Source: https://studiolegaleramelli.it/2019/05/17/la-cassazione-definisce-ratio-ed-ambito-applicativo-dellaggravante-speciale-di-cui-allart-219-r-d-n-267-42-prevista-per-la-ricorrenza-di-piu-fatti-di-bancarotta/
Timestamp: 2020-01-20 14:40:02+00:00
Document Index: 22372066

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La cassazione definisce ratio ed ambito applicativo dell’aggravante speciale di cui all’art 219 r. d. n. 267/42 prevista per la ricorrenza di più fatti di bancarotta. – Avvocato Diritto Penale Roma Eur
Si segnala ai lettori del blog la recente sentenza n. 20532/2019 − depositata il 13.05.2019, che nell’ambito dei reati fallimentari affronta il tema dei presupposti e del perimetro applicativo dell’aggravante speciale di cui all’art 219, secondo comma n.1, r. d. n. 267 del 1942.
La Corte di appello di Trento confermava l’impugnata sentenza di condanna del Tribunale di Rovereto emessa per una pluralità di condotte illecite integranti più fatti di bancarotta, determinando l’entità della pena inflitta facendo applicazione dell’aggravante speciale di cui all’art 219 r. d. n. 267/42.
Avverso la sentenza della Corte territoriale interponeva ricorso per cassazione la difesa del giudicabile articolando diversi motivi di doglianza, per il cui apprezzamento si rimanda alla lettura sentenza in commento, censurando, in particolare, i punti della sentenza che affrontano i temi della sussistenza dell’elemento psicologico del reato e della dosimetria della pena principale per erronea applicazione dell’aggravante speciale prevista dalla legge fallimentare, non contestata nel capo di imputazione
Il Collegio di legittimità ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso impingenti la contestata penale responsabilità del prevenuto, annullando la sentenza di appello limitatamente alla illegalità della durata delle pene accessorie applicate.
Di seguito si riportano i passaggio estratti dal compendo motivazionale di maggiore interesse per gli operatori di diritto:
Sulla applicabilità della disciplina dell’art 219, secondo comma, n.1, r.d n. 267/42.
“In tempi recenti questa Corte di Cassazione ha ribadito (Sez. 5 n. 13390 del 23/01/2019, Simonetta, non massimata) che la circostanza aggravante della pluralità dei fatti di bancarotta attribuiti (art. 219, secondo comma, n. 1, r.d. n. 267 del 1942), non richiede alcuna formale contestazione (diversa, s’intende da quella dei fatti di bancarotta), in quanto l’utilizzazione di tale istituto si risolve esclusivamente nell’applicazione di una disciplina più favorevole di quella che deriverebbe dalle regole generali in tema di determinazione della pena in caso di pluralità di reati. Nel caso di specie, all’imputato sono stati contestati più reati – e quindi era ben consapevole di essere accusato di una pluralità di fatti di bancarotta e poteva esercitare il suo diritto di difesa – ed in relazione ad essi è stata affermata la sua responsabilità, cosicché del tutto correttamente e legittimamente è stata fatta applicazione dell’art. 219 secondo comma n. 1 r.d. n. 267 del 1942. Peraltro, il ricorrente non ha interesse ad impugnare tale punto della decisione, poiché laddove non venisse applicata la citata disposizione dovrebbe trovare applicazione la ben più gravosa disciplina della continuazione. La diversa tesi sostenuta dal ricorrente condurrebbe ad applicare più volte al condannato la pena per ciascun delitto di bancarotta con conseguente pregiudizio per lo stesso.”
Rv. 243416).”
Sugli elementi costitutivi della bancarotta fraudolenta documentale.
“In tema di bancarotta fraudolenta, nelle prime tre ipotesi previste dall’art. 216, primo comma n. 2, r.d. n. 267 del 1942, al quale rinvia il comma secondo parte seconda dello stesso articolo per la bancarotta documentale post fallimentare, il reato si perfeziona indipendentemente dall’impossibilità di ricostruire la contabilità dell’impresa, in quanto l’evento della non ricostruibilità non è riferito a dette ipotesi (sottrazione, distruzione o falsificazione), ma soltanto alla quarta che concerne l’omessa o irregolare tenuta dei libri contabili (Sez. 6, n. 4038 del 13/01/1994, D’Episcopo, Rv. 19845301). All’ (omissis) è stato contestato il delitto di bancarotta fraudolenta impropria documentale mediante falsificazione delle scritture contabili e quindi, in applicazione del principio sopra esposto, non ha rilevanza la circostanza che il curatore abbia o meno potuto ricostruire il patrimonio ed il movimento degli affari della fallita.”
“Né sussiste alcuna contraddizione per avere la Corte di appello affermato la penale responsabilità dell’Angelini sia per la bancarotta fraudolenta documentale, sia per la bancarotta semplice documentale. Infatti quest’ultima è stata commessa omettendo di provvedere alla regolare tenuta delle scritture contabili nei tre anni anteriori al fallimento, mentre la bancarotta fraudolenta documentale è stata commessa in un momento antecedente a tale periodo triennale mediante la falsificazione delle scritture, facendo apparire la società fallita titolare di un credito di € 400.000,00 nei confronti della Intesa Costruzioni mentre tale credito era in realtà in massima parte inesistente. Le due condotte si collocano in momenti diversi e possono coesistere. Quanto all’elemento soggettivo del delitto di bancarotta fraudolenta documentale, nella sentenza di secondo grado si evidenzia che sussiste il dolo specifico in quanto la falsificazione era volta a far apparire la società maggiormente capitalizzata e quindi a consentire all'(omissis) di eludere le norme che imponevano il suo scioglimento o la sua ricapitalizzazione e trarre in inganno i creditori della società, che venivano erroneamente indotti a ritenere che le condizioni patrimoniali della società fossero più floride e quindi a concederle credito.”
“Deve invece essere rilevata l’illegalità delle pene accessorie la cui durata è stata determinata, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 216 r.d. n. 267 del 1942, nella misura fissa di anni dieci. Difatti, la Corte Costituzionale ha dichiarato, con la sentenza n. 222 del 5 dicembre 2018, la illegittimità dell’art. 216, ultimo comma, r.d. n. 267 del 1942, nella parte in cui determina nella misura fissa di anni dieci la durata della pena accessoria da essa prevista. Per effetto di detta sentenza, la pena accessoria inflitta con la sentenza impugnata in questa sede è divenuta illegale, cosicché la sentenza deve, in tale parte, essere annullata con rinvio alla Corte di appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano. Peraltro, a seguito della citata sentenza della Corte Costituzionale, le Sezioni Unite hanno recentemente affermato, con sentenza adottata all’udienza del 28 febbraio 2019, in attesa di pubblicazione, che la durata delle pene accessorie deve essere determinata in concreto dal giudice in base ai criteri fissati dall’art. 133 cod. pen. e non in misura pari a quella della pena principale ai sensi dell’art. 37 cod. pen.”
La durata delle pene accessorie nella bancarotta fraudolenta.
Deve invece essere rilevata l’illegalità delle pene accessorie la cui durata è stata determinata, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 216 r.d. n. 267 del 1942, nella misura fissa di anni dieci. Difatti, la Corte Costituzionale ha dichiarato, con la sentenza n. 222 del 5 dicembre 2018, la illegittimità dell’art. 216, ultimo comma, r.d. n. 267 del 1942, nella parte in cui determina nella misura fissa di anni dieci la durata della pena accessoria da essa prevista. Per effetto di detta sentenza, la pena accessoria inflitta con la sentenza impugnata in questa sede è divenuta illegale, cosicché la sentenza deve, in tale parte, essere annullata con rinvio alla Corte di appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano. Peraltro, a seguito della citata sentenza della Corte Costituzionale, le Sezioni Unite hanno recentemente affermato, con sentenza adottata all’udienza del 28 febbraio 2019, in attesa di pubblicazione, che la durata delle pene accessorie deve essere determinata in concreto dal giudice in base ai criteri fissati dall’art. 133 cod. pen. e non in misura pari a quella della pena principale ai sensi dell’art. 37 cod. pen..
Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente alla durata delle pene accessorie previste dall’ultimo comma dell’art. 216 r.d. 16 marzo 1942 n. 267 con rinvio per nuovo esame alla Corte di appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano.
Art 216 (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), Bancarotta fraudolenta:
ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profittoo di recare pregiudizi ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.
Art 217 (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), Bancarotta semplice:
Art 219 (R.D. 16 marzo 1942, n. 267), Circostanze aggravanti e circostanza attenuante:
se il colpevole ha commesso più fatti tra quelli previsti in ciascuno degli articoli indicati;
se il colpevole per divieto di legge non poteva esercitare un’impresa commerciale.
Quadro giurisprudenziale di riferimento dei più recenti arresti in tema di bancarotta fraudolenta documentale:
Cassazione penale, sez. V, 01/10/2018, n. 53193
Cassazione penale, sez. V, 26/09/2018, n. 1925
Cassazione penale, sez. V, 15/03/2018 , n. 21920
Cassazione penale, sez. V, 13/02/2018, n. 16744
Cassazione penale, sez. V, 13/11/2017, n. 11049
Cassazione penale, sez. V, 28/06/2017, n. 43966
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