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Timestamp: 2016-07-01 08:48:14+00:00
Document Index: 17217175

Matched Legal Cases: ['§ 24', '§ 9', '§ 1', '§ 8', '§ 8', '§ 1', '§ 8', '§ 8', '§ 23']

Full text of "Frammenti del digesto, ed una racolta di definizioni in una collezione canonia del principio del secolo XIIe"
Frammenti del Digesto, ed una raccolta di definizioni in una
collezione canonica dei principio del secolo XII
Note di Luigi, CHI APPELLI
Il manoscritto 109 (recente numerazione G. 135) dell' archivio
capitolare di Pistoia, altrove da noi descritto (1), appartiene ai
primi decenni del secolo XII (2). Esso contiene una collezione
canonica in tre libri, che risale al principio del medesimo secolo (3),
derivata evidentemente dal cosi detto Polycarpus ; e quindi fa parte
di quella letteratura canonica, che trasse la sua origine dalla lotta
per le investiture (4), quando la scienza romanistica affermavasi
potentemente nelle scuole d'Italia. Questa collezione, oltre ad essere
importante per la storia del diritto canonico (5), offre anche per
la storia del diritto romano nel Medioevo elementi notevoli di stu-
dio, alcuni dei quali intendiamo illustrare nelle pagine seguenti.
Il compilatore della collezione ha fatto largo uso del diritto romano,
riproducendo passi delle Istituzioni, del Digesto, del Codice, e dell'
(1) Chiappelli L. — I manoscritti giuridici di Pistoia (Archivio Giuridico, 1885.
XXXIV, p. 245 segg.).
(2) Il ms. è generalmente attribuito al principio del sec. XII ; lo stesso giudizio crono-
logico espressero il eh. Sig. Prof. Pitting, ed il compianto Prof. Cesare Paoli nel 1896,
quando in Pistoia esaminarono tale codice.
(3) Fournier P. — Une collection canon, ital. du commencement du XII e siècle
(Ann. de l'Enseign. supérieur de Grenoble, 1894, VI, n° 3, p. 66). Esso crede sia stata com-
posta verso il 1112 ; difatti vi è adoprato il Liber de honore ecclesiae di Placido da Nonan-
tula, che sembra scritto nel 1111.
(4) Di questa collezione si ha un altro esemplare, sebbene con qualche variante, nel ms.
Vaticano, 3831 (Fournier. — Op. cit., p. 4), e da essa deriva la collezione in 9 libri del ms.
C. 118 contenuto nella Biblioteca del Capitolo della Basilica Vaticana (Fournier. — Op.
cit. 96.). Questa collezione in tre libri, sebbene tragga elementi da antiche raccolte, quali
forse la Collectio Ans. dedicata (sec. X), quella in 315 cap. del ms. 522 di Montecassino, e
quella in 7 parti del ms. Vatic. 1346 (Thaker. — Unters. u. Mitth. z. Quellenkunde d.
canon. Rechtsin Sitzungsber. d. k.Ak. d.Wiss. in Wien.LXXXIX. 601 segg), risente una
certa influenza del gruppo delle collezioni francesi, come le raccolte di S. Ivo di Chartres
e la Tripartita.Un nesso più diretto peraltro lo ha col gruppo romano, e specialmente colla
collezione detta Polycarpus (1104-1112). Vedi Fournier. — Op. cit. 62. — Schulte. in
Centralblatt f. Rechtswiss. V. 213. — Fournier. — Yves de Chartres et le Droit canon.
1898, p. 65.
(5) Conrat. — Gesch. d. Quell. u. Liter. d. rom. Rechts im frùh. Mittelalt. 1889, p.
375 segg. .
Epitome Iuliani (1) ; queste ultime due fonti sono quelle più utiliz-
zate nella raccolta. Ciò non è senza importanza, perchè, essendo la
collezione composta in Italia, quando già cominciava ad essere in
fiore lo Studio bolognese, si ha una conferma che l'abbandono dell'
Epitome per YAuthenticum si effettuò con molta lentezza (2). I passi
delle fonti romane in parte sono desunti dal Polycarpus ; altri invece
attestano una conoscenza diretta dei testi.
Limitandoci ai frammenti tratti dal Digesto, ricordiamo che il
loro apparire in una collezione canonica è di grande interesse storico,
mentre la maggior parte delle simili raccolte del secolo XI, quali
quelle di Anselmo, di Bonizone, di Burcardo, di Deusdedit, non
serba traccia di quella fonte. Non bisogna dimenticare, che nel
secolo XI i passi del diritto romano nelle collezioni canoniche erano
scarsissimi. Al di là delle Alpi consistevano in qualche estratto
dalle Novelle o dal Breviario Alariciano ; al di qua si citava qualche
raro passo dalle Istituzioni, dal Codice, e dalle Novelle. Colla lotta
per le investiture e colla riforma gregoriana la situazione cangia
aspetto. Sulla fine del secolo XI gli studi dei canonisti ebbero un
più vivo slancio ; si moltiplicarono i riferimenti al diritto romano,
e fra queste citazioni cominciò ad apparire il Digesto. È questo uno
dei caratteri più salienti della ricca serie di collezioni inspirate dalla
riforma gregoriana, che dovevasi chiudere coll'opera monumen-
tale di Graziano. Al risorgimento della scienza del diritto non furono
estranee le lotte ardenti, che con Gregorio VII scoppiarono fra chiesa
ed impero.
Difatti i primi saggi dell' uso del Digesto nella letteratura canonica
s'incontrano verso il 1090 nella collezione italiana del British Museum
ms. 8873 (3), e per influenza di essa in Ivo di Chartres, nella Caesar-
augustana, nella Tripartita, e nel Polycarpus. Quindi da questo
punto di vista la collezione Pistoiese in tre libri ha notevole impor-
tanza anche per la storia del Digesto.
(1) Fouknier. — Une collect. p. 96.
(2) Per l'uso dell'Epitome Iuliani da parte d'Irnerio, di Alberico, e di Cipriano vedasi
Chiappelli L.— Glosse d'Irnerio e delle sua scuola, in Meni. Accad. Lincei. 1885-86,
p n _ Fitting. — Zusatze zu Savignys-Rechtsgesch. (Zeitschr. d. Sav.-Stift, XXVI,
rom. Abth. p. 54).
(3) Conrat. — D. Pandekten. — u. Inst. Auszug d. Brittisch. Decretalensammlung.
Quelle d. Ivo. 1887.
gf I frammenti del Digesto, che dal Polycarpus sono passati nella
collezione in tre libri, sono stati pubblicati su quel testo dall' Huf-
fer (1), e quindi ne omettiamo la riproduzione. Essi sono i seguenti;
1, § 24 a 30. Dig. de vi armata XLIII, 16, ex libro digestorum.
Siue autem corpore videri ui deiectum.
3, § 9, ibid. Eum igitur qui sed ex continenti.
32, § 1, Dig. de leg. I, 3. Iulianus in libro XXXIV digestorum.
Inueterata consuetudo.... desuetudinem
abrogentur.
30, Dig. de reg. iur. L. 17. Nuptias consensus facit (2).
Invece i due passi seguenti sono tratti direttamente dal Digesto,
e quindi è utile conoscerne la lezione, che pubblichiamo col confronto
del testo fiorentino secondo la grande edizione del Mommsen, e della
lezione bolognese, per la quale abbiamo usata l'edizione di J. Petit
(Parigi, 1513-14). Il primo di essi si trova anche nel ricordato ms.
Vat. 3831 (3), ed è la legge 239, § 8 e 9. Dig. de verb. sign. L. 16.
TESTO FIORENTINO
POMPONIUS LIBRO SINGULARI
ENCHIRID1I
Territorium est uniuersi-
tas agrorum intra fines cu-
iusque ciuitatis : quod ab eo
dictum quidam aiunt, quod
magistrati! eius loci intra
eos fines t.rrendi, id est
summouendi ius t abet.
Uerbum suum ambiguum
est, utrum de toto an de
parte significat. et ideo qui
iuret suum non esse, adicere
debet neque sibi communem
TESTO PISTOIESE
POMPEIUS IN LIBRO
tas agrorum inter fines cu-
iusque ciuitatis. Quod ab eo
magistratus eius loci inter
eos fines terendi. id est. sub-
mouendi ius habet. Verbum
suum ambiguum est, utrum
de toto an de parte signifi-
cat. Et ideo qui iurat suum
non esse adicere debet ne-
que sibi commune esse.
TESTO BOLOGNESE
Territorium est universi-
iusque civitatis; quod ab eo
dictum quidam aiunt : quod
magistratus eius loci intra
eos fines terrendi. id est.
summouendi ius habent.
est : utrum de toto, an de
parte significet : et ideo qui
iùrat suum non esse adiicere
debet neque sibi commune
Il secondo passo del Digesto è la seguente legge ; (4) 16 Dig. qui
satisd. cog. II, 8.
(1) Hùffer. — Beitr. z. Gesch. d. Kirchenrechts u. Rom. Rechts im Mittelalt. 1862
p. 89 sgg.
(2) I primi due passi nel ms. Pistoiese sono trascritti sul f. 124 r (tit. de tricennali posses-
sione); il terzo sul f. 187 (tit. de consuetudine), e il quarto sul f.206 r (tit.de coniugiis et aduli.).
(3) FouRNiBR. — Une collection. p. 57. Nel ms. Pist. è al f. 221 r (tit. de multimodis iura-
(4) È nel ms. capit. Pistoiese al f. 224 r (tit. de iuramentis).
PAULUS LIBRO SEXTO
Qui iurato promisit iudicio
sisti, non uidetur peierasse,
si ex concessa causa hoc
deseruerit.
PAULUS LIBRO VI AD
sisti, non uidetur periurasse
deseruerit .
Qui iurato promisit iudi-
cio sisti non videtur periu-
rasse si ex concessa causa
hoc deseruerit.
Inoltre la collezione di canoni in discorso è arricchita da numerose
aggiunte, apposte alla fine di molti titoli della raccolta, e da glosse
marginali, dovute alcune all'amanuense stesso del testo, ed altre a
vari studiosi della prima metà del secolo XII. Fra queste pure
figura il Digesto coi passi seguenti. Il primo di essi contiene i fram-
menti 9 e 10, Dig. de accusat. XLVIII, 2, e, per quanto ci consta,
non si trova in altre raccolte canoniche del tempo. È scritto nel
margine del codice da una mano differente da quella del testo, ma
che pure appartiene al secolo XII (1).
PAULUS LIBRO QUINTO
Alii propter suspicionem
calumniae,ut il li, qui i'alsum
testimonium subornati dixe-
Hermogenianus libro se-
xto iuris epitomarum.
Nonnulli propter pauper-
tatem, ut sunt qui minus
quam quinquaginta aureos
PAULUS ET ERMOGEN.
IN XL Villi LIBRO DIGESTORUM
Alii propter suppitionem
calumpniae ut illi qui i'al-
sum testimonium subornati
dixerunt. non nulli propter
paupertatem ut sunt qui mi-
nus quam. L. aureos hatent
ab accusatione repelluntur.
Alii propter suspitionem
calumniae ; ut illi qui falsum
runt. — Her. Nonnulli pro-
pter paupertatem : ut sunt
qui minus quam quinqua-
ginta aureos habent.
L'altro passo (2) è una aggiunta fatta nel testo della collezione
da un altro studioso, pure della prima metà del secolo XII. Esso
comprende i seguenti frammenti : 7, 11, 12, 13 e 14, Dig. de spon-
sal, XXIII, I.
PANDECTARUM LIBRO XXIII. TITULO 1.
In sponsalibus consensus euidentér dissentiat.
Sponsalia sicut consentire oportet
Quae patris uoluntati a patre eligitur.
Filio familias non possunt.
In sponsalibus conlrahendis quam. Vi 1 annis .
Questi frammenti si ritrovano anche in altre collezioni canoniche
di poco anteriori alla Pistoiese, quali quella del British Museum
(1) Ms. capit. Pist. f. 135 r (tit. de accusatione).
(2) Ms. capit. Pist. f. 204 (tit. de coniugio).
descritta dal Conrat (1), il Decretum d'Ivo di Chartres (2), la Caesa-
raugustana, e la Tripartita. La lezione del testo concorda con quella
della Tripartita, per cui senza farne la riproduzione ci riferiamo
alla edizione data dal Mommsen (3).
Non sono certamente numerosissimi i frammenti del Digesto
in questa collezione in tre libri ; ma, dato la scarso uso di quella
fonte nelle più antiche raccolte del genere, è importante seguire
passo a passo i progressi dell'uso di quella fonte classica nella lette-
ratura canonica. Per lo meno questa collezione mostra, che in quella
letteratura a principio del secolo XII si attribuiva molto valore al
diritto romano, e che il Digesto si utilizzava sempre più di giorno
in. giorno. Certo ancora le fonti preferite erano per i canonisti le
Istituzioni, il Codice, e V Epitome Iuliani, perchè più facili all' intel-
ligenza, e perchè prodotti dell' età cristiana ; ma già il clero aveva
accettata la massima fonte del diritto classico, dal momento che
verosimilmente (4) nella famosa carta di Marturi del 1076 è l'avvo-
cato della chiesa di S. Michele che allega il Digesto. Di più, mentre le
precedenti collezioni traevano elementi specialmente dal Digestum
Vetus (5), comprese quella del British Museum, il Decretum d'Ivo di
Chartres, e la Tripartita, questa in tre libri si estende anche al
Digestum novum. La corrente iniziale poi andò ingrossando neh"
età grazianea, come ne fan fede le Summae di Paucapalea, di Stefano
Tornacense, e di Ruffino.
Riassumendo, la collezione in discorso contiene due frammenti
del Dig. vetus, quattro del Dig. novum ; le glosse comprendono
cinque frammenti del primo, e due del secondo. Quattro di questi
passi sono tratti dal Polycarpus, e cinque dalla Tripartita (6); i rima-
nenti, cioè due del testo, e due della glossa non sono luoghi comuni
(1) Conrat. — D. Pandekten. — u. Inst. Auszug., p. 10.
(2) Digesta Iustiniani. — Ed. Mommsen, addit., p. 47*.
(3) Digesta. — Ed. Mommsen, addit., p. 43* e 47*.
(4) È secondo noi naturale attribuire alla parte e non al giudice il riferimento al Digesto
in quel documento, perchè il giudice doveva pronunziarsi secundum acta et probata. E da
questo punto di vista la citazione del Digesto acquista maggior valore, perchè non dovuta
a un legista eminente come Pepo, ma ad un legale di comune livello: ciò vuol dire, che il
Digesto era già di uso comune.
(5) Conrat. — Gesch. d. Quell. u. Liter. d. rom. Rechts. p. 352, 375, 379, 385. — Di-
gesta, ed. Mommsen, addit. 43* seg.
(6) Digesta Iustiniani. ed. Mommsen. add. 43*.
ad altre collezioni, e quindi attestano, che tanto il collettore, quanto
il glossatore sono ricorsi a manoscritti del Digesto, i quali dovevano
risalire per lo meno a principio del secolo XII, e più probabilmente
al secolo XI. Quindi si vede, che in quella epoca non vi era tutta
quella penuria di manoscritti di tale fonte, quale oggi si suppone.
E verosimilmente si tratta di due manoscritti distinti del Digesto,
perchè mentre il collettore cita il frammento per mezzo della iscri-
zione, e quindi mostra di avere davanti a se un manoscritto assai
corretto (1), il glossatore invece cita il libro del Digesto ; l'iscrizione
dei fr. 9 e 10, Dig. XLVIII, 2 è incompleta, e per ciò è da supporre
che possedesse un manoscritto meno integro del primo.
I passi del Digesto in esame verosimilmente ci attestano un altro
fatto; che cioè, tanto il collettore, quanto il glossatore erano estranei
ad ogni influenza bolognese. Anzi tutto, perchè la scuola di Bologna
trascurò le iscrizioni dei frammenti; in secondo luogo, perchè non
è seguita la forma stereotipa delle citazioni usata dai Bolognesi (2).
Parimente la lezione ci sembra non sia quella bolognese; anzi, senza
riprodurre con tutta esattezza la luterà Pysana, molto le si avvicina,
in modo che può giovare alla critica del testo. Questo fatto dimostra,
che fuori di Bologna a principio del secolo XII circolavano manoscritti
del Digesto con lezione independente dalla bolognese. Fino alla
prevalenza assoluta dell' influenza di Bologna, ogni scuola aveva
tradizioni proprie, tanto che nella storia delle fonti devesi distinguere
regione da regione. Difatti mentre la scuola bolognese trascura le
iscrizioni dei frammenti del Digesto, nella lontana Germania Wibaldo
di Stablo (3), e neh" Italia centrale il glossatore del ms. Sessoriano
110 delle Istituzioni (4) (sec. XI), citano il Digesto colle iscrizioni
(1) Il ms. che servi al collettore mostra d'avere anche la divisione in paragrafi, come
resulta dal testo qui edito del fr. 239, § 8 e 9, Dig. L, 16.
(2) ScHUP'PER. — Manuele di storia del D°ital. 1895, p. 198. Fitting. — Le scuole di
I)° in Francia durante l'XI sec. (Bull. d. Ist. di D° R°. a. 1891, fase. III-IV, p. 179).—
Fitting, — Quaest. d. iur. subtilit. d. Irnerius, 1894, p. 16.
(3) Fitting. — Le scuo. di D° in Francia (loc. cit. p. 178 seg). — Fitting. — D. Instit.
glos. d. Gualcausus, 1891, p. 40.
(4) Patetta. — Nota sopra alcuni mss. delle Istituzioni di Giustiniano. (Bull. Ist. di
D°R°a. 1891, fase. 1-11, p. 64 segg). Questa mancanza di rapporti dèi frammenti in
esame colla lezione bolognese è tanto più notevole, in* quanto in generale le scritture dell'
epoca invece la riproducono, e cosi pure la collezioni canoniche del tempo. Ciò può dirsi
del libro di Tubinga (Conrat, — Gesch. d. Quell. p. 434), della Summa Trecensis (Fit-
integre, e quindi avevano dinanzi dei manoscritti più corretti di
quelli bolognesi.
Ogni nuovo elemento di osservazione in questo campo, ancora
cosi oscuro della storia del Digesto, merita attenzione. Ed invero
si hanno gravi incertezze sui testi di quella fonte, che circolavano
nelle scuole ; con esattezza non può dirsi quale estensione ebbe la
cosi detta liner a vetus (1)"; che cosa è la littera antiqua che pur
troviamo ricordata (2) ; quando e come si andò costituendo la littera
bononiensis. Siccome questa si trova già formata circa la metà del
secolo XI (3), e una tale opera dovette richiedere un notevole
spazio di tempo, ci sembra che anche questo solo fatto ci autorizzi
a ritenere, che il Digesto non è riapparso ad un tratto, come la
Minerva armata della favola, colla ben nota carta di Marturi, e che
anzi da lungo tempo dovette essere oggetto di studio nelle scuole (4).
Dall' uso del Digesto in questa collezione in tre libri, si possono
trarre anche alcune conclusioni circa l'origine della collezione stessa,
e dei due manoscritti nei quali è conservata. Quanto al primo punto,
la maggior copia dei passi del Digesto nella collezione in tre libri
che non nel Polycarpus, attesta, che questa raccolta è anteriore a
quella del manoscritto in esame. Ciò è confermato dal fatto, che il
Digestum Novum è nel ms. Pistoiese assai utilizzato. La forma poi
della citazione dei testi, e la lezione del Digesto, escludono con
ogni probabilità che la collezione in tre libri abbia avuta origine in
territorio soggetto all' influenza di Bologna. In fine la maggior copia
dei frammenti del Digesto nel ms. Pistoiese a confronto del Vaticano
3831 dà indizio, che quest' ultimo sia più antico : difatti il Pistoiese
ting. — Summa Cod. d. Irnerius, 1894, p. LXXVII), del Brachylogus, dell' estratto
dal Digesto che servi alla collezione del British Museum, delle opere d'Ivo di Chartres
(Conrat. — D. Pandekten u. Inst. auszug, p. 14), e del Polycarpus (Conrat. — Gesch. d.
Quell. p. 375). Anche i mss. del Digesto, Parigino 4450 e Vaticano 1406, sono della fine
del sec. XI, e contengono la littera bononiensis.
(1) Schitpper. — Manuale, p. 498.
(2) L'antiqua trovasi citata in Savigny. — Sto. del D° E nel Medioevo, v. 3, ai n 1 8 e
216 delle varianti notate dai chiosatori nel testo delle Pandette. Inoltre vi sono ricordi
di altre notate lezioni o litterae del testo, differenti dalla pysana e dalla bononiensis.
Savigny. — Op. cit.loc. cit. n 1 307, 322.
(3) Conrat. — D. Pand. u. Inst. auszug., p. 17.
(4) Fitting. — Z. Gesch. d. Rechtswissen. im Mittelalt. (Zeitschr. d. Sav.-Stift. f .
Rechtsgesch.VI.Rom. Abth. p.HOsegg.). Fitting. — D.Inst. glos.d.Gualcausus. p.54seg.
è più ricco del Vaticano anche in estratti dalle altre fonti del diritto
romano (1).
Il manoscritto Pistoiese, del quale ci occupiamo, contiene anche
una breve scrittura importante per lo storico del diritto. Nel mezzo
al tit. de poenitentia, lib. Ili, della ricordata collezione, e quantunque
estranea ad essa, l'amanuense stesso del codice, in una pagina
rimasta in bianco, ha trascritta una raccolta di definizioni, e di
frammenti del Digesto (2). Ne riproduciamo qui il testo, conservando
l'ortografìa originaria ; soltanto abbiamo sostituita la virgola al
punto nel corso del periodo. Abbiamo anche aggiunta la numera-
zione progressiva delle definizioni, onde sia possibile citarle. Nel
manoscritto da principio ogni definizione fa capoverso ; dopo la
scrittura continua senza interruzione, ma ogni passo è distinto dal
segno del paragrafo. Le quattro definizioni recanti il segno*, nel
manoscritto hanno l'iniziale dipinta in rosso. La raccolta è scritta,
come il rimanente del codice, su due colonne,
f . 242r.
1. — Pax itaque corporis est ordinata temperatura partium (3).
2. — Pax animae inrationalis ordinata requies appetitionum (4).
3. — Pax animae rationalis, ordinata cognitionis actionisque con-
sensio (5).
4. — Pax corporis et animae, ordinata uita, et salus animantis (6).
5. — Pax hominis mortalis et dei, ordinata in fide sub eterna lege
obedientia (7).
6. — Pax hominum ordinata concordia (8).
7. — Pax domus ordinata imperandi, obediendique concordia
cohabitantium (9).
8. — Pax ciuitatis ordinata imperandi, atque obediendi concordia
ciuium (10).
(1) Fournier. — Une collection, p. 54.
(2) Questa scrittura manca nel ms. Vatic. 3831.
(3) S. Agostino. — De civitate Dei. XIX, capp. 13 e 14.
(4) S. Agostino. — De civ. Dei. XIX, 13 e 14.
(5) S. Agostino. — De civ. Dei. XIX, 13 e 14.
(6) S. Agostino. — De civ. Dei. XIX, 13 e 14.
(7) S. Agostino. — De civ. Dei. XIX ,13 e 14.
(8) S. Agostino. — De civ. Dei, XIX, 13 e 14.
(9) S. Agostino. — Op. cit. XIX S 13, 14 e 16.
(10) S. Agostino. — Op. cit. XIX, 13 e 17.
9. — Pax coelestis ciuitatis, ordinatissima et concordissima socie-
tas fruendi Deo, et inuicem in Deo (1).
10. — Pax omnium rerum tranquillitas ordinis (2).
11. — Ordo est parium dispariumque rerum, sua cuique loca tri-
buens dispositio (3).
12. — * Augustinus. Crimen est peccatum grave accusatone, et
dannatione dignissimum (4).
13. — * Perfectio boni est consumptio mali (5).
14. — * Matrimonium ^st appellatum quod non ob aliud debeat
f emina nubere, quam ut mater fìat (6).
15. — Gontra. Virginis defìnitio est sanctam esse corpore et spiritu-
16. — * Pietas est religio uel reuerentia in Deum et parentes exhi-
bita quidam addunt in patriam et amatores patriae (7).
17. — Iniquitas est quae et anomiadicitur, quicquid contra legem
Dei sit. Et dicitur iniquitas mentis acerbitas (8) ;• dum
malum mente concipitur.
18. — Peccatum perpetratio mali.
19. — Malitia fraus, et cogitatio prauae mentis (9).
20. — Fornicatio (10).
21. — Auaritia est cupiditas rerum inexplebilis.
22. — Nequitia est audacia peccati (11).
23. — Gontentio est, ubi ueritas non quaeritur, set animositas fati-
(1) S. Agostino. — Op. cit. XIX, 13 e 17.
(2) S. Agostino. — Op. cit. XIX, 13.
(3) Cicerone. — Khetot. lib. 1. — S. Agostino. — Op. cit. XIX, 13.
(4) S. Agostino. — In Iohan. Evangel. e. 8. tract. XLI, n° 9. Questa definizione si trova
in uso anche in legisti del sec. XVI. Medici Seb. — Tract. de defìnitionibus. Floren. 1571,
(5) S. Agostino. — In loh. Evang. e. 8. tract. XLI, n° 12.
(6) S. Agostino. — Contra Faustum. lib. XIX, e. 26. — Epitome Exact. reg. ed. Conbat
Add. I, 23. — Glo. Accur. § 1. Inst. I, 9. v. nuptiae.
(7) Alcuni elementi di questa definizione sono in Cicerone. — Deinventionelib. IT; altri
in S. Agostino. — De civ. Dei. X, e. 1 , ed altri in S. Agostino. — Liber de diver. quaest.
Quaest. 31.
(8) Papia. — Vocabulista. Venet. 1496. v. peccatum.
(9) Papia. — Vocab. v. malitia.
(10) Il testo della definitione manca, ma senza che vi sia discontinuità nella scrittura.
(11) Papia. — Vocab. v. auarus.
24. — Malignitas est malitiae opus (1).
25. — Superbus est peruersae celsitudinis appetitor (2).
26. — Elatus qui effertur super mensuram suam.
27. — H eretici sunt qui in fide sanctae trinitatis errant.
28. ; — Scismatici sunt ; quos non fìdes diuersa facit set disrupta
societas communionis (3).
29. — Mali catholici qui recte credunt, set non sicut credunt vi-
uunt (4).
30. — Arbitrare est iudicare, uel testifìcari.
31. — Signum est quod aliud est et aliud signifìcat (5).
32. — Signaculum est quod alicui rei ad hoc imprimitur ut lateat
quo usque reseretur (6).
33. — Pietas est cultus et religio Dei, et misericordia in proximum(7).
34. — Neophitus ad fidem nouiter conuersus, uel nouiter deserens
malitiam (8).
35. — Vim enim facere hoc est expellere possidentem, possessio-
nemque diripere.
36. — Gloria est frequens de aliquo fama cum laude (9).
37- — Facultas est bene dicendi copia in omni quaestione.
38. — Ratioestordorerumgerendarumexcausisprouenientium(lO).
39. — Diffinitio est breuis ac lucida oratio qua quis diffìnit breuiter
explicat quid sit (11).
(1) Papia. — Vocab. v. malitia.
(2) S-. Agostino. — De civ. Dei. XIV, 13. — Papia. — Vocab. v. superbus.
- (3) S. Agostino. — Quaest. septemdecim in Matth. Quaest. XI. — Papia. — Vocab.
v. scismatici.
(4) Molti elementi di questa definizione sono in S. Agostino. — Quaest. sept. in Matth.
Quaest. XI.
(5) Alcuni elementi in S. Agostino. — De doctrina Christiana lib. I. e, 2. — Papia. —
Vocab. v. signum.
(6) Papia. — Vocab. v. signaculum.
(7) S. Agostino. — Sermo LXXXV de verb. Evangel. Matth. 19, e. V, e De civit. Dei
X, e. 1. — Ruffino. — Summa. ed. Schttlte, 1892, p. 86.
(8) Stefano Tornacense. — Summa, ed. Schtjlte, 1891, p. 124.
(9) Cicerone. — De iavent. lib. II. — S. Agostino. — In Iohan. Evangel. e. 17, tract.
CV. — Papia. — Vocab. v. gloria. — Libell. de verbis quibusdam legai. n° 61, ed. Patetta
(Bibl. iur. med. aevi. 1892, p. 131) Vedansi quivi altri luoghi citati in proposito.
(10) Papia. — Vocab. v. ratio.
(11) Papia. —\ Vocab. v. definitio. — Libell. de verb. quib. leg. n° 69 (Bibl. iur. med.
aevi 1892, p. 132).' Vedansi quivi altre citazioni relative al passo.
40. — Descriptio tamquam quibusdam coloribus depictio (1).
41. — Tempus est certa et rationabilis dimensio more et actus mu-
tabilium rerum, id est, nostrarum actionum et passio-
num (2).
42. — Sententia est firma et indubitata responsio (3).
43. — Opinio prolatum cum dubietate responsum (4).
44. — Matrimonium est uiri et mulieris coniunctio individuam
consuetudinem uitae continens (5).
45. — Affmitas est regularitas personarum ex nuptiis nobis adiun-
cta omni carens parentela (6).
46. — Diffìcile est et imo impossibile est piacere omnibus nec tanta
uultuum quanta sententiarum diversitas est.
47. — Ulpianus in libro XI. In usucapionibus non a momento ad
momentum, set postremum diem computabimus. Ideoque
(1) Papia. — Vocab. v. descriptio. — Libell. (Je verb. quib. leg. n° 70 (Bibl. iur. med.
aevi. 1892, p. 132). Vedasi quivi la nota 2.
(2) Papia. — Vocab. v. tempus.
(3) Questa definizione risale alle Istituzioni di Teofilo, § 8, de iure nat. I, 2. — MS. Bibl.
nazion. di Parigi lat. 4421 (sec. XI) (Flach. — Etud. crit. sur l'hist. du Droit Rom. au
Moyen Age, 1890, p. 139, n° 41).— Glossar. Is. Sai. v. sentes. (Epit. Exact. Regib. ed.
Conbat. Add. IV, n° 5, p. 202.— Add. I, in Epit. Exact. Reg., p. 152, n° 15. — Libell. de
verb. quib. leg., n° 6 (Bibl. iur. med. aevi. 1892, p. 129. — Vedansi quivi citati altri luoghi)
— Excerpta Cod. Vatic. reg. 435, n° 121, ed. Patetta (Bibl. iur. med. aevi. 1892, p. 137).
Glo. Vat. Brachyl. 1. 5, 6, v. sententiae, ed. Bocking, p. 201. — Glo. Accur. 8, Inst. de iure
nat. I, 2, v. sententiae. — La stessa definizione colla parola manifesta in luogo di firma è in
Libell. de verb. legai., n° 32 (Fitting. — Iur. Schr., p. 193.)— Expos. termin. usit., n° 98
(Fitting. — Iur. Schr., p. 164).
(4) Anche questa definizione proviene dalla Parafrasi alle Istituzioni di Teofilo, § 8, de
iure nat. I, 2. — MS. Parig. cit. (Flach. — Op. cit. 139, n° 40).— Epit. Exact. reg. Add. I,
15. — Excerpta Cod. Vatic. reg. 435, ed. Patetta (Bibl. iur. med. aevi. 1892, p. 137,
n° 121). Vedansi quivi citati altri luoghi in proposito. — Glo. Accur. 8, Inst. de iure nat. I,
2, v. opiniones.
(5) 1. Inst, de pat. pot. I, 9. — Expos. termin. usit. n° 77. — Libell. de verb. leg. n° 52.
— Papia. — Vocab. v. nuptiae. — Ivo. — Pannormia. VI, 1. — Epit. Ex. reg. Ili, 11,
e Add. I, 23.
(6) In eguale forma, salvo lieve variante, questa definizione si trova anche nella Glossa
Colon, alle Istit. (Fitting. — D. Instit. glosse d. Gualcausus, p. 95, n° 18). — Azo. —
Sum. Cod. de nuptiis, lib. V, 4, n° 13 ; con qualche variante in Uguccione (Liber deriva-
tionum, v. affinis, in Epit. Ex. reg. ed. Conbat, p. 204).— De verb. quib. leg. (Bibl. iur.
med. aevi, 1892, p. 131, n° 52). — Exc. cod. Vat. reg. 435. (Bibl. iur. med. aevi. 1892,
p. 132, n° 1). — Epit. Ex. reg. Add. I, § 23, p. 154). — MS. Parig. cit. (Flach. — Op. cit
qui hora sexta diei, kalendarum ianuariarum possidere
ceperit, hora sexta noctis pridie kalendas ianuarias implet
usucapionem (1).
Paulus libro I III. In omnibus temporalibus actionibus nisì
nouissimus totus dies compleatur non finit obligatio-
nem (2).
Celsus in libro XXXVI III. Gum bissextum kalendis est ni-
chil refert utrum priore an posteriore die quis natus sit, et
deinceps. VI. kalendas eius natalis dies est. Nam id bidu-
um prò una die habetur, set posterior dies intercalatur,
non prior ideo quodammodo intercalatum est,VI kalendas
natus, cum bissextum .kalendis est, priorem diem natalem
habet (3).
p. 140, n° 45). — Sententiae Rodlandi. de imp. affin., ed. Gietl, 1891, p. 304). — Glo.
Accur. %, Inst. de nupt. I, 10, v. adflnitatis. Per altre citazioni di luoghi vedasi la nota 18
del Patetta nel cit. voi. della Bibl. iur. p. 131. Finalmente la definizione comparisce in
versione greca in Costant. Harmenop, lib. IV, tit. 6, n° 24 (Brissojstius. — De verb. sign.
1743, 1, p. 23, v. adfines); quindi ebbe larga diffusione. Essendo contenuta essa„nella
Glossa di Colonia (mano antica), e nel MS. Pistoiese (sec. XII, in.), doveva essere di uso
comune nel secolo XI. Dall' antichità certamente non deriva, perchè manca a Isidoro, e
non si trova nel Corpus iuris, e negli altri scritti dell' antichità classica. Del resto anche la
strana parola regularitas nel senso di necessitudo, habitudo, familiaritas è estranea al ricco
tesoro dell' antico latino.
(1; FR. 6 K 7, DIG. DE USUG. XLI,3.
Ulpianus libro undecimo ad edictum. In
usucapionibus non a momento ad momen-
tum, sed totum postremum diem computa-
mus. Idem libro uicensimo septimo ad Sa-
binum. Ideoque qui hora sexta diei kalen-
darum Ianuariarum possidere coepit, hora
sexta noctis pridie kalendas Ianuarias im-
plet usucapionem.
(2) FR. 6, DIG DE OBL
Paulus libro Iquarto ad Sabinum. In om-
nibus temporalibus actionibus nisi nouissi-
mus totus dies compleatur, non finit obli-
gationem.
(3) FR. 98, DlG. DE VK
Idem (Celsus) libro trigensimo nono di-
gestorum. Cum bisextum kalendis est, nihil
reiert, utrum priore an posteriore die quis
natus sit, et deinceps sextum kalendas eius
natalis dies est : nam id biduum prò uno
die habetur. sed posterior dies intercalatur,
non prior : ideo quo anno intercalatum non
est sexto kalendas natus, cum bisextum
kalendis est, priorem diem natalem habet.
Ulpianus. In usucapionibus non a mo-
mento ad momentum sed totum postremum
diem computamus.
Idem. Ideoque qui hora sexta diei kalen-
darum ianuariarum possidere ceperit: hora
sexta noctis pridie kalendarum ianuaria-
rum implet usucapionem.
ET ACT. XLIV, 7.
Paulus. In omnibus temporalibus actio-
nibus nisi nouissimus totus dies impleatur :
non finit obligationem.
RB. SIGN. L, 16.
Idem (Celsus). Cum bisextus in kalendi s
est nichil refert utrum priore an posteriore
die quis natus sit : et sic deinceps sexto
kalendas eius natalis dies est. Nam id
biduum prò uno die habetur : sed posterior
dies intercalatur non prior : ideo quo anno
intercalatum non est : sexto kalendas natus
cum bisextus kalendis est priorem diem
natalem habet.
50. — Ambrosius (1). Offìcium ab effìciendo dictum putamus quasi
efficium. Set propter decorem sermonis una inmutata
littera offìcium nuncupari, uel certe ut ea agas quae
nulli offìciant prosint omnibus (2).
Questa raccolta è certamente copia di un originale più antico ;
difatti la definizione della fornicatio (n° 20) è sfuggita alle cure
dell' amanuense. Quindi probabilmente il testo oltrepassa il secolo
XII. Il fatto, che spesso le definizioni di Papia alle medesime voci
son differenti da quelle della raccolta Pistoiese, e che talvolta sol-
tanto alcuni elementi di queste si trovano nel Vocabulista, ci fa
supporre, che l'autore della raccolta non abbia fatto uso del Vocabu-
lista (circa a. 1063), e che piuttosto un fondo antico di definizioni
abbia dovuto servire all'uno e all'altro scrittore. Nessun altro dato
ci permette di determinare con maggiore precisione l'origine, e
l'epoca, cui risale questa scrittura contenuta nel ms. Pistoiese.
Essa è una raccolta di definizioni tratte dalle opere di Cicerone, di
S. Ambrogio, di S. Agostino, e dalle fonti del diritto romano, e di
definizioni che si trovano in Papia, e nelle opere giuridiche del pe-
riodo pre-bolognese, o del principio del sec. XII, quali la Glossa di
Colonia alle Istituzioni, YExpositio terminorum usitaciorum, ed il
Libellus de verbis legalibus ; definizioni che permangono lungamente
nelle scuole, e riappariscono fino nella Glossa Accursiana. Ricorda gli
Excerpta del ms. Parigino delle Istituzioni 4421 (sec. XI), e le defini-
zioni del ms. di Cambridge f. 183 (sec. XII) illustrate dal Flach (3) ;
è cioè una raccolta di principi, che venivano accettati dalle scuole
rinascenti, come eredità di altre più antiche. Ed era questa una
forma letteraria dell'epoca (4), cui appartengono molti glossari (5) ;
è una di quelle scritture insomma, che preludiano la letteratura pos-
teriore dei Vocabularia iuris ordinati alfabeticamente (6).
(1) Questa definizione è scritta da una mano differente ; ma pur sempre del secolo XII/
(2) S. Ambrogio. — Omciorum liber. lib. I, e. Vili. Isidoro Ispal. — Originum lib.VI
de officiis. — Papia. — Vocab. v. officia.
(3) Flach. — Étud. crit. p. 69, 131 segg., 309 seg.
(4) Il Fitting (Iur. Schr. p. 36, 39. — D. Inst. glos. d. Gualc. p. 41 seg.) suppone, che
VExp. termin. usit. e. il Libel. de ver. leg. traggano origine da un più antico glossario giuri-
dico alfabetico.
)5) Loewb. — Prodr. corporis Glossariorum Latinorum, 1876, p. 88, 109, 155, 222 segg
(6) Seckel. — Beitr. z. Gesch. beid. Rechte i. Mittelalt, 1898, p. 196 seg. — Del resto
Questa raccolta, compresa in un manoscritto che doveye servire
all' insegnamento in una scuola capitolare, è importante, anche
perchè ci attesta quale era lo stato della cultura in tali scuole. Si
collega ad un periodo primitivo dell' insegnamento, quando i prin-
cipi del diritto si trovavano associati alle arti liberali, ed in specie
allarettorica; in essa la trattazione del genus iudiciale apriva la via
ad una sommaria cognizione del diritto, che doveva servire all'elo-
quenza forense ed al dictamen prosaicum (1). Pure questo connubio
non è rimasto senza resultati ; per esso le scuole capitolari hanno
contribuito a popolarizzare la conoscenza del diritto (2), a iniziare
una grande scuola di canonisti, ed è per effetto di ciò, che tanti anti-
chi testi giuridici e manoscritti delle fonti sono giunti a noi conser-
vati negli archivi capitolari.
Ma la parte senza dubbio più importante della raccolta sono i
frammenti del Digesto contenutivi. Essi in numero di quattro appar-
tengono al Digestum novum, ed attestano l'uso diretto della fonte,
perchè non si trovano in altre collezioni del tempo. Si scorge ormai,
che il clero studia il Digesto, non soltanto per inserirne nelle colle-
zioni canoniche qualche frammento, come finora aveva fatto. Il
Digesto non è più esclusivamente adoprato da uomini di superiore
cultura ; ma è penetrato nelle scuole capitolari, a migliorare le
condizioni dell' insegnamento, ed a formare il criterio giuridico nel
giovane clero. È notevole, che questi estratti dal Digesto probabil-
mente non hanno alcun contatto colla tradizione bolognese ; 1°
perchè la citazione è fatta non secondo la forma bolognese, ma
mediante l'iscrizione, e questo prova che il manoscritto adoprato
doveva essere assai completo ; 2° perchè la lezione del testo, lungi
del seguire la littera bononiensis, coincide quasi esattamente colla
littera pysana. Difatti nei due primi frammenti si hanno piccole
discordanze con questa, i quali possono essere errori di copia; il terzo
anche il Liber Distinctionum di Johannes de Beo, che è il più antico vocabolario giuridico
alfabetico della metà del secolo. XIII contiene termini estranei alla terminologia giuridica
(Seckel. — Op. cit. p. 458, 462 segg).
(1) Fitting. — D. Ani d. Rechtsschule z. Bologna, 1888, p. 15 segg.
(2) È per questo, che fino nei sec. XIV e XV troviamo, che i predicatori italiani di-
scutevano pubblicamente nelle chiese contro i legisti sopra punti controversi di diritto ;
di ciò troviamo ricordi anche nelle opere degli antichi giureconsulti, che per brevità omet-
coincide colla pysana; il quarto infine si può dire riproduca questa, e
difatti la parola quodammodo in luogo di quo anno verosimilmente
è errore d'interpretazione di scrittura. Ma nelle parti sostanziali e
caratteristiche anch'esso segue la lezione del testo oggi fiorentino.
L'unica sostanziale differenza con questo è, che il secondo frammento
manca d'iscrizione, e fa seguito al primo.
Abbiamo forse cosi dinanzi a noi un'antica traccia dell'uso, sia
diretto, sia indiretto, del manoscritto allora pisano delle Pandette,
in un codice che da lunghi secoli è custodito in Pistoia, e quindi a
poca distanza da Pisa ? Non possiamo affermarlo con sicurezza ;
ma la supposizione ha molta verosimiglianza. È certo che i rapporti
strettissimi di natura intellettuale, artistica, giuridica, politica ed
economica, onde furono collegati i comuni di Pisa e di Pistoia,
e pei quali Pistoia nel primo periodo della vita comunale fu soggetta
all' influenza pisana, finché fu schiacciata dopo fier^a /esistenza
dalla potenza fiorentina, potrebbero accrescere tale verosimiglianza.
Del resto non è infondato il pensare, che il manoscritto possa pro-
venire da Pisa (1) ; uno dei glossatori di questo manoscritto, dal
quale son pure trascritti in margine i fr. 9 e 10, Dig. XLVIII, 2,
sopra pubblicati, ha aggiunti come glosse marginali alcuni canoni
del concilio di Pisa del 1135 (2). Inoltre, fra le glosse del mano-
scritto appartenenti al secolo XII, vi sono alcuni estratti dalla
Summa Sententiarum di Ugo da S. Vittore, il quale, a cosi poca
distanza dalla sua morte, poteva più facilmente che altrove
(1) Che anche la Glossa pistoiese al Codice, pure proveniente dall' archivio capitolare
di Pistoia, abbia avuta origine pisana, è ipotesi affacciata dallo Zdekaubr. — Studi sul
doc. priv. ital. (Studi Senesi, 1890, f. II-III, p. 211).
Chiappelli L. — Recherches sur l'état des étud. de Droit Rom.en Toscane au XI e siècle
(Nouv. Rev. hist. de Droit, 1896, p. 266).
(2) Riferiamo- qui il principio di tali glosse :
f. 58. — Innocentius papa II, in generali concilio pisis residens statuit. Si quis
symoniace ordinatus
f. 68. — Innocentius papa ll.In generali concilio pisis habito statuens dixit.Inno-
uamus autem et praecipimus
f. 120 r . — Innocentius papa II. In pisano concilio residens statuit. Ut autem lei
continentia?
f. 266 (inserzione nel testo). — Innocentius papa II. In concilio pisis habito, cap.
XII. Pra3cipimus ut qui suadente diabolo
essere conosciuto a Pisa, la quale tanti rapporti aveva colla Fran-
cia (1).
Ma la questione è grave, e richiede, per la sua soluzione altri dati
sicuri e decisivi (2). Peraltro se non può parlarsi dell'uso del mano-
scritto pisano, resta sempre il fatto importante, che a principio del
secolo XII, fuori di Bologna, siha un altro manoscritto del Digestum
novum, il quale probabilmente doveva risalire almeno alla fine del
secolo XI. Diffìcilmente può ammettersi, che l'autore della colle-
zione in tre libri, il suo glossatore, e l'autore della raccolta di defini-
zioni abbiano tutti adoprato il medesimo manoscritto del Digesto.
Quindi si vede, che alla fine del secolo XI e a principio del XII simili
manoscritti non erano tanto rari, come si crede generalmente ; e
l'esistenza di manoscritti suppone l'esistenza di studiosi su questa
fonte principalissima del diritto romano. Del resto la citazione di
passi del Digesto in uno scritto proveniente da una scuola capitolare
dimostra, che questo testo era già nel dominio del publico, e non
una cosa di straordinaria rarità (3).
La storia del Digesto nel Medioevo richiede ancora nuovi studi
ed indagini, specialmente nei ricchi archivi e nelle biblioteche d'Italia;
noi ne conosciamo appena i principali lineamenti, ed è forse ancora
lontana l'epoca nella quale ne potremo avere un disegno completo e
perfetto. Ma è un campo fruttuoso di ricerche; e noi abbiamo viva
fede, che anche nella storia di questa fonte si troverà la continuità
della tradizione scientifica dall'età giustinianea alla bolognese,
e che prima o poi dovrà essere eliminata l'idea, che questo monu-
mento dell' antichità classica ad un tratto sia riapparso al vivo
lume delle scuole rinascenti sul finire del secolo XI.
(1) Foitknier. — Une preuve de l'authenticité de la Somme des Sentences attribuée à
Hugues de Saint- Victor, 1898, p. 3 (estr. dagli Ann. de l'Université de Grenoble , X, 2).
(2) Anche il frammento Pragense del Digesto mostra, che innanzi gli ordinari mss. dei
glossatori si avevano alcuni testi in stretta parentela con quello pisano (Fitting. — Z.
Gesch. d. Ueberlieferung d. Digestentextes, in Zeitschr. d. Sav.-Stift. XVII. Rom.
Abtheil, p. 341). Le Quaest. de iur. subtilit. (Fitting. — Quaest., p. -1,6) nella lezione
quandoque accolta nel fr. ult. Dig. de neg. gest. III,5,dànno indizio della conoscenza delle
Pandette pisane ; pure la Stimma Trecensis (Fitting. — Summa Cod. d. Irnerius,
p. LXXVII) sembra mostrare in un luogo, come la lezione di quel ms. era già notata. Per
la conoscenza che probabilmente Irnerio ebbe di quel famoso ms. , vedansi Mommsen.
— Digesta, pref. XII. — Besta. — L'opera d'Irnerio, 1896, 1, p. 96 seg.
(3) In questa scrittura si ha la conferma, che nella Toscana vi era un risveglio di cultura
giuridica nel secolo xi ; ciò che altrove cercammo illustrare.
MONTPELLIER — TMPRIMERIE GENERALE DU M1DT.