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Timestamp: 2019-05-19 14:46:16+00:00
Document Index: 65527613

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 8', 'arte\n3']

Le distanze in apicoltura 1° parte - Apicoltore Moderno
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Pasquale Angrisani 3 Settembre 2017	Tecnica apistica 1 Commento 10,523 Visite
Le distanze tra gli apiari e i confini delle zone molto frazionate e urbanizzate, sono soggette a continue controversie.
La legge del 24 dicembre 2004 n. 313, (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 306 del 31/12/2004) ha disciplinato nell’art. 8 le distanze minime degli apiari da rispettare dai confini pubblici e privati. fig. 2 . E’ chiaro che nel caso in cui vi siano disposizioni vigenti più restrittive, stabilite da norme regionali, provinciali o comunali, devono essere rispettate tali norme. In ultima ipotesi, il Sindaco ha poi la facoltà, qualora si renda indispensabile tutelare la quiete e la sicurezza pubblica, di imporre con ordinanza sindacale opportune modalità e limiti nell’allevamento delle api. In un certo senso, la norma sulle distanze, ha la funzione di regolare i rapporti tra le diverse proprietà finitime, al fine di assicurare la simultaneità e la possibilità del contemporaneo esercizio dei diritti relativi, da parte dei singoli proprietari confinanti, adattando così le opposte esigenze di godimento di ciascun proprietario.
Leggendo l’art. 8 si denota che, “Gli apiari devono essere collocati a non meno di cinque metri dai confini di proprietà pubbliche o private” tale distanza stabilita per l’installazione di apiari, così come sono stati definiti all’art. 2 della stessa legge al comma 3 lett. c, verso i confini di proprietà pubbliche o private, non si deve limitare alla sola installazione degli apiari, ma per una maggiore tutela va applicata anche ad un singolo alveare.
Il legislatore all’art. 8 ha imposto la distanza minima senza riferire nulla, sulla direzione di volo delle api, su come devono essere collocati e orientati gli alveari e su come si deve misurare la distanza degli apiari, dai confini. Le manchevolezze che si riscontrano nella presente legge, si possono così riassumere. La misurazione della distanza, ove esiste il locus a quo per la misurazione, in altre parole il punto di partenza, deve sempre misurarsi in senso orizzontale e perpendicolare al confine altrui, nel punto più prossimo alla porticina dell’alveare, senza tener conto dell’eventuale dislivello dei fondi che si fronteggiano.
Dalle fig. 1, 2 e 3, si osserva il modo di misurare la distanza minima dal confine, quando gli alveari sono diversamente posizionati.
Questa distanza minima dal confine può essere derogata, poiché è stato previsto nello stesso art. 8 che “Il rispetto delle distanze non è obbligatorio se sono interposti, senza soluzioni di continuità, muri, siepi od altri ripari idonei a non consentire il passaggio delle api. Tali ripari devono avere un’altezza di almeno due metri” (fig. 4) Il legislatore, introducendo la deroga sulla distanza da rispettare tra gli alveari e la proprietà aliena, si è espresso anche qui in modo generico e aleatorio riportando, ripari idonei a non consentire il passaggio delle api d’altezza non inferiore a 2 m.
Sembra che abbia voluto moderare sulla distanza, introducendo parametri fissi, non legati a molte variabili esistenti tra gli alveari e il confine, come, la distanza tra gli alveari e gli ostacoli e tra gli ostacoli e il confine, la direzione di volo delle api, tutte variabili che sono soggette a continue diatribe, tra gli apicoltori e i proprietari dei fondi finitimi. Per questo, quando s’installa un apiario con interposto un ostacolo naturale o artificiale, l’apicoltore deve garantire al vicino confinante, indipendentemente dai parametri fissi stabiliti dal legislatore, la stessa incolumità che avrebbe in assenza d’alveari. Le altezze (Hx) degli ostacoli, dovranno essere misurati partendo dalla quota d’ingresso della porticina dell’alveare e dovranno essere ricavate dalla seguente formula (1), che va applicata quando la somma delle distanze dall’alveare all’ostacolo e dall’ostacolo al confine è minore di 5 m.
l2 = distanza dall’ostacolo al confine;
hx = altezza dell’ostacolo, misurata dalla quota d’ingresso all’alveare;
√ = radice quadrata.
Se la somma delle distanze è pari a quella minima imposta dalla normativa, le altezze degli ostacoli si riducono a zero. (fig. 5, 6, 7 e 8) I risultati sono facilmente ricavabili dalla tabella 1. segue……
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3 Settembre 2017 a 12:16
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