Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2019/06/conciliazione-non-scavalca-diffida-accertativa-a-seguito-di-ispezione.html
Timestamp: 2019-10-23 18:45:20+00:00
Document Index: 88380405

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'art. 410', 'art. 411', 'art. 412', 'art 12', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 12']

La conciliazione non “scavalca” la diffida accertativa a seguito di ispezione
La conciliazione che interferisce nel corso di una diffida accertativa nei confronti del datore di lavoro è subordinata alla diffida medesima: lo stabilisce una recente Nota pubblicata dall’Ispettorato del Lavoro in risposta a diversi quesiti sul tema.
La conciliazione che interferisce nel corso di una diffida accertativa nei confronti del datore di lavoro è subordinata alla diffida medesima: lo stabilisce una recente Nota pubblicata dall’Ispettorato del Lavoro in risposta a diversi quesiti sul tema. La conciliazione infatti – seppur contemplata dal comma 2 dell’art. 12 del D.Lgs. n. 124/2004 – per essere efficace deve essere effettuata secondo le modalità ivi stabilite, e le risultanze di quest’ultima con riferimento alle retribuzioni saranno valide sempreché rispettino l’importo retributivo previsto dall’articolo 1 del D.L. n. 338/1989, come convertito dalla Legge n. 389/1989.
Diffida e conciliazione
Nel corso delle procedure di diffide accertative, il ruolo della conciliazione finisce in secondo piano: a chiarirlo è la Nota n. 5066 del 30 maggio 2019, pubblicata dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
La questione non è però semplice come appare, soprattutto in relazione alla grande complessità del tema trattato, che è necessario approfondire.
L’Ispettorato del Lavoro si è espresso infatti con riferimento a numerose richieste di chiarimento avanzate nei suoi confronti, concernenti il caso in cui il procedimento di emanazione e convalida della diffida accertativa per crediti patrimoniali di cui all’art. 12 del D.Lgs. n. 124/2004 vada a interferire con le procedure di conciliazione svolte presso l’Ispettorato Territoriale del Lavoro ai sensi dell’art. 410 c.p.c., in sede sindacale ex art. 411 c.p.c. o nelle forme della risoluzione arbitrale ai sensi dell’art. 412 c.p.c.
Prima però di segnalare quanto statuito dall’INL è bene riepilogare brevemente gli istituti citati.
Il D.Lgs. n. 124/2004, all’art 12 prevede che qualora nell’ambito dell’attività di vigilanza emergano inosservanze alla disciplina contrattuale da cui scaturiscono crediti patrimoniali in favore dei prestatori di lavoro, gli Ispettori avranno il compito di diffidare il datore di lavoro a corrispondere gli importi risultanti dagli accertamenti effettuati.
Entro 30 giorni dalla notifica della diffida accertativa, il datore di lavoro può promuovere tentativo di conciliazione presso l’ITL competente, e in caso di accordo (come risultante da verbale che deve essere sottoscritto dalle parti), il provvedimento di diffida perde efficacia.
La scelta operata dal Legislatore in ordine alla possibilità di esercitare la conciliazione, a parere della recente Nota n. 5066/2019 “appare coerente con la peculiare natura dell’istituto fondato su un accertamento ispettivo in ordine all’an e al quantum debeatur in favore del lavoratore, secondo i principi di certezza, liquidità ed esigibilità del credito”.
Ad ogni modo si ritiene che l’unica modalità valida di esercizio della conciliazione a seguito di diffida accertativa, sia quella di cui all’art. 11 del D.Lgs. n. 124/2004, ossia la conciliazione monocratica: ciò è chiarito anche dalla Circolare n. 24/2004 del MLPS.
La conciliazione (monocratica) di cui all’art. 11 del D.Lgs. n. 124/2004 può essere preventiva o contestuale, ma può avvenire anche – ai sensi dell’art. 12 – a seguito di un accertamento ispettivo: essa infatti avviene nel corso dell’espletamento di un accesso ispettivo, nell’ambito dell’attività di vigilanza; diversamente da quanto previsto nell’ipotesi della conciliazione monocratica, tale procedura non incide però sullo svolgimento del procedimento ispettivo.
In caso di conciliazione con le modalità di cui all’art. 12, comma 2, la diffida accertativa “perde efficacia” ed “il credito vantato dal lavoratore sarà pari alla somma concordata in sede conciliativa.
Sotto il profilo contributivo e assicurativo però, difformemente da quanto avviene per la conciliazione monocratica che non presuppone alcun accertamento da parte dell’organo di vigilanza, i versamenti non possono essere inferiori all’importo…
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