Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12645-del-19-05-2017
Timestamp: 2020-07-15 12:56:54+00:00
Document Index: 136521759

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 73', 'art. 8', 'art. 17', 'art. 73', 'art. 17', 'art. 4', 'art. 1241', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 60', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 12645 del 19/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12645 del 19/05/2017
Cassazione civile, sez. trib., 19/05/2017, (ud. 11/04/2017, dep.19/05/2017), n. 12645
qui ricorso iscritto al numero 28292 dell’anno 2014, proposto da:
s.p.a. Praga Holding Real Estate, in persona del legale
speciale in calce al controricorso, dagli avvocati Maria Antonelli e
Remo Dominici, elettivamente domiciliatosi presso lo studio della
prima in Roma, alla piazza Gondar, n. 22;
regionale del Piemonte, sezione 38, depositata in data 8 aprile
2014, n. 513/38/14.
L’odierna controricorrente è una holding a capo di un gruppo che applica la procedura di liquidazione dell’iva di gruppo. Con la dichiarazione iva 2007, relativa all’anno d’imposta 2006, l’holding utilizzò in compensazione orizzontale, ossia in relazione, si legge nella sentenza impugnata, ad “imposte diverse quali ritenute lavoro dipendente, autonomo, Ires, contributi” un credito iva vantato, in relazione all’anno d’imposta 2005, dalla controllata s.p.a. Multipraga, la quale aveva optato per la procedura di liquidazione dell’iva di gruppo a far tempo dall’1 gennaio 2006.
L’Agenzia irrogò la sanzione prevista dal D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 13, comma 1, con l’atto di recupero previsto dalla L. n. 311 dle 2004, art. 1, comma 421, in quanto escluse la possibilità di procedere alla compensazione e ritenne che l’indebita compensazione equivalesse a mancato pagamento del tributo dovuto.
1.- Con i due motivi, da esaminare congiuntamente perchè connessi, l’Ufficio si duole della violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004 e del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 7 nonchè del D.P.R. n. 542 del 1999, art. 8, del D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 17 e del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3 sostenendo che la holding non potesse procedere a compensazione orizzontale dei propri debiti per tributi diversi dall’iva utilizzando il credito iva vantato dalla controllata, perdipiù in relazione ad un anno d’imposta antecedente a quello in cui questa ha optato per il regime di liquidazione dell’iva di gruppo, che questa condotta integra la fattispecie dell’omesso o ritardato pagamento e che del tutto legittimo è l’agire dell’Agenzia, che ha recuperato la sanzione mediante lo strumento previsto dalla L. n. 311 del 2004.
Che la holding non potesse procedere alla compensazione orizzontale utilizzando un credito iva della controllata si evince dalla disciplina della liquidazione dell’iva di gruppo, affidata, nel regime ratione temporis applicabile, alle seguenti disposizioni:
al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 73, comma 3, secondo cui “il Ministero delle finanze può disporre con propri decreti, stabilendo le relative modalità, che le dichiarazioni delle società controllate siano presentate dall’ente o società controllante all’ufficio del proprio domicilio fiscale e che i versamenti di cui agli artt. 27, 30 e 33 siano fatti all’ufficio stesso per l’ammontare complessivamente dovuto dall’ente o società controllante e dalle società controllate, al netto delle eccedenze detraibili”;
al D.P.R. n. 542 del 1999, art. 8 secondo cui “non sono ammessi alla compensazione di cui al D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, art. 17, comma 2, i crediti e i debiti relativi all’imposta sul valore aggiunto trasferiti da parte delle società e degli enti che si avvalgono della procedura di compensazione della predetta imposta a norma del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, art. 73, u.c.. Sono, invece, ammessi alla compensazione di cui al citato D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 17, comma 2, i crediti e i debiti relativi alla stessa imposta risultanti dai prospetti riepilogativi annuali delle dichiarazioni di gruppo da parte degli enti e delle società controllanti”.
1.2.-La combinazione delle norme evidenzia che la controllante non può utilizzare, a fini di compensazione orizzontale, le eccedenze di credito emergenti dalle dichiarazioni delle controllate, la disponibilità delle quali è trasferita, per effetto dell’opzione per il regime di liquidazione dell’iva di gruppo, alla capogruppo, la quale, in base al D.M. 10 dicembre 1979, art. 4, u.c., le annota nei propri registri.
Ne consegue che la compensazione – la quale richiede il requisito della reciprocità, ex art. 1241 c.c., ossia la sussistenza di crediti e debiti reciproci tra i medesimi i soggetti -, è ammissibile soltanto per i crediti che siano confluiti nella dichiarazione presentata dalla controllante e che influiscano sull’iva complessivamente dovuta sia dalla controllante, sia dalle controllate, le quali restano responsabili, quali soggetti passivi d’imposta, a norma dell’art. 73, comma 3, penultimo periodo Decreto Iva.
Ma l’inutilizzabilità in compensazione di poste attive equivale alla loro insussistenza, il che si traduce nell’omesso versamento di quando dovuto, perchè illegittimamente compensato.
2.3.- Inconferente al riguardo è il richiamo contenuto in sentenza alla mancanza di danno fiscale, perchè “il credito poteva essere richiesto a rimborso dalla creditrice in luogo della compensazione”.
3.- A fronte dell’indebito utilizzo dei crediti, in tutto o in parte, anche in compensazione, ai sensi del D.Lgs. n. 241 del 1997, art. 17 e successive modificazioni, soggiunge la ricorrente, la L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 421, consente all’Agenzia di “emanare apposito atto di recupero motivato da notificare al contribuente con le modalità previste dal D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60” per la relativa riscossione, “nonchè per il recupero delle relative sanzioni e interessi”. Nel caso in esame, tuttavia, specifica, la circostanza che l’importo dei crediti inesistenti indebitamente utilizzati in compensazione nell’anno 2005 sia stato pari all’importo di cui sono stati ridotti i crediti della medesima natura maturati nel successivo anno 2006, evidenziando la mancanza di evasione fiscale, ha indotto l’Ufficio a recuperare il solo importo della sanzione.
Di contro, obietta la società, erroneamente è stato impiegato lo strumento in questione per il recupero della sola sanzione, giacchè esso è stato introdotto dal legislatore per recuperare insieme tributo e sanzione, sicchè sarebbe corretta la decisione del giudice di merito, che ha stigmatizzato il mancato ricorso al procedimento d’irrogazione della sanzione rispettivamente previsto dal D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 16 e 17.
Non vi sono ostacoli all’impiego dello strumento previsto dal legislatore per il recupero del credito d’imposta e delle sanzioni conseguenti, al fine di recuperare la sola sanzione.
Anzitutto, la circostanza che il legislatore abbia introdotto un tale strumento, che pur sempre si riferisce anche alle sanzioni, esclude la rilevanza dell’obiezione della contribuente, la quale fa leva su giurisprudenza di questa Corte concernente la generalità dell’applicazione dei procedimenti previsti dal D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 16 e 17.
Inoltre, l’impiego da parte dell’Amministrazione dell’avviso di recupero per la sanzione, che nel caso in esame è pur sempre quella conseguente all’omesso o ritardato pagamento, è più garantista per il contribuente, considerato che il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 17, comma 3, consente per tali sanzioni l’immediata iscrizione a ruolo, senza previa contestazione.
4.- Infine, contrariamente a quanto dedotto in controricorso, l’impiego dello strumento in questione non è idoneo a determinare pregiudizio alcuno alla società, la quale in nessun caso si sarebbe potuta giovare della definizione agevolata della sanzione, sulla quale, invece, essa punta a fondamento della deduzione d’illegittimità dell’avviso di recupero.
4.1. – Conviene sottolineare al riguardo che il D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 17, comma 3, a proposito delle sanzioni per omesso o ritardato versamento, oltre a prevederne, come già illustrato, la possibile immediata iscrizione a ruolo, aggiunge che per esse “…in nessun caso si applica la definizione agevolata prevista nel comma 2 e nell’art. 16, comma 3”.
4.2. – Quest’ultima disposizione è stata oggetto di interpretazioni contrastanti di questa Corte: per un verso, secondo un orientamento (espresso, da ultimo, da Cass. 29 dicembre 2016, n. 27315), la definizione agevolata delle sanzioni non si applica in caso di omesso o ritardato pagamento dei tributi, ravvisabile anche laddove sia stata effettuata compensazione in misura superiore a quella consentita, sia ove la sanzione sia stata irrogata unitamente all’avviso di accertamento sia se sia stata irrogata con un distinto ed autonomo atto; per converso, secondo altra tesi (in relazione alla quale vedi Cass. 23 settembre 2016, n. 18682), ove l’Amministrazione provveda ad irrogare sanzioni con atto di contestazione D.Lgs. n. 472 del 1997, ex art. 16 per il superamento del limite massimo dei crediti d’imposta compensabili (comportamento equivalente al mancato o ritardato versamento di parte del tributo alle scadenze previste), è ammessa la definizione agevolata, con conseguente estinzione dell’illecito, ai sensi del comma 3 medesimo articolo, non potendo trovare applicazione le preclusioni collegate a diverse modalità procedurali.
In definitiva, secondo il primo orientamento, il divieto, riferito dalla disposizione in esame alle “sanzioni irrogate nel periodo precedente”, concerne la violazione dell’omesso o ritardato versamento d’imposta, indipendentemente dalle modalità mediante le quali si proceda all’irrogazione della sanzione.
Secondo l’altro, invece, il divieto riguarda il solo caso in cui si proceda ad irrogare la sanzione per la violazione in questione mediante contestazione immediata e, quindi, evoca la modalità procedimentale e non già la violazione; in particolare, si è osservato, “se si procede, come qui è concretamente avvenuto, nelle forme dell’art. 16 cit. ovvero a mezzo di separato e distinto atto di contestazione, è l’art. 16 nella sua interezza a dover essere applicato”, compresa, quindi, la possibilità di definizione agevolata delle sanzioni che esso contempla.
4.3. – L’opzione preferibile è senz’altro la prima, in base alla ratio della norma, riconoscibile nel fatto che, al cospetto di omissioni o anche ritardi di versamenti d’imposta, il legislatore ha inteso vietare in ogni caso l’accesso alla definizione agevolata delle sole sanzioni, al fine di punire la persistente violazione di legge da parte del contribuente derivante dalla sua morosità, reputando di per sè adeguata la sanzione in questione, in quanto tale non altrimenti riducibile, per la gravità del comportamento del contribuente (in termini, Cass. 30 luglio 2009, n. 17721).
Nè argomenti contrari si traggono dal D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2, invocato in controricorso e richiamato a sostegno anche da Cass. n. 18682/16.
4.4. – Nessun concreto pregiudizio è dunque derivato alla contribuente dalla scelta della modalità d’irrogazione della sanzione, essendo ad essa comunque inibito accedere alla definizione agevolata della sanzione oggetto dell’avviso di recupero.
Così deciso in Roma, l’11 aprile 2017.