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Timestamp: 2017-07-27 19:22:16+00:00
Document Index: 136631792

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 39', 'art. 82', 'art. 34', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1', 'art.270', 'art. 270', 'art. 270', 'art. 270', 'art.1', 'art.1', 'art. 313', 'art. 313', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 185', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 185', 'sentenza ', 'art. 90', 'art. 74', 'art. 185', 'art. 74', 'art. 185', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 13', 'art. 29', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 46', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 185', 'art. 6', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 598', 'art. 2', 'art. 29', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 41', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art.27', 'art.29', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 2043', 'art 2043', 'art. 3', 'art. 2043', 'art. 2043', 'arte 3', 'art. 52', 'art. 437', 'art. 437', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ']

SOCIETA ITALIANA DI CRIMINOLOGIA XX CONGRESSO NAZIONALE TEORIE CRIMINOLOGICHE E NUOVE FORME DI DEVIANZA ottobre 2006 Gargnano del Garda - PDF
SOCIETA ITALIANA DI CRIMINOLOGIA XX CONGRESSO NAZIONALE TEORIE CRIMINOLOGICHE E NUOVE FORME DI DEVIANZA ottobre 2006 Gargnano del Garda
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Flavia Elia
1 SOCIETA ITALIANA DI CRIMINOLOGIA XX CONGRESSO NAZIONALE ottobre 2006 Gargnano del Garda TEORIE CRIMINOLOGICHE E NUOVE FORME DI DEVIANZA 12 Vittime del terrorismo e della criminalità Responsabilità oggettiva e risarcibilità del danno di MARIO PAVONE 23 PARTE I Vittime del terrorismo e ristoro dei danni 1.Premessa I recenti e ripetuti episodi di uccisione di nostri connazionali impegnati anche in missioni di pace all Estero, hanno indotto il Parlamento ad approvare le nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice in favore di tutte le vittime italiane degli atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice, compiuti sul territorio nazionale o extranazionale, nonchè dei loro familiari superstiti(1) Come ha scritto Jake Carson,criminologo di fama internazionale ed autore di numerose pubblicazioni per FBI,CIA e varie agenzie per la sicurezza,in un interessante saggio pubblicato anche in Italia(2) l Occidente,dopo l 11 settembre 2001, ha ricevuto un terribile avvertimento:il terrorismo può colpire ovunque e chiunque può trasformarsi in un bersaglio. Aggiunge l Autore che diversamente da quanto accadeva in passato,quando gruppi terroristici puntavano a uccidere un numero limitato di persone per influenzare le politiche di un determinato Stato,oggi i terroristi sembrano intenzionati a sferrare un attacco alla cultura ed alla democrazia occidentali, usando tutti i mezzi a loro disposizione al fine di fare il maggior numero possibile di vittime. Fatta questa doverosa premessa,l Autore si diffonde nella pedissequa elencazione di tutti i possibili agenti chimici e batteriologici e sui limitati rimedi che la diffusione di tali armi di distruzione di massa consente di adottare in caso di attacco. Ne consegue una visione apocalittica di una guerra ormai combattuta senza armi convenzionali e senza eserciti ma generata da pochi ma irriducibili nemici dell Occidente che spesso sfuggono alla cattura delle varie polizie segrete e non impegnate nel debellare il fenomeno. Compito dei Governi è quello di apprestare non solo le difese da tali attacchi ma soprattutto,stante la rilevanza che ha assunto il fenomeno,stabilire le regole per il ristoro dei danni arrecati alle vittime ed ai loro familiari. In proposito,la Circolare emanata dalla Presidenza del Consiglio in data 14 Novembre 2003 recita testualmente Il terrorismo e la criminalità organizzata, anche in Paesi democratici e con avanzate caratteristiche sociali ed economiche come il nostro, hanno lanciato negli ultimi decenni una sfida costante, più o meno grave, all'ordinato svolgersi della vita civile, seminando una dolorosa scia di vittime non soltanto tra coloro che rappresentano lo Stato, ma anche tra la gente comune. Le istituzioni, sulle quali si fonda la struttura democratica del Paese, hanno tenuto salda la loro autorevolezza e la generale condivisione dei più alti valori alla base della coscienza civile ha costituito un baluardo invalicabile che ha impedito a questi fenomeni di assumere dimensioni più rilevanti e, tanto meno, di prevalere. Il prezzo pagato, però, in termini di vite umane, di drammi esistenziali e di sofferenze familiari e' stato, al di là delle dimensioni numeriche, rilevantissimo. Lo Stato, anche rendendosi interprete dei sentimenti di gratitudine e di solidarietà dei cittadini, e' intervenuto, a più riprese, con norme a favore delle vittime per fatti di terrorismo e di criminalità organizzata, con il preciso intento di offrire un segnale di sostegno, in termini morali ed economici, a fronte di quei delitti diretti contro la sua stessa ragion d'essere. In tale ottica vanno annoverati tutti i provvedimenti emanati a vari livelli diretti a garantire una qualche tutela giuridica agli interessi ingiustamente lesi di quanti sono caduti vittime del dovere a causa di atti che non trovano alcuna giustificazione sul piano del diritto internazionale,tanto meno in termini di rappresaglia. 2.Evoluzione della legislazione sulla tutela delle vittime del terrorismo La normativa che disciplina i benefici in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata e' stata oggetto di numerose modifiche ed integrazioni che, nel tempo, hanno meglio adeguato l'intervento dello Stato alle necessità delle persone colpite da tali eventi delittuosi. Con la Legge 13 agosto 1980, n.466 (3) Il legislatore estese ai dipendenti pubblici ed ai cittadini vittime del dovere o di azioni terroristiche la speciale elargizione di L.100 /milioni già prevista dalla legge 28 novembre 1975, n. 624 e dall'art. 3 della legge 27 ottobre 1973, n 629. In particolare,l'art. 12 della legge introduceva l obbligo della assunzione obbligatoria e con precedenza su ogni altra categoria protetta, del coniuge superstite e dei figli di chiunque fosse deceduto o rimasto Invalido a causa di azioni terroristiche. Tale assunzione obbligatoria riguardava tutte «le pubbliche amministrazioni, gli enti pubblici e le aziende private». La successiva Legge 20 ottobre 1990, n. 302 (4) attribuì un diritto al ristoro dei danni a chiunque avesse subito un'invalidità permanente non inferiore ad un quarto della capacità lavorativa, per effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza dello svolgersi nel territorio dello Stato di atti di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico, a condizione che il soggetto leso non abbia concorso alla commissione degli atti medesimi ovvero di reati a questi connessi,ai sensi dell'art. 12 del codice di procedura penale. In tali casi la legge stabiliva una elargizione fino a lire 150 milioni, in proporzione alla percentuale di invalidità riscontrata, con riferimento alla capacità lavorativa, in ragione di 1,5 milioni per ogni punto percentuale 34 L'art. 14 della legge 20 ottobre 1990, n. 302, modificava,inoltre,la legge precedente, ampliando il novero dei beneficiari,includendo i genitori ed estendendo la previsione normativa anche ai casi di morte o invalidità derivanti da reati compiuti dalla criminalità organizzata La Legge 23 novembre 1998, n. 407(5) apportò,quindi,alcune modifiche alla normativa previgente stabilendo,oltre alla elargizione prevista in precedenza,la corresponsione di un assegno vitalizio non reversibile di lire 500 mila mensili, soggetto alla perequazione automatica in favore di chiunque, per effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza degli eventi di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 dell'art. 1 della legge 20 ottobre 1990, n. 302, avesse subito una invalidita' permanente non inferiore ad un quarto della capacita' lavorativa, nonche' ai superstiti delle vittime di azioni terroristiche Ai componenti la famiglia di colui che perdeva la vita per effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza dello svolgersi delle azioni od operazioni veniva estesa una elargizione complessiva, anche in caso di concorso di piu' soggetti, di lire 150 milioni, secondo l'ordine fissato dall'art. 6 della legge 13 agosto 1980, n. 466, come sostituito dall'art. 2 della legge 4 dicembre 1981, n In tale quadro normativo veniva dichiarata prioritaria la norma della già richiamata legge n. 407/1998, art. 1, commi 1 e 2, che stabiliva per le pubbliche amministrazioni l'obbligo delle assunzioni degli appartenenti alla categoria delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata o loro congiunti, con precedenza assoluta rispetto alle altre categorie protette, anche nell'ipotesi in cui svolgaessero un'attività' lavorativa e, quindi, in alternativa a quest'ultima, come ribadito dalla citata Circolare della Presidenza del Consiglio del 14/11/ Soggetti destinatari della normativa in esame e come tali tenute ad effettuare l'assunzione di appartenenti alla categoria delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata,devono ritenersi,quindi,tutte le pubbliche amministrazioni così come specificatamente individuate dall'art. 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n Inoltre le assunzioni dei soggetti vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, secondo quanto prescritto dall'art. 39 della legge n. 449/1997 e successive modificazioni, devono essere effettuate dalla P.A. nell'ambito del sistema della programmazione delle assunzioni. Il successivo DPR 28 luglio 1999, n. 510(6) introduceva le norme regolamentari alle disposizioni riguardanti le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata. L art. 82 della Legge Finanziaria 2001(Disposizioni in favore delle vittime del terrorismo e della criminalita' organizzata) prevedeva quindi che al personale di cui all'articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, ferito nell'adempimento del dovere a causa di azioni criminose, ed ai superstiti dello stesso personale, ucciso nelle medesime circostanze, nonche' ai destinatari della legge 20 ottobre 1990, n. 302, veniva assicurata, a decorrere dal 1 gennaio 1990, l'applicazione dei benefici previsti dalla citata legge n. 302 del 1990 e dalla legge 23 novembre 1998, n Si aggiunga che,l'art. 34, comma 1, della legge 16 gennaio 2003, n. 3, estendeva i benefici della normativa in materia «al coniuge e ai figli superstiti, ovvero ai genitori o ai fratelli conviventi e a carico qualora unici superstiti, del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia deceduto o divenuto permanentemente inabile al servizio per effetto di ferite o lesioni di natura violenta riportate nello svolgimento di attività operative a causa di atti delittuosi commessi da terzi». La successiva Legge 14 gennaio 2003, n.7,con cui è stata ratificata la Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo e firmata a New York il 9 dicembre 1999,estendeva l'applicazione,anche per gli atti di terrorismo internazionale,delle disposizioni concernenti il Fondo vittime del terrorismo (7). Ulteriori modifiche alla disciplina venivano apportate dal D.L. 4 febbraio 2003, n. 13 convertito nella Legge 2 aprile 2003, n. 56 (8), che stabiliva la corresponsione dell assegno vitalizio ai soggetti individuati dall'articolo 2, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1999, n. 510, anche in assenza di sentenza,qualora i presupposti per la concessione fossero di chiara evidenza risultando univocamente e concordemente dalle informazioni acquisite e dalle indagini eseguite la natura terroristica o eversiva dell'azione,ovvero la sua connotazione di fatto ascrivibile alla criminalita' organizzata, nonche' il nesso di causalita' tra l'azione stessa e l'evento invalidante o mortale. Inoltre tale normativa elevava fino al 90% l'elargizione spettante a titolo di provvisionale alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, prevedendo altresì la possibilità di elargire l'assegno vitalizio già previsto dalle leggi in vigore, ai cittadini, agli stranieri, agli apolidi ed ai superstiti, prima dell'emanazione di sentenza, laddove le indagini dimostrassero con chiara evidenza che la natura delle azioni che hanno causato il danno fosse terroristica, eversiva o imputabile a forme di criminalità organizzata. Da ultimo va ricordato che il Consiglio permanente dell Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE),con decisione n. 618 del 1 luglio 2004, in tema di solidarietà con le vittime del terrorismo, dopo avere ricordato che la Carta dell'osce per la prevenzione e la lotta al terrorismo sancisce l impegno degli Stati partecipanti di adottare le misure necessarie a prevenire atti di terrorismo e a tutelare i diritti umani e le libertà fondamentali, in particolare il diritto alla vita di tutti gli individui che rientrano nella loro giurisdizione, dalle azioni terroristiche, atteso che gli atti di terrorismo pregiudicano gravemente il godimento dei diritti umani,aveva invitato gli Stati partecipanti ad esaminare la possibilità di introdurre o di rafforzare le misure appropriate, fatte salve la norme nazionali, per offrire assistenza, anche finanziaria, alle vittime del terrorismo e alle loro famiglie ed a cooperare con le pertinenti istituzioni 45 della società civile al fine di manifestare solidarietà e fornire supporto alle vittime del terrorismo e alle loro famiglie riconoscendo la necessità di accrescere la solidarietà nei confronti delle vittime del terrori smo, che hanno sofferto lesioni fisiche o danni alla salute, nonché nei confronti dei figli e dei familiari delle persone che hanno perso la vita in seguito a tali atti, conformemente alle leggi nazionali di ciascuno Stato, L OSCE,nella importante decisione,aveva anche riaffermato la propria determinazione a prevenire e a combattere il terrorismo e pertanto ad accrescere la sicurezza dei cittadini, in forza degli impegni assunti dagli Stati aderenti ed in base ai quali tutte le misure adottate al fine di contrastare il terrorismo devono essere conformi agli obblighi assunti dagli Stati partecipanti ai sensi del diritto internazionale. Un ulteriore passo avanti nella tutela delle vittime dei fatti delittuosi è stato compiuto di recente anche dalla UE. In proposito va ricordato, che Il Consiglio europeo, nella riunione di Tampere del 15 e 16 ottobre 1999, aveva sollecitato l'elaborazione di norme minime sulla tutela delle vittime della criminalità, in particolare sull'accesso delle vittime alla giustizia e sui loro diritti al risarcimento dei danni, comprese le spese legali. Inoltre,nella dichiarazione sulla lotta al terrorismo, il Consiglio europeo di Bruxelles, riunito il 25 e 26 marzo 2004,aveva sollecitato l'adozione di misure specifiche. Alla luce di tali interventi è stata emanata la Direttiva Europea n 2004/80/CE che ha introdotto le linee guida per l indennizzo delle vittime di reato negli Stati membri dell'u.e. in base alla quale le vittime di reato nell'unione europea hanno il diritto di ottenere un indennizzo equo e adeguato per le lesioni subite, indipendentemente dal luogo della Comunità europea in cui il reato è stato commesso. Obiettivo del provvedimento è quello di garantire ad ogni cittadino europeo il diritto di ottenere un indennizzo equo e adeguato per le lesioni subite, indipendentemente dal luogo della Comunità europea in cui il reato è stato commesso Rileva la Direttiva che le vittime di reato, in molti casi, non possono ottenere un risarcimento dall'autore del reato, in quanto questi può non possedere le risorse necessarie per ottemperare a una condanna al risarcimento dei danni, oppure può non essere identificato o perseguito (come nel caso di atti terroristici - ndr). Alla luce del provvedimento emanato dalla UE,il cittadino europeo che subisca un reato intenzionale violento in uno Stato membro diverso da quello in cui risiede abitualmente, potrà presentare la domanda di risarcimento presso un'autorità o qualsiasi altro organismo dello stato in cui risiede. 3.Le nuove norme Si comprende,quindi, dal sommario excursus sin qui svolto,l importanza di stabilire un necessario adeguamento della normativa vigente anche alla luce dei nuovi accadimenti che hanno interessato le cronache quotidiane sia in campo nazionale che in quello internazionale. La nuova Legge 3 agosto 2004, n.206,colmando una rilevante lacuna legislativa, ha stabilito che le nuove disposizioni si applichino a tutte le vittime degli atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice, compiuti sul territorio nazionale o extranazionale,se coinvolgenti cittadini italiani, nonche' ai loro familiari superstiti,con ciò estendendo la portata della normativa agli atti subiti dalle vittime del terrorismo anche al di fuori del territorio nazionale. La legge ha,inoltre, aggiornato la misura della elargizione già prevista in precedenza per le vittime degli atti terroristici. L'elargizione,in origine introdotta dall'articolo 1,primo comma della legge 20 ottobre 1990, n. 302, e dalle successive modificazioni,e' ora prevista nella misura massima di euro in proporzione alla percentuale di invalidità riportata ed in ragione di euro per ogni punto percentuale. Tale disposizione trova applicazione anche alle elargizioni gia' erogate prima della data di entrata in vigore della legge, considerando nel computo anche la rivalutazione delle somme già elargite. A tutti coloro che hanno subito un'invalidità permanente inferiore all'80 per cento della capacita' lavorativa, causata da atti di terrorismo e dalle stragi di tale matrice, e' riconosciuto un aumento figurativo di dieci anni di versamenti contributivi utili ad aumentare, per una pari durata, l'anzianita' pensionistica maturata, la misura della pensione, nonche' il trattamento di fine rapporto o altro trattamento equipollente Coloro che hanno subito un'invalidita' permanente pari o superiore all'80 per cento della capacita' lavorativa, causata da atti di terrorismo e dalle stragi di tale matrice, sono equiparati, ad ogni effetto di legge, ai grandi invalidi di guerra di cui all'articolo 14 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 dicembre 1978, n. 915 A tutti coloro che hanno subito un'invalidita' permanente pari o superiore all'80 per cento della capacita' lavorativa, causata da atti di terrorismo e dalle stragi di tale matrice, e' inoltre riconosciuto il diritto immediato alla pensione diretta,calcolata in base all'ultima retribuzione percepita integralmente dall'avente diritto e rideterminata secondo le previsioni di cui all'articolo 2, comma 2. Gli stessi criteri di cui al comma 2 si applicano per la determinazione della misura della pensione di reversibilita' o indiretta in favore dei superstiti in caso di morte della vittima di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice ed inoltre tali pensioni non sono decurtabili ad ogni effetto di legge. Per chiunque subisca o abbia subito, per effetto di ferite o di lesioni, causate da atti di terrorismo e dalle stragi di tale matrice, un'invalidita' permanente non inferiore ad un quarto della capacita' lavorativa, 56 nonche' ai superstiti delle vittime, compresi i figli maggiorenni, e' ora previsto,a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge,oltre all'elargizione di cui innanzi, uno speciale assegno vitalizio, non reversibile, di euro mensili, soggetto alla perequazione automatica di cui all'articolo 11 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, e successive modificazioni In caso di morte,ai superstiti aventi diritto alla pensione di reversibilita' sono attribuite due annualita',comprensive della tredicesima mensilita',del suddetto trattamento pensionistico limitatamente al coniuge superstite, ai figli minori, ai figli maggiorenni, ai genitori e ai fratelli e alle sorelle, se conviventi e a carico Le percentuali di invalidita' gia' riconosciute e indennizzate in base ai criteri e alle disposizioni della normativa vigente alla data di entrata in vigore della legge sono rivalutate tenendo conto dell'eventuale intercorso aggravamento fisico e del riconoscimento del danno biologico e morale. Inoltre,alle vittime di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice e ai loro familiari e' assicurata assistenza psicologica a carico dello Stato. Ai pensionati vittime di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice e ai loro superstiti e' assicurato l'adeguamento costante della misura delle relative pensioni al trattamento in godimento dei lavoratori in attività nelle corrispondenti posizioni economiche e con pari anzianità La legge prevede altri rilevanti benefici: 1. alle vittime di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice e ai loro familiari e' assicurata assistenza psicologica a carico dello Stato. 2. I documenti e gli atti delle procedure di liquidazione dei benefici previsti dalla presente legge sono esenti dall'imposta di bollo. 3. L'erogazione delle indennità e' comunque esente da ogni imposta diretta o indiretta 4. La pensione maturata e' esente dall'imposta sul reddito delle persone fisiche 5. Gli invalidi vittime di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice e i familiari, inclusi i familiari dei deceduti, limitatamente al coniuge e ai figli e, in mancanza dei predetti, ai genitori, sono esenti dalla partecipazione alla spesa per ogni tipo di prestazione sanitaria e farmaceutica 6. Nei procedimenti penali, civili, amministrativi e contabili il patrocinio delle vittime di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice o dei superstiti e' a totale carico dello Stato La legge ha previsto una notevole accelerazione delle procedure risarcitorie. Infatti,ove non risulti essere stata effettuata la comunicazione del deposito della sentenza penale relativa ai fatti di cui sono rimasti vittima, i soggetti danneggiati possono promuovere l'azione civile contro i diretti responsabili entro il termine di decadenza di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, prescindendo dall'eventuale maturata prescrizione del diritto. E inoltre prevista una nuova competenza in materia del Tribunale monocratico da instaurare nel termine di sei mesi dall entrata in vigore della Legge nelle ipotesi in cui in sede giudiziaria, amministrativa o contabile siano gia' state accertate con atti definitivi la dipendenza dell'invalidita' e il suo grado ovvero della morte da atti di terrorismo e dalle stragi di tale matrice, ivi comprese le perizie giudiziarie penali, le consulenze tecniche o le certificazioni delle aziende sanitarie locali od ospedaliere e degli ospedali militari. Il Tribunale competente in base alla residenza anagrafica della vittima o dei superstiti fissa una o al massimo due udienze, intervallate da un periodo di tempo non superiore a quarantacinque giorni, al termine del quale, esposte le richieste delle parti, prodotte ed esperite le prove e precisate le conclusioni, emana la sentenza nel termine di quattro mesi. Le sentenze sono impugnabili esclusivamente dinanzi alla Corte di cassazione per violazione di legge, ivi compresa la manifesta illogicita' della motivazione La competente amministrazione dello Stato,anche prima dell'inizio di azioni giudiziarie o amministrative, d'ufficio o su richiesta di parte, puo' offrire alla vittima di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice o agli eredi una somma a titolo di definitiva liquidazione, che, in caso di accettazione, e' preclusiva di ogni altra azione, costituendo ad ogni effetto transazione. La liquidazione di cui al comma 1 deve essere effettuata nel termine di quattro mesi dalla relativa deliberazione. Anche l iter burocratico per l accesso alle indennità stabilite dalla Legge risulta accelerato atteso che la nuova Legge prevede che il riconoscimento delle infermita', il ricalcolo dell'avvenuto aggravamento e delle pensioni, nonche' ogni liquidazione economica in favore delle vittime di atti di terrorismo e delle stragi di tale matrice devono essere conclusi entro il termine di quattro mesi dalla presentazione della domanda da parte dell'avente diritto alla prefettura-ufficio territoriale del Governo competente in base alla residenza anagrafica del medesimo soggetto. A tal fine trovano applicazione,in quanto compatibili, le disposizioni del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1999, n.510. I benefici previsti dalla legge si applicano agli eventi verificatisi sul territorio nazionale a decorrere dal 1 gennaio 1961 mentre per gli eventi coinvolgenti cittadini italiani verificatisi all'estero, i benefici si applicano a decorrere dal 1 gennaio Il reato di terrorismo Resta da stabilire in quali casi la Legge operi,ossia quali siano le fattispecie di terrorismo o atti terroristici. La questione è molto dibattuta in Giurisprudenza ed in Dottrina. 67 Il Legislatore -spronato dall onda emotiva e dalle preoccupazioni di ordine pubblico provocate dalle drammatiche vicende dell 11 settembre provvedeva a varare in via d urgenza il D.L. 18 ottobre 2001, n. 374(9), convertito nella Legge 15 dicembre 2001, n. 438( Disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale )10) con l intento, da un lato di colmare una lacuna normativa in materia e dall altro di approntare metodi di indagine e di repressione più efficaci. L art.1 nell introdurre l art.270 ter nel Codice Penale stabilisce che Chiunque promuove, costituisce,organizza, dirige, finanzia anche indirettamente associazioni che si propongono il compimento all estero, o comunque ai danni di uno stato estero, di un istituzione o di un organismo internazionale, di atti di violenza su persone o cose, con finalità di terrorismo, è punito con la reclusione da sette a quindici anni. Chiunque partecipa a tali associazioni e' punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Ai fini della legge penale, la finalita' di terrorismo ricorre anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione e un organismo internazionale. La nuova normativa porrebbe,tuttavia,una serie di problemi interpretativi di non facile soluzione, dai quali però dipende la compatibilità costituzionale della norma e la cogenza della norma stessa,come ha sostenuto la dottrina(11) secondo cui la nuova disciplina,pur cercando di individuare una fattispecie penale riguardante il terrorismo internazionale mancherebbe di dare una definizione di terrorismo internazionale atteso che la norma punisce chiunque promuova associazioni che si propongano atti di violenza su persone o cose, con finalità di terrorismo. Posto che il programma e le finalità qualificano l associazione e non già la condotta dell autore dei delitti previsti dai primi due commi dell art. 270 ter rimane invariato il fatto che la norma non descrive il comportamento vietato, di tale che l azione terroristica si risolve per la norma nell azione violenta posta in essere con finalità di terrorismo (12). Occorrerebbe quindi definire una nozione di fine di terrorismo internazionale che per le ragioni sopra esposte non può essere attinta dall art. 270 bis,posto che il bene giuridico protetto è per l art. 270 bis l ordine democratico italiano e che la condotta descritta nella norma non può subire una dilatazione ai fini di ricomprendere anche le azioni di terrorismo internazionale A tal fine, di scarso aiuto si rivela la Convenzione europea per la repressione del terrorismo che all art.1 si limita ad indicare i casi in cui il reato non verrà considerato politico ai fini estradizionali ed in cui manca una definizione di reato politico come pure del reato di terrorismo. Nell assenza di una norma anche extrapenale - alla quale fare riferimento la norma penale risulta vuota, priva di determinatezza, una scatola pronta ad ospitare le più svariate tipologie di azioni violente a sfondo, in senso lato, politico e che rende più che fondati i dubbi di legittimità costituzionale della norma in esame(13). Ulteriore dubbio suscita la lettura del comma 5 dell art.1 che inserisce il reato di terrorismo internazionale tra quei delitti contro i quali, a sensi dell art. 313 c.p.. non si può procedere senza l autorizzazione del Ministero della Giustizia, e ciò al fine di consentire come si legge nella relazione al decreto legge 374/ una attenta valutazione politica dei fatti, riguardanti nei possibili e delicati riflessi sui rapporti internazionali. Sul punto appare pienamente condivisibile l opinione che l intero procedimento,in tali casi,sarebbe del tutto illegittimo atteso che il fatto considerato come reato deve potersi identificare come delitto in forza di una norma penale vigente ed in forza del principio della c.d. tipicità dei fatti delittuosi (nulla poena sine lege). In conseguenza,e ferma restando l operatività dell art. 313 c.p. in materia di procedibilità del reato, né il giudice né l esecutivo potranno creare o modellare,con apprezzamenti discrezionali o politici una nozione di fine di terrorismo internazionale. In definitiva,se per i reati di terrorismo e di eversione interni si ha come parametro e paradigma del bene protetto l ordinamento democratico o il suo equivalente ordinamento costituzionale lo stesso non potrà dirsi nel caso di terrorismo internazionale, posto che l integrità politica, economica e sociale di un Paese straniero non rientra anzitutto per il principio di sovranità nei compiti punitivi dello Stato. A causa della rilevanza che il fenomeno terroristico ha assunto negli ultimi anni, sarebbe auspicabile che il Legislatore vorrà,anche sulla base delle esperienze normative straniere in materia, introdurre una corretta definizione della fattispecie che possa consentire di distinguere i fatti penalmente rilevanti come terrorismo internazionale dalle azioni (dirette ed indirette) di diversa natura ed aventi ad oggetto beni giuridici estranei alla sfera di protezione del nostro ordinamento, ancorché connotate dall elemento della violenza 5.Conclusioni Alla luce dell esame dei dati normativi sin qui operato,si può affermare che il Parlamento ha emanato una legge che può considerarsi più adeguata alla casistica recente sia sul piano della tutela dei beneficiari sia in termini di ristoro economico dei danni subiti dalle vittime del terrorismo benché le provvidenze previste per il cd praetium doloris,ossia il denaro del pianto di romana memoria,non potranno mai asciugare a sufficienza le lacrime dei superstiti né con le elargizioni né con i vitalizi se non si interverrà per garantire una civile convivenza su scala internazionale. 78 ADDENDA Con la circolare n. 113 del 19 ottobre 2005 l'inps (3) ha fornito le istruzioni per l applicazione della nuova normativa che si applica alle vittime di eventi terroristici verificatisi sul territorio nazionale dal 1 gennaio 1961 e dal 1 gennaio 2003 per eventi accaduti al di fuori del territorio nazionale. Sono altresì destinatari della disciplina in esame coloro che risultino già pensionati alla data di entrata in vigore della legge in argomento, per i quali occorrerà procedere ad una ricostituzione della pensione secondo le nuove disposizioni. I benefici previsti dalla Legge 206/2004 sono riconosciuti a tutti coloro che abbiano subìto un invalidità permanente per effetto dei suddetti eventi terroristici. Gli stessi benefici sono attribuiti sulle pensioni indirette o di reversibilità liquidate a favore dei superstiti dei soggetti innanzi menzionati che abbiano diritto a tali trattamenti NOTE 1. v.legge 3/8/2004 n.206 in GU 11/8/ v.carson, Bioterrorismo ed armi chimiche,piemme Edizioni (pubblicata nella G.U. n.230 del 22/08/1980) 4. (pubblicata nella G.U. del 25 ottobre, n. 250) 5. (pubblicata nella in G.U., 26 novembre, n. 277) 6. (pubblicato nella G.U. n. 4 del 7 gennaio 2000) 7. (pubblicata nella G.U. n. 21 del ) 8. (pubblicato nella GU n. 80 del ) 9. (pubblicato nella G.U. n. 244 del 19 ottobre 2001) 10. (pubblicato nella G.U.n. 293 del ) 11. v.bauccio,il reato di terrorismo internazionale 12. v Pistorelli, Intercettazioni preventive ad ampio raggio su Guida al Diritto, n. 42/ così Bauccio,op.cit. 89 PARTE II Vittime della criminalità Responsabilità oggettiva e criteri di liquidazione del danno Con il D.P.R n 243 sono state emanate le nuove norme in tema di corresponsione delle provvidenze alle vittime del dovere ed ai soggetti equiparati con specifico riferimento "ad eventi verifica tisi sul territorio nazionale dal 1 gennaio 1961 ed all'estero dal 1 gennaio 2003". Il provvedimento si pone l'obiettivo di estendere progressivamente i benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo anche ai caduti o feriti nell adempimento del dovere, secondo quanto previsto dalla Legge 23 Dicembre 2005 n.266(legge Finanziaria 2006). In particolare, vengono individuati i termini e le modalità di attivazione delle relative procedure, l'ordine di corresponsione delle provvidenze, il metodo di valutazione della percentualizzazione dell'invalidita' permanente in base alla citata Legge Finanziaria Nondimeno,l emanazione della nuova legge apre le porte ad una attenta disamina della impostazione dottrinale e giurisprudenziale in materia in tema di risarcimento dei danni materiali e morali delle vittime della criminalità in generalità divenute, negli ultimi tempi, sempre numerose. 1.Il risarcimento dei danni riflessi subiti dai congiunti In dottrina e in giurisprudenza si parla di danni c.detti riflessi [1], con riferimento ai danni, conseguenti al fatto illecito altrui, subiti da persona diversa dalla vittima iniziale, ma in significativo rapporto con essa. La risarcibilità, o meno, di tali danni, è problema che, anche per gli enormi interessi economici in gioco, in questi ultimi anni ha interessato, e non poco, studiosi, giuristi ed assicuratori. In relazione a tali danni, la S.C., già da vari anni, ha affermato l importante principio secondo cui si può ritenere "ormai acquisita la risarcibilità delle lesioni dei cosiddetti diritti riflessi, di cui siano portatori soggetti diversi dalla vittima iniziale del fatto ingiusto altrui" [2]. E singolare notare come il riconoscimento di tale diritto soggettivo dei congiunti della vittima, diritto già in precedenza riconosciuto, per esempio, al coniuge del macroleso per non poter avere rapporti sessuali con la moglie [3] è dato per scontato, dalla S.C., con un avverbio di tempo ("ormai") come se la Cassazione avesse da tempo recepito le istanze di una parte della dottrina e di una parte minoritaria della giurisprudenza di merito, ma non avesse avuto ancora l'occasione di esprimere compiutamente il suo pensiero in proposito, dovendo decidere in base al devolutum. Tali principi, poi, più di recente, hanno trovato definitiva consacrazione in una nota sentenza della Corte Costituzionale [4], che, mentre da un lato ha escluso la trasmissibilità iure hereditatis del danno biologico per violazione del diritto alla vita nel caso di morte istantanea del soggetto leso, dall'altro ha ritenuto risarcibile il danno biologico subito dagli eredi iure proprio, per la morte del congiunto, rigettando la questione di incostituzionalità sia dell'art c.c. che dell'art c.c., posta dal Tribunale di Firenze [5], non ex art c.c., ma ex art c.c., come danno morale subiettivo, seppur tale ricostruzione dogmatica di far ricadere il danno biologico e psichico sotto l'egidia dell'art c.c., e quindi nell'alveo del danno non patrimoniale, è sicuramente censurabile così come ha avuto modo di precisare la dottrina, quasi all'unanimità [6]. Ma i giudici di merito sono i veri artefici di questo rinnovamento od ampliamento dell area dei danni risarcibili [7]. 2. La tesi restrittiva. La problematica dei danni c. detti riflessi, di cui siano portatori soggetti diversi dalla vittima iniziale del fatto ingiusto altrui, si è sviluppata, però, prevalentemente, in relazione ai danni patrimoniali e biologici. In relazione a tali danni, come già in precedenza esposto, la S.C., in questi ultimi anni, ne ha riconosciuto la risarcibilità. Ciò nonostante, sia la prevalente dottrina [8] e sia la S.C., hanno costantemente e ripetutamente ritenuto non risarcibili i danni morali subiettivi subiti dai congiunti della vittima iniziale, che abbia subito lesioni personali, ancorché gravi [9]. Tre, sostanzialmente, sono le argomentazioni addotte dalla dottrina e dalla S.C., a sostegno della tesi tradizionale che nega tale risarcibilità. 1. La prima, è fondata sulla mancanza di nesso causale, ai sensi dell art c.c.; si sostiene, infatti, che il principio della risarcibilità del solo danno diretto ed immediato stabilito dall'art c.c., importa che il risarcimento del danno morale subiettivo spetta soltanto a chi ha direttamente ed immediatamente subito la sofferenza, cioè al soggetto leso e non anche ai prossimi congiunti, in quanto costoro, soffrendo le sofferenze del proprio familiare, non sono colpiti in modo diretto ed immediato dalla condotta lesiva del terzo. 2. La seconda, è fondata sull eccessivo ampliamento delle richieste di risarcimento del danno; si sostiene, infatti, ma con un ragionamento più attento alle ragioni di opportunità che a quelle di ermeneutica, che un eventuale risarcibilità di tale danno anche a favore dei prossimi congiunti del soggetto leso condurrebbe al risultato che il responsabile sarebbe tenuto ad una sola liquidazione nel caso di omicidio (a favore dei prossimi congiunti della vittima) ed a duplice liquidazione nel caso di lesioni (a favore del leso e dei prossimi congiunti. 910 3. La terza ed ultima, è fondata sull inesistenza di un eventuale disparità di trattamento per i prossimi congiunti, nel senso che costoro otterrebbero la pecunia doloris soltanto in caso di omicidio e non anche nel caso di lesione di un loro familiare; si sostiene, infatti, che nell'ipotesi dell'omicidio, essendo venuta meno la persona colpita, i familiari sono i soggetti che in primis subiscono la sofferenza, mentre altrettanto non può dirsi nel caso di lesioni, dove vi è già un soggetto, appunto quello leso, il quale, subendo la sofferenza in modo diretto e immediato, beneficia del risarcimento del danno in esame. 3. La tesi evolutiva. In tempi recentissimi la S.C., con una sentenza di portata innovativa,la n.4186 del 23/4/1998,dopo un attenta analisi del problema e rimeditando l intera questione, ha ritenuto di non poter più condividere il suo precedente uniforme e costante indirizzo tradizionale contrario, ed ha sancito la risarcibilità dei danni morali subiettivi subiti dai congiunti della vittima iniziale, che abbia subito lesioni personali [10]. Con tale decisione la S.C. si è allineata sia all'unico precedente positivo della Cassazione Penale [11], che, però, non aveva avuto alcun seguito da parte dei giudici di legittimità, e sia all orientamento di una parte, fino a questo punto minoritaria, dei giudici di merito che, con riferimento all'atto illecito che, pur senza provocare la morte del soggetto passivo, abbia comunque cagionato lesioni di considerevole entità, hanno riconosciuto in favore dei congiunti del macroleso il diritto al ristoro del danno morale subiettivo [12]. Questo nuovo precedente della S.C. [13], tanto atteso ed anche auspicato da parte di quella dottrina, inizialmente minoritaria, ma poi via via sempre più numerosa [14], è destinato a segnare una svolta ed apre senz altro nuovi orizzonti nella complessa e travagliata materia del risarcimento del danno a persona e pone l Italia in una posizione di avanguardia rispetto agli altri Stati dell Unione Europea, che, a tutt oggi, non prevedono una tale tutela. 4. Le motivazioni della sentenza della Cassazione Una delle novità non trascurabili di tale decisione, che va sicuramente rimarcata, è quella di aver affermato che risulterebbe estremamente arduo, oltre che iniquo, negare consistenza teorica ad un fatto che nella realtà è unanimemente riconosciuto esistente [15]. Tale motivazione dimostra, la sensibilità dei giudicanti della Corte di legittimità, alle esigenze mutevoli della realtà sociale e a quel diritto vivente, inteso come interpretazione giurisprudenziale prevalente e consolidata. Sensibilità dimostrata, poi, ancor più di recente, in altra decisione della stessa sezione della S.C., anch essa salutata dagli operatori come leading case, ma in diversa materia (applicazione delle presunzioni di responsabilità di cui all art c.c. anche al soggetto trasportato su veicolo a motore), ove ha affermato che, alle norme del nostro ordinamento, deve darsi un interpretazione evolutiva che tenga conto delle finalità di adeguamento dell ordinamento alle esigenze mutevoli della realtà sociale e delle esigenze sistematiche di applicazione armonica del diritto [16]. Il pregio maggiore, di tale decisione [17], è, comunque, quello di aver rimeditato compiutamente l intera questione sottoponendo ad attento vaglio critico tutte le argomentazioni, poste a sostegno del suo precedente restrittivo indirizzo. Cinque, in sostanza, sono i punti, o passaggi logici, dell iter argomentativo della S.C., tra di loro connessi, volti a verificare se sussistano, o meno, ostacoli al riconoscimento, in favore dei congiunti della vittima iniziale, del danno morale subiettivo, in caso di sopravvivenza della vittima. Tali punti, o passaggi logici, in sostanza, corrispondono a cinque domande cui la S.C. fornisce una risposta: 1. se il danno morale subiettivo deve essere negato ai congiunti della vittima iniziale perché manca il nesso di causalità, ex art c.c.; 2. se è estensibile la figura del danno riflesso anche al danno morale subiettivo; 3. se l eventuale irrisarcibilità del danno morale subiettivo deriva dalla struttura dell art c.c.; 4. se l eventuale irrisarcibilità del danno deriva dalla natura o funzione del danno morale subiettivo; 5. se l eventuale irrisarcibilità del danno morale subiettivo deriva dal pericolo di eccessivo ampliamento delle richieste di risarcimento del danno. 5. Il nesso di causalità, ex art c.c.. Sul primo punto, o passaggio logico, relativo alla verifica del nesso causale, ai sensi dell art c.c. - norma che, com è noto, regola il risarcimento del danno in tema di inadempimento delle obbligazioni, che è espressamente richiamata dall art c.c. che regola il risarcimento del danno in tema di illecito civile - la S.C. ha osservato che non può condividersi l assunto secondo cui osterebbe al riconoscimento del danno morale ai congiunti della vittima iniziale, il fatto che, essendo in vita la vittima della lesione, esso sarebbe solo un danno costituente conseguenza mediata ed indiretta della lesione, e come tale non risarcibile a norma dell art c.c., richiamato dall art c.c.. Infatti, per giurisprudenza pacifica, il criterio in base al quale sono risarcibili i danni conseguiti dal fatto illecito (o dall inadempimento in tema di responsabilità contrattuale), deve intendersi, ai fini della sussistenza del nesso di causalità, in modo da comprendere nel risarcimento, i danni non solo diretti ed immediati, ma anche quelli indiretti e mediati, che si presentino come effetto normale di tale condotta, secondo il principio della c.detta regolarità causale [18]. Pertanto, un evento dannoso è da considerare causato da un altro se, ferme restando le altre condizioni, il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo (c.detta teoria della condicio sine qua ): ma nel contempo non è sufficiente tale relazione causale per determinare una causalità giuridicamente 1011 rilevante, dovendosi, all interno delle serie causali così determinate, dare rilievo a quelle soltanto che, nel momento in cui si produce l evento causante non appaiono del tutte inverosimili (c.detta teoria della causalità adeguata o della regolarità causale, la quale in realtà, come è stato esattamente osservato, oltre che una teoria causale, è anche una teoria dell imputazione del danno). Ritenuto, quindi, che ai fini del sorgere dell obbligazione di risarcimento, il nesso di causalità fra fatto illecito ed evento, può essere anche indiretto e mediato, purché con le caratteristiche suddette, non è sufficiente fare riferimento al disposto dell art c.c., per escludere il risarcimento del danno morale in favore dei congiunti del leso, poiché non vi è dubbio che lo stato di sofferenza dei congiunti, costituente il loro danno morale, trova causa efficiente, per quanto mediata, pur sempre nel fatto illecito del terzo nei confronti del soggetto leso. Questo passaggio logico è da condividere anche se, forse, nel sillogismo articolato dalla S.C. v è un salto logico. Sarebbe stato, infatti, più opportuno spostare l indagine e l attenzione, com è stato acutamente osservato [19] dal danno, riflesso o di rimbalzo, al danneggiato. Ciò avrebbe consentito di porre in evidenza che il problema preliminare non è tanto quello della propagazione di un unico danno, bensì quello, che in ordine logico lo precede, dei criteri di individuazione delle c.dette vittime secondarie e, quindi, della loro legitimatio ad causam, di qui il salto logico di cui ho in precedenza parlato. Ma si vede che la S.C., preoccupata dal peso e dallo spessore del suo precedente tradizionale orientamento, ha dedicato ampio spazio a tale argomentazione, che era proprio uno dei paletti su cui aveva fondato tutte le diverse decisioni. 6. L estensibilità del danno riflesso anche al danno morale subiettivo. Sul secondo punto, o passaggio logico, relativo all estensibilità della figura del danno riflesso anche al danno morale subiettivo, la S.C. ha dato risposta positiva, seppur molto sinteticamente. La S.C., infatti, una volta costruita la figura del danno riflesso, sia esso patrimoniale o biologico o sessuale, sul criterio della regolarità causale e riconosciuta la sua risarcibilità, ha ritenuto che non vi sono ostacoli, né teorici e né logici, per non estenderla anche al danno morale subiettivo. Anche questo passaggio logico è da condividere anche perché sarebbe illogico, oltre che illegittimo e profondamente ingiusto, riconoscere alle c.dette vittime secondarie, in caso di illecito, soltanto alcune e non tutte le species di danno. 7. La struttura dell art c.c.. Sul terzo punto, o passaggio logico, relativo alla verifica se, l eventuale irrisarcibilità del danno morale subiettivo deriva dalla struttura della norma che lo prevede e, cioè, dall art c.c.., la S.C. ha dato risposta negativa. A tal riguardo va fatta una premessa. Detta norma [20], com è noto, stabilisce limiti assai rigidi al risarcimento del danno non patrimoniale, con il rinvio ai casi determinati dalla legge. E' altresì noto che l interpretazione tradizionale, assolutamente costante, consacrata dalla S.C., con sentenza a sezioni unite [21], vuole che i casi determinati dalla legge siano quelli in cui il fatto illecito rivesta anche le caratteristiche del reato penale (di qui il costante riferimento all art. 185 c.p., che trovasi sotto il titolo delle sanzioni. civili ) e ciò salvi pochi altri casi marginali e normativamente previsti [22] Poche sono le voci difformi, seppur autorevoli, della dottrina: 1. C. Castronovo [23], osserva che "la attuale querelle circa la natura del danno biologico mette in evidenza, piuttosto, che la valutazione sociale tipica esige oggi un ampliamento dello spettro di rilevanza della situazione non patrimoniale da provvedere della tutela aquiliana. Riferita al nostro ordinamento, tale rilevazione dovrebbe condurre ad un'attenta revisione dell'art c.c. sia sotto il profilo della fattispecie, che sotto quello dell'effetto risarcitorio; la prima schiodando dalla identificazione del danno non patrimoniale con il danno morale, il secondo disincagliando dalla più o meno corretta riduzione "dei casi" determinati dalla legge "alle ipotesi di reato"; 2. G.B. Petti [24], osserva che "se unico è il principio fondante la clausola generale di risarcimento ( il neminem laedere ) in Europa si concepisce tendenzialmente una dicotomia risarcitoria perfetta, sia del danno patrimoniale che del danno non patrimoniale, che concorrono al risarcimento integrale del danno alla persona. E dunque, nella tendenza all'armonizzazione dei sistemi, è la visione italiana che appare inadeguata e che esige la riforma dell'art e la costituzionalizzazione del sistema della responsabilità civile"; 3. P.G. Monateri [25], osserva che la soluzione di un ritorno sulla scure dell art c.c. è impraticabile, in quanto l idea che ogni lesione di una civil right debba ricadere nello schema dell art c.c. è una conseguenza diretta del nostro sistema costituzionale, che tutela tutti i diritti inviolabili senza certo discriminare tra il diritto alla salute, di cui all art. 32 Cost., e le altre posizioni soggettive individuate nella Costituzione. Ancor meno numerose sono le voci difformi della giurisprudenza di legittimità: 1. La sentenza della Cass. 28/11/96 n [26] che ha testualmente affermato: "aderendo all'invito della Consulta questa Corte ritiene che l'ambito di operatività dell'art c.c. debba essere considerato rapportando anche questa norma ai principi costituzionali, e così superando la inadeguata interpretazione tradizionale. Le ragioni della costituzionalizzazione del sistema della responsabilità civile (già auspicate 1112 dalla Corte Costituzionale nella nota sentenza n. 184 del 1986) derivano da precise esigenze di giustizia, accordando tutela diretta e giudiziaria, anche nel settore dei rapporti privati, alle posizioni soggettive ed ai beni giuridici costituzionalmente protetti. E' questo il senso del raccordo tra gli artt. 2, 3, 32 della Costituzione, tra di loro correlati, e l'art c.c., che ha condotto alla tutela risarcitoria del danno biologico, altrimenti esclusa da un sistema di responsabilità coerente a scelte precostituzionali discriminanti. Ora non vi è dubbio... che il risarcimento del danno morale da reato, non può considerarsi nell'ambito di una concezione marcatamente punitiva o consolatorio satifattiva, propria della teoria della difesa sociale, propugnata dalla scuola positiva italiana, ma dev'essere considerato nella logica dei principi di centralità della persona umana, di solidarietà del suo soccorso, anche quando è lesa la sfera più interna ed intangibile, quella morale. Il danno morale si configura in questa nuova visione aperta ai valori costituzionali, come lesione della sfera morale della persona, di quel valore uomo che anche il danno biologico lede, come danno di quella qualità essenziale della persona che è la sua salute. Pari dignità di tutela per il danno alla salute (nel senso ampio previsto dall'art. 32 e dalle Carte internazionali recepite nel nostro ordinamento) e del danno alla dignitas personae, che il delitto ferisce nella sua integrità etica, e tanto più gravemente, quanto più intensi sono i valori umani menomati. E' in questa direzione che può ricostruirsi la dicotomia perfetta tra danno patrimoniale e danno non patrimoniale, in un sistema coerente di responsabilità civile rispettosa dei diritti della persona. Sulle basi di queste considerazioni, il rapporto di risarcibilità del danno morale non è soltanto pecunia doloris, quanto pecunia lese dignitatis, reintegrazione della dignità umana offesa dal delitto"; 2.La sentenza della Cass. 15/4/98 n [27], che ha testualmente affermato: "in tema di danno morale da reato, non vi è dubbio che un disastro costituente fatto reato di enorme gravità, per il numero delle vittime e per le devastazioni ambientali dei centri storici determini, come fatto-evento, la lesione del diritto costituzionale dell ente territoriale esponenziale (il comune) alla sua identità storica, culturale, politica, economica costituzionalmente protetta; da ciò consegue che è insita la lesione della posizione soggettiva e che l ente ha la legittimazione piena e titolo ad esigere il risarcimento del danno. La S.C., con entrambe dette decisioni, che sono opera dello stesso relatore, S.E. G.B. Petti, ha dimostrato, così, la propensione, non ancora seguita né dalla miglior dottrina, né dagli altri giudici di legittimità e né dai giudici di merito, di dare un'interpretazione costituzionale dell'art c.c., come norma generale, anche se tipicizzante, del danno non patrimoniale. Dai limiti assai rigidi, di cui dicevamo prima, posti dall ordinamento al risarcimento del danno non patrimoniale, con il rinvio ai casi determinati dalla legge, autorevoli Studiosi ne hanno tratto la conseguenza che solo la persona offesa dal reato, e cioè il titolare del bene giuridico leso dallo stesso, può far valere la relativa pretesa. Occorre ricordare, poi, che l art. 185, 2 comma, c.p. statuisce che: Ogni reato che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili debbono rispondere per il fatto di lui. Orbene, su questo punto, la S.C., con la sentenza in esame [28], seppur ha precisato di non voler entrare nella vexata quaestio se il danno risarcibile sia il danno criminale (cioè il danno causato dalla dalla lesione del bene protetto dalla norma) o il danno civile (cioè il danno che prescinde dal reato), ha poi affermato di aderire al recente incontrastato orientamento della giurisprudenza penale (sia di legittimità che di merito) che distingue tra persona offesa dal reato (art. 90 c.p.p.), che è il titolare del bene giuridico protetto dalla norma penale, e persona danneggiata dal reato, che è qualsiasi soggetto che dall azione delittuosa ha ricevuto un danno civile, non necessariamente coincidente con la persona offesa, e che è legittimato a costituirsi parte civile (art. 74 c.p.p.) [29] Sulla scorta di tale impostazione, quindi, la S.C. ha affermato che deve riconoscersi la legittimazione attiva, a richiedere il risarcimento del danno non patrimoniale, ad ogni soggetto che abbia subito un siffatto pregiudizio dal reato, sia esso il soggetto passivo del reato o sia esso non lo sia. Infatti, né l art. 185 c.p. e né l art. 74 c.p.p., stabiliscono una diversa legittimazione attiva per la richiesta di risarcimento nel caso in cui il danno sia patrimoniale o non patrimoniale, ma richiedono solo che il danno sia stato cagionato dal reato, riportando quindi tutta la questione esclusivamente nell ambito del nesso causale tra reato e danno. Né una restrizione di legittimazione attiva in favore della sola parte offesa dal reato emerge dall art c.c., che si pone sul punto come norma di mero rinvio. La S.C., poi, al riguardo, ha affermato che la fragilità della tesi che riconosce la legittimazione al risarcimento del danno (non patrimoniale) solo in favore della persona offesa dal reato, emerge dal fatto che lo stesso orientamento, per antica tradizione, riconosce, in caso di morte della vittima, per effetto del reato (e cioè di omicidio), la legittimazione a richiedere il risarcimento del danno anche non patrimoniale in favore dei congiunti, che certamente non sono la persona offesa dal reato di omicidio. La S.C., quindi, ha ritenuto che dalla struttura della norma di cui all art c.c. (nonché dalle norme cui detto articolo rinvia), non emerge alcuna limitazione alla legittimazione attiva dei congiunti della vittima a richiedere il risarcimento del danno non patrimoniale. Essa si limita, con il rinvio all art. 185 c.p., solo a tipicizzare i casi di risarcibilità del danno non patrimoniale. Anche questo passaggio logico, molto articolato, è da condividere atteso che va escluso che, per il dato normativo (art c.c.), possa conseguire un difetto del diritto al risarcimento del danno morale 1213 subiettivo dei congiunti della vittima del reato di lesioni personali. Forse, però, sarebbe stato più logico ed opportuno, da un punto di vista sistematico, esaminare questo passaggio logico, prima dei precedenti punti, o passaggi logici. Infatti esso consente di individuare la legitimatio ad causam, ovvero la legittimazione ad agire, la quale costituisce, notoriamente, una condizione dell azione, intesa come il diritto potestativo di ottenere una qualsiasi decisione di merito, favorevole o contraria. Tale legitimatio ad causam, perciò, si risolve nella titolarità del potere e del dovere (rispettivamente per la legittimazione attiva o passiva) di promuovere, o subire, un giudizio in ordine al rapporto sostanziale dedotto in causa, indipendentemente dalla questione dell effettiva titolarità, dal lato attivo o passivo del rapporto controverso, questione che, invece, attiene al merito [30] ed è quindi successiva. 8. La natura del danno morale subiettivo. Sul quarto punto, o passaggio logico, relativo alla verifica se, l eventuale irrisarcibilità del danno deriva dalla natura o funzione del danno morale subiettivo, la S.C. ha rilevato che la funzione del danno, qualunque essa sia, non è incompatibile con il suo riconoscimento ai congiunti della vittima iniziale. E noto che sulla questione relativa alla natura o funzione del risarcimento del danno, ex art c.c., vi sono quattro orientamenti dottrinali, che attribuiscono quattro diverse nature o funzioni al danno morale subiettivo: 1. natura risarcitoria; 2. natura consolatoria-satisfattiva; 3. natura punitivo-afflittiva; 4. natura compromissoria o mista (consolatoria-satisfattiva - punitivo-afflittiva). Secondo la prima tesi, quella risarcitoria, la funzione del risarcimento del danno morale subiettivo è analoga a quella del danno patrimoniale. Secondo la seconda tesi, quella consolatoria-satisfattiva, la funzione del risarcimento del danno morale subiettivo è quella di attribuire alla vittima una somma di denaro al fine di avvantaggiarla nel ricrearsi opportunità e condizioni sostitutive a quelle perdute. Secondo la terza tesi, quella punitivo-afflittiva, che è sicuramente la più longeva in quanto era quella più in auge e prevalente già nel vigore del vecchio codice [31], la funzione del risarcimento del danno morale subiettivo è quella di punire l autore dell illecito, attesa la particolare gravità e riprovevolezza del suo comportamento. Secondo la quarta ed ultima tesi, quella compromissoria o mista (consolatoria-satisfattiva - punitivoafflittiva), la funzione del risarcimento del danno morale subiettivo è quella di attribuire alla vittima una somma di denaro al fine di avvantaggiarla nel ricrearsi opportunità e condizioni sostitutive a quelle perdute, propria della tesi consolatoria- satisfattiva, e, contestualmente, di punire l autore dell illecito, attesa la particolare gravità e riprovevolezza del suo comportamento, propria della tesi punitivo-afflittiva. Allo specifico riguardo la S.C. ha rilevato che, qualunque natura o funzione si riconosca al risarcimento in questione, essa è perfettamente compatibile, se non addirittura rafforzativa, con quanto qui si sostiene. Infatti, sia che si riconosca a detto risarcimento del danno morale subiettivo la natura risarcitoria, sia che si riconosca quella satisfattiva, il referente rimane sempre il soggetto che ha subito il danno (per quanto in via riflessa), per cui si avranno tanti risarcimenti o soddisfazioni quanti sono i soggetti danneggiati. I sostenitori della natura punitiva (analoga a quella dei punitive damages del diritto anglosassone) di detto risarcimento ritengono che la pretesa riparatoria del soggetto leso trovi fondamento nel diritto riconosciuto allo stesso di esercitare una reazione all illecito subito, al fine di punire il danneggiante, per cui è del tutto evidente che solo a questi spetti l esercizio dell azione giudiziale. Se si ammettesse, quindi, anche il diritto dei prossimi congiunti a chiedere il risarcimento del danno morale subiettivo, si violerebbe il principio del ne bis in idem, punendo più volte lo stesso soggetto per lo stesso fatto. Allo specifico riguardo la S.C. ha sostenuto che, anche se per ipotesi si condividesse detta tesi, va rilevato che la funzione punitiva non attiene all evento penale, per il quale vi è già la pena pubblica, ed in questo caso sì che si avrebbe la violazione del principio per cui uno stesso soggetto non può essere punito più volte per lo stesso fatto, ma attiene agli eventi civili, che il fatto di reato ha prodotto. Se il comportamento criminale dell agente ha prodotto più danni morali, per quanto in via riflessa come sopra detto, ed in questo senso ha, in sede civile, offeso più soggetti, a ciascuno di questi spetterà esercitare l asserita funzione punitiva in questione. Peraltro anche questa tesi della funzione di pena privata del risarcimento del danno ex art c.c. (che fortemente sostiene che i prossimi congiunti del soggetto leso non possono richiedere il risarcimento del danno morale proprio per il principio dell unicità della pena) riconosce, nel caso di danno morale subito dai congiunti della vittima di omicidio, a tutti i congiunti il diritto al risarcimento ex art c.c., dando luogo, quindi, ad una pluralità di pene private comminate per uno stesso fatto. Se si segue, infine, la tesi compromissoria o mista, consolatoria-satisfattiva - punitivo-afflittiva, valgono le osservazioni già fatte per ognuna delle due tesi. Ne consegue che, qualunque sia la natura del risarcimento del danno di cui all art c.c., da essa, lungi dall emergere motivi che escludano il diritto al risarcimento del danno morale subiettivo dei congiunti della vittima del reato di lesioni personali, risultano ulteriori elementi a sostegno della 1314 configurabilità di tale diritto. Anche questo passaggio logico, molto articolato, è da condividere in quanto, quale che sia la natura o funzione del danno morale subiettivo, la legittimazione attiva spetta anche al familiare della vittima iniziale che vanta un diritto soggettivo, o quantomeno, un interesse giuridico meritevole di tutela. Ciò, tra l altro, è perfettamente in linea con quanto già affermato dalla S.C. in questi ultimi anni, a proposito degli interessi giuridici meritevoli di tutela, in tema di risarcimento danni al convivente more uxorio [32] ed in tema di risarcimento del danno al nascituro [33]. Forse, però, sarebbe stato più logico ed opportuno, da un punto di vista sistematico, esaminare questo passaggio logico per primo e, cioè, prima dei precedenti punti, o passaggi logici. Va sottolineato, a questo punto, che la S.C., con la sentenza in esame [34], volutamente non ha preso posizione, dichiarandosi neutrale, su quella che era la tesi da seguire in ordine alla natura o funzione del risarcimento del danno, ex art c.c.. Ciò potrà apparire strano fin che si vuole e potrà far storcere il naso ai fini giuristi ed ai dotti cattedratici, ma si vede che la S.C., sempre preoccupata dal peso e dallo spessore del suo precedente tradizionale orientamento, ha voluto preservare questo suo articolo e motivato revirement, da qualsiasi attacco futuro dovuto, per esempio, più che ad una vera e propria contestazione dei principi di diritto affermati, all adesione, per tradizione o per partito preso, ad un diverso orientamento sulla funzione del danno morale subiettivo, che non avesse trovato una valida e motivata risposta nella decisione oggi commentata. 9. L ampliamento delle richieste di risarcimento del danno. Sul quinto punto, o passaggio logico, relativo alla verifica se, l eventuale irrisarcibilità del danno deriva dal pericolo di eccessivo ampliamento delle richieste di risarcimento del danno, che per la verità è un ragionamento più attento alle ragioni di opportunità che a quelle di ermeneutica, la S.C. ha osservato che tale problema è un posterius rispetto ai problemi esaminati che andrà risolto, come per il danno patrimoniale e biologico riflesso, non solo sulla base della prova offerta del danno, ma anche alla stregua di un corretto accertamento del nesso di causalità, da intendersi come causalità adeguata o regolarità causale. 10. L occasione mancata. La sentenza, però, rappresenta anche un occasione mancata, come è stato sostenuto sempre dal Liguori in un recente congresso organizzato dalla Associazione Guido Gentile [35]. Invero, il caso sottoposto all esame della S.C. [36], aveva tutti i requisiti per consentire alla stessa Corte di legittimità di aprire definitivamente l art c.c. ad una lettura costituzionale, rapportando anche questa norma ai principi costituzionali e a norme internazionali di rango superiore. Quella che è mancata, in definitiva, è stata quell opera di costituzionalizzazione del sistema della responsabilità civile già più volte auspicata dalla Consulta [37]. Eppure la S.C. già aveva fornito, in precedenza, questo contributo in tema di: danno sessuale [38] ; danno morale subiettivo [39] ; danno patrimoniale ai congiunti della vittima deceduta [40]. Ed è singolare notare come le ultime tre sentenze citate [41] sono opera dello stesso relatore, S.E. G.B. Petti, che, a quanto pare, è il relatore della S.C. che, in questi ultimi anni, ha tentato di inerpicarsi, con le motivazioni delle sue sentenze, sul difficile e non facile cammino dell apertura dell art c.c. ad una lettura costituzionale. Tornando all occasione mancata, la S.C., nella sentenza in esame [42], ha riconosciuto sì la legittimazione attiva, iure proprio, dei genitori del minore macroleso ad ottenere il risarcimento del danno morale subiettivo, ma avrebbe potuto rapportare la posizione soggettiva violata ed offesa dall illecito altrui, ai seguenti referenti normativi: art. 2 Cost.: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali (come la famiglia) ove si svolge la sua personalità"; art. 3, 2 comma, Cost.:"E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana..."; art. 13, 1 comma, Cost.: "La libertà familiare è inviolabile"; art. 29, 1 comma, Cost.: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio"; art. 30, 1 comma, Cost.: "E' dovere dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio"; art. 31, 1 e 2 comma, Cost.:"La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo"; art. 8, 1 comma, Convenzione europea per la salvaguardia delle libertà fondamentali: "ogni persona ha il diritto al rispetto della sua vita privata e familiare..." ed è noto che la Convenzione costituisce diritto interno, fonte diretta, di rango superiore, poiché attiene a un diritto inviolabile; art. 12 Convenzione europea per la salvaguardia delle libertà fondamentali: "uomini e donne, in età matrimoniale, hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia"; 1415 Parte I, paragrafo 16, Carta Sociale Europea, riveduta, con annesso, fatta a Strasburgo il 3/5/1996 [43] ; La famiglia, in quanto cellula fondamentale della società, ha diritto ad un adeguata tutela sociale, giuridica ed economica per garantire il suo pieno sviluppo. E noto che la Convenzione Europea per la salvaguardi dei diritti dell uomo e delle libertà fondamentali [44], è entrata in vigore il 26/10/1955. Forse non è ancora noto a tutti che la Convenzione Europea, che realizza la più analitica tutela dei diritti enunciati nella Dichiarazione Universale dei diritti dell uomo [45], assurge, oggi, al rango di norma costituzionale europea. Invero, con il Trattato sull Unione Europea [46], l Unione Europea si è impegnata a rispettare i diritti fondamentali dell uomo quali quelli garantiti Convenzione Europea e dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in quanto principi generali del diritto comunitario (art. F, paragrafo 2). Purtroppo, lo stesso Trattato (art. L), impedisce alla Corte di Giustizia delle comunità europee di pronunciarsi sul rispetto dell art. F, paragrafo 2, e quindi sul rispetto degli stessi diritti fondamentali da parte degli Stati membri dell Unione. Successivamente, però, il Trattato sull Unione Europea di Amsterdam [47], ha modificato, per quello, che qui interessa, l art. 46, lett. D (ex art. L) di Maastricht, estendendo le competenze della Corte di Giustizia anche all art. 6, paragrafo 2 (ex art. F, paragrafo 2), e quindi sul rispetto degli stessi diritti fondamentali da parte degli Stati membri dell Unione. Quindi, con tale trattato, l Italia e tutti gli Stati membri hanno perso, in tema di diritti umani, tutta la propria sovranità in favore dell Unione Europea e si sono obbligati al rispetto dei diritti garantiti dalla Convenzione Europea nell ambito dei propri ordinamento nazionale. La Convenzione Europea, quindi, assurge oggi a rango di norma costituzionale europea, e, quindi, a norma di rango superiore, in virtù dei seguenti articoli della Costituzione: art. 2, in base al quale La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell uomo ; art. 10, in base al quale l ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute ; art. 11, in base al quale l Italia.. consente, in condizione di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni. Quindi, in definitiva, con un'interpretazione estensiva, liberale e costituzionale dell'art c.c., come norma generale, anche se tipicizzante, del danno non patrimoniale, la S.C. avrebbe potuto autorevolmente sostenere che i casi determinati dalla legge, previsti dalla predetta norma, ben potevano considerarsi non solo quelli previsti dall ordinamento penale (art. 185 c.p.) ma anche quelli previsti dalla Costituzione (i già richiamati artt. 2, 3, 13, 29 e 30 Cost.) nonché quelli previsti dalle richiamate norme internazionali di rango superiore (i già richiamati artt. 8 e 12 Convenzione europea per la salvaguardia delle libertà fondamentali e parte I, paragrafo 16, Carta Sociale Europea). Del resto la Corte Europea [48], in vari casi, ha liquidato il danno morale ai ricorrenti, anche in ipotesi di lamentata violazione dell art. 6, paragrafo 1, della Convenzione, relativo alla ragionevolezza della durata di un procedimento, e, quindi, al di fuori di accertate ipotesi di reato [49]. 11. Il progetto di legge di riforma del danno a persona. A conferma della bontà delle tesi e teorie fin qui esposte e sostenute va precisato che forse, di quest evoluzione, in senso liberale, del diritto vivente, si sono accorti gli assicuratori italiani. Infatti essi, sotto l egidia prestigiosa dell ISVAP, hanno costituito un Gruppo di lavoro sulla disciplina del danno biologico, formato da noti giuristi italiani, che hanno presentato, nel gennaio 1999, un progetto di legge di riforma del danno a persona che, quantomeno nella materia qui trattata, dovrebbe mettere definitivamente chiarezza e certezza in un difficile e complesso settore. Invero questo è il testo dell art. 2 di detto progetto di riforma che quì interessa: Articolo 2. L art del codice civile è sostituito dai seguenti articoli: Art Danni morali. Il danno morale è risarcito quando il fatto illecito ha cagionato alla persona un offesa grave.... Art bis - Danni morali dei prossimi congiunti....qualora il fatto dannoso cagioni menomazioni dell integrità psicofisica del danneggiato di particolare gravità è risarcito il danno morale subito dai prossimi congiunti ove conviventi. Il pregio della prima disposizione è, quindi, quella di allineare il diritto italiano alle normative europee in materia e svincolare definitivamente il risarcimento dei danni morali subiettivi da accertate ipotesi di reato. Quindi, in definitiva, risarcibilità del danno morale subiettivo sempre, in caso di lesioni personali, anche quando la fattispecie non concretizza alcuna ipotesi di reato. Il pregio della seconda disposizione, poi, è quella di prevedere normativamente la risarcibilità del danno morale subiettivo subito dai congiunti della vittima, però solo se conviventi ed in caso di menomazioni dell integrità psicofisica della vittima di particolare gravità. In analogia a quanto previsto dalla prima parte di tale norma deve ritenersi, anche in questo caso, che il danno morale subiettivo subito dai congiunti della vittima, sia risarcibile anche quando la fattispecie non concretizza alcuna ipotesi di reato. Per la verità, v è da dire che la S.C., con le richiamate sentenze [50], ha abbattuto il muro di sbarramento, costituito dall interpretazione restrittiva dell art c.c. sotto il profilo della 1516 legittimazione ad agire, ma non si è preoccupata di apprestare un adeguata rete di contenimento [51]. Infatti, come ho avuto modo di spiegare in precedenza, la S.C., ha osservato che il problema costituito dall eccessivo ampliamento delle richieste di risarcimento del danno costituisce un posterius rispetto ai problemi esaminati che andrà risolto, come per il danno patrimoniale e biologico riflesso, non solo sulla base della prova offerta del danno, ma anche alla stregua di un corretto accertamento del nesso di causalità, da intendersi come causalità adeguata o regolarità causale. Quindi il dubbio nasce oggi spontaneo: gli assicuratori, con il loro progetto di riforma sponsorizzato dal loro organo più autorevole e rappresentativo, anche dopo le travagliate esperienze seguite all affermazione del principio della risarcibilità del danno biologico (chi non ricorda la famosa e sintomatica anarchia del dopo principio ), si sono allineati al diritto vivente, inteso come interpretazione giurisprudenziale prevalente e consolidata, o si sono semplicemente preoccupati di costruire un argine alla possibile proliferazione delle pretese risarcitorie delle c.dette vittime secondarie? 12. Conclusioni. Il complessivo e motivato revirement della S.C., in tema di danni morali subiettivi c.detti riflessi, subiti, cioè, dai congiunti della vittima iniziale, che abbia subito lesioni personali, appare sostanzialmente da condividere in pieno e senza alcun indugio e segna un importantissima svolta nel settore. Esso rappresenta, innanzi tutto, la vittoria della parte debole, della povera vittima, nei confronti della parte forte, quella che detiene, quasi incontrastato, il potere, quello economico. La parte debole, così, trova, nonostante il suo status, nel ns. ordinamento una tutela maggiore, rispetto a prima, in relazione ai diritti umani violati. Esso rappresenta, poi, la vittoria di tutti quegli avvocati che per primi hanno sostenuto, con forza, convinzione e testardaggine, tali tesi nelle aule giudiziarie e senza il cui apporto non si sarebbe potuti pervenire a tale attuale orientamento. Esso rappresenta, ancora, la vittoria dei giudici di merito che per primi hanno affermato, con coraggio, tali tesi nelle loro decisioni, e ciò in stridente contrasto con la dottrina dominante e con la giurisprudenza del giudice di legittimità. E una evidente dimostrazione di forza, di autonomia e di indipendenza di giudizio dei giudici di merito nei confronti del giudice di legittimità che così è stato da essi invitato, com era già capitato in altre occasioni ed in altre materie, ad abbandonare la sua giurisprudenza non più in linea con la realtà dei tempi e con la mutata sensibilità sociale e giuridica. Esso rappresenta, infine, la vittoria della terza sezione civile della S.C., sezione che ha emesso la sentenza innovativa e deciso, così, l importantissimo revirement, che conferma il ruolo di avanguardia della stessa sezione, e del suo più autorevole e noto Presidente, S.E. Bile, nel complesso campo del risarcimento del danno a persona. E pur vero che qualche mancanza o occasione mancata l ho pur rilevata in questo mio breve commento alla sentenza della S.C. [52], ma è anche vero che la stessa sezione, con sentenza emessa soltanto due mesi prima, aveva rigettato l analoga istanza dei congiunti della vittima iniziale [53]. Ciò significa che la creatura doveva nascere in fretta e senza ulteriore indugio. Il tempo dirà chi ha avuto ragione. NOTE [1] v. Liguori, avvocato in Napoli.autore di un importante elaborato in materia. [2] Cass. 7/1/91 n. 60, in Foro It., 1991, 459, con nota di Simone e in Resp. Civ. Prev, 1991, 446. [3] Cass. 11/11/86 n. 6607, in Foro It., 1987, 833, con nota di A.M. Princigalli; conf. Cass. 17/9/96 n. 8305, in Mass. Foro It., 1996, 746 e in Resp. Civ. Prev., 1997, 123; Cass. 21/5/96 n. 4671, in Riv. Giur. Circ. Trasp., 1996, 927, in Resp. Civ. Prev., 1997, 123 e in Gazz. Giur., 1996, 25, 40. [4] Cort. Cost. 27/10/94 n. 372, in Dir. Econ. Ass., 1995, 251. [5] Ordinanza 10/11/93, in Foro It., 1994, I, [6] Per tutti v. Giannini, il danno psichico come danno biologico, in Le Nuove Frontiere del danno risarcibile, in Collana medico - giuridica diretta da Giovanni Cannavò, 1995, 157. [7] Per quanto concerne la risarcibilità del danno biologico, direttamente sofferto dai familiari per la morte di un congiunto: Trib. Napoli 2/3/96 n. 2028, in Resp. Civ. Prev., 1996, 479, in cui ho avuto l onore di assistere l'attrice e gli interventori; Trib. Torino 8/8/95, in Resp. Civ. Prev., 1996, 282, che lo ha definito come "danno esistenziale"; Trib. Monza 7/6/95, in Resp. Civ. Prev., 1996, 389 che lo ha "inteso in senso lato"; Trib. Napoli 16/1/95 n. 366, in Riv. Giur. Circ. Trasp., 1995, 772; Trib. di Bologna 30/11/93, in Corr. Giur., 1994, 1378; Trib. Milano 2/9/93, in Dir. Econ. Ass., 1994, 545, sentenza che a suo tempo è stata erroneamente salutata dalla stampa come leading case; Trib. Treviso 5/5/92, in Riv. Giur. Circ. Trasp., 1993, 692. Per quanto concerne la risarcibilità del danno biologico, direttamente sofferto dai familiari per le lesioni subite da un congiunto: Trib. Napoli sent. 30/1/98 n. 1317, Bardini/Muto, in Tagete, 1998, 4, 62 e in Giur. Napoletana, 1998, 5, 176, in cui ho avuto l onore di assistere l attrice e gli interventori. [8] M. Rossetti, Breve commento alla sentenza del Tribunale di Napoli n del 30/1/98, in Tagete, 1998, 4, 73 e segg.; C. M. Bianca, La responsabilità, Giuffrè, Milano, 1994, 114 e segg. e 175; G. Bonilini, Il danno non patrimoniale, Giuffrè, Milano, 1983; A De Cupis, Il danno. Teoria generale della responsabilità civile, II, Milano, 1979, 112; M. Pogliani, I titolari del diritto al risarcimento del danno non 1617 patrimoniale, in Dir. Prat. Ass., 1972, 425 e segg.; R. Scognamiglio, in Riv. Trim. Dir. Proc. Civ., 1957, 320 e segg. [9] Cass. 11/2/98 n. 1421, in Resp. Civ. Prev., 1998, 1008, con nota di P. Ziviz; Cass. 21/5/96 n. 4671, in Riv. Giur. Circ. Trasp., 1996, 927; Cass. 17/10/92 n , in Arch. Giur. Circ. Sin. Strad., 1993, 158; Cass. 16/12/88 n. 6854, in Resp. Civ. Prev., 1990, 442, con nota di Mora. [10] Cass. 23/4/98 n. 4186, in Danno e Resp., 1998, 686 e in Resp. Civ. Prev., 1998, 1409; conf. Cass. 1/12/98 n , in Foro It., 1999, 77 e in Guida al Diritto il Sole 24 Ore, 1999, 8, 66, entrambe della terza sezione civile ed opera dello stesso relatore, S.E. Segreto; va precisato, però, che nel secondo caso esaminato dalla S.C., trattasi solo di un obiter dictum, in quanto il dictum non è ratio decidendi ; infatti, non era oggetto del devolutum, la risarcibilità, o meno, del danno morale subiettivo subito dai congiunti della vittima iniziale, ma lo era la risarcibilità, o meno, del danno biologico e patrimoniale subito dai congiunti della vittima iniziale; in ogni caso, con tale decisione, la S.C. ha nuovamente ben motivato, a sostegno dei principi affermati, il suo revirement, rispetto al suo precedente filone giurisprudenziale. [11] Cass. pen. 9/6/83, in Arch. Giur. Circ. Sin., 1984, 303, in Cass. Pen, 1985, 97 e in Riv. It. Med. Leg., 1985, 628. [12] Trib. Napoli sent. inedita 14/5/99 n. 3153/99, Raimo/Lloyd Italico, in cui ho avuto l onore di assistere gli attori; Trib. Napoli, sent. n. 1317/98, Bardini/Muto, in Tagete, 1998, 4, 62 e in Giur. Napoletana, 1998, 5, 176, in cui ho avuto l onore di assistere l attrice e gli interventori; Trib. Napoli, sent. n /96, Mele/Alpi, in Riv. Giur. Circ. Trasp., 1997, 830, in cui ho avuto l'onore di assistere gli attori; Trib. Bologna 16/5/95 n. 8632, in Dir. Econ. Ass., 1996, 172; Trib. Roma, sent. inedita 14/7/94 n , D'Aniello/Le Assicurazioni d'italia, in cui ho avuto l'onore di assistere gli attori; Trib. Verona 31/1/94, in Giur. Civ. Comm., 1994, 757; App. Venezia 11/2/93, in Resp. Civ. Prev., 1993, 984; Trib. Verona 15/10/90, in Foro It., 1991, I, 261; Trib. Milano 18/6/90, in Foro It., 1990, I, 3497; Trib. Brescia 26/10/88, in Resp. Civ. Prev., 1988, 1025; Trib. Treviso 13/3/86, in Resp. Civ. Prev., 1987, 496; Trib. Milano 13/5/82, in Riv. It. Med. Leg., 1982, [13] Cass. 23/4/98 n [14] Monateri-Bona, Il danno alla persona, Padova, 1998, 377 e segg.; F. Mastropaolo, Il risarcimento del danno alla salute, Jovane, Napoli, 1983, 608 e segg.; P. Forchielli, Il danno morale al bivio (irrisarcibilità del congiunto dell infortunato sopravvissuto), in Riv. Dir. Civ., 1973, II, 332; A. Ravazzoni, La riparazione del danno non patrimoniale, Giuffrè, Milano, 1962, 215. [15] Cass. 23/4/98 n [16] Cass. 26/10/98 n , in Foro It., 1998, 3109 e in Guida al Diritto il Sole 24 Ore, 1998, 45, 68. [17] Cass. 23/4/98 n [18] conf. Cass. 19/1/99 n. 475, in Guida al Diritto il Sole 24 Ore, 1999, 5, 51; Cass. 6/3/97 n. 2009; Cass. 10/11/93 n ; Cass. 11/1/89 n.65; Cass. 18/7/87 n. 6325; Cass. 20/5/86 n. 3353; Cass. 16/6/84 n [19] E. Pellechia, La Corte di Cassazione e il risarcimento del danno morale ai congiunti in caso di sopravvivenza della vittima: qualcosa, al fin, si muove..., in Resp. Civ. Prev., 1998, 1414 e segg.. [20] Art c.c.. [21] Sez. Un. 6/12/82 n. 6651, in Foro It., 1983, 1631, con nota di Iannarelli, in Giust. Civ., 1983, 1161, con nota di Cossu, in Giust. Civ., 1984, 149, con nota di Mastropaolo, in Riv. Dir. Comm., 1983, II, 227, con nota di Zeno-Zencovich e in Resp. Civ. Prev., 1983, 633 [22] Art. 89 c.p.c., in tema di espressioni sconvenienti od offensive; art. 96 c.p.c., in tema di lite temeraria; art. 598 c.p., in teme di offese in scritti e discorsi pronunciati dinanzi alle Autorità giudiziarie o amministrative; art. 2, 1 comma, L. 13/4/88 n. 117, in tema di responsabilità dei magistrati; art. 29, 9 comma, L. 31/12/96 n. 675, in tema di tutela dei dati personali. [23] Danno biologico senza limiti, in La nuova responsabilità civile, Milano, 1991, 93 e segg.. [24] Il risarcimento del danno biologico, UTET, 1997, 359. [25] Alle soglie di una nuova categoria risarcitoria: il danno esistenziale, in Danno e Resp., 1999, 5 e segg.. [26] In Resp. Civ. Prev., 1997, 393. [27] In Mass. Foro It., 1998, 408. [28] Cass. 23/4/98 n [29] Cass. pen. 19/12/90 n ; Cass. pen. 3/3/93, Del Salvio; Cass. pen. 18/10/95, Costioli; conf. Cass. 23/4/99 n. 4040, in Mass. Foro It. 1999, 477. [30] Cass. 18/2/86 n [31] Codice civile del [32] Cass. 28/3/94 n. 2988, in Resp. Civ. Prev., 1995, 564, con nota di Coppari. [33] Cass. 22/11/93 n , in Resp. Civ. Prev., 1994, 403, con nota di Ioratti. [34] Cass. 23/4/98 n [35] Per una corretta liquidazione del danno alla persona: forme di inquinamento e rimedi, tenutosi in Vicenza, il 20-21/11/1998. [36] Cass. 23/4/98 n [37] Corte Cost. 14/6/86 n. 184, in Resp. Civ. Prev., 1986, 520, con nota di Scalfi; conf. Corte Cost. 30/12/87 n. 641, in Foro It., 1988, 694, che, in un passo della motivazione, afferma: questa corte ha 1718 messo in rilievo la nuova valenza del citato art c.c., a seguito e per effetto dell entrata in vigore della Costituzione, come strumento per la protezione dei valori che essa prevede ed assicura, tra cui ha un rilievo precipuo il principio della solidarietà, nonché la stretta relazione che ne deriva tra la detta norma e i precetti costituzionali, al fine della determinazione dell illecito e della riparazione che ne consegue alla violazione del precetto. [38] Cass. 11/11/86 n. 6607, in Foro It., 1987, 833, con nota di A.M. Princigalli, sentenza che è stata molto travagliata e discussa in camera di consiglio tanto che l estensore, S.E. Schermi, è persona diversa dal relatore; tale sentenza della S.C. è stata la prima, com è facilmente desumibile anche dalla sua data, a sentire forte l influenza del dettato della Corte Cost. 14/6/86 n. 184; con detta sentenza la S.C. ha rapportato, per quello che qui interessa, il danno sessuale riflesso del coniuge della vittima iniziale dell illecito, agli artt. 2 e 29 Cost. e 8 Convenzione europea per la salvaguardia delle libertà fondamentali; conf. Cass. 17/9/96 n. 8305, in Mass. Foro It., 1996, 746 e in Resp. Civ. Prev., 1997, 123; Cass. 21/5/96 n. 4671, in Riv. Giur. Circ. Trasp., , in Resp. Civ. Prev., 1997, 123 e in Gazz. Giur., 1996, 25, 40. [39] Cass. 28/11/96 n , in Resp. Civ. Prev., 1997, 393, che ha affermato che il fondamento del danno morale subiettivo è ravvisabile nella c.detta dignità della persona umana, offesa dal reato, e così negli artt. 2 e 3 della Costituzione e negli altri referenti che tutelano la libertà e la dignità della persona umana; Cass. 15/4/98 n. 3807, in Mass. Foro It., 1998, 408, che ha affermato che un disastro costituente fatto reato di enorme gravità, per il numero delle vittime e per le devastazioni ambientali dei centri storici determina, come fatto-evento, la lesione del diritto costituzionale dell ente territoriale esponenziale (il comune) alla sua identità storica, culturale, politica, economica costituzionalmente protetta. [40] Cass. 13/11/97 n , in Resp. Civ. Prev., 1998, 661, con nota di Zivic, che ha affermato la sussistenza di un danno patrimoniale in capo ai familiari, a seguito della morte del congiunto, derivando esso dalla lesione di un diritto avente rilevanza costituzionale, artt. 29 e 30 Cost.. [41] Cass. 28/11/96 n ; Cass. 15/4/98 n. 3807; Cass. 13/11/97 n [42] Cass. 23/4/98 n [43] Ratificata in Italia con L. 9/2/99 n. 30. [44] Firmata a Roma il 4/11/1950, ratificata dal Presidente della Repubblica italiana in seguito ad autorizzazione conferitagli dalla L. 4/8/1955 n. 848, con deposito dello strumento di ratifica. [45] Approvata dall ONU il 10/12/48 e ratificata all Italia con L. 4/8/55 n [46] Firmato a Maastricht il 7/2/1992, ratificato dall Italia con L. 3/11/1992 n. 454 (in suppl. ord. G.U. 24/11/1992 n. 277) ed entrato in vigore il dì 1/11/1993. [47] Sottoscritto il 2/10/97, reso esecutivo con L. 16/6/98 n. 209, in suppl. ord. G.U. 6/7/1998 n. 155, ed entrato in vigore per l Italia e per tutti gli Stati comunitari il dì 1/5/1999, essendosi verificate le condizioni previste dall art. 14 del Trattato sull Unione Europea. [48] Con il protocollo n. 11, diventato diritto interno con la L. 28/8/97 n. 296, in G.U. n. 213 del 12/9/1997, di ratifica ed esecuzione del protocollo n. 11 alla convenzione di salvaguardia dei diritti dell uomo e delle libertà fondamentali, recante ristrutturazione del meccanismo di controllo stabilito dalla convenzione, fatto a Strasburgo l 11 maggio sottoscritto e ratificato dai quaranta Stati membri del Consiglio d Europa, è stata istituita un Corte permanente Europea dei diritti dell uomo in sostituzione della Commissione e della Corte Europea dei diritti dell uomo. Il protocollo n. 11, all art. 41, prevede espressamente che se la Corte dichiara che vi è stata violazione della Convenzione o dei protocolli e se il diritto interno dell Alta Parte contraente non permette che in modo incompleto di riparare le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, quando è il caso, un equa soddisfazione alla parte lesa. [49] Sentenza del 3/12/ /1 e 18/2/1999, Pres. Wildhaber, Laino/Italia, proprio in tema di violazione dell art. 6, paragrafo 1, della Convenzione; con detta sentenza la Corte Europea, per un processo relativo allo status delle persone, durato otto anni e due mesi, ha accolto il ricorso ed ha condannato lo stato Italiano al pagamento, in favore del ricorrente, l importo di L per danno morale, oltre interessi al tasso del 5% annuo ed oltre spese processuali liquidate nella misura di L ; Sentenza del dì 1/7/1997, Torri/Italia, proprio in tema di violazione dell art. 6, paragrafo 1 della Convenzione; con detta sentenza la Corte Europea, per un processo relativo ad un azione di risarcimento danni a seguito di un incidente stradale, durato, tra fase penale e fase civile, diciassette anni circa, ha accolto il ricorso ed ha condannato lo stato italiano al pagamento, in favore del ricorrente, del danno morale oltre spese del procedimento; Sentenza del dì 8/2/1996, Pres Ryssdal, A. e altri/danimarca, proprio in tema di violazione dell art. 6, paragrafo q, della Convenzione; con detta sentenza la Corte Europea, per un processo relativo al risarcimento del danno alla salute per contagio da HIV, durato sei anni e due mesi ne casi più lunghi sottoposti alla Corte, ha accolto il ricorso ed ha condannato lo Stato Danese al pagamento, in favore di ciascuno dei ricorrenti, dell importo di DKr, per danno morale, oltre interessi e spese di lite. [50] Cass. 23/4/98 n. 4186, in Danno e Resp., 1998, 686 e in Resp. Civ. Prev., 1998, 1409; Cass. 1/12/98 n , in Foro It., 1999, 77 e in Guida al Diritto il Sole 24 Ore, 1999, 8, 66. [51] Le espressioni, tra virgolette, sono mutuate da F.D. Busnelli, Lesione di interessi legittimi: dal muro di sbarramento alla rete di contenimento, in Danno e Resp., 1997, 269 e segg., in tema della tutela 1819 aquiliana degli interessi legittimi. [52] Cass. 23/4/98 n [53] Cass. 11/2/98 n. 1421, in Resp. Civ. Prev., 1998, 1008, con nota di P. Ziviz. 1920 PARTE III La risarcibilità oggettiva del danno per le vittime della criminalità Rilevanza delle condotte riparatorie ai fini della estinzione del reato. Dopo alcuni anni dall entrata in vigore della importante riforma(1 Gennaio 2002),il Giudice di Pace si trova oggi ad affrontare le prime questioni relative alla definizione ed applicazione delle condotte riparatorie ai fini della estinzione del reato,benché la riforma abbia già suscitato numerose perplessità derivanti dalla applicazione della disciplina transitoria(1). Il passaggio dall'ottica punitiva e riabilitativa a quella riparativa corrisponde di fatto ad una nuova concezione delle risposte sanzionatorie che,pur mantenendo intatti gli aspetti di rinvio alla responsabilità personale,rimanda chiaramente, anche utilizzando tutte le risorse presenti sul territorio, ad una serie di proposte e di opportunità che il soggetto può cogliere per il proprio cambiamento e,nel contempo,ad una migliore considerazione degli interessi della vittima del reato, persona singola o società nel suo complesso. In quest'ambito si colloca la mediazione penale per la quale reo e vittima, adeguatamente supportati, realizzano l'opportunità di prendere parte alla gestione del conflitto causato dal fatto reato, anziché limitarsi a sottostare ad un giudizio pronunciato da altri. La giustizia riparativa,come emerge dai numerosi contributi dottrinali, può quindi essere definita come un modello alternativo di giustizia che coinvolge la vittima, il reo e la comunità nella ricerca di soluzioni agli effetti del conflitto generato dal fatto delittuoso, allo scopo di promuovere la riparazione del danno, la riconciliazione tra le parti e il rafforzamento del senso di sicurezza collettivo(2) In Italia, soprattutto nella seconda metà degli anni 90, magistratura minorile e servizi sociali hanno iniziato a sperimentare la mediazione penale attraverso i Tribunali per i minorenni. In tale contesto il primo filtro che ha consentito di immettere nel circuito del processo gli esiti della mediazione/riparazione è stato quello previsto dall art.27 del nuovo rito penale per i minori. La nuova norma ha,infatti,autorizzato il proscioglimento del minore per irrilevanza del fatto, nei casi di tenuità del fatto, di occasionalità del comportamento, e di pregiudizio che la prosecuzione del processo potrebbe arrecare alle esigenze educative del minore. Il recente decreto legislativo n.274/2000, istitutivo della nuova competenza penale del giudice di pace,ha aperto,tuttavia,un nuovo percorso alla sperimentazione anche in Italia della mediazione penale per reati commessi da adulti. La legge ha,infatti,introdotto per la prima volta riferimenti normativi espressi alla mediazione intesa come modalità extragiudiziale di soluzione dei conflitti ed alla riparazione intesa come meccanismo estintivo dei reati. In conseguenza anche nella giustizia penale cd minore mediazione e la riparazione delle vittime del reato sono state di recente disciplinate espressamente da alcune norme introdotte dalla legge istitutiva del Giudice di Pace. L art.29,comma 4 ed i successivi artt. 34 (estinzione per particolare tenuità del fatto) e 35 (condotte riparatorie) della nuova Legge consentono la definizione alternativa del procedimento in presenza delle condizioni ivi previste. In particolare l articolo 35 del D. Lgs 274/00 enuncia testualmente: 1. Il giudice di pace, sentite le parti e l'eventuale persona offesa, dichiara con sentenza estinto il reato, enunciandone la causa nel dispositivo, quando l'imputato dimostra di aver proceduto, prima dell'udienza di comparizione, alla riparazione del danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e di aver eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato. 2. Il giudice di pace pronuncia la sentenza di estinzione del reato di cui al comma 1, solo se ritiene le attivita risarcitorie e riparatorie idonee a soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e quelle di prevenzione. 3. Il giudice di pace puo disporre la sospensione del processo, per un periodo non superiore a tre mesi, se l'imputato chiede nell'udienza di comparizione di poter provvedere agli adempimenti di cui al comma 1 e dimostri di non averlo potuto fare in precedenza; in tal caso, il giudice puo imporre specifiche prescrizioni. 4. Con l'ordinanza di sospensione, il giudice incarica un ufficiale di polizia giudiziaria o un operatore di servizio sociale dell'ente locale di verificare l'effettivo svolgimento delle attivita risarcitorie e riparatorie, fissando nuova udienza ad una data successiva al termine del periodo di sospensione. 5. Qualora accerti che le attivita risarcitorie o riparatorie abbiano avuto esecuzione, il giudice, sentite le parti e l'eventuale persona offesa, dichiara con sentenza estinto il reato enunciandone la causa nel dispositivo. 6. Quando non provvede ai sensi dei commi 1 e 5, il giudice dispone la prosecuzione del procedimento Il legislatore ha inteso,quindi, attribuire al Giudice di Pace il potere di sindacare la congruità delle attività risarcitorie anche superando l eventuale dissenso della parte offesa. A tal fine la norma ha previsto che,qualora l imputato chieda di poter provvedere al risarcimento del danno nel corso della prima udienza di comparizione,il GdP,oltre che assegnare allo stesso un termine 20 Vedere altro
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