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Timestamp: 2015-08-01 03:29:04+00:00
Document Index: 81006209

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 12', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 49', 'art. 1', 'art. 1', 'Cass. Sez. ', 'art.1', 'art. 1']

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Categoria principale: [ Sala Stampa A-F ]	Categoria: Freelance International Press	Notiziario n. 2/2003 curato da Franco Abruzzo Collaborazioni occasionali: NO alle nuove richieste di quattrini!!! Applichiamo la "Riforma Biagi"!!! Facciamo rispettare i pareri del Consiglio di Stato!!!
ATTENZIONE!!! Il Ministero del Lavoro ha bocciato la proposta dell'Inpgi/2 di esentare i giornalisti autonomi, che guadagno fino a 1.500 euro all'anno, dall'iscrizione alla gestione separata. La "riforma Biagi" dice che è occasionale la prestazione fino a 5mila euro (per committente). Il 17 settembre 2003 il presidente dell'Inpgi Gabriele Cescutti ha annunciato: "Il Comitato amministratore ha allora cercato una soluzione alternativa e, dopo una consultazione con i Ministeri vigilanti, lo scorso 23 luglio ha approvato una nuova delibera. Secondo tale provvedimento (che deve anch'esso essere condiviso dai Ministeri vigilanti) qualora l'iscritto al 31 luglio di ogni anno preveda di guadagnare entro la fine dell'anno meno di 1.500 euro, potrà corrispondere un contributo minimo ridotto: contributo soggettivo di 70,00 euro, integrativo di 20,00 euro, di maternità di 28,32 euro per un totale di 118,32 euro, anziché di 338,20 euro. Naturalmente versando l'eventuale differenza in più qualora al 31 dicembre il collega dovesse verificare di avere invece superato un reddito professionale autonomo di 1.500 euro". Bisogna creare un ampio fronte di resistenza rispetto alle pretese ingiustificate dell'Inpgi/2!!! L'Inpgi/2 non può comportarsi diversamente dall'Inps. Applichiamo la "Riforma Biagi"!!! Restituiamo al mittente il modulo prestampato per il pagamento del contributo minimo! PER FORTUNA È TEMPO DI ELEZIONI ALL'INPGI. Si vota già per posta, mentre di persona si voterà nei primi giorni di novembre. Vi chiedo innanzitutto di non consegnare la busta elettorale a terzi. Chi fa queste richieste è una persona scorretta. Il voto, come afferma la Costituzione, è "personale, eguale, libero e segreto"!!! OGNUNO DEVE SCEGLIERE SE VOTARE PER POSTA O DI PERSONA AL SEGGIO. Mandiamo a casa chi sparge panico e crea incubi!!! Votiamo i candidati dell'Alleanza inpgi.sicambia (e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Milano, 4 ottobre 2003. Il presidente dell'Inpgi, Gabriele Cescutti, il 17 settembre ha diffuso una circolare in cui afferma: "Come vi è noto il 13 febbraio 2003 scorso il Comitato amministratore della Gestione separata per il lavoro autonomo (Inpgi 2) approvò una delibera proponendo ai Ministeri vigilanti (Lavoro ed Economia) una variazione al Regolamento per consentire ad un iscritto di non versare per quell'anno i contributi (soggettivo, integrativo e di maternità) qualora egli preveda di non conseguire, nell'anno, un reddito da attività giornalistica autonoma superiore a 1.500 euro. La proposta nasceva dalla considerazione secondo cui versamenti annuali esigui comporterebbero la maturazione di quote di pensione trascurabili, incidendo comunque in modo consistente sui modesti redditi professionali realizzati. Purtroppo lo scorso luglio abbiamo appreso che i Ministeri vigilanti non avevano approvato la nostra delibera, osservando che la legge su cui si basa la Gestione separata Inpgi non consente deroghe alla corresponsione dei contributi, pur in presenza di guadagni modesti. Il Comitato amministratore ha allora cercato una soluzione alternativa e, dopo una consultazione con i Ministeri vigilanti, lo scorso 23 luglio ha approvato una nuova delibera. Secondo tale provvedimento (che deve anch'esso essere condiviso dai Ministeri vigilanti) qualora l'iscritto al 31 luglio di ogni anno preveda di guadagnare entro la fine dell'anno meno di 1.500 euro, potrà corrispondere un contributo minimo ridotto: contributo soggettivo di 70,00 euro, integrativo di 20,00 euro, di maternità di 28,32 euro per un totale di 118,32 euro, anziché di 338,20 euro. Naturalmente versando l'eventuale differenza in più qualora al 31 dicembre il collega dovesse verificare di avere invece superato un reddito professionale autonomo di 1.500 euro. La delibera (illustrata, come si è detto, preventivamente ai Ministeri vigilanti) ha ottenuto un ufficioso assenso di massima ma l'atto di approvazione ufficiale non ci è ancora pervenuto".
Cescutti e i Ministeri vigilanti sbagliano alla grande. Con il parere n. 881 (17 giugno 1998) reso su richiesta del Ministro del Lavoro il Consiglio di Stato ha affermato: "Non sussiste obbligo di iscrizione alla Cassa di previdenza per i soggetti iscritti nell'Albo che esercitano un'attività professionale in maniera occasionale".
Siamo d'accordo, comunque, con quanto Gabriele Cescutti, presidente dell'Inpgi, ha scritto il 16 maggio 1996: "Non è obbligato a iscriversi all'Inpgi-2 chi svolge attività occasionale
e chi effettua cessioni di diritti d'autore".
L'Inpgi privatizzato non significa diritti tagliati e negati per i giornalisti! La Costituzione non consente discriminazioni e trattamenti economici diseguali tra Inps e Inpgi2. L'Inps ancora oggi non chiede alcunché (ai cittadini senza Albo) per le prestazioni occasionali e per le collaborazioni giornalistiche regolate dalla cessione dei diritti d'autore. Perché Cescutti nel 2001 ha cambiato linea, pretendendo soldi a gogò, mentre le leggi sono ancora quelle del 1996?
Dall'archivio elettronico della gestione separata dell'Inpgi affiora una circolare 16 maggio 1996 firmata da Gabriele Cescutti e indirizzata alla Fnsi; all'Ordine nazionale dei giornalisti, ai Fiduciari Inpgi , ai Presidenti delle Associazioni regionali, agli Ordini regionali. Riportiamo una parte di quella interessante circolare (http://www.inpgi.it/inpgi/inpgi.nsf) allineata ai criteri del Regolamento della gestione separata dell'Inps:
"Gli obblighi di iscrizione
L'obbligo di iscrizione, in base alla legge ed allo Statuto della gestione previdenziale separata riguarda due categorie:
1) Chi svolge attività giornalistica in via abituale e professionale - costituisce l'esempio tipico di "libera professione" in quanto si rivolge ad una clientela multipla che, di volta in volta, può accettare o meno i suoi servizi. Altrettanto liberamente il giornalista può offrire o rifiutare tali servizi. Il reddito che viene ricavato non ha alcuna certezza preventiva, pur essendo la fonte primaria di sostentamento.
La circostanza che la clientela sia più o meno ristretta è irrilevante, in quanto l'elemento essenziale è costituito dalla creazione di un rapporto giuridico con l'editore per ogni singolo servizio e correlativamente al pagamento del relativo corrispettivo.
In questo caso il giornalista è tenuto all'apertura della posizione Iva e all'emissione della fattura per ogni singola prestazione; in sede di dichiarazione dei redditi è tenuto alla compilazione della sezione I del quadro E, e pertanto determina il suo reddito imponibile come differenza algebrica tra il totale delle fatture incassate e il totale delle spese effettivamente sostenute e ammesse alla detrazione.
Su tale reddito netto l'interessato dovrà versare il contributo soggettivo del 10%, mentre il contributo integrativo del 2% verrà calcolato e versato sull'imponibile di ogni singola fattura, costituendone una maggiorazione irrilevante ai fini Irpef, ma soggetta ad Iva;
2) Chi svolge attività giornalistica sotto forma di collaborazione coordinata e continuativa, senza vincolo di subordinazione. Elemento caratterizzante è il rapporto fisso con l'editore o con gli editori, che viene stabilito (anche senza necessità di forma scritta) prima dell'inizio della collaborazione. Il rapporto in essere è caratterizzato da una durata e da una determinazione forfetaria del compenso diviso in tranches periodiche all'interno di tale durata. Il compenso potrà essere diversamente concordato (fisso mensile, compenso fisso per servizio, compenso globale per un predeterminato numero di servizi da presentare nell'unità di tempo).
L'attività di collaborazione può non essere l'attività unica o principale di lavoro, ma accompagnarsi ad altre, esclusa quella di cui al punto precedente. Il giornalista non è tenuto all'apertura di posizione Iva, né conseguentemente all'emissione di fattura che è sostituita da un documento contabile privo di relativi specifici requisiti (e spesso predisposto dallo stesso editore) ma contenente, oltre che l'indicazione del compenso maturato anche l'esplicita menzione di esclusione dall'IVA.
In sede di dichiarazione dei redditi è tenuto alla compilazione della sezione II del quadro E, e pertanto determina il suo reddito detraendo dal totale dei compensi percepiti a percentuale fissa dei medesimi a titolo di valutazione forfetaria delle spese sostenute. Su tale reddito netto verserà il contributo soggettivo del 10%, mentre il contributo integrativo del 2% verrà calcolato e versato su ciascuno dei compensi percepiti, costituendone una maggiorazione irrilevante ai fini Irpef.
CHI NON È TENUTO ALL'ISCRIZIONE
1) Non è obbligato chi svolge attività occasionale. In tal caso l'attività giornalistica è saltuaria e sporadica. Non può sicuramente costituire la fonte principale di reddito e nemmeno una fonte secondaria permanente, in quanto non sussiste un rapporto fisso con l'editore. I servizi vengono resi in via eccezionale, anche se su specifica ordinazione, e non sussiste alcuna situazione giuridica che garantisca la prosecuzione del rapporto, il conseguimento di ulteriori compensi o la pretesa dell'editore di ricevere altri servizi. In senso tecnico specifico il soggetto non è nemmeno considerato ai fini fiscali come lavoratore autonomo tanto che, oltre a non essere tenuto all'apertura di partita Iva, in sede di dichiarazione dei redditi non è neanche tenuto alla compilazione del quadro E, ma del differente quadro L. Conseguentemente non ha la possibilità di iscriversi ad alcuna forma di previdenza, né deve versare contributi, né può pretendere prestazioni.
2) Non è obbligato all'iscrizione chi effettua cessioni di diritti d'autore. Possono essere considerate tali esclusivamente quelle prestazioni che esplicitamente sono regolate tra le parti (azienda editoriale e giornalista) come cessione del diritto d'autore, e che come tali sono soggette all'imposizione Irpef. La cessione dei diritti d'autore, se effettuata direttamente dall'autore stesso, è esente da Iva ed in sede di dichiarazione dei redditi deve essere compilata nella sezione II del quadro E (in apposito rigo, differente da quello di cui all'ipotesi di collaborazione coordinata e continuativa) con l'indicazione dei compensi lordi effettivamente percepiti e dai quali viene detratta una percentuale forfetaria a titolo di riconoscimento delle spese sostenute. Anche in questo caso non è previsto obbligo (né possibilità) di iscrizione ad alcuna forma di previdenza".
Giornalismo investigatiavo: ricostruzione di un imbroglio maturato nei Palazzi romani.
Prestazioni professionali occasionali:
il Consiglio di Stato esclude dal 1998
l'obbligo dell'iscrizione alle Casse,
ma il ministro del Lavoro Cesare Salvi
capovolge il suo orientamento originario nonché
il parere dello stesso Consiglio di Stato
e del titolare del Tesoro Vincenzo Visco.
Gabriele Cescutti si adegua, smentendosi!
Salvi non aveva il potere di abrogare, cambiare, manipolare o interpretare le leggi (potere che è del Parlamento, della Corte costituzionale o della Cassazione).
In base al "Dlgs Biagi", sono occasionali le prestazioni di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell'anno solare con lo stesso committente oppure retribuite con un compenso complessivamente non superiore a 5mila euro.
inchiesta di Franco Abruzzo
Milano, 25 agosto 2003. Gabriele Cescutti, presidente Inpgi, il 16 maggio 1996 ha scritto in una circolare indirizzata agli iscritti alla gestione separata: "In base alla legge non è obbligato a iscriversi all'Inpgi-2 chi svolge attività occasionale". Questo il suo pensiero: "In base alla legge non è obbligato(a iscriversi all'Inpgi-2) chi svolge attività occasionale. In tal caso l'attività giornalistica è saltuaria e sporadica. Non può sicuramente costituire la fonte principale di reddito e nemmeno una fonte secondaria permanente, in quanto non sussiste un rapporto fisso con l'editore. I servizi vengono resi in via eccezionale, anche se su specifica ordinazione, e non sussiste alcuna situazione giuridica che garantisca la prosecuzione del rapporto, il conseguimento di ulteriori compensi o la pretesa dell'editore di ricevere altri servizi. In senso tecnico specifico il soggetto non è nemmeno considerato ai fini fiscali come lavoratore autonomo tanto che, oltre a non essere tenuto all'apertura di partita Iva, in sede di dichiarazione dei redditi non è neanche tenuto alla compilazione del quadro E, ma del differente quadro L. Conseguentemente non ha la possibilità di iscriversi ad alcuna forma di previdenza, né deve versare contributi, né può pretendere prestazioni".
Dal 16 maggio 1996 la normativa in vigore è sempre quella, l'Inps non ha cambiato linea. Per l'Inps, gli autori e gli occasionali non hanno alcun obbligo di iscrizione alla gestione separata. C'è un fatto nuovo, che sa.di vecchio: con parere n. 881 (del 17 giugno 1998), emesso su richiesta del Ministro del Lavoro, il Consiglio di Stato ha fissato questo principio: "Non sussiste obbligo di iscrizione alla Cassa di previdenza per i soggetti iscritti nell'Albo che esercitano un'attività professionale in maniera occasionale... il requisito per la tutela previdenziale obbligatoria non è la mera iscrizione nell'albo o nell'elenco professionale, ma è dato dallo "svolgimento" effettivo dell' "attività di libera professione senza vincolo di subordinazione".
Il Ministero del Lavoro aveva posto il quesito il 13 maggio 1998, allegando l'avviso del Ministero del Tesoro (Ragioneria Generale dello Stato) espresso con nota n. 134012 del 9 aprile 1998. Si legge nel parere: "Il Ministero (del Lavoro) esprime l'avviso, in linea con il Ministero del Tesoro, che l'attività professionale occasionale non genera l'obbligo di iscrizione". Il Consiglio di Stato, quindi, ha accolto l'impostazione dei due Ministeri.
Il ministro del Lavoro è Cesare Salvi (ds), il quale il 5 agosto 1999 emana una circolare con la quale sostanzialmente capovolge il parere del Consiglio di Stato ("Basta l'iscrizione all'Albo e la prestazione professionale da occasionale diventa abituale"), il proprio orientamento iniziale e quello del Ministro del Tesoro (Vincenzo Visco, ndr), dimenticando che avrebbe dovuto, scrivendo la circolare, agire di concerto con il collega del Tesoro (articolo 3 del Dlgs n. 509/1994).
Passa un altro anno e Gabriele Cescutti, con la circolare 4 aprile 2001, si adegua al diktat politico: "Salvi chiarisce senza possibilità di equivoco che qualunque prestazione di lavoro autonomo resa dai giornalisti - anche se sporadica e produttiva di modesto reddito - comporta l'obbligo di iscriversi alla Gestione Separata". Non è vero, però, che Salvi abbia parlato esplicitamente dei giornalisti!!!
Le decisioni di Salvi e Cescutti fanno sorgere, invece, molte perplessità. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto la necessità dell'abitualità della prestazione professionale, escludendo il requisito dell'iscrizione. "L'attuale interpretazione del ministero del Lavoro - ha scritto Maria Rosa Gheido su Il Sole 24 Ore - sembra andare oltre la lettera del parere, privilegiando la mera iscrizione all'Albo, fattore che priva la prestazione professionale del carattere dell'occasionalità, riconducendola all'abitualità per il solo fatto dell'iscrizione. Appare, dunque, indispensabile - concludeva l'esperta del Sole 24 Ore - un migliore raccordo fra le normative che regolano le imposte, dirette e indirette, relative all'attività professionale, visto il necessario collegamento con la materia previdenziale che fa riferimento sia ai presupposti che alla base imponibile delle suddette imposte". C'è da aggiungere che Salvi non ha tenuto conto delle differenze profonde tra la figura del giornalista professionista e del pubblicista. Quando si discute di professioni intellettuali si parla soltanto di coloro che hanno sostenuto l'esame di Stato "per l'abilitazione all'esercizio professionale" e che, nel nostro caso, "esercitano in modo esclusivo e continuativo la professionale di giornalista".
La legge n. 335/1995 esclude che debbano iscriversi all'Inpgi-2 coloro che svolgano attività giornalistica occasionale, saltuaria e sporadica (redditi dichiarati nel Modello unico, quadro L). In sostanza chi produce occasionalmente degli articoli non è tenuto a iscriversi all'Inpgi-2, perché non ha il requisito della «abitualità professionale», elemento richiesto dall'articolo 49 (comma 1) del Dpr n. 917/1986 per qualificare come reddito di lavoro autonomo quello che deriva dall'esercizio di arti e professioni: "Per esercizio di arti e professioni si intende l'esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo..".
Il Dlgs meglio noto come "riforma Biagi", approvato definitivamente il 31 luglio 2003, fissa per la prima volta (articolo 61, comma 2) il confine tra titolari di contratto a progetto (o cococo) e di prestazioni occasionali. Per prestazioni occasionali si intendono "i rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell'anno solare con lo stesso committente" retribuiti con un compenso "complessivamente non superiore a 5mila euro". L'articolo 61 (comma 2) fotografa soprattutto la situazione di tanti pubblicisti free lance. Gli occasionali sono tali anche se lavorano per più committenti non superando il tetto dei 5mila euro per ciascun committente. In altri termini, dunque, una volta entrato in vigore il Dlgs Biagi, l'individuazione del rapporto occasionale passerà attraverso il rispetto dei seguenti requisiti che devono intendersi alternativi:
- durata della prestazione non superiore a trenta giorni;
- compenso complessivo non superiore a 5mila euro.
Cescutti dopo 5 anni ha cambiato idea sulle prestazioni occasionali, affermando sostanzialmente: "Bisogna iscriversi all'Inpgi-2. Lo vuole Salvi". Ma Salvi non aveva il potere di abrogare, cambiare, manipolare o interpretare le leggi (potere che è del Parlamento, della Corte costituzionale o della Cassazione). Bisogna ribadire con forza, invece, quello che Cescutti ha scritto nella circolare il 16 maggio 1996:" In base alla legge non è obbligato a iscriversi all'Inpgi-2 chi svolge attività occasionale".
Non è possibile, sotto il profilo dell'articolo 3 della Costituzione, che le gestioni separate dell'Inps e dell'Inpgi abbiano regole contrastanti tali da creare disuguaglianze tra i cittadini (si veda sul punto la sentenza n. 437/2002 della Corte costituzionale). Dopo la sentenza n. 5280/2003 del Tar Lazio, l'Inpgi è maggiormente tenuto a rispettare le regole che sono dell'Inps (punto 4 dell'articolo 76 della legge n. 388/2000). Il Tar Lazio ha deciso che l'esercizio da parte dell'Inpgi della potestà di autonomia normativa, a decorrere dalla entrata in vigore della legge n. 388/2000 (Finanziaria 2001), ''richiede il coordinamento specifico con le norme generali che regolano il sistema contributivo e delle prestazioni previdenziali''. La sentenza del Tar Lazio riflette il principio fissato nella sentenza n. 15/1999 della Corte costituzionale: "La garanzia dell'autonomia gestionale, organizzativa, amministrativa e contabile degli enti privatizzati, che costituisce un principio direttivo della delega, non attiene tanto alla struttura dell'ente quanto piuttosto all'esercizio delle sue funzioni. In tal senso il legislatore delegato ha recepito la formulazione della norma delegante inserendo tale garanzia nella disposizione che disciplina la gestione degli enti privatizzati (art. 2 del decreto legislativo n. 509 del 1994). Ma anche se, considerando isolatamente i singoli segmenti della formula normativa adottata dal legislatore, si intendesse l'autonomia organizzativa come elemento del tutto distinto dalla organizzazione della gestione amministrativa e contabile, riferita quindi alla struttura dell'ente ed alla composizione dei suoi organi, essa non implicherebbe un'assoluta libertà di configurare le strutture dell'ente e non escluderebbe l'eventuale indicazione di limiti entro i quali l'autonomia debba essere esercitata". Il punto 4 dell'articolo 76 della legge n. 388/2000 in effetti fissa per l'Inpgi dei paletti: l'esercizio da parte dell'Inpgi della potestà di autonomia normativa, a decorrere dalla entrata in vigore della legge n. 388/2000, ''richiede il coordinamento specifico con le norme generali che regolano il sistema contributivo e delle prestazioni previdenziali''.
Parere n. 881 (17 giugno 1998) su richiesta del Ministro del Lavoro
Consiglio di Stato: "Non sussiste obbligo
di iscrizione alla Cassa di previdenza
per i soggetti iscritti nell'Albo che esercitano
un'attività professionale in maniera occasionale"
ADUNANZA DELLA SECONDA SEZIONE - 17 GIUGNO 1998
Numero sezione 881/1998
OGGETTO/MINISTERO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE.
Quesito sull' art. 1 , commi 1 e 2 , del D.Lgs 10 febbraio 1996 , n. 103. Requisiti di iscrivibilità alle Casse
Vista la relazione ministeriale n. 3/3PS/21170 del 13 maggio 1998;
Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, con la relazione indicata in premessa, pone determinati quesiti relativi all'interpretazione del D.Lgs. 10 febbraio 1996, n. 103, recante "Attuazione della delega conferita dall'art. 2, comma 25, della legge 8 agosto 1995, n. 335, in materia di tutela previdenziale obbligatoria dei soggetti che svolgono attività autonoma di libera professione".
Il Ministero allega l'avviso del Ministero del Tesoro, Ragioneria Generale dello Stato, espresso con nota n. 134012 del 9 aprile 1998.
I. Le quaestiones iuris prospettate attengono all'interpretazione degli artt. 1 ss del D.Lgs. 10 febbraio 1996, n. 103 e della normativa collegata e di attuazione, costituita dal D.M. 2 maggio 1996, n. 281 e dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662.
Ab origine, l'istituzione di una Gestione separata presso l'INPS, finalizzata all'estensione dell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, per i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, è stata prevista dall'art. 2, commi 25, e 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335.
II. Sul piano generale, l'esame dei quesiti implica un'approfondita attività d'interpretazione dei testi normativi.
In thema, è ius receptum nella dottrina e nella giurisprudenza che il principale canone di ermeneutica giuridica è la lettera del testo normativo.
L'art. 12 delle Disposizioni sulla legge in generale legittima la specificazione della "norma" in base al "senso. fatto palese dal significato delle parole secondo la connessione di esse .".
La "norma giuridica" discende dal testo.
I criteri ermeneutici logici, sistematici incentrati nella mens legis, sono alternativi all'interpretazione letterale, subordinati alla ponderazione sistematica della lex (cfr. in giurisprudenza: Cons. Stato, Sez. V, 15 giugno 1992, n. 558; Cons. Stato, Sez. Il, 6 novembre 1996, n. 950/96; Cass. Sez. Un., 14 marzo 1984, n. 1470; Cass. Sez. Un., 3 gennaio 1984, n. 7; Cass. 3 aprile 1986, n. 2312; in dottrina: E. Betti, Interpretazione della legge e degli atti giuridici, Milano, 1949; V. Tarello,. L'interpretazione della legge, in trattato diretto da Cian e Messineo, Milano, 1980).
III. Il Ministero riferente pone il quesito in ordine ai presupposti per l'iscrizione alla Cassa. Sul punto, esprime l'avviso, condiviso del Ministero del Tesoro, che la mera iscrizione nell'Albo professionale non determina ipso iure l'obbligo di iscrizione. L'obbligo d'iscrizione scaturisce dall'effettivo esercizio della professione.
In thema, il referente normativo è dato dall'art. 1, comma 1, del D.Lgs. n. 103 del 1996.
La norma disgiunge: a) iscrizione in altri elenchi professionali; b) svolgimento dell'attività autonoma e libera professione.
L'ausilio del criterio ermeneutico letterale, enucleato supra sub Il, esplicita il principio normativo che il requisito per la tutela previdenziale obbligatoria non è la mera iscrizione nell'albo o nell'elenco professionale, ma è dato dallo "svolgimento" effettivo dell' "attività di libera professione senza vincolo di subordinazione".
L'iscrizione nell'albo o nell'elenco professionale, requisito essenziale per l'esercizio dell'attività professionale, non è per tabulas, l'elemento che determina la tutela previdenziale obbligatoria.
Ex art. 1, comma 1, del D.Lgs. n. 103 del 1996, l'iscrizione alla Cassa di previdenza di categorie richiede lo svolgimento in concreto dell'attività professionale.
IV. Il Ministero pone l'ulteriore quesito sulla gradazione dell'attività professionale quale presupposto per l'iscrizione.
Il problema è riferito alla distinctio tra attività professionale occasionale ed abituale non esclusiva.
Il Ministero esprime l'avviso, in linea con il Ministero del Tesoro, che l'attività professionale occasionale non genera l'obbligo di iscrizione.
In merito, i requisiti normativi derivano dagli artt. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995, 1, comma 1, del D.Lgs. n. 103 del 1996 e 1, comma 1, del D.M. n. 287 del 1996.
L'interpretazione del combinato normativo esprime il principio dell'esercizio della "professione abituale" non esclusiva, quale requisito della tutela previdenziale obbligatoria.
Sub specie iuris, non sussiste obbligo di iscrizione alla Cassa di previdenza per i soggetti, iscritti nell'Albo o nell'elenco professionale, che: a) non esercitano attività professionali; b) esercitano un'attività professionale in maniera occasionale.
Il criterio normativo consistente discrimen tra attività professionale abituale non esclusiva ed occasionale è desumibile dal rinvio analogico alla normativa fiscale ex art. 49, comma 1, del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.
IV. Il Ministero espone il quesito in ordine all'applicabilità della disciplina in ordine all'attività
libero-professionale nella forma di rapporto di lavoro convenzionale autonomo.
La materia risulta disciplinata dall'art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 103 del 1996.
La categoria professionale de qua rientra nell'ambito normativo della tutela previdenziale obbligatoria.
L'iscrizione alla Cassa professionale di categoria implica l'accertamento di uno svolgimento effettivo, non occasionale, della professione.
V. Il Ministero prospetta un ulteriore quesito In relazione all' "attività professionale intramuraria" ex art. 1 della legge n. 662 del 1996.
Il Ministero, presupponendo l'equiparazione dell' "attività professionale intramuraria" con l'attività libero-professionale, deduce l'integrale applicazione degli artt. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995 e 1 del D.Lgs. n. 103 del 1996.
In thema, l'interpretazione del combinato normativo suffraga la tesi dell'equiparazione giuridica dell' "attività professionale intramuraria", con l'attività libero-professionale.
Il diritto giurisprudenziale conferma la tesi de qua (conf. Cass., 6 marzo 1990, n. 01762 e Cass. Sez. Un., 6 dicembre 1990, n. 11720).
Ex adverso, l'assimilazione al lavoro dipendente stabilito dall'art.1, comma 7, della legge n. 662 del 1996, è limitata ai "fini fiscali".
L'attuale assetto normativo comporta: a) il diritto d'iscrizione all'Albo professionale; b) l'assoggettamento alla tutela previdenziale obbligatoria.
Sub a), l'iscrizione all'albo professionale o il "passaggio" dall'elenco speciale all'albo, deriva dal
diritto ad esercitare la professione ex art. 1 della legge n. 662 del 1996.
Sub b), l'iscrizione alla Cassa previdenziale comporta l'accertamento dell'esercizio della "professione abituale" non esclusiva, nei termini stabiliti supra sub IV.
L'Amministrazione accerta la sussistenza del requisito dello svolgimento effettivo dell'attività
professionale, avvalendosi dei dati disponibili, compresi le dichiarazioni fiscali.
esprime parere nei termini precisati in motivazione.
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