Source: https://www.laleggepertutti.it/dizionario-giuridico/stato-2
Timestamp: 2018-04-22 20:26:48+00:00
Document Index: 94634209

Matched Legal Cases: ['art. 78', 'art. 87', 'art. 78', 'art. 11', 'art. 2045', 'art. 25', 'art. 54']

Stato – La Legge per tutti
Che significa? Stato
Stato di abbandono del minore (d. civ.)
Si concreta nella mancanza di assistenza morale o materiale al minore intesa come quell’insieme di cure e prestazioni necessarie al suo sano sviluppo psicofisico) da parte dei genitori e dei parenti tenuti a provvedervi (generalmente quelli entro il quarto grado). Ricorrendone i presupposti, tale situazione può sussistere anche se il minore si trova presso istituti di assistenza o comunità di tipo familiare ovvero in affidamento familiare. Non configura una ipotesi di Stato la carenza della sola assistenza materiale per ristrettezze economiche ove le cure affettive e fisiche e, più in generale, la condotta complessivamente tenuta dai genitori siano tali che lo stato di indigenza non possa recare alcun serio ed irreversibile pregiudizio al processo di formazione della personalità del minore ed alla sua crescita. La stessa Costituzione, peraltro, pone a carico dello Stato l’obbligo di assicurare alle famiglie bisognose i mezzi economici necessari all’assolvimento dei doveri verso la prole, garantendo al minore il diritto di crescere e di essere educato nella famiglia d’origine.
La segnalazione dello Stato di abbandono può essere effettuata da parte di chiunque alla pubblica autorità (che poi farà rapporto al Tribunale per i minorenni). Essa è invece obbligatoria per i pubblici ufficiali, gli incaricati di un pubblico servizio e gli esercenti un servizio di pubblica necessità, nonché per chiunque (non essendo parente entro il quarto grado) abbia accolto un minore stabilmente e per un periodo superiore a sei mesi presso la propria abitazione.
Lo Stato comporta la dichiarazione dello stato di adottabilità [vedi Adozione] da parte del Tribunale per i minorenni [vedi], purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a forza maggiore di carattere transitorio.
Stato di guerra (d. cost.)
Lo Stato è deliberato dalle Camere [vedi Parlamento] (art. 78 Cost.) e dichiarato dal Presidente della Repubblica [vedi] (art. 87 Cost.). In particolare la deliberazione dello Stato da parte delle Camere costituisce un atto politico, per il quale non è necessaria una legge formale (anche se si ritiene che quest’ultima sia preferibile, soprattutto perché con essa devono essere conferiti i necessari poteri al Governo).
La deliberazione ha efficacia immediata per l’ordinamento interno, in quanto determina l’entrata in vigore della legislazione eccezionale prevista per il tempo di guerra; la dichiarazione del Presidente della Repubblica non è atto di promulgazione di ciò che hanno deliberato le Camere, ma è solo una mera dichiarazione destinata ad esplicare i suoi effetti verso l’esterno, in quanto lo Stato di guerra inizia solo in seguito alla notificazione della dichiarazione stessa allo Stato nemico.
Secondo l’art. 78 Cost., in caso di guerra le Camere conferiscono al Governo i poteri necessari per far fronte ad essa. Si ricordi che l’art. 11 Cost. sancisce il principio secondo il quale l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e, pertanto, può entrare in guerra solo a scopo difensivo e non offensivo.
Stato di necessità nel diritto civile
Lo Stato di necessità ha rilevanza anche nell’ambito del diritto civile.
Stabilisce infatti l’art. 2045 c.c. che, nel caso in cui un fatto dannoso sia stato compiuto in Stato di necessità, al danneggiato è dovuta un’indennità determinata dal giudice in via equitativa.
La previsione della suddetta indennità distingue il fatto commesso in Stato di necessità da quello commesso per legittima difesa [vedi].
Secondo taluni autori lo Stato di necessità è applicabile, ricorrendone i presupposti, anche nell’ambito della responsabilità contrattuale, comportando la corresponsione non dell’integrale risarcimento del danno, ma di un’equa indennità.
Stato di necessità nel diritto internazionale
Viene configurato una causa di esclusione dell’illecito internazionale.
Lo Stato di necessità è una situazione di pericolo grave ed imminente in cui viene a trovarsi lo Stato, che si vede quindi costretto a violare una norma internazionale. In ogni caso l’art. 25 dello Statuto delle N.U. richiede anche i seguenti presupposti per rendere operativa questa causa di esclusione:
— il fatto illecito deve rappresentare l’unico mezzo per proteggere un interesse essenziale dello Stato;
— la violazione non deve ledere in modo grave un interesse essenziale dello Stato nei cui confronti esisteva l’obbligo;
— non possono essere violate norme di jus cogens.
Stato di necessità nel diritto penale
L’art. 54 c.p. codificando il principio necessitas non habet legem dispone che «non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri (in quest’ultima ipotesi configura il cd. soccorso di necessità) dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo».
Lo Stato di necessità viene configurato come una scriminante, il cui fondamento va ravvisato in un bilanciamento d’interessi: poiché uno dei due interessi in conflitto è destinato a soccombere, l’ordinamento non esprime alcuna preferenza tra di essi, purché l’interesse sacrificato sia di rango inferiore o equivalente rispetto a quello salvato.
La situazione di pericolo deve presentare i seguenti caratteri:
— il pericolo deve essere attuale: si richiede cioè che la probabilità dell’evento temuto sussista nel momento del fatto;
— oggetto del pericolo deve essere un danno grave alla persona: danno che tocca non solo l’integrità fisica, ma anche i beni attinenti alla sfera morale dell’uomo, tra cui la libertà personale, la libertà sessuale, il pudore, e l’onore;
— la situazione di pericolo non deve essere causata volontariamente.
Lo Stato di necessità non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. Tale dovere può discendere direttamente da una norma giuridica, inerire all’esercizio di una funzione o all’espletamento di un servizio, o anche derivare da un contratto.
Per ciò che concerne la condotta lesiva occorre la necessità di salvarsi; il pericolo non deve essere altrimenti evitabile; deve sussistere una proporzione fra fatto lesivo e pericolo: in particolare, in passato si riteneva che la proporzione dovesse intercorrere fra i beni confliggenti, con la conseguenza che il bene sacrificato dall’azione necessitata non poteva mai essere di rango maggiore rispetto a quello posto in salvo. Attualmente si ritiene che la valutazione debba riguardare tutti gli elementi della situazione di fatto, quali le modalità di realizzazione, il grado di pericolo che minaccia il bene e la possibilità di salvarlo mediante l’azione necessitata.
Si noti infine che a differenza della legittima difesa che postula la reazione sempre rivolta contro l’aggressore, nello Stato di necessità il fatto necessitato presenta una impersonale direzione e quasi sempre lo subisce un terzo incolpevole.