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Timestamp: 2019-02-23 13:42:29+00:00
Document Index: 181242304

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 165', 'art. 348', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 350', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 360']

Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 8 maggio 2012, n. 6912. Giudizio di appello; in caso di iscrizione a ruolo a mezzo di velina dell’atto di appello notificato - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 8 maggio 2012, n. 6912. Giudizio di appello; in caso di iscrizione a ruolo a mezzo di velina dell’atto di appello notificato
Nel giudizio di appello, in caso di iscrizione a ruolo a mezzo di velina dell’atto di appello notificato, essendo il controllo sulla procedibilità della domanda demandato alla prima udienza di trattazione, qualora il collegio nel corso della predetta udienza constati la conformità della copia (la velina), con cui l’appellante si è costituito, all’originale che egli produca in quella udienza, si può ritenere che lo scopo della costituzione con deposito dell’originale della citazione notificata, mancante al momento della costituzione, ma non prescritta a pena di improcedibilità, risulti raggiunto attraverso la constatazione che la copia è conforme all’originale.
Solo in caso di difformità dall’originale oppure in caso di mancato deposito della copia notificata senza alcuna richiesta o allegazione di ragioni giustificative di una richiesta di rinvio per produrla, la costituzione mediante il deposito della copia è priva di rispondenza con la vocatio in ius siccome espressa nella citazione notificata e risulta, quindi, che riguardo a quest’ultima nessuna costituzione tempestiva vi è stata. Ergo, l’appello, per come incardinato presso il giudice d’appello risulta, pertanto, in questo caso, improcedibile.
SENTENZA 8 maggio 2012, n.6912
p.1.1 Il Tribunale ha dichiarato l’improcedibilità dell’appello, in quanto il G. , dopo avere notificato la citazione d’appello il 18-22.4.2008 aveva iscritto la causa a ruolo nel termine di cui all’art. 165 c.p.c. in relazione all’art. 348 c.p.c. il 23.4.2008 e, tuttavia, nel suo fascicolo di parte non aveva depositato: a) l’originale dell’atto notificato (che aveva invece depositato solo il 14.5.2008) e nemmeno una sua copia, bensì soltanto una velina dell’atto di appello in corso di notificazione; b) la procura, che nell’atto di appello era stata indicata in quella apposta sull’atto di citazione in primo grado, “contenuta nel fascicolo di primo grado di cui è stata disposta la acquisizione d’ufficio solo il 30.9.2008”.
p.2. Al ricorso, che prospetta due motivi, ha resistito con controricorso soltanto la Allianz.
p.1. Con il primo motivo di ricorso si deduce ‘violazione e falsa applicazione degli artt. 165 e 347 c.p.c., ex art. 360 n. 3 c.p.c’.
p.2. Il motivo è fondato.
p.2.1. Detta copia, però, è una ‘velina’ non diversamente da una copia non recante il detto schema. E ciò perché quest’ultimo, quando c’è, non è riempito del suo contenuto.
p.2.2. Peraltro, la sentenza impugnata sembra evocare – pur senza citarlo – un precedente di questa Corte, cioè Cass. n. 17009 del 2008 (seguito, poi, da Cass. n. 10 del 2010 e non posto in discussione, come si vede in motivazione, da Cass. n. 17666 del 2009, che anzi mostra di condividerlo, là dove sottolinea che nel caso di cui era investita la copia recava la relata, così mostrando anch’essa di non considerare quanto sopra rilevato circa l’impossibilità che la copia possa recare la relata, cioè una relata riempita di contenuto e, quindi, effettivamente tale), il quale risulta avere così statuito: “Il deposito dell’atto di citazione in appello privo della notifica alla controparte, all’atto della costituzione nel giudizio di secondo grado, determina l’improcedibilità del gravame ex art. 348 cod. proc. civ., essendo privo di effetti sananti l’eventuale deposito tardivo dell’atto notificato in prima udienza, oltre il termine perentorio stabilito dalla legge”.
p.2.3. Ora, ad avviso del Collegio queste considerazioni trascurano un dato normativo, del quale, invece, è necessario farsi carico.
p.2.4. In questa prospettiva, premesso il rilievo che, essendo il controllo sulla procedibilità demandato alla prima udienza di trattazione – siccome previsto dal secondo comma dell’art. 350 c.p.c. non risulta conferente l’osservazione della decisione sopra ricordata che la costituzione con la copia non notificata mette il giudice nell’impossibilità di controllare la procedibilità sotto il profilo della effettiva proposizione dell’impugnazione: invero, atteso che il controllo dev’essere fatto alla detta udienza, si comprende come la constatazione solo in essa, della conformità della copia (la velina), con cui l’appellante si è costituito, all’originale che egli produca in quella udienza, consente di ritenere che lo scopo della costituzione quoad deposito dell’originale della citazione notificata, mancante al momento della costituzione, ma non prescritta a pena di improcedibilità, risulti raggiunto attraverso la constatazione che la copia è conforme all’originale.
p.2.5. Le considerazioni qui svolte si sono reputate, d’altro canto, opportune perché la sentenza impugnata è l’indizio di una non chiara percezione da parte della giurisprudenza di merito dell’esegesi dell’art. 348, primo comma, c.p.c., forse dovuta al mancato approfondimento anche da parte della giurisprudenza di questa Corte dell’esatta dimensione dei termini della iscrizione a ruolo dell’appello mediante una velina in riferimento alla esistenza (o meglio alla necessaria inesistenza) su di essa di una relazione di notificazione.
p.3. Con il secondo motivo si deduce ‘violazione e falsa applicazione degli artt. 165, 125, 182 e 83 c.p.c., ex art. 360 n. 3 c.p.c., in relazione alla nullità dell’atto di appello per difetto di ius postularteli in quanto all’atto della costituzione non risultava depositata la procura al difensore, rilasciata a margine dell’atto di citazione del giudizio di primo grado, con espressa estensione al giudizio di secondo grado’.
p.4. La cassazione comporta il rinvio al Tribunale di Latina, perché decida, in persona di diverso magistrato addetto all’ufficio, sull’appello, considerandolo procedibile.