Source: https://www.e-glossa.it/wiki/valutazione_anti-abuso_scissione_parziale_asimmetrica_di_societ%C3%A0_semplice.aspx
Timestamp: 2019-07-16 02:58:31+00:00
Document Index: 30181854

Matched Legal Cases: ['art. 2195', 'art. 2502', 'art. 173', 'art. 174', 'art. 173', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 5']

Valutazione anti-abuso scissione parziale asimmetrica di società semplice - WikiJus
di Redazione WikiJus I 21/01/2019
Agenzia delle Entrate, Risposta n. 91
OGGETTO: Valutazione anti-abuso scissione parziale asimmetrica di società semplice.
Articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212.
La compagine sociale di ALFA è composta da cinque soci persone fisiche, ognuno dei quali ha una quota di partecipazione pari al 20% del capitale sociale.
ALFA rappresenta di essere proprietaria di diverse unità immobiliari, di civile abitazione e commerciali, alcune locate ed altre libere e di avere come oggetto esclusivo la gestione degli immobili di proprietà sociale al fine di ripartire l’utile tra i soci.
La scissione in esame prevede un criterio di assegnazione delle quote non proporzionale, quindi, il valore complessivo delle quote della società scindenda, detenuto da ciascun socio e determinato a valori correnti di concambio, verrà distribuito in modo diverso tra le due società post scissione, ma nel rispetto del valore economico della quota detenuta nella scissa ante scissione da ciascun socio. A due dei cinque soci verranno assegnate integralmente le quote della società beneficiaria ripartite al 50% cadauno, mentre gli altri tre soci aumenteranno la loro quota di partecipazione nella società scindenda passando
dall’attuale 20% di proprietà del capitale sociale al 33,33%.
“non è finalizzata alla realizzazione di un vantaggio fiscale indebito;
presta formale osservanza alle norme fiscali;
non è priva di sostanza economica, atteso che consente la divisione della società tra due gruppi famigliari;
non comporta la violazione di alcuna disposizione di legge, né di obblighi e divieti previsti dall’ordinamento tributario.”
Per le ragioni che si andranno ad esporre, si ritiene che l’operazione di scissione parziale non proporzionale in esame non costituisca un’operazione abusiva ai sensi dell’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000, n. 212, non consentendo la realizzazione di alcun vantaggio fiscale indebito.
Ciò posto, si osserva che la società semplice costituisce la forma più elementare di società atta a svolgere l'esercizio di attività economiche lucrative non commerciali ex articolo 2249 del codice civile. La richiamata forma societaria è idonea a svolgere solo attività diverse da quelle commerciali di cui all'articolo 2195 del codice civile e, pertanto, non è atta a conseguire reddito di impresa che, ai sensi dell'articolo 55 del Tuir, è riferibile al reddito derivante dall'esercizio di imprese commerciali, ossia dall'esercizio per professione abituale ancorché non esclusiva, proprio delle attività indicate nell'art. 2195 del codice civile, precluse alle società semplici.
Ciò posto, la scrivente evidenzia che con la riforma del diritto societario, il legislatore ha ampliato la platea dei soggetti a cui si applicano le disposizioni di cui all'articolo 2502 - bis c.c. in tema di fusioni, includendo anche le società semplici. In particolare, l'art. 2502-bis c.c., nel disciplinare il procedimento di fusione, richiama espressamente il capo II relativo alle società semplici (a differenza del previgente testo normativo che faceva riferimento solo alle società previste nei capi III e IV, titolo V, libro V), riconoscendo, quindi, la possibilità di applicare la richiamata disciplina anche alle operazioni straordinarie di fusione tra società non aventi oggetto commerciale. La citata modifica normativa riconosce, pertanto, sotto il profilo civilistico, la fusione (quale fenomeno giuridico aggregativo) della società semplice in altre società semplici (o anche in società di forma commerciale), senza differenze rispetto agli altri tipi societari. La medesima modifica normativa torna, inoltre, applicabile anche alle operazioni di scissione (quali fenomeni giuridici disgregativi) per effetto del richiamo operato dall'articolo 2506-ter, comma 5, alle disposizioni di cui all'articolo 2502-bis c.c., in tema di deposito della decisione di fusione (e pertanto anche di scissione) per l'iscrizione nel registro delle imprese anche delle società semplici.
L'operazione di scissione societaria, sotto il profilo fiscale, è disciplinata dall'art. 173, comma 1, del Tuir secondo cui "la scissione totale o parziale di una società in altre preesistenti o di nuova costituzione non dà luogo a realizzo né a distribuzione di plusvalenze e minusvalenze dei beni della società scissa, comprese quelle relative alle rimanenze e al valore di avviamento". Il successivo art. 174 del Tuir stabilisce che: "le disposizioni degli articoli 172 e 173 valgono, in quanto applicabili, anche nei casi di fusione e scissione di enti diversi dalle società".
Tuttavia, così come chiarito con la risoluzione 9 aprile 2009, n. 102/E "la disciplina delle operazioni straordinarie contenuta nel Tuir è basata sul presupposto che le società o gli enti interessati dall'operazione producano reddito d'impresa derivante dall'esercizio di imprese commerciali, disciplinato dal capo VI del titolo I del Tuir per le società personali commerciali e dalle disposizioni del titolo II per le società e gli enti soggetti ad Ires. In altre parole, il principio di neutralità delle fusioni, in base al quale il passaggio dei beni dalle società o dagli enti preesistenti al soggetto risultante dalla suddetta operazione non dà luogo a fenomeni realizzativi, implica un sistema di rilevazione dei valori che è tipico della tassazione dell'imponibile fiscale in base al bilancio e che è proprio delle società che svolgono attività commerciale".
Tale ultima circostanza, per le argomentazioni rappresentate in premessa in merito all'inidoneità della società semplice a produrre reddito d'impresa, non è riscontrabile nel caso de quo relativo ad un'ipotesi di scissione parziale non proporzionale di società semplice in favore di una società semplice neocostituita.
Ne consegue che all'operazione rappresentata non tornano pertanto applicabili le disposizioni di cui all'art. 173 del Tuir, in tema di neutralità fiscale delle operazioni di scissione.
Ciò posto, si osserva che, sotto il profilo fiscale, le società semplici soggiacciono alle medesime modalità di determinazione del reddito previste dal Tuir per le persone fisiche, ovvero, procedono alla somma dei redditi appartenenti a ciascuna categoria, ex art. 6 del Tuir, con esclusione di quelli assoggettati a ritenuta alla fonte o a imposta sostitutiva, al netto degli oneri deducibili. In altri termini, il reddito che non costituisce base imponibile per la persona fisica, ugualmente non concorre alla base imponibile della società semplice. Quest'ultima consegue, separatamente, diverse categorie di reddito che, a loro volta, determinano il reddito complessivo della società (art. 8 del Tuir) imputato per trasparenza ai propri soci; ciò in quanto i redditi prodotti dalle società di persone sono imputati ai soci proporzionalmente al valore dei rispettivi conferimenti nella società (art. 5 del Tuir). Il regime tributario della società semplice, sopra brevemente delineato, deve essere interpretato con riferimento alla fattispecie rappresentata - scissione parziale non proporzionale di una società semplice a favore di un’altra società semplice - che de facto determina il "trasferimento" di beni dalla società scissa alla società beneficiaria.
Tuttavia, tale ultima circostanza appare, sotto il profilo fiscale, irrilevante perché la stessa non è riconducibile nell'ambito oggettivo di applicazione dell'articolo 67 del TUIR, rubricato "redditi diversi", che individua compiutamente le operazioni dei soggetti passivi "persone fisiche" (articolo che si rende applicabile anche nei confronti degli atti della società semplice, come soggetto passivo d'imposta). Più in particolare, il richiamato "trasferimento" di beni dalla società scissa alle società beneficiarie, se da un lato rappresenta un'operazione di scissione lecita e disciplinata dal codice civile, dall'altro non trova compiuta e corrispondente disciplina nelle disposizioni di carattere fiscale riferibili alle società semplici. Ne consegue l'irrilevanza dell'operazione sotto tale ultimo profilo.
Corre l'obbligo di precisare, anche al fine di evitare fenomeni di salto d'imposta, che la società beneficiaria assumerà, quale valore fiscale dell'asset ricevuto in sede di scissione, il valore fiscalmente riconosciuto che lo stesso aveva in capo alla scindenda ante scissione; del pari, ogni socio della società beneficiaria assumerà quale valore fiscale della partecipazione concambiata il valore fiscalmente riconosciuto della quota, da esso detenuta, prima della scissione.
Per quanto attiene alle imposte ipotecaria e catastale, si ritengono applicabili l’articolo 4 della Tariffa allegata al TUIC e l’articolo 10, comma 2, dello stesso TUIC, in base ai quali sono soggetti ad imposta nella misura fissa di 200 euro “gli atti di fusione o di scissione di società di qualunque tipo”
Il presente parere viene reso sulla base degli elementi e dei documenti presentati, assunti acriticamente così come illustrati nell’istanza di interpello, nel presupposto della loro veridicità e concreta attuazione del contenuto e prescinde dalla correttezza delle valutazioni e/o quantificazioni contabili e fiscali operate in sede e per effetto dell’operazione straordinaria rappresentata in istanza, suscettibili di essere verificate nelle competenti sedi accertative. Il medesimo parere esula da ogni valutazione in merito alla richiamata operazione di trasformazione, posta in essere dalla società istante.
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