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Timestamp: 2018-02-21 01:07:01+00:00
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NO RADAR : La Fininvest dovrà pagare 560 milioni alla CIR di De Benedetti
La Fininvest dovrà pagare 560 milioni alla CIR di De Benedetti
I giudici della Corte d'Appello di Milano impongono alla holding del Biscione il risarcimento a favore della holding di Carlo De Benedetti. La sentenza è immediatamente esecutiva. I giudici: "Berlusconi correo di corruzione". La Cir: "Sentenza conferma che ci fu corruzione ed è estranea all'attualità politica"
MILANO - La Fininvest dovrà pagare. I giudici della Corte d'Appello di Milano hanno condannato la holding del Biscione a risarcire Cir per la vicenda del Lodo Mondadori per 540 milioni circa di euro alla data della sentenza di primo grado dell'ottobre 2009, più gli interessi e le spese decorsi da quel giorno. La cifra quindi arriverebbe intorno ai 560 milioni di euro 1. Un quarto in meno dei 750 milioni stabiliti in primo grado. La sentenza è immediatamente esecutiva. Furiosa la reazione di Marina Berlusconi 2, mentre la Cir, in una nota, afferma che la sentenza "conferma ancora una volta che nel 1991 la Mondadori fu sottratta alla Cir mediante la corruzione del giudice Vittorio Metta, organizzata per conto e nell'interesse di Fininvest". Definendo il contenzioso giudiziario su Mondadori "riguarda una storia imprenditoriale ed è completamente estraneo all'attualità politica".
La causa è la conseguenza, in sede civile, di un processo penale finito nel 2007 con le condanne definitive, per corruzione in atti giudiziari, del giudice Vittorio Metta e degli avvocati Cesare Previti 6, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico. La Cassazione confermò che la sentenza del 1991 della Corte d'Appello di Roma, sfavorevole a De Benedetti nello scontro con Berlusconi per assicurarsi il controllo della casa editrice, fu "comprata" corrompendo il giudice Metta con almeno 400 milioni di lire provenienti dai conti esteri Fininvest. Il premier venne prosciolto per prescrizione in modo irrevocabile nel novembre 2001.
La nota della Cir. "Si è riconosciuto il diritto di Cir a un congruo risarcimento per il danno sofferto - si legge nella nota - tale danno, enorme già in origine, si è poi notevolmente incrementato per rivalutazione e interessi in considerazione del lungo tempo trascorso dai fatti. Con particolare soddisfazione si registra il passaggio della sentenza dove si riconosce che, corrompendo il giudice metta, Fininvest tolse a Cir non la semplice chance di vincere nel 1991 la causa sul controllo del gruppo Mondadori-Espresso, ma la privò senz'altro di una vittoria che senza la corruzione giudiziaria sarebbe stata certa".
Il procedimento civile. Avviato nell'aprile 2004, con la richiesta complessiva di un miliardo di risarcimento da parte di Cir, il procedimento civile il 3 ottobre 2009 ha visto la sentenza di primo grado: il giudice Raimondo Mesiano 7aveva stabilito che la holding di De Benedetti "ha diritto" al risarcimento da parte di Fininvest "del danno patrimoniale da perdita di 'chance'" per "un giudizio imparziale'. Risarcimento 8 quantificato in 749.995.611,93 euro a cui si aggiungono gli interessi legali, le spese del giudizio e, tra l'altro, due milioni di euro per gli onorari. Pochi giorni dopo il ricorso in appello, a dicembre, era arrivato un accordo tra Finivest e Cir: la prima aveva presentato una fideiussione da 806 milioni 9 rinunciando all'istanza di sospensione, mentre la seconda si era impegnata a non chiedere l'esecuzione del maxirisarcimento fino alla sentenza d'appello.
Il pool di esperti. In vista del verdetto di secondo grado, lo scorso anno, i magistrati avevano nominato un pool di esperti per stabilire "se e quali variazioni dei valori delle società e delle aziende oggetto di scambio fra le parti siano intervenuti tra il giugno del 1990 e l'aprile del 1991, con riguardo agli andamenti economici delle stesse e di evoluzione dei mercati dei settori di riferimento".
Le conclusioni dei consulenti. A settembre 2010 le conclusioni dei consulenti: avevano stabilito che il danno subìto dalla holding della famiglia De Benedetti esisteva anche se, a loro avviso, era minore rispetto alla quantificazione del tribunale. Di recente Berlusconi aveva definito una sua eventuale condanna "una rapina a mano armata" 10. Mentre è di pochi giorni fa la polemica sulla cosidetta norma salva Fininvest 11 inserita e poi tolta dalla Finanziaria dopo dure polemiche. Ed oggi è saltata la visita del premier a Lampedusa 12.
Che cosa accadrà. A questo punto Cir può, da subito, eseguire il contenuto della sentenza d'Appello: con un "precetto", e cioè un atto giudiziario ad hoc, intimare il pagamento della somma dovuta. Qualora Finivest non fosse in grado di pagare la cifra stabilita dai giudici, la holding di De Benedetti si potrà rivolgere alle banche, di cui Intesa-Sanpaolo è capofila, garanti di una fideiussione da 806 milioni. Fideiussione bancaria valida per 16 mesi, e rinnovabile, posta alla base dell'accordo del dicembre 2009 tra le sue società. Ci potrebbe essere anche, in via del tutto ipotetica, un accordo tra le parti per congelare l'esecutività della sentenza in attesa della conferma definitiva della Cassazione.
Marina Berlusconi: “Esproprio e aggressione
Non daremo un euro, andremo in Cassazione”
Il presidente della Fininvest affida a una nota dai toni durissimi il commento alla sentenza della Corte d’Appello di Milano. “Lascia senza parole: il risarcimento è addirittura il doppio della nostra partecipazione in Mondadori. Sconfitta per la giustizia”
MILANO – “E’ una sentenza che sgomenta e lascia senza parole. E che rappresenta l’ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico”. Così, in una nota, il presidente della Fininvest Marina Berlusconi commenta il verdetto con cui la Corte d’Appello di Milano 1, giudicando sul Lodo Mondadori, ha confermato il risarcimento che l’azienda del premier dovrà versare alla Cir, seppur ridotto da 750 a 560 milioni di euro.
“E’ una somma addirittura doppia rispetto al valore della nostra partecipazione in Mondadori – aggiunge Marina Berlusconi -. La Fininvest, che ha sempre operato nella più assoluta correttezza, viene colpita in modo inaudito, strumentale e totalmente ingiusto. E il parzialissimo ridimensionamento della sanzione rispetto al giudizio di primo grado nulla naturalmente toglie alla incredibile gravità del verdetto. Neppure un euro è dovuto da parte nostra, siamo di fronte a un esproprio che non trova alcun fondamento nella realtà dei fatti né nelle regole del diritto”.
Il presidente Fininvest va oltre, estendendo il suo attacco alla condizione della Giustizia in Italia. “Questa è una sentenza che suona anche come un’amara sconfitta per la giustizia, per quanti continuano a credere che esista, che debba esistere, una giustizia imparziale e giusta – afferma nella nota -. E’ indiscutibile che questo attacco abbia come principali protagonisti una parte della magistratura (e della magistratura milanese in particolare) e il gruppo editoriale che fa capo a Carlo De Benedetti. E adesso, con un verdetto che nega l’evidenza emesso dalla magistratura milanese, la Fininvest viene condannata a versare una somma spropositata proprio al gruppo De Benedetti. Una somma addirittura doppia rispetto al valore della nostra partecipazione in Mondadori”.
Viste le premesse, non finisce qui. Infatti, il presidente Fininvest annuncia ricorso in Cassazione. “Anche di fronte a un quadro così paradossale e inquietante – sottolinea nella nota – non ci lasciamo intimorire. Già in queste ore i nostri legali cominceranno a studiare il ricorso in Cassazione. Siamo certi di essere assolutamente nel giusto, dobbiamo credere che le nostre ragioni verranno alla fine riconosciute. Verità e giustizia non potranno continuare a essere calpestate e piegate a logiche inaccettabili e indegne di un Paese civile”.
A confortare gli auspici di Marina Berlusconi interviene Niccolò Ghedini: “La Corte di Cassazione non potrà che annullare questa incredibile sentenza”. “La Corte d’Appello di Milano – dichiara il parlamentare del Pdl e legale di Silvio Berlusconi – ha emesso una sentenza contro ogni logica processuale e fattuale , addirittura ampiamente al di là delle stesse risultanze contabili che erano già di per sé erronee in eccesso, e addirittura superiore al valore reale della quota Mondadori posseduta da Fininvest. E’ la riprova – aggiunge il legale – che a Milano è impossibile celebrare un processo che veda la applicazione delle regole del diritto quando vi è anche indirettamente coinvolto il presidente Berlusconi. E se la Corte d’Appello non sospenderà l’esecutività della sentenza, tale prova sarà ancora più evidente”.
Più cauto il richiamo di Maurizio Paniz, deputato Pdl e componente della commissione Giustizia alla Camera. “Quando si decide su ammontari così significativi ci vuole molta prudenza – afferma -. Ho molto rispetto per la magistratura e per il delicato lavoro che svolge, ma compito dei giudici è anche quello di fare in modo che una decisione non solo non sia, ma neppure appaia politica”. “L’entità delle cifre – sottolinea Paniz – induce a non poca preoccupazione: Mediaset è un patrimonio dell’Italia intera e di migliaia e migliaia di azionisti che non devono vedere il loro sforzo condizionato da rischiosità politiche”.
Fabrizio Cicchitto parla di sentenza “mai più annunciata di questa”, che “rientra nell’attacco concentrico in atto da tempo, fin dal 1994, contro Berlusconi perché ha osato scendere in campo sconvolgendo l’operazione” preparata per una “piena presa del potere del partito post comunista, di alcuni grandi gruppi finanziari-editoriali tra cui in prima fila la Cir, di alcune procure e della Cgil”. “Senza Berlusconi – aggiunge il capogruppo del Pdl alla Camera -, senza il Pdl, senza il centrodestra, la democrazia italiana corre rischi gravissimi”. Stessi concetti esprime Maurizio Gasparri, capogruppo Pdl al Senato: “E’ una sentenza dal sapore politico e di ritorsione nei confronti di Berlusconi”.
Sandro Bondi, invece, reclama “osservatori neutrali, rappresentanti di istituzioni internazionali, in grado di verificare le modalità anomale e violente, più simili a paesi totalitari che a democrazie civili, in cui si esercita l’amministrazione della giustizia in Italia”. Taglia corto Ignazio La Russa: “D’accordo con Ghedini la Cassazione farà giustizia” dichiara ai microfoni di Sky Tg24 il ministro della Difesa e coordinatore del Pdl. Per Altero Matteoli, la sentenza “certifica che l’attacco giudiziario” contro Berlusconi “si è spostato dalla sfera politica a quella patrimoniale ed economica”. “Una buona ragione in più – commenta il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti – perché il premier guidi anche nei prossimi anni il governo”.
Dalle opposizioni giunge il monito di Antonio Di Pietro: “Le sentenze si rispettano e i danni si risarciscono”. “Se è vero, com’è vero, che Berlusconi è stato condannato in appello per danni causati a un altro gruppo imprenditoriale – spiega il leader di Idv -, significa che lui ci ha guadagnato illecitamente e l’altro ci ha rimesso. E’ inutile che Berlusconi e i suoi tentino di buttarla in politica, qui siamo solo di fronte a comportamenti truffaldini gravissimi”.
Il Pd considera le dichiarazioni di Marina Berlusconi vicine all’eversione. “Preoccupano molto le dichiarazioni della famiglia Berlusconi, che sfiorano l’eversione e si pongono pericolosamente fuori dalla legalità” afferma Ettore Rosato, esponente dell’ufficio di presidenza del gruppo del Pd alla Camera.
Giuseppe Giulietti, deputato del gruppo misto e portavoce di Articolo 21: “Marina Berlusconi si è detta sconcertata” per la sentenza che ha confermato la multa a carico di Fininvest “per aver “scippato a colpi di mazzette” la Mondadori a De Benedetti. “Purtroppo per loro, i giudici dell’appello non sono stati disponibili a farsi inserire nella sentenza un ‘emendamento ammazza multa’, né a farsi intimidire dalle tante minacce di queste ore”.
Per Carmelo Briguglio, vice presidente vicario dei deputati di Fli, la sentenza “non è un fatto politico, ma dimostra che il nostro è ancora uno Stato di diritto e che il governo con la norma salva-Fininvest aveva un obiettivo preciso: evitare gli effetti di questa sentenza”. Di qui, Briguglio fa due riflessioni: “Ci sono uomini e decisioni che non sono comprabili. Ed è necessaria una nuova legge sul conflitto d’interessi”.
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