Source: http://users.libero.it/paolo.zz/p16.html
Timestamp: 2020-01-29 03:07:13+00:00
Document Index: 153655087

Matched Legal Cases: ['§ 1', '§ 1', 'sentenza ', 'art. 71', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 52', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ']

TEL. 06.66.398.261 - 66.398.316 - TEL. E FAX: 06.66.398.267
COMITATO PER GLI ENTI E I BENI ECCLESIASTICI
E PER LA PROMOZIONE DEL SOSTEGNO ECONOMICO
Roma, 1° marzo 1999
1. Questo Comitato ha presentato agli Ecc.mi Vescovi con la circolare n. 15, fin dal 30 giugno 1987 una completa esposizione circa la condizione giuridica delle confraternita in Italia, evidenziando tre tipologie:
A) confraternite aventi fine di culto civilmente riconosciuto;
B) confraternite aventi fine di assistenza e beneficenza;
C) confraternite aventi fine di culto non ancora riconosciuto formalmente.
Appare ora necessario, anche alla luce degli sviluppi del quadro normativo e giurisprudenziale intervenuti successivamente, ritornare sull'argomento con la presente circolare.
2. Le confraternite dei primo tipo sono enti ecclesiastici civilmente riconosciuti e devono necessariamente essere iscritte nel registro delle persone giuridiche tenuto dalla cancelleria del Tribunale civile del capoluogo della provincia in cui hanno sede.
Le curie diocesane sono invitate a controllare che tutte le confraternita per le quali esiste il decreto di riconoscimento del fine prevalente o esclusivo di culto siano effettivamente iscritte nel suddetto registro.
Nel caso che una confraternita abbia cessato di fatto l'attività, non abbia più neppure un confratello o comunque non sia in grado di eleggere gli organi statutari, il. Vescovo diocesano deve nominare un commissario a norma del can. 318, § 1 del codice di diritto canonico, perché provveda all'iscrizione nel registro e agli altri atti amministrativi, governando la confraternita per un tempo determinato.
E' noto che le persone giuridiche sono, per loro natura, perpetue (can. 120, § 1). Considerato peraltro che le confraternita sono associazioni di fedeli, per le quali la presenza di soci costituisco un elemento essenziale, è bene che il Vescovo diocesano proceda alla soppressione della confraternita "quiescente', ai sensi dello stesso canone citato, qualora non ravvisi la possibilità di adesione di nuovi soci in un ragionevole spazio di tempo, senza attendere la scadenza del termine dei "centum annorum" previsto dalla medesima disposizione canonica come causa estintiva.
B) Confraternite aventi fine di assistenza e beneficenza
3. Le confraternite aventi fine prevalente di assistenza e beneficenza sono .equiparate alle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (IPAB), regolate dalla legge 17 luglio 1890, n. 6972 (la c.d. legge Crispi) e successive modificazioni. Esse, in quanto persone giuridiche pubbliche nell'ordinamento italiano, non possono e non devono essere iscritte nel registro delle persone giuridiche private.
A seguito di tale sentenza il Governo ha emanate con D.P.C.M. 16 febbraio 1990 una direttiva in materia alle regioni, precisando che: "Sono riconosciute di natura privata quelle istituzioni che continuino a perseguire le proprie finalità nell'ambito dell'assistenza, in ordine alle quali sia alternativamente accertato:
4. Per quanto riguarda l'ordinamento canonico si pone il problema se le confraternite aventi fine di beneficenza debbano essere considerate associazioni di fedeli pubbliche o private.
C) Confraternite aventi fine di culto non ancora riconosciuto formalmente
5. Le confraternita aventi scopo esclusivo o prevalente di culto non riconosciuto formalmente con regio decreto o con decreto ministeriale si trovano attualmente in una situazione di difficile qualificazione, che potremmo dire di "limbo", a causa della loro inadempienza nel chiedere l'accertamento dei fine secondo quanto previsto dalla normativa pattizia dei 1929.
L'art. 71 delle Norme approvate con il Protocollo dei 15 novembre 1984 dispone nel secondo comma: "Per le confraternite esistenti al 7 giugno 1929, per le quali non sia stato ancora emanato il decreto previsto dal primo comma dell'art. 77 del regolamento approvato con regio decreto 2 dicembre 1929, n. 2262, restano in vigore le disposizioni del medesimo articolo".
Il richiamato art. 77 a sua volta dispone: "L'accertamento dello scopo esclusivo o prevalente di culto di una confraternita è fatto d'intesa con l'autorità ecclesiastica, e gli accordi stabiliti non sono vincolativi per lo Stato se non dopo l'approvazione con regio decreto, udito il parere del Consiglio di Stato. Sino all'approvazione suddetta tutte indistintamente le confraternite continueranno a rimanere soggette alle disposizioni di legge e regolamenti in vigore, salvo quanto dispone il capoverso dell'art. 52" (ora, peraltro, l'approvazione è data con decreto del Ministro dell'llntemo e non v'è più la necessità dei previo parere del Consiglio di Stato).
Dall'esame della normativa vigente sommariamente richiamata appare chiaro che le confraternite del tipo in esame, pur essendo rimaste di fatto per oltre cento anni alle dipendenze dell'autorità ecclesiastica, sono tuttora equiparate alle IPAB e soggette di conseguenza alla relativa normativa fino a che il fine di culto non sia civilmente riconosciuto con decreto ministeriale. Esse pertanto non possono essere iscritte nel registro delle persone giuridiche private.
6. Le confraternita con fine di culto non ancora riconosciuto formalmente possono trovarsi in situazioni di fatto assai differenti:
- alcune svolgono attività in modo continuativo e provvedono regolarmente all'elezione degli organi statutari;
- altre svolgono attività soltanto in occasione delle feste patronali e non provvedono a regolari elezioni;
- altre infine non svolgono più attività da diversi anni, e tuttavia seguitano ad esistere formalmente.
7. Questo Comitato raccomanda vivamente agli E.mi Vescovi di curare che le confraternite, che ancora hanno soci e svolgono attività, richiedano l'accertamento del fine di culto secondo quanto disposto dalla normativa di derivazione pattizia.
Il Ministero dell'Interno ha indicato nella circolare ministeriale n. 111 del 20 aprile 1998 la documentazione necessaria per tale pratica (cfr. allegato A):
Si ricorda che il parere della regione non deve essere allegato all'istanza, in quanto compete alla Prefettura richiederlo alla regione stessa nel corso dell'istruttoria.
In relazione agli elementi sopra richiamati si propongono le seguenti osservazioni:
* L'assenso di cui al n. 2 risponde a un requisito sostanziale previsto in via generale per il riconoscimento degli enti ecclesiastici.
Tuttavia l'art. 77 del R.D. n. 2262 prevede che l'accertamento del fine di culto delle confraternita avvenga d'intesa con l'autorità ecclesiastica. Per assicurare in modo omogeneo e sollecito detta intesa si suggerisce, avendo sentito in proposito anche la Direzione Generale per gli Affari dei Culti, di attenersi alle seguenti indicazioni:
- le singole pratiche, accuratamente istruite in diocesi, siano sottoposte dal Vescovo diocesano all'esame di questo Comitato, che ne verificherà la completezza e la rispondenza ai requisito di legge, confrontandosi con la medesima Direzione Generale ove emergessero aspetti bisognosi di chiarificazione o di approfondimento;
- il Comitato riconsegnerà la pratica verificata al Vescovo diocesano, il quale la completerà con l'assenso previsto al n. 2 e la trasmetterà alla Prefettura competente, allegando copia della lettera di riconsegna del Comitato;
- il Ministero dell'interno considererà la trasmissione della pratica, cosi integrata, da parte del Vescovo come espressione dell'intesa dell'autorità ecclesiastica richiesta dall'art. 77 del Regio Decreto richiamato.
* Appare evidente l'opportunità che le confraternite amministrate da un commissario straordinario ricostituiscano gli organi statutari prima di deliberare la richiesta di riconoscimento del fine di culto di cui al n. 4. La procedura è la seguente:
b) convocazione dell'assemblea per l'elezione degli organi statutari; c) elezione del moderatore e degli organi statutari;
* La delibera, di cui al n. 4, avente ad oggetto la richiesta di riconoscimento dei fine esclusivo o prevalente di culto non deve essere fatta con atto notarile; è sufficiente che essa risulti da una copia dei libro dei verbali, autenticata dal cancelliere della curia diocesana.
* I documenti comprovanti l'esistenza dell'ente al 7 giugno 1929, di cui al n. 5, possono consistere - a titolo esemplificativo - nello statuto antico, in relazioni storiche che citano la confraternita, in contabilità o in documenti relativi a beni immobili o mobili (scritture private, atti pubblici, lasciti o legati, ecc.).
Si nota che occorre dimostrare l'esistenza dell'ente, non il possesso da parte del medesimo della personalità giuridica, perché questa si presume. Il problema era già avvertito all'epoca della legge Crispi. Non era certamente agevole compito quello di accertare come e quando una confraternita sorta prima dell'unificazione del Regno avesse acquistato la personalità giuridica. Per tale motivo la giurisprudenza, come la migliore dottrina, hanno finito per orientarsi verso una soluzione di praticità. In sostanza si ritennero come dotate di personalità giuridica tutte le confraternita erette in titolo dall'autorità ecclesiastica, e in difetto di erezione canonica si ritennero ugualmente persone di diritto anche quelle che, sorte in tempi nei quali non era richiesto un intervento statale, furono sempre di fatto considerate enti morali (cf. Appello Genova 7 maggio 1892, in Rivista di diritto ecclesiastico, volume 3, p. 172; Appello Cagliari 13 gennaio 1894, ivi, volume 4, p. 628; cf. anche G. Saredo "Acquisto dei corpi morali" in Digesto Italiano, n. 66: "L'art. 2 del Codice civile [del 1865] ha studiatamente evitato di dichiarare da quale autorità debba essere riconosciuto o creato un corpo morale per avere esistenza giuridica: ha usato la cauta locuzione legalmente riconosciuti. Il legislatore ha voluto così che di ogni corpo morale esistente, si dovesse considerare l'esistenza come conforme alle leggi, finchè non sia provato il contrario, senza domandar titoli o provvedimenti. Epperciò un corpo morale che esista da lungo tempo, anche se non possa produrre i suoi titoli di fondazione, non solo è riconosciuto, ma non gli è necessario alcun provvedimento sovrano per supplire alla mancanza di titoli. Il Consiglio di Stato ha ripetutamente sancita la massima che non sia da accogliersi la istanza di un corpo morale regolarmente esistente per essere riconosciuto come tale, non potendosi ammettere che un corpo morale che ha una lunga esistenza di fatto, che ha agito, acquistato, contrattato per lungo tempo, abbia mestieri di uno speciale riconoscimento. Ne segue che sono soggetti alla legge 5 giugno 1850 e agli art. 2, 433, 932 e 1060 del Codice civile tutti i corpi morali, così quelli che sono stati esplicitamente eretti, come quelli che esistono da lungo tempo di fatto").
Nella linea di tale dottrina e giurisprudenza il legislatore del 1929 ha usato la dizione "esistenti al 7 giugno 1929".
* Lo statuto da allegare, di cui al n. 6, deve essere quello in vigore al momento della domanda: tale statuto dovrà essere depositato nel registro delle persone giuridiche non appena avuto il decreto di riconoscimento del fine di culto.
A tal fine si allega uno schema-tipo di statuto aggiornato (cf. allegato B).
* I prospetti economici, di cui al n. 7, consistono nell'indicare le entrate e le uscite dei singoli anni e il saldo esistente, nonché l'eventuale stato patrimoniale al 31 dicembre precedente.
* La relazione storico-illustrativa, di cui al n. 8, è certamente il documento più importante per valutare l'attività di culto svolta dalla confraternita in relazione a quella di assistenza o di altro genere.
Questo Comitato resta a disposizione per fornire indicazioni puntuali nei casi che comportino qualche difficoltà.
8. Le confraternite che non svolgono attività, non hanno più sodali né riescono ad aggregarne di nuovi entro un ragionevole termine fissato dal Vescovo, devono essere eliminate dall'ordinamento canonico.
Resta fermo che dette confraternita, non avendo ancora avuto il riconoscimento civile dei fine di culto, secondo le norme di derivazione concordataria sono regolate dalla legge dello Stato e non possono essere soppresse con effetti nell'ordinamento civile attraverso un decreto del Vescovo diocesano.
Nel caso invece che una confraternita possieda dei beni, e questi siano amministrati da un commissario nominato dal Vescovo diocesano, non è possibile la soppressione con devoluzione del patrimonio da parte dell'autorità ecclesiastica, perché l'ente è sotto la vigilanza dell'autorità civile. Non è possibile neppure l'accertamento del fine di culto se prima non viene ricostituita l'assemblea dei sodali e ripresa l'attività. Non resta perciò che fare ogni sforzo per ricostituire la confraternita e chiedere l'accertamento dei fine di culto nel rispetto di tutti i requisiti indicati nella Circolare Ministeriale n. 111/1998.
Talvolta può anche verificarsi che un Parroco abbia amministrato i beni intestati a una Confraternita ritenendoli di pertinenza della "Parrocchia"; in tal caso potrebbero essere maturati i termini dell'usucapione al 3 giugno 1985. L'usucapione avrà corso, se riconosciuta con sentenza dichiarativa dei Tribunale civile competente: a favore dell'I.D.S.C. quale successore del beneficio parrocchiale, se il parroco amministratore ne ha goduto i redditi pacificamente e in buona fede; a favore dell'ente parrocchia quale ente successore della chiesa parrocchiale, se i redditi furono continuativamente versati alla cassa parrocchiale.
Considerata la complessità della disciplina illustrata, questo Comitato resta disponibile a prestare la propria collaborazione per la soluzione dei casi più difficili.