Source: https://www.unifi.it/bu/4_2005/relazione_garante_04.html
Timestamp: 2020-03-29 20:39:07+00:00
Document Index: 141905584

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 20', 'art. 46', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18']

Università degli Studi di Firenze - Notizie - Bollettino Ufficiale (4/2005): Relazione del Garante 2004
Relazione del Garante, 25 marzo 2005
Relazione annuale ex art. 9 del Regolamento di Ateneo relativo alla figura del Garante.
Anche in questo anno – il secondo dalla istituzione della figura del Garante - numerosi sono stati i casi sottoposti all’attenzione del medesimo da parte di tutte le componenti della struttura universitaria e soprattutto dagli studenti.
Ciò conferma che questa figura è realmente sentita dall’ambiente universitario come elemento importante di riferimento. Si ha, peraltro, la sensazione che la stessa consapevolezza dell’esistenza di siffatta figura autonoma di garanzia, costituisca anche uno stimolo in più per tutte le componenti operative, a qualsiasi livello, per svolgere i propri compiti avendo di mira l’interesse comune a che non si verifichino lesioni dei diritti altrui.
Ciò premesso, il Garante in questa relazione intende comunque segnalare soltanto i casi che non solo siano diversi e nuovi rispetti a quelli oggetto della relazione dell’anno precedente, ma soprattutto si presentino utili ed idonei a suggerire ai competenti organi dell’Ateneo quelle iniziative che possano evitare il ripetersi delle disfunzioni denunciate e, altresì, migliorare, per quanto possibile, la struttura organizzativa ed operativa della nostra Università.
A seguito dei pareri espressi dal Garante nell’anno decorso, sono state prese iniziative - trasferite poi nel Manifesto degli Studi -, che, in generale, hanno soddisfatto le aspettative degli studenti: in particolare, è stato risolto il problema delle tasse e dei contributi, determinandone l’importo in base al reddito imponibile effettivo dello studente, anche in presenza di omessa o irregolare presentazione dell’autocertificazione del reddito, sanzionando l’inosservanza delle regole e dei termini fissati per l’autocertificazione non più applicando il massimo delle tasse ma con il pagamento di una somma idonea a compensare i maggiori oneri amministrativi.
Tuttavia alcuni studenti si sono lamentati ritenendo troppo elevato l’importo stabilito per compensare gli oneri amministrativi.
In realtà l’esperienza dell’anno decorso consiglia la riduzione dell’entità della sanzione.
Altre lamentele sono pervenute con riferimento alla prima fascia delle tasse universitarie, nel senso che è considerata molto larga la forbice dell’imponibile che va da 1 a 19.000 Euro. Alcuni studenti hanno evidenziato che non è equo considerare allo stesso livello coloro che hanno un reddito vicino all’imponibile minimo e coloro che hanno un reddito invece pari o vicino all’imponibile massimo della stessa prima fascia.
Anche al Garante appare, in effetti, troppo larga la forbice della prima fascia; potrebbe essere prevista una prima fascia fino a 10.000 Euro e una seconda fascia fino a 19.000 Euro.
Altro problema è stato sollevato con riferimento agli studenti non comunitari, per i quali nel Manifesto degli studi risulta previsto il pagamento delle tasse nella misura massima, salvo le eccezioni di cui alla sezione 7 dello stesso Manifesto.
Tenuto conto della normativa attualmente vigente, che prevede il trattamento degli studenti stranieri identico a quello dei cittadini italiani e comunitari, la conseguenza non può essere che quella del pagamento delle tasse in misura proporzionale al reddito.
Peraltro, va considerato che l’art. 20 della legge 2 dicembre 1991, n. 390 è stato modificato nel secondo comma con l’abrogazione dell’inciso <<semprechè esistono trattati o accordi internazionali bilaterali o multilaterali di reciprocità tra la Repubblica Italiana e gli Stati di origine degli studenti>> (vedi art. 46, co. 2, legge 6 marzo 1998, n. 40). Si propone che nel prossimo manifesto degli studi sia previsto che anche gli studenti non comunitari siano assoggettati al pagamento delle tasse e dei contributi nella misura rapportata al loro reddito effettivo, fermo restando il trattamento di favore previsto per gli studenti provenienti dai paesi in via di sviluppo.
È stato altresì segnalato che alcuni studenti, i quali avrebbero potuto sostenere la tesi di laurea entro il mese di aprile del 2004, ne sono stati impediti a causa dei disagi derivati dal trasferimento delle biblioteche alla nuova sede di Novoli. A causa di ciò, sono stati autorizzati dal Consiglio di Amministrazione a sostenere la tesi entro la sessione di giugno-luglio, alla condizione però che si iscrivessero all’anno accademico successivo e facessero contestuale richiesta di esonero dal pagamento delle tasse e contributi.
Ne è conseguita, la perdita del diritto al rimborso delle tasse e dei contributi dell’anno precedente, come previsto nel manifesto degli studi dell’anno accademico 2002/2003, al n. 4 alla sez. “esoneri totali e parziali”, dove è scritto appunto che “agli studenti che … concludono gli studi entro i termini legali o normali, senza iscrizione fuori corso e ripetente, spetta il rimborso delle tasse e dei contributi universitari dell’ultimo anno”.
Orbene, condizionando la possibilità di sostenere la tesi di laurea nella sessione di giugno-luglio all’iscrizione al nuovo anno, a parere del Garante, il Consiglio di Amministrazione, verosimilmente, non ha tenuto presente che ciò comportava la conseguenza di privare alcuni studenti del diritto al rimborso delle tasse dell’anno precedente.
Gli studenti in definitiva si sono visti negare un diritto per responsabilità loro non addebitabili.
Infine un gruppo di studenti della scuola di Specializzazione in Biochimica e Clinica Chimica e della Scuola di Specializzazione in Genetica Medica, immatricolati in data antecedente all’anno accademico 2001/2002, hanno lamentato essere stata loro negata l’applicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 aprile 2001 per la determinazione dell’ammontare delle tasse, essendo stato loro richiesto il pagamento di queste nella misura massima anziché in misura rapportata al loro reddito effettivo.
Ciò perché il suddetto decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri è stato ritenuto applicabile soltanto agli immatricolati a partire dall’anno accademico 2001/2002, sulla base di una delibera del Consiglio di Amministrazione del 16 novembre 2001.
Il diniego dell’applicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sopradetto anche agli immatricolati negli anni accademici precedenti a quello del 2001/2002, sembrerebbe, infatti, dedursi dalla premessa fatta nella delibera citata, in cui si afferma: “Considerato che agli specializzandi immatricolati nell’anno accademico 2001/2002 … spettano i benefici di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri citato”.
A parere del Garante sulla materia si è incorsi in equivoco. L’entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri a decorrere dall’anno accademico 2001/2002 - come previsto dall’art. 2, n. 2 – vuol dire semplicemente che esso, come ogni altra disposizione normativa, è applicabile per il futuro dalla sua data di entrata in vigore, ma, una volta entrato in vigore, il decreto non può che essere applicato, per principio generale, a tutti indiscriminatamente senza distinzioni riferite al periodo di immatricolazione.
Ricercatori e contrasti con i docenti di riferimento:
Si tratta di un problema relativo a comportamenti che il più delle volte s’inquadrano nell’ambito di contrasti insorti tra le due categorie, docenti e ricercatori.
A prescindere dalle cause che vi hanno dato luogo, si è sostanzialmente attuato, nel caso segnalato da un ricercatore, un certo tipo di emarginazione se non di vero e proprio isolamento.
Ciò, sia attraverso l’esclusione dalla partecipazione alle commissioni di esame, pur essendo, il ricercatore, l’unico ad essere strutturato nel raggruppamento disciplinare della materia, e quindi il destinatario naturale della nomina a componente di commissione (è stato sostituito da componenti non facenti parte del raggruppamento), sia esprimendo pareri negativi in merito a richieste del ricercatore stesso di ottenere l’affidamento di un corso di insegnamento, sia contrastandone l’uso degli strumenti necessari alla ricerca.
Peraltro, il ricercatore si era rivolto ai competenti organi della Facoltà per farli intervenire ai fini della soluzione della vicenda, non ottenendo alcuna risposta ufficiale, con la conseguenza che ciò ha contribuito ad aggravare la situazione di disagio, non solo materiale ma anche psicologica, in cui il soggetto si è trovato ad operare.
Tale stato di isolamento psicologico del ricercatore ha reso insopportabile il clima in cui egli operava, sì da indurlo a chiedere un congedo per allontanarsene ed andare ad operare altrove.
È singolare, a questo proposito, che quel docente che si era opposto all’affidamento del corso d’insegnamento a quel ricercatore, adducendo che intendeva condurlo di persona, abbia rinunciato al corso stesso dopo che il ricercatore aveva ottenuto il congedo richiesto.
A proposito di tale vicenda, il Garante segnala che ha dovuto risolvere anche il problema relativo ai limiti dei propri compiti in materia di tutela della libertà di insegnamento e di ricerca. L’attuale formulazione della relativa normativa (artt. 2 e 10 dello Statuto dell’Ateneo e 2 del regolamento istitutivo della figura del Garante) può dare luogo ad interpretazione riduttiva, nel senso di limitare l’intervento del Garante soltanto ad ipotesi di diretta privazione della libertà di insegnamento e di ricerca, mentre vi sono casi - come quello sopra esaminato – nei quali si possono realizzare abusi e comportamenti che, rendendo intollerabile la permanenza del soggetto nell’ambiente in cui dovrebbe svolgere normalmente la propria attività, impedisce l’esercizio della stessa attività di ricerca.
In sostanza la normativa attuale dovrebbe essere integrata nel senso che l’intervento del Garante può essere richiesto non solo a tutela della libertà di insegnamento e di ricerca ma anche a tutela della stessa attività di insegnamento e ricerca contro ogni abuso o comportamento comunque ostativo.
Rapporti tra l’Università e i propri dipendenti
Sono stati segnalati presunti abusi o carenze che riguardano i rapporti tra gli organi dell’Ateneo e il personale dipendente o comunque attinente ad aspetti organizzativi degli uffici o di enti o musei.
Il Garante ha espresso il parere che non rientra tra i suoi compiti la soluzione di problemi che sono inerenti ad aspetti burocratico amministrativi nell’ambito della struttura organizzativa dell’Ateneo, essendo i propri compiti quelli di intervenire a tutela dei diritti degli studenti e della attività di libero insegnamento e libera ricerca.
Appare opportuno che sia mantenuta la disciplina attuale.
Appelli fissati senza il rispetto dell’art. 18 del Regolamento Didattico di Ateneo
Alcuni studenti del corso di Psicologia del Lavoro e Organizzazioni hanno lamentato il mancato rispetto, negli appelli previsti dal calendario del mese di gennaio e febbraio, della regola che prevede una distanza di almeno 14 giorni tra un appello e l’altro, nonché il fatto che per esami diversi alcuni appelli sono stati concentrati nei medesimi giorni.
Rileva il Garante che, in effetti, costituisce violazione dell’art. 18 del Regolamento Didattico di Ateneo e quindi violazione dei diritti degli studenti il fatto che i due appelli previsti nel calendario di esami non siano distanziati tra loro di almeno 14 giorni.
La disposizione dell’art. 18 deve considerarsi applicabile anche nei casi in cui per gli esami siano previsti sia gli scritti che gli orali, nel senso che anche tra i due scritti è necessario il rispetto dell’intervallo predetto.
Quanto alla concentrazione di più appelli nelle medesime date, si tratta non tanto di violazione di diritti quanto di vizi di coordinamento tra i vari docenti. Sarebbe opportuno comunque operare per evitare il disagio che lo studente sia costretto a sostenere più esami nel medesimo giorno, quando addirittura non si tratti di impossibilità materiale di sostenerli per assoluta contestualità.
Anche alcuni studenti del corso di laurea specialistica di Scienze Motorie in “Scienze e Tecniche delle attività Motorie Preventive ed Adattative” hanno lamentato la violazione dell’art. 18 del Regolamento Didattico e 17 del Regolamento del corso di laurea, sia pure sotto un diverso profilo e cioè che non per tutte le sessioni di esame sono stati previsti gli appelli, ovvero sono stati previsti appelli soltanto per alcuni esami.
Con riferimento all’anno accademico 2002/2003 gli stessi hanno altresì lamentato sia il ritardo dell’inizio del corso, sia il fatto che non sempre sono stati comunicati tempestivamente i programmi di insegnamento e di esame e le date degli appelli e che inoltre essi erano spesso costretti a correr dietro ai docenti per sollecitarli a fissare gli appelli e le date degli esami. Anche un tale tipo di contatto andava incontro a difficoltà nel periodo successivo alla chiusura delle lezioni in quanto i docenti non erano più reperibili presso le sedi del corso di laurea.
Il presidente del corso di laurea, richiesto di fornire chiarimenti, ha fatto presente che, in effetti, alcune disfunzioni vi sono state, pur dovute alla natura sperimentale del corso di laurea. Giustificazione, questa, che può valere con riferimento al ritardo dell’inizio del corso e alla mancata tempestiva comunicazione dei programmi d’insegnamento, mentre non può spiegare né attenuare le cause dei disagi che gli studenti hanno subito in relazione alla mancata regolare previsione degli appelli.
Corso di laurea specialistica. Mancanza dei verbali di riconoscimento ufficiale degli esami del corso di laurea triennale. Piani di studio individuali approvati pur non conformi alle indicazioni del relativo ordinamento
Studenti del corso di laurea Specialistica “Teoria e Pratica della Traduzione Letteraria”, della Facoltà di Lettere e Filosofia, attivato nell’anno accademico 2002/2003 hanno lamentato che, per mancanza dei verbali di riconoscimento ufficiale degli esami sostenuti e per errate indicazioni fornite ai fini della presentazione del piano di studio individuale, hanno subito danni sia economici che di carriera, nel senso che alcuni esami da loro sostenuti non sono stati poi ritenuti validi, ed inoltre hanno incontrato disagi per la richiesta della borsa di studio e, in quanto studenti lavoratori, per dimostrare al datore di lavoro di essere nelle condizioni previste per il riconoscimento del diritto alle 150 ore di permessi di studio retribuiti.
In effetti, è emerso che mancavano i verbali di riconoscimento ufficiale degli esami e che i piani di studio individuali non erano conformi all’ordinamento approvato con decreto ministeriale 5 agosto 2003, che prevede i settori scientifico-disciplinari e quindi gli esami da sostenere per conseguire la laurea specialistica.
Sulla base della normativa vigente, la laurea specialistica si ottiene con il conseguimento di 300 crediti complessivi, tenuto conto anche dei 180 crediti conseguiti con la laurea triennale. Ma poiché può verificarsi che nel corso di laurea di primo livello non siano stati sostenuti esami utili per completare i 300 crediti complessivi richiesti, vi è l’esigenza che il piano di studi sia impostato sul confronto tra gli esami sostenuti nel corso di primo livello e quelli necessari per la laurea specialistica.
All’uopo, è di fondamentale importanza che esistano, correttamente impostati, i verbali di riconoscimento ufficiale degli esami. Tali verbali, di competenza del Consiglio del corso di laurea, dovrebbero essere redatti sulla base di una modulistica che consenta di contenere l’indicazione degli esami sostenuti nel corso di laurea di primo livello e – a seguito di confronto con tali esami - l’indicazione di quelli da sostenere ai fini del conseguimento dei 300 crediti complessivi necessari per la laurea specialistica.
La corretta formazione di siffatti verbali non offrirebbe spazi alla possibilità di errori nella presentazione del piano di studi individuale.
In conclusione per cause non addebitabili agli studenti, in conseguenza del mancato rispetto, da parte degli organi competenti, dell’ordinamento relativo al corso di laurea specialistica, costoro hanno sostenuto inutilmente alcuni esami che risultavano dal piano di studio individuale peraltro regolarmente approvato, con evidenti danni quali quelli lamentati.
È vero che allorquando ha avuto inizio il corso di laurea specialistica (anno accademico 2002/2003) l’ordinamento non era stato ancora approvato (il decreto ministeriale di approvazione è del 5 agosto 2003), ma ciò non costituisce una giustificazione né un’attenuante, dal momento che l’ordinamento stesso, proposto dall’Università era stato inviato al Ministero per l’approvazione fin dal giugno del 2001, per cui esisteva un documento di riferimento al quale comunque bisognava conformarsi per la formazione dei verbali di riconoscimento ufficiale degli esami e per la presentazione dei piani di studio individuali.
Ritardi nella procedura relativa a domanda di trasferimento ad altra Università
Tra i vari casi di ritardo se ne segnala uno in particolare: è relativo ad una domanda di trasferimento presentata in data 6 novembre 2003 e soddisfatta il 29 novembre 2004, cioè soltanto dopo un anno, il che ha comportato per lo studente danni sia dal punto di vista della carriera universitaria sia dal punto di vista economico, non avendo egli potuto sostenere gli esami per un anno e non avendo potuto fruire dei benefici della borsa di studio e dell’alloggio di cui era beneficiario a Firenze.
Questo ufficio del Garante ha accertato che la responsabilità di quanto sopra non era addebitabile alla segreteria studenti ma ad omissioni o ritardi verificatisi a monte dell’iter burocratico di competenza della segreteria: verbali di esami redatti in modo non ortodosso da parte dei docenti o delle commissioni d’esame, ritardi nella loro trasmissione alla segreteria, indicazione errata degli esami sostenuti dallo studente nel libretto del medesimo, nel quale il nome della materia di esame risultava difforme da quello effettivo attribuito dalla facoltà nella programmazione didattica.
Ritengo opportuno segnalare di avere ottenuto nello svolgimento del mio lavoro utile collaborazione da parte del personale degli uffici amministrativi dell’Ateneo a qualsiasi livello.
Firenze, 25 marzo 2005