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Timestamp: 2018-10-17 03:43:56+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', '§ 1', 'art. 6', '§ 1', 'art. 6', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 6']

Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 04/04/2013Diritti Europa
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Posted by: Marco Occhipinti in In evidenza, Rassegna sulla Corte Europea 4 aprile 2013
04 Aprile 2013 – Oggi la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deciso 7 diversi casi, pronunciandosi con sentenze di condanna per Austria, Ucraina e soprattutto Russia: sono infatti 4 le condanne che la Federazione Russa porta a casa, tenendo ben salda la sua posizione di “pluri-condannata” nelle statistiche dei paesi europei più condannati dalla CEDU.
Fra le violazioni di cui si sono macchiati questi Stati, vi sono violazioni dell’equo processo (Austria e Ucraina), condicio sine qua non perché la giustizia praticata da uno stato possa essere veramente giusta, e maltrattamenti sui detenuti (Russia), costretti in luoghi inadatti e malsani, al freddo e senza spazio. Tagliare sulle spese per gli ultimi della società è facile e per nulla impopolare: chi è colpevole, paga con la galera; e se questa è putrida, sovraffollata e invivibile, tanto meglio! Ma le cose non stanno così: il condannato è prima di ogni cosa una persona, e secondariamente è una persona affidata allo stato; egli non può scegliere cosa mangiare, o dove dormire, quando prendere aria o con chi condividere la cella: è lì, che sconta la sua pena alle condizioni che dice lo Stato. E queste condizioni devono essere dignitose, perché la dignità è il bene più grande di una persona. Sulla sua pena non si può né lucrare né risparmiare.
Altra violazione è quella della libertà d’espressione, riscontrata dai giudici di Strasburgo nel caso Reznik v. Russia. Il 25 Dicembre del 2003, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Mosca, il sign.Genri Reznik, condanna in diretta TV un episodio increscioso in cui era stata coinvolta un’avvocatessa moscovita e che allora era alla cronaca degli giornali: l’avv.ssa A. fa visita al suo cliente, detenuto in regime di carcerazione preventiva, e porta con sé dei documenti, quando all’ingresso della struttura alcune guardie la bloccano e pretendono di controllarla; ma ad indossare quelle divise sono agenti uomini e la legge russa parla chiaro: le ispezioni corporali vanno fatte da agenti dello stesso sesso dell’ispezionato. A nulla valgono le rimostranze, e gli agenti, perquisendola, trovano anche dei documenti vietati (secondo gli agenti almeno..infatti nel 2011 la Corte di Strasburgo condannerà l’episodio riscattando l’avv.ssa dalle accuse; così nella sentenza Khodorkovskiy v. Russia).
Una perquisizione quindi ingiusta perché fatta da uomini e – col senno di poi – anche illegittima alla luce dei diritti CEDU. E quel giorno, in tv, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Mosca lo dice a chiare lettere e senza mezzi termini, ma sbaglia un termine: parla di “ricerca” e non di “perquisizione”. Gli agenti della perquisizione erano sintonizzati sul programma, si sentono offesi e pensano bene di querelarlo per diffamazione. Dopo una assoluzione in primo grado, il sign. Genri Reznik è condannato in secondo grado a pagare una ammenda.
Oggi la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo richiama i giudici russi: quella non era diffamazione, ma lecito e legittimo esercizio del proprio diritto ad esprimersi e comunicare la propria opinione attraverso la voce dell’informazione.
Il quarto potere è ingranaggio democratico: senza il giornalismo non esiste democrazia!
La vicenda di Reznik non è isolata e fa riflettere. Non si può utilizzare lo strumento penale con questa leggerezza: mettere in discussione il comportamento di chi lavora per lo Stato, e quindi per la collettività, è una libertà sacrosanta, soprattutto quando gli episodi di cronaca facciano dubitare della legalità di certi comportamenti. Se il “quarto potere“, cioè il giornalismo, non assolve alla sua funzione di controllo dello Stato, chi può farlo? I giudici sono noiosi, formali e lenti nell’accertare la verità – e questo in tutti i paesi, anche dove la macchina della giustizia funziona. I governanti – al vertice della struttura amministrativa – sono legati a doppio filo con l’amministrazione: ne nascondono gli errori, perché sono anche i loro errori, e sono ben lieti di sacrificare qualche individuo a favore dell’interesse generale – col quale possono farsi belli. E i parlamentari – ossia coloro che fanno le leggi e danno la fiducia ai governanti – non si muovono se non sono spinti dall’elettorato, che indignato di qualcosa chiede che le cose cambino. Ma un elettorato ignorante è la base delle dittature: per questo il giornalismo è essenziale. L’informazione assolve ad una funzione costituzionale e di sistema: il giornalista non lavora solo per l’editore, ma con al sua indipendenza e libertà lavora anche per la sopravvivenza di uno Stato democratico. Non dimentichiamoci mai dell’importanza del giornalismo. Possiamo essere critici di un certo modo di fare giornalismo e chiedere che l’informazione migliori, ma ripudiarlo è impossibile. Sottrarsi alla lente di indagine del giornalismo è sottrarsi al controllo democratico della collettività. E se lo fa una forza politica democraticamente eletta, protagonista della vita del nostro paese, la cosa diventa, oltreché inquietante, alquanto pericolosa..
Per approfondire il rapporto tra libertà d’espressione e diffamazione in Italia: Italia: Giornalisti in carcere per diffamazione? La Corte di Strasburgo è preoccupata.
Di seguito la rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Giovedì 04 Aprile 2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
C.B. v. Austria 30465/06 2 C.B., cittadino austriaco, è condannato per violenze sessuali su minorenne e crimini in materia di stupefacenti. Per le sue condizioni psichiatriche, è internato in un istituto criminale per malati di mente. Oggi il suo avvocato accusa il giudice della condanna di non aver valutato correttamente la perizia medica stesa dal consulente da lui nominato d’ufficio, di non aver ammesso il parere steso dal consulente di parte, nonché di non aver ammesso a testimoniare esperti in materia: il tutto, a danno dell’imputato. Articolo 6 § 1 (diritto ad un processo equo) Resto inammissibile
Violazione dell'Articolo 6 +6-3- d - Diritto ad un processo equo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - Processo equo; Parità delle armi) (Articolo 6 - Diritto a un equo processo; Articolo 6-3-d - Esame dei Testimoni)
Julius Kloiber Schlachthof GmbH and Others v. Austria 21565/07,
21572/07, 21575/07,
21580/07
3 A ricorre in CEDU sono quattro società con sede in Austria, tutte dedite alla macellazione di carni: Julius Kloiber Schlachthof GmbH, Fa. Pöll Günter, Pöll-Fleisch GmbH, e Schweinespezialbetrieb Innviertel GmbH. Nello svolgere la loro attività, subiscono una sanzione per il mancato pagamento di alcuni oneri di commercializzazione delle carni. Oggi si oppongono a quella sanzione: sarebbe infatti sproporzionata perché troppo alta, fissa e quindi uguale per tutti, quale che sia la cifra evasa, nonché non prevedibile né conoscibile perché disposta da una legge confusa e indecifrabile. Infine, contro quella sanzione le società non avrebbero avuto mezzi di contestazione: o pagavano subito, ricevendo uno sconto, o dopo, ad importo pieno; senza alcun giudice a cui ricorrere. Articolo 6 § 1 (accesso alla giustizia / diritto ad un equo processo)
Articolo 13 (diritto ad un rimedio efficace)
Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - Procedimento penale; Articolo 6-1 - accesso alla giustizia)
Ivakhnenko v. Russia 12622/04 2 Aleksandr Ivakhnenko, cittadino russo, è stato detenuto nel carcere di Voronezh a seguito di una condanna per omicidio e rapina. Oggi denuncia condizioni di detenzione insostenibili: sovraffollamento, fino al punto di dover condividere con altri detenuti il letto, temperature eccessive ora di caldo o di freddo, cure inadeguate alle sue complicazioni urinarie e nessuna privacy al momento di andare al bagno. Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti)
Markaryan v. Russia 12102/05 3 Vladimir Markaryan è un cittadino russo condannato per vari reati, fra i quali omicidio e associazione a delinquere. Per la propria fedina, era certamente un indagato restio a parlare: forse per compensare quell’eccesso, certamente esagerando oltre i limiti della legalità, pare che gli agenti lo avessero picchiato brutalmente più volte, cercando con la violenza di estorcere la confessione dei reati commessi. A quelle violenze segue il silenzio dell’autorità, che non svolse alcuna indagine effettiva su quegli episodi. Articolo 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti) Violazione dell'Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Reznik v. Russia 4977/05 3 Genri Reznik, avvocato russo, è il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Mosca. È stato condannato per diffamazione a causa delle dichiarazioni rilasciate durante una diretta tv: ha accusato alcune guardie carcerarie, uomini, di aver svolto un controllo personale su una sua collega avvocatessa in maniera inappropriata ed eccessiva. Articolo 10 (libertà di espressione) Violazione dell’Articolo 10 - Libertà di espressione - {Generale} (Articolo 10-1 - Libertà di espressione)
Tkachevy v. Russia 35430/05 2 Viktor Tkachev e Elvira Tkacheva, marito e moglie, erano proprietari di un appartamento nella zona storica di Mosca, vicino al Cremlino. Furono espropriati del loro immobile per due ragioni – necessità di ampliare la Galleria Statale di Mosca e di riparare la struttura pericolante – dimostratesi infondate: proprio la Corte EDU, con sentenza del 14 Febbraio 2012, riconobbe come illegittimo quell’esproprio, rinviando ad altra pronuncia la definizione delle somme che la Russia avrebbe dovuto risarcire ai ricorrenti. Oggi la Corte ha stabilito l’ammontare di quel risarcimento in 152.000 €. Articolo 41 (equa soddisfazione) Danno patrimoniale e non patrimoniale - aggiudicato (Articolo 41 - Danno morale; Danno patrimoniale)
Tkachenko v. Ukraine 1278/06 3 Violazione_dell’Articolo_6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili
Austria Russia Tutte le sentenze Ucraina	2013-04-04
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