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Timestamp: 2017-11-21 02:49:27+00:00
Document Index: 4695653

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 32', 'art.20', 'art.6', 'art.3', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Consiglio di Stato sez.V 2/10/2008 n. 4755; Pres. Iannotta, R., Est. Monticelli, C. L. - Maggioli Editore
2. È legittimo il provvedimento del Sindaco che, sulla base della delibera consiliare attributiva di competenza al Sindaco anteriore all’entrata in vigore del d.lgs. 18 agosto 2000 n. 267 e della l. 6 giugno 1990 n. 142 - che hanno fissato il principio di indelegabilità delle competenze consiliari (art. 42 d.lgs. 267 e art. 32 l. n. 142) - ha legittimato l’apertura di un impianto di distribuzione di carburanti.
Con istanza del 25 giugno 1984 la Mobil Oil Italiana, successivamente assorbita dalla Kuwait Petroleum Italia spa, ha chiesto il rilascio della concessione per l’installazione di un impianto di distribuzione di carburanti in Via di Vigna Murata da effettuare mediante la concentrazione di analoghi impianti situati in altre aree.
La Kuwait Petroleum Italia spa, dopo aver notificato in data 4 aprile 1996 una diffida a provvedere, ha censurato dinanzi al Tar del Lazio il silenzio serbato dal Comune di Roma, chiedendo in via principale l’accertamento dell’avvenuta formazione del silenzio assenso ai sensi dell’art.20 della legge 7 agosto 1990 n.241 e del DPR 9 maggio 1994 n.407.
3) Violazione della legge regionale del Lazio n.62 del 24/11/1994 – Eccesso di potere per travisamento dei fatti ed errore sui presupposti, Violazione della circolare della regione Lazio n.5378/1998;
4) Violazione dell’art.6, sesto comma, della L.R. n.62/1994 e dell’art.3 della L. n.241/1990. Eccesso di potere per carenza di interesse;
3) Violazione e falsa applicazione sotto altro profilo.
Si sono costituiti in giudizio per resistere a tale ricorso sia il Comune di Roma che la società controinteressata, prospettando l’inammissibilità del proposto gravame e contestando la fondatezza delle dedotte doglianze.
Si sono costituiti in giudizio per resistere all’appello il Comune di Roma, nonchè la Gasauto srl e la Vigna Murata Carburanti sas. Quest’ultime società hanno altresì proposto appello incidentale avverso la parte della sentenza concernente l’inammissibilità dei motivi aggiunti presentati avverso il permesso di costruzione n.1286/2004.
La Kuwait Petroleum Italia spa ha replicato che la menzionata deliberazione del Consiglio Comunale dovrebbe ritenersi nulla perché emanata in carenza assoluta di potere.
Tale tesi non può essere condivisa, perché la distribuzione della competenze tra gli organi di una stessa amministrazione non può mai dar luogo ad una carenza assoluta di potere., la quale si ha solo allorquando un organo di un‘amministrazione venga investito di competenze del tutto estranee alla sfera di attribuzioni dell’amministrazione medesima.
“Va anzitutto precisato che la procedura di silenzio-assenso è applicabile soltanto alle istanze presentate successivamente all’entrata in vigore delle norme che la istituiscono. Solo un’istanza posteriore a tale momento, infatti, può ritenersi qualificata come elemento della relativa fattispecie, cioè posta in essere quando è previsto il prodursi di quel particolare effetto di pendenza che impone “ex novo” uno speciale e pregnante obbligo dell’Amministrazione -in precedenza non configurabile- di attivarsi tempestivamente o, in alternativa, l’operare di un effetto abilitativopermissivo favorevole all’istante, connesso all’inerzia dell’Amministrazione oltre il limite temporale indicato dalla norma.
Per le istanze anteriori all’entrata in vigore della legge istitutiva, manca dunque la qualificazione normativa in tal senso, e la stessa giuridica possibilità di tale qualificazione costitutiva del predetto effetto speciale di pendenza. Ciò, peraltro, fatta salva l’espressa previsione di retroattività della norma introduttiva del silenzio-assenso, estesa cioè a qualificare come elementi della fattispecie anche istanze precedenti alla sua entrata in vigore, previsione che però manca nel caso in esame ( e di cui, al di là della teorica configurabilità, peraltro problematica anche sotto il profilo degli artt. 3 e 97 Cost., non constano precedenti nel nostro ordinamento).”
In una siffatta situazione non può che condividersi l’assunto del Tar, secondo cui il permesso in contestazione si presenta come esecuzione dell’ordinanza cautelare e come tale soggetto all’esclusivo controllo di chi ha impartito l’ordine.
Né poteva ammettersi la conversione dei motivi aggiunti in incidente di esecuzione, perché quest’ultimo andava presentato nell’ambito del giudizio concernente il provvedimento di diniego di permesso di costruzione, rispetto al quale è stata adottata l’ordinanza in parola.
a) l’appello n.1084/1999 va accolto e, in riforma della sentenza n. 9/1988 del Tar del Lazio Sez.II, deve essere respinto il ricorso originario;
Sussistono ragioni , in considerazione della particolarità della controversia e della soccombenza reciproca, l’integrale compensazione tra le parti delle spese dei due gradi di giudizio.