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Timestamp: 2018-06-21 17:37:54+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 54', 'art. 39', 'art. 54']

Gli appunti scritti a mano dall’imprenditore possono provare l'evasione? | Commercialista Telematico
Gli appunti scritti a mano dall’imprenditore possono provare l'evasione?
La documentazione extracontabile, che può ben essere costituita da appunti scritti a mano dall’imprenditore, per il suo valore probatorio, legittima di per se stessa, e a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso all’accertamento induttivo di cui all’articolo 39 del D.P.R. n. 29 settembre 1973, n. 600. Lo ha affermato la Corte di Cassazione con la sentenza 20 febbraio 2013, n. 4126. Nell’occasione, si darà conto delle numerose altre pronunce di legittimità che nel corso degli anni hanno riconosciuto il valore di prova presuntiva alla contabilità “in nero” reperita presso l’imprenditore.
Contabilità in “nero”
La Corte di Cassazione, con la sentenza 20 febbraio 2013, n. 4126 ha affermato che la documentazione extracontabile, che può ben essere costituita da appunti scritti a mano dall’imprenditore, per il suo valore probatorio, legittima di per se stessa, e a prescindere dalla sussistenza di qualsivoglia altro elemento, il ricorso all’accertamento induttivo di cui all’articolo 39 del D.P.R. n. 29 settembre 1973, n. 600.
Alla stregua di tale principio di diritto, la Sezione Tributaria ha confermato un avviso di accertamento notificato a una società, che svolgeva attività di commercio di opere d’arte.
L’atto si fondava su un PVC della Guardia di Finanza, la quale aveva rinvenuto, in sede di accesso, alcuni appunti manoscritti dal rappresentante legale della stessa società, nei quali si faceva riferimento a numerose opere e al loro valore.
Ma andiamo con ordine, partendo dai fatti di causa.
Il ricorso per cassazione è stato proposto dall’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Toscana, con la quale, nel respingere l’appello dell’Ufficio, veniva confermata l’illegittimità dell’avviso di accertamento per IRPEG e ILOR e dell’avviso di rettifica per IVA, notificati a una S.r.l., in relazione all’anno 1997, sulla scorta di un processo verbale delle GdF fondato sul rinvenimento di un manoscritto dell’amministratore della società, nel quale erano elencate numerose opere d’arte, con l’indicazione, a fianco, del relativo valore, per un importo complessivo di 4.590.000.000 delle vecchie lire.
Mero indizio?
In sede di merito, sia la CTP che la CTR sono giunte alla conclusione che il detto manoscritto avesse valore “di mero indizio”, da supportare con altri accertamenti, quali il controllo della contabilità.
Lo stesso (manoscritto) non poteva perciò essere utilizzato come fonte di prova certa, soprattutto in considerazione del fatto che la maggior parte dei beni in esso elencati si trovavano nell’abitazione dell’amministratore e non nella sede della società.
Il quesito dell’Ufficio
Dissentendo totalmente dalle conclusioni dei giudici di merito e ritenendo l’accertamento legittimo, l’Agenzia delle Entrate ha denunciato con i primi due motivi di ricorso la violazione dell’art. 54 del D.P.R. n. 633 del 1972, in tema di IVA, e dell’art. 39 del D.P.R. n. 600 del 1973, in tema di imposte dirette, ponendo alla Corte il seguente quesito:
se tali norme, nell’ammettere la rettifica sulla base di presunzioni gravi, precise e concordanti, consentano al giudice di disconoscere valore probatorio a documentazione extracontabile acquisita presso la sede di una società e pacificamente redatta dal suo legale rappresentante.
Terza e quarta doglianza
Con il terzo e il quarto motivo l’Ufficio Finanziario ha invece denunciato, rispettivamente:
l’ulteriore violazione del citato art. 54 del decreto IVA, perché la sola circostanza del rinvenimento presso l&rsquo…
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