Source: https://www.donnegeometra.it/portfolio/il-compenso-professionale-non-puo-essere-mai-simbolico-sentenza-del-consiglio-di-stato/
Timestamp: 2018-10-21 11:35:16+00:00
Document Index: 28022486

Matched Legal Cases: ['art. 92', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 92', 'art. 97', 'sentenza ']

IL COMPENSO PROFESSIONALE NON PUO' ESSERE MAI SIMBOLICO: SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO - TECNICI&PROFESSIONE
Il Consiglio di Stato con la Sentenza 4780/2018 ha chiarito che la parcella professionale non può prevedere un compenso simbolico che leda il decoro professionale. “Il prestigio acquisito nell’effettuazione di un incarico pubblico può giustificare un trattamento economico non pienamente allineato alle tariffe professionali ma che non può discostarsi dalla natura, importanza e pregio dell’attività svolta, né tanto meno negare il rimborso delle spese vive sostenute.”
Nel 2003 un architetto pugliese impugnava un provvedimento comunale di determinazione del compenso professionale relativo all’indennità di presenza per la partecipazione ad una commissione giudicatrice. In particolare, il Comune aveva liquidato al tecnico una parcella di € 268,58. Il tecnico invece aveva calcolato il compenso secondo la tariffa professionale degli architetti, quantificandolo in € 8.653,23, poiché il progetto del bando aveva un valore di oltre 400mila euro, aveva richiesto sette riunioni ed un impegno complessivo di 40 ore.
richiedere l’applicazione dell’art. 92, comma 3, dell’allora vigente DPR n. 554/1999 (Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici n. 109/1194) . Secondo il tecnico questa norma seppur riferita agli appalti di lavori pubblici, è espressiva di una regola di carattere generale applicabile anche alle procedure di affidamento di appalti di servizi soggetti all’allora vigente Dlgs n. 157/1995
Il Consiglio di Stato ha così accettato il ricorso del tecnico e condannato l’ente, poiché:
Inoltre è stato ribadito che una remunerazione inadeguata degli incarichi onorari è contraria al principio fondamentale di buon andamento della pubblica amministrazione, sancito dall’art. 97 della Costituzione, nella misura in cui scoraggia l’appetibilità di tali incarichi per le professionalità private maggiormente qualificate e meglio in grado di assolvere alle funzioni pubblicistiche ad essi sottese.
1. L’architetto propone appello contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per la Puglia – sede di Bari in epigrafe, con cui è stato respinto il suo ricorso per l’annullamento degli atti adottati dal Comune di Bari per la determinazione del suo compenso quale componente della commissione giudicatrice della procedura di affidamento di uno studio di fattibilità per la costituzione di una società di trasformazione urbana per la riqualificazione delle aree del lungomare di Bari, negli ambiti territoriali di cui alla deliberazione del consiglio comune n. 280 del 29 ottobre 2001.
2. L’architetto ha in particolare impugnato il provvedimento di determinazione del compenso (nota prot. n. 142829 del 17 novembre 2003) e il presupposto regolamento avente ad oggetto «l’indennità di presenza per la partecipazione alla commissioni giudicatrici per appalti e concessioni di lavori, opere, servizi e forniture» (delibera del consiglio comunale di Bari n. 6 del 20 gennaio 1998), in applicazione del quale il Comune di Bari aveva liquidato in € 268,58 le competenze dovute per la partecipazione alla commissione di gara. La ricorrente ha anche proposto una domanda di accertamento del diritto al compenso secondo la tariffa professionale degli architetti, quantificato in € 8.653,23, oltre agli accessori di legge.
6. Infine il Tribunale ha dato atto che l’architetto non aveva impugnato nemmeno l’atto con cui il Comune di Bari aveva impegnato la spesa di € 5.000,00 per la liquidazione dei compensi per i commissari, in applicazione del citato regolamento concernente l’indennità di presenza per la partecipazione alla commissioni giudicatrici per appalti e concessioni di lavori, opere, servizi e forniture, di cui alla delibera consiliare n. 6 del 20 gennaio 1998.
1. L’architetto Ricci ribadisce nel proprio appello di avere diritto ad un «compenso» non simbolico e lesivo del decoro professionale, come l’«indennità» liquidatale dal Comune di Bari con gli atti impugnati. La ricorrente sostiene che tale compenso deve essere conforme alla tariffa professionale di architetto ed adeguato all’attività svolta in qualità di membro della commissione di gara per una procedura di selezione di un progetto del valore di oltre 400 mila euro, la quale ha richiesto sette riunioni ed un impegno complessivo di 40 ore.
2. A fondamento dei propri assunti l’appellante pone l’art. 92, comma 3, dell’allora vigente decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554 (Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni), secondo cui al momento della nomina della commissione di gara deve essere determinato «il compenso». Secondo la professoressa Ricci l’impiego di questo termine allude ad una «funzione corrispettiva della prestazione in denaro dovuta dall’Amministrazione», pur nell’ambito di una facoltà di determinazione di carattere discrezionale. L’architetto precisa inoltre che la norma regolamentare in questione, pur riferita agli appalti di lavori pubblici, è espressiva di una regola di carattere generale applicabile anche alle procedure di affidamento di appalti di servizi soggetti all’allora vigente decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 157 (Attuazione della direttiva 92/50/CEE in materia di appalti pubblici di servizi), quale quella per la quale era stata nominata membro della commissione giudicatrice.
3. Con un distinto ordine di censure l’architetto contesta di essere onerata di impugnare il proprio atto di nomina, dal momento che nella misura in cui per il pagamento del compenso rinvia ad «apposita determinazione dirigenziale», tale provvedimento non può essere ritenuto lesivo dei propri interessi. Del pari l’appellante ritiene che non abbia inciso sulla propria sfera giuridica l’atto con cui il Comune di Bari impegnato la spesa complessiva per il pagamento dei membri della commissione di gara.
4. Da ultimo, l’architetto ha evidenziato (e ribadito nei propri scritti conclusionali) che il regolamento comunale di cui alla delibera consiliare n. 6 del 20 gennaio 1998 è stato annullato in separati contenziosi (sentenze del Tribunale amministrativo di Bari in data 3 novembre 2009, nn. 2590 e 2591, passate in giudicato), con effetto anche nel presente giudizio.
7. In contrario a quanto ora precisato il Comune di Bari sostiene (in memoria conclusionale) che l’architetto «non ha mai chiesto al Comune di procedere anche in suo favore secondo i principi ivi enunciati, avendo piuttosto manifestato con il presente ricorso in appello di avere interesse ad un compenso parametrato secondo le tariffe professionali».
9. Come infatti deduce l’architetto entrambi questi atti non sono lesivi dei propri interessi.
10. Nel merito sono fondati gli assunti dall’architetto volti a sostenere che l’impiego del termine «compenso» nell’art. 92, comma 3, d.P.R. n. 554 del 1999 presuppone un trattamento economico del membro della commissione giudicatrice che seppur rimesso in concreto alle determinazioni discrezionali dell’amministrazione, in conformità alla qualità di funzionario onorario assunto con la nomina in tale organo straordinario dell’amministrazione medesima, non può andare completamente disgiunto da elementi di corrispettività rispetto alle prestazioni svolte.
11. Più precisamente, in linea con quanto affermato dal Tribunale amministrativo di Bari nei separati contenziosi definiti con le sopra citate sentenze del 3 novembre 2009, nn. 2590 e 2591, la nozione di compenso rende impraticabile la soluzione adottata dal Comune di Bari con il regolamento annullato e con l’atto applicativo adottato nei confronti dell’odierna appellante, secondo cui l’opera prestata quale membro della commissione giudicatrice darebbe all’architetto diritto ad un’indennità meramente compensativa dell’impegno richiesto per lo svolgimento dell’incarico onorario, svincolata dalla qualità e dall’importanza delle prestazioni svolte nell’ambito dello stesso. Tanto più ciò deve essere affermato nel caso di specie, in cui la liquidazione cui il Comune di Bari è pervenuto è palesemente irrisoria e lesiva della dignità professionale dell’odierna appellante.
12. Ad ulteriore sostegno di quanto finora affermato va poi sottolineato – in linea con quanto deduce la professoressa Ricci – che una remunerazione inadeguata degli incarichi onorari è contraria al principio fondamentale di buon andamento della pubblica amministrazione, sancito dall’art. 97 della Costituzione, nella misura in cui scoraggia l’appetibilità di tali incarichi per le professionalità private maggiormente qualificate e meglio in grado di assolvere alle funzioni pubblicistiche ad essi sottese.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei termini di cui in motivazione e per l’effetto, in riforma della sentenza di primo grado accoglie il ricorso del professionista architetto ed annulla gli atti con esso impugnati.