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Timestamp: 2018-07-22 06:25:19+00:00
Document Index: 16751570

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 45', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'sentenza ']

Garante privacy: ok allo schema di decreto sulla trasparenza, ma ad alcune condizioni
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di Enrica Maio*
L’Autorità garante per la protezione dei dati personali, con il provvedimento n. 92 del 3 marzo 2016 ha dato il suo via libera al testo, ma a determinate condizioni, chiedendo soprattutto maggiori tutele per i dati dei cittadini. Attenzione al delicato tema della trasparenza.
Foto di Andrea in licenza CC https://www.flickr.com/photos/spettacolopuro/3820475853
I rilievi critici espressi dal Garante privacy risultano molto severi: l’Autorità ha infatti osservato che “ dal momento che lo schema di decreto non ha pienamente attuato il criterio di delega volto alla rimodulazione degli obblighi di pubblicazione, appare necessario modificare le disposizioni del d. lgs. n. 33/2013 la cui formulazione ingenera dubbi interpretativi, rischiando oltretutto di violare l'art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, gli artt. 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nonché la disciplina europea e nazionale in materia di protezione dei dati personali ( dir. 95/46/CE; d. lgs. 30 giugno 2003, n. 196)”.
Il Garante ha aggiunto che tali modifiche sono necessarie anche considerando, in prospettiva, gli effetti negativi che potrebbero prodursi a causa dell' aumento del contenzioso di fronte ai giudici, dei possibili futuri contrasti giurisprudenziali, della proposizione di eventuali ricorsi alla Corte costituzionale e alla Corte di giustizia dell’UE.
Secondo l’Autorità, inoltre, è irragionevole l’estensione automatica degli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 33/2013 (quali il mantenimento sul web dei dati pubblicati per cinque anni, l'obbligo di indicizzazione e il riutilizzo degli stessi, la vigilanza dell’Anac e la responsabilità disciplinare in caso di inadempimento di tali obblighi prevista dall’art. 45, comma 4, dello stesso decreto), nonché delle relative sanzioni anche agli obblighi di pubblicazione dettati per tutti i dati, documenti e informazioni resi pubblici sulla base di obblighi giuridici regolati da specifiche norme di settore, le quali, spesso, hanno finalità notevolmente diverse (pensiamo, ad esempio, alle pubblicazioni matrimoniali).
Lo scopo delle nuove disposizioni dell’accesso ispirate al FOIA, infatti, è quello di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche” : in quest’ottica chiunque “ha diritto di accedere ai dati e documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni ”. Non è prevista, così, nessuna limitazione in merito alla legittimazione soggettiva del richiedente e nessuna motivazione, salvo, però, le eccezioni previste dall’art. 5-bis, le quali contemplano le ipotesi di negazione dell’accesso per possibili pregiudizi a interessi pubblici e privati . Inoltre, la PA verso cui è indirizzata la richiesta di accesso ha l’obbligo di dare comunicazione della predetta richiesta a eventuali soggetti controinteressati, che, entro dieci giorni, possono presentare una motivata opposizione (art. 5, comma 4). Nel caso di accoglimento della richiesta, l’amministrazione competente “ provvede tempestivamente, e comunque non oltre trenta giorni dalla presentazione dell'istanza, a trasmettere al richiedente i dati o i documenti richiesti ” (art. 5, comma 5).
La nuova disciplina, appena descritta, pone dei seri dubbi. Innanzitutto, sorge spontanea una riflessione: secondo quali criteri i soggetti pubblici decideranno di accogliere o meno una richiesta di accesso ai documenti? La legge non si è ancora espressa in merito ai precisi parametri che l’operatore della PA dovrà considerare per concedere l’accoglimento dell’istanza o rigettare la stessa e il rischio ovviamente è quello di lasciare spazio a un’eccessiva discrezionalità, che potrebbe portare anche a disparità di trattamento in relazione a richieste di accesso ai dati di analoga natura. In effetti, senza parametri di valutazione ben delineati, la decisione in ordine all’ostensibilità dell’atto o del documento, essendo affidata unicamente alla valutazione e discrezionalità del funzionario pubblico, rischia di sfociare nell’arbitrarietà, conseguenza paradossale se si considera che l’obiettivo del legislatore delegato è quello di rafforzare l’istituto “ al fine di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche ”.
È necessario, come stabilito dal Garante, che il testo normativo venga adeguato all’applicazione del diritto europeo e alla sentenza della Corte di Giustizia UE del 13 maggio 2014 ( Causa C-131/12, Google Spain SL, Google Inc/Agencia Española de Protección de Datos), dando comunque la possibilità al richiedente di chiedere al titolare del trattamento la deindicizzazione dei propri dati identificativi; tenuto conto, inoltre, che anche l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), nella propria relazione annuale 2014 al Parlamento, ha evidenziato che “ il regime applicabile alle informazioni oggetto di pubblicazione e diffusione via web potrebbe essere articolato e graduato anche con riferimento al periodo di pubblicazione, alle modalità di conservazione, alla indicizzazione dei contenuti da parte dei motori di ricerca esterni ”.
*Enrica Maio collabora con il Digital&Law Department, Ufficio di Presidenza ANORC