Source: http://www.avvocato-penalista-bologna.it/consulenza-legale/reato-ingiuria-ora-depenalizzato-puntini-di-sospensione-nel-messaggio-lingiuria-proferita-dallimputato-consiste-nellaver-inviato-a-v-l-dalla-sua-utenza-cellulare-un-sms-contenente-la-let/
Timestamp: 2018-03-18 19:00:20+00:00
Document Index: 175886133

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 606', 'art. 594', 'art. 594', 'art. 606', 'art. 594', 'art. 594', 'art. 594', 'sentenza ']

﻿ REATO INGIURIA ORA DEPENALIZZATO : PUNTINI DI SOSPENSIONE NEL MESSAGGIO - Avvocato Penalista Bologna
SEI UNO…. PUO’ ESSERE REATO
L’ingiuria proferita dall’imputato consiste nell’aver inviato a V.L. dalla sua utenza cellulare un SMS contenente la lettera ‘b’ seguita dai puntini di sospensione ( ‘b….’).
Avverso tale sentenza il M. , a mezzo del proprio difensore, ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, con i quali lamenta:
-con il primo motivo, la violazione dell’art. 606, primo comma, lett. b ed e) c.p.p., in relazione all’art. 594, c.p., atteso che a una lettera dell’alfabeto seguita dai puntini di sospensione, ancorché inserita in un contesto letterale intuitivamente non amichevole, non può essere conferita quella valenza obiettivamente ingiuriosa (lesiva dell’onore e del decoro) che la norma incriminatrice di cui all’art. 594 c.p.
Va premesso in linea generale che l’imputato, con entrambi i motivi di ricorso, sollecita il giudice di legittimità a formulare valutazioni in fatto, sostitutive di quelle effettuate dai giudici di merito e sostenute dai medesimi con motivazione non manifestamente illogica e coerente al compendio probatorio disponibile.
1.1.Ed invero, la ricostruzione dei contesto nel quale l’SMS inviato dal M. alla p.o., contenente la lettera seguita dai puntini sospensivi ( ‘b….’) assume inequivoca valenza ingiuriosa, sottintendendo il riferimento al termine ‘buttana’ non merita censure. In particolare, il giudice d’appello, nel condividere le valutazioni effettuate dal primo giudice, ha ritenuto che quanto percepito dalla p.o. V.L., secondo cui, con quel messaggio SMS il M. intendeva rivolgerle un’ingiuria (riconducibile al termine ‘buttana’, quantunque avesse scritto solo la lettera ‘b’ seguita da puntini)- fosse oggettivamente corretto, considerato che tale lettera si inseriva alla fine di una frase, indubbiamente non amichevole ( ‘stai attenta a quello che fai tu b….’), in relazione ai rapporti conflittuali esistenti tra i due, non smentiti dallo stesso imputato.
1.3.Questa Corte, più volte, ha evidenziato che, nel valutare la portata offensiva di un’espressione verbale, occorre avere riguardo al contesto nel quale essa è inserita (vedansi ex multis Cass. 14 febbraio 2008 n. 11632; Cass. 15 novembre 2007 m 10420; Cass. 5 marzo 2004 a 17664) ed tale principio si sono correttamente attenuti i giudici di merito. Al fine dell’integrazione dell’ingiuria non è indispensabile contrariamente a quanto evidenziato dal ricorrente che il termine offensivo sia compiutamente trascritto o pronunciato, essendo sufficiente che esso sia inequivocamente sottinteso e percepito nel suo contenuto ingiurioso, nel contesto
SEZ. V PENALE – SENTENZA 2 novembre 2015, n.44145
1.1. L’ingiuria proferita dall’imputato consiste nell’aver inviato a V.L. dalla sua utenza cellulare un SMS contenente la lettera ‘b’ seguita dai puntini di sospensione ( ‘b….’).
-con il primo motivo, la violazione dell’art. 606, primo comma, lett. b ed e) c.p.p., in relazione all’art. 594, c.p., atteso che a una lettera dell’alfabeto seguita dai puntini di sospensione, ancorché inserita in un contesto letterale intuitivamente non amichevole, non può essere conferita quella valenza obiettivamente ingiuriosa (lesiva dell’onore e del decoro) che la norma incriminatrice di cui all’art. 594 c.p. richiede; il Giudice d’appello è pervenuto, invero ad una pronuncia di condanna nei confronti dell’odierno imputato, ritenendo che al termine, o meglio, alla lettera, ‘b…’, si possa attribuire, al di là di ogni ragionevole dubbio, quella obiettiva capacità offensiva che l’espressione deve avere perché si traduca in una offesa all’onore o al decoro di una persona, tale da assumere natura penalmente rilevante ai sensi dell’art. 594 c.p.; è vero quanto dedotto dal giudice di primo grado, cioè che ‘la frase non era certamente amichevole, ma non è dato sapere, al di là di ogni ragionevole dubbio, cosa si celasse dietro la lettera ‘b…. ‘, se ‘bigotta ‘, ‘balena ‘, ‘becera ‘, ‘bandita ‘brutta’, ‘bugiarda’, etc. e per ognuna di queste possibili espressioni, nell’immaginaria ipotesi di potere decidere per l’una o per l’altra, sarebbe stato specifico compito del giudice quello di accertare se l’espressione concretamente utilizzata avesse l’obiettiva valenza offensiva richiesta dalla norma incriminatrice; il giudice d’appello ha evidenziato come ‘tutti i termini indicati dal difensore quali possibili epiteti alternativi a quello di ‘buttana’ individuato dal giudice di primo grado, sono chiaramente offensivi, confermando l’intenzione ingiuriosa dell’imputato nei confronti della persona offesa, laddove non si intendevano indicare epiteti alternativi a quello di ‘buttana’, quanto piuttosto contestare che la lettera ‘b’ seguita dai puntini di sospensione fosse associabile ad una parola ingiuriosa, senza incorrere in una opinabile ed arbitraria interpretazione delle intenzioni dell’imputato; la portata ingiuriosa della lettera ‘U..’ è stata ricavata dalla natura contrastata dei rapporti tra i coniugi M.­V. e dal contesto della frase in cui la lettera dell’alfabeto è stata inserita, elementi risultati sufficienti ad indurre i giudici di merito a ritenere che la lettera ‘b ‘ dovesse leggersi inconfondibilmente ‘buttana’, ma nel caso di specie quantunque vi sia un contesto, manca tuttavia l’espressione;
Manifestamente infondato si presenta anche il secondo motivo di ricorso, circa la non idoneità degli elementi considerati dal giudice d’appello ai fini della rìconducibilità al M. del messaggio sms inviato alla V.. Ed invero, rispetto a tutte le deduzioni effettuate dal ricorrente, circa la valenza del tabulato ‘Telecom’ prodotto dalla parte civile, ovvero delle dichiarazioni rese dalla stessa p.o., appare decisiva la considerazione svolta nella sentenza impugnata, circa il fatto che il messaggio in contestazione è partito dalla medesima utenza cellulare da cui è partito anche il messaggio di cui al capo 2), contenente espliciti riferimenti al figlio minore G., che non lasciano adito a dubbi sul fatto che sia stato l’imputato ad inviarli dall’ utenza nella sua disponibilità.
Alla declaratoria di inammissibilità segue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché, al versamento, a favore della cassa delle ammende, di una somma che si ritiene equo e congruo determinare in Euro 1000,00.