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Timestamp: 2016-12-03 00:50:36+00:00
Document Index: 50650088

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 41', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 198', 'art. 20', 'art. 20']

⭐CAMERA DEI DEPUTATI DISEGNO DI LEGGE PRESENTATO DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (LETTA) DAL VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
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1 Atti Parlamentari 1 Camera dei Deputati CAMERA DEI DEPUTATI N DISEGNO DI LEGGE PRESENTATO DAL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (LETTA) DAL VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI (ALFANO) DAL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO (ZANONATO) DAL MINISTRO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI (LUPI) E DAL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI (BONINO) DI CONCERTO CON IL MINISTRO DELL ECONOMIA E DELLE FINANZE (SACCOMANNI) Conversione in legge del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, recante interventi urgenti di avvio del Piano «Destinazione Italia», per il contenimento delle tariffe elettriche e del gas, per la riduzione dei premi RC-auto, per l internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese, nonché misure per la realizzazione di opere pubbliche ed EXPO 2015 Presentato il 23 dicembre 20132 Atti Parlamentari 2 Camera dei Deputati 1920 ONOREVOLI DEPUTATI! Articolo 1. L articolo contiene una serie di interventi finalizzati a ridurre in modo strutturale il costo dell energia elettrica in Italia, presupposto per una ripresa delle attività produttive e per il recupero di competitività del Paese, insieme ad altre disposizioni in materia di certificazione energetica e di energia geotermica. Gli interventi riguardano in particolare la componente (denominata A3) posta a copertura degli oneri di sistema relativi agli incentivi erogati alla produzione di energia elettrica rinnovabile: gli oneri di sistema rappresentano attualmente circa il 20 per cento della bolletta elettrica di una famiglia tipo e la componente A3 pesa per il 90,6 per cento, ossia costituisce la quasi totalità. La crescita esponenziale della componente A3 avvenuta in pochi anni è stata raffreddata con la riforma degli incentivi alle rinnovabili elettriche (avvenuta nel 2012) e con la fine del sistema di sostegno al fotovoltaico, noto come conto energia (sempre nel 2012). Tuttavia, rimane la difficoltà di gestire una spesa elevatissima, che ammonta oggi a 11,2 miliardi di euro annui (6,7 fotovoltaico + 4,5 altre fonti) e arriverà nel 2015 a 12,5 miliardi di euro annui. Senza effetti retroattivi su contratti già stipulati e senza effetti depressivi sull andamento degli investimenti, la norma incide su aspetti specifici dove è possibile ridurre la spesa, in continuità con quanto già varato dal Governo nel precedente decreto «del fare». Il primo intervento (comma 1) incide sul prezzo delle forniture, fornendo un indirizzo all Autorità per l energia elettrica e il gas affinché aggiorni entro novanta giorni gli attuali criteri di definizione del «prezzo di riferimento» per i clienti non riforniti sul mercato libero, dove era stata a suo tempo introdotta la tariffa bioraria. L andamento del mercato all ingrosso, dopo l ingresso del fotovoltaico, ha infatti modificato la curva del prezzo giornaliero, determinando uno spostamento delle ore di maggior prezzo dalla fascia diurna a quella serale. Di conseguenza, l attuale struttura della bioraria non rispecchia più condizioni di convenienza per i consumatori. Il secondo intervento (comma 2) modifica l istituto del «ritiro dedicato», ossia del prezzo che paga il Gestore dei servizi energetici (GSE) per l energia elettrica derivante da impianti a fonti rinnovabili programmabili di potenza fino 10 MW ovvero da impianti rinnovabili (di qualunque potenza) non programmabili. Attualmente, il prezzo di ritiro per i piccoli impianti è superiore ai prezzi di mercato e la differenza si carica sulla componente A3. La norma interviene su tale situazione, stabilendo che a partire dal 1 o gennaio 2014 per gli impianti a fonti rinnovabili già incentivati il prezzo di ritiro sia pari al prezzo zonale orario. Ci si attende una riduzione degli oneri in bolletta di circa 170 milioni di euro annui. Il terzo intervento (commi da 3 a 6) introduce uno strumento volontario, attivato dai singoli operatori, per distribuire nel tempo una parte degli oneri economici per l incentivazione delle fonti rinnovabili elettriche e valorizzare l intera vita tecnica degli impianti, senza penalizzare gli investimenti già effettuati. La proroga volontaria della durata temporale dell incentivo, prevista dalla misura, non comporta modifiche alla disciplina vigente a tutela del recupero delle aree ove sono situati gli impianti oggetto dei previsti benefìci. La norma prevede che l opzione dia diritto a un aumento del periodo di incentivo di sette anni, a fronte però di una riduzione immediata dell incentivo stesso. L entità della riduzione sarà fissata in un successivo decreto, in relazione al periodo3 Atti Parlamentari 3 Camera dei Deputati 1920 residuo spettante, al tipo di fonte rinnovabile, al tipo di incentivo e ai costi per la rimodulazione. Fermi restando i limiti temporali delle autorizzazioni concesse, chi accetta la rimodulazione potrà accedere, alla fine del periodo di incentivo, ad ulteriori benefìci per interventi di rifacimento o di ricostruzione dell impianto sullo stesso sito. I risparmi ottenibili dipendono ovviamente dal tasso di adesione e dalle condizioni che saranno offerte: una stima prudente è di circa 700 milioni di euro annui, in caso di adesione al 50 per cento di tutti gli impianti non fotovoltaici e di adesione bassa per il fotovoltaico. La disposizione di cui ai commi 7e8, nel ricondurre a sistema i commi 3 e 3-bis dell articolo 6 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, sostituisce la comminatoria di nullità del contratto, in atto prevista dal comma 3-bis, con una sanzione amministrativa pecuniaria, graduandone l entità in funzione del tipo contrattuale. Si eccettuano dal precetto gli atti a titolo gratuito, nei quali l avente causa non deve né può svolgere alcuna valutazione sulla qualità dell immobile che riceve. Su richiesta di almeno una parte, che opti per la nuova sanzione, quest ultima si applica altresì alle violazioni anteriormente commesse e già sanzionate con la comminatoria di nullità del contratto, purché essa non sia stata ancora definitivamente dichiarata. In questo modo, senza pregiudizio del principio di irretroattività delle sanzioni amministrative per l espressa istanza in tal senso dei soggetti interessati, si disinnesca il gravissimo pericolo per la certezza del commercio giuridico che era insito nella previgente sanzione di nullità contrattuale, per sua natura idonea a propagarsi senza limiti in danno di ogni successivo acquirente del medesimo bene. In relazione alla disposizione di cui al comma 9 si rappresenta quanto segue. A quasi un anno dall entrata in vigore della riforma della disciplina del condominio negli edifici, operata dalla legge 11 dicembre 2012, n. 220, la norma introduce alcuni correttivi mirati, volti a superare le difficoltà che si sono manifestate nella fase di prima applicazione della riforma stessa. La lettera a) serve a colmare un vuoto legislativo esistente nella legge n. 220 del 2012 la quale, pur prevedendo la formazione obbligatoria degli amministratori di condominio (sia quella iniziale sia quella periodica), non reca rinvio a una fonte secondaria che individui sia i requisiti che devono essere posseduti per esercitare l attività di formazione, sia i criteri e le modalità di svolgimento dei corsi. Ponendo rimedio a tale lacuna, la norma prevede che siano stabiliti, in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale, gli standard per lo svolgimento della formazione in parola. La previsione di cui alla lettera b) è volta a favorire gli interventi diretti a conseguire un risparmio energetico, riducendo a tal fine la maggioranza richiesta per l adozione delle relative decisioni da parte dell assemblea condominiale. Con la lettera c) si specifica che i dati relativi alle condizioni di sicurezza da inserire nell anagrafe condominiale sono quelli relativi alle parti comuni dell edificio, di cui all articolo 1117 del codice civile, evitando che la formulazione normativa più generica possa dar luogo a intromissioni nelle proprietà individuali anche allorché le attività ivi realizzate non interferiscano in alcun modo con la tutela delle strutture essenziali e comuni (tra cui quelle portanti dell edificio), indicate nell articolo La lettera d) mira a superare le problematiche che si sono riscontrate, da parte di amministratori e di proprietari, a causa dell obbligatorietà dell integrale costituzione anticipata del cosiddetto «fondo lavori». L esborso integrale e anticipato dell intera somma impegnata costituisce, infatti, uno dei principali disincentivi all adozione di nuove delibere per l avvio di lavori di ristrutturazione. Ciò provoca un sensibile impatto negativo sul settore dell edilizia, mercato che già da tempo risente della sfavorevole congiuntura economica in atto. La norma proposta, senza snaturare la ratio della riforma, reca un correttivo all istituto del fondo lavori, con-4 Atti Parlamentari 4 Camera dei Deputati 1920 temperando le ragioni creditorie dell appaltatore con le esigenze economiche dei proprietari (che, specie in questo momento di recessione economica, hanno notevoli difficoltà ad anticipare l intera somma dovuta). In sostanza, la nuova possibilità di costituire il fondo, che comunque resta obbligatorio e che deve sempre essere anticipato, in relazione ai singoli pagamenti dovuti all appaltatore per ogni stato di avanzamento dei lavori, rappresenta un bilanciamento degli interessi che soddisfa e contempera al meglio le esigenze di tutti gli attori della vicenda contrattuale. La lettera e) colma una palese lacuna della recente riforma, nella quale il meccanismo per l irrogazione delle sanzioni per la violazione del regolamento condominiale non era stato specificato dalla legge n. 220 del Ciò vanificava, di fatto, ogni possibilità di ottenere qualcosa dai condomini inadempienti agli obblighi imposti dal regolamento condominiale. La misura proposta affida dunque le scelte sanzionatorie in proposito direttamente all assemblea, che decide con la maggioranza degli intervenuti e con almeno 500 millesimi dell edificio. Il comma 10 prevede una revisione delle competenze dello Stato e delle regioni in materia geotermica, assegnando allo Stato il ruolo di guida e coordinamento per lo sviluppo del settore, come previsto dal decreto legislativo n. 22 del Con riferimento alle misure di cui ai commi da 11 a 14, si evidenzia quanto di seguito. In data 27 luglio 2011 è stato notificato alla Commissione europea il «Progetto integrato CCS Sulcis» previsto dall articolo 11, comma 14, del decretolegge 14 marzo 2005, n. 35, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 maggio 2005, n. 80. Dopo una complessa interlocuzione con i servizi della Commissione, la notifica è sfociata in una procedura di indagine formale ai sensi dell articolo 108, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell Unione europea. Questa norma ha l obiettivo di abrogare le leggi che hanno costituito la base giuridica del progetto precedentemente notificato alla Commissione e di rimodulare l intervento per il Sulcis rendendolo compatibile col diritto europeo e soprattutto significativamente meno costoso in termini di impatto sulle bollette elettriche rispetto a quello che si sarebbe avuto con la realizzazione del precedente progetto secondo il meccanismo di incentivo (CIP 6) per esso previsto. In data 2 agosto 2013 è stato sottoscritto tra il Ministero dello sviluppo economico e la regione Sardegna un protocollo di intesa per lo sviluppo di un polo tecnologico per la ricerca sul carbone pulito e la realizzazione di una centrale elettrica clean coal technology. L attuazione di tale protocollo prevede, tra l altro, la modifica del già citato articolo 11, comma 14; la presente norma pertanto procede all abrogazione del predetto articolo e riformula l intervento tenendo anche conto delle osservazioni fatte dai servizi della Commissione nel corso della procedura di notifica in atto che pertanto sarà ritirata e ripresentata secondo la nuova veste. Al fine di promuovere le tecnologie per il carbone pulito considerando anche l intrinseca debolezza del sistema elettrico sardo la regione autonoma Sardegna può bandire una gara per una centrale a carbone dotata di una sezione per la cattura e lo stoccaggio dell anidride carbonica prodotta, da realizzare nell area del Sulcis Iglesiente. Al vincitore della gara sarà assicurato per venti anni a partire dal primo anno di esercizio della centrale un incentivo pari a 30 euro/mwh, rivalutato sulla base dell inflazione calcolata sull indice ISTAT, fino ad un massimo di 2100 GWh/anno. Tale incentivo non dovrà comunque superare le proporzioni stabilite dalle norme europee sugli aiuti di Stato. Inoltre il vincitore della gara dovrà sottoporsi a un audit esterno, su base annuale, che assicuri che non ci sia sovracompensazione rispetto ai costi effettivamente sostenuti e costituisca la base per il necessario aggiustamento ex post dell incentivo erogato. Le modalità per lo svolgimento di tale audit e degli eventuali aggiustamenti ex post del-5 Atti Parlamentari 5 Camera dei Deputati 1920 l incentivo saranno stabilite con successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico. Con il medesimo decreto ministeriale saranno previsti gli elementi da prendere in considerazione per la valutazione tecnico-economica delle offerte pervenute. Gli oneri sono a carico del sistema elettrico tramite prelievo in tariffa. Il risultato di tale formulazione che fissa l incentivo a 30 euro/mwh invece di 150 euro/mwh, che stabilisce un tetto massimo alla produzione incentivabile e che non prevede alcun incentivo per la miniera di Nuraxi Figus, fa sì che l intero intervento sia realizzabile con un prelievo significativamente inferiore sulle bollette mantenendo, nel contempo, la valenza «sperimentale» del progetto volto a verificare la fattibilità della tecnologia CCS su scala commerciale. Al comma 12 è stata inserita la clausola di stand still specificando che nessun incentivo può essere concesso prima dell approvazione da parte della Commissione europea relativamente alla compatibilità con le norme europee sugli aiuti di Stato. Al comma 15 si prevede di non far aumentare, dal 4,5 per cento in vigore nel 2013 al previsto 5 per cento del 2014, la quota minima di miscelazione dei biocarburanti nella benzina e nel gasolio del settore dei trasporti. Tale misura si rende necessaria per non gravare ulteriormente sul prezzo dei carburanti in una congiuntura eccezionalmente sfavorevole per il consumo degli stessi, dovuto sia agli alti prezzi della materia prima che all aumento già effettuato e a quello ulteriore previsto delle accise per i prossimi mesi del La traiettoria di avvicinamento al target del 10 per cento al 2020 procede nei termini previsti dalla direttiva 2009/ 28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, ed anche per il target generale di fonti rinnovabili siamo in anticipo rispetto alla traiettoria minima prevista per l Italia. In attesa di una decisione dell Unione europea sulla revisione della citata direttiva 2009/28/CE, nell ambito della discussione sui fattori ILUC (Indirect land use change), si reputa utile un andamento più cauto nella progressione dell obbligo di miscelazione dei biocarburanti. La norma è anche volta ad uniformare il sistema di calcolo dell obbligo di immissione di biocarburanti nel nostro Paese a quanto avviene in altri Paesi europei. Tale revisione del sistema di calcolo degli obblighi di biocarburanti semplifica significativamente per gli operatori il loro assolvimento, soprattutto in questo periodo di discontinuità nell andamento dei consumi di carburanti, perché consente una pianificazione certa delle modalità di copertura degli obblighi stessi. L attuale sistema che prevede che l obbligo vada calcolato sulla base dei carburanti fossili immessi in consumo nell anno precedente determina grandi difficoltà per gli operatori, soprattutto di dimensioni minori, poiché i volumi esitati variano sensibilmente di anno in anno, con possibili effetti distorcenti sul mercato stesso. In tale ottica appare utile che lo stesso anno di riferimento per il calcolo dell obbligo debba essere quello in cui l obbligo sorge e che coincida con quello della contestuale soddisfazione dell obbligo stesso. Si interviene poi alla eliminazione di alcune limitazioni sull uso di materie prime da utilizzare nella produzione dei biocarburanti, prevedendo anche l estensione dell utilizzo dei grassi animali di categoria 2. Si prevede, inoltre, l elevazione della soglia massima di utilizzo di materia prima rifiuti e sottoprodotti portandola al 40 per cento al fine di incentivare l impiego di tale materia prima che non è in concorrenza con le materie prime utilizzate per la produzione di prodotti alimentari per l uomo e per gli animali. Relativamente al comma 16, dato l approssimarsi delle gare di ambito per affidare per aree sovracomunali il servizio di distribuzione del gas, sono stati analizzati i diversi casi di calcolo del valore industriale residuo (VIR) che secondo le attuali norme dovrebbe essere versato dal distributore subentrante al gestore uscente. Tale valore verrebbe preso dall Autorità per l energia elettrica e il gas a base per la determinazione del valore dell asset rego-6 Atti Parlamentari 6 Camera dei Deputati 1920 lato su cui si calcoleranno le tariffe di distribuzione per i successivi dodici anni di concessione. Considerato che le modalità attuali di calcolo del VIR sono diverse da quelle usate per la regulatory asset base (RAB) (non prevedono la detrazione dei contributi versati dai privati per gli allacciamenti che invece vengono correttamente decurtati nella regolazione tariffaria), le differenze dei due valori riscontrate possono risultare anche dell ordine del 20 per cento. Questo causerebbe un aumento in prospettiva delle tariffe di distribuzione a carico dei clienti finali, a beneficio invece dei quali la riforma del sistema delle gare di distribuzione era stata prevista. Pertanto con la norma si provvede ad allineare il valore del VIR a quello della RAB, che è il valore che è preso a riferimento dall Autorità per l energia elettrica e il gas per la determinazione delle tariffe di distribuzione e che rappresenta il valore effettivo dell impresa di distribuzione del gas. Si provvede altresì a chiarire che dal rimborso vanno scomputati in ogni caso i contributi privati versati al distributore (quali i contributi pagati dai privati per i loro allacciamenti alla rete di distribuzione) in quanto altrimenti, venendo riconosciuti nel rimborso, costituirebbero un ingiustificato arricchimento. Inoltre, riportando la più alta VIR al valore della RAB si aumenta la possibilità di partecipazione alle gare da parte dei distributori interessati, diminuendo l esborso finanziario iniziale da versare. Articolo 2. Il comma 1 innova le previsioni del decreto legislativo n. 185 del 2000, recante «Incentivi all autoimprenditorialità e all autoimpiego, in attuazione dell articolo 45, comma 1, della legge 17 maggio 1999, n. 144», al fine di adeguare le misure di sostegno dell autoimprenditorialità alle mutate condizioni di contesto, che rendono necessario provvedere ad una concentrazione degli obiettivi e alla semplificazione delle forme di aiuto ora previste. A tal fine la norma dispone una completa revisione del titolo I, che comporta la sostanziale sostituzione delle misure di aiuto attualmente in esso previste con una nuova agevolazione, caratterizzata da una forte funzione anticiclica e di contrasto alla disoccupazione giovanile e femminile. Si tratta di un intervento complementare alla strumentazione già avviata dalle amministrazioni regionali nonché in linea con le novità previste in ambito europeo ed i nuovi indirizzi in tema di politiche di incentivazione per l occupazione. La misura che introduce è, in particolare, diretta a sostenere la creazione e lo sviluppo di piccole imprese (micro e piccola dimensione), possedute in prevalenza da giovani o da donne. Rispetto all attuale formulazione del titolo I, l intervento pubblico è, pertanto, esteso anche all imprenditoria femminile. Ai soggetti ammessi alle agevolazioni sono concedibili aiuti nella sola forma del mutuo agevolato per gli investimenti, a tasso zero, da restituire al massimo in otto anni e di importo sino al 75 per cento della spesa ammissibile. L assenza del contributo a fondo perduto (previsto, invece, nel testo ora vigente del titolo I), definisce una maggiore selettività e sostenibilità dello strumento, nonché una forte qualificazione del target di riferimento dello stesso. Gli incentivi sono applicabili su tutto il territorio nazionale (non vi è più, quindi, una limitazione alle aree svantaggiate del Paese) e sono concessi in regime de minimis. L opera di revisione del titolo I comporta, altresì, l espressa abrogazione delle norme non più coerenti con il quadro normativo generale e l integrazione del capo III del titolo I, relativo alle agevolazioni per il subentro in agricoltura. Le funzioni relative a queste ultime, infatti, con il decreto 28 dicembre 2006 e il successivo 18 ottobre 2007 del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dell economia e delle finanze, sono state trasferite all Istituto di servizi per il mercato agri-7 Atti Parlamentari 7 Camera dei Deputati 1920 colo alimentare (ISMEA). Si è, pertanto, reso necessario un intervento integrativo del citato capo al fine di mantenere una copertura normativa completa dei predetti interventi, fino ad oggi contenuta nelle disposizioni del titolo revisionato. La norma non interviene, invece, sul titolo II del decreto legislativo n. 185 del 2000 (recante incentivi in favore dell autoimpiego), le cui misure agevolative (lavoro autonomo, microimpresa e franchising), conservano la propria efficacia e mostrano dimensioni significative coinvolgendo giovani (il 51 per cento ha meno di 35 anni) e donne (il 44 per cento dei proponenti è di sesso femminile), con un tasso di aggiuntività molto alto (62 per cento). Le modifiche apportate al titolo III del decreto legislativo n. 185 del 2000, recante «Disposizioni comuni transitorie e finali» si rendono, infine, necessarie per adeguare la disciplina attuativa delle misure alle nuove previsioni introdotte. La disposizione di cui al comma 2 elimina il vincolo di applicazione introdotto dall articolo 27 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, del regime di aiuto di cui agli articoli, 6, 7 e 8 del decreto-legge 1º aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, consentendo in tal modo di utilizzare il predetto regime in tutte le aree o distretti del Paese interessati da fenomeni di crisi industriale con impatto significativo sullo sviluppo dei territori e sull occupazione. Le modalità di attuazione degli interventi e di individuazione delle situazioni in cui il regime di aiuto risulta applicabile sono definite dal Ministro dello sviluppo economico, con decreto di natura non regolamentare. La necessità di riattivare il regime di aiuto anche al di fuori dei territori interessati da crisi industriali complesse di rilievo nazionale, a cui il regime resta prioritariamente destinato, deriva dalla numerosità delle situazioni di crisi oggi esistenti che pur determinando significativi effetti per la politica industriale italiana non rientrano nella definizione più stringente di crisi industriale complessa. La crisi industriale complessa e lo strumento del «Progetto di riconversione e riqualificazione industriale» previsto per farvi fronte operano, infatti, entro un perimetro assai ristretto, sia sotto il profilo sostanziale sia sotto quello procedurale, tracciato dall attuale formulazione dell articolo 27 del citato decreto-legge n. 83 del 2012 e dalle disposizioni di attuazione dell intervento, adottate con il decreto del Ministro dello sviluppo economico 31 gennaio I ristretti margini entro i quali attivare l intervento pubblico sono, in tali casi, giustificati dalla considerazione dell importanza (in termini di ampiezza e di complessità) delle situazioni interessate, che sono destinate a mobilitare azioni a vari livelli, compreso quello normativo e amministrativo, con attività integrata e coordinata di amministrazioni centrali, regioni, enti locali e di soggetti anche privati. La nozione di crisi industriale complessa fa riferimento a situazioni di crisi che riguardano specifici territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale derivante da una crisi di una o più imprese di grande o media dimensione con effetti sull indotto ovvero da una grave crisi di uno specifico settore industriale con elevata specializzazione nel territorio. Tali crisi hanno impatto significativo sulla politica industriale nazionale nella misura in cui riguardino: a) settori industriali con eccesso di capacità produttiva o con squilibrio strutturale dei costi di produzione che necessitano di un processo di riconversione in linea con gli indirizzi europei e nazionali in materia di politica industriale; b) settori industriali che necessitano di un processo di riqualificazione produttiva al fine di perseguire un riequilibrio tra attività industriale e tutela della salute e dell ambiente. Il riconoscimento della situazione di crisi industriale complessa, necessario pre-8 Atti Parlamentari 8 Camera dei Deputati 1920 supposto ai fini dell attivazione del complesso iter volto all adozione del Progetto di riconversione e riqualificazione industriale, è operato dal Ministero dello sviluppo economico, anche su istanza della regione o delle regioni interessate. Sotto il profilo procedurale, a seguito del riconoscimento della situazione di crisi industriale complessa, è previsto il coinvolgimento di una pluralità di soggetti fin dalla fase della definizione degli interventi, con la costituzione di un apposito organismo («gruppo di coordinamento e controllo») formato dai rappresentanti delle molteplici amministrazioni centrali e regionali interessate, il supporto dell Agenzia nazionale per l attrazione degli investimenti Spa e il possibile svolgimento di procedure di evidenza pubblica per l individuazione delle proposte di investimento. Per l adozione del Progetto è, poi, prevista la sottoscrizione di un accordo di programma, nonché l attivazione di conferenze di servizi istruttorie e decisorie dei provvedimenti amministrativi funzionali alla realizzazione del Progetto. La rapida evoluzione dei fenomeni di crisi industriale prodottasi in conseguenza della stagnazione della domanda domestica e internazionale, in particolar modo di quella derivante dall area euro, rende necessario prevedere, ferma restando l indispensabile selettività delle operazioni, un impiego più flessibile dello strumento di intervento offerto dal decreto-legge 1 o aprile 1989, n. 120, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 maggio 1989, n. 181, per tutte le situazioni che non potrebbero trovare copertura nella descritta nozione di crisi industriale complessa e che prescindono dall attivazione sulla base di un iniziativa regionale. Articolo 3. La misura in oggetto è tesa a favorire gli investimenti in ricerca e sviluppo da parte del sistema delle imprese. La norma, non prevedendo alcun criterio di selettività, né territoriale, né settoriale, né di premialità, è da ritenere a tutti gli effetti una norma non rientrante tra i regimi di aiuto previsti dalla Commissione europea e quindi non soggetta ad obbligo di notifica, ma di mera comunicazione ai sensi del regolamento (CE) n. 800/2008. Nello specifico la misura prevede un credito d imposta pari al 50 per cento delle spese incrementali sostenute dalle imprese rispetto all anno precedente, con un agevolazione massima di 2,5 milioni di euro per impresa, ed è prevista una spesa minima di euro in ricerca e sviluppo per poter accedere all agevolazione. Inoltre, la misura definisce quali siano le attività di ricerca e sviluppo soggette all agevolazione e quali spese sono ammissibili. Per ciascuna annualità a partire dal 2014 fino al 2016 è previsto il riconoscimento di crediti d imposta per un ammontare massimo complessivo pari a 600 milioni di euro per il triennio. La fruizione dell agevolazione avverrà tramite piattaforma informatica che consentirà di realizzare una procedura priva di graduatorie e di eventuali code da parte dei soggetti beneficiari, rendendo disponibile l ammontare esatto di risorse ancora utilizzabili. Al fine di evitare dichiarazioni non veritiere in merito all ammontare effettivo delle spese sostenute è prevista una riduzione della misura di agevolazione concessa in caso di scostamento superiore al 20 per cento tra spese dichiarate e spese sostenute. Qualora il plafond annuale non dovesse essere utilizzato, le relative risorse inutilizzate saranno rese disponibili per l anno successivo. Articolo 4. Al comma 1 è sostituito l articolo 252- bis (siti inquinati nazionali di preminente interesse pubblico per la riconversione industriale) del decreto legislativo n. 152 del 2006 (codice ambiente). La finalità della norma è quella di consentire la stipula, da parte del Ministro dell ambiente e della tutela del territorio e del9 Atti Parlamentari 9 Camera dei Deputati 1920 mare e del Ministro dello sviluppo economico, d intesa con la regione interessata e, per le materie competenti, con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di accordi di programma con i soggetti interessati per l attuazione di progetti di recupero ambientale e di riconversione industriale nei siti di interesse nazionale individuati entro la data del 30 aprile 2007 ai sensi della legge n. 426 del Si evidenzia che la risalenza dell individuazione dei siti testimonia la necessità dell intervento, posto che finora nessuno dei predetti interventi di bonifica ha avuto avvio e tantomeno attuazione, mentre, al contrario, l intervento appare suscettibile di consentire finalmente il recupero delle aree in esame, che alla stregua della nuova disciplina si auspica possa contribuire a contrastare i sempre più frequenti fenomeni di delocalizzazione dei siti produttivi all estero, considerato che le aree in questione sono di regola già ampiamente infrastrutturate in vista dell utilizzo a fini produttivi. La norma mira, quindi, a rilanciare l economia dei territori coinvolti e a promuovere il riutilizzo produttivo dei siti inquinati, restando escluse le aree interessate dalle misure di cui al decretolegge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89. La norma individua le modalità, i criteri e i contenuti obbligatori degli accordi di programma, nonché i requisiti dei soggetti interessati e gli impegni da essi assunti, con l individuazione delle rispettive responsabilità. In relazione al comma 2, le disposizioni sono finalizzate a sostenere interventi di bonifica dei siti di interesse nazionale (SIN) individuati ai sensi dell articolo 252 del decreto legislativo n. 152 del 2006, mediante il riconoscimento di un credito d imposta in favore delle imprese sottoscrittrici degli accordi di programma di cui all articolo 252-bis del medesimo decreto, a fronte dell acquisizione di nuovi beni strumentali nell ambito di unità produttive ubicate nei predetti SIN acquisiti dai soggetti che hanno sottoscritto l accordo. La norma prevede l ammissibilità alle agevolazioni anche delle imprese localizzate al di fuori delle aree svantaggiate (articolo 107, paragrafo 3, lettere a) e c), del Trattato sul funzionamento dell Unione europea TFUE), in quanto non tutti i SIN insistono in tali aree. Nei SIN esterni alle aree comprese nella Carta italiana degli aiuti a finalità regionale, per la gran parte riferite alle zone del centronord, che in base alla prima formulazione della norma sarebbero stati esclusi dalle agevolazioni, sono comunque applicabili le discipline europee in materia di aiuti di Stato alle piccole e medie imprese e per la tutela dell ambiente. L individuazione della potenziale platea dei beneficiari del credito d imposta trova in ogni caso il suo limite nella dotazione finanziaria prevista in bilancio, essendo l intervento ad essa parametrato. Pertanto non sussiste l eventualità che si determini una spesa superiore a quella preventivata. Ai sensi del comma 3, tale credito d imposta è riconosciuto nella misura massima consentita in applicazione delle intensità di aiuto previste dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato agli investimenti e, per le aree ammissibili agli aiuti a finalità regionale, di quelle previste dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo , fino alla data di vigenza della stessa e, successivamente, nella misura massima consentita in applicazione delle intensità di aiuto previste dalla disciplina europea in materia di aiuti di Stato e, per le aree ammissibili agli aiuti a finalità regionali, dalla Carta italiana degli aiuti a finalità regionale per il periodo , subordinatamente all approvazione della stessa da parte della Commissione europea. Il credito d imposta previsto dalla norma non è cumulabile con altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto i medesimi costi ammissibili, anche concessi a titolo di de minimis. Al comma 4 si prevede che sono agevolabili le spese relative alla realizzazione di fabbricati e all acquisto, anche mediante contratti di locazione finanziaria di macchinari, impianti e attrezzature varie, non-10 Atti Parlamentari 10 Camera dei Deputati 1920 ché di programmi informatici, brevetti concernenti nuove tecnologie di prodotti e processi produttivi. Ai sensi del comma 5, il credito d imposta è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d imposta, relativi alle medesime categorie dei beni di investimento della stessa struttura produttiva, ad esclusione degli ammortamenti dei beni che formano oggetto dell investimento agevolato effettuati nel periodo d imposta della loro entrata in funzione. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria si assume il costo sostenuto dal locatore per l acquisto dei beni. Con riguardo al comma 6, è previsto che il credito d imposta sia determinato con riferimento ai nuovi investimenti eseguiti in ciascun periodo d imposta e sia indicato nella relativa dichiarazione dei redditi. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell imposta regionale sulle attività produttive, non rileva ai fini del rapporto di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), ed è utilizzabile in compensazione ai sensi dell articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n Il comma 7 prevede che con decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell economia e delle finanze, siano stabiliti modalità e termini di utilizzo del credito d imposta, in particolare al fine di assicurare il rispetto del previsto limite di spesa. Il comma 8 disciplina l esercizio dei controlli sulla fruizione del credito d imposta da parte del Ministero dello sviluppo economico e dell Agenzia delle entrate. Il comma 9 prevede l esclusione di settori o attività economiche dalla concessione del beneficio in applicazione di specifiche prescrizioni europee. Il comma 10 subordina l efficacia delle agevolazioni al rispetto delle disposizioni della Commissione europea in materia di aiuti di Stato. Con riguardo al comma 11, al fine di assicurare la realizzazione degli interventi necessari alla gestione dell area di crisi industriale complessa di Trieste, di cui al comma 7-ter dell articolo 1 del decretolegge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, si prevede che, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, il presidente della regione Friuli Venezia Giulia sia nominato, senza diritto ad alcun compenso e senza altri oneri per la finanza pubblica, Commissario straordinario, al fine di assicurare la realizzazione degli interventi necessari in relazione alle tematiche della produzione siderurgica e della riqualificazione delle attività industriali e portuali e del recupero ambientale. Il Commissario resta in carica per la durata di un anno, prorogabile con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell ambiente e della tutela del territorio e del mare. Al comma 12 è stabilito che, per assicurare la realizzazione degli interventi urgenti, il Commissario straordinario può avvalersi degli uffici e delle strutture di amministrazioni pubbliche, centrali, regionali e locali, nell ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Sono fatte salve, inoltre, le attribuzioni e le competenze dell Autorità portuale, come individuate dalla legge 28 gennaio 1994, n. 84, sulle aree demaniali marittime. Al comma 13 è prevista l applicazione al Commissario delle disposizioni di cui all articolo 2, commi 2-septies e 2-octies, del decreto-legge 29 dicembre 2010, n. 225, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, relative rispettivamente alla sottoposizione degli atti al controllo preventivo di legittimità della Corte dei conti e all obbligo di rendiconto alla Presidenza del Consiglio dei ministri.11 Atti Parlamentari 11 Camera dei Deputati 1920 Il comma 14 prevede l autorizzazione di spesa pari a 20 milioni di euro per l anno 2014 e a 50 milioni di euro per l anno Articolo 5. La disposizione di cui al comma 1 viene incontro all esigenza di intervenire con tempestività ed urgenza a sostegno delle imprese italiane che affrontano i mercati internazionali. Secondo i dati dell Organizzazione internazionale per il commercio (WTO), infatti, l Italia nel 2012 è risultata con una quota di mercato pari a circa il 2,7 per cento il nono Paese esportatore al mondo, preceduta da Cina, Stati Uniti d America, Germania, Giappone, Paesi Bassi, Francia, Corea del sud e Russia. I segnali dell attrattiva del made in Italy nei mercati mondiali si possono anche desumere dalla crescita che le esportazioni italiane hanno conosciuto durante il 2012, pari al 3,7 per cento (fonte Istituto nazionale di statistica ISTAT). In termini assoluti le nostre vendite all estero sono state pari a circa 389,7 miliardi di euro, miglior risultato di sempre. Di conseguenza si è consolidato l attivo della nostra bilancia commerciale: dopo otto anni i conti dell Italia con l estero sono ritornati positivi (+11 miliardi di euro). Escludendo dal computo finale l energia, il nostro saldo 2012 avrebbe realizzato un surplus di poco superiore ai 74 miliardi di euro. È evidente, pertanto, come nell attuale prolungata fase recessiva il sostegno all internazionalizzazione delle nostre imprese sia l unico elemento anticiclico immediatamente utilizzabile per sostenere il prodotto interno lordo (PIL) nazionale. In tale ottica la norma proposta mira a incrementare di euro per il 2014 lo stanziamento annuale del bilancio del Ministero dello sviluppo economico destinato alla realizzazione del piano di attività dell Agenzia per la promozione all estero e l internazionalizzazione delle imprese italiane ICE. Al momento tale finanziamento è una frazione di quanto correntemente speso dai nostri principali competitori internazionali e l incremento compenserà solo parzialmente tale differenziale. In relazione al comma 2, l articolo 1 del decreto legislativo n. 374 del 1990 disciplina l orario di apertura degli uffici dell Agenzia delle dogane, ora Agenzia delle dogane e dei monopoli. In particolare, il comma 1 prevede che l orario ordinario di apertura degli uffici doganali sia fissato dalle 8 alle 18 nei giorni dal lunedì al venerdì e dalle 8 alle 14 nella giornata di sabato. Il successivo comma 2 prevede, inoltre, che le sedi frontaliere (ossia gli uffici doganali di confine, di mare e aeroportuali), siano aperte 24 ore su 24, quindi oltre l orario ordinario, ma solo per i controlli e per le formalità relativi al traffico passeggeri o su mezzi di trasporto che circolano vuoti o che trasportano merci in regime doganale di transito. Con la norma prospettata, al fine di incrementare i traffici internazionali, si propone una più ampia articolazione dell orario di apertura degli uffici doganali frontalieri con riferimento a tutte le merci che circolano in regimi diversi dal transito. In particolare si prevede che con determinazione del Direttore dell Agenzia delle dogane e dei monopoli sono individuati gli uffici doganali in cui l operatività di 24 ore sia assicurata anche per l espletamento dei controlli e delle formalità inerenti le merci che circolano in regimi diversi dal transito, sempre che in tali uffici le acquisizioni di personale per trasferimenti, per mobilità o per concorso superino le cessazioni dal servizio registrate nell anno precedente in misura tale da garantire la turnazione del personale necessario al prolungamento dell orario di servizio, fermi restando i vincoli assunzionali previsti dalla legislazione vigente. La norma è in linea con le disposizioni europee di settore che non precludono agli Stati membri la facoltà di disciplinare autonomamente gli orari di apertura degli uffici doganali, ma prevedono che le autorità nazionali possano imporre oneri, in particolare in relazione alla presenza, ove richiesta, del personale doganale, fuori degli orari d ufficio ufficiali o in locali diversi da quelli delle dogane.12 Atti Parlamentari 12 Camera dei Deputati 1920 Con la disposizione di cui al comma 3 si modifica l articolo 42 del citato decretolegge n. 83 del 2012 che ha istituito i Consorzi per l internazionalizzazione. Con la modifica proposta anche le imprese agricole che sono sempre più orientate ai mercati esteri potranno far parte di tali Consorzi e potranno partecipare ai progetti di internazionalizzazione ammessi a contributo pubblico. L esigenza di ricomprendere anche tali imprese si muove nell ottica di garantire l accesso al settore agricolo alla misura di sostegno pubblico prevista per i Consorzi per l internazionalizzazione (esigenza tra l altro rappresentata in più occasioni dall associazione di categoria Confagricoltura). Tenuto conto che l Unione europea ha previsto una disciplina ad hoc per gli aiuti de minimis al settore agricolo, nel testo dell articolato è stato fatto espresso richiamo al regolamento (CE) n. 1535/2007 che disciplina le sovvenzioni pubbliche che rientrano nella regola de minimis in favore delle imprese attive nella produzione primaria dei prodotti di cui all allegato I del Trattato CE. Si evidenzia, infine, che sempre in attuazione della normativa europea ogni Stato membro ha a disposizione un plafond nazionale che costituisce l importo cumulativo che può essere corrisposto alle imprese del settore della produzione agricola nell arco di tre esercizi finanziari. Per l Italia il plafond è ripartito tra le regioni, le province autonome e lo Stato a titolo di riserva. Alla luce di ciò nel testo si è inserito il riferimento al rispetto di tale plafond. La norma di cui al comma 4 dispone che le informazioni di cui le imprese necessitano ai fini dell export, per l installazione all estero di un impresa o per la partecipazione a gare di appalto internazionali, che sono contenute in gran parte nel registro delle imprese, possano essere certificate dalle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (CCIA) in lingua inglese. Tale proposta si fonda sul presupposto che, oggi, sono molti i documenti e le dichiarazioni che vengono richiesti alle imprese nell ambito delle operazioni con l estero (sia ai fini dell export, che per l installazione all estero di un impresa o per la partecipazione a gare di appalto internazionali) e i cui contenuti in sostanza coincidono con le informazioni contenute nel registro delle imprese. A fronte di tali richieste, le imprese sono spesso costrette ad agire con traduzioni giurate degli atti rilasciati dalle CCIA, con conseguenti costi di traduzione ed oneri amministrativi. Con riguardo al comma 5, si evidenzia che sempre più spesso le imprese richiedono agli sportelli delle CCIA un insieme di certificazioni e di attestazioni che, abbracciando un ventaglio ampio di casistiche, non trovano una specifica collocazione in una norma che ne definisca contenuti e che individui le CCIA come istituzioni competenti al rilascio (certificazioni di autenticità di firma di rappresentanti aziendali, procure ad agire per conto, attestazioni tecniche di produzione o qualità anche su atti privati tra partner commerciali). Specifiche attestazioni sono richieste alle CCIA per certificare la libera commercializzazione nello Stato di vari prodotti, in particolare quando non siano espressamente previste per gli stessi apposite certificazioni del Ministero della salute, come «garanzia indiretta» in favore dei Paesi destinatari. Si tratta di documenti a valere all estero propedeutici ad avviare una relazione commerciale e per i quali l alternativa all intervento camerale risiede nel ricorso a studi notarili, con conseguenti maggiori costi per le imprese. In questo quadro la norma proposta amplia il quadro delle competenze camerali in materia, regolando delle prassi già in vigore sul territorio e andando incontro alle esigenze di semplificazione delle procedure e di riduzione dei costi a carico delle imprese. Con riguardo al comma 6 la norma dispone l abrogazione dell articolo 6-decies del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, prevedendo che vengano meno gli effetti prodotti dal medesimo articolo e con salvezza degli effetti giuridici degli atti eventualmente adottati13 Atti Parlamentari 13 Camera dei Deputati 1920 dai soggetti titolari di incarichi negli organi statutari dichiarati decaduti ai sensi della predetta disposizione. Le disposizioni di cui ai commi da 7 a 9 sono volte ad agevolare l ingresso in Italia di investitori, studenti, ricercatori e lavoratori altamente qualificati. Il comma 7 dispone che i Ministeri competenti individuino forme di agevolazione per la concessione di visti di ingresso in Italia connessi a start-up, nonché ad iniziative di investimento e di mecenatismo. Il comma 8 prevede alcune facilitazioni per categorie di richiedenti il visto particolarmente significative per la promozione del sistema Italia, in coerenza con quanto previsto nel piano «Destinazione Italia». Si tratta, in particolare, di quanto segue: la possibilità di convertire il permesso di soggiorno per studio in permesso di soggiorno per lavoro subordinato, anche per i titolari di master di primo livello, così come previsto per i possessori di master di secondo livello [lettera a)]: la misura dà coerenza al sistema e risponde alla finalità di attrarre studenti in Italia; l ampliamento dei casi e la semplificazione della procedura per l attestazione delle risorse economiche necessarie per il soggiorno in Italia di ricercatori stranieri [lettera b)]: la misura è molto attesa dal settore della ricerca e aumenta l attrattività del nostro Paese per ricercatori stranieri, nell ambito di iniziative concordate con istituti di ricerca nazionali; l eliminazione dell obbligo di idoneità abitativa nel caso di ricongiungimento di familiari di ricercatori stranieri [lettera c)]: la misura è molto attesa dal settore della ricerca e aumenta l attrattività del nostro Paese per ricercatori stranieri, nell ambito di iniziative concordate con istituti di ricerca nazionali; l eliminazione della necessità di coerenza tra titolo di studio posseduto e qualifica professionale per i lavoratori altamente qualificati, così come previsto dalla direttiva 2009/50/CE [lettere d) ed e)]: la misura supera un incertezza interpretativa che, nella prassi, ha ostacolato l applicazione in Italia della nuova normativa europea sulla blue card; l eliminazione delle quote per studenti stranieri nelle università, fatto salvo il rispetto delle procedure di accesso per le facoltà a numero chiuso [lettera f)]: le quote non sono state finora mai superate e la loro eliminazione corrisponde, quindi, ad una finalità di semplificazione, coerente con l intento di attrarre in Italia il maggior numero possibile di studenti stranieri. Le misure non richiedono lo stanziamento di risorse aggiuntive per la loro realizzazione e saranno realizzate con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente. Articolo 6. Con riferimento alle disposizioni di cui ai commi da 1 a 3,si rappresenta quanto segue. Durante il periodo di programmazione corrente, l Italia ha programmato circa 28 miliardi di euro, allocati 16 miliardi di euro e ne ha speso il 35 per cento. L Italia ha programmato circa 1,3 miliardi di euro per l Information and communication technology (ICT), dei quali 100 milioni di euro sono previsti per la banda larga. Il rapporto strategico sui fondi strutturali più recente ha rivelato che solo il 47 per cento del totale è stato destinato a progetti e che solo il 5 per cento di quanto destinato è stato effettivamente speso per la banda larga. Un sistema che preveda l attribuzione di contributi a fondo perduto tramite voucher del valore fino a euro potrebbe rappresentare un valido impulso per il settore, soprattutto nell imprenditoria giovanile. Il sistema dei voucher per l innovazione appare essere, dunque, un metodo per stimolare, in maniera efficiente, la domanda di servizi relativi alle Information and communication technology ICT per le micro, piccole e medie imprese, accele-14 Atti Parlamentari 14 Camera dei Deputati 1920 rando così il perseguimento degli obiettivi dell Agenda digitale. Soprattutto il settore delle micro imprese e delle iniziative creative di social innovation potrebbe trarre un utile beneficio dalla disponibilità di somme di limitata entità da spendere per effettivi piccoli investimenti infrastrutturali e in servizi (da sistemi per l e-commerce aziendale all acquisto di apparecchiature di ICT moderne a pacchetti di connettività). Il sistema di incentivi tramite voucher è suggerito dalla stessa Unione europea come utile integrazione a esistenti programmi di supporto finanziario: digital-agenda/en/ict-innovation-vouchersscheme. Si ritiene di fissare in euro il limite massimo erogabile, a fronte di una motivata richiesta con esplicita indicazione dell utilizzo, in regime, quindi, de minimis. Con decreto del Ministro dell economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per la coesione territoriale, con il Ministro per gli affari regionali e le autonomie e con il Ministro dello sviluppo economico, i fondi saranno ripartiti tra le regioni in misura proporzionale al numero delle imprese registrate presso le CCIA operanti nelle singole regioni e saranno erogati in base a un successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell economia e delle finanze, che ne stabilirà le modalità di erogazione e gli schemi standard dei bandi. Il comma 4 aggiunge una nuova fascia di contributi amministrativi concretamente pensati per l accelerazione dello sviluppo delle piccole e medie imprese nel settore delle telecomunicazioni (TLC). Tale fascia contributiva ha un duplice vantaggio: consente, da un lato, un maggiore incasso da parte dello Stato aprendo alla nascita di nuovi soggetti e, dall altro, consente di incentivare la digitalizzazione delle zone a fallimento di mercato, consentendo anche a piccole e micro imprese di valutare remunerativa l attività di Internet Service Provider. Tale misura ripristina la neutralità dello Stato nelle dinamiche di concorrenza tra soggetti economici nel solco tracciato dalla Costituzione. Con riferimento alle disposizioni di cui ai commi 5, 6 e 7 si rappresenta quanto segue. Il decreto-legge n. 179 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 221 del 2012, all articolo 6, commi 2, 3 e 4, ha previsto l obbligo, a pena di nullità, della sottoscrizione dei contratti pubblici e degli accordi di programma con modalità elettroniche. Al riguardo, la Conferenza unificata e l Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) hanno segnalato rilevanti problematiche nell applicazione della norma derivanti sia dalle molteplici interpretazioni della stessa ad oggi intervenute (Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, Corte dei conti sezione regionale di controllo per la Lombardia, ufficio legislativo del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione) sia dalle difficoltà operative afferenti alla nuova forma di stipula con particolare riguardo alle modalità di redazione, conservazione e registrazione dell atto, atteso anche l aggravio di costi, specie con riferimento agli aspetti di archiviazione e di conservazione degli accordi e dei contratti informatizzati, che le nuove disposizioni comportano. Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri Conferenza unificata è stato attivato un tavolo tecnico per affrontare e risolvere tali problematiche, attesa, peraltro, la grave «sanzione» della nullità degli accordi e dei contratti stipulati, a partire dal 1 o gennaio 2013, con modalità di sottoscrizione diverse e difformi rispetto alle modalità indicate nelle citate disposizioni. In sintesi le problematiche più rilevanti concernono: le caratteristiche tecniche che deve possedere l accordo o il contratto informatico idonee a garantire l immodificabilità e la leggibilità del contenuto nel tempo; le modalità di sottoscrizione dell accordo o del contratto anche in relazione agli allegati a tali atti;15 Atti Parlamentari 15 Camera dei Deputati 1920 la gestione dei riferimenti che consentano di determinare in modo univoco la nomina di un ufficiale rogante per un atto; la definizione di un formato informatico per collegare in modo univoco l accordo o il contratto con i relativi allegati anche ai fini della conservazione per garantire che gli allegati si possano riferire al contratto medesimo garantendo interscambio di dati tra gli enti; le modalità tecniche per annotare sul contratto, successivamente alla stipula dello stesso, il numero di repertorio, il numero di raccolta, il numero di registrazione e altre eventuali ulteriori annotazioni quali il provvedimento di sequestro dell autorità giudiziaria; le caratteristiche del sistema informatico di conservazione idonee a garantire nel tempo l unicità, l integrità, l autenticità e la leggibilità dell atto e dei relativi allegati; le modalità per l assolvimento dell imposta di bollo particolarmente problematico per le scritture private e anche in relazione al rilascio delle copie alle parti degli atti pubblici informatici. Ciò posto, al fine di evitare ulteriori disagi alle amministrazioni statali e locali, che stanno incontrando difficoltà operative tali da non consentire loro di adeguarsi alle richiamate disposizioni e in considerazione dei tempi necessari per risolvere le citate problematiche ancor più complesse per quanto riguarda le scritture private, nonché di consentire alle amministrazioni di poter applicare le disposizioni in parola, si propone il differimento del termine di entrata in vigore delle stesse (30 giugno 2014 per gli accordi di cui all articolo 15 della legge n. 241 del 1990 e per i contratti pubblici stipulati in forma pubblica amministrativa e 1 o gennaio 2015 per le scritture private) e, al contempo, la previsione della salvezza degli accordi e dei contratti stipulati a partire dal 1 o gennaio 2013 in modo difforme rispetto alle modalità elettroniche. Le disposizioni di cui ai commi 8 e 9 prevedono che l Autorità per le garanzie nelle comunicazioni escluda dalla pianificazione delle frequenze per il servizio televisivo digitale terrestre le frequenze riconosciute a livello internazionale e utilizzate dai Paesi confinanti, pianificate e assegnate a operatori di rete televisivi in Italia e oggetto di accertate situazioni interferenziali. La disposizione intende risolvere le numerose situazioni interferenziali nel settore televisivo con i Paesi confinanti. Attualmente l Italia, sulla base della pianificazione delle frequenze adottata dall Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, con le dovute precauzioni d uso a tutela delle utilizzazioni legittimamente riconosciute ai vari Paesi dal piano di Ginevra 2006, ha assegnato ai propri operatori la quasi totalità delle frequenze disponibili. Tale circostanza è stata però motivo di accertate situazioni interferenziali verso i Paesi confinanti e conseguentemente le reazioni suscitate nei Paesi interessati hanno indotto sia l Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU) sia l Unione europea a monitorare la situazione e hanno invitato l Italia ad avviare incontri bi e multilaterali. L esito positivo di tali incontri non è di facile realizzazione per i complessi aspetti tecnici che emergono. Invece, l esclusione dalla pianificazione e la conseguente liberazione delle frequenze oggi assegnate agli operatori italiani consentirebbero, in modo definitivo e in tempi ragionevolmente rapidi (entro il 31 dicembre 2014), di evitare il sorgere in campo europeo di probabili procedure di infrazione a carico dell Italia. Conseguentemente la liberazione delle frequenze dovrà essere garantita alla scadenza del termine dalla disattivazione coattiva operata dagli organi del Ministero dello sviluppo economico coadiuvati anche dalla polizia postale e delle comunicazioni, ai sensi dell articolo 98 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1 o agosto 2003, n Al fine di consentire un ristoro economico agli operatori di rete coinvolti per gli16 Atti Parlamentari 16 Camera dei Deputati 1920 investimenti sostenuti, il comma 9 prevede l attribuzione di misure economiche di natura compensativa, le cui modalità e criteri saranno definite con un decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell economia e delle finanze, finalizzate al volontario rilascio di porzioni di spettro funzionali alla liberazione delle suddette frequenze. Nel caso in cui vi siano risorse residue successivamente all erogazione delle misure economiche di natura compensativa le stesse potranno essere utilizzate, per le stesse finalità, per l erogazione di indennizzi eventualmente dovuti. Con riferimento alle disposizioni di cui ai commi da 10 a 14 si rappresenta quanto segue. Al fine di promuovere la diffusione dei servizi di connettività digitale, si prevede un agevolazione per gli interventi volti a fornire la connessione digitale, con velocità pari almeno a 30 Mbps, a favore delle piccole e medie imprese, ovvero dei consorzi da reti di piccole e medie imprese, che consiste in un credito d imposta nella percentuale del 65 per cento delle spese da esse sostenute, entro il limite massimo di un credito d imposta di euro. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell economia e delle finanze, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, sono definite le modalità per usufruire del credito d imposta, inclusa la certificazione del prestatore del servizio di connessione digitale, nonché il regime dei controlli sulle spese. Il comma 11 individua un idonea copertura finanziaria per la misura prevista. Articolo 7. La disposizione è finalizzata, in primo luogo, ad ampliare l oggetto dell istituto del ruling di standard internazionale, prevedendo la possibilità per il contribuente di attivare la procedura di ruling anche con riferimento alla richiesta di accertamento in via preventiva circa la sussistenza o no dei requisiti che configurano una stabile organizzazione situata nel territorio dello Stato, tenuti presenti i criteri previsti dall articolo 162 del TUIR, nonché dalle vigenti convenzioni contro le doppie imposizioni stipulate dall Italia. La modifica di cui alla lettera b) del comma 1 estende, da tre a cinque periodi d imposta (compreso quello in cui lo stesso viene stipulato), la validità giuridica dell accordo di ruling. La soppressione della locuzione «, di Milano o di Roma,» di cui al comma 5, è conseguente alla modifica organizzativa interna all Agenzia delle entrate, che ha sostituito un unico ufficio competente alla trattazione delle richieste di ruling, l ufficio ruling internazionale, articolato nelle due sedi di Roma e di Milano, in luogo dei due precedenti uffici, l ufficio ruling internazionale centro-sud e l ufficio ruling internazionale nord. Articolo 8. Le norme proposte si inseriscono nel quadro delle iniziative in corso per contenere i costi dell assicurazione per la responsabilità civile (RC) auto, attuando gli interventi già disposti dal precedente Governo e individuando quelli ulteriormente necessari alla riduzione strutturale dei premi di polizza nelle diverse aree del Paese. Lo spirito complessivo degli interventi proposti attraverso la novella, tra l altro, del codice delle assicurazioni private (CAP), di cui al decreto legislativo n. 209 del 2005, è quello di garantire la razionalizzazione e l efficientizzazione dei sistemi di gestione delle fasi di accertamento e di liquidazione dei sinistri, al fine di contenerne i costi e di ottenere, così, una riduzione progressiva dei premi assicurativi attraverso la realizzazione di risparmi in tutte le fasi operative. La novella all articolo 128 del CAP, introdotta dalla lettera a) del comma 1, risponde all esigenza, largamente avvertita, di fornire maggiori garanzie risarcitorie in caso di sinistri che coinvolgono mezzi di trasporto di passeggeri. La norma modifica, a decorrere dal 1 o gennaio 2014 secondo quanto disposto dal comma 12, i massimali minimi di garanzia17 Atti Parlamentari 17 Camera dei Deputati 1920 per la stipula dei contratti in adempimento dell obbligo di assicurazione per la RC derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti. Gli attuali massimali minimi di legge sono regolati dal medesimo articolo 128, nel rispetto delle condizioni minime di assicurazione stabilite dalla V direttiva comunitaria in materia di RC auto che, dopo aver fissato i massimali minimi, lascia liberi gli Stati membri di optare per massimali di legge superiori. L attuale valore, generalizzato per tutti i veicoli, è di 5 milioni di euro per danni a persona e di 1 milione di euro per danni a cose. Prima della liberalizzazione tariffaria del 1994, i massimali erano diversificati per categorie di veicoli, con massimali più elevati per gli autobus adibiti al trasporto di passeggeri. Ciò considerato, la disposizione eleva i massimali per i veicoli a motore adibiti al trasporto di persone aventi più di otto posti a sedere, oltre il conducente (tra cui autobus e filoveicoli), ampliando le coperture a garanzia dei danneggiati, rivelatesi non sufficientemente consistenti a fronte di eventi di particolare eccezionalità e gravità. La disciplina recata dalla lettera b) del comma 1, superando le criticità evidenziate dal mercato assicurativo e dalle associazioni di rappresentanza di settore, oggetto di ricorso anche davanti al giudice amministrativo, mira a chiarire la non obbligatorietà dell offerta di tali meccanismi da parte delle imprese di assicurazione, che potranno liberamente valutarne la convenienza in chiave antifrode, proponendo la stipula di contratti che prevedano l installazione dei meccanismi elettronici di controllo delle attività del veicolo, secondo convenienza, garantendo nel contempo la massima efficacia dello strumento e la sostenibilità economica della significativa riduzione di premio praticata a vantaggio degli assicurati. La modifica proposta tiene fermo, a carico delle compagnie, l assetto dei costi di installazione, disinstallazione, sostituzione e portabilità dei meccanismi, confermando che le imprese sono tenute a riconoscere una riduzione significativa del premio rispetto alle tariffe stabilite. Al fine di garantire una quantificazione della riduzione in parola, riscontrabile e verificabile, la norma prevede che lo sconto concordato non debba comunque essere inferiore al 7 per cento del premio medio applicato dalla compagnia l anno precedente su base regionale, nei casi di nuovi contratti, ovvero, nei casi di rinnovo contrattuale, nei confronti del premio già applicato all assicurato. Onde superare, infine, una serie di difficoltà applicative legate all utilizzo dei dati rilevati dai meccanismi in giudizio e ai fini della determinazione delle responsabilità in occasione dei sinistri, è previsto che le risultanze dei dispositivi, conformi alla disciplina tecnica e funzionale stabilita dalla legge, facciano piena prova nei procedimenti civili dei fatti cui si riferiscono, salvo che la parte contro la quale sono state prodotte dimostri il mancato funzionamento del dispositivo e, inoltre, che i dati siano trattati dall impresa di assicurazione nel rispetto delle disposizioni del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003, facendo divieto all assicurato nel contempo di disinstallare, manomettere o comunque non rendere funzionante (ad esempio, attraverso l interruzione temporanea del trattamento dei dati mediante funzione semplice) la rilevazione delle informazioni a opera del dispositivo, pena la disapplicazione della riduzione del premio per la durata residua del contratto. La norma stabilisce, infine, che l interoperabilità dei meccanismi elettronici che registrano l attività del veicolo sia garantita dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti attraverso un servizio unico di raccolta dei dati, anche affidato in concessione. Il centro è titolare e responsabile del trattamento dei dati ai fini dell interoperabilità e ne cura la trasmissione alle compagnie di assicurazioni competenti per ciascun veicolo assicurato. La disciplina recata dalla lettera c) del comma 1 mira a evitare la prassi volta a far valere testimonianze prodotte in un18 Atti Parlamentari 18 Camera dei Deputati 1920 momento successivo a quello della denuncia del sinistro, attraverso l identificazione immediata del testimone sul luogo dell incidente. La disposizione prevede l inammissibilità in giudizio delle testimonianze che non risultino acquisite secondo le modalità indicate dalla legge, salva la possibilità per il giudice di disporre l audizione di testimoni nei casi in cui sia comprovata l impossibilità della loro tempestiva identificazione. È infine previsto che nei processi attivati per l accertamento della responsabilità e la quantificazione dei danni, il giudice verifichi l eventuale ricorrenza dei medesimi testimoni già chiamati in altre cause nel settore dell infortunistica stradale e, ove ne abbia riscontro, anche avvalendosi della banca dati integrata costituita presso l Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS), trasmetta l informativa alla procura della Repubblica competente per gli ulteriori accertamenti. La disposizione non si applica alle testimonianze rese in adempimento di un dovere d ufficio. La disciplina recata dal comma 1, lettera d), modificando il CAP, regola ed estende la portata del risarcimento in forma specifica, abrogando le disposizioni già previste dall articolo 14 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 luglio 2006, n Al fine di ridurre i costi connessi alla liquidazione dei sinistri ed attenuare la dinamica dei premi pagati dagli assicurati, è stabilito che in alternativa al risarcimento per equivalente sia facoltà delle imprese di assicurazione risarcire in forma specifica, in tutte le ipotesi di danni a cose e in assenza di responsabilità concorsuale, fornendo la necessaria garanzia sulle riparazioni effettuate attraverso impresa convenzionata. Al fine di controllare che la riduzione dei costi di gestione dei risarcimenti da parte delle imprese si traduca in una contestuale riduzione dei premi di polizza offerti agli assicurati, le compagnie che intendano avvalersi di tali facoltà comunicano ogni anno all IVASS (e, in prima applicazione, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto) l entità delle riduzioni previste che, in ogni caso, non dovrà essere inferiore al 5 per cento del premio medio applicato dalla compagnia l anno precedente su base regionale. Onde garantire una maggior tutela in alcune aree del Paese, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, sentito l IVASS, in base a specifici criteri e a determinate variabili temporali, saranno individuate le zone territoriali in cui la riduzione non potrà essere inferiore al 10 per cento del premio medio applicato dalla compagnia l anno precedente su base regionale. Il danneggiato che, al fine di richiedere le riparazioni alla propria impresa di fiducia, liberamente intendesse rifiutare il risarcimento in forma specifica da parte dell impresa convenzionata, avrà diritto al versamento, direttamente all impresa che ha svolto l attività di autoriparazione, di una somma corrisposta a titolo di risarcimento, comunque non superiore al costo che l impresa di assicurazioni avrebbe sostenuto provvedendo alla riparazione diretta delle cose danneggiate, salvo presentazione di fattura. È prevista, in caso di mancata comunicazione dell entità delle riduzioni annuali, l impossibilità, per l impresa, di esercitare tali facoltà nell anno successivo. La disciplina recata dal comma 1, lettera e), al fine di consentire alle imprese di assicurazioni l utile accertamento della sussistenza e dell entità del danno, nonché una più attenta valutazione delle determinazioni conclusive da comunicare al danneggiato in merito alla richiesta di risarcimento, aumenta da cinque a dieci i giorni non festivi in cui le cose danneggiate sono messe a disposizione dell assicuratore. È previsto che la procedura attivabile nei casi in cui vengano evidenziati indizi di frode si applichi anche in presenza di altri indicatori acquisiti dall archivio integrato informatico di cui all articolo 21 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, nonché dai dispo-19 Atti Parlamentari 19 Camera dei Deputati 1920 sitivi elettronici di cui all articolo 132, comma 1, del CAP o emersi in sede di perizia da cui risulti documentata l incongruenza del danno dichiarato dal richiedente. Modificando la previsione secondo cui restavano salvi i diritti del danneggiato in merito alla proponibilità dell azione di risarcimento nei termini previsti dall articolo 145 del CAP, nonché il diritto del danneggiato di ottenere l accesso agli atti ai sensi dell articolo 146 del CAP è previsto, infine, che l azione in giudizio sia proponibile solo dopo la ricezione delle determinazioni conclusive dell impresa o, in sua mancanza, allo spirare del termine di novanta giorni di sospensione della procedura. La disciplina recata dalla lettera f) del comma 1 stabilisce che l impresa di assicurazione abbia la facoltà di prevedere, in via contrattuale e in conformità agli articoli 1341 e 1342 del codice civile, il divieto di cessione a terzi del diritto al risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, senza il consenso dell assicuratore tenuto al risarcimento. Anche in questo caso, onde garantire l immediato vantaggio economico per coloro che accettino la limitazione delle proprie facoltà contrattuali, è previsto che l impresa di assicurazione applichi una significativa riduzione del premio a beneficio dell assicurato, in misura non inferiore al 4 per cento del premio base applicato su base nazionale nell anno precedente. La disciplina recata dai commi 2 e 3, ancora al fine di ridurre i costi di gestione in esito ai sinistri con lesioni, prevede che le imprese sino tenute a proporre clausole contrattuali, facoltative per l assicurato, che prevedono prestazioni di servizi medico-sanitari resi da professionisti individuati e remunerati dalle imprese stesse. È altresì prevista una significativa riduzione del premio a beneficio dell assicurato che acconsenta ad avvalersi dei professionisti convenzionati, non inferiore al 7 per cento del premio medio applicato dalla compagnia l anno precedente su base regionale. Viene modificata, infine, la disciplina concernente il risarcimento del danno alla persona per lesioni di lieve entità, accordato a seguito di riscontro medico legale da cui risulti solo strumentalmente accertata l esistenza della lesione. La disciplina recata dai commi 4 e 5 prevede l applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie a carico dell impresa, nonché la riduzione automatica del premio contrattuale, sia nel caso di mancata riduzione dei premi, con riferimento al comma 1, lettere b), d) e f), e al comma 2, sia nelle ipotesi in cui le stesse imprese non abbiano dato comunicazione del mancato avvalimento delle facoltà previste al comma 1, lettere b), d) e f), tramite apposita dichiarazione da allegare al contratto, in fase di stipula o di rinnovo. La disciplina recata dal comma 6 modifica il secondo comma dall articolo 2947 del codice civile prevedendo, con riferimento al risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli di ogni specie, la decadenza del diritto del danneggiato qualora non venga presentata la richiesta entro novanta giorni dal verificarsi del fatto dannoso. La norma, che mira a contrastare il fenomeno delle frodi in assicurazione, in fase di accertamento e liquidazione del sinistro, fa salva, in ogni caso, la prescrizione biennale già prevista dall articolo 2947, escludendo dall applicazione del termine decadenziale i casi di forza maggiore. Le norme proposte ai commi da 7a9 mirano a garantire il controllo e il monitoraggio degli effetti delle disposizioni adottate nel settore assicurativo, con specifico riguardo agli esiti previsti, in termini di riduzione immediata dei premi assicurativi, a vantaggio dei cittadini. In particolare, attraverso obblighi di comunicazione e di pubblicazione posti a carico delle imprese, corrispondenti ai poteri di sanzione, controllo e informativa, a carico dell IVASS e del Ministero dello sviluppo economico, si garantisce una rendicontazione pubblica dei vantaggi per il Paese, in via ciclica, sui siti internet dei soggetti coinvolti e attraverso la relazione al Parlamento di cui all articolo 13 del decreto-20 Atti Parlamentari 20 Camera dei Deputati 1920 legge n. 95 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 135 del La norma proposta al comma 10 stabilisce che gli introiti delle sanzioni amministrativa pecuniarie siano destinati ad incrementare il Fondo di garanzia per le vittime della strada. Il comma 11 abroga il citato articolo 14 del regolamento di cui al decreto Presidente della Repubblica n. 254 del 2006, che subordinava la facoltà per la compagnia di offrire il risarcimento in forma specifica alla sottoscrizione da parte dell assicurato di clausole che prevedessero espressamente tale possibilità, in cambio dell applicazione di uno sconto sul premio. Articolo 9. La norma mira a favorire una maggiore diffusione della lettura dei libri, prevedendo a tal fine un credito d imposta pari al 19 per cento del prezzo di acquisto da parte del consumatore finale munito di idonea documentazione fiscale. È previsto che con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell economia e delle finanze, da emanare entro trenta giorni dall adozione dell intervento all interno del Programma operativo nazionale di riferimento (PON), siano definite le modalità per usufruire del credito d imposta e per la comunicazione delle spese effettuate, ai fini delle verifica di capienza dei fondi annualmente disponibili, la documentazione fiscale che deve essere rilasciata dal venditore, nonché il regime dei controlli sulle spese. Il comma 5 individua un idonea copertura finanziaria per la misura prevista. Articolo 10. La disposizione muove dall intento di rafforzare le funzioni del tribunale per le imprese stimolando, al contempo, la capacità attrattiva di investimenti da parte del sistema nazionale, a supporto delle difficoltà che incontrano società con sede all estero, anche con rappresentanza stabile in Italia, nel gestire la conflittualità giudiziaria inerente all attività da loro svolta nel nostro Paese e i relativi costi. Di qui la scelta di concentrare presso le sezioni specializzate del tribunale per le imprese da ritenere principali nella distribuzione geografica nazionale e quindi più agevolmente raggiungibili dall estero, le controversie rientranti nella competenza funzionale delle suddette sezioni, in cui quei soggetti siano parti. La disposizione si differenzia dalla precedente formulazione inserita nel decreto legge n. 69 del 2013 ed espunta in sede di conversione, in quanto: 1) la precedente formulazione faceva riferimento a tutte le controversie, coinvolgendo anche soggetti con rapporti occasionali o involontari (si pensi alla responsabilità extracontrattuale); 2) l attuale previsione concentrerebbe in un numero maggiore di fori nazionali e presso le sezioni specializzate del tribunale delle imprese solo le controversie già comprese, per materia, nella competenza funzionale di queste ultime; 3) l attuale previsione, a differenza della precedente, sarebbe realmente efficace perché sarebbe estesa a tutte le società con sede all estero anche quando aventi sede secondaria con rappresentanza stabile in Italia. Articolo 11. Le società finanziarie disciplinate dalla legge 27 febbraio 1985, n. 49 (nota come legge «Marcora») sono società cooperative il cui capitale è detenuto, in larga misura, dal Ministero dello sviluppo economico, che concedono finanziamenti alle società cooperative. Tali società finanziarie introdotte dalla legge Marcora (di seguito denominate «società finanziarie») svolgono una rilevante funzione di sostegno alle operazioni di workers buy out, supportando l iniziativa di quei lavoratori che, vedendo messo in discussione il loro lavoro e la loro fonte di reddito, decidono di rilevare l azienda o un Vedere altro
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