotesi in cui il contribuente abbia provveduto all'accantonamento delle somme necessarie al pagamento dell'imposta ma non vi abbia potuto provvedere a causa di una situazione di illiquidità sopravvenuta e imprevedibile. (Nel caso di specie, la liquidità accantonata per provvedere al pagamento dell'imposta era stata illegittimamente prelevata dalla banca presso la quale erano stati aperti rapporti di conto corrente). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ravenna 20 febbraio 2014.
Omesso versamento di ritenute ex articolo 10 d.lgs. 74/2000 - Condizione di crisi economica - Esclusione dell'elemento soggettivo del dolo - Applicabilità - Esclusione - Cause di forza maggiore - Condizioni.
In tema di reato di cui all'articolo 10 d.lgs. 74/2000, la condizione di crisi non rappresenta un elemento alla stregua del quale escludere l'elemento soggettivo del dolo. Una simile conclusione consegue dal fatto che la consapevolezza e la volontà devono sussistere, ed essere accettate, in relazione al legame intellettivo e volitivo che il soggetto pone tra la condotta e quelle che sono le conseguenze dannose della stessa. Eventuali fattori esterni alla fattispecie penale, quale può essere definita la condizione di crisi economica, possono costituire le ragioni che spingono il soggetto a porre in essere una condotta illecita, senza tuttavia escludere, ma anzi avvalorandolo, il legame intellettivo e volitivo di cui si è detto. Sembra, invero, più corretto qualificare la crisi economica alla stregua di una forza esterna in grado di condizionare la condotta del sostituto d'imposta, il quale non avrà alcuna possibilità se non quella di reagire illecitamente. La qualificazione di crisi economica in termini di forza maggiore richiede, però, il concreto accertamento di due condizioni: i) che la condizione di crisi non sia imputabile al contribuente, venendo altrimenti meno l'imprevedibilità della stessa; che la crisi non possa essere adeguatamente fronteggiata tramite il ricorso, da parte dell'imprenditore, ad idonee misure da valutarsi in concreto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma 10 gennaio 2014.
Sequestro preventivo penale - Effetti - Valutazione della situazione di decozione della società.
Il procedimento per la dichiarazione di fallimento non può essere sospeso a causa della pendenza di una domanda di concordato preventivo in quanto tra le due procedure esiste un rapporto di consequenzialità logica e non procedimentale, che determina una mera esigenza di coordinamento tra i due procedimenti. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata)
Un provvedimento di sequestro preventivo penale se priva la società in bonis della disponibilità dell’intero suo patrimonio, esplica tuttavia i suoi effetti, quanto alla indisponibilità del patrimonio anche nei confronti della curatela, determinando uno squilibrio tra massa dei debiti concorsuali e attivo (o liquidità della società debitrice) certamente decisiva ai fini sia della revocata procedura di concordato preventivo, sia – a maggior ragione – ai fini della valutazione della situazione di decozione della società. (Francesco Fimmanò) (riproduzione riservata) Appello Reggio Calabria 11 aprile 2013.
Ai fini dell’accertamento dei reati di cui agli articoli 10 bis e 10 ter d.lgs. n. 74/2000 appare corretto, ai fini della esclusione del dolo, prendere in considerazione la situazione di difficoltà economica o di crisi di liquidità del soggetto obbligato, valutandone adeguatamente le cause. Tali situazioni, le quali possono escludere la sussistenza del dolo, debbono essere dimostrate dalla difesa dell'imputato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Novara 20 marzo 2013.
La ratio dell'esenzione dalla revocatoria fallimentare di cui all'articolo 67, comma 3, lettera a), legge fall., in ordine ai pagamenti di beni e servizi effettuati nell'esercizio dell'attività d'impresa nei termini d'uso, può essere individuata anche nella circostanza che detti pagamenti tendono a rafforzare la fiducia del fornitore nell'impresa debitrice. (Giovanni Noschese) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno 14 gennaio 2013.
Opposizione a decreto ingiuntivo - Debitore sottoposto a confisca/sequestro - Applicazione Codice Antimafia - Accertamento del credito innanzi al Giudice delegato.
Le ragioni di credito vantate dai terzi nei confronti del soggetto sottoposto a misura di prevenzione dovranno essere accertate secondo le disposizioni contenute negli articoli 57, 58 e 59 del Codice Antimafia, ovvero, innanzi il Giudice delegato nominato sull'ambito della misura cautelare adottata. (Gennaro Esposito) (riproduzione riservata) Tribunale Trapani 19 ottobre 2012.
In tema di bancarotta fraudolenta, una volta accertato che l’imprenditore ha avuto nella sua disponibilità determinati beni, nel caso in cui egli non renda conto del loro mancato reperimento, né sappia giustificarne la destinazione per effettive necessità dell’impresa, si deve dedurre che gli stessi siano stati dolosamente distratti; ciò in quanto il fallito ha l’obbligo giuridico di fornire dimostrazione della destinazione dei beni acquisiti al suo patrimonio. L’imprenditore, dunque, se “autocertifica” la materiale e giuridica disponibilità di un coacervo di rimanenze di magazzino deve poter poi rispondere della loro destinazione, in caso di accertamento dell’AG. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Lamezia Terme 02 ottobre 2012.
Collegamento negoziale tra negozi – Requisiti affinché la validità di un negozio incida sulla validità di negozio collegato.
Collegamento negoziale con contratto di mutuo – Differenze rispetto a mutuo di scopo.
Reato di esercizio abusivo di attività finanziaria – Necessità che l’attività di erogazione di prestiti e finanziamenti sia rivolta ad un numero non determinato di soggetti – Necessità che il soggetto sia inserisca abusivamente nel libero mercato, operando indiscriminatamente tra il pubblico.
Reato di esercizio abusivo di attività finanziaria – Esclusione in caso di collegamento negoziale tra contratto di mutuo e contratto di somministrazione.
Per stabilire se ricorra un collegamento negoziale, trattandosi di materia in cui è sovrana l'autonomia privata, è necessario rifarsi alla volontà delle parti e ricercare, oltre i singoli schemi negoziali (ognuno perfetto in sé e produttivo dei suoi effetti e, pertanto, almeno in apparenza indipendente), se ricorra un collegamento specifico, per cui gli effetti dei vari negozi si coordinino per l’adempimento di una funzione unica. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
Il nesso tra più negozi fa sì che l'esistenza, la validità, l'efficacia, l'esecuzione di uno influisca sulla validità, sulla efficacia e sulla esecuzione dell'altro. Affinché ciò si verifichi, non è sufficiente un nesso occasionale: il collegamento deve dipendere dalla genesi stessa del rapporto, dalla circostanza cioè che uno dei negozi trovi la propria causa nell'altro, dall'intento specifico e particolare delle parti di coordinare i due negozi, instaurando tra essi una connessione teleologica. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
L'ipotesi del collegamento negoziale deve essere tenuta distinta da quella del mutuo di scopo; in quest'ultimo, invero, la specifica destinazione della somma mutuata ad un determinato impiego forma oggetto di una vera e propria obbligazione che il mutuatario assume nei confronti del mutuante, la cui violazione dà luogo alla risoluzione del contratto. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
Ai fini dell'integrazione del reato di esercizio abusivo di attività finanziaria di cui all’articolo 132 Testo Unico Bancario è necessario che l'attività di erogazione di prestiti e finanziamenti sia svolta nei confronti del pubblico, da intendersi in senso non quantitativo, ma qualitativo come rivolta ad un numero non determinato di soggetti; inoltre, per l'integrazione del menzionato reato è necessario che il soggetto si inserisca abusivamente nel libero mercato, con conseguente sottrazione ai controlli di affidabilità e stabilità, ed operando indiscriminatamente tra il pubblico. Ne consegue che non integra tale fattispecie la concessione di finanziamenti rivolta esclusivamente nei confronti di soggetti operanti nello stesso settore commerciale del mutuante ed interessati alla stipula di contratti di somministrazione aventi ad oggetto i prodotti del soggetto mutuante. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata)
La sussistenza del collegamento negoziale tra il contratto di mutuo e quello di somministrazione porta ad escludere qualsiasi profilo di illiceità della attività di erogazione di finanziamenti. Trattasi infatti di attività che difetta dei requisiti di professionalità, sistematicità ed abitualità richiesti per l'integrazione della richiamata fattispecie delittuosa, essendo la stessa indirizzata nei confronti di una cerchia predeterminata e ristretta di soggetti e del tutto accessoria e funzionale a quella di impresa. (Francesco Dialti) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo 02 ottobre 2012.
L’articolo 9, paragrafo 1, della decisione quadro 2001/220/GAI del Consiglio, del 15 marzo 2001, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale, deve essere interpretato nel senso che non osta a che, nel contesto di un regime di responsabilità delle persone giuridiche come quello in discussione nel procedimento principale, la vittima di un reato non possa chiedere il risarcimento dei danni direttamente causati da tale reato, nell’ambito del processo penale, alla persona giuridica autrice di un illecito amministrativo da reato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte di Giustizia UE 12 luglio 2012.
La sentenza penale di applicazione della pena ex art. 444 cod. proc. pen. costituisce indiscutibile elemento di prova per il giudice di merito il quale, ove intenda disconoscere tale efficacia probatoria, ha il dovere di spiegare le ragioni per cui l'imputato avrebbe ammesso una sua insussistente responsabilità, ed il giudice penale abbia prestato fede a tale ammissione; detto riconoscimento ben può essere utilizzato come prova nel corrispondente giudizio di responsabilità in sede civile (v. Trib. Piacenza, sez. civ. sentenza 28 aprile 2011, n. 346, est. G. Morlini; v. Cass. civ., sez. lav., sentenza 5 maggio 2005 n. 9358, Rv. 581838). (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
La consumazione del delitto di usura, ai danni dell’attore mutuatario, determina l’inefficacia delle pattuizioni relative ai frutti civili. Infatti, ai sensi dell’art. 1815, comma 2, c.c., come modificato dalla Legge 1996, n. 108, “se sono convenuti interessi usurari la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”. La nullità della clausola sugli interessi, per la consumazione del reato di usura, determina il diritto del mutuatario alla ripetizione di quelli che abbia versato. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata)
Il sequestro conservativo, in conseguenza della sentenza di condanna in favore del creditore, si converte in pignoramento (art. 686 c.p.c.). La richiesta di conferma del sequestro, da parte dell’attore, non può trovare dunque accoglimento. Durante il giudizio di merito di cui all’art. 669-octies c.p.c., infatti, non è prevista la convalida del provvedimento cautelare, emesso durante la fase sommaria (v. Trib. Monza, Sez. IV, 3 settembre 2007); infatti, l’art. 686 c.p.c. prevede che il sequestro conservativo si converta ipso iure in pignoramento dal momento in cui il creditore sequestrante ottiene sentenza di condanna esecutiva, iniziando, in quello stesso momento, il processo esecutivo, di cui il sequestro stesso, una volta convertitosi in pignoramento, costituisce il primo atto. (Cass. civ., sez. III, sentenza 29 aprile 2006 n. 10029). L’assunto è testimoniato dall’art. 156 disp. att. c.p.c., dove sono espressamente previste le modalità di esecuzione della sentenza di condanna, ottenuta successivamente ad un sequestro. Ciò significa che gli effetti prodotti dal sequestro, ex art. 2906 del codice civile, nel periodo anteriore divengono attuali con la conversione in pignoramento, sempreché questo non divenga inefficace per il mancato adempimento delle formalità di cui all'art. 156 disp. att. c.p.c.. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Varese 02 febbraio 2012.
Concordato preventivo - Relazione del professionista di cui all'articolo 161, comma 3, L.F. - Attestazione della veridicità dei dati aziendali - Natura probatoria della relazione sostitutiva dei poteri istruttori del tribunale - Contenuto certificativo con valore probatorio - Funzione di corretta informazione e tutela dei creditori, del commissario giudiziale e del tribunale - Servizio di pubblica necessità.
Concordato preventivo - Relazione del professionista di cui all'articolo 161, comma 3, L.F. - Falsa attestazione della veridicità dei dati aziendali - Reato di cui all'articolo 481 c.p. - Sussistenza.
La relazione del professionista che, ai sensi dell'articolo 161, comma 3, legge fallimentare, deve attestare la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano posto a base della domanda di concordato preventivo, si inserisce a pieno titolo nel procedimento giurisdizionale della procedura di concordato e di fatto sostituisce i poteri istruttori del tribunale in ordine ad una condizione di ammissibilità del concordato. Detta relazione ha, quindi, non solo un contenuto valutativo ma anche un contenuto certificativo dal quale discende uno specifico valore probatorio. Per queste ragioni, non vi possono essere dubbi in ordine al fatto che il professionista incaricato di redigere la relazione svolge un servizio di pubblica necessità in funzione di una corretta informazione e tutela dei creditori e che, conseguentemente, lo stesso professionista, in considerazione del fatto che deve compiutamente informare il commissario giudiziale, i creditori ed il tribunale, sia investito di poteri e doveri tipici dei soggetti esercenti un servizio di pubblica necessità. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La falsa attestazione, da parte del professionista che redige la relazione di cui all'articolo 161, comma 3, legge fallimentare, di corrispondenza al vero dei dati fattuali e contabili riportati dall'imprenditore nel ricorso per l'ammissione al concordato preventivo (cd. veridicità dei dati aziendali) integra, sotto il profilo della materialità della condotta, il reato di cui all'articolo 481 del codice penale, reato per il quale, sotto il profilo soggettivo, è sufficiente il dolo generico, ossia la coscienza e volontà dell'alterazione del vero, senza che sia necessario alcun fine specifico, fermo restando che l'elemento psicologico non può ritenersi implicito nella materialità del fatto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Rovereto 12 gennaio 2012.
Le esigenze di effettività della giurisdizione, alla luce dei principi scaturenti dal diritto comunitario ed in ossequio alla ragionevole durata del processo, impongono di ritenere quale urgente ed indifferibile il compimento dell'attività del consulente tecnico d'ufficio (la cui inerzia diviene per ciò solo indebita, perché in contrasto con le leggi e le norme amministrative tese a disciplinare il dovere del pubblico ufficiale), e ciò anche se i termini di deposito della perizia non siano perentori. Integra, pertanto, il delitto di cui al primo comma dell'articolo 338 c.p. il comportamento di chi, dopo aver assunto l'incarico di consulente tecnico d'ufficio, non provveda al deposito della relazione tecnica e non abbia restituito, seppur sollecitato, le produzioni delle parti ritirate dal fascicolo di causa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Sant'Angelo dei Lombardi 13 maggio 2011.
Attività professionale in forma di lavoro dipendente pubblico o privato - Soggetti iscritti all'albo degli architetti o degli ingegneri - Svolgimento di incarichi professionali esterni - Autorizzazione del datore di lavoro - Necessità.
Errore sulla illiceità del fatto - Errore scusabile - Caratteristiche - Attività professionale - Mera ignoranza della disciplina della materia - Scusabilità - Esclusione.
È principio assolutamente pacifico dell'ordinamento che il dipendente pubblico o privato, anche se iscritto all’albo degli architetti o degli ingegneri, debba essere autorizzato dal datore di lavoro per poter assumere un incarico professionale esterno. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Con riferimento all'errore in ordine alla illiceità del fatto, va detto che se da un canto l'ignoranza può ritenersi scusabile solo quando l’agente sia incorso nella trasgressione nonostante abbia agito con l'ordinaria diligenza (e dunque dimostrando di essersi attenuto al generale obbligo di informazione e di conoscenza posto a carico di tutti i consociati), d'altro canto l'obbligo di informazione diviene più pregnante e specifico quando il soggetto riveste un ruolo professionale, così che non può addurre a sua discolpa la mera ignoranza della disciplina che regola la materia oggetto della sua attività professionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Milano 13 ottobre 2010.
Procedimento penale – Intercettazioni – Utilizzazione in procedimenti diversi – Divieto ex art. 270 C.P.P. – Diverso procedimento – Nozione.
Procedimento penale – Intercettazioni – Autorizzazione – Decreto motivato – Motivazione “per relationem” – Sufficienza.
In tema di intercettazioni di conversazioni, ai fini del divieto di utilizzazione previsto dall'art. 270, comma primo, cod. proc. pen., il concetto di "diverso procedimento" non equivale a diverso reato e in esso non rientrano le indagini strettamente connesse e collegate sotto il profilo oggettivo, probatorio e finalistico al reato alla cui definizione il mezzo di ricerca della prova viene predisposto, sicché la diversità del procedimento assume un carattere soltanto sostanziale, non collegabile al dato puramente formale del numero di iscrizione nel registro delle notizie di reato.
Possono ritenersi adeguatamente motivati "per relationem" i decreti di autorizzazione all'effettuazione di intercettazione di comunicazioni quando in essi il giudice faccia richiamo alle richieste del P.M. ed alle relazioni di servizio della polizia giudiziaria, ponendo così in evidenza, per il fatto di averle prese in esame e fatte proprie, l' "iter" cognitivo e valutativo seguito per giustificare l'adozione del particolare mezzo di ricerca della prova. Tribunale Mantova 30 gennaio 2009.