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Timestamp: 2017-02-19 12:40:29+00:00
Document Index: 12407041

Matched Legal Cases: ['art. 104', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 104', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 140', 'art.\n2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 82', 'sentenza ', 'art.\n1', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 19', 'art.\n1', 'art. 51', 'art. 19', 'art. 52', 'art. 51', 'art. 19', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 7', 'art. 51', 'art. 52', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 13', 'art.\n7', 'art. 2', 'art. 2', 'art.\n4', 'art. 2', 'art. 52', 'art. 51', 'art. 5', 'art. 51', 'art. 13']

39 FUMO by Pierluigi De Rose - issuu
L. 11 novembre 1975, n. 584. Divieto di
fumare in determinati locali e su mezzi di
trasporto pubblico (G.U. 5 dicembre 1975, n.
Art. 1. È vietato fumare:
a) nelle corsie degli ospedali; nelle aule delle
scuole di ogni ordine e grado; negli autoveicoli di
proprietà dello Stato, di enti pubblici e di privati
concessionari di pubblici servizi per il trasporto collettivo di persone; nelle metropolitane; nelle sale di
attesa delle stazioni ferroviarie, autofilotranviarie,
portuali-marittime e aeroportuali; nei compartimenti ferroviari riservati ai non fumatori che devono
essere posti in ogni convoglio viaggiatori delle ferrovie dello Stato e nei convogli viaggiatori delle ferrovie date in concessione ai privati; nei compartimenti a cuccette e in quelli delle carrozze letto,
occupati da più di una persona, durante il servizio di
notte (1);
b) nei locali chiusi che siano adibiti a pubblica
riunione, nelle sale chiuse di spettacolo cinematografico o teatrale, nelle sale chiuse da ballo, nelle
sale-corse, nelle sale di riunione delle accademie,
nei musei, nelle biblioteche e nelle sale di lettura
aperte al pubblico, nelle pinacoteche e nelle gallerie
d’arte pubbliche o aperte al pubblico.
(1) L’art. 104 D.P.R. 11 luglio 1980, n. 753 ha
abrogato tutti i riferimenti ai servizi di pubblico trasporto terrestre contenuti nell’art. 1 lett. a).
Art. 2. [Nelle carrozze non riservate ai fumatori,
le amministrazioni ferroviarie devono esporre, in
posizione visibile, avvisi riportanti il divieto di
fumare; nei quadri delle prescrizioni per il pubblico
va riportata anche la norma con l’indicazione della
sanzione comminata ai trasgressori.
Per l’accertamento dell’infrazione e per la contestazione della contravvenzione restano ferme le norme vigenti in materia per le ferrovie dello Stato, per
le ferrovie concesse all’industria privata e per gli
altri mezzi di trasporto pubblico ai quali, in mancanza di disciplina specifica, si applicano le norme
vigenti per le ferrovie dello Stato in quanto compatibili] (1).
Coloro cui spetta per legge, regolamento o disposizioni di autorità assicurare l’ordine all’interno dei
locali indicati al precedente art. 1, letter a) e b), nonché i conduttori dei locali di cui alla lettera b) di tale
articolo, curano l’osservanza del divieto, esponendo, in posizione visibile, cartelli riproducenti la norma con l’indicazione della sanzione comminata ai
trasgressori.
Per l’accertamento dell’infrazione e per la contestazione della contravvenzione restano ferme le norme
vigenti in materia per le ferrovie dello Stato, per le ferrovie concesse all’industria privata e per gli altri mezzi di trasporto pubblico ai quali, in mancanza di disciplina specifica, si applicano le norme vigenti per le
ferrovie dello Stato in quanto compatibili.
locali indicati al precedente art. 1, lettere a) e b),
nonché i conduttori dei locali di cui alla lettera b) di
tale articolo, curano l’osservanza del divieto, esponendo, in posizione visibile, cartelli riproducenti la
norma con l’indicazione della sanzione comminata
ai trasgressori.
(1) Commi abrogati dal D.P.R. 11 luglio 1980, n.
753 (art. 104).
Art. 3. Il conduttore di uno dei locali indicati
all’art. 1, lettera b), può ottenere l’esenzione dall’osservanza del disposto dell’art. 1 della presente
legge ove installi un impianto di condizionamento
dell’aria o un impianto di ventilazione rispettivamente corrispondenti alle caratteristiche di definizione e classificazione determinate dall’Ente nazionale italiano di unificazione (UNI).
A tal fine deve essere presentata al sindaco apposita domanda corredata del progetto dell’impianto di
condizionamento contenente le caratteristiche tecniche di funzionamento e di installazione.
L’esenzione dall’osservanza del divieto di fumare è
autorizzata dal sindaco, sentito l’ufficiale sanitario.
Il Ministro per la sanità dovrà emanare, entro centottanta giorni dalla data di pubblicazione della presente legge, sentito il Consiglio superiore di sanità,
disposizioni in ordine ai limiti di temperatura, umidità relativa, velocità e tempo di rinnovo dell’aria
nei locali di cui all’art. 1, lettera b), in base ai quali
dovranno funzionare gli impianti di condizionamento o di ventilazione.
Art. 4. Le norme di cui all’art. 2, terzo comma,
della legge 14 agosto 1971, n. 819, sono estese, ai
fini dell’acquisto e dell’installazione degli impianti
di cui al primo comma dell’art. 3, agli esercenti o
proprietari delle sale cinematografiche appartenenti
alle categorie del medio e piccolo esercizio cinematografico, ovunque ubicate e già in attività anteriormente alla data di entrata in vigore della presente
Art. 5. Ferme le sanzioni pecuniarie previste dalla presente legge, l’autorità di pubblica sicurezza
può adottare le misure di cui all’art. 140 del regolamento per la esecuzione del testo unico delle leggi
di pubblica sicurezza 18 giugno 1931, n. 773, approvato con regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, nei
a) che si contravvenga alle norme di cui all’art.
2, terzo comma;
b) che gli impianti di condizionamento non siano
funzionanti o non siano condotti in maniera idonea
o non siano perfettamente efficienti.
Indipendentemente dai provvedimenti adottati dall’autorità di pubblica sicurezza, l’autorizzazione alla
esenzione dall’osservanza del divieto di fumare prevista all’art. 3, terzo comma, è sospesa dall’autorità
locale di pubblica sicurezza nei casi di cui alla lettera b) del precedente comma. La sospensione può
essere revocata dal sindaco, sentito l’ufficiale sanitario, dopo la constatazione della precisa efficienza
dell’impianto in esercizio, qualora domanda in tal
senso venga presentata dal conduttore del locale.
Nei casi di ripetute violazioni delle disposizioni
contenute nella lettera b) del primo comma del presente articolo o di violazioni particolarmente gravi,
il sindaco può revocare, sentito l’ufficiale sanitario,
l’autorizzazione all’esenzione dall’osservanza del
divieto di fumare prevista dall’art. 3, terzo comma.
Art. 6. Sono a carico del conduttore di uno dei
locali indicati all’art. 1, lettera b), tutte le spese
necessarie per l’esecuzione dei controlli di cui al
precedente articolo.
Art. 7. 1. I trasgressori alle disposizioni dell’art. 1
sono soggetti alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 25 a euro 250; la misura della sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di lattanti o
bambini fino a dodici anni.
2. Le persone indicate dall’art. 2, che non ottemperino alle disposizioni contenute in tale articolo,
sono soggette al pagamento di una somma da euro
200 ad euro 2.000; tale somma viene aumentata della metà nelle ipotesi contemplate all’art. 5, primo
comma, lettera b).
3. L’obbligazione di pagare le somme previste nella presente legge non è trasmissibile agli eredi.
Articolo così sostituito dall’art. 2, L. 28 dicembre
2001, n. 448.
Art. 8. La violazione, quando sia possibile, deve
essere contestata immediatamente al trasgressore, il
quale è ammesso a pagare il minimo della sanzione
nelle mani di chi accerta la violazione.
Se non sia avvenuta la contestazione personale al
trasgressore, gli estremi della violazione debbono
essere notificati agli interessati residenti in Italia
entro il termine di trenta giorni dall’accertamento.
Qualora il pagamento non avvenga immediatamente, il trasgressore può provvedervi, entro il termine perentorio di quindici giorni dalla data di contestazione o della notificazione, anche a mezzo di
versamento in conto corrente postale nel luogo e con
le modalità indicate nel verbale di contestazione della violazione.
A decorrere dal sedicesimo giorno e fino al sessantesimo giorno dalla contestazione od alla notificazione, il trasgressore è ammesso al pagamento,
con le modalità di cui al precedente comma, di una
somma pari ad un terzo del massimo della sanzione.
Art. 9. I soggetti legittimati ad accertare le infrazioni, ai sensi delle norme richiamate dall’art. 2 della presente legge, qualora non abbia avuto luogo il
pagamento di cui al precedente art. 8, presentano
rapporto al prefetto con la prova delle eseguite contestazioni o notificazioni.
Il prefetto, se ritiene fondato l’accertamento, sentiti gli interessati ove questi ne facciano richiesta
entro quindici giorni dalla scadenza del termine utile per l’oblazione, determina, con ordinanza motivata, la somma dovuta per la violazione entro i limiti,
minimo e massimo, stabiliti dalla legge e ne ingiunge il pagamento, insieme con le spese per le notificazioni, all’autore della violazione.
L’ingiunzione prefigge un termine per il pagamento stesso, che non può essere inferiore a trenta giorni e superiore a novanta giorni dalla notificazione.
L’ingiunzione costituisce titolo esecutivo.
Contro di essa gli interessati possono proporre
azione davanti al [pretore] (1) del luogo in cui è stata accertata la violazione entro il termine massimo
prefisso per il pagamento.
L’esercizio dell’azione davanti al [pretore] (1) non
sospende l’esecuzione forzata sui beni di coloro contro i quali l’ingiunzione è stata emessa, salvo che l’autorità giudiziaria ritenga di disporre diversamente.
Nel procedimento di opposizione, l’opponente può
stare in giudizio senza ministero di difensore in
deroga a quanto disposto dall’art. 82, secondo comma, del codice di procedura civile. Gli atti del procedimento sono esenti da imposta di bollo e la relativa decisione non è soggetta alla formalità della
L’opposizione si propone mediante ricorso. Il pretore fissa con decreto l’udienza di comparizione, da
tenersi entro venti giorni, e dispone la notifica a cura
della cancelleria del ricorso e del decreto del prefetto e ai soggetti interessati.
È inappellabile la sentenza che decide la controversia.
(1) L’ufficio del pretore è stato soppresso dall’art.
1 D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, recante «Norme in
materia di istituzione del giudice unico di primo
grado» e le relative competenze sono ora attribuite
Art. 10. Il diritto a riscuotere le somme, dovute
per le violazioni indicate dalla presente legge, si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è
stata commessa la violazione.
Art. 11. Salvo quanto è disposto dall’art. 9, decorso il termine prefisso per il pagamento, alla riscossione delle somme dovute, su richiesta dell’Amministrazione della sanità procede l’intendenza di
finanza, mediante esecuzione forzata con la osservanza delle norme del testo unico approvato con
regio decreto 14 aprile 1910, n. 639, sulla riscossione coattiva delle entrate patrimoniali dello Stato e
degli altri enti pubblici.
Art. 12. La presente legge entra in vigore il centottantesimo giorno dalla data della sua pubblicazione
D.P.C.M. 14 dicembre 1995. Divieto di fumo
in determinati locali della Pubblica amministrazione o dei gestori di servizi pubblici.
Art. 1. La presente direttiva, emessa ai sensi dell’art. 5, comma 2, lettera e), della legge 23 agosto
1988, n. 400, sarà osservato dalle amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e le scuole di ogni
ordine e grado e dalle istituzioni educative; dalle
aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo; dalle istituzioni universitarie; dagli enti
locali e dai loro consorzi ed associazioni; dagli enti
pubblici, non economici nazionali e locali; dalle
aziende e dagli enti del servizio sanitario nazionale.
Art. 2. Le amministrazioni e gli enti pubblici
destinatari del presente atto eserciteranno i loro
poteri amministrativi, regolamentari e disciplinari,
nell’ambito dei propri uffici e delle proprie strutture, nonché i loro poteri di indirizzo, di vigilanza e di
controllo sulle aziende ed istituzioni da esse dipendenti e sulle aziende private esercenti servizi pubblici, anche sanitari, in regime di concessione o di
appalto, ovvero di convenzione o accreditamento,
affinché sia data piena applicazione al divieto di
fumo in luoghi determinati, di cui alla legge 11
novembre 1975, n. 584, secondo l’interpretazione
recepita nelle pronunce della magistratura amministrativa citate nel preambolo del presente atto.
Art. 3. In particolare saranno osservati i seguenti
criteri interpretativi:
a) il divieto va applicato in tutti i locali utilizzati a qualunque titolo, dalla pubblica amministrazione e dalle aziende pubbliche per l’esercizio di proprie funzioni istituzionali, nonché dai privati esercenti servizi pubblici per l’esercizio delle relative
attività, sempreché si tratti – in entrambi i casi – di
locali che in ragione di tali funzioni sono aperti al
pubblico;
b) per locale «aperto al pubblico» s’intende quello al quale la generalità degli amministratori e degli
utenti accede, senza formalità e senza bisogno di
particolari permessi negli orari stabiliti;
c) il divieto va comunque applicato nei luoghi
nominativamente indicati nell’art. 1 della legge 11
novembre 1975, n. 584, con gli strumenti e gli effetti propri dei rispettivi ordinamenti.
d) resta salva l’autonomia regolamentare e disciplinare delle amministrazioni e degli enti in ordine
all’eventuale estensione del divieto a luoghi diversi
da quelli contemplati dalla legge 11 novembre 1975,
n. 584, con gli strumenti e gli effetti dei rispettivi
ordinamenti.
Legge 16 gennaio 2003, n.3 - Art. 51 (v. G.U. n. 15
del 20 gennaio 2003 S.O. n. 5/L).
Art. 4. Per l’attuazione delle presenti direttive
saranno curati i seguenti adempimenti:
a) nei locali nei quali si applica il divieto di fumo
saranno apposti cartelli con l’indicazione del divieto stesso nonché l’indicazione della relativa norma,
delle sanzioni applicabili, del soggetto cui spetta
vigilare sull’osservanza del divieto e dell’autorità
cui compete accertare le infrazioni;
b) i dirigenti preposti alle strutture amministrative e di servizio individueranno in ciascuna di
esse uno o più funzionari incaricati di procedere
alla contestazione di eventuali infrazioni, di verbalizzarle e di riferirne all’autorità competente,
come previsto dalla legge 24 novembre 1981, n.
c) per i locali condotti da soggetti privati, il
responsabile della struttura, ovvero il dipendente o
collaboratore da lui incaricato, richiamerà i trasgressori all’osservanza del divieto, e curerà che le infrazioni siano segnalate ai pubblici ufficiali ed agenti
competenti a norma dell’art. 13 della legge 24
novembre 1981, n. 689;
d) a cura dei prefetti saranno rilevati i dati in
merito all’osservanza, nelle diverse amministrazioni, delle norme sul divieto di fumare e sul numero
delle infrazioni annualmente contestate; i dati sono
comunicati al Ministro della sanità, che ne riferisce
La presente direttiva sarà trasmessa alla Corte dei
conti per la registrazione e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
L. 16 gennaio 2003, n. 3. Disposizioni ordinamentali in materia di pubblica amministrazione (in S.O. alla G.U. 20 gennaio 2003,
n. 15) (Estratto).
Art 51. Tutela della salute dei non fumatori. 1.
È vietato fumare nei locali chiusi, ad eccezione di:
2. Gli esercizi e i luoghi di lavoro di cui al comma
1, lettera b), devono essere dotati di impianti per la
ventilazione ed il ricambio di aria regolarmente funzionanti. Al fine di garantire i livelli essenziali del
diritto alla salute, le caratteristiche tecniche degli
impianti per la ventilazione ed il ricambio di aria
sono definite, entro centottanta giorni dalla data di
pubblicazione della presente legge nella Gazzetta
Ufficiale, con decreto del Presidente del Consiglio
dei ministri di recepimento di un accordo tra lo Stato, le regioni e le province autonome, su proposta
del Ministro della salute. Con lo stesso regolamento
sono definiti i locali riservati ai fumatori nonché i
modelli dei cartelli connessi all’attuazione delle
disposizioni di cui al presente articolo (1).
3. Negli esercizi di ristorazione, ai sensi del comma 1, lettera b), devono essere adibiti ai non fumatori uno o più locali di superficie prevalente rispetto
alla superficie complessiva di somministrazione dell’esercizio.
4. Con regolamento da emanare ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n.
400, e successive modificazioni, su proposta del
Ministro della salute, possono essere individuati
eventuali ulteriori luoghi chiusi nei quali sia consentito fumare, nel rispetto delle disposizioni di cui
ai commi 1, 2 e 3. Tale regolamento deve prevedere
che in tutte le strutture in cui le persone sono costrette a soggiornare non volontariamente devono essere
previsti locali adibiti a fumatori.
5. Alle infrazioni al divieto previsto dal presente
articolo si applicano le sanzioni di cui all’articolo 7
della legge 11 novembre 1975, n. 584, come sostituito dall’articolo 52, comma 20, della legge 28
dicembre 2001, n. 448.
6. Al fine di consentire una adeguata attività di
informazione, da attivare d’intesa con le organizzazioni di categoria più rappresentative, le disposizioni di cui ai commi 1, 2, primo periodo, 3 e 5 entrano in vigore decorso un anno (2) dalla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 2 (1).
7. Entro centoventi giorni dalla data di pubblicazione della presente legge nella Gazzetta Ufficiale,
con accordo sancito in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le pro-
vince autonome di Trento e di Bolzano, su proposta
del Ministro della salute di concerto con i Ministri
della giustizia e dell’interno, sono ridefinite le procedure per l’accertamento delle infrazioni, la relativa
modulistica per il rilievo delle sanzioni nonché l’individuazione dei soggetti legittimati ad elevare i relativi processi verbali, di quelli competenti a ricevere il
rapporto sulle infrazioni accertate ai sensi dell’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e di
quelli deputati a irrogare le relative sanzioni (3).
8. Le disposizioni di cui al presente articolo non
comportano maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.
9. Rimangono in vigore, in quanto compatibili, le
disposizioni di cui agli articoli 3, 5, 6, 8, 9, 10 e 11
della legge 11 novembre 1975, n. 584.
10. Restano ferme le disposizioni che disciplinano
il divieto di fumo nei locali delle pubbliche amministrazioni.
(1) Comma così modificato dall’art. 7, L. 31 ottobre 2003, n. 306.
(2) Tale termine è stato prorogato al 10 gennaio
2005 dall’art. 19-quater, D.L. 9 novembre 2004, n.
266 conv., con modif., dalla L. 27 dicembre 2004, n.
(3) Le sanzioni amministrative previste dal presente comma sono state aumentate del 10% dall’art.
1, comma 189, L. 30 dicembre 2004, n. 311.
Circolare Ministero della Salute 17 dicembre
2004. Indicazioni interpretative e attuative
dei divieti conseguenti all'entrata in vigore
dell'articolo 51 della legge 16 gennaio 2003,
n. 3, sulla tutela della salute dei non fumatori (in G.U. 23 dicembre 2004, n. 300).
Nell’approssimarsi della data di piena entrata in
vigore delle prescrizioni dell'art. 51 della legge 16
gennaio 2003, n. 3, sulla tutela della salute dei non
fumatori - prevista per il 10 gennaio 2005 ex art. 19
del decreto-legge 9 novembre 2004, n. 266 - si ritiene proficuo, con la presente, fornire alcuni chiarimenti e utili indicazioni sulla portata ampiamente
innovativa di dette disposizioni.
1. Il quadro normativo di riferimento è rappresentato dai provvedimenti di seguito cronologicamente
elencati:
a) legge 11 novembre 1975, n. 584 (in Gazzetta
Ufficiale 5 dicembre 1975, n. 322);
b) Dir.P.C.M. 14 dicembre 1995 (in Gazzetta
Ufficiale 15 gennaio 1996, n. 11);
c) art. 52, comma 20, della legge n. 448 del 2001
(in Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2001, n. 301);
d) art. 51 della legge 16 gennaio 2003, n. 3 (in
Gazzetta Ufficiale 20 gennaio 2003, n. 15);
e) accordo 24 luglio 2003 Stato - Regioni;
f) decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 dicembre 2003 (in Gazzetta Ufficiale 29
dicembre 2003, n. 300);
g) art. 19 del decreto-legge 9 novembre 2004, n.
2. La normativa sopra richiamata - e, in particolare, l'art. 51 della legge n. 3/2003 - persegue il fine
primario della "tutela della salute dei non fumatori",
con l'obiettivo della massima estensione possibile
del divieto di fumare, che, come tale, deve essere
ritenuto di portata generale, con la sola, limitata
esclusione delle eccezioni espressamente previste.
Il fumo di tabacco è la più importante causa di
morte prematura e prevenibile in Italia e rappresenta uno dei più gravi problemi di sanità pubblica a
livello mondiale; ecco perché la prevenzione dei
gravi danni alla salute derivanti dalla esposizione
attiva e passiva al fumo di tabacco costituisce obiettivo prioritario della politica sanitaria del nostro
Paese e dell'U.E.
La nuova normativa si inserisce in questa visione
strategica e per questo si rende necessario garantire
il rispetto delle norme di divieto e il sanzionamento
delle relative infrazioni.
Il divieto di fumare trova applicazione non solo nei
luoghi di lavoro pubblici, ma anche in tutti quelli privati, che siano aperti al pubblico o ad utenti. Tale
accezione comprende gli stessi lavoratori dipendenti
in quanto “utenti” dei locali nell'ambito dei quali prestano la loro attività lavorativa. È infatti interesse del
datore di lavoro mettere in atto e far rispettare il divieto, anche per tutelarsi da eventuali rivalse da parte di
tutti coloro che potrebbero instaurare azioni risarcitorie per danni alla salute causati dal fumo.
In forza di detto generalizzato divieto, la realizzazione di aree per fumatori non rappresenta affatto un
obbligo, ma una facoltà, riservata ai pubblici esercizi
e ai luoghi di lavoro che qualora ritengano opportuno
attrezzare locali riservati ai fumatori devono adeguarli ai requisiti tecnici dettati dal decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri 23 dicembre 2003.
3. Per ciò che concerne l'ambito oggettivo di applicazione della norma, essa applica il divieto di fumo
a tutti i locali chiusi pubblici e privati aperti ad utenti o al pubblico. Per quelli pubblici, poi, il comma 10
dell'art. 51 della legge n. 3/2003 mantiene immodificate le attuali disposizioni in materia, restando così
confermato il divieto totale di fumo in scuole, ospedali, uffici della Pubblica Amministrazione, autoveicoli di proprietà dello Stato, di enti pubblici e di privati concessionari di pubblici servizi per il trasporto
collettivo di persone, taxi, metropolitane, treni, sale
di attesa di aeroporti, stazioni ferroviarie, autofilotranviarie e portuali - marittime, biblioteche, musei,
pinacoteche. Le nuove prescrizioni del citato art. 51
“Tutela della salute dei non fumatori” della legge 16
gennaio 2003, n. 3 sono inoltre applicabili e vincolanti per la generalità dei “locali chiusi” privati aperti ad utenti o al pubblico, di cui al comma 1 del
medesimo articolo, ivi compresi, oltre a bar e ristoranti, circoli privati e tutti i locali di intrattenimento,
come le discoteche, e quelli ad essi assimilati, come
le palestre, le sale corse, le sale gioco, le sale video
games, le sale Bingo, i cinema multisala, i teatri, salva solo la facoltà di attrezzare a norma aree riservate a fumatori. Resta fermo che, considerata la libera
accessibilità a tutti i locali di fumatori e non fumatori, la possibilità di fumare non può essere consentita se non in spazi di inferiore dimensione attrezzati all'interno dei locali, proprio per la definizione
“riservati ai fumatori” utilizzata al comma 1b dell'art. 51 della legge n. 3/2003.
4. Per quanto concerne specificamente le responsabilità che gravano sui gestori degli esercizi pubblici, l'art. 7 della legge n. 584 del 1975, come
espressamente disposto dal comma 5 dell'art. 51 della legge n. 3/2003, è stato sostituito dall'art. 52,
comma 20, della legge 28 dicembre 2001, n. 448 che
prevede un inasprimento delle sanzioni amministrative per i trasgressori al divieto di fumo e per coloro
cui spetta, in base all'art. 2 della legge n. 584 del
1975, di curare l’osservanza del divieto, qualora non
ottemperino al loro compito.
A tale riguardo e per comprendere esattamente la
portata della norma, deve essere richiamato l’art. 4,
lettera c), della Dir.P.C.M. 14 dicembre 1995, il quale prevede testualmente: “Per i locali condotti da
soggetti privati, il responsabile della struttura, ovvero dipendente o collaboratore da lui incaricato,
richiamerà i trasgressori all’osservanza del divieto e
curerà che le infrazioni siano segnalate ai pubblici
ufficiali ed agenti competenti a norma dell’art. 13
della legge 24 novembre 1981, n. 689”.
Al riguardo si precisa che sui soggetti responsabili della struttura o sui loro delegati ricadono gli
obblighi di:
1) richiamare formalmente i trasgressori all’osservanza del divieto di fumare;
2) segnalare, in caso di inottemperanza al richiamo, il comportamento del o dei trasgressori, ai pubblici ufficiali e agenti ai quali competono la contestazione della violazione del divieto e la conseguente redazione del verbale di contravvenzione.
Sarà loro cura anche esporre cartelli, come indicato nell’accordo stipulato in sede di Conferenza Stato - Regioni nella seduta del 16 dicembre 2004.
In presenza di violazioni a detta disposizione si
applicano le misure sanzionatorie previste dall’art.
7, secondo comma, della legge 11 novembre 1975,
n. 584, recante “Divieto di fumare in determinati
locali e su mezzi di trasporto pubblico” con particolare riferimento all’art. 2 della medesima legge.
5. L’art. 2 della legge 11 novembre 1975, n. 584
inquadrato nel contesto organico della disciplina
all’esame, porta ad escludere limitazioni agli obblighi dei gestori, i quali pertanto non sono tenuti soltanto alla materiale apposizione del cartello di divieto di fumo ma anche ad attuare interventi attivi di
dissuasione nei confronti dei trasgressori osservando così gli adempimenti previsti dal richiamato art.
4, lettera c), della Dir.P.C.M. 14 dicembre 1995.
Infatti, il tenore letterale del sopra citato art. 2, che
recita testualmente «.. curano l’osservanza del divieto...», risulterebbe assolutamente privo di concreto
significato pratico ove inteso nel senso di limitare
gli obblighi dei gestori alla mera esposizione del
cartello, poiché ciò non giustificherebbe in alcun
modo la applicazione delle misure sanzionatorie,
comprese tra un minimo di 200 e un massimo di
2000 euro, previste dall’art. 52, comma 20, della
legge 28 dicembre 2001, n. 448. Inoltre, considerato che il comma 9 dell’art. 51 della legge n. 3/2003
ha fra l’altro mantenuto in vigore anche l’art. 5 della citata legge n. 584/1975, qualora non siano osservati gli obblighi che ricadono sui gestori, il questore
può sospendere, per un periodo da tre giorni a tre
mesi, o revocare la licenza di esercizio del locale.
6. Quanto alla previsione di aumenti degli importi
delle sanzioni, misura contemplata nella legge finanziaria 2005, sembra sufficiente ricordare il principio
che si debbono applicare le misure sanzionatorie
vigenti al momento dell’accertamento della violazione: principio inequivoco, idoneo a superare qualsivoglia dubbio in subiecta materia, ivi compreso quello
delle modalità di aggiornamento dei cartelli di divieto, posto che ogni presunta difficoltà al riguardo può
essere agevolmente superata con l’apposizione, di
semplici talloncini autoadesivi indicatori delle variazioni intervenute agli importi delle sanzioni.
7. Con l’accordo definito nella seduta della Conferenza Stato - Regioni, Acc. 16 dicembre 2004, è stata data attuazione al comma 7 dell’art. 51 della legge n. 3/2003, ridefinendo in particolare le procedure
per l’accertamento delle infrazioni e l’individuazione dei soggetti legittimati ad elevare i relativi processi verbali. L’approvazione di tale accordo ha
completato il quadro organico della disciplina di settore relativa al divieto di fumo.
Va precisato, in questo senso, che i dirigenti preposti alle strutture amministrative e di servizio di
pubbliche amministrazioni, di aziende e di agenzie
pubbliche individuano con atto formale i soggetti
cui spetta vigilare sull’osservanza del divieto, accertare e contestare le infrazioni. Resta inteso che, ove
non vi abbiano provveduto, spetta ad essi stessi esercitare tale attività di vigilanza, di accertamento e di
contestazione.
Nei locali privati in cui si svolge comunque un servizio per conto dell’Amministrazione pubblica sono
invece tenuti a vigilare sul rispetto del divieto di
fumare, ad accertare le infrazioni ed a contestare la
violazione i soggetti cui spetta per legge, regola-
mento o disposizioni di autorità assicurare l’ordine
interno dei locali.
Nelle strutture pubbliche e private soggette al
divieto di fumare i soggetti incaricati della vigilanza, dell’accertamento e della contestazione delle
infrazioni, come pure il personale dei corpi di polizia amministrativa locale, conformemente alle
disposizioni vigenti, nonché le guardie giurate
espressamente adibite a tale servizio, su richiesta dei
responsabili o di chiunque intenda far accertare
infrazioni al divieto:
a) vigilano sull’osservanza dell’applicazione del
divieto;
b) accertano le infrazioni, contestando immediatamente al trasgressore la violazione;
c) redigono in triplice copia il verbale di contestazione, che deve dare atto dell’avvenuto richiamo
da parte del responsabile della struttura o suo delegato e contenere - oltre agli estremi del trasgressore,
della violazione compiuta e delle modalità con le
quali può avvenire il pagamento della sanzione
pecuniaria in misura ridotta - l’indicazione dell’autorità cui far pervenire scritti difensivi;
d) notificano il verbale ovvero, quando non sia
possibile provvedervi immediatamente, ne assicurano
la notifica a mezzo posta (entro novanta giorni dall’accertamento dell’infrazione), secondo la procedura
prevista dalla legge 20 novembre 1982, n. 890.
Le indicazioni finora espresse, ovviamente, non
pregiudicano la possibilità degli ufficiali ed agenti
di polizia giudiziaria, normalmente impegnati in
altri compiti istituzionali di maggior rilievo, di svolgere tali attività di accertamento e di contestazione
delle infrazioni di propria iniziativa ovvero nell’ambito dei servizi di cui sono incaricati, come previsto
dall’art. 13, quarto comma, della legge 24 novembre
1981, n. 689.
Nei locali privati, infine, i soggetti cui spetta vigilare sul rispetto del divieto si identificano nei conduttori dei locali stessi o nei collaboratori da essi
formalmente delegati che, in base a quanto chiarito
al punto 4 della presente circolare, richiamano i trasgressori all’osservanza del divieto e provvedono a
segnalare immediatamente le infrazioni ad uno dei
soggetti pubblici incaricati della vigilanza, dell’accertamento e della contestazione delle violazioni in
precedenza indicati.
Fermi i chiarimenti e le indicazioni di cui sopra,
corre l’obbligo di ribadire anche in questa sede che
ogni eventuale, ulteriore dubbio che dovesse emergere dalla normativa sul divieto di fumare a tutela
della salute dei non fumatori dovrà essere valutato
alla luce del fondamentale principio cui è informata
tale disciplina, in base al quale «è proibito fumare in
tutti i locali chiusi, ad eccezione delle abitazioni private e dei locali riservati ai fumatori se esistenti e
purché dotati delle caratteristiche previste dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23
dicembre 2003».
39 FUMO
Pierluigi De Rose
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