Source: https://www.laleggepertutti.it/169541_posso-comprare-un-elenco-di-numeri-di-telefono-cellulare
Timestamp: 2018-09-24 08:32:04+00:00
Document Index: 56756150

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 47', 'art. 13', 'sentenza ']

Posso comprare un elenco di numeri di telefono cellulare?
Illegittima la cessione dei dati personali senza il consenso dei titolari del numero di cellulare anche se poi i messaggi con sms non vengono spediti.
Ti è mai capitato di ricevere una telefonata da una società con la quale non hai mai avuto alcun tipo di rapporto e chiederti come mai questa ha il tuo numero di telefono e, magari, anche quello del cellulare? Quando non sono le stesse società di telemarketing a raccogliere i dati personali dagli elenchi pubblici, li ottengono da società terze che a loro volta li acquistano da altri operatori economici. Ed ecco che, dopo aver acquistato un’auto vieni contattato da una differente società che vende pezzi di ricambio o polizze assicurative; o dopo aver siglato un contratto di energia elettrica arrivano decine di chiamate da altri operatori; ed ancora chi si registra in un sito di viaggi riceve sms promozionali da catene di negozi. Insomma, in nostri dati circolano alla velocità della luce. Ma tutto ciò è illegale. Così come non è possibile vendere, è altresì vietato comprare un elenco di numeri di telefono da altri soggetti. Non importa che tali dati siano pubblici perché reperiti su albi, elenchi telefonici o siti internet. Chi comunica i propri dati ne autorizza il trattamento solo al soggetto cui tali dati sono stati ceduti e, quindi, previo consenso esplicito. I numeri di telefono, così come qualsiasi altra informazione privata, non può essere oggetto di scambio. A chiarirlo è la Cassazione con una sentenza di questa mattina [1].
Vendere e utilizzare dati personali altrui, per i quali i diretti interessati non hanno mai fornito alcuna autorizzazione alla cessione, è illegale. Così come è illegale acquistarli da altri in blocco, senza che il diretto interessato abbia prima autorizzato la cessione (cosa che non succede quasi mai). In questo caso a sanzionare l’illecito trattamento dei dati altrui è il Garante della Privacy che può irrogare sanzioni anche molto salate su segnalazione del singolo utente che ha ricevuto un sms non richiesto e non gradito. Ma non solo: la mega sanzione scatta solo per la cessione dei numeri di telefono, anche se manca la prova dell’effettiva ricezione dei messaggini da parte di un numero significativo di destinatari presenti nell’archivio.
Anche la cessione dei dati a una società di telemarketing è illegale se non è stata previamente fornita l’informativa all’interessato e quest’ultimo non abbia barrato l’apposita casella firmando l’autorizzazione al trattamento da parte di terzi per finalità commerciali. Così, ad esempio, la ditta X che comunica alla società Y i nominativi dei propri clienti e i relativi numeri di cellulare per farli contattare per una promozione commette illecito se non ha prima ottenuto un consenso scritto.
[1] Cass. sent. n. 18619/17 del 27.07.2017.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 3 maggio – 27 luglio 2017, n. 18619
Si deduce che deve ritenersi erronea l’esclusione nella fattispecie dell’aggravante de qua che prevede che in altri casi di maggiore gravità e, in particolare, di maggiore rilevanza del pregiudizio per uno o più interessati, ovvero quando la violazione coinvolge numerosi interessati, i limiti minimo e massimo delle sanzioni di cui al presente Capo sono applicati in misura pari al doppio, poiché motivata in ragione della mancata prova che effettivamente gli sms inviati dalla Buongiorno Marketing, su incarico della BBJ, avessero raggiunto una significativa quantità di soggetti presenti nel database della Cemit.
Si osserva che in realtà le violazioni contestate, ed oggetto dell’ordinanza opposta, concernevano la violazione degli artt. 13 e 23 del D. Lgs. n. 196/2003 e cioè la cessione non autorizzata del database, contenente oltre duecentomila utenze telefoniche, e senza avere preventivamente offerto l’apposita informativa e senza avere ottenuto il consenso degli interessati alla cessione dei loro dati.
In tale prospettiva diviene quindi irrilevante, ed esula dall’oggetto dell’illecito contestato, la circostanza che poi i titolari dei dati ceduti siano stati effettivamente raggiunti da sms elettorali, in attuazione dell’incarico convenuto tra il cedente e la cessionaria, e tra quest’ultima e la subappaltatrice dell’incarico.
Preliminarmente deve essere disattesa l’eccezione di inammissibilità del ricorso formulata dalla controricorrente invocando la violazione dell’art. 366 bis c.p.c., per l’omessa formulazione da parte dell’Autorità ricorrente del quesito di diritto, atteso che, in ragione della data di pubblicazione del provvedimento impugnato, non può trovare applicazione la norma invocata, peraltro abrogata per effetto della legge n. 69/2009, e ciò in attuazione della disposizione transitoria di cui all’art. 47 co. 1 lett. d) della medesima legge.
Ne consegue che la valutazione di insussistenza della contestata aggravante è frutto di un’erronea applicazione della norma da parte del giudice di merito che, anziché guardare al numero dei soggetti, i cui dati erano interessati dalla cessione non autorizzata, ha preso in considerazione il diverso profilo del successivo trattamento ed utilizzo degli stessi dati per fini elettorali, attività questa che, come visto, ben può configurare una diversa violazione della medesima previsione di cui al citato art. 13.
Il ricorso deve quindi essere accolto e la sentenza deve essere cassata, con rinvio per un nuovo esame al Tribunale di Milano, in persona di diverso magistrato che provvederà anche sulle spese del presente giudizio.