Source: http://gabriellagiudici.it/luciano-barra-caracciolo-sindacato-costituzionale-sulla-normativa-in-materia-economica/
Timestamp: 2018-01-20 03:18:40+00:00
Document Index: 16138106

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'sentenza ', 'art.11', 'art.81', 'art.38', 'art.36', 'art. 42', 'art.4', 'art.3', 'art.117', 'art.139', 'art.11', 'sentenza ']

Luciano Barra Caracciolo, Sindacato costituzionale sulla normativa in materia economica | ~ gabriella giudici
« Italo Testa, Giustizia poetica | Paolo di Tarso, L’amore ἀγάπη »
II. IL SINDACATO DI LEGITTIMITA’ DELL’ATTIVITA’ NORMATIVA, RAGIONEVOLEZZA E ATTENDIBILITA’
Ed infatti, se il nostro diritto interno é cedevole di fronte al diritto comunitario, quest’ultimo non può derogare o superare i “principi supremi” della nostra Costituzione.Una regola questa ribadita dalla Corte costituzionale (sent. 284 del 13 luglio 2007).
Di essa segnaliamo questo passaggio:
“Ora, nel sistema dei rapporti tra ordinamento interno ordinamento comunitario, quale risulta dalla giurisprudenza di questa Corte, consolidatasi, in forza dell’art. 11 della Costituzione, soprattutto a partire dalla sentenza n. 170 del 1984, le norme comunitarie provviste di efficacia diretta precludono al giudice comune l’applicazione di contrastanti disposizioni del diritto interno, quando egli non abbia dubbi – come si è verificato nella specie – in ordine all’esistenza del conflitto. La non applicazione deve essere evitata solo quando venga in rilievo il limite, sindacabile unicamente da questa Corte, del rispetto dei principi fondamentali dell’ ordinamento costituzionale e dei diritti inalienabili della persona (da ultimo, ordinanza n. 454 del 2006).
E’ arduo negare che la Costituzione, laddove depotenziata nei suoi contenuti fondamentali, debba arrestare la sua garanzia dei diritti fondamentali, solo perché entri in gioco una qualunque disposizione che sancisca un compito governativo-legislativo nel campo della gestione del bilancio pubblico, se tale “compito”, – svolto in base ad “una” dottrina economica, divergente da altre “prevalenti”-, concretamente produca “effetti” di “svuotamento” risultanti da dati e nessi causali dotati di obiettiva evidenza.
Spieghiamoci meglio: in linea logica, il debito si stabilizza in rapporto al PIL (cioè non cresce più oltre una certa soglia), allorchè esista un certo livello di crescita del PIL “nominale” prossimo “allo”, (o ovviamente maggiore “dello”), stesso livello dell’indebitamento in rapporto al PIL (crescente), e ciò anche scontando un certo crescente onere degli interessi (che tenderà a scemare solo in caso di crescita), sia in termini di livello assoluto che in rapporto al PIL, via via che ci si approssima alla “situazione di stabilizzazione” (matematica). Questa dinamica, in sé, rende il “debito pubblico” sostenibile.E’ chiaro che non ha alcun senso porre un limite, “retroattivo” e “astratto”, alla stabilizzazione di tale rapporto debito/PIL, assumendolo, come il trattato di Maastricht, in una arbitraria misura del 60% che in sé non è affatto collegata ad alcuna garanzia di sostenibilità del debito, né tantomeno ad una stabilità finanziaria univocamente prevedibile, trascurando del tutto l’aspetto della compatibilità di ciò con la concomitante crescita.
Tale profilo, in particolare, non potrebbe mai assolvere dal suo compito la Corte se solo si ponga mente al dettato dell’art.11 Cost., per il quale, non solo la partecipazione all’Unione europea, e “a fortiori” a quella monetaria, è conforme a Costituzione solo nel caso in cui rispetti le condizioni del perseguimento della “pace e della giustizia tra le Nazioni” e “in condizioni di parità” con queste medesime. Mentre invece, gli effetti delle politiche “pattizie” UEM minacciano il substrato economico-sociale della Nazione, e provocano la più acuta asimmetria dello strumento monetario unico adottato, bel lungi dal garantire le condizioni di parità. Asimmetria che, si badi bene, è insita nella moneta unica, non solo per come concepita, ma anche per come successivamente “attuata”, data la politica di imperialismo mercantilista che la Germania ha pacificamente intrapreso per sfruttare i meccanismi dei differenziali di inflazione, operando una “svalutazione competitiva”, in violazione dei già labili obblighi di coordinamento tra Stati previsti dai trattati[8].Ma vediamo come si esprime sui punti fin qui sollevati la Corte costituzionale.
Ciò al punto che la “mediazione” tra questi valori e i “vincoli europei” non solo appare difficile se si considera, come nel caso commentato, una singola legge in materia economico-finanziaria, pur sempre intitolata direttamente o indirettamente alle situazioni createsi a seguito dell’adesione alla moneta unica – come comprova la estraneità a queste emergenze dei paesi UE non aderenti alla UEM!-, ma conduce alla cessione della sovranità ben al di là di quella monetaria, già in sé altamente opinabile dal punto di vista macroeconomico, per privare sostanzialmente e stabilmente il governo democratico italiano della stessa “sovranità fiscale”.
E non a caso, la “interpretazione autentica” – in senso assolutamente improprio, data la natura politica limitativa della sovranità dei trattati che ascriverebbe piuttosto il potere normativo primario ai popoli sovrani “ratificanti”-, in questa direzione è stata prevalentemente fornita non da giuristi formati sulle tradizioni di queste costituzioni democratiche, ma da una ristretta cerchia di “tecnici” investiti delle supreme funzioni di governo dell’UEM ed appartenenti, culturalmente e professionalmente, alla sfera dei banchieri e degli economisti finanziari (come quelli che non solo compongono i boards della BCE ma anche incaricati, nei vari paesi aderenti, delle funzioni di ministri economici o di commissari UE).
– a) la necessità di recuperare “l’equilibrio di bilancio” non ha una prevalenza incondizionata sulle previsioni e gli interessi tutelati dalla Costituzione. Ciò in quanto, da un lato, tale principio non è rinvenibile tra quelli supremi della Carta, dall’altro, trova una ragion d’essere, sempre e comunque, nella esigenza “emergenziale” (nella stessa considerazione della Corte) di correggere squilibri economici “contingenti” e temporanei, a prescindere dalle loro “cause efficienti”;
– b) ciò vale anche se “l’equilibrio di bilancio” venga costituzionalizzato, se ne deve dedurre, in quanto non è pensabile neppure a fronte di questa “revisione costituzionale”, per definizione meno “forte” della Costituzione originaria che racchiude i principi fondamentali, la sua prolungata attuazione con misure di sacrificio che possono avere solo carattere di transitoria eccezionalità. E, d’altra parte, l’art.81 Cost., nuova formulazione, sopra vista, non solo “consente”, ma, in virtù dello stesso principio di ragionevolezza, “impone” al governo-parlamento di “tenere conto delle fasi avverse…del ciclo economico”;
– c) tale ultima locuzione, porta un effetto sicuramente trascurato dal neo-legislatore costituzionale: le fasi avverse del “ciclo economico” non possono essere determinate dalle politiche di “riequilibrio” finanziario in se stesse, dato che la Costituzione non autorizzerebbe mai una deliberata distruzione di reddito nazionale prolungata fino al punto da determinare, per sua forza autonoma, un ciclo economico “negativo”, come si sta ora verificando, – e come attesta la stessa revisione dei presupposti economici considerati operata da Commissione, Ufficio studi BCE e FMI;
– d) in questa ottica ora evidenziata, particolarmente importante, la Corte ritiene rispettoso della “uguaglianza sostanziale” e della “ragionevolezza” cui devono necessariamente corrispondere le leggi in materia economico-finanziaria, solo “sacrifici eccezionali, transeunti, non arbitrari e consentanei allo scopo prefisso”;
– e) lo stesso neo-articolo 81 Cost., nel predicare che il ricorso all’indebitamento sia consentito “al verificarsi di eventi eccezionali”, assume necessariamente e logicamente anche una inversa previsione: il pareggio di bilancio, ossia l’azzeramento sostanziale dell’indebitamento, non può essere esso stesso causa e effetto di “eventi eccezionali”, cioè le politiche di “equilibrio” stesse non possono essere perseguite “ad ogni costo” e contro la logica delle dinamiche più scientificamente consolidate della politica finanziaria fiscale ed economica in genere;
– f) quanto affermato con le decisioni citate dalla Corte con riguardo ai pubblici dipendenti, non può che trovare automatica applicazione (parità di trattamento anche solo formale) anche alle altre “categorie di cittadini” di volta in volta interessati dai sacrifici imposti (es; pensionati alla luce dell’art.38 Cost., lavoratori dipendenti alla luce dell’art.36 Cost., mutuatari per l’acquisto della abitazione familiare alla luce dell’art. 42, comma 2, Cost.);
– g) i sacrifici imposti devono essere “consentanei allo scopo prefissato”, cioè in relazione di “conformità”, “corrispondenza” rispetto al “fine”, aprendosi così un sindacato sulla “adeguatezza” dello strumento di politica economica-finanziaria in concreto adottato, come conseguenza inevitabile del principio di ragionevolezza;
– h) esso trova altresì rafforzamento nei principi di “proporzionalità” e “sussidiarietà” di cui all’art.4 del TUE, dato che, per essere “conforme” al suo scopo, uno strumento di politica economico-finanziaria non può non solo imporre sacrifici maggiori dei benefici che si interebbero perseguire, ma neppure lo può fare laddove, ad altri livelli di governo, esistano diversi e più adeguati strumenti di perseguimento del medesimo scopo. Meccanismo “inglobabile” all’interno della previsione dell’art.3 Cost. (rafforzato, in combinato disposto, dai principi europei…per una volta) in molti casi.
In merito alla stabilità dei prezzi, quindi al parametro di inflazione del 2% fissato dalla BCE, proponiamo una riflessione. Innanzitutto, qual’è la definizione di inflazione: essa è il tasso di variazione di un indice aggregato di prezzo opportunamente scelto.
b) tale “stabilità”, rigidamente intesa, scoraggia pure la domanda, poiché un consumatore sarà allettato ad “aspettare” di acquistare i prodotti di suo interesse al momento più opportuno, in quanto saprà che “domani” essi costeranno di meno.
Al riguardo, perciò, va precisato che l’assunto che la Banca Centrale “stampando” moneta per lo Stato a “suo piacimento” (come pure sostengono i c.d. Chicago Boys) crei inflazione non tiene conto di una cosa:1) che la banca centrale fornisce la liquidità RICHIESTA dal sistema (c.d. natura “endogena” della moneta) secondo le esigenze del sistema stesso[15];
La BCE invece opera ancora secondo il “doppio pilastro” associando ad obiettivi di tasso di interesse a breve anche quello di controllo della massa monetaria M3, salvo poi non riuscire mai fino ad oggi a rispettare quest’ultimo obiettivo. Alla veneranda età di 91 anni anche M.Friedman ammette di essersi sbagliato[22] (“The use of quantity of money as a target has not been a success……I’m not sure I would as of today push it as hard as I once did”)
VI.3- Terzo quesito: E’ sostenibile che queste stabilità economica e finanziaria passerebbero “necessariamente” per il pareggio di bilancio?
In Europa si è intervenuti pertanto a livello comunitario istituendo un’organizzazione chiamata ESRB, “Consiglio europeo per il rischio sistemico” alla quali sia demandata, in partecipazione con la BCE, le Banche Centrali nazionali, e vari istituti di vigilanza, il controllo sulla stabilità finanziaria.
Da tale accordo del dicembre 2011 derivano i provvedimenti in materia di controllo della finanza pubblica, Fiscal compact e pareggio di bilancio in primis. Il motivo (ufficiale) della sottoscrizione del six pack è la volontà di dare una risposta comune alla situazione di instabilità finanziaria ed economica che si era determinata a seguito della crisi del debito irlandese e greco, come appunto indicato nella presentazione delle misure adottate. “The economic and financial crisis has revealed a number of weaknesses in the economic governance of the EU’s economic and monetary union. The cornerstone of the EU response is the new set of rules on enhanced EU economic governance which entered into force on 13 December 2011”.[27] .
La capacità di un’area valutaria di resistere e superare degli shock asimmetrici risiede pertanto nella presenza di questi due importanti fattori, nonché di una banca centrale che faccia ciò che fanno tutte le banche centrali – all’intero sistema finanziario (si veda per esempio Krugman 2012[28] sulle cause, e le possibili soluzioni, della crisi dell’euro zona). Il pareggio di bilancio non è MAI nominato come condizione necessaria e sufficiente per la risoluzione della crisi[29].
Dunque, le manovre sul bilancio degli Stati e, in particolar modo, sul controllo della stabilità economica e finanziaria non hanno realistiche possibilità di risolvere la crisi se i gap di competitività cumulato dai Paesi periferici rispetto a quelli core hanno, piuttosto, una relazione evidente con i movimenti di capitali interni all’area e con differenziali di inflazione, fenomenologie dell’area UEM nulla hanno a che vedere con ammontare del debito pubblico, e sua riducibilità mediante il “pareggio di bilancio”.VI.4- Quarto quesito: Quali sono gli effetti del pareggio di bilancio, come concepito dall’UEM, e che giustifica la “condizionalità”, cioè la forte limitazione della sovranità fiscale degli Stati, e dei diritti fondamentali costituzionali, per tale finalità, superiore ad ogni altra nei valori UEM?
In questo senso le condizionalità sono comprensibili in un’ottica di miglioramento della competitività “esterna” dei singoli Stati. I precetti dell’Europa servirebbero quindi, in assunto, per comprimere la domanda interna (e quindi ridurre le importazioni) e migliorare la competitività di prezzo dei prodotti, sfruttando gli effetti studiati dalla curva di Philips[38] sull’incremento “indotto” della disoccupazione, in modo da risolvere grazie alla domanda estera i problemi dei singoli Paesi.E quanto sia compatibile una linea politico-economica che “punti” alla disoccupazione, anche mediante il suo corollario della “precarizzazione”, con gli artt. 1, 4 e 36 Cost., è un interrogativo a cui non pare difficile rispondere, secondo anche quanto già esposto nei paragrafi dedicati alla trattazione costituzionalistica in termini diretti di “ragionevolezza”.
Da un recente articolo di economia[41], traiamo questo passaggio sull’orientamento che gli USA vanno assumendo, in contrasto con gli obiettivi delle politiche seguite in UEM nel senso qui ricostruito: “Di fronte al Congresso, i funzionari del Treasury hanno infatti sottolineato senza troppi giri di parole che i bilanci interni dell’eurozona stanno danneggiando la struttura del commercio globale, con i Paesi nordici UE che stanno facendo poco o nulla per ridimensionare i loro enormi surplus di conto corrente. Stando al report (del Treasury, neo-amministrazione Obama), il surplus di conto corrente della Germania sarebbe al 6,3% del PIL mentre quello olandese toccherebbe addirittura il 9,5%, nonostante entrambe le nazioni stiano costringendo la domanda interna attraverso politiche fiscali di austerità. Per il Treasury “il nuovo strumento posto in essere dall’UE per abbattere gli sbilanciamenti interni all’eurozona è asimmetrico e non presta sufficiente attenzione a nazioni con ampi e sostenuti surplus esterni come la Germania“. Questo in un contesto che vede l’eurozona come insieme in uno stato di bilanciamento commerciale ma che, contestualmente, “porta avanti politiche di austerity nei paesi del Sud senza uno stimolo di offsetting nel Nord, creando un effetto di contrazione che sta bloccando la ripresa globale”
Di più, per il Tesoro USA ” I paesi dell’eurozona che vantano surplus avrebbero spazio per stimoli fiscali ma si rifiutano di agire in tal senso, nonostante i numerosi appelli dei leader UE affinchè si agisca per la crescita. Non hanno mai avanzato proposte concrete per raggiungere risultati degni di nota nel breve termine”. Insomma un atto di accusa durissimo e senza precedenti...”
Evidenzia infatti Mortati che, fermo restando che le norme costituzionali provenienti dal procedimento di revisione – ad es; quelle del Tit.V Cost., nuova versione, incluso l’art.117 col suo rinvio all’osservanza dei vincoli comunitari- sono subordinate alle norme della Costituzione “originarie” cioè provenienti dal costituente (“entità assolutamente orginaria, creativa in grado primario dell’ordinamento“), tutti i principi generali sono immodificabili in sede revisionale componendo la “forma repubblicana”. Quindi l’art.139 Cost. rende inevitabilmente sindacabili anche le norme di revisione alla luce dei precetti originari della Carta.
E ciò vale, quindi, a maggior ragione, per le norme europee, di qualunque fonte, coperte dall’art.11 Cost., per loro natura sempre subordinate alle norme costituzionali “originarie”.
Ma quel che più conta è che secondo Mortati (cioè uno dei “costituenti” più prestigiosi, sul piano scientifico-giuridico), ciò varrebbe in via diretta proprio per il fiscal compact, inclusa la sua versione costituzionalizzata nel “pareggio di bilancio”.
E su questo siamo abbastanza al sicuro (almeno quanto sul fatto che Keynes trovi confermata la sua “lezione” proprio dai disastri odierni della politica dell’austerity per la…crescita), anche secondo l’analisi che abbiamo fatto in questo post e che trova appoggio anche nella sentenza della Corte costituzionale del 13 luglio 2007, n.284
11 http://www.unich.it/docenti/bagnai/mqs/, Bagnai, “Modelli empirici di aggiustamento e crescita – Appunti per un corso di macroeconomia dello sviluppo”, pag.24, Roma 2010
Posted on venerdì, marzo 8th, 2013 at 21:47 in Economia, Sociologia | RSS feed | Respond | Trackback URL
10 Comments to “Luciano Barra Caracciolo, Sindacato costituzionale sulla normativa in materia economica”
27 marzo 2013 at 15:50
Sono onorato che questa ampia citazione sia giunta nel giorno della festa delle donne. Perchè credo che siamo di fronte a una minaccia alla democrazia che richiederebbe una reazione partecipativa quale proprio le donne sono, più degli stessi uomini (troppo invischiati nei tatticismi di potere), capaci di dare.
Mi permetto pure un elogio alla sintesi fornita dalla padrona di casa, specie nell’aver sottolineato il valore critico e libertario del richiamo a Giuliano l’apostata e a Spinoza.
Grazie dell’elogio che generosamente glissa sulla mia scarsa benevolenza verso la critica giuridica (inefficace purtroppo a contrastare l’illegittimità o, più semplicemente, l’ingiustizia).
Credo anch’io che la minaccia alla democrazia sia concreta, anche perché la sperimento dalla frontiera di una scuola di provincia che manca di tutto tranne che dell’autoritarismo dei Presidi e della rassegnazione di chi dovrebbe difenderla. Qui davvero, negli ultimi quattro anni abbiamo dovuto constatare la forza dell’illegalità (come è noto, pezzi importanti del “riordino” sono stati attuati in difetto di forma), non solo dell’illegittimità, delle “scritture del nemico”.
27 marzo 2013 at 20:04
Non sia troppo pessimista sulla “critica giuridica”: in realtà l’articolo che lei ha pubblicato è un unicum (e non lo dico per vantarmi; anzi forse spiega perchè si è ritrovato qui). Magari, aperta la strada altri seguiranno: il pensiero giuridico ha un’enorme impatto sulle Istituzioni, nel bene e nel male. Personalmente preferisco i giuristi come Calamandrei e Mortati, a costo di rescuscitarli da un inaccettabile oblio. E se non sarà così, è comunque un qualcosa che è arrivato oltre la sfera degli specialisti e può disseminare i frutti nella democrazia vivente. La unica che conti veramente.
27 marzo 2013 at 20:28
Mi associo all’intenzione. Non mi sfugge il valore di un lavoro come il suo, davanti ad “istituzioni” pronte, con ogni evidenza, a cancellare ogni traccia di quella democrazia vivente a cui si riferisce.
3 aprile 2013 at 12:54
“la necessità di recuperare “l’equilibrio di bilancio” non ha una prevalenza incondizionata sulle previsioni e gli interessi tutelati dalla Costituzione. Ciò in quanto, da un lato, tale principio non è rinvenibile tra quelli supremi della Carta.” Niente da aggiungere se non i miei keynesiani ringraziamenti.
3 aprile 2013 at 13:57
Provo ad aggiungere qualcosa : l’equilibrio di bilancio è un corpo estraneo nella costituzione repubblicana che sottomette a condizione la tutela dei diritti fondamentali (cioè il fondamento o incondizionato della carta) rovesciandone, di fatto, l’impianto. Memento mori: ricordati che devi votare (insomma, ricordiamocene) 🙂
9 luglio 2015 at 11:12
Norma significa idea coercitiva ….ci possono essere anche norme fondate sulla superiorità….io sono perplesso e dubito che le norme attuali ne sono esenti..anche una lieve forma di superiorità che disunisce la sovranità porta a rendere inefficaci,inapplicabili i principi fondamentali
Intervieni su un articolo di qualche tempo fa, Antonio, se vuoi esplicitare meglio il tuo riferimento provo a risponderti.
9 luglio 2015 at 11:16
O si toglie qualsiasi forma di superiorità non impedendo che la sovranità si eserciti almeno a parità con gli elementi essenziali poiché il popolo è l.elemento più essenziale oppure non siamo ancora arrivati a una vera espressione di eguaglianza e di democrazia
9 luglio 2015 at 14:17
Probabilmente, non sono l’interlocutrice più adatta ad intervenire sul tema, visto il mio scetticismo circa la possibilità stessa delle carte costituzionali di realizzare i propri principi. E’chiaro che non siamo arrivati a una vera espressione dell’eguaglianza e della democrazia, mi sembra necessario che gli studiosi liberali riprendano la ricerca delle ragioni.