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Timestamp: 2019-04-24 22:54:50+00:00
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GARRISI (STANLEY): 'STATUITO CHE NOSTRI CTD POSSONO RACCOGLIERE SCOMMESSE' - CifoneNews
GARRISI (STANLEY): ‘STATUITO CHE NOSTRI CTD POSSONO RACCOGLIERE SCOMMESSE’
Attualità / Economia / Giurisprudenza / Politica
17 Febbraio 2018 Ugo Cifone 877	0
Il Ceo di Stanley Giovanni Garrisi commenta la sentenza della Corte costituzionale sul pagamento dell’imposta da parte dei Ctd.
“La nostra azione di contrasto davanti alla Giustizia Tributaria ha ottenuto un primo successo globale di fronte alla Consulta. Oltre 750 avvisi di accertamento, il 70 percento del totale ricevuto ad oggi da AdM, si avvia al binario morto procedurale che porta al loro annullamento. Milioni di ore di lavoro perduti tra funzionari AdmM, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Agenzia delle Entrate.
L’esposto Stanley alla procura della Corte dei Conti è doveroso”. Lo afferma l’Avvocato D. Agnello nel commentare anch’essa la sentenza della Corte costituzionale sul pagamento dell’imposta unica da parte dei Ctd.
“La Consulta ha espressamente statuito che i Ctd Stanley, pur operanti per un bookmaker senza la concessione dell’AdM, ‘nondimeno possono lecitamente raccogliere scommesse sul territorio nazionale’. Lo diciamo da un ventennio.
Ora dopo quattro sentenze della Corte di Giustizia Europea e migliaia di pronunzie nazionali di ogni ordine e grado, lo dice anche il giudice delle leggi. Si apre ora una stagione molto complessa per i risarcimenti”, prosegue Garrisi, evidenziando “l’assurdità di richieste di una Amministrazione ingiusta, che pretende che la Stanley paghi l’imposta due volte, in violazione dei più elementari principi fiscali sulla doppia imposizione. Un legislatore che con la legge di stabilità oggetto di censura della Consulta ha introdotto una sanzione per il fatto di essere un Ctd, facendo finta che si trattasse dell’imposta unica”.
La Stanley e i suoi Ctd, aggiunge Garrisi, “dovranno ancora una volta aver fiducia, come già in passato, nello Stato di diritto, che, come ho affermato tante volte, non mi ha mai deluso”.
“La Stanley – ricorda ancora – ha più volte dichiarato di non avere nessun problema di pagare l’imposta unica come tutti gli altri operatori. Ma solo a seguito del riconoscimento di legittimità che dovrebbe già da anni aver seguito il giudicato della Corte di Giustizia e della Corte Suprema di Cassazione”.
LA RICOSTRUZIONE DELLA VICENDA – Nella nota, Stanleybet ricostruisce anche i contenuti della sentenza della Corte costituzionale, che si è pronunciata su tre questioni sollevate nel 2015 dalla Commissione Tributaria Provinciale di Rieti, relative alla legittimità costituzionale dell’Imposta Unica sulle Scommesse e i Concorsi Pronostici disciplinata dal D.Lgs. 504/1998, come modificato dall’art. 1, comma 66, lett. b), della Legge 220/2010 (Legge di Stabilità 2011) evidenziando tra l’altro come “la Corte ha riconosciuto che, in mancanza di una chiara regolazione dei suoi effetti transitori, la norma innovativa della Legge di Stabilità 2011 non è conforme alla Costituzione, in quanto lascia i Ctd retroattivamente responsabili dell’Imposta Unica per gli a
nni pre-2011, senza alcuna possibilità di rivalersene, né verso il bookmaker estero, né verso gli scommettitori.
Questi effetti non sono, dunque, ancorati alla capacità contributiva dei Ctd, e la norma è stata perciò ritenuta contraria all’art. 53 Cost. Se la soluzione data alle situazioni successive potrebbe non convincere, e Stanley confida che, sul punto, altri Giudici di merito riproporranno adeguati quesiti di fronte alla Corte Costituzionale, quella relativa alle situazioni precedenti è di esemplare linearità”.
Quanto alla situazione dei bookmaker sanati, Stanley consiglia loro “di inviare all’Amministrazione immediate lettere di messa in mora e di interruzione della prescrizione.
Sappiano che la sanatoria non può essere revocata, ma ad una prima analisi ci sembra che una parte di quanto è stato pagato possa essere restituito dall’Amministrazione a questi operatori o compensato a fronte di altri pagamenti futuri dovuti.
I Ctd e/o Ced di questi operatori sappiano che tutti i loro avvisi di accertamento, al momento in particolare quelli per periodi di imposta precedenti al 2011, possono essere facilmente annullati e, se hanno già generato pagamenti all’Amministrazione, quelle somme possono essere restituite, con riserva di pretesa di tutti i danni subiti”.
Giovanni Garrisi, (Stanley) spiega il progetto Cartago
Si, se saranno revocate tutte le attuali concessioni, e il sistema sarà riformato in modo da mettere tutti gli operatori sullo stesso piano. Il problema è che la Stanley è stata discriminata all’ingresso nel sistema concessorio sia nelle gare del 1999 (sentenze Gambelli e Placanica) sia nelle gare, cosidette Bersani, del 2006 (sentenza Costa – Cifone). La sentenza Placanica, che si riferisce ad un caso precedente alle gare Bersani, proponeva alle autorità Italiane due possibili rimedi: o la revoca di tutte le concessioni illegali precedenti (cioè le 1000 delle gare CONI del 1999) o la messa a gara di un numero “adeguato” di nuove concessioni. Lo Stato Italiano ha scelto la seconda opzione, con le gare Bersani. Nel fare ciò però ha nuovamente creato un impianto discriminatorio, proteggendo gli operatori storici e facendo in modo che la partecipazione di Stanley alle gare Bersani, come ha riconosciuto la sentenza Costa – Cifone, fosse impossibile. Si sente dire spesso che la nuova gara per le 2000 concessioni è giustificata dal fatto che lo Stato Italiano ha a disposizione la seconda opzione prevista dalla sentenza Placanica. Questo è totalmente errato: non la ha più perché la ha già usata bandendo le gare Bersani. Se una gara con un numero adegato di concessioni poteva ben “annacquare” le precedenti 1000 concessioni discriminatorie CONI della gara del 1999, oggi, che le concessioni discriminatorie sono diventate 16000 una nuova gara per un numero “adeguato” non può certo essere per 2000 concessioni, per di più per un brevissimo periodo, 3 anni e mezzo o meno. Bisognerebbe casomai parlare di 50.000 concessioni, ma il mercato non potrebbe reggere un simile impatto. Resta solo la prima opzione: la revoca di tutte le concessioni. E’ chiaro che si tratta di un problema che non ha soluzione fino al 2016.
Quando il giudice a quo del procedimento penale instaurato a carico del signor Cifone si rivolge alla Corte di Giustizia lo fa non per fare un favore al signor Cifone. Lo fa perché ha un dubbio e chiede alla Corte Europea, che è il guardiano dell’applicazione del Trattato, di chiarire una possibile contraddizione tra il diritto interno di un paese, in questo caso l’Italia, e il diritto europeo. Il signor Gambelli, il signor Placanica, il signor Costa, il signor Cifone sono stati dei titolari di CTD Stanley. Le sentenze che portano il loro nome, sono sentenze interpretative del diritto europeo che riguardano la Stanley e le discriminazioni da lei subite nei suoi molteplici tentative di accesso al sistema concessorio.
E’ solo quando la sentenza torna al giudice a quo, che diventa direttamente applicabile ai singoli casi, ma per tutti, non solo per i signori i cui nomi sono nelle sentenze.
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