Source: https://www.fable.it/2008/05/23/la-disciplina-dei-marchi/
Timestamp: 2020-04-05 03:03:26+00:00
Document Index: 41319609

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 16', 'art. 18', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 25', 'art.41', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 16', 'art. 17', 'e contrario']

La disciplina dei marchi – Cercare di vivere con la ME/CFS ed ipersonnia idiopatica.
La disciplina dei marchi
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Il marchio è disciplinato in Italia dal R.d. 21 giugno 1942, n. 929. La
normativa si applica anche alla ditta e all’insegna.
Il marchio è un segno suscettibile di essere rappresentato graficamente e identifica l’impresa da cui proviene il prodotto o servizio. Il marchio deve essere nuovo ( artt. 16 e 17), suscettibile di una rappresentazione grafica ( art. 16), deve possedere capacità distintiva ( art. 16), deve essere lecito ( art. 18). Possono essere registrati come marchi ( art. 16) le parole , i nomi di persona, i disegni, le lettere, le cifre i suoni, la forma o la confezione del prodotto, le combinazioni o tonalità cromatiche. È fatto divieto di registrare come marchi ( artt. 18 e 21) i segni contrari all’ordine pubblico o al buon costume, le denominazioni generiche, i segni
costituiti dalla forma imposta dalla natura del prodotto, gli stemmi i segni considerati dalle convenzioni internazionali, i segni ingannevoli sulla provenienza geografica o sulla natura e qualità di prodotti o servizi, i ritratti e nomi di persona senza autorizzazione.
Il titolare del marchio d’impresa registrato ( art. 1) ha il diritto dell’uso esclusivo dello stesso ed ha il diritto di vietare ai terzi non autorizzati di usarlo , adottando un segno identico o simile per prodotti o servizi identici o affini, causando confusione tra i consumatori, oppure sfruttando in modo parassitario la notorietà acquisita dal marchio registrato nell’apporre un segno identico o simile su prodotti o servizi non affini.
Il marchio può essere ceduto parzialmente( uso solo su una parte dei prodotti per il quale è stato registrato) o totalmente. E’ possibile anche stipulare contratti di licenza con o senza esclusiva per un uso del marchio limitato nel tempo. Il titolare del marchio ha l’onere di controllare che l’uso del marchio non sia ingannevole per il consumatore, ad esempio, relativamente alla qualità dei beni o servizi prodotti e offerti dai licenziatari ( art. 15).
Il marchio dura dieci anni ( art. 4), ma è possibile rinnovarlo, se non è decaduto o stato dichiarato nullo ( artt. 41 e 47) per non uso, volgarizzazione del marchio , ingannevolezza del segno distintivo, contrarietà all’ordine pubblico o al buon costume, per assenza dei requisiti essenziali (artt.16 e 17), per malafede del registrante (artt. 18 , 21, 22, comma 2) o è stata fatta la registrazione dal non avente diritto ( art. 25, comma 3, lett.b). Il marchio può perdere la sua capacità distintiva ( volgarizzazione del marchio) a causa dell’uso generalizzato che ne viene fatto per identificare un prodotto ( art.41, comma 1, lett. a )( casi nylon, riloga, thermos, cellophane, premaman e così via). Possono invece costituire oggetto di registrazione come marchio i segni che prima della domanda di registrazione , per l’uso che ne è stato fatto, abbiano acquistato carattere distintivo (secondary meaning) ( art. 19). I marchi collettivi( art. 2) sono concessi ai soggetti che svolgono la funzione di garantire l’origine, la natura, la qualità di determinati prodotti o servizi.
La domanda di registrazione del marchio ( art. 25) deve essere fatta dall’avente diritto ai sensi della legge italiana o delle convenzioni internazionali, o dal suo avente causa. Essa va deposita presso L’Ufficio Brevetti della Camera di commercio della provincia di residenza ed indirizzata all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM). Presso tale ufficio il titolare di un marchio registrato
in un Paese estero può, entro sei mesi dalla registrazione, rivendicare la priorità
del precedente deposito ottenendo la protezione in Italia ( art. 16, d.lgs 4.12.1992, n. 480).
Il c.d. marchio di fatto è quel segno distintivo che non è stato registrato (art. 17, lett. b), ma è stato usato dall’imprenditore per distinguere i suoi prodotti o servizi. Se tale uso non importi notorietà del segno o importi notorietà solo locale, esso non toglierà il requisito della novità allo stesso o simile segno distintivo che altri abbiano registrato. Il marchio di fatto sarà tutelato solo nell’area territoriale in cui si dimostrerà che è noto, mentre l’analogo segno distintivo registrato avrà la protezione su tutto il territorio nazionale. E’ possibile ottenere la tutela del proprio segno distintivo oltre le frontiere nazionali facendo ricorso sia alle singole registrazioni nei singoli Stati, che utilizzando la procedura del marchio internazionale, la quale in base all’Accordo di Madrid consente di attuare un deposito unico in una sola lingua presso l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (OMPI) di Ginevra indicando quali sono gli Stati per i quali si chiede la protezione, oppure richiedendo il marchio comunitario che produce gli stessi effetti in tutto il territorio dell’Unione europea, chiedendo direttamente la registrazione presso l’Ufficio per l’armonizzazione del mercato interno (UAMI), oppure chiedendola dopo aver registrato il marchio nel proprio Paese . Tale marchio dura dieci anni e può essere rinnovato.
Requisiti [modifica]
deve contraddistinguere un prodotto o un servizio differenziandolo da quello di altri;
novità estrinseca
non deve essere stato usato in precedenza come marchio, ditta o insegna per prodotti o servizi simili a quelli per cui si richiede la registrazione;
non può consistere in una denominazione generica o descrittiva di prodotti o servizi;
non deve essere contrario alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume.
Nullità e decadenza [modifica]
se sia divenuto contrario alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume;
per omissione da parte del titolare dei controlli previsti dalle disposizioni regolamentari sull’uso del marchio collettivo.
per non uso, cioè se il titolare del marchio registrato non ne fa un uso effettivo entro cinque anni dalla registrazione o se ne sospende l’uso per un periodo ininterrotto di cinque anni, salvo che il mancato uso non sia giustificato da un motivo legittimo;
Marchio registrato [modifica]
Marchio nazionale [modifica]
In Italia i marchi vengono registrati presso gli UPICA (Ufficio Provinciale Industria Commercio e Artigianato) – sezione Ufficio Brevetti per Invenzioni, Modelli e Marchi – che si trovano presso le Camere di Commercio di ogni Provincia.
Marchio comunitario [modifica]
Con un’unica azione legale la tutela giuridica del marchio comunitario è valida per tutti i Paesi membri dell’Unione Europea.
La registrazione avviene presso l’U.A.M.I. (Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno).
Marchio internazionale [modifica]
I titolari di un marchio nazionale possono estenderne la tutela nei Paesi europei ed extraeuropei che aderiscono a due accordi internazionali (l’Accordo di Madrid e il Protocollo di Madrid) depositando una domanda di marchio internazionale. La registrazione si effettua presentando un’unica domanda in una sola lingua ed è valida in tutti i Paesi aderenti.
In Italia non esistono leggi che impongono particolari simboli per contraddistinguere i marchi registrati. L’aggiunta del simbolo ® accanto al marchio serve solamente a ricordare che è stato registrato ma non aggiunge nessuna tutela.
Al contrario la legge vieta l’utilizzo del simbolo ® accanto ad un marchio non registrato. Poiché un marchio non si considera registrato alla domanda di deposito ma solo dopo la concessione della registrazione, anche nel periodo di tempo che intercorre tra questi due momenti non è possibile apporre il simbolo ®. In attesa dell’effettiva registrazione però si può solo accostare al marchio la D di marchio depositato o il simbolo ™ (dall’inglese Trade Mark).
Tipologie di marchio [modifica]
Marchio di fatto [modifica]
È un marchio non registrato. Il marchio di fatto pur non essendo registrato gode di una particolare tutela: chi ne ha fatto uso può continuare ad usarlo anche dopo la sua registrazione ottenuta da altri purché il suo uso sia confinato nei limiti territoriali e merceologici antecedenti la registrazione.
Marchio forte e marchio debole [modifica]
È un marchio forte quello che ha spiccata originalità e notevole capacità distintiva (ad esempio non deve avere attinenza con il prodotto o servizio a cui si riferisce).
es. Rolex (orologi), Strega (liquore)
esempi sono molto diffusi soprattutto in ambito farmaceutico (Benagol, Golasan, Momendol, No gas), in attività di vendita al dettaglio e all’ingrosso (La casa del mobile, La casa del colore, Il caffè della stazione, ecc.).
Marchio individuale e marchio collettivo [modifica]
es. IMQ
Marchio di fabbrica e marchio di commercio [modifica]
Il codice civile distingue tra il marchio di fabbrica apposto dal produttore e il marchio di commercio apposto dal rivenditore del prodotto. Il marchio di fabbrica viene apposto a colui che costruisce il prodotto. Il marchio di commercio invece, viene apposto a colui che fa circolare il prodotto.
Marchio di qualità [modifica]
Marchio CE [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Marchio CE.
Il Marchio CE attesta che il prodotto su cui è apposto è conforme a tutte le Direttive comunitarie ad esso applicabili.
Marchio di origine (Ue) [modifica]
L’Unione Europea per promuovere e tutelare i prodotti agroalimentari ha creato con il Regolamento CEE n. 2081/92 i seguenti marchi:
DOP – Denominazione di Origine Protetta (PDO – Protected Designation of Origin), identifica la denominazione di un prodotto la cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvengono in un’area geografica determinata.
IGP – Indicazione Geografica Protetta (PGI – Protected Geographical Indication), identifica la denominazione di un prodotto di cui almeno uno degli stadi della produzione, trasformazione o elaborazione avviene in un’area geografica determinata.
STG – Specialità Tradizionale Garantita (TSG – Traditional Speciality Guaranteed), ha il compito di valorizzare una composizione tradizionale del prodotto o un metodo di produzione tradizionale, ma non fa riferimento ad un’origine.
es. di prodotti STG: mozzarella
Curiosità: l’Italia attualmente vanta il primato europeo tra i prodotti DOP, IGP e STG.
Questo sistema di tutela introdotto dalla legislazione europea nel 1992 è molto simile ad alcuni sistemi già presenti in alcuni stati europei: in Italia dal 1963 è in vigore la Denominazione di Origine Controllata (DOC), in Francia esiste l’Appellation d’Origine Contrôlée (AOC), in Spagna la Denominación de Origen.
Marchio di origine (It) [modifica]
Denominazione di Origine Controllata è un sistema di certificazione nazionale della qualità di prodotti agroalimentari. In seguito all’entrata in vigore nel 1992 dei marchi DOP, IGP e STG questo sistema di certificazione è stato utilizzato esclusivamente per contraddistinguere i vini di qualità:
Vini a Denominazione d’Origine Controllata e Garantita, il marchio DOCG indica il particolare pregio qualitativo di alcuni vini DOC di notorietà nazionale ed internazionale. Per la certificazione DOCG sono richiesti requisiti tra i quali l’imbottigliamento nella zona di produzione e in recipienti di capacità inferiore a cinque litri
es. Chianti, Franciacorta spumante
Vini a Denominazione d’Origine Controllata, il marchio DOC indica vini di qualità originari di zone limitate richiamate nel nome del vino. Le caratteristiche enochimiche (estratto secco, acidità totale,…) ed organolettiche (colore, odore, sapore) devono rispettare precisi requisiti fissati dai Disciplinari di produzione
es. Dolcetto d’Alba, Sangiovese di Romagna
Per approfondire, vedi anche alla voce Vino il paragrafo Legislazione Italiana
Marchio biologico [modifica]
Ne esistono di vari tipi sia pubblici come il marchio Agricoltura biologica sia marchi privati. Questi ultimi indicano il rispetto del regolamento comunitario oppure l’adozione di norme più restrittive.
Agricoltura biologica, è un marchio regolato dal regolamento CEE n.2092/91. Può essere apposto volontariamente dai produttori di prodotti sottoposti a un controllo e risultati composti da ingredienti di cui almeno il 95% ottenuti con il metodo biologico.
Garanzia Biologico Amab, dell’Associazione Mediterranea Agricoltura Biologica
Controllo Biologico, del Consorzio per il Controllo dei prodotti biologici
Trasferimento del marchio [modifica]
Il marchio può essere trasferito per la totalità o per una parte dei prodotti o servizi per i quali è stato registrato.
Licensing [modifica]
Con il licensing il titolare del marchio concede ad un terzo il diritto di uso del marchio stesso.
Di norma i contratti di licensing prevedono il diritto del licenziante di controllare la qualità dei prodotti sui quali il licenziatario appone il marchio.
Merchandising [modifica]
Il merchandising di un marchio consiste nello sfruttamento della notorietà di un marchio in settori diversi da quello in cui il marchio originariamente si era affermato. Si distinguono diverse categorie di merchandising, tra cui il corporate merchandising, avente ad oggetto lo sfruttamento di un marchio, e il character merchandising, che invece sfrutta l’immagine di una persona o un personaggio di invenzione. Il merchandising, oltre che un contratto atipico costituisce una modalità del marketing di un determinato prodotto. L’efficacia del merchandising è direttamente legata alla notorietà del brand che si utilizza. Il merchandising può realizzarsi producendo internamente o in outsourcing i prodotti sui quali apporre il marchio e provvedendo alla loro distribuzione direttamente o tramite intermediari. In questa seconda ipotesi si può ricorrere al licensing.
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