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Timestamp: 2020-08-07 04:23:15+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9']

Sentenza Cassazione Civile n. 2592 del 30/01/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2592 del 30/01/2019
Cassazione civile sez. trib., 30/01/2019, (ud. 12/09/2018, dep. 30/01/2019), n.2592
sul ricorso iscritto al n. 13374/2012 R.G. proposto da:
A.R. Corporation s.r.l. (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale
rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv.
Giuseppe Falcone, elettivamente domiciliata presso lo studio
dell’avv. Antonio Iorio, in Roma, corso Vittorio Emanuele II 287.
Avverso la sentenza n. 32/23/2012 della Commissione Tributaria
Regionale della Toscana, sezione staccata di Livorno, depositata il
giorno 25 gennaio 2012;
Sentita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno 12
settembre 2018 dal Consigliere Fichera Giuseppe.
A.R. Corporation s.r.l. impugnò un avviso di accertamento notificati dall’Agenzia delle Entrate, in relazione alla maggiore imposta IVA dovuta per l’anno 2003.
Respinta l’impugnazione in primo grado, la contribuente propose allora appello innanzi alla Commissione Tributaria Regionale della Toscana, sezione staccata di Livorno, che con sentenza depositata il 25 gennaio 2012 lo respinse.
Avverso la detta sentenza, A.R. Corporation s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.
1. Con il primo motivo deduce la ricorrente vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), avendo omesso la commissione tributaria regionale di verificare se fosse effettivamente inesistente il credito IVA esposto nella dichiarazione fiscale dell’anno 2002, in relazione alla quale la contribuente aveva aderito al condono L. 27 dicembre 2002, n. 289, ex art. 9.
Con il secondo motivo assume violazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, avendo il giudice di merito ritenuto inesistente il credito IVA esposto dalla contribuente, senza alcuna verifica contabile o controllo sostanziale che confermasse siffatta inesistenza.
2. I due motivi, meritevoli di esame congiunto stante la sostanziale comunanza di oggetto, sono manifestamente infondati.
2.1. Le sezioni Unite di questa Corte hanno di recente affermato che in tema condono L. 27 dicembre 2002, n. 289, ex art. 9 (il c.d. “condono tombale” del 2002), l’Erario può accertare i crediti esposti dal contribuente nella dichiarazione, in quanto il condono – avendo come scopo il recupero di risorse finanziarie e la riduzione del contenzioso e non già l’accertamento dell’imponibile elide in tutto o in parte, per sua natura, il debito fiscale, ma non opera sui crediti che il contribuente possa vantare nei confronti del fisco, che restano soggetti all’eventuale contestazione da parte dell’Ufficio (Cass. s.u. 06/07/2017, n. 16692).
Dunque, correttamente il giudice di merito ha escluso che l’adesione al c.d. condono tombale del 2002, precludesse all’amministrazione di contestare i crediti esposti nelle dichiarazioni relative alla medesima annualità.
Inammissibile, poi, trattandosi di questione nuova non sottoposta al giudice di merito nei precedenti gradi, la censura relativa al mancato accertamento da parte del giudice dei presupposti che giustificavano il non riconoscimento del credito IVA, operato dall’Amministrazione esattamente attraverso l’avviso di accertamento impugnato.
Condanna la ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito ed agli accessori di legge.