Source: http://www.avvocatogratis.it/luglio-2014/919-dipendente-pubblico-svolge-il-ruolo-di-rappresentante-legale-in-una-societ.html
Timestamp: 2016-12-03 04:41:29+00:00
Document Index: 20269312

Matched Legal Cases: ['art. 98', 'art. 97', 'art. 53', 'art. 60', 'art. 7', 'art. 1']

Cerca...	Dipendente pubblico svolge il ruolo di rappresentante legale in una società
buon giorno, desidero richiedere: un impiegato pubblico impiego (parte time18 ore), puo' essere nominato rappresentante legale in una società S.n.c. oppure S.rl, sita in altra provincia dalla normale sede di lavoro? Tale qualifica non vanifica o interferisce con il nomale svolgimento dell'attività di Pubblico Ufficiale. E' un semplice agente di polizia municipale Grazie RISPOSTA
Premesso che per i dipendenti pubblici vale il dovere di esclusività che è un dovere costituzionale. Secondo l’art. 98 della Costituzione “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione” e di conseguenza è loro precluso lo svolgimento di attività che li pongano in contrasto o comunque li distolgano dalle funzioni proprie dell’amministrazione, di cui, secondo l’art. 97 della Costituzione, va garantito “il buon andamento e l’imparzialità”. Secondo l’articolo 60 del D.P.R. n. 3/1957 (richiamato dall’art. 53 del dlgs. 165/2001) il dipendente pubblico “non può esercitare il commercio e l’industria, né alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite ai fine di lucro…” Sussistono pertanto tali limitazioni quando il dipendente svolge attività di amministratore in: - società per azioni - società a responsabilità limitata - società in accomandati per azioni. L’incompatibilità si estende inoltre alle cariche di socio accomandatario di società in accomandita semplice e di socio in società in nome collettivo. La limitazione non sussiste invece quando la qualifica di socio non è accompagnata dall’assunzione della legale rappresentanza della società (ad esempio, il socio accomandante). Le norme sino ad ora citate, non si applicano in caso di dipendente pubblico in part time non superiore al 50%, ai sensi del comma 6 dell'articolo 53 del testo unico pubblico impiego. 6. I commi da 7 a 13 del presente articolo si applicano ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, compresi quelli di cui all'articolo 3, con esclusione dei dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al cinquanta per cento di quella a tempo pieno, dei docenti universitari a tempo definito e delle altre categorie di dipendenti pubblici ai quali è consentito da disposizioni speciali lo svolgimento di attività libero-professionali. Il divieto generalizzato che preclude al dipendente pubblico di esercitare “il commercio, l'industria ne alcuna professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro”, è derogato quando la prestazione lavorativa non eccede la metà del debito orario normalmente previsto.La riduzione quantitativa della prestazione nei limiti suddetti è condizione necessaria, ma non sufficiente a rendere lecito l’esercizio di un’attività concomitante (legale rappresentante di società) altrimenti tassativamente vietata. L’attività concomitante, infatti, sebbene riconducibile ad uno degli elementi della casistica enumerati dall’art. 60 del D.P.R. 10/1/1957 n. 3, deve avere un contenuto tale da non configurare conflitto di interessi in relazione al suo contenuto. Dal contenuto della tua email, mi pare di capire che non possa sorgere, in questo caso, alcun conflitto di interesse con lo svolgimento delle funzioni di agente di polizia municipale. Ad ogni modo, sul dipendente in part time non superiore al 50% delle ore, incombe comunque l’obbligo di indicare il contenuto di tale attività al datore di lavoro, affinché il Comune possa accertare un'eventuale situazione di conflitto di interessi La necessità della comunicazione al Comune e della necessità dell'autorizzazione del datore di lavoro si deduce dalle seguenti norme: l’art. 7 del c.c.n.l. 14/9/2000, i cui commi 7 e 9 prevedono, rispettivamente che “i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo parziale, qualora la prestazione lavorativa non sia superiore al 50% di quella a tempo pieno, nel rispetto delle vigenti norme sulle incompatibilità, possono svolgere un'altra attività lavorativa e professionale, subordinata o autonoma, anche mediante l'iscrizione ad albi professionali” e che “nel caso di verificata sussistenza di un conflitto di interessi tra l'attività esterna del dipendente - sia subordinata che autonoma – e la specifica attività di servizio, l'ente nega la trasformazione del rapporto a tempo parziale”. Il principio della necessità dell'autorizzazione del datore di lavoro, in assenza di conflitto di interessi, si desume anche dall’art. 1, comma 58 della Legge 23/12/1996 n. 662, il quale prevede espressamente che “il dipendente è tenuto, inoltre, a comunicare, entro quindici giorni, all'amministrazione nella quale presta servizio, l'eventuale successivo inizio o la variazione dell'attività lavorativa”. Detto ciò, il Comune – datore di lavoro potrebbe non autorizzare soltanto un’attività potenzialmente in grado di confliggere con il contenuto delle prestazioni lavorative del dipendente, quindi in conflitto di interessi. Non mi sembra questo il caso … A disposizione per chiarimenti. Cordiali saluti. Paga la tua consulenza