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Timestamp: 2018-04-21 11:39:01+00:00
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In nome del popolo italiano (sentenza? Quale sentenza?) | Territorio Libero — Svobodno Ozemlje — Free Territory of Trieste
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Di seguito l’estratto della prima sentenza relativa al difetto di giurisdizione basato sul trattato di pace del 1947. Si tratta di una sentenza emessa da un collegio giudicante. La sentenza è stata estesa dal giudice Fabrizio Rigo ( triestino). I coinvolti giudici sono:
- Fabrizio Rigo – nato a Trieste il 23-10-1959 – magistrato quarto livello. (RELATORE ed estensore della sentenza.)
- Ferraro Vittore – nato a Vercelli l’11-10-1962 – magistrato quarto livello (CONSIGLIERE nel collegio.)
- Edoardo Ciriotto – nato a Mirano (VE) il 26-08-1957 – magistrato quinto livello (PRESIDENTE del collegio).
“Preliminarmente ritiene la Corte di dover smentire l’eccezione con la quale è dedotto il difetto di giurisdizione, posto che al di là della intempestività con la quale èstata sollevata tale eccezione processuale, si tratta pur sempre di questione rilevabile anche d’ufficio.
I1 Memorandum di Londra (Memorandum of Understanding of London) fu un protocollo d’intesa sottoscritto il 5 ottobre 1954 fra i Governi d’Italia, del Regno Unito, degli Stati Uniti e della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia concernente il Territorio Libero di Trieste, nel quale si stabiliva che la “Zona A” (coincidente grosso modo con la provincia di Trieste come “mutilata” dopo il trattato di pace di Parigi, sottoscritto all’indomani della fine della seconda Guerra Mondiale) sarebbe passata all’amministrazione civile italiana (con alcune “correzioni territoriali” a favore della Jugoslavia nelcomune di Muggia) e la Zona B a quella jugoslava.
Il passaggio dei poteri dall’ amministrazione alleata a quella italiana avvenne, come è noto, il 26 ottobre 1954, quando “gli italiani” entrarono in Trieste, la cui popolazione, in maggioranza di nazionalità italiana a differenza che nell’entroterra carsico, accolse i bersaglieri con sollievo.
Nel 1975 il trattato firmato a Osimo confermava e formalizzava la demarcazione del confine tra l’Italia e la Jugoslavia come definito con il Memorandum di Londra.
Si può convenire, in effetti, che il Memorandum costituiva una sistemazione provvisoria, in quanto nello stesso non si parlava di “sovranità” italiana o jugoslava a seconda delle zone interessate, ma di passaggio di amministrazione; tale formula peraltro, secondo gli storici, fu accettata perché permise al governo italiano di non rinunciare - in quel momento - ad alcun diritto sulle terre istriane della zona B, che si sperava avrebbero poi fatto ritorno all’ Italia.
Nondimeno, il fatto che il Memorandum, concordato tra Italia e Jugoslavia, prevedesse espressamente - per quanto in questa sede interessa - che la ex Zona A -di fatto praticamente coincidente con l’attuale provincia di Trieste - fosse amministrata dal Governo italiano, ha determinato - ad avviso di questo collegio una legittima estensione delle potestà delle istituzioni civili italiane sulle attività di tale territorio, dunque, ivi compresa anche l’attività giurisdizionale.
Pertanto la preliminare eccezione di difetto di giurisdizione deve essere rigettata.”
Definire la sentenza “dilettantesca” è un eufemismo. Verrà impugnata in Cassazione e presentata agli organismi internazionali competenti ad intervenire sulla questione di Trieste. Si tratta di una macroscopica violazione del Trattato di Pace messa nero su bianco da magistrati italiani che non hanno alcun appiglio giuridico e si nascondono dietro ad una personalissima interpretazione “storico-politica”. La sentenza è un paradosso giuridico impugnabile anche davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo sollevando le responsabilità dirette dei magistrati coinvolti in un crimine internazionale quale è la violazione del trattato di pace in vigore.
Il Trattato di Pace di Parigi aveva certamente la funzione di “regolare una situazione internazionale delicata”. Doveva infatti mettere fine allo stato di guerra mettendo d’accordo i vincitori e i vinti. L’Italia come Paese sconfitto ha dovuto accettare il trattato imposto e lo ha eseguito e ratificato con le proprie leggi. Che sono tuttora in vigore. Non riconoscere questo, oltre che un’offesa all’intelligenza dei lettori, è una pura provocazione.
Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947, eseguito con il Decreto Legislativo 28 novembre 1947, n. 1430, e ratificato con la Legge n. 3054 del 25 novembre 1952, il cui articolo unico stabilisce che: “La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato”.
14 Responses to In nome del popolo italiano (sentenza? Quale sentenza?)
Zdenko 16/01/2013
E mi ke pensavo, ki sa ke avocato o giudice specializado in dirito internazionale ke i interpelerà x sbroliar sta matasa con in centro una patata bolente del genere…………ma ke risposta xe sta kuà – in definitiva non xe una risposta, ma una interpretazion ke podesi farla kiunkue anka in osteria (ciapandole per la testa però). Li go veramente sopravalutai, o i ga fato a posta per pasar la bala a ki di competenza (come ke doveva eser fato subito kuando xe sta tirà in ballo un difeto de giurisdizion)……..penso mi……
Enrico 17/01/2013
Sentenza scandalosa, totalmente contraddittoria e priva di logica; ma semo in italia e quindi non xe de stupirse; anzi a maggior ragion bisogna continuar con maggior grinta a difender i propri diritti! altrimenti sarà la fine per Trieste!
xelha 17/01/2013
Ritengo che dal punto di vista del diritto, il linguaggio stesso della sentenza sia a dir poco abominevole.
Una sentenza è qualcosa che deve contenere elementi tecnici molto precisi e che deve venir redatta in un linguaggio puramente giuridico.
Non è quindi ammissibile, al di là dei suoi responsi od effetti, che una sentenza citi parole come “provincia mutilata” o “accolse i bersaglieri con sollievo”, perchè non appartengono al linguaggio giuridico.
In Italia la “provincia” ha un significato ben preciso, che però non per forza trova riscontro all’estero. La “provincia” non esiste per natura, ma è una scelta umana, ed in Italia è un’entità politico-amministrativa.
Con la fine della sovranità italiana a Trieste (a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Pace, 15/9/1947), viene meno l’esistenza di una “Provincia di Trieste”, creata dall’Italia per la prima volta nel 1923 e mai esistita prima, ovviamente. Di quell’entità politica nel 1947 rimarrà all’Italia solo un pezzettino (i comuni oltre Timavo nelle aree di Monfalcone e Grado), e per ovvi motivi, questo pezzettino nel 1947 stesso viene, per decreto, aggregato alla provincia contermine, cioè quella di Gorizia, in parte rimasta all’Italia, compreso il capoluogo che le dà il nome.
Cessa quindi di esistere la “Provincia di Trieste”, e nè nel Territorio Libero di Trieste nè in Jugoslavia all’epoca esistono entità politiche
definite “provincie”, per cui quella di Trieste non può essere definita “mutilata” ma solamente “cessata”.
Non mi dilungo ulteriormente su questo, ma se oggi esiste nuovamente una tale entità anche a Trieste, è perchè nel 1956 questa è stata ricostituita, più o meno illegalmente. Infatti ancora nel 1963, quando è entrato in vigore lo Statuto della Regione FVG, peraltro tuttora in vigore, l’articolo che descrive il territorio regionale cita le sole due provincie di Udine (quella di Pordenone ancora non esisteva) e di Gorizia, mentre non cita quella di Trieste, ma si limita a citare i sei comuni che all’epoca facevano parte di quello che veniva chiamato correttamente “Territorio di Trieste”, titolo che compare anche in capo al Commissario di Governo nominato apposta dall’Italia.
Ma continuando con la sentenza oggetto dell’articolo, risulta molto poco tecnica la frase secondo la quale i bersaglieri avrebbero accolto “con sollievo” “gli italiani”. Al di là del fatto che da un punto di vista prettamente giuridico, sollievo o no, l’entrata degli “italiani” (che correttamente andrebbero definiti “esercito italiano” oppure “governo italiano”) avvenne solamente in esecuzione a ciò che fu deciso col Memorandum di Londra assieme ad altri paesi e non in base ad una decantata volontà popolare, sia stata vera o no, e risulta altresì superflua e fuori luogo la breve citazione sulla composizione nazionale di Trieste e del suo entroterra.
Inoltre questi giudici dovrebbero anche sapere che nel 1975 Osimo si rese necessario anche perchè fino a quel momento non c’era alcun documento che descriveva in dettaglio il confine italo-jugoslavo per la parte ricadente all’interno dei confini del TLT, ovvero la linea di demarcazione tra le zone A e B, sì come risultanti dagli accordi di Londra del 1954, ma non in questo definiti come solitamente vengono definiti i confini di Stato in un Trattato, con ovvie implicazioni pratiche e giuridiche per i terreni ricadenti a cavallo. Infatti il Trattato di Pace descriveva solamente i confini di Stato, per cui il nuovo confine italo-jugoslavo fino a Medeazza, il confine italo-triestino tra Medeazza ed il Timavo, ed il confine triestino-jugoslavo tra Medeazza e Cittanova. Avendo l’Italia e la Jugoslavia poi occupato il TLT, si ritrovarono a confinare tra loro anche tramite una linea non descritta in alcun Trattato, ed Osimo colmò questa lacuna. Da dire anche a coloro i quali ritengono l’Italia abbia ceduto la zona B alla Jugoslavia nel 1975 (cosa non possibile in quanto l’Italia già nel 1947 cedette i territori ad est di Monfalcone), che se Italia e Jugoslavia avessero voluto, avrebbero potuto scegliere come confine tra loro, una qualunque nuova linea all’interno del TLT, e solo per ovvia praticità politica fu scelta quella che si era ormai consolidata dal 1954 in poi.
Nella sentenza si giustifica e si confonde l’assenza della parola “sovranità” nel Memorandum di Londra con una specie di astuzia italiana finalizzata ad evitare la rinuncia “ad alcun diritto sulle terre istriane della zona B”. Ma in realtà l’Italia aveva perso qualsiasi diritto su quella parte del territorio, così come su Trieste ed il resto della zona A, già nel 1947. Fu solo il fatto che descrivevo prima, riguardante cioè la linea di confine scelta con Osimo nel 1975, che avrebbe potuto eventualmente dare all’Italia pezzi di Zona B, nel caso in cui i due Paesi (Italia e Jugoslavia) avessero scelto una linea diversa come linea di confine. Linea che avrebbe anche potuto passare ad esempio lungo la strada costiera triestina, lasciando in Jugoslavia parti della zona A. Un minimo di logica ha fatto però sì che la linea scelta venisse a coincidere con quella esistente di fatto dal 1954, che fu il male minore in confronto ad una nuova linea che avrebbe fatto trovare in Italia (o meglio sarebbe dire in parte del TLT amministrata dall’Italia) dopo vent’anni, ad esempio gli abitanti di Capodistria lì trasferitisi da altre parti della Jugoslavia, così come in Jugoslavia, ad esempio, dei milanesi andati ad abitare a Sgonico, rimasta magari oltreconfine.
Se il livello di questi giudici è veramente questo, sarebbe quasi da preferire che siano stati corrotti o abbiano subito forti pressioni politiche. E’ sempre più chiaro che serve un aiuto esterno.
Mario Comuzzi 02/02/2013
(Ho letto solo oggi)
Dopo questo intervento quei tre “magistrati” dovrebbero chiedere di essere promossi fattorini.
Per molti altri aspetti il tribunale di Trieste dovrebbe essere commissariato per disposizione del Consiglio di Sicurezza. Da anni assistiamo impotenti a tutta una serie di soprusi e atrocità commesse “in nome del popolo italiano”.
Vivissimi complimenti a zelha.
Fabio Mosca 17/01/2013
Ricordiamoci che Pella mobilitò l’esercito nel ’53, come anche Tito. Si rischiò una guerra. Allora meglio il Memorandum e poi Osimo della guerra.
Rassegnamoci dunque.
Invece sul Porto Franco, e ricordiamoci che la Lista chiedeva addirittura laCITTA’ FRANCA(!) , la partita è sempre aperta.
E’ questa , secondo me , l’unica linea realistica.
Movimento Trieste Libera 18/01/2013
La lista per Trieste fece ragion d’ essere l’ odio anti jugoslavo/comunista, non c’ è più Tito e non c’ è più Pella … rassegnati tu, sulla non influenza del memorandum di Londra e del trattato di Osimo abbiamo detto tutto.
Fabio Mosca 18/01/2013
OK, la Lista è subito degenerata e credo anche suicidata, oggi la situazione è certamente cambiata. Ma una secessione, perchè questo in fondo è l’obbiettivo suggerito dall’articolo, mi sembra molto pericolosa. La guerra civile in Jugoslavia insegna qualcosa, o no?
Invece la difesa del Porto Franco è fattibile e giusta, sostenibile e condivisibile.
xelha 18/01/2013
Ogni volta che qualcuno parla di secessione, si tira fuori la guerra in Jugoslavia come spauracchio. Ma la guerra in Jugoslavia è scoppiata a causa di nazionalismi esasperati, in particolare quello panserbo. Perchè non si cita ad esempio la pacifica secessione ceco-slovacca? O quella del Montenegro, per restare in Jugoslavia! Scoppia una guerra solo quando una delle due parti vuole impedire la secessione in maniera antidemocratica.
Trieste Libera / Svobodni Trst / Free Triest 19/01/2013
Noi non chiediamo alcuna “secessione”; noi non facciamo GIA’ parte dell’Italia.
Sono loro che devono attenersi alla legge in vigore, in quanto la violano ormai sistematicamente, di sicuro non i triestini esasperati.
mauro 19/01/2013
Esprimo un mio personalissimo parere, ma questa sentenza, emessa da un tribunale italiano ha valore giuridico ? Io credo di no, se è vero che ogni questione relativa al TLT dovrebbe essere valutata da un tribunale speciale.
nessun tribunal talian dirà che Trieste non xe taliana. Bisogna
ricorrer a un tribunal internazional i giudici taliani xe pagai dall `italia e i fà quel che ghe disi l `Italia
mauro 21/01/2013
Giustissimo ! Nessun organo istituzionale dello stato Italiano potrà mai esprimersi a favore del TLT, equivarrebbe ammettere il proprio torto. Per tale motivo l’ unico organismo super partes è l’ ONU !
Enrico 21/01/2013
Pienamente d’accordo con Trieste Libera, con Mauro e con Rupel. Non ho nulla da aggiungere