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Timestamp: 2019-01-21 01:31:18+00:00
Document Index: 52223786

Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 27', 'art. 79', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 174', 'art. 27', 'art. 79', 'sentenza ']

Zone Franche Montane al palo. Mentre a Roma e Palermo si discute le aree interne soffocano | Madonie Notizie
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Zone Franche Montane al palo. Mentre a Roma e Palermo si discute le aree interne soffocano
Il Disegno di Legge sull’istituzione delle Zone Franche Montane è rimasto al palo. Sono trascorsi 1278 giorni dal lontano 16 aprile 2015, quando la Commissione Attività produttive dell’Assemblea Regionale Siciliana ha recepito la prima stesura del Ddl 981/2015 (nella XVII Legislatura ribattezzato Ddl n° 3/2017) e poco meno dalla 236° seduta del Parlamento Siciliano (XVI Legislatura) che ne approvava la “procedura d’urgenza”.
Nulla è stato fatto per ridare speranza alle aree interne della Sicilia, se non la pia illusione di una Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai), che fa acqua da tutte le parti e che servirà soltanto per la gestione di un mediocre presente, magari per liquidare consulenze e organizzare qualche Festival.
Per quanto riguarda le Madonie si limiterà, anche, ad un’inefficace campagna rattoppi di una serie di strade provinciali, che “tapperà” la bocca a quasi tutti gli amministratori locali.
A sostegno della copertura finanziaria del provvedimento non è stata avviata alcuna nuova, o diversa (!), interlocuzione con lo Stato utile a sanare gli effetti dei tre accordi tra Stato e Governo regionale, stipulati rispettivamente nel 2014, 2016 e 2017; questi evidenziano la palese violazione dell’art. 43 dello Statuto, dell’art. 27 della Legge n.42 del 2009 e dell’art. 79 del Dlgs n.118 del 2011 in ragione della perdurante mancanza di una riforma complessiva di attuazione in materia finanziaria di cui al citato art. 43.
Invero, la Regione Siciliana, in attuazione delle prerogative statutarie, non ha avviato alcuna procedura per la regionalizzazione dell’Agenzia delle Entrate e alla consequenziale codifica dei codici tributi.
Piuttosto la “voce” che si rincorre nei corridoi dei “palazzi” della burocrazia è quella secondo la quale l’attuazione delle Zfm prefigurerebbe un “aiuto di Stato”.
Se così fosse, evidentemente, non avrebbero avuto modo di consultare la sentenza della Corte di Giustizia C 88/03 del 6 settembre 2006, che stabilisce tutt’altro.
Nel dispositivo si legge che le condizioni per l’attuazione di queste misure agevolative sarebbero adottate da un’autorità territoriale dotata, sul piano costituzionale, di uno statuto politico e amministrativo distinto da quello del governo centrale. E la Sicilia è una Regione a Statuto Speciale, dotata appunto di uno stato politico ed amministrativo.
La scelta politica di agevolare le Zfm deve necessariamente restare ben distinta e non permettere categoricamente la possibilità di un intervento diretto da parte del governo centrale in merito al suo contenuto; indi, le conseguenze economiche di una riduzione dell’aliquota nazionale applicabile alle imprese presenti nella regione non devono essere compensate da sovvenzioni o contributi provenienti da altre regioni o dal governo nazionale.
Risulta altresì evidente che né il governo regionale (che strombazza l’elemosina in capo alla Snai), né la burocrazia (che di fatto governa) abbiano compreso pienamente il fatto che le zone montane da decenni subiscono passivamente uno spopolamento talmente repentino e corposo da privare questi territori di importanti risorse umane ed economiche.
E considerato che le aree interne costituiscono il 24,5% della superficie siciliana (quasi un quarto), ancora più remota è la consapevolezza che questa emorragia umana stia impoverendo, di riflesso, l’intero territorio isolano.
Quindi mentre a Roma si discute di come derubare (letteralmente) gli importi dovuti dallo Stato alla Sicilia (solamente per l’Irpef dal 2003 al 2014 il dovuto è di 30 miliardi 538 milioni di euro, condizione riportata analiticamente nel DEFR 2017/2019), a Palermo si parla d’altro. Almeno così sembra.
Il tutto, mentre le aree interne inesorabilmente si avviano verso il declino.
Il comitato promotore per l’Istituzione delle Zone Franche Montane, che da anni sostiene la definizione di questa vitale norma a sostegno delle aree interne, lo scorso 19 marzo ha chiesto al presidente della Regione Nello Musumeci un “incontro urgente”.
Nelle more, forse con presunzione, lo stesso ha proposto alla deputazione che compone la III Commissione Legislativa (Attività produttive), presieduta dall’on. Orazio Ragusa, degli emendamenti al Ddl 3/2017. Emendamenti (di seguito riportati) esposti nel corso di un’audizione al Palazzo dei Normanni.
Comprendiamo la riluttanza del presidente a ricevere chi “batte cassa” per ragioni di sopravvivenza non personale ma di intere generazioni, di culture e di gente coraggiosa che ancora ha il coraggio e l’ostinazione di vivere a queste latitudini.
Abbiamo motivo di credere che nei primi cento giorni di governo sia stato inadempiente rispetto alla definizione di almeno dieci obiettivi che avrebbero caratterizzato la XVII Legislatura, obiettivi che avrebbero dato un segno di discontinuità rispetto ai governi Lombardo e Crocetta.
Quali? Ve li racconteremo nella prossima puntata.
Intanto continuiamo a contare gli anni, i mesi ed i giorni e qualche volta anche i minuti.
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EMENDAMENTO DISEGNO DI LEGGE
N° 3/2017 del 27 aprile 2017
ISTITUZIONE DELLE ZONE FRANCHE MONTANE
VISTO l’art. 44 , 2° comma della Costituzione ;
VISTO l’art. 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea;
VISTO l’art. 27 , 2° comma , della legge 5 maggio 2009, n.42
VISTI gli articoli 14 , 17 , 20 , 36 , 37 ,38 e 42 dello Statuto della Regione Siciliana
VISTO l’art. 79 del D.lgs n. 118/2011 ;
CONSIDERATI gli uniformi orientamenti comunitari riguardo alle prerogative delle Regioni a Statuto speciale ed in particolare la sentenza della Corte di giustizia C-88/03 del 6 settembre 2006;
Acquisito il parere rilasciato congiuntamente dagli uffici legislativi dell’ARS e della Regione Siciliana;
Su proposta della III Commissione Attività produttive si emana la seguente legge:
Ai fini della individuazione delle Zone Franche Montane si adotta la definizione di “Aree di montagna particolarmente svantaggiate” già utilizzata dal CIPE alla stregua della quale sono così definite quelle aree relative ai Comuni nei quali oltre il 50 per cento della superficie totale è posto ad altitudine di almeno 500 mt. sul livello del mare o con acclività superiore ai 20 gradi, in cui il rapporto fra reddito lordo standard e unità di lavoro agricolo non superi il 120 per cento della media comunitaria e con una popolazione residente inferiore a 15 mila abitanti.
L’individuazione dei territori di cui all’artico 1 è effettuata con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, su proposta dell’Assessore per l’agricoltura, lo sviluppo rurale e e la pesca mediterranea, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge.
Caratteristiche dei benefici
a) esenzione dalle imposte sui redditi per i primi tre periodi di imposta. Per i periodi di imposta successivi, l’esenzione è limitata, per i primi cinque al 60 per cento, per il sesto e settimo al 40 per cento e per l’ottavo e nono al 20 per cento. L’esenzione di cui alla presente lettera spetta ,a decorrere dal periodo di imposta in corso al 1° gennaio 2018 e per ciascun periodo d’imposta, maggiorato di un importo pari a euro 5.000, ragguagliato ad anno, per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato, residente all’interno del sistema locale di lavoro in cui ricade la zona franca montana;
b) esenzione dall’imposta regionale sulle attività produttive, per i primi tre periodi di imposta per ciascun periodo di imposta, del valore della produzione netta;
c) esenzione dalle imposte municipali proprie a decorrere dall’anno 2018 e fino all’anno 2021, per gli immobili siti nelle zone franche montane posseduti o utilizzati dai soggetti di cui al presente articolo per l’esercizio delle nuove attività economiche;
d) esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente, per i primi cinque anni di attività, nei limiti di un massimale di retribuzione definito con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, solo in caso di contratti a tempo indeterminato, o a tempo determinato di durata non inferiore a dodici mesi e
a condizione che almeno il 30 per cento degli occupati risieda nel sistema locale di lavoro in cui ricade la zona franca montana. Per gli anni successivi l’esonero è limitato per i primi i cinque al 60 per cento, per il sesto e settimo al 40 per cento e per l’ottavo e nono al 20 per cento.
L’esonero di cui alla presente lettera spetta, alle medesime condizioni, anche ai titolari di reddito di lavoro autonomo che svolgono l’attività all’interno della zona franca montana.
Alle attività produttive che hanno la sede ed il domicilio fiscale nelle aree disciplinate dalla presente legge si applicano aliquote IVA agevolate e diversificate in relazione alla loro classificazione in micro, piccole, media e grandi imprese. Alle restanti attività produttive si applica l’aliquota IVA del 25 per cento.
Alle restanti attività produttive si applica l’aliquota IVA del 25 per cento.
Le agevolazioni della presente legge possono essere fruite anche dalle piccole e microimprese che hanno avviato la propria attività in una zona franca montana antecedentemente al 1° gennaio 2018.
Con decreto dell’Assessore all’Economia e dell’Assessore alle Attività produttive entro trenta giorni dalla emanazione della presente legge sarà individuato il prevedibile impegno finanziario richiesto e la relativa copertura.
Con decreto del Presidente della Regione, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, saranno determinati le disposizioni applicative della presente legge.
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