Source: https://www.ami-avvocati.it/levoluzione-del-diritto-di-famiglia-tra-comunicazione-e-legislazione/
Timestamp: 2019-03-25 14:58:01+00:00
Document Index: 171306967

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L'evoluzione del diritto di famiglia tra comunicazione e legislazione | Associazione Matrimonialisti Familiaristi Italiani - Per la tutela delle persone, dei minorenni e della famiglia - formazione professionale multidisciplinare forense
Il presidente dell’AMI di Napoli, Valentina de Giovanni insieme alla sezione distrettuale dell’associazione ha riunito un parterre di autorevoli avvocati, magistrati ed esperti di diritto moderati dalla giornalista Ida Palisi, direttore di Napoli Città Solidale (media partner dell’evento). “Le modifiche attese in materia di assegno divorzile – spiega l’avvocato Valentina de Giovanni – l’inasprimento delle pene per i genitori inadempienti, il disagio economico dei padri separati, le unioni civili e tutta la tematica della bioetica, del consenso informato e del testamento biologico, sono i grandi temi del diritto di famiglia che hanno goduto della spinta propulsiva dei media e della comunicazione, ricevendo, finalmente, l’attenzione di un legislatore talvolta disattento o sin troppo conservatore rispetto agli altri ordinamenti europei”. I relatori coinvolti hanno fornito importanti spunti di riflessione mettendo in relazione le norme, spesso non esaustive o non appropriate all’evolversi della società, con i casi concreti. Nella mattinata il focus di discussione è stato il diritto di famiglia a partire dalle ultime sentenze eclatanti come quella Lario-Berlusconi ispirate alla sentenza Grillo del 2017 che rappresenta un cambio di registro rispetto ai trent’anni di diritto di famiglia precedenti. Sono intervenuti: Fausta Scia (docente di Diritto di Famiglia alla Federico II), Antonio Casoria (presidente della Corte d’Appello di Napoli – Sezione minori e famiglia), gli avvocati Giuseppe Siporso, Maria Masi, Stefania Colesanti e il giornalista di Panorama Carlo Puca.
La sezione dell’11 maggio 2017, sul caso dell’ex ministro dell’Economia Vittorio Grilli e Lisa Caryl Lowenstein, ha introdotto il principio dell’autoresponsabilità e ha archiviato il concetto di “tenore di vita” a favore del concetto di “mezzi adeguati”. Particolarmente interessante ed esaustivo il lavoro della professoressa Fausta Scia che ha chiarito: “La legge stabilisce che l’assegno divorzile spetta al coniuge che non ha mezzi adeguati, ma nella normativa originaria manca il parametro di riferimento per stabilire i “mezzi adeguati” a cosa devono essere adeguati. In una sentenza del ‘89 si parlava di tenore di vita nel matrimonio e si è scelto di usare questo come parametro per 30 anni. In realtà la sentenza Berlusconi Lario ripropone una sentenza della Corte di Cassazione del ‘90 che parlò di “dignitoso mantenimento”. Il parametro del tenore di vita è stato applicato in modo bifasico. Se dare o meno l’assegno era stabilito in base al tenore di vita, il quantum era valutato in base alle condizioni del matrimonio. La sentenza Grilli del 2017 ha bacchettato le Sezioni Unite sulla commistione delle due fasi. D’altra parte è stato già un errore nel 2017 non redimere il contrasto rinviando la sentenza alle Sezioni Unite. D’altra parte anche la sentenza Grilli è contraddittoria. Dice che con il divorzio viene meno qualsiasi legame, ma poi parla di solidarietà tra ex coniugi. Il problema centrale è che esclude qualsiasi rilevanza del matrimonio: un matrimonio di un mese vale quanto uno di anni, un matrimonio con figli è equiparato ad uno senza. Dà quindi all’assegno di divorzio una valenza puramente assistenziale, mentre esso dovrebbe avere una funzione riequilibrativa, che tenga conto del contributo che ognuno ha dato nel matrimonio. L’autoresponsabilita – a cui fa appello la sentenza Grillo- di chi chiede l’assegno non si può tradurre in irresponsabilità dell’altra parte che deve pagare il mantenimento. Non si può negare il vissuto: chi si è occupato dei figli, della cura della casa, chi ha rinunciato alla carriera, chi si è impegnato in un matrimonio decenni rispetto a qualche anno deve ricevere un assegno che tenga conto di tutto questo. E’ molto valida da questo punto di vista una proposta di legge avanzata dall’ex Governo, simile al modello della Francia in cui l’assegno di mantenimento per il coniuge più debole da un lato deve evitare indebiti arricchimenti, dall’altro deve scongiurare il degrado di chi si è impegnato una vita per la famiglia. Il primo criterio- presente in tutti gli ordinamenti- che andrebbe sempre considerato è quello della durata del matrimonio”.
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