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Timestamp: 2020-04-07 10:48:24+00:00
Document Index: 98404682

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 17', 'art. 23', 'art. 29', 'art. 2', 'art. 4']

Ritenute fiscali dei committenti: dubbi in attesa della circolare [E.Massi]
I dubbi sui passaggi normativi di particolare importanza in merito alle novità relative ai versamenti IRPEF negli appalti e l’attesa di una circolare esaustiva
24/01/2020 Eufranio Massi 2878
Il 1° gennaio 2020 è entrato, pienamente, in vigore l’art. 4 del D.L. n. 124/2019 convertito, con modificazioni, nella legge n. 157 e chi (aziende, commercialisti, consulenti del lavoro, ecc.) si trova ad operare è alle prese con una serie di dubbi che le due risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate (la n. 108/E e n. 109/E del 23 e 24 dicembre 2019) non hanno provveduto a dipanare: del resto, anche i chiarimenti orali dell’Agenzia, intervenuti attraverso il Forum dei commercialisti del 13 gennaio u.s. hanno lasciato più di qualche dubbio.
Prima di entrare nel merito delle singole questioni credo che sia opportuno ricordare quanto prevede la nuova norma.
Con l’art. 17-bis inserito nel “corpus” del D.L.vo n. 241/1997 si afferma che i soggetti individuati dall’art. 23, comma 1, del DPR n. 600/1973 (Pubbliche Amministrazioni, imprese ed aziende commerciali, persone fisiche che esercitano atti e professioni, ecc.) che affidano il compimento di una o più opere o servizi di importo complessivo annuo superiore a 200.000 euro, attraverso contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali comunque denominati caratterizzati da un uso prevalente di manodopera (c.d. “labour intensive”) presso le sedi di attività del committente con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest’ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma, sono tenuti a richiedere alle imprese della filiera che, peraltro, sono obbligate a rilasciarle, copia delle deleghe di versamento IRPEF (comprese le addizionali comunali e regionali) relative ai lavoratori direttamente impiegati nella esecuzione dell’opera e del servizio. Il versamento viene operato dalle imprese della filiera (appaltatrici, subappaltatrici, ecc.) con deleghe distinte per ciascun committente, senza alcuna possibilità di compensazione di natura tributaria o contributiva.
Il campo di applicazione, potenzialmente, è molto vasto potendo ricomprendere (ma l’elencazione non è, assolutamente, esaustiva), la logistica, la macellazione delle carni, il facchinaggio, la reception, le mense aziendali, la vigilanza, l’edilizia, la grande distribuzione, i servizi infermieristici nelle strutture sanitarie, la trasformazione dei prodotti agricoli.
Provo, ora, a fare un minimo di chiarezza sulla base delle questioni che appaiono chiarite sia alla luce delle risoluzioni sopra citate che di quanto affermato oralmente nel Forum dei commercialisti. .
La soglia dei 200.000 euro oltre i quali trovano applicazione le nuove disposizioni nell’ambito dei contratti di appalto, subappalto ed affidamento di opere o servizi, scatta in relazione alla somma relativa all’importo annuo dei singoli contratti.
Par di capire che se nel corso dell’anno di riferimento (anno civile o 365 giorni?, la questione non appare essere stata chiarita) si supera il limite di valore anche in sommatoria di più opere e servizi commissionati alla stessa azienda (ad esempio tre appalti da 70.000 euro affidati in date diverse nel corso dell’anno), scattano le nuove regole e riguardano tutti i lavori oggetto di decentramento che non siano terminati.
La norma è divenuta operativa il 1° gennaio 2020: l’Agenzia, con le risoluzioni sopra citate ha affermato che l’obbligo che impone la trasmissione delle deleghe di versamento IRPEF degli appaltatori , dei subappaltatori e degli affidatari, al committente entro i cinque giorni successivi alla scadenza del termine di versamento (accompagnata da una serie di altri elementi che fanno riferimento alla identificazione dei lavoratori dipendenti od autonomi utilizzati direttamente, con il codice fiscale, le retribuzioni, le ore o le giornate lavorate) riguarda anche quegli appalti in corso che sono iniziati in data antecedente al 1° gennaio 2020 e che presentano le caratteristiche richiamate dal Legislatore.
Un secondo chiarimento riguarda le modalità di compilazione del modello F24 sul quale si era già soffermata la risoluzione n. 109/E del 24 dicembre 2019.
Nel corso del Forum è stato affermato che non va compilato un modello per ogni singolo lavoratore impiegato direttamente nel compimento dell’opera o del servizio ma che può essere redatto un solo modello relativo a ciascun committente, inserendo il codice fiscale di quest’ultimo nel campo “Codice fiscale del coobbligato, erede, genitore, tutore o curatore fallimentare” del modello F24, unitamente al codice identificativo “09”. Nulla è stato chiarito circa le criticità relative al fatto che il nostro sistema fiscale sulle ritenute è stato pensato su base mensile e che un lavoratore (si pensi, ad esempio, alle imprese di impiantistica) può essere utilizzato nella stessa giornata su più appalti.
Nulla è stato detto ancora relativamente ad alcune condizioni dirimenti in base alle quali si è dentro o fuori dal campo di applicazione: mi riferisco, “in primis”, al concetto di appalti ad “alta intensità di manodopera”.
Qui nulla è stato detto su questa espressione che trova qualche riferimento nel codice degli appalti pubblici e che postula, a mio avviso, una valutazione nella quale il costo della manodopera appare oltremodo preponderante (oltre la metà del costo dei lavori commissionati).
Altra questione riguarda l’utilizzo di beni strumentali di proprietà del committente o riconducibili allo stesso in qualunque forma: è questa una condizione essenziale. Ricordo che l’art. 29 del D.L.vo n. 276/2003 impone all’appaltatore l’organizzazione dei mezzi in relazione alle esigenze dell’opera e del servizio dedotti in contratto. Da ciò discende la possibilità che lo stesso si avvalga, legittimamente, di attrezzature del committente in quanto perché, ad esempio, sprovvisto di una macchina particolare. Ebbene una utilizzazione anche parziale di mezzi del committente (magari, anche ceduti in comodato d’uso) fa sì che l’esternalizzazione dell’attività accompagnata dagli altri elementi richiesti dalla norma, rientri nella casistica individuata dal Legislatore. Ovviamente, ci potrebbero essere alcuni casi-limite rispetto ai quali sarà opportuno che l’Amministrazione finanziaria fornisca chiare direttive.
Sulla certificazione fiscale (la cui validità è per quattro mesi, rinnovabili) che dovrebbe consentire al committente di non essere sottoposto al controllo delle deleghe IRPEF, al momento, nulla è stato fatto, finora, dall’Agenzia delle Entrate.
Ricordo che per l’emissione, occorrono due condizioni che debbono sussistere contemporaneamente ed essere possedute alla data “dell’ultimo giorno del mese precedente” a quello della scadenza delle ritenute:
Le imprese appaltatrici debbono essere in attività da almeno 3 anni (ne sono, quindi, esclusi quei soggetti imprenditoriali che “nascono e muoiono” appositamente entro tale periodo come, sovente, avviene, nella logistica, nella macellazione e nella trasformazione dei prodotti) e che abbiano effettuato versamenti sul conto fiscale non inferiori al 10% rispetto all’ammontare dei ricavi o dei compensi dichiarati;
Le imprese appaltatrici non debbono avere iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi relativi a tributi e contributi previdenziali superiori a 50.000 euro, per i quali non siano stati accordati provvedimenti di sospensione.
Nei chiarimenti, non ufficiali, forniti dall’Agenzia delle Entrate è stato affermato che nei versamenti
per il calcolo del 10% rientrano l’IRPEF, l’IRAP, l’IVA, le ritenute ed i contributi.
Da ultimo una questione che, a mio avviso, rappresenta un grosso abbaglio.
Secondo i chiarimenti orali forniti nel corso del Forum dei commercialisti, le Agenzie del Lavoro rientrerebbero, a pieno titolo, nella normativa.
Ciò è un errore, in quanto la norma di riferimento (art. 2, comma 1, lettera a, del D.L.vo n. 276/2003) afferma che la somministrazione si concretizza in una fornitura professionale di manodopera, ove il lavoratore in missione viene inviato ed opera sotto il potere direttivo dell’utilizzatore ed, inoltre, la “somministrazione legale” (che è quella che viene fornita dalle Agenzie autorizzate) non è finalizzata al compimento di opere e servizi (come afferma l’art. 4 del D.L. n. 124/2009) commissionati alla impresa di lavoro temporaneo. Appare del tutto debole la giustificazione addotta oralmente dalla Agenzia delle Entrate secondo cui l’esclusione delle Agenzie di Lavoro vale soltanto per il c.d. “reverse charge” per l’IVA (perché così afferma la disposizione), mentre la legge non escluderebbe, espressamente, la somministrazione dal proprio campo applicativo.
La risposta a tale osservazione è abbastanza facile: non era necessario escluderle espressamente in quanto il loro “core business” non è l’appalto di opere e servizi commissionati, ma la fornitura di manodopera all’utilizzatore, come chiaramente detto dal Legislatore nel D.L.vo n. 276/2003 e come si evince da una mera lettura degli articoli compresi tra 31 e 39 del D.L.vo n. 81/2015.
Parlando di Agenzie del Lavoro mi riferisco, ovviamente, a quelle che operano legittimamente sul mercato e non ai soggetti (sovente, ma non solo, le c.d. “cooperative spurie”) che violano le disposizioni e che pongono in essere “appalti fasulli” per i quali la legge già prevede specifiche sanzioni, anche di natura penale, nel D.L.vo n. 276/2003 e nel D.L.vo n. 81/2015.
E’ auspicabile, quindi, un deciso chiarimento su questo punto.
Da ultimo, alcune considerazioni.
Le imprese stanno già operando tra dubbi e questioni operative non risolti, atteso che il termine del 17 febbraio 2020, termine ultimo per il versamento delle deleghe fiscali è vicino. Tutto questo brancolando nel buio senza lo “straccio” di un chiarimento scritto, e con una la norma definitiva è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale nella serata della vigilia di Natale ed è entrata in vigore il 1° gennaio.
Sarebbe, oltremodo corretto, approfittando del cammino parlamentare del c.d. “Decreto Milleproroghe”, posticipare di due/tre mesi l’entrata in vigore della disposizione, per consentire l’uscita di una circolare applicativa che consenta di affrontare e risolvere tutti i problemi e per rendere operative le procedure del rilascio del “certificato fiscale” previsto dal comma 5 e che, alla luce della farraginosità degli impegni previsti, appaiono oltremodo necessarie, anche per consentire ai committenti di rivolgersi ad appaltatori “affidabili”.
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