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Timestamp: 2019-10-21 15:17:22+00:00
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Modena, 22 marzo 2012 - Andrea e Senad, i due fratelli di origine bosniaca trattenuti al Cie e finiti al centro di una lunga polemica, sono stati rilasciati (guarda il video). Il giudice di pace ha infatti accolto il ricorso dei due fratelli ed ha annullato il decreto di espulsione emesso dal questore di Modena. L'avvocato Luca Lugari ha dichiarato che si tratta di una sentenza storica, perchè sancisce l'impossibilità di espellere chi è nato in Italia da genitori stranieri. E’ la prima volta in Italia che questo principio viene affermato da un magistrato.
’Ringraziamo la Giustizia italiana, il giudice, il nostro avvocato e i cittadini che hanno seguito la nostra vicenda’’. Sono le prime parole dei due fratelli. ‘’Io ho due figli, uno di 4 mesi e uno di due anni - ha detto Senad, 24 anni - ed era un mese e undici giorni che non li vedevo. Ora noi vorremmo vivere una vita normale, trovare un lavoro rimanendo in provincia di Modena dove abbiamo sempre vissuto’’. ‘’Pur uscendo dal Cie - ha aggiunto Senad Seferovic - abbiamo un po’ di paura, qualcuno dice che la polizia potrebbe prenderci e riportarci dentro. Sono state settimane difficili per noi, in brutte condizioni chiusi al Cie’’.
LA STORIA. I due fratelli erano al Cie da un mese, cioè da quando i loro genitori avevano perso lavoro e permesso di soggiorno. Nota è stata la loro richiesta di essere liberati, con una lettera inviata alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e al presidente Napolitano. Sulla vicenda, nei giorni scorsi, aveva preso posizione anche il senatore modenese, ed ex ministro, Carlo Giovanardi, secondo cui a carico dei due fratelli ci sarebbero diversi precedenti penali.
La responsabile nazionale della rete Primo marzo: "Passo in avanti per una proposta di legge per cambiare i requisiti necessari a diventare cittadini italiani”
‘’Bisogna chiarire quale sia la funzione dei Cie - commenta la consigliera provinciale del Pd, e responsabile nazionale della rete Primo marzo, Kyenge Kashetu - perche’ il rischio reale e’ che possano diventare luoghi di discriminazione. Occorre cambiare, e in maniera celere, la Bossi-Fini’’. “Una sentenza in cui ha vinto il senso di responsabilita’”, continua la Kashetu - La decisione e’ stata basata sulla nascita dei ragazzi in Italia, quindi sullo ius soli - spiega Kyenge Kashetu- e’ un passo avanti nella direzione di una proposta di legge per cambiare i requisiti necessari a diventare cittadini italiani”. Attualmente, l’ottenimento della cittadinanza da parte dei minori figli di stranieri e’ basato sullo ius sanguinis, cioe’ scatta nel momento in cui a diventare cittadino italiano e’ il padre o la madre. “Ma chi nasce in Italia non e’ un migrante - prosegue la consigliera del Pd modenese - non si puo’ lavorare per l’integrazione finche’ ci sono leggi come questa, che classificano i figli in base all’appartenenza etnica dei genitori. E’ una forma di persecuzione”.
La sentenza storica di Modena denuncia le contraddizioni tra uno stato di fatto, l’essere nati e rimasti in Italia per tutta la vita, e quello che l’avvocato dei due ragazzi, Luca Lugari, definisce un “vuoto legislativo”. “Procederemo alla loro regolarizzazione per quanto ci consente la legge italiana- prosegue il legale- ma senza lo ius soli possiamo solo chiedere lo status di apolidi”. Il problema della detenzione nei Cie riguarda da vicino quello sulle leggi della cittadinanza, come fa notare Kashetu: “Dovrebbero essere centri di identificazione, ma ragazzi come Andrea e Senad, nati in Italia, sono gia’ stati identificati dall’anagrafe, nel momento in cui sono venuti al mondo. Bisogna iniziare a fare chiarezza a livello nazionale su quali categorie di persone vengano rinchiuse dentro i Cie, che all’oggi sono vere carceri etniche”. La consigliera vede la sentenza come un punto di avvio per un vero cambiamento. “Riconosce la nascita come quello che dovrebbe essere, l’inizio di un percorso di integrazione e di inclusione. Speriamo che da oggi sara’ piu’ facile promuovere pratiche di accoglienza e apertura, invece che di repressione e reclusione”.
Kyenge Kashetu e’ molto critica verso le dichiarazioni di altri personaggi politici, come Carlo Giovanardi, che si sono espressi contro alla sentenza citando i precedenti penali di Andrea e Senad come motivazione per farli restare nel Cie. “Sono commenti populisti, che alimentano la confusione per fare propaganda - afferma- e oltretutto si contraddicono da soli, ammettendo che queste istituzioni sono strutture punitive. Se i ragazzi erano criminali, perche’ non sono stati messi in carcere invece che nel centro?”. E’ la stessa domanda che si pone uno dei diretti interessati, in un modo che fa capire quanto vada ripensato il ruolo dei Cie: “Dicono che ho commesso reati, ma per quei reati ho gia’ pagato. Allora se e’ cosi’ anche gli italiani che hanno dei precedenti devono stare qui?”.
Bertolini (Pdl): "Il Parlamento non conta più nulla"
Polemica dellla vicepresidente dei Deputati del Pdl, l'onorevole Isabella Bertolini. “Ormai ognuno si inventa le sue leggi - dice la Bertolini -. Evidentemente in questo Paese il Parlamento conta poco o nulla. Il caso del giudice di pace di Modena che ha stabilito che una persona con cittadinanza straniera extra UE ma nato in Italia non possa essere trattenuto in un CIE per essere espulso è un cosa non prevista dalla legge italiana. Presenterò un’interrogazione urgente al Ministro della Giustizia Severino per sapere se in questo Paese coloro che amministrano la legge devono esclusivamente applicarla o decidere come meglio credono".
Il senatore Giovanardi: "L'ennesima invasione di campo di un magistrato"
“La sentenza d’appello creativa del giudice di pace di Modena, secondo la quale due fratelli bosniaci nati in Italia ma privi della cittadinanza italiana, non possono essere trattenuti nel locale Cie per la loro espulsione in Bosnia, e’ l’ennesima invasione di campo di un magistrato che invece di applicare la legge, se la inventa secondo le sue personali convinzioni”. Lo sottolinea, in una nota, il senatore del Pdl Carlo Giovanardi.
“Ricordo -scrive Giovanardi- che si tratta di due nomadi senza fissa dimora e privi di attivita’ lavorativa, che hanno sempre dichiarato di essere bosniaci quando sono stati fermati dalle Forze dell’ordine, pregiudicati per furto, furto aggravato, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, danneggiamento aggravato, guida di veicoli senza patente, minaccia, definiti pericolosi per l’ordine pubblico dal primo giudice che aveva convalidato il trattenimento”. “Chiedo con forza al Pd ed ai comitati che si sono attivati per la liberazione immediata -conclude- e’ chi adesso se ne fara’ carico fornendogli casa e lavoro e garantendo la collettivita’ che nessun cittadino sara’ piu’ vittima di reati predatori come quelli ripetutamente commessi dai due giovani in passato”.
Sel esulta: "Sentenza fondamentale"
“L’Italia sono anche Andrea e Senad”. Lo scrive il Gruppo consiliare con Amelia per Bologna con Vendola che in una nota parla di “sentenza importantissima”. I consiglieri comunali bolognesi Torre, Mirco Pieralisi, Lorenzo Cipriani e Lorenzo Sazzini scrivono: “Speriamo che il principio stabilito nella sentenza di Modena venga recepito in Parlamento e messo nero su bianco con una legge nuova e coraggiosa sull’acquisizione della cittadinanza italiana per tutti i discendenti di migranti, nati nel nostro Paese”. I consiglieri hanno parole anche per Carlo Giovanardi, che ha subito commentato la liberazione dei due ragazzi. “Vorremmo ricordare all’onorevole Giovanardi che la Confraternita della Misericordia del fratello Daniele non gestisce un carcere e che per giudicare i reati e comminare le pene in Italia esistono i tribunali”.
Soddisfazione per la sentenza del giudice di pace di Modena che ha decretato che chi nasce in Italia, anche se da genitori stranieri, non puo’ essere trattenuto nei Centri di identificazione ed espulsione, cosi’ come chi e’ senza patria, anche dalla Federazione modenese di Sel. “È importante che un segnale del genere, che ha una valenza nazionale, venga dalla nostra citta’, specie dopo che nei giorni scorsi era stato giudicato illegittimo il provvedimento di espulsione comminato a Frank Agyei, la cui vicenda e’ stata da Sel, a suo tempo, denunciata- scrivono in una nota- La sentenza odierna, oltre a fare giustizia e giurisprudenza e a dimostrare, ancora una volta, l’inefficacia e le distorsioni provocate da una legge retrograda e incivile sull’immigrazione quale la Bossi-Fini, che sarebbe il caso di abrogare, spiana la strada per una riforma del diritto di cittadinanza fondata sui cardini delle due proposte di legge popolare oggetto della campagna L’Italia sono anch’io”. (
Lo sconcerto della Lega: "Si premiano gli stranieri a danno dei cittadini onesti"
Sconcerto invece e’ espresso da Mauro Manfredini, capogruppo in Regione della Lega Nord, che annuncia un’interrogazione parlamentare sulla vicenda. “Rimango sconcertato di come una politica faziosa e una certa giustizia lavorino a senso unico, premiando gli stranieri a danno di cittadini onesti- scrive Manfredini- I due fratelli bosniaci che vengono ora rimessi in liberta’ sono pluripregiudicati e vengono premiati, mentre tanti italiani onesti rimangono in balia di una microcriminalita’ che ha chiare radici nell’immigrazione clandestina”.
Manfredini annuncia anche che il segretario nazionale della Lega Nord Emilia, Angelo Alessandri, presentera’ a breve un’interrogazione per chiarire le motivazioni della sentenza che costituisce un pericoloso precedente per la giustizia italiana. “Il governo deve chiarire immediatamente se e’ cambiata la legge, perche’ chi nasce in Italia non acquisisce la cittadinanza italiana e percio’ rimane cittadino straniero, con tutto quello che ne consegue in termini di diritti e doveri- scrive Manfredini-. Allo stesso tempo mentre il Governo Monti, sorretto dal centrosinistra continua ad affliggere gli italiani con tasse esorbitanti e provvedimenti sociali che andranno a ledere i diritti dei lavoratori, il Comune di Nonantola pensa bene di premiare con la cittadinanza onoraria 300 bambini stranieri nati in Italia, in attesa che il Pd riesca a modificare la legge sullo ius sanguinis”. Manfredini precisa infine che anche su questo aspetto “la Lega Nord e’ pronta a mobilitarsi perche’ la legge non cambi”.