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Timestamp: 2016-10-23 14:33:24+00:00
Document Index: 53145584

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 184', 'art. 1', 'DTF ', 'art. 271', 'art. 271', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

5P.198/2001 (30.07.2001)
5P.198/2001
Visto il ricorso di diritto pubblico del 6 giugno 2001 presentato dalla X.________, patrocinata dall'avv. dott. Carlo Vitalini, Lugano, contro la sentenza emanata il 3 maggio 2001 dalla Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello del Cantone Ticino nella causa che oppone la ricorrente alla Y. ________, patrocinata dall'avv. Luciana Sala, studio legale avv. Fabrizio Pessina, Chiasso, su delega dell'avv. Beat Mumenthaler, studio legale Pirenne Python Schifferle Peter & Associ�s, Ginevra, in materia di sequestro;
A.- Con istanza 22 maggio 2000 Y.________ ha chiesto nei confronti di X.________ e Z.________ il sequestro fino a concorrenza di fr. 331'933.-- di qualsiasi avere intestato alle debitrici presso la W.________ S.A. di Lugano.
L'istante ha rilevato di aver ordinato da Z.________, per la quale fungeva da intermediaria X.________, una serie di capi di abbigliamento e accessori di marca e di aver invece ricevuto fondi di magazzino (articoli vecchi) non pi� commerciabili.
Y.________ ha inoltre precisato di aver pagato tre cospicui acconti e di aver aperto una lettera di credito che le societ� sequestrate hanno incassato tramite la W.________ S.A. di Lugano, approfittando della descrizione vaga "fashion goods" figurante sulla lettera di credito.
Essa pretende di conseguenza di essere creditrice verso le menzionate societ�, economicamente appartenenti alla stessa persona, dell'importo versato, pari a fr. 331'933.--.
b) I giudici cantonali hanno reputato adempiuto il requisito di un legame sufficiente, perch� per contratto il saldo del prezzo della vendita della merce doveva essere pagato in Svizzera mediante l'apertura e la negoziazione di un credito documentario tramite una banca di Lugano, ci� che in realt� � avvenuto.
In concreto, la lite sorge da un contratto di vendita di indumenti di moda. Si tratta quindi di un contratto bilaterale, e meglio sinallagmatico (Koller, Commento basilese, n. 7 ad art. 184 CO; Bucher, Commento basilese, Oss.
prel. agli art. 1-40 CO, n. 24), nel quale alla fornitura della merce corrisponde la controprestazione del pagamento del prezzo, di guisa che l'esecuzione in Svizzera di una delle due prestazioni basta, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (DTF 123 III 494, con rinvii, Stoffel, Commento basilese, n. 85 i.f ad art. 271 LEF), per ammettere un legame con la Svizzera ai sensi dell'art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF. Con riferimento a quest'ultimo tema, il gravame s'avvera quindi d'acchito destituito di pertinenza.
b) I giudici cantonali non si sono limitati a seguire la tesi della sequestrante secondo cui le merci fornite sarebbero dei fondi di magazzino risalenti a anni indietro e non gli indumenti di moda previsti dal contratto.
Essi hanno invece ritenuto sufficientemente verosimile la violazione contrattuale sulla base di un rapporto di una societ� nipponica, che � intervenuta presso gli uffici della sequestrante il 12 ottobre 1998 ed ha ispezionato i capi di abbigliamento, che a detta di quest'ultima erano stati inviati dalla qui ricorrente. Secondo la ditta incaricata dell'esame, verosimilmente autorizzata dal Governo giapponese alla certificazione di merci, almeno nel campo marittimo, gli abiti di moda ordinati non facevano parte della spedizione. Circostanza invero confermata dalla collazione eseguita dai giudici cantonali tra l'ordine e la lista degli indumenti ispezionati all'arrivo. La Corte cantonale non ha invece dato peso alla constatazione della ditta certificante, secondo cui la merce non era dell'ultimo modello bens� del modello che andava di moda 4 o 5 anni fa, perch� mancava agli atti qualsiasi indicazione su eventuali conoscenze particolari degli ispettori in materia di moda.
Inoltre il fatto che le casse siano state aperte dalla sequestrante e non in sede doganale non appare inusuale, atteso che le parti intrattenevano relazioni commerciali da tempo. Ad ogni buon conto, le indicazioni relative alla spedizione dei pacchi contenute nei rapporti d'ispezione corrispondono a quelle dell'elenco merci e della polizza di carico, di guisa che appare verosimile trattarsi degli imballaggi spediti dalla qui ricorrente.
� ben vero che tra l'arrivo della merce in Giappone (23 settembre 1998) e l'ispezione da parte della ditta certificante (12 ottobre 1998) � trascorso un certo tempo e che la merce avrebbe anche potuto essere sostituita: in assenza di ogni e qualsiasi elemento di sospetto, la probabilit� di una simile ipotesi appare nondimeno remota e non eccede il 66%. Essa non � quindi idonea a sovvertire la verosimiglianza dell'inadempimento contrattuale emergente dalle altre circostanze. Altri elementi militano infine a favore della tesi della sequestrante: il blocco interno da parte della banca dei fondi incassati dalla qui ricorrente, esperienze simili subite da altre societ�, rapporto d'ispezione di un'altra ditta fondato sulle fatture pro forma, che non contengono per� una descrizione dettagliata dei capi ordinati, dichiarazioni agli atti (seppure effettuate da una persona vicino alla sequestrante, dato che i vestiti sono stati ordinati per suo tramite). In queste condizioni - sempre secondo i giudici cantonali - le possibilit� della sequestrante di ottenere ragione in una causa di merito non appaiono senza fondamento e sono almeno di una su tre, ci� che pu� bastare per ammettere la verosimiglianza del credito.
L'esposizione teorica contenuta nella sentenza cantonale, intesa a esigere un grado di verosimiglianza di almeno il 33,3%, pu� anche apparire estremamente discutibile gi� per il fatto che la valutazione rientra nel potere di apprezzamento e discrezionalit� del giudice e non si lascia determinare con matematica precisazione. La verosimiglianza del credito va valutata alla luce di tutte le circostanze emergenti dagli elementi probatori dell'incarto e pu� dipendere anche dalla natura della lite (Breitschmid, �bersicht zur Arrestbewilligungspraxis nach revidiertem SchKG, in: AJP 1999, pag. 1008 seg.). Sapere se nel concreto caso il grado di verosimiglianza richiesto dal diritto federale sia raggiunto � una questione che attiene all'apprezzamento delle prove (sentenza 21 maggio 1996 della II Corte civile pubblicata in: SJ 1996, pag. 687 seg). In questo ambito alle autorit� cantonali compete un ampio potere di apprezzamento:
Ora, in concreto, la sentenza cantonale appare del tutto sostenibile in punto alla verosimiglianza del credito, atteso che essa ha tenuto conto del rapporto di constatazione dei difetti della merce allestito da una ditta specializzata e verosimilmente autorizzata dal Governo giapponese alla certificazione di merci e di una serie di altri elementi (collazione dell'ordinazione con l'elenco merci ricevute, rapporti commerciali esistenti da tempo, esperienze simili subite da altre ditte, blocco interno dei fondi della ricorrente da parte della banca, coerenza tra i dati della spedizione e della polizza di carico e quelli degli accertamenti ispettivi, rapporto di ispezione di un' altra ditta fondato sulle fatture pro forma, dichiarazioni agli atti) che ne rafforzano ulteriormente la credibilit�.
Alla richiesta della sequestrante, la ricorrente altro non ha eccepito se non la possibilit� da parte della prima di aver sostituito la merce ricevuta con altra, che ha poi fatto sottoporre a esame e verifica. Senonch�, tale circostanza - rimasta mera affermazione di parte - appare del tutto virtuale e non si fonda su nessun inizio di prova e non permette di conseguenza di considerare arbitraria la conclusione dei giudici cantonali, che dall'insieme delle circostanze sopra ricordate hanno ritenuto verosimile la fornitura difettosa emergente dagli atti.