Source: http://www.docsity.com/it/legge-di-depenalizzazione-689-1981-commentata/60710/
Timestamp: 2017-02-20 02:13:25+00:00
Document Index: 179313167

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art.2', 'art.1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art.2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 98', 'art. 3', 'art.3', 'art. 56', 'art. 3', 'art. 3', 'art.4', 'art.5', 'art.110', 'art.6', 'art.4', 'art.5', 'art. 5', 'art. 5', 'art.6', 'art. 1', 'art. 6', 'art.7', 'art. 6', 'art. 16', 'art.7', 'art. 7', 'art. 6', 'art.8', 'art. 7', 'art. 6', 'art.8', 'art. 81', 'art. 8', 'art.9', 'art.15', 'art. 8', 'art.9', 'art.15', 'art.8', 'art.8', 'art.94', 'art. 10', 'art. 12', 'art. 11', 'art. 23', 'art. 133', 'art. 12', 'art.13', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 614', 'art. 333', 'art. 334', 'art. 16', 'art. 20', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 614', 'art.14', 'sentenza ', 'art. 2700', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 2943', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 2943', 'art. 7', 'art. 2', 'art.15', 'art.15', 'art.16', 'art. 16', 'art.16', 'art. 16', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 24', 'art.18', 'art. 24', 'art. 13', 'art.18', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.2', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 28', 'art. 18', 'art. 204', 'art. 203', 'art.203', 'art.22', 'art. 18', 'art. 204', 'art. 203', 'art.203', 'art.22', 'art.94', 'art. 311', 'art. 178', 'art. 22', 'art.112', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 23', 'sentenza\n', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 617', 'art. 617', 'art. 22', 'art. 22', 'art.10', 'art. 26', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 29', 'art. 23', 'art. 22', 'sentenza\n', 'art.12', 'art. 17', 'art. 29', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 22', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 244', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 654', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 113', 'art. 11', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 113', 'art. 23', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 14', 'art.2935', 'art. 654', 'art. 24', 'art. 2935', 'art. 24', 'art.2935', 'art. 25', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 26', 'art.27', 'art.27', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 26', 'art.28', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 21', 'art. 14', 'art. 21', 'art. 231', 'art. 32', 'art. 58', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 2043', 'art. 2049', 'art. 2054', 'art. 2047', 'art. 2048', 'art. 2051', 'art. 2052', 'art. 2053', 'art. 2050', 'art.1218', 'sentenza ', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 51', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 54', 'art. 4', 'art. 176', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 148', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 196', 'art. 196', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 23', 'art. 25', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 110', 'art. 633', 'art. 26', 'art. 192', 'art. 650', 'art. 213', 'art. 334', 'art. 23', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 624', 'art. 23', 'art.10', 'art. 659', 'art. 3', 'art. 334', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 29', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 7', 'art. 22', 'art. 18', 'art. 14', 'art. 160', 'art. 156', 'art. 180', 'art. 126', 'art. 23', 'art. 202', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 34', 'art. 7', 'art. 22', 'art. 50', 'art. 23', 'art. 83', 'art. 7', 'art. 27', 'art. 1224', 'art. 1284', 'art. 93', 'sentenza ', 'art. 21', 'arte 3', 'arte 4', 'arte 1']

Legge di DEPENALIZZAZIONE 689-1981 Commentata
Documenti Appunti Appunti Giurisprudenza Appunti Diritto Amministrativo revolver-8531 marzo 2012 Legge di DEPENALIZZAZIONE 689-1981 Commentata, Appunti di Diritto Amministrativo. Università di SalernoUniversità di SalernoDiritto Amministrativo,GiurisprudenzaPDF (382 KB)49 pagine50Numero di download1000+Numero di visite100%su 13 votiNumero di voti2Numero di commentiDescrizionelegge di depenalizzazione 689-1981 illeciti amministrativiAggiungi ai preferitiCommentaSegnala il documento40puntiPunti download necessari per scaricarequesto documentoScarica il documentoAnteprima3 pagine / 49Questa è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 49 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 49 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 49 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 49 totaliScarica il documentoCarica altriCerca nell'estratto del documentoPrincipio di legalità
nessuno può essere assoggettato a sanzioni amm.ve se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione
L’illecito e la sanzione non possono dunque essere introdotti da norme secondarie.
Sono ammissibili solo norme secondarie integratrici
Il principio dell’art. 1 ha il rango di principio generale dell’ordinamento
L’illegittimità per violazione dell’art. 1 è rilevabile d’ufficio
Principio della capacità d’intendere e volere (art.2): Non può essere assoggettato a sanzione amministrativa chi, al momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i diciotto anni o non aveva,
la capacità di intendere e di volere, salvo che lo stato di incapacità non derivi da sua colpa o sia stato da lui preordinato
La legge 689/91 enuncia i suoi principi generali negli artt. da 1 a 9 . In larga parte, si tratta di principi di chiara derivazione penalistica e civilistica1:
1.principio di legalità( art.1): nessuno può essere assoggettato a sanzioni amm.ve se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima della commissione della violazione. Le leggi che prevedono sanzioni amministrative si applicano soltanto nei casi e per i tempi in esse considerati . Ciò impedisce che l’illecito amministrativo e la relativa sanzione siano introdotti direttamente da fonti secondarie (Cass.Civ.,sentenza nr. 9584 del 26-
04-2006) 2. Sono ammissibili solo norme secondarie integrative del precetto contenuto nella norma primaria.E’ comunque inibito alle fonti primarie di demandare a quelle secondarie la determinazione della sanzione (Cass. civ., sez. I, 18 gennaio 2005, n. 936).
Alla disposizione dettata dall’art. 1 della legge 689/81 va riconosciuto il rango di “principio generale dell’ordinamento”, il che comporta l’estensione delle riserva di legge anche alle sanzioni previste da leggi regionali (Cass. civ., sez. I, 27 gennaio 2005, n. 01696). L'illegittimità di un provvedimento opposto per violazione del principio di legalità di cui all'articolo 1 della medesima legge n. 689 del 1981, è rilevabile d’ufficio (Cass. civ., sez. II, 25 giugno 2008, n. 17403).
Inoltre, l’adozione dei principi di irretroattività, di legalità, e di divieto di applicazione dell'analogia, comporta l'assoggettamento della condotta considerata alla legge del tempo del suo verificarsi, con conseguente inapplicabilità della disciplina posteriore, anche se eventualmente più favorevole (Cass. civ., sez. II, 28 gennaio 2008 n. 1789, Cass. civ., sez. II, 15 ottobre 2007 n. 21584, Cass. civ., sez. I, 27 giugno 2006 n. 14828, Cass. civ., sez. lav., 26 settembre 2005 n. 18761, Cass. civ., sez. I, 12 gennaio 2005 n. 00414)
2.principio della capacità d’intendere e volere (art.2): Non può essere assoggettato a sanzione amministrativa chi, al momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i diciotto anni o non aveva, in base ai criteri indicati nel codice penale, la capacità di intendere e di volere, salvo che lo stato di Della violazione risponde chi era tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto
Principio della responsabilità per dolo o colpa(art. 3): Nelle violazioni cui è applicabile una sanzione amministrativa ciascuno è responsabile della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa
Non è punibile il tentativo di illecito amm.vo
L'esimente della buona fede, intesa come errore sulla liceità del fatto, assume rilievo solo in presenza di elementi positivi idonei ad ingenerare, nell'autore della violazione, il convincimento della liceità del suo operato, purché tale errore sia incolpevole ed inevitabile
Non è mai incolpevole l’incertezza del dato normativo
Tuttavia, il principio generale di cui all'art. 3 della L. n. 689/81 va coordinato con l’altro, di tipicità
incapacità non derivi da sua colpa o sia stato da lui preordinato.Della violazione risponde chi era tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto3 (a differenza della responsabilità penale, dunque, gli infradiciottenni non sono mai assoggettabili a sanzione amministrativa, mentre per l’art. 98 del c.p. la responsabilità dei minori di età compresa tra 14 e 18 anni va accertata caso per caso). 3.principio della responsabilità per dolo o colpa(art. 3):Nelle violazioni cui è applicabile una sanzione amministrativa ciascuno è responsabile della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa.
Nel caso in cui la violazione è commessa per errore sul fatto, l'agente non è responsabile quando l'errore non è determinato da sua colpa. E’ pertanto indifferente, come nelle contravvenzioni, che la condotta sia dolosa o colposa, ma è necessaria almeno la colpa. In materia di errore,poi, è previsto (art.3 comma 2°) che l’errore sul fatto esclude la responsabilità dell’agente quando non sia colposo (l’errore sul precetto è invece irrilevante)4 Non è punibile il tentativo di illecito amministrativo, poiché non vi è nella legge 24 novembre 1981, n. 689, una disposizione analoga all'art. 56 c.p ( cfr. Cass. civ., sez. I, 16 febbraio 2005, n. 3125) Il principio posto dall'art. 3 della legge n. 689 del 1981 postula pertanto una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso. L'esimente dellabuona fede, intesa come errore sulla liceità del fatto,assume rilievo solo in presenza di elementi positivi idonei ad ingenerare, nell'autore della violazione, il convincimento della liceità del suo operato, purché tale errore sia incolpevole ed inevitabile, siccome determinato da un elemento positivo, idoneo ad indurlo in errore ed estraneo alla sua condotta, non ovviabile con ordinaria diligenza o prudenza (Cass. civ., sez. I, 12 maggio 2006, n. 11012)5 Ad esempio, non è mai ritenuta incolpevole l’asserita incertezza del dettato normativo, trattandosi di condizione sempre superabile, anche mediante una richiesta di informazioni alla P.A. (Cass. civ., sez. II, 11 ottobre 2006, n. 21779)6 Tuttavia, il principiogenerale di cui all'art. 3 della L. n. 689/81va coordinato con l’altro, anch'esso fondamentale, di tipicità, con la conseguenza che se la fattispecie prevista dalla norma sanzionatrice configura un'azione od omissione principio delle cause di giustificazione (art.4): non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa.
principio del concorso di persone (art.5 e art.110 c.p.)
quando più persone concorrono in una violazione amministrativa, ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge
Il contributo concorsuale assume rilevanza non solo quando abbia efficacia causale ma anche quando assuma la forma di un contributo agevolatore
Principio della solidarietà (art.6): il proprietario della cosa che servì o fu destinata a commettere la violazione o, in sua vece, l'usufruttuario o, se trattasi di bene immobile, il titolare di un diritto personale di godimento, è obbligato in solido con l'autore della violazione se non prova che la cosa è stata utilizzata contro la sua volontà che implichi necessariamente l'intenzionalità lesiva, nella quale si sostanzia il dolo, risulta inapplicabile la regola dettata dalla predetta disposizione (Cass. civ., sez. II, 19 gennaio 2006, n. 981);
4.principio delle cause di giustificazione (art.4):nonrisponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell'adempimento di un dovere o nell'esercizio di una facoltà legittima7 ovvero in stato di necessità8 o di legittima difesa.
Se la violazione è commessa per ordine dell'autorità, della stessa risponde il pubblico ufficiale che ha dato l'ordine (a differenza del c.p., non sono quindi menzionate, tra le esimenti,l’uso legittimo delle armi ed il consenso dell’avente diritto)
5.principio del concorso di persone (art.5 e artt.110 e ss. c.p.): Quando più persone concorrono in una violazione amministrativa, ciascuna di esse soggiace alla sanzione per questa disposta, salvo che sia diversamente stabilito dalla legge 9. L’art. 5 recepisce i principi fissati in materia dal c.p., rendendo così applicabile la pena pecuniaria non soltanto all'autore o ai coautori dell'infrazione, ma anche a coloro che abbiano comunque dato un contributo causale, pure se esclusivamente sul piano psichico. (Cass. civ., sez. I, 22 settembre 2006, n. 20696)Secondo, poi, Cass. civ., sez. I, 13 luglio 2006, n. 15929, ai fini della configurabilità della fattispecie del concorso di persone nell'illecito amministrativo, a norma dell'art. 5 della legge 24 novembre 1981, n. 689, il contributo concorsuale assume rilevanza non solo quando abbia efficacia causale, ponendosi come condizione indefettibile della violazione, ma anche quando assuma la forma di un contributo agevolatore, e cioè quando l'illecito, senza la condotta di agevolazione, sarebbe egualmente commesso, ma con maggiori incertezze di riuscita o difficoltà 6.principio della solidarietà (art.6):il proprietario della cosa che servì o fu destinata a commettere la violazione10 o, in sua vece, l'usufruttuario o, se trattasi di bene immobile, il titolare di un diritto personale di godimento11., è obbligato in solido con l'autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta se non prova che la cosa è stata utilizzata contro la sua volontà.Se la violazione è commessa da persona capace di intendere e di volere ma soggetta all'altrui autorità, direzione o vigilanza, la persona rivestita dell'autorità o incaricata della direzione o della vigilanza è obbligata in solido con l'autore della violazione
Se la violazione è commessa dal rappresentante o dal dipendente di una persona giuridica o di un ente privo di personalità giuridica o, comunque, di un imprenditore, nell'esercizio delle proprie funzioni o incombenze la persona giuridica o l'ente o l'imprenditore è obbligato in solido con l'autore della violazione
Il vincolo intercorrente tra l'autore materiale della violazione e il responsabile solidale assume rilevanza nel solo caso in cui l'Amministrazione se ne avvalga in concreto e non quando la contestazione risulti mossa nei confronti del solo autore materiale
A quest'ultimo, pertanto, non è riconosciuto alcun interesse a rappresentare, in sede di opposizione all'ordinanza ingiunzione, la mancata contestazione (anche) al co-obbligato solidale
Legittimato passivo nel giudizio di opposizione è esclusivamente il destinatario dell'ingiunzione
E’ privo, poi, di legittimazione a proporre opposizione all'ordinanza-
ingiunzione il conducente di un veicolo, se la sanzione è stata emessa soltanto a carico del suo proprietario, responsabile in solido della violazione
Se la violazione è commessa da persona capace di intendere e di volere ma soggetta all'altrui autorità, direzione o vigilanza, la persona rivestita dell'autorità o incaricata della direzione o della vigilanza è obbligata in solido con l'autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto. 12
Se la violazione è commessa dal rappresentante o dal dipendente di una persona giuridica o di un ente privo di personalità giuridica o, comunque, di un imprenditore, nell'esercizio delle proprie funzioni o incombenze13, la persona giuridica o l'ente o l'imprenditore è obbligato in solido con l'autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta. 14
Va ricordato, in proposito, che secondo la Cassazione l'istituto della «solidarietà» va rigorosamente circoscritto e delimitato, non tollerando la sua disciplina interpretazioni che, estendendo l'ambito della fattispecie, comportino il mancato rispetto del principio della «riserva di legge» fissato nell'art. 1 della L. n. 689/81, ( Cass. civ. 8 agosto 2003, n. 11954) e che inoltre il vincolo intercorrente tra l'autore materiale della violazione e il responsabile solidale assume rilevanza nel solo caso in cui l'Amministrazione se ne avvalga in concreto (comminando la sanzione anche al corresponsabile in solido) e non quando la contestazione risulti mossa nei confronti del solo autore materiale. A quest'ultimo, pertanto, non è riconosciuto alcun interesse a rappresentare, in sede di opposizione all'ordinanza ingiunzione, la mancata contestazione (anche) al co-obbligato solidale.(Cass. civ., sez. II, 27 luglio 2007, n. 16661); a sua volta, qualora nei confronti dell’obbligato solidale non sia stato, in concreto, emesso alcun provvedimento, tale soggetto non è legittimato a proporre l'opposizione. (Cass. civ., sez. II, 28 febbraio 2006, n. 4506 e Cass. civ., sez. I, 3 ottobre 2005, n. 19284) Principio ribadito daCass. civ., sez. lav., 19 giugno 2006, n. 14098, secondo la quale legittimato passivo nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione emanata ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689, è - anche in caso di eventuale responsabilità sanzionatoria con vincolo di solidarietà - esclusivamente il destinatario dell'ingiunzione al quale viene addebitata la violazione amministrativa.
E’ privo, poi, di legittimazione a proporre opposizione all'ordinanza-La legittimazione all'opposizione all'ordinanza-ingiunzione deriva non dall'interesse di fatto che il soggetto può avere (ad esempio, per scongiurare l’esercizio di una eventuale azione di regresso), ma dall'interesse giuridico alla rimozione di un provvedimento del quale esso sia diretto destinatario
Qualora più soggetti siano, a norma dell'art. 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689, obbligati in solido alla corresponsione della somma dovuta a titolo di sanzione pecuniaria, ciascuno di essi ha il diritto di essere ammesso al pagamento nella misura ridotta e tale pagamento, se tempestivo, produce effetto liberatorio in favore di tutti gli sltri coobbligati
La parte cui sia stata notificata l'ordinanza-
ingiunzione non può giovarsi, ai fini della opposizione, del termine ancora pendente nei confronti dell'altro coobbligato
principio della intrasmissibilità dell’obbligazione (art.7): in caso di morte del trasgressore,l’obbligazione di pagare la somma dovuta non si trasmette agli eredi.
ingiunzione il conducente di un veicolo, se la sanzione è stata emessa soltanto a carico del suo proprietario, responsabile in solido della violazione, trovando, in questo caso, la legittimazione a ricorrere fondamento nell'esistenza di un interesse giuridicoalla rimozione di un atto del quale il ricorrente sia destinatario, mentre il fatto di essere esposto ad una eventuale azione di regresso integra un semplice interesse di fatto. (Cass. civ., sez. I, 19 settembre 2005, n. 18474 , Cass. civ. 20 agosto 2003, n. 12240; Cass. civ. 30 giugno 1997, n. 5833 e Cass. civ. 11 giugno 1993, n. 6549) Ciò in quanto la legittimazione all'opposizione all'ordinanza-
ingiunzione irrogativa di sanzione amministrativa deriva non dall'interesse di fatto che il soggetto può avere alla rimozione del provvedimento (ad esempio, per scongiurare l’esercizio di una eventuale azione di regresso), ma dall'interesse giuridicoalla rimozione di un provvedimento del quale esso sia diretto destinatario Nondimeno, qualora sia prevista, solidalmente e distintamente, la responsabilità dell'illecito sia in capo all'autore dello stesso che al responsabile in solido, l'eventuale invalidità della contestazione della violazione al primo non determina, per ciò solo, l'invalidità della contestazione al secondoe, perciò, il conseguente annullamento, ove non siano addotti ulteriori fondati motivi, della sanzione amministrativa irrogata nei riguardi del proprietario responsabile solidale. (Cass. civ., sez. II, 12 agosto 2005, n. 16908)
Qualora più soggetti siano, a norma dell'art. 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689, obbligati in solido alla corresponsione della somma dovuta a titolo di sanzione pecuniaria, ciascuno di essi ha il diritto di essere ammesso al pagamento nella misura ridotta prevista dall'art. 16 della stessa legge, entro il termine stabilito dalla predetta norma e tale pagamento, se tempestivo, produce l'effetto liberatorio dalla obbligazione solidale anche in favore di tutti i coobbligati (Cass. civ. 26 giugno 2001, n. 8696)
Ma la parte cui sia stata notificata l'ordinanza-ingiunzione non può giovarsi, ai fini della opposizione, del termine ancora pendente nei confronti dell'altro coobbligato (Cass. civ., sez. I, 14 aprile 2006, n. 8881);
7.principio della intrasmissibilità dell’obbligazione (art.7): in caso di morte del trasgressore,l’obbligazione di pagare la somma dovuta non si trasmette agli eredi.Inoltre,dall'estinzione dell'obbligazione dell'autore materiale dell'infrazione deriva l'esclusione anche dell'obbligazione a carico Il disposto dell'art. 7 della legge 689 del 1981, così come quello dell'ultimo comma dell'art. 6 sul diritto di regresso è espressione del principio della personalità della sanzione amministrativa
Principio del concorso formale di illeciti (art.8 e artt.81 e ss. c.p.): salvo che sia diversamente stabilito dalla legge, chi con un'azione od omissione viola diverse disposizioni che prevedono sanzioni amministrative o commette più violazioni della stessa disposizione, soggiace alla sanzione prevista per la violazione più grave, aumentata sino al triplo
(cunulo giuridico)
Alla stessa sanzione soggiace anche chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno commette, anche in tempi diversi, più violazioni della stessa o di diverse norme di legge in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie.
Invece,non essendo prevista alcuna norma per il concorso materiale (che si ha quando vengono commesse più infrazioni con più azioni o omissioni) deve dedursi che esso sia soggetto al cd. cumulo materiale, con applicazione della sanzione prevista per ogni violazione commessa dell'obbligato solidale (Cass. civ., sez. lav., 3 novembre 2008, n. 26387)
Mentre, infatti, le sanzioni civili sono sanzioni aggiuntive, destinate a risarcire il danno ed a rafforzare l'obbligazione con funzione di deterrente per scoraggiare l'inadempimento, le sanzioni amministrative (di cui alla legge n. 689 del 1981) e quelle tributarie (di cui alla legge n. 472 del 1997) hanno un carattere afflittivo. A tale scelta si ricollega il regime applicabile, anche con riferimento alla trasmissibilità agli eredi, prevista solo per le sanzioni civili, quale principio generale in materia di obbligazioni, e non per le altre (Cass. civ., sez. lav., 6 giugno 2008, n. 15067 e Cass. civ., sez. V, 28 maggio 2008, n. 13894) Il disposto dell'art. 7 della legge 689 del 1981 (così comequello dell'ultimo comma dell'art. 6 , secondo cui l'obbligato solidale che ha pagato «ha diritto di regresso per l'intero nei confronti dell'autore della violazione») è espressione del principio della personalità della sanzione amministrativa. (Cass. civ., sez. lav., 21 gennaio 2008, n. 1193 e Cass. civ., sez. II, 13 marzo 2007, n. 5880).
8. principio del concorso formale di illeciti (art.8 e artt.81 e ss. c.p.): salvo che sia diversamente stabilito dalla legge,chi con un'azione od omissione viola diverse disposizioni che prevedono sanzioni amministrative o commette più violazioni della stessa disposizione, soggiace alla sanzione prevista per la violazione più grave, aumentata sino al triplo (concorso formale,cumulo giuridico15).
Invece,non essendo prevista alcuna norma per il concorso materiale (che si ha quando vengono commesse più infrazioni con più azioni o omissioni) deve dedursi che esso sia soggetto al cd. cumulo materiale, con applicazione della sanzione prevista per ogni violazione commessa (cumulo materiale).
Sul punto la giurisprudenza ha chiarito che non è possibile invocare in via analogica, nei casi di cumulo materiale, la norma di cui all’art. 81 c.p. in tema di continuazione tra reati, sia perché l’art. 8 della legge 689/81 prevede espressamente tale possibilità soltanto per le violazioni in materia diprevidenza ed Principio di specialità (art.9 e art.15 c.p.): quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa,si applica la disposizione speciale (normalmente quella amministrativa)
Tuttavia quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione regionalesi applica in ogni caso la disposizione penale
Ai fatti puniti dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni ed integrazioni, si applicano soltanto le disposizioni penali,anche quando i fatti stessi sono puniti con sanzioni amministrative previste da disposizioni speciali
assistenza , sia perché la differenza morfologica tra reato penale ed illecito amministrativo non consente che le norme di favore previste in materia penale vengano estese alla materia degli illeciti amministrativi (Cass. civ., sez. lav., 21 maggio 2008, n. 12974, Cass. civ., sez. II, 21 maggio 2008, n. 12844, Cass. civ., sez. lav., 3 agosto 2007, n. 17073, Cass. civ., sez. I, 11 giugno 2007, n. 13672, Cass. civ., sez. II, 7 marzo 2007, n. 5204, Cass. civ., sez. II, 25 gennaio 2006, n. 1417, Cass. civ., sez. I, 16 dicembre 2005, n. 27799 , Cass. civ. 28 dicembre 2004, n. 24060, Cass. civ. 5 novembre 2003, n. 16620, Cass. civ., sez. I, 25 marzo 2005, n. 6519 ; v. anche Cass. civ. 7 aprile 1999, n. 3343 e Cass. civ. 1 agosto 1997 n. 7160)
Spetta al giudice di merito valutare se, in presenza di piú violazioni di disposizioni che prevedono sanzioni amministrative, ricorrano, in concreto, gli estremi del «concorso formale» di illeciti amministrativi ovvero della «continuazione» tra gli stessi, ai sensi, rispettivamente, del primo e del secondo comma dell'art. 8 della legge 24 novembre 1981, n. 689.(Cass. civ., sez. lav., 8 marzo 2005, n. 04970 )
9.principio di specialità (art.9 e art.15 c.p.):quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, ovvero da una pluralità di disposizioni che prevedono sanzioni amministrative (concorso apparente di norme), si applica la disposizione speciale (ossia, normalmente quella amministrativa16).
Ai fatti puniti dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 30 aprile 1962, n. 283, e successive modificazioni ed integrazioni, si applicano soltanto le disposizioni penali, anche quando i fatti stessi sono puniti con sanzioni amministrative previste da disposizioni speciali in materia di produzione, commercio e igiene degli alimenti e delle bevande
Il rapporto di specialità è una relazione tra due norme giuridiche che sussiste se una di esse (la norma speciale) ha una sfera di applicazione più limitata dell’altra (la norma generale), perché rispetto a quest’ultima presenta degli elementi specializzanti.17 Deve escludersi che due norme sanzionanti un medesimo fatto si trovino fra loro in rapporto di specialità quando sia diversa l'obiettività giuridica degli interessi da esse protetti
Principio della reiterazione delle violazioni (art.8 bis): ricorre la reiterazione quando, nei 5 anni successivi alla commissione di una violazione amm.va, accertata con provvedimento esecutivo (quindi, esclusi i casi di pagamento in misura ridotta), lo stesso soggetto commette un’ulteriore violazione della stessa indole.La reiterazione è il presupposto, a volte, dell’applicazione di sanzioni amm.ve accessorie altre dell’aggravamento della sanzione amm.va.
La sanzione amministrativa pecuniaria consiste nel pagamento di una somma non inferiore a euro 10 e non superiore a euro 15.000. salvo si tratti di sanzione proporzionale nel qual caso non esiste limite massimo.
Le disposizioni della legge 689 non si applicano alle violazioni disciplinari.
Nel determinare il quantum dovuto, l’autorità che irroga la sanzione deve tener conto -della gravità della violazione;
-dell’opera svolta dall’agente per l’eliminazione o attenuazione delle conseguenze dannose;
-della personalità del trasgressore
Il giudice ha la facoltà di rideterminare ed anche ridurre l'ammontare della sanzione, ma pur sempre entro i limiti minimo e massimo previsti dalla legge
In generale, deve escludersi che due norme sanzionanti un medesimo fatto si trovino fra loro in rapporto di specialità quando sia diversa l'obiettività giuridica degli interessi da esse protetti. (Cass. civ., sez. I, 8 marzo 2005, n. 5047) 10.principio della reiterazione delle violazioni (art.8 bis,introdotto dall’art.94 del d.lgs.507/99): ricorre la reiterazione quando, nei 5 anni successivi alla commissione di una violazione amm.va, accertata con provvedimento esecutivo (quindi, esclusi i casi di pagamento in misura ridotta), lo stesso soggetto commette un’ulteriore violazione della stessa indole. La reiterazione è il presupposto, a volte, dell’applicazione di sanzioni amm.ve accessorie ( es. chiusura dello stabilimento o dell’esercizio), altre dell’aggravamento della sanzione amm.va.Si considerano della stessa indole le violazioni della medesima disposizione (reiterazione specifica)e le violazioni di disposizioni diverse che, ,per la natura dei fatti che le costituiscono o per le modalità della condotta, presentano una sostanziale omogeneità o caratteri fondamentali comuni. La sanzione amministrativa pecuniaria consiste nel pagamento di una somma non inferiore a euro 10 e non superiore a euro 15.000. salvo si tratti di sanzione proporzionale (comminata, cioè, con riferimento all’entità della violazione), nel qual caso non esiste limite massimo. In ogni caso,però, il limite massimo di una sanzione amm.va non può, per ciascuna violazione,superare il decuplo del minimo. (art. 10, come novellato dalla legge 15 luglio 2009 nr. 94) Le disposizioni della legge 689 non si applicano alle violazioni disciplinari. (art. 12)
Nel determinare il quantum dovuto, l’autorità che irroga la sanzione deve tener conto (art. 11):
-della gravità della violazione; -dell’opera svolta dall’agente per l’eliminazione o attenuazione delle conseguenze dannose della violazione (ravvedimento dopo il fatto);
-della personalità del trasgressore.
Il giudice, ai sensi dell'art. 23, undicesimo comma, della legge n. 689 del 1981, ha la facoltà di rideterminare ed anche ridurre l'ammontare della sanzione, ma pur sempre entro il limite minimo e quello massimo previsti dalla legge, non Il procedimento per l’applicazione della sanzione amministrativa è disciplinato dagli artt. da 13 a 31 della legge
L’iter procedurale si svolge essenzialmente attraverso le seguenti fasi:
-accertamento;
-contestazione e notificazione;
-rapporto;
-eventuali memorie e scritti difensivi;
-ordinanza-ingiunzione;
Gli organi addetti al controllo possono, per l'accertamento delle violazioni di rispettiva competenza, assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e di luoghi diversi dalla privata dimora, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad ogni altra operazione tecnica.
Possono altresì procedere al sequestro cautelare delle cose che possono formare oggetto di confisca amministrativa
È sempre disposto il sequestro del veicolo a motore o del natante posto in circolazione senza assicurazione obbligatoria e senza documento di circolazione
esistendo una norma analoga a quella dettata dall'art. 133 bis c.p., che autorizza il giudice, entro certi limiti e in determinati casi, a scendere al di sotto del minimo edittale, e non essendo possibile neppure una interpretazione analogica di essa, trattandosi di norma eccezionale ( Cass. civ., sez. I, 9 novembre 2006, n. 23930)
Il procedimento per l’applicazione della sanzione amministrativa è disciplinato dagli artt. da 13 a 31 della legge. Le disposizioni della legge 689/91 si applicano, salvo che non sia diversamente stabilito, per tutte le violazioni per le quali è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro. Non si applicano, come già detto, alle violazioni disciplinari (art. 12)18.
-pagamento in misura ridotta;
L’accertamento(art.13) Gli organi addetti al controllo sull'osservanza delle disposizioni per la cui violazione è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro possono, per l'accertamento delle violazioni di rispettiva competenza, assumere informazioni e procedere a ispezioni di cose e di luoghi diversi dalla privata dimora, a rilievi segnaletici, descrittivi e fotografici e ad ogni altra operazione tecnica.
Possono altresì procedere al sequestro cautelare delle cose che possono formare oggetto di confisca amministrativa19, nei modi e con i limiti con cui il codice di procedura penale consente il sequestro alla polizia giudiziaria
È sempre disposto il sequestro del veicolo a motore o del natante posto in circolazione senza essere coperto dall'assicurazione obbligatoriae del veicolo posto in circolazione senza che per lo stesso sia stato rilasciato il documento di Nell’attività di accertamento, gli agenti accertatori possono accedere in qualunque ora nei locali destinati all’esercizio di attività soggette ad autorizzazioni di polizia,al fine di vigilare sull’osservanza delle prescrizioni (art. 16 TULPS e art. 20 d.p.r. 616/77).
I verbalizzanti possono procedere alla ispezione di cose e ad ogni altra «operazione tecnica» necessaria anche avvalendosi di competenze tecniche di soggetti privati
La nozione di «privata dimora» rilevante agli effetti dell'art. 13 L. n. 689 coincide con quella rilevante agli effetti del reato di violazione di domicilio (art. 614 c.p.)
La violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido
Se non è avvenuta la contestazione immediata gli estremi della violazione debbono essere notificati ai residenti in Italia entro novanta giorni e a quelli residenti all'estero entro trecentosessanta giorni dall'accertamento
All'accertamento delle violazioni punite con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro possono procedere anche gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria. Si applicano le disposizioni del primo comma dell'art. 333 e del primo e secondo comma dell'art. 334 del codice di procedura penale (ora artt. 250 e 251 c.p.p.). È fatto salvo l'esercizio degli specifici poteri di accertamento previsti dalle leggi vigenti.
L’accertamento è compiuto, dunque, da ufficiali ed agenti di p.g. o di p.s. e da altri organi a ciò deputati.Nell’attività di accertamento, gli agenti accertatoripossono accedere in qualunque ora nei locali destinati all’esercizio di attività soggette ad autorizzazioni di polizia,al fine di vigilare sull’osservanza delle prescrizioni imposte da leggi o regolamenti dello Stato, delle regioni o degli enti locali (art. 16 TULPS e art. 20 d.p.r. 616/77). I verbalizzanti possono procederealla ispezione di cose e ad ogni altra «operazione tecnica» necessaria al fine di accertare il fatto costituente la violazione anche avvalendosi di competenze tecniche di soggetti privati, senza alcun intervento diretto dell'autore dell'illecito, contemplato dal successivo art. 15 della legge nei casi, eccezionali, di revisione delle analisi di campioni (Cass. civ., sez. II, 19 dicembre 2007, n. 26794)
La nozione di «privata dimora» rilevante, agli effetti dell'art. 13 L. n. 689 del 1981, per delimitare il potere di ispezione degli organi addetti all'accertamento di illeciti amministrativi coincide con quella rilevante agli effetti del reato di violazione di domicilio (art. 614 c.p.) (Cass. civ., sez. I, 24 marzo 2005, n. 0636)Il verbale di un'ispezione illegittima, perché compiuta in un luogo di privata dimora, è atto inutilizzabile (Cass. civ., sez. I, 27 gennaio 2005, n. 1699)
La contestazione (art.14) La violazione, quando è possibile, deve essere contestata immediatamente tanto al trasgressore quanto alla persona che sia obbligata in solido al pagamento della somma dovuta per la violazione stessa.
Se non è avvenuta la contestazione immediata per tutte o per alcune delle persone indicate nel comma precedente, gli estremi della violazione debbono essere notificati agli interessati residenti nel territorio della Repubblica entro il termine di novanta giornie a quelli residenti all'esteroentro il termine di Sul verbale di accertamento debbono essere indicati: la violazione amm.va accertata e la norma violata;la sanzione edittale (minima e massima); le modalità per avvalersi del PMR; l’ufficio ove effettuare il pagamento in misura ridotta; l’autorità amm.va competente a irrogare la sanzione ed alla quale potranno presentarsi scritti difensivi o documenti o richiesta di audizione; l’avvertenza che,qualora il soggetto non si avvalga della facoltà di effettuare il PMR, l’accertatore inoltrerà il rapporto all’autorità amm.va competente.
Il verbale di accertamento fa piena prova fino a querela di falso con riguardo ai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni delle parti
trecentosessantagiorni dall'accertamento.
Per la forma della contestazione immediata o della notificazione si applicano le disposizioni previste dalle leggi vigenti. In ogni caso la notificazione può essere effettuata, con le modalità previste dal codice di procedura civile, anche da un funzionario dell'amministrazione che ha accertato la violazione. Quando la notificazione non può essere eseguita in mani proprie del destinatario, si osservano le modalità previste dall'articolo 137, terzo comma, del medesimo codice (1).
La contestazione va dunque effettuata, qualora possibile20, immediatamente sia al trasgressore che all’obbligato in solido. 21Sul verbale di accertamento debbono essere indicati: la violazione amm.va accertata e la norma violata;la sanzione edittale (minima e massima) prevista dalla legge; le modalità per avvalersi della facoltà di effettuare il PMR; l’ufficio ove effettuare il pagamento in misura ridotta; l’autorità amm.va competente a irrogare la sanzione ed alla quale potranno presentarsi scritti difensivi o documenti o richiesta di audizione entro 30 giorni dalla data della contestazione o della notifica; l’avvertenza che,qualora il soggetto non si avvalga della facoltà di effettuare il PMR, l’accertatore inoltrerà il rapporto all’autorità amm.va competente. Il verbale di accertamento fa piena prova fino a querela di falsocon riguardoai fatti attestati dal pubblico ufficiale rogante come avvenuti in sua presenza e conosciuti senza alcun margine di apprezzamento o da lui compiuti, nonché alla provenienza del documento dallo stesso pubblico ufficiale ed alle dichiarazioni delle parti, mentre non è necessario, in applicazione della disciplina di cui agli artt. 2699 e 2700 c.c., l'esperimento di detto rimedio della querela qualora la parte intenda limitarsi a contestare la verità sostanziale di tali dichiarazioni ovvero la fondatezza di apprezzamenti o valutazionidel Alla luce della sentenza delle SS.UU della Cassazione nr. 17335 del 24-07-2009, va ammessa contestazione e prova per:
1) circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale; 2) circostanze di fatto della violazione rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per irrisolvibile oggettiva contraddittorietà3) circostanze che esulano dall’accertamento
verbalizzante oppure delle sue percezioni sensoriali, alle quali non si estende la fede privilegiata del documento (Cass. civ. 8 marzo 2001, n. 3350 e Cass. civ. 1 aprile 1996, n. 2988 )
Va detto però chein data 24 luglio 2009 con la decisione nr. 17355le Sezioni Unitecivili della Suprema Cortehanno ribaltato l’orientamento più recente affermatosi in giurisprudenza Il punctum dolens involgeva proprio la ammissibilità o meno, nel giudizio di opposizione ad ordinanza-ingiunzione, di contestazioni involgenti i fatti della violazione attestati nel verbale come percepiti direttamente o indirettamente dal pubblico ufficiale e, così, la possibilità o probabilità di un errore nella loro percezione. Le Sezioni Unite, disattendendo alcune più recenti aperture ( Cass. civ., sez. II, 24 novembre 2008, n. 27937, Giud. pace civ. Palermo, 13 novembre 2007 , Cass. civ., sez. II, 20 marzo 2007, n. 6565, Cass. civ. 12 gennaio 2006, n. 457 , Cass. civ. 20 luglio 2001, n. 9909), hanno così optato per un orientamento più rigoroso. Secondo i giudici della nomofilachia, la correlazione tra il dovere di menzionare nel verbale in modo preciso e dettagliato, anche se sommario, l'elemento fattuale delle violazione e l'efficacia che l'art. 2700 c.c., attribuisce ai fatti che il Pubblico ufficiale attesta nell'atto pubblico essere avvenuti in sua presenza o da lui compiuti comportano che tale efficacia concerna inevitabilmente tutti gli accadimenti e le circostanze pertinenti alle violazioni menzionate nell'atto indipendentemente dalle modalità statica o dinamica della loro percezione L'approccio alla questione relativa all'ammissibilità della contestazione e della prova nel giudizio di opposizione alla ordinanza-ingiunzione non va conseguentemente condotto con riferimento alle circostanze di fatto della violazione attestate nel verbale come percepite direttamente o indirettamente dal pubblico ufficiale ed alla possibilità o probabilità di un errore nella loro percezione, ma esclusivamente in relazione a circostanze che esulano dall'accertamento, Ogni diversa contestazione va, invece, svolta nel procedimento di querela di falso Alla luce di tale pronunzia, pertanto, va ammessa contestazione e prova per: 1) circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamentocome avvenute alla presenza del pubblico ufficiale; 2) circostanze di fatto della violazione rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per irrisolvibile oggettiva contraddittorietà (es. targa rilevata dall’accertatore non attribuibile al tipo di veicolo indicato nel verbale dal Pubblico ufficiale); 3)circostanze che esulano dall’accertamento, come l'identificazione E’, invece, necessaria la querela di falso per :
1) circostanze di fatto della violazione che sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale;
2) ogni questione concernente l’alterazione del verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realità degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti, come accertati dal pubblico ufficiale
L'attitudine probatoria del verbale di accertamento dell'infrazione non è estensibile al mero verbale di contestazione
Il termine per la notifica dell’infrazione decorre dalla data dell’accertamento e non da quella della commissione del fatto La giurisprudenza ha puntualizzato più volte che in tema di sanzioni amministrative e nei casi in cui non sia stata possibile la contestazione immediata, il termine entro il quale la P.A. ha l'onere di contestare l'infrazione decorre non da quando sia venuta a conoscenza dei fatti ma dal diverso e successivo termine in cui abbia acquisito tutti gli elementi oggettivi e soggettivi necessari Tuttavia, sulla individuazione di tale momento non può incidere la condotta negligente o arbitraria della stessa P.A.
Il termine decorre inoltre dall’identificazione dei trasgressori quando questa non è avvenuta immediate
dell'autore della violazione e la sua capacità, la sussistenza dell'elemento soggettivo, la sussistenza di cause di esclusione della responsabilità E’, invece, necessaria la querela di falso per :1) circostanze di fatto della violazione che sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale; 2) ogni questione concernente l’alterazione del verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realità degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti, come accertati dal pubblico ufficiale
L'attitudine probatoria propria del verbale di accertamento dell'infrazionenon è estensibile al mero verbale di contestazione, con il quale, cioè, l'amministrazione si limiti a significare al presunto trasgressore l'addebito della violazione sulla base di un verbale di accertamento precedentemente redatto (Cass. civ., sez. I, 28 agosto 2006, n. 18630) Quando non sia stato possibile effettuare la contestazione immediata, si deve procedere alla notifica degli estremi della violazione: entro 90 giorni dall’accertamento22, se i destinatari della notifica risiedono nel territorio della Repubblica; entro 360 giorni,se residenti all’estero. Se detti termini vengono superati, l’obbligazione di pagare la somma per la violazione si estingue.
Il termine per la notifica dell’infrazione, qualora non sia stato possibile effettuare la contestazione immediata, decorre dalla data dell’accertamento e non da quella della commissione del fatto (Cass. n.62429 del 1999).
La giurisprudenza ha puntualizzato più volte che in tema di sanzioni amministrative, e nei casi in cui non sia stata possibile la contestazione immediata 23, il termine entro il quale la P.A. ha l'onere di contestare l'infrazione decorre non da quando sia venuta a conoscenza dei fatti ascritti all'incolpato, ma dal diverso e successivo termine in cui abbia acquisito tutti gli elementi oggettivi e soggettivi necessari per valutare la sussistenza di una condotta sanzionabile. Tuttavia, sulla individuazione di tale momento, che è rimessa al giudice del merito, non può incidere la condotta negligente o arbitraria della stessa P.A . (Cass. civ., sez. V, 29 febbraio 2008, n. 5467, Cass. civ., sez. lav., 24 maggio 2007, n. 12093,Cass. civ., sez. II, 18 aprile 2007, n. 9311, Cass. civ., sez. II, 11 aprile 2006, n. 8456 , Cass. civ., sez. lav., 13 gennaio 2006, n. 539, Cass. civ., sez. lav., 8 agosto 2005, n. 16642, Cass. civ., sez. lav., 18 marzo 2005, n. 5921, Cass. civ., sez. I, 4 febbraio 2005, n. 2352) Nell’ipotesi in cui non sia stato possibile identificare subito i trasgressori, il E’ consentito mutare i termini della contestazione rispetto all’originale verbale d’accertamento, purchè il mutamento riguardi soltanto la qualificazione giuridica del fatto
Non è rilevante ai fini della validità della constatazione, la circostanza che il verbale sia stato compilato da un agente diverso da quello che aveva proceduto al rilevamento dell'infrazione purchè questi faccia parte della medesima amministrazione che ha accertato la violazione Con riguardo ai verbali di accertamento delle infrazioni redatti tramite sistema meccanizzato con la sola indicazione a stampa delle generalità dell'accertatore, la sottoscrizione autografa dell'agente non è configurabile quale elemento ontologicamente essenziale per la validità giuridica del verbale Neppure la mancata indicazione, nel verbale di accertamento della violazione notificato al trasgressore, della sanzione edittale da corrispondere, è per sé causa di nullità della contestazionea condizione che nel verbale sia correttamente indicata la condotta materiale che integra la violazione
termine decorre dall’identificazione (Cass. n.198 del 1996)
E’ consentito mutare i termini della contestazione rispetto all’originale verbale d’accertamento, purchè il mutamento riguardi soltanto la qualificazione giuridica del fatto e purchè non venga posto a fondamento del rettificato addebito alcun fatto nuovo; (Cass. civ., sez. II, 20 marzo 2007, n. 6638)Al di fuori di tale caso, la violazione del precetto posto dall'art. 14 della legge n. 689 del 1981 - per il quale deve sussistere la necessaria correlazione tra fatto contestato e fatto assunto a base della sanzione irrogata - tutte le volte in cui la sanzione venga irrogata per una fattispecie diversa da quella attribuita al trasgressore in sede di contestazione, lede il diritto di difesa del trasgressore medesimo (Cass. civ., sez. I, 2 maggio 2006, n. 10145)
L'atto di contestazione della violazione deve contenere gli estremi di fatto e di diritto della violazione, non è soggetto a particolari formalità né subordinato a specifici modelli, ma può essere incluso in qualsiasi atto notificato all'interessato (Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2006, n. 23018) Non è rilevante ai fini della validità della constatazione, la circostanza che il verbale sia stato compilato da un agente diverso da quello che aveva proceduto al rilevamento dell'infrazionepurchè questi faccia parte della medesima amministrazione che ha accertato la violazione (Cass. civ., sez. II, 23 gennaio 2007, n. 1414 eCass. civ.,7 aprile 2005, n. 7319 ) Più in generale, con riguardo ai verbali di accertamento delle infrazioni (ex legge 689/81 o codice della strada) redatti tramite sistema meccanizzato o di elaborazione dati con la sola indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, delle generalità dell'accertatore,la sottoscrizione autografa dell'agente non è configurabile quale elemento ontologicamente essenziale per la validità giuridica del verbale di accertamento, in quanto i dati estrinsecati nello stesso contesto del documento consentono di accettare aliunde la sicura attribuibilità dell'atto a chi deve esserne l'autore secondo le norme positive ( Cass. civ. 27 gennaio 2006, n. 1752)
Neppure la mancata indicazione, nel verbale di accertamento della violazione notificato al trasgressore, della sanzione edittale da corrispondere, è per sé causa di nullità della contestazione, non esistendo una previsione che ne impone la comunicazione al trasgressore e non risultandone menomato il diritto di difesa di questi, a condizione che nel verbale sia correttamente indicatala E’ escluso che possa trovare applicazione nella materia delle violazioni amministrative l'art. 8 della legge n. 241 del 1990, che impone, tra l'altro, la indicazione espressa, nel provvedimento amministrativo, del responsabile del relativo procedimento
Ogni atto del procedimento previsto dalla legge per l'accertamento della violazione e per l'irrogazione della sanzione è idoneo a costituire in mora il debitore ai sensi dell'art. 2943 c.c.
Nel caso di notifica a mezzo posta del verbale di accertamento dell'infrazione, ove la consegna del piego, per l'assenza del destinatario, sia stata fatta a persona di famiglia convivente, la convivenza, almeno temporanea, può presumersi dalla presenza del familiare che abbia preso in consegna l'atto nell'abitazione del destinatario E’ poi da escludere che possa trovare applicazione nella materia de qua, la disposizione sui termini del procedimento amministrativo di cui all'art. 2, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241
condotta materiale che ne integra la violazione, potendo gli elementi mancanti essere conosciuti dal trasgressore facendo uso della ordinaria diligenza.( Cass. civ., sez. II, 23 gennaio 2007, n. 1412) E’ escluso, infine, che possa trovare applicazione nella materia delle violazioni amministrative l'art. 8 della legge n. 241 del 1990, che impone, tra l'altro, la indicazione espressa, nel provvedimento amministrativo, del responsabile del relativo procedimento. (Cass. civ., sez. I, 28 settembre 2006, n. 21058)
Non è sufficiente la contestazione del fatto nei casi di infrazioni omissive e/o commissive di carattere permanente, nei quali l'interruzione della permanenza, per cause diverse dalla materiale cessazione della condotta vietata, si verifica soltanto con la notificazione dell'ordinanza - ingiunzione irrogativa della sanzione( Cass. civ., sez. II, 9 gennaio 2007, n. 143)
Ogni atto del procedimento previsto dalla legge per l'accertamento della violazione e per l'irrogazione della sanzione ha poi la funzione di far valere il diritto dell'Amministrazione alla riscossione della pena pecuniaria,in quanto, costituendo esso esercizio della pretesa sanzionatoria, è idoneo a costituire in mora il debitore ai sensi dell'art. 2943 c.c. Tale idoneità va pertanto riconosciuta anche alla notifica al trasgressore del processo verbale di accertamento della infrazione (Cass. civ., sez. I, 25 febbraio 2005, n. 4088 e Cass. civ., sez. I, 16 febbraio 2005, n. 3124)
Nel caso di notifica a mezzo posta del verbale di accertamento dell'infrazione, ove la consegna del piego, per l'assenza del destinatario, sia stata fatta a persona di famiglia convivente a norma dell'art. 7 della L. 20 novembre 1982, n. 890, la convivenza, almeno temporanea, può presumersi nel fatto che il familiare si sia trovato nell'abitazione del destinatario ed abbia preso in consegna l'atto, senza che la mancata indicazione di convivente sull'avviso di ricevimento sia sufficiente per desumerne la nullità della notifica. Tuttavia tale presunzione può essere superata dal giudice, nel caso concreto, ove risulti che non sussisteva la convivenza, neanche temporanea, tra il familiare consegnatario della copia ed il destinatario della notifica.( Cass. civ., sez. I, 25 gennaio 2005, n. 1508 )24
E’ poi da escludere che possa trovare applicazione nella materia de qua, la disposizione sui termini del procedimento amministrativo di cui all'art. 2, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241, che è incompatibile con i Gli accertamenti mediante analisi di campioni (art.15)
Il dirigente del laboratorio deve comunicare all'interessato, a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, l'esito dell'analisi, pena l’invalidità del procedimento
L'interessato può chiedere la revisione dell'analisi con la partecipazione di un proprio consulente tecnico.
La richiesta è presentata con istanza scritta all'organo che ha prelevato i campioni
nel termine di 15 giorni Delle operazioni di revisione dell'analisi è data comunicazione all'interessato almeno dieci giorni prima del loro inizio. I risultati della revisione dell'analisi sono comunicati all'interessato a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a cura del dirigente del laboratorio
procedimenti regolati dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, la quale costituisce un sistema di norme organico e compiuto e delinea un procedimento di carattere contenzioso scandito in fasi, i cui tempi sono regolati in modo da non consentire, anche nell'interesse dell'incolpato, il rispetto di un termine così breve.( Cass. civ., sez. I, 11 ottobre 2006, n. 21797)
Gli accertamenti mediante analisi di campioni sono previsti dall’art.15: se per l'accertamento della violazione sono compiute analisi di campioni, il dirigente del laboratorio deve comunicare all'interessato, a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, l'esito dell'analisi (pena l’invalidità del procedimento: Cass. civ., sez. I, 4 agosto 2006, n. 17703) L'interessato può chiedere la revisione dell'analisi con la partecipazione di un proprio consulente tecnico. La richiesta è presentata con istanza scritta all'organo che ha prelevato i campioni da analizzare, nel termine di quindici giorni dalla comunicazione dell'esito della prima analisi, che deve essere allegato all'istanza medesima
La contestazione con lettera raccomandata dei risultati dell'analisi su campione (sia la comunicazione dell'esito dell'analisi iniziale che la comunicazione dell'esito dell'analisi eseguita in sede di revisione) costituisce valido atto interruttivo della prescrizione, mentre il mancato esercizio da parte dell'interessato della facoltà di richiedere la revisione delle analisi rende incontestabili i risultati di queste ultime. ( Cass. civ., sez. II, 30 maggio 2007, n. 12693e Cass. civ., sez. II, 31 luglio 2006, n. 17290 )Il pagamento in misura ridotta
è il pagamento di una somma pari alla 3^parte del massimo o, se più favorevole , al doppio del minimo oltre alle spese del procedimento, entro il termine di 60 giorni dalla contestazione immediata o dalla notificazione Il pagamento della sanzione irrogata con l'ordinanza-
ingiunzione non comporta, di per sè, acquiescenza né incide sull'interesse del tragressore ad insorgere in sede giurisdizionale Diversamente avviene in tema di pagamento in misura ridottache implica necessariamente l'accettazione della sanzione e, quindi, il riconoscimento, da parte del contravventore, della propria responsabilità
Singole leggi, a volte, espressamente escludono la facoltà di effettuare il pagamento in misura ridotta
Il pagamento in misura ridotta (PMR) (art.16)è il pagamento di una somma pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessao, se più favorevole e qualora sia stabilito il minimo della sanzione edittale, pari al doppio del relativo importo oltre alle spese del procedimento, entro il termine di sessanta giorni dalla contestazione immediata o, se questa non vi è stata, dalla notificazione degli estremi della violazione. 25
Il pagamento, da parte dell'indicato autore della violazione amministrativa, della sanzione irrogata con l'ordinanza-ingiunzione, potendo ricollegarsi alla volontà dell'intimato di evitare, a scopo cautelativo, le conseguenze derivanti dalla natura di titolo esecutivo del provvedimento sanzionatorio,non comporta, di per sè, acquiescenza ad essa, né incide sull'interesse dello stesso ad insorgere in sede giurisdizionale avverso il provvedimento medesimo. Diversamente avviene in tema di pagamento in misura ridotta (art.. 202 del codice della strada e art. 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689), che implica necessariamente l'accettazione della sanzione e, quindi, il riconoscimento, da parte del contravventore, della propria responsabilità e, conseguentementela rinuncia ad esercitare il proprio diritto alla tutela giurisdizionale. (Cass. civ., 11 febbraio 2005, n. 2862 e Cass. civ. 25 febbraio 2004, n. 3735).L'intervenuta acquiescenza da parte del contravventore conseguente all’effettuato PMR preclude, inoltre, allo stesso l'esercizio di eventuali pretese civilistiche, quali la condictio indebiti e l'actio damni (Cass. civ., sez. II, 19 marzo 2007, n. 6382)Singole leggi, a volte, espressamente escludono la facoltà di effettuare il pagamento in misura ridotta. Tranne il caso di violazioni a regolamenti locali, non è generalmente previsto il diritto del trasgressore ad effettuare la cd “oblazione” a mani dell’accertatore Per le violazioni ai regolamenti ed alle ordinanze comunali e provinciali, la Giunta comunale o provinciale, all'interno del limite edittale minimo e massimo della sanzione prevista, può ora stabilire un diverso importo del pagamento in misura ridotta, in deroga alle disposizioni del primo comma dell’art.16 (art. 16,comma secondo, come sostituito dall'art. 6 bis del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, nella L. 24 luglio 2008, n. 125.)
È nullo il verbale di accertamento della violazione che contenga solo Il pagamento in misura ridotta trova applicazione anche quando si tratti di una sanzione determinata in misura fissa, nel qual caso, tuttavia, il minimo ed il massimo edittale si identificano entrambi in detta misura fissa, e di conseguenza il pagamento in misura ridotta deve essere commisurato ad un terzo della sanzione inflitta.
Qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il funzionario o l'agente che ha accertato la violazione deve presentare rapporto, con la prova delle eseguite contestazioni o notificazioni, all'ufficio perifericoo, in mancanza, al prefetto
l'indicazione della sanzione minima edittale, ma non contenga anche la precisazione dell'importo da pagare in misura ridotta, nonché delle modalità e dei termini entro i quali effettuare il pagamento.( Cass. civ., sez. II, 12 novembre 2007, n. 23506) Invece, secondo Cass. civ., sez. I, 22 settembre 2006, n. 20710, il mancato avviso della facoltà di pagare in misura ridotta non determina lesione del diritto dell'interessato di definire immediatamente il procedimento sanzionatorio, in quanto l'onere di effettuare il tempestivo pagamento in misura ridotta permane anche in caso di mancato avviso e di mancata indicazione delle modalità del pagamento. E’ pacifico, invece, che con riferimento alle sanzioni amministrative per le quali non è ammesso il pagamento in misura ridotta, la mancata quantificazione della sanzione nel verbale di accertamento della violazione non incide sulla validità del procedimento sanzionatorio, in quanto in tali ipotesi l'ammontare della sanzione deve essere determinato dal Prefetto a seguito della trasmissione del verbale da parte degli agenti accertatori. (Cass. civ., sez. I, 2 dicembre 2005, n. 26270)
Il pagamento in misura ridotta trova applicazione anche quando si tratti di una sanzione determinata in misura fissa, nel qual caso, tuttavia, il minimo ed il massimo edittale si identificano entrambi in detta misura fissa, e di conseguenza il pagamento in misura ridotta deve essere commisurato ad un terzo della sanzione inflitta. (Cass. civ., sez. lav., 12 maggio 2005, n. 09972) Quando non viene effettuato il PMR nei termini previsti, o quando esso non sia consentito, l’organo accertatore invia il rapporto con la prova delle eseguite contestazioni o notificazioni all’autorità competente a decidere. Art. 17 (Obbligo del rapporto): qualora non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il funzionario o l'agente che ha accertato la violazione , salvo che ricorra l'ipotesi prevista nell'art. 24, deve presentare rapporto, con la prova delle eseguite contestazioni o notificazioni, all'ufficio periferico cui sono demandati attribuzioni e compiti del Ministero nella cui competenza rientra la materia alla quale si riferisce la violazione o, in mancanza, al prefetto.
Deve essere presentato al prefetto il rapporto relativo alle violazioni previste dal T.U. delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393 (ora D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285), dal T.U. per la tutela delle strade, Nelle materie di competenza delle regioni il rapporto è presentato all'ufficio regionale competente.
Per le violazioni dei regolamenti provinciali e comunali il rapporto è presentato, rispettivamente, al presidente della giunta provinciale o al sindaco
In via eccezionale, poi, a norma dell’ art. 24 della legge 689, competente a ricevere il rapporto ed infliggere la sanzione amm.va è l’autorità giudiziaria penale quando l’esistenza di un reato dipende dall’accertamento di una violazione amm.va
L’ordinanza (art.18).
Ricevuto il rapporto e sentiti gli interessati, qualora lo abbiano richiesto , l’autorità competente, in base agli elementi acquisiti dal rapporto e dalle eventuali dichiarazioni e scritti difensivi degli interessati (che devono pervenire entro 30 giorni dalla contestazione o notificazione della violazione) adotta la propria decisione con ordinanza motivata
approvato con R.D. 8 dicembre 1933, n. 1740 , e dalla L. 20 giugno 1935, n. 1349, sui servizi di trasporto merci.
Per le violazioni dei regolamenti provinciali e comunali il rapporto è presentato, rispettivamente, al presidente della giunta provinciale o al sindaco. 26
In via eccezionale, poi, a norma dell’ art. 24 della legge 689, competente a ricevere il rapporto ed infliggere la sanzione amm.vaè l’autorità giudiziaria penale quando l’esistenza di un reato dipende dall’accertamento di una violazione amm.vaCon decreti del Presidente della Repubblica29 luglio 1982, n. 571 e 30 dicembre 1995, n. 582, sono stati indicati gli uffici periferici dei singoli Ministeri e stabilite le modalità relative all'esecuzione del sequestro previsto dall'art. 13, al trasporto ed alla consegna delle cose sequestrate, alla custodia ed all'eventuale alienazione o distruzione delle stesse nonché la destinazione delle cose confiscate. Ricevuto il rapporto e sentiti gli interessati, qualora lo abbiano richiesto , l’autorità competente, in base agli elementi acquisiti dal rapporto e dalle eventuali dichiarazioni e scritti difensivi degli interessati (che devono pervenire entro 30 giorni dalla contestazione o notificazione della violazione) adotta la propria decisione con ordinanza motivata (art.18). L'autorità competente, se ritiene fondato l'accertamento, determina, con l’ ordinanza motivata, la somma dovuta per la violazionee ne ingiunge il pagamento, insieme con le spese, all'autore della violazione ed alle persone che vi sono obbligate solidalmente; altrimenti emette ordinanza motivata di archiviazione degli atti comunicandola integralmente all'organo che ha redatto il rapporto.Con l'ordinanza-ingiunzione o con quella di archiviazione deve essere disposta la restituzione, previo pagamento delle spese di custodia, delle cose sequestrate, che non siano confiscate con lo stesso provvedimento
Il pagamento va effettuato entro il termine di trenta giorni (60 per i residenti all’estero) dalla notificazione dell’ordinanza e di esso è data comunicazione, entro il trentesimo giorno, a cura dell'ufficio che lo ha ricevuto, all'autorità che ha emesso l'ordinanza.
L'ordinanza-ingiunzione costituisce titolo esecutivo (mentre, per le infrazioni al c.d.s,, tale natura va riconosciuta già al verbale d’accertamento non opposto) . Tuttavia l'ordinanza che dispone la confisca diventa esecutiva dopo il decorso del termine per proporre opposizione, o, nel caso in cui l'opposizione è proposta, con il passaggio in giudicato della sentenza con la quale si rigetta l'opposizione o dell'ordinanza con la quale viene dichiarata inammissibile Con l'ordinanza-ingiunzione deve essere disposta la restituzione, previo pagamento delle spese di custodia, delle cose sequestrate, che non siano confiscate con lo stesso provvedimento. La restituzione delle cose sequestrate è altresì disposta con l'ordinanza di archiviazione, quando non ne sia obbligatoria la confisca.
Il pagamento va effettuato all'ufficio del registro o al diverso ufficio indicato nell'ordinanza-ingiunzione, entro il termine di trenta giorni (60 per i residenti all’estero) dalla notificazione di detto provvedimento, eseguita nelle forme previste dall'art. 14; del pagamento è data comunicazione, entro il trentesimo giorno, a cura dell'ufficio che lo ha ricevuto, all'autorità che ha emesso l'ordinanza. La notificazione dell'ordinanza-ingiunzione può essere eseguita dall'ufficio che adotta l'atto, secondo le modalità di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890 .In caso di erronea indicazione sull'ordinanza-ingiunzione di un termine per effettuare il pagamento inferiore a quello di legge (30 giorni), l'ingiunto ha facoltà di effettuare il pagamento con efficacia liberatoria nel più ampio termine previsto dalla legge e, ove non lo faccia, difetta di interesse a far valere l'erroneità del termine riportato nell'ordinanza.(Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2006, n. 23018)
L'ordinanza-ingiunzione costituisce titolo esecutivo (mentre, per le infrazioni al c.d.s,, tale natura va riconosciuta già al verbale d’accertamento non opposto) . Tuttavia l'ordinanza che dispone la confisca diventa esecutiva dopo il decorso del termine per proporre opposizione, o, nel caso in cui l'opposizione è proposta, con il passaggio in giudicato della sentenzacon la quale si rigetta l'opposizione o dell'ordinanza con la quale viene dichiarata inammissibile l'opposizione o convalidato il provvedimento oppostoSi rammenti che l’investitura dei pubblici funzionari nei poteri che dichiarano di esercitare nel compimento degli atti inerenti il loro ufficio si presume, costituendo un aspetto della presunzione di legittimità degli atti amministrativi, e non può essere messa in discussione in giudizio, ove non sia sorta alcuna contestazione al riguardo. (Cass. civ., sez. V, 25 maggio 2007, n. 12264) Per quanto concerne, poi, la questione (sollevata spesso in passato) dell'indecifrabilità della firma apposta in calce all'ordinanza ingiunzione, secondo la giurisprudenza essa non ne comporta l'illegittimità, qualora, essendo la sottoscrizione riferita nello stesso atto al titolare dell'ufficio competente ad emetterlo, risultano oggettivamente certi l'autore del segno La mancata audizione del trasgressore, qualora espressamente richiesta, costituisce motivo d’invalidità dell’ordinanza-
ingiunzione (tranne nelle norme sugli assegni di cui alla legge 386 del 1990)
Tuttavia, tale illegittimità deve essere dedotta tempestivamente dall'interessato, tra i motivi del ricorsoin quanto nel procedimento di opposizione il giudice non può rilevare d'ufficio vizi diversi da quelli fatti valere dall'opponente con l'atto introduttivo del giudizio
L'autorità amministrativa ha l'obbligo di procedere all'audizione della parte che ne abbia fatto richiesta, a meno che tale richiesta non sia stata formulata in modo condizionato, cioè per la sola ipotesi in cui la P.A. lo dovesse ritenere opportuno
grafico e la sua qualità di organo della persona giuridica pubblica. (Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2005, n. 20686, Cass. civ. 20 settembre 2004, n. 1887 , Cass. civ. 28 marzo 1987, n. 3031 e Cass. civ. 20 gennaio 1994, n. 522) Tra l’altro, l'autografia della sottoscrizione non è più configurabile come requisito di esistenza giuridica degli atti amministrativi, quanto meno quando i dati esplicitati nel contesto documentativo dell'atto consentano di accertare la sicura attribuibilità dello stesso a chi deve esserne l'autore: infatti gli artt. 6 quater del D.L. n. 6 del 1991, convertito, con modif., nella legge 15 marzo 1991, n. 80, con riguardo agli atti degli enti locali, e 3 del D.L.vo 12 febbraio 1993, n. 39 con riguardo agli atti di qualsiasi P.A, , prevedendo, nel caso di emanazione di atti amministrativi attraverso sistemi informatici e telematici, che la firma autografa sia sostituita dall'indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile, ribadiscono sul piano positivo l'inessenzialità ontologica della sottoscrizione autografa ai fini della validità degli atti amministrativi (Cass. civ., sez. I, 31 maggio 2005, n. 11499) La mancata audizione del trasgressore,qualora espressamente richiesta, costituisce motivo di invalidità dell’ordinanza-ingiunzione, ma essa non è prevista per i casi di violazione delle norme sugli assegni di cui alla legge 386 del 1990: Cass. civ., sez. I, 29 settembre 2005, n. 19040, Cass. civ., sez. I, 6 luglio 2007, n. 15292; Cass. civ., 8 febbraio 2006, n. 2817;Cass. civ., 26 agosto 2005, n. 17388; Cass. civ., 21 luglio 2004, n. 13505Tuttavia, tale illegittimità deve essere dedotta tempestivamente dall'interessato, tra i motivi del ricorso, in quanto nel procedimento di opposizione ad ordinanza-ingiunzione disciplinato dagli artt. 22 e 23 della legge n. 689 del 1981 il giudice non può, come sappiamo, rilevare d'ufficio vizi diversi da quelli fatti valere dall'opponente con l'atto introduttivo del giudizio, né prendere in considerazione nuovi profili di illegittimità dell'atto amministrativo tardivamente dedotti. (Cass. civ., sez. II, 21 febbraio 2007, n. 4019)
In proposito, poi, la giurisprudenza ha sempre sottolineato che l'autorità amministrativa dinanzi alla quale sia stata proposta opposizione avverso il provvedimento di irrogazione di sanzione amministrativa, ai sensi dell'art. 18 legge n. 689 del 1981, ha l'obbligo di procedere all'audizione della parte che ne abbia fatto richiesta, a meno che tale richiesta non sia stata formulata in modo condizionato, cioè per la sola ipotesi in cui la P.A. lo dovesse ritenere opportuno:Cass. civ.,29 febbraio 2008, n. 5467) 27Non produce, invece, alcuna nullità l’eventuale omissione, all'atto della contestazione della violazione o all'atto della notificazione del relativo verbale di accertamento, della facoltà dell'interessato di far pervenire all'autorità competente a ricevere il rapporto scritti difensivi
Il mancato esame delle deduzioni difensive (regolarmente prodotte dall’interessato) da parte dell'autorità amministrativa può rilevare come causa di illegittimità del provvedimento sanzionatorio solo se le deduzioni propongano fondate questioni di diritto, ovvero prospettino elementi di fatto decisivi
La possibilità di inviare scritti difensivi o documenti è una semplice facoltà e se non viene esercitata nei termini non obbliga la p.a. procedente a prendere in considerazione gli scritti e i documenti tardivamente preserntati
L’ordinanza-ingiunzione può essere motivata per relationem
Sui rapporti tra il procedimento disciplinato dalla legge 689/81 e la legge generale sul procedimento 7 agosto 1990 nr. 241
Non produce, invece, alcuna nullitàl’eventuale omissione, all'atto della contestazione della violazione o all'atto della notificazione del relativo verbale di accertamento, della facoltà dell'interessato di far pervenire all'autorità competente a ricevere il rapporto scritti difensivi,in quanto le argomentazioni difensive che l'incolpato avrebbe potuto far valere in sede amministrativa possono essere efficacemente dedotte in sede giurisdizionale, all'interno del giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione: Cass. civ., sez. II, 23 gennaio 2007, n. 1394) Invece il mancato esame delle deduzioni difensive (regolarmente prodotte dall’interessato) da parte dell'autorità amministrativa può rilevare come causa di illegittimità del provvedimento sanzionatorio solo se le deduzioni propongano fondate questioni di diritto, ovvero prospettino elementi di fatto decisivi, la cui inadeguata considerazione potrà viziare la decisione sull'opposizione per errore di diritto o, rispettivamente, per vizio di motivazione.(Cass. civ., sez. II, 4 maggio 2007, n. 10243e Cass. civ., 21 luglio 2006, n. 16802 ) Inoltre, la possibilità di inviare scritti difensivi o documenti all'amministrazione procedente costituisce una semplice facoltà per l'interessato (come quella di chiedere di essere ascoltato), motivo per cui, qualora essa sia stata esercitata senza rispettare il termine di trenta giorni dalla contestazione o dalla notificazione del verbale di accertamento della violazione, l'unica conseguenza che ne discende è che l'autorità competente non è più tenuta a prendere in considerazione gli scritti difensivi e i documenti tardivamente prodotti (e neppure ad accogliere la richiesta dell'interessato di essere sentito sui fatti addebitati) ( Cass. civ., sez. I, 13 giugno 2006, n. 13677)
Per quanto riguarda la motivazione dell’ordinanza-ingiunzione, va detto che al procedimento per l'irrogazione di sanzioni amministrative è applicabile l'art. 3 legge 7 agosto 1990 n. 241 e, conseguentemente, l'ordinanza ingiunzione che applica la sanzione può essere motivata per relationem mediante il rinvio ad altri atti del procedimento amministrativo. (Cass. civ., sez. II, 24 aprile 2008, n. 10757 e Cass. civ., sez. I, 30 maggio 2005, n. 11351 )
Sui rapporti tra il procedimento disciplinato dalla legge 689/81 e la legge generale sul procedimento 7 agosto 1990 nr. 241, va detto che ,in linea di massima, la giurisprudenza è orientata ad escludere, in nome del principio di specialità, l’applicazione delle norme sulla partecipazione procedimentale e sul Non si applica l’art. 2 della 241 sui termini massimi di chiusura del procedimento per la specialità della L.689. Ai procedimenti ex Legge 689 si applica il termine di prescrizione di 5 anni di cui all’art. 28 della legge stessa
Non si applicano neppure gli istituti di partecipazione procedimentale, compreso il diritto d’accesso
Eccezione: il diritto del contravventore di prendere visione e estrarre copia delle deduzioni presentate al Prefetto dall’organo accertatore
Il T.A.R. Veneto ( sentenza nr. 903 del 09-04-2008) ha affermato che laddove l’accertamento della violazione sia avvenuto a mezzo contestazione formale non occorre la comunicazione d’avvio.
procedimento amm.vo ai procedimenti sanzionatori regolati dalla legge 24-11-
1981 nr. 689 (Cass. SU, sentenza nr. 9591 del 27 aprile 2006e Cass. 26 agosto 2005 n. 17386). In particolare, la Corte ha riaffermato l’irriferibilità agli illeciti amministrativi del termine di conclusione dei procedimenti indicato dall’art.2 della legge 241 (30 giorni, dopo la recente novella del giugno 2009), sovente invocato dai giudici di merito, ritenendo che in materia trovi invece applicazione l’art. 28 della legge 689 ed il lungo termine prescrizionale di 5 anni in esso previsto (in termini, vedasi anche:. Cass.Civ., sez.lav.,sentenza 08-05-2006 nr. 10452; Cass.Civ.,sez.lav.,24-08-2006 nr. 1844; Cass.Civ,sez.I,sentenza 11-10-2006 nr. 21797,Cass. civ., sez. I, 22 febbraio 2006, n. 3852 e la recente sentenza del T.A.R. del Lazio di Roma nr. 3327 del 21-04-2008). Ma l’interferenza degli istituti della legge sul procedimento su quelli della 689 è stata vigorosamente esclusa anche per le norme che riguardano la partecipazione procedimentale o il diritto d’accesso (Cass. civ., sez. I, 28 marzo 2006, n. 7009 e Cass. civ., sez. lav., 15 dicembre 2005, n. 27681; contra, però, le corti amministrative, che riconoscono al contravventore il diritto di prendere visione e estrarre copia delle deduzioni tecniche presentate dall’organo accertatore al Prefetto: ex multis, T.A.R. Piemonte, sentenza nr. 1365 del 04-05-2005). Per una rassegna dell’indirizzo minorario della magistratura di legittimità v.invece: Cass. 6 marzo 2004 n. 4616, Cass, 23 luglio 2003 nr. 11434 e Cass. 4 novembre 2001 nr.11390. Più in generale, poi, con un indistinto riferimento ai provvedimenti di natura sanzionatoria, il T.A.R. Veneto ( sentenza nr. 903 del 09-04-2008) ha affermato che laddove l’accertamento della violazione sia avvenuto a mezzo contestazione formale non occorre, per procedere all’irrogazione della sanzione, comunicarne l’avvio. Tuttavia, non mancano sentenze che invocano l’operatività di alcuni principi della legge 241 per giustificare l’adozione di determinati provvedimenti sanzionatori, in via principale o accessoria. Ad esempio, in tema di violazioni delle norme del codice della strada, con riferimento alla sospensione provvisoria della patente di guida disposta dal prefetto ai sensi dell'articolo 223, è stata invocata l’operatività al relativo procedimento della disposizione dell'articolo 7, comma secondo, della legge 7 agosto 1990 n. 241 - che riconosce all'amministrazione la facoltà di adottare provvedimenti cautelari anche prima della comunicazione dell'avvio del procedimento agli interessati, in quanto la sospensione è un atto teso L'ordinanza ingiunzione non deve avere una motivazione analitica e dettagliata ma è sufficiente che dia conto delle ragioni di fatto della decisione ed evidenzi l'avvenuto esame degli eventuali rilievi difensivi
strumentalmente e teleologicamente a tutelare con immediatezza l'incolumità e l'ordine pubblico, e, per ciò stesso, oggetto di un particolare e celere iter procedimentale, con conseguente esclusione della necessità di dare ingresso (e risposta), nel procedimento, alle eventuali osservazioni degli interessati (Cass. Civ., 31 ottobre 2006, n. 23502, Cass. civ. 5 marzo 2002, n. 3117 e Cass. civ. 20 settembre 1999, n. 10127)
Ritornando ora all'obbligo di motivazione dell'ordinanza ingiunzione, con specifico riguardo alle deduzioni sollevate dall'interessato in via amministrativa, previsto dall'art. 18, secondo comma, della legge n. 689 del 1981, va sottolineato che esso, a parere della giurisprudenza, ha una diversa estensione e consistenza a seconda che con il ricorso amministrativo vengano contestati fatti già presi in considerazione nel verbale di accertamento ovvero vengano allegati fatti nuovi e diversi, tali da inficiare l'esistenza dei presupposti costitutivi della violazione contestata ovvero da eliminare al fatto commesso ogni elemento di antigiuridicità. Mentre in quest'ultimo caso, l'obbligo di motivazione impone di prendere in esame tali deduzioni, illustrando le ragioni del loro mancato accoglimento, nei casi di contestazione dei fatti già esposti nel verbale, invece, può appunto ritenersi sufficiente, al fine della loro confutazione, il richiamo al contenuto del corrispondente verbale, ossia la motivazione per relationem. (Cass. civ., sez. II, 16 gennaio 2007, n. 871)
Secondo, poi, Cass. civ., 13 aprile 2006, n. 8649 , l'ordinanza ingiunzione irrogativa di una sanzione amministrativa non deve avere una motivazione analitica e dettagliata come quella di un provvedimento giudiziario, ma è sufficiente che sia dotata di una motivazione succinta, purché essa dia conto delle ragioni di fatto della decisione (che possono anche essere desunte per relationem dall'atto di contestazione) ed evidenzi l'avvenuto esame degli eventuali rilievi difensivi formulati dal ricorrente. Come già accennato e contrariamente alle disposizioni speciali stabilite dal C.d.S., il potere di emanare l'ordinanza-ingiunzione ai sensi dell'art. 18 della legge 689/81 può essere legittimamente esercitato nel termine quinquennale di cui all'art. 28 della stessa legge (Cass. civ., sez. lav., 24 agosto 2006, n. 18442 eCass. civ., sez. lav., 8 maggio 2006, n. 10452)Inoltre, poiché l'autorità competente non è soggetta ad alcun termine perentorio per l'adozione del provvedimento, la mancanza della data di emissione nell'ordinanza ingiunzione notificata L'ordinanza-ingiunzione emessa ex art. 18 legge 24 novembre 1981 n. 689, contrariamente al provvedimento emesso dal Prefetto ex art. 204 c.s.,non ha natura di provvedimento decisorio su ricorso amministrativo come quello proposto dall'interessato ai sensi dell'art. 203 c.s. e tale sua natura non esclude, diversamente dalla decisione sul ricorso al Prefetto ex art.203 c.d.s., che possano essere adottati provvedimenti di revoca o di annullamento di ufficio in via di autotutela
L’ordinanza-ingiunzione può essere impugnata, entro 30 giorni dalla sua notifica ( 60 per i residenti all’estero)dinnanzi al giudice civile del luogo in cui è stata commessa la violazione (g.di p. o tribunale) (art.22) Viceversa, l’organo accertatore non ha possibilità di ricorso o di opposizione in caso di archiviazione.Com’è noto, invece,per le sanzioni previste dal codice della strada è consentito ricorrere direttamente al g.di p. avverso il verbale di contestazione, (ricorso per saltum o d’amblee), senza il previo ricorso al Prefetto
Il procedimento d’opposizione
(srtt. 22,22 bis e 23):
contro l'ordinanza-
ingiunzione di pagamento e contro l'ordinanza che dispone la sola confisca, gli interessati possono proporre opposizione , nella forma del ricorso, davanti al giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione entro il termine di 30 gg. dalla notificazione del provvedimento (sessanta se l'interessato risiede all'estero Al ricorso va allegata l'ordinanza notificata.
all'intimato non ne cagiona la nullità, atteso che essa risulta inequivocabilmente venuta ad esistenza attraverso la notifica al destinatario, dalla cui data si computano i relativi effetti nel procedimento disciplinato dalla legge n. 689 del 1981. (Cass. civ., sez. II, 19 gennaio 2006, n. 982)
Si ricordi che l'ordinanza-ingiunzione emessa ex art. 18 legge 24 novembre 1981 n. 689, contrariamente al provvedimento emesso dal Prefetto ex art. 204 c.s. (si tratti di ordinanza sia ingiuntiva del pagamento della sanzione sia di archiviazione degli atti), non ha natura di provvedimento decisorio su ricorso amministrativo, come quello proposto dall'interessato ai sensi dell'art. 203 c.s. avverso il verbale di accertamento dell'illecito. Tale sua natura non esclude, diversamente dalla decisione sul ricorso al Prefetto ex art.203 c.d.s., che possano essere adottati provvedimenti di revoca o di annullamento di ufficio in via di autotutela (Cass. civ., sez. II, 22 aprile 2008, n. 10386e Cass. civ. 16 maggio 2005, n. 10214)
L’ordinanza-ingiunzione può essere impugnata, entro 30 giorni dalla sua notifica ( 60 per i residenti all’estero) 28,dinnanzi al giudice civile del luogo in cui è stata commessa la violazione (g.di p. o tribunale) (art.22)Viceversa, l’organo accertatore non ha possibilità di ricorso o di opposizione in caso di archiviazione. Com’è noto, invece,per le sanzioni previste dal codice della strada è consentito ricorrere direttamente al g.di p. avverso il verbale di contestazione, (ricorso per saltum o d’amblee), senza il previo ricorso al Prefetto (Corte Cost., sentenze 255 del 1994 e 311 del 1999) . Il procedimento d’opposizione è disciplinato dagli artt. 22, 22 bis ( introdotto dall’art.94 del d.lgs.507/99) e 23 della legge. A norma del primo articolo, contro l'ordinanza-ingiunzione di pagamento e contro l'ordinanza che dispone la sola confisca, gli interessati possono proporre opposizione , nella forma del ricorso, davanti al giudice del luogo in cui è stata commessa la violazione29 entro il termine di trenta giorni 30dalla notificazione del provvedimento (sessanta giorni se l'interessato risiede all'estero)31. Al ricorso va allegata l'ordinanza notificata.32
Esso deve contenere altresì,quando l'opponente non abbia indicato un suo procuratore, la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito. Se manca l'indicazione del procuratore oppure la L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento, salvo che il giudice, concorrendo gravi motivi, disponga diversamente con ordinanza inoppugnabile
Fatta eccezione per i verbali elevati per l’infrazione alle norme del C.d.S.,il verbale di accertamento non può essere direttamente impugnato dall'interessato, trattandosi di un atto a carattere procedimentale inidoneo a produrre alcun effetto sulla situazione soggettiva, che viene incisa soltanto a seguito dell'emanazione dell'ordinanza ingiunzione
Il ricorso può essere presentato anche tramite posta (Sentenza Corte Costituzionale dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio, le notificazioni al ricorrente vengono eseguite mediante deposito in cancelleria.
L'opposizione non sospende l'esecuzione del provvedimento, salvo che il giudice, concorrendo gravi motivi, disponga diversamente con ordinanza inoppugnabile.33 Il procedimento davanti al giudice di pace è regolato, ai sensi dell'art. 311 c.p.c., dalle norme relative a quello davanti al Tribunale;al medesimo è pertanto applicabile anche l'art. 178 c.p.c, avverso le ordinanze emesse dal giudice di pace di ammissione o di rigetto delle prove testimoniali, non è più ammesso reclamo (Cass. civ., sez. II, 14 novembre 2007, n. 23574) In caso di irrogazione di sanzione amministrativa per infrazione al codice della strada a seguito di incidente stradale e contestuale instaurazione per la stessa vicenda di procedimento penale per lesioni, non sussiste rapporto di pregiudizialità necessaria fra il processo penale suddetto e il procedimento originato a seguito di opposizione avverso il verbale di contestazione dell'infrazione amministrativa allorchè la ricostruzione delle modalità dell'incidente non è condizionata dall'allegazione del rapporto di servizio dell'organo accertatore. (Cass. civ., sez. II, 15 ottobre 2007, n. 21589) Com’è già noto, fatta eccezione per i verbali elevati per l’infrazione alle norme del C.d.S.,il verbale di accertamento non può essere direttamente impugnato dall'interessato ai sensi dell'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689, trattandosi di un atto a carattere procedimentale inidoneo a produrre alcun effetto sulla situazione soggettiva, che viene invece incisa soltanto a seguito e per effetto dell'emanazione dell'ordinanza ingiunzione, unico atto contro cui è possibile proporre opposizione. (Cass. civ., sez. II, 12 ottobre 2007, n. 21493 , Cass. civ., sez. I, 30 agosto 2007, n. 18320, Cass. civ., sez. II, 30 maggio 2007, n. 12696, Cass. civ., sez. I, 7 giugno 2005, n. 11797, Cass. civ. 2 settembre 2004, n. 17674) Si ricordi ancora che il giudice dell'opposizione, ex art.112 c.p.c., non può rilevare d'ufficio vizi diversi da quelli fatti valere dall'opponente (Cass. civ., sez. II, 11 gennaio 2006, n. 217 , Cass. civ., sez. I, 20 gennaio 2005, n. 1233, Cass. civ., sez. I, 20 gennaio 2005, n. 1229, Cass. civ., sez. I, 21 luglio 2005, n. 15333, Cass. civ., 1 aprile 2003, n. 4924) A seguito della sentenza n. 98 del 2004 nr. 98 del 2004)
Qualora l'ordinanza-
ingiunzione prefettizia sia stata notificata a mezzo posta, il termine di trenta giorni per la proposizione dell'opposizione non decorre dalla data di spedizione della raccomandata, attestata dal timbro sulla busta, ma da quella di consegna del piego al destinatario ricorrente
L'eccezione di prescrizione non è rilevabile d'ufficio e deve essere dedotta, a pena di inammissibilità, in modo specifico e tipizzato, con la specificazione cioè di quale delle varie ipotesi di prescrizione si chiede l'applicazione
L’emanazione dell'ordinanza di convalida è subordinata alla triplice condizione:
1. della mancata comparizione dell'opponente (o del suo procuratore) alla prima udienza, senza legittimo impedimento
2.del deposito dei documenti ad opera della Corte costituzionale, la quale ha dichiarato la illegittimità dell'articolo in parola nella parte in cui non consentiva l'utilizzo del servizio postale al fine del deposito del ricorso in opposizione avverso l'ordinanza-ingiunzione, va escluso che possa essere dichiarato inammissibile un ricorso pervenuto a mezzo posta e non consegnato personalmente dal ricorrente in cancelleria. (Cass. civ., sez. II, 19 agosto 2005, n. 17018, Cass. civ., sez. I, 6 giugno 2005, n. 11723) Qualora l'ordinanza-ingiunzione prefettizia sia stata notificata a mezzo posta, il termine di trenta giorni per la proposizione dell'opposizione non decorre dalla data di spedizione della raccomandata, attestata dal timbro sulla busta, ma da quella di consegna del piego al destinatario ricorrente, ovvero da quella del ritiro, da parte dello stesso, del piego giacente da non più di dieci giorni presso l'ufficio postale, date che debbono risultare dall'avviso di ricevimento, il quale costituisce prova della notificazione, sicché, in mancanza di esso, la causa non può essere messa in decisione.( Cass. civ., sez. I, 13 luglio 2005, n. 14715) L'eccezione di prescrizione non è rilevabile d'ufficio e deve essere dedotta, a pena di inammissibilità, in modo specifico e tipizzato, con la specificazione cioè di quale delle varie ipotesi di prescrizione si chiede l'applicazione, non potendo il giudice applicare un tipo di prescrizione diverso da quello richiesto. Deve inoltre ritenersi tardivamente proposta l'eccezione di prescrizione non formulata nel ricorso in opposizione, ma nel corso del giudizio o nel successivo ricorso per cassazione. (Cass. civ., sez. I, 25 marzo 2005, n. 6519) Inoltre, la Corte Costituzionale ha dichiarato la illegittimità dell’ art. 23, comma quinto, della legge, nella parte in cui prevede che il giudice convalidi il provvedimento opposto in caso di assenza ingiustificata dell'opponente (o del suo procuratore) alla prima udienza «anche quando l'illegittimità del provvedimento risulti dalla documentazione allegata dall'opponente» (sent. n. 534 del 1990) nonché «quando l'amministrazione irrogante abbia omesso il deposito dei documenti di cui al secondo comma dello stesso art. 23» (sent. n. 507 del 1993). Pertanto, l'emanazione dell'ordinanza di convalida è ora subordinata alla triplice condizione: a) della mancata comparizione dell'opponente (o del suo procuratore) alla prima udienza, senza deduzione di alcun legittimo impedimento34; b) del deposito dei documenti ad opera dell'autorità che emesso il provvedimento impugnato; dell'autorità;
3 .dell’argomentata verifica della legittimità del provvedimento
Per l’ opposizione alla cartella esattoriale fondata sulla mancata notifica dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento, il rito da seguire non è quello previsto dagli artt. 615 e 617 c.p.c. per l'opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi, ma, in quanto l'opposizione è volta a recuperare, a livello di cartella esattoriale, il momento di garanzia di cui l'interessato sostiene di non essersi potuto avvalere, quello previsto dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, che prescrive, tra l'altro, la lettura del dispositivo in udienza, a pena di nullità della sentenza
Avverso la cartella esattoriale sono pertanto ammissibili:
- l'opposizione ai sensi della legge n. 689 del 1981, allorché sia mancata la notificazione dell'ordinanza-
ingiunzione o del verbale di accertamento
-l'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., allorché si contesti l’ omessa notifica della stessa cartella
c) dell’argomentata verifica della legittimità del provvedimento, in relazione ai motivi della opposizione e sulla base della documentazione versata in atti (Cass. civ., sez. II, 13 marzo 2006, n. 5402)
Ne consegue l'obbligo del giudice di motivare in ordine ad entrambi gli indicati presupposti ( Cass. civ., sez. I, 16 marzo 2005, n. 5715) Abbiamo già visto che nei casi di condanna del trasgressore in sede giudiziale o a seguito di ordinanza-ingiunzione non impugnata, il recupero forzoso delle somme non pagate avviene con l’esecuzione esattoriale. L’importo viene iscritto a ruolo e viene emessa una cartella esattoriale, per la cui riscossione,in caso di mancato pagamento, può eseguirsi l’esecuzione forzata mediante pignoramento ( d.lgs.n.46/99)
Per l’opposizione alla cartella esattoriale fondata sulla mancata notifica dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento, il rito da seguire non è quello previsto dagli artt. 615 e 617 c.p.c. per l'opposizione all'esecuzione o agli atti esecutivi, ma, in quanto l'opposizione è volta a recuperare, a livello di cartella esattoriale, il momento di garanzia di cui l'interessato sostiene di non essersi potuto avvalere nella fase di formazione del titolo per mancata notifica dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento, quello previsto dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, che prescrive, tra l'altro, la lettura del dispositivo in udienza, a pena di nullità della sentenza. (Cass. civ., sez. I, 15 febbraio 2005, n. 3035 e Cass. civ. 7 maggio 2004, n. 8695)
Avverso la cartella esattoriale emessa ai fini della riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie sono pertanto ammissibili:
a) l'opposizione ai sensi della legge n. 689 del 1981, allorché sia mancata la notificazione dell'ordinanza-ingiunzione o del verbale di accertamento, al fine di consentire all'interessato di recuperare il mezzo di tutela previsto dalla legge riguardo agli atti sanzionatori; b)l'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., allorché si contesti la legittimità dell'iscrizione a ruolo per omessa notifica della stessa cartella, e quindi per la mancanza di un titolo legittimante l'iscrizione a ruolo, o si adducano fatti estintivi sopravvenuti alla formazione del titolo; c) l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c.,qualora si deducano vizi -l'opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., qualora si deducano vizi formali della cartella esattoriale o del successivo avviso di mora
L’art. 22 bis elenca,in via d’eccezione, una serie di ipotesi nelle quali l’opposizione all’ordinanza-
ingiunzione è decisa dal tribunale1.tutela del lavoro, igiene sui luoghi di lavoro e
prevenzione degli infortuni sul lavoro;
2. previdenza e assistenza obbligatorie;
3. urbanistica e l’edilizia
4.tutela dell’ambiente, della flora ,della fauna e delle aree protette
5.igiene degli alimenti e delle bevande
6.società e intermediatori finanziari
7.tributi e valuta
La competenza del g.di p. è altresì esclusa:
-quando per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore nel massimo a € 15.000,00
-quando per la violazione è stata applicata in concreto una sanzione superiore a € 15.000,00 (casi di sanzione pecuniaria proporzionale)
-quando è stata applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria (sanzione accessoria), sola o congiunta con essa fatta eccezione per le violazioni al c.d.s. e per quelle in materia di assegni che restano nella competenza del g.d.p.
formali della cartella esattoriale o del successivo avviso di mora. (Cass. civ., sez. I, 20 aprile 2006, n. 9180)
L’art. 22 bis, invece, dopo aver attribuito in via generale al g.di p. la competenza a conoscere delle opposizioni, elenca,in via d’eccezione, una serie di ipotesi nelle quali l’opposizione all’ordinanza-ingiunzione è decisa dal tribunale.Sono tali quelle concernenti: -tutela del lavoro,igiene sui luoghi di lavoro e prevenzione degli infortuni sul lavoro; -previdenza e l’assistenza obbligatorie;
-urbanistica e l’edilizia35;
-tutela dell’ambiente, della flora ,della fauna36 e delle aree protette dall’inquinamento37;
-igiene degli alimenti e delle bevande;
-società e gli intermediari finanziari; -tributi e valuta.
a) quando per la violazione è prevista una sanzione pecuniaria superiore nel massimo a € 15.493,00 (ma abbiamo visto che la recente riforma dell’art.10 della legge 689/81 ha abbassato il massimale a euro 15.000);
b) quando per la violazione è stata applicata in concreto una sanzione superiore a € 15.493,00 (casi di sanzione pecuniaria proporzionale senza previsione di limite massimo); c) quando è stata applicata una sanzione di natura diversa da quella pecuniaria (sanzione amm.va accessoria), sola o congiunta con essa, fatta eccezione per le violazioni al c.d.s. e per quelle in materia di assegni , di cui al r.d. 1736/33, alla legge 386/90 ed al d.lgs. 385/92 ( che restano nella competenza del g.d.p.). Inoltre,va ricordato che l’art. 26, comma primo, lett.b) del d.lgs. 40/2006, abrogando l’ultimo comma dell’art. 23 della legge 689/81, consente ora l’appellabilità della sentenza del giudice di pace emessa in sede di giudizio di opposizione, che prima della recente novella era impugnabile solo con ricorso per Cassazione. Il diritto a riscuotere le somme dovute a titolo di sanzione amministrativa Per quanto concerne, infine, il problema dell’attribuzione dei proventi, nella prassi è invalso l’uso di attribuire i proventi all’Ente cui appartiene l’organo destinatario del rapporto ex art. 17Questa procedura, però, non è corretta per le violazioni originariamente di natura penale
Soccorre in parte, a tale proposito,l’art. 29 della legge 689/81il quale prevede che i proventi di tali sanzioni sono devoluti agli enti cui era attribuito l’ammontare della multa o dell’ammenda
Nel casi in cui venga depenalizzata e attribuita al comune una violazione che prima prevedeva la reclusione o l’arresto oppure venga trasferita al comune una violazione amministrativa, soccorre il d.lgs. 112/98 che, nel trasferire numerose competenze statali alle regioni e agli enti locali, prevede il corrispondente trasferimento delle risorse necessarie
L’art. 23:
il giudice, se il ricorso è proposto oltre il termine previsto dal primo comma dell'art. 22, ne dichiara l'inammissibilità con ordinanza ricorribile per cassazione, ogni altra questione è affidata alla sentenza
pecuniaria si prescrive in 5 anni, decorrenti dalla verbalizzazione dell’illecito.
Per quanto concerne, infine, il problema dell’attribuzione dei proventi, non esiste alcuna norma che fissi in proposito un criterio generale: talvolta è la stessa legge che indica l’ente a cui vanno destinati (es. l’art.12 del dl 59/78 stabilisce che, in caso di violazione dell’obbligo di denuncia della cessione d’immobili, la sanzione è applicata dal Sindaco e i proventi sono devoluti al Comune), ma in genere non vengono fornite indicazioni in merito. In assenza di riferimenti normativi, pertanto, nella prassi è invalso l’uso di attribuire i proventi all’Ente cui appartiene l’organo destinatario del rapporto ex art. 17. Questa procedura, però, se può apparire corretta per le violazioni aventi natura amministrativa fin dall’origine,non appare tale per quelle originariamente di natura penale. Soccorre in parte, a tale proposito,l’art. 29 della legge 689/81, il quale prevede che i proventi di tali sanzioni sono devoluti agli enti cui era attribuito,secondo le leggi anteriori,l’ammontare della multa o della ammenda, tranne nei casi di cui all’art. 17, terzo comma,Costituzione (ossia nei casi di materie di competenza regionale)
Può però accadere che venga depenalizzata e attribuita al comune una violazione che prima prevedeva la reclusione o l’arresto oppure può accadere che una violazione amm.va venga trasferita al comune. In questi casi dobbiamo far ricorso al d.lgs. 112/98che, nel trasferire numerose competenze statali alle regioni e agli enti locali, prevede il corrispondente trasferimento delle risorse necessarie, accezione nella quale sembrerebbe ragionevole poter ricomprendere anche i proventi delle sanzioni amm.ve.
Venendo ora all’esame dell’art. 23, esso disciplina il giudizio di opposizione prevedendo innanzitutto che il giudice, se il ricorso è proposto oltre il termine previsto dal primo comma dell'art. 22, ne dichiara l'inammissibilità con ordinanza ricorribile per cassazione. La dichiarazione di inammissibilità dell'opposizione con ordinanza pronunciata in limine litis senza costituzione del contraddittorio è prevista per il solo caso dell'inosservanza del termine di trenta giorni; ogni altra questione è affidata alla sentenza da emettere in esito al giudizio di opposizione.( Cass. civ., sez. II, 30 ottobre 2006, n. 23334 ) Grava sull'opponente sia l'onere di proporre opposizione nel termine di trenta giorni dalla notifica dell'atto opposto (ex art. 23 della legge n. 689 del 1981), sia l'onere di La prova della tempestività dell’iniziativa giudiziaria grava sull’opponente, che la fornisce mediante produzione in giudizio di copia dell’ordinanza notificata, munita di relata di notifica o, in caso di notifica dell’ordinanza a mezzo posta, mediante la produzione in giudizio della busta contenente il plico, recante i timbri dell'ufficio postale della data di spedizione e di quella di consegna.
La mancata allegazione della relata di notifica del provvedimento opposto di per sé non costituisce prova della non tempestività dell'opposizione, tale da giustificare, per l'effetto, una dichiarazione di inammissibilità del ricorso: soltanto ove in prosieguo di giudizio, a causa della mancata acquisizione della copia dell'ordinanza notificata, permanga e diventi definitiva l'impossibilità di controllo (anche di ufficio) della tempestività dell'opposizione, il ricorso andrà dichiarato, con sentenza, inammissibile
Quando invece il ricorso è tempestivamente proposto, il giudice fissa l'udienza di comparizione con decreto, steso in calce al ricorso, ordinando all'autorità che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, 10 prima dell'udienza fissata (termine non perentorio), copia del rapporto con gli atti relativi
Il ricorso ed il decreto sono notificati, a cura della cancelleria, all'opponente o al suo procuratore e all'autorità che ha emesso l'ordinanza.
provare la tempestività dell'iniziativa giudiziaria intrapresa, anche in difetto della proposizione di eccezione nei termini dalla controparte. Tale prova deve essere fornita mediante la produzione in giudizio di copia dell'ordinanza ingiunzione impugnata, munita della relativa relata di notifica, o, se l'ordinanza sia stata notificata a mezzo posta, mediante la produzione in giudizio della busta contenente il plico, recante i timbri dell'ufficio postaledella data di spedizione e di quella di consegna. (Cass. civ., sez. I, 26 ottobre 2006, n. 23026)La mancata allegazione della relata di notifica del provvedimento opposto di per sé non costituisce prova della non tempestività dell'opposizione,tale da giustificare, per l'effetto, una dichiarazione di inammissibilità del ricorso con ordinanza pronunciata in limine litis ai sensi dell'art. 23, comma primo, perché tale provvedimento postula, pur sempre,l'esistenza di una prova certa e inconfutabile della intempestività della detta opposizione, e non una mera difficoltà di accertamento delle tempestività. Ne consegue che, soltanto ove in prosieguo di giudizio, a causa della mancata acquisizione della copia dell'ordinanza notificata, permanga e diventi definitiva l'impossibilità di controllo (anche di ufficio) della tempestività dell'opposizione, il ricorso andrà dichiarato, con sentenza, inammissibile (Cass. civ., sez. II, 22 gennaio 2007, n. 1279)
Quando invece il ricorso è tempestivamente proposto, il giudice fissa l'udienza di comparizione con decreto, steso in calce al ricorso, ordinando all'autorità che ha emesso il provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci giorni prima dell'udienza fissata, copia del rapporto con gli atti relativi all'accertamento, nonché alla contestazione o notificazione della violazione.Il termine di dieci giorni prima dell'udienza di comparizione non ha natura perentoria (Cass. civ., sez. I, 5 luglio 2006, n. 15324 ;Cass. civ. 11 novembre 2004, n. 21491 e Cass. civ., sez. II, 16 giugno 2006, n. 13975)
Il ricorso ed il decreto sono notificati, a cura della cancelleria, all'opponente o, nel caso sia stato indicato, al suo procuratore, e all'autorità che ha emesso l'ordinanza.L’eventuale contumacia della P.A. opposta non può ritenersi di ostacolo all'accertamento, da parte del giudice, della fondatezza della pretesa sanzionatoria ( Cass. civ., sez. II, 14 agosto 2007, n. 17696)
Ricordiamo che, in tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice In tema di sanzioni amministrative per violazioni del codice della strada, nel caso in cui venga proposta opposizione direttamente nei confronti del verbale di accertamento della contravvenzione, la legittimazione non spetta al Prefetto, bensì al Ministro dell'internodal quale dipende il personale operante
Tra il giorno della notificazione e l'udienza di comparizione devono intercorrere i termini previsti dall'articolo 163 bis del codice di procedura civile
L'opponente e l'autorità che ha emesso l'ordinanza possono stare in giudizio personalmente; l'autorità che ha emesso l'ordinanza può avvalersi anche di funzionari delegati
della strada, nel caso in cui venga proposta opposizione direttamente nei confronti del verbale di accertamentodella contravvenzione, la legittimazione non spetta al Prefetto, bensì al Ministro dell'interno, dal quale dipende il personale operante. In tali ipotesi, infatti, la legittimazione passiva va riconosciuta alle singole amministrazioni, locali, per i corpi dalle stesse dipendenti, o centrali, per i corpi statuali, cui appartengono i vari corpi autorizzati alla contestazione .Detta circostanza, in quanto attinente alla regolare costituzione del contraddittorio e, quindi, ad inderogabili disposizioni d'ordine pubblico processuale, è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello di legittimità, sempre che, sulla stessa, non si sia precedentemente formato il giudicato.( Cass. civ., sez. II, 6 agosto 2007, n. 17189) In merito, secondo Cass. civ., S.U., 6 ottobre 2006, n. 21624, e Cass. civ. 13 giugno 2007, n. 13848, poiché nel procedimento di opposizione a sanzione amministrativa l'obbligo di notificare il ricorso e il decreto di fissazione dell'udienza al soggetto passivamente legittimato grava sull'ufficio giudiziario adito, e non sulla parte, se anche il ricorrente nel proporre l'opposizione abbia indicato erroneamente il soggetto cui notificare l'atto ciò non esime l'ufficio giudiziario dall'obbligo di identificare correttamente quest'ultimo. Da tutto ciò consegue che, qualora sia stato evocato erroneamente in giudizio un soggetto privo di legittimazione passiva, a causa di un errore della parte cui non abbia fatto seguito un intervento correttivo della cancelleria, l'errore nella identificazione del legittimato passivo non si traduce nell'inammissibilità del ricorso ma in un vizio della sentenza.Giurisprudenza consolidata (Cass. civ. 4 agosto 2006, n. 17677; Cass. civ. 1 aprile 2004, n. 6364; Cass. civ. 15 novembre 2001, n. 14319 e Cass. civ. 4 aprile 2001, n. 4928)
Tra il giorno della notificazione e l'udienza di comparizione devono intercorrere i termini previsti dall'articolo 163 bis del codice di procedura civile (non meno di 90 giorni, se il luogo di notificazione si trova in Italia, e non meno di 150 se si trova all’estero) L'opponente e l'autorità che ha emesso l'ordinanza possono stare in giudizio personalmente; l'autorità che ha emesso l'ordinanza può avvalersi anche di funzionari appositamente delegati.38
Nel corso del giudizio il giudice dispone, anche d'ufficio, i mezzi di prova che ritiene necessari e può disporre la citazione di testimoni anche senza la formulazione di capitoli. Va rispettato, in materia di prove, il principio dell'unità della prova testimoniale posto dall'art. 244 c.p.c.. (Cass. civ., sez. I, 6 novembre Appena terminata l'istruttoria il giudice invita le parti a precisare le conclusionied a procedere nella stessa udienza alla discussione della causa, pronunciando subito dopo la sentenza mediante lettura del dispositivo. L’omessa lettura del dispositivo in udienza determina la nullità della sentenzaLa sentenza pronunciata è parimenti nulla qualora una delle parti faccia espressa richiesta della discussione e il giudice non la disponga
Dopo la precisazione delle conclusioni il giudice , se necessario, concede alle parti un termine non superiore a 10 giorni per il deposito di note difensive e rinvia la causa all'udienza immediatamente successiva
Con la sentenza il giudice può rigettare l'opposizione, ponendo a carico dell'opponente le spese del procedimento o accoglierla annullando in tutto o in parte l'ordinanza o modificandola anche limitatamente all'entità della sanzione dovuta Nel procedimento di opposizione a ordinanza sanzionatoria di illecito amministrativo non può essere opposto dal trasgressore il giudicato penale di assoluzione
2006, n. 23636) Appena terminata l'istruttoria il giudice invita le parti a precisare le conclusioni 39,ed a procedere nella stessa udienza alla discussione della causa, pronunciando subito dopo la sentenza mediante lettura del dispositivo. L’omessa lettura del dispositivo in udienza determina la nullità della sentenza (Cass. civ., sez. I, 25 settembre 2007, n. 19920 e Cass. civ. 27 febbraio 2007, n. 4438)
La sentenza pronunciata è parimenti nulla qualora una delle parti faccia espressa richiesta della discussione e il giudice non la disponga, (Cass. civ., sez. II, 23 novembre 2006, n. 24878)Inoltre, ove il giudice scelga di redigere e leggere, contestualmente al dispositivo, anche la motivazione della sentenza, come è sua facoltà, egli non è esentato, a pena di nullità della sentenza, dall'obbligo di esporre l'oggetto del giudizio, le conclusioni delle parti e di fornire una motivazione adeguata della decisione adottata. (Cass. civ., sez. II, 16 gennaio 2008, n. 715)Tuttavia, dopo la precisazione delle conclusioni il giudice , se necessario, concede alle parti un termine non superiore a dieci giorni per il deposito di note difensive e rinvia la causa all'udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine per la discussione e la pronuncia della sentenza.
A tutte le notificazioni e comunicazioni occorrenti si provvede d'ufficio e gli atti del processo e la decisione sono esenti da ogni tassa e imposta.
Con la sentenza il giudice può rigettare l'opposizione, ponendo a carico dell'opponente le spese del procedimento o accoglierla40, quando non vi sono prove sufficienti della responsabilità dell'opponente, annullando in tutto o in parte l'ordinanza o modificandola anche limitatamente all'entità della sanzione dovuta Nel procedimento di opposizione a ordinanza sanzionatoria di illecito amministrativo non può essere opposto dal trasgressore il giudicato penale di assoluzione, atteso che, ai sensi dell'art. 654 c.p.p., il giudicato penale (di condanna o di assoluzione) non è opponibile, nei giudizi civili o amministrativi non di danno (qual è quello di opposizione in oggetto), nei confronti dei soggetti non intervenuti nel giudizio penale.( Cass. civ., sez. II, 28 maggio 2007, n. 12403) E’ inammissibile l’istanza diretta a provocare da parte dello stesso giudice la E’ inammissibile l’istanza diretta a provocare da parte dello stesso giudice la revoca di un provvedimento decisorio emesso nel giudizio di opposizione a sanzione
Legittimata passiva nel giudizio d’opposizione è l’autorità che ha emesso l’ordinanza, anche quando si tratti di organo periferico dello Stato, etale legittimazione resta ferma anche nella successiva fase di impugnazione davanti alla Corte di cassazione
revoca di un provvedimento decisorio emesso nel giudizio di opposizione a sanzione, in quanto il giudice con la pronuncia si è spogliato della potestas iudicandi e non ha più il potere - dovere di pronunciare. Ne consegue l’inammissibilità anche dell’eventuale ricorso per cassazione proposto non contro l'ordinanza decisoria ma contro il provvedimento di rigetto dell'istanza di revoca. (Cass. civ., sez. I, 10 gennaio 2007, n. 272 e Cass. civ., sez. II, 8 gennaio 2007, n. 69) Infatti, il provvedimento di convalida dell'ordinanza ingiunzione relativa al pagamento di sanzioni amministrative , pur assumendo la veste formale di ordinanza, ha valore sostanziale di sentenza. Motivo per cui tale provvedimento non è revocabile dallo stesso giudice che lo ha emesso (Cass. civ., sez. I, 30 maggio 2006, n. 12874)
Il giudice ordinario può sindacare anche la legittimità del provvedimento presupposto, al fine della sua eventuale disapplicazione ove lo ritenga illegittimo ( Cass. civ., sez. I, 29 settembre 2006, n. 21173 )
Sia il ricorso in opposizione all'ordinanza-ingiunzione che il decreto di fissazione udienza come pure la sentenza che conclude il giudizio e il successivo ricorso per cassazione devono essere notificati all'autorità che ha emesso il provvedimento opposto, in deroga , ove si tratti di autorità dell'Amministrazione dello Stato (Prefetto) dotata di una specifica autonomia funzionale all'irrogazione della sanzione, a quanto previsto dal primo e dal secondo comma del R.D. n. 161 del 1933, che prevedono la notifica degli atti giudiziari e delle sentenze in cui sia parte un'amministrazione dello Stato presso l'Avvocatura dello Stato. (Cass. civ., sez. I, 25 luglio 2006, n. 16950)
Legittimata passiva è dunque l'autorità che ha emesso l'ordinanza, anche quando si tratti di organo periferico dell'amministrazione statale, il quale agisce in virtù di una specifica autonomia funzionale che comporta deroga a quanto stabilito dall'art. 11, primo comma, R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611 (come sostituito dall'art. 1 della legge 25 marzo 1958, n. 260), in tema di rappresentanza in giudizio dello Stato,; tale legittimazione resta ferma anche nella successiva fase di impugnazione davanti alla Corte di cassazione, giacché nella disciplina dell'art. 23 cit. non si rinviene alcun elemento da cui possa desumersi che alla legittimazione in primo grado dell'autorità che ha emesso il provvedimento sanzionatorio subentri, nella fase di impugnazione, la legittimazione (secondo la regola ordinaria) del L'errata identificazione dell'organo legittimato a resistere in giudizio non si traduce nella mancata instaurazione del rapporto processuale, ma costituisce una mera irregolarità, sanabileattraverso la rinnovazione dell'atto nei confronti dell'organo indicato dal giudice, ovvero mediante la costituzione in giudizio dell’amm.ne Nel giudizio di opposizione davanti al giudice di pace, non si applica l'art. 113, secondo comma, del cpc ,e Ministro; con la conseguenza che il ricorso per cassazione proposto nei confronti del Ministro, anziché nei confronti dell'autorità che ha emesso l'ordinanza, è inammissibile. (Cass. civ., sez. I, 7 luglio 2006, n. 15596)
Ma al di fuori delle ipotesi in cui la legge prevede la specifica competenza di un organo periferico dell'amministrazione, con la conseguente inapplicabilità dell'art. 11 del R.D. 30 ottobre 1933, n. 1611, l'errata identificazione dell'organo legittimato a resistere in giudizio non si traduce nella mancata instaurazione del rapporto processuale, ma costituisce una mera irregolarità, sanabile, ai sensi dell'art. 4 della legge 25 marzo 1958, n. 260, attraverso la rinnovazione dell'atto nei confronti dell'organo indicato dal giudice, ovvero mediante la costituzione in giudizio dell'amministrazione, che non abbia sollevato eccezioni al riguardo, o ancora attraverso la mancata deduzione di uno specifico motivo d'impugnazione. (Cass. civ., sez. I, 18 luglio 2006, n. 16458 .La sentenza in epigrafe conferma quanto affermato dalle SS.UU. nella nota sentenza 14 febbraio 2006, n. 3117)
La notificazione dell'ordinanza-ingiunzione non costituisce un elemento intrinseco, integrante la stessa, nè - in assenza di alcuna disposizione in tal senso rinvenibile nella legge n. 689 del 1981 - una condizione di validità della medesima, bensì un mero adempimento di carattere estrinseco che, come per la generalità degli atti amministrativi, è finalizzato a renderlo noto ai destinatari, agli effetti della relativa efficacia e a quelli dell'impugnabilità; ne consegue che l'omissione o l'invalidità della notificazione non comportano l'inesistenza del provvedimento impugnato, rilevabile d'ufficio.( Cass. civ., sez. II, 5 giugno 2006, n. 13207 )
Deve ritenersi inammissibile, perché nuovo, il motivo di ricorso per cassazione con il quale si deduca per la prima volta, prospettandosi la violazione dell'art. 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689, la cognizione del giudice penale in ordine alla infrazione amministrativa e l'incompetenza della P.A. ad emettere l'ordinanza-
ingiunzione, laddove con l'atto di opposizione si sia lamentata soltanto l'illegittimità dell'ordinanza per difetto dell'elemento oggettivo e di quello soggettivo dell'illecito amministrativo.( Cass. civ., sez. I, 29 aprile 2006, n. 10053)
Nel giudizio di opposizione davanti al giudice di pace, non si applica l'art. 113, secondo comma, del codice di procedura civile, e, quindi, la pronuncia secondo equità (art. 23,comma 11). Conseguentemente, anche le sentenze emesse dal quindi, la pronuncia secondo equità L’art. 24 disciplina la connessione obiettiva con un reato disponendo che , qualora l'esistenza di un reato dipenda dall'accertamento di una violazione , e per questa non sia stato effettuato il pmr, il giudice penale competente a conoscere del reato è pure competente a decidere sulla violazione e ad applicare con la sentenza di condanna la sanzione amm.va
Nessuna deroga al riparto di competenze fra autorità amministrativa e giudice penale è, invece, prevista quando, al contrario, l'accertamento dell'illecito amministrativo dipende dall'accertamento di un reato
giudice di pace in cause di opposizione a sanzione amministrativa di valore inferiore a £ 2.000.000 (oggi Euro 1100,00) sono ricorribili per cassazione per violazione di norme sostanziali. (Cass. civ., sez. II, 16 febbraio 2006, n. 3427 )
L’art. 24 disciplina la connessione obiettiva con un reato, disponendo che , qualora l'esistenza di un reato dipenda dall'accertamento di una violazione non costituente reato, e per questa non sia stato effettuato il pagamento in misura ridotta, il giudice penale competente a conoscere del reato è pure competente a decidere sulla predetta violazione e ad applicare con la sentenza di condanna la sanzione stabilita dalla legge per la violazione stessa.
La connessione obiettiva dell'illecito amministrativo con un reato, ai sensi dell'art. 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689, rileva esclusivamente, determinando lo spostamento della competenza all'applicazione della sanzione dall'organo amministrativo al giudice penale, nel caso in cui l'accertamento del primo costituisca l'antecedente logico necessario per l'esistenza dell'altro, mentre, in difetto di tale rapporto di pregiudizialità, la pendenza del procedimento penale non fa venir meno detta competenza all'irrogazione della sanzione amministrativa (Cass. civ., sez. I, 9 novembre 2006, n. 23925. Nel medesimo senso v. Cass. civ. 12 aprile 2006, n. 8530, Cass. civ., 19 ottobre 2006, n. 22362, Cass. civ.9 febbraio 2005, n. 2630)
In tali casi, il rapporto va trasmesso, anche senza che si sia proceduto alla notificazione prevista dal secondo comma dell'art. 14, all'autorità giudiziaria competente per il reato, la quale, quando invia la comunicazione giudiziaria, dispone la notifica degli estremi della violazione amministrativa agli obbligati per i quali essa non è avvenuta. Dalla notifica decorre il termine per il pagamento in misura ridotta.
Nessuna deroga al riparto di competenze fra autorità amministrativa e giudice penale è, invece, prevista quando, al contrario, l'accertamento dell'illecito amministrativo dipende dall'accertamento di un reato. In tale caso, infatti, l'accertamento dell'illecito amministrativo non è pregiudiziale rispetto all'accertamento del reato, a differenza di quando la fattispecie addebitata quale illecito amministrativo costituisca l'antecedente logico necessario per l'esistenza del La competenza del giudice penale in ordine alla violazione amm.va cessa se il procedimento penale si chiude per estinzione del reato o per difetto di una condizione di procedibilità. In questi casi il giudice penale restituisce gli atti all’autorità amministrativa e da tale momento inizia a decorrere un nuovo termine prescrizionale (art.2935 c.c.)
reato. In difetto del rapporto di pregiudizialità l'eventuale giudicato penale potrà avere effetti vincolanti ai fini dell'accertamento dell'illecito amministrativo, alle condizioni previste dall'art. 654 c.p.p. (Cass. civ., sez. I, 2 febbraio 2005, n. 2080) La persona obbligata in solido con l'autore della violazione deve essere citata nell'istruzione o nel giudizio penale su richiesta del pubblico ministero. Il giudice ne dispone d'ufficio la citazione. Alla predetta persona, per la difesa dei propri interessi, spettano i diritti e le garanzie riconosciuti all'imputato, esclusa la nomina del difensore d'ufficio.
Quando la competenza per l'irrogazione di una sanzione amministrativa è devoluta al giudice penale ai sensi dell'art. 24 della legge 24 novembre 1981, n. 689, l'impedimentoall'autonomo svolgimento del procedimento sanzionatorio amministrativo opera -con conseguente esclusione della prescrizione ai sensi dell'art. 2935 c.c. - non solo nei confronti del trasgressoreche abbia assunto veste di imputato nel processo penale, ma anche nei confronti degli altri soggetti con lui solidalmente tenuti a rispondere della medesima infrazione amministrativa, senza che rilevi l'eventuale mancata citazione dell'obbligato solidale nel giudizio penale, In tali casi, inoltre, resta precluso fin dall'origine ogni potere sanzionatorio della P.A. e, con esso, lo svolgimento di qualsiasi attività preordinata a tal fine.
(.Cass. civ., sez. I, 27 giugno 2006, n. 14829 )
Quando il giudice provvede con decreto penale, con lo stesso decreto applica, nei confronti dei responsabili, la sanzione stabilita dalla legge per la violazione.
La competenza del giudice penale in ordine alla violazione non costituente reato cessa se il procedimento penale si chiude per estinzione del reato o per difetto di una condizione di procedibilità. Quando l'autorità giudiziaria, essendosi chiuso il procedimento penale per estinzione del reato, restituisce gli atti a quella amministrativa (art. 24, ultimo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689), da tale momento inizia a decorrere un nuovo termine prescrizionale, in applicazione del principio generale dettato dall'art.2935 c.c., atteso che l'autorità amministrativa soltanto da tale ricezione può esercitare il proprio diritto di riscuotere la somma stabilita dalla legge a titolo di sanzione.(Cass. civ., sez. I, 27 giugno 2006, n. 14830)
Il successivo art. 25 disciplina l’ impugnabilità del provvedimento del giudice L’ art. 25 disciplina l’impugnabilità del provvedimento del giudice penale , stabilendo che la sentenza o il decreto del giudice penale che decide sulla violazione sono impugnabili, oltre che dall'imputato e dal PM, anche dalla persona condannata in solido.
L’art. 26 consente il pagamento rateale della sanzione pecuniaria, prevedendo che l'autorità giudiziaria o amministrativa che ha applicato la sanzione pecuniaria può disporre, su richiesta dell'interessato che si trovi in condizioni economiche disagiate, che la sanzione medesima venga pagata in rate mensili da tre a trenta, ciascuna non inferiore a euro 15, fatta salva la facoltà di estinguere il debito in ogni momento con un unico pagamento
penale , stabilendo che la sentenza o il decreto del giudice penale che decide sulla violazione non costituente reato, sono impugnabili, oltre che dall'imputato e dal pubblico ministero, anche dalla persona condannata in solido. Ma qualora non emerga alcun profilo di connessione ai sensi dell'art. 24, L. 24 novembre 1981 n. 689 il conflitto negativo improprio di competenza insorto tra il giudice di pace, procedente nella causa di opposizione all'ingiunzione di pagamento della sanzione pecuniaria, e il giudice penale, procedente per il delitto ascritto ad uno dei due attori opponenti in sede civile, deve essere risolto con l'affermazione della competenza del giudice di pace (Cass. pen., sez. I, 5 febbraio 2008, n. 5608). Nel caso in cui il giudice di merito abbia annullato l'ordinanza ingiunzione emessa dall'Autorità amministrativa, per avere rilevato, di ufficio, che il potere sanzionatorio spettava, ai sensi dell'articolo 24 della legge 24 novembre 1981 n. 689, al giudice penale competente per il fatto reato, il provvedimento sanzionatorio,emessodall'Autorità amministrativa invece che dal giudice penale, non è inesistente, ma la sua invalidità deve essere ritualmente dedotta dall'opponente e non può essere rilevata di ufficio dal giudice. Deve infatti considerarsi inesistente l'atto amministrativo soltanto nel caso di carenza assoluta del relativo potere, quando cioè non è dato cogliere alcun collegamento tra l'atto e le attribuzioni del soggetto che lo ha emesso, situazione, questa, non riscontrabile laddove il provvedimento venga adottato dall'Autorità amministrativa a cui tale potere è normalmente ed ordinariamente attribuito(. Cass. civ., sez. II, 24 novembre 2006, n. 24961 )
L’art. 26 consente il pagamento rateale della sanzione pecuniaria, prevedendo che l'autorità giudiziaria o amministrativa che ha applicato la sanzione pecuniaria può disporre, su richiesta dell'interessato che si trovi in condizioni economiche disagiate, che la sanzione medesima venga pagata in rate mensili da tre a trenta, ciascuna non inferiore a euro 15, fatta salva la facoltà di estinguere il debito in ogni momento con un unico pagamento. Tuttavia , decorso inutilmente, anche per una sola rata, il termine fissato dall'autorità giudiziaria o amministrativa, l'obbligato è tenuto al pagamento del residuo ammontare della sanzione in un'unica soluzione.
L’art.27 disciplina invece le modalità dell’ esecuzione forzata: decorso L’art.27 disciplina le modalità dell’ esecuzione forzata
Art.19. (Sequestro): quando si è proceduto a sequestro, gli interessati possono, anche immediatamente, proporre opposizione all'autorità indicata nel primo comma dell'art. 18, con atto esente da bollo. Sull'opposizione la decisione è adottata con ordinanza motivata emessa entro il decimo giorno successivo alla sua proposizione. Se non è rigettata entro questo termine, l'opposizione si intende accolta (silenzio-
accoglimento)
inutilmente il termine fissato per il pagamento, l'autorità che ha emesso l'ordinanza-ingiunzione procede alla riscossione delle somme dovutein base alle norme previste per l'esazione delle imposte dirette (ma le regioni possono avvalersi anche delle procedure previste per la riscossione delle proprie entrate), trasmettendo il ruolo ( disciplinato dalD.L.vo 26 febbraio 1999, n. 46) all'intendenza di finanza del luogo ove ha sede l'autorità che ha emesso l'ordinanza-ingiunzione , che lo dà in carico all'esattore per la riscossione in unica soluzioneSe la somma è dovuta in virtù di una sentenza o di un decreto penale di condanna ai sensi dell'art. 24, si procede alla riscossione con l'osservanza delle norme sul recupero delle spese processuali.
Salvo quanto previsto nell'art. 26, in caso di ritardo nel pagamento la somma dovuta è maggiorata di un decimo per ogni semestre a decorrere da quello in cui la sanzione è divenuta esigibile e fino a quello in cui il ruolo è trasmesso all'esattore. La maggiorazione assorbe gli interessi eventualmente previsti dalle disposizioni vigenti.41
Il diritto a riscuotere le somme dovute per le violazioni indicate dalla presente legge si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata commessa la violazione. (art.28) L'interruzione della prescrizione è regolata dalle norme del codice civile. Si omette l’analisi degli artt. 29. (Devoluzione dei proventi), 30 (Valutazione delle violazioni in materia di circolazione stradale) e 31. (Provvedimenti dell'autorità regionale).
Trattiamo in chiusura, invece, del sequestro, disciplinato dall’art. 19 della legge
Art.19. (Sequestro): quando si è proceduto a sequestro, gli interessati possono, anche immediatamente, proporre opposizione all'autorità indicata nel primo comma dell'art. 18, con atto esente da bollo. Sull'opposizione la decisione è adottata con ordinanza motivata emessa entro il decimo giorno successivo alla sua proposizione. Se non è rigettata entro questo termine, l'opposizione si intende accolta (silenzio-accoglimento)
Anche prima che sia concluso il procedimento amministrativo, l'autorità competente può disporre la restituzione della cosa sequestrata, previo pagamento delle spese di custodia, a chi prova di averne diritto e ne fa istanza, Quando l'opposizione al sequestro è stata rigettata, il sequestro cessa di avere efficacia se non è emessa ordinanza-ingiunzione di pagamento o se non è disposta la confisca entro due mesi dal giorno in cui è pervenuto il rapporto e, comunque, entro sei mesi dal giorno in cui è avvenuto il sequestro
La previsione contenuta nell'art. 18 della legge n. 689 del 1981 sulla facoltà di audizione personale non trova applicazione in via estensiva o analogica all'ipotesi dell'istanza di dissequestro,
Art. 20 (Sanzioni Accessorie)
Consistono nella privazione di facoltà o diritti derivanti da provvedimenti dell’amministrazione
Le sanzioni amministrative accessorie non sono applicabili fino a che è pendente il giudizio di opposizione contro il provvedimento di condanna
Si può disporre la confisca amministrativa delle cose che servirono o furono destinate a commettere la violazione e si deve disporre la confisca delle cose che ne sono il prodotto
È sempre disposta la confisca amministrativa delle cose, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali salvo che si tratti di cose soggette a confisca obbligatoria.
Quando l'opposizione al sequestro è stata rigettata, il sequestro cessa di avere efficacia se non è emessa ordinanza-ingiunzione di pagamento o se non è disposta la confisca entro due mesi dal giornoin cui è pervenuto il rapporto e, comunque, entro sei mesi dal giorno in cui è avvenuto il sequestro.
La confisca si configura come sanzione autonoma e distinta rispetto alla misura del sequestro e, pertanto, le vicende inerenti a questo - ivi inclusa la sua sopravvenuta inefficacia - non spiegano effetti rispetto alla confisca stessa. (Cass. civ., sez. I, 2 maggio 2006, n. 10143)
La previsione contenuta nell'art. 18 della legge n. 689 del 1981, in base al quale le parti che abbiano proposto opposizione alla contestazione di infrazioni amministrative hanno la facoltà di richiedere l'audizione personale, non trova applicazione in via estensiva o analogica all'ipotesi dell'istanza di dissequestro, perchè l’ articolo 19 non prevede tale facoltà e detta per il dissequestro una autonoma e completa disciplina, improntata alla rapidità. (Cass. civ., sez. I, 2 maggio 2006, n. 10143)
L’Art. 20 disciplina le sanzioni amministrative accessorie: l’autorità amministrativa con l'ordinanza-ingiunzione o il giudice penale con la sentenza di condanna nel caso previsto dall'art. 24, può applicare, come sanzioni amministrative, quelle previste dalle leggi vigenti, per le singole violazioni, come sanzioni penali accessorie, quando esse consistono nella privazione o sospensione di facoltà e diritti derivanti da provvedimenti dell'amministrazione.
È sempre disposta la confisca amministrativa delle cose, la fabbricazione, l'uso, il porto, la detenzione o l'alienazione delle quali costituisce violazione amministrativa, anche se non venga emessa l'ordinanza-ingiunzione di costituisce violazione amministrativa L’art. 21 si occupa dei casi speciali di sanzioni amministrative accessorie
quando è accertata la violazione del secondo comma dell'art. 14 della L. 30 aprile 1962, n. 283, è sempre disposta la sospensione della licenza per un periodo non superiore a dieci giorni.
L’art. 21 si occupa invece dei casi speciali di sanzioni amministrative accessorie, ma è stato abrogato, limitatamente ai veicoli, dall'art. 231 del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285, contenente il nuovo codice della strada in vigore dall'1 gennaio 1993: quando è accertata la violazione del primo comma dell'art. 32 della L. 24 dicembre 1969, n. 990, è sempre disposta la confisca del veicolo a motore o del natante che appartiene alla persona a cui è ingiunto il pagamento, se entro il termine fissato con l'ordinanza-ingiunzione non viene pagato, oltre alla sanzione pecuniaria applicata, anche il premio di assicurazione per almeno sei mesi.
Quando è accertata la violazione dell'ottavo comma dell'art. 58 del T.U. delle norme sulla circolazione stradale, approvato con D.P.R. 15 giugno 1959, n. 393, è sempre disposta la confisca del veicolo(ma la Corte costituzionale, con sentenza n. 371 del 27 ottobre 1994, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo comma, nella parte in cui prevede la confisca del veicolo privo della carta di circolazione, anche se già immatricolato e la giurisprudenza successiva si è allineata 42 Quando è accertata la violazione del secondo comma dell'art. 14 della L. 30 aprile 1962, n. 283, è sempre disposta la sospensione della licenza per un periodo non superiore a dieci giorni.1 Di chiara derivazione civilistica non è soltanto il principio di solidarietà : infatti anche altri principi enunciati negli artt. 1-9 presentano chiari punti di contatto con il codice civile. Ci si riferisce, in particolare, alle ipotesi di responsabilità oggettiva e di responsabilità per fatto altrui disciplinate agli artt. 2047- 2054 c.c. , nell’ambito della cd. responsabilità extracontrattuale o aquiliana, definita dall’art. 2043 come qualunque fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto ed obblighi colui che lo ha commesso a risarcire il danno. Le ipotesi di responsabilità per fatto altrui sono: l’art. 2049, che sancisce la responsabilità dei padroni e committenti per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell’esercizio delle incombenze cui sono adibiti (tale tipo di responsabilità non ammette prova liberatoria); l’art. 2054, che sancise la responsabilità del proprietario, qualora diverso dal conducente, per i danni cagionati dal veicolo (prova liberatoria: dimostrare che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la propria volontà); l’art. 2047, che sancisce la responsabilità di chi è tenuto alla sorveglianza di un incapace per i danni da questo cagionati (prova liberatoria: dimostrare di non aver potuto impedire il fatto) ; l’art. 2048, che sancisce la responsabilità dei genitori (o del tutore) per i danni cagionati dal fatto illecito dei figli minorenni (prova liberatoria: dimostrare di non aver potuto impedire il fatto)
Le ipotesi di responsabilità oggettiva sono: l’art. 2051, che sancisce la responsabilità del custode per i danni cagionati dalle cose che ha in custodia (prova liberatoria: dimostrare il caso fortuito); l’art. 2052, che sancisce la responsabilità dei proprietari di animali o di chi se ne serve per i danni da essi cagionati (prova liberatoria: dimostrare il caso fortuito); l’art. 2053, che sancisce la responsabilità dei proprietari di edifici per i danni cagionati dalla loro rovina (prova liberatoria: dimostrare che la rovina non è dovuta a difetto di manutenzione o a vizio di costruzione); l’art. 2050, che sancisce la responsabilità di chi svolge attività pericolose per i danni causati nello svolgimento di tali attività (prova liberatoria: dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno)
La responsabilità extracontrattuale si differenzia dalla responsabilità contrattuale perché, mentre la prima discende dalla violazione di un dovere specifico derivante da un precedente rapporto obbligatorio (art.1218 c.c.), la seconda discende dalla violazione del dovere generico del neminem laedere, ossia del dovere di non ledere l’altrui sfera giuridica. Le due ipotesi di responsabilità si differenziano tra loro anche per i seguenti aspetti: -per la capacità richiesta: nella responsabilità extracontrattuale è sufficiente la capacità naturale, ossia la capacità d’intendere e volere; nella responsabilità contrattuale è richiesta la capacità d’obbligarsi, ossia la capacità d’agire;
-per l’onere della prova: nella responsabilità contrattuale chi pretende il risarcimento deve dimostrare il fatto materiale, ossia la condotta dell’agente, il danno patito, il rapporto di causalità tra condotta e danno e il dolo o la colpa dell’agente; nella responsabilità contrattuale, invece, l’attore deve solo dimostrare l’esistenza dell’obbligazione e l’oggettivo inadempimento, mentre spetta al convenuto dimostrare che l’inadempimento non è a lui imputabile;
-per i danni risarcibili: mentre nella responsabilità contrattuale sono risarcibili solo i danni prevedibili nel tempo in cui è sorta l’obbligazione, nella responsabilità extrac. sono risarcibili tutti i danni che siano conseguenza immediata e diretta della condotta dell’agente;
2 Deve escludersi che una circolare esplicativa di una legge possa estendere l'applicazione della sanzione ad una condotta non prevista dalla legge, della quale essa pretende costituire attuazione. (Cass. civ., sez. II, 22 maggio 2007, n. 11826)
3 Ne consegue che, in caso di violazione commessa da minore, fermo l'obbligo di redazione immediata del relativo verbale di accertamento, la contestazione della violazione deve avvenire nei confronti dei soggetti tenuti alla sorveglianza del minore con la redazione di apposito verbale di contestazione nei loro confronti (Cass. civ., sez. II, 24 giugno 2008, n. 17189 )
4 Secondo la giurisprudenza, l'errore di diritto idoneo a determinare una causa di esclusione della responsabilità dell'agente, deve essere caratterizzato (Corte costituzionale, sentenza n. 364 del 1988) da ignoranza inevitabile da desumersi dagli obblighi di conoscenza, generali o specifici che gravano sull'autore e dagli elementi idonei ad ingenerare il convincimento della liceità del suo operato. ( Cass. civ., sez. II, 18 luglio 2008, n. 19995 e Cass. civ., sez. II, 22 novembre 2006, n. 24803)
5 Poiché l'art. 30 c.d.s., (secondo il quale i fabbricati ed i muri fronteggianti le strade devono essere conservati in modo da non compromettere l'incolumità pubblica) lungi dal configurare una sorta di responsabilità oggettiva a carico dei proprietari degli edifici, dev'essere raccordato con la disposizione di cui all'art. 3 L. 689/81 che, ai fini dell'applicabilità delle sanzioni amministrative, prescrive la necessità che nella condotta dell'agente si debbano ravvisare quanto meno gli estremi della colpa, e poiché il fondamento della responsabilità colposa, in tale ipotesi, è dato dalla prevedibilità del pericolo, essa deve ritenersi esclusa quando l'evento pericoloso, per l'imprevedibilità dell'accadimento che ne è causa, non può in nessun modo essere fatto risalire alla volontà dell'agente (come viene riconosciuto nelle ipotesi di caso fortuito e forza maggiore ) . Ne deriva che, in assenza di prove relative al pregresso stato fatiscente della struttura e alla necessità di interventi riparatori utili al fine di scongiurare pericoli alla circolazione e alla pubblica incolumità negligentemente trascurati, allorquando vi sia, viceversa, prova che la caduta di laterizi dall'edificio sia stata originata da un evento naturale di eccezionale gravità, non è applicabile alcuna sanzione al proprietario dell'edificio in ordine alla responsabilità per la sua conservazione (Giud. pace civ. Chivasso, 16 marzo 2007, n. 164 )
6 Qualche altro esempio, ricavabile dalle pronunzie della giurisprudenza: è stata ritenuta legittima la sanzione amministrativa irrogata per violazione degli artt. 666 c.p. e 68 del T.U.L.P.S., nei confronti del gestore e, in solido, del proprietario di un locale aperto al pubblico privo dell'autorizzazione per lo svolgimento di attività di ballo, qualora risulti accertato che all'interno del locale ballava un numero indeterminato di persone, in uno spazio sgombrato allo scopo, non rilevando che tale attività fosse di natura spontanea, non autorizzata e non organizzata dal proprietario e che all'interno del locale esistessero cartelli di divieto, essendo comunque sufficiente ad integrare l'elemento psicologico della colpa il comportamento omissivo del gestore che, a tutela dell'incolumità degli avventori, avrebbe dovuto attivarsi per impedire loro di ballare (Cass. civ., sez. I, 27 settembre 2006, n. 21012 )Con riguardo al principio, espresso dall'art. 3 della legge n. 689 del 1981, di personalità della responsabilità per le violazioni cui è applicabile una sanzione amministrativa, è «personale», infatti, la responsabilità non solo dell'autore di condotte propriamente commissive, ma anche quella dell'autore di condotte colpevolmente omissive, da cui sia derivata la violazione sanzionata. (Cass. civ., sez. I, 22 agosto 2006, n. 18235) 7 Sui presupposti per l'applicazione delle cause di esclusione della responsabilità ex art. 4 L. n. 689/1981, v. Cass. civ. 12 luglio 2000, n. 9254 e Cass. civ. 10 settembre 1991, n. 9494. Per quanto riguarda l’adempimento di un dovere , l'art. 4 della legge 689/81 (cause di esclusione dalla responsabilità in tema di sanzioni amministrative) postula, in mancanza di ulteriori precisazioni normative, un rinvio al modello penalistico di cui all'art. 51 c.p., sì che il dovere cui il soggetto risulti tenuto deve discendere da una norma giuridica o da un ordine dell'autorità, ( Cass. civ. 12 luglio 2000, n. 9254 e Cass. civ. 24 marzo 2004, n. 5877) Pertanto, non viola il divieto di circolazione ex art. 7 c.s. l'ufficiale di polizia giudiziaria che, in base all'esimente di cui agli artt. 51 c.p. e 4 L. n. 689/81, abbia circolato alla guida della sua auto personale munito di apposito contrassegno I.P. (interesse pubblico) per ragioni prettamente di servizio. (Giud. pace civ. Bologna, 27 settembre 2005, n. 5336 e 31 maggio 2004, n. 2045). 8 L'esimente dello stato di necessità postula una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l'erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, in base alla verificazione di circostanze oggettive (Cass. civ. 12 settembre 2005, n. 18099). In tema di esimente dello stato di necessità ex art. 4 L. n. 689/81, v. Cass. civ. 10 gennaio 2005, n. 287 e Cass. civ. 12 maggio 1999, n. 4710. Non può applicarsi l'esimente prevista dall'art. 4 legge n. 689/1981 o alternativamente dall'art. 54 c.p., in caso di sosta vietata, in prossimità d'intersezione stradale, giustificata dall'esigenza di consegnare in breve tempo merce deteriorabile, per necessità lavorative, senza riscontri probatori a sostegno dell'esistenza dello stato di necessità ( Cass. civ., sez. II, 21 agosto 2007, n. 17762 ) Invece, la sosta del veicolo in corrispondenza dell'intersezione stradale non integra l'infrazione amministrativa di divieto di fermata se dettata dall'esigenza, non differibile, del conducente, invalido e munito di apposita autorizzazione (nella specie, esigenza di sottoporsi a terapia oncologica programmata), quando il parcheggio del veicolo non comporti intralcio alla circolazione, trovando applicazione l'esimente dello stato di necessità di cui all'art. 4 legge 689/81. (Cass. civ., sez. II, 21 agosto 2007, n. 17761) Nei casi di violazione dell'art. 176 c.s., (per aver circolato nella corsia d'emergenza), per accertare la sussistenza o meno delle cause di esclusione della responsabilità previste dall'art. 4 L. n. 689/81, in mancanza di ulteriori precisazioni, occorre fare riferimento alle disposizioni che disciplinano i medesimi istituti nel diritto penale: per quanto concerne lo stato di necessità, all'articolo 54 c.p. Ove il ricorrente deduca una determinata situazione di fatto a sostegno dell'operatività di un'esimente reale o putativa è su di lui che grava l'onere di provarne la sussistenza: non essendo sufficiente una mera asserzione sfornita di qualsiasi sussidio probatorio. (Cass. civ., sez. II, 26 marzo 2007, n. 7357 ) Sussiste l'esimente dello stato di necessità ex art. 4 L. n. 689/81 qualora, in applicazione degli artt. 54 e 59 c.p., vi sia una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l'erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, persuasione non colpevole in quanto provocata da circostanze oggettive. Ipotesi che sussiste nel caso in cui un medico, in adempimento del proprio dovere, abbia effettuato sorpassi in violazione dell'art. 148, comma 12, c.s., per raggiungere più velocemente una piccola paziente in pericolo di vita. Giud. pace civ. Taranto, 22 giugno 2006, Cass. civ., sez. I, 30 agosto 2005, n. 17479 e Cass. civ., sez. I, 10 gennaio 2005, n. 287 Ugualmente sono nulli i verbali elevati per violazione dell'art. 7, comma 1, lett. a ) , e 13, c.s., al personale addetto al servizio di emergenza psichiatrica che nello svolgimento del propri compiti abbia circolato nel centro abitato, nonostante il divieto in tal senso, senza aver richiesto al Comune il relativo permesso. (Giud. pace civ. Bologna, 7 giugno 2006, n. 7069 ; sull’argomento v. anche Giudice di pace civ. Taranto 22 giugno 2006; Giud. pace civ. Bologna 27 settembre 2005, n. 5336 e, della medesima autorità giudicante, la sentenza 31 maggio 2004, n. 2045) Non sussiste, invece, l'esimente dello stato di necessità nel caso in cui l'autovettura servita per il trasporto di un disabile e dotata dell'apposito contrassegno del permesso di parcheggio riservato agli invalidi, sia stata lasciata in sosta in strada sprovvista di marciapiede, senza rispettare lo spazio di almeno un metro per il passaggio pedonale. Cass. civ., sez. I, 30 agosto 2005, n. 17480 9Qualora la responsabilità per un illecito amministrativo sia addebitabile ai comproprietari di un immobile, ciascuno di essi risponde della sanzione, e ciò anche ove la responsabilità sia referibile anche ad un terzo, restando preclusa anche in tal caso la possibilità di applicare ai comproprietari un'unica sanzione referita allo loro collettività.( Cass. civ., sez. II, 21 luglio 2006, n. 16798)
10 Il principio di solidarietànon trova applicazione con riguardo alla sanzione della sospensione della patente di guida, che, come affermato anche dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 27 del 2005, ha carattere strettamente personale (Cass. civ., sez. I, 28 marzo 2006, n. 7008) Ancora in tema di circolazione stradale, poi, l'«autocertificazione» redatta dal relativo autore materiale non costituisce prova idonea ad escludere la responsabilità solidale ex art. 196, comma 1, D.L.vo n. 285 del 1992 del proprietario del veicolo (Cass. civ., sez. II, 12 agosto 2005, n. 16905; sul valore probatorio dell'autocertificazione solamente nei rapporti con la P.A., essendo viceversa priva di efficacia in sede giurisdizionale nelle liti tra privati, v. Cass. civ. 20 settembre 2004, n. 18856 ) Il principio civilistico di solidarietà, di cui all'art. 196 c.d.s.,prevede infatti che il proprietario dell'autoveicolo sia obbligato in solido con l'autore della violazione, indipendentemente dalla concreta circostanza che egli sia stato alla guida dell'automobile e che non sia stato identificato il diretto responsabile, e la sua responsabilità può essere esclusa solo nel caso in cui fornisca la prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà (Cass. civ. 26 luglio 2002, n. 11032, e Cass. civ. 14 gennaio 1999, n. 327.; Cass. civ. 5 settembre 2003, n. 12999), non essendo a tal fine sufficiente la dimostrazione dell'ignoranza, nell'occasione, dell'uso della cosa stessa (Cass. civ., sez. I, 22 marzo 2005, n. 6188)11 In materia di sanzioni amministrative per installazione di cartelli pubblicitari senza la prescritta autorizzazione comunale, in base all'art. 23 del codice della strada, soggetto responsabile è chi colloca tali cartelli e mezzi pubblicitari; alla responsabilità di questi si aggiunge la responsabilità solidale, ove si tratti di soggetto diverso, del proprietario di tali cartelli, mentre non è solidalmente responsabile, non essendo previsto dalla legge, il soggetto che abbia commissionato la realizzazione della compagnia pubblicitaria. (Cass. civ., sez. I, 14 settembre 2006, n. 19787 )12 In tema di inquinamento, il Comune, quale esclusivo titolare del diritto di scarico nel corpo idrico ricettore delle acque provenienti dal pubblico impianto di depurazione, è da considerarsi il primo destinatario del precetto legislativo che vieta il superamento nelle acque scaricate dei limiti di accettabilità stabiliti dalle apposite tabelle; né nel caso di violazione di tali prescrizioni, la conseguente responsabilità dell'ente pubblico è esclusa dalla circostanza che la gestione tecnica dell'impianto sia stata data in appalto a una ditta specializzata (Cass. civ., sez. I, 22 aprile 2005, n. 08537 )
13 Non sussiste affatto, invece, una responsabilità solidale del dipendente incolpevole per le violazioni ascrivibili esclusivamente al datore di lavoro. (Cass. civ., sez. I, 27 aprile 2006, n. 9695) 14 La responsabilità solidale di persone giuridiche, enti privi di personalità giuridica o imprenditori per le violazioni commesse dal loro rappresentante o dipendente, prevista dall'art. 6 della legge 24 novembre 1981, n. 689, postula che l'autore della violazione abbia agito nell'esercizio delle sue funzioni o incombenze, ma non anche che abbia agito nell'interesse o a vantaggio della persona giuridica, ente privo di personalità giuridica o imprenditore.( Cass. civ., sez. I, 23 febbraio 2005, n. 03786 )
15 Integra, ad esempio, un ipotesi di concorso formale di illeciti amministrativi la collocazione di impianti pubblicitari su suolo pubblico, con violazione, in conseguenza di tale condotta, dell'art. 23 del codice della strada, e l’utilizzare «con propri impianti ed opere» senza autorizzazione dell'ente proprietario, la sede stradale e le relative pertinenze , in violazione dell’ art. 25 ( Cass. civ., sez. II, 9 marzo 2007, n. 5412 )
16 Normalmente, ma non sempre. Ad esempio, l'esercizio di giuochi d'azzardo con apparecchi automatici ed elettronici vietati (nella specie, videopoker) configura il reato di cui all'art. 4, comma quarto, L. n. 401 del 1989, in applicazione dell'art. 9, comma primo, della L. n. 689 del 1981 , attesa la natura speciale della norma sanzionatoria penale rispetto a quella amministrativa contemplata dall'art. 110, comma nono, R.D. n. 773 del 1931 (Cass. pen., sez. III, 6 luglio 2007, n. 26077)
17 Alcuni casi pratici: non sussiste rapporto di specialità tra il reato di cui all'art. 633 c.p. e l'illecito amministrativo previsto dall'art. 26, comma quarto, L. n. 513 del 1977, che sanziona l'occupazione di un alloggio di edilizia popolare senza le autorizzazioni necessarie (Cass. pen., sez. II, 14 ottobre 2008, n. 38801); in tema d'inquinamento elettromagnetico, il reato di getto pericoloso di cose è configurabile solo quando sia stato provato, in modo certo ed oggettivo, il superamento dei limiti d'esposizione o dei valori d'attenzione previsti dalle norme speciali (D.M. Ambiente 10 settembre 1998, n. 381; d.P.C.M. 8 luglio 2003) e sia stata obiettivamente accertata un'effettiva e concreta idoneità delle emissioni ad offendere o molestare persone, ravvisabile non in astratto ma in concreto. Cass. pen., sez. III, 26 settembre 2008, n. 36845; l'inottemperanza del conducente di un veicolo all'invito a fermarsi da parte di un ufficiale di polizia municipale integra l'illecito amministrativo previsto dall'art. 192, comma primo, c.s., e non il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'autorità previsto dall'art. 650 c.p., stante l'operatività del principio di specialità (Cass. pen., sez. I, 25 settembre 2008, n. 36736 Cass. pen., sez. I, 24 gennaio 2008; Cass. pen., sez. VI, 29 maggio 2003 e Cass. pen., sez. I, 15 luglio 1998); integra l'illecito amministrativo previsto dall'art. 213 del D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285 e non il reato di cui all'art. 334 c.p. la condotta consistente nel circolare abusivamente alla guida di un veicolo sottoposto a sequestro amministrativo (Cass. pen., sez. III, 19 giugno 2008, n. 25116 e Cass. pen., sez. III, 5 maggio 2008, n. 17837 ); l'impossessamento abusivo di acque pubbliche - in virtù dell'art. 23 D.L.vo 11-05-1999 n. 152, che ha sostituito l'art. 17 R.D. n. 1775 del 1933 - integra esclusivamente un illecito amministrativo ed è attualmente punito solo con la sanzione amministrativa di cui al predetto art. 23 e non anche a titolo di furto, ex art. 624 c.p., attesa la specialità del citato art. 23 rispetto alla disposizione codicistica (Cass. pen., sez. V, 4 luglio 2007, n. 25548 ); in tema di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, il mancato rispetto dei limiti di emissione del rumore, stabiliti dal D.P.C.M. 1 marzo 1991, può integrare, oltre all’illecito amministrativo di cui all’art.10 della legge nr. 447/95, anche la fattispecie prevista dal secondo comma dell'art. 659 cod.pen, non essendo applicabile il principio di specialità, in quanto la fattispecie penale contiene un elementoestraneo all'illecito amministrativo, che tutela genericamente la salubrità ambientale. (Fattispecie relativa ad un'orchestrina che si esibiva all'interno di un bar) (Cass. pen., sez. I, 19 gennaio 2007, n. 1561);
18 In tema di sanzioni amministrative in materia edilizia (nella specie, per mancato pagamento nei termini del contributo di concessione di cui all'art. 3 della legge 28 gennaio 1977, n. 10), la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativoriguarda tutte le controversie in cui viene in contestazione il momento autoritativo del rapporto tra pubblica amministrazione e privato, nelle quali il giudice è chiamato ad accertare i presupposti che legittimano l'adozione del provvedimento impositivo; spetta invece al giudice ordinario conoscere delle questioni attinenti alla procedura coattiva di riscossione, laddove il privato contesti l'attività di realizzazione della pretesa creditoria in ragione o della illegittimità formale del titolo o del sopravvenuto venir meno del diritto di procedere esecutivamente.(Cass. civ., sez. un., 20 settembre 2006, n. 20317)
19 Il sequestro amministrativo di autovettura priva di copertura assicurativa, avendo come finalità soltanto quella di sottrarre il veicolo alla circolazione, non si estende automaticamente a tutti gli oggetti in esso contenuti, la cui sottrazione, quindi, non sempre costituisce reato ai sensi dell'art. 334 c.p. (Cass. pen., sez. VI, 27 luglio 2006, n. 26267)
20 In tema di sanzioni amministrative non attinenti alla materia della circolazione stradale, la mancanza della contestazione immediata della sanzione (prescritta dall'art. 14 della legge n. 689 del 1981) non costituisce causa di estinzione dell'obbligazione di pagamento della sanzione né è causa di nullità del procedimento sanzionatorio, ma determina esclusivamente una attenuazione del valore probatorio dell'atto di accertamento (Cass. civ., sez. II, 10 ottobre 2005, n. 19664,Cass. civ., sez. I, 7 aprile 2005, n. 7319) La giurisprudenza, inoltre, ammette la possibilità di indicare le ragioni del differimento della contestazione anche in sede giudiziaria, qualora l'opponente sollevi contestazione sul punto. (Cass. civ., sez. I, 1 marzo 2005, n. 4287) 21 Com’è noto, la disposizione generale sulle sanzioni amministrative dettata dall'art. 14 della legge 24 novembre 1981, n.689, secondo cui è priva di effetto estintivo dell'obbligazione sanzionatoria la mancata contestazione immediata della violazione qualora sia stata effettuata la tempestiva notifica del verbale di accertamento della stessa, non trova applicazione in ordine alle violazioni del codice della strada, per le quali gli artt. 200 e 201 del codice della strada stabiliscono una diversa disciplina speciale, (Cass. civ., sez. I, 24 novembre 2005, n. 24827) Tuttavia, il giudice non può annullare il provvedimento sanzionatorio in base ad una illegittimità non desunta dall'atto, non essendo egli abilitato a censurare l'organizzazione del servizio di vigilanza nè a sindacare le modalità organizzative del servizio di rilevamento delle infrazioni da parte della pubblica amministrazione (Cass. civ., sez. I, 1 febbraio 2007, n. 2206) Inoltre, per valutare se, nel caso concreto, la contestazione immediata fosse o meno possibile deve aversi riguardo alla natura dell'infrazione contestata e ad ogni altro elemento desumibile dal verbale di accertamento, il quale deve essere preso in considerazione nella sua globalitàe tenendo conto delle modalità con le quali il servizio di vigilanza era stato, nel caso di specie, concretamente organizzato dall'amministrazione.( Cass. civ., sez. I, 24 novembre 2005, n. 24835)
22 La notificazione degli estremi di violazione al Codice della strada affidata dall'ufficio cui appartiene l'agente accertatore all'agenzia privata concessionaria a norma dell'art. 29 codice postale ed eseguita dai dipendenti della stessa agenzia si deve considerare giuridicamente inesistentee, come a omessa notificazione, ad essa consegue l'effetto della estinzione dell'obbligazione di pagare la somma dovuta per la violazione, secondo la previsione dell'ultimo comma dell'art. 14 L. n. 689/1981. (Giud. pace civ. Nocera Inferiore, 1 febbraio 2007, n. 524, Cass. civ., sez. I, 19 ottobre 2006, n. 22375, Cass. civ., sez. I, 21 settembre 2006, n. 20440, Cass. civ., 4 settembre 1996, n. 8079.) Tuttavia, la nullità derivante dall'avvenuta notificazione del verbale di accertamento mediante raccomandata spedita dai dipendenti della ditta appaltatrice del servizio, anziché dall'ufficiale giudiziario nelle forme prescritte dalla legge 20 novembre 1982, n. 890, non può essere pronunciata qualora, essendo stato proposto tempestivamente ricorso al Prefetto, debba ritenersi che l'atto ha raggiunto lo scopo cui è destinato, (Cass. civ., sez. I, 8 febbraio 2006, n. 2817, Cass. civ. 13 luglio 2001, n. 9528; Cass. civ. 16 novembre 2000, n. 14854; Cass. civ. 13 marzo 1996, n. 2099 e Cass. civ. 22 febbraio 1992, n. 2184) 23 Ai fini della ritualità della «contestazione immediata» prevista dai commi primo e quarto dell'art. 14 della legge n. 689 del 1981, non è sufficiente l'enunciazione orale dell'addebitoma è necessaria la consegna di una copia del verbale di accertamento (Cass. civ., sez. II, 23 gennaio 2007, n. 1400)
24 Per analoga fattispecie, v. Cass. civ. 13 agosto 1997, n. 7544. V., inoltre, le sentenze: Cass. civ. 20 luglio 2001, n. 9928, e Cass. civ. 24 giugno 1994, n. 6100,, entrambe nel senso che «In tema di notificazioni a mezzo posta, l'art. 7 della legge 890/1982 ha introdotto una presunzione di convivenza temporanea del familiare nell'abitazione del destinatario dell'atto da notificare per il solo fatto che detto familiare si sia trovato nella casa al momento della notifica ed abbia preso in consegna l'atto stesso, salva prova contraria, da fornirsi a cura dell'interessato, dell'assenza di qualsiasi, pur temporanea convivenza».25 Nell'ambito di un procedimento di opposizione a sanzione amministrativa, il giudice non è tenuto a pronunciarsi sulla domanda di rimessione in termini per il pagamento in forma ridotta, essendo quella forma di pagamento alternativa al ricorso in opposizione e non introducibile all'interno di questo (Cass. civ., sez. I, 15 febbraio 2007, n. 3447)
26 Dopo l'entrata in vigore del D.L.vo 18 agosto 2000 n. 267 (T.U. delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, applicabile nella specie), la competenza ad irrogare sanzioni amministrative deve ritenersi appartenere ai dirigenti degli enti locali in virtù dell'articolo 107 del D.L.vo citato, (Cass. civ., sez. II, 6 ottobre 2006, n. 21631)
27 Ove l'interessato chieda di essere ascoltato e venga regolarmente convocato, ma non si presenti adducendo un impegno di lavoro, non si verifica l'ipotesi della mancata audizione dell'interessato, in quanto l'impegno lavorativo, essendo una condizione del tutto normale dell'individuo, non può assurgere a causa giustificativa della mancata comparizione. (Cass. civ., sez. II, 28 aprile 2006, n. 9919) Per utili riferimenti sugli effetti della mancata audizione dell'interessato che ne abbia fatto richiesta, v. Cass. civ. 8 febbraio 2006, n. 2817; Cass. civ. 21 luglio 2004, n. 13505 e Cass. civ. 2 novembre 1998, n. 10911.
28 La nullità della notifica dell'ordinanza-ingiunzione di pagamento di sanzioni amministrative é sanata, per il raggiungimento dello scopo della notifica, dalla proposizione di una tempestiva e rituale opposizione, a norma dell'art. 22 della legge 24 novembre 1981, n. 689, atteso che l'art. 18, comma quarto, della stessa legge, disponendo che la notificazione é eseguita nelle forme richieste dall'art. 14, il quale al comma quarto richiama le modalità previste dal codice di procedura civile, rende applicabile l'art. 160 dello stesso, che fa salva l'applicazione dell'art. 156 sulla rilevanza della nullità, restando irrilevante - ai fini della sanatoria - la conoscenza in concreto, atteso che la notificazione é preordinata alla conoscenza presunta. ( Cass. civ., sez. lav., 19 agosto 2005, n. 17054 )
29 Ma Il giudice di pace territorialmente competente a decidere dell'opposizione avverso verbale di contestazione della violazione dell'art. 180, comma 8, c.s., in relazione all'art. 126 bis, comma 2, c.s., va individuato in quello del luogo di residenza del soggetto a cui è stato notificato il verbale opposto. (Giud. pace civ. Casarano, 15 ottobre 2007, n. 1054)
30 Il termine di trenta giorni per proporre ricorso in opposizione ha carattere perentorio, ed il suo inutile decorso determina la decadenza dalla opposizione e la inammissibilità del ricorso eventualmente proposto, da dichiarare, ai sensi dell'art. 23 della stessa legge n. 689 del 1981, prima della fissazione della udienza di comparizione delle parti, non essendo invocabile, nel sistema, organico e compiuto, della irrogazione di sanzioni amministrative, l'istituto della rimessione in termini per errore scusabile, estraneo al giudizio di opposizione. (Cass. civ., sez. I, 19 gennaio 2005, n. 1086) 31 In tema di violazioni al codice della strada, atteso che il cosiddetto pagamento in misura ridotta, secondo la costruzione normativa di cui all'art. 202 c.s., non influenza l'applicazione delle eventuali sanzioni accessorie, l'avvenuto pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria non preclude il ricorso al prefetto o l'opposizione al giudice ordinario rispetto alle sanzioni accessorie , ma comporta soltanto un'incompatibilità (oltre che un'implicita rinunzia) a far valere qualsiasi contestazione relativa sia alla sanzione pecuniaria irrogata che alla violazione contestata L'interessato, quindi, potrà far valere doglianze che abbiano ad oggetto esclusivo le sole sanzioni accessorie ( Cass. civ., sez. un., 29 luglio 2008, n. 20544) Nello stesso senso v. Cass. civ. 18 febbraio 2008, n. 3948; Cass. civ. 19 marzo 2007, n. 6382 e Cass. civ. 17 ottobre 2005, n. 20100,. Si discosta da tale orientamento Cass. civ. 11 marzo 2008, n. 6460, , che ritiene «Inammissibile l'opposizione al verbale di accertamento, anche ai soli fini di impugnare la sanzione accessoria, quando l'opponente si sia avvalso della facoltà del pagamento in misura ridotta ai sensi dell'articolo 202 codice suddetto. 32 La notificazione del ricorso per cassazione, avverso sentenza pronunciata dal giudice di pace nel procedimento di opposizione a verbale di infrazione al codice della strada redatto dalla Polizia stradale, svoltosi in contraddittorio con il Ministero dell'Interno, è giuridicamente inesistente ove eseguita nei confronti della Prefettura-U.T.G. Detto Ufficio, infatti, non ha alcuna legittimazione :Cass. civ., sez. II, 24 settembre 2007, n. 19586 Nello stesso senso v. Cass. civ. 30 gennaio 2006, n. 1973,Cass. civ. 23 giugno 2003, n. 9947. Sempre a conferma dello stesso principio, in senso generale Cass. civ. 20 gennaio 2005, n. 1221 puntualizza che è giuridicamente inesistente e comporta, come conseguenza, l'inammissibilità del ricorso per cassazione, avverso la sentenza del giudice di pace, la notificazione del ricorso eseguita presso un organo interno dell'Amministrazione dello Stato, anziché presso l'Avvocatura generale dello Stato nella persona del Ministro competente.
33 Il legittimo impedimento a comparire dell'opponente o del suo procuratore può essere provato anche dopo l'ordinanza di convalida, ma previa dimostrazione che tale impedimento è stato improvviso, imprevedibile ed indipendente dalla volontà dell'opponente o del procuratore. (Cass. civ., sez. lav., 18 dicembre 2006, n. 27030)
35 L'opposizione all'ordinanza-ingiunzione con la quale sia stata irrogata una sanzione amministrativa in conseguenza della realizzazione di uno sbancamento di roccia e di movimenti di terreno maggiori di quelli autorizzati - rientrando tale attività nella nozione di «uso del territorio» e, quindi, nella materia dell'urbanistica, non potendosi distinguere tra provvedimenti autorizzativi e sanzionatori, stante la strumentalità dei secondi rispetto ai primi - è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo ai sensi dell'art. 34 del D.L.vo n. 80 del 1998, come modificato dall'art. 7 della legge n. 205 del 2000 (Cass. civ., sez. un., 12 marzo 2008, n. 6525) Invece, l'opposizione all'ordinanza-ingiunzione contenente una sanzione per violazione di norme del regolamento edilizio comunale, riguardando una disposizione in materia di urbanistica ed edilizia, spetta alla competenza del tribunale e non del giudice di pace, ai sensi dell'art. 22 bis, secondo comma, lettera c), della legge n. 689 del 1981; (Cass. civ., sez. II, 30 luglio 2007, n. 16862 ) Del pari, è devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia avente ad oggetto la opposizione alla sanzione amministrativa irrogata in relazione alla inottemperanza alla ordinanza ingiunzione di sgombero di opere abusivamente realizzate in zona demaniale marittima. (Cass. civ., sez. un., 10 gennaio 2007, n. 225) , a nulla rilevando l'eventuale pendenza di un giudizio dinanzi al giudice amministrativo per l'annullamento del provvedimento (Cass. civ., sez. un., 8 marzo 2005, n. 4954)
36 Cass. civ., sez. II, 14 giugno 2007, n. 13976
37 Rientrano, invece, nella competenza del giudice di pace le violazioni alle ordinanze del sindaco emanate ai sensi dell'art. 50, comma 5, del D.L.vo n. 267 del 2000 allo scopo di garantire l'igiene e la salute all'interno del territorio comunale, non potendo ritenersi che la sanzione sia stata comminata per una violazione delle disposizioni in materia di tutela dell'ambiente dall'inquinamento. Cass. civ., sez. I, 29 settembre 2006, n. 21173 38 La delega rilasciata dall'autorità amministrativa al funzionario incaricato della difesa nel giudizio di opposizione in materia di sanzioni amministrative, ai sensi dell'art. 23, comma quarto, della legge 24 novembre 1981, n. 689, non è equiparabile alla procura alle liti rilasciata al difensore a norma dell'art. 83 c.p.c., ma si concreta in un atto amministrativo di investitura di funzioni , riferibile anche ad una generalità indistinta di controversie future, che, in quanto tale, non perde eo ipso di efficacia per il sol fatto che la persona fisica che ha rilasciato la delega sia cessata dalla carica (nella specie, di prefetto) prima dell'inizio del giudizio. Cass. civ., sez. I, 5 luglio 2006, n. 15324 39 Anche nel giudizio di opposizione a ordinanza - ingiunzione è previsto che il giudice, prima della discussione, inviti le parti a precisare le conclusioni; la mancata formulazione del suddetto invito, tuttavia, resta priva di conseguenze qualora la parte che se ne lamenta non provi di essere stata, per tale motivo, pregiudicata nell'esercizio del suo diritto di difesa. (Cass. civ., sez. II, 28 maggio 2008, n. 14040 )
40 Deve essere accolta l'opposizione avverso le sanzioni amministrative in materia di circolazione stradale irrogate per la mancata esposizione del tagliando di pagamento per la sosta all'interno delle "strisce blu", qualora si sia rilevata l'esistenza di vizi di legittimità nei provvedimenti amministrativi istitutivi delle zone di parcheggio a pagamento, per non aver rispettato l'obbligo, imposto dall'art. 7, ottavo comma, c.s., di prevedere zone di parcheggio libero in prossimità di esse. (Cass. civ., sez. un., 9 gennaio 2007, n. 116) 41 Tuttavia, secondo il Giudice di Pace di Roma, che ritiene «iniquo» rimettere alla volontà dell'amministrazione il momento della trasmissione del ruolo all'esattore. poiché la trasmissione all’esattore avviene normalmente poco prima della data di scadenza di 5 anni dalla data di notifica della cartella all'interessato, si deve disapplicare l'art. 27 suddetto a favore dell'art. 1224 c.c. in materia di interessi moratori nella misura stabilita dall'art. 1284 c.c. (Giud. pace civ. Roma, 18 dicembre 2006, n. 10756 )
42 In tema di sanzioni amministrative accessorie, non può disporsi la confisca del veicolo circolante senza essere stata rilasciata la carta di circolazione (art. 93, comma settimo, c.s.), quando l'immatricolazione sia avvenuta successivamente alla contestazione del fatto, nelle more del procedimento amministrativo di irrogazione della sanzione, in quanto tale fattispecie coincide con quella per cui la Corte costituzionale, con sentenza n. 371 del 1994, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 21, comma terzo, della legge 24 novembre 1981, n. 689 nella parte in cui prevede la confisca del veicolo privo della carta di circolazione, anche se già immatricolato.( Cass. civ., sez. II, 24 giugno 2008, n. 17195 Nel medesimo senso v. Cass. civ., 19 luglio 2000, n. 9493 e Cass. civ., 19 gennaio 2000, n. 536 )commenti (2)lucagrassi1990ottimoalessiopleccellenteQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 49 totaliScarica il documentoAppunti correlati Legge di DEPENALIZZAZIONE 689-1981 CommentataAppunti di Giurisprudenza - legge 689-1981 - obbligo del rapportoL.241 90 commentata Legge 24 novembre 1981 n. 689LEGGE-7-agosto-1990-commentataLegge 24 novembre 1981 n. 689Carica altriCondividiIntegra questo contenuto sul tuo sito<iframe src="http://www.docsity.com/it/docs/embed-player/legge-di-depenalizzazione-689-1981-commentata" width="383px" height="550px"></iframe>dello stesso utenteCheck your english vocabulary for medicineCodice degli appalti 163 2006 dispenseFISIOLOGIA - CdL in INFERMIERISTICA - parte 3 di 4FISIOLOGIA - CdL in INFERMIERISTICA - parte 4 di 4FISIOLOGIA - CdL in INFERMIERISTICA - parte 1 di 4Materie similiDiritto3727Diritto Amministrativo Dello Sport67Diritto Amministrativo I1241Diritto Amministrativo II983Diritto Pubblico3030Giurisprudenza2356	Il ProgettoIl TeamContattiDocumentiDomandeTutorsBlog	Doc4saleCookie PolicyTermini d'utilizzoPrivacy	Made with love in Rome and Turin	Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti,