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Timestamp: 2020-07-02 20:24:56+00:00
Document Index: 71527328

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Sentenza Cassazione Civile n. 3397 del 08/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3397 del 08/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 08/02/2017, (ud. 24/11/2016, dep.08/02/2017), n. 3397
sul ricorso 28644-2015 proposto da:
C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA EMILIA 81,
presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI CARLO PARENTE ZAMPARELLI,
D.C., CA.GI., domiciliati a ROMA, PIAZZA
CAVOUR, presso la CANCELLERIA della CORTE SUPRUMA DI CASSAZIONE,
rappresentati e difesi dagli avvocati ERMINIA ROSSI CASE’ e GABRIELE
ZAMOLO, giusta procura in calce al controricorso;
A.F., F.A., ASSICURAZIONI GENERALI SPA;
avverso la sentenza n. 3218/2015 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
udito l’Avvocato GIANLUCA BRIONNE, per delega dell’avvocato
C.G., che si riporta agli scritti.
“1. Il Tribunale di Milano, tra le restanti statuizioni, per quel che rileva in questa sede, ha parzialmente accolto la domanda proposta da Ca.Gi. e D.C. diretta alla condanna di C.G. alla restituzione di somme di denaro allo stesso corrisposte in esecuzione di un incarico professionale dallo stesso inadempiuto per colpa grave.
2. Sull’appello principale del C. e su quello incidentale degli originari attori, la Corte d’appello di Milano, in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha rigettato l’appello principale del C. e, in parziale accoglimento dell’appello incidentale, ha condannato lo stesso C. alla restituzione in favore degli attori di ulteriori importi di denaro, per avere lo stesso colpevolmente indotto le controparti ad affrontare ingenti esborsi nel quadro di una complessa operazione immobiliare rivelatasi, per gli attori, gravemente dannosa.
3. Avverso la sentenza d’appello, ha proposto ricorso per cassazione C.G. sulla base di quattro motivi d’impugnazione.
4. Resistono con controricorso Ca.Gi. e D.C., che hanno concluso per la dichiarazione d’inammissibilità, ovvero per il rigetto del ricorso.
6. Osserva il relatore che il ricorso può essere trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., in quanto appare destinato ad essere rigettato.
7. Con il primo, il secondo e il quarto motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 2043 c.c., art. 1703 c.c. e ss. e art. 1218 c.c. e ss. (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), per avere la corte territoriale erroneamente interpretato gli elementi di prova complessivamente acquisiti “nel corso del giudizio, concludendo per la responsabilità dello stesso in relazione ai diversi titoli dedotti.
Sotto altro profilo, il ricorrente si duole della ritenuta infondatezza della domanda di manleva proposta dal C. nei confronti delle Assicurazioni Generali s.p.a., attestata dalla corte territoriale sulla base di un’errata interpretazione dei fatti a tal fine rilevanti.
7.1. Tutti e tre i motivi sono inammissibili.
Con riguardo ai motivi in esame – espressamente dedotti dal ricorrente come forme diverse di violazione di legge -, ritiene il relatore opportuno ribadire – in conformità al costante insegnamento della giurisprudenza di legittimità – come, in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consista nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge, implicando necessariamente un problema interpretativo della stessa; viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e inerisce alla tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione.
Nel caso di specie, al di là del formale richiamo, contenuto nell’epigrafe dei motivi d’impugnazione in esame, al vizio di violazione e falsa applicazione di legge, l’ubi consistam delle censure sollevate dall’odierno ricorrente deve piuttosto individuarsi nella negata congruità della valutazione operata dalla corte d’appello in ordine agli elementi istruttori complessivamente acquisiti nel corso del giudizio, e in un invito rivolto alla corte di legittimità di procedere a una rinnovazione del giudizio di merito sulla base di un’interpretazione dei fatti di causa e dei rapporti intercorsi tra le parti ritenuta più adeguata, secondo la soggettiva prospettazione del ricorrente.
Si tratta, come appare manifesto, di argomentazioni critiche con evidenza dirette a censurare, non già un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge (come accade per il classico caso della violazione di legge), bensì una (tipica) erronea ricognizione della fattispecie concreta, di necessità mediata dalla contestata valutazione delle risultanze probatorie; e pertanto di una tipica censura diretta a denunciare il vizio di motivazione in cui sarebbe incorso il provvedimento impugnato.
8. Con il terzo motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione di legge, nonchè per omesso esame di un fatto decisivo controverso, per avere la corte territoriale erroneamente ritenuto non riproposta in grado di appello la domanda di manleva del C. nei confronti delle Generali Assicurazioni s.p.a.
Come risulta dal tenore della motivazione della sentenza impugnata, la corte territoriale, dopo aver affermato che la domanda di manleva del C. non sarebbe stata riproposta in grado di appello, ha comunque deciso sulla stessa domanda nel merito, esplicitando le specifiche ragioni della relativa infondatezza.
La motivata decisione, da parte della corte d’appello, della domanda di manleva proposta dal C. impone, pertanto, di escludere la sussistenza, tanto di alcuna violazione di legge eventualmente connessa alla mancata pronuncia denunciata, quanto di alcun omesso esame di fatti decisivi controversi eventualmente imputabili alla sentenza impugnata.
9. Si ritiene, pertanto, che il ricorso vada trattato in camera di consiglio per essere rigettato”;
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso, in favore dei controricorrenti, delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 5.600,00, di cui 200,00 per spese e accessori come per legge.