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Timestamp: 2019-07-23 13:50:08+00:00
Document Index: 115015023

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 52', 'in fine', 'art. 53', 'in fine', 'art. 374', 'in fine', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 16']

Decreto Legislativo 19 settembre 1994, n. 626 (artt. 30-59)
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D.Lgs.19 sett.1994, n. 626 (artt. 1-29) D.Lgs.19 sett.1994, n. 626 (artt. 30-59) D.Lgs.19 sett.1994, n. 626 (artt. 59_bis-98)
Il presente D. Lgs. è abrogato dall'articolo 304 del D.Lgs. 81/2008, coordinato con il D.Lgs. 106/2009, fermo restando quanto previsto dall'articolo 3, comma 3, e dall'articolo 306, comma 2, del medesimo decreto.
a) i luoghi destinati a contenere i posti di lavoro, ubicati all'interno dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, nonchè ogni altro luogo nell'area della medesima azienda ovvero unità produttiva comunque accessibile per il lavoro.
6. La disposizione di cui al comma 4 non si applica ai luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1° gennaio 1993, ma debbono essere adottate misure idonee a consentire la mobilità e l'utilizzazione dei servizi sanitari e di igiene personale.
Giurisprudenza Collegata: Trib. Varese, 01 marzo 2012; Cass. Civ. 19081/2013; Cass. Pen. 33738/2017;
1. Ferme restando le disposizioni legislative e regolamentari vigenti e fatte salve le disposizioni di cui all'art. 8, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517, i luoghi di lavoro costruiti o utilizzati anteriormente all'entrata in vigore del presente decreto devono essere adeguati alle prescrizioni di sicurezza e salute di cui al presente titolo entro il 1° gennaio 1997.
2. Se gli adeguamenti di cui al comma 1 richiedono un provvedimento concessorio o autorizzatorio il datore di lavoro deve immediatamente iniziare il procedimento diretto al rilascio dell'atto ed ottemperare agli obblighi entro sei mesi dalla data del provvedimento stesso.
3. Sino a che i luoghi di lavoro non vengano adeguati, il datore di lavoro, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza, adotta misure alternative che garantiscono un livello di sicurezza equivalente.
4. Ove vincoli urbanistici o architettonici ostino agli adeguamenti di cui al comma 1, il datore di lavoro, previa consultazione del rappresentante per la sicurezza, adotta le misure alternative di cui al comma 3. Le misure, nel caso di cui al presente comma, sono autorizzate dall'organo di vigilanza competente per territorio.
Giurisprudenza Collegata: Tribunale di Roma, 20 maggio 2010; Trib. Varese, 01 marzo 2012; Cass. Civ. 7388/2015;
Giurisprudenza collegata: Cass. Pen. 36981/2005 ; Cass. pen. 32236/2007; Cass. Pen. 23976/2009;Cass. Pen. 2305/2011; Cass. Pen. 2691/2012; Trib. Varese, 01 marzo 2012; Cass. Pen. 3684/2014; Cass. Pen. 38100/2014; Cass. Civ. 2687/2015; Cass. Pen. 48781/2016; Cass. Civ. 10145/2017; Cass. Pen. 15190/2018;
"Art. 13. (Vie e uscite di emergenza).
c) luogo sicuro: luogo nel quale le persone sono da considerarsi al sicuro dagli effetti determinati dall'incendio o altre situazioni di emergenza;
c-bis) larghezza di una porta o luce netta di una porta: larghezza di passaggio al netto dell'ingombro dell'anta mobile in posizione di massima apertura se scorrevole, in posizione di apertura a 90 gradi se incernierata (larghezza utile di passaggio).
4. Il numero, la distribuzione e le dimensioni delle vie e delle uscite di emergenza devono essere adeguate alle dimensioni dei luoghi di lavoro, alla loro ubicazione, alla loro destinazione d'uso, alle attrezzature in essi installate, nonchè al numero massimo di persone che possono essere presenti in detti luoghi.
6. Qualora le uscite di emergenza siano dotate di porte, queste devono essere apribili nel verso dell'esodo e, qualora siano chiuse, devono poter essere aperte facilmente ed immediatamente da parte di qualsiasi persona che abbia bisogno di utilizzarle in caso di emergenza. L'apertura delle porte delle uscite di emergenza nel verso dell'esodo non è richiesta quando possa determinare pericoli per passaggio di mezzi o per altre cause, fatta salva l'adozione di altri accorgimenti adeguati specificamente autorizzati dal Comando provinciale dei vigili del fuoco competente per territorio.
9. Le vie e le uscite di emergenza, nonchè le vie di circolazione e le porte che vi danno accesso non devono essere ostruite da oggetti in modo da poter essere utilizzate in ogni momento senza impedimenti.
12. Gli edifici che sono costruiti o adattati interamente per le lavorazioni che presentano pericoli di esplosioni o specifici rischi di incendio alle quali sono adibiti più di cinque lavoratori devono avere almeno due scale distinte di facile accesso o rispondere a quanto prescritto dalla specifica normativa antincendio. Per gli edifici già costruiti si dovrà provvedere in conformità, quando non ne esista l'impossibilità accertata dall'organo di vigilanza: in quest'ultimo caso sono disposte le misure e cautele ritenute più efficienti. Le deroghe già concesse mantengono la loro validità salvo diverso provvedimento dell'organo di vigilanza.
13. Per i luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1° gennaio 1993 non si applica la disposizione contenuta nel comma 4, ma gli stessi debbono avere un numero sufficiente di vie ed uscite di emergenza."
2. L'art. 14 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1995, n. 547, è sostituito dal seguente:
"Art. 14. (Porte e portoni).
2. Quando in un locale le lavorazioni ed i materiali comportino pericoli di esplosione o specifici rischi di incendio e siano adibiti alle attività che si svolgono nel locale stesso più di 5 lavoratori, almeno una porta ogni 5 lavoratori deve essere apribile nel verso dell'esodo ed avere larghezza minima di m 1,20.
c) quando in uno stesso locale i lavoratori normalmente ivi occupati siano in numero compreso tra 51 e 100, il locale deve essere dotato di una porta avente larghezza minima di m 1,20 e di una porta avente larghezza minima di m 0,80, che si aprano entrambe nel verso dell'esodo.
4. Il numero complessivo delle porte di cui al comma 3 può anche essere minore, purchè la loro larghezza complessiva non risulti inferiore.
5. Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m 1,20 è applicabile una tolleranza in meno del 5% (cinque per cento). Alle porte per le quali è prevista una larghezza minima di m 0,80 è applicabile una tolleranza in meno del 2% (due per cento).
17. I luoghi di lavoro già utilizzati prima del 1° gennaio 1993 devono essere provvisti di porte di uscita che, per numero ed ubicazione, consentono la rapida uscita delle persone e che sono agevolmente apribili dall'interno durante il lavoro. Comunque, detti luoghi devono essere adeguati quanto meno alle disposizioni di cui ai precedenti commi 9 e 10. Per i luoghi di lavoro costruiti o utilizzati prima del 27 novembre 1994 non si applicano le disposizioni dei commi 2, 3, 4, 5 e 6 concernenti la larghezza delle porte. In ogni caso la larghezza delle porte di uscita di detti luoghi di lavoro deve essere conforme a quanto previsto dalla concessione edilizia ovvero dalla licenza di abitabilità."
"Art. 8. (Vie di circolazione, zone di pericolo, pavimenti e passaggi).
5. L'art. 6, del decreto del Presidente della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, è sostituito dal seguente:
"Art. 6. (Altezza, cubatura e superficie).
1. I limiti minimi per altezza, cubatura e superficie dei locali chiusi destinati o da destinarsi al lavoro nelle aziende industriali che occupano più di cinque lavoratori, ed in ogni caso in quelle che eseguono le lavorazioni indicate nell'articolo 33, sono i seguenti:
a) altezza netta non inferiore a m 3;
b) cubatura non inferiore a mc 10 per lavoratore;
c) ogni lavoratore occupato in ciascun ambiente deve disporre di una superficie di almeno mq 2.
2. I valori relativi alla cubatura e alla superficie si intendono lordi cioè senza deduzione dei mobili, macchine ed impianti fissi.
3. L'altezza netta dei locali è misurata dal pavimento all'altezza media della copertura dei soffitti o delle volte.
4. Quando necessità tecniche aziendali lo richiedono, l'organo di vigilanza competente per territorio può consentire altezze minime inferiori a quelle sopra indicate e prescrivere che siano adottati adeguati mezzi di ventilazione dell'ambiente. L'osservanza dei limiti stabiliti dal presente articolo circa l'altezza, la cubatura e la superficie dei locali chiusi di lavoro è estesa anche alle aziende industriali che occupano meno di cinque lavoratori quando le lavorazioni che in esse si svolgono siano ritenute, a giudizio dell'organo di vigilanza, pregiudizievoli alla salute dei lavoratori occupati.
5. Per i locali destinati o da destinarsi a uffici, indipendentemente dal tipo di azienda, e per quelli delle aziende commerciali, i limiti di altezza sono quelli individuati dalla normativa urbanistica vigente."
"Art. 9. (Aerazione dei luoghi di lavoro chiusi).
1. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente anche ottenuta con impianti di areazione.
"Art. 11. (Temperatura dei locali).
5. Quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l'ambiente, si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione.".
"Art. 10. (Illuminazione naturale ed artificiale dei luoghi di lavoro).
1. A meno che non sia richisto diversamente dalle necessità delle lavorazioni e salvo che non si tratti di locali sotterranei, i luoghi di lavoro devono disporre di sufficiente luce naturale. In ogni caso, tutti i predetti locali e luoghi di lavoro devono essere dotati di dispositivi che consentono un'illuminazione artificiale adeguata per salvaguardare la sicurezza, la salute e il benessere di lavoratori.
"Art. 7. (Pavimenti, muri, soffitti, finestre e lucernari dei locali scale e marciapiedi mobili, banchina e rampe di carico).
1. A meno che non sia richiesto diversamente dalle necessità della lavorazione, è vietato adibire a lavori continuativi locali chiusi che non rispondono alle seguenti condizioni:
6. La pareti trasparenti o traslucide, in particolare le pareti completamente vetrate, nei locali o nelle vicinanze dei posti di lavoro e delle vie di circolazione, devono essere chiaramente segnalate e costituite da materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, ovvero essere separate dai posti di lavoro e dalle vie di circolazione succitati in modo tale che i lavoratori non possono entrare in contatto con le pareti, nè rimanere feriti qualora esse vadano in frantumi. Nel caso in cui vengono utilizzati materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, tale altezza è elevata quando ciò è necessario in relazione al rischio che i lavoratori rimangano feriti qualora esse vadano in frantumi.
8. Le finestre e i lucernari devono essere concepiti congiuntamente con l'attrezzatura o dotati di dispositivi che consentono la loro pulitura senza rischi per i lavoratori che effettuano tale lavoro nonchè per i lavoratori presenti nell'edificio ed intorno ad esso.
13. Le rampe di carico devono offrire una sicurezza tale da evitare che i lavoratori possono cadere.
13-bis. Le disposizioni di cui ai commi 10, 11, 12 e 13 sono altresì applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno dell'impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti dell'impresa, nonchè alle banchine di carico."
"Art. 14. (Locali di riposo).
5. Quando il tempo di lavoro è interrotto regolarmente e frequentemente e non esistono locali di riposo, devono essere messi a disposizione del personale altri locali affinchè questi possa soggiornarvi durante l'interruzione del lavoro nel caso in cui la sicurezza o la salute dei lavoratori lo esige. In detti locali è opportuno prevedere misure adeguate per la protezione dei non fumatori contro gli inconvenienti del fumo.
"Art. 40. (Spogliatoi e armadi per il vestiario).
2. Gli spogliatoi devono essere distinti fra i due sessi e convenientemente arredati. Nelle aziende che occupano fino a cinque dipendenti lo spogliatoio può essere unico per entrambi i sessi; in tal caso i locali a ciò adibiti sono utilizzati dal personale dei due sessi, secondo oppotuni turni prestabiliti e concordati nell'ambito dell'orario di lavoro.
5. Qualora i lavoratori svolgano attività insudicianti, polverose, con sviluppo di fumi o vapori contenenti in sospensione sostanze untuose od incrostanti, nonchè in quelle dove si usano sostanze venefiche, corrosive od infettanti o comunque pericolose, gli armadi per gli indumenti da lavoro devono essere separati da quelli per gli indumenti privati.
"Art. 37. (Docce).
2. Devono essere previsti locali per docce separati per uomini e donne o un'utilizzazione separata degli stessi. Le docce e gli spogliatoi devono comunque facilmente comunicare tra loro.
Art. 39. (Gabinetti e lavabi).
1. I lavoratori devono disporre, in prossimità dei loro posti di lavoro, dei locali di riposo, degli spogliatoi e delle docce, di gabinetti e di lavabi con acqua corrente calda, se necessario, e dotati di mezzi detergenti e per asciugarsi.
2. Per uomini e donne devono essere previsti gabinetti separati; quando ciò sia impossibile a causa di vincoli urbanistici o architettonici e nelle aziende che occupano lavoratori di sesso diverso in numero non superiore a dieci, è ammessa un'utilizzazione separata degli stessi."
"Art. 11. (Posti di lavoro e di passaggio e luoghi di lavoro esterni).
4. Le disposizioni di cui all'art. 8, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, sono altresì applicabili alle vie di circolazione principali sul terreno dell'impresa, alle vie di circolazione che portano a posti di lavoro fissi, alle vie di circolazione utilizzate per la regolare manutenzione e sorveglianza degli impianti dell'impresa, nonchè alle banchine di carico.
5. Le disposizioni sulle vie di circolazione e zone di pericolo di cui all'art. 8, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, si applicano per analogia ai luoghi di lavoro esterni.
Giurisprudenza Collegata: Corte Cost. 399/96;T.A.R. Toscana 494/2009; Cass. pen. 212/1999; Cass. Pen. 11262/2010;Tribunale di Ivrea, 31 marzo 2010;Tribunale di Roma, 20 maggio 2010; Cass. Pen. 46819/2011; Trib. Varese, 01 marzo 2012; Cass. Pen. 26074/2012; Cass. Pen. 46431/2012; Cass. Pen. 46705/2012; Cass. Civ. 16452/2013; Cass. Civ. 4879/2015; Cass. Civ. 7388/2015; Cass. Pen. 28567/2016; Cass. Pen. 30557/2016; Cass. Civ. 5282/2018;
Art. 34. Definizioni
c-bis) lavoro in quota: attivita' lavorativa che espone il lavoratore al rischio di caduta da una quota posta ad altezza superiore a 2 m rispetto ad un piano stabile.
Giurisprudenza Collegata: Cass. Pen. 37397/2007; Cass.Pen. 39888/2008; Cass. Pen. 42469/2010;Cass. Pen. 1856/2011; Cass. Pen. 33282/2011; Tribunale di Torino, Seconda Corte di Assise, 14 novembre 2011; Cass. Civ. 25392/2013; Cass. Civ. 1312/2014; Cass. Pen. 36350/2014; Cass. Civ. 2136/2015; Cass. Pen. 14157/2015; Cass. Pen. 26263/2015; Cass. Pen. 30115/2017; Cass. Pen. 42436/2018;
Giurisprudenza collegata: Trib. Mondovì 257/2001; Cass. Pen. 500/2002; Cass. Pen. 2375/2004; Cass. civ. 7328/2004; Cass. Pen. 20595/2005 ; Cass. pen. 10353/2006 ; Cass. Pen. 36981/2005 ; Cass. Pen. 20272/2006; Cass. Pen. 41997/2006; Cass. Pen. 32273/2006; Cass. Pen. 47136/2007; Cass. Pen. 47137/2007; Cass. Pen. 35671/2007; Cass. Pen. 37397/2007; Cass. Pen. 8620/2008;Cass. Pen. 6281/2007; Cass. Pen. 19523/2008; Cass. Pen. 45020/2008; Cass.Pen. 43117/2008; Corte di Appello di Milano, 05 dicembre 2008; Cass. Pen. 36470/2008; Cass. Pen. 40796/2008;Cass.Pen. 6195/2009; Cass. Pen. 15009/2009; Cass. Pen. 1833/2009; Cass. Pen. 1801/2009; Cass. Pen. 10293/2009; Cass. Pen. 8604/2008; Cass. Pen. 23604/2009; Cass. Pen. 40582/2009; Cass. Pen. 32687/2009; Cass. Pen. 36889/2009;Cass. Pen. 37840/2009; Cass. Pen. 28585/2009;T.A.R. Toscana 494/2009; Cass. Pen. 21180/2009; Tribunale di Genova, 14 luglio 2009;Corte di Appello di Milano, 27 gennaio 2010;Cass. Pen. 11264/2010; Cass. Pen. 3587/2010; Cass. Pen. 8622/2010; Cass. Pen. 19741/2010; Cass. Pen. 34804/2010; Corte di Appello di Bologna, 18 gennaio 2010;Corte d'Appello di Bologna, 10 marzo 2010; Cass. Pen. 35749/2010; Cass. Pen. 37804/2010; Cass. Pen. 38700/2010; Corte di Appello di Trieste, 25 agosto 2010; Corte di Appello di Trieste, 18 maggio 2010; Cass. Pen. 41074/2010;Cass. Pen. 42469/2010; Cass. Pen. 1226/2011;Cass. Pen. 99/2011;Trib. Novara, 26 ottobre 2010;Cass. Pen. 4106/2011;Cass. Pen. 1856/2011;Cass.Pen. 2565/2011; Cass. Pen. 5013/2011; Cass.Pen. 5604/2011; Cass. Pen. 8257/2011;Cass. Pen. 8839/2011; Cass. Pen. 5018/2011;Cass. Pen. 9400/2011;Cass. Pen. 14686/2011;Trib. Trento, 07 febbraio 2011; Cass. Pen. 9362/2011;Corte di Appello di Trento, 18 marzo 2011; Cass. Pen. 19555/2011; Corte di Appello di Trieste 29 marzo 2011; Cass. Pen., 19566/2011; Cass. Pen. 19555/2011;Cass. Pen. 23292/2011; Corte di Appello di Trieste, 23 febbraio 2011;Corte di Appello di Milano, 13 aprile 2011; Cass. Pen. 22341/2011; Cass. Pen. 25914/2011; Cass. Pen. 23969/2011; Trib. Monza 05 maggio 2011; C.d.S. 4105/2011; Cass. Pen. 28800/2011; Cass. Pen. 28898/2011; Corte di Appello di Milano, 08 giugno 2011; Cass. Pen. 31569/2011; Cass. Pen. 33149/2011; Cass. Pen. 33285/2011; Corte di Appello di Perugia, 29 luglio 2011; Cass. Pen. 35204/2011; Cass. Pen. 36091/2011; Cass Pen. 35406/2011; Cass. Pen. 35410/2011; Cass. Pen. 35828/2011; Tribunale di Torino, Seconda Corte di Assise, 14 novembre 2011; Cass. Pen. 39266/2011; Cass. Pen. 43022/2011; Corte di Appello di Firenze, Sez, Pen., 28 settembre 2011; Corte di Appello di Trento, 06 settembre 2011; Tribunale di Monza, 12 ottobre 2011; Corte di Appello di Trento, 23 novembre 2011; Tribunale di Monza, Sez. Pen., 26 settembre 2011; Corte di Appello di Trento, 14 settembre 2011; Corte di Appello di Firenze, 11 novembre 2011; Cass. Pen. 46784/2011; Cass. Pen. 48606/2011; Cass. Pen. 3999/2012; Cass. Pen. 6870/2012; Trib. di Roma, 30 maggio 2012; Trib. di Monza 19 gennaio 2012; Trib. Monza, 17 gennaio 2012; Cass. Pen. 16888/2012; Cass. Pen. 16890/2012; Cass. Pen. 17226/2012; Cass. Pen. 19609/2012; Trib. di Monza, 03 settembre 2012; Trib. Varese, 01 marzo 2012; Cass. Pen. 18802/2012; Cass. Pen. 19452/2012; Cass. Pen. 19602/2012; Cass. Pen. 20613/2012; Cass. Pen. 20636/2012; Cass. Pen. 21842/2012; Cass. Pen. 25535/2012; Cass. Pen. 27934/2012; Tribunale di Monza, 14 maggio 2012; Trib. di Varese 11 dicembre 2011; Cass. Pen. 30480/2012; Cass. Pen. 32311/2012; Cass. Pen. 32748/2012; Cass. Pen. 32428/2012; Cass. Pen. 32422/2012; Cass. Pen. 37695/2012; Cass. Pen. 41981/2012; Trib. Bologna, 16 luglio 2012; Cass. Pen. 43810/2012; Cass. Pen. 46215/2012; Cass. Pen. 47106/2012; Cass. Pen. 47274/2012; Cass. Pen. 48230/2012; Cass. Pen. 48231/2012; Cass. Pen. 2569/2013; Cass. Pen. 2578/2013; Cass. Civ. 2605/2013; Cass. Pen. 4534/2013; Cass. Pen. 4958/2013; Cass. Pen. 6769/2013; Cass. Civ. 8861/2013; Cass. Pen. 11063/2013; Cass. Pen. 11445/2013; Cass. Pen. 15717/2013; Cass. Pen. 15881/2013; Cass. Pen. 18639/2013; Cass. Pen. 26247/2013; Cass. Pen. 37747/2013; Cass. Pen. 38643/2013; Cass. Pen. 41831/2013; Cass. Pen. 43080/2013; Cass. Civ. 1312/2014; Cass. Pen. 4968/2014; Cass. Pen. 5029/2014; Cass. Pen. 11160/2014;Cass. Pen. 15028/2014; Cass. Pen. 12377/2014; Cass. Pen. 14789/2014; Cass. Pen. 16247/2014; Cass. Pen. 21241/2014; Cass. Pen. 22964/2014; Cass. Pen. 27716/2014; Cass. Pen. 30483/2014; Trib. di Como 270/2014; Cass. Pen. 32133/2014; Cass. Pen. 33417/2014; Cass. Pen. 36248/2014; Cass. Pen. 36348/2014; Cass. Pen. 36350/2014; Cass. Pen. 36452/2014; Cass. Pen. 42317/2014; Cass. Pen. 44106/2014; Cass. Pen.46327/2014; Cass. Pen. 49670/2014; Cass. Pen. 51781/2014; Cass. Pen. 52439/2014; Cass. Pen. 53035/2014; Cass. Civ. 1917/2015; Cass. Pen. 1996/2015; Cass. Pen. 3453/2015; Cass. Pen. 6741/2015; Cass. Pen. 9193/2015; Cass. Pen. 9864/2015; Cass. Pen. 14157/2015; Trib. ReggioEmilia 346/2015; Cass. Pen. 15171/2015; Cass. Pen. 16390/2015; Cass. Pen. 17156/2015; Cass. Pen. 22824/2015; Cass. Pen. 24162/2015; Cass. Pen. 25922/2015; Cass. Pen. 26263/2015; Cass. Pen. 27151/2015; Cass. Pen. 33779/2015; Cass. Pen. 34085/2015; Cass. Pen. 38330/2015; Cass. Pen. 40043/2015; Cass. Pen. 40065/2015; Cass. Pen. 40710/2015; Cass. Pen. 43425/2015; Cass. Pen. 44793/2015; Cass. Pen. 47002/2015; Cass. Pen. 46991/2015; Cass. Pen. 47742/2015; Cass. Pen. 50070/2015; Cass. Pen. 1021/2016; Cass. Civ. 583/2016; Cass. Pen. 2544/2016; Cass. Pen. 4495/2016; Cass. Pen. 4519/2016; Cass. Pen. 8591/2016; Cass. Pen.9571/2016; Cass. Pen. 14770/2016; Cass. Pen. 17003/2016; Cass. Pen. 26115/2016; Cass. Pen. 26166/2016; Cass. Pen. 30547/2016; Cass. Pen. 31215/2016; Cass. Pen. 41331/2016; Cass. Pen. 47054/2016; Cass. Pen. 49622/2016; Cass. Pen. 50749/2016; Cass. Pen. 1951/2017; Cass. Pen. 3300/2017; Cass. Pen. 3304/2017; Cass. Pen. 3313/2017; Cass. Pen. 13462/2017; Cass. Pen. 17179/2017; Cass. Pen. 18153/2017; Cass. Civ. 10145/2017; Cass. Pen. 20333/2017; Cass. Pen. 20339/2017; Cass. Pen. 22623/2017; Cass. Pen. 25561/2017; Cass. Pen. 30115/2017; Cass. Pen. 38531/2017; Cass. Civ. 19709/2017; Cass. Pen. 43457/2017; Cass. Pen. 56106/2017; Cass. Civ. 146/2018; Cass. Pen. 34839/2018; Cass. Pen. 40788/2018; Cass. Pen.42460/2018; Cass. Pen. 6381/2019; Cass. Pen. 6418/2019; Cass. Pen. 12869/2019;
2. Le modalità e le procedure tecniche delle verifiche seguono il regime giuridico corrispondente a quello in base al quale l'attrezzatura é stata costruita e messa in servizio.
3. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con i Ministri dell'industria, del commercio e dell'artigianato e della sanità, sentita la commissione consultiva permanente stabilisce modalità e procedure per l'effettuazione delle verifiche di cui al comma 2.
4. Nell'art. 52 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, dopo il comma 2 é aggiunto, in fine, il seguente comma: "Se ciò é appropriato e funzionale rispetto ai pericoli dell'attrezzatura di lavoro e del tempo di arresto normale, un'attrezzatura di lavoro deve essere munita di un dispositivo di arresto di emergenza.".
5. Nell'art. 53 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, dopo il comma 3 é aggiunto, in fine, il seguente comma:
"Qualora i mezzi di cui al comma 1 svolgano anche la funzione di allarme essi devono essere ben visibili ovvero comprensibili senza possibilità di errore."
6. Nell'art. 374 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547, dopo il comma 2 é aggiunto, in fine, il seguente comma:
"Ove per le apparecchiature di cui al comma 2 é fornito il libretto di manutenzione occorre prevedere l'aggiornamento di questo libretto.".
["Un'attrezzatura che presenta pericoli causati da cadute o da proiezione di oggetti deve essere munita di dispositivi appropriati di sicurezza corrispondenti a tali pericoli. Un'attrezzatura di lavoro che comporta pericoli dovuti ad emanazione di gas, vapori o liquidi ovvero ad emissioni di polvere, deve essere munita di appropriati dispositivi di ritenuta ovvero di estrazione vicino alla fonte corrispondente a tali pericoli.".]
8. Le disposizioni del presente articolo entrano in vigore tre mesi dopo la pubblicazione del D.Lgs.359/99 nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
8-bis. Il datore di lavoro adegua ai requisiti di cui all'allegato XV, entro il 30 giugno 2001, le attrezzature di lavoro indicate nel predetto allegato, già messe a disposizione dei lavoratori alla data del 5 dicembre 1998 e non soggette a norme nazionali di attuazione di direttive comunitarie concernenti disposizioni di carattere costruttivo, allorché esiste per l'attrezzatura di lavoro considerata un rischio corrispondente.
8-quater. Le modifiche apportate alle macchine definite all'art. 1, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 459, a seguito dell'applicazione delle disposizioni del comma 8- bis, e quelle effettuate per migliorare le condizioni di sicurezza sempre che non comportino modifiche delle modalità di utilizzo e delle prestazioni previste dal costruttore, non configurano immissione sul mercato ai sensi dell'art. 1, comma 3, secondo periodo, del predetto decreto.
8-quinquies. Il datore di lavoro adegua ai requisiti di cui al paragrafo 2-bis dell'allegato XV le attrezzature di lavoro gia' messe a disposizione dei lavoratori alla data del 31 dicembre 1996 e non soggette a norme nazionali di attuazione di direttive comunitarie concernenti requisiti di sicurezza di carattere costruttivo.
8-sexies. Fino a quando non siano completati gli adeguamenti richiesti per dare attuazione alle disposizioni del comma 8-quinquies, il datore di lavoro adotta misure alternative che garantiscano un livello di sicurezza equivalente.
8-septies. Le modifiche apportate alle macchine definite all'articolo 1, comma 2, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 459, a seguito dell'applicazione delle disposizioni del comma 8-quinquies, non configurano immissione sul mercato ai sensi dell'articolo 1, comma 3, secondo periodo, del predetto regolamento.
Giurisprudenza collegata: Cass. civ. 7328/2004; Cass. pen. 20595/2005 ; Cass. Pen. 36981/2005 ; Cass. Pen. 36889/2009;Tribunale di Monza 26 gennaio 2010; Cass. Pen. 11262/2010;Cass. Pen. 7294/2010; Corte di Appello di Trieste, 25 agosto 2010;Cass. Pen. 1856/2011;Cass. Pen. 2557/2011;Cass. Pen. 14686/2011; Cass. Pen. 48606/2011; Cass. Pen. 33520/2012; Cass. Pen. 47274/2012; Cass. Pen. 3278/2013; Cass. Pen. 12377/2014; Cass. Pen. 26166/2016; Cass. Pen. 38531/2017;
Art. 36-bis. Obblighi del datore di lavoro nell'uso di attrezzature per lavori in quota
2. Il datore di lavoro sceglie il tipo piu' idoneo di sistema di accesso ai posti di lavoro temporanei in quota in rapporto alla frequenza di circolazione, al dislivello e alla durata dell'impiego. Il sistema di accesso adottato deve consentire l'evacuazione in caso di pericolo imminente. Il passaggio da un sistema di accesso a piattaforme, impalcati, passerelle e viceversa non deve comportare rischi ulteriori di caduta.
4. Il datore di lavoro dispone affinche' siano impiegati sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi alle quali il lavoratore e' direttamente sostenuto, soltanto in circostanze in cui, a seguito della valutazione dei rischi, risulta che il lavoro puo' essere effettuato in condizioni di sicurezza e l'impiego di un'altra attrezzatura di lavoro considerata piu' sicura non e' giustificato a causa della breve durata di impiego e delle caratteristiche esistenti dei siti che non puo' modificare. Lo stesso datore di lavoro prevede l'impiego di un sedile munito di appositi accessori in funzione dell'esito della valutazione dei rischi ed, in particolare, della durata dei lavori e dei vincoli di carattere ergonomico.
Giurisprudenza collegata: Cass. Pen. 40796/2008; Corte di Appello di Trieste, 29 marzo 2011; Cass. Pen. 28893/2011; Cass. Pen. 2302/2013; Cass. Pen. 43987/2013; Cass. Pen. 29266/2014; Trib. di Como 270/2014; Cass. Pen. 36248/2014; Cass. Pen. 26292/2015; Cass. Pen. 27162/2015; Cass. Pen. 38063/2016; Cass. Pen. 22079/2019;
Art. 36-ter. Obblighi del datore di lavoro relativi all'impiego delle scale a pioli
1. Il datore di lavoro assicura che le scale a pioli siano sistemate in modo da garantire la loro stabilita' durante l'impiego e secondo i seguenti criteri:
Giurisprudenza Collegata: Cass. Pen. 41164/2012; Cass. Pen. 2302/2013; Cass. Pen. 12683/2016;
Art. 36-quater. Obblighi del datore di lavoro relativi all'impiego dei ponteggi
1. Il datore di lavoro procede alla redazione di un calcolo di resistenza e di stabilita' e delle corrispondenti configurazioni di impiego, se nella relazione di calcolo del ponteggio scelto non sono disponibili specifiche configurazioni strutturali con i relativi schemi di impiego.
2. Il datore di lavoro e' esonerato dall'obbligo di cui al comma 1, se provvede all'assemblaggio del ponteggio in conformita' ai capi IV, V e VI del decreto del Presidente della Repubblica 7 gennaio 1956, n. 164.
Giurisprudenza Collegata: Tribunale di Genova, 07 giugno 2010; Tribunale di Trento, Sez. Pen., 23 settembre 2011; Cass. Pen. 47864/2011; Cass. Pen. 19452/2012; Cass. Pen. 21205/2012; Cass. Pen. 39830/2012; Cass. Pen. 2080/2013; Cass. Pen. 10221/2013; Cass. Pen. 1471/2014; Cass. Pen. 14770/2016; Cass. Pen. 56106/2017;
Art. 36-quinquies. Obblighi dei datori di lavoro concernenti l'impiego di sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi
1. Il datore di lavoro impiega sistemi di accesso e di posizionamento mediante funi in conformita' ai seguenti requisiti:
a) sistema comprendente almeno due funi ancorate separatamente, una per l'accesso, la discesa e il sostegno (fune di lavoro) e l'altra con funzione di dispositivo ausiliario (fune di sicurezza). E' ammesso l'uso di una fune in circostanze eccezionali in cui l'uso di una seconda fune rende il lavoro piu' pericoloso e se sono adottate misure adeguate per garantire la sicurezza;
e) lavori programmati e sorvegliati in modo adeguato, anche al fine di poter immediatamente soccorrere il lavoratore in caso di necessita'. Il programma dei lavori definisce un piano di emergenza, le tipologie operative, i dispositivi di protezione individuale, le tecniche e le procedure operative, gli ancoraggi, il posizionamento degli operatori, i metodi di accesso, le squadre di lavoro e gli attrezzi di lavoro;
5. I lavoratori che alla data di entrata in vigore del presente decreto hanno svolto per almeno 2 anni attivita' con impiego di sistemi di accesso e posizionamento mediante funi devono partecipare ai corsi di formazione di cui al comma 4 entro i due anni successivi alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Giurisprudenza collegata: Cass. Pen. 6280/2007; Cass. Pen. 24708/2016;
1-bis. Il datore di lavoro provvede altresì a informare i lavoratori sui rischi cui sono esposti durante l'uso delle attrezzature di lavoro, sulle attrezzature di lavoro presenti nell'ambiente immediatamente circostante, anche se da essi non usate direttamente, nonché sui cambiamenti di tali attrezzature.
Giurisprudenza collegata: Cass. Pen. 41707/2004; Cass. civ. 7328/2004; Cass. Pen. 20272/2006 ; Cass.pen. 14796/2006 ;Cass. Pen. 6280/2007; Cass.Pen. 39888/2008; Cass. Pen. 38006/2008; Cass. Pen. 36889/2009; Tribunale di Genova, 14 luglio 2009; Cass. Pen. 34804/2010; Corte di Appello di Trieste, 18 maggio 2010; Cass. Pen. 1226/2011;Cass. Pen. 1856/2011;Cass.Pen. 2565/2011;Cass. Pen. 9917/2011; Cass. Pen. 17455/2011; Cass. Pen. 35828/2011; Tribunale di Torino, Seconda Corte di Assise, 14 novembre 2011; Cass. Pen. 3999/2012; Cass. Pen. 32318/2012; Cass. Pen. 47274/2012; Trib. di Perugia, 21 novembre 2012; Cass. Pen. 7957/2013; Cass. Civ. 8861/2013; Cass. Pen. 10327/2013; Cass. Pen. 11487/2013; Cass. Pen. 38643/2013; Cass. Pen. 5029/2014; Cass. Pen. 44106/2014; Cass. Pen. 51781/2014; Cass. Pen. 17156/2015; Cass. Pen. 24651/2015; Cass. Pen. 8591/2016; Cass. Pen. 26115/2016; Cass. Pen. 4706/2017; Cass. Civ. 10145/2017; Cass. Pen. 20339/2017; Cass. Civ. 14570/2017; Cass. Civ. 21960/2018; Cass. Pen. 54813/2018;
Giurisprudenza collegata: Cass. Pen. 41707/2004; Cass. civ. 7328/2004; Cass. pen. 14175/2005 ; Cass. Pen. 6280/2007;Cass. Pen. 19523/2008; Cass.Pen. 39888/2008; Cass. Pen. 13247/2010; Cass. Pen. 34804/2010; Cass. Pen. 1226/2011;Cass. Pen. 1856/2011;Cass. Pen. 5013/2011; Cass. Pen. 12705/2011;Corte di Appello di Trieste 29 marzo 2011; Corte di Appello 13 aprile 2011; Trib. Monza 05 maggio 2011; Cass. Pen. 35828/2011; Tribunale di Torino, Seconda Corte di Assise, 14 novembre 2011; Cass. Pen. 39266/2011; Tribunale di Monza, Sez. Pen., 26 settembre 2011; Tribunale di Ravenna, 23 giugno 2011; Cass. Pen. 3562/2012; Cass. Pen. 3999/2012; Cass. Pen. 16890/2012; Cass. Pen. 25535/2012; Cass. Pen. 32318/2012; Trib. di Nuoro, 26 aprile 2012; Trib. di Perugia, 21 novembre 2012; Cass. Pen. 7957/2013; Cass. Pen. 11487/2013; Cass. Pen. 35295/2013; Cass. Pen. 38643/2013; Cass. Pen. 14789/2014; Cass. Pen. 21241/2014; Cass. Pen. 36252/2014; Cass. Pen. 44106/2014; Cass. Pen. 51781/2014; Cass. Pen. 5403/2015; Cass. Pen. 17156/2015; Cass. Pen. 24651/2015; Cass. Pen. 1021/2016; Cass. Pen. 8591/2016; Cass. Pen. 14770/2016; Cass. Pen. 26115/2016; Cass. Pen. 45492/2016; Cass. Pen. 1951/2017; Cass. Pen. 3300/2017; Cass. Pen. 19042/2017; Cass. Civ. 10145/2017; Cass. Pen. 20339/2017; Cass. Civ. 19709/2017;
Giurisprudenza Collegata: Cass. Pen. 24764/2013;
Art. 40. Definizioni
1. Si intende per dispositivo di protezione individuale (DPI) qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonchè ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo.
Giurisprudenza collegata: Cass. Pen. 34415/2005; Tribunale di Torino, 3 agosto 2009; Cass. Pen. 16134/2010; Cass. Pen. 28779/2011; Cass. Civ. 1841/2012; Cass. Civ. 1840/2012; Cass. Pen. 35906/2012;Cass. Civ. 21135/2012; Cass. Civ. 9078/2013; Cass. Civ. 5176/2014; Cass. Civ. 16495/2014; Cass. Civ.22375/2014; Cass. Civ. 23005/2014; Cass. Civ. 8585/2015; Cass. Pen. 27182/2015; Cass. Civ. 9948/2016; Cass. Civ. 29760/2017;
Giurisprudenza Collegata: Cass. Pen. 40196/2007; Cass. Pen. 16134/2010; Cass. Civ. 2605/2013; Cass. Civ. 9078/2013; Cass. Civ. 9948/2016; Cass. Pen. 22717/2016; Cass. Pen. 56106/2017;
Giurisprudenza Collegata: Cass. Pen. 16134/2010; Cass. Pen. 28665/2012; Cass. Pen. 3266/2015;
b) individua le caratteristiche dei DPI necessarie affinchè questi siano adeguati ai rischi di cui alla lettera
a), tenendo conto delle eventuali ulteriori fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI;
d) destina ogni DPI ad un uso personale e, qualora le circostanze richiedano l'uso di uno stesso DPI da parte di più persone, prende misure adeguate affinchè tale uso non ponga alcun problema sanitario e igienico ai vari utilizzatori;
Giurisprudenza collegata: Cass. Pen. 37576/2006; Cass. Pen. 41997/2006; Cass. Pen. 1833/2009; Cass. Pen. 44890/2009; Cass. Pen. 41823/2009; Cass. Pen. 42560/2009; Cass. Pen. 6694/2010;Cass. Pen. 21180/2009; Tribunale di Monza 26 gennaio 2010; Cass. Pen. 16134/2010; Cass. Pen. 15640/2010; Cass. Pen. 36358/2010; Tribunale di Ivrea, 09 agosto 2010;Cass. Civ. 2135/2011; Trib. Bologna, 21 febbraio 2011;Cass. Pen. 16086/2011; Corte di Appello di Milano, 06 luglio 2011; Tribunale di Torino, Seconda Corte di Assise, 14 novembre 2011; Tribunale di Ravenna, 23 giugno 2011; Cass. Civ. 1841/2012; Cass. Civ. 1840/2012; Cass. Pen. 28353/2012; Cass. Pen. 28665/2012; Cass. Pen. 44834/2012; Cass. Pen. 26420/2013; Cass. Civ. 16495/2014; Cass. Civ.22375/2014; Cass. Civ. 23005/2014; Cass. Pen. 3266/2015; Cass. Civ. 8585/2015; Cass. Pen. 24651/2015; Cass. Pen. 40043/2015; Cass. Pen. 4706/2017;
Giurisprudenza Collegata: Cass. Civ. 2135/2011; Cass. Civ. 1841/2012; Cass. Civ. 1840/2012;
Art. 45. Criteri per l'individuazione e l'uso
Giurisprudenza Collegata: Cass. Civ. 944/2012; Cass. Pen. 35906/2012;
Art. 47. Campo di applicazione.
Giurisprudenza collegata: Cass. Pen. 13161/2005; Cass. Civ. 11622/2007; Cass. Civ. 944/2012; Cass. Civ. 21135/2012; Cass. Civ. 28896/2017; Cass. Civ. 19509/2018; Cass. Civ. 24741/2018; Cass. Pen. 50293/2018; Cass. Civ. 7171/2019;
a) valuta, se possibile, preliminarmente, le condizioni di sicurezza e di salute connesse al lavoro in questione e tiene conto in particolare delle caratteristiche del carico in base all'allegato VI;
c) sottopone alla sorveglianza sanitaria di cui all'art. 16 gli addetti alle attività di cui al presente decreto.
Giurisprudenza collegata: Cass. Pen. 13161/2005; Cass. Civ. 11622/2007; Cass. Pen. 6277/2007;Cass. Pen. 37397/2007; Cass. Pen. 45073/2008; Cass.Pen. 1777/2009;Tribunale di L'Aquila, 19 gennaio 2010; Cass. Pen. 11262/2010;Cass. Pen. 36358/2010; Corte di Appello di Lecce Taranto, 16 maggio 2012; Cass. Civ. 21135/2012; Cass. Pen. 16266/2013; Cass. Pen. 50605/2013; Cass. Pen. 29877/2014; Cass. Civ. 22827/2014; Cass. Civ. 26307/2014; Cass. Pen. 3280/2015; Cass. Pen. 3674/2015; Cass. Civ. 23784/2015; Cass. Pen. 8872/2016; Cass. Pen. 22623/2017; Cass. Civ. 28896/2017; Cass. Civ. 19509/2018; Cass. Civ. 24741/2018; Cass. Pen. 50293/2018; Cass. Pen. 53999/2018; Cass. Civ. 7171/2019;
Giurisprudenza Collegata: Cass. Pen. 50605/2013; Cass. Pen. 24454/2015; Cass. Pen. 50293/2018;
Protezione da agenti fisici
[Il presente titolo è stato introdotto dal D. lgs. n. 195 del 10 aprile 2006]
Art. 49-bis. Campo di applicazione
1. Il presente titolo determina i requisiti minimi per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza derivanti dall'esposizione al rumore durante il lavoro e in particolare per l'udito.
Giurisprudenza Collegata: Cass. Pen. 35946/2010;
Art. 49-ter. Definizioni
b) livello di esposizione giornaliera al rumore (LEX,8h): [dB(A)
riferito a 20 (micro)gPa]: valore medio, ponderato in funzione del tempo, dei livelli di esposizione al rumore per una giornata lavorativa nominale di otto ore, definito dalla norma internazionale ISO 1999: 1990 punto 3.6. Si riferisce a tutti i rumori sul lavoro, incluso il rumore impulsivo;
c) livello di esposizione settimanale al rumore (LEX,8h): valore medio, ponderato in funzione del tempo, dei livelli di esposizione giornaliera al rumore per una settimana nominale di cinque giornate lavorative di otto ore, definito dalla norma internazionale ISO 1999:1990 punto 3.6, nota 2.
Art. 49-quater. Valori limite di esposizione e valori di azione
a) valori limite di esposizione rispettivamente LEX,8h= 87 dB(A)
e ppeak= 200 Pa (140 dB(C) riferito a 20 (micro)Pa);
b) valori superiori di azione: rispettivamente LEX,8h= 85 dB(A) e ppeak= 140 Pa (137 dB(C) riferito a 20 (micro)Pa);
c) valori inferiori di azione: rispettivamente LEX,8h= 80 dB(A) e ppeak= 112 Pa (135 dB(C) riferito a 20 (micro)Pa).
2. Laddove a causa delle caratteristiche intrinseche della attivita' lavorativa l'esposizione giornaliera al rumore varia significativamente, da una giornata di lavoro all'altra, e' possibile sostituire, ai fini dell'applicazione dei valori limite di esposizione e dei valori di azione, il livello di esposizione giornaliera al rumore con il livello di esposizione settimanale a condizione che:
b) siano adottate le adeguate misure per ridurre al minimo i rischi associati a tali attivita'.
Art. 49-quinquies. Valutazione del rischio
1. Nell'ambito della valutazione dei rischi di cui all'articolo 4, il datore di lavoro valuta il rumore durante il lavoro prendendo in considerazione in particolare:
d) per quanto possibile a livello tecnico, tutti gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori derivanti da interazioni fra rumore e sostanze ototossiche connesse con l'attivita' svolta e fra rumore e vibrazioni;
f) le informazioni sull'emissione di rumore fornite dai costruttori dell'attrezzatura di lavoro in conformita' alle vigenti disposizioni in materia;
h) il prolungamento del periodo di esposizione al rumore oltre l'orario di lavoro normale, in locali di cui e' responsabile;
l) la disponibilita' di dispositivi di protezione dell'udito con adeguate caratteristiche di attenuazione.
3. I metodi e le apparecchiature utilizzate sono adattati alle condizioni prevalenti in particolare alla luce delle caratteristiche del rumore da misurare, della durata dell'esposizione, dei fattori ambientali e delle caratteristiche dell'apparecchio di misurazione. I metodi utilizzati possono includere la campionatura, purche' sia rappresentativa dell'esposizione del lavoratore.
4. I metodi e le strumentazioni rispondenti alle norme di buona tecnica si considerano adeguati ai sensi del comma 3.
5. Nell'applicare quanto previsto nel presente articolo, il datore di lavoro tiene conto delle imprecisioni delle misurazioni determinate secondo la prassi metrologica.
6. La valutazione di cui al comma 1 individua le misure di prevenzione e protezione necessarie ai sensi degli articoli 49-sexies, 49-septies, 49-octies e 49-nonies ed e' documentata in conformita' all'articolo 4, comma 2.
7. La valutazione e la misurazione di cui ai commi 1 e 2 sono programmante ed effettuate con cadenza almeno quadriennale, da personale adeguatamente qualificato nell'ambito del servizio di prevenzione e protezione di cui all'articolo 8. In ogni caso il datore di lavoro aggiorna la valutazione dei rischi in occasione di notevoli mutamenti che potrebbero averla resa superata o quando i risultati della sorveglianza sanitaria ne mostrino la necessita'.
Art. 49-sexies. Misure di prevenzione e protezione
1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 3 il datore di lavoro elimina i rischi alla fonte o li riduce al minimo e, in ogni caso, a livelli non superiori ai valori limite di esposizione, mediante le seguenti misure:
b) scelta di attrezzature di lavoro adeguate, tenuto conto del lavoro da svolgere, che emettano il minor rumore possibile, inclusa l'eventualita' di rendere disponibili ai lavoratori attrezzature di lavoro conformi ai requisiti di cui al titolo III, il cui obiettivo o effetto e' di limitare l'esposizione al rumore;
g) riduzione del rumore mediante una migliore organizzazione del lavoro attraverso la limitazione della durata e dell'intensita' dell'esposizione e l'adozione di orari di lavoro appropriati, con sufficienti periodi di riposo.
2. Se a seguito della valutazione dei rischi di cui all'articolo 49-quinquies, risulta che i valori superiori di azione sono oltrepassati, il datore di lavoro elabora ed applica un programma di misure tecniche e organizzative volte a ridurre l'esposizione al rumore, considerando in particolare le misure di cui al comma 1.
3. I luoghi di lavoro dove i lavoratori possono essere esposti ad un rumore al di sopra dei valori superiori di azione sono indicati da appositi segnali. Dette aree sono inoltre delimitate e l'accesso alle stesse e' limitato, ove cio' sia tecnicamente possibile e giustificato dal rischio di esposizione.
4. Nel caso in cui, data la natura dell'attivita', il lavoratore benefici dell'utilizzo di locali di riposo messa a disposizione dal datore di lavoro, il rumore in questi locali e' ridotto a un livello compatibile con il loro scopo e le loro condizioni di utilizzo.
Art. 49-septies. Uso dei dispositivi di protezione individuali
1. Il datore di lavoro, qualora i rischi derivanti dal rumore non possono essere evitati con le misure di prevenzione e protezione di cui all'articolo 49-sexies, fornisce i dispositivi di protezione individuali per l'udito conformi alle disposizioni contenute nel Titolo IV ed alle seguenti condizioni:
b) nel caso in cui l'esposizione al rumore sia pari o al di sopra dei valori superiori di azione fa tutto il possibile per assicurare che vengano indossati i dispositivi di protezione individuale dell'udito;
2. Il datore di lavoro tiene conto dell'attenuazione prodotta dai dispositivi di protezione individuale dell'udito indossati dal lavoratore solo ai fini di valutare il rispetto dei valori limite di esposizione.
Art. 49-octies. Misure per la limitazione dell'esposizione
1. Fermo restando l'obbligo del non superamento dei valori limite di esposizione, se, nonostante l'adozione delle misure prese in applicazione del presente titolo, si individuano esposizioni superiori a detti valori, il datore di lavoro:
Art. 49-nonies. Informazione e formazione dei lavoratori
1. Nell'ambito degli obblighi di cui agli articoli 21 e 22, il datore di lavoro garantisce che i lavoratori esposti a valori uguali o superiori ai valori inferiori di azione vengano informati e formati in relazione ai rischi provenienti dall'esposizione al rumore, con particolare riferimento:
b) alle misure adottate in applicazione del presente titolo volte a eliminare o ridurre al minimo il rischio derivante dal rumore, incluse le circostanze in cui si applicano dette misure;
c) ai valori limite di esposizione e ai valori di azione di cui all'articolo 49-quater;
d) ai risultati delle valutazioni e misurazioni del rumore effettuate in applicazione dell'articolo 49-quinquies insieme a una spiegazione del loro significato e dei rischi potenziali;
e) all'uso corretto dei dispositivi di protezione individuale dell'udito;
f) all'utilita' e ai mezzi impiegati per individuare e segnalare sintomi di danni all'udito;
g) alle circostanze nelle quali i lavoratori hanno diritto a una sorveglianza sanitaria e all'obiettivo della stessa;
Art. 49-decies. Sorveglianza sanitaria
1. Il datore di lavoro sottopone alla sorveglianza sanitaria di cui all'articolo 16, i lavoratori la cui esposizione al rumore eccede i valori superiori di azione.
2. La sorveglianza sanitaria di cui al comma 1 e' estesa ai lavoratori esposti a livelli superiori ai valori inferiori di azione, su loro richiesta o qualora il medico competente ne conferma l'opportunita'.
3. Nel caso in cui la sorveglianza sanitaria riveli, in un lavoratore, l'esistenza di anomalie imputabili ad esposizione a rumore, il medico competente ne informa il datore di lavoro ed il lavoratore.
a) riesamina la valutazione del rischio effettuata a norma dell'articolo 49-quinquies;
b) riesamina le misure volte a eliminare o ridurre i rischi a norma degli articoli 49-sexies e 49-septies;
d) adotta le misure affinche' sia riesaminato lo stato di salute di tutti gli altri lavoratori che hanno subito un'esposizione analoga.
Art. 49-undecies. Deroghe
1. Il datore di lavoro puo' richiedere deroghe all'uso dei dispositivi di protezione individuale e al rispetto del valore limite di esposizione, quando, per la natura del lavoro, l'utilizzazione completa ed appropriata di tali dispositivi potrebbe comportare rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori maggiori rispetto a quanto accadrebbe senza la loro utilizzazione.
2. Le deroghe di cui al comma 1 sono concesse, sentite le parti sociali, dall'organo di vigilanza territorialmente competente che provvede anche a darne comunicazione, specificando le ragioni e le circostanze che hanno consentito la concessione della deroga stessa, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Tali deroghe sono riesaminate ogni quattro anni e sono abrogate non appena le circostanze che le hanno giustificate cessano di sussistere.
3. La concessione delle deroghe di cui al comma 2 e' condizionata dalla intensificazione della sorveglianza sanitaria e da condizioni che garantiscano, tenuto conto delle particolari circostanze, che i rischi derivanti siano ridotti al minimo. Il datore di lavoro assicura l'intensificazione della sorveglianza sanitaria ed il rispetto delle condizioni indicate nelle deroghe.
4. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali trasmette ogni quattro anni alla Commissione dell'Unione europea un prospetto globale e motivato delle deroghe concesse ai sensi del presente articolo.
Art. 49-duodecies. Linee guida
1. La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le parti sociali, entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente titolo, elaborano le linee guida per l'applicazione del presente capo nei settori della musica e delle attivita' ricreative.
Contratti e relazioni Sindacali collegati: Verbale di accordo Aziende del gas municipalizzato - RLS ;
Giurisprudenza Collegata: Corte CE, C- 74/95 e C-129/95; Cass. Pen. 1825/2009;T.A.R. Toscana 494/2009;
b) posto di lavoro: l'insieme che comprende le attrezzature munite di videoterminale, eventualmente con tastiera ovvero altro sistema di immissione dati, ovvero software per l'interfaccia uomo-macchina, gli accessori opzionali, le apparecchiature connesse, comprendenti l'unità a dischi, il telefono, il modem, la stampante, il supporto per i documenti, la sedia, il piano di lavoro, nonchè l'ambiente di lavoro immediatamente circostanze;
Contratti e relazioni sindacalo collegati: Accordo nel settore tessile - RLS ; Verbale di accordo Aziende del gas municipalizzato - RLS ;
Giurisprudenza Collegata: Corte CE, C- 74/95 e C-129/95; T.A.R. 35028/2010;
3. In assenza di una disposizione contrattuale riguardante l'interruzione di cui al comma 1, il lavoratore comunque ha diritto ad una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al viedoterminale.
5. E' comunque esclusa la cumulabilità delle interruzioni all'inizio ed al termine dell'orario di lavoro.
Giurisprudenza Collegata: Corte CE, C- 74/95 e C-129/95; Cass. Civ. 4207/2013; Cass. Civ. 2679/2015;
1. I lavoratori, prima di essere addetti alle attività di cui al presente titolo, sono sottoposti ad una visita medica per evidenziare eventuali malformazioni strutturali e ad un esame degli occhi e della vista effettuati dal medico competente. Qualora l'esito della visita medica ne evidenzi la necessità, il lavoratore è sottoposto ad esami specialistici.
3. I lavoratori sono sottoposti a sorveglianza sanitaria, ai sensi dell’articolo 16.
3-bis. Le visite di controllo sono effettuate con le modalità di cui ai commi 1 e 2.
3-ter. La periodicità delle visite di controllo, fatti salvi i casi particolari che richiedono una frequenza diversa stabilita dal medico competente, è biennale per i lavoratori classificati come idonei con prescrizioni e per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età; quinquennale negli altri casi.
5. Il datore di lavoro fornisce, a sue spese, ai lavoratori i dispositivi speciali di correzione, in funzione dell'attivita' svolta, qualora i risultati degli esami di cui ai commi 1, 3-ter e 4 ne evidenzino la necessita' e non sia possibile utilizzare i dispositivi normali di correzione.
Giurisprudenza collegata: Cass. Pen. 47249/2005; Cass. Pen. 26539/2008; Cass. Pen. 26420/2013;
Cass. Pen. 16266/2013;