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Timestamp: 2020-06-06 17:39:35+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 18901 del 15/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18901 del 15/07/2019
Cassazione civile sez. lav., 15/07/2019, (ud. 05/06/2019, dep. 15/07/2019), n.18901
Avvocati ELISABETTA LANZETTA, SEBASTIANO CARUSO, FRANCESCA
FERRAZZOLI, CHERUBINA CIRIELLO, GIUSEPPINA GIANNICO;
M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE DI VILLA
rappresentato e difeso dagli avvocati VITALIANA VITALETTI BIANCHINI,
avverso la sentenza n. 1056/2013 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,
depositata il 21/01/2014 R.G.N. 307/2013.
1. la Corte d’Appello di Ancona ha rigettato il gravame proposto dall’I.N.P.S. avverso la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva riconosciuto il diritto di M.A. al pagamento delle differenze stipendiali tra quanto percepito per il livello contrattuale di formale appartenenza e quanto spettante per lo svolgimento di mansioni inquadrabili nel livello C4 per il periodo dal 23.10.2008 al 31.5.2011;
2. avverso tale sentenza l’I.N.P.S. ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi, poi illustrati da memoria e resistiti da controricorso del M., anch’esso corredato da memoria difensiva in vista della disposta trattazione camerale.
1. il primo motivo del ricorso principale denuncia la violazione e falsa applicazione (art. 360 c.p.c., n. 3) dell’art. 295 c.p.c.per non avere il giudice di secondo grado sospeso il processo, pur essendo pendente tra le parti altra causa la quale, sulla base delle stesse argomentazioni giuridiche addotte dalla Corte territoriale in merito al giudicato, aveva natura pregiudiziale;
il secondo motivo censura invece la sentenza, sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, oltre che per omesso esame di un fatto controverso e decisivo (art. 360 c.p.c., n. 5) per avere la Corte di merito addossato al datore di lavoro l’onere di dimostrare il mutamento di circostanze rispetto al pregresso giudicato, sebbene la portata di quest’ultimo fosse cristallizzata al 31.1.2006, sicchè rispetto al periodo successivo era il lavoratore a dover dimostrare la ricorrenza in fatto dei presupposti utili al sorgere del diritto rivendicato;
con il terzo motivo si adduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 9 c.c.n.l. 2006/2009, dell’art. 1362 c.c. e ss., del D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 56, come successivamente sostituito e modificato fino al D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52, il tutto in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e per omesso esame di un fatto controversi e decisivo (art. 360 c.p.c., n. 5);
la richiamata pronuncia di appello n. 37/2013, la quale riconobbe il diritto alle differenze retributive anche dal 1.2.2006 al 22.10.2008 è stata invece annullata, per ragioni processuali, con riferimento a quest’ultima estensione del diritto del ricorrente, dalla citata Cass. 18812/2018;
se infatti, come afferma la Corte d’Appello, il giudicato già sussiste fino al 31.1.2006 e condiziona in diritto la decisione della presente causa, va da sè che la sospensione del processo era del tutto inutile, in quanto semmai la questione riguardava la valutazione degli effetti di tale giudicato, svolta dalla Corte territoriale nei termini (condizionanti) di cui si è detto e del resto criticati dall’I.N.P.S. con il secondo motivo;
se viceversa il giudicato su periodi antecedenti non ha rilievo giuridico diretto nelle cause riguardanti periodi successivi, come appunto sostiene l’ente previdenziale sempre nel secondo motivo, va da sè che non si possa neppure discorrere di pregiudizialità;
non è tuttavia pertinente il richiamo della Corte d’Appello al consolidato principio per cui l’accertamento di un fatto idoneo a produrre determinati “effetti destinati a durare nel tempo” si estende alla “configurazione del rapporto” e “continua ad esplicare i suoi effetti”, a situazione normativa e fattuale immutata, sul predetto rapporto (Cass. 15 maggio 2003, n. 7577, fino alla fondante Cass., S.U., 7 luglio 1999, n. 383; da ultimo Cass. 17 agosto 2018, n. 20765; Cass. 23 luglio 2015, n. 15493);
tale principio originario (di cui a Cass. S.U. 383/1999) è in sè pacifico ed è stato di recente ancora meglio precisato nel senso che l’effetto di giudicato riguarda le obbligazioni periodiche che costituiscono il contenuto del rapporto accertato dal precedente giudicato, sulle quali il giudice pronuncia con accertamento su una fattispecie attuale ma con conseguenze destinate ad esplicarsi anche in futuro (Cass. 20765/2018, cit.; Cass. 15493/2015, cit.);
tuttavia, nel pubblico impiego privatizzato, come è noto, lo svolgimento di mansioni superiori non può comportare l’acquisizione delle corrispondenti qualifiche (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52, comma 1, seconda parte e, precedentemente, art. 25 D.Lgs. n. 29 del 1993, come modificato dal D.Lgs. n. 80 del 1998), ma solo il diritto alle maggiori retribuzioni per il corrispondente periodo;
ne deriva che, in tale ambito, lo svolgimento di mansioni superiori non comporta la maturazione di “effetti destinati a durare nel tempo”, nè esso è fonte di una stabile modifica alla configurazione del rapporto di durata quale preesistente tra le parti;
viceversa il lavoratore è pienamente onerato, per i vari periodi di tempo azionati separatamente in giudizio, della allegazione e dimostrazione del riprodursi dei fatti costitutivi del diritto alle retribuzioni superiori, senza che, da questo punto di vista, in suo favore possano operare, rispetto a periodi successivi, gli effetti giuridici di un pregresso giudicato relativo a periodi antecedenti;
solo una volta accertati tali fatti costitutivi, purchè anche il regime giuridico sia rimasto invariato, il precedente giudicato può avere effetto quanto alla qualificazione giuridica dell’accaduto come esercizio di mansioni superiori, ipotesi che peraltro non è destinata a trovare applicazione nel caso di specie, in quanto il periodo oggetto della presente causa (come si dirà infra, punto 2.4) ricade sotto la disciplina di un c.c.n.l. diverso da quello che regolava il periodo antecedente, sicchè la valutazione va effettuata sulla base della nuova contrattazione;
2.4 d’altra parte, poichè il contendere in questa causa riguarda il periodo dal 22.10.2008 al 31.5.2011, destinato ad essere regolato, come precisato nel terzo motivo di ricorso, dal c.c.n.l. 2006/2009, mentre quello precedente ricadeva sotto il c.c.n.l. 1998/2001, applicabile fino al 1.10.2007, è evidente che la Corte d’appello, contraddittoriamente anche rispetto al proprio assunto sul giudicato, non ha preso posizione sul mutamento negoziale-giuridico sopravvenuto, inerente anche il tema delle mansioni superiori, sicchè la sentenza risulta giuridicamente errata anche da questo concorrente punto di vista, che va parimenti rimesso al giudice del rinvio affinchè valuti il periodo oggetto del presente contenzioso alla luce della pertinente normativa collettiva da applicare;
2.5 va altresì affermato il seguente principio: “in tema di rapporto di impiego privatizzato, il diritto a ricevere le retribuzioni proprie delle mansioni superiori rispetto a quelle di formale inquadramento sorge, di tempo in tempo, in ragione del concreto esercizio di esse e non dà luogo a modificazioni definitive del rapporto sotto il profilo dell’acquisizione della corrispondente migliore qualifica (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 52, comma 1, seconda parte e, precedentemente, D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 25, come modificato dal D.Lgs. n. 80 del 1998), con la conseguenza che il giudicato maturato rispetto a periodi in cui è stato riconosciuto il diritto a tali retribuzioni superiori, per esservi stato esercizio delle corrispondenti mansioni, non pone a carico del datore di lavoro l’onere di allegare e dimostrare, rispetto ai periodi successivi, per i quali il lavoratore rivendichi il persistere del diritto alle differenze retributive, il verificarsi di mutamenti fattuali, spettando al lavoratore la prova in concreto di avere continuato a svolgere mansioni superiori rispetto a quelle di inquadramento. Il pregresso giudicato può peraltro risultare vincolante, una volta accertato il reiterarsi dell’esercizio della medesima attività e a condizione del permanere della medesima disciplina collettiva, rispetto alla qualificazione di tale attività come inerente mansioni superiori ed alle conseguenza retributive che ne derivano; inoltre, quanto precedentemente accertato, può costituire dato istruttorio utilizzabile, ove ritenuto utile e pertinente, per l’apprezzamento giudiziale, in sè del tutto autonomo, relativo al periodo oggetto della nuova controversia”;
La Corte accoglie il secondo ed il terzo motivo di ricorso, rigetta il primo; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia alla Corte d’Appello di Ancona, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.