Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-923-codice-civile-cose-suscettibili-di-occupazione
Timestamp: 2019-04-19 11:31:41+00:00
Document Index: 123658269

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 923', 'art. 184', 'art. 647', 'art. 923', 'art. 927', 'art. 923', 'art. 923']

Art. 923 codice civile: Cose suscettibili di occupazione | La Legge per tutti
Occupazione: modo di acquisto a titolo originario della proprietà dei beni mobili che non appartengono a nessuno (res nullius): la proprietà si acquista con la materiale presa di possesso della cosa.
Bene che non è di proprietà di alcuno: è la cosa che non è mai stata di proprietà di alcuno (res nullius), o quella che, già in proprietà di taluno, in seguito è stata «abbandonata» (res derelicta).
Scopo della norma è quello di consentire e legittimare l’impossessamento di cose abbandonate o disponibili in natura. A tal fine, è sufficiente la mera volontarietà del comportamento.
L'art. 183 codice dell'Ambiente emanato con il d.lg. n. 152 del 2006 definisce "¿rifiuto¿" qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l'intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi; ricollegando l'elemento materiale (sostanza od oggetto) ad un evento interruttivo della relazione di utilità tra fruitore del bene e quest'ultimo; evento ascrivibile al fatto oggettivo dell'intervenuta inidoneità all'uso e, comunque, del suo rilascio reale, intenzionale od obbligatorio, salva l'eventuale riappropriazione e riutilizzazione di terzi tramite l'istituto dell'occupazione (art. 923 c.c.) (nel caso di specie, la qualificazione delle cisterne come rifiuto si deduce, ulteriormente e per metodo sottrattivo, dalla loro non classificabilità tra le categorie di sottoprodotti, come qualificati dall'art. 184 bis del codice ambientale n. 152 del 2006 e come nettamente individuati, con ampi riferimenti normativi e giurisprudenziali, interni e comunitari, dal Consiglio di Stato).
Ai fini della verifica della sussistenza del reato di cui all'art. 647 c.p. vanno esaminate le disposizioni di cui agli art. 923 e 927 c.c., quest'ultima richiamata dalla norma penale. A tale proposito mentre gli art. 927 e seguenti c.c. stabiliscono precisi obblighi a carico di coloro i quali rinvengono cose le quali siano - oppure che si abbia ragione di ritenere che siano - smarrite, con la conseguenza che il conseguimento del possesso di una cosa mobile smarrita costituisce reato, al contrario l'impossessarsi di cose mobili abbandonate da terzi costituisce, ex art. 923 c.c., uno dei modi legittimi di acquisto della proprietà e non costituisce pertanto reato.
Tribunale Milano 03 aprile 2001
Anteriormente alla legge n. 968 del 1977 - che ha incluso la fauna selvatica italiana nel patrimonio indisponibile dello Stato - gli animali selvatici (nella specie, cervi e cinghiali) non custoditi in fondi chiusi dovevano considerarsi res nullius, suscettibile di occupazione a norma dell'art. 923 c.c. Pertanto, la fauna selvatica insediata in un fondo all'atto dell'entrata in vigore della predetta legge non può ritenersi appartenente al proprietario dello stesso in ragione della semplice condotta passiva di questi, di chiusura o recinzione del fondo idonea ad impedire il passaggio del bestiame, essendo necessaria, altresì, un'attività di custodia atta a realizzare una pur parziale e minima mansuetudine degli animali.
Cassazione civile sez. I 10 marzo 1994 n. 2338
Ritenuto che l'animale di compagnia non può essere più collocato nell'area semantica concettuale delle "cose", ma ormai nell'area degli esseri "senzienti", i coniugi che procedano a separazione personale possono validamente stabilire, in seno agli accordi, che un animale di compagnia, nella specie un gatto, resti a vivere nell'ambiente dove permane la moglie, e dove è anche collocata la figlia minorenne della coppia; sulla moglie graveranno le spese ordinarie relative all'animale, mentre le spese straordinarie per il medesimo graveranno, in parti uguali, tra i coniugi.
Tribunale Milano sez. IX 13 marzo 2013
In sede di separazione, non essendo l'animale una "cosa", bensì un essere senziente, è legittima facoltà dei coniugi quella di regolarne la permanenza presso l'una o l'altra abitazione e le modalità che ciascuno dei proprietari deve seguire per il mantenimento dello stesso.