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Timestamp: 2020-08-04 02:15:09+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 10306 del 26/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10306 del 26/04/2017
Cassazione civile, sez. lav., 26/04/2017, (ud. 06/12/2016, dep.26/04/2017), n. 10306
sul ricorso 12567/2013 proposto da:
RAI RADIOTELEVISIONE ITALIANA S.P.A., P.I. (OMISSIS), in persona del
ROMA, VIALE DELLE MILIZIE 1, presso lo studio dell’avvocato FEDERICO
GHERA, che la rappresenta e difende, giusta delega in atti;
L.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA LIMA 20,
presso lo studio dell’avvocato VINCENZO IACOVINO, che lo rappresenta
e difende, giusta procura speciale per Notaio;
CRAIPI CASSA PREVIDENZA FONDO PENSIONE DIPENDENTI RAI C.F. (OMISSIS),
dell’Avvocato FEDERICO GHERA, che la rappresenta e difende, giusta
avverso la sentenza n. 1915/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 08/05/2012 R.G.N. 4484/2009;
06/12/2016 dal Consigliere Dott. FABRIZIO AMENDOLA;
udito l’Avvocato IACOVINO VINCENZO;
1. La Corte di Appello di Roma, con sentenza dell’8 maggio 2012, in parziale riforma della sentenza resa dal locale Tribunale, ha dichiarato il diritto di L.S. ad essere iscritto al fondo di previdenza aziendale CRAIPI con decorrenza dal 30 ottobre 1989 ed ha condannato la RAI-Radiotelevisione Italiana s.p.a. all’apertura di un conto individuale con le stesse modalità vigenti nel 1989 nonchè al versamento della relativa somma di Euro 10.247,59.
2. Per la cassazione della sentenza hanno proposto distinti ricorsi la RAI s.p.a. e la CRAIPI – Cassa di Previdenza – fondo pensione per i dipendenti RAI sulla base di tre motivi. L.S. ha resistito con controricorso, eccependo la tardività delle impugnazioni.
1.- Preliminarmente occorre delibare, in ragione del suo carattere processualmente dirimente, l’eccezione di inammissibilità dei ricorsi per cassazione, sollevata dalla difesa del controricorrente sostenendo che gli stessi “risultano tardivamente notificati per imperizia e negligenza dei soggetti notificanti” oltre l’anno dalla pubblicazione della sentenza impugnata (scadenza del termine in data 8 maggio 2013).
Occorre premettere che L.S., nel proporre appello avverso la sentenza del Tribunale di Roma n. 15138/2008, aveva conferito procura agli avvocati Daniela De Rosa e Francesco Petrucci ed aveva eletto domicilio nel loro studio in Roma alla via Oslavia n. 14. Successivamente si era costituito, quale nuovo difensore, l’avvocato Raoul Barsanti, presso il quale il L. aveva eletto domicilio in Roma alla Via Muzio Clemente n. 68.
La Corte di Appello di Roma, nella intestazione della sentenza relativa alla parte L.S., ha erroneamente indicato il domicilio eletto in “Roma, via Oslavia n. 14, presso lo studio dell’avv. R. Barsanti, che lo rappresenta e difende come da mandato in atti” e poi, nella motivazione, ha indicato che per mero errore materiale il nome del difensore era stato “indicato come avv. Barsanti laddove i difensori sono gli avv.ti D. De Rosa e F. Petrucci”.
I ricorrenti in data 7 maggio 2013, il giorno precedente la scadenza del termine ultimo per impugnare, hanno richiesto la notificazione degli atti a L.S., sia presso lo studio dell’Avv. Raoul Barsanti, in Roma alla Via Oslavia n. 14, sia presso lo studio degli Avv.ti Daniela De Rosa e Francesco Petrucci, sempre in Roma alla Via Oslavia n. 14. Entrambe le notifiche non sono andate a buon fine, avendo l’ufficiale giudiziario accertato che lo studio associato De Rosa – Petrucci si era trasferito da oltre due anni e che in via Oslavia l’avv. Barsanti “risultava totalmente sconosciuto anche al portiere dello stabile”. Il procedimento notificatorio veniva, quindi, rinnovato con richiesta del 14 maggio 2013 ed i ricorsi venivano notificati il 15/16 maggio sia all’avv. De Rosa, in Roma alla Via Vigliena n. 2, sia all’avv. Barsanti, in Roma alla via Clemente Muzio n. 68.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte “qualora la notificazione dell’atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l’onere – anche alla luce del principio della ragionevole durata del processo, atteso che la richiesta di un provvedimento giudiziale comporterebbe un allungamento dei tempi del giudizio – di richiedere all’ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio, e, ai fini del rispetto del termine, la conseguente notificazione avrà effetto dalla data iniziale di attivazione del procedimento, semprechè la ripresa del medesimo sia intervenuta entro un termine ragionevolmente contenuto, tenuti presenti i tempi necessari secondo la comune diligenza per conoscere l’esito negativo della notificazione e per assumere le informazioni ulteriori conseguentemente necessarie” (Cass. S.U. 24 luglio 2009 n. 17352).
In ossequio al principio di non colpevolezza della prima notificazione è stato affermato che, qualora la notificazione dell’atto, da effettuarsi entro un termine perentorio, non si concluda positivamente per circostanze non imputabili al richiedente, questi ha la facoltà e l’onere di richiedere all’ufficiale giudiziario la ripresa del procedimento notificatorio, semprechè il notificante fornisca la prova che il mancato perfezionamento della prima notifica non gli sia addebitabile (Cass. n. 19060 del 2015: nella specie, la S.C. ha ritenuto essere stato proposto il ricorso per cassazione oltre il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c., non avendo la parte prodotto, al fine di dimostrare l’assenza della sua responsabilità, la cartolina di ritorno della prima notifica, effettuata a mezzo posta e non andata a buon fine; in precedenza v. Cass. n. 18074 del 2012; Cass. n. 20830 del 2013).
Anzi, proprio la circostanza che la Corte territoriale nella motivazione della sentenza aveva dato atto di un errore commesso nella intestazione, errando nuovamente ed indicando come difensori gli avv.ti De Rosa e Petrucci, la contraddittorietà di tali indicazioni avrebbe dovuto indurre i soccombenti ad una maggiore cautela, curando con particolare accortezza l’individuazione del soggetto al quale la notificazione doveva essere indirizzata ed il luogo nel quale la stessa doveva compiersi, elementi peraltro agevolmente verificabili.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, occorre dare atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte di ciascuno dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i ricorsi a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.
La Corte dichiara inammissibili entrambi i ricorsi e condanna ciascuno dei ricorrenti al pagamento del 50% delle spese del giudizio di legittimità liquidate per l’intero in complessivi Euro 6.100,00, di cui Euro 100 per spese, oltre accessori secondo legge e spese generali al 15%.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte di ciascuno dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per i ricorsi a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.