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Timestamp: 2020-01-19 21:03:08+00:00
Document Index: 97761057

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 11']

L'OSS: Il profilo professionale. Le competenze dell'OSS nelle diverse Regioni. Le competenze dell'OSS in Regione Lombardia - Blog dell’Assistente Sociale Dott. Simone Piga
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28 Settembre 2019 SIMONEPIGA BLOG, Concorsi OSS, LA RUBRICA DELL'OSS A CURA DI GIULIA BILLI Commenti disabilitati su L’OSS: Il profilo professionale. Le competenze dell’OSS nelle diverse Regioni. Le competenze dell’OSS in Regione Lombardia
e le diverse competenze dell’OSS nelle Regioni.
Le competenze dell’OSS in Regione Lombardia
Nella prima parte illustrerò il profilo professionale dell’OSS e le relative competenze, in base a quanto stabilito nell’atto (“nazionale”) del 22 Febbraio 2001 della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, evidenziando il fatto che le competenze dell’OSS variano in base alla Regione in cui si opera.
Nella seconda parte illustrerò le competenze dell’OSS in Regione Lombardia.
A qualcuno l’articolo potrà risultare lungo e macchinoso ma ritengo che chi avrà la pazienza di leggerlo potrà trarne importanti informazioni.
L’OSS integra funzioni, mansioni e competenze delle succitate figure professionali di supporto ed è una figura più completa rispetto alle stesse, in grado di svolgere interventi integrati di assistenza diretta alla persona e di supporto alle altre figure sanitarie.
Nell’articolo 2 viene sancito che “la formazione dell’operatore socio sanitario è di competenza delle Regioni e delle Province autonome, che provvedono all’organizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto”.
In alcune regioni l’accesso ai corsi è a numero chiuso e programmato: questo significa che per potersi iscrivere al corso è necessario superare una selezione e collocarsi in posizione utile nella graduatoria finale mentre in altre regioni è ad accesso libero e non programmato (ovviamente sostenendo i relativi costi di iscrizione).
In alcune regioni viene richiesto come requisito di accesso il diploma di maturità (ad esempio in Lombardia) e in altre è sufficiente la sola licenza media.
L’art. 3 descrive i contesti lavorativi dell’OSS, che come anzidetto sono il settore sociale, il settore sanitario, in servizi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario, residenziali o semiresidenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell’utente.
L’art. 4 pone specifica attenzione al contesto relazionale, stabilendo che l’operatore socio sanitario svolge la sua attività in collaborazione con gli altri operatori professionali preposti all’assistenza sanitaria e a quella sociale, secondo il criterio del lavoro multi-professionale.
L’art. 5 definisce la sfera di azione dell’OSS, individuando tre ambiti di attività rivolte alla persona e al suo ambiente di vita, che l’Allegato A specifica come segue:
L’art. 6 individua le competenze che deve possedere l’OSS, suddivise in competenze tecniche e relazionali, in seguito descritte nell’allegata tabella B.
Per accedere ai corsi di formazione per operatore socio sanitario, come si legge nell’art. 7 viene richiesto il diploma di scuola dell’obbligo ed il compimento del 17° anno di età alla data di iscrizione al corso.
L’art. 8 dispone che l’attività didattica nei corsi di formazione per OSS è strutturata per moduli e per aree disciplinari e che ogni corso comprende i seguenti moduli didattici:
I corsi di formazione hanno durata annuale, per un numero di ore non inferiore a 1000.
Nell’articolo 10 vengono illustrate le materie di insegnamento che devono essere impartite nei corsi per OSS; le stesse devono essere articolate nelle aree disciplinari descritte e specificate nell’allegato C.
I corsi per OSS come stabilito dall’art. 11 comprendono un tirocinio guidato presso le strutture ed i servizi, nel cui ambito la figura professionale dell’operatore socio sanitario è prevista.
Nell’articolo 12, vengono descritte le modalità di accesso all’esame finale e le modalità di rilascio dell’attestato di qualifica valido su tutto il territorio nazionale, nelle strutture, attività e servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali, negli ambiti dove è prevista la figura dell’OSS.
E’ in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli ecc…).
– nel governo della casa e dell’ambiente di vita, nell’igiene e cambio biancheria;
– quando necessario, e a domicilio, per l’effettuazione degli acquisti;
E’ in grado di curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature, nonché la conservazione degli stessi e il riordino del materiale dopo l’assunzione dei pasti.
Il ruolo delle regioni nella formazione dell’OSS. La formazione dell’OSS in Regione Lombardia
Per quanto riguarda Regione Lombardia, và subito detto che essa ha recepito quanto disposto dalla conferenza permanente del 22 Febbraio 2001 e provveduto a disciplinare il profilo professionale e il percorso didattico per diventare OSS, una prima volta con la Deliberazione di Giunta Regionale (D.G.R.) del 6 luglio 2001- n 7/5428.
Tra i requisiti di accesso ai corsi OSS in Lombardia, previsti da tale D.G.R. vi erano:
– il possesso del diploma di scuola dell’obbligo (licenza media inferiore);
– il compimento del 17° anno di età alla data di iscrizione al corso.
Regione Lombardia ha poi nel tempo emanato successivi atti integrativi che hanno trovato, nella Deliberazione di Giunta Regionale del 18 luglio 2007 n 8/5101 – “Regolamentazione dei percorsi OSS”, la norma che sostituisce e abroga ogni precedente atto in materia.
Tale deliberazione è stata pubblicata sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia (B.U.R.L.) del 26 Luglio 2007.
Oggi pertanto, il profilo professionale e il percorso didattico dell’OSS in Regione Lombardia sono regolati dalla DGR n 8/5101 del 18 luglio 2007 che ha abrogato e quindi completamente sostituito la precedente DGR del 6 luglio 2001 – n 7/5428.
La DGR n 8/5101 del 18 luglio 2007 ha stabilito di modificare i requisiti relativi alla frequenza degli allievi ai corsi OSS, che ora sono:
2. possesso, in alternativa di uno dei seguenti titoli:
a) diploma di scuola secondaria di secondo grado o qualifica di durata almeno triennale ai sensi dell”articolo 1 comma 3 del Decreto Legislativo 76/2005;
b) qualifica professionale rilasciata al termine di percorsi biennali di prima formazione ai sensi della legge regionale 95/80;
c) qualifica di Ausiliario Socio Assistenziale (ASA) o di Operatore Tecnico dell’Assistenza (OTA).
3. certificazione di idoneità alla mansione rilasciato dal medico competente ai sensi degli articoli 16 e 17 del Decreto Legislativo 626 del 1994 (oggi integrato e sostituito dal decreto legislativo 81 del 2008).
a) oltre a quanto previsto ai punti 1), 2), 3) è richiesta la dichiarazione di valore con traduzione asseverata del titolo conseguito nel paese d’origine e rilasciata dall’ambasciata di appartenenza;
b) capacità di espressione orale e scritta della lingua italiana che consenta di partecipare attivamente al percorso formativo e capirne i contenuti. Tale conoscenza deve essere valutata attraverso un test di ingresso da conservare agli atti presso l’ente di formazione.
Sintesi commentata del profilo professionale dell’OSS in Regione Lombardia
(Estratto dalla DGR Lombardia n 8/5101 del 18 luglio 2007
“Regolamentazione dei percorsi OSS”)
La D.G.R. n 8/5101 del 18 luglio 2007 è divisa in due allegati, (A e B).
“L’Operatore Socio Sanitario è un operatore di interesse sanitario che, a seguito dell’attestato di qualiﬁca conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzate a soddisfare i bisogni primari della persona in un contesto sia sociale che sanitario e a favorire il benessere e l’autonomia della persona. Tale attività è svolta sia nel settore sociale che in quello sanitario, in servizi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario, in ambito ospedaliero, residenziale e domiciliare”.
L’OSS può lavorare nei seguenti contesti:
– in ambito sanitario: ad esempio presso ospedali pubblici e privati;
– in ambito sociale e in servizi di tipo socio-assistenziale: ad esempio l’assistenza domiciliare del Comune dove presta servizio presso le organizzazioni esterne pattanti come cooperative, associazioni di volontariato, società, con le quali il Comune ha sottoscritto un patto di accreditamento;
– in ambito socio-sanitario: come la Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) rivolta ad anziani non autosufficienti.
La RSA è socio-sanitaria perché eroga prestazioni sanitarie integrate con prestazioni socio-assistenziali, educative e di animazione.
L’OSS inoltre svolge la propria attività in servizi di tipo:
Residenziale, tra questi la RSA che ospita anziani non autosufficienti 24 ore su 24, per brevi e lunghi periodi.
Semi-residenziale, tra questi il Centro Diurno Integrato (CDI) frequentato dal mattino alla sera da anziani non autosufficienti;
presso il domicilio dell’assistito, nei servizi di assistenza domiciliare del Comune che garantisce il servizio attraverso organizzazioni esterne accreditate e dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) (ex Azienda ospedaliera) che assicura il servizio tramite organizzazioni esterne accreditate con l’Agenzia di Tutela della Salute (ATS) (Ex ASL).
L’OSS agisce in base alle competenze acquisite ed in applicazione dei piani di lavoro e dei protocolli operativi predisposti dal personale sanitario e sociale preposto, responsabile del processo assistenziale.
L’OSS è un operatore di supporto che opera in base a criteri di bassa discrezionalità (significa che ha un basso potere decisionale) e alta riproducibilità (significa che ripete costantemente nel tempo sempre gli stessi compiti che gli vengono affidati, in modo standardizzato e routinario).
Ancora, la DGR n 8/5101 del 18 luglio 2007 stabilisce che: “Negli ambiti delle attività e delle competenze individuate, l’operatore socio-sanitario:
– COOPERA in quanto svolge solo parte delle attività alle quali concorre con altri professionisti (infermieri, terapisti della riabilitazione, dietologi, educatori, ecc.)
– COLLABORA in quanto svolge attività su precise indicazioni dei professionisti (infermieri, terapisti della riabilitazione, dietologi, educatori professionali, ecc.).
COMPETENZE RICHIESTE ALL’OSS IN LOMBARDIA
Le competenze della figura professionale dell’OSS sono definite nell’allegato B contenuto nell’Accordo Stato, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano del 22 febbraio 2001 e vengono distinte in competenze tecniche e relazionali. Tuttavia possono esserci differenze tra una regione e un’altra.
In Lombardia, in base alla DGR n 8/5101 del 18 luglio 2007, “Regolamentazione dei percorsi OSS” l’OSS deve possedere al termine del percorso formativo le seguenti competenze tecniche:
– assistenza diretta alla persona: soddisfacimento dei bisogni primari; promozione e mantenimento del benessere psicofisico; aiuto nelle funzioni di deambulazione, utilizzo corretto dei presidi, mantenimento delle residue capacità psicofisiche e aiuto nell’espletamento delle funzioni fisiologiche;
– collaborazione (ricordo che il termine collaborazione indica il fatto che queste attività l’OSS le può svolgere su indicazione dell’infermiere) con il personale in semplici attività di supporto diagnostico e terapeutico, interventi di primo soccorso, verifica dei parametri vitali, somministrazione delle terapie e medicazioni semplici
– informazioni sui servizi del territorio e cura del disbrigo di pratiche burocratiche anche accompagnando l’utente per l’accesso ai servizi.
Inoltre, sempre come richiamato nella DGR Lombardia n 8/5101 del 18 luglio 2007 su indicazione e con la supervisione del personale infermieristico, l’OSS:
Sa collaborare nelle attività terapeutiche anche attraverso l’utilizzo di apparecchiature medicali di semplice uso:
– alla somministrazione della terapia per via enterale (comprese supposte, microclisma che non implichino l’utilizzo di sonde);
– alla somministrazione di farmaci tramite aerosol;
– alla somministrazione di gocce oftalmiche ed auricolari;
– alla applicazione di pomate e di farmaci transdermici;
– al cambio di medicazioni semplici.
Inoltre, l’OSS:
Sa collaborare agli interventi di primo soccorso (in caso di malore improvviso con perdita di coscienza, persona traumatizzata, ecc.) ed attiva l’intervento del personale sanitario.
Sa collaborare per la sorveglianza della terapia infusiva riferendo eventuali segni di travaso o segnalando la necessità di sostituzione dei flaconi (collabora).
Sa utilizzare tecniche di osservazione di segni e sintomi di variazione delle condizioni fisiche dell’utente e l’insorgenza di situazioni di rischio.
Sa utilizzare tecniche per la cura della salma (collabora)
Sa utilizzare apparecchiature BLSD (collabora).
Si occupa della verifica dei parametri vitali e uso del reflettometro per la determinazione dei livelli di glicemia (opera).
Molti dei compiti prima elencati, in altre Regioni d’Italia potrebbero essere vietati perché ritenuti invasivi e pertanto di esclusiva pertinenza infermieristica.
In sostanza, l’OSS, oltre alle attività e competenze descritte nell’accordo istitutivo del 22 Febbraio 2001, può svolgere altri compiti ulteriori autorizzati dalla normativa regionale che può variare da Regione a Regione.
e rilascio dell’attestato
Elemento determinante per il conseguimento dell’attestato è il positivo superamento dell’esame finale il cui fine è la verifica del conseguimento di tutte le competenze previste dal profilo formativo.
Il titolo legale di OSS è valido in tutta Italia.
Alcune riflessioni di fondo ci devono spingere a cercare di capire se una regione possa, in merito a quanto scritto finora, aggiungere ulteriori competenze rispetto a quanto regolato da un’altra fonte del diritto, in questo caso superiore come lo è l’accordo preso in sede di Conferenza permanente tra Stato, Regioni e Province autonome del 22 Febbraio 2001, o se si è invece utilizzato il criterio di legislazione concorrente oppure quello di attribuire e demandare alla singola regione il compito di legiferare in merito (criterio di competenza).
L’ordinamento giuridico italiano è infatti rappresentato dall’insieme di norme vigenti.
Il termine ordinamento richiama a sua volta un’altra parola, che è: “ordine”.
Questo fa desumere che il sistema giuridico italiano sia organizzato in modo ordinato, in modo che nessuna norma possa contrastare con le altre.
Per questo motivo, le diverse fonti del diritto vengono sistemate all’interno dell’ordinamento giuridico, rispettando precisi criteri.
In caso di antinomie, vale a dire di contrasto tra due norme, tali criteri permetteranno di stabilire quale delle due debba prevalere.
il criterio gerarchico o di gerarchia delle fonti del diritto;
il criterio di competenza e di legislazione concorrente;
il criterio cronologico (che in questo caso non ci interessa).
Il criterio di gerarchia
In Italia sono attualmente in vigore un elevato numero di leggi e questo è anche dovuto al fatto che esistono molteplici fonti del diritto, ossia organi che possono produrre norme (Parlamento in primis ma anche il Governo, ciascuna Regione e così via). Dato il vasto numero di norme e di organi che possono produrle si è reso necessario creare una scala gerarchica di classificazione delle leggi.
È chiamato criterio o principio della gerarchia delle fonti quell’ordine che stabilisce all’interno del diritto italiano, una sorta di grado di importanza e ordinamento tra leggi.
In base a tale principio, le fonti del diritto non hanno tutte lo stesso valore e forza. Esse sono disposte su una scala gerarchica che può essere rappresentata con una piramide: le norme che si trovano sui gradini superiori della scala hanno forza maggiore di quelle che si trovano sui gradini inferiori.
Il principio di gerarchia comporta che la norma di grado inferiore, non ha e non può mai disporre della forza e del potere necessario per poter abrogare (eliminare dall’ordinamento giuridico) o modificare la norma collocata nel gradino superiore o contenere norme in contrasto con essa. Al contrario, quest’ultima, vale a dire la norma di rango superiore può invece sempre abrogare o modificare la norma collocata nel gradino inferiore.
e di legislazione concorrente
L’articolo 117 della Costituzione distingue tre differenti forme di competenza legislativa:
a) le materie di competenza legislativa affidate allo Stato in via esclusiva. Lo Stato ha una competenza legislativa generale e questo significa che può disciplinare qualsiasi materia;
b) le materie di esclusiva competenza legislativa in capo alle Regioni, che hanno competenza legislativa speciale, in quanto possono disciplinare esclusivamente le specifiche materie che gli vengono affidate;
c) le materie di competenza legislativa concorrente, nelle quali sia lo Stato che le Regioni possono legiferare, come ad esempio in materia di sanità o di servizi sociali.
Resta quindi da capire il criterio utilizzato per regolare il profilo dell’OSS e per questo demando alle riflessioni e agli approfondimenti dei lettori e degli OSS in merito.
Al fine di fornire di fornire un piccolo contributo alle diverse interpretazioni, va specificato che, come si legge sul sito Stato-Regioni
http://www.statoregioni.it/it/presentazione/attivita/conferenza-stato-regioni/
La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano è istituita, con D.P.C.M. (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 12 ottobre 1983, quale apposita sede collegiale utile a favorire la cooperazione tra l’attività dello Stato e quella delle Regioni e delle Province autonome e si riunisce, di norma, con cadenza quindicinale. La medesima rappresenta la sede privilegiata della negoziazione politica tra le Amministrazioni centrali e quelle regionali, la sede in cui il Governo acquisisce l’avviso delle Regioni in relazione agli indirizzi governativi di politica generale incidenti nelle materie di competenza regionale (ad esclusione degli indirizzi di politica estera, della difesa e sicurezza nazionale e della giustizia).
Tornate a trovarmi sul blog: sarete i benvenuti. Nei prossimi giorni infatti pubblicherò altri articoli.
della Deliberazione di Giunta Regionale della Lombardia del 18 luglio 2007 n 8/5101 – “Regolamentazione dei percorsi OSS”, pubblicata sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia (B.U.R.L.) del 26 Luglio 2007.