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Timestamp: 2017-08-23 19:09:16+00:00
Document Index: 89849053

Matched Legal Cases: ['art. 645', 'art. 647', 'art. 645', 'art. 348', 'art. 164', 'art. 165', 'art. 645', 'art. 163', 'art. 645', 'art. 163', 'sentenza ', 'art. 2932', 'sentenza ']

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Opposizione a decreto ingiuntivo - La tardiva costituzione dell’opponente va equiparata alla sua mancata costituzione e comporta l’improcedibilità dell’opposizione Corte di Cassazione – Sentenza n. 19246 del 9 Settembre 2010
Con il secondo motivo, deducendo la violazione o falsa applicazione dell’art. 645, 2° comma, con riferimento all’art. 647 c.p.c., si sostiene che al giudizio di opposizione, come previsto dall’art. 645 c.p.c., deve applicarsi la disciplina del procedimento ordinario e pertanto in caso di costituzione in giudizio, non omessa, ma semplicemente ritardata, non sarebbe giustificata la sanzione processuale dell’improcedibilità, prevista soltanto per il giudizio di appello dall’art. 348 c.p.c., come modificato dalla legge n. 353 del 1990. Viene anche denunciata l’incoerenza consistente nel ritenere inapplicabile, per la specialità del rito, l’art. 164 c.p.c. facendo allo stesso tempo applicazione del disposto dell’art. 165 e 163 bis c.p.c.
Essendo pacifica la sussistenza dell’esigenza di sollecita trattazione dell’opposizione, diretta a consentire la verifica della fondatezza del provvedimento sommario ottenuto dal creditore inaudita altera parte, deve osservarsi che sussiste anche l’esigenza di bilanciamento delle posizioni delle parti, pur tenendo conto della peculiarità del giudizio di opposizione che, come è noto, ha natura di giudizio di cognizione piena che devolve al giudice della opposizione il completo esame de rapporto giuridico controverso, e non il semplice controllo della legittimità della pronuncia del decreto d’ingiunzione. È anche pacifico che, a differenza dalle qualità formali, le posizioni dell’opponente e dell’opposto sono quelle, rispettivamente, di convenuto e di attore in senso sostanziale. Ora, se è vero che l’opposto ha avuto tutto il tempo di impostare la propria posizione processuale prima di chiedere il decreto ingiuntivo, resta anche vero che, di fronte alle allegazioni e alle prove, prodotte o richieste, dall’opponente, l’opposto ha necessità di valutarle per apprestare le sue difese e a tal fine sussiste l’esigenza di avere a disposizione i documenti sui quali si fonda l’opposizione nel più breve tempo possibile, per riequilibrare il sacrificio del termine a sua disposizione per valutare tali prove e articolare le difese prima della propria costituzione in giudizio.
3. Una parte della dottrina, ripresa anche dall’ordinanza della prima sezione civile, ha osservato che la lettera dell’art. 645 c.p.c. induce a ritenere che il dimezzamento dei termini di comparizione sia un effetto legale della proposizione dell’opposizione e non dipenda invece dalla volontà dell’opponente che intenda assegnare un termine inferiore a quello previsto dall’art. 163 bis c.p.c.
Ritengono le sezioni unite che esigenze di coerenza sistematica, oltre che pratiche, inducono ad affermare che non solo i termini di costituzione dell’opponente e dell’opposto sono automaticamente ridotti alla metà in caso di effettiva assegnazione all’opposto di un termine a comparire inferiore a quello legale, ma che tale effetto automatico è conseguenza del solo fatto che l’opposizione sia sfata proposta, in quanto l’art. 645 c.p.c. prevede che in ogni caso di opposizione i termini a comparire siano ridotti a metà. Nel caso, tuttavia, in cui l’opponente assegni un termine di comparizione pari o superiore a quello legale, resta salva la facoltà dell’opposto, costituitosi nel termine dimidiato, di chiedere l’anticipazione dell’udienza di comparizione ai sensi dell’art. 163 bis, terzo comma.
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Il "preliminare del preliminare", secondo Cass., civ., Sez. II, 2.4.2009, n. 8038
Nella sentenza menzionata, la seconda sezione civile della Suprema Corte ribadisce un importante principio di diritto in materia di contratto preliminare.
La vicenda giudiziaria trae origine da una scrittura privata stipulata dalle parti in causa, con la quale una parte aveva formulato una proposta irrevocabile di acquisto di un immobile per un certo prezzo, di cui una quota da versare a titolo di caparra e la restante come meglio specificato nel successivo preliminare, che avrebbe dovuto essere concluso nei 30 giorni successivi. Contratto, tuttavia, mai stipulato a seguito del rifiuto di adempiere dell'aspirante acquirente, dopo che gli era stata comunicata l'accettazione della proposta.
La Suprema Corte risolve la questione muovendo dalla qualificazione giuridica dell'accordo negoziale intervenuto tra le parti. Nel caso di specie, la Cassazione provvede a definire l'accordo controverso in termini di "preliminare del preliminare", come tale privo di effetto vincolante per le parti contraenti, secondo le opinioni maggioritarie espresse in dottrina e giurisprudenza.
La Suprema Corte coglie l'occasione per chiarire che "qualora, ai fini di una compravendita, le parti si impegnino a concludere un futuro contratto con effetti obbligatori che le vincoli a stipulare successivamente la vendita definitiva, laddove l'aspirante acquirente formalizzi un'offerta, senza passaggio di denaro, cui segue l'accettazione da parte dell'alienante, l'accordo raggiunto tra le parti deve essere qualificato soltanto quale preliminare del contratto preliminare - tecnicamente collocabile nella fase delle trattative, sia pure nello stato avanzato della "puntuazione" - destinato a fissare il contenuto del successivo negozio, ma senza alcun effetto vincolante per le parti".
Non esiste, infatti, nel nostro ordinamento giuridico un preliminare del contratto preliminare avente la medesima validità ed efficacia del contratto preliminare e ciò in quanto l'art. 2932 c.c. instaura un diretto e necessario collegamento strumentale tra il contratto preliminare e quello definitivo, destinato a realizzare in maniera effettiva l'assetto di interessi programmato dalle parti.
L'"obbligarsi ad obbligarsi" determinerebbe soltanto un inutile ed inconcludente giro procedimentale, non sorretto da alcun effettivo interesse meritevole di tutela secondo l'ordinamento: non ha senso pratico promettere ora, di promettere in seguito qualcosa, anziché prometterlo subito.
In questo senso, la sentenza n. 8038/09 della Corte di Cassazione non si discosta dall'orientamento seguito dalla dottrina e giurisprudenza dominante laddove si afferma che l'accordo concluso tra le parti, e qualificabile come preliminare del preliminare, deve essere considerato invalido per mancanza di causa. Il medesimo, costituisce, pertanto, esplicazione delle trattative, sia pure nello stato avanzato della "puntuazione", come tale destinato a fissare il contenuto del successivo negozio, ma senza avere effetto vincolante per le parti.
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