Source: https://www.laleggepertutti.it/117755_se-fai-footing-e-vieni-morso-dal-cane-randagio-no-risarcimento
Timestamp: 2018-10-17 02:13:50+00:00
Document Index: 89838620

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2052', 'art. 183', 'art. 2', 'art. 3']

Se fai footing e vieni morso dal cane randagio, no risarcimento
Corsa all’aperto: se lo sportivo percorre una strada fuori dal centro abitato la colpa per l’aggressione dei cani randagi è solo sua.
Se sei uno sportivo e ami fare footing all’aria aperta, non andare fuori dai centri abitati: infatti, se in tali luoghi vieni morso da un cane randagio, oltre ad avere poche possibilità di essere soccorso, non sarai neanche risarcito dal Comune o dall’Asl. È questa la sintesi di una recente sentenza del Tribunale di Cagliari [1].
In caso di aggressione del cane randagio, il danneggiato deve dimostrare la colpa degli enti tenuti al controllo del randagismo [2]. Tuttavia, fuori dall’area urbana, il Comune o l’azienda sanitaria locale non hanno più obblighi di vigilanza sui cani. La conseguenza è che, anche dimostrando di essere stati assaliti da un branco e di aver riportato danni consistenti, alcun risarcimento può essere accolto.
2 La legge sui cani randagi
3 La responsabilità di Comune e/o Asl
Una donna, amante dello sport all’aria aperta e, in particolare, della corsa, mentre praticava la sua oretta di footing in una strada asfaltata in periferia di un Comune della provincia di Cagliari, giunta in prossimità di un fondo recintato con filo spinato e in stato di abbandono, veniva aggredita e morsa da un cane di grossa taglia, riportando delle lesioni ad una coscia. In seguito alla denuncia, il cane, che risultava essere randagio, fu abbattuto e la donna citò in giudizio il Comune e le Asl competenti per ottenere il risarcimento del danno, sostenendo la responsabilità solidale degli enti [3].
La legge sui cani randagi
La Legge [3] stabilisce che ai Comuni spetta la costruzione, sistemazione e gestione dei canili e rifugi per cani; alle Asl, invece, le attività di profilassi e controllo igienico – sanitario e di polizia veterinaria. Spetta poi alle leggi di ogni singola regione stabilire su chi spetti l’obbligo di vigilanza tra i due predetti organi. Per esempio, la Regionale sarda ha approvato una normativa che pone l’obbligo di vigilanza sui cani randagi unicamente in capo alle Asl e riserva ai Comuni solo un onere di gestione dei canili comunali. Spetta alle Asl perciò il controllo del randagismo.
La responsabilità di Comune e/o Asl
Chi viene aggredito e morso da un cane randagio non può appellarsi alla responsabilità oggettiva degli enti preposti dalla prevenzione del randagismo. E questo perché la norma del codice civile che stabilisce l’automatica responsabilità in capo al padrone dell’animale non si applica quando il cane non ha un padrone perché, appunto, randagio. Allora spetta al danneggiato fornire le prove della responsabilità dell’ente. Ebbene, nel caso di luogo isolato lontano dal centro abitato non è obbligatoria la vigilanza incessante da parte dell’Ente pubblico, pertanto quest’ultimo non può essere chiamato neanche al risarcimento.
[1] Trib. Cagliari, sent. n. 414/2016 del 10.02.2016.
[2] Ai sensi dell’art. 2043 cod. civ.: il giudice fa rilevare che, nel caso di morso di animali randagi, non si applica la responsabilità oggettiva di cui all’art. 2052 cod. civ. in quanto i randagi non hanno un proprietario che ne sia responsabile. Quindi vigono le regole sulla responsabilità extracontrattuale, con tutte le conseguenze in merito al riparto dell’onere della prova.
[3] Ai sensi della Legge 281/1991 (Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo), confermata anche dalla Legge Regionale 21/1994.
Ax. S.p.A., in persona del legale rappresentante, rappresentata e difesa dall’avv. Gi.Po., per procura a margine della comparsa di costituzione,
– che le successive ricerche non consentirono l’identificazione del proprietario dell’animale, tanto che il procedimento penale veniva archiviato;
Nelle prime memorie ex art. 183 c.p.c. la parte attrice ha sostenuto la responsabilità solidale del Comune e della Azienda sanitaria secondo i principi espressi dalla giurisprudenza di legittimità (Corte di Cassazione 10638/2002), in forza dei quali i compiti in materia di assistenza sanitaria debbono essere ripartiti tra enti centrali e locali. Ha affermato che il
Le domande risarcitone non possono ritenersi fondate, per le ragioni e nei limiti di cui si dirà. Il quadro normativo di riferimento per l’analisi della fattispecie per cui si procede è costituito dalla legge statale n. 281 del 14 agosto 1991 (legge quadro in materia di animali da affezione e prevenzione del randagismo) e della legge regionale sarda n. 21 del 18 maggio 1994. L’art. 2 della legge n. 281 del 1991, nell’individuare gli strumenti rivolti ad arginare il fenomeno del randagismo, ripartisce le competenze tra i comuni ed i servizi veterinari delle ASL: attribuisce ai comuni la costruzione, sistemazione e gestione dei canili e rifugi per cani; attribuisce alle ASL le attività di profilassi e controllo igienico – sanitario e di polizia veterinaria. L’art. 3, infine, attribuisce alle singole regioni il compito di disciplinare le misure di attuazione delle funzioni attribuite ai comuni ed alle ASL.
decisione n. 17528 del 23.08.2011, posto che nel caso esaminato dalla Corte la disciplina applicabile era quella della Regione Campania che ha posto precisi obblighi di vigilanza in capo alla regione e ai comuni, in collaborazione con le Aziende sanitarie.
Nel caso di specie, se può ritenersi provato che l’attrice sia stata aggredita da un cane randagio, non risulta individuato un comportamento colposo ascrivibile all’ente pubblico, fonte della responsabilità risarcitoria invocata dalla appellante.
Il Tribunale, definitivamente pronunciando, nella causa n. 7996/2008 R.G., disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione,