Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2008/02/novita-fiscali-del-25-febbraio-2008-sanzioni-ai-soggetti-incaricati-della-trasmissione-telematica-delle-dichiarazioni.html
Timestamp: 2018-03-19 00:59:37+00:00
Document Index: 129646965

Matched Legal Cases: ['art. 175', 'art. 2195', 'art. 16', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 7', 'art. 12', 'art. 39', 'art. 2', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 39', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 175', 'art. 175', 'art. 86', 'art. 87', 'art. 175', 'art. 87', 'art. 87', 'art. 86', 'art. 87', 'art. 28']

Novità fiscali del 25 febbraio 2008: sanzioni ai soggetti incaricati della trasmissione telematica delle dichiarazioni dei redditi
1) Pubblica amministrazione: Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti ha indicato gli strumenti operativi per avviare il Bilancio di genere
2) Contenzioso: L’attività di impresa di agenti di commercio è sempre soggetta ad IRAP
3) Sanzioni sugli intermediari incaricati della trasmissione telematica delle dichiarazioni
4) Comunitaria 2007: Nuovo bilancio
5) Prestazioni di assistenza legale a favore di soggetti domiciliati o stabiliti fuori dell’Unione Europea
6) Conferimento di partecipazioni di controllo e di collegamento – art. 175 del Tuir e regime di tassazione delle relative plusvalenze
7) Trattamento fiscale ai fini dell’IVA e dell’applicazione della ritenuta di acconto della tariffa incentivante per la produzione di energia fotovoltaica
L’impegno dei Commercialisti per l’adozione di questo strumento negli Enti locali.
I Dottori commercialisti e gli esperti contabili in prima linea per la sostanziale adozione del Bilancio di genere nella PA. Il Consiglio Nazionale della categoria ha approvato il 21/2/2008 due documenti con i quali si esplica il significato della formulazione dei bilanci pubblici in ottica di genere e si individuano gli strumenti operativi per avviarlo concretamente negli Enti locali.
I documenti, pubblicati sul sito della categoria (www.cndcec.it), contengono dettagliate Indicazioni pratiche, rivolte ad amministratori e professionisti, per una raccolta dei dati necessari ad una statistica utile a questo tipo di analisi.
(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, comunicato Stampa del 21/2/2008)
Il requisito dell’autonoma organizzazione é presupposto necessario per l’applicazione dell’IRAP ai lavoratori autonomi.
I redditi d’impresa, invece, sono di norma presupposti ad IRAP.
Pertanto, nel caso dell’agente di commercio che ha dichiarato un reddito di impresa ai sensi dell’art. 2195 del C.c. non occorre eseguire alcun accertamento ai fini dell’assoggettamento del medesimo all’imposta IRAP.
La Sentenza della C.T.R, si colloca, dunque, nel filone (imposta regionale dovuta) favorevole all’Amministrazione finanziaria, ma pare non convincere tanto sulle motivazioni addotte che appaiono catastalizzare il requisito dell’autonoma organizzazione sulla collocazione dell’attività del soggetto nell’ambito del reddito d’impresa, anziché andare a soffermarsi su come viene svolta l’attività (uso di dipendenti o meno, rilevanza di beni strumentali, ecc.), come avevano fatto in precedenze altre sentenze di varie commissioni tributarie (si vedano, a tal fine, i precedenti articoli sulle novità fiscali del giorno che riportano i commenti sulle recenti sentenze, invece, favorevoli ai contribuenti/agenti di commercio, tra cui quello del 12/2/2008).
(Comm.Trib. Reg. Emilia Romagna, Sezione XIX, Sentenza del 19/02/2008, n. 105)
Si applica agli atti di contestazione, emessi dal 1/1/2007, l’art. 16, comma 3, del D.Lgs. n. 472/1997, in base al quale entro il termine previsto per presentare il ricorso, il trasgressore e gli obbligati in solido possono chiudere la controversia con il pagamento di 1/4 della sanzione irrogata. La definizione agevolata impedisce l’irrogazione delle sanzioni accessorie.
La sanzione è dovuta dal CAF e non dai suoi dipendenti
La sanzione per tardiva o omessa trasmissione telematica delle dichiarazioni (art. 7-bis) si applica esclusivamente a carico del soggetto abilitata alla trasmissione telematica che nel caso dei centri di assistenza fiscale é il centro stesso.
Studio associato: Risponde della sanzione il professionista che ha assunto l’incarico alla trasmissione telematica
In caso di dichiarazioni trasmesse da studi associati, il soggetto abilitato alla trasmissione telematica delle dichiarazioni rimane, comunque, il professionista iscritto nell’apposito albo che ha assunto l’incarico alla trasmissione telematica; soltanto a suo carico é previsto l’obbligo di invio telematico delle dichiarazioni e, dunque, soltanto a suo carico può essere irrogata la sanzione prevista dall’articolo 7-bis del D.Lgs. n. 241/1997.
Individuazione del vero trasgressore per il tardivo od omesso invio telematico
Alla sanzione prevista per il tardivo o omesso invio telematico delle dichiarazioni si applicano anche gli artt. 9 (concorso di persone) e 10 (autore mediato) del d.lgs. n. 472/1997.
Trasmissione tardiva non imputabile al CAF: Le sanzioni solo per il contribuente
Se il contribuente chiede al CAF di trasmettere, oltre i termini di legge, una dichiarazione, l’invio va effettuato entro un mese; poiché la tardiva presentazione della dichiarazione è dovuta per cause imputabili al contribuente, al CAF non può essere applicata alcuna sanzione e, quindi, non deve fare il ravvedimento, sempreché la trasmissione tardiva avvenga entro un mese dalla richiesta.
Soggetto che delega l’invio
Nel caso in cui il professionista intende avvalersi della possibilità di fare trasmettere, per suo conto, le dichiarazioni dalle società partecipate da dottori commercialisti ragionieri, periti commerciali ecc., abilitate alla trasmissione via telematica delle dichiarazioni ma le dichiarazioni non vengono trasmesse, in virtù del principio di colpevolezza sancito dall’art. 5 del D.Lgs. 472/1997, occorre individuare se la mancata trasmissione è imputabile al professionista ovvero alla società.
Se infatti il professionista ha posto in essere tutti gli accorgimenti necessari perchè la società trasmetta in tempo utile le dichiarazioni, é quest’ultima a dovere rispondere per la tardiva od omessa trasmissione telematica.
Viceversa, qualora il professionista non abbia operato in modo da consentire alla società di trasmettere la dichiarazione, é il primo a dovere rispondere della violazione di cui all’art. 7-bis del D.Lgs. n. 241/1997.
Se, invece, entrambi hanno, con il proprio comportamento, concorso alla violazione si applica la regola dettata dall’art. 9 del citato D.Lgs. n. 472/1997, secondo cui: “quando più persone concorrono in una violazione, ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta. Tuttavia, quando la violazione consiste nell’omissione di un comportamento cui sono obbligati in solido più soggetti, irrogata una sola sanzione e il pagamento eseguito da uno dei responsabili libera tutti gli altri, salvo il diritto di regresso”.
Cumulo giuridico non si applica per l’infedele rilascio del visto di conformità a più contribuenti
Se sono constatate diverse violazioni per infedele rilascio del visto di conformità relative a dichiarazioni presentate da differenti contribuenti non é possibile applicare il cumulo giuridico delle sanzioni (cioè, l’art. 12, comma 2, del D.Lgs. n. 472/1997).
La circolare n. 52/E del 2007 ha precisato che la specifica sanzione a carico dell’intermediario può essere ridotta ad 1/8 del minimo se la dichiarazione viene trasmessa con un ritardo non superiore a novanta giorni.
Alla luce di ciò, è stato chiesto come determinare la sanzione, in sede di ravvedimento, nel caso in cui l’intermediario abbia inviato un file contenente più dichiarazioni.
L’Agenzia delle Entrate ha risposto che l’intermediario che intende ravvedersi deve fare riferimento alle sanzioni applicabili per ciascuna dichiarazione omessa o tardiva.
Resta valido il principio secondo cui ai fini del ravvedimento le singole violazioni non possono essere cumulate giuridicamente, ma devono essere definite singolarmente.
L’intermediario che intende avvalersi del ravvedimento operoso deve pagare l’importo di 64,50 euro (1/8 di 516 euro) per ciascuna trasmissione telematica che risulta omessa o tardiva.
E’ necessario procedere al pagamento della sanzione nella misura ridotta di un ottavo del minimo, prevista per ciascuna delle suddette dichiarazioni presentate tardivamente.
L’obbligo di presentazione in forma unificata delle dichiarazioni in oggetto é una mera modalità di adempimento dell’obbligo di presentazione, ferma restando l’autonomia di ciascuna dichiarazione, essendo il relativo obbligo previsto dalle singole leggi d’imposta.
Il modello Unico, in altri termini, é un modello unificato mediante il quale é possibile presentare più dichiarazioni fiscali e in particolare la dichiarazione dei redditi, dell’IVA, dell’IRAP e dei sostituti.
A carico dell’intermediario, invece, l’art. 7-bis del D.Lgs. n. 241/1997, prevede un’unica sanzione per il tardivo od omesso invio “delle dichiarazioni”.
Mentre per il contribuente, a suo carico, sono previste specifiche sanzioni per la mancata
presentazione di ciascuna delle dichiarazioni che confluiscono nel Modello UNICO e la sanzione posta a carico dell’intermediario per la tardiva od omessa “trasmissione delle dichiarazioni” che é unica.
Ciò comporta che ai fini del ravvedimento l’intermediario, in caso di mancato invio di un modello UNICO in cui sono confluite più dichiarazioni, deve versare un’unica volta la sanzione prevista dall’articolo 7-bis del D.Lgs. n. 241/1997, ridotta ad un ottavo del minimo (euro 64,50) e non, come il contribuente, tante sanzioni ridotte quante sono le dichiarazioni che confluiscono in UNICO presentate tardivamente.
Come chiarito dalla circolare n. 52/E del 2007 per le violazioni commesse dall’intermediario non si applica l’istituto del cumulo giuridico come disciplinato dall’art. 12, comma 1, del D.Lgs. n. 472/997.
Nell’ipotesi di violazioni commesse dal medesimo intermediario in più anni solari di riferimento si devono contestare tali violazioni con tanti atti quanti sono gli anni solari nei quali sono state commesse le violazioni stesse.
L’art. 39 del D.Lgs. n. 241/1997, dispone che, pur essendo unico l’atto di contestazione, lo stesso può essere integrato e modificato fino alla scadenza del termine di accertamento. Pertanto, come chiarito con la circolare n. 52/E del 2007, in presenza di nuovi o ulteriori elementi, di cui la Direzione regionale venga a conoscenza successivamente all’emanazione dell’atto di contestazione, si può procedere all’emanazione di un nuovo atto che integra o modifica il precedente senza sostituirsi ad esso.
Viene rimesso alla valutazione dell’organo procedente attendere l’esito dell’attività di controllo a carico dei contribuenti prima di provvedere alla contestazione della violazione all’intermediario, onde evitare il moltiplicarsi degli atti di contestazione.
Vi può essere contestualità in un unico atto soltanto per le violazioni commesse in un dato periodo d’imposta dallo stesso soggetto ed a questi direttamente imputabili.
Così, mentre il professionista abilitato alla trasmissione telematica delle dichiarazioni é soggetto direttamente responsabile sia degli omessi o tardivi invii delle dichiarazione sia del rilascio del visto di conformità e dell’asseverazione in maniera infedele e, pertanto, é possibile contestare con un unico atto tutte le violazioni commesse in un periodo, altrettanto non può avvenire per i Caf.
Difatti, i Caf sono direttamente responsabili per i tardivi od omessi invii delle dichiarazioni loro affidate, ma rispondono soltanto in solido con il responsabile dell’assistenza fiscale per il rilascio del visto di conformità e dell’asseverazione in maniera infedele.
Pertanto, in caso di violazioni per il rilascio del visto di conformità e dell’asseverazione in maniera infedele e di violazioni per il tardivo od omesso invio delle dichiarazioni commesse nello stesso anno solare occorre notificare un atto di contestazione per tutte le violazioni di tardivo o omesso invio delle dichiarazioni al Caf e un atto di contestazione per tutte le violazioni di infedele rilascio del visto e dell’asseverazione al responsabile dell’assistenza, ed al Caf, in qualità di responsabile in solido.
Ai sensi dell’art. 2, comma 7, del D.P.R. n. 322/1998, “le dichiarazioni presentate con ritardo superiore a novanta giorni si considerano omesse”.
Ciò vale esclusivamente per il contribuente, ma non per l’intermediario, atteso che sempre ai sensi del citato comma 7 le dichiarazione presentate con ritardo superiore a novanta giorni “… costituiscono, comunque, titolo per la riscossione delle imposte dovute in base agli imponibili in esse indicati e delle ritenute indicate dai sostituti d’imposta”.
Pertanto vi è omessa trasmissione telematica da parte dell’intermediario soltanto nei casi di trasmissione non effettuata affatto o non andata a buon fine.
Al contrario, vi é tardiva trasmissione telematica se questa viene effettuata oltre il termine per la presentazione delle dichiarazione, anche se l’impegno alla trasmissione sia stato assunto prima della scadenza del suddetto termine.
Infine, vi é tardiva trasmissione telematica per l’intermediario che effettui la trasmissione oltre un mese dall’assunzione dell’impegno, nel caso in cui l’impegno stesso sia stato assunto dopo la scadenza del termine per la presentazione delle dichiarazioni.
Come chiarito dalla circolare n. 52/E del 2007, il termine di decadenza per emettere l’atto di contestazione é quello di cui all’art. 20 del D.Lgs. n. 472/1997, secondo cui: “l’atto di contestazione (…) ovvero l’atto di irrogazione devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui e’ avvenuta la violazione o nel diverso termine previsto per l’accertamento dei singoli tributi”.
Nel caso di specie, non essendo la violazione collegata ad alcun tributo specifico il termine per la notifica dell’atto di contestazione va individuato nel 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui avrebbe dovuto essere trasmessa la dichiarazione.
Ciò significa ad esempio che in caso di omessa trasmissione di una dichiarazione IVA relativa all’anno di imposta 2000 (Modello IVA 2001), consegnata dal contribuente in tempo utile per la sua tempestiva trasmissione telematica, la violazione deve essere contestata entro il 31/12/2006.
I titolari di reddito da lavoro dipendente possono adempiere all’obbligo dichiarativo presentando il Modello 730 al sostituto o al Caf; questi ultimi sono, in seguito, tenuti alla trasmissione.
Ai fini del ravvedimento, dunque, occorre tener presente che la trasmissione telematica del modello 730 all’Agenzia delle entrate é un adempimento proprio del Caf o del sostituto e non incide sugli obblighi dichiarativi del contribuente.
Pertanto, fermo restando il principio secondo cui il ravvedimento è possibile finché é normativamente consentito provvedere all’adempimento omesso, per la trasmissione telematica dei soli modelli 730, il ravvedimento é consentito fino al 10 novembre di ciascun anno (termine ultimo per trasmettere all’Agenzia delle entrate le dichiarazioni integrative), sempreché il Caf abbia provveduto nei termini a comunicare all’Agenzia (entro il 25 giugno di ciascun anno) il risultato finale delle liquidazioni ed a consegnare al contribuente (entro il 15 giugno di ciascun anno) copia della dichiarazione dei redditi elaborata e il relativo prospetto di liquidazione.
Se il ritardo con cui si procede alla trasmissione supera i novanta giorni dal termine per la presentazione del modello al Caf, il ravvedimento non avviene più ai sensi dell’art. 13, comma 1, lettera c), del D.Lgs. n. 472/1997, con riduzione della sanzione ad 1/8 del minimo, ma con la riduzione della sanzione ad un 1/5 del minimo.
Tale possibilità non può essere estesa ai sostituti che prestano l’assistenza poiché per essi non é prevista la possibilità di ricevere ed inviare dichiarazioni integrative.
Nel caso in cui il contribuente provveda a presentare una dichiarazione integrativa o correttiva, ai sensi dell’art. 2, commi 8 ed 8-bis, del D.P.R. n. 322/1998, rispetto a quella per la quale furono rilasciati il visto di conformità o l’asseverazione in maniera infedele, il soggetto che a suo tempo rilasciò il visto di conformità o l’asseverazione non é punibile per tale violazione.
Affinché il soggetto che rilascia il visto di conformità o l’asseverazione in maniera infedele sia assoggettato a sanzione é, infatti, necessario che ricorrano due condizioni: la prima é che dalle attività di controllo e liquidazione della dichiarazione emerga un maggiore debito a carico del dichiarante; la seconda é che tale maggiore debito sia superiore al limite di euro 16,53.
Se il contribuente ha presentato una dichiarazione integrativa ai sensi dell’art. 2, commi 8 ed 8-bis, del D.P.R. n. 322/1998, tale dichiarazione sostituisce quella originaria (si vedano le circolari 17/5/2000, n. 98/E, punto 8.1.2 e 14 giugno 2001, n. 55/E, punto 6.1).
E’, dunque, impossibile che si verifichi il primo dei presupposti richiesti perché possa essere applicata la sanzione di cui all’art. 39, comma 1, lettera a), del D.Lgs. n. 241/1997.
Al contrario la dichiarazione presentata dal contribuente per usufruire dell’istituto del ravvedimento operoso non sostituisce ma integra quella precedentemente presentata, come chiarito con la circolare del 17 maggio 2000, n. 98/E, quesito 8.1.2 in cui si legge che “la dichiarazione presentata al fine di usufruire dell’istituto del ravvedimento operoso non sostituisce, ma integra la precedente dichiarazione, la quale segue tutta la procedura ordinaria”.
In tale ultima ipotesi, é, dunque, possibile che il soggetto che ha rilasciato il visto di conformità o l’asseverazione in maniera infedele venga assoggettato a sanzione, sempreché dai controlli e dall’attività di liquidazione effettuate in relazione ad entrambe le
dichiarazioni presentate dal contribuente emerga un debito a suo carico superiore a 16,53.
Tuttavia, se con la dichiarazione integrativa sono state eliminate le cause che hanno determinato l’infedeltà del visto o dell’asseverazione nessuna sanzione può essere inflitta all’intermediario o al Caf che li hanno rilasciati.
Riguardo, il ravvedimento dell’infedeltà del visto o dell’asseverazione come ha chiarito la circolare n. 52/E del 2007 per l’individuazione del termine ultimo per il ravvedimento e la misura della riduzione della sanzione, si rientra tra le previsioni dell’art. 13, comma 1, lettera b) del D.Lgs. n. 472/1997 (che fa riferimento alla regolarizzazione di errori ed omissioni anche se incidenti sulla determinazione o sul pagamento di tributi), in base al quale la sanzione si riduce ad 1/5 del minimo se la regolarizzazione avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale é stata commessa la violazione.
A seconda, dunque, del tipo di dichiarazione per la quale si vuole effettuare il ravvedimento il termine scade il 25/6/2008 per i visti di conformità rilasciati in relazione ai modello 730/2007 ed il 31/7/2008 per i visti di conformità, le asseverazioni e le certificazioni tributarie rilasciate relativamente al modello UNICO.
L’entità della sanzione principale per il tardivo od omesso invio telematico della dichiarazione da parte di un professionista abilitato, prevista dall’art. 7-bis del D.Lgs. n. 241/1997, non è cambiata con la novità introdotta tramite la Legge n. 296/2006 (finanziaria per il 2007); tuttavia a seguito di tale novella é stato previsto che per la violazione in esame, oltre ad irrogare la sanzione pecuniaria, le Direzioni Regionali dell’Agenzia delle entrate devono anche procedere ad inviare agli ordini professionali di appartenenza dei trasgressori i provvedimenti di contestazione della sanzione in parola per l’eventuale adozione di ulteriori provvedimenti.
Quindi, tale segnalazione aggrava il trattamento sanzionatorio complessivo della violazione in parola e, pertanto, in virtù del principio del favor rei gli uffici non devono effettuare segnalazioni per le violazioni commesse prima del 1/1/2007, data di entrata in vigore della citata legge n. 296/2006.
(Agenzia delle Entrate, circolare del 19/02/2008, n. 11)
La Comunitaria 2007, approvata il 19/2/2008 in via definitiva dalla Camera, prevede il recepimento di quattro direttive in materia di contabilità, bilancio e revisione legale dei conti.
Inoltre, l’adozione degli Ias è estesa ai bilanci di esercizio delle assicurazioni, completando le disposizioni del decreto legislativo n. 38/05.
Attualmente, tali imprese sono obbligate a usare gli Ias per il solo bilancio consolidato, in quanto l’obbligo per il bilancio di esercizio è previsto solo per le imprese che emettono strumenti finanziari quotati in un qualsiasi Stato Ue e non redigono il bilancio consolidato.
Le novità più rilevanti riguardano il recepimento delle direttive n. 65/01 e n. 51/03.
La prima, che tratta degli strumenti finanziari, è stata recepita parzialmente con il decreto legislativo 394/03 che ha inserito nel Codice civile l’articolo 2427-bis e integrato l’articolo 2428, limitando il recepimento all’informativa.
Anche la direttiva 51/03 è stata recepita, per la sola parte obbligatoria, dal decreto legislativo 32/07: la delega contenuta nella Comunitaria riguarda la parte facoltativa che è quella di maggiore impatto sulla redazione dei bilanci.
Il termine per l’emanazione dei decreti legislativi è di 18 mesi.
La delega impone la modifica della normativa civilistica di bilancio per avvicinarla alle disposizioni previste dagli Ias assicurando un congruo periodo interinale per l’adeguamento.
È prevista l’adozione di due documenti aggiuntivi del bilancio: il prospetto delle variazioni delle voci di patrimonio netto e il rendiconto finanziario (per quest’ultimo se sarà recepito il suggerimento dell’Oic, l’obbligo riguarderà solo le società di maggiori dimensioni).
La delega poi prevede l’adozione di uno schema di stato patrimoniale basato sulla distinzione tra voci di carattere corrente e voci di carattere non corrente, intendendo per corrente tutto quanto si estingue entro 12 mesi dalla data di riferimento del bilancio, oppure entro il normale ciclo operativo dell’impresa (il tempo che intercorre tra l’acquisizione di beni per il processo produttivo e la loro realizzazione in disponibilità liquide), se maggiore dei 12 mesi.
È prevista la semplificazione del contenuto di stato patrimoniale e conto economico, con maggiore dettaglio nella nota integrativa.
Le novità più rilevanti riguardano i criteri di valutazione, con il debutto del valore equo (fair value), obbligatorio per la sola valutazione degli strumenti finanziari derivati, in modo da porre fine alle errate, se non omesse, contabilizzazioni in bilancio delle perdite su tali strumenti. Infatti, molte imprese “dimenticano” che l’informativa prevista dall’articolo 2427-bis del Codice civile non è sostitutiva della rilevazione delle eventuali perdite maturate che, in base al principio contabile n. 19, devono essere stanziate in appositi fondi del passivo dello stato patrimoniale. La valutazione al fair value, invece, sarà opzionale per alcune attività finanziarie, immobilizzazioni e investimenti immobiliari.
Debutterà il bilancio delle società medio-piccole.
Come già prevede la quarta direttiva, le tipologie di bilanci saranno tre: imprese piccole, medio piccole e grandi.
La direttiva n. 46/2006 (da recepire entro il 5 novembre 2008) poi innalza di oltre il 20% i limiti che consentono di redigere il bilancio in forma abbreviata e quelli che esonerano dalla redazione del consolidato: questi ultimi sono anche quelli di riferimento per le società medio-piccole.
La direttiva prevede ulteriori informazioni nella nota integrativa, relative alle operazioni con parti correlate e ad alcune operazioni “fuori bilancio”, che consistono in impegni e accordi non iscritti in bilancio.
La direttiva n. 43/2006 (da recepire entro il 29 giugno 2008) riguarda la revisione legale dei conti annuali e consolidati: introduce importanti novità in materia di responsabilità civile dei revisori e di controllo sull’attività di revisione.
(Franco Roscini Vitali, in Il Sole 24 Ore del 21/2/2008)
Le prestazioni di assistenza legale a favore di soggetti domiciliati o stabiliti fuori dell’Unione Europea nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato italiano sono imponibili ad IVA in Italia.
Il “patrocinio a spese dello Stato” fa ritenere che la prestazione resa dagli avvocati sia direttamente riconducibile allo Stato in quanto volta ad assicurare a ciascun soggetto la difesa in giudizio.
Per conseguenza, il committente del servizio é lo Stato italiano, nell’ambito delle sue funzioni istituzionali, a nulla rilevando il soggetto che materialmente beneficia della difesa in giudizio.
Pertanto, le prestazioni rese dagli avvocati italiani sono da considerare territorialmente rilevanti in Italia in quanto rese da prestatore nazionale a favore di soggetto pubblico che agisce nella sua veste istituzionale e, come tale, alla stregua di un consumatore finale.
Dette prestazioni scontano l’imposta con l’aliquota ordinaria del 20%.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/2/2008, n. 59)
Il comma 1 dell’art. 175 del Tuir prevede un regime fiscale “realizzativo” in capo al soggetto conferente, nel senso che tale disposizione introduce un particolare criterio di determinazione della plusvalenza che il soggetto conferente deve assoggettare a tassazione secondo il regime fiscale dello stesso soggetto conferente e funzionale all’oggetto conferito.
In particolare, il comma 1 dell’art. 175 stabilisce che il cd. “valore di realizzo” deve corrispondere al maggiore tra i seguenti:
– valore attribuito (dalla conferente) alle partecipazioni ricevute in cambio dell’oggetto conferito ed iscritto nella contabilità del soggetto conferente;
– valore attribuito all’azienda o alle partecipazioni conferite ed iscritto nella contabilità del soggetto conferitario.
Una volta determinato il valore di realizzo, quindi, il soggetto conferente può determinare la relativa plusvalenza quale differenza tra l’ultimo costo fiscalmente riconosciuto (dell’azienda o della partecipazione di controllo o di collegamento oggetto di conferimento) ed il valore di realizzo medesimo.
Tale plusvalenza, infine, deve essere assoggetta a tassazione ordinaria -da parte del soggetto conferente – ai sensi dell’art. 86 ovvero, per quanto riguarda le partecipazioni ai sensi del successivo art. 87 del Tuir, sussistendone le condizioni.
Pertanto, la plusvalenza che la società ALFA deve assoggettare a tassazione – nel periodo d’imposta in cui ha effetto l’operazione di conferimento – può essere determinata facendo riferimento al valore di realizzo, così come stabilito dal citato comma 1 dell’art. 175 del tuir.
La stessa società conferente – allo scopo di assoggettare a tassazione tale plusvalenza in funzione del regime fiscale delle partecipazioni conferite – deve opportunamente distinguere:
– la plusvalenza relativa al conferimento delle partecipazioni detenute nella società GAMMA, che é assoggettata a tassazione secondo il regime fiscale di cui all’art. 87 del Tuir (sussistendone i relativi requisiti);
– la plusvalenza relativa al conferimento delle 167 azioni detenute nella società DELTA, che va assoggettata a tassazione secondo il regime fiscale di cui all’art. 87 del Tuir (sussistendone i relativi requisiti);
– la plusvalenza relativa al conferimento delle 33 azioni detenute nella società DELTA, che va assoggettata a tassazione secondo il regime fiscale di cui all’art. 86 del Tuir, non sussistendo il requisito di cui alla lettera a) dell’art. 87.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/02/2008, n. 60)
Ciò che percepisce la società aggiudicataria della gara, non é la tariffa incentivante, che di diritto spetta al Ministero della Difesa, ma una somma di denaro che il Ministero della Difesa e la società stessa concordano essere pari alla tariffa incentivante. Ne consegue che la tariffa corrisposta alla società per conto del Ministero della Difesa, perdendo la natura di contributo per assumere quella di corrispettivo, va assoggettato ad IVA nei modi ordinari. La società che riceve per conto del Ministero della Difesa il corrispettivo (pari alla tariffa incentivante maturata), deve quindi emettere fattura nei confronti del Ministero della Difesa evidenziando un’imposta ai fini del valore aggiunto la cui base imponibile é costituita dall’importo percepito.
Per quanto concerne l’aliquota IVA applicabile, ai sensi del n. 127-quinquies della Tabella A allegata al DPR 26 ottobre 1972, agli impianti di produzione di energia elettrica da fonte solare-fotovoltaica, si applica l’aliquota IVA ridotta del 10%.
Nel caso di specie il corrispettivo viene pagato a fronte di un’operazione complessa comprendente, oltre alla realizzazione degli impianti, anche la progettazione nonché la manutenzione ordinaria e straordinaria degli stessi. In altre parole dal bando di gara emerge che l’intera operazione e’ finalizzata oltre che all’acquisizione degli impianti che avviene al termine della concessione, anche all’ottenimento di altri servizi.
Al riguardo, il corrispettivo relativo alla progettazione e realizzazione degli impianti, qualora venga separatamente indicato in fattura, é assoggettabile all’aliquota IVA del 10% ai sensi del citato n. 127-quinquies. Le ulteriori prestazioni di manutenzione devono essere invece assoggettate all’aliquota IVA ordinaria.
La ritenuta d’acconto di cui all’art. 28, secondo comma del DPR n. 600 del 1973 non é applicabile sui contributi corrisposti al Ministero della Difesa; non e’, peraltro, assoggettabile alla predetta ritenuta il corrispettivo che il Ministero della Difesa eroga alla società aggiudicataria tramite il GSE.
Il Ministero della Difesa, aveva avviato una gara per la concessione della progettazione esecutiva, realizzazione e manutenzione di 3 impianti fotovoltaici presso caserme.
Gli impianti devono produrre energia da immettere nella rete elettrica nazionale secondo le disposizioni del D.M. 19.02.07 del Ministero dello Sviluppo Economico e i rapporti contrattuali relativi alla fornitura di energia immessa in rete e di quella prelevata sono regolati tra il Ministero delle Difesa, la Società distributrice e/o l’Ente Gestore del servizio elettrico (di seguito anche “GSE”).
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/02/2008, n. 61)