Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2033-codice-civile-indebito-oggettivo
Timestamp: 2018-03-20 21:22:38+00:00
Document Index: 105253955

Matched Legal Cases: ['art. 2033', 'art. 2033', 'art. 21', 'art. 2037', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2033', 'art. 2033', 'art. 1148', 'sentenza ', 'art. 2033', 'art. 2033', 'art. 2033', 'art. 2940', 'art. 2033']

Art. 2033 codice civile: Indebito oggettivo
Codice civile Art. 2033 codice civile: Indebito oggettivo
Chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in mala fede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda (1).
(1) Costituisce un indebito oggettivo il pagamento di un debito inesistente, cioè non dovuto né da colui che ha eseguito la prestazione, né da altri (si tratta, dunque, di un pagamento privo di qualsiasi causa giustificativa). Il debito viene considerato inesistente o quando il vincolo giuridico tra chi paga e chi riceve il pagamento non è mai sorto, oppure quando tale vincolo, pur essendo inizialmente sorto, è venuto successivamente meno con effetto retroattivo (cioè come se sin dall’inizio non vi fosse stato alcun vincolo giuridico).
La percezione degli emolumenti non dovuti da parte dei pubblici dipendenti impone all'Amministrazione l'esercizio del diritto - dovere di ripetere le relative somme, ai sensi dell'art. 2033 c.c., atteso che il recupero è atto dovuto, privo di valenza provvedimentale e costituisce il risultato di attività amministrativa, di verifica e di controllo, di spettanza di tutti gli uffici pubblici in merito alle spese erogabili e/o erogate a carico del S.S.N., quindi necessariamente da recuperare e /o da trattenere in caso di accertata loro non debenza, a tutela proprio dell'erario e dell'utenza in tempi ragionevoli. In tali ipotesi, l'interesse pubblico è in re ipsa e non richiede specifica motivazione in quanto, a prescindere dal tempo trascorso, l'atto oggetto di recupero produce di per sé un danno per l'Amministrazione, consistente nell'esborso di denaro pubblico e un vantaggio ingiustificato per il dipendente. Il solo temperamento al principio dell'ordinaria ripetibilità dell'indebito è rappresentato dalla regola per cui le modalità di recupero devono essere non eccessivamente onerose (in relazione alle condizioni di vita del debitore) e tali da consentire la duratura percezione di una retribuzione che assicuri un'esistenza libera e dignitosa (1).
T.A.R. Napoli (Campania) sez. V 02 dicembre 2014 n. 6285
Ai sensi dell'art. 2033 c.c., è diritto-dovere della Pubblica amministrazione ripetere somme indebitamente erogate; di conseguenza, per un verso, l'affidamento del dipendente e la sua buona fede nella percezione non sono di ostacolo all'esercizio di tale diritto-dovere e, per altro verso, è irrilevante l'omessa osservanza della regola di partecipazione, tenuto conto che l'esito del procedimento non avrebbe potuto essere diverso ed in applicazione del principio dettato dall'art. 21- octies, l. 7 agosto 1990 n. 241.
T.A.R. Lecce (Puglia) sez. I 07 novembre 2014 n. 2700
Ai rapporti di lavoro anteriori alla contrattualizzazione del pubblico impiego si applica il principio della irripetibilità delle somme corrisposte dalla P.A. datrice di lavoro, a condizione che esse siano state percepite dai dipendenti in buona fede. Rigetta, App. Napoli, 17/11/2010
Cassazione civile sez. lav. 09 maggio 2014 n. 10121
Ripetizione dell'indebito
La legittimazione attiva all'esercizio dell'azione di ripetizione dell'indebito spetta anche al condomino ove il pagamento sia stato effettuato dal condominio, che non ha personalità giuridica distinta da quella dei singoli condomini, mentre, per contro, i singoli partecipanti possono agire individualmente per la tutela degli interessi dello stesso. Rigetta, Trib. Messina, 16/11/2010
Cassazione civile sez. III 07 novembre 2014 n. 23782
In caso di risoluzione per inadempimento del vincolo contrattuale, il venir meno della "causa adquirendi" comporta l'obbligo di restituzione di quanto prestato in esecuzione del contratto stesso, secondo le regole dell'indebito oggettivo, sicché, ove si verta nel caso di restituzione di una cosa determinata della quale sia impossibile la riconsegna, l'obbligo dell'"accipiens" risulta disciplinato dall'art. 2037 cod. civ., sicché, ove sia in malafede nel ricevere o trattenere il bene, è tenuto a corrispondere il controvalore, mentre nell'opposta situazione di buona fede è obbligato nei soli limiti del suo arricchimento. Cassa con rinvio, App. Roma, 20/05/2010
Cassazione civile sez. III 25 agosto 2014 n. 18185
In tema di aiuti comunitari all'agricoltura, qualora l'A.G.E.A. (Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, già A.I.M.A.) chieda, con l'ingiunzione ex art. 2 del r.d. 14 aprile 1910, n. 639, la sola ripetizione di quanto indebitamente percepito a titolo di aiuti comunitari, senza richiedere congiuntamente le somme dovute a titolo di sanzione amministrativa, l'unico soggetto obbligato alla restituzione è, ai sensi dell'art. 3 della legge 23 dicembre 1986, n. 898, il solo percettore, inteso quale formale destinatario dell'erogazione e beneficiario dell'aiuto, mentre è ininfluente l'eventuale sussistenza dell'elemento soggettivo dell'infrazione, che rileva ai soli effetti della decorrenza degli interessi sull'importo da restituire secondo la previsione dell'art. 2033 cod. civ. Rigetta, App. Roma, 02/01/2007
Cassazione civile sez. I 23 luglio 2014 n. 16724
L'accertata nullità del negozio giuridico, in esecuzione del quale sia stato eseguito un pagamento, dà luogo ad un'azione di ripetizione di indebito oggettivo, volta ad ottenere la condanna alla restituzione della prestazione eseguita in adempimento del negozio nullo, il cui termine di prescrizione inizia a decorrere dalla data del pagamento.
Cassazione civile sez. III 12 maggio 2014 n. 10250
Nell'ipotesi di ripetizione di indebito oggettivo, ex art. 2033 c.c., il debito dell' accipiens , a meno che egli non sia in mala fede, produce interessi solo a seguito della proposizione di un'apposita domanda giudiziale, non essendo sufficiente un qualsiasi atto di costituzione in mora del debitore, atteso che all'indebito si applica la tutela prevista per il possessore in buona fede, in senso soggettivo, dall'art. 1148 c.c., a norma del quale questi è obbligato a restituire i frutti soltanto dalla domanda giudiziale, secondo il principio per il quale gli effetti della sentenza retroagiscono al momento della proposizione della domanda. Sicché, l'art. 2033 c.c., applicabile anche nel caso in cui sia sopravvenuta la causa che renda indebito il pagamento, esclude che la decorrenza degli interessi possa essere anticipata al momento della proposizione della domanda giudiziale .
T.A.R. Roma (Lazio) sez. II 05 maggio 2014 n. 4629
Qualora l' amministrazione Finanziaria abbia formalmente riconosciuto il diritto del contribuente al rimborso delle imposte e la quantificazione delle somme dovute non ricorrono i presupposti per l'applicabilità della riserva della giurisdizione tributaria con conseguente esperibilità dell'ordinaria azione di ripetizione dell'indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. e devoluzione della controversia alla giurisdizione del g.o.
Tribunale Salerno sez. II 31 ottobre 2014 n. 5136
La ripetizione di somme indebitamente corrisposte dalla P.A. ha carattere di doverosità e costituisce esercizio, ai sensi dell'art. 2033 c.c., di un vero e proprio diritto soggettivo a contenuto patrimoniale, non rinunziabile in quanto correlato al conseguimento di quelle finalità di pubblico interesse a cui sono istituzionalmente destinate quelle somme. Tale doverosità esclude, pertanto, che l'Amministrazione sia tenuta a fornire una specifica motivazione, oltre all'ovvia indicazione delle ragioni per le quali il percipiente non aveva diritto a quel sussidio. In altri termini, poiché l'atto di annullamento in autotutela non ha natura provvedimentale - perché non emanato nell'esercizio di attività discrezionale - non è per esso richiesta alcuna comparazione tra gli interessi pubblici e quelli del privato coinvolti, se non sotto il limitato aspetto delle esigenze di vita del debitore. Ne consegue che la buona fede del percipiente e il suo affidamento nella stabilità dell'erogazione non costituiscono alcun ostacolo all'esercizio della facoltà di recupero in capo al creditore, neppure quando intervenga a lunga distanza di tempo dalla corresponsione. Né può ostare alla ripetizione l'avvenuta destinazione delle somme erogate alla soddisfazione delle esigenze di vita dell'interessato e dei suoi familiari. Tali fattori comportano unicamente l'obbligo dell'Amministrazione di procedere al recupero con modalità tali da non incidere significativamente sulle esigenze del debitore.
T.A.R. Trento (Trentino-Alto Adige) sez. I 08 ottobre 2014 n. 339
La previsione di cui all'art. 2940 cod. civ., secondo cui non è ammessa la ripetizione di somme pagate in adempimento di debiti prescritti, non è applicabile qualora l'attore in restituzione deduca l'insussistenza originaria o sopravvenuta del debito, agendo a tal fine ex art. 2033 cod. civ. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva accolto la domanda proposta dalla SACE, la quale, nell'agire in ripetizione di parte delle somme corrisposte all'assicurato, aveva addotto quale "causa petendi" la mancanza di causale per l'importo eccedente l'indennizzo assicurativo effettivamente dovuto, e non la prescrizione del debito al momento del pagamento). Rigetta, App. Roma, 29/05/2008
Cassazione civile sez. III 18 settembre 2014 n. 19654
Nel caso in cui l'assegno di mantenimento disposto per il figlio maggiorenne in sede di divorzio venga rivisto in ragione della sopravvenuta indipendenza economica del beneficiario, il genitore che ha provveduto ai pagamenti può ripetere le somme versate in eccedenza a decorrere dalla domanda di revisione. Cassa App. Palermo 5 aprile 2011 e decide nel merito
Cassazione civile sez. I 23 maggio 2014 n. 11489