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Timestamp: 2020-06-03 04:19:58+00:00
Document Index: 146055551

Matched Legal Cases: ['art. 1297', 'art. 1297', 'art. 1297', 'art. 2268', 'art. 16', 'art. 36']

Art. 1297 codice civile: Eccezioni personali | La Legge per tutti
A uno dei creditori in solido il debitore non può opporre le eccezioni personali agli altri creditori (1).
(1) Le eccezioni si distinguono in comuni e personali: le prime incidono su tutti i rapporti obbligatori solidali, le seconde attengono esclusivamente a rapporti dei singoli concreditori o condebitori (es.: il vizio di volontà [v. 1427] di una delle parti).
Generalmente delle eccezioni comuni possono avvalersi tutti i condebitori nei confronti del creditore e il debitore nei confronti di tutti i concreditori.
La solidarietà attiva fra più creditori sussiste solo se espressamente prevista in un titolo negoziale preesistente alla richiesta di adempimento, non essendo sufficiente all'esistenza del vincolo l'identità qualitativa delle prestazioni (eadem res debita) e delle obbligazioni (eadem causa debendi). L'interesse a negare detta solidarietà non è attribuibile esclusivamente a ciascuno dei creditori, ma appartiene anche al debitore ai fini di un corretto e non pregiudizievole assetto dei rapporti obbligatori (come si evince dall'art. 1297, comma 2, c.c. limitativo della proponibilità delle eccezioni personali), giacché nelle ipotesi di solidarietà attiva il comune debitore non potrebbe opporre al creditore che gli abbia chiesto l'intera prestazione le eccezioni personali ad altro creditore e che a questo il debitore medesimo avrebbe potuto, invece, opporre, nel caso di obbligazione parziale, il cui adempimento egli per la sua parte avrebbe richiesto.
Cassazione civile sez. III 11 giugno 2008 n. 15484
La solidarietà attiva fra più creditori sussiste solo se espressamente prevista in un titolo negoziale preesistente alla richiesta di adempimento, non essendo sufficiente all'esistenza del vincolo l'identità qualitativa delle prestazioni (eadem resdebita) e delle obbligazioni (eadem causa debendi). L'interesse a negare detta solidarietà non è attribuibile esclusivamente a ciascuno dei creditori, ma appartiene anche al debitore ai fini di un corretto e non pregiudizievole assetto dei rapporti obbligatori (vedi art. 1297, comma 2, c.c. limitativo della proponibilità delle eccezioni personali), giacché nelle ipotesi di solidarietà attiva il comune debitore non potrebbe opporre al creditore che gli abbia chiesto l'intera prestazione le eccezioni personali ad altro creditore e che a questo il debitore medesimo avrebbe potuto, invece, opporre, nel caso di obbligazione parziale, il cui adempimento egli per la sua parte avrebbe richiesto.
Cassazione civile sez. II 29 maggio 1998 n. 5316
La solidarietà attiva fra più creditori sussiste solo se espressamente prevista in un titolo negoziale preesistente alla richiesta di adempimento, non essendo sufficiente all'esistenza del vincolo l'identità qualitativa delle prestazioni (eadem res debita) e delle obbligazioni (eadem causa debendi). L'interesse a negare detta solidarietà non è attribuibile esclusivamente a ciascuno dei creditori, ma appartiene anche al debitore ai fini di un corretto e non pregiudizievole assetto dei rapporti obbligatori (vedi art. 1297, comma 2, c.c. limitativo della proponibilità delle eccezioni personali), giacché nelle ipotesi di solidarietà attiva il comune debitore non potrebbe opporre al creditore che gli abbia chiesto l'intera prestazione le eccezioni personali ad altro creditore e che a questo il debitore medesimo avrebbe potuto, invece, opporre, nel caso di obbligazione parziale, il cui adempimento egli per la sua parte avrebbe richiesto.
I condebitori nei cui confronti il debitore che ha adempiuto fa valere il suo diritto di regresso, possono opporre i fatti estintivi, impeditivi o eliminativi del debito comune solo se questi fatti, essendo precedenti alla data di adempimento, avrebbero potuto essere opposti al creditore nel momento dell'adempimento, e non anche se si tratta di fatti successivi, dei quali pretendano di avvantaggiarsi ai danni del coobbligato che ha pagato.
Cassazione civile sez. III 01 marzo 1994 n. 2011
I condebitori nei cui confronti il debitore che ha adempiuto fa valere il suo diritto di regresso, possono opporre i fatti estintivi, impeditivi o limitativi del debito comune solo se questi fatti, essendo precedenti alla data dell'adempimento, avrebbero potuto essere opposti al creditore nel momento dell'adempimento, e non anche se si tratta di fatti successivi, dei quali pretendano di avvantaggiarsi ai danni del coobbligato che ha pagato.
In presenza di una cessione, da parte di una società di persone, della propria azienda ad altro soggetto, senza che la cedente sia stata liberata dai debiti relativi all'azienda ceduta, la determinazione di una situazione di coobbligazione solidale fra la cedente ed il cessionario verso i creditori per detti debiti, non determina a favore del socio illimitatamente responsabile della società cedente una estensione del beneficio della preventiva escussione ex art. 2268 e 2304 c.c., di modo da abilitarlo ad opporre al creditore che gli richieda il pagamento non solo l'operatività di tale beneficio con riguardo al patrimonio della società cedente, ma anche con riferimento al patrimonio del cessionario, atteso che il suddetto beneficio concerne solo il rapporto fra il socio e la società cui partecipa e tenuto conto, d'altro canto, che la solidarietà non implica che tutti i condebitori siano tenuti nella stessa posizione.
Con riguardo ad imposta straordinaria sugli utili di guerra e di contingenza dovuta da una società di capitali, l'obbligazione posta a carico degli amministratori e liquidatori della società medesima, a norma dell'art. 16 del r.d.l. 27 maggio 1946 n. 436, pur configurando un debito solidale, che insorge per la sola qualità dei predetti soggetti ed indipendentemente da un loro inadempimento colposo non ha natura tributaria in senso proprio. Pertanto, prima della nuova disciplina introdotta dall'art. 36 del d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, il quale anche per la responsabilità di detti amministratori e liquidatori contempla il ricorso alle commissioni tributarie di cui al d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 636, deve ritenersi che i medesimi amministratori e liquidatori possano direttamente adire il giudice ordinario, per un accertamento negativo dell'indicata obbligazione, senza che si renda necessario il preventivo esperimento di ricorsi amministrativi, ed anche in pendenza di esecuzione esattoriale.
Cassazione civile sez. un. 28 aprile 1986 n. 2955