Source: https://dariascarciglia.com/2017/01/10/linsulto-su-facebook-e-reato/
Timestamp: 2020-07-09 07:37:26+00:00
Document Index: 128091422

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L’insulto su Facebook è reato – Avv. Daria Scarciglia
L’insulto su Facebook è reato
Pubblicato da Avv. Daria Scarciglia il 10 gennaio 2017 10 gennaio 2017
Lo stabilisce la Corte di Cassazione (I sezione penale) con la sentenza n. 50 del 2 gennaio 2017, dichiarando che la pubblicazione, tramite social network e nella fattispecie tramite Facebook, di contenuti offensivi, integra il reato di diffamazione, aggravato dalla diffusione a mezzo stampa, “poiché trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone“.
In molti continuano a confondere la libertà di pensiero e di espressione sui social network con l’offesa alla dignità ed alla reputazione del prossimo. Si tratta di un comportamento sempre più diffuso, che riguarda tutte le fasce di età così come ogni strato o condizione sociale, e che rende evidente quanto l’intervenuta sentenza della Suprema Corte risulti appropriata.
sentenza 2 gennaio 2017, n. 50
1. Con sentenza in data 3.07.2014 il Tribunale di Pescara ha dichiarato la propria incompetenza per materia a giudicare i reati di minacce e diffamazione, aggravata ex art. 595 comma 3 cod.pen. dall’invio e diffusione dei messaggi minatori e offensivi attraverso il social network “facebook”, ascritto a C.M. nei confronti di B.R., ritenendo i reati di competenza del Giudice di Pace in quanto l’assenza di libera accessibilità dei social network telematici da parte degli utenti della rete internet escludeva la configurabilità della comunicazione con un mezzo di pubblicità.
2. Con ordinanza in data 10.06.2016 il Giudice di Pace di Penne ha sollevato conflitto negativo di competenza, rimettendo gli atti a questa Corte, ritenendo integrata l’aggravante di cui all’art. 595 comma 3 cod.pen. nella condotta dell’imputata, alla stregua dei principi affermati da questa Corte in materia.
4. Il conflitto deve essere regolato con l’affermazione della competenza del Tribunale di Pescara, con conseguente annullamento, senza rinvio, della sentenza declinatoria della competenza dallo stesso emessa il 3.07.2014.
5. Deve, invero, essere data continuità al principio di diritto, affermato da questa Corte, Sez. 1, nella sentenza n. 24431 del 28/04/2015, Rv. 264007, secondo cui la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca “facebook” integra un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595 terzo comma cod. pen., poiché trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone; l’aggravante dell’uso di un mezzo di pubblicità, nel reato di diffamazione, trova, infatti, la sua ratio nell’idoneità del mezzo utilizzato a coinvolgere e raggiungere una vasta platea di soggetti, ampliando – e aggravando – in tal modo la capacità diffusiva del messaggio lesivo della reputazione della persona offesa, come si verifica ordinariamente attraverso le bacheche dei social network, destinate per comune esperienza ad essere consultate da un numero potenzialmente indeterminato di persone, secondo la logica e la funzione propria dello strumento di comunicazione e condivisione telematica, che è quella di incentivare la frequentazione della bacheca da parte degli utenti, allargandone il numero a uno spettro di persone sempre più esteso, attratte dal relativo effetto socializzante.
6. L’aggravante contestata radica la competenza per materia del Tribunale in ordine al reato di diffamazione, che attrae per connessione quello di minaccia, ex art. 6 commi 1 e 2 D.Lgs. n. 274 del 2000, ascritto nell’imputazione come commesso con la medesima condotta, diffusiva di messaggi diretti contestualmente e contemporaneamente a offendere entrambi i beni giuridici tutelati dagli artt. 595 e 612 cod. pen.
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