Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-325-del-10-01-2011
Timestamp: 2020-08-05 13:15:13+00:00
Document Index: 180042003

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 23', 'art. 378', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 32', 'art. 2697', 'art. 384', 'art. 366']

Sentenza Cassazione Civile n. 325 del 10/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 325 del 10/01/2011
Cassazione civile sez. lav., 10/01/2011, (ud. 02/12/2010, dep. 10/01/2011), n.325
A.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA TARQUINIA
5/D (STUDIO AVV. FALLA TRELLA), presso lo studio degli avvocati
RIOMMI MAURIZIO e MICHELI CARLO, che la rappresentano e difendono,
avverso la sentenza n. 605/2006 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,
depositata il 13/02/2007 r.g.n. 487/05;
FEDELI Massimo, che ha concluso, per l’accoglimento del ricorso per
Con sentenza 24-2-2005 il Giudice del lavoro del Tribunale di Spoleto, in accoglimento della domanda proposta da A.A. nei confronti della s.p.a. Poste Italiane, accertata la nullita’ del termine apposto al contratto di lavoro concluso tra le parti dal 2/10/2000 al 31-1-2001 per “esigenze eccezionali” ex art. 8 ccnl 1994 e acc. az. 25-9-97, dichiarava la sussistenza di un rapporto a tempo indeterminato dal 2-10-2000 e condannava la societa’ a reintegrare la lavoratrice nel posto di lavoro e a pagarle la retribuzione globale dal 17-4-2003 (data di messa in mora) con interessi e rivalutazione.
La A. si costitutiva e resisteva al gravame.
La Corte d’Appello di Perugia, con sentenza depositata il 30-11-2006, confermava la pronuncia di primo grado.
La A. ha resistito con controricorso.
Infine in udienza il difensore della A. ha presentato osservazioni scritte sulle conclusioni del P.M..
Con il terzo motivo la ricorrente denuncia una omessa motivazione in ordine alla “eccezione di aliunde perceptum regolarmente sollevata”.
Sul primo e sul secondo motivo, strettamente connessi, osserva il Collegio che la Corte di merito, tra l’altro, ha attribuito rilievo decisivo alla considerazione che il contratto in esame e’ stato stipulato, per esigenze eccezionali … – ai sensi dell’art. 8 del ccnl del 1994, come integrato dall’accordo aziendale 25 settembre 1997 – in data successiva al 30 aprile 1998, termine ultimo fissato dalle parti collettive.
Tale considerazione – in base all’indirizzo ormai consolidato in materia dettato da questa Corte (con riferimento al sistema vigente anteriormente al ccnl del 2001 ed al D.Lgs. n. 368 del 2001) – e’ sufficiente a sostenere l’impugnata decisione, in relazione alla nullita’ del termine apposto al contratto de quo.
Al riguardo, sulla scia di Cass. S.U. 2-3-2006 n. 4588, e’ stato precisato che “l’attribuzione alla contrattazione collettiva, L. n. 56 del 1987, ex art. 23 del potere di definire nuovi casi di assunzione a termine rispetto a quelli previsti dalla L. n. 230 del 1962, discende dall’intento del legislatore di considerare l’esame congiunto delle parti sociali sulle necessita’ del mercato del lavoro idonea garanzia per i lavoratori ed efficace salvaguardia per i loro diritti (con l’unico limite della predeterminazione della percentuale di lavoratori da assumere a termine rispetto a quelli impiegati a tempo indeterminato) e prescinde, pertanto, dalla necessita’ di individuare ipotesi specifiche di collegamento fra contratti ed esigenze aziendali o di riferirsi a condizioni oggetti ve di lavoro o soggettive dei lavoratori ovvero di fissare contrattualmente limiti temporali all’autorizzazione data al datore di lavoro di procedere ad assunzioni a tempo determinato” (v. Cass. 4-8-2008 n. 21063, v. anche Cass. 20-4-2006 n. 9245, Cass. 7-3-2005 n. 4862, Cass. 26-7-2004 n. 14011). “Ne risulta, quindi, una sorta di delega in bianco a favore ei contratti collettivi e dei sindacati che ne sono destinatari, non essendo questi vincolati alla individuazione di ipotesi comunque omologhe a quelle previste dalla legge, ma dovendo operare sul medesimo piano della disciplina generale in materia ed inserendosi nel sistema da questa delineato.” (v., fra le altre, Cass. 4-8-2008 n. 21062, Cass. 23-8-2006 n. 18378).
In base a tale orientamento consolidato ed al valore dei relativi precedenti, pur riguardanti la interpretazione di norme collettive (cfr.. Cass. 29-7-2005 n. 15969, Cass. 21-3-2007 n. 6703), va quindi confermata la declaratoria di nullita’ del termine apposto al contratto de quo.
Cosi’ respinti i primi due motivi, con riferimento al terzo motivo, osserva il Collegio che, quanto alle conseguenze economiche della dichiarazione di nullita’ della clausola appositiva del termine, con la memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c. la societa’ ricorrente, invoca, in via subordinata, l’applicazione dello ius superveniens, rappresentato dalla L. 4 novembre 2010, n. 183, art. 32, commi 5, 6 e 7 in vigore dal 24 novembre 2010, del seguente tenore:
In particolare, con riferimento alla disciplina qui invocata, la necessaria sussistenza della questione ad essa pertinente nel giudizio di cassazione presuppone che i motivi di ricorso investano specificatamente le conseguenze patrimoniali dell’accertata nullita’ del termine, che essi non siano tardivi o generici, etc.; in particolare, ove, come nel caso in esame, il ricorso sia stato proposto avverso una sentenza depositata successivamente alla data di entrata in vigore del D.Lgs. 2 febbraio 2006 n. 40, tali motivi devono essere altresi’ corredati, a pena di inammissibilita’ degli stessi, dalla formulazione di un adeguato quesito di diritto, ai sensi dell’art. 366-bis cod. proc. civ., ratione temporis ad essi applicabile.
Premessi tali principi di diritto, si rileva che nel caso in esame il motivo che investe il tema cui potrebbe essere riferibile, secondo la prospettazione della ricorrente, la disciplina di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 5, 6 e 7 e’ appunto il terzo, indicato come di omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo.
Si tratta, in realta’, di un motivo relativo alla pretesa violazione di una regola iuris riconducibile all’art. 2697 cod. civ. (con conseguente assorbimento, comunque, del preteso vizio di motivazione – arg. art. 384 cod. proc. civ., u.c.) e attinente all’argomento della detrazione dell’de perceptum dal danno da risarcire in conseguenza dell’accertata nullita’ del termine e della conversione del contratto a tempo indeterminato.
non puo’ che essere genericamente dedotto dall’istante. Dovrebbe essere invece onere del lavoratore dimostrare di non essere stato occupato nel periodo in questione, per esempio a mezzo delle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi successivi alla scadenza del contratto a termine eventualmente dichiarato illegittimo e di altra eventuale documentazione (libretti di lavoro, buste paga)”.
Se si tiene conto del principio secondo cui il quesito di diritto deve essere formulato in maniera specifica e deve essere pertinente rispetto alla fattispecie cui si riferisce la censura (cfr., ad es., Cass. S.U. 5 gennaio 2007 n. 36 e 5 febbraio 2008 n. 2658) e’ evidente che il quesito come sopra formulato dalla societa’ appare in buona parte estraneo alle argomentazioni sviluppate nel motivo e comunque del tutto astratto, senza alcun riferimento all’errore di diritto pretesamente commesso dai giudici nel caso concreto esaminato, per cui deve ritenersi inesistente e quindi si valuta inammissibile il relativo motivo, ai sensi dell’art. 366-bis c.p.c. Il ricorso va pertanto respinto e la ricorrente, in ragione della soccombenza, va condannata al pagamento delle spese in favore della A..
LA CORTE rigetta il ricorso e condanna la ricorrente a pagare alla A. le spese liquidate in Euro 26,00 oltre Euro 2.000,00 per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 2 dicembre 2010.