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Timestamp: 2020-04-06 22:24:28+00:00
Document Index: 122057318

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Sentenza Cassazione Civile n. 1461 del 20/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1461 del 20/01/2017
Cassazione civile, sez. VI, 20/01/2017, (ud. 23/11/2016, dep.20/01/2017), n. 1461
sul ricorso 21564/2014 proposto da:
C.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GAVORRANO 12,
presso lo studio dell’avvocato MARIO GIANNARINI, che la rappresenta
e difende unitamente all’avvocato DAVIDE MERLO, giusta procura a
– ricorrente_-
avverso la sentenza n. 489/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
21/01/2014, depositata il 28/01/2014;
C.M. propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia Sezione staccata di Brescia n. 489/63/2014, depositata in data 28/01/2014, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di un avviso di accertamento emesso, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, per maggiori IRPEF ed addizionali regionali e comunali, in relazione all’anno d’imposta 2005, a seguito di rideterminazione con il metodo sintetico del reddito dichiarato, – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso della contribuente.
In particolare, i giudici d’appello hanno dichiarato inammissibile il gravame della contribuente per difetto di specificità dei motivi, affermando che l’impugnazione si limitava “a riportare integralmente il contenuto del ricorso di primo grado, del quale è mera riproduzione testuale”, senza esprimere “valutazioni critiche”, così da impedire al giudice “di individuare le ragioni di fatto e di diritto per le quali la sentenza risulterebbe meritevole di riforma”. A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c., è stata fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio, con rituale comunicazione alle parti. Si dà atto che il Collegio ha disposto la redazione della ordinanza con motivazione semplificata.
1. La ricorrente lamenta, con unico motivo, la nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53.
Ed infatti questa Corte ha affermato che “in tema di contenzioso tributario, la mancanza o l’assoluta incertezza dei motivi specifici dell’impugnazione, le quali, ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, comma 1, determinano l’inammissibilità del ricorso in appello, non sono ravvisabili qualora l’atto di appello, benchè formulato in modo sintetico, contenga una motivazione e questa non possa ritenersi “assolutamente” incerta, essendo interpretabile, anche alla luce delle conclusioni formulate, in modo non equivoco” (Cass. 6473/2002) ed, inoltre, “non essendo imposti dalla norma rigidi formalismi, gli elementi idonei a rendere “specifici” i motivi d’appello possono essere ricavati, anche per implicito, purchè in maniera univoca, dall’intero atto di impugnazione considerato nel suo complesso, comprese le premesse in fatto, la parte espositiva e le conclusioni” (Cass. 1224/2007; Cass. 27080/2008).
Nella specie, tuttavia, l’appellante, non ha contestato la motivazione espressa da parte dei giudici della C.T.P., limitandosi a riprodurre le argomentazioni già espresse nel ricorso introduttivo, in ordine all’illegittimità dell’atto impositivo, emesso D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 38, per carenza di motivazione, senza alcun riferimento critico alle statuizioni di primo grado di cui chiedeva la riforma.
Risulta, pertanto, che l’appello non fosse sufficientemente specifico e non contenesse espresse censure rivolte alle sentenze di primo grado e quindi quella necessaria “parte argomentativa che, contrapponendosi alla motivazione della sentenza impugnata, con espressa e motivata censura, miri ad incrinarne il fondamento logico giuridico” (Cass. S.U. 23299/2011).
3. Per tutto quanto sopra esposto, va respinto il ricorso. Le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente, dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali, liquidate in complessivi Euro 2.500,00, oltre eventuali spese prenotate a debito.