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Timestamp: 2019-01-16 21:32:38+00:00
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Art. 288 codice penale: Arruolamento o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero | La Legge per tutti
Art. 288 codice penale: Arruolamento o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero
Chiunque (1) nel territorio dello Stato e senza approvazione del Governo arruola o arma cittadini (2), perché militino al servizio o a favore dello straniero, è punito con la reclusione da quattro a quindici anni [313] (3).
(1) Poiché il delitto consiste nell’arruolare o nell’armare, e non nell’arruolarsi o nell’armarsi, gli arruolati o gli armati non sono punibili, se non per altri reati (es.: diserzione, porto d’armi etc.).
(2) La giurisprudenza ritiene sufficiente l’arruolamento o l’armamento anche di un solo cittadino.
(3) Comma così modificato dall’art. 7, l. 12- 5-1995, n. 210.
Arruolamenti o armamenti a servizio di Stato estero
Il delitto ex art. 288 c.p. si consuma nel momento in cui si svolge compiutamente l'attività di arruolamento o armamento non essendo peraltro necessario che l'arruolato sia inquadrato in formali reparti militari.
Per la configurabilità del delitto ex art. 288 c.p., sotto il profilo soggettivo, è richiesto il dolo specifico consistente nella volontà dell'agente di arruolare (o armare) cittadini con il fine specifico di farli militare a servizio o a favore dello straniero, con la consapevolezza che ciò non è autorizzato dallo Stato italiano.
Il bene giuridico tutelato dall'art. 288 c.p. è l'interesse a garantire il cd. "potere di coscrizione militare dello Stato", il quale deve essere l'esclusivo titolare della funzione pubblica volta al reclutamento ed arruolamento dei cittadini a scopi militari.
L'art. 288 c.p. reprime l'arruolamento e l'armamento dei c.d. mercenari, cioè coloro i quali, dietro corrispettivo economico o altra utilità o comunque avendone accettato la promessa, combattono in un conflitto armato nel territorio comunque controllato da uno Stato estero o partecipano ad un'azione preordinata e violenta diretta a mutare l'ordine costituzionale o a violare l'integrità territoriale di uno Stato estero. Per converso, non rientra nell'ambito di applicazione di tale disposizione l'arruolamento dei c.d. operatori di sicurezza, cioè coloro i quali limitano strettamente la loro attività alle esigenze di tutela delle persone scortate, senza possibilità di ingerirsi in eventuali scontri tra milizie locali e forze militari della coalizione.
Corte assise Bari 16 luglio 2010 n. 7
Il delitto di cui all'art. 288 c.p. è ravvisabile a carico di chi, arbitrariamente, arruoli o armi nel territorio nazionale cittadini italiani destinati a svolgere una attività propriamente militare nell'ambito di forze militari straniere o comunque in favore di stranieri, pur senza essere inquadrati in formazioni regolari; e il dolo specifico deve consistere nella coscienza, e volontà di arruolare cittadini italiani, perché militino al servizio dello straniero, senza essere autorizzati dalla competente autorità italiana.
Tribunale Bari 29 ottobre 2004
Per la sussistenza del delitto di cui all'art. 288 c.p. è necessario che l'agente, nel territorio nazionale e in mancanza della prescritta approvazione governativa, arruoli o armi cittadini italiani affinché prestino un'attività militare vera e propria - in modo da poter essere definiti "militari" alla stregua delle vigenti norme di diritto positivo - o entrando a far parte delle forze armate straniere ovvero, comunque, operando in armi in favore dello straniero, pur senza essere inquadrati nelle sue forze militari regolari.
Tribunale Bari 29 ottobre 2004 n. 1467
Ai fini dell'integrazione del reato di cui all'art. 288 c.p., devono intendersi quale "straniero" lo Stato estero, finalisticamente inteso nella sua dimensione pubblicistica e dunque nelle sue istituzioni anche solo rudimentali o affermate a livello embrionale; eventuali formazioni estere insurrezionali, quali truppe ribelli e bande ausiliarie; nonché gli enti di diritto internazionale e gli altri enti esteri (società di capitali, imprese straniere o multinazionali) laddove, pur mantenendo formale veste privatistica, presentino evidente interessenze di carattere pubblicistico o istituzionale ed un collegamento funzionale con lo Stato estero (perché ricevono sovvenzioni da parte dello Stato straniero o operano quale "longa manus" dello stesso), poiché solo in tali casi può dirsi leso l'interesse supremo dello Stato italiano a mantenere inalterata la potenzialità della forza numerica della popolazione destinata a scopi militari e violata l'oggettività giuridica tutelata dalla norma.
Tribunale Bari 18 ottobre 2004
Ai fini dell'integrazione della condotta tipica del reato di cui all'art. 288 c.p. occorre un "quid pluris" rispetto alla mera prestazione di opera in favore o al servizio dello straniero, "quid pluris" che può essere rinvenuto alla stregua del dato testuale che richiama l'arruolamento o l'armamento dei cittadini, nello svolgere l'attività sanzionata ed orientata secondo il fine tipico ("affinché militino al servizio o a favore dello straniero"), con assetti o moduli organizzativi ed operativi di tipo militare, di tal che il reato sussiste soltanto qualora le persone siano adibite a servizi propri della forza armata, specialmente alla difesa e all'attacco di militari in corpi regolari o irregolari.
Ai sensi dell'art. 288 c.p. (arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero), devono intendersi quale "straniero" beneficiario della militanza armata da parte degli arruolati, oltre allo Stato estero e ad eventuali formazioni militari estere insurrezionali, gli enti di diritto internazionale, nonché gli altri enti esteri, ivi comprese società di capitali, imprese straniere o multinazionali che, pur mantenendo formale veste privatistica, presentino però evidenti interessenze di carattere pubblicistico o istituzionale; si collocano invece al di fuori della norma i rapporti di carattere strettamente privatistico intercorrenti tra il cittadino italiano, anche se operante in armi, e soggetti od enti privati esteri estranei ad implicazioni funzionali di carattere pubblicistico od istituzionale con lo Stato di appartenenza o di riferimento (nella specie, il tribunale ha ritenuto insussistenti i gravi indizi di colpevolezza per il reato "de quo" nella condotta di chi abbia reclutato in Italia cittadini italiani per svolgere in territorio iracheno il ruolo di operatori di sicurezza alle dipendenze ed in favore di società straniere, in assenza di elementi dai quali desumere che tale attività fosse prestata, anche solo indirettamente, in favore delle forze armate angloamericane ivi operanti).
Per la realizzazione della condotta tipica di cui all'art. 288 c.p. (arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero), in funzione della applicazione di misura cautelare, occorre che la militanza dell'arruolato possegga un "quid pluris" rispetto alla mera prestazione di opera in favore o al servizio dello straniero, "quid pluris" che ben può rinvenirsi nello svolgere l'attività sanzionata con assetti o moduli organizzativi ed operativi di tipo militare.
Per la sussistenza del delitto di cui all'art. 288 c.p. è necessario che l'agente, nel territorio nazionale ed in mancanza della prescritta approvazione governativa, arruoli o armi cittadini italiani affinché prestino un'attività militare vera e propria - in modo da poter essere definiti "militari" alla stregua delle vigenti norme di diritto positivo - o entrando a far parte delle forze armate straniere ovvero, comunque, operando in armi in favore dello straniero, pur senza essere inquadrati nelle sue forze militari regolari. In capo al soggetto attivo è richiesto il dolo specifico, consistente nella coscienza e volontà di arruolare o armare cittadini con il fine specifico di farli militare a servizio o a favore dello straniero e con la consapevolezza che il fatto non è autorizzato dal Governo italiano.
Per la sussistenza del delitto di cui all'art. 288 c.p. è necessario che l'agente, nel territorio nazionale ed in mancanza della prescritta approvazione governativa, arruoli o armi cittadini italiani affinché prestino un'attività militare vera e propria - in modo da poter essere definiti "militari" alla stregua delle vigenti norme di diritto positivo - o entrando a far parte delle forze armate straniere ovvero, comunque, operando in armi in favore dello straniero, pur senza essere inquadrati nelle sue forze militari regolari In capo al soggetto attivo è richiesto il dolo specifico, consistente nella coscienza e volontà di arruolare o armare cittadini con il fine specifico di farli militare a servizio o a favore dello straniero e con la consapevolezza che il fatto non è autorizzato dal Governo italiano.
È perseguibile ai sensi dell'art. 288 c.p. (arruolamento non autorizzato a servizio di uno Stato estero) chi, sul territorio italiano, contatti ed arruoli anche per conto di una società privata estera cittadini italiani, destinati a svolgere all'estero attività di fiancheggiamento armato in favore di forze armate straniere (in motivazione, di provvedimento cautelare, viene precisato che tale doveva ritenersi la vigilanza svolta, con armamento paramilitare, da cittadini italiani, reclutati in Italia, in favore di ospiti di un albergo, collocato in zona bellica irachena, interessati ad una particolare protezione, posto che appartenenti a forze armate direttamente impegnate nel conflitto - nella specie, del contingente angloamericano - potevano intervenire in ausilio, per lo svolgimento di detta attività).
Tribunale Bari 01 ottobre 2004