Source: http://www.esproprionline.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=7&stat=3
Timestamp: 2018-10-15 15:26:32+00:00
Document Index: 12237800

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 42', 'art. 360', 'art. 31', 'art. 22', 'art. 49', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 20', 'art. 2']

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NON È VIZIANTE LA NOTIFICA DEL DECRETO DI ESPROPRIO TRAMITE MESSO COMUNALE
La notificazione del decreto di espropriazione, effettuata tramite messo comunale, anziché a mezzo ufficiale giudiziario, poiché consiste in un adempimento successivo all'emanazione del provvedimento amministrativo, non può determinare l'illegittimità e conseguentemente l'annullamento dell'impugnato decreto di esproprio.
ACQUISIZIONE SANANTE ANCHE A LUNGA DISTANZA DALLA MANCATA CONCLUSIONE DELL'ESPROPRIO
il proprietario spogliato del bene - pur a lunga distanza di tempo dalla mancata conclusione del procedimento di esproprio - può sollecitare l'amministrazione ad avviare il procedimento di acquisizione sanante, che può portare alternativamente alla restituzione del bene illegittimamente detenuto o all'acquisizione del medesimo, con conseguente obbligo per la stessa amministrazione di provvedere espressamente al riguardo, essendo l'eventuale inerzia configurabile quale silenzio inadempimento impugnabile di fronte al giudice amministrativo.
INAMMISSIBILI I PROVVEDIMENTI RICOGNITORI DELL'ACCESSIONE INVERTITA
La perdita della proprietà da parte del privato e l'acquisto in capo all'amministrazione possono conseguire unicamente all'emanazione di un provvedimento formale, nel rispetto del principio di legalità e di preminenza del diritto. Di conseguenza, un provvedimento amministrativo con il quale l'ente occupante, limitandosi a richiamare gli assunti giurisprudenziale fondativi della superata figura dell'accessione invertita, sostenga l'impossibilità di dare esecuzione ad un giudicato restitutorio, non consente il trasferimento della proprietà del bene, poiché, detto provvedimento, avente carattere meramente ricognitivo di (un insussistente) trasferimento di proprietà, non costituisce espressione del potere che l'ente dovrebbe esercitare in attuazione dell'istituto dell'acquisizione sanante coattiva.
LE OPPOSIZIONI ALLA STIMA DELL'INDENNITÀ DI OCCUPAZIONE E DI ESPROPRIAZIONE SONO DOMANDE DISTINTE ED AUTONOME
Le opposizioni alla stima dell'indennità di occupazione e dell'indennità di espropriazione sono domande distinte ed autonome, avuto riguardo alle diversità delle relative "causae petendi", costituite l'una dalla ablazione del bene espropriato e l'altra dalla privazione del godimento di quello occupato, nonché alla possibilità della mancanza di una delle due vicende, nell'ambito del procedimento ablatorio, prevista come regola dal D.P.R. 8 giugno 2001, n.327, che solo nell'art. 22-bis consente l'occupazione preordinata all'esproprio per l'urgente inizio dei lavori.
IL DANNO NON PATRIMONIALE PRESUPPONE L'EMANAZIONE DEL PROVVEDIMENTO DI ACQUISIZIONE SANANTE
La voce del 10% ex D.P.R. n. 327 del 2001, art. 42-bis, comma 1, a indennizzo del pregiudizio non patrimoniale, da un lato presuppone l'emanazione di un provvedimento di acquisizione sanante, dall'altro istituisce un meccanismo di liquidazione automatica, senza la necessità di alcuna prova dell'effettiva sussistenza del danno in questione, dovuta per il solo fatto dell'emanazione del provvedimento di acquisizione sanante.
LA CORTE D'APPELLO NON PUÒ OMETTERE DI CONSIDERARE LE CONSULENZE DI PARTE
La determinazione giudiziale dell'indennità da parte della Corte d'Appello, anche formulata con decisione succintamente motivata, non può omettere di soffermarsi sia pure brevemente sulle caratteristiche del fondo nonché di prendere in esame le diverse soluzioni proposte dai consulenti di parte, in ordine alle cui osservazioni limitandosi a richiamare le considerazioni svolte dal c.t.u.. Tali omissioni, impedendo l'individuazione dei fatti considerati rilevanti ai fini della decisione, consentono di ritenere sussistente il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 configurabile non solo quando il giudice abbia completamente omesso di esaminare una questione proposta, ma anche quando abbia argomentato sulla base di elementi di prova menzionati in modo tale da presupporre che essi siano già conosciuti, in quanto fatti oggetto di mero richiamo, anziché di una descrizione sufficiente a dar conto della loro rilevanza, posto che anche in tal caso non è ricostruibile l'iter logico attraverso cui si è formato il suo convincimento, né, quindi, è esercitabile il controllo della sufficienza e coerenza delle ragioni che lo sorreggono.
IL VAM SPETTANTE AL FITTAVOLO È QUELLO VIGENTE AL MOMENTO DELLA DICHIARAZIONE DI P.U.
La dichiarazione di pubblica utilità è l'essenziale atto propulsivo del procedimento espropriativo nel quale si innesta, in via incidentale, il subprocedimento concernente la determinazione dell'indennità aggiuntiva spettante ai fittavoli. Conseguentemente, ai fini del calcolo dell'anno di coltivazione per il riconoscimento dell'indennità aggiuntiva spettante al fittavolo, deve farsi riferimento alla dichiarazione di pubblica utilità.
LA RIEDIZIONE DEL POTERE ACQUISITIVO NON GIUSTIFICA LA RETROATTIVITÀ DEI SUOI EFFETTI
La riedizione del potere acquisitivo volta ad ottenere il medesimo risultato cui mirava precedente atto viziato, non trova alcuna continuità procedimentale con il primo atto illegittimamente adottato, di talché il secondo atto possa far decorrere retroattivamente l'effetto acquisitivo, essendo, appunto, quest'ultima l'unica legittima manifestazione di potere da parte dell'amministrazione, manifestazione del potere che non può che essere valutata al momento del suo corretto esercizio.
ACQUISIZIONE SANANTE SENZA INDENNIZZO: IN TRENTINO SI PUÒ
L'istituto contemplato dall'art. 31 della l.p. n. 6/1993 si risolve in un trasferimento coattivo senza indennizzo applicabile in situazioni accertate in modo inconfutabile e col riscontro rigoroso dei prescritti presupposti. Esso non può, quindi, trovare utilizzazione in ipotesi che superino i limiti normativamente tracciati, di stretta osservanza, per le quali debbono trovare all'opposto applicazione le procedure espropriative ordinarie.
ILLEGITTIMA L'OCCUPAZIONE TEMPORANEA EX ART. 49 PER DEMOLIRE UN MANUFATTO: L'AREA DEVE ESSERE RESTITUITA NON STRAVOLTA
Diversamente dall'occupazione temporanea preordinata all'esproprio ex art. 22-bis TUEs, la caratteristica qualificante ed essenziale dell'occupazione ex art. 49 TUEs è nella sua "temporaneità", connessa alla prospettiva del venir meno della necessità di utilizzazione strumentale del fondo occupato, sicché è nella normale fisiologia dell'istituto la prospettiva della restituzione del bene al titolare senza significativi stravolgimenti. L'occupazione temporanea di aree non soggette ad esproprio, dunque, è funzionale all'approvvigionamento di materiali, all'impianto di cantieri ovvero alla fruizione di altre utilità necessarie all'esecuzione di un'opera pubblica, che deve cadere necessariamente su aree ad essa estranee e postulare come normale la restituzione del bene una volta venuta meno la necessità per cui è stata disposta.
NEL GIUDIZIO DI OTTEMPERANZA DI CONDANNA AL PAGAMENTO DELL'INDENNITÀ DI OCCUPAZIONE NON PUÒ ESSERE OPPOSTO IN COMPENSAZIONE UN CREDITO RELATIVO ALL'INDENNITÀ DI ESPROPRIO
In sede di giudizio di ottemperanza, come non può essere riconosciuto a favore del privato un diritto nuovo ed ulteriore rispetto a quello fatto valere ed affermato con la sentenza da eseguire (anche se ad essa conseguente o collegato), allo stesso modo, al fine di giustificare la mancata esecuzione del giudicato, non può essere opposto in compensazione da parte dell'amministrazione un proprio credito, del tutto estraneo alla questione decisa con la sentenza ottemperanda. (Nella fattispecie il credito opposto in compensazione è estraneo rispetto alla questione decisa con la sentenza ottemperanda poiché è relativo alla indennità di esproprio delle aree di proprietà della ricorrente, mentre il giudizio ha ad oggetto un distinto credito per indennità di occupazione di urgenza).
Non tutte le disposizioni normative involgenti i VAM possono ritenersi coinvolte e travolte dall pronuncia della Corte Cost. n. 181 del 2011, dovendo, in particolare, ritenersi sopravvissute quelle concernenti l'indennità aggiuntiva ad essi parametrata, in quanto tali disposizioni sono dotate di funzione riparatrice autonoma rispetto all'indennità di esproprio, essendo poste a tutela di diritti, quale quello al lavoro - pure contemplati dall'ordinamento giuridico ed aventi rilevanza costituzionale - diversi da quello di proprietà involto dalla pronuncia caducatoria della Consulta.
Quando il rapporto giuridico fra privato e amministrazione nasce e si sviluppa sul versante civilistico (nella fattispecie, dalla nullità del titolo contrattuale in base al quale l'amministrazione occupava il bene ha avuto origine un giudicato restitutorio) debbono applicarsi solo le regole del diritto privato, il che vuol dire, ad esempio, che la P.A. potrebbe usucapire il bene che ha posseduto sulla base di un titolo nullo, ma non anche acquisire la proprietà del bene mediante ricorso a strumenti pubblicistici extra ordinem. Questo discorso vale in tutti i casi in cui, medio tempore, non siano intervenuti atti e provvedimenti della P.A che abbiano in qualche modo alterato la natura del rapporto (già) negoziale, introducendo una componente pubblicistica tale per cui sia venuta meno la parità delle rispettive posizioni.
IL COLLEGIO DEI TECNICI BEN PUÒ ESSERE ESPLETATO PRIMA DEL DECRETO DI ESPROPRIO
Il proprietario ha la possibilità di produrre l'istanza di attivazione del collegio dei tecnici ex art. 21 all'atto della mancata accettazione dell'indennità provvisoria (art. 20 comma 7 tues), radicando in capo all'amministrazione l'obbligo di concludere il procedimento già avviato a seguito della non accettazione. Il comportamento inerte dell'autorità espropriante rispetto all'istanza di cui sopra è illegittimo ai sensi dell'art. 2 della legge n. 241 del 1990. Rinviare la nomina della Commissione al termine della procedura espropriativa non è coerente con i precisi termini previsti per lo svolgimento della proceduta, come si evince anche dal tenore letterale degli articoli 22 bis e 23.
Il gran vantaggio di un governo democratico è che il merito, sostenuto dalle amicizie influenti, ha quasi la certezza di trovare la sua giusta ricompensa (William Somerset Maugham)