Source: https://www.aprilianews.it/attualita/viaggi-e-gite-prenotate-prima-del-cronavirus-cosa-succede/
Timestamp: 2020-03-30 20:25:26+00:00
Document Index: 16305657

Matched Legal Cases: ['art.1256', 'art.1258', 'art.1467', 'art.1463', 'art.1463', 'art.28', 'art.1463', 'art. 41', 'art.1']

Viaggi e gite prenotate prima del Cronavirus, cosa succede? | Aprilianews.it
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Rubrica a cura dell'avvocato apriliano Felice Sibilla. Per una consulenza o info scrivere a info@studiolegalesibilla.it
Viaggi e gite prenotate prima del Cronavirus, cosa succede?
Aprilia – Quella che a gennaio ci veniva presentata come “poco più di un’influenza” e che sembrava, almeno inizialmente, così lontana da noi, ad oggi, invece, ci ha investito in pieno.
Abbiamo dovuto sconvolgere le nostre abitudini di vita quotidiane e stiamo affrontando un’emergenza sanitaria senza precedenti.
Si sono succeduti nelle ultime settimane provvedimenti di urgenza da parte del Governo – a seguito della continua diffusione del virus – che hanno spesso causato confusione ed allarme nella collettività.
Siamo passati in breve tempo da un allarme che sembrava fosse circoscritto alla c.d. area rossa (Milano-Lombardia, poi allargata anche a Veneto, Emilia Romagna, provincia di Pesaro-Urbino) con conseguente possibilità di richiedere rimborsi per viaggi acquistati prima del 23 febbraio esclusivamente con destinazione quelle aeree e per viaggi fino al 01 marzo poi prorogato al 8 marzo, poi per viaggi legati a manifestazioni ed eventi sportivi soppressi e/o rinviati sine die – per arrivare alla dichiarazione di pandemia avvenuta in data 11 marzo ad opera dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La dichiarazione di Pandemia si riflette su tutta la vita sociale ed economica del pianeta, non è escluso nessun settore, addirittura si parla di rinviare le olimpiadi in programma per la prossima estate in Giappone; da un punto di vista giuridico, tale emergenza richiama gli istituti dell’ “impossibilità sopravvenuta”, ovvero della c.d. “forza maggiore”.
L’ “impossibilità sopravvenuta, può essere momentanea o definitiva, disciplinata dall’art.1256 c.c. comporta la risoluzione dell’ obbligazione, ovvero (nel caso di impossibilità momentanea) la non imputabilità del ritardo dell’adempimento ed ancora può essere parziale (art.1258c.c.) ed in questo caso il debitore si libera eseguendo la parte di obbligazione ancora possibile.
L’impossibilità sopravvenuta deve essere diretta conseguenza di un evento straordinario ed imprevedibile che, successivo al sorgere dell’obbligazione, non è imputabile al debitore, cioè non riconducibile ad una condotta colposa di quest’ultimo, impedisce oggettivamente l’adempimento come contruattalmente conevuto .
La c.d. “forza maggiore” non è esplicitamente definita dal Legislatore, secondo dottrina e giurisprudenza, ricorre quando si verificano eventi naturali ed umani (calamità naturali, terremoti, uragani, sommosse, guerre, incendi, provvedimenti dell’Autorità sempre derivanti da fatti imprevedibili) che per la loro imprevedibilità e straordinarietà esulano dalla sfera giuridica e quindi dal controllo e dalla responsabilità delle parti. Il riferimento codicistico è dato dall’art.1467 c.c. che in materia di contratti con prestazioni corrispettive, prescrive la risoluzione laddove la prestazione di una delle parti sia divenuta eccessivamente onerosa – con riferimento all’entità del caso specifico – a seguito di avvenimenti straordinari ed imprevedibili e non imputabili ad alcuna delle parti.
In buona sostanza, gli istituti in commento postulano il verificarsi di eventi straordinari ed imprevedibili nel momento in cui nasce l’obbligazione il cui verificarsi – in pendenza di un rapporto già posto in essere ed a prescindere dalla volontà e quindi anche dalla colpa di ciascuna delle parti (o quanto meno del debitore)– ne comporta la risoluzione, ovvero una rimodulazione per le prestazioni future.
Sulla scorta di quanto sopra riassunto e’ di tutta evidenza che l’attuale pandemia da Covid 19 ha gli estremi per invocare l’ impossibilità sopravvenuta ex art.1463 e ss c.c., ovvero la risoluzione per eccessiva onerosità per causa di forza maggiore.
Tutto ciò riguarda tutti i rapporti giuridici, ivi compresi i titoli di viaggio, i viaggi organizzati, le gite scolastiche acquistate già da tempo e comunque prima del 23 febbraio 2020.
In questa ipotesi dobbiamo distinguere quando il viaggio e/o trasporto è stato cancellato dall’Organizzatore a seguito dell’intervento Governativo con i decreti di urgenza di questi giorni (ad esempio: le gite scolastiche, voli cancellati da e/o verso determinate destinazioni; alcune crociere almeno con partenze fino ad aprile) e quindi si ha diritto alla ripetizione (senza risarcimento di eventuali ulteriori danni) del prezzo ovvero degli acconti versati. L’eccezionalità dell’evento che ha determinato la cancellazione supera ed assorbe le condizioni contrattualmente previste in tema di recesso e disdetta.
Altra ipotesi è quando l’annullamento è deciso dall’Operatore, per cui in questo caso generalmente lo stesso Operatore rimborserà il consumatore con un voucher di pari importo, spendibile entro un determinato termine.
Nel caso in cui sia il consumatore a disdire il viaggio, anche per il legittimo timore di un contagio, ma la data di partenza è oltre il termine di applicazione dei decreti di urgenza del Governo, in questo caso non si avrà diritto alla ripetizione di quanto versato che non costituisce un “indebito” ex art.1463 c.c., né vi sono gli estremi per la risoluzione per impossibilità sopravvenuta, salvo se contrattualmente previsto; quindi, in questo ultimo caso operano le condizioni generali di contratto ed eventuali recesso e disdetta saranno oggetto di penali e/o rimborsi nei limiti di quanto ivi indicato.
Con l’art.28 D.L.9/20, che richiama l’art.1463 c.c. e la sopravvenuta impossibilità derivante dalla diffusione del Covid 19, è previsto per chi ha acquistato titoli di viaggio e si trova in determinate circostanze specificate (ad esempio: persone in quarantena, ovvero residenti/domiciliate in zone dalle quali non ci si può allontanare, destinazioni per le quali è impedito lo sbarco) il rimborso in denaro ovvero attraverso la modalità del rilascio dei voucher come sopra anticipato – la cui scelta è rimessa all’Operatore.
In realtà l’art. 41 VI del Codice del Turismo (pure richiamato dal D.L.9/20 e dal precedente d.l. 6/20 art.1 lett.f) nel prevedere il diritto del recesso al viaggio anche dove lo stesso non sia stato cancellato dall’Operatore ma si siano verificate circostanze inevitabili e straordinarie nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanza che incidono in modo sostanziale sulla regolare esecuzione del soggiorno (come ad esempio verso una destinazione di per se possibile ma dove con provvedimenti delle autorità sono chiusi musei, ristoranti, annullati eventi ecc) oltre che del trasporto, stabilisce che tale rimborso deve avvenire, entro 14 giorni dalla comunicazione di recesso, senza fare riferimento alla modalità dei voucher.
La situazione, tuttavia, non è definitiva, ci sono nuovi provvedimenti all’orizzonte, con l’auspicio di tornare alla normalità il prima possibile.
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