Source: http://bologna.sentenze.ilcaso.it/codice_fallimentare/35
Timestamp: 2020-05-29 20:23:25+00:00
Document Index: 47277112

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 22', 'art. 35', 'art. 52', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 1441', 'art. 35', 'art. 38', 'art. 1203', 'art. 1299', 'art. 35', 'art. 35', 'art 107', 'art 35']

Integrazione dei poteri del curatore
I. Le riduzioni di crediti, le transazioni, i compromessi, le rinunzie alle liti, le ricognizioni di diritti di terzi, la cancellazione di ipoteche, la restituzione di pegni, lo svincolo delle cauzioni, l’accettazione di eredità e donazioni e gli atti di straordinaria amministrazione sono effettuate dal curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori.
II. Nel richiedere l’autorizzazione del comitato dei creditori, il curatore formula le proprie conclusioni anche sulla convenienza della proposta. (1)
III. Se gli atti suddetti sono di valore superiore a cinquantamila euro e in ogni caso per le transazioni, il curatore ne informa previamente il giudice delegato, salvo che gli stessi siano già stati autorizzati dal medesimo ai sensi dell’articolo 104-ter comma ottavo. (2)
IV. Il limite di cui al secondo comma può essere adeguato con decreto del Ministro della giustizia.
(1) Comma aggiunto dall’art. 3 del D. Lgs. 12 settembre 2007, n. 169. La modifica si applica ai procedimenti per dichiarazione di fallimento pendenti alla data del 1 gennaio 2008, nonché alle procedure concorsuali e di concordato aperte successivamente (art. 22 d.lgs. cit.).
Curatore - Poteri - Rinuncia al ricorso per cassazione - Mancata autorizzazione del comitato dei creditori - Conseguenze - Inefficacia.
In difetto dell'autorizzazione del comitato dei creditori prevista dall'art. 35 l.fall., la rinuncia del curatore fallimentare al ricorso per cassazione è inidonea a produrre effetti. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 20 Dicembre 2019, n. 34213. Segue...
In ordine all’opponibilità della clausola compromissoria al Fallimento che agisca vantando un proprio credito verso un terzo, la giurisprudenza ha chiarito che - a differenza dell’opposto caso in cui il credito sia azionato nei confronti dell’impresa fallita, sicché la clausola arbitrale non consente di derogare al procedimento di verifica del passivo e all’accertamento nelle forme previste dall'art. 52, secondo comma, l.f., al fine di assicurare il rispetto della par condicio creditorum – il curatore, che subentri in un contratto stipulato dal fallito contenente una clausola compromissoria, non può disconoscere ta-le clausola (Cass. n. 13089/2015 e n. 6165/2003). A ciò si aggiunge che “l'eccezione con la quale si deduca l'esistenza (o si discuta dell'ampiezza) di una clausola compromissoria per arbitrato irrituale non pone una questione di competenza dell'autorità' giudiziaria (come nel diverso caso di clausola compromissoria per arbitrato rituale), ma contesta la proponibilità della domanda per avere i contraenti scelto la risoluzione negoziale della controversia rinunziando alla tutela giurisdizionale. La suddetta eccezione non ha pertanto natura processuale ma sostanziale e introduce una questione preliminare di merito in relazione all'esistenza o meno della suddetta rinuncia” (Cass. n. 7525/2007 e n. 4845/2000). (Antonello Falco) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 29 Novembre 2017. Segue...
Fallimento - Integrazione dei poteri del curatore - Istanza di accertamento con adesione - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Esclusione.
La mancanza dell’autorizzazione del giudice delegato o del tribunale, prevista dall’art. 35 della legge fallimentare ad integrazione dei poteri spettanti al curatore nello svolgimento di attività negoziale, importa, non già la nullità dei negozi posti in essere, ma l’annullabilità dei medesimi, nullità che, essendo il citato art. 35 dettato nell'interesse dell'amministrazione fallimentare, può essere fatta valere, ai sensi dell'art. 1441 cod. civ., unicamente da quest’ultima.
Nel caso di specie, la Corte ha cassato la decisione della CTR Lombardia, la quale aveva affermato la nullità dell'istanza di accertamento con adesione proposta dal curatore a causa della mancata preventiva autorizzazione del giudice delegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. V, tributaria, 26 Giugno 2015, n. 13242. Segue...
Tribunale fallimentare - Competenza - Azioni che derivano dal fallimento - Recupero di un credito scaturito da contratto stipulato dal fallito - Clausola compromissoria - Opponibilità al fallimento.
Fallimento - Competenza funzionale del Tribunale Fallimentare - Arbitrato - Conciliabilità..
La regola dettata dall'articolo 24, legge fallimentare, secondo la quale il tribunale che ha dichiarato il fallimento è competente a conoscere di tutte le azioni che ne derivano, qualunque ne sia il valore, riguarda solo le azioni che scaturiscono dallo stato di insolvenza e non anche quelle esperite dal curatore per recuperare i crediti del fallito, azioni, queste, che non derivano dal fallimento, in quanto sono già comprese nel patrimonio dell'impresa fallita nella cui posizione il curatore subentra. Pertanto, il curatore che intenda agire per il recupero di crediti sorti sulla base di un contratto regolato da clausola compromissoria non potrà fare a meno di far proprio il regolamento contrattuale originario e di rispettare la clausola compromissoria che ne faccia parte. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
La presunta inconciliabilità dell’istituto della competenza funzionale ed inderogabile del Tribunale Fallimentare e dell’arbitro è ad oggi esclusa dallo stesso dato normativo (art. 35 L.F.), ove cioè il curatore viene legittimato – con decreto motivato del tribunale fallimentare, su proposta del giudice delegato e previo parere del comitato dei creditori – a stipulare non solo transazioni, ma anche compromessi. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 14 Febbraio 2011. Segue...
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Organi preposti al fallimento - Curatore - Obblighi - Responsabilità - Azione del nuovo curatore nei confronti del terzo corresponsabile del danno unitamente al curatore revocato - Transazione con cessione al terzo dei diritti vantati dalla massa nei confronti del curatore revocato - Surrogazione del terzo nei diritti vantati dal fallimento o regresso per avvenuto pagamento - Configurabilità - Legittimazione del terzo all'azione di responsabilità verso il curatore cessato - Autorizzazione del giudice delegato - Necessità - Esclusione - Ragioni - Fattispecie.
Esercitata l'azione risarcitoria, da parte del nuovo curatore fallimentare, nei confronti di una banca, per la sottrazione di somme depositate su libretto di deposito a risparmio nominativo intestato ad un fallimento, ma oggetto di indebiti prelievi da parte di persona non autorizzata e diversa dal cessato curatore e conclusa con il predetto terzo una transazione, con restituzione da parte della banca degli importi così prelevati e cessione a suo favore dei diritti vantati dalla massa nei confronti del cessato curatore fallimentare, la successiva azione con cui la banca chieda affermarsi la responsabilità del cessato curatore non necessita dell'autorizzazione del giudice delegato, ai sensi dell'art. 38 legge fall.; con essa, infatti, detto terzo non agisce come organo della procedura o sostituto del curatore, bensì a tutela di un interesse proprio, avendo provveduto al risarcimento, e perciò a titolo di surroga nei diritti vantati dal fallimento verso il curatore revocato, e dunque ex art. 1203 n. 3 cod. civ. ovvero in regresso ex art. 1299 cod. civ., ma in ogni caso con autonoma legittimazione, che ha il suo titolo proprio nell'adempimento della predetta transazione, ex art. 35 legge fall. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Gennaio 2011. Segue...
Fallimento – Organi della procedura – Giudice delegato e del comitato dei creditori – Potere di autorizzare gli atti di straordinaria amministrazione – Questione di legittimità costituzionale – Inammissibilità..
Sono manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale i)degli artt. 35 e 41, commi primo e quarto, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 (Disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa), come sostituiti dal decreto legislativo 9 gennaio 2006, n. 5, sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 76 della Costituzione, nella parte in cui prevedono che, affinché il curatore fallimentare possa effettuare atti di straordinaria amministrazione, sia necessaria la previa autorizzazione del comitato dei creditori e non più quella del giudice delegato, così come era, invece, previsto anteriormente alla riforma della procedure concorsuali realizzata con il d.lgs. n. 5 del 2006 e ii)dell'art. 35 del r.d. n. 267 del 1942, come sostituito dal d.lgs. n. 5 del 2006, nella parte in cui, pur prevedendo che il curatore del fallimento, in caso di effettuazione di atti di straordinaria amministrazione il cui valore sia superiore a cinquantamila euro, o in ogni caso per le transazioni, debba previamente informare il giudice delegato, non attribuisce a quest'ultimo, ove ravvisi ipotesi di illegittimità formale o sostanziale dell'atto in questione, il potere di inibirne il compimento. Corte Costituzionale, 07 Novembre 2008, n. 365. Segue...
Liquidazione coatta amministrativa - Commissario liquidatore - Affermazioni ed ammissioni compiute in giudizio - Efficacia probatoria - Insussistenza.
Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Liquidazione dell'attivo - Vendita di immobili - Espropriazione in corso - Organi preposti al fallimento - Curatore - Poteri - Integrazione dei poteri per transazioni, rinunce, ricognizione di diritti di terzi - Rinuncia agli atti esecutivi da parte del curatore subentrato al creditore istante - Rinunzia alle liti - Configurabilità - Esclusione - Attività di liquidazione dell'attivo - Sussistenza - Concessione della relativa autorizzazione - Competenza del giudice delegato.
Poiche la rinuncia agli Atti esecutivi da parte del curatore del fallimento - subentrato al creditore istante ai sensi dell'art 107 legge fall nell'espropriazione immobiliare in corso - va inquadrata nell'ambito di quell'attivita che detto soggetto svolge ai fini della 'liquidazione dell'attivo' e non fra la 'rinunzia alle liti', la concessione della relativa autorizzazione, ex art 35 legge fall compete sempre al giudice delegato, qualunque sia il valore dell'atto. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Febbraio 1981, n. 783. Segue...