Source: http://www.architetto.info/normativa/testo-coordinato-del-decreto-legge-25-gennaio-2010-n-2-testo-del-decreto-legge-25-gennaio-2010-n-2-in-gazzetta-ufficiale-serie-generale-n-20-del-26-gennaio-2010-coordinato-con-la-legge-d/
Timestamp: 2017-09-20 19:59:17+00:00
Document Index: 30632387

Matched Legal Cases: ['in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'art.  2', 'art.  34', 'art.  10', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 143', 'art. 203', 'art.  202', 'art. 2', 'art.\n34', 'art. 34', 'art. 3', 'in fine', 'art. 9', 'art. 19', 'art. 14', 'in fine', 'in fine', 'art.  1', 'art.  2', 'art. 2', 'art. 67', 'art. 25', 'art. 31', 'art.\n2', 'art.  34', 'art.  1', 'art.\n5', 'art. 48', 'art. 1', 'art. 52', 'art. 165', 'art. 4', 'art.\n2', 'art.  44', 'art. 17', 'art. 50', 'art. 8', 'art.  2', 'art.  2', 'art. 2', 'art.7', 'art. 183', 'art.77', 'art. 141', 'art. 204', 'art. 76', 'art.\n143', 'art. 76', 'art. 1', 'art.  1', 'art.\n1', 'art. 1', 'art.77', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 77', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 1', 'art. 6', 'art.  1', 'art. 1', 'art.5', 'art. 2', 'art.  78', 'art.  8', 'art. 117', 'art. 118', 'art.  117', 'art.  2', 'art.  2', 'art.  27', 'art.  2', 'art. 78', 'art. 7', 'art.  78', 'art.   119', 'art.  114', 'art.  77', 'art. 77', 'art.  246', 'art. 248', 'art.  255', 'art. 193', 'art. 193', 'art. 194', 'art. 248', 'art.  256', 'art.  256', 'art.  255', 'art.  2', 'art. 132']

TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 25 gennaio 2010, n. 2 - Testo del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 20 del 26 gennaio 2010), coordinato con la legge di conversione 26 marzo 2010, n. 42 (in questa stessa Gazzetta Ufficiale alla pag. 5) recante: «Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni». (10A03902) (GU n. 72 del 27-3-2010 | Architetto.info
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 25 gennaio 2010, n. 2 – Testo del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2 (in Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 20 del 26 gennaio 2010), coordinato con la legge di conversione 26 marzo 2010, n. 42 (in questa stessa Gazzetta Ufficiale alla pag. 5) recante: «Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni». (10A03902) (GU n. 72 del 27-3-2010
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 25 gennaio 2010, n. 2 - Testo del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2 (in Gazzetta Ufficiale - serie generale - n. 20 del 26 gennaio 2010), coordinato con la legge di conversione 26 marzo 2010, n. 42 (in questa stessa Gazzetta Ufficiale alla pag. 5) recante: «Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni». (10A03902) (GU n. 72 del 27-3-2010 )
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 25 gennaio 2010 , n. 2
Testo del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2 (in Gazzetta  Ufficiale
legge di conversione 26 marzo 2010, n. 42 (in questa stessa  Gazzetta
Ufficiale alla pag. 5) recante: «Interventi urgenti concernenti  enti
locali e regioni». (10A03902)
della giustizia ai sensi dell’articolo 11, comma 1  del  testo  unico
delle disposizioni sulla promulgazione delle  leggi,  sull’emanazione
1985, n. 1092, nonche’ dell’articolo 10, commi 2 e  3,  del  medesimo
testo unico,  al  solo  fine  di  facilitare  la  lettura  sia  delle
dalla legge di conversione, che di quelle modificate o richiamate nel
decreto,  trascritte  nelle  note.  Restano  invariati  il  valore  e
A norma dell’articolo 15, comma 5, della legge 23 agosto 1988, n.
400  (Disciplina  dell’attivita’  di  Governo  e  ordinamento   della
legge di conversione hanno efficacia dal giorno successivo  a  quello
Interventi urgenti sul contenimento
delle spese negli enti locali
1. All’articolo 2, comma 183, della legge 23 dicembre 2009, n. 191,
(( il secondo e il terzo periodo sono sostituiti dai seguenti )): «Il
Ministro dell’interno,  con  proprio  decreto,  di  concerto  con  il
Ministro dell’economia e delle finanze, provvede per l’anno 2010 alla
corrispondente riduzione, in proporzione alla popolazione  residente,
del contributo ordinario spettante ai singoli  enti.  ((  Per  l’anno
2011 )) il Ministro dell’interno, con proprio  decreto,  di  concerto
con  il  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  provvede   alla
del contributo ordinario spettante ai singoli enti  per  i  quali  ha
luogo il rinnovo dei rispettivi  consigli.  ((  Per  l’anno  2012  la
riduzione del contributo ordinario viene  applicata,  in  proporzione
alla popolazione residente, a tutti gli enti per i quali  il  rinnovo
dei rispettivi consigli ha luogo nel medesimo anno e a quelli  per  i
quali ha avuto luogo nell’anno precedente. Con legge dello  Stato  e’
determinato l’ammontare della riduzione del contributo ordinario  con
riguardo a ciascuno degli anni 2013, 2014 e  2015.  Per  ciascuno  di
tali anni la riduzione del contributo e’  applicata,  in  proporzione
del consiglio ha luogo nel medesimo anno e a quelli per  i  quali  ha
avuto luogo negli anni precedenti, a decorrere dal 2011. Le regioni a
statuto speciale e le  province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano
disciplinano quanto previsto dai commi da 184 a  187  secondo  quanto
previsto dai rispettivi statuti e dalle relative norme di attuazione,
fermo  restando  quanto  disposto  dall’articolo   10   della   legge
1-bis. All’articolo 2, comma 185, della legge 23 dicembre 2009,  n.
191, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al secondo  periodo,  le  parole:  «pari  a  un  quinto»  sono
sostituite dalle seguenti: «pari a un quarto»;
b) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Ai fini di cui  al
presente  comma,  nel  numero  dei  consiglieri  del  comune  e   dei
consiglieri  della  provincia  sono  computati,  rispettivamente,  il
sindaco e il presidente della provincia».
1-ter. Dopo il comma 185, dell’articolo 2, della legge 23  dicembre
2009, n.191, e’ inserito il seguente:
«185-bis. I circondari provinciali esistenti alla data  di  entrata
in vigore della presente disposizione sono soppressi. All’articolo 21
del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli  enti  locali,  di
cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.  267, sono apportate le
b) la rubrica e’  sostituita  dalla  seguente:  “Revisione  delle
circoscrizioni provinciali”».
1-quater. All’articolo 2, comma 186, della legge 23 dicembre  2009,
n. 191, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all’alinea,  le  parole:  «In  relazione  alle  riduzioni  del
contributo ordinario di cui al comma 183, i  comuni  devono  altresi’
adottare» sono sostituite dalle seguenti: «Al fine del  coordinamento
della finanza pubblica e per il contenimento della spesa pubblica,  i
comuni devono adottare»;
1) dopo le parole: «difensore civico» e’ inserita la  seguente:
2) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «.  Le  funzioni
del difensore civico comunale  possono  essere  attribuite,  mediante
apposita convenzione, al difensore civico  della  provincia  nel  cui
territorio rientra il relativo comune.  In  tale  caso  il  difensore
civico provinciale  assume  la  denominazione  di  “difensore  civico
territoriale” ed e’ competente a garantire l’imparzialita’ e il  buon
andamento  della  pubblica  amministrazione,  segnalando,  anche   di
propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze e i ritardi
dell’amministrazione nei confronti dei cittadini»
c) alla lettera b) sono aggiunte, in fine, le seguenti  parole:
«, tranne che per  i  comuni  con  popolazione  superiore  a  250.000
abitanti, che hanno facolta’ di  articolare  il  loro  territorio  in
circoscrizioni, la cui popolazione media non puo’ essere inferiore  a
30.000 abitanti; e’ fatto salvo il comma  5,  dell’articolo  17,  del
testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267»;
d) alla lettera d) sono aggiunte, in fine, le seguenti  parole:
«,  tranne  che  nei  comuni  con  popolazione  superiore  a  100.000
abitanti»;
e) alla lettera e), le parole da:  «facendo  salvi»  fino  alla
fine della lettera sono sostituite dalle seguenti: «ad eccezione  dei
bacini imbriferi montani (BIM) costituiti ai sensi  dell’articolo  1,
della legge 27 dicembre 1953, n. 959. Sono fatti salvi i rapporti  di
lavoro a tempo indeterminato esistenti, con assunzione da  parte  dei
comuni delle funzioni gia’ esercitate dai consorzi soppressi e  delle
relative risorse e con successione dei comuni ai medesimi consorzi in
tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto».
1-quinquies. All’articolo 2, della legge 23 dicembre 2009, n.  191,
dopo il comma 186, e’ inserito il seguente:
«186-bis. Decorso un anno dalla data di  entrata  in  vigore  della
presente legge, sono soppresse le Autorita’ d’ambito territoriale  di
cui agli articoli 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, e successive modificazioni. Decorso lo stesso termine, ogni atto
compiuto dalle Autorita’ d’ambito  territoriale  e’  da  considerarsi
nullo. Entro un anno dalla data di entrata in vigore  della  presente
legge, le regioni attribuiscono con legge le funzioni gia’ esercitate
dalle  Autorita’,  nel  rispetto  dei  principi  di   sussidiarieta’,
differenziazione e adeguatezza. Le disposizioni di cui agli  articoli
148 e 201 del citato decreto legislativo n.152 del 2006 sono efficaci
in ciascuna regione fino alla data di entrata in vigore  della  legge
regionale di cui al periodo  precedente.  I  medesimi  articoli  sono
comunque abrogati decorso un anno dalla data  di  entrata  in  vigore
della presente legge»
1-sexies. All’articolo 2, comma 187, della legge 23 dicembre  2009,
1)  le  parole:  «ai  comuni  montani»  sono  sostituite  dalle
seguenti: «ai comuni appartenenti alle comunita’ montane»;
2) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, previa intesa
sancita in sede di Conferenza unificata ai sensi dell’articolo 3, del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281»;
2. Le disposizioni di cui ai commi 184 e 186, lettere b), c) ed e),
dell’articolo  2,  della  legge  23  dicembre  2009,  n.  191,   come
modificato dal presente articolo, si applicano a decorrere dal  2011,
e per tutti gli anni a seguire, ai singoli enti per i quali ha  luogo
il primo rinnovo del rispettivo consiglio, con efficacia  dalla  data
del medesimo rinnovo. Le disposizioni di cui  all’articolo  2,  comma
185, della citata legge n. 191 del 2009, come modificato dal presente
articolo, si applicano a decorrere dal 2010, e per tutti gli  anni  a
seguire, ai singoli enti per i quali ha luogo il  primo  rinnovo  del
rispettivo consiglio, con efficacia dalla data del medesimo  rinnovo.
Le disposizioni di cui all’articolo 2, comma 186, lettere  a)  e  d),
della medesima legge n.191 del 2009,  come  modificato  dal  presente
articolo, si applicano, in ogni comune  interessato,  dalla  data  di
scadenza dei singoli incarichi dei difensori civici e  dei  direttori
generali in essere alla data di entrata  in  vigore  della  legge  di
conversione del presente decreto». )) Conseguentemente al comma  184,
primo periodo, del medesimo articolo 2, dopo le parole:  «consiglieri
comunali» sono inserite le seguenti: «e dei consiglieri  provinciali»
(( ed e’ aggiunto, in fine,  il  seguente  periodo:  «Ai  fini  della
riduzione del numero  dei  consiglieri  comunali  e  dei  consiglieri
provinciali di cui al primo periodo non sono computati il  sindaco  e
il presidente della provincia.)).
– Si riporta  il  testo  dei  commi  183,  184  e  185,
dell’art.  2,  della  legge  23  dicembre  2009,   n.   191
(Disposizioni per la  formazione  del  bilancio  annuale  e
pluriennale dello Stato  -legge  finanziaria  2010-),  come
«183. Il contributo ordinario base spettante agli  enti
locali a valere sul fondo ordinario  di  cui  all’art.  34,
comma 1, lettera a), del decreto  legislativo  30  dicembre
1992, n. 504, e’ ridotto per ciascuno degli anni 2010, 2011
e 2012, rispettivamente di 1 milione di euro, di 5  milioni
di euro e di 7 milioni di euro per  le  province  e  di  12
milioni di euro, di 86 milioni di euro e di 118 milioni  di
euro per i comuni. Il Ministro  dell’interno,  con  proprio
decreto, di concerto con il Ministro dell’economia e  delle
finanze,  provvede  per  l’anno  2010  alla  corrispondente
riduzione, in proporzione alla popolazione  residente,  del
contributo ordinario spettante ai singoli enti. Per  l’anno
2011 il Ministro  dell’interno,  con  proprio  decreto,  di
provvede alla corrispondente riduzione, in proporzione alla
popolazione residente, del contributo  ordinario  spettante
ai singoli enti  per  i  quali  ha  luogo  il  rinnovo  dei
rispettivi consigli.  Per  l’anno  2012  la  riduzione  del
contributo ordinario viene applicata, in  proporzione  alla
popolazione residente, a tutti gli  enti  per  i  quali  il
rinnovo dei rispettivi consigli ha luogo nel medesimo  anno
e a quelli per i quali ha avuto luogo nell’anno precedente.
Con legge dello  Stato  e’  determinato  l’ammontare  della
riduzione del contributo ordinario con riguardo a  ciascuno
degli anni 2013, 2014 e 2015. Per ciascuno di tali anni  la
riduzione del contributo e’ applicata, in proporzione  alla
rinnovo del consiglio ha luogo nel medesimo anno e a quelli
per i  quali  ha  avuto  luogo  negli  anni  precedenti,  a
decorrere dal 2011. Le regioni  a  statuto  speciale  e  le
province autonome  di  Trento  e  di  Bolzano  disciplinano
quanto previsto dai commi  da  184  a  187  secondo  quanto
previsto dai rispettivi statuti e dalle relative  norme  di
attuazione, fermo restando  quanto  disposto  dall’art.  10
della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3.
184.  In  relazione  alle  riduzioni   del   contributo
ordinario di cui al comma 183, il  numero  dei  consiglieri
comunali e dei consiglieri provinciali e’  ridotto  del  20
per cento. L’entita’ della  riduzione  e’  determinata  con
arrotondamento  all’unita’   superiore.   Ai   fini   della
riduzione  del  numero  dei  consiglieri  comunali  e   dei
consiglieri provinciali di cui al primo  periodo  non  sono
computati il sindaco e il presidente della provincia.
185. Il numero  massimo  degli  assessori  comunali  e’
determinato, per ciascun comune, in misura pari a un quarto
del numero dei consiglieri del comune,  con  arrotondamento
all’unita’ superiore. Il  numero  massimo  degli  assessori
provinciali e’  determinato,  per  ciascuna  provincia,  in
misura pari a un quarto del numero  dei  consiglieri  della
provincia, con arrotondamento all’unita’ superiore. Ai fini
di cui al presente comma, nel numero  dei  consiglieri  del
comune e dei consiglieri della  provincia  sono  computati,
rispettivamente,  il  sindaco   e   il   presidente   della
provincia.».
– Si riporta il testo del comma 186, dell’art. 2, della
citata legge 23 dicembre  2009,  n.  191,  come  modificato
«186. Al fine del coordinamento della finanza  pubblica
e per il contenimento della spesa pubblica, i comuni devono
adottare le seguenti misure: a) soppressione  della  figura
del difensore civico comunale di cui all’art. 11 del  testo
cui al decreto legislativo  18  agosto  2000,  n.  267.  Le
funzioni  del  difensore  civico  comunale  possono  essere
attribuite, mediante  apposita  convenzione,  al  difensore
civico  della  provincia  nel  cui  territorio  rientra  il
relativo  comune.  In  tale  caso   il   difensore   civico
provinciale assume la denominazione  di  “difensore  civico
territoriale” ed e’ competente a garantire l’imparzialita’
e  il  buon  andamento  della   pubblica   amministrazione,
segnalando, anche di  propria  iniziativa,  gli  abusi,  le
disfunzioni, le carenze e  i  ritardi  dell’amministrazione
nei  confronti  dei  cittadini;   b)   soppressione   delle
circoscrizioni di decentramento comunale di cui all’art. 17
del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 267
del 2000, e successive  modificazioni,  tranne  che  per  i
comuni con popolazione superiore a  250.000  abitanti,  che
hanno  facolta’  di  articolare  il  loro   territorio   in
circoscrizioni, la cui popolazione media  non  puo’  essere
inferiore a 30.000 abitanti; e’  fatto  salvo  il  comma  5
dell’art. 17 del testo unico delle  leggi  sull’ordinamento
degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18  agosto
2000, n. 267;  c)  possibilita’  di  delega  da  parte  del
sindaco dell’esercizio di proprie funzioni a  non  piu’  di
due  consiglieri,  in   alternativa   alla   nomina   degli
assessori, nei comuni con popolazione non superiore a 3.000
abitanti;  d)  soppressione  della  figura  del   direttore
generale, tranne che nei comuni con popolazione superiore a
100.000 abitanti; e) soppressione dei consorzi di  funzioni
tra gli enti locali,  ad  eccezione  dei  bacini  imbriferi
montani (BIM) costituiti ai sensi dell’art. 1, della  legge
27 dicembre 1953, n. 959. Sono fatti salvi  i  rapporti  di
lavoro a tempo indeterminato esistenti, con  assunzione  da
parte  dei  comuni  delle  funzioni  gia’  esercitate   dai
consorzi  soppressi  e  delle  relative   risorse   e   con
successione dei comuni ai  medesimi  consorzi  in  tutti  i
rapporti giuridici e ad ogni altro effetto.».
–  Si riporta, per opportuna conoscenza, il testo degli
artt. 148 e 201 del decreto legislativo 3 aprile  2006,  n.
152 (Norme in materia ambientale):
«Art. 148. (Autorita’ d’ambito territoriale  ottimale).
– 1.  L’Autorita’  d’ambito  e’  una  struttura  dotata  di
personalita’  giuridica  costituita   in   ciascun   ambito
territoriale ottimale delimitato dalla competente  regione,
alla quale gli enti locali partecipano obbligatoriamente ed
alla quale e’ trasferito l’esercizio  delle  competenze  ad
essi  spettanti  in  materia  di  gestione  delle   risorse
idriche,   ivi    compresa    la    programmazione    delle
infrastrutture idriche di cui all’art. 143, comma 1.
2.  Le  regioni  e   le   province   autonome   possono
disciplinare le forme ed i modi della cooperazione tra  gli
enti  locali  ricadenti  nel  medesimo   ambito   ottimale,
prevedendo  che  gli  stessi  costituiscano  le   Autorita’
d’ambito  di   cui   al   comma   1,   cui   e’   demandata
l’organizzazione,  l’affidamento  e  il   controllo   della
3. I bilanci  preventivi  e  consuntivi  dell’Autorita’
d’ambito  e  loro  variazioni  sono   pubblicati   mediante
affissione ad  apposito  albo,  istituito  presso  la  sede
dell’ente, e  sono  trasmessi  all’Autorita’  di  vigilanza
sulle  risorse  idriche  e  sui  rifiuti  e  al   Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio entro  quindici
giorni dall’adozione delle relative delibere.
4. I costi di funzionamento della  struttura  operativa
dell’Autorita’  d’ambito,  determinati  annualmente,  fanno
carico agli enti locali ricadenti nell’ambito  territoriale
ottimale, in base alle quote di partecipazione di  ciascuno
di essi all’Autorita’ d’ambito.
5.  Ferma  restando  la   partecipazione   obbligatoria
all’Autorita’ d’ambito di tutti gli enti  locali  ai  sensi
del comma 1, l’adesione alla gestione  unica  del  servizio
idrico  integrato  e’  facoltativa   per   i   comuni   con
popolazione fino a 1.000 abitanti  inclusi  nel  territorio
delle  comunita’  montane,  a  condizione  che   gestiscano
l’intero  servizio  idrico  integrato,  e  previo  consenso
dell’Autorita’ d’ambito competente.».
«Art.  201  (Disciplina  del   servizio   di   gestione
integrata   dei   rifiuti   urbani).   –   1.    Al    fine
dell’organizzazione del servizio di gestione integrata  dei
rifiuti urbani, le regioni e le province autonome di Trento
e di Bolzano, entro il termine di sei mesi  dalla  data  di
entrata in vigore della parte quarta del presente  decreto,
disciplinano le forme e i modi della cooperazione  tra  gli
d’ambito di cui al comma 2, alle quali  e’  demandata,  nel
rispetto del principio di coordinamento con  le  competenze
delle altre  amministrazioni  pubbliche,  l’organizzazione,
l’affidamento e  il  controllo  del  servizio  di  gestione
2. L’Autorita’ d’ambito  e’  una  struttura  dotata  di
alla quale e’ trasferito l’esercizio delle loro  competenze
in materia di gestione integrata dei rifiuti.
3.  L’Autorita’  d’ambito  organizza  il   servizio   e
determina gli obiettivi da  perseguire  per  garantirne  la
gestione secondo criteri di efficienza,  di  efficacia,  di
economicita’  e  di  trasparenza;  a  tal  fine  adotta  un
apposito piano d’ambito in conformita’  a  quanto  previsto
dall’art. 203, comma 3.
4. Per  la  gestione  ed  erogazione  del  servizio  di
gestione integrata e per il perseguimento  degli  obiettivi
determinati  dall’Autorita’  d’ambito,  sono  affidate,  ai
sensi  dell’art.  202  e  nel  rispetto   della   normativa
comunitaria e nazionale sull’evidenza pubblica, le seguenti
attivita’: a)  la  realizzazione,  gestione  ed  erogazione
dell’intero  servizio,  comprensivo  delle   attivita’   di
gestione e realizzazione degli impianti;  b)  la  raccolta,
raccolta differenziata, commercializzazione  e  smaltimento
completo di tutti i rifiuti urbani  e  assimilati  prodotti
all’interno dell’ATO.
5. In ogni ambito: a) e’ raggiunta, nell’arco di cinque
anni   dalla   sua   costituzione,   l’autosufficienza   di
smaltimento  anche,  ove  opportuno,  attraverso  forme  di
cooperazione e collegamento con altri soggetti  pubblici  e
privati; b) e’ garantita la presenza di almeno un  impianto
di  trattamento  a  tecnologia  complessa,   compresa   una
discarica di servizio.
6. La durata  della  gestione  da  parte  dei  soggetti
affidatari, non inferiore a quindici anni, e’  disciplinata
dalle regioni in modo da consentire  il  raggiungimento  di
obiettivi di efficienza, efficacia ed economicita’.».
– Si riporta il testo del comma 187, dell’art. 2, della
legge finanziaria 2010 -), come modificato  dalla  presente
«Art. 2. (Disposizioni diverse). – 1. – 186.  (Omissis)
– 187. A decorrere dalla data di entrata  in  vigore  della
presente  legge,  lo   Stato   cessa   di   concorrere   al
finanziamento delle comunita’  montane  previsto  dall’art.
34, del decreto legislativo 30 dicembre  1992,  n.  504,  e
dalle altre disposizioni di legge relative  alle  comunita’
montane. Nelle more dell’attuazione della  legge  5  maggio
2009, n. 42, il 30 per cento delle risorse  finanziarie  di
cui al citato art. 34, del decreto legislativo n.  504  del
1992 e alle citate  disposizioni  di  legge  relative  alle
comunita’ montane e’ assegnato ai comuni appartenenti  alle
comunita’ montane e ripartito tra gli  stessi  con  decreto
del Ministero dell’interno, previa intesa sancita  in  sede
di Conferenza unificata ai sensi dell’art. 3,  del  decreto
Circoscrizioni dei collegi spettanti alle province
1. Entro il  30  novembre  2010  e’  ridefinita  la  tabella  delle
circoscrizioni dei collegi ai sensi dell’articolo 9,  della  legge  8
marzo 1951, n. 122, e successive modificazioni, ai fini  del  rinnovo
dei consigli provinciali che  ha  luogo  a  decorrere  dal  2011.  La
riduzione del numero dei consiglieri provinciali di cui al comma 184,
modificato dall’articolo 1, e’ efficace  anche  in  caso  di  mancata
ridefinizione della tabella. (( In tale caso, in deroga  all’articolo
14, secondo comma, della legge 8 marzo 1951, n. 122,  ciascun  gruppo
deve comprendere un numero di candidati non inferiore ad un  terzo  e
non superiore al numero dei collegi della provincia.
1-bis. All’articolo 9, quarto comma, della legge 8 marzo  1951,  n.
122, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo le parole: «su proposta del Ministro  dell’interno»  sono
inserite  le  seguenti:   «,   sentita   previamente   la   provincia
interessata,»;
b) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nel caso in cui la
provincia non esprima il proprio avviso  entro  trenta  giorni  dalla
richiesta, il decreto puo’ essere comunque adottato». ))
– Si riporta il testo dell’art. 9, della legge 8  marzo
1951,  n.  122   (Norme   per   l’elezione   dei   Consigli
provinciali), come modificato dalla presente legge:
«Art.  9.  In  ogni  Provincia  sono  costituiti  tanti
collegi quanti  sono  i  consiglieri  provinciali  ad  essa
A nessun Comune possono  essere  assegnati  piu’  della
meta’ dei collegi spettanti alla Provincia.
Le  sezioni  elettorali  che  interessano  due  o  piu’
collegi  si  intendono  assegnate  al  collegio  nella  cui
circoscrizione ha sede l’ufficio elettorale di sezione.
La  tabella  delle  circoscrizioni  dei  collegi  sara’
stabilita, su proposta del Ministro  dell’interno,  sentita
previamente  la  provincia  interessata,  con  decreto  del
Presidente della Repubblica, da pubblicarsi nella  Gazzetta
Ufficiale. Nel caso in cui  la  provincia  non  esprima  il
proprio avviso entro  trenta  giorni  dalla  richiesta,  il
decreto puo’ essere comunque adottato.
Il  decreto  del  Prefetto  che  fissa  la  data  delle
elezioni provinciali a norma dell’art. 19, del d.lgs.  lgt.
7 gennaio 1946, n. 1, non puo’ essere emanato se non  siano
decorsi almeno  quindici  giorni  dalla  pubblicazione  del
decreto del Presidente della Repubblica previsto dal  comma
– Si riporta il testo dell’art. 14, della citata  legge
8 marzo 1951, n. 122:
«Art. 14. La  presentazione  delle  candidature  per  i
singoli collegi e’ fatta per gruppi contraddistinti  da  un
unico contrassegno.
Ciascun gruppo deve comprendere un numero di  candidati
non inferiore ad un terzo e non  superiore  al  numero  dei
consiglieri assegnati alla Provincia.
Per ogni candidato deve essere indicato il collegio per
il quale viene presentato. Nessun candidato puo’  accettare
la candidatura per piu’ di tre collegi.
La  dichiarazione  di  presentazione  del  gruppo  deve
essere sottoscritta:
a) da almeno 200  e  da  non  piu’  di  400  elettori
iscritti nelle liste elettorali di  comuni  compresi  nelle
province fino a 100 mila abitanti;
b) da almeno 350  e  da  non  piu’  di  700  elettori
province con piu’ di 100 mila abitanti e fino  a  500  mila
c) da almeno 500 e da  non  piu’  di  1.000  elettori
province con piu’ di 500 mila abitanti e fino a un  milione
di abitanti;
d) da almeno 1.000 e da non piu’  di  1.500  elettori
province con piu’ di un milione di abitanti.
Tale dichiarazione deve contenere l’indicazione di  due
delegati a designare, personalmente o per mezzo di  persone
da  essi  autorizzate  con  dichiarazione  autenticata   da
notaio, i rappresentanti del gruppo presso  ogni  seggio  e
presso  i  singoli  uffici  elettorali  circoscrizionali  e
l’ufficio elettorale centrale.
La presentazione deve essere effettuata dalle ore 8 del
trentesimo giorno alle  ore  12  del  ventinovesimo  giorno
antecedenti  la  data  delle   elezioni   alla   segreteria
dell’Ufficio  elettorale  centrale,   il   quale   provvede
all’esame delle candidature e si pronuncia  sull’ammissione
di  esse  secondo  le  norme  in  vigore  per  le  elezioni
comunali.».
Interventi urgenti sul contenimento delle spese nelle regioni
1. Ai fini del  coordinamento  della  finanza  pubblica  e  per  il
contenimento della spesa pubblica ciascuna regione, a  decorrere  dal
primo rinnovo del consiglio regionale successivo alla data di entrata
in vigore del presente decreto, definisce ((, senza nuovi o  maggiori
oneri per la finanza pubblica, )) l’importo degli emolumenti e  delle
utilita’, comunque denominati, ivi compresi l’indennita’ di funzione,
l’indennita’ di carica, la diaria, il  rimborso  spese,  a  qualunque
titolo  percepiti  dai  consiglieri  regionali  in  virtu’  del  loro
mandato, in modo tale che ((, ove siano  maggiori,  ))  non  eccedano
complessivamente,  in  alcun  caso,  l’indennita’,  ((   massima   ))
spettante ai membri del Parlamento.
Disposizioni per la funzionalita’ degli enti locali
1. Ai fini dell’approvazione del bilancio di previsione degli  enti
locali  e  della  verifica  della  salvaguardia  degli  equilibri  di
bilancio sono confermate, per l’anno 2010,  le  disposizioni  di  cui
all’articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge 30 dicembre  2004,  n.
2. Per l’anno 2010 i  trasferimenti  erariali  in  favore  di  ogni
singolo ente  sono  determinati  in  base  alle  disposizioni  recate
dall’articolo 2-quater, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n.
189, ed alle modifiche  delle  dotazioni  dei  fondi  successivamente
3. Sono prorogate per l’anno 2010 le  disposizioni  in  materia  di
compartecipazione provinciale al  gettito  dell’imposta  sul  reddito
delle persone fisiche di cui all’articolo 31, comma 8, della legge 27
dicembre 2002, n.  289,  confermate  per  l’anno  2009  dall’articolo
2-quater,  comma  3,  del  decreto-legge  7  ottobre  2008,  n.  154,
(( 4. Il comma 23, dell’articolo 2, della legge 23  dicembre  2009,
n. 191, e’ sostituito dal seguente:
«23. Per ciascuno degli anni 2010, 2011 e 2012, a valere sul  fondo
ordinario di cui all’articolo 34, comma 1, lettera  a),  del  decreto
legislativo 30 dicembre 1992, n. 504,  sono  disposti  dal  Ministero
dell’interno, garantendo una riduzione complessiva degli stanziamenti
pari a 10 milioni di euro per ciascun anno del triennio,  i  seguenti
a) fino ad un importo complessivo  di  45  milioni  di  euro,  il
contributo   ordinario,   al   lordo   della   detrazione   derivante
dall’attribuzione  di  una  quota  di  compartecipazione  al  gettito
dell’imposta sul reddito delle persone fisiche,  e’  incrementato  in
misura pari al 30 per cento per i comuni con popolazione fino a 5.000
abitanti, nei quali il rapporto tra la  popolazione  residente  ultra
sessantacinquenne e la popolazione residente complessiva e’ superiore
al 25 per cento, secondo gli ultimi  dati  disponibili  dell’Istituto
nazionale di statistica.  Almeno  il  50  per  cento  della  maggiore
assegnazione  e’  finalizzato  ad  interventi  di  natura  sociale  e
socio-assistenziale. In caso di insufficienza  del  predetto  importo
complessivo,   il   contributo   spettante   al   singolo   ente   e’
proporzionalmente ridotto;
b) fino ad un importo complessivo  di  81  milioni  di  euro,  il
abitanti, nei quali il rapporto tra la popolazione residente di  eta’
inferiore a cinque anni e la  popolazione  residente  complessiva  e’
superiore al 4,5 per  cento,  secondo  gli  ultimi  dati  disponibili
dell’Istituto nazionale di statistica. Almeno il 50 per  cento  della
maggiore assegnazione e’ finalizzato ad interventi di natura sociale.
In  caso  di  insufficienza  del  predetto  importo  complessivo,  il
contributo spettante al singolo ente e’ proporzionalmente ridotto;
c) ai comuni  con  popolazione  inferiore  a  3.000  abitanti  e’
concesso un ulteriore contributo, fino ad un importo  complessivo  di
42 milioni di euro, per le medesime finalita’ dei contributi a valere
sul fondo nazionale ordinario per gli investimenti;
d) in favore dell’amministrazione provinciale dell’Aquila  e  dei
comuni della regione Abruzzo individuati ai  sensi  dell’articolo  1,
comma 2, del decreto-legge 28 aprile 2009,  n.  39,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, e’  attribuita  una
maggiorazione del 50 per cento  dei  contributi  ordinari,  al  lordo
della  detrazione  derivante  dall’attribuzione  di  una   quota   di
compartecipazione al gettito dell’imposta sul reddito  delle  persone
fisiche, calcolata sugli importi spettanti a tale titolo  per  l’anno
2009; per il solo comune dell’Aquila, la maggiorazione e’  attribuita
nella misura dell’80 per cento;
e)  in  favore  dei  comuni  della  provincia   dell’Aquila   non
rientranti nella fattispecie di cui alla lettera d) e’ attribuita una
maggiorazione del 20 per cento  dei  contributi  ordinari,  al  lordo
4-bis. A decorrere dal 1º aprile 2010, le somme versate a titolo di
addizionale comunale all’imposta sul reddito delle  persone  fisiche,
di cui all’articolo 1 del  decreto  legislativo  28  settembre  1998,
n.360, e successive modificazioni,  senza  l’indicazione  del  codice
catastale del comune  beneficiario  sono  riversate  all’entrata  del
bilancio dello Stato per essere riassegnate al  capitolo  1320  dello
stato di  previsione  della  spesa  del  Ministero  dell’interno.  Le
disposizioni di cui al precedente periodo  si  applicano  anche  alle
somme che  non  possono  essere  attribuite  al  comune  beneficiario
indicato in fase di versamento, una volta decorsi i  termini  per  la
richiesta di rimborso delle somme medesime da parte del contribuente.
4-ter. Le somme di cui al comma 4-bis sono attribuite ai comuni con
le stesse modalita’ previste dal decreto del Ministro dell’interno 20
febbraio 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.55 del  5  marzo
2008. A decorrere dal 1º  aprile  2010,  e’  chiusa  la  contabilita’
speciale n.1903 istituita presso la Tesoreria della  Banca  d’Italia,
intestata al Ministero dell’interno,  per  la  gestione  delle  somme
introitate a titolo di addizionale comunale all’imposta  sul  reddito
delle persone  fisiche.  Le  risorse  eventualmente  esistenti  sulla
contabilita’ speciale n.1903  alla  data  del  1º  aprile  2010  sono
versate all’entrata del bilancio dello Stato per  essere  riassegnate
al capitolo 1320 dello stato di previsione della spesa del  Ministero
dell’interno, per la successiva attribuzione ai comuni
4-quater. All’articolo 2 della legge 23 dicembre 2009, n.191,  sono
1) le parole: «entro il termine perentorio del 31 marzo 2010  e
a pena di decadenza,»  sono  sostituite  dalle  seguenti:  «entro  il
termine del 31 maggio 2010,»;
2) sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «I comuni  delle
regioni Friuli-Venezia  Giulia  e  Valle  d’Aosta  e  delle  province
autonome di Trento e di Bolzano  trasmettono  la  certificazione  del
predetto maggior gettito accertato a tutto l’anno 2009,  evidenziando
anche quello relativo al solo anno 2007, rispettivamente alla regione
o alla provincia  autonoma  nel  cui  ambito  territoriale  ricadono,
secondo  modalita’  stabilite  dalla  stessa  regione   o   provincia
autonoma. Entro il termine perentorio del 30 giugno 2010, le  regioni
Friuli-Venezia Giulia e Valle  d’Aosta  e  le  province  autonome  di
Trento e di Bolzano comunicano al Ministero dell’interno le  maggiori
entrate complessivamente certificate dai comuni ricadenti nel proprio
territorio, evidenziando anche quelle relative al solo anno 2007,  al
fine di effettuarne il recupero a carico delle somme trasferite  alla
stessa regione o provincia autonoma a titolo di  rimborso  del  minor
gettito dell’imposta comunale sugli immobili riferita alle abitazioni
principali»;
«24-bis. La mancata presentazione della certificazione  di  cui
al comma 24 comporta la sospensione dell’ultima rata  del  contributo
ordinario dell’anno 2010  fino  al  perdurare  dell’inadempienza.  La
stessa sanzione si applica ai comuni che non hanno ancora  provveduto
alla presentazione dell’analoga certificazione di cui al decreto  del
Ministro dell’economia e delle  finanze  17  marzo  2008,  pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 80 del 4 aprile 2008. Per i comuni  delle
autonome di Trento e  di  Bolzano,  la  mancata  presentazione  della
certificazione comporta  la  sospensione  delle  somme  trasferite  a
titolo di rimborso del  minor  gettito  dell’imposta  comunale  sugli
immobili riferita alle abitazioni principali. A tale ultimo  fine  le
predette  regioni  e  province  autonome  comunicano   al   Ministero
dell’interno, entro il 30 giugno 2010, l’elenco dei  comuni  che  non
hanno provveduto a trasmettere la certificazione in questione.
24-ter. All’articolo 2 del decreto-legge  3  ottobre  2006,  n.
286,  e  successive  modificazioni,  sono   apportate   le   seguenti
a) al comma 39, il secondo periodo e’ soppresso;
b) al comma 46, il secondo periodo e’ soppresso».
4-quinquies. Il comma 10 dell’articolo 7-quater  del  decreto-legge
aprile 2009, n. 33, si interpreta nel senso che gli enti che  abbiano
operato per il 2009 l’esclusione ivi prevista sono tenuti ad operarla
anche per gli anni 2010 e 2011.
4-sexies. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere a) e b), e  al
comma 3 dell’articolo 7-quater del decreto-legge  10  febbraio  2009,
n.5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009,  n.33,
si applicano anche per l’anno 2010 alle  province  e  ai  comuni  con
popolazione superiore a 5.000 abitanti, i quali:
a) hanno rispettato il patto di  stabilita’  interno  per  l’anno
b) presentano un rapporto tra numero dei  dipendenti  e  abitanti
inferiore alla media nazionale individuata per classe demografica;
c) hanno registrato nell’anno 2009 impegni per spesa corrente, al
netto  delle  spese  per  adeguamenti  contrattuali   del   personale
dipendente,  compreso  il  segretario  comunale  o  provinciale,   di
ammontare non superiore a quello medio corrispondente registrato  nel
triennio 2006-2008.
4-septies. All’articolo 77-bis del decreto-legge  25  giugno  2008,
n.112, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  6  agosto  2008,
n.133, sono apportate le  seguenti  modificazioni:a)  dopo  il  comma
7-ter sono inseriti i seguenti:
«7-quater. Nel saldo  finanziario  di  cui  al  comma  5  non  sono
considerate le  risorse  provenienti  direttamente  o  indirettamente
dall’Unione europea ne’ le relative spese  di  parte  corrente  e  in
conto capitale sostenute dalle province e  dai  comuni.  L’esclusione
delle spese opera anche se  effettuate  in  piu’  anni,  purche’  nei
limiti complessivi delle medesime risorse.
7-quinquies. Nei casi in cui  l’Unione  europea  riconosca  importi
inferiori a quelli considerati ai fini  dell’applicazione  di  quanto
previsto dal comma 7-quater, l’importo corrispondente alle spese  non
riconosciute e’ incluso tra le spese del patto di stabilita’  interno
relativo all’anno in cui e’ comunicato il mancato riconoscimento. Ove
la comunicazione sia effettuata nell’ultimo quadrimestre, il recupero
puo’ essere conseguito anche nell’anno successivo»;
b) dopo il comma 9 e’ inserito il seguente:
«9-bis. A decorrere dall’anno 2009, per gli enti di cui al  comma
3,  lettera  b),  che  nell’anno  2007  hanno   percepito   dividendi
determinati da operazioni straordinarie poste in essere  da  societa’
quotate in mercati regolamentati operanti  nel  settore  dei  servizi
pubblici locali, le percentuali  indicate  nel  medesimo  comma  sono
applicate alla media dei saldi del quinquennio  2003-2007,  calcolati
in termini di competenza mista ai sensi del comma 5».
4-octies. All’articolo 77-ter del  decreto-legge  25  giugno  2008,
n.133, dopo il comma 5-ter e’ inserito  il  seguente:  «5-quater.  Le
regioni, cui si applicano limiti alla spesa,  possono  ridefinire  il
proprio obiettivo di cassa attraverso  una  corrispondente  riduzione
dell’obiettivo  degli  impegni  di  parte  corrente   relativi   agli
interessi  passivi  e  oneri  finanziari  diversi,  alla   spesa   di
personale, alla produzione di servizi in economia e  all’acquisizione
di servizi  e  forniture,  calcolata  con  riferimento  agli  impegni
correnti dell’ultimo esercizio in cui la  regione  ha  rispettato  il
patto.  Entro  il  30  giugno  le  regioni  comunicano  al  Ministero
generale   dello   Stato   l’obiettivo   programmatico    di    cassa
rideterminato, l’obiettivo programmatico di competenza relativo  alle
spese compensate e l’obiettivo programmatico di  competenza  relativo
alle spese  non  compensate,  unitamente  agli  elementi  informativi
necessari a verificare le modalita’ di calcolo degli  obiettivi.  Con
decreto del  Ministro  dell’economia  e  delle  finanze,  sentita  la
province autonome di Trento e di Bolzano, sono definite le  modalita’
per il monitoraggio e la certificazione di cui ai commi 12 e 13».
4-novies. Gli interventi realizzati direttamente dagli enti  locali
in relazione allo svolgimento delle iniziative  di  cui  all’articolo
sono equiparati, ai  fini  del  patto  di  stabilita’  interno,  agli
interventi di cui all’articolo 77-bis, comma 7-bis, del decreto-legge
25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, dalla  legge  6
4-decies. Al fine di contribuire al conseguimento  degli  obiettivi
di finanza pubblica e di dare attuazione all’articolo 2,  comma  195,
della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come modificato dal comma 7 del
presente articolo, il Ministero della difesa,  quale  amministrazione
procedente, convoca conferenze di servizi con i comuni, le province e
le regioni interessate secondo le modalita’ di cui agli  articoli  da
14 a 14-quater della legge  7  agosto  1990,  n.  241,  e  successive
modificazioni, al fine di acquisire le autorizzazioni, gli assensi  e
le approvazioni, comunque denominati, necessari per la  realizzazione
di programmi di valorizzazione degli immobili, oggetto di accordi con
i comuni, da conferire ai fondi di investimento  immobiliare  di  cui
all’articolo 2, comma 189, della citata  legge  n.191  del  2009.  La
determinazione finale della conferenza di servizi, dopo  la  ratifica
del  consiglio   comunale,   costituisce   provvedimento   unico   di
autorizzazione delle varianti allo strumento urbanistico generale.
5. All’elenco 1 allegato alla legge 23 dicembre 2009, n. 191,  alla
rubrica:  «Altri  interventi  finalizzati  a  misure  di  particolare
valenza  sociale  e  di  riequilibrio  socio-economico,  nonche’   di
garanzia della  stabilita’  dell’equilibrio  finanziario  degli  enti
locali danneggiati  dagli  eventi  del  6  aprile  2009,  adempimenti
comunitari per enti locali,  funzionalita’  del  sistema  giustizia»,
dopo la voce: «articolo 1, comma 40, della legge 28 dicembre 1995, n.
549;» e’ inserita la seguente: «articolo 1, comma 1279,  della  legge
27 dicembre 2006, n. 296;». ))
6. All’articolo  2,  comma  194,  primo  periodo,  della  legge  23
dicembre 2009, n. 191, le parole: «in favore del comune di Roma» sono
7. All’articolo 2, comma 195, della legge 23 dicembre 2009, n. 191,
a) le parole: «comune di Roma, anche attraverso quote  dei  fondi
di cui al comma 189» sono sostituite dalle seguenti: «comune di  Roma
e al Commissario straordinario del Governo di cui all’articolo 78 del
dalla legge 6  agosto  2008,  n.  133,  e  successive  modificazioni,
attraverso quote dei fondi di cui al comma 189  ovvero  attraverso  i
proventi  realizzati  con  i  trasferimenti  dei  predetti  beni  nei
suddetti limiti»;
b) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «di cui  un  sesto
al comune di Roma e cinque sesti  al  Commissario  straordinario  del
8. All’articolo 2, comma 196, della legge 23 dicembre 2009, n. 191,
a) al primo periodo le parole: «comune di Roma»  sono  sostituite
dalle seguenti: «Commissario straordinario del Governo»;
b) al primo periodo le parole:  «concorrenza  dell’importo»  sono
sostituite   dalle   seguenti:   «concorrenza   dei   cinque    sesti
dell’importo» e le parole: «, quanto a 500  milioni  di  euro,»  sono
c) al secondo periodo, dopo le parole: «Ministero dell’economia e
delle finanze e il» le parole: «comune di Roma» sono sostituite dalle
seguenti: «Commissario straordinario del Governo»;
d) al secondo periodo le parole da: «subordinatamente» a:  «comma
190»   sono   sostituite   dalle   seguenti:   «subordinatamente   al
conferimento o al trasferimento degli immobili di cui al comma 190»;
e) al secondo periodo, dopo le parole: «il 31 dicembre 2010» sono
aggiunte le seguenti: «, anche  tramite  il  ricavato  della  vendita
delle quote dei fondi immobiliari di cui al comma  190  spettanti  al
Commissario straordinario del Governo».
(( 8-bis. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, da
legge di conversione del presente decreto, e’ nominato un Commissario
straordinario del Governo per la gestione del piano di rientro di cui
all’articolo 78 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112,  convertito,
modificazioni, gestito con separato bilancio e approvato con  decreto
del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2008. A  partire
dalla data di nomina del nuovo Commissario, il sindaco del comune  di
Roma cessa dalle funzioni di Commissario  straordinario  del  Governo
per la  gestione  dello  stesso  piano  di  rientro.  Il  Commissario
straordinario del Governo procede alla definitiva ricognizione  della
massa attiva e della massa passiva rientranti nel predetto  piano  di
rientro. Per il comune  di  Roma,  con  decreto  del  Presidente  del
Consiglio  dei  Ministri,  sono  fissati  i  nuovi  termini  per   la
deliberazione  del  bilancio  di  previsione  per  l’anno  2010,  per
l’approvazione  del  rendiconto  relativo  all’esercizio  2009,   per
l’adozione della delibera di cui all’articolo 193, comma 2, del testo
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e per l’assestamento  del
bilancio  relativi  all’esercizio  2010.  Ai  fini  di  una  corretta
imputazione al piano di rientro, con riguardo  ai  commi  2,  3  e  4
dell’articolo 248 e al comma 12 dell’articolo 255  del  citato  testo
unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, il primo periodo
del comma 3 dell’articolo 78  del  decreto-legge  n.  112  del  2008,
convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  n.133  del  2008,  si
interpreta nel senso che la gestione commissariale del comune assume,
con bilancio separato rispetto a  quello  della  gestione  ordinaria,
tutte le obbligazioni derivanti da fatti o atti posti in essere  fino
alla data del 28 aprile 2008, anche qualora le stesse siano accertate
e  i  relativi  crediti  siano  liquidati  con  sentenze   pubblicate
successivamente alla medesima data. ))
9. Ai fini dell’adozione del decreto del Presidente  del  Consiglio
dei Ministri di cui all’articolo 2, comma 41, della legge 24 dicembre
2007, n. 244, come modificato dall’articolo 27, comma 14, della legge
23 luglio 2009, n. 99, sono approvati gli interventi per lo  sviluppo
delle isole minori e le relative quantificazioni finanziarie indicati
nel Documento unico di programmazione isole minori (DUPIM) e relativa
tabella di riparto delle risorse, approvato in data 17 dicembre  2008
dal  Comitato  direttivo  dell’Associazione  nazionale  comuni  isole
minori (ANCIM) e trasmesso in data 23 dicembre 2008 al Ministro per i
rapporti con le regioni, ai sensi della  previgente  disciplina,  con
riferimento all’anno 2008  e  nei  limiti  della  relativa  dotazione
finanziaria prevista dal Fondo di sviluppo delle isole minori.
(( 9-bis. Ai fini della determinazione dei  trasferimenti  erariali
alle amministrazioni provinciali per gli anni 2010  e  seguenti,  nel
caso di modificazioni delle circoscrizioni  territoriali  degli  enti
locali dovute a distacchi intervenuti  ai  sensi  dell’articolo  132,
secondo comma, della Costituzione, l’attribuzione dei fondi spettanti
avviene in proporzione al territorio e  alla  popolazione  trasferita
tra i diversi enti nonche’ ad altri parametri determinati in base  ad
una certificazione compensativa e  condivisa  a  livello  comunale  e
provinciale.  In  mancanza  di  comunicazione  da  parte  degli  enti
interessati, sulla base dell’avvenuto accordo locale, la ripartizione
dei fondi erogati dal Ministero dell’interno e’ disposta  per  il  50
per cento in base alla popolazione residente e per il 50 per cento in
base  al  territorio,  secondo  i  dati  dell’Istituto  nazionale  di
statistica. ))
– Si riporta il testo del comma 1-bis dell’art.  1  del
decreto-legge 30 dicembre 2004,  n.  314,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 1º marzo 2005, n. 26 (Proroga di
termini):
«Art. 1 (Bilanci di previsione degli enti locali). – 1.
1-bis.  Ai  fini  dell’approvazione  del  bilancio   di
previsione  degli  enti  locali  e  della  verifica   della
salvaguardia degli equilibri di bilancio si applicano,  per
l’anno 2005, le disposizioni di cui all’articolo 1, commi 2
e 3, del decreto-legge 29 marzo 2004,  n.  80,  convertito,
con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2004, n. 140».
– Si riporta il testo del comma  2  dell’art.  2-quater
del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  4  dicembre  2008,   n.   189
(Disposizioni  urgenti  per  il  contenimento  della  spesa
sanitaria e in materia  di  regolazioni  contabili  con  le
autonomie locali):
«Art. 2-quater (Disposizioni per gli enti locali). – 1.
2. Per l’anno 2009 i trasferimenti erariali  in  favore
di  ogni  singolo  ente  sono  determinati  in  base   alle
disposizioni recate dall’art. 2, comma 2,  della  legge  24
dicembre 2007, n. 244, ed alle  modifiche  delle  dotazioni
dei fondi successivamente intervenute.».
– Si riporta il testo  del  comma  8  dell’articolo  31
della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (Disposizioni  per  la
(legge finanziaria 2003):
«Art. 1 (Disposizioni varie per  gli  enti  locali).  –
1. – 7. (Omissis) –
8. Per l’anno 2003 l’aliquota di compartecipazione  dei
comuni al gettito dell’IRPEF di cui all’art. 67,  comma  3,
della legge 23  dicembre  2000,  n.  388,  come  sostituito
dall’art. 25, comma 5, della legge  28  dicembre  2001,  n.
448, e’ stabilita nella misura del 6,5 per  cento.  Per  lo
stesso  anno  2003  e’  istituita  per  le   province   una
compartecipazione al gettito dell’IRPEF nella misura dell’1
per cento del riscosso  in  conto  competenza  affluito  al
bilancio dello Stato per l’esercizio  2002,  quali  entrate
derivanti dall’attivita’ ordinaria di gestione iscritte  al
capitolo 1023. Per le province si applicano le modalita’ di
riparto e di  attribuzione  previste  per  i  comuni  dalla
richiamata normativa).».
del  citato  decreto-legge  7   ottobre   2008,   n.   154,
convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008,
n. 189:
«Art. 2-quater (Disposizioni per gli  enti  locali).  –
3. Le  disposizioni  in  materia  di  compartecipazione
provinciale  al  gettito  dell’imposta  sul  reddito  delle
persone fisiche di cui all’art. 31, comma 8, della legge 27
dicembre 2002, n. 289, confermate per l’anno 2008 dall’art.
2, comma 3, della legge n. 244 del 2007, sono prorogate per
l’anno 2009.».
– Si riporta il testo del  comma  1  dell’art.  34  del
decreto legislativo 30 dicembre  1992,  n.  504,  (Riordino
della   finanza   degli   enti   territoriali,   a    norma
dell’articolo 4 della legge 23 ottobre 1992, n. 421.):
«Art. 34. – 1. A decorrere  dall’anno  1994,  lo  Stato
concorre al finanziamento dei bilanci delle amministrazioni
provinciali e dei comuni con  l’assegnazione  dei  seguenti
c) fondo perequativo degli  squilibri  di  fiscalita’
– Si riporta il testo  del  comma  2  dell’art.  1  del
decreto-legge  28  aprile  2009,  n.39,   convertito,   con
modificazioni,  dalla  legge  24   giugno   2009,   n.   77
(Interventi urgenti in  favore  delle  popolazioni  colpite
dagli eventi sismici nella  regione  Abruzzo  nel  mese  di
aprile 2009 e ulteriori interventi  urgenti  di  protezione
civile.):
«Art.  1.  –  1.  (Omissis)  –  2.  Le  ordinanze   del
Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi  dell’  art.
5, comma 2, della legge 24 febbraio 1992, n. 225,  adottate
ai sensi del comma 1 del  presente  articolo  salvo  quanto
previsto dal comma  3,  hanno  effetto  esclusivamente  con
riferimento al  territorio  dei  comuni  interessati  dagli
eventi sismici verificatisi nella regione Abruzzo a partire
dal 6 aprile 2009 che, sulla base dei dati  risultanti  dai
rilievi  macrosismici  effettuati  dal  Dipartimento  della
protezione civile, abbiano  risentito  una  intensita’  MSC
uguale o superiore al  sesto  grado,  identificati  con  il
decreto del Commissario delegato  16  aprile  2009,  n.  3,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.  89  del  17  aprile
2009. Le stesse ordinanze riguardano le persone fisiche ivi
residenti, le imprese operanti e gli enti aventi  sede  nei
predetti territori alla data del 6 aprile 2009.».
legislativo 28 settembre 1998, n. 360, (Istituzione di  una
addizionale comunale all’IRPEF, a norma dell’art. 48, comma
10, della legge 27 dicembre 1997, n. 449,  come  modificato
dall’art. 1, comma 10, della legge 16 giugno 1998, n. 191):
«Art. 1. – 1. E’ istituita, a decorrere dal 1°  gennaio
1999, l’addizionale provinciale e comunale all’imposta  sul
2. Con uno o piu’ decreti del Ministro delle finanze,
di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della
programmazione economica e dell’interno, da  emanare  entro
il   15    dicembre,    e’    stabilita    l’aliquota    di
compartecipazione dell’addizionale da applicare  a  partire
dall’anno successivo ed  e’  conseguentemente  determinata,
con i medesimi  decreti,  la  equivalente  riduzione  delle
aliquote di cui all’articolo 11, comma 1, del  testo  unico
delle  imposte  sui  redditi,  approvato  con  decreto  del
Presidente della  Repubblica  22  dicembre  1986,  n.  917,
nonche’   eventualmente   la    percentuale    dell’acconto
dell’imposta   sul   reddito    delle    persone    fisiche
relativamente al periodo  di  imposta  da  cui  decorre  la
suddetta   riduzione   delle   aliquote.   L’aliquota    di
compartecipazione dovra’ cumulare la  parte  specificamente
indicata per i comuni  e  quella  relativa  alle  province,
quest’ultima finalizzata  esclusivamente  al  finanziamento
delle funzioni e dei compiti ad esse trasferiti.
3.  I  comuni,  con  regolamento  adottato   ai   sensi
dell’art. 52 del decreto legislativo 15 dicembre  1997,  n.
446,  e  successive  modificazioni,  possono  disporre   la
variazione     dell’aliquota      di      compartecipazione
dell’addizionale di cui al comma  2  con  deliberazione  da
pubblicare nel sito individuato con decreto  del  capo  del
Dipartimento  per  le  politiche  fiscali   del   Ministero
dell’economia e delle finanze 31  maggio  2002,  pubblicato
nella  Gazzetta  Ufficiale  n.  130  del  5  giugno   2002.
L’efficacia  della  deliberazione  decorre  dalla  data  di
pubblicazione nel predetto sito informatico. La  variazione
dell’aliquota  di  compartecipazione  dell’addizionale  non
puo’ eccedere complessivamente 0,8  punti  percentuali.  La
deliberazione puo’ essere  adottata  dai  comuni  anche  in
mancanza dei decreti di cui  al  comma  2.  3-bis.  Con  il
medesimo  regolamento  di  cui  al  comma  3  puo’   essere
stabilita una soglia di esenzione in ragione  del  possesso
di specifici requisiti reddituali.
4. L’addizionale e’ determinata applicando  al  reddito
complessivo determinato ai fini  dell’imposta  sul  reddito
delle persone fisiche,  al  netto  degli  oneri  deducibili
riconosciuti ai fini di tale imposta  l’aliquota  stabilita
ai sensi dei commi 2 e 3 ed e’ dovuta se per lo stesso anno
risulta dovuta l’imposta sul reddito delle persone fisiche,
al netto delle  detrazioni  per  essa  riconosciute  e  del
credito di cui all’art. 165 del testo unico  delle  imposte
sui redditi, approvato con  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 22  dicembre  1986,  n.  917.  L’addizionale  e’
dovuta alla provincia e al comune nel quale il contribuente
ha il domicilio fiscale alla data del 1° gennaio  dell’anno
cui  si  riferisce  l’addizionale  stessa,  per  le   parti
spettanti.  Il  versamento  dell’addizionale  medesima   e’
effettuato  in  acconto  e  a  saldo  unitamente  al  saldo
dell’imposta sul reddito delle persone  fisiche.  L’acconto
e’ stabilito nella misura del 30 per cento dell’addizionale
ottenuta applicando le aliquote di cui ai commi 2  e  3  al
reddito  imponibile  dell’anno  precedente  determinato  ai
sensi del primo periodo del presente comma. Ai  fini  della
determinazione dell’acconto, l’aliquota di cui al comma 3 e
la soglia di esenzione di cui al comma 3-bis  sono  assunte
nella misura vigente nell’anno  precedente,  salvo  che  la
pubblicazione della delibera sia  effettuata  entro  il  31
dicembre precedente l’anno di riferimento.
5. Relativamente ai redditi di lavoro dipendente  e  ai
redditi assimilati a quelli di  lavoro  dipendente  di  cui
agli articoli 49 e 50 del testo  unico  delle  imposte  sui
22 dicembre  1986,  n.  917,  e  successive  modificazioni,
l’acconto  dell’addizionale  dovuta  e’   determinato   dai
sostituti d’imposta di  cui  agli  articoli  23  e  29  del
n. 600, e successive modificazioni, e il  relativo  importo
e’ trattenuto in un numero massimo di  nove  rate  mensili,
effettuate  a  partire  dal  mese  di   marzo.   Il   saldo
dell’addizionale  dovuta  e’  determinato  all’atto   delle
operazioni  di  conguaglio  e  il   relativo   importo   e’
trattenuto in un numero massimo di undici rate,  a  partire
dal periodo di paga successivo a quello in  cui  le  stesse
sono effettuate e non oltre quello relativamente  al  quale
le ritenute sono versate nel mese di dicembre. In  caso  di
cessazione del rapporto  di  lavoro  l’addizionale  residua
dovuta  e’  prelevata  in  unica  soluzione.  L’importo  da
trattenere  e  quello  trattenuto   sono   indicati   nella
certificazione unica dei redditi  di  lavoro  dipendente  e
assimilati di cui all’art. 4, comma 6-ter, del  regolamento
di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio
1998, n. 322.
7. A decorrere dal primo  anno  di  applicazione  delle
disposizioni del presente articolo, la ripartizione  tra  i
comuni e le  province  delle  somme  versate  a  titolo  di
addizionale e’ effettuata, salvo quanto previsto  dall’art.
2,  dal  Ministero  dell’interno,  a  titolo   di   acconto
sull’intero importo delle somme  versate  entro  lo  stesso
anno in cui e’ effettuato il  versamento,  sulla  base  dei
dati  statistici  piu’  recenti   forniti   dal   Ministero
dell’economia e delle finanze entro il 30 giugno di ciascun
domicilio  fiscale  nei  singoli   comuni.   Entro   l’anno
successivo  a  quello  in  cui  e’  stato   effettuato   il
versamento,    il    Ministero    dell’interno     provvede
all’attribuzione definitiva degli importi dovuti sulla base
dei dati statistici relativi all’anno  precedente,  forniti
dal Ministero dell’economia e delle  finanze  entro  il  30
giugno, ed effettua gli  eventuali  conguagli  anche  sulle
somme dovute per l’esercizio  in  corso.  Con  decreto  del
Ministero  dell’interno,  di  concerto  con  il   Ministero
Stato-citta’ ed autonomie locali, possono essere  stabilite
ulteriori   modalita’   per   eseguire   la   ripartizione.
L’accertamento  contabile  da  parte  dei  comuni  e  delle
province   dei   proventi    derivanti    dall’applicazione
dell’addizionale avviene sulla base delle comunicazioni del
Ministero dell’interno delle somme spettanti.
8. Fermo restando  quanto  previsto  dall’art.  44  del
n. 600,  ai  fini  dell’accertamento  dell’addizionale,  le
province  ed  i   comuni   forniscono   all’amministrazione
finanziaria informazioni e notizie utili. Le province ed  i
comuni  provvedono,  altresi’,  agli   eventuali   rimborsi
richiesti dagli interessati con le modalita’ stabilite  con
ed autonomie locali di cui all’articolo  8,  comma  2,  del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281. Per quanto  non
disciplinato  dal  presente  decreto,   si   applicano   le
disposizioni  previste  per  l’imposta  sul  reddito  delle
9. Al termine delle  attivita’  di  liquidazione  e  di
accertamento,  le  maggiori  somme  riscosse  a  titolo  di
addizionale  e  i  relativi  interessi  sono  versati  alle
province e ai comuni secondo le modalita’ stabilite con  il
decreto di cui al comma 6.
10. All’art. 17, comma 2,  del  decreto  legislativo  9
luglio 1997, n. 241, recante norme di semplificazione degli
adempimenti dei contribuenti riguardanti  la  dichiarazione
dei redditi e dell’imposta sul valore aggiunto e i relativi
versamenti, nonche’ norme di unificazione degli adempimenti
fiscali e previdenziali, di modernizzazione del sistema  di
gestione delle dichiarazioni, sono  apportate  le  seguenti
a) nella lettera a), dopo le  parole:  «alle  imposte
sui redditi» sono inserite le seguenti:  «,  alle  relative
addizionali»;
b) la lettera d-bis), introdotta dall’art. 50,  comma
7, del  decreto  legislativo  15  dicembre  1997,  n.  446,
concernente   l’istituzione   dell’addizionale    regionale
all’imposta  sul  reddito   delle   persone   fisiche,   e’
11. I decreti di cui  ai  commi  6  e  7  sono  emanati
sentita la Conferenza Stato-Citta’ ed autonomie  locali  di
cui all’art. 8, comma 2, del decreto legislativo 28  agosto
1997, n. 281».
– Si riporta il testo del comma 24  dell’art.  2  della
citata legge 23 dicembre 2009, n.191, come modificato dalla
«Art. 2 (Disposizioni diverse). – 1. – 23. (Omissis).
24. Ai fini della riduzione dei trasferimenti  erariali
di cui ai commi 39 e 46 dell’art.  2  del  decreto-legge  3
legge 24 novembre 2006, n. 286, e successive modificazioni,
i comuni trasmettono, entro il termine del 31 maggio  2010,
al Ministero dell’interno  un’apposita  certificazione  del
maggior gettito accertato a tutto l’anno 2009  dell’imposta
comunale sugli immobili,  derivante  dall’applicazione  dei
commi da 33 a 38, nonche’ da 40 a 45 del medesimo  articolo
2 del  decreto-legge  n.  262  del  2006,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge n. 286 del  2006,  e  successive
modificazioni,  con  modalita’  e  termini  stabiliti   con
decreto del Ministero dell’economia  e  delle  finanze,  di
concerto con il  Ministero  dell’interno.  I  comuni  delle
regioni Friuli-Venezia  Giulia  e  Valle  d’Aosta  e  delle
Province autonome di Trento e  di  Bolzano  trasmettono  la
certificazione del predetto  maggior  gettito  accertato  a
tutto l’anno 2009, evidenziando anche  quello  relativo  al
solo  anno  2007,  rispettivamente  alla  regione  o   alla
provincia autonoma nel cui  ambito  territoriale  ricadono,
secondo  modalita’  stabilite  dalla   stessa   regione   o
provincia autonoma. Entro  il  termine  perentorio  del  30
giugno 2010,  le  regioni  Friuli-Venezia  Giulia  e  Valle
d’Aosta e le province  autonome  di  Trento  e  di  Bolzano
comunicano al Ministero dell’interno  le  maggiori  entrate
complessivamente  certificate  dai  comuni  ricadenti   nel
proprio territorio, evidenziando anche quelle  relative  al
solo anno 2007, al fine di effettuarne il recupero a carico
delle somme trasferite  alla  stessa  regione  o  provincia
autonoma  a  titolo   di   rimborso   del   minor   gettito
dell’imposta  comunale   sugli   immobili   riferita   alle
abitazioni principali.».
– Si riporta il testo dell’art. 2 del  decreto-legge  3
ottobre 2006, n.262, convertito, con  modificazioni,  dalla
legge 24 novembre  2006,  n.286  (Disposizioni  urgenti  in
materia tributaria e  finanziaria)  come  modificato  dalla
«Art. 2. – 1. – 38.  (Omissis).
39. I trasferimenti  erariali  in  favore  dei  singoli
comuni sono ridotti  in  misura  pari  al  maggior  gettito
derivante dalle disposizioni dei commi da 33  a  38,  sulla
base di una certificazione da parte del comune interessato,
le cui modalita’ sono definite  con  decreto  del  Ministro
dell’interno. –
40. – 45. (Omissis).
46. I trasferimenti  erariali  in  favore  dei  singoli
derivante dalle disposizioni dei commi da 40  a  45,  sulla
47. – 181. (Omissis)».
–    Si    riporta    il    testo     dell’art.7-quater
deldecreto-legge 10 febbraio  2009,  n.5,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge  9  aprile  2009,  n.33  (Misure
urgenti  a  sostegno  dei  settori  industriali  in  crisi,
nonche’ disposizioni in materia di  produzione  lattiera  e
rateizzazione del debito nel settore lattiero-caseario):
«Art. 7-quater (Patto di stabilita’ interno). – 1. Sono
esclusi dal saldo  del  patto  di  stabilita’  interno  per
l’anno  2009  per  un  importo  non  superiore   a   quello
autorizzato ai sensi del comma 3:
a) i pagamenti in conto residui concernenti spese per
investimenti effettuati nei limiti delle disponibilita’  di
cassa a fronte di impegni  regolarmente  assunti  ai  sensi
dell’art. 183 del testo unico delle leggi  sull’ordinamento
2000, n. 267, e successive modificazioni;
b) i  pagamenti  per  spese  in  conto  capitale  per
impegni  gia’  assunti  finanziate  dal  minor  onere   per
interessi conseguente alla riduzione dei tassi di interesse
sui mutui o alla rinegoziazione dei mutui  stessi,  se  non
gia’ conteggiati nei bilanci di previsione;
c)  i  pagamenti   per   le   spese   relative   agli
investimenti  degli  enti  locali  per  la   tutela   della
sicurezza pubblica  nonche’  gli  interventi  temporanei  e
straordinari di carattere sociale immediatamente diretti ad
alleviare  gli   effetti   negativi   della   straordinaria
congiuntura economica sfavorevole  destinati  a  favore  di
lavoratori e imprese ovvero i pagamenti di debiti pregressi
per prestazioni gia’ rese nei confronti dei predetti  enti.
Gli interventi di cui alla presente lettera possono  essere
disposti dagli enti locali nel limite di spesa  complessivo
di 150 milioni di euro per l’anno  2009.  Con  decreto  del
Ministro  dell’interno,  di  concerto   con   il   Ministro
dell’economia e delle finanze e con il Ministro del lavoro,
della salute e delle politiche sociali, da  adottare  entro
trenta giorni dalla data di entrata in vigore  della  legge
di conversione del presente decreto, sentita la  Conferenza
agosto 1997,  n.  281,  e  successive  modificazioni,  sono
dettate le modalita’ di attuazione  delle  disposizioni  di
cui alla presente lettera.
3. Ai fini dell’applicazione del comma 1, lettere a)  e
b), gli enti locali di cui al comma  2  possono  effettuare
pagamenti  nei  limiti  degli  importi  autorizzati   dalla
regione di appartenenza, ai sensi del presente comma. A tal
fine,  gli  enti  locali  di  cui  al  comma  2  dichiarano
all’Associazione nazionale dei comuni italiani,  all’Unione
delle province d’Italia e alla regione, entro il 30 aprile,
l’entita’ dei pagamenti che possono  effettuare  nel  corso
dell’anno. La regione a sua volta definisce e comunica agli
enti locali entro il 31 maggio  l’ammontare  dei  pagamenti
che  possono  essere  esclusi  dal  saldo   finanziario   e
contestualmente procede alla rideterminazione  del  proprio
obiettivo programmatico del patto di stabilita’ interno per
l’anno 2009 per un ammontare pari  all’entita’  complessiva
degli  importi  autorizzati,   trasmettendo   altresi’   al
Ministero dell’economia e delle finanze entro il successivo
mese  di   giugno,   con   riferimento   a   ciascun   ente
beneficiario, gli elementi informativi  occorrenti  per  la
verifica del  mantenimento  dell’equilibrio  dei  saldi  di
4-9. (Omissis)
10. Restano invariate  le  previsioni  di  saldo  e  di
entrata e di spesa degli enti locali che abbiano  approvato
i bilanci di  previsione  alla  data  del  10  marzo  2009,
escludendo,  sia  dalla  base  di  calcolo  dell’anno  2007
assunta a  riferimento  che  dai  risultati  utili  per  il
rispetto del patto di stabilita’ interno per  il  2009,  le
risorse originate dalla  cessione  di  azioni  o  quote  di
societa’ operanti nel settore dei servizi  pubblici  locali
nonche’ quelle derivanti dalla distribuzione dei  dividendi
determinati da operazioni  straordinarie  poste  in  essere
dalle  predette  societa’,  qualora  quotate   in   mercati
regolamentati, e  le  risorse  relative  alla  vendita  del
patrimonio immobiliare, se destinate alla realizzazione  di
investimenti o alla riduzione del debito.
– 11 – 16. (Omissis)».
– Si riporta il testo dell’art.77-bis del decreto-legge
25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, dalla
legge 6 agosto 2008, n.133  (Disposizioni  urgenti  per  lo
tributaria), come modificato dalla presente legge:
«Art. 77-bis (Patto di stabilita’ interno per gli  enti
locali). – 1. Ai fini della  tutela  dell’unita’  economica
della Repubblica, le province e i  comuni  con  popolazione
superiore a 5.000 abitanti  concorrono  alla  realizzazione
degli  obiettivi  di  finanza  pubblica  per  il   triennio
2009-2011 con il rispetto  delle  disposizioni  di  cui  ai
commi da 2 a 31, che costituiscono principi fondamentali di
coordinamento  della  finanza  pubblica  ai   sensi   degli
articoli 117,  terzo  comma,  e119,  secondo  comma,  della
2. La manovra finanziaria  e’  fissata  in  termini  di
riduzione del saldo tendenziale di  comparto  per  ciascuno
degli anni 2009, 2010 e 2011.
3.  Ai  fini  della  determinazione   dello   specifico
obiettivo di saldo finanziario, le province e i comuni  con
popolazione superiore a 5.000 abitanti applicano  al  saldo
dell’anno 2007, calcolato in termini di competenza mista ai
sensi del comma 5, le seguenti percentuali:
a) se l’ente ha rispettato il patto di stabilita’ per
l’anno 2007 e presenta un saldo per lo stesso anno 2007, in
termini di competenza mista, negativo, le percentuali sono:
1) per le province: 17 per cento per  l’anno  2009,
62 per cento per l’anno 2010 e 125  per  cento  per  l’anno
2) per i comuni: 48 per cento per l’anno  2009,  97
per cento per l’anno 2010 e 165 per cento per l’anno 2011;
b) se l’ente ha rispettato il patto di stabilita’ per
termini di competenza mista, positivo, le percentuali sono:
1) per le province: 10 per cento per  l’anno  2009,
10 per cento per l’anno 2010 e 0 per cento per l’anno 2011;
2) per i comuni: 10 per cento per l’anno  2009,  10
per cento per l’anno 2010 e 0 per cento per l’anno 2011;
c) se l’ente non ha rispettato il patto di stabilita’
per l’anno 2007 e presenta un  saldo  per  lo  stesso  anno
2007,  in  termini  di  competenza  mista,   positivo,   le
percentuali sono:
1) per le province: 0 per cento per l’anno 2009,  0
2) per i comuni: 0 per cento per l’anno 2009, 0 per
cento per l’anno 2010 e 0 per cento per l’anno 2011;
d) se l’ente non ha rispettato il patto di stabilita’
2007,  in  termini  di  competenza  mista,   negativo,   le
1) per le province: 22 per cento per  l’anno  2009,
80 per cento per l’anno 2010 e 150  per  cento  per  l’anno
2) per i comuni: 70 per cento per l’anno 2009,  110
per cento per l’anno 2010 e 180 per cento per l’anno 2011.
4. Per gli enti per i quali negli anni 2004-2005, anche
per  frazione  di  anno,  l’organo  consiliare  era   stato
commissariato ai sensi dell’art. 141 del testo unico  delle
modificazioni, si applicano ai fini del patto di stabilita’
interno le stesse regole degli enti  di  cui  al  comma  3,
lettera b), del presente articolo.
5. Il saldo finanziario  tra  entrate  finali  e  spese
finali  calcolato  in  termini  di  competenza   mista   e’
costituito dalla somma algebrica degli  importi  risultanti
dalla differenza tra accertamenti e impegni, per  la  parte
corrente, e dalla differenza tra incassi e  pagamenti,  per
la  parte  in  conto  capitale,  al  netto  delle   entrate
derivanti  dalla  riscossione  di  crediti  e  delle  spese
derivanti dalla concessione di crediti.
6. Gli enti di cui al comma 3, lettere a) e d),  devono
conseguire, per ciascuno degli anni 2009, 2010 e  2011,  un
saldo finanziario in termini  di  competenza  mista  almeno
pari al corrispondente saldo  finanziario  dell’anno  2007,
quale risulta dai conti consuntivi, migliorato dell’importo
risultante  dall’applicazione  delle  percentuali  indicate
nelle stesse lettere a) e d).
7. Gli enti di cui al comma 3, lettere b) e c),  devono
quale risulta dai conti consuntivi, peggiorato dell’importo
nelle stesse lettere b) e c).
7-bis. Nel saldo finanziario di cui al comma 5 non sono
considerate  le  risorse  provenienti  dallo  Stato  e   le
relative spese  di  parte  corrente  e  in  conto  capitale
sostenute dalle province  e  dai  comuni  per  l’attuazione
delle ordinanze emanate dal Presidente  del  Consiglio  dei
ministri  a  seguito  di  dichiarazione  dello   stato   di
emergenza. L’esclusione delle spese  opera  anche  se  esse
sono  effettuate  in  piu’   anni,   purche’   nei   limiti
complessivi delle medesime risorse.
7-ter.  Le  province  e  i   comuni   che   beneficiano
dell’esclusione  di  cui  al  comma  7-bis  sono  tenuti  a
presentare alla Presidenza del  Consiglio  dei  ministri  –
Dipartimento della protezione  civile,  entro  il  mese  di
gennaio dell’anno successivo, l’elenco delle spese  escluse
dal patto di  stabilita’  interno,  ripartite  nella  parte
corrente e nella parte in conto capitale.
7-quater. Nel saldo finanziario di cui al comma  5  non
sono considerate  le  risorse  provenienti  direttamente  o
indirettamente dall’Unione europea ne’ le relative spese di
parte corrente e in conto capitale sostenute dalle province
e dai comuni.  L’esclusione  delle  spese  opera  anche  se
effettuate in piu’ anni,  purche’  nei  limiti  complessivi
delle medesime risorse.
7-quinquies. Nei casi in cui l’Unione europea riconosca
importi   inferiori   a   quelli   considerati   ai    fini
dell’applicazione di quanto previsto  dal  comma  7-quater,
l’importo corrispondente alle  spese  non  riconosciute  e’
incluso tra  le  spese  del  patto  di  stabilita’  interno
relativo  all’anno  in  cui  e’   comunicato   il   mancato
riconoscimento.  Ove  la   comunicazione   sia   effettuata
nell’ultimo   quadrimestre,   il   recupero   puo’   essere
conseguito anche nell’anno successivo.
9.  Per  l’anno  2009,  nel  caso  in  cui  l’incidenza
percentuale dell’importo di cui al comma 3,  lettere  a)  e
d), sull’importo delle  spese  finali  dell’anno  2007,  al
netto delle concessioni di crediti, risulti  per  i  comuni
superiore al 20 per cento, il comune deve considerare  come
obiettivo  del  patto  di  stabilita’   interno   l’importo
corrispondente al 20 per cento della spesa finale.
9-bis. A decorrere dall’anno 2009, per gli enti di  cui
al comma 3, lettera b), che nell’anno 2007 hanno  percepito
dividendi determinati da operazioni straordinarie poste  in
essere  da  societa’  quotate  in   mercati   regolamentati
operanti  nel  settore  dei  servizi  pubblici  locali,  le
percentuali indicate nel medesimo comma sono applicate alla
media dei saldi del  quinquennio  2003-2007,  calcolati  in
termini di competenza mista ai sensi del comma 5.
10. Al fine di ricondurre la dinamica di  crescita  del
debito in coerenza con gli obiettivi di  finanza  pubblica,
le province e i comuni  soggetti  al  patto  di  stabilita’
interno possono aumentare, a decorrere dall’anno  2010,  la
consistenza del proprio debito  al  31  dicembre  dell’anno
precedente  in  misura  non  superiore   alla   percentuale
annualmente  determinata,  con   proiezione   triennale   e
separatamente tra i comuni e le province, con  decreto  del
Ministro dell’economia e delle  finanze  sulla  base  degli
obiettivi   programmatici   indicati   nei   Documenti   di
programmazione economico-finanziaria. Resta fermo il limite
di indebitamento stabilito dall’art. 204  del  testo  unico
decreto legislativo 18 agosto 2000, n.  267,  e  successive
11. Nel caso in cui la provincia o il  comune  soggetto
al  patto  di  stabilita’  interno  registri   per   l’anno
precedente  un  rapporto  percentuale  tra  la  consistenza
complessiva del proprio debito e il  totale  delle  entrate
correnti, al netto dei trasferimenti statali  e  regionali,
superiore alla misura determinata con decreto del  Ministro
Stato-citta’ ed autonomie locali, la percentuale di cui  al
comma 10 e’ ridotta di un punto. Il rapporto percentuale e’
aggiornato con cadenza triennale.
12. Il bilancio di  previsione  degli  enti  locali  ai
quali si applicano le disposizioni del patto di  stabilita’
interno deve essere approvato iscrivendo le  previsioni  di
entrata e spesa di  parte  corrente  in  misura  tale  che,
unitamente alle previsioni dei flussi di cassa di entrata e
spesa in conto capitale, al netto delle riscossioni e delle
concessioni di crediti, sia  garantito  il  rispetto  delle
regole che disciplinano il patto medesimo. A tal fine,  gli
enti  locali  sono  tenuti  ad  allegare  al  bilancio   di
previsione un apposito prospetto contenente  le  previsioni
di competenza e di cassa degli aggregati rilevanti ai  fini
del patto di stabilita’ interno.
13. Al  fine  di  assicurare  il  raggiungimento  degli
obiettivi del patto di stabilita’ interno, il rimborso  per
le trasferte dei consiglieri comunali e provinciali e’, per
ogni chilometro, pari a un quinto del costo di un litro  di
14. Per il monitoraggio degli adempimenti  relativi  al
patto  di  stabilita’  interno  e  per  acquisire  elementi
informativi   utili   per   la   finanza   pubblica   anche
relativamente alla loro situazione debitoria, le province e
i  comuni  con  popolazione  superiore  a  5.000   abitanti
trasmettono semestralmente  al  Ministero  dell’economia  e
dello Stato, entro trenta giorni dalla fine del periodo  di
riferimento,  utilizzando  il  sistema  web   appositamente
previsto per il patto di stabilita’ interno  nel  sito  web
«www.pattostabilita.rgs.tesoro.it»,     le     informazioni
riguardanti le risultanze in termini di  competenza  mista,
attraverso un prospetto e con  le  modalita’  definiti  con
decreto  del  predetto  Ministero,  sentita  la  Conferenza
Stato-citta’ ed autonomie locali. Con lo stesso decreto  e’
definito   il   prospetto    dimostrativo    dell’obiettivo
determinato per ciascun ente ai sensi dei commi 6 e  7.  La
mancata  trasmissione  del  prospetto  dimostrativo   degli
obiettivi programmatici costituisce inadempimento al  patto
di stabilita’ interno. La mancata comunicazione al  sistema
web della situazione di commissariamento ai sensi del comma
18, secondo le indicazioni di cui al decreto  previsto  dal
primo periodo del  presente  comma,  determina  per  l’ente
inadempiente l’assoggettamento alle  regole  del  patto  di
stabilita’ interno.
15. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi
del patto di stabilita’ interno, ciascuno degli enti di cui
al comma 1 e’ tenuto a inviare, entro il termine perentorio
del 31 marzo dell’anno successivo a quello di  riferimento,
al Ministero dell’economia e delle finanze  –  Dipartimento
della Ragioneria generale dello Stato,  una  certificazione
del  saldo  finanziario  in  termini  di  competenza  mista
conseguito, sottoscritta dal rappresentante  legale  e  dal
responsabile del servizio finanziario, secondo un prospetto
e con le modalita’ definiti dal decreto di cui al comma 14.
La  mancata  trasmissione  della  certificazione  entro  il
termine perentorio del 31 marzo  costituisce  inadempimento
al  patto  di  stabilita’  interno.  Nel  caso  in  cui  la
certificazione, sebbene trasmessa in  ritardo,  attesti  il
rispetto del patto, non si applicano le disposizioni di cui
al comma 20, ma si applicano, fino alla data di invio della
certificazione, solo quelle di cui al comma 4 dell’art. 76.
16. Qualora dai conti  della  tesoreria  statale  degli
enti locali si registrino prelevamenti non coerenti con gli
impegni in materia  di  obiettivi  di  debito  assunti  con
l’Unione  europea,  il  Ministro  dell’economia   e   delle
finanze, sentita la Conferenza Stato  citta’  ed  autonomie
locali,  adotta  adeguate  misure   di   contenimento   dei
prelevamenti.
17. Gli enti istituiti negli  anni  2007  e  2008  sono
soggetti alle  regole  del  patto  di  stabilita’  interno,
rispettivamente, dagli anni 2010 e  2011  assumendo,  quale
base di calcolo su cui applicare le regole, le  risultanze,
rispettivamente, degli esercizi 2008 e 2009.
18. Gli enti locali commissariati  ai  sensi  dell’art.
143 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti
locali, di cui al decreto legislativo 18  agosto  2000,  n.
267, sono soggetti alle  regole  del  patto  di  stabilita’
interno dall’anno  successivo  a  quello  della  rielezione
degli organi istituzionali.
19. Le informazioni previste dai commi  14  e  15  sono
messe a disposizione della Camera dei deputati e del Senato
della  Repubblica,  nonche’  dell’Unione   delle   province
d’Italia (UPI) e  dell’Associazione  nazionale  dei  comuni
italiani (ANCI) da  parte  del  Ministero  dell’economia  e
delle finanze, secondo modalita’  e  contenuti  individuati
tramite apposite convenzioni.
20. In caso di mancato rispetto del patto di stabilita’
interno relativo agli  anni  2008-2011,  alla  provincia  o
comune inadempiente sono ridotti per un importo  pari  alla
differenza, se positiva, tra il saldo  programmatico  e  il
saldo reale, e comunque per un importo non superiore  al  5
per cento,  i  contributi  ordinari  dovuti  dal  Ministero
dell’interno  per  l’anno   successivo.   Inoltre,   l’ente
inadempiente  non  puo’,  nell’anno  successivo  a   quello
a)  impegnare  spese  correnti  in  misura  superiore
all’importo  annuale  minimo  dei  corrispondenti   impegni
effettuati nell’ultimo triennio;
b) ricorrere all’indebitamento per gli  investimenti.
I mutui e i prestiti obbligazionari  posti  in  essere  con
istituzioni creditizie o finanziarie per  il  finanziamento
degli investimenti  devono  essere  corredati  da  apposita
attestazione,  da  cui  risulti  il   conseguimento   degli
obiettivi  del  patto  di  stabilita’  interno  per  l’anno
precedente.  L’istituto  finanziatore   o   l’intermediario
finanziario  non  puo’  procedere  al  finanziamento  o  al
collocamento  del  prestito  in  assenza   della   predetta
21. Restano altresi’ ferme, per gli  enti  inadempienti
al patto di stabilita’ interno, le disposizioni recate  dal
comma 4 dell’art. 76. 21-bis. In caso di  mancato  rispetto
del  patto  di   stabilita’   interno   per   l’anno   2008
relativamente   ai   pagamenti   concernenti   spese    per
2000, n. 267, e successive modificazioni, entro la data  di
decreto, le disposizioni di  cui  ai  commi  20  e  21  del
presente articolo non si applicano  agli  enti  locali  che
hanno  rispettato  il  patto  di  stabilita’  interno   nel
triennio 2005-2007 e che hanno  registrato  nell’anno  2008
impegni per  spesa  corrente,  al  netto  delle  spese  per
adeguamenti contrattuali del personale dipendente, compreso
il segretario comunale, per un ammontare  non  superiore  a
quello medio corrispondente del triennio 2005-2007.
22. Le misure di cui ai commi 20, lettera a), e 21  non
concorrono al perseguimento degli obiettivi  assegnati  per
l’anno in cui le misure vengono attuate.
23. Qualora venga conseguito l’obiettivo  programmatico
assegnato  al  settore  locale,  le  province  e  i  comuni
virtuosi  possono,  nell’anno  successivo   a   quello   di
riferimento, escludere dal computo  del  saldo  di  cui  al
comma 15 un importo pari al 70 per cento della  differenza,
registrata  nell’anno  di   riferimento,   tra   il   saldo
conseguito dagli enti inadempienti al patto  di  stabilita’
interno   e   l’obiettivo   programmatico   assegnato.   La
virtuosita’  degli  enti  e’  determinata   attraverso   la
valutazione della posizione di ciascun ente rispetto ai due
indicatori  economico-strutturali  di  cui  al  comma   24.
L’assegnazione a ciascun ente dell’importo da escludere  e’
determinata mediante una funzione lineare della distanza di
ciascun ente virtuoso dal  valore  medio  degli  indicatori
individuato per classe demografica. Le classi  demografiche
considerate sono:
a) per le province:
1)  province  con  popolazione   fino   a   400.000
2) province con  popolazione  superiore  a  400.000
b) per i comuni:
1) comuni con popolazione superiore a 5.000 e  fino
a 50.000 abitanti;
2) comuni con popolazione superiore a 50.000 e fino
a 100.000 abitanti;
3)  comuni  con  popolazione  superiore  a  100.000
24. Gli indicatori di cui al comma 23 sono  finalizzati
a misurare il grado di rigidita’ strutturale dei bilanci  e
il grado di autonomia finanziaria degli enti.
25. Per le province l’indicatore per misurare il  grado
di autonomia finanziaria non si applica sino all’attuazione
del federalismo fiscale.
26. Con decreto  del  Ministro  dell’economia  e  delle
finanze, di concerto con il Ministro dell’interno, d’intesa
con la Conferenza Stato-citta’ ed  autonomie  locali,  sono
definiti i due indicatori economico-strutturali di  cui  al
comma 24 e i valori medi per fasce demografiche sulla  base
dei dati annualmente acquisiti attraverso la certificazione
relativa alla verifica del rispetto del patto di stabilita’
interno. Con lo stesso decreto sono definite  le  modalita’
di  riparto  in  base  agli  indicatori.  Gli  importi   da
escludere  dal  patto  sono   pubblicati   nel   sito   web
“www.pattostabilita.rgs.tesoro.it” del  Dipartimento  della
Ragioneria generale dello Stato. A decorrere dall’anno 2010
l’applicazione degli indicatori di cui ai  commi  23  e  24
dovra’ tenere conto, oltre che  delle  fasce  demografiche,
anche delle aree geografiche da individuare con il  decreto
di cui al presente comma.
27. Resta  ferma  l’applicazione  di  quanto  stabilito
dall’art. 1, comma 685-bis, della legge 27  dicembre  2006,
n. 296, introdotto dall’art.  1,  comma  379,  lettera  i),
della  legge  24  dicembre  2007,  n.  244,  in   relazione
all’attivazione di un nuovo  sistema  di  acquisizione  dei
dati di competenza finanziaria.
28. Le disposizioni recate dal presente  articolo  sono
aggiornate anche sulla base dei nuovi criteri  adottati  in
sede europea ai fini della verifica del rispetto del  patto
di stabilita’ e crescita.
29. Le  disposizioni  di  cui  ai  commi  10  e  11  si
applicano anche ai comuni  con  popolazione  fino  a  5.000
30. Resta confermata per il triennio 2009-2011,  ovvero
sino all’attuazione del federalismo fiscale  se  precedente
all’anno 2011, la sospensione del potere degli enti  locali
di deliberare aumenti dei tributi, delle addizionali, delle
aliquote ovvero delle maggiorazioni di aliquote di  tributi
ad essi attribuiti con legge dello Stato, di  cui  all’art.
1, comma 7,  del  decreto-legge  27  maggio  2008,  n.  93,
convertito, con modificazioni, dalla legge 24 luglio  2008,
n. 126, fatta eccezione per gli aumenti relativi alla tassa
sui rifiuti solidi urbani (TARSU).
31. Le disposizioni del presente articolo si applicano,
per  il  periodo  rispettivamente   previsto,   fino   alla
definizione dei contenuti del  nuovo  patto  di  stabilita’
interno nel rispetto dei saldi fissati.
32. Ai fini dell’attuazione dell’art. 1, comma  4,  del
citato decreto-legge 27 maggio 2008, n.  93,  entro  il  30
aprile 2009, i comuni trasmettono al Ministero dell’interno
la certificazione del mancato  gettito  accertato,  secondo
modalita’ stabilite con decreto del medesimo Ministero.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.77-ter  del  citato
decreto-legge  25  giugno  2008,  n.112,  convertito,   con
modificazioni, dalla  legge  6  agosto  2008,  n.133,  come
«Art. 77-ter (Patto di stabilita’ interno delle regioni
e delle province autonome).  –  1.  Ai  fini  della  tutela
dell’unita’ economica della Repubblica,  le  regioni  e  le
province autonome di Trento e di  Bolzano  concorrono  alla
realizzazione degli obiettivi di finanza  pubblica  per  il
triennio 2009-2011 con il rispetto  delle  disposizioni  di
cui  ai  commi  da  2  a  19,  che  costituiscono  principi
fondamentali del coordinamento della  finanza  pubblica  ai
sensi degli articoli  117,  terzo  comma,  e  119,  secondo
2. Continua ad applicarsi la sperimentazione sui  saldi
di cui all’ art. 1, comma  656,  della  legge  27  dicembre
3. In attesa dei risultati della sperimentazione di cui
al comma 2, per gli  anni  2009-2011,  il  complesso  delle
spese finali  di  ciascuna  regione  a  statuto  ordinario,
determinato  ai  sensi  del  comma  4,  non   puo’   essere
superiore, per l’anno 2009, al corrispondente complesso  di
spese  finali   determinate   sulla   base   dell’obiettivo
programmatico per  l’anno  2008  diminuito  dello  0,6  per
cento, e  per  gli  anni  2010  e  2011,  non  puo’  essere
rispettivamente superiore al complesso delle corrispondenti
spese finali dell’anno precedente, calcolato  assumendo  il
pieno rispetto del patto di stabilita’  interno,  aumentato
dell’1,0 per cento per l’anno 2010 e  diminuito  dello  0,9
per cento per l’anno 2011.  L’obiettivo  programmatico  per
l’anno 2008 e’ quello  risultante  dall’applicazione  dell’
art. 1, comma 657, della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
4. Il complesso delle spese finali e’ determinato dalla
somma delle spese correnti ed in conto capitale,  al  netto
a) spese per la sanita’, cui si applica la  specifica
disciplina di settore;
b) spese per la concessione di crediti.
5. Le spese finali sono determinate sia in  termini  di
competenza sia in termini di cassa.
5-bis. A decorrere dall’anno 2008, le  spese  in  conto
capitale   per   interventi   cofinanziati   correlati   ai
finanziamenti dell’Unione  europea,  con  esclusione  delle
quote  di  finanziamento  statale  e  regionale,  non  sono
computate nella base di calcolo e nei risultati  del  patto
di  stabilita’  interno  delle  regioni  e  delle  province
5-ter. Nei  casi  in  cui  l’Unione  europea  riconosca
dell’applicazione  di  quanto  previsto  dal  comma  5-bis,
5-quater. Le regioni,  cui  si  applicano  limiti  alla
spesa, possono ridefinire il  proprio  obiettivo  di  cassa
attraverso  una  corrispondente  riduzione   dell’obiettivo
degli impegni di parte  corrente  relativi  agli  interessi
passivi  e  oneri  finanziari  diversi,   alla   spesa   di
personale,  alla  produzione  di  servizi  in  economia   e
all’acquisizione di  servizi  e  forniture,  calcolata  con
riferimento agli impegni correnti dell’ultimo esercizio  in
cui la regione ha rispettato il patto. Entro il  30  giugno
le regioni comunicano al Ministero  dell’economia  e  delle
Stato l’obiettivo  programmatico  di  cassa  rideterminato,
l’obiettivo programmatico di competenza relativo alle spese
compensate  e  l’obiettivo  programmatico   di   competenza
relativo  alle  spese  non  compensate,   unitamente   agli
elementi informativi necessari a verificare le modalita’ di
calcolo  degli  obiettivi.   Con   decreto   del   Ministro
province autonome di Trento e di Bolzano, sono definite  le
modalita’ per il monitoraggio e la certificazione di cui ai
commi 12 e 13.
6. Per gli esercizi 2009, 2010 e  2011,  le  regioni  a
statuto speciale e le province  autonome  di  Trento  e  di
Bolzano concordano, entro il 31 dicembre  di  ciascun  anno
precedente, con il Ministro dell’economia e  delle  finanze
il livello complessivo delle  spese  correnti  e  in  conto
capitale, nonche’ dei relativi pagamenti, in  coerenza  con
gli obiettivi di finanza pubblica per il periodo 2009-2011;
a  tale  fine,  entro  il  31  ottobre  di   ciascun   anno
precedente, il presidente dell’ente trasmette  la  proposta
di accordo al Ministro dell’economia e  delle  finanze.  In
caso  di  mancato  accordo  si  applicano  le  disposizioni
stabilite per le regioni a statuto ordinario. Per gli  enti
locali dei rispettivi territori provvedono  alle  finalita’
correlate al patto  di  stabilita’  interno  le  regioni  a
Bolzano, esercitando le competenze alle  stesse  attribuite
dai rispettivi statuti di autonomia e dalle relative  norme
di attuazione.  Qualora  le  predette  regioni  e  province
autonome non provvedano entro il  31  dicembre  di  ciascun
anno precedente, si applicano,  per  gli  enti  locali  dei
rispettivi territori,  le  disposizioni  previste  per  gli
altri  enti  locali  in  materia  di  patto  di  stabilita’
7. Le regioni a statuto speciale e le province autonome
di Trento e di Bolzano  concorrono  al  riequilibrio  della
finanza pubblica, oltre che nei modi stabiliti dal comma 6,
anche con misure finalizzate a produrre un risparmio per il
bilancio dello Stato, mediante l’assunzione  dell’esercizio
di  funzioni  statali,  attraverso  l’emanazione,  con   le
modalita’ stabilite dai rispettivi statuti,  di  specifiche
norme di attuazione statutaria; tali  norme  di  attuazione
precisano le modalita’ e  l’entita’  dei  risparmi  per  il
bilancio dello Stato  da  ottenere  in  modo  permanente  o
comunque per annualita’ definite.
8. Sulla base degli esiti della sperimentazione di  cui
al  comma  2,  le  norme  di  attuazione  devono   altresi’
prevedere le disposizioni per assicurare in via  permanente
il coordinamento tra le misure di finanza pubblica previste
dalle leggi costituenti la manovra finanziaria dello  Stato
e  l’ordinamento  della  finanza  regionale   previsto   da
ciascuno  statuto  speciale  e  dalle  relative  norme   di
9. Sulla base degli esiti della sperimentazione di  cui
al comma 2 si procede, anche nei confronti di  una  sola  o
piu’ regioni, a ridefinire con legge le regole del patto di
stabilita’ interno e l’anno  di  prima  applicazione  delle
regole. Le nuove regole devono comunque  tenere  conto  del
saldo in termini di competenza mista calcolato quale  somma
algebrica degli importi  risultanti  dalla  differenza  tra
accertamenti e impegni, per  la  parte  corrente,  e  dalla
differenza tra incassi e pagamenti, per la parte  in  conto
capitale. Per le  regioni  a  statuto  speciale  e  per  le
province autonome  di  Trento  e  di  Bolzano  puo’  essere
assunto a riferimento, con l’accordo di cui al comma 6,  il
saldo  finanziario  anche  prima  della   conclusione   del
procedimento e  della  approvazione  del  decreto  previsto
dall’art. 1, comma 656, della  legge  n.  296  del  2006  a
condizione che la  sperimentazione  effettuata  secondo  le
regole stabilite dal presente comma abbia con seguito esiti
positivi per il raggiungimento degli obiettivi  di  finanza
10. Resta ferma  la  facolta’  delle  regioni  e  delle
province autonome di Trento e di Bolzano  di  estendere  le
regole del patto di stabilita’ interno  nei  confronti  dei
loro enti ed organismi strumentali, nonche’ degli  enti  ad
ordinamento regionale o provinciale.
11. Al  fine  di  assicurare  il  raggiungimento  degli
obiettivi  riferiti  ai  saldi  di  finanza  pubblica,   la
regione,  sulla  base  di  criteri  stabiliti  in  sede  di
consiglio delle autonomie locali,  puo’  adattare  per  gli
enti locali del proprio territorio le regole  e  i  vincoli
posti  dal  legislatore  nazionale,   in   relazione   alla
diversita’ delle  situazioni  finanziarie  esistenti  nelle
regioni stesse, fermo restando l’obiettivo complessivamente
determinato in applicazione dell’art. 77-bis per  gli  enti
della regione e risultante dalla  comunicazione  effettuata
dal Ministero dell’economia e delle finanze –  Dipartimento
della  Ragioneria  generale  dello   Stato   alla   regione
12. Per il monitoraggio degli adempimenti  relativi  al
relativamente alla propria situazione debitoria, le regioni
e le province autonome di Trento e di  Bolzano  trasmettono
trimestralmente al Ministero dell’economia e delle  finanze
– Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro
trenta  giorni  dalla  fine  del  periodo  di  riferimento,
utilizzando il sistema web appositamente  previsto  per  il
patto     di     stabilita’      interno      nel      sito
“www.pattostabilita.rgs.tesoro.it”     le      informazioni
riguardanti sia la gestione di  competenza  sia  quella  di
cassa, attraverso un prospetto e con le modalita’  definiti
con decreto del predetto Ministero, sentita  la  Conferenza
13. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi
del  patto  di  stabilita’  interno,  ciascuna  regione   e
provincia autonoma e’ tenuta ad inviare, entro  il  termine
perentorio del 31 marzo dell’anno successivo  a  quello  di
riferimento, al Ministero dell’economia  e  delle  finanze,
Dipartimento della Ragioneria  generale  dello  Stato,  una
certificazione,  sottoscritta  dal  rappresentante   legale
dell’ente  e  dal  responsabile  del  servizio  finanziario
secondo un  prospetto  e  con  le  modalita’  definite  dal
decreto di cui al comma 12. La mancata  trasmissione  della
certificazione entro il termine  perentorio  del  31  marzo
costituisce inadempimento al patto di  stabilita’  interno.
Nel caso in cui la  certificazione,  sebbene  trasmessa  in
ritardo, attesti il rispetto del patto, non si applicano le
disposizioni di cui al comma 15 del presente  articolo,  ma
si applicano solo quelle di cui al comma 4 dell’art. 76.
14. Ai fini della verifica del rispetto degli obiettivi
del patto di stabilita’ interno, ciascuna regione a statuto
speciale e provincia autonoma e’ tenuta ad osservare quanto
previsto dalle norme di attuazione  statutaria  emanate  ai
sensi del comma 8.  Fino  alla  emanazione  delle  predette
norme di attuazione statutaria si provvede  secondo  quanto
disposto dall’accordo concluso ai sensi del comma 6.
15. In caso di mancato rispetto del patto di stabilita’
interno relativo  agli  anni  2008-2011  la  regione  o  la
provincia  autonoma   inadempiente   non   puo’   nell’anno
successivo a quello dell’inadempienza:
a) impegnare spese correnti, al netto delle spese per
la sanita’, in misura superiore all’importo annuale  minimo
dei corrispondenti impegni effettuati nell’ultimo triennio;
istituzioni creditizie e finanziarie per  il  finanziamento
attestazione  da  cui  risulti   il   conseguimento   degli
16. Restano altresi’ ferme per gli enti inadempienti al
patto di stabilita’  interno  le  disposizioni  recate  dal
comma 4 dell’art. 76.
17. Continuano ad applicarsi  le  disposizioni  di  cui
all’art. 1, comma 664, della legge  27  dicembre  2006,  n.
296, e all’art. 6, comma 1-bis, del decreto legislativo  18
febbraio 2000, n. 56, introdotto dall’art.  1,  comma  675,
18. Le disposizioni recate dal presente  articolo  sono
aggiornate anche sulla base dei nuovi criteri  che  vengono
adottati  in  sede  europea  ai  fini  della  verifica  del
rispetto del patto di stabilita’ e crescita.
19. Resta confermata per il triennio 2009-2011,  ovvero
all’anno 2011, la sospensione del potere delle  regioni  di
deliberare aumenti dei tributi,  delle  addizionali,  delle
ad esse attribuiti con legge dello Stato di cui all’art. 1,
comma  7,  del  decreto-legge  27  maggio  2008,   n.   93,
20. Le disposizioni di  cui  al  presente  articolo  si
applicano per il periodo rispettivamente previsto fino alla
interno nel rispetto dei saldi fissati».
– Si riporta il testo del comma 5,  dell’art.5-bis  del
decreto-legge 7  settembre  2001,  n.343,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge   9   novembre   2001,   n.401
nel settore della difesa civile):
della protezione civile). – 1. – 4. (Omissis)
– Si riporta il testo del comma 195 dell’art. 2,  della
«195. Al fine di contribuire  al  raggiungimento  degli
obiettivi di finanza pubblica, per l’anno 2010, nei  limiti
del trasferimento o del conferimento degli immobili di  cui
al comma  190,  e’  attribuito  al  comune  di  Roma  e  al
Commissario straordinario del Governo di  cui  all’art.  78
successive modificazioni, attraverso quote dei fondi di cui
al comma 189 ovvero attraverso i proventi realizzati con  i
trasferimenti dei predetti beni  nei  suddetti  limiti,  un
importo pari a 600 milioni di  euro  di  cui  un  sesto  al
comune di Roma e cinque sesti al Commissario  straordinario
del Governo.».
– Si  riporta  il  testo  degli  articoli  14,  14-bis,
14-ter, 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241  (Nuove
«Art. 14. (Conferenza di servizi).  –  1.  Qualora  sia
di Trento e di Bolzano, di seguito  denominata  “Conferenza
Stato-regioni”, in caso di dissenso tra  un’amministrazione
regionali; c) alla Conferenza unificata, di cui all’art.  8
del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in caso  di
dissenso tra un’amministrazione statale o  regionale  e  un
ente  locale  o  tra  piu’  enti  locali.   Verificata   la
completezza   della   documentazione   inviata   ai    fini
istruttori, la decisione e’ assunta  entro  trenta  giorni,
salvo che il Presidente del Consiglio dei  Ministri,  della
Conferenza  Stato-regioni  o  della  Conferenza  unificata,
valutata  la  complessita’  dell’istruttoria,   decida   di
prorogare  tale  termine  per  un  ulteriore  periodo   non
superiore a sessanta giorni.
competenza statale ai sensi dell’art. 117, secondo comma, e
dell’art. 118 della Costituzione,  alla  competente  Giunta
regionale ovvero  alle  competenti  Giunte  delle  province
autonome  di  Trento  e  di  Bolzano,   che   assumono   la
determinazione sostitutiva nei  successivi  trenta  giorni;
qualora la Giunta regionale non provveda entro  il  termine
predetto,  la  decisione  e’  rimessa  al   Consiglio   dei
Ministri, che delibera con la partecipazione dei Presidenti
delle regioni interessate.
sensi dell’art.  117,  ottavo  comma,  della  Costituzione,
– Si riporta il testo del comma  189  dell’art.  2della
citata legge 23 dicembre 2009, n. 191:
«189.  Allo  scopo   di   conseguire,   attraverso   la
valorizzazione e l’alienazione degli immobili militari,  le
risorse    necessarie    a    soddisfare    le     esigenze
infrastrutturali e  alloggiative  delle  Forze  armate,  il
Ministero della  difesa  e’  autorizzato  a  promuovere  la
costituzione di uno o piu’  fondi  comuni  di  investimento
immobiliare,  d’intesa  con  i  comuni  con  i  quali  sono
sottoscritti gli accordi  di  programma  di  cui  al  comma
190.».
– Si riporta l’elenco 1 allegato alla citata  legge  23
dicembre 2009,  n.  191,  come  modificato  dalla  presente
– Si riporta il testo del comma 194 dell’art.  2  della
«194.  Con  decreto  del  Ministro  della  difesa,   di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,  da
vigore della presente legge, sono stabilite, fermo restando
l’importo dovuto di cui al comma 195, le quote di  risorse,
fino  ad  una  percentuale  stabilita   con   decreto   del
Ministro della difesa, derivanti dalla cessione delle quote
dei fondi di cui al comma  189,  ovvero  dal  trasferimento
degli   immobili   ai   fondi,   da   destinare,   mediante
riassegnazione, previo versamento all’entrata, al Ministero
della difesa, da iscrivere in un apposito  fondo  in  conto
capitale istituito nello stato di previsione del  Ministero
medesimo, ai sensi  dell’art.  27,  comma  13-ter.2,  terzo
periodo, del  decreto-legge  30  settembre  2003,  n.  269,
2003, n. 326, e successive modificazioni,  previa  verifica
della  compatibilita’  finanziaria  con  gli  equilibri  di
finanza pubblica, con particolare riferimento  al  rispetto
del conseguimento, da parte dell’Italia, dell’indebitamento
netto  strutturale  concordato  in  sede  di  programma  di
stabilita’ e crescita,  nonche’  all’entrata  del  bilancio
dello  Stato  per  la  stabilita’  finanziaria  dei   conti
pubblici. A tal fine e’ comunque destinato all’entrata  del
bilancio  dello   Stato   il   corrispettivo   del   valore
patrimoniale degli immobili alla data di entrata in  vigore
della presente legge. Le  somme  riassegnate  al  Ministero
della  difesa  sono  destinate  alla  realizzazione  di  un
programma  di  riorganizzazione  delle  Forze  armate,  con
prioritaria destinazione alla razionalizzazione del settore
infrastrutturale, definito con decreto del  Ministro  della
difesa, su  proposta  del  Capo  di  stato  maggiore  della
difesa. E’  comunque  assicurata  l’invarianza  del  valore
patrimoniale in uso  all’Amministrazione  della  difesa  al
termine     del     programma     di      razionalizzazione
infrastrutturale.».
– Si riporta il testo del comma 196 dell’art.  2  della
«196. E’ concessa, per l’anno 2010, un’anticipazione di
tesoreria al Commissario straordinario del Governo  per  le
esigenze di cui all’art. 78  del  decreto-legge  25  giugno
agosto 2008, n. 133, e  successive  modificazioni,  fino  a
concorrenza dei cinque sesti dell’importo di cui  al  comma
195 del presente articolo per provvedere al pagamento delle
rate di ammortamento  e  degli  oneri  di  parte  corrente,
relativi ad oneri di personale, alla produzione di  servizi
in economia e  all’acquisizione  di  servizi  e  forniture,
compresi nel piano di rientro  approvato  con  decreto  del
Presidente del Consiglio dei ministri del 5 dicembre  2008.
L’anticipazione e’ erogata secondo condizioni  disciplinate
in un’apposita convenzione tra il Ministero dell’economia e
delle finanze e il Commissario straordinario del Governo e,
comunque, per 200 milioni di euro entro il mese di  gennaio
2010  e,  per  la  parte   residua,   subordinatamente   al
conferimento o al trasferimento degli immobili  di  cui  al
comma 190, ed e’ estinta entro il 31 dicembre  2010,  anche
tramite il ricavato della vendita  delle  quote  dei  fondi
immobiliari di cui al comma 190  spettanti  al  Commissario
straordinario  del  Governo.   Per   ulteriori   interventi
infrastrutturali e’ autorizzata, a  favore  del  comune  di
Roma, la spesa di 100 milioni di euro per l’anno  2012;  al
relativo  onere   si   provvede   mediante   corrispondente
riduzione del fondo di cui all’art. 7-quinquies,  comma  1,
modificazioni, dalla legge  9  aprile  2009,  n.  33,  come
integrato dal  decreto-legge  23  novembre  2009,  n.  168,
nonche’ dalla presente legge.».
–  Si  riporta  il  testo  dell’art.  78   del   citato
«Art. 78 (Disposizioni urgenti per Roma capitale). – 1.
Al fine di assicurare  il  raggiungimento  degli  obiettivi
strutturali di risanamento della  finanza  pubblica  e  nel
rispetto  dei  principi  indicati   dall’art.   119   della
Costituzione, nelle more dell’approvazione della  legge  di
disciplina  dell’ordinamento,  anche  contabile,  di   Roma
Capitale  ai  sensi  dell’art.  114,  terzo  comma,   della
Costituzione, con decreto del Presidente del Consiglio  dei
Ministri, il Sindaco del comune  di  Roma,  senza  nuovi  o
maggiori oneri  a  carico  del  bilancio  dello  Stato,  e’
nominato  Commissario  straordinario  del  Governo  per  la
ricognizione  della  situazione  economico-finanziaria  del
comune e delle societa’ da esso partecipate, con esclusione
di quelle quotate  nei  mercati  regolamentati,  e  per  la
predisposizione  ed  attuazione  di  un  piano  di  rientro
dall’indebitamento pregresso.
Ministri: a) sono individuati gli istituti e gli  strumenti
disciplinati dal Titolo VIII del  testo  unico  di  cui  al
decreto legislativo 18 agosto 2000, n.  267,  di  cui  puo’
avvalersi il Commissario straordinario,  parificato  a  tal
fine  all’organo  straordinario  di   liquidazione,   fermo
restando quanto previsto al comma 6;  b)  su  proposta  del
Commissario   straordinario,   sono   nominati   tre    sub
commissari, ai quali possono  essere  conferite  specifiche
deleghe  dal  Commissario,  uno  dei  quali  scelto  tra  i
magistrati ordinari, amministrativi e contabili, uno tra  i
dirigenti della Ragioneria generale dello Stato e  uno  tra
gli appartenenti alla carriera prefettizia  o  dirigenziale
del Ministero dell’interno, collocati in posizione di fuori
ruolo o di comando per l’intera durata  dell’incarico.  Per
l’espletamento  degli  anzidetti   incarichi   gli   organi
commissariali  non  hanno  diritto  ad  alcun  compenso   o
indennita’, oltre alla retribuzione, anche  accessoria,  in
godimento all’atto  della  nomina,  e  si  avvalgono  delle
strutture comunali.  I  relativi  posti  di  organico  sono
indisponibili per la durata dell’incarico.
3. La gestione commissariale  del  comune  assume,  con
bilancio  separato  rispetto  a   quello   della   gestione
ordinaria, tutte  le  entrate  di  competenza  e  tutte  le
obbligazioni assunte alla  data  del  28  aprile  2008.  Le
disposizioni  dei  commi  precedenti  non  incidono   sulle
competenze ordinarie degli  organi  comunali  relativamente
alla gestione del  periodo  successivo  alla  data  del  28
aprile 2008. Alla  gestione  ordinaria  si  applica  quanto
previsto dall’art.  77-bis,  comma  17.  Il  concorso  agli
obiettivi per gli anni 2009 e 2010 stabiliti per il  comune
di Roma ai sensi del citato art. 77-bis  e’  a  carico  del
4.   Il   piano   di   rientro,   con   la   situazione
economico-finanziaria del comune e delle societa’  da  esso
partecipate  di  cui  al  comma  1,  gestito  con  separato
bilancio, entro il 30 settembre 2008,  ovvero  entro  altro
termine indicato nei decreti del Presidente  del  Consiglio
dei Ministri di cui ai commi  1  e  2,  e’  presentato  dal
Commissario straordinario al Governo, che l’approva entro i
successivi trenta giorni, con decreto  del  Presidente  del
Consiglio   dei   Ministri,   individuando   le   coperture
finanziarie  necessarie  per  la  relativa  attuazione  nei
limiti delle risorse allo scopo  destinate  a  legislazione
vigente.  E’  autorizzata  l’apertura   di   una   apposita
contabilita’   speciale.   Al   fine   di   consentire   il
perseguimento delle finalita’ indicate al comma 1, il piano
assorbe, anche in deroga a disposizioni di legge, tutte  le
somme derivanti  da  obbligazioni  contratte,  a  qualsiasi
titolo,  alla  data  di  entrata  in  vigore  del  presente
decreto, anche non scadute,  e  contiene  misure  idonee  a
garantire   il   sollecito    rientro    dall’indebitamento
pregresso. Il Commissario  straordinario  potra’  recedere,
entro lo stesso termine di presentazione del  piano,  dalle
obbligazioni contratte dal Comune anteriormente  alla  data
5. Per l’intera durata del regime commissariale di  cui
al presente articolo non puo’ procedersi alla deliberazione
di dissesto di cui  all’art.  246,  comma  1,  del  decreto
6. I decreti del Presidente del Consiglio dei  Ministri
di  cui  ai  commi  1  e   2   prevedono   in   ogni   caso
l’applicazione,  per  tutte   le   obbligazioni   contratte
anteriormente alla data di emanazione del medesimo  decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri, dei commi 2, 3 e
4 dell’art. 248 e del comma 12 dell’art.  255  del  decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Tutte  le  entrate  del
comune di competenza dell’anno 2008 e dei  successivi  anni
sono attribuite alla gestione corrente, di competenza degli
organi istituzionali dell’Ente.
7. Ai fini dei commi precedenti, per il comune di  Roma
sono  prorogati  di  sei  mesi  i  termini   previsti   per
l’approvazione del rendiconto relativo all’esercizio  2007,
per l’adozione della delibera di cui all’art. 193, comma 2,
del decreto legislativo  18  agosto  2000,  n.  267  e  per
l’assestamento del bilancio relativo all’esercizio 2008.
8. Nelle more dell’approvazione del piano di rientro di
cui al presente articolo,  la  Cassa  Depositi  e  Prestiti
S.p.A. concede al comune di Roma una anticipazione  di  500
milioni di euro a valere  sui  primi  futuri  trasferimenti
statali ad esclusione di quelli compensativi per i  mancati
introiti di natura tributaria.».
– Si riporta il testo dell’art. 193 del citato  decreto
«Art. 193 (Salvaguardia degli equilibri di bilancio). –
2.  Con  periodicita’  stabilita  dal  regolamento   di
contabilita’ dell’ente locale, e comunque almeno una  volta
entro il 30 settembre di ciascun anno, l’organo  consiliare
provvede con delibera ad effettuare la  ricognizione  sullo
stato di attuazione dei programmi. In  tale  sede  l’organo
consiliare da atto del permanere degli  equilibri  generali
di bilancio o, in caso  di  accertamento  negativo,  adotta
contestualmente i provvedimenti necessari  per  il  ripiano
degli eventuali debiti di cui all’art. 194, per il  ripiano
dell’eventuale disavanzo di amministrazione risultante  dal
rendiconto approvato  e,  qualora  i  dati  della  gestione
finanziaria   facciano   prevedere   un    disavanzo,    di
amministrazione  o  di  gestione,  per   squilibrio   della
gestione di competenza ovvero della gestione  dei  residui,
adotta le misure necessarie a ripristinare il pareggio.  La
deliberazione e’  allegata,  al  rendiconto  dell’esercizio
3. – 4. (Omissis).».
– Si riporta il testo dell’art. 248 del citato  decreto
«Art.   248   (Conseguenze   della   dichiarazione   di
dissesto). – 1. (Omissis) –
all’approvazione del rendiconto di  cui  all’art.  256  non
all’approvazione del  rendiconto  di  cui  all’art.  256  i
– Si riporta il testo del comma 12  dell’art.  255  del
citato decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267:
«12. Nei confronti della massa  attiva  determinata  ai
sensi del presente articolo non sono  ammessi  sequestri  o
procedure esecutive. Le procedure  esecutive  eventualmente
intraprese non determinano vincoli sulle somme.».
– Si riporta il testo del comma 41  dell’art.  2  della
(legge finanziaria 2008):
«41. E’ istituito, presso la Presidenza  del  Consiglio
dei ministri – Dipartimento per gli  affari  regionali,  il
Fondo di sviluppo delle isole  minori,  con  una  dotazione
finanziaria pari a 20 milioni di euro a decorrere dall’anno
2008. Il Fondo finanzia interventi  specifici  nei  settori
dell’energia, dei trasporti e della concorrenza, diretti  a
migliorare le condizioni e la  qualita’  della  vita  nelle
suddette zone, assegnando priorita’ ai progetti  realizzati
nelle aree protette e nella rete  «Natura  2000»,  prevista
Presidente della  Repubblica  8  settembre  1997,  n.  357,
ovvero  improntati  alla  sostenibilita’  ambientale,   con
particolare   riferimento   all’utilizzo   delle    energie
rinnovabili, al risparmio e all’efficienza energetica, alla
gestione dei  rifiuti,  alla  gestione  delle  acque,  alla
mobilita’ e alla  nautica  da  diporto  ecosostenibili,  al
recupero e al riutilizzo del patrimonio edilizio esistente,
al   contingentamento   dei    flussi    turistici,    alla
destagionalizzazione,   alla   protezione   degli   habitat
prioritari e delle specie protette, alla valorizzazione dei
prodotti  tipici,  alla   certificazione   ambientale   dei
servizi, oltre a  misure  dirette  a  favorire  le  imprese
insulari in modo che le stesse  possano  essere  ugualmente
competitive.  I  criteri  per  l’erogazione  del  Fondo  di
sviluppo delle isole minori sono stabiliti con decreto  del
Ministro per i rapporti con le regioni, di concerto con  il
Ministro dell’interno e con  il  Ministro  dell’economia  e
delle finanze, sentite l’Associazione nazionale dei  comuni
delle isole minori (ANCIM) e la Conferenza unificata di cui
e successive modificazioni. Con decreto del Ministro per  i
rapporti  con  le  regioni,  di  concerto  con  i  Ministri
dell’interno  e  dell’economia  e   delle   finanze,   sono
individuati   gli   interventi    ammessi    al    relativo
finanziamento,  previa   intesa   con   gli   enti   locali
– Si riporta il testo dell’art. 132 della Costituzione:
«Art. 132. Si puo’ con legge costituzionale, sentiti  i
Consigli  regionali,  disporre  la   fusione   di   Regioni
esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo  di
un milione d’abitanti, quando ne facciano  richiesta  tanti
Consigli comunali che rappresentino almeno un  terzo  delle
popolazioni interessate, e la proposta  sia  approvata  con
referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse.
Si puo’, con  l’approvazione  della  maggioranza  delle
popolazioni della Provincia o delle Province interessate  e
del Comune  o  dei  Comuni  interessati  espressa  mediante
referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli
regionali,  consentire  che  Province  e  Comuni,  che   ne
facciano  richiesta,  siano  staccati  da  una  Regione  ed
aggregati ad un’altra.».
TESTO COORDINATO DEL DECRETO-LEGGE 25 gennaio 2010, n. 2 – Testo del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2 (in Gazzetta Ufficiale – serie generale – n. 20 del 26 gennaio 2010), coordinato con la legge di conversione 26 marzo 2010, n. 42 (in questa stessa Gazzetta Ufficiale alla pag. 5) recante: «Interventi urgenti concernenti enti locali e regioni». (10A03902) (GU n. 72 del 27-3-2010 redazione redazione 2015-05-05T18:56:49+00:00