Source: http://www.limen.org/BBCC/tutela/Conservazione%20delle%20citt%E0/Censimento%20patrimonio/Archivio%20vendita%20BBCC.htm
Timestamp: 2018-12-15 13:46:53+00:00
Document Index: 7382386

Matched Legal Cases: ['art. 58', 'art.1', 'art. 479', 'art. 482', 'art.42', 'art.42', 'sentenza ', 'art. 84', 'art. 3']

Archivio vendita Beni Culturali
Manifatura tabacchi
via C. del Naviglio n.5
Pisa-S.Giuliano
palazzo via Wagner 2
Piazza del Monte 6
Palazzo Umbertino
M tabacchi
Via Cassia (RM)
Vendita bb.cc. - archivio
Immobili dallo stato agli enti locali
"Entro il 30 novembre 2013 i Comuni, le Provincie, le Città metropolitane e le Regioni potranno chiedere direttamente di trasferire a loro a costo zero immobili o terreni non agricoli di proprietà dello Stato. Con il decreto del Fare la procedura cosiddetta di federalismo demaniale viene velocizzata dando la possibilità alle amministrazioni di richiedere l’acquisizione all’Agenzia del Demanio attraverso la semplice compilazione di un modulo che sarà in linea sul sito www.agenziademanio.it a partire dal 1 settembre, e al quale l’agenzia dovrà rispondere entro 60 giorni. Si calcola che le proprietà immobiliari statali interessate alle acquisizioni ‘’non onerose’’ da parte degli Enti locali potrebbero essere circa diecimila per un valore intorno ai due miliardi di euro. Sono esclusi dagli immobili alienabili solo i beni in uso governativo, quelli che stanno in Dimore, i beni del fondo sviluppo e quelli già inseriti in protocolli di valorizzazione. Nel caso di alienazione del bene trasferito l’incasso dovrà essere utilizzato per ridurre in prima istanza il debito dell’ente( per gli enti locali e territoriali pari a circa 114 miliardi) e quindi lo stock del debito complessivo dello Stato che ha superato i 2.075 miliardi."
ROMA 16 AGOSTO 2013 - Il Ghiarlandaio
Poco stato a favore del privato
"Procede a marce forzate la Grande Festa dello smantellamento dello Stato in favore del profitto privato. Qualche esempio. Da anni è in corso la vendita del patrimonio immobiliare pubblico, anche se le due società a cui Tremonti nel 2002 prevedeva di cederlo in blocco ("Patrimonio dello Stato S.p.A." e "Infrastrutture S.p.A.") hanno prodotto un gettito minimo rispetto alle previsioni. Di fronte a quel decreto, la Frankfurter Allgemeine affibbiò al nostro governo di allora (non poi tanto diverso da quello di oggi) l´etichetta di "talibani di Roma". Ma mentre la svendita del patrimonio statale va più lentamente del previsto, Comuni, Province e Regioni si danno da fare, anche perché secondo la L. 133 del 2008 (art. 58) devono allegare al bilancio di previsione il "piano delle alienazioni immobiliari". E infatti Treviso vende la Chiesa di San Teonisto (sec. XIV), che al Comune fu donata nel 1811 dal viceré d´Italia; Prato getta sul mercato il Monastero di San Clemente (fondato nel 1515), già destinato ad archivio comunale; la provincia di Salerno mette in vendita Palazzo d'Avossa (sei-settecentesco), sede della locale Soprintendenza. Esemplare il caso di Verona: il Comune, con l´avallo del direttore regionale ai Beni Culturali Soragni, vende Palazzo Forti, donato alla città nel 1937 per destinarlo alla Galleria d´Arte moderna, che ancora vi ha sede. Il Comune ne ha mutato la destinazione d´uso (da culturale a commerciale), e utilizzerà l´incasso (33 milioni) per l´acquisto di un´area che, secondo un piano dello stesso Comune, potrà essere cementificata (280.000 metri cubi). Intanto, sulla base del "federalismo demaniale" promosso da Calderoli, il Comune chiede la proprietà degli immobili del demanio dello Stato siti in Verona (mura, forti, bastioni, porte antiche e altri beni vincolati): visti i precedenti, è facile immaginare quel che ne farà."
SALVATORE SETTIS GIOVEDÌ, 06 MAGGIO 2010 - la Repubblica
Costa S. Giorgio in abbandono
"Sopralluogo di Valdo Spini nella caserma di Costa San Giorgio: "Un percorso di guerra tra rovi e quant´altro". Sporco, abbandono e affreschi antichi l´agonia della Scuola di sanità militare I militari l´hanno lasciata nel ´99 per trasferirsi a Roma "E´ un´emergenza e una vergogna, presenterò un´interrogazione" Un percorso di guerra. Tra rovi, sterpaglia, sporcizia, escrementi di piccioni che fanno da corredo ad antichi affreschi di un "Ultima cena" opera della bottega di Cosimo Rosselli del 1488, ad un lunettone con l´«Annunciazione» di Bicci di Lorenzo di fine ‘300, ad un chiostro quattrocentesco con pilastri ottagonali in pietra serena. Benvenuti all´ex caserma Vittorio Veneto di Costa San Giorgio. Un itinerario-avventura nel cuore vuoto della città, che ha visto l´onorevole Valdo Spini «impegnato in un percorso di guerra, scavalcando rovi e quant´altro» durante il sopralluogo che lunedì scorso ha fatto agli edifici dismessi, che fino al ‘99 hanno ospitato la Scuola di sanità militare dell´esercito, poi trasferita a Roma. «Un´emergenza e una vergogna» commenta Spini, che ha deciso di presentare subito un´interrogazione in Parlamento sul grave stato di degrado in cui versa questo vasto complesso storico, confinante con il Giardino di Boboli e Forte Belvedere. Non è la prima volta che si torna a parlare del disastroso abbandono del complesso di immobili e giardino: una superficie di 30.500 metri quadrati, di cui 10.060 coperti, lasciata completamente alla deriva nonostante le numerose e pregevoli testimonianze storiche che custodisce, visto che la struttura che fin dal 1866 ha ospitato i militari, trae origine dall´accorpamento di due antichi conventi. Ebbene dal ‘99, sulla dismissione e sul riutilizzo degli edifici si sono incrociati vari progetti tra Difesa e Consap Spa incaricata delle vendite: farne un albergo, una serie di residenze, un centro commerciale, una fondazione museale. Ipotesi naufragate, mentre la soprintendenza ai monumenti istruiva studi e pratiche che hanno vincolato tutto il complesso. «Le proposte erano tutte fantasiose e impraticabili, tutte contrarie al nostro parere che vuole il complesso destinato alle istituzione della città» afferma l´assessore all´urbanistica di Palazzo Vecchio Gianni Biagi. «Ma questa volta ci siamo - afferma Spini - mi dicono che i primi di marzo il ministero dell´Economia emanerà un nuovo elenco con tutti i beni della Difesa da dismettere, e vi compare anche l´ex caserma di Costa San Giorgio. Serve subito un accordo di programma tra Palazzo Vecchio, Provincia e Regione, un´azione congiunta per restituire questo bene alla città». Edifici e spazi su cui da tempo anche la soprintendenza amerebbe allargarsi. «Anni fa chiedemmo al ministero della Difesa che ci venissero assegnati - ricorda il direttore regionale dei Beni culturali Mario Lolli Ghetti - Non per accorpare il loro giardino a quello di Boboli, perché storicamente non ne ha mai fatto parte, ma certo gli edifici sarebbero perfetti per usi istituzionali, per portare lì i nostri uffici e per realizzarvi laboratori di restauro e depositi della soprintendenza, da sempre alla ricerca di spazi». Una richiesta che si rinnova e su cui concordano tutti i soggetti interessati. Che questa volta, sembrano pronti ad unirsi e contrattare. «Esiste un vincolo su tutto il complesso - prosegue Lolli Ghetti - Quando sarà messo in vendita ci chiederanno il permesso per l´alienazione. Permesso che può anche essere rifiutato per un uso non compatibile. Saremmo felicissimi di poterlo avere in consegna utilizzare per l´uso pubblico. Certo, servono molte risorse per restaurarlo e il nostro ministero è a corto di fondi»".
MARA AMOREVOLI 01 FEBBRAIO 2007 - LA REPUBBLICA, FIRENZE
In svendita il patrimonio dello stato
"Pur di fare cassa è stato abbattuto il valore degli immobili La Corte dei conti affonda il governo sulle cartolarizzazioni. Le operazioni sono state fatte in fretta e furia, senza un'accurata valutazione del rapporto costi/benefici, al punto da rendere impossibile valutarne gli effettivi impatti in termini di riduzione del deficit e di abbattimento del debito pubblico. Con il risultato di una pesante svalutazione del patrimonio statale. È tutto scritto nelle 344 pagine ´Analisi dei risultati delle cartolarizzazioni', il corposo documento che ItaliaOggi ha potuto consultare in anteprima. Al 31 dicembre 2005 il portafoglio di beni ceduti ammontava a 129,2 miliardi di euro (84,8 se non si tiene conto dei crediti inesigibili dell'Inps) per 57,7 mld di corrispettive riscossioni (il 44% delle cessioni complessive, che diventano il 68% escludendo i citati crediti Inps). Poco più di 28 miliardi gli effetti immediati sulla riduzione del debito e 9,6 quelli sull'indebitamento netto. Questi i numeri. Ma basta leggere le considerazioni di sintesi per vedere quanto sia pesante la bocciatura assegnata della Corte dei conti all'esecutivo, in particolare ai due ministri dell'economia che hanno seguito tutte le operazioni Scip, cioè Giulio Tremonti e Domenico Siniscalco. Le operazioni di cartolarizzazione varate da viale XX Settembre sono frutto ´di decisioni di natura squisitamente politica', scrive, infatti, la Corte dei conti, ´basate più su considerazioni di necessità di breve termine e di consenso, e meno di accurati calcoli di convenienza economico-finanziaria'. Sotto accusa l'intero processo di alienazione. ´L'obiettivo delle dismissioni è tutt'altro che chiaro', si legge nel documento. Se, a livello formale, infatti, finalità delle operazioni era dismettere gli attivi (beni immobili e crediti contributivi) il cui costo di detenzione risultasse superiore ai vantaggi ricavabili dalla loro cessione, in realtà, valuta la Corte dei conti, ´unico obiettivo realmente perseguito è il rispetto degli obblighi imposti dal patto europeo di stabilità e di crescita'. Il ministero del tesoro, dunque, per non mettere le mani nelle tasche degli italiani e contenere lo sfondamento dei parametri di Maastricht, avrebbe adottato procedure per ´fare rapidamente cassa, ma non per realizzare l'obiettivo formalmente dichiarato'. Via, dunque, all'alienazione degli attivi ´che sono risultati di più agevole dismissione, piuttosto che quelli la cui detenzione risultava meno vantaggiosa della cessione'. La Corte dei conti punta il dito anche sulle modalità delle operazioni. Una ´mancata contabilità economica' e ´il mancato aggiornamento degli inventari' del patrimonio pubblico, ´unitamente alla ristrettezza dei tempi imposti per le singole operazioni' hanno fatto sì che ´la scelta dei beni da dismettere è solo parzialmente avvenuta in conformità a oggettivi criteri di razionalità e imparzialità'. Ciò si riflette anche ´nei termini di scarsa trasparenza dei costi sostenuti e dei risultati conseguiti'. Dunque, una stroncatura senza appello. Difficile anche fare una verifica della convenienza del processo, ´in larga parte frustrata dall'incompletezza e dall'inadeguatezza degli elementi informativi resi disponibili dalle amministrazioni controllate'. Una carenza di dati pur sollecitata dalla Corte dei conti e che ha impedito, afferma il documento, ´di fugare i molti dubbi e i molti equivoci che hanno accompagnato le operazioni'. Sono rimasti aperti, così, rilevanti problemi di natura contabile e le cessioni ´hanno avuto luogo solo in parte secondo criteri di competitività'. Il forte divario riscontrato tra i portafogli cartolarizzati e i corrispettivi è imputato, inoltre, ´all'ampio ricorso alla pratica della sovracollateralizzazione', ovvero l'uso eccessivo di garanzie collaterali. E tutto questo per l'Inps, che vanta 44,6 miliardi di vecchi crediti (per buona parte inesigibili), ha il sapore di una beffa. ´Nonostante le cartolarizzazione il portafoglio dei crediti non si è ridotto', sostiene la Corte dei conti, ´ma è ulteriormente aumentato'.
Luca Saitta, ItaliaOggi - 15/2/2006
Buttiglione fermi la cartolarizzazione degli enti
"L' associazione guidata da Carlo Ripa Di Meana fa appello al ministro Rocco Buttiglione «per scongiurare la vendita di immobili di fortissimo carattere identitario», come il Poligrafico di Piazza Verdi, la Zecca e l'Ufficio geologico nazionale di Largo Susanna. La decisione della vendita è comparsa nella Gazzetta Ufficiale del 5 gennaio e con la quale sì autorizza la vendita in blocco a trattativa privata alla Fintecna 28 complessi immobiliari."
Unità 21/1/2006
Giù il debito vendendo immobili
"La strategia anti-debito del governo punta sugli immobili: nel 2006 si cercherà di ridurre il rapporto debito/pil continuando le cartolarizzazioni e le dismissioni del patrimonio immobiliare, ma anche attuando nuove strategie come la permuta di immobili con gli enti locali e la revisione degli affitti. Il sottosegretario all'Economia, Maria Teresa Armosino, spiega all’AdnKronos che via XX Settembre sta valutando se mettere in campo gli interventi già prima delle elezioni o «aspettare» il risultato del 9 aprile. «Le misure - secondo Armosino - sono ancora allo studio. Ci sono varie ipotesi di intervento e quindi ci sono delle scelte da fare. Una delle quali è il tempo». Una cosa è certa: «parte del patrimonio da dismettere è della Difesa i cui immobili sono certamente da valorizzre e rivendere. Parte, invece, è del Demanio ed è occupata da amministrazioni dello Stato». Armosino sottolinea poi che «i principi ispiratori verso cui il Tesoro pensa di muoversi» sono alienazioni di immobili; nuova politica degli affitti nei confronti degli enti locali che non pagano l'affitto o sono favoriti da canoni molto bassi, a dispetto di spazi a disposizione più ampi del necessario; permuta di immobili con gli enti locali. Quanto ai probabili incassi Armosino osserva che «non sono ancora stati quantificati». «Avremo idee più chiare alla fine della prossima settimana. Con Fip - ricorda il sottosegretario - ci siamo riservati di dismettere il 20% degli immobili occupati sulla base di uno studio secondo il quale risulta che la Pubblica amministrazione ha come minimo il 30% di superifici superiore a quelle necessarie con tutte le ripercussioni in termini di più elevati costi dell'affitto, del riscaladamento, dell'illuminazuione e tutto il resto».
Domenica 8 Gennaio 2006 Il Messaggero
Cartolarizzazioni Inps decisive
"L'incasso dalla dismissione o alienazione di immobili del patrimonio immobiliare dello Stato è stato conferito al fondo di ammortamento del debito pubblico (art.1 comma 5 Legge Finanziaria 2006). Il fondo di ammortamento finora è servito ad abbattere il debito attraverso operazioni di rimborso alla scadenza o riacquisto prima della scadenza di titoli di Stato utilizzando i soli proventi delle privatizzazioni Potenziamento dell'attività dell'Agenzia del Demanio nel contesto delle operazioni di valorizzazione, razionalizzazione e alienazione del patrimonio immobiliare pubblico (art. 479 Legge Finanziaria 2006). Le permute spiccano tra gli strumenti di punta del futuro per velocizzare la vendita del patrimonio immobiliare alienabile degli enti locali Alienazione degli immobili militari (art. 482 Legge Finanziaria 2006) Estensione di tre anni (dal 31 dicembre 2005 al 31 dicembre 2008) del periodo durante il quale è possibile cartolarizzare i crediti insoluti dell'Inps (art.42-quinquies della Legge 2 dicembre 2005 n.248) fatta eccezione dei crediti contributivi agricoli (art.42-sexies) Superholding taglia-debito (un progetto per la realizzazione di una o più holding poste al di fuori del perimetro della pubblica amministrazione e dedicate alla cartolarizzazione di crediti finanziari dello Stato, alienazione di immobili pubblici o privatizzazione di partecipazioni azionarie possedute dallo Stato sarà messo a punto dal ministero dell'Economia entro il prossimo aprile)
Isabella Bufacchi 07-01-2006 IL SOLE 24 ORE
Patrimonio uno al via
"Operazione fondo immobiliare pubblico al via. Con tre distinti decreti ministeriali è infatti stata disciplinata nei minimi dettagli l'operazione volta a conferire a un fondo comune di investimento una parte degli immobili a uso non residenziale di proprietà dello stato e di altri enti pubblici non territoriali. Il sistema messo a punto dal governo prevede che gli immobili pubblici trasferiti al cosiddetto Fondo immobiliare patrimonio uno siano assegnati da quest'ultimo in locazione all'Agenzia del demanio, che, a propria volta, provvederà a assegnarli in uso ai soggetti pubblici che li utilizzavano prima del trasferimento. Il fondo, a sua volta, emetterà una serie di quote in favore del ministero dell'economia a fronte del pagamento del corrispettivo dovuto per il trasferimento degli immobili. Questo il contenuto di tre diversi decreti adottati lo scorso 23 dicembre rispettivamente dal ministero dell'economia e delle finanze (decreto operazione), da quest'ultimo di concerto con il ministero per i beni culturali (decreto di apporto) e da questi di concerto con il ministero del lavoro (decreto di trasferimento). I provvedimenti sono stati pubblicati sulla G. U. n. 302 del 29 dicembre. Il Fondo immobiliare patrimonio uno Il ministero dell'economia ha deciso di conferire gli immobili pubblici non residenziali al Fondo immobiliare patrimonio uno, gestito dalla Bnl fondi immobiliari sgr. Con i decreti del 23 dicembre scorso sono stati individuati gli immobili da conferire al Fondo e con la pubblicazione in G.U. dei decreti in questione, gli immobili pubblici individuati si intendono immediatamente trasferiti al Fondo, che ne assumerà la formale detenzione giuridica e il possesso materiale a partire dalla regolamentazione del collocamento delle quote che il Fondo stesso è tenuto a emettere nei confronti del ministero dell'economia a fronte del pagamento del corrispettivo derivante dal trasferimento degli immobili, sulla base del valore degli stessi. Il ruolo dell'Agenzia del demanio L'Agenzia del demanio è chiamata a stipulare appositi contratti di locazione con il Fondo patrimonio uno e a pagare il relativo canone. L'Agenzia è poi tenuta a concedere in uso ciascun immobile al soggetto pubblico che lo gestiva prima del trasferimento, sulla base dei canoni e delle condizioni indicate nei decreti. La durata dei contratti di locazione stipulati tra il Fondo e l'Agenzia è di nove anni, rinnovabili per un pari periodo di tempo, salvo disdetta. Gli immobili devono quindi essere utilizzati dagli enti pubblici conformemente all'uso al quale erano destinati in precedenza, con particolare riferimento alle materie igienica, sanitaria, di sicurezza, edilizia e urbanistica. Qualsiasi mutamento d'uso dovrà essere preventivamente autorizzato dal Fondo. La durata dell'assegnazione in uso è pari a quella prevista dal contratto di locazione tra l'Agenzia e il Fondo, ma gli enti pubblici assegnatari potranno recedere anticipatamente. Le regioni e gli altri enti pubblici territoriali sul cui territorio si trovano gli immobili conferiti al Fondo potranno deliberare l'acquisto di uno o più di essi per destinarli alle proprie finalità istituzionali" Gianfranco Di Rago
Immobili stato: Demanio, cessioni per 1 mld
"Due operazioni per la cessione di immobili per un valore complessivo di circa 1 miliardo di euro sono state realizzate ieri attraverso l'Agenzia del demanio. È quanto conferma la stessa agenzia spiegando che con la prima operazione prevede la cessione di 22 immobili a Fintecna. Trovano così collocazione sul mercato gli immobili di Roma, Milano, Torino, Macerata, Asti e altri comuni, ´le cui amministrazioni hanno collaborato con l'Agenzia del demanio consentendo nuove funzioni urbane, di grande impatto sul territorio, per immobili sottoutilizzati o già dismessi dallo stato'. In particolare, vengono venduti a Fintecna immobili come:
La Zecca di piazza Verdi e l'Istituto geologico a Roma
Il palazzo Principe Amedeo di Milano
Il palazzo del Lavoro di Torino e quello ex Poste di Trieste
L'atto Demanio-Fintenca ha previsto anche l'alienazione di alcune aree già edificabili e in posizioni strategiche localizzate in vari comuni tra cui Roma, Milano, Asti, Macerata ecc. La seconda operazione riguarda il varo di un nuovo fondo immobiliare, derivato dal cosiddetto Fondo patrimonio 1, con caratteristiche simili al Fondo immobili pubblici, di cui conduttore unico degli immobili utilizzati da soggetti pubblici sarà, ancora una volta, l'Agenzia del demanio.
ItaliaOggi - Edilizia e Territorio 30/12/2005
Demanio: due nuove vendite per un miliardo
"Lo Stato ha definito ieri due operazioni di vendita di immobili, una diretta, l'altra tramite un fondo, per un importo complessivo che sfiora un miliardo — a riduzione del deficit/pil — con protagonisti agenzia del Demanio, Fintecna e i tecnici del ministero dell'Economia. La prima operazione ha riguardato la vendita a trattativa privata a Fintecna (posseduta al 100% dal Tesoro ma posta fuori dal perimetro della pubblica amministrazione) di un pacchetto di 22 immobili e alcuni terreni edifìcabilì per poco meno di 400 milioni. «Gli immobili oggetto dì questa dismissione sono stati immessi sul mercato e venduti a prezzi di mercato dopo essere stati valorizzali», ha precisato ieri Elisabetta Spitz, direttore dell'agenzia del Demanio. «Sono tutti alienabili, con il parere dei Beni culturali, e hanno tutti una destinazione d'uso privatistica», ha aggiunto. Questo stesso metodo, prima la valorizzazione poi l’alienazione, verrà utilizzalo dal Demanio in futuro per portare avanti il massiccio programma di dismissione e razionalizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. Sempre ieri è stato vaiato un nuovo fondo immobiliare pubblico, che dovrebbe chiamarsi Patrimonio Uno perché imbastito da Pspa — ma realizzato nei dettagli dai tecnici del Tesoro e del Demanio che sono riusciti così a ridurre le commissioni - con caratteristiche simili al Fip: anche in questo caso il conduttore unico degli immobili utilizzati sarà l’agenzia del Demanio. Tre atti fondamentali per il via libera a questo fondo sono stati già sottoscritti: il decreto operazione, il decreto apporto e il decreto trasferimento. Il lancio del fondo entro fine anno fa entrare nelle casse dello Stato 570 milioni di euro: la cifra è stata anticipata ieri dalle banche ai ranger (Bnl, Banca Intesa e Morgan Stanley) che hanno finanziato la parte debito e sottoscritto a fermo le quote-equity. Il fondo è composto per il 60% da immobili con sak&rent back (come il Fip) e per il rimanente 40% da immobili commerciali, Parte dell'incasso, 50 milioni di euro, spetterà a Coni servizi che ha contribuito con i suoi immobili. I.B. demanio." "A Fintecna un pacchetto di 22 edifici - Lanciato «PatrimonioUno»"
Isabella Buffacchi 30/12/2005, Il Sole 24 Ore
Ceduti 23 immobili a Fintecna per 400 milioni
"Per i conti pubblici 2005 sono giunte ieri due buone notizie in chiusura d'anno: il rimborso anticipato di titoli di Stato per 3 miliardi di euro circa, impiegando il Conto disponibilità per ridurre il debito/Pil, e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dei decreti che autorizzano due operazioni di cessione di immobili pubblici per quasi un miliardo, al fine di migliorare il deficit/Pil, sostituendo la mancata vendita di 240 caserme della Difesa prevista nella Finanziaria di quest'anno che avrebbe dovuto fruttare fino a 1,3 miliardi (vedere il Sole-24 Ore di ieri). Tenuto conto che l'ultimo giorno del 2005 utile allo Stato per incassare è un pre-festivo (venerdì 30 dicembre) e che la prudenza ha consigliato di evitare il sovraffollamento di fine anno nel sistema dei pagamenti Target, la giornata di ieri è trascorsa con il tradizionale via-vai dei tecnici di Via XX Settembre per mettere a punto gli ultimi complessi dettagli delle operazioni in chiusura registrate dai tipografi della Gazzetta ufficiale. Inevitabile qualche coda: le firme di alcuni contratti di cessione degli immobili tra Fintecna e Agenzia del demanio è prevista questa mattina. Cala lo stock del debito. Per centrare l'obiettivo del debito/Pil, che quest'anno dovrebbe salire al 108,2% contro il 106,6% del 2004, il Tesoro ha messo a segno in chiusura d'anno una serie di operazioni di riduzione dello stock del debito. L'ultima, per l'appunto, è la catena di buy-back chiusi il 22, 23, 27 e 28 dicembre per complessivi 2,958 miliardi di euro e resa nota ieri. Per questo riacquisto, via XX Settembre ha dovuto attingere alle eccedenze del Conto di disponibilità, una prassi tra l'altro consolidata, anche perché il fondo di ammortamento per la riduzione dei titoli di Stato è stato pressoché prosciugato lo scorso 15 dicembre per un maxi-rimborso a scadenza di BTp per 4,773 miliardi.
Tra le operazioni che hanno contribuito a ridurre lo stock del debito pubblico a dicembre va ricordata la cartolarizzazione Inps6 da cinque miliardi di euro. Il Tesoro, inoltre, ha fatto sapere in ottobre di aver utilizzato il fondo di ammortamento per tre miliardi di euro, mentre in novembre l'uso delle eccedenze del Conto di disponibilità ha consentito il riacquisto di titoli di Stato per 726 milioni. Le ultime tantum salva-deficit. Il 2005 è l'ultimo anno per l'Italia contrassegnato con il disco verde dell'Ue che consente il ricorso alle una tantum per ridurre il deficit/Pil: il Governo italiano, infatti, si è impegnato con Bruxelles a tagliare le misure straordinarie sul deficit del 30% l'anno nel triennio 2003-2005. E di non farne più a partire dal 2006. La cessione di immobili pubblici ha dunque potuto tener banco in questa chiusura d'anno per l'ultima volta con obiettivo deficit. Così ieri Mef, Agenzia del demanio, Fintecna e le banche Bnl, Banca Intesa e Morgan Stanley arranger del fondo PatrimonioUno hanno finalizzato gli ultimi dettagli di due operazioni di dismissioni di proprietà immobili pubbliche per un totale che non arriva ai mille milioni di euro. Fintecna acquisterà 23 immobili dall'Agenzia del demanio per una cifra che dovrebbe aggirarsi attorno ai 400 milioni di euro (vedere il Sole 24 Ore del 21 dicembre). E gli arranger del fondo sottoscriveranno a fermo e con sconto le quote di PatrimonioUno, finanziando con un prestito la rimanente parte di debito e staccando un assegno per lo Stato per meno di 800 milioni di euro. Questo incasso per lo Stato con vendite di immobili non deve essere frainteso con una vera e propria correzione dei conti pubblici, né tantomeno con una "manovrina extra": piuttosto il Mef ha dovuto sostituire, sia pur con un certo affanno, la mancata realizzazione della vendita di 240 caserme della Difesa inclusa nella Finanziaria 2005, per la quale era previsto il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti. La Cdp, in realtà, è pronta da tempo: ha istituito lo scorso maggio la Dgsps (Direzione gestione e supporto politiche di sviluppo) con il compito di realizzare le iniziative di finanziamento a sostegno delle politiche di sviluppo demandate alla Cassa dal legislatore. Questa nuova direzione gestisce anche i fondi per la dismissione immobili della Difesa: si occuperà della concessione di anticipazioni finanziarie pari al valore degli immobili in uso alla Difesa da dismettere per mezzo del Demanio per un importo tra 954 e 1.357 milioni così come stabilito dalla Finanziaria 2005. La vendita delle 240 caserme relativamente a questa cessione non è stata fatta perché gli immobili non sono stati "valorizzati" per tempo: secondo fonti bene informate, molte caserme in vendita si sono rivelate addirittura non accatastate. Dunque invendibili. Il 2005 si chiude senza il lancio della terza cartolarizzazione su cessione di immobili, Scip3, programmata dal Tesoro per velocizzare la vendita delle unità residenziali della Difesa agli inquilini. Resta da vedere se questa securitization riuscirà a vedere la luce l'anno prossimo. Nel 2006 l'attività di alienazione, razionalizzazione e valorizzazione immobiliare dello Stato non si arresterà comunque perché l'ultima Finanziaria ha stabilito che gli incassi provenienti dalla cessione di immobili pubblici confluiranno nel fondo di ammortamento per i titoli di Stato per ridurre il debito/Pil."
Isabella Bufacchi Il Sole 24 Ore 29-12-2005 IL SOLE 24 ORE
Vendite immobiliari per fermare il disavanzo
"L'operazione riguarderà anche l’invenduto delle Scip e sedi non strumentali di alcuni ministeri Fintecna e il nuovo fondo Patrimonio 1 verseranno un miliardo al Tesoro Scatta l’ultima manovrina del 2005. Ieri il consiglio d’amministrazione di Fintecna ha approvato l’acquisizione di uno stock di immobili individuati dal Demanio che porteranno sui bilanci pubblici un attivo di 400 milioni. Contemporaneamente è in partenza il fondo immobiliare «Patrimonio 1» (varato con la finanziaria 2005) che acquisterà altri beni per un valore di circa 600 milioni. Complessivamente, quindi, si metterà in cassa un miliardo di euro per consentire all’Italia di centrare il target di deficit concordato con l’Europa: il 4,3%. Quel miliardo non è altro che la cifra che Giulio Tremonti decise di lasciare nel tendenziale 2006 dei 6 miliardi di cessioni immobiliari «nascoste» e rilevate dalla Commissione europea. Gli altri 5 miliardi sono stati reperiti attraverso una nuova manovra inserita poi nel decreto collegato e nella finanziaria 2006. Il fatto è che, almeno per il caso di Fintecna, si ripronone la solita partita di giro (già utilizzata altre due volte) dello Stato che vende a se stesso. È un’operazione contabile che lascia pesanti incognite sul livello effettivo del deficit. I 22 immobili che saranno ceduti alla società pubblica fanno parte dell’invenduto delle altre operazioni immobiliari avviate in questi anni proprio da Tremonti. In altre parole, delle ormai famose Scip 2 e 3 che ancora si ritrovano a metà del guado. Si tratta di immobili tutti alienabiuli, quindi, con destinazione privatistica. Fintecna aveva già acquisito con il decreto di Natale del 2002 le strutture delle manifatture Tabacchi, le torri dell’Eur ed altre strutture per un valore pari a 500 milioni. Sempre la società controllata al 100% dal Tesoro (ma collocata fuori dalla pubblica amministrazione grazie alla sua attività completamente market) acquisì un altro gruppo di edifici un anno più tardi per un valore di 300 milioni. Con l’operazione di questi giorni (tutti i passaggi dovranno concludersi entro il 31 dicembre) si arriva quindi a un miliardo e 200 milioni passati di mano da Fintecna allo Stato. Quanto a Patrimonio 1, il fondo sarà collocato esclusivamente presso investitori istituzionali. Nel fondo confluiranno immobili vanduti dallo Stato per poi essere riaffittati, seguendo il modello già utilizzato per molti uffici e sedi strumentali di alcuni enti previdenziali. In quest’ultimo caso vengono ceduti a patrimonio 1 immobili dei ministeri dell’Interno e dell’Economia, dell’Agenzia delle Entrate. Circa il 40% del portafoglio del fondo, però, sarà costituita da edifici ad uso non strumentale: unità commerciali degli enti previdenziali (sempre Inps, Inail e Inpdap) e Coni servizi. Il valore complessivo dovrebbe arrivare a 800 milioni di euro, per un valore netto di 600milioni. Ancora nulla di fatto, invece, per la cessione delle caserme prevista dalla finanziaria 2005 che cvrebbe dovuto portare nelle casse dello Stato 1,3 miliardi di euro. L’operazione è stata rinviata tutta al 2006. La Finanziaria Tremonti prevedeva in origine cessioni immobiliari per 3 miliardi da destinare all’agenda di Lisbona. Dopo un confronto con l’Ue, però, si è deciso di destinare tutti gli incassi da immobili alla riduzione del debito pubblico. "
Bianca Di Giovanni / Roma 29/12/2005, L'Unità
Sarà taglia-debito la cessione di immobili
"A partire dall'anno prossimo, i proventi derivanti dalla dismissione o alienazione del patrimonio immobiliare dello Stato saranno destinati alla riduzione del debito pubblico. La norma, contenuta nel maxi-emendamento in via di approvazione per la Finanziaria 2006, è un vero e proprio spartiacque per la gestione dei conti pubblici in quanto le regole contabili adottate a livello comunitario, e riconosciute da Eurostat, considerano la cessione di immobili come mezzo per contenere il deficit. All'alienazione del patrimonio immobiliare pubblico, il maxi-emendamento riserva in effetti ampi spazi: anche se alcune delle principali misure contenute nel provvedimento, riguardanti la dismissione degli immobili del ministero della Difesa e la vendita delle case popolari ex-Iacp (quest'ultima salvo ripensamenti notturni della maggioranza) non dovrebbero ridurre il debito pubblico, ma piuttosto rimpinguare le casse della Difesa e degli enti territoriali. Immobili e debito. L'Italia ha promesso ai suoi partner europei che dall'anno prossimo non utilizzerà più misure una tantum e operazioni straordinarie per ridurre il deficit/Pil. Anche per questo motivo, oltre al fatto che il rapporto debito/Pil ha ripreso a salire quest'anno e minaccia di farlo anche l'anno prossimo, l'incasso proveniente dalla dismissione degli immobili dal 2006 verrà incanalato nel fondo di ammortamento per riacquistare prima della scadenza o rimborsare a scadenza i titoli di Stato per diminuire lo stock del debito. L'articolo 395 favorisce poi la dismissione di immobili non adibiti a uso abitativo attribuiti in forza di legge a enti privati o fondazioni, se non più utili alle esigenze istituzionali. Il patrimonio della Difesa. Il maxi-emendamento dedica un capitolo piuttosto corposo alle procedure di dismissione degli immobili della Difesa. Il testo fa riferimento in maniera generica ai "beni" di questo ministero ma, secondo fonti bene informate, non riguarderebbe le unità residenziali, le case da mettere in vendita agli inquilini. La partita degli alloggi della Difesa resta aperta: la terza cartolarizzazione Scip3 con la vendita delle case, in stallo da almeno due anni, potrebbe concretizzarsi nel 2006 e questa volta con l'obiettivo di ridurre il debito. Il maxi-emendamento si occupa di altro: una sorta di project-financing voluto dalla Difesa, per reperire nuovi alloggi con i proventi della gestione immobiliare. L'articolo 482, al punto a), stabilisce per l'appunto che per le alienazioni, le permute, le valorizzazioni e gestioni dei beni la Difesa può avvalersi del supporto tecnico-operativo di società. Altri beni contenuti nella norma dovrebbero riguardare il lotto caserme: resta da chiarire se si tratta delle vecchie caserme, in vendita già quest'anno ma a tutt'oggi al palo. O nuove caserme, con l'ok dei Beni culturali. L'incasso da queste dismissioni servirà alla Difesa, per finanziare servizi e investimenti fissi lordi e integrare i trasferimenti dello Stato. Case popolari in vendita. Il progetto avanzato dal consigliere economico di Palazzo Chigi Renato Brunetta, che accelera la vendita agli inquilini a prezzi molto bassi (ma in proporzione al canone e non più al valore catastale) delle case popolari ex-Iacp, è entrato e uscito dal maxi-emendamento nel corso della giornata di ieri: in serata risultava come essere stato adottato definitivamente. L'articolo 450 stabilisce che i proventi di queste alienazioni, tramite nuovo iter semplificato, siano destinati alla realizzazione di alloggi, al contenimento degli oneri dei mutui per la prima casa di giovani coppie, a promuovere il recupero sociale dei quartieri degradati e per il sostegno di famiglie in stato di bisogno.
ISABELLA BUFACCHI 14/12/2005 IL SOLE 24 ORE
Lo Stato cede Rocca ed ex carcere militare
"Peschiera. Ben 28mila metri quadrati di area coperta e 50mila a verde: sono i due complessi delle caserme XXX Maggio (ex carcere militare) e della Rocca, situate nel centro storico ed entrate nell’elenco dei beni messi in vendita dal Demanio. A questi spazi, si aggiungono gli oltre cinquemila metri quadrati di coperto e i circa 110mila di verde di pertinenza di Forte Ardietti, che si presenta ancora oggi così come era stato pensato nella metà dell’800 e che è ugualmente finito nella lista delle dismissioni. «Sempre in centro storico c’è tutta la zona di Borgo Secolo: parlare, dunque, di Peschiera in vendita non è un riferimento solo alla qualità del patrimonio storico architettonico che si vuole alienare, ma anche al suo valore quantitativo», commenta Oscar Cofani, architetto che con il suo collega Lino Vittorio Bozzetto ha tenuto una conferenza intitolata appunto «Peschiera in vendita». Vendita nonostante dal 2001 tutto il centro storico, anzi l’intera piazzaforte, sia protetta da decreto di vincolo monumentale, ripreso due anni più tardi, nel 2003, dalla Soprintendenza regionale in occasione del tentativo di dismissione della Palazzina storica. La conferenza degli architetti Cofani e Bozzetto è stata ospitata nella Sala Paolo VI della parrocchia di San Martino perché, hanno detto i relatori, «il Comune non ha concesso altri spazi». Non c’era alcun esponente dell’amministrazione; unico presente, tra i consiglieri comunali, Bruno Dalla Pellegrina. I due tecnici, animatori del centro di documentazione storica sulla fortezza di Peschiera, hanno descritto il patrimonio urbanistico arilicense oggetto della vendita e hanno presentato interrogativi sulle procedure con cui lo Stato persegue la sua politica di vendita. «L’area occupata dalle caserme, in tutto 28mila metri quadrati, è praticamente uguale a quella dell’intero nucleo centrale del paese, 30mila. Innegabile il valore storico dei due compendi, che interessano direttamente i bastioni della fortezza. In particolare la Rocca Scaligera», ha ricordato Cofani, «che ha ospitato anche Dante Alighieri e contiene i resti di una torre di presumibile epoca romana così come altre strutture di assoluto pregio: basti pensare alla ghiacciaia a forma di uovo di 6, 7 metri di diametro». Bozzetto ha sottolineato alcuni passaggi procedurali per arrivare a vendere beni anche quando, come nel caso di Peschiera, sono vincolati. «Le stranezze», ha detto Bozzetto, «sono molte, tecniche e di scelta. La motivazione per cui si decide di vendere certe strutture è, infatti, “renderle produttive”. Secondo alcune statistiche, le autostrade pagano con gli incassi di due giorni i canoni di affitto dell’intero anno. Nonostante questo, nessuno lamenta la loro scarsa produttività, come avviene invece con i beni del Demanio», ha evidenziato Bozzetto. «E poi vi sono le procedure, attuate per rendere difficile la verifica dei vincoli, quindi dell’inalienabilità, da parte delle Soprintendenze. Queste istituzioni si ritrovano con tempi sempre più stretti per poter rispondere e un’ormai cronica, e direi anche voluta, carenza di personale che non può che facilitare l’attuazione di quel silenzio-assenso che si traduce in una via libera alle vendite». Il quadro è «reso ancora più confuso da norme pubblicate all’interno di decreti che hanno oggetti diversi: l’articolo 3 di un decreto legge dell’ottobre 2005 sugli aeroporti», ha detto Bozzetto, «contiene informazioni sulla dismissione di beni immobili: in 30 righe vi sono 18 rinvii ad altre leggi che, a loro volta, rimandano ad altre norme. Un modo per toccare l’operatività dei controlli da attuare per i pareri sulle inalienabilità». «Sorprende», ha proseguito Bozzetto, «che tutte queste manovre siano condotte con atti di imperio dai ministeri senza che siano presi in considerazione i Comuni in quanto rappresentanti della comunità. Il nostro augurio», ha concluso Bozzetto, «è che la nostra amministrazione sappia cogliere questo momento nel migliore dei modi». Ha aggiunto Cofani: «Proviamo a pensare insieme a cosa si potrebbe fare perché è chiaro a tutti che le leggi non aiutano le piccole realtà locali. I Comuni non hanno fondi per acquisire o gestire da soli i beni. In mancanza di risorse provenienti anche dall’estero, basti pensare al finanziamento europeo per il recupero della Cacciatori, si rende indispensabile la partecipazione di capitali privati. Ma anche in questo caso, l’ente pubblico dovrebbe mantenere un ruolo preminente: di controllo e di diritto di vigilanza sulla struttura e la sua futura destinazione, e di coordinamento tra i vari attori degli interventi. Pensiamo che Peschiera meriti questo tentativo, e che l’amministrazione comunale possa sentirsi appoggiata dalla cittadinanza nel caso decida di intraprendere questo tipo di percorso».
Giuditta Bolognesi Venerdì 9 Dicembre 2005 ARENA
Patrimonio Uno sotto tiro
"I presidenti di Inps, Inail e Inpdap contro il fondo allo studio dell'Economia. Nuova alzata di scudi di Inps, Inail e Inpdap contro l'ultimo ritrovato, da parte del Tesoro, per la la politica di dismissioni degli immobili pubblici.
I presidenti dei tre enti previdenziali, rispettivamente Marco Staderini, Vincenzo Mungari e Gian Paolo Sassi, hanno inviato nei giorni scorsi una lettera al direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli per "notificare" il proprio «rispettoso e fermo dissenso al dichiarato proposito di costituire un fondo, denominato Patrimonio Uno, per ulteriori trasferimenti coattivi di immobili a uso non residenziale». Dopo quelli già realizzati lo scorso anno «che suscitarono forti e diffuse reazioni» da parte dei vertici, del personale e dei sindacati, confederali e di base. I toni della missiva sono tanto rispettosi quanto minacciosi. I presidenti dei tre enti ricordano come i Consigli di amministrazione abbiano deciso di astenersi dall'intraprendere iniziative giudiziarie in seguito alle accese proteste suscitate dalle «cessioni coattive al Fip». «Ci permettiamo consigliare l'astensione da provvedimenti che avrebbero per effetto di ricreare nei tre enti una situazione di estrema tensione — ammonisce la lettera — che rischierebbe di portare a una paralisi prolungata l'attività degli enti medesimi" II fondo Patrimonio Uno, il primo strumento immobiliare a firma di Patrimonio dello Stato spa, finisce cosi nuovamente al centro delle polemiche. Il suo lancio, inizialmente previsto per il 2004, è stato rinviato al 2005 ma non è ancora chiaro se le sue quote verranno vendute agli investitori (istituzionali di sicuro, privati forse) entro fine anno. La gestazione di Patrimonio Uno è stata finora sofferta, puntellata, da molti "se" e tanti "ma". Anche se va detto che, nel caso in cui il ministero dell' Economia dovesse aver bisogno di 800 milioni di euro extra per far quadrare i conti entro la fine dell'anno, il fondo vedrà la luce alla svelta. Per Patrimonio Uno, la strada finora è stata comunque tutta in salita. Pspa e Tesoro hanno incontrato non poche difficoltà nel formare un portafoglio omogeneo e di grandezza adeguata di immobili pubblici da dismettere- nella lista dei "venditori", oltre agli enti previdenziali, si è parlato di agenzia del Demanio, Fmtecna, Fs, Coni servizi e agenzia delle Entrate. E la partecipazione di Inps, Inail e Inpdap, come dimostra la lettera, non deve essere data per scontata. Anche sulle modalità di collocamento delle quote di questo fondo, il percorso non è stato affatto lineare; in un primo momento Patrimonio Uno avrebbe dovuto presentarsi come uno strumento d'investimento per gli investitori istituzionali e per i privati, riservando una quota delle vendite al dettaglio. Questa struttura sarebbe stata in un secondo momento bocciata dal ministero del Tesoro, quando Domenico Siniscalco sedeva ancora sulla poltrona di ministro. Dunque, le sorti di Patrimonio UDO sono a tutt'oggi incerte: secondo fonti bene informate, il fondo è pronto per decollare in qualsiasi momento. Ma restano le incognite: quale sarà il ruolo degli enti previdenziali che minacciano di dar battaglia? Fino a che punto il Tesoro ha bisogno di questi 800 milioni di euro entro il 31 dicembre 2005"
BUFACCHI ISABELLA SOLE 24 ORE 07/12/2005
Superholding contro il debito
Una superholding posta al di fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, da 400 o addirittura 500 miliardi di euro, contenente immobili, crediti, concessioni e partecipazioni azionarie dell'amministrazione centrale e non solo, che possa collocare le sue azioni al grande pubblico e che sia in grado di emettere titoli di debito per far cassa. Un'operazione che, per la sua portata storica, potrà però essere costruita solamente contando su un ampio consenso politico e solidi accordi bipartisan, sul sostegno trasversale del Parlamento e, non da ultimo, sul coinvolgimento obbligatorio dei 100-200 miliardi di euro di patrimonio mobiliare e immobiliare degli enti locali. È questo il mix di concertazione politica e ingegneria finanziaria che dovrebbe consentire all'Italia di ridurre il debito/Pil del 25-30%, riportare questo rapporto (nel 2004 al 106,6% e quest'anno prevedibilmente al 108,2%) attorno a quota 70-80% e risolvere con una sforbiciata epocale il problema numero uno della finanza pubblica, liberando risorse per il rilancio della crescita economica. Su questi duplici obiettivi, di scelte politiche e tecnicalità finanziarie, convergono oramai gli ultimi orientamenti della task force del ministero dell'Economia, coadiuvata da un nugolo di investment bank italiane ed estere, che proprio in questi giorni è alle prese con l'elaborazione del piano di fattibilità per la creazione di una maxi-Spa taglia-debito fuori della pubblica amministrazione. L'ipotesi valutata inizialmente dal Mef (ministero del'Economia e delle finanze) di una Superholding da 150-200 miliardi di euro, concentrata sul trasferimento di asset posseduti unicamente dell'amministrazione centrale, sarebbe stata surclassata da un progetto più ambizioso che punterebbe a dimensioni ben più elevate: una spa tra i 300 e i 500 miliardi di euro. Il raddoppio della portata dell'operazione permette infatti di intervenire sul debito/Pil in maniera decisiva e risolutiva. I tempi però stringono. Entro la fine dell'anno il ministro dell'Economia Giulio Tremonti sarà chiamato a scegliere quale strada imboccare: perseguire il percorso dei piccoli passi, della micro-riduzione del debito/Pil con privatizzazioni da 10-15 miliardi di euro l'anno e un ritorno a un buon avanzo primario (sia pur in un contesto di bassa crescita) oppure dare un taglio netto al problema con una superholding ispirata alla provocatoria proposta avanzata dal professor Giuseppe Guarino sulle pagine di questo giornale (si veda «II Sole-24 Ore» del 24 maggio 2005). I tempi sono stretti perché il debito/Pil rischia di salire nel 2006, per il secondo anno consecutivo, se le buie previsioni dell'Ocse dovessero concretizzarsi. Un segnale pericoloso per i mercati e le agenzie di rating che finora hanno concesso all'Italia il benefìcio del dubbio di un debito/Pil che lieviterà solo quest'anno per poi riprendere la tendenza virtuosa del ribasso già dall'anno prossimo. Una soluzione per arrestare l'ascesa del debito/Pil, caldeggiata dalle banche d'investimento più conservatrici, punta in realtà sulla mera dismissione delle rimanenti quote azionarie di Eni ed Enel in mano al Tesoro. Dopo la chiusura del ciclo di queste due privatizzazioni, la superholding senza le due galline dalle uova d'oro però non avrebbe più senso. Ecco perché Tremonti è incalzato dai giorni che passano in un contesto di campagna elettorale. Prima di gettare la spugna sul progetto della super-spa, il Mef intende dnnque vederci chiaro fino in fondo. Intende valutare nelle prossime due-tre settimane se una superholding da 400 miliardi di euro è veramente fattibile. Gli asset, stando alle proiezioni delle investment bank interessate al progetto, non mancano e il loro valore inespresso è molto elevato: anche se, per far quadrare il cerchio, bisognerà trovare il modo di coinvolgere il ricco patrimonio degli enti locali. Gli asset allo studio sono stati al momento suddivisi in varie categorie: i crediti (fiscali e non); le partecipazioni azionarie (di società quotate e non, escluse forse le Fs dalle quali è diffìcile estrarre valore); gli immobili (per ora risultano esclusi i beni culturali storico-artistici anche se i 2,2 milioni di "pezzi" immagazzinati possono valere svariate decine di miliardi di euro); le concessioni. Su un patrimonio dello Stato da oltre 1.700 miliardi di euro non è poi difficile individuare una fetta di attivo da 300-500 miliardi. Neppure la struttura della superholding preoccupa gli addetti ai lavori: quotata o non quotata in Borsa, con o senza rating. E non impensieriscono più di tanto Bruxelles oppure Eurostat. Il nodo della questione appare al momento semmai un altro: il consenso politico, gli accordi bipartisan, il sostegno trasversale del Parlamento. Una superholding taglia-debito non si può creare dall'oggi al domani con un decretino-legge o a colpi di fiducia: servirà un anno di lavoro per allestire il progetto e occorreranno leggi su leggi, un impianto legislativo varato a quattro mani."
BUFACCHI ISABELLA: SOLE 24 ORE ECONOMIA E POL. INTERNA , 02 dic 2005
Il patrimonio dello Stato per ridurre il debito
"Toma a salire il debito pubblico e torna d'attualità l'idea di abbatterlo utilizzando il patrimonio dello Stato. La suggestione è stata rilanciata nei giorni scorsi dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Si tratterebbe di creare una superholding, fuori dal perimetro della pubblica amministrazione, alla quale conferire un po' di tutto -immobìli e foreste, spiagge e caserme, i crediti, le partecipazioni societarie - attingendo sia al patrimonio dello Stato centrale sia a quello dei governi locali collocando poi sul mercato le quote della nuova società e finalizzando il ricavato all'abbattimento del debito. Gli osservatori più attenti concordano sul fatto che proprio il debito, tornato a crescere dopo dieci anni, giunto ormai alla soglia del 110 per cento, sarà il problema principale della prossima legislatura: destinato, secondo alcuni, a scalzare dal tavolo le discussioni sul deficit che hanno tenuto banco negli ultimi anni. Di questo è consapevole anche il centrosinistra. Rispetto all'ipotesi Tremonti, non c'è entusiasmo: ma, almeno ufficiosamente, la strada indicata dal ministro, a parte il "niet" quasi pavloviano di Vincenzo Visco, non viene bocciata a prescindere. Il problema del debito sarà tale anche per un governo unionista, soprattutto con la risalita dei tassi d'interesse. Sta di fatto che in alcuni dei posti chiave per quella che potrebbe essere l'operazione che caratterizzerà i prossimi cinque anni di governo - di qualunque colore - siedono personaggi non sgraditi, o stimati anche a sinistra: da Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, al quale spetta il compito di studiare tecnicamente la fattibilità del progetto, a Elisabetta Spitz, potente direttore del Demanio, per le cui mani passa il destino di immobili e terreni di proprietà pubblica, fino allo stesso Massimo Ponzellini, attuale guida di Patrimonio spa, da sempre legato a Romano Prodi (nonostante qualche recente ruggine). Tra i decisamente favorevoli all'ipotesi della superholding stanno, in prima fila, i principali poteri economici e finanziari del paese, ai quali spetterebbe affiancare il governo nella realizzazione dell'operazione; sia come investitori istituzionali (assicurazioni, fondazioni, fondi pensioni, banche italiane ed estere), che come gestori del collocamento (le banche). Immettere sul mercato titoli per importi pari a 30 o 40 miliardi di euro l'anno significa, per le banche, incassare commissioni tra lo 0,6 e il 2 per cento. Un affare niente male, superiore perfino ai potenziali guadagni che potrebbero realizzare gli immobiliaristi mediante operazioni di compravendita del patrimonio pubblico. Per questo, anche se nel merito una parte della comunità finanziaria guarda all'operazione con sufficienza (c'è un fattore scatole cinesi che non convince), di sicuro non saranno i poteri forti ad opporvisi. Tra i decisamente contrari, invece, ci sono gli enti locali, fermamente intenzionati ad evitare che i propri asset vengano spostati nella nuova società. In loro difesa è sceso in campo Roberto Maroni, ribadendo che l'eventuale decisione di alienare il patrimonio dei governi locali non spetta certo al governo centrale. Qualcuno osserva che probabilmente, lo sbarramento di Maroni andrebbe letto anche in chiave di ripicca per la freddezza del collega Tremonti nei confronti della riforma del Tfr, rinviata al 2008 con disappunto del ministro del Welfare. Nella maggioranza, comunque, il tema delle superprivatizzazioni tocca altri nervi scoperti, soprattutto per quanto concerne la cessione di pezzi importanti del patrimonio demaniale, caserme in testa; in occasione del recente rimpasto di governo, l'Udc aveva fatto forti pressioni perché la delega sul demanio passasse dalle mani del sottosegretario Maria Teresa Armosino, di Forza Italia, a quelle di Michele Vietti, esponente dello stesso partito di Casini e Follini (il quale è anche il consorte della signora Spitz). Alla fine, il braccio di ferro è stato vinto dalla Armosino, che tuttavia deve ogni giorno combattere la sua battaglia contro l'attivismo della responsabile del Demanio: desiderosa, si dice, di sempre maggiore autonomia nella gestione del patrimonio pubblico."
P. SPA: Elenco degli immobili in asta
"Denominazione Indirizzo Tipologia Località Base d'asta Isolotti lagunari Zona Pili Terreno Venezia € 4.890.000 Terreno porto mercantile Lungolago Garibaldi, 11 Terreno Peschiera del Garda (Verona) € 3.360.000 Ex carcere Via Piangipane, 81 Fabbricato Ferrara € 3.150.000 Centro ittico Lungomare Caboto Fabbricato Gaeta (Latina) € 4.900.000 Assistenziato pro liberati dal Carcere Via San Cosma fuori Porta Nolana, 44 Fabbricato Napoli € 11.540.000 Aree agricole pianeggianti Località Pelaggine Terreno Bernalda (Matera) € 769.000 Ex deposito munizioni Località Poggio Pignatelli Fabbricato Campo Calabro (Reggio Calabria) € 3.142.000 http://www.patrimoniodellostato.it/asta9-9/elenco.htm
Fari militari come alberghi e ristoranti
"Lo Stato batte cassa e cede, seppure in prestito, i suoi gioielli di famiglia. Molti, soprattutto gli ambientalisti, speravano che non se ne facesse nulla. Ed invece sta prendendo corpo il progetto della smobilizzazione dei beni pubblici, in cui rientra la valorizzazione turistica degli 88 fari costieri italiani, che resteranno sempre di proprietà della Marina Militare Italiana, ma ceduti in prestito alle Agenzie del Demanio che dovranno trasformarli in originali alberghi, ristoranti o approdi nautici. La notizia è apparsa sul sito di Sviluppo Italia che gestirà l’operazione. Sono 88 i fari militari in Italia, 9 al Nord, 13 al centro e 66 al Sud. A seconda della loro ubicazione geografica e logistica, saranno infatti divisi in 5 categ: fari del benessere (destinati cioè ad alberghi, e Capo d’orso rientrerà tra questi), fari del gusto, cioè ristoranti, fari del mare (approdi per imbarcazioni) e fari del viaggiare (simili agli autogrill). Non dobbiamo gridare allo scandalo perché i fari come luogo di attrazione turistica sono all’ordine del giorno in Norvegia, un modo nuovo per scoprire i suoi fiordi, ed in Slovenia, dislocati soprattutto sulle isolette rocciose. Destinato al ruolo di faro del benessere, cioè piccolo albergo, anche il faro di Capo d’Orso, tuttora attivo, giudicato da Sviluppo Italia uno dei più attraenti d’Italia. Capo d’Orso è aggrappato alle rocce tra Salerno ed Amalfi, e dai suoi pinnacoli si apre uno dei panorami più suggestivi al mondo, con Conca dei Marini, l’isola dei Galli e in fondo i faraglioni di Capri. Un'ottima idea per rilanciare il turismo italiano ed al Sud, dove finora nessuno ha idee originali. Ma i timori non mancano. Capo d’Orso finora è scampato alla speculazione grazie alle servitù militari. Speriamo non si ripetano i giorni del Fuenti."
(Aldo Primicerio) 16/10/2005, Economedia
Trasformazione in hotel per 88 fari; Italia Navigando investe nel progetto. L'agenzia del Demanio ha lanciato un progetto per la valorizzazione e la trasformazione di 88 fari che attualmente sono sotto il controllo della Marina militare ma che non hanno più alcun interesse militare. A breve sarà pronto il bando che affiderà a privati la gestione dei fari che potranno essere trasformati in alberghi, ristoranti e centri ricerca. Gli 88 fari selezionati sono stati suddivisi in 5 categorie di riqualificazione: benessere, gusto, ricerca, mare, viaggiare. Nove sono ubicati nel Nord Italia, 13 nel Centro, 66 al Sud (27 in Sicilia e 13 in Sardegna). Non saranno messi in gara singolarmente ma in lotti. Sviluppo Italia, con Italia Navigando, sarà impegnato nel progetto 'fari del viaggiare', dati in concessione per lo sfruttamento economico come piccoli alberghi, porti turistici, 'autogrill' del mare o centri espositivi"
TTG Italia, 16/10/2005
Cartolarizzazioni: il piano in 4 anni
"Altro che "pillole avvelenate" in dotazione alle società privatizzabili. Il veleno è l'ultima cosa che il Tesoro intende vendere al mercato. L'introduzione in Finanziaria, «ai fini del completamento del processo di privatizzazione», di una norma mirata a proteggere le società di interesse nazionale da scalate ostili, con strumenti finanziari partecipativi, dovrà consentire al Tesoro di ridurre all'osso (prevedibilmente il 10%) la sua attuale partecipazione in Eni, Enel e Finmeccanica. La dismissione delle quote di azioni ancora in mano allo Stato, anche in settori "strategici", è destinata infatti a divenire lo strumento principe per ridurre il debito pubblico nei prossimi anni e rispettare così gli obiettivi di discesa del debito/Pil nel Dpef 2006-2009, confermati nella Relazione previsionale e programmatica 2006 e basati su un intreccio di ipotesi di saldo primario, crescita Pil e dismissioni di asset per 45 miliardi: di cui la fetta più grossa in privatizzazioni di società. L'ambizioso, per non dire irrealistico, Dpef 2005-2008 prevedeva di ridurre il debito a colpi di accetta, cedendo asset pubblici per 100 miliardi di euro al ritmo di 25 miliardi l'anno. Questa ipotesi di lavoro, elaborata nello scenario più ottimistico contenuto nel Piano di privatizzazioni 2005-2008 a opera di Patrimonio dello Stato spa e Kpmg, puntava su massicce cartolarizzazioni di crediti finanziari (poco meno di 30 miliardi), su corpose dismissioni immobiliari (38 miliardi compresi quelli degli enti locali), su privatizzazioni di quote azionarie (fino a 30 miliardi) con protagonista la Cassa depositi e prestiti. Il nuovo Dpef 2006-2009 ha ridimensionato questo programma. I 100 miliardi di euro del 2005-2008 sono divenuti 45 nel 2006-2009: o anche 60 miliardi nel periodo 2005-2009 se si tiene conto di 15 miliardi di quest'anno. Stando a fonti bene informate, nella nuova impostazione 2006-2009 sono cambiate le dosi della miscela di securitization di crediti, cessioni di immobili e dismissioni azionarie. Il pool delle attività finanziarie cartolarizzabili — i crediti insoluti Inps sono arrivati quest'anno alla sesta edizione — non è un pozzo senza fine: e non è emersa finora la volontà del Tesoro di ampliare questo bacino attingendo ai crediti d'imposta vantati dallo Stato. Il timore di trovarsi a dover raschiare il fondo del barile ha ridotto le attese di incasso per gli anni futuri da questo tipo di strumento: ne è la prova il ritardo della securitization sui crediti per la ricerca e l'innovazione emerso nell'ultimo dato di fabbisogno. In quanto alla vendita di immobili mirata alla riduzione del debito, il progetto è stato curato da vicino dall'ex-mini-stro dell'Economia Domenico Siniscalco. Questo piano, a tutt'oggi una bozza in un cassetto chiuso a chiave a doppia mandata, prevedeva una modifica della legge istitutiva del fondo di ammortamento per i titoli di Stato, al fine di allungare con la cessione di proprietà immobiliari pubbliche la lista degli incassi mirati esclusivamente a rimpinguare il fondo per ridurre il debito. Giulio Tremonti, rientrato alla guida del ministero di Via XX Settembre, intende innanzitutto usare le dismissioni immobiliari (vietate a partire dal 2006 su deficit/Pil) come entrata straordinaria per finanziare fino a 3 miliardi di investimenti previsti dall'agenda di Lisbona: non è ancora chiaro se il neo-ministro porterà avanti in parallelo il programma di dismissioni indirizzate alla riduzione del debito (con l'immancabile disco verde di Eurostat). Per abbattere lo stock del debito pubblico e raggiungere la soglia del 100,9% debito/Pil per il 2009, al Tesoro non resta altro che concentrarsi sul programma delle privatizzazioni. La lista delle quote azionarie in società pubbliche o quasi-pubbliche ulteriormente vendibili è lunga. C'è un po' di tutto: dalla Zecca alla Cdp, dalle Poste alla Rai, da Fincantieri a Snam Rete Gas e Terna, per finire alle partecipazioni residue in Eni, Enel e Finmeccanica. L'opzione di vendere le quote strategiche alla Cdp sarebbe tramontata perché la Cassa deve rispettare i paletti imposti dalle agenzie di rating e dalle Fondazioni. Per consentire al Tesoro di vendere al mercato scendendo sotto la soglia del 30% nelle tre società più strategiche (soprattutto Eni per la quale la golden share è meno facilmente esercitabile), la Finanziaria prevede una sorta di "pillola avvelenata" per permettere allo Stato di rientrare in possesso delle società privatizzate nel caso di minaccia di scalate veramente ostili. Restano però numerosi punti da chiarire al mercato. L'articolo 55 fa riferimento alle «società di interesse nazionale»: quali sono? Viene menzionata una «qualificata» partecipazione azionaria dello Stato: cosa significa qualificata? 5%, 10%, 15%? E ancora: questa partecipazione deve essere diretta o può essere indiretta?"
Isabella Buffacchi Il Sole 24-Ore, 5/10/2005
Vendono tutto, anche le spiagge
"Grandi e intatte spiagge demaniali, cioè di tutti, potranno essere concesse a privati per mega-strutture turistiche, in soli quattro mesi e col meccanismo del silenzio/assenso. Basta che passi l’articolo 14 del disegno di legge sulla competitività (turistica, in questo caso) in discussione da domani alla Camera. Articolo sciagurato, degno figlio della concessione novantennale (in pratica, una vendita) degli arenili demaniali, che soltanto l’indignazione di un’opinione che s’indigna sempre meno ha seppellito o almeno rinviato. A riprova che, se potesse, questo governo venderebbe il patrimonio pubblico a fette per la gioia degli immobiliaristi vecchi e nuovi, nella legge sulla competitività è stata inserita questa norma la quale autorizza sulle spiagge demaniali libere (le più appetite dalla speculazione) grandi insediamenti turistici “di qualità”. Cioè? Insediamenti turistici che occupino perlomeno 250 persone. Il che vuol dire, come minimo, hotel decisamente importanti o villaggi turistici. L’opposto di quelle strutture leggere, esterne alla fascia più propriamente pubblica, rimuovibili adatte al turismo rispettoso dell’ambiente e del paesaggio che un Paese intelligente può consentire senza dissipare in cemento la propria bellezza, patrimonio di tutti. Certo, i costruttori dovranno presentare uno studio di fattibilità del progetto. Certo, restano ferme le salvaguardie previste dal Codice Urbani. Queste ultime, peraltro, notevolmente indebolite rispetto a quelle preesistenti: non c’è più il potere di bocciatura da parte delle Soprintendenze; è stato reso soltanto consultivo il loro parere preventivo. Le Regioni poi vengono invogliate ad essere più arrendevoli: la loro quota sui canoni di concessione salirà infatti dal 10 al 20 per cento. Importante, perché il disegno di legge affida alle Regioni la regìa degli accordi di programma in proposito. Che per di più godranno di una procedura accelerata e semplificata. Col premio finale di un bel silenzio/ assenso. «Un immenso pasticcio» il cui vero scopo è quello di aprire ai privati un uso esteso del bene collettivo rappresentato dalle spiagge demaniali. Così commenta il Wwf Italia. Tali norme, oltre tutto, rappresentano una evidente invasione di campo nelle competenze regionali. Se approvate, premierebbero quelle Regioni, a cominciare dalla Sicilia, le quali hanno consentito di tutto alle spalle degli arenili demaniali (e pure su di essi), convalidando in linea di principio la loro politica dissennata. Mentre punirebbero Regioni come la Sardegna che, con la Giunta Soru, ha adottato un decreto salva-coste stabilendo :
a) un vincolo permanente di inedificabilità entro la fascia dei 300 metri dalla battigia ;
b) un vincolo transitorio di inedificabilità, in attesa dei nuovi piani paesistici, tra i 300 metri e i 2 Km .
Come dire che dal governo centrale guidato da Silvio Berlusconi (che sempre immobiliarista nasce) ci si devono aspettare soltanto cattivi esempi ed incentivi a proseguire nella distruzione del patrimonio ambientale. La "filosofia" del centrodestra berlusconiano è sempre più chiara : tutto ciò che è patrimonio pubblico va, nella più ampia misura possibile, privatizzato. L'interesse generale, collettivo evapora e viene sostituito da tanti interessi individuali. Il governo cerca così di "fare cassa", nel disperato tentativo, largamente fallito, di ridurre le imposte e di turare le falle aperte nel bilancio dello Stato da una politica rivelatasi disastrosamente inefficiente oltre che populistica. Una politica che, coi ripetuti condoni in vari ambiti, ha minato ancor più il debole senso civico dei cittadini spingendoli all'evasione (fiscale, contributiva, ecc.) e alle violazione delle norme urbanistiche, in attesa di nuove sanatorie. Nel settore ampio e strategico dei beni culturali di proprietà pubblica il governo Berlusconi ha letteralmente ribaltato un principio-cardine vigente in Italia già negli Stati pre-unitari (come Granducato di Toscana e Stato Pontificio) : non più tutti questi beni sono inalienabili salvo eccezioni, ma tutti divengono alienabili salvo eccezioni. Tocca stabilirle a Soprintendenze già sepolte di pratiche e con pochissimi tecnici. Per "fare cassa", si sono ovviamente semplificate e accelerate le procedure. Di qui l'uso sempre più ampio delle cartolarizzazioni che, come ha più volte dimostrato uno specialista, il prof. Giuseppe Pisauro, erano fino a ieri tipiche di Paesi emergenti (Venezuela, Messico, ecc.) di dubbia fama finanziaria. Esse dovevano presentare tassi di interesse più bassi rispetto ai titoli pubblici standard e invece pagano interessi maggiori. Dovevano servire a mandare a Bruxelles bilanci presentabili, e invece, nel 2002, Eurostat ha bocciato proprio le cartolarizzazioni di immobili e del lotto. Ceduti gli immobili pubblici, con gli inquilini dentro, alle varie Scip, Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici srl" (col 50 per cento di capitale olandese fra Stichting Thesaurum e Stichting Palatium), dovevano venire accelerati i processi di dismissione. Cosa che per lungo tempo non è avvenuta. Certo, il governo centrale ha spinto alcuni grandi Comuni e talune Regioni ad imitare questo disinvolto modello. Così la Regione Lazio ha cartolarizzato 39 ospedali pubblici su 41 cedendoli ad una sua società da cui ha ricavato una certa entrata (un pannicello caldo per il deficit della Regione, fra le più indebitate), ma alla quale ora deve continuare a pagare un affitto. Il Tesoro ha insistito in questa strategia, a danno di Inps, Inail e Inpdap le cui sedi (rispettivamente 43, 22 e 8 immobili) - se il Consiglio di Stato non correggerà, come si spera, un primo giudizio del Tar del Lazio - verranno messi all'asta ad un valore sottostimato e a tempi brevissimi. "Uno splendido assist alla speculazione finanziaria e immobiliare", l'ha definito Franco Lotito dell'Inps. Lo stesso meccanismo sta investendo gli immobili della Difesa, abitati per lo più da pensionati a reddito medio-basso o basso, i quali non potranno certo comprare quegli alloggi. Intanto sta per partire, dopo Scip 1 e Scip 2, anche Scip 3, senza tener conto - osserva Pisauro - che "le cartolarizzazioni non sono semplicemente un'anticipazione di entrate. Esse hanno un costo e, in un'ottica pluriennale, costituiscono un onere per la finanza pubblica". Ma intanto, come spiegano bene Giuseppina Paterniti e Angelo Fodde nel bel libro- inchiesta "Lo stivale di carta" (Editori Riuniti), "prima si cartolarizza, poi, da una cartolarizzazione all'altra, si cambiano le regole, poi si vende d'urgenza a trattativa privata, poi si ricambia la cartolarizzazione, poi si decide di vendere a trattativa privata senza urgenza e, infine, si decide di vendere e riaffittare". Come ha fatto Storace con gli ospedali del Lazio. Dalla finanza creativa a quella distruttiva. Chi vivrà, vedrà. Già, ma cosa vedrà? Macerie fumanti, temo."
Vittorio Emiliani L'Unità, 04/07/2005
Lo Stato svende: i media chiudono gli occhi
"Resta solo da chiedersi perché di una simile indecenza si sia parlato così poco». Sono le parole con cui Mario Pirani, editorialista di Repubblica, commentava le prime indiscrezioni sulla grande svendita degli immobili degli enti previdenziali. Era il 18 aprile, e ad oggi molto si conosce dello scandalo degli immobili di Inps, Inail e Inpdap. Ciononostante, di fronte all’evidenza e alla gravità dell’operazione i media sembrano non trovare alcun motivo di interesse. Ripartiamo dalla fine del suo pezzo. Che risposta si è dato al mancato interesse di fronte ad una questione così importante? «Credo che ci sia stato un intreccio di vari interessi a più livelli. Ci sono questi personaggi, nuovi palazzinari che stanno scalando la finanza, che hanno partecipazioni dappertutto, e sono stati bene attenti a muoversi, senza fare trapelare niente fino a cose fatte. E poi c’è la politica che si è guardata dall’esporsi troppo». Perché? «Da un lato perché anche la sinistra quando era al governo aveva incrociato questi esperimenti di “finanza creativa”. Dall’altra c’è un centrodestra che dalle cartolarizzazioni in poi ha fatto di questa pratica un sistema, fino ad arrivare a tappare i buchi del bilancio svendendosi i beni dei contribuenti». Una questione che tira in ballo tutti? «Sono veramente pochi i personaggi che hanno cercato di opporsi a questo nuovo stile imperante. Tra questi Vincenzo Visco che ha presentato chissà quante interpellanze parlamentari senza risposta». Come è possibile che tutto questo sia rimasto sotterrato al punto da non percepirne la gravità? «C’è un’involuzione complessiva: informazione e politica non riescono ad abbandonare gli interessi “politichesi” per dedicarsi agli aspetti sostanziali. Del resto è esemplificativo il fatto stesso che questo governo abbia svenduto immobili, che erano stati costruiti con i soldi dei contribuenti, per turare i buchi. Hanno anche fatto una leggina apposita perché il provvedimento passasse». Guardiamo la questione ad un livello più ampio: non si puòcerto dire che gli italiani siano colpiti dallo scandalo immobili. Ai tempi di Tangentopoli ci furono le monetine contro Craxi, adesso neanche un sobbalzo... «Vero. La questione dell’illegalità, o anche semplicemente della moralità è diventata completamente inavvertita. Non la si percepisce neanche più come una mascalzonata di cui celare le tracce. Pensiamo alla battaglia per rendere trasparenti le nomine sanitarie. Ai tempi di Tangentopoli si fece. Adesso se ci provi ti accorgi che tutto ti rimbalza addosso. Oppure pensiamo alle amministrazioni locali, dove la politica diventa una aggregazione di interessi in cui ogni apparato fa i propri, ben remunerati. Il valore è determinato dalla posizione che acquisisci». Massimo Fini ha detto che alcune città sono completamente fuori dalla legalità e che sarebbe saggio bombardarle. Solo una provocazione, o crede anche lei che questa immoralità investa il Paese nel suo tessuto? «Certe affermazioni sono mascalzonate. No, io non credo che si possa parlare di immoralità del tessuto sociale. Piuttosto penso che ci sia una classe dirigente di basso grado culturale, ad ogni livello. Non è nemmeno più questione di corruzione, ma di una decadenza socio-culturale che va dai vertici fino agli esponenti locali».
Fabio Amato L'Unità 3/7/2005
Enti, immobili e affari di Stato
"Il Tar Lazio ha respinto i ricorsi del Civ (consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inpdap) e dei consigli di amministrazione degli enti (Inail-Inpdap-Inps) che si sono visti requisire le sedi degli uffici dal governo, conferite al Fip, fondo immobili pubblici appositamente costituito. La prossima tappa di questa partita sulla finanza creativa sarà il Consiglio di Stato. La “questione immorale” è una miscela esplosiva fatta di svendita del patrimonio pubblico, senza regole e senza certezze, di rendita parassitaria che comprime tutti i settori produttivi del Paese, di azzeramento della legalità, di difesa degli interessi di chi governa, di tolleranza all'assalto alla ricchezza e ai beni del paese, di collusioni negli affari e nella politica con le organizzazioni mafiose. D’altronde, gli incensurati di questi tempi non se la passano bene. Chi delinque o l’ha fatto prima, ha le porte aperte e gode dell'apprezzamento o quanto meno della comprensione di parti significative delle classi dirigenti, nella accezione più estesa. Il Paese è in vendita. Si vende tutto: case di abitazione, sedi degli enti, e forse domani del governo e del parlamento, caserme e forti, scali e stazioni ferroviarie, terreni del demanio, spiagge. Ma nel turbinio di operazioni illusionistiche di finanza creativa, quelle che riguardano lo Stato sono fittizie e virtuali, mentre quelle che riguardano i privati sono vere e remunerative. Lo Stato ha creato società e le ha chiuse; ha comprato beni che erano suoi e li ha venduti a se stesso. Come qualsiasi faccendiere d'assalto che opera nei paradisi fiscali, ha creato un sistema di finanza pubblica sanzionata da tutti gli organismi internazionali. Tremonti, principe della finanza creativa, per la quale ha un'attrazione erotica, ha presentato il piano di svendita come «la più grande operazione di cartolarizzazione di uno stato sovrano e la più grande emissione di Abs (asset- backed securities) mai realizzata in Europa». Così è nato «Lo Stivale di carta», titolo di un libro, autori i giornalisti Giuseppina Paterniti e Angelo Fodde (Editori Riuniti), ben documentato. A proposito delle cartolarizzazioni versione Berlusconi-Tremonti prendiamole vicende di Scip 1 e Scip 2, le società inventate e incaricate di condurre in porto le vendite del patrimonio pubblico. La Scip 1 nasce il 23 Novembre 2001, subito dopo l’annuncio di Tremonti in diretta tv sul presunto buco lasciato dal centro sinistra. Nell’atto di nascita è scritto che la società ha come oggetto esclusivo «la realizzazione di una o più operazioni di cartolarizzazione dei proventi derivanti dalla dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato e degli altri enti pubblici». Il capitale sociale della srl, che in quanto tale non è soggetta a controlli, è di 10.000 euro, una inezia, anche se la società deve vendere e gestire 27500 unità residenziali e 262 immobili non residenziali. Il meccanismo è noto: la società anticipa al governo una parte del denaro previsto che si fa dare dalle banche le quali guadagnano interessi e commissioni o ricava dai titoli, bond, messi sulmercato sperando che i cittadini li comprino. Nel 2002, nasce la Scip 2, anche perché le cose non hanno funzionato bene e con la rapidità prevista per fare fronte ai buchi di bilancio. L’operazione di vendita programmata è davvero imponente: 62500 immobili tra case, uffici, negozi, terreni dello Stato e di tutti gli enti (Enpals, Inail, Inps, Inpdap, Ipost, Ipsema), valore complessivo 9639 di euro. Lo Stato vende se stesso.Ma non tutto è chiaro e trasparente. La composizione del capitale sociale della Scip è al50%di due fondazioni olandesi (Stichting Thesaurus e Stichting Palatium) con sede ad Amsterdam, le quali partecipano al capitale con la somma di 5000 euro. Amministratore unico delle due fondazioni olandesi è un “trust fund” di Amsterdam che ha creato le due fondazioni 18 giorni prima che la Scip nascesse e cioè il 5 Novembre del 2001 («Lo Stivale di carta»). I due autori del libro raccontano di essere andati alla ricerca della sede della Scip ma non hanno trovato nemmeno una targa. Sul palazzo campeggiava la targa di Kpmg, nota società finanziaria multinazionale che amministra il programma di cartolarizzazione, funge da consulente e, naturalmente, viene pagata. L'amministratore delegato della Scip è un certo Burrows Gordon, cittadino inglese, nominato per tre mandati. Solo che quando un gruppo di inquilini che vogliono comprare gli appartamenti dove abitano, vuole chiarimenti, in perfetto stile anglosassone, risponde di rivolgersi direttamente al ministero dell’Economia. Il perché di queste scelte per una operazione di vendita del patrimonio pubblico del nostro Paese, nessuno lo sa. Nemmeno il Parlamento che dovrebbe essere informato dal ministro ogni seimesi e che invece rimane all'oscuro di tutto. Ma una cosa è certa.Mentre gli immobiliaristi sono riusciti a comprare un pezzo del Paese con il 35% di sconto sui prezzi iniziali, lo Stato ha incassato di meno, le spese per commissioni di collocamento dei titoli, consulenze legali, pagamento degli amministratori ecc sono state di 744 mila euro e quelle necessarie per concludere il contratto con alcune banche estere a copertura del rischio di tasso sono state di 2'5 milioni di euro. Il patrimonio del bel paese, nel solo primo anno di vita della Scip, ha arricchito un sacco di persone che abitano altrove. Quanto alla vertenza in corso con gli Enti, decisa con la sentenza del Tar Lazio, le imposizioni sembrano una rapina. Infatti, Inail, Inps, Inpdap sono costretti a vendere le sedi, a riaffittarle con un enorme esborso di denaro e come se non bastasse rimangono responsabili della gestione e della manutenzione delle stesse. Cose mai viste nemmeno nel peggiore dei regimi. La vendita del patrimonio dei beni culturali e degli ospedali al prossimo articolo. Vedremo come anche la famiglia Bush si è data da fare."
Elio Veltri L'Unità, 01/07/2005
Inps - Casa dell'imperatrice
"Nei sotterranei dell’Inps i resti della residenza della madre di Costantino. Se si vuole, si fa richiesta al presidente di sede, si scende nei sotterranei, e si può pure visitare. Non che sia rimasto tutto intatto, ovvio, la maggior parte dei reperti è stata portata alla luce di qualche museo. Ma, insomma, il sito archeologico esiste. È stata una delle residenze di Elena imperatrice, la madre di Costantino che è stato il primo imperatore cristiano, IV secolo dopo Cristo. E si trova sotto la sede storica dell’Inps di Roma, in via dell’Amba Aradam, costruita negli anni Sessanta. Proprio il palazzo che, insieme ad altri quattrocento immobili, il governo s’è venduto in tutta fretta a Natale scorso per incassare un po’ di denaro e contabilizzarlo in Finanziaria, chè il bisogno non manca mai. Questione di soldi, insomma, e ci si compra anche il patrimonio culturale italiano. Perchè un conto è che il proprietario di uno stabile di tale valore (che si presuppone inestimabile) sia l’Inps, e in ultima analisi lo Stato. Un conto è che il proprietario sia un privatissimo palazzinaro. In questi casi, com’è evidente, c’è da rispettare un vincolo dei Beni culturali. Sarà tutto a posto, formalmente parlando? Difficile a dirsi. Il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, Franco Lotito, ha fatto presente più volte la questione a chi di dovere, e chiesto più volte lumi,ma non ha mai ottenuto risposte. Che poi, a voler ben guardare, quello dell’abitazione di Elena potrebbe non essere l’unico sito di interesse archeologico racchiuso nelle fondamenta di palazzi Inps, Inail e Inpdap. A «rischio» c’è anche un’altra sede Inps, stavolta in piazza Augusto imperatore. E l’intera la zona intorno alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme (dove c’è una sede Inpdap) è un museo a cielo aperto, per non dire dei sotterranei. Anche quella basilica, peraltro, è legata ad Elena imperatrice, visto che sorse proprio nei possessi privati imperiali che fin dal 323 dovettero appartenere proprio a lei. la.ma."
L'Unità, 30/06/2005
Caserme dismissioni in arrivo
"In attesa che il Tar blocchi o dia il via libera all’operazione Fip sugli immobili degli enti previdenziali, sta andando in porto, anche se tra molti contrasti e proteste da parte soprattutto degli inquilini, l’operazione di cartolarizzazione Scip 3, che interessa soprattutto gli alloggi militari. Per domani a Roma è fissato infatti un incontro tra i responsabili dei Ministeri del Tesoro e della Difesa per discutere degli immobili da dismettere. A questo scopo si sta preparando l'elenco degli alloggi, rivisto dopo le critiche mosse dalla magistratura contabile. Questo elenco di alloggi, di numero inferiore ai circa 4.300 individuati un paio di mesi fa, sarebbe all'esame della Direzione generale dei lavori e del demanio del ministero della Difesa per un via libera. L'iter per il varo di Scip 3 prevede che la Difesa ripresenti alla Corte dei Conti un decreto con l'elenco degli immobili da cedere affinché sia pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Dopo la pubblicazione del decreto ministeriale, spetta al Demanio militare trasferire a quello civile gli immobili, che il Tesoro deve poi conferire alla società veicolo Scip."
L'Unità 29.06.2005
Sede dell’Inpdap valutata la metà
"E sufficiente prendere le più recenti stime di mercato, per scoprire che ciò che il Tesoro aveva battezzato come «valorizzazione degli immobili», con il trasferimento al Fip - il fondo immobili pubblici creato a dicembre dal ministero - di 396 proprietà dello Stato e degli istituti di previdenza, rischia di essere la più grande svendita immobiliare mai consapevolmente perpetrata nel nostro paese. Non sono solo la legalità - che il Tar è chiamato in questi giorni a giudicare - e la funzionalità dell’operazione ad essere in dubbio: la sua stessa opportunità economica è messa in seria crisi dai numeri. I 1700 euro al metro quadrato di valutazione media di vendita, infatti, sono una cifra irrisoria rispetto al vero valore di mercato riscontrabile. Valga l’esempio della sede centrale dell’Inpdap a Roma, sita in un palazzo di sei piani, per una superficie complessiva di circa 4mila metri quadrati. Ebbene, stando ai 1700 euro al metro quadrato fissati dal Governo, quel palazzo avrebbe un prezzo di vendita pari a 6milioni e 800mila euro. Una cifra certamente incredibile, e sicuramente i vertici del ministero del Tesoro devono avere pensato ad una ghiotta boccata d’ossigeno per il governo, impegnato a «creare» ogni giorno un sistema per sbarcare il lunario. Impressionante sarebbe poi il totale dei 396 edifici affidati alle cure del Fip: 3,3 miliardi di euro. Eppure la cifra risulta assolutamente modesta se confrontata con ciò che è disponibile a tutti: i dati di mercato. E i dati di mercato - stima del secondo semestre del 2004 sulla base del prezzo medio fornito dai dati Fiaip, la federazione degli immobiliaristi professionisti - dicono che la sede centrale dell’Inpdap dovrebbe essere messa in vendita ad un costo al metro quadrato di circa 3000 euro, che moltiplicati per la superficie fanno un importo di 12 milioni di euro. In un solo colpo, cioè, lo Stato perderebbe 5milioni e più di possibili introiti, sul valore di un singolo immobile. Certo non si tratta di una statistica rigorosa, al pari di quella confermata dagli «advisor dell’operazione » di cui il Tesoro fa mostra, ciononostante la tentazione è forte, ed è facile per chiunque cimentarsi ad allargare la proporzione, prendendo ogni singolo immobile trasferito al Fip e facendo la comparazione con il realtivo prezzo di mercato. Così facendo, sicuramente si riscontreranno casi di sopravvalutazione, ma in linea generale - come ha sottolineato Guido Abbadessa, presidente del consiglio di vigilanza Inpdap (Civ) - «gli immobili di proprietà dello Stato e degli istituti di previdenza hanno un valore molto alto, data l’ubicazione frequente in zone di prestigio». È possibile, cioè, che esistano casi in cui tra la stima del ministero e il prezzo di mercato si verifica una discrepanza ancora maggiore. «Senza considerare - ha proseguito il presidente del Civ - che l’utilizzo fatto dagli enti stessi costituisce titolo di ulteriore valutazione dell’immobile. Un eventuale nuovo proprietario infatti, si ritroverebbe in mano edifici assolutamente a norma di legge, in conseguenza dell’obbligo di manutenzione degli impianti di cui gli attuali proprietari sono responsabili». Portando il ragionamento alla sua estrema speculazione è possibile persino quantificare quello che Abbadessa ha convenuto essere un «abominio di proporzioni incalcolabili», ipotizzando scenari di diversa gravità, a seconda di quanto il calcolo di 1700 euro al metro quadrato risulti sottostimato. Si va così da una perdita complessiva di 1 miliardo di euro, nel caso il valore si medio si attestasse sul minimo di 2250 euro al metro stimati dalla Fiaip per la zona della sede Inpdap - fino al poco auspicabile scenario in cui i 3000 euro al metro quadrato riscontrati risultassero generalizzabili all’intero patrimonio dismesso. In questo caso, l’importo complessivo dovrebbe aggirarsi sui 5,8miliardi di euro. Auguriamoci comunque che il Tar accetti i ricorsi."
Di Fabio Amato -L'Unità, 29/06/2005
Vendesi caserme e poligoni
"Sul mercato immobili per un valore di 1,3 miliardi. Ad acquistare devono essere i privati. I militari svendono: cedesi caserme, poligoni di tiro, fortini e casematte. Persino un faro alle Isole Tremiti. Prevista dalla Finanziaria 2005 la grande cessione degli immobili delle Forze Armate è sulla linea di partenza. Ad accendere il semaforo verde è stato ieri un decreto pubblicato dalla Gazzetta ufficiale in base al quale 240 beni immobili, per un valore stimato tra 954 e 1.357 milioni di euro, sono stati individuati dal ministero della Difesa come «non più utili ai fini istituzionali», e dunque saranno ceduti alla Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal ministero dell'Economia. In cambio della cessione di questi beni, la Cassa depositi e prestiti fornirà e al ministero della Difesa anticipazioni finanziarie pari al valore degli immobili individuati, stimato dall'Agenzia del Demanio per un importo complessivo non inferiore a 954 milioni di euro e, comunque, non superiore a 1.357 milioni di euro. Gli immobili, prevede il decreto, saranno formal-mente consegnati all'Agenzia del Demanio cui spetterà il compito di svolgere le procedure tecniche. Gli immobili entrano quindi a far parte del patrimonio disponibile dello Stato per essere assoggettati alle procedure di valorizzazione e dismissione di cui al decreto legge 351 del 25 settembre 2001. La Finanziaria prevede tuttavia che non potranno essere gli enti locali ad acquistare gli immobili che saranno posti all'asta, di conseguenza si prevede che saranno i privati a fare la parte del leone.
Tra i 240 beni individuati c'è di tutto. Si va dalla ex base Nato Scatter di Calice Ligure (Sv) al Campo di Marte a Brescia, dalla Piazza d'Armi a Alessandria (ex campo sportivo militare) alla caserma Vittorio Veneto a Firenze. Nella lista il Forte Santa Sofia a Verona, l'aeroporto di Pontecagnano (Sa), le caserme Chiarini, Masini, Mazzoni, Battistini e Sani a Bologna, il Torrione Francese di Gaeta (Lt), l'aeroporto di Guidonia in provincia di Roma, il Forte Tiburtino e Forte Bravetta a Roma. In vendita anche il complesso immobiliare dell'isola Palmaria a Spezia e la vecchia Palazzina Mameli a Milano. Nel mirino anche il poligono Tsn di Gallarate (Mi), una parte dell'aeroporto di Fano (Ps), lo stabilimento balneo—termale di Acqui Terme (Al), il Faro di San Domino alle isole Tremiti (Fg), l'aeroporto del Prete di Vercelli. «Non stupisce che il ministro della Difesa e quello dell'Economia ignorino totalmente i valori della tutela ambientale e paesaggistica e una simile manovra ne è l'ennesima dimostrazione. L'operazione di messa in vendita di aeroporti, caserme, terreni e persino di un faro nell 'Arcipelago delle Tremiti è una parte dell'operazione di cartolarizzazione che questo governo sta portando avanti da alcuni anni con il soloscopodi rimpinguare le casse dello Stato e senza nessuna attenzione per il rischio di privatizzare aree paesaggistiche pregiate», ha commentato del presidente di Legambiente Roberto Della Seta. Se per gli immobili militari l'operazione di dismissione sembra affrettarsi, per la vendita delle case della Difesa tutto sembra incagliato. La cosiddetta Scip 3 che avrebbe dovuto fornire risorse per circa 1 miliardo di euro, è ferma: si attende infatti che il ministero della Difesa replichi alle osservazioni della Corte dei Conti che miravano ad ottenere regole in grado di salvaguardare gli inquilini coni redditi più bassi. «Ciononostante — afferma Sergio Boncioli, leader dell'associazione "Casadiritto"— gli sfratti sono già cominciati e ci aspettiamo misure a più largo raggio a partire da luglio». (r.p.)
Roberto Petrini la Repubblica 22-06-2005
Vendita edifici storici a Venezia
"Ai sensi dell’art. 84 della Legge 27 dicembre 2002 n. 289 e dell’articolo 2 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito nella Legge 23 novembre 2001, n. 410, che modifica la disciplina inerente le procedure di dismissione del patrimonio immobiliare degli enti Pubblici introducendo la Cartolarizzazione dei proventi delle vendite degli immobili pubblici, e disponendo il trasferimento degli stessi a società appositamente costituite, Il Comune di Venezia informa che la fase di Cartolarizzazione degli immobili sottoelencati è cominciata con il loro trasferimento alla Società VECART S.r.l. (Società di Cartolarizzazione degli immobili del Comune di Venezia) avvenuto l’8 marzo 2005. Il Comune di Venezia è stato nominato gestore degli immobili trasferiti sino alla loro cessione agli acquirenti finali, mentre la YARD S.r.l. è stata nominata gestore delle vendite. Comune di Venezia e YARD sono, dunque, responsabili delle procedure relativamente di Gestione e di Vendita dei seguenti immobili.
Ulteriori informazioni possono essere richieste a: COMUNE DI VENEZIA DIREZIONE CENTRALE PATRIMONIO SERVIZI TECNICI San Marco, Calle Cavalli 4084 Telefono 041.2748581 041.2748606 Fax 041.2748117
1 Palazzo Nani, VENEZIA - Cannaregio 1105
2 Palazzo Costa,VENEZIA - Cannaregio 2396, 2397/A
3 Palazzo Zaguri, VENEZIA - San Marco 2634, 2667/A, 2668
4 Palazzo Foscari Contarini, VENEZIA - Santa Croce 715-745
5 Palazzo Bonfandini, VENEZIA - Cannaregio 461
6 Palazzo a Murano, VENEZIA - Fondamenta Colleoni 14
7 Villa al Lido, VENEZIA - Via Sandro Gallo 20
8 Palazzina a Ponte Longo, Fondamenta Ponte Longo
9 Ex Conterie a Murano, Fondamenta Cavour
10 Ex Docce Malcanton, Dorsoduro 5587
11 Villa a Torcello, Torcello
12 Appartamento a Murano, Campo San Donato 17
13 Magazzino a San Polo, San Polo 2543
Sui «beni culturali» precisate le regole
"Nuove procedure per la verifica dell'interesse culturale dei beni pubblici e la conseguente vendita di quelli privi di pregio artìstico o storico. Con il decreto 28 febbraio 2005, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 61 di ieri, il ministero dei Beni culturali ha introdotto alcune modifiche alle regole utilizzate finora. In particolare, ha rivisto le schede usate per "fotografare" il bene. Uno dei motivi per correggere il precedente decreto 6 febbraio 2004 è stato il nuovo organigramma ministeriale. Quando furono fissate le prime regole per verificare l'interesse culturale dei beni immobili di proprietà dello Stato, delle Regioni, delle Province, dei Comuni e delle Città metropolitane non era ancora stata approvata la riorganizzazione dei Beni culturali (Dpr 173 del giugno 2004), che ha, tra l'altro, sostituito le soprintendenze regionali con le direzioni regionali. Non si è trattato dell'unica novità. Ancora prima — a maggio dello scorso anno — ha debuttato il Codice dei beni culturali, che ha rivisitato il concetto di "bene culturale". Il Codice ha, tuttavia, fatto proprie le modalità generali di verifica dell'interesse culturale dei beni. Si tratta del sistema messo in piedi dal decreto legge 269 del 2003, convertito in legge tra mille polemiche, soprattutto per la norma sul silenzio assenso, che costringe le ex soprintendenze regionali a pronunciarsi entro 120 giorni, trascorsi i quali il bene viene ritenuto alienabile. Il nuovo decreto mantiene la logica di fondo, ma si adegua alle novità introdotte dal Codice e dàlia riorganizzazione ministeriale. Novità che si riflettono sull'articolato (nel quale è stato inoltre inserito un articolo 4-bis sulle verifiche d'ufficio), ma soprattutto siigli allegati, che contengono le schede che i proprie-tari dei beni devono compilare e inviare alle direzioni regionali per la verifica."
Il sole 24 ore 16-03-2005 - A.CHE.
Cartolarizzazioni a Venezia
"Venezia batte sul tempo metropoli del calibro di Roma e Milano, e si aggiudica la palma del primo comune italiano che vara un'operazione di cartolarizzazione immobiliare, dopo aver creato un'apposita società-veicolo, la Vecart. Il patrimonio su cui lancerà obbligazioni per un valore di 29 milioni di euro, è composto da 13 immobili. Strutture di pregio, dislocate sia nel centro che in alcune isole della Laguna, la cui valutazione ammonta a 34 milioni. A testimonianza del valore degli immobili coinvolti basti pensare che sette su 13 sono sottoposti alla tutela della sovrintendenza ai Beni culturali. Ciò significa che anche il ministero, oltre agli enti locali, dispone di un diritto di prelazione per l'eventuale acquisto dei palazzi. I beni ceduti dal Comune - spiegano dal quartier generale di Dexia Crediop, la banca che ha curato l'operazione - saranno oggetto di un'attività di valorizzazione, svolta dal Comune in collaborazione con la società incaricata delle vendite (Yard Srl) al fine di massimizzarne il ritorno economico. Vecart lancerà i bond a tasso variabile con scadenza legale nel 2009 e vita media attesa di 2,91 anni. Se per alcuni immobili si potrà procedere immediatamente all'operazione di vendita, per altri, invece, sarà necessario un processo più lungo. Dexia Crediop, che lo scorso anno ha curato l'operazione di cartolarizzazione della Regione Friuli-Venezia Giulia (123 beni immobiliari coinvolti) sta già lavorando anche ad una nuova operazione di cartolarizzazione immobiliare, in un'altra regione italiana. "
B.V. Finanza & Mercati - 16/03/2005
Venezia «cartolarizza» le case
"Al lavoro ci sono Roma e Milano, Ma il Comune di Venezia ha "bracato" tutti: oggi secondo le indiscrezioni raccolte dal «Sole 24 Ore», realizzerà la prima cartolarizzazione di un Comune italiano costruita sul patrimonio immobiliare. Attraverso la società-veicolo Vecart srl lancerà infatti obbligazioni per 29 milioni di euro garantite da 13 immobili di pregio valutati complessivamente circa 33-34 milioni. Le securitisatìon sugli immobili non sono certo un'invenzione di oggi. È stato infatti il ministero dell’ Economia con le varie operazioni Scip, ad aprire la strada. L'anno scorso è stata invece la Regione Friuli Venezia Giulia a seguirne le orme, realizzando con l'aiuto dì Dexia-Crediop la prima cartolarizzazione sugli immobili regionali per un totale di 51 milioni. E ora è il turno del Comune di Venezia. L'operazione — carata anche in questo caso da Dem-Crediop guidata da Gerard Bayol — ha la struttura di una normale cartolarizzazione. Il Comune ha infatti costituito una società-veicolo (chiamata Vecart srl), alla quale ha venduto gli immobili di pregio di sua proprietà La società-veicolo per poterli acquistare raccoglierà fondi sul mercato obbligazionario : oggi lancerà quindi i bond a tasso variabile con scadenza legale nel 2009, Titoli che saranno Sottoscritti a fermo dalla stessa Dexia-Crediop. La "quadratura del cerchio” sarà così completa. Da un lato i fondi raccolti dalla societa-veìcolo saranno girati al Comune, che li utilizzerà in un programma di rivalutazione immobiliare. Dall'alto, la società-veicolo venderà gli immobili tramite aste che saranno organizzate semestralmente: in questo modo rimborserà i bond alla loro scadenza, cercando di massimizzare — grazie anche al contributo di YARD srl — il valore degli immobili. Questa operazione ha anticipato altre securisation simili. Da un lato, infatti, ci sta lavorando il Comune di Milano: sebbene Ubm, Deutsche Bank e Merill Lynch abbiano realizzato lo studio di fattibilità, non è però ancora arrivato il semaforo verde dello stesso Comune. Anche Roma sta lavorando, ma ancora l'operazione non è decollata. Tempo fa, invece, era stato il Comune di Genova a indire usa gara per realizzare, un'operazione simile. Ma poi tutto si è fermato. E Venezia ha battuto tutti."
Morya Longo" 15-MAR-2005 - Il Sole 24 Ore
Mi vendo le sedi di Inps e Inail
"Guerra degli affitti in via XX settembre. A turbare i sonni di Siniscalco arrivano sedici ricorsi che minano la manovra economica per il 2005. Entro la settimana arriveranno al Tar di Roma le carte con le quali i Consigli di indirizzo e vigilanza di Inps, Inpdap e Inail, chiedono di bloccare la fetta più consistente dell'ultima finanziaria: il «sale and lease back» degli immobili strumentali degli enti, ultima creatura (postuma) tremontiana alla quale Siniscalco ha affidato il compito di portare a casa 3 miliardi e 300 milioni di euro. A stare al dettato della Finanziaria, gli enti previdenziali pubblici, dopo aver venduto tutto il patrimonio immobiliare con le cartolarizzazioni, dovrebbero ora mettere in vendita anche le sedi di lavoro. Il sale and lease back, molto praticato dalle aziende in difficoltà per riaggiustare i bilanci, prevede che l'ente resti negli stessi immobili come inquilino. Già la cosa in sé non piaceva molto agli enti, che con un tratto di penna si vedevano espropriati del residuo patrimonio immobiliare: 43 immobili per l'Inps (per un valore di 668 milioni di euro), 22 per l'Inail (241 milioni) e 8 per l'Inpdap (120 milioni). Quando poi sono arrivati i dettagli dell'operazione, la cosa è sembrata ancor più pericolosa. «Può mettere a rischio la tenuta economica e patrimoniale degli istituti», denunciano i presidenti dei tre Civ, Franco Lotito (Inps), Guido Abbadessa (Inpdap) e Giovanni Guerisoli (Inail), che parlano di «incostituzionalità» del provvedimento. Il rischio per la tenuta dei conti degli istituti sta nel depauperamento del patrimonio e nel calcolo salatissimo degli affitti. Gli enti infatti avrebbero dagli acquirenti un contratto di affitto di 9 anni (rinnovabile per altri 9): hanno dunque la garanzia di poter mantenere le sedi nell'immobile, ma la dovranno pagare cara. Da un lato infatti il governo mette in vendita gli immobili a un prezzo medio di 1.780 euro al metro quadro (una cifra molto al di sotto del valore di mercato), dall'altro prevede per gli acquirenti rendimenti pari al 7,81% del valore degli immobili, laddove sul mercato mediamente i fitti sono al 3-4% del valore. Il solo Inps - ha detto Lotito - dovrebbe sborsare 52 milioni di euro all'anno. Di qui la rivolta di lavoratori e amministratori degli enti, che preannunciano sedici ricorsi. Al di là dell'esito dei ricorsi, un'altra spada di Damocle pende sulla manovra: i particolari dell'operazione sembrano assai poco in linea con i parametri dell'Eurostat, che richiede l'osservanza stretta delle regole di mercato per poter classificare l'intera operazione come una manovra che riduce il disavanzo pubblico. Qualora così con fosse, infatti, l'Eurostat imporrebbe di contabilizzare l'operazione sotto la voce «indebitamento»: come una forma di ricorso al credito delle banche coperto da una garanzia reale, con gli affitti che in realtà sarebbero forme di rimborso del debito mascherate. E in quel caso, il governo potrebbe dire definitivamente addio al rispetto del tetto del 3% al rapporto deficit-Pil."
R. C. 23/02/2005 - Il Manifesto
Antichi borghi vendonsi in blocco
"Di antichi borghi in cui non abita più nessuno è pieno anche l'Abruzzo, come molte altre regioni italiane. Solo che la giunta che l'amministra ha deciso di venderli in blocco, un 'operazione che potrebbe valere 3 miliardi di euro, tra soldi incassati dai privati consorziati dall'amministrazione regionale, guadagni per le imprese locali che curerebbero la ristrutturazione e infine l'indotto turistico che si potrebbe sviluppare. L'idea, infatti, è di trasformare borghi, castelli, conventi, antiche badie e gli altri tesori architettonici e storici ormai decrepiti in residence di lusso, alberghi, beauty farm, ma anche in ristoranti, bed & breakfast e altre strutture turistiche. Nella lunga lista si trovano interi centri dell'anno Mille, come Corvara, piccolo paese già ceduto per un buon 70% a un gruppo di imprenditori romani, o San Benedetto in Perillis, o ancora Castelli. Con questa operazione la giunta guidata da Giovanni Pace si propone di far conoscere in tutta Europa il patrimonio immobiliare ormai inutilizzato. E questo nella speranza di suscitare l'interesse di potenziali investitori d'oltrefrontiera, tanto che la regione ha dato vita a un'apposita struttura: Investi Abruzzo. Per pubblicizzare il patrimonio anche all'estero la giunta abruzzese ha poi collocato l'intero pacchetto di proposte su una rete di vendita di 14 agenzie immobiliari per la sola Gran Bretagna. Non solo, due società inglesi hanno scelto di operare direttamente sul territorio abruzzese, tanto che una di queste ha recentemente inaugurato un box office presso l’aeroporto di Pescara. E così, mentre dalla regione fanno sapere di essere in trattative con diversi gruppi stranieri e di aver ricevuto offerte da parte di due importanti gruppi alberghieri, già a gennaio verrà inaugurato il primo borgo ceduto a un privato e totalmente ristrutturato. Per l'esattezza si tratta di Santo Stefano di Sessamo, una rocca medievale a pochi chilometri dall'Aquila, dove un imprenditore italo-svedese, Daniel Elow Kihlgren. ha acquistato più di un anno fa circa 4 mila metri quadrati su un totale di poco meno di 10 mila. Nell'antico borgo, già possedimento della famiglia Medici di Firenze, l'imprenditore italo-svedese sta realizzando un albergo diffuso con una serie di intrattenimenti tra i quali una beauty farm, una palestra e una sala mul-timediale. Il tutto per un costo complessivo che si dovrebbe aggirare intorno ai 3,5 milioni di euro. Elow Kihlgren non è comunque l'unico imprenditore che ha cominciato a investire in questa direzione. Negli ultimi anni, si ricorda, infatti, il caso del castello Chiola a Loreto Aprutino, che è stato recentemente trasformato in un hotel a quattro stelle, e che, stando a quanto afferma la regione, ha convertito questa località dell' entro terra pescarese in una frequentata meta del turismo internazionale. Se il progetto andrà a buon fine, nei prossimi anni potrebbe essere la volta di palazzo Mastroddi, di proprietà privata, dai pregevoli dettagli costruttivi con scalone, statue, busti e bassorilievi, fino al borgo di Navelli, paese medievale famoso in tutto il mondo per la produzione dello zafferano, situato fra tre parchi naturali e vicino agli impianti sciistici del Gran Sasso e di Campo Felice. "
Daniele de Sanctis Milano Finanza - 25 novembre 2004
Maxi vendita caserme
"I tagli della Finanziaria costringono la Difesa a trovare risorse: nella Capitale la maggior parte degli immobili da cedere Berlusconi: niente stangate, gli enti locali risparmino. Maroni: agli statali non più del 2% ROMA Sta per scattare una maxi-vendita di immobili della Difesa, molti dei quali a Roma. La Finanziaria prevede tagli pesanti alle spese militari e l’unico modo per continuare a mantenere risorse sufficienti per le Forze Armate è l’autofinanziamento con la cessione di grandi caserme inutilizzate. Nella Capitale dovrebbero essere ceduti uffici all’Esquilino e immobili in Prati. Intanto Berlusconi ha ribadito che nella manovra non ci saranno stangate: gli enti locali risparmino. Ma la Lega minaccia di non votare questa manovra. Maroni: gli aumenti per gli statali non devono superare il 2%."
Il Messaggero, Domenica 10 Ottobre 2004
Il Castello al ministero dei bb.cc.
"E'passata la legge che assegna il monumento al ministero dei Beni culturali. Tra la fine del mese e l'inizio di agosto il Castello Carrarese sarà restituito alla città. La macchina legislativa è partita, una leggina collegata parzialmente alla finanziaria contiene il passepartout, il "machiavello" che mette in carico questo splendido monumento d'arte, di storia, d'archeologia, alla competenza del ministero dei Beni Culturali. E, infatti, ieri, alla luce di queste novità, il sindaco Flavio Zanonato ha incontrato il Soprintendente, Guglielmo Monti, per una prima consultazione. E' il quarto comma del primo articolo voluto dal deputato della Margherita Andrea Colasio che sancisce il trasferimento del bene dal Ministero di Grazia e Giustizia a quello del Beni Culturali, herita, Andrea Colasio, capogruppo in commissione cultura, dal ministro Castelli che aveva segnato il destino del grande immobile carcerario condannandolo all'alienazione per finanziare un'edilizia carceraria sicura e moderna, al ministro Urbani che, consapevole della straordinaria valenza storico-artistica del complesso medievale, si era impegnato al recupero della fortezza, «n percorso è stato tormentato — dice Colasio — Castelli ha esercitato tutta la sua autorità per impedire il trasferimento. Ma Urbani ha mantenuto le promesse. Sul Castello Carrarese avevo presentato tre interpellanze urgenti e cinque "question time" per impedire che fosse ingoiato dall'incuria e dall'entropia che a oltre 10 anni dal trasloco del penale in via Due Palazzi, aveva fatto guasti tali da varcare il punto di non ritorno: tetti scoperchiati, pietre che si staccano dalle pareti, pericoli di crollo». Eppure visitarlo anche oggi è come sfogliare un grande codice miniato. E' un palinsesto, il Castello, in cui pagine intere sono state raschiate via dai monaci amanuensi, a caccia di carta, per scriverci sopra, ma consumato dal tempo, con le pagine incollate dalla muffa e le miniature scolorite e imbrattate. Infatti, qui, il medioevo con gli affreschi stupendi del carro rosso, insegna araldica dei signori della città, si intreccia ali'800 quando il Castello fu trasformato in fortezza absburgica e al secolo scorso con i laboratori della Rizzato, n Castello è un libro su cui leggere la città, quella del tiranno Ezzelino, quella dei re di Padova, i Carraresi. «Un monumento prezioso quanto il Salone — dice Franca Taddeo del Comitato Sos Castello — ma devastato, abbandonato, rinnegato da una comunità cittadina che non l'ha mai visto o comunque lo ricorda come luogo di segregazione o lo confonde con la Specola». «Il treno della procedura legislativa in Senato — continua Colasio — è già partito e sta per arrivare a destinazione poi la leggina che assegna quasi 4 milioni di euro, 7 miliardi di vecchie lire, come contributo ministeriale passerà alla settima commissione della Camera. Altrettanti sono riuscito a rastrellarli con un'altra leggina, poi c'è lo stanziamento della Fondazione della Cassa di Risparmio. La legge attuale che muove un'ottantina di miliardi di vecchie lire a livello nazionale impedisce gli interventi a pioggia e, per Padova, si incardina nel recupero del Castello. Ma tutto questo non basta: il Castello non ha bisogno di cerotti ma di un'operazione chirurgica. La mossa successiva è quella di mettere in piedi una fondazione che veda insieme ministero, Comune, Soprintendenza, Ateneo. La fondazione, strumento agile, struttura aperta, può studiare la situazione e programmare gli interventi. L'investimento necessario si aggira su una cinquantina di miliardi di vecchie lire».
Aldo Comello - il mattino di Padova - 27 LUG 2004
Il Castello dei Carraresi
"Il Castello dei Carraresi deve tornare ai padovani, il governo non può rinviare sine die il trasferimento del bene». E' questa che richiesta che Franca Taddeo e Maria Novella Papafava dei Carraresi rivolgono al presidente del Consiglio Berlusconl oggi a Padova. L'impegno delle due donne trova una buona sponda a Roma: l'onorevole Andrea Colasio si dice ottimista riguardo al passaggio della proprietà del Castello dal dicastero di Giustizia a quello dei Beni culturali: in parlamento, infatti, si sta discutendo un disegno di legge ad hoc. Intanto in Piazza Castello arrivano musica barocca e banchetti. «Si parla tanto di spriz e di luoghi di incontro dei giovani», dice la Taddeo, organizzatrice del ritrovo, «perché non trasformiamo questa piazza in un luogo di aggregazione civile?». Dello stesso parere anche la contessa Maria Novella Papafava, discendente di quei Carraresi che furono i signori di Padova fino al dominio di Venezia iniziato nel 1405. «Nonostante il suo enorme potenziale, la nostra è una città provinciale», afferma la contessa, candidata della Margherita, «essa rischia di rimanere chiusa in se stessa, mentre i cervelli migliori scappano da qui. Anche le mostre sono scadenti e tutto si concentra sulla Cappella degli Scrovegni». La Papafava, giramondo, cantautrice, amante della danza e delle arti, sogna Padova capitale della cultura, iniziative di respiro internazionale ma accessibili a tutti, una mostra d'arte contemporanea nelle stanze che furono dei suoi avi. «Perché non portare in città Yoko Ono? Ci sarebbe stato modo di farlo -continua la contessa - Padova non è soffocata dal turismo e questo va sfruttato per iniziative mirate. Invece si pensa solo a costruire nuovi centri commerciali». Anche Franca Taddeo, candidata indipendente per i Ds, punta il dito sull'operato della giunta Destro: «Abbiamo portato animazione in una piazza lasciata a se stessa, dove il commercio langue e le attività artigianali fanno fatica a sopravvivere. Con un progetto che abbattesse le difficoltà di accesso al centro storico e portasse iniziative culturali a due passi dal Castello dei Carraresi, potremmo rivitalizzare il centro storico. Padova non deve essere solo Giotto e il Santo». Il Castello, già utilizzato come carcere, versa in uno stato di semiabbandono. Grazie alle pressioni dei parlamentari, sembra vicino il passaggio della proprietà dal demanio del ministero di Giustizia a quello dei Beni culturali. Il dicastero guidato da Castelli, infatti, è il proprietario di quei 20.000 metri quadrati e sembrava poco intenzionato a cederli gratuitamente. Con il passaggio ai Beni culturali, sarà possibile dare vita ad Fondazione culturale ad hoc con la quale avviare il restauro dell'edificio. Tanti i progetti: dal museo della ceramica a quello dell'astronomia, visto che il luogo ospita la Specola, sede privilegiata per lo studio del cielo. «E' da anni che la Soprintendenza ai beni culturali sta aspettando che Castelli firmi la dismissione», continua la Taddeo, «ci manca solo che il ministero, dopo aver spremuto il Castello come un limone, voglia anche far cassa. Un sindaco convinto dovrebbe spingere alla dismissione, per poi far intervenire un consorzio formato da associazioni, Cassa di risparmio, Regione e Università per istituire un centro polivalente. Berlusconi avrà tempo per darci una risposta durante la sua visita oggi a Padova?».
Matteo Bosco Bortolaso - Il mattino di Padova 7/6/2004
Le nuove liste
"Ad attivarsi per prima nel dibattito intorno all'elenco è stata Italia Nostra, che denuncia come a Roma ci siano casi di beni già vincolati da anni, come l'Auditorium di Mecenate o Palazzo Blumenstihl. In Calabria, la lista comprende beni di particolare pregio come l'ex convento di Santa Chiara, Palazzo Valdesi a Cosenza e alcune caserme ubicate in antichi conventi del Sei e Settecento. In Lombardia i siti individuati dalla lista del Demanio sono quasi tutti risalenti al ventennio fascista: dall'ex palazzo del Littorio a Varese alle ex case del Fascio di Gallarate e Acquate. Ultimo ostacolo alla "svendita" è ora il veto dei Sopritendenti, che dovranno vincolare gli edifici in questione: in caso contrario scatterà la norma del "silenzio-assenso" (ci sono 120 giorni di tempo per completare la pratica), recentemente introdotta dal Codice dei Beni culturali e del Paesaggio.
"Gli edifici messi in vendita dal Demanio" Lombardia Acquate (Lecco): ex sede del fascio di combattimento; Como: ex monastero delle Agostiniane della Santissima Trinità; Varese: ex Palazzo del littorio e fabbricato della ex ferrovia Bettole di Varese-Luino; Gallarate: ex casa del fascio; Saronno: uffici finanziari; Vimercate: ex casa del fascio. Calabria Cosenza: ex caserma Domenico Moro, Palazzo Valdesi, ex convento di Santa Chiara, ex caserma fratelli Bandiera, ex caserma Garibaldi, Palazzo degli uffici finanziari del Genio civile. Lazio Roma: Auditorium di Mecenate, Palazzo Blumenstihl di via Vittoria Colonna, Palazzo dell'Agenzia del territorio, ex Partito Nazionale Fascista a Ostia antica, Palazzo in via Caroncini, Complesso immobiliare in via Ciamarra, terreno in via Cesena.
Alessandro Martini - Il Giornale dell'Architettura, n.19, giugno 2004
Italia Nostra sulle nuove liste
"Le sezioni di Italia Nostra direttamente interessate dalla prima lista di 21 edifici pubblici alienabili esprimono la loro preoccupazione. Per Mirella Belvisi, del direttivo della sezione romana di Italia Nostra: «Questo primo elenco presenta due casi molto preoccupanti: ci sembrava che fossero inalienabili sia i beni già vincolati sia i monumenti che le aree archeologiche. Invece nell’elenco che riguarda Roma appare sia l’Auditorium di Mecenate (bene archeologico ) che Palazzo Blumenstihl che ci risulterebbe già vincolato da anni». Assolutamente negativo anche il giudizio di Teresa Liguori, presidente regionale di Italia Nostra, sui siti calabresi inseriti nella lista. “Sono tutti beni di particolare pregio architettonico e artistico (l’ex convento di Santa Chiara, Palazzo Valdesi a Cosenza). Alcune delle caserme inserite nell’elenco sono ubicate in antichi conventi del Seicento e del Settecento. Dobbiamo opporci con fermezza». In Lombardia i siti individuati dalla lista sono quasi tutti risalenti al Ventennio (a Varese l’ex palazzo del Littorio, ad Acquate l’ex casa del Fascio). «Sono tutti in buone condizioni- dice Emma Corselli presidente del consiglio regionale lombardo- bisogna rispettare questi edifici per il valore di testimonianza di un periodo storico che non dobbiamo cancellare dalla nostra memoria. Non siamo contro un riutilizzo di questi beni, ma vogliamo che se ne facciano solo usi istituzionali che non ne snaturino il loro valore storico e architettonico. Al contrario leggendo il testo presentato da Urbani abbiamo avuto l’impressione che sia concessa troppa libertà a chi compra».
Italia Nostra - Comunicazione Nanni Riccobono 0684406331 Lorenzo Misuraca 0684406323
"Vi fa orrore l'idea di un McDonald's nel Colosseo o di una sala Bingo agli Uffizi? Niente paura, non li vedrete mai. Ma l'Italia non ha solo il Colosseo, gli Uffizi, il museo di Capodimonte o la torre di Pisa. Siamo un Paese ricchissimo di cultura. Ex caserme, palazzi storici, piccoli musei. Anche di questi parliamo oggi. Perché dopo due anni di lavoro, condito da furenti polemiche, il primo maggio entrerà in vigore il nuovo codice dei Beni culturali e del paesaggio, fortemente voluto dal ministro Giuliano Urbani e presentato due giorni fa in una cerimonia ufficiale al presidente Ciampi. Sono circa 180 articoli che promettono di mettere ordine in una materia «confusa e incerta». Molte le materie affrontate ma i punti veramente caldi sono tre: la vendita di una parte del patrimonio pubblico, la possibilità di intervenire nel paesaggio vincolato e l'apertura ai privati nella gestione di monumenti, musei, palazzi. «Non venderemo mai i tesori d'Italia», ha detto il ministro. Sono in molti a non crederlo. Le associazioni, innanzitutto. Italia nostra, Legambiente, Wwf, Comitato per la Bellezza, Associazione Bianchi Bandinelli. Ma anche sovrintendenti, studiosi, direttori di musei. E naturalmente l'opposizione politica, che in questi due anni ha gridato allo scandalo. Perché si teme la svendita? Il punto più controverso è la norma sul silenzio-assenso contenuta nella scorsa Finanziaria. Il codice la mantiene nell'articolo 12. In sostanza, Tesoro e Cultura concertano un elenco di beni da vendere. Sottopongono la loro richiesta ai sovrintendenti e questi hanno 120 giorni per dire no, altrimenti si vende. «Come faranno ad avere il tempo per esaminare tutte le richieste?», si chiedono a Italia nostra e prospettano l'ipotesi che il silenzio-assenso sia decaduto, perché quella norma prevedeva un termine di 30 giorni entro i quali gli elenchi dovevano essere pronti. Ma l'ufficio tecnico del ministero nega che sia così. «Il termine dei 30 giorni non è perentorio». Urbani ha sempre detto che è impossibile fare la lista di tutti i beni alienabili, se ne deduce che gli elenchi saranno più di uno e comunque parziali. Dicono al ministero: «Il silenzio-assenso riguarda soltanto la prima applicazione. Non sarà per sempre così». Ma una scadenza non esiste. E' presumibile quindi che la «prima applicazione» riguarderà molti elenchi parziali. Per adesso ce n'è uno, una trentina di beni in tutto, comprende molte ex caserme e qualche palazzo storico, come palazzo Blumensthil a Roma. Le sovrintendenze, cronicamente a corto di uomini e mezzi, temono il silenzio-assenso. Dice Nicola Spinosa, sovrintendente del polo museale di Napoli: «Noi non abbiamo il personale che ci consente di affrontare un'eventuale emergenza di richieste alla vendita. Il rischio di non poter rispondere e dare il via libera all'alienazione di decine di beni è concretissimo». A Italia nostra si stanno organizzando. «Come associazione abbiamo titolo legale per chiedere di partecipare ai procedimenti di verifica». L'altro tema rovente è quello delle cosiddette privatizzazioni. La legge Ronchey ha già aperto ai privati, permettendo la gestione dei servizi aggiuntivi, librerie, vendita di gadget, caffetterie. Ma Urbani è andato oltre. I privati potranno gestire un museo, perfino il Colosseo. E i critici sono tanti. Il direttore del Louvre insorse quando se ne parlò la prima volta. «Non siamo al supermercato — disse —. Tutto quel che riguarda l'arte deve avere carattere culturale e non commerciale». Nicola Spinosa lo segue su questo punto: «Che si vuol fare, eliminare lo staff tecnico? Il privato investe se ha un interesse economico immediato, quali garanzie darebbe riguardo al rispetto artistico del monumento?». Ma uno tra i consiglieri del ministro, l'economista Giacomo Vaciago, vicino alla sinistra, abbraccia le tesi di Urbani: «Io credo nel valore e nella forza dei privati, cioè della società civile. Si guardi la fondazione di Bill Gates. Cooperare nei rispettivi ambiti, pubblico e privato, questa è l'ottica del ministro, e io la condivido».
L'elenco in esame Questi alcuni degli immobili contenuti nel primo elenco all'esame delle Soprintendenze che dovranno dare l'assenso, o meno, alla vendita. A Roma: Palazzo Blumenstihl, Auditorio di Mecenate, Palazzo dell'Agenzia del territorio. A Cosenza: ex convento di Santa Chiara, ex caserme Fratelli Bandiera, Garibaldi e Domenico Moro. A Gallarate e Vimercate (Milano): ex casa del Fascio.
Tesori, caserme, palazzi: le regole della vendita, Mariolina lossa Corriere della Sera, 28/4/2004
Gli immobili devono rendere
"Gli immobili in esame delle sovrintendenze
Acquate: (Lc) Sede dell'ex Fascio di conbattimento.
Como: Fabbricato urbano - ex monastero delle Agostiniane della SS Trinità, Ex caserma Domenico Moro Palazzo Valdesi.
Cosenza: Ex convento di Santa Chiara, Ex caserma Fratelli Bandiera, Ex caserma Garibaldi, Palazzo degli uffici finanziari e del Genio civile.
Gallarate: Ex casa del Fascio. Roma: Auditorio di Mecenate (demanio pubblico), Palazzo Blumensthil di via Vittoria Colonna, Palazzo dell'Agenzìa del Territorio (direzione generale).
Roma P.N.F. Ostia Antica Palazzo in via Caroncini Complesso immobiliare in via A. Ciamarra Terreno in via Cesena. Saronno (Va) Uffici finanziari.
Varese Ex palazzo del Littorio (ora "Palazzo Italia") Fabbricato della ex ferrovia Bettole di Varese-Luino.
Vimercate (Mi) Ex casa del Fascio.
«Valorizzazione,razionalizzazione e riconversione del portafoglio immobiliare dello Stato». È questa la missione di Elisabetta Spitz, direttore dell'Agenzia del Demanio, con l'occhio rivolto all'obiettivo della crescita della redditività del patrimonio statale. E a questa missione Spitz torna sempre, anche quando parla degli ambiziosi progetti di riqualificazione di importanti aree e immobili statali all'interno delle città, che l'Agenzia del Demanio sta lanciando in queste settimane. Anche quando fa capire che l'Agenzia è pronta a muovere la «leva urbanistica» per rimettere in moto le città. «Le grandi operazioni di riqualificazione — dice Spitz — sono occasioni per rivitalizzare importanti parti di città. Noi mettiamo il patrimonio, i Comuni decidono le funzioni urbanistiche, mentre la gestione va fatta con chi la sa fare, cioè i privati. Ma l'obiettivo resta per noi sempre quello di dare redditività al nostro patrimonio. Redditività economica e sociale». E con questo stesso obiettivo si giustifica la gigantesca operazione di censimento del patrimonio avviata negli scorsi mesi. Come anche le verifiche con le Sovrintendenze dell'interesse culturale dei beni con oltre 50 anni di età che tante polemiche hanno suscitato nei mesi scorsi. «Il censimento del patrimonio e le verifiche con le Sovrintendenze — dice Spitz — sono il primo passo del processo di razionalizzazipne e valorizzazione del portafoglio». Architetto Spitz, il patrimonio pubblico va razionalizzato, e quindi anche venduto, oppure valorizzato? Penso lo Stato debba mantenere la proprietà dove le operazioni di riqualificazione del patrimonio danno redditività. Non ha senso, per esempio, tenere la proprietà di alloggi e terreni che sono proprietà frammentate a bassa redditività. Quanto rende il patrimonio statale? Una relazione della Corte dei conti del gennaio 2001 diceva che la redditività del patrimonio statale era ferma allo 0.01 per cento. Abbiamo lavorato fin dall'inizio per migliorare questa performance. Con quali risultati? Quel valore oggi è notevolmente cresciuto, ma il consuntivo lo avremo a giorni con i dati di bilancio. Come l'avete ottenuto? Abbiamo informatizzato, riscosso crediti che non erano stati mai riscossi, abbiamo transato su cause che duravano da anni, abbiamo incassato dalle Ferrovie dello Stato 23 miliardi di lire di crediti pregressi, abbiamo riscosso le cartelle non pagate. Ora come si può fare un ulteriore salto nella redditività della gestione patrimoniale? Anzitutto, rilocalizzando e razionalizzando gli usi governativi. Il monitoraggio del patrimonio ci dà notizie anche su questi usi e deve attivare un processo straordinario di razionalizzazione cui nessuno è giusto si sottragga, neanche i nostri uffici. Certi sprechi di spazi non sono più ammissibili, abbiamo in uso troppi metri quadrati pro capite. Un secondo punto di razionalizzazione è quello della manutenzione. Abbiamo pronto un manuale di manutenzione programmata che detta le modalità di svolgimento e razionalizza il costo. Quando partiranno i grandi progetti di riqualificazione nelle città? Stiamo lavorando intensamente ed entro il 2004 avvieremo iniziative importanti. A Torino, entro questo mese terremo la conferenza di servizi per la Cavallerizza, a Roma abbiamo già appuntamento con il notaio per la permuta Angelo Mai-via Giulia, anche a Milano avvieremo la conferenze di servizi a breve. Lei dice che nelle grandi operazioni di riqualificazione occorre coinvolgere i privati. Utilizzerete lo strumento della Stu, le società di trasformazione urbana? Premesso che noi abbiamo riformato la Stu, togliendole l'ingessatura burocratica che aveva prima, dico che la Stu comporta un costo e va bene per progetti molto complessi che abbiano un'operatività non troppo differita nel tempo. Ci sono altri strumenti, come gli accordi di programma previsti dalla legge 410 e, a valle della variante urbanistica, la concessione edilizia o il piano attuativo. Pensiamo, però, anche a strumenti più raffinati che separino la gestione dalla proprietà. Quanti protocolli di intesa avete firmato finora con i Comuni? Sedici. Ma fuori c'è la fila di Comuni per firmarne altri. Quando parla di separare proprietà e gestione pensa alle concessioni? La concessione è uno strumento ancora molto rigido. Penso a strumenti amministrativi di derivazione anglosassone che consentano di finanziare progetti di valorizzazione più che la proprietà. Strumenti che distinguano fra la proprietà e l'uso del bene".
Giorgio Santilli - Il Sole 24 Ore, 24/3/2004
Nuovi elenchi: vale il silenzio assenso
"Questione di giorni. Appena il tempo di vedere pubblicato in «Gazzetta» il decreto Beni culturali-Difesa-Demanio con i criteri per elencare e descrivere gli immobili di pregio artistico. Poi, entro i successivi 30 giorni, si metterà in moto la procedura per verificare la sussistenza o meno dell'interesse culturale del "mattone tutelato". Entro un mese, infatti, l'agenzia del Demanio dovrà trasmettere, alle soprintendenze competenti per territorio, gli elenchi degli immobili di proprietà dello Stato (o del demanio statale) da sottoporre a valutazione. La novità, in materia di alienazione dei beni artistici, è arrivata con l'articolo 27 della legge 326/2003 (di conversione del cosiddetto decretone, contenente una consistente tranche della manovra economica per il 2004). L'obiettivo dichiarato è passare al vaglio il patrimonio pubblico (a cominciare da quello statale) di «interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico» in modo da continuare a tutelare quello che merita di esserlo. E classificare come vendibile tutto il resto. La valutazione sarà a carico delle soprintendenze le quali, se vorranno evitare che scatti il silenzio assenso, dovranno completare l'esame entro il tanto discusso termine di 120 giorni dalla richiesta. «Il decreto interministeriale che dovrà stabilire i criteri per predisporre gli elenchi e le modalità di redazione, oltre alle procedure per la loro trasmissione, sarà firmato al più presto, non appena avrà ricevuto il nulla osta dell'ufficio legislativo dei Beni culturali». Lo assicura Roberto Cecchi, direttore generale dei beni architettonici e del paesaggio, e incaricato dal ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, di portare avanti l'iniziativa in coordinamento con il Demanio e con il ministero della Difesa (per quanto riguarda le strutture ancora in uso ai militari). Il provvedimento attuativo è previsto dal comma 9 del citato articolo 27 della legge 326/2003. In più, il solo ministero dei Beni culturali dovrà stabilire gli «indirizzi di carattere generale» in base ai quali le soprintendenze dovranno eseguire la famosa verifica. Per definire queste linee guida la legge 326/2003 (articolo 27, comma 2) non prevede limiti di tempo, né indica un provvedimento particolare. Tuttavia, fa capire Cecchi, su questa materia non si devono attendere novità sostanziali rispetto alle procedure tuttora vigenti. «Le soprintendenze hanno già eseguito in passato valutazioni per stabilire l'alienabilità o meno di molti immobili, applicando il Dpr n. 283 del 2000 -ricorda sempre Cecchi -. Credo che non ci sia molto da aggiungere rispetto a questa norma». Il riferimento è al decreto del Presidente della Repubblica, che in 24 articoli riassume il «Regolamento recante disciplina delle alienazioni di beni immobili del demanio storico e artistico». Ma, soprattutto, il dirigente dei Beni culturali assicura che non si verificherà alcun ingorgo tale da paventare il rischio di far scattare il silenzio-assenso sui beni che meritano di restare di proprietà pubblica. «Questo rischio - sottolinea sempre Cecchi - sarà evitato grazie a un coordinamento strettissimo con il Demanio. In sostanza faremo in modo che le soprintendenze non vengano "sommerse" oltre misura dalle richieste di valutazione». Le nuove norme sulla alienazione dei beni culturali contengono anche una sorta di veto in grado di impedire la cessione. Il comma 4 del medesimo articolo (modificato in sede di conversione del decretone) prevede infatti la possibilità che «ragioni di pubblico interesse» possano impedire la sdemanializzazione. Tali ragioni vanno valutate «da parte del ministero interessato». Quest'ultima specificazione (aggiunta alla norma in sede dì conversione del decretone) sembra andare a vantaggio principalmente del ministero della Difesa, che in tal modo si vede riconosciuto un estremo appiglio per cercare di evitare la cessione di beni. Quanto alla lista degli asset vendibili, a essi verrà data la massima pubblicità, anche all'interno del sito del dicastero di Giuliano Urbani."
Sole 24 ore, 12/1/2004
Silenzio-assenso vendite BB.CC.
" Vendita più facile per gli immobili di valore culturale, addizionale Irpef bloccata fino al 2005 e una tessera sanitaria elettronica per accedere alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. La Finanziaria già cambia per mano di un nutrito pacchetto di emendamenti - circa 130 - messi a punto e presentati dal relatore al provvedimento Ivo Tarolli dell'Udc. Nel frattempo nella maggioranza si compone un fronte a favore di norme più severe per il condono edilizio: dopo gli emendamenti della Lega sono arrivati quelli di An sostanzialmente dello stesso tono. Cdl e Ulivo: 1.000 emendamenti a testa. Si fanno intanto i conti sulla valanga di emendamenti presentati: Casa delle libertà e Ulivo hanno presentato più di l.000 modifiche a testa. Nel mirino dei parlamentari c'è il condono edilizio che ha totalizzato circa 400 emendamenti. «La maggioranza è lacerata si arriverà alla fiducia», ha detto Angius (Ds). Cresce i1 fronte anti-condono. Dopo la Lega anche An, a firma di Giuseppe Specchia, chiede norme più restrittive per il condono edilizio. Nel mirino è soprattutto la disposizione del decretone - di cui An chiede l'eliminazione - che consente di sanare, con una singola domanda 750 metri cubi (circa 250 metri quadrati) : in questo modo più richieste cumulate sullo stesso edificio potrebbero portare alla sanatoria di interi palazzi. An chiede anche che la competenza sulle demolizioni, oggi dei Comuni, passi ai prefetti, che sia introducono l'obbligo dell'accesso pubblico al mare per chi condona immobili sul demanio marittimo e la riduzione dell'oblazione per la prima casa. Immobili artistici a rischio. Il caso dell'articolo 27 del decretone che prevede, previo un esame delle sovrintendenze, la sdemanializzazione e la vendita di immobili e beni mobili artistici e culturali si arricchisce di un nuovo elemento. Un emendamento del relatore Tarolli prevede che il giudizio delle sovrintendenze, che in base all'articolato hanno 60 giorni di tempo per decidere, sia sottoposto al silenzio-assenso. Tuona il Verde Turoni: «Urbani se ci sei batti un colpo». Sviluppo Italia e Cassa Depositi, Un emendamento del relatore prevede che i beni immobili dello Stato che possono essere utilizzati a fini turistici potranno essere venduti dall'Agenzia del demanio a Sviluppo Italia, la società del Tesoro. Da Forza Italia, Grillo, chiede di cancellare la norma per la trasformazione in spa della Cassa Depositi e Prestiti (analoghi provvedimenti vengono dall'opposizione). Il ritorno dello scontrino fiscale. Uscito dalla porta per incoraggiare i commercianti ad aderire al concordato preventivo rientra dalla finestra. Infatti un emendamento del relatore prevede che, se richiesto dal cliente, lo scontrino dovrà essere emesso dal negoziante anche se ha aderito al concordato fiscale. E' quanto prevede un altro emendamento Tarolli che dispone uno slittamento dei termini di adesione dal 28 febbraio del 2004 al 16 marzo, allineando la scadenza a quella della proroga del «condono tombale». Blocco addizionali Irpef. Slitta dal 31 marzo 2003 al 31 dicembre 2004 il termine per la conclusione dei lavori dell'Alta commissione per il federalismo fiscale. Si apre anche la possibilità di mantenere bloccate fino al maggio del 2005 e addizionali comunali e regionali Irpef.
Roberto Petrini la Repubblica 18/10/2003 ROMA
Toscana: 322 edifici in vendita
"L'assessore Zoppi: "Chiediamo al Governo la notifica su almeno 80 degli edifici privatamente alienabili" 322 beni pubblici toscani nell'elenco della Patrimonio spa: la situazione Provincia per Provincia - La biblioteca Marucelliana di Firenze, la Sovrintendenza ai Monumenti di Arezzo, gli archivi di Stato di Lucca e Firenze, l'Istituto Geografico Militare, i fari della Capitaneria di porto di Grosseto, Orbetello e dell'Isola del Giglio, la torre dell'orologio con la chiesetta e le abitazioni dell'Isola della Gorgona: tutti questi e molti altri edifici pubblici fanno parte dei 322 beni demaniali toscani inseriti nell'elenco dei beni potenzialmente alienabili allegato al decreto di costituzione della Patrimonio spa, l'azienda creata dal Governo per sfruttare a fini economici il patrimonio pubblico italiano. Sul loro futuro, in particolare su quello degli edifici e delle aree di maggior pregio, la Regione ha chiesto precise garanzie. La creazione della Patrimonio spa ha suscitato mai sopite polemiche riguardo alla possibilità, innegabile ad un'azienda privata, di affittare o persino vendere i beni in suo possesso. Per questo la Toscana ha voluto procedere ad una dettagliata mappatura dei beni che potrebbero essere trasmessi dallo Stato all'azienda, verificandone l'effettiva funzione, la collocazione e lo stato di conservazione. Il risultato è stato stupefacente: oltre a numerose piccole caserme o stazioni di Polizia e Carabinieri (ben 77 in tutta la Toscana e 29 nella sola provincia di Firenze), a depositi militari, uffici delle capitanerie di porto, carceri, depositi, fondi, garage, terreni, residenze ed uffici, nell'elenco figurano anche parchi, palazzi, biblioteche e consistenti parti del patrimonio storico, architettonico e ambientale dell'Arcipelago Toscano. "Dopo aver letto l'elenco dei beni - dice l'assessore regionale alla cultura Mariella Zoppi - ed aver visto che dei veri e propri tesori pubblici, edifici di grande qualità architettonica, bellezza e pregio storico-artistico, potrebbero venire, di fatto, sottoposti all'arbitrio di un'azienda privata, abbiamo ritenuto doveroso pretendere dal Governo almeno una minima garanzia sul loro futuro. Per questo abbiamo chiesto l'applicazione di una notifica necessaria per vincolare i futuri utenti o acquirenti degli edifici di maggior pregio a rispettare determinati parametri. Si tratta di una parte consistente del patrimonio pubblico toscano ed è non soltanto nostro diritto, ma anche nostro dovere cercare di tutelarlo per quanto possiamo da eventuali scempi o speculazioni". Sono 80 i beni, accuratamente selezionati, per i quali la Regione ha chiesto la notificazione in base alla legge 490 del '99. Nell'elenco non figurano edifici o terreni compresi nei Comuni della Provincia di Pisa. 01/08/2003
S. Settis su Clorofilla.it
Firenze - Hanno fatto appena in tempo a utilizzarlo come spazio per una mostra di arte contemporanea, con opere di Calzolari e altri maestri dell’arte povera fra l’odore ancora intenso del tabacco. S’intitolava Sboom! e avrebbe dovuto segnare il primo passo verso la trasformazione della ex Manifattura Tabacchi di Firenze in cittadella della cultura. Un nome, un destino, avrebbe detto Tristram Shandy facendo contento il ministro Tremonti, che prima di Natale, mercé, un nuovo decreto, si è venduto il complesso fiorentino. E non solo. Dalla pagine del Giornale dell’arte l'archeologo e docente dell’University College di Londra, Gaetano Palumbo, denuncia:sono 35 le proprietà vincolate messe in vendita nella prima fase delle aste Scip, la società di cartolarizzazione degli immobili pubblici creata, prima della Patrimonio spa, nel novembre 2001. Sono già stati venduti Palazzo Correr a Venezia, un palazzo storico al centro di Palermo, e un edificio a Milano, costruito sulla zona dell’anfiteatro romano, mentre ancora invenduti risultano Palazzo Artelli a Trieste, la residenza termale dei Granduchi di Toscana a San Giuliano Terme, e Villa Manzoni a Roma. «Questi ultimi- spiega Palombo - essendo stati battuti già due volte, verranno messi in vendita con uno sconto del 25%. Se anche in quel caso le proprietà non saranno vendute, sarà battuta un’altra asta con base scontata del 35%. L’asta finale sarà a base libera, quindi teoricamente qualcuno potrebbe portarsi via queste proprietà per pochi euro».
12/03/2003 Clorofilla.it
VENDITA IMMOBILI DICHIARAZIONE DELL'ON. GIOVANNA MELANDRI "Mi dispiace vedere l'on. Armosino, forse a corto di argomenti nel tentativo di difendere la cartolarizzazione del Ministro Tremonti, affidarsi a dichiarazioni errate e di imbarazzante genericità che non depongono certo a favore della sua ben nota sagacia. E'sconsolante, inoltre, vedere un Governo che non si cura di evitare che possano rimanere impigliati nelle maglie di questa enorme "svendita" beni che sarebbe più giusto rimanessero patrimonio di tutti e su cui, al contrario, bisognerebbe che lo Stato investisse per recuperarli e valorizzarli. L'onorevole Armosino ricorda il censimento fatto nel 2000 dal Governo dell'Ulivo ma trascura di ricordare che all'epoca erano operanti norme che tutelavano realmente gli immobili vincolati o di pregio storico-artistico, fissando regole chiare ed attribuendo al Ministero dei Beni Culturali un importante ruolo di controllo mentre ora tali regole sono state spazzate via. Successivamente, infatti, sono intervenute le leggi 351 del 25 settembre 2001 e 410 del 23 novembre 2001 - il cui ripasso le consiglierei - volute fortissimamente dal Ministro Tremonti, che prevedono forme di «dismissione in blocco unico del patrimonio immobiliare mediante conferimento alle società veicolo appositamente costituite», come Scip e Patrimonio dello Stato. Tali leggi prevedono che il passaggio dei beni al patrimonio vendibile si effettua mediante la sola formulazione degli elenchi ridimensionando i poteri di tutela delle Soprintendenze. La legge 351, art. 3 comma 17 dispone, infatti: "I trasferimenti di cui al comma 1 [e cioè il trasferimento delle proprietà immobiliari nelle liste Scip] e le successive rivendite non sono soggetti alle autorizzazioni previste dal decreto legislativo 29 ottobre 1999 n. 490 (la legge sulla tutela dei beni culturali)". Quindi non solo le proprietà, anche se vincolate, possono essere vendute senza alcun controllo, ma anche le successive rivendite non sono più sottoposte all'esercizio della tutela da parte del Ministero dei Beni culturali. Che il Governo, dunque, sia "cieco" rispetto agli acquirenti di un'asta pubblica è doveroso, ma è grave che sia cieco, muto e sordo nei confronti della tutela del patrimonio. Infine, quanto alle dichiarazioni dell'on. Armosino a me personalmente indirizzate mi limito a dire che se è già abbastanza squallido quando questi commenti beceri li formulano degli uomini, è davvero una miseria quando vengono da donne. Personalmente sono più interessata agli atti del Sottosegretario Armosino che non all'aspetto fisico. Se l'on. Armosino vuol parlare dei primi, bene. Se vuol continuare a parlare d'altro ci sono in Italia centinaia di bar in cui potrà andare a farlo. Ma da sola."
Cessione di 36 immobili dello stato
VENDITA IMMOBILI DELLO STATO: CESSIONE 36 IMMOBILI DELLO STATO A FONDO PRIVATO Villa Manzoni a Roma, la Manifattura Tabacchi di Firenze e un palazzo nel centro storico di Palermo alcuni degli edifici più importanti. Interrogazione parlamentare dell'on. Giovanna Melandri (DS) "In merito alla notizia riportata questa mattina dell'avvenuta cessione di 36 immobili di proprietà del Ministero dell'Economia al fondo privato statunitense Carlyle, il Governo dovrebbe fornire maggiori spiegazioni. Di quali immobili si tratta? A che condizioni sono stati ceduti e per quale valore? Vi sono tra di essi beni di valore storico - artistico? E' opportuno ed urgente che il Governo renda noti i particolari di questa operazione. In caso contrario si rafforzano i dubbi sorti intorno alle cartolarizzazioni volute da Tremonti ed alla costituzione di Patrimonio Spa. Da mesi, infatti, malgrado le richieste, l'attività di cartolarizzazione dei beni del demanio pubblico avviata dal Governo Berlusconi, procede senza alcuna garanzia di trasparenza. Non ci sono notizie, non ci sono più le regole che tutelavano dal rischio di svendita monumenti, musei, palazzi storici, aree archeologiche, non ci sono più certezze. Le rassicurazioni verbali del Ministro Tremonti e dei vertici di Patrimonio Spa non bastano. Occorre che venga ripristinata la norma che stabiliva tutele e regole per i beni di valore storico artistico. Fino ad allora è necessario che le cartolarizzazioni dei beni del demanio pubblico avvengano alla luce del sole ."
Roma, 3 Marzo 2003 - Per informazioni 06.67605301
Cosilinum in vendita
Cosilinum, a Padula in provincia di Salerno, è in vedita con 999 quote a 1000 euro ciascuna. Un intero sito archeologico nel cuore della Lucania con Torre Quadrata, e circostante terreno di mq.43.000 è in vendita a privati ed enti pubblici interessati. La città risale al IV secolo a.c. mancano a tuttoggi un' adeguata campagna di scavo e fonti letterarie di studio.
Urbani come sempre smentisce
"Vogliamo innanzitutto tutelare e poi anche valorizzare il nostro immenso patrimonio: nessuno ha mai pensato di vendere beni artistici o di affidare ai privati i musei italiani'': lo ha detto il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani ad un dibattito oggi a Milano. All'incontro hanno partecipato, tra gli altri, il consigliere di amministrazione della Rai e assessore alle culture della Lombardia, Ettore Albertoni, e l'assessore alla Cultura di Milano Salvatore Carrubba. ''I monumenti nazionali - ha spiegato il ministro - non possono essere alienati perche' sono vincolati. Noi non abbiamo mai pensato di privatizzare un bel nulla. I musei sono pubblici e tali devono rimanere. Il tesoro degli italiani deve restare degli italiani tutti, sarebbe una mostruosita' cederli a privati. Noi vogliamo invece avere la possibilita' di dare la gestione di alcuni beni culturali in 'con-cessione'. Non quindi cederli, ma avere un aiuto da chi ha una cultura della gestione migliore della nostra. I musei resteranno comunque sotto la responsabilita' dei sovrintendenti e dei direttori. La stessa Costituzione afferma all'articolo 9 che la tutela e' esercitata dallo Stato''. Peraltro ''il patrimonio culturale e' la calamita che attira il turismo: vengono dall'estero per visitare Brera o gli Uffizi, per assistere a uno spettacolo della Scala. Il patrimonio artistico ha, anche dal punto di vista economico, una importanza enorme. Non solo: molti sostengono, e sono d'accordo, che il mondo si rimpiccolisce. E questo fa diventare sempre piu' importante il riconoscimento di che cosa e' italiano rispetto a quanto e' di altri Paesi. Noi siamo conosciuti per il nostro patrimonio artistico, di qui il fatto che la nostra autorevolezza, la credibilita' e l'attrattiva di tutto quello che produciamo siano strettamente legati alla visibilita' e al prestigio del nostro passato. Noi siamo conosciuti per quello che abbiamo fatto. Sono la nostra identita' culturale e il patrimonio artistico a renderci straordinariamente ricchi e contemporaneamente italiani''
(ANSA) MILANO, 9 DIC
Alba Fucens in vendita
"Prima manifestazione pubblica in Abruzzo, il 14 dicembre, contro la vendita dei beni demaniali - tra cui l'antica citta' romana di Alba Fucens - il cui elenco e' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 agosto scorso. La promuove Legambiente Abruzzo, con il Comune marsicano di Massa D'Albe, proprio nell'anfiteatro romano di Alba Fucens. Pullman per la Marsica saranno organizzati per quel giorno dall' associazione ambientalista, in partenza da ciascun capoluogo di provincia abruzzese. Per gennaio, invece, il sindaco di Massa Mario Parlati - nel cui territorio ricade il sito archeologico - ha annunciato un consiglio comunale aperto anche agli amministratori dei comuni limitrofi (una trentina) proprio nell'area archeologica, posta a 1050 metri di quota, alle pendici del Monte Velino. Due settimane dopo la pubblicazione dell' elenco sulla Gazzetta Ufficiale due quotidiani deteschi avevano espresso la loro preoccupazione per la messa in vendita da parte dello Stato Italiano. Citando proprio Alba Fucens, inoltre, definirono ''irrisorio'' il prezzo stabilito di poco piu' di 40mila euro. ''I gioielli dell' Abruzzo ceduti alla Patrimonio Spa - ha dichiarato il segretario regionale di Legambiente, Antonio Ricci - in cambio del Terzo Traforo del Gran Sasso, inserito nella Legge Obiettivo''. ''In pratica - ha spiegato Ricci -, con obiettivi legati alla necessita' di ridurre il debito pubblico, finanziare la realizzazione di infrastrutture e getsire in maniera redditizia il patrimonio dello Stato, negli ultimi mesi si e' intervenuti con provvedimenti che modificano profondamente l' ordinamento relativo alla gestione dei beni pubblici nel nostro Paese: le leggi 410 del 2001 e 112 del 2002''. ''Con la prima - ha aggiunto Ricci - si autorizza il ministero dell' economia a costituire societa' per realizzare operazioni di 'cartolarizzazione' dei proventi della dismissione del patrimonio immobiliare di Stato ed Enti Pubblici; con l'altra e' prevista la possibilita' di cedere il patrimonio dello Stato a due societa' di diritto privato (Patrimonio dello Stato Spa e Infrastrutture Spa). Alla prima possono essere trasferiti tutti i beni immobili disponibili o indisponibili, nonche' demaniali; il tutto puo' essere ulteriormente trasferito a Infrastrutture Spa, societa' creata per finanziare la realizzazione di opere pubbliche e aperta anche al capitale privato'. (Ansa) PESCARA, 4 DIC ''
"Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 6 agosto di quest’anno è stato messo in vendita il sito archeologico di Alba Fucens. Anfiteatro, terme, foro, basilica, santuario, mosaici, colonne e strade lastricate: tutta l’antica città romana si può acquistare ad appena 40.615 euro (78 milioni delle vecchie lire), un vero prezzo di saldo. “Questo progetto è un’offesa per tutti noi. – afferma Mario Parlati, sindaco di Massa d’Albe - Alba Fucens deve restare di proprietà degli italiani affinché possa continuare ad essere quel fondamentale polo turistico e culturale del nostro territorio. Alba è visitata ogni anno da 70.000 turisti, è il sito archeologico più importante della regione, che ha già restituito un inestimabile patrimonio artistico, anche se portato alla luce solo in parte. Questo gioiello deve essere valorizzato, molto più di quanto non lo sia adesso, ma certo non venduto. Per la Marsica, a cui il terremoto del ’15 ha portato via quasi tutto il patrimonio storico, Alba costituisce anche un irrinunciabile pezzo della nostra memoria. Ho scritto anche al Presidente Ciampi – continua Parlati - e se proprio sarà necessario, piuttosto la comprerò io Alba Fucens per regalarla al mio comune. Chiedo agli abruzzesi di contribuire a questa battaglia di civiltà partecipando alla manifestazione del 14 dicembre.” Il sito archeologico di Alba Fucens è solo il caso emblematico ed il più rappresentativo di un grande patrimonio pubblico regionale che è stato posto in vendita. In 51 comuni abruzzesi il governo vuole liberarsi di ogni sorta di beni demaniali, 147 fra edifici e terreni.
"Un popolo riconosce la propria identità – dice Antonio Ricci, presidente regionale di Legambiente - anche attraverso i beni del patrimonio pubblico. Ci sentiamo italiani perché siamo partecipi di una storia secolare che ha disseminato questo paese di uno straordinaria ricchezza di opere, monumenti, paesaggi, un patrimonio unico al mondo. Cederlo equivale a vendere non solo un pezzo del Paese Italia, ma anche un po' della propria identità, del proprio senso di comunità. Neanche quando l’Italia era ben più povera di adesso, i governi hanno mai pensato di alienare i beni del Paese.” E’ ancor più inaccettabile che si venda la ricchezza d’Italia per finanziare opere di dubbia utilità (ponti, autostrade, trafori, ecc.), spesso dannose o inutili. La Patrimonio SpA, istituita con il decreto Tremonti del 15 aprile 2002 (n. 63), poi convertito in legge il 15 giugno 2002 (n. 112), ha lo scopo di realizzare le Grandi Opere, previste nella Legge Obiettivo, finanziandole con la vendita del patrimonio pubblico. La crescita del Paese passerebbe per la realizzazione di grandi opere pubbliche che costeranno al Paese 346.000 miliardi di euro in 10 anni. Ma tutti quei miliardi di euro necessari a fare dell'Italia un cantiere non ci sono. Le casse dello Stato, è sotto gli occhi di tutti, sono in rosso; i privati non si arrischiano più di tanto in opere di dubbia utilità e di ancor più dubbio profitto. E allora? Lo Stato aliena. Ma l'Italia e l'Abruzzo non sono in vendita. Stiamo assistendo – continua Ricci - ad un vero e proprio salto di qualità nell’attacco nei confronti dell’ambiente. Non si può più parlare semplicemente di disattenzione nei confronti delle tematiche ambientali: si tratta ormai di un vero e proprio affronto, di un tenace perseguire priorità che confliggono vistosamente col rispetto e la valorizzazione del territorio. "
04/12/2002 - Legambiente