Source: http://toghe.blogspot.com/2008/07/il-parlamento-europeo-rom-litalia-si.html
Timestamp: 2018-11-21 08:46:44+00:00
Document Index: 11623866

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 36', 'art. 16', 'art. 19']

UGUALE PER TUTTI: Il Parlamento Europeo. Rom: l’Italia si astenga dal rilevare le impronte digitali.
Il Parlamento [Europeo] esorta le autorità italiane a astenersi dal raccogliere le impronte digitali dei rom.
Ritiene in particolare inammissibile la violazione dei diritti fondamentali dei bambini e la loro criminalizzazione.
Chiede quindi alla Commissione di verificare la compatibilità delle misure italiane con il diritto UE e invita tutti gli Stati membri a abrogare le leggi che discriminano i rom.
Sollecita anche il rafforzamento delle politiche UE di integrazione e il pieno ricorso ai fondi europei.
A seguito dell’acceso dibattito in Aula del 7 luglio scorso, il Parlamento ha adottato con 336 voti favorevoli, 220 contrari e 77 astensioni una risoluzione sostenuta da PSE, ALDE, Verdi/ALE e GUE/NGL che esorta le autorità italiane «ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori, e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte, in attesa dell’imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione».
Ritiene infatti che ciò «costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica, vietato dall’articolo 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell’UE di origine rom o nomadi e gli altri cittadini, ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure».
Più in particolare, i deputati ritengono «inammissibile» che, con l’obiettivo di proteggere i bambini, questi ultimi «vedano i propri diritti fondamentali violati e vengano criminalizzati».
Sostengono, invece, che «il miglior modo per proteggere i diritti dei bambini rom sia di garantire loro parità di accesso a un’istruzione, ad alloggi e a un’assistenza sanitaria di qualità, nel quadro di politiche di inclusione e di integrazione, e di proteggerli dallo sfruttamento».
Condividono inoltre la posizione della Commissione, secondo cui questi atti costituirebbero una violazione del divieto di discriminazione diretta e indiretta, prevista dalla direttiva UE n. 2000/43/CE che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, sancito dal trattato.
Osservano peraltro che i rom sono «uno dei principali bersagli del razzismo e della discriminazione», come dimostrato «dai recenti casi di attacchi e aggressioni ai danni di rom in Italia e Ungheria».
Il Parlamento invita inoltre la Commissione «a valutare approfonditamente le misure legislative ed esecutive adottate dal governo italiano per verificarne la compatibilità con i trattati dell’UE e il diritto dell’UE».
Esprime poi preoccupazione per il fatto che, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, i Prefetti, cui è stata delegata l’autorità dell’esecuzione di tutte le misure, inclusa la raccolta di impronte digitali, «possano adottare misure straordinarie in deroga alle leggi», sulla base di una legge riguardante la protezione civile in caso di “calamità naturali, catastrofi o altri eventi”, «che non è adeguata o proporzionata a questo caso specifico».
I deputati si dicono anche preoccupati riguardo all’affermazione – contenuta nei decreti amministrativi e nelle ordinanze del governo italiano – secondo cui la presenza di campi rom attorno alle grandi città costituisce di per sé una grave emergenza sociale, con ripercussioni sull’ordine pubblico e la sicurezza, che giustificano la dichiarazione di uno “stato d’emergenza” per 12 mesi.
Più in generale, il Parlamento chiede a tutti gli Stati membri di rivedere e abrogare le leggi e le politiche che discriminano i rom sulla base della razza e dell’origine etnica, direttamente o indirettamente, e sollecita Consiglio e Commissione a monitorare l’applicazione dei trattati dell’UE e delle direttive dell’UE sulle misure contro la discriminazione e sulla libertà di circolazione, al fine di «assicurarne la piena e coerente attuazione».
Ribadisce, infatti, che «le politiche che aumentano l’esclusione non saranno mai efficaci nella lotta alla criminalità e non contribuiranno alla prevenzione della criminalità e alla sicurezza».
Invita poi gli Stati membri a intervenire a tutela dei minori non accompagnati soggetti a sfruttamento, «di qualsiasi nazionalità essi siano».
Inoltre, sostengono che, laddove l’identificazione di tali minori sia necessaria, gli Stati membri dovrebbero effettuarla, caso per caso, attraverso procedure ordinarie e non discriminatorie e «nel pieno rispetto di ogni garanzia e tutela giuridica».
Il Parlamento, condanna «totalmente e inequivocabilmente» tutte le forme di razzismo e discriminazione cui sono confrontati i rom e altri considerati “zingari” e invita il Consiglio e la Commissione a rafforzare ulteriormente le politiche dell’UE riguardanti i rom, lanciando una strategia dell’UE per i rom volta «a sostenere e promuovere azioni e progetti da parte degli Stati membri e delle ONG connessi all’integrazione e all’inclusione dei rom, in particolare dei bambini».
Invita inoltre la Commissione e gli Stati membri «a varare normative e politiche di sostegno alle comunità rom, promuovendone al contempo l’integrazione in tutti gli ambiti, e ad avviare programmi contro il razzismo e la discriminazione nelle scuole, nel mondo del lavoro e nei mezzi di comunicazione e a rafforzare lo scambio di competenze e di migliori pratiche».
In tale contesto, ribadisce l’importanza di sviluppare strategie a livello dell’UE e a livello nazionale, avvalendosi pienamente delle opportunità offerte dai fondi dell’UE, di abolire la segregazione dei rom nel campo dell’istruzione, di assicurare ai bambini rom parità di accesso a un’istruzione di qualità (partecipazione al sistema generale di istruzione, introduzione di programmi speciali di borse di studio e apprendistato).
Ma anche di assicurare e migliorare l’accesso dei rom ai mercati del lavoro, di assicurare la parità di accesso all’assistenza sanitaria e alle prestazioni previdenziali, di combattere le pratiche discriminatorie in materia di assegnazione di alloggi e di rafforzare la partecipazione dei rom alla vita sociale, economica, culturale e politica.
Con 284 voti favorevoli, 329 contrari e 11 astensioni, l’Aula ha bocciato un emendamento presentato da Roberta Angelilli (UEN, IT) e Mario Borghezio (UEN, IT) che invitava l’Italia «a continuare il suo impegno per affrontare l’emergenza sociale e umanitaria e per assicurare il ripristino delle condizioni di legalità, sostenendo politiche per la lotta al lavoro nero minorile, allo sfruttamento dei minori e della prostituzione».
Prima di procedere al voto, il commissario Barrot ha aggiornato l’Aula sugli ultimi sviluppi intervenuti a seguito dei suoi contatti con il Ministro Maroni ed ha spiegato quanto la Commissione intende fare per assicurare che la normativa europea sia rispettata.
Riguardo alle informazioni del governo italiano, ha sottolineato che l’intenzione sarebbe di raccogliere le impronte unicamente se non è possibile stabilire l’identità delle persone e, per quanto riguarda i bambini, si procederebbe in tal senso solo con l’autorizzazione di un giudice.
Saranno inoltre depennate dal censimento le richieste di indicare l’etnia e la religione.
Alla luce di quanto esposto dal commissario, Manfred Weber (PPE/DE, DE) ha chiesto di rinviare la votazione a una prossima sessione.
Tale richiesta è stata sostenuta da Roberta Angelilli (UEN, IT) che ha sottolineato come la risoluzione – «tutta politica e destituita di fondamento» – contenga diversi errori di tipo giuridico.
Ma Martin Schulz (PSE, DE) si è opposto asserendo che il governo italiano aveva fornito informazioni solo parziali.
La richiesta di rinvio è quindi stata respinta dall’Aula con 293 voti favorevoli e 316 contrari.
A questo link si può leggere la sintesi del dibattito svoltosi in Aula a Strasburgo il 7 luglio.
La foto è tratta dal sito http://blog.panorama.it/mondo/2008/07/10/impronte-digitali-ai-rom-il-parlamento-di-strasburgo-boccia-litalia
Pubblicato da "Uguale per tutti" a 14:26
ecco l'esempio classico del comunismo europeo: attaccare ciò che non si conosce.
Una bella pagina che mi fa provare vergogna di non essere un cittadino rom.
Dovrebbe essere il Parlamento Europeo a trovare una soluzione da suggerire agli Stati membri per come risolvere il problema dello sfruttamento dei minori.
Strumentalizzato tra sì e no a fini politici non risolve le difficoltà.
Perché qualcuno qui continua a parlare di politica? Il razzismo è un male insidioso che si annida nel cuore degli uomini e delle società, ma è un male assoluto che va combattuto in modo chirurgico. Non si deve dare spazio nemmeno al sospetto che un provvedimento legislativo o amministrativo possa essere definito razzista. E l'orientamento politico non c'entra. Quando questo concetto entrerà in certe zucche che sembrano essersi svuotate, allora si potrà ricominciare a parlare di tutto e quindi, anche di sicurezza.
Tra l'altro non capisco perché si continui a parlare dei nomadi, che costituiscono un problema veramente marginale dal punto di vista della delinquenza o inesistente dal punto di vista della criminalità organizzata e non di altro.
10 luglio 2008 22:07
non capisco di cosa vi lamentate tutti quanti.
il nostro governo ha già deciso che l'Unione Europea ha torto, anche loro infettati dal virus comunista. berlusconi continuerà a sfornare decreti legge sempre peggiori fino a quando anche la costituzione sarà messa al bando.
Verrà un giorno, non troppo lontano che questo blog e molti altri non saranno più legittimati ad esistere. saranno fuorilegge.
quando tutto sarà compiuto rimarrà un gruppo sparuto di persone a rimpiangere i tempi in cui le parole democrazia, libertà, onestà non erano solo parole.
benvenuti! questo è il futuro.
10 luglio 2008 22:54
Forse la mia domanda è un poco "off-topic", forse sarà anche retorica, ma non riuscirò mai a capire perché si deve usare il termine "Rom" al posto di "Zingari". I "Rom" sono solo un popolo nell'universo zingaresco. Ma la dizione "Rom" è più elegante. Più "chic". Più "radical-chic", direbbe il compianto Montanelli!
Un altro esempio: ho letto ieri che un medico si è offerto di "aiutare a morire" quella povera ragazza in coma irreversibile...ebbene, perché usare la locuzione "aiutare a morire" e non, direttamente, il verbo UCCIDERE?
Bah, è proprio un mondo ipocrita quello in cui mi è toccato vivere.
Ipocrita e schizofrenico.
Orwell, sicuramente, ne trarrebbe un altro "1984". Anche se, temo, oggi non avrebbe tanto successo.
Perché, forse, più che schizofrenico, questo è un mondo di persone IN MALAFEDE!
11 luglio 2008 20:14
"I "Rom" sono solo un popolo nell'universo zingaresco. Ma la dizione "Rom" è più elegante. Più "chic". Più "radical-chic", direbbe il compianto Montanelli!"
Questa, mi permetta s-ignor o s-ignora anonimo/a delle 20.14, è una falsità storica. Il termine rom in lingua romanes sta a indicare semplicemente "l'uomo" priva quindi, di qualsiasi appartenenza etnica.Viceversa il termine "zingaro", deriva dall'antica setta eretica degli athingani nome che venne attribuito alla popolazione romanì proprio all’interno dei territori bizantini nell'ottavo secolo e questo appellativo andrà a costituire, nel corso dei secoli, un’eredità storica rilevante (visto che gli athigani erano malvisti)"che, per tutti i secoli successivi, sino ai giorni nostri, ha determinato comportamenti ostili e repressivi" (E. Miconi, Zingari, i portatori di alterità ).
Come può notare la verità storica,nulla ha da spartire con le affermazioni che si iscrivono in categorie di natura moralistica che lei esprime e continua a esprimere ai nn.2 e 3 del suo commento.
Detto ciò, mi permetto di postare il manifesto degli scienziati antirazzisti a 70 anni dal Manifesto degli scienziati razzisti e dalle leggi razziali volute dal fascismo e dal re.
Con preghiera agli/alle amici/he blogger di una capillare diffusione. Grazie
"Di razza ce n'è una sola. Quella umana.
Le razze umane non esistono. L’esistenza delle razze umane è un’astrazione derivante da una cattiva interpretazione di piccole differenze fisiche fra persone, percepite dai nostri sensi, erroneamente associate a differenze “psicologiche” e interpretate sulla base di pregiudizi secolari. Queste astratte suddivisioni, basate sull’idea che gli umani formino gruppi biologicamente ed ereditariamente ben distinti, sono pure invenzioni da sempre utilizzate per classificare arbitrariamente uomini e donne in “migliori” e “peggiori” e quindi discriminare questi ultimi (sempre i più deboli), dopo averli additati come la chiave di tutti i mali nei momenti di crisi.
(Tenuta di Sa Rossore, Pisa - 10/11 luglio 2008)
Per carità, siamo perfettamente d'accordo che di "razza" ce n'è una sola, quella umana, dell' "homo sapiens sapiens"!
Anche di "razze" canine ce n'è sicuramente una sola, la specie "canis lupus familiaris", benché tra un chihuahua e un alano vi sia una "certa" differenza, così come fra un barboncino e un rottweiller, o tra un carlino e un pointer.
La qual cosa non deve indurre a ritenere migliore un cane rispetto a un altro, ma soltanto a riconoscere l'evidente differenza tra i vari tipi di cane, che pur così diversi nel fisico e nel carattere possono incrociarsi tra loro e dar luogo a nuovi cani fertili.
Allo stesso modo, dire che tutti gli uomini sono uguali, in tutto e per tutto, è un'affermazione equivoca se non la si specifica, perché, presa nel suo significato più lato, implicherebbe, oltre che negare l'evidenza, anche negare ogni possibile EVOLUZIONE alla specie umana, che è arrivata alla sua attuale configurazione dopo innumerevoli mutazioni e incroci tra soggetti diversi.
Incroci che, se fossimo TUTTI uguali, non avrebbero più alcuna ragione di esistere, arrivando, paradossalmente, a negare l'evoluzione darwiniana delle specie!
Il che non toglie che tutti gli uomini debbano godere degli STESSI, IDENTICI DIRITTI, ovviamente. In questo concordo: tutti gli uomini sono uguali nei diritti.
Ma da qui a dire assolutisticamente e in modo dogmatico che "tutti sono uguali" c'è una certa differenza, quella che ho voluto rilevare con questo intervento, contro quella teoria pseudoscientifica dell'EGUALITARSIMO TOTALE E ASSOLUTO, di matrice sostanzialmente "sessantottina".
Egualitarismo che, essendo le differenze fra gli uomini (diversamente che fra i cani) essenzialmente di natura CULTURALE, appiattirebbe ogni soggetto alla stessa figura di sciocco "consumatore" di beni e servizi, senza poter sviluppare le sue eventuali qualità.
Quindi, non di un problema di "razza" si tratta, ma di un problema di culture. E la soluzione non sta certo nel farne un indistinto miscuglio, quanto nel poter dire, una volta per tutte, che esistono culture, se non migliori, quantomeno PREFERIBILI rispetto ad altre, traendo da ciò le dovute conseguenze.
Quanto sopra implica tuttavia l'abbandono del relativismo morale e la scelta di alcuni valori nella vita. Anche se tale scelta fosse una scommessa credo ne varrebbe comunque la pena, perché è meglio scommettere, e perdere, che passare una vita ... da ignavo.
12 luglio 2008 00:02
Lei è talmente acceccato dalle sue convinzioni moralistiche, che ha letto il mio commento si, ma alla rovescia. Lo legga dal lato giusto e capirà (forse) che esprime il contrario di ciò che lei ha (imé) desunto.
Con buna pace di Linneo
Un ultima annotazione: con la storiella dell'eugualitarismo lei casca male: personalmente sono una teotica della differenza(l.Irigaray) termine che ha a che fare con i generi e non con le razze.
12 luglio 2008 07:49
purtroppo vedo che tanti e comuni cittadini sono d'accordo con tutto ciò.. soffro da mesi ormai.
12 luglio 2008 09:45
Per anonimo delle 00.02:
Si nota perfettamente che hai scritto nel buio della mezzanotte!
12 luglio 2008 13:16
....da noi iniziò così:
Razza italiana (difesa della):-
R.D.L. 5 settembre 1938 n.1390,
con provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista,
R.D.L. 7 settembre 1938 n.1381 con provvedimenti riguardanti gli ebrei stranieri
R.D.L.15 novembre 1938 n.1779 con integrazione e cordinamento in testo unico delle norme per la difesa della razza nella scuola.
R.D.L. 17 novembre 1938 n.1728, con provvedimenti per la difesa della razza italiana.
per l'Anonimo delle 0.02
"Ma da qui a dire assolutisticamente e in modo dogmatico che "tutti sono uguali" c'è una certa differenza, quella che ho voluto rilevare con questo intervento, contro quella teoria pseudoscientifica dell'EGUALITARSIMO TOTALE E ASSOLUTO, di matrice sostanzialmente "sessantottina"."
Da cosa deduce che i "sessantottini" abbiano interpretato come Lei sostiene il senso di uguaglianza degli uomini?
La sua affermazione mi sembra piena di pregiudizi e senza alcuna conoscenza diretta. Quelli che Lei chiama "sessantottini" hanno sempre e fortemente sostenuto la cultura della differenza (come Le fa giustamente notare Lia Gambino) estremizzandola fino al punto da sperimentare realmente e concretamente la diversità culturale e comportamentale.
Lei nel frattempo dov'era? Non era ancora nato o stava comodamente sul terrazzo di Montanelli a piazza Navona a tirarci acqua e chiamare la polizia per far sgomberare schiamazzi e diversità compresa?
"Quindi, non di un problema di "razza" si tratta, ma di un problema di culture."
Problema?! a me non risulta che la diversità culturale sia un problema.
Lo diventa nel momento in cui qualcuno vuole stabilire una gerarchia e quindi la conseguente supremazia di alcuni su altri.
Infatti, Lei sostiene che alcune culture sono migliori, o più elegantemente preferibili, di altre (ma guarda un po’ l’ipocrisia delle parole…).
E di grazia Lei crede certamente di appartenervi, o mi sbaglio?
Eh bèh, è difficile trovare qualcuno con le sue stesse idee che ti dice di appartenere ad una cultura se non peggiore di un'altra, almeno discutibile e questo la dice lunga...
In quanto all'abbandono del relativismo morale e la conseguente scelta di alcuni valori, mi permetta un’espressione dialettale ma espressivamente onomatopeica:
Fatto salvo ciò che afferma sopra non ne capisco proprio il senso, ma è sicuramente un mio limite!
Bis Pensiero ha detto...
Beati voi, che avete così tanta FEDE, non in Dio, ma in quello che vi dicono, da non volere comprendere il benché minimo senso di quello che ho detto.
Se invece non aveste fede, ma foste solo in mala-fede, non potrei fare altro che compatirvi.
Vai in Saudi Arabia o in Afghanistan e prova a girare per la strada senza velo o a entrare nei posti interdetti alle donne.
Poi ne riparliamo ... sempre che tu sia ancora viva!
No, caro Anonimo,
sinceramente non capisco cosa ci possa entrare in tutto questo discorso il fatto di andare a togliersi il velo in Arabia o in Afganistan. Un nudista non va su una spiaggia comune a togliersi il costume altrimenti diventa un esibizionista, lo portano in questura e lo accusano di oltraggio al pudore.
In ogni situazione in cui ti trovi devi rispettare le usanze e i costumi di chi ti ospita. Questo però non vuol dire, come travisano molti, che se qui siamo più liberi nei costumi chi lo è meno e viene a visitarci deve aderire alla nostra libertà semmai deve rispettarla. Non ho mai sentito un musulmano lamentare la nostra libertà di costumi, semplicemente non la pratica, tantomeno a casa sua ed io lo rispetto, non vado nel suo paese a praticarla. Le donne che nascono lì non si sentono limitate dal portare il velo, ma protette. E' una questione religiosa e culturale e se il loro modo di vedere le cose con il tempo cambierà non sta a noi determinare se debba avvenire, come e in che tempi. Ogni evoluzione ha il suo corso che non è lineare. Noi al tempo dei romani avevamo una libertà di costumi che se avessimo continuato a praticare qualche centinaio di anni dopo saremmo finiti tutti al rogo. E fatto questo esempio vorrei evitare che si tiri fuori la questione del burka. L'oscurantismo religioso colpisce tutti i popoli con religioni strettamente legate al potere e per quanto molti, senza conoscere profondamente, si arroghino il diritto di giudicare negativamente l'islamismo, io invece mi sento sempre più convinta che il cattolicesimo gli sia molto più simile di quanto non si creda.
Il relativismo è una realtà applicata ad ogni espressione anche quella morale, mi sembra chiaro. Ciò non vuol dire che approvo la pena di morte o la discriminazione dei generi. Io rispetto la mia morale ma sono attenta e rispettosa anche di quella altrui e mi batto civilmente, attraverso il dialogo e il confronto, perché ci siano regole fondamentali condivise da tutti. Mi sembra il minimo che posso fare per vivere in armonia con gli altri e questi altri non sono solo la mia città con cinque e più milioni di persone, ma tutto il pianeta con cinque miliardi e più di abitanti.
Chissà se ci siamo capiti ora?! :)
13 luglio 2008 14:52
"Non ho mai sentito un musulmano lamentare la nostra libertà di costumi, semplicemente non la pratica, tantomeno a casa sua ed io lo rispetto, non vado nel suo paese a praticarla. Le donne che nascono lì non si sentono limitate dal portare il velo, ma protette".
1) Non li hai mai sentiti? Ma dove vivi ?
2) E la reciprocità ? Loro possono fare quello che vogiono a casa nostra, ma noi a casa loro ?
3) Te lo hanno detto loro, le donne musulmane, che "si sentono protette" ? Come fai ad esser così sicura? E allora perché non permettere anche a me, unico "padrone" del destino delle mie donne (così è da loro) di mettere il velo a mia moglie, e quando è grande anche a mia figlia, cosi "si sentiranno protette" anche loro!
Incredibile ... ma soprattutto estremamente ingiusto lamentarsi tanto della "discriminazione delle donne" in Italia e non far nulla per quelle che vengono, ancora oggi, lapidate, infibulate, scannate dai loro stessi genitori (episodio, questo, avvenuto in Italia) e che non possono nemmeno, in certi ambienti, far vedere i loro occhi in pubblico!
Se rispetti quelle usanze, devi rispettare anche Hitler (molto amato dal popolo palestinese e dagli arabi, tra parentesi): d'altra parte era stato eletto con il consenso della maggioranza, e governava con lo stesso, enorme, consenso. Ognuno aveva i suoi costumi anche allora, vero? Anche i tedeschi avevano i loro. E quindi, secondo te, bisognava rispettarli !
Quando si tenta di essere "incisivi"(visto enne precedenti tentativi infruttuosi) si tirano (strumentalmente) fuori i "canini": la violenza sulle donne, il femminicidio.
Mi risulta a lei sicuramente no, "anonimo" delle 20.12, che la discriminazione sessuale( con conseguente femminicidio) sia oggi(ma anche ieri,e l'altro ieri, e ancora più in là) trasversale a tutte le società patriarcali e sessiste.Siccome sono convinta che la storia non sia il suo forte(oggi sono buona e la boccio solo in storia)le dò un'informazione (che a lei, risulterà sicuramente nuova): la divisione dei compiti(di natura sessista) comincia ed è descritta dalla mitologia,filosofia,teologia, della tradizione occidentale,cosa che non avviene per la maggior parte, nelle tradizioni orientali.
Persino (il non sospetto) Marx,nel porre l'origine dello sfruttamento dell'uomo sulla donna nella divisione del lavoro si è però dimenticato di risolvere la questione.
Da secoli nelle nostre culture (occidentali) la felicità viene realizzata nella famiglia improntata alla genealogia maschile laddove, la donna, deve rinunciare alla propria identità e al proprio desiderio(da non confondere con quello "santificato" della riproduzione).
Senza andare troppo in là, mi risulta che il "delitto d'onore" non fosse una pratica soltanto orientale, ma venisse disciplinata e configurata in Italia,come attenuante.Non molti anni fà.
Mi risulta pure che in quanto a stalking, molestie, violenza, femminicidio, non abbiamo nulla da invidiare né all'"Arabia Saudita, né all'"Afghanistan"(contento che la cito?).
Insomma, anonimo delle 20.12, se la storia non è proprio la sua materia, provi con la statistica. Che pur essendo una scienza imperfetta ( nel caso del femminicidio, ancora di più)le impedirà di continuare a fare 'cattive letture'...
13 luglio 2008 21:48
"Mi risulta pure che in quanto a stalking, molestie, violenza, femminicidio, non abbiamo nulla da invidiare né all'"Arabia Saudita, né all'"Afghanistan"".
Sicura ? :-)
(pazzesco...)
Caro Anonimo delle 20.12.
Io vivo in un piccolo quartiere ad alta densità musulmana e con questa gente ci parlo, anche con le donne, perché sono sempre curiosa di capire ciò che mi rimane oscuro.
Quelli che vivono qui, lavorano e sono persone oneste, fanno ciò che vogliono più o meno quanto lei e me, nel rispetto delle regole comuni. Regole stabilite dal nostro Ordinamento, non dal loro.
La reciprocità è:
L’etica della reciprocità o "La regola d'oro" è una morale fondamentale il cui principio si trova praticamente in tutte le grandi religioni e culture e che significa semplicemente "'tratta gli altri come tu vorresti essere trattato" o "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te". Wikipedia
Lei pensa di intendere questo quando parla di reciprocità?
Se nei loro paesi vigono regimi meno democratici del nostro (per quanto ancora il nostro paese riuscirà a mantenersi realmente democratico è un'incognita e considerando l’alto profilo di questa discussione, l’incognita si fa sempre più misteriosa e minacciosa), con regole che Lei ed io non condividiamo moralmente e civilmente abbiamo la libera scelta di non essere costretti ad andarci a vivere.
Se poi Lei intende mettere il velo a sua moglie e sua figlia, ammesso che loro siano consenzienti, è libero di farlo dal momento che qui in Italia la Carta Costituzionale prevede la libertà di professare qualsiasi religione.
Ma in realtà quello che davvero mi commuove è la sua preoccupazione nei confronti della discriminazione tra generi, in particolare quello femminile da Lei evocato con tanto fervore.
Visto che è così scandalizzato a questo proposito, Lei, intendo proprio Lei in prima persona singola e singolare cosa ha intenzione di fare? Potrei decidere di appoggiare la sua protesta se ha delle soluzioni valide, mi dica.
Certo però che il suo modo di chiamare le cose non mi convince molto. Ho bisogno di rifletterci un po’. Lei chiama usanze quelle di Hitler... usanze? Lo sterminio sistematico e programmato di milioni di persone Lei lo chiama "usanza". Così perpetrare il genocidio sarebbe stato un uso e costume dei tedeschi? Difficile che un popolo perda e propri usi e costumi.
Uhm, forse allora sarà meglio tenersi lontani anche dalla Germania, no?!
Oppure no, meglio andare ad invaderli di nuovo, stavolta andiamo anche noi, stavolta siamo dalla parte giusta, e portargli un po' di sana democrazia. Perché noi, ora, l'abbiamo capito bene cos'è la democrazia.
Ma che fa non viene? Andiamo...
Però, diamoci del Voi
14 luglio 2008 02:57
E' difficile dire qualcosa, da uomo, dopo avere letto un confronto tanto impari fra Anonimo delle 20.12 (che sembra essere lo stesso delle 0.02, ma non verrebbe meglio scegliendo un nick?), che sembra essere un uomo, e Lia e Cinzia, due donne.
Se servisse un manifesto dell'impoverimento a cui porta la "presunzione di genere", qui lo avremmo.
Dunque, la prima cosa che sento di dover fare è ringraziare di cuore Lia e Cinzia per avere scelto di condividere con noi la loro bellissima ricchezza intellettuale e morale.
Mi permetto di aggiungere di mio solo una considerazione.
Dei tanti luoghi comuni presenti negli interventi di Anonimo delle 20.12, uno è quello della c.d. "reciprocità".
E' questo una delle tante cartine di tornasole che danno la misura di quanto ormai idee assurde e incivili circolino fra la gente come se fossero "normali", addirittura "intelligenti".
Una dele tante cartine di tornasole di quanto è potente la "propaganda ideologica".
Il nostro Paese vive ormai di slogan, di convinzioni date per scontate anche se nessuno ci ha mai riflettuto su.
La reciprocità!
Cinzia ha chiosato il termine nobilitandolo con riferimento al messaggio cristiano.
Nella logica di chi la sbandiera come una clava ideologica, il concetto sarebbe, invece, il seguente: "noi" non dobbiamo riconoscere a "loro" (e neppure si accorgono della logica intrinsecamente razzista che c'è in questo "noi" e "loro" che non distingue singole persone, ma accorpa tutti in "gruppi", se non in "branchi") diritti che "loro" "a casa loro" non riconoscono agli altri.
Se questa logica avesse un senso, se un giorno venisse in Italia un uomo proveniente da un paese di cannibali, noi ce lo potremmo mangiare.
O se venisse in Italia una donna proveniente da un paese nel quale le donne sono schiave, noi la potremmo trattare da schiava.
Ancora una volta - l'ho scritto un paio di giorni fa in un commento ad altro post sul razzismo - emerge che il nostro schema di relazioni sociali retrocede da umano ad animale.
La cosa più triste della cultura imperante nel nostro Paese a me sembra il fatto che, nonostante siamo la generazione che ha il livello di benessere più alto di tutte quelle che l'hanno preceduta, siamo anche quella più rabbiosa, più livorosa, più ottusa, più cattiva, più canaglia.
I Padri Costituenti avevano una logica solidaristica, profondamente umana. Noi abbiamo ormai una logica individualistica ed egoistica profondamente animale.
Non ci sono più valori assoluti, ma solo valori "utili"; non ci sono più cose "giuste in sé" (tanto per dire, il rispetto dell'altro in quanto essere umano e non in qanto cattolico o musulmano, proveniente da un paese "alleato" o da un paese "nemico"), ma solo cose che politicamente e/o economicamente convengono a me qui adesso.
La questione della "reciprocità" ha anche una "versione tecnico/legale", perchè l'art. 16 delle "Disposizioni sulla legge in generale" che precedono il nostro codice civile del 1942 dispone che "Lo straniero è ammesso a godere dei diritti civili attribuiti al cittadino a condizione di reciprocità e salve le disposizioni contenute in leggi speciali".
Ma queste disposizioni sono anteriori alla Costituzione e, dunque, vanno "rilette" alla luce di quella.
Mi sono occupato della cosa anche per lavoro, in un caso in cui una importante compagnia di assicurazioni italiana non voleva risarcire i danni patiti da una straniera investita da un'auto, sostenendo che nel paese di lei non era previsto quel tipo di risarcimento.
L'assunto era falso in fatto, perchè nello Sri Lanka quel tipo di risarcimento è previsto. Ma è infondato anche in diritto.
La sentenza si può leggere per intero a questo link.
I punti relativi a questa storia della "reciprocità" sono il 9 e il 10.
Li riporto, scusandomi per la lunghezza di questo intervento, ma mi pare utle provare a chiarire quanto questa cosa della "reciprocità" sia solo propaganda ideologica.
"9______
Ma va osservato che, per altro verso, la questione posta dalla Fondiaria Sai è infondata anche in diritto.
E ciò perché la Costituzione repubblicana, promulgata dopo le disposizioni sulla legge in generale (c.d. preleggi), preliminari al codice civile, riconosce alcuni diritti a chiunque – cittadino o straniero – e non solo al cittadino.
Ed è pacifico che la condizione di reciprocità di cui all’art. 16 delle preleggi può applicarsi solo ai diritti civili diversi da quelli che la Costituzione riconosce a chiunque, non potendo quella norma prevalere su quelle della Costituzione, sia per ragioni connesse al tempo della promulgazione, sia, in ogni caso e decisivamente, per ragioni connesse alla gerarchia delle fonti normative.
Ora, non può esservi dubbio sul fatto che la vita, la salute e l’integrità fisica sono diritti che la Costituzione italiana riconosce a chiunque (artt. 2 e 32).
Stupisce davvero che possa anche solo ipotizzarsi che in Italia possa essere offesa senza obbligo di risarcimento l’integrità fisica di uno straniero in ipotesi proveniente da un paese nel quale questa non è garantita o nel quale è sconosciuto il concetto di “risarcimento” o (con riferimento a uno dei fondamenti che si è ipotizzato per l’istituto – di questi tempi enfatizzato e abusato – della reciprocità) il risarcimento non è riconosciuto agli stranieri o magari anche solo agli italiani.
E lo stesso deve dirsi – anche se in questo giudizio non ha rilievo – delle lesioni della proprietà.
Deve escludersi, in sostanza, che possa impunemente essere colpevolmente distrutta, rubata o anche solo danneggiata la proprietà di uno straniero solo perché egli proviene da un paese in cui ciò sarebbe possibile.
A riprova e ulteriore approfondimento di tale assunto, basti considerare che le Sezioni Unite della Corte Suprema hanno statuito che, «con riguardo alla prestazione lavorativa effettuata in Italia, il diritto del lavoratore straniero a norma dell’art. 36 cost. alla retribuzione proporzionata al lavoro svolto ed adeguata ai bisogni personali e della sua famiglia, nonché il diritto al riposo e alle ferie, non trova deroga con riguardo al disposto dell’art. 16 delle preleggi (norma di carattere sostanziale, non inerente alla giurisdizione) che subordina la capacità giuridica dello straniero di acquistare diritti alla condizione di reciprocità» (Cass. Sezioni Unite, 4 marzo 1988, n. 2265).
Dunque, con riferimento ai casi di lesioni personali da sinistro stradale, andranno risarciti anche al danneggiato straniero e senza necessità di alcuna verifica della condizione di reciprocità i danni conseguenti alla lesione della sua integrità personale – fra i quali rientrano certamente, oltre al c.d. danno biologico, i danni morali e non patrimoniali in genere e quelli patrimoniali – e quelli alla sua proprietà (danni in ipotesi patiti da un autoveicolo di proprietà dello straniero, che, ovviamente, non vanno risarciti nell’ipotesi di cui all’art. 19 lettera “a” della legge 990/1969).
A fronte del frequente richiamo che in tante occasioni viene fatto – molto spesso a sproposito –, in questo tempo nel quale i rapporti fra italiani e stranieri sono sempre più frequenti, al principio di reciprocità, può essere opportuno sottolineare che i diritti che la Costituzione riconosce – e non attribuisce – a chiunque sono diritti in questo senso assoluti, non negoziati né negoziabili.
Dunque, essi non possono essere messi in discussione dall’interesse – che spesso viene indicato come nobile fondamento della reciprocità – a condizionare i governi di paesi stranieri verso politiche più aperte, più egualitarie, più giuste.
E qualora dovesse prendere atto che altri popoli non abbiano raggiunto il sufficiente grado di maturità e civiltà da riconoscere pure essi quei diritti fondamentali delle persone, se ne dorrà, ma non muterà le proprie convinzioni, le proprie regole di condotta, i propri giudizi, facendosi correo della arretratezza e inciviltà che criticasse in quegli altri, ma riconoscerà il diritto alla vita, alla salute, alla dignità personale, all’integrità fisica e morale non soltanto ai popoli amici, soci, alleati, ma a ogni uomo incondizionatamente e a ogni uomo in quanto tale e non in quanto facente parte di questo o quel gruppo politico, etnico, sociale, economico, religioso, ecc.."
Un caro saluto e un grazie speciale a Lia e Cinzia.
14 luglio 2008 10:11
E' vero, sono un uomo. E colgo bene l'allusione del giudice Lima al fatto che le mie interlocutrici sono due donne. Caro dottor Lima, ma le donne non sono uguali agli uomini? E gli uomini non sono uguali alle donne? Lei è razzista, fa discriminazioni in base al sesso! :)
E cosa c'entra il discorso sulla reciprocità ? Mica ho detto che se loro impalano gli uomini e lapidano le donne bisogna farlo anche noi! Ho detto, invece, che come noi riconosciamo, giustamente, i diritti a tutti, anche agli stranieri, sarebbe ora che anche loro riconoscessero a noi gli stessi diritti che noi riconosciamo a loro.
Ma sul nocciolo del problema, vale a dire sul dare un giudizio non relativistico, ma di valore, nessuno risponde. Ovviamente. Tutto è relativo. Anche la velocità della luce.
Per evitare altre deprecazioni, e' meglio, quindi, farla finita qui, con l'avvertenza che rispetto voi, ma non la vostra opinione. A differenza di chi (non voi, sia chiaro, parlo in generale) offende sia le opinioni, sia le persone.
P.S. - Non mi piace la forma: "I "Padri Costituenti", quasi costoro fossero stati dei santi e la carta che hanno scritto fosse immutabile come le tavole di Mosé. Direi, più stringatamente: "gli estensori della nostra Costituzione".
14 luglio 2008 17:31
tu hai detto "Ho detto, invece, che come noi riconosciamo, giustamente, i diritti a tutti, anche agli stranieri, sarebbe ora che anche loro riconoscessero a noi gli stessi diritti che noi riconosciamo a loro."
Dove? qua in Italia o nei loro paesi?
La differenza e' fondamentale.
Se sono in Italia devono seguire le nostre leggi, quindi direi che non si pone problema, il velo lo possono portare (non c'e' legge che lo vieta), hanno diritto di pregare e tante altre cose, non possono svolgere pratiche che qua sono vietate.
Se invece si va in casa loro (il loro paese natale) avranno tutto il diritto di segure i propri usi e costumi, io che vado li' mi devo adattare, come loro si adattano qua.
Posso non condividerli ma devo accetarli.
Vorrei farle presente che il velo fino a poco tempo fa si portava anche in Italia, le caviglie dovevano essere coperte, non so' se c'erano leggi in proposito, ma so' che la societa' ti emarginava e non poco se percaso la gonna era un po' troppo corta o non portavi il velo. C'erano precise regole che andavano rispettate, non solo in meridione, come molti potrebbero pensare, ma anche al nord, basta guardare alcune foto di inizio secolo.
Questo era giusto? No. Infatti piano piano le donne sono riuscite ad emanciparsi ed ora in Italia non e' piu' obbligatorio portare il velo, pero' se lo voglio mettere nessuno me lo vieta.
Qui sta il punto, le donne si sentivano discriminate a dover seguire certi usi e costumi e si sono date da fare per cambiarli. Non e' arrivato qualcuno, magari di un'altra cultura, che gli ha imposto di togliersi quell'abbigliamento. Le cose non si possono imporre dall'alto.
Se gli imponiamo certi atteggiamenti l'unico risultato sara' quello di aumentare il loro integralismo e magari anche di buttare alle ortiche gli sforzi che tanti di loro stanno facendo per emancipare le donne.
Deve essere una cosa che nasce da loro e non imposta da noi.
14 luglio 2008 19:08
Vallo a dire a quelle sotterrate fino al petto, mentre ricevono in testa pietra su pietra, che bisogna attendere che diventino civili, che "deve essere una cosa che nasce da loro" ! Quando comandavano gli Inglesi o i Francesi, almeno queste cose non le facevano. Ora invece comandano le multinazionali...
tu dici "Vallo a dire a quelle sotterrate fino al petto, mentre ricevono in testa pietra su pietra, che bisogna attendere che diventino civili, che "deve essere una cosa che nasce da loro" ! Quando comandavano gli Inglesi o i Francesi, almeno queste cose non le facevano. Ora invece comandano le multinazionali..."
Voglio precisare che sono assolutamente contraria a queste pratiche a cui fai riferimento. Sembra che tu voglia mettermi in bocca parole che non ho mai pronunciato.
Quello che dico e' che non ci possiamo permettere di andare in casa d'altri a dettare le nostre regole. Di crociate in nome della giustizia e della civilta' ce ne sono gia' state troppe ed in troppe epoche e non hanno portato a niente, semmai hanno contribuito ad allontanare le culture, a creare solchi profondi.
Se si vuole fare qualcosa per le donne lapidate, ma anche per tutti i soprusi che avvengono in ogni parte del mondo (noi non ne siamo immuni) allora dobbiamo assolutamente toglierci quell'atteggiamento di superiorita' che abbiamo: da noi non succede! qui e' inamissibile! etc. etc.
I migliori risultati in tal senso ci sono stati grazie a persone che non sono andate a far guerra in nome di uno slogan piuttosto che di un altro.
In alcune parti del mondo, per aiutare l'alfabetizzazione, alcune associazioni offrono al capofamiglia capre a patto che lui mandi i bambini (ma soprattutto le bambine) a scuola. In altre parti si offrono colture diverse da quelle dell'oppio (come lo zafferano). In altre parti si offrono i microcrediti alle donne (se non sbaglio e' stato dato il nobel per la pace recentemente a chi ha avuto questa idea).
Le assicuro che queste cose hanno portato piu' acqua al mulino della vera civilta' che le guerre e le imposizioni.
I libri di Hosseini ("Il cacciatore di aquiloni" e "Mille splendidi soli") sono stati piu' incisivi sull'opinione pubblica di qualsiasi capo di stato, lui sa di cosa scrive, conosce le sue origini e tutti i mali della sua terra ma anche la bellezza di quella cultura. Il suo e' stato un successo del 'passaparola' tantissime persone sono venute a conoscenza di questi drammi grazie ai suoi romanzi.
E' per questo che scrivo e ribadisco che non possiamo andare a casa d'altri a imporre le nostre idee. Con che titolo andiamo a fare i giudici quando giudici non siamo?
Gli inglesi e i francesi, ma aggiungerei anche gli italiani gli americani e cosi' via quando sono andati ad invadere altri popoli l'hanno fatto solo per il vil denaro e non certo per motivi umanitari. Ne e' proprio sicuro che certe cose non succedevano quando c'erano loro a comandare? a me non risulta proprio cosi'!
p.s. perche' non siamo indignati con gli Stati Uniti dove c'e' la pena di morte ma lo siamo con gli stati cosidetti del 'terzo mondo'? forse siamo un po' troppo ipocriti e non piu' civili.
Alfa e Omega ha detto...
Se la propaganda "egualitarista" è giunta al punto da non far ritenere "inferiori" gli ordinamenti dove si lapidano le donne per adulterio, allora non c'è più speranza. E' la fine della nostra civiltà. I "barbari alle porte" sono già entrati. Amen.
15 luglio 2008 16:50
no, non sono assolutamente d'accordo con il giudice Lima, con Cinzia e con Lia G.
ci sono dei diritti, che "noi" definiamo universali, in quanto diritti di TUTTI gli esseri umani.
pensiamo che siano tali ANCHE perché il primo uomo nella storia ad attribuire a tutti indistintamente un diritto è stato Gesù, fratello nostro e come noi figlio di Dio.
il quale ha anche fatto una chiarissima distinzione tra quanto spetta a Cesare e quanto a Dio.
prima di lui, i diritti erano soltanto appannaggio di alcuni, dopo di lui non è più stato possibile prescindere dalle sue parole per parlare di diritti umani (fino all'illuminismo francese, ma è ben chiaro cosa ha fatto nascere il rinnegare l'origine divina dei diritti naturali dell'uomo, e non aggiungo altro).
questo, unito tra l'altro all'integrazione tra il concetto ebraico di anima immortale, unica e irripetibile, il diritto romano fondato sulla superiorità della legge scritta sull'arbitrio personale, e la filosofia greca che pone al centro della conoscenza l'individuo, ha portato all'evoluzione del pensiero occidentale.
ora, "noi" riteniamo che questi siano diritti di TUTTI, "altri" no.
"noi" crediamo che stato e chiesa debbano essere separati, "altri" no.
"noi" siamo convinti che discriminare "altri" in base alla loro razza, credo, cultura o opinione sia fondamentalmente errato, e vada contro all'universalità dei diritti dell'uommo, "altri" no, e ce lo dimostrano e ce l'hanno dimostrato in assaissime occasioni, recenti e lontane.
io non dico certo che i COMPORTAMENTI di "noi" siano stati migliori di quelli di "altri", ma se non altro "noi" abbiamo la profonda convinzione (anche questa derivata dall'insegnamento di Cristo) di essere sempre in pericolo di sbagliare, e se riconosciamo l'errore, di dovere in qualche modo rimediarvi, e tentare (tentare, perché siamo comunque umani) di non ripeterlo.
e allora, non distinguere tra "noi" ed "altri" in base a questo discrimine fondamentale costituisce grandissima contraddizione, perché significa ammettere implicitamente che i suddetti diritti non sieno universali, ma riservati soltanto a chi ci crede, mentre il pensiero di chi non lo fa ha diritto a pari dignità. in questo modo, non saremmo "razzisti", ma i nostri diritti umani non varrebbero un fico secco, e non avrebbe senso nemmeno l'idea del "razzismo" come espressione negativa dell'umano pensiero.
per cui, considerare altrettanto degna di rispetto la sharia (o la società divisa in caste, o la soppressione di una classe ad opera di un'altra) ci fa sentire tanto buoni, moderni, illuminati, ma è un insulto feroce a quanto dovremmo credere intimamente.
e quindi, per raggiungere il fine di un diritto fondamentale di tutti gli uomini, è necessario considerarlo superiore a qualsiasi altra ideologia o credenza che invece lo neghi. e quindi essere implicitamente "razzisti" nei confronti di altre culture, che invece per loro costituzione immodificabile credono nella fondamentale e giusta differenza tra uomo e donna, tra borghese e proletario, tra ksatriya e ciandala, tra fedele e infedele.
se questo è un altro manifesto del perfetto razzista, me ne assumo la responsabilità, ma richiedo anche la tutela della mia professione di razzista, e quindi mi attiverò per diffidare chiunque a diffondere idee razziste senza il mio esplicito consenso, compresa tra queste quella di considerare universali i diritti dell'uomo a dispetto di altre culture che non lo fanno.
per Consuelo,
Mia cara Consuelo permettimi di solidarizzare con te, ma il tuo nobile sforzo di educare un sordo all'ascolto come puoi vedere è assolutamente vano. In reltà quello che dici è chiaro come la luce del sole, almeno per me.
per Alfa e pure Omega
Mi permettano di sgranare il rosario con Loro.
...propaganda egualitarista... ...ordinamenti inferiori... ...non più speranza... ...fine civiltà... ...Amen.
17 luglio 2008 03:38
Che per te non ci fossero dubbi, ormai mi sembra evidente :).
Una favore: qualora andassi a trovare quelli che ritieni "uguali" a te, porta a loro i miei saluti e al ritorno dimmi come stanno ... sempre che ritorni viva :)
P.S. - Se però ti mettessi un "burka", avresti maggiori possibilità di tornare ... pensaci.
tanto per rendere chiaro il discorso su "diritti, razzismo e culture differenti", chi sa l'inglese può farsi un'idea della questione ai massimi livelli mondiali, leggendo questa trascrizione della riunione della Commissione Diritti Umani dell'ONU.
20 luglio 2008 11:29