Source: https://sanbenedetto.org/2014/03/06/la-costituzione-inapplicata/
Timestamp: 2020-07-03 14:40:16+00:00
Document Index: 66771291

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art.4', 'art. 36', 'art. 48', 'art. 2', 'art. 3']

La Costituzione inapplicata | Comunità San Benedetto al Porto
di MATTEO COSULICH, docente di Diritto Costituzionale
A poco più di un anno dalle elezioni politiche del febbraio 2013, il ritmo sincopato che ha finora caratterizzato le vicende istituzionali dell’attuale XVII legislatura repubblicana, rende più difficile l’individuazione degli orientamenti espressi e delle finalità perseguite dalle forze politiche. Difficile, ma non impossibile. In particolare, può cogliersi un orientamento volto a fare della modifica della Costituzione repubblicana uno fra i tanti oggetti degli accordi che danno vita alla maggioranza governativa, di larghe o piccole intese che sia.
Tanto è vero che, a differenza dei governi delle due precedenti legislature, sia il governo Letta, sia il governo Renzi, annoverano tra i loro ministri quello preposto alle “Riforme costituzionali”. In tal modo, l’esecutivo diventa il motore della modifica della Costituzione, sottraendo così di fatto, almeno in parte, al Parlamento una funzione che gli è propria, quella di revisione costituzionale (articolo 138 Cost.). La modifica della Costituzione spetta invece al Parlamento, in quanto esso è direttamente legittimato dal voto popolare, a differenza del governo che trae la propria legittimazione dalla fiducia del Parlamento stesso.
All’orientamento che porta la revisione costituzionale all’interno dell’azione digGoverno, corrisponde una finalità che può essere schematicamente definita in termini di verticalizzazione e centralizzazione del potere, a tutto vantaggio del governo stesso. Le ipotizzate modifiche della Costituzione, pur variamente declinate, mirano comunque: da un lato, a rafforzare il Presidente del Consiglio rispetto al governo e quest’ultimo rispetto al Parlamento (verticalizzazione); dall’altro, a rafforzare lo Stato rispetto alle Regioni e agli enti locali (centralizzazione).
Attuare la Costituzione, ad esempio riportando all’attenzione delle istituzioni il valore del lavoro, sul quale la Repubblica è “fondata” (art. 1 Cost.); attuando politiche che “rendano effettivo” il diritto al lavoro, riconosciuto “a tutti i cittadini” (art.4 Cost.); assicurando ad ogni lavoratore il diritto a una retribuzione “in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Cost.). Si tratta certo di interventi non agevolmente realizzabili, ma proprio per questo ad essi andrebbero dedicate molte più riflessioni e risorse di quanto oggi non avvenga.
Rispettare la Costituzione, ad esempio in materia elettorale, dov’è stato necessario l’intervento della Corte costituzionale (sent. n. 1 di quest’anno) per rammentarci che la legge n. 270 del 2005 (il cosiddetto porcellum) violava sia la libertà, sia l’eguaglianza del voto, espressamente garantite dall’art. 48 della Costituzione.
Accanto all’attuazione e al rispetto della Costituzione vigente, alcuni interventi puntuali di revisione costituzionale potrebbero certo essere immaginati, ad esempio l’abolizione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL), della cui utilità nel panorama istituzionale italiano si può oggi dubitare. Ma le modifiche debbono essere appunto puntuali e limitate, tali da non compromettere l’essenza e il valore della Costituzione repubblicana, tutt’ora identificabili nella promessa di una società più libera (art. 2 Cost.) e più eguale (art. 3 Cost.); e nell’indicazione degli strumenti adeguati per realizzarla.
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