Source: http://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1426-codice-civile-raggiri-usati-dal-minore
Timestamp: 2016-12-04 06:06:55+00:00
Document Index: 20120195

Matched Legal Cases: ['art. 427', 'art. 1425', 'art. 427', 'art. 1426', 'sentenza ', 'art. 1176', 'art. 1720']

RICHIEDI CONSULENZA SU QUESTO ARGOMENTO	Il contratto non è annullabile, se il minore ha con raggiri occultato la sua minore età (1); ma la semplice dichiarazione da lui fatta di essere maggiorenne non è di ostacolo all’impugnazione del contratto (2).
CommentoMinore: soggetto che non ha ancora compiuto il diciottesimo anno d’età, allo scadere del quale tutte le persone fisiche acquistano la piena capacità di agire. Essendo incapace d’agire, il (—) non può stipulare contratti, salvo talune eccezioni [v. 2].
(1) Di regola, il contratto concluso dal minorenne è annullabile, salvo che il minore abbia volontariamente ingannato la controparte inducendola a credere di contrattare con un soggetto maggiorenne.
(2) Viceversa, la semplice dichiarazione di essere maggiorenne da parte del minore non impedisce di per sé l’azione di annullamento da parte di quest’ultimo, perché la controparte deve sempre accertarsi, usando l’ordinaria diligenza, della situazione giuridica di colui con il quale contrae.
Cassazione civile sez. II 04 luglio 2012 n. 11191 Mentre l'art. 427 c.c. stabilisce i presupposti in presenza dei quali possono essere annullati gli atti di straordinaria amministrazione posti in essere dall'interdetto e dall'inabilitato, l'art. 1425 c.c. stabilisce l'annullabilità dei contratti conclusi in stato di incapacità legale (e di incapacità naturale) nel caso in cui ricorrano le condizioni sancite dagli art. 427 e 428 c.c. Il successivo art. 1426 c.c., ancora, stabilisce che non è annullabile il contratto concluso dal minore che con raggiri abbia occultato la sua minore età. Tale ultima disposizione, stabilendo una deroga all'annullabilità per incapacità legale esclusivamente con riferimento al minore che con raggiri abbia dolosamente occultato l'età è norma di carattere eccezionale ed è - perciò - di stretta applicazione sì che non può essere estesa ad altre ipotesi non previste dalla norma. (Nella specie il ricorrente invocava l'applicazione della disposizione in questione assumendo che l'inabilitato aveva occultato il proprio stato d'incapacità esibendo una falsa copia della sentenza della Corte di appello di revoca dell'inabilitazione nonché falsa copia apparentemente rilasciata dalla madre di rinuncia a proporre ricorso per cassazione, avverso la revoca dell'inabilitazione).
Cassazione civile sez. II 04 luglio 2012 n. 11191 Titoli di credito
La diligenza che la banca deve spiegare nell'esame della genuinità e fedeltà dell'assegno presentato per il pagamento deve essere riferita non a quella di un qualsiasi osservatore di medio interesse e di media diligenza, bensì a quella di un esaminatore attento e previdente, per il maggior grado di attenzione e di prudenza che la professionalità del servizio consente di attendersi. La diligenza cui l'accorto banchiere e la banca devono attenersi non è quella di cui all'art. 1176 comma 1 c.c., ma precisamente quella del comma 2 dello stesso articolo: la diligenza qualificata di colui che esercita un'attività professionale.
Tribunale Milano 09 ottobre 2007 La vicenda del pagamento, da parte della banca trattaria, di un assegno alterato dopo l'emissione nel suo ammontare, va inquadrata nella convenzione di assegno e, in mancanza di un'autonoma disciplina tra le parti del rischio dell'alterazione dell'assegno, ha conseguenze articolate secondo la riconoscibilità o meno dell'alterazione, nel senso che se tale riconoscibilità ricorra, la banca trattaria non ha diritto nè a rimborso nè a risarcimento perché la negligenza ad essa addebitabile ha concorso con l'altrui illecito alla produzione dell'evento rescindendo il nesso di riferibilità del pagamento (dell'eccedenza) alla convenzione di assegno; se, invece, quella riconoscibilità non ricorre, il traente, che è "dominus" dell'assegno dall'emissione al pagamento, è tenuto, verso la banca mandataria, in base al principio dell'assunzione da parte del dichiarante del rischio dell'inesatta trasmissione della dichiarazione la cui infedeltà non sia riconoscibile, in conformità del testo dell'assegno ricevuto e pagato da quella e, a norma dell'art. 1720 c.c., deve rimborsarle l'intero importo da essa corrisposto.
Cassazione civile sez. III 12 ottobre 1982 n. 5267 La diligenza che la banca deve spiegare nell'esame della genuinità e fedeltà dell'assegno presentato per il pagamento deve essere riferita non a quella di un qualsiasi osservatore di medio interesse e di media diligenza, bensì a quella di un esaminatore attento e previdente, per il maggior grado di attenzione e di prudenza che la professionalità del servizio consente di attendersi; pertanto, la banca che abbia pagato un assegno presentato per l'incasso risultante alterato nella somma originariamente indicata, non è esonerata da responsabilità per i solo fatto che il giudice penale abbia affermato la sussistenza del reato di falso escludendo il carattere grossolano della falsificazione, atteso che in una verifica non superficiale di un accorto funzionario di banca un'alterazione anche di non grossolana macroscopicità può essere riconosciuta.
Cassazione civile sez. III 12 ottobre 1982 n. 5267 Art. precedente
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