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Timestamp: 2020-07-15 11:00:49+00:00
Document Index: 77362668

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 572', 'art. 572', 'art. 61', 'art. 572', 'art. 572']

Violenza Assistita - Avvocato Penalista a Milano Livia Passalacqua
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1. Cos’è la violenza assistita?
2. Quali sono gli impatti sullo sviluppo del bambino vittima di violenza assistita?
3. Due tipi di violenza assistita: diretta e indiretta
4. Come si comporta un bambino vittima di violenza?
5. Corte di Cassazione sentenza 14 dicembre 2017, n. 55833
6. L’evoluzione con l’introduzione del Codice Rosso
7. Come possiamo aiutarti?
La violenza assistita è definita dal Coordinamento Italiano dei servizi contro il maltrattamento e l’abuso dell’infanzia come: « il fare esperienza da parte del bambino di qualsiasi forma di maltrattamento, compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica, su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulti e minori » – può considerarsi quindi come una forma di violenza domestica a danno dei figli minori che sono costretti ad assistere a comportamenti violenti di un genitore nei confronti dell’altro o di altri soggetti della famiglia che possono essere per esempio un fratello o una sorella.
Per violenza assistita dunque, si intende l’esperienza del bambino: qualsiasi forma di maltrattamento compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale e psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure significative per il bambino.
Il bambino, assistendo ai comportamenti nocivi del padre nei confronti della madre, acquisisce consapevolezza di ciò che sta accadendo, diventando un vero e proprio silenzioso testimone della violenza.
Violenza che non andrà quindi solo a danneggiare la diretta interessata, ma anche la quotidianità del minore che assiste a tali episodi.
Esistono diversi tipi di violenza domestica: fisica, psicologica e sessuale >>> Per saperne di più
La violenza assistita è una forma di maltrattamento psicologico che riversa i suoi effetti sul minore, sia dal punto di vista fisico e cognitivo, sia dal punto di vista delle sue relazioni sociali. Possiamo distinguere dunque tre tipi di impatto sul minorenne:
-Impatto sul fisico: il bambino può riportare un deficit nella crescita oltre che a un possibile ritardo motorio;
– Impatto sullo sviluppo cognitivo: il bambino potrà avere ripercussioni sulla propria autostima e sulla capacità di empatia verso le altre persone;
– Impatto sulle relazioni sociali: la violenza subita condiziona la sua capacità a stringere e sviluppare relazioni sociali.
È fondamentale non interrompere le relazioni con parenti e amici che possono dare un supporto: la violenza domestica si sviluppa in modo graduale ma crescente, sul nostro sito, troverai quali sono le fasi della violenza che abbiamo individuato.
DIRETTA: Il minore subisce una violenza assistita di tipo diretto quando è obbligato a convivere con i soprusi e non viene tutelato adeguatamente, costretto quindi ad essere spettatore.
INDIRETTA: La violenza assistita può essere però anche indiretta ossia quando il minore viene inconsciamente messo al corrente subendo gli effetti negativi delle violenze quotidiane che accadono in famiglia.
I minori, non essendo in grado di intervenire per affrontare la situazione di violenza in cui si trovano e a cui sono costretti ad assistere come vittime, sviluppano un senso di colpa per la situazione di cui sono testimoni silenziosi.
Generalmente, quando la violenza è subita in un contesto familiare in cui vi è un adulto violento, il bambino cercherà di evitare qualsiasi contatto con il soggetto e si rapporterà con quest’ultimo solo in casi di estrema necessità e con molta paura e timore.
Talvolta, nel minore scatta un “meccanismo di identificazione” con il genitore violento cercando di definirlo nella sua mente come “genitore buono”. Quando ciò accade il minore trasferisce le colpe dell’adulto violento su sé stesso, così facendo riesce a vivere con i propri genitori considerandoli “buoni genitori”.
A volte invece, i bambini avranno un ruolo protettivo nei confronti della madre, vittima di violenza domestica, esponendosi così a molteplici conseguenze come gli episodi di violenza familiare.
La Corte di Cassazione, con la sentenza del 14 dicembre 2017, n. 55833, affermava nell’ambito di maltrattamenti in famiglia (previsto dall’art. 572 Codice penale) che l’aggravante di cui all’articolo 61 comma 11-quinquies del Codice penale è configurabile anche quando l’età del minore non consenta una effettiva comprensione della portata lesiva della condotta da parte dello stesso.
La Corte d’Appello di Milano aveva condannato (confermando il primo grado) il ricorrente per i reati di lesione personale e maltrattamenti in famiglia in danno della moglie, con un’aggravante per quest’ultimo reato: l’aver commesso il fatto in presenza del figlio minore.
Il ricorrente presentava ricorso in Cassazione contestando nei motivi del ricorso l’errata applicazione dei Giudici di merito dell’aggravante di cui all’articolo 61 comma 11-quinquies, in quanto il minore aveva solo pochi mesi di vita e quindi non in grado di comprendere appieno il reato che si consumava attorno a sé.
La Corte di Cassazione si concentrava sull’applicabilità o meno di tale aggravante tracciando l’ambito della c.d. “violenza assistita”: è sufficiente la presenza fisica del minore al momento degli atti violenti e non assume rilievo l’effettiva percezione di questi sul carattere offensivo della condotta tenuta.
La Corte arrivava a questa conclusione riferendosi ad un altro tipo di reato: quello di diffamazione. In questo caso il Giudice di legittimità riteneva soddisfatto il requisito della “comunicazione con più persone” anche nel caso in cui le parole offensive fossero state pronunciate in presenza di soggetti aventi la minore età. Si trascurava dunque, la loro concreta capacità di comprensione in merito all’offesa effettuata dal soggetto agente.
La Cassazione quindi rigettava il ricorso e condannava il ricorrente al pagamento delle spese per il procedimento.
La legge n. 69/2019 ha introdotto il “Codice Rosso di contrasto alla violenza di genere” con lo scopo di assicurare una maggiore tutela alla donna.
Qui trovi un articolo inerente al Codice Rosso
Con l’introduzione del Codice rosso si è voluto modificare anche l’ambito applicativo dell’art. 572 c.p., cercando di prevedere degli aggravamenti di pena qualora la violenza assistita si collochi nell’ambito dei maltrattamenti in famiglia.
Interviene così il Codice rosso sull’assetto normativo previsto dalla L. 119/2013 e modifica sia l’aggravante prevista dall’art. 61 n. 11-quinquies, sia l’art. 572 c.p.: una circostanza aggravante applicabile quando, nei delitti non colposi contro la vita e l’incolumità individuale, contro la libertà personale nonché nel delitto di cui all’articolo 572 c.p., il fatto fosse commesso in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza.
Prima del Codice rosso la giurisprudenza distingueva tra: le condotte vessatorie dapprima commesse nei confronti dell’altro genitore, poi configurabili in veri maltrattamenti del minore, e in questo caso la Corte considerava il bambino una persona offesa; oppure il minore era presente alle condotte vessatorie che subiva l’altro genitore ma non le subiva direttamente, quindi non veniva considerato soggetto passivo del reato.
Il comma 2 dell’art. 572 c.p. ora prevede che : « la pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità … ». Mentre il comma 5 definisce la posizione del minore in quanto: « Il minore di anni diciotto che assiste ai maltrattamenti di cui al presente articolo si considera persona offesa dal reato », lo scopo è quello di rafforzare la tutela del minore inteso come persona titolare di un interesse giuridico offeso.
La violenza domestica non colpisce solo chi la subisce ma, anche chi ne è testimone impotente, come i bambini che assistono a casi di maltrattamento tra coniugi.
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