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Timestamp: 2017-06-25 15:47:17+00:00
Document Index: 131474535

Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 14', 'art. 97', 'art. 4', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 8', 'art. 13', 'sentenza ', 'e contrario', 'sentenza ']

T.A.R. Lazio Roma, Sezione II-ter, 5 settembre 2016 a cura del Dott. Francesco BarchielliT.A.R. Lazio Roma, Sezione II-ter, 5 settembre 2016Sui Piani di massima occupabilità delle vie e piazze del Centro storico: giustificazione e ratioSENTENZA N. 9540
Il Collegio non ritiene condivisibile il censurato difetto di istruttoria e di motivazione, alla luce anche di quanto affermato dalla giurisprudenza della Sezione secondo cui i Piani di massima occupabilità delle vie e piazze del Centro storico trovano la loro giustificazione nell’esigenza dell’Amministrazione comunale di individuare forme omogenee di fruizione di spazi pubblici da parte di operatori commerciali in luoghi di notevole interesse pubblico, nell’obiettivo di garantire una rigorosa tutela del patrimonio storico, culturale, artistico ed ambientale e per garantire un equilibrio tra l'espansione delle attività commerciali, la regolamentazione del traffico urbano e la tutela della residenzialità nonché, anche, per salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini (cfr. ex multis Tar Lazio, Roma, sez. II ter, 4 aprile 2013, n. 3446; idem, 19 giugno 2012, n. 5649).
1.Con ricorso introduttivo la Società Panfrav Srl ha impugnato la determinazione dirigenziale n. 2537 dell’8 novembre 2011, con cui il responsabile dell’U.O.A. Ufficio Vigilanza del Municipio Roma Centro Storico, sulla base dell’accertamento della Polizia Roma Capitale in data 6 luglio 2011 con VAV n. 10-0042262, le ha ordinato il ripristino dello stato dei luoghi relativo allo spazio antistante il locale ove svolge l’attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande in piazza della Rotonda n. 64, occupato con materiale e altro tassabile non autorizzato, con intimazione di rimozione forzosa in caso di inadempimento.
Lamenta la illegittimità della predetta determinazione di cui chiede l’annullamento, previa sospensione degli effetti, ed allega al ricorso i seguenti motivi di impugnazione: 1) Violazione degli articoli 8 e 14 del Regolamento in materia di occupazione del suolo pubblico (Osp) e del canone (Cosap) del Comune di Roma. Difetto di istruttoria. Omessa motivazione. Violazione dei principi di trasparenza e buon andamento dell’azione della Pubblica Amministrazione. Violazione dell’art. 97 Cost: il provvedimento sarebbe stato adottato in assenza delle garanzie procedimentali, di cui alle norme rubricate, senza la comunicazione delle precise contestazioni addebitate e del termine per presentare le controdeduzioni.
2) Violazione dell’art. 14 bis del Regolamento in materia di occupazione del suolo pubblico(OSP) e del Canone (COSAP) del Comune di Roma. Mancata definizione del procedimento. Violazione dei principi di trasparenza e buon andamento dell’azione della P.A.. Violazione dell’art. 97 della Cost.: a seguito dell’accesso dei VV.UU., la società ha depositato istanza di concessione Osp presso il Municipio competente in data 28 luglio 2011, prot. n. 62277, con pagamento della sanzione dopo la notifica del verbale e richiesta di regolarizzazione, nelle more del procedimento, senza fornire riscontro a tale istanza, il Comune avrebbe illegittimamente adottato la determinazione impugnata, in violazione della norma rubricata.
Si è costituita in giudizio Roma Capitale per resistere al ricorso, opponendosi all’accoglimento dello stesso tenuto conto della correttezza dell’operato dell’Amministrazione alla luce della ricostruzione dei fatti e degli accertamenti presupposti riguardanti l’occupazione di suolo pubblico commessa da soggetto non concessionario, nei confronti del quale, considerata la diversa posizione giuridica rispetto a quella del concessionario, non sussisterebbero obblighi specifici per l’Amministrazione di instaurazione del contraddittorio con l’interessato.
2. Dopo il rinvio della decisione sull’istanza cautelare con atto recante motivi aggiunti la società ha impugnato la delibera G.C. n. 1 dell’11 gennaio 2012 recante “Revisione e integrazione del ‘Piano di Massima Occupabilità’ approvato con deliberazione di Giunta Comunale n. 139 del 2006”, nella quale con specifico riferimento all’allegata scheda di piano S/033 e alle asserite incongruenze della rappresentazione grafica di Piazza della Rotonda, risulterebbe la mancata concessione Osp in favore della ricorrente. Il procedimento di verifica dell’istanza della ricorrente, ancora in corso, sembrerebbe aver trovato implicita conclusione nel nuovo PMO, senza possibilità di conoscenza della motivazione e delle valutazioni effettuate in mancanza di un diniego espresso.
Allega quale motivo di impugnazione l’eccesso di potere sotto svariati profili, denunciando il travisamento dei fatti e la contraddittorietà dell’operato dell’Amministrazione nella rappresentazione della realtà, in quanto, pur con il rilievo dell’esistenza di un esercizio commerciale in corrispondenza del locale della ricorrente, essa non avrebbe individuato lo spazio Osp assentibile ed avrebbe invece previsto l’utilizzo di suolo pubblico ad un esercizio commerciale (civico n. 2), sprovvisto di licenza per la somministrazione di alimenti e bevande e non richiedente alcuna concessione. L’illegittima differenziazione della posizione della ricorrente rispetto a quella dei restanti esercenti situati nell’area non troverebbe motivo, con ingiustificata disparità di trattamento e difetto di istruttoria.
3.Con ulteriore atto recante motivi aggiunti parte ricorrente ha impugnato la Delibera G.C. n. 103 del 4 aprile 2012 di definitiva “Approvazione della revisione e integrazione del ‘Piano di massima Occupabilità’ di Piazza Navona e Piazza della Rotonda, approvato con deliberazione Giunta Comunale n. 139/2006”, riguardo la quale lamenta la illegittimità con specifico riferimento all’allegata Tavola 02 per la mancata previsione di concessione Osp alla ricorrente, in assenza di un provvedimento espresso da parte dell’Amministrazione.
La società allega quali motivi di impugnazione: 1) Eccesso di potere, travisamento dei fatti e contraddittorietà. Violazione e falsa applicazione della Delibera G.C. n. 139 del 2006 e della Delibera C.C. n. 119 del 2005 (aggiornata alla Deliberazione C.C. n. 75 del 2010),l’Amministrazione avrebbe operato erroneamente, con travisamento dei fatti, nonostante la comunicazione del Municipio ad una valutazione del caso di specie in funzione del PMO in corso di emanazione. 2) Eccesso di potere, illogicità e irrazionalità. Ingiustizia manifesta. Violazione e falsa applicazione della Delibera C.C. n. 119 del 2005 (aggiornata alla Deliberazione C.C. n. 75 del 2010),il PMO approvato con Del. G.C. n. 139 del 2006 prevedeva espressamente la possibilità di individuare nuove superfici Osp per i pubblici esercizi in essere e pertanto sarebbe illogica la decisione di individuare un mero fronte d’esercizio invece dello spazio di occupazione di suolo pubblico, nonostante la presentazione di una istanza di concessione di area, in mancanza di un espresso divieto di natura generale. 3) Eccesso di potere, disparità di trattamento e difetto di istruttoria. Violazione dell’obbligo di concludere il procedimento con provvedimento espresso, la ricorrente nonostante la mancata conclusione del procedimento di esame della propria istanza non potrebbe risultare menomata di un diritto riconosciuto agli altri esercenti nella medesima area. 4) Eccesso di potere, violazione del principio di proporzionalità, il provvedimento impugnato sarebbe carente sotto il profilo dell’adeguatezza, in quanto la eliminazione dell’esercizio della ricorrente dalla revisione del PMO non sarebbe supportata da una valutazione coerente dei contrapposti interessi pubblico e privato; inoltre, non sarebbe comprensibile come una occupazione di soli mq.8,10, come richiesta, posta entro i limiti di rispetto della facciata del Pantheon, potrebbe incidere sull’interesse dei cittadini alla visibilità e fruibilità del monumento. 5) Violazione del principio di partecipazione al procedimento. Art. 7 e 10 bis della legge n. 241 del 1990, l’Amministrazione ritenendo di dover adottare un provvedimento di rigetto con riferimento all’istanza della ricorrente avrebbe dovuto inviare una comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza per consentire la partecipazione della ricorrente al procedimento. 6) Illegittimo silenzio, l’attuale revisione del PMO avrebbe di fatto comportato una reiezione implicita dell’istanza della ricorrente, in violazione dell’art. 4, comma 2 della Del.C.C. n. 119 del 2005 che prevede la conclusione entro 60 giorni del procedimento avviato su istanza per la concessione di suolo pubblico ricadenti nella Città Storica.
Con ordinanza n. 2148 del 2012 , pronunciata nella Camera di consiglio del 19 giugno 2012, sono state respinte le suindicate domande cautelari di cui al ricorso introduttivo e agli atti recanti motivi aggiunti.
4. Infine, con ulteriore atto recante motivi aggiunti, la società ha impugnato il provvedimento n. 49619 del 14 giugno 2012, notificato in data 25 giugno 2012, recante il diniego all’istanza di concessione Osp presentata dalla ricorrente ed ha allegato analoghi motivi di gravame già proposti con il precedente atto recante motivi aggiunti, deducendo l’eccesso di potere pertravisamento dei fatti e contraddittorietà del comportamento dell’Amministrazione: lamenta l’assenza di previsione di natura generale escludente il rilascio di nuove concessioni Osp nell’area di Piazza della Rotonda, con evidente disparità di trattamento e difetto di istruttoria in relazione agli altri esercenti attività, che in assenza di diversità di fatto beneficerebbero comunque di autorizzazione. Censura, altresì, la violazione del principio di partecipazione al procedimento, con specifico riferimento al provvedimento di diniego, in quanto le sarebbe stata impedita la possibilità di far valere, già in fase procedimentale, le proprie controdeduzioni; conclude per l’annullamento dell’atto di diniego e di condanna dell’Amministrazione al risarcimento dei danni.
Roma Capitale si è costituita in giudizio per resistere al gravame da ultimo proposto e ha depositato documentazione relativa al procedimento.
In prossimità dell’odierna udienza le parti hanno prodotto memorie con le quali hanno ulteriormente argomentato sulle rispettive posizioni difensive.
Alla pubblica udienza del 12 gennaio 2016 la causa è stata introitata per la decisione.
5. Il ricorso introduttivo e gli atti recanti motivi aggiunti sono infondati per le seguenti considerazioni.
5.1. Con il ricorso introduttivo parte ricorrente censura la illegittimità dell’impugnato ordine di rimozione per violazione dell’art. 14 del Regolamento Osp che imporrebbe all’Amministrazione, in caso di Osp abusiva, il rispetto delle garanzie procedimentali di cui all’art. 8, nella fattispecie disattese dall’Amministrazione (primo mezzo).
Osserva il Collegio che la determinazione impugnata espone chiaramente sia i presupposti di fatto (accertamento eseguito dalla Polizia locale e confluito in regolare verbale in base al quale l’Amministrazione si è determinata con l’atto in questione) riguardo la occupazione abusiva di suolo pubblico posta in essere senza il possesso della relativa concessione comunale, che di diritto, con esplicito richiamo delle norme applicabili nella ricorrenza di tale tipo di occupazione abusiva, dell’obbligo di riduzione in pristino dello stato dei luoghi, recidiva e sanzione conseguente (art. 6 della legge n. 77 del 1997; Regolamento Cosap, approvato con Del.C.C. n. 119/05, così come modificata ed integrata dalla Del.C.C. n.75/10).
Nella specie, si è di fronte alla accertata occupazione di suolo pubblico senza il possesso della relativa concessione comunale, circostanza non smentita da parte ricorrente. Ebbene, riguardo a tale situazione di conclamata abusività il Collegio ritiene che non trovi applicazione la disciplina del predetto art. 8, come asserito dalla società, in quanto tale disposizione individua le cause di decadenza dalla concessione, già autorizzata, con la previsione, in caso di occupazione abusiva commessa da soggetto concessionario, di rimozione (art. 14, comma 2 - applicabile anche al non concessionario riguardo la misura della rimozione) e possibilità, in relazione alla gravità dell’abuso perpetrato, di attivare nei confronti del concessionario anche il procedimento di decadenza dalla concessione, avviando in tal caso la specifica procedura di cui al predetto art. 8 a garanzia del contraddittorio con l’interessato concessionario.
La stessa disciplina non trova giustificazione nella diversa posizione giuridica del non concessionario rispetto al concessionario: ed infatti, per entrambi l’Amministrazione ha l’obbligo di attivarsi tempestivamente al fine di inibire il protrarsi del comportamento abusivo dell’occupazione di suolo pubblico, intimando la rimozione; tuttavia, nella ipotesi dell’abuso perpetrato dal concessionario (ipotesi diversa da quella in esame), e solo in questo caso, l’Amministrazione, in caso di avvio del procedimento decadenziale in relazione al reiterato comportamento abusivo di quest’ultimo, è tenuta – in ragione del rapporto qualificato che intercorre tra le parti e del correlativo obbligo giuridico che da quel rapporto deriva - ai necessari riscontri in contraddittorio.
In ogni caso la censura s’appalesa infondata in quanto, come si desume anche dal provvedimento impugnato, parte ricorrente al momento dell’accertamento da parte della Polizia Locale (VAV n. 100042262 del 6 luglio 2011) non era titolare di alcuna concessione di suolo pubblico ed era a conoscenza della contestazione di aver occupato abusivamente tale suolo pubblico, tanto che in data 28.7.2011 aveva presentato domanda di nuova concessione Osp.
Per la stessa ragione, non è altresì condivisibile il secondo motivo dedotto in quanto la circostanza di aver presentato una domanda di occupazione di suolo pubblico non può - secondo il consolidato indirizzo della Sezione – legittimare un soggetto a procedere autonomamente ad occupare il suolo pubblico senza che l’Amministrazione si sia preventivamente pronunciata sulla compatibilità (paesaggistica ed architettonica) dell’occupazione richiesta con il patrimonio circostante (oggetto di particolare cura e tutela) ed in assenza, pertanto, di titolo abilitativo; tale circostanza, pertanto, non assume alcun rilievo ai fini in questione per cui, in assenza di un titolo abilitativo, la determinazione impugnata deve ritenersi fondata oltre che su specifici presupposti giuridici anche su un corretto presupposto fattuale, vale a dire la sussistenza di un’occupazione totalmente abusiva di suolo pubblico accertata alla data 6 luglio 2011.
6.Passando all’esame dei successivi atti recanti motivi aggiunti osserva il Collegio, preliminarmente, che per il primo atto di gravame - con cui la società ha impugnato la Delibera G.C. n. 1 dell’11 gennaio 2012 recante “Revisione e integrazione del ‘Piano di Massima Occupabilità, approvato con deliberazione di Giunta Comunale n. 139 del 2006”, censurando l’eccesso di potere sotto svariati profili con specifico riferimento all’allegata scheda di piano S/033, per asserite incongruenze e contraddittorie rappresentazioni della realtà fattuale della Piazza - deve dichiararsi la sopravvenuta carenza di interesse in quanto i motivi censurati hanno perso rilevanza in relazione alla Delibera impugnata attesa la successiva adozione della Delibera G.C. n. 103 del 4 aprile 2012, con la quale l’intimata Amministrazione ha proceduto all’approvazione della revisione ed alla integrazione del PMO di Piazza Navona e Piazza della Rotonda, parimenti gravata con l’ulteriore atto recante motivi aggiunti, sul quale, dunque, si sposta l’interesse sostanziale della ricorrente e, di conseguenza, l’attenzione del Collegio.
Parte ricorrente, con tale atto di gravame, censura nella sostanza la contraddittorietà, il travisamento dei fatti, il difetto di istruttoria e la illogicità del comportamento dell’Amministrazione, nell’adozione del predetto atto di integrazione del PMO, che in mancanza di un espresso divieto al rilascio di nuove autorizzazioni Osp e senza uno specifico motivo, avrebbe eliminato dal prospetto planimetrico di piazza della Rotonda, qualsivoglia spazio concedibile alla ricorrente; l’Amministrazione non avrebbe considerato l’istanza presentata dalla società di rilascio di autorizzazione con la richiesta di una occupazione di soli mq. 8,10, entro i limiti di rispetto della facciata del Pantheon e conforme all’interesse dei cittadini alla visibilità del monumento, violando altresì il principio di partecipazione al procedimento attesa la reiezione implicita dell’istanza.
Osserva il Collegio che, contrariamente alle considerazioni di parte ricorrente, quanto riportato nell’elaborato grafico approvato evidenzia in modo puntuale la conformazione e rappresentazione dell’area in questione: con riferimento particolare all’area, a fronte del locale interessato, non appaiono modifiche innovative, nel senso che già prima delle integrazioni al predetto PMO non era prevista alcuna possibilità di occupazione di suolo pubblico nello spazio antistante il locale in questione. Già la scheda S033 di cui alla precedente Delibera G.C. n. 139 del 2006, di approvazione del PMO delle aree della Città Storica (Municipio I Roma Centro Storico) sottoposte alle disposizioni di tutela di cui al d.lgs. n. 42 del 2004, non prevedeva tale area come assentibile.
Neppure il Collegio ritiene condivisibile il censurato difetto di istruttoria e di motivazione, alla luce anche di quanto affermato dalla giurisprudenza della Sezione secondo cui i Piani di massima occupabilità delle vie e piazze del Centro storico trovano la loro giustificazione nell’esigenza dell’Amministrazione comunale di individuare forme omogenee di fruizione di spazi pubblici da parte di operatori commerciali in luoghi di notevole interesse pubblico, nell’obiettivo di garantire una rigorosa tutela del patrimonio storico, culturale, artistico ed ambientale e per garantire un equilibrio tra l'espansione delle attività commerciali, la regolamentazione del traffico urbano e la tutela della residenzialità nonché, anche, per salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini (cfr. ex multis Tar Lazio, Roma, sez. II ter, 4 aprile 2013, n. 3446; idem, 19 giugno 2012, n. 5649).
Come costantemente affermato dalla Sezione, i Municipi, sulla base di quanto disposto con la Delibera n. 75 del 2010, possono individuare attraverso i Piani delle aree nelle quali escludere il rilascio delle Osp con atti dotati di una più ampia discrezionalità, cristallizzata nell’approvazione della scheda che tiene conto delle valutazioni e dell’istruttoria del modulo procedimentale adottato all’uopo dall’Amministrazione.
Pertanto, la natura dell’atto di concessione amministrativa OSP conferisce al Comune una serie di prerogative, volte a regolare l’uso temporaneo del bene in alcune aree della città, in prevalenza situate nel centro storico, dove l’occupazione del suolo pubblico è limitata dall’esistenza di un preponderante pubblico interesse diretto alla salvaguardia del patrimonio storico-culturale e dove, pertanto, gli interessi imprenditoriali dei privati si rivelano recessivi rispetto agli interessi pubblici volti alla tutela dei beni architettonici e, in generale, del patrimonio monumentale e culturale della città.
Nel caso di specie, l’impugnata deliberazione è stata adottata sulla scorta dei lavori condotti dalla Commissione tecnica e si è conclusa, previo adeguato contemperamento degli interessi pubblici e privati, con l’approvazione della revisione ed integrazione del PMO relativo all’area in questione.
Detta deliberazione, peraltro, in quanto atto amministrativo generale di pianificazione e di programmazione, non sconta l’applicazione delle norme di partecipazione procedimentale, ai sensi dell’art. 13 della legge n. 241 del 1990.
Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente non sussisteva, pertanto, alcun obbligo, nello svolgimento dell’iter procedimentale di adozione della deliberazione a carattere generale, di coinvolgimento procedimentale della ricorrente.
In particolare, questa Sezione con la sentenza n. 2813 del 2013 ha confermato la legittimità del PMO in esame, approvato con Del. G.C. n. 103/2012, per la parte riguardante piazza della Rotonda, alle cui considerazioni, motivazioni e conclusioni il Collegio rinvia.
Venendo allo scrutinio delle altre censure, il Collegio non ravvede nella fattispecie la lamentata contraddittorietà ed illogicità dell’impugnata Delibera con riferimento alla prevista occupazione dello spazio antistante al civico n. 2 della Piazza in questione: nello specifico, dal riscontro della scheda risulta che l’area di cui al civico 2 è collocata nel fronte opposto della Piazza e distante da quella della ricorrente; inoltre, per estensione e conformazione, essa non appare ictu oculi di ostacolo al passaggio ed alla visibilità del monumento, come invece appare nel caso dello spazio antistante il locale della società ricorrente, collocato nella medesima piazza della Rotonda, ma in corrispondenza dell’intersezione di via del Pantheon. La evidente configurazione del sito e dell’area interessata resistono quindi alle generiche indicazioni di parte ricorrente riguardo la prova di non ostacolare con la Osp richiesta la visibilità del monumento (per l’asserita limitata misura di m.8,10).
Riguardo l’impugnativa sul silenzio tenuto dall’Amministrazione sull’istanza di concessione Osp del 28.7.2011, la censura è stata superata dall’adozione del provvedimento di diniego in data 14.6.2012, prot. n. 49619, impugnato dalla ricorrente con i successivi motivi aggiunti.
Con tale gravame la società ricorrente ha avanzato censure analoghe a quelle già proposte con le precedenti impugnazioni, già trattate, censurando nella sostanza la contraddittorietà del comportamento dell’Amministrazione, la disparità di trattamento, il difetto di istruttoria e la violazione del principio di partecipazione al procedimento. Il Collegio, a rigetto delle censure, rinvia a quanto già sopra argomentato e motivato.
In particolare, rileva che la comunicazione di diniego alla richiesta di nuova Osp si presenta esaurientemente motivata alla luce anche dell’istruttoria svolta dalla apposita Conferenza di servizi (verbale prot. n. CA/98673) e del parere contrario espresso dai rappresentanti degli Uffici presenti, che hanno confermato la vigenza della scheda di PMO, approvata con Delibera G.C. n. 139 del 2006, nello specifico evidenziando che, anche a seguito della revisione di cui alla citata Delibera G.C. n. 103 del 2012, non è stata prevista l’assentibilità ad Osp dell’area antistante al civico n. 64.
Come già sopra anticipato, il Collegio ribadisce, sul punto richiamando la sentenza n. 2813 del 2013, che il suddetto PMO è stato adottato facendo riferimento alla puntuale applicazione dei criteri seguiti dalla Commissione tecnica istituita con la D.D. n. 681 del 2009 (caratteristiche delle vie e piazze: morfologia, dimensioni, estensione, larghezza, vicinanza ai siti di particolare pregio, distanze dai beni vincolati; previa comparazione di tutti gli interessi in gioco: ambientali, storici, architettonici, di sicurezza pubblica, stradale e pedonale, economici e commerciali), sulla cui base sono state approvate le schede di dettaglio, che hanno tenuto conto delle disposizioni in materia Osp, di quelle del codice della strada e dei pareri espressi dagli organi e Autorità preposte alla sicurezza e incolumità pubblica.
Detto Piano, alla luce dell’ampia, approfondita e congruente istruttoria sulla base della quale è stato approvato, s’appalesa immune da vizi macroscopici di illogicità e/o travisamento dei fatti anche in mancanza di idonea e precisa dimostrazione dei rilievi che avrebbero fondato una inadeguatezza valutativa nel procedimento di tutela del bene protetto: rilievi ad ogni modo confutati dalla oggettiva ed evidente conformazione della Piazza, dalla collocazione del monumento tutelato e dalla localizzazione dell’area interessata alla o.s.p., in relazione anche alla visibilità del sito per come emerge all’evidenza dei fatti.
7. In conclusione, per quanto sin qui argomentato, va dichiarata improcedibile la domanda di annullamento della D.G.C. n. 1/2012 (di cui all’atto recante motivi aggiunti) mentre il ricorso introduttivo e gli altri atti recanti motivi aggiunti, in quanto infondati, vanno tutti respinti.
Nulla si dispone nei confronti della Società Pantheon Srl non costituita.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Ter) definitivamente pronunciando sul ricorso introduttivo e sugli atti recanti motivi aggiunti, come in epigrafe proposti, così provvede:
- dichiara improcedibile la domanda di annullamento della D.G.C. n. 1/2012 (di cui all’atto recante motivi aggiunti);
- respinge il ricorso introduttivo e gli altri atti recanti motivi aggiunti.
Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio in favore di Roma Capitale, liquidate complessivamente in € 2.000,00 (duemila/00), oltre oneri e accessori come per legge.
Nulla spese nei confronti della Società Pantheon Srl.
Così deciso in Roma nelle camere di consiglio dei giorni 12 gennaio e 8 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati: