Source: http://foro.romoloromani.it/topic/65120-quesito-cnn-n-225-2014i/
Timestamp: 2020-08-06 07:25:21+00:00
Document Index: 159870910

Matched Legal Cases: ['art. 2295', 'art. 2295', 'art. 2272', 'art. 2519', 'art. 2545', 'art. 2272', 'art. 2315', 'art. 2439', 'art. 2440', 'art. 2253']

QUESITO CNN N. 225-2014/I - Riviste, Testi e Recensioni - ROMOLOROMANI.IT
a firma di Mortimello, May 16, 2018 in Riviste, Testi e Recensioni
Pubblicato il giorno May 16, 2018
cerco il Quesito n. 225-2014/I di Boggiali-Ruotolo: “Conferimento di usufrutto in società di persone in pendenza di altro usufrutto sullo stesso bene”. Grazie mille in anticipo
Pubblicato il giorno May 23, 2018
Quesito n. 225-2014/I
CONFERIMENTO DI USUFRUTTO IN SOCIETÀ DI PERSONE IN PENDENZA DI ALTRO USUFRUTTO SULLO STESSO BENE
Si prospetta il seguente quesito: una s.n.c. è stata costituita da due soci i quali hanno conferito l’usufrutto a tempo (10 anni) su di un albergo di loro proprietà. Tale usufrutto scade il 31.12.2014. Intenderebbero ora procedere all’aumento del capitale della stessa, conferendo nuovamente l’usufrutto sullo stesso albergo della durata di altri 10 anni (1.1.2015-31.12.2025), in sostanza prorogando il diritto già vantato. A tale conferimento attribuiscono il valore di 60.000,00 Euro, corrispondente all’aumento desiderato.
Si chiede se si possa procedere al conferimento, in pendenza ancora dell’usufrutto precedente che scade al 31 dicembre del presente anno, e, quindi, considerare l’aumento effettivamente liberato.
Si chiede, inoltre, cosa accada se uno dei conferenti muoia prima della data d’inizio del nuovo usufrutto a tempo.
In merito al quesito posto, occorre in primo luogo individuare la disciplina alla quale sono soggetti i conferimenti nelle società di persone.
Nessuna norma impone, nelle società di persone, l’integrale versamento del capitale.
Ciò vale, sia pur con le dovute differenze fra i due tipi, tanto per la società semplice che per quella in nome collettivo.
La dottrina dominante ritiene che il capitale sociale, nelle società di persone, sia il valore in danaro dei conferimenti dei soci quale risulta dalle valutazioni compiute nel contratto sociale ex art. 2295 n. 6. (Graziani, Diritto delle società, Napoli, 1963, 141; Galgano, Le società in genere. Le società di persone, in Tratt. Cicu e Messineo, Milano, 1982, 270, 376; Di Sabato, Capitale e responsabilità interna nelle società di persone, Napoli, 1967, 179; Cottino, Diritto commerciale, Padova, I, 2, 1987, 126; Campobasso, Diritto commerciale. Diritto delle società, Torino, 1992, 7; Buonocore, Società in nome collettivo, in Comm. Schlesinger, Milano, 1995, 384).
Per altra parte della dottrina (Ferri, Delle società, in Commentario Scialoja e Branca, Bologna-Roma, 1981, 427 ss.), nelle società di persone commerciali la nozione di capitale sociale non assume rilievo, almeno nel significato tecnico-giuridico proprio delle società a struttura capitalistica, per cui nel sistema delle norme contenute nella disciplina di tali società, capitale sociale è il complesso dei conferimenti dei soci e non la cifra indicativa (in denaro) del loro valore: con la conseguenza ulteriore che non è del tutto esatto parlare di integrità del capitale sociale, ma è preferibile discutere di non restituibilità dei conferimenti.
Parte della giurisprudenza riconosce, quindi, un notevole rilievo al ruolo del capitale nelle società di persone: nelle società a base personale la legge attribuisce al capitale una "funzione di indefettibile strumento operativo ... per cui anche nelle società di persone l'esistenza del capitale stesso è considerata elemento di primario - ed imprescindibile - rilievo, in vista del perseguimento di quello scopo sociale che è la ragione stessa della costituzione di un'impresa in comune ..., sicché ogni qualvolta l'entità delle perdite privi di contenuto concreto l'indicazione del capitale ... ciò che entra in discussione è l'attitudine stessa della società a proseguire nello svolgimento dell'attività economica intrapresa" (App. Brescia 30 marzo 1990, in Dir. fall ., 1990, II, 1083 con nota di Bonazza).
Invero, più che tale funzione, sembra che al capitale sociale debba riconoscersi un diverso ruolo per l’organizzazione societaria, ad esempio al fine della valutazione della sussistenza di perdite, tali da impedire la distribuibilità di utili, che appunto può emergere dall'esame della corrispondenza del valore reale dei conferimenti alla valutazione fatta per creare il capitale sociale: solo mediante il confronto tra capitale e patrimonio si può verificare se nel periodo di riferimento si sono verificati utili ovvero perdite (Buonocore, Società in nome collettivo, cit., 358).
La stessa funzione di garanzia del capitale sociale – per il quale comunque non è previsto un ammontare minimo – risulta in definitiva “attutita dall’esposizione dei patrimoni personali dei soci anche alle pretese dei creditori sociali” (Cottino-Weigmann, Le società di persone, in Cottino-Sarale-Weigmann, Società di persone e consorzi, in Tratt. di dir. comm. diretto da Cottino, Padova, 2004,189); si può dunque ritenere che “la peculiare funzione del capitale sociale nota come garanzia dei creditori” nelle società di persone risulti “coperta a sufficienza dalla detta responsabilità degli individui” (così G. A. M. Trimarchi, L’aumento del capitale sociale, Milano, 2007, 100).
Illuminanti, sotto tale profilo, appaiono le seguenti considerazioni (rinvenibili in Spada, Appunto in tema di capitale nominale e di conferimenti, in Studi e materiali, 2007, 180 ss.):
«… nelle società di persone, il capitale è una grandezza pecuniaria pari alla sommatoria dei valori (espressi nella medesima moneta legale) dei beni conferiti, sicché solo impropriamente può dirsi nominale, ché non c’è nessuna clausola dell’atto costitutivo che lo “fissi”, l’atto costitutivo dovendo - ai fini dell’iscrizione della società nel registro delle imprese - specificare “i conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito ed il modo di valutazione” - art. 2295 n. 6 c.c.). E’ la sommatoria di questi valori (una grandezza pecuniaria ex post rispetto ai conferimenti e non ex antea come nelle società di capitali) che sarà iscritta al passivo dello stato patrimoniale di bilancio come capitale – salva difforme disposizione dell’atti costitutivo che ben potrebbe prendere a prestito dal diritto delle società di capitali la classificazione del patrimonio netto in capitale e sovrapprezzo.
(…) nelle società di persone, tra le cause di scioglimento non si annovera neppure l’azzeramento del capitale (cfr. art. 2272).
(…) (nelle società di capitali, N.d.R.) La selezione delle risorse conferibili è, insomma, da correlarsi alla funzione del capitale nominale, come congegno inteso a contrastare il sovraindebitamento dell’ente e la traslazione conseguente del rischio sui creditori: sicché selezione delle risorse conferibili c’è, e rigorosa, nella società per azioni (e, per questo tipo di società, in forza di un vincolo comunitario che scaturisce dalla citata II direttiva di armonizzazione), nella società in accomandita per azioni e nella società a responsabilità limitata. Nonché nelle società cooperative, ma più per scelta di politica legislativa (quella di assoggettare le cooperative, in via residuale, al diritto della società per azioni o, a certe condizioni, al diritto della società a responsabilità limitata - art. 2519 c.c.) che in forza della razionalità del sistema, posto che le cooperative non conoscono un capitale nominale minimo né, dunque, si sciolgono per riduzione del patrimonio netto al di sotto del capitale nominale minimo (cfr. art. 2545.XII c.c.).
Laddove invece, come accade nelle società di persone, il capitale nominale non è neppure previsto ed un suo succedaneo, qual è la somma dei valori attribuiti alle risorse inizialmente conferite e che la legge denomina “capitale” (artt. 2303.2 e 2306 c.c.), non è chiamato a svolgere questa funzione (tant’è che perfino l’azzeramento del patrimonio netto, o perdita integrale del capitale, non è annoverato tra le cause di scioglimento - art. 2272 c.c.), c’è piena libertà nella scelta delle risorse conferibili».
Ciò posto, anche aderendo alla ricostruzione che riconosce una funzione al capitale nelle società di persone, le regole che sovrintendono alla integrità del capitale sociale e alla effettività dei conferimenti dettate in tema di società di capitali non sembrano applicabili alle società personali.
Infatti, pur essendo indubitabile che le società di persone che svolgono attività commerciale presentino un capitale sociale, non va dimenticato che nella disciplina positiva della società in nome collettivo (e, lo stesso vale, in forza del rinvio di cui all’art. 2315 c.c.) il legislatore fa riferimento al capitale sociale in due sole norme, gli artt. 2303 e 2306 c.c. al solo fine di escludere la distribuibilità di utili in caso di perdita del capitale sociale e di disciplinare la riduzione del capitale esuberante.
Né il legislatore si preoccupa di stabilirne un ammontare minimo: tale ammontare, infatti, non appare in alcun modo evocato nella disciplina positiva delle società di persone, a meno che non si segua la tesi della congruità del capitale ovvero della sua non manifesta inadeguatezza rispetto all'attività sociale e all'oggetto della società (sostenuta da Portale , Capitale sociale e conferimenti nella società per azioni, in Riv. Soc ., 1970, 33 ss.; Id ., Capitale sociale e società sottocapitalizzate, in Riv. Soc., 1991, 3 ss.), tesi che tuttavia risulta allo stato assolutamente minoritaria.
Il codice, peraltro, neppure detta una disciplina specifica riguardo alle cautele da adottarsi in sede di aumento di capitale, sul genere di quella prevista dall’art. 2439 c.c. o dall’art. 2440 c.c., che impongono principalmente il versamento del 25% dei conferimenti in denaro, la stima dei conferimenti in natura e l’obbligo di integrale esecuzione degli stessi in ragione del fatto che la tutela dei creditori, nelle società di persone, si realizza attraverso altri strumenti.
La perizia dei conferimenti in natura è, infatti, prevista per garantire l’effettività del capitale sociale, ossia la reale corrispondenza tra il valore nominale del conferimento ed il valore patrimoniale dello stesso. L’integrale liberazione dei conferimenti in natura è, invece, richiesta per evitare che, nell’ipotetico lasso di tempo tra la sottoscrizione dell’aumento e l’esecuzione del conferimento, i beni da conferire possano essere aggrediti dal creditore particolare del conferente.
Entrambe tali esigenze non ricorrono nelle società di persone in quanto i creditori sociali sono tutelati attraverso un diverso regime di responsabilità per le obbligazioni sociali: nei confronti dei terzi, infatti, rispondono oltre la società anche i soci illimitatamente responsabili, sicché i terzi risultano comunque garantiti oltre che dal patrimonio della società anche dal patrimonio dei soci.
Trova, piuttosto, applicazione la disposizione di cui all’art. 2253 c.c. (il socio è obbligato a eseguire i conferimenti determinati nel contratto sociale).
In conclusione, nelle società di persone, non sussiste un obbligo di liberazione contestuale dei conferimenti, essendo sufficiente che ciascun socio si impegni ad eseguire gli stessi, e non occorre, pertanto, che il conferimento sia eseguito, sia pure parzialmente, al momento della stipulazione del contratto sociale (Cottino – Sarale - Weigmann, Società di persone e consorzi, in Trattato di diritto commerciale, diretto da G. Cottino, III, Padova, 2004, 96 ss.; Cagnasso, I singoli contratti, 6, La società semplice, in Trattato di diritto civile, diretto da R. Sacco, Torino, 1998, 96 ss.).
In merito al caso di specie, si è in presenza di un nuovo conferimento avente ad oggetto un diritto di usufrutto sottoposto a termine iniziale. Come in precedenza rilevato, alle società di persone non si applica la regola che impone l’integrale liberazione del conferimento al momento della sottoscrizione. Tale regola risulterebbe, peraltro, rispettata, considerato che nel caso di specie l’apposizione del termine iniziale non concerne il trasferimento del diritto, che avverrebbe contestualmente al conferimento, bensì il contenuto di quanto è stato trasferito.
Nel caso, poi, in cui uno dei soci dovesse morire prima della scadenza del termine iniziale di efficacia dell’usufrutto, cadrebbe in successione la nuda proprietà gravata dagli usufrutti costituiti in vita (sull’ammissibilità dell’usufrutto successivo per atto tra vivi a titolo oneroso, v. Boggiali, Donazione con riserva di usufrutto successivo da parte del nudo proprietario, in CNN Notizie del 7 dicembre 2010).
Pubblicato il giorno May 26, 2018