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Timestamp: 2016-10-25 08:30:57+00:00
Document Index: 132056111

Matched Legal Cases: ['art. 57', 'DTF ', 'art. 89', 'art. 24', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 90', 'DTF ', 'sentenza ', 'DTF ', 'art. 90', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 36']

4P.9/2000 (17.04.2000)
A.- Con rogito del 12 gennaio 1998, su iniziativa di Edo Molteni, � stata costituita la Gaetano Biancardi di Tano Onoranze Funebri S.A., con sede a Tesserete.
Adito dalla Biancardi Michele S.A. - anch'essa attiva nel settore delle pompe funebri - il 20 marzo 1998 il Pretore del Distretto di Lugano ha impartito alla neocostituita societ�, in via cautelare, l'ordine "di cessare ed astenersi da ogni forma di pubblicit� diretta o indiretta e in particolare dal rendere noto a terzi, pubblicando annunci, la sua collaborazione con Michele Gaetano Biancardi".
Rimproverando al convenuto di avergli sottaciuto l'esistenza del divieto di concorrenza che lo vincolava alla Biancardi Michele S.A. - nei confronti della quale si era impegnato "a non costituire o aprire ditte del ramo n� a collaborare direttamente o indirettamente per altre ditte" - l'attore ha chiesto, da un canto, l'accertamento della nullit� del contratto per errore essenziale e dolo e, dall'altro, la restituzione dell'importo versato, nonch� il pagamento di fr. 20'000.-- quale risarcimento danni (posta abbandonata in sede di conclusioni). Avversate integralmente le domande di petizione, in via riconvenzionale Michele Gaetano Biancardi ha postulato la condanna dell'attore al versamento di fr. 60'000.-- in ragione dell'onere fiscale legato all'operazione di acquisto del nome. Sia l'azione principale che quella riconvenzionale sono state respinte dal Segretario Assessore della Pretura di Lugano, sezione 1, il 14 giugno 1999.
C.- Contro questa decisione Michele Gaetano Biancardi � insorto dinanzi al Tribunale federale, il 18 gennaio 2000, tanto con ricorso di diritto pubblico quanto con ricorso per riforma.
Nelle osservazioni del 20 marzo 2000 Edo Molteni ha proposto, in ordine, che il gravame venga dichiarato irricevibile, anche perch� tardivo; nel merito, ch'esso venga integralmente disatteso. L'autorit� cantonale ha invece rinunciato a pronunciarsi.
1.- Giusta l'art. 57 cpv. 5 OG un ricorso di diritto pubblico viene trattato, in linea di principio, prima del parallelo ricorso per riforma (DTF 122 I 81 consid. 1; Messmer/Imboden, Die eidgen�ssischen Rechtsmittel in Zivilsachen, Zurigo 1992, pag. 148 nota 12). Nel caso in esame non v'� motivo di derogare alla regola.
2.- Nella risposta al ricorso viene proposta la reiezione in ordine del gravame in quanto tardivo. Il resistente contesta infatti che la decisione impugnata sia pervenuta al ricorrente il 7 dicembre 1999, cos� come egli asserisce; sennonch� ci� corrisponde a quanto indicato nella dichiarazione di ricevuta versata agli atti. In queste circostanze il termine di ricorso di trenta giorni fissato dall'art. 89 cpv. 1 OG risulta ossequiato.
3.- Esaminate le varie emergenze istruttorie, la Corte cantonale ha stabilito che all'epoca della conclusione del contratto di cessione dell'uso del nome Biancardi Edo Molteni ignorava l'esistenza del divieto di concorrenza a carico di Michele Gaetano Biancardi. Ammettendo ch'egli non avrebbe sottoscritto l'accordo qualora fosse stato a conoscenza del divieto, l'autorit� ticinese ha dunque concluso - diversamente dal primo giudice - per l'inefficacia dello stesso siccome viziato da errore essenziale ai sensi dell'art. 24 cpv. 1 n. 4 CO. Donde la riforma del giudizio di primo grado e l'accoglimento della petizione.
a) Va innanzitutto rilevato che il disposto citato tratta in verit� dell'uguaglianza giuridica mentre � nell'art. 9 nCost. che si ritrova la protezione dall'arbitrio.
Sia come sia, la costituzionalit� del giudizio impugnato va esaminata dal profilo dell'art. 4 vCost. , dato ch'esso � stato emanato prima del 1� gennaio 2000; prima, quindi, dell'entrata in vigore della nuova Costituzione.
b) Giusta l'art. 90 cpv. 1 lett. b OG, il ricorso di diritto pubblico deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando altres� in che consista tale violazione. Ci� significa che l'allegato ricorsuale deve sempre contenere un'esauriente motivazione giuridica dalla quale si possa dedurre che, ed in quale misura, la decisione impugnata colpisce il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (DTF 122 I 70 consid. 1c con rinvii).
Discende da questi principi l'inammissibilit� del gravame in punto alla censura relativa all'arbitraria applicazione del diritto processuale ticinese, evocata solo in ingresso all'allegato e poi non sostanziata.
Il Tribunale federale annulla pertanto la sentenza emanata da quest'ultimo solo qualora egli abbia abusato di tale potere, pronunciando una decisione che appare - e ci� non solo nella sua motivazione bens� anche nell'esito - manifestamente insostenibile, in aperto contrasto con la situazione reale, gravemente lesiva di una norma o di un principio giuridico chiaro e indiscusso oppure in contraddizione urtante con il sentimento della giustizia e dell'equit� (DTF 124 I 208 consid. 4a). Spetta al ricorrente dimostrare, con un'argomentazione chiara e precisa (art. 90 cpv. 1 lett. b OG), che tali condizioni sono realizzate nel caso concreto (DTF 122 I 70 consid. 1c), tenendo ben presente che l'arbitrio non si realizza gi� qualora la soluzione proposta con il ricorso possa apparire sostenibile o addirittura migliore rispetto a quella contestata.
Per richiamarsi con successo all'arbitrio, il ricorrente non pu� dunque accontentarsi di contrapporre il suo parere a quello dell'autorit� cantonale, come se il Tribunale federale fosse una superiore giurisdizione di appello a cui compete di rivedere liberamente il fatto e il diritto: egli deve esporre chiaramente le ragioni che portano a ritenere manifestamente insostenibile la conclusione raggiunta nella decisione impugnata (DTF 125 I 166 consid. 2a, 124 I 247 consid. 5).
In concreto il ricorrente rimprovera in particolare alla Corte cantonale di aver erroneamente ammesso la tesi del resistente, secondo la quale egli avrebbe appreso della clausola di divieto di concorrenza solo dopo il 20 marzo 1998, nel quadro della procedura provvisionale avviata dalla Michele Biancardi S.A. La sua censura non risulta per� motivata conformemente ai principi appena esposti. Egli si limita infatti a ripetere, genericamente, che tale conclusione sarebbe in contrasto con le tavole processuali senza per� indicare con precisione quali, eccezion fatta per un passaggio della testimonianza del notaio che ha rogato l'atto di costituzione della nuova societ�, le cui dichiarazioni risultano comunque contraddette da quelle del revisore della stessa, che il ricorrente omette di menzionare.
Giovi abbondanzialmente osservare che, quand'anche debitamente formulata, la censura andrebbe in ogni caso respinta poich� l'apprezzamento delle varie testimonianze da parte dell'autorit� cantonale - cui si pu� rinviare giusta l'art. 36a cpv. 3 OG - appare pertinente e non certo manifestamente insostenibile.
2. La tassa di giustizia di fr. 6000.-- � posta a carico del ricorrente, il quale rifonder� al resistente fr.