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Timestamp: 2018-12-12 19:41:28+00:00
Document Index: 72993360

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 28', 'art.1', 'art. 36', 'art. 5', 'art. 118', 'art. 86', 'art. 26', 'art. 87', 'art. 58', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 1676', 'art. 29', 'art. 35', 'art. 1676', 'art. 35', 'art. 118', 'art. 29', 'art. 96', 'art. 27', 'art. 26', 'art. 8', 'art. 25', 'art. 8', 'art. 25', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 29', 'art. 29']

Rassegna previdenziale del 22 marzo 2011 | Commercialista Telematico
Rassegna previdenziale del 22 marzo 2011
INPS – CIG – Nuove modalità di presentazione delle domande – Circolare n. 13/2011
L’inps con circolare n. 13 del 28 gennaio 2011 ha introdotto anche nuove modalità per la gestione delle domande di Cassa Integrazione Guadagni – CIG (ordinarie, straordinarie e in deroga). I punti di maggiore interesse per gli utenti si ritiene siano i seguenti:
1) è prevista una fase transitoria fino al mese di paga maggio 2011 durante la quale, fatte salve eventuali ulteriori proroghe, è possibile continuare a gestire le domande di CIG con le modalità oggi in uso;
2) il nuovo sistema si basa sulla raccolta mensile, tramite il flusso Uniemens, di tutte le informazioni utili all’intera gestione dell’evento di CIG. Pertanto già nell’Uniemens di competenza del mese in cui si verifica la CIG vanno indicati tutti i dati della CIG stessa con riferimento ai singoli lavoratori interessati;
3) anche con il nuovo sistema di comunicazione dei dati CIG tramite l’Uniemens l’azienda, al fine di ottenere l’autorizzazione alla CIG deve presentare domanda alla competente amministrazione con le consuete modalità e nei termini previsti dalla normativa vigente. Peraltro, per quanto attiene le domande di CIG da presentare all’Inps, per le nuove richieste la domanda di CIG deve essere presentata esclusivamente on-line. Solo durante la fase di transizione le domande di CIG potranno essere presentate con modalità cartacea.
4) nel caso in cui la domanda di CIG venga presentata prima del flusso Uniemens relativo al primo mese in cui si verifica la riduzione o sospensione dell’attività lavorativa, la procedura di accettazione on-line della domanda di CIG rilascerà in automatico uno specifico codice (“ticket”), volto ad identificare in maniera univoca la domanda stessa. Tale “ticket” andrà riportato, in occasione dell’esposizione dei dati all’interno del flusso Uniemens, nel campo <Ticket>, finché non pervenga l’autorizzazione relativa.
nel caso l’Uniemens venga presentato prima della presentazione della domanda di CIG, il “ticket” sarà rilasciato da un apposito servizio internet. Il ticket – che identifica un periodo di riduzione o sospensione dell’attività lavorativa per il quale si è proposta o si intende proporre una domanda di CIG – andrà poi riportato nella domanda di CIG, oltre che all’interno del flusso Uniemens.
2) INPS – Decontribuzione dell’elemento economico territoriale – Anno 2009 – Messaggio N. 4792/2011
Per l’anno 2009, il Decreto 17 dicembre 2009 prevedeva la concessione di uno sgravio contributivo sugli importi previsti dalla contrattazione collettiva aziendale e territoriale, ovvero di secondo livello (dunque per l’edilizia a titolo di Elemento Economico Territoriale – E.E.T.) entro il limite del 2,25% della retribuzione contrattuale annua dei lavoratori.
Con messaggio n. 21389/2010 l’Inps ha comunicato le modalità operative con cui le imprese, autorizzate dallo stesso Istituto, potevano operare lo sgravio contributivo in parola erogato nel periodo 1° gennaio – 31 dicembre 2009.
Ora, con messaggio n. 4792 del 25 febbraio 2011, l’Istituto informa che il limite entro il quale opera lo sgravio è stato innalzato al 2,50%.
In conseguenza, i datori di lavoro già autorizzati allo sgravio per l’anno 2009 e con riferimento a quanto erogato a titolo di E.E.T. nel periodo 1° gennaio – 31 dicembre 2009 potranno recuperare l’ulteriore percentuale spettante (massimo 0,25%), in sede di conguaglio contributivo.
I datori di lavoro già ammessi allo sgravio, per indicare il conguaglio dell’ulteriore quota di incentivo spettante, potranno avvalersi delle modalità già indicate nel messaggio n. 21389/2010.
3) Festa nazionale del 17 marzo 2011 – Riflessi economici sul rapporto di lavoro – Decreto Legge n. 5/2011
Per il solo anno 2011, la Legge 29 giugno 2010, n. 100 ha dichiarato festa nazionale il giorno 17 marzo 2011, ricorrenza del 150° anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia.
Il Decreto Legge del 22 febbraio 2011, n. 5, contenente le disposizioni relative alla festa in parola ha disposto che, limitatamente all’anno in corso, la giornata del 17 marzo deve essere considerata festività ai sensi dell’art. 2 e 4 della L. n. 260/49, con conseguente osservanza del completo orario festivo alla stregua delle solennità civili del 25 aprile, 1° maggio e 4 novembre.
Sul tema l’ANCE ha emanato una nota informativa da cui si desume che per ciò che concerne il trattamento economico da riconoscere in favore dei lavoratori in occasione della festività in oggetto, l’art. 1 comma 2 del Decreto in parola conferma che ‘‘gli effetti economici e gli istituti giuridici e contrattuali previsti per la festività soppressa del 4 novembre non si applicano a tale ricorrenza, ma in sostituzione, alla festa del prossimo 17 marzo”. Tale soluzione si è resa necessaria al fine di evitare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e delle imprese private.
I datori di lavoro edili, pertanto, anticiperanno, a titolo compensativo, il medesimo trattamento della giornata del 4 novembre sulla retribuzione del mese di marzo.
In sintesi il trattamento economico da riconoscere ai lavoratori per la giornata del 17 marzo è il seguente:
Per la festività del 17 marzo nulla è dovuto in aggiunta alla normale retribuzione.
Agli operai devono essere corrisposte otto ore di normale retribuzione (escluse l’indennità sostitutiva di mensa e l’indennità di trasporto) senza assoggettarla né alla maggiorazione del 18,5% a titolo di gratifica natalizia e ferie, né ai contributi dovuti alla Cassa Edile, per cui dovrà essere assoggettata esclusivamente ai contributi previdenziali ed assicurativi ed alle ritenute fiscali.
4) AUTOTRASPORTO: BENEFICI SUL GASOLIO PER USO AUTOTRAZIONE – CONSUMI ANNO 2010
L’Agenzia delle Dogane, con nota del 10 marzo 2011, ha reso note le modalità per il recupero delle accise sul gasolio per autotrazione relativo all’anno 2010 (1° gennaio – 31 dicembre). Con riferimento al periodo in questione l’entità del beneficio riconoscibile è pari a € 19,78609 per mille litri di prodotto.
i soggetti esercenti trasporto merci in c/proprio ed in c/terzi, effettuato con veicoli a motore o con autoveicoli con rimorchio adibiti esclusivamente al trasporto di merci su strada, con massa massima complessiva pari o superiore a 7,5 tonn.
gli enti pubblici e le imprese pubbliche esercenti l’attività di trasporto.
le imprese esercenti autoservizi di competenza statale, regionale e locale
le imprese esercenti trasporti a fune in servizio pubblico per trasporto di persone
Rimangano esclusi da tale beneficio coloro che effettuano trasporto merci, in c/proprio o in c/terzi, con mezzi di peso compreso tra le 3,5 e 7,49 tonn., poiché al momento la Commissione UE, su richiesta di specifica deroga del MEF, ancora non si è pronunciata. Il termine per la presentazione delle istanze è fissato al 30 giugno 2011. Il recupero del beneficio può avvenire o sotto forma di restituzione in denaro o come credito da utilizzare in compensazione con il modello F24, entro l’anno solare cui il credito è sorto, utilizzando il codice tributo 6740. Per le eventuali eccedenze di credito, non utilizzate in compensazione entro la fine dell’anno in corso, le imprese dovranno presentare apposita istanza di rimborso in denaro entro il 30 giugno 2012 agli Uffici dell’Agenzia delle Dogane territorialmente competenti. L’Agenzia ha, inoltre, comunicato che, secondo L. 244/07, è stato fissato un limite complessivo annuale, pari a € 250.000, per l’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta derivanti dal riconoscimento di agevolazione concesse alle imprese. Eventuali eccedenze al limite sono compensabili per l’intero importo residuo, a partire dal 3° anno successivo a quello in cui le stesse si sono prodotte.
Sul sito www.agenziadogane.it, a partire dal 15 marzo p.v., è disponibile il software per la compilazione delle istanza per l’ammissione alla fruizione dei benefici fiscali che dovrà essere consegnata agli uffici dell’Agenzia delle Dogane territorialmente competenti, mentre dallo scorso mese di maggio è anche possibile inviarle per via telematica (Servizio Telematico Doganale-EDI).
5) Quadro giuridico degli appalti – Circolare Ministero del Lavoro n. 5 dell`11 febbraio 2011
Con circolare dell`11 febbraio scorso, il Ministero del Lavoro ha operato una ricognizione sulle principali problematiche inerenti l’appalto e il subappalto, quali fattispecie giuridiche specifiche in uso nell’ambito dei lavori pubblici e privati.
La circolare richiama preliminarmente il concetto di genuinità dell’appalto, mettendo in evidenza i requisiti principali che questo deve possedere.
Rispetto a quest’ultimo, sono segnalati, a mero titolo esemplificativo, alcuni indici rilevatori della sua sussistenza:
l’appaltatore ha già in essere una attività imprenditoriale che viene esercitata abitualmente
l’appaltatore svolge una propria attività produttiva in materia evidente e comparativa
Infine, l’iscrizione nel registro delle imprese, il libro giornale e il libro degli inventari, il Lul, nonché il Durc sono considerati ulteriori elementi per la verifica della genuinità dell’appalto.
Viene dunque riesaminato l’apparato sanzionatorio per ciò che concerne l’appalto illecito (art. 18, comma 5 bis, del D.Lgs. n. 276/2003) e la somministrazione fraudolenta (art. 28 del D.Lgs n. 276/2003).
Nel rammentare le peculiarità degli obblighi retributivi connessi all’appalto, pur rifacendosi al generale principio dell’autonomia contrattuale collettiva, il Dicastero ha rammentato che, nella Legge Finanziaria del 2007, all’art.1, comma 1175 della L .n. 296/2006 si stabilisce che:
“l’obbligo del rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, ai fini della fruizione dei benefici retributivi e contributivi”. A tal proposito, è stato evidenziato come tale principio sia ancor più stringente nell’ambito dell’edilizia dove il rispetto della parte economica normativa del contratto collettivo ivi compresi il versamento dei contributi e l’iscrizione agli enti bilaterali sia imprescindibile ai fini del rilascio del Durc.
Quanto agli appalti pubblici, la circolare fa riferimento in primo luogo all’art. 36 della L. n. 300 del 1970, che impone di inserire, nei provvedimenti di concessione di benefici accordati ad imprenditori che esercitano professionalmente un’attività economica organizzata, e nei capitolati di appalto attinenti all’esecuzione di opere pubbliche, una clausola esplicita, determinante l’obbligo per il beneficiario o appaltatore di applicare o far applicare, nei confronti dei lavoratori dipendenti, condizioni non inferiori a quelle risultanti dai contratti collettivi di lavoro della categoria e della zona; obbligo, questo, da rispettare sia nella fase di realizzazione degli impianti o delle opere, sia in quella successiva, per tutto il tempo in cui l’imprenditore beneficia delle agevolazioni finanziarie e creditizie concesse dallo Stato ai sensi delle vigenti disposizioni di legge.
Inoltre, in merito ai crediti retributivi dei lavoratori impiegati nell’esecuzione dell’appalto, la nota richiama il combinato disposto dell’art. 5 del Codice dei contratti, comma 5, lett. r) con gli artt. 4 e 5 del nuovo Regolamento di esecuzione ed attuazione del Codice dei contratti pubblici (D.P.R. n. 207/10), che disciplinano l’intervento sostitutivo della stazione appaltante nel caso di inadempienza agli obblighi contributivi e retributivi da parte dell’appaltatore. Peraltro, il dicastero ricorda che le tutele retributive dei lavoratori trovano ulteriore tutela nell’art. 118, comma 6, dello stesso D.Lgs. n. 163/06, che impone all’affidatario l’osservanza del trattamento economico e normativo previsto dai contratti collettivi nazionali e territoriali in vigore per il settore e la zona di svolgimento delle prestazioni.
Nella circolare il Ministero, affrontando il tema della corretta determinazione del costo degli appalti pubblici, con specifico riferimento ai casi in cui i criteri di aggiudicazione sono legati a meccanismi di “ribasso”, richiama dapprima l’art. 86, commi 3-bis e 3-ter, del Codice dei contratti pubblici, ribadendo che i costi del lavoro e della sicurezza non possono mai essere soggetti a ribasso d’asta, in quanto costi “insopprimibili” legati alla tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori. Nel documento, pertanto, viene sottolineato che, in ottemperanza al dettato normativo, le stazioni appaltanti pubbliche debbano vigilare al fine di verificare che, nella predisposizione di gare d’appalto e nella valutazione di anomalia delle offerte, il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto a tali costi; inoltre, viene precisato che l’art. 26, comma 5 del D.Lgs. n. 81/08, prevede la sanzione della nullità del contratto nel caso di mancata indicazione dei costi sostenuti per eliminare, o quantomeno ridurre al minimo, i rischi interferenziali.
La nota prosegue con l’ulteriore specificazione che, ai sensi dell’art. 87 del Codice dei contratti, in sede di giustificazione dell’offerta, richiesta al concorrente potenzialmente aggiudicatario, non possano essere ammesse giustificazioni in ordine ai trattamenti salariali minimi inderogabili ed agli oneri di sicurezza, in riferimento ai quali é necessario tener conto anche degli ulteriori oneri derivanti da specifiche norme di legge. Al riguardo, dunque, il dicastero precisa che le Direzioni provinciali del lavoro, per quanto di propria competenza, collaboreranno con l`Autorita` di Vigilanza sui Contratti Pubblici, sia richiedendo alle stazioni appaltanti “documenti, informazioni e chiarimenti” sulle attività contrattuali in corso o da iniziare, sia collaborando con la Guardia di Finanza nelle ispezioni disposte dall`Autorita`, in attuazione della Convenzione del 26.10.10, stipulata ai fini della cooperazione nel contrasto ai fenomeni di criminalità connessi allo sfruttamento del lavoro e all’occupazione illegale dei lavoratori.
Inoltre, il documento in commento segnala l’indirizzo della Comunità Europea in merito all’adozione del sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa fra le diverse modalità di gara, ed alla valutazione della procedura del “dialogo competitivo”, previsto nell’art. 58 del Codice dei contratti; ad avviso del Ministero, infatti, si tratta di uno strumento che consente di introdurre una maggiore flessibilità rispetto alle procedure comunemente adottate, soddisfacendo comunque le esigenze delle stazioni appaltanti pubbliche senza pregiudicare le tutele da riconoscere sul piano lavoristico.
Con una precisazione ulteriore, poi, il ministero evidenzia l’opportunità che nei capitolati e nelle convenzioni vengano resi espliciti sia l’obbligo di rispettare i contratti collettivi nazionali di lavoro relativi ai settori oggetto dell’appalto, sia la necessità di applicare tutte le disposizioni vigenti in materia di salute, sicurezza sul luogo di lavoro ed inserimento lavorativo dei disabili.
Nella nota in oggetto, vengono riepilogati viene fatto riepilogo i principi basilari della responsabilità solidale. A tal proposito, si rammenta che, per ciò che concerne gli appalti privati vige, con l’art. 29 del D.Lgs n. 276/2003, un regime di responsabilità solidale tra committente, appaltatore e subappaltatore nel limite di 2 anni dalla cessazione dell’appalto per i trattamenti retributivi e contributivi, ivi compresi i premi assicurativi.
Il limite temporale, innalzato da 1 a 2 anni dalla legge finanziaria 2007, vige esclusivamente nei confronti del responsabile in solido, restando fermo il decorrere delle prescrizioni ordinarie per ciò che concerne il debitore. Oltre a precisare che delle tutele del suddetto art. 29 ne beneficiano sia i lavoratori subordinati sia altri soggetti impegnati nell’appalto con altre tipologie contrattuali, che i lavoratori in nero, nella stessa si segnala che la medesima previsione normativa non trova applicazione se il committente è una persona fisica che non esercita attività di impresa o professionale.
Con l’art. 1676 del codice civile, viene posto poi un limite quantitativo alla responsabilità solidale in tema di retribuzioni tra il committente e l’appaltatore che potrà, pertanto, essere fatta valere anche oltre il termine di 2 anni di cui all’art. 29.
Da ultimo, si rammenta l’introduzione della responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore anche in tema di trattenute fiscali operate dall’art. 35, comma 28 del D.L. n. 223/2006 e con esclusiva applicazione per i lavoratori dipendenti.
Negli appalti pubblici, sempre in tema di responsabilità solidale, oltre a quanto previsto dell’art. 1676 c.c. e dell’art. 35, comma 28 del D.L. n. 23/2006, deve essere aggiunto l’art. 118 del codice degli appalti che prevede, per quanto che concerne il rapporto tra il soggetto affidatario e i subappaltatori che quest’ultimo “é altresì responsabile in solido dell’osservanza delle norme anzidette trattamento economico e normativo stabilito dai contratti collettivi nazionale e territoriale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni da parte dei subappaltatori nei confronti dei loro dipendenti per le prestazioni rese nell’ambito del subappalto“. Nei rapporti tra committente pubblico e appaltatore resta invece ferma la disciplina generale.
Di conseguenza, invece, per quanto concerne la solidarietà nell’ambito della cessione del ramo d’azienda, successivamente alla quale l’alienante stipula con l’acquirente un contratto di appalto che deve essere eseguito mediante il ramo d’azienda ceduto, deve essere applicato l’art. 29 del D.Lgs. n. 276/2003.
Il dicastero ha nuovamente sottolineato l’importanza, al fine di ridurre il contenzioso, di accedere all’istituto della certificazione del contratto d’appalto, disciplinata dal D.Lgs n. 276/2003, mediante la quale gli istituti certificatori potranno servirsi delle linee guida sopra esposte per l’individuazione dell’appalto genuino e la sua contrapposizione alle forme fraudolente.
La certificazione potrà avvenire anche per i contratti già in essere, coprendo anche il periodo di vigenza del contratto anteriore alla data di certificazione medesima, purché sussistano i requisiti ivi certificati.
Per quanto riguarda l’argomento “La sicurezza del lavoro negli appalti“ la Circolare ribadisce, tra l’altro, alcuni concetti sul DUVRI (documento unico di valutazione dei rischi interferenziali).
Il documento in questione formalizza l’attività di cooperazione, coordinamento e informazione reciproca delle imprese coinvolte ed ha esteso la logica del Piano di sicurezza e coordinamento (PSC) previsto per i cantieri, a tutti i settori di attività, con l’obiettivo di lasciare una traccia precisa e puntuale delle attività prevenzionistiche poste in essere da tutti i soggetti che, a qualunque titolo, interagiscono nell’appalto.
Il DUVRI, elaborato dal datore di lavoro committente, ovviamente non si redige in caso di servizi di natura intellettuale (sarebbe ben strano. Pensare è pericoloso?), di mere forniture di materiali o attrezzature e dei lavori o servizi di durata non superiori a due giorni, purché non comportino i rischi derivanti dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza di rischi particolari di cui all’allegato XI del Testo unico (la possibilità di verificarsi rischi di questo tipo sarebbe tutta da discutere, sta di fatto, comunque che il legislatore, “travolto” da una fregola di garatismo deve ritenere ogni attività assoggettabile alle procedure di sicurezza più estreme tanto per dimostrare la sua onniscenza) DUVRI, ai sensi dell’art. 96 comma 2, non deve essere elaborato in presenza di PSC redatto dal coordinatore per la progettazione e del POS redatto dalle imprese esecutrici.
Il DUVRI contiene anche i costi delle misure di prevenzione e protezione necessarie per eliminare o ridurre le interferenze, a pena di nullità del contratto. Al DUVRI ed ai relativi costi ha accesso il RLS. Il dicastero ha approfondito poi alcune criticità inerenti la sicurezza negli “ambienti sospetti di inquinamento” e “nei luoghi confinati”, sottolineando che “le carenze prevenzionistiche di maggiore rilievo attengono ad un mancato controllo e a una verifica analitica strumentale dell’atmosfera in ambiente confinato riconducibile ad una assente o lacunosa valutazione dei rischi, alla mancata adozione delle più elementari misure di prevenzione e protezione, collettiva e individuale, a una carente o del tutto mancata azione di formazione e informazione dei lavoratori e a una insufficiente e non efficiente gestione della emergenza. (naturalmente ogni responsabilità è addossata al datore di lavoro…)
Sottolinea quindi l’importanza dello scambio di informazioni e del coordinamento tra datore di lavoro committente ed imprese. Fondamentale è pertanto la pianificazione dell’azione di monitoraggio e controllo degli appalti aventi ad oggetto le attività manutentive o di pulizia su aree confinate. In riferimento alla “Qualificazione professionale delle imprese” il Ministero, al fine di garantire “a monte” più efficaci condizioni di sicurezza nei lavori effettuati in regime di appalto o subappalto, ribadisce l’importanza della previsione dell’art. 27 comma 1-bis del D.Lgs. n. 81/08 e s.m.i. ossia del meccanismo della c.d. patente a punti che opererà una volta completata la predisposizione di un DPR sulla qualificazione delle imprese, in avanzata fase istruttoria.
La circolare prosegue con un approfondimento sul “Cartellino di identificazione dei lavoratori coinvolti nell’appalto”, esteso a tutto il personale delle imprese appaltatrici o subappaltatrici coinvolte negli appalti di qualunque settore ed ai lavoratori autonomi.
Il datore di lavoro deve fornire il cartellino identificativo ed il lavoratore ha l’obbligo di esporlo (e se non lo espone che succede?).
Il cartellino, corredato di fotografia, contiene le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro. Con la legge n. 136/2010 si è previsto che la tessera di riconoscimento deve contenere anche la data di assunzione e, in caso di subappalto, la relativa autorizzazione ovvero la data di richiesta di autorizzazione al subappalto rispetto alla quale si è formato il silenzio assenso.
Nel caso dei lavoratori autonomi la tessera deve contenere anche l’indicazione del committente.
Il dicastero specifica che, negli appalti privati, il cartellino potrà contenere la data di autorizzazione al subappalto che può coincidere con quella della stipula, eventualmente verbale, del contratto di appalto nel quale si autorizza il subappalto stesso.
L’art. 26 comma 4 del d.lgs. n. 81/08 e s.m.i. ha previsto la responsabilità solidale del committente e dei subappaltatori per eventuali danni riportati dai lavoratori in conseguenza di infortuni non indennizzati dall’INAIL, al fine di tutelare le imprese di minori dimensioni e meno strutturate.
I danni non indennizzabili dall’INAIL sono principalmente quelli che comportano una invalidità inferiore alla soglia minima indennizzabile dall’Istituto e all’eventuale danno biologico “differenziale“ calcolato secondo i criteri di responsabilità civile.
6) Art. 9 D.Lgs. 124/04 – Risposta ad istanza di interpello – Benefici contributivi per assunzione di lavoratori in mobilità ex artt. 8, comma. 2 e 25, comma 9, L. n. 223/91
Con risposta ad istanza di interpello n. 11/11, di cui si allega copia, il Ministero del Lavoro ha fornito alcuni chiarimenti in merito alla cumulabilità dei benefici riconosciuti dalle disposizioni sulla mobilità di cui al comma 2 dell’art. 8 e al comma 9 dell’art. 25, L. n. 223/1991, in relazione alla diversa durata del periodo di godimento degli stessi.
Al riguardo, la nota in oggetto ricorda che il beneficio contributivo di cui all’art. 8, comma 2, prevede una riduzione contributiva per un periodo massimo di 12 mesi, pari a quello previsto per gli apprendisti, in caso di assunzione a termine di un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità; nonché il prolungamento del medesimo beneficio, per ulteriori 12 mesi, in caso di trasformazione del rapporto a tempo indeterminato. Il beneficio contributivo di cui all’art. 25, comma 9, della legge in oggetto, viene riconosciuto, invece, per le assunzioni di personale in mobilità e comporta la riduzione del contributo per un periodo di 18 mesi, pari a quello previsto per gli apprendisti, in caso di immediata assunzione a tempo indeterminato.
Ciò premesso, l’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro ha interrogato il dicastero, chiedendo se l’incumulabilità dei benefici, così come confermata nel messaggio dell’Inps n. 199/00, possa essere superata nell’ipotesi in cui il primo contratto a termine sia “di breve durata”, comportando per il datore di lavoro un beneficio contributivo ben al di sotto del periodo massimo di 12 mesi. Su tale questione il Ministero del Lavoro, nel condividere l’interpretazione fornita dall’Inps relativamente all’alternatività dei benefici contributivi, ha confermato che, anche in virtù dell’assenza di specifici riferimenti normativi, appare veramente difficile individuare un contratto a termine c.d. di breve durata che possa legittimare il cumulo dei benefici suddetti.
7) Sgravio contributivo sulle erogazioni previste dai contratti collettivi di secondo livello riferito all’anno 2009 – Rideterminazione del tetto retributivo sul quale opera il beneficio.
Relativamente alle disposizioni contenute nell’art. 1, commi 67 e 68 della L. n. 247/07, in materia di sgravi contributivi per incentivare la contrattazione di secondo livello l’Inps, con il messaggio n. 4792/11, ha reso noto che la percentuale pari al 2,25% dell’importo annuo complessivo delle erogazioni, corrisposte nel 2009, ammesse allo sgravio, è stata elevata al 2,50%.
Tale incremento, conseguente ad un avanzo dei 650 milioni stanziati, consentirà ai datori di lavoro, già autorizzati all’agevolazione per l’anno 2009, di recuperare l’ulteriore percentuale spettante, massimo 0,25%, in sede di conguaglio contributivo.
La nota in parola, nel riportare un apposito esempio a cui si fa esplicito rinvio per una maggiore comprensione, chiarisce che l’incremento pari allo 0,25% potrà essere fruito interamente solo nel caso in cui il premio si collochi nel limite del nuovo tetto massimo pari al 2,50%, oppure sia superiore a questo.
Conseguentemente, il maggior beneficio potrà essere applicato nei limiti del premio pagato, ossia sulla rimanente parte di premio assoggettata precedentemente alla contribuzione piena. Su tale parte, il datore di lavoro potrà fruire dell’agevolazione nella misura massima di 25 punti, oltre alla quota di beneficio totale spettante al lavoratore (9,19% o 9,49%), che lo stesso datore, all’atto di conguaglio, dovrà restituire al dipendente in quanto di sua spettanza.
In virtù di quanto sopra e senza dover attendere nuove autorizzazioni, essendo assegnato automaticamente il codice “9D”, i datori di lavoro, già ammessi allo sgravio per il 2009 ed in possesso dei requisiti di regolarità contributiva potranno, fino al 16 maggio 2011, effettuare le operazioni di recupero, secondo le modalità indicate nelle precedenti note Inps nn. 39/10 e 21389/10.
8) Interpello n. 25/1/0002933 Art. 9, D.Lgs. n. 124/2004 – Lavoro part – time in edilizia – Superamento dei limiti – Rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC)
Si trasmette, per opportuna ed immediata informativa, l’interpello della Direzione Generale per l’attività ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in risposta ad una richiesta avanzata dall’Ance tendente a conoscere se il superamento del numero massimo di lavoratori part – time, contrattualmente previsto, possa determinare il mancato rilascio del Durc regolare.
Il Ministero, interpretando quanto disposto dall’art. 1, comma 3, del D.Lgs n. 61/2000, esaminato l’art. 29 del D.L. n. 244/1995, alla luce della verifica dei disposti della contrattazione collettiva nazionale in edilizia e dopo aver richiamato le argomentazioni espresse sulla materia dagli Istituti Inps e Inail, chiarisce che “l`omissione contributiva che si verifichi in conseguenza del mancato versamento contributivo – sia pur della c.d. contribuzione virtuale – determinerà il mancato rilascio del Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC). L’omissione contributiva in questione, peraltro, è riferibile anche a quanto dovuto alle Casse edili, atteso che il citato art. 29 stabilisce espressamente che “nella retribuzione imponibile (…) rientrano (…) anche gli accantonamenti e le contribuzioni alle Casse edili”.
In proposito, il Dicastero ricorda anche che “ai fini della regolarita` contributiva di quanto dovuto alle Casse Edili e sulla base di quanto demandato dalle parti sociali con il rinnovo del CCNL 19 aprile 2010, la Commissione nazionale paritetica per le Casse Edili (CNCE), con delibere nn. 433/2010, 436/2010 e 447/2010 ha disposto il rilascio del DURC irregolare, a decorrere dalla data del 1° gennaio 2011, per i contratti di lavoro part time stipulati successivamente a tale data e in eccedenza dei predetti limiti“.
9) Scadenza adempimenti privacy
Scade il 31 marzo 2011 il termine annuale per la redazione e l’aggiornamento del DPS (documento programmatico della sicurezza) o, in alternativa, nei casi previsti dalla vigente normativa, dell’autocertificazione sostitutiva. Si ricorda, infatti, che il Garante, a seguito del Provvedimento del dicembre 2008, ha introdotto la possibilità, per le aziende che non trattano dati sensibili o che trattano come unici dati sensibili quelli inerenti la salute dei propri dipendenti senza indicazioni di diagnosi, ovvero l’adesione ad organizzazioni sindacali, di sostituire il DPS con un’autocertificazione, fornita dal titolare del trattamento e di trattare esclusivamente tali dati nel pieno rispetto delle altre misure minime di sicurezza prescritte. Si rammenta, inoltre che, per ciò che concerne la videosorveglianza, con provvedimento dell’8 aprile 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 99 del 29 aprile 2010, il Garante ha prescritto la scadenza del 29 aprile prossimo (entro 12 mesi dalla pubblicazione del provvedimento sulla videosorveglianza) quale decorrenza dell’obbligo di rendere visibile l’informativa sulla videosorveglianza anche quando il sistema medesimo sia eventualmente attivo di notte, nonche` dell`obbligo di adottare le misure di sicurezza a protezione dei dati registrati tramite gli impianti di videosorveglianza.