Source: http://www.legalecoppolaweb.com/practice/bancarotta-fraudolenta/
Timestamp: 2018-06-18 05:28:18+00:00
Document Index: 129625977

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 158', 'sentenza ']

Bancarotta Fraudolenta | Studio Legale Coppola & Partners | Rimini
Secondo la legge italiana, la bancarotta è un reatoconnesso con il fallimento; essa può essere semplice(cagionata da imprudenza) o fraudolenta (frodediretta ad aggravare l’insolvenza e a violare le legittime aspettative dei creditori). Il termine “bancarotta” deriva dall’uso genovese di epoca medievale di rompere il tavolo e la panca o cassa di legno del banchiere divenuto insolvente.[1]
Attività tipica
La bancarotta è un tipico reato fallimentare. I connotati della bancarotta sono riconducibili nel complesso a un’attività di dissimulazione delle proprie disponibilità economiche reali, oppure a un’attività di destabilizzazione del proprio patrimonio, diretta a realizzare una insolvenza, anche apparente, nei confronti dei creditori. L’esistenza di una sentenza dichiarativa di fallimento è però necessaria perché si possano configurare dei reati fallimentari.
Il reato di bancarotta è previsto da una normaapprovata nel Regio Decreto del 16 marzo 1942, n. 267, artt. 216 e seguenti, ed è basato sul concetto di fallimento.
Il fallimento è definito come una procedura concorsuale (che prevede cioè il concorso di tutti i creditori in posizione di parità, salvo cause di prelazione quali possono essere pegno o ipoteca) rivolta alla realizzazione coattiva delle pretese creditorie che l’imprenditore commerciale non riesce più a soddisfare per il suo stato di insolvenza.
Il soggetto fallito
Il fallimento discende sempre da una sentenzadichiarativa a opera del tribunale del luogo in cui l’imprenditore ha la sede principale, e ha due funzioni: accertare l’insolvenza dell’imprenditore e fare in modo che le pretese dei creditori abbiano una adeguata tutela nonostante la criticità della situazione economica del debitore.
La sentenza dichiarativa di fallimento contiene anche la nomina del cosiddetto curatore fallimentare. Il curatore è incaricato dal tribunale di amministrare il patrimonio fallimentare: in sostanza egli procede alla liquidazione, ossia alla vendita del patrimonio fallimentare, per ripartire tra i creditori l’attivo residuo. Il curatore svolge i suoi compiti sotto il controllo del giudice delegato e di un comitato dei creditori.
La declaratoria del fallimento
Mentre è chiaro che in caso di bancarotta postfallimentare tale sentenza sia un presupposto della condotta, è dibattuto se in caso di bancarotta prefallimentare si tratti di una condizione obbiettiva di punibilità o di un elemento del reato. Mentre la dottrina sostiene che essa sia una condizione di punibilità, la Cassazione la ritiene un elemento costitutivo. Pur facendo stato per la prassi la tesi della Suprema Corte, desta perplessità la qualificazione di detta sentenza come elemento intrinseco del reato, in quanto sicuramente a essa non si estende il dolo (che si limita al dissesto conseguente alla condotta, e non al fallimento) e la prescrizione decorre da detta sentenza (come avviene normalmente per le condizioni obiettive di punibilità, ma non per gli elementi costitutivi, per cui il termine a quo rimane il momento della consumazione – ex art. 158 c.p. Sulla natura della declaratoria cfr. Cass., sez. V, 12 – 10 – 2004)
Sottrazione dei beni del fallito
La necessità di un curatore super partes è dovuta al rischio che l’imprenditore insolvente sottragga, anche in modo fraudolento, una quota o la totalità dei beniche residuano all’interno del patrimonio fallimentare destinato alla soddisfazione dei creditori, per mantenerne la proprietà o la disponibilità.
Questo rischio può però concretizzarsi anche precedentemente alla sentenza di fallimento, che è elemento costitutivo del reato, secondo la prevalente giurisprudenza. La bancarotta si può definire allora come una distrazione, che può essere dolosa o colposa, di tutti o parte dei beni del patrimonio, con ovvio pregiudizio delle ragioni dei creditori che rischiano di non riscuotere quanto loro dovuto. I reatidi bancarotta si perfezionano comunque all’atto della pronuncia della sentenza, sebbene la condotta commissiva od omissiva si sia esaurita anteriormente.