Source: https://rweibel.wordpress.com/separazione_divorzio/procedura/
Timestamp: 2018-02-24 19:57:50+00:00
Document Index: 145007427

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 53', 'art. 166', 'art. 176', 'art. 270', 'art. 255', 'art. 35', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 133', 'art. 275', 'art. 276', 'art. 114', 'art. 115']

Procedura | Rosemarie Weibel
La procedura di separazione e divorzio e come affrontarla
1. La differenza tra misure a protezione dell’unione coniugale, separazione legale, divorzio
1.1. Separazione di fatto
1.2. Separazione coniugale
1.3. Divorzio
1.4. Punti da regolare e approfondimenti
2. I vari modi per affrontare separazione o divorzio
2.1. Se avete già trovato un accordo su tutte le questioni da regolare
2.2. Non avete ancora trovato un accordo su tutto
2.2.1. La mediazione
2.2.2. Le trattative
2.2.3. Decida il Pretore
3. Separazione o divorzio?
Dal profilo legale, una separazione può avvenire in vari modi:
senza decisione giudiziaria: la legge non prevede alcun obbligo di convivenza tra coniugi e di conseguenza per vivere separati non occorre nessuna autorizzazione. Basta annunciare il cambiamento di domicilio all’ufficio controllo abitanti.
La responsabilità solidale per le imposte decade (art. 12 Legge tributaria) e si può chiedere la tassazione separata (art. 53 Legge tributaria). Anche il potere di rappresentanza, e con ciò la responsabilità solidale per gli obblighi della famiglia, dalla separazione in poi, decadono (art. 166 CC).
con decisione giudiziaria (misure a protezione dell’unione coniugale (PUC)): può essere necessario disporre di una decisione giudiziaria, sia perché non ci si riesce ad accordare, sia per maggiore chiarezza, sia per motivi amministrativi (necessità di chiedere aiuti statali, disporre di un documento nei confronti di autorità e privati). In quei casi si chiede l’adozione di misure a tutela dell’unione coniugale. Per la procedura si veda il capitolo sulle difficoltà matrimoniali. In questa procedura possono essere regolati anche l’affidamento dei figli e i diritti di visita, secondo le disposizioni che regolano gli effetti della filiazione (art. 176 CC e art. 270 ss. CC).
Le misure a protezione dell’unione coniugale rimangono in vigore sintanto che non si torna a convivere rispettivamente sino alla loro sostituzione con altre misure o con il divorzio (o la separazione coniugale).
In entrambi i casi, la separazione non ha effetti di stato civile (che rimane “coniugato”) e salvo diversa decisione del Pretore non vi sono conseguenze sul regime dei beni e l’autorità parentale. Gli obblighi coniugali, le conseguenze dal profilo delle assicurazioni sociali, i diritti ereditari, anche tra coniugi, rimangono invariati. Se nasce un figlio, il marito è presunto esserne il padre (art. 255 ss. CC). Dal profilo fiscale, i due coniugi vengono trattati separatamente (v. sopra).
Per quanto riguarda gli aiuti sociali (prestazioni complementari, aiuti sociali cantonali) i due nuclei famigliari vengono trattati separatamente, ma é necessaria una decisione giudiziaria. Lo stesso vale nel caso in cui entrambi i coniugi sono beneficiari di una rendita AVS/AI (art. 35 cpv. 2 LAVS) (importante far accertare dal Pretore la data da cui decorre la separazione!).
La separazione coniugale (art. 117-118 CC), dal lato pratico, non diverge molto dalla separazione di fatto descritta sopra. Dato che però la procedura è più laboriosa (corrisponde alla procedura di divorzio), è adottata raramente.
E’ uno statuto riconosciuto legalmente adatto essenzialmente per quei coniugi che per motivi religiosi non desiderano divorziare.
Per legge interviene la separazione dei beni. Come nel caso della separazione di fatto, obblighi coniugali, presunzione della paternità del marito in caso di nascita di un figlio, diritti successori, conseguenze per le assicurazioni sociali, rimangono invariate. Per questi ultimi aspetti può essere più adatta anche per i divorzi in età avanzata.
Per il resto, vale quanto si dirà per il divorzio.
Con il divorzio, il matrimonio viene sciolto e tutti i suoi effetti decadono. Lo stato civile diventa “divorziato”, non coniugato. Gli unici legami che rimangono sono quelli stabiliti nella sentenza di divorzio (in particolare: eventuali obblighi alimentari).
Il divorzio di per sé non tocca il rapporto con i figli. Dato che i figli non vivono più con entrambi i genitori, occorre regolare i reciproci rapporti. L’autorità parentale, salvo eccezioni, rimane congiunta (art. 133 CC). Più importante dell’autorità parentale congiunta o meno è però stabilire (ed accordarsi) sulla cura del figlio (affidamento della custodia, relazioni personali) e sui contributi alimentari. Per maggiori dettagli: vai.
Con l’avvio della procedura di divorzio, ogni coniuge ha diritto di sospendere la comunione domestica per la durata del processo (art. 275 CPC). Il giudice può adottare le necessarie misure provvisionali (art. 276 CPC) che in tal caso sostituiscono le misure a tutela dell’unione coniugale.
Punti da regolare: capitolo separazione.
Documenti da portare perché il Pretore possa prendere una decisione (e l’avvocato consigliarvi), diritti e obblighi delle parti nel procedimento di diritto matrimoniale: capitolo formulari e utilità.
Approfondimenti: capitolo link e approfondimenti.
Il problema non è il conflitto, ma come lo si gestisce.
Se vi è già un accordo su tutto, le possibilità sono:
Procedere in proprio – uno dei coniugi presenta l’istanza, l’altro aderisce, oppure presentate un’istanza firmata da entrambi:
Misure a protezione dell’unione coniugale: PUC – come fare
Richiesta comune di divorzio: modulo messo a disposizione dal Dipartimento federale di giustizia e polizia: richiesta comune di divorzio.
Rivolgersi ad un unico avvocato, chiedendogli di prepararvi l’istanza (e se del caso la convenzione di divorzio): anche in questo caso, può farlo uno dei coniugi e l’altro aderisce, oppure procedete in comune.
Rivolgersi ad un unico avvocato, chiedendogli di rappresentarvi (di accompagnarvi cioè all’udienza, di ricevere le comunicazioni ecc.) entrambi oppure uno solo dei due mentre l’altro procede da solo.
L’avvocato che ha lavorato su mandato di entrambi i coniugi non può successivamente rappresentare soltanto uno dei due in contrapposizione all’altro. Siate quindi chiari sin dall’inizio, con l’avvocato, con l’altro coniuge e su chi paga.
In caso di disaccordo, esistono vari modi per risolvere il conflitto.
Nella mediazione, le parti decidono di elaborare volontariamente e sotto la propria responsabilità una soluzione equa e giuridicamente vincolante di un conflitto. Lo fanno con il sostengo di un mediatore neutro e indipendente, in base all’insieme delle circostanze. Si crea un “trialogo” in cui sono coinvolti i due coniugi e il mediatore. E’ la modalità che permette le soluzioni più adatte alla situazione concreta. Dato che le parti stesse hanno elaborato le soluzioni, risulterà loro più facile adattarle ad eventuali cambiamenti futuri. Inoltre, è la soluzione che meglio permette di prendere in considerazione anche aspetti emotivi.
Per approfondimenti e per trovare un mediatore o una mediatrice:
Centro coppia e famiglia, a Mendrisio (Vic. Confalonieri, 091 646 04 14) e Locarno (Via S. Antonio 13, 091 752 29 28)
Associazione ticinese per la mediazione (ATME), Centro delle mediazioni ATME/CSMC, via Ronchetto 18a, Lugano-Molino Nuovo, 079 933 33 70, centro(at)mediazioneticino.ch)
Federazione Svizzera delle Associazioni di mediazione – mediatori con formazione riconosciuta, con indicazione del settore di attività.
Nelle trattative come le intende l’autrice di questo sito, entrambe le parti (o una di esse) si fanno rappresentare da un avvocato che prima o durante la procedura giudiziaria cerca di trovare soluzioni concordate. Si tratta di un “dialogo” su delega: tra i due avvocati che assistono i coniugi, loro clienti.
A dipendenza del proprio atteggiamento e di quello degli avvocati, questa scelta può essere vicina alla mediazione nel senso della ricerca di soluzioni che soddisfino tutte le parti coinvolte, oppure – all’opposto – può esasperare il conflitto e degenerare in una lotta in cui vince il più forte (quello che ha più tempo o denaro, più energie, meno da perdere ecc.).
Se per un motivo o un altro non si riescono a trovare soluzioni concordate o si preferisce far prendere le decisioni da un terzo, si possono sottoporre al Pretore le questioni irrisolte. Anche il Pretore cercherà comunque di indurre le parti ad un accordo.
Questa scelta è consigliabile in particolare laddove vi è urgenza ad avere una prima regolamentazione della vita separata, in caso di violenza tra i coniugi, nei casi in cui non si riesce (ancora) a decidere con calma, ecc.
In casi semplici e a dipendenza delle proprie capacità ad affrontare
una procedura giudiziaria, si può procedere in proprio. In casi più complessi o di manifesto disequilibrio tra i coniugi, meglio farsi affiancare da un avvocato pratico in questioni di diritto di famiglia.
Se si pensa che sia possibile una riconciliazione, se l’altro coniuge non è d’accordo con il divorzio, se non collabora, se si ha bisogno di un momento per abituarsi alla nuova situazione, se vi sono questioni urgenti da risolvere, si sceglierà la separazione di fatto, se necessario con misure a protezione dell’unione coniugale (vedi sopra, Separazione di fatto).
Se si pensa che la separazione sia definitiva, si potrà procedere direttamente con il divorzio. Avviare immediatamente una procedura di divorzio presuppone tuttavia:
che tra i coniugi non solo vi sia accordo sul fatto di volere il divorzio,
ma anche disponibilità a partecipare attivamente alla procedura. Infatti, è necessario non solo una richiesta comune, ma anche la partecipazione alle udienze successive con conferma della volontà di divorziare e la collaborazione nel fornire le informazioni e la documentazione necessarie per decidere su tutte le conseguenze accessorie del divorzio (si veda al riguardo il capitolo sui punti da regolare).
Inoltre, avviare subito una procedura di divorzio ha senso laddove si riesce a pensare a medio lungo termine
e laddove è possibile fare delle previsioni sul medio lungo termine.
Spesso vale la pena cominciare a risolvere le questioni immediate ed abituarsi anche emotivamente alla nuova situazione, concedersi reciprocamente un periodo transitorio. Dopo qualche tempo, si ragionerà con più calma e si riuscirà più facilmente a prendere decisioni per il futuro: sarà quello il momento di affrontare il divorzio e regolare le sue conseguenze.
La procedura è un po’ più laboriosa rispetto alla procedura per l’adozione di misure a protezione dell’unione coniugale (PUC) e il divorzio può essere pronunciato soltanto una volta risolte o decise tutte le conseguenze accessorie. E’ anche per questo motivo che in casi di urgenza o quando le tensioni sono ancora alte può essere preferibile una PUC.
In ogni caso, dopo due anni di separazione, ciascun coniuge potrà chiedere ed ottenere il divorzio, anche contro la volontà dell’altro (art. 114 CC). Per il resto, un divorzio unilaterale, contro la volontà o senza la collaborazione dell’altro, è possibile soltanto in casi particolarmente gravi (art. 115 CC). Codice civile svizzero