Source: https://www.dannoallapersona.it/toxic-tort-il-risarcimento-del-danno-da-pericolo-gino-m-d-arnone/
Timestamp: 2020-05-30 23:46:40+00:00
Document Index: 28799788

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2059', 'art. 185', 'sentenza ', 'art. 449', 'sentenza ']

Danno alla persona | TOXIC TORT: IL RISARCIMENTO DEL DANNO DA PERICOLO - Danno alla persona
Come insegna il Gaudino nel brillante saggio sul “danno da pericolo” pubblicato sulle colonne di personaedanno.it, le parole “pericolo”, “paura” – oppure rischio, azzardo, minaccia; timore, terrore, panico, spavento, apprensione – richiamano situazioni, ed evocano sensazioni, che appartengono alla natura ed all’esperienza di ogni essere umano.
Si può pertanto discutere di paura come reazione a livello emotivo provocata dalla percezione di un pericolo; ma anche di paura come causa, a sua volta, di comportamenti, di strategie, di condotte, volti a fronteggiare l’incombenza di un danno.
In quest’ultima accezione in particolare, il pericolo si annuncia dunque di per sé idoneo – al di là del verificarsi o meno del male minacciato – a provocare effetti peggiorativi nella condizione del soggetto esposto al rischio, situazione che assume contorni quanto mai ben definiti quando ad essere messo in pericolo è il bene primario e costituzionalmente garantito della salute.
Avvicinandoci così al tema di indagine occorre rilevare come nei cd Toxic Tort, ossia gli illeciti nei quali il danno è causato dall’esposizione a sostanze tossiche (amianto, diossina, ecc), è di particolare interesse verificare la risarcibilità del danno da pericolo, che consiste nelle conseguenze negative che la preoccupazione di subire un pregiudizio comporta, indipendentemente dallo sviluppo della patologia, e come tale da classificarsi a seconda delle sfumature quale pregiudizio morale e/o esistenziale.
Numerose sono infatti le persone che sia ammalano a causa di sostanze tossiche, ma certamente maggiore è la platea di individui che pur non ammalandosi si duole del peggioramento della propria agenda di vita in ragione dell’essere stata esposta in maniera illecita alla sostanza nociva e che per tale ragione è costretta a convivere con lo spauracchio che nel futuro la patologia possa effettivamente manifestarsi in tutto il suo carattere letale, atteso che il mesotelioma, nel caso dell’amianto, è malattia che si manifesta anche a 40 anni di distanza dall’entrata in contatto con la fibra killer.
Ebbene in dottrina il tema del danno da pericolo è stato senz’altro più volte affrontato e la tendenza maggioritaria propende per la sua risarcibilità.
Occorre pertanto concentrarsi – visto il taglio pratico del presente contributo – sulla giurisprudenza che si scopre tuttavia non meno favorevole.
Al riguardo è imprescindibile un riferimento alle Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione che, con sentenza 21 febbraio 2002 n. 515, hanno risolto i dubbi in materia ritenendo che il danno morale soggettivo sia risarcibile anche in assenza di danno biologico o di altro evento produttivo di danno patrimoniale.
Il principio di diritto statuito con tale sentenza (relativa al caso Seveso) prevede che “in caso di compromissione dell’ambiente a seguito di disastro colposo, il danno morale soggettivo lamentato dai soggetti che si trovano in una particolare situazione (in quanto abitano e/o lavorano in detto ambiente) e che provino in concreto di avere subito un turbamento psichico (sofferenze e patemi d’animo) di natura transitoria a causa dell’esposizione a sostanze inquinamenti ed alle conseguenti limitazioni del normale svolgimento della loro vita, è risarcibile autonomamente anche in mancanza di una lesione all’integrità psico­fìsica (danno biologico) o di altro evento produttivo di danno patrimoniale, trattandosi di reato plurioffensivo che comporta, oltre all’offesa all’ambiente ed alla pubblica incolumità, anche l’offesa ai singoli, pregiudicati nella loro sfera individuale”.
Volendo sintetizzare pagine in effetti molto pensose e complesse, si può ritenere che la Corte abbia affermato che la stessa dicotomia danno-evento e danno-conseguenza appare una mera sovrastruttura teorica, dal momento che l’art. 2059 c.c. pone come unico presupposto di risarcibilità del danno morale la configurabilità di un fatto-reato, rinviando all’art. 185 c.p. che, a sua volta, rimanda alle singole fattispecie delittuose e non pone, oltre al turbamento psichico della vittima, altre condizioni, tantomeno la presenza di un distinto evento di danno.
La Corte ha inoltre osservato che tale conclusione risulta in sintonia con la giurisprudenza della stessa Corte in materia risarcitoria e, al riguardo, ha richiamato la sentenza 7 giugno 2000 n. 7713, secondo cui la lesione di diritti di rilevanza costituzionale va incontro alla sanzione risarcitoria per il fatto in sé della lesione (danno-evento), indipendentemente dalle eventuali ricadute patrimoniali che la stessa possa comportare (danno-conseguenza).
Detto principio è stato peraltro con forza ribadito nella pronuncia 11059 resa dalla III sez. della Corte di Cassazione il 13 maggio 2009, ove si conferma che Il responsabile del disastro ambientale deve risarcire il danno morale ai residenti nell’area in quanto soggetti a rischio: va ristorata la lesione costituita dalla paura di ammalarsi come conseguenza del reato ex art. 449 cod. pen.
E si fa notare che la pronuncia appena citata è successiva alle Sezioni Unite del 2008 che richiedevano la necessaria sussistenza del danno-conseguenza per liquidare ammettere il titolare al risarcimento del danno, e tuttavia finisce per non tradirne l’insegnamento nella misura in cui ritiene che nel danno da pericolo la conseguenza diretta sia appunto il timore, l’ansia, il cambio dell’agenda di vita e non certo lo sviluppo della patologia temuta che rappresenta altro tipo conseguenza rispetto ad altro tipo di richiesta risarcitoria, finalizzata cioè infatti a richiedere il ristorno non del danno morale/esistenziale ma di quello biologico.
Nel 2009 la Corte ha quindi confermato il risarcimento per i cittadini di un paese che, in seguito alla fuoriuscita di diossina da una fabbrica, erano stati ripetutamente sottoposti a controlli sanitari e a un regime di vigilanza; a detta della Corte, il danno non patrimoniale da risarcire andava ravvisato nel patema d’animo indotto in ognuno dei cittadini dalla preoccupazione per il proprio stato di salute, dopo la consumazione del reato di disastro ambientale.
Per quanto concerne il tema della prova la tendenza è a ritenere presumibile il danno non patrimoniale consistente nel patema d’animo e nella sofferenza interna.
La prova per inferenza induttiva non postula che il fatto ignoto da dimostrare sia l’unico riflesso possibile di un fatto noto, essendo sufficiente la rilevante probabilità del determinarsi dell’uno in dipendenza del verificarsi dell’altro secondo criteri di regolarità causale.
Altre sentenze invero richiedo un quid pluris che però il più delle volte si esplicita nella prova dell’ovvio e ciò nel richiedere ad esempio testimonianze relative alle preoccupazioni della persona che teme a ragione di potersi ammalare come anche la documentazione degli esami medici di controllo derivanti dal timore di vedere compromesso lo stato di salute.
Espressione di questo orientamento, che appare comunque non esente da critiche posto che risponde all’ id quod plerunque accidit che il soggetto consapevole di essere stato per prolungato tempo a contatto con sostanze nocive sia preoccupato ed in ansia per il proprio stato di salute né diversamente essendo provabile in via diretta il perturbamento dell’animo, è la sentenza Cass. civ. n. 23719/2006 , la quale, peraltro confermando la risarcibilità del danno da pericolo, ha rilevato come la risarcibilità questo danno fosse subordinata all’assolvimento dei seguenti oneri probatori relativi: i) alla rilevante gravita ‘dell’evento; ii) all’effettivo turbamento psichico subito; iii) al nesso causale fra il turbamento ed evento dannoso.
In ottica comparatistica di particolare interesse è la recente pronuncia della Cassazione civile francese nel caso Alhstrom con cui il primo maggio 2010 la Cassazione francese ha riconosciuto ai soggetti esposti all’amianto (si trattava di lavoratori) il risarcimento del cd prejudice d’anxiete´ legato al timore di poter nel futuro sviluppare patologie amianto correlate.
13 Maggio 2015 By Gino M.D. ArnoneArticoli, saggi Danni Danni di massa Tutela del consumatoreLeave a comment
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