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Timestamp: 2016-10-22 01:45:08+00:00
Document Index: 136255889

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 52', 'art. 118', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 7']

⭐PREMESSA. 1 Reperibile a
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1 CONSULTAZIONE PUBBLICA SULLO SCHEMA DI REGOLAMENTO IN MATERIA DI TUTELA DEL DIRITTO D AUTORE SULLE RETI DI COMUNICAZIONE ELETTRONICA E PROCEDURE ATTUATIVE AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO 9 APRILE 2003, N. 70 Osservazioni del Centro Nexa for Internet & Society sullo schema di regolamento di cui all allegato A) alla delibera n. 452/13/CONS del 25 luglio 2013 Il Centro Nexa su Internet & Società (nel seguito: Centro Nexa) è un centro di ricerca indipendente del Politecnico di Torino (DAUIN) che dal 2006 studia in maniera quantitativa e multidisciplinare Internet e il suo impatto sulla società. Il Centro ha aderito alla consultazione sui lineamenti di provvedimento concernente l esercizio delle competenze dell autorità nell attività di tutela del diritto d autore sulle reti di comunicazione elettronica di cui alla delibera 668/10/CONS, ed alla successiva consultazione sul primo schema di regolamento di cui all allegato A) alla delibera 398/11/cons. PREMESSA Ancor prima di entrare nel merito, riteniamo opportuno premettere alcune osservazioni. L adozione dello schema di regolamento sottoposto a consultazione è intempestiva e rischia di porsi in contrasto con le iniziative europee in corso di discussione e di approvazione. Più precisamente, il 23 aprile del 2013 la Commissione UE ha pubblicato un Commission Staff Working Document intitolato E-commerce Action Plan State of Play Al punto 3.4 è descritta l iniziativa orizzontale (main action 12) che la Commissione intende adottare in materia di noticeand-take down. La motivazione di questa iniziativa sta in ciò, che esiste una eccessiva frammentazione e conseguente incertezza giuridica dovuta alla differenza fra le soluzioni adottate in questo campo dagli Stati membri. L adozione dello schema di regolamento ora proposto dall AGCOM aumenterebbe questa frammentazione ed incertezza. Inoltre, l iniziativa si sovrapporrebbe al dialogo strutturato fra gli stakeholders in materia di dritto d autore (su cui v. ponendosi così in possibile contrasto con i risultati che vanno maturando in quel contesto. L iniziativa italiana è anche da questo punto unilaterale ed intempestiva; e rischia di contravvenire ai doveri di lealtà cui sono tenute le istituzioni degli Stati membri. D altra parte, l iniziativa italiana risulta immediatamente inadeguata, fragile e dannosa anche se la sa si osserva in prospettiva meramente interna. Essa risente 1 Reperibile a 12 infatti dell assenza di norme di legge che attribuiscano ad AGCOM i poteri necessari per disegnare un sistema di enforcement amministrativo dei diritti d autore e connessi online coerente ed efficace. Il segno più evidente di questo difetto genetico è costituito dalla previsione di procedure e rimedi diversi a seconda che l autore della violazione sia un fornitore di servizi di media audiovisivi oppure qualunque altro content provider (sempre che sia davvero questo l obiettivo perseguito dal regolamento: cosa di cui non si è certi, attesa la nebulosità delle definizioni in esso impiegate e l impossibilità dunque di stabilire con esattezza destinatari e contenuto delle norme). Ai primi è dedicato il Capo IV, che disegna un procedimento garantista e costruito intorno all idea, in realtà scontata, che l Autorità agisca nei confronti dell autore della violazione, cioè del soggetto che diffonde in rete contenuti protetti senza averne il diritto, ed emani eventualmente nei suoi confronti l ordine di rimuovere i contenuti illeciti, pena l applicazione di sanzioni pecuniarie. Tutti gli altri content provider sono considerati invece nel Capo III, che traccia procedure assai singolari. A tacer d altro, qui l Autorità non procede infatti nei confronti del content provider ma contro i fornitori di servizi internet (access, cache e host provider) che rendono accessibili in rete le informazioni da lui diffuse. Per conseguenza, anche il provvedimento che conclude la procedura non è diretto contro l autore dell illecito e non consiste nell ordine di cessare la diffusione dei contenuti contestati: è emesso invece nei confronti di soggetti terzi (gli internet service provider) e, se eseguito, determina l inaccessibilità immediata dei contenuti illeciti. Nelle pagine che seguono si avrà modo di tornare più volte sull illogicità ed inammissibilità di questa differenza di trattamento, così come della separazione dei procedimenti da cui essa deriva. Qui preme tuttavia segnalare in limine che essa non è il risultato di una scelta razionale da parte dell Autorità, ma della sua ostinazione a voler trovare nelle pieghe dell ordinamento giuridico disposizioni che le attribuiscano esplicitamente od implicitamente poteri normativi e provvedimentali per la tutela del diritto d autore online, salvo poi accorgersi che questi poteri non li ha o non sono sufficientemente ampi da consentirle di dettare una disciplina unitaria e razionale. Sul piano strettamente giuridico, l esito è dunque negativo per le ragioni che si indicheranno dettagliatamente di seguito. Sul piano dell opportunità, della correttezza istituzionale e del rispetto dei principi fondamentali sulla ripartizione dei poteri all interno dell ordinamento costituzionale la valutazione d insieme non può essere meno severa. CAPO I Principi generali D.1. Si rileva che la domanda se si condividano delle definizioni va correttamente intesa come domanda sulla idoneità della definizione rispetto alla disciplina proposta. Da questo punto di vista va subito osservato che la definizione di cui alle lett. f) e g), che pure potrebbe essere condivisibile in astratto, è origine di ambiguità per il modo in cui essa è impiegata agli artt. 8 e 9. Non vi è dubbio che il Capo III si applichi, secondo la sua stessa intitolazione, alle sole procedure ai sensi del d.lgs. n. 70 del 2003; e che queste procedure abbiano come destinatari (come chiarito al 1 comma dell art. 9 dello schema) i soli prestatori di servizi di cui alla lett. g) dell art. 1. Non si vede quindi perché, dopo avere distinto fra prestatori di servizi della 23 società dell informazione e prestatori di servizi intermediari, ed avere dedicato ai primi la lett. f) ed ai secondi la lett. g), nell articolato (v. anche art. 8) si faccia riferimento ad una nozione di prestatori di servizi senza chiarire se le diverse norme alludano agli uni, agli altri od ad entrambi. Questo modo di normare si pone sicuramente in contrasto con i doveri di qualità della legislazione derivanti dall art. 52 della Carta Europea dei diritti fondamentali, ricordati dalle parole dell Avvocato generale Pedro Cruz Villalón presentate il 14 aprile 2011, nel caso «Scarlet Extended», cit. (corsivi aggiunti), per rendersi conto della violazione degli standard richiesti. 2 In questo caso, infatti, le definizioni contribuiscono ad oscurare anziché chiarire quali siano i destinatari delle norme. D.1.2. Da questo punto di vista, la nozione di gestore della pagina internet non fa che aggravare la situazione. E infatti chiaro che il gestore della pagina internet definito alla lett. h) è normalmente un prestatore di servizi della società dell informazione ai sensi della lett. f) e, in un buon numero di situazioni, anche un fornitore di servizi di media secondo la lett. o). Queste sovrapposizioni incontrollate conducono ad effetti paradossali. Nelle procedure disciplinate dal Capo III lo stesso soggetto può infatti essere destinatario di un primo set di regole (quelle che si riferiscono al gestore della pagina internet ) e simultaneamente di un secondo gruppo di norme (quelle che si riferiscono al prestatore di servizi). La confusione aumenta se si considerano le procedure di cui al Capo IV. Qui infatti il gestore di pagine internet entra in gioco come fornitore di servizi di media audiovisivi ed è potenziale destinatario di misure che perseguono finalità identiche a quelle disciplinate nel capo III ma con modi assai più gentili. Ma, se così è, nei confronti del gestore della pagina internet che sia anche fornitore di servizi di media audiovisivi (ad es. quando egli gestisca il sito internet di una televisione tradizionale), l Autorità dovrebbe poter procedere ai sensi del capo III oppure secondo le regole del capo IV. Se invece ha di fronte un uploader o un gestore di pagine internet che non sia fornitore di servizi media audiovisivi (ad es. se il sito ospita un giornale o un blog), l unica strada sono le misure draconiane disciplinate nel capo III. A meno che, come si noterà più avanti, i fornitori di servizi di media audiovisivi non siano invece implicitamente sottratti alla disciplina del Capo III (v. D.11.1): ciò che condurrebbe però a riconoscere loro un trattamento di favore apparentemente ingiustificato. D.1.3. La definizione di opera digitale aggiunge confusione a confusione. Per le ragioni ora indicate, lo schema di regolamento non consente d individuare in modo immediato i soggetti ai quali si riferiscono le norme in esso contenute. Come se non bastasse, la definizione di opera digitale introduce un elemento di assoluta incertezza anche rispetto all oggetto della tutela; e getta anzi un ombra sinistra sulle La Corte europea dei diritti dell uomo ha dichiarato a più riprese che le disposizioni della CEDU che subordinano l ingerenza nell esercizio di un diritto o la restrizione all esercizio di una libertà da essa garantiti alla condizione che essa sia «prevista dalla legge» implicano non solo che il provvedimento abbia un fondamento normativo in quanto tale, abbia «un fondamento di diritto interno», ma impongono altresì esigenze relative, per riprendere l espressione impiegata da detta Corte, alla «qualità della legge in questione». Tale «legge», infatti, deve essere «sufficientemente accessibile e prevedibile, vale a dire formulata in modo molto preciso per consentire all interessato avvalendosi, ove necessario, di consulenti esperti di regolare il proprio comportamento», di «prevederne le conseguenze per sé» e «di prevedere, con sufficiente grado di ragionevolezza nelle circostanze del caso di specie, le possibili conseguenze di un determinato atto». 34 modalità complessive di funzionamento dei rimedi previsti dall articolato. Anzitutto, il concetto stesso di opera digitale è frutto di un fraintendimento. Non esistono infatti opere digitali ed opere analogiche: se mai, esistono esemplari analogici o digitali di opere dell ingegno. Siccome poi tutte le opere dell ingegno possono essere tradotte in bit, è due volte sbagliato definire il concetto di opera digitale a partire dal suo carattere, ed in particolare dalla circostanza che esso sia sonoro, audiovisivo, videoludico ed editoriale. Perché mai una fotografia, un disegno o un progetto espressi in bit non dovrebbero essere opere digitali? Se l Autorità, come si è sin qui assunto, intende in realtà tutelare tutte le categorie di opere dell ingegno e prestazioni oggetto di diritti d autore o connessi, non c è motivo che elabori una sua definizione di opera digitale : è sufficiente che rinvii alle norme di legge in cui si trova la nozione di opera dell ingegno ; ed anzi dovrebbe rendere opportunamente manifesto che l oggetto della protezione non sono solo le creazioni protette dal diritto d autore, ma anche i contenuti protetti (anche o soltanto) da diritti connessi, come ad es. le emissioni radiotelevisive, i fonogrammi, le sequenze di immagini in movimento o gli audiovisivi sportivi. Se, viceversa, l Autorità intende selezionare alcune categorie di opere e prestazioni protette per applicare soltanto ad esse il regolamento, dovrebbe però considerare che nessuna norma dell ordinamento sembra attribuirle il potere di offrire un trattamento giuridico diverso (a seconda dei punti di vista migliore o peggiore) ad alcune categorie di opere. Atteso che la legge tutela allo stesso modo tutte le opere dell ingegno, l introduzione di un regime differenziato per mezzo di un regolamento violerebbe il principio di legalità, tanto più se la discriminazione non è fondata su ragioni obiettive, solide e trasparenti. In ogni caso, non sarebbe comunque saggio perseguire questo obiettivo con il ricorso a categorie dai contorni vaghi, peraltro prive di riscontro nelle fonti sovraordinate. Così, ad esempio, è tutt altro che chiaro che cosa sia un opera editoriale, a maggior ragione se si considera che la legge sul diritto d autore intende per editore colui che pubblica un opera a stampa (art. 118 l.a.): un opera che per definizione non è digitale! A nulla giova l ulteriore riferimento nella definizione al fatto che deve trattarsi di opere diffuse su reti di comunicazione elettronica. Un conto è infatti la natura dell opera o del supporto che la ospita, un altro conto sono le modalità di circolazione: ed infatti nulla impedisce di utilizzare come sorgente di una comunicazione elettronica un opera ospitata su un supporto analogico o di trasmettere via internet una copia fotografica di un dipinto. Si può peraltro immaginare che l Autorità abbia inteso manifestare con questa parte della definizione che le norme del regolamento si riferiscono soltanto ad alcune utilizzazioni di qualunque opera dell ingegno; se così è, la sede opportuna non è però l art. 1, ma l art. 2, che definisce per l appunto finalità ed ambito di applicazione del regolamento. Da ultimo, se la logica e le categorie ordinarie del diritto d autore suggeriscono effettivamente che il concetto di opera includa anche quello di parte di opera, desta assoluta sorpresa la possibilità di considerare opera una pluralità di opere. Qui l intento perseguito dal regolamento appare davvero oscuro. Non occorre infatti una norma regolamentare per dire che un opera dell ingegno può essere il risultato di una pluralità di apporti creativi, eventualmente distinguibili ed autonomamente protetti (come avviene nel caso delle opere composte o collettive). Da questo punto di vista, la definizione è dunque certamente pleonastica. Se invece il 45 regolamento intende così maldestramente dire che la violazione di una pluralità di diritti (omogenei o eterogenei) su opere diverse può essere fatta valere nell ambito del medesimo procedimento (siccome esse sono considerate convenzionalmente come una sola opera ), la disposizione risulta davvero mal congegnata. E infatti evidente che non è la definizione di opera la sede opportuna per risolvere una questione che attiene invece al procedimento davanti all Autorità. Si ha talora l impressione che i redattori della bozza di regolamento abbiano voluto dare la prova liquida e documentale delle frontiere estreme cui si può pervenire nel disattendere il precetto della qualità della legge che ci è imposto dalla nostra partecipazione all Unione europea. Dimenticando in questo modo, fra l altro, che la richiesta di chiarimenti dalla Commissione europea, effettuata con la missiva 31/10/2011 a firma del Commissario Kroes pervenuta in seguito alla notifica del testo precedente del 2011, aveva avuto per oggetto proprio l innumerevole quantità di previsioni imprecise, talora oscure, talora incomprensibili di cui già la bozza precedente ci aveva voluto gratificare. D.1.4. Quanto alla definizione di link o tracker, vale l osservazione iniziale. La definizione è tecnologicamente corretta; ma è usata in un contesto che non considera che l esistenza di un link di per sé non costituisce mai né trasmissione né comunicazione al pubblico di opera e quindi non può mai assumere rilievo come violazione diretta del diritto d autore, ma solo nella prospettiva del concorso nell illecito di contraffazione di diritto d autore (sul punto v. lo scritto, un Amicus Curiae brief, cui ha contribuito uno degli autori di questa risposta, The Reference to the CJEU in Case C-466/12 Svensson, in University of Cambridge Faculty of Law Research Paper No. 6/2013, disponibile a D.1.5. Dal canto suo la definizione di disabilitazione dell accesso mostra al massimo grado l equivoco sopra segnalato. Qui l equivoco concerne addirittura il nucleo centrale della definizione: che concerne l accesso al sito internet ; ed ignora che le stesse norme europee che si assumono essere facoltizzanti questa disabilitazione, non discorrono mai di disabilitazione dell accesso ad un sito ma di una disabilitazione dell accesso alle informazioni (par. 3 dell art. 14 della direttiva e- commerce). Quindi, la definizione è corretta: ma solo nel senso che indica assai chiaramente che cosa la direttiva non consente. CAPO II Misure per favorire lo sviluppo e la tutela delle opere digitali D.3.1 (ma anche D.2.1 e D.4.4). Esprimiamo il più netto dissenso rispetto alla posizione assunta dall art. 3.1 (ma anche dall art. 2.1) nell individuare fra le competenze dell Autorità la promozione dell educazione degli utenti alla legalità nella fruizione delle opere, con particolare riferimento ai più giovani. È universalmente riconosciuto che il passaggio dal formato analogico a quello digitale ha comportato, accanto ad innumerevoli benefici, uno specifico problema relativo alla disponibilità di strumenti educativi nel processo formativo delle giovani generazioni. In passato, non era necessario fare copie di un libro, per poterlo 56 leggere. Tantomeno era necessario fare una copia di un testo, per poterlo prendere come base per un attività formativa. Oggi per un verso la formazione delle generazioni presenti e future richiede l apprendimento di tecniche di manipolazione non solo di testi scritti, ma anche di immagini e di suoni; e per altro verso tutti e ciascuno degli ingredienti che costituiscono il necessario punto di partenza dei nuovi percorsi formativi devono essere oggetto di riproduzione tramite strumenti digitali, prima di potere essere rielaborati. Questo nuovo contesto crea senza dubbio anche un problema incidentale ma non secondario: e cioè che, se gli ingredienti di questi percorsi di apprendimento sono coperti dal diritto d autore, la loro riproduzione anche all interno di un percorso formativo può rendere necessario il conseguimento di un autorizzazione degli aventi diritto (in particolare se non siano applicabili le limitazioni ed eccezioni al diritto d autore). Vi è però un problema primario che deve essere visualizzato con assoluta precedenza: che nelle nostre società ed in particolare nel nostro paese i percorsi formativi sono ancora totalmente dominati dalla componente scritta e testuale, che gli stessi insegnanti, che tutti si collocano al di qua del digital divide, non hanno dimestichezza con il lavoro basato sulle componenti non testuali. In questo contesto, i paesi più attenti agli obblighi delle generazioni presenti nei confronti delle generazioni future hanno già da tempo incominciato ad interrogarsi su come sia possibile ri-orientare apprendimento, formazione a mansioni coerenti con la nuova realtà socio-economica e pensiero critico in modo che questi processi siano calibrati su contenuti anche a-testuali. Così, si è compreso come la capacità di dominio del linguaggio HTML deve partire da età assai ridotta; che gli stessi insegnanti debbono essere condotti a rimettere a punto le proprie capacità di governo degli strumenti digitali e così via. Significative sono sotto questo profilo le iniziative del governo Cameron in Gran Bretagna, che, pur non essendo particolarmente caratterizzato da forme di radicalismo ideologico o culturale, ha attribuito priorità alla ridefinizione degli obiettivi di apprendimento a-testuale ed al radicale riposizionamento del capitale di conoscenze tecnologiche dei formatori oggi in servizio e da assumere nei prossimi anni. Questo è il grande compito che ci troviamo di fronte; non quello di ottenere le copyright clearances che fossero necessarie nel compimento dei percorsi, anche se non si può negare che le nuove modalità di insegnamento dovranno necessariamente, come è giusto, fare i conti anche con questo aspetto. Da questo punto di vista, il richiamo al riconoscimento della centralità del ruolo dell educazione degli utenti alla legalità nella fruizione delle opere digitali nel contrasto alle violazioni del diritto d autore nelle opere digitali non coglie nel segno. Pensiamo al periodo successivo alla caduta del regime fascista. Il compito che si poneva allora di fronte a tutti era quello di dare nuovo spazio e fiato alla libertà di espressione; a modalità democratiche e civili di dialogo e di confronto. Sarebbe stato ben curioso che il Ministero dell Università o dell Istruzione avesse, in quel contesto, assunto una centralità del ruolo dell educazione degli studenti ad evitare i reati di calunnia e diffamazione. In quel momento, in quel contesto centrale era la educazione alla libertà di espressione ed al dialogo (tant è che vennero inseriti di lì a poco corsi di educazione civica e sulla Costituzione). Così anche oggi ci sono temi centrali (l educazione all uso di strumenti digitali; la formazione dei formatori) e poi ci sono altri temi che non sono centrali, rispetto al precedente, ma che ne costituiscono un corollario sacrosanto ma marginale. 67 Ora, è perfettamente comprensibile e doveroso che gli aventi diritto e le loro organizzazioni insistano anche su questi profili. Non è però accettabile che questo punto di vista, che è un punto di vista parziale e derivato, venga assunto come centrale da un Autorità indipendente, che dovrebbe secondo le sue stesse leggi istitutive proporsi a) di rappresentare l interesse generale; e b) in un ottica di indipendenza dagli interessi sezionali. In questo caso la norma e la motivazione che la sorregge mostrano un completo fraintendimento di entrambi questi punti ed un palese tradimento della missione istituzionale dell Autorità. D.3.3. Il tema dei codici di condotta che potrebbero essere adottati dai soggetti indicati alle lett. f), g) ed h) dell art. 1 apre scenari che non sono particolarmente noti in Italia, ma che hanno conosciuto una discussione piuttosto intensa in alcuni paesi (Irlanda, USA: in argomento N. Suzor-B. Fitzgerald, The Legitimacy of Graduated Response Schemes in Copyright Law, in University of New South Wales Law Journal, 2011, 1 ss., a 25 ss.) e contano di qualche prima esperienza pratica di applicazione nel campo dei marchi (v. il report del 18 aprile 2013 è disponibile a con cui varrebbe la pena di confrontarsi per verificarne la rilevanza nel campo del diritto d autore. Da questo punto di vista ci permetteremmo di suggerire che l Autorità si astenga dal promuovere l elaborazione di codici di condotta, visto che la materia, come è implicitamente riconosciuto dal testo dell art. 4 e dalle domande relative, merita di essere inizialmente esplorato prima di prendere iniziative. Buttare il cuore oltre l ostacolo può essere segno di coraggio degli individui, ma non è buona pratica per le istituzioni. D.4.2. e 3. Valgono anche per il Comitato le osservazioni formulate al punto D.3.3.: è prematuro l incoraggiamento di intese tra le categorie menzionate alla lett. a) del 1 comma dell art. 4, in assenza di un retroterra di studi e di riflessioni. A questo proposito, va comunque compiuta una distinzione fondamentale. Immaginiamo che si segua l idea, che si sta affacciando, di contrastare le violazioni in rete non tanto sanzionando gli ISP ma seguendo l approccio noto con lo slogan follow the money. Esplorando questa premessa, è indispensabile rendersi conto che il coinvolgimento degli operatori di pubblicità e dei prestatori di servizi di pagamento operano con modalità assai diverse fra di loro. Un operatore di rete che avesse perso l abilità di ricevere pagamenti attraverso i prestatori di servizi di pagamento sarebbe condannato a morte: subirebbe un vero e proprio infarto finanziario, irreversibile anche se poi si accertasse che l operato che aveva dato luogo alle contestazioni era in tutto od in parte legittimo. Da questo punto di vista, l accesso ai prestatori di servizi di pagamento va considerato come componente della infrastruttura degli ecosistemi digitali. Diverso è il caso della pubblicità: non necessariamente la sospensione della pubblicità significa lo strangolamento dell operatore di rete, che potrà avere modelli di business più articolati o rivolgersi ad operatori pubblicitari anche diversificati. Da questo punto di vista la raccomandazione del Centro Nexa è quella di far precedere la riflessione all azione, per le ragioni poc anzi esposte; ma anche di promuovere la consultazione di soggetti istituzionali pubblici e privati (come l AGCM ed 78 il Giurì di autodisciplina pubblicitaria) che non si sono improvvisati competenze in queste materie ma le hanno formate lungo diversi decenni. D.4.4. In stretto collegamento con le riflessioni di cui al precedente punto D.3.1. riteniamo che anche solo ipotizzare un ruolo attivo del Comitato nel curare la realizzazione di campagne informazione e di educazione alla legalità sia, per usare un eufemismo, assolutamente fuori luogo e fuori tempo. CAPO III Procedure a tutela del diritto d autore online ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 D.5. e D.6. L introduzione di procedure che attuino le generiche previsione contenute agli artt. 14, 15 e 16 del d.lgs. 70/2003 dovrebbe fondarsi sull individuazione dei diversi interessi meritevoli di protezione e realizzarsi attraverso regole che siano capaci di garantire i diritti fondamentali principalmente dei soggetti nei confronti dei quali si intende far valere la protezione, costituiti nel caso che ci occupa dagli eventuali autori della violazione di diritti d autore e dagli internet service providers cui si chiede d impedire la circolazione dei contenuti illeciti. Come noto, le regole di un procedimento, nel formalizzare i rapporti tra autorità e libertà, sono usualmente lo specchio dei valori e delle finalità perseguite da chi le promulga. A fronte delle condivisibili, e fin anche ovvie, enunciazioni di principio portate dall art. 2, comma 2, del regolamento, che individua i diritti fondamentali potenzialmente toccati dai provvedimenti proposti, le procedure sottoposte a consultazione paiono assolutamente inadeguate alla loro genetica funzione di garanzia. Le direttive 2001/29/CE sostanzialmente coeva alla direttiva e-commerce e soprattutto la c.d. IPRED 2004/48/CE attuata in Italia con il d.lgs. 140/2006 con specifico riferimento alla tutela del diritto d autore e dei diritti connessi hanno espressamente riservato all Autorità Giudiziaria gli interventi nei confronti degli intermediari i cui servizi siano utilizzati da terzi per violare un diritto d'autore o diritti connessi mantenendo ferme ovviamente le disposizioni di limitazione della responsabilità di cui alla direttiva 2000/31/CE. E tale scelta di giurisdizionalizzazione, di cui era conscio anche il nostro legislatore in sede di attuazione delle predette direttive verticali nonché negli interventi che si sono susseguiti sulla l.d.a., trovava e trova ragione nelle maggiori garanzie procedimentali e di terzietà intimamente connesse all attività giudiziaria. La necessità di prevedere procedure ad alto livello di garanzia, in cui siano correttamente individuati tutti i portatori di interesse, deriva dalla complessità della materia che ha portato in molti paesi dell'unione all istituzione di sezioni specializzate nei Tribunali e dalla costante necessità di bilanciare i molteplici diritti fondamentali che sulle reti di comunicazione e in particolare nel web ricadono su soggetti diversi, in geometrie variabili, nella costante evoluzione dei servizi della società dell'informazione. Purtroppo la procedura inventata ex novo e disciplinata dall'autorità nel Capo III dell articolato, che come si vedrà appare una semplice formalizzazione di una sorta di linee giuda per il perseguimento di fini a priori individuati, non solo non conferisce alcuna garanzia effettiva a tutela dei soggetti coinvolti portatori di diritti fondamentali, 89 ma non è neppure in grado di individuare correttamente i soggetti stessi, essendo incentrata unicamente sui fornitori di servizi intermediari e relegando gli asseriti autori dell illecito al ruolo di comparse, peraltro eventuali. A prescindere dal fondamentale problema delle fonti primarie che dovrebbero legittimare i poteri anche provvedimentali dell'autorità che come si dirà al punto D.9 paiono assolutamente carenti, la previsione di una (non-)procedura sommaria pare porsi in duplice contraddizione con il quadro testé tratteggiato. Da un lato, introducendo un procedimento ad hoc nei confronti dei prestatori di servizi intermediari il regolamento responsabilizza (e sanziona) proprio i soggetti che la disciplina comunitaria del commercio elettronico voleva tutelare al fine di favorire la circolazione dei contenuti in rete. Dall'altro, il regolamento abbassa il livello di garanzia procedimentale di tutti i soggetti coinvolti ad unico beneficio dei titolari dei diritti d'autore e connessi: vanificando così le previsioni e le cautele tanto del legislatore comunitario quanto dello stesso legislatore italiano. Poiché il regolamento non si limita a fornire utili chiarimenti sulle procedure c.d. di notice and take down, che anzi perdono ogni valenza nella proposta attuale a differenza di quanto ipotizzato nella precedente bozza posta in consultazione dall'autorità (vedi D.6. e D.7.), le procedure attuative ai sensi del decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70 appaiono in netto contrasto con il quadro normativo europeo: tanto in relazione alla tutela del mercato unico e della concorrenza, quanto con riferimento alla tutela dei diritti fondamentali. Su quest'ultimo punto, sia consentito richiamare all'attenzione dell'autorità quanto osservato nel 2011 dal Relatore speciale dell Onu sulla promozione e la protezione del diritto alla libertà di opinione e di espressione Frank La Rue ai punti del Report of the special rapporteur on the promotion and protection of the right to freedom of opinion and expression, secondo cui: One of the unique features of the Internet is that the way in which information is transmitted largely depends on intermediaries, or private corporations which provide services and platforms that facilitate online communication or transactions between third parties, including giving access to, hosting, transmitting and indexing content. Intermediaries thus range from Internet service providers (ISPs) to search engines, and from blogging services to online community platforms. With the advent of Web 2.0 services, individuals can now publish information without the centralized gateway of editorial review common in traditional publication formats. The range of services offered by intermediaries has flourished over the past decade, mainly due to the legal protection that they have enjoyed from liability for third-party content that Internet users send via their services. However, the Special Rapporteur notes that in recent years, intermediaries protection from liability has been eroding. [Omissis] 41. Several States have sought to protect intermediaries through adopting variations on what is known as a notice-and-takedown regime. Such a system protects intermediaries from liability, provided that they take down unlawful material when they are made aware of its existence. For example, under the European Unionwide E-Commerce Directive, a provider of hosting services for user-generated content can avoid liability for such content if it does not have actual knowledge of illegal 3 9 Vedere altro
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