Source: https://www.officinelegali.eu/privacy/privacy-non-e-reato-utilizzare-dati-personali-per-una-sola-volta-e-per-uno-scopo-determinato/
Timestamp: 2019-09-22 10:38:32+00:00
Document Index: 1355079

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 167', 'art. 5', 'art. 167', 'art. 129', 'art. 2']

Privacy: non è reato utilizzare dati personali per una sola volta e per uno scopo determinato - OfficineLegali
Pronunciandosi su un ricorso proposto avverso la sentenza con cui la Corte d’appello aveva confermato la sentenza di condanna inflitta in primo grado, tra l’altro, per il reato di illecito trattamento di dati personali (art. 167, d. lgs, n. 196/2003), con la sentenza n. 19855 del 9 maggio 2019 la II° Sezione penale della Corte di Cassazione – nell’accogliere la tesi difensiva, secondo cui l’avere diffuso i dati personali di un terzo all’atto della presentazione di una richiesta di finanziamento non rientrerebbe nella previsione normativa – ha infatti ribadito che in materia di tutela penale della cosiddetta “privacy”, l’utilizzazione degli altrui dati personali una sola volta, per uno scopo determinato, non integra un’ipotesi di “diffusione”, secondo la definizione di cui all’art. 4, comma primo, lett. m) del D.Lgs. n. 196 del 2003, che richiede che tali dati personali vengano comunicati a più soggetti indeterminati, in qualunque forma.
Rileva infatti il Supremo Collegio di aver (in epoca) recente avuto modo di precisare in materia di tutela penale della cosiddetta “privacy”, che l’utilizzazione degli altrui dati personali una sola volta, per uno scopo determinato, non integra un’ipotesi di “diffusione”, secondo la definizione di cui al D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 4, comma 1, lett. m), che richiede che tali dati personali vengano comunicati a più soggetti indeterminati, in qualunque forma. (Nel caso di specie, la S.C. ha ritenuto che non sussiste alcuna violazione del diritto alla riservatezza, con riferimento all’utilizzazione dei dati anagrafici e fiscali di un soggetto ai fini dell’intestazione di una scheda telefonica, poi consegnata in uso ad una terza persona). (Sez. 3, n. 22059 del 09/06/2006 – dep. 23/06/2006, Veglio, Rv. 23463601).
Il cit. D.Lgs. n. 196, art. 5, comma 3, stabilisce, infatti, che il trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali è soggetto alla applicazione del codice solo se i dati sono destinati ad una comunicazione sistematica o alla diffusione.
E stato inoltre precisato che ai fini della configurabilità del reato di cui al D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 167, costituiscono illecito trattamento di dati personali effettuato da persone fisiche, sia la condotta di utilizzazione di dati che fuoriesca dalla sfera personale e domestica dell’agente e che in quanto tale non può essere ritenuta riconducibile a “fini esclusivamente personali”, sia la condotta che, pur realizzata per fini esclusivamente personali, consista nella diffusione dei dati, ancorchè in forma non sistematica. (In motivazione, la S.C. ha precisato che la “sistematicità” costituisce, ai sensi dell’art. 5, comma 3, del decreto citato, un requisito della comunicazione e non anche della diffusione che, in quanto modalità estesa di propagazione del dato, realizza sempre un “vulnus” alle esigenze di protezione del dato personale). (Sez. 3, n. 6587 del 19/10/2016 – dep. 13/02/2017, P.O. in proc. Barbato e altro, Rv. 26914501).
Nel caso in esame la condotta posta in essere dall’imputato integra una forma di indebita comunicazione dei dati della persona offesa per fini personali, che non rientrano nella nozione di trattamento.
Vero è che l’art. 167 è stato modificato nel settembre 2018 con D.Lgs. 10 agosto 2018 e la norma non fa più riferimento al trattamento e introduce l’elemento del danno e recita: Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre per sè o per altri profitto ovvero di arrecare danno all’interessato, operando in violazione di quanto disposto dagli artt. 123, 126 e 130 o dal provvedimento di cui all’art. 129 arreca nocumento all’interessato, è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e sei mesi.
Ma tale modifica che amplia il novero delle condotte punibili e nel contempo richiede il danno, non si applica alle condotte commesse in epoca precedente, ex art. 2 c.p., in quanto meno favorevole.
Category: Privacy 14 giugno 2019