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Timestamp: 2020-07-07 18:53:24+00:00
Document Index: 81557003

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 117']

Sentenza Cassazione Civile n. 26489 del 17/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26489 del 17/10/2019
Cassazione civile sez. II, 17/10/2019, (ud. 22/05/2019, dep. 17/10/2019), n.26489
sul ricorso 9699-2017 proposto da:
M.D., M.G., MI.Li., quali eredi di
M.M.R., S.P., Ma.Ra.,
D.G., rappresentati e difesi, per procura speciale in calce
al ricorso, dall’Avvocato Luigi Marra;
Stato, presso i cui Uffici in Roma, via dei Portoghesi 12, è
avverso il decreto n. 55892/2011 della Corte d’appello di Roma,
depositato il 29 settembre 2016;
che la Corte d’appello di Roma, con il decreto qui impugnato, ha dichiarato improponibili i ricorsi proposti nel 2011 da M.D., M.G., MI.Li., quali eredi di M.M.R., S.P., MA.Ra., D.G. – ricorsi volti ad ottenere l’equa riparazione per la irragionevole durata di un giudizio amministrativo iniziato nel 1992 ed ancora pendente in appello alla data di proposizione della domanda -, rilevando che nel giudizio amministrativo presupposto non era stata presentata istanza di prelievo ma solo un’istanza di fissazione e l’opposizione a un decreto di perenzione;
che per la cassazione di tale decisione M.D., M.G., MI.Li., quali eredi di M.M.R., S.P., MA.Ra., D.G. hanno proposto ricorso, affidato a un unico motivo;
che l’intimato Ministero ha depositato atto di costituzione ai fini della partecipazione all’udienza di discussione.
che i ricorrenti censurano il decreto impugnato per avere ritenuto che la mancata presentazione dell’istanza di prelievo nel giudizio amministrativo del quale si lamenta la irragionevole durata, sia preclusiva della possibilità di esaminare la domanda di equa riparazione;
che deve, infatti, prendersi atto che nelle more del presente giudizio è intervenuta la sentenza della Corte Costituzionale n. 34 del 6 marzo 2019, che ha dichiarato incostituzionale il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, e successive modifiche, qui rilevante, trattandosi nella specie di procedimento per il quale non risulta applicabile la previsione di cui alla L. n. 89 del 2001, art. 2, comma 1, come novellato dalla L. n. 208 del 2015 (attesa la specifica norma transitoria di cui alla stessa L. n. 89 del 2001, art. 6, comma 2-bis, in quanto il processo presupposto alla data del 31 ottobre 2016 avrebbe già superato i termini di durata ragionevole);
che la sopravvenuta declaratoria di incostituzionalità della norma che subordina la proponibilità della domanda di equo indennizzo alla necessaria presentazione dell’istanza di prelievo per contrasto con i parametri convenzionali della CEDU (art. 6 par. 1), la cui violazione comporta, appunto, per interposizione, quella dell’art. 117 Cost., comma 1, impone quindi la cassazione del decreto impugnato con rinvio per nuovo esame alla Corte d’Appello di Roma, in diversa composizione, la quale dovrà in ogni caso considerare, come ribadito dalla Corte costituzionale nella menzionata sentenza, che la mancata presentazione dell’istanza di prelievo può costituire elemento indiziante di una sopravvenuta carenza, o di non serietà, dell’interesse della parte alla decisione del ricorso, potendo quindi assumere rilievo ai fini della quantificazione dell’indennizzo ex lege n. 89 del 2001, ma non potendo viceversa condizionare la stessa proponibilità della correlativa domanda;