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Timestamp: 2020-01-22 16:33:16+00:00
Document Index: 95343974

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 41', 'sentenza ']

Il datore di lavoro, completata la procedura di licenziamento collettivo, non può procedere sulla base delle medesime ragioni negoziate con la controparte sindacale, ad un ulteriore licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo di uno o più lavoratori. Diversamente, infatti, i licenziamenti individuali così effettuati, sebbene riconducibili agli stessi motivi oggetto della comunicazione iniziale, risulterebbero sottratti al confronto con il sindacato, con l’effetto di rendere quel confronto incompleto in ordine al numero, alla collocazione aziendale ed ai profili professionali del personale eccedente (Corte di Cassazione, sentenza 16 gennaio 2020, n. 808).
Una Corte d’Appello territoriale, riformando parzialmente la sentenza del Tribunale di prime cure, aveva dichiarato nullo il licenziamento intimato da un datore di lavoro a un proprio dipendente, in quanto era stato adottato per gli stessi motivi posti a base della procedura di mobilità avviata e conclusa dalla società, da cui il lavoratore era rimasto però escluso. La Corte di merito aveva osservato che il licenziamento individuale, sebbene intervenuto oltre il termine dei 120 giorni dall’inizio della procedura (art. 24, L. n. 223/1991), non poteva fondarsi sugli stessi motivi di quello collettivo, pena la frustrazione delle finalità sottese alla procedura di mobilità. L’identità dei motivi del licenziamento individuale rispetto a quelli del licenziamento collettivo, risultava dalla lettera di licenziamento e dalle difese della società, laddove essa affermava che la necessità di adottare il licenziamento individuale era sorta per il fatto che il lavoratore non aveva accettato quello collettivo, in una situazione in cui l’unico criterio di scelta concordato dall’azienda con i sindacati era quello della mancanza di opposizione al licenziamento collettivo.
Avverso la sentenza ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che la Corte di merito avesse enucleato un divieto non previsto né dalla Legge n. 223/1991, né dall’articolo 3 della Legge n. 604/1966, così determinando una compressione del diritto del datore di lavoro al licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nonché una lesione della libertà di iniziativa economica, costituzionalmente tutelata (art. 41) e insindacabile dall’autorità giudiziaria.
Per la Suprema Corte il motivo è infondato.
Preliminarmente, occorre muovere dal principio della centralità, ai fini della verifica di legittimità del licenziamento collettivo, del rispetto delle procedure di comunicazione preventiva, di consultazione sindacale e di comunicazione dell’elenco dei lavoratori licenziati. Per costante orientamento di legittimità, infatti, i profili attinenti alle ragioni giustificative del recesso collettivo sono assorbiti dal controllo sulla regolarità di tale procedura.
I residui spazi devoluti alla sede contenziosa non riguardano, quindi, gli specifici motivi della riduzione del personale, a differenza di quanto accade in relazione ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, ma la correttezza procedurale dell’operazione, con la conseguenza che non possono trovare ingresso in tale sede le censure con le quali si investa l’autorità giudiziaria di un’indagine sulla sussistenza di “effettive” esigenze di riduzione o trasformazione dell’attività produttiva, salva l’ipotesi di maliziose elusioni dei poteri di controllo delle organizzazioni sindacali e delle procedure di mobilità, al fine di operare discriminazioni tra i lavoratori (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 21 gennaio 2019, n. 1515). La procedura diretta a ridimensionare l’organico, poi, si scompone nei singoli licenziamenti, ciascuno giustificato dal rispetto dei criteri di scelta, legali o stabiliti da accordi intervenuti con il sindacato.
I principi qui ribaditi resterebbero del tutto privi di effettività ove, all’esito della gestione “procedimentalizzata” dei motivi di riduzione del personale rappresentati nella comunicazione di avvio della procedura, fosse consentito al datore di lavoro di ritornare sulle scelte compiute quanto al numero, alla collocazione aziendale ed ai profili professionali dei lavoratori in esubero, ovvero quanto ai criteri di scelta dei singoli lavoratori da estromettere, attraverso ulteriori e successivi licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo. I licenziamenti individuali così effettuati, infatti, sebbene riconducibili agli stessi motivi oggetto della comunicazione iniziale, risulterebbero sottratti al confronto con il sindacato, con l’inevitabile effetto di rendere quel confronto incompleto in ordine al numero, alla collocazione aziendale ed ai profili professionali del personale eccedente e non attendibile quanto alla successiva partecipazione, all’atto dei licenziamenti, delle concrete modalità di applicazione dei criteri di scelta. Ove, poi, come nella fattispecie di causa, venga raggiunta una intesa con le organizzazioni sindacali, il vulnus riguarderebbe anche il rispetto di tali accordi, in ordine al numero degli esuberi ed ai criteri di scelta, la cui obbligatorietà non può esaurirsi nel tempo all’atto della conclusione della procedura.
In sostanza, il datore di lavoro, completata la procedura di licenziamento collettivo, non può procedere sulla base delle medesime ragioni negoziate con la controparte sindacale ad un ulteriore licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo di uno o più lavoratori. E’ l’identità dei motivi che determinano la situazione di eccedenza, che impone all’imprenditore di veicolare la libertà di impresa nell’ambito del controllo sindacale, senza poter procedere a successivi licenziamenti individuali.
Firmato il rinnovo del CCNL per il Personale non dirigente degli Enti Previdenziali Privati
Il CCNL decorre dall’1/1/2019 e scadrà il 31/12/2021.
Mensile 2019 (diviso 13)
Mensile 2020 (diviso 13)
Mensile 2021 (diviso 13)
Quadri 3.847,88 3.885,94 3.920,20
A1 2.685,50 2.712,06 2.735,97
A2 2.450,74 2.474,98 2.496,79
A3 2.341,94 2.365,11 2.385,95
B1 2.233,15 2.255,24 2.275,11
B2 2.038,46 2.058,63 2.076,77
B3 1.981,20 2.000,80 2.018,44
C1 1.923,94 1.942,97 1.960,10
C2 1.826,60
C3 1.775,07
D1 1.723,53
1R1 4.695,33 4.741,78 4.783,58
1R2 3.847,88 3.885,94 3.920,20
1R3 2.840,11 2.868,20 2.893,48
2R1 2.490,82 2.515,45 2.537,63
2R2 2.261,78 2.284,15 2.304,28
2R3 2.101,45 2.122,23 2.140,94
Al personale che abbia acquisito competenza professionale in forza della permanenza da almeno quattro anni nei livelli apicali A1, B1, E1, C1, 1-R1 e 2-R1, sarà attribuito un ulteriore elemento fissato nella misura del 3% della retribuzione tabellare, non revocabile ma riassorbibile in caso di aumenti retributivi conseguenti a passaggi di area.
A decorrere dall’1/1/2020 è introdotto un elemento retributivo aggiuntivo con le stesse caratteristiche e alle medesime condizioni, anche economiche, di cui al precedente punto.
Ai fini della decorrenza, in fase di prima applicazione, per il Personale al quale è già corrisposto l’assegno apicale di cui al punto 4 della presente tabella, l’ulteriore elemento sarà riconosciuto prendendo a riferimento la data dell’1/1/2019. Per i dipendenti che all’1/1/2019 beneficiavano da almeno 10 anni dell’assegno apicale, l’ulteriore elemento retributivo è erogato a decorrere dall’1/1/2021.
Fasie, il Fondo di Assistenza sanitaria integrativa per il settore “Ceramiche e refrattari Industria”, fornisce le indicazioni operative valide per il 2020
Il Fondo Sanitario Fasie ha pubblicato la Circolare Operativa rivolta alle aziende che applicano il CCNL per gli addetti all’industria delle piastrelle di ceramica, dei materiali refrattari, ceramica sanitaria ecc, con le indicazioni relative alle tariffe valide per l’anno 2020, le modalità contributive e le scadenze di versamento.
QUOTA AZIENDA € 140,00
QUOTA LAVORATORE Quota annua
OPZIONE STANDARD € 140,00
con iscrizione del/dei familiari
€ 186,00 per ogni familiare
€ 372,00 per ogni convivente
OPZIONE EXTRA € 295,00
OPZIONE PLUS € 705,00
Regolazione contributo a carico dell’Azienda iscritta
Il contributo a carico dell’Azienda, pari a 140 € per singolo dipendente iscritto al Fondo, dovrà essere versato in unica soluzione entro il mese di Gennaio 2020. Contestualmente dovrà essere inviata una distinta di contribuzione con il dettaglio delle anagrafiche per cui è stato effettuato il bonifico. I file dovranno essere inviati via WEB accedendo all’area Aziende del sito www.fasie.it e seguendo le istruzioni.
Il mancato invio della distinta di contribuzione, allungando i tempi di controllo e gestione, potrebbe comportare la sospensione della posizione dei dipendenti assistiti per cui si richiede massima disponibilità e collaborazione.
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Causale di versamento: numero di protocollo rilasciato al momento del caricamento della distinta, dati completi, altrimenti rilevabile il giorno successivo nella sezione upload distinte, voce trasmetti.
Regolazione contributo a carico del dipendente iscritto
Per il contributo a carico del dipendente, sia per la propria quota che per la quota di eventuali familiari e / o conviventi iscritti al Fondo come paganti, l’Azienda dovrà versare al Fondo anticipatamente il contributo in un’unica soluzione (da versare a seconda della decorrenza dell’iscrizione: gennaio o luglio) entro il 16 gennaio 2020 oppure entro il 16 luglio 2020; successivamente applicherà, mensilmente, le trattenute sul cedolino del lavoratore iscritto. Contestualmente dovrà essere inviata una distinta di contribuzione con il dettaglio delle anagrafiche per cui è stato effettuato il bonifico. I file dovranno essere inviati via WEB accedendo all’area Aziende del sito www.fasie.it e seguendo le istruzioni.
Pubblicato l’avviso rivolto ai soggetti erogatori per l’avvio dell’Assegno di ricollocazione per i beneficiari del reddito di cittadinanza. L’avviso pubblico attua quanto definito nella delibera del Consiglio di amministrazione Anpal n. 23/2019 (Comunicato Anpal 13 gennaio 2020).
Nel caso di Assegno di ricollocazione per i beneficiari di Reddito di Cittadinanza, attraverso le funzionalità messe a disposizione su MyANPAL (servizio “Gestione Bandi”) il soggetto erogatore che abbia già manifestato il proprio interesse in relazione ad altre tipologie di assegno di ricollocazione è automaticamente abilitato all’erogazione dell’AdRdC come previsto dalla delibera del CdA ANPAL n. 23/2019. Qualora il soggetto erogatore intenda, anche temporaneamente, inibire una singola sede operativa nell’erogazione del servizio, è tenuto a deselezionare la sede secondo quanto previsto dalla delibera del CdA ANPAL n. 23/2019.
Il soggetto erogatore potrà decidere quale sede operativa attivare nell’ambito di ciascun Assegno di ricollocazione previsto dalla normativa vigente: a titolo esemplificativo, il soggetto deciderà se la sede operativa è attiva su AdRdC ma non su AdR cigs o viceversa oppure su entrambe.
I flussi differiscono a seconda che il soggetto erogatore sia:
– Una Regione
– Un soggetto accreditato a livello nazionale o regionale ai servizi per il lavoro.
Quanto al Flusso per le Regioni, si premette che tutti i CPI regolarmente censiti nel Portale ANPAL e presenti negli standard ufficiali condivisi, sono selezionati come sedi operative attive per l’erogazione dell’AdRdC. Spetta alla singola Regione la possibilità di escludere alcuni CPI dalla politica attiva in questione.
Le Regioni/Agenzie regionali per il lavoro comunicano ad ANPAL entro il 28 gennaio p.v. i CPI che intendono non attivare come soggetti erogatori nell’ambito dell’AdRdC. Le comunicazioni di cui sopra devono essere mandate via PEC a divisione.5@pec.anpal.gov.it. e per cc a Divisione7@anpal.gov.it.
Per quanto concerne il Flusso per gli Accreditati Nazionali, alla partenza dell’AdRdC, tutte le sedi operative già attive alla data del 13 gennaio 2020 nell’ambito della politica attiva “Assegno di ricollocazione (a regime)” saranno automaticamente abilitate alla politica attiva “AdRdC”. Eventuali modifiche delle sede operative già attive sull’AdR a regime successive a tale data non verranno automaticamente riportate su “AdRdC”.
È onere del soggetto erogatore, verificare a sistema quali delle sedi operative intenda eventualmente deselezionare entro il 28 gennaio p.v.
Circa il Flusso per gli Accreditati regionali, sono le Regioni/Agenzie regionali per il lavoro che, tramite MyANPAL, inseriscono puntualmente o massivamente gli elenchi dei soggetti accreditati ai servizi per il lavoro a livello regionale, fatto salvo quelli già inseriti in attuazione di quanto previsto dalla delibera del CdA n. 23/2019.