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Timestamp: 2019-06-24 13:17:12+00:00
Document Index: 79887225

Matched Legal Cases: ['art. 549', 'art. 533', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 720']

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BOLOGNA-RAVENNA-accertamento della propria qualità di erede ex testamento del defunto marito
Sergio Armaroli Senza categoria 16 Luglio 2015	 22 Ottobre 2017
AVVOCATO EREDITA’ !SEI EREDE?
VUOI LA TUA QUOTA ?
se chi muore pur facendo testamento nomina eredi altre persone , la legge riserva una quota di eredità a questi soggetti legati al defunto da uno stretto rapporto di parentela.
Quale regola generale, chi fa il testamento non può imporre pesi o condizioni sulla quota spettante ai legittimari (art. 549 cod. civ.).
Petizione di eredita’
L’erede può chiedere il riconoscimento della sua qualità ereditaria contro chiunque possiede tutti o parte dei beni ereditari a titolo di erede o senza titolo alcuno, allo scopo di ottenere la restituzione dei beni medesimi . L’azione è imprescrittibile, salvi gli effetti della usucapione rispetto ai singoli beni.L’azione, che spetta solo all’erede, è imprescrittibile, ma sono fatti salvi gli effetti dell’usucapione eventualmente intervenuta.
Si tratta di un’azione speciale concessa all’erede, che ha in comune con la rivendica il carattere della imprescrittibilità.
A guardare bene, però, questa azione tende a far conseguire all’erede il possesso dei beni ereditari, ma si distingue dalle azioni possessorie, oltre per la sua imprescrittibilità, per le diverse condizioni necessarie per poterla esperire. Non è previsto, infatti, che vi sia stato spoglio violento o clandestino del possesso, e legittimato attivo può essere solo l’erede (o chi affermi di essere tale) e non il semplice possessore.
Si tratta, quindi, di azione di condanna, ma nulla vieterebbe all’erede di agire solo per chiedere l’accertamento della sua qualità in presenza di contestazioni.
In quest’ultimo caso, però, non rientriamo più nell’ipotesi dell’art. 533, ma nel generale potere di esercitare l’azione di accertamento che è senza dubbio riconosciuto a tutti i titolari di diritti assoluti.
La Cassazione[3] ha puntualizzato che il riconoscimento della qualità di erede, cui essa tende, è strumentalmente diretto all’ottenimento dei beni ereditari. Pertanto, qualora il convenuto non contesti la qualità di erede dell’attore, ma si limiti a negare l’appartenenza del bene all’asse ereditario, l’azione di petizione ereditaria non si trasforma in azione di rivendicazione, in quanto la mancata contestazione della detta qualità di erede non fa venir meno le finalità recuperatorie della petizione ereditaria ma produce effetti solo sul piano probatorio, esonerando l’attore dalla prova della sua qualità fermo restando l’onere della dimostrazione dell’appartenenza del bene all’asse ereditario al momento dell’apertura della successione.
D.F.L. , in nome e per conto della figlia minore G.A. , conveniva in giudizio davanti il tribunale di Bologna R.R. per sentire accertare la lesione della quota di legittima spettante alla G. con la condanna della convenuta alla restituzione dei beni ereditari nonché dei frutti. Deduceva che la minore G.A. era erede naturale del padre G.G. , il quale – deceduto in (OMISSIS) aveva nominato erede universale la moglie R.R. , ed alla sua morte, la figlia G.A. , per i beni residui. R.R. , costituendosi in giudizio, non contestava la qualità di erede della minore, ma negava che vi fosse una cassetta di sicurezza ed evidenziava che esisteva una sola polizza assicurativa, che era stata incassata dalla attrice; chiedeva, quindi, che il tribunale dichiarasse il suo diritto ad ottenere sia la legittima che la disponibile sul patrimonio residuo, provvedendosi, altresì, alla formazione dell’asse ereditario ed alla sua divisione secondo legge, tenendosi contro sia di quanto già incassato dall’attrice che della esistenza di debiti che gravavano sull’eredità. A seguito del raggiungimento da parte della G. della maggior età, il processo si interrompeva e veniva proseguito dalla G. . Il tribunale di Bologna, con sentenza non definitiva del 3 febbraio 1987, accertava che la G. aveva diritto di concorrere al patrimonio relitto dal padre in misura di 1/4 della piena proprietà ed in misura di 1/5 dei 5/12 assegnati in usufrutto alla R. , rigettava la domanda relativa alla polizza n.982253, stipulata dal de cuius nell’esclusivo interesse della figlia. Con sentenza definitiva del 22 giugno 1999 il tribunale disponeva la divisione del patrimonio assegnando alla G. l’immobile sito in (omissis) , mentre erano assegnati alla convenuta gli immobili siti in (OMISSIS) e la villa in (omissis) ; condannava la R. al pagamento del conguaglio pari a lire 33.604.182 oltre rivalutazione monetaria dal 26-4-1995 con gli interessi sulla somma rivalutata mese per mese fino al saldo; condannava la convenuta, a titolo di risarcimento dei danni, per il mancato godimento dal 1975 al 31-12-1988, nella misura del 27% della somma di L. 144.315.000, al netto degli oneri fiscali, con rivalutazione ed interessi sulla somma via via rivalutata sino al saldo, precisando che l’attrice aveva limitato la propria domanda fino al 31.12.1988; quanto ai beni mobili, stabiliva che all’attrice andavano consegnate n. 135 azioni (OMISSIS) , n. 2100 azioni (omissis) , n. 300 azioni (omissis) , n. 135 azioni (OMISSIS) e n. 500 azioni (…), oltre i frutti nella misura del 27%; condannava la R. al pagamento delle spese processuali. Con sentenza dep. il 31 ottobre 2007 la Corte di appello di Bologna riformava la decisione definitiva che era stata impugnata da entrambe le parti. In accoglimento dell’appello proposto dalla R. , riteneva che le spese di primo grado dovessero compensarsi; assegnava alla predetta anche l’immobile sito in (OMISSIS) oltre quelli attribuiti dal tribunale, ponendo a suo carico l’importo di Euro 70.000,00 a titolo di conguaglio da rivalutare dal settembre 1988 nonché al pagamento su detto importo degli interessi legali dalla pubblicazione della decisione di appello. Per quel che ancora interessa nella presente sede, il predetto immobile sito in (…) era assegnato alla convenuta sul rilievo che, essendo la medesima titolare della maggiore quota, il criterio sancito dall’art. 720 cod. civ. andava applicato con riferimento a ogni singolo immobile facente parte dell’asse ereditario. Tenuto conto che il valore complessivo degli immobili era pari a lire 477.000.000, in considerazione delle quote di cui era titolare la G. , alla medesima spettava l’importo complessivo di lire 135.500.000,pari a Euro 70.000,00 che andava rivalutato dal momento della redazione della consulenza (settembre 1988).
2.- Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione la D.F. , quale erede di G.A. nelle more deceduta, sulla base di otto motivi illustrati da memoria. Resiste con controricorso l’intimata proponendo ricorso incidentale affidato a due motivi