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Timestamp: 2020-08-04 11:52:51+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 47']

Sentenza Cassazione Civile n. 15078 del 21/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15078 del 21/07/2016
Cassazione civile sez. lav., 21/07/2016, (ud. 21/04/2016, dep. 21/07/2016), n.15078
sul ricorso 3368-2011 proposto da:
T.G., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,
avverso la sentenza n. 1257/2010 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
depositata il 21/10/2010 R.G.N. 9/2010;
Con sentenza depositata il 21.10.2010, la Corte d’appello di Firenze, in riforma della statuizione di prime cure, dichiarava inammissibile per intervenuta decadenza la domanda presentata da T.G. per ottenere la rivalutazione contributiva L. n. 257 del 1992, ex art. 13, comma 8.
La Corte, in particolare, riteneva applicabile l’istituto della decadenza benchè nel caso di specie non si controvertesse ancora della prestazione pensionistica, avendo l’assistito presentato la domanda solo ai fini della futura ed eventuale pensione, e negava all’uopo alcun rilievo anche alla successiva domanda proposta dall’assistito in epoca posteriore alla modifica della disciplina del beneficio della rivalutazione contributiva disposta dalla L. n. 350 del 2003, art. 3.
Contro questa sentenza propone ricorso T.G., affidandosi a due motivi. Resiste l’INPS con controricorso illustrato da memoria.
Con il primo motivo, il ricorrente denunzia violazione del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 per avere la Corte di merito ritenuto applicabile l’istituto della decadenza anche all’ipotesi in cui non si controverta di prestazioni previdenziali, bensì soltanto del beneficio della rivalutazione dei contributi utili ai fini di una futura ed eventuale pensione.
Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta violazione del medesimo D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 per avere la Corte territoriale ritenuto che, ai fini dell’ottenimento del beneficio richiesto, non potesse giovare l’ulteriore domanda amministrativa presentata successivamente all’entrata in vigore della nuova disciplina dettata per la rivalutazione dei contributi dalla L. n. 350 del 2003, art. 3, comma 132, nonostante il D.L. n. 103 del 1991, art. 6 (conv. con L. n. 166 del 1991), stabilisca che la decadenza comporta l’estinzione dei ratei pregressi e non di quelli successivi.
Entrambi i motivi sono infondati. Circa il primo, vale ricordare che si è ormai consolidato nella giurisprudenza di questa Corte il principio secondo cui la decadenza dall’azione giudiziaria prevista dal D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 trova applicazione anche alle controversie aventi ad oggetto il riconoscimento del diritto alla maggiorazione contributiva per esposizione all’amianto, siano esse promosse da pensionati ovvero da soggetti non titolari di alcuna pensione, in ragione dell’ampio riferimento contenuto nella norma alle “controversie in materia di trattamenti pensionistici” (cfr. tra le più recenti Cass. nn. 7934 del 2014 e 13398 del 2016). Quanto al secondo motivo, è sufficiente richiamare l’ulteriore e parimenti consolidato principio secondo cui la proposizione, in epoca posteriore alla maturazione della decadenza, di una nuova domanda diretta ad ottenere il medesimo beneficio previdenziale è irrilevante ai fini del riconoscimento della prestazione: a ciascun lavoratore esposto all’amianto si applica invero un unico regime dei benefici contributivi, non due, ed è dunque rispetto all’unico regime applicabile che va riguardata la questione della decadenza o meno dalla domanda intentata per conseguirlo (così da ult. Cass. n. 4707 del 2016), tanto più che, diversamente argomentando, verrebbe ad essere frustrata la finalità dell’istituto, che è quella di tutelare la certezza delle determinazioni concernenti l’erogazione di spese gravanti sul bilancio dell’ente previdenziale (cfr. da ult. Cass. n. 311 del 2016).
Il ricorso, pertanto, va rigettato. Tenuto conto che il duplice orientamento ricordato si è consolidato in epoca successiva alla proposizione del ricorso per cassazione, si ravvisano giusti motivi per compensare le spese del giudizio di legittimità.