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Timestamp: 2018-04-21 00:03:04+00:00
Document Index: 63455579

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 23', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2426', 'art. 2426', 'art. 12']

Novità fiscali del 25 gennaio 2011: redditometro: applicazione retroattiva dei criteri presuntivi; agevolazioni contributive per contratti a termine; redazione del rendiconto patrimoniale a prezzi di mercato; avvisi di accertamento entro 60 giorni dal verbale: l’inerzia dell’AF esclude la “particolare urgenza”
1) Fisco: Dalla pressione all’oppressione fiscale il passo può essere breve
2) Redditometro: Applicazione retroattiva dei criteri presuntivi
3) Agevolazioni contributive per contratti a termine
4) Federalismo: Anci, in arrivo nuovo testo
5) Redazione del rendiconto patrimoniale a prezzi di mercato
6) Avvisi di accertamento entro 60 giorni dal verbale: L’inerzia dell’AF esclude la “particolare urgenza”
Il nostro paese, oltre ad avere la pressione fiscali più alta, si contraddistingue, particolarmente, per l’infinita serie di adempimenti a cui devono sottostare i contribuenti.
Infatti, secondo un’analisi compiuta dalla Confesercenti (notizia del 21 gennaio 2011), l’Italia non è solo il paese con una pressione fiscale tra le più alte (43,5% nel 2009; al terzo posto, dietro Danimarca e Svezia, tra i 33 paesi dell’area Ocse), ma è anche la patria degli adempimenti fiscali, che sembrano non finire mai.
Indicazioni in tal senso sono emerse dalla recente indagine della Banca Mondiale che, stilando la graduatoria sulla complessità degli adempimenti fiscali in 183 paesi, colloca l’Italia al 123° posto, stimando che ogni azienda vi dedichi l’equivalente di 285 ore di lavoro: il doppio di Francia e Olanda, il 50% in più di Spagna e Germania; 60 ore in più della media europea.
Una conferma del peso della nostra burocrazia fiscale scaturisce da una ricognizione sulle scadenze fiscali che attendono al varco i contribuenti italiani nel corso del 2011.
Il risultato che se ne trae offre un panorama affollato ed ansiogeno, in cui, prima ancora di dichiarare e pagare, è già arduo orientarsi tra gli innumerevoli adempimenti di competenza.
La semplice elencazione delle scadenze (solo quelle di natura fiscale), ha richiesto ben 16 pagine che <?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" />la Confesercenti ha fornite in un apposito allegato (si veda il sito web della Confesercenti).
La nota della Confesercenti afferma ulteriormente: Questa è la prova che c’è urgente bisogno di un’azione di riduzione degli adempimenti fiscali.
Scorrendo le diverse scadenze, si scopre che gli adempimenti fiscali:
a) sono ben 694 nell’arco dell’anno e interessano 103 giorni;
b) ogni mese se ne contano mediamente quasi 60 (57,8), con una frequenza pari a 2,75 per ciascuno dei 252 giorni lavorativi del 2011;
c) il mese più convulso è luglio (con 74 scadenze) mentre quello più tranquillo è maggio (con “appena” 49);
d) il giorno in cui si addensa il maggior numero di scadenze (una sorta di apice della complessità fiscale) è il 16 luglio: se ne contano ben 45;
e) molti degli appuntamenti con il fisco sono frutto di una ripetitività che non sempre appare giustificata dalla volontà di agevolare il contribuente (rateizzando i pagamenti) o l’Erario (accelerando i tempi di riscossione).
Così, ad esempio, adempimenti come il versamento dell’imposta sugli intrattenimenti o della recente imposta sostitutiva sui premi di produttività potevano (e potrebbero) essere concentrati in un numero ridotto di scadenze.
Allo stesso modo, incombenze come quelle legate alla scheda carburanti (rilevazione chilometri) o alla recente comunicazione dei dati degli operatori di paesi black list potrebbero agevolmente (e senza pregiudizi per l’attività di controllo) prevedere una frequenza più scaglionata.
Gli oneri amministrativi che fanno da corollario al pagamento delle imposte rappresentano un significativo onere aggiuntivo per gli operatori economici e soprattutto per le PMI.
Semplificare potrebbe comportare la riduzione dei costi di gestione finora fin troppo pesanti.
Non viene poi sottovalutato quanto finora fatto in particolare dalla Funzione Pubblica che ha portato ad accordi positivi con il mondo delle PMI ma occorre proseguire con determinazione.
E’, inoltre, emerso, da una recente analisi condotta da Agenzia delle entrate e Dipartimento per la funzione pubblica, che la burocrazia fiscale costa alle piccole e medie imprese italiane 2,7 miliardi l’anno (tra i 1.900 e i 2.300 euro, in media).
Un risultato impressionante, anche se tiene conto solo di un limitato numero di adempimenti: quelli di natura informativa relativi alla comunicazione di dati IVA, alla richiesta di rimborsi e alla dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770) e IVA.
Tutto ciò si contrappone, invece, all’attenzione prestata dalla Commissione Europea, che ha avviato un “Programma d’azione per la riduzione degli oneri amministrativi.
I coefficienti presuntivi possono essere utilizzati anche per accertare anni antecedenti alla loro individuazione, senza che si configurino violazioni della riserva di legge in materia impositiva o del principio di irretroattività della legge.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 26437 del 30 dicembre 2010 (commentata in Ipsoa del 21 gennaio 2011).
Con una vicenda riguardante un avviso di accertamento ai fini IRPEF e ILOR per l’anno di imposta 1990, effettuato sulla base dei coefficienti presuntivi di reddito di cui al D.M. 10 settembre 1992 e 19 novembre 1992, la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi della natura procedimentale del redditometro.
Per principio consolidato della Corte, detti decreti ministeriali “hanno funzione esclusivamente accertativa e probatoria e non hanno affatto contenuto sostanziale, poiché non incidono sull’oggetto del rapporto tributario” (Cassazione, decisione del 6 agosto 2008, n. 21171).
In sostanza, non contengono alcuna norma per la determinazione del reddito, né creano nuove fattispecie impositive ma individuano solo uno strumento attraverso il quale può essere effettuato il controllo, i coefficienti presuntivi.
La conseguenza di ciò, prosegue la nota di Ipsoa, è che tali coefficienti possono essere utilizzati anche per accertare anni antecedenti alla loro individuazione senza che si configurino violazioni della riserva di legge in materia impositiva, di cui all’art. 23 della Costituzione, o del principio di irretroattività della legge, di cui all’art. 11 delle Disposizioni sulla legge in generale.
Comunque, i giudici hanno precisato che rimane la possibilità al contribuente di richiedere – per gli accertamenti già emanati ma non divenuti definitivi – la rideterminazione del reddito sulla base dei criteri successivi.
La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha diffuso la circolare n. 1 del 24 gennaio 2011 in materia di agevolazioni contributive per contratti a termine.
Con il messagio n. 32661 del 27.12.2010, l’INPS ha reinterpretato la materia delle agevolazioni contributive per l’impiego di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, con particolare riferimento al riconoscimento delle agevolazioni contributive previste dall’art. 8, comma 2, della legge n. 223/1991.
In particolare l’Istituto ha affermato che il beneficio compete per 12 mesi anche nella circostanza in cui il contratto a termine, stipulato ai sensi dell’art. 1 del D.Lgs. n. 368/2001, abbia una durata originaria o per effetto di proroga, superiore ai suddetti 12 mesi.
Nel novero delle disposizione dettate dalla legge n. 223/91, volte ad incentivare l’assunzione di lavoratori in mobilità, l’art. 8, comma 2, stabilisce per “i lavoratori in mobilità (…) assunti con contratto di lavoro a termine di durata non superiore a dodici mesi” il pagamento della contribuzione secondo le aliquote previste per gli apprendisti, fermo restando che “nel caso in cui, nel corso del suo svolgimento, il predetto contratto venga trasformato a tempo indeterminato, il beneficio contributivo spetta per ulteriori dodici mesi in aggiunta a quello (ulteriormente) previsto dal (successivo) comma 4”.
La suddetta circolare è, quindi, disponibile sul sito del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.
(Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, circolare n. 1 del 24 gennaio 2011)
I Comuni incontrano Calderoli, decreto aggiornato in pochi giorni.
Calderoli presenterà un nuovo testo sul federalismo municipale. Lo ha riferito il vicepresidente vicario dell’Anci, Osvaldo Napoli, al termine di un incontro tra l’associazione dei Comuni e il ministro per la semplificazione, al quale ha partecipato anche il ministero dell’Economia.
Il nuovo testo potrebbe essere pronto entro pochi giorni. Tra i nodi da sciogliere l’Imu (la nuova Ici), lo sblocco dell’addizionale Irpef, il calcolo dell’Irpef dal 2014, l’ammontare del fondo perequativo.
(Ansa, nota del 24 gennaio 2011)
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha pubblicato, sul proprio sito (www.cndcec.it) il 24 gennaio 2011, l’osservatorio Enti Locali di dicembre 2010.
Tra gli argomenti trattati (prassi) larga trattazione è stata dedicata alla redazione del rendiconto patrimoniale a prezzi di mercato.
Poi a seguire, nella giurisprudenza, è stato analizzato il tema della incompatibilità tra l’incarico di revisore e componente dell’O.I.V., nonché della responsabilità del revisore per il disordine contabile dell’ente locale.
Sull’articolo sulle novità fiscali verranno riportati gli altri temi sopra citati di giurisprudenza.
Redazione del rendiconto patrimoniale a prezzi di mercato
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la circolare del 17/12/2010 ha fornito indicazioni in merito alle comunicazioni che le amministrazioni pubbliche devono effettuare annualmente per la redazione del rendiconto patrimoniale dello Stato a prezzi di mercato.
Con la formazione del rendiconto patrimoniale, disposto dall’art. 6 comma 8 lettera e) del DPR n. 43 del 30 gennaio 2008, il Ministero si pone l’obiettivo di determinare le reali consistenze degli attivi dello Stato, quale punto di partenza per sviluppare le potenzialità in termini economici e sociali dei beni di proprietà pubblica.
Come riportato nella circolare, “la conoscenza e la gestione informata del patrimonio pubblico può contribuire al contenimento del deficit e alla riduzione del debito pubblico.”
L’obbligo di comunicazione annuale è previsto per tutte le amministrazioni pubbliche così come individuate dall’art. 1 comma 2 del D.Lgs. 165/2001. ovvero per le amministrazioni pubbliche incluse nell’elenco SEC13 redatto dall’Istat e pubblicato annualmente nella Gazzetta Ufficiale.
In una prima fase, l’obbligo di comunicazione, previsto dall’art. 2 comma 222 della Finanziaria 2010 era relativo ai soli beni immobili, successivamente, è stato esteso anche alla ricognizione delle concessioni e delle partecipazioni detenute dalle amministrazioni pubbliche.
Le amministrazioni pubbliche dovranno comunicare al dipartimento del Tesoro, mediante il portale informatico accessibile dal sito web del dipartimento (www.dt.tesoro.it) e sulla base di schede sintetiche predisposte dal Ministero, rispettivamente:
– l’elenco degli immobili pubblici valutati a prezzi di mercato, entro il 31 gennaio 2011;
– l’elenco delle concessioni e partecipazioni valutate a prezzi di mercato, entro il 31 marzo 2011.
La disciplina delle comunicazioni e, in particolare, l’individuazione delle attività oggetto della comunicazione, i criteri di determinazione dei prezzi di mercato e i modelli di comunicazione sono contenuti nel Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 30 luglio 2010.
Per beni immobili oggetto della comunicazione devono intendersi tutti i terreni e i fabbricati:
– utilizzati o detenuti, a qualunque titolo, dall’amministrazione pubblica e di proprietà dello Stato o di altre amministrazioni pubbliche,
– di proprietà dell’amministrazione interessata, ovvero utilizzati e detenuti a qualunque titolo dalla stessa amministrazione o da altri soggetti pubblici o privati;
– di proprietà dell’amministrazione pubblica interessata e non utilizzati.
Per i beni immobili la valutazione a prezzi di mercato deve essere effettuata attribuendo a ciascun terreno o fabbricato un valore che sia coerente con il costo di ricostruzione di tale asset o con il valore derivante dall’applicazione del metodo reddituale.
In ogni caso la valutazione dell’immobile può essere effettuata, ove possibile, facendo riferimento ai valori effettivamente riscontrabili nel mercato di riferimento di tale tipologia di beni.
Il comma 222 dell’art. 2 della Legge Finanziaria 2010 stabilisce, inoltre, che, qualora dalle comunicazioni emerga l’esistenza di immobili di proprietà dello Stato, non in gestione all’Agenzia del Demanio, gli stessi rientrino, a seguito della comunicazione, nella gestione dell’Agenzia.
Valutazione delle concessioni
Il decreto individua, quali concessioni oggetto della comunicazione, quelle traslative di diritti soggettivi sui beni e servizi pubblici, ovvero sull’esercizio e la gestione, anche indiretta, di detti beni e servizi che le amministrazioni pubbliche abbiano conferito a soggetti pubblici o privati mediante apposito provvedimento, in ogni settore e per qualsiasi oggetto, ai fini dell’esercizio del diritto medesimo.
L’obbligo di valutazione e comunicazione al Tesoro si estende anche alle sub concessioni e alle eventuali occupazioni senza titolo.
Il valore delle concessioni a prezzi di mercato deve essere effettuata attribuendo a ciascuna concessione importi effettivamente riscontrabili nel mercato di riferimento ovvero mediante l’utilizzo del metodo reddituale.
In relazione alla comunicazione del valore delle partecipazioni, il decreto del 30 luglio 2010 stabilisce che devono essere intese quali partecipazioni da includere nell’elenco da inviare al Tesoro, tutte le quote o le azioni di società e o di enti, possedute direttamente o indirettamente dalle amministrazioni pubbliche, anche mediante società controllate o collegate.
Per le partecipazioni il criterio individuato per la valutazione a prezzi di mercato è rappresentato dai valori effettivamente riscontrabili nei mercati di riferimento (nel caso di titoli quotati) ovvero utilizzando il metodo reddituale o quello patrimoniale.
Schemi di comunicazione e contenuto informativo
La comunicazione relativa ai beni delle suddette tre categorie deve essere effettuata sulla base dei modelli allegati al decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 30 luglio 2010.
Le informazioni richieste nei modelli forniscono una chiara indicazione sui dati da utilizzare nella determinazione del valore a prezzi di mercato dell’asset patrimoniale da valutare.
Per gli immobili è, infatti, richiesto, accanto all’indicazione delle informazioni anagrafiche dell’ente ed identificative del cespite (dati catastali, indirizzo, e caratteristiche del bene), di fornire le seguenti informazioni:
– utilizzo effettivo del bene e sua percentuale di utilizzazione;
– valore di bilancio e valore di mercato dell’unità immobiliare/terreno;
– eventuali comproprietà;
– possibile edificabilità dei terreni;
– eventuali ipoteche o diritti di superficie di terzi (per i soli terreni).
Per le concessioni è richiesta, oltre all’indicazione dei dati identificativi dell’amministrazione concedente e del cessionario, anche l’indicazione delle seguenti informazioni:
– l’oggetto della concessione, specificando il bene/servizio oggetto della concessione, l’uso e la finalità cui si vuole destinare la concessione, la superficie (in mq) della zona demaniale oggetto della concessione.
– Il contenuto principale del contratto di concessione e la tipologia della concessione. Descrivendo la concessione, la forma giuridica e indicando se la concessione è stata attribuita tramite gara pubblica. È inoltre richiesto di specificare se la concessione è relativa a beni o servizi e se ha per oggetto opere pubbliche ovvero è una concessione mista.
– L’indicazione degli introiti per l’amministrazione cedente. In tale sezione sono indicati il valore del bene o del servizio oggetto della concessione, la fonte di stima, la tipologia di remunerazione (canone o concessione gratuita) e l’ammontare dell’eventuale canone annuo, specificando le componenti variabili e le componenti fisse. L’amministrazione deve, inoltre, indicare, ove possibile, il numero di rate, il dettaglio degli introiti netti e i finanziamenti concessi all’ente beneficiano.
– L’indicazione degli impegni del concessionario. In tale sezione devono essere indicate le spese previste e le spese sostenute per gli investimenti, gli oneri sostenuti e previsti per la manutenzione ordinaria e straordinaria, il livello di servizio atteso e l’eventuale facoltà di sub-concessione.
– L’attività di monitoraggio sulla concessione, specificando l’attività prevista, il responsabile del procedimento e i risultati dell’attività di monitoraggio effettuata.
Per quanto attiene al contenuto delle comunicazioni relative alle partecipazioni detenute dall’amministrazione, il decreto prevede l’obbligo di comunicazione delle informazioni relative alla natura dell’ente partecipato e i principali dati economico-patrimoniali, nonché dei dati dell’amministrazione titolare della partecipazione e del responsabile di procedimento.
È previsto che per ciascuna partecipazione siano indicate le seguenti informazioni:
– la forma giuridica dell’ente (es. Azienda speciale, società per azioni, consorzio ecc.) e il settore di attività (sulla base della codifica Ateco 2007).
– La quota di possesso da parte dell’amministrazione pubblica specificando la quota posseduta direttamente e quella indirettamente posseduta.
– La sintesi dei dati di bilancio. Nello specifico, l’amministrazione deve indicare il sistema contabile utilizzato dall’ente partecipato (contabilità finanziaria o economico-patrimoniale), il valore del patrimonio netto, l’utile o la perdita di esercizio conseguita, il capitale sociale e l’ammontare dei trasferimenti correnti e in conto capitale che l’ente ha ricevuto dall’ amministrazione pubblica.
– Il risultato della valutazione a prezzi di mercato della partecipazione.
I metodi di valutazione espressamente individuati nell’allegato sono:
– Il metodo patrimoniale, ovvero utilizzando il metodo del patrimonio netto come disciplinato dall’art. 2426 c.c.;
– il metodo reddituale, ovvero utilizzando il valore di costo della partecipazione come disciplinato dall’art. 2426 c.c.;
– la quotazione di borsa, ovvero il valore della partecipazione calcolato con riferimento alle quotazioni medie di borsa delle azioni nell’anno di riferimento (ove disponibili).
Aggiornamento delle informazioni e mancata comunicazione
Le disposizioni normative sulle comunicazioni necessarie alla redazione del rendiconto patrimoniale dello Stato a prezzi di mercato stabiliscono, inoltre, che le pubbliche amministrazioni sono tenute all’aggiornamento annuale dello stato degli asset oggetto di valutazione (immobili, concessioni e partecipazioni).
Entro il 31 gennaio di ciascun anno, infatti, le amministrazioni pubbliche sono tenute a comunicare eventuali variazioni intervenute sulle caratteristiche e sui valori dei beni immobili, delle concessioni e delle partecipazioni come individuate in precedenza.
Infine, viene segnalato che in caso di inadempimento da parte dell’amministrazione pubblica dovuta alla mancata comunicazione o al mancato aggiornamento delle informazioni richieste, con esclusivo riferimento agli immobili, l’Agenzia del Demanio provvederà ad inviare una segnalazione alla Corte dei Conti e scatta, a partire al 1 gennaio 2011, la nullità dei contratti di locazione degli immobili sottoscritti dall’amministrazione pubblica sugli immobili di proprietà dello Stato.
(Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, osservatorio Enti Locali di dicembre 2010, pubblicato il 24/01/2011)
“Non costituisce caso di particolare e motivata urgenza, tale da consentire l’emanazione dell’avviso di accertamento prima dello spirare dei 60 giorni previsti dall’art. 12, comma 7, legge n. 212/2000, l’imminente scadenza dei termini per la notifica dell’accertamento stesso, quando la verifica si è conclusa a ridosso della decadenza del termine prescrizionale per la colpevole inerzia dell’Ufficio”.
(Commissione Tributaria Provinciale Bari, sentenza, sezione II, n. 20 del 12/01/2011, in Ipsoa del 24/01/2011)