Source: https://giannigargano.wordpress.com/2008/09/09/art-181-bis-%e2%80%93-lo-spedizioniere-xx/
Timestamp: 2016-12-07 18:14:18+00:00
Document Index: 31220887

Matched Legal Cases: ['art. 292', 'art. 1', 'art. 354', 'art. 181', 'art. 35', 'art. 181', 'art. 181', 'art. 75', 'art. 181', 'art. 178', 'art. 35', 'art. 51', 'art. 35', 'art. 178', 'art. 181', 'art. 35', 'art. 51', 'art-181']

Art. 181 bis – lo spedizioniere XX | IL BLOG
Art. 181 bis – lo spedizioniere XX
Sul sito dell’Agenzia delle Dogane è stata pubblicata la risposta all’istanza di interpello prodotta dal doganalista sig. XX in tema di modalità di effettuazione dei controlli doganali.
Il sig. XX, per il tipo di domande che ha posto, tutte pertinenti, tutte relative ad una impostazione corretta del proprio lavoro e di quella di tutti gli spedizionieri doganali che vivono questo momento di transizione (si è passati da un ventennio dove prevaleva la legislazione e la puntuale interpretazione delle norme, a quello attuale, dove ai controlli tradizionali si sono sostituiti quelli prevalentemente asettici, quali quelli informatici) meritava una risposta.
Il sig. XX aveva chiesto di conoscere:
“quali sono le condizioni minime tali da mettere il funzionario preposto all’accertamento documentale in uno stato di perplessità, di bloccare la merce senza nessuna motivazione ed emettere atti repressivi come sequestri penali in violazione di art. 292-293 e 295 c.2 D.P.R. 43/1973, art. 1, 67, 70 D.P.R. 633/72, art. 354 C.P.P.;”
quali sono i documenti minimi presentabili che danno in maniera ragionevole la prova inequivocabile del valore in dogana e che soddisferebbero le perplessità della dogana;
quali sono i tempi procedurali da rispettare (sia di richiesta che di controllo dei documenti ulteriori al DV1);
quali gli atti leciti possibili alla luce di fondati dubbi e sospetti nascenti a posteriori dopo la presentazione degli stessi (dunque se il sequestro penale rientra in quegli atti repressivi possibili).”
In verità i quesiti posti, seppure in maniera così semplice, meritano assolutamente una risposta completa e non soltanto quella fornita dalla Dogana che ha richiamato – nella sua “non risposta” – l’art. 181 bis del DAC e l’art. 35 della D.L. 223/06 (Bersani), oltre, ovviamente, altri articoli dei quali pure si dirà appresso.
Sull’art. 181 bis l’Amministrazione doveva cogliere l’occasione dell’interpello per chiarire una volta per tutte alcuni dubbi ed alcune perplessità tra le quali certamente la più importante è quella che si è fatto ricorso a questa procedura soltanto da un paio di anni. Certo l’Amministrazione, scovando tra le carte di tutte le dogane italiane potrebbe essere in grado di esibire qualche rettifica di valore, o sua revisione, eseguita sulla base del 181 bis, negli anni precedenti.
Sta di fatto che gli spedizionieri doganali di buona fede, da non confondere con gli importatori, che sono i soggetti che conoscono esattamente i termini delle transazioni commerciali poste in essere, si sono trovati all’improvviso ad affrontare la procedura prevista dell’art. 181 bis adottata in massa, e contemporaneamente, da tutte le dogane italiane.
Al riguardo un primo dubbio deve assolutamente essere sciolto: il ricorso a tale procedura è consentito in sede di primo accertamento, prima dello svincolo della merce, o anche in sede di revisione dell’accertamento, quando ormai la merce non c’è più e tutti i riferimenti qualitativi non sono più possibili?
Nella negata risposta all’interpello posto dal sig. XX, l’Agenzia delle Dogane ha ritenuto applicabile alla fattispecie gli artt. 247 e 250, paragrafo 2 del DAC, nonché l’art. 75 del CDC, che si riferiscono tutti al controllo della merce ed alle misure che da esso discendono, prima però del suo svincolo. Questi riferimenti contrastano con quanto avviene nella realtà, ove si fa ricorso alla revisione dell’accertamento di merce oramai esitata, con riferimento alla procedura proprio dell’art. 181 bis, spesso presentata con una diversa indicazione nell’ “oggetto” delle richieste di documentazione che va a fare l’Amministrazione allo spedizioniere doganale.
Fatta questa premessa si devono chiarire in maniera definitiva, senza alcun timore di ledere alcuna maestà (l’Amministrazione deve accettare il contraddittorio senza considerarlo una offesa personale, in special modo ora che le dispute si risolvono dinanzi a un Giudice terzo – le Commissioni Tributarie):
1) l’Amministrazione doganale può chiedere qualunque documento a norma dell’art. 178 del DAC. Questo è un suo diritto. La Dogana è la Dogana: niente deve passare illecitamente e la merce dichiarata deve essere controllata. Su questo non c’è dubbio. E’ questo il suo compito prevalente (scusi ha qualcosa da dichiarare?….mi fa vedere per cortesia?…..mi vuol seguire in ufficio?…..le dispiace di scoprire il telone?….le dispiace di aprire le portiere?….mi fa un corridoio al centro?….), e deve riportare sul risultato di visita il numero dei colli verificati e la loro precisa identificazione.
2) l’art. 35 della legge Bersani ha aggiunto, al fine di prevenire e contrastare le violazioni tributarie connesse alla dichiarazione fraudolenta del valore in dogana e degli altri elementi che determinano l’accertamento “la facoltà di procedere, con le modalità previste dall’art. 51 del DPR 26/10/1972, n. 633, all’acquisizione dei dati e dei documenti relativi ai costi di trasporto, assicurazione, nolo e di ogni altro elemento di costo che forma il valore dichiarato……“.
L’espressione “che forma il valore dichiarato” sta ovviamente a significare che la dogana può chiedere, a chi ritiene, dati e notizie al fine di verificare se al costo della merce siano stati correttamente aggiunti gli altri elementi che ne determinano il valore al confine e che sono appunto:
il costo di trasporto;
il nolo;
l’assicurazione – se contratta;
ogni altro elemento di costo che forma il valore dichiarato per l’importazione (ad esempio le royalties).
Sappiamo bene quante verifiche sono state fatte per controllare se tali elementi fossero stati correttamente indicati nelle bollette di importazione. Questa è la logica.
L’art. 35 in commento prevede una sanzione pecuniaria in caso di inottemperanza agli inviti a comparire ed alle richieste di informazioni relative però ai soli elementi elencati, e non a qualunque altro elemento legittimamente richiesto ai sensi dell’art. 178 del DAC, per la cui inottemperanza non è prevista alcuna sanzione.
art. 181 bis applicato in sede di accertamento e prima dello svincolo della merce
La Dogana invia una richiesta di documentazione varia allo spedizioniere, minacciando, in ogni caso, la sanzione di cui all’art. 35 della legge Bersani e concedendo un certo lasso di tempo per rispondere.
Il lasso di tempo non può essere inferiore a quindici giorni, stante il richiamo fatto nella norma in commento all’art. 51 del Decreto IVA il quale recita testualmente: “gli inviti e le richieste……devono essere fatti a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento fissando per l’adempimento un termine non inferiore a quindici giorni….”.
In effetti non sempre la Dogana dà quindici giorni.
Ricevuta la documentazione la Dogana o ritiene congruo il valore e procede, pertanto, allo svincolo della merce, ovvero comunica che la documentazione ottenuta non è tale da ritenere accettabile il valore di transazione di cui alla fattura commerciale che si discosta da quello rilevabile dal sistema M.E.R.C.E. o da altri dati in suo possesso, concedendo all’operatore un ulteriore termine per formulare eventuali controdeduzioni.
Infine, spirato tale ulteriore termine, la Dogana procede alla rideterminazione del valore o svincola definitivamente la merce.
In ogni caso il terminalista ha guadagnato perlomeno quindici/venti giorni di sosta.
Il paragone che fa la dogana è sempre tra il valore di fattura e quello risultante dal sistema M.E.R.C.E. o da altre fonti in suo possesso, prescindendo dalle prescrizioni di cui agli artt. 29 e seguenti del CDC.
Se il valore dichiarato risulta inferiore a quello ritenuto minimo dalla Dogana, essa procede in ogni caso alla sua rideterminazione, nonostante la documentazione prodotta (contratto di vendita, rimesse bancarie, ecc.) confermi esattamente il valore di fattura.
Perché allora richiedere la documentazione???
Lo spedizioniere che ha una azienda sana e corretta, con procedure collaudate da anni, con mandati regolarmente ricevuti, con documentazione originale e che svolga, la sua attività con la diligenza richiesta per il professionista, quali difese ha se l’Amministrazione non risponde alle sue richieste, ma continua, imperterrita, ad adottare una procedura in maniera poco chiara a discapito della categoria professionale con la quale ha contatti quotidiani?
Published in: Entrate e Dogane	on martedì 9 settembre, 2008 at 6:49 pm
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La merce che non c’è ( questi fantasmi )
Un’udienza in provinciale
ma che fine fanno i verbali ?
quanto sono costati gli uffici unici ?