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Timestamp: 2018-08-17 06:19:13+00:00
Document Index: 90529605

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 18', 'art. 234', 'art. 234', 'art. 189', 'sentenza ', 'art. 328']

Abuso di ufficio del Sindaco che archivia le multe | Avv. Paolo Alfano
Abuso di ufficio del Sindaco che archivia le multe
6 giugno 2010 Paolo Alfano	Lascia un commento
Cassazione, Sez. VI, 15 aprile 2010, n. 14599
1. R.T.impugna la sentenza in epigrafe indicata con la quale è stata confermata la decisione di primo grado che lo dichiarò responsabile dei delitti di abuso d’ufficio e di omissione di atti d’ufficio.
In particolare, R.T.è stato ritenuto responsabile del delitto di abuso d’ufficio perché nella qualità di sindaco del comune di Balestrate, in violazione dell’art. 18 della n. 689 del 1981, archiviava i verbali di accertamento delle violazioni amministrative elevate nei confronti di alcuni cittadini, procurando loro un ingiustificato e illecito vantaggio con l’archiviazione dei predetti verbali e quindi con il mancato completamento della procedura amministrativa stabilita per l’applicazione delle sanzioni, ovvero per l’annullamento dell’atto con conseguente ingiustificato danno per il comune di Balestrate. Inoltre, T. è stato dichiarato responsabile del delitto di omissione di atti d’ufficio per non avere adottato alcun provvedimento in ordine ai verbali di contestazioni di violazioni varie, nonostante i solleciti rivoltigli dal Comandante della polizia municipale del Comune di Balestrate.
Per il giudice d’appello, i provvedimenti de quibus risultano nelle copie acquisite agli atti del processo, sui quali, con la stessa grafia, è stata riportata la sintetica e immotivata formula “si accoglie il superiore ricorso e si ordina l’archiviazione”. Peraltro, l’imputato ha riconosciuto la propria firma, il testo scritto e la conformità di tali copie ai relativi originali, come risulta dal verbale di udienza innanzi al tribunale.
Il consenso elettorale non era perseguito con mezzi leciti, bensì attraverso la violazione di norme per procurare agli esercenti l’innegabile vantaggio di non corrispondere alcuna sanzione. Peraltro, è indifferente il movente dell’azione. Ammesso che T. non fosse ricandidabile e che egli avesse agito solo per fare piaceri a suoi conoscenti o per malanimo nei confronti dei vigili urbani, ciò che rileva è la condotta realizzata.
Il quadro probatorio, per il giudice d’appello, smentisce le deduzioni difensive – peraltro non dirette a contestare i fatti e ad attribuirne un diverso significato circa l’isolamento subito e i comportamenti vessatori della polizia municipale – e conferma invece che T. ha agito con la precisa consapevolezza di realizzare un proprio e altrui interesse, arrecando un consistente pregiudizio al comune.
Quanto al delitto di omissione di atti d’ufficio, la Corte d’appello rileva che T. non contesta anche qui di avere omesso di adottare un provvedimento a definizione dei procedimenti, bensì solo l’involontarietà e la superficialità delle condotte.
Dagli elementi acquisiti, risulta che i procedimenti indicati nell’imputazione si riferiscono a illeciti contestati negli anni 1999 – 2000 e per i quali era scaduto ampiamente il termine per il pagamento in sanzione ridotta, senza che i contravventori avessero proposto ricorso. Risulta, altresì, che il comandante della polizia municipale ha sollecitato il Sindaco nel mese di luglio 2001 ad adottare i provvedimenti con la trasmissione di un modulo per l’emissione di un’ordinanza oppure di un’archiviazione.
Tale circostanza, riferita dallo stesso comandante della polizia municipale, integra il delitto di omissione di atti d’ufficio, posto in essere consapevolmente da T. nell’intento di contrastare l’azione repressiva della polizia municipale, che egli aveva interpretato come un attacco alla sua persona.
La prova documentale, per il ricorrente, è stata acquisita in violazione dell’art. 234 c.p.p. e, come tale, avrebbe dovuto essere dichiarata inutilizzabile. Non risulta che gli originali siano andati distrutti o sottratti e in ogni caso da ritenere irrecuperabili e, pertanto, avrebbero dovuto essere acquisiti agli atti del processo. In ogni caso, avrebbero dovuto essere svolti accertamenti per verificare le condizioni richieste dal richiamato art. 234 c.p.p. allo scopo di legittimare l’acquisizioni in copia dei documenti corredati di certificazione di autenticità.
Ad avviso del ricorrente, gli atti processuali dimostrano che i fatti non integrano la condotta richiesta per la configurazione del reato. Si tratta di condotta caratterizzata da profili di negligenza o superficialità, atteso che il ritardo non ha prodotto alcun danno al Comune poiché i procedimenti si sono conclusi con il pagamento delle sanzioni dovute.
La Corte di merito, dopo avere descritto il quadro probatorio, ha ricostruito i fatti a esso coerenti e ha dimostrato le ragioni per le quali la condotta presenta gli elementi oggettivo e soggettivo richiesti per la configurazione del delitto di abuso: violazione di legge, dolo intenzionale volto a favorire i contravventori mediante una illegittima archiviazione delle pratiche trasmesse dalla polizia municipale. Infondata la censura relativa all’utilizzo dei documenti in copia e non originale.
La censura oltre che generica, per non avere indicato eventuali difformità tra originali e copie, non tiene conto del legittimo utilizzo di copie degli atti originali. Al riguardo, questa Corte si è espressa più volte nel senso che il principio di non tassatività dei mezzi di prova sancito dall’art. 189 c. p.p. consente l’acquisizione e l’utilizzazione del documento prodotto in copia, anche in assenza dell’originale, nei casi in cui il giudice ritenga la copia idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti, in difetto di specifiche censure inerenti alla genuinità del documento ovvero alla presenza di difetti tecnici che possano inficiarne l’attendibilità (Sez. II, 22 maggio 2007, dep. 6 giugno 2007, n. 22184; Sez. IV, 26 febbraio 2008, dep. 8 maggio 2008, n. 18454).
Esclusa la caratterizzazione del provvedimento de quo come incidente su beni sicurezza pubblica, ordine pubblico, igiene, sanità, l’unico riferimento avrebbe potuto essere al genus giustizia. Anche qui, però, la tipologia del provvedimento che il sindaco avrebbe dovuto adottare non è classificabile tra quelli richiesti per ragioni di giustizia.
Annulla, senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui all’art. 328 c.p.p. ed elimina la relativa pena di giorni sette di reclusione; rigetta nel resto il ricorso.
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