Source: http://www.edilbank.com/archivio-discussioni/page/8/
Timestamp: 2019-01-21 13:36:57+00:00
Document Index: 59617158

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 52']

Edilbank Archivio Discussioni - Edilbank
» Home » Archivio Discussioni
N° 29718 - 10/03/2016 _ stampa - -
Nuovo Codice Appalti, 5 colpi duri per i progettisti (vai alla fonte)
N° 29696 - 05/03/2016 _ stampa - -
Riforma appalti, il nuovo Codice delude i professionisti tecnici (fonte: Casa & Clima.com)
Il testo “tradisce lo spirito della Legge delega circa la centralità della progettazione”. Assistal soddisfatta. Legambiente plaude al superamento della legge obiettivo. Oice: “Rischio concorrenza per gli incarichi di progettazione, bene divieto prezzo più basso, Bim e criteri reputazionali.
Ing Antonio Zambrano Pres CNI
LEGAMBIENTE: BENE IL SUPERAMENTO DELLA LEGGE OBIETTIVO.
“Ben venga il nuovo codice per gli appalti pubblici approvato oggi dal Governo. Finalmente si potrà chiudere una brutta pagina, lunga quindici anni, segnata troppo spesso da sprechi, corruzione e illegalità”, dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente.
N° 29695 - 05/03/2016 _ stampa - -
Il testo “tradisce lo spirito della Legge delega circa la centralità della progettazione”. Assistal soddisfatta. Legambiente plaude al superamento della legge obiettivo. Oice: “Rischio concorrenza per gli incarichi di progettazione, bene divieto prezzo più basso, Bim e criteri reputazio
N° 29653 - 27/02/2016 _ stampa - -
Ing. Gianluca Oreto (Tratto da www.lavori pubblici.it)
A scriverlo è stata la Corte dei Conti con la Deliberazione n. 17572 del 12 febbraio 2016richiesta dal Comune di Catanzaro in riferimento alla proposta di un bando che ha previsto la possibilità di costituire uno staff tecnico per la redazione del Piano Strutturale Comunale (P.S.C.), ricorrendo ad apporti professionali esterni prestati a titolo gratuito a favore dell'Ente.
L'argomento ha, chiaramente, suscitato l'indignazione di Ordini professionali, Sindacati e professionisti che sui nostri canali social (Facebook, Twitter, Google+ e Linkedin) hanno manifestato tutto il loro disappunto. Sulla vicenda (leggi articolo) ho ricevuto una nota diMichele Cristaudo, Presidente della Sezione di Catania di Federarchitetti, che ci ha illuminato sui riferimenti giuridici che regolano questa tipologia di rapporti, da lui definiti di "abominevole specie". In particolare, dal punto di vista giuridico:
Codice civile - Libro II Delle successioni - Titolo V Delle donazioni - Capo III Della forma e degli effetti della donazione - Art. 783 (Donazioni di modico valore)
“La donazione di modico valore che ha per oggetto beni mobili è valida anche se manca l'atto pubblico, purché vi sia stata la tradizione. La modicità deve essere valutata anche in rapporto alle condizioni economiche del donante.”
Codice deontologico degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori, Architetti junior e Pianificatori junior italiani che al Titolo VI ESERCIZIO PROFESSIONALE - Art. 24 (Contratti e Compensi), comma 7
“La richiesta di compensi, di cui ai comma 1° e 3° del presente articolo, palesemente sottostimati rispetto all’attività svolta, o l’assenza di compensi, viene considerata pratica anticoncorrenziale, scorretta e distorsiva dei normali equilibri di mercato e costituisce grave infrazione disciplinare.”
Codice deontologico degli Ingegneri - Art. 11 (Incarichi e compensi), comma 4
“L'ingegnere può fornire prestazioni professionali a titolo gratuito solo in casi particolari quando sussistano valide motivazioni ideali ed umanitarie”
Secondo il Presidente Cristaudo "il vero dramma di questa vicenda e di tante altre che stanno contribuendo alla lenta, ma inesorabile agonia della Libera professione è che quest’ultima non solo non è più riconosciuta ma, soprattutto, non è sufficientemente rappresentata e difesa. Gli Ordini, che sembrano oggi smaniosi di volere rappresentare e difendere i Liberi professionisti, dimenticano di annoverare negli Albi numerosi Dipendenti pubblici come l’Arch. Giuseppe Lonetti (dirigente del Settore Pianificazione del Comune di Catanzaro che ha proposto la delibera); possono sì rappresentare il mondo delle professioni in senso lato, ma certamente NON rappresentano gli interessi professionali, che invece sono prerogativa delle Associazioni sindacali di liberi professionisti, come è FEDERARCHITETTI".
Il Presidente di Federarchitetti Catania esprime un concetto più volte da me ribadito ovvero che "la rappresentanza di categoria è un diritto ma è legata alla libera scelta di associarsi e non all’obbligo di far parte di un elenco". Da una parte Ordini professionali eConsigli Nazionali che sono Enti pubblici ad iscrizione obbligatoria che per legge dovrebbero solo controllare l'operato dei professionisti iscritti ma a cui gli stessi negli anni "sembra" abbiano voluto lasciare una sorta di potere di rappresentanza. Dall'altraSindacati e Associazioni ad iscrizione libera che per statuto hanno la rappresentanza dei professionisti iscritti ma che, per diffidenza o inerzia dei professionisti stessi, non hanno mai avuto la forza (soprattutto economica) e la potenza di portare avanti progetti supportati da numeri di grossa entità.
La conseguenza è stata un'enorme confusione e la perdita di un potere che rappresentasse realmente le reali necessità dei liberi professionisti, diverse da quelle dei dipendenti pubblici di cui Ordini e Consigli Nazionali sono pieni (per ovvi motivi che non sto qui a spiegare).
La dimostrazione di questa tesi è fornita da Federarchitetti stessa che in riferimento al "problema" delle donazioni di attività progettuali aveva inviato il 16 dicembre 2015 undocumento al Presidente della Regione Siciliana, all’Assessorato Regionale delle infrastrutture e della mobilità (Dipartimento regionale tecnico), alla Consulta degli Ordini degli Architetti P.P.C. di Sicilia, alla Consulta degli Ordini degli Ingegneri della Sicilia e a tutti gli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti P.P.C. della Sicilia, ad oggetto: “Richiesta di vigilanza in merito alle donazioni di attività progettuali di opere pubbliche”.
"Si rimarcava - afferma Michele Cristaudo - proprio la deplorevole prassi di attività varie di progettazione di opere pubbliche, che vengono donate alle Amministrazioni da soggetti non disinteressati ma in cerca di acquisire commesse di lavoro, aggirando così le regole e le Leggi che governano la progettazione di opere pubbliche, e ritenendo che tutto ciò violi gravemente le regole della libera concorrenza e noccia all’immagine dei professionisti".
"Ci appellavamo - continua Cristaudo - ai Codici deontologici, alle Leggi Regionali, della Repubblica e della Comunità Europea in materia di Opere Pubbliche, poiché queste cattive pratiche configurano grave danno e concorrenza sleale per gli Architetti ed Ingegneri liberi professionisti siciliani. Invitavamo la Regione Siciliana e tutti i destinatari a volere vigilare con il massimo rigore per far si che nessun soggetto pubblico e/o privato affidi incarichi, acquisisca commesse, accetti donazioni di attività progettuali. Tempestivamente, il giorno successivo, abbiamo ricevuto nota di riscontro dalla Consulta degli Ordini degli Ingegneri della Sicilia, ma da allora ad oggi nessun altro dei tanti destinatari ha ritenuto di dovere dare riscontro o porre la minima attenzione alla nostra richiesta".
Certo che la questione non sia chiusa, vi terrò informati di eventuali evoluzioni.
N° 29627 - 20/02/2016 _ stampa - -
Congruità delle Parcelle
Dunque vediamo … qual è il prezzo onesto per la diagnosi energetica e redazione del relativo attestato di prestazione energetica per una palestra comunale e due edifici scolastici? Un Comune della Provincia di Pavia ritiene che un certificatore energetico possa assumere l’incarico per la cifra complessiva di 1.500 euro. Ovviamente comprese tutte le spese, l’IVA e gli oneri per la cassa previdenziale. Superfluo aggiungere che l’importo fissato è quello a base d’asta e l’offerta (al ribasso) concorrerà per il 40% alla determinazione della graduatoria.
Non molto tempo addietro ci siamo interrogati su quale potesse essere il prezzo giusto per un APE, esaminando i costi medi chiesti dai professionisti nelle diverse città italiane.
La media, come forse ricorderanno i nostri lettori, era di 120 euro e l’indagine scatenò un vivace dibattito tra i tecnici nel gruppo di LinkedIn dedicato ai professionisti per le costruzioni.
“La somma di 500 euro per ognuno degli Audit e per la redazione dell’APE è a dir poco indecente per la qualità e la quantità del lavoro che deve essere svolto”, ci indica l’ing. Domenico Pepe, progettista esperto in tematiche legate al risparmio e all’efficienza energetica in edilizia.
In particolare, sottolinea Pepe, “è incredibile che nel bando pubblicato non si faccia riferimento a nessun criterio per il calcolo della parcella e ad alcuna norma per le modalità di redazione dell’Audit per la preparazione del quale ci sono differenti norme ben precise”.
Dalla lettura del bando, infatti, non emerge nessuna “tensione” verso la realizzazione di un lavoro ben eseguito. “Non si richiede l’uso di strumentazione specifica! Nemmeno un rilievo di tipo qualitativo tramite termografia”, continua l’ing. Pepe che si chiede quale professionista possa partecipare a un bando simile che svilisce decisamente la professione tecnica.
Al momento in cui stiamo scrivendo, non sappiamo se la gara sia andata deserta o se ci sia stato qualche partecipante (a proposito, il bando precisa che “si procederà all’aggiudicazione anche in presenza di una sola offerta valida, purché ritenuta congrua e vantaggiosa per l’amministrazione comunale”.
Considerando che si parte da una base di 1.500 euro per tre edifici di dimensioni decisamente più impegnative di un appartamento medio di 80 metri quadri, crediamo che qualunque offerta sarà “congrua e vantaggiosa”. Solo per una parte, però.
N° 29577 - 13/02/2016 _ stampa - -
Fondi Europei, l’attività del libero professionista costituisce attività di impresa?
La Legge di Stabilità per il 2016 ha dato la possibilità ai liberi professionisti di accedere ai Piani operativi POR e PON del Fondo sociale europeo (FSE) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), rientranti nella programmazione dei fondi strutturali europei 2014/2020.
L'art. 1, comma 821 della Legge n. 208/2015 ha, infatti, previsto l'estensione ai liberi professionisti dei Piani operativi POR e PON del Fondo sociale europeo (FSE) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), rientranti nella programmazione dei fondi strutturali europei 2014/2020. Per poter accedere a questi fondi, però, è stato necessario prevedere l'equiparazione dei liberi professionisti alle piccole e medie imprese come esercenti attività economica, a prescindere dalla forma giuridica rivestita.
Recentemente, il Consiglio di Stato si è espresso su un ricorso che riguardava proprio le peculiarità organizzative e strutturali tali da poter assimilare uno studio professionale a “impresa”.
Con la sentenza n. 16388 del 27 gennaio 2016 il Consiglio di Stato è intervenuto in merito al ricorso presentato contro una precedente sentenza del TAR che aveva confermato l'esclusione di uno studio professionale da un bando per l'accesso a dei contributi in cui era prevista l'esclusione di professionisti o associazioni professionali.
In primo grado, il TAR, pur rilevando che in linea di principio il requisito dell’organizzazione di uno studio professionale non poteva essere limitato al mero supporto del lavoro del singolo lavoratore intellettuale, avvicinandosi dunque strutturalmente alla piccola impresa, affermava che permanevano rilevanti differenze tra le due tipologie. In appello, lo studio professionale ricorrente rilevava che il bando escludeva dai contributi le attività dei professionisti che non fossero dotati di una struttura organizzativa mentre sarebbero rimaste escluse le attività svolte senza l’ausilio di detta struttura.
Il Consiglio di Stato ha rilevato che l’esclusione delle attività dei professionisti, inserita con riguardo alle imprese di servizi alla produzione che svolgono attività ricomprese nei codici della “Classificazione delle attività economiche ISTAT 1991” non comporta un’esclusione pura e semplice di tali attività. Il bando in questione ammetteva che i soggetti che potevano presentare domanda di contributo sono le imprese, singole o associate, iscritte al registro delle imprese attive e rientranti nella definizione comunitaria di piccola e media impresa.
La domanda, dunque, riguarda la possibilità che l’attività del libero professionista possa costituire o meno attività di impresa, se essa possa talvolta rientrarvi e assumere allora quelle vesti imprenditoriali. Secondo il bando, ciò può accadere ma anche secondo i principi generali, per le caratteristiche concrete rivestite dalla singola attività libero-professionale, che per questo deve essere esercitata attraverso unaadeguata struttura aziendale organizzata, requisito unico e necessario per raggiungere il risultato richiesto.
Il Consiglio di Stato ha ricordato una precedente sentenza della Cassazione (Sez. Lavoro, 16092/2013) per la quale “Uno studio di avvocato può presentare, in concreto, una organizzazione imprenditoriale, ma il concetto di imprenditore non può estendersi tout court al libero professionista. Nell'ipotesi in cui il professionista intellettuale rivesta la qualità di imprenditore commerciale per il fatto di esercitare la professione nell'ambito di un'attività organizzata in forma d'impresa, deve trattarsi di una distinta e assorbente attività che si differenzia da quella professionale per il diverso ruolo che riveste il sostrato organizzativo - il quale cessa di essere meramente strumentale - e per il differente apporto del professionista, non più circoscritto alle prestazioni d'opera intellettuale, ma involgente una prevalente azione di organizzazione, ossia di coordinamento e di controllo dei fattori produttivi, che si affianca all'attività tecnica ai fini della produzione del servizio. In tale evenienza l'attività professionale rappresenta una componente non predominante, per quanto indispensabile, del processo operativo, il che giustifica la qualificazione come imprenditore”.
Secondo il CdS va verificato se lo studio professionale possieda quelle peculiarità organizzative e strutturali tali da poterlo assimilare ad una “impresa”. In particolare, l'assenza di quella struttura aziendale che è l’ossatura dell’impresa, fa si che la somma di singoli professionisti non ha nulla a che fare con una piccola impresa. In definitiva, il CdS ha rilevato come il requisito di impresa debba essere valutato "caso per caso". Vai alla fonte della notizia
N° 29558 - 10/02/2016 _ stampa - -
TAR: l’ingegnere può progettare e dirigere i lavori su edifici storico-artistici
Bocciato il ricorso dei concorrenti che rivendicavano la competenza esclusiva degli architetti
Con la sentenza n. 36/2016 la prima sezione del Tar Emilia-Romagna si è pronunciata, tra l'altro, sulla legittimità dell'invito alla gara di un ingegnere per il compimento di attività di progettazione e direzione lavori che, riguardando opere relative ad un bene di interesse storico-artistico assoggettato a tutela ex d.lgs. n. 42 del 2004, sarebbero riservate alla competenza degli architetti.
Il Collegio ha chiarito l’ambito di applicabilità dell’art. 52, comma 2, del r.d. n. 2537 del 1925: si tratta della previsione secondo cui “…le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici contemplati dalla L. 20 giugno 1909, n. 364, per l’antichità e le belle arti, sono di spettanza della professione di architetto; ma la parte tecnica ne può essere compiuta tanto dall’architetto quanto dall’ingegnere”. Questa previsione va intesa – secondo un condivisibile orientamento giurisprudenziale – nel senso che non la totalità degli interventi concernenti gli immobili di interesse storico e artistico deve essere affidata alla specifica professionalità dell’architetto, ma solo le parti di intervento di edilizia civile che riguardino scelte culturali connesse alla maggiore preparazione accademica conseguita dagli architetti nell’ambito del restauro e risanamento degli immobili di interesse storico e artistico, restando invece nella competenza dell’ingegnere civile la cd. parte tecnica, ossia le attività progettuali e di direzione dei lavori che riguardano l’edilizia civile vera e propria, quali – in particolare – le lavorazioni strutturali ed impiantistiche (v., tra le altre, Cons. Stato, Sez. VI, 9 gennaio 2014 n. 21), se si limitano, ad es., alla messa in sicurezza dell’immobile e alla revisione degli impianti senza intaccare l’aspetto estetico dell’edificio (v. TAR Sicilia, Catania, Sez. I, 29 ottobre 2015 n. 2519).
RIPRISTINO STRUTTURALE DELLA PORZIONE DELLE STRUTTURE LESIONATE DAL SISMA DEL 2012. Nel caso di specie, nel deliberare l’avvio della procedura di ricerca dell’affidatario dell’incarico in questione, il Comune approvava il «documento preliminare all’avvio della progettazione» ex art. 15 del d.P.R. n. 207 del 2010, il quale precisava – tra l’altro – che “l’intervento è volto al ripristino strutturale della porzione delle strutture lesionate dal sisma” e che si doveva provvedere ad “interventi di riparazione con rafforzamento locale”, così inquadrando le relative prestazioni in una sfera di misure di risanamento e salvaguardia dell’immobile danneggiato da ricondurre all’ambito di operatività dell’art. 3 del regolamento allegato all’ordinanza commissariale n. 120 del 2013 (“Per la realizzazione degli interventi di riparazione con rafforzamento locale degli edifici ricompresi nel Programma, che presentano danni lievi, oltre la riparazione del danno, si dovrà conseguire, tenendo conto del tipo e del livello del danno, un incremento della capacità dell’edificio di resistere al sisma mediante opere di rafforzamento locale progettate ai sensi del punto 8.4.3. delle “Norme tecniche per le costruzioni” approvate con il D.M. 14/01/2008”). Si trattava, quindi, di intervenire essenzialmente sulla struttura dell’edificio per ripararla e consolidarla attraverso opere di edilizia civile riconducibili alla c.d. «parte tecnica» di cui all’art. 52, comma 2, del r.d. n. 2537 del 1925, nella lettura ampia che ne ha dato la giurisprudenza, ovvero restandone ricomprese tutte le lavorazioni che non incidono sui profili estetici e di rilievo culturale degli edifici vincolati.
Dal che, alla luce del particolare contesto in cui l’intervento di ripristino dell’edificio andava effettuato – ovvero la rimozione dei pregiudizi strutturali prodotti dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012 e l’apprestamento di misure idonee a proteggere l’immobile dal rischio di simili fatti naturali –, la corretta individuazione della figura professionale dell’ingegnere quale soggetto abilitato a curare la relativa progettazione e direzione dei lavori. vai alla fonte
N° 29518 - 02/02/2016 _ stampa - -
da Ingegneri.info
La soddisfazione dell’associazione delle società di ingegneria per l’approvazione definitiva, in Senato, del testo che va a riformare il sistema degli appalti
“Con questa legge il Paese fa un gran salto in avanti verso la modernizzazione della normativa sugli appalti, nel senso da noi da tempo auspicato, affidando al progetto e al progettista un ruolo centrale”: è quanto ha affermato a caldo l’ing. Patrizia Lotti, presidente dell’Oice, a seguito dell’approvazione finale del disegno di legge delega sugli appalti, avvenuta il 14 gennaio 2016 con 170 voti favorevoli, 30 contrari e 40 astenuti.
Per l’associazione delle società di ingegneria, aderente a Confindustria, il ddl ha migliorato e rafforzato il ruolo del progetto e del progettista attraverso una serie di decisioni sulle quali l’Oice insiste da molto tempo: l’eliminazione dell’incentivo del due per cento per i progettisti interni alla P.A., la limitazione dell’appalto integrato, il divieto di affidamento degli incarichi al prezzo più basso, la limitazione delle varianti e il rilancio della funzione di verifica dei progetti.
“Avevamo da subito affermato che l’occasione del recepimento delle direttive europee e della riforma del codice appalti andava colta per dare un colpo deciso alla corruzione attraverso una maggiore trasparenza delle procedure e un rafforzamento dei poteri dell’Anac e tutto questo lo ritroviamo ben calibrato nei settanta criteri direttivi della legge delega”, spiega Lotti. “In particolare, il ruolo centrale affidato all’Autorità nazionale anticorruzione, che terrà l’albo dei commissari di gara e giocherà un ruolo decisivo sia per la messa a punto di bandi e contratti-tipo, sia per la vigilanza sulla esecuzione dei contratti, rappresenta una garanzia per tutti gli operatori del settore in termini di trasparenza e lotta alla corruzione”.
Il varo della riforma è però soltanto il primo passo di un iter lungo e complesso: “Oggi – conclude il Presidente Lotti – dobbiamo ringraziare Governo e Parlamento per l’importante lavoro fatto, al quale noi come tutte le altre componenti del settore abbiamo dato un contributo di esperienza importante e correttamente ascoltato, nell’interesse pubblico. Adesso il lavoro più difficile è in capo alla commissione ministeriale che dovrà attuare la delega. Siamo convinti che gli esperti chiamati a questo compito sapranno rendere ancora più efficaci ed effettivi i principi direttivi della delega, portando in consultazione pubblica un testo che certamente renderà la normativa più chiara e semplice, consentendo a tutti, compresi i progettisti, le imprese e le amministrazioni di concentrarsi non sui ricorsi e sulle interpretazioni normative, ma sul lavoro e sul fine ultimo da perseguire: programmare, progettare e realizzare opere di qualità ed efficienti, utili alla collettività. Per nostra parte ci siamo e ci saremo sempre”