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Timestamp: 2019-05-27 01:34:27+00:00
Document Index: 178055183

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2033', 'art. 2946', 'art. 2946', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2041', 'art. 2041']

In caso di rimborso Iva versata per errore dal contribuente, si applica il termine di prescrizione decennale (C.T.R. della Lombardia, n° 83/31/13) (Fisco e contenzioso) - GuideLegali.it
In caso di rimborso Iva versata per errore dal contribuente, si applica il termine di prescrizione decennale (C.T.R. della Lombardia, n° 83/31/13)
In materia di “tempistica” prescrizionale ai sensi del rimborso Iva, la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia – con la sentenza n° 83/31/13 depositata il 13 giugno 2013 – ha stabilito che è applicabile il termine decennale, ai sensi dell’indebito oggettivo, art. 2033 c.c. e non quello biennale (a decorrere dal versamento dell’imposta non dovuta all’Erario).
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In definitiva, la Commissione Tributaria competente confermava quindi la precedente decisione adottata dai giudici di primo grado, statuendo che in tema di rimborso Iva è pacificamente vigente il termine decennale previsto dall’art. 2946 c.c.[1]:i diritti sono sempre esercitabili nel termine di dieci anni, salvo previsioni diverse.
Avvocato tributarista di Lucca (presso Studio Legale e Tributario Etruria)
[1]L’art. 2946 c.c., afferma che, in generale “i diritti si estinguono per prescrizione ordinaria” (ossia in 10 anni), “salvi i casi in cui la legge dispone diversamente”; [2] Proprio su siffatte conclusioni è approdata la Corte di Cassazione con la sentenza n° 9816 del 14 giugno 2012, in ordine alla quale ha statuito che le regole civilistiche sulla prescrizione si applicano anche ai rimborsi Iva: “è tardiva la nota con cui il contribuente sollecita l’Amministrazione al pagamento delle somme, se è inviata dopo 10 anni dalla presentazione della dichiarazione stessa”; [3]Cfr. Cass., n° 6538/2004 e n° 27948/2009; a ciò si aggiunga un’ulteriore valutazione, supportata da una sentenza della S.C. (n° 7721 del 27 marzo 2013), in forza di essa è stato deciso che anche in caso di cessazione dell’attività, il rimborso del credito Iva, può essere richiesto dal contribuente con istanza da presentare entro il termine ordinario di prescrzione decennale; [4]Le regole processuali dell’ordinamento nazionale non possono vanificare il diritto del soggetto passivo di ottenere dal Fisco il rimborso dell’Iva, soprattutto nei casi in cui il rimborso dell’imposta non risulti impossibile o eccessivamente difficile, nel qual caso gli Stati membri dell’Unione Europea sono tenuti ad adottare gli strumenti necessari per garantire il rispetto del principio di effettività (C-427/10 del 15.12.2011); [5]Per maggior chiarezza espositiva,in materia proprio di rimborso Iva versata in eccedenza e trattenuta dal Fisco, una recente sentenza della Corte di Cassazione, n° 20526/13 ha ampliato lo scenario favorevole al contribuente, prevedendo anche la possibilità di avviare un procedimento “risarcitorio dell’amministrazione per condotta illecita nei confronti del contribuente ovvero indennitario per un indebito arricchimento” (art. 2041 c.c.), laddove il rigetto della richiesta di rimborso rappresenti una ingiustizia giuridica e fiscale. Brevemente, l’art. 2041 c.c., il quale disciplina l’azione generale di arricchimento, prevede: “chi, senza giusta causa, si è arricchito a danno di un’altra persona è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare quest’ultima della correlativa diminuzione patrimoniale”; anche in tale ipotesi, il termine prescrizionale è fissate in dieci anni.
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