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Timestamp: 2018-08-21 15:27:57+00:00
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Matched Legal Cases: ['de lege ferenda', 'art. 4', 'art. 728', 'art. 605', 'art. 603', 'art. 603', 'art. 640']

L'adesione al culto emergente: conversione e/o plagio?
A cura del Dott. Michele Del Re, ordinario di Diritto Penale presso l'Università di Camerino.
Tratto da La persuasione socialmente accettata, il plagio e il lavaggio del cervello, Vol. I, a cura del Dott. Mario di Fiorino, Centro Studi di Psichiatria & Territorio, Forte dei Marmi (Lu). 1990-1991.
Carattere e caratteri del culto emergente
Condizioni soggettive di recettività
L'ingresso nel culto
Gli effetti psicologici e psichiatrici: il cosiddetto effetto sollievo.
L'approccio sociobiologico
La riforma del pensiero (tecnica dell'uomo nuovo)
La conformizzazione totale
I cosiddetti "culti distruttivi" e la manipolazione
Prospettive comparatistiche
Per la tutela penale della integrità psichica
«Quel che si cancella nell'adepto è, in definitiva, il senso critico nei confronti di tutto ciò che fanno i suoi maestri, il gruppo. [...] la scientologia custodisce con estrema attenzione i propri adepti, perché la programmazione non è sempre così salda da non attenuarsi nel tempo, da non lasciar spazio per il risveglio dei poteri critici. Sono pronti allora, per gli adepti, i gruppi operativi di riabilitazione, che praticano auditing particolarmente faticosi. L'adepto in crisi è continuamente sorvegliato, e tenuto in isolamento, viene nutrito di avanzi, è sottoposto a lavori duri e faticosi, ha contatti soltanto con capi del gruppo, può leggere soltanto i libri di Hubbard.»
Carattere e caratteri del culto emergente Quale che sia il contenuto fideistico e le tecniche peculiari al gruppo che si dichiara religioso o scientista, esso può definirsi culto emergente quando, comunque presentato, esso abbia un contenuto fideistico divergente da quello tradizionale di una certa società in un certo momento storico [1]; si constata che dal punto di vista della valutazione psicosociologica, i membri di tali culti emergenti presentano con buona costanza quattro caratteristiche:
Adesione ad un sistema di credenze che coinvolge la vita e il destino della persona e presenta un sistema di atteggiamenti e idee omni-inglobante; tale sistema, almeno in parte, respinge la cultura, i valori, della maggioranza. In questa presa di posizione sta la novità, considerato che il credo non di rado ha radici antiche; esso peraltro per essere definito "culto emergente" deve avere un contenuto almeno in parte a-razionale;
Alto livello di coesione gruppale all'interno dell'ordinamento, con conseguente estraniamento nei confronti di chi è fuori;
Notevole capacità coercitiva delle norme di comportamento stabilite dal gruppo;
Fede nel potere carismatico o divino - insomma negli ultrapoteri, autonomi o derivati - del gruppo e/o del suo capo.
Condizioni soggettive di recettività È stata più volte sottolineata la abbastanza ovvia considerazione per la quale ogni risposta sociale che abbia successo trova il suo presupposto necessario in esigenze psicologiche diffuse, anche se questa considerazione non può certo legittimare ogni risposta, anche aberrante, che il gruppo elabora: a quali esigenze risponde il nuovo culto? In altri termini: quali caratteristiche peculiari hanno coloro che sono disponibili ad aderire ad un culto emergente? È ovvio infatti constatare che i mezzi di condizionamento posti in opera dal culto sono insufficienti quando non insistano su un terreno di predisposizione. La situazione precedente alla adesione al gruppo viene spesso caratterizzata, secondo molti autori, da una famiglia eccessivamente strutturata e nella quale le tensioni si riversano all'interno. Il gruppo cultico rappresenterebbe [6] per i membri una soluzione ai conflitti tra la spinta alla autonomia che la società promuove e le caratteristiche della famiglia di provenienza chiusa, auto-sostenuta, tale insomma da portare al rifiuto delle autonome responsabilità individuali. Spesso si è parlato di un disagio psicologico; un ricercatore ha descritto coloro che entrano nella setta come soggetti prevalentemente depressi, inadeguati, antisociali al margine tra normalità e follia - borderline - altri li hanno caratterizzati come solitari respinti e tristi [7]. Il 60% dei membri dei gruppi cultici, secondo CLARK [8], ha sofferto di cronici disturbi psichici per molti anni, prima di essere coinvolto nel gruppo carismatico. Soltanto il 40% dei cultisti sarebbe costituito da persone di normale maturità. Le preoccupazioni degli adepti relative ai fini dell'uomo e al destino sono strettamente associate ad una insoddisfazione nei rapporti interpersonali e alla conseguente solitudine e senso di alienazione; questo spiega perché la setta - veduta come uno strumento per ridurre il senso angoscioso di incompletezza personale - riesce spesso a superare le resistenze individuali all'inglobamento nel nuovo gruppo, proprio nel periodo della vita in cui più acuto è il senso dell'inadeguatezza individuale di fronte ai problemi del mondo, nell'adolescenza, dunque [9]. Non è facile identificare le eventuali situazioni psicopatologiche tra i membri di una setta inquantoché - quante inchieste viziate da questo difetto! - alle interviste rispondono i volontari e solo quelli, tuttavia appare certo che alcune sette attraggono membri con una pesante situazione patologica. DEUTSCHE [10] trovò ad esempio, in un piccolo gruppo di 24 devoti di Baaba, praticamente la totalità di disturbati psichicamente, di sofferenti d'infelicità cronica, di assillati da relazioni familiari non soddisfacenti. Anche per membri della setta Subub in Londra sono stati rilevati dati analoghi, mentre UNGERLEIDER e WELLISH [11] escludono che i settari in quanto tali soffrano di malattie mentali. L'ingresso nel culto Il vero problema che sorge, sia sotto il profilo psicologico, sia sotto il profilo sociale e quindi giuridico, è quello della distinzione tra la conversione - fenomeno socialmente accettato e che giuridicamente costituisce un diritto fondamentale dell'individuo - e certe pratiche di coartazione psicologica inaccettabili socialmente e quindi riprovate e represse sul piano giuridico. Come scriveva JAMES nel mai troppo lodato Varietà dell'esperienza religiosa (1902), la conversione può essere vista come un fatto di integrazione di un individuo "che si sente sbagliato, inferiore e infelice in un gruppo che si sente giusto, superiore e felice": noi Italiani s'è studiata l'esatta descrizione di questo fenomeno in un libro (che magari rovinato per qualche studente dal pedagogo ignorante o dal rozzo illustratore TV) resta modello d'indagine psicologica: I promessi sposi. Chi non ricorda il risveglio alla gioia attiva e partecipe dell'armonia del mondo, dagli incubi della cattiva coscienza, dall'ansiosa passività, dell'Innominato che ritrova la fede? Oppure la trasformazione dell'invelenito Ludovico, astioso, frustrato e dispettoso, in un santo forte e sereno, l'ascetico padre Cristoforo, ricco dell'energia che dona la fede? L'aspetto positivo della conversione non esclude che la conversione possa in taluni casi essere parte di un processo psicotico [12], specialmente quando [13] si tratti di conversioni improvvise e inopinate, nelle quali si evidenzino aspetti neurotici. Per quanto riguarda l'ingresso nel culto, alcuni ricercatori hanno sottolineato il senso di reintegrazione in quei giovani che soffrivano di disperazione esistenziale e di scompenso schizofrenico prima dell'ingresso nel culto. Certo le esperienze trascendentali o mistiche [14] nel processo di adesione al culto, talvolta scatenano episodi allucinatori e acuti sia in soggetti psicotici che non psicotici [15]. Un modello esplicativo di questa apparizione di fatti di tipo psicotico non è stato fornito. Le esperienze allucinatorie comunque sono comuni e contribuiscono notevolmente a cogliere il meccanismo genetico di certi disturbi psicotici e neurotici. L'ingresso nel culto, l'incontro con la nuova entità sociale tende a divenire un punto tornante nella vita di chi si accosta al culto emergente, ma tale ingresso costituisce un importante processo dinamico per il gruppo che accetta il neofita: i membri che accolgono il nuovo uomo gli creano attorno una raggiera di relazioni sociali particolari - un legame affettivo, prima di tutto [16], tendente ad eliminare il sentimento di nausea, di deprivazione, di mancanza di significato, che usualmente prova il soggetto che è in cerca di queste nuove realtà sociali [17]. Gli effetti psicologici e psichiatrici: il cosiddetto effetto sollievo. Si può fare una considerazione generale: nel primo momento il gruppo cultico, offre una temporanea remissione dei sintomi di disagio psicologico - o addirittura psichiatrici; successivamente, tuttavia, l'appartenenza al gruppo può contribuire ad una esacerbazione della malattia e/o del disagio, per via della pressione esercitata sulla personalità dell'individuo perché ponga in essere in se stesso un mutamento personale. Questa pressione promuove un forte senso di ansietà fra coloro che non realizzano un immediato, consapevole progresso sulla strada intrapresa. Tale ansietà viene utilizzata nei cd. culti distruttivi a fini di condizionamento. Gli adepti ai culti emergenti contemporanei confermano di solito di aver avuto un effetto positivo sul loro stato psicologico dall'entrata nella setta o nel gruppo terapeutico, parlando dì "nuova forza", di "nuove risorse spirituali", di una riduzione dell'astio contro se stesso [18], di calma, di felicità, di capacità di migliori relazioni col mondo [19]. Rilevamenti nella Missione della luce divina e nella Chiesa dell'Unificazione (studiate da GALANTER) confermano questo "effetto di sollievo" che perdurerebbe per due o tre anni. Invero certi osservatori esterni sottolineano il carattere psicopatologico dell'atteggiamento degli adepti ai nuovi culti [21] poiché i convertiti spesso assumono atteggiamenti sognanti, sembrano vivere al di fuori del mondo e tengono comportamenti stereotipizzati restando del tutto inespressivi quando discutono argomenti diversi da quelli della loro nuova conversione [22]. Invero gli impulsi suicidi, gli scompensi schizofrenici, le psicosi attettive, secondo la più recente letteratura psichiatrica, vengono ridotti e controllati da certe esperienze cultiche [23]; per altri osservatori l'esperienza cultica può essere un momento del deterioramento psicotico [24]. L'ingresso nel gruppo influisce sull'uso e l'abuso dì alcool e di droghe [25]; in genere si può considerare diminuita la quantità di droghe che viene assunta; ma l'influenza riduttiva non è superiore a quella che si verifica nei gruppi tipo Alcoolic Anonymous o in altre comunità terapeutiche specializzate. In genere il gruppo riesce ad attenuare lo stress legato a tipici avvenimenti della vita [26], poiché - è presto detto - il soggetto si sente accompagnato nell'affrontare quei momenti da tutto il gruppo. La vita in comunità è caratteristica di molte sette carismatiche, dai Tremolanti ai Mormoni dei secoli scorsi, ai culti di oggi. Nelle sette contemporanee i membri spesso vivono insieme in residenze private o istituzioni. Naturalmente il condividere le risorse economiche e le comodità residenziali crea una atmosfera di tipo familiare e quindi un notevole grado di intimità entro il gruppo che comporta per gli adepti atteggiamenti stereotipizzati, per cui l'interrelazione è fortissima quando si affrontano argomenti e problemi relativi alla adesione, mentre i nuovi adepti restano del tutto apatici e inespressivi quando si discutono argomenti e si affrontano problemi diversi da quelli del loro ingresso nel culto [22]. L'adesione può diventare strumento per sottrarsi alla autonomia dell'età adulta e per continuare a vivere una vita di infantilismo [29]. Comunque [30], i convertiti che abbiano disturbi psichici possono ricevere benefici da una esperienza mistica, se essa li orienta verso un più stabile adattamento sociale. Lo psichiatra deve esaminare l'adesione caso per caso, valutando in concreto se il convertito riceve un beneficio o un danno psicologico dalla adesione [31]. L'approccio sociobiologico La nomenclatura psichiatrica, creata per descrivere situazioni patologiche, deve, in materia di culti emergenti, riferirsi a situazioni "normali", a problemi di mera adattabilità sociale, tenendo presente che si verificano fenomeni allucinatori anche in individui non sofferenti di psicosi nel contesto dell'esperienza cultista [37]. Inoltre la nomenclatura della psichiatria, sviluppata specificamente per descrivere i fenomeni del comportamento individuale, deve adattarsi a fenomeni che possono essere compresi soltanto in un complesso gruppale. Un approccio integrato esige che si considerino i gruppi come entità funzionali autonome nei confronti dell'individuo, in effetti alcuni aspetti psicologici assumono espressività nel gruppo indipendentemente dalle intenzioni degli individui che ne fanno parte [38]. Può essere pertanto utilizzata [39] la teoria dei sistemi che fu sviluppata per lo studio delle relazioni tra componenti di sistemi biologici complessi. Il culto può essere rappresentato come un sistema aperto con scambi continui verso l'esterno. E il controllo confinario appare uno degli aspetti più inquietanti di alcuni gruppi cultici: la mistificazione, l'abuso passa spesso attraverso l'isolamento. Alcuni osservatori [39] hanno descritto la speciale fissità e intensità dello sguardo dei membri di alcune sette (Moon Share). Questa sindrome può apparire una reazione atipica dissociativa simile allo stato di trance in persone che hanno subito un periodo forzato di indottrinamento. Scrive il GALANTER che questa risposta, che appare patologica se osservata nell'individuo isolato, è invece adattativa quando sostiene l'appartenenza al gruppo, tanto da venire in evidenza soltanto quando venga posta in pericolo l'integrità del gruppo. Questa emergenza di reazioni peculiari al gruppo soltanto in situazioni speciali, spiega le descrizioni dello stesso gruppo, diverse da parte di diversi osservatori. Il controllo confinario può essere rafforzato da caratteri esteriori distintivi, come gli abiti, le abitudini alimentari; spesso è rafforzato dal timore nei confronti di coloro che stanno all'esterno, guardati con sospetto, quali nemici [4]. Talvolta si giunge ad una diagnosi di disordine paranoide. I sistemi aperti trasformano anche ciò che viene dall'esterno in qualcosa di adeguato col metodo della selezione, la quale aumenta l'adeguatezza (WILSON). Su questa base, certi comportamenti attualmente considerati come frutto di disadattamento individuale patologico, devono essere reinterpretati: essi possono essere tratti evoluzionari a carattere positivo nel senso che migliorano la adeguatezza inclusiva. Applicando questa ipotesi alla vulnerabilità umana al disagio neurotico (ansietà e depressione), si constata che tale situazione non migliora necessariamente l'adeguatezza personale, individuale (anzi può rendere l'individuo meno idoneo alla riproduzione), ma, nonostante questi effetti negativi, il tratto è stato mantenuto per selezione (la frequenza è alta come dimostra l'uso di farmaci antiansia da parte di un terzo della popolazione degli Stati Uniti). Probabilmente il valore adattativo di questa vulnerabilità può ritrovarsi sia nell'assicurare l'integrazione effettiva all'interno di un gruppo sociale più largo, sia accrescendo la stabilità coesiva del gruppo. La persistenza di questo tratto nel corso della evoluzione, può essere prodotto della selezione, in base alla adeguatezza inclusiva, qualora si constati una relazione inversa tra l'esperienza del disagio neurotico e il grado di adesione individuale ad un gruppo sociale coesivo. In effetti la vulnerabilità al disagio, promuove l'adeguatezza inclusiva per mezzo di un effetto di sollievo, esperimentato quando si analizza la affiliazione con un gruppo sociale; così dunque viene promossa l'integrazione individuale all'interno del collettivo e quindi si giunge ad una unità sociale più adeguata. Rilevata l'esistenza di questo effetto sollievo, esso si dev'essere evoluto in uno stadio precoce della storia dell'umanità durante il quale si aveva un benefizio di adeguatezza dalla presenza di gruppi sociali coesivi ed integrati. Probabilmente durante l'evoluzione dell'australopiteco, il primo certo precursore umano che dopo essere emerso dalle foreste equatoriali preistoriche africane (circa cinque milioni di anni fa!), divenne cacciatore e predatore. La capacità di predare e cacciare fruttuosamente fu resa possibile dalla formazione di gruppi di caccia cooperativi, senza i quali gli animali più grossi non avrebbero potuto essere affrontati. Gli antropologi ne traggono la conclusione che l'australopiteco cominciò perciò ad associarsi a gruppi di 30-100 membri (d'altra parte tipici ancora delle tribù di cacciatori odierni). I membri di tali gruppi si disperdevano e si aggregavano secondo le condizioni ambientali, acquisendo metodi di riconoscimento e di affiliazione come di esclusione che divennero importanti per assicurare la giusta distribuzione della preda catturata e per prevenire l'intrusione di persone dall'esterno del gruppo operativo. L'evoluzione di meccanismi psicologici per assicurare l'integrità di ben integrati gruppi parentali deve aver aumentato considerevolmente I'adeguatezza sociale. In effetti nei due milioni di anni di sviluppo dall'austrolopiteco, la capacità craniale dell'uomo primitivo passò dai cinquecento centimetri ai mille centimetri cubi propri dell'uomo eretto e questo può aver ben fornito la base anatomica per l'evoluzione di più complessi aspetti del tratto comportamentale coesivo che ha facilitato lo sviluppo dei processi cognitivi astratti, e d'altra parte BROWN ha collegato la funzione della religione proprio a quella di assicurare un legame tra i membri di una comunità generando una ansietà quando non sono osservati i rituali. Già FREUD aveva parlato di istinto del gregge e in realtà analoghi ditali comportamenti sono comuni anche in specie non umane anche lontane, come gli insetti sociali: la danza delle api è espressione di un vasto comportamento coordinato nei gruppi. Parallelo del senso del gregge umano si trova nei gruppi di scimmie, dove la depressione è connessa con una peer separation (separazione da soggetti dello stesso tipo e classe). Gruppi a rischio Invero per molti gruppi il problema che si pone è quello della costrizione psicologica ad entrare e a restare nel gruppo. La preoccupazione attorno ai metodi di reclutamento di nuovi adepti e di indottrinamento dei seguaci da parte delle sette di nuova formazione trovò la prima riprova nel suicidio di massa della Guiana, che evidenziò l'asservimento psicologico dei membri di una setta (che aveva amici ed estimatori a tutti livelli) al loro capo e signore; non pochi psicologi sostengono che un grosso numero di adepti delle nuove sette è sottoposto a tecniche di manipolazione della personalità, tanto che - si afferma - si deve reagire con energia prima che sia troppo tardi; le dichiarazioni in questo senso si moltiplicano. Per quanto riguarda i Bambini di Dio, gli accusatori riferiscono aspetti impressionanti, che richiamano solo in apparenza le tecniche psicologiche di altre epoche perché hanno una raffinatezza mai raggiunta prima nella storia. Durante la prima fase di apprendimento, la persona, isolata da ogni influenza esterna, formula la promessa più totale di sé e subisce esplicita minaccia che sarà colpito da Dio se lascia la setta. Racconta un ex Bambino di Dio che durante l'apprendistato o noviziato, "una delle principali tecniche impiegate dai 'professori' era quella della privazione del sonno. Dovevano seguire sessioni che duravano fino alle quattro, cinque del mattino e questo durava vari giorni finché crollavano di fatica, mentre i conferenzieri si davano il cambio continuamente. Nella seconda fase di indottrinamento ci imponevano la memorizzazione intensiva di versetti biblici scelti ed isolati dal loro contesto". In certe comunità, non soltanto non sono ammessi visitatori, ma per di più i neofiti non sono mai lasciati soli. Naturalmente in tal modo si ottiene una obbedienza piena nei confronti dei capi. Secondo gli accusatori, vi è anche un distruttivo sistema di sanzioni; il rifiuto di obbedire è punito con la reclusione in isolamento; l'estrema forza di punizione è la scomunica, cioè l'espulsione con maledizione, assai temuta dagli adepti che si sentono pervasi dal terrore opprimente d'un malevolo soprannaturale. Il sistema delle sanzioni dei COG [Bambini di Dio] è ben studiato, secondo le accuse, e prevede una scala di punizioni. "Il giudizio di Dio consiste nella morte, dice Davide Mosé, che colpisce coloro che rifiutano o negano il "contratto di rivoluzione", o che abbandonano la crociata". Naturalmente, per mantenere l'efficacia di questa minaccia, vi è una costante pressione mentale in seno alla comunità, grazie ad un sapiente dosaggio di isolamento, fatica, tensione, serio impegno. "Mi dissero che sarei morta per aver lasciato Gesù". "Mi dissero che conoscevano dei ragazzi che erano diventati pazzi dopo aver lasciato i Bambini di Dio", ecc. David Mosè scrive: "I rivoluzionari della disciplina di Gesù devono assoluta obbedienza a quelli che hanno il controllo su di loro". "L'obbedienza è immediata e senza discussioni per il benessere delle anime e di quelli che debbono salvare". Nella associazione per la coscienza di Krishna ("International Society for Krishna Consciousness") si ricorre a tecniche analoghe, secondo le accuse. Il giovane adepto, vestito di abiti intensamente colorati, viene sottoposto all'ascolto di musica a percussione, di canti lancinanti dei mantras; l'adepto viene investito, per dir così, da incenso o profumi esotici. Per colpire anche il gusto gli si danno cibi esotici in occasione dei festivals spirituali. Si insegna il distacco finale dalle cose e dagli esseri, la rottura dalla famiglia e dagli amici e il disprezzo assoluto della conoscenza scientifica e della cultura in genere. Naturalmente non si può seguire la vera religione se non obbedendo in modo incondizionato al maestro spirituale. Bisogna accettare senza problemi e senza domande ogni affermazione di questi maestri spirituali del verbo di Krishna. I devoti di Krishna - secondo gli accusatori - vivono in una sorta di trance quasi permanente: l'ascetismo del loro modo di vita, il nutrimento povero di proteine indebolisce notevolmente la resistenza psichica e il senso critico già minati dalla mancanza di sonno (sei ore per notte al massimo). In questo quadro - secondo gli accusatori - la sorte delle donne è particolarmente pietosa; il trattamento può condensarsi in questa formula: lavoro e botte; quel che è certo è che nel suo commentario alla Bhagavadgita il divino maestro ha scritto: "le donne non sono degne di fiducia. Si devono trattare come bambini". Così le donne non devono parlare, se non col permesso del marito o del capo del tempio. Quanto ai bambini - continuano le accuse - che nascono nelle comuni Krishna, indeboliti dal regime al quale sono state sottomesse le loro madri e quello che essi stessi subiscono una volta svezzati, sono ancor più da compiangere, secondo gli accusatori. Il nuovo devoto di Krishna è insomma completamente inglobato e occupato in ogni momento, così da smarrire la propria identità. La programmazione dell'adepto si conclude alla fine con l'insegnamento della autoipnosi. Tale tecnica permetterà ai discepoli di traversare indenne il mondo dei non indiziati, di opporsi con buon successo alle tecniche deprogrammazione, di sopportare anche i soprusi più evidenti e le ingiustizie più manifeste. Quel che si cancella nell'adepto è, in definitiva, il senso critico nei confronti di tutto ciò che fanno i suoi maestri, il gruppo: al posto dei ragionevoli allegiance and trust che la società pretende, si avrà uno stato che non si può dire nemmeno di obbedienza, quanto di assoluta sottomissione; come si vede, il fatto tipico del plagio è realizzato (se sono veri i fatti). Grande matrice dei culti emergenti, quella che li rende nuovi di fronte ai movimenti di salvazione che si sono avuti attraverso i secoli: la scienza del condizionamento, quella scienza che - partendo dal presupposto che l'uomo è un insieme di riflessi condizionati - innesca reazioni (riflessi, appunto) attraverso una "programmazione" che è la stessa sotto certi profili, che si usa per qualunque animale. I termini programmare e deprogrammare ("to program" e "to deprogram"), che sono quelli usuali, già dicono quale linguaggio comune corre tra programmatori e deprogrammatore. E naturalmente, ecco la domanda: chi programma, chi deprogramma? In altre parole la setta programma o deprogramma dal condizionamento imposto dal gruppo sociale? E quando il gruppo interviene coi suoi deprogrammatori (alcuni psicologi sono specializzati nel ramo: spesso sono ex-Moonies), deprogramma o impone un programma nuovo? Constatiamo fin d'ora che non siamo ancora abituati, nonostante tutto, a quella triste realtà antropologica che è la meccanica manovrabilità dell'uomo: quanto è lontano quel mondo antropocentrico che arriva a dichiarare che in fondo la libertà di pensiero era insopprimibile, perché affondava le radici nella coscienza, incondizionabile, indistruttibile, supremo criterio del bene e del male! Non nego la nostalgia: que mettre à la place de cet infini? Invero alcuni sociologi mettono in guardia contro le amplificazioni e le esagerazioni: ogni culto fa nascere una tendenza alla contro-sovversione, che da un lato tende a ingigantire e, in parte, a distorcere, le linee di devianza della setta, dall'altro tende a legittimare le "contromisure"; così alle tecniche di manipolazione dei comportamenti da parte dei capi della setta, corrispondono penetranti operazioni psicologiche da parte di chi vuole deprogrammare, decondizionare l'adepto da liberare. Il timore delle nuove sette prende le sue immagini spaventose dalla parapsicologia e dalla fantascienza: alla società si presenta - dice un sostituto procuratore della Repubblica di Queens - "lo spettro dì un esercito di Zombi o di Robot che possono travolgere il Governo e la legge"; il timore di un controllo mentale esercitato dai capi delle nuove sette, il timore di una dittatura psicologica ottenuta combinando le tecniche e le conoscenze scientifiche occidentali con le misteriose arti orientali al fine del dominio della mente, sono diffusissimi tanto che ci si domanda, da parte di molti, se si possa lasciare la libertà a questi gruppi che attraverso il controllo minano la democrazia e, prima di tutto, eliminano il sacrosanto principio della separazione tra Chiesa e Stato consacrato della free exercise e nel no Establishment. Il gruppo sul quale più si appunta questo giudizio (anche per i mezzi estremamente disinvolti che utilizza per conquistarsi amicizie) è La Chiesa dell'Unificazione, il gruppo guidato dal Rev. Moon. Sebbene i culti nuovi siano accusati di diversi illeciti (truffe, estorsioni, ed altri reati economici), tuttavia le accuse sempre coinvolgono (per quanto interessa l'aspetto penale) situazioni di plagio, attraverso il controllo e il condizionamento psicologico. "Credo fermamente che i membri agiscano senza esercitare il loro libero arbitrio; la loro volontà viene eliminata attraverso l'isolamento, la mancanza di sonno, gli atti sessuali, lo scarso mangiare e le distorsioni prodotte dalle manipolazioni psicologiche da parte dei capi", scrive un implacabile accusatore, lo psicologo CLARK. "La sola analogia con le tecniche di questi gruppi è quella con le manipolazioni della gioventù hitleriana e con le tecniche usate dai Cinesi durante quella che essi chiamano rieducazione ". E vediamo. La riforma del pensiero (tecnica dell'uomo nuovo) Il processo di riforma del pensiero si può dividere in quattro fasi. La prima fase consiste in attacchi emotivi: "l'esperienza comincia con un incubo confuso di interrogatori prolungati, accusatori, mancanza di sonno, botte, con denunce verbali da parte di compagni di cella già "riformati" e pressioni fisiche come manette e catene. Questi attacchi iniziali tendono a distruggere l'identità individuale del prigioniero, a mobilizzare al suo interno un forte senso ansioso di colpa e porlo in conflitto totale con un ambiente circostante che lo considera reprobo." La seconda fase è l'indulgenza; il trattamento da aspro si fa gentile e dimostra che la società può accettare una cooperazione della vittima. Così, nella terza fase si arriva alla confessione. Le accuse costanti, le richieste di espiazione, di conformità con il gruppo, creano una spinta alla confessione. L'ansietà a sfondo colpevole è incanalata in aree specifiche. Infine si arriva alla quarta fase, rieducazione, attraverso una psicoterapia di gruppo che utilizza lo studio reciproco, la critica, l'autocritica, l'esame di pensieri malvagi, quindi il riconoscimento che il modo di vivere precedente è colpevole; si ricompensa l'adattamento, il superamento del passato e si impone, per mezzo della ripetizione continua, la convinzione delle nuove dottrine; il soggetto ha realizzato la riformulazione della realtà e ha acquistato una nuova visione del mondo, un nuovo rapporto personale con gli altri. La conformizzazione totale Secondo le accuse, i nuovi adepti della Scientologia (la carne cruda, come dicono) vengono tenuti per ore ed ore seduti immobili e ricevono ordini semplici e meccanici, ordini a ripetizione, che debbono eseguire senza che in alcun modo si pongano domande. Essi poi - continuano le accuse - subiscono un trattamento più elaborato che li porta a credere ciecamente a tutto ciò che viene loro detto, in particolare li porta ad una dedizione assoluta nei confronti dei capi, a credere senza alcuna critica alle loro affermazioni, che sembra uscire da un mondo fumettistico, ma che tuttavia soddisfano l'esigenza fantastica degli adepti dando la sensazioni di una realizzazione fiabesca; resta tra il creduto vero e il sognato il viaggio con il capo della setta, verso il pianeta della felicità. Naturalmente la scientologia custodisce con estrema attenzione i propri adepti, perché la programmazione non è sempre così salda da non attenuarsi nel tempo, da non lasciar spazio per il risveglio dei poteri critici. Sono pronti allora, per gli adepti, i gruppi operativi di riabilitazione, che praticano auditing particolarmente faticosi. L'adepto in crisi è continuamente sorvegliato, e tenuto in isolamento, viene nutrito di avanzi, è sottoposto a lavori duri e faticosi, ha contatti soltanto con capi del gruppo, può leggere soltanto i libri di Hubbard. In questo modo non di rado, il reprobo, dopo la penitenza, si pente e rientra di nuovo entusiasticamente nel gruppo, pronto a dare tutte le sue energie, per dieci ore al giorno, alle "opere" della scientologia. I fattori di condizionamento sono d'altra parte abbastanza ovvi, ed è la loro applicazione sistematica che ne esalta i risultati. La fatica muscolare imposta all'adepto, crea una situazione di debolezza generale e l'incapacità di svolgere un lavoro intellettuale, con un abbassamento della tenacia, dell'acutezza, dell'attenzione e un rallentamento del tempo di reazione sicché il soggetto si presenta con una maggiore attitudine del solito a sottomettersi, ad obbedire. Altro strumento è la privazione del sonno. Il sonno corrisponde ad un bisogno vitale, condizionato ad un ritmo scandito per così dire da un orologio interiore; la sua mancanza porta turbe psichiche sempre più importanti che si traducono in una alterazione della memoria e in ragionamenti illogici, e soprattutto nella perdita totale del senso critico. Il soggetto è incapace di distinguere l'informazione buona da quella cattiva; egli non ha più la possibilità di criticare quel che gli si dice, il campo della coscienza si restringe a vantaggio dell'incosciente che naturalmente assimila totalmente l'informazione non selezionata da censura cosciente. Terzo strumento è l'insufficienza alimentare. La sottoalimentazione comporta una diminuzione dell'attività cerebrale: durante il digiuno prolungato il sangue, che alimenta le cellule nervose, non elimina i rifiuti che si concentrano per mancanza d'acqua, di sali minerali e di alimenti. La mancanza di sonno, la fatica fisica, la sottoalimentazione associate nel trattamento provocano la scomparsa del senso critico e dell'autocritica. Le personalità più forti possono con questi semplici strumenti essere trasformate in succubi, essere interamente sottomesse alla volontà di un individuo che imporre il suo volere come meglio gli sembrerà. Le tecniche di avvicinamento e poi di indottrinamento dei moonisti sono le più raffinate. Secondo le istruzioni generali, chi si avvicina ad un centro per curiosità, tanto per avere notizie, dev'essere circondato da cordialità e attenzione, in modo che abbia il senso di essere al centro della riunione; dopo questo primo approccio, un paio di persone dovranno dedicarsi a questo possibile nuovo adepto, con un bombardamento d'amore; e solo dopo questo affettuoso abbraccio, al nuovo amico si impartirà l'insegnamento nei centri che si trovano nelle città, centri specialmente organizzati per i giovani. Per stabilizzare il condizionamento, si impone all'adepto la rottura dei legami familiari: colui che aderisce è puro o dovrà divenirlo, mentre chi è fuori dalla setta di Moon è impuro, è sottoposto al peccato originale che è il risultato della fornicazione di Eva con Satana. I metodi di indottrinamento - ancora riporto ciò che affermano gli accusatori - sono quelli consueti; privazione del sonno, nutrimento povero, rottura con l'ambiente di origine, incessante indottrinamento, istillazione della paura del demonio, dell'inferno, lavoro prolungato tanto da togliere la voglia di lamentarsi, mendicità umiliante, ed in più spostamenti frequenti, prima nello stesso paese d'origine, poi all'estero; confisca delle scarpe all'interno della comune per rendere la fuga più difficile; pratica di incoraggiare gli adepti a trattenere il più a lungo possibile l'urina (sembra infatti che l'elevazione del tasso di urea nel corpo diminuisca la capacità di resistenza psichica da parte dei soggetti). L'identità della persona si conforma - dicono le accuse - talmente a quella del gruppo che un ex Moonie dichiara: "È stato veramente come arrivare da un altro pianeta; adattarsi al mondo esterno, guidare la mia automobile, tenere il conto del mio libretto di assegni, guardare la TV e leggere libri, che non fossero quelli di Moon, era all'inizio strano. C'è voluto molto tempo per riempire il vuoto che è stato creato dentro di me". Secondo un ex adepto (che ha diretto un centro dei corsi di indottrinamento di Moonies) la pressione psichica è talmente forte che talvolta si arriva a veri propri crolli nervosi. Quanto ai proverbiali sguardo e sorriso dei Moonisti, essi vengono dal fatto che ognuno deve presentare all'esterno un aspetto aperto e cordiale; il sorriso appare innaturale; ad esso ci si deve costringere per ordine di Moon. Questo è il punto che permette agli psichiatri di parlare di una vera e propria regolarità di comportamento indotta più che altro in labili di mente, che rifugiano nel faticoso, continuo sorriso che copre ogni insicurezza, o mutamento d'umore. I cosiddetti "culti distruttivi" e la manipolazione Ma all'interno di questa nuova religiosità spuntano gruppi che si possono chiamare distruttivi, per il potenziale criminoso che contengono. Ad essi non si applica, non si deve applicare, il principio di libertà religiosa. Tali gruppi combinano le antiche tecniche orientali del misticismo con gli efficienti metodi della psicologia occidentale, riuscendo a condizionare la mente degli adepti che vengono trasformati in obbedienti automi che continuano a sorridere fino all'esaurimento fisico, nello svolgere i compiti imposti dal padrone psichico che vuole potere e denaro. Le accuse riguardano, tra i grandi gruppi, specialmente Scientologia-Dianetica, la Chiesa dell'Unificazione o di Moon, gli Arancioni di Raineesh, Meditazione trascendentale, Hare Krishna. Le tappe della manipolazione psicologica seguono uno schema collaudato, purtroppo assai efficace, con scarse varianti e possono elencarsi così: ISOLAMENTO 1) Isolamento dalla comunità sociale: si mira scientemente a separare l'adepto dai rapporti di società e dai riferimenti critici che si traggono da libri o spettacoli, per indurre una perdita del senso della realtà. 2) Si ricorre anche alla bomba di affettuosità (Love bomb): il senso di appartenenza è imposto attraverso carezze, baci, interessamento personale, piccoli lavori e gentilezze (se non il flirthy fishing, l'adescamento con la prostituzione, dei Bambini di Dio). 3) Rimozione della privacy (si fa tutto in comune, in altre parole); questo riduce la capacità di ponderata valutazione; si impedisce l'esame personale, si priva del sonno e si procura un continuo stato di affaticamento. 4) L'attività fisica prolungata e l'impegno mentale prolungato, quando non sono ristorati dal riposo e dal sonno inducono nell'adepto uno stato di debolezza psichica. 5) Anche i giochi sono orientati a questo dominio; si tratta sempre di giochi nei quali è necessaria una direzione, un controllo, perché si tratta di giochi oscuri, difficili, quasi incomprensibili e ciò aumenta la dipendenza dal gruppo. 6) Infine, un'arma importante di isolamento è la dipendenza finanziaria, perché si bruciano i ponti col passato: si dona al gruppo tutto ciò che si ha, si riceve - quando si riceve - una paga che basta appena per le sigarette. 7) Deresponsabilizzazione: l'adepto deve avere la sensazione che la responsabilità dell'adulto è un peso finalmente gettato via. Tra l'altro, a questo fine, si incoraggia e si orchestra un comportamento infantile. 8) Cambio di dieta: si adatta un sistema di nutrimento a basse proteine, molto zuccherino, creando una suscettibilità maggiore agli stress emozionali e disorientamento. INDOTTRINAMENTO 9) Dottrina di tipo misterico: si forniscono letture piuttosto complesse contenenti una dottrina che non si arriva a cogliere, se non si è del gruppo, con la logica comune; così si spinge a non usare le facoltà raziocinanti e alla supina accettazione. 10) Il rigetto dei vecchi valori, l'accettazione dei nuovi stili di vita viene accelerato dalla denuncia costante dei vecchi valori e credenze "che stanno portando l'umanità alla distruzione, via droga, inquinamento, radiazioni, ecc.". 11) In questo ambiente isolato si ricorre all'ipnosi, determinando uno stato di alta suggestionabilità indotto attraverso le note tecniche che, peraltro, nella terminologia dei culti distruttivi sono chiamate di meditazione. 12) A ciò si accompagna la costante pressione degli appartenenti al gruppo, di pari grado che approva e disapprova in funzione della dedizione al culto. Si sopprime così il dubbio e la resistenza a nuove idee, sfruttando il naturale istinto gregario dell'uomo. 13) Messaggi subliminari vengono impiantati attraverso meccanismi psicologici, come la ripetizione incessante di certe parole chiave o addirittura di poche frasi significative all'interno di lunghe confuse letture o discorsi. MANTENIMENTO 14) Assoluta aproblematicità: non si devono porre domande critiche ai propri casi. Ad ogni domanda che venga posta dall'interessato, curioso o problematico, si risponde con una contro domanda. 15) In molti di questi gruppi si usa l'esame psicologico del passato, che accresce la vulnerabilità ai nuovi insegnamenti e rende possibile il ricatto rivelando segreti fino ad allora gelosamente custoditi. 16) Senso di colpa e paura: l'autocritica si rinforza esagerando il senso dei peccati della vita precedente. La lealtà e l'obbedienza al gruppo viene mantenuta minacciando l'anima e il corpo che abbia "pensieri negativi" di terribili punizioni. 17) L'uso di nenie e canti monotoni abbassa il livello critico mentale e rende l'adepto impermeabile alle critiche razionali che vengono dall'esterno. 18) Talvolta si ricorre al cosiddetto sistema delle docce alternate, premiando una volta, punendo un'altra volta, lo stesso comportamento, per misteriose ragioni che l'adepto ritiene che non siano da lui comprensibili. 19) Si pretende la conformità a certi codici di vestiario. 20) Senso della gerarchia e della scala gerarchica: vi è una ferrea gerarchia sul gruppo, ma si promette anche avanzamento, potere, salvezza, a chi ne segue le regole. 21) Senso di superiorità realizzato attraverso la censura di tutti gli altri gruppi, anche i più vicini dal punto di vista tecnico. Naturalmente questo si inquadra anche in un rinnovamento delle relazioni sociali (il matrimonio avviene all'interno del gruppo, si spezzano i rapporti precultici anche familiari). Prospettive comparatistiche Negli USA, la violazione della legge sulla libertà della persona può essere considerata compiuta soltanto quando alla persona non resta nessuna possibilità di scegliere diversamente da come impostogli; ovviamente, è ben difficile dimostrare questa mancanza totale di libertà, nel caso di adesione acritica a un nuovo culto. Così, molti hanno chiesto un intervento a carattere preventivo contro culti in via amministrativa con ispezioni, perquisizioni; ma l'intervento può aver luogo solo se ci sono prove, o indizi molto seri, che un individuo è stato privato della libertà. Anche de lege ferenda la libertà di credere e di praticare la propria religione, garantita costituzionalmente, può essere limitata solo per interessi generali rilevantissimi. D'altra parte, "c'è da chiedersi se effettivamente si possa considerare come reato il fatto di far dormire poco i propri adepti o di far compiere loro un lavoro di dieci ore. Il problema è ancora più complicato perché è ben difficile stabilire se una persona sia vittima di un lavaggio del cervello, quando la sua fede è ferrea e senza problemi, poiché non spetta allo Stato dire se le credenze sono vere o false". Dunque, Il Ministero U.S.A. conferma come sia difficile in democrazia rispondere ai cittadini (o, in famiglia, ai figli) con risposte nette, con sì e no. Anche il Ministero della gioventù, la famiglia e la salute della Repubblica federale tedesca, esclude - giustamente! - la possibilità di un divieto generale delle Jugendreligionen, che sono tutelate dalle libertà fondamentali di associazione, di religione e di pensiero (art. 4, 9 e 140 della Legge Fondamentale, relativo alle associazioni religiose e di altro tipo), anche se propriamente la protezione spetta alle associazioni che svolgono attività nell'ambito di una ideologia religiosa (e comunque di una visione generale del mondo), non a quelle Jugendreligionen in cui prevalgono interessi commerciali (vere e propri associazioni commerciali, da sottoporre a controlli e imposizioni fiscali). Il ministro enuncia alcune misure che può assumere lo Stato nei confronti delle Jugendreligionen "biasimevoli": si può proibire l'utilizzazione delle strade pubbliche per le collette o la propaganda, imporre misure a carattere fiscale; impugnare le donazioni compiute per errore, truffa o minaccia; le mirabolanti promesse dei reclutatori delle Jugendreligionen possono essere perseguite sotto il profilo della truffa, si possono adottare le sanzioni giuridiche previste per la concorrenza sleale, annullare donazioni e testamenti truffaldini. Penalmente, alle Jugendreligionen distruttive sono talvolta applicabili le norme che puniscono la sottrazione dei minori, il ratto o la limitazione della libertà, la violenza, le lesioni e i vari tipi di reato contro la libertà sessuale; infine, infine, talvolta, si possono perseguire i promotori del culto per costituzione di associazione a delinquere. Per quanto riguarda gli aspetti finanziari il Ministero tedesco sottolinea che le Jugendreligionen hanno diverse fonti di introito da sottoporre a controllo prima di tutto, le collette compiute da membri delle Jugendreligionen possono essere impedite (secondo il Ministero) da un intervento amministrativo dei governi dei Laender. Il processo di indottrinamento comunque costituisce lesione personale, in quanto modifica la personalità, soltanto in alcuni casi estremi. D'altra parte nessuno può essere dichiarato incapace solo per il fatto di partecipare al culto, e di essersi allontanato dalla famiglia per seguire un santone. FRANCIA. Rapporto ufficiale francese - tuttora attualissimo - in materia di culti emergenti (nouvelles sectes), è quello che nell'85 prepara VIVIEN, dopo una ricerca di tre anni in tutto il Paese. VIVIEN propone, per garantire la libertà di associazione e dissociazione in seno ai culti, di 1) creare una struttura interministeriale di studio; 2) informare con imparzialità, del fenomeno cultista, operatori sociali, corpo insegnante, associazioni dei genitori e dei giovani; 3) promuovere un confronto delle diverse ideologie religiose o filosofiche nella scuola; sviluppare una pedagogia dei diritti dell'uomo affinché il bambino e il ragazzo si rendano conto di quali sono i diritti inalienabili; 4) superare il quadro nazionale favorendo il raggruppamento delle associazioni che seguono specialmente questi problemi; 5) informare meglio il grande pubblico attraverso tutti i mass media; 6) creare organismi di tipo associativo composti di persone volenterose e competenti in diverse materie (membri del corpo insegnante, operatori sociali, psicologi, rappresentanti delle chiese) per mantenere un contatto tra la famiglia e l 'adepto di un culto; introdurre anche un giudice di famiglia che potrebbe svolgere inchieste in seno al gruppo, per determinare se la libertà di scelta dell'adepto e stata manipolata, mettendo eventualmente l'adepto sotto tutela provvisoria. 7) imporre alle sette l'applicazione rigorosa della legislazione in materia di lavoro, anche per permettere l'assistenza e previdenza pubblica a chi esce da una setta; 8) venire in aiuto ai francesi espatriati per seguire qualche santone, dando maggiori poteri ai Consolati 9) affermare e proclamare i diritti del bambino e del giovanissimo, che non è certo proprietà assoluta di quelli che lo hanno generato ma ha una propria autonomia, che si estrinseca nel diritto alla socializzazione e all'istruzione. Anche la Comunità europea si è preoccupata dei nuovi culti, con una risoluzione, farraginosa e buroelefantiaca (ma, mi sembra, importante) del 22.5.84. IL PARLAMENTO EUROPEO, considerando l'inquietudine che suscitano presso taluni cittadini europei e le loro famiglie le attività di certe organizzazioni designate come "nuove organizzazioni religiose", in quanto attentano ai diritti civili e ai diritti dell'uomo e compromettono la situazione sociale delle persone coinvolte; B. riaffermando il principio di piena libertà d'opinione e di religione; C. convinto che non si discute la validità delle credenze religiose bensì la liceità dei metodi di reclutamento di nuovi membri e al trattamento loro riservato; D. considerando che i problemi risultanti dall'emergenza delle summenzionate organizzazioni costituiscono un fenomeno internazionale; E. ricordando che il distacco manifestato dagli adepti di queste organizzazioni riguardo alla vita che conducevano precedentemente solleva, al livello sociale e della legislazione del lavoro, problemi che possono ripercuotersi negativamente, non solo sulle persone coinvolte, ma anche sulla società e la sua organizzazione; F. considerando che, a causa delle diverse denominazioni di queste organizzazioni negli stati membri, è molto difficile trovare un concetto neutro che possa essere usualmente compreso da tutti.
Rivedere la procedura di riconoscimento dell'utilità pubblica di queste organizzazioni e del privilegio dell'esenzione fiscale;
Imporre il rispetto delle leggi in materia di diritto del lavoro e di protezione sociale;
Promuovere la ricerca delle persone scomparse;
Reprimere la violazione del diritto alla libertà individuale dei loro aderenti; creare servizi di assistenza per chi lascia queste organizzazioni.
Devono essere rispettati
Il diritto di lasciare liberamente il movimento;
Il diritto di prendere contatto con la propria famiglia di persona, per lettera o telefono;
Il diritto di chiedere un parere a persona indipendente, in materia giuridica o altra;
Il diritto di consultare un medico;
Nessuno deve essere incitato a trasgredire la legge, particolarmente ai fini di raccolta di fondi, mendicando o prostituendosi, per esempio;
I movimenti non devono chiedere alcun impegno permanente a potenziali membri che, come gli studenti o i turisti, effettuano una visita in un paese dove loro non sono residenti;
Le chiamate telefoniche dei familiari devono essere inoltrate all'adepto come pure la corrispondenza senza indugi;
Per quanto concerne i figli dei membri, i movimenti devono provvedere con il massimo impegno per quanto riguarda l'educazione e le cure appropriate, evitando tutto ciò che possa nuocere al loro benessere.
La situazione italiana Come l'ordinamento sociale in Italia garantisce la libera scelta religiosa e come difende da fatti d'abuso? S'è già detto delle garanzie liberatorie; per quanto riguarda gli abusi, l'art. 728 cod. pen. punisce l'intervento sulla volontà e la coscienza altrui, riferendosi allo stato di narcosi e di ipnotismo, ma poi amplia il fatto al trattamento che sopprima la coscienza e la volontà. Tale norma trova applicazione anche per il trattamento che non comporti l'impiego di medicinali o droghe, ma arrivi comunque a piegare la volontà del soggetto e costituisce, per così dire la seconda linea di difesa, di fronte ai reati più gravi previsti nel cap. 111 sulla tutela della libertà individuale personale (come il sequestro di persona, art. 605). Veramente la difesa contro la sottomissione psicologica era affidata all'art. 603 cod. pen. che è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale per la formulazione troppo poco determinata, non descrittiva. Certo una norma - meglio formulata dell'art. 603 del codice penale che descriva la condotta con certezza e senza equivoci è non solo utile, ma necessaria per la tutela della persona. In non rari casi, quando la libertà è soltanto viziata in ordine ad una singola disposizione patrimoniale si configurerà una truffa. Anzi l'art. 640 del codice penale prevede come aggravante della truffa "l'incussione del timore di un pericolo immaginario" (caratteristici esempi di incussione di un timore del pericolo immaginario sono quei raggiri che sfruttano la superstizione). Per la tutela penale della integrità psichica Come la società può difendersi dai culti distruttivi, come garantire nello stesso tempo libertà di credere a tutti? Certo se il culto fa leva sui terrori naturali per dominare gli spiriti; se fa, del destino, un ghignante despota arbitrario; se aggiunge sofferenza al disagio della civiltà... bisogna colpire anche con la falce penale, si presenti esso come psicoculto, come incanto d'arancio, come invito a fantasmi di stelle. I mezzi di quella che si può chiamare la profilassi sociale sono abbastanza ovvi. Come si è dovuto ampliare la sfera della protezione nel campo della riservatezza dopo che la scienza moderna aveva fornito mezzi elettronici di invadenza, così si tratta di creare altri strumenti per la protezione della libertà contro le manipolazioni, i lavaggi mentali, il modellamento psichico. Si deve riuscire a salvare paradossalmente il diritto all'errore, cioè il diritto di ciascuno di noi a determinarsi, anche in maniera sbagliata, giorno per giorno. Una nuova legge, dunque, a tutela dell'integrità e, ancor più prevenzione, mettendo in guardia dalla manipolazione che talvolta si nasconde tra le pieghe d'una veste arancione o di una scatola-nera più o meno miracolosa. Le norme da introdurre all'ordinamento potrebbero essere a tutela non tanto della libertà morale (concetto ideologizzato), ma della neutrale "integrità", al posto del vecchio articolo 603, tra i delitti contro la personalità individuale e avere per oggetto la tutela della integrità psichica: "Chiunque, al fine di sottoporre al proprio potere una persona, ne lede o ne pone in pericolo la psichica integrità mediante mezzi chimici, interventi chirurgici o pratiche psicagogiche di condizionamento è punito con la reclusione da 5 a 15 anni". A sostegno di tale norma, nel campo civilistico, potrebbe introdursi una procedura eccezionale per permettere l'intervento dei genitori, dei parenti, o del P.M. a tutela della vittima del condizionamento: "Anche in deroga alle norme del Codice Civile, il Tribunale dei minori può pronunziare - assunte le urgenti informazioni - la temporanea interdizione di una persona maggiore di età quando risulti che essa sia stata sottoposta a pratiche di condizionamento mentale, mediante mezzi chimici, interventi chirurgici ovvero mediante pratiche psicagogiche. L'interdizione è pronunziata in Camera di Consiglio, con ordinanza sommariamente motivata, entro 10 giorni dalla istanza, per un periodo non superiore a tre mesi, prorogabili in casi di comprovata necessità, per successivi 30 giorni. L'istanza può essere proposta dai genitori, dai parenti della persona entro il quarto grado, dalle Associazioni riconosciute a tutela della integrità psichica e dal P.M.". 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