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Timestamp: 2019-01-21 12:12:55+00:00
Document Index: 77805981

Matched Legal Cases: ['art. 2082', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 38', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 65', 'art. 1', 'art. 5']

G. IUDICA (a cura di)
con la collaborazione di R. RANDAZZO
pp. XXII-952
Codice ISBN 8814115702
La pubblicazione della seconda edizione del Codice degli Enti non profit si giustifica sia perché da tempo la prima edizione è stata esaurita, sia soprattutto per le novità che sono sopraggiunte nel panorama normativo del terzo settore.
Da un lato, si è assistito, nei corso degli ultimi anni - — intendendo il periodo trascorso dalla pubblicazione della prima edizione di questo Codice -,, ad un fenomeno di assestamento dell’impianto normativo nazionale destinato a disciplinare gli enti senza scopo di lucro. Il legislatore ha posto maggiore attenzione nell’adeguare le norme già in vigore piuttosto che alimentare ulteriormente la crescita vorticosa della normativa speciale in materia.
Dall’altro lato, la normativa regionale ha vissuto un rilevante sviluppo, ben più intenso e capillare di quanto fosse accaduto in passato. Questa tendenza, apparentemente centrifuga, dipende in parte dal fatto che alcune disposizioni normative nazionali in tema di non profit, come nel caso del volontariato e delle cooperative sociali, fanno ampio rinvio alla disciplina normativa regionale ed in parte dal fatto che si sono incrementate le aree di competenza del legislatore regionale, anche per effetto delle modifiche recentemente apportate alla nostra Costituzione.
Si è dedicata particolare attenzione alla normativa nazionale, di cui si è fornita un’ampia ed approfondita rassegna, supportata da una lettura della normativa sovranazionale focalizzata sui principi posti alla base della disciplina del terzo settore. Per converso, questa nuova edizione del Codice non raccoglie la normativa regionale poiché, come ho detto, la mole di tali disposizioni legislative è cresciuta in maniera vorticosa, non consentendo una lettura adeguatamente esaustiva nel limitato spazio offerto dalle pagine di questo Codice.
Sono numerose le novità legislative che, in campo nazionale, hanno caratterizzato il terzo settore. Volendosi limitare solo ad alcune di queste, le più rilevanti, si pensi alla semplificazione del procedimento di riconoscimento delle persone giuridiche private introdotta dal D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361, grazie a cui il legislatore ha reso molto più agile ed accessibile una procedura che, per troppi anni, ha mantenuto profili di eccessiva rigidità. Si pensi anche alla riforma della disciplina degli istituti di patronato e di assistenza sociale introdotta dalla L. 30 marzo 2001, n. 152 e specificata dal D.Lgs. 4 maggio 2001, n. 207.
Particolarmente rilevanti sono stati gli interventi del legislatore in materia di servizi sociali e solidarietà, come nel caso della L. 8 novembre 2000, n. 328, la legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, e della L. 7 dicembre 2000, n. 383, che ha disciplinato il sistema delle associazioni di promozione sociale.
Riveste notevole interesse, soprattutto per la capillare diffusione di questo fenomeno su tutto il territorio nazionale, la nuova disciplina delle associazioni sportive dilettantesche, introdotta dalla L. 27.12.2002, n. 289, che ha trovato definitiva attuazione con la L. 21 maggio2004, n. 128.
Occorre dedicare, inoltre, un breve cenno alla riforma del Ministero per i beni e le attività culturali, a suo tempo introdotta dal D.Lgs. 20 ottobre 1998, n. 368, con particolare attenzione alla innovativa disposizione che consente a tale ente di poter costituire e partecipare a fondazioni, regolamentata dal D.M. 27 novembre 2001, n. 491.
Da ultimo, non certo per importanza, occorre ricordare la c.d. riforma del diritto societario, approvata dal D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, che ha introdotto numerose modifiche e innovazioni anche alla materia delle società cooperative, materia già interessata in precedenza, con la L. 3.4.2001, n. 142, da una complessiva revisione, con particolare attenzione alla posizione del socio lavoratore.
Occorre sottolineare, infine, come le esigenze di rinnovamento della materia del non profit, con particolare attenzione alla disciplina dettata dal codice civile, si siano recentemente concretizzate, per l’appunto, in un progetto di riforma del I libro del codice civile. Questo progetto, promosso da un gruppo di soggetti privati e proposto nel corso del 2003 al Governo, ha prodotto una bozza di legge delega ispirata dalla realtà nella quale gli enti senza scopo di lucro si muovono ed operano e destinata ad essere utilizzata come traccia per una più approfondita riflessioni sull’intera materia del non profit.
1. Oggi la realtà degli enti non profit non corrisponde più al quadro normativo previsto dal Codice Civile del 1942. La cultura giuridica in cui affonda le proprie radici ideologiche il legislatore corporativo era caratterizzata da un sentimento di diffidenza, se non addirittura di ostilità, verso quelle istituzioni « intermedie », allora definite « corpi morali », che il pensiero giuridico liberale aveva escluso da qualsiasi forma di regolamentazione organica. Un sentimento di diffidenza originato dal conflitto tra il principio, allora dominante, della centralità dello Stato, la cui autorità doveva estendersi al controllo di tutti gli aspetti della vita sociale, e la mancanza di un tessuto normativo destinato ad inquadrare questo fenomeno e capace di condurlo nell’alveo del controllo pubblico.
Sulla base di queste premesse ideologiche, il legislatore detta peraltro, nel primo libro del codice civile, un modello estremamente razionale (e coerente con quelle premesse) della disciplina delle istituzioni « intermedie ».. Un modello ordinato intorno al criterio della personalità giuridica, che consentiva di distinguere tra organizzazioni meritevoli di conseguire la personalità giuridica, in ragione degli scopi perseguiti, in considerazione della disciplina interna, ovvero dell’idoneità dei mezzi rispetto allo scopo, ed organizzazioni che, prive di quei caratteri e di quelle qualità, avrebbero comunque avuto diritto di sussistere, ma senza quella dignità e quella soggettività riservate alle prime.
Nella struttura del primo libro del codice civile prevale il dualismo tra associazione e fondazione: da un lato le associazioni, il mondo dei gruppi organizzati che nascono da un contratto associativo, che danno vita ad un ente che agisce, pensa ed opera attraverso organi deliberativi ed esecutivi; dall’altro le fondazioni, espressione di un atto di volontà unilaterale, che si caratterizzano per la stabilità della struttura, per la fissità dello scopo, posto che si tratta di un patrimonio al quale il fondatore ha impresso un destino, costante ed immutabile, uno scopo che trascende, di solito, la vita stessa del fondatore e dei suoi successori.
La razionale disciplina del codice si è dovuta però confrontare con gli avvenimenti che hanno seguito la sua entrata in vigore e che ne hanno minato la coerente architettura. Da un lato la giurisprudenza ha coltivato la tendenza ad equiparare laddove possibile, le associazioni non riconosciute a quelle riconosciute, creando una sostanziale omogeneità tra le due categorie, dall’altro interventi legislativi disomogenei, « a pioggia », caso per caso, se non addirittura a casaccio, hanno vulnerato la linearità del sistema, alterandone l’armonia. Infine, il profondo e radicale mutamento degli enti senza scopo di lucro, cresciuti vigorosamente in seno alla « società civile », si è realizzato lungo direttrici in gran parte estranee al modello delineato nel primo libro del codice civile.
A questo punto, a causa di questi sconvolgimenti, il legislatore si è trovato di fronte ad un bivio: a) ripensare in maniera organica l’intera disciplina del codice e sostituirla con una nuova, modellando una disciplina altrettanto coerente e razionale, adeguata alle nuove esigenze; oppure b) limitarsi a fronteggiare le urgenze più disparate, attraverso interventi normativi occasionali, di carattere speciale, inevitabilmente disomogenei, destinati a disciplinare specifici settori del mondo non profit. Il legislatore, nonostante diversi tentativi, andati tutti falliti, si è rivelato incapace di coltivare la prima strada e di mettere mano ad una riforma del diritto comune del primo libro del codice civile, ed ha perciò optato per la seconda strada, certamente più facile da seguire. Questa scelta ha prodotto la stratificazione di una massa di disposizioni normative che si manifesta del tutto disorganica e caotica.
2. Le vicende storiche di questo secondo dopoguerra, come ho detto, hanno radicalmente alterato il rapporto tra l’armonico disegno normativo del codice e la convulsa realtà della società civile. E ciò non solo per fattori endogeni al sistema giuridico (attività della giurisprudenza e interventi del legislatore), ma anche per la metamorfosi che hanno via via subito gli enti senza scopo di lucro. Nelle associazioni, riconosciute e non, il fondo comune assume sempre più spesso una dimensione imponente ed una funzione preminente, rispetto all’apporto degli associati, per la realizzazione dello scopo sociale. D‘altra parte le fondazioni si aprono alla partecipazione di soggetti che concorrono ad alimentare e accrescere il capitale (le c.d. fondazioni in partecipazione). Inoltre, la fisionomia degli enti non profit è venuta avvicinandosi sempre più a quella degli enti del quinto libro del codice civile. Un avvicinamento determinato dalla diffusione di enti non profit che esercitano vere e proprie attività imprenditoriali. Attività che, pur restando strumentali rispetto alle finalità altruistiche di tali enti, non erano state previste dal legislatore del 1942, quanto meno nella misura e nella portata attuale. La continuità tra gli enti del primo e del quinto libro del codice emerge con semplice evidenza nel caso delle fondazioni di impresa. Un caso, questo, niente affatto eccezionale, anzi, forse, addirittura prevalente, se per impresa si intende, - —come si deduce dall’art. 2082 del codice civile - — un‘attività esercitata tramite una stabile organizzazione di mezzi e di persone volta alla produzione di servizi o di beni. Sono sempre più rare, semmai, le fondazioni di mera erogazione, che si limitano ad amministrare un patrimonio per poi trasmetterne i frutti al beneficiario, e comunque le fondazioni di mera erogazione sembrano aver assunto una rilevanza economica e sociale sostanzialmente marginale.
Dal quadro appena delineato emerge, tuttavia, l’incongruenza di un sistema che consente alle istituzioni senza scopo di lucro da un lato di esercitare un‘attività d’impresa, dall’altro di sottrarsi alla diretta applicazione delle norme che regola mentano le attività dei privati che operano sul mercato. L’evoluzione delle organizzazioni senza scopo di lucro, che nella prassi hanno assunto strutture sempre più vicine a quelle degli enti collettivi del quinto libro del codice civile, finendo per differenziarsi da questi ultimi solo per la regola del non distribution constraint, ha turbato i criteri di distinzione utilizzati dalla dottrina civilistica italiana. Oggi non ha più senso tentare una distinzione fra enti profit ed enti non profit facendo unicamente riferimento alla struttura, e cioè alla organizzazione dell’ente, e neppure al tipo di attività svolta, visto che lo svolgimento di attività imprenditoriale è ampiamente diffusa anche tra gli enti del terzo settore. Il criterio che oggi consente di operare una distinzione è quello del divieto assoluto di distribuzione degli utili ai componenti delle organizzazioni senza scopo di lucro (non distribution constraint). E questo criterio è stato recepito anche dal legislatore, come nel caso della disciplina delle organizzazioni di volontariato (legge 11 agosto 1991, n. 266), in cui viene stabilito che, a fianco di una assoluta libertà nella scelta della forma giuridica, che tuttavia deve essere compatibile con lo scopo solidaristico (art. 3, 2°), vi sia l’obbligo di prevedere espressamente, nell’atto costitutivo o nello statuto, « l’assenza di fini di lucro, la democraticità della struttura, l’elettività e la gratuità delle cariche associative, nonché la gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti, i criteri di ammissione e di esclusione di questi ultimi, i loro obblighi e diritti» (art. 3, 3°). Più recentemente il legislatore ha fatto riferimento al criterio del non distribution constraint per delineare la categoria delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), disciplinate dal decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460. Anche in questo caso è stabilito che lo statuto o l’atto costitutivo faccia esplicitamente riferimento al « divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’organizzazione» (art. 10, 1°, lettera d) e « all’obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse» (art. 10, 1°, lettera e).
3. Il fenomeno non profit nel nostro Paese ha subito un‘impressionante diffusione a partire dagli anni Ottanta, e cioè a partire dal momento in cui prende corpo anche in Italia, come in tutti i Paesi industrialmente evoluti, la crisi dello stato sociale. La cultura degli anni Ottanta metteva in crisi l’antica, ormai logora, equazione della perfetta equivalenza, senza residui, tra «pubblico» e «interesse sociale». Era entrata cioè in crisi irreversibile l’idea che lo strumento ideale, se non unico, per perseguire fini sociali, fosse quello dell’impiego di un ente pubblico. Le tradizionali equazioni pubblico uguale sociale e privato uguale egoismo, in perenne conflitto con l’interesse sociale, si erano rivelate troppo semplicistiche e comunque incapaci di dominare una realtà sociale assai più complessa di quella posta a base di quelle equazioni. Proprio in quegli anni pure i politici scoprivano tante cose. Si notava che il «pubblico », tanto per cominciare, era troppo spesso inefficiente e che l’inefficienza comportava sempre un costo sociale, pagato dai cittadini e dai lavoratori. Si sottolineava che il «pubblico », là dove in esso si esercitano ambiti di discrezionalità, può costituire terreno fertile per la corruzione: dove c‘è discrezionalità, dove si concedono ai privati, dall’alto, autorizzazioni, concessioni e così via, lì si può annidare, e normalmente nidifica, la corruzione. Il «pubblico » veniva gestito secondo metodi ispirati agli interessi della cosiddetta partitocrazia, il che significa che le scelte venivano compiute non già in funzione degli interessi pubblici che avrebbero dovuto essere di volta in volta perseguiti, bensì in funzione degli interessi di rafforzamento e di nascita del partito o dei partiti che avevano espressione negli organi direttivi degli enti, quindi a prescindere dagli interessi della collettività. Nello stesso tempo si scopriva che il «privato » è di solito più efficiente e che esso può pure divenire uno strumento utile Per perseguire fini generali, laddove la sua attività fosse opportunamente orientata con incentivi, disincentivi, interventi o anche vincoli pubblici. Cadeva persino la chimera della programmazione, che per tanti anni aveva dominato nelle pagine di giuristi ed economisti. Veniva « scoperto» il mercato e con esso il possibile ruolo sociale dell’impresa e dell’imprenditore.
Si assiste nel corso di quegli anni, ad una diffusione sempre più capillare delle organizzazioni senza scopo di lucro nel tessuto sociale del nostro Paese, una diffusione favorita da un lato dagli effetti della crisi dello stato sociale che comportava una diminuzione di impegno da parte dello Stato, o comunque degli Enti controllati dalla Pubblica Amministrazione, e dall’altro favorita anche dalla crescente diffusione della cultura della solidarietà, dell’impegno sociale, del volontariato. Si avvia, anche se molto lentamente, un processo di ricostruzione dello stato sociale che punta alla riorganizzazione dei rapporti tra pubblico e privato, in cui la Pubblica Amministrazione dovrebbe svolgere un ruolo di coordina mento e non più un ruolo di intervento esclusivo e diretto nella gestione dei servizi.
4. Lo sviluppo del settore non profit subisce una ulteriore accelerazione nel corso degli Anni Novanta. Pur muovendosi ancora in un panorama normativo-istituzionale arretrato e per niente adeguato alle mutate esigenze del terzo settore, si deve notare come, proprio agli inizi di questo decennio, il legislatore abbia cominciato a dedicare una maggiore e più consapevole attenzione al mondo delle organizzazioni senza scopo di lucro, licenziando disposizioni normative meno disorganiche, e più innovative e di ampio respiro, nel tentativo di porre rimedio alla caotica stratificazione di leggi sedimentata a partire dall’entrata in vigore del codice civile. E’ accaduto con la legge sul volontariato (legge 11 agosto 1991, n. 266) che, oltre a delineare la cornice della disciplina dell’intero settore, ha inteso avviare un coordinamento tra legislazione nazionale e legislazione regionale, destinando a quest’ultima il compito di regolamentare aspetti di carattere applicativo ed organizzativo. Ed è accaduto con le norme in materia di cooperazione, la legge 8 novembre 1991, n. 391 che prevede un‘organica disciplina delle cooperative sociali e che stabilisce, tra l’altro, l’innovativo principio della possibilità di esercitare attività di carattere imprenditoriale da parte delle cooperative con fini solidaristici, e la legge 31 gennaio 1992, n. 59 in materia di società cooperative che, destinata a regolamentare quel settore in maniera organica, ha previsto l’innovativo principio della remunerazione del capitale investito da parte dei soci sovventori. Più recentemente il legislatore è intervenuto, con il decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460, noto come «decreto Zamagni», con l’intenzione (lodevole, ma non sempre riuscita) di riordinare l’intera disciplina tributaria in materia di organizzazione senza scopo di lucro.
5. Nonostante questi recenti sviluppi, resta viva la difficoltà per coloro che operano nel mondo del non profit di muoversi in questo groviglio di leggi. Da questa constatazione è nata l’idea di raccogliere in un unico volume le disposizioni normative più importanti, e di maggiore interesse pratico, per la gestione delle organizzazioni senza scopo di lucro.
La prima parte di questo « Codice » è dedicata alla normativa sovranazionale ed in essa si è fatto riferimento a quelle Convenzioni che contengono disposizioni basilari in tema di libertà fondamentali e diritti dell’uomo, principi recepiti dai nostro ordinamento e che costituiscono le pietre angolari dell’intera disciplina della libertà di associazione degli individui.
Il corpo centrale del volume è costituito dalla legislazione statale che, tenendo conto dei diversi settori in cui operano le organizzazioni non profit, è stata suddivisa in otto gruppi di norme. Al primo appartengono le disposizioni di carattere generale, mentre i successivi raccolgono le disposizioni in materia di cooperazione, previdenza sociale, sanità, sport, volontariato ed aspetti fiscali. L’ultimo gruppo di norme è invece dedicato al decreto legislativo 4 dicembre 1997, n. 460 e alle successive disposizioni in materia di ONLUS ed enti non commerciali.
La terza parte del Codice è dedicata ad una rassegna della normativa regionale: una breve panoramica per avviare il lettore verso la ricchissima produzione dei legislatori regionali.
Presentazione alla seconda edizione xv
Presentazione alla prima edizione xvII
1. L. 4 agosto 1955, n. 848. Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952 3
2. L. 28 gennaio 1971, n. 220. Ratifica ed esecuzione della Convenzione sul reciproco riconoscimento delle società e persone giuridiche, con protocollo, firmata a Bruxelles il 29 febbraio 1968 4
3. L. 25 ottobre 1977, n. 881. Ratifica ed esecuzione del patto internazio nale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, nonché del patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, con protocollo facoltativo, adottati e aperti alla firma a New York rispettivamente il 16 e il 19 dicembre 1966 8
4. Trattato che istituisce la Comunità Europea 9
5. Trattato sull’Unione Europea 42
6. Trattato sulla Costituzione Europea 48
1. Costituzione della Repubblica Italiana 67
1. Codice civile (R.D. 16 marzo 1942, n. 262) 75
2. Disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie
(R.D. 30 marzo 1942, n. 318) 110
3. Codice di procedura civile (R.D. 28 ottobre 1940, n. 1443) 115
4. Codice di procedura penale (D.P.R. 22 settembre 1988, n. 447) 119
1. L. 5 giugno 1850, n. 1037. Disciplina degli acquisti dei corpi morali
2. R.D. 26 giugno 1864, n. 1817. Disposizioni per l’esecuzione della L. 5 giugno 1850, n. 1037 122
3. L. 15 aprile 1886, n. 3818. Costituzione legale delle società di mutuo soccorso 123
4. L. 17 luglio 1890, n. 6972. Norme sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza 123
5. L. 19 giugno 1913, n. 770. Vigilanza sulle fondazioni che hanno per fine l’incremento dell’economia nazionale e dell’istruzione agraria, industriale e commerciale ed istituzioni affini 123
6. R.D.L. 2 settembre 1919, n. 1759. Ordinamento delle Associazioni agrarie di mutua assicurazione 124
7. R.D. 10 febbraio 1927, n. 443. Approvazione del regolamento per l’amministrazione e la contabilità dei corpi, istituti e stabilimenti militari . . 125
8. R.D. 26 aprile1928, n. 1297. Approvazione del regolamento generale sui servizi dell’istruzione elementare 125
9. R.D. 31 agosto 1933, n, 1592. Approvazione del testo unico delle leggi sull’istruzione superiore 125
10. L. 3 giugno 1937, n. 847. Istituzione in ogni Comune del Regno dell’Ente comunale di assistenza 125
11. R.D. 4giugno 1938, n. 1269. Approvazione del regolamento sugli studenti, i titoli accademici, gli esami di Stato e l’assistenza scolastica nelle università negli istituti superiori 126
12. R.D.L. 19 ottobre 1938, 1933. Riforma delle leggi sul lotto pubblico 127
13. L. 22 aprile 1941, n. 633. Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio 128
14. D.Lgs.C.P.S. 29 luglio 1947, n. 804. Riconoscimento giuridico degli Istituti di patronato e di assistenza sociale 128
15. D.Lgs. 14 febbraio 1948, n. 43. Divieto delle associazioni di carattere militare 129
16. L. 4 novembre 1965, n. 1213. Nuovo ordinamento dei provvedimenti a
favore della cinematografia 129
17. L. 20 maggio 1970, n. 300. Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme su collocamento 133
18. D.P.R. 15 gennaio 1972, n. 9. Trasferimento alle Regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di beneficenza pubblica e del relativo personale 135
19. D.P.R. 5 giugno 1972, n. 315. Delega alle regioni a statuto ordinario delle funzioni amministrative statali in materia di beneficenza 138
20. L. 15 dicembre 1972, n. 772. Norme per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza 139
21. L. 29 luglio 1975, n. 405. Istituzione dei consultori familiari 139
22. D.P.R. 24 luglio 1977, n. 616. Attuazione della delega di cui all’art. 1 della L. 22 luglio 1975, n. 382 140
23. L. 21 dicembre 1978, n. 845. Legge-quadro in materia di formazione professionale
24. L. 27 marzo 1980, n. 112. Interpretazione autentica delle norme concernenti la personalità giuridica ed il finanziamento degli istituti di patronato e di assistenza sociale di cui al D.Lgs.C.P.S. 29 luglio 1947, n. 804, nonché integrazioni allo stesso decreto 152
25. L. 25 gennaio 1982, n. 17. Norme di attuazione dell’articolo 18 della Costituzione in materia di associazioni segrete e scioglimento della associazione denominata Loggia P2 153
26. L. 4 maggio 1983, n. 184. Diritto del minore ad una famiglia 154
27. L. 11 luglio 1986, n. 390. Disciplina delle concessioni e delle locazioni di immobili demaniali e patrimoniali dello Stato in favore di enti o istituti culturali, degli enti pubblici territoriali, delle uniti sanitarie locali, di ordini religiosi degli enti ecclesiastici 169
28. D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 1017. Norme di attuazione dell’articolo 2 della legge 27 marzo 1980, n. 112, relativa agli istituti di patronato e di assistenza sociale 171
29. L. 26 febbraio 1987, n. 49. Nuova disciplina della cooperazione dell’Italia con i Paesi in via di sviluppo 171
30. L. 19 novembre 1987, n. 476. Nuova disciplina del sostegno alle attività di promozione sociale e contributi alle associazioni combattentistiche 203
31. L. 16 ottobre 1989, n. 364. Ratifica ed esecuzione della convenzione sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento, adottata a L’Aja il 10 luglio 1985 204
32. D.P.C.M. 16 febbraio 1990. Direttiva alle regioni in materia di riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato alle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza a carattere regionale ed infraregionale 211
33. L. 11 maggio 1990, n. 108. Disciplina dei licenziamenti individuali. . 213
34. L. 7 agosto 1990, n. 241. Nuove norme in materia di procedimento am-
ministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi 217
35. D.Lgs. 20 novembre 1990, n. 356. Disposizioni per la ristrutturazione e la disciplina del gruppo creditizio 219
36. E. 31 maggio 1995, n. 218. Riforma del sistema italiano di diritto inter nazionale privato 219
37. D.P.R. 5 luglio 1995, n. 417. Regolamento recante norme sulle biblioteche pubbliche statali 220
38. L. 15 maggio 1997, n. 127. Misure urgenti per lo snellimento dell’attività amministrativa e dei procedimenti di decisione e controllo 221
39. D.M. 25 marzo 1998, n. 142. Regolamento recante norme di attuazione dei principi e dei criteri di cui all’articolo 18 della E. 24 giugno 1997, n. 96, sui tirocini formativi e di orientamento 222
40. L. 8 luglio 1998, n. 230. Nuove norme in materia di obiezione di coscienza 227
41. L. 30 luglio 1998, n. 281. - Disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti 234
42. D.P.R. lo dicembre 1999, n. 492. Regolamento recante norme per la costituzione, l’organizzazione e il funzionamento della Commissione per le adozioni internazionali, a norma dell’art. 7, commi 1 e 2, della legge 31 dicembre 1998, n. 476 241
43. D.P.R. 10 febbraio 2000, n. 361. Regolamento recante norme per la semplificazione dei procedimenti di riconoscimento di persone giuridiche private e di approvazione delle modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto 249
44. L. 10 marzo 2000, n. 62. Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione 254
45. L. 30 marzo 2001, n. 152. Nuova disciplina per gli istituti di patronato e di assistenza sociale 259
46. D.Lgs 4maggio 2001, n. 207. Riordino del sistema delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, a norma dell’articolo 10 della legge 8 novembre 2000, n. 328 271
47. D.Lgs 8 giugno 2001, n. 231. Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell’articolo 11 della 1. 29 settembre 2000, n. 300 286
48. D.P.R. 26 ottobre 2001, n. 430. Regolamento concernente la revisione organica della disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, nonchè delle manifestazioni di sorte locali, ai sensi dell’articolo 19, comma 4, della L. 27 dicembre 1997, n. 449 294
49. D.P.C.M. 21 novembre 2001, n. 453. Regolamento generale di disciplina relativa agli obiettori di coscienza, a norma dell’articolo 8, comma 2, lettera i), della legge 8 luglio 1998, n. 230 302
50. L. 30 dicembre 2004, n. 311. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2005) 308
1. D.P.R. 6 febbraio 1981, n. 66. Regolamento di esecuzione della legge 8 dicembre 1970, n. 996, recante norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità. Protezione civile 316
2. D.M. 6 gennaio 1984. Disposizioni alle associazioni venatorie nazionali conosciute destinatarie del contributo di cui all’articolo 25 della legge 27 dicembre 1977, n. 968, recante i principi generali e disposizioni per la protezione e la tutela della fauna e la disciplina della caccia 317
3. L. 8 luglio 1986, n. 349. Istituzione del Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno ambientale 318
4. D.M. 29 maggio 1991. Indirizzi generali per la regolamentazione della raccolta di rifiuti solidi urbani 319
5. L. 6 dicembre 1991, n. 394. Legge quadro sulle aree protette 319
6. L. 11 febbraio 1992, n. 157. Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio 360
7. D.P.R. 4 giugno 1997, n. 335. Regolamento concernente la disciplina delle modalità di organizzazione dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente in strutture operative 363
8. L. 21 novembre 2000, n. 353. Legge-quadro in materia di incendi boschivi 365
9. L. 21 marzo 2001, n. 74. — disposizioni per favorire l’attività svolta dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico 368
10. D.P.R. 8 febbraio 2001, n. 194. Regolamento recante norme concernenti la partecipazione delle organizzazioni di volontariato nelle attività di protezione civile 371
11. D.P.C.M. 12 dicembre 2001. Organizzazione del Dipartimento della protezione civile 384
12. D.P.C.M. 2 marzo 2002. Costituzione del Comitato operativo della protezione civile 386
BENI. PATRIMONIO ED ISTITUZIONI CULTURALI
1. D.P.C.M. 14 maggio 1980. Istituzione della commissione incaricata di esprimere pareri in merito alla assegnazione di premi e sovvenzioni a favore di scrittori, editori, librai, grafici, traduttori del libro italiano in lingua straniera ed associazioni culturali 389
2. D.P.C.M. 10 maggio 1985. Regolamentazione dell’assegnazione di premi e sovvenzioni a favore di scrittori, editori, librai, grafici, traduttori del libro italiano in lingua straniera ed associazioni culturali da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. - Direzione Generale delle informazioni, dell’editoria e della proprietà letteraria, artistica e scientifica 390
3. L. 22 dicembre 1990, n. 401. Riforma degli Istituti italiani di cultura e interventi per la promozione della cultura e della lingua italiane all’estero 391
4. D.M. 9 marzo 1991. - Modalità per la concessione di contributi finanziari ad istituti, enti ed associazioni per l’organizzazione di mostre all’estero, per la partecipazione a fiere, mostre ed esposizioni estere, per l’incremento delle esportazioni dei prodotti dell’artigianato, dei traffici e dei rapporti commerciali con l’estero nonché per la redazione e la stampa di pubblicazioni per la propaganda di prodotti italiani all’estero 392
5. L. 28 marzo 1991, n. 113. Iniziative per la diffusione della cultura scientifica 395
6. D.M. 1° dicembre 1992, n. 581. - Regolamento recante norme sull’erogazione dei contributi ed enti ed associazioni per l’organizzazione di corsi di formazione, aggiornamento e perfezionamento per docenti di lingua italiana operanti nelle università e nelle scuole straniere o presso le istituzioni scolastiche e culturali italiane all’estero 399
7. D.M. 31 dicembre 1992. Criteri e modalità per l’erogazione di contributi ad enti, istituzioni, associazioni e comitati vari che provvedono alla pubblicazione di documenti, all’organizzazione di mostre e di altre manifestazioni di carattere culturale, intese a diffondere la conoscenza e a valorizzare il patrimonio archivistico 400
8. D.M. 27 aprile 1995, n. 392. Regolamento recante norme sull’organizzazione, il funzionamento e la gestione finanziaria ed economico-patrimoniale degli istituti di cultura all’estero 402
9. D.Lgs. 29 giugno 1996, n. 367. Disposizioni per la trasformazione degli enti che operano nel settore musicale in fondazioni di diritto privato. 403
10. L. 17 ottobre 1996, n. 534. Nuove norme per l’erogazione di contributi statali alle istituzioni culturali 409
11. D.M. 24 marzo 1997, n. 139. Regolamento recante norme sugli indirizzi, criteri e modalità di istituzione e gestione dei servizi aggiuntivi nei musei e negli altri istituti del Ministero per i beni culturali e ambientali 413
12. D.M. 30 luglio 1997. Criteri e modalità per l’erogazione di contributi finanziari a carico dello Stato per gli archivi privati di notevole interesse storico, nonché per gli archivi appartenenti ad enti ecclesiastici e ad istituti od associazioni di culto 415
13. D.Lgs. 20 ottobre 1998, n. 368. Istituzione del Ministero per i beni e le attività culturali, a norma dell’articolo 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59 419
14. D.L. 24 novembre 2000, n. 345. Decreto convertito con modificazioni in L. 26 gennaio 2001, n. 6. Disposizioni urgenti in tema di fondazioni lirico-sinfoniche 422
15. D.M. 11 aprile 2001. Individuazione dei soggetti e delle categorie di soggetti beneficiari di contributi in denaro, per lo svolgimento dei loro compiti istituzionali e per la realizzazione di programmi culturali nei settori dei beni culturali e dello spettacolo (art. 38 della legge 21 novembre 2000, n. 342) 425
16. D.M. 11 maggio 2001. Articolazione della struttura centrale del segretariato generale e delle direzioni generali del Ministero per i beni e le attività culturali 428
17. D.M. 27 novembre 2001, n. 491. Regolamento recante disposizioni concernenti la costituzione e la partecipazione a fondazioni da parte del Ministero per i beni e le attività culturali a norma dell’articolo 10 del decreto legislativo 20 ottobre 1998, n. 368 e successive modificazioni 439
18. D.M. 7 maggio 2002. Individuazione dei casi in cui il riconoscimento delle persone giuridiche che operano nelle materie di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali è subordinato a preventivo parere, ai sensi dell’art. 1, comma 10, del decreto del Presidente della Repubblica 10 febbraio 2000, n. 361 445
19. D.M. 3 ottobre 2002. Individuazione dei soggetti e delle categorie di soggetti beneficiari di contributi in denaro, per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali e per la realizzazione di programmi culturali nei settori dei beni culturali e dello spettacolo (art. 38 della legge 21 novembre 2000, n. 342, e art. 65, lettera c-nonies del decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986) 446
20. D.L. 30 settembre 2003, n. 269. Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici 450
21. D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42. Codice dei beni culturali e del paesaggio 452
1. D.L.C.P.S. 14 dicembre 1947, n. 1577. Provvedimenti per la cooperazione 473
2. L. 8 novembre 1991, n. 381. Disciplina delle cooperative sociali 486
3. L. 31 gennaio 1992, n. 59. Nuove norme in materia di società cooperative 491
4. D.M. 11 giugno 1992. Determinazione della retribuzione convenzionale ai fini dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dei soci volontari delle cooperative sociali . . 505
5. L. 7 agosto 1997, n. 266. Misure urgenti per l’economia 506
6. L. 23 dicembre 1998, n. 448. Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo 507
7. L. 3 aprile 2001, n. 142. Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore 507
8. D.Lgs. 2 agosto 2002, n. 220. Norme in materia di riordino della vigilanza sugli enti cooperativi, ai sensi dell’articolo 7, comma 1, della E. 3 aprile 2001, n. 142, recante «revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore» 515
1. D.Lgs. 21 aprile 1993, n. 124. Disciplina delle forme pensionistiche complementari, a norma dell’articolo 3, comma I, lett. v), della L. 23 ottobre 1992, n. 421 528
2. D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 509. Attuazione della delega conferita dall’articolo 1, comma 32, della L. 24 dicembre 1993, n. 537, in materia di trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza 557
3. L. 6 febbraio 1996, n. 52. Investimenti finanziari in ambito comunitario 562
4. D.M. 2 maggio 1996, n. 337. Regolamento per l’istituzione dell’albo delle associazioni e delle fondazioni che gestiscono attività di previdenza ed assitenza 563
1. L. 23 dicembre 1978, n. 833. Istituzione del servizio sanitario nazionale 565
2. L. 4 maggio 1990, n. 107. Disciplina per le attività trasfusionali relative al sangue umano ed ai suoi componenti e per la produzione di plasmaderivati 566
3. D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza 568
4. D.M. 7 giugno 1991. Indicazioni sulle finalità statutarie delle associazioni e federazioni dei donatori di sangue 572
5. D.M. 18 settembre 1991. Determinazione dello schema-tipo di convenzione fra regioni e associazioni e federazioni di donatori di volontari di sangue 573
6. D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502. Riordino della disciplina in maniera sanitaria, a norma dell’articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421 575
7. D.P.C.M. 7 marzo 1997, n. 110. Regolamento recante approvazione del nuovo statuto dell’Associazione italiana della Croce rossa 580
8. L. 10 aprile 1999, n. 91. Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti 581
9. D.P.C.M. 10 settembre 1999. Atto d’indirizzo e coordinamento alle regioni sui criteri generali per la valutazione e il finanziamento di progetti finalizzati alla prevenzione e al recupero dalle tossicodipendenze 596
10. L. 30 marzo 2001, n. 125. Legge quadro in materia di alcol e di problemi alcolcorrelati 602
11. D.M. 28 agosto 2001, n. 388. Regolamento concernente i criteri e le modalità per la concessione e l’erogazione dei contributi di cui all’articolo 96 della legge 21 novembre 2000, n. 342, in materia di attività di utilità sociale, in favore di associazioni di volontariato e organizzazioni non lucrative di utilità sociale 603
12. D.P.C.M. 5luglio2002, n. 208. Approvazione del nuovo statuto dell’Associazione italiana della Croce Rossa 607
13. D.L. 19 novembre 2004, n. 276. Disposizioni urgenti per snellire le strutture ed incrementare la funzionalità della Croce Rossa italiana convertito in legge, con modificazioni, dall’art. 1, legge 19 gennaio 2005, n. I) 631
SOGGETTI SVANTAGGIATI SOLIDARIETA’ E PROMOZIONE SOCIALE
1. L. 5 febbraio 1992, n. 104. Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate 637
2. L. 10 febbraio 1992, n. 67. Istituzione di contributi per le associazioni di promozione sociale 643
3. D.P.C.M. 3 agosto 1993. Criteri e modalità per il riconoscimento alle associazioni di promozione sociale del contributo previsto dalla legge 10 febbraio 1992, n. 67 644
4. D.M. 7 settembre 1994, n. 614. Regolamento recante norme per l’iscrizione delle associazioni ed organizzazioni di assistenza e di solidarietà a soggetti danneggiati da attività estorsive in apposito elenco presso le prefetture 645
5. L. 31 dicembre 1996, n. 679. Contributo statale a favore delle associazioni nazionali di promozione sociale 647
6. D.M. 30 ottobre 1997. Criteri e modalità per il riconoscimento alle associazioni di promozione sociale del contributo previsto dalla legge 31 di cembre 1996, n. 679 648
7. L. 12 marzo 1999, n. 68. Norme per il diritto al lavoro dei disabili. . 649
8. L. 8 novembre 2000, n. 328. Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali 665
9. L. 7dicembre 2000, n. 383. Disciplina delle associazioni di promozione sociale 697
10. D.P.C.M. 15 dicembre 2000. Riparto tra le regioni dei finanziamenti destinati al potenziamento dei servizi a favore delle persone che versano in stato di povertà estrema e senza fissa dimora 711
11. D.P.C.M. 14febbraio 2001. Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie 714
12. L. 6 marzo 2001, n. 64. Istituzione del servizio civile nazionale 727
13. D.P.C.M. 30marzo2001. —Atto di indirizzo e coordinamento sui sistemi di affidamento dei servizi alla persona ai sensi dell’art. 5 della legge 8 novembre 2000, n. 328 733
14. D.M. 14novembre 2001, n. 471. Regolamento recante norme circa l’iscrizione e la cancellazione delle associazioni a carattere nazionale del Registro nazionale delle associazioni di promozione sociale, a norma dell’articolo 8, comma I, della legge 7 dicembre 2000, n. 383 737
15. D.Lgs. 5 aprile 2002, n. 77. Disciplina del Servizio civile nazionale a norma dell’articolo 2 della legge 6 marzo 2001, n. 64 740
1. D.P.R. 28 marzo 1986, n. 157. Nuove norme di attuazione della legge 16 febbraio 1942, n. 426, recante costituzione e ordinamento del Comitato olimpico nazionale italiano (C.O.N.I.) 750
2. L. 16dicembre 1991, n. 398. Disposizioni tributarie relative alle associazioni sportive dilettantistiche 751
3. L. 13 maggio 1999, n. 133. Disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale 753
4. L. 27 dicembre 2002, n. 289. Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003) 755
5. L. 21 maggio 2004, n. 128. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 22 marzo 2004, n. 72, recante interventi per contrastare la diffusione telematica abusiva di materiale audiovisivo, nonché a sostegno delle attività cinematografiche e dello spettacolo 759
6. D.L. 28 maggio 2004, n. 136. Disposizioni urgenti per garantire la funzionalità di taluni settori della pubblica amministrazione 761
1. L. 21 marzo 1958, n. 326. Disciplina dei complessi ricettivi complementari a carattere turistico-sociale 762
2. D.M. 7 gennaio 1965. Istituzione presso il Ministero del turismo e dello spettacolo dell’albo delle Associazioni pro loco 763
3. D.L. 30 dicembre 1991, n. 417. Disposizioni tributarie relative alle associazioni pro loco 764
4. L. 29 marzo 2001, n. 135. Riforma della legislazione nazionale del turismo 765
5. D.P.C.M. 13 settembre 2002. Recepimento dell’accordo fra lo Stato, le regioni e le province autonome sui principi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico 781
1. L. 11 agosto 1991, n. 266. Legge-quadro sul volontariato 788
2. D.M. 14 febbraio 1992. Obbligo delle organizzazioni di volontariato ad assicurare i propri aderenti, che prestano attività di volontariato, contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività stessa, nonché per la responsabilità civile per i danni cagionati a terzi dall’esercizio dell’attività medesima 796
3. D.M. 16 novembre 1992. Modificazioni al D.M. 14 febbraio 1992, concernente le modalità relative all’obbligo assicurativo per le associazioni di volontariato 798
4. D.M. 25 maggio 1995. Criteri per l’individuazione delle attività commerciali e produttive marginali svolte dalle organizzazioni di volontariato 799
5. D.M. 8 ottobre 1997. Modalità per la costituzione dei fondi speciali per il volontariato presso le regioni 800
1. D.P.R. 26ottobre 1972, n. 633. Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto 807
2. D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 640. Imposta sugli spettacoli 820
3. D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 641. Disciplina delle tasse sulle concessioni gvernative 822
4. D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642. Imposta di bollo 827
5. D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 643. Istituzione dell’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili 828
6. D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600. Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi 831
7. D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601. Disciplina delle agevolazioni tributarie 839
8. D.P.R. 26aprile 1986, n. 131. Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro 842
9. D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917. Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi 846
10. D.L. 30 settembre 1989, n. 332. Tassa lotterie 878
11. D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346. Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni 879
12. D.Lgs 31 ottobre 1990, n. 347. Approvazione del testo unico delle disposizioni concernenti la imposta ipotecaria e catastale 881
13. D.L. 30 settembre 1992, n. 394. Disposizioni concernenti l’istituzione di un’imposta sul patrimonio netto delle imprese 882
14. D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504. Imposta comunale sugli immobili (ICI) 883
15. D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507. Revisione ed armonizzazione dell’imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni, della tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche dei comuni e delle province nonché della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani a norma dell’articolo 4 della E. 23 ottobre 1992, n. 421, concernente il riordino della finanza territoriale 884
16. D.L. 30 settembre 1994. n. 564. Disposizioni urgenti in materia fiscale 887
17. L. 23 dicembre 1994, n. 724. Misure di razionalizzazione della finanza pubblica 889
18. L. 28 dicembre 1995, n. 549. Misure di razionalizzazione della finanza pubblica 890
19. D.M. 28 dicembre 1995. Approvazione della nuova tariffa delle tasse sulle concessioni governative 891
20. D.P.C.M. 28 novembre 1997. Adeguamento annuale del limite previsto dall’articolo 1, commi 1 e 2, della legge 16 dicembre 1991, n. 398, in materia di regime tributario applicabile ad associazioni senza fine di lucro 896
21. L. 21 novembre 2000, n. 342. Misure in materia fiscale 896
ORGANIZZAZIONI NON LUCRATIVE DI UTILITÀ SOCIALE (O.N.L.U.S.)
1. D.Lgs. 4 dicembre 1997, n. 460. Riordino della disciplina tributaria de gli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale 901
2. D.P.C.M. 26 settembre 2000. Istituzione dell’Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale 926
3. D.P.C.M. 21 marzo 2001, n. 329. Regolamento recante norme per l’Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale 926
4. D.P.R. 20 marzo 2003, n. 135. Regolamento di attuazione dell’articolo 10, comma 1, lettera a), n. 11 del D.Lgs 4 dicembre 1997, n. 460, per la definizione degli ambiti e delle modalità di svolgimento dell’attività di ricerca scientifica di particolare interesse sociale, da parte di fondazioni senza fini di lucro 932
5. Delega al Governo per la riforma delle persone giuridiche e delle associazioni non riconosciute disciplinate nel primo libro del codice civile 935
Indice analitico 947