Source: http://www.inftub.com/geografia/ragioneria/Il-Bilancio-di-Esercizio63322.php
Timestamp: 2019-06-20 16:07:45+00:00
Document Index: 108509590

Matched Legal Cases: ['art. 2425', 'art. 81', 'art. 61', 'art. 56', 'art. 4', 'art. 102', 'art. 2423', 'art. 2423', 'art. 2426']

Esame di ragioneria - Concetti fondamentali
IL SISTEMA INFORMATIVO OBBLIGATORIO DEGLI ENTI LOCALI
Vecchi limiti (lire)
Nuovi limiti (lire)
Nuovi limiti (euro)
Limiti invariati
BILANCIO ABBREVIATO E CONSOLIDATO
Che cos'è il bilancio?
E' un documento di sintesi, cioè un documento che riepiloga dei dati. Questi non sono altro che i valori rilevati nei conti dell'azienda e che a fine esercizio devono essere riuniti in un solo documento che fornisca una visione d'insieme della situazione patrimoniale e della formazione del reddito dell'azienda. Questo documento è appunto il bilancio d'esercizio.
Dato che la situazione dell'azienda deve essere fermata, fotografata in un dato istante (al 31/12) è necessario apportare delle modifiche alla contabilità attraverso le scritture di assestamento. Queste scritture infatti consentono la trasformazione dei valori di conto in valori di bilancio.
Dopo aver effettuato questo passaggio bisogna chiudere i conti per poter determinare il risultato economico dell'esercizio e quindi una perdita o un utile. A questo punto si può redigere il bilancio d'esercizio.
Soddisfa diversi scopi. Cominciamo col dire che esso serve a verificare il raggiungimento degli obiettivi che l'azienda si era prefissa precedentemente alla chiusura dell'esercizio. Se vi sono degli scostamenti da tali obiettivi, i dirigenti sono così messi in grado di modificare le proprie strategie per riuscire a riportare l'azienda "nella giusta direzione".
Fondamentale è altresì la funzione informativa del bilancio nei confronti delle parti interessante al buon andamento economico e finanziario dell'azienda.
Questi soggetti possono essere ad esempio:
Vendita Beni Strumentali (I° parte)
[vai alla II° parte]
Esaurita la loro funzione in azienda i beni strumentali vengono distolti dall'attività produttiva, vengono venduti.
Sappiamo che il valore di questi beni si riduce anno per anno mediante delle quote di ammortamento che si accumulano, contabilmente, nei fondi ammortamento. Avremo quindi il conto acceso ai beni strumentali e il relativo fondo di ammortamento.
F.DO AMM.IMP.
Per determinare il VALORE RESIDUO CONTABILE del bene(quanto vale il bene secondo i nostri conti), occorre fare la differenza tra il suo valore storico (scritto in dare del conto Impianti ad esempio) e la somma delle quote di ammortamento (rilevate in avere del conto Fondo ammortamento. impianti, sempre riferendoci all'esempio).
Valore residuo contabile =
Nell'esempio: 100-80 = 20 Quando vendiamo il bene difficilmente il valore residuo contabile coinciderà col ricavo ottenuto, in quanto, teniamolo a mente, il valore contabile è ottenuto con un procedimento matematico tutt'altro che preciso.
Se vendiamo quel bene dell'esempio ammortizzato all'80% e del valore residuo di 20, possono verificarsi due situazioni:
Il ricavo è superiore al valore contabile
Il ricavo è inferiore al valore contabile
Che significa? Nel primo caso io vendo il bene ad un prezzo superiore a quanto mi aspettavo in base ai miei conti. Se ad esempio vendo a 30 il bene che nel conto era indicato per un valore pari a 20, avrò un ricavo superiore rispetto a quanto rilevato in contabilità. Il maggior ricavo è detto plusvalenza (maggior valore):
Ricavo della vendita
Nell'esempio: 30-20 = 10 Vediamo quindi cosa accade contabilmente.
Vendo il bene. Devo andare calcolare il valore residuo (costo storico - fondo amm.). Il costo storico si trova in un conto (impianti) mentre la somma degli ammortamenti si trova in un altro conto (il fondo amm.). Situazione dei conti (metodo indiretto)
QUOTA AMM.
F.DO AMM.IMPIANTI
QUOTE AMM.
Come prima cosa riunisco questi due valori (quello i dare del conto "impianti" e quello in avere del conto "f.do amm.to impianti") in un conto solo (Impianti). Come faccio?
Fase 1:Devo "eliminare" (chiudere) il fondo.
Riporto in dare lo stesso valore che ho in avere.
Il conto risulta spento dato che l'importo in dare è uguale all'importo in avere.
Fase 2: riporto in avere del conto Impianti il valore del fondo (cioè la somma degli ammortamenti)
VALORE ST.
Ok, abbiamo ottenuto il nostro scopo: eliminare il fondo e riportare in un unico conto sia il valore storico (in dare) che la somma degli ammortamenti dei vari anni di vita del bene (in avere). Ora basta fare il saldo (differenza tra dare e avere) per sapere quanto vale il nostro bene. Questo è un valore contabile, scaturisce cioè dai nostri conti e dai procedimenti che abbiamo usato per fare l'ammortamento. Per questo si chiama valore residuo contabile.
Nella [II° parte] continueremo con la rilevazione della cessione di un bene strumentale.
Vendita Beni Strumentali (II° parte)
[vai alla I° parte]
Vediamo come si conclude la registrazione del Bene Strumentale
Nello scorso intervento abbiamo visto che quando un bene strumentale viene venduto o comunque dismesso dall'azienda occorre effettuare, come prima cosa, questa scrittura a giornale:
F.so Amm.to Impianti
Storno del vendo per vendita impianti
Dopo questa registrazione il fondo risultava spento, mentre il saldo del conto Impianti ci dice qual'è il valore contabile residuo.
Il valore contabile residuo è quindi uguale a 20 (100 - 80)
A questo punto il bene viene venduto a lire 30 + iva 20%. Registriamo la nostra fattura di vendita.
31/12/....
IVA c/ns. debito
Rilevata fattura cessione impianto
Andiamo ora a controllare cosa è successo nel conto Impianti:
NS.FT.N...
Il conto risulta sbilanciato in avere per 10. Questo è il valore del maggior ricavo ottenuto dalla vendita (30) rispetto al valore contabile (20). Questo maggior valore è un ricavo che deve essere rilevato in un conto ai ricavi d'esercizio detto "Plusvalenze ordinarie".
Rilevazione della plusvalenza su vendita impianti
Dopo questa registrazione:
RILEV.PLUSV.
Il conto impianti risulta così spento (il bene infatti non fa più parte del patrimonio aziendale).
Dopo lo Stato patrimoniale (parzialmente affrontato) veniamo al Conto economico ovvero la risposta alla domanda: "Ma come abbiamo fatto a guadagnare tanto?"
Lo schema del conto economico per le società di capitali deve essere redatto secondo le disposizioni dell'art. 2425 C.C. Compito di questo documento è quello di rappresentare la formazione del reddito attraverso la contrapposizione dei ricavi d'esercizio ai costi d'esercizio (badate bene solo questo tipo di costi; gli altri vanno a finire nello Stato patrimoniale).
E' un prospetto in forma scalare. Questa forma consente di rappresentare la formazione del reddito in modo da evidenziarne la formazione parziale nelle diverse aree di gestione.
Le diverse aree di gestione in cui si forma il reddito, che è possibile individuare nello schema del Conto economico, sono:
gestione ordinaria (riguardante i proventi e gli oneri derivanti dall'attività tipica ed attività accessorie
gestione finanziaria e patrimoniale (che riguarda invece i proventi e gli oneri delle attività finanziarie e patrimoniali)
gestione straordinaria (riguarda tutti gli oneri e i proventi che non rientrano tra quelli propri dell'attività produttiva aziendale)
Le voci del Conto economico sono classificate in base alla loro natura (costi per acquisti, costi per il personale, ricavi per vendite...).
Costruzioni "interna" di beni
Perché comprare qualcosa quando la si può costruire con i propri mezzi?
Quando si costruisce in economia, cioè si creano dei beni all'interno dell'azienda senza acquisirli da terzi, non avvengono scambi e quindi non vi saranno conti finanziari interessati. per valutare il bene autoprodotto si ricorre ai costi impiegati per ottenerlo.
Costi del personale impiegato per produrre il bene
Costi per i materiali impiegati
gli ammortamenti relativi ai beni strumentali impiegati
Questi normalmente sono costi d'esercizio e come tali sono rilevati in contabilità. Siccome in questo caso hanno contribuito a creare un bene che durerà più anni bisogna trasformare questi costi in costi pluriennali. Come procedere? Dobbiamo rettificare il valore dei costi d'esercizio per l'importo del costo del bene pluriennale in questo modo:
Abbiamo eliminato dei costi d'esercizio (questo conto confluirà nel Conto economico a diminuzione dei costi dell'esercizio infatti). Ora il valore del bene deve essere rilevato in un conto acceso ai costi pluriennali. Se, ad esempio, abbiamo costruito in economia un'attrezzatura, ecco il conto che bilancia il precedente:
Siete persuasi? Abbiamo annullato un costo d'esercizio e l'abbiamo trasformato in costo pluriennale. E' come se lo sforzo economico prodotto internamente all'azienda avesse creato qualcosa che dura nel tempo e quindi il lavoro dei dipendenti e le materie prime (costo d'esercizio) si sono tramutate in un'immobilizzazione materiale, l'attrezzatura (costo pluriennale).
Capitalizzata la costruzione interna di attrezzatura
I soci sottoscrivono il contratto 333c25d sociale, ma quando effettuano i conferimenti promessi?
Questa è la prima voce dell'attivo dello stato patrimonialae.
I crediti verso i soci per versamenti ancora dovuti riguardano la parte del capitale sociale che è stato sottoscritto dai soci, ma che non è stata ancora versata.
Gli amministratori possono riservarsi di chiedere ai soci i versamenti ancora dovuti quando questi siano necessari ai fini della gestione aziendale. Questi sono detti crediti richiamati che devono essere indicati per evidenziare che una parte dei crediti verso i soci (i crediti richiamati) costituiscono un credito a breve scadenza.
Avete acquistato delle merci senza ricevere le relative fatture. Finisce l'anno e ancora non vi è traccia di ricevuta. Come mettere a posto le scritture? I costi vanno imputati all'esercizio appena finito?
Se riceviamo delle merci senza la fattura, e arriviamo al 31 dicembre cosa accade?
Accade che non avremo rilevato il costo per la merce acquistata e neanche il debito verso il nostro fornitore.
- Non abbiamo fatto le registrazioni del caso perché si fanno quando arriva la fattura.
- La fattura non è arrivata perché se la merce arriva con il docuemento di trasporto, la fattura può arrivare fino al 15 del mese successivo.
Semplice, si registra il costo e il debito anche senza la fattura.
L'Iva la registriamo quando arriva la fattura, quindi per ora ce la scordiamo.
Rilevate in magazzino, dall'inventario di esercizio, merci ricevute senza fattura per lire 100.000.
Merci c.to acquisti
Rilevata fattura da ricevere per merci
Come vedete, al posto di debiti v/fornitori userò fornitori c/fatture da ricevere per significare che non ho ricevuto la fattura
E se si tratta di bollette telefoniche (relative all'ultimo bimestre dell'anno di cui non abbiamo ricevuto la bolletta)?
Semplice, anziché rilevare il costo in Merci c/acquisti, lo rileverò nel conto specifico Spese telefoniche. Dobbiamo stimare il consumo probabile dell'ultimo mese. Se mediamente riceviamo bollette di 200.000 lire scriveremo:
Rilevata fattura da ricevere per spese telefoniche
Se si trattasse di provvigioni, invece, avremmo:
Rilevata fattura da ricevere per provvigioni
La cifra di 1.000.000 è stata scelta a caso.
GLOSSARIO RAGIONERIA
L'ammortamento rappresenta il processo mediante il quale il costo delle immobilizzazioni viene ripartito in funzione del periodo in cui l'impresa ne trae beneficio, che normalmente corrisponde con l'intera durata di utilizzazione. Si tratta di un processo "sistematico" di ripartizione che normalmente, ma non necessariamente, implica l'uso di piani ad aliquota costante. In alcune circostanze, infatti, può essere più aderente al principio di prudenza l'utilizzo di piani di ammortamento a quote decrescenti, oppure parametrate ad altre variabili quantitative più pertinenti nella fattispecie oggetto dell'ammortamento
Le differenze fiscali permanenti scaturiscono dalle differenze tra il risultato prima delle imposte da bilancio civilistico determinato senza interferenze fiscali, e l'imponibile fiscale, che hanno origine in un esercizio e non si annullano negli esercizi successivi.
Si originano in presenza di costi che risultano ai fini fiscali totalmente o parzialmente indeducibili.
Le differenze fiscali temporanee sono originate prevalentemente da differenze tra il risultato prima delle imposte da bilancio civilistico determinato senza interferenze fiscali, e l'imponibile fiscale, che hanno origine in un esercizio e si annullano in uno o più esercizi successivi.
Si tratta di ricavi e costi o di parte di essi che concorrono a formare il reddito fiscale in un periodo d'imposta diverso da quello nel quale concorrono a formare il risultato civilistico.
· tassabili;
· deducibili.
Le prime (di segno positivo) danno luogo ad ammontari imponibili negli esercizi a venire. Si tratta, quindi, di:
· componenti positivi di reddito tassabili in esercizi successivi a quello in cui vengono imputati al conto economico civilistico;
· componenti negativi di reddito deducibili fiscalmente in esercizi precedenti a quello in cui verranno imputati al conto economico civilistico;
· ammortamenti anticipati, se imputati direttamente a riserva di patrimonio netto.
Le seconde (di segno negativo) danno luogo ad ammontari imponibili nell'esercizio in cui si rilevano. Si tratta, quindi, di:
· componenti negativi di reddito deducibili ai fini fiscali in esercizi successivi a quello in cui vengono imputati al conto economico civilistico;
· componenti positivi di reddito tassabili in esercizi precedenti a quelli in cui vengono imputati al conto economico civilistico.
Equalizzatore tassazione redditi diversi di natura finanziaria
È la formula finanziaria che consente di rendere equivalente la tassazione dei redditi diversi di natura finanziaria e di taluni redditi di capitale basata sul criterio del realizzo con quella basata sul criterio della maturazione.
Si ricorda, infatti, che le plusvalenze e gli altri redditi diversi di natura finanziaria, disciplinati dal'art. 81, TUIR, con esclusione delle plusvalenze da cessione di partecipazioni qualificate, possono essere assoggettate ai seguenti tre alternativi regimi di prelievo:
· dichiarazione;
· risparmio amministrato;
· risparmio gestito.
Una differenza fondamentale tra i regimi della dichiarazione e del risparmio amministrato rispetto al risparmio gestito consiste nel fatto che nei primi (dichiarazione e amministrato) il prelievo viene effettuato sulle plusvalenze realizzate, ossia finanziariamente disponibili per il contribuente mentre nel secondo (gestito) il prelievo viene effettuato sui risultati maturati e quindi non finanziariamente disponibili.
In sostanza con il risparmio gestito si subisce una tassazione anticipata rispetto agli altri due regimi previsti dalla legge.
Al fine di evitare che tale meccanismo disincentivi l'adozione del regime del rispamio gestito, il legislatore ha introdotto il sistema dell'equalizzatore, ossia un sistema di formule finanziarie che tende a rendere equivalente i meccanismi di tassazione previsti dai diversi regimi.
Si tratte delle rettifiche di valore e degli accantonamenti operati nel bilancio civilistico esclusivamente in applicazione di norme tributarie.
Sono strumenti finanziari costituiti dalla combinazione di più contratti. Uno di questi contratti è denominato "ospite" e, di norma, è rappresentato da un'attività o da una passività finanziaria. Gli altri sono contratti derivati, denominati "incorporati", che sono in grado di modificare i flussi di cassa generati dal contratto "ospite".
Sono considerati strutturati, ad esempio i seguenti prodotti finanziari:
· titoli index-linked;
· titoli reverse convertible.
Titoli index linked
Sono titoli obbligazionari il cui rendimento e/o prezzo di rimborso sono ancorati all'andamento di un indice prescelto all'atto dell'emissione.
Per questa tipologia di titoli è molto importante porre attenzione al complesso dei parametri di indicizzazione. Tali parametri possono, infatti, produrre risultati sensibilmente diversi da quelli attesi sia per l'emittente sia per il sottoscrittore.
Sono normalmente usati i seguenti parametri:
· FINANZIARI, collegati al costo del capitali o al corso delle azioni;
· VALUTARI, collegati all'andamento dei cambi;
· REALI, collegati all'andamento dei prezzi di un panieri di beni o di servizi;
· MONETARI, collegati all'andamento dei tassi del mercato monetario.
Un titolo index-linked potrebbe, ad esempio, offrire un rendimento minimo del 4% annuo, o in alternativa il 100% dell'incremento medio del prezzo delle azioni di un paniere di imprese di telecomunicazioni.
Titoli reverse convertible
La caratteristica dei titoli "reverse convertible" è quella di prevedere:
· la corresponsione di un tasso di interesse fisso;
· un diritto di opzione a favore dell'emittente che gli conferisce la facoltà di rimborsare il capitale alla scadenza mediante la consegna fisica di un predefinito numero di azioni di una società X.
Si tratta di titoli strutturati aventi normalmente durata pari o inferiore all'anno.
Eventi contabili
· Provvedimento del Governatore della Banca d'Italia del 16 gennaio 1995, e successive modificazioni
Con riferimento al bilancio delle banche, il Provvedimento del Governatore della Banca d'Italia del 16 gennaio 1995 e successive modificazioni, stabilisce che "le operazioni di pronti contro termine che prevedano l'obbligo per il cessionario di rivendita a termine delle attività oggetto della transazione (ad esempio, di titoli) sono trattate al pari dei riporti e devono essere conseguentemente iscritte da parte del cessionario come crediti verso il cedente e da parte del cedente come debiti verso il cessionario; l'importo iscritto è pari al prezzo pagato o incassato a pronti. Corrispondentemente le attività trasferite continuano a figurare nel bilancio del cedente, che ne indica l'importo nella nota integrativa, e non sono registrate nel bilancio del cessionario".
Quando invece l'operazione pronti contro termine preveda per il cessionario la facoltà di rivendita a termine delle attività oggetto della transazione, queste non possono più figurare nel bilancio del cedente, ma devono essere iscritte in quello del cessionario. L'impegno di riacquisto a termine è registrato da parte del cedente tra le garanzie e gli impegni.
Si ritiene che tali disposizioni debbano applicarsi, in via interpretativa, anche nei bilanci redatti secondo il D.Lgs 127/91.
Coerentemente con tale impostazione, il legislatore fiscale ha previsto (art. 61, c.1-bis, TUIR) che le cessioni di titoli, derivanti da contratti di riporto o di "pronti contro termine" che prevedono per il cessionario l'obbligo di rivendita a termine dei titoli, non determinano variazioni delle rimanenze dei titoli".
Il metodo di contabilizzazione previsto dalla Banca d'Italia si differenzia, invece, dalla disciplina prevista dal legislatore fiscale contenuta nell'art. 56, c. 3-ter, TUIR. Tale norma, infatti, stabilendo che gli interessi derivanti dai titoli concorrono a formare il reddito del cessionario, disconosce la natura di finanziamento del pronti contro termine con obbligo di rivendita assimilandola a tutti gli effetti a una doppia compravendita.
Alla luce di questo contrasto tra normativa civilistica e normativa fiscale, in sede di dichiarazione dei redditi occorre procedere al riallineamento dei valori mediante specifiche variazioni in aumento e in diminuzione.
Ai fini IVA, l'art. 4 della Legge 133/99, prevede che le operazioni dipendenti da contratti pronti contro termine, che prevedono l'obbligo di rivendita a termine di titoli o valute, vadano considerate unitariamente come prestazioni di servizi di finanziamento aventi come base imponibile la differenza tra il corrispettivo a termine e quello a pronti.
Crediti verso banche per operazioni pronti contro termine su titoli
Cassa lire
Operazione di pronti contro termine - acquisto a pronti
Interessi su operazioni pronti contro termine su titoli
Differenziali positivi (oneri) da operazioni pronti contro termine su titoli
Differenziali negativi (proventi) da operazioni pronti contro termine su titoli
Operazione di pronti contro termine - vendita a termine
Le perdite fiscali relative ad un determinato periodo d'imposta possono essere portate in deduzione del reddito imponibile di esercizi futuri . L'art. 102, TUIR, dispone che la perdita di un periodo d'imposta può essere computata in diminuzione del reddito complessivo ai fini Irpeg dei periodi d'imposta successivi, ma non oltre il quinto, per l'intero importo che trova capienza nel reddito complessivo di ciascuno di essi. Le perdite subite nei primi tre esercizi d'imposta possono essere computate in diminuzione dei redditi complessivi dei periodi d'imposta successivi senza alcuna limitazione di tempo.
In questo caso, afferma la Banca d'Italia, il beneficio fiscale potenziale può essere iscritto in bilancio a condizione che:
· esista la ragionevole certezza che nei periodi consentiti per il riporto vi saranno redditi imponibili sufficienti ad assorbire la perdita;
· la perdita sia dipesa da circostanze ben identificate che è improbabile che si ripetano.
Se sussistono le condizioni sopra indicate, il risparmio fiscale connesso a tali perdite è contabilizzato nello stato patrimoniale tra le attività per imposte anticipate in contropartita del conto economico.
Dichiara, inoltre, la Banca d'Italia che la facoltà di iscrivere il beneficio potenziale derivante dalla perdita di un periodo d'imposta riguarda unicamente la parte di tale perdita che eccede le differenze temporanee tassabili la cui "inversione" avverrà negli esercizi in cui la medesima perdita potrà essere riportata.
Viceversa, il beneficio atteso dalla perdita deve essere registrato fino a concorrenza delle suddette differenze temporanee tassabili. In altri termini, qualora negli esercizi nei quali si riverseranno le perdite riportabili successivi siano presenti differenze temporanee tassabili, il beneficio futuro connesso a tali perdite dovrà essere portato a deduzione di tali differenze fino alla loro concorrenza. Un imposta anticipata che deriva da perdite riportabili ai fini fiscali non contabilizzata in passato in assenza dei citati requisiti, deve essere iscritta nell'esercizio in cui tali requisiti emergono.
Un comportamento analogo è raccomandato dai principi contabili internazionali i quali affermano che l'iscrizione nell'attivo dello stato patrimoniale di un credito a fronte di perdite riportabili è ammessa nella misura in cui sia probabile che l'impresa nei successivi esercizi in cui le perdite sono ancora computabili in diminuzione realizzi redditi imponibili che siano compensabili con tali perdite. Secondo tale principio, nel valutare la probabilità circa la disponibilità di reddito imponibile a fronte del quale le perdite fiscali possano essere utilizzate, l'impresa deve prendere in considerazione: · se l'impresa abbia disponibilità di differenze temporanee imponibili, che si tradurranno in importi imponibili a fronte dei quali le perdite fiscali possano essere utilizzate prima della loro scadenza; · se le perdite fiscali non utilizzate derivino da cause identificabili che è improbabile che si ripetano; · se esiste per l'impressa opportunità di pianificazione delle imposte tali che essa realizzerà reddito imponibile nell'esercizio nel quale possono essere utilizzate le perdite fiscali.
Le società fiduciarie hanno per oggetto lo svolgimento dell'attività di gestione di beni (tipicamente partecipazioni societarie) su incarico di un terzo soggetto detto "fiduciante". Lo scopo del fiduciante è quello di non palesare a terzi la sua posizione giuridica.
La legge definisce tali società come soggetti che si propongono di assumere sotto forma d'impresa l'amministrazione dei beni per conto di terzi e la rappresentanza dei portatori di azioni e di obbligazioni.
Utilità ripetuta
Nel bilancio si definiscono a utilità ripetuta i cespiti che abbiano una utilizzazione economica produttiva di benefici per l'impresa lungo un arco temporale di più esercizi.
Immobilizzazioni - definizioni
Le immobilizzazioni (macroclasse B)
Dopo i crediti verso i soci per versamenti dovuti troviamo la seconda macroclasse dell'attivo riservata alle immobilizzazioni.
(vedi anche: Immobilizzazioni materiali e Immobilizzazioni immateriali)
La categoria immobilizzazioni comprende tre voci intermedie:
Queste voci devono essere iscritte in bilancio al netto delle relative rettifiche per ammortamento.
B - Immobilizzazioni
3) Diritti di brevetto industriale e diritti di utlizzazione
4) Concessioni, licenze, marchi e simili
I - Immobilizzazioni materiali
2)Impianti e macchinari
I - Immobilizzazioni finanziarie
4) azioni proprie con indicazione del valore nominale complessivo
Bisogna comunque rendere noto l'ammontare degli ammortamenti (l'importo quindi dei vari fondi ammortamenti).
Se ne può specificare l'importo nella nota integrativa oppure nell'attivo riportando in distinte colonne prima l'importo lordo, poi l'ammortamento e infine il valore netto.
Comprendono gli elementi patrimoniali non percepibili fisicamente il cui apporto economico copre l'arco di più esercizi.
Tra le voci ivi ricomprese ricordiamo:
I costi d'impianto e di ampliamento (costi sostenuti per iniziare l'attività e per ampliarla come le spese per consulenze, le imposte di registro...)
I costi di ricerca e sviluppo e pubblicità
I diritti di brevetto industriale e di utilizzazione delle opere d'ingegno
Le concessioni e le licenze
Esse comprendono gli elementi patrimoniali percepibili fisicamente il cui apporto economico copre l'arco di più esercizi.
I terreni e fabbricati
Gli impianti e i macchinari
Comprendono tutti i crediti a medio e lungo termine (compresi quelli di natura commerciale)
Le immobilizzazioni sono quegli elementi del patrimonio che vengono utilizzati più volte negli anni dall'azienda.
Si dividono in immobilizzazioni:
Si tratta di costi ad utilità pluriennale che non corrispondono a beni materialmente percepibili.
costi d'impianto, di ricerca, pubblicitari...
beni immateriali tutelati giuridicamente
diritti di brevetto, licenze d'uso, marchi...
Devono sussistere tre condizioni affinché questi elementi possano essere iscritti nella contabilità:
il sostenimento effettivo di costi per il loro acquisto o per la loro produzione interna
il costo deve avere utilità pluriennale
il costo deve poter essere determinato
Se queste condizioni si verificano bisogna iscrivere obbligatoriamente i costi relativi a beni immateriali tutelati giuridicamente; per l'avviamento, invece, l'iscrizione è solo facoltativa.
Per gli oneri pluriennali è necessario il consenso del collegio sindacale ed inoltre il loro valore deve essere iscritto in una riserva di utili non distribuibile.
Spese di ricerca svolte nell'azienda
Per quantificare i costi di ricerca svolti all'interno dell'azienda si fa riferimento alle spese sostenute per la ricerca: stipendi del personale addetto, beni e servizi utilizzati ecc.
I conti sopra esposti riguardano tutti i costi per il personale, i beni acquistati e gli ammortamenti di quel tipo. Quindi non riguardano solo i costi per la ricerca, ma tutti i costi. Quello che dobbiamo fare è togliere da questi conti la parte di costi che riguarda l'attività di ricerca e sviluppo. Quindi dobbiamo rettificare i costi del personale ecc.
Perché dobbiamo togliere il costo per la ricerca e sviluppo dai costi d'esercizio? Perché le spese fatte per la ricerca non sono costi di esercizio. Il loro effetto durerà negli anni (i vantaggi di una nuova tecnica scoperta grazie alla ricerca si faranno sentire in termini di maggiori guadagni per più anni). Chiarito il motivo vediamo cosa dobbiamo fare. Dobbiamo togliere dai costi d'esercizio i costi di ricerca e trasferirli, farli diventare costi pluriennali.
Se i costi di ricerca sono stimati pari a 30.000.000 ad esempio, avremo:
- costi d'esercizio per 30.000.000
+ costi pluriennali di ricerca per 30.000.000
Dobbiamo quindi spostare questi 30 milioni dai conti ai costi d'esercizio ai conti ai costi pluriennali. Si tratta di uno storno. Per farlo diminuisco i costi d'esercizio con questo conto di rettifica:
Costi di ricerca (rettifica costo)
e poi vado a rilevare il costo di 30 milioni (cancellato dai costi d'esercizio) in un conto acceso ai costi pluriennali (che si chiama quasi come il primo):
Costi di Ricerca/Svil. (Patrim)
Ripetiamo: i costi per la ricerca non gravano più interamente sull'esercizio ma, essendo rilevati in conti ai costi pluriennali, saranno ripartiti tra gli esercizi in cui questi costi produrranno i propri effetti in termini di ritorni monetari.
Costi di Ricerca/Sviluppo
(rettifica del costo)
Capitalizzati costi di ricerca sostenuti
Come acquisire questi beni? cominciamo acquistandoli da terzi.
Le immobilizzazioni materiali sono quei beni che, a differenza di quelle immateriali, sono fisicamente percepibili.
Insieme ai beni immateriali tutelati (brevetti, licenze d'uso... vedi immobilizzazioni immateriali) fanno parte della gestione caratteristica e dei cosiddétti beni strumentali. Fanno parte dei beni non strumentali (e della gestione accessoria) invece quei beni materiali che pur se ancora di proprietà dell'azienda non sono più usati ai fini della produzione (come accade per esempio per dei magazzini non usati e affittati a terzi).
Facciamo degli esempi di immobilizzazioni materiali
Questi beni sono rilevati al loro ingresso in azienda in conti accesi ai costi pluriennali, dato che il loro contributo ai fini produttivi dura negli anni. Ciò comporta che a fine esercizio questi conti confluiscano nello Stato patrimoniale in quanto sono ancora utilizzabili (hanno ancora valore quindi). I costi di esercizio, all'opposto, vanno rilevati nel conto economico dove confluiscono tutti i conti accesi a costi e ricavi che si riferiscono a beni o servizi che non possono più essere utilizzati.
Più avanti parleremo delle tecniche di ammortamento (come ripartire i costi pluriennali tra gli esercizi in cui i beni sono utilizzati).
Acquisizione delle immobilizzazioi materiali
L'acquisizione può avvenire:
acquistandoli da altre imprese
mediante apporto dei soci
costruendoli in economia
attraverso contratti di locazione
attraverso il leasing
1) Acquisto da altre imprese
In maniera simile a quanto visto per le merci, al momento dell'acquisto da terzi di un immobilizzazione materiale rileveremo:
un costo pluriennale in dare di un conto accesso all'immobile:
L'Iva a credito dell'impresa acquirente (se il titolare del bene possiede una partita IVA, altrimenti l'operazione non è soggetta ad IVA)
e il debito verso il fornitore per costo + iva
Le spese accessorie (trasporto, collaudo...) pari a 10 vanno patrimonializzate, cioè portate ad incremento del valore del bene nello stesso conto.
Es. acquistato impianto del valore di 50.000 euro+iva 20%:
notate la doppia scrittura
Impianti (spese accessorie)
IVA c.to acquisti
Leasing - (I° parte)
Il contratto di leasing è molto in voga per cui è bene sapere come effettuarne le registrazioni contabili.
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Il Leasing finanziario è un contratto atipico,cioè non ancora regolato da una norma specifica. Ad esso si applica, per affinità giuridica, la disciplina della locazione.
consiste in un operazione di locazione di beni mobili e immobili, attraverso la quale il conduttore ha la facoltà di diventare proprietario dei beni locati col pagamento di una prezzo stabilito al termine del contratto (riscatto)
In esso operano tre soggetti:
il produttore del bene
la società di leasing(locatore)
l'azienda utilizzatrice (locatario o conduttore)
La società di leasing prima acquista il bene dal produttore poi
la società di leasing --cede il bene--> all'tilizzatore
l'utilizzatore --paga canone--> alla società di leasing
A questo punto bisogna effettuare la seguente registrazione: Questi sono due conti d'ordine*
Creditori per beni in leasing
Sottoscrizione contratto di leasing per l'acquisto di ..
100 è l'ammontare complessivo dei canoni da pagare. Questi due conti d'ordine (leggete la nota precedente sostando col puntatore del mouse sulla parola in verde) servono a tenere traccia dell'impegno che l'azienda ha assunto con il contratto di leasing (Creditori x beni in leasing) e del valore del bene presente in azienda, ma di proprietà della società di leasing (Beni in leasing).
Leasing - (II° parte)
Questa parte è dedicata alla rilevazione della fattura del canone che un'impresa riceve dalla società con la quale ha stipulato il contratto di Leasing.
[...vedi prima parte] [ Vai alla prossima...]
Nel primo intervento abbiamo visto come si utilizzano i conti d'ordine per rilevare l'impegno relativo al contratto di leasing (Beni in leasing a Creditori per beni in leasing).
Ora dobbiamo effettuare la registrazione del canone al momento del ricevimento della relativa fattura della società di leasing (supponiamo che il canone sia di 10 euro + Iva a l 20%):
Fornitori soc. leasing..
Fattura acq. .... canone leasing ..
Dopo rileviamo il pagamento (eliminiamo il debito, scrivendo in dare del conto debiti v/f, e rileviamo l'uscita sul conto Banca c/c in avere)
Saldo Fattura acq. .... canone leasing ..
A questo punto bisogna rilevare la diminuzione dell'impegno (avendo pagato una quota del canone ora ci resta da pagare di meno...l'impegno è diminuito):
Un documento che è parte integrante del bilancio. Serve a fornire tutte quelle precisazioni che lo Stato patrimoniale e il conto economico non riescono a rappresentare decentemente (essendo questi ultimi dei semplici prospetti contabili).
La nota integrativa è parte integrante del bilancio e, a differenza dello Stato patrimoniale e del conto economico, non è un prospetto contabile bensì uno strumento tecnico la cui funzione è quella di chiarire il contenuto dei due prospetti.
Secondo i dettami dell'articolo 2427 c.c. la nota integrativa deve porre in evidenza:
I criteri adottati per la valutazione delle voci del bilancio e nelle rettifiche di valore oltre che le variazioni rispetto ai criteri adottati negli anni precedenti (indicandone le conseguenze sul bilancio)
I principali movimenti verificatisi nelle immobilizzazioni e nelle alre voci
Le utilizzazioni dei fondi e gli accantonamenti effettuati sia nei fondi che nel TFR
la composizione dei costi pluriennali, delle partecipazioni dei ratei e dei risconti
I compensi ad amministratori e sindaci
Ragioneria - Partita Doppia
I fatti di gestione vengono rilevati in contabilità generale soprattutto per redigere il bilancio d'esercizio. A tale scopo si utilizzano il piano dei conti e il metodo della partita doppia.
Il piano dei conti che ogni azienda utilizza risponde alle proprie esigenze particolari, ma le intestazioni dei conti tengono conto, in generale, dell'esigenza di classificarli agevolmente in relazione alle richieste degli artt. 2423 e segg. del Codice civile. È possibile, dunque, che le intestazioni dei conti qui usate assomiglino, ma non corrispondano esattamente, al piano dei conti che si utilizza in classe.
Il metodo della partita doppia permette di rilevare l'aspetto economico e finanziario della gestione.
Le convenzioni in uso si possono così riassumere:
Costi e rettifiche ricavi
Variazioni economiche positive
Ricavi e rettifiche costi
Aumenti del patrimonio netto
Aumenti di liquidità
Riduzioni di debiti
Riduzioni di liquidità
Riduzioni di crediti
Il collegamento fra la classificazione di cui sopra, che è necessaria per applicare il metodo della partita doppia, e il bilancio si può riassumere:
Componenti postivi di reddito (ricavi e rettifiche costi)
Componenti negativi di reddito (costi e rettifiche ricavi)
Conti accesi ai costi e ricavi pluriennali
Conti accesi ai costi e ricavi sospesi
Principi fondamentali per la redazione del bilancio
Quali sono le regole "fondamentali" per la redazione del bilancio ?
I principi di bilancio sono delle regole con le quali vengono rilevati, rappresentati e valutati i valori di bilancio.
Queste regole possono derivare da norme di legge oppure da studi di organismi nazionali e internazionali (Consiglio nazionale dei dottori commercialisti - tra gli organismi nazionali e IASC - International accounting comitee - tra quelli internazionali).
I principi attulamente in vigore in Italia sono stati introdotti dalla IV direttiva CEE del 25/7/78 recepita dalla legge 127 del 9/4/91 che ha modificato le norme del Codice civile.
I principi fondamentali sono sanciti dall'art. 2423 del C.C.
Sono i principi di:
Per principio di verità e correttezza si intende la rappresentazione fedele dei fatti di gestione. Non sempre è possibile rappresentare questi fatti in modo oggettivo. Spesso infatti bisogna ricorrere alle valutazioni e le valutazioni implicano l'applicazioni di vari criteri. Usare un criterio di valutazione al posto di un altro può portare a delle differenze nei valori che risultano alla fine del processo valutativo. Non si può in questi casi stabilire un valore "assoluto".
In questi casi è comunque richiesta la buona fede di chi esegue le valutazioni e la ragionevolezza delle valutazioni (i valori devono comunque non discostarsi troppo dal loro plausibile valore).
Per chiarezza si intende, in linea di massima, adesione agli schemi previsti dal codice civile per la rappresentazione del bilancio (che sono stati predisposti proprio per rendere evidente il valore del patrimonio e la formazione del reddito).
Principi fondamentali per la redazione del bilancio - II° parte
Altri principi per la redazione del bilancio
Dopo i principi fondamentali vediamo quali sono i principi generali di redazione del bilancio previsti dall'art. 2423-bis C.C.
Continuazione dell'attività aziendale
I valori iscritti in bilancio devono esser valutati nella prospettiva della continuità dell'attività; in caso di cessione o di liquidazione, infatti, le valutazioni sarebbero differenti.
Non bisogna iscrivere in bilancio utili solo sperati.
Bisogna invece includervi i costi che ragionevolmente potrebbero verificarsi.
Lo scopo è sempre quello di evitare sopravvalutazioni del patrimonio aziendali.
Per il principio di competenza in bilancio bisogna iscrivere i costi e i ricavi al momento in cui questi sono maturati indipendentemente dall'epoca del pagamento o della riscossione.
Per i ricavi la competenza è dell'anno in cui avviene il trasferimento di proprietà del bene (non interessa il momento del pagamento). Per i costi invece, in base al principio della correlazione, la competenza ricade nell'anno in cui si ottiene il relativo ricavo.
Valutazione separata delle poste in bilancio
Non si possono compensare valutazioni e svalutazioni (non si può omettere la contabilizzazzione di una perdita per beni in rimanenza il cui valore di mercato è inferiore al costo di acquisto, giustificando tale comportamento in base al fatto che la perdita è compensata dagli utili che derivano dal maggior valore di mercato rispetto al costo di altri beni in rimanenza)
Costanza dell'applicazione dei criteri di valutazione
I criteri utilizzati per valutare gli elementi aziendali non possono essere modificati da un esercizio all'altro in quanto ciò impedirebbe la possibilità di confrontare i risultati di diversi esercizi. possono esservi delle eccezioni come nel caso in cui una società entrasse a far parte di un gruppo societario in cui tutte le altre società adottano un metodo differente (i criteri devono essere gli stessi per poter redigere il bilancio consolidato).
La motivazione di questa deroga deve essere indicata nella Nota integrativa
Ratei e Risconti - definizioni
I ratei attivi sono dei debiti già maturati relativi a costi proporzionali a tempo da pagare entro gli esercizi successivi a quello appena terminato.
I risconti attivi (vedi le registrazioni contabili) sono quote di costi non ancora maturati ma che sono state pagate in anticipo.
Ad esempio, se pago un fitto passivo per un anno anticipatamente dal primo marzo 2000 al primo marzo dell'anno successivo, a fine 2000 tre mesi del contratto non sono ancora scaduti. Avendo pagato in anticipo, il valore dei tre mesi del 2001 sono un costo già pagato ma non ancora maturato. questo costo va rilevato in un conto ai costi sospesi detto appunto Risconti attivi (attivi in quanto il costo sospeso viene tolto dai costi di quest'anno e viene rinviato all'anno prossimo). Questo accade perchè ci stiamo riferendo alla situazione ferma alla fin del 2000 (lo stato patrimoniale infatti riguarda la situazione in un dato istante). Fino a quando quei tre mesi non sono passati quel costo viene considerato (per quell'istante) un'attività in quanto è qualcosa che si può ancora utilizzare (quel qualcosa è il valore della disponibilità per tre mesi del locale).
Parliamo dei famosi risconti attivi.
Potrebbe sembrare un argomento un tantino complicato, ma è solo una prima impressione.
Come ormai avrete appreso leggendo i miei articoli, imparare è solo questione di curiosità. Se si è curiosi di conoscere un certo argomento state pur certi che lo imparerete.
Cosa sono i risconti attivi?
Si tratta di elementi patrimoniali attivi originati dal rinvio al futuro di un costo.
Chiariamo la precedente definizione riferendoci ad un esempio pratico.
Una certa azienda prende in affitto un locale per depositarvi della merce per un anno. Si accorda con il locatore (il padrone del locale che ci cede in uso il bene) per il pagamento anticipato dell'intero canone di affitto di lire 12.000.000. I 12 milioni sono chiaramente un costo (il costo è il valore dei beni o servizi acquistati; la misura di questo costo è proprio il valore del denaro uscito; in questo caso l'azienda acquista un servizio costituito dal godimento di un bene altrui). Essendo un costo, al momento del ricevimento della fattura del locatore per il pagamento del canone, l'azienda rileverà un costo di 12.000.000 nel conto Fitti passivi e un'uscita monetaria di 12.000.000 nel conto denaro in cassa.
Cosa accade quando si arriva al 31/12/2000 ?
In contabilità abbiamo un costo per fitti passivi di lire 12.000.000, ma abbiamo pagato per un anno mentre sono passati solo 10 mesi.
Abbiamo ancora due buoni mesi per utilizzare il capannone. Il costo di questi due mesi è stato già sopportato finanziariamente, ma non è stato sfruttato. Solo quando i due mesi verranno sfruttati saranno un costo. Ciò avverrà il prossimo anno per cui è nel 2001 che il costo per i due ultimi mesi è da far ricadere.
Il costo dei due mesi è: 12.000.000 : 12(mesi) = 1.000.000 x 2 (mesi)= 2.000.000
I primi 10 mesi invece fanno parte dei costi dell'esercizio 2000, in quanto completamente utilizzati.
La parte in giallo rappresenta i due mesi del periodo di fitto del 2001. La parte rosa quella del 2000.
A fine anno bisogna rettificare il costo per fitti passivi scrivendo nella sezione opposta rispetto a quella dei costi.
1/3 - 12 m.
Il costo per 12 milioni è stato contabilizzato l'1/3. Il 31/12 è stato rettificato questo costo per 2.000.000. Il costo del 2000 è così sceso a 10.000.000 (quota di costo di competenza del 2000).
Contemporaneamente alla rettifica abbiamo la contropartita nel conto Risconti attivi (Dare) quale costo sospeso. Si tratta di un costo rinviato all'anno prossimo, anno nel quale saranno stati utilizzati i due mesi.
Il giornale al 31/12riporterà la seguente registrazione contabile:
Rinvio costi per canoni non scaduti
Il conto Risconti attivi va nello Stato patrimoniale.
Il conto Fitti passivi nel conto economico (come tutti i costi di esercizio).
Le scritture relative ai risconti attivi seguono quindi il seguente schema.
Dare                       <------------------>         Avere
risconto                                                                 costo
attivo                                                      rettificato
La rivalutazione dei beni aziendali
Con il "Collegato fiscale alla Finanziaria 2000" (legge 21 novembre 2000, n. 342) è stata introdotta la possibilità di rivalutare le immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie (le partecipazioni di controllo e di collegamento). Tali beni devono, però, essere presenti nel bilancio d'esercizio al 31 dicembre 1999.
La rivalutazione deve attuarsi nel bilancio successivo a quello chiusosi al 31 dicembre 1999 (bilancio d'esercizio anno 2000) per il quale il termine di approvazione scade dopo l'entrata in vigore del Collegato.
Trattasi di un'opportunità concessa dalla normativa fiscale che ha come contropartita la corresponsione di un'imposta sostitutiva pari a:
19% per i beni materiali e immateriali;
15% per gli altri beni.
Il maggior valore del bene dovuto alla rivalutazione non potrà essere superiore a quello effettivamente attribuibile in base alla sua consistenza.
Gli amministratori e i sindaci devono informare i soci, nelle loro relazioni, sui criteri seguiti per effettuare le rivalutazioni.
Contabilmente, la rivalutazione al netto della relativa imposta sostituiva, deve essere imputata a un'apposita riserva (di rivalutazione) o a diretto aumento del capitale.
Tale riserva costituisce reddito in capo ai soci in caso di distribuzione e accantonamento di utili ai fini della Dual Income Tax (Dit).
Rivalutazione dei beni e bilancio
Dato che le istruzioni sulla rivalutazione dei cespiti tardano, l'Assonime è intervenuta precisando che la particolare situazione che si è venuta a creare, a causa della mancanza delle istruzioni definitive, comporta un inevitabile ritardo da parte degli amministratori nella redazione dei progetti di bilancio. A detta dell'Assonime esistono, perciò, validi presupposti per configurare l'ipotesi delle "particolari esigenze" che giustificano lo slittamento dell'approvazione del bilancio nei sei mesi dalla chiusura dell'esercizio.
La deducibilità dei maggiori ammortamenti, a seguito della rivalutazioni per l'impresa, rappresenta in ogni caso una facoltà e non un obbligo. Per tale motivo le imprese possono decidere di rinviare la deduzioni in esercizi successivi a quello di effettuazione della rivalutazione. Questa scelta non implicherà, comunque, la perdita della deducibilità dei minori ammortamenti.
Metodi di rivalutazione dei cespiti
Con riferimento ai metodi di rivalutazione è opportuno segnalare che il ministero delle Finanze è intervenuto, dapprima, con una circolare (Circ. ministeriale n. 207/E) e, successivamente, con un comunicato stampa del 6 dicembre 2000. I metodi da seguire per rivalutare i beni aziendali sono essenzialmente tre:
la rivalutazione del costo storico dei cespiti, unitamente alla contestuale rivalutazione di relativi fondi, allo scopo di permettere la conclusione del processo di ammortamento in base al termine originario;
la rivalutazione del solo costo storico del cespite;
la rivalutazione attraverso la riduzione del fondo storico di ammortamento.
Rivalutazione del cespite e del relativo fondo di ammortamento
Per comprendere l'applicazione del primo metodo è utile ricorrere al seguente esempio.
Valore del bene nell'anno 2000
Stato Patrimoniale - Ante rivalutazione
Ipotizzando un'aliquota di ammortamento del 10%, senza rivalutazione alcuna del cespite, il bene verrebbe ancora ammortizzato negli anni 2000, 2001 e 2002 (200 per anno).
Se dopo il calcolo della quota di ammortamento dell'esercizio 2000 il valore di mercato del bene fosse 800, il calcolo richiesto dal ministero delle Finanze dovrebbe avvenire nel modo seguente.
a) L'impresa deve calcolare per l'anno 2000 la quota di ammortamento sul costo originario non rivalutato, secondo l'aliquota ipotizzata del 10%.
b) Il valore di mercato del bene al 31 dicembre 2000 - dopo l'imputazione dell'ammortamento dell'esercizio per l'anno 2000 (200 quota di ammortamento) - è di 800, cioè due volte il valore netto contabile (400).
Il valore rivalutato di bilancio si ottiene moltiplicando per 2 i seguenti valori.
2.000 x 2 =
- Fondo ammortamento
1.600 x 2 =
400 x 2 =
c) Il nuovo valore residuo di 800 corrisponde alle quote di ammortamento - conteggiate sempre con la stessa percentuale di ammortamento (10%) - per gli esercizi residui del 2001 e del 2002, corrispondenti all'originaria vita residua del bene.
d) La quota di ammortamento dell'esercizio 2000 deve essere calcolata sul valore rivalutato (4.000) e non sul costo storico. La quota di competenza per l'anno 2000 sarebbe pari a 400.
e) L'iscrizione in bilancio della rivalutazione è la seguente (il debito per l'imposta sostitutiva del 19% sarà iscritto in bilancio successivamente).
Stato Patrimoniale - Post rivalutazione
A) Valore della produzione XX
La rivalutazione del solo costo storico del cespite
In base al secondo metodo di calcolo della rivalutazione, il cespite dal costo storico di 2.000 e ammortizzato per 1.400 viene aumentato a un costo di 2.400 (2.000 + 400) per effetto della rivalutazione di 400. La quota di ammortamento imputabile all'esercizio 2000 sarà pari al 10% di 2.400 e cioè 240. Tale metodologia, tuttavia, implica un allungamento della residua vita fiscale, come si evince dalla seguente tabella
La rivalutazione attraverso la riduzione del fondo storico di ammortamento
Attraverso questa terza metodologia di calcolo, introdotta dal recente decreto ministeriale di attuazione della rivalutazione dei cespiti, è possibile ridurre direttamente il fondo.
Il costo storico dei beni rimarrà invariato (2.000). Conseguentemente, le quote di ammortamento post rivalutazione saranno uguali a quelle ante-rivalutazione (il 10% di 2.000 = 200). L'impatto della rivalutazione, in termini di maggiori ammortamenti, sarà praticamente nullo.
Con tale metodologia, le imprese potranno stanziare nuovamente sul bene rivalutato quote di ammortamento già dedotte.
Le rimanenze sono merci invendute
Se vi sono delle rimanenze a fine esercizio cosa accade?
Ipotizziamo, per semplicità, che all'inizio dell'anno non vi fossero scorte in magazzino, e quindi che le rimanenze si siano prodotte solo durante l'esercizio appena terminato.
Le merci sono state acquistate e quindi iscritte come costo nel corso dell'anno nel conto merci c/acquisti:
In contabilità risulta un costo pari a 100.
Se a fine anno risultano invendute (rimanenze quindi) in magazzino merci del valore pari a 20 (lire), allora il costo per le merci acquistate deve essere rettificato in quanto sappiamo che il valore di una merce è considerato costo solo se questa viene venduta o "consumata" (non è cioè ulteriormente utilizzabile). Se non è venduta ed è ancora utilizzabile cosa bisogna fare?
Bisognerà togliere il valore della merce invenduta dai costi d'esercizio attraverso il conto di rettifica "Merci c/rimanenze finali".
Questo è quindi un conto acceso ai componenti positivi di reddito (dato che rettifica un costo). Contemporaneamente in dare del conto Merci in Magazzino scriveremo:
Quest'ultimo conto è nettamente diverso dal precedente anche se il nome è simile. In effetti si riferisce sempre al valore delle merci invendute che, proprio per essere invendute, sono ancora utilizzabili e quindi sono da considerare, tempomporaneamente, ai fini del bilancio, delle attività. Con quest'ultima scrittura, che a Giornale risulterà:
Merci c.to Rim.Finali
Rilevate le rimanenze finali di merci
abbiamo tolto 20 tra i costi di esercizio (quindi dal Conto economico) e aggiunto 20 tra le attività (nello Stato Patrimoniale).
In questo modo non risulta più un costo (dato che il bene non è stato utilizzato ancora), mentre risulta un bene nello Stato patrimoniale con un certo valore (se volessi vendere la merce questa avrebbe un certo valore, no?).
Come vedete per imputare dei costi (o dei ricavi) al bilancio non bisogna guardare al momento in cui avviene il corrispondente esborso monetario (il pagamento della merce), ma al momento in cui la merce viene venduta e quindi esce dalla disponibilità dell'azienda. Fino ad allora sarà da considerare ai fini del bilancio come un'attività ancora presente nel patrimonio aziendale (e tale è in effetti). Tra i costi d'esercizio non potrà figurare.
L'attivo dello S.P., secondo lo schema imposto dal Codice civile, è classificato per destinazione, mentre il passivo per provenienza.
Più utile all'analisi del bilancio è la riclassificazione in base alla liquidità dell'attivo e all'esigibilità del passivo. Per liquidità si intende l'attitudine degli elementi del patrimonio a trasformarsi in denaro. L'esigibilità riguarda invece il momento del rimborso.
In base a questi criteri l'attivo si distingue tra:
Attivo circolante (elementi che ritorneranno in forma monetaria in breve tempo) formato da:
liquidità immediate (cassa, banca)
liquidità differite (crediti e debiti)
disponibilità non liquide (merci e prodotti)
Attivo fisso (elementi che torneranno in forma monetaria tra molto tempo) suddiviso tra:
Le fonti di finanziamento si suddividono tra:
Vediamo lo schema nella sua interezza:
1. Attivo circolante
- titoli smobilizzabili a vista
- crediti v/clienti
- cambiali attive
- titoli non smobilizzabili a vista
- disponibilità non liquide
- anticipi a fornitori di merci
2. Attivo fisso
- Immobilizzazioni tecniche nette
- Macchinari (al netto dei fondi)
- Anticipi a fornitori
- Immobilizzazioni immateriali nette
- Partecipazioni e titoli ( per investimenti
- Crediti a m/l termine
1. Passività correnti
- cambiali passive
- debiti v/personale
- debiti v/istituti di previdenza
- debiti v/erario
- utile da ripartire
- c/c bancari passivi
- obbligazioni da rimborsare entro l'anno
- rate di mutui da pagare entro l'anno
2. Passività consolidate
- debiti diversi
- debiti per TFR
- fondi imposte differite
- sovvnzioni bancarie a m/l termine
- mutui passivi
3. Capitale proprio
- perdite a portate a nuovo (-)
- utile da destinare a riserva (+)
- o perdita (-)
Software e Bilancio
Edp e il bilancio
Grazie a quanto contenuto nel Principio contabile n. 24, è possibile tratteggiare il trattamento consigliato dei costi per l'acquisizione di un software. È da sottolineare come le differenti ipotesi previste si basano sostanzialmente su due variabili:
il tipo di software;
la modalità giuridica e contrattuale di acquisizione dello stesso.
Sono, infatti, in primo luogo da individuare due differenti tipologie di software.
Tipologie di software [Tavola 1]
È quello che contiene le istruzioni indispensabili perché l'hardware che lo contiene possa funzionare (i sistemi operativi che troviamo già caricati al momento di acquisto di un personal computer). In questo caso il trattamento contabile da adottare sarà quello di capitalizzare il costo del software congiuntamente a quello dell'hardware.
È quello che, invece, contiene le istruzioni che permettono di utilizzare le funzioni del software di base per soddisfare le esigenze dell'utilizzatore (ad esempio, i programmi di video scrittura). In questa seconda ipotesi la contabilizzazione si differenzia in base alle diverse modalità con cui lo stesso è acquisito (acquisto in proprietà, acquisizione del solo diritto di utilizzo, ecc.).
Tenuta presente questa distinzione (ed essendo già stato evidenziato il trattamento contabile da riservare alla prima ipotesi), la contabilizzazione e l'esposizione in bilancio del software applicativo è da correlare alle diverse modalità di acquisizione dello stesso.
Le possibilità sono da riassumere secondo quanto illustrato nella Tavola seguente.
Esposizione in bilancio del software applicativo [Tavola 2]
Iscrizione in bilancio del software
È da iscrivere nella voce B.I.3 «Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno».
Il costo è da ammortizzare a quote costanti in tre esercizi o in un periodo di tempo differente, ma solo se questo risulta determinabile.
Acquisizione della licenza a tempo indeterminato
Acquisizione della licenza a tempo determinato
Dall'analisi dei contratti della prassi emergono due fattispecie:
pagamento di un canone periodico: i costi sono da imputare a conto economico;
pagamento di un canone "una tantum": il costo deve essere iscritto nella voce B.I.4 «Concessioni, licenze, marchi e diritti simili».
Nella seconda delle due ipotesi il costo è da ammortizzare a quote costanti nel periodo di durata della licenza d'uso.
Produzione interna del software (tutelato)
Se il software prodotto è tutelato dalle norme in tema di diritto d'autore, deve essere iscritto nella voce B.I.3 «Diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell'ingegno».
Produzione interna del software (non tutelato)
Se il software prodotto non è tutelato dalle norme in tema di diritto d'autore, i costi sostenuti possono essere iscritti nella voce B.I.7 «Altre immobilizzazioni immateriali».
Anche in questo caso l'ammortamento deve essere determinato in misura pari al periodo di previsto utilizzo. Se questo non è determinabile, l'ammortamento deve essere previsto in 3 anni.
Particolare prudenza deve essere osservata con riguardo all'ultima tra le fattispecie riassunte nella Tavola n. 2. Le regole da seguire sono:
a) l'iscrizione nell'attivo dello stato patrimoniale è possibile solo qualora i costi sostenuti diano luogo a programmi utilizzabili per un certo numero di anni. In caso contrario, gli stessi devono essere imputati a conto economico;
b) sono capitalizzabili solo i costi diretti e non quelli indiretti. Nella prima ipotesi sono compresi, ad esempio, gli stipendi del personale impiegato direttamente nella creazione (a patto che ciò sia documentato da apposite schede interne) o anche i costi per consulenze esterne direttamente richieste nell'ambito dei lavori di sviluppo dell'Edp. Nella seconda sono, ad esempio, comprese le quote di spese generali, magari imputate internamente al progetto;
c) la capitalizzazione può avvenire solo nel momento in cui sia diventato certo che il progetto possa essere completato e che il prodotto sia idoneo a raggiungere gli obiettivi prefissati. Se, ad esempio, il programma ha come finalità la gestione della contabilità fornitori, la capitalizzazione potrà avvenire solo dopo che si è conclusa l'analisi di fattibilità ed è iniziata quella della progettazione;
d) alla fine di ogni esercizio (ma ciò vale per la capitalizzazione di qualsiasi programma informatico) è necessario verificare che le condizioni che hanno permesso l'iscrizione nelle attività siano ancor presenti. In caso ciò non si verificasse, occorre applicare la norma contenuta nell'art. 2426, terzo comma, del codice civile e procedere ad una svalutazione del valore netto contabile.
Criteri di valutazione da applicare al bilancio.
Il Codice civile, all'articolo 2426, prevede i criteri applicabili alla valutazione delle voci di bilancio. Vediamo i criteri applicabili per ogni tipo di valutazione.
Il primo è il criterio della prudenza, che già conosciamo (vedi i principi generali di redazione)
Altro criterio e quello del costo.
In genere è questo il criterio applicabile. Vi sono però delle eccezioni.
Se ad esempio ho acquistato un bene a 100 euro e alla fine dell'anno il prezzo di quel bene scende a 80 (perché ad esempio non è più di moda), devo valutarlo al minore tra il costo di acquisto e quello di mercato (quindi ad 80). Naturalmente questo abbassamento di prezzo deve essere durevole, cioè non si ritiene il prezzo torni a salire entro breve.
Se invece acquisto a 100 e poi il prezzo sale a120 devo valutare al costo di acquisto (100).
Bisogna sempre valutare i beni al minore tra il prezzo di acquisto e quello di mercato.
Il principio di fondo cui sono ispirate queste regole è che si cerca, in tutti i modi possibili, di evitare sopravvalutazioni del capitale sociale, in quanto (nelle società di capitali) questo è l'unica garanzia per i terzi (creditori della società). Mentre, infatti, nelle società di persone i creditori possono esser pagati anche dai soci, nelle società di capitali i creditori possono soddisfarsi solo sul patrimonio della società mai su quello personale dei soci.