Source: http://www.gmflick.it/?p=931
Timestamp: 2020-07-10 17:31:51+00:00
Document Index: 115971601

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 117', 'art. 21', 'art. 33', 'art. 41', 'art. 118']

Giovanni Maria Flick Economia della cultura - Giovanni Maria Flick
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tag : AMBIENTE, beni culturali
Vorrei sviluppare alcuni punti riguardanti i beni culturali e il ruolo che essi rivestono all’interno della nostra Costituzione la cui centralità ed attualità è ancor più sentita in questo momento di profonda inquietudine per la crisi che viviamo e dalla ricerca di come uscirne. Crisi che deve essere occasione di stimolo e di riflessione non già per “fare economia di cultura”, come troppo spesso avviene nella logica dei tagli, ma per progettare una “economia della cultura”.
I valori proposti dalla Costituzione, con le loro radici nel passato, sono espressione di una comunità della partecipazione e, nella loro attualità, dimostrano quanto sia necessario rileggere la Costituzione, prima di pensare a riscriverla. Quei valori sono espressi nel passaggio dalla tutela delle «cose di interesse storico, archeologico e artistico» (così la legge n. 1089 del 1939), a quella del «paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione» (così l’art. 9 della Costituzione), sino – da ultimo – alla «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali» ed alla loro «valorizzazione», affidate rispettivamente allo Stato e alle Regioni (così l’art. 117 della Costituzione, in esito alla modifica del 2001).
Da una prospettiva statica, conservativa e statocentrica, fondata sull’inalienabilità e sui limiti alla circolazione delle “cose” nella loro materialità, occorre orientarsi verso una prospettiva dinamica, tesa a coinvolgere il territorio, la società civile, le realtà locali, indirizzata alla promozione culturale e alla salvaguardia dell’ambiente.
Vi è un nesso inscindibile, voluto e sottolineato dalla Costituzione, tra patrimonio ambientale e culturale, entrambi da tutelare e da valorizzare al meglio, perché sono la nostra prima ricchezza; entrambi da considerare nella prospettiva nuova dei beni comuni, superando categorie e concettualizzazioni tradizionali inidonee a cogliere la realtà della fruizione di quei beni oggi.
Il sistema dei beni culturali, segnato da una grande ricchezza e da una notevole diffusione sul territorio, è caratterizzato dalla coesistenza di una pluralità di interessi, di attori pubblici e privati e dalla frammentazione di competenze e di attività. E’ essenziale la cooperazione fra i diversi soggetti coinvolti siano pubblici, privati, nonché impresa e no-profit. La cooperazione è l’espressione, nel sistema dei beni culturali, dei principi costituzionali di pluralismo sociale (artt. 2 e 18 Cost.) e istituzionale (artt. 5 e 114); delle garanzie di libertà di manifestazione del pensiero (art. 21), di cultura e di ricerca (art. 33), di iniziativa economica (art. 41).
Occorrerà evitare, nel futuro, uno sfruttamento eccessivo della potenzialità economica del bene culturale; l’attenuazione o la scomparsa del vincolo di inalienabilità e di indisponibilità; il procedimento del silenzio-assenso; la spinta ai condoni e alle sanatorie; l’indifferenza agli abusi edilizi, alle alterazioni estetiche del paesaggio e dei centri storici; la perdita del ruolo dello Stato.
Occorrerà, inoltre, evitare una “controriforma” sbilanciata soltanto sull’efficienza a tutti i costi e sulla logica di sfruttamento e, soprattutto, evitare indiscriminati tagli che incidono pesantemente sulla fruizione e prima ancora sulla conservazione dei beni culturali.
Una importante via sa seguire è indicata dall’art. 118 ultimo comma della Costituzione «l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà orizzontale».
Per superare la logica della contrapposizione tra un pubblico per definizione inefficiente e un privato votato esclusivamente al profitto egoistico, dobbiamo guardare con attenzione al terzo settore, espressione della società civile e del no-profit, che può agire in sinergia e in competizione con il settore profit, attraverso il volontariato, l’associazionismo e le fondazioni, una imprenditoria sociale e non commerciale; che si esprime nella ricchezza del pluralismo dei suoi protagonisti; che discende dal principio personalistico e da quello di solidarietà, fondamentali nella nostra Costituzione. E’ questo un ruolo che deve essere disciplinato in modo organico (non da ingessare) e che occorrerà incoraggiare ulteriormente.