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Timestamp: 2019-12-14 06:32:52+00:00
Document Index: 86537626

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 107', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Paolo VI DISCORSO DI CHIUSURA DEL CONCILIO VATICANO II
Joaqun Llobell
LA GIURISDIZIONE DELLA CHIESA
SUL MATRIMONIO DEGLI ACATTOLICI
SOMMARIO: 1. Introduzione. La percezione della dimensione giuridica del magistero di Giovanni Paolo II e
il superamento dellimpostazione canonistica meramente esegetica. 2. Cenni sul fondamento della
giurisdizione della Chiesa sui non cattolici: il can. 1671 e la ricezione ecclesiale della dichiarazione
fatta dalla legittima autorit di un altro ordinamento sulla nullit del matrimonio dei coniugi non
sottoposti alla forma canonica. 3. Lesercizio amministrativo della giurisdizione canonica. Il favor
fidei. 4. Lesercizio giudiziario della giurisdizione. 5. La giurisdizione propria e immediata, ma
non esclusiva, della Chiesa su qualsiasi matrimonio alla luce del magistero di Giovanni Paolo II. 6.
La potest diretta e indiretta e linteresse legittimo reciproco (della Chiesa e del coniuge
acattolico). 7. Sul carattere sussidiario dello scioglimento pontificio del vincolo rispetto alla
dichiarazione di nullit (critica del can. 1681), sullopportunit di uno studio pi dettagliato sulla
potest pontificia di sciogliere il matrimonio e altre conclusioni.
Introduzione. La percezione della dimensione giuridica del magistero di Giovanni
Paolo II e il superamento dellimpostazione canonistica meramente esegetica
Queste considerazioni si riferiscono solo alla giurisdizione della Chiesa sui matrimoni
celebrati tra due persone non cattoliche, siano battezzate o meno. Pertanto, non considerer
la situazione dei matrimoni misti, n di quelli con disparit di culti, n lo scioglimento a
favore della fede del matrimonio celebrato in forma canonica con la dispensa del
menzionato impedimento di disparit di culti, n del matrimonio celebrato dai cattolici che
hanno abbandonato notoriamente la fede. La situazione dei cattolici che si sono allontanati
dalla Chiesa con un atto formale simile rispetto alloggetto del nostro studio (cfr. cann.
1086 e 1117) a quella dei battezzati acattolici .
J. CARRERAS (a cura di), La giurisdizione della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia, Milano,
1998, pp. 77-126. Versione italiana, con diverse modifiche, della relazione La jurisdiccin de la Iglesia
sobre los matrimonios no obligados a la forma cannica (settembre 1996), pubblicata in Ius Canonicum, 37
(1997), pp. 33-71 e in R. RODRGUEZ-OCAA (a cura di), Forma jurdica y matrimonio cannico,
Pamplona, 1998, pp. 183-216. facile verificare che nel testo scritto stata mantenuta loriginaria
1Questi
temi sono stati trattati nelle relazioni dei professori Juan Forns (La forma en el matrimonio
de un catlico con no catlico, in Forma jurdica y matrimonio cannico, cit., pp. 75-91) e Toms RincnPrez (Alcance cannico de las frmulas abandono notorio de la fe catlica y apartamiento de la
Iglesia por acto formal, in ibidem, pp. 93-114), alle quali rimando. Cfr., tra gli altri studi recenti, AA.VV.,
I matrimoni misti, Citt del Vaticano, 1998; P. BIANCHI, Note in materia di forma straordinaria della
celebrazione del matrimonio, in Quaderni di diritto ecclesiale, 9 (1996), pp. 257-267; J. HENDRIKS, La
forma straordinaria del matrimonio, in ibidem, pp. 239-256; M.A. ORTIZ, Sacramento y forma del
matrimonio. El matrimonio cannico celebrado en forma no ordinaria, Pamplona, 1995, passim; N.
SCHCH, La forma canonica nei matrimoni dei protestanti dal Concilio di Trento fino al decreto Ne
temere (1907), in Monitor Ecclesiasticus, 121 (1996), pp. 241-268.
LA GIURISDIZIONE DELLA CHIESA SUL MATRIMONIO DEGLI ACATTOLICI
Lesposizione vuole collaborare alla percezione della dimensione giuridica del
magistero di Giovanni Paolo II. Nonostante la modestia di questo apporto, la questione di
principio tanto ambiziosa quanto importante, motivo per cui mi soffermer nella sua
giustificazione, sebbene sia ovvia per la maggior parte dei presenti. Il Concilio Vaticano II
ha fatto un grandissimo passo in avanti nella comprensione ecclesiale universale di aspetti
essenziali della struttura interna della Chiesa, della sua missione e della dignit della persona
umana, in particolare nella cost. dogm. Lumen gentium e nei decreti Christus Dominus,
Apostolicam actuositatem e Presbyterorum ordinis, nella cost. past. Gaudium et spes e nella
dichiarazione Dignitatis humanae. Precedentemente tale comprensione era frammentata o
affidata dallo Spirito Santo ad alcuni settori ecclesiali, che erano ben coscienti della
trascendenza universale del carisma ricevuto, poich la coscienza di tale universalit
apparteneva al carisma stesso.
La ricchezza del magistero conciliare tale che sar necessario ancora qualche
passaggio generazionale perch il popolo di Dio, nel suo insieme, recepisca lintegrit di
suddetti insegnamenti. Effettivamente, quando sono gi trascorsi pi di trenta anni dalla
chiusura del Concilio, la difficolt che trova, in vasti ambienti ecclesiali, la applicazione di
alcuni dei concetti conciliari che il magistero pontificio ha definito centrali, non passa
inavvertita agli occhi di un osservatore che, non potendo (n volendo) pretendere di
comprendere completamente gli aspetti centrali di tale dottrina, presume comunque di
conoscerne alcuni. Si pensi, ad esempio, alla missione ecclesiale, santificatrice e apostolica
dei laici mediante lesercizio di qualsiasi lavoro onesto, dei rapporti familiari e sociali, ecc.
Dopo la fase di iniziale inserimento del magistero ecclesiale alle norme e alla vita della
Chiesa durante il pontificato di Paolo VI, Giovanni Paolo II si propose esplicitamente, come
obiettivo prioritario del suo ministero pontificio, di spiegare, applicare ed approfondire la
dottrina del Vaticano II. Tutti conoscono lo straordinario complesso degli insegnamenti,
delle leggi, dei mezzi e dei gesti inediti usati dal Papa per portare a termine il suo
proposito. Allo stesso modo a chi crede nella provvidenza divina appare evidente lo
straordinario intervento di Dio nellelezione di Karol Wojtyla come vescovo di Roma, nelle
qualit ricevute, nella sua protezione di fronte agli attentati, agli incidenti, alle malattie, e in
una attivit che solo con laiuto del cielo possibile portare avanti.
Nel magistero di Giovanni Paolo II troviamo una moltitudine di esigenze giuridiche
(di giustizia) che hanno bisogno di essere scoperte e analizzate, positivizzandole in questa
sede non comporta problemi usare la felice concettualizzazione di Hervada per cercare,
quando necessario, di formalizzarle adeguatamente . Daltra parte le leggi promulgate dal
Papa cominciando dal nuovo Corpus Iuris Canonici, formato dai codici latino e orientale
e dalla cost. ap. Pastor bonus
esigono un complesso lavoro ermeneutico, attento a
considerare sia la tradizione canonica (cfr. can. 6 2) sia le innovazioni testuali delle norme
e dei documenti conciliari che le ispirano. In questo appassionante lavoro la dottrina ha una
responsabilit insostituibile. Come ha segnalato Lo Castro, se si vuole che la riflessione
[sullanzidetto magistero conciliare e pontificio] sia un elemento propulsivo della scienza
giuridica, bisogna innanzitutto convincersi chesso non faccenda del legislatore (...), ma
faccenda appunto della scienza giuridica; la quale, come sempre, potr porsi al di sopra o al
di sotto dellordinamento; lasciarsene dominare, contentandosi di fare opera tecnica, o
volerlo dominare, compiendo opera sapienzale .
Parte della dottrina canonica si trova frequentemente di fronte ad una difficolt
specifica. Infatti, in un periodo storico di riconosciuta penuria scientifica, una percentuale
significativa della canonistica opera sebbene si tratti di professori universitari in stretto
rapporto con le curie ecclesiastiche, in particolare con quella romana. Non raro che questo
rapporto comporti che le riflessioni dottrinali siano la giustificazione, presentata come
articolo scientifico, di una decisione di governo normativa, amministrativa o
giurisprudenziale alla cui elaborazione hanno collaborato tali autori. In questo modo, da
una parte si origina una nuova fonte di confusione delle tre sfere del potere ecclesiastico,
data la frequente coincidenza soggettiva degli autori materiali dei diversi atti; e dallaltra
esiste il rischio che la dottrina si trovi come prigioniera dellordinamento positivo, tanto
da risultare particolarmente difficile poter realizzare il menzionato lavoro sapienzale e non
meramente tecnico o esegetico.
J. HERVADA P. LOMBARDA, El Derecho del Pueblo de Dios, vol. 1, Pamplona, 1970,
pubblicato con alcune modifiche e aggiornamenti come Introduccin al Derecho Cannico in A. MARZOA
J. MIRAS R. RODRGUEZ-OCAA (a cura di), Comentario exegtico al Cdigo de Derecho Cannico,
Pamplona, 1996, vol. 1, pp. 50-55; J. HERVADA, Diritto costituzionale canonico, traduzione italiana curata
da G. Lo Castro, Milano, 1989, pp. 18-23.
3Cfr.
GIOVANNI PAOLO II, Discorso al Sinodo dei Vescovi nella presentazione del Codice dei
Canoni delle Chiese Orientali, 25 ottobre 1990, n. 8, in AAS, 83 (1991), pp. 486-493; ID., Discorso al
Simposio internazionale di Diritto Canonico organizzato dal Pontificio Consiglio per linterpretazione dei
Testi Legislativi, 23 aprile 1993, n. 3, in AAS, 86 (1994), pp. 244-248; G. DI MATTIA, La procedura penale
giudiziaria e amministrativa nel CCEO e nel CIC. Riflessioni comparative , in Apollinaris, 69 (1996), pp.
79-117; P. GEFAELL, Rapporti tra i due Codici dellunico Corpus Iuris Canonici, in La scienza
canonistica nella seconda met del 900. Fondamenti, metodi, prospettive in dAvack Lombarda
Gismondi Corecco. Roma, 13-16 novembre 1996, in corso di stampa.
LO CASTRO, Pubblico e privato nel diritto canonico, in R. BERTOLINO S. GHERRO G. LO
CASTRO (a cura di), Diritto per valori e ordinamento costituzionale della Chiesa, Torino, 1996, p. 148.
In ogni caso, la missione sapienzale della canonistica comprende tutti i rapporti di
giustizia ecclesiale contenuti nella vita della Chiesa e, in particolare, quelli che sono stati
dichiarati dal magistero pontificio. Tuttavia esiste un mbito che merita una particolare
attenzione perch in se stesso prioritario e perch tale lo considera Giovanni Paolo II. Mi
riferisco al matrimonio e alla famiglia. La particolare attenzione del Papa nei confronti di
queste materie non ha bisogno di essere dimostrata, poich si manifestata in forme molto
diverse: nei suoi scritti prima e dopo la sua elezione a successore di Pietro,
nellorganizzazione della Curia Romana, nella promozione di un centro di studi con varie
sedi in Europa e in America, in iniziative pastorali istituzionalizzate e circostanziali, ma
costanti, ecc. Inoltre, tutte quelle attivit sono caratterizzate dalla loro natura universale,
cio dallessere dirette ai cattolici e a tutti gli uomini, essendo il matrimonio e la famiglia
lorigine naturale della persona e di qualsiasi societ; pi ancora, essendo la persona umana
e la famiglia la via della Chiesa . Perci largomento della nostra analisi particolarmente
pertinente per cercare di recepire, alla luce di detto magistero, alcuni elementi della
dimensione giuridico-ecclesiale del matrimonio tra gli acattolici, prevalentemente in alcuni
suoi aspetti processuali. In questo intento stato decisivo giusto segnalarlo
esplicitamente, sebbene la lista potrebbe allungarsi con facilit quanto ho imparato dal mio
maestro, il prof. de Diego-Lora e, durante gli intensi incontri romani, dai prof. Hervada e
Viladrich. Anche il lavoro quotidiano con i prof. Errzuriz, Carreras, Ortiz e Franceschi,
colleghi nella mia facolt, ha avuto un particolare valore.
Come metodologia considereremo alcuni casi concreti nei quali la Chiesa esercita la
giurisdizione sul matrimonio degli acattolici, apparentemente come eccezione alla norma
che proibirebbe suddetto esercizio. Questa analisi ci permetter di verificare se il principio
giuridico che li regge, illuminato dal magistero di Giovanni Paolo II, consente il
capovolgimento della natura eccezionale di detto esercizio. Paradossalmente, i casi
considerati sono normativi o, in ogni caso, hanno una connotazione di generalit, sebbene si
presentino comunque come eccezionali.
GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Redemptor hominis, 4 marzo 1979, n. 14, in AAS, 71 (1979), pp.
257-324; ID., Lettera alle famiglie Gratissimam sane, 2 febbraio 1994, n. 2, in AAS, 86 (1994), pp. 868925.
Cenni sul fondamento della giurisdizione della Chiesa sui non cattolici: il can. 1671
e la ricezione ecclesiale della dichiarazione fatta dalla legittima autorit di un altro
ordinamento riguardo la nullit del matrimonio dei coniugi non sottoposti alla
In relazione allesistenza e alla portata della giurisdizione della Chiesa sul matrimonio
degli acattolici, si soliti distinguere la diversa posizione di quei matrimoni a seconda che i
coniugi siano battezzati o meno. Se rinunciamo a considerare attentamente la storia su
questo punto, il primo motivo per cui la dottrina fa tale distinzione la norma del can.
1671, che afferma la competenza dei tribunali ecclesiastici sui matrimoni dei battezzati,
senza alcuna distinzione riguardo alla comunit cristiana alla quale appartengono quelle
persone . La ragione di tale giurisdizione potrebbe avere come fondamento la dottrina
dellinseparabilit tra qualsiasi matrimonio valido e la sua natura sacramentale, stricto sensu,
celebrato tra due battezzati, indipendentemente dalla fede dei contraenti e della comunit
cristiana degli stessi . La Chiesa affermerebbe cos la sua giurisdizione universale sul
matrimonio di natura sacramentale. Daltra parte, la norma non afferma il carattere esclusivo
di tale giurisdizione, tenendo presente il rispetto del giudizio della legittima autorit della
comunit cristiana acattolica riguardo la validit del matrimonio (sacramentale) celebrato tra
fedeli acattolici , giurisdizione che alcune di dette comunit affidano ai tribunali dello Stato.
Come evidente per chi conosce minimamente il senso della norma, questo
ragionamento parziale. Infatti, da una parte la sacramentalit stricto sensu del matrimonio
presuppone il battesimo valido di entrambi i coniugi e, dallaltra, il can. 1671 afferma
esplicitamente la giurisdizione ecclesiastica quando battezzato solamente uno dei coniugi.
Infatti, mentre il can. 1960 del CIC 1917 indicava che le cause matrimoniali tra battezzati
appartengono per diritto proprio ed esclusivo al giudice ecclesiastico, lart. 1 1 dellistr.
Provida Mater Ecclesia precisava che detta giurisdizione che afferma di essere esclusiva
spettava comunque alla Chiesa anche quando solo uno dei coniugi era battezzato . Questo
il significato della modifica dellespressione inter baptizatos del CIC 1917 a favore di
baptizatorum introdotta nel m.p. Causas matrimoniales, n. 1 e dai nuovi codici ,
seguendo linterpretazione fatta dallistr. Provida Mater Ecclesia. Pertanto la giurisdizione
6Causae
matrimoniales baptizatorum iure proprio ad iudicem ecclesiasticum spectant (can. 1671).
M.A. ORTIZ, Sacramento y forma del matrimonio, cit., pp. 67-160, e la bibliografia citata.
cann. 11, 1055 2; vide infra note 15 e 20.
9Causae
matrimoniales inter baptizatos iure proprio et exclusivo ad iudicem ecclesiasticum
spectant (can. 1960). Idem obtinet si una tantum pars sit baptizata (S.C. PER I SACRAMENTI, istr. Provida
Mater Ecclesia, 15 agosto 1936, art. 1 1, in AAS, 28 (1936), pp. 313-361).
10Cfr.
PAOLO VI, m.p. Causas matrimoniales, 28 marzo 1971, in AAS, 63 (1971), pp. 441-446;
CCEO can. 781.
affermata nel can. 1671 CIC 1983 e, in modo pi esplicito, nel CCEO can. 781 non si
basa solo sulla natura sacramentale del matrimonio e, di conseguenza, la legge indica la
giurisdizione, non esclusiva, sul matrimonio (sacramentale o no) di un battezzato acattolico.
Questi, daltra parte, non deve sottostare alle norme positive ecclesiastiche (cfr. can. 11), e
neanche a quelle che la Chiesa stabilisce per la valida celebrazione del matrimonio di un
cattolico con un non battezzato, sebbene tale unione non sia sacramentale. Effettivamente la
forma canonica e gli impedimenti dirimenti di diritto ecclesiastico non obbligano i non
cattolici , come neanche le norme sul processo canonico. Invece, laffermazione della
giurisdizione della Chiesa sul matrimonio di un battezzato acattolico (cfr. can. 1671) non
rientrerebbe nel concetto di legge meramente ecclesiastica, ma dichiarerebbe una potest
nativa. Comunque, la dottrina giustifica la giurisdizione dichiarata nel can. 1671 sui
battezzati acattolici senza distinguere la natura sacramentale o meno di tali matrimoni e
rinviando ad una generica protezione delle norme di diritto divino (naturale) .
Ma il can. 1671 dice di pi sul tema che stiamo trattando. Come abbiamo appena
ricordato, il can. 1960 del CIC 1917 e lart. 1 1 dellistr. Provida Mater Ecclesia
indicavano lesclusivit della giurisdizione ecclesiastica. Lart. 1 del m. p. Causas
matrimoniales soppresse tale esclusivit, utilizzando la stessa redazione del vigente can.
1671 . La Commissione codificatrice motiv questa modifica con ragioni ecumeniche e per
il tono polemico dellespressione precedente, senza fare alcun riferimento specifico ai
rapporti della giurisdizione canonica con quella civile . Infatti, la Chiesa non pu ignorare
le dichiarazioni di nullit del matrimonio di due coniugi acattolici (battezzati o no) fatte in
quando Ecclesia iudicare debet de validitate matrimonii acatholicorum baptizatorum: 1 quod
attinet ad ius, quo partes tempore celebrationis matrimoniis tenebantur, servetur can. 780, 2; 2 quod
attinet ad formam celebrationis matrimonii, Ecclesia agnoscit quamlibet formam iure praescriptam vel
admissam, cui partes tempore celebrationis matrimonii subiectae erant, dummodo consensus expressus sit
forma publica et, si una saltem pars est christifidelis alicuius Ecclesiae orientalis achatolicae, matrimonium
ritu sacro celebratum sit (CCEO can. 781).
cann. 11, 1117. Tuttavia esistono norme sulla forma e sugli impedimenti che, riguardando il
matrimonio nella sua caratteristica di indivisibilit, obbligano indirettamente e con una diversa rilevanza
giuridica i non cattolici nel caso in cui vogliano sposarsi con un cattolico.
13Cfr.,
ad es., M. LPEZ ALARCN R. NAVARRO-VALLS, Curso de derecho matrimonial cannico,
Madrid, 1984, pp. 80-81; J. LLOBELL, Comentario al can. 1671, in Comentario exegtico, cit., vol. 4, pp.
14Cfr.
PONTIFICIA COMMISSIO CODICI IURIS CANONICI RECOGNOSCENDO, Schema canonum de modo
procedendi pro tutela iurium seu de processibus, Typis Polyglottis Vaticanis, 1976, praenotanda, n. 50 (vide
Communicationes, 8 (1976), p. 193).
15Cfr.
Communicationes, 11 (1979), p. 256; U. NAVARRETE, La giurisdizione delle Chiese orientali
non cattoliche sul matrimonio (can. 780 CCEO), in Il matrimonio nel Codice dei Canoni delle Chiese
Orientali, Citt del Vaticano, 1994, pp. 100-125.
quegli ordinamenti, religiosi o statali, che possiedono detta istituzione, nel caso in cui si
tratti di autentica dichiarazione di nullit e non dello scioglimento del vincolo, cio quando
la decisione rispetta il diritto divino . La natura delle cose e la coerenza del ragionamento
giuridico esigono che tale decisione venga accettata. Infatti, il riconoscimento del diritto di
qualsiasi ordinamento legittimo a regolare sia le condizioni soggettive che rendono la
persona e la sua dichiarazione di volont atti a contrarre matrimonio (impedimenti, capacit
e consenso), sia la forma di celebrazione (cfr. CCEO can. 871), comporta il riconoscimento
del diritto di giudicare riguardo il compimento di tali norme e di dichiarare linvalidit del
vincolo che le ha violate. Questa legittima dichiarazione di invalidit deve poter essere
recepita dallordinamento canonico, tra laltro, per rispetto allo ius connubii delle
persone, dato che limpedimento di vincolo presuppone lesistenza di un precedente
matrimonio non sciolto o dichiarato non valido dalla legittima autorit .
Tuttavia su tale questione esiste, almeno nellmbito latino, un considerevole vuoto
legale, dottrinale e giurisprudenziale, dovuto sia al carattere prevalentemente teorico del
problema, sia al prudente atteggiamento del legislatore di evitare di dettare delle norme la
cui applicazione possa dar luogo a confusione, considerando che la stragrande maggioranza
degli ordinamenti civili e delle confessioni cristiane acattoliche accettano il divorzio .
Questa situazione rende difficoltoso il discernimento sulla natura della decisione
dellordinamento non canonico: si tratta di una legittima dichiarazione di nullit o dello
scioglimento di un vincolo valido? Tuttavia, come questione di principio, la ricezione
canonica della dichiarazione di nullit dei matrimoni non sottoposti alla forma canonica
appare come un obbligo di giustizia derivante dallo ius connubii e dalla natura delle cose.
Perci, potrebbe essere opportuno dotare lordinamento canonico di un sistema di
omologazione di tale decisione mediante unistituzione analoga alla delibazione
italiana o allexequatur spagnolo per soddisfare quellobbligo di giustizia garantendo,
cann. 1290, 1692 2.
solutio legitima indicata nel can. 1085 2 si riferisce allo scioglimento causato dalla morte di
uno dei coniugi (cfr. can. 1141), ai diversi casi di scioglimento canonico (cfr. cann. 1142-1150) e alla
dichiarazione civile di nullit del matrimonio non sottoposto alla forma canonica, sempre che tale
dichiarazione rispetti il principio naturale di indissolubilit (cfr. J.I. BAARES, Comentario al can. 1085, in
Comentario exegtico, cit., vol. 3, pp. 1170-1173). Cfr. G. DE YSASI, Libertad religiosa y matrimonio
cannico de los catlicos: estudio teolgico, (Pontificio Ateneo della Santa Croce, Thesis ad Doctoratum in
Theologia), Roma, 1996, pro manuscripto, pp. 241-284.
A. BETTETINI, La secolarizzazione del matrimonio nellesperienza giuridica contemporanea,
Padova, 1996. noto che in diverse chiese ortodosse la cosiddetta morte religiosa equiparata alla morte
naturale, e che ladulterio della moglie ed altre imprecise cause gravi di turbamento della vita coniugale
permettono il divorzio (cfr. C. PUJOL, El divorcio en las iglesias ortodoxas orientales, in T. GARCA
BARBERENA (a cura di), El vnculo matrimonial. Divorcio o indisolubilidad?, Madrid, 1978, pp. 371-433).
allo stesso tempo, la conformit della decisione con il diritto naturale, in particolare il
rispetto dellindissolubilit del vincolo valido .
In realt, il problema stato posto qualche volta davanti alla Curia Romana. In un
caso relativamente recente, la Segnatura Apostolica ha deciso che la dichiarazione di nullit
pronunciata dallautorit di una confessione acattolica non poteva essere recepita
dallordinamento canonico poich tale dichiarazione ufficializzava semplicemente la
separazione dei coniugi, concedendo loro il diritto di contrarre un nuovo matrimonio. In
sostanza, non ha omologato tale dichiarazione considerando che si trattava di un
divorzio . Pertanto, la decisione della Segnatura Apostolica che, inoltre, ha rifiutato la
dispensa del normale sviluppo del processo canonico riconosce implicitamente la
possibilit della ricezione canonica di unautentica dichiarazione di nullit del matrimonio
non sottoposto alla forma canonica, pronunciata dalla legittima autorit di un altro
ordinamento, applicando il diritto particolare e rispettando il diritto naturale.
La ricezione di tali dichiarazioni di nullit comporta lattuazione della prevenzione
interordinamentale e, come presupposto della stessa, il riconoscimento del fatto che si
Segnatura Apostolica si occupa di alcune formalit previste da diversi concordati per concedere
efficacia civile alle sentenze canoniche di nullit del matrimonio (cfr. SEGNATURA APOSTOLICA, Normae
speciales in Supremo Tribunali Signaturae Apostolicae ad experimentum servandae, 25 marzo 1968, artt.
18, 1, 60-63, in Enchiridion Vaticanum, Bologna, 1984, vol. 8, pp. 522-587; F. DOSTILIO, La rilevanza del
matrimonio canonico nellordinamento giuridico italiano nel corso del secolo XX, Citt del Vaticano, 1996,
pp. 148-151).
20SEGNATURA
APOSTOLICA, Non conceditur petita dispensatio a processu iudiciali instituendo de
nullitate matrimonii acatholicorum, Prot. 22343/90 V.T., 7 gennaio 1991.
ricezione della sentenza civile di nullit e lapplicazione della prevenzione interordinamentale
pongono, oltre ai problemi segnalati, altri problemi di natura congiunturale. In concreto, data la risonanza
che hanno le vicissitudini italiane davanti alla Curia Romana, hanno una notevole incidenza negativa i
tentativi di alcuni tribunali italiani, appoggiati da un vasto settore dottrinale, di giudicare sulla validit del
matrimonio canonico. Si tratta della supposta deroga della riserva di giurisdizione dei tribunali
ecclesiastici, prevista nel Concordato Lateranense (11 febbraio 1929), dai nuovi accordi tra la Santa Sede e
lo Stato Italiano del 1984. Il Tribunale Costituzionale Italiano ha negato apparentemente tale deroga della
riserva di giurisdizione, sebbene la sua sentenza non abbia appianato le controversie (cfr. Corte
Costituzionale, sentenza n. 421, 1 dicembre 1993, redattore Mirabelli, in Ius Ecclesiae, 6 (1994), pp. 859865; Tribunale di Padova, sentenza 7 gennaio 1995, in Il diritto di famiglia e delle persone, 25 (1996), pp.
1020-1036). Sulla questione la letteratura vastissima; cfr., ad es., S. BERLING e V. SCALISI (a cura di),
Giurisdizione canonica e giurisdizione civile. Cooperazione e concorso in materia matrimoniale , Milano,
1994; R. BOTTA (a cura di), Matrimonio religioso e giurisdizione dello Stato, Bologna, 1993; M.
CANONICO, Ammissibilit del giudizio di nullit del matrimonio concordatario dinanzi al giudice statale e
diritto applicabile, in Il diritto di famiglia e delle persone, 25 (1996), pp. 1065-1097; F. DOSTILIO, La
rilevanza del matrimonio canonico, cit., pp. 123-148; D. GARCA HERVS, Jurisdiccin cannica y civil
sobre el matrimonio, in Ius Ecclesiae, 8 (1996), pp. 265-284 (lautrice raccoglie lopinione secondo la quale
la prevenzione interordinamentale senza reciprocit infondata; invece, se esiste reciprocit bisogna
tratta di una materia di giurisdizione mista, almeno rispetto al matrimonio di un acattolico
battezzato, sul quale il can. 1671 (la cui natura, come test accennato, non di legge
meramente ecclesiastica) afferma la giurisdizione della Chiesa, sebbene lunione non sia
sacramentale n sia sottoposta alla forma canonica di celebrazione .
Quanto abbiamo appena indicato suggerisce lopportunit di interrogarsi su quale sia
la distinzione tra il fondamento della giurisdizione della Chiesa sul matrimonio di un coniuge
acattolico battezzato con un altro non battezzato matrimonio che, pur non essendo
sacramento, spetta alla giurisdizione affermata dal can. 1671, sebbene non esclusivamente
e la posizione della Chiesa nei confronti del matrimonio di due non battezzati. Entrambi i
casi hanno due elementi evidenti che coincidono. Da una parte, nessuno dei coniugi di
questi due tipi di matrimonio direttamente sottoposto alle leggi puramente ecclesiastiche
(can. 11). Dallaltra parte, nessuno di quei matrimoni sacramentale. Ma prima di cercare di
dare una risposta positiva alla domanda appena formulata, riflettiamo su altri casi normativi.
considerare i criteri della litispendenza e del giudicato: p. 276); G. GRAZIOSO, Considerazioni in tema di
invalidit del matrimonio civile nel diritto italiano, in Monitor Ecclesiasticus, 121 (1996), pp. 267-286; P.
LILLO, Giudizio di nullit del matrimonio concordatario e nuovo sistema di diritto internazionale privato:
osservazioni preliminari, in Il diritto di famiglia e delle persone, 25 (1996), pp. 1036-1065; G. LO CASTRO,
Il matrimonio fra giurisdizione civile e giurisdizione canonica, in Ius Ecclesiae, 6 (1994), pp. 687-707; F.
LPEZ ZARZUELO, El proceso cannico de matrimonio rato y no consumado. Eficacia civil de las
resoluciones pontificias. Doctrina, legislacin y formularios, Valladolid, 1991, pp. 337-392; C. MINELLI,
La canonizzazione delle leggi civili e la codificazione postconciliare. Per un approccio canonistico al tema
dei rinvii tra ordinamenti (can. 22), in Periodica de re canonica, 85 (1996), pp. 445-487; G. PIGNATARO,
Sulle invalidit matrimoniali negli ordinamenti civile e canonico, Napoli, 1995, pp. 155-188; L. SPINELLI
G. DALLA TORRE (a cura di), Matrimonio concordatario e giurisdizione dello Stato: studi sulle recenti
evoluzioni della giurisprudenza, Bologna, 1987.
Sulla prevenzione interordinamentale in materie non matrimoniali, cfr., ad esempio, le sentenze
rotali coram Jullien, 13 febbraio 1932; coram Pecorari, 29 maggio 1937; coram Wynen, 5 agosto 1937;
coram De Jorio, 3 febbraio 1965 (vide V. PALESTRO, La giurisprudenza rotale nelle cause iurium e
penali (1909-1993), Milano, 1996, pp. 103, 114, 115; 156); H. SCHWENDENWEIN, Il diritto canonico nei
tribunali statali austriaci, in B. ESPOSITO (a cura di), Attuali problemi di interpretazione del Codice di
diritto canonico. Atti del Simposio Internazionale del I Centenario della Facolt di Diritto Canonico della
Pontificia Universit S. Tommaso dAquino. Roma, 24-26 ottobre 1996, Roma, 1997, pp. 150-159.
CIC 1917 can. 1553 2. Sulla scomparsa formale di tale previsione legale dal CIC 1983, cfr.
Communicationes, 11 (1979), p. 257; PONTIFICIO CONSIGLIO PER LINTERPRETAZIONE DEI TESTI LEGISLATIVI ,
Acta et documenta PCCICR. Congregatio Plenaria diebus 20-29 octobris 1981 habita , Typis Polyglottis
Vaticanis, 1991, pp. 536-538; J. LLOBELL, Comentario al can. 1672, in Comentario exegtico, cit., vol. 4,
pp. 1834-1835. Cfr., inoltre, G. LO CASTRO, Lidea di matrimonio e i rapporti interordinamentali e Il
matrimonio nella scienza dei giuristi, in Tre studi sul matrimonio, Milano, 1992, pp. 41-122.
Lesercizio amministrativo della giurisdizione canonica. Il favor fidei
Antonino M. Abate uno dei migliori conoscitori del privilegium fidei mostra che,
fino al pontificato di Pio XII, un autorevole settore dottrinale riteneva che la Chiesa
mancasse di potest giuridica sul matrimonio dei non battezzati, dato che solo il battesimo
conferiva ladeguato titolo giuridico per lesercizio della potest ecclesiastica, compreso
quello di natura pontificia. Solo lo sviluppo dellecclesiologia negli anni precedenti al
Concilio Vaticano II sviluppo che ebbe il suo momento centrale nellenc. Mystici corporis
del 1943 permise laffermazione di tale potest, sebbene con molte sfumature. La potest
si sarebbe fondata secondo la concettualizzazione giuridica di Ottaviani sulla percezione
dinamica della missione della Chiesa. Tale concezione avrebbe conferito alla Chiesa la
potest su ogni persona umana in quanto ordinata a far parte del popolo di Dio. Perci,
durante i pontificati di Pio XI e di Pio XII, la Chiesa riconobbe la potest del Papa, in
quanto vicario di Cristo, di sciogliere il vincolo matrimoniale non sacramentale quando tale
scioglimento favoriva la posizione di un non battezzato che desiderava entrare nella Chiesa
In realt, il carattere recente delle affermazioni sulla giurisdizione della Chiesa
riguardo il matrimonio dei non cattolici dovrebbe essere riferito meglio alloggetto
dellesercizio di tale giurisdizione e allindividuazione dei casi in cui viene esercitato, non
tanto alla questione di principio. Effettivamente rispettando la volont di non analizzare
la storia delle istituzioni che trattiamo, e ancora meno, di non riferirci a problemi di esegesi
biblica , la promulgazione del privilegio paolino (cfr. 1 Cor 7, 12-15) stata considerata
come la soluzione offerta da san Paolo per risolvere il grave e frequente problema giuridico
(non si trattava di una mera questione pastorale o di coscienza) della persona sposata
convertitasi al cristianesimo che, a causa della sua conversione, non poteva continuare a
convivere con il coniuge che rimaneva pagano . Secondo questa interpretazione
23Cfr.
PIO XII, litt. enc. Mystici corporis, 29 giugno 1943, in AAS, 35 (1943), pp. 193-248.
24Cfr.
A. ABATE, De dissolutione matrimonii non baptizatorum utroque coniuge in infidelitate
manente, in Periodica, 67 (1978), pp. 118-123; ID., La potest indiretta della Chiesa, Roma, 1957; ID., Il
matrimonio nella nuova legislazione canonica, Brescia, 1985, passim.
realt, il testo paolino, secondo lesegesi contemporanea e la tradizione patristica, permetteva
solo la separazione dei coniugi (solitamente denominata divortium), non laccesso ad un nuovo
matrimonio. Tale separazione causava lo scioglimento del rapporto giuridico coniugale nei suoi aspetti
patrimoniali, di parentela, ecc., la cui natura era prevalentemente privata nel diritto romano. Tuttavia,
quello scioglimento non dava diritto a celebrare nuove nozze davanti la Chiesa, secondo il testo paolino e
linterpretazione dei Padri (S. Agostino, S. Giovanni Crisostomo, ecc.). Solo un scrittore ecclesiastico
anonimo del IV sec. conosciuto come lAmbrosiaster, poich lo si confuse con S. Ambrogio, e la cui
dottrina in temi matrimoniali offre non poche difficolt , interpret la pericope paolina come il diritto a
celebrare un nuovo matrimonio (cfr. H. CROUZEL, La indisolubilidad del matrimonio en los Padres de la
formulata formalmente nel XII sec. da Graziano e da Pedro Lombardo, che ha assunto
carattere ufficiale nel magistero e nella legislazione pontifici a partire dalle citate decretali di
Innocenzo III Paolo dava alcune norme per proteggere tale matrimonio e i diritti del non
battezzato ma, in determinate situazioni, permetteva al battezzato di celebrare un altro
matrimonio, al momento del quale si scioglieva il precedente. La carenza, nelle prime
comunit cristiane, di strutture giurisdizionali adeguate a risolvere tale problema avrebbe
suggerito allApostolo secondo linterpretazione del XII sec. la promulgazione di
unistituzione semplice e di efficace attuazione, atta a sciogliere il matrimonio naturale, che
la Chiesa conserva nellordinamento vigente in ossequio allautorit del testo
neotestamentario (cfr. can. 1149).
Il fatto che listituzione paolina nel suo significato originale o nella sua
interpretazione medievale possieda natura giuridica tanto evidente come quella riferita
alla separazione coniugale o al nuovo matrimonio contratto il quale pu essere celebrato
con unaltra persona non battezzata e che scioglie il vincolo precedente, sempre che sia
esistito. Data lintrinseca composizione duale del vincolo, impensabile una giurisdizione
ecclesiastica monista, solo sul coniuge battezzato. La carenza di giurisdizione sul non
battezzato non solo renderebbe impossibile il suo esercizio sulla parte cristiana, ma tale
giurisdizione sarebbe inesistente. Diverso che quella giurisdizione che non ha carattere
generale, ma che presuppone la soluzione di un caso concreto (ogni matrimonio sciolto) si
eserciti solo quando qualcuno la invoca con un motivo sufficiente, poich loggetto stesso
del privilegio paolino il diritto a contrarre un nuovo vincolo a favore della fede, la cui
celebrazione scioglie il precedente. Tuttavia, ovvio che il contesto giuridico romano della
comunit di Corinto e la sua situazione etica comportavano un modello matrimoniale che
avrebbe potuto permettere la dichiarazione di nullit di molti di quei casi; ma il concetto di
dichiarazione di nullit fu acquisito dallordinamento canonico molti secoli pi tardi,
precisamente quando, nel XII sec., viene generalizzata la menzionata interpretazione
dellistituzione paolina. Di fatto, le autorit citate da Graziano nel Decretum e i suoi stessi
Iglesia, in El vnculo matrimonial, cit., pp. 61-116, in particolare, pp. 104-106 e 115-116). Questo testo
dellAmbrosiaster fu attribuito al Papa S. Gregorio Magno e, con questa falsa attribuzione, fu incluso in
diverse raccolte canoniche e nel Decreto di Graziano (cfr. C. 28, q. 2, c. 2, dictum) e fond la dottrina del
XII sec., sia degli autori come delle decretali Quantum (X.4.19.7) e Gaudeamus (X.4.19.8) di Innocenzo III.
Cfr. J. FORNS, Comentario a los cann. 1143-1147, in Comentario exegtico, cit., vol. 3, pp. 1554-1564; G.
GIROTTI, La procedura per lo scioglimento del matrimonio nella fattispecie del privilegio paolino, in I
procedimenti speciali nel diritto canonico, Citt del Vaticano, 1992, pp. 157-177; A. MIRALLES, Il
matrimonio. Teologia e vita, Torino, 1995, pp. 249-252; U. NAVARRETE, Privilegio de la fe: constituciones
pastorales del siglo XVI. Evolucin posterior de la prctica de la Iglesia en la disolucin del matrimonio
de infieles, in El vnculo matrimonial, cit., pp. 242-247; R. TREVIJANO, Matrimonio y divorcio en la
Sagrada Escritura, in ibidem, pp. 52-57.
dicta sul privilegio paolino segnalano sia la dignit del matrimonio naturale sia la non
validit di molte di quelle unioni, pur non utilizzando tale espressione .
Levangelizzazione fatta in occasione della scoperta dellAmerica comport il
riproporsi teologico e canonico delle circostanze che giustificavano lesercizio della
giurisdizione ecclesiastica sui matrimoni dei non battezzati. La cultura giuridica e i costumi
dei nativi americani non sembra fossero migliori di quelli in seno ai quali sorsero le prime
comunit cristiane e, secondo la citata interpretazione del XII sec., fu promulgato il
privilegio paolino. Daltra parte, nel XVI sec. le istituzioni canoniche avevano sperimentato
uno straordinario sviluppo ed erano sufficientemente conosciute da alcuni dei missionari
europei in America. Inoltre, il rapido impianto di strutture giurisdizionali ecclesiastiche nei
territori evangelizzati permise di prendere coscienza tempestivamente della necessit di
offrire una soluzione diversa dal privilegio paolino, sebbene basata sul favore della fede
ai problemi matrimoniali dei nuovi cristiani. Cos sorse il cosiddetto privilegio petrino di
scioglimento del vincolo tra non battezzati, i cui tipici casi la poligamia e la poliandria,
presenti nel vigente ordinamento (cfr. can. 1148 1)
consentono una qualificazione
giuridica vicina a quella della dichiarazione di nullit o a quella della semplice constatazione
dellattentato matrimonio .
Secondo Silvestrelli che dal 1962 fino ai giorni nostri si occupato del favor fidei in
quello che allora era chiamato Santo Ufficio
, alla fine del XIX sec. il nuovo impulso
evangelizzatore in Africa e in Asia e le grandi migrazioni di cattolici in altri paesi e
continenti originarono nuove situazioni che esigevano la decisione ecclesiastica sulla
C. 28, q. 1. Sulle perplessit delle autorit citate e dello stesso Graziano sui limiti del
privilegio paolino, vide, in particolare, il can. 9 e i dicta alla quaestio e ai cann. 14 e 17. Per unanalisi
storica di questo periodo, cfr. F. CANTELAR, La indisolubilidad en la doctrina de la Iglesia desde el siglo
XII hasta Trento, in El vnculo matrimonial, cit., pp. 165-217; A. GARCA Y GARCA, La indisolubilidad
matrimonial en el primer milenio, con especial referencia a los textos divorcistas, in ibidem, pp. 117-164.
27Dal
punto di vista in cui ora consideriamo il privilegio petrino, non analizziamo la situazione
prevista nel can. 1149.
28Cfr.
PAOLO III, cost. ap. Altitudo, 1 giugno 1537; PIO V, cost. ap. Romani Pontificis, 2 agosto
1571; GREGORIO XIII, cost. ap. Populis, 25 gennaio 1585, in A. SILVESTRELLI, Scioglimento di matrimonio
in favorem fidei, in I procedimenti speciali, cit., pp. 205-207. Cfr. J. FORNS, Comentario a los cann. 11481149, in Comentario exegtico, cit., vol. 3, pp. 1565-1572; R. METZ, La dissolution des mariages et leur
dclaration en nullit dans lglise catholique du XVI e sicle la fin du XX e. Un exemple dvolution
dune institution due aux soucis pastoraux de lglise, in R.I. CARD. CASTILLO LARA (a cura di), Studia in
honorem Em.mi Cardinalis A.M. Stickler, Roma, 1992, pp. 317-341; A. MIRALLES, Il matrimonio, cit., pp.
252-257; U. NAVARRETE, Privilegio de la fe, cit., pp. 239-304.
29Mons.
Antonio Silvestrelli, che recentemente andato in pensione (cfr. Annuario Pontificio 1963,
p. 883 Annuario Pontificio 1996, p. 1173).
sussistenza di un vincolo matrimoniale tra acattolici, ma che non coincidevano con i casi
previsti dal privilegio paolino n dal privilegio petrino tipizzato nel XVI sec. . Cos fu
concettualizzato ci che stato nominato scioglimento a favore della fede, che
comprende casi diversi e pi vasti di quelli del classico privilegio petrino, pur restando
sostanzialmente immutato il privilegio paolino . Come conseguenza dello studio realizzato
per risolvere il problema, la Congregazione per la dottrina della fede promulg listruzione
del 1 maggio 1934, che dovette essere leggermente modificata solo cinque anni dopo, nel
giugno del 1939 .
Nellallocuzione alla Rota Romana del 1941, Pio XII si rifer al favor fidei . Il Papa,
oltre ad affermare lassoluta indissolubilit del matrimonio rato e consumato, distingueva
per gli altri casi o non rato (non sacramentale) o rato ma non consumato tra una
indissolubilit intrinseca e unaltra estrinseca. Intrinsecamente ogni matrimonio
indissolubile; tuttavia, estrinsecamente, oltre che dal privilegio paolino, i matrimoni che non
sono rati e consumati possono essere sciolti dal Romano Pontefice in virt della sua potest
ministeriale o vicaria ricevuta da Cristo stesso. Pio XII ammon coloro che negavano tale
potest e afferm che quelle posizioni implicavano un rigorismo contrario alla volont e al
mandato divini. Come giustificazione dello scioglimento a favore della fede, il Pontefice
invoc non solo la salus animarum e il bene comune della Chiesa, ma segnal
esplicitamente la sua potest per ottenere il bene comune dellumano consorzio e quello
di ogni persona umana .
30Cfr.
U. NAVARRETE, De termino Privilegium Petrinum non adhibendo, in Periodica, 53 (1964),
pp. 323-373.
31Cfr.
A. SILVESTRELLI, Scioglimento, cit., pp. 182-185.
32Cfr.
S.S.C. SANCTI OFFICII, Normae pro conficiendo processu in casibus solutionis vinculi
matrimonialis in favorem fidei per supremam S. Pontificis auctoritatem, 1 maggio 1934, in X. OCHOA,
Leges Ecclesiae, vol. 1, n. 1220; A. SILVESTRELLI, Scioglimento, cit., p. 183.
33Gli
altri matrimoni [diversi dal rato et consummato], sebbene intrinsecamente siano indissolubili,
non hanno per una indissolubilit estrinsecamente assoluta, ma, dati certi necessari presupposti, possono
(si tratta, come noto, di casi relativamente ben rari) essere sciolti, oltre che in forza del privilegio Paolino,
dal Romano Pontefice in virt della sua potest ministeriale. (...) [Ci esclude] il rigorismo contrario alla
volont e al mandato divino (...); vale a dire non vi pi (...) vincolo ove Dio lo scioglie e permette cos al
coniuge di passare lecitamente a nuove nozze. In ogni caso, la norma suprema, secondo la quale il Romano
Pontefice fa uso della sua potest vicaria di sciogliere matrimoni, (...) la salus animarum, per il cui
conseguimento cos il bene comune della societ religiosa, e in generale dellumano consorzio, come il bene
dei singoli trovano la dovuta e proporzionata considerazione (PIO XII, Discorso alla Rota Romana, 3
ottobre 1941, n. 3, in AAS, 33 (1941), pp. 421-426).
34Cfr.
U. NAVARRETE, Potestas vicaria Ecclesiae: evolutio historica conceptus atque observationes
attenta doctrina Concilii Vaticani II, in Periodica, 60 (1971), pp. 415-486. Sulla potest vicaria rispetto
al vincolo matrimoniale, cfr. la bibliografia, precedente al 1972, citata in STUDIA UNIVERSITATIS S. THOMAE
Pio XII conferm, pertanto, la potest del Papa di sciogliere determinati vincoli
matrimoniali in molti casi, giacch lespressione utilizzata casi relativamente ben rari ,
contrariamente a ci che potrebbe sembrare, molto vasta dato che la rarit di quei casi
considerata relativa. A tale potest e al suo esercizio faremo riferimento pi avanti. Ora ci
interessa segnalare che il Pontefice affermava la sua potest su qualsiasi matrimonio,
sebbene il suo esercizio fosse condizionato dalla legittimazione di chi la richiedeva, e anche
se utilizz un concetto di interesse molto ampio: per il cui conseguimento cos il bene
comune della societ religiosa, e in generale dellumano consorzio, come il bene dei singoli
trovano la dovuta e proporzionata considerazione.
Laffermazione di tale giurisdizione della Chiesa deve essere distinta da altre questioni
che sono con questa in relazione, le quali, a loro volta, moltiplicano i problemi, esigendo
una diversificata considerazione degli stessi, sebbene ora ne enunceremo appena alcuni. In
primo luogo, la distinzione tra lo scioglimento del vincolo e la dichiarazione di nullit dello
stesso; in secondo luogo, la determinazione della competenza, cio chi pu esercitare la
giurisdizione sui diversi casi concernenti la sussistenza del vincolo matrimoniale; e in terzo
luogo, la determinazione del procedimento che deve essere seguito in ognuno dei casi
indicati, ossia, come deve essere esercitata la giurisdizione e la competenza. In ogni caso, gli
intenti di sistematizzazione concettuale non possono dimenticare che la flessibilit insita
nellordinamento canonico, unita alla pienezza della potest ecclesiastica del Romano
Pontefice, comporta la possibilit di ricorsi atipici, come ad esempio la concessione di un
documentum libertatis. Cos fu permesso laccesso ad un nuovo matrimonio ad un non
battezzato che aveva richiesto lo scioglimento a favore della fede, ma il cui matrimonio
non si volle sciogliere perch esistevano fondate possibilit che fosse nullo n si
consider opportuno dichiararne la nullit, perch non se ne aveva la sufficiente certezza
morale . In ogni caso, dato che non si tratta di una dichiarazione di nullit, la natura di
questo documentum libertatis quella di scioglimento del vincolo: tertium non datur.
Effettivamente, la natura delle istituzioni determinata dal loro contenuto oggettivo e dai
loro effetti, non in maniera nominalista.
Dopo laffermazione del Vaticano II del principio del decentramento della potest
episcopale, centralizzata in misura significativa da parte dei Romani Pontefici nel corso della
storia, Paolo VI puntualizz nel m.p. De Episcoporum muneribus che rimanevano di
esclusiva competenza del Papa quelle materie sulle quali solo il Pontefice, o il collegio
URBE, Hodiernae canonicae quaestiones, Roma, 1973, pp. 187-194.
35Cfr.
A. AB UTRECHT, De privilegio piano polygamis conversis dato, Roma, 1958, appendice 3, pp.
112-113; A. ABATE, De dissolutione, cit., pp. 123-124.
episcopale agendo in quanto tale, aveva la potest. Ci significa che non potevano essere
decentrate a favore dei vescovi quelle materie che non fossero state previamente
centralizzate perch non appartenevano alla potest propria dei vescovi diocesani uti
singuli. Tra quelle materie veniva menzionato esplicitamente lo scioglimento del vincolo
non rato o non consumato . Pertanto, il relativo procedimento non pu essere altro che
quello previsto dal Papa, direttamente o attraverso il dicastero, a cui ne affida la
determinazione, non solo per la centralizzazione normativa processuale , ma perch i
vescovi diocesani uti singuli, e i loro tribunali, non hanno la potest per tale scioglimento.
Nonostante ci, recentemente la Segnatura Apostolica ha denunciato la prassi di qualche
tribunale diocesano che si era attribuito la potest di concedere lo scioglimento a favore
della fede, soppiantando lautorit del Pontefice .
Com noto, ad un certo momento del pontificato di Paolo VI fu sospesa la
concessione della dispensa a favore della fede quando la parte richiedente non voleva
battezzarsi, ma solo contrarre matrimonio con una persona cattolica. Questa possibilit era
gi stata discussa durante il pontificato di Pio XII ed era stata applicata, in via eccezionale,
da Giovanni XXIII . La questione dottrinale oggetto desame era se lintenzione di
36Minime
vero eae leges divinae, cum naturales tum positivae, a quibus unus Summus Pontifex
ubi potestate vicaria utitur dispensare valet; sicuti accidit in dispensatione a matrimonio rato et non
consummato, ab iis quae circa privilegium fidei versantur, et ab aliis (PAOLO VI, m.p. De Episcoporum
muneribus, 15 giugno 1966, n. 5, in AAS, 58 (1966), pp. 467-472). Cfr. Communicationes, 10 (1978), p.
37Cfr.
cann. 87 2, 1402; J. LLOBELL, Centralizzazione normativa processuale e modifica dei titoli
di competenza nelle cause di nullit matrimoniale, in Ius Ecclesiae, 3 (1991), pp. 432-445.
38Nulla
auctoritas Romano Pontifice inferior, iuxta ius vigens, dissolutionem vinculi matrimonialis
non rati concedere potest. (...) Hac declaratione, insuper, idem Rev.mus Vicarius iudicialis potestatem
vicariam Romani Pontificis usurpare conatus est (SEGNATURA APOSTOLICA, Decreto particolare.
Processus documentalis, favor matrimonii, favor fidei et certitudo moralis, 23 gennaio 1996, nn. 3, b), 4,
e), Prot. N. 26689/96 VAR., Dioecesis N., in Ius Ecclesiae, 8 (1996), pp. 851-852).
39Cfr.
A. ABATE, De dissolutione, cit.; L. BENDER, Infideles et exercitium indirectum potestatis
ecclesiasticae, in Monitor Ecclesiasticus, 4 (1955), pp. 638-653; A.C. DE LERY, Quousque se extendat
Ecclesiae vicaria potestas solvendi matrimonium, in Periodica, 48 (1959), pp. 335-348; P. GARCA
BARRIUSO, Disolucin posible de matrimonios meramente legtimos ante el Derecho cannico, in Revista
Espaola de Derecho Cannico, 16 (1961), pp. 468-471; F. LAMBRUSCHINI, Disputatio de potestate vicaria
Romani Pontificis in matrimonium infidelium, in Apollinaris, 26 (1953), pp. 175-197.
Per unanalisi storica, oltre agli autori citati nelle note 26, 28, 34 e 63, cfr. M. GERPE GERPE,
La potestad del Estado en el matrimonio de cristianos y la nocin contrato-sacramento, Salamanca, 1970,
in particolare, pp. 202-210; A. MOSTAZA, La indisolubilidad del matrimonio desde la poca postridentina
del siglo XVI hasta el Vaticano II, in El vnculo matrimonial, cit., pp. 305-370; ID., La competencia de la
Iglesia y del Estado sobre el matrimonio en los autores postridentinos de los siglos XVI y XVII, in Lex
Ecclesiae. Estudios en honor del Dr. Marcelino Cabreros de Anta, canonista salmanticense, Salamanca,
1972, pp. 205-231; ID., La competencia de la Iglesia y del Estado sobre el matrimonio hasta el Concilio de
battezzarsi nella Chiesa Cattolica o di esservi ammesso, nel caso di una persona battezzata
in unaltra chiesa cristiana, sposata con unaltra parte non battezzata costituisse un
presupposto necessario per la dispensa ; cio, se la Chiesa ha giurisdizione sul matrimonio
degli acattolici, senza che il favor fidei si riferisca immediatamente e direttamente a nessuno
di quei coniugi acattolici. Alla fine, nel 1973, per quanto riguarda la questione che ora
interessa, la Congregazione per la dottrina della fede dichiar: a) la non necessit
dellintenzione di essere battezzata o di convertirsi; b) che, per la liceit della dispensa,
sufficiente che il rapporto con la Chiesa cattolica del futuro coniuge, colui che non richiede
la grazia e che legittimerebbe la posizione del richiedente davanti alla Chiesa, sia quella di
catecumeno; e c) la condizione, per la validit della dispensa, dellimpegno della parte
acattolica di rispettare la pratica religiosa del futuro coniuge e il battesimo e leducazione
cattolica della prole .
Queste norme del 1973, che sono ancora vigenti , manifestano che lintenzione di
contrarre matrimonio con un catecumeno considerata sufficiente a legittimare la parte
che non vuole essere battezzata a richiedere lo scioglimento del suo vincolo matrimoniale.
La ratio legis della norma si fonderebbe sulla protezione della fede del catecumeno e
dell'eventuale prole. Effettivamente, una delle tre condizioni per la validit della dispensa
l'impegno del non battezzato (o del battezzato acattolico) di rispettare la fede cattolica del
futuro coniuge e della prole. Tuttavia, questa condizione pu essere soddisfatta solo se il
futuro coniuge citato cattolico, o lo sar in futuro, nel caso del catecumeno . Lassenza di
una situazione tale, impedisce lesistenza della giurisdizione della Chiesa?; o almeno, rende
Trento, in Ius Populi Dei. Miscellanea in honorem Raymundi Bidagor, vol. 1, Roma, 1972, pp. 286-357.
A. ABATE, De dissolutione, cit., p. 124.
41Ut
notum est, haec S. Congregatio quaestionem de solutione matrimonii in favorem Fidei diutius
tractavit atque studuit. Nunc demum re diligenter investigata SS.mus D. N. Paulus Papa VI dignatus est
approbare has normas (...) sive pars oratrix baptizetur aut convertatur, sive non. Ut solutio valide
concedatur tres sine quibus non requiruntur condiciones: (...) ut persona non baptizata vel baptizata extra
ecclesiam catholicam libertatem facultatemque parti catholicae relinquat profitendi propriam religionem
atque catholice baptizandi educandique filios. (...) Requiritur praeterea [ad liceitatem]: (...) Ut cum agitur
de catechumeno, quocum contrahendum sit, certitudo moralis habeatur de baptismate proxime recipiendo
(CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Instr. Ut notum est pro solutione matrimonii in favorem
fidei, 6 dicembre 1973, prooemium, n. 1, c) e n. 3 8, in Enchiridion Vaticanum, vol. 4, nn. 2730-2734. Il
corsivo di alcune delle espressioni nostro). Cfr. ID., Normae procedurales pro conficiendo processu
dissolutionis vinculi matrimonialis in favorem fidei, 6 dicembre 1973, in Enchiridion Vaticanum, vol. 4, nn.
2745-2774.
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE , Lettera al Delegato Apostolico degli USA, in
L.G. WRENN, Some Notes on the Petrine Privilege, in The Jurist, 43 (1983), p. 405; I. GORDON, De
processu ad obtinendam dissolutionem matrimonii non sacramentalis in favorem fidei , in Periodica, 79
(1990), pp. 511-576; A. SILVESTRELLI, Scioglimento, cit., pp. 179-216.
impossibile radicalmente la legittimazione della persona acattolica a richiedere la
giurisdizione della Chiesa, proibendo lesercizio della stessa? Per dare una risposta
sufficientemente motivata conviene considerare prima altri dati del problema, che si
riferiscono alla dichiarazione di nullit del matrimonio di due non cattolici in via giudiziaria.
Lesercizio giudiziario della giurisdizione
Lo studio delle cosiddette nullit di coscienza
ha portato lattenzione della
dottrina verso alcune norme particolari, vigenti per pochi anni, date dal Santo Ufficio a
favore del Vicariato Apostolico della Svezia nel 1947 e nel 1951 . Queste norme sono state
ricordate recentemente per illustrare il superamento da parte dellordinamento canonico di
qualsiasi limite formale per il conseguimento della certezza morale giudiziaria, per la quale
pu essere sufficiente la dichiarazione di uno solo dei coniugi se si verificano una serie di
circostanze ben determinate . Le norme svedesi affermano la giurisdizione della Chiesa sul
matrimonio degli acattolici, battezzati o meno, giacch riconoscono la competenza del
tribunale periferico nel giudicare sulla nullit di tali matrimoni. La fattispecie considerata per
la legittimazione della parte attrice era il sincero desiderio della stessa di convertirsi al
cattolicesimo . La tipizzazione di quella concreta fattispecie, uneccezione alla carenza di
giurisdizione della Chiesa sui matrimoni degli acattolici in generale e, pertanto, comporta
limpossibilit dellesercizio della competenza di qualsiasi tribunale ecclesiastico fuori dai
questo ultimo caso, previsto dalla Instructio tra le condizioni di mera liceit (cfr. n. 3 8), ci
sarebbe una certa contraddizione con il presupposto, formalmente stabilito ad validitatem, che il coniuge
non cattolico che richiede lo scioglimento del suo matrimonio desideri sposarsi con un cattolico.
44Cfr.
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica
circa la recezione della comunione eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati, 14 settembre 1994,
in AAS, 86 (1994), pp. 974-979.
S.S. CONGREGATIO SANCTI OFFICII, Regulae servandae in Vicariatu Apostolico Sueciae in
pertractandis causis de nullitate matrimonii ex vitiato consensu acatholicorum qui ad fidem catholicam se
convertere volunt: a) Decretum, 12 novembre 1947, b) Instructio servanda, 12 giugno 1951, in X. OCHOA,
Leges Ecclesiae, vol. 3, n. 2222n e in Z. GROCHOLEWSKI, Documenta recentiora circa rem matrimonialem
et processualem, vol. 2, Romae, 1980, nn. 5413-5444. Per alcuni precedenti nella Svezia e nei Paesi
anglosassoni, cfr. AAS, 7 (1915), pp. 51-56; AAS, 18 (1926), pp. 501-506; AAS, 19 (1927), pp. 217-227.
46Cfr.
M.F. POMPEDDA, La questione dellammissione ai sacramenti dei divorziati civilmente
risposati, in Studi di diritto matrimoniale canonico, Milano, 1993, pp. 493-508; ID., Il valore probativo
delle dichiarazioni delle parti nella nuova giurisprudenza della Rota Romana, in ibidem, pp. 195-240; J.
LLOBELL, Moral Certainty in the Canonical Marriage Process, in Forum. A Review of Canon Law and
Jurisprudence, 8 (1997), pp. 326-328; ID., Foro interno e giurisdizione matrimoniale canonica, in
Apollinaris, 70 (1997), pp. 225-250.
47Acatholicus
sive baptizatus sive non baptizatus, sincere catholicam fidem amplecti desiderans,
qui suum matrimonium initum ex defectu consensus (...) nullitatis accusare vult, debet supplicem libellum
(...) exaratum ad Vicarium Apostolicum transmittere (Instructio, cit., n. 1).
casi eccezionali accolti dalla norma? Oppure manifesta solo la formalizzazione di un caso
nel quale, presupposta la giurisdizione e la competenza, la parte attrice avrebbe il legittimo
interesse richiesto per aver diritto allammissione della sua domanda giudiziaria (cfr. can.
1501)? Non ci troviamo di fronte a casi nei quali la legittimazione della parte attrice
dovrebbe essere accertata dal giudice, seguendo il classico sistema di diritto
giurisprudenziale canonico?
La Segnatura Apostolica, in un noto decreto del 1993, ha affermato che il coniuge
acattolico (battezzato o meno) che vuole celebrare un nuovo matrimonio con una persona
cattolica possiede, senza dubbio, il sufficiente interesse giuridico per poter essere parte
attrice davanti ai tribunali ecclesiastici, seguendo una consolidata prassi della Rota Romana
. Questa dichiarazione ha dato modo ad alcuni autori di sostenere, sebbene con moderata
intensit, la giurisdizione universale della Chiesa sul matrimonio. Menzioneremo queste
posizioni dopo la breve esposizione delle implicazioni che, sul nostro tema, offre il
magistero di Giovanni Paolo II sul matrimonio (vide infra 6).
48Perpenso
etiam quod ius processuale canonicum agnoscit habilitatem coniugum etiam non
catholicorum impugnandi matrimonium coram iudice ecclesiastico (cfr. can. 1674, n. 1, coll. cum can.
1476), quodque huiusmodi coniux interesse ad rem requisitum (cfr. can. 1501) sine dubio habet, si novum
matrimonium cum parte catholica coram Ecclesia catholica inire intendit (SEGNATURA APOSTOLICA,
Dichiarazione sulla giurisdizione della Chiesa riguardo al matrimonio celebrato tra due acattolici , 28
maggio 1993, in Ius Ecclesiae, 6 (1994), p. 366). Cfr. M.A. ORTIZ, Note sulla giurisdizione della Chiesa
sul matrimonio degli acattolici, in Ius Ecclesiae, 6 (1994), pp. 367-377; R. RODRGUEZ-OCAA, Notas al
decreto-declaracin del S.T. de la Signatura Apostlica: la jurisdiccin eclesistica y los matrimonios de
los acatlicos, in Ius Canonicum, 34 (1994), pp. 653-659; M. WALSER, Die Erklrung der Apostolischen
Signatur vom 28. Mai 1993 zur Zustndigkeit kirchlicher Gerichte fr Ehen zweier Nichtkatholiken , in De
processibus matrimonialibus. Fachzeitschrift zu Fragen des kanonischen Ehe- und Prozerechts , 2 (1995),
Cfr. SEGNATURA APOSTOLICA, Dichiarazione, 1 febbraio 1990, in AAS, 84 (1992), pp. 549-550.
vedi J.L. ACEBAL LUJN, La declaracin de nulidad del matrimonio de dos acatlicos, in Revista Espaola
de Derecho Cannico, 49 (1992), pp. 692-697; D.M. MEIER, Die Antwort des Hchsten Gerichtes der
Apostolischen Signatur vom 1. Februar 1990 auf eine vorgelegte Frage zu c. 1684 CIC, in De processibus
matrimonialibus, 2 (1995), pp. 295-299. Questo documento pone alcune difficolt formali, ma non
questa la sede adatta a trattarle.
Ci si rimprover di aver giudicato cause matrimoniali di acattolici, intromettendoci in ci che
non ci riguardava (...). Ma pur chiaro che quegli acattolici, che ricorrono allautorit ecclesiastica,
riconoscono col fatto la competenza della Chiesa, la quale non sdegna di ascoltarli, essendo rivolta la loro
domanda ad animae praeiudicium avertendum, per usare la parola del can. 1654. in realt un accostarsi
di dissidenti alla Chiesa, che suole preludere al ritorno (M. MASSIMI, Indirizzo domaggio rivolto al Santo
Padre dal Decano della Sacra Rota Romana, 1 ottobre 1927, in AAS, 19 (1927), pp. 354-355).
La giurisdizione propria ed immediata, ma non esclusiva, della Chiesa su qualsiasi
matrimonio, alla luce del magistero di Giovanni Paolo II
Infatti, gli insegnamenti di Giovanni Paolo II sul matrimonio e sulla famiglia hanno
comportato un approfondimento straordinario sulle realt che, per volont divina, sono alla
base della comprensione della persona umana e di qualsiasi realt sociale, inclusi diversi
aspetti della dimensione soprannaturale della Chiesa. Inoltre, il Papa propone tali istituzioni,
illuminate dalla rivelazione neotestamentaria, come una via adeguata per comprendere
meglio il mistero divino trinitario, creazionale e soteriologico. A sua volta quel mistero, cos
come stato rivelato da Cristo, viene analizzato dal Pontefice per arrivare ad una pi esatta
comprensione del matrimonio e della famiglia.
Daltra parte, tra le diverse figure che la Scrittura, la liturgia, il magistero e la teologia
applicano alla Chiesa, una si presenta particolarmente suggestiva per la nostra riflessione:
quella di famiglia di Dio. Lespressione, che ha profonde radici evangeliche e apostoliche
(cfr. Lc 12, 42; Gv 13, 34-35; Gal 6, 10; 1 Gv 3, 1-2, 10, 14-18, 23-24; ecc.), stata
utilizzata dal Concilio Vaticano II almeno in otto occasioni per riferirsi sia ai fedeli cattolici,
sia ai fratelli nel Signore non cattolici (decr. Unitatis redintegratio, n. 3), sia allintera
umanit . evidente che i testi conciliari non identificano la condizione (ontologica e
giuridica) dei battezzati e dei non battezzati, e che distinguono quella dei cattolici da quella
dei non cattolici. Tuttavia, presupposti questi concetti di natura dogmatica , tali testi
permettono un uso analogico dellespressione famiglia di Dio per cercare di individuare il
patrimonio giuridico comune, con incidenza ecclesiale, di qualsiasi persona umana,
rispettando pienamente le diverse condizioni indicate. Gi Pio XII aveva parlato della
Chiesa come famiglia in un contesto giuridico, ulteriormente proposto da Paolo VI .
Seguendo questi ed altri interventi magisteriali, Giovanni Paolo II ha portato a termine uno
straordinario approfondimento sulla riflessione della Chiesa famiglia di Dio,
approfondimento che comporta significative conseguenze giuridiche .
49Cristo
comand, inoltre, agli apostoli di annunciare il messaggio evangelico a tutte le genti,
perch il genere umano diventasse la famiglia di Dio, nella quale la pienezza della legge fosse lamore
(Gaudium et spes, n. 32c). Cfr. ibidem, nn. 40b, 43e. I presbiteri raccolgono la famiglia di Dio, come una
fraternit animata dallo spirito dunit, e per mezzo di Cristo nello Spirito la portano a Dio Padre ( Lumen
gentium, n. 28a). Cfr. ibidem, nn. 28e, 32d; Presbyterorum Ordinis, n. 6a; Unitatis redintegratio, n. 2d.
50Vide
infra note 53 e 54.
51Cfr.
PAOLO VI, Discorso alla Rota Romana, 25 gennaio 1966, in AAS, 58 (1966), p. 151.
52Cfr.
J. LLOBELL, Pubblico e privato: elementi di comunione nel processo canonico, in La giustizia
nella Chiesa: fondamento divino e cultura processualistica moderna, Citt del Vaticano, 1997, pp. 50-60 e
Effettivamente presupposto il significato autentico dellespressione patristica fuori
dalla Chiesa non c salvezza
e della necessit del battesimo
il Papa non esita ad
affermare che per mezzo della Chiesa, tutti gli esseri umani sia donne che uomini sono
chiamati ad essere la sposa di Cristo, redentore del mondo. (...) Nella Chiesa ogni essere
umano maschio e femmina la sposa, in quanto accoglie in dono lamore di Cristo
redentore, come pure in quanto cerca di rispondervi col dono della propria persona .
Questo essere in stretto rapporto ontologicamente diverso per i battezzati e i non
battezzati (i quali sono chiamati) con Cristo di ogni persona umana, alla quale Cristo
stesso si donato come sposo, manifesta lintrinseca disposizione di ogni persona umana
non battezzata al pieno inserimento nella Chiesa, mediante il battesimo. In questa intrinseca
disposizione si pu percepire una realt ontologica sulla quale fondare un patrimonio
giuridico con incidenza ecclesiale di ogni persona umana, superando radicalmente i noti
problemi ermeneutici posti dal can. 96 sulla rilevanza del battesimo e della comunione
rispetto al concetto di persona in Ecclesia . Effettivamente, ogni persona umana
destinataria del dono sponsale di Cristo e, nel mistero di questa unione sponsale, gi fa parte
della Chiesa famiglia di Dio e partecipa del patrimonio familiare, sebbene i relativi diritti
su tale patrimonio siano diversi perch diverso il rapporto ontologico dei battezzati (che
sono cristoconformati dal sacramento) e dei non battezzati con la Chiesa, che si struttura
sacramentalmente e lesercizio degli stessi comporti alcuni problemi per il riconoscimento
delladeguata e diversa legittimazione (vide infra 6). Ma, in realt, Cristo si offre come
sposo anche a chi non cerca di rispondergli con il dono della propria persona e, pertanto,
sebbene nella condizione del figliol prodigo prima della sua conversione (cfr. Lc 15, 1216), membro di tale famiglia, avendo il diritto diverso tra i battezzati e i non battezzati
53Cfr.
Lumen gentium, nn. 14, 16; CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera
allarcivescovo di Boston, 8 agosto 1949, in DENZINGER-SCHNMETZER-HNERMANN, Enchiridion
Symbolorum definitionum et declarationum de rebus fidei et morum, ed. bilingue, Bologna, 1995, nn. 38663872; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 846.
54Cfr.
Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1257-1261; C.J. ERRZURIZ M., Riflessioni sul
rapporto tra battesimo e situazione giuridico-canonica della persona, in Persona y Derecho. Suplemento
Fidelium iura de derechos y deberes fundamentales del fiel, 6 (1996), pp. 141-157.
55GIOVANNI
PAOLO II, lett. ap. Mulieris dignitatem sulla dignit e vocazione della donna, 15
agosto 1988, n. 25, in AAS, 80 (1988), pp. 1653-1729. Il corsivo delloriginale.
56Cfr.
A. DE FUENMAYOR, Comentario al can. 96, in Comentario exegtico, cit., vol. 1, pp. 719-722;
A. GOMEZ DE AYALA, Gli infedeli e la personalit nellordinamento canonico, Milano, 1971, passim; P.
LOMBARDA, Infieles, in ID., Escritos de Derecho Cannico, vol. 2, Pamplona, 1973, pp. 63-141, in
particolare, pp. 123-140; G. LO CASTRO, Comentario al libr. 1, tit. 6, De personis physicis et iuridicis, in
Comentario exegtico, cit., vol. 1, pp. 713-718; J. RAPACZ, La persona nel CIC 1983. Analisi della norma
del can. 96, in Analecta Cracoviensia, 27 (1995), pp. 765-775.
di sapersi membro della stessa e di essere riconosciuto come tale, come ha segnalato
Giovanni Paolo II nellenciclica Dives in misericordia, ricorrendo alluso di una analogia
molto ampia .
Inoltre il Pontefice dimostra lintrinseca armonia intesa come la manifestazione della
sostanziale continuit nel mistero del disegno divino tra lordine della creazione e quello
della redenzione, e propone la famiglia fondata sul matrimonio come espressione e
modello utili per esprimere la realt sacramentale e misterica della Chiesa , a partire da un
concetto metafisico di persona che va a finire in quellaltro concetto di antropologia
cristiana (o adeguata ):
Non si pu comprendere la Chiesa come Corpo mistico di Cristo, come segno
dellAlleanza delluomo con Dio in Cristo, come sacramento universale di salvezza,
senza riferirsi al grande mistero, congiunto alla creazione delluomo maschio e
femmina ed alla vocazione di entrambi allamore coniugale, alla paternit e alla
maternit. Non esiste il grande mistero, che la Chiesa e lumanit in Cristo, senza
il grande mistero espresso nellessere una sola carne (cfr. Gn 2, 24; Ef 5, 31-32),
cio nella realt del matrimonio e della famiglia. La famiglia stessa il grande mistero
di Dio. Come Chiesa domestica, essa la sposa di Cristo. La Chiesa universale, e in
essa ogni Chiesa particolare, si rivela pi immediatamente come sposa di Cristo nella
57Quel
figlio [prodigo] (...) in certo senso luomo di tutti i tempi, cominciando da colui che per
primo perdette leredit della grazia e della giustizia originaria. Lanalogia a questo punto molto ampia.
La parabola tocca indirettamente ogni rottura dellalleanza damore, ogni perdita della grazia, ogni
peccato (GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Dives in misericordia, 30 novembre 1980, n. 5c, in AAS, 88 (1996),
pp. 1177-1232, in Enchiridion Vaticanum, vol. 7, n. 888). Il padre consapevole che stato salvato un
bene fondamentale: il bene dellumanit del suo figlio. Sebbene questi abbia sperperato il patrimonio, per
salva la sua umanit. Anzi, essa stata in qualche modo ritrovata. (...) La fedelt del padre a se stesso
totalmente incentrata sullumanit del figlio perduto, sulla sua dignit. (...) Si pu dunque dire che lamore
verso il figlio, lamore che scaturisce dallessenza stessa della paternit, obbliga in un certo senso il padre
ad avere sollecitudine della dignit del figlio (n. 6b-c, in EV, nn. 894-895). La dimensione divina della
redenzione ci consente (...) di svelare la profondit di quellamore (...) del Creatore e Padre nei riguardi
degli uomini creati a sua immagine e fin dal principio scelti, in questo Figlio [Ges Cristo], per la grazia
e per la gloria (n. 7a, in EV, n. 898). Proprio sulla via delleterna elezione delluomo alla dignit di figlio
adottivo di Dio [Cristo] (...) venuto a dare lultima testimonianza della mirabile alleanza di Dio con
lumanit, di Dio con luomo, con ogni uomo. Questa alleanza, antica come luomo risale al mistero
stesso della creazione (...) [] aperta a tutti e a ciascuno (n. 7e, in EV, n. 902). Colui che perdona e colui
che viene perdonato si incontrano in un punto essenziale, che la dignit, ossia lessenziale valore
delluomo, che non pu andar perduto (n. 14n, in EV, n. 947).
58Cfr.
Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 774-776.
59Antropologia
adeguata quella che cerca di comprendere e di interpretare luomo in ci che
essenzialmente umano, fondandosi sulla esperienza essenzialmente umana e operando col principio della
riduzione (da non confondere con quello del riduzionismo), in ordine alla individuazione dei significati
perenni dellesistenza umana (C. CAFFARRA, Introduzione generale, in GIOVANNI PAOLO II, Uomo e donna
lo cre. Catechesi sullamore umano, ed. 2, Roma, 1987, pp. 6-7). Cfr. J. MERECKI, Alla ricerca di
unantropologia adeguata, in Nuntium, 0 (1996), pp. 86-93.
chiesa domestica e nellamore in essa vissuto: amore coniugale, amore paterno e
materno, amore fraterno, amore di una comunit di persone e di generazioni .
Molteplici potrebbero essere i testi, prendendoli da documenti molto vari. Sono
significativi in maniera speciale diversi passaggi di Uomo e donna lo cre, della Lettera
alle famiglie, della Mulieris dignitatem o del discorso del Papa ai partecipanti ad un
congresso organizzato a Roma dallIstituto di Scienze per la Famiglia dellUniversit di
Leone XIII, nellenc. Arcanum , affermava che ogni matrimonio, suapte natura,
sacro. Per dimostrare le radici canoniche di tale affermazione citava due decretali, di
Innocenzo III e di Onorio III, nelle quali si dice: coniugii Sacramentum, quod, quum non
solum apud Latinos et Graecos, sed etiam apud fideles et infideles exsistat, a severitate
canonica circa illud recedere non licebit . La dottrina contemporanea, seguendo la
Scrittura e la tradizione canonica, ampiamente sviluppata dal Vaticano II e da Giovanni
Paolo II, non ha dubbi nellaffermare la natura sacra di ogni matrimonio, che viene
considerato sacramento primordiale del disegno salvifico divino, sebbene solo il vincolo
tra due persone validamente battezzate sia uno dei sette sacramenti istituiti da Cristo ,
indipendentemente dalla confessione cristiana alla quale appartengono e dal fatto che in
quella il matrimonio non sia considerato sacramento nel senso in cui il Concilio di Trento
defin i sette sacramenti, nonostante il vincolo matrimoniale sia valido . Pertanto, sembra
60GIOVANNI
PAOLO II, Lettera alle famiglie, 2 febbraio 1994, cit., n. 19 7 e 8. Per uno studio delle
implicazioni giuridiche di questo testo, cfr. J. CARRERAS, Introduzione al diritto canonico del matrimonio e
della famiglia (ad usum privatum studentium), Roma, 1996, lezione 4.
61Cfr.
GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai partecipanti al Convegno Lespressione canonica della
famiglia fondata sul matrimonio dinanzi al III Millennio, 3 novembre 1994, n. 3, in Insegnamenti di
Giovanni Paolo II, 17, 2 (1994), pp. 602-605.
62Cfr.
LEONE XIII, lett. enc. Arcanum, 10 febbraio 1880, in ASS, 12 (1879-80), pp. 385-402.
63Onorio
III, Ex parte tua, X.1.36.11. Quod, quum sacramentum coniugii apud fideles et infideles
exsistat, quemadmodum ostendit Apostolus, dicens: Si quis frater infidelem habet uxorem, et haec
consentit habitare cum eo, non illa dimittat (Innocenzo III, Gaudeamus, X.4.19.8). Cfr. M.
MACCARRONE, Sacramentalit e indissolubilit del matrimonio nella dottrina di Innocenzo III , in
Lateranum, 44 (1978), pp. 449-514.
64Laggettivo
primordiale non significa eccellenza o valore superiore, ma semplicemente un prius
del naturale sul soprannaturale. Inoltre, il concetto di sacramento primordiale analogico rispetto a
quello di sacramento stricto sensu. Perci, per evitare confusioni nel resto dello studio, uso il termine
sacramento nel senso teologico pieno utilizzato nel can. 1055. Cfr. A. MIRALLES, Il matrimonio, cit., pp.
13-90; F. SALERNO, La dignit sacramentale del matrimonio nella storia della Chiesa, in Il matrimonio
sacramento nellordinamento canonico vigente, Citt del Vaticano, 1993, pp. 11-68.
65Cfr.
J. CARRERAS, Introduzione al diritto canonico, cit.; Z. GROCHOLEWSKI, Lesclusione della
dignit sacramentale del matrimonio come capo autonomo di nullit matrimoniale, in Monitor
Ecclesiasticus, 121 (1996), pp. 223-239; M.A. ORTIZ, Sacramento y forma del matrimonio, cit., pp. 19-23,
necessario insistere sulla progressiva positivizzazione e formalizzazione delle dimensioni di
giustizia contenute in un filone tanto ricco, in questo caso sulla giurisdizione della Chiesa
Hervada accetta il dato formalizzato secondo il quale la Chiesa consapevole di
non avere potere di giurisdizione [sul matrimonio dei non battezzati], salvo la potest del
Romano Pontefice di scioglierli in ragione del privilegium fidei . Tuttavia, limpostazione
matrimoniale hervadiana permette di affermare senza particolari difficolt in accordo con
la concettualizzazione di Lombarda sulla potest della Chiesa sugli acattolici
positivizzazione della giurisdizione della Chiesa nei confronti di qualsiasi matrimonio tra
non battezzati che, per qualche giusta ragione, entri in rapporto con la Chiesa . certo che
tale rapporto, cos come viene posto da Giovanni Paolo II a livello generale, non viene
considerato in termini strettamente giuridici ma ha carattere prevalentemente magisteriale,
sebbene il magistero pontificio, stricto sensu, riguardo al matrimonio non si diriga
esclusivamente ai cattolici o ai battezzati. Tuttavia, nei casi singolari, pu quel magistero
pontificio fare in modo che il rapporto dei coniugi non battezzati con la Chiesa abbia natura
giuridica, indipendentemente dalla volont di entrare a far parte della Chiesa o di contrarre
matrimonio con una parte cattolica?
La potest diretta e indiretta e linteresse legittimo reciproco (della Chiesa e
del coniuge acattolico)
La dottrina, anche la pi recente, solita distinguere tra la potest diretta e indiretta
della Chiesa sui matrimoni degli acattolici. In mbito processuale che, come stiamo
verificando, ha conseguenze che trascendono lmbito meramente strumentale o aggettivo
si afferma che non esister mai una potest diretta, perch le leggi ecclesiastiche non
50-53; ID., Note sulla giurisdizione della Chiesa, cit., pp. 372-373.
sforzo per capire meglio le conseguenze della redenzione che, dal punto di vista della sua
dimensione di giustizia, spetta ai giuristi , una parte importante del legato intellettuale ed ecclesiale
del pontificato di Giovanni Paolo II: In questi cinquantanni di vita sacerdotale mi sono reso conto che la
Redenzione, prezzo che doveva essere pagato per il peccato, porta con s anche una rinnovata scoperta,
quasi una nuova creazione, di tutto ci che stato creato: la riscoperta delluomo come persona,
delluomo creato da Dio maschio e femmina, la riscoperta, nella loro verit profonda, di tutte le opere
delluomo, della sua cultura e civilt, di tutte le sue conquiste e attuazioni creative (GIOVANNI PAOLO II,
Dono e Mistero. Nel 50 del mio Sacerdozio, Citt del Vaticano, 1996, p. 92).
HERVADA, El Derecho del Pueblo de Dios, vol. 3, Hacia un sistema de Derecho matrimonial,
Pamplona, 1973, p. 265.
68Vide
infra nota 77.
69Cfr.
J. HERVADA, Hacia un sistema, cit., passim, in particolare, pp. 269-274.
obbligano i non cattolici, e perch la Chiesa non sarebbe dotata di quel potere che le
permetterebbe di riconoscere socialmente i matrimoni degli acattolici, di regolarli in vista
del bene comune e di pronunciare una sentenza giudiziaria sulla loro validit che abbia
incidenza sociale. Tuttavia, attualmente dottrina comune che la Chiesa ha indiretta potest
se quelle persone hanno rapporti giuridici con una parte cattolica (per verificare lesistenza
dellimpedimento di vincolo) o, se per il desiderio di far parte della Chiesa, si ha la
connessione con una questione canonica, ad esempio la dichiarazione circa la validit del
matrimonio celebrato dallacattolico con unaltra persona non cattolica . Ortiz fa un passo
avanti, ritenendo che la Chiesa ha una certa competenza in se sul matrimonio dei non
Tuttavia, alcuni dei casi che abbiamo considerato sia quelli di petizione dello
scioglimento a favore della fede, in particolare quello richiesto dallacattolico che vuole
contrarre un nuovo matrimonio con un catecumeno, come i casi contemplati, in via
giudiziaria , dalle norme per la Svezia e dal decreto della Segnatura Apostolica del 1993 in
rapporto con il can. 1671 permettono di fare alcune considerazioni sul concetto di
interesse legittimo che hanno incidenza sulla riproposizione dellmbito di giurisdizione
della Chiesa. Infatti, si pu ritenere che la posizione giuridica di ogni matrimonio non
sacramentale, nel quale nessuno dei coniugi cattolico e non vuole convertirsi n sposarsi
con un cattolico, ha elementi sui quali esiste una certa giurisdizione canonica . Tali casi
manifestano in conformit con il criterio che fonda la giurisdizione canonica (cfr. can.
1752) che il rapporto giuridico minimo esatto dallordinamento canonico per lesercizio
della giurisdizione (il legittimo interesse della parte attrice e il rispettivo interesse della
Chiesa) proviene dalla salus animarum, rispettando i diversi criteri di competenza per la
dichiarazione giudiziaria di nullit o per lo scioglimento pontificio.
Tale salus si riferisce direttamente, nei casi formalizzati dalle norme o
positivizzati dalla prassi della Segnatura Apostolica, alla persona cattolica o al
la posizione di Roberti, seguita dalla dottrina (cfr. F. ROBERTI, De processibus, vol. 1, ed. 2, 3
rist., Romae, 1941, n. 50, p. 137). strano che venga espressamente riconosciuta questa legittimazione ai
non battezzati [cfr. can. 1476] che per il fatto di essere non battezzati sono soggetti alla giurisdizione
della Chiesa solo indirettamente (J.J. GARCA FALDE, Nuevo Derecho Procesal Cannico, ed. 2,
Salamanca, 1992, p. 42). Cfr. R. RODRGUEZ-OCAA, La jurisdiccin eclesistica y los matrimonios de los
acatlicos, cit. pp. 654, 657-658.
71M.A.
ORTIZ, Note sulla giurisdizione della Chiesa, cit., p. 374.
72Cfr.
cann. 1405 1, 1, 3, 3, 1673; cost. ap. Pastor bonus, artt. 53, 58 2, 67; Rescritto ex
audientia Sanctissimi, 30 settembre 1995, cit. nella nota 87.
73Vide
catecumeno che vuole sposarsi con un non battezzato (e alleventuale prole), sebbene la
legittimazione attiva spetti solo al coniuge non cattolico che richiede la dichiarazione di
nullit o lo scioglimento del vincolo. Tuttavia, il decreto della Segnatura del 1993 indica che
il desiderio della parte non battezzata di sposarsi con un cattolico conferisce alla prima,
senza dubbio, il sufficiente interesse giuridico per esercitare lazione di nullit. Pertanto,
il decreto ammette la possibilit (se pur sottoposta a dubbio) che tale interesse esista
anche senza il desiderio di sposarsi con un cattolico n di convertirsi .
Questo significa che la Chiesa potrebbe riconoscere rilevanza canonica alla richiesta di
un coniuge acattolico che fosse esaminata dai tribunali della Chiesa la dichiarazione di
nullit del matrimonio celebrato tra due non cattolici e persino non battezzati , che non
vogliano sposarsi con un cattolico n convertirsi , perch tale richiesta manifesta un certo
riconoscimento da parte di quella persona della sua condizione ontologica di figlio
(prodigo) di Dio e della Chiesa , e di far parte della Chiesa famiglia di Dio, con tutte le
distinzioni che abbiamo indicato tra i battezzati e i non battezzati, e tra i cattolici e i non
A questo proposito molto significativa una norma della Commissione per
levangelizzazione, della Conferenza Episcopale del Giappone, che regola con
lapprovazione della Congregazione per la dottrina della fede la celebrazione davanti
alla Chiesa del matrimonio di due non battezzati, senza che nessuna di quelle persone
manifesti il minimo desiderio di convertirsi. Questa celebrazione, secondo quanto segnala
la norma, nacque dal riconoscimento di molti non battezzati della auctoritas e in questo
senso della giurisdizione della Chiesa sul matrimonio; e perch la Chiesa riconosce il
valore evangelizzatore di quella pratica (di fatto un mezzo efficace per successive
conversioni) e che quei non battezzati fanno parte della famiglia di Dio. La Commissione
indica che, in Giappone, queste celebrazioni sono pi numerose dei matrimoni tra cattolici o
con dispensa dellimpedimento di disparit di culti. Il documento dispone che vengano
spiegati con chiarezza gli elementi basilari della visione cristiana del matrimonio e il
significato dellorazione e della benedizione, in modo da ottenere un certo livello di
comprensione e accettazione di tali concetti da parte dei contraenti. Si suggerisce di
impartire questa formazione in corsi da tre a sei mesi di durata, con una o due lezioni
settimanali. Sebbene questa celebrazione manchi in se stessa di un qualche effetto civile, la
giurisdizione dei tribunali della Chiesa quando un acattolico vuole convertirsi, senza che si
abbia la situazione formale di catecumeno, fu gi dichiarata dalle citate norme svedesi (vide supra 4).
i due non cattolici sono battezzati la giurisdizione canonica proviene dalla natura sacramentale
del vincolo. Se battezzato uno solo degli acattolici, il can. 1671 afferma la giurisdizione canonica.
norma ecclesiastica prescrive che i coniugi non battezzati devono iscrivere la celebrazione
religiosa nel registro statale sullo stato civile delle persone, poich tale iscrizione costituisce
latto con cui qualsiasi matrimonio (religioso o privato) acquisisce valore civile .
In questi casi di richiesta della dichiarazione di nullit e della celebrazione del
matrimonio davanti alla Chiesa , la salus animarum del non cattolico quella che
conferisce il titolo giuridico (cio linteresse della Chiesa) per lesercizio della
giurisdizione canonica sul matrimonio non sacramentale. Cos ci sembra che possa essere
interpretato il pensiero di Lombarda quando si riferiva a norme con efficacia ordinatrice di
situazioni giuridiche soggettive, la cui obbligatoriet non assoluta, ma dipende da un
atto di sottomissione volontario, e la cui funzione quella di aprire delle strade verso
rapporti sociali [che attribuiscono agli acattolici] facolt in ordine al fine della salvezza delle
anime . La sentenza canonica sullazione di nullit del matrimonio di due non battezzati (a
fortiori se uno dei coniugi acattolico battezzato) non sarebbe un pronunciamento diretto
solo ad illuminare la coscienza delle parti, visto che si realizza nel foro esterno e data la
intrinseca natura sociale (e, in questo senso, pubblica) del matrimonio, al margine degli
effetti civili della sentenza canonica
possiede, almeno potenzialmente, una rilevanza
sociale con conseguenze giuridiche pi o meno incisive in rapporto al riconoscimento
sociale della legittimit naturale del matrimonio: quella che conforme al carattere
76Cfr.
CATHOLIC BISHOPS CONFERENCE OF JAPAN. COMMITTEE ON EVANGELIZATION, Concerning
Church Weddings in Which Both Bride and Groom Are Non-Christians, 19 aprile 1992, in The Japan
Missionary Bulletin, vol. 46, Tokyo, 1992, pp. 256-260. Cfr. Weddings of Non-Baptized in Catholic
Churches, in CATHOLIC BISHOPS CONFERENCE OF JAPAN, Japan Catholics News, May 1992. Il documento
segnala che questa pratica, iniziata nel 1963, fu approvata dalla Congregazione per la dottrina della fede il
1 marzo 1975, solo per il Giappone. Cfr. J.-P. LABELLE, Qualques notes sur la validit du mariage de deux
non-baptiss au Japon, in Revue de Droit Canonique, 44/1 (1994), pp. 241-242.
algunos podra parecer que la opinin de que los infieles tienen capacidad para adquirir
derechos y deberes en el ordenamiento de la Iglesia no puede conciliarse con la doctrina sancionada por el
Magisterio, segn la cual los no bautizados no son sbditos de la autoridad eclesistica. Esta objecin
obedecera a una visin limitada del concepto de norma jurdica. En las normas es necesario distinguir entre
su obligatoriedad absoluta y su eficacia ordenadora de situaciones jurdicas subjetivas. Evidentemente, los
infieles no estn obligados nunca a cumplir la leyes eclesisticas por el mero hecho de serlo y de que las
leyes hayan sido dictadas. Para ello es necesario, adems, que se d un acto jurdico que le coloque en la
situacin de destinatario concreto de la norma, y este acto, por lo que se refiere a las obligaciones, tiene que
ser un acto de sometimiento voluntario. (...). Por lo que se refiere a los derechos, las normas cannicas en su
funcin de abrir cauces a relaciones sociales pueden atribuir a los infieles facultades en orden al fin de la
salvacin de las almas (P. LOMBARDA, Infieles, cit., p. 140).
questi effetti non si raggiungono neanche con molte delle sentenze canoniche di dichiarazione
di nullit del matrimonio di due cattolici, perch la maggior parte degli ordinamenti statali non riconoscono
loro alcun effetto. Logicamente, non esisterebbe linteresse legittimo (n della parte attrice n della
Chiesa) se la richiesta della decisione canonica fosse dovuta a motivi irrilevanti per la salus animarum.
indissolubile del vincolo. Il tribunale ecclesiastico dovr applicare la legge processuale
canonica comune come ha indicato la Segnatura nel decreto del 1993 e il diritto
sostantivo naturale e le norme che rispettano questo diritto dellordinamento giuridico che
regola tale matrimonio .
In definitiva, detti casi permettono di sostenere una certa giurisdizione della Chiesa su
ogni matrimonio sia per lunicit dellistituzione matrimoniale secondo il disegno divino
al principio (cfr. Gen 2, 24), corroborato da Cristo per ogni matrimonio (cfr. Mt 19, 3-12)
e ripromulgato universalmente da Giovanni Paolo II, confidando nellaiuto della grazia ad
ogni persona che non la rifiuta
sia perch la Chiesa interessata ad una realt giuridica
che ha evidenti conseguenze per la salus animarum di chi richiede lintervento ecclesiastico
e della comunit in cui vive. In questo caso sarebbe applicabile ad ogni matrimonio il noto
aforisma ubi eadem est legis ratio, ibi eadem legis dispositio . Perci sono daccordo
con lanalisi di Carrillo sulla natura diretta, e non solo indiretta, della potest della
Chiesa sulla sussistenza di qualsiasi matrimonio, sebbene non condivida altre sue
affermazioni. Secondo questo autore, potest diretta quella che viene esercitata su
qualcuno che, per se et immediate, sottoposto per qualche titolo, alla legge sulla quale
lAutorit pubblica ha potest, verificandosi, in qualche modo, il rapporto tra superiore e
suddito . Sembra evidente che lacattolico che richiede lintervento della Chiesa riconosca
una certa giurisdizione della stessa, indipendentemente dal motivo e dagli effetti civili che
questa dichiarazione possa avere, e che la Chiesa ha un interesse legittimo nellesercitare
79Vide
supra note 11, 12, 16 e 18.
80Cos
riconosce uno scrittore autorevole (cfr. U. NAVARRETE, Privilegio de la fe: constituciones
pastorales del siglo XVI, cit., pp. 301-304).
81Cfr.
GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Veritatis splendor, 6 agosto 1993, nn. 22, 103, in AAS, 85
(1993), pp. 1133-1228.
82Cfr.
F. DOSTILIO, De appellationis problemate in Sectione Altera Signaturae Apostolicae relate
ad causas vigore art. 107 Constitutionis Regimini ipsi delatas, in Periodica, 67 (1978), p. 713.
Lindicazione di DOstilio (GOTHOFR, in l. 32 ad legem Aquil.), non corrisponde al testo che ho studiato,
sebbene il senso dellaforisma sia lo stesso: Ubi eadem est ratio, idem quoque ius statui oportere. Ubi
eadem est ratio, non dicitur extensio, sed proprius intellectus. Non videtur ommissum, quod eadem ratione
concludit. Ratio legis, mens illius dicitur. Ratio legis est potior ipsius pars. Ratio legis potius inspicienda
quam verba. Ratio statuentium praevalet verbis statuentium. Lex exorbitans extenditur cum est favorabilis
(JACOBUS GOTHOFREDUS, Codex Theodosianus cum perpetuis commentariis, lib. 8, tit. 13, 3, vol. 2, ed. 9,
Mantuae, 1750, p. 625a). Sullaforisma, vide la decretale Inter corporalia di Innocenzo III (X.1.7.2) e J.
OCHOA, I titoli di competenza, in Il processo matrimoniale canonico, ed. 2, Citt del Vaticano, 1994, p.
169, nota 84.
CARRILLO, Disolucin del vnculo y potestad de la Iglesia, Crdoba, 1976, p. 283. Cfr. L.
MUSSELLI, Chiesa cattolica e comunit politica: dal declino della teoria della potestas indirecta alle
nuove impostazioni della canonistica postconciliare, Padova, 1975.
quella potest, come mezzo per attuare, a livello sociale e non solo personale, la salus
animarum in cui risiede il fondamento della sua giurisdizione (cfr. can. 1752). Forse non
dallesercizio
nellordinamento canonico comprenderebbe i concetti romanisti di giurisdizione e di
giudicazione .
Sul carattere sussidiario dello scioglimento pontificio del vincolo rispetto alla
dichiarazione di nullit (critica del can. 1681), sullopportunit di uno studio pi
dettagliato sulla potest pontificia di sciogliere il matrimonio e altre conclusioni
La menzionata unicit dellistituzione matrimoniale e le conseguenze dei mass
media nella tipizzazione del concetto di dispensa canonica, suggeriscono lopportunit di
riproporre luso sempre pi frequente dello scioglimento a favore della fede e sebbene
largomento esuli dal tema che ci stato affidato della dispensa super matrimonio rato et
non consummato. Infatti, la diffusione della dispensa e la notizia di tale prassi potrebbe
comportare lillegittimit della stessa, dato che la norma prescrive sebbene la prescrizione
positiva sia, in un certo modo, non necessaria che per lo scioglimento di un vincolo, a
favore della fede o super rato, si debba evitare il pericolo di scandalo pubblico o la mera
gravis admirationis , cio, devono favorire la salus animarum.
Evidentemente non pretendo di questionare la potest vicaria del Romano Pontefice
di sciogliere alcuni vincoli, potest che stata affermata dai Papi in numerose occasioni
normative e dottrinali. Tuttavia, considero teologicamente, pastoralmente e giuridicamente
pi conforme allunicit dellistituzione matrimoniale dare preferenza alla via giudiziaria per
dichiarare la validit o la nullit del vincolo, sacramentale o no, consumato o non
consumato, perch nella giustificazione della potest vicaria del Papa intervengono dati di
fede che oltrepassano i limiti puramente speculativi umani
e perch, per tale
84Cfr.
A. DORS, Elementos de Derecho Privado Romano, ed. 2, Pamplona, 1992, pp. 37-38. Vedi
anche R. DOMINGO, El binomio auctoritas-potestas en el Derecho romano y moderno, in Persona y
Derecho, 37/2 (1997), pp. 183-195.
85CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE,
Instr. Ut notum est pro solutione matrimonii in
favorem fidei, 6 dicembre 1973, cit., n. 2 2; scandali fidelium absentia (S. CONGREGAZIONE PER I
SACRAMENTI, istr. Dispensationis matrimonii de quibusdam emendationibus circa normas in processu
super matrimonio rato et non consummato servandas, 7 marzo 1972, n. 1, e), in AAS, 64 (1972), pp. 244252). Cfr. ibidem, n. 2, f); ID., Litterae circulares de processu super matrimonio rato et non consummato,
20 dicembre 1986, nn. 2, 7, 23, c), in Enchiridion Vaticanum, vol. 10, nn. 1012-1044.
trata de un tema de difcil solucin, al que los especialistas todava no han dado una
explicacin del todo satisfactoria. (...) estamos ante un tema en el que (...) intervienen datos de fe que
sobrepasan los lmites puramente especulativos humanos. Estamos en el campo mismo del misterio, en el
que, por consiguiente, resultan decisivas las enseanzas magisteriales (J. FORNS, Comentario al can.
1142, in Comentario exegtico, cit., vol. 3, p. 1551).
giustificazione, stato utilizzato, dal sec. XII, il testo della prima Epistola ai Corinzi sul
privilegio paolino in modo discordante con quanto su quel testo afferma lesegesi letterale e
la genuina interpretazione patristica (vide supra 3).
Daltra parte, le indicazioni normative che raccomandano la dispensa super rato
nelle cause giudiziarie di impotenza manifestano oltre alla consapevolezza del legislatore
delle difficolt pratiche che comporta un processo di nullit del matrimonio e al problema
della prova della perpetuit dellimpotenza una certa claudicazione nella questione di
principio: ladeguamento, di natura meramente dichiarativa, tra il contenuto della decisione
e la realt (i cosiddetti favor veritatis e favor matrimonii del can. 1060). Infatti, a volte
questi favores si sono presentati in contrasto con il favor fidei dichiarato nel can. 1150,
sebbene tale contrasto sia fittizio . Ma lanalisi di tali problemi e la proposta di soluzioni
operative sar, spero, oggetto di un altro studio.
A questo proposito utile ricordare un fatto avvenuto durante la revisione finale del
nuovo codice fatta dal Papa con la collaborazione di un gruppo di giuristi, di teologi e di
rappresentanti della Curia Romana e dellepiscopato. Lo riferisce uno dei membri di quella
autorevole commissione, P. Umberto Betti, ex rettore della Pontificia Universit
Lateranense, in alcune pagine del suo diario pubblicate recentemente, la cui lettura integrale
mi permetto di raccomandare a chi non le conosce. Una delle annotazioni del diario di Betti
dice cos: Il 17 settembre [1982], ore 12,50-15,40, incontro con il Papa, a Castelgandolfo.
Sono in programma i canoni 1055-1165. Il mio intervento principale riguarda il can. 1150,
che riconosce al Romano Pontefice la potest di sciogliere il matrimonio di due non
battezzati, nessuno dei quali intende ricevere il battesimo. In esso si ha quindi la
codificazione della Instructio, e Normae annesse, della Congregazione per la dottrina
della fede del 6 dicembre 1973. Al riguardo, sia nella commissione speciale ad hoc che nel
voto per Paolo VI del 9 marzo 1972, il mio parere fu constat de non potestate Papae. In
considerazione di queste antecedenti, manifesto al Papa la difficolt a ripetere quel parere.
87Cfr.
can. 1681; S. CONGREGAZIONE PER I SACRAMENTI, istr. Dispensationis matrimonii, 7 marzo
1972, cit., n. 1, e); ID., Litterae circulares de processu super matrimonio rato, 20 dicembre 1986, cit., n. 7;
C. DE DIEGO-LORA, Comentario al can. 1681, in Comentario exegtico, cit., vol. 4, pp. 1900-1908.
Giovanni Paolo II ha confermato al Decano della Rota Romana Facultas addendi subordinate
quaestionem super matrimonio rato et non consummato, nisi super re Congregatio de Disciplina
Sacramentorum manus iam apposuerit, atque directe dispensationis gratiam proponendi, si et quatenus,
Summi Pontificis iudicio (SEGRETERIA DI STATO, Rescritto ex audientia Sanctissimi di conferma di
alcune facolt straordinarie al Decano della Rota Romana, 30 settembre 1995, n. 1, in Ius Ecclesiae, 9
(1997), p. 377). Cfr. Facolt straordinarie di S.E. il Decano della Sacra Romana Rota, 26 luglio 1981, n. 2,
in AAS, 74 (1982), p. 516.
88Cfr.
J. FORNS, Comentario al can. 1150, in Comentario exegtico, cit., vol. 3, pp. 1573-1575.
Mi dice che devo ugualmente parlare con tutta libert. Propongo dunque la soppressione
pura e semplice di tale canone, perch non sia data stabilit giuridica ad una prassi, peraltro
recente, destituita di sicuro fondamento teologico. La si vorrebbe infatti fondare sulla
potest vicaria del Romano Pontefice, intesa per non nel senso di potest conferitagli da
Cristo in ordine al suo ufficio di Capo visibile della Chiesa, ma nel senso che essa gli
conferita in quanto Vicario di Cristo in assoluto, e che quindi si estende anche al di fuori
della Chiesa. In forza della potest vicaria cos intesa, il Romano Pontefice potrebbe
derogare alla legge naturale dellindissolubilit del matrimonio. Per parte mia ritengo che
lesistenza di tale potest extraecclesiale tutta da dimostrare. Il Papa ha ascoltato
attentissimo ed anche preoccupato. Dice che per ora si fida della decisione di Paolo VI che
approv la Instructio e le Normae della Congregazione per la dottrina della fede del
1973. Ma ritiene che una questione tanto grave dovr essere ancora attentamente
Fin qui il diario di Betti. Mi sia permesso di annotare, modestamente, che la gravit
della questione che preoccuperebbe Giovanni Paolo II non sembra tanto quella
dellesercizio della potest ecclesiastica sui non battezzati, ma anzi la possibilit (che ho
segnalato in corsivo) di derogare il principio dellindissolubilit del matrimonio, sia quello
non sacramentale (attraverso il favor fidei) sia quello sacramentale (attraverso la dispensa
super matrimonio rato et non consummato) .
Il citato ufficiale della Congregazione per la dottrina della fede, incaricato
dellespletamento delle formalit per lo scioglimento pontificio in favorem fidei,
concludeva una relazione, pronunciata nel 1991, costatando che molti secoli sono trascorsi
prima che la potest del S. Padre di sciogliere il matrimonio rato e non consumato
diventasse dottrina comune. E pronosticava che lo stesso, ritengo, avverr per quanto
attiene allo scioglimento del matrimonio in favorem fidei .
Tuttavia, considero pi concorde con lapprofondimento sulla dignit di qualsiasi
matrimonio, fatto da Giovanni Paolo II, distinguere diverse questioni che, in un certo modo,
sembrano non sufficientemente differenziate nel pensiero di Silvestrelli.
BETTI, Appunto sulla mia partecipazione alla revisione ultima del nuovo Codice di Diritto
Canonico, in D.J. ANDRS (a cura di), Il processo di designazione dei vescovi. Storia, legislazione, prassi.
Atti del X Symposium Canonistico-romanistico. 24-28 aprile 1995. In onore del Rev.mo P. Umberto Betti,
O.F.M., Citt del Vaticano, 1996, pp. 38-39. Il corsivo nostro.
90Cfr.
P. CIPROTTI, Nullit et dissolution du mariage. Aspects anciens et rcents, in Lanne
canonique, 32 (1989), pp. 179-195.
SILVESTRELLI, Scioglimento, cit., p. 204.
In primo luogo, la questione del carattere sussidiario dello scioglimento pontificio: lo
scioglimento di un vincolo valido, sia sacramentale che non sacramentale, non dovrebbe mai
essere utilizzato come via sostitutiva della dichiarazione della validit o della nullit del
matrimonio. Evidentemente, non propongo che venga concessa ai vescovi diocesani o ai
tribunali ecclesiastici la potest pontificia di sciogliere il matrimonio valido attraverso il
favor fidei o la dispensa super rato, n tanto meno che tali istituzioni possano essere
mimetizzate come false dichiarazioni di nullit. Semplicemente ritengo pi adeguato in
contrasto con quanto indicato dal can. 1681 e dalle altre norme citate ricondurre al
giudizio sulla validit del matrimonio accettando la sentenza corrispondente (pro nullitate
o pro validitate vinculi) la maggior parte dei casi che sono sciolti attraverso dette
istituzioni. Infatti, molti dei casi di quello che fu chiamato privilegio petrino (per poligamia
o poliandria ) sono attualmente riconducibili a casi di matrimoni nulli per simulazione totale
o parziale, per esclusione dellunit (cfr. can. 1101 2 coll. cum cann. 1055 e 1056).
Ugualmente saranno nulli molti dei casi sciolti con la dispensa super matrimonio rato et
non consummato: alcuni per impotenza fisica (cfr. can. 1084 1), altri per ignoranza sulla
cooperazione sessuale necessaria per la procreazione (cfr. can. 1096), altri per simulazione
del consenso quando, ad esempio, sia stato escluso il bonum prolis o la donazione del
legittimo debito coniugale (cfr. can. 1101 2), ecc. Daltra parte, il ricorso alla potest
vicaria del Papa per sciogliere un vincolo valido il cui fondamento non stato ancora
sufficientemente dimostrato a livello teologico e canonico pone particolari difficolt per la
comprensione della norma che nella sua funzione di aprire delle strade verso rapporti
sociali [che attribuiscono] agli infedeli facolt in ordine al fine della salvezza delle anime
riconosce alla Chiesa una certa giurisdizione universale sul vincolo matrimoniale. Tuttavia,
la via giudiziaria la mera dichiarazione della validit o della nullit di qualsiasi
matrimonio, secondo la legge naturale e le norme umane legittime che lo regolano esprime
meglio, a mio giudizio, lindole ministeriale (a servizio della salus animarum) della
In secondo luogo, condivido il parere di Silvestrelli sul fatto che, perch lo
scioglimento a favore della fede sia accettato come dottrina comune, necessario
continuare ad approfondire il fondamento teologico e giuridico della potest del Romano
Pontefice di sciogliere un vincolo valido. Sebbene accetti pienamente il giudizio della
Chiesa, il quale, attualmente, afferma detta potest pontificia, tale approfondimento
potrebbe comportare la negazione della stessa o lesigenza che lesercizio di questa fosse
92Abbiamo
93Vide
gi segnalato che i casi del can. 1149 pongono altri problemi, che non analizziamo.
supra nota 77.
veramente eccezionale e che fosse applicabile solo in via sussidiaria, cio quando non fosse
possibile la dichiarazione di nullit e, tuttavia, fosse opportuno lo scioglimento (vide supra
Inoltre, bisognerebbe riconoscere che, sulla validit del matrimonio non sottoposto
alla forma canonica, i tribunali della Chiesa hanno giurisdizione mista, condivisa con le altre
istanze competenti degli Stati e delle confessioni religiose che accettano listituzione della
dichiarazione di nullit in modo rispettoso al carattere indissolubile dellunico modello
matrimoniale istituito dal Creatore. Anzi, la giurisdizione canonica avrebbe carattere
sussidiario rispetto a quella degli altri ordinamenti nei quali venne celebrato il matrimonio,
rispettando la prevenzione interordinamentale . Effettivamente, da un punto di vista di
diritto positivo umano, quel vincolo resta sottomesso in primo luogo al regime giuridico
stabilito dagli ordinamenti non canonici riguardo la forma di celebrazione, la capacit, gli
impedimenti, ecc. Queste norme non canoniche, oltre ad altre di diritto naturale, dovranno
essere applicate dal tribunale ecclesiastico che giudica sulla validit di detto vincolo (cfr.
CCEO can. 781). Le legittime dichiarazioni non canoniche di nullit del matrimonio
dovrebbero poter essere accolte dallordinamento ecclesiale attraverso un sistema di
controllo e di omologazione, simile alla delibazione o allexequatur .
In definitiva, le difficolt pratiche di applicazione del processo canonico di nullit del
matrimonio o di ricezione ecclesiale della sentenza di nullit di un altro ordinamento non
dovrebbero debilitare la coerente affermazione dellunicit dellistituzione matrimoniale e
del suo carattere indissolubile. In una questione tanto importante e che concerne
potenzialmente qualsiasi persona umana, la rottura del principio potrebbe comportare la
perdita di credibilit della Chiesa e, pertanto, compromettere la realizzazione della salus
animarum, che la finalit per la quale stata istituita e sulla quale si fonda la giurisdizione
ricevuta da Cristo.
94Vide
95Cfr.
supra note 21 2 e 22.
Communicationes, 10 (1978), p. 218; J. LLOBELL, Comentario al L. VII, P. 1, t. 1, De foro
competenti, in Comentario exegtico, cit., vol. 4, pp. 676-677; ibidem, al can. 1415, pp. 745-746; ibidem, a
los cann. 1671 y 1672, pp. 1829-1836.
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