Source: http://www.tlas.eu/2010/11/la-turbativa-d-cassazione.html
Timestamp: 2018-07-21 15:27:47+00:00
Document Index: 4998990

Matched Legal Cases: ['art. 192', 'sentenza ', 'art. 353', 'art. 353', 'art. 323', 'art. 323', 'art. 353', 'art. 323', 'art. 323', 'sentenza ', 'art. 323', 'art. 353']

La turbativa d'asta - cassazione - Studio di consulenza legale e fiscale
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LAVORI PUBBLICI - 006CORTE DI CASSAZIONE, Sez. VI Penale - 22 luglio 1999, n. 9387 (Pres. Trojano - est. Milo - P.m. Galgano)
Rideterminava, però, la pena per tali illeciti (poiché contestualmente assolveva l'imputato dal reato di falso ideologico in atto pubblico, per il quale v’era stata condanna in primo grado) in mesi cinque di reclusione, tenuto conto delle già concesse circostanze attenuanti generiche, della già ritenuta continuazione tra i reati e della diminuente del rito abbreviato.
Avverso la pronuncia della Corte territoriale, ha proposto ricorso per Cassazione, tramite il proprio difensore, l’imputato e, nel sollecitare l’annullamento della sentenza, ha lamentato:
3) difetto di motivazione sulla valutazione del materiale probatorio, fatta senza rispettare le regole dettate dall’art. 192 c.p.p., tanto che non si era considerata l'inattendibilità del chiamante in correità Torazzi, le cui dichiarazioni, per altro, non erano state riscontrate da altri elementi ad esse esterni;
4) manifesta illogicità della motivazione nella parte in cui si era ritenuta l’illiceità della condotta tenuta in relazione all'assegnazione dell'appalto del servizio di manutenzione dei condizionatori d'ambiente alla ditta Ventura e Massari s.n.c., pur essendosi dato atto che il credito di questa per pregresse forniture extra contratto era state soddisfatto prima della gara e che, quindi, era mancato l’asserito motivo ispiratore dell'accordo illecito;
Come innanzi si accennava, si è addebitato al M., quale dirigente dell'Ufficio tecnico della U.S.L. n. 55 di Verbania, di essersi prestato ad una serie di operazioni irregolari, per garantire la aggiudicazione di appalti relativi alla fornitura di beni e di servizi in favore dell'Ospedale di Verbania a ben individuate imprese, onde consentire alle medesime di recuperare propri crediti per lavori eseguiti extra contratto: la V.S. di Vallario Guseppe e C. s.n.c., per gli appalti di forniture dei grigliati e di manutenzione delle attrezzature della cucina; la Ventura e Massari s.n.c., per l’appalto di manutenzione dei condizionatori d'ambiente.
Ha richiamato, poi, il contenuto delle dichiarazioni rose dal coimputato T., personaggio centrale e regista della presente vicenda, il quale aveva reso ampia e dettagliata confessione in ordine agli espedienti fraudolenti cui si era fatto ricorso, per neutralizzare i potenziali effetti delle gare indette e per orientare l’esito delle stesse verso obiettivi predeterminati, quelli esattamente indicati nell’editto d'accusa.
Conseguentemente, i motivi di ricorso con i quali si è dedotto, sotto vari profili, il vizio di motivazione della sentenza impugnata (nn. 2-3-4-5) vanno disattesi, perché inidonei a contrastare e, quindi, a porre in crisi l’adeguatezza della logica interna dell'iter motivazionale della stessa sentenza.
Alla luce, quindi, della completa e logica ricostruzione fattuale della Corte di merito, devono ritenersi definitivamente accertati i contestati episodi di turbata liberta degli incanti, nei cui complessi procedimenti amministrativi il M. assunse un ruolo centrale e decisivo (preposto ad hoc dalla U.S.L, n. 55 di Verbania), avendo invitato a partecipare alle gare indette proprio quelle ditte segnalategli, che, in esecuzione di preventivi accordi illeciti, si erano dichiarate disponibili, nella prospettiva di garantire l’esito della gara, a formulare "offerte di comodo"; il che offre la dimostrazione della piena consapevolezza dell'agente di concorrere nell'espletamento di gare fittizie e ciò a prescindere dai motivi che possono averlo indotto a operare una tale scelta. Non va sottaciuto, infatti, che il delitto di cui all'art. 353 c.p. è punito a titolo di dolo generico, vale a dire semplice coscienza e volontà di turbare la gara, attraverso una condotta, come quella tenuta nella specie, collusiva o fraudolenta; più precisamente, e sufficiente la consapevolezza di tale tipo di condotta a integrare l'elemento soggettivo del reato, data la chiara funzione strumentale in essa insita.
Se si ha riguardo, invero, all'oggettività giuridica dell’art. 353 c.p., che consiste nell'interesse della p.a. alla regolarità e alla liberta della gara, cioè a dire all'esigenza della protezione dello svolgimento della regolarità della gara e alla pretesa della genuinità del risultato della stessa, come effetto di una competizione svoltasi in libera concorrenza, non può esservi dubbio che tale oggettività e, quindi, la ratio ispiratrice della norma incriminatrice siano rinvenibili anche nell'impedimento o nella turbativa della "gara ufficiosa" della trattativa privata, a condizione, però, che tale gara sia, per scelta della p.a. o per previsione legislativa, "procedimentalizzata", nel senso che il suo espletamento sia sottoposto, così come avviene nell'asta pubblica o nella licitazione privata, a predeterminate regole, alle quali i privati debbono sottostare e la p.a. deve adeguarsi (per questa ultima, il riferimento specifico è all'individuazione del contraente).
Il fatto che il legislatore penale non abbia espressamente previsto tra i procedimenti tutelati quello della trattativa privata e dovuto al rilievo che, all'epoca (1930), essa si svolgeva senza il ricorso a una gara; l’istituto, però, ha subito un'evoluzione e, nella realtà attuale, si verifica spesso l'esatto contrario, perché oggi la p.a. ricorre, sempre più di frequente, alla trattativa privata, coniugandola, però, con sistemi procedimentali finalizzati ad offrire meccanismi selettivi delle offerte.
Se la trattativa privata è il sistema che, per i suoi caratteri strutturali, più si presta ad abusi, tanto da essere stato visto con sfavore dal legislatore del 1923 (legge sulla contabilità generale dello Stato), a maggiore ragione non deve escludersi, quando ricorrano le particolari condizioni di cui innanzi, la possibilità di una sua tutela penale che meglio garantisca l’esigenza che l'azione della p.a. sia sempre e in ogni modo, ispirata ai principi di imparzialità, di trasparenza e di correttezza.
Ed invero, preso atto che la condotta sussunta nelle due figure criminose addebitate all'imputato e realmente la stessa, come agevolmente si evince dalla lettura dei corpi d'imputazione, va rilevato che la previsione generica con cui è formulato il delitto di abuso d'ufficio, come novellato dalla legge n. 234 del 1997, deve cedere il passo all’operatività di tutte quelle norme speciali che regolano la stessa materia, con l’effetto che l'ambito di applicazione dell'abuso rimane circoscritto nei limiti non valicati ed invasi dalla fattispecie speciale.
Il nuovo art. 323 c.p. continua a caratterizzarsi, analogamente al precedente, come norma di chiusura destinata ad operare in via residuale e, comunque, dopo la valutazione imposta dalla norma medesima circa la maggiore o minore gravità del reato: la norma esordisce con la chiara riserva «salvo che il fatto non costituisca un più grave reato». L'esistenza di tale clausola di riserva relativamente indeterminata attribuisce carattere sussidiario al reato de quo solo in relazione all'ipotesi sanzionata più gravemente. Ciò comporta che la norma principale, quella cioè che sanziona il reato più grave, esclude l’applicabilità della norma sussidiaria (lex primaria derogat legi subsidiariae) e quindi l’applicabilità della norma novellata di cui all'art. 323 c.p.
Conclusivamente, il pubblico ufficiale che, nello svolgimento delle sue funzioni, essenziali all'interno del complesso iter procedimentale di una gara di appalto di opere o servizi pubblici, pone in essere, in attuazione di un accordo illecito intervenuto con altri soggetti privati, un'attività amministrativa in violazione di legge o di regolamento è funzionale all'espletamento della procedura, che finisce per essere negativamente condizionata da tale intervento del pubblico ufficiale è orientata verso l’obbiettivo previsto dall'accordo illecito, si rende responsabile solo del reato di turbata libertà degli incanti, nella previsione aggravata di cui al secondo comma dell'art. 353 c.p. e non anche del delitto di cui all'art. 323 stesso codice, nel cui paradigma la condotta abusiva - in ipotesi - pure rientrerebbe. Devesi, infatti, escludere che una stessa condotta possa dare luogo al concorso formale tra i due reati stante la riserva contenuta nell'art. 323 c.p. e avuto riguardo alla natura sussidiaria di tale previsione.
Annulla l’impugnata sentenza limitatamente ai reati di cui all'art. 323 c.p. elencati nei capi D-G-I della rubrica, perché assorbiti rispettivamente nei reati di cui all'art. 353, secondo comma, c.p. elencati ai capi E-H-L e rinvia ad altra Sezione della Corte d'Appello di Torino per la determinazione della pena.