Source: http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?ca=5585
Timestamp: 2020-04-05 01:28:06+00:00
Document Index: 141801816

Matched Legal Cases: ['art. 240', 'art. 31', 'art. 240', 'art. 201', 'art. 31', 'art. 24', 'art.31', 'art. 240', 'art. 200', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 31']

Deliberazione n. 41 Adunanza del 18 dicembre 2013
Rif. Fasc. 2216/2012
Oggetto: Linea B1 della Metropolitana di Roma – Tratta Bologna-Conca d’Oro. Riscontri di Roma Metropolitane s.r.l. alla deliberazione dell’Autorità n. 9 del 6.3.2013.
Il Consiglio dell’Autorità, preso atto delle notizie riportate dai mezzi di informazione circa malfunzionamenti nella fase di esercizio della linea metropolitana indicata in oggetto, ha disposto un’indagine da parte della Direzione Vigilanza Lavori, Servizi e Forniture.
In esito a tale indagine, il Consiglio si è espresso con deliberazione n. 9 del 6 marzo 2013, con la quale sono state rese note alla stazione appaltante (Roma Metropolitane s.r.l.) le risultanze istruttorie dell’attività di accertamento svolta.
Con la citata deliberazione il Consiglio:
ha ritenuto che i Collaudatori dovessero puntualmente accertare l’avvenuto adempimento dell’Appaltatore all’obbligo di ultimare le lavorazioni finalizzate alla realizzazione delle osservazioni/prescrizioni scaturite dall’Esercente e fatte proprie dalla Commissione di Agibilità nonché valutare eventuali responsabilità e conseguenti oneri economici dello stesso Appaltatore o di altri soggetti, in relazione alla mancata o ritardata attuazione delle osservazioni/prescrizioni di cui sopra e alle carenze e malfunzionamenti riscontrati nella fase di avvio dell’esercizio;
pur prendendo atto che l’esame delle riserve era avvenuto rimettendone la valutazione ad una Commissione costituita secondo le previsioni di cui all’art. 240 del Codice dei contratti, ha ritenuto necessaria una verifica puntuale da parte della stazione appaltante che potesse consentire di escludere che i maggiori oneri riconosciuti all’Appaltatore con gli accordi bonari fossero attinenti a circostanze e responsabilità già contrattualmente in capo allo stesso (la deliberazione ha evidenziato, in particolare, quali di importo particolarmente rilevante le riserve relative a limiti alle deroghe sul rumore, al danneggiamento di un fabbricato di abitazione, a problematiche di ingresso della TBM alla stazione Gondar, all’apertura al traffico privato di V.le Libia);
ha ritenuto l’avvio della terza procedura di accordo bonario non coerente con le disposizioni dell’art. 31-bis della L. 109/1994, come modificato dalla L. 166/2002, stante la disposizione del comma 1 del predetto articolo per cui “la procedura per la definizione dell’accordo bonario può essere reiterata per una sola volta” (disposizione confermata dal comma 2 dell’art. 240 del D.lgs. n.163/2006);
ha ritenuto come il termine per l’ultimazione dei lavori fosse stato fortemente procrastinato con varie proroghe e termini aggiuntivi (che, pertanto, avevano sostanzialmente ricondotto la produttività dell’appaltatore a quella prevista dal contratto iniziale) e come, nel contempo, fosse stato riconosciuto all’Appaltatore un ingente premio di accelerazione, ritenendo, pertanto, necessarie approfondite valutazioni al riguardo;
ha ritenuto, inoltre, necessario che le predette valutazioni ponessero particolare attenzione anche al contemporaneo riconoscimento all’Appaltatore del premio di accelerazione e di riserve economicamente rilevanti per circostanze che non avrebbero, invece, consentito una intensificazione della produttività, quali i limiti alle deroghe al rumore.
Il Direttore Generale di Roma Metropolitane ed il Responsabile del Procedimento hanno dato riscontro alle osservazioni di cui sopra con nota acquisita al prot. dell’Autorità n. 38808 del 19.4.2013.
Successivamente, hanno ritenuto di fornire ulteriori chiarimenti, in ultimo con nota acquisita al prot. dell’Autorità n. 110710 del 12.11.2013.
Per quanto riguarda gli accertamenti eseguiti dal Collaudatori, Roma Metropolitane ha rinviato alla nota del Presidente della Commissione di collaudo, in data 5.4.2013, che ha confermato il completo adempimento dell’Appaltatore a tutte le prescrizioni operative di ATAC.
In particolare, nella predetta nota, il Presidente della Commissione di collaudo ha richiamato il documento “Verbali finali. Osservazioni e prescrizioni. Situazione al 10.09.2012”, dal quale poteva desumersi che, alla data del documento:
poteva definirsi ultimata l’esecuzione delle lavorazioni afferenti le prescrizioni riconducibili ad obblighi dell’Appaltatore;
era solo parzialmente ultimata l’esecuzione di lavorazioni afferenti le osservazioni classificate come “migliorie manutentive e funzionali” e quelle classificate “modifiche”, per le quali Roma metropolitane avviava, congiuntamente con ATAC, un approfondimento tecnico al fine di definire un quadro tecnico-economico complessivo degli interventi da attuare (che esulavano dall’appalto sottoposto al collaudo).
Ha evidenziato, inoltre, di aver accertato che tutte le prescrizioni dell’Esercente e della Commissione di Agibilità che si potevano tradurre in addebiti di non conformità al progetto fossero state attuate.
Con riferimento alle problematiche che hanno riguardato i malfunzionamenti iniziali, la Commissione ha prescritto all’Appaltatore, con nota del 30.9.2012, lo svolgimento, a sue spese e tramite soggetto terzo, di prove e accertamenti integrativi afferenti l’impianto di segnalamento (le prove sono state svolte dal Dipartimento di Ingegneria civile, edile e ambientale dell’Università “La Sapienza” di Roma); tali prove, ultimate il 21.1.2013, hanno evidenziato il superamento delle difficoltà iniziali.
La Commissione ha, inoltre, impartito disposizioni all’appaltatore per la risoluzione di alcune problematiche e difettosità esecutive (note del 24.12.2012, dell’8 e 16.1.2013).
Non avendo l’appaltatore adempiuto alle prescrizioni della Commissione, la stessa, ai sensi dell’art. 201 del DPR 554/99, ha trattenuto provvisoriamente (nel certificato di collaudo rilasciato in data 6.2.2013) dal saldo la somma di € 500.000,00 (stima approssimativa degli interventi da realizzare), demandando al RUP l’accertamento del compimento delle lavorazioni richieste.
Per quanto attiene ai maggiori oneri riconosciuti all’Appaltatore con gli accordi bonari, Roma Metropolitane, precisando di aver già compiuto a suo tempo tale valutazione, attraverso il Direttore lavori e il RUP, ha rappresentato come, per alcune pretese dell’appaltatore, abbia evidenziato all’interno dei propri atti innanzi alla Commissione di accordo bonario la riconducibilità dei relativi oneri a specifiche obbligazioni convenzionali dell’Appaltatore; segnatamente per le seguenti richieste:
ridotte deroghe concesse dalle Autorità Comunali competenti ai valori soglia di inquinamento acustico;
oneri per l’anticipata riapertura al traffico di Viale Libia;
oneri per il compimento di attività integrative di indagine dei fabbricati coinvolti per la redazione dei testimoniali di stato.
Anche per queste domande, nondimeno, la Società, nell’ambito delle modalità fissate dalla Commissione per lo sviluppo della procedura, ha compiuto una valutazione economica in vista di una possibile accoglibilità in ottica esclusivamente conciliativa.
Le obiezioni della Società sono state ritenute superabili dalla Commissione alla luce del fatto che le fattispecie dedotte nelle riserve suddette, per la loro natura patologica imprevista e imprevedibile, non potevano ritenersi “coperte” dalle previsioni convenzionali richiamate dalla stazione appaltante.
La Società ha evidenziato, inoltre, che la disposizione (dell’art. 31-bis, comma 1 della L.109/94 e dell’art. 24, comma 2 del D.lgs. 163/2006) per cui la procedura di accordo bonario può essere reiterata una sola volta è da intendersi in corso d’opera; viceversa il RUP, al ricevimento del certificato di collaudo provvisorio, ha l’obbligo di promuovere la costituzione della Commissione indipendentemente dai limiti imposti in corso d’opera.
Ha precisato che la costituzione della Commissione è avvenuta in data 27.3.2013, avendo il RUP ricevuto il certificato di collaudo provvisorio sottoscritto dall’Appaltatore in data 4.3.2013.
Con le più recenti integrazioni Roma Metropolitane ha fornito copia del “Parere della Commissione per il tentativo di accordo bonario ex art.31-bis della Legge n.109/94”, reso a maggioranza in data 5.9.2013, che riporta esattamente la tempistica:
il 18.6.2012 il Responsabile del procedimento ha comunicato all’ATI l’avvio della procedura;
il 19.6.2012 l’ATI ha comunicato a RM il componente della Commissione di propria competenza;
il 4.7.2012 RM ha comunicato all’ATI il proprio componente;
il 16.7.2012 i componenti anzidetti, di comune accordo, hanno individuato il terzo componente con funzione di Presidente;
gli iniziali componenti individuati dalle parti sono stati successivamente sostituiti;
in data 5.3.2013 i nuovi componenti hanno accettato l’incarico e confermato l’individuazione del terzo componente con funzioni di Presidente;
il 27.3.2013 la Commissione ha proceduto alle iniziative previste dall’art. 240 del D.lgs. n.163/2006.
In ogni caso, ha evidenziato come la procedura non sia pervenuta alla sottoscrizione di un accordo tra le parti; infatti, con nota del 6.9.2013, il Presidente della Commissione ha trasmesso alle parti l’ipotesi conciliativa sottoscritta da soli due componenti della Commissione, in considerazione dell’intervenute dimissioni del componente nominato dall’Appaltatore; quest’ultimo, ricevuto il parere della Commissione, con nota del 23.9.2013, ha comunicato l’intenzione di azionare le riserve innanzi all’Autorità Giudiziaria.
Circa il termine di esecuzione dei lavori, Roma Metropolitane ha evidenziato che, tenendo conto della data di consegna dei lavori (7.11.2005) e del tempo stabilito per l’esecuzione degli stessi, il termine per l’ultimazione dei lavori era inizialmente stabilito al 12.10.2010.
In data 27.6.2007 è stato sottoscritto il II Atto Integrativo, con il quale si teneva conto della variante approvata con delibera del Consiglio Comunale n. 48 del 20.3.2007, che comprendeva attività diverse e aggiuntive relative al trasporto e smaltimento delle terre da scavo, a causa del mutato quadro normativo di riferimento, ad indagini archeologiche richieste dalla Soprintendenza, e a consolidamenti mediante jet-grouting.
Contemporaneamente si teneva conto dell’avvenuta approvazione, con Ordinanza n. 20 del 28.3.2007 del Sindaco-Commissario Delegato ex OPCM 3543/06, delle varianti necessarie per l’adeguamento della tratta in corso di esecuzione con quella del prolungamento della linea da Conca d’Oro fino a piazzale Jonio.
Il Direttore dei lavori stimava in 14 mesi (di cui circa 10 non imputabili all’appaltatore) il ritardo accumulato per una serie di circostanze, soprattutto riconducibili alle problematiche di cui alla variante approvata con la delibera del Consiglio Comunale n. 48/2007 nonché a ritardi nella consegna delle aree di cantiere per numerose sopraggiunte richieste formulate dai Municipi 2, 3 e 4, relative a lavori per la riqualificazione delle sedi stradali interessate da modifiche dei preesistenti schemi circolatori e creazione di nuovi parcheggi, a recupero di altri soppressi a causa dei cantieri.
Ulteriori cause di ritardo erano riconducibili alla richiesta del Comune di Roma di ritardare la prima fase di attuazione dei lavori su Viale Libia per minimizzare il disturbo sugli esercizi commerciali nel periodo natalizio del 2005.
Alla luce di quanto sopra, tenendo conto delle esigenze manifestate dalla Giunta Comunale, con Memoria del 29.12.2006, di adottare ogni utile accorgimento per garantire l’entrata in funzione della linea metropolitana entro il 30 aprile 2011, il Sindaco, con Ordinanza n. 20/2007, ha approvato una rimodulazione del quadro economico dell’intervento che ha introdotto un premio di accelerazione di € 22 milioni, finalizzato al raggiungimento da parte dell’appaltatore di livelli produttivi tali da consentire di recuperare i ritardi maturati.
Il cronoprogramma di esecuzione delle opere allegato al II Atto integrativo ha, quindi, previsto che il termine utile per l’esecuzione dei lavori restasse fissato al 28.2.2011, con una durata complessiva dell’appalto di 1939 giorni.
Successivamente, tuttavia, sono intervenute altre varianti, che hanno comportato l’inserimento di ulteriori opere/attività all’interno dell’appalto, che hanno necessariamente comportato l’esigenza di tempi di esecuzione aggiuntivi.
In particolare il IV Atto aggiuntivo, in data 3.11.2009, ha contemplato:
- l’inserimento delle opere di cui all’Ordinanza del Sindaco Commissario n.171/2009 “Realizzazione delle opere di sistemazione esterne e degli impianti di esercizio, speciali e telecomunicazione della tratta Bologna-Conca d’Oro della Linea B1 della Metropolitana di Roma”;
- opere di adeguamento per prescrizioni formulate dall’Autorità di Bacino del Tevere e dall’ARDIS;
- modifica delle fasi di attraversamento della Stazione Libia da parte di due TBM;
- recepimento proposta migliorativa formulata dall’Appaltatore per le opere di presidio dei fabbricati nella tratta tra Piazza Campidano e Piazza Bologna;
- inserimento di interventi di “mitigazione impatto cantieri e viabilità” richiesti dai Municipi;
- inserimento di attività di indagine per fabbricati in zone in cui le gallerie presentano basse coperture di terreno.
Il cronoprogramma, che ha tenuto conto delle ulteriori attività, ha condotto ad un termine per l’ultimazione dei lavori del 30.9.2011 (portando il tempo complessivo per l’esecuzione dei lavori a 2153 giorni).
In ultimo il VI Atto integrativo, in data 21.9.2011, ha recepito la variante complessiva per includere gli ulteriori interventi necessari per il completamento dell’opera (specifici indirizzi dell’Amministrazione comunale e della Stazione appaltante) nonché per l’avvio dell’esercizio, scaturiti dalle prescrizioni dell’Esercente e fatte proprie dalla Commissione di Agibilità.
L’inserimento delle opere/attività di variante ha comportato una rielaborazione del cronoprogramma contrattuale; tenuto anche conto di una proroga di 30 giorni, riconosciuta dalla Stazione appaltante in data 31.5.2010, a seguito di motivata richiesta dell’Appaltatore, il termine per l’ultimazione è stato differito al 19.12.2011 (per una durata complessiva dell’appalto di 2233 giorni).
Il termine di ultimazione è stato, pertanto, adeguato in considerazione delle ulteriori attività introdotte con le varianti, mantenendo sempre inalterate le produttività elementari poste a riferimento del cronoprogramma del II Atto integrativo, cioè quello definito in occasione dell’introduzione del premio di accelerazione.
Relativamente alle osservazioni dell’Autorità che rilevavano una possibile contraddizione tra l’accoglimento di riserve ritenute potenzialmente ostative all’intensificazione della produzione e il riconoscimento del premio di accelerazione (quale la riserva in materia di mancato accoglimento degli Uffici di Roma Capitale delle deroghe ai limiti di emissione acustica), Roma metropolitane ritiene che le suddette osservazioni non siano confermate da quanto riscontrabile negli atti del procedimento.
La problematica delle deroghe al rumore non ha avuto impatto su tutti i lavori d’appalto, ma solo su quelli svolti all’aperto. Dalle analisi condotte dalla Direzione dei lavori sui turni di lavoro dell’appaltatore nelle aree all’aperto, in effetti si sono rilevate criticità che davano sostanza, almeno in parte, alle lamentele dell’Appaltatore; ciò ha condotto la Commissione per l’accordo bonario ad accogliere, in via conciliativa, la pretesa.
Tuttavia, secondo la Società, va posto nella giusta luce il fatto che l’Appaltatore, grazie ad un incremento dei mezzi e delle risorse produttive del cantiere ed una riorganizzazione delle fasi produttive, ha recuperato i ritardi accumulati in conseguenza della problematica prospettata.
Evidenzia come la produttività dell’Appaltatore nella fase successiva alla sottoscrizione del II Atto integrativo (che ha introdotto il premio di accelerazione), sia stata costantemente superiore a quella prevista dal contratto iniziale.
Al riguardo ha allegato una tabella per dimostrare come la produzione media originaria sia passata da circa 155.000 €/g a valori più elevati, con un massimo di circa 226.000 €/g.
Con la ulteriore nota acquisita al prot. dell’Autorità n. 110710 del 12.11.2013, la Società ha ulteriormente approfondito tale aspetto con un diagramma che mostra, con riferimento alle date degli atti integrativi sottoscritti, la produttività prevista, ottenuta come rapporto tra l’importo residuo dei lavori ancora da svolgersi alle stesse date ed il relativo tempo residuo, evidenziando come la produttività attesa si sia sempre mantenuta su valori superiori a quello medio contrattuale iniziale, a conferma della validità ed efficacia della pattuizione contrattuale.
Nella deliberazione dell’Autorità n. 9/2013 si richiamava l’art. 200 del DPR 554/99, ove, ai fini della consegna anticipata, stabilisce (comma 2) che l’organo di collaudo proceda, tra l’altro, ad accertare che l’uso dell’opera sia possibile nei limiti di sicurezza e senza inconvenienti nei riguardi della stazione appaltante e senza ledere i patti contrattuali.
Con riferimento ai malfunzionamenti e alle problematiche che si sono verificate, a seguito della messa in funzione della tratta Bologna- Conca d’Oro, la deliberazione evidenziava la necessità che i Collaudatori valutassero eventuali responsabilità dell’appaltatore o di altri soggetti, in relazione alla mancata o ritardata attuazione delle osservazioni/prescrizioni dell’Esercente e alle carenze e malfunzionamenti riscontrati.
Si rilevava, ulteriormente, come alcuni malfunzionamenti degli impianti avessero determinato disservizi e, talvolta, la totale interruzione del servizio, con rilevanti disagi per l’utenza (si richiamano al riguardo le anomalie verificatesi nel sistema di “Controllo di binari”, negli ascensori, nelle scale mobili) e, pertanto, si riteneva che le responsabilità dell’Appaltatore, si dovessero tenere in debito conto, anche in sede di valutazione di possibili rivendicazioni economiche dello stesso per attività di assistenza non contemplate dall’appalto, ma che, comunque, sembravano essersi rese necessarie per i malfunzionamenti verificatisi.
Il Responsabile del procedimento, infatti, aveva evidenziato come Roma Metropolitane, con nota del 2.7.2012, avesse richiesto all’Appaltatore di provvedere a garantire la presenza del personale dell’Ansaldo STS con funzione di assistenza all’Esercente sino all’avvenuto accertamento della risoluzione delle problematiche relative ai circuiti di binario; la richiesta appariva strettamente connessa alla necessità di sopperire alle disfunzioni dell’impianto registrate in esercizio e si riteneva, pertanto, che non potesse ricadere economicamente sulla stazione appaltante o sull’esercente.
La nota di riscontro di Roma Metropolitane richiama gli accertamenti eseguiti dalla Commissione di collaudo relativamente all’attuazione delle prescrizioni dell’Esercente e all’esecuzione di prove, eseguite da un soggetto terzo e ultimate in data 21.1.2013, che hanno evidenziato il superamento delle difficoltà iniziale.
Non sono state, tuttavia, riportate valutazioni della Commissione di collaudo circa le eventuali responsabilità dell’appaltatore o di altri soggetti, in relazione alla ritardata attuazione delle osservazioni/prescrizioni dell’Esercente e, soprattutto, alle carenze e malfunzionamenti riscontrati, che hanno determinato interruzioni del servizio offerto all’utenza, danni di immagine per la stazione appaltante e l’Amministrazione comunale e, con la necessità di attività di assistenza non contemplate dall’appalto, maggiori oneri economici per la stazione appaltante.
Per quanto attiene ai maggiori oneri riconosciuti all’Appaltatore con gli accordi bonari, con deliberazione n. 9/2013 l’Autorità aveva posto attenzione sull’apparente incoerenza, in ragione degli oneri contrattualmente posti in capo all’appaltatore, del riconoscimento di alcune riserve di particolare rilevanza.
In particolare, le osservazioni dell’Autorità attenevano alle seguenti riserve riconosciute nel secondo accordo bonario:
limiti alle deroghe sul rumore per € 7.391.290,80 (oltre rivalutazione ed interessi, per un totale di € 8.210.235,09);
danneggiamento fabbricato 85 Viale Libia n.120 per € 8.403.514,42 (oltre rivalutazione ed interessi, per un totale di € 10.205.456,30);
problematiche ingresso TBM alla stazione Gondar per € 2.074.618,37 (oltre rivalutazione ed interessi, per un totale di € 2.218.951,28);
apertura al traffico privato Viale Libia per € 1.317.121.26 (oltre rivalutazione ed interessi, per un totale di € 1.425.232.78).
Le osservazioni formulate dall’Autorità al riguardo trovano una parziale conferma nella risposta fornita dalla stazione appaltante, ove la stessa afferma di aver già a suo tempo rappresentato, attraverso il Direttore lavori e il RUP, la riconducibilità, per alcune pretese dell’appaltatore, a oneri e specifiche obbligazioni convenzionali dell’Appaltatore, evidenziando come la Commissione di accordo bonario abbia comunque ritenuto superabili tali obiezioni, ritenendo che le fattispecie dedotte nelle riserve non fossero “coperte” dalle previsioni convenzionali per la loro natura patologica ed imprevedibile.
La deliberazione, in particolare, richiamando la partecipazione dell’appaltatore alle scelte tecniche (con la redazione del progetto esecutivo, che ha modificato le modalità esecutive delle stazioni) ha evidenziato come la riserva più rilevante già riconosciuta fosse attinente ai danneggiamenti che la realizzazione dell’opera aveva determinato in un fabbricato esistente nell’area di intervento (Fabbricato 85 – Viale Libia 120, in adiacenza della Stazione Libia).
Tra l’altro gli interventi eseguiti su tale edificio sono richiamati anche nella relazione sul conto finale (punto 13 - Danni), ove si precisa che i danneggiamenti sono correlabili alla fase di realizzazione del tampone di fondo della stazione mediante jet-grouting e che l’intervento di consolidamento strutturale finalizzato al ripristino delle condizioni ante-operam è stato eseguito a totale carico dell’appaltatore.
La stessa relazione precisa che: “come espressamente richiamato nell’art. 8.5 del capitolato speciale d’appalto, ai sensi dell’art. 14 del D.M. 145/2000, sono comprese nel prezzo dei lavori, e quindi sono a carico dell’appaltatore, tutte le misure e gli adempimenti necessari per evitare nel corso dell’esecuzione dei lavori di appalto il verificarsi di danni alle opere, all’ambiente, alle persone e alle cose. L’appaltatore è pertanto responsabile di ogni danno, di qualsiasi natura e genere, che possa derivare a persone o cose durante l’esecuzione dei lavori o a lavori ultimati.
L’onere per il risarcimento di danni ai luoghi, a cose o a terzi determinati dalle prestazioni e dai lavori di appalto è a totale carico dell’appaltatore”.
Tale assunto è confermato anche nel certificato di collaudo (pag. 38)
In ultimo, è da evidenziare come l’appaltatore abbia presentato alla stazione appaltante la polizza per danni di esecuzione e responsabilità civile verso terzi (CAR/RCT), come prescritto dal punto 3.6.2 del capitolato speciale d’appalto.
Sono da confermare, inoltre, le osservazioni già formulate dall’Autorità circa i maggiori oneri riconosciuti per mancata concessione di deroghe ai limiti imposti per l’inquinamento acustico, che non appare coerente con la responsabilità nell’organizzazione delle attività rimessa contrattualmente all’appaltatore.
Tali osservazioni sono espresse anche nel parere reso dall’ultima Commissione di accordo bonario, sottoscritto da due componenti della Commissione, che ha esaminato le richieste relative all’aggiornamento di tale riserva (dal SAL n. 20, di riferimento per il secondo accordo bonario, alla conclusione dei lavori, per un importo richiesto di € 10.348.875,54).
Detti componenti hanno evidenziato, in primo luogo, che “l’appaltatore, sia in base ai principi che governano la materia in esame che alla luce delle norme capitolari, è il soggetto deputato alla elaborazione degli studi ambientali – preventivi alla esecuzione delle opere – e alle richieste da presentare all’Amministrazione Comunale al fine di ottenere le autorizzazioni in deroga necessarie all’esecuzione dell’appalto. Ed invero, solo l’appaltatore può avere una esatta conoscenza dei livelli acustici che possono essere indotti dai macchinari prescelti per l’esecuzione delle lavorazioni attuative del progetto esecutivo redatto, nel caso in esame, dall’appaltatore stesso.”.
E, dopo una disamina che richiama circostanze attinenti al rilascio delle deroghe e prescrizioni del Capitolato Speciale d’Appalto, hanno ritenuto l’attività dell’appaltatore non coerente con quanto imposto dalle previsioni di contratto e quanto stabilito in sede di rilascio delle deroghe dall’Amministrazione comunale.
Hanno precisato, poi, che “l’appaltatore stesso, anche a seguito di specifica dichiarazione rilasciata in sede di gara, ha preso atto del contesto particolare in cui si sarebbero svolti i lavori, di tal che la problematica delle deroghe non può apparire come imprevista ed imprevedibile. Ne discende quindi che l’appaltatore si è assunto consapevolmente il rischio connesso a tale delicato contesto urbano, caratterizzato da un’elevata densità abitativa residenziale”.
Infine, da un punto di vista fattuale, con motivazioni più tecniche, hanno evidenziato come soltanto alcune limitate lavorazioni avrebbero, per loro natura, modalità e luogo di esecuzione, potuto essere condizionate dalle deroghe ai limiti acustici e come “l’andamento dell’appalto non si palesi condizionato dagli effetti derivanti dalle deroghe acustiche che non hanno mai penalizzato la sua produzione”.
Diverso avviso ha, invece, manifestato il componente nominato dall’appaltatore, che ha evidenziato di non reputare necessario subordinare l’apprezzamento della riserva alla disamina del suo merito tecnico, “ritenendo che la sua fondatezza emerga e sia ampiamente giustificata dall’accertamento già svolto – in modo definitivo e cogente – dalle precedenti Commissioni”, che si sono espresse all’unanimità, evidenziando (parere 28 novembre 2011) che “le deroghe concesse, di valore inferiore a quanto richiesto dall’ATI, abbiano di fatto alterato le previsioni temporali originarie di produzione e organizzazione”.
Analogamente la Commissione, a maggioranza, ha respinto la richiesta dell’Appaltatore per maggiori oneri per l’apertura al traffico privato di V.le Libia (esaminata per quanto attiene al periodo tra il SAL n.20 e la conclusione dei lavori, per un importo richiesto dall’appaltatore di €5.380.301,10).
Ha, infatti, richiamato il capitolo 5.19 delle Norme generali di CSA, che pone a carico dell’Appaltatore gli oneri ed obblighi per “eseguire i lavori appaltati in aree cittadine sottoposte ad intenso traffico veicolare, prevedendo fasi di lavoro accuratamente programmate, rigorosamente condotte e portate a termine in modo da indurre il minor disagio possibile, procedendo al ripristino dei preesistenti regimi di circolazione nel più breve tempo possibile”.
In definitiva, dalla ulteriore documentazione fornita, non si ricavano elementi tali che consentano di ritenere superate le osservazioni avanzate dall’Autorità con la deliberazione n. 9 del 6.3.2013.
Al riguardo è da evidenziare come il componimento bonario del contenzioso tra appaltatore e stazione appaltante, attraverso un equo contemperamento degli interessi in gioco (tra gli altri anche quello, per la stazione appaltante, in termini di tempi e costi, di dover affondare un procedimento in sede giurisdizionale), si concretizzi in un atto di natura transattiva; il componimento bonario, tuttavia, si caratterizza come procedura strettamente legata alle riserve iscritte e, in particolare, alla fondatezza delle stesse.
In relazione alla terza procedura di accordo bonario, la lettura della norma fornita da Roma Metropolitane (il RUP, al ricevimento del certificato di collaudo provvisorio, ha l’obbligo di promuovere la costituzione della Commissione indipendentemente dai limiti imposti in corso d’opera) appare condivisibile; tuttavia, come espressamente indicato nel testo della deliberazione, le osservazioni formulate dall’Autorità si basavano su quanto riportato dal D.L. nella relazione sul conto finale redatta in data 2.10.2012, ove, richiamando le riserve reiterate o avanzate dall’appaltatore nel SAL n. 28 (a tutto il 19.12.2011), evidenziava che il Responsabile del procedimento aveva avviato una nuova procedura di accordo bonario in data 18.6.2012 (nota RM prot. 12236), quindi circa nove mesi prima di aver ricevuto il certificato di collaudo provvisorio.
Si è comunque rilevato che il certificato di collaudo, fornito con la nota di RM acquisita al prot. dell’Autorità n. 38808 del 19.4.2013, a pag. 37 riporta la seguente indicazione: “con la sottoscrizione del presente certificato il R.d.P. avvierà le procedure di cui al c.1 dell’art. 31 bis della L.109/94 e s.m.i.”, il che fa ritenere che l’avvio della procedura di accordo bonario sia stato effettivamente rinviato alla sottoscrizione del certificato di collaudo.
L’ulteriore documentazione fornita ha, inoltre, chiarito come, nonostante il Responsabile del procedimento abbia comunicato all’appaltatore in data 18.6.2012 di aver avviato la nuova procedura di accordo bonario, la Commissione si sia effettivamente costituita solo in data 27.3.2013 ed ha esaminato le riserve ancora da definirsi apposte in sede di certificato di collaudo.
Il rilievo espresso dall’Autorità nella deliberazione n.9/2013, sulla base di quanto riportato nella relazione sul conto finale, è da ritenersi pertanto superato alla luce della documentazione successivamente fornita.
Circa la corresponsione all’Appaltatore del premio di accelerazione (a meno di una parziale detrazione), Roma Metropolitane ha richiamato l’Ordinanza sindacale n. 20/2007, con la quale è stata approvata una rimodulazione del quadro economico dell’intervento che ha, tra l’altro, introdotto un premio di accelerazione di € 22 milioni, finalizzato al raggiungimento da parte dell’appaltatore di livelli produttivi tali da consentire di recuperare i ritardi maturati (14 mesi di cui 10 non ascrivibili a responsabilità dell’appaltatore); ha, quindi, ampiamente argomentato sulla correttezza della riconoscimento all’appaltatore di tale premio di accelerazione anche nell’evidenza di una ultimazione dei lavori ben oltre il termine inizialmente stabilito.
In particolare ha evidenziato che “in seguito alla stipula del II Atto integrativo, in corrispondenza del quale è stata concordata la corresponsione all’appaltatore del premio di acceleramento, dopo un periodo transitorio per il raggiungimento della produzione a regime, la produttività attesa si è sempre mantenuta su valori superiori a quello medio contrattuale iniziale, a conferma della validità ed efficacia della pattuizione contrattuale”; con tabella e grafico, ha evidenziato come, con riferimento agli Atti Integrativi stipulati, la produttività prevista, ottenuta come rapporto tra l’importo residuo dei lavori ancora da svolgersi, alle date di detti Atti, ed il relativo tempo residuo, sia stata sempre superiore a quella inizialmente prevista.
Tale elaborazione, tuttavia, non appare del tutto idonea a superare il rilievo dell’Autorità.
Infatti, la rappresentazione fornita dalla stazione appaltante si basa sostanzialmente sulla valutazione dell’entità dei lavori ancora da eseguire e dei giorni residui rispetto alla data di ultimazione lavori, rideterminata nell’Atto integrativo sottoscritto; in definitiva, sia la tabella che il grafico forniscono la produttività “attesa”, senza, però, valutare la produttività effettiva registrata nel periodo precedente.
Procedendo ad una valutazione maggiormente significativa e semplificando, si osserva che, di fronte ad un importo contrattuale, in esito alla redazione del progetto esecutivo da parte dell’ATI (I Atto integrativo), di € 344.134.535,53, era previsto un tempo di esecuzione di 1800 giorni.
Ove pure dall’importo del I Atto Integrativo si vogliano sottrarre i lavori contemplati per la stazione Nomentana, non più eseguita, per un valore approssimativo di circa € 40 milioni (in assenza di più precisi elementi) – al fine di omogeneità di valutazione e nell’ipotesi, a vantaggio dell’assunto della stazione appaltante, che tale opera avrebbe potuto costituire un cantiere a sé, che avrebbe pertanto assicurato una produzione aggiuntiva - la produzione giornaliera preventivata con il I Atto Integrativo risulta pari a € 304.134.535,53/gg1800, ovvero 168.963,63€/g.
La tabella fornita dalla stazione appaltante, in corrispondenza del II Atto integrativo (stipulato in data 22.6.2007 e con il quale è stato introdotto il premio di accelerazione) evidenzia un importo dei lavori residui di € 246.235.557,01; stante il termine complessivo stabilito con tale atto per l’esecuzione dei lavori di 1939 gg e, quindi, il termine residuo di 1338 gg, valuta la produttività prevista con tale atto in €/g 184.032,55, giustificando, quindi, l’introduzione del premio al fine di recuperare i ritardi inziali non attribuibili all’Appaltatore (10 mesi).
Tuttavia, con riferimento all’importo contrattuale finale di € 337.011.166,31 (esclusi gli importi per le attività di progettazione e il premio di accelerazione), si rileva come l’esecuzione dei lavori sia avvenuta dal 7.11.2005 (data della consegna) al 31.3.2012 (data alla quale il D.L. ha accertato che i lavori di appalto potevano considerarsi effettivamente ultimati), per complessivi 2336 giorni.
Sottraendo da tale periodo 10 mesi (circa 300 giorni), per i ritardi iniziali non attribuibili all’appaltatore, nonché la proroga concessa di 30 giorni (per circostanze ancora non attribuibili all’appaltatore), si perviene ad una produzione media di euro 337.011.166,31/2006 gg, ovvero di 168.001,58 €/g, praticamente coincidente con quella inizialmente preventivata.
Una ulteriore verifica può effettuarsi rilevando la produzione realizzata nel solo periodo, a partire dal II Atto Integrativo (22.6.2007) all’ultimazione dei lavori (31.3.2012), di complessivi 1744 giorni; stante l’importo finale delle opere realizzate e quanto già realizzato alla data di stipula dell’Atto integrativo (€ 53.508.908,86), risulta che i lavori effettuati in tale periodo ammontano a €283.502.257,45. Pertanto (detraendo dal periodo la proroga di 30 giorni concessa) si rileva una produttività realizzata pari a € 283.502.257,45/gg 1714, ovvero pari a 165.403,88 €/g.
In sostanza, appare confermato quanto osservato dall’Autorità circa il fatto, che, stante i tempi aggiuntivi accordati, la tempistica dei lavori eseguiti non dimostra quell’accelerazione per la quale è stato corrisposto all’Appaltatore un rilevante premio, né sono state fornite diverse e puntuali motivazioni, quali un’analitica valutazione dei maggiori tempi resisi necessari e dei maggiori oneri e impegno effettivamente sostenuti dall’appaltatore, per le quali, pur in assenza di una maggiore produttività giornaliera rispetto a quella contrattualmente stabilita, sia stata mantenuta la previsione del premio di accelerazione, procrastinandone la data di riferimento.
Infine, in assenza di puntuali e circostanziate indicazioni della stazione appaltante, si ritiene di confermare come non appaia coerente il contemporaneo riconoscimento del premio di accelerazione e di riserve per circostanze che non avrebbero, invece, consentito una intensificazione della produttività, quali la mancata concessione ai limiti imposti per l’inquinamento acustico.
pur tenendo conto della complessità della realizzazione dell’opera, sia per gli aspetti tecnici che per la necessità di intervenire in un territorio densamente abitato, e prendendo atto dell’avvenuto superamento delle criticità manifestatesi nella fase di avvio dell’esercizio, ritiene di confermare le osservazioni formulate dall’Autorità con la deliberazione n. 9/2013, con esclusione di quanto relativo all’attivazione della terza procedura di accordo bonario in corso di esecuzione, atteso che la Commissione per l’accordo bonario si è concretamente costituita successivamente al rilascio del certificato di collaudo e ha esaminato le riserve apposte dall’appaltatore in sede di sottoscrizione di detto certificato;
rileva la carenza, allo stato, di una puntuale valutazione della stazione appaltante delle eventuali responsabilità dell’appaltatore o di altri soggetti in relazione alla ritardata attuazione delle osservazioni/prescrizioni dell’Esercente e, soprattutto, alle carenze e malfunzionamenti riscontrati, che hanno determinato interruzioni del servizio offerto all’utenza, danni di immagine per la stazione appaltante e l’Amministrazione comunale e, con la necessità di attività di assistenza non contemplate dall’appalto, maggiori oneri economici per la stazione appaltante.
rileva il riconoscimento all’Appaltatore di importi rilevanti per riserve aventi ad oggetto attività indicate a carico dello stesso dagli atti contrattuali e per un’accelerazione dei lavori che non appare chiaramente confermata dai dati acquisiti;
dispone l’invio, a cura della Direzione Generale Vigilanza Lavori, Servizi e Forniture, della presente deliberazione al Direttore Generale di Roma Metropolitane s.r.l. e al Responsabile del procedimento.
Depositato presso la Segreteria del Consiglio in data: 16 gennaio 2014