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Timestamp: 2018-03-23 12:51:26+00:00
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Contestazione del testamento e della sua autenticità
Lo sai che? Contestazione del testamento e della sua autenticità
Lo sai che? Pubblicato il 19 giugno 2015
> Lo sai che? Pubblicato il 19 giugno 2015
La sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione sulla contestazione dell’autenticità e genuinità del testamento che risolve il contrasto interpretativo: si tratta di azione di accertamento negativo.
Chi vuol contestare l’autenticità del testamento olografo deve avviare un’azione di accertamento negativo della provenienza della scrittura e ha quindi il relativo onere della prova. Lo hanno chiarito le Sezioni Unite della Cassazione [1] risolvendo un dubbio interpretativo in materia.
Una prima interpretazione riteneva che, essendo il testamento olografo una scrittura privata, esso perde la sua funzione di prova se colui contro il quale sia prodotto non lo riconosca. Ciò però rovescerebbe l’onere della prova, perché spetterebbe all’altra parte, che, invece, abbia interesse a far valere l’efficacia del testamento, dimostrarne la sua provenienza. Conseguentemente, nell’ipotesi di conflitto tra l’erede legittimo che disconosca l’autenticità del testamento e colui il quale, invece, vanti diritti in forza di esso, l’onere di proporre istanza di verificazione del documento incombe su quest’ultimo, cui spetta la dimostrazione della qualità di erede. Nessun onere, dunque, oltre a quello del disconoscimento, graverebbe sull’erede legittimo [2].
La seconda tesi
Secondo un altro orientamento, il testamento olografo, pur non essendo un atto pubblico, è caratterizzato da una tale rilevanza sostanziale e processuale da richiedere per la contestazione della sua autenticità la proposizione di una querela di falso. In tal caso l’onere della prova spetterebbe a carico di chi contesti la genuinità del testamento [3].
Secondo invece la nuova sentenza delle Sezioni Unite l’onere della prova spetta in capo all’attore che voglia contestare la non provenienza del testamento olografo da chi apparentemente ne risulta l’autore. Con la conseguenza che la contestazione della genuinità del testamento olografo consiste in una domanda di accertamento negativo della validità del documento stesso.
[1] Cass. S.U. sent. n. 12307/15 del 15.06.2015.
[2] Cass., sent. n. 3371/1975; Cass., sent. n. 3883/1994; Cass., sent. n. 28637/2011.
[3] Cass. sent. n. 2793/1968.
Corte di Cassazione, sez. Unite Civili, sentenza 7 ottobre 2014 – 15 giugno 2015, n. 12307
Presidente Rovelli – Relatore Travaglino
1. Il (omissis) decedeva A.C. .
1.1. La vedova Maria Cina [nome di fantasia, n.d.r.] ne fece pubblicare un testamento olografo, dell’8 luglio 1963, con il quale le veniva attribuito l’intero patrimonio.
2. Il Tribunale di Roma, con sentenza del 12 gennaio 1981, rigettò le domande.
3. In concomitanza con l’appello proposto avverso questa sentenza, fu introdotto dagli appellanti un autonomo giudizio per querela di falso.
4. L’appello proposto avverso la sentenza del 1981 venne deciso il 29 ottobre 2007 dalla Corte capitolina, che rilevò in limine la mancata impugnazione in parte qua della sentenza di primo grado affermativa della necessità della querela, e, verificato che il separato processo per querela di falso si era estinto per mancata riassunzione, rigettò il gravame.
5. Avverso questa sentenza hanno proposto separato ricorso A.B. e B.A.G. (il secondo nella qualità erede di A.C. ).
6. Per quanto di rilievo nel presente giudizio di rimessione a queste sezioni unite, A.B. ha lamentato (con il secondo motivo di ricorso) la violazione e falsa applicazione degli artt. 214 e seguenti e 221 e seguenti, cod. proc. civ., anche in relazione agli artt. 163, 345 e 112 cod. proc. civ. (art. 360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ.) sostenendo che, se la pronuncia impugnata avesse inteso confermare la sentenza di primo grado nella parte in cui individuava nella querela di falso e non anche nella verificazione di scrittura l’unico mezzo per infirmare il testamento olografo, tale motivazione doveva ritenersi censurabile alla luce del più corretto orientamento giurisprudenziale che riconosceva la possibilità di ricorso ad entrambi gli strumenti processuali (querela di falso e disconoscimento seguito dalla verificazione) per contestare la genuinità del testamento
7. Con ordinanza di rimessione n. 28586 del 20 dicembre 2013, la seconda sezione, investita dei ricorsi riuniti, e con riguardo al comune motivo relativo allo strumento processuale utilizzabile per contestare l’autenticità del testamento olografo, ha rimesso gli atti al Primo Presidente, che li ha a sua volta trasmessi a queste sezioni unite, ritenendo opportuna la risoluzione del contrasto esistente nella giurisprudenza della Corte di legittimità in subiecta materia.
8. Ricostruendo funditus i termini del contrasto, emerge come parte della giurisprudenza di questa Corte, nel riconoscere al testamento olografo natura giuridica di scrittura privata, ammetta che la contestazione della autenticità della sua sottoscrizione possa legittimamente compiersi attraverso il semplice disconoscimento (i.e. il non riconoscimento) della scheda testamentaria.
9. A questo indirizzo si contrappone l’orientamento che, pur non attribuendo valore di atto pubblico al testamento olografo, postula, per la contestazione della sua autenticità, la proposizione della querela di falso.
10. Il panorama giurisprudenziale si completa con l’antico enunciato di cui a Cass. n. 1545 del 15 giugno 1951, che, premessa la legittimità della proposizione di un’azione di accertamento negativo in ordine alla provenienza delle scritture private e del testamento olografo, afferma che l’onere della prova spetta all’attore che chieda di accertare la non provenienza del documento da chi apparentemente ne risulta l’autore, in consonanza con l’opinione dottrinaria secondo cui la contestazione della genuinità del testamento olografo si traduce in una domanda di accertamento negativo della validità del documento stesso.
11. La questione del riparto degli oneri probatori, in particolare, fu oggetto di approfondita disamina nella sentenza di questa Corte n. 3880 del 18 giugno 1980, ove si legge che la querela postula l’esistenza di una scrittura riconosciuta, mentre il disconoscimento, investendo la provenienza stessa del documento, mira a impedire che la scrittura medesima acquisti efficacia probatoria, con la conseguenza che chi contesti l’autenticità della sottoscrizione della scrittura onde impedire che ali ‘apparente sottoscrittore di essa venga imputata la dichiarazione sottoscritta nella sua totalità, deve disconoscere la sottoscrizione e non già proporre la querela di falso, mentre invece, allorché sia accertata l’autenticità della sottoscrizione, chi voglia contestare la provenienza delle dichiarazioni contenute nella scrittura di colui che, ormai incontrovertibilmente, l’ha sottoscritta, ha l’onere di proporre la querela di falso.
12. In una dimensione del tutto speculare rispetto alle posizioni della giurisprudenza, la dottrina specialistica si è a sua volta divisa tra i due citati e dominanti orientamenti, con argomentazioni che fanno di volta in volta riferimento:
13. La tesi favorevole all’indirizzo che reputa sufficiente il ricorso al disconoscimento colloca tout court il testamento olografo tra le scritture private.
14. La tesi favorevole all’indirizzo che reputa necessaria la querela di falso muove dalla premessa secondo cui il testamento olografo, costituendo una autentica prova legale, può essere “distrutto”, e oggetto di verifica, soltanto attraverso lo strumento processuale di cui agli artt. 221 ss. c.p.c..
15. Gli arresti giurisprudenziali e il perdurante contrasto che li caratterizza, al pari delle divergenti conclusioni cui è pervenuta la stessa dottrina, sono lo specchio del complessità della questione posta al collegio, la cui soluzione sul piano teorico è destinata ad assumere un determinante rilievo nelle controversie per lesione di legittima ove assai di frequente si sollevano, in via di domanda o di eccezione, doglianze in ordine alla autenticità del testamento.
16. A sostegno della sufficienza del disconoscimento gli argomenti maggiormente convincenti appaiono quelli predicativi:
17. L’indirizzo a sostegno della necessità della querela di falso trova invece fondamento:
18. Non vanno per altro verso trascurate le riflessioni critiche specularmente mosse alle argomentazioni favorevoli all’una e all’altra delle tesi che si propongono oggi come soluzione (senza apparente alternativa) della questione oggetto di giudizio.
19. L’indagine deve allora indirizzarsi verso l’analisi dei due più rilevanti aspetti della questione:
20. È convincimento del collegio che le inevitabili aporie destinate a vulnerare l’una e l’altra ipotesi di soluzione, tra quelle prospettate sino ad oggi in dottrina e in giurisprudenza, possano essere non del tutto insoddisfacentemente superate adottando una terza via, già indicata dalla giurisprudenza di questa Corte con la risalente sentenza del 1951 (Cass. 15.6.1951 n. 1545, Pres. Mandrioli, est. Torrente), e cioè quella predicativa della necessità di proporre un’azione di accertamento negativo della falsità.
• dall’altro, di evitare la necessità di individuare un (assai problematico) criterio che consenta una soddisfacente distinzione tra la categoria delle scritture private la cui valenza probatoria risulterebbe “di incidenza sostanziale e processuale intrinsecamente elevata, tale da richiedere la querela di falso”, non potendosi esse “relegare nel novero delle prove atipiche” (così la citata Cass. ss.uu. 15161/2010 al folio 4 della parte motiva); dall’altro, di non equiparare l’olografo, con inaccettabile semplificazione, ad una qualsivoglia scrittura proveniente da terzi, destinata come tale a rappresentare, quoad probationis, una ordinaria forma di scrittura privata non riconducibile alle parti in causa;
21. Va pertanto affermato il seguente principio di diritto: