Source: http://matteobloggatorussia.blogspot.it/2013/11/a-proposito-della-giustizia-in-cecenia.html
Timestamp: 2017-06-28 15:51:42+00:00
Document Index: 172887958

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Russia che non tutti conoscono: A proposito della giustizia in Cecenia (VI)
A proposito della giustizia in Cecenia (VI)
"Novaja gazeta", 11-11-2013, 03.11.00
C'è un giudice!
Per la prima volta in Russia un giudice si oppone apertamente alla pressione del potere. Questo accade in Cecenia
Per la prima volta in Russia un giudice si oppone apertamente alla pressione del potere. Questo accade in Cecenia. Vachid Abubakarov: "Non mi farò spezzare!"
Informazione della "Novaja gazeta"
Abubakarov Vachid Alievič è nato il 15 novembre 1946 nel villaggio di Ajdarly nel distretto Panfilovskij della regione di Taldy-Kurgan [1] della RSS del Kazakistn. Nel 1980 ha finito l'università statale di Rostov [2]. Nel 1986 ha finito l'Istituto per la riqualificazione dei quadri dirigenti della procura dell'URSS. Nel 2008 ha svolto un corso accelerato di istruzione all'Accdemia della giustizia russa. E' consigliere statale di giustizia di 3.a classe. Con decreto del Presidente della Federazione Russa n° 868 del 1 agosto 2003 è stato nominato giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena con incarico triennale. Con decreto del Presidente della Federazione Russa del 6 febbraio 2008 è stato nominato giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena. E' impiegato onorario della procura della Federazione Russa.
Il primo novembre il giudice della Corte Suprema della Repubblica Cecena Vachid AlievičAbubakarov, che ha esaminato il caso del 28enne ceceno Sulejman Ėdigov, ha emesso un'ordinanza di autosospensione. Come motivo dell'autosospensione il giudice ha indicato il seguente: "Una persona, presentatasi come il ministro degli Interni della Repubblica Cecena generale di brigata Alchanov Ruslan Šachaevič da un telefono, il cui numero non è stato accertato, mi ha chiamato e ha dichiarato a me, giudice, che gli era noto da fonte affidabile che l'imputato Ėdigov S.S. era colpevole di aver commesso i crimini attribuitigli e mi metteva in guardia dall'emettere un verdetto assolutorio nei suoi confronti.
La persona indicata è capo di una struttura federale, a cui per legge è imposto l'obbligo della difesa di Stato di un giudice in caso di attentato da parte di chiunque alla sua indipendenza nel prendere decisioni su qualsiasi caso.
Nel corso dell'indagine giudiziaria al tribunale era stato presentato un insieme di prove concordanti, che confermavano gli argomenti dell'imputato Ėdigov S.S. sul fatto che dei sottoposti di Alchanov R.Š., agenti investigativi della polizia, il 03.08.2012 lo avevano sequestrato illegalmente, lo avevano privato della libertà fino al 12.09.2012, gli avevano avvolto le dita delle mani con un cavo di alluminio e lo avevano sottoposto a torture con la corrente elettrica, costringendolo al riconoscimento di colpe e causandogli ferite purulente e a lungo non cicatrizzate al contorno di quattro dita di una mano e di cinque di un'altra.
La telefonata e l'avvertimento di Alchanov R.Š. sono la reazione ai rapporti tendenziosi di persone interrogate dal giudice e interessate all'esito del caso dei loro sottoposti come sviluppo pericoloso per loro delle indagini giudiziarie sul caso.
Dopo l'ingerenza di un pubblico ufficiale di tale livello nell'esame da me svolto sul procedimento penale nei confronti di Ėdigov S.S. qualsiasi sentenza in seguito deliberata da me perfino nella mia propria coscienza fuori dalla mia volontà apparirebbe come una concessione davanti all'avvertimento in caso una sentenza di condanna o come una dimostrazione di coraggio in caso di emissione di una sentenza assolutoria, cioè ordinata o di protesta.
…Poiché le suddette… circostanze hanno messo in dubbio… il mio disinteresse per l'esito del caso e la mia imparzialità, ritengo necessario dichiarare l'autosospensione dal caso e astenermi da un'ulteriore esame del caso…"
Il gesto del giudice Abubakarov, a cui, peraltro, tutti gli avvocati ceceni di mia conoscenza fanno riferimento come ad uno dei più duri (è noto per aver dato ad alcuni imputati pene ancora maggiori di quelle richieste dall'accusa), non ha analoghi nella storia del sistema giudiziario russo. E se si tiene conto della geografia del gesto, il giudice Abubakarov è una persona incredibilmente coraggiosa. Lo hanno silenziosamente sostenuto i colleghi tormentati dagli abusi degli agenti di polizia locali. E non lo ha affatto sostenuto la dirigenza della Corte Suprema della Cecenia. Vachid Alievič dice che su tutte le numerose minacce ed esempi di pressione non celata, sfacciata sui tribunali aveva fatto rapporto personalmente al presidente della Corte Suprema e ai suoi vice. E ha atteso, ha atteso aiuto. Ma i capi si sono astenuti dal risolvere il conflitto del giudice con i kadyroviti (la parola "polizia" qui è un po' fuori luogo). Il 31 ottobre Ramzan Kadyrov tenne una riunione generale con i rappresentanti del corpo giudiziario della Cecenia, della procura, del Ministero degli Interni e del comitato inquirente. Alla riunione non si trattò solo del destino del concreto giudice Abubakarov. Si trattò della necessità di stabilire il controllo del potere esecutivo sui tribunali della repubblica. I rappresentanti del potere giudiziario concordarono perché tacquero. Perché non usa obiettare in tali riunioni. Allora Vachid Alievič ha emesso anche un'ordinanza di autosospensione, indicando onestamente il motivo.
Subito dopo la riunione Ramzan Kadyrov andò a Dubai. Ma da Vachid Alievič giunsero urgentemente i suoi figli adulti. Per difendere il padre perché come il giudice Abubakarov, che ha lavorato per più 40 anni nel sistema giudiziario russo (a suo tempo fu procuratore della Cecenia e primo procuratore di una sezione della Prcoura Generale della Russia) evidentemente non c'è nessuno da difendere.
…Il 28enne Sulejman Ėdigov viene giudicato sulla base dell'accusa di omicidio di un agente della polizia cecena e di detenzione illegale di armi. La prova fondamentale del caso sono le confessioni di Ėdigov. Ėdigov le confermò durante le indagini e durante il processo. Per tutto questo tempo, secondo i familiari e l'avvocato Said-Achmet Jusupov, Ėdigov sperava in un patteggiamento e in una piccola pena. Anche se per un'accusa così grave non ci sono pene piccole. Ėdigov lo capì quando il processo giunse in dirittura d'arrivo e alla sentenza mancava letteralmente un'udienza. Solo la sua ultima parola. E allora Ėdigov raccontò tutto. Il suo racconto durò qualche ora. "Tenevo d'occhio il volto del giudice e vidi come cambiava, – racconta l'avvocato Jusupov. – Solo che ancora non avevo capito cosa ci promettessero questi cambiamenti".
Il ceceno Sulejman Ėdigov non è un abitante della Cecenia. In Cecenia è nato e ha vissuto fino alla prima guerra cecena [3]. Tornò già dopo la seconda [4]. Si mise a lavorare per l'OMON [5]. Nel 2008 perse il lavoro a causa di problemi alla vista ed emigrò in Svezia. Tra l'altro c'è un altro motivo per cui Ėdigov se ne andò. Il suo conoscente Timur Isaev (soprannominato Islam) è un anello molto importante in questa storia. "Feci conoscenza con lui alla fine del 2006 nel micro-quartiere Ippodromnyj [6] della città di Groznyj, dove allora vivevo, – ha raccontato al processo Ėdigov. – Allora lavoravo all'OMON. Isaev mi fece conoscere Abubakarov Islam e Bachaev Magomed. Nel marzo 2008 mi licenziai dal lavoro per motivi di salute. Islam iniziò a invitare spesso me e le due persone summenzionate a casa sua e là, nel corso della conversazione, ci spinse ad entrare nelle formazioni armate illegali per condurre la "guerra santa". In massimo grado a causa di Isaev nel febbraio 2009 me ne andai in Svezia con la mia famiglia. Ma anche là Isaev mi trovò, si mise in contatto con me su Internet e per telefono. Dalle sue parole venni a sapere che questi, Abubakarov e Bachaev erano entrati nelle fila delle formazioni armate illegali. E mi telefonò a casa perché seguissi il suo esempio. Quando mi rifiutai, allora chiese che lo aiutassi con dei soldi. Dopo di che dichiarai a lui già in modo duro che tutto ciò non mi era necessario e che non si mettesse più in contatto con me…"
Vi stupirete, ma il "jihadista" Timur Isaev è molto ben considerato dal Ministero degli Interni ceceno. Ecco cosa ci ha detto un agente delle strutture armate molto influente, Chamzat Ėdil'gireev, capo dello ROVD [7] di Kurčaloj [8], tristemente noto in tutto il mondo (per via dell'omicidio di Natal'ja Ėstemirova).
Ėdil'gireev ha dichiarato che "Timur Isaev ha grandi meriti davanti alla Repubblica Cecena. Ha più risultati di tutte le sezioni regionali degli affari interni di Groznyj messe insieme". Qui merita chiarire cosa intendeva il capo di uno degli ROVD di maggior successo in Cecenia con la parola "risultato". In Cecenia già da molti anni (vedi "Novaja gazeta", n° 2 del 14.01.2009, articolo "La "macchia" cecena", autrice – Natal'ja Ėstemirova) esiste un interessante metodo di lotta con la cosiddetta clandestinità: nella fiducia dei giovani ceceni si insinua un arruolatore, gli fa il lavaggio del cervello con la "guerra santa" e li persuade a darsi alla macchia. E presto gli agenti della polizia cecena ricevono decorazioni e generose paghe di denaro pubblico per questi giovani idioti arruolati e uccisi nel corso dell'ennesima operazione speciale di successo. E tanti più ceceni "si danno alla macchia", quanto più letteralmente conviene. Ecco com'è la lotta. L'anello più prezioso di essa sono proprio gli arruolatori. Persone intoccabili, queste, di regola, vanno per la Cecenia con macchine dalle targhe d'élite "KRA" (l'abbreviazione si decifra facilmente) e rammentano ovunque il nome del capo della Cecenia [9]. Ecco che anche Timur Isaev va con la targa "KRA" e al processo ha dichiarato di aver personalmente evitato un attentato a Ramzan Achmadovič. Solo che chi lo ha inizialmente organizzato?
Non vi stupite, ma se il bilancio russo cesserà di pagare per le teste dei guerriglieri ceceni, il loro numero diminuirà in modo significativo.
…Dopo che Ėdigov fu intervenuto con l'ultima parola, il giudice Abubakarov emise un'ordinanza per verificare tutti i fatti. Il comitato inquirente e la procura guardarono alla verifica assai superficialmente. E allora il giudice Abubakarov fece ripartire da capo il processo e si occupò egli stesso delle indagini. Gradualmente dagli interrogatori dei testimoni – compaesani di Ėdigov, agenti di polizia e del comitato inquirente, esperti e medici – si formò un quadro chiaro e coerente. Timur Isaev sapeva che Ėdigov si occupava di una piccola attività – comprava e portava per la vendita macchine usate dall'Europa alla Cecenia. Ci sono i fondamenti per supporre che l'ennesimo accordo (Ėdigov giunse in Cecenia con l'ennesima macchina a fine luglio 2012) fu organizzato con l'intermediazione di Isaev. Al processo fu accertato che Timur Isaev, che non era un agente di ruolo della polizia cecena, prese parte il 3 agosto 2012 al sequestro di SulejmanĖdigov presso la porta di casa dei suoi genitori. Il che contraddice la conclusione dell'accusa, secondo cui Ėdigov sarebbe stato arrestato il 12 settembre 2012 al mercato di Urus-Martan [10]. Per quaranta giorni (dal 3 agosto al 12 settembre) Ėdigov fu tenuto prima nello ROVD di Kurčaloj e in seguito nell'ORČ [11] del Ministero degli Interni della Repubblica Cecena perché se ne andassero i segni delle percosse e si cicatrizzassero le ferite purulente alle dita delle mani. Alle dita avevano collegato cavi in alluminio e li avevano messi nella presa, ottenendo da Ėdigov la "spontanea" confessione dell'omicidio. Quando le ferite presero a suppurare, per Ėdigov chiamarono una collaboratrice dell'obitorio locale, di formazione infermiera (questa lo ha confermato al processo). La donna sistemò le ferite, queste si cicatrizzarono, ma restarono delle cicatrici rotonde e furono registrate al momento del trasferimento di Ėdigov al SIZO [12]. Essenzialmente queste cicatrici resteranno per tutta la vita.
Gli agenti della polizia cecena interrogati al processo si comportarono con sicurezza e sfacciataggine. Ma le dure domande del giudice Abubakarov (abitudini della passata vita da procuratore) furono una completa sorpresa per quelle persone abituate alla completa impunità. E questi si tradirono. E capirono di non aver detto ciò che era necessario. E allora, evidentemente, corsero dai capi perché trovassero un compromesso con il giudice. La situazione, secondo la catena, giunse al ministro degli Interni della Cecenia, che lo stesso Abubakarov ritiene una "persona intelligente". Nel senso che Alchanov, come pure Abubakarov, ha servito per la maggior parte della vita nel sistema giudiziario russo. Con tutti i suoi "più" e i suoi "meno". Il sistema a cui è soggetto adesso è difficile chiamare sia giudiziario sia russo.
Essenzialmente qui non c'è niente da stupirsi. La pace in Cecenia si basa sui guerriglieri-transfughi, a cui è data carta bianca e per cui, come si è rilevato, è indifferente chi uccidere – soldati russi o ragazzi ceceni. Di fatto è un banditismo incompatibile con qualsiasi concetto di legge, anche con il nostro assai storpiato.
Il giudice ABUBAKAROV alla "Novaja gazeta": "Non mi farò spezzare!"
– Di fatto tutto ciò che è accaduto l'ho scritto in forma succinta nella mia ordinanza. Io, come giudice, non devo prender parte ad alcun regolamento di conti su questioni di minacce e avvertimenti al mio indirizzo. Di questo deve occuparsi la mia dirigenza. Dal 16 ottobre al 1 novembre ho aspettato che la mia dirigenza prendesse il controllo della situazione. Ma ciò non è accaduto. Per di più il 31 il vice-ministro del Ministero degli Interni della Cecenia Apti Alautdinov si è rivolto apertamente al capo della repubblica con la richiesta di far pressione sulla corte e "richiamarla all'ordine".
– Che significa – all'ordine?
– Capisce, tutta la situazione è iniziata dal fatto che fanno irruzione direttamente dal giudice e chiedono: "Non intendi mica rilasciarlo?" Il giudice finché non si allontana in camera di consiglio e non delibera la sentenza non ha diritto di dire né che imprigionerà, né che rilascerà. Così gli ho pure spiegato. "Il vostro compito, – gli ho detto, – è presentare le prove, se lo ritenete colpevole". Una situazione in cui il Ministero degli Interni della repubblica, la procura, il comitato inquirente, lo FSB [13] della repubblica invece di procurare prove e dimostrare la colpevolezza dell'imputato non trovano altro che richiamare il capo della repubblica a influenzare il giudice perché emetta una sentenza di condanna è del tutto inaccettabile e io, per riguardo a me stesso, per riguardo al giudice non tollererò una cosa del genere! Perciò ho dichiarato l'autosospensione.
– Ha trovato appoggio presso la dirigenza della Corte Suprema della Federazione Russa?
– Se avessi trovato appoggio, non avrei dichiarato l'autosospensione.
– E' la prima volta che si scontra con una situazione del genere?
– Sono da quarant'anni negli organi, sono stato procuratore della repubblica, vice-procuratore dei trasporti di Mosca, sono stato primo procuratore di una sezione della Procura Generale e un'ingerenza così insolente e invadente nel mio lavoro non c'è mai stata.
– Questa situazione può minacciare la Sua sicurezza personale?
– Indubbiamente. La mia difesa dev'essere attuata per legge dal ministro degli Interni della repubblica. Ma quale sarà questa difesa – lo vede da sola. E' una situazione angosciosa. I miei figli sono stati costretti a venire per sostenermi. E' una situazione del tutto inaccettabile.
– Ma Lei si è rivolto per avere sostegni al capo della repubblica Ramzan Kadyrov?
– Il 31 ottobre questi ha ascoltato tutte le parti e se n'è andato. Tutti aspettano che dopo il suo arrivo probabilmente regoli i conti con me. Perlomeno l'hanno invitato a fare questo.
– Ma per questa situazione si è rivolto allo FSB, alla procura o al comitato inquirente?
– Se lo FSB, la procura, il Comitato Inquirente, il presidente della Corte Suprema, i suoi vice, tutti i presidenti dei tribunali distrettuali, tutti i capi delle sezioni regionali degli affari interni e i procuratori dei distretti erano a questa riunione, allora a chi rivolgersi? Per questo caso mi trovo in camera di consiglio, non ho balbettato neanche una parola a qualcuno su quale sentenza intendo emettere e là hanno dichiarato apertamente che ho quasi preso una bustarella e intendo vendere il caso. Di fatto, se l'imputato ha dichiarato che su di lui hanno applicato metodi di indagine illegali, sono obbligato a dare ordine di indagare per fare una verifica. Gli inquirenti si sono sottratti alla verifica, ma senza questa non potevo deliberare una sentenza e non volevo decidere il destino di una persona. E non lo farò mai. Io stesso ho verificato tutto quello su cui l'imputato ha deposto in tribunale e questi fatti sono stati confermati.
– Lei ha compiuto un gesto civico inusuale, atipico non solo per la Cecenia, ma anche per la Russia, purtroppo. Perché l'ha fatto?
– Mi dispiace per quei giudici che si fanno spezzare così. Io non voglio che mi spezzino. E se la cosa andrà alla rottura, meglio lasciare il processo e dichiarare l'autosospensione che arrendermi e deliberare una sentenza ingiusta. Tra l'altro non ha importanza che sia assolutoria o di condanna. Nessuna sentenza può essere legale se si fa pressione sul giudice.
Il capo dell'ufficio stampa del ministro degli Interni della Cecenia Magomed-Amin DENIEV:
"Non potrò trovare il ministro per il vostro commento. Ma posso dichiarare ufficialmente che questa notizia non corrisponde alla realtà. Come posso provare le mie parole? Ma ci troviamo in tribunale forse? Dichiaro ancora una volta con sicurezza che respingo le accuse all'indirizzo del ministro e vi dico ufficialmente che non confermo questa notizia".
P.S. I familiari di Sulejman Ėdigov si sono rivolti ufficialmente al Gruppo Mobile Riunito degli attivisti per i diritti umani russi che è capeggiato dal membro del Consiglio per i diritti umani presso il Presidente della Federazione Russa Igor' Kaljapin. Noi, a nostra volta, ci rivolgiamo al presidente della Corte Suprema della Federazione Russa Vjačeslav Lebedev, al procuratore generale Jurij Čajka e al capo del Comitato Inquirente Aleksandr Bastrykin. Le informazioni esposte nella delibera di autosospensione del giudice Abubakarov contengono in se i caratteri di un attentato criminale alla giustizia. Chiediamo che si reagisca immediatamente.
Autrice: Elena Milašina
Indirizzo della pagine: http://www.novayagazeta.ru/inquests/60871.html (traduzione e note di Matteo Mazzoni)
[1] Città del Kazakistan sud-orientale.
[3] La guerra russo-cecena degli anni 1994-1996 finita con un armistizio.
[4] La guerra russo-cecena degli anni 1999-2009 finita con il consolidamento del regime di Ramzan Achmadovič Kadyrov.
[5] Otrjad Milicii Osobogo Naznačenija (Reparto di Polizia con Compiti Speciali), sorta di Celere russa nota per la propria brutalità.
[6] "Dell'Ippodromo".
[7] Rajonnyj Otdel Vnutrennich Del (Sezione Distrettuale degli Affari Interni), in pratica la sede distrettuale della polizia.
[8] Villaggio della Cecenia centro-orientale.
[9] In quelle targhe Kadyrov si presenta secondo le regole russe con cognome, nome e patronimico: Kadyrov, Ramzan Achmadovič.
[10] Città della Cecenia centro-occidentale.
[11] Operativno-Rozysknaja Čast' (Sezione Investigativa Criminale).
[12] Sledstvennyj IZOljator (Isolatore di Custodia Cautelare).
[13] Federal'naja Služba Bezopasnosti (Servizio Federale di Sicurezza), il principale servizio segreto russo.
http://matteobloggato.blogspot.it/2013/11/se-un-giudice-ceceno-dice-no.html