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Timestamp: 2018-08-15 11:07:03+00:00
Document Index: 57385473

Matched Legal Cases: ['art. 1325', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 1352', 'art. 1352', 'art. 31']

Mancata sottoscrizione e forma del contratto di intermediazione finanziaria - Studio Legale Tidona e Associati
10 marzo 2011 | By Studio In Diritto bancario
TRIBUNALE DI RIMINI, 12 ottobre 2010, n. 1523 – Pres. Fazzini – Rel. Cortesi – Comune di Rimini c. Unicredit s.p.a. e Unicredit Corporate Banking s.p.a.
In aggiunta al caso della violazione delle norme di comportamento, la seconda ipotesi – rilevante dal punto di vista pratico – in cui i contratti d’intermediazione finanziaria risultano nulli si ha nel caso d’inosservanza di requisiti formali[7].
La prima importante funzione della forma scritta del contratto d’intermediazione finanziaria è quella di assicurare la trasmissione d’informazioni. Le circostanze di cui si dà atto nel testo scritto del contratto sono a conoscenza di entrambe le parti che lo sottoscrivono. Il contratto d’intermediazione finanziaria viene predisposto dall’intermediario e viene fatto sottoscrivere dall’investitore. Questi non può fare altro che accettarlo totalmente oppure rifiutarne la sottoscrizione, potendo al più negoziare alcuni marginali aspetti di tipo economico. Si tratta di un contratto per adesione, il cui contenuto non è conosciuto anticipatamente dall’investitore. Ecco allora l’importanza di trasmettere – mediante il contratto – informazioni dall’intermediario all’investitore, finalità particolarmente rilevante in un’area tecnicamente così complessa come quella degli investimenti. Tanto più esteso è il contratto, tanto maggiore è la quantità di dati e notizie che viene comunicata. Tanto più ampio è l’obbligo risultante da legge e da regolamento d’inserire nel testo contrattuale certe informazioni (= prescrizione del contenuto minimo del contratto d’intermediazione finanziaria), tanto maggiore è la quantità di dati e notizie che giunge al cliente. Sotto questo profilo la forma scritta svolge una funzione di protezione informativa dell’investitore che, di regola, è il soggetto debole del rapporto contrattuale. Mettere nero su bianco significa per il cliente conoscere prima, e con certezza, le condizioni che regoleranno il rapporto. Al riguardo si obietta peraltro, correttamente, che l’eccesso d’informazioni può andare a discapito dell’appropriata comprensione del testo contrattuale.
Sotto un terzo profilo, il requisito della forma scritta dovrebbe facilitare fra le parti la negoziazione del testo contrattuale. Le condizioni del contratto d’intermediazione finanziaria possono, teoricamente, essere negoziate con l’intermediario, anche se – nella realtà dei fatti – spesso gli investitori non si premurano nemmeno di leggere attentamente i contratti; ancor meno di trattarne le condizioni. Quasi sempre il testo contrattuale viene predisposto dalla banca. Non di rado capita che gli investitori si limitino a farsi spiegare velocemente i termini essenziali del rapporto, per poi firmare un lungo testo, senza avere realmente preso conoscenza di tutte le condizioni che regolano la relazione.
Vista da una quarta prospettiva, la forma scritta – richiesta da legge e regolamento per il contratto d’intermediazione finanziaria – può essere utile a fini probatori. Nel caso in cui sorgano contestazioni fra le parti, il fatto di avere un testo scritto consente di ricostruire quelle che sono state le pattuizioni fra i contraenti. La forma scritta può dunque giocare un ruolo importante ex post, nel momento in cui sorgono dissidi fra le parti. Ecco allora che, contratto alla mano, si può chiedere il rispetto di certe clausole che vi erano state inserite oppure si può contestare la validità di determinate pattuizioni. Sotto questo profilo il requisito della forma scritta serve anche a diminuire il pericolo di controversie fra i contraenti. Se l’assetto contrattuale è pre-determinato per iscritto, si riduce il rischio di divergenze fra le parti. Si può cosi, almeno talvolta, evitare di dare corso a controversie giudiziarie, con tutti gli effetti negativi che esse comportano.
Con riguardo ai costi, è innegabile che il formalismo accresce i costi transattivi[12]. A ciò si aggiunga che la necessità della forma scritta dei contratti d’intermediazione finanziaria, unita alla complessità tecnica della materia, spinge gli intermediari ad avvalersi di consulenti nella predisposizione dei contratti. Ciò produce l’effetto di aumentare il costo dei servizi finanziari, oneri che – in definitiva – sono gli stessi risparmiatori a sostenere. Tali costi si giustificano, dal punto di vista economico, se sono finalizzati al conseguimento di un qualche beneficio (ad esempio certezza del diritto e tutela del contraente debole) e se i vantaggi prevalgono rispetto ai costi.
Con riguardo al secondo aspetto cui si accennava (la potenziale incomprensibilità dei testi contrattuali), si deve preliminarmente osservare che la forma scritta – in sé e per sé – è certamente utile, poiché consente di fissare con trasparenza le condizioni che regolano il rapporto contrattuale. Ciò nonostante, il rischio è che i contratti divengano pressoché incomprensibili per i non-addetti ai lavori. La necessità d’inserire tutti gli elementi richiesti da legge e regolamento nonché la complessità della materia fanno sì che, nella prassi, vengano predisposti dei contratti di dimensioni considerevoli, i quali rischiano di disinformare il cliente attraverso l’eccesso d’informazioni. Si può così verificare un effetto-paradosso: le disposizioni di legge e di regolamento intendono tutelare l’investitore (quale soggetto debole del rapporto obbligatorio) mediante l’informazione, ma finiscono per confondergli le idee. In altre parole vi è il rischio che, al posto di ridurre le asimmetrie informative, le prescrizioni eccessive dei regolatori le lascino sostanzialmente inalterate o – addirittura – le incrementino.
Si potrebbe ipotizzare che il contratto mancante di sottoscrizione dell’intermediario finanziario sia nullo non tanto per inosservanza di forma quanto per mancanza dell’accordo delle parti. La nullità del contratto può realizzarsi per diverse ragioni, fra cui la mancanza di uno dei requisiti indicati dall’art. 1325 c.c. Fra questi requisiti rientra l’accordo delle parti, che – in linea di principio – non può dirsi debitamente manifestato in assenza di apposizione della sottoscrizione di una di esse.
Nel sistema previgente era previsto quanto segue: “gli intermediari autorizzati non possono fornire i propri servizi se non sulla base di un apposito contratto scritto; una copia di tale contratto è consegnata all’investitore” (art. 30, comma 1, reg. n. 11522/1998)[17]. Questa disposizione regolamentare ribadisce la necessità della forma scritta già prescritta dalla legge; ciò che interessa qui rilevare è che, per gli ordini, vige invece un trattamento differenziato. Nel regolamento previgente si prevedeva che il contratto con l’investitore dovesse indicare le modalità attraverso cui l’investitore può impartire ordini (art. 30, comma 2, lett. c, reg. n. 11522/1998)[18]. Il contratto d’intermediazione finanziaria dispone, al riguardo, di margini di libertà: può essere prevista la forma scritta per gli ordini, ma può essere stabilita anche una forma diversa. Il regolatore secondario mostra in questa sede di assegnare un ruolo ampio all’autonomia dei privati (o forse, più correttamente, bisognerebbe qui parlare di autonomia dell’intermediario finanziario, dal momento che è questi che – quasi sempre – predispone il contratto d’intermediazione finanziaria che determina i requisiti formali degli ordini).
Le parti, nell’esercizio della loro autonomia contrattuale, possono tuttavia prevedere – nel contratto-quadro – la forma scritta per gli ordini. Ricorre allora una forma convenzionale, che si presume voluta per la validità (art. 1352 c.c.). In questo senso ha deciso, ad esempio, il Tribunale di Milano, affermando che la mancata osservanza della forma convenzionale pattuita per gli ordini determina la nullità del contratto[20]. La Corte di cassazione ha stabilito che la presunzione prevista dall’art. 1352 c.c. può essere superata nel caso in cui si pervenga, sulla base dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 ss. c.c., a una interpretazione certa di senso contrario[21]. Altrimenti la forma si ritiene voluta per la validità.
[8] A dire il vero il Tribunale di Rimini si occupa, ma solo per scrupolo e per completezza di motivazione, anche della auto-dichiarazione di essere operatore qualificato rilasciata dal Comune di Rimini. Sul punto è utile segnalare che la materia dei contratti derivati è stata oggetto – negli ultimi anni – di numerosi interventi giurisprudenziali, incentrati principalmente sulla nozione di operatore qualificato di cui all’art. 31 reg. Consob n. 11522/1998. Fra i contributi dottrinali che si occupano di questa materia cfr. Aiello, L’operatore professionale: una qualificazione controversa, in Giur. it., 2009, 2713 ss.; Autelitano, Il contratto di investimento dell’operatore qualificato, in Contratti, 2009, 869 ss.; Brescia Morra, I limiti della responsabilità degli intermediari nei confronti di società che stipulano un contratto di swap dichiarando di essere operatori qualificati, in Riv. trim. dir. econ., 2009, II, 133 ss.; F. Bruno, Derivati OTC e incomprensibile svalutazione dell’autocertificazione del legale rappresentante della società acquirente, in Corr. mer., 2008, 1261 ss.; Fantetti, I derivati: obblighi informativi e negoziazione di prodotti finanziari, in Dir. prat. soc., fasc. 11, 53 ss.; Fiorio, La nozione di operatore qualificato per l’investitore persona giuridica, in Giur. it., 2008, 2241 ss.; Magno-Dodaro, Operatore qualificato: la Cassazione accoglie la “tesi formalistica” con qualche correttivo, in Società, 2010, 328 ss.; Motti, L’attestazione della qualità di operatore qualificato nelle operazioni in strumenti derivati fra banche e società non quotate, in Giur. it., 2008, 1167 ss.; Piccinini, La trasparenza nella distribuzione di strumenti finanziari derivati ed il problema dell’efficacia delle regole informative, in Contr. impr., 2010, 499 ss.; Salatino, La diffusione dei contratti di swap nella prassi commerciale italiana: un nuovo scandalo finanziario, in Nuova giur. civ. comm., 2010, II, 116 ss.; Sangiovanni, Dichiarazione del contraente e strumenti finanziari derivati degli enti territoriali, in Nuova rass., 2010, 1161 ss.; Sangiovanni, La Cassazione si pronuncia sulla nozione di operatore qualificato del regolamento Consob, in Danno resp., 2009, 1067 ss.; Sangiovanni, I contratti derivati e il regolamento Consob n. 11522 del 1998, in Giur. mer., 2009, 1516 ss.; Sangiovanni, Contratti derivati e dichiarazione del rappresentante legale, in Corr. mer., 2008, 41 ss.; Sangiovanni, Contratto di swap e nozione di operatore qualificato, in Contratti, 2007, 1093 ss.; Sesta, L’operatore qualificato del regolamento Consob arriva in Cassazione, in Corr. giur., 2009, 1614 ss.; Sirotti Gaudenzi, Il contratto di swap: aspetti civilistici e responsabilità degli intermediari, in Foro pad., 2009, II, 51 ss.