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Timestamp: 2019-01-19 15:52:52+00:00
Document Index: 2295685

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 63', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 32', 'art. 15', 'art. 25', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 15', 'art. 24', 'art. 38', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 32', 'art. 43', 'sentenza ']

N.6575/05 Reg. Sent. N Reg. Gen. N Reg. Gen. ANNO PDF
N.6575/05 Reg. Sent. N Reg. Gen. N Reg. Gen. ANNO 1995
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1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Sede di Palermo, Sezione Seconda, ha pronunciato la seguente SENTENZA N.6575/05 Reg. Sent. N Reg. Gen. N Reg. Gen. ANNO 1995 sui ricorsi riuniti R.G. n. 3463/1995 e R.G. n. 4608/1995 proposti da P.G., rappresentata e difesa, giusta procura a margine del ricorso, dall avv. Andrea Corsaro, presso il cui studio in Palermo, via Autonomia Siciliana n. 70, è elettivamente domiciliata; contro il Comune di Monreale, in persona del Sindaco pro-tempore, non costituitosi in giudizio; per l annullamento, previa sospensione quanto al ricorso R.G. n. 3463/1995, dell ordinanza n. 305 del 25 luglio 1995, notificata il successivo 28; quanto al ricorso R.G. n. 4608/1995, dell ordinanza n. 338 del 28 agosto 1995, notificata in pari data. Visti i ricorsi con i relativi allegati; Viste le istanze di sospensione dei provvedimenti impugnati per entrambi i ricorsi; Viste le ordinanze collegiali n. 213 e 219 del 23 gennaio 1997; Visti gli atti tutti di causa; Designato relatore il Referendario Gianmario Palliggiano; Udito alla udienza pubblica del 20 settembre 2005 l avv. Andrea Corsaro per la ricorrente; Ritenuto in fatto e considerato in diritto: 1
2 Fatto Con il ricorso R.G. n. 3463/1995, notificato il 23 agosto 1995 e depositato il successivo 12 settembre, la signora G.P. ha impugnato per l annullamento l ordinanza sindacale n. 305 del 25 luglio 1995, in epigrafe indicata, con la quale le veniva intimato di sgomberare, entro trenta giorni, l immobile di sua proprietà e residenza, sito in Monreale San Martino delle Scale, Largo Cusimano. La ricorrente espone che l immobile di cui è proprietaria è dotato sin dalla sua costruzione di un regolare pozzo nero impermeabilizzato a tenuta stagna". Ha affidato il ricorso ai seguenti motivi: 1. Violazione e falsa applicazione dell art. 21 della legge n. 319/1976 e degli artt. 19, 24, 38, 40 e 43 della l.r. n. 27/1986. Eccesso di potere sotto il profilo dello sviamento dall interesse pubblico, dalla causa tipica del potere esercitato e del travisamento dei fatti. Non sussiste la violazione delle norme indicate in quanto l immobile è fornito sin dalla sua costruzione di un pozzo nero impermeabilizzato a tenuta stagna svuotato con continuità da ditta regolarmente autorizzata. L Amministrazione comunale avrebbe pertanto travisato la reale situazione dei luoghi, in quanto dal verbale non risulta che immobili della zona scarichino nel suolo o nel sottosuolo, ma al contrario che ognuno è dotato di un sistema di smaltimento efficiente in modo da impedire ogni forma di scarico nel suolo o nel sottosuolo e quindi ogni forma di inquinamento ambientale. 2. Violazione e falsa applicazione delle sopra calendate norme sotto un ulteriore profilo di eccesso di potere per sviamento dall interesse pubblico e dalla causa tipica del potere esercitato. Ai sensi del combinato disposto degli artt. 24 e 38 della l.r. 27/1986, fino a quando la rete fognaria non sia stata realizzata, l Autorità comunale può consentire il ricorso ai sistemi di smaltimento esistenti a condizione che i reflui non subiscano, com è nel caso in questione, modifiche qualitative e quantitative. 3. Violazione e falsa applicazione delle sopra calendate norme. Eccesso di potere per sviamento dall interesse pubblico e dalla causa tipica del potere esercitato. 2
3 La sanzione dello sgombero dell immobile applicata con il provvedimento impugnato non è contemplata da nessuna disposizione. Per i motivi sopra indicati, la ricorrente ha chiesto l annullamento del provvedimento impugnato, con vittoria delle spese. Il Comune di Monreale, regolarmente intimato, non si è costituito in giudizio. Con il ricorso R.G. n. 4608/1995, notificato il 14 novembre 1995 e depositato il successivo 27, la ricorrente ha impugnato l ordinanza n. 338 in epigrafe indicata, con la quale è stata disposta la sospensione dell ordinanza n. 305/ impugnata con il ricorso R.G. n. 3463/ sino all emanazione della legge regionale in materia di scarichi degli insediamenti civili e, comunque, non oltre il 31 dicembre Ha chiesto l annullamento del provvedimento impugnato, con vittoria di spese, per gli stessi motivi dedotti con il ricorso R.G. n. 3463/1995. Il Comune di Monreale, regolarmente intimato, non si è costituito in giudizio. Con istanze depositate l 11 gennaio 1997, la ricorrente ha chiesto, in entrambi i ricorsi, la sospensione degli effetti dei provvedimenti impugnati. Le istanze sono state accolte con le ordinanze cautelari n. 213 e 219 del 23 gennaio Alla pubblica udienza del 20 settembre 2005, la causa è stata posta in decisione. DIRITTO 1. La controversia in esame concerne l ordinanza con la quale il Sindaco del Comune di Monreale ha ordinato lo sgombero dell immobile di proprietà e residenza della ricorrente, nonché il provvedimento di provvisoria sospensione della predetta ordinanza di sgombero In via preliminare si dispone la riunione dei ricorsi in epigrafe, per evidenti ragioni di connessione oggettiva e soggettiva Con il primo motivo in entrambi i ricorsi si deduce la violazione dell articolo 21 L. 319/1976 nonché degli articoli 19, 24, 38, 40 e 43 della L.r. n. 27/1986, in quanto l immobile sarebbe stato dotato sin dalla sua costruzione di un pozzo nero impermeabilizzato a tenuta stagna, continuamente svuotato da ditta regolarmente autorizzata, il quale 3
4 impedirebbe ogni forma di scarico nel suolo o nel sottosuolo e quindi ogni forma di inquinamento ambientale. Preliminarmente va rilevato che l esame della doglianza può essere condotto solo sotto il profilo della legittimità dei provvedimenti impugnati e non anche sotto quello della eventuale rilevanza penale delle condotte de quibus, essendo quest ultima una valutazione non rientrante nell ambito della giurisdizione del giudice amministrativo. Ciò premesso, ritiene il Collegio che la prospettazione di cui in ricorso non sia condivisibile. La legge n. 319 del 10 maggio 1976 (c.d. legge Merli, le cui disposizioni risultano abrogate dall art. 63, comma 1, del d. lgs. 152/1999) ha rappresentato il primo intervento legislativo organico di tutela dell ambiente dall inquinamento idrico, introducendo una disciplina analitica degli scarichi di sostanze inquinanti ed individuando i limiti di concentrazione di tali sostanze nelle acque. In particolare, l art. 1 comma 1, lett. a) disciplinava unitariamente tutte le tipologie di scarichi: provenienti da strutture pubbliche e da insediamenti privati; di destinazione abitativa e produttiva; diretti ed indiretti; recapitati nelle acque interne ed esterne, nel sottosuolo, nel soprassuolo e nelle fognature. Il concetto di scarico non ha trovato alcuna definizione nella normativa in argomento, benché si ponesse quale aspetto centrale. Questa omissione ha dato origine a divergenze interpretative ed applicative, risolte dalla dottrina più autorevole e dalla giurisprudenza del Supremo Collegio sulla base di una lettura sistematica della legge. Il concetto di scarico potenzialmente inquinante, produttivo di danno all ambiente, è stato così circoscritto allo scarico continuativo o periodico proveniente da strutture produttive o civili, da recapitarsi in un corpo naturale liquido, ovvero sul suolo o sottosuolo, tramite mezzi meccanici o pubblica fognatura (Cass. Pen. Sez. III, sent. 4553/1997). Va, altresì, considerato che la precisa indicazione contenuta nell art. 1, comma 1, la quale contempla sia gli scarichi diretti, quelli cioè che confluiscono direttamente nell ambiente dal luogo di loro produzione, sia gli scarichi indiretti, quelli che pervengono all ambiente attraverso uno o più passaggi intermedi, lascia intendere che, nell ambito della nozione di scarico, 4
5 vadano compresi anche i liquami riversati in pozzi neri impermeabilizzati a tenuta stagna ancorché continuamente svuotati da ditta autorizzata. In questo senso, va richiamato un precedente giurisprudenziale secondo il quale le norme contenute nella legge si riferiscono anche a quelle particolari forme di scarico dei reflui di un insediamento (produttivo o civile), le quali consistono nello stoccare i residui liquidi in vasche a tenuta stagna per poi conferirli ad un trasportatore che li smaltisce definitivamente mediante il conferimento ad una discarica autorizzata ovvero lo scarico in uno dei recapiti indicati nel citato art. 1 (Cassazione penale, III, 20 novembre 1993). E pertanto evidente l applicabilità al caso in esame delle disposizioni contenute nell art. 21, comma 1, L. 319/1976 che sanzionava con l ammenda o l arresto (sanzione esclusa poi dalla depenalizzazione in virtù dell art. 32, comma 2, della l. 689/1981) chi apre o effettua nuovi scarichi senza la prescritta autorizzazione, ovvero continua ad effettuarli o a mantenerli dopo che l autorizzazione sia stata negata o revocata. Il comma 2 sanzionava con la medesima pena chi, effettuando al momento dell entrata in vigore della legge scarichi nei corpi ricettori di cui al comma 1, non presenti domanda di autorizzazione o di rinnovo di cui all'art. 15, secondo comma, lettere a) e b); non ottemperi alle disposizioni di cui all'art. 25 (osservanza dei limiti di accettabilità stabiliti dalla legge medesima); ovvero chi, avendo presentato la domanda di autorizzazione, mantenga lo scarico nonostante questa sia stata respinta o dopo che l'autorizzazione sia stata revocata. Questa conclusione è rafforzata dalla successiva normativa introdotta con la L. r. 15 giugno 1986 n. 27 che, ai sensi dell art. 1, è stata emanata in applicazione degli articoli 4 e 14 della legge 10 maggio 1976, n. 319 e successive modificazioni, ed in funzione degli obiettivi del piano regionale di risanamento delle acque. La L. r. 27/1986, fondandosi sulla medesima nozione di scarico ricavata dall art. 1 della legge Merli, trova applicazione anche nella fattispecie in esame, la quale viene anzi sottoposta ad un regime più dettagliato e rigoroso. Ed invero, l art. 38, comma 1, L. r. 27/1986 impone ai titolari degli scarichi provenienti da insediamenti civili esistenti, che non recapitano in pubbliche fognature, l obbligo di dichiarare la loro posizione e di presentare domanda di autorizzazione allo scarico all'autorità comunale competente, entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge. 5
6 Questa disposizione pone obblighi più stringenti rispetto a quella contenuta nell art. 15 della L. 319/1976, che prescriveva un mero obbligo di denuncia all'autorità comunale nei modi e nei tempi dalla stessa disposti. Per quanto sopra, il provvedimento impugnato non è censurabile nel punto in cui contesta alla ricorrente l effettuazione di scarichi in assenza della prescritta autorizzazione. 2. Con il secondo motivo in entrambi i ricorsi si deduce che il Sindaco di Monreale avrebbe dovuto autorizzare, ai sensi del combinato disposto degli artt. 24 e 38 della L.r. 27/1986, l utilizzo dei sistemi di smaltimento esistenti, in considerazione del fatto che la rete fognaria non era stata ancora realizzata. Preliminarmente va rilevato come l interesse delle ricorrenti alla pronuncia giudiziale sulla suddetta censura persista malgrado l adozione da parte del Comune di Monreale della disposizione n. 323 del 14 giugno 1996 (impugnata con il secondo dei ricorsi in esame), con la quale è stato consentito ai titolari di scarichi provenienti da insediamenti civili di continuare il loro temporaneo utilizzo.tale autorizzazione è stata, infatti, concessa a tempo determinato (non oltre il 31 dicembre 1996), con la conseguenza che persiste l interesse al rilascio di una siffatta autorizzazione senza la previsione di limiti temporali. Ciò premesso, ritiene il Collegio che la doglianza sia infondata. L art. 24, contiene specifiche prescrizioni cui sono assoggettati gli scarichi provenienti dagli insediamenti civili, mentre il succitato art. 38 prevede all ultimo comma che Nelle zone dei centri abitati non dotate di pubbliche fognature previsti dall' art. 3, anche se in corso di redazione, l' autorità comunale competente può consentire ai titolari di scarichi provenienti da insediamenti civili esistenti, nelle more della realizzazione della rete fognaria, di continuare a servirsi dei sistemi di smaltimento utilizzati all atto dell' entrata in vigore della presente legge, a condizione che i reflui esistenti non subiscano sostanziali modifiche qualitative e quantitative. Orbene, quest ultima norma prevede in termini di possibilità il rilascio dell autorizzazione in questione, con la conseguenza che non può ipotizzarsi la violazione della stessa qualora il Sindaco, nell esercizio dei suoi poteri discrezionali, decida di non provvedere in tal senso. 3. Fondato è invece il terzo motivo di ricorso, con il quale si deduce che la sanzione dello sgombero dell immobile applicata con il provvedimento impugnato non sarebbe prevista da nessuna norma. 6
7 Invero l art. 21 della legge 10 maggio 1976, n. 319 prevede l ammenda e l arresto (sanzione ormai esclusa dalla depenalizzazione in virtù dell art. 32, secondo comma della L. 689/1981), mentre l art. 43 della citata L.r. 27/1986 prevede la sanzione amministrativa del pagamento di una somma. Ne deriva l illegittimità dei provvedimenti impugnati, nella parte in cui ordinano lo sgombero forzato dell edificio dal quale sono effettuati scarichi in assenza delle prescritte autorizzazioni, perché dispongono un tipo di sanzione non contemplato da alcuna norma di legge. Concludendo, i ricorsi sono parzialmente fondati e vanno accolti nei sensi e nei limiti sopra esposti con conseguente annullamento, per quanto di ragione, dei provvedimenti impugnati. Sussistono, giusti motivi, per compensare tra le parti le spese di giudizio. P. Q. M. il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sede di Palermo, Sezione Seconda, riuniti i ricorsi n. 3463/95 e n. 4608/95 in epigrafe indicati, li accoglie nei sensi e nei limiti di cui in motivazione e, per l effetto, annulla i provvedimenti impugnati.---- Spese compensate Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità Amministrativa Così deciso in Palermo, nella Camera di Consiglio del 20 settembre 2005, con l'intervento dei Signori Magistrati: - CALOGERO ADAMO - Presidente - COSIMO DI PAOLA - Consigliere - GIANMARIO PALLIGGIANO - Referendario, estensore. Depositato in Segreteria il 02/12/2005 Il Direttore Maria Rosa Leanza 7