Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-13148-del-25-05-2017
Timestamp: 2020-06-07 07:07:33+00:00
Document Index: 9138359

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 115', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 2051', 'art. 2697', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 348', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 13148 del 25/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13148 del 25/05/2017
Cassazione civile, sez. III, 25/05/2017, (ud. 17/02/2017, dep.25/05/2017), n. 13148
sul ricorso 5844/2015 proposto da:
A.M., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DELLA LIBERTA’
13, presso lo studio dell’avvocato AGOSTINO GESSINI, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCO PANOZZI giusta
COMUNE DI AREZZO, in persona del Vicesindaco pro tempore
G.S., elettivamente domiciliato in ROMA, CORSO VITTORIO EMANUELE II
N. 18, presso lo studio dell’avvocato GREZ STUDIO, rappresentato e
difeso dall’avvocato STEFANO PASQUINI giusta procura in calce al
avverso la sentenza n. 706/2014 del TRIBUNALE di AREZZO, depositata
il 08/07/2014;
Il sig. A.M. presentava appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di Arezzo del 16/07/2012 che aveva rigettato la domanda di risarcimento dei danni, patiti a seguito di incidente avvenuto in data (OMISSIS) in una via cittadina del Comune di Arezzo, a causa di inidonee misure adottate dal Comune in presenza di una forte nevicata.
Il Giudice riteneva che l’ente proprietario di una strada non sia sempre e comunque responsabile ex art. 2051 c.c., dei danni occorsi a causa della difettosa manutenzione della stessa, ma solo ove gli si possa attribuire la qualifica di “custode” e sempre che la strada sia soggetta al pubblico transito.
Richiamata la giurisprudenza di questa sezione (Cass., 3, 12/04/2013 n. 8935, che presume la responsabilità ai sensi dell’art. 2051 c.c., salva la prova della imprevedibilità dell’evento) Il Tribunale ha ritenuto che l’applicazione dell’art. 2051 c.c., dipenda dalla risoluzione di una quaestio facti, se ricorrano cioè in concreto le condizioni per attribuire all’ente la qualifica di custode.
Alla stregua di tutti questi principi, il Tribunale ha ritenuto non meritevole di accoglimento l’argomento dell’appellante, secondo il quale non poteva ritenersi esigibile dal cittadino la rinuncia ad un giorno di lavoro, peraltro importante, perchè in periodo natalizio.
Avverso la suddetta sentenza l’ A. ha notificato ricorso per cassazione affidato a due motivi. Resiste il Comune di Arezzo con controricorso.
Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., art. 115 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, per avere la sentenza impugnata ritenuto che il Comune di Arezzo dovesse essere qualificato “custode” della strada dove, invece, tale qualità avrebbe dovuto essere esclusa, come correttamente ritenuto dal giudice di prime cure, e comunque rilevabile solo dalle parti e non d’ufficio dal giudice.
Con il secondo motivo il ricorrente denuncia la violazione o falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nella parte in cui la sentenza non avrebbe tenuto conto che la circolazione del veicolo, in presenza di una inefficiente risposta dell’amministrazione all’eccezionale nevicata, non interrompeva il nesso causale tra il comportamento dello stesso Comune e la produzione dell’evento.
Il motivo è inammissibile in quanto la censura è di merito e non può trovare ingresso in questa sede. Sussiste inoltre un diverso rilievo di inammissibilità della censura posto dalla presenza di una cd. “doppia conforme” che preclude al ricorrente, ai sensi dell’art. 348 ter c.p.c., comma 5, di prospettare un vizio di motivazione quale è certamente quello dedotto nel caso di specie, ancorchè formalmente rappresentato quale violazione di legge.
Con il terzo motivo di ricorso l’ A. denuncia la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, in ordine al capo di sentenza che non ha compensato le spese di lite.
Il motivo è infondato in quanto il regime delle spese segue la soccombenza sicchè alcuna censura può essere mossa alla sentenza nella quale l’ A. è risultato del tutto soccombente.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese del giudizio liquidate in Euro 1.400, oltre Euro 200 per esborsi, più accessori di legge e spese generali al 15%. Dà atto della sussistenza dei presupposti per il pagamento dell’ulteriore somma a titolo di contributo unificato, pari a quella versata per il ricorso principale ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.