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Timestamp: 2020-06-01 15:06:04+00:00
Document Index: 140977408

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 26393 del 20/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26393 del 20/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 20/12/2016, (ud. 20/10/2016, dep.20/12/2016), n. 26393
sul ricorso 3638/2015 proposto da:
NEW HOLLAND CONSTRUCTION MACHINERY S.P.A., in persona
C.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA B.
SIMONE BISACCA e STEFANO MUGGIA giusta delega a margine del
avverso la sentenza n. 633/2014 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
emessa il 28/05/2014 e depositata l’11/08/2014;
udito l’Avvocato Raffaele De Luca Tamajo, difensore della ricorrente,
1.- La Corte di appello di Torino ha accolto l’appello proposto da C.G., dipendente della New Holland Construction Machinery s.p.a., ed ha condannato al società datrice a corrispondergli la somma di Euro 10,543,85 oltre rivalutazione ed interessi a titolo di risarcimento del danno in relazione all’accertata illegittimità della sospensione in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) nel periodo dal 12 ottobre 2009 all’11 ottobre 2010.
2.- Per la Cassazione della sentenza ricorre la New Holland Construction Machinery s.p.a. che articola sei motivi cui resiste con controricorso lo C..
2.1.- Con il primo motivo di ricorso la ricorrente denuncia l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, consistente nella conclusione – in data 7 ottobre 2009 e dunque prima della sospensione in CIGS dei lavoratori del 12 ottobre 2009 – con le OO.SS. e la RSU (cui aderiva anche il ricorrente) di un contratto collettivo aziendale per il ricorso alla integrazione salariale straordinaria. Sostiene la società che tanto sarebbe bastato per ritenere che, per effetto della sottoscrizione dell’accordo, si era pervenuti alla decisione consensuale di procedere alla sospensione dei rapporti in CIGS a far data dal 12 ottobre 2009. Sottolinea inoltre che, sempre in data antecedente l’inizio della sospensione la determinazione concordata di procedere alla CIGS era stata confermata con la sottoscrizione dell’accordo firmato l’8 ottobre 2009 dalle stesse RSU. Precisa infine che in tali accordi le parti avevano dato atto della necessità di ricorrere alla CIGS riservandosi di verificare l’esistenza delle condizioni per procedere ad una rotazione del personale interessato. Evidenzia che uno dei rappresentanti sindacali che aveva sottoscritto gli accordi richiamati era stato eletto nella lista presentata dal sindacato di appartenenza del C. e dunque ben poteva essergli opposto. In ogni caso, secondo la ricorrente, il lavoratore, per non subire gli effetti degli accordi sottoscritti con le RSU, avrebbe dovuto diffidare il sindacato dal rappresentarlo e, comunque, avrebbe dovuto tempestivamente impugnarli posto che, in caso contrario, la condotta acquiescente integra un comportamento concludente nel senso della loro accettazione. In definitiva secondo la Società oggi ricorrente la sottoscrizione dell’accordo sindacale sanerebbe gli eventuali vizi della comunicazione iniziale e la bontà di tale ricostruzione sarebbe confermata dalla scelta operata dal legislatore, con la L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 45, che ha previsto che nell’ambito della mobilità (ben più rilevante quanto agli effetti sul rapporto) i vizi della procedura sono sanabili con accordo sindacale.
Sotto altro profilo, poi, evidenzia che il giudice di appello avrebbe omesso di considerare che le RSU nel concludere accordi in tema di distacco dei lavoratori avevano prestato acquiescenza all’accordo presupposto sulla sospensione in CIGS. Per conseguenza erroneamente la Corte territoriale ritenendo che il C. non fosse vincolato agli accordi avrebbe erroneamente applicato le disposizioni denunciate nella premessa del motivo in tema di acquiescenza. Infine rammenta che la partecipazione alle trattative sindacali da parte del rappresentante del sindacato cui aderiva il lavoratore, senza la formulazione di alcuna riserva da parte di quest’ultimo, avrebbe dovuto convincere il giudice di appello, al quale l’eccezione era stata proposta, della violazione degli artt. 1337 e 1338 c.c., ed escludere il diritto del lavoratore al chiesto risarcimento del danno.
Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità. che si liquidano in Euro 4000,00 per compensi professionali, Euro 100,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie. Accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis del citato.