Source: https://lexscripta.it/codici/codice-penale/articolo-323
Timestamp: 2019-05-21 17:07:06+00:00
Document Index: 131496633

Matched Legal Cases: ['art. 52', 'art. 323', 'art. 97', 'art. 36', 'art. 2', 'art. 51', 'art. 323', 'art. 97', 'art. 51', 'art. 36', 'art. 6', 'art. 323', 'art. 52', 'art. 2', 'art 323']

Art 323 cp | Codice Penale | Abuso d'ufficio. | Lexscripta
Art. 323 c.p. Abuso d'ufficio.
Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità.
chevron_left Art. 322-quater
Art. 323-bis chevron_right
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 05 dic 2012, n. 21853
Il magistrato del P.M. ha l'obbligo disciplinare di astenersi ogni qual volta la sua attività possa risultare infirmata da un interesse personale o familiare, giacchél'art. 52 cod. proc. pen., che ne prevede la "facoltà" di astensione per gravi ragioni di convenienza, va interpretato alla lucedell'art. 323 cod. pen., ove la ricorrenza di "un interesse proprio o di un prossimo congiunto" è posta a base del dovere generale di astensione, in coerenza col principio d'imparzialità dei pubblici ufficiali exart. 97 Cost., occorrendo, altresì, equiparare il trattamento del magistrato del P.M. - il cui statuto costituzionale partecipa dell'indipendenza del giudice - al trattamento del giudice penale, obbligato ad astenersi per gravi ragioni di convenienza ai sensidell'art. 36 cod. proc. pen.(Nella specie, la Corte ha respinto il ricorso di un magistrato del P.M. avverso la sanzione disciplinare inflittagli per non essersi astenuto dal condurre le indagini preliminari nei confronti dei membri della giunta regionale, sebbene cointeressato a una struttura sanitaria convenzionata con la regione, appartenente alla sua famiglia e diretta dal proprio coniuge, quest'ultimo, inoltre, candidato al posto di direttore generale di una ASL).
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 13 nov 2012, n. 19704
L'obbligo di astensione, rilevante in sede disciplinare a norma dell'art. 2, comma primo, lett. c), del d.lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, non è limitato alle sole ipotesi previstedall'art. 51, comma primo, cod. proc. civ.e dagli artt. 36 e 37 cod. proc. pen., ma è configurabile in tutti i casi nei quali sia ravvisabile un interesse proprio del magistrato o di un suo prossimo congiunto, poichél'art. 323 cod. pen.fonda un dovere generale di astenersi, ove sussista un conflitto, anche solo potenziale, di interessi, che possono essere anche non patrimoniali, in quanto la previsione costituisce modalità di attuazione del principio di imparzialità, cui deve ispirarsi tutta l'attività dei pubblici ufficiali a normadell'art. 97 Cost., ed il richiamo della disposizione ai requisiti della patrimonialità e dell'ingiustizia del danno attiene non all'interesse, ma all'evento del reato. Ne consegue che, con riferimento al giudice civile, la facoltà di astenersi per gravi ragioni di convenienza deve ritenersi abrogata per incompatibilità e sostituita dal corrispondente obbligo, in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto, tanto più che la diversa soluzione esporrebbe la norma di cuiall'art. 51, comma secondo, cod. proc. civ.al dubbio di costituzionalità, per disparità di trattamento rispetto al giudice penale, su cui incombe l'obbligo di astenersi ai sensi dell'art. 36, comma primo, lett. h), cod. proc. pen., e a tutti i dipendenti della P.A., gravati di identico dovere per effetto dell'art. 6 del D.M. 28 novembre 2000, emanato dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Cassazione Civile SS.UU. Sentenza 08 lug 2009, n. 15976
Il magistrato del P.M. che, essendo sottoposto a procedimento penale, reagisce sottoponendo a procedimento penale il magistrato che indaga a suo carico, viola l'obbligo di astenersi in presenza di un interesse proprio nel procedimento, impostodall'art. 323 c.p.; detta violazione può assumere rilievo disciplinare anche a prescindere dall'effettiva formulabilità di un giudizio di colpevolezza penale. (In motivazione, la S.C. ha anche chiarito che l'illecito disciplinare "de quo" non è configurabile in relazione alla facoltà del P.M. di astenersi per gravi ragioni di convenienza, previstadall'art. 52, comma 1, cod. proc. pen., perché l'art. 2, comma 1, lettera c) del d.lgs. n. 109 del 2006 sanziona come illecito disciplinare soltanto la consapevole inosservanza dell'obbligo di astensione nei casi previsti dalla legge, sicché in difetto dell'obbligo non v'è neppure l'illecito).
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