Source: http://www.replegal.it/en/intellectual-property2/itemlist/tag/corte%20di%20giustizia
Timestamp: 2018-03-24 00:46:26+00:00
Document Index: 5177897

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 191', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 1', 'sentenza ']

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Con la sentenza pronunciata lo scorso 21 aprile nella controversia insorta tra la società di collecting austriaca e Amazon (causa C‑572/14), la Corte di Giustizia UE è intervenuta in materia di competenza giurisdizionale con riferimento al pagamento dell’equo compenso per copia privata. A parere della Corte, poiché tale compenso è volto a risarcire i titolari dei diritti del danno originato dalla realizzazione di copie private, la domanda di risarcimento di tale danno rientra nella materia di illeciti civili dolosi o colposi. Pertanto, con riferimento ai supporti di registrazione impiegati per effettuare le copie private e venduti da Amazon sulla rete Internet, sono competenti i giudici austriaci laddove l’evento dannoso, ovvero la prima immissione in circolazione dei supporti, si sia verificato in Austria.
Rinvio pregiudiziale per esperibilità della VIA di impianto già realizzato
Con ordinanza del 22.3.2016, n. 185, il TAR Marche ha rimesso alla Corte di Giustizia dell’UE la questione pregiudiziale, se, in riferimento alle previsioni di cui all’art. 191 del TFUE e all’art. 2 della direttiva 2011/92/UE, sia compatibile con il diritto comunitario l’esperimento di un procedimento di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (ed eventualmente a VIA) successivamente alla realizzazione dell’impianto, qualora l’autorizzazione sia stata annullata dal giudice nazionale per mancata sottoposizione a verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale, in quanto tale verifica era stata esclusa in base a normativa interna in contrasto con il diritto comunitario.
Diffusione di musica all’interno di un albergo e di uno studio dentistico
La Corte di giustizia dell’Unione Europea, con due recentissime sentenze, pubblicate il 15 marzo 2012, ha stabilito, da una parte, che il gestore di un albergo, il quale mette a disposizione nelle camere dei clienti apparecchi televisivi e/o radio, cui invia un segnale di trasmissione, è tenuto al versamento di un’equa remunerazione in forza dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 2006/115, per la riproduzione del fonogramma, in aggiunta a quella versata dall’emittente radiofonica.
La Corte ha infatti affermato il principio secondo il quale il predetto soggetto albergatore debba considerarsi un «utente» che effettua un atto di «comunicazione al pubblico» di un fonogramma radiodiffuso, ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 2006/115/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, concernente il diritto di noleggio, il diritto di prestito e taluni diritti connessi al diritto di autore in materia di proprietà intellettuale.
Dall'altra parte, la Corte ha invece stabilito che la diffusione gratuita di fonogrammi effettuata all’interno di uno studio odontoiatrico privato non dà diritto alla percezione di un compenso in favore dei produttori fonografici.Secondo la Corte, invero, la nozione di «comunicazione al pubblico», ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 92/100, deve essere interpretata nel senso che essa non comprende la diffusione gratuita di fonogrammi effettuata all’interno di uno studio odontoiatrico privato, come quello di cui alla controversia principale, esercente attività economica di tipo libero-professionale, a beneficio della relativa clientela e da questa fruita indipendentemente da un proprio atto di volontà. Siffatta diffusione non dà pertanto diritto alla percezione di un compenso in favore dei produttori fonografici.
Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-162/10
Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-135/10
La sentenza in commento ha il pregio, al di là delle singole fattispecie esaminate, di offrire la nozione di “comunicazione al pubblico”, ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 2, della direttiva 92/100, precisando che rientra in tale ambito esclusivamente l’uso propriamente pubblico, con esclusione dei luoghi in cui si svolge un’attività tecnico-professionale.
Esprimiamo qualche perplessità sulla soluzione offerta perché la stessa sembra essere troppo legata all’individuazione del luogo di trasmissione e dell’attività svolta all’interno dello stesso, individuazione che appare non sempre riconducibile a criteri oggettivi. (F.F.)
La Corte di giustizia dell’Unione Europea, con una recentissima sentenza emessa il 1° marzo 2012, ha stabilito che l’art. 3, par. 1, della Direttiva n. 96/9/CE, relativa alla tutela giuridica delle banche di dati, deve essere interpretato nel senso che una «banca di dati», ai sensi dell'art. 1, par. 2, di tale direttiva, è protetta dal diritto d'autore previsto dalla direttiva stessa a condizione che la scelta o la disposizione dei dati in essa contenuti costituisca un'espressione originale della libertà creativa del suo autore, valutazione, questa, che spetta al giudice nazionale. Di conseguenza, l'impegno intellettuale e il know-how destinati alla creazione di detti dati, laddove non esprimano alcuna originalità, non possono, di per sè, giustificare siffatta tutela.
Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-604/10
Il diritto d’autore e gli altri diritti fondamentali
La Corte di giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza emessa il 16 febbraio 2012, ha ribadito, tra l’altro, il principio in forza del quale il provvedimento giudiziale che ordini ad un hosting provider (nel caso di specie la piattaforma di social network Netlog) di adottare un sistema di filtraggio e di blocco delle comunicazioni elettroniche per tutelare i diritti di proprietà intellettuale, non può essere accolto nel momento in cui leda, in linea di principio, i diritti fondamentali. In particolare, il sistema di controllo richiesto avrebbe avuto delle conseguenze sulla tutela dei dati personali di tutti gli utenti che effettuano l’invio di file sulla rete in quanto implicante un’attività sistematica e di elaborazione di tutte le informazioni relative ai profili creati sulla rete sociale dagli utenti stessi, informazioni, queste, che costituiscono dati personali protetti, in quanto consentono, in linea di principio, di identificare i suddetti utenti.
Clicca qui per leggere la Sentenza Corte di Giustizia UE C-360/10