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Timestamp: 2019-12-07 15:24:02+00:00
Document Index: 33618356

Matched Legal Cases: ['art.9', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 2424', 'art. 21']

Ultima risoluzione delle Entrate su fotovoltaico e credito d'imposta per nuovi beni strumentali
4 Febbraio 2009 - Autore: Dott.Alessio Elia Alessio Elia
RISOLUZIONE N. 20/ E Roma, 27 gennaio 2009
OGGETTO: Interpello - Art. 11 Legge 27 luglio 2000, n. 212 - ALFA – art.9 , DM 2 febbraio 2007.
Con istanza d’interpello formulata ai sensi dell’art. 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, è stato chiesto posto il seguente:
a) ha richiesto l’incentivo (c.d. tariffa incentivante) per la produzione dell'energia elettrica previsto dall’art. 7, comma 2, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387;
b) ha inoltrato al Centro Operativo di Pescara l’istanza per beneficiare del credito di imposta per la realizzazione dell'impianto fotovoltaico ai sensi dell'articolo 1, commi 271 - 279, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. In relazione a quest’ultima istanza la Società fa presente di aver ottenuto il nulla osta alla fruizione del credito di imposta per una percentuale pari al 50 % dell'investimento.
L’interpellante chiede di conoscere se gli incentivi previsti per la produzione di energia elettrica mediante impianti fotovoltaici (c.d. tariffa incentivante) sono cumulabili con il credito di imposta per i nuovi investimenti di cui al citato art. 1, commi 271-279. Soluzione interpretativa prospettata dal contribuente
L’istante osserva che l’art. 10 del DM 6 febbraio 2005 concernente “Condizioni per la cumulabilità dell’incentivazione con altri incentivi” dispone che le tariffe incentivanti non sono applicabili quando per la realizzazione dell’impianto siano stati o siano concessi contributi in conto capitale in misura superiore al 20 per cento del costo. Ciò stante, ritiene che sia possibile cumulare i due benefici (tariffa incentivante per la produzione di energia elettrica e credito di imposta per la realizzazione di nuovi investimenti), in quanto, il credito di imposta concesso ai sensi dell’art. 1, commi 271-279 della l. n. 289/2006, si configura come contributo in conto impianti.
Il DM 28 luglio 2005, emanato ai sensi dell’art. 7, comma 1, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, modificato ed integrato dal DM 6 febbraio 2006, ha definito i criteri per l’incentivazione della produzione di energia elettrica da fonte solare.
In tale ambito al comma 2 dell’art. 10 del citato DM ha disposto che “le tariffe incentivanti (…) non sono applicabili all'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici per la cui realizzazione siano stati o siano concessi incentivi pubblici in conto capitale, eccedenti il 20 % del costo dell'investimento”.
Com’è noto i contributi si qualificano, sotto il profilo dell’imposizione diretta, in modo diverso - contributi in conto esercizio, contributi in conto impianti e contributi in conto capitale - a seconda delle loro finalità: nello specifico, i contributi in conto esercizio sono destinati a fronteggiare esigenze di gestione, mentre i contributi in conto capitale e i contributi in conto impianti sono destinati alla ristrutturazione e/o al potenziamento dell’apparato produttivo dell’impresa ovvero all’acquisizione di specifici beni strumentali.
Ciò stante, atteso che i contributi in conto capitale e quelli in conto impianti perseguono il medesimo scopo, si ritiene che il credito d’imposta richiesto dall’istante ai sensi del citato art. 1, commi 271-279 e concesso nella misura del 50 per cento, qualificato dalla scrivente come contributo in conto impianti con circolare 11 aprile 2008, n. 38, potrà essere fruito e cumulato con la tariffa incentivante di cui all’art. 7, comma 2, del d. lgs. 387/2003, solo nella misura del 20 per cento (costituente la soglia massima di cumulabilità di cui all’anzidetta disposizione) e, quindi, per una percentuale inferiore a quella riconosciuta dal Centro Operativo di Pescara. In tal caso, occorre darne notizia al medesimo Centro per gli opportuni aggiornamenti delle disponibilità finanziarie.
Resta inteso che qualora il soggetto utilizzi il credito d’imposta per una percentuale superiore al predetto 20 per cento, lo stesso, ai sensi dell’articolo in commento, perderà il beneficio della tariffa incentivante erogata in relazione all’energia elettrica prodotta annualmente dall’impianto fotovoltaico.
Le Direzioni Regionali vigileranno affinché le istruzioni fornite e i principi enunciati con la presente risoluzione vengano puntualmente osservati dagli uffici..
La disamina del suddetto testo normativo, partendo da una preliminare descrizione del caso concreto dal quale è nata, si fonda su una breve descrizione del credito d’imposta per l’acquisto di nuovi beni strumentali in aree svantaggiate e sulla analisi del sistema normativo della tariffa incentivante.
Il credito d’imposta in parola viene introdotto dai commi 271-279 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2008, che così recitano: “… alle imprese che effettuano l’acquisizione dei beni strumentali nuovi indicati nel comma 273, destinati a strutture produttive ubicate nelle aree delle regioni Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata, Sardegna, Abruzzo e Molise ammissibili alle deroghe previste dall’articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del Trattato istitutivo della Comunità europea, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2006 e fino alla chiusura del periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013, è attribuito un credito d’imposta secondo le modalità di cui ai commi da 272 a 279. 272. Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura massima consentita in applicazione delle intensità di aiuto previste dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo 2007-2013 e non è cumulabile con il sostegno de minimis nè con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto i medesimi costi ammissibili….”.
Il beneficio fiscale in parola in data 24 gennaio 2008 riceveva l’approvazione da parte della Commissione Europea.
Il credito d’imposta[1], viene concesso per gli acquisti di beni strumentali nuovi effettuati nel 2008, che possono essere così classificati e distinti:
- macchinari, impianti diversi da quelli infissi al suolo, ed attrezzature varie, classificabili nell’attivo dello Stato patrimoniale alle voci B.II.2 e B.II.3 dello schema previsto dall’art. 2424 c.c.. Giova ricordare che la circolare n°38/E dell’11 aprile 2008, ai fini della concessione del credito d’imposta, fa esplicito riferimento ai beni “classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale di cui al primo comma, voci B.II.2 e B.II.3, dell’articolo 2424 del codice civile”.
Si tratta, più precisamente, dei beni classificati come “Impianti e macchinario” nello schema di Stato Patrimoniale previsto dall’articolo 2424 (voce B.II.2) e come “Attrezzature industriali e commerciali” (voce B.II.3). Gli impianti e il macchinario identificano beni strumentali, fissi o mobili, aventi fisica esistenza, compresi gli stabilimenti industriali tecnicamente organizzati e gli opifici industriali, considerati sia nella loro aggregazione funzionale (vale a dire, come una pluralità di beni coordinati per l’attività produttiva) sia anche singolarmente nella loro individualità fisica e giuridica.
Rientrano tra i beni in questione sia gli impianti generici (quali impianti di produzione e distribuzione energia, officine di manutenzione, raccordi e materiale rotabile, mezzi per traino e sollevamento, centrali di conversione, parco motori, pompe, impianti di trasporto interno, servizi vapore, riscaldamento e condizionamento, impianti di allarme) che gli impianti specifici ed altri impianti (quali ad esempio, forni e loro pertinenze), nonché i beni individuabili quali “macchinario”, automatico e non automatico.
E’ utile ricordare che nel concetto di “impianti”, in senso lato, si individuano - come precisato dall’Amministrazione finanziaria con la circolare n. 181 del 27 ottobre 1994 - anche i fabbricati e i manufatti stabilmente incorporati al suolo, nonché le aree su cui insistono i fabbricati e quelle accessorie.
Tuttavia, la disposizione agevolativa fa riferimento ad impianti e macchinari “diversi da quelli infissi al suolo”[2].
A tal fine, si ritiene, in linea generale, che siano “diversi da quelli infissi al suolo” - in conformità a quanto contenuto nella circolare n. 46/E del 19 luglio 2007, emanata in relazione agli incentivi fiscali per gli impianti fotovoltaici - gli impianti e i macchinari che possono essere agevolmente rimossi e posizionati in altro luogo, mantenendo inalterata la loro originaria funzionalità.
Ovviamente, bisogna ritenere che in taluni casi particolari la qualificazione dei beni quali impianti/macchinari “diversi da quelli infissi al suolo” potrà essere valutata, in concreto e sulla base di valutazioni oggettive, secondo criteri diversi da quelli menzionati che, con diretto riferimento alla specifica fattispecie, possano risultare maggiormente significativi.
Sono, altresì, agevolabili: attrezzature industriali e commerciali, attrezzature di laboratorio, nonché equipaggiamenti e ricambi, attrezzatura commerciale e di mensa; attrezzatura varia ed utensili, legati al processo produttivo o commerciale dell’impresa; attrezzatura che completa la capacità funzionale di impianti e macchinari, anche se con un più rapido ciclo d'usura.
Deve trattarsi, in ogni caso, di beni ammortizzabili ai sensi degli articoli 102 ovvero 102-bis del TUIR.
Nel caso di beni parzialmente incorporati in un bene immobile (cioè beni non interamente separabili dall’immobile stesso), nella misura in cui gli stessi siano parte di un progetto di investimento iniziale, rileverà esclusivamente il costo relativo alla parte di essi separabile dall’immobile, determinata in base al costo specifico ovvero mediante criteri proporzionali (si pensi, ad esempio, ad un impianto elettrico ovvero ad un impianto di aria condizionata, per i quali saranno agevolabili solo i costi relativi agli elementi fisicamente asportabili senza procedere ad alcun intervento sull’immobile).
Taluni beni materiali possono presentare caratteristiche riconducibili sia alle tipologie agevolabili sia a tipologie non agevolabili (si pensi, ad esempio, ad un’autogru ovvero ad un carro-attrezzi e simili, che incorporano un macchinario ad un automezzo); in tali ipotesi, atteso l’esplicito rinvio della norma agevolativa all’articolo 2424 del codice civile, ai fini della qualificazione dei beni medesimi tra quelli agevolabili, dovrà farsi riferimento alla corretta classificazione di bilancio: conseguentemente, i relativi costi di acquisizione di tali beni potranno essere computati tra gli investimenti agevolabili se correttamente iscritti nelle richiamate voci B.II.2 e B.II.3 dello schema di Stato Patrimoniale.
- programmi informatici commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa, limitatamente alle piccole e medie imprese; brevetti concernenti nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi, per la parte in cui sono utilizzati per l’attività svolta nell’unità produttiva (per le grandi imprese gli investimenti di tali beni sono agevolabili solo al 50%).
Allo scopo di migliorare la comprensione del beneficio di cui sopra è opportuno rilevare che per “struttura produttiva”[3] si deve intendere ogni singola unità locale ubicata nei territori ammessi all’agevolazione in cui si esercita l’attività dell’impresa stessa, pertanto, può trattarsi di:
1. un autonomo ramo di azienda, inteso come un insieme coordinato di beni materiali e immateriali nonché di risorse umane precisamente identificabili ed esclusivamente ad esso attribuibili, dotato di un’autonomia decisionale come centro di costo e di profitto, idoneo allo svolgimento di una attività;
2. un’autonoma diramazione territoriale dell’azienda, a condizione che costituisca di per sé un centro autonomo di imputazione di costi e non rappresenti parte integrante del processo produttivo dell’unità locale, situata nello stesso territorio comunale.
A scopo esemplificativo, si ricordi che una semplice linea di produzione non può costituire una unità produttiva.
Inoltre, l’esposizione finora realizzata richiede un’ulteriore specificazione inerente al rapporto tra il credito d’imposta in esame e la disciplina comunitaria sugli aiuti di Stato.
In particolare, a partire dal 1 gennaio 2008 viene introdotto il limite annuale di 250.000 euro alla fruizione dei crediti d’imposta, che, però, può essere superato dalle imprese ubicate in Molise, Abruzzo, Puglia, Sardegna, Sicilia, Basilicata, Calabria, Campania, a condizione che siano impegnate in processi di ricerca e sviluppo e che abbiano presentato preventivamente alla Agenzia delle Entrate un’istanza preventiva ai sensi dell’articolo 11 della legge 27 luglio 2000 n. 212. Eccetto quest’ultima ipotesi di interpello preventivo, l’agevolazione in esame non richiede una autorizzazione dell’Agenzia delle Entrate, poiché costituisce una misura automatica e prevede delle verifiche sulla corretta utilizzazione solo successive. Si ricordi, inoltre, che il credito d’imposta matura a partire dalla data in cui l’investimento si considera realizzato e deve essere utilizzato entro tre anni dalla data di acquisto dei suddetti beni.
Ma c’è di più: infatti, l’agevolazione in parola viene concessa in percentuale sull’importo dell’investimento netto (pari al costo dei nuovi investimenti da cui viene sottratto il costo non ammortizzato dei beni ceduti e/o dismessi e degli ammortamenti).
L’agevolazione fiscale in esame è calcolata direttamente dal contribuente e si determina applicando all’ammontare dell’investimento netto, come sopra determinato, le percentuali massime di aiuto stabilite dalle norme comunitarie fissate in relazione alle dimensioni dell’impresa e dell’area nella quale l’investimento stesso è localizzato (per l’intensità di tali massimali si rimanda al precedente approfondimento sul nostro portale), secondo quanto stabilito dalla nuova Carta degli Aiuti di Stato. Sotto un profilo prettamente fiscale è necessario che venga indicato nella dichiarazione dei redditi,non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’IRAP. 30
La possibilità di utilizzare il credito per il versamento degli acconti dipende, caso per caso, dalla data di scadenza degli acconti. in ciascun periodo d’imposta in cui è effettuato l’ammortamento dei beni agevolati, occorrerà sterilizzare gli effetti della contabilizzazione del credito come contributo in conto impianti con opportune variazioni in diminuzione in sede di dichiarazione dei redditi; in particolare: a) nel caso in cui il contributo venga contabilizzato come rettifica del costo dei beni agevolati, la variazione in diminuzione sarà pari alla differenza tra le quote di ammortamento fiscalmente deducibili, calcolate sul costo del bene al lordo del contributo, e le minori quote stanziate in bilancio, determinate sul costo al netto del contributo stesso; b) nel caso in cui si contabilizzi il contributo secondo la tecnica dei risconti, la variazione in diminuzione sarà pari alle quote del credito d’imposta maturato imputate al conto economico come componenti positivi in funzione della durata dell’ammortamento dei beni agevolati.
Inoltre, il credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali può essere compensato con l’eventuale debito d’imposta solo per la parte in cui eccede a partire dal sesto mese successivo al termine per la dichiarazione dei redditi riferita all’anno di concessione del credito; in tal caso, le imprese devono comunicare ai sensi dell’articolo 1 comma 30 della finanziaria per il 2007, in via telematica e preventiva importo e tipologia dei crediti che intendono compensare entro 5 giorni dalla data della effettiva compensazione.
Inoltre, il bonus in esame non può essere richiesto a rimborso né può essere ceduto poiché come sopra esposto è utilizzabile esclusivamente in compensazione adoperando il modello F24.
Per concludere, in merito ai casi di esclusione dal godimento di tale beneficio si ricorda che si tratta delle imprese operanti nei settori sensibili quali l’industria siderurgica, carbonifera, della pesca, delle fibre sintetiche, e i settori creditizio, finanziario ed assicurativo.
Per concludere è interessante ricordare che, secondo il decreto n.185/08 l’uso del credito d’imposta inesistente realizzato con dolo oppure con colpa,implica una sanzione pari dal 100% al 200% dello stesso.
In merito al conto energia e al relativo trattamento fiscale si osserva quanto segue.
Il nuovo quadro normativo inerente la produzione di energia elettrica tramite un impianto fotovoltaico, come sopra premesso, si impernia sul Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 19 febbraio 2007, il quale individua i criteri e le modalità per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare e rappresenta il punto di arrivo di un cammino legislativo iniziato con il D.lgs. n. 79 del 16 marzo 1999.
La norma suddetta si pone in funzione attuativa dell’articolo 7 del Decreto legislativo del 29 dicembre 2003 n. 387 , che si pone l’obbiettivo di promuovere attraverso procedure amministrative veloci, la diffusione delle energie alternative.
Il contributo a fondo perduto rappresentato dal conto energia è subordinato all’effettivo esercizio dell’impianto e si caratterizza per essere completamente privo del carattere di qualsivoglia tipo di sinallagmaticità e, pertanto non è assoggettato ad iva; inoltre, è un contributo in conto impianti.
In primo luogo, allo scopo di meglio inquadrare l’analisi della normativa di settore, è opportuno definire i soggetti e le attività che vengono concretamente regolamentate.
I soggetti che possono beneficiare delle misure descritte negli articoli 6 e 7 del D.M. del 19 febbraio 2007 e cioè il conto energia e il premio sono: le persone fisiche, le persone giuridiche, i soggetti pubblici e i condomini di unità abitative e/o di edifici.
Ognuna delle predette categorie di soggetti è la destinataria di un particolare trattamento conseguenza di obiettivi normativi che il legislatore ha posto come prioritari nella propria attività di riforma del sistema produttivo energetico.
Possono usufruire delle suddette misure, di cui si parlerà più diffusamente in seguito, rispettando le seguenti condizioni:
a) gli impianti, realizzati sia in silicio cristallino, amorfo oppure con tecnologia ibrida, devono rispettare i parametri indicati nel decreto in parola oppure quelli indicati nei decreti interministeriali 6 e 7 rispettivamente del 28 luglio 2005 e del 6 febbraio 2006;
b) la potenza nominale degli impianti deve essere non inferiore a 1 kW;
c) gli impianti devono essere entrati in esercizio in data successiva alla delibera della Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas n. 90/07[4].
Ciò vale anche per gli interventi di nuova costruzione, rifacimento totale oppure parziale, con la limitazione per quest’ultime tipologie che il conto energia si applica esclusivamente alla produzione aggiuntiva ottenuta in costanza degli interventi in parola.
Sempre sotto un profilo di classificazione cronologica degli impianti, sono ammesse le strutture idonee a produrre energia elettrica dalle radiazioni solari entrate in effettivo esercizio nel periodo intercorrente tra il 1 ottobre 2005 e la data di entrata in vigore della predetta delibera della AEEG[5], a condizione che siano stati realizzati nel rispetto dei requisiti tecnici e che non godano dei benefici previsti dai decreti interministeriali 6 e 7 del 2005 e del 2006 e che la richiesta di usufruire del conto energia/tariffa incentivante sia presentata entro novanta giorni dalla entrata in vigore del provvedimento amministrativo già citato;
d) gli impianti presupposto della misura incentivante devono rispondere alle caratteristiche tecniche indicate nell’allegato n. 1 del D.M. del 19 febbraio 2007[6];
e) gli impianti devono essere collegati alla rete elettrica oppure a piccole reti isolate con un unico punto di connessione alla rete elettrica, non condiviso con altri impianti fotovoltaici;
f) devono essere costituiti da componentistica nuova.
Per quanto riguarda l’aspetto procedurale, la concessione del conto energia/tariffa incentivante viene regolato nei dettagli da provvedimenti della Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, che disciplinano sia le modalità sia le tempistiche che devono essere rispettate dal Gestore di Rete, il quale ha l’obbligo generale di comunicare il punto di consegna e realizza la connessione dell’impianto alla rete elettrica.
Ultimato l’impianto, il soggetto esecutore deve darne comunicazione di ultimazione dei lavori al Gestore di Rete (GSE).
Dopo tale momento ed entro sessanta giorni dalla data di entrata in esercizio dell’impianto il soggetto responsabile è tenuto a far pervenire al soggetto attuatore la richiesta di concessione della pertinente tariffa incentivante insieme alla documentazione finale di entrata in esercizio[7].
Ricevuta la documentazione predetta, il soggetto, attuatore verificato il rispetto delle condizioni previste dal D.M. del 19 febbraio 2007 e sopra elencate, comunica al soggetto responsabile, che è il beneficiario, la tariffa riconosciuta.
Va ricordato, allo scopo di meglio definire la problematica in parola, che il beneficiario può chiedere di usufruire del servizio dello scambio sul posto qualora sia il soggetto responsabile di un impianto di potenza di picco non superiore a 20 kWh[8].
È necessario, a questo punto della trattazione, descrivere ed analizzare la tariffa incentivante/conto energia e il premio aggiuntivo per gli impianti fotovoltaici abbinati ad un uso efficiente dell’energia.
Il primo dei due strumenti agevolativi prevede che l’energia elettrica prodotta da impianti fotovoltaici realizzati in conformità del D.M. 19 febbraio 2007, dopo ed in ottemperanza della Delibera AEEG n. 90/07 è sottoposta ad una tariffa incentivante concessa in relazione alla potenza dell’impianto.
Tale tariffa individuata sulla base della medesima tabella viene riconosciuta per un periodo di venti anni a decorrere dalla data di entrata in esercizio dell’impianto ed è costante in moneta corrente in tutto il periodo di venti anni[9].
La tariffa incentivante, deve essere decurtata del 2% per ciascuno degli anni di calendario successivi al 2008 con arrotondamento commerciale alla terza cifra decimale alla terza cifra decimale.
Il suddetto contributo è, invece, aumentato del 5% con arrotondamento decimale alla terza cifra decimale nei seguenti casi:
a) per gli impianti fotovoltaici con potenza nominale dell’impianto pari a 3< minore o uguale a 20 e per quelli P>20, dotati del titolo di autoproduttore ex articolo n. 2 comma 2 del citato D.lgs. n. 79 del 16 marzo del 1999;
b) per gli impianti il cui soggetto responsabile sia una scuola pubblica o paritaria di qualunque ordine e grado e una struttura sanitaria pubblica;
c) per gli impianti integrati in superfici esterne degli involucri degli edifici, fabbricati, strutture edilizie, di destinazione agricola, in sostituzione di coperture di eternit oppure contenenti amianto; d) per gli impianti i cui soggetti responsabili siano enti locali con popolazione residente inferiore a 5.000 abitanti[10].
Accanto alla concessione della tariffa agevolata per la produzione di energia elettrica attraverso un impianto fotovoltaico, il soggetto richiedente può usufruire di un premio aggiuntivo[11] a condizione che si doti di un attestato di certificazione energetica[12] relativo all’edificio e all’unità immobiliare , comprendente anche l’indicazione dei possibili interventi migliorativi delle prestazioni energetiche dell’edificio.
Tale premio viene riconosciuto al richiedente a decorrere dall’anno successivo alla data della domanda probante l’esecuzione dei lavori necessari.
Il richiedente deve, d’altronde, effettuare i controlli sull’impianto dopo la sua entrata in funzione allo scopo di dimostrare l’abbattimento del 10% dell’indice di prestazione energetica dell’edificio.
Infine, il richiedente per la concessione del premio in parola deve dimostrare il possesso di altri due importanti requisiti:
a) la circostanza che l’impianto in esame sia predisposto per l’alimentazione anche parziale di unità abitative;
b) la sottoposizione al regime di scambio sul posto, in virtù del quale l’impianto fotovoltaico è collegato alla rete nazionale.
Dunque, traendo le fila del discorso l’articolo 7 del D.M. del 19 febbraio 2007, garantisce al soggetto richiedente un premio del 30% della tariffa base a condizione che ricorrano i requisiti di cui sopra.
Poi, viene l’analisi dell’articolo 9 del D.M 19 febbraio 2007 del Ministero dello Sviluppo Economico, il quale prevede specifiche condizioni per l’applicabilità della tariffa incentivante di cui all'articolo 6 e del premio aggiuntivo di cui all'articolo 7. In particolare la tariffa e il premio aggiuntivo: • non sono applicabili all'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici per la cui realizzazione siano o siano stati concessi incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto capitale e/o in conto interessi con capitalizzazione anticipata, eccedenti il 20% del costo dell'investimento, salvo il caso in cui il soggetto responsabile dell'edificio sia una scuola pubblica o paritaria di qualunque ordine e grado o una struttura sanitaria pubblica e non si tratti di incentivi pubblici di natura nazionale; • non sono applicabili all'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici realizzati ai fini del rispetto di obblighi discendenti dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni e integrazioni, o dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296, e che entreranno in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2010; • non sono applicabili all'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici per i quali sia stata riconosciuta o richiesta la detrazione fiscale richiamata all'articolo 2, comma 5, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 , anche nel caso di proroghe e modificazioni della medesima detrazione. Il medesimo articolo prevede che la tariffa incentivante e il premio aggiuntivo non sono cumulabili con i seguenti incentivi: • i “certificati verdi” di cui all’articolo 2, comma 1, lettera o), del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 ; • i “titoli” (3) derivanti dall’applicazione delle disposizioni attuative dell’articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 e dell’articolo 16, comma 4, del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164. Resta fermo, invece, il diritto al beneficio della riduzione dell’imposta sul valore aggiunto per gli impianti facenti uso dell’energia solare per la produzione di calore o energia che, ai sensi del n. 127-quinquies) e n. 127- septies) della Tabella A parte III, allegata al DPR n. 633 del 1972, fruiscono dell’aliquota del 10 per cento.
Emerge, pertanto, una perfetta sintonia tra la disciplina del credito d’imposta per la acquisto di nuovi beni strumentali in aree svantaggiate e quella del conto energia: il primo prevede di un beneficio fiscale subordinato all’acquisto di beni nuovi come anche il secondo subordina la propria effettività all’impiego di componenti nuovi. L’unico limite imposto dal conto energia è che altri tipi di incentivazione, che non siano a capitalizzazione anticipata non concorrano alle spese per l’impianto in misura non superiore al 20%.
Avv.Alessio Elia
[1] Si veda la circolare n°38/E dell’11 aprile 2008 dell’Agenzia delle Dogane secondo cui per “bene nuovo” si deve intendere quelli che ancora devono essere utilizzati. Il requisito della novità sussiste anche nel caso in cui l’acquisto del bene avvenga presso un soggetto che non sia né il produttore né il rivenditore, a condizione che il bene stesso non sia mai stato utilizzato (o dato ad altri in uso) né da parte del cedente, né da alcun altro soggetto. Nella fattispecie dei beni complessi autoprodotti ove alla loro realizzazione abbia concorso anche un bene usato, il requisito della novità sussiste, purché il costo del bene usato non sia “prevalente” rispetto al costo complessivamente sostenuto. Nel caso in cui il bene complesso, che incorpora anche un bene usato, sia stato acquistato a titolo derivativo, il cedente dovrà attestare che l’impiego del bene usato non è di prevalente entità rispetto al costo complessivo. Relativamente ai diversi diritti di utilizzazione di beni immateriali, il requisito della novità è riferibile distintamente a ciascuno dei possibili diritti di utilizzazione, purché esattamente individuabili ed indipendenti dagli altri, a condizione che l’acquisto sia effettuato direttamente dall’autore.
[2] Cfr F. Raffa e G.Russetti “Il credito d’imposta o per l’acquisto di nuovi beni strumentali in nuove aree svantaggiate”, Pratica Fiscale e Professionale n°21 del 26 maggio 2008
[3] Si veda la circolare A/E del 38/E dell’11 aprile 2008 che nel paragrafo 1.6 prevede che : “Per “struttura produttiva” - in conformità a quanto precisato con la circolare n. 41/E del 18 aprile 2001 (relativa al credito d’imposta per investimenti nelle aree svantaggiate previsto dall’articolo 8 della legge 23 dicembre 2000, n. 388) - deve intendersi ogni singola unità locale o stabilimento, ubicati nei territori di cui al comma 271 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2007, in cui il beneficiario esercita l’attività d’impresa. Può trattarsi di un autonomo ramo di azienda, inteso come un insieme coordinato di beni materiali, immateriali e risorse umane precisamente identificabili ed esclusivamente ad esso attribuibili, dotato di autonomia decisionale come centro di costo e di profitto, idoneo allo svolgimento di un’attività consistente nella produzione di un output specifico indirizzato al mercato. Può trattarsi, altresì, di una autonoma diramazione territoriale dell’azienda ovvero una mera linea di produzione o un reparto, pur dotato di autonomia organizzativa, purché costituisca di per sé un centro autonomo di imputazione di costi e non rappresenti parte integrante del processo produttivo dell’unità locale situata nello stesso territorio comunale ovvero nel medesimo perimetro aziendale.”
[4] Il provvedimento in esame prevede che: a) per quanto concerne l’accesso alle tariffe incentivanti, il soggetto responsabile dell’impianto fotovoltaico deve dichiarare sotto la propria responsabilità di rispettare i requisiti di ammissibilità alla tariffa incentivante previsti dal D.M. in analisi. Altresì, prevede che il soggetto beneficiario dichiara sotto la propria responsabilità la sua qualità di proprietario pieno dell’immobile a vantaggio del quale deve essere realizzato l’impianto fotovoltaico. Deve, inoltre, indicare di essere in possesso di tutte le autorizzazioni amministrative richiesto per la realizzazione della propria opera; b) per ciò che riguarda l’erogazione del premio ex art n. 7 del D.M. del 19 febbraio 2007, deve dichiarare di impegnarsi a rispettare i requisiti di ammissibilità; c) in merito all’impianto fotovoltaico, il soggetto beneficiario si deve impegnare a non alterarne la struttura tecnica, modificandone le peculiarità tipologiche.
[5] Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas.
[6] L’Allegato n. 1 specifica che “i moduli fotovoltaici devono essere provati e verificati da laboratori accreditati, per le specifiche prove necessarie alla verifica dei moduli, in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025. Tali laboratori dovranno essere accreditati EA (European Accreditation Agreement) o dovranno aver stabilito con EA accordi di mutuo riconoscimento”. Successivamente rimanda a tutta la normativa tecnica di settore indicata con maggiore precisione ed analiticità.
[7] Alla domanda occorre allegare i seguenti documenti: a) progetto preliminare, comprensivo di scheda tecnica riassuntiva, firmato da un tecnico abilitato o da un professionista iscritto agli albi professionali (utilizzare per la scheda il modello riportato nell’Allegato A1 alla Delibera AEEG n. 40/06, disponibile anche sul sito web del GRTN all’indirizzo www.grtn.it); b) autorizzazione sottoscritta dal/i proprietario/i dell’immobile/terreno qualora diverso/i dal soggetto responsabile: preventivo di spesa, ripartito tra le principali voci di costo; elenco delle autorizzazioni necessarie alla costruzione e all’esercizio degli impianti (tale allegato deve essere presentato anche se si ritiene che non debbano essere ottenute particolari autorizzazioni: in questo caso occorre specificare che non è richiesta alcuna autorizzazione); per i soli impianti di potenza nominale superiore a 50 kW, il cui soggetto responsabile non sia una Amministrazione dello Stato, una regione o provincia autonoma o un ente locale, dichiarazione del soggetto responsabile recante l’impegno a costituire fideiussione bancaria/polizza assicurativa definitiva a favore del GRTN nella misura di 1.000 euro per ogni kW di potenza nominale dell’impianto e a farla pervenire al GRTN entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione di ammissione alle tariffe incentivanti; per i soli impianti di potenza nominale superiore a 50 kW, busta chiusa e sigillata con offerta economica relativa al valore della “tariffa incentivante“ richiesta; dichiarazione (affinché sia riconosciuto l’incremento delle tariffe del 10% nel caso in cui i moduli fotovoltaici siano integrati in edifici di nuova costruzione, ovvero in edifici esistenti oggetto di ristrutturazione) con la quale si attesta il rispetto di quanto definito all’articolo 1, comma 1.1, lettera b) della Delibera AEEG 40/06 e dei criteri di cui all’allegato D del D.lgs. 192/2005.
[8] Lo scambio sul posto, noto anche come net metering (letteralmente misurazione al netto) è una disciplina di gestione elettrica asservita ad alcuni generatori connessi alla rete, che attua una virtualizzazione della produzione di energia elettrica tale da permetterne l'autoconsumo differito nel tempo. Un generatore elettrico permanentemente connesso alla rete di distribuzione, per sua natura, è preposto a riversarvi (tecnicamente iniettarvi) la propria produzione, a meno che prima del punto di consegna non vi sia un utilizzo. In questo caso l'energia prodotta viene istantaneamente autoconsumata dal sistema. Il caso descritto si potrebbe concretizzare in un impianto generatore connesso internamente ad un'abitazione civile. Questa configurazione impiantistica costringerebbe il soggetto responsabile dell'impianto ad autoconsumare l'energia nello stesso istante della sua produzione, oppure a perderla per sempre lungo la rete. Tuttavia nella maggior parte dei casi, in particolare negli impianti fotovoltaici residenziali, gli istanti di produzione e consumo non possono coincidere durante la giornata. Per ovviare a questo inconveniente è stato istituita la disciplina del servizio di scambio sul posto, che prevede di quantificare l'energia riversata in rete per poi defalcare tale quantità dai consumi dell'utenza. In Italia tale sistema è realizzato mediante un contatore elettrico bidirezionale, oppure mediante una coppia di contatori unidirezionali posti in serie elettrica con versi opposti. La posa in opera del o dei contatori è riservata ai gestori di rete;
[9] Si consideri il seguente schema: A) potenza nominale dell’impianto P: 1 minore o uguale a P minore uguale a 3: per impianti non integrati 0,40; per impianti parzialmente integrati: 0,44; per impianti totalmente integrati a livello architettonico: 0,49; B) potenza nominale dell’impianto P: 3< minore o uguale a 20 : per impianti non integrati 0,38; per impianti parzialmente integrati: 0,42; per impianti totalmente integrati a livello architettonico: 0,46; C) potenza nominale dell’impianto P: P>20: per impianti non integrati 0,36; per impianti parzialmente integrati: 0,40; per impianti totalmente integrati a livello architettonico: 0,44.
[10] In materia di premi da attribuire al soggetto responsabile dell’impianto si riporta la seguente sintesi, meglio descritta nel corpo della trattazione: a) 5% per impianti maggiori di 3kwh non integrati architettonicamente il cui soggetto é autoproduttore (é la persona fisica o giuridica che provvede, in misura non inferiore al 70% annuo, alla copertura del proprio fabbisogno di energia elettrica tramite l’utilizzo di un proprio impianto di generazione.). Il titolo di autoproduttore, nel caso in esame, si riferisce elusivamente all’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico;b) scuole e strutture sanitarie pubbliche e private. c) impianti totalmente integrati in sostituzione di coperture di eternit (edifici, fabbricati, strutture edilizie di destinazione agricola); d) impianti i cui soggetti sono comuni con colazione inferiore a 5000 abitanti; si includono le municipalità e circoscrizioni dotate di autonomia e al di sotto della suddetta soglia di abitanti.
[11] Il premio legato all’uso efficiente dell’energia consiste in una maggiorazione percentuale della tariffa incentivante per gli impianti operanti in regime di scambio sul posto e destinati ad alimentare, anche parzialmente, utenze ubicate all’interno o comunque asservite a unità immobiliari o edifici, dove con il termine edifico si intende (articolo 2, comma 1 del D.Lgs. 192/2005): ”…un sistema costituito dalle strutture edilizie esterne che delimitano uno spazio di volume definito, dalle strutture interne che ripartiscono detto volume e da tutti gli impianti e dispositivi tecnologici che si trovano stabilmente al suo interno; la superficie esterna che delimita un edificio può confinare con tutti o alcuni di questi elementi: l'ambiente esterno, il terreno, altri edifici; il termine può riferirsi a un intero edificio ovvero a parti di edificio progettate o ristrutturate per essere utilizzate come unità immobiliari a se stanti”.
[12] Prima che venga emanato il regolamento di attuazione dell’articolo n. 6 del Dlgs n. 192 del 19 agosto 2005, l’attestato di certificazione energetica é sostituito con l’attestato di qualificazione energetica. In particolare, l’attestato di certificazione energetica si dovrebbe riferire alle “Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici”.
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