Source: http://movimentoperlagiustizia.org/csm/notizie/51-news-c-s-m-n-18-del-28-aprile-2003.html
Timestamp: 2019-04-25 04:22:21+00:00
Document Index: 175068781

Matched Legal Cases: ['art. 70', 'art. 70', 'art. 70', 'art. 41', 'art. 70', 'art. 20', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 544', 'art. 2', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 18']

In Movimento! - News C.S.M. n.18 del 28 aprile 2003
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News C.S.M. n.18 del 28 aprile 2003
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C.S.M. Notiziario del Movimento per la Giustizia n. 17 del 28 aprile 2003 Nuova pagina 1
Continuano le richieste del Ministro di magistrati da destinare all’Ispettorato o ad altri uffici ministeriali. Abbiamo già dato conto in passato come le attuali disposizioni consentano il raggiungimento di un tetto massimo di n.200 unità complessive, che si va celermente avvicinando.
Va anche tenuto presente che è possibile derogare a questo limite in considerazione della prossima presidenza dell’Italia al Consiglio d’Europa.
Queste gli ultimi “fuori ruolo” deliberati dal plenum:
VINCENZO MORICCA (p.m. Roma) > all’Ispettorato generale;
MARIA MADDALENA RUSSO (appello Salerno) > all’Ispettorato generale;
BRUNO GIARDINA (p.m. Trento) > all’Ispettorato generale;
GIOVANNA DE VIRGILIIS (appello Roma) > al Ministero della Giustizia;
NADIA PLASTINA (tribunale Cosenza) > al Ministero della Giustizia;
VITTORIO MISITI (p.m. Frosinone) > al Ministero della Giustizia;
SILVIO CINQUE (tribunale Roma) > al Ministero della Giustizia;
CRISTINA BIANCONI (appello Torino) > al Ministero della Giustizia.
Il progressivo lievitare del numero dei magistrati sottratti all’attività giurisdizionale (e la dichiarata volontà del ministro di non procedere in tempi ristretti ad un nuovo concorso per uditore), ci hanno indotto a richiedere (in uno con i colleghi di M.D.) l’apertura di una pratica diretta a realizzare un monitoraggio di tutti i magistrati che abbiano superato il periodo massimo di cinque anni fuori ruolo (limite previsto dalla circolare del 2000), al fine di poter avviare, in assenza di motivi che consentano una deroga, le previste procedure per il loro ricollocamento in ruolo.
TABELLE DDA PALERMO
Il plenum del 16 aprile ha affrontato il problema delle tabelle della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.
La normativa in materia prescrive che "il procuratore distrettuale costituisce nell'ambito del suo ufficio una direzione distrettuale antimafia designando i magistrati che devono farne parte per la durata non inferiore a due anni"(art. 70 bis Ordinamento Giudiziario); e che "il Procuratore distrettuale o un suo delegato è preposto all'attività della DDA e cura che i magistrati addetti ottemperino all'obbligo di assicurare la completezza e la tempestività della reciproca informazione sull'andamento delle indagini ed eseguano le direttive impartite per il coordinamento delle investigazioni e l'impiego della polizia giudiziaria (art. 70 bis, comma 2, Ordinamento Giudiziario).
Il Consiglio Superiore della Magistratura, con circolare del 13 febbraio 1993, ha disciplinato i criteri per la formazione della DDA, il procedimento per la designazione dei sostituti addetti, la delega del potere di coordinamento e la durata dell'incarico.; è rimasto così stabilito che "della Direzione Distrettuale antimafia possano far parte solo i sostituti addetti alla Procura del Tribunale della città capoluogo del distretto che abbiano almeno la qualifica di magistrato di tribunale"; che vi è "un limite massimo di permanenza presso la DDA di quattro bienni” e che "il Procuratore può delegare l'attività di coordinamento ad un aggiunto o ad un altro magistrato dell'ufficio e che la delega non può essere limitata quanto all'oggetto" (art. 70 bis, comma 2).
A Palermo - fin dalla prima istituzione della D.D.A. e, cioè, da oltre dodici anni - l’assetto organizzativo, sempre condiviso dal CSM, si è sovrapposto, senza contraddirlo, allo schema ricavabile dalle fonti normative e paranormative sopra citate; e ciò in ragione: a) delle dimensioni della struttura, non paragonabili rispetto a qualunque altra D.D.A. del Paese (21 sostituti, almeno una mezza dozzina di magistrati costantemente applicati a singoli procedimenti nella fase delle indagini ed in quella dibattimentale): b) dell’esigenza di garantire una quotidiana ed efficace interlocuzione con i giudici del distretto che seguono processi di mafia (otto corti di assise, una decina almeno di sezioni di tribunale, altrettanti g.i.p. e g.u.p.); c) dell’esigenza, altresì, di consentire un efficace e tempestivo rapporto con autorità giudiziarie di altri distretti, per ragioni di connessione e coordinamento investigativo e processuale (D.D.A. di Caltanissetta, Catania, Messina, Reggio Calabria, Firenze e Roma, principalmente, Direzione Nazionale Antimafia); d) e così anche con tutte le altre autorità competenti in settori rilevanti per il contrasto con la criminalità mafiosa e, quindi, non soltanto con tutti gli organi di polizia, ma anche la Commissione Centrale e Servizio Centrale Protezione per la gestione di centinaia di collaboratori di giustizia, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per l’organizzazione delle video-conferenze, il Ministero della Giustizia per un centinaio di detenuti sottoposti al regime dell’art. 41 bis dell’Ordinamento Penitenziario, la Commissione Parlamentare Antimafia); e) dei rapporti con decine di autorità estere per l’esecuzione di rogatorie al fine di indagini e di ricerca dei latitanti
In particolare, l’attuale Procuratore della Repubblica e così anche i suoi predecessori non hanno mai formalmente delegato (spogliandosi dei relativi poteri) l’attività di coordinamento ad un solo procuratore aggiunto (come sarebbe consentito dalla legge) e, tuttavia, si sono sempre avvalsi della collaborazione di due, tre o quattro aggiunti (e non avrebbero e non possono fare diversamente) per la quotidiana attività di direzione di una struttura così complessa.
Con la citata delibera di plenum del 16 aprile il Consiglio ha invitato il Procuratore della Repubblica di Palermo ad adeguare l’assetto organizzativo al sistema delle fonti normative e paranormative, secondo cui “il potere di coordinamento non può essere frazionato ne' disgiunto dall'attività di direzione,dovendo la delega essere integrale e riguardare tutto il complesso delle attività indicate nell'art. 70 bis ord. Giud.”; “ferma restando comunque, la possibilità del Procuratore della Repubblica, nell'esercizio della direzione dell'Ufficio, di individuare modelli organizzativi che consentano di avvalersi della collaborazione dei procuratori aggiunti, in conformità alla normativa primaria e secondaria, per far fronte alle esigenze di buon funzionamento dell'Ufficio ed alle necessità di un efficace contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso”.
La questione è particolarmente delicata perché attiene alla necessità di individuare un corretto punto di equilibrio fra rispetto delle prescrizioni di carattere formale (che vanno, tuttavia, valutate nella loro gerarchia ed anche, con riferimento a quelle di carattere paranormativo, nella loro adeguatezza rispetto alle esigenze da salvaguardare e nella conseguente loro possibile modifica) e rispetto delle ragioni di carattere sostanziale, che attengono al contrasto di un fenomeno criminale particolarmente pernicioso per la tutela dei diritti essenziali di milioni di cittadini.
PUBBLICAZIONE DI 140 POSTI DI APPELLO E DIBATTITO IN PLENUM SULLA POLITICA DELLA MOBILITÀ
Il 16 aprile 2003 è stato deliberato il bando di trasferimento per circa 140 posti di appello; la pubblicazione fa seguito a quella del 16 marzo u.s. relativa a circa 160 posti di primo grado (e, cioè, di pressoché tutti i posti di I grado a quella data vacanti).
La discussione in plenum della relativa proposta della III Commissione ha offerto l’opportunità di sottoporre all’attenzione di tutti i consiglieri la delicata e complessa materia della c.d. mobilità del personale e, quindi, del programma da disegnare e realizzare, delle scadenze da rispettare, delle strutture da potenziare e dei correttivi da apportare
Si è trattato di un dibattito estremamente interessante, introdotto da una relazione (che pubblichiamo a parte sul nostro sito) del cons. Fici, che ha evidenziato quali siano le ormai vicine scadenze cui il Consiglio deve fare fronte: e, cioè, l’individuazione di 310 sedi da destinare agli uditori alla fine dell’anno (ovvero all’inizio del prossimo) e la maturazione in favore di un centinaio di colleghi (in luglio e, poi, in novembre) del diritto di prescelta sulle sedi pubblicate, ai sensi della legge 133 del 1998, per la permanenza quinquennale in sede disagiata.
Piuttosto che sintetizzare le diverse opinioni espresse dai singoli consiglieri intervenuti (fra gli altri Stabile, Meliadò, Marini, Mammone, Salmè, Tenaglia), così evitando il rischio di resoconti “di parte”, che risulterebbero particolarmente sgradevoli in una materia così delicata, suggeriamo, a coloro che seguono con particolare apprensione l’argomento, un attento ascolto del dibattito in questione sul sito www.radioradicale.it.
Si avrà così modo di apprezzare come costituisca obiettivo comune quello di migliorare la produttività della Terza Commissione e così favorire, quanto più possibile, la mobilità dei colleghi interessati verso le regioni di provenienza; al contempo, sarà possibile prendere atto di come iniziano a delinearsi, in modo alquanto netto, significative diversità di opinioni riguardo a singoli (decisivi) aspetti della problematica.
Ci riferiamo, in particolare, al problema di un indispensabile riequilibrio del carico di lavoro delle diverse commissioni consiliari ed, in particolare, alla proposta (avanzata da MD e Movimenti) di spostare dalla Terza alla Quinta la competenza in materia di incarichi semidirettivi, atteso che la Quinta Commissione (come riferiamo in altra parte di questo notiziario) sarà a breve quasi del tutto inoperosa a causa della permanenza in servizio degli attuali vertici degli uffici fino al raggiungimento del settantacinquesimo anno di età; al problema della possibilità, da parte della III Commissione, di far ricorso ex art. 20 del regolamento di amministrazione e contabilità, di personale esterno; ed ancora al più generale problema di un coinvolgimento di tutto il Consiglio riguardo alla materia della mobilità con tutto ciò che ne consegue.
MODIFICA DELLA CIRCOLARE SUI TRASFERIMENTI PER I GIUDICI DEL LAVORO
E’ stata approvata una modifica della circolare sui trasferimenti in merito ai punteggi per i posti di lavoro delle Corti di appello
Il bando dei posti di II grado, deliberato il 16 aprile 2003, riguarda principalmente i posti delle sezioni lavoro delle Corti di Appello, in aumento di organico a seguito delle determinazioni del Ministro del gennaio scorso.
Si tratta di 97 nuovi posti che verranno incontro - in modo parziale e sicuramente con un ritardo di anni - a quelle che ben potevano essere immaginate come inevitabili esigenze organizzative connesse alle riforme in materia di pubblico impiego e di giudice unico di I grado.
Un importante comparto giurisdizionale (quello del pubblico impiego) ed un’epocale riforma ordinamentale “a costo zero” (quella relativa alla soppressione delle Preture) hanno rivoluzionato gli aspetti ordinamentali ed i carichi della giustizia del lavoro, con evidenti ripercussioni nel numero delle sopravvenienze e, conseguentemente, nella durata dei processi. Il disagio degli utenti ed il conseguente discredito della giurisdizione, in una materia così delicata, sono pari alle difficoltà ed alla frustrazione dei colleghi che, in questi anni, hanno dovuto gestire i ruoli delle cause di lavoro, cresciuti in modo esponenziale, senza alcuna possibilità di offrire risposte soddisfacenti.
In questi anni è stato, in compenso, approvato l’articolo 111 della Costituzione (che afferma il principio della ragionevole durata dei processi) ed è stata emanata, fra le altre, la c.d. legge Pinto che addossa alle Corti di Appello un ulteriore carico di lavoro.
Nei prossimi mesi, con la copertura dei 97 posti in questione, si cercherà di far fronte a paurosi arretrati che in questi anni si sono accumulati nelle sezioni lavoro delle Corti di Appello.
Abbiamo ritenuto di fare questo breve excursus come invito alla riflessione sulla imprescindibile esigenza che ogni riforma auspicata e realizzata sia sempre accompagnata da una attenta valutazione di fattibilità, con considerazione dei tempi e delle risorse necessarie.
Tornando alla pubblicazione del 16 aprile 2003, si è ritenuto di far precedere la relativa delibera da una modifica della circolare sui trasferimenti, con l’aumento del punteggio per coloro i quali hanno svolto funzioni esclusive di lavoro. La soluzione individuata (il punteggio aggiuntivo in questione viene aumentato da 2 a 3) costituisce un compromesso rispetto alla posizione di chi avrebbe voluto un più significativo aumento, superando la preoccupazioni di favorire inammissibili corsie preferenziali.
Personalmente avremmo aderito ad un aumento più significativo, convinti come siamo che le esigenze di servizio (sicuramente meglio garantite nell’agevolare il passaggio in II grado di chi ha svolto le stesse funzioni in I grado) debbano sempre prevalere alle aspettative di carriera dei singoli. In ogni caso, l’innovazione costituisce un segnale positivo di particolare attenzione nei confronti di un settore nevralgico e che, negli ultimi anni, per quanto evidenziato, ha incontrato non poche difficoltà.
NOMINA DELL’ASSISTENTE AL COMPONENTE NAZIONALE DI EUROJUST
Richiamiamo preliminarmente quanto già esposto nel nostro precedente notiziario.
La vicenda si è conclusa (a nostro avviso) in modo estremamente deludente e, cioè, con l’approvazione della proposta della Terza Commissione, senza alcuna modifica che la rendesse meno inaccettabile e meno pregiudizievole per le prerogative costituzionali del Consiglio Superiore della Magistratura.
In sostanza il Consiglio (con i voti di Unicost, di MI e dei laici del Polo) ha condiviso la competenza ministeriale nella scelta del magistrato destinato al ruolo di assistente del componente nazionale di Eurojust, senza alcuna presa di distanza da quanto affermato nella richiesta del Ministro del 24 gennaio 2003 e, cioè, che per il magistrato designato – che “rappresenterà il Governo” presso Eurojust e che eserciterà funzioni “proprie dell’Amministrazione Centrale” - “appare necessario tenere conto dell’esigenza di salvaguardare la natura fiduciaria del rapporto con il Ministro della Giustizia”.
A nulla è valso il puntuale richiamo alle indiscutibili funzioni giurisdizionali che ai membri nazionali di Eurojust ed ai rispettivi assistenti sono attribuiti dall’atto istitutivo di Eurojust, che è “composta da magistrati del pubblico ministero, da giudici o da funzionari di polizia con pari prerogative (così recita il preambolo della decisione del 28 febbraio 2002 del Consiglio dei Ministri); ed a nulla è valso neppure lo schietto intervento del consigliere Di Federico che ha salutato come una felicissima novità la affermata (e non contestata) natura fiduciaria del rapporto fra il Ministro ed un magistrato del pubblico ministero, che mette a nudo la “natura eversiva” (grosso modo è stato questo il senso dell’intervento, se non anche le espressioni usate) del nostro sistema costituzionale rispetto agli impianti ordinamentali degli altri paesi europei.
Rispetto ad una posizione espressa in termini così netti e che, all’evidenza, è assai poco ossequiosa dell’attuale assetto costituzionale della magistratura italiana e, segnatamente, dei principi di autonomia ed indipendenza che il Consiglio Superiore della Magistratura avrebbe il dovere di garantire anche ai magistrati del pubblico ministero, alcuni consiglieri che hanno, poi, votato la proposta, hanno offerto qualche sottile distinguo e qualche evanescente presa di distanza ma nulla di più; ed anche in questo caso suggeriamo l’ascolto dell’istruttivo dibattito dal sito di radioradicale.
E’ pur vero che è stato opportunamente richiamata la circostanza che la medesima procedura del c.d. “concerto invertito” era già stata seguita in passato (delibera del 9 maggio 2002) per la individuazione del componente nazionale di Eurojust (anche in quel caso con prevalenza della stessa maggioranza e con soccombenza delle stesse tesi di minoranza, vanamente rappresentate dai precedenti consiglieri del Movimento e di MD); e che, pertanto, appariva inopportuno un mutamento della procedura. Tuttavia, l’assoluta indisponibilità a modificare la delibera per renderla meno distante dai precetti costituzionali, che il Consiglio deve quotidianamente rispettare e far rispettare, ci è sembrato un atteggiamento assolutamente non condivisibile.
Il dibattito in plenum è stato particolarmente fervido ed ha consentito di valorizzare l’importanza di un tema che forse in precedenza non era apparso nel suo giusto rilievo, consentendo così di approfondire aspetti che hanno portato anche a modificare quanto deciso da alcuni in commissione (Fici e Marini), dove ci si è concentrati sui singoli profili professionali dei colleghi selezionati dal Ministro piuttosto che sugli aspetti della procedura, che, invece, andavano vagliati con grande rigore ed attenzione.
In definitiva il C.S.M. ha espresso una valutazione di idoneità rispetto ai requisiti previsti in favore dei colleghi CARMEN MANFREDDA (Procuratore della Repubblica a Vigevano), FULVIO UCCELLA (sost. procuratore generale presso la Cassazione) e ROBERTO AMOROSI (p.m. a Roma), rispetto ad una rosa di cinque nominativi proposta dal ministro.
Nel corso del dibattito sono state espresse (inutilmente..) anche motivate perplessità (contrastate dal relatore cons. Stabile), sull’attitudine del dott. Amorosi a ricoprire l’incarico in questione, trattandosi di un magistrato con soli sei anni di anzianità di funzioni in ruolo, e sostanzialmente privo della necessaria esperienza in materia di criminalità organizzata prevista dal bando.
Deve essere sottolineata la straordinaria rilevanza della delibera in trattazione riguardo alle future competenze nella designazione dei magistrati italiani in strutture sovranazionali ed internazionali cui, nel prossimo futuro ed in modo sempre più significativo, verranno attribuite vere e proprie competenze giurisdizionali.
Non ci sembra inutile sottolineare come anche un tentativo di maggiore approfondimento del tema (formalizzato mediante una richiesta di ritorno in commissione della pratica), sia stato respinto per 13 voti (Unicost, MI, Buccico, Ventura-Sarno, Marotta, Spangher, Marvulli) a 12 (Movimento, MD, Berlinguer, Di Federico, Favara, Rognoni), in una votazione in cui si è espresso anche il vice-presidente del CSM, solitamente astenuto, a significare l’indubbio rilievo di una questione di non poco peso, in cui si è sostanzialmente giunti ad affermare il rapporto fiduciario con il ministro della Giustizia del pubblico ministero designato per Eurojust.
Alla fine la delibera è stata approvata con 13 voti (Unicost, MI, laici del Polo) a 9 (Movimento, MD, Berlinguer), col l’astensione di Rognoni.
Per il resto ci riportiamo alla relazione che è stata parzialmente letta dal cons. Fici nel corso del dibattito e che rassegniamo agli atti (anche del sito www.movimentoperlagiustizia.it), per documentare, a futura memoria, che abbiamo fatto il possibile per scongiurare questo passo indietro del nostro sistema di autogoverno.
APPROVAZIONE DELLA PROCEDURA DI NOMINA DEL SEGRETARIO GENERALE
Come è noto la figura del Segretario Generale è centrale nell’assetto organizzativo del CSM ed inoltre allo stesso compete un ruolo di diretta collaborazione con il Comitato di Presidenza (composto dal Vice Presidente, dal primo Presidente della Cassazione e dal Procuratore Generale). Sino ad oggi la sua nomina è avvenuta, sia pure con la unanimità del plenum, al di fuori di regole procedimentali ma secondo una prassi di scelta operata dal Comitato di Presidenza e proposta al plenum. Nel corso della passata consiliatura i consiglieri del Movimento avevano chiesto la apertura di una pratica per fissare delle regole, sia pure di massima, da seguire ed era stata elaborata una articolata proposta dal relatore Spataro che però non aveva trovato l’adesione della maggioranza del plenum e la pratica era tornata in commissione. I lavori della seconda commissione hanno portato a formulare una proposta che ha raccolto il consenso della unanimità dei componenti. E’ una procedura che non ha carattere concorsuale (in quanto si è ritenuto di privilegiare il rapporto necessariamente fiduciario che deve intercorrere tra il segretario generale ed il comitato di presidenza), che attribuisce al Comitato di Presidenza competenze sia nella fase istruttoria sia nella fase della proposta, ma che prevede anche una partecipazione dei consiglieri, in tale momento, al fine di consentire al Comitato di fare una proposta che tenga conto degli elementi apportati dai consiglieri e che auspicabilmente possa raccogliere il piu’ ampio gradimento del plenum. Nel complesso il sistema risponde alla esigenza di chiarezza e “trasparenza” ravvisata dai consiglieri del Movimento che avevano chiesto la apertura della pratica. La procedura approvata riguarda anche la nomina del vice segretario generale che ha compiti vicari e di collaborazione col segretario generale.,
Alcune proposte di emendamento formulate dal consigliere Buccico (laico del Polo) tendenti a ridurre il ruolo del Comitato di Presidenza nella procedura hanno determinato un rinvio a nuova seduta in occasione della quale il plenum ha approvato la proposta della commissione così come formulata con la sola astensione del Procuratore Generale.
La delibera si compone di una modifica regolamentare e di una risoluzione:
La modifica regolamentare è la seguente : “il secondo comma dell'art. 9 del regolamento interno è cosi modificato: ";
La risoluzione prevede la seguente procedura:
1) al momento in cui si verifica la vacanza del posto di Segretario o Vice Segretario Generale, il Comitato di Presidenza rivolge al Consiglio richiesta di deliberare la procedura di attribuzione dell'incarico resosi vacante;
2) il Consiglio delibera l'apertura della procedura, invitando i magistrati in possesso dei requisiti indicati a dichiarare la propria disponibilità entro un termine congruo;
3) per la nomina a Segretario generale si deve richiedere almeno la qualifica di magistrato nominato o dichiarato idoneo a essere nominato magistrato di cassazione e per il Vice Segretario generale almeno la qualifica di magistrato di tribunale con un'anzianità minima di dieci
4) l'invito a comunicare la propria disponibilità dovrà contenere l’indicazione dei compiti del Segretario generale indicati nel primo comma dell'art. 9 del Regolamento e quelli del Vice Segretario generale indicati nel secondo comma della stessa norma;
5) alla dichiarazione di disponibilità dovrà essere allegata autorelazione, curriculum, documentazione idonea a dimostrare il possesso dei requisiti professionali e di esperienza e la dichiarazione relativa all'assunzione dell'obbligo di residenza a Roma nonché quant'altro ritenuto utile dal magistrato a sostegno delle sue aspirazioni;
6) il Comitato di Presidenza può procedere all'audizione degli interessati e richiedere la collaborazione, a fini istruttori, della Terza Commissione;
7) all'esito il Comitato forma una rosa di nomi, raccoglie le valutazioni dei componenti del Consiglio e quindi formula una motivata proposta per il plenum;
8) la nomina è deliberata dal plenum».
Sono in via di completamento le nomine dei referenti distrettuali per la formazione.
Nell’ultimo plenum sono stati nominati:
per la Corte di Cassazione: GIOVANNI SILVESTRI (penale);
per il distretto di Palermo: MARIO CONTE e GIULIA EMANUELA NICOLETTI (civile);
per il distretto di Salerno: FILIPPO SPIEZIA (penale);
per il distretto di Torino: MARCO CICCARELLI, UGO DE CRESCIENZIO, MARIA EUGENIA OGGERO, CIRO SANTORIELLO, ROSSANA ZAPPASODI;
per il distretto di Roma: MARIANGELA CECERE, PIERO DE CRESCENZO, ANTONIO LAMORGESE, RAFFAELE MONTALDI, MARIO PALAZZI, STEFANO PESCI, GERARDO SABEONE;
per il distretto di Catania : BENEDETTO PATERNÒ RADDUSE (civile);
per il distretto di Napoli: RAFFAELE CANTONE, GIUSEPPE LUCANTONIO, RAFFAELE MARINO (penale), DARIO RAFFONE, ANTONIETTA SCRIMA (civile); è stata rinviata la nomina del sesto formatore (settore penale) per il quale vi è una proposta di maggioranza (Laura Triassi) e una di minoranza (Salvatore Dovere).
SCUOLA DELLA MAGISTRATURA D’ALBANIA
Il plenum, all’esito di una selezione operata di concerto con un rappresentante del Consiglio d’Europa, ha designato il dott. PASQUALE PROFITI, già referente distrettuale per la formazione della corte d’Appello di Trento, su richiesta del Consiglio d’Europa, alla Scuola della Magistratura d’Albania (perché lì esiste…..), con compiti di assistenza nell’attività di formazione, partecipazione alla formazione dei formatori, collegamento con il Consiglio d’Europa ecc.
INCONTRO DI STUDI SUI CONSIGLI GIUDIZIARI
E’ stata varata dal plenum l’organizzazione di due incontri di studio destinati ai nuovi componenti dei Consigli Giudiziari, cui parteciperanno tutti i componenti elettivi dell’organo decentrato di autogoverno, in uno ai capi di Corte ed un componente uscente per ogni distretto.
Il primo incontro(il 19 e 20 maggio) è destinato ai distretti di Milano, Reggio Calabria, Palermo, Catanzaro, Venezia, Perugia, Bari, Caltanissetta, Trento, Genova, L’Aquila, Potenza e Firenze;
il secondo incontro (30 giugno e 1 luglio) ai distretti di Napoli, Torino, Roma, Catania, Brescia, Ancona, Lecce, Messina, Trieste, Bologna, Campobasso, Salerno e Cagliari.
ANCORA IN TEMA DI CONCORSO VIRTUALE
In attesa di una definitiva rivisitazione della circolare in tema di concorso virtuale, il plenum ha affrontato uno degli ultimi casi di rientro in ruolo “pendenti” dalla precedente consiliatura, concernente il dott. CARMELO ASARO, collocato fuori ruolo dal 4/5/2001 per collaborare con l’Autorità per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione (AIPA), per un periodo di tre mesi, e successivamente prorogato più volte.
Il collega (proveniente dal Tribunale di Lucca) aveva richiesto di ritornare in ruolo presso il Massimario della Cassazione come magistrato di tribunale.
Nonostante una precedente proposta di rigetto formulata all’unanimità dalla terza commissione, la pratica era stata riaperta a seguito di alcune osservazioni fatte pervenire dall’interessato, per cui sono state presentate in plenum due proposte alternative: una di destinazione al Massimario (relatore Fici), l’altra di ritorno all’ ufficio di appartenenza (relatore Marini).
In plenum ha prevalso la seconda proposta, fondata sul rilievo dell’insussistenza dei presupposti per l’applicazione del concorso virtuale, attesa la “prevedibilità” del termine (predeterminato) del collocamento fuori ruolo, ed anche perché è in atto un concorso reale, anche per le funzioni di magistrato di tribunale applicato al Massimario della Cassazione.
Il dott. Asaro è stato quindi destinato al Tribunale di Lucca con 11 voti favorevoli (Civinini, Marini, Menditto, Salmè, Salvi, Buccico, Aghina, Di Federico, Berlinguer, Tenaglia), tre contrari (Meliadò, Arbasino, Stabile) e cinque astensioni.
IL TRASFERIMENTO EX ART 2 L. G. DEL DOTT. VITO MASI GIUDICE DEL TRIBUNALE DI ROSSANO CALABRO
Il Plenum ha deliberato il terzo trasferimento di ufficio della consiliatura per ragioni di incompatibilità ambientale e funzionale.
Al dott. Vito Masi si addebitava:
a)Ella quale magistrato in servizio presso il Tribunale di Rossano, dopo aver letto – fra il 24.5.2000 ed il 16.5.2002 - 366 dispositivi di sentenza, ha omesso di depositare le motivazioni, rifiutandosi così indebitamente, pur sollecitato reiteratamente dal Presidente del Tribunale verbalmente e per iscritto con note del 23.11.2000, 14.2.2001, 19.7.2001, 31.12.2001 e 22.1.2002, di emettere atti del proprio ufficio, che per ragioni di giustizia dovevano essere compiuti, scaduti i termini di cui all’art. 544 c.p.p., senza ritardo;
b) Ella ha altresì omesso di provvedere tempestivamente su istanze di libertà personale e richieste di liquidazione perizie;
c) Ha inoltre adottato modalità di conduzione delle udienze non rituali ed ha tenuto atteggiamenti irriguardosi e minacciosi nei confronti di alcuni avvocati e della collega Antonia Martalò, come risulta dagli esposti degli avvocati Luigi Pirillo e Libero Bellintani e dalla segnalazione della predetta dott.ssa Martalò;
d) Attraverso la condotta di cui sopra, impedendo il normale svolgersi della giurisdizione, non consentendo, tra l’altro, alle parti di esercitare il diritto di impugnazione, favorendo l’illegittimo corso della prescrizione dei reati, tenendo condotte non conformi a regole deontologiche, Ella ha inoltre turbato la regolarità dell’ufficio e del servizio ed ha creato gravi situazioni di disagio da parte dell’ufficio del Pubblico Ministero, delle forze dell’ordine, dei consulenti tecnici e del personale amministrativo.
I fatti erano assolutamente dimostrati e le “incolpazioni” come sopra riportate sono parse di tale gravità da indurre il plenum nella sua unanimità a deliberare il trasferimento non solo per incompatibilità ambientale ma anche per incompatibilità “funzionale” con riferimento a funzioni monocratiche.
Sul tema della rilevanza dell’omesso deposito di motivazioni di sentenze ai fini della ricorribilità dei presupposti per il trasferimento di ufficio và osservato che proprio con riferimento al dott. Masi (e proprio con riferimento a questa vicenda – limitata però all’omesso deposito di 312 motivazioni nel periodo 24 maggio 2000/ 30 giugno 2001 -) il plenum della precedente consiliatura aveva disposto la archiviazione La delibera osservava che il ritardo nel deposito di sentenze assumeva rilievo di fini del trasferimento di ufficio ex art. 2 L.G. solo se esso “risulti connesso a specifici profili di incompatibilità con la sede ricoperta (dal duplice punto di vista dell’ambiente esterno e dei rapporti interni all’ufficio) o con la funzione svolta” e che nel caso di specie, essendo inesistenti detti profili, la condotta non aveva rilievo ai fini di un trasferimento di ufficio anche perché il ritardo nel deposito delle sentenze era riferibile alla dimensione professionale del magistrato ed il suo trasferimento si sarebbe rivelato inutile rispetto alla tutela dei beni e delle funzioni proprie della procedura ex art. 2 L.G.
La procedura è stata aperta nuovamente in quanto era risultato che la Procura della Repubblica di Salerno aveva formulato, in data 8.3.2002, richiesta di giudizio immediato ed emissione di misura cautelare della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio. Dalla documentazione
Risultava che il PM in data 15.2.2002 aveva dovuto emettere decreto di perquisizione dell’appartamento, pertinenze, veicoli del dott. Masi al fine di reperire 213 fascicoli penali detenuti dalla persona indagata. Dal verbale di sequestro risulta che i 213 fascicoli sono stati rinvenuti presso l’abitazione del Masi mentre altri 67 erano custoditi nell’ufficio presso il Tribunale di Rossano.
Agli atti è altresì acquisita documentazione relativa: ai solleciti del Presidente del Tribunale al dott. Masi per ottenere il deposito delle motivazioni; alla permanenza della condotta anche dopo l’iniziativa del giudice penale (complessivamente omesso deposito di motivazione in relazione a 366 dispositivi pronunciati tra il 24.5.2000 ed il 16.5.2002); ad istanza di detenuto con la quale si sollecita il deposito della sentenza a suo carico in quanto “ sono stato condannato alla pena di mesi due il 15.5.1999, affinché a distanza di piu’ di due anni posso aggiornare il mio fine pena, processo celebrato davanti al sig, giudice monocratico dott. Masi”. Risultava ancora una situazione di tensione esistente negli ambienti giudiziari di Rossano Calabro a seguito di iniziativa del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati e di cio’ si era occupato il Consiglio Giudiziario presso la Corte di Appello di Catanzaro al fine di valutare la situazione ed intervenire a tutela del prestigio e della dignità professionale dei giudici di Rossano. In quell’ambito il Presidente della Corte aveva riferito che “se non l’unico, il principale motivo di malcontento va attribuito alle gravi disfunzioni nel settore penale addebitate al giudice Vito Masi oggi trasferito alla sezione civile con il recente provvedimento tabellare del quale gli avvocati hanno chiesto la revoca.”.
La delibera ha osservato che il principio secondo il quale il ritardo nel deposito delle sentenze non appare idoneo a determinare un’ipotesi di trasferimento di ufficio in quanto interessante la sola “dimensione professionale” del magistrato non poteva essere ritenuto adeguato al caso di specie che aveva connotati del tutto peculiari. Invero il dott. Masi, in realtà, non aveva ritardato il deposito: non aveva proprio scritto le motivazioni delle sentenze di cui alla incolpazione. Inoltre per ritornare in possesso dei relativi fascicoli processuali la Procura della Repubblica aveva dovuto procedere a perquisizione della abitazione rinvenendo i fascicoli e restituendoli al Presidente del Tribunale. In questo caso quindi la condotta ha avuto connotati che trascendono la mera “dimensione” professionale del magistrato e che invece hanno inciso sulla organizzazione ed efficienza del Tribunale, interessato l’ intero ambiente giudiziario e pregiudicato la stessa credibilità della funzione svolta. Il non aver scritto motivazioni di numerosissime sentenze è infatti circostanza diversa e ben piu’ grave del mero ritardo nel deposito delle motivazioni ed il non aver acceduto alle richieste del Presidente dapprima di sollecito alla stesura della motivazione ed in seguito di restituzione dei fascicoli è atto che dimostra la mancanza di elementari regole deontologiche. La situazione poi era ben nota all’esterno e cio’ non solo con riferimento ai diretti interessati ( legali e parti private),i quali a volte sollecitavano il deposito delle motivazioni, ma anche alla generalità degli “utenti” del servizio giustizia gravitante sul Tribunale di Rossano. Di cio’ era sicuro indice quanto riferito dal Presidente del Tribunale di Rossano nonché la documentazione del consiglio giudiziario di Catanzaro ed il documento de giudici del Tribunale di Rossano.
In buona sostanza quindi il caso del dott. Masi veniva indicato come una ( se non la sola) causa dei problemi funzionali del Tribunale di Rossano ed aveva gettato un grande discredito sull’intero esercizio della attività giurisdizionale svolta anche dagli altri magistrati del Tribunale.
A cio’ peraltro avevano contribuito anche gli ulteriori atteggiamenti del dott. Masi (il quale non si è mai presentato in sede di audizione e di plenum), atteggiamenti improntati a grave negligenza ( omessa pronuncia su istanza di libertà personale ed omessa pronuncia su istanza liquidazione compensi a periti), a scarsa conoscenza delle regole procedimentali ( vedasi vicenda avv.to Pirillo), a tracotanza e presunzione ( vedasi comportamenti nei confronti degli avv.ti Bellintani e Pirillo), a mancanza di elementari regole non solo deontologiche ma anche di educazione nei confronti di collega ( vedasi episodio Martalò).
Una nota conclusiva si impone a fronte di un caso eclatante quale quello di specie: la procedura ex art. 2 L.G. ha ragion d’essere per il grave turbamento alla attività giudiziaria della sede ove operava il dott. Masi e quindi per la necessità di un intervento che rimuovesse tale elemento perturbatore ma il problema vero è quello di una rapida valutazione della rilevanza disciplinare delle condotte e quindi della permanenza nell’ordine giudiziario di magistrato con simili aspetti di “professionalità”.
E’ iniziato l’esame della bozza di circolare sulle incompatibilità predisposta dal relatore. Si è esaminata, in particolare, la disciplina della prima parte dell’art. 18 O.G. relativa alle incompatibilità tra magistrati giudicanti o requirenti delle corti di appello o dei tribunali che appartengano ad uffici giudiziari nelle cui sedi risultino parenti fino al secondo grado o affini in primo grado iscritti negli albi di avvocato. Si è convenuto sulla necessità di dare, in circolare, definizioni precise sia in ordine ai limiti soggettivi della norma ( con riguardo ai magistrati ed agli esercenti professione forense) sia in ordine alle nozioni di ufficio giudiziario e di sede. Il dibattito ha riguardato, in particolare, la proposta del relatore di definire dei criteri preordinati di applicazione della norma pur nel rispetto della giurisprudenza amministrativa che richiede un esame in concreto della situazione di incompatibilità. Fermo restando questo principio ( e quindi essendo sempre necessario considerare la specificità di ogni singolo caso) la proposta è di creare una “griglia” di “ situazioni tipo” che consentano di “incasellare” in esse i casi all’esame e di predefinire, in astratto, le condizioni per ritenere o escludere la incompatibilità. In questo senso la proposta tendeva a dare rilievo alle dimensioni della sede giudiziaria in quanto il rischio di lesione dei valori di imparziale esercizio della funzione e di “par condicio” tra esercenti la professione forense puo’ ritenersi, in linea generale, inversamente proporzionale alla dimensione dell’ufficio e della relativa sede. Infatti nelle sedi di modeste dimensioni vi è una maggiore immediatezza della percezione del rapporto di parentela con i correlativi effetti e, d’altro canto, proprio in esse si registra, necessariamente, un esercizio di attività professionale di tipo “ promiscuo” che interessa tutti i settori della attività giurisdizionale. La proposta tende ad individuare un limite ( o numero dei magistrati in servizio presso la sede o struttura organizzativa ) al disotto del quale, di regola, non è consentito operare in situazioni quale quella delineata dalla prima parte dell’art. 18. Al di sopra si darà rilievo alla separazione netta di attività nei settori penale e civile per il magistrato ed alla natura della attività professionale del parente e quindi si considereranno le esistenze di sezioni specializzate ovvero la specializzazione del professionista. Per il momento non si sono ancora raggiunti risultati definitivi (mancava anche un componente della commissione) e si sono anche esaminati gli aspetti che, in tema di incompatibilità, potrebbero presentarsi con riferimento ai magistrati compresi in tabelle infradistrettuali o ai “nominandi” magistrati distrettuali.
E’ iniziato l’esame della pratica ( aperta su richiesta degli otto togati MD-Movimento) riguardante la possibile attribuzione alla quinta commissione delle competenze in materia di incarichi semidirettivi attualmente di pertinenza della terza commissione.
Alla base della richiesta vi è un elementare principio di uniforme utilizzo delle risorse anche nella attività consiliare. La terza commissione ha competenze in materia di trasferimenti, tramutamenti e conferimento di funzioni (anche semidirettive e di legittimità) con la sola eccezione della attribuzione degli incarichi direttivi che sono di competenza della quinta commissione.
Come è ben noto la terza commissione si trova a dover affrontare un momento di intensa attività conseguente alla emanazione di bandi già pubblicati (posti di appello -ordinari di primo grado) e bandi da pubblicare (semidirettivi, funzioni di legittimità, altro bando ordinario e posti per gli uditori) tali adempimenti dovranno necessariamente avvenire con speditezza e cio’ appare peraltro poco verosimile in considerazione dei tempi medi necessari alla ultimazione dei concorsi. La quinta commissione è destinata, come effetto della elevazione del limite di età di permanenza in magistratura al 75^ anno, a veder ridurre grandemente il suo già attualmente ridotto impegno (come confermato in sede di audizione dal sue presidente cons. Buccico). E’ sembrato dunque naturale proporre di attribuire alla quinta le competenze in materia di incarichi semidirettivi ottenendo il risultato di integrare l’attività della commissione con una materia che ha sue peculiarità in termini valutativi ( anche considerando il maggior rilievo che si tende a dare al ruolo dei semidirettivi in funzioni organizzative ) e sgravare quindi la terza di una parte del lavoro consentendo ai suoi componenti di seguire con maggiore celerità le altre procedure di competenza.
Su questa impostazione ha dissentito il Presidente della Terza Commissione (cons. Stabile – Unicost) osservando che la necessità di una visione complessiva ed unitaria della politica del personale richiedeva la permanenza della attribuzione ad un’unica commissione di tutte le competenze dovendosi altresì considerare la mancanza di adeguata preparazione del personale amministrativo della quinta commissione. Ha quindi indicato come opportuna la sottrazione alla terza commissione delle competenze in materia di collocamenti fuori ruolo.
E’ in fase di perfezionamento una proposta diretta alla riformulazione delle vigenti circolari concernenti lo status dei giudici onorari di tribunale ed i vie-procuratori onorari.
In particolare è allo studio una radicale modifica delle loro attuali modalità di reclutamento.
Luca Ramacci: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.