Source: https://www.studioalessio.eu/normativa-giurisprudenza/iva-10-sulle-ristrutturazione-regole-chiare-per-i-beni-significati/
Timestamp: 2019-01-18 23:00:40+00:00
Document Index: 170204153

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 21', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 7', 'art. 1']

IVA 10% SULLE RISTRUTTURAZIONE: REGOLE CHIARE PER I BENI SIGNIFICATI - Studio Alessio
IVA 10% SULLE RISTRUTTURAZIONE: REGOLE CHIARE PER I BENI SIGNIFICATI
Dopo l’interpretazione autentica contenuta nella Legge di Stabilità 2018 di una norma vecchia 18 anni, l’Agenzia delle Entrate chiarisce le regole di fatturazione. E le sanzioni sono facili!
A norma dell’art. 7 co. 1 lett. b) della Legge nr. 488/1999, l’IVA del 10% si applica ai seguenti lavori di manutenzione e di ristrutturazione realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata:
Con D.M. del 29 dicembre 1999, sono individuati i beni che costituiscono una parte significativa (“beni significativi“) del valore delle forniture effettuate nell’ambito delle prestazioni di cui alla precedente punto 4), ai quali l’aliquota ridotta del 10% si applica “… fino a concorrenza del valore complessivo della prestazione relativa all’intervento di recupero, al netto del valore dei predetti beni”.
In sostanza, l’Iva 10% si applica:
costo del lavoro di recupero edilizio (comprensivo del guadagno dell’impresa)
pari costo (produzione o acquisto) del bene significativo
Tale regola, che come detto è in vigore dal oltre 18 anni ma carente di una chiara posizione interpretativa, si applica ai seguenti beni significativi:
Stando al dettato della stessa circolare Agenzia delle Entrate nr. 15/E del 12 luglio 2018, il calcolo si prospetta impegniativo soprattutto nella determinazione del costo di produzione del bene significativo.
Infatti, la circolare recita: “… assumono rilevanza oltre ai costi direttamente imputabili al prodotto, anche i costi indiretti (c.d. costi generali di produzione) sostenuti nel corso della produzione dei beni (come l’ammortamento di beni materiali e immateriali che contribuiscono alla produzione, le manutenzioni e le riparazioni, ecc.), ad esclusione dei costi generali e amministrativi e dei costi di distribuzione dei prodotti. Nel caso in cui il fornitore dei beni significativi sia un’impresa individuale, il valore della manodopera impiegata – compresa, nei termini anzidetti, tra gli oneri che concorrono alla produzione dei beni significativi – può essere determinato tenendo conto della remunerazione del titolare dell’impresa“.
Per semplificare il lavoro degli artigiani (fabbri, ascensoristi, idraulici, elettricisti, ecc.) nella corretta applicazione dell’Iva agevolata del 10% evitando, perciò, sanzioni per infedele fatturazione ed omissioni nel versamento integrale dell’Iva, abbiamo realizzato un semplice ed economico software di calcolo che consente di:
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Di seguito si riporta il testo della circolare Agenzia delle Entrate nr. 15 del 12 luglio 2018
La disciplina dei beni significativi alla luce della norma di interpretazione autentica dell’art. 7, comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1999, n. 488, introdotta dall’art. 1, comma 19, della legge 27 dicembre 2017, n. 205
La rilevanza dei beni significativi nell’ambito degli interventi di recupero del patrimonio edilizio
2.1 Rilevanza delle parti staccate dei beni significativi – Art. 1, comma 19,
La presente circolare fornisce chiarimenti in ordine alla disciplina dei c.d. “beni significativi” di cui all’art. 7, comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1999, n. 488 e al decreto del Ministro delle finanze 29 dicembre 1999 (in seguito “D.M. 29 dicembre 1999”), oggetto della norma di interpretazione autentica introdotta dall’art. 1, comma 19, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (di seguito “Legge di Bilancio 2018”).
In particolare, quest’ultima disposizione prevede che “Ai sensi dell’art. 1, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, l’art. 7, comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1999, n. 488, nonche’ il decreto del Ministro delle finanze 29 dicembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 306 del 31 dicembre 1999, si interpretano nel senso che l’individuazione dei beni che costituiscono una parte significativa del valore delle forniture effettuate nell’ambito delle prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio e delle parti staccate si effettua in base all’autonomia funzionale delle parti rispetto al manufatto principale, come individuato nel citato decreto ministeriale; come valore dei predetti beni deve essere assunto quello risultante dall’accordo contrattuale stipulato dalle parti contraenti, che deve tenere conto solo di tutti gli oneri che concorrono alla produzione dei beni stessi e, dunque, sia delle materie prime che della manodopera impiegata per la produzione degli stessi e che, comunque, non puo’ essere inferiore al prezzo di acquisto dei beni stessi. La fattura emessa ai sensi dell’art. 21 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dal prestatore che realizza l’intervento di recupero agevolato deve indicare, oltre al servizio che costituisce l’oggetto della prestazione, anche i beni di valore significativo, individuati con il predetto decreto del Ministro delle finanze 29 dicembre 1999, che sono forniti nell’ambito dell’intervento stesso. Sono fatti salvi i comportamenti difformi tenuti fino alla data di entrata in vigore della presente legge. Non si fa luogo al rimborso dell’imposta sul valore aggiunto applicata sulle operazioni effettuate”.
In base all’art. 7 comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1999, n. 488, rubricato “Disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto, di altre imposte indirette e per l’emersione di base imponibile”, “Ferme restando le disposizioni piu’ favorevoli di cui all’art. 10 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e delle tabelle ad esso allegate, fino alla data del 31 dicembre 2000 sono soggette all’imposta sul valore aggiunto con l’aliquota del 10% le prestazioni aventi per oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio di cui all’art. 31, primo comma, lettere a) (i.e. manutenzione ordinaria),(i.e. manutenzione straordinaria), c) (i.e. interventi di restauro e di risanamento conservativo) e d) (i.e. interventi di ristrutturazione edilizia), della legge 5 agosto 1978, n. 457, realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata. Con decreto del Ministro delle finanze sono individuati i beni che costituiscono un parte significativa del valore delle forniture effettuate nell’ambito delle prestazioni di cui alla presente lettera (i.e. “beni significativi”), ai quali l’aliquota ridotta si applica fino a concorrenza del valore complessivo della prestazione relativa all’intervento di recupero, al netto del valore dei predetti beni”.
In particolare, qualora nell’ambito degli interventi anzidetti (manutenzione ordinaria e manutenzione straordinaria) siano impiegati i beni costituenti una parte significativa del valore della prestazione, il bene significativo fornito nell’ambito della prestazione resta soggetto interamente all’aliquota nella misura del 10% se il suo valore non supera la metà di quello dell’intera prestazione. Se, invece, il valore del bene significativo supera tale limite, l’aliquota nella misura del 10% si applica al bene solo fino a concorrenza della differenza tra il valore complessivo dell’intervento di recupero e quello dei beni significativi. Sul valore residuo del bene significativo trova applicazione l’aliquota nella misura ordinaria.
La portata innovativa della norma richiamata in premessa riguarda, infatti, solo i beni significativi impiegati nell’ambito di interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di cui all’art. 31, primo comma, lettere a) e b) della legge n. 457 del 1978 (successivamente rifuso nell’art. 3, primo comma, lett. a) e b) del Testo Unico dell’edilizia di cui al d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380) effettuati su immobili a prevalente destinazione abitativa, in quanto l’art. 7, comma 1, della legge n. 488 del 1999 fa espressamente salve le disposizioni più favorevoli già previste per le prestazioni concernenti il recupero edilizio che, pertanto, continuano a trovare applicazione alle condizioni ivi previste.
la disposizione di cui al n. 127-quaterdecies) della tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972, che prevede – tra i servizi cui l’imposta si applica a regime con l’aliquota ridotta del 10 per cento – quelli dipendenti da contratti d’appalto aventi ad oggetto gli interventi di recupero edilizio di cui all’art. 31, lettere c) e d), della citata legge n. 457 del 1978 (rispettivamente il restauro e risanamento conservativo e la ristrutturazione edilizia), effettuati su qualsiasi tipologia di immobile;
la disposizione di cui al n. 127-terdecies) della tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972 che – a prescindere dalla tipologia dell’immobile oggetto dell’intervento di recupero – prevede l’applicazione dell’aliquota del 10% alle cessioni di beni, escluse le materie prime e semilavorate (i.e. beni finiti) forniti per la realizzazione degli interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia di cui, rispettivamente, all’art. 31, lettere c) e d) della legge n. 457 del 1978.
i beni finiti, ad esclusione delle materie prime e semilavorate, necessari per la realizzazione degli interventi di restauro e risanamento conservativo e di
L’elenco deve considerarsi tassativo, in quanto la limitazione all’applicazione dell’aliquota IVA nella misura del 10% opera solo in relazione ai beni indicati dal decreto ministeriale.
2.1 Rilevanza delle parti staccate dei beni significativi – Art. 1, comma 19, Legge di Bilancio 2018
In considerazione di detta autonomia funzionale rispetto agli infissi, si ritiene che il valore delle zanzariere non assuma rilievo ai fini della determinazione del limite cui applicare l’aliquota IVA del 10 %.
Pertanto, ai fini dell’applicazione dell’aliquota del 10 per cento all’intervento di manutenzione avente ad oggetto l’installazione degli infissi e delle grate di sicurezza, il valore delle grate non assume autonoma rilevanza e non deve confluire nel valore degli infissi (rectius, beni significativi), bensì nel valore complessivo della prestazione soggetta all’aliquota del 10 %.
L’art. 7, comma 1, lettera b), della legge 23 dicembre 1999, n. 488 e il D.M. 29 dicembre 1999 non contengono alcuna previsione in merito alla determinazione del valore da imputare ai beni significativi. Al fine di sopperire, in via interpretativa, all’assenza di indicazioni al riguardo, con la circolare 7 aprile 2000, n. 71/E è stato chiarito che il valore dei beni significativi deve essere determinato in base ai principi di carattere generale che disciplinano l’imposta sul valore aggiunto e, in particolare, tenendo conto della norma di cui all’articolo 13 del d.P.R. n. 633 del 1972 relativa alla determinazione base imponibile.
Sul punto è intervenuta la norma di interpretazione autentica, introdotta dall’art. 1, comma 19 della Legge di Bilancio 2018, chiarendo che il valore dei beni significativi “deve tener conto solo di tutti gli oneri che concorrono alla produzione dei beni stessi e, dunque, sia delle materie prime che della manodopera impiegata per la produzione degli stessi e che, comunque, non può essere inferiore al prezzo di acquisto dei beni stessi”.
Per quanto riguarda il costo di produzione, è il caso di evidenziare che – secondo l’accezione di costo di produzione di cui al principio contabile OIC n. 13 (i.e. Rimanenze) – assumono rilevanza oltre ai costi direttamente imputabili al prodotto, anche i costi indiretti (c.d. costi generali di produzione) sostenuti nel corso della produzione dei beni (come l’ammortamento di beni materiali e immateriali che contribuiscono alla produzione, le manutenzioni e le riparazioni, ecc.), ad esclusione dei costi generali e amministrativi e dei costi di distribuzione dei prodotti. Nel caso in cui il fornitore dei beni significativi sia un’impresa individuale, il valore della manodopera impiegata – compresa, nei termini anzidetti, tra gli oneri che concorrono alla produzione dei beni significativi – può essere determinato tenendo conto della remunerazione del titolare dell’impresa.
Per quanto riguarda le modalità di fatturazione dell’intervento agevolato (i.e. manutenzione ordinaria o manutenzione straordinaria su immobili a prevalente destinazione abitativa privata) in cui è compresa la fornitura di un bene significativo, la norma di interpretazione autentica prevede che “la fattura emessa ai sensi dell’articolo 21 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, dal prestatore che realizza l’intervento di recupero agevolato deve indicare, oltre al servizio che costituisce l’oggetto della prestazione, anche i beni di valore significativo, individuati con il predetto decreto del Ministro delle finanze 29 dicembre 1999, che sono forniti nell’ambito dell’intervento stesso. ”
In seguito al’’intervento normativo in commento, quindi, al fine di evidenziare la corretta applicazione dell’aliquota IVA nella misura del 10 per cento all’intervento di manutenzione, è necessario che la fattura emessa dal prestatore che realizza l’intervento indichi puntualmente oltre al corrispettivo complessivo dell’operazione, comprensivo del valore dei beni significativi forniti nell’ambito dell’intervento, anche il valore dei beni medesimi.
con aliquota nella misura del 10 per cento sull’importo di 1.600,00 euro, di cui 800,00 euro per la manodopera e il mark-up e 800,00 euro per il bene significativo impiegato (pari alla differenza tra il corrispettivo complessivo di 1.800,00 euro e il valore del bene significativo pari 1.000,00 euro);
con aliquota nella misura del 22 per cento sull’importo di 200,00 euro (corrispondente alla eccedenza di valore del bene significativo).
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Articolo pubblicato il: 1 Agosto 2018