Source: http://psicologiaesordita.blogspot.com/2008/06/legge-5-febbraio-1992-n-104.html
Timestamp: 2017-12-13 07:15:30+00:00
Document Index: 50641741

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'art. 33', 'sentenza ']

Psicologia e Sordità: Legge 5 febbraio 1992, n. 104
l-bis) a programmare interventi di sostegno alla persona e familiare come prestazioni integrative degli interventi realizzati dagli enti locali a favore delle persone con handicap di particolare gravità, di cui all'articolo 3, comma 3, mediante forme di assistenza domiciliare e di aiuto personale, anche della durata di 24 ore, provvedendo alla realizzazione dei servizi di cui all'articolo 9, all'istituzione di servizi di accoglienza per periodi brevi e di emergenza, tenuto conto di quanto disposto dagli articoli 8, comma 1, lettera i), e 10, comma 1, e al rimborso parziale delle spese documentate di assistenza nell'ambito di programmi previamente concordati; (9)
LA LEGGE IN CHIARO
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Certificazione di handicap in situazione di gravita' (Legge 104/92)
"Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l 'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale e in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici (art. 3, comma 3, legge 104).
Il riconoscimento di "situazione di gravità" è quindi diverso dal semplice riconoscimento di stato di handicap ed é necessario perché i genitori o i sordi adulti stessi possano avere alcune agevolazioni.
-prolungamento fino a tre anni del periodo di astensione- facoltativa dal lavoro (art. 7, Legge 1204/1971 ) o, in alternativa, due ore di permesso giornaliero retribuito fino al compimento del terzo anno di vita del bambino.
-successivamente at compimento del terzo anno di vita, a tre giorni di permesso retribuito mensile
-congedo straordinario, legge 388/2000
-permessi retribuiti per gli adulti sordi lavoratori
Purtroppo non c'è un collegamento automatico, previsto dalla legge, fra sordomutismo e stato dì gravità e quindi non tutte le ASL concedono questo riconoscimento.
La Circolare del Ministero del Tesoro n. 34 del 30/3/98 sul problema del riconoscimento dello stato di gravità del "sordomuto", riconosce lo stato di gravità per i sordomuti in età evolutiva. Superata l'età evolutiva le Commissioni dovranno valutare caso per caso se ci siano o meno i requisiti, mentre la stessa circolare afferma: "Permane, in ogni caso, il riconoscimento del sordomuto quale handicappato, anche quando non in situazione di gravità ".
La Commissione Medica deve effettuare la visita di accertamento entro 3 mesi dalla data di presentazione della domanda e deve rilasciare la certificazione entro 60 giorni dalla visita.
La Regione Lombardia, nella Circolare n. 1405 del 22/12/95, inviata ai Presidenti delle Commissioni ha affermato che il sordomuto è sempre da considerarsi in stato di gravità, sottolineando che va preso in considerazione lo svantaggio sociale e non già la minorazione fisica o sensoriale nella valutazione del grado di handicap.
La domanda per il riconoscimento di handicap in situazione di gravità va presentata alle proprie ASI. di appartenenza e vinte esaminata dalle apposite Commissioni Mediche.
Ricorso contro il giudizio della Commissione Medica
Nel caso in cui non venga riconosciuto lo state di gravità e si ritenga di averne diritto, è possibile presentare un ricorso al Ministero del Tesoro, Direzione Generale dei Servizi Vari e delle Pensioni di guerra entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione (art. 1, comma 8, legge 295/1990). Il ministero, sentito il parere della Commissione Medica Superiore e di Invalidità Civile, entro 180 giorni comunicherà la sua decisione all'interessato, alla Commissione Medica e alla Commissione Medica periferica. Nel caso di mancata risposta, che va intesa come silenzio-dissenso, o nel caso di mancato accoglimento del ricorso, può essere richiesto l'intervento del giudice ordinario, con citazione in giudizio del Ministero del Tesoro.
Dal 1 gennaio 2006 il ricorso è ancora possibile entro 60 giorni ma non se ne occupa piu’ il ministero del tesoro bensì il tribunale giudiziario
Certificazione di handicap (Legge 104/92)
N.B. Ci sono state modifiche introdotte dalla Legge 8 marzo 2000, n. 53 e dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151
L'art. 3 della legge 104/92 definisce: "e’ persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che é causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione. La persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo favore in relazione alla natura e alla consistenza della minorazione, alla capacità complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative."
L'art. 4 recita: "Gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficolta’, alla necessità dell’intervento assistenziale permanente e alla capacita’ complessiva individuale residua, di cui all’art. 3, sono effettuati dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche di cui all’articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie locali.
Tale certificazione viene rilasciata dalle apposite Commissioni Mediche presso le proprie ASL di appartenenza.
A chi è riconosciuto sordomuto spetta anche, se richiesta, la certificazione dello stato di handicap. E' quindi consigliabile barrare il quadratino "certificazione di handicap” oltre a quello di "sordomutismo'`, in modo che la Commissione rilasci contemporaneamente le due certificazioni. Nel caso si tratti di un minore, è opportuno richiedere subito la certificazione di handicap in stato di gravità.
Quando la certificazione di handicap viene richiesta in un momento successivo al riconoscimento di sordomutismo e/o minore ipoacusico, si allegherà alla domanda la copia del riconoscimento. Il richiedente sarà comunque riconvocato per una visita da parte della Commissione.
La certificazione di handicap deve essere richiesta per il minore riconosciuto ipoacusico per avere i benefici previsti dalla legge.
Permessi di lavoro e modulo (Legge N° 104/92)
Disposizioni sull'applicazione dell'art. 33 della legge 104/1992. Circolari interpretative.
Le modifiche apportate dalla Legge 53/2000 alla legge art. 33 delle legge 104/92 hanno superato alcuni problemi interpretativi che hanno dato luogo a diversi orientamenti assunti dall'Inps, dal Ministero del Lavoro e dal Consiglio di Stato in merito alla fruizione delle agevolazioni e dei permessi previsti per i familiari che assistono disabili in situazione di gravità e per gli stessi disabili se lavoratori dipendenti.
Tali orientamenti sono contenuti nella Circolare del Ministero del Lavoro 161/96 e nel parere del Consiglio di Stato 11434/96 oltre che nella circolare Inps 211 del 31.10.1996. L'INPS, con propria circolare del 18 febbraio n. 37, è intervenuta per l'ennesima volta a modificare le proprie disposizioni in materia di permessi lavorativi, per dipendenti assicurati INPS, ai sensi dell'articolo 33 della Legge 104/1992.
Gli orientamenti di seguito riassunti, nella misura in cui contrastano con la nuova legge, sono da considerare superati dalle disposizioni contenute nella circolare Inps del 17 luglio 2000 n. 133.
Lavoratori handicappati in situazione di gravità
• Il lavoratore handicappato in situazione di gravità può usufruire solo dei permessi concessi a titolo personale, ma non di quelli per assistere un familiare convivente a sua volta disabile grave.
• I permessi lavorativi possono essere concessi anche al familiare del lavoratore handicappato grave che già fruisca in proprio dei permessi, a condizione che:
- il disabile abbia effettiva necessità di essere assistito dal familiare convivente lavoratore; questa necessità verrà valutata da un medico della Sede INPS competente;
- nel nucleo non sia presente un altro familiare non lavoratore in grado di prestare assistenza. Gli studenti vengono di fatto equiparati ai lavoratori anche nei periodi di inattività scolastica; se universitari devono dimostrare la regolare effettuazione di esami.
• La novità meno favorevole della circolare prevede, contrariamente a precedenti disposizioni, che da parte dei lavoratori disabili non possano essere fruiti cumulativamente nello stesso mese sia i permessi giornalieri di due ore che quelli mensili di tre giorni. Questo orientamento è confermato dalla nuova formulazione dell'art. 33 come modificato dalla legge 53/00.
L'alternatività dei due tipi di permessi è ammissibile solo in mesi diversi. Un esempio: il disabile può in marzo utilizzare i tre giorni di permesso e in aprile fruire delle due ore giornaliere, ma non può cumulare tre giorni e due ore nello stesso mese. Il disposto della circolare INPS 211/1996, su questo aspetto, si deve quindi considerare superato.
Genitori degli handicappati gravi
La circolare 37/99 prevedeva alcune limitazione nel caso in cui un coniuge non era lavoratore dipendente.
• Quando il padre non svolge alcuna attività lavorativa, la madre non può fruire di nessuno dei benefici previsti dall'articolo 33 e cioè:
- prolungamento dell'astensione facoltativa;
- permessi orari previsti fini ai tre anni di vita del bambini;
- permessi giornalieri.
• Nel caso in cui uno dei genitori non lavori è comunque possibile, per l'altro familiare, ottenere i permessi per alcuni "motivi obiettivamente rilevanti" e cioè:
- grave malattia del genitore non lavoratore (valutata dal medico INPS);
- ricovero in struttura sanitaria del genitore non lavoratore;
- presenza nel nucleo familiare di più di tre di figli minorenni;
- presenza nel nucleo di un altro figlio di età inferiore a sei anni;
- necessità di assistenza del figlio handicappato grave in situazione di gravità anche in ore notturne (valutata dal medico INPS).
• Nel caso di madre lavoratrice dipendente (assicurata INPS) e padre lavoratore autonomo, la prima potrà usufruire di tutti i benefici di cui all'articolo 33 (prolungamento dell'astensione facoltativa, permessi orari fino ai tre anni di vita del bambino, permessi giornalieri).
• Nel caso di padre lavoratore dipendente e madre lavoratrice autonoma, il primo potrà fruire solo dei permessi giornalieri.
I documenti in questione comprendono anche novità interpretative di grande rilievo sui seguenti altri punti :
1. Diritto del genitore lavoratore dipendente quando l'altro genitore è lavoratore autonomo ai tre giorni di permesso mensile (in base all'art. 33, comma 3, legge 104/92):
in questo caso si afferma che il genitore lavoratore ha diritto ai permessi in questione in quanto l'altro genitore (ancorchè lavoratore non dipendente) è impossibilitato a farlo essendo impegnato nello svolgimento della sua attività lavorativa.
2. Diritto del genitore lavoratore dipendente a ottenere i permessi mensili (art. 33, 3º comma) quando l'altro genitore non sia lavoratore (neppure autonomo) ma sia impedito ad adempiere agli obblighi di assistenza familiare a causa di un motivo obiettivamente rilevante (es. malattia documentata) o comunque di un insormontabile impedimento obiettivo, documentabile come tale.
3. Possibilità per il genitore o familiare lavoratore che assista con continuità un parente o un affine entro il terzo grado con handicap in situazione di gravità, con lui convivente, di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio.
È stata proposta questione di illegittimità costituzionale dell'art. 33, comma 5, nella parte in cui non prevede che tale diritto spetti anche nel caso che l'esigenza di assistere il disabile sorga in un momento in cui il lavoratore non sia più convivente, e richieda di essere trasferito per prestare assistenza al congiunto.
La Corte Costituzionale ha respinto la questione dichiarandola non fondata, argomentando che il legislatore con la legge 104 del 1992 ha "ragionevolmente previsto - quale misura aggiuntiva - la salvaguardia della assistenza in atto, accettata dal disabile, al fine di evitare rotture traumatiche, e dannose, della convivenza", ma non anche, secondo il ragionamento della Corte, la ricostituzione della convivenza finalizzata a dare al familiare invalido la necessaria ed indispensabile assistenza (sul presupposto che accettare un ragionamento del genere significherebbe dare troppa importanza alla norma, in quanto non è, secondo la Corte Costituzionale, immaginabile che l'assistenza ai disabili si fondi esclusivamente su quella familiare).
Pertanto dovrebbe negarsi il diritto al trasferimento di sede a quei lavoratori che intendessero assistere i familiari che, per le più svariate cause, fossero divenuti disabili nel corso della loro vita, negando agli stessi il diritto ad essere assistiti dai parenti che si rendono disponibili a prestare assistenza, dando rilievo alla sola convivenza in atto e non anche a quella che potrebbe ricrearsi con l'intento di tutelare ed assistere il portatore di handicap.
Tenuto conto di questo orientamento sarebbe utile che il lavoratore comunicasse tempestivamente (al momento della assunzione per coloro che fossero avviati nel settore pubblico impiego, mentre nel privato sarebbe meglio fare la richiesta di trasferimento dopo avere superato il periodo di prova) al datore di lavoro la propria intenzione di chiedere il trasferimento di sede per assistere il congiunto disabile.
Invitiamo le strutture che dovessero affrontare casi del genere a contattare l'Ufficio Giuridico Sindacale per valutare, anche assieme ai nostri legali, la possibilità di attivare sia l'azione sindacale che il contenzioso per ribaltare questo orientamento, decisamente restrittivo ed anche poco comprensibile tenuto conto del valore che viene attribuito alla tutela dei portatori di handicap.
4. Possibilità per il lavoratore non convivente di ottenere i permessi mensili per assistere il familiare disabile:
il Ministero del Lavoro prendendo lo spunto dalla sentenza citata n. 325/1996 della Corte Costituzionale, ha interpretato la norma nel senso che la convivenza deve intendersi in senso effettivo e non solo anagrafico.
Quindi rispetto ai tre giorni di permesso mensili, gli stessi non possono essere concessi quando il dipendente lavora in una sede notevolmente distante dalla località nella quale risulta anagraficamente residente con il congiunto disabile.
5. Possibilità per il familiare di disabile in situazione di gravità di cumulare i tre giorni di permesso mensile con le due ore di permesso giornaliero:
viene ribadita la non cumulabilità dei due benefici e l'alternatività del godimento degli stessi.
6. Possibilità di frazionare i tre giorni di permesso mensile di cui all'art. 33, comma 3, in permessi orari:
si conferma l'orientamento favorevole alla frazionabilità dei permessi suddetti, purchè il frazionamento non superi le 18 ore mensili.
7. Possibilità per il lavoratore disabile di cumulare i tre giorni di permesso mensile con i permessi orari giornalieri:
l'Inps con sua circolare 211 del 31 ottobre 1996, interpretando restrittivamente la normativa, ha precisato che il lavoratore disabile che chiede, nello stesso mese, sia i permessi giornalieri (2 ore al giorno per il numero dei giorni lavorativi) che i tre giorni di permesso mensile, ha diritto di godere, per quel mese ad un massimo di 44 ore di permesso che siano comprensive anche dei tre giorni di permesso mensile richiesti.
L'istituto effettua il seguente calcolo:
- ore giornaliere di permesso spettanti = 2 x
- giorni lavorativi del mese = 22
- totale 44 ore
- permessi giornalieri richiesti 8 ore x 3 gg. = 24 ore
Il lavoratore disabile può in questo caso chiedere oltre ai 3 giorni di permesso mensile altre 20 ore di permesso da fruire in ragione di due ore al giorno.
Cosa fare per ottenere le agevolazioni dell'art. 33 della legge 104/92
1. Richiesta di accertamento della situazione di gravità indirizzata alle Commissioni Mediche delle Aziende A.S.L. di residenza, a cui occorre allegare:
a) Certificato di stato di famiglia.
b) Certificato di invalidità della persona da assistere.
2. Dopo avere ottenuto il riconoscimento della gravità, occorre presentare domanda al datore di lavoro e successivamente all'INPS per usufruire dei permessi allegando:
a) Certificato della situazione di gravità come previsto al punto 1).
b) Certificato di stato di famiglia.
c) Modulo compilato.
Occorre fare molta attenzione nella compilazione della domanda e nella sottoscrizione delle dichiarazioni di responsabilità che la stessa richiede.
Permessi 104/92: precisazioni 13° mensilità
Nota circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica 8 marzo 2005 - “Permessi retribuiti di cui all’art. 33, commi 2 e 3, della legge n. 104/1992”
Numerose richieste di chiarimenti pervengono in ordine all’incidenza o meno, sulla 13a mensilità, dei permessi retribuiti di cui all’art. 33, commi 2 e 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale ed i diritti delle persone handicappate).
Sull’argomento che più volte è stato oggetto di incertezze sul piano applicativo, si è ritenuto opportuno, in attesa che la materia venga disciplinata in sede contrattuale, l’intervento da parte di questo Dipartimento al fine di fornire alle amministrazioni un indirizzo univoco allo scopo di evitare situazioni di discriminazione tra dipendenti pubblici che usufruiscono del medesimo beneficio.
Come già accennato in premessa, il punto nodale della questione riguarda l’incidenza o meno sul calcolo dei ratei della tredicesima mensilità dei permessi retribuiti di cui all’articolo 33, commi 2 e 3, della legge n. 104/1992, che prevedono per i soggetti disabili, nonché per i familiari che li assistono, due ore di permesso al giorno o tre giorni di permesso al mese. La rilevanza della questione ha reso necessario da parte di questo Dipartimento, il ricorso all’Avvocatura Generale dello Stato, per l’acquisizione di un apposito parere.
Il predetto organo, con nota n. 142615 del 2 novembre 2004, nell’esprimersi in merito alla problematica, è giunto alla conclusione che “... vista la ratio di tutela e protezione della normativa in esame a favore di soggetti particolarmente deboli, tra cui i lavoratori familiari di persone portatrici di handicap, e vista l’evidente finalità sociale delle disposizioni esaminate, non si può non interpretare la normativa in esame, nel senso che la tredicesima mensilità non subisce decurtazioni o riduzioni nell’ipotesi nella quale un lavoratore scelga di fruire dei permessi disposti dai commi 2 e 3 del citato articolo 33.
Del resto, analoga disciplina è direttamente seguita dal legislatore in casi analoghi, come nell’ipotesi di periodi di assenza per malattia ed infortunio, per gravidanza e puerperio e nel caso di congedo matrimoniale”.
Alla luce di quanto sopra rappresentato e in aderenza al parere dell’Avvocatura Generale dello Stato, lo scrivente Dipartimento ritiene di poter affermare che la fruizione dei permessi retribuiti, di cui all’articolo 33, commi 2 e 3, della legge n. 104 del 1992, non comporta alcuna riduzione sulla tredicesima mensilità
Congedi parentali sulla legge 104/92
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 233 del 8 giugno 2005, ha stabilito che anche il fratello o la
sorella conviventi con soggetto portatore di handicap grave possono beneficiare del congedo straordinario retribuito di due anni,
qualora i genitori siano impossibilitati a provvedere all’assistenza del figlio perché totalmente inabili.