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Timestamp: 2018-12-19 03:27:01+00:00
Document Index: 49044408

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Adunanza Plenaria Consiglio di Stato, sentenza n. 4/2016 | IRPA
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Con la presente sentenza il Consiglio di Stato si esprime su diverse questioni rilevanti: tutela della concorrenza e tutela del consumatore da pratiche commerciali lesive; riparto di competenze tra il giudice amministrativo e l’AGCM in tema di applicazione del codice del consumatore o del codice delle comunicazioni elettroniche e nuova interpretazione del principio di specialità in materia, anche alla luce del diritto europeo.
N. 00004/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00017/2015 REG.RIC.A.P.
sul ricorso numero di registro generale 17 di A.P. del 2015, proposto da:
Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – Antitrust, in persona del Presidente pro tempore, rappresentata e difesa per legge dall’Avvocatura dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;
Wind Telecomunicazioni Spa, in persona del legale rappresentate pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Gian Michele Roberti, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, via del Foro Traiano, 1/A;
Vito Rizzo;
Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, in persona del Presidente pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Bruno Nascimbene e Aristide Police, con domicilio eletto presso l’avvocato Aristide Police in Roma, via di Villa Sacchetti, 11;
Telecom Italia S.p.A., in persona del legale rappresentate pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Fausto Caronna e Mario Siragusa, con domicilio eletto presso l’avvocato Mario Siragusa in Roma, piazza di Spagna, 15;
della sentenza del T.A.R. Lazio, Roma, Sez. I, n. 01754/2013, resa tra le parti, concernente l’irrogazione di sanzione amministrativa pecuniaria per pratica commerciale scorretta.
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Wind Telecomunicazioni Spa, di Telecom Italia Spa e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 9 dicembre 2015 il Cons. Paolo Giovanni Nicolò Lotti e uditi per le parti l’Avvocato dello Stato Meloncelli e gli avvocati Roberti, Nascimbene, Caronna, e Siragusa;
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Roma, Sez. I, con la sentenza 18 febbraio 2013, n. 1754, ha accolto il ricorso proposto dall’attuale parte appellata Wind Telecomunicazioni Spa per l’annullamento della decisione 6 marzo 2012, n. 23356, assunta all’esito del procedimento PS7002 e notificata a Wind Telecomunicazioni Spa in data 23 marzo 2012, con cui l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha condannato Wind Telecomunicazioni Spa, in qualità di professionista, al pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria di euro 200.000,00 in relazione alla pratica commerciale giudicata scorretta ai sensi degli artt. 20, 24, 25 e 26, lett. f), d.lgs. n. 206-2005 (Codice del Consumo), e “consistente nell’aver omesso di informare in maniera adeguata gli acquirenti delle SIM dell’esistenza di servizi accessori già attivati, fra i quali, in particolare, la navigazione in internet ed il servizio di segreteria telefonica”.
La sentenza è stata appellata avanti al Consiglio di Stato e la Sezione VI, cui è stato assegnato il ricorso, con ordinanza 18 settembre 2015, n. 4351, ha rimesso all’Adunanza Plenaria le seguenti questioni:
b) in caso affermativo, se la circostanza che lo jus superveniens abbia attribuito ad AGCM la competenza all’esercizio del potere sanzionatorio in materia di pratiche commerciali scorrette comporti il venir meno dell’interesse alla decisione in ordine alla censura di incompetenza – formulata con riguardo alla sanzione adottata da tale Autorità nel precedente regime – anche nell’ipotesi in cui la nuova norma abbia aggravato il procedimento di irrogazione della sanzione con la previsione della necessaria acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione.
Le parti, in sede di discussione avanti a questa Adunanza all’udienza 9 dicembre 2015, hanno riproposto le tesi già ribadite negli atti depositati in giudizio, insistendo sulla necessità di deferimento della questione oggetto del giudizio alla Corte di Giustizia.
La condotta appena descritta, oggetto di sanzione da parte dell’Antitrust, è contestata nella misura in cui dà luogo a conflitti di norme sostanziali applicabili appartenenti a corpus normativi differenti, segnatamente riferibili nel caso di specie, nella prospettiva dell’appellata Wind, al settore regolato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (“AgCom”).
3. Tale conclusione non è in contrasto con le citate pronunce dell’Adunanza Plenaria da 11 a 16-2012, atteso che le stesse stabilivano (al punto 6 della sentenza n. 11-2012) da un lato che “occorre impostare il rapporto tra la disciplina contenuta nel Codice del consumo e quella dettata dal Codice delle comunicazioni elettroniche e dai provvedimenti attuativi/integrativi adottati dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni”, muovendo dalla circostanza che “la disciplina recata da quest’ultimo corpus normativo, presenti proprio quei requisiti di specificità rispetto alla disciplina generale, che ne impone l’applicabilità alle fattispecie in esame”.
Proprio attuando tale ultimo inciso nel caso di specie, si può evidenziare, alla luce di quanto appena descritto che il comportamento contestato all’operatore economico con il provvedimento Antitrust impugnato in questa sede non è per nulla interamente ed esaustivamente disciplinato dalle norme di settore, che non comprende affatto un’ipotesi di illecito come quella considerata, ovvero una “pratica commerciale considerata in ogni caso aggressiva”, ricostruita sulla base dei processi inferenziali sopra descritti.
6. Sul tema della competenza si deve peraltro osservare che con l’art. 1, comma 6, lett. a), d. lgs. 21 febbraio 2014, n. 21, recante l’attuazione della direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori (v. anche l’art. 1, e l’Allegato B, della l. n. 96/2013 – legge di delega europea 2013), è stato inserito, nell’art. 27 del codice del consumo, il comma 1-bis, secondo cui “anche nei settori regolati, ai sensi dell’articolo 19, comma 3, la competenza ad intervenire nei confronti delle condotte dei professionisti che integrano una pratica commerciale scorretta, fermo restando il rispetto della regolazione vigente, spetta, in via esclusiva, all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che la esercita in base ai poteri di cui al presente articolo, acquisito il parere dell’Autorità di regolazione competente”.
A questo riguardo, si osserva, infatti, che in numerose occasioni la Corte di Giustizia ha affermato l’indifferenza dell’ordinamento europeo rispetto all’articolazione delle competenze amministrative all’interno degli Stati membri (cfr. ex multis, Corte di Giustizia, sentenza 25 maggio 1982, Commissione delle Comunità europee c. Regno dei Paesi Bassi, causa C-96/81, in Raccolta 1982, p. 1791; sentenza 17 giugno 1986, Commissione delle Comunità europee c. Regno del Belgio, causa 1/86, in Raccolta 1987, p. 2797; sentenza 13 dicembre 1991, Commissione delle Comunità europee c. Repubblica italiana, causa C-33/90, in Raccolta 1991, p. I-5987).
Il principio sul quale si incentrano queste decisioni è una dichiarazione di indifferenza del giudice comunitario rispetto alla distribuzione delle competenze attuative all’interno degli Stati membri dell’UE: ciò che la Corte di giustizia intende sottolineare è soprattutto la volontà di non ascoltare giustificazioni ad inadempimenti di obblighi comunitari che invochino meccanismi interni di riparto delle competenze.
La violazione della norma convenzionale è innescata non dalla mera pendenza contemporanea di due procedimenti (peraltro, nel caso di specie, ne risulta pendente soltanto uno), ma dal fatto che uno di essi venga instaurato o prosegua dopo che l’altro si è chiuso con una decisione definitiva, non importa se di assoluzione o di condanna (cfr. Corte CEDU, decisione Grande Stevens contro Italia 4 marzo 2014 e i c.d. criteri Engel , elaborati in una vecchia decisione del 1976 e progressivamente affinati).
– la competenza ad irrogare la sanzione per “pratica commerciale considerata in ogni caso aggressiva” è sempre individuabile nell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato;
– non viene meno l’interesse alla pronuncia di annullamento per incompetenza dell’Antitrust, dovendo essere invece direttamente respinta la censura di incompetenza.
pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, enuncia i seguenti principi di diritto: