Source: http://www.dirittolavoro.org/2013/02/controllo-distanza-dellattivita-dei.html
Timestamp: 2019-07-21 04:19:48+00:00
Document Index: 181723339

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Diritto del lavoro: Controllo a distanza dell'attività dei lavoratori - utilizzo dei dati
Controllo a distanza dell'attività dei lavoratori - utilizzo dei dati
Massima: L'effettività del divieto di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori richiede che anche per i cd. controlli difensivi trovino applicazione le garanzie dell'art. 4, secondo comma, legge 20 maggio 1970 n. 300; ne consegue che se, per l'esigenza di evitare attività illecite o per motivi organizzativi o produttivi, il datore di lavoro può installare impianti ed apparecchi di controllo che rilevino anche dati relativi alla attività lavorativa dei dipendenti, tali dati non possono essere utilizzati per provare l'inadempimento contrattuale dei lavoratori medesimi.
Sentenza Cassazione sent. n. 16622 del 01.10.2012
1. La Corte d'Appello di Roma, con la sentenza n. 1970, del 12 novembre 2009, resa sull'impugnazione proposta da R.M. nei confronti della società A. G. spa, in ordine alla sentenza emessa dal Tribunale di Roma n. [omissis] del 2007, rigettava l'appello e compensava tra le parti le spese di giudizio.
3. La Corte d'Appello, con la sentenza sopra richiamata, in via preliminare rigettava l'eccezione di improcedibilità dell'appello e, nel merito, riteneva, come già il giudice di primo grado, che il sistema di rilevamento delle telefonate attraverso il software B. 2002 non fosse in contrasto con l'art. 4 dello Statuto dei lavoratori, in quanto relativo al c.d. controllo difensivo.
Affermava, altresì, la tempestività della contestazione e la sussistenza della prova in fatto, in ragione dei tabulati, delle condotte ascritte al R.; riteneva, quindi, sussistente la responsabilità di quest'ultimo in ordine ai fatti contestati, nonchè la gravità degli stessi.
4. Ricorre, per la cassazione della suddetta sentenza d'appello, il R., prospettando tre motivi di ricorso, 5. Resiste con controricorso la società A. G. spa.
6. Il R. ha depositato memoria ai sensi dell'art. 378 c.p.c..
Il ricorrente ricorda che con decreto del 6 giugno 2005, adottato della L. n. 300 del 1970, ex art. 28, nel giudizio promosso da FISAC (recte: FILT) CGIL di Roma nei confronti della società A. G. spa, il Tribunale di Roma accertava l'illegittimità dell'installazione ed utilizzo del sistema informatico B. 2002.
1.1. Il motivo non è fondato e deve essere rigettato. Ed infatti, le statuizioni assunte nel decreto ex art. 28, del 6 giugno 2005, come si evince dall'esame dello stesso e dalla sentenza del Tribunale di Roma dell'8-11 gennaio 2007 resa nel relativo giudizio di opposizione, non sono intervenute sulle complessive medesime questioni di fatto e di diritto dell'odierno giudizio, nè tra le stesse parti, sancendo le stesse una condotta antisindacale nell'installazione del programma B. 2002 senza il previo confronto con le OO.SS..
2. Con il secondo motivo di ricorso è dedotta violazione della L. n. 300 del 1970, art. 4.
Erroneamente, la Corte d'Appello (nel richiamare Cass., n. 4746 del 2002 e Cass., n. 15892 del 2007), avrebbe ritenuto legittimi gli accertamenti compiuti dalla società A. G. spa con il sistema informatico B. 2002, nonostante il fatto che lo stesso consentisse un controllo a distanza sull'attività lavorativa e fosse installato in assenza di accordo con le OO.SS., o autorizzazione dell'Ispettore del lavoro, affermando che si trattava di controllo difensivo, in quanto tale sottratto all'ambito di applicazione del citato art. 4.
Ed infatti, l'acquisizione dei tabulati, nonchè la documentazione acquisita con il sistema di controllo, posti dal giudice di appello a fondamento della prova delle condotte contestate al R., sarebbe illegittima e illecita (D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 171), con la conseguente illegittimità della contestazione disciplinare e del successivo licenziamento. Inoltre, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte d'Appello, in nessuna lettera di reclamo, nè nelle deposizioni dei testi C.L. e B.E. vi era un qualunque elemento che consentisse di riferire i fatti/disservizi denunciati a comportamenti di esso ricorrente, neppure in via indiretta o indiziaria.
4.1. La L. n. 300 del 1970, art. 4, commi 1 e 2, stabilisce il divieto di apparecchiature di controllo a distanza, e subordina ad accordo con le r.s.a., o a specifiche disposizioni dell'Ispettorato del lavoro, l'installazione di quelle apparecchiature rese necessarie da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dalle quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori.
Tale giurisprudenza, quindi escludeva, i c.d. controlli difensivi, dall'ambito di applicazione dell'art. 4, comma 2.
In tema di controllo del lavoratore, le garanzie procedurali imposte dalla L. n. 300 del 1970, art. 4, comma 2 (espressamente richiamato anche dal D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 114 e non modificato dalla L. n. 547 del 1993, art. 4, che ha introdotto il reato di cui all'art. 615-ter c.p.) per l'installazione di impianti ed apparecchiature di controllo richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori, trovano applicazione anche ai controlli c.d. difensivi, ovverosia a quei controlli diretti ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori, quando tali comportamenti riguardino l'esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro e non la tutela dei beni estranei al rapporto stesso Cass., n. 2722 del 2012, n. 4375 del 2010).
4.3. Così richiamato il quadro normativo e giurisprudenziale occorre precisare che il giudice di merito ha ritenuto che il sistema informatico B. 2002 non fosse in contrasto con l'art. 4 dello statuto dei lavoratori per un duplice ordine di ragioni.
In primo luogo, perchè la circostanza che a seguito del c.d. controllo difensivo a cui era finalizzato il suddetto sistema informatico, risultasse l'inesatto adempimento della prestazione di lavoro del lavoratore non è che una conseguenza indiretta dell'illecito che il datore di lavoro ha diritto di controllare proprio nella forma del c.d. controllo difensivo.
In secondo luogo, perchè anche la rilevazione di telefonate ingiustificate mira ad evitare illeciti e ben può con la scoperta dell'illecito emergere il relativo inadempimento contrattuale, se ciò che è vietato è solo il controllo sull'orario di lavoro e sul "quantum" della prestazione, e non già sugli illeciti comportamenti dei dipendenti.
Se per l'esigenza di evitare attività illecite o per motivi organizzativi o produttivi, possono essere installati impianti ed apparecchiature di controllo che rilevino dati relativi anche alla attività lavorativa dei lavoratori, la previsione che siano osservate le garanzie procedurali di cui all'art. 4, comma 2, non consente che attraverso tali strumenti, sia pure adottati in esito alla concertazione con le r.s.a., si possa porre in essere, anche se quale conseguenza mediata, un controllo a distanza dei lavoratori che, giova ribadirlo, è vietato dall'art. 4, comma 1, cit..
Il divieto di controlli a distanza ex art. 4, della L. n. 300 del 1970, implica, dunque, che i controlli difensivi posti in essere con il sistema informatico B. 2002, ricadono nell'ambito della L. n. 300 del 1970, art. 4, comma 2, e, fermo il rispetto delle garanzie procedurali previste, non possono impingere la sfera della prestazione lavorativa dei singoli lavoratori; qualora interferenze con quest'ultima vi siano, e non siano stati adottati dal datore di lavoro sistemi di filtraggio delle telefonate per non consentire, in ragione della previsione dell'art. 4, comma 1, di risalire all'identità del lavoratore, i relativi dati non possono essere utilizzati per provare l' inadempimento contrattuale del lavoratore medesimo.