Source: https://www.adrianocirillo.it/news2
Timestamp: 2020-08-06 18:22:28+00:00
Document Index: 51897168

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1337']

Si segnalano anche alcuni casi di attualità significativi per il contesto giuslavoristico italiano.
I casi proposti riguardano argomenti diversi del diritto del lavoro, ma anche del diritto civile in genere.
I testi qui presenti non fanno riferimento a soggetti specifici per il rispetto della privacy dei nostri clienti.
Pubblicate le motivazioni della sentenza Foodora in appello
(Corte d’appello di Torino, 4 febbraio 2019)
La Corte d’appello di Torino conferma la sentenza del Tribunale che aveva escluso che il rapporto dei riders di Foodora potesse considerarsi di lavoro subordinato, secondo i criteri classici di qualificazione. Tuttavia, in parziale riforma della Pronuncia, accoglie la domanda proposta in via subordinata dai lavoratori, relativa all’applicazione dell’art. 2 del D.Lgs. n. 81/2015, diretta a tutelare le “prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”. In particolare, il Collegio descrive tale norma come la fonte di “un terzo genere, che si viene a porre tra il rapporto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 cc e la collaborazione come prevista dall’articolo 409 n.3 c.p.c.”. Gli elementi caratterizzanti la fattispecie sono il concetto di etero-organizzazione in capo al committente - tale da determinare un’effettiva integrazione funzionale del lavoratore nella organizzazione produttiva del committente – e la continuatività della prestazione di lavoro, da intendersi in senso ampio (ovvero sia come non occasionalità della prestazione sia come svolgimento di attività che vengono reiterate nel tempo al fine di soddisfare i bisogni delle parti). L’art. 2 D. Lgs 81/2015 comporta l’applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato alle collaborazioni che tuttavia, secondo il Collegio, continuano a mantenere la loro natura: premessa che induce la Corte a riconoscere ai lavoratori le differenze retributive con i trattamenti da lavoro subordinato, negando tuttavia l’applicazione della disciplina dei licenziamenti.
Foodora: accolte parzialmente le richieste degli ex riders
(Corte di Appello di Torino, sentenza 4 febbraio 2019 n. 26)
Pubblicate le motivazioni della sentenza d'appello che ha parzialmente accolto le richieste degli ex riders di Foodora a Torino. Pur mantenendo la sua natura di autonomo, il lavoratore etero-organizzato, sotto il punto di vista retributivo e previdenziale ha diritto ("riguardo ai giorni e alle ore di lavoro effettivamente prestate") allo stesso trattamento dei lavoratori subordinati. Questo per via dell’art. 2 del d.lgs. 81/2015, secondo cui "dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro".
Dal mobbing allo straining: scompare l'intento persecutorio
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Una precedente sentenza può assumere valenza probatoria (c.d. “prova atipica”) alla luce del principio per cui il giudice di merito può utilizzare, in mancanza di qualsiasi divieto di legge, anche le prove raccolte in un diverso giudizio tra le stesse parti o tra altre parti, delle quali la sentenza che in detto giudizio sia stata pronunciata costituisce documentazione, fermo restando che la valutazione del materiale probatorio non va limitata all'esame isolato dei singoli elementi ma deve essere globale nel quadro di una indagine unitaria ed organica che, ove sia immune da vizi di motivazione, costituisce un apprezzamento di fatto incensurabile in sede di legittimità (Cass. Civ., 25/02/2011, n. 4652; Cass. Civ., 31/10/2005, n. 21115; Cass. Civ., 16/05/2000, n. 6347; Cass. Civ., 11/12/1999, n. 13889; Cass. Civ., 20/01/1995, n. 623)”. ( Trib. Milano, 16/1/2015).
Come statuito dalla Suprema Corte è possibile dedurre una responsabilità precontrattuale allorché ‘siano in corso trattative; che le trattative siano giunte ad uno stadio idoneo a far sorgere nella parte che invoca l'altrui responsabilità il ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto; che la controparte, cui si addebita la responsabilità, le interrompa senza un giustificato motivo; che, infine, pur nell'ordinaria diligenza della parte che invoca la responsabilità, non sussistano fatti idonei ad escludere il suo ragionevole affidamento sulla conclusione del contratto’ (Cass. n.7768/2007). Sempre secondo una più recente pronuncia della Suprema Corte: ‘la responsabilità precontrattuale prevista dall'art. 1337 cod. civ. può derivare, oltre che dalla rottura ingiustificata delle trattative, anche dalla violazione dell'obbligo di lealtà reciproca, il quale comporta un dovere di completezza informativa circa la reale intenzione di concludere il contratto, senza che alcun mutamento delle circostanze possa risultare idoneo a legittimare la reticenza o la maliziosa omissione di informazioni rilevanti nel corso della prosecuzione delle trattative finalizzate alla stipulazione del negozio’ (Cass. n.6526/2012).