Source: http://theatre-service.it/news/9-sicurezza
Timestamp: 2018-03-17 16:32:27+00:00
Document Index: 3429231

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 55', 'art. 19', 'art. 56', 'art. 89', 'art 73', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 28', 'art. 17', 'art. 73', 'art. 139']

Il D.Lgs. 81/08 ci ha consegnato una definizione della figura di preposto, mancante nella legislazione previgente, nonché un elenco degli obblighi posti a carico di tale soggetto.
Il preposto è ora infatti definito “persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti di poteri gerarchici e funzionali adeguati alla natura dell’incarico conferitogli, sovrintende alla attività lavorativa e garantisce l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa” (art. 2 comma 1 lett. e) D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81).
E’ stata così finalmente colmata una lacuna normativa - che anche il decreto legislativo 626/94 aveva lasciato inalterata - la quale, a partire dai decreti prevenzionali degli anni ’50, aveva fatto sì che fosse lasciato alla giurisprudenza il compito di delineare la figura e i compiti del preposto per la sicurezza sulla base dei principi generali dell’ordinamento prevenzionistico e, in termini normativi, sulla base dell’art. 4 dei D.P.R. 547/55 e 303/56.
In tal modo, pur in mancanza di una definizione legislativa, gli interpreti si erano fino ad oggi ispirati a norme di legge (art. 4 dei D.P.R. 547/1955 e 303/56; art. 1, comma 4-bis [1], artt. 4 e 90 del D.Lgs.626/1994) che facevano riferimento al preposto quale figura che sovrintende al lavoro di altri soggetti da lui coordinati, quindi generalmente un operaio specializzato con funzioni di guida e di controllo quale un capo cantiere, capo squadra, capo turno.
Un soggetto le cui attribuzioni e competenze si distinguono nettamente da quelle del datore di lavoro e del dirigente in quanto non afferenti alla fase di programmazione, predisposizione od organizzazione delle misure preventive o protettive e, di conseguenza, non supportate dai corrispondenti poteri a livello finanziario o di intervento sul processo produttivo complessivamente inteso (salvo nell’ipotesi di conferimento al preposto di idonea delega).
Ciò che compete al preposto, e che emerge anche dall’attuale definizione, è invece il controllo sulle modalità esecutive della prestazione lavorativa da parte dei soggetti da lui coordinati sotto il profilo della salute e sicurezza, attraverso l’esercizio di un certo margine di autonomia e di potere nell’impartire ordini ed istruzioni al personale durante l’esecuzione del lavoro.
Come ci ricorda la Suprema Corte in una recente sentenza, “accanto al datore di lavoro sono menzionati dal decreto i dirigenti ed i preposti, dei quali non si dà una espressa definizione, per cui tali qualità discendono dalla loro posizione assunta all'interno delle singole aziende o enti.
Con l’articolo 90 del Decreto Legislativo 626/94, così come modificato dal Decreto Legislativo 242/96 è stato ampliato il precetto prevenzionale diretto al preposto [ulteriormente ampliato dal D.Lgs. 81/08, n.d.r.], ma perché possa essere chiamato a risponderne in concreto occorre che utilizzando il criterio guida dell’effettività egli abbia in concreto il potere di intervenire nei compiti precettati, per cui l’area della sua responsabilità viene circoscritta dagli effettivi poteri a lui spettanti, indipendentemente dalle più ampie indicazioni normative” (Corte di Cassazione - Sezione Quarta Penale, sentenza 21 aprile 2006, n. 14192).
Come già ricordato, il decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81 ha provveduto anche a fornire un’esplicitazione degli obblighi del preposto, ed in base al comma 7 dell’articolo 37 come modificato dal D.Lgs. 106/09 (cui rinvia la lettera g) dell’articolo 19), che si attende sia ulteriormente specificato ed integrato da un emanando Accordo Stato-Regioni, “i dirigenti e i preposti ricevono a cura del datore di lavoro, un’adeguata e specifica formazione e un aggiornamento periodico in relazione ai propri compiti in materia di salute e sicurezza del lavoro. I contenuti della formazione di cui al presente comma comprendono:
d) individuazione delle misure tecniche, organizzative e procedurali di prevenzione e protezione.”
Operando nella fase del controllo sulla concreta applicazione delle procedure e delle disposizioni impartite al personale, il preposto è dunque il garante della reale funzionalità del sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro.
E’ intuitivo, in quest’ottica, che lo svolgimento adeguato di tale ruolo imponga una preparazione specifica in materia di salute e sicurezza, in termini di formazione, informazione ed esperienza professionale, anche alla luce degli obblighi prevenzionali che sono posti a carico del preposto, il cui corretto adempimento in concreto non può prescindere da una forte e radicata consapevolezza del contenuto degli obblighi stessi, delle modalità del loro adempimento e delle corrispondenti responsabilità.
A tale previsione vanno aggiunte le indicazioni contenute nell’articolo 15 comma 1 lett. o) D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81, che inserisce tra le misure generali di tutela l’“informazione e formazione adeguate per dirigenti e i preposti” e nell’articolo 35 comma 2 lett. d) (“riunione periodica”) secondo cui “nel corso della riunione il datore di lavoro sottopone all’esame dei partecipanti […] i programmi di informazione e formazione dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori ai fini della sicurezza e della protezione della loro salute”.
Stupiva infatti, nella legislazione precedente al D.Lgs. 8 aprile 2008 n. 81, come nel quadro degli obblighi formativi specifici vi fossero da un lato figure prive di obblighi penalmente sanzionati assoggettate a percorsi formativi specifici (ovviamente in virtù della rilevanza indiscutibile del proprio ruolo in materia di salute e sicurezza), a fronte dall’altra parte dei soggetti inseriti nella line aziendale (datore di lavoro, dirigenti, preposti), su cui gravavano (come oggi) obblighi sanzionati ai sensi degli articoli 89 e ss. del D.Lgs. 626/94, per i quali nulla era stato previsto in termini di contenuti formativi.
Sebbene un obbligo del datore di lavoro di formare adeguatamente i preposti fosse, a parere di chi scrive, desumibile da una interpretazione sistematica del D.Lgs.626/94 e delle norme collegate, è però da dirsi che nell’applicazione pratica da parte delle aziende la mancata previsione di un obbligo formativo specifico in tal senso (previsto invece per altri soggetti quali ad esempio gli addetti alle emergenze, i lavoratori esposti a particolari rischi, l’RLS etc.) faceva sì che frequentemente tale adempimento non venisse concretamente attuato, con gravi danni per l’affidabilità del sistema.
Spesso si riscontrava infatti che i preposti non erano a conoscenza degli obblighi – e connesse responsabilità penali - che l’ordinamento giuridico riconduceva loro per la sola circostanza di esplicare di fatto un’attività di supervisione di altri lavoratori, quindi anche in mancanza di un formale atto di individuazione.
Non va infatti dimenticato che ai fini della sussistenza degli obblighi e delle responsabilità in materia di igiene e sicurezza, in applicazione del principio di effettività, ciò che rileva non è tanto la qualifica formalmente posseduta quanto la circostanza che le mansioni, anche del preposto, siano realmente espletate.
A tale principio è stato finalmente dato un riconoscimento normativo mediante il disposto dell’articolo 299 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81, in nulla modificato dal D.Lgs. 106/09, che esplicita che la posizione di garanzia relativa a tale soggetto grava altresì su colui il quale, pur sprovvisto di regolare investitura, eserciti in concreto i poteri giuridici riferiti al preposto in materia di salute e sicurezza sul lavoro, in linea di perfetta continuità con un orientamento consolidato della Suprema Corte.
Al fine di individuare tale figura “di fatto” vanno pertanto tenuti in considerazione alcuni indici quali la specializzazione, la competenza, l’ambito di discrezionalità, la posizione gerarchica del preposto i quali costituiscono degli indicatori che, di volta in volta, sono atti ad evidenziare l’eventuale responsabilità di questo soggetto.
Quindi “preposto di fatto” è quel soggetto che pur non avendo un ruolo gerarchico di sovrintendenza nei confronti di altri lavoratori, sia solito impartire ordini non venendo sconfessato dai superiori gerarchici; secondo la Cassazione [2] infatti, perché venga riconosciuta questa posizione di preposto di fatto, “occorre sia che quel lavoratore sia solito dare direttive ed impartire ordini sia che quella preposizione di fatto sia nota e, soprattutto riconosciuta, obbedendo alle direttive e agli ordini, dai lavoratori sui quali viene esercitata”.
Si ricordi poi che, come ricordato a più riprese dalla Suprema Corte, la sovrintendenza spetta al preposto come “compito non esclusivo ma sussidiario, spettando anzitutto al datore di lavoro e ai dirigenti” salvo il datore di lavoro “abbia conferito apposita delega a persona tecnicamente all’altezza” [3] laddove consentito (cfr. art. 16 D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81).
Una recente ed interessante sentenza è entrata nel merito del rapporto tra l’obbligo di controllo previsto dall’art. 18 c. 1 lett. f) D.Lgs. 81/08 (che a seguito del D.Lgs. 106/09 è ora anche sanzionato penalmente) a carico del datore di lavoro e dei dirigenti e quello previsto a carico del preposto dall’art. 19 lett. a), precisando quanto segue: “Come ha esattamente affermato l’impugnata sentenza, non è esatta l’affermazione secondo cui, per effetto della entrata in vigore del citato decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, la violazione contestata non preveda più una sanzione penale.
È vero che la lett. f) del primo comma dell’art. 18 del decreto legislativo n. 81 del 2008, che fissa gli obblighi del datore di lavoro e del dirigente, non è contemplata dal successivo art. 55 (nella formulazione precedente al decreto legislativo correttivo del 3 agosto 2009, n. 106), che prevede le corrispondenti sanzioni per datore e dirigenti. Tuttavia deve considerarsi che la violazione dell’obbligo di richiedere l’osservanza, da parte dei lavoratori, delle disposizioni sull'uso dei dispositivi di prevenzione degli infortuni resta comunque sanzionata a carico del preposto, come conseguenza dell'analogo precetto che alla lett. a) dell'art. 19 è fissato, appunto, tra gli obblighi di questa categoria di soggetti.
È infatti proprio chi è deputato, dal datore o dal dirigente, con delega [in questo caso incarico, n.d.r.], formale o anche di fatto, a sorvegliare e vigilare sulle modalità di concreto espletamento dell'attività lavorativa ed a verificare, quindi, che il dipendente si attenga alle disposizioni impartite, a dover rispondere del fatto di non aver vigilato sull'uso da parte dei lavoratori dei prescritti dispositivi di prevenzione.
Sicché per il preposto la violazione dell’obbligo in esame resta sanzionata penalmente dall'art. 56, lett. a), del decreto legislativo n. 81 del 2008, peraltro con pena più lieve rispetto alla lett. b) dell'art. 89 del decreto legislativo n. 626 del 1994.
È possibile però - come è avvenuto nella specie - che il datore di lavoro non deleghi [in termini di incarico, n.d.r.] tale attività di vigilanza ad alcuno preposto.
In tale evenienza questa attività di vigilanza sull'uso dei dispositivi di prevenzione degli infortuni non può che far carico direttamente sul datore di lavoro stesso non potendo farsi discendere dalla mancata delega [meglio: incarico, n.d.r.] ad un preposto l'esonero tout court dall’osservanza di tale norma di prevenzione.
Ne consegue che la condotta omissiva contestata è tuttora sanzionata penalmente a carico del datore nella misura in cui quest’ultimo non abbia delegato [incaricato di, n.d.r.] tale attività di vigilanza ad un preposto e quindi allorché tale attività faccia carico direttamente su lui.” (Cassazione Penale, Sez. III, 3 dicembre 2009 n. 46678.)
Campi elettromagnetici: la valutazione del rischio
Questi ultimi anni sono stati caratterizzati da diverse novità normative, europee e nazionali, in materia di tutela della salute nei luoghi di lavoro con esposizione ai campi elettromagnetici (CEM).
Ricordiamo, a questo proposito, la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, a fine giugno del 2013, della Direttiva 2013/35/UE del 26 giugno 2013 sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici). Senza dimenticare la successiva pubblicazione di una serie di guide non vincolanti per l'implementazione della direttiva 2013/35/UE elaborate dalla Commissione Europea. Fino ad arrivare in Italia, con il consueto ritardo dei nostri recepimenti, al Decreto legislativo del 01 agosto 2016, n° 159 che apporta modifiche e integrazioni anche alla parte del Decreto Legislativo 81/2008 riguardante la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici.
E con tutte queste modifiche normative e buone prassi pubblicate era molto atteso a Bologna, durante l’ultima manifestazione “ Ambiente Lavoro”, il convegno “dBAincontri2016 - Campi Elettromagnetici nei luoghi di lavoro. Legislazione, Valutazione, Tutela” che si è tenuto il 21 ottobre 2016.
In particolare il convegno dBAincontri2016 aveva l’obiettivo di fornire un aggiornamento sulle conseguenze dell’entrata in vigore, dal 2 settembre 2016, proprio del Decreto Legislativo 1 agosto 2016, n. 159 con particolare riferimento alle novità del Capo IV "Protezione dei lavoratori dai rischi di esposizione a campi elettromagnetici" del Titolo VIII "Agenti Fisici" del D.Lgs. 81/2008.
L’iniziativa ha approfondito i temi della protezione dei lavoratori esposti a sorgenti di CEM nei luoghi di lavoro soffermandosi sugli effetti dei CEM per la salute, sull’attività di vigilanza, sull’attuazione di adeguate misure di prevenzione, protezione e bonifica e sugli aspetti operativi della valutazione e della misurazione del rischio.
Ricordando che gli effetti indotti dai campi elettromagnetici vengono distinti tra effetti termici e non termici, nella relazione sono ricordati i limiti per l’esposizione con riferimento ai:
limiti per gli effetti non termici (freq. tra 0 Hz e 10 MHz);
limiti per gli effetti termici (freq. tra 100 kHz e 300 GHz).
In particolare i limiti si articolano tra:
Valori Limite di Esposizione (VLE): si suddividono in Valori Limite di Esposizione sensoriali e Valori Limite di Esposizione sanitari;
Valori di azione (VA): si suddividono, in determinati intervalli di frequenze, in Valori di Azione inferiori, Valori di Azione superiori e Valori di Azione per gli arti.
Si indica poi che l’esito di un accertamento sull’entità dell’esposizione umana al campo elettromagnetico “può essere sempre espresso mediante indici di esposizione che indicano il rispetto del complesso dei limiti applicabili al caso specifico se inferiori a 1 (o 100%) e il loro superamento se superiori a 1 (o 100%)”.
In particolare un indice di esposizione “rappresenta una pesatura della grandezza presa in esame rispetto ai limiti per questa definiti al variare della frequenza e, nei casi più complessi, è calcolato dalla strumentazione di misura. È un valore adimensionale qualunque sia la grandezza valutata e qualunque sia il sistema di limiti adottato”.
E per ogni singola esposizione “vi sono tanti indici quanti sono i set di limiti a questo caso applicabili. Se ne calcolano almeno due:
l’indice più restrittivo per le esposizioni occupazionali, calcolato rispetto ai valori inferiori di azione;
l’indice per le esposizioni generiche, calcolato rispetto ai livelli di riferimento per la popolazione”.
La relazione indica poi che l’uso degli indici è “imprescindibile per i campi non sinusoidali e quindi multifrequenza, ma conviene ricorrervi anche per i campi sinusoidali (singola frequenza) ed eventualmente anche per quelli statici”. E, in generale, gli indici saranno “determinati come segue:
rapporto tra il valore misurato e il corrispondente limite in caso di campi a singola frequenza, inferiore a 100 kHz;
rapporto tra il quadrato del valore misurato e il quadrato del corrispondente limite in caso di campi a singola frequenza, superiore a 10 MHz;
il maggiore dei due valori di cui sopra per campi a singola frequenza, compresa tra 100 kHz e 10 MHz;
il risultato di una valutazione tramite metodo del picco ponderato per campi multifrequenza entro i 10 MHz (metodo al momento definito solo fino a 100 kHz);
il risultato di una valutazione tramite metodo della sommazione in frequenza (quadratica) per campi multifrequenza oltre i 100 kHz”.
E si segnala che “per quanto riguarda i campi elettromagnetici pulsati o transitori o in generale l'esposizione simultanea a campi di frequenza diversa, è necessario adottare metodi appropriati di valutazione, misurazione e/o calcolo in grado di analizzare le caratteristiche delle forme d'onda e la natura delle interazioni biologiche”. E nel caso di campi non sinusoidali “la valutazione dell’esposizione si basa sul metodo del picco ponderato (filtraggio nel dominio del tempo)”.
Rimandando ad una lettura integrale delle slide relative all’intervento, che riportano utili immagini e schemi, riportiamo le conclusioni del relatore su parametri, metodologie e strumentazioni nel processo di valutazione del rischio mediante misurazioni.
Riguardo ai parametri il relatore parla di “misurazione dei campi elettrici e magnetici imperturbati e calcolo degli indici di esposizione:
IEgen indice calcolato rispetto ai livelli di riferimento per le esposizioni generiche (non occupazionali);
IEocc indice calcolato rispetto ai più restrittivi livelli di riferimento per le esposizioni occupazionali (VA o VA inferiori se definiti)”.
E, infine, riguardo a metodologie e strumentazioni:
quali metodologie: “picco ponderato per effetti non termici; sommazione in frequenza per quelli termici”;
quali strumentazioni: “sonde di campo elettrico e campo magnetico con calcolo degli indici di esposizione con gli appropriati metodi”.
Formazione per la sicurezza: si avvicina la scadenza dell’11 gennaio 2017
I dirigenti, preposti, lavoratori e datori di lavoro/RSPP che si sono formati entro l’11 gennaio 2012 dovranno effettuare gli aggiornamenti richiesti dalla normativa entro l'11 gennaio 2017 .
È evidente che perché la formazione erogata a lavoratori, preposti, dirigenti e datori di lavoro RSPP, sia efficace e in grado di favorire realmente una tutela della salute e sicurezza, deve essere costantemente aggiornata, specialmente in relazione alle modifiche normative e all’evoluzione dei rischi.
Ed infatti entrambi gli Accordi del 21 dicembre 2011 - in tema di formazione dei datori di lavoro che intendano svolgere i compiti del Servizio di Prevenzione e Protezione e dei lavoratori, dirigenti e preposti, adottati ai sensi, rispettivamente, degli articoli 34 e 37 del D.Lgs. 81/2008 - prevedono l’aggiornamento della formazione, svolto in un arco temporale quinquennale.
"9. AGGIORNAMENTO
aggiornamenti su organizzazione e gestione della sicurezza in azienda.
"Aggiornamento della formazione
Con riferimento ai soggetti formati successivamente all’11 gennaio 2012, il termine iniziale per il calcolo del quinquennio per l’aggiornamento non può che essere, invece, quello della data dell’effettivo completamento del rispettivo percorso formativo, coerente con i contenuti degli accordi."
Possiamo dunque rispondere alla domanda e ricordare la prossima scadenza per l’aggiornamento di lavoratori, dirigenti e preposti che sono stati formati entro l’11 gennaio 2012 (entrata in vigore degli accordi). Come riportato nelle Linee guida applicative, tali soggetti dovranno fare l’aggiornamento obbligatorio entro il prossimo 11 gennaio 2017.
Per cui, concludendo questo approfondimento sulle scadenze dei prossimi aggiornamenti richiesti dalla normativa, anche per i Datori di lavoro RSPP che si sono formati entro l’11 gennaio 2012 la prossima scadenza è l’11 gennaio 2017.
PLE: Come usarle in sicurezza
Alcune delle domande e risposte sull’uso in sicurezza delle piattaforme di lavoro elevabili (PLE).
Nel caso di utilizzo di una piattaforma di lavoro elevabile (PLE) l’operatore deve essere in possesso di una specifica formazione?
Sì. Per questa tipologia di attrezzatura di lavoro, ai sensi dell’art 73, comma 5, del D.Lgs. n. 81/2008 (cd “Testo Unico sulla sicurezza del lavoro”), è richiesta una specifica abilitazione degli operatori. Le modalità, le ore ed i contenuti della formazione sono regolamentati dall’ Accordo Stato Regioni del 22 febbraio 2012.
Inoltre, è l’utilizzo di una PLE deve prevedere anche la redazione del piano di emergenza che individua le procedure specifiche per il recupero degli operatori presenti in piattaforma. La gestione delle emergenze è in capo al datore di lavoro e prevede precisi obblighi quali 1) programmazione degli interventi; istruzioni sulle modalità di intervento in caso di pericolo grave e immediato che non possa essere evitato; 3) formazione in materia di primo soccorso; informazione per l’attivazione dei servizi di emergenza.
Nel caso di utilizzo di una Piattaforma di lavoro elevabile quali DPI deve utilizzare l’operatore?
E’ da rilevare che nel libro di uso e manutenzione, fornito a corredo della macchine spesso è esplicitato il divieto di utilizzo per lo sbarco in quota. In questo caso, il sistema di protezione dalle cadute deve essere tale da impedire del tutto la caduta dall’alto, cioè deve utilizzare cordini di posizionamento o di trattenuta. Gli elementi che compongono il sistema sono esplicitati, per esempio, nella pubblicazione INAIL sull’ "Uso della piattaforma di lavoro mobile in elevato (PLE)”.
Si distinguono due tipologie di noleggio: 1) noleggio a caldo (con operatore); 2) noleggio a freddo (senza operatore). Con il primo viene locato il solo macchinario; con il secondo oltre al macchinario, il locatore mette a disposizione dell'imprenditore anche un proprio dipendente con una specifica competenza nel suo utilizzo. (cfr. Cassazione Penale, Sez. 4, sentenza n. 23604 del 5 giugno 2009)
In questo caso è indispensabile l’addestramento per l’uso delle cinture di sicurezza ovvero quei DPI che, ai sensi del decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 475, appartengono alla terza categoria.
In aggiunta, in tale campo, l'INAIL ha elaborato un documento con lo scopo di presentare:
schede relative a singole attrezzature di lavoro, di ausilio per la valutazione del rischio e la predisposizione di procedure di lavoro
(Lavori in prossimità di linee elettriche aeree - Valutazione del rischio e misure di prevenzione INAIL 2016)
quando si tratti di operare in situazioni di emergenza;
per attività la cui esecuzione immediata è necessaria per prevenire situazioni di pericolo, incidenti imminenti o per organizzare misure di salvataggio;
quando pei l'effettuazione di determinale operazioni rese necessarie dalla specificità del sito o del contesto lavorativo le attrezzature disponibili o ragionevolmente reperibili sul mercato non garantiscono maggiori condizioni ci sicurezza.
Quando la formazione generale viene eseguita su un particolare modello di attrezzatura e l’operatore utilizza altri modelli di PLE non inclusi nel pacchetto formativo iniziale, l'operatore stesso e altre persone sono a rischio senza una familiarizzazione aggiuntiva. La familiarizzazione è un’attività finalizzata a fornire informazioni sulle funzioni di comando e controllo e dei dispositivi di sicurezza secondo le istruzioni del fabbricante di una specifica attrezzatura che viene consegnata a una persona qualificata o un operatore formato per il comando e controllo di tutti i movimenti dell’attrezzatura fornita. Una persona qualificata, secondo la norma UNI ISO 18878:2011, deve far familiarizzare l’operatore con quanto segue prima che possa essere autorizzato a far funzionare un particolare tipo o modello di PLE:
Le avvertenze e le istruzioni del fabbricante (collocato in un vano resistente alle intemperie);
Le funzioni di comando della PLE specifica;
Il funzionamento di ogni dispositivo di sicurezza della PLE specifica
Sicurezza nelle imprese: dall’Inail altri 244 milioni di euro
Prenderà il via il prossimo 19 aprile la prima fase della procedura di assegnazione degli incentivi a fondo perduto stanziati dall’Inail con il bando Isi 2016, pubblicato il 23/12/2016, che mette a disposizione delle imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura 244.507.756 euro, ripartiti su singoli avvisi regionali e assegnati fino a esaurimento, secondo l’ordine cronologico di arrivo delle domande. È la settima edizione dell’intervento avviato dall’Istituto nel 2010, che ha visto l’Inail stanziare un importo complessivo di circa 1,5 miliardi per contribuire alla realizzazione di progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il bando Isi 2016 segue di pochi mesi il bando Isi agricoltura, pubblicato il 28 luglio scorso, per cui è attualmente in corso la procedura online di presentazione dei progetti.
Le altre tappe della procedura. Dal 12 giugno 2017 le imprese i cui progetti avranno raggiunto o superato la soglia minima di ammissibilità prevista potranno accedere all’interno della procedura informatica ed effettuare il download del proprio codice, che le identificherà in maniera univoca in occasione del “click day” dedicato all’inoltro online delle domande di ammissione al finanziamento attraverso lo sportello informatico. I giorni e gli orari di apertura e chiusura dello sportello informatico saranno comunicati sul sito Inail a partire dalla stessa data. Gli elenchi in ordine cronologico di tutte domande inoltrate, con evidenza di quelle in posizione utile per essere ammesse al finanziamento, saranno pubblicati entro sette giorni dall’ultimazione della fase di invio del codice identificativo. Le imprese collocate in posizione utile per il finanziamento dovranno fare pervenire all’Inail, entro e non oltre il termine di trenta giorni, la copia della domanda telematica generata dal sistema e tutti gli altri documenti indicati nell'avviso pubblico per la specifica tipologia di progetto.
Datore di Lavoro: l'obbligo di verificare il rispetto delle normative.
Il Datore di Lavoro è gravato dall’obbligo di verificare il rispetto effettivo nelle norme antinfortunistiche ricorrendo anche a sanzioni disciplinari nei confronti dei lavoratori che non si adeguino in concreto alle disposizioni prevenzionali.
Il principio emanato dalla Corte di Cassazione in questa sentenza si riferisce alla mancata verifica da parte del datore di lavoro della idoneità dei dispositivi di protezione individuale forniti al lavoratore ma si applica in realtà a tutti i presidi antinfortunistici messi a disposizione dei lavoratori stessi.
Il Datore di Lavoro, ha sostenuto la suprema Corte, è gravato dall’obbligo di verificare il rispetto effettivo nelle norme antinfortunistiche ricorrendo, se del caso, anche a sanzioni disciplinari nei confronti dei lavoratori che non si adeguano in concreto alle disposizioni prevenzionali. La nozione di idoneità del dispositivi di protezione individuale di cui all’art. 18 comma 1 lettera d) del D. Lgs. n. 81/2008 implica infatti, ha precisato la Corte di Cassazione, l’esercizio di una costante verifica da parte del datore di lavoro, in collaborazione con il lavoratore, relativa allo stato di usura e di effettivo impiego degli stessi dispositivi antinfortunistici.
Fornte: http://www.puntosicuro.it/
Spese per videosorveglianza, allarme e vigilanza
L’Agenzia delle Entrate nel Comunicato del 14 febbraio 2017 ha fissato i termini e le modalità per l’invio delle domande per accedere al credito d’imposta relativo alle spese sostenute nell’annualità 2016 per impianti di videosorveglianza, allarme e vigilanza.
Ricordiamo, infatti, che la legge di Stabilità 2016 (all’art. 1 comma 982) aveva previsto un credito di imposta per i sistemi di videosorveglianza digitale, i cui criteri per il funzionamento sono stati poi definiti con un decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Il credito d’imposta viene riconosciuto nel caso vengano soddisfatti i seguenti requisiti:
il richiedente sia una persona fisica
le spese in questione non devono essere sostenute nell’ambito di attività di lavoro autonomo o d’impresa
Il credito d’imposta viene ridotto al 50% nel caso in cui l’immobile per il quale vengono sostenute le spese è adibito promiscuamente all’uso personale/familiare del contribuente e all’esercizio delle attività sopra citate.
Il credito deve essere indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2016 e può essere utilizzato in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate.
Dal 20 febbraio al 20 marzo 2017, i contribuenti potranno inviare le domande di accesso al credito d’imposta per le spese sostenute per sistemi di videosorveglianza digitale, sistemi di allarme, sistemi di vigilanza.
Per poter fruire dell’agevolazione è sufficiente inviare la richiesta telematicamente attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate, autonomamente oppure tramite intermediario, con il software “Creditovideosorverglianza”.
Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura percentuale che sarà resa nota con provvedimento dell’Agenzia delle entrate da emanarsi entro il 31 marzo 2017, risultante dal rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate e il credito d’imposta complessivamente richiesto.
D.Lgs. 81/08: adempimenti obbligatori per tutte le aziende
Si riporta di seguito un breve riepilogo degli adempimenti obbligatori per TUTTE LE AZIENDE anche con un solo dipendente.
Fine dell’autocertificazione: dal 31 maggio 2013 anche per le aziende che occupano meno di 10 lavoratori (quindi anche con un solo lavoratore ed anche se apprendista o tirocinante, con contratto a termine o di tipo flessibile) diventa obbligatorio dover redigere il Documento di Valutazione dei Rischi a termine della valutazione dei rischi fermi restando tutti gli obblighi già oggi esistenti. Non è più consentita l’autocertificazione.
Pertanto anche le Aziende che hanno uno o più lavoratori anche solo, per esempio, con contratto a chiamata, con contratto di collaborazione continuativa e coordinata, stagionali, interinali, dovranno avere il Documento di Valutazione dei rischi con data certa. Ricordo che la data certa viene certificata dalla firma congiunta del datore di lavoro, RSPP, RLS e Medico Competente. Ripeto: anche con un solo lavoratore per es. a chiamata.
Il Ministero del Lavoro con interpello n. 7 del 22 novembre 2012 ha ribadito che anche le aziende fino a 10 lavoratori possano preparare il documento di valutazione dei rischi (DVR) applicando integralmente l’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 senza, tuttavia, utilizzare le procedure standardizzate di valutazione dei rischi.
Al riguardo la Commissione si è espressa rimarcando che “la scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro” (comma 2 lettera a art. 28), pertanto la dimostrazione di aver rispettato gli obblighi previsti in materia di valutazione dei rischi può essere fornita dal datore di lavoro in qualunque modo idoneo allo scopo e, quindi attraverso qualunque procedura che consenta di preparare un DVR coerente con le previsioni degli art. 17,28 e 29 del D.Lgs. 81/2008.
Pertanto le aziende al di sotto dei 10 lavoratori che hanno già redatto il DVR a seguito della valutazione dei rischi, anche non seguendo le procedure standardizzate, potranno mantenere tale DVR se la situazione interna non si è modificata.
Utilizzo delle procedure standardizzate: alcune Aziende, erroneamente, ritengono di utilizzare le allegate procedure standardizzate con una semplice compilazione dei propri dati. Ricordiamo che le procedure standardizzate sono solo uno schema da poter seguire nella valutazione dei rischi e conseguente redazione del DVR ma che non è possibile ritenere di aver ottemperato agli obblighi aggiungendo i propri dati a tale modello. Quello delle procedure standardizzate è solo un modello da poter seguire ed adattare secondo la propria realtà aziendale. Compilare solo con i propri dati tale modello è sicuramente causa di applicazione delle sanzioni da parte degli Organi di Vigilanza.
Ciò premesso si rappresentano di seguito, a titolo indicativo, gli adempimenti obbligatori per tutte le aziende con nota esplicativa accanto ad ognuno di essi.
OBBLIGHI (anche con un solo lavoratore):
Nomina RSPP per datori di lavoro. Chi ha già frequentato il Corso secondo il DM 16.01.1997 della durata di 16 ore non è tenuto a frequentare tale corso secondo l’Accordo Stato Regioni; Chi non ha mai frequentato il corso da RSPP per Datori di lavoro dovrà farlo con durata da 16 a 48 ore a seconda se la sua attività è a rischio basso, medio o alto, con obbligo di aggiornamento quinquennale;
Sanzione: ammenda fino a € 6.400,00;
Nomina Addetto alle emergenze: obbligatorio un corso di formazione secondo il DM 10.03.1998 della durata da 4 ad 16 ore a seconda dell’attività svolta; aggiornamento di tipo pratico ogni anno.
Sanzione: ammenda fino a € 4.000,00;
Nomina Addetto al Primo soccorso: obbligatorio un corso di formazione secondo il DM 388 della durata da 12 a 16 ore a seconda dell’attività svolta ed aggiornamento ogni 3 anni per la parte pratica di 4 ore;
Elezione o designazione del Rappresentante dei lavoratori e comunicazione del nominativo all’INAIL. Obbligatorio un corso di formazione della durata di 32 ore. Nessun aggiornamento per le aziende fino a 15 lavoratori.
Sanzione: ammenda fino a € 5.200,00;
Lavoratori: tutti i lavoratori, anche con contratto di tipo flessibile o a tempo determinato, devono frequentare un corso di formazione specifico composto da 4 ore di parte generale e da 4, 8 o 12 ore di parte specifica a seconda se l’attività è a rischio basso, medio o alto. Tale attività DEVE essere preceduta da comunicazione all’Ente Bilaterale di appartenenza dell’azienda e firmatario del CCNL applicato.
Valutazione dei rischi e redazione del Documento di valutazione dei rischi: tutte le aziende devono effettuare tale valutazione di tutti i rischi presenti e redigere il DVR con possibilità di farlo con procedure standardizzate se hanno fino a 10 dipendenti. Il DVR deve essere firmato dal datore di lavoro, RSPP, Medico competente e rappresentante dei lavoratori. Dal 1° giugno 2013 tale documento è obbligatorio e non può più essere utilizzata l’autocertificazione.
Gestione delle emergenze e Piano emergenza interno. Obbligo di garantire tale gestione delle emergenze per tutte le attività anche con un solo lavoratore.
Medico Competente: obbligo di dover procedere alla nomina del medico competente, partecipazione alla valutazione dei rischi e firma del DVR. Tutti i lavoratori per i quali necessita devono essere sottoposti a visita medica il giorno dell’assunzione e poi periodicamente (indicativamente una volta all’anno salvo casi particolari). La sorveglianza sanitaria è necessaria anche per i lavoratori a tempo determinato ovvero con contratto flessibile (chiamata, collaborazione continuativa e coordinata, stagionali, ecc.).
Sanzione: ammenda fino a € 6.000,00 per mancata nomina ed € 6.400 per mancata sorveglianza sanitaria;
Utilizzo dei DPI da parte di tutti i lavoratori: tutti i lavoratori per i quali la valutazione dei rischi ne prevede l’obbligo devono avere la consegna dei DPI e sono obbligati ad utilizzarli. Il datore di lavoro non è esonerato da responsabilità con la sola consegna ma deve accertarsi che il personale li utilizza.
Sanzione: ammenda fino a € 6.000,00;
Attrezzature: tutti i lavoratori che utilizzano attrezzature da lavoro come indicate dall’art. 73 (carrelli elevatori, trattori, piattaforme elevabili, macchine movimento terra, betoniere, gru fisse e su ruote, camion con gru) devono frequentare un corso di formazione specifico di durata variabile a seconda del tipo di attrezzatura.
Misure di prevenzione e protezione: tutte le misure di prevenzione e protezione necessarie secondo la valutazione dei rischi devono essere “applicate” in azienda. Ogni misura di prevenzione e protezione non attuata comporta una sanzione (per es mancata applicazione di carter di protezione sulle macchine, mancata applicazione di cartelli, mancata revisione degli estintori, ecc.).
Sanzione: ammenda fino a € 1.800,00;
A seconda della tipologia di attività svolta dalle aziende e della situazione reale presente al loro interno si potrà rendere necessario procedere ad altri adempimenti.
Piccole e medie imprese: Bando Inail per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro
Entro il prossimo mese di dicembre sarà pubblicato sul sito Inail il bando attuativo che prevede il finanziamento di progetti finalizzati ad introdurre miglioramenti delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro in alcune attività del settore terziario.
Rispetto agli scorsi anni L'INAIL ha ritenuto opportuno ricondurre i finanziamenti FIPIT ad un unico impianto ISI che permetterà di realizzare bandi in un'ottica di omogeneità, economicità e semplificazione, garantendo maggiore celerità delle procedure di finanziamento e superando la precedente modalità sperimentale.
L'impianto dei nuovi provvedimenti si quando le richieste sono superiori alle disponibilità finanziarie:
ISI Generalista e Amianto;
ISI Agricoltura;
ISI ex FIPIT per Settori di attività.
I nuovi finanziamenti, articolati in filiere con modalità a "sportello" e, quindi, con soglia di accesso e criteri di casualità (graduatoria da click day), saranno destinati a progetti presentati da piccole e micro imprese, anche individuali, iscritte alla CCIAA, le cui attività sono classificate secondo i seguenti codici ATECO:
ATECO/ATTIVITÀ ECONOMICA
56.2 - Fornitura di pasti preparati (catering ed altri servizi dì ristorazione);
47.29.90 - Commercio ai dettaglio di altri prodotti alimentari in esercizi specializzati.
Saranno finanziati i progetti dei settori merceologici sopra individuati in relazione alle tipologie di interventi per contrastare i seguenti specifici rischi che risultano, per frequenza, più ricorrenti:
I progetti dovranno determinare la riduzione e/o la eliminazione dei rischi di taglio, ustioni, cadute e rumore, garantendo la possibilità di finanziare, nell'ambito dello stesso progetto, più interventi.
Il contributo previsto sarà erogabile nella misura massima di 50.000 euro e nella misura minima di 2.000 euro mentre il contributo in conto capitale da erogare per la realizzazione dei progetti sarà fissato nella misura massima del 65% dei costi ammissibili, sostenuti e documentati.
Fonte: http://tecnici24.ilsole24ore.com/
Gli infortuni stradali: dati e prevenzione
Parliamo dei dati relativi agli incidenti stradali, le cause degli infortuni, con particolare riferimento al trasporto merci su strada.
Focus su distrazione, capacità visive, invecchiamento e stanchezza.
Più volte abbiamo ricordato come gli incidenti stradali in ambito lavorativo - il 4% di tutti gli infortuni sul lavoro – rappresentino più del 50% delle morti sul lavoro. E secondo altri dati il settore del trasporto merci su strada contribuisce a oltre il 50% dei morti e a oltre il 40% dei feriti per incidenti stradali sul lavoro.
Con riferimento a questi dati è dunque necessario “ Imparare dagli errori”, effettuando un’analisi degli infortuni, soffermandosi ogni tanto anche sulla prevenzione, sui fattori di rischio e sugli infortuni, stradali e non, che sono correlati all’utilizzo di camion e autocarri.
In un intervento a cura di Alessio Bezzi (external expert ISO 39001), si sottolineano infatti alcuni dati relativi al contesto sociale ed economico attuale riguardo in generale all’infortunistica stradale:
“1,3 milioni di morti sulle strade di tutto il mondo e oltre 50 milioni di incidenti gravi ogni anno (fonte OHSA 2012).
Nell’UE nel 2009 circa 35.000 morti;
Sinistri stradali: maggiore causa di morte tra i giovani in età compresa tra i 10 e i 24 anni;
entro il 2030 questa sarà una delle prime 5 cause di morte a livello mondiale;
senza interventi mirati, si stima che nel 2020 le morti causate da incidenti stradali saranno circa 1,9 milioni all'anno”.
Sono riportati nell’intervento anche dei dati relativi all’impatto economico, ai costi sociali degli incidenti stradali (perdita capacità produttiva; decessi, infortuni ed invalidità permanente), i costi umani (danno morale, danno biologico), i costi sanitari, i danni materiali, i costi amministrativi e giudiziari. Ad esempio nel 2007 questi costi totali sono stati di 30.400 milioni di euro (2% del PIL).
Secondo una ricerca della Fondazione ANIA almeno nel 76% dei casi di incidente stradale le cause sono da ricondursi a fattori umani, in particolare alla distrazione (46%).
Possiamo riportare qualche spunto per la prevenzione degli infortuni stradali soffermandoci su vari aspetti correlati: condizioni psicofisiche, distrazione, invecchiamento, stanchezza, ergonomia, alcol, …
Ad esempio riguardo alle cause di incidenti si sottolinea che la distrazione e le non corrette capacità visive sono tra le principali cause d’incidente: “il sistema visivo è la ‘porta d’ingresso’ del 90% delle informazioni necessarie alla guida”.
E “la fascia di popolazione con problemi alla vista è in continuo aumento. Secondo alcune stime dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia, oltre 1 milione e seicentomila persone sono affette da gravi patologie oculari”.
In particolare alcune analisi campionarie (CRA - ACNielsen), svolte su un “campione eterogeneo di cittadini italiani”, evidenziano “che dopo i quarant’anni più di sette italiani su dieci, circa il 71,2 per cento, soffrono di almeno un disturbo di tipo visivo come presbiopia, miopia, astigmatismo e ipermetropia. Il problema della vista più diffuso è la presbiopia, colpisce, infatti, il 44,3 per cento degli italiani senza grandi differenze fra uomini e donne”.
E non bisogna dimenticare che l’avanzare dell’età e i problemi correlati all’invecchiamento provocano “alterazioni varie dell’occhio, del cervello e quindi dell’efficienza visiva complessiva, che diminuisce in maniera sensibile soprattutto per quando riguarda la sensibilità al contrasto ed alle basse luci”. In generale “il guidatore in età avanzata soffre maggiormente di un calo della prontezza di captazione dell’immagine più che dell’acuità visiva assoluta”.
La distrazione, “intesa come calo di attenzione alla guida, può essere provocata da vari fattori:
stanchezza ai ritmi di studio e lavoro, allo stress, mancato riposo, patologie, …;
alterazione delle condizioni psicofisiche dovute all’assunzione di sostanze (alcool, droghe, farmaci, …);
strumenti tecnologici presenti nell’abitacolo del veicolo e che spostano l’attenzione dalla strada (telefono cellulare, videofonino, radio, navigatore satellitare, computer portatile etc.)”.
In particolare il "telefono cellulare" viene considerato da vari studi internazionali una tra le cause principali degli incidenti stradali, perché riduce notevolmente l’attenzione del guidatore (fino al 50%).
Vi sono anche casi in cui i fattori di distrazione visiva sono creati dallo stesso guidatore, ad esempio, “appoggiando sul cruscotto fogli ed oggetti che creano dannosi riflessi”.
Inoltre bisogna “evitare assolutamente di appendere davanti agli occhi del guidatore (ad esempio: allo specchietto retrovisore) oggetti di qualsiasi tipo”: il “continuo movimento di questi oggetti è un fattore di distrazione e deconcentrazione troppo spesso sottovalutato”.
Concludiamo ricordando che nell’intervento si sottolinea che il sonno e la stanchezza “sono tra i nemici più pericolosi per chi guida”.
Questi alcuni suggerimenti per prevenirli:
mettersi alla guida riposati;
evitare di guidare per troppo tempo consecutivamente (2-3 ore);
ascoltare i segnali che il nostro corpo ci manda (difficoltà nel tenere aperti gli occhi, nel ricordarsi i riferimenti della strada appena percorsa);
prendere delle precauzioni (teniamo nell’abitacolo una temperatura fresca, evitiamo di mangiare troppo e assumere alcol).
le modalità di fornitura all'ISPRA e alle ARPA/APPA dei dati di potenza degli impianti da parte degli operatori;
la definizione delle pertinenze esterne degli edifici.
Le Linee Guida appena pubblicate prevedono che, nel caso in cui non siano presenti pertinenze esterne degli edifici, in fase di valutazione previsionale per la determinazione del campo elettromagnetico prodotto dagli impianti di tele radio comunicazione (radio, televisioni, telefonia cellulare e impianti radio in genere), si tenga conto dell’eventuale effetto di assorbimento dovuto alle strutture degli edifici.
una riduzione della potenza del 75% nel caso di pareti e coperture senza finestre o altre aperture di analoga natura, in prossimità di impianti con frequenza di trasmissione superiori a 400 MHz(quindi, parte delle televisioni e tutta la telefonia cellulare);
una riduzione della potenza del 50% nel caso di pareti e coperture senza finestre o altre aperture di analoga natura, in presenza di segnali a frequenze inferiori a 400 MHz (quindi, parte delle televisioni e tutte le radio);
Nell’eventualità che la parete o copertura contenga una finestra, o un'apertura di analoga natura, che sia direttamente in vista con l’antenna, si considera che il campo elettromagnetico non sia schermato e questo indipendentemente dalla frequenza.
Qualora il Gestore di reti di comunicazione mobile si avvalga della possibilità di utilizzare un fattore di attenuazione, le Agenzie potranno vincolare il rilascio del parere ambientale di propria competenza all’effettuazione di un collaudo ad impianto attivo per la verifica del rispetto dei limiti. Tale collaudo è a carico del Gestore richiedente.
INAIL: Certificati medici di malattia professionale e Ricerca certificati medici
Due nuove funzionalità disponibili sul sito dell'INAIL che riguardano in particolare:
Certificati medici di malattia professionale: con la possibilità di acquisire i i pdf della segnalazione di malattia professionale su modello 92bis ex-art. 139 e del referto medico, scaricabili a seguito dell'invio del certificato;
Il file di cronologia delle versioni, che descrive tutte le modifiche apportate, ed il manuale utente aggiornato sono consultabili sul sito dell' INAIL nella sezione:
Atti e Documenti > Moduli e modelli > Prestazioni > Certificati medici – Certificato di malattia professionale – Supporto al servizio online.
Il nuovo servizio Ricerca certificati medici, invece, consente il reperimento di un certificato medico di infortunio o di malattia professionale. E’ a disposizione di tutti i soggetti obbligati all’inoltro delle denunce di infortunio, malattia professionale e silicosi/asbestosi, ovvero dei datori di lavoro e loro delegati e intermediari, nonché degli uffici nazionali e zonali dei Patronati e dei lavoratori registrati come cittadini con credenziali dispositive.
Il manuale utente è consultabile sempre cul sito dell'INAIL nelle sezioni:
Atti e Documenti > Moduli e modelli > Prestazioni > Denuncia infortunio – Ricerca certificati medici - Supporto al servizio online
Atti e Documenti > Moduli e modelli > Prestazioni > Denuncia malattia professionale – Ricerca certificati medici - Supporto al servizio online