Source: http://www.vittoriacarpi.it/risarcimento-morte-familiare-per-incidente-stradale/
Timestamp: 2019-05-25 07:00:19+00:00
Document Index: 57183416

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RISARCIMENTO MORTE FAMILIARE PER INCIDENTE STRADALE | Agenzia Generale Vittoria Assicurazioni di Carpi
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Spesso si crede che il risarcimento conseguente al sinistro mortale debba essere riconosciuto solo agli eredi della vittima: figli e coniuge o, in loro assenza, i genitori. Si tratta però di una concezione antica e ormai superata. La giurisprudenza ha infatti esteso il diritto a ottenere l’indennizzo anche ai familiari o ai partner non conviventi, purché legati da un rapporto affettivo molto forte e stabile, tale da far presumere che la morte prematura del parente abbia per loro comportato una profonda sofferenza morale.
Una recente sentenza della Cassazione [1] interviene sul tema. La sentenza è molto chiara e lineare: così facendo finisce per essere un vero e proprio vademecum per comprendere quando è possibile ottenere il risarcimento per la morte di un familiare da incidente stradale. Approfondiremo pertanto il tema qui di seguito.
· 1 Risarcimento per morte o altra grave conseguenza
· 2 Risarcimento morte fratello incidente stradale
· 3 Risarcimento ai nipoti per la morte del nonno o della nonna
· 4 Risarcimento al fidanzato o partner anche se non convivente
· 5 Risarcimento morte zio in un incidente stradale
· 6 Come dimostrare il danno
Risarcimento per morte o altra grave conseguenza
Il discorso che faremo qui di seguito non deve ritenersi limitato solo al caso della morte ma anche a qualsiasi altra conseguenza grave derivante dall’incidente stradale: la perdita degli arti, l’invalidità parziale grave, la paralisi, ecc.
Come chiarito dalla Cassazione [2] il danno da perdita del rapporto parentale non è limitato alla morte ma è integrato anche dallo stravolgimento dei rapporti abituali per qualsiasi altra ipotesi di gravi lesioni.
Risarcimento morte fratello incidente stradale
Il tema trattato dalla Suprema Corte nella sentenza in commento è quello della morte di un fratello ma, chiaramente, l’interpretazione offerta dai giudici può essere estesa a qualsiasi altro parente. Secondo i giudici, per ottenere il risarcimento del danno da perdita parentale non basta un legame di sangue con la vittima, ma dall’altro lato non è neanche necessario che vi fosse una convivenza. Anche chi non abita con il fratello, quindi, ha diritto ad essere risarcito se quest’ultimo decede a causa di uno scontro automobilistico. Affinché ciò succeda però è necessario provare una «comunione di affetti»: bisogna cioè dimostrare come in concreto si atteggiavano i rapporti e le relazioni con il congiunto deceduto. Il ristoro sarà proporzionale alla durata e all’intensità del vissuto: importa dunque quanto è grande la famiglia e ai fini della compensazione rilevano l’età della vittima e dei congiunti oltre che le abitudini di vita. Quindi la semplice parentela anagrafica non può costituire di per sé la prova della lesione.
In questa ottica ciascun familiare superstite – anche se non convivente – ha un autonomo diritto al risarcimento integrale del danno patito per la perdita della vittima, ma a condizione che dimostri una relazione forte la quale comporta una sofferenza altrettanto forte.
Risarcimento ai nipoti per la morte del nonno o della nonna
Lo stesso discorso era stato fatto in relazione al risarcimento per la morte di una nonna investita da un’auto. La Cassazione, in un precedente del 2017 [3], ha spiegato che i nipoti che perdono il nonno (o la nonna) a causa di un’auto investimento o di un incidente stradale vanno risarciti anche se non convivono con lui. Infatti, benché il loro dolore sia attenuato dal fatto che la frequentazione non è quotidiana, non si può disconoscere che anche loro abbiano subito un danno emotivo per via della perdita.
Leggi Ai nipoti il risarcimento per la morte del nonno.
Secondo la più recente giurisprudenza dunque non si può limitare il risarcimento ai soli casi in cui la vittima fa parte nel nucleo familiare. Se viene dimostrato un rapporto affettivo solido, una «relazione abituale e intensa» tanto da determinare lo sconforto nel superstite, l’assicurazione deve pagare anche gli altri parenti che non sono eredi diretti.
È proprio il caso del rapporto tra nipoti e nonni che, se anche non conviventi, sono soliti frequentarsi abitualmente. Non c’è bisogno di vedersi tutti i giorni e dormire sotto lo stesso tetto per avere legami saldi e soffrire alla perdita del caro. L’ascendente resta infatti una figura di riferimento.
Risarcimento al fidanzato o partner anche se non convivente
La Cassazione è andata oltre riconoscendo il diritto al risarcimento del danno da perdita parentale anche a chi non ha un legame di sangue con la vittima, oltre al fatto di non essere convivente [4]. È il caso dei fidanzati che magari hanno in serbo di sposarsi a breve. Naturalmente, per essere risarcito, il partner o il fidanzato del danneggiato deve provare non solo l’esistenza di un rapporto affettivo che lo legava alla vittima, ma anche una relazione stabile tra i due, continua nel tempo e non occasionale al momento del sinistro.
Risarcimento morte zio in un incidente stradale
Il principio della risarcibilità del danno da perdita parentale può essere coniugato per tutti i gradi di parentela possibili. Così vale anche tra zio e nipote. Come abbiamo già spiegato nella guida – di cui si consiglia vivamente la lettura – dal titolo Nipote: risarcimento danno mortale per la morte dello zio – la Suprema Corte ha superato l’originario orientamento che richiedeva il requisito della coabitazione per ottenere l’indennizzo dall’assicurazione; tale posizione finiva per non prendere in considerazione le relazioni affettive altrettanto intense ma prive di convivenza. Oggi basta un saldo e duraturo legame affettivo con la vittima, a prescindere sia dal grado di parentela, sia dalla convivenza. Superando il criterio della convivenza ed attribuendo rilevanza alla intensità del legame affettivo, è stato possibile riconoscere il risarcimento del danno morale anche nei casi di nipoti che avevano perso lo zio e viceversa.
Per la Cassazione [5], la prova del danno morale può essere correttamente desunta dalle indubbie sofferenze patite dai parenti, sulla base dello stretto vincolo familiare, di eventuale coabitazione e, comunque, di frequentazione, che essi avevano avuto, quando ancora la vittima era in vita.
[1] Cass. sent. n. 111200/2019 del 24.04.2019.
[2] Cass. sent. n. 23469/2018.
[3] Cass. sent. n. 29332/17 del 7.12.2017.
[4] Cass. sent. n. 7128/13 del 21.03.2013.
[5] Cass. sent. n.16018/2010.
Autore immagine: incidente stradale. Di DedMityay
In caso di domanda di risarcimento del danno non patrimoniale “da uccisione”, proposta iure proprio dai congiunti dell’ucciso, questi ultimi devono provare la effettività e la consistenza della relazione parentale, rispetto alla quale il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può costituire elemento probatorio utile a dimostrarne l’ampiezza e la profondità, e ciò anche ove l’azione sia proposta dal nipote per la perdita del nonno; infatti, non essendo condivisibile limitare la “società naturale”, cui fa riferimento l’articolo 29 cost., all’ambito ristretto della sola cd. “famiglia nucleare”, il rapporto nonni-nipoti non può essere ancorato alla convivenza, per essere ritenuto giuridicamente qualificato e rilevante, escludendo automaticamente, nel caso di non sussistenza della stessa, la possibilità per tali congiunti di provare in concreto l’esistenza di rapporti costanti di reciproco affetto e solidarietà con il familiare defunto (precedente conforme cass. civ. 21230 del 2016).
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 7 dicembre 2017 n. 29332
Il fatto illecito, costituito dalla uccisione del congiunto, determina un danno non patrimoniale, consistente nella perdita del rapporto parentale, quando colpisce soggetti legati da un vincolo parentale stretto, la cui estinzione lede il diritto all’ intangibilità della sfera degli affetti reciproci e della scambievole solidarietà che connota la vita familiare nucleare. Mentre, affinché possa ritenersi leso il rapporto parentale di soggetti al di fuori di tale nucleo (nonni, nipoti, genero, nuora) é necessaria la convivenza, quale connotato minimo attraverso cui si esteriorizza l’intimità dei rapporti parentali, anche allargati, caratterizzati da reciproci vincoli affettivi, di pratica della solidarietà, di sostegno economico. Solo in tal modo il rapporto tra danneggiato primario e secondario assume rilevanza giuridica ai fini della lesione del rapporto parentale, venendo in rilievo la comunità familiare come luogo in cui, attraverso la quotidianità della vita, si esplica la personalità di ciascuno (articolo 2 Cost.).
La morte di un congiunto, conseguente a fatto illecito, configura per i superstiti del nucleo familiare un danno non patrimoniale diretto ed ingiusto, costituito dalla lesione di valori costituzionalmente protetti e di diritti umani inviolabili, perché la perdita dell’unità familiare è perdita di affetti e di solidarietà inerenti alla famiglia come società naturale. Risulta quindi evidente, da siffatta impostazione, che il danno in questione, incidendo esclusivamente sulla psicologia, sugli affetti e sul legame parentale esistente tra la vittima dell’atto illecito e i superstiti, non è riconoscibile se non attraverso elementi indiziari e presuntivi, che, opportunamente valutati, con il ricorso ad un criterio di normalità, possano determinare il convincimento del Giudice, Né l’assenza di coabitazione può essere considerata elemento decisivo di valutazione quando si consideri che tale assenza sia imputabile a circostanze di vita che non escludono il permanere dei vincoli affettivi e la vicinanza psicologica con il congiunto deceduto. (Nel caso di specie secondo la Suprema Corte appare illogica la pretesa, avanzata dal giudice di merito, circa la necessità di “una prova in senso tecnico”, a dimostrazione del dolore dei superstiti, che, essendo sostanzialmente un sentimento, e, comunque, un danno di portata spirituale, può essere rilevato soltanto in maniera indiretta).
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 15 luglio 2005 n. 15019
La risarcibilità dei danni morali per la morte di un congiunto causata da atto illecito penale postula, oltre all’esistenza del rapporto di parentela, il concorso di ulteriori circostanze atte a far ritenere che la morte del familiare abbia comportato la perdita di un effettivo valido sostegno morale. Trattandosi nel caso di specie di avi (nonni), non viene in considerazione un soggetto che abbia un vero e proprio diritto ad essere assistito anche moralmente (dal nipote). Sicché, trattandosi di soggetto diverso, occorre, oltre il vincolo di stretta parentela, un presupposto (es. convivenza) che riveli la perdita appunto di un valido e concreto sostegno morale.
Corte di Cassazione, sezione III, sentenza 23 giugno 1993 n. 6938
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