Source: http://www.iureconsult.com/areeatema/lavoro/indennita_di_maternita_e_padre/index.htm
Timestamp: 2013-05-21 16:57:27+00:00
Document Index: 70039074

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 70', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 80', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 28', 'art. 2', 'art. 31', 'art. 70', 'art. 72', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 70', 'sentenza ', 'art. 15']

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Indennit� di maternit� spetta anche al padre professionista La Corte Costituzionale con la sentenza n.385 del 14.10.2005 � arrivata a riconoscere il diritto all'indennit�, ex artt. 70, 72 D.lgs 151/2002, anche al padre adottivo o affidatario il quale eserciti una libera professione.
Secondo la Corte, infatti, il non aver riconosciuto tale facolt� anche ai liberi professionisti comporta �una disparit� di trattamento fra lavoratori che non appare giustificata dalle differenze, pur sussistenti, fra le diverse figure� e �non consente a questa categoria di padri-lavoratori di godere, alla pari delle altre, di quella protezione che l'ordinamento assicura in occasione della genitorialit�, anche adottiva�.Ed invero, anche se certamente le differenze fra le due categorie sussistono, la Corte rileva che, in ogni caso, trattasi di distinzioni che non riguardano il diritto a intervenire nella vita familiare in eguale misura rispetto alla madre.
In particolare, la Consulta ha stabilito il diritto del padre a percepire, in alternativa alla madre, l'indennit� di maternit� indipendentemente dalla effettiva verifica dell�attivit� lavorativa esercitata.
nel giudizio di legittimit� costituzionale degli articoli 70 e 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternit� e della paternit�, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), promosso con ordinanza del 17 maggio 2004 dal Tribunale di Sondrio nel procedimento civile vertente tra Giarba Cesare contro Ente di previdenza dei Periti industriali e dei Periti industriali laureati, iscritta al n. 890 del registro ordinanze 2004 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 45, prima serie speciale, dell'anno 2004.
1. - Il Tribunale di Sondrio, in funzione di Giudice del lavoro, con ordinanza emessa il 17 maggio 2004, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 29, secondo comma, 30, primo comma, e 31 della Costituzione, questione di legittimit� costituzionale degli artt. 70 e 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternit� e della paternit�, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non consentono al padre libero professionista, affidatario in preadozione di un minore, di beneficiare - in alternativa alla madre - dell'indennit� di maternit� durante i primi tre mesi successivi all'ingresso del bambino nella famiglia.
Il Tribunale premette in fatto di essere stato ad�to da un libero professionista il quale, essendo affidatario di un minore, unitamente alla moglie, in forza di provvedimento di affidamento preadottivo emesso dal Tribunale di Milano, aveva chiesto all'Ente di previdenza dei Periti industriali, cui era iscritto, di beneficiare dell'indennit� di maternit� per i primi tre mesi successivi all'ingresso del bambino in famiglia, in alternativa alla madre, anch'ella libera professionista, vedendo respinta la propria istanza sul rilievo che il diritto a detta indennit� era previsto dall'art. 70 del d.lgs. n. 151 del 2001 a favore delle sole libere professioniste.
Il giudice a quo evidenzia preliminarmente le numerose pronunce con cui questa Corte ha esteso al padre lavoratore l'applicabilit� di norme a protezione della maternit� e del minore (in particolare, la sentenza n. 1 del 1987 che ha riconosciuto il diritto all'astensione obbligatoria e ai riposi giornalieri, la n. 341 del 1991 relativa al diritto all'astensione nei primi tre mesi dall'ingresso del bambino nella famiglia per il padre lavoratore affidatario di un minore, la n. 179 del 1993 e la n. 104 del 2003, che hanno rispettivamente esteso in via generale al padre lavoratore, in alternativa alla madre lavoratrice consenziente, il diritto ai riposi giornalieri per l'assistenza al figlio nel primo anno di vita e, in caso di adozione e affidamento, nel primo anno dall'ingresso del minore in famiglia), sottolineando come l'evoluzione degli istituti sia stata recepita dal legislatore con il d.lgs. n. 151 del 2001, che ha coordinato e razionalizzato la disciplina della tutela della maternit� e paternit� dei figli naturali, adottivi e in affidamento.
Il rimettente rileva, in particolare, che l'art. 31 del menzionato decreto legislativo, che riconosce al padre lavoratore il diritto al congedo di maternit� ex artt. 26, primo comma, e 27 e il congedo di paternit� ex art. 28, � applicabile ai soli lavoratori dipendenti, mentre analogo diritto non viene riconosciuto ai padri liberi professionisti: al riguardo, infatti, il combinato disposto degli artt. 70 e 72 fa espresso riferimento alle sole professioniste, non consentendo, cos�, un'interpretazione estensiva, tale da ricomprendere anche i liberi professionisti di sesso maschile.
Secondo il giudice a quo, l'inequivocabile lettera di tali norme pone, pertanto, seri dubbi di legittimit� costituzionale per contrasto con gli artt. 3, 29, secondo comma, 30, primo comma, e 31 della Costituzione: le disposizioni censurate, avendo riservato alla sola madre il diritto all'indennit�, si scontrano con il principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, determinando una ingiustificata disparit� di trattamento tra gli stessi in relazione all'interesse del marito a partecipare alla fase pi� delicata dell'inserimento del minore in famiglia.
Il rimettente richiama, a tal proposito, la sentenza n. 341 del 1991, con cui la Corte ha evidenziato l'importanza del ruolo e della presenza dell'affidatario che �potrebbe a volte essere in grado, in relazione alle variabili peculiarit� delle situazioni concrete, di meglio seguire e assistere il minore in questa particolare fase del suo sviluppo� e conclude affermando che il diritto della madre libera professionista a percepire l'indennit� per i primi tre mesi dall'ingresso del minore in famiglia non pu� che essere riconosciuto anche al padre libero professionista: in caso contrario, verrebbero violati i princip� di cui agli artt. 29, secondo comma (uguaglianza fra i coniugi anche in relazione ai compiti di cui all'art. 30, primo comma), 31 (tutela della famiglia e del minore come compito fondamentale dell'ordinamento) e 3 della Costituzione, anche per l'ingiustificata disparit� di trattamento tra liberi professionisti e lavoratori dipendenti che si determinerebbe.
2. - Nel giudizio dinanzi a questa Corte non vi sono stati n� costituzione di parti private n� intervento del Presidente del Consiglio del ministri.
1. - Il Tribunale di Sondrio, in funzione di Giudice del lavoro, dubita, in riferimento agli artt. 3, 29, secondo comma, 30, primo comma, e 31 della Costituzione, della legittimit� costituzionale degli artt. 70 e 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternit� e della paternit�, a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non consentono al padre libero professionista, affidatario in preadozione di un minore, di beneficiare - in alternativa alla madre - dell'indennit� di maternit� durante i primi tre mesi successivi all'ingresso del bambino nella famiglia.
Ad avviso del rimettente, le norme impugnate, riservando alla sola madre il diritto a percepire l'indennit�, determinano un'ingiustificata disparit� di trattamento fra i coniugi, in relazione all'interesse del marito a partecipare in egual misura rispetto alla moglie alla prima e pi� delicata fase dell'inserimento del minore in famiglia, nonch� una disparit� di trattamento tra liberi professionisti e lavoratori dipendenti (per i quali il diritto �, viceversa, contemplato), non giustificata dalle differenze sussistenti fra le due categorie.
2. - La questione � fondata.
3. - Il d.lgs. n. 151 del 2001 rappresenta l'esito di un'evoluzione legislativa che ha modificato profondamente la disciplina della tutela della maternit�, estendendo al padre lavoratore ed ai genitori adottivi i diritti in precedenza spettanti alla sola madre, a protezione del preminente interesse della prole.
In particolare, il riconoscimento in capo ai genitori adottivi o affidatari dei medesimi diritti gi� attribuiti ai genitori biologici � passato attraverso alcune tappe, riconducibili: alla legge 9 dicembre 1977, n. 903 (Parit� di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro), i cui artt. 6 e 7 hanno rispettivamente esteso alla lavoratrice madre adottiva o affidataria il diritto all'astensione obbligatoria post partum e all'astensione facoltativa di cui agli artt. 4, lettera c), e 7 della legge 30 dicembre 1971, n. 1204 e al padre lavoratore, anche adottivo o affidatario, la possibilit� di usufruire dell'astensione facoltativa; alla legge 4 maggio 1983, n. 184 (Diritto del minore ad una famiglia), che all'art. 80 ha ammesso l'applicabilit� degli artt. 6 e 7 summenzionati alle ipotesi di affidamento provvisorio; alla legge 31 dicembre 1998, n. 476 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, fatta a L'Aja il 29 maggio 1993. Modifiche alla legge 4 maggio 1983 n. 184, in tema di adozione di minori stranieri), che all'art. 39-quater ha esteso i diritti di cui ai citati artt. 6 e 7 ai genitori adottivi e a quelli che hanno un minore in affidamento preadottivo; alle leggi 29 dicembre 1987, n. 546 (Indennit� di maternit� per le lavoratrici autonome) e 11 dicembre 1990, n. 379 (Indennit� di maternit� per le libere professioniste), che hanno riconosciuto alle lavoratrici autonome ed alle libere professioniste l'indennit� di maternit� anche in caso di adozione o affidamento preadottivo.
4. - A tale evoluzione ha fornito un contributo sostanziale la giurisprudenza di questa Corte, chiamata pi� volte a decidere in merito alla legittimit� costituzionale di norme a tutela della genitorialit�. In particolare debbono essere ricordate le seguenti pronunce di accoglimento: la sentenza n. 1 del 1987, che ha esteso al padre lavoratore il diritto all'astensione obbligatoria ed ai riposi giornalieri, ove l'assistenza della madre sia divenuta impossibile per decesso o grave infermit�; la sentenza n. 332 del 1988, che ha riconosciuto alle lavoratrici il diritto all'astensione facoltativa per il primo anno dall'ingresso del bambino in famiglia, nell'ipotesi di affidamento provvisorio, e il diritto all'astensione obbligatoria nei primi tre mesi successivi all'ingresso del bambino in famiglia, in caso di affidamento preadottivo; la sentenza n. 341 del 1991, che ha riconosciuto al padre lavoratore, in alternativa alla madre lavoratrice, il diritto all'astensione obbligatoria in caso di affidamento provvisorio; la sentenza n. 179 del 1993, che ha esteso, in via generale, al padre lavoratore, in alternativa alla madre lavoratrice consenziente, il diritto ai riposi giornalieri per l'assistenza al figlio nel primo anno di vita; infine, la sentenza n. 104 del 2003, che ha riconosciuto il diritto ai riposi giornalieri, in caso di adozione e affidamento, entro il primo anno dall'ingresso del minore in famiglia anzich� entro il primo anno di vita del bambino.
5. - Tale evoluzione � espressa dal d.lgs. n. 151 del 2001 che, nel provvedere alla ricognizione organica della materia, pone su un piano di parit� ed uguaglianza i genitori che svolgono attivit� lavorativa e sancisce definitivamente l'equiparazione dei genitori adottivi o affidatari a quelli biologici.
La tutela offerta dalla normativa in esame non �, peraltro, completa.
Per il caso di adozione o affidamento, l'art. 31 stabilisce che il congedo di maternit� di cui ai precedenti artt. 26, primo comma, e 27, primo comma, nonch� il congedo di paternit� di cui all'art. 28 spettano, a determinate condizioni, anche al padre lavoratore.
Le espressioni "lavoratore" e "lavoratrice" che compaiono in tale norma devono essere interpretate alla luce del disposto dell'art. 2, comma 1, lettera e), secondo cui �per "lavoratrice" o "lavoratore", salvo che non sia altrimenti specificato, si intendono i dipendenti [...] di amministrazioni pubbliche, di privati datori di lavoro nonch� i soci lavoratori di cooperative�: la lettera della legge �, pertanto, esplicita nell'escludere che in detta nozione possano essere fatti rientrare coloro che esercitano una libera professione, con la conseguenza che agli stessi l'art. 31 non pu� essere applicato.
Alle madri libere professioniste � dedicato il Capo XII del d.lgs. n. 151 del 2001: in particolare, l'art. 70, primo comma, riconosce �alle libere professioniste, iscritte ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza [...] un'indennit� di maternit� [...]�, che l'art. 72, primo comma, estende, poi, all'ipotesi di adozione o affidamento. Anche in questo caso, la lettera della legge � di chiara interpretazione e, nel fare esclusivo riferimento alle libere professioniste, esclude in linea di principio i padri liberi professionisti dal godimento del detto beneficio.
6. - Pertanto, il d.lgs. n. 151 del 2001 ha testualmente riconosciuto il diritto all'indennit� al padre adottivo o affidatario che sia lavoratore dipendente, escludendo, viceversa, coloro che esercitino una libera professione, i quali non hanno, perci�, la facolt� di avvalersi del congedo, e dell'indennit�, in alternativa alla madre.
Tale discriminazione rappresenta un vulnus sia del principio di parit� di trattamento tra le figure genitoriali e fra lavoratori autonomi e dipendenti, sia del valore della protezione della famiglia e della tutela del minore.
Come si evince dalla ratio sottesa agli interventi normativi sopra ricordati nonch� dalla lettura delle motivazioni dei precedenti di questa Corte, gli istituti nati a salvaguardia della maternit�, in particolare i congedi ed i riposi giornalieri, non hanno pi�, come in passato, il fine precipuo ed esclusivo di protezione della donna, ma sono destinati alla difesa del preminente interesse del bambino �che va tutelato non solo per ci� che attiene ai bisogni pi� propriamente fisiologici, ma anche in riferimento alle esigenze di carattere relazionale ed affettivo che sono collegate allo sviluppo della sua personalit� (sentenza n. 179 del 1993).
Ci� � tanto pi� vero nell'ipotesi di affidamento e di adozione, ove l'astensione dal lavoro non � finalizzata alla tutela della salute della madre ma mira in via esclusiva ad agevolare il processo di formazione e crescita del bambino, �creando le condizioni di una pi� intensa presenza della coppia, i cui componenti sono entrambi affidatari, e come tali entrambi protagonisti, nell'esercizio dei loro doveri e diritti, della buona riuscita del delicato compito� loro attribuito (sentenza n. 341 del 1991).
Pertanto, se il fine precipuo dell'istituto, in caso di adozione e affidamento, � rappresentato dalla garanzia di una completa assistenza al bambino nella delicata fase del suo inserimento nella famiglia, il non riconoscere l'eventuale diritto del padre all'indennit� costituisce un ostacolo alla presenza di entrambe le figure genitoriali. Occorre garantire un'effettiva parit� di trattamento fra i genitori - nel preminente interesse del minore - che risulterebbe gravemente compromessa ed incompleta se essi non avessero la possibilit� di accordarsi per un'organizzazione familiare e lavorativa meglio rispondente alle esigenze di tutela della prole, ammettendo anche il padre ad usufruire dell'indennit� di cui all'art. 70 del d.lgs. n. 151 del 2001 in alternativa alla madre. In caso contrario, nei nuclei familiari in cui il padre esercita una libera professione verrebbe negata ai coniugi �la delicata scelta di chi, assentandosi dal lavoro per assistere il bambino, possa meglio provvedere� alle sue esigenze, scelta che, secondo la giurisprudenza menzionata di questa Corte, non pu� che essere rimessa in via esclusiva all'accordo dei genitori, �in spirito di leale collaborazione e nell'esclusivo interesse del figlio� (sentenza n. 179 del 1993).
La violazione del principio di uguaglianza appare ancor pi� evidente se si considera che il legislatore ha riconosciuto tale facolt� ai padri che svolgano un'attivit� di lavoro dipendente: il non aver esteso analoga facolt� ai liberi professionisti determina una disparit� di trattamento fra lavoratori che non appare giustificata dalle differenze, pur sussistenti, fra le diverse figure (differenze che non riguardano, certo, il diritto a partecipare alla vita familiare in egual misura rispetto alla madre), e non consente a questa categoria di padri-lavoratori di godere, alla pari delle altre, di quella protezione che l'ordinamento assicura in occasione della genitorialit�, anche adottiva.
Nel rispetto dei princip� sanciti da questa Corte, rimane comunque riservato al legislatore il compito di approntare un meccanismo attuativo che consenta anche al lavoratore padre un'adeguata tutela.
dichiara l'illegittimit� costituzionale degli artt. 70 e 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternit� e della paternit�, a norma dell'art. 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella parte in cui non prevedono il principio che al padre spetti di percepire in alternativa alla madre l'indennit� di maternit�, attribuita solo a quest'ultima.