Source: https://www.consumerclassroom.eu/en/content/educazione-al-consumo-3
Timestamp: 2018-12-19 07:27:46+00:00
Document Index: 78050275

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 473', 'art. 474', 'art. 648', 'sentenza ', 'art. 648']

Voglia di mare. Un po’ di sole? Siamo in spiaggia per la meritata e agognata tintarella? Voglia di pace, cullati solo dallo sciabordio dell’acqua e delle onde.
Nei nostri stabilimenti balneari, dal nord al sud, è sempre più difficile, soprattutto in questi mesi…caldi!
Musica a tutto volume, schiamazzi infantili, giochi sulla spiaggia (spesso vietati, ma permessi: sono bambini!) con pallonate che a volte ci arrivano in faccia e non sempre insieme alle scuse dei genitori, spesso lontani.
Ma, soprattutto, loro, “i vù cumprà”, che insistentemente, e sempre più numerosi, ti chiamano (ciao mamma, ciao papà, come stai?) e cercano di venderti di tutto: occhiali, cover, teli da spiaggia, costumi, borse, scarpe, vestiti, naturalmente tutti firmatissimi, ma a pochi euro! D’estate le spiagge italiane si trasformano nel più grande centro commerciale abusivo e tarocco del Paese.
Secondo la Corte di Appello di Palermo (sentenza 98/2012), non vi è illecito nel caso dell’extracomunitario colto a vendere oggetti falsificati, messi in mostra su un telo adagiato a terra, a prezzo irrisorio. Anche in base alle modalità di esposizione della merce e alle condizioni di vendita (nessuno immaginerebbe mai che un Rolex possa essere offerto a 15 euro e fuori da una gioielleria), oltre che alla manifattura di scarso pregio, la falsificazione deve essere considerata grossolana e quindi tale da non trarre in inganno gli acquirenti. Questi ultimi, infatti, anche se dotati di una normale avvedutezza, possono ben accorgersi del falso ed evitare l’acquisto.
Eppure, ai sensi dell’art. 473 C.p. è punito con la reclusione dai 6 mesi ai 3 anni e la multa da 2.500 a 25.000 euro chiunque contraffà o altera marchi o segni distintivi di prodotti industriali. Ai sensi dell’art. 474 C.p., invece, è punito con la reclusione da 1 a 4 anni e la multa da 3.500 a 35.000 euro chiunque importa, detiene per la vendita, vende o pone altrimenti in circolazione prodotti industriali con marchi e/o segni distintivi contraffatti.
Tutto ciò ha indotto la giurisprudenza a ritenere che chiunque acquisti tali prodotti contraffatti commetta il grave delitto di ricettazione. Ai sensi dell’art. 648 C.p. invero, è punito con la reclusione da 2 a 8 anni e la multa da 516 a 10.329 euro chiunque, al fine di procurarsi un profitto, acquista o riceve cose provenienti da un qualsiasi delitto. La stessa pena è tuttavia limitata alla reclusione fino a 6 anni e alla multa sino a 516 euro qualora il fatto sia di particolare tenuità.
In proposito, peraltro, la giurisprudenza aveva già da tempo precisato come il dolo specifico della ricettazione (“al fine di procurarsi un profitto”) sussistesse anche in capo a colui che dall’acquisto ottenesse un mero vantaggio personale, come quello di “sfoggiare” un capo di marca acquistato ad un prezzo nettamente inferiore (v. Cass. sez. II, n. 11083 del 12 ottobre 2000).
Nel 2005, però, la L. 80/2005 introduceva la sanzione amministrativa da 100 a 7.000 euro per l’acquirente finale che acquistasse a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti o di proprietà industriale. La medesima disposizione prevedeva inoltre la confisca della merce contraffatta.
Più recentemente, con la sentenza n. 3000 del 22 gennaio 2016, la Cassazione ha ribadito che “la nozione di acquirente finale di merce contraffatta – che consente di escludere la punibilità ex art. 648 C.p. [ricettazione] – va intesa in senso restrittivo, nel senso che può essere considerato tale solo ed esclusivamente colui che acquisti il bene contraffatto per uso strettamente personale, e, quindi, resti estraneo non solo al processo produttivo ma anche a quello diffusivo del prodotto contraffatto: di conseguenza risponde del delitto di ricettazione chi, acquistando un bene contraffatto, contribuisca alla ulteriore distribuzione e diffusione di esso in quanto non lo destina a sé, ma ad altri, essendo irrilevante se l’ulteriore distribuzione avvenga a titolo oneroso o gratuito“. Quindi, attenzione, sanzione se si acquista per sé, ma multa “salata” e detenzione se si acquista per fare un regalo (Ma chi mai lo scoprirà?)!
Per non incorrere in alcuno di questi pericoli la soluzione è: non comprare merce contraffatta. Qualcuno ci ha pensato per noi: su nove chilometri di costa adriatica, da Lido di Savio a Nord a Pinarella a Sud, passando per Milano Marittima, da due anni di vu’ cumprà non se ne vedono. Straordinario miracolo? No, buona amministrazione. Luca Coffari, 29 anni, da tre sindaco di Cervia, l’anno scorso, ha messo intorno a un tavolo tutti i soggetti interessati. La Cooperativa bagnini ha versato 120 mila euro, il Comune 400 mila e così sono stati assunti trenta vigili stagionali.
I titolari degli stabilimenti si sono tassati, il Comune e la Prefettura mandano le forze dell’ordine, ed ecco una sinergia vincente. Il problema era grave e sembrava insolubile, i bagnanti non ne potevano più. La battigia era divisa per etnie. Oggi il sole si può prendere in pace.
Gli altoparlanti dei bagni raccomandano di non acquistare prodotti taroccati. A chi lo fa, concesso e non dato che riesca a trovarli, viene applicata una «multa educativa» di 25 euro. Successo completo, con servizi televisivi, lettere di turisti che apprezzano e altri Comuni che vogliono copiare.
Ma se noi fossimo educati ad un consumo sostenibile e intelligente, non acquisteremmo prodotti contraffatti e, quindi, anche chi ce li offre, non trovando clienti, scomparirebbe o si adeguerebbe ad una vendita lecita.