Source: http://www.dirittieuropa.it/blog/12682/in-evidenza/le-sentenze-della-corte-europea-dei-diritti-delluomo-del-19112013/
Timestamp: 2017-06-25 10:35:43+00:00
Document Index: 8931033

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 8']

Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 19/11/2013 | Diritti EuropaDiritti Europa
Home / In evidenza / Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 19/11/2013	Le Sentenze della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 19/11/2013
19 novembre 2013	La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo continua il suo controllo sull’operato degli stati europei e sul rispetto, da parte loro, dei diritti umani sanciti e protetti dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Quest’oggi – Martedì 19 Novembre – le pronunce della Corte sono tutte di un identico tenore: gli Stati hanno mancato ai loro obblighi. Sono quindi state accertate le responsabilità di Bosnia-Erzegovina, Polonia e, in 5 dei 7 casi esaminati, Romania.
La Chiesa di San Nicholas in Bogdan Voda
La comunità ortodossa e quella greco-cattolica a confronto: chi porgerà l’altra chiesa?
Un caso rumeno è emblematico di come i diritti umani, pur professati dalla legge e dichiarati dalla giustizia di un paese, possono poco se quel paese non li protegge.
Nel vicenda Bogdan Vodă Greek-Catholic Parish v. Romania , la Romania era chiamata ad applicare la sentenza di un giudice rumeno, che garantiva la giusta libertà religiosa , ma è stata vinta dall’opposizione, turbolenta e sregolata, di una banda di oppositori. Nel piccolo villaggio di Bogdan Voda esistevano due comunità religiose: l’una cattolica, l’altra ortodossa. Nel 1948 quella cattolica fu abolita con legge in tutto il territorio rumeno; solo col crollo del regime comunista, nel 1990, la Romania ritornò su i suoi passi consentendo di nuovo l’esistenza di altro culto oltre a quello ortodosso. Ma in tutta la Romania i beni e le chiese cattoliche erano divenute luoghi di culto ortodossi. È il caso anche del villaggio di Bogdan Voda. La Chiesa greco-cattolica chiede di ricominciare ad esercitare il rito cattolico; le mancano le chiese – confiscate decenni prima dal regime comunista – e perciò chiede di riaverle. Le leggi sono chiare, ma nel villaggio di Bogdan Voda non si applicano: l’ex chiesa romana, ormai in disuso, è di proprietà della chiesa ortodossa, come tutte le tre chiese del paese. Allora i religiosi cattolici si rivolgono ai giudici, i quali riconoscono le loro ragioni: la chiesa più vecchia e inutilizzata spetta ai cattolici. Ma nel villaggio di Bogdan Voda non si rispettano neanche le sentenze, e le chiavi rimangono in mano al padre ortodosso. Il momento critico si raggiunse quando i fedeli cattolici, costretti fino ad allora a celebrare le proprie funzioni in una casa privata, chiedono l’esecuzione della sentenza alle autorità rumene. Il 26 gennaio 2006 l’ufficiale giudiziario con in mano la sentenza esecutiva di sfratto e al seguito 36 agenti delle forze dell’ordine, torna in tribunale sconfitto: il parroco ortodosso ha assemblato un manipolo di fedeli, una vera e propria armata Brancaleone, di circa 300 persone, con cui ha impedito l’accesso alla chiesa e la liberazione del luogo di culto.
La violenza privata, alimentata dal peggior risentimento, quello religioso, che vince la giustizia di uno stato. E il monopolio della forza pubblica? E la sovranità sul proprio territorio? Per una volta, l’intervento dello Stato avrebbe garantito i diritti umani (invece di reprimerli) ma ciò non è stato. Un flop per la Romania che, nello sfondo di una vetusta e storica rivalità religiosa fra le Chiese cattolica ed ortodossa del villaggio di Bogdan Voda, si traduce in una violazione della CEDU: la Romania è così responsabile della violazione dell’articolo 6 CEDU (Equo processo) e dovrà risarcire la Chiesa cattolica di 3000 € per danni morali, corrispondere la spese processuali, nonché garantire (si spera) la liberazione del luogo di culto, finora inutilizzato, perché i greco-cattolici possano restituirgli una funzione.
Avdić and Others v. Bosnia and Herzegovina28357/11, 31549/11,
39295/11
3Sulejman Avdić, Vlado Adamović e Drago Kovačević sono tre lavoratori della Bosnia-Erzegovina convolti in procedimenti, civili e disciplinari, in materia di lavoro. Decidono di rivolgersi, in ultima istanza, alla Corte Costituzionale nazionale, ma qui non trovano ascolto: il supremo organo bosniaco infatti, quando è composto da meno di 9 giudici, può accogliere le istanze provenienti dai cittadini soltanto se delibera con una maggioranza di almeno 5 giudici. Questo meccanismo di funzionamento della Corte è per i ricorrenti uno forma di denegata giustizia, attraverso la quale il giudice costituzionale omette di pronunciarsi sulle istanze a lui rivolte.Articolo 6Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti costituzionali; Articolo 6-1 - Accesso a breve)
El Kashif v. Poland69398/113Karol El Kashif è un cittadino polacco sottoposto a custodia cautelare: attende 14 giorni prima di essere tradotto davanti ad un giudice, che muta la custodia in carcere nell’obbligo di presentarsi presso la polizia giudiziaria ogni 7 giorni. Oggi contesta la legittimità della custodia cautelare e la tardiva traduzione davanti ad un giudice, che, secondo la Convenzione Europea, deve svolgersi “al più presto”. Articolo 5Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (Articolo 5-1-c – Traduzione davanti alla autorità giudiziaria competente)
Violazione dell’Articolo 5 - Diritto alla libertà e alla sicurezza (art. 5-3 - Traduzione al più presto davanti al giudice o ad altro funzionario)
Bogdan Vodă Greek-Catholic Parish v. Romania26270/043Il ricorrente è la Parrocchia greco-cattolica del villaggio di Bogdan Voda, in Romania. La Parrocchia, che appartiene al “Maramureş Greek-
Catholic Diocese United with Rome”, chiede di svolgere le proprie funzioni religiose in una chiesa locale, che originariamente apparteneva alla Chiesa di Roma ma che, quando nel 1948 venne vietata in Romania, passò alla Chiesa Ortodossa. I giudici rumeni le danno ragione già nel 1998, e nel 2001 le forniscono un titolo esecutivo per far valere il proprio diritto. Tuttavia, a causa dell’opposizione violenta di 300 abitanti del villaggio, capeggiati dal sacerdote ortodosso, la sentenza è rimasta lettera morta. Oggi la Parrocchia greco-cattolica di Bogdan Voda chiede alla Corte Europea di accertare le responsabilità della Romania, incapace di rendere effettivo quanto statuito nella sentenza di assegnazione della chiesa.
Articolo 6Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - Procedura di esecuzione; Articolo 6-1 - Accesso a breve)
Enculescu v. Romania20789/073Marian Enculescu è un cittadino rumeno che accusa la giustizia della Romania di essere lenta e non imparziale. Egli ha iniziato un processo contro un falsificatore di documenti: il giudizio è iniziato nel Novembre del 2002 per concludersi quasi 8 anni dopo, nell’Aprile del 2010; inoltre, due dei tre giudici che hanno deciso il suo caso avevano già giudicato la stessa vicenda, nel corso di altro processo parallelo.Articolo 6Violazione dell’Articolo 6 - Diritto a un equo processo (art. 6 - procedimenti civili; Articolo 6-1 - Termine ragionevole)
Macovei v. Romania28255/083Mihai Macovei è stato condannato a 20 anni per l’omicidio della partner. Lamenta le inumane condizioni di detenzione a cui è stato sottoposto nelle prigioni di Bucharest-Jilava, prima, e di Aiud, poi, dove attualmente sta scontando la propria pena.Articolo 3Violazione dell’Articolo 3 - Proibizione della tortura (art. 3 - trattamento degradante; Trattamento inumano) (aspetto sostanziale)
Someşan and Butiuc v. Romania45543/043Nel Maggio del 2008 compare su un quotidiano locale di Oradea, tale “Bihoreanul”, un articolo di 5 righe che riporta uno scandalo sessuale che ha per protagonisti i signori Claudiu-Horaţiu Someşan e Gina-Ioana Butiuc. Costoro denunciano per diffamazione il giornalista autore dell’articolo, ma vanamente: i tribunali riconoscono il diritto di cronaca, accertano la verità dei fatti riportati ed assolvono il giornalista da ogni accusa. Oggi i due ricorrenti contestano in C.EDU l’esito di quel giudizio: secondo loro il giudice rumeno li avrebbe trattati come personaggi pubblici, la cui vita sessuale può acquisire una qualche forma di interesse pubblico (che garantisce il diritto di cronaca), mentre essi non lo sono affatto.Articolo 8Violazione dell’Articolo 8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8-1 - Il rispetto della vita privata)
Ulariu v. Romania19267/053Dan Gabriel Ulariu è dirigente di una società rumena, condannato ad un anno per corruzione. Egli ricorre in Corte Europea contro questa condanna: infatti i giudici rumeni avrebbero deciso basandosi su una prova illegittima ed inutilizzabile, quali registrazioni telefoniche e video di un incontro svolte in violazione delle previsioni di legge; ciò, oltre a fondare una condanna (a suo dire) ingiusta, avrebbe violato il suo diritto alla salvaguardia della vita privata e familiare.Articolo 6
Articolo 8Violazione_dell’Articolo_8 - Diritto al rispetto della vita privata e familiare (art. 8-1 - Rispetto per corrispondenza; Rispetto della vita privata)
La rassegna delle sentenze pronunciate dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in data Martedì 19 Novembre 2013, di cui, per ciascuna, si ripropongono:
Bosnia-Erzegovina Polonia Romania Tutte le sentenze	2013-11-19
Tagged with: Bosnia-Erzegovina Polonia Romania Tutte le sentenze
Previous: Cancellieri a Strasburgo: “l’Italia sta ridisegnando il sistema penitenziario”
Next: Il Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa preoccupato per il sovraffollamento delle carceri in Italia