Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-terzo/titolo-viii/capo-ii/sezione-iii/art1167.html
Timestamp: 2020-07-11 20:50:47+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1167', 'art. 1167', 'sentenza ', 'art. 1167', 'sentenza ', 'art. 1167', 'sentenza ', 'art. 1167', 'sentenza ', 'art. 1167', 'art. 1158', 'art. 1140']

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L'usucapione è interrotta quando il possessore è stato privato del possesso per oltre un anno [2945].
L'interruzione si ha come non avvenuta se è stata proposta l'azione diretta a recuperare il possesso e questo è stato recuperato.
“ Usurpatio est usucapionis interruptio ”
Spiegazione dell'art. 1167 Codice civile
È appena il caso di aggiungere da un lato che la privazione del possesso, per avere l'effetto di interrompere la prescrizione, deve essere causata dal fatto di altra persona e non ad es. da impedimenti di carattere fisico e naturale, dall'altro che la proposizione dell'azione per il recupero del possesso deve aver luogo entro l'anno.
Massime relative all'art. 1167 Codice civile
Costituisce causa interruttiva dell'usucapione di una servitù di passaggio la perdita del possesso per oltre un anno, che si verifica ogni qualvolta al possessore venga posto nell'obiettiva impossibilità di continuare ad esercitare il possesso, sia per fatto del terzo che per eventi naturali.
Cass. civ. n. 6349/1981
In tema di interruzione dell'usucapione — poiché il possesso non richiede, per il suo permanere, il costante, materiale rapporto con la cosa che ne costituisce l'oggetto, essendo sufficiente la disponibilità del godimento della cosa stessa da parte del possessore, non contrastata da terzi — la semplice assenza di manifestazioni del predetto rapporto materiale per un dato periodo, anche se provata, non è di per sé idonea a dimostrare la volontaria dimissione del possesso, la quale deve essere assolutamente univoca per produrre l'indicata interruzione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6349 del 28 novembre 1981)
Cass. civ. n. 77/1977
L'abbandono della cosa posseduta, per atto volontario del possessore, ha immediata efficacia interruttiva dell'usucapione. In questa ipotesi, infatti, non trova applicazione la norma dettata dall'art. 1167 c.c., sulla durata ultrannale della perdita del possesso quale evento interruttivo dell'usucapione, in quanto la norma medesima riguarda il diverso caso in cui il possessore sia stato privato del possesso, e, cioè, lo abbia perso per fatto di terzo, o comunque a lui estraneo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 77 del 10 gennaio 1977)
Cass. civ. n. 1025/1976
L'interruzione dell'usucapione (nella specie, di servitù di passaggio con veicoli) per il caso in cui il possessore sia stato privato del possesso per oltre un anno, prevista dall'art. 1167 primo comma c.c., non presuppone che detta perdita sia determinata da spoglio, ma si verifica ogni qual volta il possessore stesso venga posto nell'obiettiva impossibilità di continuare ad esercitare il possesso, sia per fatto del terzo, che per eventi naturali (nella specie, smottamento del terreno e conseguente restringimento della strada sulla quale veniva esercitato il passaggio).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1025 del 20 marzo 1976)
Cass. civ. n. 1929/1975
Ai fini dell'usucapione, il possesso acquisito animo et corpore può conservarsi solo animo, purché si conservi la possibilità di esercitare la signoria sulla cosa, anche senza compiere singoli atti di esercizio del possesso. Qualora, però, la situazione obiettiva muti, sì da venir meno, pur temporaneamente, la possibilità di compiere atti di esercizio del possesso — come, ad esempio, quando l'edificio posseduto venga distrutto da eventi bellici e poi ricostruito — si verifica la perdita del possesso, che, se protratta oltre un anno, dà luogo all'interruzione dell'usucapione, ai sensi dell'art. 1167 c.c.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1929 del 17 maggio 1975)
relative all'articolo 1167 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 1167 Codice civile - Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso | Quesito Q201922699
mercoledì 30/01/2019 - Marche
“Una porzione autonoma di immobile è posseduta da oltre vent'anni uti dominus da persona diversa dal proprietario dell'intero immobile; successivamente l'intero immobile viene demolito e ricostruito per lavori di ristrutturazione (regolarmente autorizzati con Permesso di costruire) e il possessore viene conseguentemente privato del possesso della porzione di immobile di cui sopra. La ristrutturazione, e conseguentemente la perdita del possesso da parte del possessore della porzione di immobile, si protrae per due anni e mezzo senza che quest'ultimo abbia rivendicato il possesso della cosa entro l'anno dalla demolizione del fabbricato. Può considerarsi interrotta l'usucapione o il possessore potrà comunque far valere in giudizio il periodo ultraventennale di possesso ante-ristrutturazione?”
Come è noto, l’usucapione è un modo di acquisto originario della proprietà altrui attraverso il possesso in modo pacifico, continuo e ininterrotto per il tempo stabilito dalla legge (20 anni nel caso di acquisto della proprietà di beni mobili o immobili, salva l’ipotesi di usucapione abbreviata) come se si fosse l’effettivo proprietario.
La norma di riferimento nel caso in esame è l’art. 1167 del codice civile che prevede che l'usucapione è interrotta quando il possessore sia stato privato del possesso per oltre un anno.
Sul punto, la giurisprudenza di legittimità ha evidenziato che l'interruzione si verifica “ogniqualvolta il possessore venga posto nell'obiettiva impossibilità di continuare ad esercitare il possesso sia per fatto del terzo, che per eventi naturali” (Cass. 3452/1984).
Tuttavia occorre verificare se nell’interpretazione giurisprudenziale anche la demolizione di una casa e la sua ricostruzione (come nel caso in esame) valgano come causa interruttiva.
A tal proposito, la Suprema Corte con una pronuncia risalente nel tempo (la n.1593/1957) ma che pare riferirsi ad un caso praticamente identico a quello in esame, ha statuito che “la demolizione della cosa sulla quale si esercita il possesso, fatta a scopo di ricostruzione dallo stesso titolare, non interrompe il corso del termine utile per l'usucapione, non integrando gli estremi della privazione del possesso.“
In mancanza di giurisprudenza più recente contraria a tale principio, in risposta alla domanda contenuta nel quesito riteniamo dunque che il possessore potrà comunque far valere in giudizio il periodo ultraventennale di possesso ante-ristrutturazione.
Norma di riferimento: Articolo 1167 Codice civile - Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso | Quesito Q201411696
martedì 11/11/2014 - Liguria
Norma di riferimento: Articolo 1167 Codice civile - Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso | Quesito Q20127203
martedì 04/12/2012 - Puglia
“Salve, ho acquistato un terreno incolto, coperto da macchia mediterranea selvatica, a dicembre del 2011 (atto notarile di compravendita del 19 dicembre 2011). Premetto che sul terreno non vi sono tracce di lavori effettuati da terzi o manufatti di qualsiasi genere, solo boscaglia spontanea. Al fine di annetterlo alla mia casa confinante con lo stesso, ho deciso di recintarlo. Ho provveduto a convocare il vicino (tramite raccomandata) per definire consensualmente il confine ad aprile 2012. Il vicino, tramite il suo tecnico, ha incontrato più volte me e il mio tecnico, addivenendo (tra tecnici) ad un accordo verbale sui termini del confine. Ieri (03.12.2012), il tecnico del vicino mi comunica il dissenso del suo cliente sui confini trattati, adducendo che lo stesso considera acquisito nella sua proprietà il terreno per usucapione (lavori fatti sul terreno in anni precedenti). Come devo comportarmi? A parte la scorrettezza del vicino che ha atteso tanto tempo (quasi un anno) prima di fare tali affermazioni, che cosa mi consigliate? E' applicabile l'eventuale interruzione dell'usucapione?
Nel caso di specie appare opportuno indicare che ai sensi dell'art. 1158 del c.c. la proprietà dei beni immobili e gli altri diritti reali di godimento sui beni medesimi si acquistano in virtù del possesso continuato per venti anni.
Pertanto, prima di ogni cosa, colui che invoca l'acquisto a titolo originario del diritto di proprietà sul bene immobile dovrà provare l'esistenza dei presupposti richiesti dalla legge, ovvero il possesso ed il tempo. Il possesso viene definito dall'art. 1140 del c.c. quale potere sulla cosa che si manifesta in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o di altro diritto reale. Perchè il possesso possa rilevare ai fini dell'usucapione è necessario che esso sia palese e non violento. Inoltre, deve trattarsi di un possesso continuo, cioè non deve essere esercitato in maniera saltuaria od occasionale, e possesso ininterrotto per fatto del terzo o per eventi naturali. L'interruzione si verifica nel caso in cui il possessore sia stato privato del possesso per oltre un anno. Si suole distinguere tra interruzione naturale e civile del possesso; il primo caso si verifica quando si ha l'effettiva perdita del possesso del bene che può derivare da fatto naturale, da atto lecito o da spoglio. Diversamente, si ha interruzione civile quando vengono compiuti atti giuridici idonei ad interrompere il termine per il compimento dell'usucapione, ovvero l'esercizio di un'attività giuridica come ad esempio la domanda giudiziale proposta dal legittimo proprietario con la quale si richieda la restituzione del bene.
Alla luce di quanto indicato sopra e in base agli elementi forniti nel quesito (che non sono sufficienti per risponderle con compiutezza), l'attività svolta per definire i confini potrebbe essere annoverata tra quegli atti idonei ad interrompere l'usucapione se protratta per oltre un anno. Ma è bene precisare che quanto indicato ha valore nei limiti in cui non si sia già perfezionato l'acquisto mediante l'usucapione del terreno.
Norma di riferimento: Articolo 1167 Codice civile - Interruzione dell'usucapione per perdita di possesso | Quesito Q20101325
“Salve, potrebbe spiegarmi come funziona nel mio caso?
L'immobile è sempre mio oppure con l'usucapione lo posso perdere?”