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Timestamp: 2020-06-04 20:47:46+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7225 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7225 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 22/03/2017, (ud. 27/01/2017, dep.22/03/2017), n. 7225
sul ricorso 5820/2016 proposto da:
V.M., elettivamente domiciliato in ROMA, V. RAFFAELE CAVERNI
6, presso lo studio dell’avvocato GIANNINA CUTONE, rappresentato e
difeso dall’avvocato OTTAVIO FERRARA;
MINISTERO ECONOMIA FINANZE e AGENZIA DEL DEMANIO (OMISSIS),
AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;
avverso la sentenza n. 248/2015 della CORTE D’APPELLO di CAMPOBASSO,
1. Rilevato che V.M. ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza n. 248/2015 della Corte di Appello di Campobasso depositata il 10.11.2015 in un procedimento in materia di acquisto della proprietà per intervenuta usucapione.
che al ricorso resistono con controricorso il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia del Demanio;
che il relatore ha proposto l’improcedibilità ai sensi dell’art. 369 c.p.c., per mancato deposito della copia autentica della sentenza impugnata corredata dalla relata di notifica;
rilevato che il ricorrente ha depositato nell’imminenza della Camera di consiglio la relata di notifica della sentenza per via telematica;
ritenuto che sussistono le condizioni per pervenire immediatamente alla declaratoria di improcedibilità ai sensi dell’art. 369 c.p.c., perchè, come è stato ripetutamente affermato da questa Corte (v. Cass. S.U. ord. 16-4-2009, n. 9005, Cass. S.U. 16-4-2009 ord. n. 9006, Cass. 28-9-2009 n. 20795, Cass. 1-12-2009 n. 25296, Cass. 26/4/2010 n. 9928, Cass. 11-5-2010 n. 11376, Cass. 6-8-2010 n. 18416, Cass. 10-92010 n. 19271, Cass. 10-12-2010 n. 25070; più di recente, v. altresì Sez. 1, Sentenza n. 16549 del 2015 non massimata), la previsione – di cui all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2 – dell’onere di deposito a pena di improcedibilità, entro il termine di cui al 1 comma della stessa norma, della copia della decisione impugnata con la relazione di notificazione, ove questa sia avvenuta, è funzionale al riscontro, da parte della corte di cassazione – a tutela dell’esigenza pubblicistica (e, quindi, non disponibile dalle parti) del rispetto del vincolo della cosa giudicata formale – della tempestività dell’esercizio del diritto di impugnazione, il quale, una volta avvenuta la notificazione della sentenza, è esercitabile soltanto con l’osservanza del c.d. termine breve; che pertanto, nell’ipotesi in cui il ricorrente, espressamente ed implicitamente, alleghi che la sentenza impugnata gli è stata notificata, limitandosi a produrre una copia autentica della sentenza impugnata senza la relata di notificazione, il ricorso per cassazione dev’essere dichiarato improcedibile, restando possibile evitare la declaratoria di improcedibilità soltanto attraverso la produzione separata di una copia con la relata avvenuta nel rispetto dell’art. 372 c.p.c., comma 2 applicabile estensivamente, purchè però entro il termine di cui all’art. 369 c.p.c., comma 1 e dovendosi, invece, escludere ogni rilievo dell’eventuale non contestazione dell’osservanza del termine breve da parte del controricorrente ovvero del deposito da parte sua di una copia con la relata o della presenza di tale copia nel fascicolo d’ufficio, da cui emerga in ipotesi la tempestività dell’impugnazione;
considerato che, nel caso in esame, dalla consultazione del fascicolo non risulta il tempestivo deposito della copia conforme della sentenza corredata relata di notifica mentre nella nota di deposito lo stesso difensore dà atto della omissione, frutto – a suo dire – di errore dovuto al nuovo modo di notifica a mezzo p.e.c.;
ritenuto che sulla scorta di quanto esposto non è consentito il deposito tardivo;
considerato che presso le sezioni unite pende la questione della procedibilità del ricorso per cassazione quando la copia notificata della sentenza impugnata, non prodotta dal ricorrente, che pur abbia dichiarato l’esistenza di tale evento, sia stata depositata da un’altra parte nel giudizio di legittimità e che nel caso di specie si è fuori anche da tale ipotesi;
che pertanto il ricorso deve essere dichiarato improcedibile e la parte ricorrente, per il principio della soccombenza, va condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità nella misura indicata in dispositivo, restando così logicamente assorbita ogni altra questione;
considerato infine che il ricorso per cassazione è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è stato rigettato, per cui ricorrono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato-Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto del T.U. di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.
dichiara improcedibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in 2.500,00 oltre spese prenotate a debito.