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Timestamp: 2019-03-23 19:23:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 106', 'art-106', 'art-106', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 107', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 107', 'art. 108', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 199', 'art. 106', 'art. 33', 'art. 155']

Il “presidio antiriciclaggio” negli intermediari finanziari ex art. 106
di Roberto Bramato , Operation Manager presso Milliora Finanzia Spa
Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it ; versione online su http://www.compliancenet.it/content/il-presidio-antiriciclaggio-negli-intermediari-finanziari-ex-art-106 e su http://www.compliance-normativa.it/article/il-presidio-antiriciclaggio-negli-intermediari-finanziari-ex-art-106 , data di pubblicazione: 10 gennaio 2012
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Il modello organizzativo negli intermediari finanziari ex. art. 106 ante D.Lgs. 141/2010
Il nuovo modello organizzativo negli intermediari finanziari ex.art. 106
Il provvedimento della Banca d’Italia del 10 Marzo 2011
Il contesto normativo: definizioni e fonti
Il contenuto del provvedimento della Banca d’Italia del 10 Marzo 2011 ed il principio di proporzionalità
I destinatari del Provvedimento della Banca d’Italia del 10 Marzo 2011
I requisiti richiesti ai destinatari delle disposizioni
L’assetto organizzativo dell’intermediario
La rete distributiva dell’intermediario: presidi
A partire dal D.Lgs. 11/2010 (in vigore dal 1 marzo 2010), di recepimento della Direttiva 2007/64/CE (c.d. PSD), la tipologia di intermediario finanziario1 cui si farà riferimento nel prosieguo è stata ridisegnata.
È, dunque, con la successiva entrata in vigore del D.Lgs. 141/2010, così come modificato dai successivi interventi2 legislativi, che la disciplina riguardante i soggetti operanti nel settore finanziario, contenuta all’interno del Titolo V3 del Testo Unico Bancario (D. Lgs. 385/1993) è stata profondamente modificata.
Il decreto in questione ha ridisegnato interamente i confini operativi e disciplinari degli intermediari finanziari4 producendo il rilevante effetto di porre fine alla sussistente distinzione tra soggetti iscritti all’Elenco Generale (ex Art. 106) ed all’Elenco Speciale (ex Art. 107). Entrambi gli elenchi saranno sostituiti da un Albo (unico) degli Intermediari Finanziari che esercitano nei confronti del pubblico attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma e la cui tenuta è affidata alla Banca d’Italia5.
Questa formulazione del Titolo V prevede, per la “nuova” tipologia di intermediario finanziario di cui all’Art. 1066, una tendenza all’assimilazione degli standard di organizzazione, gestione e controllo a quelli già previsti per i soggetti vigilati.
La Banca d’Italia emanerà “[…] disposizioni di carattere generale aventi a oggetto l'adeguatezza patrimoniale, il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni, l'organizzazione amministrativa e contabile e i controlli interni, nonché l’informativa da rendere al pubblico sulle predette materie. […]”7.
Si procede, in estrema sintesi8, nel tentativo di tratteggiare le differenze tra il precedente modello organizzativo di intermediario finanziario iscritto all’Elenco Generale ed il nuovo modello da adottare alla luce delle nuove norme, per poi focalizzare una maggiore attenzione sul “presidio” antiriciclaggio che dovrà caratterizzare necessariamente gli intermediari finanziari.
Il comma primo dell’art. 106 TUB nella sua formulazione9 ante D.Lgs. 141/2010, di fatto dava luogo ad una riserva di attività a favore dei soggetti iscritti nell’Elenco Generale consentendo “L'esercizio nei confronti del pubblico delle attività di assunzione di partecipazioni, di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, di prestazione di servizi di pagamento e di intermediazione in cambi” e riservandolo, per l’appunto, “a intermediari finanziari iscritti in un apposito elenco tenuto dall’UIC”. Veniva poi dettata (art. 107) una disciplina speciale per intermediari che con riferimento “all’attività svolta, alla dimensione e al rapporto tra indebitamento e patrimonio” erano tenuti ad iscriversi ad un apposito elenco speciale tenuto dalla Banca d’Italia10.
Il modello strutturale adottato, dunque, dagli Intermediari ex art. 106 si fonda sull’adozione di strutture decisamente “semplici” nella loro complessità organizzativa, in genere composte da un numero ridotto di risorse cui affidare i diversi compiti operativo - gestionali.
L’organizzazione interna ed i presidi di controllo dei rischi associati all’operatività, risultano relativamente semplici e focalizzano l’attenzione sul corretto svolgimento delle prassi operativo - gestionali in risposta alle regole dettate dalle norme di cui sopra.
Nel nuovo modello delineato dal D.Lgs 141/2010, particolare importanza viene attribuita, invece, ad alcune aree funzionali specifiche, come l’Area Crediti, ed a taluni presidi di controllo, tra cui quello relativo alla valutazione e gestione dei rischi di riciclaggio11.
La nuova formulazione dell’art. 106 del TUB al primo comma prevede che “L'esercizio nei confronti del pubblico dell’attività di concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma è riservato agli intermediari finanziari autorizzati, iscritti in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia”12.
L’attuale riserva di attività viene ridefinita nei suoi confini che risultano essere segnati dalla “concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma”, nonché dalle attività individuate nel successivo secondo comma13: servizi di pagamento, servizi di investimento, altre attività consentite dalla legge nonché attività connesse o strumentali.
Viene meno, nella nuova formulazione, il precedente doppio regime definito dal (vecchio) dettato combinato degli articoli 106 e 107: scompaiono i riferimenti “all'attività svolta, alla dimensione e al rapporto tra indebitamento e patrimonio” quali elementi fondanti dell’uno o dell’altro regime.
Alla Banca d’Italia sono demandate le disposizioni attuative riguardanti particolari requisiti (es. requisiti minimi di capitale). Unici riferimenti che pare tendano a rendere in qualche maniera “elastica” la nuova disciplina sono appunto, il rimando del primo comma (art. 107) lettera c), relativo al succitato requisito di capitale versato, per cui lo stesso “sia di ammontare non inferiore a quello determinato dalla Banca d'Italia anche in relazione al tipo di operatività14” nonché il contenuto dell’ultimo comma dell’art. 108 (Vigilanza), per cui “Nell’esercizio dei poteri di cui al presente articolo la Banca d'Italia osserva criteri di proporzionalità, avuto riguardo alla complessità operativa, dimensionale e organizzativa degli intermediari, nonché alla natura specifica dell’attività svolta”.
Efficiente ed efficace sistema di controlli interni15;
L’art. 1 comma 2 della Direttiva 2005/60/CE16 individua le azioni che “se commesse intenzionalmente, costituiscono riciclaggio”. Il D.Lgs 231/2007 riprende detta formulazione ed all’art. 2 comma 1, lettere a) – d), nella definizione delle azioni che configurano “riciclaggio”, non modellandosi in pieno sul dettato degli artt. 648 bis17 e 648 ter18 del codice penale realizza un duplice obiettivo:
amplia la fattispecie prevista dal codice penale, presupponendone l’allargamento all’autoriciclaggio19;
Il comma quarto del medesimo articolo recita, invece, quanto segue: “Ai fini del presente decreto per finanziamento del terrorismo vale la definizione di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109.” Il quale, a propria volta, dispone che per “«finanziamento del terrorismo» si intende: «qualsiasi attività diretta, con qualsiasi mezzo, alla raccolta, alla provvista, all'intermediazione, al deposito, alla custodia o all'erogazione di fondi o di risorse economiche, in qualunque modo realizzati, destinati ad essere, in tutto o in parte, utilizzati al fine di compiere uno o più delitti con finalità di terrorismo o in ogni caso diretti a favorire il compimento di uno o più delitti con finalità di terrorismo previsti dal codice penale, e ciò indipendentemente dall'effettivo utilizzo dei fondi e delle risorse economiche per la commissione dei delitti anzidetti»”.
Il provvedimento emanato il 10 Marzo 2011, nel rispetto di quanto disposto dall’art. 7 comma 2 del D.Lgs 231/200720, che ha quale obiettivo quello di prevenire l’utilizzo degli intermediari finanziari, e più in generale di tutti i soggetti che svolgono attività finanziaria, quale “veicolo” di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, contiene le disposizioni attuative in materia di:
L’obbligo di registrazione21, archiviazione e conservazione dei rapporti e delle operazioni, invece, sottende la finalità di consentire, in caso di attività di indagine dell’UIF o di altre autorità, la ricerca e l’utilizzo dei dati (correttamente tenuti dagli intermediari finanziari) in caso di indagini su riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
In ultimo, ma rappresentando comunque il fulcro della legislazione antiriciclaggio, l’obbligo di segnalazione di operazioni sospette assolve la funzione di attivare una serie di “processi ispettivi” a partire dal soggetto che prima di ogni altro si potrebbe presumere correttamente essere legato alla dimensione reale e contingente del tentativo di porre in essere operazioni di riciclaggio e/o finanziamento del terrorismo. I soggetti destinatari delle disposizioni antiriciclaggio sono tenuti ad effettuare la segnalazione in presenza di “motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo22”.
Come accennato in precedenza, l’impianto normativo nel suo complesso e le disposizioni contenute in questo provvedimento non devono essere lette in chiave impositiva di adozione di presidi realizzati attraverso strutture necessariamente complesse o tendenzialmente più complesse di quelle eventualmente già adottate, bensì come necessità di perseguire adeguatamente il fine che si pongono, cioè quello di assicurare la presenza di opportuni controlli e procedure di contrasto al finanziamento del terrorismo ed ai tentativi di riciclaggio, in funzione di un principio di proporzionalità23 coerente con la forma giuridica, le dimensioni, l’articolazione organizzativa, le caratteristiche e la complessità dell’attività svolta.
a) banche; b) istituti di moneta elettronica; c) istituti di pagamento; d) società di intermediazione mobiliare (SIM); e) società di gestione del risparmio (SGR); f) società di investimento a capitale variabile (SICAV); g) succursali insediate in Italia dei soggetti indicati alle lettere precedenti aventi sede legale in uno Stato estero; h) intermediari finanziari iscritti nell'elenco previsto dall'articolo 106 del TUB; i) le società fiduciarie di cui all’art. 199 del TUF; j) Poste italiane S.p.A.; k) Cassa depositi e prestiti S.p.A l) agenti di cambio; m) soggetti disciplinati dagli articoli 111 e 112 del TUB; n) mediatori creditizi iscritti nell'elenco previsto dall'articolo 128-sexies del TUB; o) agenti in attività finanziaria iscritti nell'elenco previsto dall'articolo 128- quater, comma 2, del TUB e gli agenti indicati nell’articolo 128- quater, comma 7, del medesimo TUB.
Il fine che le norme antiriciclaggio si propongono di raggiungere non può essere perseguito efficacemente dai diversi soggetti prescindendo da una adeguata formazione e responsabilizzazione del personale dipendente e dei collaboratori esterni che risulta essere, dunque, un altro obbligo fondante dell’intero impianto normativo. Il tutto è da collocarsi all’interno di un contesto organizzativo (come in parte sintetizzato nel precedente paragrafo “Il nuovo modello organizzativo negli intermediari finanziari ex.art. 106” per gli intermediari finanziari ex Art. 106) in cui ruoli, compiti, funzioni e responsabilità oltre ad essere correttamente e puntualmente individuati devono essere incardinati all’interno di procedure mappate, scritte, conosciute ai diversi livelli e rispondenti a necessari requisiti di funzionalità e coordinamento.
La disciplina antiriciclaggio richiama i tre “organi”24 di cui sopra, attribuendo a ciascuno di essi particolari compiti all’interno del sistema organizzativo complessivo ed attribuendogli specifica importanza.
Spetta alla Banca d’Italia il potere sanzionatorio attraverso l’irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie ai soggetti che non rispettino le norme in materia di organizzazione interna e sistema di controlli25.
Roberto Bramato, laurea in Economia delle Istituzioni e dei Mercati Finanziari all’Università di Siena, Master in “Gestione del Risparmio” all’Università di Roma Tor Vergata, è Operation Manager presso Milliora Finanzia Spa, Società di Factoring e Intermediazione Finanziaria - iscritta all’Elenco Generale di cui all’Art. 106 TUB, dove svolge anche controlli di linea sulle procedure Antiriciclaggio, Trasparenza, Privacy.
1 La tipologia di intermediario finanziario su cui si proverà a focalizzare l’attenzione è quello ex Art. 106 TUB.
2 D.Lgs. 218/2010
3 “La lett. d) del comma 1 dell’art. 33 dispone una rimodulazione della disciplina di cui al titolo V ed all’art. 155 del Tub […]” in M.Porzio, F.Belli, G.Losappio, M.Rispoli Farina, V.Santoro, Testo Unico Bancario, Commentario, Addenda di aggiornamento ai d.lgs. 141/2010 e 218/2010, Giuffrè Editore, Milano 2011.
4 Alla nuova figura degli Istituti di Pagamento introdotta dal D.Lgs. 11/2010 si aggiunge quella delle società di Microcredito (Art. 111) introdotta dal D.Lgs. 141/2010. A queste due figure viene in tal maniera riconosciuta un’autonoma evidenza.
5 Il precedente Elenco Generale era tenuto dal Ministro del Tesoro fino al 1999 e dall’UIC fino al 31/12/2007.
6 Come modificato dal D.Lgs. 141/2010 e successive modifiche.
7 Art. 108 c.1, TUB.
8 Procedendo per tagli netti ed esulando dalla volontà di dettagliare le caratteristiche tecniche e strutturali del composito panorama individuato dalla categoria degli “intermediari operanti nel settore finanziario”, non essendo all’uopo dedicate queste pagine.
9 Il D.Lgs. 385/93 ridisegna la disciplina dei cosiddetti intermediari finanziari residuali, di quegli intermediari cioè, la cui attività non era “regolamentata in senso stretto”, non essendoci in precedenza alcuna riserva di attività oltre quella individuabile nella “raccolta di risparmio tra il pubblico sotto ogni forma e l’esercizio del credito” che si riservava alle Banche, introducendo una specifica riserva di attività per gli intermediari finanziari di cui all’Art. 106. Detta disciplina degli intermediari finanziari (Titolo V) affonda le proprie radici nella legislazione antiriciclaggio, Lg. 197/1991.
10 Ai sensi del comma primo dell’Art. 107 TUB “Il Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la CONSOB, determina criteri oggettivi, riferibili all'attività svolta, alla dimensione e al rapporto tra indebitamento e patrimonio, in base ai quali sono individuati gli intermediari finanziari che si devono iscrivere in un elenco speciale tenuto dalla Banca d'Italia”.
11 L’Art. 27 di detto decreto legislativo, introduce delle modifiche alla disciplina antiriciclaggio di cui al D.Lgs 231/2007.
12 Vengono meno, tra le attività riservate nella precedente formulazione, l’assunzione di partecipazioni e l’intermediazione in cambi, quest’ultima oggetto di una nuova regolamentazione nel TUF.
13 Art. 106 comma 2: “Oltre alle attività di cui al comma 1 gli intermediari finanziari possono prestare servizi di pagamento, a condizione che siano a ciò autorizzati ai sensi dell’articolo 114–novies, comma 4, e iscritti nel relativo albo nonché prestare servizi di investimento se autorizzati ai sensi dell’articolo 18, comma 3, del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. Gli intermediari finanziari possono altresì esercitare le altre attività a loro eventualmente consentite dalla legge nonché attività connesse o strumentali, nel rispetto delle disposizioni dettate dalla Banca d'Italia”.
14 Si attende che la Banca d’Italia completi il processo normativo attraverso l’emanazione delle disposizioni attuative.
15 Talune funzioni di controllo risultano delegabili a soggetti terzi attraverso apposito contratto e formalizzazione delle aree di intervento. È il caso delle funzioni di Compliance e Risk Management.
16 Cosiddetta terza Direttiva, le cui misure di esecuzione si ritrovano nella Direttiva 2006/70/CE ed alcune modifiche della quale sono contenute nella successiva 2008/20/CE. Segue le direttive 91/308/CEE e 2001/97/CE.
17 Introdotto dalla Lg. 191/1978, più volte modificato e oggetto nella sua prima formulazione di numerose critiche, non prevedeva la fattispecie dell’autoriciclaggio.
18 Introdotto dalla Lg. 55/1990 al fine di contrastare il controllo criminale dell’economia reale.
19 Individuazione di una fattispecie che resta ancorata solo ai fini del contenuto del D.Lgs. 231/2007.
20 “Nel rispetto delle finalità e nell'ambito dei poteri regolamentari previsti dai rispettivi ordinamenti di settore, le Autorità di vigilanza, d'intesa tra di loro, emanano disposizioni circa le modalità di adempimento degli obblighi di adeguata verifica del cliente, l'organizzazione, la registrazione, le procedure e i controlli interni volti a prevenire l'utilizzo degli intermediari e degli altri soggetti che svolgono attività finanziaria di cui all'articolo 11 e di quelli previsti dall'articolo 13, comma 1, lettera a), a fini di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Per i soggetti di cui all'articolo 13, comma 1, lettera a), contemporaneamente iscritti al registro dei revisori, tali disposizioni sono emanate dalla CONSOB. Per i soggetti di cui all'articolo 11, comma 2, lettera a), tali disposizioni sono emanate dalla Banca d'Italia.”.
21 Sono però esclusi, ancora una volta in virtù di un principio di flessibilità legato alla dimensione ed alla tipicità dell’operatività che caratterizza i destinatari delle disposizioni, dalla tenuta dell’AUI taluni soggetti come disposto dal “Provvedimento recante disposizioni attuative per la tenuta dell’Archivio Unico Informatico”, adottato dalla Banca d’Italia il 31.12.2009.
22 Art. 41 comma 1, D.Lgs. 231/2007.
23 Anche in virtù delle vigenti normative di settore che regolano gli assetti di governo, organizzazione e controllo per talune categorie di soggetti.
24 Impropriamente “organi” poiché la disciplina non individua veri e propri organi da istituire all’interno dell’intermediario, preferendo piuttosto attribuire a diversi organi aziendali, già presenti, diverse funzioni ritenute indispensabili per una corretta organizzazione aziendale.
25 Ai sensi dell’Art. 56 del D.Lgs 231/2007.