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Timestamp: 2020-01-27 22:47:48+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 170', 'art. 615', 'art. 615', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 378', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 2697', 'sentenza ', 'art. 170', 'art. 615', 'art. 2729', 'art. 170', 'sentenza ', 'art. 170', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 170', 'art. 1442', 'art. 1442', 'art. 170', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 132', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1444', 'art. 1442', 'art. 170', 'art. 112', 'art. 1442', 'sentenza ', 'sentenza ']

Fondo patrimoniale, bisogni della famiglia, debiti, esecuzione, estraneit�, prova
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Cassazione civile , sez. III, sentenza 19.02.2013 n� 4011
L'onere della prova dei presupposti di applicabilit� dell'art. 170 c.c. grava su chi intenda avvalersi del regime di impignorabilit� dei beni costituiti in fondo patrimoniale, sicch�, ove sia proposta opposizione, ex art. 615 c.p.c., per contestare il diritto del creditore ad agire esecutivamente, il debitore opponente deve dimostrare non soltanto la regolare costituzione del fondo e la sua opponibilit� al creditore procedente, ma anche che il suo debito verso quest'ultimo venne contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia, a tal fine occorrendo che l'indagine del giudice si rivolga specificamente al fatto generatore dell'obbligazione, a prescindere dalla natura della stessa: pertanto, i beni costituiti in fondo patrimoniale non potranno essere sottratti all'azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell'obbligarsi fosse quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi non in senso meramente oggettivo ma come comprensivi anche dei bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione dell'indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilit� economiche familiari. (1)
(*) Fonte: "Commentario breve al Codice Civile", in "Breviaria Iuris", CIAN - TRABUCCHI, CEDAM, 2013. Riferimenti normativi: artt. 170 e 2697 c.c.; art. 615 c.p.c.
(1) Cfr. Cass. Civ., sez. tributaria, sentenza 7 luglio 2009, n. 15862 e Cass. Civ., SS.UU., sentenza 12 ottobre 2009, n. 21658.
(Massimario.it - 45/2013)
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Sentenza 19 febbraio 2013, n. 4011
P.V.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VALADIER 39, presso lo studio dell'avvocato SABIA VINCENZO, rappresentata e difesa dall'avvocato PESARESI ADOLFO giusta delega in atti;
INTESA SAN PAOLO S.P.A. societ� incorporante il SanPaolo IMI S.P.A. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro tempore e per esso dell'Avv. M.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PIETRO GIANNONE 27, presso lo studio dell'avvocato FERRINI ARRIGO, che la rappresenta e difende giusta delega in atti;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/12/2012 dal Consigliere Dott. GIUSEPPINA LUCIANA BARRECA;
udito l'Avvocato ADOLFO PESARESI;
udito l'Avvocato ARRIGO FERRINI;
1.- Con ricorso depositato il 22 ottobre 2004 P.V. M. propose opposizione all'esecuzione immobiliare promossa nei suoi confronti dinanzi al Tribunale di Catanzaro dal San Paolo Imi S.p.a. (cos� indicato nella sentenza impugnata) sulla base del decreto ingiuntivo emesso dal Presidente del Tribunale di Cassino in data 6 dicembre 1995.
L'opponente dedusse che gli immobili pignorati erano stati costituiti in fondo patrimoniale con atto del 16 giugno 1995, trascritto in Catanzaro in data 8 luglio 1995 ed annotato nel registro degli atti matrimoniali del Comune di Caserta prima del pignoramento.
1.2.- Instaurato il contraddittorio nei confronti dell'opposta, questa si costitu� e contest� la fondatezza dell'opposizione.
2.- Accolta dal giudice dell'esecuzione l'istanza di sospensione del processo esecutivo e proseguito il giudizio di merito, con sentenza pubblicata il 15 novembre 2006, il Tribunale di Catanzaro ha rigettato l'opposizione all'esecuzione, condannando l'opponente al pagamento delle spese di lite.
3.- Avverso la sentenza, P.V.M. propone ricorso straordinario affidato a tre motivi, ciascuno dei quali seguito da relativo quesito di diritto. i Intesa Sanpaolo S.P.A., incorporante per fusione Sanpaolo IMI S.p.A., si difende con controricorso e memoria ex art. 378 c.p.c.
1.- Preliminarmente, va detto dell'eccezione g� inammissibilit� del ricorso sollevata dalla resistente Intesa Sanpaolo S.p.A., societ� incorporante il Sanpaolo IMI S.p.A. Quest'ultima deduce che il precetto sarebbe stato intimato ed il pignoramento sarebbe stato effettuato dal Sanpaolo IMI S.p.A., incorporante il Banco di Napoli S.p.A., non in proprio, ma nella qualit� di mandatario e procuratore della Societ� per la Gestione di Attivit� - S.G.A. S.p.A.. Deduce altres� che nel procedimento di opposizione all'esecuzione si sarebbe costituito il Sanpaolo IMI S.p.A., non in proprio, ma nella qualit� di mandatario e procuratore della Societ� per la Gestione di Attivit� - S.G.A. s.p.A., cessionaria del credito in base al quale si � agito, in persona del procuratore speciale sig. Francesco Liberato, come sarebbe stato espressamente specificato nell'epigrafe della memoria difensiva di costituzione del 21 febbraio 2005 e nella procura all'uopo rilasciata in calce all'atto medesimo dallo stesso sig. F.L. Conclude, rilevando che, essendo stato proposto il ricorso nei confronti del Sanpaolo IMI S.p.A., in proprio e non nella qualit� di mandatario e procuratore di S.G.A. S.p.A., ed essendo stato notificato il ricorso alla societ�, in proprio, esso sarebbe inammissibile perch� rivolto nei confronti di soggetto diverso da quello che ha partecipato al grado di merito del giudizio, quindi a soggetto diverso da quello nei confronti del quale la sentenza � stata pronunciata.
1.2.- Ritiene il Collegio che l'eccezione debba essere disattesa, in ragione di quanto risulta dalla sentenza impugnata. Nell'epigrafe della sentenza � indicata come parte opposta "San Paolo Imi s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore"; nell'intero corpo della motivazione, sia nel a parte dedicata allo svolgimento del processo che in quella riservata ai motivi della decisione, si fa riferimento all'opposta come a "San Paolo Imi s.p.a.", senza ulteriori specificazioni o accenni alla qualit� di mandataria o procuratrice di diverso soggetto; il dispositivo � diretto nei riguardi di "San Paolo Imi spa, in persona del legale rappresentante pro tempore".
Dato ci�, la sentenza deve ritenersi essere stata pronunciata nei confronti della societ� Sanpaolo IMI S.p.A., in proprio e non quale rappresentante volontario di altro soggetto.
Orbene, l'individuazione della parte che sta in giudizio e nei confronti della quale risulta emessa la statuizione della sentenza si deve evincere da quest'ultima, eventualmente tenendo conto della combinazione tra le diverse parti, in specie motivazione e dispositivo. Ne segue che, a prescindere dal fatto che detta individuazione sia corretta e corrispondente alle risultanze processuali, nonch� alla titolarit� del rapporto sostanziale, purch� sia quella ritenuta dal giudice della sentenza della cui impugnazione si tratta, anche l'impugnazione deve essere rivolta nei confronti del soggetto che in essa � stato individuato come parte costituita in giudizio.
Ed invero la qualit� di parte legittimata a proporre il ricorso per cassazione o a resistere ad esso spetta solamente a chi abbia formalmente assunto la qualit� di parte nel giudizio di merito conclusosi con la sentenza impugnata, indipendentemente dall'effettiva titolarit� (dal lato attivo o passivo) del rapporto giuridico sostanziale dedotto in giudizio (cfr., tra le tante, in specie Cass. n. 16100/06, nonch� di recente Cass. n. 520/12).
E' diverso il caso in cui la sentenza non indichi chiaramente il soggetto che abbia assunto la qualit� formale di parte processuale, in modo che esso non risulti con assoluta certezza dalla lettura della sentenza, sicch� s'imponga un'attivit� interpretativa di questa, che potrebbe dover tenere conto delle risultanze di altri atti processuali. Nel caso di specie, come detto, le indicazioni contenute nella sentenza impugnata sono univoche e concordanti tra epigrafe, motivazione e dispositivo.
Va perci� reputato ammissibile il ricorso proposto nei confronti del San Paolo IMI S.P.A., dovendo ritenersi quest'ultima legittimata passiva rispetto all'impugnazione poich� avente la qualit� formale di parte, in ragione di quanto espressamente risulta dalla sentenza impugnata.
2.- Col primo motivo di ricorso si denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto (art. 360 c.p.c., n. 3), violazione degli artt. 170 e 2697 c.c., e art. 12 disp. att. c.c., al fine di censurare il rigetto dell'opposizione che la sentenza impugnata ha basato sulla mancanza di prova da parte della debitrice dell'estraneit� ai bisogni della famiglia del debito per il quale procedeva la banca creditrice. Sostiene la ricorrente che, secondo la giurisprudenza e la dottrina dominanti, dai bisogni della famiglia sarebbero escluse le esigenze essenzialmente individuali, tra cui l'accrescimento del patrimonio personale; che, in particolare, in ordine alle spese sostenute per potenziare l'attivit� d'impresa o, pi� in generale, l'attivit� lavorativa di un membro della famiglia, queste non si risolverebbero necessariamente in un vantaggio per l'intera famiglia, in quanto, in questo caso, la destinazione dei redditi ai bisogni della stessa, oltre ad essere eventuale, sarebbe senza dubbio parziale, alla luce del fatto che i redditi non dovrebbero essere destinati interamente alla famiglia. In conclusione, secondo la ricorrente, sarebbe innegabile che un potenziamento delle capacit� lavorative di un membro della famiglia si risolverebbe in un aumento del patrimonio personale di quest'ultimo, e solo eventualmente nel miglioramento del tenore di vita del gruppo familiare.
La ricorrente critica anche l'applicazione dell'art. 2697 c.c., fatta al caso di specie da parte del Tribunale, per avere questi posto a carico della debitrice la prova dell'estraneit� del debito ai bisogni della famiglia, mentre sarebbe stata onerata soltanto della prova della regolare costituzione del fondo patrimoniale (quest'ultima, fornita in giudizio). Aggiunge che il giudice di primo grado avrebbe omesso di valutare se la fonte e la ragione del rapporto obbligatorio avessero o meno, nel caso di specie, inerenza diretta ed immediata con i bisogni della famiglia, con ci� omettendo di applicare, a detta della ricorrente, i principi di diritto pi� volte affermati da questa Corte, da ultimo con la sentenza n. 12998/06.
2.1.- Il motivo � infondato.
In primo luogo, va ribadito il principio affermato da questa Corte, e correttamente applicato dal giudice di merito, per il quale l'onere della prova dei presupposti di applicabilit� dell'art. 170 c.c., grava sulla parte che intende avvalersi del regime di impignorabilit� dei beni costituiti in fondo patrimoniale. Nel caso dell'opposizione proposta dal debitore avverso l'esecuzione avente ad oggetto tali beni, al fine di contestare il diritto del creditore di agire esecutivamente ex art. 615 c.p.c., l'onere della prova grava sul debitore opponente; questi non deve provare soltanto, come sostenuto dalla ricorrente, la regolare costituzione del fondo patrimoniale e la sua opponibilit� nei confronti del creditore pignorante, ma anche che il debito per cui si procede venne contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia (cfr. Cass. n. 5684/06, n. 12730/07; V. anche Cass. n. 12998/06, con particolare riguardo all'ulteriore presupposto della conoscenza di tale estraneit� in capo al creditore, di cui non � necessario occuparsi in questa sede). Trattasi di prova che, alla stregua dei principi generali, ben pu� essere fornita anche avvalendosi di presunzioni ai sensi dell'art. 2729 c.c., gravando comunque sull'opponente l'onere di allegare e dimostrare i fatti noti, da cui desumere, in via presuntiva, � fatti oggetto di prova.
In particolare, va ribadito il principio di diritto per il quale "in tema di esecuzione sui beni del fondo patrimoniale e sui frutti di essi, il disposto dell'art. 170 c.c., nel testo di cui alla L. 19 maggio 1975, n. 151 - per il quale detta esecuzione non pu� aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia, va inteso non in senso restrittivo, come riferentesi cio� alla necessit� di soddisfare l'indispensabile per l'esistenza della famiglia, bens� - analogamente a quanto, prima della riforma di cui alla richiamata L. n. 151 del 1975, avveniva per i frutti dei beni dotali - nel senso di ricomprendere in detti bisogni anche quelle esigenze volte al pieno mantenimento ed all'armonico sviluppo della famiglia, nonch� al potenziamento della sua capacit� lavorativa, restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi" (cosi gi� Cass. n. 134/84, seguita da Cass. n. 11683/01, citata nella sentenza impugnata; nonch�, di recente, da Cass. n. 15862/09).
Si � quindi preferita una nozione di bisogni della famiglia piuttosto ampia, per la quale si esclude che bisogni rilevanti siano soltanto quelli essenziali del nucleo familiare, ma vi si comprendono anche altre esigenze, purch� il loro soddisfacimento sia funzionale alla vita della famiglia; inoltre, si � attribuita rilevanza non solo ai bisogni oggettivi, ma anche a quelli soggettivamente ritenuti tali dai coniugi, adottandosi peraltro un parametro di valutazione negativo, secondo quanto sopra.
Come � noto, controversa � la possibilit� di ricondurre ai bisogni della famiglia i debiti derivanti dall'attivit� professionale o d'impresa di uno dei coniugi, anche in considerazione del fatto che i redditi relativi sono di norma, ma non necessariamente, destinati al mantenimento della famiglia (cfr. Cass. n. 11683/01 cit.).
E' vero che, come sostenuto dalla ricorrente, secondo la giurisprudenza di questa Corte (ed, in particolare, Cass. 12998/06), la destinazione ai bisogni della famiglia non pu� dirsi sussistente per il solo fatto che il debito sia sorto nell'esercizio dell'impresa, tuttavia � evidente che la richiamata circostanza non �, a contrario, nemmeno idonea ad escludere in via di principio che il debito possa dirsi contratto per soddisfare detti bisogni (cos� Cass. n. 15862/09). Piuttosto, occorre che l'indagine del giudice si rivolga specificamente al fatto generatore dell'obbligazione, a prescindere dalla natura di questa: i beni costituiti in fondo patrimoniale non potranno essere sottratti all'azione esecutiva dei creditori quando lo scopo perseguito nell'obbligarsi fosse quello di soddisfare i bisogni della famiglia, da intendersi non in senso meramente oggettivo, ma nel senso ampio di cui sopra, nel quale sono ricompresi anche i bisogni ritenuti tali dai coniugi in ragione dell'indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto, in conseguenza delle possibilit� econo-miche familiari.
2.3.- Il Tribunale di Catanzaro non si � affatto discostato dai principi appena richiamati.
Ed invero, dopo aver ribadito l'interpretazione estensiva della norma quanto all'individuazione dei bisogni della famiglia rilevanti ex art. 170 c.c., l'ha riferita al caso di specie motivando nel senso che non vi sono state, non solo prove, ma nemmeno allegazioni da parte dell'opponente sulle ragioni del debito assunto nei riguardi del San Paolo Imi, n� sulla destinazione a scopi estranei ai bisogni della famiglia delle somme utilizzate dal debitore. Ha quindi concluso per il rigetto dell'opposizione, ritenendo che l'opponente non avesse assolto l'onere della prova.
La statuizione � basata su un accertamento in fatto. Questo, in quanto relativo alla riconducibilit� dei debiti alle esigenze della famiglia, � istituzionalmente riservato al giudice del merito e non � censurabile in cassazione, se congruamente motivato (cfr., da ultimo, Cass. n. 12730/07, n. 933/12).
Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto non adeguatamente provato detto presupposto, perch� non desumibile dal contratto, che era fonte del debito, in s� solo considerato (lettera di fideiussione), essendo mancata ogni ulteriore allegazione in punto di fatto da parte dell'opponente quanto al contesto nell'ambito del quale l'obbligazione era stata assunta. Trattasi di motivazione logica e coerente con i principi di diritto di cui sopra.
L'assunto della ricorrente secondo cui la sentenza sarebbe errata perch� il giudice di merito non avrebbe tenuto conto della fonte e delle ragioni del rapporto obbligatorio che avrebbero dovuto far presumere l'inerenza immediata e diretta di questo ai bisogni della famiglia - assunto, che, peraltro, avrebbe dovuto essere dedotto sotto il profilo del vizio di motivazione (e, non per violazione di legge) - � comunque privo di fondamento.
Quanto alla fonte del credito, il Tribunale, ha espressamente precisato che, volendo considerare soltanto la lettera di fideiussione, questa avrebbe condotto ad una presunzione contraria a quella favorevole all'opponente.
Quanto alle ragioni che avrebbero indotto la P. a stipulare l'obb1igazione, si � gi� detto che il Tribunale ha evidenziato proprio la mancata allegazione delle ragioni del rapporto obbligatorio, sicch� non � dato comprendere come il giudice avrebbe potuto tenere conto di un dato, che ha espressamente ritenuto non solo non dimostrato, ma nemmeno allegato. In conclusione, il primo motivo di ricorso va rigettato.
3.- Col secondo motivo di ricorso si denuncia nullit� della sentenza (art. 360 c.p.c., n. 4) per violazione dell'art. 112 c.p.c., perch� il Tribunale avrebbe fondato il rigetto dell'opposizione sulla norma dell'art. 170 c.c., laddove la difesa dell'opposta si sarebbe limitata ad eccepire l'annullabilit� del contratto ex art. 1442 c.c., comma 4. Cos� decidendo, il giudice di prime cure, secondo la ricorrente, sarebbe incorso nel vizio di ultrapetizione per avere respinto l'opposizione, non in quanto inefficace ex art. 1442 c.c., come eccepito dai creditore opposto, quanto perch� i beni costituiti in fondo non erano aggredibili ex art. 170 c.c., cos� introducendo una causa petendi che non sarebbe stata invocata dall'istituto di credito opposto.
3.1.- Col terzo motivo di ricorso s� denuncia nullit� della sentenza (art. 360 c.p.c., n. 4) per omessa indicazione delle conclusioni, in violazione dell'art. 132 c.p.c., perch� nella sentenza � indicato solo che "all'udienza del 8/6/2006 i procuratori delle parti concludevano riportandosi ai reciproci scritti difensivi e verbali di causa", senza riportare nel dettaglio tali conclusioni.
Secondo la ricorrente, si avrebbe nullit� della sentenza perch� il giudice, oltre a non avere riportato le conclusioni, neppure ne avrebbe tenuto conto, avendo erroneamente richiamato l'art. 1444 c.c., senza nemmeno entrare nel merito della questione di. diritto sollevata dall'opposta mediante il riferimento all'art. 1442 c.c., comma 4.
Non vi � alcuna mancata corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato.
Il Tribunale ha valutato la sussistenza dei presupposti di applicabilit� dell'art. 170 c.c., vale a dire che ha limitato la delibazione alla causa petendi dell'opposizione all'esecuzione, escludendone la fondatezza. Ha cos� rispettato l'art. 112 c.p.c., riguardo alla domanda dell'opponente, senza entrare nel merito delle eccezioni dell'opposta.
La causa petendi dell'opposizione all'esecuzione, basata sull'impignorabilit� dei beni, comprende tutti i fatti ai quali questa impignorabilit� consegue; si tratta cio� dei fatti costitutivi della domanda di accertamento dell'impignorabilit� dei beni costituiti in fondo patrimoniale, sottesa all'opposizione: di questi fatti, correttamente, si � occupato il giudice chiamato a pronunciarsi sulla fondatezza o meno del motivo di opposizione prospettato dalla debitrice esecutata. Ed invero, nel giudizio di opposizione all'esecuzione, spetta all'opponente contestare il diritto della controparte di procedere ad esecuzione forzata, dando prova dei fatti allegati (che, di norma, in s� considerati, sono fatti estintivi, impeditivi o modificativi del l'obbligazione ovvero, come nel caso di specie, fatti comportanti l'impignorabilit� dei beni) e degli elementi di diritto costituenti i motivi di opposizione; l'opposto, a sua volta, pu� contestare tali deduzioni, sia avvalendosi di eccezioni in senso tecnico, sia mediante mere difese, volte a contestare l'esistenza dei fatti che l'opponente assume a fondamento dell'opposizione ovvero le conseguenze che da tali fatti l'opponente vuole trarre (cfr. Cass. n. 1328/11).
Avendo ritenuto insussistente la prova del fatto posto a fondamento dell'opposizione, il Tribunale non si sarebbe dovuto occupare, e correttamente non si � occupato, e quindi non � entrato nel merito, dell'eccezione della parte opposta, fondata sull'art. 1442 c.c., comma 4, pur avendo dato atto in motivazione di tale eccezione dell'opposta. A quest'ultimo riguardo, va reputato mero errore materiale il richiamo dell'art. "1444" c.c., piuttosto che dell'art."1442" c.c., per come � reso evidente dal riferimento fatto, nello stesso contesto della motivazione, all'eccezione di "inefficacia - annullabilit�", senza alcun cenno al diverso istituto della convalida.
4.- In conclusione, il ricorso va rigettato. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.
Cos� deciso in Roma, il 10 dicembre 2012.
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G. Bonfante, L. De Angelis, V. Salafia
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