Source: http://www.marinacastellaneta.it/blog/2014/05
Timestamp: 2017-06-28 19:08:27+00:00
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2014 maggio - Marina Castellaneta
Scritto in: CEDU | in data: 29 maggio 2014 | Parole Chiave: // ne bis in idem Delibazione delle sentenze ecclesiastiche anche se la nullità è fondata su motivi non previsti dall’ordinamento italiano
La delibazione di una sentenza del tribunale ecclesiastico che dichiara la nullità del matrimonio non può essere bloccata perché è stata già resa la pronuncia sul divorzio. Inoltre, la delibazione può essere disposta anche se la causa di nullità non è prevista nell’ordinamento civile italiano. Lo ha precisato la Corte di cassazione, I sezione civile, con sentenza n. 11226/14 depositata il 21 maggio (delibazione), con la quale la Suprema Corte ha respinto il ricorso di una donna la quale sosteneva, tra l’altro, che il via libera alla delibazione deciso dalla Corte di appello di Bologna fosse contrario all’articolo 64 della legge n. 218/95. Una tesi non accolta dalla Cassazione. Ad avviso della donna, che si era opposta alla delibazione, quest’ultima non poteva aver luogo in relazione a una sentenza che dichiara la nullità del matrimonio canonico per esclusione della prole “quando tale motivo non è conosciuto dalla moglie e non era da questa conoscibile essendo in buona fede”. Secondo la ricorrente, in questo caso, si verifica una contrarietà all’ordine pubblico anche perché tale motivo non è riconosciuto come causa di nullità nell’ordinamento giuridico italiano. Di diverso avviso la Cassazione secondo la quale la diversità delle cause di nullità previste nell’ordinamento italiano “non è sufficiente per negare l’esecutività della sentenza ecclesiastica”, tanto più che la Corte di appello aveva verificato le preclusioni dei due coniugi rispetto alla procreazione.
Scritto in: delibazione | in data: 29 maggio 2014 | Parole Chiave: // nullità del matrimonio Caso stamina: il ricorso alla CEDU dichiarato irricevibile
Il caso Stamina arriva a Strasburgo. Ma la Corte europea dei diritti dell’uomo, con decisione del 6 maggio (Durisotto contro Italia, ricorso n. 62804/13, DURISOTTO v. ITALY), ha respinto un ricorso presentato contro l’Italia dal padre di una malata che aveva chiesto di avvalersi di quella pratica la cui scientificità non è stata accertata. Ad avviso del ricorrente, l’Italia avrebbe violato l’articolo 8 della Convenzione, che assicura il diritto al rispetto della vita privata e familiare, e l’articolo 14 che vieta ogni forma di discriminazione. Questo perché i giudici nazionali, dopo aver ordinato all’ospedale della città di somministrare alla figlia affetta da una malattia neurodegenerativa le cellule staminali alla base della cura nota come metodo Stamina, avevano accolto la richiesta dell’ospedale secondo il quale non era possibile la somministrazione delle cure in quanto il trattamento non era iniziato prima dell’entrata in vigore del Decreto n. 24/2013.
Prima di tutto, la Corte europea afferma che nella somministrazione di cure compassionevoli gli Stati godono di un ampio margine di discrezionalità. A ciò si aggiunga che con riguardo al metodo in discussione non vi è stata alcuna prova scientifica in ordine alla validità del trattamento, né la Corte può sostituirsi alle valutazioni delle autorità nazionali riguardo ai rischi che determinate cure potrebbero arrecare ai pazienti. Pertanto, il diniego opposto dall’Italia appare come una misura necessaria in un società democratica. La Corte europea ha escluso anche una violazione del divieto di discriminazione perché la diversità di trattamento tra coloro che avevano iniziato la cura prima dell’adozione del decreto n. 24 e quelli che ne avevano chiesto l’utilizzo dopo non ha carattere discriminatorio.
Scritto in: CEDU | in data: 28 maggio 2014 | Parole Chiave: // metodo Stamina Gli effetti della sentenza Grande Stevens sul diritto interno: uno studio della Cassazione
L’Ufficio del massimario (settore penale) della Corte di Cassazione, l’8 maggio, ha adottato uno studio sull’applicazione del principio del ne bis in idem alla luce della sentenza Grande Stevens e altri contro Italia (2014_Rel_pen_35). L’analisi è incentrata sugli effetti della sentenza in relazione alla coesistenza in Italia di due sistemi che conducono all’applicazione di sanzioni amministrative, qualificate dalla Corte europea come penali, anche in ragione della loro severità, e di sanzioni penali in senso proprio, così qualificate dallo stesso ordinamento italiano. La Corte europea segue un’interpretazione sostanzialistica della natura penale delle norme di diritto interno senza che abbia rilievo il nomen. Con la conseguenza che, come affermato nel caso Grande Stevens, l’Italia commette una violazione dell’articolo 4 del Protocollo n. 7 nel momento in cui ammette l’applicazione di sanzioni amministrative e sanzioni penali. Ad avviso della Cassazione, che analizza anche la giurisprudenza della Corte di giustizia Ue e della stessa Cassazione, il concetto sostanzialistico di natura penale delle disposizioni interne propugnato dalla CEDU “pone problemi di compatibilità con il nostro sistema costituzionale” e, in particolare, con l’articolo 25 che ancora la nozione di illecito penale “ad un criterio di stretta legalità formale”. Il giudice nazionale non può ritenere come penale una sanzione qualificata come amministrativa nel nostro ordinamento così come non può sollevare una questione di legittimità costituzionale attraverso l’articolo 117 Cost. La Cassazione paventa anche un pericolo strutturale di incertezza del diritto. Unica strada un intervento del legislatore che deve “costruire l’illecito amministrativo parallelo alla previsione penale in maniera tale da non superare la soglia di tollerabilità del livello di afflittività della sanzione che comporta per la Corte europea la sostanzionale violazione del principio del ne bis in idem”.
Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/le-sanzioni-amministrative-gravi-devono-essere-qualificate-come-penali-nulla-la-riserva-italiana-sul-principio-ne-bis-in-idem-del-protocollo-cedu.html.
Scritto in: CEDU, Rapporti tra diritto interno e diritto internazionale | in data: 27 maggio 2014 | Parole Chiave: // ne bis in idem Schengen: adottato il rapporto semestrale
La Commissione europea ha diffuso il 5° rapporto semestrale sullo stato di salute dello spazio Schengen (COM(2014)292, fifth_biannual_report_on_the_functioning_of_the_schengen_area_en).
Nel rapporto, che verifica il funzionamento effettivo del sistema Schengen, anche con riguardo alle direttive e ai regolamenti adottati in questo campo, sono presi in considerazione i dati relativi al periodo dal 1° novembre 2013 al 30 aprile 2014. In quest’arco temporale sono stati accertati 25.936 casi di attraversamento irregolare con un più 96% rispetto al passato (in rapporto allo stesso periodo del 2012, mentre sono diminuiti rispetto ai 4 mesi precedenti). Nel 2013, in totale, i casi di attraversamento irregolare sono stati 107.365, ossia più 48% rispetto al 2012.
La Commissione ha messo in evidenza l’importanza di un’attuazione di una politica di immigrazione che sia compatibile con i diritti umani, sottolineando la necessità di interventi mirati per il Mediterraneo, principale rotta dell’immigrazione.
Scritto in: diritti dei migranti, immigrazione | in data: 26 maggio 2014 | Parole Chiave: // Schengen Eurojust marcia veloce: aumentano le richieste di intervento per i crimini transnazionali
Il sistema messo in piedi con Eurojust funziona sempre meglio. Con un incremento dei casi arrivati all’Aja, sede dell’organismo Ue sulla cooperazione penale, per i quali gli Stati membri hanno chiesto l’intervento di Eurojust. Segno del suo successo che, come risulta dalla relazione annuale relativa all’anno 2013 presentata nei giorni scorsi all’Aja (eurojust), ha portato Eurojust ad occuparsi di 1.576 casi a fronte dei 1.533 del 2012. Un più 2,8% di richieste di intervento, con un supporto sempre più efficace nella lotta al crimine transnazionale e funzionale a costruire un ponte tra i diversi sistemi giudiziari nazionali e tra le forze inquirenti degli Stati membri. In particolare, nel 2013, l’incremento degli interventi nei casi di competenza di Eurojust si è realizzato nell’ambito del traffico di esseri umani (84 casi nel 2013, 60 nel 2012), con il numero più alto di richieste d’intervento arrivate da Svezia, Francia e Italia. Segno più anche per i crimini transnazionali di frode (449 nel 2013, 382 nel 2012, che vuol dire un incremento del 17,5%), di corruzione (52 contro i 30 del 2012) e di riciclaggio di denaro (193 nel 2013, 144 nel 2012). Diminuiscono invece i casi legati al traffico di droga (239 nel 2013, 263 nel 2012), di immigrazione illegale con 25 richieste (29 nel 2012), quelli relativi al cybercrime (29 nel 2013 a fronte dei 42 nel 2012) e al di terrorismo (17 nel 2013, 32 nel 2012).
Alle sue competenze, Eurojust ha aggiunto un sistema di monitoraggio costante con riguardo alle condanne per reati di terrorismo e alla lotta alla pirateria. Un ruolo centrale anche nell’ambito dell’attuazione dei mandati di arresto europeo con 217 casi registrati. Fondamentali, poi, i meeting di coordinamento che evitano anche probabili violazioni del principio del ne bis in idem.
Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/boom-di-casi-a-eurojust.html
Scritto in: cooperazione giudiziaria penale | in data: 25 maggio 2014 | Parole Chiave: // Eurojust Libertà di stampa in Italia: allarme dell’Onu. Anche il nuovo disegno di legge contrario alle regole internazionali
Scritto in: libertà di espressione, libertà di stampa | in data: 21 maggio 2014 | Parole Chiave: // diffamazione // pluralismo Ricorsi alla CEDU: una guida per gli avvocati
Cresce il numero di ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, ma aumentano anche le decisioni di irricevibilità. Per fornire un aiuto agli operatori del diritto e, in particolare, agli avvocati, il Consiglio degli ordini forensi in Europa (CCBN) al quale aderisce il Consiglio nazionale forense ha divulgato una guida pratica dal titolo “La Corte europea dei diritti dell’uomo: domande e risposte per avvocati” (7914GuideCEDH_webGui). La guida scandaglia tutti gli aspetti pratici, dalle condizioni di ricevibilità dei ricorsi alla luce delle modifiche all’articolo 47 del regolamento della Corte in vigore dal 1° gennaio 2014, alla preparazione dei fascicoli, passando per le regole in materia di equa soddisfazione, lo svolgimento delle udienze, delle spese processuali e del gratuito patrocinio. L’ultima parte della guida è dedicata alle sentenze, ai loro effetti e alla loro attuazione pratica. La Guida contiene, altresì, numerosi links utili per ulteriori approfondimenti.
Si vedano i post http://www.marinacastellaneta.it/blog/processo-civile-e-diritti-delle-parti-una-guida-da-strasburgo.html, http://www.marinacastellaneta.it/blog/in-dirittura-darrivo-il-protocollo-n-15-alla-cedu.html e http://www.marinacastellaneta.it/blog/checklist-per-superare-il-filtro-alla-ricevibilita-dei-ricorsi-alla-corte-europea.html
Scritto in: CEDU | in data: 20 maggio 2014 | Parole Chiave: // avvocati Tratta degli esseri umani: l’Italia non fa abbastanza per combattere lo sfruttamento
Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sul traffico degli esseri umani Joy Ngozi Ezeilo ha presentato, il 1° aprile, il rapporto sul traffico degli esseri umani in Italia, con particolare riguardo a donne e bambini (A-HRC-26-37-Add4_en). Il rapporto, che sarà discusso nel Consiglio per i diritti umani di giugno, è frutto della visita condotta in Italia a settembre 2013. Questo il quadro: in Italia manca un piano di azione organico per combattere questa piaga e vi è una sostanziale inadeguatezza nella protezione delle vittime, soprattutto in alcuni settori come quello lavorativo. In pratica, mentre c’è maggiore attenzione ai casi di sfruttamento sessuale, il Governo mostra scarsa poca attenzione agli aspetti legati allo sfruttamento lavorativo che è una piaga in costante crescita soprattutto al Sud. L’Italia, poi, non destina risorse finanziarie sufficienti, non ha predisposto un Fondo per l’indennizzo delle vittime del traffico, malgrado questo sia previsto nelle direttive Ue 2004/80 e 2011/36/Ue relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime, che sostituisce la decisione quadro 2002/629/GAI, recepita con il decreto legislativo 4 marzo 2014, n. 24. L’Italia, poi, non riesce a fornire dati annuali sul numero delle vittime ed è ancora in ritardo nella ratifica della Convenzione sulla prevenzione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e i membri delle famiglie. Per migliorare la situazione, il Relatore speciale chiede anche un rafforzamento delle politiche preventive con un’adeguata campagna di comunicazione e l’individuazione di un Relatore nazionale competente in questo settore al fine di verificare l’effettiva attuazione della direttiva 2011/36.
Si veda il post http://www.marinacastellaneta.it/blog/tratta-degli-esseri-umani-recepita-la-direttiva-ue.html
Scritto in: ONU | in data: 19 maggio 2014 | Parole Chiave: // tratta esseri umani Conflitti armati e protezione dei civili: Memorandum dell’ONU
Scritto in: conflitti armati | in data: 17 maggio 2014 | Parole Chiave: // civili « Post precedenti