Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2798-codice-civile-assegnazione-della-cosa-in-pagamento
Timestamp: 2020-08-08 20:32:21+00:00
Document Index: 39652828

Matched Legal Cases: ['art. 2797', 'art. 2798', 'art. 2798', 'art. 1851', 'art. 53', 'art. 56', 'sentenza ', 'art. 2798']

Art. 2798 codice civile: Assegnazione della cosa in pagamento | La Legge per tutti
Art. 2798 codice civile: Assegnazione della cosa in pagamento
Creditore pignoratizio: [v. 2748].
Assegnazione in pagamento: attribuzione diretta del bene pignorato al creditore, al fine di soddisfare il suo credito.
Perizia: attività finalizzata ad integrare le generiche conoscenze tecniche dell’organo giudicante con quelle di un esperto del settore, appositamente nominato tra gli iscritti in determinati albi o tra persone fornite di particolare competenza nella disciplina specifica.
(1) Per effetto dell’assegnazione il creditore pignoratizio diviene proprietario del bene assegnatogli, anche se il valore dello stesso superi il credito da lui vantato, dovendosi procedere, in questa ipotesi, al versamento dell’eventuale differenza in favore del costituente il pegno.
Anche l’assegnazione è prevista, come la vendita di cui all’articolo precedente, al fine di un rafforzamento della garanzia del creditore: egli può, peraltro, richiedere l’assegnazione anche dopo aver provveduto all’intimazione ex art. 2797 e può, altresì, procedere alla vendita fintantoché non ottenga l’assegnazione.
Ai sensi dell’art. 2798 c.c., il creditore pignoratizio può sempre ottenere l’assegnazione del bene in pagamento ma “fino alla concorrenza del debito” e “secondo stima da farsi con perizia” (Nella specie, in ordine alla legittimità dell’escussione del pegno concesso mediante atto di costituzione in pegno, secondo cui a fronte dell’escussione la società aveva facoltà di scegliere tra due adempimenti alternativi; rilevato che i limiti dell’adempimento alternativo in forma di “datio in solutum” erano resi espliciti tramite il richiamo all’art. 2798 c.c., avente la duplice funzione: - di tutela del debitore rispetto al divieto di patto commissorio e determinazione con perizia, cioè per via giudiziale, della parte di credito estinta mediante “datio in solutum”; - e di tutela del creditore a non vedere estinto l’intero credito mediante “datio” di una quota societaria avente valore inferiore all’ammontare del credito stesso; il Trib. ha respinto l’istanza di sequestro giudiziario, non vertendo la controversia reale sulla proprietà o sul possesso della quota, bensì sul suo valore, ai fini di verificare l’entità dell’abbattimento del credito per effetto dell’escussione del pegno).
Tribunale Milano 05 ottobre 2013
Atteso che nel pegno irregolare (disciplinato in tema di anticipazione bancaria dall'art. 1851 c.c.) le somme di denaro o i titoli depositati presso il creditore, considerati quali beni fungibili, diventano - diversamente che nel pegno regolare - di proprietà dello stesso creditore e il soddisfacimento di quest'ultimo non avviene mediante il meccanismo di cui agli art. da 2796 a 2798 c.c., che presuppone l'altruità delle cose ricevute in pegno, e considerato altresì che il pegno irregolare deve poter realizzare l'effetto che gli è proprio di permettere al creditore pignoratizio di soddisfarsi sulla cosa al di fuori del concorso con gli altri creditori e che, esistendo unicità o accessorietà di rapporti tra pegno irregolare e credito a garanzia del quale esso è stato costituito, tale credito si estingue in virtù di un'operazione contabile - al di fuori di una compensazione in senso tecnico - e può soltanto sorgere l'obbligo di restituzione dell'eventuale eccedenza della somma o dei beni oggetto del pegno irregolare, sono inapplicabili, in caso di fallimento o sottoposizione a liquidazione coatta amministrativa del debitore concedente (oltre che le disposizioni sulle modalità di realizzazione del bene costituito in garanzia in concorrenza della procedura concorsuale) la regola, posta dal comma 1 dell'art. 53 l. fall., secondo cui sono soggetti alla procedura di ammissione al passivo anche i crediti pignoratizi, nonché i limiti alla compensabilità dei debiti verso il fallito derivanti dall'art. 56 l. fall. (Nella specie l'ufficio centrale italiano venne incaricato da società assicuratrice poi posta in liquidazione coatta amministrativa di pagare indennizzi per incidenti stradali verificatisi all'estero, ricevendo dalla stessa dei titoli in pegno irregolare, e poi restituì alla società in liquidazione coatta la somma ricavata dalla vendita dei titoli al netto dei pagamenti effettuati. La S.C., enunciando il riportato principio, ha confermato la sentenza impugnata, di rigetto della domanda proposta dal commissario liquidatore della compagnia assicuratrice per ottenere la restituzione anche dell'importo trattenuto).
Cassazione civile sez. I 24 gennaio 1997 n. 745
Pur riconoscendosi il diritto del creditore pignoratizio di chiedere al giudice delegato di essere autorizzato alla vendita del bene pignorato, secondo le modalità da questi stabilite, il curatore può essere autorizzato, in ogni tempo, a riprendere le cose date in pegno oppure a chiederne la vendita, senza che tali iniziative possano subire preclusione alcuna da parte del creditore pignoratizio, neppure in relazione al precetto normativo previsto dall'art. 2798 c.c.
Tribunale Perugia 07 luglio 1989