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Timestamp: 2019-07-19 01:07:55+00:00
Document Index: 76553581

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1341', 'art. 700', 'sentenza ', 'sentenza ']

25 Maggio 2012 | Autore: Angelo Greco
> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Maggio 2012
Per approvare le clausole vessatorie nei contratti on line non basta un semplice click ma è necessaria la firma digitale.
Clausole vessatorie inefficaci se approvate con un click del mouse e riconoscimento del ruolo di primaria importanza esercitato da eBay sul nuovo mercato dell’e-commerce: sono questi i due importantissimi principi enucleati lo scorso aprile da una innovativa sentenza del Tribunale di Catanzaro [1].
Ebay aveva staccato l’account di due società, colpevoli – a suo dire – di aver danneggiato, con condotte inadempienti, l’immagine e la notorietà della piattaforma. Le due ditte, che in prima battuta (con ricorso d’urgenza [2]) avevano visto respinte le loro doglianze, hanno invece ottenuto un capovolgimento del risultato nella fase di reclamo.
Nella sentenza in questione si spiega che la clausola che avrebbe consentito ad eBay di cancellare l’account delle due venditrici sarebbe da considerarsi vessatoria [3]. Ebbene, dice il giudice, i contratti su internet possono anche perfezionarsi con il click del mouse sul bottoncino col “carrello” (cosiddetto “pulsante negoziale virtuale”), ma le clausole vessatorie ivi contenute sono comunque inefficaci. Esse infatti, per la nostra legge, devono essere approvate specificamente per iscritto. Il click del mouse non si può mai sostituire a una firma (a cui tutt’al più potrebbe supplire una mail di posta certificata – PEC – o con la firma digitale).
Dunque, in assenza della forma scritta, i contratti sul web non possono contenere clausole vessatorie. L’alternativa? Si potrebbe ad esempio chiedere all’utente di stampare il form contrattuale e di spedirlo (anticipandolo magari per fax) all’altra parte.
È la prima volta che in Italia viene affermato questo principio. Non molto tempo fa, la stessa decisione era stata anticipata da un tribunale francese, chiamato a decidere la sorte delle clausole vessatorie presenti su Facebook.
Ovviamente, tale affermazione ha un impatto pratico notevole. Infatti, essa finisce per riconoscere l’inefficacia di una gran parte di clausole contrattuali sottoscritte dal consumatore sul web, clausole quindi che non potranno più essergli opposte. Non hanno valore – tanto per fare un esempio – le clausole che stabiliscono il rinnovo automatico del contratto o quelle che attribuiscono a un Tribunale specifico la competenza esclusiva a decidere sulle controversie che deriveranno dal contratto stesso. Ma saranno anche inefficaci tutte le limitazioni dei diritti (e ce ne sono parecchie) imposte all’utente di internet.
C’è un secondo punto della sentenza che colpisce.
Il giudice sottolinea la necessità [4] di ripristinare urgentemente l’account delle due società, in quanto, in caso di ritardo, potrebbe derivarne per esse un grosso danno commerciale. Il tribunale riconosce dunque alla piattaforma di e-commerce un ruolo tanto determinante sul mercato dell’online da poter decidere le sorti delle aziende, escludendole di fatto da tutti gli scambi. Il che significa, in parole molto semplici, che eBay È il mercato.
Si finisce così per attribuire al portale una funzione pubblica, come quella che potrebbe avere la borsa valori: “rotaie” su cui viaggiano i convogli (i titoli) delle varie aziende. Così eBay, pur essendo un soggetto privato, costituisce le rotaie del XXI secolo.
[1] Trib. Catanzaro, sent. n. 68/2011 del 18.04.2012, depositata il 30.04.2012.
[2] Art. 700 c.p.c.
[3] Sono vessatorie tutte quelle clausole che comportano un particolare sacrificio per colui che le sottoscrive e, pertanto, alterano l’equilibrio contrattuale (alcuni esempi: il rinnovo automatico del contratto, la possibilità di risolvere unilateralmente il contratto, la riserva di foro in caso di controversie, ecc. Cfr. art. 1341 c.c.).
[4] Cosiddetto “pariculum in mora”, elemento necessario (insieme al fumus boni iuris) per concedere un provvedimento cautelare come quello dell’art. 700 c.p.c.
2 Mag 2012 | di Redazione
14/06/2012 alle 20:21
la notizia e’ riferita a evento recente o del 2009/10?
14/06/2012 alle 20:27
La sentenza è di aprile 2012 (così come è espressamente scritto sull’articolo). I fatti per cui è causa, considerati i tempi della giustizia, potrebbero essere addirittura anteriori al 2010. Tuttavia non mi è dato conoscere le date degli avvenimenti che hanno fatto insorgere la controversia.
14/06/2012 alle 20:34
sarebbe interessante saperlo dato gli ultimi avvenimenti di ebay dove il fenomeno, per i venditori italiani, si è amplificato.
14/06/2012 alle 20:40
E’ sufficiente conoscere la data della sentenza.
05/06/2013 alle 19:35
Salve, ho subito anch’io, proprio ieri, sospensione a tempo indeterminato dell’account venditore, fattispecie identica alla sentenza catanzaro. Secondo lei portando ebay in tribunale c’e’ la possibilita’ di vedere il proprio account ripristinato, alla luce delle motivazioni della sentenza? Grazie
09/06/2013 alle 18:14