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Timestamp: 2020-02-24 23:23:32+00:00
Document Index: 66489276

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 29', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 26', 'art. 27', 'art. 27']

Focus: i centri (17 luglio 2019)
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Pubblicato: Mercoledì, 17 Luglio 2019 09:13
Lo Statuto dell'Università di Trento prevede che l'Ateneo possa "dotarsi di strutture, denominate Centri" (art. 26, c. 1). Anche se non è prevista alcuna specificazione, di fatto i Centri possono essere di natura "predipartimentale" (lett. a) o "interdipartimentale" (lett. b e c). I primi, ad afferenza unica, prefigurano e preparano la costituzione di un nuovo dipartimento in attesa di raggiungere il numero minimo di afferenti richiesto dalla normativa; i secondi nascono su iniziativa di più dipartimenti e si propongono di realizzare specifici progetti scientifici e/o didattici che richiedono competenze disciplinari diverse. Per definizione, i componenti dei centri di tipo interdipartimentali hanno una doppia afferenza (al Centro e al Dipartimento di provenienza
In ogni ateneo sono presenti Centri Interdipartimentali (CI). Anche se sottoposti a normativa interna (statuto e regolamento), funzioni e caratteristiche dei CI sono sostanzialmente identiche in tutti gli atenei.
I Centri dell’Università di Padova sono “creati per svolgere attività comuni a più strutture, sia di carattere scientifico che dirette all’erogazione di servizi” (https://www.unipd.it/centri-ateneo). Il Politecnico di Torino definisce i CI “piattaforme fisiche e organizzative temporanee (3/5 anni) in cui ricercatori provenienti dai vari Dipartimenti interagiscono allo scopo di: aggregare competenze e produrre conoscenza nell’ambito delle cosiddette breakthrough technologies; accrescere la reputazione e la visibilità dell’Ateneo nelle aree di interesse strategico per il Territorio e per il Paese; potenziare le collaborazioni con le istituzioni internazionali più prestigiose; consolidare i rapporti di partnership con i principali attori del sistema socio-economico” (https://www.polito.it/ricerca/centri/). Secondo quanto previsto dall’Università Roma La Sapienza, “all’attività di tali strutture secondarie la norma prevede che possano partecipare e contribuire docenti di più dipartimenti per lo svolgimento di programmi e progetti scientifici caratterizzati da trasversalità disciplinare, concorrendo in tal modo, a migliorare e potenziare la performance complessiva universitaria didattica e di ricerca con l’apporto di ulteriori attrezzature e conoscenze (…) i centri di servizio possono essere istituiti per la gestione e l'utilizzazione di servizi e di complessi apparati scientifici e tecnici di uso comune a più strutture di ricerca e di insegnamento al fine di razionalizzare le spese e ottimizzare l’utilizzazione delle risorse” (https://www.uniroma1.it/it/pagina/centri-interdipartimentali).
In tutte le sedi, i CI sono centri di spesa con attribuzioni strumentali e limitate e ben distinte da quelle dei dipartimenti proponenti. I CI dell’Università di Trento, invece, sono pensati diversamente per funzioni e funzionamento. Unico nel panorama nazionale, lo Statuto dell’Università di Trento stabilisce che ogni Centro (i) sia sede di “almeno un corso di laurea di primo o di secondo livello o a ciclo unico” e curi “la gestione o la partecipazione ad almeno un corso di dottorato di ricerca” (art. 26, c. 2); (ii) formuli “al Senato accademico, coerentemente con il proprio piano strategico pluriennale, le proposte in tema di reclutamento e di sviluppo delle carriere del personale docente e ricercatore” (art. 27, c. 4, l. b); (iii) deliberi “in materia di offerta formativa e programmazione didattica” (art. 27, c. 4, l. c); (iv) possa proporre l’istituzione di “organismi di coordinamento, preposti al collegamento tra le strutture accademiche in relazione a specifici ambiti, e in particolare alla didattica e ai servizi comuni” (art. 29, c. 1); (v) sia rappresentato negli organi centrali dell’ateneo (art. 13). Lo statuto prevede che il Direttore del Centro partecipi a pieno titolo alla Consulta dei Direttori che comprende i Direttori eletti dai Dipartimenti e che svolge le seguenti funzioni: esprime pareri ed elabora proposte per il Senato accademico, esercita l’iniziativa per la modifica dello Statuto, può proporre la mozione di sfiducia del Rettore, da sottoporre al corpo elettorale (art. 13, c. 2 e 3).
I CI dell’Università di Trento hanno quindi le stesse prerogative dei Dipartimenti. Questo può essere comprensibile e accettabili per i CI che costituiscono la condizione di “avvio di nuove iniziative fondate su un organico progetto didattico e di ricerca in aree scientifiche non omogenee ai Dipartimenti esistenti” (art. 26, c. 1, l. a). Non è giustificabile per i centri di cui alle lettere b e c, che prevedono la doppia afferenza dei suoi componenti.
Il Senato Accademico che in passato ha discusso e approvato l’attuale statuto si è limitato a fotografare l’articolazione strutturale allora esistente, ma trasformando una distinzione organizzativa in disposizione normativa ha creato condizioni problematiche di mal funzionamento e inefficienza.
Tra i componenti dei dipartimenti costituenti i CI, è presente un oggettivo conflitto di interessi: mentre alcuni sono interessati a promuovere il Dipartimento, altri inevitabilmente privilegiano il Centro cui afferiscono. Poiché Dipartimento e Centro competono per le stesse risorse, vengono meno le condizioni di unità e di impresa collegiale che dovrebbero caratterizzare le attività di ogni dipartimento. A questo proposito è interessante notare che il Cimec è indicato come struttura indipendente nel sito del ministero (https://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/cerca.php) ed è sottoposto a valutazione VQR come struttura in competizione con i dipartimenti costituenti: il singolo docente o ricercatore afferente al Cimec è indicato come componente solo del Centro e non anche di un Dipartimento e contribuisce alla valutazione solo del Centro e non anche del suo Dipartimento. Analogo conflitto di interessi è presente nella Consulta dei Direttori: i Direttori dei Dipartimenti sono eletti dei colleghi, mentre i Direttori dei Centri sono designati dal Senato Accademico, ovverosia dall’organismo per il quale la Consulta svolge ruolo di Consulenza o di interlocuzione.
L’attuale dettato statutario comprende altre criticità.
Il testo prevede che il Senato Accademico approvi la “proposta di piano strategico pluriennale del Centro contenente le azioni da svolgere in ambito didattico e di ricerca e nei rapporti con l’esterno, elaborata sulla base dei criteri generali e dei vincoli definiti dal Senato accademico (…) sentiti i Dipartimenti che hanno contribuito alla istituzione del Centro” (art. 27, c. 4, l. a). Per privilegiare l’autonomia dei CI, in questi anni il Senato Accademico non ha mai sentito i dipartimenti prima di approvare il piano strategico o il rinnovo dei CI.
In tema di reclutamento, il CI si occupa in autonomia di bandi e concorsi, ma “la proposta di chiamata è accompagnata da un parere in merito al profilo scientifico del candidato, espresso dal Dipartimento a cui lo stesso afferirà” (art. 27, c. 4, l. b). In pratica, il Dipartimento non partecipa alla fase di programmazione e selezione del personale docente e ricercatore, ma è costretto ad includere al suo interno le persone scelte dal CI (lo statuto non prevede la possibilità che tutti i dipartimenti rifiutino l’afferenza del candidato da chiamare; dovesse verificarsi una tale situazione il Senato Accademico sarebbe costretto a scegliere il dipartimento a cui imporre l’afferenza, compromettendo in questo modo l’autonomia dei dipartimenti per quanto riguarda progettualità e sviluppo).
Queste sono alcune delle distorsioni introdotte dallo Statuto in materia di CI con doppia afferenza. Risulta urgente una revisione dello Statuto che affronti anche questo tema. Sono possibili solo due alternative.
Trasformare gli attuali CI in Dipartimenti autonomi ma questo significa accettare la possibilità di duplicati, ovverosia di Dipartimenti con competenze e finalità scientifico-disciplinari identiche.
Limitare ai Dipartimenti le competenze in materia di didattica e reclutamento ma questo significa attribuire ai CI le stesse funzioni previste negli altri atenei ripristinando la tipica gerarchia funzionale tra le strutture di ateneo.
Commento del Prof. Massimiliano Sala, 18 luglio 2019
Ho la fortuna di conoscere molti colleghi impegnati nei Centri, spesso ricercatori di altissimo livello. L'impegno nella multidisciplinarita' va valorizzato,quindi auspico che si tenga conto positivamente di questo loro impegno in aggiunta a quello nei propri Dipartimenti.
Ma la missione dei Centri di UNITN va rimessa in linea con quella delle analoghe strutture in altre sedi, altrimenti l'attuale conflitto latente tra Centri e Dipartimenti sulla assegnazione delle risorse (POE), valutazione ricerca, etc, finira' per ingenerare forti tensioni.
Ci sono gia' abbastanza problemi, non aggiungiamone altri.
Commento del Prof. Lorenzo Pavesi, 18 luglio 2019
Ho letto il tuo Focus sui centri e ne condivido l’impostazione di fondo, comprese le criticità. Ne ho parlato spesso in consulta. A queste aggiungerei
- il carattere permanente dei centri di ateneo che continuano ad essere rinnovati in modo quasi automatico senza che i dipartimenti fondatori ne valutino i risultati rispetto agli obiettivi per cui erano stati promossi,
- le problematiche relative alle dotazioni strutturali ed infrastrutturali e le relazioni con gli enti esterni compartecipanti e/o i dipartimenti fondatori;
- la difficoltà di attivare nuovi centri interdipartimentali “leggeri” che permettano aggregazioni temporanee di ricercatori su temi scientifici specifici senza per forza dover attivare nuovi corsi si laurea
Concordo anche che la soluzione è individuare due tipologie di centri – quelli che prevedono l’evoluzione in dipartimenti e quelli che sono centri interdipartimentali – e ritornare alla dipendenza gerarchica per cui i centri (strutture temporanee: finito il progetto scientifico si chiudono e il personale, le strutture e le dotazioni ritornano ai dipartimenti promotori) riferiscono ai dipartimenti e non solo al Senato.
Nel nuovo statuto si potrebbe rivedere la normativa