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Timestamp: 2019-07-17 23:00:46+00:00
Document Index: 166758792

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 66', 'art. 49']

D.Lgs. 151 2001 Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53
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1. Il presente testo unico disciplina i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori connessi alla maternità e paternità di figli nati fuori del matrimonio, adottivi e in affidamento, nonché il sostegno economico alla maternità e alla paternità (1).
(1) Comma modificato dall’articolo 105, comma 3, del D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, con la decorrenza prevista dall’articolo 108, comma 1, del medesimo decreto.
1. È vietata qualsiasi discriminazione per ragioni connesse al sesso, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, con particolare riguardo ad ogni trattamento meno favorevole in ragione dello stato di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive, ovvero in ragione della titolarità e dell’esercizio dei relativi diritti (1).
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 1, lettera a) del Dlgs. 25 gennaio 2010, n. 5.
Sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 11; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 10) (A)
1. In sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori assenti dal lavoro, in virtù delle disposizioni del presente testo unico, il datore di lavoro può assumere personale con contratto a tempo determinato o utilizzare personale con contratto temporaneo, ai sensi, rispettivamente, dell’articolo 1, secondo comma, lettera b), della legge 18 aprile 1962, n. 230, e dell’articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 24 giugno 1997, n. 196, e con l’osservanza delle disposizioni delle leggi medesime (1) .
2. L’assunzione di personale a tempo determinato e l’utilizzazione di personale temporaneo, in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo ai sensi del presente testo unico può avvenire anche con anticipo fino ad un mese rispetto al periodo di inizio del congedo, salvo periodi superiori previsti dalla contrattazione collettiva (2).
(1) Comma modificato dall’articolo 1, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(2) Comma modificato dall’articolo 1, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(A) In riferimento al presente articolo vedi: Interpello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 20 luglio 2015, n. 18/2015.
Lavori vietati (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 3, 30, comma 8, e 31, comma 1; decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 3; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 12, comma 3) (A)
(A) In riferimento al presente articolo: Interpello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 20 luglio 2015, n. 16/2015.
Polizia di Stato, penitenziaria e municipale (1) (legge 7 agosto 1990, n. 232, art. 13; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 14)
(1) A norma dell’articolo 18, comma 2, del D.P.R. 16 aprile 2009, n. 51, la disposizione di cui al presente articolo, si applica anche alle appartenenti al Corpo forestale dello Stato.
Personale militare femminile (decreto legislativo 31 gennaio 2000, n. 24, art. 4, comma 3) (1)
[ 1. Fatti salvi i periodi di divieto di adibire al lavoro le donne previsti agli articoli 16 e 17, comma 1, durante il periodo di gravidanza e fino a sette mesi successivi al parto il personale militare femminile non può svolgere incarichi pericolosi, faticosi ed insalubri, da determinarsi con decreti adottati, sentito il comitato consultivo di cui all’articolo 1, comma 3, della legge 20 ottobre 1999, n. 380, dal Ministro della difesa, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e delle pari opportunità per il personale delle Forze armate, nonché con il Ministro dei trasporti e della navigazione per il personale delle capitanerie di porto, e dal Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e delle pari opportunità per il personale del Corpo della guardia di finanza. ]
c) durante i tre mesi dopo il parto salvo quanto previsto all’articolo 20 (1) (2);
d) durante i giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. Tali giorni si aggiungono al periodo di congedo di maternità dopo il parto, anche qualora la somma dei periodi di cui alle lettere a) e c) superi il limite complessivo di cinque mesi (3) (4) (5).
1-bis. Nel caso di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza successiva al 180° giorno dall’inizio della gestazione, nonché in caso di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, le lavoratrici hanno facoltà di riprendere in qualunque momento l’attività lavorativa, con un preavviso di dieci giorni al datore di lavoro, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla loro salute (6).
(1) Lettera modificata dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(2) La Corte Costituzionale, con sentenza 7 aprile 2011, n. 116 (in Gazz. Uff., 13 aprile, n. 16), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della presente lettera, nella parte in cui non consente, nell’ipotesi di parto prematuro con ricovero del neonato in una struttura sanitaria pubblica o privata, che la madre lavoratrice possa fruire, a sua richiesta e compatibilmente con le sue condizioni di salute attestate da documentazione medica, del congedo obbligatorio che le spetta, o di parte di esso, a far tempo dalla data d’ingresso del bambino nella casa familiare.
(3) A norma dell’ articolo 1 del D.M. 12 luglio 2007 , il divieto di adibire le donne al lavoro per i periodi di cui al presente articolo è esteso ai committenti di lavoratrici a progetto e categorie assimilate iscritte alla gestione separata di cui all’ articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 , nonché agli associanti in partecipazione, a tutela delle associate in partecipazione iscritte alla gestione medesima. Vedi, anche, l’ articolo 2 del medesimo D.M. 12 luglio 2007 per le esercenti attività libero professionale. A norma dell’ articolo 5 del D.M. 12 luglio 2007 alle madri lavoratrici iscritte alla gestione separata è corrisposta un’indennità di maternità per i periodi di astensione obbligatoria previsti dal presente articolo.
(4) In riferimento al presente comma vedi: Messaggio INPS 12 luglio 2007, n. 18311.
(5) Lettera sostituita dall’articolo 2, comma 1, lettera a) del D.lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(6) Comma aggiunto dall’articolo 2, comma 1, del D.Lgs. 18 luglio 2011, n. 119.
2. Il diritto di cui al comma 1 può essere esercitato una sola volta per ogni figlio ed è subordinato alla produzione di attestazione medica che dichiari la compatibilità dello stato di salute della donna con la ripresa dell’attività lavorativa.
(1) Articolo inserito dall’articolo 2, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
2. La Direzione territoriale del lavoro e la ASL dispongono, secondo quanto previsto dai commi 3 e 4, l’interdizione dal lavoro delle lavoratrici in stato di gravidanza fino al periodo di astensione di cui alla lettera a), comma 1, dell’articolo 16 o fino ai periodi di astensione di cui all’ articolo 7, comma 6 , e all’articolo 12, comma 2, per uno o più periodi, la cui durata sarà determinata dalla Direzione territoriale del lavoro o dalla ASL per i seguenti motivi:
3. L’astensione dal lavoro di cui alla lettera a) del comma 2 è disposta dall’azienda sanitaria locale, con modalità definite con Accordo sancito in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, secondo le risultanze dell’accertamento medico ivi previsto. In ogni caso il provvedimento dovrà essere emanato entro sette giorni dalla ricezione dell’istanza della lavoratrice (2).
4. L’astensione dal lavoro di cui alle lettere b) e c) del comma 2 è disposta dalla Direzione territoriale del lavoro, d’ufficio o su istanza della lavoratrice, qualora nel corso della propria attività di vigilanza emerga l’esistenza delle condizioni che danno luogo all’astensione medesima (3).
5. I provvedimenti [dei servizi ispettivi] previsti dai presente articolo sono definitivi (4) (5).
(1) Comma modificato dall’articolo 2, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115e successivamente sostituito, a decorrere dal 1° aprile 2012, dall’articolo 15, comma 1, lettera a), del D.L. 9 febbraio 2012, n. 5.
(2) Comma modificato, a decorrere dal 1° aprile 2012, dall’articolo 15, comma 1, lettera b), del D.L. 9 febbraio 2012, n. 5.
(3) Comma modificato, a decorrere dal 1° aprile 2012, dall’articolo 15, comma 1, lettera c), del D.L. 9 febbraio 2012, n. 5.
(4) A norma dell’articolo 3 del D.M. 12 luglio 2007, l’estensione del divieto di adibire al lavoro le donne, di cui al presente articolo si applica integralmente ai committenti di lavoratrici a progetto e categorie assimilate iscritte alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, nonché agli associanti in partecipazione, a tutela delle associate in partecipazione iscritte alla gestione medesima; e limitatamente alla lettera a) comma 2 del presente articolo si applica anche nei confronti delle lavoratrici esercenti attività libero professionale. A norma dell’articolo 5 del D.M. 12 luglio 2007 alle madri lavoratrici iscritte alla gestione separata è corrisposta un’indennità di maternità per i periodi di astensione obbligatoria previsti dal presente articolo.
(5) Comma modificato, a decorrere dal 1° aprile 2012, dall’articolo 15, comma 1, lettera d), del D.L. 9 febbraio 2012, n. 5.
1. L’inosservanza delle disposizioni contenute negli articoli 16e 17 è punita con l’arresto fino a sei mesi.
Flessibilità del congedo di maternità (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 4-bis; legge 8 marzo 2000,n. 53, art. 12, comma 2) (A)
(A) In riferimento al presente articolo vedi: Messaggio 25 maggio 2007, n. 13279
1-bis. Il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto deve essere inviato all’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) esclusivamente per via telematica direttamente dal medico del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato, secondo le modalità e utilizzando i servizi resi disponibili dall’INPS (1).
2-bis. La trasmissione all’INPS del certificato di parto o del certificato di interruzione di gravidanza deve essere effettuata esclusivamente per via telematica dalla competente struttura sanitaria pubblica o privata convenzionata con il Servizio sanitario nazionale, secondo le modalità e utilizzando i servizi resi disponibili dall’INPS (2).
[2-ter. Le modalità di comunicazione di cui ai commi 1-bis e 2-bis trovano applicazione a decorrere dal duecento settantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto interministeriale di cui al comma 1-bis.] (3)
[2-quater. Fino alla scadenza del termine di cui al comma 2-ter rimane in vigore l’obbligo per la lavoratrice di consegnare all’INPS il certificato medico di gravidanza indicante la data presunta del parto, a sensi del comma 1, nonché la dichiarazione sostitutiva attestante la data del parto, ai sensi dell’articolo 46 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 , e successive modificazioni.] (4)
(1) Comma inserito dall’articolo 34, comma 1, lettere a), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98 e successivamente modificato dall’articolo 8, comma 1, lettera a), del D.L. 30 dicembre 2013, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 febbraio 2014, n. 15 e dall’articolo 61, comma 8, lettera a), del D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179.
(2) Comma aggiunto dall’articolo 34, comma 1, lettere b), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98 e successivamente modificato dall’articolo 61, comma 8, lettera b), del D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179.
(3) Comma aggiunto dall’articolo 34, comma 1, lettere b), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98 e successivamente modificato dall’articolo 8, comma 1, lettera b), del D.L. 30 dicembre 2013, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla Legge 27 febbraio 2014, n. 15. Da ultimo abrogato dall’articolo 61, comma 8, lettera c), del D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179.
(4) Comma aggiunto dall’articolo 34, comma 1, lettere b), del D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla Legge 9 agosto 2013 n. 98. Da ultimo abrogato dall’articolo 61, comma 8, lettera c), del D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179.
2 . L’indennità di maternità, comprensiva di ogni altra indennità spettante per malattia, è corrisposta con le modalità di cui all’ articolo 1, del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663 , convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33 , e con gli stessi criteri previsti per l’erogazione delle prestazioni dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie (1) (A).
7. Non viene cancellata dalla lista di mobilità ai sensi dell’articolo 9 della legge 23 luglio 1991, n. 223, la lavoratrice che, in periodo di congedo di maternità, rifiuta l’offerta di lavoro, di impiego in opere o servizi di pubblica utilità, ovvero l’avviamento a corsi di formazione professionale (2).
(1) Comma sostituito dall’articolo 2, comma 3, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(2) Per l’applicazione delle disposizioni di cui al presente articolo vedi il D.M. 12 luglio 2007 .
(A) In riferimento al presente comma vedi: Messaggio INPS 26 luglio 2013, n. 12129.
Calcolo dell’indennità (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 16)
1. L’indennità di maternità è corrisposta anche nei casi di risoluzione del rapporto di lavoro previsti dall’articolo 54, comma 3, lettere a), b) e c), che si verifichino durante i periodi di congedo di maternità previsti dagli articoli 16 e 1 (1).
(1) La Corte costituzionale, con sentenza del 14 dicembre 2001, n. 405, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui esclude la corresponsione dell’indennità di maternità nell’ipotesi prevista dall’articolo 54, comma 3, lettera a), del medesimo decreto legislativo. Successivamente, comma sostituito dall’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
3. Per i soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti ed ai fondi sostitutivi dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, gli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 2 sono addebitati alla relativa gestione pensionistica. Per i soggetti iscritti ai fondi esclusivi dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità e la vecchiaia ed i superstiti, gli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 2 sono posti a carico dell’ultima gestione pensionistica del quinquennio lavorativo richiesto nel medesimo comma (1).
(1) Per l’applicazione del presente articolo vedi l’articolo 2, comma 504, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
(Adozioni e affidamenti) (1).
6. Nel caso di affidamento di minore, il congedo può essere fruito entro cinque mesi dall’affidamento, per un periodo massimo di tre mesi .
6-bis. La disposizione di cui all’articolo 16-bis trova applicazione anche al congedo di maternità disciplinato dal presente articolo (2).
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 452, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
(2) Comma inserito dall’articolo 4, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
[ 1. Nel caso di adozione e di affidamento preadottivo internazionali, disciplinati dal Titolo III della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, il congedo di maternità di cui al comma 1 dell’articolo 26 spetta anche se il minore adottato o affidato abbia superato i sei anni e sino al compimento della maggiore età.
3. L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del congedo di cui al comma 1 dell’articolo 26, nonché la durata del periodo di permanenza all’estero nel caso del congedo previsto al comma 2 del presente articolo] (1).
(1) Articolo abrogato dall’articolo 2, comma 453, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
1-bis. Le disposizioni di cui al comma 1, si applicano anche qualora la madre sia lavoratrice autonoma avente diritto all’indennità di cui all’articolo 66 (1).
1-ter. L’indennità di cui all’articolo 66 spetta al padre lavoratore autonomo, previa domanda all’INPS, per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre (2).
2. Il padre lavoratore che intende avvalersi del diritto di cui ai commi 1 e 1-bis presenta al datore di lavoro la certificazione relativa alle condizioni ivi previste. In caso di abbandono, il padre lavoratore ne rende dichiarazione ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. L’INPS provvede d’ufficio agli accertamenti amministrativi necessari all’erogazione dell’indennità di cui al comma 1-ter, con le risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente (3).
(1) Comma inserito dall’articolo 5, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(2) Comma inserito dall’articolo 5, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(3) Comma sostituito dall’articolo 5, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
2. Il congedo di cui all’articolo 26, comma 4, spetta, alle medesime condizioni, al lavoratore anche qualora la madre non sia lavoratrice. L’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del periodo di permanenza all’estero del lavoratore (2).
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 454, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
(2) Comma sostituito dall’articolo 6, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
Congedo parentale (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 1, comma 4, e 7, commi 1, 2 e 3) (A)
1. Per ogni bambino, nei primi suoi dodici anni di vita, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro secondo le modalità stabilite dal presente articolo. I relativi congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere il limite di dieci mesi, fatto salvo il disposto del comma 2 del presente articolo. Nell’ambito del predetto limite, il diritto di astenersi dal lavoro compete (1):
a) alla madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo di maternità di cui al Capo III, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi (2);
1-bis. La contrattazione collettiva di settore stabilisce le modalità di fruizione del congedo di cui al comma 1 su base oraria, nonché i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa. Per il personale del comparto sicurezza e difesa di quello dei vigili del fuoco e soccorso pubblico, la disciplina collettiva prevede, altresì, al fine di tenere conto delle peculiari esigenze di funzionalità connesse all’espletamento dei relativi servizi istituzionali, specifiche e diverse modalità di fruizione e di differimento del congedo (3).
1-ter. In caso di mancata regolamentazione, da parte della contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, delle modalità di fruizione del congedo parentale su base oraria, ciascun genitore può scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria. La fruizione su base oraria è consentita in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale. Nei casi di cui al presente comma è esclusa la cumulabilità della fruizione oraria del congedo parentale con permessi o riposi di cui al presente decreto legislativo. Le disposizioni di cui al presente comma non si applicano al personale del comparto sicurezza e difesa e a quello dei vigili del fuoco e soccorso pubblico (4)(B).
3. Ai fini dell’esercizio del diritto di cui al comma 1, il genitore è tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilità, a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità e i criteri definiti dai contratti collettivi e, comunque, con un termine di preavviso non inferiore a cinque giorni indicando l’inizio e la fine del periodo di congedo. Il termine di preavviso è pari a 2 giorni nel caso di congedo parentale su base oraria (5) .
4. Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto .
4-bis. Durante il periodo di congedo, il lavoratore e il datore di lavoro concordano, ove necessario, adeguate misure di ripresa dell’attività lavorativa, tenendo conto di quanto eventualmente previsto dalla contrattazione collettiva (6).
(1) Alinea modificato dall’articolo 7, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(2) Vedi l’articolo 4, comma 24, lett. b), della L. 28 giugno 2012, n. 92.
(3) Comma inserito dall’articolo 1, comma 339, lettera a), della Legge 24 dicembre 2012, n. 228.
(4) Comma inserito dall’articolo 7, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(5) Comma modificato dall’articolo 1, comma 339, lettera b), della Legge 24 dicembre 2012, n. 228 e, successivamente, dall’articolo 7, comma 1, lettera c), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(6) Comma aggiunto dall’articolo 1, comma 339, lettera c), della Legge 24 dicembre 2012, n. 228.
(A) In riferimento al presente articolo vedi: Messaggio INPS 6 luglio 2015, n. 4576; Circolare INPS 18 agosto 2015, n. 152; Interpello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 11 aprile 2016, n. 13/2016; Circolare – CNR del 24 giugno 2016, n. 11/2016.
(B) In riferimento al presente comma vedi: Messaggio INPS 3 novembre 2015, n. 6704.
1. Per ogni minore con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre, hanno diritto, entro il compimento del dodicesimo anno di vita del bambino, al prolungamento del congedo parentale, fruibile in misura continuativa o frazionata, per un periodo massimo, comprensivo dei periodi di cui all’articolo 32, non superiore a tre anni, a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del genitore (1).
4. [Resta fermo il diritto di fruire del congedo di cui all’articolo 32.] Il prolungamento di cui al comma 1 decorre dal termine del periodo corrispondente alla durata massima del congedo parentale spettante al richiedente ai sensi dell’articolo 32 (2).
(1) Comma sostituito dall’articolo 3, comma 1, lettera a), del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119 e, successivamente, modificato dall’articolo 8, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(2) Comma modificato dall’articolo 3, comma 1, lettera b), del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119.
1. Per i periodi di congedo parentale di cui all’articolo 32 alle lavoratrici e ai lavoratori è dovuta fino al sesto anno di vita del bambino, un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi. L’indennità è calcolata secondo quanto previsto all’articolo 23, ad esclusione del comma 2 dello stesso (1).
3. Per i periodi di congedo parentale di cui all’articolo 32ulteriori rispetto a quanto previsto ai commi 1 e 2 è dovuta, fino all’ottavo anno di vita del bambino, un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione, a condizione che il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria. Il reddito è determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti reddituali per l’integrazione al minimo (2).
6. Si applica quanto previsto all’articolo 22, commi 4, 6 e 7 (3) (4).
(1) Comma modificato dall’articolo 9, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(2) Comma modificato dall’articolo 9, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(3) In deroga a quanto previsto dal presente articolo, gli articoli 21 e 58 del D.P.R. n. 164/2002 dispone che al personale con figli minori di tre anni che intende avvalersi del congedo parentale, sono concessi il congedo straordinario e la licenza straordinaria sino alla misura complessiva di quarantacinque giorni, anche frazionati, nell’arco del triennio e comunque entro il limite massimo annuale previsto per il medesimo istituto. La presente disposizione si applica anche ai fini della definizione dei procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del d.p.r. 18 giugno 2002, n. 164.
(4) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare INPS 2 marzo 2009, n. 36.
5. Per i soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, i periodi non coperti da assicurazione e corrispondenti a quelli che danno luogo al congedo parentale, collocati temporalmente al di fuori del rapporto di lavoro, possono essere riscattati, nella misura massima di cinque anni, con le modalità di cui all’articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, e successive modificazioni, a condizione che i richiedenti possano far valere, all’atto della domanda, complessivamente almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di effettiva attività lavorativa (1).
2. Il congedo parentale può essere fruito dai genitori adottivi e affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro dodici anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il raggiungimento della maggiore età (2).
3. L’indennità di cui all’articolo 34, comma 1, è dovuta, per il periodo massimo complessivo ivi previsto, entro i sei anni dall’ingresso del minore in famiglia (3).
(1) Articolo sostituito dall’articolo 2, comma 455, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
(2) Comma modificato dall’articolo 10, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015.
(3) Comma sostituito dall’articolo 10, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
[ 1. In caso di adozione e di affidamento preadottivo internazionali si applicano le disposizioni dell’articolo 36.
2. L’Ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione certifica la durata del congedo parentale] (1).
(1) Articolo abrogato dall’articolo 2, comma 456, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.
(1) Rubrica sostituita dall’articolo 3, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
Riposi giornalieri della madre (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 10) (A)
(A) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare INPS 6 settembre 2006, n. 95 bis; Interpello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 24 settembre 2015, n. 23.
1. I periodi di riposo di cui all’articolo 39sono riconosciuti al padre lavoratore:
(1) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare INPS 6 settembre 2006, n. 95 bis, e la Circolare INPS 25 novembre 2009, n. 118.
Riposi e permessi per i figli con handicap grave (legge 8 marzo 2000, n. 53, articoli 4, comma 4-bis, e 20) (A)
2. Il diritto a fruire dei permessi di cui all’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992 , n. 104, e successive modificazioni, è riconosciuto, in alternativa alle misure di cui al comma 1, ad entrambi i genitori, anche adottivi, del bambino con handicap in situazione di gravità, che possono fruirne alternativamente, anche in maniera continuativa nell’ambito del mese. (1).
[3. Successivamente al raggiungimento della maggiore età del figlio con handicap in situazione di gravità, la lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre hanno diritto ai permessi di cui all’articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Ai sensi dell’articolo 20 della legge 8 marzo 2000, n. 53, detti permessi, fruibili anche in maniera continuativa nell’ambito del mese, spettano a condizione che sussista convivenza con il figlio o, in assenza di convivenza, che l’assistenza al figlio sia continuativa ed esclusiva. ] (2)
5. Il coniuge convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità accertata ai sensi dell’articolo 4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ha diritto a fruire del congedo di cui al comma 2 dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta giorni dalla richiesta. In caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti del coniuge convivente, ha diritto a fruire del congedo il padre o la madre anche adottivi; in caso di decesso, mancanza o in presenza di patologie invalidanti del padre e della madre, anche adottivi, ha diritto a fruire del congedo uno dei figli conviventi; in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti dei figli conviventi, ha diritto a fruire del congedo uno dei fratelli o sorelle conviventi. (3) (4) (5) (6).
5-bis. Il congedo fruito ai sensi del comma 5 non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell’arco della vita lavorativa. Il congedo è accordato a condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno, salvo che, in tal caso, sia richiesta dai sanitari la presenza del soggetto che presta assistenza. Il congedo ed i permessi di cui articolo 33, comma 3, della legge n. 104 del 1992 non possono essere riconosciuti a più di un lavoratore per l’assistenza alla stessa persona. Per l’assistenza allo stesso figlio con handicap in situazione di gravità, i diritti sono riconosciuti ad entrambi i genitori, anche adottivi, che possono fruirne alternativamente, ma negli stessi giorni l’altro genitore non può fruire dei benefici di cui all’articolo 33, commi 2 e 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e 33, comma 1, del presente decreto (7).
5-ter. Durante il periodo di congedo, il richiedente ha diritto a percepire un’indennità corrispondente all’ultima retribuzione, con riferimento alle voci fisse e continuative del trattamento, e il periodo medesimo è coperto da contribuzione figurativa; l’indennità e la contribuzione figurativa spettano fino a un importo complessivo massimo di euro 43.579,06 annui per il congedo di durata annuale. Detto importo è rivalutato annualmente, a decorrere dall’anno 2011, sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. L’indennità è corrisposta dal datore di lavoro secondo le modalità previste per la corresponsione dei trattamenti economici di maternità. I datori di lavoro privati, nella denuncia contributiva, detraggono l’importo dell’indennità dall’ammontare dei contributi previdenziali dovuti all’ente previdenziale competente. Per i dipendenti dei predetti datori di lavoro privati, compresi quelli per i quali non è prevista l’assicurazione per le prestazioni di maternità, l’indennità di cui al presente comma è corrisposta con le modalità di cui all’articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33 (8).
5-quater. I soggetti che usufruiscono dei congedi di cui al comma 5 per un periodo continuativo non superiore a sei mesi hanno diritto ad usufruire di permessi non retribuiti in misura pari al numero dei giorni di congedo ordinario che avrebbero maturato nello stesso arco di tempo lavorativo, senza riconoscimento del diritto a contribuzione figurativa (9).
5-quinquies. Il periodo di cui al comma 5 non rileva ai fini della maturazione delle ferie, della tredicesima mensilità e del trattamento di fine rapporto. Per quanto non espressamente previsto dai commi 5, 5-bis, 5-ter e 5-quater si applicano le disposizioni dell’articolo 4, comma 2, della legge 8 marzo 2000, n. 53 (10).
(1) Comma sostituito dall’articolo 24, comma 2, lettera a) della Legge 4 novembre 2010, n. 183 e successivamente dall’articolo 4, comma 1, lettera a), del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119.
(2) Comma abrogato dall’articolo 24, comma 2, lettera b) della Legge 4 novembre 2010, n. 183.
(3) Comma modificato dall’articolo 3, comma 1, del D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115, dall’articolo 3, comma 106, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e dall’articolo 1, comma 1266, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e da ultimo sostituito dall’articolo 4, comma 1, lettera b), del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119. Vedi, anche, l’articolo 1, commi 143 e 145 della legge 30 dicembre 2004, n. 311.
(4) La Corte Costituzionale, con sentenza 16 giugno 2005, n. 233 , ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui non prevede il diritto di uno dei fratelli o delle sorelle conviventi con soggetto con handicap in situazione di gravità a fruire del congedo ivi indicato, nell’ipotesi in cui i genitori siano impossibilitati a provvedere all’assistenza del figlio handicappato perché totalmente inabili. Successivamente la Corte costituzionale, con sentenza 8 maggio 2007, n. 158 ha nuovamente dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede, in via prioritaria rispetto agli altri congiunti indicati dalla norma, anche per il coniuge convivente con “soggetto con handicap in situazione di gravità”, il diritto a fruire del congedo ivi indicato. Da ultimo la Corte costituzionale, con sentenza 30 gennaio 2009, n. 19 (in Gazz. Uff., 4 febbraio 2009, n. 5 ) ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto il figlio convivente, in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave.
(5) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare INPS 3 agosto 2007, n. 112; Circolare INPS 16 marzo 2009, n. 41.; Circolare INPS 5 marzo 2009, n.38.; Messaggio INPS 8 giugno 2001, n. 12440.
(6) La Corte Costituzionale, con sentenza 18 luglio 2013, n. 203 (in Gazz. Uff., 24 luglio, n. 30), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, nella parte in cui non include nel novero dei soggetti legittimati a fruire del congedo ivi previsto, e alle condizioni ivi stabilite, il parente o l’affine entro il terzo grado convivente, in caso di mancanza, decesso o in presenza di patologie invalidanti degli altri soggetti individuati dalla disposizione impugnata, idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave.
(7) Comma inserito dall’articolo 4, comma 1, lettera b), del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119.
(8) Comma inserito dall’articolo 4, comma 1, lettera b), del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119.
(9) Comma inserito dall’articolo 4, comma 1, lettera b), del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119.
(10) Comma inserito dall’articolo 4, comma 1, lettera b), del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119.
(A) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare INPS 15 gennaio 2007, n. 14 ; Nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 15 settembre 2014, n. 23/2014.
1. Il genitore con figli minori fino a tre anni di età dipendente di amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, può essere assegnato, a richiesta, anche in modo frazionato e per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, ad una sede di servizio ubicata nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione. L’eventuale dissenso deve essere motivato e limitato a casi o esigenze eccezionali. L’assenso o il dissenso devono essere comunicati all’interessato entro trenta giorni dalla domanda (2).
(1) Articolo inserito dall’articolo 3, comma 105, della legge 24 dicembre 2003, n. 350.
(2) Comma modificato dall’articolo 14, comma 7, della Legge 7 agosto 2015, n. 124.
1. Le disposizioni in materia di riposi di cui agli articoli 39, 40 e 41 si applicano anche in caso di adozione e di affidamento entro il primo anno dall’ingresso del minore nella famiglia (1) (2).
2. Le disposizioni di cui all’articolo 42si applicano anche in caso di adozione e di affidamento di soggetti con handicap in situazione di gravità.
2-bis. Le disposizioni di cui all’articolo 42-bis si applicano, in caso di adozione ed affidamento, entro i primi tre anni dall’ingresso del minore nella famiglia, indipendentemente dall’età del minore (3).
(1) La Corte Costituzionale con sentenza 1 aprile 2003, n. 104 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui prevede che i riposi di cui agli articoli 39, 40 e 41, del presente decreto, si applichino, anche in caso di adozione e di affidamento, “entro il primo anno di vita del bambino” anziché “entro il primo anno dall’ingresso del minore nella famiglia”.
(2) Comma modificato dall’articolo 8, comma 1, lettera a), del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119.
(3) Comma inserito dall’articolo 8, comma 1, lettera b), del D.L.g.s. 18 luglio 2011, n. 119.
3. La certificazione di malattia necessaria al genitore per fruire dei congedi di cui ai commi 1 e 2 è inviata per via telematica direttamente dal medico curante del Servizio sanitario nazionale , che ha in cura il minore, all’Istituto nazionale della previdenza sociale, utilizzando il sistema di trasmissione delle certificazioni di malattia di cui al decreto del Ministro della salute in data 26 febbraio 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010, secondo le modalità stabilite con decreto di cui al successivo comma 3-bis, e dal predetto Istituto è immediatamente inoltrata, con le medesime modalità, al datore di lavoro interessato e all’indirizzo di posta elettronica della lavoratrice o del lavoratore che ne facciano richiesta (1) (2).
3-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottare entro il 30 giugno 2013, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, del Ministro delegato per l’innovazione tecnologica e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro della salute, previo parere del Garante per protezione dei dati personali, sono adottate, in conformità alle regole tecniche previste dal Codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le disposizioni necessarie per l’attuazione di quanto disposto al comma 3, comprese la definizione del modello di certificazione e le relative specifiche (3).
(1) Comma sostituito dall’articolo 7, comma 3, lettera a) del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
(2) Vedi inoltre l’articolo 13, comma 2-ter, del D.L. 21 giugno 2013, n. 69 , convertito, con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98.
(3) Comma inserito dall’articolo 7, comma 3, lettera a) del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179.
1. Ai fini della fruizione del congedo di cui al presente capo, la lavoratrice e il lavoratore comunicano direttamente al medico, all’atto della compilazione del certificato di cui al comma 3 dell’articolo 47, le proprie generalità allo scopo di usufruire del congedo medesimo (1).
(1) Comma sostituito dall’articolo 7, comma 3, lettera b) del D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, con decorrenza di cui al comma 3 bis dello stesso articolo.
b-bis) la lavoratrice madre adottiva o affidataria di un minore, nei primi tre anni dall’ingresso del minore in famiglia, e comunque non oltre il dodicesimo anno di età o, in alternativa ed alle stesse condizioni, il lavoratore padre adottivo o affidatario convivente con la stessa (1).
(1) Lettera aggiunta dall’articolo 11, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
Divieto di licenziamento, dimissioni e diritto al rientro (1)
(1) Rubrica così modificata dall’articolo 4, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
4. Durante il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice non può essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa l’attività dell’azienda o del reparto cui essa è addetta, sempreché il reparto stesso abbia autonomia funzionale. La lavoratrice non può altresì essere collocata in mobilità a seguito di licenziamento collettivo ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni, salva l’ipotesi di collocamento in mobilità a seguito della cessazione dell’attività dell’azienda di cui al comma 3, lettera b) (1) .
9. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche in caso di adozione e di affidamento. Il divieto di licenziamento si applica fino ad un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare. In caso di adozione internazionale, il divieto opera dal momento della comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando, ai sensi dell’articolo 31, terzo comma, lettera d), della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, ovvero della comunicazione dell’invito a recarsi all’estero per ricevere la proposta di abbinamento (2).
(1) Comma modificato dall’articolo 4, comma 2, del D.lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(2) Comma sostituito dall’articolo 2, comma 1, lettera b) del D.lgs. 25 gennaio 2010, n. 5.
1. In caso di dimissioni volontarie presentate durante il periodo per cui è previsto, a norma dell’articolo 54, il divieto di licenziamento, la lavoratrice ha diritto alle indennità previste da disposizioni di legge e contrattuali per il caso di licenziamento. La lavoratrice e il lavoratore che si dimettono nel predetto periodo non sono tenuti al preavviso (1).
4. La risoluzione consensuale del rapporto o la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, o, in caso di adozione internazionale, nei primi tre anni decorrenti dalle comunicazioni di cui all’articolo 54, comma 9, devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio. A detta convalida è sospensivamente condizionata l’efficacia della risoluzione del rapporto di lavoro (2).
[5. Nel caso di dimissioni di cui al presente articolo, la lavoratrice o il lavoratore non sono tenuti al preavviso (A).] (3)
(1) Comma sostituito dall’articolo 12, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
(2) Comma sostituito dall’articolo 4, comma 16, della legge 28 giugno 2012, n. 92. Vedi anche quanto disposto dai commi dal 17 al 23 del medesimoarticolo 4 .
(3) Comma abrogato dall’articolo 12, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
(A) In riferimento al presente comma vedi: Nota del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali 7 novembre 2014, n. 28/2014.
1. Al termine dei periodi di divieto di lavoro previsti dal Capo II e III, le lavoratrici hanno diritto di conservare il posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, di rientrare nella stessa unità produttiva ove erano occupate all’inizio del periodo di gravidanza o in altra ubicata nel medesimo comune, e di permanervi fino al compimento di un anno di età del bambino; hanno altresì diritto di essere adibite alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti , nonché di beneficiare di eventuali miglioramenti delle condizioni di lavoro, previsti dai contratti collettivi ovvero in via legislativa o regolamentare, che sarebbero loro spettati durante l’assenza (1).
4-bis. L’inosservanza delle disposizioni contenute nel presente articolo è punita con la sanzione amministrativa di cui all’ articolo 54 , comma 8. Non è ammesso il pagamento in misura ridotta di cui all’ articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689 (2) .
(1) Comma modificato dall’ articolo 8-quater del D.L. 8 aprile 2008, n. 59, convertito, con modificazioni dalla Legge 6 giugno 2008, n. 101.
(2) Comma inserito dall’articolo 4, comma 3, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
1. Ferma restando la titolarità del diritto ai congedi di cui al presente testo unico, alle lavoratrici e ai lavoratori assunti dalle amministrazioni pubbliche con contratto a tempo determinato, di cui alla legge 18 aprile 1962, n. 230, o utilizzati con contratto di lavoro temporaneo, di cui alla legge 24 giugno 1997, n. 196, spetta il trattamento economico pari all’indennità prevista dal presente testo unico per i congedi di maternità, di paternità e parentali, salvo che i relativi ordinamenti prevedano condizioni di migliore favore (1) .
(1) Comma modificato dall’articolo 5, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
Personale militare (decreto legislativo 31 gennaio 2000, n. 24, art. 4, comma 2, e 5, commi 2 e 3) (1)
[ 1. Le assenze dal servizio per motivi connessi allo stato di maternità, disciplinate dal presente testo unico, non pregiudicano la posizione di stato giuridico del personale in servizio permanente delle Forze armate e del Corpo della guardia di finanza, salvo quanto previsto dal comma 2.
3. Il personale militare che si assenta dal servizio per congedo parentale e per la malattia del figlio è posto in licenza straordinaria per motivi privati, equiparata a tutti gli effetti a quanto previsto agli articoli 32 e 47. Il periodo trascorso in tale licenza è computabile, ai fini della progressione di carriera, nei limiti previsti dalla disciplina vigente in materia di documenti caratteristici degli ufficiali, dei sottufficiali e dei militari di truppa dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica relativamente al periodo massimo di assenza che determina la fine del servizio. ]
2. Per il personale addetto ai servizi domestici familiari, l’indennità di cui all’ articolo 22 ed il relativo finanziamento sono regolati secondo le modalità e le disposizioni stabilite dal decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1403.
6. Per le lavoratrici e i lavoratori agricoli di cui al comma 2 il salario medio convenzionale determinato con decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e rilevato nel 1995, resta fermo, ai fini della contribuzione e delle prestazioni temporanee, fino a quando il suo importo per le singole qualifiche degli operai agricoli non sia superato da quello spettante nelle singole province in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. A decorrere da tale momento trova applicazione l’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 9 ottobre 1989, n. 338, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389, e successive modificazioni (1).
(1) Per l’interpretazione autentica del presente comma vedi l’articolo 2, comma 153, della legge 23 dicembre 2009, n. 191.
Lavoratrici iscritte alla gestione separata di cui all’ articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (1)
2. Ai sensi del comma 12 dell’articolo 80 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, la tutela della maternità prevista dalla disposizione di cui al comma 16, quarto periodo, dell’articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, avviene nelle forme e con le modalità previste per il lavoro dipendente, a prescindere, per quanto concerne l’indennità di maternità spettante per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi, dalla effettiva astensione dall’attività lavorativa. A tal fine, [ con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, è disciplinata tale estensione nei limiti delle risorse rinvenienti dallo specifico gettito contributivo. Fino ad eventuali modifiche apportate con il predetto provvedimento,] si applica il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, del 4 aprile 2002 , pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno 2002. Con decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, è disciplinata l’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 7, 17 e 22 nei limiti delle risorse rinvenienti dallo specifico gettito contributivo, da determinare con il medesimo decreto (2) (3).
(1) Rubrica sostituita dall’articolo 5, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(2) Comma modificato dall’articolo 5, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115 e dall’articolo 1, comma 791, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, come modificato dall’articolo 1, comma 83, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 e dall’articolo 13, comma 1, della Legge 22 maggio 2017 n. 81. Vedi anche l’articolo articolo 25, comma 3, della Legge 81/2017.
(3) La Corte Costituzionale, con sentenza 22 novembre 2012, n. 257 (in Gazz. Uff., 28 novembre, n. 47), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma, come integrato dal richiamo al decreto ministeriale 4 aprile 2002 del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 136 del 12 giugno 2002, nella parte in cui, relativamente alle lavoratrici iscritte alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare), che abbiano adottato o avuto in affidamento preadottivo un minore, prevede l’indennità di maternità per un periodo di tre mesi anziché di cinque mesi.
1. In caso di adozione, nazionale o internazionale, alle lavoratrici di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, non iscritte ad altre forme obbligatorie, spetta, sulla base di idonea documentazione, un’indennità per i cinque mesi successivi all’effettivo ingresso del minore in famiglia, alle condizioni e secondo le modalità di cui al decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, adottato ai sensi dell’articolo 59, comma 16, della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
(1) Articolo inserito dall’articolo 13, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
(Automaticità delle prestazioni) (1).
1. I lavoratori e le lavoratrici iscritti alla gestione separata di cui all’articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, non iscritti ad altre forme obbligatorie, hanno diritto all’indennità di maternità anche in caso di mancato versamento alla gestione dei relativi contributi previdenziali da parte del committente.
1. Le lavoratrici e i lavoratori di cui al decreto legislativo 1 dicembre 1997, n. 468, e successive modificazioni, impegnati in attività socialmente utili hanno diritto al congedo di maternità e di paternità. Alle lavoratrici si applica altresì la disciplina di cui all’articolo 17 del presente testo unico.
(1) Rubrica sostituita dall’articolo 14, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
1. Alle lavoratrici autonome, coltivatrici dirette, mezzadre e colone, artigiane ed esercenti attività commerciali di cui alle leggi 26 ottobre 1957, n. 1047, 4 luglio 1959, n. 463, e 22 luglio 1966, n. 613, alle imprenditrici agricole a titolo principale, nonché alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne, di cui alla legge 13 marzo 1958, n. 250, e successive modificazioni, è corrisposta una indennità giornaliera per il periodo di gravidanza e per quello successivo al parto calcolata ai sensi dell’articolo 68 (1).
1-bis. L’indennità di cui al comma 1 spetta al padre lavoratore autonomo, per il periodo in cui sarebbe spettata alla madre lavoratrice autonoma o per la parte residua, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre (2).
(1) Comma modificato dall’articolo 1, comma 336, lettera a), della Legge 24 dicembre 2012, n. 228.
(2) Comma aggiunto dall’articolo 15, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
1-bis. L’indennità di cui all’articolo 66, comma 1-bis, è erogata previa domanda all’INPS, corredata dalla certificazione relativa alle condizioni ivi previste. In caso di abbandono il padre lavoratore autonomo ne rende dichiarazione ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (1).
2. In caso di adozione o di affidamento, l’indennità di maternità di cui all’articolo 66 spetta, sulla base di idonea documentazione, per i periodi e secondo quanto previsto all’articolo 26 (2).
(1) Comma inserito dall’articolo 16, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015.
(2) Comma sostituito dall’articolo 16, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80. Per l’applicazione, in via sperimentale per l’anno 2015, delle presenti disposizioni vedi l’articolo 26, commi 2, 3 e 4, del D.Lgs. n. 80 del 2015. Per la continuazione dei benefici delle presenti disposizioni, anche per gli anni successivi al 2015, vedi l’articolo 43, comma 2, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148.
Misura dell’indennità (legge 29 dicembre 1987, n. 546, articoli 3, 4 e 5)
2. Alle lavoratrici autonome, artigiane ed esercenti attività commerciali è corrisposta, per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa data effettiva del parto, una indennità giornaliere pari all’80 per cento del salario minimo giornaliero stabilito dall’articolo 1 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, nella misura risultante, per la qualifica di impiegato, dalla tabella A e dai successivi decreti ministeriali di cui al secondo comma del medesimoarticolo 1.
2-bis. Alle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne è corrisposta, per i due mesi antecedenti la data del parto e per i tre mesi successivi alla stessa data effettiva del parto una indennità giornaliera pari all’80 per cento della massima giornaliera del salario convenzionale previsto per i pescatori della piccola pesca marittima e delle acque interne dall’articolo 10 della legge 13 marzo 1958, n. 250, come successivamente adeguato in base alle disposizioni vigenti (1).
(1) Comma inserito dall’articolo 1, comma 336, lettera b), della Legge 24 dicembre 2012, n. 228.
1. Alle lavoratrici di cui al presente Capo, madri di bambini nati a decorrere dal 1 gennaio 2000, è esteso il diritto al congedo parentale di cui all’articolo 32, compresi il relativo trattamento economico e il trattamento previdenziale di cui all’ articolo 35, limitatamente ad un periodo di tre mesi, entro il primo anno di vita del bambino (1) (2).
1-bis. Le disposizioni del presente articolo trovano applicazione anche nei confronti dei genitori adottivi o affidatari (3) .
(1) Comma così modificato dall’articolo 6, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(2) A norma dell’articolo 1, comma 337, della Legge 24 dicembre 2012, n.228, le disposizioni di cui al presente comma trovano applicazione anche nei confronti delle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne.
(3) Comma inserito dall’articolo 6, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(4) A norma dell’articolo 1, comma 337, della Legge 24 dicembre 2012, n. 228, le disposizioni di cui al presente comma trovano applicazione anche nei confronti delle pescatrici autonome della piccola pesca marittima e delle acque interne.
(1) Rubrica sostituita dall’articolo 17, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
1. Alle libere professioniste, iscritte ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza di cui alla tabella D allegata al presente testo unico, è corrisposta un’indennità di maternità per i due mesi antecedenti la data del parto e i tre mesi successivi alla stessa (2).
2. L’indennità di cui al comma 1 viene corrisposta in misura pari all’80 per cento di cinque dodicesimi del solo reddito professionale percepito e denunciato ai fini fiscali come reddito da lavoro autonomo dalla libera professionista nel secondo anno precedente a quello dell’evento (3).
3-bis. L’indennità di cui al comma 1 non può essere superiore a cinque volte l’importo minimo derivante dall’applicazione del comma 3, ferma restando la potestà di ogni singola cassa di stabilire, con delibera del consiglio di amministrazione, soggetta ad approvazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, un importo massimo più elevato, tenuto conto delle capacità reddituali e contributive della categoria professionale e della compatibilità con gli equilibri finanziari dell’ente (4).
3-ter. L’indennità di cui al comma 1 spetta al padre libero professionista per il periodo in cui sarebbe spettata alla madre libera professionista o per la parte residua, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre (5).
(1) La Corte Costituzionale, con sentenza 14 ottobre 2005, n. 385, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo, nella parte in cui non prevede il principio che al padre spetti di percepire in alternativa alla madre l’indennità di maternità, attribuita solo a quest’ultima.
(2) Comma modificato dall’articolo 7, comma 1, del D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115.
(3) Comma modificato dall’articolo 1, comma 1, lettera a), della Legge 15 ottobre 2003, n. 289 .
(4) Comma aggiunto dall’articolo 1, comma 1, lettera b), della Legge 15 ottobre 2003, n. 289 .
(5) Comma aggiunto dall’articolo 18, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
1. L’indennità di cui all’articolo 70 è corrisposta, indipendentemente dall’effettiva astensione dall’attività, dal competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti, a seguito di apposita domanda presentata dall’interessata a partire dal compimento del sesto mese di gravidanza ed entro il termine perentorio di centottanta giorni dal parto (1) .
2. La domanda, in carta libera, deve essere corredata da certificato medico comprovante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto, nonché dalla dichiarazione redatta ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante l’inesistenza del diritto alle indennità di maternità di cui al Capo III, al Capo X e al Capo XI (1) .
3-bis. L’indennità di cui all’articolo 70, comma 3-ter è erogata previa domanda al competente ente previdenziale, corredata dalla certificazione relativa alle condizioni ivi previste. In caso di abbandono il padre libero professionista ne rende dichiarazione ai sensi dell’articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (2) .
4. I competenti enti che gestiscono forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti provvedono d’ufficio agli accertamenti amministrativi necessari (1).
(1) Comma modificato dall’articolo 7, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(2) Comma inserito dall’articolo 19, comma 1, del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
1. In caso di adozione o di affidamento, l’indennità di maternità di cui all’articolo 70 spetta, sulla base di idonea documentazione, per i periodi e secondo quanto previsto all’articolo 26 (3).
2. La domanda deve essere presentata dalla madre al competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti entro il termine perentorio di centottanta giorni dall’ingresso del minore e deve essere corredata da idonee dichiarazioni, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestanti l’inesistenza del diritto a indennità di maternità per qualsiasi altro titolo e la data di effettivo ingresso del minore nella famiglia (4) .
3. Alla domanda di cui al comma 2 va allegata copia autentica del provvedimento di adozione o di affidamento. (5)
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 23 dicembre 2003, n. 371 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella parte in cui non prevede che nel caso di adozione internazionale l’indennità di maternità spetta nei tre mesi successivi all’ingresso del minore adottato o affidato, anche se abbia superato i sei anni di età.
(2) La Corte Costituzionale, con sentenza 14 ottobre 2005, n. 385, ha dichiarato l’illegittimità costituzionaledel presente articolo, nella parte in cui non prevede il principio che al padre spetti di percepire in alternativa alla madre l’indennità di maternità, attribuita solo a quest’ultima.
(3) Comma sostituito dall’articolo 20, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
(4) Comma modificato dall’articolo 7, comma 3, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115 e, successivamente, sostituito dall’articolo 20, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
(5) La Corte Costituzionale, con sentenza 22 ottobre 2015, n. 205 (in Gazz. Uff., 28 ottobre, n. 43), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente articolo nella versione antecedente alle novità introdotte dall’art. 20 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80 , nella parte in cui, per il caso di adozione nazionale, prevede che l’indennità di maternità spetti alla madre libera professionista solo se il bambino non abbia superato i sei anni di età.
2. La domanda deve essere corredata da certificato medico, rilasciato dalla U.S.L. che ha fornito le prestazioni sanitarie, comprovante il giorno dell’avvenuta interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria, ai sensi della legge 22 maggio 1978, n. 194, e deve essere presentata al competente ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti entro il termine perentorio di centottanta giorni dalla data dell’interruzione della gravidanza (1) .
(1) Comma modificato dall’articolo 7, comma 4, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
1. Per ogni figlio nato dal 1 gennaio 2001, o per ogni minore in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento dalla stessa data, alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie o in possesso di carta di soggiorno ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, che non beneficiano dell’indennità di cui agli articoli 22, 66 e 70 del presente testo unico , è concesso un assegno di maternità pari a complessivi euro 1.291,14.
4. L’assegno di maternità di cui al comma 1, nonché l’integrazione di cui al comma 6, spetta qualora il nucleo familiare di appartenenza della madre risulti in possesso di risorse economiche non superiori ai valori dell’indicatore della situazione economica (ISE), di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, tabella 1, pari a euro 25.822,84 annui con riferimento a nuclei familiari con tre componenti.
7. L’importo dell’assegno è rivalutato al 1 gennaio di ogni anno, sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall’ISTAT.
11. Per i procedimenti di concessione dell’assegno di maternità relativi ai figli nati dal 2 luglio 1999 al 30 giugno 2000 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all’articolo 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448. Per i procedimenti di concessione dell’assegno di maternità relativi ai figli nati dal 1 luglio 2000 al 31 dicembre 2000 continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al comma 12 dell’articolo 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488 (2) .
(1) In riferimento al presente articolo vedi: Circolare INPS 18 febbraio 2005, n. 32; Circolare INPS 27 febbraio 2014, n. 29.
(2) Per la rivalutazione annuale dell’assegno relativa all’anno 2008, vedi il Comunicato 15 febbraio 2008; per la rivalutazione relativa all’anno 2009 vedi il Comunicato 6 febbraio 2009; per la rivalutazione per l’anno 2010 vedi il Comunicato 15 febbraio 2010 ; per la rivalutazione per l’anno 2012 vedi il Comunicato 16 febbraio 2012; per la rivalutazione per l’anno 2013 vedi il Comunicato 20 febbraio 2013 ; per la rivalutazione per l’anno 2014 vedi il Comunicato 20 febbraio 2014 ed il Comunicato 30 gennaio 2015. Da ultimo, per la rivalutazione, per l’anno 2015, della misura e dei requisiti economici dell’assegno per il nucleo familiare numeroso e dell’assegno di maternità, vedi il Comunicato 25 marzo 2015.
1. Alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie ovvero in possesso di carta di soggiorno ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, per le quali sono in atto o sono stati versati contributi per la tutela previdenziale obbligatoria della maternità, è corrisposto, per ogni figlio nato, o per ogni minore in affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento dal 2 luglio 2000, un assegno di importo complessivo pari a euro 1.549,37, per l’intero nel caso in cui non beneficiano dell’indennità di cui agli articoli 22, 66 e 70 del presente testo unico, ovvero per la quota differenziale rispetto alla prestazione complessiva in godimento se questa risulta inferiore, quando si verifica uno dei seguenti casi:
4. L’importo dell’assegno è rivalutato al 1 gennaio di ogni anno, sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall’ISTAT.
1. Con riferimento ai parti, alle adozioni o agli affidamenti intervenuti successivamente al 1 luglio 2000 per i quali è riconosciuta dal vigente ordinamento la tutela previdenziale obbligatoria, il complessivo importo della prestazione dovuta se inferiore a euro 1.549,37, ovvero una quota fino a euro 1.549,37 se il predetto complessivo importo risulta pari o superiore a tale valore, è posto a carico del bilancio dello Stato. Conseguentemente, e, quanto agli anni successivi al 2001, subordinatamente all’adozione dei decreti di cui al comma 2 dell’articolo 49 della legge 23 dicembre 1999, n. 488, sono ridotti gli oneri contributivi per maternità, a carico dei datori di lavoro, per 0,20 punti percentuali (1) .
3. L’importo della quota di cui al comma 1 è rivalutato al 1 gennaio di ogni anno, sulla base della variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall’ISTAT.
(1) Per una riduzione del contributo previsto dal presente comma, a decorrere dall’anno 2002, vedi articolo 43 della legge 28 dicembre 2001, n. 448.
a) dello 0,46 per cento sulla retribuzione per il settore dell’industria, del credito, dell’assicurazione, dell’artigianato, marittimi, spettacolo (1);
c) dello 0,13 per cento sulla retribuzione per il settore dei servizi tributari appaltati (1);
(1) Lettera modificata dall’articolo 15-bis del D.L. 2 luglio 2007, n. 81.
Oneri derivanti dall’assegno di maternità di base (legge 23 dicembre 1998, n. 448, art. 66, commi 5 e 5-bis)
Oneri derivanti dall’assegno di maternità per lavori atipici e discontinui (legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 49, comma 9)
1. Alla copertura degli oneri derivanti dall’applicazione del Capo XI, si provvede con un contributo annuo di euro 7,49 per ogni iscritto all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, vecchiaia e superstiti per le gestioni dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri, artigiani ed esercenti attività commerciali (1) .
1-bis. Il contributo annuo previsto al comma 1 si applica, altresì alle persone che esercitano, per proprio conto, quale esclusiva e prevalente attività lavorativa, la piccola pesca marittima e delle acque interne, iscritte al fondo di cui all’articolo 12, terzo comma, della legge 13 marzo 1958, n. 250 (2) .
2. Al fine di assicurare l’equilibrio delle singole gestioni previdenziali, il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro del tesoro, sentito il consiglio di amministrazione dell’INPS, con proprio decreto stabilisce le variazioni dei contributi previsti ai commi 1 e 1-bis, in misura percentuale uguale alle variazioni delle corrispettive indennità (3).
(2) Comma inserito dall’articolo 1, comma 336, lettera c), numero 1), della Legge 24 dicembre 2012, n.228.
(3) Comma modificato dall’articolo 1, comma 336, lettera c), numero 2), della Legge 24 dicembre 2012, n.228.
1. Alla copertura degli oneri derivanti dall’applicazione del Capo XII, si provvede con un contributo annuo a carico di ogni iscritto a casse di previdenza e assistenza per i liberi professionisti. Il contributo è annualmente rivalutato con lo stesso indice di aumento dei contributi dovuti in misura fissa di cui all’articolo 22 della legge 3 giugno 1975, n. 160, e successive modificazioni (1) .
2. A seguito della riduzione degli oneri di maternità di cui all’ articolo 78 , per gli enti comunque denominati che gestiscono forme obbligatorie di previdenza in favore dei liberi professionisti, la ridefinizione dei contributi dovuti dagli iscritti ai fini del trattamento di maternità avviene mediante delibera degli enti medesimi, approvata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, nonché con gli altri Ministeri rispettivamente competenti ad esercitare la vigilanza sul relativo ente (2) .
3. Ai fini dell’approvazione della delibera di cui al comma 2, gli enti presentano ai Ministeri vigilanti idonea documentazione che attesti la situazione di equilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate (2).
(2) Comma sostituito dall’articolo 8, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
[ m) la lettera d) del comma 1 dell’articolo 4 del decreto-legge 4 agosto 1987, n. 325, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n. 402;] (1)
[ z) l’articolo 18 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 135;] (2)
h) il decreto del Ministro della sanità 10 settembre 1998 (3);
k) il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 4 aprile 2002 (4) ;
r-bis) il decreto del Ministro per la solidarietà sociale 21 dicembre 2000, n. 452 , e successive modificazioni (5) .
(1) Lettera soppressa dall’articolo 21, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
(2) Lettera soppressa dall’articolo 21, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
(3) Lettera sostituita dall’articolo 21, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 giugno 2015 n. 80.
(4) Lettera sostituita dall’articolo 9, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(5) Lettera aggiunta dall’articolo 9, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
c) la lettera n) del comma 3 dell’articolo 31 e l’articolo 39-quater della legge 4 maggio 1983, n. 184, nonché le parole “e gli articoli 6 e 7 della legge 9 dicembre 1977, n. 903, si applicano anche agli affidatari di cui al comma precedente” del secondo comma dell’articolo 80 della legge 4 maggio 1983, n. 184;
t) il comma 5 dell’articolo 3, il comma 4-bis dell’articolo 4 e l’articolo 10 e i commi 2 e 3 dell’articolo 12, salvo quanto previsto dalla lettera dd) dell’articolo 85 del presente testo unico, e l’ articolo 14 della legge 8 marzo 2000, n. 53 (2) ;
(2) Lettera così modificata dall’articolo 9, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
(3) Comma inserito dall’articolo 9, comma 2, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
1. Fino all’entrata in vigore delle disposizioni regolamentari di attuazione del presente testo unico, emanate ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, si applicano le disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026, salvo quanto stabilito dall’articolo 86del presente testo unico.
Agenti biologici dei gruppi di rischio 2, 3 e 4 ai sensi dell’articolo 268, nonché dell’Allegato XLVI del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, nella misura in cui sia noto che tali agenti o le terapie che essi rendono necessarie mettono in pericolo la salute delle gestanti e del nascituro, semprechè non figurino nell’Allegato B della presente legge (1).
a) sostanze e miscele che soddisfano i criteri di classificazione del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio in una o più delle seguenti classi di pericolo e categorie di pericolo con una o più delle seguenti indicazioni di pericolo, semprechè non figurino ancora nell’Allegato B della presente legge: – mutagenicità sulle cellule germinali, categorie 1 A, 1 B o 2 (H340, H341), – cancerogenicità, categorie 1 A, 1 B o 2 (H350, H350i, H351), – tossicità per la riproduzione, categorie 1 A, 1 B o 2 o la categoria aggiuntiva per gli effetti sull’allattamento o attraverso di essa (H360, H360D, H360FD, H360Fd, H360Df, H361, H361d, H361fd, H362), – tossicità specifica per organi bersaglio dopo esposizione singola, categorie 1 o 2 (H370, H371) (2)
b) agenti chimici che figurano nell’allegato XLII del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (3);
Processi industriali che figurano nell’allegato XLII del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 (4).
(1) Punto sostituito dall’articolo 2, comma 1, lettera a), numero 1), del D.Lgs. 15 febbraio 2016, n. 39.
(2) Lettera sostituita dall’articolo 2, comma 1, lettera a), numero 2.1), del D.Lgs. 15 febbraio 2016, n. 39.
(3) Lettera sostituita dall’articolo 2, comma 1, lettera a), numero 2.2), del D.Lgs. 15 febbraio 2016, n. 39.
(4) Sezione sostituita dall’articolo 2, comma 1, lettera b), del D.Lgs. 15 febbraio 2016, n. 39.
(1) Tabella sostituita dall’articolo 10, comma 1, del D.LGS. 23 aprile 2003, n. 115.
Usurpatio est usucapionis interruptio.