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Timestamp: 2020-07-07 04:23:26+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 81', 'art. 99', 'art. 81', 'sentenza ', 'art. 81', 'art. 99', 'art. 81', 'art. 81', 'art. 69', 'art. 81', 'sentenza ']

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Posted on 9 Agosto 2016 by Avv. Giuseppe Tripodi
SS.UU. Sentenza n. 31669/2016
Investita della questione inerente il rapporto tra gli artt. 81, 4° comma c.p. e 99, 4° comma c.p. , la Quinta Sezione della Corte di Cassazione – rilevata la sussistenza di un contrasto giurisprudenziale – ha pronunciato ordinanza di rimessione alle Sezioni Unite, formulando il seguente quesito: “Se il limite di aumento di pena non inferiore a un terzo della pena stabilita per il reato più grave, di cui all’art. 81, quarto comma c.p., nei confronti dei soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’art. 99, quarto comma c.p., operi anche quando il giudice consideri la recidiva equivalente alle riconosciute attenuanti”.
In passato si erano registrati due contrapposti orientamenti. Uno, maggioritario, secondo cui anche nel caso di recidiva ritenuta equivalente alle attenuanti generiche deve operare il limite minimo di un terzo previsto dall’art. 81, 4° comma. L’altro, minoritario, per cui a seguito della ritenuta equivalenza, tra recidiva ed attenuanti generiche, si produrrebbe un sostanziale annullamento degli effettiva dell’istituto della recidiva.
Con la sentenza n. 31669 del 23.06.2016, depositata il 21.07.2016, le Sezioni Unite hanno definitivamente risolto il contrasto giurisprudenziale, sposando il primo orientamento ed affermando il seguente principio: “Il limite di aumento di pena non inferiore a un terzo della pena stabilita per il reato più grave, di cui all’art. 81, 4° comma c.p., nei confronti dei soggetti ai quali sia stata applicata la recidiva prevista dall’art. 99, 4° comma c.p., opera anche quando il giudice consideri la recidiva stessa equivalente alle riconosciute attenuanti”.
Nel ragionamento seguito dai Giudici della Suprema Corte fondamentale è stata la corretta interpretazione del verbo “applicare” di cui all’art. 81, 4° comma c.p.
Premesso come la recidiva abbia natura di circostanza aggravante facoltativa – con conseguente possibilità per il Giudice di escluderla laddove non appaia concretamente sintomatica di una maggiore colpevolezza e pericolosità dell’agente – i Giudici della Suprema Corte precisano come però vi sia una profonda e
sostanziale differenza tra la c.d. “esclusione” della recidiva e la sola “dichiarazione di equivalenza” di essa con le attenuanti generiche.
Solo nel caso di “esclusione”, infatti, è possibile considerare la recidiva tamquam non esset ai fini sanzionatori.
Ben diversa è invece la mera dichiarazione di equivalenza. In tal caso il Giudice, pur se ritenuta equivalente alle circostanze attenuanti, ha comunque applicato la recidiva, dovendo quindi essa necessariamente produrre e determinare tutte le conseguenze pregiudizievoli previste dalla legge, compreso il limite minimo di aumento di pena previsto dall’art. 81, 4° comma c.p.
Il Giudice, in conclusione, è posto innanzi ad una scelta secca. Escludere la recidiva, annullando quindi in toto tutti gli effetti che da essa deriverebbero; oppure applicare la recidiva, con la conseguenza che però si produrranno tutte le limitazioni previste dalla legge a seguito del riconoscimento dello status di recidivo reiterato. Ex multis, quindi, divieto di dichiarare la prevalenza delle circostanze attenuanti in sede di giudizio di comparizione (art. 69, 4° comma c.p.), e divieto di determinare l’aumento della pena previsto in caso di reato continuato in misura inferiore a un terzo della pena stabilita per la violazione più grave (ex art. 81, 4° comma c.p.).
Leggi il testo della sentenza n. 31669/2016