Source: https://www.slideshare.net/quotidianopiemontese/bozza-liberalizzazioni
Timestamp: 2017-11-18 05:29:02+00:00
Document Index: 119566146

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art.120', 'art. 17', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 2463', 'art.2473', 'art. 2463', 'art. 2463', 'art. 2463', 'art. 27', 'art. 17', 'in fine', 'art. 11']

La bozza del documento sulle liberalizzazioni del Governo Monti
Tesi by Marika Porcelli 13888 views
http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Economia/2012/bozza-LIBERALIZZAZIONI.pdf?uuid=04660a9e-41ff-11e1-bd5b-050cd99c9700
1. 17/01/2012 ora 21.07 BOZZA INCOMPLETA RELAZIONE L’accelerazione dei fenomeni economici impone ai governi occidentali decisionirapide e immediate. Non solo per adeguare i tempi di reazione alla velocità imposta daimercati; ma soprattutto per difendere le tutele sociali ed il potere d’acquisto dei cittadini Leprevisioni economiche a medio termine sono ancora condizionate da elementi di incertezzae criticità. Il rallentamento della crescita assume dimensioni generalmente più accentuatenei Paesi occidentali, rispetto alle economie emergenti di Cina e India, Brasile e Russia. Leprospettive sono tuttavia ancor più preoccupanti per il nostro sistema economico,caratterizzato da tassi di crescita ben inferiori a quelli dei principali partner commerciali. A ciò si aggiungono mali antichi che portano istituzioni internazionali (OCSE, WorldBank e FMI) a valutare l’Italia come un Paese in cui l’iniziativa economica privata èfortemente scoraggiata a causa dell’atteggiamento dell’amministrazione, non ultima quellafiscale; i processi decisionali pubblici per l’avvio di nuove imprese e le autorizzazioni dellegrandi opere sono farraginosi; la giustizia civile, imbrigliata dalla lentezza dei processi,ostacola il corretto funzionamento dei mercati. Infine, in vaste aree del Paese problemi diordine pubblico costituiscono di per sé un ostacolo a volte insuperabile allo sviluppod’iniziative imprenditoriali lecite. Il governo italiano si è finora impegnato a garantire la sostenibilità della finanzapubblica. L’evoluzione della crisi ha infatti colpito i debiti sovrani, e per prima cosa eranecessario e opportuno mettere in sicurezza le fondamenta dello Stato; assicurare i serviziessenziali; difendere i risparmiatori. In questo scenario, il risanamento della finanzapubblica è divenuto un’emergenza non più rinviabile. Negli ultimi tre anni gli sforzi semprepiù incisivi di Governo e Parlamento si sono concentrati su questo obiettivo. L’acuirsi dellatensione sui titoli del debito ha imposto l’accelerazione dei programmi di consolidamentodella riduzione strutturale della spesa pubblica, realizzata da ultimo con il dl 6 dicembre2011, n. 201. Finora il governo ha agito sul “numeratore” della crisi: i conti pubblici. Oggi è ilmomento di intervenire sul “denominatore”: la crescita. La crescita non si costruisce in laboratorio. La garantiscono, la assicurano, larealizzano i cittadini e le imprese. I vincoli di finanza pubblica, ulteriormente irrigiditi anche in virtù delle più recentidecisioni assunte in sede comunitaria per garantire la stabilità dell’euro, rendono nonpraticabili politiche fiscali espansive a sostegno della domanda interna. La situazioneimpone pertanto strategie alternative basate su interventi incisivi. Con l’obbiettivo difavorire incentivi per l’iniziativa economica privata, creare condizioni più favorevoli perl’investimento interno ed estero, promuovere l’innovazione e più elevati livelli di efficienzain genere, come del resto più volte segnalato negli anni scorsi dalla Banca d’Italia edall’Antitrust. E’ in questa strettoia che si muove il governo. Il Bilancio pubblico non può piùfavorire la crescita. La Moneta unica ha reso impossibili le svalutazioni competitive chehanno anestetizzato la mancanza di riforme strutturali. Non resta, quindi, che liberare lerisorse e la capacità di intraprendere propria delle imprese italiane, intervenendo propriosugli ostacoli che hanno finora rallentato le potenzialità di crescita. E’ necessaria, quindi, una politica economica adattata ai tempi. Che abbandoniprogressivamente la logica del sussidio alle imprese, come anche l’idea di poter utilizzare 1
2. 17/01/2012 ora 21.07l’amministrazione pubblica come ammortizzatore sociale; o, peggio ancora, che vengainterpretata esclusivamente come un bancomat a disposizione del sistema, a prescinderedalla qualità della spesa. Appare sempre più urgente promuovere le condizioni per una ripresa basataessenzialmente sullo sviluppo di autonome attività d’impresa: la liberalizzazionedell’economia rappresenta dunque una via ineludibile per il Paese, se vuole uscire dalla crisirinsaldando le fondamenta della propria economia. Questa possibilità, tuttavia, si scontra con alcuni ostacoli che caratterizzanostoricamente il nostro sistema sociale ed economico e che si sostanziano in una regolazioneprotezionistica o comunque di ostacolo allo sviluppo di autonome iniziative imprenditoriali. Essenziale diviene una complessiva e generalizzata opera di revisione del quadronormativo e regolamentare che, ai diversi livelli di governo e di competenza e senzadistinzioni tra categorie, interessi e settori economici, elimini le molte e ingiustificatesituazioni di barriere all’accesso e le rendite di posizione ancora esistenti. Con l’obbiettivodi ampliare le opportunità di lavoro e le prospettive di mobilità e di promozione sociale.Affinché un simile processo di riforma possa conseguire concreti effetti è necessario che siasostenuto dal più diffuso consenso sociale che si alimenta solo se le misure proposte hannocarattere generale e non discriminatorio: l’azione di apertura dei mercati deve procedere intutte le direzioni. In Italia, i settori che producono servizi al riparo dalla concorrenza internazionalesono, sostanzialmente, tutti i settori diversi dal manifatturiero (commercio, trasporti, creditoe assicurazioni, costruzioni, elettricità, gas, acqua, hotel e ristoranti, professioni) erappresentano più del 50 per cento del valore aggiunto complessivo. In questi settori ilgrado di concorrenza, sulla base di confronti tra paesi OCSE, è relativamente basso. Visono, infatti, barriere all’entrata, regolamentazioni sui prezzi e/o limitazioni alle formed’impresa che garantiscono alle imprese già presenti sul mercato un potere che permetteloro di applicare margini di profitto molto elevati rispetto ai costi. Secondo i dati OCSE, perl’Italia il margine di profitto medio nei settori dei servizi sarebbe pari al 61 per cento, controil 35 per cento nel resto dell’area dell’euro e il 17 per cento nei settori che producono beni eservizi sottoposti alla concorrenza internazionale. Obbiettivo del presente decreto è quello di modificare questi rapporti, attraverso unintervento a largo spettro sui settori interessati. A partire proprio da quelli che coprono lametà del valore aggiunto nazionale. In particolare, si pongono le premesse normative perattivare una radicale riforma della regolazione delle attività economiche che elimini lanecessità di preventivi atti di assenso all’avvio delle attività economiche e ridefinisca –semplificandolo - il quadro dei requisiti necessari per il loro svolgimento. Interventi che siinseriscono nel solco delle proposte di modifica Costituzionale dell’art. 41, già presentate inquesta legislatura. L’intervento dell’amministrazione è quindi concepito in forma di controllo ex-post,per valorizzare al massimo le iniziative imprenditoriali. Ed in questo quadro si inserisconole norme che cancellano le richieste di certificati da parte della pubblica amministrazione. Questa riforma punta ad eliminare ostacoli ingiustificati nelle norme e nelle prassiamministrative. E vedrà impegnati tutti i livelli di governo del Paese. Dal governo centralealle Regioni, agli enti locali. Con un ruolo attivo del governo nei confronti delle Regioniinadempienti, come previsto dell’art.120 della Costituzione. Il quadro economico internazionale, il livello del debito pubblico, la crescita alrallentatore non consentono più al Paese sacche di privilegi e rendite di posizione. 2
3. 17/01/2012 ora 21.07 Il mercato deve riprendersi gli spazi per troppo tempo limitati a causa dellasedimentazione di questi benefici, non più motivati. Per questo, il decreto contiene misuretese ad allargare il perimetro dei mercati e a stimolare il gioco della concorrenza. Coninterventi sui i servizi professionali, i servizi notarili; la distribuzione farmaceutica e ifarmaci generici; la distribuzione dei carburanti e della stampa; i mercati elettrici e del gas; iservizi bancari e assicurativi; i servizi e le infrastrutture di trasporto nei settori autostradale,ferroviario, aeroportuale, portuale e nella mobilità urbana; i servizi pubblici locali, aesclusione del servizio idrico; attività turistiche su beni demaniali. La crisi economica colpisce in modo particolare le categorie meno protette. I giovani,innanzitutto. Per questo, vengono introdotte misure per favorire l’accesso dei giovani alleattività economiche, salvaguardando la qualità della formazione, rimuovendo gli ostacoliper la costituzione di società a responsabilità limitata. Sono, inoltre, stabilite nuove forme digaranzie ulteriori per i consumatori: si rende più snella la procedura della azione collettivadi classe e si attiva una forma di controllo amministrativo sulle clausole vessatorie neicontratti di massa. Si tratta di un primo intervento ad ampio raggio che è il frutto della convinzione didover agire in tutte le direzione, ovunque sia possibile inserire stimoli competitivi. Dunque,è l’inizio di un lavoro, di una politica economica orientata alla crescita. Il presente decreto si pone, dunque, nel solco degli interventi, in parte già delineatinella legislatura in corso e ampiamente condivisi in ambito Parlamentare, per allineare ilnostro Paese alle best practices europee.Analisi economiche e confronti con i Paesi Ue Per quanto riguarda il rapporto tra le liberalizzazioni, lo sviluppo economico el’ innovazione, evidenze empiriche e la stessa letteratura economica[1] hanno ampiamenteconfermato che una regolamentazione dell’attività d’impresa eccessiva e onerosa ostacolal’ingresso sul mercato di nuovi soggetti, scoraggia gli investimenti e incide negativamentesulla produttività, consentendo a imprese poco efficienti di sopravvivere. Alcuni studi hannostimato che un miglioramento della qualità della regolamentazione, così come misuratadagli indicatori della Banca Mondiale, tale da far passare un paese dal quartile peggiore alquartile più virtuoso, aumenterebbe il tasso di crescita annuo del PIL di oltre due puntipercentuali. Nel confronto internazionale, l’incidenza dei costi amministrativi e burocratici per leimprese italiane è particolarmente elevata. Secondo le valutazioni della Banca Mondialesull’estensione e la qualità della regolamentazione dell’attività produttiva l’Italia si collocaalla sessantacinquesima posizione su 181 paesi considerati, in notevole ritardo rispetto alleprincipali economie avanzate (World Bank, 2008), anche se la posizione risultasignificamene migliorata nell’ultimo anno, grazie ad alcuni provvedimenti che hannovelocizzato i procedimenti per l’avvio dell’attività d’impresa. A livello internazionale, esempi indiscutibili della diretta connessione tra apertura deimercati e sviluppo economico (inteso quest’ultimo in termini di aumento del PIL)ampliamento e diversificazione dell’offerta e promozione dell’innovazione, anche in settoridiversi da quelli nei quali i processi di liberalizzazione si realizzano, sono rappresentatidalla deregulation del trasporto aereo iniziata negli anni Settanta del Novecento negli StatiUniti, che si è poi estesa al resto del mondo, e dalla liberalizzazione del settore delle[1] Banca d’Italia, Rapporto sulle tendenze del sistema produttivo italiano, 2008. 3
4. 17/01/2012 ora 21.07telecomunicazioni, acceleratasi, nel contesto comunitario, con il Trattato di Maastricht del1992. In entrambi i casi, la caduta dei vecchi monopoli legali, ormai non più giustificati daalcuna ragione economica, ha determinato l’espansione dei mercati, che a sua volta haprodotto effetti benefici sullo sviluppo dei commerci e in genere su molti settori produttivi,che si sono potuti avvalere del potenziamento dell’offerta di trasporto e ditelecomunicazioni, a prezzi accessibili. Tali mutamenti hanno indotto nel medio termine lanascita di nuove attività e di nuovi posti di lavoro. Lo Stato si è ritratto dalla gestione direttadi tali settori e si è riservato l’attività che meglio gli compete, cioè il controllo sul rispettodelle regole. I vantaggi di queste liberalizzazioni sono evidenti. Non c’è ragione di ritenere che analogo potente stimolo allo sviluppo economico eall’innovazione, derivante dalla rimozione di ingiustificate protezioni, non possa riprodursianche per altri settori della nostra economia, tutt’ora caratterizzati o da una regolazioneprotezionistica a favore dei soggetti già presenti sul mercato - come in genere nel settoredei servizi privati, anche professionali - o dalla eccessiva e non giustificata presenza diimprese ancora sotto il controllo di soggetti pubblici, per di più in assenza di controlliadeguati, come accade nel rilevantissimo settore dei servizi pubblici locali. Per quanto concerne la liberalizzazione dei servizi privati e pubblici e iconseguenti benefici effetti macroeconomici, si rappresenta che il settore dei servizirappresenta circa il 70% del PIL e, per tale ragione, ha rilevanza strategica per il rilanciodella crescita. Secondo un report del Centro studi Confindustria, elaborato su dati della Bancad’Italia, le liberalizzazioni produrrebbero nell’arco di 20 anni un incremento stabile del PILdi circa l’1,4% per anno. In uno studio pubblicato sui Working Papers della Banca d’Italia[2], si fornisce unavalutazione quantitativa degli effetti macroeconomici di un ipotizzato incremento in Italiadel grado di concorrenza nei settori dei servizi che non sono esposti alla concorrenzainternazionale, utilizzando un modello di analisi che paragona l’economia italiana al restodell’area dell’euro. La presenza di un elevato potere di mercato, riconducibilesostanzialmente a un assetto regolatorio protezionistico e inefficiente, costituisce unadistorsione alla concorrenza, con conseguenze sulle variabili macroeconomiche ben note inletteratura e confermate dallo studio in questione: prezzi più elevati e livelli di produzione,consumo, investimento e occupazione più bassi rispetto a quelli conseguibili con mercatipiù concorrenziali. Sulla base delle simulazioni presentate nel lavoro, si ipotizza che unaumento del grado di concorrenza che porti il markup nel settore dei servizi in Italia allivello medio del resto dell’area – attuato gradualmente in un periodo di cinque anni –avrebbe effetti macroeconomici significativi. Nel lungo periodo il prodotto interno lordopotrebbe crescere di quasi l’11 per cento, il consumo privato e l’occupazione dell’8, gliinvestimenti del 18; i salari reali ne beneficerebbero significativamente, con un incrementodi quasi il 12 per cento. Si registrerebbe un forte aumento delle esportazioni (favorito dalcalo dei prezzi italiani rispetto a quelli del resto dell’area) a fronte di un modesto incrementodelle importazioni (dovuto all’aumento della domanda aggregata). Gli effetti sul benesseredelle famiglie italiane sarebbero positivi e consistenti. Questi effetti benefici sarebberorilevanti anche nel breve periodo.[2] Banca d’Italia, Macroeconomics effects of greater competition in the service sector: the case of Italy, byLorenzo Forni, Andrea Gerali e Massimiliano Pisani, n.706, march 2009. 4
5. 17/01/2012 ora 21.07 Analogo significato hanno i risultati di uno studio empirico elaborato dall’Autoritàgarante della concorrenza e del mercato[3] orientato a verificare quali effetti economici haavuto il processo di liberalizzazione della distribuzione commerciale innescato dal Dlgs. n.114/98 che è stato diversamente interpretato dalle Regioni italiane, titolari di rilevanticompetenze di regolazione in materia. Lo studio divide le Regioni in tre categorie in relazione alla maggiore o minorepresenza nella propria normativa in materia di vincoli e restrizioni all’attività d’impresa. Inparticolare, sono stati considerati indici sensibili per la rilevazione di regolazioni restrittive:i) vincoli quantitativi introdotti al fine di programmare, in maniera piuttosto rigida e informe più o meno esplicite, lo sviluppo del settore e la presenza sul territorio dei puntivendita, attraverso contingentamenti, pianificazione dell’offerta e contenimento della stessaentro percentuali di incremento prefissate; ii) esigenze urbanistiche o di pianificazioneterritoriale poste in maniera vincolistica e strumentalmente addotte per contenere eprogrammare, in forme più nascoste rispetto all’esplicitazione di vincoli quantitativi, losviluppo della distribuzione commerciale; iii) disciplina delle vendite straordinarie (diliquidazione, di fine stagione, promozionali); iv) orari e giorni di apertura al pubblico deipunti vendita; v) termini e modalità procedurali eccessivamente e inutilmente onerosi cheostacolano la snellezza e la semplicità del procedimento autorizzatorio; vi) potere disospensiva delle autorizzazioni all’apertura di esercizi di vicinato posto in capo ai Comuniper un massimo di due anni e fino alla redazione di un apposito piano per lo sviluppocommerciale, e previsione di un’azione sostitutiva da parte della Regione in caso di inerziadel Comune; vii) individuazione dei Comuni turistici e delle città d’arte ai fini della derogadall’obbligo di chiusura (domenicale, festiva, infrasettimanale) degli esercizi commerciali;viii) snellezza e semplicità del quadro normativo, in quanto caratterizzato da unamolteplicità di norme regionali (contenute in leggi, regolamenti, delibere, e quant’altro) chesi susseguono a modifica di disposizioni precedenti rendendo, per gli operatori del settore,particolarmente oneroso l’orientamento e incerto il contesto normativo di riferimento; ix)possibilità di esercizio congiunto della vendita al dettaglio e all’ingrosso. Sulla base di questi indici sono state catalogate le regioni in tre gruppi in relazione aldiverso grado di apertura alla concorrenza della normativa incidente sulla distribuzionecommerciale, caratterizzati rispettivamente da un livello di concorrenzialità alto, medio ebasso. Lo studio evidenzia che nelle Regioni dove si è prestata maggiore attenzione adisegnare un quadro di regole aperto, improntato ai principi della concorrenza, rispetto allealtre ove, invece, sono stati mantenuti o rafforzati i vincoli all’attività economica, si sonoregistrati innegabili effetti macroeconomici positivi: la pressione inflattiva si è dimostrata ingenere assai più contenuta; si è constata una razionalizzazione delle strutture produttive chehanno conseguito economie di scala e dato luogo a ingenti investimenti fissi, aumentandocosì la qualità del business e dell’offerta; si sono registrati anche l’aumento dei redditi edelle retribuzioni unitarie, con la progressiva specializzazione della manodopera; si è,infine, accertato l’aumento della produttività del lavoro. Secondo alcune stime, la liberalizzazione ha avuto effetti molto positivi anche nelsettore delle parafarmacie. Sulla base di fonte Anifa-Federchimica, nel 2010 fatto 100 ilprezzo medio dei farmaci di automedicazione venduti in farmacia, quello dei prodottivenduti in parafarmacia era pari a 94 e quello dei prodotti venduti presso la GDO pari a 79.[3] Autorità garante della concorrenza e del mercato, Qualità della regolazione e performance economiche alivello regionale: il caso della distribuzione commerciale in Italia, 2007. 5
6. 17/01/2012 ora 21.07 Il risparmio di spesa generato dagli sconti praticati dalle parafarmacie è stato pari a22,5 milioni nel 2010 e a 73 milioni dalla loro introduzione alla fine dell’anno scorso. Ciò dipende però dalla distribuzione delle vendite tra i canali, fortemente sbilanciataa favore delle farmacie (92% delle vendite). Ipotizzando una quota delle vendite fuorifarmacia del 30% il risparmio annuo potrebbe variare, sulla base dei dati 2010, dai 38 ai 143milioni (a seconda della distribuzione tra parafarmacie e GDO). Inoltre, il dato effettivo noncomprende gli sconti delle farmacie attuati sulla scia di quelli praticati dalle parafarmacie.Ipotizzando uno sconto medio delle farmacie pari al 7% (fonte: Associazione NazionaleParafarmacie Italiane), il risparmio annuo, data la distribuzione attuale delle vendite tra icanali, ammonterebbe a 182 milioni. Sono stati poi stimati i possibili effetti positivi della liberalizzazione nelle ferrovie.Gli effetti benefici di una liberalizzazione controllata dei servizi ferroviari possono esseremeglio apprezzati esaminando quanto avvenuto in altri paesi europei, sulla base di alcunidati forniti dall’Autorità garante della concorrenza[4]. Esempi di paesi molto avanti nel processo di liberalizzazione sono costituiti daGermania e Svezia; all’opposto, più indietro è la Francia. In Germania, l’infrastruttura e il servizio fornito da Deutsche Bahn sonoverticalmente integrati. L’accesso al mercato è libero sia per il trasporto passeggeri, locale ea lunga percorrenza, che per le merci. Il trasporto locale è pressoché interamenteorganizzato tramite contratti di servizio pubblico caratterizzati da massicce sovvenzionipubbliche, assegnati in misura minoritaria tramite procedure competitive. Qui i costi deifinanziamenti pubblici sono risultati minori nei contesti in cui si è svolta la gara. In Svezia, iconcorrenti dell’incumbent possono partecipare alle gare per l’assegnazione del trasportopasseggeri locale, e possono offrire servizi di trasporto a lunga percorrenza notturno e neifine settimana. La rete è separata dagli operatori. In Francia, l’accesso al mercato passeggeriè precluso agli operatori esteri, e la rete è collegata all’impresa ex monopolista. Nel settore merci, in Italia il volume trasportato (in tonnellate/km) è aumentato del10,8% tra il 2000 e il 2007. In Germania, esso è aumentato del 38,6%, nel Regno Unito del45,7% e in Svezia del 19,4%. In Francia si registra un decremento, pari al 26,2%[7]. Il peso della modalità “ferrovia” sul totale dei trasporti terrestri di merci è cresciutoin Italia dal 10,5% all’11,1%, mentre in Germania è passato dal 18,6% al 21,3%, nel RegnoUnito dal 9,3% al 12,7% e in Svezia è rimasto invariato al 36%. In Francia è diminuito dal19,7% al 14,6%[8] . Nei paesi esaminati, la quota di mercato dei nuovi operatori non è irrilevante: perquanto riguarda il trasporto passeggeri, essa è del 10,1% in Germania e del 100% nel RegnoUnito (grazie al sistema di assegnazione delle tratte per gara). In Svezia esistono 12concorrenti dell’operatore storico con una quota del 35%, in Francia il monopolistapubblico serve ancora l’intero mercato[9].[4] Cfr. Audizione del Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, presso la IX Commissione dellaCamera dei deputati, Trasporti, Poste e Telecomunicazioni, nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sul settore deltrasporto ferroviario passeggeri e merci, 27 ottobre 2010.[7] Fonte: elaborazione su dati tratti dal documento di lavoro della Commissione Europea che accompagna il“Report from the Commission to the Council and the European Parliament on Monitoring Development ofthe Rail market”, dicembre 2009.[8] Fonte: elaborazione su dati tratti da “Energy and Transport in Figures”, a cura della Direzione GeneraleEnergia e Trasporti della Commissione Europea, ed. 2009.[9] Fonte: rapporto per la Commissione Europea dal titolo “Study on Regulatory Options on Further MarketOpening in Rail Passenger Transport”, settembre 2010, annex vari. 6
7. 17/01/2012 ora 21.07 Per le merci, la quota dei concorrenti è del 22% in Germania, del 100% nel RegnoUnito e del 26% in Svezia. In Francia tale quota ammonta al 10%[10]. È da notare anche come in Svezia e Germania i finanziamenti pubblici al sistemaferroviario, intesi come somma di investimenti nella rete più sussidi per le impreseincaricate del trasporto locale, siano ben inferiori alla media europea: in Svezia nel periodo2002-2006 sono stati meno della metà del dato europeo (in termini di euro/km) e inGermania inferiori di quasi il 30%[11]. Infine, deve segnalarsi come un sicuro effetto delle liberalizzazioni in quasi tutti isettori merceologici sia costituito dal calmieramento dei prezzi e dal contenimento dellespinte inflattive. In particolare si è mostrato[12] che, nei mercati nei quali in Italia i processi diliberalizzazione e privatizzazione hanno raggiunto un livello di maturità le spinte inflativesono state contenute. Lo stesso è accaduto anche nei mercati nei quali, nonostante lapresenza di monopoli naturali (reti energetiche, rete fissa di telecomunicazioni), laregolazione economica posta in essere da autorità indipendenti è stata efficace. In ogni caso, nella comparazione con altri importanti Paesi dell’area euro si èosservato che gli aumenti dei prezzi in Italia tendono a essere più consistenti, le riduzioniviceversa assai meno. Ciò testimonia di una dinamica concorrenziale ancora frenata e che può e deve esseremigliorata. Nei mercati ancora rimasti in regime monopolistico, nei quali non operano efficacisistemi di regolazione dei prezzi e caratterizzati da un quadro regolatorio particolarmenterestrittivo, l’inflazione è stata indubbiamente maggiore: significativo, in questo senso, lacostante crescita dei prezzi nei mercati dei servizi pubblici locali. Analoghe criticità sono presenti nei mercati dei servizi professionali nei qualiprevalgono forme di autoregolazione corporativa o comunque eccessivamente restrittiva. In questo caso, vi sono evidenze che dimostrano la positiva correlazione trarimozione dei vincoli normativi e contenimento della crescita dei prezzi. Il documento dell’Antitrust evidenzia che gli onorari dei commercialisti, (tracciatiper atto-tipo), sono risultati in flessione, nei loro ritmi di crescita, nel biennio 2009-2010.Questa circostanza è ricondotta dall’Autorità al fatto che l’Ordine dei commercialisti sisarebbe adeguato ai rilievi formulati dalla medesima in merito alla portata restrittiva dialcune norme del codice deontologico relative alle tariffe che ponevano ostacoli alla liberadeterminazione dei compensi. L’adeguamento è avvenuto nel 2008 e nel 2009 si sonoconstatati gli andamenti dei prezzi di questi servizi sempre meno accentuati fino adallinearsi con il tasso medio d’inflazione. Secondo l’Antitrust, diversa sarebbe la situazione degli avvocati. In questo caso, facendo riferimento a dati che partono dal 2000, si registranoandamenti chiaramente connessi con la fissazione autoritativa delle tariffe e comunque benal di sopra della media dell’inflazione, almeno fino all’abolizione delle tariffe minime[10] Fonte: documento di lavoro della Commissione Europea che accompagna il “Report from theCommission to the Council and the European Parliament on Monitoring Development of the Rail market”,dicembre 2009.[11] Fonte: “Towards a common market for rail services: the next steps”, presentazione del direttore esecutivodella Community or European Railway and Infrastructure Companies (associazione di categoria deglioperatori ferroviari europei), gennaio 2010.[12] Au dizione del Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato presso la Commissionestraordinaria per la verifica dell’andamento generale dei prezzi al consumo e per il controllo dellatrasparenza dei mercati, Senato della Repubblica, 23 febbraio 2011. 7
8. 17/01/2012 ora 21.07avvenuta con DL n.223/2006. Da questo momento in poi, la libertà nella fissazione deiprezzi ha consentito un evidente rallentamento della dinamica di crescita Il venir meno della tariffa minima obbligatoria, con la liberalizzazione dei prezziavvenuta nel 2006, ha senza dubbio contribuito alla flessione degli aumenti degli onorariche si registra negli anni successivi. In conclusione, non appare seriamente dubitabile che la politica di liberalizzazione edi apertura dei mercati, di tutti i mercati dei servizi privati e pubblici, sia possibile edessenziale per promuovere la crescita del Paese. Non è un caso pertanto che lOcsenell’Economic Survey sul nostro Paese dello scorso maggio abbia continuato a sottolinearetra le riforme più urgenti proprio la riduzione dei vincoli alla competizione. --------------------------------------- CAPO I NORME GENERALI SULLE LIBERALIZZAZIONI Art. 1 (Liberalizzazione delle attività economiche e riduzione degli oneri amministrativi sulle imprese)1. In attuazione del principio di libertà di iniziativa economica sancito dall’articolo 41della Costituzione e del principio di concorrenza sancito dal Trattato dell’Unioneeuropea, sono abrogate secondo le previsioni del presente articolo:a) le norme che prevedono limiti numerici, autorizzazioni, licenze, nulla osta opreventivi atti di assenso dell’amministrazione comunque denominati per l’avvio diun’attività economica non giustificati da un interesse generale, costituzionalmenterilevante e compatibile con l’ordinamento comunitario nel rispetto del principio diproporzionalità;b) le norme che pongono divieti e restrizioni alle attività economiche non adeguati onon proporzionati alle finalità pubbliche perseguite, nonchè le disposizioni dipianificazione e programmazione territoriale o temporale autoritativa con prevalentefinalità economica o prevalente contenuto economico, che pongono limiti, programmie controlli non ragionevoli, ovvero non adeguati ovvero non proporzionati rispetto allefinalità pubbliche dichiarate e che in particolare impediscono, condizionano oritardano l’avvio di nuove attività economiche o l’ingresso di nuovi operatorieconomici ponendo un trattamento differenziato rispetto agli operatori già presenti sulmercato, operanti in contesti e condizioni analoghi, ovvero impediscono, limitano ocondizionano l’offerta di prodotti e servizi al consumatore, nel tempo nello spazio onelle modalità, ovvero alterano le condizioni di piena concorrenza fra gli operatorieconomici oppure limitano o condizionano le tutele dei consumatori nei loro confronti.2. Le disposizioni recanti divieti, restrizioni, oneri o condizioni all’accesso edall’esercizio delle attività economiche sono in ogni caso interpretate ed applicate insenso tassativo, restrittivo e ragionevolmente proporzionato alle perseguite finalità diinteresse pubblico generale, alla stregua dei principi costituzionali per i qualil’iniziativa economica privata è libera secondo condizioni di piena concorrenza e pari 8
9. 17/01/2012 ora 21.07opportunità tra tutti i soggetti, presenti e futuri, ed ammette solo i limiti, i programmie i controlli necessari ad evitare possibili danni alla salute, alla sicurezza, alla libertà,alla dignità umana e possibili contrasti con l’utilità sociale, con l’ordine pubblico, conil sistema tributario e con gli obblighi comunitari ed internazionali della Repubblica.3. Nel rispetto delle previsioni di cui ai commi 1 e 2 e secondo i criteri ed i principidirettivi di cui all’articolo 34 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertitodalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, il Governo è autorizzato ad adottare entro il 31dicembre 2012 uno o più regolamenti, ai sensi dell’art. 17, comma 2, della legge 23agosto 1988, n. 400, per individuare le attività per le quali permane l’atto preventivo diassenso dell’amministrazione, e disciplinare i requisiti per l’esercizio delle attivitàeconomiche, nonché i termini e le modalità per l’esercizio dei poteri di controllodell’amministrazione, individuando le disposizioni di legge e regolamentari dello Statoche, ai sensi del comma 1, vengono abrogate a decorrere dalla data di entrata in vigoredei regolamenti stessi. L’Autorità garante della concorrenza e del mercato rendeparere obbligatorio, nel termine di trenta giorni decorrenti dalla ricezione degli schemidi regolamento, anche in merito al rispetto del principio di proporzionalità. Inmancanza del parere nel termine, lo stesso si intende rilasciato positivamente.4. Le Regioni, le Provincie ed i Comuni si adeguano ai principi e alle regole di cui aicommi 1, 2 e 3 entro il 31 dicembre 2012, fermi restando i poteri sostituitivi dello Statoai sensi dell’articolo 120 della Costituzione. Il predetto adeguamento costituisceelemento di valutazione della virtuosità degli stessi enti ai sensi dell’articolo 20, comma3, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. LeRegioni ad autonomia speciale e le Provincie di Trento e Bolzano procedonoall’adeguamento secondo le previsioni dei rispettivi statuti.5. Sono esclusi dall’ambito di applicazione del presente articolo i servizi di trasporto dipersone e cose su autoveicoli non di linea, i servizi finanziari come definiti dall’articolo4 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e i servizi di comunicazione come definitidall’art. 5 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, di attuazione della direttiva2006/ 123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, e le attività specificamentesottoposte a regolazione e vigilanza di apposita autorità indipendente. 9
10. 17/01/2012 ora 21.07 RELAZIONE ILLUSTRATIVALa proposta in esame è volta a conformare l’ordinamento ai principi di libertà individualeed economica e di concorrenza sanciti dalla Costituzione e dal diritto dell’Unione Europea,attraverso l’adeguamento delle normative statali, regionali e locali e prassi amministrative -talvolta obsolete, farraginose, stratificate e frammentate, che penalizzano le libertàindividuali senza garantire adeguatamente l’interesse pubblico generale - alla scala divalori tutelati dalla Costituzione, nonché alle specifiche esigenze emerse in ambitoeconomico e sociale e allo specifico contesto territoriale. In tal modo è possibile restituiremaggiore “certezza” all’ordinamento giuridico secondo i valori costituzionali, ma anchecreare un nuovo “senso istituzionale” ed una maggiore “legittimazione sociale”valorizzando sia il “principio di libertà” (che diviene la bussola del nuovo sistema) sia la“tutela della persona” sancita dalla Costituzione (che viene parallelamente potenziata,anziché ridotta). La necessaria premessa è che la Repubblica assicura sia la piena attuazionedell’articolo 41 della Costituzione in materia di iniziativa economica privata, sia il pienorispetto dei principi e delle norme sanciti dai Trattati istitutivi dell’Unione Europea, e già inlinea con quanto proposto dal precedente Governo in tema di modifiche costituzionali. Pertanto, l’iniziativa economica privata deve essere libera, in condizioni di completaparità fra tutti i soggetti economici presenti e futuri, e può ammettere solo i limiti, iprogrammi e i controlli necessari alla tutela della sicurezza, della libertà e della dignitàumana (cittadini, lavoratori, consumatori), della salute, dell’ambiente e dell’utilità sociale,nel rispetto degli obblighi comunitari ed internazionali della Repubblica. La naturale conseguenza è la prevista abrogazione, secondo la disciplina ed itermini previsti dalla norma, delle disposizioni dell’ordinamento italiano delineate dalcomma 1, che pongono limiti, programmi e controlli all’iniziativa economica privata,incidendo sulla libertà e sulla parità di trattamento, incompatibili o irragionevoli o nonproporzionate rispetto alle esigenze di tutela dei valori costituzionali. Il comma 2, a propria volta, sancisce che le disposizioni recanti divieti,restrizioni, oneri o condizioni all’accesso ed all’esercizio delle attività economichesono in ogni caso interpretate ed applicate in senso tassativo, restrittivo eragionevolmente proporzionato alle perseguite finalità di interesse pubblicogenerale costituzionalmente rilevante e compatibile con l’ordinamento comunitario. Il comma 3 pertanto autorizza il Governo ad adottare entro il 31 dicembre 2012uno o più regolamenti di delegificazione finalizzati ad individuare le attività chenecessitano di un preventivo atto di assenso e a disciplinare i requisiti perl’esercizio delle altre attività, nonché i termini e le modalità per l’esercizio dei poteridi controllo ex post da parte dell’amministrazione, secondo i criteri ed i principidirettivi individuati dalla norma in esame e dall’articolo 34 del decreto legge “SalvaItalia” n. 201/2011, convertito in legge n. 214/2011. Sugli schemi di regolamento vaacquisito il parere dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, anche inmerito al rispetto del principio di proporzionalità. Il comma 4 pone l’obbligo di adeguamento delle Regioni, delle Provincie e deiComuni ai principi sopra indicati entro il 31 dicembre 2012. Il comma 5 infine esclude dall’ambito di applicazione della disciplina: leprofessioni, il trasporto di persone e cose su gomma, i servizi finanziari, i servizi di 10
11. 17/01/2012 ora 21.07comunicazione e le attività specificamente sottoposte a regolazione e vigilanza diapposita autorità indipendente. 11
12. 17/01/2012 ora 21.07 Art. 2 (Semplificazione e liberalizzazione di alcune modalità di promozione commerciale)1. Le vendite abbinate promozionali di prodotti di diverse tipologie sono ammesse a condizioneche siano realizzate nel rispetto delle disposizioni relative ai requisiti necessari per la vendita deisingoli prodotti e fornendo ai consumatori informazioni anche relativamente al peso ed al prezzounitario dei singoli prodotti. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, delle infrastrutturee dei trasporti di natura non regolamentare, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata invigore del presente decreto, sono individuate appropriate modalità semplificate di informazione aiconsumatori. 12
13. 17/01/2012 ora 21.07 RELAZIONECon l’articolo si procede alla semplificazione e parziale liberalizzazione di alcune modalità dipromozione commerciale con riferimento al caso delle cosiddette vendite abbinate che, prive dispecifica regolazione, sono ritenute pienamente legittime solo in occasione delle festività tradizionali,con il rischio che negli altri casi siano rese impossibili da erronee applicazioni delle disposizioni inmateria di manifestazioni a premio o da rigide e improprie applicazioni delle vigenti disposizioni sulpeso netto, prezzi e indicazioni degli sconti. Tali vendite invece, se praticate garantendo ai consumatoriuna adeguata informazione semplificata, possono essere un’utile opportunità per i consumatori stessied un interessante strumento concorrenziale.In particolare, si prevede che le vendite abbinate promozionali di prodotti di diverse tipologie sonoammesse anche al di fuori delle occasioni tradizionali, a condizione che siano realizzate nelrispetto delle disposizioni relative ai requisiti necessari per la vendita dei singoli prodotti efornendo ai consumatori informazioni anche relativamente al peso ed al prezzo unitario dei singoliprodotti. Si prevede altresì che, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, delleinfrastrutture e dei trasporti, di natura non regolamentare, da adottare entro sessanta giornidall’entrata in vigore del presente provvedimento, sono individuate modalità semplificate diinformazione ai consumatori. 13
14. 17/01/2012 ora 21.07 Art. 3 (Riduzione degli oneri di accesso ai piani di rateazione dei debiti tributari)1. Al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, sonoapportate le seguenti modificazioni:a) All’articolo 19: 1) al comma 1-bis è soppresso l’ultimo periodo; 2) dopo il comma 1-bis è inserito il seguente: “1-ter. Il debitore può chiedere che il piano di rateazione di cui ai commi 1 e1-bis preveda, in luogo di rate costanti, rate variabili di importo crescente per ciascunanno”; 3) al comma 3, le parole “della prima rata o, successivamente, di due rate” sono sostituite dalle seguenti: “di due rate consecutive”b) All’articolo 77, al comma 1 è aggiunto il seguente periodo: “Ove sia stata concessa la dilazione del pagamento ai sensi dell’articolo 19,l’agente della riscossione può procedere all’iscrizione dell’ipoteca nei soli casi di cuial comma 3 del medesimo articolo 19”. 2. I piani di rateazione a rata costante, già emessi alla data di entrata in vigoredel presente decreto, non sono soggetti a modificazioni, salvo il caso di proroga aisensi dell’art. 19, comma 1-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29settembre 2973, n. 602. 14
15. 17/01/2012 ora 21.07 RELAZIONE ILLUSTRATIVACom’è noto, con la facoltà di rateizzare i carichi iscritti a ruolo di cui all’articolo 19 del dPR n. 602del 1973, come modificato dal decreto legge n. 248 del 2007 e dal decreto-legge n. 112 del 2008, siè dato un grosso impulso alla soluzione di problematiche di riscossione anche in presenza di azioniesecutive in atto. Ormai sono rarissimi i casi in cui viene soddisfatta lobbligazione tributaria inunica soluzione.In un momento in cui gli equilibri economici di una miriade di aziende e di famiglie sono in gioco,sembra opportuno prevedere una rateazione con rate inizialmente basse per poi crescereprogressivamente al compimento del primo anno, divenendo costanti al raggiungimento del terzoanno.Questo permetterebbe a tantissimi soggetti di entrare in rapporto positivo con le attuali strutture diriscossione, diffondendo una cultura fiscale imperniata sulla ricerca costante delle modalità piùidonee per adempiere all’obbligazione tributaria.Unaltra esigenza, sentita da numerossisimi contribuenti in difficoltà, è costituita dalla permanenzadellipoteca accesa sui beni immobili del debitore dimposta. Tale atto cautelativo impedisce alsoggetto, nonostante il pagamento delle rate e quindi in "regola con i pagamenti", di poter accedereal sistema bancario per procurarsi linfa indispensabile ad alimentare attività industriali ocommerciali.La disposizione prevede, che in caso di dilazione del pagamento, non si proceda ad iscrizioneipotecaria, salvo che il debitore non sia moroso per due rate consecutive. I rischi per lerario diprivarsi della garanzia sarebbero minimi, poiché in caso di alienazione del bene immobile, siattiverebbe comunque lazione revocatoria. Posto che tale rimedio giuridico è esperibile neisuccessivi cinque anni dal compimento dellatto e considerato che la rateazione ha, nel massimo,una durata di sei anni, i casi di perdita di garanzia sarebbero irrisori. 15
16. 17/01/2012 ora 21.07 Art. 4 (Accesso dei giovani alla costituzione di Società a responsabilità limitata)1. Dopo l’art. 2463 del Codice civile, è inserito il seguente articolo 2463-bis: “1. Una “società semplificata a responsabilità limitata” può essere costituita da una o piùpersone fisiche che non abbiano compiuto i trentacinque anni di età alla data della costituzione. 2. I requisiti soggettivi dei soci devono sussistere alla data di costituzione e permanere pertutta la durata della società. 3. Il socio che perda i requisiti di cui al primo comma, è escluso di diritto dalla società ex art.2473 bis del Codice civile, salva la possibilità di trasformare la società in altra società di capitalisecondo le norme del Codice civile. 4. Il socio assente o dissenziente alla delibera di cui al comma precedente ha diritto di recessonei 15 giorni successivi alla delibera di trasformazione. 5. La società deve costituirsi con un capitale minimo di 1 euro, interamente versato alla datadella costituzione. I conferimenti possono essere effettuati soltanto in denaro. 6. Per la costituzione e le eventuali successive modifiche dell’atto costitutivo della società dicui al presente articolo non è richiesto l’atto pubblico, essendo sufficiente una comunicazione unicatelematica al registro delle imprese, esente da diritti di bollo e di segreteria, nella quale siadichiarato il possesso dei requisiti d’età, l’ammontare del capitale versato e gli ulteriori requisiti dicui all’art. 2463. 7. Nella denominazione sociale deve apparire chiaramente la denominazione “Societàsemplificata a responsabilità limitata”. 8. Salvo quanto previsto dal presente articolo, trovano applicazione alla società semplificata aresponsabilità limitata le disposizioni di cui agli articoli 2462 e ss. in quanto compatibili.” 16
17. 17/01/2012 ora 21.07 RELAZIONE ILLUSTRATIVALa norma inserisce dopo l’art. 2463 del codice civile l’art. 2463-bis, che disciplina lafattispecie di “società semplificata a responsabilità limitata”, sottoposta ad un regimealtamente agevolato sia per quanto riguarda l’ammontare del capitale (previsto nel minimodi un euro) che le formalità di costituzione.La disposizione tende a favorire l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro – allineando ilrequisito dell’età fino ai trentacinque anni in coerenza con l’art. 27 della manovra estiva(circa il regime fiscale di vantaggio per limprenditoria giovanile, contenuto nel decretolegge n. 98 del 6 luglio 2011) - mediante la loro partecipazione a strutture associate privedei rigorosi limiti previsti fino ad ora per le società di capitali, che di fatto impedisconol’accesso a tale tipo di struttura da parte degli imprenditori più giovani e meno abbienti. 17
18. 17/01/2012 ora 21.07 Art. 5 (Norme a tutela e promozione della concorrenza nelle Regioni e negli enti locali)1. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, in attuazione dell’articolo 120, comma 2,della Costituzione, assicura il rispetto delle normativa dell’Unione europea e la tuteladell’unità giuridica e dell’unità economica, svolgendo le seguenti funzioni:a) monitora la normativa regionale e locale e individua, anche su segnalazione dell’AutoritàGarante della Concorrenza e del Mercato, le disposizioni contrastanti con la tutela o lapromozione della concorrenza;b) assegna all’ente interessato un congruo termine per rimuovere i limiti alla concorrenza;c) decorso inutilmente il termine di cui alla lettera b), propone al Consiglio dei Ministril’esercizio dei poteri sostitutivi di cui all’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131d) supporta gli enti locali nel monitoraggio e nelle procedure di dismissione delle loropartecipazioni societarie nei servizi pubblici locali;3. Nell’esercizio delle funzioni di cui al comma precedente, la Presidenza del Consiglio puòformulare richieste di informazioni a privati e enti pubblici. 18
19. 17/01/2012 ora 21.07 RELAZIONE ILLUSTRATIVALa disposizione è anch’essa volta a rimuovere vincoli alle attività economiche. Il processo diriforma della regolazione deve essere, infatti, considerato compito primario di tutti i soggetti dotatidi autonomia normativa sulla base della disciplina dettata dallo Stato in materia tutela dellaconcorrenza. Considerata la necessità di promuovere condizioni minime di uniformità dellanormativa nei vari mercati nazionali, allo scopo di sviluppare la crescita del Paese, è previstal’individuazione di un apposito ufficio presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, scelto anchetra i Dipartimenti esistenti, con il compito di sorvegliare il processo di adeguamento edeventualmente sollecitare l’adozione dei poteri governativi previsti dall’articolo 120 dellaCostituzione, per la tutela dell’unità giuridica ed economica dello Stato.In particolare, è affidato al predetto ufficio il compito di monitorare la normativa regionale e localeal fine di individuare disposizioni in contrasto con la tutela e la promozione della concorrenza. Talicompiti sono esercitati anche su segnalazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e delMercato. All’ufficio sono attribuiti altresì i poteri di assegnare all’ente territoriale interessato uncongruo termine entro il quale rimuovere i limiti alla concorrenza riscontrati e, in casi di inutiledecorso dello stesso, di proporre al Presidente del Consiglio dei Ministri l’esercizio del poteresostitutivo, previsto dall’articolo 120 della Costituzione, con le modalità indicate dall’articolo 8della legge n. 131 del 2003.L’ufficio svolge altresì il compito di supportare gli enti locali nel monitoraggio e nelle procedure didismissione delle loro partecipazioni societarie nei servizi pubblici locali nonché in materia diprivatizzazioni.Al medesimo ufficio sono attribuite le funzioni relative all’accertamento della vessatorietà delleclausole inserite nei contratti tra professionisti e consumatori di cui al precedente articolo ….Nell’esercizio di tali funzioni all’ufficio è attribuito il potere di richiedere informazioni a privati eenti pubblici. La disciplina dei poteri e delle procedure istruttorie è demandata ad un regolamentoadottato, ai sensi dell’art. 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, al fine di garantire ilcontraddittorio, la piena cognizione degli atti, la verbalizzazione e la maggiore speditezza possibiledell’intervento amministrativo; il medesimo regolamento dovrà disciplinare i rapporti tra la strutturae le altre amministrazioni pubbliche.Per l’esercizio delle funzioni sopraindicate non sono previsti emolumenti aggiuntivi o gettoni dipresenza comunque denominati; i funzionari incaricati operano con autonomia di giudizio erispondono per gli atti compiuti nell’esercizio delle loro funzioni solo per dolo o colpa grave. 19
20. 17/01/2012 ora 21.07 CAPO II TUTELA DEI CONSUMATORI Art. 6 (Tutela amministrativa contro le clausole vessatorie)1. Al decreto legislativo 6 settembre 2005, n.206 dopo l’articolo 37 è aggiunto ilseguente “Art. 37 bis (Tutela amministrativa contro le clausole vessatorie)1. La Presidenza del Consiglio è competente ad accertare, in accordo con i competenti ufficidel Ministero dello Sviluppo Economico, d’ufficio o su denuncia dei consumatoriinteressati, ai soli fini di cui ai commi successivi, la vessatorietà delle clausole inserite neicontratti tra professionisti e consumatori che si concludono mediante adesione a condizionigenerali di contratto o con la sottoscrizione di moduli, modelli o formulari.2. Il provvedimento che accerta la vessatorietà della clausola è diffuso mediantepubblicazione su apposita sezione del sito internet istituzionale della Presidenza delConsiglio dei Ministri, sul sito dell’operatore che adotta la clausola ritenuta vessatoria emediante ogni altro mezzo ritenuto opportuno in relazione all’esigenza di informarecompiutamente i consumatori.3. Le imprese interessate hanno facoltà di interpellare preventivamente la Presidenza delConsiglio in merito alle vessatorietà delle clausole che intendono utilizzare nei rapporticommerciali con i consumatori. Le clausole non ritenute vessatorie a seguito di interpello,non possono essere successivamente valutate dalla Presidenza del Consiglio per gli effetti dicui al comma 2. Resta in ogni caso ferma la responsabilità dei professionisti nei confrontidei consumatori.4. In materia di tutela giurisdizionale, contro gli atti della Presidenza del Consiglio, adottatiin applicazione del presente articolo, è competente il giudice amministrativo. E’ fatta salvala giurisdizione del giudice ordinario sulla validità delle clausole vessatorie e sulrisarcimento del danno. I funzionari e i dipendenti della Presidenza del Consiglionell’esercizio della competenza prevista dal presente articolo rispondono solo per dolo ecolpa grave”. 20
21. 17/01/2012 ora 21.07 Relazione illustrativa La disposizione inserisce nel decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, recante ilCodice del consumo, a norma dellarticolo 7 della L. 29 luglio 2003, n. 229, un articolo 37-bis che,posto dopo l’articolo 37 in tema di azione inibitoria concessa alle associazioni dei consumatori neiconfronti dei professionisti che utilizzano di condizioni generali di cui sia accertata labusività, offreun’ulteriore importante tutela amministrativa contro la vessatorietà delle clausole inserite neicontratti tra professionisti e consumatori. Competente all’accertamento, d’ufficio o su denuncia deiconsumatori, in ordine alla vessatorietà della clausola è l’ufficio della Presidenza del Consiglio deiMinistri individuato ai sensi del successivo articolo…… Il provvedimento che accerta lavessatorietà della clausola è diffuso mediante pubblicazione su apposita sezione del sito internetistituzionale della Presidenza del Consiglio, sul sito dell’operatore che adotta la clausola ritenutavessatoria e mediante ogni altro mezzo utile per informare compiutamente i consumatori. E’ inoltre contemplata una facoltà per le imprese di interpello preventivo dell’ufficio inmerito alle vessatorietà delle clausole che intendono utilizzare nei propri rapporti commerciali con iconsumatori. Avverso i provvedimenti di accertamento della vessatorietà delle clausole adottatidall’ufficio è prevista la tutela giurisdizionale davanti al giudice amministrativo. 21
22. 17/01/2012 ora 21.07 Art. 7 (Estensione del campo di applicazione delle azioni di classe).All’articolo 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, sonoapportate le seguenti modificazioni: a) al comma 2: - alla lettera a), la parola “identica” è sostituita dalla parola “omogenea”; - la lettera b) è sostituita dalla seguente: “b) i diritti spettanti ai consumatori finali di un prodotto o servizio nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale;” - alla lettera c) è soppressa la parola “identici”. b) al comma 3: - le parole: “senza ministero del difensore” sono sostituite dalle seguenti: “anche senza il ministero deldifensore”; - al terzo periodo, le parole: “contenente, oltre all’elezione di domicilio, l’indicazione degli elementicostitutivi del diritto fatto valere con la relativa documentazione probatoria, è depositato in cancelleria, anchetramite l’attore” sono sostituite dalle seguenti: “allegante l’omogeneità della fattispecie ed il rinvio aglielementi costitutivi del diritto fatti valere nell’atto introduttivo dall’attore principale, è depositato incancelleria, anche tramite l’attore”; - è aggiunto, in fine, il seguente periodo: “L’adesione può essere comunicata, anche nel giudizio diappello, fino all’udienza di precisazione delle conclusioni.” c) al comma 6: - il primo periodo è sostituito dal seguente: “All’esito della prima udienza il tribunale decide conordinanza sull’ammissibilità della domanda, ferma restando l’ammissibilità delle posizioni identiche, ma puòsospendere il giudizio quando sui fatti rilevanti ai fini del decidere è in corso un giudizio davanti al giudiceamministrativo”; - al secondo periodo, sono soppresse le parole: “quando è manifestamente infondata, quando sussiste unconflitto di interesse” e le parole “l’identità dei diritti individuali” sono sostituite dalle seguenti:“l’omogeneità dei diritti”; d) al comma 9, lettera a), la parola “individuali” è sostituita dalla seguente: “omogenei”; e) al comma 12, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: “In quest’ultimo caso il giudiceassegna alle parti un termine, non superiore a novanta giorni, per addivenire ad un accordo sulla liquidazionedel danno. Il processo verbale dell’accordo, sottoscritto dalle parti e dal giudice, costituisce titolo esecutivo.Scaduto il termine senza che l’accordo sia stato raggiunto, il giudice, su istanza di almeno una delle parti,liquida le somme dovute ai singoli aderenti.”. 22
23. 17/01/2012 ora 21.07 RELAZIONE ILLUSTRATIVALa norma interviene sull’articolo 140 bis del decreto legislativo 6 settembre 2005, n.206, Codice del consumo a norma dellarticolo 7 della L. 29 luglio 2003, n. 229.La prima modifica riguarda l’individuazione dell’ambito della tutela attuabileattraverso l’azione di classe. In luogo del requisito dell’identità del diritto vieneprevisto quello della omogeneità.Si tratta di una scelta armonica rispetto a quanto stabilito dal primo comma, ove latutela è riferita ai diritti individuali omogenei dei consumatori e degli utenti.Per altro verso, si è inteso porre rimedio ad una previsione che, come del restosegnalato dalla dottrina più accorta, rischiava di risultare di difficile applicazione e,dunque, in definitiva, contraria alla stessa ratio legis. Ciò perché il requisito dellaidentità del diritto, ad una interpretazione rigorosa, può rivelarsi, nei fatti, di arduaconfigurabilità (Si pensi al caso del fallimento di una banca d’affari: ogniconsumatore, avendo sottoscritto titoli in tempi diversi, investendo somme diverse,sarebbe titolare di una situazione soggettiva unica e irripetibile).Orbene, in questa prospettiva sono state apportate modifiche al comma 2, lettera a),sostituendo la parola “identica” con la parola “omogenea” e, coerentemente, allesuccessive lettere b) e c). In particolare alla lettera b), con riferimento ai dirittispettanti ai consumatori anche a prescindere dall’esistenza di un rapporto contrattualecon l’impresa, la modifica aggiunge l’ipotesi della fruizione dei servizi a quella, giàcontemplata, del consumo dei prodotti.L’articolo in esame provvede poi a modificare il terzo comma, esplicitando che ilconsumatore e l’utente possono scegliere liberamente se aderire all’azione di classecon o senza il ministero del difensore. La modifica è stata ritenuta necessaria poichéla formulazione attuale stabilisce che i consumatori e gli utenti aderiscono all’azionesenza il ministero del difensore.L’inserimento del requisito della omogeneità dei diritti in luogo di quello dellaidentità ha comportato l’ulteriore modifica del secondo periodo del terzo comma, làdove è indicato il contenuto necessario dell’atto di adesione destinato ad esseredepositato in cancelleria, anche tramite l’attore: il riferimento non è più all’elezionedi domicilio e all’indicazione degli elementi costitutivi del diritto fatto valere con larelativa documentazione probatoria, bensì alla allegazione della omogeneità dellafattispecie ed al rinvio agli elementi costitutivi del diritto fatti valere nell’attointroduttivo dall’attore principale.Onde consentire la comunicazione dell’adesione anche in un tempo successivoall’inizio dell’azione, se ne consente la comunicazione, anche nel giudizio di appello,fino all’udienza di precisazione delle conclusioni.Intervenendo sul sesto comma, l’articolo in esame, al fine di accrescere l’effettivitàdella tutela e limitare la possibilità di una sospensione del processo, prevede laeliminazione dell’ipotesi relativa alla pendenza di una istruttoria dinanzi ad unaautorità indipendente. Infatti, l’attuale disciplina prevede che il tribunale, all’esitodella prima udienza, decide con ordinanza sull’ammissibilità della domanda, ma può 23
24. 17/01/2012 ora 21.07sospendere il giudizio quando sui fatti rilevanti ai fini del decidere è in corsoun’istruttoria davanti a un’autorità indipendente ovvero un giudizio davanti al giudiceamministrativo.Con riferimento alla tipologia delle pronunce giudiziali, si è poi ritenuto più corretto,sotto il profilo scientifico, sopprimere la previsione contenuta nel secondo periododel sesto comma che ricollega alla manifesta infondatezza della domanda o allaverifica della sussistenza di un conflitto di interessi una pronuncia di inammissibilità,posto che tali giudizi implicano un esame del merito della questione portataall’attenzione del giudice.Nella prospettiva già chiarita sopra, si è poi provveduto a sostituire il riferimentoall’identità dei diritti con quello alla omogeneità per quanto riguarda lo scrutinio suipresupposti della tutela.Allo stesso modo, al nono comma, è stato sostituito con il riferimento ai dirittiomogenei il riferimento ai diritti individuali oggetto del giudizio che il tribunale devedefinire con l’ordinanza con cui ammette l’azione.Con l’intento di rafforzare il vincolo temporale entro cui la corte d’appello devedecidere sul reclamo avente ad oggetto l’ordinanza che decide sulla ammissibilità,con intervento sostitutivo del secondo periodo del settimo comma, si è stabilito chel’organo giudicante decide “entro e non oltre quaranta giorni dal deposito delricorso”.Infine, con riferimento al caso in cui il giudice, accogliendo la domanda, indica alleparti un criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione delle somme dovute, si èprevisto che lo stesso giudice assegna alle parti un termine non superiore a novantagiorni per addivenire ad un accordo sulla liquidazione del danno. Una volta raggiuntol’accordo, poi, il processo verbale dell’accordo, sottoscritto dalle parti e dal giudice,costituisce titolo esecutivo. Nel caso in cui, invece, l’accordo non venga raggiunto,scaduto il termine, il giudice, su istanza di parte, liquida le somme dovute ai singoliaderenti. 24
25. 17/01/2012 ora 21.07 ART. 8 (tutela delle microimprese da pratiche commerciali ingannevoli e aggressive)1. All’articolo 18, comma 1, del decreto legislativo 6 settembre 2005, n.206, dopo la lettera d) inserire la seguente: “d-bis) <<microimprese>>: entità, società di persone o associazioni, che, a prescindere dalla forma giuridica esercitano un’attività economica artigianale e altre attività a titolo individuale o familiare.”;2. All’articolo 19, comma 1, dopo le parole: “relativa a un prodotto” sono aggiunte, infine, le seguenti: “, nonché alle pratiche commerciali scorrette tra professionisti e microimprese. Per le microimprese la tutela in materia di pubblicità ingannevole e di pubblicità comparativa illecita è assicurata in via esclusiva dal decreto legislativo 2 agosto 2007, n.145.”. 25
26. 17/01/2012 ora 21.07 RELAZIONE ILLUSTRATIVALa disposizione è finalizzata a rafforzare, nell’attuale fase di crisi economica, gli strumenti di tutelaa favore delle imprese di minori dimensioni, estendendo le tutele previste dal Codice del Consumoin favore dei soli consumatori persone fisiche, anche alle microimprese (imprese con meno di 10dipendenti e un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro), che rappresentano il trattocaratterizzante della struttura produttiva del Paese.Trattasi di altra disposizione finalizzata ad una più diffusa tutela del consumatore, parificando difatto la piccola impresa al consumatore singolo, già tutelato dalle disposizioni di cui al suddettocodice. 26
27. 17/01/2012 ora 21.07 Art. 9 (Contenuto delle carte di servizio) 1. Le carte di servizio, nel definire gli obblighi cui sono tenuti i gestori dei servizipubblici, anche locali, o di un’infrastruttura necessaria per l’esercizio di attività di impresa oper l’esercizio di un diritto della persona costituzionalmente garantito, indicano in modospecifico i diritti, anche di natura risarcitoria, che gli utenti possono esigere nei confronti deigestori del servizio e dell’infrastruttura. 2. Le Autorità indipendenti di regolazione e ogni altro ente pubblico, ancheterritoriale, dotato di competenze di regolazione sui servizi pubblici, anche locali,definiscono gli specifici diritti di cui al comma 1. Sono fatte salve ulteriori garanzie che leimprese che gestiscono il servizio o l’infrastruttura definiscono autonomamente. 27
28. 17/01/2012 ora 21.07 RELAZIONE ILLUSTRATIVA La norma integra in dettaglio il contenuto minimo delle c.d. “carte di servizio” di cuiall’art. 11 del d.lgs. 30 luglio 1999, n. 286, stabilendo che nelle stesse debbano essereindicati in modo specifico i diritti, anche di natura risarcitoria, che i consumatori e leimprese utenti possono esigere nei confronti dei gestori del servizio. Sono fatte salveeventuali ulteriori garanzie. Trattasi di disposizione che persegue finalità analoghe a quelle già prevista per latutela dei consumatori. 28
29. 17/01/2012 ora 21.07 CAPO III SERVIZI PROFESSIONALI Art. 10 (Disposizioni sulle tariffe professionali) 1. Sono abrogate tutte le tariffe professionali, sia minime sia massime, comprese quelle dicui al capo V, titolo III, della legge 16 febbraio 1913, n. 89. 2. Al primo comma dell’articolo 2233 del codice civile, sono apportate le seguentimodificazioni: a) le parole “le tariffe o” sono soppresse; b) le parole “sentito il parere dell’associazione professionale a cui il professionistaappartiene.” sono sostituite dalle seguenti “secondo equità.” . 3. Al primo comma dell’articolo 636 del codice procedura civile, le parole da “e corredatada” fino a “in base a tariffe obbligatorie” sono soppresse. 4. Alla legge 16 febbraio 1913, n.89 sono apportate le seguenti modificazioni: a) il comma 2 dell’articolo 74 è soppresso; b) all’articolo 79: la parola “379” è sostituita dalla parola “636”; le parole da “al pretore”fino a “competenza per valore” sono sostituite dalle seguenti: “al giudice competente chedecide ai sensi dell’articolo 2233 del codice civile”; l’ultimo periodo è soppresso. 29
30. 17/01/2012 ora 21.07 RELAZIONE ILLUSTRATIVALa norma mira a rendere libera la contrattazione tra il professionista e il cliente per quanto riguardala determinazione del compenso dovuto. A tal fine si procede all’eliminazione delle tariffeprofessionali. Il sistema che viene implementato si caratterizza per la minor presenza di vincolinella messa a punto del programma negoziale e, conseguentemente, favorisce lo sviluppo dellaconcorrenza tra i professionisti con l’effetto di avvantaggiare il fruitore della prestazione.L’articolo prevede, anzitutto, l’abrogazione di tutte le tariffe professionali, sia minime sia massime,comprese quelle concernenti la determinazione degli onorari dovuti per l’opera professionale deinotai.Viene pertanto modificato l’articolo 2233 del codice civile che regola la determinazione giudizialedel compenso per le attività svolte dal professionista. In particolare il primo comma prevede lasoppressione del riferimento alle tariffe professionali e stabilisce che il giudice, nel caso in cui ilcompenso non possa essere determinato secondo gli usi, decide secondo equità e non più previaacquisizione del parere dell’ordine professionale a cui appartiene il professionista.Il terzo comma interviene sull’articolo 636 del codice di procedura civile che disciplina la domandadi decreto ingiuntivo finalizzata ad ottenere il pagamento di quanto dovuto in base alla parcelladelle spese e prestazioni. Alla luce delle innovazioni, si procede alla abrogazione di quella parte deltesto che fa riferimento all’onere di corredare la domanda con il parere della competenteassociazione professionale. Viene inoltre abrogato l’ultimo periodo del primo comma ove è previstoche “Il parere non occorre se l’ammontare delle spese e delle prestazioni è determinato in base atariffe obbligatorie”.Il quarto comma prevede due modifiche alla legge n. 89 del 1913, Ordinamento del notariato edegli archivi notarili, che riguardano il ricorso al procedimento di ingiunzione per la tutela delcredito da onorari per prestazioni professionali. Si tratta della sostituzione del riferimentoall’articolo 379 del codice di procedura civile con quello, attualmente corretto, all’articolo 636 delcodice di procedura civile del 1942, nonché, con riguardo all’individuazione dell’autorità alla qualedeve essere presentata la nota degli onorari, della sostituzione del riferimento “al pretore delmandamento in cui è lufficio, o al presidente del tribunale da cui dipende la sede del Consiglionotarile, giusta le norme di competenza per valore” quello “al giudice competente che decide aisensi dell’articolo 2233 del codice civile”. Viene, infine, soppresso il riferimento alla previaliquidazione e approvazione della nota da parte del presidente del Consiglio notarile o di unaCommissione delegata dal Consiglio stesso. 30
31. 17/01/2012 ora 21.07 Art. 11 (Obbligo di comunicazione del preventivo)1. Tutti i professionisti concordano in forma scritta con il cliente il preventivo per laprestazione richiesta. La redazione del preventivo è un obbligo deontologico el’inottemperanza costituisce illecito disciplinare.2. Nell’atto di determinazione del preventivo il professionista indica l’esistenza di unacopertura assicurativa, se stipulata, per i danni provocati nell’esercizio dell’attivitàprofessionale, la sua durata e il suo massimale.3. Il presente articolo non si applica all’esercizio delle professioni reso nell’ambito delservizio sanitario nazionale o in rapporto di convenzione con lo stesso.4. Entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presentedecreto legge i codici deontologici si adeguano alle previsioni del presente articolo. 31
32. 17/01/2012 ora 21.07 RELAZIONE ILLUSTRATIVALa norma si colloca nella prospettiva tracciata dalla eliminazione delle tariffe professionali ed èfinalizzata ad accrescere il grado di trasparenza, certezza e affidabilità del rapporto contrattualesotto il profilo economico. L’obbligo di comunicazione del preventivo accresce la consapevolezzadel consumatore che pattuisce il compenso per l’opera intellettuale del professionista e consente unamigliore scelta nell’ambito del mercato concorrenziale. Si tratta, d’altra parte, di una soluzione cheintensifica gli obblighi di informazione a carico del professionista, assecondando una tendenza giàampiamente affermatasi in ambito comunitario e nazionale.L’articolo prevede l’obbligo per tutti i professionisti di concordare per iscritto con il cliente ilpreventivo per la prestazione professionale. Si tratta di un obbligo deontologico la cui violazionecostituisce illecito disciplinare.Si prevede, inoltre, che il professionista debba obbligatoriamente informare il cliente dell’esistenzadi una copertura assicurativa, della durata della stessa e del massimale, a garanzia della propriacapacità di far fronte agli obblighi risarcitori derivanti da eventuali danni cagionati nell’eserciziodell’attività professionale.Il terzo comma esclude dall’applicabilità del nuovo regime le attività professionali esercitatenell’ambito del SSN o in rapporto di convenzione con esso.Infine si stabilisce che entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione deldecreto, i codici deontologici dovranno procedere agli opportuni adeguamenti. 32
33. 17/01/2012 ora 21.07 Art. 12 (Accesso dei giovani all’esercizio delle professioni)1. All’articolo 6 della legge 9 maggio 1989, n.168, dopo il comma 3, è inserito ilseguente:“3 bis. Le università possono prevedere nei rispettivi statuti e regolamenti che il tirocinioovvero la pratica, finalizzati all’iscrizione negli albi professionali, siano svolti nell’ultimobiennio di studi per il conseguimento del diploma di laurea specialistica o magistrale; iltirocinio ovvero la pratica così svolti sono equiparati a ogni effetto di legge a quelli previstinelle singole leggi professionali per l’iscrizione negli albi. Sono esclusi dalla presentedisposizione i tirocini per l’esercizio delle professioni mediche o sanitarie.Resta ferma la durata massima dei tirocini prevista dall’articolo 33, comma 2 del decretolegge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214”. 33
34. 17/01/2012 ora 21.07 Relazione illustrativa Allo scopo di facilitare laccesso al mercato del lavoro dei giovani, è opportuno prevederela possibilità di svolgere i tirocini, ove richiesti, già durante gli ultimi anni del corso di laurea. Intal modo, lindispensabile garanzia nella qualità nella formazione professionale viene utilmenteconiugata con lesigenza di non far gravare sulle famiglie per troppo tempo il costo dellapreparazione e, quindi, di estendere effettivamente la platea dei soggetti che possono ambire asvolgere unattività professionale, indipendentemente dallagiatezza o dalle tradizioni familiari.Non va dimenticato che in tutti i settori sono proprio i nuovi entranti che promuovonolinnovazione. Inoltre, la misura favorisce il collegamento tra luniversità e il mondo del lavoro,edelle professioni in particolare, con prevedibili effetti sinergiciLa norma introduce, pertanto, tra le disposizioni di principio di carattere organizzativo chedisciplinano l’autonomia delle università, la possibilità di prevedere, nei rispettivi statuti eregolamenti, che lo studente possa svolgere il tirocinio ovvero la pratica, finalizzati all’iscrizionenegli albi professionali, nel corso dell’ultimo biennio di studi per il conseguimento del diplomadi laurea specialistica o magistrale. Il tirocinio o la pratica sono equiparati, a ogni effetto di leggea quelli previsti per l’iscrizione agli albi professionali. Non rientrano nella disposizione i tirociniper l’esercizio delle professioni mediche o sanitarie. 34
35. 17/01/2012 ora 21.07 Art. 13 (Estensione ai liberi professionisti della possibilità partecipare al patrimonio dei confidi)1. All’articolo 39, comma 7, del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dallalegge 22 dicembre 2011, n. 214, dopo le parole: “le piccole e medie imprese socie” inserirele parole: “e i liberi professionisti soci”. 35
36. 17/01/2012 ora 21.07 Relazione illustrativa Com’è noto il comma 7, dell’articolo 39 del decreto-legge n.201/2011, convertito, conmodificazioni, dalla legge n. 214/2011 ha previsto che al capitale sociale dei confidi e dellebanche che in base al loro statuto esercitano prevalentemente l’attività di garanzia collettiva deifidi a favore dei soci possano partecipare, anche in deroga alle disposizioni di legge cheprevedono divieti o limiti di partecipazione, imprese non finanziarie di grandi dimensioni edenti pubblici e privati purché le medie e piccole imprese socie continuino a disporre dellamaggioranza assoluta dei voti esercitabili in assemblea e la nomina dei membri degli organi digestione e di supervisione strategica sia riservata all’assemblea. La disposizione richiamata, che è finalizzata ad aumentare il grado di patrimonializzazionedei soggetti che svolgono l’attività di garanzia collettiva dei fidi nei confronti delle piccole emedie imprese socie, è ora integrata con la previsione della possibilità anche per i liberiprofessionisti di poter partecipare al capitale sociale con i medesimi limiti societari previsti per ipredetti enti ed imprese . 36
37. 17/01/2012 ora 21.07 Art. 14 (Potenziamento del servizio di distribuzione farmaceutica, accesso alla titolarità delle farmacie e disciplina della somministrazione dei farmaci generici)1 Il secondo e il terzo comma dell’articolo 1 della legge 2 aprile 1968, n. 475, e successivemodificazioni sono sostituiti dai seguenti:“Il numero delle autorizzazioni è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 3000 abitanti. La popolazione eccedente, rispetto al parametro di cui al secondo comma, consente l’apertura diuna ulteriore farmacia, qualora sia superiore a 500 abitanti; nei comuni fino a 9.000 abitanti,l’ulteriore farmacia può essere autorizzata soltanto qualora la popolazione eccedente rispetto alparametro sia superiore a 1500 abitanti”.2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono ad assicurare, entro 120giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, l’approvazionestraordinaria delle piante organiche delle farmacie, in attuazione della previsione di cui al comma 1.In deroga a quanto previsto dall’articolo 9 della legge 2 aprile 1968, n. 475, sulle sedi farmaceuticheistituite in attuazione del comma 1 non può essere esercitato il diritto di prelazione da parte delcomune. Entro i successivi 30 giorni le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzanobandiscono un concorso straordinario per soli titoli per la copertura delle sedi farmaceutiche dinuova istituzione o vacanti, fatte salve quelle per le quali sia stata già espletata la proceduraconcorsuale, nel rispetto delle previsioni del comma 5 e riservando la partecipazione allo stesso aifarmacisti non titolari di farmacia e ai titolari di farmacia rurale sussidiata. L’adozione deiprovvedimenti previsti dai precedenti periodi del presente comma costituisce adempimento soggettoalla verifica annuale da parte del comitato e del tavolo di cui agli articoli 9 e 12 dell’intesa sancitain sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome diTrento e di Bolzano del 23 marzo 2005, ai fini dell’accesso al finanziamento integrativo delServizio sanitario nazionale.3. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentiti l’unità sanitaria locale el’ordine provinciale dei farmacisti, competenti per territorio, possono istituire ulteriori farmacie:a) nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti civili a traffico internazionale, nelle stazioni marittime enelle aree di servizio; b) nei centri commerciali e nelle grandi strutture di vendita con superficie superiore a 10.000 metriquadrati, purché non sia già aperta una farmacia a una distanza inferiore a 1500 metri.4. Fino al 2022, tutte le farmacie istituite ai sensi del comma 3 sono offerte in prelazione ai comuniin cui le stesse hanno sede.5. Ai concorsi per l’assegnazione delle sedi farmaceutiche i laureati in farmacia in possesso deirequisiti di legge possono concorrere per la gestione associata, sommando i titoli posseduti. In talecaso la titolarità della sede farmaceutica assegnata è condizionata nel tempo alla sua gestioneassociata da parte degli stessi vincitori su basi paritarie, fatta salva la premorienza o sopravvenutaincapacità. L’attività svolta dai laureati in farmacia negli esercizi commerciali di cui all’articolo 5,comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4agosto 2006, n. 248, è un titolo che non può essere valutato in misura non inferiore al settanta percento rispetto all’attività lavorativa svolta nelle farmacie.6. Le farmacie possono svolgere la propria attività ed i servizi medici aggiuntivi anche oltre gli oraried i turni di apertura, e praticare sconti sui prezzi pagati direttamente da tutti i clienti per i farmaci eprodotti venduti, dandone adeguata comunicazione alla clientela. 37
38. 17/01/2012 ora 21.077. Nelle regioni in cui, alla data del 1° marzo 2013, non sia stato assegnato almeno l’80 per centodelle sedi messe a concorso ai sensi del comma 2, possono essere venduti i medicinali di cuiall’articolo 8, comma 10, lettera c) della legge 24 dicembre 1993, n. 537 e successive modificazioni,anche negli esercizi commerciali di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n.223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, in possesso dei requisititecnologici, strutturali e organizzativi fissati con decreto del Ministro della salute ai sensidell’articolo 32 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dallalegge 22 dicembre 2011, n. 214. Non rientrano nell’ambito di applicazione del presente comma imedicinali di cui all’articolo 45 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacentie sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenzaapprovato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successivemodificazioni, i medicinali di cui all’articolo 89 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, ifarmaci del sistema endocrino e quelli somministrabili per via parenterale.8. Al comma 9 dell’articolo 7 della legge 8 novembre 1991, n. 362 e successive modificazioni, dopole parole “vengano meno” aggiungere le seguenti “per sei mesi” e dopo la parola “cede” aggiungerela parola “comunque”.9. Dal momento in cui è immesso in commercio un farmaco generico, il medico, salvo che nonsussistano ragioni terapeutiche contrarie nel caso specifico, inserisce in ogni prescrizione medicaanche le seguenti parole: “o farmaco equivalente se di minor prezzo” ovvero specifica l’inesistenzadel farmaco equivalente. 38
39. 17/01/2012 ora 21.07 NOTA ILLUSTRATIVAIl comma 1 fissa in 3000 abitanti il “quorum” di popolazione previsto per l’apertura di una farmacia(in luogo dei 5.000 e 4.000 abitanti attualmente previsti per l’apertura di una farmacia,rispettivamente in centri fino a 12 500 abitanti e in centri con un numero di abitanti superiore a taleentità), prevedendo, altresì, che è sufficiente un’ eccedenza di popolazione di 501 abitanti rispetto alparametro per giustificare l’apertura di una ulteriore farmacia. Per evitare un eccessivo numero difarmacie nei piccoli centri è, però, precisato che nei comuni con meno di 9000 abitanti l’eccedenzadi popolazione rispetto al parametro generale deve superare 1500 abitanti. In tali comuni, perciò, laseconda farmacia può essere istituita soltanto al raggiungimento dei 4501 abitanti e la terza alraggiungimento dei 7.501 abitanti. La novella non numera i commi sostituiti in quanto nella leggemodificata non compariva la numerazione degli stessi.Il comma 2 fissa precisi termini per l’approvazione delle nuove piante organiche delle farmacie, inconseguenza dell’applicazione del disposto del comma 1, e per l’indizione di concorsi straordinariper le sedi di nuova istituzione e le sedi vacanti, limitando la partecipazione agli stessi a farmacistinon titolari e a farmacisti titolari di farmacie rurali sussidiate (e quindi a basso fatturato). La normaprecisa che l’adozione dei provvedimenti regionali costituisce adempimento soggetto alla verificaannuale da parte del comitato e del tavolo di cui agli articoli 9 e 12 dell’intesa sancita in sede diConferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e diBolzano del 23 marzo 2005, ai fini dell’accesso al finanziamento integrativo del Servizio sanitarionazionale. Per accelerare i tempi di definizione dei concorsi straordinari, il comma stabilisce che perle sedi farmaceutiche predette non può essere esercitato il diritto di prelazione da parte del comune.Il comma 3 prevede la possibilità che le Regioni (in aggiunta al criterio della popolazionedisciplinato dal comma 1) possano istituire nuove farmacie in luoghi che ricevono un alto flussogiornaliero di persone: aeroporti internazionali, stazioni ferroviarie e marittime, aree di servizioautostradale servite da servizi alberghieri o di ristorazione, centri commerciali e grandi strutture divendita con superficie superiore a 10.000 metri quadrati.Il comma 4, a compensazione della deroga al diritto di prelazione stabilita dal comma 2, prevedeche, fino al 2022, le nuove farmacie appartenenti alle particolari tipologie disciplinate dal comma 3siano tutte offerte in prelazione ai comuni in cui le stesse hanno sede.Il comma 5 mira a consentire l’effettivo accesso dei giovani farmacisti alla gestione dellenuove sedi farmaceutiche. A tal fine pone una nuova regola destinata a valere per il concorsostraordinario e per tutti i successivi concorsi, consentendo che i giovani laureati in farmacia inpossesso dei necessari titoli e risultati idonei alle eventuali prove selettive possano accordarsiper concorrere per la gestione associata delle farmacie, sommando in tal modo i titoliposseduti da ciascuno al fine di conseguire l’assegnazione. In tal caso la farmacia dovràperaltro essere gestita in modo associato su basi paritarie, e la quota di ciascuno non potràessere ceduta (salvi i casi di premorienza e sopravvenuta incapacità), dovendo in casocontrario la sede essere messa nuovamente a concorso.Il comma 6 pone una misura indispensabile al potenziamento del servizio farmaceutico avantaggio dei consumatori, prevedendo che le farmacie possano svolgere la propria attività edi servizi medici aggiuntivi anche oltre gli orari ed i turni di apertura, e praticare sconti su tuttii farmaci pagati direttamente dai clienti.Il comma 7 introduce una disposizione riguardante esclusivamente i territori delle regioni nellequali, alla data del 1° marzo 2013, le sedi farmaceutiche messe a concorso ai sensi del comma 2 non 39
40. 17/01/2012 ora 21.07risultassero assegnate almeno nella percentuale dell’80 per cento. In dette regioni la vendita deifarmaci su ricetta medica appartenenti alla classe c) del comma 10 dell’articolo 8 della legge537/1993 potrà avvenire (alle condizioni previste dall’articolo 32 del decreto-legge 201/2011,convertito, con modificazioni, dalla legge 214/2011) anche nei punti vendita indicati dall’articolo 5del decreto-legge 223/2006, convertito, con modificazioni, dalla legge 248/2006 (fatta eccezioneper gli stupefacenti, i medicinali vendibili soltanto su ricetta medica da rinnovare volta per volta, ifarmaci del sistema e endocrino e quelli somministrabili per via parenterale). Ciò al fine diassicurare che, anche in dette regioni, vengano garantiti adeguati sbocchi professionali per ifarmacisti non titolari di farmacia e condizioni di maggiore concorrenzialità nella vendita diprodotti farmaceutici.Il comma 8, modificando il termine previsto dall’articolo 9 dell’articolo 7 della legge n. 362/1991(termine richiamato anche dal successivo comma 10 dello stesso articolo), riduce da due anni a seimesi il tempo concesso agli eredi del farmacista titolare o socio di società titolare di farmacia pervendere, rispettivamente, la farmacia o la quota di partecipazione alla società. La norma ha loscopo di abbreviare il periodo in cui una farmacia privata può appartenere a persone prive deirequisiti professionali, in deroga alla disciplina generale. 40
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