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Timestamp: 2017-08-20 23:41:12+00:00
Document Index: 107335597

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 27', 'art. 85', 'art. 101', 'art. 102', 'art. 101', 'art. 82']

1 VARIAZIONI SU CONNESSIONI TRA IMPRESE CONCORRENTI: SULLA NECESSITÀ DI UN'ANALISI EMPIRICA EX ANTE ED EX POST ORIENTATA A FAR VALUTARE SE PREDISPORRE O MIGLIORARE LA REGOLAZIONE ( * ) Leonardo Marroni Dottore di ricerca in Diritto ed Economia presso l'università di Siena Il presente contributo affronta il tema degli intrecci su base azionaria e personale tra rivali e dei meccanismi di controllo e regolazione di questi fenomeni. L'attenzione è rivolta ad analizzare l'ambiguità degli effetti di tali interessenze e l'efficacia degli strumenti disponibili nel diritto della concorrenza per eliminare i legami anticompetitivi in prospettiva comparata. Il lavoro approfondisce altresì alcuni profili critici sottesi all'art. 36 del d.l. n. 201/2011 (conv. in l. n. 214/2011). The present paper deals with the issues on the share and personal links between rivals and on the control and regulation mechanisms of these phenomena. Attention is drawn to the ambiguity of effects of these connections and to the effectiveness of tools available in competition law to eliminate anticompetitive relationships in a comparative perspective. The article enhances some critical profiles of Section 36 of Law Decree n. 201/2011 (ratified with amendments by Law n. 214/2011). Sommario 1. Premessa: i legami azionari e personali tra efficienze, distorsioni della concorrenza e problematiche endosocietarie 2. Il controllo preventivo e completo degli intrecci tra imprese negli Stati Uniti: brevi note di diritto comparato 3. L'approccio comunitario ai legami tra competitors e la sua compatibilità con l'ambivalenza del fenomeno * Il presente contributo è frutto di una rielaborazione di una parte della mia tesi di dottorato di ricerca in Diritto ed Economia discussa nel luglio 2012 presso la Facoltà di Economia R. M. Goodwin dell'università degli Studi di Siena. Le riflessioni condotte in queste pagine sono aggiornate a gennaio
2 LEONARDO MARRONI 3.1. (Segue) Lo scrutinio nel corso della valutazione delle concentrazioni: verso un revirement sulla rilevanza antitrust dell'acquisizione di partecipazioni di minoranza? 4. Le molteplici anomalie del quadro normativo italiano anteriore e successivo all'art. 36: tra l'eccessivo ricorso alle misure correttive e la necessità di migliorare le disposizioni esistenti per i settori c.d. esclusi 5. Il divieto di interlocking directorates in Italia: evoluzioni e problemi 5.1. (Segue) I tentativi (non riusciti) di sanare i difetti di una norma ab origine imperfetta 6. Riflessioni conclusive 98
3 1. Premessa: i legami azionari e personali tra efficienze, distorsioni della concorrenza e problematiche endosocietarie L'introduzione di una regolazione pro-concorrenziale trova ragion d'essere nella necessità di porre fine alla produzione di effetti palesemente restrittivi e privi di ogni virtù positiva in termini di efficienza economica 1. Qualora non siano ben delineati gli effetti negativi correlati ad un determinato assetto di mercato o al contegno degli attori economici, la declinazione di un'opzione regolatoria diviene compito difficile e controverso per il policy maker. Questa seconda asserzione appare calzante con il tema che ci accingiamo ad affrontare, giacchè non sono di immediata evidenza gli effetti anticompetitivi relativi alle connessioni (personali ed azionarie) tra imprese concorrenti che sembrano, invece, caratterizzarsi per una certa ambiguità 2. 1 Cfr. MANGINI - OLIVIERI, Diritto antitrust, Torino, 2012, Tale circostanza trova conferma negli approfondimenti sul tema oggetto di indagine in cui da sempre molto forte è la contrapposizione tra lecità e illiceità dei legami considerati. A tal fine si segnala la nota concezione che dell'interlocking directorates aveva Brandeis consigliere antitrust del Presidente Wilson: «The practise of interlocking directorates is the root of many evils. It offends laws human and divine. Applied to rival corporations, it tends to the suppression of competition, and to violation of the Sherman law. Applied to corporations which deal with each other it tends to disloyalty and to violation of the fundamental law that no man can serve two masters. In either event it tends to inefficiency; for it removes incentive and destroys soundness of judgement. It is undemocratic, for it rejects the platform: «A fair field and no favours, - substituting the pull of privilege for the push of manhood». BRANDEIS, Other People s Money-And How the Bankers Use It, Washington, 1933, 35. In contrapposizione, altre ricerche in tema di partecipazioni personali incrociate, hanno evidenziato le molteplici ragioni che spingono le imprese ad avvalersi di essi e gli effetti non necessariamente negativi dei legami sulla concorrenza. Cfr. MIZRUCHI, What do interlocks do? An Analysis, Critique, and Assessment of Research on Interlocking Directorates, in Annual Review of Sociology, 1996, 22, 271. In ordine alle conseguenze anticompetitive degli incroci azionari si evidenzia una situazione analoga a quella descritta per le cross-directorships. Negli anni '80 Areeda e Turner affermavano: «non controlling acquisition has not intrinsic treath to competition at all». Cfr. AREEDA - TURNER, Antitrust Law, Boston, 1978, 1203d, 322. In opposizione a questo punto di vista, altra parte della letteratura odierna pone maggiore risalto sui profili anticoncorrenziali dell'acquisizione delle partecipazioni azionarie in concorrenti. Cfr. HAWK - HUSER, Controlling the shifting sands: minority shareholdings under ECC Competition Law, in Fordham International Law Journal, , 17, 294; STRUIJLAART, Minority share acquisitions below the control threshold of the EC merger control regulation: an economic and legal analysis, in World competition, 2002, 25, 2, 173; CARONNA, Article 81 as a tool for controlling minority cross shareholdings 99
4 LEONARDO MARRONI La ricognizione della letteratura di diritto ed economia relativa a queste due tipologie di interessenze svela criticità a tre diversi livelli: un primo livello riguarda la contrapposizione tra efficienze per le imprese connesse ed i possibili rischi di alterazione della concorrenza, un secondo livello attiene alla sussistenza di effetti negativi per i soci delle imprese coinvolte, infine il terzo livello inerisce i meccanismi di controllo di questi fenomeni 3. In una prospettiva di efficiente gestione societaria le partecipazioni azionarie di minoranza (c.d. minority shareholdings) tra concorrenti potrebbero essere considerate un mero interesse finanziario nella performance di altri operatori in grado di diversificare il rischio d'impresa 4. Del pari, la presenza incrociata degli stessi individui nei consigli di amministrazione delle imprese (c.d. interlocking directorates) potrebbe essere valutata come formula organizzativa di successo. Si pensi non solo alla riduzione dell'asimmetria informativa in un contesto di mercato verticale ed ai possibili vantaggi per le imprese e per i consumatori in termini di condizioni di prezzo più favorevoli per l'impresa retail o per il fruitore del bene o del servizio, ma anche al costante flusso informativo che il legame è in grado di assicurare all'interno dei gruppi di imprese 5. between competitors, in European Law Review, 2004, 29, 485; EZRACHI - GILO, EC competition law and the regulation of passive investments among competitors, in Oxford Journal of Legal Studies, 2006, 26, 327; BUCCIROSSI - SPAGNOLO, Corporate governance and collusive behaviour, in COLLINS (a cura di), American Bar Association, Section of antitrust law, Issues in Competition Law and Policy, Chicago, 2008, 1219; OECD POLICY ROUNDTABLE, Minority shareholdings, DAF/COMP30, Paris, Cfr. GONZALEZ - DIAZ, Minority shareholdings and interlocking directorships, in Antitrust Chronicle, 1, January 2012, 1; IGNJATOVIC - RIDYARD, Minority shareholdings, material effects?, in Antitrust Chronicle, 1, January 2012, 1. Per una riflessione critica limitata alle connessioni personali si veda: GHEZZI, La nuova disciplina dei legami personali in Italia, in Mercato conc. reg., 2012, 2, OFT, Minority interest in competitors. A research report prepared by DotEcon Ltd, London, 2010, Nella prima prospettiva la stessa Commissione Europea nelle linee guida sulle concentrazioni non-orizzontali del 2008 ha notato che: «non horizontal mergers are generally less likely to significantly impede effective competition than horizontal mergers», G.U.U.E. C265/07 del 18 ottobre 2008, par. 11. Nell'ottica dei profili positivi dei legami nei gruppi di imprese cfr. SANTAGATA, Interlocking directorates ed «interessi degli amministratori» di società per azioni, in Riv. soc., 2009, 2-3, 313; BUCCIROSSI - SPAGNOLO, cit., Con riferimento all'interlocking directorates e rimanendo ad un livello di analisi teorica dei mercati si può notare che la circolazione 100
5 In antitesi a tali risultanze e sul piano della deformazione del gioco competitivo 6, si è soliti scomporre gli effetti sul mercato generati dalle partecipazioni azionarie attive, alle quali sono connessi taluni diritti (ad esempio di veto o di nomina di componenti del board) nell'impresa target, e quelli determinati dalle partecipazioni di minoranza meramente passive sprovviste della possibilità di influire sulle decisioni strategiche. In particolare, si evidenzia che l'impresa titolare di una partecipazione di minoranza attiva sarà in grado di influenzare la condotta dell'impresa target attraverso l'esercizio dei diritti connessi alla partecipazione ed in questo modo essa potrà tenere costantemente sotto controllo le variazioni di prezzo o di output della società concorrente, e modulare le proprie tattiche di mercato sulla base di quelle dell'impresa rivale. Profili critici vengono individuati anche nella semplice partecipazione passiva: l'impresa detentrice potrebbe essere incentivata ad aumentare i propri prezzi 7 al di sopra del costo marginale nella consapevolezza di poter compensare le perdite attraverso i maggiori profitti dell'impresa partecipata 8. delle informazioni costituisce uno degli elementi fondamentali del modello di concorrenza perfetta. In tale prospettiva, la cooperazione informativa tra le imprese apparirebbe addirittura come una pratica filoconcorrenziale e dunque efficiente. 6 GABRIELSEN - HJELMENG - SORGARD, Rethinking minority share ownership and interlocking directorships: the scope for competition law intervention, in Europ. Law Rev., 2011, Nei casi in cui vi sia una concorrenza alla Cournot e le imprese possano scegliere le quantità da produrre ed i prodotti siano omogenei, la partecipazione passiva è poco profittevole, a causa del free-riding delle imprese che non hanno alcuna partecipazione azionaria. A titolo esemplificativo poniamo il caso dell'impresa A che detiene in via unilaterale una partecipazione azionaria nella concorrente B. A nel competere in modo poco aggressivo con B dovrebbe ridurre la quantità prodotta vedendo così crescere i profitti derivanti dalla partecipazione in B. B e gli altri operatori potrebbero approfittare della riduzione di output di A aumentando le quantità prodotte sino al punto in cui A inizierà a registrare perdite dalla partecipazione azionaria in B. Cfr. FLATH, When is rational for firms to acquire silent interest in rivals?, in International Journal of industrial organization, 1991, 9, 574. RIETMAN, Partial ownership arrangements and the potential for collusion, in Journal of Industrial Economic, 1994, 26, 313. Si veda anche OFT, cit., 40. Nella dottrina italiana cfr. CORRADI, Le partecipazioni che non veicolano il controllo: riflessioni di economia e diritto antitrust, in Riv. dir. comm., III, 2007, Si tratta dei c.d. effetti unilaterali. Cfr. FOROS - KIND - SHAFFER, Mergers and partial ownership, in European Economic Review, 2011, 55, 916; BUCCIROSSI - SPAGNOLO, cit., 1228; EZRACHI - GILO, cit.,
6 LEONARDO MARRONI In punto di reticoli personali, la ricerca gius-economica considera l'interlocking directorates un canale privilegiato per lo scambio di informazioni sensibili 9 e per monitorare le strategie imprenditoriali del diretto concorrente. Per tale via, le imprese (concorrenti orizzontali) avranno la possibilità di convenire patti (espliciti o taciti) di non belligeranza. Se spostiamo la nostra analisi in una prospettiva endosocietaria, è possibile notare che le interessenze tra imprese si pongono all'interno di più articolate contrapposizioni tra soci o tra soci da una parte ed amministratori dall'altra. Entrambe le tipologie di intrecci (azionari e personali) tra concorrenti potrebbero tradursi in una lesione degli interessi della compagine sociale di una delle due imprese in termini sia di esercizio distorto del diritto di voto su determinate scelte strategiche, sia di abuso di esercizio di poteri da parte del director con cumuli di incarichi per attribuire indebite utilità ad una delle imprese nelle quali ricopre l'incarico, sia di scarsa contendibilità del controllo rendendo maggiori la coesione ed i benefici del gruppo di comando 10. La molteplicità e l'incertezza degli effetti (positivi o negativi) correlati al tema in esame trova una corrispondenza anche nella diversità di approccio regolatorio. Da un lato, per quanto concerne le problematiche interne alle società, la maggior parte degli ordinamenti 11 sono in grado di mitigare e risolvere la vulnerabilità dei principals di fronte all'opportunismo degli agents attraverso strategie regolatorie e di governance 12. Dall'altro lato, come avremo modo di osservare, la 9 GABRIELSEN - HJELMENG - SORGARD, cit., 843. Per un dibattito aggiornato sul tema dello scambio di informazioni tra imprese in prospettiva antitrust si veda BENNET - COLLINS, The law and economics of information exchange: the good, the bad and the ugly, in European Competition Journal, 2010, 6, Cfr. MIOLA, Interlocking directorate e doveri degli amministratori, in SANTAGATA (a cura di), I legami personali negli organi amministrativi delle società tra autonomia privata e regole di mercato, Torino, 2011, 14 e ss.; DRAGO - MANESTRA - SANTELLA, Interlocking directorships and cross-shareholdings among italian blue chips, in European Business Law Review, 12, 2011, ; SANTAGATA, cit., Cfr. KRAAKMAN - DAVIES - HANSMANN - HERTING - HOPT - KANDA - ROCK - ENRIQUES, The anatomy of corporate law. A comparative and functional approach, Oxford, 2009, 29 e ss.; IDORNIGIE, Interlocking directorates and corporate governance, in International Business Lawyer, April 2004, 75 e ss. 12 Come osservato nel diritto societario nazionale, per quanto concerne le partecipazioni societarie, si possono ravvisare norme che in via mediata sono in grado di costituire un complesso di vincoli o divieti idonei a dare trasparenza a (oppure anche ad ostacolare) comportamenti qualificabili come lesivi della concorrenza. Rientrano in 102
7 disciplina antitrust delle interessenze tra concorrenti, ove prevista, necessita di costanti modulazioni per calibrarne la traiettoria in ottica competitiva e quindi, in mancanza di tali interventi, non appare in grado di stemperare in modo definitivo i rischi di alterazione della concorrenza. Non si può omettere di notare che in alcune ipotesi la disciplina di diritto societario si interseca con quella di diritto antitrust nel senso di intervenire sui legami ex ante sì da reprimere condotte anticompetitive 13. È pur vero che l'obiettivo primario delle norme da ultimo richiamate non è quello di tutelare il mercato in senso proconcorrenziale, ma di riequilibrare gli assetti di potere all'interno della compagine sociale e di preservare i soci da eventuali abusi della maggioranza azionaria o dei managers. L'assenza di conflitti tra la posizione degli azionisti e quella dei dirigenti o della maggioranza tale ambito ad esempio gli articoli 120 e 121 del d.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 che pongono obblighi di disclosure o limiti a carico di coloro che partecipano in un'emittente azioni quotate in misura pari o superiore alle soglie stabilite nelle norme. Con riferimento al fenomeno dei legami personali si può osservare che esso, pur non trovando limiti espliciti, deve confrontarsi con vincoli impliciti da ravvisare: nel principio di «adeguatezza organizzativa» (ex art c. 1 c.c.) oppure sotto il profilo dell'indipendenza per gli amministratori cui è richiesto tale requisito o sotto il profilo dell'obbligo di disclosure di cui all'art c.c. o infine sotto il profilo della responsabilità dell'amministratore per i danni che siano derivati alla società dall'utilizzazione a vantaggio proprio o di terzi di dati, notizie o opportunità di affari appresi nell'esercizio del suo incarico di cui all'art c. 5 c.c.. Cfr. ROMANO, La funzione della disclosure nella disciplina degli interessi degli amministratori di s.p.a., in Diritto della banca e del mercato finanziario, 2, 2012, 247; FULVIO, Il decreto Salva Italia e il nuovo divieto di interlocking directorates, in Banche e banc., 1, 2012, 115; CERA, Indipendenti, interlocking ed interessi tra modelli societari e realtà, in CERA - BENAZZO - PATRIARCA (a cura di), Il diritto delle società oggi. Innovazioni e persistenze, Torino, 2011, 629; CORRADI, Le opportunità di affari all'ultimo comma dell'art c.c.: profili interpretativi tra società ed impresa, in Giur. Comm., I, 2011, 597 e ss. MAVIGLIA, La corporate governance e tutela della concorrenza, in BEDOGNI - BARUCCI (a cura di), 20 anni di antitrust. L'evoluzione dell'autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Torino, 2010, 572; SANTAGATA, cit., 336. Per uno sguardo ricognitivo sulle disposizioni di vigilanza in materia bancaria, finanziaria ed assicurativa e sugli statuti e la regolamentazione interna degli operatori si veda CERA, Interlocking directorates nelle società bancarie, finanziarie e assicurative: evoluzioni e problemi, in Banca borsa tit. cred., 2010, 3, I, 276 e ss. 13 È il caso della disciplina dei doveri degli amministratori che possono prestarsi a reprimere condotte anticoncorrenziali, qualora sia questo l'effetto di tali violazioni; oppure l'effetto indiretto che la disciplina delle operazioni con parti correlate può avere sulla concorrenzialità del mercato. Cfr. MIOLA, cit., 14; MAVIGLIA, cit.,
8 LEONARDO MARRONI sarebbe da considerare motivo sufficiente per lasciar persistere i legami anticompetitivi 14. Se si restringe il campo di indagine al contesto nazionale è possibile notare che, a dispetto delle criticità evidenziate su entrambi i fronti dalle Autorità indipendenti 15, la discussione recente ha avuto per oggetto i soli legami personali, giungendo ad unanimità di consensi sul fatto che non è possibile considerare l'interlocking directorates anticompetitivo tout court, ma che occorre la valutazione in concreto delle condizioni di mercato in cui le imprese operano, delle caratteristiche delle informazioni di cui viene in possesso il componente la governance e della tipologia di collegamento che sussiste tra le imprese interessate, e sulla base di ciò costruire il relativo modello regolatorio Cfr. GHEZZI, cit., 212; GHEZZI, Legami personali tra intermediari finanziari e diritto della concorrenza. Sull'opportunità di introdurre uno specifico divieto antiinterlocking nell'ordinamento italiano, in Riv. soc., 2010, Ciò risulta nell'indagine conoscitiva condotta dall'agcm nel 2008 sulla governance di banche e di assicurazioni, mentre in sede di audizione in Commissione Finanze il presidente dell'agcm poneva maggiori preoccupazioni sui conflitti di ruolo. Alcuni recenti studi empirici hanno posto l'accento sul coerente disegno di incroci azionari presente nelle società italiane cui viene attribuita la funzione di fare da base per la costruzione di interlocking directorates. Cfr. AGCM, IC36 - La corporate governance di banche e di assicurazioni, provv. n , 23 dicembre 2008, in Boll. n. 49/2008, 80; Audizione del Presidente dell'autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Antonio Catricalà, Commissione Finanze, Camera dei Deputati, Tematiche relative all'applicazione della disciplina antitrust nel settore bancario, 7 maggio 2009; BARKER, Corporate governance, Competition, and Political Parties, Oxford, 2010; DRAGO - MANESTRA - SANTELLA, cit., 630. Peraltro, l'ultima fotografia degli assetti proprietari e dell'interlocking delle società quotate italiane è stata tracciata dalla Consob nel primo Rapporto 2012 sulla corporate governance. Da essa emerge un tessuto imprenditoriale con strutture piramidali in calo, ma sempre dominanti, patti di sindacato ben presidiati e assetti proprietari concentrati; sul fronte dei legami personali, nonostante l'entrata in vigore del divieto anti-interlocking, risulta ancora di gran lunga prevalente la quota dei componenti del consiglio di amministrazione con più di una carica su coloro che non hanno cumulo di incarichi. Cfr. CONSOB, Rapporto 2012 sulla corporate governance delle società quotate italiane, 1, dicembre In tal senso si vedano GHEZZI, cit., 1031; FALCE, Profili di rilievo concorrenziale del cumulo delle cariche. Cenni sui limiti di un modello bonne a tout faire, in SANTAGATA (a cura di), I legami personali negli organi amministrativi delle società tra autonomia privata e regole di mercato, Torino, 2011,
9 La recente scelta del legislatore nazionale contenuta nell'art. 36 del d.l. n. 201/ sembra però aver accolto solo in parte le sollecitazioni degli studiosi. Nell'intento di eliminare i legami personali si è preferito introdurre una norma anti-interlocking di ampia portata. Se essa rappresenta un'importante innovazione per la governance degli intermediari finanziari con l'aspettativa di rendere il sistema finanziario nazionale meno denso di legami personali, esso, come vedremo, non è in grado di fugare ogni perplessità in termini di effettiva eliminazione delle connessioni anticompetitive. Il presente contributo mira ad approfondire il dibattito sugli strumenti di controllo e regolazione degli intrecci tra imprese concorrenti cercando anche di focalizzare l'attenzione sul nuovo regime di incompatibilità di cui al citato art. 36. In particolare: in primo luogo saranno compiuti alcuni cenni alla disciplina statunitense in materia di legami personali cui la disciplina italiana si ispira ampliando l'indagine alla normativa sull'acquisizione di interessenze azionarie tra concorrenti; in secondo luogo si cercherà di ricostruire l'approccio europeo ai legami (azionari e personali) tra competitors ponendo lo sguardo all'impasse, in tema di acquisto di partecipazioni azionarie di minoranza in rivali, in cui si è trovata a (non) operare la Commissione Europea; in terzo luogo oggetto di analisi sarà la disciplina italiana anteriore all'entrata in vigore del divieto per cercare di cogliere le ragioni dell'intervento ad hoc contenuto nel c.d. decreto Salva-Italia ; infine una riflessione sarà volta a comprendere se il recente divieto anti-interlocking sia da considerare o meno come un mero intervento di facciata non idoneo a dissolvere (in concreto) il rischio di una condotta coordinata tra le società concorrenti. 17 D.l. 6 dicembre 2011, n. 201, in G.U. n. 284 del 6 dicembre 2011, rubricato «Disposizioni urgenti per la crescita, l equità e il consolidamento dei conti pubblici», convertito in l. 22 dicembre 2011, n. 201, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, recante disposizioni urgenti per la crescita, l equità e il consolidamento dei conti pubblici», in G.U. n. 300 del 27 dicembre S.O. n Si segnala, altresì, che norma di analogo contenuto si trova nel c.d. «Decreto Cresci-Italia» con riguardo alla composizione degli organi delle fondazioni bancarie. Cfr. art. 27 quater del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, in G.U. n. 19 del 24 gennaio 2012, rubricato «Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività», convertito in l. 24 marzo 2012, n. 27, recante «Conversione in legge, con modificazioni, del d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività», in G.U. n. 71 del 24 marzo S.O. n. 53/L. 105
10 LEONARDO MARRONI 2. Il controllo preventivo e completo degli intrecci tra imprese negli Stati Uniti: brevi note di diritto comparato In generale, dalla disamina dell'impianto normativo statunitense emerge un modello di regolazione molto stringente che lascia poco spazio a dubbi interpretativi/applicativi per entrambe le tipologie di connessioni tra competitors sopra evidenziate. Tuttavia un distinguo è necessario. La Section 7 del Clayton Act è dedicata, oltre che alle concentrazioni, anche al vaglio delle acquisizioni di minority shareholdings: da un lato essa vieta ogni acquisto di partecipazioni in società concorrenti, e dall'altro sembra esentare dal divieto gli acquisti solamente a scopo di investimento 18. Mette conto osservare che la soglia di allarme viene indicata nel punto 9 della lettera c) della Section 7, ove si escludono dal controllo preventivo le: «acquisitions, solely for the purpose of investment, of voting securities, if, as a result of such acquisition, the securities acquired or held do not exceed 10 per centum of the outstanding voting securities of the issuer». Il mero dato letterale potrebbe portare a ritenere leciti gli acquisi di partecipazioni di minoranza che si collocano al di sotto del 10% o quelli che sono da configurare come un semplice investimento. Per vero, l'analisi delle acquisizioni parziali è legata alle valutazioni compiute dalle Autorità (Federal Trade Commission ed Antitrust Division) nel singolo caso concreto e quindi la soglia indicata finisce 18 In particolare: «no person engaged in commerce or in any activity affecting commerce shall acquire, directly or indirectly, the whole or any part of the stock or other share capital [ ] of another person engaged also in commerce or in any activity affecting commerce, where in any line of commerce or in any activity affecting commerce in any section of the country, the effect of such acquisition may be substantially to lessen competition, or to tend to create a monopoly. No person shall acquire, directly or indirectly, the whole or any part of the stock or other share capital and no person subject to the jurisdiction of the Federal Trade Commission shall acquire the whole or any part of the assets of one or more persons engaged in commerce or any activity affecting commerce, where in any line of commerce in any section of the country, the effect of such acquisition, of such stocks or assets, or the use of such stock by voting or granting of proxies or otherwise, may be substantially to lessen competition, or tend to create a monopoly. This section shall not apply to persons purchasing such stock solely for investment and not using the same by voting or otherwise to bring about, or in attempting to bring about, the substantial lessening of competition». Cfr. Clayton Act 1914 par. 7, 15 U.S.C. par. 18 (2013). 106
11 per non essere uno standard di (il)legalità. La giurisprudenza americana ha infatti concluso che la solely for investment rule non rende immuni dal controllo gli acquisti di partecipazioni di minoranza sotto la soglia del 10% e dunque se l'investimento ha un effetto anticoncorrenziale, allora la stessa non si applica 19. A conferma di ciò all'interno delle Horizontal Merger Guidelines 20 del 2010 si è precisato che: «the Agencies [ ] review acquisitions of minority positions involving competing firms, even if such minority positions do not necessary or completely eliminate competition between the parties to the transaction». In base ad una recente ricostruzione degli orientamenti delle Autorità antitrust statunitensi 21 il controllo delle transazioni aventi ad oggetto le partecipazioni di minoranza in concorrenti risulta essere molto esteso riguardando l'acquisizione di partecipazioni azionarie che arrivano anche ad una quota inferiore al 7%. Inoltre, sotto il profilo degli interventi, le Autorità antitrust competenti, in via tendenziale, hanno ordinato sia misure di tipo ablatorio sia di tipo contenitivo consistenti: i) nel disinvestimento della partecipazione anticompetitiva ; ii) nella conversione di una partecipazione con diritto di voto in una priva di tale diritto; iii) nell'implementazione di firewall da parte delle imprese interessate per far cessare il rischio di accesso ad informazioni sensibili. Il quadro regolatorio americano in tema di connessioni tra imprese concorrenti si completa con la disciplina di cui alla Section 8 del Clayton Act che prevede un divieto per se di interlocking directorates tra imprese concorrenti attive nello stesso settore di mercato. In termini sostanziali la severità della norma si traduce: i) nell'immediata applicazione del divieto a prescindere dall'analisi del caso concreto e prima che si verifichino effetti anticompetitivi 22 ; ii) nell'automatica 19 A fini di completezza espositiva si evidenzia che per molto tempo non sono stati chiari i criteri seguiti dalle due Autorità per autorizzare o vietare acquisizioni di partecipazioni che non veicolano il controllo. Cfr. CORRADI, cit., Disponibili su: in particolare si veda la Section Cfr. CUOMO - CHANGRONG - MALAISE, Partial acquisitions: recent MOFCOM action suggests possible divergence with U.S. Standard, in Antitrust Chronicle, 1, 2012, Cfr. WALLER, Corporate governance and competition policy, in George Mason Law Rev., 2011, 18, 4, 857. Inoltre, la norma opera ex ante e segnatamente essa prevede che: «(a) (1) No person shall, at the same time, serve as a director or officer in any two corporation (other than banks, banking associations, and trust companies) 107
12 LEONARDO MARRONI illiceità della condivisione di directors o officers nominati dal board tra imprese che siano concorrenti attuali, qualora vengano superate le soglie de minimis correlate alla percentuale dei ricavi 23. È interessante osservare che in base alle più recenti analisi empiriche compiute sulla rete degli amministratori delle società americane con più elevata capitalizzazione di borsa la norma appare aver raggiunto i suoi due primari obiettivi: basso livello di collusione del network delle imprese 24 ed eliminazione dell'opportunità di condividere informazioni commercialmente sensibili tra concorrenti 25. Inoltre, l'efficacia della norma si è tradotta anche in un basso livello di that are- (A) engaged in whole or in part in commerce; and (B) by virtue of their business and location of operation, competitors, so that the elimination of competition by agreement between them would constitute a violation of any of the antitrust laws; if each of the corporations has capital, surplus, and undivided profits aggregating more than $ 10,000,000 (updated $ 28,883,000) as adjusted pursuant to paragraph (5) of this subsection». Cfr. Clayton Act 1914 par. 8, 15 U.S.C. par. 19 (2013); Notices, Federal Trade Commission, «Revised jurisdictional thresholds for Section 8 of the Clayton Act», Monday, January 14, 2013, 78 Fed. Reg. No. 9, La Section 8 stabilisce che il divieto non opera laddove le «competitive sales», cioè il ricavo lordo per tutti i prodotti o servizi venduti in concorrenza con l'altra impresa coinvolta siano inferiori a un milione di dollari (soglia aggiornata a $ 2,888,300 il 14 gennaio 2013), oppure al due percento delle vendite complessive di ciascuna impresa; oppure ancora nell'ipotesi che la somma delle competitive sales delle due imprese sia inferiore al quattro percento della somma delle loro vendite complessive. Cfr. Notices, Federal Trade Commission, «Revised jurisdictional theresolds for Section 8 of the Clayton Act», Monday, January 14, 2013, 78 Fed. Reg. No. 9, 2675; Antitrust Emendament Act of 1990, Pub. L. No , 104 Stat (1990); FARRINGTON, Nuts and Bolts of Section 8. What can you do with your equity interest in a competitor?, April 21, 2010, disponibile su: americanbar.org/antitrust/at-committees/at-s1/pdf/spring-materials/2010/what_can_ you_do.pdf; WILSON, Unlocking interlocks: the on-again off again saga of Section 8 of the Clayton Act, in Antitrust Law Journal, 1976, 45, In particolare, tra le prime quaranta società per capitalizzazione di borsa, si è rilevato un basso il livello di densità che si attesta a 0,0564. Da tale parametro (dato dal rapporto tra numero delle connessioni all'interno del network e numero dei legami possibili) si è dedotto che il sistema statunitense non risulta essere caratterizzato da collusione. Cfr. DRAGO - POLO - SANTELLA - GAGLIARDI, A comparison of the director networks of the main listed companies in France, Germany, Italy, The United Kingdom, and The United States, 20 January 2008, disponibile su 25 Ciò peraltro corrisponde alla ratio della Section 8 che, come puntualmente evidenziato nel caso SCM Corp. v. Federal Trade Commission, è quella di: «[ ] nip in the bud incipient violations of the antitrust laws by removing the opportunity or temptation to such violations through interlocking directorates [ ]». Cfr. 565 F.2d 807, 811 (2d Circ. 1977). 108
13 contenzioso: nella gran parte dei casi, il possibile ricorso in giudizio è stato evitato dalle volontarie dimissioni, in the shadow of the law, dei membri dei consigli direttivi che potevano generare legami personali idonei ad alterare gli incentivi delle imprese a competere 26. Il rigore della norma è percepibile anche dal doppio schema di enforcement che ne determina il rispetto da parte delle imprese a prescindere dalle dimensioni 27. La Federal Trade Commission può avvalersi di un rimedio pro-competitivo il c.d. cease and desist order mediante il quale il giudice a fronte di (e facendo proprio) un accordo vincolante siglato tra le parti (con particolare enfasi sugli obblighi del convenuto) pone termine ad una procedura di presunta patologia antitrust esistente 28, all'antitrust Division del Department of Justice ed alle parti private viene riconosciuta la facoltà di ricorrere dinanzi alla 26 GERBER, Enabling interlock benefits while preventing anticompetitive harm: toward an optimal definition of competitors under Section 8 of the Clayton Act, in Yale Journal on Regulation, 24, 1, 2007, La rilevanza sul mercato di un determinato operatore non ha costituito circostanza idonea ad esonerare Apple e Google dal rispetto della Section 8. Nel corso del maggio 2009 la Federal Trade Commission apriva un'istruttoria nei confronti di questi due giganti del settore tecnologico. Le due imprese erano connesse da due amministratori: Eric Schimdt, Ceo e Chairman di Google e componente del board di Apple, e Arthur Levinson director nel board di Apple e nello stesso tempo membro dell'organo di amministrazione di Google. La FTC nel maggio 2009 provvedeva a notificare l'avvio dell'investigation alle due imprese. Nonostante il documento contenente l'istruttoria della FTC non sia stato reso pubblico, alcuni commentatori hanno ipotizzato che tra le due imprese il rischio di scambio di informazioni sensibili fosse molto elevato, in quanto entrambe le imprese erano spinte dal desiderio di combattere Microsoft loro nemico comune sul mercato. L'investigation in parola, tuttavia, non ha avuto seguito, a causa delle dimissioni dei due directors. Si rileva che parte della dottrina americana ha criticato la decisione di archiviazione mettendo in evidenza che le sole dimissioni dei due amministratori in realtà non eliminavano completamente il rischio di collusione tra imprese rimandendo sempre presente la connessione realizzata per il tramite di Gore e Campbell che ricoprivano cariche in Apple e Google non rientranti nel divieto anti-interlocking. Cfr. GARON, Searching inside Google: cases, controversies and the future of the world's most provocative company, in Loyola of Los Angeles Entertainment Law Review, 30, , 439. Si nota altresì che la norma ha subito alterne fortune applicative, secondo un commentatore «punctuated by a few bursts of mild activity and then followed by long periods of benign neglect». Cfr. WILSON, Unlocking interlocks: the on-again off-again saga of Section 8 of the Clayton Act, in Antitrust Law Journal, 1978, 45, Nel caso di una violazione della proibizione di interlocking directorates rimane ferma la procedura antitrust ordinaria e la competenza del giudice. Cfr. 15 U.S.C. par. 21 b. 109
14 LEONARDO MARRONI Corte Suprema, alle Corti del circuito d'appello ed alle Corti distrettuali per chiedere un provvedimento inibitorio (injunction 29 ) e solo ai privati cittadini viene riconosciuta la possibilità di invocare il risarcimento del danno nella forma di treble damages 30. Tuttavia, si rammenta che la fermezza della Section 8 non impedisce al giudice investito di un'eventuale disputa di valutare in modo ragionevole e proporzionato il multiple directorship soppesandone gli effetti positivi e negativi nel contraddittorio con le parti e le Autorità 31. Dalle brevi notazioni compiute sulla policy statunitense emerge una disciplina che potremmo definire di tutela preventiva e completa della concorrenza, operando prima di qualsiasi violazione su entrambe le tipologie di legami considerati e soprattutto senza prevaricare in modo eccessivo la libertà degli operatori. Si può infatti osservare che entrambe le disposizioni sembrano essere improntate all'equilibrio: da un canto, l'evoluzione della Section 7 ha mostrato la centralità della valutazione compiuta dalle Autorità amministrative in relazione alle concrete fattispecie poste al loro scrutinio; dall'altro la Section 8, pur 29 Sul punto si evidenzia che in linea generale le Corti hanno accolto con favore la richiesta di injuction avanzata dai privati. Cfr. Proctoseal Co. v. Barancik 484 F.2d 585 (7th Circ. 1973). In United States v. W.T. Grant Co. la Corte Suprema è intervenuta sul tema dell injuction notando che: «[ ] the purpose of an injuction is to prevent future violations», e che l injuction dovrebbe essere emessa: «[...] even without a showing of past wrongs [ ]» precisando altresì che per il relativo rilascio deve sussistere «[ ] some cognizable danger of recurrent violation, something more than the mere possibility which serves to keep the case alive [ ]», p.to 633 della decisione. Cfr. United States v. W.T. Grant Co. 345 U.S. 629 (1953). 30 Come noto, tale tipologia di risarcimento del danno introdotta dallo Sherman Act e contemplata anche dal Clayton Act, prevede che la parte privata abbia diritto ad ottenere il risarcimento superiore a tre volte i danni da essa provati, tuttavia non vi è alcun precedente giurisprudenziale con il quale si sia conferito tale risarcimento ad un privato. V. ABA, Section of antitrust law, interlocking directorates: handbook on Section 8 of the Clayton Act, Chicago, 2011, 36 e ss.. Cfr. 15 U.S.C. par. 15 c. 31 Ciò sembra trovare fondamento in un recente caso ove si è evidenziato che: «it is an abuse of legal system to cram unnecessary litigation down the throats of firms whose directors serve on multiple boards, and then use high costs of antitrust suits to extort settlements (including undeserved attorneys' fees) from the targets. [ ] Usually serving on multiple boards demonstrates breadth of experience, which promotes competent and profitable management. If the Antitrust Division or the FTC sees a problem, there will be time enough to work it out». Cfr. Ronald Booth Trust and Ronald Gross v. Crowley, United States Court of Appeal for the Northern District of Illinois, No. 09 C5314, June 13,
15 inserendosi nella tradizione antitrust americana 32, si presenta come dotata di una struttura in cui sono contemperate non solo le esigenze di tutela del mercato, ma anche quelle di un intervento ponderato attraverso la previsione legale di soglie minime di intervento (quale test di illegalità per se) o tramite l'intervento dei giudici. 3. L'approccio comunitario ai legami tra competitors e la sua compatibilità con l'ambivalenza del fenomeno Come noto, nella disciplina comunitaria sulla concorrenza non è possibile rinvenire una regolazione ad hoc sul tema in esame. A prima vista tale scenario potrebbe apparire non idoneo ad assicurare un efficace contrasto ai legami anticompetitivi 33, in realtà, esso risulta coerente con il carattere non necessariamente patologico degli intrecci e con la mancanza di indici in grado di stabilire il livello di indipendenza che ciascun operatore deve avere rispetto al proprio competitor. Per vero, il problema dell'intervento sulle connessioni tra players concorrenti riguarda la possibilità di assoggettare ad un procedimento antitrust comportamenti collusivi per i quali non c'è prova manifesta di un cartello. Da questo punto di vista, dunque, i legami tra concorrenti si collocano nell'area di tensione logica tra la nozione economica e la nozione giuridica di collusione. Per inciso, l'analisi economica della collusione mette in evidenza che al fine di alterare le dinamiche di mercato non occorre che le imprese stabiliscano le proprie strategie attraverso un coordinamento specifico ed esplicito, ma è sufficiente che siano individuabili esiti di mercato di tipo monopolistico ed efficaci condizioni di enforcement interno tra i rivali. Dal punto di vista giuridico, invece, le imprese 32 Il modello normativo dell'antitrust rimane ancora nelle sue linee generali di tipo penalistico, radicato sui divieti per se, cioè aventi ad oggetto fattispecie chiaramente definite dalla norma incriminatrice. Cfr. LIBERTINI, voce Concorrenza, in Enc. dir. ann., vol. III, Milano, 2010, V. GHEZZI, cit.,
16 LEONARDO MARRONI colludono quando la strategia perseguita da ciascuna di esse è il risultato di una provata «attività di coordinamento» tra concorrenti 34. La tradizionale leva degli argomenti pragmatici per comporre la tensione tra le due nozioni non sembra poter essere impiegata nelle connessioni azionarie e personali. Per un verso, tali tipologie di relazioni sono in grado di realizzare le tre condizioni richieste nella teoria economica per dimostrare la sostenibilità e la stabilità sul mercato di un meccanismo cooperativo: i) raggiungere un consenso su un determinato corso di azioni (equilibrio); ii) ridurre il tempo per la scoperta delle deviazioni e della punizione 35 ; iii) prevenire la reazione delle imprese che non colludono 36. Per altro verso risulta mancante il riscontro esplicito e specifico che è condicio sine qua non per integrare gli estremi della collusione sotto il profilo giuridico, in quanto nell'acquisto di partecipazioni azionarie o nella selezione/condivisione di componenti degli organi di governance di un'impresa deve rilevarsi un profilo di autonomia che ne impedisce a priori l'illiceità. Comunque, lo status della normativa non ha determinato il completo disinteresse della Commissione e delle Corti europee sul tema in esame, ma anzi si è tradotto nell'adozione di un metodo di valutazione case by case in armonia con le tendenze ermeneutiche dei tradizionali strumenti antitrust Cfr. GRILLO, Recenti sviluppi in tema di intese orizzontali, in RABITTI BEDOGNI - BARUCCI (a cura di), 20 anni di antitrust. L'evoluzione dell'autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Torino, 2010, Si può notare che la riduzione del periodo di tempo consente di comprimere i benefici di breve periodo che un'impresa deviante potrebbe conseguire ed aumenta il costo opportunità della deviazione. V. GRILLO, Le Linee guida sugli accordi di cooperazione orizzontale, in Mercato conc. reg., 2011, 2, Cfr. BUCCIROSSI - SPAGNOLO, cit., 1228; MOTTA, Competition Policy Theory and Practice, New York, 2004, 138; GREEN - PORTER, Non cooperative collusion under imperfect price information, in Econometrica, 1984, 52, 87. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato nell'indagine conoscitiva sulla corporate governance di banche e assicurazioni è giunta a sostenere che i legami tra intermediari finanziari sono in grado di generare uno «strong mediated equilibrium» dal quale è difficile (se non impossibile) per le imprese partecipanti discostarsi. Cfr. AGCM, cit., Secondo la Commissione: «Minority shareholdings and interlocking directorates may play a role in the application of EC competition law, both in the field of merger control and in the context of the antitrust rules». V. OECD, cit.,
17 Muovendo da questa osservazione è dato rilevare che da un lato la Corte di Giustizia 38 ha posto le basi per consentire all'autorità antitrust comunitaria di interpretare le norme in materia di intese e di abuso di posizione dominante in modo da comprendere gli effetti, e se del caso intervenire, sui legami tra concorrenti, dall'altro la Commissione non ha impiegato tali strumenti in funzione di contenimento dell'espansione delle connessioni, ma ha svolto la propria attività di contrasto alle pratiche anticoncorrenziali avvalendosi degli intrecci come parametri di concertazioni illecite. Per dispiegare con efficacia gli strumenti di cui agli artt. 101 e 102 TFUE è infatti necessaria la sussistenza di fattori ambientali (quali ad esempio il potere di mercato, la natura delle attività esercitate, le interrelazioni di mercato, i rapporti industriali e commerciali tra le imprese interessate) che, opportunamente amalgamati con le relazioni azionarie e personali, rendono più profittevole per i competitors aderire ad una strategia collusiva alla deviazione da essa. Ciò si desume da una ricognizione delle posizioni assunte sul punto dalla Commissione. Essa ha chiarito come regola generale che: «l'art. 85, par. 1 del Trattato CE non si applica agli accordi di acquisto o di vendita di azioni in quanto tali. Tuttavia, esso può applicarsi a tali accordi, alla luce del contesto specifico, contrattuale e di mercato, di ciascun caso, se il comportamento concorrenziale delle parti è destinato ad essere coordinato o comunque ad essere influenzato 39». Di poi, la Commissione ha messo in evidenza quale ulteriore timore anticompetitivo quello concernente l'accesso ad informazioni interne riservate compiuto tramite la condivisione di membri del board. In relazione a quest'ultimo profilo si è, da ultimo, riconosciuta la convergenza 40 tra i rimedi previsti dal diritto societario e quelli di cui alla disciplina antitrust in modo da impedire eventuali abusi 41. Apertura importante, ma non risolutiva, giacchè, come osservato, il sostegno del diritto societario ha comunque una portata limitata alle problematiche 38 Corte giust., 17 novembre 1987, cause riunite 142 e 156 del 1984, British American Tobacco Company Ltd. e Reynolds Industries Inc. c. Commissione, in Racc., 1987, COMMISSIONE, 27 luglio 1994, caso IV/34.857, BT-MCI, in G.U.C.E. L223 del 27 agosto 1994, 36, p.to In questo senso WALLER, cit., COMMISSIONE, cit., p.to
18 LEONARDO MARRONI di natura endosocietaria e solo in via indiretta è in grado di ostacolare contegni qualificabili come lesivi della concorrenza 42. Invero, si intuisce che la difficile perseguibilità per se degli intrecci ai sensi dell'art. 101 TFUE avrebbe potuto comportare che le connessioni non fossero toccate dalla disciplina in questione. In realtà, la casistica ha messo in luce che, proprio all'interno di tali complesse querelles, gli assetti di ownership e di governance possono assurgere a coefficienti essenziali per le imprese e per la Commissione per dimostrare l'esistenza o meno di un comportamento cooperativo 43. Analogo trattamento è stato riservato ai reticoli azionari e personali sul versante dell'art. 102 TFUE, sul punto sia però consentita una precisazione. Nella prospettiva della norma da ultimo richiamata si può riscontrare un'ulteriore traccia della rilevanza dei legami finanziari e personali tra concorrenti: essi vengono indicati dalla giurisprudenza 44 tra gli indici idonei a suffragare l'esistenza di una posizione dominante collettiva. In linea teorica questo ambito poteva configurarsi come prolifico per scongiurare pericolose derive anticoncorrenziali, ma in pratica non è stato sfruttato dall'autorità comunitaria e quindi ad oggi rimane inesplorato 45. Certo non mancano le ragioni di un simile esito identificabili vuoi negli ondivaghi orientamenti della dottrina e giurisprudenza su tale fattispecie abusiva, vuoi nei non definiti confini 42 Supra par È interessante menzionare quanto accaduto nel caso Mastercard. Sotto il profilo soggettivo, l'impresa ha contestato l'applicabilità dell'art. 101 del Trattato sostenendo che, in seguito alla modifica della propria struttura di azionariato e di governance, avvenuta nel 2006 con la quotazione in borsa, la fissazione delle commissioni interbancarie sarebbe stata sottratta all'associazione del dominio di banche per ricadere nella responsabilità decisionale di un soggetto terzo ed indipendente. Tali mutamenti non sono stati ritenuti sufficienti dalla Commissione (e di recente dal Tribunale di primo grado) che ha continuato a ravvisare l'esistenza di un'associazione di imprese proprio attraverso le strette connessioni tra le banche licenziatarie ed il gruppo Mastercard. Cfr. COMMISSIONE, 19 dicembre 2007, casi COMP/ Mastercard, COMP/ EuroCommerce, COMP/ Commercial Card, in G.U.U.E. C264/04 del 6 novembre Trib. primo grado, 24 maggio 2012, caso T-111/2008, Mastercard et al. c. Commissione, non pubblicata; V. CECCARELLI, Commissione Europea vs MasterCard: l'analisi antitrust di un mercato bilaterale, in Mercato conc. reg., 2008, 3, V. Trib. primo grado, 26 gennaio 2005, causa T-193/2002, Laurent Piau c. Commissione, in Racc., 2005, II-209, p.to Cfr. OSTI, voce Abuso di posizione dominante, in Enc. dir. ann., vol. IV, Milano, 2011,
19 di (il)liceità del mero parallelismo consapevole tenuto sul mercato dalle imprese del gruppo collettivamente dominante 46. In prospettiva, peraltro, la mancanza di riferimenti nei recenti Orientamenti 47 non sembrano poter deporre a favore di una modifica del trend (Segue) Lo scrutinio nel corso della valutazione delle concentrazioni: verso un revirement sulla rilevanza antitrust dell'acquisizione di partecipazioni di minoranza? In ogni caso, nella supervisione ed eliminazione dei collegamenti tra imprese concorrenti, centrale è stato il ruolo giocato dalla disciplina sulle operazioni di fusione e acquisizione. Se da un lato il Regolamento 4064/89 ha introdotto un parametro nuovo per gli acquisti proprietari atto a determinare la sussistenza del controllo, vale a dire l'influenza determinante, dall'altro si è registrata la tendenza delle imprese ad impegnarsi alla rinuncia ai normali diritti connessi alle partecipazioni azionarie (quali ad esempio quelli di voto o di nomina di componenti del board) per scongiurare un esito negativo delle operazioni di concentrazione poste al vaglio della Commissione 48. Tale esperienza ha portato ad una prima concreta proposta di disciplina dei legami tra concorrenti nel corso del dibattito avvenuto 46 V. RAFFAELLI, L'evoluzione del concetto di posizione dominante collettiva nella disciplina antitrust, in Diritto comunitario e degli scambi internazionali, 1/2007, 39; LIBERTINI, Posizione dominante individuale e posizione dominante collettiva, in Riv. dir. comm., 2003, I, COMMISSIONE EUROPEA, Orientamenti sulle priorità della Commissione nell'applicazione dell'art. 82 del Trattato CE al comportamento abusivo delle imprese dominanti volto alla esclusione dei concorrenti, in G.U.U.E. C45/02 del 24 febbraio Si vedano sul punto i casi seguenti: COMMISSIONE, 8 maggio 1998, caso n. IV/M.1082, Allianz-AGF, in G.U.C.E. C246 del 6 agosto 1998, 4; COMMISSIONE, 2 giugno 1998, caso n. IV/M.1080, Thyssen-Krupp, in G.U.C.E. C252 del 11 agosto 1998, 7; COMMISSIONE, 8 aprile 1999, caso COMP/M.1453, AXA-GRE, in G.U.C.E. C30 del 2 febbraio 2000, 6; COMMISSIONE, 12 gennaio 2000, caso COMP/M.1712, Generali-INA, in G.U.C.E. C58 del 1 marzo 2000, 6; COMMISSIONE, 19 luglio 2001, caso n. IV/M.2431, Allianz-Dresdner Bank, in G.U.C.E. C316 del 10 novembre 2001, 13; COMMISSIONE, 8 novembre 2001, caso n. IV/M.2567, Nordea-Postgirot, in G.U.C.E. C347 del 8 dicembre 2001, 5; COMMISSIONE, 2 aprile 2003, caso COMP/M.2876, Newscorp-Telepiù, in G.U.U.E. L110 del 16 aprile 2004,
20 LEONARDO MARRONI sulla Riforma del Regolamento 4064/ In questa occasione la Commissione suggeriva di mantenere al di fuori del campo di applicazione della emananda disciplina sulle concentrazioni i problemi inerenti all'acquisto di partecipazioni di minoranza ed all'interlocking directorates considerando l'estensione a queste ultime come un onere e ritenendo, se del caso, più indicata l'applicazione degli artt. 101 e 102 del TFUE 50. Nonostante le opinioni dissenzienti si è finito per mantenere la summa divisio tra legami che confericono il controllo 51 valutabili in base al Regolamento concentrazioni n. 139/2004 e legami censurabili ai sensi della disciplina antitrust in senso stretto. In mancanza di attribuzione di controllo, l'esistenza di legami strutturali diviene viepiù fattore rilevante nella valutazione preventiva 49 Sul dibattito in questione per i numerosi interventi di commento da parte di soggetti sia pubblici che privati si può fare riferimento alla raccolta ufficiale reperibile al sito internet 50 La Commissione evidenziava sia l'aumento di notificazioni che la citata espansione delle competenze avrebbe potuto provocare sia l'elevata probabilità che tali transazioni scrutinate fossero neutrali sotto il profilo competitivo. Cfr. COMMISSIONE EUROPEA, Libro Verde sulla Riforma del Regolamento 4064/89, COM (2001) 745, Bruxelles, 17 Dicembre 2001, p.ti 106 e ss.; OECD, cit., Cfr. MANGINI - OLIVIERI, cit., 106. È dato osservare che si possono riscontrare effetti sulla concorrenza nel caso in cui venga a ritenersi realizzata una concentrazione sostanziale in ragione di legami partecipativi e personali determinanti un rapporto di controllo di fatto. Tale situazione può ricorrere in presenza di una pluralità di elementi che consentano di prevedere, con un certo grado di certezza, la possibilità per l'azionista di minoranza di disporre di una maggioranza sufficientemente stabile in sede di assemblea. Si pensi a titolo esemplificativo ai collegamenti personali (ma anche economici in generale) tra l'azionista (persona fisica o giuridica) di minoranza e gli altri azionisti, in modo da far presumere l'attitudine di tali soggetti ad uniformarsi alle posizioni assunte dall'azionista candidato al controllo o l'improbabilità che una parte sufficiente di tali soggetti si discosti dalle posizioni assunte dall'azionista candidato al controllo o l'improbabilità che una parte sufficiente degli azionisti voti in senso contrario a quest'ultimo. Peraltro, la Commissione nel compiere un giudizio prognostico della concentrazione sottoposta al suo vaglio tiene conto del comportamento degli azionisti nelle ultime assemblee e della variazione nella composizione dell'azionariato che si produrrà a seguito dell'operazione. Cfr. COMMISSIONE EUROPEA, Comunicazione consolidata della Commissione sui criteri di competenza giurisdizionale a norma del Regolamento CE n. 139/2004 del Consiglio relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese, in G.U.U.E. 95/01 del 16 aprile 2008, par. 59 e ss. 116