Source: http://dirittiefrontiere.blogspot.it/2016/01/
Timestamp: 2017-04-29 17:24:15+00:00
Document Index: 11903423

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 8', 'art.\n10', 'art. 10', 'art. 22', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 10', 'art-10', 'art-14', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 14', 'art. 10']

Diritti e Frontiere: gennaio 2016
Una proposta dell'Unione Europea per criminalizzare l'assistenza umanitaria. In contrasto con la Costituzione italiana e con l'art. 12 del T.U. 286 del 1998
Non ci sono parole per commentare questa ennesima vergogna che si vorrebbe consumare a Bruxelles, come se non bastasse la crescita esponenziale di vittime dopo l'invio della missione Frontex Poseidon nelle acque dell'Egeo tra Grecia e Turchia.
http://humanrightsatsea-news.org/2016/01/28/migrants-die-after-confusion-over-sar-laws/
http://bigbrowser.blog.lemonde.fr/2016/02/01/pour-le-moment-personne-ne-soccupe-du-bebe-mort-alors-je-reste-a-ses-cotes-en-silence/
http://www.statewatch.org/news/2016/jan/eu-council-concl-migrant-smuggling-5481-rev-1-16.pdf
Piuttosto che incrementare le missioni di salvataggio si cerca di perseguire gli operatori umanitari che si sostituiscono agli agenti statali nella ricerca e nel salvataggio dei migranti in mare e sulle coste di arrivo. Ci saranno ancora morti a migliaia e sappiamo già chi sono i responsabili.
http://ilmanifesto.info/atene-respingere-vuol-dire-fare-affondare-i-barconi/
http://frontex.europa.eu/news/share-of-syrians-arriving-on-greek-islands-has-fallen-in-recent-months-POQt0V
Si minimizzano anche le vittime, erano almeno 35....persone, non numeri. Sono annegati solo ieri, oggi non li ricorda nessuno. Anche bambini, ma ormai non ci si commuove più.
http://www.repubblica.it/esteri/2016/01/30/news/migranti_mar_egeo_naufragio_migranti_morti-132347262/
La banalità del male. Da
https://www.youtube.com/watch?v=PEFP73paZ-I
della sicurezza interna, e da ultimo al contrasto al terrorismo, non hanno ancora prodotto atti legislativi giuridicamente vincolanti all’interno degli stati
membri dell'Unione, restando soltanto sul piano degli indirizzi politici e amministrativi rivolti ai governi nazionali. http://stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/immigrati-l-osservatore-in-ue-affievolito-ideale-accoglienza.html
Italia, dove pure si è fatto frequente riferimento all’esigenza di adottare
norme e prassi conformi agli indirizzi europei, non risultano atti legislativi
che, in materia di immigrazione ed asilo, abbiano sostanzialmente innovato la
disciplina vigente negli anni passati, ad eccezione del decreto legislativo 142
del 18 agosto 2015, che dava attuazione ( rifusione) alle Direttive 2013/32/UE
e 2013/33/UE, rispettivamente in materia di procedure per il riconoscimento della
protezione internazionale, e di accoglienza dei richiedenti. Si diffonde intanto la tesi che la maggior parte dei migranti che arrivano in Europa, spesso per esigenze di soccorso, o in fuga dall'inferno libico, sarebbero soltanto "migranti economici", dunque non avrebbero diritto ad uno status legale di protezione.
partire dal 26 settembre 2014 si è verificato un flusso continuo di circolari ministeriali, alcune note e
pubblicate, altre rimaste riservate, che hanno variamente disciplinato la
materia della prima accoglienza, dell’identificazione e registrazione,
dell’ammissione alle procedure di asilo, del trattenimento e dei
respingimenti, per soddisfare le richieste politiche che provenivano
dall’Unione Europea, soprattutto in merito alle procedure di prelievo delle
impronte digitali nei cd. HOTSPOT ( definiti nelle circolari come “aree di
sbarco attrezzate”), cinque dei quali in Sicilia, al fine di contenere il
fenomeno, ampiamente verificato nel corso del 2014, di cittadini stranieri che,
senza essere registrati e foto segnalati in Italia, raggiungevano altri paesi
europei nei quali depositavano una istanza di protezione internazionale. Le prassi si sono talmente accelerate che i minimi diritti di informazione e le garanzie dei diritti fondamentali della persona migrante sono apparsi a rischio, al punto che alcune settimane fa il Ministero dell'interno ha diffuso una circolare rivolta, tra gli altri, al Capo della Polizia e dunque alle singole questure.
http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2016/01/2016_Ministero_Interno_accesso_asilo_garanzie_modalita.pdf Pesa certamente il blocco delle operazioni di trasferimento dei richiedenti asilo verso altri paesi europei. Prima
ancora che vi fosse certezza sulla reale disponibilità dei paesi dell’Unione
Europea ad accettare le persone che, dopo essere entrate in Italia ed in Grecia
dovevano essere ricollocate (in misura assai mutevole, ad ogni riunione del
Consiglio Europeo) fino ad un tetto massimo di 40.000 persone in due anni per
l’Italia, poi ampliato ma senza alcun avvio di queste operazioni, l’Italia
presentava al Consiglio Europea una ROADMAP centrata proprio sull’apertura
degli Hotspot in vista della possibilità successiva e del tutto eventuale di
una ricollocazione dei migranti giunti a partire dal mese di aprile verso altri
stati dell’Unione Europea che avessero consentito, si badi bene su base
volontaria, ad accogliere tali persone.
quali sarebbero le basi normative per il prelievo forzato delle impronte
il D.Lgs. 142/2015, al comma 2 dell’art. 8,“le
funzioni di soccorso e prima assistenza, nonché di identificazione, continuano ad essere svolte nelle
strutture allestite ai sensi del decreto legge 30.10.1995, n. 451, convertito,
con modificazioni, dalla legge 29.12.1995, n. 563”. La
normativa amministrativa in materia di
prima accoglienza ed identificazione, nella carenza di indicazioni precise
sullo status dei luoghi e sulla condizione giuridica dei migranti, appare
contraria al principio costituzionale della riserva di legge, sancito dall'art.
10 della Costituzione italiana, perché non fissa i diritti ed i doveri dei
migranti e delle autorità di pubblica sicurezza all'interno dei centri di prima
accoglienza, tra i quali oggi si inventano (meglio all'interno dei quali vanno
inserite) le procedure o pratiche Hotspot.
Le più recenti decisioni europee, comunque ancora prive di un effettivo valore vincolante, hanno insistito molto
sulla relocation dall'Italia, e dalla Sicilia in
particolare, verso altri paesi dell'Unione Europea che si sono dichiarati
disponibili ad accogliere richiedenti asilo sbarcati nel nostro territorio, al
fine dichiarato di allentare "la pressione migratoria". Gli indirizzi indicati dalla Commissione e dal Consiglio europeo hanno
comportato, da parte dell'Italia, dopo l'adozione della Roadmap, l'istituzione di sei Hotspots ( aree di sbarco attrezzate), uno
in Puglia, a Taranto, e cinque in Sicilia, a Lampedusa, Augusta (Siracusa),
Pozzallo (Ragusa), Porto Empedocle (Agrigento) e Trapani per un numero
complessivo (stimato) di 2100 posti. Ma queste previsioni sono rimaste soltanto sulla carta, in un clima crescente di confusione e discrezionalità amministrativa.
Hotspot solo i centri di Lampedusa e
di Trapani Milo, mentre il CSPA
,Centro di soccorso e prima accoglienza, di Pozzallo, che avrebbe dovuto essere trasformato in Hotspot, entro il 30 novembre 2015, con la
presenza di un nutrito stuolo di agenti di FRONTEX e di funzionari di EASO, è rimasto sostanzialmente immutato, anche se qualcuno gli ha cambiato il nome, con il trattenimento di centinaia di
persone, anche donne e minori, in una condizione di promiscuità, e privi di una
qualsiasi informazione legale, come documentato da ultimo dalla denuncia
dell'organizzazione Medici senza Frontiere.
Centro di soccorso e prima accoglienza di Pozzallo , oltre ad essere sede di un ufficio distaccato di Frontex, si caratterizza ancora per la possibilità, verificata già dallo scorso anno, concessa agli agenti consolari, di entrare
e di procedere ai riconoscimento delle persone che le forze di polizia
ritengono qualificabili come "migranti economici". Con il rischio di
un respingimento collettivo e di un rimpatrio forzato, prima ancora che abbiano
potuto formalizzare la domanda di protezione internazionale, se provengono da
paesi con i quali l'Italia, o l'Unione Europea, hanno stretto accordi di riammissione che
contemplano "procedure semplificate"( Marocco, Egitto, Nigeria, Tunisia).
Chi fugge dal Gambia e perchè ?http://www.unimondo.org/Notizie/Gambia-chi-scappa-dalla-nuova-superpotenza-africana-149873http://www.reuters.com/article/2014/11/07/us-gambia-un-rights-idUSKBN0IR1ZS20141107
Il tentativo di ridurre molti potenziali richiedenti asilo alla condizione di "migranti economici" e dunque di decretarne il "respingimento differito", se non una espulsione vera e propria, che li esclude dal curcuito di accoglienza e li consegna ad uno stato di "clandestinità di ritorno", corrisponde al fallimento delle pratiche di redistribuzione dei richiedenti asilo giunti in Sicilia. Un canale bloccato. In realtà la relocation dai centri siciliani verso altri paesi europei è fallita
completamente e negli ultimi mesi dello scorso anno non si riuscivano a
ritrasferire verso gli stati dell'Unione Europea, che si erano dichiarati disponibili, più di 200 richiedenti asilo, a fronte
richiedenti asilo " in
clear need of protection" una categoria priva di fondamento legale, e
discriminatoria, perchè includeva solo siriani, eritrei ed irakeni, ma non
afghani, somali o maliani. Per questa ragione si fa un ricorso sempre più diffuso alla categoria dei
"migranti economici" o provenienti da "paesi terzi sicuri",
ai quali, subito dopo lo sbarco, viene sottoposto un questionario "trappola" definito come "foglio notizie". Che serve appunto per limitare l'accesso al canale della protezione internazionale.
http://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/asilo-diritto-negato-stragi-mare-hotspot/ "Migranti economici" ai quali, solo perché, una volta barrata la casella che la motivazione del loro ingresso in Italia sarebbe costituita dalla ricerca di un lavoro, dopo la prima identificazione e quindi l'uscita dall'Hotspot, si
consegna un provvedimento di respingimento differito, con l'intimazione a
lasciare entro sette giorni il territorio nazionale. Un provvedimento che non si sarebbe dovuto adottare senza una completa informazione individuale, e soprattutto sulla base di un questionario che nella sua articolazione grafica appare costruito per strappare una dichiarazione ovvia anche per un potenziale richiedente asilo. La volontà di lavorare nel paese di ingresso non esclude le ragioni che possono giustificare il riconoscimento di uno status di protezione, ma costituisce una risposta scontata per chiunque non si voglia condannare ad un destino di parassitismo. In molti di questi casi, come si è ricavato da numerose testimonianze concordanti, per le modalità di raccolta di questi "fogli notizie" allo sbarco manca alcuna informazione legale individuale, anche per l'assenza di quegli enti che avrebbero
dovuto garantirla, e comunque non viene concessa una sola possibilità di lasciare legalmente
il territorio nazionale, in assenza di documenti e mezzi economici. http://www.meltingpot.org/La-mancata-informazione-circa-la-possibilita-di-presentare.html#.Vq0mjYdzOM8
attivare al più presto gli Hotspots richiesti dall'Unione Europea, anche per evitare
l'avvio della procedura di infrazione contro l'Italia davanti alla Corte di
Giustizia di Lussemburgo. Nel frattempo le persone che secondo la polizia non
manifestavano la volontà di chiedere asilo in Italia, o che si rifiutavano di
farsi prelevare le impronte digitali, volendo proseguire verso altri paesi
europei nei quali avevano già legami familiari o sociali, rimanevano in uno
stato di trattenimento prolungato, come
a Lampedusa, oppure ricevevano un provvedimento di respingimento differito,
come verificato in numerosi casi a
Siracusa, a Catania, a Palermo, a Trapani e ad Agrigento. Dopo l’ultima circolare diffusa dal ministero
dell’interno, all'inizio dell’anno, si osserva che nella provincia di Trapani, dove il vecchio CIE di Milo funziona come Hotspot dal 28 dicembre scorso, dopo gli sbarchi non si sono più verificati provvedimenti di respingimento collettivo adottato dal
Questore, e che la maggior parte dei
migranti sbarcati ha potuto avere accesso alla procedura di protezione
internazionale. A differenza delle province di Ragusa e di Agrigento
dove le questure hanno insistito nella notifica indiscriminata dei
provvedimenti di respingimento collettivo dopo una rapidissima procedura di
identificazione, e quindi della qualificazione come "migrante economico". Il cd. foglio notizie compilato dopo lo sbarco è servito, nella
maggior parte dei casi, a qualificare come migranti economici persone, che
provenivano dal Gambia, dal Mali, dalla Nigeria, dal Burkina Faso, e da altri
paesi sub sahariani dilaniati dagli attacchi terroristici, dunque persone,
anche donne e minori, che avrebbero
potuto non solo presentare una istanza di protezione, come spetta a tutti i
migranti senza eccezione alcuna, ma avere fondate possibilità di accoglimento
della domanda. Eppure l'art. 10 della Costituzione italiana non permette alcuna distinzione sulla base della nazionalità di provenienza e riafferma la natura individuale, come vero e proprio diritto soggettivo, del diritto di sottoporre alle competenti autorità nazionali ( oggi le Commissioni territoriali) una istanza di protezione.
Gli Hub per l'accoglienza previsti anche in Sicilia come
luogo di transito temporaneo di coloro che, dopo essere arrivati negli Hotspots
manifestano la volontà di rilasciare le impronte e di chiedere asilo in
altri paesi europei, dove gli stessi migranti dovrebbero compilare una
richiesta di asilo sulla base di un modello C 3 "europeo", non sono ancora in funzione, al punto che l'unico Hub esistente in Sicilia risulta
essere in realtà quello di Villa Sikania, a Siculiana in provincia di
Agrigento, con una disponibilità di posti molto inferiore al numero delle
persone temporaneamente accolte negli Hotspots, o comunque sbarcate in altri
luoghi ed appartenenti, in virtù della loro nazionalità, alla categoria dei
migranti in clear need of
protection, sulla base dei
rilievi statistici Eurostat sui tassi di accoglimento delle istanze di
protezione internazionale in Europa.
Agli sbarchi nei porti ,
soprattutto ad Augiuta ed a Catania, si rischia un inasprimento delle procedure
di prima identificazione, anche per la massiccia presenza di agenti e di
interpreti di FRONTEX, coadiuvati da agenti dell'agenzia europea EASO, con forme di selezione sempre più celeri che rischiano
di impedire la tempestiva individuazione dei soggetti vulnerabili, dei
minori non accompagnati, delle vittime di tratta. Senza la presenza di
questi si trovano anche vittime di tratta. Dagli HOTSPOT è sempre più concreto il rischio di finire dentro un CIE ( Centro di identificazione ed espulsione), e quindi di essere rimpatriati, come si sta verificando in questi ultimi mesi dal CIE di Ponte Galeria e dal vicino aeroporto internazionale di Roma Fiumicino. Si tratta di una parte ancora modesta dei migranti che sbarcano in Sicilia, dopo essere stati soccorsi nel Canale di Sicilia, ma le pressioni europee sono fortissime, per dare maggiore effettività ai rimpatri, e le procedure seguite, nei casi esemplari che si scelgono, risultano sempre più sommarie. Se si guardano le percentuali delle persone effettivamente riaccompagnate nel paese di origine, si potrebbe osservare che la logica è quella del "colpirne dieci per educarne cento". Il rischio di un possibile rimpatrio forzato, al di là della sua effettiva realizzazione, distrugge qualsiasi prospettiva di inserimento sociale, induce alla irreperibilità, riconsegna le vittime ai trafficanti, e può creare disperazione e frustrazioni incontrollabili.
3. Alcune proposte: Si moltiplicano i provvedimenti di
respingimento, provvedimenti illegittimi
che i tribunali continuano a sospendere, ma che sono un marchio indelebile sulla pelle di chi non ha
ricevuto alcuna informazione allo sbarco. Si chiede al Ministero dell’interno il ritiro delle
circolari adottate lo scorso anno ( come quella del 6 ottobre 2015)
che stabiliscono prassi prive di fondamento legale per
quanto concerne le modalità di trattenimento delle persone condotte o temporaneamente ristrette
dalle forze di polizia all’interno degli Hot Spot o di altre similari strutture
di primissima accoglienza nelle quali si realizzi comunque una limitazione della libertà
personale in assenza di convalida giurisdizionale.
questure devono ritirare in autotutela provvedimenti di respingimento di
di accesso alla procedura di asilo ed al sistema di accoglienza. Occorre rivedere tutto il sistema della prima accoglienza in Italia,
Il Centro “Hotspot” di Lampedusa deve essere riconvertito al più presto in Centro di soccorso e prima accoglienza ( CSPA), con il rigoroso rispetto di quanto previsto dall’art. 22 del Regolamento di attuazione n.394 del 1999, in base al quale la permanenza in queste strutture deve essere quanto più breve possibile e nella prassi non superiore a 48-72 ore. Dovrà prevedersi un sistema di trasferimento rapido dei migranti soccorsi e sbarcati a Lampedusa, anche con il ricorso a mezzi aerei, come si faceva già negli anni precedenti, in modo da garantire sempre una congrua disponibilità di posti nella struttura di prima accoglienza di Contrada Imbriacola. Dovrà interrompersi la prassi tuttora in corso, di mantenere a tempo indeterminato in uno stato di trattenimento nel centro dell’isola, quanti subito dopo lo sbarco, rifiutano di farsi prelevare le impronte digitali. Questa prassi di polizia rischia di reiterare quelle “condizioni disumane e degradanti” all’interno del centro in perenne sovraffollamento, e quella negazione dei diritti di difesa, che, appena lo scorso settembre, hanno portato ad una condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’Uomo ( caso Khlaifia).
Le associazioni umanitarie devono avere libero
accesso alle zone di sbarco, anche per le necessarie attività di mediazione e
di individuazione dei soggetti vulnerabili o dei minori non accompagnati,
attività che le forze dell’ordine ed i pochi rappresentanti delle
organizzazioni umanitarie convenzionate non riescono ad assolvere. Per chi non ha documenti validi si può
considerare il prelievo delle impronte digitali solo ai fini del sistema AFIS,
senza un immediato trasferimento dei dati nel sistema Dublino-Eurodac, almeno
fino a quando le procedure di ricollocamento ( relocation) non rispetteranno i
tempi e gli impegni presi dagli stati europei. In ogni caso si dovrà tenere
conto della volontà del richiedente asilo, e della possibilità già accordata
dall'attuale Regolamento Dublino III di ricongiungimenti fino al terzo grado di
parentela con familiari già residenti in altri stati dell'Unione Europea.
Occorre sottrarre alla discrezionalità delle
forze di polizia, nell'ammissione alla procedura per il riconoscimento dello
status di protezione internazionale, magari sulla base della provenienza
nazionale e degli accordi di riammissione esistenti con i paesi di origine. In
Italia NON è in vigore una lista di "paesi terzi sicuri", e la
categoria del "migrante economico" utilizzata poche ore dopo lo
sbarco costituisce un uso distorto ed illegittimo della discrezionalità
La prassi dei respingimenti differiti deve
essere superata perché si può tradurre in respingimenti collettivi vietati
dall'art. 4 del Quarto Protocollo allegato alla Cedu. Va abrogato l'art. 10
comma 2 del T.U. 286 del 1998 perchè norma palesemente in contrasto, per come
viene applicato, con gli articoli 3, 13 e 24 della Costituzione italiana.
Altrimenti vanno sollevati ricorsi contro i provvedimenti di "respingimento differito"e in quella sede si deve arrivare ad un pronunciamento della
Corte Costituzionale. Va chiarito il ruolo delle organizzazioni già
coinvolte in passato nel Progetto Praesidium, scaduto il 30 giugno 2015, soprattutto nella prima
Occorre denunciare pubblicamente il
fallimento dei piani di rilocazione (relocation) dall'Italia verso altri paesi europei, e
Dublino, con il riconoscimento di un diritto
di asilo "europeo"valido in tutti i paesi UE.
Vanno aperti canali
umanitari, per evitare che i migranti debbano affidarsi a trafficanti senza
scrupoli, che soprattutto nei mesi invernali, possono lucrare su viaggi della
disperazione che si concludono in naufragi o che comportano un numero sempre
più elevato di vittime per la fame ed il freddo. Va altresì garantita la
possibilità di raggiungere legalmente altri paesi europei con documenti di
viaggio rilasciati dalle autorità italiane. Da questo punto di vista, nei prossimi negoziati con le autorità europee, qualora si continuasse a verificare l'assenza di una reale volontà di condivisione degli oneri di accoglienza, va considerata la possibilità di
adottare un decreto legislativo per la concessione del permesso di soggiorno
per protezione temporanea in base all'art. 20 del T.U. 286 del 1998, come già
si fece nel 2011 in occasione della cd. emergenza nordafrica. Invia tramite email
Da naufrago soccorso a Lampedusa, richiedente asilo ma inquisito a Bologna per inottemperanza all'ordine di allontanamento dal territorio nazionale. Quale sicurezza?
Continua da parte della questura di Agrigento la raffica di provvedimenti di respingimento differito ex art. 10 comma 2 del T.U. n.286 del 1998, malgrado la recentissima circolare del Ministero dell'interno, che rispondeva alle preoccupazioni espresse dalle associazioni in ordine alle "modalità, talora accelerate, con le quali i migranti sbarcati nel nostro Paese che non rientrano nella categoria dei richiedenti asilo "inclear need of international protection", dopo l'identificazione, ricevono il decreto contenente l'ordine di allontanamento dal territorio nazionale". http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2015/11/2015_Ministero_Interno_14106_6-_10_accoglienza.pdf
Oltre a produrre la "clandestinizzazione" forzata di centinaia di persone abbandonate senza mezzi e documenti in aperta campagna, nella zona industriale di Agrigento, o alle porte dei paesi più vicini, con possibili ripercussioni sul piano dell'ordine pubblico, l'adozione immediata di questi provvedimenti amministrativi ha conseguenze particolarmente gravi, sia per l'esclusione da un accesso immediato al sistema di accoglienza, per quanti successivamente presentino una richiesta di protezione internazionale, sia per le conseguenze penali che ne possono derivare quando le persone, già identificate attraverso il rilascio delle impronte digitali, trovano accoglienza in altre città e si fermano nel territorio nazionale per formalizzare una richiesta di asilo.
Le questure che adottano i provvedimenti di respingimento differito "con accompagnamento alla frontiera", pur non rilasciando ai destinatari di questi provvedimenti i mezzi ed i documenti per raggiungere la frontiera indicata nel provvedimento e di lasciare quindi il territorio nazionale, o di fare ricorso preventivamente al rimpatrio volontario, adottano un contestuale ( al respingimento) "ordine" di lasciare il territorio nazionale "entro il termine di cinque (7) giorni (!) dalla notifica" recandosi "presso la Frontiera di Roma Fiumicino". In alcuni provvedimenti nei quali si riscontra tale intimazione si nota anche un evidente errore nel formulario utilizzato, probabilmente ricalcato sulla scorta di quello precedentemente in uso, quando il termine per "lasciare" l'Italia era di cinque e non di sette giorni (seven days) come adesso. Questo provvedimento sembrerebbe però riferito a norme che oggi non sono più in vigore e che in passato facevano riferimento alla possibilità di incorrere, in caso di inottemperanza all'ordine di lasciare il territorio, nell'applicazione di sanzioni penali a carattere detentivo (reclusione). Al riguardo si nota anche un evidente errore nel formulario utilizzato, evidentemente riciclato sulla scorta di quello precedentemente in uso, quando il termine per "lasciare" l'Italia era di cinque e non di sette giorni (seven days) come adesso.
Queste sono però le norme penali del vigente Testo Unico in materia di immigrazione, n.286/98, per i casi di inottemperanza dell'ordine a lasciare entro sette giorni il territorio nazionale a seguito di un provvedimento di respingimento differito:
Art. 14 del Testo Unico n.286/98
5-bis. Allo scopo di porre fine al soggiorno illegale dello straniero e di adottare le misure necessarie per eseguire immediatamente il provvedimento di espulsione o di respingimento, il questore ordina allo straniero di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di sette giorni, qualora non sia stato possibile trattenerlo in un Centro di identificazione ed espulsione, ovvero la permanenza presso tale struttura non ne abbia consentito l'allontanamento dal territorio nazionale. L'ordine e' dato con provvedimento scritto, recante l'indicazione, in caso di violazione, delle conseguenze sanzionatorie. L'ordine del questore puo' essere accompagnato dalla consegna all'interessato, anche su sua richiesta, della documentazione necessaria per raggiungere gli uffici della rappresentanza diplomatica del suo Paese in Italia, anche se onoraria, nonche' per rientrare nello Stato di appartenenza ovvero, quando ciò non sia possibile, nello Stato di provenienza, compreso il titolo di viaggio.
5-ter. La violazione dell'ordine di cui al comma 5-bis e' punita, salvo che sussista il giustificato motivo, con la multa da 10.000 a 20.000 euro, in caso di respingimento o espulsione disposta ai sensi dell'articolo 13, comma 4, o se lo straniero, ammesso ai programmi di rimpatrio volontario ed assistito, di cui all'articolo 14-ter, vi si sia sottratto. Si applica la multa da 6.000 a 15.000 euro se l'espulsione e' stata disposta in base all'articolo 13, comma 5. Valutato il singolo caso e tenuto conto dell'articolo 13, commi 4 e 5, salvo che lo straniero si trovi in stato di detenzione in carcere, si procede all'adozione di un nuovo provvedimento di espulsione per violazione all'ordine di allontanamento adottato dal questore ai sensi del comma 5-bis del presente articolo. Qualora non sia possibile procedere all'accompagnamento alla frontiera, si applicano le disposizioni di cui ai commi 1 e 5-bis del presente articolo, nonche', ricorrendone i presupposti, quelle di cui all'articolo 13, comma 3.
Nello stesso ordine di allontanamento impartito dal Questore di Agrigento si informa invece lo straniero che " se qualora, senza giustificato motivo, si trattiene nel territorio dello Stato in violazione di questo ordine è punito con la reclusione da un anno a quattro anni, in tal caso si procede a nuova espulsione con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica ( articolo 14 comma 5 ter D.L.vo 286/98, modificato dalla legge 271/04). Lo straniero espulso ai sensi del comma 5 ter dell'art. 14 del D.L.vo 286/98, così come modificato dalla legge 271/04, che viene trovato nel territorio dello Stato è punito con la reclusione da uno a cinque anni ( art. 14 comma 5 quater D.L.vo 286/98 modificato)".
Non si comprende perchè la Questura di Agrigento, ancora nel gennaio del 2016, richiami l'art. 14 comma 5 ter del T.U. 286/98, nella formulazione modificata dalla legge 271 del 2004, che prevede in caso di inottemperanza all'ordine di lasciare il territorio una serie di sanzioni detentive, e non faccia riferimento alcuno alle successive modifiche che questa stessa norma ha subito per effetto delle successive Legge 15 luglio 2009, n. 94 con una previsione che successivamente è stata sostituita dal D.L. 23 giugno 2011, n. 89, come modificato dalla L. di conversione 2 agosto 2011, n. 129 , che non prevede più la misura detentiva, ma fa richiamo soltanto ad un reato contravvenzionale, che implica l'applicazione di una sanzione pecuniaria, come sembrerebbe correttamente ritenuto dalla Questura di Bologna.
Giova ricordare come la modifica legislativa che aboliva la pena detentiva in caso di inottemperanza all'ordine ( il primo ) di lasciare il territorio nazionale fosse imposta da una importante decisione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che nel 2011, in conformità alla Direttiva sui rimpatri ( 2008/115/CE) costringeva il legislatore italiano a modificare il testo degli artt. 13 e 14 del T.U. n.286 del 1998, prima vigenti.
http://www.altalex.com/documents/news/2011/04/28/immigrati-corte-ue-boccia-reato-clandestinita
http://www.meltingpot.org/Direttiva-rimpatri-Il-reato-di-clandestinita-e.html#.VqlZsodzOM8
http://www.immigrazione.biz/approfondimenti/divieto_di_reclusione_carceraria_agli_immigrati_clandestini_durante_il_rimpatrio.php
Prima di adottare direttive e regolamenti in materia di nuovi controlli di frontiera l'Unione Europea farebbe bene a verificare come funzionano davvero quelli esistenti.
http://www.mortidicie.org/it_IT/2016/01/27/concluso-il-vertice-di-amsterdam-nuovi-hotspot-e-ripristino-controlli-alle-frontiere/
Un giovane migrante nigeriano, sbarcato a Lampedusa per ragioni di soccorso l'11 gennaio 2016, respinto con decreto del Questore di Agrigento del 14 gennaio di questo stesso anno, per il quale era stato presentato ricorso contro il provvedimento di "respingimento differito", con richiesta di sospensiva, ancora pendente innanzi al Tribunale di Palermo, una volta raggiunta Bologna, dopo essersi recato in Questura in data 25 gennaio 2015, accompagnato da un assistente sociale del centro di accoglienza presso il quale alloggiava, prima ancora di aver formalizzato richiesta di asilo con il modello C 3, a seguito della richiesta di fotosegnalamento, nella quale, alle ore 14,20 del 25 gennaio scorso, si dava comunque atto della qualità di richiedente asilo, è stato considerato, appena pochi minuti prima che potesse proporre la relativa istanza, come persona sottoposta alle indagini per il reato di cui all'art. 14 comma 5 ter T.U. 286/98
Alle ore 14,00 del 25 gennaio scorso, infatti, gli si è comunicato di essere indagato a piede libero, per non aver ottemperato all'ordine del Questore ( di Agrigento) di abbandono del territorio nazionale nel termine di sette giorni. Anche se la Circolare ministeriale diffusa a gennaio, dopo avere premesso che "il diritto a presentare domanda di asilo... può essere esercitato dall'interessato in qualsiasi momento, anche quando già si trova da tempo in Italia" chiarisce che "non può essere aprioristicamente escluso che un somalo o un nigeriano o un cittadino di qualunque altra nazionalità possa trovarsi in concreto nella condizione di potere richiedere la protezione internazionale".
Si chiude così il cerchio attorno a persone prima private del diritto di informazione sulla possibilità di accedere alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale, quindi trasferite da Lampedusa a Porto Empedocle in traghetto, e qui immediatamente raggiunti da un provvedimento di respingimento differito, che non appena queste stesse persone contattano un ufficio di questura per presentare una richiesta di asilo, può comportare l'avvio di un procedimento penale. Di un ulteriore procedimento penale, se trova ancora conferma la prassi adottata in provincia di Agrigento di comunicare alla Procura della Repubblica di Agrigento i nomi di tutte le persone soccorse a Lampedusa e ritenute "migranti economici", per i quali si dovrebbe aprire un procedimento penale per il reato di ingresso clandestino ( art. 10 bis del T.U. n.286/98), ancora vigente, malgrado l'ordine del giorno adottato dal Parlamento nazionale per la sua abrogazione.
http://www.unitademocraticagiudicidipace.it/2015/12/06/con-la-depenalizzazione-dellart-10-bis-anche-i-processi-relativi-allart-14-c-5-ter-del-t-u-dellimmigrazione-potranno-diminuire-notevolmente/
http://www.teleacras.com/home_02/index.php?option=com_content&task=view&id=41967
Sono circa 16mila i procedimenti penali di clandestinità che la Procura della Repubblica di Agrigento archivierà a seguito della depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina dopo l’entrata in vigore del nuovo Disegno di legge sulle pene alternative. Il Procuratore, Renato Di Natale, spiega : “terremo presenti i migranti come testimoni, ma non ha senso colpire loro, artefici di alcun crimine e finora penalizzati da una normativa che mirava solo all’espulsione”. (04.04.2014) Ma la depenalizzazione del reato non è ancora entrata in vigore. Ed il governo ha ritirato per l'ennesima volta la norma di legge che avrebbe finalmente abrogato l'art. 10 bis del t.U. 286 del 1998. Quante altre migliaia di procedimenti penali si dovranno aprire per questo reato di nessuna utilità, che si rivela persino un intralcio per portare avanti le indagini contro gli scafisti ed i trafficanti ?
Malgrado il moltiplicarsi dei provvedimenti di "respingimento differito", ancora oggi a Lampedusa sono stati sbarcati oltre cento migranti soccorsi nelle acque del canale di Sicilia, e oltre mille ne sono arrivati nei porti siciliani in un solo giorno, si può attendere una ulteriore crescita dei procedimenti penali a carico di persone che giungono in Italia, si fanno identificare attraverso il prelievo delle impronte digitali, senza opporre alcuna resistenza, e presentano una richiesta di protezione internazionale, una volta che raggiungono un ufficio di questura che non nega loro l'accesso alla procedura sulla base del pregresso provvedimento di respingimento differito. E intanto il "nuovo" HOTSPOT di Lampedusa rischia di trasformare il centro di Contrada Imbriacola e l'intera isola in un carcere a cielo aperto.
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2016/01/27/news/migranti_oltre_mille_persone_sbarcate_fra_augusta_e_pozzallo-132161685/
Dopo il chiaro indirizzo espresso con la circolare emanata a gennaio dal Ministero dell'interno sulla legittimità delle procedure di informazione e sul diritto all'accesso al procedimento per il riconoscimento di uno status di protezione internazionale ( o umanitaria), in base alla normativa vigente in Italia, non derogabile da prassi amministrative contrarie, si attende un intervento del Ministero della Giustizia per chiarire la residua portata applicativa dell'art. 10 bis ( reato di immigrazione clandestina) una sua sollecita abrogazione, e una verifica dei procedimenti penali aperti in base all'art. 14 del T.U. n.286/98 a carico di persone che giungono nel nostro paese e manifestano la volontà di chiedere asilo, indipendentemente dal tempo spesso molto ritardato in cui queste richieste vengono formalizzate con la compilazione del modello C 3.
http://www.stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/reato-di-clandestinita-la-corte-di-cassazione-inutile-inefficace-e-dannoso.html
Le sanzioni penali nei confronti di persone soccorse in mare ed entrate da pochi giorni nel nostro territorio contribuiscono soltanto a criminalizzare interi gruppi di migranti, e alimentano fenomeni di dispersione e di emarginazione sociale, se non di vera e propria frustrazione, che possono avere effetti devastanti sulla convivenza sociale e sulla sicurezza, dei cittadini ma anche degli "stranieri", su quella sicurezza che tanti sostengono di voler garantire, adottando magari provvedimenti che vanno in direzione contraria.
http://www.publicpolicy.it/problema-lampedusa-raccolta-impronte-55725.html
Per alcuni che vengono trattenuti mesi a Lampedusa perchè, come gli Eritrei o i Somali, si rifiutano di farsi prelevare le impronte digitali, volendo chiedere asilo in altri paesi europei, altri migranti distinti in base alla nazionalità, come Nigeriani, Burkina, Maliani, o Camerunensi, vengono fotosegnalati con la massima tempestività, al punto che non riescono neppure a presentare una richiesta di asilo prima di ricevere un provvedimento di respingimento differito. Per loro il traghetto per Porto Empedocle parte ogni giorno. Chi parte subito e chi viene trattenuto a tempo indeterminato, le due facce di Lampedusa, le due facce della stessa politica basata sulla selezione dei migranti in base alla nazionalità di provenienza ed al prelievo delle impronte digitali, anche con il ricorso all'uso della forza. Si chiama "pratica Hotspot". E la rilocazione verso altri paesi europei rimane comunque un miraggio.
Lampedusa, l’hotspot si trasforma in carcere Articolo di Luca Insalaco - Lampedusa
(26 gennaio 2016) - Da un mese e mezzo sono trattenuti sull’isola di Lampedusa, a causa del loro rifiuto di rilasciare le impronte digitali agli agenti di polizia. Per i migranti arrivati sull’isola tra la fine dello scorso mese di novembre e i primi di dicembre i confini dell’isola sono le mura di un carcere a cielo aperto. “Guantanamo” la chiama un eritreo che non riesce a trovare una spiegazione a quello che sta accadendo. Per tutti l’Italia dovrebbe essere terra di passaggio, luogo di transito verso altre e più desiderabili mete europee. C’è chi ha amici insediatisi in Svezia, chi vorrebbe ricongiungersi con i parenti integratisi in Gran Bretagna. Pur facendo parte degli stranieri “desiderati”, non credono alla storia della “relocation”, il famigerato meccanismo di ricollocamento nei paesi Ue che hanno dato la propria disponibilità ad accogliere quote di richiedenti asilo di tre nazionalità (iracheni, siriani ed eritrei), bypassando i vincoli del Regolamento di Dublino.
Centonovanta: il dato dei profughi effettivamente ricollocati dall’Italia verso altri paesi Ue mostra più di ogni discorso il fallimento del sistema voluto dalle istituzioni europee per alleggerire il peso dei flussi migratori sui paesi di frontiera, Italia e Grecia, in cambio di un maggiore rigore nelle procedure di identificazione. Gli eritrei di Lampedusa non conoscono i dati, ma hanno ascoltato le storie di chi li ha preceduti nel nostro Paese. Racconti di connazionali arrivati sul finire dell’estate e abbandonati al loro destino appena superato lo scoglio lampedusano.
Non hanno solcato mari e deserti infuocati, affrontato i pericoli del viaggio e superato gli orrori dell’Isis per essere abbandonati in mezzo a una strada. Ecco perché hanno protestato lo scorso dicembre, sfilando per le vie dell’isola al grido “no fingerprints!” Una protesta che si è ripetuta poco dopo Capodanno, quando un gruppo di loro ha dormito al freddo, sotto la pioggia, nella piazza antistante alla Chiesa di San Gerlando, mentre donne e bambini trovavano riparo all’interno del tempio. La risposta governativa è stato il trasferimento nel Cie di Trapani di 7 stranieri, ritenuti, forse, i leader della protesta. Non hanno fatto in tempo a partecipare all’apertura delle due porte giubilari dell’isola, quella del Santuario della Madonna di Porto Salvo e la Porta d’Europa, che si sono svolte sabato 16 e domenica 17 gennaio. Per loro si sono aperte soltanto le porte di una cella, dove ad alcuni sono state prelevate le impronte, probabilmente con metodi più convincenti.
(Luca Insalaco - Lampedusa)
http://www.chiesacattolica.it/pls/cci_new_v3/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=78391
"Migranti abbandonati e invitati a rimpatriare": la denuncia della Caritas
Succede ad Agrigento, dove si è consolidata la prassi del respingimento differito. Landri (Caritas): "Una presa in giro, perchè si sa che non potranno acquistare un biglietto del treno o dell'autobus per andarsene". Inoltre "si lasciano le persone in balìa di delinquenti e criminalità"
http://www.agenzia.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/498925/Migranti-abbandonati-e-invitati-a-rimpatriare-la-denuncia-della-Caritas#
27 gennaio 2016 - 11:51
PALERMO - "Nel territorio di Agrigento, provenienti da Lampedusa e passando per Porto Empedocle, si assiste senza sosta al transito di gruppi di migranti 'abbandonati' a loro stessi in esecuzione di disposizioni di respingimento in quanto riconosciuti erroneamente 'migranti economici' e non richiedenti asilo. E' auspicabile che tutte le organizzazioni internazionali preposte a dare la giusta informativa sui diritti si spendano concretamente al porto e negli hotspot per aiutare i migranti a dichiarare la loro posizione giuridica di rifugiato".
La denuncia è della Caritas di Agrigento che dal mese di ottobre ad oggi ha aiutato, assistito e per quanto è stato possibile, ospitato e accompagnato un buon numero di migranti, originari dell'Africa sub-shariana tutti 'potenziali richiedenti asilo'. Si è ormai definita, infatti, la prassi di accompagnare i migranti presso stazioni dei treni o dei bus perché adempiano 'volontariamente' all’invito a ritornarsene in patria entro il termine di 7 giorni da Fiumicino. Essendo persone che non possono pagarsi un biglietto di treno, alcuni di loro rischiano in proprio la vita seguendo a piedi i binari. In qualche modo dopo alcune segnalazioni la Caritas ha cercato di aiutarle in vario modo anche con alcuni interventi di mediazioni sociale e culturale. La stessa, però, non ha strutture ampie per poterli accogliere tuttti ma soltanto due rifugi per un massimo di 18 persone. Anche qualche parrocchia ha cercato di assistere i migranti.
“A parte le questioni di diritto che porterebbero a definire come illegittima la veloce procedura che porta al respingimento differito – sottolinea con forza il direttore della Caritas Valerio Landri - argomento che stiamo sollevando presso le più competenti sedi – ci si chiede dove sia l’opportunità e quali siano le motivazioni che spingono le istituzioni ad abbandonarli nelle stazioni dell’entroterra pur sapendo perfettamente che non sarà loro possibile prendere il treno senza un biglietto che certamente non potranno acquistare". "È poi verosimile che, dopo aver attraversato deserto, violenze di ogni tipo e aver rischiato la morte, i migranti decidano di rientrare volontariamente in patria? Con quali soldi, poi? - continua Landri -. Sono ormai a centinaia le persone transitate dalla nostra provincia, respinte e ormai ufficialmente 'clandestine' senza diritti. Molti hanno presentato ricorso, tanti si sono affidati a trafficanti locali per proseguire il loro viaggio senza speranza".
Nei giorni scorsi nella notte è avvenuto l’ennesimo abbandono, questa volta alla stazione di Aragona Caldare, luogo fuori mano e lontano da occhi indiscreti. Il gruppo di migranti ha iniziato il suo cammino verso Agrigento, fermandosi all’ospedale San Giovanni di Dio per cercare riparo. Si sono riversati poi in centro città. Anche per loro è iniziato il difficile percorso di ricerca di un alloggio, di cibo, vestiti, di assistenza legale. I migranti ai volontari raccontano di aver firmato un "foglio notizie" del quale non comprendono l'esatto valore: un foglio che trasmesso senza alcuna informazione tende a trasformare potenziali richiedenti asilo in "migranti economici" da respingere, ma con un respingimento differito, ai sensi dell'art. 10 comma 2 del T.U. n.286 del 1998.
"Facciamo un caloroso invito alle istituzioni agrigentine - continua il direttore della Caritas Valerio Landri - a rivedere questa prassi di abbandono affinchè si attivino per una presa in carico integrale di quanti continueranno a sbarcare sulle nostre coste. Non si chiede una deroga alla legge, ovviamente, ma una sua piena attuazione nel rispetto della dignità dell’individuo". "Da un lato abbiamo i racconti dei migranti - continua Landri - che ci dicono che le informazioni che gli vengono date non sono comprensibili e le ricevono appena sbarcati anche in un momento di particolare stanchezza per il viaggio tragico che hanno affrontato e dall'altro le istituzioni che dichiarano di rispettare le regole. E' una parola contro l'altra che però non ci fa andare avanti ma che deve essere affrontata nelle opportune sedi politiche ".
"La cosa urgente che più ci angoscia - continua - è quella di portare avanti una prassi che non riteniamo assolutamente etica. Non si possono continuare a lasciare decine di persone confuse ed abbandonate a loro stesse senza intervenire in maniera adeguata. In realtà nell'inerzia dello Stato, in questo vuoto c'è una sorta di para-stato che si sta attivando che è quella dei trafficanti di uomini senza scrupoli. Naturalmente lo Stato lo sa che un provvedimento di respingimento differito non avrà esecuzione perché è evidente che nessuno di loro si recherà a Fiumicino". (Serena Termini)
E intanto gli sbarchi ( e le pratiche dissuasive o elusive da parte delle autorità amministrative) continuano con i problemi segnalati da mesi. Una circolare ministeriale di qualche settimana fa non è riuscita a modificare le prassi adottate dalle questure in collaborazione con gli agenti di Frontex ed EASO. Non si comprende bene cosa riescano a fare in questo quadro di grande confusione, le organizzazioni umanitarie internazionali convenzionate con il Ministero dell'interno.
http://siciliamigranti.blogspot.it/2016/01/nuovi-sbarchi-e-centinai-di.html