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Timestamp: 2018-08-16 15:34:07+00:00
Document Index: 43318126

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art.2', 'art.4', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 7', 'art.23']

C 14-04-1984 n.4161 - Normativa Nazionale
C. 14/04/1984 n. 4161
Circolare del Presidente del Tribunale Civile e Penale di Roma 14 aprile 1984 n. 4161
Per la liquidazione degli onorari ai consulenti tecnici: applicazione del D.P.R. 14 novembre 1983 n. 820.
Pervengono a questa Presidenza continue segnalazioni, motivate lamentele e giustificati rilievi da parte di consulenti tecnici in ordine ai criteri con cui vengono liquidati dai giudici istruttori onorari e spese per le operazioni eseguite dai consulenti stessi in materia civile. Al riguardo debbo ricordare che la Legge 8 luglio 1980 n. 319, in tema di compensi ai periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori fu emanata allo scopo precipuo, da un lato, di rendere adeguati i corrispettivi per le prestazioni svolte dai collaboratori del giudice, sul presupposto che non deve esservi ingiustificata discriminazione con le retribuzioni rilevate nei mercato di equivalenti attività professionali - se non nei limiti imposti dal contemperamento della natura pubblicistica dell'incarico (art. 2 Legge citata) -e, dall'altro, di ottenere, in termini ragionevolmente limitati, l'esito dell'accertamento tecnico, nella constatazione che non era più sostenibile la gravosa prassi invalsa di far coincidere, dilazionandolo il più possibile, il tempo assegnato per il deposito della relazione con quello, effettivamente necessario, per l'espletamento dell'incarico, al solo fine di incrementare la base per la liquidazione dell'onorario a tempo. In funzione del conseguimento di questi scopi vanno quindi interpretate le nuove norme, che hanno avuto attuazione con il D.P.R. 14 novembre 1983,
n. 820 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 28 del 28 gennaio 1984, con avviso di rettifica pubblicato sulla stessa Gazzetta n. 55 del 24 febbraio 1984), in merito alle quali questa Presidenza, ad evitare il ripetersi delle cennate lamentele ed allo scopo anche di limitare i ricorsi che prevedibilmente saranno avanzati a norma dell'art. 11 della legge, ritiene opportuno formulare le seguenti osservazioni:
A) Entrata in vigore e applicazione delle tabelle Non è dubbio che l'art. 2 della Legge n. 319 del 1980 non richiede un atto di normazione secondaria, bensì un mero atto amministrativo generale direttamente attuativo della previsione legislativa, quale sicuramente è il D.P.R. n. 820 del 1983: esso, pertanto, è di immediata applicazione, sicché all'atto della liquidazione degli onorari vanno seguiti i criteri in esso contenuti, anche se le operazioni peritali siano iniziate e si siano svolte prima della sua emanazione. Il che, oltre tutto, trova riscontro nell'art. 12 della legge, il quale consente la "determinazione provvisoria degli onorari" in base alle vacazioni, ma solo "fino a che non siano stati emanati i decreti previsti dall'art. 2". Non si è in presenza, quindi di un problema di successione di norme di legge, bensì più correttamente, di una norma che in via provvisoria ed eccezionale poteva essere applicata, fin quando non fosse stata emanata la norma definitiva. D'altronde - sotto un profilo più generale - non è contestabile che il carattere unitario della prestazione professionale importa che gli onorari del consulente debbono essere liquidati in base alla tariffa vigente nel momento in cui tale prestazione è stata condotta a termine e per effetto dell'esaurimento o della cessazione dell'incarico professionale (cfr. per riferimenti, la conforme giurisprudenza formatasi in materia di successione di tariffe professionali diverse).
B) Determinazione dei compensi A più gravi e consistenti rilievi -come ho accennato -ha dato luogo la determinazione dei compensi spettanti ai consulenti. In via generale va rilevato che l'art. 2 della Legge n. 319/1980, dopo aver stabilito, al primo comma, il principio che la misura degli onorari fissi e di quelli variabili è fissata in apposite tabelle, dispone, al secondo comma, che, per la determinazione degli onorari variabili, il giudice deve tenere conto delle difficoltà dell'indagine, nonché della completezza e del pregio della prestazione fornita. Ciò vuol dire che il giudice:
a) non può discostarsi dalla misura degli onorari fissi;
b) per gli onorari variabili ha facoltà di determinazione del compenso tra i li miti minimo e massimo stabiliti dalle tabelle e tale discrezionalità deve esercitare con riferimento ai parametri previsti dalla legge, vale a dire la difficoltà dell'indagine e completezza e pregio della prestazione. Ne consegue che, una volta fissati un minimo ed un massimo di tabella, il giudice non può far luogo rispettivamente, a diminuzione o aumento di tali limiti ma vi è vincolato, pur potendo spaziare all'interno di essi in relazione ad una valutazione che tenga conto dei ricordati parametri. In definitiva, nell'ambito del d.P.R. n. 820/1983 sono individuabili tre criteri di determinazione dei compensi:
a) il criterio dell'onorario a percentuale calcolato per scaglioni -tra un mini mo ed un massimo -cui fanno riferimento gli artt. 2, 3, 4, 6, 8, 11, 13, 14, 15, 17 e 19;
b) il criterio dell'onorario variabile da un minimo ad un massimo, cui fanno riferimento gli artt. 5, 7, 9, 10, 12, 16, 18, 20, secondo comma, 21, 24, 25, 26, secondo comma e 27;
c) il criterio dell'onorario fisso, cui fanno riferimento gli artt. 20, primo comma, 22, 23 e 26 primo comma. Con particolare riguardo al sistema della determinazione degli onorari secondo il criterio della percentuale calcolata per scaglioni, l'interpretazione logica porta a ritenere che il principio fissato è quello delle aliquote differenziate per scaglione, a simiglianza di quanto avviene, ad esempio, per la determinazione delle imposte sul reddito delle persone fisiche. Anche se la formulazione della norma - in una prima approssimazione - può dar luogo a qualche perplessità, deve escludersi, come contraria alla lettera ed allo spirito della norma stessa, l'interpretazione secondo cui l'aliquota sarebbe unitaria per gli importi ai quali si riferisce: un'interpretazione siffatta condurrebbe all'assurda conseguenza che una consulenza da valutare, ad esempio, nell'ambito dell'art. 2 d.P.R. n. 820/1983, avente ad oggetto un valore di L. 10 milioni verrebbe compensata con un importo (L. 500.000 = 5 % di L. 10.000.000) superiore a quello di un'analoga perizia concernente un valore di L.12.000.000 (L.480.000 = 4% di L.12.000.000). In conclusione le disposizioni che prevedono il sistema della liquidazione dell'onorario a percentuale calcolato per scaglioni vanno intese nel senso che per la determinazione dell'onorario occorre procedere alla scomposizione del valore oggetto dell'accertamento in modo che la percentuale del primo scaglione và applicata sul primo importo risultante dalla scomposizione, la percentuale del secondo scaglione và applicata sulla parte eccedente l'importo del primo scaglione, la percentuale del terzo scaglione và applicata sulla parte eccedente l'importo del secondo scaglione e così via fino all'ultimo importo risultante dalla scomposizione. Piuttosto è da rilevare che tutte le norme concernenti il sistema della liquidazione dell'onorario a percentuale per scaglioni prevedono un limite massimo di importo del valore oggetto dell'accertamento (ad esempio, un miliardo di lire nell'art.2 o cinque o dieci miliardi di lire nell'art.4): si pone, pertanto, il problema circa l'aliquota o il criterio da applicare nei casi in cui il valore oggetto dell'accertamento superi quello massimo indicato dalla norma. Dovendosi ovviamente escludere la soluzione più semplicistica per cui il limite massimo di importo del valore oggetto della controversia dovrebbe segnare anche il limite massimo dell'onorario liquidabile, con ciò escludendosi il compenso per importi superiori a quelli indicati, devono ritenersi possibili due soluzioni: o applicare l'aliquota percentuale, nel valore più elevato, sugli importi eccedenti quello massimo indicato dalla norma ovvero ritenere applicabile la disposizione di cui all'art. 5 della legge, per effetto della quale "per le prestazioni di eccezionale importanza, complessità e difficoltà gli onorari possono essere aumentati fino al doppio", con preferenza per questa seconda soluzione, non foss'altro perché trova il citato riscontro normativo. È stato poi segnalato il caso della consulenza che risponda a quesiti concernenti prestazioni, previste in tabelle diverse. Non è dubbio che nell'ipotesi in cui ciascun quesito abbia una propria individualità ed abbia richiesto un'autonoma attività di accertamento nella liquidazione degli onorari occorre applicare distintamente per ciascun quesito e per ciascun accertamento la relativa tabella ó, in mancanza, applicare i criteri di cui agli artt. 3 e 4 della legge. Quando, invece, per la risposta ad un determinato quesito sia stato necessario il compimento di attività previste da tabelle diverse, occorre aver riguardo al criterio della prevalenza, per cui deve essere applicata la tabella relativa alla prestazione che sia stata prevalente rispetto alle altre: l'onorario, trattandosi di prestazione complessa, potrà in tal caso essere maggiorato in applicazione dell'art. 5 della legge. Va, infine ricordato che ove l'attività compiuta dal consulente non rientri espressamente in alcuna delle tabelle di cui al d.P.R. n. 820 del 1983 vi è, anzitutto, possibilità di far ricorso all'applicazione analogica di esse (art. della legge) e nel caso in cui ciò non sia consentito, gli onorari debbono essere commisurati al tempo impiegato e determinati in base alle vacazioni (art. 4 della legge). Egualmente in base alle vacazioni vanno liquidati gli onorari anche per le prestazioni previste dalle tabelle, ma solo nel caso in cui si tratti di onorari a percentuale e non sia possibile determinare il valore della controversia (art. 1 D.P.R. n. 820/1983)
C) Incarichi collegiali Devono considerarsi tali quelli caratterizzati:
a) dall'accertamento unitario;
b) dalla presenza di un'unica relazione;
c) dalla necessità di un lavoro di "équipe". In difetto di quest'ultimo elemento, anche se sussistono i primi due, l'apporto dei vari collaboratori deve esse re ritenuto distinto e la liquidazione va fatta con i criteri illustrati in prece denza. Nell'ipotesi di effettiva collegialità - quando cioè si tratta di casi di particolari verifiche da operarsi con la contestuale presenza di più esperti nella medesima materia - la liquidazione va fatta come riferita ad un solo consulente, maggiorata del 40 per cento per ogni ulteriore componente e poi divisa per il numero di questi (art. 6 della legge).
D) Ausiliari del consulente Riguardo alle spese affrontate per prestazioni di carattere manuale (dattilografo, fotografo, ecc.), esse debbono essere rimborsate comunque - senza necessità di preventiva autorizzazione del giudice ad avvalersi di tale personale ausiliario - commisurando il corrispettivo a quello percepito in analoghe condizioni di mercato, salvo, in ogni caso, la facoltà di valutare la necessità dell'opera e la congruità del compenso richiesto. Le altre prestazioni di carattere strumentale (intellettuale o tecnico) devono essere preventivamente autorizzate dal giudice ed il compenso dovrà essere determinato "gradatamente" secondo i criteri stabiliti dalla legge n.319/80 o dal D.P.R. n. 820/83 ovvero alla stregua delle tariffe vigenti o degli usi locali (art. 7, terzo comma, della legge).
E) Rimborso spese Va rilevato che l'art.23, D.P.R. n.820/83 precisa che gli onorari fissi o variabili previsti nelle tabelle sono comprensivi di ogni attività comunque svolta dal consulente per l'espletamento dell'incarico. La disposizione è conforme alla legge n. 319/1980, dalla quale emerge che al consulente, in aggiunta all'onorario, competono esclusivamente le spese ritenute dal giudice necessarie, purché sia allegata la corrispondente documentazione - salvo ovviamente quelle correnti, come telefono, accessi in pubblici uffici, corrispondenza ecc. che possono essere liquidate forfettariamente -e l'indennità di missione per l'ipotesi in cui l'esecuzione dell'incarico comporti il trasferimento fuori della propria residenza.
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