Source: http://barsotti.it/notizia.asp?PwP=MyEvent&GoHome=0986YkkdI&When=Now&id=190&Level=100&Act=II
Timestamp: 2019-02-17 09:59:36+00:00
Document Index: 23187979

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art 2']

La guida antiriciclaggio
10 aprile 2009. La guida antiriciclaggio
SOMMARIO: 1. Premessa; 2. Nozioni generali; 3. Struttura del sistema; 4. Ambito di applicazione della disciplina; 5. Gli obblighi a carico del notaio; 6. Controlli; 7. Sanzioni.
L'art. 22 della legge 25 gennaio 2006 n. 29 (cd. legge comunitaria 2005) ha delegato il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi al fine di dare organica attuazione alla direttiva 2005/60/CE relativa alla prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo (III direttiva antiriciclaggio).
In attuazione a detta delega è stato elaborato il decreto legislativo di recepimento approvato dal Consiglio dei Ministri il 16 novembre 2007 (e al momento della stesura di queste note in corso di pubblicazione su Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale).
Il testo, sul piano sistematico, si pone quale unico riferimento normativo in materia di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo.
Vengono pertanto integralmente abrogati il decreto legge 3 maggio 1991 n. 143, convertito con modificazioni in legge, dalla legge 5 luglio 1991 n. 197, il decreto legislativo 20 febbraio 2004 n. 56 e i relativi provvedimenti di attuazione, e parzialmente abrogato il decreto legislativo 25 settembre 1999 n. 374 (1).
Rispetto alla precedente disciplina antiriciclaggio, il provvedimento in esame tende ad una più attenta considerazione delle peculiarità delle varie categorie professionali interessate, in attuazione al criterio direttivo contenuto nella lettera h) dell'art. 22 della suddetta legge delega che prescrive di: "adeguare l'applicazione dettagliata delle disposizioni alle peculiarità delle varie professioni e alle differenze in scala e dimensione degli enti e delle persone soggetti alla direttiva";
a calibrare le misure di prevenzione in funzione del diverso grado di "rischio" di riciclaggio conformemente a quanto richiesto dalla lettera g) dell'art. 22 della suddetta legge delega che dispone di: "graduare gli obblighi di adeguata verifica della clientela in funzione del rischio associato al tipo di cliente, rapporto di affari, prodotto o transazione
Questo oggi il quadro normativo di riferimento:
-Il D. Lgs. 16 novembre 2007
-Il Decreto Legislativo 22 giugno 2007 n. 109 - (Misure per prevenire, contrastare e reprimere il finanziamento del terrorismo e l'attività dei Paesi che minacciano la pace e la sicurezza internazionale, in attuazione della direttiva 2005/60/CE (Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 26/07/2007, n. 172 - Serie generale
-La Direttiva 1° agosto 2006 n. 2006/70/Ce emanata dalla Commissione in esecuzione della III direttiva (2005/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio) con lo scopo di definire il concetto di «persone politicamente esposte» e di fissare i criteri tecnici per le procedure semplificate di adeguata verifica della clientela e per l'esenzione nel caso di un'attività finanziaria esercitata in modo occasionale o su scala molto limitata;
Artt. 1 e 22 della Legge Delega 25 gennaio 2006 n. 29 - (Legge Comunitaria 2005).
-La Direttiva 26 Ottobre 2005 n. 2005/60/Ce (III Direttiva)
2. Nozioni generali
Il decreto legislativo persegue, come sopra osservato, l'obiettivo di prevenire l'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
a)La nozione di "riciclaggio"
Nella Direttiva:
Questa la nozione ai sensi dell'art. 1 comma 2 della III direttiva:
"a) la conversione o il trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza che essi provengono da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, allo scopo di occultare o dissimulare l'origine illecita dei beni medesimi o di aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze giuridiche delle proprie azioni;
b) l'occultamento o la dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione, disposizione, movimento, proprietà dei beni o dei diritti sugli stessi, effettuati essendo a conoscenza che tali beni provengano da un'attività criminosa o da una partecipazione a tale attività;
d) la partecipazione ad uno degli atti di cui alle lettere precedenti, l'associazione per commettere tale atto, il tentativo di perpetrarlo, il fatto di aiutare, istigare o consigliare qualcuno a commetterlo o il fatto di agevolarne l'esecuzione."
Nel Decreto Legislativo
L'art. 2 del d.lgs. di nuova emanazione, allineandosi alla definizione prevista nella III direttiva, riproduce il contenuto della norma riportata precisando, inoltre, che:
"…(omissis)
2. Il riciclaggio è considerato tale anche se le attività che hanno generato i beni da riciclare si sono svolte nel territorio di un altro Stato comunitario o di un paese terzo.
4. Al fine di prevenire l'utilizzo del sistema finanziario e di quello economico per finalità di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, il presente decreto detta misure volte a tutelare l'integrità di tali sistemi e la correttezza dei comportamenti.
5. L'azione di prevenzione di cui al comma 4 è svolta in coordinamento con le attività di repressione dei reati di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo".
E' utile evidenziare che tali definizioni non coincidono con quella contenuta nel codice penale (agli artt. 648-bis e 648-ter c.p.) ; l'incipit dell'art. 2 "Ai soli fini del presente decreto" chiarisce, infatti, che la nuova normativa non è diretta a incidere sulle ipotesi criminose regolata dal codice penale, ma si limita a individuare l'ambito di applicazione dei relativi obblighi.
b)La nozione di «finanziamento del terrorismo»"
Per quanto attiene, invece, alla prevenzione del finanziamento del terrorismo – quale nuova ed ulteriore finalità della disciplina che si affianca a quella di repressione del riciclaggio - il 4° comma dell'art 2 del d.lgs., per l'individuazione della nozione, opera un rinvio all'articolo 1, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109.
Tale ultimo decreto, emanato in attuazione della citata legge delega n. 29/2006, dispone che per "finanziamento del terrorismo" si intende: «qualsiasi attività diretta, con qualsiasi mezzo, alla raccolta, alla provvista, all'intermediazione, al deposito, alla custodia o all'erogazione di fondi o di risorse economiche, in qualunque modo realizzati, destinati ad essere, in tutto o in parte, utilizzati al fine di compiere uno o più delitti con finalità di terrorismo o in ogni caso diretti a favorire il compimento di uno o più delitti con finalità di terrorismo previsti dal codice penale (2), e ciò indipendentemente dall'effettivo utilizzo dei fondi e delle risorse economiche per la commissione dei delitti anzidetti».
La nozione di "terrorismo" potrà, come opportunamente osservato (3), interessare solo marginalmente, l'attività dei professionisti, i quali non sono tenuti ad individuare fattispecie criminose ma soltanto a valutare, sulla base della sussistenza di indici di anomalia, la riconducibilità dell'operazione a soggetti che siano sospettati di appartenere ad area di terrorismo ovvero il ricorso a modalità generalmente utilizzate per finanziarie il terrorismo.
3. Struttura del sistema
Il capo II del D. lgs. individua le autorità chiamate a garantire l'applicazione della disciplina.
Un ruolo di primo piano è svolto dal Ministero dell'Eco
Notizia pubblicata il 17/05/2009