Source: http://www.geometra.info/normativa/ministero-dellambiente-e-della-tutela-del-territorio-e-del-mare-decreto-10-agosto-2012-n-161-regolamento-recante-la-disciplina-dellutilizzazione-delle-terre-e-rocce-da-scavo-12g0182-gu/
Timestamp: 2018-11-18 21:39:59+00:00
Document Index: 126319496

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 17', 'art. 185', 'art. 183', 'art. 184', 'art. 49', 'art.\n184', 'art. 39', 'art.  49', 'art. 186', 'art.  17', 'art. 183', 'art. 2135', 'art. 184', 'art. 268', 'art. 74', 'art. 268', 'art.  5', 'art.  184', 'art.\n184', 'art. 3', 'art. 5', 'art.  179', 'art.  184', 'art. 183', 'art. 1', 'art.  47', 'art. 38', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 183', 'art. 47', 'art.\n1', 'art.  7', 'art.  186', 'art. 1', 'art.  184', 'art. 5', 'art. 242', 'art.  1', 'art. 38', 'art. 37']

MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE - DECRETO 10 agosto 2012, n. 161 - Regolamento recante la disciplina dell'utilizzazione delle terre e rocce da scavo. (12G0182) - (GU n. 221 del 21-9-2012 | Geometra.info
<MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI – DECRETO 7 maggio 2012
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI – DECRETO 19 settembre 2012>
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – DECRETO 10 agosto 2012, n. 161 – Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo. (12G0182) – (GU n. 221 del 21-9-2012
MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE - DECRETO 10 agosto 2012, n. 161 - Regolamento recante la disciplina dell'utilizzazione delle terre e rocce da scavo. (12G0182) - (GU n. 221 del 21-9-2012 ) note: Entrata in vigore del provvedimento: 06/10/2012
DECRETO 10 agosto 2012 , n. 161
Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione  delle  terre  e
rocce da scavo. (12G0182)
Visto il decreto legislativo  3  aprile  2006,  n.  152  «Norme  in
materia ambientale» e, in particolare, la parte quarta, relativa alla
gestione dei  rifiuti  come  modificata  dal  decreto  legislativo  3
dicembre 2010, n. 205,  recante  «Disposizioni  di  attuazione  della
direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del  Consiglio  del  19
novembre 2008 relativa ai rifiuti e che abroga alcune direttive»;
Vista  la  direttiva  2008/98/CE  del  Parlamento  europeo  e   del
Consiglio del 19 novembre 2008  relativa  ai  rifiuti  e  che  abroga
alcune direttive;
Considerati, in particolare, gli articoli 184-bis, 185  e  186  del
decreto legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni;
Visto l’articolo 49  del  decreto-legge  24  gennaio  2012,  n.  1,
recante disposizioni urgenti per la concorrenza,  lo  sviluppo  delle
infrastrutture e la competitivita’,  convertito,  con  modificazioni,
dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, il  quale  prevede  che  l’utilizzo
delle terre e  rocce  da  scavo  e’  regolamentato  con  decreto  del
Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e  del  mare  di
concerto con il Ministro delle  infrastrutture  e  dei  trasporti  da
adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore  del  suddetto
Visto l’articolo 39, comma 4, del decreto legislativo  n.  205  del
2010, come modificato dalla legge 24 marzo  2012,  n.  27,  il  quale
prevede che dalla data di entrata in vigore del regolamento  adottato
ai sensi dell’articolo 49 del sopracitato decreto-legge n. 1 del 2012
e’ abrogato l’articolo 186 del decreto legislativo medesimo;
consultiva per gli atti normativi nelle adunanze del 16 novembre 2011
e dell’8 marzo 2012;
Vista la notifica di cui alla direttiva 98/34/CE,  come  modificata
dalla direttiva 98/48/CE che prevede una  procedura  di  informazione
nel settore delle norme e regole tecniche;
norma dell’articolo 17, comma 3, della legge n. 400 del 1988;
1. Ai fini del presente regolamento si applicano le definizioni  di
cui all’articolo 183, comma 1, del decreto  legislativo  n.  152  del
2006 e successive modificazioni, nonche’ le seguenti:
a. «opera»: il risultato di un insieme di lavori di  costruzione,
demolizione, recupero, ristrutturazione, restauro, manutenzione,  che
di per se’  esplichi  una  funzione  economica  o  tecnica  ai  sensi
dell’articolo 3, comma 8, del decreto legislativo 12 aprile 2006,  n.
163, e successive modificazioni;
b. «materiali da scavo»: il suolo  o  sottosuolo,  con  eventuali
presenze di riporto, derivanti dalla realizzazione di un’opera quali,
perforazione,  trivellazione,  palificazione,   consolidamento,
opere infrastrutturali in  generale  (galleria,  diga,  strada,
materiali  litoidi  in  genere  e  comunque  tutte   le   altre
plausibili  frazioni  granulometriche  provenienti   da   escavazioni
effettuate negli alvei, sia dei corpi  idrici  superficiali  che  del
reticolo  idrico  scolante,  in  zone  golenali  dei  corsi  d’acqua,
spiagge, fondali lacustri e marini;
residui di lavorazione di materiali  lapidei  (marmi,  graniti,
pietre, ecc.) anche non connessi alla realizzazione di un’opera e non
contenenti sostanze pericolose  (quali  ad  esempio  flocculanti  con
acrilamide o poliacrilamide).
I materiali da scavo possono contenere, sempreche’ la  composizione
media dell’intera massa non  presenti  concentrazioni  di  inquinanti
superiori ai limiti massimi previsti dal presente Regolamento,  anche
i  seguenti  materiali:  calcestruzzo,  bentonite,   polivinilcloruro
(PVC),  vetroresina,  miscele  cementizie  e   additivi   per   scavo
meccanizzato;
c. «riporto»: orizzonte stratigrafico costituito da  una  miscela
eterogenea di materiali di origine antropica e suolo/sottosuolo  come
definito nell’allegato 9 del presente Regolamento;
d. «materiale inerte di origine antropica»: i  materiali  di  cui
all’Allegato 9. Le tipologie che si riscontrano piu’ comunemente sono
riportate in Allegato 9;
e. «suolo/sottosuolo»: il suolo e’  la  parte  piu’  superficiale
della   crosta   terrestre   distinguibile,    per    caratteristiche
chimico-fisiche e contenuto di sostanze  organiche,  dal  sottostante
f.  «autorita’  competente»:  e’  l’autorita’  che  autorizza  la
realizzazione dell’opera e, nel caso di opere soggette a  valutazione
ambientale o ad autorizzazione integrata ambientale,  e’  l’autorita’
competente di cui all’articolo 5, comma 1, lettera  p),  del  decreto
legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni;
g.  «caratterizzazione  ambientale  dei  materiali   di   scavo»:
attivita’ svolta  per  accertare  la  sussistenza  dei  requisiti  di
qualita’ ambientale dei materiali da scavo in  conformita’  a  quanto
stabilito dagli Allegati 1 e 2;
h. «Piano di Utilizzo»:  il  piano  di  cui  all’articolo  5  del
i.  «ambito  territoriale  con  fondo  naturale»:   porzione   di
territorio  geograficamente  individuabile   in   cui   puo’   essere
dimostrato per il  suolo/sottosuolo  che  un  valore  superiore  alle
Concentrazioni Soglia di Contaminazione (CSC) di cui alle colonne A e
B della tabella 1 dell’allegato 5, alla  parte  quarta,  del  decreto
legislativo  n.  152  del  2006  e   successive   modificazioni   sia
ascrivibile a fenomeni naturali legati alla specifica pedogenesi  del
territorio  stesso,  alle  sue  caratteristiche  litologiche  e  alle
condizioni chimico-fisiche presenti;
l. «sito»: area o porzione di territorio geograficamente definita
e  determinata,  intesa  nelle  sue  componenti  ambientali   (suolo,
sottosuolo e acque sotterranee, ivi incluso l’eventuale riporto) dove
avviene lo scavo o l’utilizzo del materiale;
m. «sito di produzione»: uno o piu’ siti perimetrati  in  cui  e’
generato il materiale da scavo;
n.  «sito  di  destinazione»:  il  sito,  diverso  dal  sito   di
produzione,  come  risultante  dal  Piano  di  Utilizzo,  in  cui  il
materiale da scavo e’ utilizzato;
o. «sito di deposito intermedio»: il sito, diverso  dal  sito  di
produzione, come risultante dal Piano di Utilizzo di cui alla lettera
h)  del  presente  articolo,  in  cui  il  materiale  da   scavo   e’
temporaneamente depositato in attesa del suo trasferimento al sito di
p. «normale  pratica  industriale»:  le  operazioni  definite  ed
elencate, in via esemplificativa, nell’Allegato 3;
q. «proponente»: il soggetto che presenta il Piano di Utilizzo;
r. «esecutore»: il soggetto che attua il Piano di Utilizzo.
Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,  recante:
Ufficiale 14 aprile 2006, n. 88, (S.O.).
– La direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e  del
Consiglio del 19 novembre 2008 relativa ai  rifiuti  e  che
abroga  alcune  direttive  e’  pubblicata  nella   Gazzetta
ufficiale dell’Unione europea n. L 312/3  del  22  novembre
– Si riporta il testo degli articoli 184-bis, 185 e 186
del citato decreto legislativo n. 152 del 2006:
«Art. 184-bis (Sottoprodotto). – 1. E’ un sottoprodotto
e non un rifiuto ai sensi dell’art. 183, comma  1,  lettera
a), qualsiasi sostanza od oggetto  che  soddisfa  tutte  le
a)  la  sostanza  o  l’oggetto  e’  originato  da  un
processo  di   produzione,   di   cui   costituisce   parte
integrante, e il cui scopo primario non e’ la produzione di
tale sostanza od oggetto;
b)  e’  certo  che  la  sostanza  o  l’oggetto  sara’
utilizzato, nel corso  dello  stesso  o  di  un  successivo
processo di produzione o di  utilizzazione,  da  parte  del
produttore o di terzi;
c) la sostanza o  l’oggetto  puo’  essere  utilizzato
direttamente  senza  alcun  ulteriore  trattamento  diverso
dalla normale pratica industriale;
d) l’ulteriore utilizzo e’ legale, ossia la sostanza  o
l’oggetto  soddisfa,  per  l’utilizzo  specifico,  tutti  i
requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione
della salute e  dell’ambiente  e  non  portera’  a  impatti
complessivi negativi sull’ambiente o la salute umana.
2. Sulla base delle condizioni  previste  al  comma  1,
possono  essere  adottate  misure  per  stabilire   criteri
qualitativi  o   quantitativi   da   soddisfare   affinche’
specifiche  tipologie   di   sostanze   o   oggetti   siano
considerati sottoprodotti e non  rifiuti.  All’adozione  di
tali criteri  si  provvede  con  uno  o  piu’  decreti  del
mare, ai sensi dell’art. 17, comma 3, della legge 23 agosto
1988, n.  400,  in  conformita’  a  quanto  previsto  dalla
disciplina comunitaria.».
«Art. 185 (Esclusioni dall’ambito di  applicazione).  –
1. Non rientrano nel  campo  di  applicazione  della  parte
quarta del presente decreto:
a)  le  emissioni  costituite  da  effluenti  gassosi
emessi nell’atmosfera e il biossido di carbonio catturato e
trasportato ai fini dello stoccaggio geologico  e  stoccato
in formazioni geologiche prive di  scambio  di  fluidi  con
altre  formazioni  a  norma  del  decreto  legislativo   di
recepimento  della  direttiva  2009/31/CE  in  materia   di
stoccaggio geologico di biossido di carbonio;
b) il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato
non scavato e  gli  edifici  collegati  permanentemente  al
terreno, fermo restando quanto previsto dagli articoli  239
e seguenti relativamente alla bonifica di siti contaminati;
c) il suolo non contaminato e  altro  materiale  allo
stato  naturale  escavato  nel  corso   di   attivita’   di
costruzione, ove sia certo che esso verra’  riutilizzato  a
fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito
in cui e’ stato escavato;
f) le materie fecali, se non contemplate dal comma 2,
lettera  b),  paglia,  sfalci  e  potature,  nonche’  altro
materiale agricolo  o  forestale  naturale  non  pericoloso
utilizzati in agricoltura,  nella  selvicoltura  o  per  la
produzione di energia da tale biomassa mediante processi  o
metodi  che  non  danneggiano  l’ambiente  ne’  mettono  in
pericolo la salute umana.
2. Sono esclusi dall’ambito di applicazione della parte
quarta del presente decreto, in quanto  regolati  da  altre
disposizioni  normative   comunitarie,   ivi   incluse   le
rispettive norme nazionali di recepimento:
b) i sottoprodotti di  origine  animale,  compresi  i
prodotti trasformati, contemplati dal regolamento  (CE)  n.
1774/2002, eccetto quelli destinati all’incenerimento, allo
smaltimento in discarica o all’utilizzo in un  impianto  di
produzione di biogas o di compostaggio;
c) le carcasse di animali  morti  per  cause  diverse
dalla macellazione,  compresi  gli  animali  abbattuti  per
eradicare  epizoozie,  e  smaltite   in   conformita’   del
regolamento (CE) n. 1774/2002;
d)   i   rifiuti   risultanti   dalla    prospezione,
dall’estrazione, dal trattamento, dall’ammasso  di  risorse
minerali o dallo sfruttamento delle cave, di cui al decreto
legislativo 30 maggio 2008, n. 117.
3. Fatti salvi gli obblighi derivanti  dalle  normative
comunitarie  specifiche,  sono   esclusi   dall’ambito   di
applicazione della Parte  Quarta  del  presente  decreto  i
sedimenti spostati all’interno  di  acque  superficiali  ai
fini della gestione delle acque e dei corsi d’acqua o della
prevenzione di inondazioni o della riduzione degli  effetti
di inondazioni o siccita’ o  ripristino  dei  suoli  se  e’
provato che i sedimenti non sono pericolosi ai sensi  della
decisione 2000/532/CE della Commissione del 3 maggio  2000,
4. Il suolo escavato non contaminato e altro  materiale
allo stato naturale, utilizzati in siti diversi  da  quelli
in cui sono  stati  escavati,  devono  essere  valutati  ai
sensi, nell’ordine, degli articoli 183,  comma  1,  lettera
a), 184-bis e 184-ter.».
«Art. 186 (Terre e rocce da scavo). –  1.  Fatto  salvo
quanto previsto dall’art. 185, le terre e rocce  da  scavo,
anche di gallerie, ottenute  quali  sottoprodotti,  possono
essere    utilizzate    per     reinterri,     riempimenti,
rimodellazioni e rilevati purche’:
a) siano impiegate direttamente nell’ambito di  opere
o interventi preventivamente individuati e definiti;
b) sin dalla fase della produzione  vi  sia  certezza
dell’integrale utilizzo;
c)  l’utilizzo  integrale  della  parte  destinata  a
riutilizzo sia tecnicamente possibile senza  necessita’  di
preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari  per
soddisfare  i  requisiti   merceologici   e   di   qualita’
ambientale idonei a garantire che il loro impiego  non  dia
luogo  ad  emissioni  e,  piu’  in  generale,  ad   impatti
ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi  da
quelli ordinariamente consentiti ed autorizzati per il sito
dove sono destinate ad essere utilizzate;
d)  sia  garantito  un  elevato  livello  di   tutela
e)  sia  accertato  che  non   provengono   da   siti
contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi
del titolo V della parte quarta del presente decreto;
f) le loro caratteristiche chimiche e chimico-fisiche
siano tali che il  loro  impiego  nel  sito  prescelto  non
determini rischi per la salute  e  per  la  qualita’  delle
matrici ambientali  interessate  ed  avvenga  nel  rispetto
delle  norme  di  tutela   delle   acque   superficiali   e
sotterranee, della flora,  della  fauna,  degli  habitat  e
delle aree naturali protette. In  particolare  deve  essere
dimostrato  che  il  materiale   da   utilizzare   non   e’
contaminato con riferimento  alla  destinazione  d’uso  del
medesimo, nonche’ la compatibilita’ di detto materiale  con
il sito di destinazione;
g)  la  certezza  del  loro  integrale  utilizzo  sia
dimostrata.  L’impiego  di  terre  da  scavo  nei  processi
industriali  come  sottoprodotti,   in   sostituzione   dei
materiali  di  cava,  e’  consentito  nel  rispetto   delle
condizioni fissate all’art. 183, comma 1, lettera p).
2. Ove la produzione di terre e rocce da scavo  avvenga
nell’ambito  della  realizzazione  di  opere  o   attivita’
sottoposte  a  valutazione  di  impatto  ambientale  o   ad
autorizzazione ambientale  integrata,  la  sussistenza  dei
requisiti di cui al comma 1, nonche’ i tempi dell’eventuale
deposito in attesa di utilizzo, che non possono superare di
norma un anno, devono risultare da un apposito progetto che
e’   approvato   dall’autorita’   titolare   del   relativo
procedimento.  Nel  caso  in  cui  progetti  prevedano   il
riutilizzo delle  terre  e  rocce  da  scavo  nel  medesimo
progetto, i tempi dell’eventuale  deposito  possono  essere
quelli della realizzazione del  progetto  purche’  in  ogni
caso non superino i tre anni.
3. Ove la produzione di terre e rocce da scavo  avvenga
diverse da quelle di cui al comma 2 e soggette  a  permesso
di  costruire  o  a  denuncia  di  inizio   attivita’,   la
sussistenza dei requisiti di cui  al  comma  1,  nonche’  i
tempi dell’eventuale deposito in attesa  di  utilizzo,  che
non possono superare un anno, devono  essere  dimostrati  e
verificati nell’ambito della procedura per il  permesso  di
costruire,  se  dovuto,  o  secondo  le   modalita’   della
dichiarazione di inizio di attivita’ (DIA).
4. Fatti salvi i casi di  cui  all’ultimo  periodo  del
comma 2, ove la  produzione  di  terre  e  rocce  da  scavo
avvenga nel corso di lavori pubblici non soggetti ne’ a VIA
ne’ a  permesso  di  costruire  o  denuncia  di  inizio  di
attivita’, la sussistenza dei requisiti di cui al comma  1,
nonche’  i  tempi  dell’eventuale  deposito  in  attesa  di
utilizzo,  che  non  possono  superare  un   anno,   devono
risultare  da  idoneo  allegato  al  progetto   dell’opera,
sottoscritto dal progettista.
5. Le terre e rocce da scavo,  qualora  non  utilizzate
nel rispetto delle condizioni di cui al presente  articolo,
sono sottoposte alle disposizioni in materia di rifiuti  di
cui alla parte quarta del presente decreto.
6. La  caratterizzazione  dei  siti  contaminati  e  di
quelli  sottoposti  ad   interventi   di   bonifica   viene
effettuata secondo le  modalita’  previste  dal  Titolo  V,
Parte quarta del presente decreto.  L’accertamento  che  le
terre e rocce da scavo  di  cui  al  presente  decreto  non
provengano da tali siti  e’  svolto  a  cura  e  spese  del
produttore   e   accertato   dalle   autorita’   competenti
nell’ambito delle procedure previste dai commi 2, 3 e 4.
7. Fatti salvi i casi di  cui  all’ultimo  periodo  del
comma 2, per i progetti di utilizzo gia’ autorizzati  e  in
corso di realizzazione prima dell’entrata in  vigore  della
presente disposizione, gli interessati possono procedere al
loro completamento, comunicando, entro novanta giorni, alle
autorita’ competenti, il rispetto dei requisiti prescritti,
nonche’   le   necessarie   informazioni   sul   sito    di
destinazione,  sulle  condizioni  e  sulle   modalita’   di
utilizzo, nonche’ sugli eventuali  tempi  del  deposito  in
attesa di utilizzo che non possono essere superiori  ad  un
anno. L’autorita’ competente puo’  disporre  indicazioni  o
prescrizioni entro i successivi sessanta giorni  senza  che
cio’ comporti necessita’ di ripetere procedure di VIA, o di
AIA o di permesso di costruire o di DIA.
7-bis. Le terre e le rocce da scavo, qualora  ne  siano
accertate le  caratteristiche  ambientali,  possono  essere
utilizzate per interventi di miglioramento ambientale e  di
siti anche non degradati. Tali interventi devono garantire,
nella  loro  realizzazione  finale,  una   delle   seguenti
a) un miglioramento della  qualita’  della  copertura
arborea    o    della    funzionalita’    per     attivita’
agro-silvo-pastorali;
b)  un  miglioramento  delle  condizioni  idrologiche
rispetto  alla  tenuta  dei  versanti  e  alla  raccolta  e
regimentazione delle acque piovane;
7-ter. Ai fini dell’applicazione del presente articolo,
i residui provenienti dall’estrazione  di  marmi  e  pietre
sono equiparati alla disciplina  dettata  per  le  terre  e
rocce da scavo. Sono altresi’ equiparati  i  residui  delle
attivita’ di lavorazione di pietre e marmi  che  presentano
le caratteristiche di cui all’art. 184-bis.  Tali  residui,
quando  siano  sottoposti  a  un’operazione   di   recupero
ambientale, devono soddisfare i requisiti tecnici  per  gli
scopi specifici e rispettare i valori limite, per eventuali
sostanze inquinanti presenti, previsti nell’Allegato 5 alla
parte IV del presente decreto, tenendo  conto  di  tutti  i
possibili   effetti   negativi   sull’ambiente    derivanti
dall’utilizzo della sostanza o dell’oggetto.».
– Si riporta l’art. 49  del  decreto-legge  24  gennaio
2012, n. 1 (Disposizioni urgenti  per  la  concorrenza,  lo
sviluppo  delle   infrastrutture   e   la   competitivita’,
convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012,  n.
27), pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 24  gennaio  2012,
n. 19 (S.O.):
«Art. 49 (Utilizzo terre e rocce da scavo).  In  vigore
dal 25 marzo 2012
1.  L’utilizzo  delle  terre  e  rocce  da   scavo   e’
regolamentato con  decreto  del  Ministro  dell’ambiente  e
della tutela del territorio e del mare di concerto  con  il
1-bis. Il  decreto  di  cui  al  comma  precedente,  da
adottare entro sessanta giorni dalla  data  di  entrata  in
vigore della legge di  conversione  del  presente  decreto,
stabilisce le condizioni alle quali le  terre  e  rocce  da
scavo sono considerate  sottoprodotti  ai  sensi  dell’art.
184-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006.
1-ter. All’art. 39, comma 4, del decreto legislativo  3
dicembre 2010, n. 205, il primo periodo e’  sostituito  dal
seguente: “Dalla data di  entrata  in  vigore  del  decreto
ministeriale  di  cui  all’art.  49  del  decreto-legge  24
gennaio 2012, n. 1, e’ abrogato l’art. 186”.
1-quater. Dall’attuazione  del  presente  articolo  non
devono derivare nuovi  o  maggiori  oneri  a  carico  della
– Si riporta il testo  dell’art.  17,  comma  3,  della
legge  23  agosto  1988,  n.  400,   recante:   «Disciplina
del Consiglio dei  Ministri.»,  pubblicata  nella  Gazzetta
Ufficiale 12 settembre 1988, n. 214, (S.O.):
– La direttiva 98/34/CE del Parlamento  europeo  e  del
Consiglio del 22 giugno 1998,  che  prevede  una  procedura
d’informazione  delle  norme   e   delle   regolamentazioni
tecniche e delle regole relative ai servizi delle  societa’
dell’informazione e’ pubblicata nella Gazzetta  dell’unione
europea n. L 204 del 21 luglio 1998.
– La direttiva 98/48/CE del parlamento  europeo  e  del
Consiglio del 20 luglio  1998,  relativa  ad  una  modifica
della  direttiva  98/34/CE  che   prevede   una   procedura
d’informazione   nel   settore   delle   norme   e    delle
regolamentazioni  tecniche  e’  pubblicata  nella  Gazzetta
ufficiale dell’Unione europea n. L 217 del 5 agosto 1998.
– Si riporta il testo dell’art. 183, del citato decreto
legislativo n. 152/2006:
«Art. 183 (Definizioni).  –  1.  Ai  fini  della  parte
quarta del presente decreto  e  fatte  salve  le  ulteriori
definizioni  contenute  nelle  disposizioni  speciali,   si
intende per:
a) “rifiuto”: qualsiasi sostanza od oggetto di cui il
detentore si disfi o abbia l’intenzione o  abbia  l’obbligo
di disfarsi;
b) “rifiuto pericoloso”: rifiuto che presenta  una  o
piu’ caratteristiche di  cui  all’allegato  I  della  parte
quarta del presente decreto;
c)  “oli  usati”:  qualsiasi   olio   industriale   o
lubrificante,  minerale  o  sintetico,  divenuto  improprio
all’uso cui era inizialmente destinato, quali gli oli usati
dei motori a combustione e  dei  sistemi  di  trasmissione,
nonche’ gli oli usati per turbine e comandi idraulici;
d)  “rifiuto  organico”:  rifiuti  biodegradabili  di
giardini e parchi, rifiuti alimentari e di cucina  prodotti
da nuclei domestici, ristoranti, servizi di ristorazione  e
punti  vendita  al  dettaglio  e  rifiuti  simili  prodotti
dall’industria alimentare raccolti in modo differenziato;
e)  “autocompostaggio”:  compostaggio  degli   scarti
organici dei propri rifiuti urbani,  effettuato  da  utenze
domestiche, ai fini dell’utilizzo  in  sito  del  materiale
f)  “produttore  di  rifiuti”:  il  soggetto  la  cui
attivita’ produce rifiuti (produttore iniziale) o  chiunque
effettui operazioni di pretrattamento,  di  miscelazione  o
altre operazioni  che  hanno  modificato  la  natura  o  la
composizione di detti rifiuti;
g)  “produttore  del  prodotto”:  qualsiasi   persona
fisica  o   giuridica   che   professionalmente   sviluppi,
fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti;
h)  “detentore”:  il  produttore  dei  rifiuti  o  la
persona fisica o giuridica che ne e’ in possesso;
i) “commerciante”: qualsiasi impresa  che  agisce  in
qualita’  di  committente,  al   fine   di   acquistare   e
successivamente vendere rifiuti,  compresi  i  commercianti
che non prendono materialmente possesso dei rifiuti;
l) “intermediario”: qualsiasi impresa che dispone  il
recupero o lo smaltimento dei rifiuti per conto  di  terzi,
compresi gli intermediari che non acquisiscono la materiale
disponibilita’ dei rifiuti;
m)  “prevenzione”:  misure  adottate  prima  che  una
sostanza, un materiale o un prodotto  diventi  rifiuto  che
riducono:
1) la quantita’ dei rifiuti,  anche  attraverso  il
riutilizzo dei prodotti o l’estensione del  loro  ciclo  di
2)  gli  impatti  negativi  dei  rifiuti   prodotti
sull’ambiente e la salute umana;
3) il contenuto di sostanze pericolose in materiali
e prodotti;
n) “gestione”: la raccolta, il trasporto, il recupero
e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali
operazioni e gli interventi successivi  alla  chiusura  dei
siti di smaltimento, nonche’ le  operazioni  effettuate  in
qualita’ di commerciante o intermediario;
o) “raccolta”: il prelievo dei rifiuti,  compresi  la
cernita preliminare e il deposito, ivi compresa la gestione
dei centri di raccolta di cui alla lettera  “mm”,  ai  fini
del loro trasporto in un impianto di trattamento;
p) “raccolta differenziata”: la raccolta  in  cui  un
flusso di rifiuti e’ tenuto separato in  base  al  tipo  ed
alla  natura  dei  rifiuti  al  fine  di   facilitarne   il
trattamento specifico;
q) “preparazione per il riutilizzo”: le operazioni di
controllo, pulizia, smontaggio e riparazione attraverso cui
prodotti o componenti di prodotti  diventati  rifiuti  sono
preparati in modo da poter essere reimpiegati  senza  altro
pretrattamento;
r) “riutilizzo”: qualsiasi operazione  attraverso  la
quale prodotti o  componenti  che  non  sono  rifiuti  sono
reimpiegati per la stessa  finalita’  per  la  quale  erano
stati concepiti;
s)   “trattamento”:   operazioni   di   recupero    o
smaltimento, inclusa la preparazione prima del  recupero  o
dello smaltimento;
t) “recupero”: qualsiasi operazione il cui principale
risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo
utile, sostituendo  altri  materiali  che  sarebbero  stati
altrimenti  utilizzati  per   assolvere   una   particolare
funzione  o  di  prepararli  ad  assolvere  tale  funzione,
all’interno  dell’impianto  o  nell’economia  in  generale.
L’allegato C della parte IV del presente decreto riporta un
elenco non esaustivo di operazioni di recupero;
u) “riciclaggio”: qualsiasi  operazione  di  recupero
attraverso  cui  i  rifiuti  sono  trattati  per   ottenere
prodotti, materiali o sostanze da utilizzare  per  la  loro
funzione  originaria  o  per   altri   fini.   Include   il
trattamento di materiale organico ma  non  il  recupero  di
energia ne’ il  ritrattamento  per  ottenere  materiali  da
utilizzare  quali   combustibili   o   in   operazioni   di
v)  “rigenerazione  degli   oli   usati”:   qualsiasi
operazione di riciclaggio che permetta di produrre  oli  di
base  mediante  una  raffinazione  degli  oli  usati,   che
comporti in particolare la  separazione  dei  contaminanti,
dei prodotti di ossidazione e degli additivi  contenuti  in
tali oli;
z) “smaltimento”: qualsiasi  operazione  diversa  dal
recupero anche  quando  l’operazione  ha  come  conseguenza
secondaria il recupero di sostanze o di energia. L’Allegato
B alla parte IV del presente decreto riporta un elenco  non
esaustivo delle operazioni di smaltimento;
aa)  “stoccaggio”:  le   attivita’   di   smaltimento
consistenti nelle operazioni  di  deposito  preliminare  di
rifiuti di cui al punto  D15  dell’allegato  B  alla  parte
quarta  del  presente  decreto,  nonche’  le  attivita’  di
recupero consistenti nelle operazioni di messa  in  riserva
di rifiuti  di  cui  al  punto  R13  dell’allegato  C  alla
medesima parte quarta;
bb)  “deposito  temporaneo”:  il  raggruppamento  dei
rifiuti effettuato, prima della raccolta, nel luogo in  cui
gli stessi sono prodotti o, per gli  imprenditori  agricoli
di cui all’art. 2135 del codice civile, presso il sito  che
sia  nella  disponibilita’  giuridica   della   cooperativa
agricola  di  cui  gli  stessi  sono  soci,  alle  seguenti
1) i rifiuti  contenenti  gli  inquinanti  organici
persistenti  di  cui  al  regolamento  (CE)   850/2004,   e
successive  modificazioni,  devono  essere  depositati  nel
rispetto delle norme tecniche che regolano lo stoccaggio  e
l’imballaggio dei rifiuti contenenti sostanze pericolose  e
gestiti conformemente al suddetto regolamento;
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle
operazioni di recupero o di smaltimento secondo  una  delle
seguenti modalita’ alternative, a scelta del produttore dei
rifiuti: con cadenza almeno trimestrale,  indipendentemente
dalle quantita’ in  deposito;  quando  il  quantitativo  di
rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i  30  metri
cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi.
In ogni caso, allorche’  il  quantitativo  di  rifiuti  non
superi il predetto limite all’anno, il deposito  temporaneo
non puo’ avere durata superiore ad un anno;
3) il “deposito temporaneo” deve essere  effettuato
per categorie omogenee di  rifiuti  e  nel  rispetto  delle
relative norme tecniche, nonche’, per i rifiuti pericolosi,
nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle
sostanze pericolose in essi contenute;
4)  devono   essere   rispettate   le   norme   che
disciplinano l’imballaggio e l’etichettatura delle sostanze
5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con
decreto del Ministero  dell’ambiente  e  della  tutela  del
territorio e del mare, di concerto con il Ministero per  lo
sviluppo economico, sono fissate le modalita’  di  gestione
del deposito temporaneo;
cc)  “combustibile  solido  secondario   (CSS)”:   il
combustibile solido prodotto da  rifiuti  che  rispetta  le
caratteristiche  di  classificazione  e  di  specificazione
individuate  delle  norme  tecniche  UNI  CEN/TS  15359   e
successive   modifiche   ed   integrazioni;   fatta   salva
l’applicazione dell’art. 184-ter,  il  combustibile  solido
secondario, e’ classificato come rifiuto speciale;
dd) “rifiuto biostabilizzato”: rifiuto  ottenuto  dal
trattamento biologico aerobico  o  anaerobico  dei  rifiuti
indifferenziati, nel rispetto di apposite  norme  tecniche,
da adottarsi a cura dello Stato,  finalizzate  a  definirne
contenuti e usi compatibili  con  la  tutela  ambientale  e
sanitaria  e,  in  particolare,  a  definirne  i  gradi  di
ee) “compost di  qualita’”:  prodotto,  ottenuto  dal
compostaggio di rifiuti  organici  raccolti  separatamente,
che rispetti i requisiti  e  le  caratteristiche  stabilite
dall’allegato 2 del decreto legislativo 29 aprile 2010,  n.
75, e successive modificazioni;
ff) “digestato di qualita’”: prodotto ottenuto  dalla
digestione  anaerobica   di   rifiuti   organici   raccolti
separatamente, che rispetti i requisiti contenuti in  norme
tecniche   da   emanarsi   con   decreto   del    Ministero
concerto  con  il  Ministero   delle   politiche   agricole
gg) “emissioni”: le emissioni  in  atmosfera  di  cui
all’art. 268, comma 1, lettera b);
hh) “scarichi idrici”: le immissioni di acque  reflue
di cui all’art. 74, comma 1, lettera ff);
ii)   “inquinamento   atmosferico”:   ogni   modifica
atmosferica di cui all’art. 268, comma 1, lettera a);
ll) “gestione integrata dei  rifiuti”:  il  complesso
delle attivita’, ivi compresa quella di  spazzamento  delle
strade come definita alla lettera oo), volte ad ottimizzare
mm)  “centro  di  raccolta”:   area   presidiata   ed
allestita, senza nuovi o  maggiori  oneri  a  carico  della
finanza pubblica,  per  l’attivita’  di  raccolta  mediante
raggruppamento  differenziato  dei   rifiuti   urbani   per
frazioni omogenee conferiti dai detentori per il  trasporto
agli impianti di recupero e trattamento. La disciplina  dei
centri  di  raccolta  e’  data  con  decreto  del  Ministro
sentita  la  Conferenza  unificata,  di  cui   al   decreto
nn)  “migliori  tecniche  disponibili”:  le  migliori
tecniche disponibili quali definite all’art.  5,  comma  1,
lettera l-ter) del presente decreto;
oo) “spazzamento delle strade”: modalita’ di raccolta
dei rifiuti mediante operazione di  pulizia  delle  strade,
aree pubbliche e aree private ad uso  pubblico  escluse  le
operazioni di sgombero della neve dalla sede stradale e sue
pertinenze, effettuate al solo scopo di garantire  la  loro
fruibilita’ e la sicurezza del transito;
pp) “circuito organizzato di  raccolta”:  sistema  di
raccolta di specifiche tipologie di rifiuti organizzato dai
Consorzi di cui ai titoli II e III della parte  quarta  del
presente decreto e alla normativa settoriale, o organizzato
sulla base di un accordo  di  programma  stipulato  tra  la
pubblica amministrazione  ed  associazioni  imprenditoriali
rappresentative sul piano nazionale, o  loro  articolazioni
territoriali, oppure sulla base di  una  convenzione-quadro
stipulata tra le medesime associazioni  ed  i  responsabili
della  piattaforma  di  conferimento,  o  dell’impresa   di
trasporto dei rifiuti, dalla quale risulti la  destinazione
definitiva dei rifiuti. All’accordo  di  programma  o  alla
convenzione-quadro deve seguire la stipula di un  contratto
di servizio tra il singolo produttore ed il  gestore  della
piattaforma di conferimento, o  dell’impresa  di  trasporto
dei rifiuti, in attuazione del  predetto  accordo  o  della
qq) “sottoprodotto”: qualsiasi  sostanza  od  oggetto
che soddisfa le condizioni di cui all’art.  184-bis,  comma
1, o che rispetta i  criteri  stabiliti  in  base  all’art.
184-bis, comma 2.».
– Si riporta il testo dell’art. 3, comma 8, del decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163,  recante:  «Codice  dei
contratti pubblici relativi a lavori, servizi  e  forniture
in attuazione delle direttive  2004/17/CE  e  2004/18/CE.»,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 2 maggio 2006, n.  100,
(S.O.):
– Si riporta il testo dell’art. 5, comma 1, lettera  p)
del citato decreto legislativo n. 152/2006:
«Art. 5  (Definizioni).  –  1.  Ai  fini  del  presente
decreto si intende per:
p) autorita’ competente: la pubblica  amministrazione
cui compete l’adozione del  provvedimento  di  verifica  di
assoggettabilita’, l’elaborazione del parere motivato,  nel
caso di valutazione di piani e programmi, e l’adozione  dei
provvedimenti conclusivi in materia di  VIA,  nel  caso  di
progetti ovvero il rilascio  dell’autorizzazione  integrata
ambientale, nel caso di impianti;».
– Si riporta la tabella 1, dell’Allegato 5 al Titolo V,
parte quarta del citato decreto legislativo n. 152/2006.
«Allegato 5
CONCENTRAZIONE SOGLIA  DI  CONTAMINAZIONE  NEL  SUOLO,  NEL
SOTTOSUOLO E NELLE ACQUE SOTTERRANEE  IN  RELAZIONE  ALLA
SPECIFICA DESTINAZIONE D’USO DEI SITI
Concentrazione soglia di contaminazione  nel  suolo  e  nel
sottosuolo riferiti alla specifica destinazione  d’uso  dei
1. Al fine di migliorare l’uso delle risorse naturali e  prevenire,
nel rispetto dell’articolo 179, comma 1, del decreto  legislativo  n.
152 del 2006 e successive modificazioni, la produzione di rifiuti, il
presente Regolamento stabilisce, sulla base delle condizioni previste
al comma 1, dell’articolo 184-bis del decreto legislativo n. 152  del
2006 e successive modificazioni, i criteri qualitativi da  soddisfare
affinche’ i materiali di scavo, come definiti all’articolo  1,  comma
1,  lettera  b)   del   presente   regolamento,   siano   considerati
sottoprodotti e non rifiuti ai  sensi  dell’articolo  183,  comma  1,
lettera qq) del decreto legislativo n.  152  del  2006  e  successive
2. Il presente regolamento stabilisce inoltre, le  procedure  e  le
modalita’ affinche’ la gestione e l’utilizzo dei materiali  da  scavo
avvenga senza  pericolo  per  la  salute  dell’uomo  e  senza  recare
pregiudizio all’ambiente.
– Si riporta il  testo  dell’art.  179,  comma  1,  del
citato decreto legislativo n. 152/2006:
«Art. 179 (Criteri  di  priorita’  nella  gestione  dei
rifiuti). – 1. La gestione dei rifiuti avviene nel rispetto
della seguente gerarchia:
d) recupero di altro tipo, per esempio il recupero di
e) smaltimento.».
–  L’art.  184-bis,  comma  1,   del   citato   decreto
legislativo  n.  152/2006  e’  riportato  nelle  note  alle
– L’art. 183, comma 1, lett.  qq)  del  citato  decreto
legislativo n. 152/2006 e’ riportato nelle note all’art. 1.
Ambiti di applicazione ed esclusione
1. Il presente regolamento si applica alla gestione  dei  materiali
da scavo.
2.  Sono  esclusi  dall’ambito   di   applicazione   del   presente
regolamento i rifiuti  provenienti  direttamente  dall’esecuzione  di
interventi di demolizione di edifici o altri manufatti  preesistenti,
la cui gestione e’ disciplinata  ai  sensi  della  parte  quarta  del
1. In applicazione dell’articolo  184-bis,  comma  1,  del  decreto
legislativo n.  152  del  2006  e  successive  modificazioni,  e’  un
sottoprodotto di cui all’articolo 183,  comma  1,  lettera  qq),  del
medesimo decreto legislativo, il materiale da scavo che  risponde  ai
a) il materiale da scavo e’ generato durante la realizzazione  di
un’opera, di  cui  costituisce  parte  integrante,  e  il  cui  scopo
primario non e’ la produzione di tale materiale;
b) il materiale da scavo e’ utilizzato, in conformita’  al  Piano
1) nel corso dell’esecuzione della stessa opera, nel  quale  e’
stato generato, o  di  un’opera  diversa,  per  la  realizzazione  di
reinterri,  riempimenti,  rimodellazioni,   rilevati,   ripascimenti,
interventi a mare, miglioramenti fondiari o viari oppure altre  forme
di ripristini e miglioramenti ambientali;
2) in processi produttivi,  in  sostituzione  di  materiali  di
c)  il  materiale  da  scavo  e’  idoneo  ad  essere   utilizzato
direttamente, ossia senza alcun ulteriore trattamento  diverso  dalla
normale pratica industriale secondo i criteri di cui all’Allegato 3;
d) il materiale da scavo, per le modalita’ di utilizzo  specifico
di cui alla precedente lettera b), soddisfa i requisiti  di  qualita’
ambientale di cui all’Allegato 4.
2. La sussistenza delle condizioni di cui al comma 1  del  presente
articolo e’ comprovata dal proponente tramite il Piano di Utilizzo.
3. L’Istituto superiore per la protezione e la  ricerca  ambientale
(ISPRA), entro tre mesi dalla pubblicazione del presente regolamento,
predispone un tariffario nazionale da applicare al proponente per  la
copertura dei costi sopportati dall’Agenzia regionale  di  protezione
ambientale (ARPA) o dall’Agenzia provinciale di protezione ambientale
(APPA)  territorialmente  competente  per   l’organizzazione   e   lo
svolgimento delle  attivita’  di  cui  all’articolo  5  del  presente
regolamento, individuando il costo minimo e un costo proporzionale ai
volumi di materiale da scavo. Nei successivi  tre  mesi  il  Ministro
dell’ambiente e della tutela del territorio e del  mare  adotta,  con
proprio decreto, il tariffario nazionale, e definisce le modalita’ di
stipula  di  idonee   garanzie   finanziarie   qualora   l’opera   di
progettazione ed il relativo Piano di Utilizzo non vada a buon  fine.
Nelle more di approvazione e adozione  del  tariffario  nazionale,  i
costi sono definiti dai tariffari delle ARPA o APPA  territorialmente
1. Il Piano di Utilizzo del materiale da scavo  e’  presentato  dal
proponente  all’Autorita’  competente  almeno  novanta  giorni  prima
dell’inizio dei lavori per la realizzazione dell’opera. Il proponente
ha  facolta’  di  presentare  il  Piano  di  Utilizzo   all’Autorita’
competente  in  fase  di   approvazione   del   progetto   definitivo
dell’opera. Nel caso in cui l’opera sia oggetto di una  procedura  di
valutazione   ambientale,   ai   sensi   della   normativa   vigente,
l’espletamento di  quanto  previsto  dal  presente  Regolamento  deve
avvenire prima dell’espressione del parere di valutazione ambientale.
2. Il proponente  trasmette  il  Piano  di  Utilizzo  all’Autorita’
competente redatto in conformita’  all’Allegato  5.  La  trasmissione
puo’  avvenire,  a  scelta  del  proponente,  anche  solo   per   via
telematica. La sussistenza dei requisiti di cui all’articolo 4, comma
1, del presente regolamento, e’ attestata dal  Legale  rappresentante
della persona giuridica o dalla  persona  fisica  proponente  l’opera
mediante una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorieta’ di cui
all’articolo 47  del  decreto  del  Presidente  della  Repubblica  28
dicembre 2000, n.  445.  L’Autorita’  competente  puo’  chiedere,  in
un’unica soluzione entro trenta giorni dalla presentazione del  Piano
di Utilizzo, integrazioni alla documentazione presentata.
3. Nel caso in cui per il materiale da scavo il Piano  di  Utilizzo
dimostri che le concentrazioni di elementi e  composti  di  cui  alla
tabella 4.1 dell’allegato 4 del presente regolamento non superino  le
B della tabella 1 dell’allegato  5  alla  parte  quarta  del  decreto
legislativo  n.  152  del  2006  e  successive   modificazioni,   con
riferimento alla specifica destinazione d’uso urbanistica del sito di
produzione e del sito di destinazione secondo il Piano  di  Utilizzo,
l’Autorita’ competente, entro novanta giorni dalla presentazione  del
Piano di Utilizzo o delle eventuali integrazioni,  in  conformita’  a
quanto previsto dal comma 2,  approva  il  Piano  di  Utilizzo  o  lo
rigetta. In caso di  diniego  e’  fatta  salva  la  facolta’  per  il
proponente di presentare un  nuovo  Piano  di  Utilizzo.  L’Autorita’
competente ha  la  facolta’  di  chiedere  all’Agenzia  regionale  di
protezione ambientale (ARPA) o all’Agenzia provinciale di  protezione
ambientale (APPA), con provvedimento motivato secondo  i  criteri  di
cui al seguente comma 10, entro  trenta  giorni  dalla  presentazione
della documentazione di cui al comma 2 o dell’eventuale integrazione,
di verificare, sulla base del  Piano  di  Utilizzo  ed  a  spese  del
proponente secondo il tariffario di cui all’articolo 4, comma  3,  la
sussistenza dei requisiti dell’articolo 4, comma 1, lettera  d),  del
presente regolamento. In tal caso l’ARPA o  APPA,  puo’  chiedere  al
proponente un approfondimento d’indagine in contraddittorio,  accerta
entro quarantacinque giorni  la  sussistenza  dei  requisiti  di  cui
sopra, comunicando gli esiti  all’Autorita’  competente.  Decorso  il
sopra menzionato termine di novanta giorni  dalla  presentazione  del
Piano  di  Utilizzo  all’Autorita’  competente  o   delle   eventuali
integrazioni, il  proponente  gestisce  il  materiale  da  scavo  nel
rispetto del Piano di Utilizzo, fermi restando gli obblighi  previsti
dalla normativa vigente per la realizzazione dell’opera.
4. Nel caso in cui la realizzazione dell’opera interessi un sito in
cui, per fenomeni naturali, nel materiale da scavo le  concentrazioni
degli elementi e composti di cui alla Tabella  4.1  dell’allegato  4,
superino le Concentrazioni  Soglia  di  Contaminazione  di  cui  alle
colonne A e B della Tabella 1 dell’allegato 5 alla parte  quarta  del
decreto legislativo n. 152 del 2006 e  successive  modificazioni,  e’
fatta salva la possibilita’ che le concentrazioni di tali elementi  e
composti vengano assunte pari al valore di fondo  naturale  esistente
per  tutti  i  parametri  superati.  A   tal   fine,   in   fase   di
predisposizione del Piano  di  Utilizzo,  il  proponente  segnala  il
superamento di cui sopra  all’Autorita’  competente,  presentando  un
piano di accertamento per definire i valori  di  fondo  da  assumere.
Tale piano e’ eseguito in contraddittorio con l’Agenzia regionale  di
protezione  ambientale  (ARPA)  o  con   l’Agenzia   provinciale   di
protezione ambientale (APPA) competente per  territorio.  Sulla  base
dei valori di fondo definiti dal piano di accertamento, il proponente
presenta il Piano di Utilizzo secondo quanto indicato al comma 3.  In
tal  caso  l’utilizzo  del  materiale  da  scavo   sara’   consentito
nell’ambito dello stesso sito di produzione. Nell’ipotesi di utilizzo
in sito diverso rispetto a quello di produzione cio’ dovra’  accadere
in un ambito territoriale  con  fondo  naturale  con  caratteristiche
analoghe e confrontabili per tutti i parametri oggetto di superamento
nella caratterizzazione del sito di produzione.
5. Nel caso in cui il sito di produzione interessi un sito  oggetto
di interventi di bonifica rientranti nel campo  di  applicazione  del
Titolo V, Parte quarta, del decreto  legislativo  n.  152  del  2006,
ovvero di ripristino ambientale rientranti nel campo di  applicazione
del Titolo II, Parte sesta, del decreto legislativo  medesimo  previa
richiesta del proponente, i requisiti di cui all’articolo 4, comma 1,
lettera d) sono  individuati  dall’Agenzia  regionale  di  protezione
(APPA)  competente  per  territorio  secondo  il  tariffario  di  cui
all’articolo 4, comma 3. L’ARPA o APPA, entro sessanta  giorni  dalla
data della richiesta, comunica al proponente se per  i  materiali  da
scavo, ivi compresi i materiali da riporto, i valori riscontrati  per
tutti gli elementi e i composti di cui alla Tabella  1  dell’allegato
5, alla parte quarta del decreto legislativo n.  152  del  2006,  non
superano le Concentrazioni  Soglia  di  Contaminazione  di  cui  alle
colonne  A  e  B  della  medesima  Tabella  1  sopra  indicata,   con
destinazione indicata  dal  Piano  di  Utilizzo.  In  caso  di  esito
positivo, il proponente puo’ presentare il Piano di Utilizzo  secondo
quanto indicato al comma 3.
6. Il Piano di Utilizzo definisce la durata di validita’ del  piano
stesso. Decorso tale termine temporale il Piano di Utilizzo cessa  di
produrre effetti ai sensi del  presente  regolamento.  Salvo  deroghe
espressamente motivate dall’Autorita’  competente  in  ragione  delle
opere da realizzare, l’inizio dei lavori deve avvenire entro due anni
dalla presentazione del Piano di Utilizzo.
7. Allo scadere dei termini di  cui  al  comma  6,  viene  meno  la
qualifica di sottoprodotto del materiale  da  scavo  con  conseguente
obbligo di gestire il predetto materiale come rifiuto ai sensi e  per
gli effetti dell’articolo 183,  comma  1,  lettera  a),  del  decreto
legislativo n. 152 del 2006.  Resta  impregiudicata  la  facolta’  di
presentare, entro i due mesi antecedenti  la  scadenza  dei  predetti
termini, un nuovo Piano di Utilizzo che ha la durata  massima  di  un
8. In caso di  violazione  degli  obblighi  assunti  nel  Piano  di
Utilizzo viene meno la qualifica di sottoprodotto  del  materiale  da
scavo con conseguente obbligo di gestire il predetto  materiale  come
rifiuto ai sensi e  per  gli  effetti  dell’articolo  183,  comma  1,
lettera a), del decreto legislativo n.  152  del  2006  e  successive
9. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 8, il  venir  meno  di
una delle condizioni di cui all’articolo 4, comma 1, fa  cessare  gli
effetti del Piano di Utilizzo e  comporta  l’obbligo  di  gestire  il
relativo materiale da scavo come rifiuto.
10. L’Autorita’ competente nel richiedere all’Agenzia regionale  di
ambientale (APPA) le verifiche di cui al precedente comma 3,  tenendo
conto  dei  criteri  di  caratterizzazione  adottati  nel  Piano   di
Utilizzo, dovra’ motivare  la  sua  richiesta  con  riferimento  alla
tipologia di  area  in  cui  viene  realizzata  l’opera  e  alla  sua
eventuale  conoscenza   di   pregressi   interventi   antropici   non
sufficientemente indagati nell’area di intervento.
– Si riporta il testo  dell’art.  47  del  Decreto  del
recante  «Testo  Unico  delle  disposizioni  legislative  e
regolamentari     in     materia     di      documentazione
amministrativa.», pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale  20
febbraio 2001, n. 42, (S.O.):
«Art.  47  (Dichiarazioni  sostitutive   dell’atto   di
notorieta’). – 1. L’atto di notorieta’  concernente  stati,
qualita’ personali o fatti che siano a  diretta  conoscenza
dell’interessato e’  sostituito  da  dichiarazione  resa  e
sottoscritta dal medesimo con la osservanza delle modalita’
di cui all’art. 38.
2. La dichiarazione  resa  nell’interesse  proprio  del
dichiarante puo’ riguardare anche stati, qualita’ personali
e fatti relativi  ad  altri  soggetti  di  cui  egli  abbia
diretta conoscenza.
3. Fatte salve le eccezioni espressamente previste  per
concessionari di pubblici  servizi,  tutti  gli  stati,  le
qualita’ personali e i  fatti  non  espressamente  indicati
nell’art. 46 sono comprovati dall’interessato  mediante  la
dichiarazione sostitutiva di atto di notorieta’.
4. Salvo il caso in cui la legge preveda  espressamente
che la denuncia all’Autorita’  di  Polizia  Giudiziaria  e’
presupposto  necessario  per   attivare   il   procedimento
amministrativo di rilascio del duplicato  di  documenti  di
riconoscimento  o  comunque  attestanti  stati  e  qualita’
personali dell’interessato, lo  smarrimento  dei  documenti
medesimi e’ comprovato da  chi  ne  richiede  il  duplicato
mediante dichiarazione sostitutiva.».
– La tabella 1, dell’Allegato  5  al  Titolo  V,  parte
quarta, del citato  decreto  legislativo  n.  152/2006,  e’
riportata nelle note all’art. 1.
– L’art. 183, comma 1, lettera a), del  citato  decreto
1. In deroga all’articolo 5, in situazioni di  emergenza  dovute  a
causa  di  forza  maggiore,  la  sussistenza  dei  requisiti  di  cui
all’articolo  4,  comma  1,  e’  attestata  all’Autorita’  competente
dicembre 2000, n. 445, resa nella forma di cui all’allegato 7.  Dalla
data della predetta dichiarazione il materiale da scavo  puo’  essere
gestito nel rispetto di  quanto  dichiarato.  Entro  quindici  giorni
dalla data di  inizio  lavori,  il  soggetto  che  ha  rilasciato  la
dichiarazione di cui al precedente periodo deve  comunque  presentare
il Piano di Utilizzo secondo le modalita’ previste dall’articolo 5.
2. E’  facolta’  dell’Autorita’  competente  eseguire  controlli  e
richiedere verifiche e integrazioni alla documentazione presentata.
3. La deroga di cui al comma 1 non puo’ essere applicata  a  quanto
disciplinato all’articolo 5, comma 5.
– L’art. 47 del decreto del Presidente della Repubblica
28 dicembre 2000, n. 445, e’ riportato nelle note  all’art.
1.  Il  Piano  di  Utilizzo  di  cui  all’articolo  5  nonche’   le
dichiarazioni  rese  conformemente  all’articolo  6,  devono   essere
conservati presso il sito di  produzione  del  materiale  escavato  o
presso  la  sede  legale  del  proponente  e,   se   diverso,   anche
dell’esecutore.
2. La documentazione di cui al comma 1  e’  conservata  per  cinque
anni  e  resa  disponibile  in  qualunque  momento  all’Autorita’  di
controllo che ne faccia richiesta. Copia di tale documentazione  deve
essere conservata anche presso l’Autorita’ competente.
Modifica del Piano di Utilizzo
1.  In  caso  di  modifica  sostanziale  dei   requisiti   di   cui
all’articolo  4,  comma  1,  indicati  nel  Piano  di  Utilizzo,   il
proponente o l’esecutore aggiornano il Piano di Utilizzo  secondo  la
procedura prevista all’articolo 5.
2. Costituisce modifica sostanziale:
a) l’aumento del volume in banco oggetto del Piano di Utilizzo in
misura superiore al 20%;
b)  la  destinazione  del  materiale  escavato  ad  un  sito   di
destinazione o ad un utilizzo diverso da quello indicato nel Piano di
c) la destinazione del materiale escavato ad un sito di  deposito
intermedio diverso da quello indicato nel Piano di Utilizzo;
d) la modifica delle tecnologie di scavo.
3. Nei casi previsti dal comma 2, lettera a), il Piano di  Utilizzo
deve essere aggiornato entro quindici giorni dal momento in  cui  sia
intervenuta la variazione. Decorso tale termine  cessa,  con  effetto
immediato, la qualifica del materiale escavato come sottoprodotto.
4. Nei casi previsti dal comma 2, lettere b) e c),  in  attesa  del
completamento della  procedura  di  cui  al  comma  1,  il  materiale
escavato non puo’ essere destinato ad un utilizzo diverso  da  quello
indicato nel Piano di Utilizzo.
5. Nei casi previsti  dal  comma  2,  lettera  d),  in  attesa  del
completamento della procedura di cui al comma  1,  il  materiale  non
potra’ essere escavato con tecnologie diverse da quelle previste  dal
Piano di Utilizzo.
Realizzazione del Piano di Utilizzo
1.  Il  proponente  del   Piano   di   Utilizzo   deve   comunicare
all’Autorita’ competente l’indicazione dell’esecutore  del  Piano  di
Utilizzo prima dell’inizio dei lavori di realizzazione dell’opera.
2. A far data dalla comunicazione di cui al  comma  1,  l’esecutore
del Piano di Utilizzo e’ tenuto a far proprio e rispettare  il  Piano
di Utilizzo e ne e’ responsabile.
3. L’esecutore del  Piano  di  Utilizzo  redigera’  la  modulistica
necessaria a garantire la tracciabilita’ del materiale  di  cui  agli
allegati 6 e 7.
Deposito in attesa di utilizzo
1. Il deposito del materiale escavato in  attesa  dell’utilizzo  ai
sensi dell’articolo 4, comma 1, lettera b), avviene  all’interno  del
sito di produzione e dei siti di deposito intermedio e  dei  siti  di
destinazione. Il Piano di  Utilizzo  indica  il  sito  o  i  siti  di
deposito intermedio. In caso  di  variazione  dei  siti  di  deposito
intermedio indicati nel Piano di Utilizzo, il proponente aggiorna  il
piano medesimo in conformita’ alla procedura prevista all’articolo 8.
Il deposito di materiale escavato deve essere fisicamente separato  e
gestito in modo autonomo rispetto ai rifiuti  eventualmente  presenti
nel sito in un deposito temporaneo.
2. Il deposito del materiale escavato  avviene  in  conformita’  al
Piano  di  Utilizzo  identificando,  tramite   apposita   segnaletica
posizionata in modo visibile, le informazioni  relative  al  sito  di
produzione, le quantita’ del materiale  depositato,  nonche’  i  dati
amministrativi del Piano di Utilizzo.
3. Il deposito del materiale escavato avviene  tenendo  fisicamente
distinto  il  materiale  escavato  oggetto  di  differenti  piani  di
4. Il  deposito  del  materiale  escavato  non  puo’  avere  durata
superiore alla durata del Piano di Utilizzo.
5. Decorso il periodo di cui al comma 4  viene  meno,  con  effetto
immediato, la qualifica di sottoprodotto del materiale  escavato  non
utilizzato in conformita’ al Piano  di  Utilizzo  e,  pertanto,  tale
materiale deve essere trattato quale rifiuto, nel rispetto di  quanto
indicato dalla parte quarta del decreto legislativo n. 152 del 2006 e
successive  modificazioni.  Resta  impregiudicata  la   facolta’   di
presentare un nuovo Piano di Utilizzo.
1. In tutte le fasi successive all’uscita del materiale dal sito di
produzione, il trasporto del materiale escavato e’ accompagnato dalla
documentazione di cui all’allegato 6.
2. La documentazione di cui al precedente comma e’  predisposta  in
triplice copia, una per l’esecutore, una per il trasportatore  e  una
per il destinatario e conservata, dai predetti soggetti,  per  cinque
anni e resa  disponibile,  in  qualunque  momento,  all’Autorita’  di
controllo  che  ne  faccia  richiesta.  Qualora   il   proponente   e
l’esecutore siano diversi, una quarta copia della documentazione deve
essere conservata presso il proponente.
3. La documentazione di cui al comma 1 e’ equipollente, ai sensi di
quanto previsto dall’articolo 3 del decreto  ministeriale  30  giugno
2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 153 del 4  luglio  2009,
alla scheda di trasporto prevista  dall’articolo  7-bis  del  decreto
legislativo 21 novembre 2005, n. 286 e successive modificazioni.
– Si riporta  il  testo  dell’art.  7-bis  del  decreto
legislativo 21 novembre 2005, n. 286, recante «Disposizioni
per il riassetto normativo in materia  di  liberalizzazione
regolata       dell’esercizio       dell’attivita’       di
autotrasportatore.», pubblicato nella Gazzetta Ufficiale  9
gennaio 2006, n. 6:
Dichiarazione di avvenuto utilizzo – D.A.U.
1. L’avvenuto utilizzo del materiale  escavato  in  conformita’  al
Piano  di  Utilizzo   e’   attestato   dall’esecutore   all’autorita’
competente,  mediante  una  dichiarazione  sostitutiva  dell’atto  di
notorieta’ di cui all’articolo 47 del decreto  del  Presidente  della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in conformita’ all’allegato 7  e
corredata  della  documentazione  completa  richiamata  al   predetto
2. Il deposito o altre forme di stoccaggio  di  materiali  escavati
non costituiscono un utilizzo ai  sensi  dell’articolo  4,  comma  1,
3. La dichiarazione di cui al precedente comma 1 e’ conservata  per
cinque anni dalla dichiarazione  di  avvenuto  utilizzo  ed  e’  resa
disponibile in qualunque momento all’autorita’ di  controllo  che  ne
4. La dichiarazione di avvenuto utilizzo deve essere resa entro  il
termine in cui  il  Piano  di  Utilizzo  cessa  di  avere  validita’.
L’omessa dichiarazione di avvenuto utilizzo nel termine previsto  dal
precedente periodo comporta la  cessazione,  con  effetto  immediato,
della qualifica del materiale escavato come sottoprodotto.
5. Nel caso l’utilizzo  avvenga  non  da  parte  del  proponente  o
dell’esecutore, nella dichiarazione di avvenuto utilizzo deve  essere
riportato il  periodo  entro  il  quale  il  soggetto  indicato  deve
completare l’utilizzo. Dell’avvenuto utilizzo  deve  comunque  essere
data comunicazione all’Autorita’ competente.  L’omessa  dichiarazione
di avvenuto utilizzo da parte del soggetto terzo indicato comporta la
cessazione, con effetto  immediato,  della  qualifica  del  materiale
escavato come sottoprodotto.
1. Al fine di garantire pubblicita’ e trasparenza dei dati relativi
alla qualita’ ambientale del  territorio  nazionale,  ogni  Autorita’
competente  comunica  i  pareri  in  merito  ai  piani  di   utilizzo
all’Istituto superiore per la  protezione  e  la  ricerca  ambientale
(ISPRA) onde consentire l’aggiornamento della cartografia relativa ai
vari punti di campionatura eseguiti, cui va associato un archivio dei
valori delle concentrazioni di inquinanti riscontrati nelle verifiche
2. L’Istituto superiore per la protezione e la  ricerca  ambientale
(ISPRA), entro trenta giorni dalla entrata  in  vigore  del  presente
regolamento, pubblica  sul  proprio  sito  web  un  disciplinare  che
definisca le informazioni da trasmettere, gli standard e le modalita’
di trasmissione.
1. Fermi restando i compiti  di  vigilanza  e  controllo  stabiliti
dalle norme vigenti, le autorita’ di controllo  effettuano,  mediante
ispezioni, controlli e prelievi, le verifiche necessarie ad accertare
il rispetto degli obblighi assunti nel Piano di Utilizzo ovvero nella
dichiarazione di cui all’articolo 6, comma 2, secondo quanto previsto
all’allegato 8, parte B.
1. Fatti salvi gli interventi realizzati e conclusi  alla  data  di
entrata in vigore del presente regolamento, al fine di garantire  che
non vi sia  alcuna  soluzione  di  continuita’  nel  passaggio  dalla
preesistente  normativa  prevista  dall’articolo  186   del   decreto
legislativo n. 152 del  2006  e  successive  modificazioni  a  quella
prevista dal presente regolamento,  entro  centottanta  giorni  dalla
data di entrata in vigore del presente regolamento, i progetti per  i
quali  e’  in  corso  una  procedura  ai  sensi  e  per  gli  effetti
dell’articolo 186, del decreto legislativo n. 152 del  2006,  possono
essere assoggettati alla disciplina prevista dal presente regolamento
con la presentazione di un Piano di  Utilizzo  ai  sensi  e  per  gli
effetti dell’articolo 5. Decorso il predetto termine  senza  che  sia
stato presentato un Piano di Utilizzo ai  sensi  dell’articolo  5,  i
progetti  sono  portati  a  termine  secondo  la  procedura  prevista
dall’articolo 186 del decreto legislativo n. 152 del  2006.  In  ogni
caso, dall’applicazione del presente comma non possono derivare oneri
aggiuntivi per la spesa pubblica.
2. Gli introiti derivanti dalle attivita’ di cui all’articolo 5  da
parte dell’Agenzia regionale di protezione ambientale (ARPA) o  delle
Agenzie provinciali di protezione ambientale (APPA) sono  accantonati
su apposito capitolo di entrata.  Detti  fondi  sono  utilizzati  per
acquisire risorse umane e strumentali  finalizzate  all’esercizio  di
dette attivita’ e a quelle di controllo di cui all’articolo 14.
3. In caso di inottemperanza alla corretta gestione  dei  materiali
di  scavo  secondo  quanto  disposto  dal  presente  regolamento   il
materiale scavato verra’ considerato rifiuto  ai  sensi  del  decreto
legislativo n. 152 del 2006 e successive modificazioni.
–  L’art.  186,  del  citato  decreto  legislativo   n.
152/2006 e’ riportato nelle note alle premesse.
commercializzazione di materiali legalmente  commercializzati  in  un
altro Stato membro dell’Unione europea o  in  Turchia  ne’  a  quelle
legalmente  fabbricate  in  uno  Stato  dell’EFTA,  parte  contraente
dell’accordo  SEE,  purche’  le  stesse  garantiscano  i  livelli  di
sicurezza,  prestazioni  ed   informazione   equivalenti   a   quelli
prescritti dal presente decreto.
previste, e’ il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio
e del mare.
Registrato alla Corte dei conti il 12 settembre 2012
e del Ministero dell’ambiente e della tutela  del  territorio  e  del
mare, registro n. 11, foglio n. 240
–  Il  Regolamento  (CE)  n.  764/2008  del  Parlamento
Europeo e del Consiglio del 9 luglio  2008  che  stabilisce
procedure relative all’applicazione di  determinate  regole
tecniche nazionali a prodotti  legalmente  commercializzati
in un altro Stato membro  e  che  abroga  la  decisione  n.
3052/95/CE   e’   pubblicato   nella   Gazzetta   ufficiale
dell’Unione europea n. L 281/21 del 13 agosto 2008.
(Articolo 1, comma 1, lettere b) e g) )
CARATTERIZZAZIONE AMBIENTALE DEI MATERIALI DA SCAVO
La  caratterizzazione  ambientale  viene  svolta  per  accertare   la
sussistenza dei requisiti di qualita’  ambientale  dei  materiali  da
scavo e deve essere inserita nella progettazione dell’opera.
La caratterizzazione ambientale viene svolta a carico del  proponente
in fase progettuale e comunque prima  dell’inizio  dello  scavo,  nel
rispetto di quanto riportato agli allegati 2 e 4.
Inoltre, la caratterizzazione  ambientale  deve  avere  un  grado  di
approfondimento  conoscitivo  almeno  pari  a  quello  della  livello
progettuale soggetto all’espletamento della procedura di approvazione
dell’opera  e  nella  caratterizzazione  ambientale   devono   essere
esplicitate  le  informazioni   necessarie,   recuperate   anche   da
accertamenti documentali, per  poter  valutare  la  caratterizzazione
stessa producendo i documenti di cui all’allegato 5.
Nel caso in cui si preveda il ricorso a metodologie di scavo in grado
di non determinare un rischio di contaminazione  per  l’ambiente,  il
Piano di Utilizzo potra’ prevedere che, salva diversa  determinazione
dell’Autorita’  competente,  non   sara’   necessario   ripetere   la
caratterizzazione ambientale durante l’esecuzione dell’opera.
Qualora, gia’ in  fase  progettuale,  si  ravvisi  la  necessita’  di
effettuare una caratterizzazione  ambientale  in  corso  d’opera,  il
Piano di Utilizzo dovra’ indicarne le modalita’ di esecuzione secondo
le indicazioni di cui all’allegato 8
La caratterizzazione ambientale in corso d’opera  andra’  eseguita  a
cura dell’esecutore, nel rispetto di quanto riportato nell’allegato 8
(Articolo 1, comma 1, lettera g) )
PROCEDURE DI CAMPIONAMENTO IN FASE DI PROGETTAZIONE
Le procedure di campionamento devono essere illustrate nel  Piano  di
La    caratterizzazione    ambientale    dovra’    essere    eseguita
preferibilmente mediante scavi esplorativi (pozzetti o trincee) ed in
subordine con sondaggi a carotaggio.
La densita’ dei punti di indagine nonche’ la loro  ubicazione  dovra’
basarsi  su   un   modello   concettuale   preliminare   delle   aree
(campionamento ragionato) o sulla  base  di  considerazioni  di  tipo
statistico (campionamento sistematico su griglia o casuale).
Nel caso in cui si proceda con una disposizione a griglia, il lato di
ogni maglia potra’ variare da 10 a 100 m a secondo del tipo  e  delle
dimensioni del sito oggetto dello scavo.
I punti d’indagine potranno essere localizzati in corrispondenza  dei
nodi della griglia (ubicazione  sistematica)  oppure  all’interno  di
ogni maglia in posizione opportuna (ubicazione sistematica causale).
Il numero di punti d’indagine non sara’ mai inferiore  a  tre  e,  in
base alle dimensioni dell’area d’intervento, dovra’ essere  aumentato
secondo  il  criterio  esemplificativo  di  riportato  nella  Tabella
|Dimensione dell’area            |   Punti di prelievo              |
|Inferiore a 2.500 metri quadri  |   Minimo 3                       |
|Tra 2.500 e 10.000 metri quadri |   3 + 1 ogni 2.500 metri quadri  |
|Oltre i 10.000 metri quadri     |   7 + 1 ogni 5.000 metri quadri  |
|                                |    eccedenti                     |
Nel caso di opere infrastrutturali lineari, il  campionamento  andra’
effettuato almeno ogni 500 metri lineari  di  tracciato  ovvero  ogni
2.000 metri lineari  in  caso  di  progettazione  preliminare,  salva
diversa previsione del Piano di Utilizzo, determinata da  particolari
situazioni locali, quali,  ad  esempio,  la  tipologia  di  attivita’
antropiche svolte nel sito; in ogni caso dovra’ essere effettuato  un
campionamento ad ogni variazione significativa di litologia.
Nel caso di scavi in galleria,  la  caratterizzazione  dovra’  essere
effettuata prevedendo almeno un sondaggio  e  comunque  un  sondaggio
indicativamente ogni 1000 metri  lineari  di  tracciato  ovvero  ogni
5.000  metri  lineari  in  caso  di  progettazione  preliminare,  con
prelievo, alla quota di scavo, di tre  incrementi  per  sondaggio,  a
formare il campione  rappresentativo;  in  ogni  caso  dovra’  essere
effettuato un  campionamento  ad  ogni  variazione  significativa  di
litologia.
La profondita’ d’indagine sara’ determinata in base alle  profondita’
previste  degli  scavi.  I  campioni   da   sottoporre   ad   analisi
chimico-fisiche saranno come minimo:
– campione 1: da 0 a 1 m dal piano campagna;
– campione 2: nella zona di fondo scavo;
– campione 3: nella zona intermedia tra i due;
e in ogni caso andra’ previsto un campione  rappresentativo  di  ogni
orizzonte  stratigrafico  individuato  ed  un  campione  in  caso  di
evidenze organolettiche di potenziale contaminazione.
Per scavi  superficiali,  di  profondita’  inferiore  a  2  metri,  i
campioni da sottoporre  ad  analisi  chimico-fisiche  possono  essere
almeno due: uno per ciascun metro di profondita’.
Nel caso in cui gli scavi interessino la porzione satura del terreno,
per  ciascun  sondaggio  oltre  ai  campioni  sopra  elencati   sara’
necessario   acquisire   un   campione   delle   acque   sotterranee,
preferibilmente e  compatibilmente  con  la  situazione  locale,  con
campionamento dinamico. In presenza di sostanze  volatili  si  dovra’
procedere   con   altre   tecniche   adeguate   a    conservare    la
significativita’ del prelievo.
Qualora si preveda, in funzione della profondita’ da raggiungere, una
considerevole diversificazione dei materiali da scavo da campionare e
si renda necessario tenere separati i vari strati al  fine  del  loro
riutilizzo, puo’ essere  adottata  la  metodologia  di  campionamento
casuale stratificato, in grado di  garantire  una  rappresentativita’
della variazione della qualita’ del suolo sia  in  senso  orizzontale
che verticale.
In  genere  i  campioni  volti   all’individuazione   dei   requisiti
ambientali dei  materiali  da  scavo  devono  essere  prelevati  come
campioni  compositi  per  ogni  scavo  esplorativo  o  sondaggio   in
relazione alla tipologia ed agli orizzonti individuati.
Nel  caso  di  scavo  esplorativo,  al  fine   di   considerare   una
rappresentativita’ media, si prospettano le seguenti casistiche:
– campione composito di fondo scavo
– campione composito su singola parete o campioni compositi  su  piu’
pareti in  relazione  agli  orizzonti  individuabili  e/o  variazioni
Nel caso di sondaggi a carotaggio il campione sara’ composto da  piu’
spezzoni di carota rappresentativi dell’orizzonte individuato al fine
di considerare una rappresentativita’ media.
Invece   i   campioni   volti   all’individuazione    di    eventuali
contaminazioni ambientali (come nel caso di evidenze  organolettiche)
dovranno essere prelevati con il criterio puntuale.
Qualora si  riscontri  la  presenza  di  riporto,  non  essendo  nota
l’origine   dei   materiali   inerti   che   lo   costituiscono,   la
caratterizzazione ambientale, dovra’ prevedere:
– l’ubicazione dei campionamenti in modo tale da poter caratterizzare
ogni porzione di suolo interessata dai  riporti,  data  la  possibile
eterogeneita’ verticale ed orizzontale degli stessi;
– la valutazione della percentuale in massa degli elementi di origine
Fermo  restando  quanto   stabilito   dal   Decreto   del   Ministero
dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare del 7 novembre
2008 “Disciplina delle operazioni di dragaggio nei siti  di  bonifica
di interesse nazionale, ai sensi dell’articolo 1,  comma  996,  della
legge 27 dicembre  2006,  n.  296”  (GU  n.  284  del  4-12-2008)  la
caratterizzazione dei materiali derivanti dalle operazioni  di  scavo
di sedimenti marini, fluviali,  lacustri  e  palustri  potra’  essere
effettuata sia in sito sia in banco dopo la loro rimozione.
Per  la  caratterizzazione  in   sito   si   potra’   effettuare   un
campionamento, a seconda delle condizioni del corpo  idrico,  secondo
le seguenti modalita’:
– transetti: caratterizzazione in aree di notevole estensione,  senza
specifiche   indicazioni    di    attivita’    contaminanti    (linee
perpendicolari alla linea di costa o di riva);
– maglie:  caratterizzazione  di  dettaglio  laddove  sia  atteso  un
medio-alto grado di contaminazione in relazione  alle  attivita’  sul
– linee: lungo canali o fiumi, integrato con transetti in  situazioni
– misto: transetti-maglie-linee dove  sono  presenti  tutte  o  parte
delle situazioni precedentemente considerate.
(Articolo 4, comma 1, lettera c) )
(NORMALE PRATICA INDUSTRIALE)
Costituiscono un trattamento di normale  pratica  industriale  quelle
operazioni, anche condotte non singolarmente, alle quali puo’  essere
sottoposto il materiale da scavo, finalizzate al miglioramento  delle
sue   caratteristiche   merceologiche   per    renderne    l’utilizzo
maggiormente produttivo e tecnicamente efficace. Tali  operazioni  in
ogni caso devono fare salvo il rispetto dei requisiti previsti per  i
sottoprodotti, dei  requisiti  di  qualita’  ambientale  e  garantire
l’utilizzo del materiale da scavo conformemente  ai  criteri  tecnici
stabiliti dal progetto.
Fermo  restando  quanto  sopra,  si  richiamano  le  operazioni  piu’
comunemente effettuate, che rientrano tra le  operazioni  di  normale
pratica industriale:
– la selezione granulometrica del materiale da scavo;
– la riduzione volumetrica mediante macinazione;
– la stabilizzazione a calce, a cemento  o  altra  forma  idoneamente
sperimentata per conferire ai materiali da scavo  le  caratteristiche
geotecniche necessarie per il loro  utilizzo,  anche  in  termini  di
umidita’, concordando preventivamente le modalita’  di  utilizzo  con
l’ARPA o APPA competente in fase di redazione del Piano di Utilizzo;
– la stesa al suolo per consentire l’asciugatura e la maturazione del
materiale  da  scavo  al  fine  di  conferire  allo  stesso  migliori
caratteristiche di movimentazione,  l’umidita’  ottimale  e  favorire
l’eventuale biodegradazione naturale degli  additivi  utilizzati  per
consentire le operazioni di scavo;
–  la  riduzione  della  presenza  nel  materiale  da   scavo   degli
elementi/materiali antropici (ivi inclusi, a titolo  esemplificativo,
frammenti di vetroresina, cementiti, bentoniti), eseguita sia a  mano
che  con  mezzi  meccanici,  qualora  questi  siano  riferibili  alle
necessarie operazioni per esecuzione dell’escavo.
Mantiene la caratteristica di sottoprodotto quel materiale  di  scavo
anche qualora contenga la presenza di pezzature eterogenee di  natura
antropica  non   inquinante,   purche’   rispondente   ai   requisiti
tecnici/prestazionali per l’utilizzo delle terre  nelle  costruzioni,
se tecnicamente fattibile ed economicamente sostenibile.
( (Articolo 1, comma 1, lettera b) )
PROCEDURE DI CARATTERIZZAZIONE CHIMICO-FISICHE E
ACCERTAMENTO DELLE QUALITA’ AMBIENTALI
Le procedure di caratterizzazione ambientale dei materiali  di  scavo
di cui all’art. 1,  comma  1,  lett.  b)  del  presente  Regolamento,
incluso – in caso di riporti – il materiale di origine antropica fino
alla percentuale massima del 20% in massa, sono riportate di seguito.
Rimangono esclusi dal campo di applicazione del presente Allegato  4,
i  riempimenti,  i  reinterri  ed  i  ritombamenti   eseguiti   prima
dell’entrata in vigore del presente Regolamento.
I campioni da portare in laboratorio o da  destinare  ad  analisi  in
campo dovranno essere privi della  frazione  maggiore  di  2  cm  (da
scartare in campo) e  le  determinazioni  analitiche  in  laboratorio
dovranno essere condotte sull’aliquota di granulometria inferiore a 2
mm.  La  concentrazione  del  campione  dovra’   essere   determinata
riferendosi alla totalita’ dei materiali  secchi,  comprensiva  anche
dello scheletro campionato (frazione compresa tra 2 cm e 2 mm).
Il set di parametri analitici da ricercare dovra’ essere definito  in
base alle possibili sostanze ricollegabili alle attivita’  antropiche
svolte sul sito o nelle sue vicinanze, ai parametri caratteristici di
eventuali pregresse contaminazioni, di potenziali anomalie del  fondo
naturale, di  inquinamento  diffuso,  nonche’  di  possibili  apporti
antropici legati all’esecuzione dell’opera. Il set analitico minimale
da considerare e’ quello riportato in Tabella 4.1 fermo restando  che
la lista delle sostanze da ricercare puo’ essere modificata ed estesa
in  accordo  con  l’Autorita’  competente  in  considerazione   delle
attivita’ antropiche pregresse.
Nel caso in cui in sede progettuale sia prevista  una  produzione  di
materiale di scavo compresa tra i 6.000 ed i 150.000 metri cubi,  non
e’ richiesto che, nella totalita’  dei  siti  in  esame,  le  analisi
chimiche dei campioni di materiale  da  scavo  siano  condotte  sulla
lista completa delle sostanze di Tabella 4.1. Il proponente nel Piano
di Utilizzo  di  cui  all’Allegato  1,  potra’  selezionare,  tra  le
sostanze della Tabella 4.1, le “sostanze indicatrici”: queste  devono
consentire di definire in maniera esaustiva  le  caratteristiche  del
materiale da scavo al fine di escludere che  tale  materiale  sia  un
rifiuto ai sensi del presente Regolamento e rappresenti un potenziale
rischio per la salute pubblica e l’ambiente.
I parametri da considerare sono i seguenti:
Arsenico;                                        |
————————————————-|
Cadmio;                                          |
Cobalto;                                         |
Nichel;                                          |
Piombo;                                          |
Rame;                                            |
Zinco;                                           |
Mercurio;                                        |
Idrocarburi C>12;                                |
Cromo totale;                                    |
Cromo VI;                                        |
Amianto;                                         |
BTEX*                                            |
IPA*                                             |
* Da eseguire nel  caso  in cui  l’area da scavo |
si collochi a 20 m di distanza da infrastrutture |
viarie di grande comunicazione, e ad insediamenti|
che possono  aver influenzato le  caratteristiche|
del  sito mediante  ricaduta  delle  emissioni in|
atmosfera. Gli  analiti  da ricercare sono quelli|
elencati nella  abella 1 Allegato 5 Parte Quarta,|
Titolo V,  del decreto legislativo 152 del 2006 e|
s.m.i..                                          |
I risultati delle analisi sui campioni  dovranno  essere  confrontati
con le Concentrazioni Soglia di Contaminazione di cui alle colonne  A
e B  Tabella  1  allegato  5,  al  titolo  V  parte  IV  del  decreto
legislativo n. 152 del 2006 e s.m.i., con riferimento alla  specifica
destinazione d’uso urbanistica
Le analisi chimico-fisiche  saranno  condotte  adottando  metodologie
ufficialmente riconosciute, tali da garantire l’ottenimento di valori
10 volte inferiori  rispetto  ai  valori  di  concentrazione  limite.
Nell’impossibilita’ di raggiungere  tali  limiti  di  quantificazione
dovranno  essere  utilizzate  le  migliori   metodologie   analitiche
ufficialmente   riconosciute   che   presentino    un    limite    di
quantificazione il piu’ prossimo ai valori di cui sopra.
Il rispetto dei requisiti di qualita’ ambientale di cui all’art.  184
bis, comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 152 del  2006  e
s.m.i. per l’utilizzo dei materiali da scavo come  sottoprodotti,  e’
garantito quando il contenuto di sostanze inquinanti all’interno  dei
materiali da  scavo  sia  inferiore  alle  Concentrazioni  Soglia  di
Contaminazione (CSC), di cui alle colonne A e B Tabella 1 allegato 5,
al Titolo V parte IV del  decreto  legislativo  n.  152  del  2006  e
s.m.i.,   con   riferimento   alla   specifica   destinazione   d’uso
urbanistica, o ai valori di fondo naturali.
I materiali da scavo sono utilizzabili  per  reinterri,  riempimenti,
rimodellazioni,  ripascimenti,  interventi  in  mare,   miglioramenti
fondiari o viari oppure altre forme  di  ripristini  e  miglioramenti
ambientali, per rilevati, per sottofondi e nel corso di  processi  di
produzione industriale in sostituzione dei materiali di cava:
– se la concentrazione di inquinanti rientra nei limiti di  cui  alla
colonna A, in qualsiasi sito a prescindere dalla sua destinazione
– se la concentrazione di inquinanti e’ compresa fra i limiti di  cui
alle colonne A e B, in siti a destinazione produttiva (commerciale  e
industriale).
Per  i  materiali  provenienti  da  dragaggi  marini,  da   alvei   e
quant’altro,  e  nei  casi  in  cui  si  effettuino  ripascimenti  ed
interventi in mare, si dovra’ tenere conto della normativa previgente
in materia, ovvero l’art. 5, comma 11-bis, della legge n. 84 del 1994
e s.m.i..
A decorrere dall’entrata in vigore del presente Regolamento, nel caso
in cui il materiale da scavo venga utilizzato per nuove attivita’  di
riempimenti  e  reinterri,  ad  esempio  ritombamento  di  cave,   in
condizioni  di  falda  affiorante  o  subaffiorante,   al   fine   di
salvaguardare le acque sotterranee ed assicurare un elevato grado  di
tutela ambientale si dovra’ utilizzare dal fondo sino alla  quota  di
massima escursione della falda piu’ un metro di franco  materiale  da
scavo per il quale sia stato verificato il rispetto dei limiti di cui
alla colonna A della Tabella 1, allegato 5, al Titolo  V,  parte  IV,
del decreto legislativo n. 152 del 2006 e s.m.i.. Restano  fermi,  in
ogni caso, gli effetti dei procedimenti di bonifica gia’ avviati,  ai
sensi dell’art. 242 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e s.m.i.,
al momento dell’entrata in vigore del presente Regolamento.
Per ritombamenti e reinterri pregressi rispetto all’entrata in vigore
del  presente  Regolamento,  in  condizioni  di  falda  affiorante  e
subaffiorante  non  si  applica  quanto   descritto   nel   paragrafo
Il riutilizzo in impianti industriali dei materiali da scavo  in  cui
la concentrazione di inquinanti e’ compresa tra i limiti di cui  alle
colonne A e B Tabella 1 allegato 5, al Titolo V parte IV del  decreto
legislativo n. 152 del 2006 e s.m.i. e’ possibile solo  nel  caso  in
cui il processo industriale di destinazione preveda la produzione  di
prodotti o manufatti merceologicamente ben distinti dai materiali  da
scavo,   che   comporti   la   sostanziale   modifica   delle    loro
caratteristiche chimico-fisiche iniziali.
Qualora si rilevi il superamento di uno o piu’  limiti  di  cui  alle
legislativo n. 152 del 2006 e s.m.i., e’ fatta salva la  possibilita’
del proponente di dimostrare, anche avvalendosi di  analisi  e  studi
pregressi gia’ valutati dagli Enti, che tali superamenti sono  dovuti
a caratteristiche naturali del terreno o da fenomeni naturali  e  che
di conseguenza le concentrazioni misurate sono relative a  valori  di
fondo naturale.
In tale ipotesi, l’utilizzo dei materiali da scavo  sara’  consentito
nell’ambito dello stesso sito di produzione o in altro  sito  diverso
rispetto a quello di produzione, solo a condizione che non vi sia  un
peggioramento della qualita’ del sito di destinazione e che tale sito
sia nel medesimo ambito territoriale di quello di produzione  per  il
quale e’ stato verificato che il superamento dei limiti e’  dovuto  a
(Articolo 5 )
Il Piano di Utilizzo indica che i materiali da scavo derivanti  dalla
realizzazione di opere o attivita’ manutentive  di  cui  all’art.  1,
comma 1 lettera a) del presente Regolamento saranno  utilizzate,  nel
corso dello stesso o di un successivo processo  di  produzione  o  di
utilizzazione,  da  parte  del  produttore   o   di   terzi   purche’
esplicitamente indicato.
Il Piano di Utilizzo deve definire:
1. ubicazione dei siti di produzione dei materiali da  scavo  con
l’indicazione  dei  relativi  volumi  in  banco  suddivisi  nelle
diverse litologie;
2. ubicazione dei siti di utilizzo e individuazione dei  processi
industriali di impiego dei materiali da scavo  con  l’indicazione
dei relativi volumi di utilizzo suddivisi nelle diverse tipologie
e sulla base della provenienza dai vari  siti  di  produzione.  I
siti  e  i  processi  industriali  di  impiego   possono   essere
alternativi tra loro;
3.  operazioni  di  normale  pratica  industriale  finalizzate  a
migliorare   le   caratteristiche   merceologiche,   tecniche   e
prestazionali dei materiali da scavo per il  loro  utilizzo,  con
riferimento a quanto indicato all’allegato 3;
4. modalita’ di esecuzione e risultanze  della  caratterizzazione
ambientale dei materiali da scavo eseguita in  fase  progettuale,
indicando in particolare:
– i risultati dell’indagine conoscitiva dell’area di intervento
(fonti bibliografiche, studi  pregressi,  fonti  cartografiche,
ecc)  con  particolare  attenzione  alle  attivita’  antropiche
svolte nel sito o di  caratteristiche  naturali  dei  siti  che
possono  comportare  la  presenza  di  materiali  con  sostanze
– le modalita’ di campionamento, preparazione dei  campioni  ed
analisi  con  indicazione  del  set  dei  parametri   analitici
considerati che tenga conto  della  composizione  naturale  dei
materiali da scavo, delle attivita’ antropiche pregresse svolte
nel sito di produzione e delle tecniche di scavo che si prevede
di adottare e  che  comunque  espliciti  quanto  indicato  agli
allegati 2 e 4 del presente Regolamento;
–  indicazione   della   necessita’   o   meno   di   ulteriori
approfondimenti  in  corso  d’opera  e  dei  relativi   criteri
generali da eseguirsi secondo quanto indicato nell’allegato  8,
parte a);
5. ubicazione delle eventuali  siti  di  deposito  intermedio  in
attesa di utilizzo, anche alternative tra loro con  l’indicazione
dei tempi di deposito;
6.  individuazione  dei  percorsi  previsti  per   il   trasporto
materiale da scavo tra le diverse aree impiegate nel processo  di
gestione (siti di produzione, aree di caratterizzazione, aree  di
deposito in attesa di  utilizzo,  siti  di  utilizzo  e  processi
industriali  di  impiego)  ed  indicazione  delle  modalita’   di
trasporto previste (a mezzo strada, ferrovia, slurrydotto, nastro
trasportatore, ecc.).
Al fine di esplicitare quanto richiesto il  Piano  di  Utilizzo  deve
avere, anche in riferimento alla caratterizzazione dei  materiali  da
scavo, i  seguenti  elementi  per  tutte  i  siti  interessati  dalla
produzione  alla  destinazione,   ivi   comprese   aree   temporanee,
viabilita’, ecc:
a) denominazione dei  siti,  desunta  dalla  toponomastica  del
b)  ubicazione  dei  siti  (comune,  via,  numero   civico   se
presente);
c) estremi cartografici da Carta Tecnica Regionale (CTR);
d) corografia (preferibilmente scala l:5.000);
e) planimetrie con  impianti,  sottoservizi  sia  presenti  che
smantellati e da realizzare (preferibilmente scala l:5.000);
2. inquadramento urbanistico:
2.1 Individuazione della destinazione d’uso urbanistica attuale e
futura,  con  allegata  cartografia  da   strumento   urbanistico
3. Inquadramento geologico ed idrogeologico:
3.1 descrizione del contesto geologico della zona, anche mediante
l’utilizzo  di  informazioni  derivanti  da  pregresse  relazioni
geologiche e geotecniche;
3.2 ricostruzione stratigrafica  del  suolo/sottosuolo,  mediante
l’utilizzo dei risultati di  eventuali  indagini  geognostiche  e
geofisiche gia’ attuate. I riporti se  presenti  dovranno  essere
evidenziati     nella     ricostruzione     stratigrafica     del
suolo/sottosuolo;
3.3 descrizione del contesto idrogeologico della zona (presenza o
meno di acquiferi  e  loro  tipologia)  anche  mediante  indagini
pregresse;
3.4 livelli piezometrici degli acquiferi principali, direzione di
flusso, con  eventuale  ubicazione  dei  pozzi  e  piezometri  se
presenti (cartografia preferibilmente a scala 1:5.000);
4. descrizione delle attivita’ svolte sul sito:
4.1  uso  pregresso  del  sito  e  cronistoria  delle   attivita’
antropiche svolte sul sito;
4.2  definizione  delle   aree   a   maggiore   possibilita’   di
inquinamento e dei possibili percorsi di migrazione;
4.3 identificazione delle possibili sostanze presenti;
4.4  risultati  di  eventuali  pregresse  indagini  ambientali  e
relative analisi chimiche fisiche;
5. piano di campionamento e analisi
5.1 descrizione  delle  indagini  svolte  e  delle  modalita’  di
5.2 localizzazione dei punti mediante planimetrie;
5.3  elenco  delle  sostanze  da   ricercare   come   dettagliato
nell’allegato 4;
5.4 descrizione delle metodiche analitiche e dei relativi  limiti
di quantificazione.
(Articolo 11, comma 1)
Preventivamente al trasporto del  materiale  da  scavo,  deve  essere
inviata all’Autorita’  competente  una  comunicazione  attestante  le
generalita’ della stazione appaltante, della ditta  appaltatrice  dei
lavori di scavo/intervento, della ditta che trasporta  il  materiale,
della ditta che riceve il  materiale  e/del  luogo  di  destinazione,
targa del mezzo utilizzato, sito  di  provenienza,  data  e  ora  del
carico, quantita’ e tipologia del materiale trasportato.
Qualora  intervengano  delle  modifiche,   queste   dovranno   essere
comunicate   tempestivamente,   anche   solo   per   via   telematica
all’Autorita’ competente.
Dovra’ essere inoltre compilato un  modulo  per  ogni  automezzo  che
compie il trasporto dei materiali da scavo a partire da un unico sito
di  produzione  verso  un  unico  sito  di  utilizzo  o  di  deposito
provvisorio previsti da apposito piano di utilizzo. Il documento, che
deve  viaggiare  insieme  al  materiale,  una  volta  completato   il
trasporto, deve essere conservato in originale dal  responsabile  del
sito di  utilizzo  e  in  copia  dal  produttore,  dal  proponente  e
responsabile del trasporto
DICHIARAZIONE DI AVVENUTO UTILIZZO (D.A.U.)
La dichiarazione deve essere compilata dall’esecutore  del  Piano  di
Utilizzo a conclusione dei lavori di escavazione ed a conclusione dei
lavori di utilizzo.
(Art. 47 e art. 38 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)
esente da bollo ai sensi dell’art. 37 D.P.R. 445/2000
( Articolo 14 )
PROCEDURE DI CAMPIONAMENTO IN FASE ESECUTIVA E PER I
CONTROLLI E LE ISPEZIONI
La caratterizzazione  ambientale  potra’  essere  eseguita  in  corso
d’opera solo nel caso  in  cui  sia  comprovata  l’impossibilita’  di
eseguire  un’indagine  ambientale  propedeutica  alla   realizzazione
dell’opera da cui deriva la produzione dei materiali  da  scavo;  nel
Piano di Utilizzo dovranno essere  indicati  i  criteri  generali  di
Qualora si  faccia  ricorso  a  metodologie  di  scavo  in  grado  di
determinare una potenziale contaminazione  dei  materiali  da  scavo,
questi  dovranno   essere   ricaratterizzati   durante   l’esecuzione
Parte A: caratterizzazione dei materiali da scavo in corso d’opera  –
verifiche da parte dell’esecutore
Le attivita’ di campionamento durante l’esecuzione dell’opera possono
essere condotte  a  cura  dell’esecutore,  in  base  alle  specifiche
esigenze operative e logistiche della cantierizzazione, in una  delle
– su cumuli all’interno di opportune aree di caratterizzazione,
– direttamente sull’area di scavo e/o sul fronte di avanzamento,
– sul fondo o sulle pareti di corpi idrici superficiali;
– nell’intera area di intervento.
Indipendentemente  dalle  modalita’  di  campionamento  adottate,  il
trattamento  dei  campioni  ai  fine  della  loro   caratterizzazione
analitica, il set analitico, le metodologie di analisi, i  limiti  di
riferimenti ai fini di riutilizzo, devono essere  conformi  a  quanto
indicato negli Allegati 2 e 4.
Caratterizzazione su cumuli
Le piazzole di caratterizzazione dovranno essere impermeabilizzate al
fine di evitare che i materiali non ancora caratterizzati entrino  in
contatto con la matrice suolo. Tali aree dovranno avere superficie  e
volumetria sufficiente a garantire il tempo di permanenza  necessario
per l’effettuazione di campionamento  ed  analisi  dei  materiali  da
scavo ivi depositate, come da Piano di Utilizzo.
Compatibilmente con le specifiche  esigenze  operative  e  logistiche
della cantierizzazione, le aree di caratterizzazione saranno  ubicate
preferibilmente  in  prossimita’  delle  aree  di  scavo  e   saranno
opportunamente distinte e identificate con adeguata  segnaletica.  Se
le aree di cantiere presso il sito di produzione  non  dispongono  di
spazio sufficiente, le  aree  di  caratterizzazione  potranno  essere
predisposte in un’area esterna che puo’ coincidere  con  le  aree  di
utilizzo finale.
I materiali da  scavo  saranno  disposti  in  cumuli  nelle  aree  di
caratterizzazione in quantita’ comprese  tra  3.000  e  5.000  mc  in
funzione dell’eterogeneita’  del  materiale  e  dei  risultati  della
caratterizzazione in fase progettuale.
Posto  uguale  a  (n)  il  numero  totale  dei  cumuli   realizzabili
dall’intera  massa  da  verificare,  il  numero  (m)  dei  cumuli  da
campionare e’ dato dalla seguente formula
m = k n1/3
dove k=5 mentre i singoli m cumuli da campionare  sono scelti in modo
casuale. (Il campo di validita’ della formula e’ n>m,  al di fuori di
detto  campo ( per n < m ) si dovra' procedere alla caratterizzazione
di tutto il materiale).
Qualora previsto, il  campionamento  sui  cumuli  e'  effettuato  sul
materiale tal quale, in modo da ottenere un campione  rappresentativo
secondo la norma UNI 10802.
Salvo evidenze organolettiche  per  le  quali  si  puo'  disporre  un
campionamento   puntuale,   ogni   singolo   cumulo   dovra'   essere
caratterizzato in modo da prelevare almeno 8 campioni elementari,  di
cui 4 in profondita' e 4  in  superficie,  al  fine  di  ottenere  un
campione composito che, per quartatura, dara' il campione  finale  da
sottoporre ad analisi chimica.
Oltre ai cumuli individuati con il metodo su esposto sara' sottoposto
a caratterizzazione il primo cumulo prodotto e, successivamente, ogni
qual volta si verifichino  variazioni  del  processo  di  produzione,
della litologia dei materiali  e  nei  casi  in  cui  si  riscontrino
evidenze di potenziale contaminazione.
Altri  criteri  possono  essere  adottati  in  considerazione   delle
specifiche esigenze operative e logistiche della cantierizzazione,  a
condizione che il livello di caratterizzazione dei materiali da scavo
sia almeno pari a quello che si  otterrebbe  con  l'applicazione  del
criterio sopra esposto.
Le  modalita'  di  gestione  dei  cumuli   dovranno   garantirne   la
stabilita',  l'assenza  di  erosione  da  parte  delle  acque  e   la
dispersione in atmosfera di polveri, ai fini anche della salvaguardia
dell'igiene e della salute umana, nonche' della sicurezza sui  luoghi
di lavoro ai sensi del decreto legislativo n. 81 del 2008.
Caratterizzazione sull'area di scavo o sul fronte di avanzamento
La caratterizzazione sull'area di scavo o sul fronte  di  avanzamento
si eseguira' in occasione dell'inizio dello scavo, ogni qual volta si
verifichino variazioni del processo di produzione o  della  litologia
dei materiali da scavo e nei casi in cui si riscontrino  evidenze  di
potenziale contaminazione.
Si forniscono nel seguito dei criteri di caratterizzazione  sull'area
di scavo e sul fronte di avanzamento, tuttavia altri  criteri  ovvero
modifiche ai  criteri  sotto  esposti,  possono  essere  adottati  in
considerazione delle specifiche esigenze operative e logistiche della
cantierizzazione, a condizione che il  livello  di  caratterizzazione
dei materiali da scavo sia almeno pari a quello che si otterrebbe con
l'applicazione dei criteri sotto indicati.
La  caratterizzazione  sul  fronte   di   avanzamento   va   eseguita
indicativamente ogni 500 m di avanzamento del fronte  della  galleria
ed in ogni caso in occasione dell'inizio dello scavo della  galleria,
ogni qual volta si verifichino variazioni del processo di  produzione
o della litologia dei  materiali  scavati,  e  nei  casi  in  cui  si
riscontrino evidenze di potenziale contaminazione.
Il campione medio sara' ottenuto da sondaggi  in  avanzamento  ovvero
dal  materiale  appena  scavato  dal  fronte   di   avanzamento.   In
quest'ultimo caso  si  preleveranno  almeno  8  campioni  elementari,
distribuiti uniformemente sulla superficie dello scavo,  al  fine  di
ottenere un campione composito che, per quartatura, dara' il campione
finale da sottoporre ad analisi chimica.
Caratterizzazione nell'intera area di intervento
Qualora in corso d'opera si decida di compiere una  caratterizzazione
areale,  questa  dovra'  essere   eseguita   secondo   le   modalita'
dettagliate negli Allegati 2 e 4.
Parte B: verifiche per i controlli e le ispezioni
Le attivita' di campionamento per i controlli e  le  ispezioni  della
corretta attuazione del Piano di Utilizzo sono eseguiti  dall'ARPA  o
APPA territorialmente competente e  in  contraddittorio  direttamente
sull'area di destinazione finale del materiale da scavo.
Le verifiche possono essere eseguite sia a completamento che  durante
la posa in opera del materiale.
Sono utilizzati gli stessi criteri adottati per il controllo in corso
d'opera. In particolare ai fini della definizione  della  densita'  e
della ubicazione dei  punti  di  indagine,  possono  essere  adottate
metodologie di campionamento sistematiche o casuali,  la  cui  scelta
deve tener conto delle eventuali campagne gia' eseguite  in  fase  di
Il numero di campioni deve essere valutato in funzione  dell'ampiezza
areale e verticale da cui si produrranno i materiali da  scavo  oltre
che della storia pregressa del sito di provenienza.
Il numero di punti d'indagine non sara' mai inferiore  a  tre  e,  in
base alle dimensioni dell'area di intervento, dovra' essere aumentato
| Dimensione dell'area           |    Punti di prelievo             |
| Inferiore a 2.500 metri quadri |    Minimo 3                      |
| Tra 2.500 e 10.000 metri quadri|    3 + 1 ogni 2.500 metri quadri |
| Oltre i 10.000 metri quadri    |    7 + 1 ogni 5.000 metri quadri |
|                                |      eccedenti                   |
La profondita' di indagine sara' determinata in base alle profondita'
del sito di riutilizzo. I campioni da sottoporre ad analisi  chimiche
- campione 1: da 0 a 1 m dal piano campagna;
- campione 2: nella zona intermedia;
- campione 3: nella zona di posa in prossimita' del piano di  imposta
del materiale da scavo (gia' piano campagna) .
In  genere  i  campioni  volti   all'individuazione   dei   requisiti
ambientali dei materiali posti in opera devono essere prelevati  come
rappresentativita' media, si prospettano le seguenti casistiche:
- campione composito di fondo scavo
- campione composito su singola parete o campioni compositi  su  piu'
Nel caso  di  sondaggi  a  carotaggio  ci  si  dovra'  attenere  alle
specifiche di cui agli allegati al Titolo V, alla Parte  Quarta,  del
decreto legislativo n. 152 del 2006 e s.m.i..
(Articolo 1, comma 1, lettera c))
MATERIALI DI RIPORTO DI ORIGINE ANTROPICA
I  riporti  di  cui  all'articolo  1  del  presente  Regolamento   si
configurano come orizzonti stratigrafici costituiti da  materiali  di
origine antropica, ossia derivanti da attivita'  quali  attivita'  di
scavo, di  demolizione  edilizia,  ecc,  che  si  possono  presentare
variamente frammisti al suolo e al sottosuolo.
In particolare, i riporti sono per lo piu' una miscela eterogenea  di
terreno naturale e  di  materiali  di  origine  antropica,  anche  di
derivazione edilizio-urbanistica pregressa che, utilizzati nel  corso
dei secoli per successivi riempimenti e livellamenti del terreno,  si
sono  stratificati  e  sedimentati  nel  suolo  fino  a   profondita'
variabili e che, compattandosi  con  il  terreno  naturale,  si  sono
assestati determinando un nuovo orizzonte stratigrafico. I  materiali
da riporto sono stati impiegati per  attivita'  quali  rimodellamento
morfologico, recupero ambientale, formazione di rilevati e sottofondi
stradali, realizzazione di massicciate  ferroviarie  e  aeroportuali,
riempimenti e colmate, nonche' formazione di terrapieni.
Ai fini del presente regolamento, i materiali  di  origine  antropica
che si possono riscontrare nei riporti, qualora frammisti al  terreno
naturale  nella  quantita'  massima  del  20%,  sono  indicativamente
identificabili con le  seguenti  tipologie  di  materiali:  materiali
litoidi, pietrisco tolto d'opera,  calcestruzzi,  laterizi,  prodotti
ceramici, intonaci.
MINISTERO DELL’AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE – DECRETO 10 agosto 2012, n. 161 – Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo. (12G0182) – (GU n. 221 del 21-9-2012 redazione redazione 2015-05-06T00:15:26+00:00