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Timestamp: 2019-10-13 20:27:32+00:00
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Sentenza positiva con perizia SDL – Tribunale di Viterbo | SDL Centrostudi
Sentenza positiva con perizia SDL – Tribunale di Viterbo
Articolo pubblicato il 3 Agosto 2017
da Redazione SDL Centrostudi | Ago 3, 2017 | Leggi e Sentenze, Sentenze
Con la sentenza n. 111/2017 –riportata anche in un interessante articolo dell’edizione del 29.7.17 de il Sole24ore- il giudice Fiorella Scarpato del Tribunale di Viterbo, in linea con l’orientamento inaugurato all’inizio di quest’anno dal dott. Federico Bonato (dello stesso Tribunale) con la sentenza n. 9/17, ha ribadito un principio di fondamentale importanza all’interno dell’acceso dibattito che si registra, con particolare riferimento ai contratti di mutuo, nell’ambito del contenzioso bancario: se sono pattuiti interessi moratori in misura superiore al tasso soglia del periodo, la pattuizione è nulla e non è dovuto alcun interesse.
L’orientamento espresso dal giudice viterbese sconfessa clamorosamente quella parte della giurisprudenza di merito che -nonostante il chiaro tenore della normativa antiusura, la cui lettura organica non dovrebbe lasciare spazio a dubbi o interpretazioni- ostinatamente tenta di sostenere che la pattuizione di un tasso di interesse moratorio in misura usuraia, determina soltanto la nullità della relativa clausola contrattuale e la non debenza solo degli interessi di mora.
È evidente la lettura parziale ed erronea dell’art. 1815 c.c.
Ed infatti la su richiamata norma, letta in comb. disp. con l’art. 644 c.p., con la L. 108/96 e con la L. 24/01, consente di comprendere la chiara volontà del legislatore che, con l’inserimento del II° comma (in particolare si veda l’inciso “…e non sono dovuti interessi”), ha inteso evidentemente prevedere una sanzione di portata generale (la gratuità) con la quale punire ogni pattuizione usuraia all’interno di un contratto di finanziamento.
Il Tribunale di Viterbo ha evidenziato infatti che, nella fattispecie esaminata, mentre il tasso di interessi convenzionale era sicuramente legittimo, non altrettanto poteva dirsi per quello moratorio che, sulla base di quanto disposto dal contratto di mutuo stipulato tra le parti, era di due punti percentuali superiore a quello corrispettivo, e cioè al 9,251% a fronte di un tasso soglia per il terzo trimestre del 2014 pari all’8,775%.
A dispetto di quanto sostenuto dalla banca, la circostanza che i mutuatari fossero sempre stati puntuali nel pagamento delle rate del mutuo e che pertanto gli interessi moratori non erano mai stati in concreto applicati non è stata ritenuta rilevante ai fini della affermazione della loro usurarietà, in quanto tale verifica riguardava il momento genetico della pattuizione a prescindere dal successivo concreto svolgimento del rapporto.
Allo stesso modo stata ritenuta irrilevante, ai fini antiusura, la differenza ontologica tra interessi moratori e corrispettivi in quanto “l’art. 2 della l. n. 108/96, la quale prevede che nel determinare il tasso effettivo globale medio deve tenersi conto testualmente “di commissioni, di remunerazioni a qualsiasi titolo e spese”, non distinguendo il titolo degli interessi, sicché “ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 c.c. e dell’art. 644 c.p. si considerano usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge al momento in cui sono promessi o comunque convenuti a qualunque titolo e quindi anche a titolo di interessi moratori” (Cass. n. 350 del 2013).”
Dopo aver richiamato la granitica giurisprudenza di legittimità, avallata anche da quella costituzionale, il giudice ha condivisibilmente affermato che, la maggiorazione (spread) del tegm prevista per determinare il tsso soglia “rappresenta una “giusta” clausola penale per il ritardato pagamento e pertanto in tale 50% può sicuramente trovare soddisfazione sia l’interesse della banca ad un pagamento tempestivo, sia il risarcimento del danno per il ritardato pagamento.”
La pronuncia in commento si inserisce in un filone giurisprudenziale (a dir vero poco pubblicizzato) che ha trovato, ad oggi, l’autorevole avallo della Corte di Appello di Roma con la sentenza n. 4323/16 del 07.07.2016, nel cui solco si sta inserendo una parte rilevante della giurisprudenza di merito (Tribunale di Bergamo sentenza n. 3114/2016; Trib. Chieti sent. n. 122/2017 Trib. Chieti sent. n. 375/2017; Trib. Genova sent. n. 1157/2017; Tribunale di Ravenna n. 685/2017; Tribunale di Viterbo ordinanza del 29.06.2016 rg. 1167/2016).
Tra le sentenze più recenti si segnala quella del Tribunale di Como n. 1088/2017 pubbl. il 13/07/2017 che, in linea con quanto statuito dal Tribunale di Viterbo, ha affermato i seguenti principi:
Il tasso moratorio, come ogni onere contrattuale (ad esclusione di quelli per imposte e tasse) rileva ai fini della verifica del rispetto della soglia usura.
Il superamento della soglia usura da parte del tasso moratorio determina la gratuità del contratto in applicazione dell’art. 1815 II° co c.c..
Ai fini della conversione del rapporto da onerosa a gratuito non ha alcuna rilevanza l’applicazione degli interessi moratori essendo sufficiente che il costo usuraio sia promesso o comunque convenuto.
Non resta che auspicare un intervento risolutivo della Corte di Cassazione al fine di ribadire, senza possibilità di interpretazioni alternative o fantasiose (come quelle che si registrano in riferimento alla applicazione della maggiorazione del 2,1% del tasso soglia), la rilevanza del tasso soglia, e di ogni altro costo (anche eventuale) contrattualmente pattuito, ai fini della verifica della usurarietà del finanziamento con la conseguenza che, in ipotesi di travalicamento della soglia usura, la sanzione prevista dovrà essere sempre la gratuità del contratto e, quindi, la non debenza di alcun interesse.
Roma, 03.08.17
Avv. Giovanni Lauro
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