Source: http://www.professionisti.it/frontend/articolo/2620/Separati-accordo-necessario-per-gestire-i-figli
Timestamp: 2020-08-14 05:45:22+00:00
Document Index: 135678163

Matched Legal Cases: ['art. 147', 'art. 315', 'sentenza ', 'art. 337', 'art. 1', 'art. 33']

Genitori separati: accordo necessario per gestire i figli
In sede di separazione, viene posto a carico del genitore non collocatario della prole l’obbligo di versare un assegno di mantenimento in favore dei figli, oltre normalmente il 50% (la percentuale può variare a seconda del caso specifico) delle spese straordinarie, quali le spese mediche non coperte dal Servizio Sanitario Nazionale, e quelle scolastiche ed extrascolastiche.
Non sempre, però, per i genitori è facile accordarsi sulle questioni importanti relative alla vita dei figli; opinioni diverse tra i coniugi sussistono a volte anche se la famiglia è ancora unita, tanto più vi può essere disaccordo quando la coppia è separata.
Ledecisioni di maggior interesseper i figli devono essere sempre assunte di comune accordo dai genitori. Ai sensi dell’art. 147 c.c., infatti, i genitori sono tenuti in solido tra loro a prestare il sostentamento del figlio in maniera proporzionale alle rispettive sostanze ed alla capacità di lavoro professionale e casalingo. L’art. 315 bis c.c. stabilisce poi che: “Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti. Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano. Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa”.
Tra le decisioni di maggiore interesse per i figli la giurisprudenza è costante nell’affermare che la scelta dell’indirizzo scolastico, per esempio, deve essere assunta concordemente dai genitori, e l’assenza di consultazione preventiva colgenitorenon collocatario esclude che questo possa essere chiamato per il rimborso di spese sostenute per il minore. Naturalmente tale discorso si può facilmente estendere non solo alle spese scolastiche ma anche ad ogni altro genere di spese extra che si riveli di maggior interesse per i figli, pur senza rivestire il carattere dell’urgenza.
Significa che, qualora non vi sia l’accordo dei genitori nell’affrontare una spesa, si pone il problema se il coniuge dissenziente sia comunque obbligato a rimborsarla. Prendiamo ad esempio il caso in cui il contrasto insorga tra i genitori sulla scelta della scuola privata o pubblica. Il genitore dissenziente dovrà rimborsare il costo? Egli potrà innanzitutto rivolgersi al Giudice ordinario per dirimere il conflitto lasciando all’organo giudicante la scelta.
Sul punto la Suprema Corte (sent. n. 25026/2008), ha stabilito che l’iscrizione alla scuola privata non è un bisogno primario per la salute del figlio potendo l’istruzione essere compiuta con soddisfazione ricorrendo a una scuola pubblica.
Ugualmente il Tribunale di Milano con sentenza del 04.02.2015 ha disposto: “Nel porre rimedio ad un contrasto inerente questioni di particolare rilevanza per il minore, insorto nell'esercizio della responsabilità genitoriale di cui all'art. 337 ter c.c., in particolare in ordine all'iscrizione dei minori a Scuola, preferenza e prevalenza va data alle istituzioni scolastiche pubbliche poiché espressione primaria e diretta del sistema nazionale di istruzione (art. 1 L. 62/2000), nonché esplicazione principale del diritto costituzionale alla istruzione di cui art. 33 co. 2 Cost. Tale scelta, del tutto neutra dal momento che non rischia di orientare il minore verso determinate scelte o orientamenti culturali, può essere dal giudice disattesa quando emergono, nella risoluzione del conflitto, elementi precisi e di dettaglio tali per cui, in concreto, affiorino interessi effettivi dei figli a frequentare una scuola diversa da quella pubblica”.
In conclusione: qualora non si ricorra al Giudice e il genitore collocatario scelga di proprio arbitrio di iscrivere il figlio ad una scuola privata anziché pubblica, il genitore dissenziente potrà rifiutarsi di rimborsare per la quota di sua spettanza la spesa.