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Timestamp: 2020-08-14 20:57:20+00:00
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Muro di contenimento a confine proprietà: non è "costruzione" | Sentenze
Scritto il Marzo 1, 2017 da sentenze
Muro di contenimento a confine proprietà: Il muro con funzione di sostegno del soprastante declivio esclude la sua riconducibilità al genus “costruzione”, e ciò sia ai fini pubblicistici della sottoposizione alregime concessorio, sia ai fini privatistici della disciplina delle distanze legali.
Nel caso di specie i giudici non hanno considerato la difesa del ricorrente “ove considera isolatamente alcuni tratti del muro, in tesi non collimanti con il prospetto del declivio”, ritenendo “la presenza di un costone montano sufficiente a riconoscere al muro, strutturalmente continuo ed unitario, la funzione di contenimento”
…Peraltro, le asserzioni del ricorrente circa l’assunto distacco di talune porzioni del muro dall’andamento del declivio, al fine di creare un terrapieno artificiale, sono sprovviste di prova idonea, convincente e, per così dire, liquida che dimostri la manifesta abnormità della deviazione del corso del muro, tale da far perdere allo stesso, nei tratti in questione, ogni pur indiretta funzione contenitiva….
Il confinante è contro-interessato nei giudizi relativi ai provvedimenti dell’Amministrazione comunale riferiti ad opere edilizie realizzate o realizzande sull’attigua proprietà che egli assuma, a torto o a ragione, violative dei propri interessi.
…Nella specie, per giunta, si dibatte di opere murarie erette proprio sul confine….
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Consiglio di Stato sentenza n. 944 1 marzo 2017
Le signore L., P. e L. Omissis, proprietarie di un terreno in Comune di Baselga di Pinè, hanno impugnato in primo grado avanti il T.R.G.A. del Trentino – Alto Adige, sede di Trento:
a) con ricorso introduttivo, le ordinanze comunali prot. n. 6462 e 6463 emesse dal Comune di Baselga di Pinè in data 6 giugno 2005, recanti l’una ordine di sospensione dei lavori, l’altra ordine di messa in pristino stato in relazione ad opere murarie di confine (due porzioni di muratura di confine di altezza superiore a 3 metri) che l’Ente locale assumeva erette in assenza della necessaria concessione edilizia;
b) con un primo ricorso per motivi aggiunti, il parere n. 211 reso dalla commissione edilizia comunale del Comune di Baselga di Pinè in data 10 ottobre 2005 sulla domanda da loro medio tempore avanzata di concessione in sanatoria, nella parte in cui, pur esprimendo parere favorevole all’accoglimento dell’istanza, si aggiungeva la dizione “con la condizione che trattasi di costruzione”;
c) con un ulteriore ricorso per motivi aggiunti, il successivo parere n. 22 reso dalla commissione edilizia comunale in data 9 gennaio 2006, nella parte in cui si irrogava una sanzione precisando che la precedente “dizione favorevole era da intendersi nei riguardi dell’applicazione della sanzione, in quanto opera non contrastante con rilevanti interessi urbanistici”.
Né l’Amministrazione comunale né i signori Omissis G. ed A., proprietari del fondo attiguo ed evocati “in via cautelativa”, si sono costituiti in giudizio.
Con la sentenza n. 325 il T.R.G.A. ha accolto il ricorso a spese compensate ed annullato gli atti impugnati, ritenendo:
– quanto al ricorso introduttivo, che fosse “incontestato” che le opere murarie de quibus fossero in parte il frutto di una ricostruzione previa demolizione “su ordine della magistratura ordinaria che ne aveva disposto il consolidamento”, in parte preesistessero in situ da oltre 20 anni e non fossero interessate da lavori in corso;
– quanto ai due ricorsi per motivi aggiunti, che il primo parere non potesse che riferirsi alla sanabilità dell’opera e non al solo aspetto sanzionatorio e che, comunque, non costituisse “costruzione” ai fini della disciplina delle distanze legali il muro che, nel caso – come nella specie – di dislivello naturale, assolvesse primariamente alla funzione di sostegno e contenimento del declivio.
Il sig. G. Omissis ha interposto appello, sostenendo, anche in virtù di fotografie allegate al ricorso, che le porzioni di muro in questione, lungi dal contenere un costone montano, servissero a creare un terrapieno artificiale adibito dalle signore Omissis a piazzale di pertinenza del sovrastante edificio di loro proprietà; del resto, il relativo consolidamento sarebbe stato a suo tempo ordinato dal G.O. a seguito del cedimento del vecchio muro determinato proprio “dalla spinta del terreno riportato a ridosso”. L’appellante ritiene, pertanto, le opere de quibus “costruzioni” ad ogni effetto giuridico, come tali soggette, tra l’altro, alle disposizioni in tema di distanze legali.
Si sono costituite le sole signore Omissis, lamentando in rito l’inammissibilità del ricorso in appello per carenza di legittimazione, non rivestendo in tesi il sig. Omissis la qualità di contro-interessato, nel merito l’infondatezza del gravame, per l’evidenza documentale circa la natura di contenimento del declivio assolta dal muro in questione; hanno, inoltre, formulato appello incidentale quanto alla compensazione delle spese operata in primo grado nei confronti del sig. Omissis, ove ne dovesse essere riconosciuta la qualità di contro-interessato.
In vista della trattazione del ricorso il solo Omissis ha versato in atti memoria scritta.
Il ricorso è stato discusso all’udienza pubblica del 9 febbraio 2017 e, quindi, trattenuto in decisione.
Il Collegio rileva, in primo luogo, l’inammissibilità delle produzioni documentali allegate all’atto di appello: già prima della vigenza del c.p.a., infatti, la giurisprudenza aveva, dopo iniziali perplessità, ritenuto che il divieto di nova probatori nel giudizio di appello, genericamente previsto dall’art. 345 c.p.c. (della cui applicazione anche al processo amministrativo non si dubitava) nel testo previgente alle modifiche apportate dalla l. 18 giugno 2009, n. 69, si estendesse anche alle prove precostituite, ossia ai documenti (ex multis Cons. Stato, Sez. IV, 6 agosto 2014, n. 4208).
Siffatta conclusione, del resto, è l’unica idonea a garantire da un lato l’effettività del contraddittorio, dall’altro il rispetto del doppio grado di giudizio, principio generale di diritto positivo seppur sprovvisto di “copertura” costituzionale.
Peraltro, nella specie il ricorrente non ha dimostrato di non aver potuto difendersi in prime cure per causa a lui non imputabile.
Sempre in rito, il Collegio respinge la censura di inammissibilità del ricorso in appello formulata dalle signore Omissis: per pacifica giurisprudenza, infatti, il confinante è contro-interessato nei giudizi relativi ai provvedimenti dell’Amministrazione comunale riferiti ad opere edilizie realizzate o realizzande sull’attigua proprietà che egli assuma, a torto o a ragione, violative dei propri interessi. Nella specie, per giunta, si dibatte di opere murarie erette proprio sul confine.
Quanto al merito, il ricorrente non ha specificamente impugnato le statuizioni della sentenza di primo grado relative alla preesistenza ultraventennale in situ di una delle due porzioni di muro, su cui ha argomentato solo con la memoria depositata in vista dell’udienza: sul punto, dunque, è calato il giudicato.
Il restante tratto di muro è stato oggetto di ordine di consolidamento emanato dal Tribunale di Trento nell’ambito di giudizio di danno temuto radicato dai signori A. e G. Omissis e definito con sentenza n. 994 del 2000: tale pronuncia qualifica espressamente il fondo dei signori Omissis “sottostante” rispetto a quello in proprietà Omissis, come, del resto, prima facie dimostrano le fotografie prodotte in primo grado dalle signore Omissis; la sentenza, inoltre, aggiunge che la sopravvenuta instabilità del muro nel tratto in questione sarebbe stata almeno in parte dovuta ad opere medio tempore eseguite sul fondo dei signori Omissis, che si ribadisce essere ubicato “a valle” di quello Omissis.
Per quanto in atti, dunque, il muro in questione assolve ad una primaria o, comunque, prevalente funzione di contenimento del declivio naturale. Non ha pregio, sul punto, la difesa del ricorrente ove considera isolatamente alcuni tratti del muro, in tesi non collimanti con il prospetto del declivio: la presenza di un costone montano è, infatti, sufficiente a riconoscere al muro, strutturalmente continuo ed unitario, la funzione di contenimento.
Peraltro, le asserzioni del ricorrente circa l’assunto distacco di talune porzioni del muro dall’andamento del declivio, al fine di creare un terrapieno artificiale, sono sprovviste di prova idonea, convincente e, per così dire, liquida che dimostri la manifesta abnormità della deviazione del corso del muro, tale da far perdere allo stesso, nei tratti in questione, ogni pur indiretta funzione contenitiva.
L’esposta funzione di sostegno del soprastante declivio esclude, per giurisprudenza costante, la riconducibilità del muro al genus “costruzione”, e ciò sia ai fini pubblicistici della sottoposizione al regime concessorio, sia ai fini privatistici della disciplina delle distanze legali.
Comunque, la difesa delle signore Omissis, non contestata in proposito ex adverso, ha aggiunto che la ricostruzione del muro sarebbe stata posta in essere in sede di esecuzione coattiva della riferita sentenza n. 994 e sarebbe stata progettata e diretta dal consulente nominato dal Tribunale: anche per tale profilo, dunque, si palesa l’erroneità dei provvedimenti comunali, sempre che, in ottica più generale, si ammetta la possibilità per l’autorità comunale di interferire con ordini dati dall’autorità giudiziaria ed eseguiti da ausiliario all’uopo nominato.
E’, infine, infondato il ricorso incidentale.
La lesione della sfera giuridica delle signore Omissis è stata arrecata da provvedimenti autonomamente assunti dal Comune, in relazione ai quali la pregressa denuncia formulata, tra gli altri, dal signor Omissis assume una mera valenza sollecitatoria, priva di carattere cogente o, comunque, determinante: pertanto, la compensazione delle spese disposta in primo grado nei confronti del signor Omissis, pur qualificabile – contrariamente alle prospettazioni delle signore Omissis – come contro-interessato, si sottrae alle censure incidentali.
Il regolamento delle spese di lite, liquidate come in dispositivo tenuto conto dei criteri di cui all’art. 26, comma 1, c.p.a. e dei parametri stabiliti dal regolamento emanato con d.m. 10 marzo 2014 n. 55, segue la di gran lunga prevalente soccombenza.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sull’appello e sull’appello incidentale, come in epigrafe proposti, li rigetta.
Condanna il ricorrente Omissis G. a rifondere a Omissis L., Omissis P., Omissis L., in solido fra loro, le spese di lite, liquidate in complessivi € 4.000,00, oltre accessori come per legge.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 febbraio 2017 […]
sentenza n. 944 1 marzo 2017
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