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Timestamp: 2013-05-21 22:46:38+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 17', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 133', 'art. 133', 'art. 117', 'art. 23']

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Proposta di riordino delle Provincie: ecco cosa ne pensa l’ Italia dei Valori
Pubblichiamo l’intervento della Consigliera Regionale IDV Liana Barbati nella seduta del 22 Ottobre avente come oggetto la “proposta di riordino delle Provincie”:
Nell’odierna seduta, in cui l’Assemblea legislativa è chiamata ad approvare una proposta di cosiddetto “riordino” delle province da trasmettere al Governo, prima di esprimere il voto sull’oggetto in discussione, vorrei rappresentare le ragioni di ordine generale e particolare che giustificano il voto che verrà espresso. Innanzi tutto, intendo sottolineare le criticità costituzionali che attengono al profilo procedimentale di riordino, disciplinato dal combinato disposto dell’art. 23 del D.L. 201/2011 (c.d. “decreto “salva Italia”) e dell’art. 17 del D.L. 95/2012 (c.d. “decreto spending review”).
In particolare, anche senza entrare nel merito del provvedimento governativo, risulta già contestabile la stessa scelta del Governo di ricorrere allo strumento del decreto legge per introdurre una riforma complessiva del sistema organizzativo e funzionale dell’ente provincia.
Come noto, infatti, ai sensi dell’art. 77 Cost., il Governo è legittimato ad adottare lo strumento eccezionale del decreto legge solamente “in casi straordinari di necessità ed urgenza”, la cui mancanza comporta – come ribadito dalla più recente giurisprudenza costituzionale – un vizio di costituzionalità del decreto e un’illegittimità consequenziale in procedendo della relativa legge di conversione.
Ebbene, nel caso di specie, risulta evidente il difetto di entrambi i presupposti di necessità e urgenza richiesti dal citato art. 77 della Costituzione: in tal senso, basti considerare che il procedimento di riordino cristallizzato nell’art. 17 del decreto “spending review” deve concludersi con un “atto legislativo di iniziativa governativa”, la cui adozione – alla luce di un’attenta lettura ermeneutica del dato legislativo – è solo futura ed eventuale dato che il termine di 60 giorni previsto dal comma 4 dell’art. 17 ed entro cui il Governo dovrà pronunciarsi ha carattere solamente ordinatorio – sollecitatorio e non perentorio non essendo stabilita alcuna specifica decadenza nel caso di inutile decoro del termine stesso (a scanso di equivoci, preciso che un temine è perentorio solo se tale qualifica è espressamente prevista dalla legge o comunque se la legge stessa fissa precise decadenze nel caso di mancato rispetto). In altri e più semplici termini, ad oggi, non si può logicamente prevedere la durata effettiva del procedimento di riordino. A chiosa, si noti poi come da una lettura dell’art. 17, comma 4, emerga che il termine entro cui il Governo dovrebbe adottare il provvedimento legislativo di riordino sia scaduto lo scorso 14 ottobre, ossia prima della scadenza del termine entro il quale le regioni possono trasmettere le proprie proposte di riordino. E per fortuna – mi sia consentito dire – che abbiamo un Governo di tecnici.
Da quanto sopra, non v’è chi non veda che il prevedere un procedimento di riordino complesso e articolato in scadenze cronologiche che possono protrarsi nel tempo anche in modo ad oggi non ponderabile finisce per obliterare – quantomeno – il requisito dell’urgenza, venendo così a difettare uno dei presupposti essenziali prescritti dall’art. 77 Cost. con conseguente illegittimità costituzionale della disciplina in esame.
Peraltro, non pare che sia possibile recuperare il requisito dell’urgenza sostenendo che il ricorso al decreto legge è legittimato dall’eccezionale situazione di crisi economica e dalla finalità di contenimento della spesa pubblica in attuazione del principio costituzionale del pareggio di bilancio: a parte il fatto che non sono determinati con certezza gli effettivi risparmi monetari che deriveranno dal riordino delle province, un riordino complessivo del sistema amministrativo territoriale non può essere giustificato da mere ragioni di finanza pubblica comportando una cascata di problematiche in termini di funzioni, organizzazione e servizi che vanno ben oltre al risparmio di spesa, se mai ci sarà. Ulteriormente, appare assolutamente contestabile e censurabile dal punto di vista costituzionale che nel decreto legge “spending review”, quale intervento normativo finalizzato – come si legge dalla rubrica – alla revisione della spesa pubblica e al rafforzamento patrimoniale delle imprese bancarie, sia inserito il tema del tutto peculiare e trascendentale rispetto alle problematiche di stretta finanza pubblica del riordino delle province: come precisato dalla Corte costituzionale, è in contrasto con l’art. 77 Cost. e quindi incostituzionale un decreto legge che rechi la commistione e la sovrapposizione di “finalità eterogenee, in ragione di presupposti, a loro volta eterogenei” (Corte cost., sen. 22/2012).
Pur consapevole che ad oggi risulta preclusa un’impugnativa dinanzi alla Corte costituzionale per decorso del relativo termine (scaduto lo scorso 14 agosto), dal punto di vista procedimentale e formale risulta da quanto detto la palese incostituzionalità dell’art. 17 del decreto “spending review”, ciò che non può che condizionare in modo rilevante il voto che oggi siamo chiamati ad esprimere.
Peraltro, la palese incostituzionalità dell’art. 17 del decreto “spending review” deriva anche dalla violazione dell’art. 133 Cost.: mentre tale disposizione costituzionale prevede che i comuni abbiano un ruolo di iniziativa nella modifica – qualunque essa sia – delle circoscrizioni provinciali, per converso il procedimento di riordino previsto dalla normativa nazionale, non solo parte dal Governo e quindi “dall’alto”, ma anche finisce per obliterare quasi totalmente il ruolo dei comuni visto che non tutti (anzi la minor parte) sono rappresentati in seno al CAL.
Preciso che la palese violazione dell’art. 133 Cost. giustifica la formazione di un’opinione negativa sulla manovra di riordino, ma NON consente di votare a favore delle risoluzioni nn. 3061 e 3076 presentate rispettivamente dai Consiglieri Manfredini e Pollastri, essendo ad oggi decorso il termine entro cui è possibile presentare ricorso alla Corte costituzionale. Sul merito e sull’opportunità del procedimento di riordino si evidenziano altre criticità, anche, ed ancora, di ordine costituzionale.
Per quanto attiene alle funzioni amministrative, alle province risultanti dal riordino saranno attribuite limitate funzioni di c.d. “area vasta” di carattere programmatorio, di indirizzo e coordinamento, peraltro ancora poco chiare nel loro effettivo contenuto visto che ancora non è intervenuto l’atto governativo attuativo e forse non interverrà mai. In altri termini, si avranno enti provinciali svuotati di funzioni, peraltro in violazione dell’art. 117 Cost., e quindi inutili o quantomeno di scarsa utilità funzionale ed efficienza.
Sul piano dell’organizzazione amministrativa, posto che organi delle province saranno il consiglio provinciale e il presidente della provincia, non pare contestabile l’assoluto difetto di democraticità rappresentativa che inficerà tali organi, in quanto eletti non dai cittadini ma dai sindaci e dai consiglieri comunali: in tal senso, si ricordi i ricorsi attualmente pendenti innanzi alla Corte costituzionale avverso l’art. 23 del decreto “salva Italia” che, prevedendo il descritto sistema organizzativo, finisce di fatto per degradare le province da enti territoriali ad “enti di secondo grado”. Attendiamo l’esito del giudizio, previsto per il 6 novembre. Tutti i difetti di costituzionalità e di opportunità segnalati, ancorché un’impugnativa dinanzi alla Corte costituzionale non sia più possibile, finiscono comunque per orientare inevitabilmente il voto che oggi sono chiamata ad esprimere. Per quanto poi attiene alla specifica proposta di riordino oggi in discussione e che ricalca l’ipotesi formulata dal CAL, si è consapevoli che non avrebbe potuto essere molto diversa dati i requisiti territoriale e demografico previsti dalla delibera del Consiglio dei Ministri: criticabili, invece, sono proprio questi requisiti dettati autoritativamente dal Governo, requisiti standardizzati e per ciò solo errati e distorsivi dato che non si tiene conto dei dati culturali, socio – ambientali ed economici che caratterizzano le singole realtà provinciali. Premessi ed illustrati i dubbi di costituzionalità e opportunità che palesemente inficiano la manovra di riordino, che in realtà si traduce in una surrettizia soppressione tanto incoerente e “a macchia di leopardo” quanto incostituzionale, il Partito dell’Italia dei Valori – che in questa sede istituzionale rappresento in qualità di Capogruppo – ha da sempre sostenuto una politica informata alla riduzione dei costi nella pubblica amministrazione, anche attraverso sì la riorganizzazione degli enti locali e la soppressione delle province, purché efficiente, razionale e ragionata. Proprio al fine di perseguire tale obiettivo, a livello nazionale l’Italia dei Valori ha presentato in Parlamento due disegni di legge, a cui se ne aggiunge un terzo d’iniziativa popolare per il quale sono state raccolte 400 mila firme, che prevedono tutti la soppressione tout court delle province. In coerenza con la linea politica sostenuta a livello nazionale e rappresentata ai cittadini – nei confronti dei quali abbiamo una responsabilità politica, anzi di etica politica e di politica etica – non si ritiene condivisibile alcuna soluzione che non vada nel senso di sopprimere un ente provincia di cui sosteniamo l’inutilità funzionale e l’onerosità organizzativa. Cionondimeno siamo però contrari ad una manovra di riordino – o di “disordino” – che non è né soppressione né riorganizzazione, ma un “mostro giuridico ibrido” che, oltre a non comportare i risparmi di spesa attesi, ingenera un pericoloso vortice discendente in termini di efficienza amministrativa, di razionalità organizzativa e di qualità dei servizi resi ai cittadini.
Chiudo questo articolato intervento con altre perplessità, per le quali non ho ancora trovato una risposta adeguata: dopo il riordino delle province, quale destino attende le prefetture? Che fine faranno i dipendenti strutturati? Le dotazioni patrimoniali, mobiliari e immobiliari delle (ormai superate) province come verranno razionalizzate? Entro quali termini si ovvierà a questi ed altre problematiche che tutti noi – più o meno espressamente – avanziamo?
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CONDANNA DA IDV PROVINCIA DI RAVENNA PER IL VILE ATTENTATO A BRINDISI
Ravenna, 19 maggio 2012
L’Italia dei Valori della provincia di Ravenna, nell’apprendere dell’ordigno esploso a Brindisi, all’Istituto professionale Morvillo Falcone, che ha causato la morte di una studentessa di 16 anni e il ferimento di sette persone, tra cui una in gravissime condizioni, si unisce al dolore delle famiglie della vittima e dei feriti ed esprime la più ferma condanna per questo vile e infame attentato ai danni di giovani innocenti.
Non sappiamo ancora se questo attentato è di matrice mafiosa, ma avviene a poche settimane di distanza dall’attentato intimidatorio a Mesagne, regno della Sacra Corona Unita e città da cui provengono molti studenti della scuola, nel quale fu fatta esplodere l’auto del presidente dell’associazione anti racket, Fabio Marini, e a pochi giorni di distanza dal ventennale della Strage di Capaci, nella quale il 23 maggio 1992 fu assassinato il magistrato antimafia Giovanni Falcone, assieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre agenti della scorta.
Qualunque sia la matrice di questo attentato, l’eco delle bombe torna ferocemente, spietatamente, implacabilmente, a farsi sentire. È agghiacciante.
Nessuno di noi ha dimenticato quelle immagini di corpi martoriati, quei notiziari in edizione straordinaria, quei lenzuoli bianchi stesi a terra, quelle sirene di ambulanza, quelle urla e quegli sguardi vuoti. E di nuovo questo, vent’anni dopo, in una scuola, nel luogo dove si dovrebbe formare il futuro dei cittadini di domani, come ad ammonirci, tutti, che un futuro non c’è e non ci potrà mai essere.
Coordinatore Provinciale IDV Ravenna
POSTICIPATO “SCIAME DI BICICLETTE” CAUSA MALTEMPO!!
CAUSA MALTEMPO PREVISTO PER DOMENICA 15 APRILE
SIAMO COSTRETTI A POSTICIPARE L’INIZIATIVA “SCIAME DI BICICLETTE” A
IL PROGRAMMA ED IL PERCORSO RIMANGONO INVARIATI.
RITROVO ORE 09,00 IN PIAZZA GARIBALDI
PARTENZA ORE 09,30 – PIAZZA GARIBALDI
RIENTRO ORE 11,30-12,00 CIRCA
VI ASPETTIAMO NUMEROSI!! Ass. Michela Bianchi
A quelli che, come noi, credono nella legalità, nella trasparenza, nella democrazia, per la credibilità delle istituzioni, per il nostro Paese, per un futuro di vero cambiamento, auguri di Buona Pasqua.
Riduzione sulle rette del nido causa neve
La Giunta Comunale di Cervia ha deciso, a seguito delle ingenti nevicate che hanno interessato il nostro territorio, di effettuare una riduzione del 24% sulla quota fissa della retta del Nido.
La chiusura delle scuole, di ogni ordine e grado, ha creato non poco disagio alle famiglie, soprattutto per coloro che, utilizzando per necessità il nido d’infanzia, pagano per tale servizio così prezioso e indispensabile.
L’Amministrazione Comunale crede che la decisione di applicare questa riduzione sia un modo per andare incontro ai disagi subiti dalle famiglie.
Per il mese di Febbraio i fruitori del servizio 0-3, insieme alla fattura mensile, troveranno una lettera, a firma mia e del Sindaco, che spiegherà loro la decisione voluta e sentita dalla Giunta. L’Assessore alle Politiche Educative
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RIEPILOGO 2011 DI IDV CERVIA E AUGURI DI BUON 2012!
Alla vigilia del 2012, anche noi dell’Italia dei Valori di Cervia vogliamo fare un “Riepilogo 2011” della nostra attività politica locale, sintetizzandovi le iniziative e le principali battaglie che abbiamo promosso e sostenuto nel corso dell’anno che sta per concludersi.
Il 2011 è iniziato vedendoci presenti nel social network di Facebook, attraverso la creazione di una pagina dedicata al Gruppo IdV Cervia. Un incentivo, questa nostra pagina, alla partecipazione democratica attraverso uno degli strumenti di comunicazione più utilizzati e di facile accesso, per uno scambio di informazioni e opinioni rapido e semplice. Infatti trasparenza, partecipazione e apertura nei confronti della società civile sono fra le caratteristiche che contraddistinguono l’agire dell’Italia dei Valori fin dal suo nascere.
Grazie all’approvazione, a fine 2010, di una delibera di Consiglio da noi fortemente sostenuta assieme alla maggioranza, da gennaio è stato possibile trovare on line, sul sito del Comune di Cervia, la modulistica per l’iscrizione nel Registro comunale dei testamenti biologici: un passo in più, a Cervia, per la tutela e il rispetto della piena dignità delle persone.
Sempre in tema di cultura del rispetto, a febbraio abbiamo aderito alla campagna nazionale “Se non ora, quando?” per denunciare la deriva culturale generata dal berlusconismo, combattere contro tutti gli atteggiamenti lesivi della dignità delle donne, e per proporre un modello sociale e culturale rispettoso delle differenze.
Il 2011 è stato “l’anno dei referendum”. Il sostegno alla campagna referendaria contro il nucleare, il legittimo impedimento e la privatizzazione dell’acqua ci ha visti strenuamente impegnati da inizio gennaio fino a giugno, con l’allestimento di banchetti, la distribuzione di volantini, la pubblicazione di articoli informativi, la promozione di conferenze, l’adesione e il sostegno attivo al Comitato referendario cittadino, la presentazione di un ordine del giorno a sostegno del referendum contro il nucleare (preceduto, l’anno prima, da un altro ordine del giorno contro la costruzione di centrali nucleari sul nostro territorio).
Allo straordinario risultato referendario abbiamo cercato di dare subito un seguito proponendo in consiglio comunale, a luglio, l’Ordine del giorno “Remunerazione del capitale investito, riduzione delle bollette dell’acqua”, senza, però, ottenere soddisfazione poiché questo Odg è stato respinto da PD e opposizione.
Invece, sempre a luglio, un esito positivo lo abbiamo ottenuto con la modifica dello Statuto Comunale, inserendovi il riconoscimento del “Diritto umano all’acqua” (modifica proposta da noi, nel 2010, con un Ordine del giorno).
Quest’anno, a maggio, si sono svolte anche le elezioni provinciali: il nostro impegno e i temi da noi proposti nel programma di coalizione sono stati premiati dai cittadini con un risultato che ci ha visti, sul territorio, secondo partito della coalizione di centro sinistra.
Durante l’estate, da metà agosto, per circa un mese, abbiamo lottato contro il tempo per riuscire a raccogliere il mezzo milione di firme necessarie per presentare il referendum elettorale contro il “Porcellum” (a Cervia abbiamo raccolto più di 600 firme), raccogliendo anche le firme per una legge di iniziativa popolare per abolire le province.
Nei mesi, attraverso la convocazione di commissioni consiliari e comunicati stampa, in collaborazione con l’Amministrazione, abbiamo contribuito ad un miglioramento delle condizioni del nostro trasporto pubblico scolastico.
A settembre è stato approvato in via definitiva il “Piano per la localizzazione delle antenne per la telefonia mobile”: un traguardo per la difesa della salute pubblica dall’inquinamento elettromagnetico di cui andiamo particolarmente fieri.
A proposito di tutela dell’ambiente e della salute pubblica, a novembre siamo riusciti a far approvare un Ordine del giorno per un Piano di investimenti per la sostituzione delle tubazioni in eternit nella rete idrica comunale e l’installazione delle “Case dell’Acqua“.
Sempre a novembre si sono svolte, a Cervia, le elezioni dirette dei consigli di zona. Queste elezioni sono state da noi fortemente sostenute, assieme ai partiti di maggioranza, per poter fornire un’opportunità in più ai cittadini di partecipazione democratica.
Infine, con il recente rimpasto in Giunta che ha visto l’assegnazione delle deleghe all’Ambiente e alla Pace e Cooperazione all’Assessore Michela Bianchi e della delega all’Innovazione Tecnologica e Informatica al Consigliere Gianni Bosi, abbiamo ottenuto un riconoscimento per il nostro impegno a favore del bene pubblico e un consolidamento e rafforzamento del nostro ruolo, leale e collaborativo, all’interno della coalizione di maggioranza cervese.
Ma la strada è in salita e una nuova sfida, fatta di equità, onestà e sviluppo, ci attende. Scriviamola insieme.
Francesca Piraccini, Referente comunale IDV Cervia
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