Source: http://gennaro-de-natale.blogspot.com/2013/01/
Timestamp: 2017-12-17 21:30:28+00:00
Document Index: 70438431

Matched Legal Cases: ['art. 115', 'art. 1494', 'art. 1218', 'art. 1176', 'art. 1519', 'art. 1519', 'art. 1519', 'art. 1218', 'art. 1494', 'art. 1519', 'art. 55', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 9']

Avv. Gennaro De Natale - Salerno: gennaio 2013
Per: ***********, con l’avv. Massimiliano De Leo.
Contro: ********, con l’avv. *********.
Le eccezioni della convenuta sono tutte rigettabili secondo le seguenti argomentazioni.
1 La dinamica dei fatti, così come prospettati da parte attrice, ha trovato riscontro nelle risultanze processuali e nella testimonianza dei testi, i quali hanno confermato che la denuncia dei vizi dell’auto è stata fatta nei termini di legge, secondo quanto si dirà in prosieguo.
Il quantum è stato provato mediante l’allegazione delle fatture comprovanti gli esborsi sostenuti dall’istante, peraltro non specificatamente contestati dalla convenuta: ciò comporta che, ai sensi dell’art. 115 cpc, il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti … nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita.
Risulta palese, pertanto, la responsabilità esclusiva del titolare della concessionaria, non confutata da nessuna prova contraria.
2 La fattispecie oggetto del presente giudizio è regolata, in primo luogo, dalla disciplina codicistica comune, e cioè dagli articoli da 1490 a 1495 cc, relativi alla garanzia per i vizi della cosa venduta.
L'art. 1494 cc, norma speciale rispetto a quella dall'art. 1218, secondo gli ordinari principi in materia di responsabilità contrattuale pone una presunzione di colpa a carico del venditore, la quale viene meno solo se lo stesso provi di avere ignorato incolpevolmente l'esistenza dei vizi, dovendosi aver riguardo alla diligenza impiegata nella verifica dei vizi stessi, con riguardo al tipo di attività esercitata, alla stregua del parametro di cui all'art. 1176 co. 2 cc, e tenuto anche conto degli usi invalsi nello specifico settore commerciale (Cass. 26 aprile 1991, n. 4564).
In ogni caso, la presunzione di colpevolezza a carico della convenuta non può essere superata così semplicemente, in quanto, trattandosi di vettura usata, una più approfondita revisione del mezzo doveva considerarsi rientrante nei doveri di diligenza del venditore, in misura più ampia che se si fosse trattato di vettura nuova (Trib. Pistoia, Sez. dist. di Pescia, sent. 16/4/2000).
3 Inoltre, va presa in esame anche la normativa più recente, ossia il D. Lgs. n. 24 del 2/2/2002, attuazione della direttiva CE n. 44 del 1999 in materia di tutela dei consumatori, che ha introdotto nel codice civile gli artt. da 1519 bis a 1519 nonies, nella sezione relativa alla vendita di beni mobili.
Tale decreto ha come oggetto la disciplina della vendita dei beni di consumo, che si applica a quei contratti che siano stati conclusi tra un consumatore e un professionista.
La nuova normativa, pertanto, si applica anche agli acquisti effettuati presso i professionisti dell'auto: infatti, l'art. 1519 bis, ultimo comma, cc, estende la nuova disciplina alla vendita di beni di consumo usati.
In base a tale normativa, il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita.
Nella fattispecie in esame, l’auto acquistata dalla Sig.ra ******* è priva del requisito della conformità a causa dei vizi e difetti di funzionamento descritti in atto di citazione, che hanno reso l’autoveicolo non rispondente a quanto concordato, descritto e garantito dal venditore al momento dell’acquisto, ai sensi dell’art. 1519 ter, 2° comma, cc.
Il decreto n. 24/2002 introduce una nozione uniforme di difetto di conformità. Essa ricomprende ogni specie di difetto del bene venduto, e cioè sia i vizi che le mancanze di qualità (essenziali o promesse), sia la totale difformità, come si presenta nelle ipotesi cosiddette di vendita di aliud pro alio.
Il suddetto decreto, con tale disposizione, stabilisce una presunzione iuris tantum sulla nozione di conformità al contratto dei beni di consumo oggetto della vendita.
Occorre precisare, però, che il concetto di non conformità ex D. Lgs. 24/2002 è molto più ampio rispetto a quello di vizio contemplato nella disciplina codicistica comune, nel senso che il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità del bene esistente al momento della consegna.
Nella fattispecie oggetto del presente giudizio, il bene non è conforme alla descrizione fatta dal venditore, nel senso che non possiede le qualità che questi ha presentato all’attrice al momento dell’acquisto, come è stato ampiamente provato in fase istruttoria.
Orbene, in caso di difetto di conformità, la nuova normativa riconosce al consumatore il diritto a richiedere, a sua scelta, la riparazione o la sostituzione del bene.
Le riparazioni o le sostituzioni, senza spese in entrambi i casi, devono essere effettuate entro un congruo termine dalla richiesta e non devono arrecare notevoli inconvenienti al consumatore tenendo conto della natura del bene e dello scopo per il quale il consumatore ha acquistato il bene.
In via sussidiaria, il consumatore può chiedere, sempre a sua scelta, una congrua riduzione del prezzo o la risoluzione del contratto.
Nel caso in esame, la Sig.ra ******** trovandosi nella necessità di dover usare l’autoveicolo per far fronte alle esigenze di vita quotidiana, ha dovuto provvedere personalmente alle riparazioni e sostituzioni necessarie, a causa della inerzia del venditore, pur sollecitato più volte in tal senso, come provato con testimoni.
Inoltre, l’art. 1519 sexies cc prevede che salvo prova contraria, si presume che i difetti di conformità che si manifestano entro 6 mesi dalla consegna del bene esistessero già a tale data, a meno che tale ipotesi sia incompatibile con la natura del bene o con la natura del difetto di conformità.
Pertanto, per i difetti di conformità che si manifestano nei primi 6 mesi dalla consegna del bene, come nel caso in esame, il consumatore non è nemmeno tenuto a provare (come invece ha fatto parte attrice) che il difetto esisteva in nuce al momento della consegna, in quanto tale circostanza è data per presunta.
Spetta, eventualmente, al venditore dimostrare il contrario, e cioè che il prodotto non era difettoso al momento della consegna: tuttavia, quest’ultimo non ha nemmeno fornito tale prova contraria, né tantomeno ha contestato la circostanza, limitandosi a fornire vaghe quanto inutili contestazioni di stile, prive di qualsiasi valore probatorio.
Tutt’altro impugnato, l’istante, come in atti rapp.ta, difesa e dom.ta,
1) Dichiarare la responsabilità della convenuta per i fatti descritti in narrativa, e per l’effetto,
2) Condannare la convenuta al pagamento dei danni subiti dall’istante, come descritti in atto introduttivo, oltre interessi dal fatto, con vittoria di spese ed onorari di causa, con attribuzione al sottoscritto procuratore antistatario.
Salerno, 18 Dicembre 2012
Pubblicato da Gennaro De Natale a 1/15/2013 05:28:00 PM
Etichette: art. 1218 cc, art. 1494 cc, art. 1519 bis cc, auto usata, D. Lgs. 24/2002, difetto, direttiva CE n. 44 del 1999, garanzia, Trib. Pistoia Pescia 16/4/2000, tutela dei consumatori, vizi della cosa venduta, vizio
CORTE D'APPELLO DI NAPOLI - DECRETO N. 3154/12 RGVG
in persona del dott. Vito Frallicciardi
nel procedimento n. 3154/2012 RG di VG, avente ad oggetto la domanda di equa riparazione ai sensi della legge 24 marzo 2001, n. 89 (come modificato dall’art. 55, comma 1, lett. c del DL 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modifiche dalla legge 7 agosto 2012, n. 134), proposta
*********, rappresentata e difesa dall’avv. Gennaro De Natale in forza di procura rilasciata a margine del ricorso e con lo stesso elettivamente domiciliata in Salerno, Via Ogliara, 36, che dichiara di volere ricevere comunicazioni e notificazioni al numero di fax 089/282192 o all’indirizzo di posta certificata avvgennarodenatale@pec.ordineforense.salerno.it
Ministero della Giustizia in persona del Ministro pt, domiciliato ex lege in Napoli, alla via Diaz 11, presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato
- Letto il ricorso depositato in data 28 novembre 2012;
- esaminata la documentazione prodotta ed allegata nel fascicolo di parte, da cui risultano le seguenti circostanze di fatto, rilevanti ai fini della decisione:
- 1) Giudizio presupposto: azione per violazione di distanze legali tra edifici proposta nei confronti della ricorrente da ******* innanzi al Tribunale di Salerno;
- 1a) l’atto di citazione è stato notificato in data 2 aprile 1985;
- 1b) il giudizio è stato definito in secondo grado, con sentenza della Corte d’Appello di Salerno n. ****/2011, pubblicata in data 28.2.2011 e divenuta irrevocabile per il vano decorso del termine per l’ulteriore gravame;
- 1c) il giudizio si è svolto in due gradi ed ha avuto, pertanto, la durata complessiva di circa 26 anni, senza subire interruzioni e/o sospensioni;
- 1d) non ricorre alcuna delle ipotesi di cui all’art. 2, comma 2 quinquies.
- 2) Il procedimento
- 2a) sussiste la competenza di questa Corte, giusta il combinato disposto degli artt. 3 L. n. 89/2001 e 11 cpp, in considerazione del fatto che il giudizio presupposto si è concluso nel distretto di Salerno;
- 2b) sussiste la legittimazione del Ministero della Giustizia, essendo stato il giudizio presupposto trattato dal giudice ordinario;
- 2c) la domanda è stata proposta nel rispetto del termine di sei mesi dacché la decisione che ha concluso il procedimento presupposto è divenuta definitiva in data 14 aprile 2012. E’, pertanto, proponibile;
- 3) Il merito.
- 3a) Il giudizio presupposto ebbe per oggetto la violazione delle distanze legali e non si rivelò particolarmente complesso. Da cui, considerati anche gli altri parametri indicati nel novellato art. 2 (in particolare la condotta processuale della ricorrente che ha ripetutamente assecondato le avverse istanze di rinvio, quando addirittura non se ne è fatta promotrice in primo grado e pur a voler considerare che l’intervallo temporale tra i rinvii concessi è andato ben al di là del termine minimo previsto dal codice) avrebbe potuto e dovuto concludersi entro l’aprile dell’anno 1992 (di cui anni cinque, secondo il disposto dell’art. 2 bis) con la conseguenza che la sua durata deve ritenersi eccedente quella ragionevole nella misura di anni 9 circa.
- 3b) in considerazione del presumibile patema d’animo, che l’eccessiva durata della controversia può avere causato alla parte ricorrente, anche in relazione alla posta in gioco ed alla qualità soggettiva del ricorrente e valutati i criteri direttivi indicati dall’art. 2 bis, appare congruo liquidare all’istante, a titolo di equa riparazione dei danni non patrimoniali sofferti in conseguenza dell’irragionevole durata del giudizio, l’importo di euro 7.000,00 oltre interessi dalla domanda.
- 4) Le spese del procedimento.
Ai fini della regolamentazione delle spese il procedimento va considerato di natura contenziosa. Epperò, le spese devono seguire la soccombenza e devono essere liquidate alla stregua del valore della controversia, in relazione alla fase di studio ed alla fase introduttiva, con la riduzione di cui all’art. 9 del d.m. n. 140 del 2012;
al Ministero della Giustizia di pagare senza dilazione alla ricorrente la somma di euro 7.000,00 per il titolo di cui in premessa, oltre interessi con decorrenza dalla domanda, IVA e CPA come per legge, nonché al rimborso delle spese del procedimento che, in mancanza della relativa nota specifica, liquida di ufficio in euro 38,40 per esborsi ed euro 900 per onorario di avvocato, con distrazione in favore del difensore che ne ha fatto richiesta, autorizza, in mancanza, la provvisoria esecuzione del decreto.
ATTO IN FORMATO PDF
Pubblicato da Gennaro De Natale a 1/04/2013 03:41:00 PM
Etichette: dm 140/2012, equa riparazione, legge 89/01, legge pinto, patema d'animo, riforma legge pinto 2012