Source: http://dlgs81.blogspot.it/2008/07/
Timestamp: 2017-07-29 11:36:46+00:00
Document Index: 59193225

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art.2', 'art.28', 'artt 1', 'art. 30', 'art. 5', 'art.89', 'art. 89', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 3', 'art. 93', 'art. 96', 'art.100', 'art. 97', 'art. 98', 'art.10', 'art. 100', 'art. 12', 'art. 101', 'art. 157', 'art. 4', 'art.1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 37', 'art. 19', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 27', 'art. 51', 'art. 5']

D lgs 81: luglio 2008
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Nomina Addetti Emergenze ed Evacuazione,
Nomina Addetti Primo Soccorso,
Nomina Preposto,
Nomina Responsabile emergenze,
Conversione in legge del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria approvato dalla Camera dei deputati con il nuovo titolo "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria "Il decreto-legge 112 sullo sviluppo economico (disegno di legge n.949) è ora all'esame della Commissione di Bilancio.Il Governo nell'emendamento alla manovra (Dl 112/2008) ha eliminato l'obbligo di allegare il certificato energetico per la compravendita o l'affitto degli immobili esistenti.Non essendo più previsto un momento di controllo ed essendo cancellata la sanzione della nullità del contratto di vendita in assenza del certificato, i proprietari di immobili non avranno più alcun interesse alla certificazione.Si tratta di un duro colpo per i professionisti, dato che il mercato della certificazione energetica si restringe notevolmente: l'obbligo è ancora in vita per alcuni degli interventi di riqualificazione energetica ammessi alla detrazione del 55% e per tutti i nuovi immobili con permesso di costruire rilasciato dopo l'ottobre 2005.
decreto-legge 25 giugno 2008,
disegno di legge n.949,
Il parere del Consiglio di Stato (sezione consultiva atti amministrativi, parere n.2357/2008) sul terzo decreto correttivo sugli appalti è sostanzialmente positivo, tranne per quel che riguarda il Project Financing.Infatti, l'abolizione della prelazione al promotore, per i giudici comporta l'inutilità di mantenere tale istituto che " finisce con l'essere un inutile duplicato dell'istituto della concessione" e,quindi, il Consiglio di Stato suggerisce al Governo di "prendere seriamente in considerazione la possibilità di sopprimerlo".
Terzo decreto correttivo: parere del Consiglio di Stato,
Presentato il rapporto sull'andamento infortunistico nel 2007 15 luglio 2008. Oggi a Roma il ministro Sacconi ha commentato i dati. Diminuiscono i casi mortali. In flessione anche l'andamento generale relativo agli infortuni. In controtendenza gli incidenti ai lavoratori stranieri, che hanno registrato un incremento dell'8% Scende il numero degli incidenti sul lavoro nel 2007. Lo rivela il rapporto annuale INAIL 2007 presentato oggi dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi. Al 30 aprile 2008 (data di rilevazione ufficiale), il bilancio infortunistico dell'INAIL si presenta, infatti, statisticamente più favorevole rispetto a quello dell'anno precedente, sia per l'andamento generale del fenomeno, sia soprattutto in relazione alle morti bianche. Sono 912.615 le denunce di infortuni registrate: circa 15.500 casi in meno rispetto al 2006, con una flessione dell'1,7% (superiore, dunque, al -1,3% che si era registrato nell'anno precedente). Il calo risulta più significativo alla luce del fatto che nel 2007 il numero degli occupati (fonte ISTAT) è cresciuto dell'1%; in termini relativi, il miglioramento reale è, dunque, del 2,7%.Per quanto riguarda i casi mortali la diminuzione è pari al -12,8%. Le morti bianche denunciate sono state 1.170, 171 in meno rispetto ai 1.341 dell'anno precedente. Il dato è, però, ancora provvisorio. Sulla base delle stime previsionali effettuate e dell'andamento delle denunce pervenute negli ultimi mesi, infatti, il numero definitivo degli infortuni mortali dovrebbe attestarsi intorno ai 1.210 casi. La flessione del fenomeno si registra in maniera rilevante sia in Agricoltura (-21%) che nell'Industria e Servizi (-12%). C'è da rilevare, invece, un aumento di 2 casi (da 12 a 14) per i Dipendenti Statali. Oltre la metà delle morti bianche (52,1%) sono avvenute sulla strada: tra queste c'è distinguere quelle occorse nell'esercizio di un'attività lavorativa e quelle "in itinere", cioè nel tragitto casa-lavoro. In particolare gli infortuni mortali avvenuti in occasione di lavoro, fanno registrare una diminuzione del 18,1% rispetto all'anno precedente e del 30,1% nel periodo 2001-2007; mentre quelli in itinere sono aumentati dell'8% rispetto al 2006 (da 274 a 296 casi).Maglia nera al Nord industrializzato. Oltre il 60% degli infortuni è concentrato nel Nord industrializzato: nel Nord-Est, in particolare, sono stati denunciati nel 2007 quasi 299mila casi, un terzo del totale nazionale. In generale, comunque, l'analisi territoriale evidenzia come la riduzione degli infortuni ha riguardato praticamente tutte le regioni italiane, ad esclusione della Sicilia (+4,1%), del Lazio, della Calabria e della Provincia autonoma di Bolzano (dove, peraltro, si realizzano incrementi inferiori al mezzo punto percentuale). Per ripartizione geografica si distingue il Sud con un calo del 3,3%, seguito dal Nord-Est (-2,2%) e dal Nord Ovest (-1,6%). Più contenuto il calo al Centro (-1,1%), mentre in controtendenza l'andamento delle Isole (+2,4%), derivante esclusivamente dal sostenuto incremento della Sicilia.Aumentano gli infortuni dei lavoratori stranieri. Per quanto riguarda i lavoratori stranieri il dato infortunistico è in controtendenza rispetto all'andamento generale del fenomeno. Si registra, infatti, un incremento degli infortuni sul lavoro dell'8,7% rispetto all'anno precedente (oltre 140mila denunce contro le 129mila del 2006). In particolare l'aumento è stato considerevole tra i migranti dei Paesi U.E. (quasi il 150% in più), dovuto all'ingresso dal 1 gennaio 2007 di Romania e Bulgaria nella Comunità Europea. Una quota consistente degli infortuni si concentra in attività di tipo industriale. Al primo posto il settore Costruzioni, che registra oltre 20mila denunce l'anno, pari al 14,5% del complesso di tutti gli infortuni afferenti agli stranieri. In questo settore è elevato anche il numero delle morti (sebbene in flessione nel triennio) con 39 casi nel 2007, quasi 1 decesso su 4 dell'Industria e Servizi. Per quanto riguarda i paesi d origine Marocco, Romania e Albania sono i Paesi maggiormente colpiti dal fenomeno, col 40% delle denunce e il 47% dei casi mortali. In particolare la Romania con quasi 18mila casi si pone al secondo posto (dopo il Marocco) nella graduatoria delle denunce e al primo di quella relativa ai casi mortali, con 41 morti bianche nel 2007.Il 57% degli infortuni concentrato in sole 18mila aziende. Nel 2006 le aziende che non hanno subito alcun infortunio nel corso dell'anno sono la stragrande maggioranza: ben il 92,4% del totale (quasi 3,5 milioni di aziende su un totale di oltre 3,7 milioni); quelle che denunciano almeno un infortunio all'anno sono appena al 7,6% del totale (280 mila aziende circa). La lettura del fenomeno, in termini di numero di eventi infortunistici, mette in evidenza, quale aspetto più significativo, come degli 836mila infortuni denunciati nel 2006 dalle aziende dell'Industria e Servizi, più della metà, 477mila infortuni (pari al 57% del totale) si concentrano in sole 18mila aziende. Già operando una prima distinzione fra aziende artigiane e aziende industriali, si riscontra che le aziende che non subiscono alcun infortunio nell'anno sono percentualmente superiori fra le artigiane (93,0%) rispetto a quelle industriali (91,9%); e questo vale anche per il caso di un solo infortunio denunciato (5,8% per le artigiane e 5,1% per le industriali). Le percentuali si capovolgono già a partire da 2 infortuni denunciati, dove la quota di aziende industriali diventa superiore a quella delle artigiane (1,3% contro 0,9%). La forbice, tra le due tipologie di azienda, tende a crescere sensibilmente fino al massimo che si riscontra nella classe "5 infortuni e oltre" che risulta enormemente più elevato nelle aziende industriali (0,82%) rispetto a quelle artigiane (0,03%).Nell'U.E l'Italia al di sotto di Spagna Francia e Germania. Sulla base dei tassi di incidenza relativi agli infortuni in complesso forniti da Eurostat, viene confermata, anche nel 2005 (ultimo anno reso disponibile) la favorevole posizione dell'Italia rispetto alla media europea. Il nostro Paese presenta, infatti, un indice pari a 2.900 infortuni per 100.000 occupati, al di sotto sia del valore riscontrato per Euro-Area (3.545), sia per quello della U.E. dei 15 (3.098); la graduatoria risultante dalle statistiche armonizzate, colloca l'Italia ben al di sotto quindi di Paesi assimilabili al nostro come Spagna, Francia e Germania. Per i casi mortali l'Italia, invece, con un indice nazionale di 2,6 decessi per 100.000 occupati, si colloca, sempre per il 2005, al di sopra del dato rilevato per i 15 Stati membri (2,3), ma praticamente in linea con quello registrato nell'Euro-Area (2,5), che comprende Paesi più omogenei al nostro sia dal punto di vista dei sistemi assicurativi, sia di quello della omogeneità e completezza dei dati.
Presentato il rapporto sull'andamento infortunistico nel 2007,
Pubblicità Progresso sulla sicurezza Campagna di Comunicazione Pubblicità Progresso sulla sicurezza sul lavoro con il patrocinio del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche SocialiRiparte dagli strumenti di protezione la seconda parte della Campagna di Comunicazione della Fondazione Pubblicità Progresso sulla sicurezza sul lavoro. Tre i nuovi soggetti a forte impatto visivo: un casco giallo con una cicatrice suturata, guanti forati e scarponi bruciacchiati, con l'headline ".Scarica Spot Campagna Sicurezza Lavoro
Pubblicità Progresso sulla sicurezza,
Il valore del mercato degli appalti pubblici è pari a 76 miliardi di euro, circa il 5,1% del PIL. Il dato è contenuto nella relazione annuale 2007 dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, presentata il 9 luglio al Parlamento. È un valore che si riferisce ai soli appalti di importo superiore a 150.000 euro, che nel 2007 sono 35.502, mentre quelli di importo inferiore, secondo una stima, sono circa 41.128 per un valore complessivo di 2,7 miliardi di euro. Il mercato degli appalti pubblici registra però alcune problematicità. - Da parte delle stazioni appaltanti: progettazione carente, erronea formulazione dei requisiti di partecipazione alle gare, mancanza di trasparenza sulla pubblicità dei bandi (che frenano la concorrenza, fanno lievitare i costi di realizzazione dell'opera e allungano i tempi di esecuzione).- Da parte delle imprese: l'elevato numero delle società a responsabilità limitata (che pone dubbi sulla capacità di questo tipo di imprese di soddisfare le esigenze delle stazioni appaltanti sotto il profilo della solidità patrimoniale e di una gestione aziendale che investa sulla modernizzazione). - Da parte dello Stato: le continue correzioni al Codice dei lavori pubblici ed il continuo ricorso a discipline derogatorie. Occorre dunque individuare un punto di equilibrio tra esigenze di snellezza e necessità di un adeguato controllo sui meccanismi di spesa pubblica, e, per quanto riguarda il problema del contenzioso tra imprese ed amministrazioni, garantire agli investitori e al mercato un sistema snello e tempestivo di rimedi proporzionati.(fonte governo.it)
Nuovo Codice sui Contratti Pubblici,
Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza: comunicazioni all'INAILIl D. Lgs. n. 81/2008 (art. 18, comma 1, lettera aa), impone di comunicare annualmente all'INAIL i nominativi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. I datori di lavoro non devono ancora effettuare alcun adempimento in quanto sono in corso di definizione le modalità e i termini di comunicazione. Non appena possibile saranno rese note tutte le indicazioni utili, per le quali si assicura fin da ora la massima semplificazione operativa. a
comunicazioni all'INAIL,
Ai Capigruppo della CAMERA DEI DEPUTATI Ai Capigruppo del SENATO L o r o S e d iOggetto: Salute e sicurezza nel lavoroRoma, 30 giugno 2008Onorevoli Deputati e Senatori,la Salute e la sicurezza nel lavoro sono elementi essenziali dell’attività lavorativa e della civiltà del Paese, su cui fortissima è la sensibilità della opinione pubblica che ha portato all’adozione del D. Lgs. 81/08 di recepimento della legge 123/07.Stiamo verificando in questi giorni interventi sospensivi e modificativi del Dlgs 81/08 attraverso diversi Decreti Legge e emendamenti agli stessi.Nel rappresentare la nostra contrarietà a tali azioni, Vi chiediamo un incontro urgente per poterVi illustrare le motivazioni delle nostre preoccupazioni.Certi che vorrete ascoltare i rappresentanti della lavoratrici e dei lavoratori, Vi inviamo cordiali saluti e rimaniamo in attesa di convocazione. p. la CGIL p. la CISL p. la UIL(Paola Agnello Modica) (Renzo Bellini) (Paolo Carcassi)
D. Lgs. 81/08,
Nuovo decreto legislativo sulla salute e sicurezza sul lavoroIl primo valore aggiunto: la chiarezzadott.ssa Cinzia FrascheriResponsabile nazionale Salute e Sicurezza sul Lavoro e della Responsabilità Sociale delle ImpreseLo scopo principale di un intervento legislativo è quello di andare a regolare una determinata materia. Spesso per la difficoltà di tale obiettivo o per la necessità di dover trovare soluzioni mediane tra le diverse priorità, o ancora, per dover rimanere ad un livello generale, comprensivo della grande parte della casistica, il linguaggio e il livello di determinazione dei testi legislativi, hanno mancato di frequente di rispondere a criteri di chiarezza e semplicità. Una mancanza, negli anni, che spesso ha determinato un atteggiamento di resistenza e lontananza dai testi regolativi da parte della maggioranza delle persone (anche quelle più direttamente interessate).Un buon testo legislativo, oltre ad affrontare e declinare in modo adeguato e puntuale una determinata materia, deve puntare a presentare i concetti contenuti nel modo più lineare, semplice e completo, al fine di incontrare, non tanto, o non solo, la più ampia attenzione, ma di certo la più diffusa comprensione.Al nuovo decreto legislativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro, viene universalmente riconosciuto, in primis, tale merito. L’intervento di riordino e riassetto che è stato svolto - passando da un corpus normativo composto da più di una decina di testi legislativi diversi, ad un articolato unico di circa trecento articoli - di certo non è stato facile, ma l’intervento di maggior rilievo e valore è stato quello di compiere una profonda riforma che, oltre a modificare ed ampliare alcuni disposti legislativi già vigenti, ha operato significativamente a favore di una completezza informativa e di una chiarezza espositiva di grande rilievo. Il primo più evidente segnale è rappresentato dall’ampiezza che l’articolo delle Definizioni (art.2), propone. Non si può certo dire che il testo del D.Lgs.626/94 fosse manchevole, tenuto conto che nella storia rimarrà il testo legislativo che ha introdotto in Italia il nuovo concetto culturale, in materia di salute e sicurezza, di una tutela a carattere prevenzionale e partecipativo, ma a supporto delle Definizioni che tale testo proponeva, occorrevano ampie integrazioni dottrinali che, se non fornite nelle aule formative o mediante personali approfondimenti, determinavano nei lettori-attuatori delle carenze informative e conoscitive profonde. In questo senso il nuovo decreto legislativo, rappresenta un importante passo avanti al fine della diffusione della conoscenza e comprensione, non demandando ad altre fonti di informazione la crescita culturale del lettore-attuatore in materia di tutela prevenzionale, ma assolvendo tale esigenza, raccogliendo in un ampio elenco le principali nozioni di base sul tema. Anche in relazione ai rischi, la chiarezza, semplicità e precisione di linguaggio, rappresentano senza dubbio uno degli aspetti di maggior pregio e valore contenuti nel nuovo testo legislativo. Non trovando di certo la CISL impreparata, tenuto conto dell’azione pressante culturale anticipatoria svolta in questi anni da parte del Dipartimento (anche mediante pubblicazioni specifiche), sul tema dello stress sul lavoro, non si può che salutare con soddisfazione la scelta del legislatore di porre chiarezza nei riguardi di uno dei temi più delicati oggetto di valutazione dei rischi. Escludendo il termine dal campo di intervento della valutazione dei rischi (a favore del termine stress lavoro-correlato, art.28), definitivamente (e finalmente) si è chiarito che solo i potenziali rischi collegati allo stress sul lavoro possono essere oggetto di una adeguata valutazione - preventiva e collettiva - dei rischi. In questo senso, si è chiarito che il mobbing, in nessun caso entra tra le fattispecie che possono essere “oggetto” di analisi dei rischi in ambiente di lavoro, così come gli atti di violenza e gli abusi sessuali (necessariamente, comunque, oggetto di denuncia e perseguibile per legge).Altrettanta chiarezza la troviamo in merito all’espressione, di grande ampiezza e valore culturale, relativa alle (artt 1 e 28). In questo senso il legislatore ha voluto non porre l’attenzione sulla “questione femminile”, determinando indirettamente un collegamento riduttivo e negativo tra le tutele al femminile in ambiente di lavoro e la complessità e problematicità di analisi dei rischi in loro presenza, ma bensì ha voluto porre in evidenza ed attenzione la tipicità del soggetto che lavora, ponendo a centralità la persona con le sue differenze, determinate in specifico, ma non solo, dall’appartenenza ad un genere, sia esso maschile che femminile. Diversi sono gli interventi che doverosamente si dovranno compiere nei prossimi mesi sul testo (previsti per legge 12 mesi per le modifiche), tenuto conto della ristrettezza del tempo avuto per compiere un’opera di grande volume, valore e complessità. Ma l’impegno che dovrà essere da parte di tutti perseguito è nel preservare il testo legislativo da qualunque modifica andrà a sottrarre l’alto valore di chiarezza, completezza e riforma che il nuovo testo racchiude. Così sulla rappresentanza, dove il legislatore ha ritenuto di dover ri-affermare, chiarire e potenziare, prima di tutto, l’importanza di una figura di Rappresentanza dei lavoratori in ogni luogo di lavoro, preoccupandosi solo poi, di determinarne l’effettiva praticabilità.fonte Cisl
testo unico sicurezza,
Il collegamento fra modelli di gestione codificati (Linea guida UNI INAIL,OHSAS 18001) e il Dlgs 231/01“La novità della nuova 626” Dlgs 81/08Art. 30. - Modelli di organizzazione e di gestione1. Il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica di cui al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, deve essere adottato ed efficacemente attuato, assicurando un sistema aziendale per l'adempimento di tutti gli obblighi giuridici relativi: …………I requisiti del sistemaa) al rispetto degli standard tecnico-strutturali di legge relativi a attrezzature, impianti, luoghi di lavoro, agenti chimici, fisici e biologici;b) alle attività di valutazione dei rischi e di predisposizione delle misure di prevenzione e protezione conseguenti;c) alle attività di natura organizzativa, quali emergenze, primo soccorso, gestione degli appalti, riunioni periodiche di sicurezza, consultazioni dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;d) alle attività di sorveglianza sanitaria;e) alle attività di informazione e formazione dei lavoratori;f) alle attività di vigilanza con riferimento al rispetto delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza da parte dei lavoratori;g) alla acquisizione di documentazioni e certificazioni obbligatorie di legge;h) alle periodiche verifiche dell'applicazione e dell'efficacia delle procedure adottate.2. Il modello organizzativo e gestionale di cui al comma 1 deve prevedere idonei sistemi di registrazione dell'avvenuta effettuazione delle attività di cui al comma 1. verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio e sistema disciplinare3. Il modello organizzativo deve in ogni caso prevedere, per quanto richiesto dalla natura e dimensioni dell'organizzazione e dal tipo di attività svolta, un'articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche e i poteri necessari per la verifica, valutazione, gestione e controllo del rischio, nonché un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello sistema di controllo sull'attuazione del sistema4. Il modello organizzativo deve altresi' prevedere un idoneo sistema di controllo sull'attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo delle condizioni di idoneità delle misure adottate.Il riesame e l'eventuale modifica del modello organizzativo devono essere adottati, quando siano scoperte violazioni significative delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all'igiene sul lavoro, ovvero in occasione di mutamenti nell'organizzazione e nell'attività in relazione al progresso scientifico e tecnologicoLinee guida UNI-INAIL e OHSAS 18001:20071 In sede di prima applicazione, i modelli di organizzazione aziendale definiti conformemente alle Linee guida UNI-INAIL per un sistema di gestione della salute e sicurezza sul lavoro (SGSL) del 28 settembre 2001 o al British Standard OHSAS 18001:2007 si presumono conformi ai requisiti di cui al presente articolo per le parti corrispondenti. Agli stessi fini ulteriori modelli di organizzazione e gestione aziendale possono essere indicati dalla Commissione di cui all'articolo 6.2 L'adozione del modello di organizzazione e di gestione di cui al presente articolo nelle imprese fino a 50 lavoratori rientra tra le attività finanziabili ai sensi dell'articolo 11.Cos’è un sistema di gestionePer sistema di gestione si intende l’insieme di elementi quali la struttura organizzativa, le risorse umane, finanziarie e produttive, le regole interne, i metodi di lavoro, i percorsi di approvazione e autorizzazione, il passaggio delle informazioni, le procedure e le prassi in uso, i documenti utilizzati.Tutti gli elementi che costituiscono le regole e il modo di funzionamento di una organizzazione (azienda o ente).Sistema = insieme di elementi tra loro correlati o interagenti.Alcuni sistemi di gestione specifici con requisiti codificatiSistemi di gestione per la qualitàStandard di riferimento UNI EN ISO 9001:2000Sistemi di gestioni ambientaliStandard di riferimento UNI EN ISO 14001:2004Sistemi di gestioni per la sicurezzaStandard di riferimento OHSAS 18001:2007Perché applicare un sistemaMolto spesso: per dimostrare la conformità Rendere evidente un comportamento virtuoso Alcuni colgono questa opportunità per darsi delle regole efficaci Nel caso del Dlgs 231/01Stabilire delle regole (sistema di gestione) per rispettare quanto previsto dalla legge (compliance) è importante per:Poter dimostrare la conformità art. 30 Dlgs 81/08 “ 1. Il modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente della responsabilità amministrativa “Premesso che Responsabilità dell'ente (art. 5) L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso;b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a).L'ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi.l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b).Art 6 comma 2 i modelli devono rispondere alle seguenti esigenze:1) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;VDR2) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire; Procedure e regole3) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati; Risorse Finanziarie4) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli; Obblighi informativi -Procedure5) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello. Sanzioni e sistema disciplinareCome dare applicazione pratica ai sistemi di gestione previsti dal Dlgs 231/01Vari documenti e guide, fra i quali, di utilizzo più generale :"Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex D. Lgs. n. 231/2001" – aggiornate al 31.03.2008 emesse da Confindustria e approvate dal Ministero della GiustiziaIl documento interpreta il Dlgs 231 delineando la struttura e le regole su cui basare il modello di gestione Alcuni elementi sono espressamente citati dal Dlgs 231/01, altri sono invece oggetto dell’elaborazione svolta da confindustria.La struttura del sistema di gestione in base alle linee guida di confindustria1) Analisi preliminare dei rischi (possibili rischi di commissione dei reati) e definizione delle misure conseguenti1.1) Protocolli (regole e procedure di comportamento)2) Codice etico (o di comportamento) con riferimento ai reati ex D. Lgs. n. 231/20012.1) Sistema disciplinare e meccanismi sanzionatori3) Istituzione di un organismo di vigilanza autonomo e indipendente3.1) Regolamento e composizione ODV
linea guida UNI INAIL,
Modelli di organizzazione e di gestione,
portale d lgs 81,
Il DL 97/2008 , all' esame del Senato , richiamando il D. Lgs 81 del 2008 in materia di sicurezza sul lavoro , ha previsto una serie di differimenti e proroghe .Le disposizioni di cui all'articolo 18, comma 1, lettera r), e all'articolo 41, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2009.Slittano al 1° Gennaio 2009 :Le sanzioni sulle mancate comunicazioni degli infortuni e le visite medicheLa redazione del piano di valutazione rischiLe misure antincendio per le strutture alberghiere e ricettive di maggiori dimensioniIl divieto degli arbitrati in materia di contratti pubblici.
DL 97/2008,
Il DL 97/2008 , all' esame del Senato , richiamando il D. Lgs 81 del 2008 in materia di sicurezza sul lavoro , ha previsto una serie di differimenti e proroghe .Le disposizioni di cui all'articolo 18, comma 1, lettera r), e all'articolo 41, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2009.Slittano al 1° Gennaio 2009 :Le sanzioni sulle mancate comunicazioni degli infortuni e le visite medicheLa redazione del piano di valutazione rischiLe misure antincendio per le strutture alberghiere e ricettive di maggiori dimensioniIl divieto degli arbitrati in materia di contratti pubblici.Scopri di più
Per le attività svolte nei cantieri, cosa cambia rispetto alla 494?Con il Testo Unico vengono abrogati il D.Lgs. 494/96 ed il 493/96, che vengono sostituiti dai Titoli IV e V.* Il contesto definitorio (art.89 Testo Unico) di base del decreto legislativo 494/96 è rimasto immutato salvo che per il responsabile dei lavori e per il coordinatore per l’esecuzione dei lavoratori. Pur permanendo il regime di nomina facoltativa da parte del committente, il responsabile dei lavori coincide con il progettista per la fase di progettazione dell’opera e con il direttore dei lavori per la fase di esecuzione dell’opera medesima. * Inoltre, il legislatore ha esteso la “clausola di incompatibilità” CSE/Impresa: il coordinatore in fase di esecuzione dei lavori, oltre a non poter essere il datore delle imprese esecutrici come già indicato nel D. Lgs. n. 494/1996, non può essere ora neanche un suo dipendente né il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP) dallo stesso designato. Nell’art. 89 viene data, altresì, una definizione della “impresa affidataria” individuata quale impresa titolare del contratto di appalto con il committente e che, nella esecuzione dell'opera appaltata, può avvalersi di imprese subappaltatrici o di lavoratori autonomi.* Per quanto riguarda la idoneità tecnico-professionale dell’impresa affidataria, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi, il committente o il responsabile dei lavori, ai sensi dell’art. 90 comma del Testo Unico, è tenuto:§ a verificare l’idoneità tecnica professionale delle imprese e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, con le modalità specificate nell’allegato XVII;§ a chiedere alle imprese esecutrici una dichiarazione sull’organico medio annuo e sul contratto collettivo applicato ai dipendenti, oltre agli estremi delle denunce dei lavoratori fatte a Inps, Inail e casse edili (per i lavori privati non soggetti a permesso di costruire occorre il DURC e l’autocertificazione rispetto al contratto collettivo);§ a trasmettere all’amministrazione, prima dell’inizio dei lavori, il nominativo delle imprese esecutrici dei lavori e la documentazione esteso anche ai lavori eseguiti in economia mediante affidamento delle singole lavorazioni a lavoratori autonomi, ovvero ai lavori realizzati direttamente con proprio personale dipendente senza ricorso all'appalto.* Il Testo Unico introduce poi nell’art. 90 un’altra novità che riguarda i casi nei quali sussiste l’obbligo da parte del committente di designare i coordinatori in fase di progettazione ed in fase di esecuzione: Nel nuovo Testo Unico (art. 90 comma 3), infatti, l’obbligo da parte del committente, anche in caso di coincidenza con l’impresa esecutrice, della nomina dei coordinatori sussiste sempre nel caso in cui sia prevista la presenza in cantiere di più imprese anche non contemporanee, al di là quindi della sua entità e rischiosità, a meno che nel cantiere stesso non siano eseguiti dei lavori non soggetti a permessi di costruire. * Una ulteriore novità introdotta con l’art. 90 del nuovo Testo Unico riguarda la sospensione del titolo abilitativo, già prevista nell’art. 3 comma 8 lettera b-bis) del D. Lgs. n. 494/1996 nel caso di assenza della certificazione della regolarità contributiva, e che ora opererà anche in assenza del piano di sicurezza e di coordinamento o del fascicolo dell’opera o anche in assenza della notifica preliminare quando previsti. * Importante è ancora la novità introdotta con l’art. 93 per quanto riguarda la responsabilità del committente ed il rapporto fra questi ed il responsabile dei lavori; infatti, rispetto al sistema previgente, la responsabilità del committente nel rapporto con il responsabile dei lavori ha natura mista: di esonero limitatamente all’incarico conferito (necessariamente con delega di funzioni); di non esonero quanto al profilo di “culpa in vigilando” in ordine alla verifica di alcuni adempimenti delegati.* Dalla lettura dell’art. 96 si evince che gli obblighi per le imprese aumentano di numero e vengono assoggettati alla sanzione penale. L’accettazione da parte di ciascun datore di lavoro delle imprese esecutrici del piano di sicurezza e coordinamento di cui all’art.100 e la redazione del piano operativo di sicurezza costituiscono, limitatamente al singolo cantiere interessato, adempimento giuridico dell’obbligo di valutazione dei rischi e di suo aggiornamento, nonché di quello relativo all’informazione ai propri subappaltatori e lavoratori autonomi.* Con il Testo Unico vengono, inoltre, introdotti con l’art. 97 nuovi obblighi a carico del datore di lavoro delle imprese affidatarie i quali sono chiamati a vigilare sulla sicurezza dei lavori affidati e sull'applicazione delle disposizioni e delle prescrizioni del piano di sicurezza e coordinamento nonché a coordinare gli interventi finalizzati all’attuazione delle misure generali di sicurezza ed a verificare la congruenza dei piani operativi di sicurezza (POS) delle imprese esecutrici rispetto al proprio, prima della loro trasmissione al coordinatore per l'esecuzione.* In merito ai requisiti professionali del coordinatore per la progettazione e del coordinatore per l'esecuzione dei lavori con l’art. 98 del Testo Unico i titoli di studio e professionali dei coordinatori sono stati attualizzati rispetto all’art.10 del dlgs. 494/96, e i contenuti e le modalità dei corsi di qualificazione professionale sono stati normati all’allegato XIV del Testo Unico.* Per quanto riguarda i piani di sicurezza e di coordinamento nell’art. 100 del Testo Unico sono state riportate le disposizioni già contenute nell’art. 12 del D. Lgs. n. 494/1996, salvo che per i contenuti minimi e l’indicazione della stima dei costi della sicurezza, definiti all’allegato XV del Testo Unico.* Circa l’obbligo di trasmissione dei piani di sicurezza (art. 101) , il sistema è rimasto invariato, salvo che per la parte sul flusso tra imprese esecutrici e impresa affidataria: viene imposto che tutte le imprese esecutrici debbano trasmettere il POS all’impresa affidataria la quale, previa verifica della congruenza rispetto al proprio piano di sicurezza, lo trasmette al coordinatore per la esecuzione.* Infine, con l’ art. 157 del Testo Unico le sanzioni a carico degli inadempienti risultano incrementate rispetto a quelle già stabilite nel D. Lgs. n. 494/1996.
esempio piano di sicurezza,
piano di sicurezza cantieri,
SICUREZZA: D.Lgs.81/08 prime modifichePunto della situazione sul D.Lgs.81/08 (c.d. TESTO UNICO)Gli ultimi decreti legge hanno apportato delle modifiche al D.lgs.81/08:News sul Decreto Legge n.112 http://www.consorzioinfotel.it/portaleconsulenti/news.php?item.168.1News sul Decreto Legge n.97 http://www.consorzioinfotel.it/portaleconsulenti/news.php?item.152.1Ricapitoliamo:DECRETO-LEGGE 25 giugno 2008, n. 112 Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria. (GU n. 147 del 25-6-2008 - Suppl. Ordinario n.152) Art. 39: "12. Alla lettera h) dell'articolo 55, comma 4, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, le parole «degli articoli 18, comma 1, lettera u)» sono soppresse."Quindi, viene soppressa la sanzione prevista per il datore di lavoro per non aver fornito la tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l'indicazione del datore di lavoro.Dallo stesso decreto legge, altre modifiche al D.Lgs.81/08:Art. 41:...11. All'articolo 14, comma 1, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 eliminare le parole: «ovvero in caso di reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale di cui agli articoli 4, 7 e 9 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, e successive modificazioni, considerando le specifiche gravita' di esposizione al rischio di infortunio,». 12. All'articolo 14, comma 4, lettera b), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 eliminare le parole: «di reiterate violazioni della disciplina in materia di superamento dei tempi di lavoro, di riposo giornaliero e settimanale, di cui al decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, o».DECRETO-LEGGE 3 giugno 2008, n. 97Proroga obbligo comunicazione dati infortuni sul lavoro (art. 4, c. 2)" Le disposizioni di cui all'articolo 18, comma 1, lettera r), e all'articolo 41, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2009." Il Dlgs 81/08 all'articolo 18 , comma 1 lettera r) riporta:" comunicare all'INAIL, o all'IPSEMA, in relazione alle rispettive competenze, a fini statistici e informativi, i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un'assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell'evento e, a fini assicurativi, le informazioni relative agli infortuni sul lavoro che comportino un'assenza dal lavoro superiore a tre giorni;"Per cui, tale comunicazioni saranno obbligatorie dal 1 gennaio 2009.Inoltre, La 6.a Commissione del Senato ha approvato un emendamento al ddl n. 735-Senato di Conversione in legge del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97: tende a rinviare al 1 gennaio 2009 gli adempimenti sulla valutazione dei rischi che dovrebbero entrare in vigore il 29 luglio 2008. Andrà ora al parere delle Aule del Senato e della Camera.Per cui, le attuali disposizioni rimarranno in vigore fino alla pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale, che seguirà alla definitiva approvazione. Lavoro System è il software per la gestione completa della sicurezza nei luoghi di lavoro aggiornato al D.Lgs. n.81 del 09.04.08 (Attuazione ufficiale e definitiva del Testo Unico sulla Sicurezza - ex D.Lgs 626/94). Consente di classificare ed identificare i livelli di rischio e migliorare nel tempo le prestazioni in materia di sicurezza. Implementato attraverso le più recenti tecnologie informatiche (.Net e Database relazionale Microsoft SQL Server Express) risulta semplice ed immediato nell’utilizzo, personalizzabile ed affidabile. Attraverso Lavoro System, ideato e realizzato per i consulenti della sicurezza ed ottimale per aziende, imprese, fabbriche ed industrie, si può effettuare una valutazione completa dei rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori. Come intervengono i software di Consorzio Infotel in un sistema di gestione della sicurezza (SGSL) ? Clicca Qui Il software permette di identificare i luoghi di lavoro (reparti, postazioni di lavoro) identificare i pericoli e le fonti potenziali di rischio, individuare i soggetti esposti, stimare i rischi considerando adeguatezza ed affidabilità delle misure di tutela già in atto, definire le misure di prevenzione e protezione atte a cautelare i lavoratori, programmare le azioni di prevenzione e protezione con priorità derivanti da: Gravità dei danniProbabilità di accadimento Numero di lavoratori esposti Complessità delle misure di intervento (prevenzione, protezione) da adottare Lavoro System si avvale della tecnologia XML, in questo modo diventa molto semplice e rapido lavorare e condividere i propri lavori con altri utenti. Tra le principali funzionalità del software, si evidenziano: Possibilità di gestire per ogni azienda più unità produttive/stabilimenti; per ogni singolo stabilimento sarà possibile inserire i reparti e le singole postazioni di lavoroUtilizzo di archivi di base a corredo dell software completi di: Categorie ISTAT-Ateco 2007, Attività Prototipo, Gruppi di Verifica, Macchine, Attrezzature, Sostanze, Impianti, DPI, Segnaletica, Protocollo Sanitario) ulteriormente ampliabili dall’utente Elementi degli archivi con scheda tecnica e riferimenti normativi, immagini e relative misure di prevenzione e protezione Gestione del programma di miglioramento aziendale tramite una check list dei gruppi di verifica inseritiEsportazione Anagrafica Aziendale e Dipendenti in SicurtoolRedazione e stampa del DUVRI ai sensi dell'Art. 26, Comma 3 D.Lgs 81/2008 (Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenze) per la gestione dei lavori di appalto/subappalto, forniture e servizi tramite modulo (vendibile anche separatamente)Redazione dei costi relativi alla sicurezza del lavoro (Art. 26, Comma 3 D.Lgs 81/08) Gestione Anagrafica dipendenti con la redazione del Verbale di Consegna DPI e redazione dello storicoRedazione del Piano di Emergenza ed Evacuazione Gestione formazione/informazione dei dipendenti Stampa delle nomine ed autocertificazione dei rischi(Modulo Opzionale) Gestione delle visite mediche con scadenziario e storico delle visite (Modulo Opzionale) Gestione del Registro degli Infortuni Funzionamento in rete LAN o anche tramite modulo di immissione dati via Web Backup e ripristino dei dati Completa operabilità con qualsiasi editor di testo rtf a
i contenuti del Testo unico per la sicurezza,
SICUREZZA: D.Lgs.81/08 prime modifiche,
Tra gli interventi previsti: la realizzazione della Scuola INAIL di Formazione in prevenzione, la strutturazione della campagna itinerante “Camper della formazione” e l’istituzione della nuova figura dell’operatore per la prevenzione. I fondi stanziati ammontano a 46 milioni di euro per il 2008 e a 56 milioni di euro per il 2009 ROMA – Puntare sulla formazione e sull’informazione per rilanciare le politiche di prevenzione nei luoghi di lavoro. E’ questo l’obiettivo del nuovo piano triennale predisposto dal Cda dell’INAIL, che dovrà essere approvato dal Consiglio di Indirizzo e Vigilanza. Secondo quanto già previsto dal nuovo Testo Unico (DL 81/2008), che tende a valorizzare le azioni di sistema e la responsabilità degli attori pubblici, l’INAIL intende, infatti, sviluppare un modello organizzativo più integrato che permetterà a soggetti con ruoli e competenze professionali diverse, di lavorare in rete ed elevare il livello dei servizi offerti. E per farlo ha pensato a nuove e importanti misure di intervento. In primo luogo l’istituzione dell’operatore per la prevenzione: una nuova figura professionale chiamata a promuovere attivamente sul territorio la cultura della sicurezza, valorizzando le relazione con le istituzioni e le parti sociali. Entro la fine del 2008 saranno disponibili presso tutte le strutture territoriali, le risorse per diffondere capillarmente il processo prevenzione, che verrà così radicato operativamente in tutte le sedi provinciali. Per quanto riguarda la formazione, una delle priorità del Piano triennale è la creazione di una Scuola INAIL di Formazione in prevenzione, concepita come un polo formativo a livello nazionale. L’iniziativa sarà rivolta in particolare alle piccole e medie imprese, alle parti sociali e alla Pubblica Amministrazione. L’esperienza già esistente, che si alimenterà in termini di strategie e prodotti con l’avvio della Scuola, è quella di uno sviluppo territoriale dell’attività di formazione, attraverso un “network di poli formativi”: sette sul territorio e uno centrale con funzioni anche di coordinamento e monitoraggio della rete. Tra gli altri interventi previsti, anche la strutturazione della tipologia di intervento informazione–formazione, sperimentata positivamente con la campagna itinerante “Camper della formazione”. Tale modalità consentirà di raggiungere in maniera mirata e capillare target particolarmente importanti, come ad esempio i lavoratori dei cantieri edili. Sul fronte informativo, invece, sarà potenziato ulteriormente il SINP (Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione) e verranno implementate costantemente le mappe di rischio territoriali, per una definizione sempre più puntuale delle politiche del Sistema di prevenzione. “ Oggi l’INAIL può offrire al proprio interno e agli interlocutori esterni una prospettiva nuova, frutto di un considerevole impegno progettuale ed economico”, ha affermato il Presidente dell’Istituto Vincenzo Mungari. “Il Piano di Settore triennale assume i risultati raggiunti quale base di sviluppo e di rilancio, definendo i programmi miranti ad indirizzare l’attività dell’Istituto verso un opportuno rafforzamento delle politiche di prevenzione, secondo modalità di azione consolidate, che si spingono ben oltre le logiche meramente assicurative”. Il piano triennale prevede uno stanziamento per le politiche della prevenzione di 46,1 milioni di euro per l’anno 2008 e di 56,1 milioni di euro per l’anno 2009. A tali risorse si aggiungono 120.000.000 euro che l’INAIL sta spendendo in una sperimentazione pluriennale a sostegno delle aziende che investono in sicurezza e che si esauriranno nel 2012.fonte Inail
Formazione in prevenzione,
Scuola INAIL,
Il Testo Unico, soprattutto col suo Titolo I configura un nuovo sistema complesso, alle cui basi troviamo:• Principi comuni di fondoIndicati come comuni a tutto l’articolato (art.1, finalità), sono particolarmente importanti perché esplicitano l’intento di tutto il testo (che dovrebbe permearlo tutto) : garantire uniformità di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori con attenzione anche alle differenze di genere, di età, alle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati.Condividiamo pienamente tali principi, vanno coerentemente applicati e valorizzati.In alcuni casi sono riscontrabili pienamente, a volte meno, nello specifico dell’articolato.• Definizioni strategicheIn gran parte nuove, sostanziano e declinano, ampliano o delimitano, a seconda dei casi, concetti,figure, ruoli, strutture (art. 2, che alleghiamo).Tra queste una nuova definizione di lavoratore, che comporta modifiche e pone alcunecontraddizioni riguardantii lavoratori e i loro diritti di base alla salute e sicurezza lavorativaE’ una tematica essenziale alla luce della sempre più complessa realtà odierna, ed è delicata al tempo stesso, richiedendo concrete scelte, non facili, in tema di diritti effettivi (quanti, quali, come), per darvi adeguato riscontro. I punti (articoli) che ne trattano sono a nostro avviso innovativi quanto a obiettivi dichiarati, ma non tutti sufficientemente omogenei tra loro e organici coi principi posti , nel come li si articola.Si tratta da un lato di una significativa estensione di diritti precedenti o introduzione di diritti prima inesistenti, dall’altro di operazioni poco comprensibili, o non sufficientemente rispondenti ai bisogni.Fonte CISL Milano
Software Testo Unico,
Il testo, nell’introdurre la nuova definizione di lavoratore (art. 2), lo indica come persona che, indipendentemente dalla tipologia contrattuale, svolge un’attività lavorativa nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato, con o senza retribuzione, anche al solo fine di apprendere un mestiere, un’arte o una professione, esclusi gli addetti ai servizi domestici e familiari.Se la definizione appare più aperta ed estesa che in passato, l’esclusione degli addetti ai servizi domestici e familiari, crea ombre e contraddizioni, anche con le finalità dichiarate: sono infatti certamente lavoratori, e ancor più lavoratrici, spesso immigrate/i, e con retribuzione in busta paga e versamento di contributi 7.Ai lavoratori vengono invece, in positivo, equiparati i volontari nonché i tirocinanti.Sono confermate poi altre figure già equiparate dal 626:-socio lavoratore di cooperative o società di fatto (aggiungendosi gli “associati in partecipazione”)-allievi di scuole, università e partecipanti a corsi di formazione professionale in cui si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro, agenti chimici fisici e biologici (aggiungendosi “ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali limitatamente ai periodi di effettiva esposizione).Noi eravamo convinti, sin dall’uscita del 626, dell’opportunità di equiparare ai lavoratori non solo alcuni ma tutti gli allievi, di tutte le realtà scolastiche. Anche rispetto alla realtà di fatti che sempre più spesso accadono negli ambienti scolastici sarebbe davvero stata buona cosa. Evidenziamo comunque che i rischi vanno sempre globalmente intesi e che la valutazione dei rischi posta in capo ai datori di lavoro dovrà in tutti i casi considerare chiunque a qualunque titolo ne risulti esposto, rischi psicosociali compresi (artt. 2 e 28).L’aver mantenuto contraddittorie, a nostro avviso, delimitazioni a taluni rischi fisici, di taluni ambienti, nonché ai soli rischi materiali é un tipo di problematica che ricorre anche nei confronti di diverse altre categorie.Fonte Cisl Milano
Nuova definizione di lavoratore,
La formazione (art. 37), che contempla sostanziosi arricchimenti, dovrà:-essere sufficiente ed adeguata, anche rispetto alle conoscenze linguistiche; -essere sufficiente ed adeguata anche nel merito dei rischi specifici trattati in tutti gli altri titoli del TU (abbreviazione usata per “Testo Unico”) -essere svolta in modo adeguato, specifico, continuativo anche per i preposti (v. art. 19) 11.-essere facilmente comprensibile e consentire di acquisire conoscenze e competenze necessarie -nel caso di lavoratori immigrati, avvenire previa verifica della comprensione e della conoscenza della lingua veicolare (quindi non necessariamente italiana) utilizzata nel percorso formativo. Per i lavoratori in generale (compresi quelli autonomi e le imprese familiari, per cui è tuttavia – come già detto- facoltativa), la formazione verterà su una serie di concetti che riprendono e integrano quelli già previsti (resta assente quello, importantissimo, di organizzazione del lavoro) nonché sui rischi, i possibili danni, le misure e le procedure riguardanti il settore o comparto aziendale. Un accordo Stato Regioni dovrà, previa consultazione delle parti sociali, definirne entro un anno durata, contenuti minimi (rendendo quindi possibile integrare quanto qui non previsto), nonché modalità. Le competenze acquisite saranno registrate nel “libretto formativo del cittadino”, di esse dovrà tener conto il datore di lavoro ai fini della programmazione, nonché gli organismi di vigilanza ai fini della verifica sul rispetto degli obblighi. Per tutti i lavoratori, come già previsto dal 626, la formazione dovrà essere sistematicamente aggiornata. Si introduce uno specifico obbligo di aggiornamento periodico per le figure dei lavoratori incaricati della lotta antincendio e primo soccorso 12 I nuovi diritti sono esigibili da subito (ovvero dal 15/5/08) tranne per la nuova formazione. Nella riunione periodica (che esamineremo successivamente) si discuterà anche della formazione dei lavoratori. Sarebbe importante non limitarsi ad attendere quanto dirà l’accordo Stato-Regioni ma proporre e sperimentare, a livello territoriale attraverso gli organismi paritetici, o aziendale laddove ve ne siano adeguate condizioni (anche di garanzia qualitativa), il nuovo modello formativo. Un altro nuovo concetto, che delimita per alcuni aspetti specifici la figura di lavoratori, è il loro “computo” (art. 4). A seconda che siano o meno anche considerati “computabili”, o per quale durata di ore e periodo lavorativo lo siano, ne derivano conseguenze, variamente riguardanti le singole realtà aziendali, su, ad esempio: -il numero e la tipologia di RLS eleggibili -la tipologia di obblighi per il datore di lavoro rispetto alla valutazione dei rischi, alla riunione periodica, alle ore di aggiornamento formativo riguardanti l’RLS (v. sotto) -obbligo di dotarsi di SPP interno, possibilità per datore di lavoro di assumere il compito di RSPP (Responsabile del Servizio) -le quote di contributo per lavoratore a carico delle aziende in cui non venga eletto l’RLS interno, da destinarsi ad un fondo a sostegno della PMI, dei RLST e alla pariteticità, costituito presso l’Inail (v. più sotto) Per una più precisa valutazione rinviamo alla lettura dell’articolo specifico: pur presentando qualche sfrido, in linea di massima riteniamo comunque apprezzabile lo sforzo di equità compiuto a
RLS RSSP,
Sono definiti (art. 2 C.1 ee) “sedi privilegiate per: la programmazione di attività formative e l’elaborazione e raccolta di buone prassi a fini prevenzionistici; lo sviluppo di azioni inerenti la salute e sicurezza sul lavoro; l’assistenza alle imprese finalizzata all’attuazione degli adempimenti in materia; ogni altra attività o funzione assegnata loro dalla legge o dai contratti collettivi di riferimento” Alcune funzioni accessorie sono state inserite in punti dell’articolato che trattano soprattutto di altro, prevedendone un operato: nell’ambito del sistema informativo nazionale (art. 8 C.2), quali concorrenti, assieme agli istituti a carattere scientifico, allo sviluppo di tale sistema (ivi compresi quelli che si occupano di salute delle donne, altro riferimento interessante ma un po’ oscuro). nel contesto degli organismi (art. 10) che possono svolgere informazione, assistenza, consulenza, formazione, promozione in materia di SSL (Salute e Sicurezza nel Lavoro) , in particolare nei confronti delle imprese artigiane, agricole e delle PMI (è un allargamento anche agli OP di quanto già previsto dal 626 per numerosi enti pubblici nonché per i patronati, avvenuto in un contesto di specificazioni utilmente apportate alla precedente articolazione rispetto al ruolo delle ASL). nella definizione del sistema di qualificazione delle imprese (art. 27), come soggetti che possono produrre indicazioni a tale riguardo. Le funzioni principali sono invece declinate nell’art. 51 ad essi interamente dedicato. Sono state al riguardo lasciate aperte varie porte, prevedendone un ruolo piuttosto sfumato (o fumoso…), evitando così paventati rischi di sovrapposizioni di funzioni con gli organismi ispettivi, ma non apportandovi neppure effettive innovazioni di ruolo e funzioni. Produrle avrebbe significato disporre di una chiara e condivisa loro visione, che si è rivelata difficile da prodursi in un quadro di esperienze e aspettative diverse fra settori e relative parti sociali, non tutte sufficientemente mature (vedremo più sotto che le esperienze saranno rese oggetto di monitoraggio da parte istituzionale). Conseguentemente non sono stati privilegiati finanziamenti a sostegno effettivo di tutti gli OP (considerando, presumibilmente, prioritario invece privilegiare quelli inesistenti o solo centralizzati o esistenti solo sulla carta . Le innovazioni comunque apportate riguardano:-la “possibilità” di supportare le imprese nell’individuazione di soluzioni tecniche e organizzative dirette a migliorare la SSL-la “possibilità”, purché dispongano di specifiche competenze tecniche in materia di SSL, di effettuare anche sopralluoghi nei luoghi di lavoro del territorio e comparto produttivo di competenza finalizzati a quanto sopra. Si introducono inoltre alcuni loro obblighi:-trasmettere al Comitato nazionale istituzionale (di cui all’art. 5), una relazione annuale sull’attività svolta. -comunicare alle aziende che opteranno per l’RLST, nonché agli organi di vigilanza territorialmente competenti, i loro nominativi E’ questa una parte tutta da ricontrattare e su cui sviluppare accordi. Non ne vengono definiti i livelli. L’incertezza dei finanziamenti non può essere scusa per non riqualificarne ruolo e contenuti (oltre ad informazione e formazione, ad es. qualificazione imprese, sviluppo di buone prassi nelle stesse, elaborazioni congiunte su tutti i temi di rilievo, ricerca soluzioni e proposte alle imprese per soluzioni organizzative e tecniche).
Salute e Sicurezza nel Lavoro,