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Timestamp: 2020-08-12 10:00:06+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 21758 del 20/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21758 del 20/09/2017
Cassazione civile, sez. trib., 20/09/2017, (ud. 01/03/2017, dep.20/09/2017), n. 21758
A.G., elettivamente domiciliato in Roma, Via Ottaviano
n. 42, presso l’avv. Valentina Ferrigni, rappresentato e difeso
dall’avv. Antonio Damascelli, giusta delega in atti;
Puglia n. 68/14/10, depositata il 28 maggio 2010.
uditi l’avv. Antonio Damascelli per il ricorrente e l’avvocato dello
Stato Giancarlo Caselli per la controricorrente.
1. A.G. ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Puglia indicata in epigrafe, con la quale, accogliendo l’appello principale dell’Ufficio e rigettando l’incidentale del contribuente, è stata affermata la legittimità dell’avviso di accertamento emesso nei suoi confronti a titolo di plusvalenza realizzata a seguito della cessione a titolo oneroso, nel 2000, di terreno edificabile con annesso fabbricato.
Il giudice d’appello, premesso che il contribuente non aveva dichiarato alcuna plusvalenza derivante dalla vendita, il cui corrispettivo era stato indicato nell’atto in Lire 52.920.000, ha ritenuto che l’Ufficio ha legittimamente accertato il valore del terreno in Lire 236.670.000 e la relativa plusvalenza in Lire 231.298.151 (pari ad Euro 119.455,53), in base al valore, avente natura presuntiva, accertato ai fini dell’imposta di registro e dell’INVIM e poi definito ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 15 e tenuto conto del prezzo di acquisto del bene e di alcune spese ad esso inerenti. In ordine a quest’ultimo aspetto, il giudice a quo ha affermato che, essendo oggetto della controversia la cessione di un suolo edificatorio, possono essere considerate unicamente le spese sostenute per la conservazione ed il miglioramento del suolo stesso ai fini della edificabilità e non anche quelle relative alla costruzione su di esso di un fabbricato e quelle concernenti le migliorie agricole.
1.1. Con il primo motivo, il ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 2697 e 2729 c.c., L. n. 289 del 2002, art. 15 e del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 68 (nuova numerazione, ex art. 82), censura la sentenza impugnata per avere il giudice a quo ritenuto legittimo l’accertamento della plusvalenza sulla base del valore accertato ai fini dell’imposta di registro, come definito a seguito del condono di cui della L. n. 289 del 2002, citato art. 15.
Col secondo motivo è nuovamente denunciata la violazione degli artt. 2697 e 2729 c.c. e art. 68 T.U.I.R., non avendo il giudice ritenuto che il contribuente avesse fornito la prova, basata su elementi documentali e presuntivi, che il prezzo dichiarato nell’atto era corrispondente al corrispettivo effettivamente percepito.
Nel terzo motivo, la censura viene riproposta sotto il profilo del vizio di motivazione.
1.2. I motivi, da esaminare congiuntamente per evidente connessione, si rivelano fondati alla luce dello ius superveniens costituito dal D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147, art. 5, comma 3, il quale ha stabilito che “Gli artt. 58, 68, 85 e 86 del Testo Unico delle imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, e del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, artt. 5,5-bis, 6 e 7, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonchè per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro di cui al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 347”.
Come questa Corte ha già avuto occasione di affermare, alla norma sopravvenuta, espressamente qualificata come di interpretazione autentica, non può che ascriversi il carattere retroattivo che è proprio di tale categoria di norme e che il legislatore ha inteso evidentemente ad essa assegnare, e ciò a prescindere se alla stessa debba riconoscersi natura effettivamente interpretativa (Cass. n. 7488 del 2016 e, in generale, Cass., sez. un., n. 9941 del 2009 e Cass. n. 23550 del 2015, in motivazione); ne consegue che la norma sopravvenuta si applica anche ai giudizi pendenti, rendendo illegittima, ai fini dell’accertamento della plusvalenza realizzata a seguito di cessione di un immobile o di un’azienda, la presunzione di un corrispettivo superiore a quello dichiarato nell’atto, qualora tale presunzione si fondi unicamente sul valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro, cioè, in sostanza, sul valore di mercato del bene (oltre alla citata Cass. n. 7488/16, cfr. Cass. nn. 6135 e 11543 del 2016, 12265 del 2017).
1.3. Lo ius superveniens, pertanto, preclude l’esclusivo ricorso a quel determinato criterio di accertamento, sottraendo ad esso, in sè considerato, l’efficacia di prova presuntiva (come la consolidata giurisprudenza di questa Corte invece riteneva), ma, da un lato, non impedisce all’amministrazione di applicare ulteriori criteri, ai fini dell’accertamento di un “maggior corrispettivo” rispetto a quello risultante nell’atto di compravendita, e, dall’altro e a fortiori, con riguardo al caso in esame, non intacca il potere dell’amministrazione di determinare il quantum della plusvalenza (nella specie, non dichiarata affatto) facendo riferimento al prezzo ivi indicato.
2.1. Con il quarto motivo, il ricorrente denuncia ancora la violazione e falsa applicazione dell’art. 68 T.U.I.R., censurando il capo della sentenza impugnata in cui è stato negato, ai fini del calcolo della plusvalenza, il computo, in aumento del prezzo d’acquisto del terreno, di una serie di spese attinenti alla costruzione del fabbricato costruito sul suolo stesso.
Ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 82, comma 1 (applicabile ratione temporis, ora art. 68 del nuovo T.U.I.R.), le plusvalenze in esame “sono costituite dalla differenza tra i corrispettivi percepiti nel periodo di imposta, al netto dell’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili, e il prezzo di acquisto o il costo di costruzione del bene ceduto, aumentato di ogni altro costo inerente al bene medesimo”. Il successivo comma 2, terzo periodo, prevede(va) che “Il costo dei terreni suscettibili d’utilizzazione edificatoria di cui alla lett. b) del comma 1 dell’art. 81 è costituito dal prezzo di acquisto aumentato di ogni altro costo inerente, rivalutato in base alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati nonchè dell’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili”.
In base alla lettera e alla ratio della norma, per “ogni altro costo inerente” all’immobile ceduto (nella specie un terreno suscettibile di utilizzazione edificatoria), costo da aggiungere al prezzo d’acquisto ai fini della determinazione della plusvalenza derivante dalla sua cessione a titolo oneroso, deve intendersi, come correttamente ritenuto dal giudice di merito, qualsiasi spesa sostenuta ai soli fini della conservazione o del miglioramento del suolo in relazione essenzialmente alla sua natura edificabile, cioè per mantenerne o incrementarne la potenzialità edificatoria.
3. In conclusione, vanno accolti i primi tre motivi di ricorso nei sensi sopra indicati e va rigettato il quarto.
La sentenza impugnata deve essere cassata in relazione ai motivi accolti e la causa rinviata, per nuovo esame, alla Commissione Tributaria Regionale della Puglia, in diversa composizione, che provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio di cassazione.
La Corte accoglie il primo, il secondo e il terzo motivo di ricorso nei sensi di cui in motivazione e rigetta il quarto.
Cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa, anche per le spese, alla Commissione Tributaria Regionale della Puglia in diversa composizione.