Source: https://www.dirittopa.it/it/interventi/archivio/deroga-alle-distanze-per-risparmio/
Timestamp: 2020-08-10 04:42:48+00:00
Document Index: 65310831

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 11', 'art.18', 'art. 10', 'art. 48', 'art. 34']

Minori distanze per risparmio energetico: non esiste un "diritto" alla deroga / Diritto#PA articoli e approfondimenti di diritto amministrativo
Nella fattispecie l'A.C. aveva contestato delle irregolarità nella realizzazione di una palazzina residenziale.
Il privato proprietario aveva proposto istanza di accertamento di conformità invocando, quanto alle distanze, la normativa in materia di risparmio energetico (D.lgs. 102/2014 già D.lgs. 115/2008), sostenendo di avere con la richiesta di sanatoria proposto soluzioni tecniche idonee (pacchetti termici) ad eliminare le difformità in particolare relativamente all’altezza dell’edificio e all’aggetto dei balconi.
Il Comune aveva ritenuto che le soluzioni prospettate rappresentassero "un espediente o accorgimento fuorviante, o modo fittizio di far apparire l'altezza e la distanza rientranti nelle norme" nel tentativo di superare quanto contestato nell'ordinanza di demolizione.
Pronunciandosi su ordine di demolizione e diniego di sanatoria, il T.A.R. Abruzzo ha statuito che poichè la norma (art. 11 D.Lgs. 102/2014) introduce una valutazione di tipo tecnico in ordine alla verifica di tale presupposto, essa esclude che sussista un “diritto” alla deroga.
Il che a dire:
che la deroga ai parametri di altezza e distanze non costituisce l’automatica conseguenza di una scelta del costruttore di cui il Comune debba limitarsi a prendere atto;
che l'applicazione della norma è invece la conseguenza di una valutazione effettuata dall’amministrazione in ordine al carattere necessario della soluzione prescelta, e quindi rispetto alla possibilità di ottenere i medesimi risultati energetici senza gravare sulle posizioni giuridiche di chi subisce la maggiore altezza e/o i minori distacchi;
che il Comune non può assentire una deroga alle distanze laddove il maggiore spessore dei muri perimetrali possa essere “recuperato” verso l’interno, e perciò non necessariamente verso le proprietà altrui;
che analoga considerazione può farsi per l’altezza complessiva dell’edificio, anch’essa in linea di principio comunque contenibile nell’ambito dei parametri vigenti.
Il che evidenzia l’incompatibilità della richiesta di deroga, che implica una valutazione tecnico-discrezionale, con il procedimento finalizzato ad attribuire un titolo postumo sulla base di un mero “accertamento di conformità”.
In conclusione: l’applicazione dei pacchetti termici ad una struttura ormai realizzata, con caratteristiche essenziali già acquisite, giustifica il rigetto della domanda di sanatoria sulla scorta della disciplina speciale, vera l’estraneità della suddetta disciplina al procedimento ex art. 36 t.u. ed.
La sentenza n. n. 206 del 14 maggio 2015 il TAR Abruzzo, Pescara, è disponibile di seguito.
N. 00206/2015 REG.PROV.COLL.
N. 00196/2014 REG.RIC
[...], rappresentati e difesi dagli [...], con domicilio eletto presso [...];
[...], rappresentato e difeso dall'avv. [...];
dell'ordinanza n. 158 prot. n. 14218 del 31 marzo 2014 con la quale il dirigente del Settore Urbanistica del Comune di [...] ha ingiunto i ricorrenti a provvedere alla demolizione di opere realizzate abusivamente; dell'ordinanza di sospensione dei lavori prot. n. 0032828 del 4 ottobre 2013; nonché di ogni ulteriore atto presupposto, connesso e consequenziale.
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di [...];
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 26 marzo 2015 il dott. Alberto Tramaglini e uditi [...];
I ricorrenti espongono di essere titolari di un permesso di costruire per la realizzazione di una palazzina residenziale all’interno del comparto edilizio denominato CO 18, rilasciato dal Comune di [...] con provvedimento del 2.04.2012 e successiva variante del 5.08.2013.
A seguito di segnalazione di irregolarità, gli uffici comunali effettuavano sopralluoghi le cui risultanze, oltre ad essere trasmesse alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di [...], hanno determinato l’emanazione di ordinanza di sospensione dei lavori e quindi di demolizione, entrambi oggetto del ricorso introduttivo.
Il Comune - rilevato che il richiamato art. 11, co. 1, D.lgs 115/2008 è stato abrogato dall'art.18 del D.lgs 102/2014 (entrato in vigore in data 19/07/2014)- ha infatti ritenuto che le soluzioni prospettate rappresentassero "un espediente o accorgimento fuorviante, o modo fittizio di far apparire l'altezza e la distanza rientranti nelle norme" nel tentativo di superare quanto contestato nell'ordinanza di demolizione “(che prevede effettive demolizioni delle opere irregolari ed il ripristino delle misure dell'altezza e delle distanze precedentemente approvate…”.
Resiste in giudizio il Comune di [...]che con memorie ha controdedotto sia al ricorso introduttivo che ai motivi aggiunti.
Considerato che l’ordinanza di demolizione è stata notificata al direttore dei lavori prima della presentazione della domanda di sanatoria (cfr. pag. 2 della relazione tecnica allegata all’istanza in cui si dà atto della notifica dell’ordinanza in data 2 aprile 2014), è perciò del tutto infondato il primo motivo che sostiene che “a fronte della richiesta di permesso in sanatoria non avrebbe potuto essere intimato l’ordine di demolizione” (pag. 5).
Il secondo motivo, secondo cui la comunicazione ex art. 10bis sarebbe invalida, con ripercussioni sul provvedimento finale, perché sottoscritta dal dirigente e non dal responsabile del procedimento, è inammissibile. Va infatti considerata l’assoluta irrilevanza del preteso vizio, che non ha minimamente impedito o limitato la partecipazione procedimentale ed a cui parte ricorrente ha fatto ampia acquiescenza depositando quanto ritenuto nel proprio interesse.
Con il terzo motivo si lamenta che “l’ordine di demolizione ha rappresentato una fotocopia del preavviso, priva di approfondimento sulle contestazioni riportate dai ricorrenti ed addirittura silente a proposito dell’istanza di sanatoria presentata ben prima” (pag. 7).
Ribadito che l’ordinanza del 31 marzo precede l’istanza dell’11 aprile, cosicché sono irrilevanti tutti i riferimenti al contenuto della suddetta istanza, va considerato che le deduzioni che parte ricorrente lamenta non essere state valutate si esauriscono in una nota del progettista-direttore dei lavori redatta “al fine di chiarire la variazioni da apportare al progetto autorizzato”, che in buona sostanza ha anticipato il contenuto della domanda di sanatoria ed è interamente incentrata sul calcolo dell’altezza “in virtù del citato decreto legislativo del 30 maggio 2008 n. 115”. Le deduzioni che hanno fatto seguito alla comunicazione di avvio del procedimento si esaurivano, quindi, nell’illustrazione del contenuto della domanda di sanatoria in corso di presentazione e non mettevano in discussione le difformità contestate, sicché non imponevano alcuna esigenza di approfondimento riguardo all’oggetto del procedimento.
Né evidenzia il dedotto difetto di istruttoria la divergenza tra l’altezza indicata nel preavviso (“circa mt. 8,10”) e quella dell’ordinanza (“circa mt. 8,00”), tenuto conto che la circostanza, salva l’esigenza di una più puntuale determinazione in fase esecutiva, non incide sulla contestata maggiore altezza rispetto a quella di riferimento (m. 7,50).
La maggior altezza rispetto a quanto assentito, una volta esclusa la possibilità di deroga, è peraltro riconosciuta dagli stessi ricorrenti [cfr. pag. 11 m.a., punto b: “L'altezza dai mt. 7,50 del permesso in variante n. 200/12 diverrà m. 7,70, in virtù delle deroghe di cui al d.lgs. 115/08”; il concetto è ribadito al successivo punto c), pag. 12; in tali identici termini anche la relazione allegata all’istanza].
Va ancora considerato sul punto che il p.to 3) dell’ordine di demolizione dispone di “ripristinare le altezze autorizzate sia rispetto alla quota del primo solaio fuori terra sul lato ovest e sia rispetto alla strada di lottizzazione sul fronte est (ex art. 48 NTA del PRG)”, indeterminatezza che legittima parte ricorrente a richiedere in fase esecutiva la determinazione dei termini esatti di quanto oggetto di rimozione.
Il quarto motivo introduce deduzioni interamente incentrate sul contenuto della domanda di sanatoria, e perciò inammissibili in quanto estranee all’oggetto del provvedimento.
Quanto al riferimento alla possibilità di applicazione della sanzione non demolitaria ex art. 34, co. 2, t.u. ed., va evidenziato che la stessa –pur a prescindere dalla sua prospettazione solo con le memorie- non interferisce con la legittimità dell’ordine di demolizione, trattandosi di questione che attiene alla successiva fase esecutiva e nel cui ambito gli interessati potranno chiedere l’applicazione della sanzione sostitutiva dimostrando l’impossibilità di esecuzione specifica a causa di pregiudizi per la parte conforme.
Ne consegue l’infondatezza, ed il conseguente rigetto, anche del ricorso introduttivo.
Il 14/05/2015 DEPOSITATA IN SEGRETERIA