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Timestamp: 2020-07-04 02:23:22+00:00
Document Index: 4580529

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 41', 'art. 41', 'art. 41', 'sentenza ', 'art. 107', 'art. 87', 'sentenza ', 'art. 108', 'art. 107', 'art. 41']

Aggiornamento: Il diritto di iniziativa economica privata, il diritto antitrust e la tutela della concorrenza nella giurisprudenza della Corte costituzionale - Competition Law
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Aggiornamento: Il diritto di iniziativa economica privata, il diritto antitrust e la tutela della concorrenza nella giurisprudenza della Corte costituzionale
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Giurisprudenza costituzionale in tema di concetto di concorrenza
La Corte costituzionale ha recentemente ribadito che il concetto di concorrenza «ha un contenuto complesso in quanto ricomprende non solo l’insieme delle misure antitrust, ma anche azioni di liberalizzazione, che mirano ad assicurare e a promuovere la concorrenza “nel mercato” e “per il mercato”, secondo gli sviluppi ormai consolidati nell’ordinamento europeo e internazionale» (sent. n. 230 del 2013, in in G.U., 1° serie speciale, 31 luglio 2013 n° 31). A tale ambito è giunta a ricondurre anche norme di legge statale volte a garantire l’equilibrio economico-finanziario della gestione del servizio di trasporto marittimo fra la Sardegna e il continente e ad assicurare all’utenza efficienza ed affidabilità del medesimo servizio, mediante la previsione dell’efficacia delle convenzioni di servizio pubblico stipulate tra il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e la Compagnia Italiana di Navigazione s.p.a. (C.I.N.), soggetto aggiudicatario del ramo d’azienda a seguito della privatizzazione di Tirrenia di Navigazione s.p.a., nonché delle modifiche ed integrazioni dai predetti soggetti concordate.
La Corte costituzionale ha, poi, precisato che la tutela della concorrenza «si attua anche attraverso la previsione e la correlata disciplina delle ipotesi in cui viene eccezionalmente consentito di apporre dei limiti all’esigenza di tendenziale massima liberalizzazione delle attività economiche» (sent. n. 245 del 2013, in G.U., 1° serie speciale, 30 ottobre 2013, n° 44), in linea con specifiche indicazioni comunitarie come quelle recate dalla direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, in corrispondenza di imperativi motivi di interesse generale, nel rispetto dei principi di non discriminazione e di proporzionalità (sent. n. 98 del 2013, in G.U., 1° serie speciale, 29 maggio 2013, n° 22). Pertanto, ha ravvisato il contrasto con l’art. 117, primo comma, e secondo comma, lettera e), Cost., per violazione dei principii e delle norme del diritto dell’Unione europea in tema di «tutela della concorrenza e del mercato» e segnatamente della direttiva 12 dicembre 2006, n. 2006/123/CE (Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai servizi nel mercato interno), in norme di leggi regionali che ponevano vincoli all’accesso e all’esercizio di attività economiche costituite dal commercio in forma itinerante sulle aree demaniali marittime, non strettamente necessari o proporzionati agli interessi pubblici (sent. n. 49 del 2014, in G.U., 1° serie speciale 19 marzo 2014, n. 13).
La stretta connessione tra tutela della concorrenza ex art. 117 lett. e) Cost e la libertà di concorrenza protetta dal diritto dell’Unione europea
La stretta connessione fra la tutela della concorrenza di cui alla lettera e) del secondo comma dell’art. 117 Cost. e la libertà di concorrenza protetta dal diritto dell’Unione europea è, poi, più volte invocata dalla Corte, ad esempio a sostegno dell’illegittimità costituzionale di scelte legislative regionali volte a qualificare l’utilizzo di prodotti agricoli di origine regionale quale titolo preferenziale per l’aggiudicazione negli appalti pubblici di servizi o di forniture di prodotti alimentari ed agroalimentari destinati alla ristorazione collettiva. Simili previsioni, infatti, sostiene la Corte, impongono all’amministrazione appaltante un criterio di scelta del contraente diverso e ulteriore rispetto alle previsioni della legislazione statale e quindi contrastante con la competenza esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza (sent. n. 209 del 2013, in G.U., 1° serie speciale, 24 luglio 2013, n. 30). Tale criterio altera la concorrenza, risolvendosi in un favor per gli imprenditori che impiegano prodotti provenienti da una certa area territoriale, così da poter vantare il titolo preferenziale in questione, al punto da ostacolare direttamente o indirettamente, in atto o in potenza, gli scambi intracomunitari, senza che sussistano giustificazioni ai sensi dell’art. 36 del medesimo Trattato. Esso, pertanto, vìola il diritto dell’Unione europea, considerato che «secondo la giurisprudenza della Corte di giustizia, un provvedimento nazionale non si sottrae al divieto di cui agli artt. 34 e 35 del TFUE per il solo fatto che l’ostacolo è di scarsa importanza e che esistono altre possibilità di scambio del prodotto importato (sentenza 14 marzo 1985, C-269/83, Commissione contro Francia; sentenza 5 giugno 1986, C-103/84, Commissione contro Italia)» (sent. n. 292 del 2013, in G.U., 1° serie speciale, 11 dicembre 2013, n. 50).
Rinnovo automatico delle concessioni e violazione del principio di libera concorrenza europeo ed interno
Sulla base della connessione fra parametro costituzionale interno (art. 117 Cost.) e parametro comunitario della libertà di concorrenza, la Corte ha anche affermato che «il rinnovo o la proroga automatica delle concessioni viola l’art. 117, primo comma, Cost., per contrasto con i vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario in tema di libertà di stabilimento e di tutela della concorrenza, determinando altresì una disparità di trattamento tra operatori economici, in violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera e)» (sent. n. 171 del 2013, in G.U., 1° serie speciale, 10 luglio 2013, n. 28). Con riguardo alla previsione della proroga automatica delle concessioni per il demanio marittimo, la Corte ha osservato che: «coloro che in precedenza non gestivano il demanio marittimo non hanno la possibilità, alla scadenza della concessione, di prendere il posto del vecchio gestore se non nel caso in cui questi non chieda la proroga o la chieda senza un valido programma di investimenti. Al contempo, la disciplina regionale impedisce l’ingresso di altri potenziali operatori economici nel mercato, ponendo barriere all’ingresso, tali da alterare la concorrenza»)» (sent. n. 171 del 2013, in G.U., 1° serie speciale, 10 luglio 2013, n. 28). Anche con riferimento alla possibilità di proroga di contratti in concessione relativi al trasporto pubblico locale, la Corte ha ribadito che «non è consentito al legislatore regionale disciplinare il rinnovo o la proroga automatica delle concessioni alla loro scadenza − in contrasto con i principi di temporaneità e di apertura alla concorrenza − poiché, in tal modo, dettando vincoli all’entrata, verrebbe ad alterare il corretto svolgimento della concorrenza nel settore del trasporto pubblico locale, determinando una disparità di trattamento tra operatori economici ed invadendo la competenza esclusiva del legislatore statale» (sent. n. 2 del 2014, in G.U., 1° serie speciale, 15 gennaio 2014, n. 3) .
Rapporto tra Art. 41 Cost. e tutela della concorrenza
La Corte costituzionale è, poi, anche tornata a ribadire il nesso esistente fra art. 41 Cost. e tutela della concorrenza. Essa ha precisato che alla concorrenza, oggetto della garanzia anche dell’art. 41 Cost., sono riconducibili sia i profili che attengono all’aspetto della promozione della concorrenza, e, conseguentemente, le misure preordinate a realizzare finalità di ampliamento dell’area di libera scelta dei cittadini e delle imprese, sia quelle volte a evitare che un operatore estenda la propria posizione dominante in altri mercati. «Le clausole generali contenute nell’art. 41 Cost. concernono molteplici interessi qualificati, anche collegati alla sfera economica, quali quelli correlati all’esigenza di salvaguardare l’equilibrio di mercato in un determinato settore, oppure strumentali a garantire i valori della concorrenzialità e competitività delle imprese e, quindi, l’assetto concorrenziale del mercato, che costituisce ragione in grado di giustificare l’introduzione di limiti alla libertà di iniziativa economica» (sent. n. 94 del 2013, in G.U., 1° serie speciale, 29 maggio 2013, n. 22). Su tali basi ha respinto le censure di illegittimità costituzionale rivolte alla previsione secondo cui gli «organismi di certificazione» di qualità aziendale non possono possedere partecipazioni nelle Società organismo attestazione (SOA), né svolgere contemporaneamente attività di organismo di certificazione e di SOA , ritenendo che, qualora fosse permesso, sarebbe palese che il possesso da parte di un organismo di certificazione di partecipazioni sociali in una SOA potrebbe favorire la concentrazione delle due distinte verifiche in capo a soggetti sostanzialmente unitari (nella specie, poi, la partecipazione è praticamente totalitaria), anche senza ipotizzare condotte in concreto necessariamente scorrette, ma con pregiudizio per l’assetto concorrenziale del mercato.
Tutela della concorrenza e Autorità di regolazione
Occorre, inoltre, segnalare che, con riguardo alle Autorità di regolazione, la Corte ha affermato che «sono funzionali a garantire la tutela e la promozione della concorrenza e la realizzazione di mercati concorrenziali» (da ultimo, sentenza n. 187 del 2013, in G.U., 1° serie speciale, 17 luglio 2013, n. 29). Pertanto, «non sostituiscono né surrogano alcuna competenza di amministrazione attiva o di controllo; esse esprimono una funzione di garanzia, in ragione della quale è configurata l’indipendenza dell’organo» (sent. n. 41 del 2013, in G.U., 1° serie speciale, 20 marzo 2013, n. 12).
Definizione del concetto di aiuto di Stato da parte della Corte costituzionale
La Corte costituzionale ha recentemente ribadito che «gli aiuti di Stato incompatibili con il mercato interno, secondo la nozione ricavabile dall’art. 107 TFUE (in precedenza art. 87, paragrafo 1, del Trattato della Comunità europea), consistono in agevolazioni di natura pubblica, rese in qualsiasi forma, in grado di favorire talune imprese o talune produzioni e di falsare o minacciare di falsare in tal modo la concorrenza, nella misura in cui incidono sugli scambi tra gli Stati membri» (sent. n. 299 del 2013, in G.U., 1° serie speciale,18 dicembre 2013, n. 51; sent. n. 18 del 2013, in G.U., 1° serie speciale, 20 febbraio 2013, n. 8). Pertanto ha identificato i requisiti costitutivi della nozione, alla luce della legislazione e dalla giurisprudenza comunitaria nei seguenti elementi: a) intervento da parte dello Stato o di una sua articolazione o comunque impiego di risorse pubbliche a favore di un operatore economico che agisce in libero mercato; b) idoneità di tale intervento ad incidere sugli scambi tra Stati membri; c) idoneità dello stesso a concedere un vantaggio al suo beneficiario in modo tale da falsare o minacciare di falsare la concorrenza (Corte di giustizia dell’Unione europea, sentenza 17 novembre 2009, C-169/08); d) dimensione dell’intervento superiore alla soglia economica minima che determina la sua configurabilità come aiuto «de minimis» ai sensi del regolamento della Commissione n. 1998/2006, del 15 dicembre 2006 (Regolamento della Commissione relativo all’applicazione degli articoli 87 e 88 del trattato agli aiuti d’importanza minore «de minimis»). Ha inoltre ribadito che l’ordinamento comunitario riserva alla competenza esclusiva della Commissione europea, sotto il controllo del Tribunale e della Corte di giustizia, la verifica della compatibilità dell’aiuto con il mercato interno, nel rispetto dei regolamenti di procedura in vigore e che ai giudici nazionali spetta solo l’accertamento dell’osservanza dell’art. 108, n. 3, TFUE, e cioè dell’avvenuta notifica dell’aiuto. Pertanto «è solo a questo specifico fine che il giudice nazionale, ivi compresa questa Corte, ha una competenza limitata a verificare se la misura rientri nella nozione di aiuto ed in particolare se i soggetti pubblici conferenti gli aiuti rispettino adempimenti e procedure finalizzate alle verifiche di competenza della Commissione europea» (sent. n. 299 del 2013, in G.U., 1° serie speciale,18 dicembre 2013, n. 51). Sulla base di tali premesse ha ritenuto configurasse un aiuto di Stato una norma regionale recante la previsione del finanziamento dell’attività di internazionalizzazione dell’aeroporto di Pescara attraverso progetti di promozione dello scalo (sent. n. 299 del 2013, in G.U., 1° serie speciale,18 dicembre 2013, n. 51).
© Copyright 2014 – Da citarsi come: R. Niro, Aggiornamento alla voce Il diritto di iniziativa economica privata, il diritto antitrust e la tutela della concorrenza nella giurisprudenza della Corte costituzionale, in L.F. Pace (a cura di), Dizionario sistematico della concorrenza, Jovene, 2013, disponibile al sito www.competition-law.eu.
Autore: Raffaella Niro
Vedi anche la voce del Dizionario.
Il diritto di iniziativa economica privata, il diritto antitrust e la tutela della concorrenza nella giurisprudenza della Corte costituzionale italiana
Aggiornamento: La tutela giurisdizionale contro gli atti dell’AGCM in materia antitrust
Aggiornamento: Il rapporto tra l’art. 107 TFUE e le altre norme dei Trattati
Aggiornamento della voce 072
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