Source: http://www.giovannidesio.it/articoli/190725%20sfiducia%20giustizia%20%20.htm
Timestamp: 2019-11-12 13:37:14+00:00
Document Index: 12751440

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Due avvenimenti quasi contemporanei hanno riproposto ancora una volta in Italia il problema della giustizia
Il primo avvenimento è la morte di Saverio Borrelli il procuratore capo di Milano il cui nome è legato a Mani Pulite e dopo di esso ai numerosi processi per corruzione con implicanze politiche, soprattutto contro Silvio Berlusconi
Il secondo avvenimento è la assoluzione , una delle tante, di Calogero Mannino. già ministro della Repubblica che dal 1992 è stato imputato in processi infiniti che iniziati quando aveva 53 anni distruggendo la sua carriera politica e la sua vita e che si sono conclusi con una assoluzione quando ne ha ormai quasi 80 Da notare inoltre poi che tale assoluzione smentisce altre condanne pronunciate da altri magistrati sulla cosiddetta trattativa che ci sarebbe stati negli anni 90 fra la mafia e pezzi importanti dello stato
le vicende giudiziarie di Mannino riprese da Wikipedia
una articolo molto critico sul ruolo di d Borrelli pubblicato sul Foglio di Paolo Cirino Pomicino ( che subi 41 processi e due sole condanne definitive)
una analisi generale della cause della sfiducia nella magistratura di Giovanni De Sio Cesari
Procedimento per rapporti con la mafia
Nel 1991, sulla base delle dichiarazioni del pentito Rosario Spatola, il sostituto procuratore di Trapani Francesco Taurisano aprì un procedimento contro Mannino per rapporti con uomini d'onore, ma nell'ottobre dello stesso anno la procura di Sciacca, a cui erano state inviate le dichiarazioni, archivia il caso.[8] Taurisano denunciò delle pressioni da parte del procuratore Antonino Coci. Il CSM trasferì d'ufficio entrambi.
Procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa
Il 24 febbraio 1994 la Procura di Palermo avvia un'inchiesta nei suoi confronti con la notifica di un avviso di garanzia; viene arrestato il 13 febbraio 1995 con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa: secondo l'accusa, poi rivelatasi insussistente, Mannino avrebbe stretto un patto con la Mafia per avere voti in cambio di favori. Dopo un periodo di detenzione (nove mesi di carcere e tredici di arresti domiciliari), durante il quale si mette in moto un'ampia mobilitazione sostenuta anche da una raccolta di firme per la scarcerazione motivate dalle sue precarie condizioni di salute, nel gennaio del 1997 viene rimesso in libertà per scadenza dei termini di custodia cautelare.
Nel 2001 Mannino è assolto in primo grado perché il fatto non sussiste.
L'assoluzione viene impugnata dal pubblico ministero e la corte d'appello di Palermo, nel maggio 2003, lo riconosce colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa fino al 1994, e condanna Mannino a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
Nel 2005 la corte di cassazione annulla la sentenza di condanna riscontrando un difetto di motivazione, rinviando ad altra sezione della corte d'appello.[12] Nell'occasione il procuratore generale presso la corte di cassazione, nel chiedere l'annullamento della sentenza di condanna, così si esprime: “Nella sentenza di condanna di Mannino non c'è nulla. La sentenza torna ossessivamente sugli stessi concetti, ma non c'è nulla che si lasci apprezzare in termini rigorosi e tecnici, nulla che possa valere a sostanziare l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Questa sentenza costituisce un esempio negativo da mostrare agli uditori giudiziari, di come una sentenza non dovrebbe essere mai scritta...”.
Il 22 ottobre 2008, riprendendo la sentenza di primo grado, i giudici della seconda sezione della corte d'appello di Palermo assolvono Mannino perché il fatto non sussiste.] La procura generale di Palermo in seguito impugna l'assoluzione, facendo ricorso in Cassazione.
Il 14 gennaio 2010, la corte di cassazione assolve definitivamente l'ex ministro democristiano, confermando le tesi contenute nella sentenza d'appello.
Richiesta di risarcimento allo Stato da parte di Mannino
Dopo l'assoluzione Mannino fa causa allo Stato chiedendo un risarcimento per ingiusta detenzione[20], ma nel maggio 2012 i giudici della Corte d'appello di Palermo rigettano la richiesta[21] in quanto Mannino è stato riconosciuto consapevole di ricevere appoggio elettorale da un boss mafioso.
Processo sul coinvolgimento nella trattativa tra Stato e mafia
È indagato nell'ambito della trattativa tra Stato e mafia Il 24 luglio 2012 la Procura di Palermo, con il Pm Antonio Ingroia ha chiesto il rinvio a giudizio di Mannino e altri 11 indagati. In tale inchiesta Mannino è accusato di violenza o minaccia verso un corpo politico dello Stato.
Nel 2012 Mannino chiede e ottiene di procedere al processo tramite rito abbreviato; la requisitoria è affidata ai pubblici ministeri Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi.
Il 4 novembre 2015 il giudice dell'udienza preliminare di Palermo, Marina Petruzzella assolve Mannino dall'accusa a lui contestata per "non aver commesso il fatto".[25] Sentenza di assoluzione confermata, in appello, il 22 luglio 2019.
Molte persone poi risultate innocenti finirono in galera. Nessuno si indignò perché i tanti che pure potevano parlare erano intimiditi da un clima oppressivo e autoritario
da IL FOGLIO 24 Luglio 2019
Il tempo non solo è galantuomo ma spesso pone nello stesso momento avvenimenti che hanno il sapore del contrasto dal quale esce una verità diversa dalla vulgata corrente. Ci riferiamo all’enfasi quasi mitologica che circonda l’azione di Francesco Saverio Borrelli e l’ennesima assoluzione di Lillo Mannino dopo 25 anni di processi e due anni di galera e di sofferenze fisiche e psicologiche. Partiamo da quest’ultima notizia che dovrebbe indignare tutti per quanto ha fatto un gruppo di magistrati inquirenti a un uomo di stato e di governo con un tale accanimento che meriterebbe o uno psichiatra o una espulsione per manifesta incapacità, senza neanche pensare per un momento a un’attività dolosa. Venticinque anni sono una vita e solo chi ha una grande passione politica e una fede incrollabile riesce a resistere a una tale pressione accompagnata dalla gogna e da procedimenti amministrativi collaterali. Chi paga per tutto questo? E’ possibile che nel Terzo millennio vi sia ancora una piccola “enclave” di impunibili che non rispondono a nessuno, visto e considerato cosa è diventato da 25 anni a questa parte il Consiglio superiore della magistratura che peraltro non ha competenza in sede giurisdizionale? Nelle procure vi sono fior di galantuomini che sanno e vogliono cercare anche le prove dell’innocenza degli indagati, come la legge peraltro impone ai sostituti procuratori della repubblica, ma vi sono anche piccoli gruppi di inquirenti irresponsabili e spesso culturalmente violenti, per non dire parole ancora più forti.
Ebbene, pur nel rispetto che si deve sempre a chi non c’è più, la procura guidata da Borrelli fece scuola a queste minoranze attive dentro le procure di tutta Italia. Molte di queste si svegliarono dopo Milano ricorrendo agli stessi mezzi di arresti facili e pesanti intimidazioni. Se Milano mise per due mesi in galera Clelio Darida, già ministro della Giustizia, Franco Nobili, Franco Caltagirone e tanti altri poi risultati innocenti, nessuno si indignò perché i tanti che pure potevano parlare erano intimiditi da un clima oppressivo e autoritario. Quel clima fu la leva per cui un dilettante della politica come Silvio Berlusconi sconfisse la famosa macchina da guerra di Achille Occhetto, solo perché predicava libertà e serenità per tutti.
Le nostre possono apparire considerazioni frutto di risentimenti o di bizzarrie senili, ma così non è come sanno i tanti che ci conoscono, a cominciare da Antonio di Pietro. Siamo, invece, piuttosto delusi dai tanti opinionisti che ancora oggi non hanno il coraggio di capire o di dire cosa avvenne in quel biennio perché – forse – erano anche complici di quel clima a propria insaputa. Ma forse è giusto riferire di qualche episodio a testimonianza di quel che diciamo con animo sereno perché – come spesso osserviamo – il non avere risentimenti verso chicchessia è la chiave della felicità. Ma veniamo a qualche fatto. Nel decennale della morte di Guido Carli, insieme ad Andreotti andammo a Milano per commemorarlo. Nel momento in cui lasciavamo la sala si avvicinò un signore piuttosto alto che ci disse “ministro si ricorda di me?”. Lo guardammo gli dicemmo di no, scusandoci della scarsa memoria. La persona rispose “lei non si deve scusare perché non mi conosce, ma secondo il dottor Di Pietro io le avrei dato 400 milioni e sono io a chiederle scusa perché per uscire dal carcere ho dovuto confermare patteggiando la pena. Sono Araldi, vicepresidente della Padania Assicurazione”. Ecco la scuola di Milano e come per i politici i capi hanno una responsabilità oggettiva sempre.
Saremmo ingiusti, però, se non dicessimo che all’interno del pool di Milano c’erano personalità diverse e comportamenti altrettanto diversi che non riuscivano però a imporsi o per la giovane età o perché ammalati e stanchi. I nomi non ci interessano, così come non ci interessa che una sera il brigadiere Scaletta (se la memoria non mi tradisce) mentre parlavamo ci confidò che di lì a qualche giorno sarebbe stato arrestato un pezzo da novanta dell’economia del paese perché a suo carico c’era un poderoso e inattaccabile dossier della Guardia di finanza. Grazie a Dio quella previsione non si verificò. Ma qualche anno dopo fummo chiamati come persona informata dei fatti da un pm di Perugia che voleva arrestare la stessa persona indicata dal brigadiere Scaletta. Di questo avvertii un autorevole amico di questo pezzo da novanta che subito si dimise dal suo prestigioso incarico e la cosa finì in cavalleria per la pm che prima fu chiamata al ministero della Giustizia e poi fu pregata di candidarsi al Senato della repubblica. Se evitiamo di far nomi oggi è per non concorrere a rimestare odi e rancori, ma solo per dire che anche questa era la scuola di Milano del brigadiere Scaletta. Anche questo è un frutto di quella minoranza attiva di Milano. Spiace dirlo, ma frutti velenosi di quel tempo sono l’attuale degrado della politica, la sua inadeguatezza e la sua incultura. Certo, anche noi abbiamo avuto responsabilità per non aver detto a suo tempo al paese che la politica aveva bisogno di risorse perché la democrazia liberale potesse mettere radici permanenti. Ma quelle risorse dovevano essere date alla luce del sole come avviene negli Stati Uniti, contrastando quella cultura cattocomunista secondo cui il denaro è lo sterco del diavolo, per cui se uno dava un contributo elettorale veniva subito individuato come un corruttore e il politico o il partito come un corrotto.
La responsabilità di quel silenzio ce la portiamo dietro da sempre perché a quel finanziamento della politica democratica battezzato come corruzione corrisponde oggi una corruzione ben più grave e devastante, quella politica legata alla sua inadeguatezza, al suo autoritarismo, al suo bullismo e alla sua personalizzazione. Mai come oggi allora resta attuale quell’appello che nel 1919 lanciò Luigi Sturzo ai liberi e ai forti per voltare pagina e rilanciare una politica alta al servizio di un paese che non merita né l’isolamento internazionale né la comicità di un movimento senza arte né parte.
Dimissioni degli indagati
Molto spesso siamo colpiti dal fatto che all ‘estero se un politico viene indagato si dimette quasi immediatamente ed esce fuori dal campo politico mentre in Italia il politico resiste, resta nel campo della politica, talvolta fino alla condanna definitiva e anche oltre : il caso di Berlusconi è emblematico. Malgrado circa 50 indagini ha continuato a fare politica , alla fine condannato in via definitiva si è dovuto dimettere a norma di legge ma non ha lasciato affatto la politica e restato comunque uno dei massimi esponenti della politica italiana: il suo declino politico è legato a motivazioni politiche non a fatti giudiziari
E non si tratta certo di un fatto unico. una eccezione: un gran numero di politici e amministratori locali sono stati indagati e a lungo e hanno subito processi ma sono rimasti al loro posto fino a che la legge lo permettesse e comunque le vicende giudiziarie hanno avuto scarso impatto sulla loro popolarità .
Alcuni concludono allora che l’Italia è insensibile alla pubblica moralità, che è un paese corrotto in tutte le sue componenti o, più comunemente che una parte politica (ovviamente quella alla quale non si appartiene ) è corrotta mentre quel un’altra (ovviamente quella a cui si appartiene ) non lo è. Cosi Scalfari, il fondatore di Repubblica, ebbe a definire la sinistra come la parte onesta della nazione, i grillini, almeno all’inizio, si posero come il partito degli onesti, cosa che era stata già proposta in altre contingenti da Berlinguer
Ma bisogna tenere conto di un fatto. Un tempo in Italia come all’estero , gli indagati si dimettevano, uscivano dalla scena politica Ricordo il caso di Piccioni che si dimise e poi usci fuori dalla politica per accuse che si riversarono per il figlio, nemmeno per lui, per il caso Montesi, accuse rivelatosi poi del tutto infondate .
Certamente fu una esagerazione ingiustificata ma non fu certo fatto isolato Tutti credeva molto nella magistratura fino a Mani Pulite che infatti spazzò via una intera classe dirigente con semplici indagini prima ancora che con condanne che poi spesso non ci furono e molti poi furono assolti anni dopo con scarsissima risonanza nella opinione pubblica
Si ricorda che l’unico processo sostenuto effettivamente dall’eroe per antonomasia di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, fu quello contro un certo Cusani, un personaggio del tutto secondario , un semplice esecutore tecnico finanziario
A un certo punto però la gente cominciò a perdere fiducia nella magistratura
Credo che la svolta (ma solo un fatto occasionale ) sia stata l’invito di comparizione a Berlusconi appena eletto mentre presiedeva un convegno internazionale sulla legalità In effetti era solo chiamato a testimoniare, niente altro, ma tutti compresero che si trattava di un inizio di una indagine penale con conseguente processo, come in effetti avvenne. Berlusconi non cedette affatto. L elettorato che lo aveva sostenuto continuò a sostenerlo e quello contrario restò contrario. L’effetto fu quasi nullo, ben lontano dalla onnipotenza di consimili provvedimenti di appena un anno prima In particolare per quei reati Berlusconi fu condannato in primo grado per 4 reati, in appello per un solo reato e in cassazione assolto da tutti e quattro i reati
Non mi pongo il problema se Berlusconi in questo come in tutti gli altri casi fosse colpevole o innocente: non è rilevante per il discorso che facciamo Constato solo che la gente non ci credeva e continuava a votarlo
Si dice spesso che allora l’elettorato si divide in due parti quello giustizialista che crede ai giudici e quello anti giustizialista che rimane molto scettico
Ma NON è cosi La realtà è che dopo invece ci si è divisi in due parti : una parte credeva a una parte della magistratura e l ‘altra parte all’altra parte della magistratura Nel nostro esempio ( solo un esempio) c’è chi applaudiva a quelli che accusavano Berlusconi e chi a quelli che lo assolvevano. il che significa che nessuno più crede alla magistratura ma solo a quei magistrati di cui condivide l’orientamento
Alcun pensano che i politici sono tutti corrotti e che i giudici che fanno inchieste su di loro siano i BUONI i nostri, quelli che invece li affossano (assoluzioni, non luogo a procedere, avocazioni pure) siano i CATTIVI al servizio dei corrotti
Lo schema è suggestivo e per questo molto popolare ma non corrisponde alla realtà dei fatti e lo stesso dicasi per lo schema opposto nel quale i buoni sono quelli che assolvono
La realtà è che ci sono magistrati che si costruiscono carriere politiche, notorietà, potere ( qualcuno solo per ideologia) aprendo inchieste su personaggi importanti senza basi : è sempre possibile trovare qualche reato nel mare magnum delle leggi forzando, esagerando, cavillando. Dopo anni e anni di indagini non producono nessuna prova e alla fine gli imputati sono assolti o non vanno nemmeno a processo ma nel frattempo la loro vita politica (e non ) è stata distrutta Ci sono magistrati onesti e seri che invece aprono inchieste su prove e fatti e reati ben chiari e inconfutabili
Ci sono magistrati che cercano di fermare inchieste per ottenere l appoggio di potenti e altri magistrati onesti che respingono inchieste e accuse senza fondamento
I buoni e i cattivi sono in tutte e due gli schieramenti. Non sono cosi pessimista da pensare che non esistono magistrati onesti ne cosi ottimista (ingenuo ) nel pensare che non ne esitano di quelli che seguano fini personali o di corrotti
Paradossalmente i cosi detti giustizialisti non hanno più fiducia nella magistratura nel suo complesso dei cosi detti anti giustizialisti: la perdita di fiducia nella magistratura in Italia quindi è generale
Ed è per questo che all’estero subito l'indagato si dimette e da noi come avveniva un tempo; non certo perchè gli italiani siano tutti corrotti o sciocchi
Negli altri paesi europei il politico accusato viene sempre condannato Da noi passano anni ed anni poi alla fine spesso viene assolto o, più frequentemente un tribunale lo assolve e un altro lo condanna: tutto resta nella incertezza, nel vago
Andando all’essenziale del problema si è persa la fiducia nella magistratura per le continue contraddizioni fra procedimenti che durano anni e finiscono nel nulla e giudici che si contraddicono: troppo spesso le corti di primo, secondo grado e cassazione giudicano diversamente gli stessi fatti con le stese leggi per cui alla fine la gente perde fiducia E vero che giuridicamente vale la sentenza della cassazione ( passa in giudicato) ma solo formalmente : niente ci dice che essa abbia ragione e le altre corti torto Pensate quando poi la cassazione assolve senza rimettere Dice in effetti che il processo non avrebbe dovuto nemmeno essere celebrato E allora gli altri giudici togati erano degli imbecilli? non è sostenibile
Ma questo fatto non è casuale Se i giudici applicassero la legge sarebbe facile prevedere l’esito di un procedimento giudiziario ( certezza del diritto) Invece da noi non si sa mai come va a finire Questo avviene perchè ormai la magistratura applica in modo cavilloso la legge secondo la propria ideologia e orientamento, magari per nobili motivi
Nel caso della sea watch un PM chiede gli arresti per la capitana Rackete, un GIP invece non li concede smontando nei fatti ogni accusa. Due magistrati giudicano diversamente uno stesso fatto con le stesse leggi Sarebbe ingenuo pensare che si tratti di un divergenza tecnica nella interpretazione del diritto o che magari uno dei due magistrati sia più bravo dell'altro A tutti appare evidente che le divergenze dipendono da un diverso orientamento ideologico, uno favorevole l altro contrario alla politica del governo sull'emigrazione
Paradossalmente noi possiamo sapere quale sarà l'esito di certi procedimenti giudiziari conoscendo l’orientamento del magistrato che per caso deve pronunciarsi: l'esatto opposto della certezza del diritto
E impressionante il numero delle contraddizioni fra i vari collegi giudicanti (e gli inquirenti) nei processi a sfondo politico. Basta farsi un giro su Wikipedia
Un effetto perverso delle indagini a fini politici è che la gente non crede più, non sa se si tratta di accuse fondate o di mene politiche: allora i favorevoli a un indagato continuano ad essere favorevoli e i contrari a essere contrari La efficacia della azione penale è per questo debolissima in Italia
Si parla spesso di obbligatorietà dell’azione penale ma il PM che ha qualche notizia di reato può indagare per anni oppure archiviare rapidamente In pratica possiede un potere enorme verso la politica perchè i tempi della giustizia sono immensamente più lenti di quelli della politica Se un politico si dimette perché inquisito esce di scena e se dopo dieci anni sarà magari assolto anche dalla cassazione con formula piena non vi rientrerà più Stranamente l’esito del processo non conta nulla in politica, la gente dimentica
Si par Io direi che bisogna distinguere il piano formale da quello sostanziale I magistrati formalmente non escono mai dalla legalità formale: è gente preparata
E’ vero che di fronte a una denunzia il magistrato deve procedere: pero il problema è come. Mi hanno rubato l ‘auto , il magistrato ha avuto la denunzia, non ha fatto assolutamente nessuna indagine fino a che, passato il tempo previsto, l’assicurazione mi ha rimborsato Ovviamente se fossi rimasto ucciso il magistrato avrebbe fatto ben altre indagini Per l’assassinio di Brembate hanno ricercato il DNA di una intera popolazione per anni e hanno fatto bene
Si dice che bisogna difendersi non DAL processo ma DENTRO il processo E’ vero: peroò spesso si indaga a lungo, all’infinito, qualche volta non si arriva proprio al processo o comunque si arriva dopo tanto tempo che ormai la propria vita politica( e non) è rovinata
E’ vero che la prescrizione aiuta i colpevoli pero è anche un mezzo comodo per gli PM che non concludono niente e la tirano per le lunghe e poi incolpano la prescrizione
C’è poi il perverso collegamento delle indagini giudiziarie e dei media: cosi nella realta quello che viene definito circo mediatico giudiziario è molto forte e popolare perché semplice e esplicativo ; da una parte i buoni, i nostri, dall’altro i cattivi, i traditori
Non credo che il problema sia che con tali pubblicazioni qualche legge sia violata o meno : un buon ( o anche modesto) avvocato troverebbe sia ragione a favore che contro
Il problema è che certe registrazioni sono diffuse al di fuori del loro contesto, ma è il contesto generale che da significato alle singole frasi
Soprattutto appare evidente che le registrazioni sono diffuse nascostamente per colpire questo o quel personaggio o fazione politica : ma il compito di un magistrato sarebbe quello di colpire quelli che commettono reati, se ci sono prove al la di ogni ragionevole dubbio: spesso invece non si vede nessun elemento per rinvio a giudizio, nemmeno lontanamente , solo frasi colte a volo
Il caso di lottizzazione esploso con le indagini su Palamara ha messo in evidenza un fatto che poi tutti sapevano: la lottizzazione della magistratura secondo fazioni ideologiche o semplicemente cordate di potere
Non è che i contatti fra Palmara Lotti e tutti gli altri fossero delle eccezioni : piu o meno tutti i magistrati fanno in questo modo
Si può dire giustamente che il fatto che tutti fanno in un certo modo non giustifica tutti e nessuno : è vero. Tuttavia se il sistema è tale per cui tu o fai un in certo modo oppure sei travolto ( far torto o subirlo, diceva Manzoni ) allora certo un santo preferisce perire che fare il male. Ma i santi non fanno politica, si sa, e nemmeno i magistrati
Il fatto è che il sistema della magistratura è tale che la scelta non è fra un giudice indipendente e uno a te favorevole ma fra un giudice della tua fazione oppure uno della fazione nemica. Conseguentemente tutti cercheranno di avere giudici della propria fazione il contesto è che più o meno tutti i magistrati brigano in questo modo perchè il sistema lo esige. E una conseguenza inevitabile del sistema elettivo
E ingenuo pensare che nelle elezioni si voti per il migliore e non per quello che ci è più amico e, nelle migliore delle ipotesi per affinità ideologica
Qualcuno propone semplicemente la anzianità Diceva la buon anima di Cossiga che un magistrato da giovane vince un concorso e, a meno che non uccida la moglie, arriva ai gradi più alti : qualunque cosa faccia in bene o in male non importa nulla, può fare quello che vuole
Con questo criterio al grande Falcone fu preferito un oscuro magistrato solo perchè più anziano e sentivo da radio radicale che i giudici che condannarono Tortora hanno poi fatto splendide carriere A proposito di Falcone forse la anzianità fu solo un pretesto perchè come è noto non era affatto popolare fra i magistrati probabilmente perchè estraneo alle correnti
Con il solo criterio della anzianità avremmo poi sempre dirigenti prossimi alla pensione cosi come avviene nella Corte costituzionali nella quale quasi tutto poi diventano presidenti ( con relativa emolumento faraonico ) Pero non mi sembra che dirigenti prossimi alla pensione e molto anziani siano poi la soluzione migliore. Comunque riconosco, meglio la anzianità che il gioco delle correnti
L'unica soluzione ragionevole mi sembrerebbe essere il sorteggio fra tutti quelli che hanno i requisiti i quali sono stabiliti una volta per tutti e quindi non possono essere manovrati per favorire questo o quello. Il vantaggio è che l'eletto non deve rispondere a quelli che lo hanno eletto e si sfalderebbe il sistema pernicioso delle correnti e cordate Riconosco che non è il sistema perfetto , ma nessun sistema è perfetto, ma alcuni sono preferibili ad altri
L argomento contro il sorteggio è che cosi non si scelgono i migliori: ma è utopistico pensare che si votino i migliori e non i solidali in cordate più o meno oscure
Ovviamente la soluzione del sorteggio non piace a chi gestisce questi poteri e si appellano alla costituzione: non si farà mai, a quanto credo
Il problema è che l opera dei magistrati non viene più valutata e per promozioni a numero chiuso: c’è solo il gioco delle correnti
Perché meravigliarsi allora che nostra magistratura sia caduta cosi in basso In altri paesi civili se un magistrato fa cose “strane” viene cacciato a pedate
La incertezza del diritto che si è venuta a instaurare in Italia è estremamente dannoso sul piano economico come gli economisti ripetono da tanto tempo : non si ha certezza di cosa si possa fare Ad esempio in tanti hanno investito in esercizi della cannabis light ed ora una sentenza, per altro ambigua, li fa perdere tutto
E ancora più dannoso sul piano amministrativo, sindaci, assessori, funzionari anche i presidi hanno paura di fare qualcosa di nuovo per migliorare perché temono di incorrere in qualche giudice ( pensate a quanti amministratori sono stati indagati e poi assolti )
Anche sul piano della lotta alla corruzione è fortemente negativo perché la gente non supporta più i magistrati, non da loro fiducia
Lo straripamento della funzione giudiziaria è uno delle cause fondamentali della arretratezza e delle difficoltà dell’Italia
Non è la politica che invade il campo dei magistrati ma i magistrati che invadono il campo della politica Accade troppo spesso che i magistrati si mettono a fare politica interpretando le leggi secondo la propria ideologia, magari anche in buona fede per nobili motivi