Source: http://www.lavorovivo.it/lavorare-roma-puntata-2-la-spending-review-dei-diritti-caso-sofiter/
Timestamp: 2020-02-21 00:58:52+00:00
Document Index: 62001535

Matched Legal Cases: ['art. 2112', 'art. 2112', 'art. 428', 'art. 2112', 'art. 47', 'art. 2112', 'art. 47']

Lavorare a Roma. Puntata 2°: la spending review dei diritti. il caso sofiter - Lavoro Vivo
Lavorare a Roma. Puntata 2°: la spending review dei diritti. il caso sofiter
Bartolo Mancuso - 21 dicembre 2016 13 febbraio 2017
Ogni mattina, sul treno, leggo una favola a mia figlia. Quella di oggi, di Gianni Rodari, si intitolava “A toccare il naso del Re” e parlava di un simpatico signore che aveva deciso di toccare il naso di tutti i potenti che incontrava. E per farlo va a Roma. Ma
“A Roma però il conto dei nasi salì tanto rapidamente che Giovannino dovette comprare un quaderno più grosso. Bastava camminare per la strada e da qui a lì si era sicuri di incontrare un paio di eccellenze, qualche sotto-ministro e una decina di gradi segretari”.
Solo Roma è così. Qui si concentrano i poteri e le maggiori attività amministrative e quelle che sono collaterali. Perciò, una parte importante del lavoro svolto in questa città si trova all’interno di queste attività.
Ma in questo settore – e quindi a Roma – troneggia ormai da tempo l’imperativo del risparmio a tutti i costi racchiuso nella locuzione “spending review”.
Sembrerebbe tutto molto responsabile, se non fosse che troppo spesso si revisiona non la spesa, ma i diritti dei lavoratori. Che vengono confusi con dei costi.
E’ il caso di quello che sta avvenendo da anni nel settore dei finanziamenti provenienti dall’Unione Europea al settore agricolo.
Lo Stato Italiano gestisce le erogazioni tramite AGEA, agenzia per le erogazioni in agricoltura. Inoltre per gestire e sviluppare il sistema informativo necessario alla gestione dei finanziamenti, la legge n. 231/2005 ha istituito la società SIN srl, con il compito di gestire e sviluppare il Sistema Informativo Agricolo Nazionale. Questa società è partecipata da 51% AGEA e al 49% da soci privati, tra cui la Sofiter spa.
Questa società, a sua volta, in forza di una gara e dal 2013 in regime di proroga gestisce la evoluzione e manutenzione del sistema informatico. E occupa circa 150 lavoratori.
Bene, ormai dal 2012 la società Sofiter lamenta di avere problemi di liquidità che dovuti alla riduzione degli importi ricevuti da AGEA.
Mi sia consentito di osservare che, a mio avviso, il principale aspetto di lievitazione dei costi riguarda a monte una inspiegabile moltiplicazione di enti e società che gestiscono il settore. Ministero, Agenzia, società di gestione del sistema informatico e singole società addette a specifici settori. Ma su questo non mi pare si sia intervenuto.
Invece questa riduzione viene pagata principalmente dai lavoratori che da anni subiscono solidarietà e cassa integrazione.
E ultima puntata della vicenda la Sofiter spa riguarda un affitto di ramo di azienda con la società Sofiter Tech che presenta dei tratti dubbi.
L’art. 2112 c.c. prevede che in caso di cessione di ramo di azienda (e anche di affitto di azienda):
Il diritto dei lavoratori al passaggio alle dipendenze del cessionario con il mantenimento dello stesso trattamento economico e normativo;
La responsabilità solidale del cedente e del cessionario per i crediti vantati dal lavoratore al tempo del trasferimento;
E infatti un primo momento nel marzo 2016 veniva stipulato un accordo sindacale tra la Sofiter spa, la Sofiter tech srl e le rappresentanze sindacali con il pieno rispetto dell’art. 2112.
Ma dopo tale stipula l’affitto non è stato perfezionato. E invece nel giugno 2016, la società ha presentato al Tribunale di Roma una domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo (il concordato preventivo è un accordo con i creditori approvato dal Tribunale per evitare il fallimento). Una domanda però non corredata da una specifica proposta né da una relazione e documentazione (anche se si precisa che ciò è ammesso dalla legge, nel senso che il Tribunale concede un termine per la integrazione della documentazione).
Subito dopo la società chiede ai sindacati di rivedere il precedente accordo. In base a ciò, viene stipulato in data 5/9/16 un nuovo accordo, in cui, a differenza del precedente già stipulato nella procedura già espletata ex art. 428/90, si prevedeva “in deroga all’art. 2112 c.c.” che la Sofiter Tech avrebbe assorbito solo 87 lavoratori.
Mi sia consentito sollevare qualche perplessità e dubbio.
Esiste nel nostro ordinamento la possibilità di limitare il numero dei lavoratori che passano al cessionario ( e anche l’affittuario). Si tratta del comma 4 bis dell’art. 47 della legge 428/90, che lo ammette, tra l’altro, per le aziende “b-bis) per le quali vi sia stata la dichiarazione di apertura della procedura di concordato preventivo; (7)”.
Non si vuole certo negare che la Sofiter spa e in generale il settore di cui si discute sia in crisi. Ma ci sia consentito di rilevare che la frettolosa proposta di concordato abbia come funzione, almeno in parte, di evitare che una parte dei lavoratori continuino a lavorare passando alla nuova società.
Ma, se è così, a mio parere, non si può evitare l’applicabilità dell’art. 2112 c.c. e il diritto dei lavoratori.
E ciò per diversi motivi che accenno solo brevemente per non appesantire questo articolo.
In primo luogo, perché si tratterebbe di una elusione di una norma imperativa vietata dalla legge;
In secondo luogo, perché la legge ammette questa limitazione solo in caso di apertura della procedura di concordato preventivo, mentre nel caso in esame vi è solo la presentazione della domanda della parte.
E poi perché, il comma 4 bis dell’art. 47 della legge 428/90 si pone in contrasto con la direttiva comunitaria 2001/23 che ammette la possibilità di limitare il diritto al passaggio alle dipendenze del cessionario e alla sua responsabilità solidale per i crediti dovuti dai lavoratori, solo nel caso di fallimento. E il concordato preventivo serve proprio per evitarlo.
Quindi tutti i lavoratori, a mio parere, hanno diritto al passaggio alle dipendenze del nuovo datore di lavoro.
Ma quello che maggiormente mi preme sottolineare è che occorre a livello generale distinguere chiaramente la razionalizzazione della spesa pubblica, auspicabile, con la cancellazione e riduzione dei diritti dei lavoratori o dei posti di lavoro. Intelligenze, professionalità, qualità non sono un costo da tagliare ma una risorsa per la crescita del Paese. E troppo spesso concentrare la riduzione dei costi sui lavoratori impedisce di focalizzare sui veri costi eccessivi della gestione della macchina pubblica.
Roma 12/11/16