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Timestamp: 2016-07-23 23:15:56+00:00
Document Index: 72525406

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 116', 'art.\n43', 'art. 43', 'art.\n495', 'art. 61', 'art. 51', 'art. 612', 'art. 275', 'art. 656', 'art. 132', 'art. 61', 'art. 640', 'art. 61', 'art. 112', 'art. 61', 'art.\n605', 'art. 574', 'art.\n625', 'art. 639', 'art. 18', 'art. 391', 'art. 41', 'art. 388', 'art. 585', 'art. 111', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 415', 'art. 369', 'art.\n111', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 50', 'art.51', 'art. 416', 'art. 7', 'art. 7']

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Paper "Il patrocinio a spese dello ...
RELAZIONE SULL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA PER
L’ANNO 2009 NEL DISTRETTO GIUDIZIARIO DI PALERMO
Assemblea Generale della Corte del 30 gennaio 2010
Copertina: Riproduzione dell’immagine della sovraccoperta del volume “Porte Aperte” di Leonardo Sciascia, pubblicato dalla S.p.A.
Club degli Editori (oggi Mondolibri S.p.A), Milano, ed. 1988.
Ecc.mo Procuratore Generale, Colleghi della Corte, della
Procura Generale e di tutti gli altri uffici giudiziari del Distretto, Autorità religiose, civili e militari, Signore e Signori, che ci onorate della vostra presenza, è con viva apprensione che ci accingiamo ad inaugurare l’anno giudiziario 2010, che si preannuncia ricco di sorprese per le tante novità legislative già in itinere sia sul piano processuale che ordinamentale.
È un dato consolante che la politica si sia finalmente accorta
della inefficienza del sistema giustizia e che abbia assunto concrete
iniziative per velocizzare il processo sia civile che penale attraverso
riforme che – condivisibili o meno – costituiscono il primo passo per
una revisione generale ordinamentale, senza la quale qualsiasi riforma non potrà mai raggiungere l’effetto sperato.
È un dato sconfortante, invece, che queste iniziative si muovano su uno scenario di scontro istituzionale, in un clima avvelenato, caratterizzato da ripetuti e scomposti attacchi ai giudici: attacchi che colpiscono il controllo di legalità che l’ordine giudiziario,
come potere diffuso, è chiamato a svolgere, un controllo di legalità
che è l’unica garanzia di uguaglianza davanti alla legge.
Non di un clima di scontro, nè dei frutti avvelenati di un
conflitto permanente hanno bisogno le istituzioni e i loro cittadini,
ma di una Magistratura in grado di assicurare una giustizia efficiente, che sappia essere garante dei diritti di tutti, e di una politica
che si adoperi verso tale obiettivo con le necessarie iniziative normative e di organizzazione.
È bene non dimenticare che una buona amministrazione
della Giustizia costituisce l'asse portante di un moderno Stato di
diritto, perché, con l'assicurare il tempestivo rispetto delle regole,
ristabilisce la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, contribuendo così alla costruzione di una civile convivenza e alla crescita del Paese
sotto ogni profilo.
Non mi soffermo oltre su questi argomenti che esulano dal
mio dovere istituzionale di relazionarvi sulla realtà giudiziaria del
nostro Distretto, per una riflessione comune sulle maggiori problematiche che hanno contraddistinto il periodo 1º luglio 2008 – 30
Prima di procedere a tale disamina, è doveroso anzitutto rivolgere il nostro deferente saluto al Capo dello Stato, supremo garante dei valori delle Istituzioni democratiche del Paese e dei principi fondamentali di autonomia e indipendenza della Magistratura.
Lo ringraziamo per i suoi ripetuti interventi volti a sollecitare il
mondo della politica ad abbandonare ogni proposito di delegittimare il potere giudiziario e, al contempo, accettiamo volentieri le sue
raccomandazioni di continuare a guardare a tutti i motivi e gli aspetti della crisi del sistema giustizia, offrendo con rigore, misura e senza
scendere sul terreno dello scontro la (nostra) disponibilità (che sempre vi è stata e sempre vi sarà) a concreti contributi propositivi.
Il nostro riverente saluto va anche al Governatore della Regione Sicilia, a tutti i Parlamentari nazionali e regionali, ai Prefetti
di Palermo, Agrigento e Trapani, al rappresentante del Consiglio
Superiore della Magistratura, al rappresentante del Ministro della
Giustizia, al Sindaco della città di Palermo e a tutti gli altri Sindaci
dei Comuni del distretto, al Presidente della Provincia di Palermo, a
tutti i Vescovi e soprattutto al nostro Arcivescovo Mons. Paolo Romeo.
Un cordiale saluto al Magnifico Rettore dell’Università degli
studi di Palermo e agli esponenti del Senato accademico che con la
loro presenza danno maggiore risalto all'inaugurazione dell'anno
giudiziario a testimonianza di quei principi di unità e collaborazione
che legano, pur nella diversità dei ruoli, tutte le Istituzioni della
Un doveroso saluto va anche agli Avvocati tutti e, in particolare, agli esponenti dei Consigli dell’Ordine, delle Associazioni Forensi e dell’Avvocatura dello Stato, ringraziandoli per il loro apporto
collaborativo nella risoluzione dei problemi organizzativi che purtroppo continuano ad affliggere i nostri uffici giudiziari.
Un saluto e un vivo apprezzamento all’Arma dei Carabinieri,
alla Polizia di Stato, alla Guardia di Finanza, alla Polizia Penitenziaria, alle Polizie Municipali, ai Vigili del Fuoco e alle Guardie Forestali
Un apprezzamento riconoscente rivolgo ai Dirigenti, ai Segretari e al personale amministrativo di tutti gli uffici giudiziari del
Distretto ed al personale U.N.E.P. per il loro competente e serio
impegno di lavoro.
Saluto i rappresentanti sindacali ed i rappresentanti della
stampa, con la certezza che la loro professionalità e la loro sensibilità istituzionale li renderà maestri della corretta informazione, garantendo così il sicuro svolgimento di indagini spesso delicate.
Un cordiale benvenuto a tutti i cittadini presenti e agli studenti delle scuole superiori di Palermo e ai loro docenti, che ringrazio per la loro gradita partecipazione.
Un ultimo saluto ai Magistrati ed al personale amministrativo in pensione e a coloro che nel decorso anno ci hanno lasciato e
che sono rimasti nel nostro ricordo e nel nostro cuore.
Un grato e commosso pensiero, infine, ai numerosi colleghi
che, nell’esercizio delle loro funzioni di Magistrati, sono rimasti vittime del terrorismo o della criminalità organizzata.
1. STATO DELLA GIUSTIZIA IN GENERALE
Sullo stato dell’amministrazione della giustizia in generale,
nulla è da aggiungere a quel che è stato detto negli anni precedenti
e da ultimo, ieri, dalla cattedra più prestigiosa della Magistratura al
cospetto del Capo dello Stato e del Ministro della Giustizia.
La Giustizia continua a soffrire non per la vana attesa di riforme, quanto piuttosto per il parto di numerose riforme. In effetti,
a cominciare dal codice di procedura penale alla istituzione del giudice unico di 1º grado, dalle sezioni stralcio ai ripetuti interventi
modificativi del processo civile, dalla definizione dei procedimenti in
materia di diritto societario alla riforma dell'Ordinamento giudiziario, senza far menzione di una miriade di altri provvedimenti normativi di minore impatto e di ristretto campo applicativo, la Giustizia da non pochi anni è interessata da un'attività riformatrice intensa e continua, di tipo alluvionale, che ha
lasciato irrisolto lo
stato generale di crisi dell’Istituzione giudiziaria,
macroscopica-
mente rappresentato da un grave sintomo patologico, consistente
nella sua, ormai cronica, lentezza.
L'Italia detiene il non lusinghiero primato, in Europa, del
maggior tempo impiegato dai magistrati nella definizione dei processi, sia civili che penali. La legge 24 marzo 2001 n° 89 (cosiddetta
legge Pinto), lungi dall'aver alleviato tale disfunzione, ha, al contrario, aumentato il contenzioso civile delle Corti d'Appello, adite per
l'accertamento e la determinazione dell'equa riparazione conseguente alla violazione del principio della ragionevole durata del processo e non ha, peraltro, consentito di realizzare lo scopo primario
per cui la citata legge era stata adottata, rappresentato dalla elimi4
nazione del contenzioso davanti alla Corte Europea dei diritti
dell'uomo per violazione dell'art. 6 della relativa Convenzione.
Le controversie civili, non escluse quelle di lavoro, ed i procedimenti penali approdano al traguardo del giudicato dopo qualche lustro. Non infrequentemente le procedure contenziose si protraggono ben oltre la vita delle persone che le avevano promosse,
cosicché, a volte, la sentenza definitiva non conclude un processo
ancora animato da posizioni conflittuali, ma un rito, divenuto inutile rispetto alla vicenda umana, segnata inizialmente da contrasti su
interessi patrimoniali o di altra natura o dal dramma dell'imputato
e delle persone offese. Il lungo e vano decorso del tempo consegna
al ricordo, sempre più remoto e sbiadito, il fatto che era stato portato alla cognizione del giudice, i cui risvolti, sia di rilevanza penale
che civile, a distanza di anni dall'accadimento del fatto stesso, si
sottraggono talvolta a valutazioni che ne giustifichino ancora la
sanzionabilità.
L'eccessivo ritardo, con cui si concludono i processi, svilisce
l'attività giudiziaria e per giunta la rende oltremodo dispendiosa sul
piano finanziario, sia per lo Stato che per gli utenti. Epperò il ritardo non è dovuto a cause interne all'attività giudiziaria, che pure
sussistono, ma sono di trascurabile incidenza. Intendo riferirmi alla
complessità delle procedure, alla conduzione dell'udienza, che non
sempre toglie spazio a strategie dilatorie, alla redazione delle sentenze e degli altri provvedimenti, che non si esaurisce nell'individuazione dei fatti rilevanti e nel dare contezza della soluzione accolta
(la c.d. ratio decidendi), ma indugia, a volte, anche su dettagli poco
significativi e sussidia il discorso motivazionale di ridondanti richiami dottrinali e giurisprudenziali, ripercorsi nella loro evoluzione. Di talché la motivazione, che per disposto normativo dovrebbe
essere sintetica, assume spesso, nel campo penale, forma e consistenza di una monografia sulle problematiche sottese al caso in discussione.
Un ruolo preponderante va riconosciuto, invece, al dato
quantitativo. Il nostro è un Paese che si ostina nel rifiuto ad affrontare i problemi sotto l'aspetto della quantità compatibile con le ri5
sorse effettivamente disponibili, non considerando che il dato quantitativo, se rimosso od eluso, riemerge in ogni occasione in cui sia
necessario reperire risorse. E così nell'amministrazione della giustizia come nell'amministrazione degli altri servizi si assiste ad una
incessante dilatazione della domanda, cui le strutture deputate alla
erogazione dei servizi non sono in grado di fornire risposte adeguate.
Nel settore penale, l'attività giudiziaria deve misurarsi con
vecchie e nuove organizzazioni criminali, radicate nel territorio, che
compromettono lo svolgimento delle attività economiche, sia nel
settore della produzione che in quello del commercio. Preoccupante
è l’esercito di faccendieri che realizza enormi profitti illeciti, spesso
a danno di piccoli e sprovveduti risparmiatori. Intensa ed allarmante è l'attività delinquenziale di bande di malavitosi, composte in
prevalenza da stranieri, comunitari e non, che, con inaudita violenza, hanno conquistato le zone periferiche dei centri urbani, dove
spacciano droga e sfruttano la prostituzione di donne ridotte in
Ad una situazione che vede in espansione l'attività criminale, le Forze dell'Ordine e la Magistratura fanno argine nei limiti del
possibile ed anche oltre, senza risparmio dell'impegno personale. E
tuttavia la situazione permane grave se, malgrado il successo di parecchie operazioni contro la criminalità, i cittadini avvertono il pericolo per la propria incolumità anche nell'espletamento delle incombenze quotidiane più usuali.
In campo civile, la domanda è alimentata dal fatto che, non
essendo i rapporti interprivati più gestiti in buona fede – la lealtà
comportamentale è ormai un'evenienza rara – inevitabilmente essi
ripiegano nel contenzioso. La società civile ha ripudiato i valori tradizionali senza sostituirli con altri di pari spessore etico. La caduta
dei valori, in uno all'appannarsi delle ideologie, ha disarticolato gli
assetti economico–sociali che erano venuti configurandosi in tendenziale conformità al modello di società disegnato dalla costituzione intorno al principio–cardine del solidarismo. Ma ora nei fatti la
solidarietà è stata esiliata dal contesto dei rapporti sociali, che sono
dominati dall'egoismo. Nulla è più condiviso, tutto è disputato e
conteso.
Le norme costituzionali, che avevano favorito il progresso e
ridotto l'area delle disuguaglianze, sembrano spente e di certo hanno perduto il loro originario vigore. Si richiama al riguardo
l’attenzione sull'art. 36 Cost. che riconosce al lavoratore il diritto
alla retribuzione sufficiente. Tale norma è stata utilizzata dai giudici del lavoro per estendere l'obbligo correlativo alle aziende non aderenti a nessuna delle associazioni stipulanti il contratto collettivo. Ma in questi ultimi anni, a partire dall'introduzione della moneta unica, il salario governato dalla contrattazione collettiva, non è
più rispondente ai dettami costituzionali: non assicura più al lavoratore ed alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. Si può
ben dire che l'art. 36 Cost., da norma precettiva è divenuta norma
programmatica a realizzazione differita sine die.
Un'usura devitalizzante hanno subito molte altre norme costituzionali. Può forse ritenersi garantito a tutti il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero, se l'accesso al mezzo più efficace di diffusione del pensiero, la televisione, è di fatto riservato a
pochissime persone, per lo più ai politici di maggior rango, ai giornalisti ed ai politologi più famosi? Nei dibattiti televisivi sulle più
svariate questioni è spesso assente l'opinione del cittadino comune.
La crisi economica, sopportata in larga misura dal lavoro dipendente, incrementa i conflitti, i quali, non trovando composizione
collettiva con gli accordi faticosamente raggiunti in sede sindacale,
che a volte sono rifiutati dagli stessi interessati, si traducono in
controversie giudiziarie.
L'infortunistica stradale con lesioni alla persona rarissimamente esita in una transazione, vuoi per l'esorbitanza della pretesa
risarcitoria talvolta accampata, vuoi per l'allergia delle compagnie
assicuratrici alla sollecitudine nel provvedere ad un congruo risarcimento del danno. Nella gestione dei rapporti obbligatori, non appena si apre uno spiraglio in cui sia possibile insinuare una qualche contestazione, l'adempimento viene negato o sospeso. Le crisi
coniugali dall'interno delle pareti domestiche vengono trasferite nel7
le aule dei Tribunali, non solo quando esplodono, ma anche dopo la
separazione ed il divorzio.
Le aziende a rischio di sopravvivenza, per recuperare competitività nel tentativo di rimanere sul mercato, non trovano di meglio
che evadere o eludere i contributi assicurativo–previdenziali: il che
dà conto dell'ingente numero di controversie in cui è coinvolto
l'I.N.P.S.. Le difficoltà economiche delle famiglie, destinate purtroppo ad accentuarsi per l'impennata che si registra nei prezzi dei prodotti di largo consumo, incrementa le procedure esecutive.
Nella società civile, dunque, la propensione alla lite fa premio su quella alla conciliazione amichevole. Essa genera un contenzioso imponente, rispetto al quale le strutture giudiziarie si rivelano insufficienti a definirlo in un tempo ragionevole. Ciononostante, esse vengono gravate di ulteriori incombenze ad ogni delinearsi
di una situazione di emergenza. Tutto viene demandato alla giurisdizione; la magistratura è sollecitata ad intervenire in ogni settore,
sia pubblico che privato, in cui si dispieghi l'attività umana. Così il
giudice che, nei trascorsi decenni, veniva accusato di non sapere
interpretare la domanda di giustizia perché giudicava dall'alto di
una torre, ora che dalla torre è disceso riceve l'accusa opposta di
commettere invasione di campo.
Il rimedio che lo stato dell'amministrazione della giustizia
suggerirebbe per rendere più celere ed efficiente l'attività giudiziaria
sarebbe quello dell'aumento dell'organico dei magistrati e dei collaboratori amministrativi. Tale rimedio, tuttavia, se la crisi della giustizia non è soltanto endogena, ma indotta dalla generale crisi che
pervade tutte le Istituzioni, agirebbe sulle disfunzioni dell'attività
giudiziaria senza rimuoverne le cause. Bisogna considerare, poi,
che la strada dell'aumento dell'organico, che dovrebbe avere una
significativa consistenza per poter dare un forte impulso ad un'inversione di tendenza è, almeno nel breve periodo, ostruita dalle ristrettezze del bilancio dello Stato: mancano le risorse finanziarie
per percorrerla. Non resta, quindi, che studiare altri rimedi, che si
muovano sinergicamente sia in direzione della degiurisdizionalizzazione di quelle materie non valutabili senza il possesso di cognizioni
tecnico–scientifiche di livello professionale (il giudice esperto in tutto ed in tutto più esperto degli esperti nessuno l'ha mai conosciuto), sia in direzione di ben calibrate misure deflattive.
Non giova arroccarsi nella difesa dell'esistente, quando l'esistente abbondi di ramificazioni dispersive che andrebbero recise
per recuperare risorse ed energie. È davvero compatibile con i ritmi
delle attuali dinamiche economico–sociali un processo, sia civile
che penale, suscettibile di svilupparsi in tre gradi con illimitate
possibilità di ripartenze per quello civile, mentre su quello penale
incombe ad ogni snodo il rischio di regressione, essendo la procedura disseminata di nullità? Ed è coerente con la esecutività per
legge della sentenza di 1º grado, la previsione che la sentenza esecutiva possa essere sospesa a richiesta della parte soccombente
nella fase prodromica ai due gradi successivi? Il che può dar luogo
ad impugnazioni strumentali alla prospettiva della sospensione. E
non sarebbe utile affrancare i Capi degli Uffici dalle incombenze
amministrative – contabili che assorbono tempo che viene sottratto
all'esercizio della funzione giurisdizionale? Sarebbe, infine, auspicabile che il dato testuale fosse esplicitato dalla norma direttamente e non mediante rinvio ad altra norma ed alle sue modificazioni. A
volte la individuazione del testo è un'operazione più ardua di quella
Le leggi più recenti, ancorché importanti ratione materiae
(fallimento, processo civile e societario, Ordinamento giudiziario, sicurezza pubblica, etc.) non ritengo che abbiano la potenzialità di
rimediare in qualche modo alle disfunzioni della giustizia nemmeno
sotto il profilo di un'apprezzabile riduzione del ritardo.
E questo perché, sul versante penale, il processo rimane appesantito da una miriade di notifiche senza che sia stato eliminato,
con norma ad hoc, l'inconveniente della trasmigrazione delle nullità
dalla fase investigativa a quella giurisdizionale. Esse non solo travolgono la fase investigativa, in cui si sono verificate, ma anche la
successiva fase giurisdizionale, quantunque in questa sia precluso
l'utilizzabilità del fascicolo investigativo. Il regime delle nullità assolute, imperniato sulla loro deducibilità e rilevabilità officiosa in ogni
stato e grado del giudizio, non solo ne rallenta il cammino verso la
conclusione, ma rende concreta, in caso di accoglimento dell'eccezione, la prospettiva che il processo esiti nella declaratoria di prescrizione del reato, non comportando la pendenza del giudizio la
sospensione del decorso del periodo prescrizionale.
Sul versante civile è da rilevare che la più snella instaurazione del rapporto processuale, seguita da un'attività di istruzione
probatoria più spedita e semplificata, non prelude necessariamente
ad una più rapida conclusione del giudizio. Tutt'altro: l'aumento
delle controversie mature per la decisione determina una congestione nella fase decisionale (ingorgo decisorio) che, per regolarne il
flusso al grado esigibile di produttività, impone il rinvio, anche di
Il sovraccarico è, pertanto, il dato su cui bisognerebbe intervenire
in funzione del suo alleggerimento, perché l'attività giudiziaria, col
recupero di efficienza e tempestività, restituisca alla Giustizia prestigio ed autorevolezza.
2. IL FUNZIONAMENTO DELLA GIUSTIZIA NEL DISTRETTO
Nell'anno di riferimento, nonostante il difficoltoso funzionamento degli uffici giudiziari, afflitti da gravi scoperture delle singole
piante organiche, nonostante le ricorrenti astensioni degli avvocati
dalle udienze, sono stati ancora una volta raggiunti risultati ragguardevoli al di là delle più ottimistiche previsioni grazie all'impegno ed al senso di responsabilità della Magistratura ordinaria requirente e giudicante, della Magistratura onoraria, dei Dirigenti e di
tutto il personale amministrativo.
La produzione lavorativa, che contrasta con le inconsistenti
valutazioni del Ministro della Funzione pubblica, è stata più che
soddisfacente, ove si consideri che sono stati definiti:
A) nella materia penale:
dalle sezioni penali ordinarie della Corte di Appello n° 3.709
procedimenti, a fronte dei 4.772 sopravvenuti e di un carico
complessivo di 7.629 procedimenti; dalla quinta sezione penale
e per le misure di prevenzione n° 199 procedimenti, a fronte dei
189 sopravvenuti e di un carico complessivo di 308 procedimenti; dalla sezione minori n° 135 procedimenti, a fronte dei
115 sopravvenuti e di un carico complessivo di 182 procedimenti; dalle sezioni della Corte di Assise di Appello n° 45 procedimenti, a fronte dei 31 sopravvenuti e di un carico complessivo
di 52 procedimenti;
dai Tribunali ordinari n° 12.186 procedimenti, a fronte dei
14.113 sopravvenuti e di un carico complessivo di 30.781 procedimenti; dalle sezioni misure di
prevenzione 524 procedi-
menti, a fronte dei 515 sopravvenuti e di un carico complessivo
di 1.031 procedimenti; dagli uffici GIP/GUP n° 50.086 procedimenti, a fronte dei 50.121 sopravvenuti e di un carico complessivo di 79.270 procedimenti; dalle sezioni della Corte di Assise n° 12 procedimenti, a fronte dei 14 sopravvenuti e di un
carico complessivo di 29 procedimenti;
dal Tribunale per i minorenni n° 356 procedimenti, a fronte
dei 267 sopravvenuti e di un carico complessivo di 514 procedimenti; dall’ufficio GIP/GUP del medesimo Tribunale n° 2.524
procedimenti, a fronte dei 1.960 sopravvenuti e di un carico
complessivo di 3.569 procedimenti;
dai giudici di pace n° 1.985 procedimenti, a fronte dei 1.918
sopravvenuti e di un carico complessivo di 4.840 procedimenti;
dai GIP circondariali del medesimi uffici del giudice di pace n°
3.957 procedimenti, a fronte dei 3.638 sopravvenuti e di un carico complessivo di 4.687 procedimenti;
B) nella materia civile:
dalla Corte di Appello n° 5.097 procedimenti, a fronte dei 5.046
sopravvenuti e di un carico totale di 18.132 procedimenti;
dai Tribunali ordinari n° 38.438 procedimenti, a fronte dei
37.934 sopravvenuti e di un carico totale di 119.851 procedimenti;
dal Tribunale per i Minorenni n* 4.502 procedimenti, a fronte
dei 2.902 sopravvenuti e di un carico totale di 3.218 procedimenti;
dai Giudici di Pace n° 44.437 procedimenti, a fronte dei 41.660
sopravvenuti e di un carico totale di 69.757 procedimenti.
Non minore è stata la produttività degli uffici requirenti del
Distretto. Nonostante i pesanti vuoti di organico sono stati, infatti,
dalle Procure delle Repubblica presso i Tribunali ordinari n°
105.223 procedimenti, a fronte dei 109.514 sopravvenuti e di
un carico complessivo di 184.512 procedimenti;
dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura distrettuale
di Palermo n° 891 procedimenti, a fronte dei 1.164 sopravvenuti e di un carico complessivo di 1.720 procedimenti;
dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni n° 2.860 procedimenti, a fronte dei 2.688 sopravvenuti e
di un carico complessivo di 3.917 procedimenti.
L’intenso lavoro svolto ha consentito non soltanto di contenere la pendenza pressoché negli stessi limiti del periodo precedente, ma anche di abbatterla anche se lievemente.
3. LA DURATA DEI PROCESSI CIVILI E PENALI E LA
GIUDIZIARI DEL DISTRETTO
Il problema della durata dei processi, sia civili che penali,
continua a destare viva preoccupazione, particolarmente per la
La riforma del giudice unico di primo grado e la pregressa
(ma ancora incombente) attività delle Sezioni stralcio, unitamente
alla mancata revisione dell'organico della Corte d'Appello continuano a comportare nel settore civile un progressivo (anche se più
contenuto) aumento delle pendenze delle controversie in appello,
con correlativo allungamento dei tempi della loro definizione. Se i
rinvii delle cause ad udienza collegiale, per il vecchio rito, si attestano su tempi inferiori ai due anni, quelli ad udienza di precisazione delle conclusioni, per il nuovo rito, hanno raggiunto e, di recente, superato i quattro anni: e ciò, nonostante l'impegno profuso
oltre ogni misura da tutti i magistrati delle sezioni civili, che si sono
prodigati senza risparmio di energie nella definizione dei procedimenti.
Si tratta di un grave profilo critico che risulta, peraltro, generalizzato in campo nazionale, anche se deve constatarsi con soddisfazione che, secondo gli indici statistici forniti dallo stesso Ministero della Giustizia, nella materia civile il c.d. indice di ricambio, e
cioè il rapporto – moltiplicato per 100 – tra affari definiti ed affari
sopravvenuti, per la Corte di Appello di Palermo nell'anno 2007 si è
collocato all’88,5%, rispetto alla media nazionale del 86,9%, con un
incremento annuale della pendenza pari al 2,2%, e che tale indice
nell’anno 2008 è, invece, salito al 100,25%, rispetto alla media nazionale dell’85,72%, con un decremento della pendenza dello
Altrettanto problematica appare la situazione del settore penale. Seppure, infatti, l’analisi dei dati statistici conferma che la
durata dei processi si mantiene in limiti ragionevoli anche in secondo grado, l’indice di ricambio, che nell’anno 2007 è stato del
98,5%, superiore alla media nazionale del 96,0 %, nell’anno 2008 è
sceso al 76,45 %, rispetto alla media nazionale dell’87,03%, con il
conseguente riverbero sulla pendenza, il cui incremento dal 6,5% è
balzato al 40,58% a cagione dell’incontenibile flusso in aumento dei
processi penali (n° 3704 nel 2006, n° 3.826 nell’anno 2007, n°
4.683 nell’anno 2008).
Nel dettaglio, la durata media dei processi, nella materia
civile, è stata:
per quelli a cognizione ordinaria di giorni 868,58 in primo grado, di giorni 1.376,26 in secondo grado e di giorni 337,21 per
le cause di competenza dei giudici di pace;
per le cause di lavoro e previdenza di giorni 707,58 in primo
grado e di giorni 575,38 in secondo grado;
per le cause di separazione giudiziale e divorzio di giorni 755,59
in primo grado e di giorni 438,88 in secondo grado;
per i procedimenti di competenza del Tribunale per i minorenni
di giorni 964,91.
Nella materia penale la durata media è stata:
per i processi in dibattimento (monocratico o collegiale), di giorni 485.81 per il primo grado, di giorni 290,80 per il secondo
grado e di giorni 239,22 per i procedimenti di competenza del
Tribunale per i minorenni;
per i processi di competenza della Corte di Assise, di giorni
443,23 in primo grado e di giorni 134,47 in secondo grado;
per quelli definiti dai GUP presso i Tribunali ordinari, di giorni
307,03; dal GUP presso il Tribunale per i minorenni di giorni
216,04 e dal GUP Circondariale presso gli uffici del giudice di
pace di soli giorni 4,94;
per le indagini preliminari, di giorni 261,16;
per i processi di competenza del giudice di pace, di giorni
539,43.
Nel complesso la definizione di una causa civile ordinaria richiede, tra primo e secondo grado, un tempo non inferiore a seisette anni; l’esaurimento di un processo penale, tra indagini preliminari, dibattimento di primo e secondo grado, un tempo non inferiore a quattro anni.
Le cause di tali criticità – come già rassegnato nelle relazioni
degli anni precedenti – sono tante e note, tra cui, prima fra tutte, la
esiguità delle risorse umane disponibili.
Le piante organiche dei magistrati ordinari nei singoli uffici
giudiziari, sia giudicanti che requirenti, a parte le persistenti consistenti scoperture (al 30 giugno 2009 erano vacanti
472, con un tasso di scopertura pari al
dappertutto, inadeguate.
Erano presenti al 30 giugno 2009:
26,48%)1,
87 posti su
sono, pressoché
L’analisi svolta dalla Direzione Centrale di Statistica del Ministero della Giustizia per l’anno 2007 limitatamente alle Corti di
Appello, palesemente dimostra che gli organici del personale della
magistratura e del personale amministrativo della Corte di Appello
di Palermo, già a quell’epoca, non erano affatto proporzionati al
flusso degli affari civili e penali; oggi tale sproporzione è maggiormente accentuata per l’aumentata litigiosità del Distretto e il maggior flusso di affari penali.
Non diversa è la situazione dei Tribunali e delle Procure della Repubblica del Distretto e, più in particolare del Tribunale e della Procura della Repubblica di Palermo, le cui piante organiche, in
parte scoperte (al 30 giugno 2009 nel Tribunale di Palermo erano
vacanti 12 posti e nella Procura della Repubblica presso lo stesso
Tribunale 14 posti, oggi aumentati a 16), non sono affatto sufficienti per l’ordinato funzionamento dei servizi.
Permane ancora alta la percentuale di scopertura degli organici degli uffici dei giudici di pace che ha superato il tasso del 41%.
Anche sul fronte dei giudici onorari di Tribunale si registrano
pesanti scoperture, in particolar modo nel Tribunale di Palermo
(10%), nel Tribunale di Agrigento (35,29%) e nel Tribunale di Sciacca (20%).
È ormai urgente ed indifferibile la più volte invocata, ma nei
fatti sempre negata, revisione delle circoscrizioni giudiziarie, il cui
impianto generale risale ormai all'ultimo periodo bellico ed il cui riequilibrio (attraverso soppressione di alcuni uffici ed istituzione di
altri, secondo criteri di attuale utilità) avrebbe opportunamente
completato, come previsto nell'originario progetto governativo (ben
nella Corte di Appello 51 magistrati rispetto ai 63 previsti dalla pianta
nella Procura Generale della Repubblica 15 magistrati rispetto ai 19 previsti dalla pianta organica;
nei Tribunali n° 212 magistrati rispetto ai 250 previsti dalle piante organiche;
nelle Procure della Repubblica 100 magistrati rispetto ai 130 previsti dalle
piante organiche;
nel Tribunale e negli Uffici di Sorveglianza n° 7 magistrati rispetto ai 10
previsti dalle piante organiche.
presto, però, sul punto abortito), l'approvata riforma dell'ordinamento giudiziario del 1941.
Risulta, infatti, di immediata evidenza la necessità che anche la tipologia degli uffici giudiziari andrebbe adeguata, a dispetto
di resistenze campanilistiche e di interessi elettoralistici, alle ormai
da tempo mutate condizioni politiche, sociali ed economiche delle
diverse aree del Paese.
Non appare, invero, giustificata la sopravvivenza nel nostro
Distretto di uffici del giudice di pace, nei quali il flusso degli affari è
davvero insignificante, né di Sezioni distaccate di Tribunale, distanti pochi chilometri dalla sede principale e ad essa ben collegate da
una comoda rete viaria e da adeguati servizi di trasporto.
Ci rendiamo conto che alcuni di questi uffici giudiziari sono
custodi di un’antichissima tradizione giuridica e rappresentano per
l'economia di una determinata realtà locale qualcosa di molto importante per quel coacervo di interessi che ruota intorno ad una
sede giudiziaria; ci rendiamo conto che sui possibili sbocchi di un
programma del genere si deve attentamente riflettere e che le scelte
devono essere fatte con grande oculatezza e serietà, ma alla fine
una scelta deve essere comunque fatta ai fini di razionalizzare le già
esigue risorse e contenere la spesa pubblica.
Allarmante è, poi, la situazione delle piante organiche del personale amministrativo che ha raggiunto nell’intero Distretto un tasso di scopertura complessivo pari al 16,82% (a fronte del 16.01%,
del precedente periodo), pregiudicando l’efficienza del servizio
giustizia, ove si consideri che sono, tra gli altri, scoperti 15 posti
di direttore di cancelleria sui 24 previsti in organico, 25 posti di
cancelliere C2 su 70, 19 posti di cancelliere C1 su 126, ben 160
posti di ausiliario A1.
Bisogna, invero, recuperare risorse umane al più presto e,
per ottenere siffatto risultato, è necessario – e, lo si è detto tante
volte con ripetute relazioni illustrative della situazione – sopprimere
od accorpare alcuni inutili uffici del Giudice di Pace e Sezioni distaccate dei Tribunali, che hanno un movimento di affari insignifi-
cante e potenziare, nel contempo, quelli che hanno flussi di lavoro
veramente notevoli2.
4. LA MAGISTRATURA ONORARIA
L'apporto della magistratura onoraria (giudici di pace, giudici onorari di Tribunale, vice procuratori onorari) è divenuto sempre
più significativo nell'attuale sistema giudiziario.
I giudici di pace hanno ottimamente assolto al ruolo ad essi
assegnato dalle norme ordinamentali, che non è di semplice integrazione della magistratura professionale per le controversie di minore entità, bensì, come è stato egregiamente osservato, di osmosi
tra la giurisprudenza "filtrata attraverso l'abituale cultura dei c.d.
giuristi" ed il più generale sentire della comunità, con una spiccata
funzione conciliativa, sì da realizzare, nell'evoluzione normativa che
ha fatto seguito alla legge n° 374 del 1991, un modello nuovo di risposta alle esigenze di giustizia della collettività.
Nel tempo, le interpretazioni delle norme si sono andate affinando, sia pure con i fisiologici periodi di assestamento, e nel complesso le decisioni, peraltro impugnate in misura assai modesta,
Il Presidente del Tribunale di Agrigento ha ribadito le sue precedenti proposte, chiedendo:
- la soppressione dell’Ufficio del Giudice di Pace di Aragona, la cui attività può
essere adeguatamente svolta nell’Ufficio di Agrigento;
- l’unificazione degli Uffici di Cammarata e Casteltermini in una sola sede;
- la soppressione dell’Ufficio di Cattolica Eraclea la cui attività è facilmente assorbibile dall’Ufficio di Agrigento;
- la soppressione degli Uffici di Palma di Montechiaro e Ravanusa la cui attività potrà essere svolta nel limitrofo ufficio del giudice di pace di Licata.
Il Presidente del Tribunale di Marsala ha sollecitato l’accorpamento
della Sezione distaccata di Partanna a quella di Castelvetrano in considerazione della contiguità territoriale delle due sezioni e dello scarso volume di affari
della prima rispetto alla seconda. Il Ministero della Giustizia ha condiviso la
proposta, ma ha, al contempo, rappresentato che le proprie determinazioni
sono orientate nel senso di non procedere, allo stato, a parziali interventi di
modifica dell’assetto territoriale degli esistenti presidi giudiziari in attesa del
progetto generale di revisione delle circoscrizioni giudiziarie.
reggono l'impatto con una giustizia sostanziale che è quella che più
si richiede a tale categoria di magistrati onorari, che, peraltro, ha
dei precisi riscontri a livello costituzionale (art. 116 Cost.).
Destano notevoli perplessità le disposizioni della legge 18
giugno 2009 n° 69 che, di recente, hanno ampliato la competenza
per valore del giudice di pace (sia per liti su beni mobili, sia per le
controversie sul risarcimento del danno da circolazione stradale o
nautica), devolvendo, altresì, a tale magistratura una competenza
esclusiva in materia previdenziale e, in particolare, sulle cause
promosse per ottenere il pagamento degli interessi per il ritardo
nella corresponsione di prestazioni previdenziali o assistenziali. Tali
competenze, se sommate a quelle tradizionali come quelle sulle infrazioni stradali, ampliate per effetto dei continui ritocchi al Codice
della strada, e all’ulteriore competenza penale attribuita ai medesimi giudici di pace dalla legge 15 luglio 2009 n° 94 (c.d. “pacchetto sicurezza”), rischiano di compromettere la funzionalità di tali uffici.
Ad organico immutato e, peraltro, decimato da una miriade
di posti vacanti, che il Ministero della Giustizia si attarda a coprire
in attesa della preannunziata riforma della magistratura onoraria,
che è slittata al 31 dicembre 2010, difficilmente gli uffici del giudice
di pace saranno in grado di far fronte all’ondata di processi che inevitabilmente nei prossimi anni si riverserà su di loro.
Quanto ai Giudici Onorari di Tribunale non può ignorarsi
che essi rappresentano una forte ed efficace integrazione della magistratura professionale e che hanno finito con l'acquistare un ruolo tendenzialmente più stabile di fronte alle sistematiche carenze di
un’adeguata ristrutturazione degli organici della magistratura ordinaria.
A fronte delle disfunzioni causate dalle ricorrenti scoperture
di organico nei Tribunali, unico rimedio oggi immediatamente fruibile è proprio il ricorso alla utilizzazione dei Giudici Onorari: opzione questa resa, peraltro, assai delimitata sia per l’esistenza delle
preclusioni di legge che ne consentono l’utilizzo solo in caso di sup18
plenza, sia a causa delle prescrizioni piuttosto rigide fissate dal
C.S.M. in tale materia.
In tempi storici come l’attuale, in cui il carico delle pendenze
penali e civili dell’intero sistema giudiziario già nell’anno precedente
ammontava a 6 milioni e 600.000 cause e la durata dei processi relegava il nostro Paese al posto n°156 dopo l’Angola, il Gabon e la
Guinea, è auspicabile la scelta di interpretazioni più estensive possibili della nozione di supplenza per consentire l’impiego dell’unica
risorsa in concreto disponibile, ossia proprio quella dei magistrati
onorari: ciò per conseguire almeno una inversione di questa ingloriosa tendenza che umilia l’intero sistema giudiziario dinanzi alla
società civile e ai sistemi giudiziari evoluti di tutto il mondo occidentale.
Il C.S.M., per la verità, ha iniziato a percepire tale necessità,
in quanto con la delibera del 21 luglio 2008, finalmente, ha riconosciuto la legittimità dell’intervento in supplenza dei giudici onorari
in caso di vacanza dei posti in organico, individuando però una serie di limitazioni in materie non soggette a preclusioni normative
che pure risentono fortemente della lunga durata dei processi3.
In questa situazione emergenziale, pertanto, è auspicabile
un’opportuna revisione interpretativa, in modo da consentire il ricorso ai G.O.T. anche quando, pur ad organico completo, il carico
dei magistrati denoti l’esistenza di un numero considerevole di cause assai datate da definire prioritariamente, potendosi configurare
in siffatta situazione quella nozione di impedimento che legittimi
l’utilizzo dei magistrati onorari.
Nella stessa prospettiva sarebbe opportuna una modifica
normativa della disposizione contenuta nel secondo comma dell’art.
43 bis Ord. Giud., che permettesse ai G.O.T. di tenere udienza anche in situazioni di pieno organico e di gestire, nell’ambito di procedimenti assegnati ai giudici professionali, pur presenti in ufficio,
singole fasi o momenti che non vincolino la persona del decidente.
V. paragrafo 61.2 della circolare sulle tabelle di organizzazione degli uffici
giudiziari per il triennio 2009/2011.
In questo senso sarebbe oltremodo utile l’impiego dei G.O.T.
nella raccolta delle prove dichiarative nei procedimenti civili affidati
a giudici togati (che recupererebbero notevoli margini di tempo da
utilizzare in più proficue funzioni), ovvero l’utilizzo nella trattazione
di affari che, pur collegati a tali procedimenti, presentino sostanziale autonomia e non rivestano spiccata importanza.
In proposito, possono, ad esempio, venire in considerazione
(sia in ambito civile che penale) le istanze – ormai divenute molto
numerose (e tutte richiedenti notevole tempo per i minuziosi controlli cui è chiamato chi ne è investito) – di liquidazione dei compensi ai difensori di soggetti ammessi al patrocinio a spese dello
Stato, ovvero le omologhe istanze a loro volta presentate da consulenti tecnici, custodi ed altri ausiliari.
Analoghe considerazioni valgono anche per i vice procuratori
onorari, specialmente nell’attuale situazione di difficile gestione delle Procure della Repubblica.
Nel complesso, l'apporto dei GOT e dei VPO è stato, comunque, anche qualitativamente, di apprezzabile consistenza.
Il problema della stabilizzazione di tali categorie attende ancora una soddisfacente soluzione. Certo è, però, che l'apporto dei
magistrati onorari non può più essere sottovalutato e che la soluzione di tale problema passa attraverso la rivisitazione complessiva
delle strutture giudiziarie, predisposte per offrire una tempestiva ed
adeguata risposta alle richieste di giustizia dei cittadini.
La prospettiva di riforma della magistratura onoraria ha destato un certo allarme, tanto da indurre alcune associazioni di categoria a proclamare più volte uno stato di agitazione con astensione dalle udienze.
Il progettato nuovo assetto organizzativo, tuttora allo studio
del Ministero della Giustizia, presenta aspetti fortemente innovativi:
soppressione delle funzioni (e degli uffici) del giudice di pace e
creazione di un'unica figura di magistrato onorario di primo grado
(gli ex giudici di pace e i GOT con competenze promiscue rispetto
all'attuale distinzione, oltre agli attuali VPO), inserita negli uffici
giudiziari senza preposizioni apicali autonome in funzione di coordinamento e con maggiore possibilità di utilizzazione rispetto agli
attuali limiti, amplificando il concetto di impedimento (ex art. 43
bis O.G.) alla situazione del magistrato ordinario che abbia un carico di lavoro eccedente la media nazionale, e con previsione di utilizzabilità anche per la sostituzione nel collegio di magistrati ordinari;
trasformazione degli uffici non circondariali del giudice di pace
in sedi decentrate del tribunale destinate alla trattazione di parte
del contenzioso dell'ufficio di primo grado;
ampliamento delle competenze sia civili che penali dei magistrati onorari giudicanti;
creazione della figura di sostituto procuratore onorario con
compiti più ampi rispetto a quelli attualmente attribuiti al v.p.o.;
sostanziale stabilizzazione degli attuali giudici di pace nelle
nuove funzioni di magistrato onorario di primo grado, per cui sono
previste possibilità di reiterate conferme nell'incarico (previa valutazione di professionalità e mobilità tabellare ottennale), mentre per
gli attuali g.o.t. (azzerato il precedente periodo di funzioni), è prevista la possibilità di svolgimento dell'attività per ulteriori dodici anni;
modifica del sistema di reclutamento e formazione iniziale della
magistratura onoraria;
incompatibilità distrettuale per il mutamento di funzioni onorarie da giudicanti a requirenti e viceversa;
incompatibilità circondariale per l'esercizio dell'attività forense;
parziale estensione ai magistrati onorari del sistema disciplinare
previsto dal D.Lgs. n. 109/2006;
retribuzione dei magistrati onorari in forma mista: con compensi fissi per ogni udienza e a cottimo, con previsione di specifiche indennità per ogni singolo atto;
previsione di disposizioni straordinarie (preordinate all'eliminazione del carico arretrato) relative alla trattazione dei procedimenti
civili e penali pendenti anteriormente al 30 giugno 2007;
previsione di una valutazione straordinaria di professionalità,
deputata al C.S.M., estesa a tutti i magistrati onorari in servizio entro due anni dall'entrata in vigore della legge.
Si ripropone in via transitoria l'esperienza delle c.d. sezioni
stralcio dei G.O.A. secondo dinamiche quantitative e con una proposta emergenziale.
Rimaniamo in attesa delle nuove disposizioni, nella consapevolezza della necessità di una giusta risposta ai problemi sollevati dalla magistratura onoraria, pur nella evidente considerazione
che la magistratura professionale deve mantenere il ruolo di preminenza che anche a livello costituzionale il nostro ordinamento le
Il ricorso all'istituto del patrocinio a spese dello Stato, anche
nei casi di imputati irreperibili o impossidenti assistiti da difensore
di ufficio, è sempre più frequente: nel periodo in esame il competente ufficio di questa Corte di Appello ha liquidato l'importo di euro 524.220,28 con riferimento a procedimenti celebrati davanti alla
Corte ed euro 2.470.600,81 con riferimento a procedimenti celebrati negli altri uffici del Distretto. Si tratta all'evidenza di somme notevoli, di gran lunga superiori a quelle assegnate agli uffici per il loro funzionamento, e tale considerazione, in una alle modalità inaccettabili con cui spesso si utilizza l'istituto, ne impone un ripensamento se non lo si vuole trasformare in un vero e proprio istituto di
sostegno economico a favore del ceto forense, tanto più che l'istituto ha notevolmente incentivato la tendenza ad agire infondatamente
D'altra parte – come si è già rilevato lo scorso anno – non si
possono negare gli abusi cui l'istituto si è nella prassi prestato. Il
fatto di essere svincolata da ogni onere economico induce la parte
ammessa al beneficio (ma anche il suo difensore che vede la possibilità di cumulare onorari) a porre in essere iniziative processuali, a
volte anche stravaganti, e s'è dato pure il caso che, in procedimenti
in cui erano in gioco interessi insignificanti, sia l'imputato che la
parte offesa sono stati ammessi al patrocinio erariale; senza dire
della frequenza con cui si ricorre all'istituto nei procedimenti davanti al giudice di sorveglianza anche quando si tratta, nei casi di
insolvibilità del condannato, di convertire una modesta pena pecuniaria in qualche giorno di libertà vigilata, misura di assai limitata
afflittività.
Vero è che la legge n° 125/2008 ha apportato una serie di
correttivi escludendo il patrocinio gratuito per tutti i soggetti condannati per gravi reati, come associazione per delinquere di tipo
mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere a fine di contrabbando, spaccio si stupefacenti e reati commessi per agevolare
l’attività di associazioni mafiose, ma il risultato è stato alquanto deludente, giacchè le istanze di ammissione al beneficio nella materia
penale sono continuate a crescere.
Nel periodo di riferimento sono state, infatti, ben 9.859 ed
hanno comportato una spesa di € 14.860.786,62, di cui €
9.724.853,3 per compensi liquidati ai difensori, più che raddoppiata rispetto al precedente periodo.
Lo stesso fenomeno si è avuto per le istanze di ammissione
al gratuito patrocinio nella materia civile, nella quale l’onere finanziario complessivo è notevolmente cresciuto, raggiungendo
l’importo di € 2.600.637,07.
6. LE RISORSE GIUDIZIARIE
L’anno decorso non ha segnato alcun incremento delle esigue risorse giudiziarie, assegnate al Distretto in misura insufficiente a far fronte alle ordinarie spese di ufficio e di giustizia.
Il punto critico continua ad essere soprattutto quello per cui
i criteri d'incidenza delle recenti restrizioni del bilancio statale sono
irrazionali ed ancorati ad una cultura dell'amministrazione che non
può essere condivisa.
Le restrizioni continuano, infatti, a venire disposte alla cieca,
senza la minima considerazione della peculiarità dei singoli settori
Se appare comprensibile un intervento volto a contenere le
spese nell'Amministrazione della Giustizia, così come in ogni altro
settore dello Stato, esso non può però svolgersi senza una valutazione, anche comparativa, delle peculiarità e delle finalità sociali
delle diverse spese. Soprattutto, non si deve dimenticare che nel
settore Giustizia non può operarsi alcun serio rapporto tra costi e
benefici, secondo una visione strettamente aziendalistica che non
tenga conto del rilievo per cui la giurisdizione, per il solo fatto di esistere, è garanzia ineliminabile per tutti i consociati, indipendentemente da quanti ad essa si rivolgano e dallo specifico rapporto tra
i costi del servizio e i vantaggi economici che lo Stato o i singoli utenti ne conseguano: il che nulla toglie alla necessità di una razionalizzazione delle risorse ad essa destinate e di una loro oculata utilizzazione.
In tale ottica, inoltre, se si considera che una rilevantissima
quota di spese attiene ai compensi liquidati per il patrocinio a spese
dello Stato e per le intercettazioni telefoniche, è auspicabile che tali
spese vengano imputate a categorie autonome, anche perché esse
non trovano corrispondenti riscontri nelle dotazioni di altri rami
dell'Amministrazione. Ne conseguirebbe che le spese concernenti il
funzionamento dell'Amministrazione della Giustizia, depurate dalle
categorie di maggiore incidenza ed esse stesse suscettibili di valutazioni del tutto distinte, potrebbero più razionalmente venire comparate ad ogni altra categoria di spese, sì da fornire un quadro ben
più realistico, anche nell'ottica di un ridimensionamento imposto
dalla contingente situazione economico–finanziaria.
Va, del resto, evidenziato che quanto viene risparmiato con
una politica di tagli eccessivi ai fondi da destinare all'Amministrazione della Giustizia è prevedibile che venga speso, ed anche in misura addirittura superiore dalla stessa o da altre Amministrazioni
statali, per indennizzi liquidati a titolo di riparazione del danno da
irragionevole durata dei processi, come conseguenza delle sempre
più diffuse richieste di applicazione della c.d. legge Pinto.
Il problema delle risorse per l'Amministrazione della Giustizia investe pesantemente anche la posizione del personale giudiziario. Questo svolge, nel suo complesso, un ruolo assolutamente peculiare per tipo e complessità di attività, emergenze e rischi che vi
sono connessi, e lo svolge con assoluto impegno. In alcuni uffici di
particolare risalto (Procure della Repubblica, Uffici giudicanti in
materia penale) la necessità dell'impegno trascende i limiti di orario
ed i compensi per lavoro straordinario previsti dalla legge e dalla
contrattazione collettiva, dando luogo a disagi tuttavia affrontati
con pieno spirito di sacrificio. Tale situazione si verifica pure in altri uffici, anche non penali (Uffici di Presidenza, Cancellerie civili,
Uffici recupero crediti, etc.) di fronte a situazioni di difficoltà oggettiva per urgenza di adempimenti o assoluta insufficienza di personale.
In una situazione siffatta il personale giudiziario non può
essere sminuito, e spesso mortificato, da trattamenti economici e
normativi non adeguati e dal mancato riconoscimento di posizioni
attribuite ad altri in situazioni analoghe, tanto più se rispondenti a
norme di legge o contrattuali.
Deve poi lamentarsi, con riguardo ad alcune posizioni lavorative, l'esistenza, tra gli organici delle varie Corti d'Appello, di rilevanti disarmonie che sono l'esatto contrario della conclamata efficienza e di cui questa Corte subisce, allo stato, le conseguenze negative: il che evidenzia che non sempre il problema consiste nella
mancanza tout court di personale quanto nella non corretta distribuzione sul territorio del personale disponibile, influenzata com'è –
talvolta – da fattori politici o sociali.
Va anche potenziato lo sforzo economico per l'informatizzazione dei servizi, senza di che il provvido intervento dello Stato degli
ultimi anni perderebbe di efficacia, incidendo sulla produttività che
un razionale sistema informatico è destinato a dare, con beneficio,
in ultima analisi, sullo stesso budget di spesa e sulle necessità di
personale. Ma è evidente che per giungere a un tale risultato finale
è necessario, nell'immediato, un impegno supplementare nella predisposizione di risorse umane e tecnologiche.
La giustizia penale, nel periodo che interessa, è stata oggetto
di ripetuti dibattiti in sede politica e di particolare attenzione da
parte del Parlamento che ha varato una serie di provvedimenti legislativi senza alcun organico intervento sul processo penale, che
continua a procedere a rilento a causa delle lungaggini del codice di
rito improntato ad eccessivo garantismo, non sempre giustificato.
Dopo le novità introdotte col c.d. primo “pacchetto sicurezza”
(D.L. 23 maggio 2008 n° 92, convertito con modificazioni nella legge
24 maggio 2008 n° 125), che ha apportato rilevanti modifiche sia al
codice penale, sia al codice della strada, sia al codice di procedura
penale4, è intervenuto, invero, il D.L. 23 febbraio 2009 n° 11, con4
Il citato decreto legge ha, tra l’altro, inasprito le pene in tema di associazione
di tipo mafioso; rivoluzionato il delitto di falsa attestazione o dichiarazione a
un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o altrui (art.
495 c.p.); previsto una nuova aggravante per il delitto di omicidio volontario
nei casi di morte di un ufficiale o di un agente di polizia giudiziaria ovvero di
pubblica sicurezza nell’atto o nell’esercizio delle proprie funzioni; modificato il
regime delle circostanze aggravanti comuni e delle attenuanti generiche, con la
introduzione dell’art. 61 n° 11 bis, che prevede l’aggravamento del reato se
commesso da soggetto che si trovi illegalmente nel territorio nazionale, e con
la specificazione che lo stato di incensuratezza dell’imputato non può costituire unica ragione per il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Ha aggiornato l’art. 51 c.p.p. in tema di competenza del Procuratore
della Repubblica Distrettuale, nel senso che l’accusa nei reati di competenza
distrettuale può essere assegnata ad un magistrato della Procura della Repubblica presso il giudice procedente nei procedimenti aventi ad oggetto i reati attratti nella sfera della Procura Distrettuale dal comma 3 quinquies introdotto
dalla legge 18 marzo 2008 n° 48 (delitti di cui agli artt. 600 bis, 600 ter, 600
quater, 600 quinquies, 615 ter, 615 quater, 615 quinquies, 617 bis, 617 ter,
617 quater, 617 quinquies, 617 sexies, 635 ter, 635 quater, 649 ter e 649
quinquies c.p.) ; ha modificato marginalmente la disciplina del rito direttissimo
con l’innalzamento del termine a 30 giorni, entro cui il pubblico ministero deve
vertito con modificazioni nella legge 23 aprile 2009 n° 38, contenente misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori (c.d.
decreto antiviolenze), il quale ha apportato ulteriori modifiche al
codice penale e al codice di procedura penale, alzando, tra l’altro, il
livello di repressione per le condotte di molestie.
Tra le novità sostanziali più importanti vi è la configurazione
del reato di stalking (art. 612 bis), perseguibile a querela della p.o.
o di ufficio se commesso nei confronti di minore o di persona disabile, e le nuove aggravanti per il reato di omicidio correlate ad atti
di violenza sessuale o ad atti persecutori.
Sul versante processuale vi è stata la modifica dell’art. 275
c.p.p. sui criteri di scelta delle misure cautelari, particolarmente
per la custodia cautelare in carcere; la possibilità di applicazione
dell’ulteriore misura coercitiva del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e il ritorno della misura di polizia dell’ammonimento nei casi di stalking.
Da ultimo, è stata approvata la legge 15 luglio 2009 n° 94,
che ha completato l’intervento in materia di “sicurezza” promosso
dal Governo nella primavera del 2008, agendo su diversi fronti con
disposizioni che, nel dichiarato intento del legislatore, dovrebbero
trovare nel contrasto alla diffusione del sentimento di insicurezza
collettiva il loro minimo denominatore comune.
In nome di tale obiettivo è stata apportata una sequela di interventi eterogenei che hanno modificato alcune norme del codice
penale, della legislazione penale speciale, del codice di procedura
procedere per direttissima nell’ipotesi in cui si sia già provveduto alla convalida dell’arresto ovvero l’imputato abbia reso confessione nel corso
dell’interrogatorio; ha abrogato l’istituto del c.d. “patteggiamento” in appello,
estendendo il divieto di sospensione dell’esecuzione della pena (art. 656, comma 9, c.p.p.) anche ai delitti di incendio boschivo, furto in abitazione e furto
con strappo; ha, da ultimo, riformulato l’art. 132 bis disp. att. c.p.p. con la elencazione dei processi a trattazione prioritaria, attribuendo ai dirigenti degli
uffici la facoltà di rinviare per un periodo non superiore a diciotto mesi, durante i quali resta sospeso il decorso della prescrizione, i processi concernenti reati che possano beneficiare dell’indulto concesso con legge n° 241/2006, nel
caso in cui sia da irrogare una pena detentiva o pecuniaria rientrante nei limiti
del condono.
penale, della normativa antiriciclaggio, dell’ordinamento penitenziario e delle misure di prevenzione5.
In particolare, la legge inserisce nel codice penale una sequela di aggravanti,
che hanno lo scopo di rafforzare la tutela offerta a determinate categorie di c.d.
“soggetti deboli”, vittime di reati: le categorie prese in considerazione sono soprattutto quelle delle persone anziane e dei minori.
In tal senso è stato riformulato l’art. 61 n° 5 che, con riferimento
all’aggravante del profittamento delle circostanze relative alla persona, prevede
anche l’età; nell’art. 640 c.p.. è stata aggiunta l’aggravante del fatto commesso
in presenza della circostanza di cui all’art. 61 n° 5; nei delitti di atti osceni, nei
reati contro la persona e il patrimonio e per i reati concernenti la prostituzione
è stata aggiunta l’aggravante del fatto commesso in danno di persona portatrice di minorazione fisica, psichica o sensoriale; nell’art. 112 è stata prevista
l’aggravante della partecipazione al reato di minori o incapaci; il reato di impiego di minori nell’accattonaggio è stato trasformato da contravvenzione in
delitto; l’aggravante dell’art. 61 n° 11 c.p. è stata integrata con la previsione,
nei delitti contro la persona, del fatto commesso in danno di soggetto minore;
nei reati di cui agli artt. 527 e 609 ter è stato previsto un aumento di pena, nel
primo reato, se il fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di
luoghi frequentati abitualmente da minori col pericolo che essi possano assistere agli atti osceni, e, nel secondo reato, dell’aggravante del fatto commesso
all’interno o nelle adiacenze di istituto di istruzione o di formazione; nell’art.
605 c.p. è stata prevista l’aggravante del fatto commesso in danno di un minore e la circostanza attenuante del ravvedimento attuoso, parimenti prevista per
i reati di riduzione in schiavitù e tratta delle persone, prostituzione minorile,
pedopornografia e accattonaggio minorile; è stata prevista una nuova figura di
reato (art. 574 bis c.p.) per la sottrazione al genitore esercente la potestà o
trattenimento di minori all’estero; nuove aggravanti sono state previste dall’art.
625, commi 8 bis e 8 ter, del furto commesso all’interno dei mezzi pubblici di
trasporto o in danno di persona che ha appena prelevato denaro da uffici postali o aziende di credito; le stesse aggravanti sono state configurate per il delitto di rapina e ne è stato escluso il bilanciamento con eventuali circostanze
attenuanti; sono state inasprite le pene per la violazione di domicilio e per il
danneggiamento di immobili in corso di costruzione o di ristrutturazione; il delitto di cui all’art. 639 sul deturpamento o imbrattamento di cose altrui è stato
esteso ai mezzi di trasporto, con inasprimento della pena e la procedibilità di
ufficio (la legge prevede sanzioni amministrative contro i venditori di bombolette spray contenente vernici non biodegradabili); sono stati reintrodotti il delitto
di oltraggio a p.u. abolito dall’art. 18 della legge n° 205/1998 e la scriminante
della legittima reazione agli atti arbitrari dello stesso p.u.; è stata prevista la
nuova figura di reato di cui all’art. 391 bis concernente la agevolazione ai detenuti o internati sottoposti al regime dell’art. 41 bis di comunicare con altri in
elusione delle prescrizioni all’uopo imposte; vi è stata l’ennesima modifica
dell’art. 388 c.p., le aggravanti di cui al primo comma dell’art. 585 sono state
estese al delitto di pratiche di mutilazione di organi genitali femminili; sono
state rivalutate le sanzioni pecuniarie
Sul versante della legislazione speciale penale sono state introdotte
nuove aggravanti per i reati di porto illegale di armi o di strumenti atti ad offendere; è stato introdotto il reato di immigrazione clandestina configurato sotto il profilo dell’ingresso o del soggiorno illegale o della reintroduzione nel ter-
Tali riforme, che si aggiungono a tutte le altre che negli ultimi anni hanno inciso sul processo penale, difficilmente potranno
risolvere il vero nodo del problema degli intollerabili tempi di definizione del processo, giacchè – a parte ogni altra considerazione – si
scontrano con la dura realtà del difficoltoso funzionamento degli uffici giudiziari con organici scoperti e dotazioni strumentali insufficienti e inadeguati.
L’art. 111 della Costituzione pone, invero, in risalto due
principi – il “giusto processo” e la “sua ragionevole durata” – che,
nell’attuale sistema processuale è difficile coniugare, ponendosi a
volte in contrasto tra loro.
È evidente che, in taluni casi, l’esigenza di un approfondimento dell’oggetto del giudizio si traduce in un allungamento dei
tempi processuali. È innegabile la difficoltà di conciliare le “esigenze di garanzia” di tutte le parti processuali con il bisogno fisiologico,
insito nella nozione di processo, che il giudizio si indirizzi il più raritorio dello Stato con competenza devoluta, nei primi due casi, al giudice di
pace e previsione dello speciale rito della presentazione immediata; il delitto di
cui all’art. 12 del T.U. sull’immigrazione (il favoreggiamento dell’immigrazione
clandestina) è stato rivisitato con l’articolazione di diverse fattispecie.
La riforma ha nuovamente interessato il codice della strada con la previsione della confisca nei confronti del proprietario del veicolo non conducente
e di un’ulteriore ulteriore serie di sanzioni come il ritiro, revoca e sospensione
della patente di guida.
È stato configurato un nuovo catalogo di delitti presupposto della responsabilità da reato degli enti, come quelli di associazione finalizzata alla riduzione in schiavitù, tratta di persone, associazione dii tipo mafioso, scambio
elettorale politico-mafioso, sequestro di persona a scopo di estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti ed altro.
Modifiche sono state altresì apportate alla c.d. confisca estesa prevista
dall’art. 12 sexies del D.L. n° 306/1992, con la previsione della c.d. confisca
per equivalente di denaro o altre utilità in sostituzione dei beni altre utilitàSul versante processuale sono state dettate nuove disposizioni in tema
di sequestro preventivo di immobili e crediti presso terzi e sull’amministrazione
di tali beni, sulla estensione ad altre ipotesi di furto aggravato dell’arresto in
flagranza; è stato previsto l’arresto facoltativo per la violazione di domicilio; è
stato trasferito nel codice di rito la disciplina dell’espulsione come misura di
Modifiche sono state apportate alla normativa antiriciclaggio e a quella
concernente le misure di prevenzione personali e patrimoniali, sulla destinazione dei beni e aziende, in materia di pubblici appalti e all’ordinamento penitenziario con riguardo al c.d. “carcere duro”.
pidamente possibile verso l’esito naturale: l’adozione di una giusta
decisione da parte del giudice.
Si rendono necessari a questo scopo interventi riformatori
efficaci. Sul piano sostanziale occorre dar vita ad un ampio processo di depenalizzazione, intervento, peraltro, non sufficiente, occorrendo anche che si riservi ai Testi Unici il ruolo esclusivo della legislazione penale speciale, evitando interventi episodici e non sistematici.
Quanto, invece, alle misure relative al processo penale, occorre incrementare il novero degli istituti deflattivi che possano
consentire al pubblico ministero, in presenza di fattispecie prive di
offensività, di essere esentato dall’esercizio dell’azione penale. Il
modello potrebbe essere costituito dalla estensione anche al processo ordinario di istituti come la condotta riparatoria dell’autore
del reato o la lieve entità del fatto, istituti limitati ai reati di competenza del giudice di pace. Si potrebbe, inoltre, allargare l’area dei
reati procedibili a querela, nonché prevedere forme di archiviazione
condizionata, per fatti di scarso significato criminale. Ma, soprattutto, si rende necessario rimodellare la disciplina della prescrizione del reato che deve avere il punto finale con la pronuncia della
Allo scopo, poi, di limitare i disagi di quanti sono occasionalmente coinvolti nello svolgimento del processo (testimoni, periti,
consulenti, etc.) è necessario rivedere la disciplina delle notificazioni. L’esperienza quotidiana evidenzia come i dati relativi ai rinvii determinati dalla irregolarità delle notifiche all’imputato, alla persona
offesa e al difensore, nonchè le notifiche ai testimoni, rappresenti
una delle reali e più importanti patologie del processo penale.
Dalle relazioni dei Dirigenti dei Tribunali del Distretto emerge come il processo sia paralizzato dalla catastrofica condizione della struttura amministrativa deputata a gestirlo e non da comportamenti negligenti dei magistrati.
Sempre al fine di migliorare la qualità del servizio-giustizia
va ulteriormente seguita la strada dei “protocolli di udienza”, che
hanno introdotto un sistema di programmazione concordata delle
udienze, diretta ad impedire inutili citazioni di testi che spesso sono costretti ad attendere numerose ore prima di conoscere che il
processo deve essere rinviato o che è stato definito per patteggiamento.
Gli interventi suggeriti sono soltanto alcuni di quelli ipotizzabili e realizzabili per assicurare un processo che sia al contempo
equo e ragionevolmente rapido.
Per completezza deve, tuttavia, aggiungersi che sono in cantiere alcuni disegni di legge in materia di processo penale, che destano notevoli perplessità sia sul piano processuale che su quello
Non è questa la sede più adatta per affrontare le tematiche
sottese alle preannunciate riforme.
Possiamo solo ricordare che la nostra legislazione penale,
nell’ultimo cinquantennio, ha oscillato tra esigenze di garanzia e
necessità di tutela della collettività, tra libertà dell’individuo e autorità, anche dopo la riforma di tipo accusatorio, attuata dal nuovo
codice di procedura penale del 1988.
Questo pendolarismo legislativo è strettamente collegato alla
pluralità di situazioni emergenziali che si sono succedute nel tempo: dalla mafia al terrorismo interno, dallo stragismo mafioso alle
inchieste su affari e politica, per approdare alle più recenti emergenze, vere o presunte che siano, di micro e macro criminalità, anche collegate all’immigrazione clandestina.
Su questa scia si muove il disegno di legge 1449/S, approvato dal Consiglio di Ministri il 6 febbraio 2009, recante disposizioni
in materia di procedimento penale, ordinamento giudiziario ed equa
riparazione in caso di violazione del termine di ragionevole durata
del processo – Delega al Governo per il riordino della disciplina delle
l’attribuzione della competenza in materia di misure cautelari al Tribunale in composizione collegiale, per la sospensione del processo in
assenza dell’imputato, per la digitalizzazione dell’amministrazione
della giustizia, nonché per la elezione dei vice procuratori onorari
presso il giudice di pace.
Si tratta di un intervento all’evidenza molto articolato, che
anche nel solo ambito della procedura penale ha contenuti suscettibili di ben diversa valutazione, risolvendosi in alcuni casi in provvedimenti certamente idonei a influire positivamente sul lavoro,
sotto il profilo dell’efficacia e della razionalità, in altri casi determinando esiti di assoluta ingestibilità ovvero di ulteriori rallentamenti non giustificati da esigenze di effettiva necessaria tutela, ovvero
rispondendo palesemente a logiche sistematiche pericolose e non
accettabili anche sul piano costituzionale.
Sono positivi la previsione che i ricorsi per cassazione non
possano essere più presentati personalmente dall’imputato ma richiedono la sottoscrizione del difensore iscritto nello speciale albo,
e la esclusione dell’avviso ex art. 415 bis, quando vi sia stata informazione di garanzia ex art. 369 o altro atto equipollente.
Sono negativi la dipendenza del pubblico ministero dalla polizia giudiziaria (e, quindi, dall’Esecutivo) per l’acquisizione delle
notizie di reato; l’obbligo per il giudice del dibattimento di ammettere anche le prove superflue; il mantenimento del riesame con la sua
attribuzione alla Corte di Appello, nonostante la contemporanea
sull’adozione e la modifica delle misure cautelari personali e reali.
Sulla scia dell’emergenza, a tacer d’altro, si muove anche il
disegno di legge 1880/S recante misure per la tutela del cittadino
contro la durata indeterminata dei processi in attuazione dell’art.
111 della Costituzione e dell’art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo.
Trattasi del c.d. “Ddl sul processo breve”, sul quale si sono
appuntate le critiche della Giunta dell’Unione delle Camere Penali
Italiane che, in una delibera del 13 novembre 2009, dopo avere definito il disegno di legge il frutto avvelenato dell’anomalia italiana
nei rapporti tra politica e magistratura e avere ribadito che il principio di ragionevole durata del processo non può essere rimesso a
interventi estemporanei ed emergenziali, ha espresso la propria
contrarietà ad interventi di natura processuale, completamente a33
vulsi dalla cornice ordinamentale entro la quale essi devono muoversi.
Gli stessi negativi apprezzamenti sono stati formulati
dall’Associazione tra gli studiosi del processo penale, che ha segnalato i troppi spunti di criticità dell’iniziativa parlamentare che è destinata a provocare effetti dirompenti sulla organicità e sulla coerenza del sistema processuale, già più volte lacerato da provvedimenti
legislativi dettati da esigenze estemporanee e non filtrati da adeguata attenzione ai profili tecnico-processuali.
Negli stessi termini si è, infine, parimenti espresso il Consiglio Superiore della Magistratura, il quale ha giustamente sottolineato che il disegno di legge in argomento è un crescendo che prevede una catastrofe sul sistema processuale e, in particolare, sui
reati contro la pubblica amministrazione, dal momento che, una
volta che il processo breve è riservato agli incensurati, l’effetto che
si potrà determinare assume i caratteri di un’inedita amnistia processuale con riferimento ad intere categorie di reato non prive di considerevole gravità. Sommando, infatti, la prescrizione del reato alla
prescrizione del processo vengono raddoppiate le opportunità
stintive dell’accertamento penale.
2. L’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA PENALE NEL
Lo stato della giustizia penale nel Distretto, nel periodo di riferimento, non ha subito mutamenti significativi rispetto al periodo
Le Procure della Repubblica hanno funzionato regolarmente,
anche se con affanno a causa dell’aggravarsi dei problemi determinati dalle carenze di organico e dai tagli operati al bilancio della
giustizia, che hanno reso sempre più problematica l’attività giudiziaria.
I limiti posti dalla riforma dell’ordinamento giudiziario al
passaggio dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti stanno, invero, determinando significativi vuoti di organico in tutti gli uffici di
Procura, per primi quelli più difficili per collocazione geografica e
ragioni ambientali.
Già negli anni precedenti è emersa con chiarezza la scarsa
propensione dei magistrati al passaggio dalle funzioni giudicanti a
quelli requirenti e, di contro, la tendenza assai maggiore al passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante.
Nell’anno 2005 i magistrati che hanno chiesto il passaggio
dalle funzioni giudicanti a quelli requirenti sono stati 13 su 49 posti di pubblico ministero messi a concorso; nel 2007 sono stati 10
su 121 posti; nel 2008 appena 8 su 209 posti di pubblico ministero
La progressiva riduzione delle aspirazioni alle funzioni requirenti è innegabilmente attribuibile alle modifiche introdotte con le
nuove norme dell’ordinamento giudiziario che, per passare da un
ufficio giudicante a un ufficio di Procura, rendono necessario trasferirsi a una sede di altro Distretto e di altra regione e che consentono, di contro, il passaggio alla funzione di P.M. all’interno
dell’ambito territoriale (Circondario-provincia) soltanto ai giudici civili o del lavoro, normalmente meno motivati a effettuare una esperienza professionale così radicalmente differente da quella attualmente svolta.
Questa, tuttavia, è solo una delle ragioni che disincentivano
il passaggio alle funzioni requirenti: a fianco delle limitazioni di carattere territoriale sono ben evidenti nella magistratura segnali di
preoccupazione per il nuovo assetto organizzativo delle Procure, determinato dal decreto legislativo n° 106/2006 e dalle modifiche introdotte dalla legge n° 211/2007, caratterizzato da un’accentuata
gerarchizzazione degli uffici requirenti, dalla compressione degli
dall’indebolimento del controllo del Consiglio Superiore della Magistratura sulle scelte organizzative e sulle decisioni relative alla conduzione della singola indagine e del singolo processo assunte dal
procuratore capo.
Anche le reiterate anticipazioni di ben più radicali separazioni tra le due carriere generano il timore che un eventuale pas35
saggio alle funzioni requirenti assumerebbe un connotato di definitività, impedendo di considerare il passaggio alla funzione requirente
all’arricchimento dell’esperienza professionale.
La combinazione della tendenza alla migrazione verso gli uffici giudicanti con il divieto di destinare alle Procure i magistrati di
prima nomina (possibilità preclusa dall’art. 13, comma 2, del d. lgs.
n° 106/2006) ha reso la situazione drammatica e porterà in breve
all’azzeramento degli organici di interi uffici giudiziari requirenti.
Non è, invero, una novità che, per anni, la copertura dei posti vacanti di numerosi uffici di Procura – in particolare, quelli delle
sedi disagiate – è stata garantita dal ricorso ai magistrati ordinari
di prima nomina, la cui permanenza prolungata nella sede assegnata è stata incentivata con benefici economici e di carriera. Ed è
stato proprio questo flusso di nuovi ingressi negli uffici requirenti
più esposti e chiamati a gestire complesse investigazioni ad avere
garantito, tra l’altro, una ragionevole ed efficiente ripartizione dei
carichi di lavoro, consentendo ai magistrati più esperti di dedicarsi
alle indagini più difficili e delicate – come quelle di contrasto alla
criminalità organizzata – mentre un numero sufficiente di pubblici
ministeri più giovani svolgeva un imprescindibile ruolo di supporto
all’ufficio per gli affari di “ordinaria criminalità”, affiancando poi i
magistrati più esperti per affinare e completare sul campo la propria competenza professionale anche in relazione alle più complesse investigazioni.
Prescindendo da tali problematiche, che il Ministero della
Giustizia ritiene di avere risolto con il recente decreto-legge n° 193
del 29 dicembre 2009, il quale è destinato a cagionare disagi ai magistrati più giovani e, più in particolare, a quelli di prima nomina, i
quali potranno subire un duplice trasferimento di ufficio – il primo
al termine del tirocinio verso sedi periferiche per svolgere funzioni
giudicanti civili, il secondo, dopo avere raggiunto la prima valutazione di professionalità, verso sedi di Procura disagiate – per quanto qui più specificatamente interessa, devesi segnalare che :
A) la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, la quale è anche sede di Direzione Distrettuale Antimafia,
ha una scopertura molto significativa che vede attualmente la
mancanza di 16 sostituti sui 72 previsti nella pianta organica. Dei
magistrati presenti 23 si occupano di procedimenti di competenza
della DDA e il resto degli affari ordinari.
Con gli ormai prossimi trasferimenti di altre tre sostituti sarà difficile far fronte al carico di lavoro e, nei prossimi mesi, è probabile che tutte le udienze monocratiche debbano essere affidate ai
vice procuratori onorari, compresi quelli di particolare complessità.
Per le sue dimensioni e per la più complessa attività, l’ufficio
si è dotato di un’organizzazione articolata su tre diversi dipartimenti per gli affari della procura ordinaria. In ciascuno di questi dipartimenti sono inseriti vari gruppi di materie, relativamente omogenee: reati contro la pubblica amministrazione, reati fallimentari e finanziari, reati edilizi e contro l’ambiente etc..
Sono stati istituiti altri gruppi composti da sostituti che si
occupano, non in via esclusiva, di misure di prevenzione, di reati
in materia di terrorismo, di reati sessuali e contro le c.d. “fasce deboli”, dei reati definibili con decreto penale, di quelli di competenza
del Giudice di Pace.
La Direzione Distrettuale Antimafia è suddivisa in articolazioni interne su base provinciale, con un gruppo cosiddetto “mafia
ed economia”, competente per le indagini sulle più rilevanti manifestazioni economiche della criminalità mafiosa.
Ciascuna delle articolazioni sopra indicate è coordinata da
un Procuratore Aggiunto con funzioni di collaborazione con il Procuratore della Repubblica.
Tale struttura organizzativa ha consentito un’ottimale gestione dei singoli procedimenti, attraverso l’accentuata specializzazione dei magistrati assegnati ai vari dipartimenti e gruppi, e degli
stessi procuratori aggiunti coordinatori.
E’ stato istituito anche un ufficio TAS - “Trattazione Affari
Semplificata” - costituito da funzionari e personale di polizia giudiziaria che, sotto la vigilanza di un Procuratore Aggiunto e in coor37
dinamento con i magistrati assegnatari dei relativi fascicoli, predispone i provvedimenti più semplici per i reati di mera “routine”, che
non comportano particolari difficoltà di indagine e che possono essere definiti in tempi abbastanza brevi.
dell’assegnazione a singoli magistrati per effetto del dissenso fra il
sostituto assegnatario ed il Procuratore della Repubblica (o il Procuratore Aggiunto) in ordine alla trattazione di un procedimento.
Periodiche riunioni plenarie, o della DDA o degli appartenenti ad uno dei tre dipartimenti o ad altri gruppi, costituiscono un
prezioso strumento per la circolazione di notizie, lo scambio di esperienze, la valutazione delle problematiche emergenti, la decisione di nuove linee di indagini.
L’attività repressiva è stato condotta con grande impegno e
con innegabili successi. Significativa per la sua imponenza ed importanza è stata la c.d. operazione “ Perseo” che, nel dicembre
2008, ha condotto al fermo contemporaneo di circa cento associati
mafiosi, disarticolando la rinascente struttura organizzativa della
mafia a Palermo ed impedendone la riorganizzazione.
L’attività connessa alle misure di prevenzione è stata svolta
anch’essa con grande efficacia mediante una organizzazione che si
avvale di un gruppo specializzato composto da personale della polizia giudiziaria fornito di passwords di accesso alle principali banche dati (Agenzia del territorio, Agenzia delle Entrate, Anagrafe,
Camera di commercio etc.). Tale modalità di lavoro ha evitato una
mole enorme di inutile attività burocratica e consentito di acquisire
direttamente in tempi brevi i dati necessari a predisporre le singole
richieste di misure di prevenzione. Per effetto del provvedimento legislativo che ha trasferito alla competenza del Procuratore distrettuale la maggior parte delle proposte delle misure di prevenzione il
lavoro dell’apposito gruppo è drasticamente aumentato a causa della trasmissione di tutti i fascicoli pendenti presso i Tribunali di Agrigento e Trapani, ma comunque tale criticità è stata affrontata in
La eccellente organizzazione dell’ufficio ha consentito di raggiungere ottimi risultati, tant’è che nel periodo cui fa riferimento la
presente relazione, nonostante i vuoti di organico e l’aumento della
sopravvenienza (da n° 45.470 del periodo precedente a n° 46.610),
sono stati definiti 45.503 procedimenti, cioè un numero maggiore
di quelli esauriti nel precedente periodo (n° 44.497).
B) La Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Termini Imerese, che è un ufficio di medie dimensioni, ha, allo
stato, una scopertura del 66% (sono presenti 3 sostituti sui 9 previsti nella pianta organica). Il territorio, al pari del Circondario di
Palermo, è contraddistinto da un altissimo tasso di criminalità
(basti pensare che ha competenza su realtà complesse come quelle
madonite), con la conseguente difficoltà a far fronte alle diverse emergenze, in relazione alle quali il Consiglio Superiore della Magistratura ha bandito apposito concorso per applicazioni extradistrettuali, che è andato deserto.
La situazione lavorativa dei magistrati in servizio presso
quell’ufficio è particolarmente onerosa: i sostituti sono costretti a
svolgere 8 giorni di turno in via continuativa al mese, a sostenere
un carico di udienze settimanali che li vede impegnati tutti i giorni.
Anche il Procuratore capo è impegnato personalmente nello smaltimento del gravoso arretrato oltre a svolgere compiti di direzione
dell’ufficio e di coordinamento delle attività. Le esigue risorse non
sono comunque sufficienti a fronteggiare adeguatamente il numero
delle sopravvenienze, senza considerare che manca, da diversi mesi, il dirigente amministrativo e sei unità lavorative di diverse figure
La criminalità nel territorio del Circondario è in aumento in
quasi tutti i settori e richiede urgentemente il potenziamento
Encomiabile è stato l’impegno dei pochi magistrati in servizio, i quali sono riusciti a definire nel periodo di riferimento 9.913
procedimenti, a fronte dei 10.139 sopravvenuti e di un carico complessivo di 15.840 procedimenti.
C) La Procura della Repubblica presso il Tribunale di
Trapani ha vacanze che superano il 50% con l’assenza di ben 6
sostituti sugli 11 della pianta organica.
Analoga vistosa scopertura presenta l’organico della magistratura onoraria con 3 posti vacanti su un totale di 13, senza considerare che numerosi VPO a breve cesseranno dall’incarico. Si
spera in una congrua copertura mediante la procedura selettiva
bandita dal CSM all’inizio del 2008.
La dotazione del personale amministrativo vede la presenza
di 63 unità, rispetto ai 54 posti previsti nella pianta organica. In
termini assoluti non sussistono carenze, che, però, emergono
dall’analisi dei profili professionali. Risultano, infatti, scoperti alcuni importanti posti di collaboratori e direttori di cancelleria, mentre
le eccedenze si concentrano tutte nelle qualifiche più basse.
La situazione sopra esposta è poi resa ancora più problematica dalla mancanza di fondi per spese di ufficio.
È, pertanto, concreto il rischio che, nonostante l‘impegno
profuso dai pochi magistrati in servizio, possano risultare compromessi lo svolgimento dei compiti funzionali dell’ufficio di Procura e
la possibilità di contrastare con successo le sfide insidiose di una
criminalità radicata in quel territorio, le cui profonde ramificazioni
si palesano con tipologie particolarmente aggressive.
Nonostante tali problematiche, l’ufficio ha comunque, lodevolmente dimostrato la propria piena efficienza, definendo nel periodo in questione ben 14.029 procedimenti a fronte dei 13.198 sopravvenuti e di un carico complessivo di n° 18.755 procedimenti, sì
da abbattere la pendenza passata da 5.558 a 4.600 procedimenti
alla fine del periodo.
D) La situazione della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Marsala appare alquanto allarmante, dal momento
che, in un territorio connotato da un elevato tasso di criminalità
anche di tipo mafioso, operano solo quattro sostituti (sugli 8 previsti in organico), uno dei quali, per di più, gode dell’esonero dal lavo-
ro nella misura del 40% in quanto componente del Consiglio Giudiziario.
La vasta estensione del comprensorio giudiziario (che ricomprende tre sezioni distaccate del Tribunale) richiederebbe, per il
corretto svolgimento delle attività dell’ufficio, non meno di 12 sostituti ed un Procuratore Aggiunto per il coordinamento delle attività
Sufficiente è, invece, il numero dei VPO che assolvono alle
funzioni di P.M. nelle udienze tenute dal giudice monocratico in sede, presso le sezioni distaccate e gli uffici del Giudice di Pace.
Nel complesso l’organizzazione della Procura è stata, comunque, funzionale ed efficace ed ha dato positivi risultati, essendo
stato definiti n° 12.999 procedimenti a fronte dei 13.992 sopravvenuti e di un carico complessivo di n° 24.834 procedimenti.
E) Minore scopertura di organico presenta la Procura della
Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, nella quale, oltre alle figure apicali, sono in servizio 11 sostituti sui 13 previsti dalla
pianta organica. Il Dirigente segnala, tuttavia, che a breve uno dei
sostituti lascerà l’ufficio, essendo stato già deliberato il suo trasferimento ad altra sede, cosicchè ben presto le vacanze raggiungeranno il tasso del 30%.
Coevamente
l’assottigliamento del personale amministrativo a causa di frequenti
pensionamenti, come del resto in tutti gli uffici del Distretto, senza
che il personale collocato a riposo venga reintegrato.
Ed è preoccupante che tutto ciò si verifichi in un territorio
dominato da una massiccia presenza di “famiglie” mafiose interessate al controllo e alla gestione di interessi economici nel campo dei
pubblici appalti e da una variegata presenza della criminalità.
Per di più insiste nel Circondario l’isola di Lampedusa, meta
preferita di sbarchi di immigrati clandestini, che moltiplica gli affari
penali di competenza della Procura agrigentina. Annualmente, infatti, vengono iscritti nel registro degli indagati un numero elevatissimo di soggetti per violazione della legge sull’immigrazione con
ovvie ripercussioni sull’impegno lavorativo dei magistrati, che è destinato ad aggravarsi con la recente legge 15 luglio 2009 n° 94, che
ha istituto il reato di immigrazione clandestina.
L’ufficio, al fine di arginare l’enorme flusso di procedimenti
in continuo crescendo, ha delegato ai VPO, nel rispetto delle disposizioni dell’art. 50 ter del D. Lgs. n° 274/2000, oltre che il compito
di rappresentare l’accusa nei dibattimenti innanzi ai giudici di pace, il compimento delle indagini per tutti i procedimenti di competenza dei medesimi giudici.
I risultati ottenuti sono stati comunque modesti, giacchè sono stati esauriti 16.604 procedimenti a fronte dei 18.514 sopravvenuti e di un carico di totale di 30.379 procedimenti.
F) Analoghe problematiche di carenza degli organici sussistono per la Procura della Repubblica presso il Tribunale di
La pianta organica prevede, invero, cinque posti di sostituto,
dei quali due scoperti e destinati a rimanere tali, essendo andato
deserto il bando di concorso per la loro copertura, ed uno mancante per l’assenza di un magistrato-donna in astensione da lavoro
per maternità.
Sussistono, pertanto, obiettive difficoltà di funzionamento
dell’ufficio, che tuttavia nel periodo di riferimento non hanno avuto
significative ripercussioni anche in ragione di una minore sopravvenienza di affari.
Si registra, infatti, una flessione del numero complessivo dei
procedimenti iscritti (da n° 8.101 del periodo precedente a n° 7.160
del periodo che interessa), ma si è verificata, al contempo, anche
una lieve diminuzione dei processi esauriti, passati da n° 7.254
procedimenti del periodo precedente ai 6.875 del periodo in considerazione.
Quanto agli uffici giudicanti:
A) il Presidente del Tribunale di Palermo segnala che
l’organico, nel corso dell’ultimo decennio, è rimasto invariato nella
sua componente “togata”, essendo stata aumentata, soltanto, la
componente “onoraria”, costituita da 63 G.O.T. rispetto ai 35 preesistenti.
Di contro si è registrato nel corso degli anni un progressivo
incremento dell’organico dei magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale, in atto costituito complessivamente da 72
unità, compresi il Procuratore della Repubblica ed i Procuratori aggiunti. Non è, però, corrisposto un proporzionale incremento
dell’organico del Tribunale, che sarebbe stato conseguenziale, in
modo da consentire di destinare maggiori risorse sia al settore penale, che le richiedeva a seguito dell’enorme sviluppo dell’attività di
indagine portata avanti dall’Ufficio requirente, e sia al settore civile
per effetto dell’attribuzione di nuove competenze e dell’aumento
delle sopravvenienze dei procedimenti.
La difficoltà di operare in tal senso ha comportato ricadute
negative sia presso la sezione GIP/GUP, destinataria di tutte le richieste relative ai procedimenti ex art.51, 3 bis c.p.p., sia presso la
sezione del riesame, sia presso le sezioni dibattimentali, ove si è verificata una strozzatura nella trattazione ed un ritardo nella definizione dei processi in specie di criminalità organizzata, che comportano, per la loro complessità, difficoltà di gestione, articolata attività istruttoria, tempi medi di non breve durata.
Tali criticità hanno appunto determinato conseguenze negative sul rendimento complessivo dell’ufficio, giacchè, mentre la sezione GIP/GUP ha definito un numero di processi (19.584) superiore ai sopravvenuti (15.650), le sezioni penali del Tribunale (comprese quelle distaccate di Partinico, Monreale, Carini e Bagheria), in
composizione monocratica o collegiale, hanno definito 5.799 procedimenti penali a fronte dei 7.259 sopravvenuti6.
Tra i più importanti processi definiti si segnalano:
- Lo Iacono Paolo + 3 (n. 3596/2007 RGT – seconda sezione) e Cascio Bartolomeo +2 (n. 100/2007 RGT – seconda sezione) per il delitto di cui all’art. 416
- Adonia + 16 (3473 RGT – seconda sezione) per il reato di bancarotta fraudolenta aggravata e continuata, con un capo di imputazione formato da ben 123
paragrafi tutti relativi al fallimento del noto istituto bancario Cassa di Risparmio – Sicilcassa;
B) Il Presidente del Tribunale di Termini Imerese, pur dolendosi dello stato di sofferenza del proprio organico, secondo il suo
parere sottodimensionato rispetto al vasto bacino di utenza del Circondario, sottolinea che il ramo penale nel periodo di riferimento
ha, comunque,
funzionato regolarmente, raggiungendo gli stessi
risultati degli anni precedenti.
In particolare, l’ufficio GIP/GUP ha definito n° 5.072 procedimenti a fronte dei 5.144 sopravvenuti, mentre il Tribunale (comprese le sezioni distaccate di Cefalù e Corleone), in composizione
collegiale e monocratica, ha definito n° 1.463 procedimenti a fronte
dei 1.502 sopravvenuti.
C) Il Presidente del Tribunale di Trapani rappresenta che le
carenze di organico, contrassegnate durante il periodo di riferimento dalla mancanza di due presidenti di sezione e di tre giudici, oltre
che dall’assenza, da lungo tempo, di un quarto giudice impegnato
in un dottorato di ricerca, hanno impedito il contenimento della
pendenza che è aumentata per i processi in fase dibattimentale da
n° 1.680 a n° 1.862 procedimenti, e per quelli in fase di indagini
preliminari, da n° 4.052 a n° 4.947 procedimenti.
Nel complesso la produttività è rimasta, tuttavia, pressoché
stabile, giacchè l’ufficio GIP/GUP ha eliminato n° 7.655 procedimenti a fronte degli 8.988 sopravvenuti, mentre le sezioni del Tribunale (compresa quella distaccata di Alcamo), in composizione
- Provenzano Bernardo + 8 (n. 767/06 RGT, c.d. “Grande Mandamento” – terza
sezione) e Lo Piccolo Salvatore + 9 (n. 572/08 RGT, c.d. “Occidente” – terza sezione), imputati di associazione di tipo mafioso nonché di numerose estorsioni
aggravate ai sensi dell’art. 7 D.L. 152/1991;
- Messina Salvatore + 13 (RGT 584/06, terza sezione) per complessi reati di
truffa in danno della Regione Siciliana e della Comunità Europea, malversazione e falso nel settore della formazione professionale;
- Abbate + 2 e Alduino + 1 (IV sezione), riguardanti alcune estorsioni aggravate
ai sensi dell’art. 7 D.L. 152/1991;
- La Mantia Giovanni + 6 (tra cui l’ex sindaco di Villabate, professionisti ed imprenditori – V sezione) e Caravello Gaspare +3, imputati di associazione di tipo
monocratica o collegiale, hanno definito n° 1.506 processi a fronte
dei 1.695 sopravvenuti.
D) Il Presidente del Tribunale di Marsala segnala che
l’attività del proprio ufficio non ha subito nel periodo significative
variazioni. I risultati ottenuti – sottolinea il predetto Dirigente –,
seppure apparentemente deludenti, sono, in realtà, alquanto apprezzabili se rapportati alle disastrose condizioni in cui ha operato
il Tribunale a causa della scopertura di tutti i posti di presidente di
sezione e di 6 dei 21 posti di giudice.
In siffatte condizioni sono state operate scelte organizzative
finalizzate ad assicurare, in primo luogo, una buona funzionalità
all’ufficio GIP-GUP e, di seguito, alla sezione penale, contraendo
necessariamente le forze negli altri settori.
Ciò non ha tuttavia scongiurato l’aumento della pendenza
che, per gli affari di competenza del GIP, è passata da 3.600 a
5.124 procedimenti, mentre, per quelli transitati alla fase dibattimentale, è passata da 2.304 a 2.399 procedimenti rimasti pendenti alla fine del periodo.
E) Il Presidente del Tribunale di Agrigento segnala che, nel
periodo di riferimento, è stato completato il riassetto del settore penale imposto dal verificarsi degli effetti del tramutamento di alcuni
magistrati, dalla temporaneità degli uffici direttivi e semidirettivi,
dal divieto di permanenza ultradecennale nello stesso incarico e del
divieto di destinare a funzioni monocratiche penali o di GIP i magistrati che non abbiano conseguito la prima valutazione di professionalità. A tale settore sono stati assegnati 3 presidenti di sezione
(sui 4 previsti nella pianta organica) e 14 giudici (sui 28 previsti in
organico), ma, nonostante tutto ciò, si è registrato un contenuto incremento dei processi pendenti a causa dell’aggravio di lavoro determinato dalla contemporanea trattazione di processi caratterizzati
da intrinseca complessità, afferenti gravissime manifestazioni di
una radicata criminalità organizzata di stampo mafioso, in relazione ai quali i collegi sono stati impegnati in udienze dibattimentali a
ritmo serrato per garantirne la definizione nel rispetto dei termini di
cui agli artt. 303 e ss. c.p.p.7.
L’impegno dei magistrati addetti al settore penale è stato,
comunque apprezzabile, avendo l’ufficio GIP definito 6.556 procedimenti a fronte degli 8.891 sopravvenuti, con un lieve aumento
della pendenza da 2.424 a 2.938 processi, mentre le sezioni penali
(comprese quelle distaccate di Licata e Canicattì) hanno definito
1.638 procedimenti a fronte dei 1.845 sopravvenuti, con un aumento della pendenza da 1.173 a 1376 processi.
F) Il Presidente del Tribunale di Sciacca segnala che il proprio ufficio, nonostante abbia operato con un organico scoperto del
30% (7 magistrati sui 10 previsti nella pianta organica), ha ottenuto
lusinghieri risultati, grazie al lodevole impegno dei pochi magistrati
in servizio, che ha consentito di abbattere la pendenza nel ramo
Tra i più importanti processi trattati si segnalano:
- il processo penale a carico di Fragapane Francesco + 5 (c.d. “operazione Sicania”) relativo a gravi delitti ascritti ad una associazione criminale di stampo
mafioso, operante sull’intero territorio agrigentino;
- il processo a carico di Battaglia Michelangelo, dipendente della Questura di
Agrigento, accusato di avere trasmesso informazioni ad esponenti di “Cosa Nostra” agrigentina;
- il processo Alabiso + 2 relativo a gravi delitti ascritti ad una associazione criminale di stampo mafioso, operante sul territorio del Comune di Licata;
- il processo Elzaky + 2 relativo ad un associazione per delinquere, operante
nel territorio di Agrigento, finalizzata all’immigrazione clandestina;
- il processo Abbate + 44 per associazione per delinquere finalizzata all’usura;
- il processo Alaimo + 7 per associazione mafiosa finalizzata all’estorsione;
- il processo Fanara + 22 per associazione mafiosa finalizzata alla prostituzione;
- il processo Grova + 43 per associazione a delinquere, abusi edilizi e falso;
- il processo Aquilina + 11, che ha ricostruito la storia di una articolazione territoriale di Cosa Nostra ed ha accertato le responsabilità per una dozzina di efferati episodi omicidiari con relativi reati satellite. Le condanne inflitte hanno
comportato una pluralità di ergastoli a carico di otto imputati e pesanti pene
detentive per gli altri. Nel corso del dibattimento non sono mancati episodi di
intimidazione nei confronti dei giudici;
- il processo Aquilina + 4 con la condanna di tre degli imputati alla pena
dell’ergastolo per analoghe fattispecie criminose.
- il processo a carico di Cacciatore Franco, assurto al vertice dell’articolazione
di “cosa nostra” operante su territorio del Comune di Agrigento.