Source: http://www.professionisti.it/enciclopedia/voce/2484/Corte-di-Cassazione-sentenza
Timestamp: 2016-12-10 10:43:57+00:00
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Corte di Cassazione: sentenza del 14/11/2011
Corte di Cassazione sentenza: definizione
L’organo supremo della giustizia civile e penale previsto dal nostro ordinamento giuridico è la Corte Suprema di Cassazione: l’ordinamento giuridico, infatti, di regola, prevede che vi siano tre gradi di giudizio sia nel contenzioso civile sia nei procedimenti penali; la sentenza della Corte di Cassazione, quindi, rappresenta l’ultimo grado di giudizio a cui può ricorrere colui che si rivolge alla giustizia italiana. La sede dell’organo supremo della giustizia è in Roma. La Corte Suprema di Cassazione è costituita in due sezioni principali, civile e penale, a loro volta suddivise in altre sezioni solitamente deputate ad affrontare tematiche specifiche del diritto italiano. Per dirimere una questione di diritto che è stata risolta in modo differente da diverse sezioni e quindi allorquando vi sono orientamenti discordanti, la Corte si riunisce a Sezioni Unite (collegio di 9 Giudici) e la decisione presa dalla Corte diventa il riferimento interpretativo di una specifica norma o di una questione che coinvolge più norme giuridiche, per le altre sezioni, nelle decisioni di analoghe fattispecie.
Le attribuzioni della Corte, previste dall’articolo 65 del regio decreto n. 12/1941 (legge sull’ordinamento giudiziario) delineano con chiarezza la funzione di Giudice di legittimità: assicura infatti l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità del diritto oggettivo nazionale, il rispetto delle diverse giurisdizioni. Questa funzione è ben delineata anche dalle norme dei codici di rito (procedura civile e procedura penale) che limitano la possibilità di ricorrere all’Organo Supremo per la parte che intende impugnare la sentenza di secondo grado ad essa sfavorevole, individuando in modo dettagliato i motivi di ricorribilità alla Corte Suprema di Cassazione. Prescindendo dai motivi prettamente attinenti la giurisdizione, le norme di rito individuano due principi fondamentali per motivare il ricorso alla Corte di Cassazione:
la violazione o falsa applicazione di norme di diritto (articolo 360 codice di procedura civile, comma 1 n. 3; articolo 606 codice di procedura penale, comma 1, lett. b), c), d));
la omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione della sentenza impugnata (articolo 360 codice di procedura civile, comma 1, n. 5; articolo 606 codice di procedura penale, comma 1, lett. e)).
Le norme citate ovviamente contengono differenze letterali e sostanziali:
l'articolo 360, comma 1, n. 3 ammette il ricorso per cassazione “per violazione o falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di lavoro”; mentre l'articolo 606 codice di procedura penale al comma 1, lettera b) indica “inosservanza o erronea applicazione della legge penale o di altre norme” e alla lettera c) “inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di nullità, di inutilizzabilità, di inammissibilità o di decadenza” e infine la lettera d) prevede la ricorribilità in caso di mancata assunzione di una prova decisiva richiesta dalla parte nella fase dibattimentale.
Ora, appare evidente che quando la Corte Suprema di Cassazione è chiamata a decidere a seguito di motivi di impugnazione delle sentenze di secondo grado che coinvolgano questioni di diritto, le sentenze dell'organo supremo della giurisdizione rappresentano la massima interpretazione di diritto, e diventano punto di riferimento per le corti di merito italiane.Avv. Antonio Lamarucciola
L'impugnazione della sentenza di secondo grado si propone con un atto, ricorso, redatto dal difensore abilitato al patrocinio davanti alla Carte di Cassazione, che deve contenere oltre le indicazioni delle parti, della sentenza impugnata, e dei fatti di causa, i motivi per i quali si chiede la cassazione, con l'indicazione delle norme di diritto su cui si fondano (articolo 366 codice di procedura civile e articolo 606 codice di procedura penale). Solitamente è proprio questa la parte più importante del ricorso e anche quella di maggiore specificità: l'avvocato cassazionista non deve infatti incorrere nell'errore di limitarsi a chiedere una sorta di rivisitazione dei fatti di causa e delle prove raccolte, la cui valutazione è sempre demandata ai Giudici di merito e salvo evidenti errori è insindacabile; deve invece descrivere e argomentare soprattutto in punto di diritto per non incorrere nella declaratoria di inammissibilità del ricorso stesso.
Nelle cause civili il termine per impugnare una sentenza con ricorso per Cassazione è di 60 giorni da quando viene notificata, a cura della controparte, la decisione di secondo grado; in caso di mancata notifica la parte deve comunque attivarsi entro 6 mesi dal deposito della sentenza che si intende impugnare.
Nei procedimenti penali invece, il termine per ricorrere in Cassazione contro una sentenza, come per tutte le impugnazioni, varia a seconda della data di deposito della sentenza stessa e del rispetto dei termini per il deposito della motivazione da parte del Giudice (articolo 585 codice di procedura penale).
L'impugnazione di una sentenza di secondo grado promossa con ricorso per Cassazione è un atto che richiede esperienza unita ad alta tecnica giuridica: difatti, gli avvocati abilitati al patrocinio davanti alla Suprema Corte di Cassazione devono avere maturato un'esperienza di dodici anni di attività oppure devono avere sostenuto un esame di idoneità (per concorso) dopo aver maturato almeno cinque anni di professione effettiva presso Tribunali e Corti d'Appello e aver svolto tale pratica forense per almeno 5 anni presso un avvocato Cassazionista.
I gradi di giudizio rappresentano le “tappe” in cui si
articolano i procedimenti giudiziari, cioè gl..