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Timestamp: 2017-05-28 03:06:18+00:00
Document Index: 139390893

Matched Legal Cases: ['§ 4', 'art. 1175', 'art. 2043', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 41']

Commento sul libro di Stefano Rodotà - La Vita e le Regole
Documenti Sintesi Sintesi Psicologia e Sociologia Sintesi Bioetica chris moro12 dicembre 2011Commento sul libro di Stefano Rodotà - La Vita e le Regole, Sintesi di Bioetica. Università di Napoli Federico IIUniversità di Napoli Federico IIBioetica,Psicologia e SociologiaPDF (149 KB)12 pagine19Numero di download1000+Numero di visiteDescrizioneCommento sul libro di Stefano Rodotà - La Vita e le RegoleAggiungi ai preferitiCommentaSegnala il documento20puntiPunti download necessari per scaricarequesto documentoScarica il documentoAnteprima3 pagine / 12Questa è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 12 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 12 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 12 totaliScarica il documentoQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 12 totaliScarica il documentoCarica altriCerca nell'estratto del documento
In “Diritti umani e diritto internazionale”, vol. 1, n. 1, 2007, pp. 197-210.
GIORGIO PINO∗∗
1. Di quanto diritto abbiamo bisogno? E di quale diritto abbiamo bisogno, nelle
società contemporanee sempre più complesse, attraversate dal pluralismo culturale e
dei valori, conflittuali, condizionate dalla presenza pervasiva della tecnologia? Il diritto
è onnipresente nella società contemporanea, ora in maniera invasiva ora in maniera
impercettibile; il diritto è familiare, incistato nella vita quotidiana, indispensabile alla
convivenza sociale, e tuttavia spesso sembra ignorare la vita (la “nuda vita”): il diritto è
sempre in bilico tra aspirazione a realizzare valori morali ed esercizio, ancorché
disciplinato e proceduralizzato, della forza bruta.
Di tutto questo si occupa, sin dal titolo, l’ultimo libro di Stefano Rodotà, La vita e
le regole. Tra diritto e non diritto: un percorso attraverso molti dei temi su cui l’Autore
lavora, da anni, a molteplici livelli: sia come studioso, autore di contributi specialistici e
di frequenti interventi sulla stampa, sia come civil servant. La vita e le regole non è
destinato esclusivamente ad un pubblico di specialisti del diritto, la sua lettura non
presuppone necessariamente una competenza sulle technicalities giuridiche, e
l’esposizione non procede per criptiche strizzate d’occhio ai sodali accoliti della
veneranda e austera scientia iuris; al contrario, il linguaggio dell’autore rifugge dal
tecnicismo, e le note a piè di pagina rimandano più spesso ad opere letterarie e
cinematografiche, e a ricerche storiche e antropologiche, che non alla dottrina giuridica.
Tuttavia, La vita e le regole è un libro complesso, che spazia su piani di indagine
diversi e che si offre a molteplici livelli di lettura e che non è riducibile ad un
prontuario di ricette giuridiche, pur contenendo numerose prese di posizione su
specifici problemi o dilemmi posti dai numerosi ambiti dell’esistenza in cui il diritto
può essere rilevante1. Una puntuale disamina critica delle soluzioni proposte nel libro
∗ Recensione a S. Rodotà, La vita e le regole. Tra diritto e non diritto, Feltrinelli, Milano, 2006, pp. 285 (dove
non diversamente indicato, i rimandi si intendono a questo libro).
∗∗ Professore associato di Filosofia del diritto, Università di Palermo.
1 Ambiti esemplificati dai titoli dei capitoli in cui il libro è suddiviso: “Il corpo”, “La solitudine”, “Il
dono”, “Il caso”, “Il gene”, “Il clone”, “Il dolore”, “La cura”, “La fine”. 2
eccederebbe i limiti di questa recensione. Proverò invece a ripercorrere e ricostruire i
profili di quella che potremmo chiamare la filosofia del diritto di Rodotà, l’architettura
teorica che fa da sfondo alle specifiche proposte di politica del diritto avanzate da
Rodotà su problemi giuridici concreti.
2. Innanzitutto, qualche parola sullo stile di Rodotà. Lo stile di questo libro,
infatti, è abbastanza inusuale per un giurista continentale, abituato a ragionare su regole
o norme generali e astratte, ed è invece caratterizzato da un’argomentazione che
prende le mosse da concreti e specifici casi della vita (il che peraltro rispetta la
promessa del titolo stesso del libro, in cui la “vita” viene prima del “diritto”).
In altre parole, l’argomentazione segue uno schema, abbastanza costante, che
adotta come punto di partenza “casi” (reali, o ricavati dalla letteratura o dal cinema)2,
dalle cui particolarità viene sollecitata una riflessione sui modelli di risposta che il
diritto è chiamato a dare. E la risposta è cercata in primo luogo sul piano dei principi
(costituzionali, europei, internazionali), alla luce dei quali poi – solo alla fine – Rodotà
approda al piano delle regole, cioè delle soluzioni più specifiche.
Si potrebbe pensare che questo modulo argomentativo sia poco più che un vezzo
stilistico, o un avvicinamento ad una metodologia giuridica “postmoderna” che
avvicina sempre più il linguaggio del diritto a quello della letteratura, e quindi alla
narrazione di storie3. Questo forse è in parte vero, e potrebbe anche essere un modo
per Rodotà per testimoniare il proprio debito, peraltro ripetutamente dichiarato, verso
il pensiero giuridico femminista4, che della narrazione fa uno dei propri strumenti
epistemici privilegiati. Tuttavia credo che una simile impostazione metodologica
dipenda non solo da ragioni per così dire estetiche o dall’apertura sapientemente
interdisciplinare che Rodotà ha esibito anche nei suoi lavori più “tecnici”, ma altresì da
specifiche ragioni teoriche.
Mi spiego. Il discorso di Rodotà è centrato su un costante richiamo ai principi e
ai diritti fondamentali, in particolare, tra quelli più spesso richiamati da Rodotà,
all’eguaglianza, alla dignità, alla solidarietà, all’autonomia e al libero sviluppo della
personalità. Ora, questi sono tutti concetti che sfuggono ad una definizione precisa, “in
astratto”: definire la dignità non è come definire la compravendita, l’usucapione, o il
peculato. Innanzitutto perché il contenuto di questi concetti (dignità, eguaglianza, ecc.)
2 Per avere un’idea della frequenza con cui l’argomentazione parte da casi (reali o letterari), si vedano le
pp. 45, 52, 56, 57, 79, 80, 84, 90, 91, 106, 129, 131, 158, 164, 170, 174, 183, 184, 194, 213-214, 215, 231,
249, 252, 258, 265.
3 Su questi temi, si veda in generale G. Minda, Teorie postmoderne del diritto, il Mulino, Bologna, 2004. Sullo
stile interdisciplinare di Rodotà, M.R. Ferrarese, L’opera di Stefano Rodotà, ovvero la via italiana al «diritto
e…», in G. Alpa, V. Roppo (a cura di), Il diritto privato nella società moderna. Seminario di studi in onore di
Stefano Rodotà, Jovene, Napoli, 2005, pp. 567-580.
4 Oltre a vari riferimenti sparsi nel testo si veda, sin dal titolo, il capitolo “La cura”. 3
è controverso: abbiamo ovviamente delle intuizioni generiche su cosa dovrebbe
richiedere il rispetto della dignità o dell’uguaglianza, ma al momento di passare
dall’intuizione generica alla precisazione del concetto possono sorgere legittime e
ragionevoli divergenze di opinione: tutto ciò che possiamo sperare è “un accordo non
completamente teorizzato”5. In secondo luogo perché (come vedremo anche infra, § 4)
questi principi o diritti non giocano mai da soli, ma solitamente si presentano in
contrapposizione con altri diritti o principi. In altre parole, il contenuto dei diritti o
principi fondamentali non è una entità misurabile in termini astratti o assoluti, ma è
relativa anche alle caratteristiche del caso, al “peso” dei principi concorrenti, ecc.6.
La conseguenza pressoché obbligata è che il contenuto o il “peso” della dignità, o
del libero sviluppo della personalità, ecc., potrà essere apprezzato solo prendendo in
considerazione le caratteristiche di casi concreti e paradigmatici in cui si evidenzia una
violazione della dignità, o una compressione dell’autonomia, e solo a partire da questi si
potrà tentare una ricostruzione provvisoria del concetto rilevante, con un movimento
non dissimile a quello che Rawls chiama equilibrio riflessivo7.
Se quanto appena detto è corretto, appare evidente l’importanza “strategica”, e
non solo estetica, svolta dall’individuazione e dalla narrazione di casi (reali o letterari
poco importa) nell’impianto di un libro che si propone di ribadire costantemente il
ruolo e la tutela dei diritti fondamentali nelle scelte giuridiche.
3. Come accennato, il rapporto tra vita e diritto è il tema principale del libro (e di
tutta l’opera recente8) di Rodotà. Rodotà insiste sulla natura ambigua di questo
5 Sul ruolo degli “incompletely theorized agreements” nel diritto, v. C. Sunstein, Legal Reasoning and
Political Conflict, Oxford University Press, Oxford, 1996, cap. 2.
6 Per una analisi dell’uso di concetti simili da parte della Corte di Giustizia delle Comunità europee, A.
Tancredi, L’emersione dei diritti fondamentali “assoluti” nella giurisprudenza comunitaria, in «Rivista di diritto
internazionale», 2006, 3.
7 Cfr. J. Rawls, Una teoria della giustizia (1971), Feltrinelli, Milano, 1993, pp. 56-58. Il primato del “caso”
nell’interpretazione costituzionale è sostenuto anche G. Zagrebelsky, Il diritto mite. Legge diritti giustizia,
Einaudi, Torino, 1992. È interessante notare l’affinità di questo metodo con quello dell’ermeneutica
giuridica: cfr. F. Viola, G. Zaccaria, Diritto e interpretazione. Lineamenti di teoria ermeneutica del diritto, Laterza,
Roma-Bari, 1999.
8 Oltre alla copiosa produzione pubblicistica si possono segnalare, tra gli scritti più recenti: Diritto, diritti,
globalizzazione, in «Rivista giuridica del lavoro e della previdenza sociale», 2000, 4, pp. 765-777; Tra diritto e
società. Informazioni genetiche e tecniche di tutela, in «Rivista critica del diritto privato», 2000, 4, pp. 571-604;
Proprietà, Privacy e Pornografia, le tre ‘P’ di Internet, in «Problemi dell’informazione», 2001, 2/3, pp. 238-243;
Proprietà: una parola controversa, in «Parolechiave», 2003, 30, pp. 1-12; Dai diritti sociali ai diritti dell’individuo,
in «Bioetica», 2003, 2, pp. 215-221; Tra diritti fondamentali ed elasticità della normativa: il nuovo codice della
privacy, «Europa e diritto privato», 2004, 1, pp. 1-11; Diritto, scienza, tecnologia: modelli e scelte di
regolamentazione, in «Rivista critica del diritto privato», 2004, 3, pp. 357-375; Libertà personale. Vecchi e nuovi
nemici, in M. Bovero (a cura di), Quale libertà, Laterza, Roma-Bari, 2004; Il Codice civile e il processo costituente
europeo, in «Rivista critica del diritto privato», 2005, 1, pp. 21-33; Persona, libertà, tecnologia. Note per una
discussione, in «Diritto & Questioni pubbliche», 2005, 5; L’età dei diritti. Le nuove sfide, in AA.VV., Lezioni
Bobbio. Sette interventi su etica e politica, Einaudi, Torino, 2006, pp. 55-80; Trasformazioni del corpo, in «Politica 4
rapporto. Per un verso infatti, mette in evidenza il carattere liberante del diritto come
strumento di regolazione sociale, rivelato dalle vicende del primato della legge e della
codificazione nell’età moderna: dopo l’Illuminismo, infatti, il diritto positivo prende il
posto di altre forme di regolamentazione o definizione dei rapporti sociali, quali la
religione, la morale, la tradizione, il costume, la “natura”: a differenza da tutti questi
sistemi normativi di regolazione della condotta umana e di strutturazione dell’ordine
sociale, il diritto (moderno) è un’entità del tutto e consapevolmente artificiale, è frutto
di volontà umane che si incontrano e che lo stesso incontro di volontà può modificare.
Come tecnica di regolazione (o controllo) sociale, il diritto non è dunque un
“dato”, un arredo del mondo che si impone all’uomo, ma uno strumento, ed è uno
strumento che nasce con forti aspirazioni liberanti: la legge, in quanto norma generale e
astratta prodotta dall’organo rappresentativo della volontà popolare, è la regola che il
popolo dà a sé stesso e che lo rende libero (Rousseau); il codice, e il codice civile in
primo luogo, azzera le differenze dei rapporti giuridici in base al ceto e istituisce il
soggetto unico di diritto9.
E tuttavia la liberazione promessa dal diritto moderno non è priva di costi.
Infatti, come strumento di superamento di un ordine sociale gerarchico, “verticale”10,
il diritto moderno deve adottare come valore fondamentale l’uguaglianza formale, e
considerare gli esseri umani come “soggetti” e non come “persone”: in altre parole
deve lasciare da canto la dimensione dell’esistenza, della sua materialità. Il diritto
moderno deve la sua autorità alla capacità di autonomizzarsi rispetto alla morale, di
escludere dall’orizzonte della deliberazione giuridica considerazioni sostanziali11. Ciò
paradossalmente rende il diritto un artefatto umano che rischia costantemente di
diventare “inumano”, perché costretto ad ignorare lo scorrere delle vicende esistenziali,
e la materialità del corpo.
Inoltre, venuto meno il primato di altri sistemi normativi “forti” (in primo luogo
una morale e una religione condivise) e la credenza in un ordine sociale “naturale”, e
davanti agli effetti talora stranianti del progresso tecnologico, al diritto si chiede «una
reazione, la ricostituzione di un ordine violato»12: in altre parole si chiede al diritto non
solo o non tanto di dare una regola, di dare certezza alle relazioni sociali, ma anche di
ricostruire l’ordine simbolico, e ciò anche a costo di soluzioni semplicistiche purché
del diritto», 2006, pp. 3-24. Molti dei temi trattati in La vita e le regole erano stati anticipati, in forma di
conversazione, in Intervista su privacy e libertà, a cura di P. Conti, Laterza, Roma-Bari, 2005.
9 Su questi temi, v. M. Fioravanti, Appunti di storia delle costituzioni moderne. Le libertà fondamentali,
Giappichelli, Torino, 1995; P. Costa, Civitas. Storia della cittadinanza in Europa. Vol. 2: L’età delle rivoluzioni,
Laterza, Roma-Bari, 2000, cap. I.
10 Si veda L. Friedman, La società orizzontale (1999), il Mulino, Bologna, 2002.
11 J. Raz, The Authority of Law: Essays on Law and Morality, Clarendon Press, Oxford, 1979.
12 Cfr. p. 16. 5
certe e definitive. Ecco che la giuridificazione, la delega al diritto (e spesso alla forma di
diritto dotata di maggior contenuto simbolico, il diritto penale) della soluzione dei
problemi sociali rischia di innestare nel diritto tendenze autoritarie, ogniqualvolta la
risposta giuridica non sia ricerca di mediazione, ma imposizione del punto di vista
(valori, opzioni culturali) di una parte della società: «il rischio di un uso autoritario del
diritto, come scorciatoia per chiudere precocemente un conflitto, come strumento per
imporre valori non condivisi»13.
Uno dei temi del libro è dunque il rapporto dialettico tra diritto e vita, la costante
tensione tra la dimensione “liberante” e quella “livellatrice”, se non addirittura
autoritaria e inumana, della regola giuridica14. Peraltro Rodotà nota attentamente come
entrambe queste funzioni o dimensioni del diritto possano essere svolte non solo da
norme giuridiche effettivamente applicate, ma anche nel momento in cui esse vengono
formulate, proclamate; si tratta, in altre parole, della funzione simbolica del diritto15. Ad
esempio, la formulazione di un catalogo costituzionale di diritti fondamentali svolge
anche il ruolo di fondamento simbolico di conformazione dei poteri pubblici (in
maniera non troppo dissimile, una parte della dottrina americana parla a questo
proposito di “aspirational law” e “aspirational rights”, per caratterizzare gli effetti
benefici che possono comunque dispiegare alcune disposizioni e diritti costituzionali
anche prima o in mancanza di una loro piena applicazione giudiziale16); e inoltre
davanti ad un diritto fondamentale inattuato è possibile la critica (giuridica, e non solo
etico-politica) dei poteri pubblici, la denuncia della loro inadempienza17. La funzione
simbolica del diritto può però operare anche in direzione repressiva se non
“autoritaria”: si pensi ad esempio ad alcune disposizioni della recente legge italiana sulla
fecondazione assistita (l. 40/2004), a prima vista talmente assurde e inapplicabili da
poter avere una funzione nient’altro che simbolica, di stigmatizzazione ad oltranza di
certe pratiche mediche e forse anche di certi desideri umani: così possono spiegarsi
l’obbligo di impiantare alla donna gli embrioni creati su sua richiesta (non è chiaro
13 Cfr. p. 201; per altri spunti in tal senso, cfr. ad es. pp. 10, 14, 16, 47, 62, 64, 86.
14 La stessa dialettica, segna per Rodotà il rapporto tra la vita e un’altra invenzione umana, cioè la
tecnologia, in molti degli aspetti in cui essa ha recentemente cambiato le nostre vite (Internet,
biotecnologie, ma anche i mezzi di trasporto). Per un verso, le nuove tecnologie aprono nuovi spazi di
libertà e di realizzazione personale (si pensi ad esempio alle comunità virtuali che nascono su Internet,
che danno alle persone possibilità di aggregazione difficilmente immaginabili nello spazio “fisico”),
mentre per altro verso approntano nuovi strumenti di controllo per finalità di polizia o di mercato (v. ad
es. pp. 89, 92, 244, 261, e diffusamente il capitolo “Il corpo”).
15 Per alcuni esempi, si vedano le pp. 26, 31, 42.
16 R. Fallon, Judicially Manageable Standards and Constitutional Meaning, in «Harvard Law Review», vol. 119,
2006, pp. 1274-1332.
17 Sulla possibilità di qualificare come lacuna l’omissione da parte del legislatore di prevedere garanzie dei
diritti fondamentali, si veda la rigorosa ricostruzione teorica di L. Ferrajoli, Diritti fondamentali. Un dibattito
teorico, a cura di E. Vitale, Laterza, Roma-Bari, 2001, pp. 26-33. 6
infatti come quest’obbligo potrebbe essere eseguito coattivamente contro la volontà
della donna), e la presenza, nel contesto di una legge sulla procreazione medicalmente
assistita, di un divieto di « produzione di ibridi e chimere» (sic)18.
4. Di fronte a linee di sviluppo talmente complesse, la risposta del diritto
dovrebbe innanzitutto risiedere nella valorizzazione dello spazio dei diritti. Il catalogo
dei diritti è ciò che dà contenuto alla cittadinanza, non più legata ad un territorio;
questa idea si salda a quella della «indivisibilità dei diritti»19 che solo contingentemente
possono essere ricondotti a diverse “generazioni” o categorie. Rodotà in tal modo
reagisce all’idea che i diritti sociali appartengano ad una categoria o generazione
posticcia e recessiva rispetto ai “veri” diritti, le libertà civili e politiche o diritti di
“prima” e “seconda” generazione: l’idea di cittadinanza consiste pertanto nella
pienezza dei diritti (civili, politici e sociali), e attribuire l’erogazione di alcuni servizi
essenziali (scuola, sanità) al mercato significherebbe frammentare l’idea di cittadinanza,
e di fatto introdurre surrettiziamente un ritorno alla cittadinanza censitaria.
In secondo luogo, e conseguentemente, il diritto dovrebbe supportare la netta
sottrazione al mercato e alle logiche di mercato di alcune aree o beni vitali, legati
all’esistenza, attraendoli piuttosto nell’area del dono e, in termini giuridici, dei principi
di solidarietà e gratuità20.
A questo proposito Rodotà, in alcune pagine di estrema finezza analitica,
chiarisce il significato rispettivamente della gratuità e della solidarietà, i loro ambiti di
estensione e applicazione, e i loro rapporti, sottolineando l’impossibilità di ridurre l’una
all’altra. Il significato di politica del diritto di questa distinzione (ma non separazione, in
quanto tra le due si danno aree di sovrapposizione) è abbastanza chiaro: evitare che la
solidarietà sia confinata ai soli settori del diritto e ai soli rapporti giuridici governati
dalla gratuità: per Rodotà infatti la solidarietà è un principio allo stesso tempo generale
e fondamentale. “Generale”, perché si applica (almeno potenzialmente) a tutto
l’ordinamento, anche ai rapporti giuridici patrimoniali quindi, e si ricorderà che una
delle intuizione più originali del Rodotà civilista è stata la rilettura delle clausole
generali di buona fede (art. 1175 c.c.) e di ingiustizia del danno (art. 2043 c.c.) proprio
alla luce del principio costituzionale di solidarietà21, inaugurando in tal modo la
stagione della costituzionalizzazione del diritto civile. E “fondamentale”, perché
18 Vedi rispettivamente art. 14, commi 1 e 2, e art. 13, comma 3, lett. d. Per una rassegna più completa
delle storture della legge n. 40/2004, si veda C. Flamigni, M. Mori, La legge sulla procreazione medicalmente
assistita. Paradigmi a confronto, Il Saggiatore, Milano, 2005, pp. 50 ss.
19 Cfr. pp. 36, 39.
20 V. diffusamente il capitolo “Il dono”.
21 Si vedano rispettivamente Le fonti di integrazione del contratto, Giuffrè, Milano, 1965, pp. 150-152, e Il
problema della responsabilità civile, Giuffrè, Milano, 1964, pp. 96-106. 7
apparterrebbe a quel nucleo di principi costituzionali supremi sottratti alla stessa
revisione costituzionale22.
Il principio di solidarietà serve dunque a tracciare i confini di uno spazio sottratto
alle logiche di mercato, alla commodification (cioè alla trasformazione di qualsiasi bene in
entità scambiabile sul mercato, con un prezzo determinato dalla legge della domanda e
dell’offerta), e questo è innanzitutto lo spazio del corpo. Nella prospettiva di Rodotà il
corpo non è però assoggettato ad un regime di inalienabilità o indisponibilità assoluta,
che di fatto renderebbe la persona non “proprietaria” di sé stessa (come nel caso che si
ritenesse irrilevante la volontà dell’interessato di sottoporsi o non sottoporsi a
determinate cure23), ma ad una inalienabilità a soli fini di mercato, una market-
inalienability: il principio di solidarietà fa sì che si possa disporre del proprio corpo in
contesti caratterizzati da gratuità, e rimessi alla libera determinazione degli interessati.
La distinzione tra mercato e non-mercato dunque non dipende né dal principio
di gratuità (scambi gratuiti possono ben accompagnarsi, ed essere funzionali, a
transazioni di mercato) né da quello di solidarietà (il principio di solidarietà, in quanto
principio generale, opera in entrambi i campi, seppur con modalità differenti24), ma dal
tipo di bene o servizio oggetto di scambio, di trasferimento, o comunque di poteri di
disposizione o scelta da parte del titolare, e tali beni sono individuati in base alla loro
vicinanza con le sfere della dignità, dell’eguaglianza e dell’autonomia: quanto più un
bene è strumentale alla conservazione e alla tutela di quelle sfere, tanto più sarà limitata
la sua circolazione sul mercato (alcuni beni infatti devono essere sottratti al mercato,
ma possono circolare con altre modalità), fino al divieto totale di disposizione di alcuni
beni anche in contesti di non-mercato.
Ricostruendo “olisticamente” il pensiero di Rodotà sul punto, si potrebbe allora
immaginare il seguente schema di organizzazione dei beni rilevanti per il diritto:
a) Beni disponibili in regime di mercato. In questo ambito, il principio cardine è quello di
autonomia (anche – ma non solo – nella sua specifica applicazione come libertà
di iniziativa economica), e il principio di solidarietà opera in funzione
“correttiva” o “conformativa” di condotte (adempimento di prestazioni, doveri
di neminem laedere, ecc.). Questi beni possono essere oggetto di:
a1) scambi onerosi (le normali transazioni di mercato);
a2) scambi gratuiti ma funzionali a logiche di mercato (la c.d. gift economy: si
tratta di beni che vengono diffusi in forma apparentemente gratuita, ma al
fine di “catturare” il consumatore inducendolo a munirsi di beni ulteriori a
22 Cfr. p. 123.
23 Sul problema dell’accanimento terapeutico, v. pp. 250-251.
24 Per un diverso modo di intendere il ruolo del principio di solidarietà all’interno del mercato, v.
comunque N. Irti, L’ordine giuridico del mercato, Laterza, Roma-Bari, 1998, spec. cap. III. 8
a3) scambi gratuiti, volontariamente sottratti a transazioni onerose (il
riferimento più attuale è quello alle nuove forme di condivisione
dell’informazione e della conoscenza, come il peer to peer, l’open source, i nuovi
commons: beni che potrebbero essere – e solitamente sono – scambiati in via
onerosa, ma che gli interessati decidono liberamente di far circolare in via
gratuita, cosa che assume un particolare significato sociale come
condivisione della conoscenza, adesione a comunità virtuali ecc.).
b) Beni disponibili in regime di non-mercato: Si tratta di beni disponibili ma solo con
trasferimenti a titolo gratuito; qui il principio di solidarietà è il principio fondante,
in congiunzione a quello di autonomia personale, e richiede la gratuità25. In
questo ambito si potrebbero ulteriormente individuare:
b1) beni disponibili e trasferibili (ad esempio: parti del corpo, maternità
surrogata, ecc.)26;
b2) beni disponibili ma non trasferibili (decisioni di fine vita, consenso
informato a determinati trattamenti medici27).
c) Beni indisponibili. Per questo tipo di “beni” non rileva il consenso dell’interessato:
il principio cardine è quello di dignità, che assume un valore preminente anche
rispetto all’autonomia personale, ed eventualmente può giocare in congiunzione
alla tutela della salute e alla ricerca scientifica28. Tra i casi che possono mettere in
evidenza il ruolo della dignità rispetto all’autonomia in questo contesto, si pensi
ad esempio, al divieto di mettere a disposizione (trasferire la conoscenza) di altri
il proprio “codice genetico”29, o di sottoporsi volontariamente a pratiche che
incidono sulla dignità personale (come nel caso del “lancio del nano”, o della
partecipazione a giochi che prevedono l’omicidio simulato)30. Da notare che,
mentre il discorso di Rodotà è espressamente riferito a beni attinenti
direttamente alla persona, nulla impedisce di includere in questa terza area anche
beni non strettamente personali ma comunque da sottrarre al mercato, e ancora
25 «La gratuità non si presenta soltanto, o prevalentemente, come espressione di una scelta possibile tra
una relazione onerosa e una gratuita. Essa definisce anche materie o rapporti la cui legittimità giuridica è
condizionata appunto dalla rispondenza a logiche non mercantili» (p. 121); si vedano anche le pp. 38, 49-
50, 86.
26 Cfr. pp. 95, 121, in nota.
27 Cfr. p. 250 ss., 262.
28 Cfr. pp. 185, 187, 188, 192, 196, 198.
29 Cfr. p. 179.
30 Si vedano rispettivamente Conseil d’Etat, 27 octobre 1995, Commune de Morsang-sur-Orge ; Corte giust.
14 ottobre 2004, causa C-36/02, Omega Spielhallen- und Automatenaufstellungs GmbH c. Oberbürgermeisterin der
Bundesstadt Bonn. 9
prima alla stessa appropriazione privata: ad esempio l’acqua, l’aria, l’integrità
dell’ambiente31.
Credo che questo schema sia ragionevole. Esso mostra peraltro come in ciascuno
di questi ambiti ci sia sempre più di un principio fondamentale rilevante (autonomia,
solidarietà, dignità, eguaglianza, tutela della salute, ecc.), e che in questo quadro
pluralista i principi costituzionali non sempre spingono nella stessa direzione, non
sempre compongono un quadro armonico ma anzi cambiano continuamente posizione
come in un caleidoscopio. Il caso più evidente è senz’altro quello del possibile conflitto
tra autonomia personale e dignità personale: nei casi b1) disponibilità e trasferibilità
sono ammesse nella misura in cui non violino la dignità dell’interessato (oppure, con
terminologia da codice civile, non siano in contrasto con l’ordine pubblico e il buon
costume); nei casi b2) sia la disponibilità che la non trasferibilità sono richieste dal
principio di dignità, sono entrambe funzionali al mantenimento e alla protezione della
dignità dell’interessato; nei casi c), infine, la tutela della dignità impone di rendere alcuni
beni indisponibili, e quindi sacrifica del tutto l’autonomia.
Ciò significa che l’individuazione della regola per disciplinare concretamente e
specificamente l’esercizio dei diritti relativi a questi beni non può che essere un
bilanciamento (legislativo o giudiziale, a seconda dei casi32) tra i principi fondamentali
in conflitto, e che su questo bilanciamento potranno manifestarsi dissensi e
controversie che, lungi dall’essere peregrini, sono necessariamente il riflesso del diverso
“peso” che persone diverse possono attribuire ai valori in gioco.
Su questo argomento si profilano, inoltre, almeno due profili meritevoli di
ulteriore approfondimento (qui si potrà fare solo un rapido cenno).
In primo luogo, per i beni sub b) si pone un delicato problema di individuazione
dello strumento più adatto di allocazione33. La prima possibilità è ovviamente rimettere
la scelta (dell’individuazione del destinatario del bene trasferito) all’interessato,
ripercorrendo lo schema giuridico della donazione; in tal modo si corre però il rischio
di facili elusioni, ogniqualvolta dietro una apparente donazione si celi in realtà una
vendita. Una seconda possibilità è fare ricorso al “caso”34, cioè al sorteggio o alla
“coda”, eventualmente associati a forme di anonimato anche bilaterale; in tal caso però
31 Sul punto, v. L. Ferrajoli, Diritto civile e principio di legalità, in «Europa e diritto privato», 2005, 3, pp. 655-
32 Sul punto, mi permetto di rinviare a G. Pino, Conflitto e bilanciamento tra diritti fondamentali. Una mappa dei
problemi, in «Etica & Politica», 2006, 1.
33 Su questi aspetti, con specifico riferimento alle alternative tra mercato e altre tecniche di allocazione di
risorse scarse, si veda G. Calabresi, P. Bobbit, Scelte tragiche (1978), Giuffrè, Milano, 1986 (e in particolare
pp. 28-32 per il ricorso al sorteggio). Per una efficace rassegna delle tecniche di allocazione di beni
diverse dal mercato, G. Tarello, Il diritto e la funzione di distribuzione dei beni (1978), in Id., Cultura giuridica e
politica del diritto, il Mulino, Bologna, 1988, pp. 219-234.
34 Cfr. pp. 162-163 10
la garanzia della “purezza” etica dell’atto porta come prevedibile conseguenza quella di
scoraggiare eccessivamente il trasferimento di questi beni con potenziale pregiudizio
alla salute dei soggetti che avrebbero interesse a ricevere quei beni: ciò che evidenzia la
tragicità della scelta, visto che il pregiudizio alla salute delle persone bisognose di
organi è un “costo” che viene richiesto dal rispetto della dignità e dell’eguaglianza (ad
un ipotetico mercato di organi avrebbero più agevole accesso le persone benestanti35).
Si possono intuire quindi le difficoltà che in questo ambito incontrano i regolatori
nell’effettuare il bilanciamento cui si accennava poco sopra, difficoltà che aumentano
se il dibattito o comunque l’ambito delle opzioni disponibili è inquinato da pregiudizi
variamente culturali, ideologici o religiosi.
In secondo luogo, una parola sul principio di solidarietà. Nella ricostruzione di
Rodotà esso opera in maniera estremamente pervasiva, sia nelle relazioni di mercato sia
in quelle di non-mercato, fino ad essere – lo abbiamo visto – principio sia generale che
fondamentale. Credo che l’argomento di Rodotà, se l’ho correttamente ricostruito, sia
affascinante, ma in qualche misura anche rischioso nel fare assurgere la solidarietà
finanche a principio “supremo” e quindi gerarchicamente sovraordinato ad altri
principi costituzionali.
La perplessità nasce dal fatto che nella Costituzione italiana la solidarietà si
presenta come oggetto di doveri, addirittura inderogabili (art. 2), mentre Rodotà
sembra impiegarla come declinazione di varie libertà36. In altri termini, nella proposta
di Rodotà l’ordinamento giuridico dovrebbe, in base al principio di solidarietà,
riconoscere e agevolare l’esercizio di facoltà o libertà e quindi di autonomia (ad es. nel
campo della donazione di organi, o della maternità surrogata), in quanto espressione di
solidarietà. Invece nell’art. 2, almeno nella sua lettura più immediata, la solidarietà è
oggetto di doveri (e non di atti di autonomia).
Il problema a mio giudizio è che l’enfasi sulla solidarietà, se intesa – come ritengo
corretto – come fonte di doveri, ha la conseguenza immediata di giustificare la
compressione di diritti e di libertà, compressione tanto maggiore quanto maggiore
sono il raggio di azione e il peso tributati alla solidarietà. Si dirà: anche se fonte di
doveri (e non di autonomia), la solidarietà può e deve pur sempre essere limitata
(bilanciata) con altri diritti e principi costituzionali, come il libero svolgimento della
personalità. Vero. Però questo bilanciamento si troverebbe inevitabilmente a risentire
del particolare peso della solidarietà, che è “inderogabile” e per di più è un principio
“supremo”, quindi più forte di altri principi costituzionali che non siano a loro volta
supremi.
35 Questo problema (che, ovviamente, è ben presente a Rodotà: v. ad es. pp. 95-96), è sviluppato da M.J.
Radin, Contested Commodities, Harvard University Press, Cambridge (Mass.), 1996.
36 Cfr. ad es. p. 135. 11
Non sono sicuro che Rodotà sarebbe del tutto a suo agio con un simile
imperialismo della solidarietà, una volta che essa sia considerata oggetto e
giustificazione di doveri inderogabili, e non di atti di autonomia. Una possibile via
d’uscita potrebbe essere una concezione “unitaria” o “indivisibile” di diritti e doveri,
più volte affermata da Rodotà37: in tal modo, resterebbe vero che la solidarietà è
oggetto di doveri (come recita l’art. 2 cost.), tuttavia sarebbe proprio l’adempimento di
questi doveri a giustificare l’attribuzione di determinati diritti38. La costruzione è
indubbiamente elegante, ma essa a ben guardare porterebbe ad instaurare un rapporto
di dipendenza assiologica dei diritti nei confronti dei doveri (anziché una loro più
“neutra” interdipendenza), ripercorrendo a ritroso il faticoso cammino che ha portato,
parafrasando Bobbio39, dalla priorità dei doveri alla priorità dei diritti. L’esito è, in altre
parole, la «funzionalizzazione dei diritti in senso sociale»40.
A mio giudizio, invece, sarebbe forse più opportuno lasciare giocare la solidarietà
come principio tra altri principi, e cercare altri fondamenti costituzionali per giustificare
la sottrazione di alcuni beni al regime di mercato (tipicamente quelli che abbiamo
collocato sub b1), primo tra tutti il riferimento alla dignità e libertà umana come limite
all’iniziativa economica privata di cui all’art. 41 comma 2 cost.
5. Come si vede, il panorama disegnato da Rodotà è complesso, le sfide
molteplici. Di quanto diritto abbiamo bisogno, e di che tipo di diritto abbiamo
bisogno, per affrontare le sfide di una società sempre più invasa dalla tecnologia e dal
mercato, e attraversata dalla paura e dal bisogno di sicurezza? Come deve essere il
diritto per non imprigionare la vita?
Innanzitutto, nelle materie in cui sono direttamente in gioco diritti fondamentali,
come le scelte direttamente incidenti sulla sfera della vita e del corpo, il diritto
dovrebbe evitare di ripiegarsi sulla “astrattezza”41, preferendo invece rendere possibili
analisi caso per caso dei diritti e dei valori in gioco. Ne deriva un modello di
regolazione soft42, che alla logica dicotomica lecito/illecito tipica del diritto penale
sostituisce una ricerca anche faticosa della risposta più adeguata, e che sostituisce ad un
modello imperativistico del diritto come comando che si impone in maniera “verticale”
37 Cfr. ad es. pp. 39, 229.
38 «L’attribuzione di un diritto può essere, al tempo stesso, lo strumento per mettere un soggetto nella
condizione di adempiere un dovere» (p. 229); Rodotà fa a questo proposito l’esempio dei permessi
parentali. Si potrebbe però argomentare che qui la solidarietà è richiesta al datore di lavoro, e non al
genitore, e quindi è nuovamente fonte di un obbligo e non di un diritto.
39 N. Bobbio, Dalla priorità dei doveri alla priorità dei diritti (1988), in Id., Teoria generale della politica, Einaudi,
Torino, 1999, pp. 431-440 (con il titolo Il primato dei diritti sui doveri).
40 Cfr. p. 229.
41 Cfr. ad es. pp. 23, 26, 27, 31, 74.
42 Cfr. ad es. pp. 28, 58, 88, 145, 200-201 (ma vedi già Tecnologie e diritti, il Mulino, Bologna, 1995, p. 149). 12
ai consociati un modello “polifonico” (l’espressione non è di Rodotà, ma credo che
renda bene il suo pensiero) in cui la risposta giuridica è elaborata congiuntamente dal
legislatore che formula regole generali, dal giudice con il suo ruolo quasi nomofilattico
di garanzia dei diritti fondamentali, da autorità indipendenti che possono essere
chiamate ad esprimere autorizzazioni caso per caso, da comitati tecnici che possono
individuare protocolli, best practices e codici di deontologia, e lascia spazi sostanziali di
esplicazione all’autonomia personale e alla solidarietà.
È significativo infatti che Rodotà ricorra spesso alla locuzione “risposta
istituzionale” invece che a quella “risposta giuridica”, quasi a sottolineare che il diritto,
la giuridificazione (specialmente sotto forma di regola astratta magari accompagnata da
sanzione penale) non è di per sé la panacea dei problemi sociali, e può anzi essere una
ipocrita scorciatoia; invece, la risposta giuridica ai problemi sociali deve essere
accompagnata da impegno istituzionale, da policies, e da progetti culturali di ampio
respiro (ad esempio, promuovere l’accettazione e l’inclusione sociale, come nel caso del
“diritto alla malattia” cioè la creazione di un ambiente sociale che alla sofferenza di
avere una certa patologia non aggiunga anche uno stigma o un rifiuto sociale).
Ovviamente anche in queste sfere dell’esistenza resta pur sempre spazio per un
ruolo puramente coercitivo o repressivo per il diritto, che deve entrare in gioco nei casi
estremi (come ad esempio per la clonazione riproduttiva o l’eugenetica di massa43). Ma
oltre questi casi estremi il diritto dovrebbe privilegiare una funzione promozionale,
coniugata alla costruzione di “punti di vista” nella società, di consapevolezza sociale,
rinunciando a pretese di «imperialismo sociale»44, che condannano inesorabilmente il
diritto ad essere rifiutato dai suoi destinatari, e accettando di riconoscere l’esistenza di
spazi in cui dovrebbe semplicemente tacere.
43 Cfr. pp. 171, 243.
44 Cfr. p. 201. commenti (0)non sono stati rilasciati commentiscrivi tu il primo!CommentaQuesta è solo un'anteprima3 pagine mostrate su 12 totaliScarica il documentoAppunti correlatiCapitolo X, stefano rodotà, il diritto di avere dirittirodotà bioetica la vita e le regoleSchema della lezione sul testo La vita e le regole di RodotàIl gene - LA VITA E LE REGOLE DI STEFANO RODOTA'RodotÃ - La-vita-e-le-regole - Intro-+-gene-+-dolore-+-fineDiritto privato delle biotecnologieCarica altriCondividiIntegra questo contenuto sul tuo sito<iframe src="https://www.docsity.com/it/docs/embed-player/commento-sul-libro-di-stefano-rodota-la-vita-e-le-regole/" width="383px" height="550px"></iframe>dello stesso utenteAppendice di Calcolo delle Probabilità - Appunti - StatisticaMicrosoft Word - 29449-GGMSRLNVVA_20090531104332.txtIL_FUNZIONALISMO2007.05rodotaCommento sul libro di Stefano Rodotà - La Vita e le RegoleMaterie similiBiologia577Diritto4298Filosofia3629Medicina489Sociologia7139 Il ProgettoIl TeamContattiDocumentiDomandeTutorsBlog StoreCookie PolicyTermini d'utilizzoPrivacy Made with love in Rome and Turin