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Timestamp: 2018-01-18 23:56:21+00:00
Document Index: 97823668

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 130', 'art. 133', 'art. 130', 'art. 130', 'art. 139', 'art. 133', 'art. 139', 'sentenza ', 'art. 139', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 133', 'art. 1', 'art. 139', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 133', 'art. 130', 'art. 131', 'art. 130', 'art. 139', 'art. 133', 'art. 139', 'art. 429', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 2', 'art. 2', 'art.14', 'art. 930', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 22', 'art. 930', 'art. 930', 'art. 14', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 26', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 930', 'art. 2186', 'art. 11', 'art. 930', 'art. 2186', 'art. 11', 'art. 133', 'art. 133', 'art. 133', 'art. 130', 'art. 133', 'art. 130', 'art. 131', 'art.139', 'art. 133', 'sentenza ', 'art. 139', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 139', 'art. 429', 'sentenza ', 'art. 139']

Transito ruolo civile : IMPIEGO CIVILE - Pagina 8 - GrNet.it
da panorama » lun lug 21, 2014 9:19 am
Ricorso ACCOLTO Parzialmente. Questo apre sicuramente la strada a tanti contenziosi.
1) - parte attrice, ex militare in congedo dal 28-09-2005 transitato con decorrenza 01-03-2007 nel ruolo del personale civile del Ministero della Difesa, ha rilevato l'illegittimità del provvedimento del 09-02-2009 del Ministero della Difesa – PERSMIL, con cui è stato espresso diniego, a seguito dell'istanza pensionistica presentata il 20-12-2007, all'attivazione del procedimento di concessione di pensione privilegiata (per dipendenza da c.s.m. di infermità) ai sensi degli artt. 133 e 139 DPR 1092/1973, cioè per aver ritenuto incumulabile la richiesta pensione di privilegio con il trattamento di attività (percepito quale dipendente civile della medesima Amministrazione della Difesa).
2) - Parte attrice ha, in primo luogo, sostenuto -con l'ausilio di vari riferimenti giurisprudenziali- la cumulabilità dei suddetti trattamenti e, in secondo luogo, la sussistenza dell'obbligo per l'Amministrazione di svolgere l'iter finalizzato alla concessione della pensione privilegiata non restando esclusa la possibilità dell'interessato di optare per quest'ultima anziché per il trattamento retributivo da lavoro dipendente.
3) - La questione dedotta in giudizio concerne la cumulabilità del trattamento pensionistico privilegiato ordinario, richiesto per dipendenza dal servizio svolto in E.I. come Caporal Maggiore dal 11-06-1996 al 28-09-2005, con il trattamento di attività percepito quale dipendente civile, con la qualifica di Operatore di Amministrazione, della medesima Amministrazione della Difesa in virtù di contratto di lavoro stipulato il 01-03-2007.
4) - Peraltro, come chiarito dalle Sezioni Riunite di questa Corte nella sentenza n. 21/QM del 24 settembre 1998 già menzionata in narrativa, il rapporto di natura diversa che non esclude il diritto al cumulo va individuato in termini derogatori nell’ambito del più esteso genere dei rapporti derivati, nel senso che la norma permissiva di cui all’art. 139 “si caratterizza come deroga al criterio del divieto e introduce una condizione speciale della natura affatto nuova del rapporto quand’anche derivata: la diversità”.
5) - Quindi, avendo riguardo alla relazione genetica tra i due rapporti, non vi è dubbio che il rapporto di impiego civile che lega l'A. M. all’Amministrazione della Difesa costituisce derivazione da quello militare;
6) - Di conseguenza il rapporto di impiego dell'A. M., pur proveniente da un rapporto di servizio militare ad esso collegato da una relazione di presupposizione, viene a ricadere nella condizione della diversità del rapporto cui il più volte citato art. 139 DPR n. 1092/1973 subordina il cumulo di trattamento privilegiato ordinario (conseguito nell’ambito del pregresso rapporto) e trattamento di attività.
7) - Ne discende, sempre conformemente a quanto statuito dalle SS.RR., la cumulabilità tra trattamento di attività e pensione privilegiata ordinaria conseguita nel contesto del precedente rapporto.
CAMPANIA SENTENZA 475 09/05/2014
CAMPANIA SENTENZA 475 2014 PENSIONI 09/05/2014
SENTENZA 475/2014
In composizione monocratica nella persona del consigliere Rossella Cassaneti in funzione di Giudice unico delle pensioni ha pronunciato la seguente
sul ricorso iscritto al n. 60492/PM del registro di segreteria depositato in data 22-04-2009 dal sig. A. M., nato a Omissis il Omissis ed ivi residente alla Omissis, rappresentato e difeso, giusta mandato a margine del ricorso, dall'avv. Carlo Grasso ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Napoli alla via Depretis n. 62, contro la nota prot. n. M_D_GPREV/ex20^/39059/20^ del 09-02-2009 del Ministero della Difesa – PERSMIL di diniego di attivazione del procedimento di concessione di pensione privilegiata (per dipendenza da c.s.m. di infermità) ai sensi degli artt. 133 e 139 DPR 1092/1973;
Udito alla pubblica udienza del giorno 8 maggio 2014 l’avv. Carlo Grasso in difesa del ricorrente, che riportandosi integralmente agli scritti difensivi ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
Con il ricorso indicato in epigrafe parte attrice, ex militare in congedo dal 28-09-2005 transitato con decorrenza 01-03-2007 nel ruolo del personale civile del Ministero della Difesa, ha rilevato l'illegittimità del provvedimento prot. n. M_D_GPREV/ex20^/39059/20^ del 09-02-2009 del Ministero della Difesa – PERSMIL, con cui è stato espresso diniego, a seguito dell'istanza pensionistica presentata dal A. M. il 20-12-2007, all'attivazione del procedimento di concessione di pensione privilegiata (per dipendenza da c.s.m. di infermità) ai sensi degli artt. 133 e 139 DPR 1092/1973, cioè per aver ritenuto incumulabile la richiesta pensione di privilegio con il trattamento di attività (percepito quale dipendente civile della medesima Amministrazione della Difesa). Parte attrice ha, in primo luogo, sostenuto -con l'ausilio di vari riferimenti giurisprudenziali- la cumulabilità dei suddetti trattamenti e, in secondo luogo, la sussistenza dell'obbligo per l'Amministrazione di svolgere l'iter finalizzato alla concessione della pensione privilegiata non restando esclusa la possibilità dell'interessato di optare per quest'ultima anziché per il trattamento retributivo da lavoro dipendente. Ha concluso chiedendo di vedersi riconosciuto il diritto a percepire pensione privilegiata almeno di ottava categoria tabella A con decorrenza dalla data del congedo.
Il Ministero della Difesa, che si è costituito in giudizio per il tramite dell'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, ha inviato il fascicolo pensionistico di A. M. e nota difensiva (richiamata e confermata in nota pervenuta il 06-05-2014, in cui viene altresì fatta subordinata istanza di applicazione della decisione n. 6/2008/QM delle SS.RR. contabili nel caso di accoglimento del ricorso), in cui ha chiesto il rigetto del gravame, sostenendo di aver legittimamente operato nell'esprimere l'impugnato diniego.
In memoria difensiva integrativa pervenuta il 28-04-2014 parte attrice ha ulteriormente argomentato circa la spettanza al A. M. del richiesto trattamento pensionistico privilegiato, formulando istanza subordinata di acquisizione di CTU medico-legale e chiedendo, altresì, l'attribuzione, in riferimento ai ratei pensionistici arretrati, degli oneri accessori come da decisione n. 10/2002/QM delle SS.RR. contabili.
La questione dedotta in giudizio concerne la cumulabilità del trattamento pensionistico privilegiato ordinario, richiesto dal A. M. per dipendenza dal servizio svolto in E.I. come Caporal Maggiore dal 11-06-1996 al 28-09-2005, con il trattamento di attività percepito quale dipendente civile, con la qualifica di Operatore di Amministrazione, della medesima Amministrazione della Difesa in virtù di contratto di lavoro stipulato il 01-03-2007.
Al riguardo occorre fare riferimento al complesso normativo costituito dagli artt. 130 e seguenti del DPR 1092/1973, che regolano il cumulo tra pensione per il rapporto pregresso e trattamento di attività.
In particolare, l’art. 130 dispone che “è ammesso il cumulo , salvo quanto disposto negli articoli seguenti, di una pensione normale diretta o di un assegno equivalente con un trattamento di attività quando detti trattamenti derivino da servizi resi alle dipendenze di amministrazioni statali…”.
Il successivo art. 133 afferma, al primo comma, che “il cumulo dei trattamenti di cui al primo comma dell'art. 130 non è ammesso nei casi in cui il nuovo rapporto costituisce derivazione, continuazione o rinnovo di quello precedente che ha dato luogo alla pensione”, specificando, al secondo coma, che tale divieto opera nei casi di: “a) riammissione in servizio di personale civile; b) richiamo alle armi di personale militare provvisto di pensione per il precedente servizio militare; c) nomina all'impiego civile di sottufficiale o graduato, in applicazione delle particolari disposizioni concernenti riserva di posti in favore di detti militari; d) nomina conseguita mediante concorso riservato esclusivamente a soggetti che hanno già prestato servizio ovvero a tali soggetti insieme con appartenenti a particolari categorie di professionisti; e) conferimento di incarichi di insegnamento in scuole o istituti dello stesso grado di quelli presso cui è stato prestato il servizio precedente in qualità di incaricato; f) nomina senza concorso a posto statale o presso gli enti di cui all'art. 130, conseguita in derivazione o in continuazione o, comunque, in costanza di un precedente rapporto d'impiego rispettivamente con lo Stato o con gli enti stessi”.
Ne consegue che in materia di pensioni ordinarie l’esistenza di una relazione genetica di derivazione del nuovo rapporto con quello precedente esclude la cumulabilità dei relativi trattamenti economici (di attività e di pensione) e comporta la riunione o ricongiunzione dei servizi.
Quanto, invece, ai trattamenti privilegiati, l’art. 139 dello stesso DPR n. 1092/1973 dispone che “la pensione privilegiata o l’assegno rinnovabile sono cumulabili con un trattamento di attività ovvero con altro trattamento pensionistico derivante da un rapporto di servizio diverso da quello che ha dato luogo alla pensione o all’assegno anzidetti”.
L’articolo da ultimo citato, quindi, prevede una deroga al principio del divieto di cumulo come sopra specificato, consentendo di cumulare il trattamento privilegiato ordinario con il trattamento di attività nel caso in cui il rapporto di attività sia “diverso” da quello che ha dato luogo alla pensione .
In altre parole, mentre per l’art. 133 la relazione genetica di derivazione tra vecchio e nuovo rapporto esclude in ogni caso il cumulo per le pensioni ordinarie, per le pensioni privilegiate la norma di cui all’art. 139 consente la cumulabilità dei due trattamenti, subordinando la deroga al divieto alla condizione della “diversità”.
Peraltro, come chiarito dalle Sezioni Riunite di questa Corte nella sentenza n. 21/QM del 24 settembre 1998 già menzionata in narrativa, il rapporto di natura diversa che non esclude il diritto al cumulo va individuato in termini derogatori nell’ambito del più esteso genere dei rapporti derivati, nel senso che la norma permissiva di cui all’art. 139 “si caratterizza come deroga al criterio del divieto e introduce una condizione speciale della natura affatto nuova del rapporto quand’anche derivata: la diversità”.
In sostanza -argomenta la citata sentenza delle Sezioni Riunite- “rapporto diverso non può essere inteso come rapporto non derivato, altrimenti la norma con diversa previsione non avrebbe significato”, laddove la diversità “va individuata come specificazione nell’ambito derivato, essendo già fuori del divieto i rapporti non derivati”.
Pertanto, ai fini della decisione della controversia, va valutato se fra i servizi svolti da A. M. alle dipendenze del Ministero della Difesa (in E.I. come Caporal Maggiore fino al 28-09-2005 e poi nel ruolo civile come di Operatore di Amministrazione dal 01-03-2007) vi sia (o meno) il suddetto rapporto di derivazione, e, dunque, di non diversità -come sostenuto dall'Amministrazione resistente- che esclude, ai sensi delle surriportate disposizioni, la possibilità di cumulare la pensione privilegiata riferita al servizio svolto da militare e la retribuzione percepita quale dipendente appartenente al personale civile.
Orbene, nel contratto di lavoro stipulato da A. M. con il Ministero della Difesa – D.G. per il Personale Civile per esservi assunto come Operatore di Amministrazione con decorrenza 01-03-2007, è espressamente chiarito che per l'odierno ricorrente “è stato autorizzato il transito nel personale civile della Difesa -ai sensi della legge 28.07.1999 n. 266- …” e del D.E.L. del 18-04-2002 conseguentemente adottato. Quindi, il A. M. rientra nella previsione dell'art. 1 del D.E.L. citato, a tenore del quale:
“1) Il personale delle Forze armate e dell'Arma dei carabinieri giudicato non idoneo al servizio militare incondizionato per lesioni dipendenti o non da causa di servizio transita, a domanda, nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile del Ministero della difesa, secondo la corrispondenza definita nell'annessa tabella A, sempreché l'infermità accertata ne consenta l'ulteriore impiego.
2) Il giudizio di inidoneita' e' espresso dalla commissione medico-ospedaliera competente che deve fornire indicazioni sull'ulteriore utilizzazione del personale, tenendo conto dell'infermità accertata”.
In effetti, A. M. è stato congedato dal servizio svolto in E.I. come Caporal Maggiore con decorrenza 28-09-2005 in virtù del p.v. Mod. ML/B n. 737 del 28-09-2005 della CMO di Napoli che gli ha diagnosticato “1) Disturbo ansioso e note depressive in soggetto con marcati tratti di immaturità affettiva e labile; 2) pregresso trauma distorsivo del rachide cervicolombare e della spalla dx; 3) esiti stabilizzati di microdistacco osseo dalla base della falange prossimale I dito piede sx da pregresso trauma contusivo”, riconoscendolo non idoneo permanentemente in modo assoluto al S.M.I. e da collocare in congedo assoluto, ma altresì, idoneo al transito nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile dell'Amministrazione della Difesa.
Quindi, avendo riguardo alla relazione genetica tra i due rapporti, non vi è dubbio che il rapporto di impiego civile che lega l'A. M. all’Amministrazione della Difesa costituisce derivazione da quello militare; del resto, la fattispecie rileva nella previsione della lettera c) dell’art. 133 d.P.R. n. 1092 /1973 che espressamente contempla la “nomina all'impiego civile di sottufficiale o graduato, in applicazione delle particolari disposizioni concernenti riserva di posti in favore di detti militari”, essendo presupposta, ai fini dell’accesso al ruolo del personale civile, l’appartenenza all’Amministrazione della Difesa, come espressamente disposto dall’art. 1 del D.E.L. del 18-04-2002 precedentemente riportato.
Nondimeno, lo stesso contratto stipulato in data 01-03-2007 per il transito del A. M. nel ruolo del personale civile del Ministero della Difesa -dianzi menzionato- chiarisce che egli è “tenuto a svolgere tutte le mansioni proprie della professionalità rivestita …” e che “Il rapporto di lavoro è costituito e regolato dal presente contratto e dai contratti collettivi nazionali di lavoro – comparto personale dipendente dai Ministeri …”; quindi, egli viene a trovarsi, quale dipendente civile dell'Amministrazione della Difesa, in una condizione affatto diversa da quella militare da cui proviene, essendo transitato ad un ruolo civile alle dipendenze della medesima Amministrazione della Difesa, come, del resto, giustamente evidenziato da parte attrice nella memoria integrativa presentata il 28-04-2014.
Di conseguenza il rapporto di impiego dell'A. M., pur proveniente da un rapporto di servizio militare ad esso collegato da una relazione di presupposizione, viene a ricadere nella condizione della diversità del rapporto cui il più volte citato art. 139 DPR n. 1092/1973 subordina il cumulo di trattamento privilegiato ordinario (conseguito nell’ambito del pregresso rapporto) e trattamento di attività.
Ne discende, sempre conformemente a quanto statuito dalle SS.RR., la cumulabilità tra trattamento di attività e pensione privilegiata ordinaria conseguita nel contesto del precedente rapporto.
Su tale principio è da tempo assestata la giurisprudenza della Corte dei Conti, sia di prime cure (cfr. Sez. Giur. Lazio, 1550/2006; Sez. Giur. Toscana, n. 701 e n. 1311 del 2001; Sez. Giur. Puglia, 875/2001) che di appello (cfr. Sezione II Centr. Appello, 239/A/1999 e 348/A/2000).
Nel caso di specie, pertanto, devesi riconoscere la cumulabilità del trattamento di attività connesso al servizio svolto come Operatore Amministrativo con il trattamento privilegiato ordinario eventualmente da conseguire in collegamento con il precedente rapporto di servizio militare (Sez. Giur. Emilia Romagna, sentenza n. 2071/2010).
Per l'effetto: l'istanza di P.P.O. dell'interessato del 14-01-2008 avrebbe dovuto essere esaminata nel merito dall'Amministrazione della Difesa, che avrebbe dovuto conseguentemente azionare il prescritto procedimento inteso all'accertamento della sussistenza dei requisiti indicati nelle disposizioni normative regolanti l'attribuibilità della richiesta pensione di privilegio.
Pertanto, la nota prot. n. M_D_GPREV/ex20^/39059/20^ del 09-02-2009 del Ministero della Difesa – PERSMIL di diniego di attivazione del procedimento di concessione di pensione privilegiata (per dipendenza da c.s.m. di infermità) ai sensi degli artt. 133 e 139 DPR 1092/1973, non dà luogo a censure di merito, in quanto le infermità per cui l'ex Caporal Maggiore ha chiesto pensione privilegiata, non è stata affatto constatata nei termini e nei modi prescritti dalle suddette norme; ai sensi delle quali, pertanto, il ricorso va parzialmente accolto, di modo che deve disporsi il rinvio degli atti alla competente Amministrazione della Difesa perché esamini l'istanza pensionistica presentata il 14-01-2008 dall'odierno ricorrente nel senso dianzi precisato, ovvero mediante verifica della sussistenza (o meno) dei requisiti richiesti ex lege, previa naturalmente valutazione dell'ammissibilità (o meno) da un punto di vista procedimentale della domanda stessa.
Data la complessa natura della causa, sussistono apprezzabili motivi per compensare fra le parti le spese del giudizio.
In composizione monocratica, nella persona del Giudice Unico consigliere Rossella Cassaneti, definitivamente pronunciando, ACCOGLIE PARZIALMENTE il ricorso n. 60492/PM, promosso dal signor A. M., e per l'effetto, dispone il rinvio degli atti al Ministero della Difesa perché provveda ai sensi del DPR 1092/1973 all'esame dell'ammissibilità procedimentale e del merito della domanda pensionistica presentata il 14-01-2008.
Così deciso in Napoli, nella pubblica udienza del giorno 8 maggio 2014.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA 09/05/2014
Il Direttore della segreteria (Dott. Carmine De Michele)
da panorama » ven ott 24, 2014 5:01 pm
La Corte dei Conti Campania Accoglie un altro ricorso relativo al cumulo di cui qui sotto, con l'aiuto dello stesso avvocato.
1) - riconoscimento a favore del ricorrente del cumulo tra il trattamento pensionistico privilegiato, come già concesso dall’amministrazione con il decreto n. 283/2004 e la retribuzione derivante dall’attività lavorativa presso la medesima amministrazione (in termini analoghi Corte conti, sezione Campania, n.475/2014).
CAMPANIA	SENTENZA	931	30/07/2014
CAMPANIA SENTENZA 931 2014 PENSIONI 30/07/2014
SENTENZA 931/2014
Dott. Massimo Balestieri
sul ricorso del Sig. N. S., iscritto al n. 62538 del registro di segreteria contro il Ministero della Difesa.
Udito all’udienza del 16/07/2014, con l’assistenza del segretario Sig. Pasquale Corbo, l’Avv. Carlo Grasso per il ricorrente.
Letto il dispositivo al termine della camera di consiglio.
Con il ricorso in epigrafe il ricorrente, rappresentato e difeso dall’Avv. Carlo Grasso, ed elettivamente domiciliato presso il suo studio sito in Napoli, alla via A. Depretis n.62, ha rappresentato di essere titolare di pensione privilegiata con Decreto n. 283/2004 e di essere transitato nel ruolo civile del medesimo Ministero della Difesa, che, poi, ha annullato il suddetto provvedimento con successivo Decreto n. 1204, notificato nel mese di agosto 2006. Ha rilevato la legittimità del cumulo tra il trattamento pensionistico privilegiato e l’attività lavorativa e ha concluso chiedendo la concessione del suddetto trattamento privilegiato oltre oneri accessori e, in subordine, di riconoscere il diritto al trattamento privilegiato allorquando venga a cessare il rapporto di lavoro con il Ministero della Difesa.
Con memoria difensiva il Ministero della Difesa ha rappresentato che ai sensi degli articoli 133 e 139 del D.p.r. n. 1092/1973 non è ammesso il cumulo tra la pensione privilegiata l’attività lavorativa, in quanto entrambe le prestazioni derivano dal medesimo rapporto di lavoro; il ricorrente è, infatti, transitato nel ruolo civile del Ministero della Difesa proprio per l’infermità che ha determinato la non idoneità al servizio militare. Ha concluso per il rigetto del ricorso e in subordine ha eccepito la prescrizione quinquennale.
Con successiva memoria il ricorrente ha insistito per l’accoglimento del ricorso, richiamando la recente sentenza n. 475/2014 della sezione Campania e allegando copia del contratto individuale di lavoro.
All’udienza del 16/07/2014 l’Avv. Grasso si è riportato alla documentazione in atti.
La questione in esame verte sulla possibilità o meno di cumulare il trattamento pensionistico di privilegio con l’attività lavorativa svolta presso la medesima amministrazione, in virtù del transito nei ruoli civili .
Al riguardo occorre soffermarsi sul quadro normativo di riferimento.
L’art. 133 del D.p.r. n. 1092/1973 così recita:
“Il cumulo dei trattamenti di cui al primo comma dell'art. 130 non è ammesso nei casi in cui il nuovo rapporto costituisce derivazione, continuazione o rinnovo di quello precedente che ha dato luogo alla pensione.
Al termine del nuovo servizio spetta il trattamento di quiescenza secondo il disposto del quarto comma dell'art. 131”.
L’art. 130, comma 1, dispone: “È ammesso il cumulo, salvo quanto disposto negli articoli seguenti, di una pensione normale diretta o di un assegno equivalente con un trattamento di attività quando detti trattamenti derivino da servizi resi alle dipendenze di amministrazioni statali, comprese quelle con ordinamento autonomo, di regioni, di province, di comuni o di istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenze, di enti parastatali, di enti o istituzioni di diritto pubblico, anche con ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato o al cui mantenimento lo Stato concorra con contributi a carattere continuativo, nonché di aziende annesse o direttamente dipendenti dalle regioni, dalle province, dai comuni o dagli altri enti suindicati”.
L’art. 139 così recita: “La pensione privilegiata o l'assegno rinnovabile sono cumulabili con un trattamento di attività ovvero con altro trattamento pensionistico derivante da un rapporto di servizio diverso da quello che ha dato luogo alla pensione o all'assegno anzidetti.
Qualora l'interessato chieda la riunione o la ricongiunzione dei servizi, si applicano le norme di cui al titolo VII.
Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche per i sottufficiali e i graduati che abbiano conseguito, con o senza soluzione di continuità, la nomina ad impiego civile di cui all'art. 133, lettera c)”.
Dal suddetto quadro normativo emerge che la problematica del cumulo tra pensione ordinaria ed attività lavorativa è risolta dal combinato disposto degli articoli 130 e 133, nel senso che non è ammesso il cumulo se tra i due rapporti sussiste derivazione, continuazione o rinnovo.
L’art. 139, invece, si occupa del medesimo tema per le pensioni privilegiate e prevede la possibilità del cumulo qualora il trattamento privilegiato e la retribuzione derivino da un rapporto di servizio diverso.
Nel caso in esame dalla lettura del contratto individuale di lavoro emerge la diversità del servizio svolto dal ricorrente come impiegato civile rispetto a quello che ha dato origine al trattamento pensionistico privilegiato.
Pertanto il ricorso è accolto, con conseguenziale riconoscimento a favore del ricorrente del cumulo tra il trattamento pensionistico privilegiato, come già concesso dall’amministrazione con il decreto n. 283/2004 e la retribuzione derivante dall’attività lavorativa presso la medesima amministrazione (in termini analoghi Corte conti, sezione Campania, n.475/2014).
E’ respinta l’eccezione di prescrizione, in quanto il ricorrente ha dichiarato che il decreto n. 1204/2004 è stato notificato nel mese di agosto 2006 e l’amministrazione non ha mosso alcuna specifica contestazione su detta tempistica; il ricorso è stato notificato all’amministrazione il 26/03/2010 e il decreto n. 1204/2004 reca il timbro del Dipartimento della Ragioneria – Ufficio centrale del bilancio del 10/12/2004.
Sulle somme arretrate dovute a titolo di sorte capitale spettano, secondo i principi espressi nelle sentenze n.10/2002/QM e n.6/2008/QM, delle Sezioni Riunite di questo Istituto, interessi legali e rivalutazione monetaria, ai sensi degli artt. 429, 3° comma, c.p.c., e 150 delle relative disposizioni di attuazione, solo sui ratei scaduti dopo la data di entrata in vigore della legge n.205/2000 (ossia dal 10 agosto 2000), emolumenti da calcolarsi dalla scadenza di ogni singolo rateo e sino al pagamento della sorte capitale e da liquidarsi cumulativamente, nel senso di una possibile integrazione degli interessi legali ove l’indice di svalutazione dovesse eccedere la misura degli stessi (c.d. principio del cumulo parziale). Per i ratei maturati prima del 10 agosto 2000, andranno corrisposti al ricorrente i soli interessi legali.
Sussistono apprezzabili motivi per la compensazione delle spese tenuto conto della complessità della questione.
La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Campania, in composizione monocratica di Giudice Unico delle Pensioni, accoglie il ricorso, con gli oneri accessori come in motivazione. Spese compensate.
Fissa in giorni 60, ai sensi dell’art. 429 c.p.c., il termine per il deposito della sentenza.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del 16 luglio 2014.
Massimo Balestieri
Depositato in segreteria il 30 luglio 2014
da panorama » lun ott 27, 2014 8:47 pm
Il CGA Siciliana ha rigettato l'Appello del M.D..
1) - Il punto centrale della controversia risede, piuttosto, come detto, nella valutazione di una condotta della stessa amministrazione (C.M.C.), la quale, in ragione della tempistica adottata per esprimere la possibilità o meno del transito nei ruoli civili, per proprie ragioni organizzative, è stata causa del decorso del termine successivamente invocato per annullare gli esiti da essa stessa prodotti.
2) - Nella vicenda in esame, il militare odierno appellato, è stato messo nelle condizioni di poter presentare l’istanza di transito soltanto dopo gli esiti della visita, svolta in una data discrezionalmente determinata dall’Amministrazione.
3) - Ne consegue, quindi, l’illegittimità delle determinazioni impugnate in primo grado, le quali finiscono per riversare sul dipendente i ritardi cagionati dalla stessa amministrazione.
24/10/2014 201400573 Sentenza 1
N. 00573/2014REG.PROV.COLL.
N. 00939/2013 REG.RIC.
sul ricorso n. 939/ 2013 R.G. proposto da:
MINISTERO DELLA DIFESA, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, presso cui è per legge domiciliato,, in Palermo, via A. De Gasperi, n. 81;
M. A., rappresentato e difeso dall'avv. Angelo Fiore Tartaglia, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Bernarda Bondì, in Palermo, via Sammartino n. 55;
della sentenza del T.A.R. SICILIA – PALERMO (Sez. I n. 01448/2013) resa tra le parti, concernente: Lavoro – Rigetto istanza di transito di militare della Guardia di Finanza nei ruoli civili
Visto l'atto di costituzione in giudizio di A. M.;
Relatore nell'udienza del giorno 10 aprile 2014 il Cons. Giuseppe Mineo e uditi per le parti l’Avvocato dello Stato Ciani e l’Avvocato A. F. Tartaglia;
Con la sentenza impugnata, il TAR ha accolto il ricorso, integrato con motivi aggiunti, proposto da M. A., tenente della Guardia di Finanza, per l’annullamento dei provvedimenti con i quali era stato espresso il diniego di transito nei ruoli civili dell’Amministrazione ed era stata disposta la cessazione dal servizio permanente, per superamento del limite massimo di aspettativa fruibile in un quinquennio, con decorrenza dal 2 ottobre 2011.
Nel giudizio di appello si è costituto con memoria il Ten. M…, il quale, con ulteriore memoria, depositata il 5 marzo 2014, ha riaffermato l’illegittimità dei provvedimenti impugnati con il ricorso di primo grado e dei successivi motivi aggiunti, insistendo per il rigetto dell’appello.
Nell’udienza del 10 marzo 2014 l’appello è stato trattenuto per la decisone.
La decisione resa in prime cure merita di essere confermata, per le ragioni che qui di seguito si precisano.
Ai fini della soluzione della presente controversia, è utile evidenziare i seguenti fatti:
a) il Ten. M… ha superato il periodo massimo di aspettativa fruibile in un quinquennio in data 2.10.2011;
b) in data 18.10.2011, il Dipartimento Militare di Medicina Legale di Caserta, con atto prot. n. MDE2428D/CMO TLC (versato in atti), ha precisato che il Ten. M… “rimarrà nella posizione di temporanea non idoneità in attesa di P.M.L. con visita collegiale (C. M. O.) … fino alla visita collegiale che sin d’ora si indica per il giorno 3.11.2011 alle ore 8,30”;
c) in data 15.11.2011, lo stesso militare è stato giudicato dalla C. M. O. “non idoneo temporaneamente al S.M.I. ( Servizio Militare Incondizionata), idoneo alla riserva e reimpiegabile nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile dell’Amministrazione”;
d) il successivo 22.11.2010, a seguito degli esiti della visita medica, il ricorrente di primo grado ha presentato istanza di transito nei ruoli civili dell’Amministrazione Militare;
e) in data 22.03.2012 la competente D.G. del Ministero della Difesa ha disposto la cessazione del servizio permanente per superamento del limite massimo di aspettativa nel quinquennio, ai sensi del combinato disposto degli artt. 905, comma 5, e 929, comma 1, lett. b), del D. Lgs. n. 66/2010;
f) quindi, con nota del 18.04.2012, l’amministrazione ha respinto l’istanza di transito nei ruoli civili dell’Amministrazione Militare.
Dalla superiore narrazione emerge, dunque, come esattamente evidenziato dal TAR, che il superamento del termine massimo di aspettativa debba essere imputato, esclusivamente, alla tempistica adottata dall’Amministrazione, in particolare, per come la C.M.C. ha proceduto ad accertare la inidoneità temporanea al S.M.I. del ten. M… e, al contempo, la sua idoneità alla riserva e reimpiego nei corrispondenti ruoli civili dell’Amministrazione Militare.
Nelle more del procedimento valutativo svolto dalla C.M.C., il Ten. M… non ha avuto la possibilità materiale e giuridica di esercitare il proprio diritto al transito nei ruoli civili, così come ritenuto dalla stessa Commissione con atto del 15.11.2011, all’esito degli accertamenti medici.
Tutto quanto sopra evidenziato, appare già sufficiente, a giudizio di questo Consiglio, per confermare la pronuncia del TAR, che ha accertato l’illegittimità dei successivi provvedimenti adottati dall’amministrazione.
Nella condotta dell’amministrazione, infatti, si evidenziano i tratti tipici del divieto di “venire contra factum proprium” che costituisce principio generale di valutazione, idoneo a paralizzare ogni tipo di pretesa alla cui base si manifesta un uso capzioso e irrituale del potere giuridico esercitato dal soggetto che ne è il titolare.
In questo senso, la questione non riguarda tanto la natura costitutiva o meramente accertativa dell’atto di congedo, ovvero la sua efficacia retroattiva al verificarsi del ‘fatto’ ( decorso temporale al 2 ottobre 2011 del periodo massimo di aspettativa) che ne costituisce il presupposto materiale., così come insiste nell’eccepire anche in questa sede la Difesa Erariale per censurare la decisione resa in prime cure. Il punto centrale della controversia risede, piuttosto, come detto, nella valutazione di una condotta della stessa amministrazione (C.M.C.), la quale, in ragione della tempistica adottata per esprimere la possibilità o meno del transito nei ruoli civili, per proprie ragioni organizzative, è stata causa del decorso del termine successivamente invocato per annullare gli esiti da essa stessa prodotti.
Sotto questo profilo, d’altra parte, i provvedimenti impugnati in prime cure risultano in palese contraddizione con il cit. atto del 18. 10. 2011, prodotto dal Dipartimento Militare di Medicina Legale di Caserta, laddove si aveva cura di precisare che il ten. M… “rimarrà nella posizione di Temporanea Non Idoneità in attesa di P.M.L. con visita collegiale (C. M. O.) … fino alla visita collegiale che sin d’ora si indica per il giorno 3.11.2011 alle ore 8,30 ”.
Tale precisazione va reputata superflua, se intesa nel senso sostenuto in questa sede dalla Difesa Erariale.
Essa è però significativa di un riconoscimento, da parte della stessa Amministrazione, di vicende organizzative che, non facciano ricadere sul militare soggetto alla visita di controllo gli svolgimenti temporali della propria azione di accertamento.
In tal modo, l’amministrazione si premurava, correttamente, di mantenere nello stato di aspettativa il ricorrente, consentendogli così di poter esercitare, se del caso, il diritto al transito altrimenti riconosciutogli dalla normativa di appartenenza. Al riguardo, va evidenziato che l’ordinamento già conosce altre disposizioni per le quali la presentazione dell’istanza di transito nei ruoli civili “da parte del personale interessato sospende, per lo stesso, l’applicazione di tutte le disposizioni riguardanti modifiche di posizioni di status” (art. 2, comma 3, D.M. 18 aprile 2002”. Detta norma per un verso impedisce, o comunque rende inefficace, un successivo provvedimento di congedo (come viceversa accaduto nella fattispecie de qua), per altro verso presuppone e rafforza il principio secondo il quale fatti che impediscono la presentazione della istanza di transito, non altrimenti imputabili allo stesso interessato, non possono giustificare un mutamento di status.
Nella vicenda in esame, il militare odierno appellato, è stato messo nelle condizioni di poter presentare l’istanza di transito soltanto dopo gli esiti della visita, svolta in una data discrezionalmente determinata dall’Amministrazione. Ne consegue, quindi, l’illegittimità delle determinazioni impugnate in primo grado, le quali finiscono per riversare sul dipendente i ritardi cagionati dalla stessa amministrazione.
Per questi motivi, pertanto, l’appello deve essere respinto.
Le spese del grado, come di regola, seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura indicata in dispositivo.
definitivamente pronunciando, respinge l’appello.
Condanna l’Amministrazione appellante al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in Euro 2.000,00 (= duemila//00), oltre oneri ed accessori di legge.
Così deciso in Palermo nella Camera di Consiglio del giorno 10 aprile 2014 con l'intervento dei magistrati:
da panorama » ven gen 30, 2015 1:27 pm
Ricorso ACCOLTO ed è una novità.
il Ministero della Difesa negava il transito del ricorrente nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della Difesa.
1) - avviato, in data 14 luglio 2011, ad accertamenti medico legali presso la competente C.M.O. al fine di accertare le condizioni di idoneità al servizio militare;
2) - giudicato, con verbale del 18 aprile 2012, “permanentemente non idoneo al servizio M.M. incondizionato. Non idoneo alla riserva. Da porre in congedo assoluto. Idoneo all’impiego nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile del Ministero della difesa .....;
3) - di avere presentato istanza di transito nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della difesa;
4) - proposto ricorso gerarchico avverso il predetto verbale del 18 aprile 2012 alla C.M.O. di seconda istanza con raccomandata del 22 maggio 2012;
5) - invitato, il 12 settembre 2012, in pendenza del procedimento per l’accertamento sanitario definitivo, alla sottoscrizione del contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato e l’assunzione in servizio in qualità di funzionario sanitario, con avvertimento che, in caso di ingiustificata presenza, il rapporto di lavoro si intenderà non costituito;
6) - definitivamente giudicato, con verbale del 3 ottobre 2012, “ non idoneo permanentemente al servizio militare incondizionato nella M.M.. Non idoneo alla riserva. Da collocare in congedo assoluto. Idoneo all’impiego nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile dell’A.D .....
7) - proposto ricorso avverso il verbale del 3 ottobre 2012;
8) - di avere formalizzato, con raccomandata del 28 dicembre 2012, il non gradimento della sede di servizio assegnata con rinuncia al transito;
9) - di avere ricevuto dispaccio dell’8 gennaio 2013, a mezzo del quale gli è stato comunicato che “..il rapporto di lavoro non si è costituito”
10) - gli è stata comunicata la cessazione dal servizio permanente per infermità ed il collocamento in congedo assoluto a decorrere dal 18 aprile 2012, con collocamento in aspettativa per il periodo dal 18 aprile 2012 al 28 dicembre 2012;
11) - di avere impugnato anche dette ultime determinazioni e di avere vinto il relativo ricorso con sentenza 1151/2013 del Tar Lecce, II;
12) - di avere pertanto, riproposto la domanda di transito nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della Difesa.
13) - la domanda di transito sarebbe stata respinta a causa di una precedente rinuncia da parte del ricorrente la quale, però, andrebbe considerata inesistente in quanto inserita in un procedimento di transito privo del requisito essenziale e cioè, in difetto di un accertamento sanitario definitivo di non idoneità ( cosa questa sancita dal Tar con sentenza 1153/2013);
14) - i provvedimenti adottati dall’amministrazione sarebbero nulli perché assunti in elusione al giudicato, in violazione dell’art. 21 septies
15) - Secondo il ricorrente, il primo procedimento di transito, avviato ad istanza dell’interessato, dovrebbe considerarsi nullo in quanto istruito e concluso in difetto di un elemento essenziale, tale dovendo considerarsi l’accertamento sanitario definitivo di permanente non idoneità al servizio militare, in linea con quanto sancito dall’art. 2 del decreto interministeriale del 18 aprile 2002.
15.1) - La censura è fondata.
16) - La norma in commento richiede, quale presupposto essenziale del procedimento, la presenza di un accertamento sanitario definitivo di non idoneità al servizio militare.
17) - Il giudizio sanitario definitivo di non idoneità implica, tuttavia, per definizione, che si sia consumato inappellabilmente il potere dell’amministrazione di procedere ad una verifica in ordine al perdurante possesso, in capo al dipendente, dei requisiti idoneativi al servizio militare.
18) - Nel caso concreto, detto giudizio ha raggiunto il crisma della definitività solo quando la Commissione Medica Ospedaliera di seconda istanza di Bari ha reso la sua pronuncia nei riguardi del Maresciallo OMISSIS in data 3 ottobre 2012, stimandolo ” non idoneo permanentemente al servizio militare incondizionato nella M.M.. Non idoneo alla riserva. Da collocare in congedo assoluto. Idoneo all’impiego nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile dell’A.D. .......” .
19) - E’ infatti evidente che definitivo non potesse considerarsi il giudizio adottato dalla Commissione Medica Ospedaliera di primo grado del 18 aprile 2012 per la sua naturale assoggettabilità a revisione innanzi a Commissione di superiore istanza, come verificatosi nella specie.
20) - E d’altra parte, la stessa Avvocatura erariale non ha mancato di rilevare che, una volta accertato che il giudizio definitivo di non idoneità va rintracciato nella valutazione compiuta dalla C.M.O. di seconda istanza in data 3 ottobre 2012, il relativo procedimento di transito deve prendere le mosse esclusivamente a partire da quella data e non da altro momento, con ripercussioni giuridiche sul procedimento illegittimamente avviato dall’amministrazione in precedenza.
N.B.: rileggete i punti n. 17, 18, 19 e 20.
Per completezza cmq. leggete anche il tutto qui sotto.
SENTENZA ,sede di LECCE ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201500385 - Pubblicata 2015-01-29 -
N. 00385/2015 REG.PROV.COLL.
OMISSIS, rappresentato e difeso dall'avv. Danilo Lorenzo, con domicilio eletto presso lo studio del predetto difensore in Lecce, Via 47° Reggimento Fanteria, 4;
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distr.le Lecce, domiciliata in Lecce, Via F.Rubichi 23;
- del dispaccio n. MD/GMIL/…… del 12 febbraio2014, ricevuto via posta il 19 febbraio 2014 con cui il Ministero della Difesa negava il transito del ricorrente nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della Difesa;
- del teledispaccio n. MD/GMIL/2/V/DGM/II/5/1/2014/……. del 20 gennaio 2014, notificato l'1 marzo 2014 e del relativo decreto n. … datato 10 gennaio 2014, nello stesso indicato, con cui il Ministero della Difesa comunicava la decorrenza della cessazione del servizio permanente ed il relativo collocamento in congedo assoluto del ricorrente;
- di tutti gli atti ed i verbali allo stesso preordinati, connessi e/o consequenziali.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 27 novembre 2014 il dott. Carlo Dibello e uditi i difensori nei preliminari avv. D. Lorenzo per il ricorrente e avv. dello Stato S. Libertini;
Il Primo maresciallo OMISSIS chiede l’annullamento del dispaccio del 12 febbraio 2014, con il quale il Ministero della difesa gli ha negato il transito nelle qualifiche funzionali del personale civile dello stesso Ministero.
L’impugnazione è estesa al teledispaccio del 20 gennaio 2014, con il quale il Ministero della Difesa ha comunicato all’interessato la decorrenza della cessazione dal servizio permanente ed il relativo collocamento in congedo assoluto.
Il ricorrente assume in fatto:
di avere prestato la propria attività di servizio come sottufficiale della Marina Militare a far tempo dal 24 settembre 1986;
di essere stato avviato, in data 14 luglio 2011, ad accertamenti medico legali presso la competente C.M.O. al fine di accertare le condizioni di idoneità al servizio militare;
di essere stato giudicato, con verbale del 18 aprile 2012, “permanentemente non idoneo al servizio M.M. incondizionato. Non idoneo alla riserva. Da porre in congedo assoluto. Idoneo all’impiego nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile del Ministero della difesa ai sensi della legge 266/99…;
di avere presentato istanza di transito nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della difesa;
di avere proposto ricorso gerarchico avverso il predetto verbale del 18 aprile 2012 alla C.M.O. di seconda istanza con raccomandata del 22 maggio 2012;
di essere stato invitato, il 12 settembre 2012, in pendenza del procedimento per l’accertamento sanitario definitivo, alla sottoscrizione del contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato e l’assunzione in servizio in qualità di funzionario sanitario, con avvertimento che, in caso di ingiustificata presenza, il rapporto di lavoro si intenderà non costituito;
di essere stato definitivamente giudicato, con verbale del 3 ottobre 2012, “ non idoneo permanentemente al servizio militare incondizionato nella M.M.. Non idoneo alla riserva. Da collocare in congedo assoluto.
Idoneo all’impiego nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile dell’A.D ai sensi della legge 266/99…
di avere proposto ricorso avverso il verbale del 3 ottobre 2012;
di avere formalizzato, con raccomandata del 28 dicembre 2012, il non gradimento della sede di servizio assegnata con rinuncia al transito;
di avere ricevuto dispaccio dell’8 gennaio 2013, a mezzo del quale gli è stato comunicato che “..il rapporto di lavoro non si è costituito”
di avere ricevuto ulteriore dispaccio con il quale gli è stata comunicata la cessazione dal servizio permanente per infermità ed il collocamento in congedo assoluto a decorrere dal 18 aprile 2012, con collocamento in aspettativa per il periodo dal 18 aprile 2012 al 28 dicembre 2012;
di avere impugnato anche dette ultime determinazioni e di avere vinto il relativo ricorso con sentenza 1151/2013 del Tar Lecce, II;
di avere pertanto, riproposto la domanda di transito nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della Difesa.
Sta di fatto che, con il primo dei due dispacci censurati, la Direzione Generale per il personale Militare ha sostenuto che la valutazione del procedimento di transito da personale militare a personale civile è di competenza della Direzione Generale per il Personale Civile, che, allo stato degli atti, risulta essersi già espressa con nota del 22 luglio 2013; con il secondo dei dispacci, si comunica al OMISSIS che, con decreto n. … del 10 gennaio 2014, cessa a decorrere dal 3 ottobre 2012 dal servizio permanente per infermità ed è collocato in congedo assoluto; per il periodo dal 3 ottobre al 28 dicembre 2012 deve essere considerato in aspettativa.
Questi provvedimenti sono ritenuti illegittimi in quanto:
la domanda di transito sarebbe stata respinta a causa di una precedente rinuncia da parte del ricorrente la quale, però, andrebbe considerata inesistente in quanto inserita in un procedimento di transito privo del requisito essenziale e cioè, in difetto di un accertamento sanitario definitivo di non idoneità ( cosa questa sancita dal Tar con sentenza 1153/2013);
i provvedimenti adottati dall’amministrazione sarebbero nulli perché assunti in elusione al giudicato, in violazione dell’art. 21 septies
Il Ministero della Difesa si è costituito in giudizio per resistere al ricorso del quale ha chiesto la reiezione per infondatezza nel merito.
La controversia è passata in decisione alla pubblica udienza del 27 novembre 2014.
Con il primo motivo di gravame il Maresciallo OMISSIS, premettendo di avere riproposto, in data 10 giugno 2013, domanda di transito nelle aree funzionali del personale civile del Ministero lamenta che l’amministrazione abbia respinto l’istanza ritenendo già concluso il relativo procedimento, a motivo di una precedente rinuncia formalizzata dall’interessato quando ancora pendeva l’accertamento sanitario per la verifica dei requisiti di idoneità al servizio militare.
Secondo il ricorrente, il primo procedimento di transito, avviato ad istanza dell’interessato, dovrebbe considerarsi nullo in quanto istruito e concluso in difetto di un elemento essenziale, tale dovendo considerarsi l’accertamento sanitario definitivo di permanente non idoneità al servizio militare, in linea con quanto sancito dall’art. 2 del decreto interministeriale del 18 aprile 2002.
Il procedimento amministrativo di transito del personale militare nelle aree funzionali del personale civile del Ministero è disciplinato dall’art. 2 del sopra citato decreto interministeriale, adottato al fine di dare attuazione compiuta alle previsioni di cui all’art.14, comma 5 della legge 28 luglio 1999, n.266 ( oggi art. 930 del d.lvo 15 marzo 2010 n. 66)
La norma in commento richiede, quale presupposto essenziale del procedimento, la presenza di un accertamento sanitario definitivo di non idoneità al servizio militare.
Il giudizio sanitario definitivo di non idoneità implica, tuttavia, per definizione, che si sia consumato inappellabilmente il potere dell’amministrazione di procedere ad una verifica in ordine al perdurante possesso, in capo al dipendente, dei requisiti idoneativi al servizio militare.
Nel caso concreto, detto giudizio ha raggiunto il crisma della definitività solo quando la Commissione Medica Ospedaliera di seconda istanza di Bari ha reso la sua pronuncia nei riguardi del Maresciallo OMISSIS in data 3 ottobre 2012, stimandolo” non idoneo permanentemente al servizio militare incondizionato nella M.M.. Non idoneo alla riserva. Da collocare in congedo assoluto. Idoneo all’impiego nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile dell’A.D. ai sensi della legge 266/99. …” .
E’ infatti evidente che definitivo non potesse considerarsi il giudizio adottato dalla Commissione Medica Ospedaliera di primo grado del 18 aprile 2012 per la sua naturale assoggettabilità a revisione innanzi a Commissione di superiore istanza, come verificatosi nella specie.
E d’altra parte, la stessa Avvocatura erariale non ha mancato di rilevare che, una volta accertato che il giudizio definitivo di non idoneità va rintracciato nella valutazione compiuta dalla C.M.O. di seconda istanza in data 3 ottobre 2012, il relativo procedimento di transito deve prendere le mosse esclusivamente a partire da quella data e non da altro momento, con ripercussioni giuridiche sul procedimento illegittimamente avviato dall’amministrazione in precedenza.
Ne consegue che l’amministrazione ha erroneamente ritenuto di non poter accogliere la domanda di transito presentata dal ricorrente, opponendogli la manifestazione della volontà di rinunciare alla sede individuata per svolgere il servizio nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile .
Il procedimento di transito avviato a far data dal 18 aprile 2012 deve, infatti, considerarsi del tutto nullo in quanto avviato in difetto dell’essenziale presupposto di un giudizio definitivo di non idoneità del dipendente al servizio militare incondizionato, con conseguente opzione per le aree funzionali del servizio civile.
Per questa essenziale ragione, il ricorso è meritevole di accoglimento, con annullamento degli atti impugnati.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla i provvedimenti impugnati.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 27 novembre 2014 con l'intervento dei magistrati:
da panorama » lun lug 20, 2015 8:24 pm
1 - diritto soggettivo del ricorrente a percepire tutte le somme non corrisposte a titolo di retribuzione mensile durante il periodo di aspettativa in attesa di transito all'impiego civile.
2) - di avere dovuto subire la decurtazione del 50 % della propria retribuzione essendo rimasto in aspettativa oltre i dodici mesi, come previsto dall’art. 26 della legge 187/1976;
3) -avanzato, in data 18 dicembre 2008, istanza di transito nei ruoli del personale civile del Ministero della Difesa
4) - avuto comunicazione, in data 27 settembre 2011, di essere stato autorizzato al predetto transito nei ruoli del personale civile e di essere stato convocato presso la Diremag Taranto per la sottoscrizione del contratto individuale, poi effettivamente siglato a distanza di trentacinque mesi dalla ricezione della domanda di transito;
5) - di avere, cionondimeno, continuato a percepire una retribuzione dimezzata del 50% lungo tutto il periodo intercorrente tra la data del giudizio di non idoneità e la convocazione per la firma del nuovo contratto di lavoro,
6) - Il ricorrente si è così rivolto al Tar per conseguire la restituzione di tutte le somme non corrisposte a titolo di emolumenti mensili (quota stipendio non percepita e quota tredicesima mensilità) dal 18 dicembre 2008 al 2 novembre 2011,
IL TAR di Lecce precisa:
7) - In particolare, il T.A.R. ha chiarito, con argomentazioni dalle quali il Collegio non ha ragione di discostarsi in questa sede, che il superamento del termine di 150 giorni concesso alla P.a. dall’art. 2, comma 4 del D.M. 18 aprile 2002 per assumere le proprie determinazioni in merito all’accoglimento della domanda di transito all’impiego civile non può ripercuotersi in pregiudizio del richiedente, sotto il profilo del trattamento economico che gli va riconosciuto.
8) - Se dunque è vero che “ in attesa delle determinazioni dell’amministrazione in ordine all’accoglimento della domanda il personale è da considerarsi in aspettativa, con il trattamento economico goduto all’atto del giudizio di non idoneità” (vedi art. 2, comma 7 del citato d.m.) è pur vero che la corresponsione concreta di siffatto trattamento economico – il quale può avere subito, nel frattempo, decurtazioni come nella specie, ai sensi dell’art. 26 legge 187/1976 e quindi vicende peggiorative per il dipendente- si giustifica non oltre il termine di 150 giorni fissato per la conclusione del procedimento di transito.
9) - In altri termini, “ eventuali inerzie e/o inattività nella definizione della nuova collocazione non possono implicare il mantenimento, in capo all’interessato, del vecchio trattamento economico, che risentiva, evidentemente, di una “ inidoneità”, la quale però, dopo l’accettazione nei nuovi ruoli civili, non si giustifica più” (così, ancora, Tar Lecce, III sez. 998/2013).
SENTENZA ,sede di LECCE ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502266 - Public 2015-07-09 -
N. 02266/2015 REG.PROV.COLL.
N. 01591/2014 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1591 del 2014, proposto da:
A. C., rappresentato e difeso dall'avv. Laura Lieggi, con domicilio eletto presso Segreteria Tar in Lecce, Via F. Rubichi 23;
Ministero della Difesa, rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata in Lecce, Via Rubichi;
- del diritto soggettivo del ricorrente a percepire tutte le somme non corrisposte a titolo di retribuzione mensile durante il periodo di aspettativa in attesa di transito all'impiego civile nonchè per la condanna
- del Ministero della Difesa a corrispondere tutte le somme non versate.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 15 aprile 2015 il dott. Carlo Dibello e uditi i difensori avv. L. Lieggi per il ricorrente e avv. dello Stato G. Matteo;
Il ricorrente espone:
- di aver prestato servizio nella Marina Militare con il grado di Sergente in servizio permanente fino alla data del 18 dicembre 2008 quando, a seguito di accertamenti sanitari, veniva dichiarato dal Centro Ospedaliero Militare di Taranto “permanentemente non idoneo al servizio militare incondizionato in modo assoluto. Sì idoneo alla riserva, sì idoneo al transito nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile del Ministero della Difesa ai sensi della legge 266/99…”;
- di essere stato giudicato inidoneo a cagione di una patologia insorta in costanza di servizio militare che aveva comportato il suo collocamento in aspettativa;
- di avere dovuto subire la decurtazione del 50 % della propria retribuzione essendo rimasto in aspettativa oltre i dodici mesi, come previsto dall’art. 26 della legge 187/1976;
- di avere avanzato, in data 18 dicembre 2008, istanza di transito nei ruoli del personale civile del Ministero della Difesa in applicazione della normativa di settore che concede tale facoltà ai militari giudicati non idonei al servizio militare incondizionato;
- di avere avuto comunicazione, in data 27 settembre 2011, di essere stato autorizzato al predetto transito nei ruoli del personale civile e di essere stato convocato presso la Diremag Taranto per la sottoscrizione del contratto individuale, poi effettivamente siglato a distanza di trentacinque mesi dalla ricezione della domanda di transito;
- di avere, cionondimeno, continuato a percepire una retribuzione dimezzata del 50% lungo tutto il periodo intercorrente tra la data del giudizio di non idoneità e la convocazione per la firma del nuovo contratto di lavoro, malgrado il termine concesso alla P.a. per pronunciarsi sull’accoglimento della domanda di transito fosse solo quello di 150 giorni, ai sensi dell’art. 2, comma 4 del D.M. 18 aprile 2002.
Sostiene, dunque, il ricorrente che, a fronte di un lungo periodo di tempo in attesa delle determinazioni sulla domanda di transito “avrebbe dovuto essere reintegrato immediatamente nella propria attività lavorativa o, per lo meno, avrebbe dovuto percepire nuovamente lo stipendio per intero data la cessazione delle cause ostative al reintegro in servizio”.
Il ricorrente si è così rivolto al Tar per conseguire la restituzione di tutte le somme non corrisposte a titolo di emolumenti mensili (quota stipendio non percepita e quota tredicesima mensilità) dal 18 dicembre 2008 al 2 novembre 2011, maggiorate di interessi e rivalutazione monetaria per un totale di € 36.446, 37.
Il Ministero della Difesa si è costituito in giudizio per resistere al ricorso del quale ha chiesto che il Tribunale voglia dichiarare l’irricevibilità, l’inammissibilità o l’infondatezza nel merito.
La controversia è stata trattenuta in decisione alla udienza pubblica del 15 aprile 2015.
Il ricorso è fondato nei termini che vanno ad esporsi.
Il Collegio è già stato chiamato a pronunciarsi sulla questione del trattamento economico spettante al militare delle forze armate giudicato permanentemente non idoneo al servizio militare incondizionato ma, al tempo stesso, idoneo al transito nelle corrispondenti aree funzionali del personale civile del Ministero della Difesa, autorizzato tardivamente dalla P.a. ben oltre il termine di centocinquanta giorni per il perfezionamento del procedimento di transito.
In particolare, il T.A.R. ha chiarito, con argomentazioni dalle quali il Collegio non ha ragione di discostarsi in questa sede, che il superamento del termine di 150 giorni concesso alla P.a. dall’art. 2, comma 4 del D.M. 18 aprile 2002 per assumere le proprie determinazioni in merito all’accoglimento della domanda di transito all’impiego civile non può ripercuotersi in pregiudizio del richiedente, sotto il profilo del trattamento economico che gli va riconosciuto.
Ciò dipende dal fatto che la stessa disposizione regolamentare citata contempla una fattispecie di silenzio assenso in quanto “ l’Amministrazione è tenuta a pronunciarsi entro centocinquanta giorni dalla data di ricevimento dell’istanza. Qualora entro il predetto termine l’Amministrazione non si sia pronunciata, l’istanza si intende accolta”.
Se dunque è vero che “ in attesa delle determinazioni dell’amministrazione in ordine all’accoglimento della domanda il personale è da considerarsi in aspettativa, con il trattamento economico goduto all’atto del giudizio di non idoneità” (vedi art. 2, comma 7 del citato d.m.) è pur vero che la corresponsione concreta di siffatto trattamento economico – il quale può avere subito, nel frattempo, decurtazioni come nella specie, ai sensi dell’art. 26 legge 187/1976 e quindi vicende peggiorative per il dipendente- si giustifica non oltre il termine di 150 giorni fissato per la conclusione del procedimento di transito.
In altri termini, “ eventuali inerzie e/o inattività nella definizione della nuova collocazione non possono implicare il mantenimento, in capo all’interessato, del vecchio trattamento economico, che risentiva, evidentemente, di una “ inidoneità”, la quale però, dopo l’accettazione nei nuovi ruoli civili, non si giustifica più” (così, ancora, Tar Lecce, III sez. 998/2013).
Deriva, da tanto, che mentre è sicuramente legittima la corresponsione dello stipendio al ricorrente nella misura del 50% per il periodo dal 18 dicembre 2008 (data di formulazione del giudizio di non idoneità al servizio militare incondizionato) al 18 maggio 2009 (data di scadenza dei 150 giorni dalla presentazione della domanda di transito nei ruoli civili del Ministero di appartenenza) altrettanto non può dirsi per quel che concerne il periodo che va dal 18 maggio 2009 al 2 novembre 2011 “ laddove con l’accettazione (tacita) al transito, il rapporto di lavoro si ricostituisce sotto altre forme e non può risentire dell’inidoneità e neppure del corrispettivo a quella correlato” ( sempre Tar Lecce, III Sez. 998/2013).
Per queste ragioni, il ricorso va accolto solo in parte, limitatamente cioè alla richiesta di corrispettivo pieno (non decurtato) dal 18 maggio 2009 al 2 novembre 2011.
L’accertamento e la condanna sono correlati al capitale, oltre che alla maggior somma fra interessi legali e rivalutazione monetaria, come previsto dall’art. 22, comma 36 della legge 23 dicembre 1994, n.724.
Le spese processuali possono essere compensate, tenuto conto dell’accoglimento solo parziale delle domande azionate.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia Lecce - Sezione Seconda, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie in parte, nei limiti precisati in motivazione e, per l’effetto, condanna il Ministero resistente a pagare al ricorrente il corrispettivo pieno (non decurtato) dal 18 maggio 2009 fino alla data di sottoscrizione del nuovo contratto avvenuta in data 2 novembre 2011, oltre alla maggior somma fra interessi legali e rivalutazione monetaria.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 15 aprile 2015 con l'intervento dei magistrati:
da panorama » sab lug 25, 2015 11:22 am
Fa seguito al precedente post da me pubblicato in data 09/03/2014
Quesito "non ancora definitivo" ma che cmq. spiega delle informazioni, poiché si parla anche della riduzione del trattamento economico nel momento "SPECIALE ASPETTATIVA" a quando si firma il contratto.
Leggete il tutto qui sotto "provvisoriamente".
PARERE INTERLOCUTORIO ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502102
- Public 2015-07-16 -
Numero 02102/2015 e data 16/07/2015 Spedizione
Adunanza di Sezione del 24 giugno 2015
Ministero della Difesa Direzione Generale Personale Civile.
Quesito al Consiglio di Stato, proposto dal Ministero della Difesa, Direzione Generale per il Personale Civile, riguardante il transito di personale militare non idoneo al servizio militare incondizionato nei ruoli del personale civile del Ministero della Difesa, ai sensi dell'art. 930 del d.lgs. 15 marzo 2010, n. 66 e del decreto 18.04.2002
Visto il parere interlocutorio reso in data 5 febbraio 2014;
Vista la nota prot. n. M_D GCIV 0075771 del 24 novembre 2014 del Ministero della Difesa;
L'Amministrazione descrive il quadro giuridico di riferimento, soffermandosi preliminarmente sul contenuto dell’art. 930 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, recante il “codice dell'ordinamento militare” che, nel riprendere le disposizioni già recate dall'art. 14, comma 5, della legge 28 luglio 1999, n. 266, prevede che “il personale delle Forze armate giudicato non idoneo al servizio militare incondizionato per lesioni dipendenti o meno da causa di servizio, transita nelle qualifiche funzionali del personale civile del Ministero della Difesa, secondo modalità e procedure definite con decreto del Ministro della Difesa, di concerto con i Ministri dell'Economia e delle Finanze e della Pubblica Amministrazione e Innovazione”.
Tale posizione di stato e il relativo trattamento economico si protraggono fino alla sottoscrizione del contratto individuale di lavoro, momento nel quale cessa lo status di militare del soggetto interessato, che assume la qualifica di impiegato civile (cfr. Consiglio di Stato, Sez. IV 4 dicembre 2007, n. 6825, che testualmente afferma che “il militare giudicato inidoneo mantiene lo status proprio in s.p.e., ma nella posizione di aspettativa, ex art. 2, co. 7, d.m. cit., fino al momento dell’assunzione nell’amministrazione civile previa stipulazione del relativo contratto individuale di lavoro”).
Tale regolamentazione si è tradotta, all’atto pratico, in casi in cui, sempre più spesso, militari, invitati alla sottoscrizione del contratto individuale di lavoro, a seguito di decretazioni che ne dispongono il transito all'impiego civile, non si presentano, inviando certificazione medica attestante stati morbosi incompatibili con il servizio, con ciò prolungando di fatto “sine die” la suddetta posizione di aspettativa e continuando a percepire i relativi emolumenti da parte dell’amministrazione, pur in assenza del corrispondente sinallagma, venendosi a prospettare ipotesi di danno erariale.
Per ovviare alle prospettate eventualità, l’Amministrazione, con la circolare 43267/BI del 21 giugno 2011, ha chiarito che la mancata presentazione in servizio per malattia debitamente certificata non può considerarsi rinuncia al transito per tutto il periodo certificato. Al termine di tale periodo, peraltro, l’interessato è tenuto a presentarsi in servizio. L'eventuale mancata presentazione (in tale ultima circostanza) equivarrebbe a rinuncia al transito all’impiego civile, con conseguente mancata costituzione del rapporto di lavoro.
La Circolare ha, poi, chiarito che “qualora l’impedimento si protragga oltre i novanta giorni, l’ente presso il quale il dipendente deve assumere servizio, per il tramite dell’ente presso il quale lo stesso risulta ancora in forza, deve provvedere a richiedere al Dipartimento di medicina legale di competenza di avviare il militare a nuova visita medica collegiale, ai fini dell'accertamento della permanenza delle condizioni di idoneità all'ulteriore impiego in qualità di dipendente civile”.
Tale linea sarebbe aderente con l'orientamento di questo Consiglio di Stato, che, con sentenza della Sezione IV n. 5758/06, ha ritenuto che il transito all'impiego civile del militare non idoneo “deve qualificarsi come una peculiare fattispecie di trasferimento nell'ambito della medesima amministrazione”, e che, con la sentenza n. 6825/07 cit., ha ritenuto che la speciale aspettativa prevista dall'art. 2, comma 7, del citato d.m. sia finalizzata ad evitare soluzione di continuità del rapporto di impiego durante il periodo in concreto impegnato dall'amministrazione per effettuare il transito nei ruoli civili.
In alternativa, il Ministero prospetta un’ulteriore soluzione ermeneutica, più aderente ad un’interpretazione letterale dell'art. 2, comma 7, del citato decreto del 2002, che, come già evidenziato, recita: “in attesa delle determinazioni dell'amministrazione in ordine alla domanda il personale è considerato in aspettativa, con il trattamento economico goduto all'atto del giudizio di non idoneità”.
Siffatta interpretazione farebbe venir meno l'aspettativa per il transito dalla data in cui l'interessato è stato invitato a presentarsi, e da tale momento tornerebbe ad applicarsi la normativa relativa all'aspettativa per infermità del personale militare, così come era stata applicata fino al momento del giudizio di non idoneità (con le conseguenti decurtazioni derivanti dai periodi di aspettativa per infermità fruiti, applicandosi, in tal caso, le particolari disposizioni riguardanti il personale militare - art. 13, comma 2, d.P.R. 163/2002, che richiama l'art. 26, commi 1 e 2, della legge 187/1976 -, secondo cui al personale interessato compete il trattamento economico intero per i primi 12 mesi, ridotto al 50% per i successivi 6 mesi e 0 per i restanti 6 mesi).
Con parere interlocutorio in data 5 febbraio 2014 è stato preliminarmente rilevato che:
- il D.M. 18 aprile 2002, con il quale è stata data attuazione all’art. 14, comma 5, della legge 28 luglio 1999, n. 266, è stato adottato dal Ministro della Difesa, di concerto con i Ministri dell'Economia e delle Finanze e per la Funzione pubblica;
- l'art. 2, comma 7, del d.m. citato è identico all’art. 4, comma 2, del Decreto, avente pari data (18 aprile 2002), adottato dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro per la funzione pubblica, per il transito nei ruoli civili da parte del personale della Guardia di Finanza.
Di conseguenza, è stato disposto che anche il Ministero dell'Economia e delle Finanze ed il Dipartimento per la Funzione Pubblica esprimessero il proprio avviso in merito, con il coordinamento del Dipartimento affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio.
Al Ministero della Difesa, invece, è stata chiesta una relazione integrativa con la quale:
- chiarire quale applicazione viene attualmente data all'art. 2, comma 7, d.m. 18 aprile 2002, e quale interpretazione intenda proporre, soffermandosi, in modo particolare, sul computo dell’aspettativa e delle prescritte decurtazioni, avuto riguardo al periodo antecedente e successivo al giudizio di inidoneità e fino “al momento in cui l'Amministrazione esprime le proprie determinazioni in ordine alla domanda di transito”;
All’interlocutoria ha dato seguito solo il Ministero della Difesa, il quale ha evidenziato che al personale militare, che, a seguito di giudizio medico-legale di permanente inidoneità al servizio militare, avanza domanda di transito, viene corrisposto un trattamento economico pari alla retribuzione spettante al militare al momento del suddetto giudizio medico. Retribuzione che è, a sua volta, legata al periodo di aspettativa per infermità usufruito nell'arco del quinquennio antecedente (per i primi 12 mesi di aspettativa per infermità nell'arco del quinquennio, il militare percepisce lo stipendio per intero; dal 13° al 18° mese di assenza percepisce lo stipendio ridotto del 50; per l'ulteriore periodo di assenza dal lavoro per infermità non percepisce nulla). Nel caso, invece, di riconoscimento della causa di servizio, al militare spetta la retribuzione piena per tutto il periodo di assenza dal lavoro.
Inoltre, in applicazione dell'art. 2, comma 7, d.m. 18 aprile 2002, durante il periodo di aspettativa, per il transito, che perdura fino quando il militare non sottoscriva il contratto di lavoro come dipendente civile della difesa, l'Amministrazione è obbligata a corrispondere il citato trattamento economico anche nell’ipotesi in cui il militare non sottoscriva il contratto per la sussistenza di uno stato di malattia che gli impedisca di presentarsi in servizio. Durante l'intero lasso di tempo (dal giudizio medico-legale fino alla sottoscrizione del contratto di lavoro come civile), in cui il militare è posto in aspettativa per il transito, il trattamento economico non subisce decurtazioni, rimanendo fissato, nella sua entità, nella misura pari alla retribuzione goduta al momento del giudizio medico-legale.
Con l’interpretazione proposta dal Ministero nella propria relazione introduttiva, pertanto, si porrebbe fine all’aspettativa per il transito, rendendo nuovamente applicabile la normativa relativa all'aspettativa per infermità prevista per il personale militare. Quindi, per il militare giudicato inidoneo che avanza domanda di transito (e che mantiene lo status di militare fintanto che non sottoscriva il contratto di lavoro come civile), l'eventuale ulteriore periodo di assenza dal servizio, successivo all'invito a sottoscrivere il contratto come civile, verrebbe a sommarsi al precedente periodo di aspettativa per infermità usufruito dal militare prima del giudizio medico-legale di inidoneità. In questo modo la retribuzione tornerebbe a subire le decurtazioni retributive legate al periodo di aspettativa usufruito nel quinquennio.
In ordine al secondo quesito, evidenzia che, allo stato, la problematica non ha determinato contenzioso.
Con riferimento alla richiesta di questo Collegio di acquisire una relazione sull'argomento da parte del Ministero dell'Economia e delle Finanze e del Dipartimento della Funzione Pubblica, il Ministero riferisce di essersi attivata presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi, affinché possa essere dato riscontro alla richiesta istruttoria.
Preso atto di quanto sopra esposto, ritiene la Sezione che sul tema permanga la necessità di acquisire, preliminarmente, anche l’avviso del Ministero dell'Economia e delle Finanze e del Dipartimento per la Funzione Pubblica. Pertanto, in attesa dell’adempimento del prefato incombente istruttorio, che nell’occasione si ritiene di sollecitare, rimane sospesa l’emissione del richiesto parere.
da gino59 » mar set 15, 2015 12:36 pm
da panorama » lun set 21, 2015 8:40 am
- ) - nota prot. MDGMILO IV1140144983 del 31 marzo 2011
- ) - circolare del Ministero della Difesa MDGMILO IV 1140086008 del 28 febbraio 2011.
- ) - percepire integralmente i compensi sostitutivi per ferie non godute anche durante il periodo di aspettativa ex lege n. 266/1999, d.lgs 66/2010 e D.M. 22680 del 18 aprile 2002.
1) - I ricorrenti militari sono stati giudicati dalla competente CMO permanentemente inidonei al servizio militare incondizionato e, conseguentemente, congedati.
2) - I predetti nei termini di legge presentavano istanza, a mente della normativa vigente ( oggi art. 930 del d.lgs 66/2010), per transitare nei corrispettivi ruoli civili del Ministero della Difesa.
3) - Nella more della definizione della prevista procedura per il transito nei ruoli civili i predetti venivano posti in aspettativa sino al giorno precedente l’assunzione in servizio nei citati ruoli.
4) - Rileva, di contro, il difensore che la situazione giuridica dei militari ricorrenti definita dall’amministrazione, nella circolare contestata, come “aspettativa tecnica” non è assimilabile alla aspettativa per infermità di servizio e risulta, invero, estranea e non prevista dall’ordinamento, “frutto di un’arbitraria costruzione dell’Amministrazione intimata…”.
5) - E’ opportuno premettere che il procedimento di transito dei militari già in servizio permanente nei ruoli civili è disciplinato, tutt’ora, ai sensi dell’art. 2186 d.lgs cit., dal d.m. 18 aprile 2002, che, agli artt. 1 e 2, ha delineato l'ambito applicativo e le modalità puntuali del transito.
6) - Tale passaggio di ruolo costituisce, per il dipendente inidoneo al servizio militare, un vero e proprio diritto soggettivo ( Cons.St., sez. IV, 31 luglio 2009, n. 4854) non limitabile neppure per evidenti ragioni organizzative ( Cons.St., sez. IV, 21 luglio 2009, n. 6951).
7) - Pertanto il transito nei ruoli civili del personale militare non idoneo costituisce una peculiare forma di trasferimento nell’ambito della stessa amministrazione ( Cons. St., sez.IV, 2 ottobre 2006, n. 5758).
8) - Ciò detto è opportuno ricordare che l’art. 11, comma 4, del DPR 11 settembre 2007, n. 171, ha precisato che, in caso di transito del personale militare non idoneo al servizio nei ruoli civili, è possibile il pagamento delle ferie non godute solo quando, nell’amministrazione di nuova destinazione, non è prevista la fruizione del congedo maturato e non fruito.
9) - Ebbene non consta dagli atti di causa, né i ricorrenti hanno fornito prova, che le ferie maturate nel periodo di aspettativa in attesa del transito di ruolo sono state, dall’amministrazione civile, negate.
10) - Infatti, secondo il riportato insegnamento giurisprudenziale il transito di ruolo non è altro che un peculiare trasferimento del dipendente che non estingue, né cancella il precedente rapporto giuridico, ma ne opera soltanto una sua modificazione, così che permangono inalterati tutti i diritti quesiti, compresi quelli di natura patrimoniale e previdenziale in precedenza ottenuti, nonché e a maggior ragione, le ferie già maturate.
11) - Era, pertanto, onere dei ricorrenti richiedere alla amministrazione civile di poter usufruire delle ferie non godute.
12) - Tale evenienza non risulta attivata dai ricorrenti, perché solo in caso di negativo riscontro dell’istanza poteva, infatti, reclamarsi il pagamento in termini sostitutivi del congedo non goduto, diversamente opinando verrebbe lasciato all’iniziativa dell’interessato se godere del congedo ovvero richiederne il pagamento.
N.B.: rileggi bene i nr. 9, 10, 11 e 12 di cui sopra.
Leggete cmq. il tutto qui sotto.
Ragazzi, allora datevi da fare.
SENTENZA ,sede di ROMA ,sezione SEZIONE 1B ,numero provv.: 201511199, - Public 2015-09-10 -
N. 11199/2015 REG.PROV.COLL.
N. 05709/2011 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 5709 del 2011, proposto da:
(congruo nr. di ricorrenti – OMISSIS per questione di spazio - ), tutti rappresentati e difesi dagli avv. Alessandra Angiuli, Stefano Moleas, con domicilio eletto presso Paolo Girolami in Roma, Via Vincenzo Picardi, 4;
Ministero della Difesa, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato nel domicilio di Roma, Via dei Portoghesi, 12;
della nota prot. MDGMILO IV1140144983 del 31 marzo 2011, pervenuta ai ricorrenti il 7 aprile 2011; della circolare del Ministero della Difesa MDGMILO IV 1140086008 del 28 febbraio 2011; nonché per l’accertamento dei ricorrenti a percepire integralmente i compensi sostitutivi per ferie non godute anche durante il periodo di aspettativa ex lege n. 266/1999, d.lgs 66/2010 e D.M. 22680 del 18 aprile 2002.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 giugno 2015 il dott. Roberto Vitanza e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
I ricorrenti militari sono stati giudicati dalla competente CMO permanentemente inidonei al servizio militare incondizionato e, conseguentemente, congedati.
I predetti nei termini di legge presentavano istanza, a mente della normativa vigente ( oggi art. 930 del d.lgs 66/2010), per transitare nei corrispettivi ruoli civili del Ministero della Difesa.
Nella more della definizione della prevista procedura per il transito nei ruoli civili i predetti venivano posti in aspettativa sino al giorno precedente l’assunzione in servizio nei citati ruoli.
Con nota del 17 febbraio 2011 tutti i ricorrenti hanno diffidato la parte resistente perché fosse loro corrisposto il compenso maturato successivamente al giudizio di inidoneità al servizio militare incondizionato e, segnatamente, l’equivalente monetario del congedo ordinario non fruito nel periodo di aspettativa successiva alla accertata inidoneità.
La richiesta veniva respinta dall’amministrazione della difesa.
Avverso tale negativa determinazione sono insorti giudizialmente i ricorrenti con il ricorso oggetto del presente scrutinio.
In particolare la difesa ricorrente contesta l’interpretazione fornita al riguardo dalla p.a. che, mutuando il contenuto del provvedimento negativo dalle disposizioni contenute nella circolare ministeriale, anch’essa in questa sede censurata, ha ritenuto che il citato periodo di aspettativa non potesse comportare il pagamento del congedo ordinario non usufruito perché tale evenienza è limitata alle ipotesi in cui alla aspettativa segue la cessazione del servizio per ragioni indipendenti dalla volontà del militare mentre, nel caso in esame, tutti predetti sono transitati nei ruoli civili senza soluzione di continuità con il precedente servizio.
Rileva, di contro, il difensore che la situazione giuridica dei militari ricorrenti definita dall’amministrazione, nella circolare contestata, come “aspettativa tecnica” non è assimilabile alla aspettativa per infermità di servizio e risulta, invero, estranea e non prevista dall’ordinamento, “frutto di un’arbitraria costruzione dell’Amministrazione intimata…”.
Ne consegue che la mancata fruizione del congedo ordinario, nel periodo in cui i ricorrenti sono stati posti in aspettativa, deve essere congruamente ristorato con la corresponsione dell’equivalente monetario, proprio perché il congedo non è stato, dai predetti, goduto per motivi indipendenti dalla volontà di essi ricorrenti.
E’ opportuno premettere che il procedimento di transito dei militari già in servizio permanente nei ruoli civili è disciplinato, tutt’ora, ai sensi dell’art. 2186 d.lgs cit., dal d.m. 18 aprile 2002, che, agli artt. 1 e 2, ha delineato l'ambito applicativo e le modalità puntuali del transito.
Tale passaggio di ruolo costituisce, per il dipendente inidoneo al servizio militare, un vero e proprio diritto soggettivo ( Cons.St., sez. IV, 31 luglio 2009, n. 4854) non limitabile neppure per evidenti ragioni organizzative ( Cons.St., sez. IV, 21 luglio 2009, n. 6951).
Pertanto il transito nei ruoli civili del personale militare non idoneo costituisce una peculiare forma di trasferimento nell’ambito della stessa amministrazione ( Cons. St., sez.IV, 2 ottobre 2006, n. 5758).
Ciò detto è opportuno ricordare che l’art. 11, comma 4, del DPR 11 settembre 2007, n. 171, ha precisato che, in caso di transito del personale militare non idoneo al servizio nei ruoli civili, è possibile il pagamento delle ferie non godute solo quando, nell’amministrazione di nuova destinazione, non è prevista la fruizione del congedo maturato e non fruito.
Ebbene non consta dagli atti di causa, né i ricorrenti hanno fornito prova, che le ferie maturate nel periodo di aspettativa in attesa del transito di ruolo sono state, dall’amministrazione civile, negate.
Infatti, secondo il riportato insegnamento giurisprudenziale il transito di ruolo non è altro che un peculiare trasferimento del dipendente che non estingue, né cancella il precedente rapporto giuridico, ma ne opera soltanto una sua modificazione, così che permangono inalterati tutti i diritti quesiti, compresi quelli di natura patrimoniale e previdenziale in precedenza ottenuti, nonché e a maggior ragione, le ferie già maturate.
Era, pertanto, onere dei ricorrenti richiedere alla amministrazione civile di poter usufruire delle ferie non godute.
Tale evenienza non risulta attivata dai ricorrenti, perché solo in caso di negativo riscontro dell’istanza poteva, infatti, reclamarsi il pagamento in termini sostitutivi del congedo non goduto, diversamente opinando verrebbe lasciato all’iniziativa dell’interessato se godere del congedo ovvero richiederne il pagamento.
da panorama » ven gen 06, 2017 11:29 am
PolPen transitato nei ruoli civili.
Ricorso ACCOLTO per la P.P.O..
1) - è stata respinta l'istanza, presentata dal ricorrente il 9 novembre 2006, di concessione della pensione privilegiata per l’infermità "stato d'ansia generalizzato" contratta durante il servizio prestato nel Corpo di Polizia Penitenziaria.
2) - In data 7 marzo 2006, fu sottoposto a visita collegiale presso la C.M.O. di Palermo che, ........ e giudicò l'interessato NON idoneo permanentemente al servizio d'Istituto e da collocare in congedo assoluto e SI idoneo al transito in altri ruoli dell'Amministrazione Penitenziaria o in altre Amministrazioni dello Stato.
3) - non è cessato dal servizio ma è transitato nel ruolo civile del medesimo Ministero, incorrendo, pertanto, nel divieto di cumulo tra pensione e stipendio, disciplinata dagli art. 133 e 139 del D.P.R. n. 1092 del 1973.
4) - L’oggetto della presente controversia riguarda l’eventuale diritto del ricorrente, dipendente civile del Ministero della Giustizia, alla pensione privilegiata a causa dell’infermità contratta durante lo svolgimento del servizio nel Corpo della Polizia Penitenziaria.
La Corte dei Conti chiarisce:
5) - Pertanto, il passaggio del R. all'impiego “civile” ha determinato l'assoggettamento alle disposizioni sullo stato giuridico degli impiegati civili dello Stato, sicché il ricorrente è venuto a trovarsi in una condizione assolutamente diversa da quella da cui proveniva, essendo transitato ad un ruolo civile alle dipendenze della medesima Amministrazione della giustizia con una disciplina del rapporto di lavoro e contrattuale assolutamente diversa.
Cmq. per completezza leggete il contesto completo qui sotto.
SICILIA	SENTENZA	970	27/12/2016
SICILIA SENTENZA 970 2016 RESPONSABILITA 27/12/2016
SENTENZA 970/2016
sul ricorso in materia di pensione iscritto al n. 62403 del registro di segreteria, proposto da R. S. nato a OMISSIS, rappresentato e difeso, congiuntamente e disgiuntamente, dagli avv.ti Paolo Guerra e Maurizio Maria Guerra ed elettivamente domiciliato in Palermo, Via Marchese di Villabianca n. 82, presso lo Studio Legale Associato Guerra,
INPS (ex gestione INPDAP) Direzione Regionale Sicilia, rappresentata e difesa dall’avv. Tiziana Giovanna Norrito, giusta procura generale alle liti conferita con atto del Notaio Paolo Castellini del 21 luglio 2015, elettivamente domiciliato in Palermo, via F. Laurana 59;
VISTI il ricorso e gli altri atti e documenti di causa.
Uditi all’udienza del 21 dicembre 2016, l’avv. Alessandro Maggio, per delega depositata degli avv.ti Paolo e Maurizio Maria Guerra, per il ricorrente e l’avv. Maria Grazia Sparacino, per delega orale dell’avv. Tiziana Giovanna Norrito per l’INPS.
Con ricorso depositato in data 10 aprile 2015, il Sig. R. già Assistente Capo di Polizia Penitenziaria, dal 1987 fino al 3 novembre 2006, ricorre avverso la determinazione dell'INPS, gestione ex INPDAP, n. 42 del 6 marzo 2013, con la quale è stata respinta l'istanza, presentata dal ricorrente il 9 novembre 2006, di concessione della pensione privilegiata per l’infermità "stato d'ansia generalizzato" contratta durante il servizio prestato nel Corpo di Polizia Penitenziaria.
Riferisce il ricorrente che, in seguito alla domanda inoltrata il 26 febbraio 1999, la C.M.O. di Palermo con processo verbale n. 857 del 27 settembre 2000 riconosceva la dipendenza da causa di servizio dell’infermità "pregresso disturbo d'ansia" anche sulla scorta dei pareri favorevoli dell'Ufficio Sanitario dell'Ente di appartenenza e del Direttore della Casa Circondariale "Ucciardone" di Palermo e giudicò, comunque, il ricorrente idoneo al servizio d'Istituto.
Successivamente, il ricorrente, che usufruì di diversi periodi di malattia, fu sottoposto a numerose altre visite presso la CMO di Palermo che diagnosticò, nel tempo, “note d'ansia reattive - tratti ansiosi reattivi - note d'ansia reattive, note disforiche, lievi tratti di oppositività - sindrome ansiosa reattiva - sindrome ansioso depressiva reattiva - note d'ansia e note depressive reattive - iperemotività reattiva - personalità immatura con ambivalenza affettiva, tratti di disadattabilità e deflessione del tono dell'umore”.
In data 7 marzo 2006, fu sottoposto a visita collegiale presso la C.M.O. di Palermo che, con il verbale n. 123, diagnosticò: "personalità immatura con ambivalenza affettiva e con disadattabilità e lieve deflessione del tono dell'umore" e giudicò l'interessato NON idoneo permanentemente al servizio d'Istituto e da collocare in congedo assoluto e SI idoneo al transito in altri ruoli dell'Amministrazione Penitenziaria o in altre Amministrazioni dello Stato.
Detta infermità fu ascritta, ai fini della pensione privilegiata, alla Tabella A, VI categoria per anni quattro.
Infine, il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio nell’adunanza n. 26 del 30 gennaio 2012, si esprimeva negativamente in merito alla dipendenza da causa di servizio della predetta infermità.
Chiede, pertanto, nel merito, il riconoscimento della pensione privilegiata di VI categoria, tabella “A” a vita, con interessi e rivalutazione monetaria e, in linea subordinata, eventuale attività istruttoria tesa sia all’acquisizione di alcuni verbali di visite mediche collegiali analiticamente elencate nel ricorso, sia acquisizione di una CTU medico legale da effettuarsi da parte della Commissione Medico Legale presso questa Sezione.
In data 4 luglio 2016, si è costituito in giudizio l’INPS, depositando una memoria con la quale chiede il rigetto del ricorso.
Ad avviso dell’Istituto previdenziale mancherebbe, nella fattispecie, l’interesse ad agire del ricorrente atteso che lo stesso non è cessato dal servizio ma è transitato nel ruolo civile del medesimo Ministero, incorrendo, pertanto, nel divieto di cumulo tra pensione e stipendio, disciplinata dagli art. 133 e 139 del D.P.R. n. 1092 del 1973.
In data 8 luglio 2016, parte ricorrente depositava in segreteria ulteriore memoria al fine di controdedurre alla difesa dell’INPS, affermando, la sussistenza dell’interesse ad agire del ricorrente e, conseguentemente, il diritto dello stesso alla percezione della pensione privilegiata in costanza di servizio, in quanto il passaggio dal ruolo militare a quello civile del Ministero della Giustizia ha implicato la costituzione di un diverso rapporto di servizio. Questa circostanza, ad avviso del difensore escluderebbe il divieto di cumulo di cui all’art. 133 del su citato d.P.R..
Insiste, pertanto, nelle richieste formulate con l’atto introduttivo.
Alla precedente udienza del 13 luglio 2016, questo giudicante emetteva ordinanza istruttoria n. 132/2016 con la quale chiedeva alla Commissione Medico Legale presso questa Sezione di esprimere il parere in ordine all’eventuale accertamento della dipendenza da causa di servizio delle lamentate infermità, indicando, eventualmente il corrispondente trattamento di privilegio, se spettante.
In data 27 settembre 2016 la Commissione Medico Legale depositava in cancelleria il richiesto parere.
In data 12 dicembre 2016, parte ricorrente depositava ulteriore memoria difensiva nella quale riproponeva le domande ed eccezioni formulate sia nel ricorso introduttivo che nella precedente memoria e insisteva nella richiesta di accoglimento del ricorso e nel rigetto dell’eccezione di prescrizione proposta dall’istituto previdenziale.
All’odierna pubblica udienza, l’avv. Maggio, per il ricorrente e l’avv. Sparacino, per l’INPS, insistevano nelle rispettive domande e la causa, pertanto, è stata posta in decisione.
L’oggetto della presente controversia riguarda l’eventuale diritto del ricorrente, dipendente civile del Ministero della Giustizia, alla pensione privilegiata a causa dell’infermità contratta durante lo svolgimento del servizio nel Corpo della Polizia Penitenziaria.
A tal fine, è, pertanto, necessario accertare se nel caso di specie possa configurarsi un’ipotesi di divieto di cumulo, disciplinato dalle norme dianzi richiamate, tra pensione privilegiata e trattamento di attività.
L’art. 130 del D.P.R. n. 1092 del 1973 dispone che “E’ ammesso il cumulo, salvo quanto disposto negli articoli seguenti, di una pensione normale diretta o di un assegno equivalente con un trattamento di attività quando detti trattamenti derivino da servizi resi alle dipendenze di amministrazioni statali (….)”.
La norma, pertanto, nell’affermare il principio generale della legittimità del cumulo fra trattamento pensionistico e trattamento di attività, puntualizza l’esistenza di deroghe: “salvo quanto disposto nei seguenti articoli”.
Infatti, il primo comma del successivo art. 133 afferma che “il cumulo dei trattamenti di cui al primo comma dell’art. 130 (pensione e trattamento di attività) non è ammesso nei casi in cui il nuovo rapporto costituisce derivazione, continuazione o rinnovo di quello precedente che ha dato luogo alla pensione”.
Il terzo comma afferma che “nei casi in cui il precedente rapporto abbia dato titolo alla liquidazione di un trattamento di pensione, il trattamento stesso è sospeso”.
Dall’esegesi delle predette norme se ne ricava il principio che l’esistenza di una derivazione genetica del nuovo rapporto di lavoro con il vecchio, esclude in radice la cumulabilità dei due trattamenti di attività e di pensione, trovando applicazione la riunione o ricongiunzione dei servizi di cui all’art. 131.
Per quanto concerne le pensioni privilegiate, l’art.139 dispone che “la pensione privilegiata o l’assegno rinnovabile sono cumulabili con un trattamento di attività, ovvero con un altro trattamento pensionistico derivante da un rapporto di servizio diverso da quello che ha dato luogo alla pensione o all’assegno anzidetti”.
Pertanto, dal combinato disposto degli artt. 133 e 139 del testo normativo su citato consegue che la pensione privilegiata è cumulabile con un trattamento di attività, ovvero con un altro trattamento pensionistico normale, soltanto se questi ultimi afferiscono ad un rapporto di servizio diverso da quello che ha dato luogo alla pensione, laddove, invece, non è cumulabile qualora ne sia derivazione o continuazione.
Il secondo comma del predetto art. 133 elenca tutta una serie di ipotesi in cui viene confermato il divieto di cumulo, escludendo, per ciò stesso, la “diversità del rapporto”.
Da quanto sopra sono gli artt. 130 e 133, comma 2 cui si deve fare riferimento al fine di dare una connotazione giuridica al concetto di “diverso rapporto”, al fine di escludere la relazione genetica tra vecchio e nuovo rapporto di lavoro.
Come affermato dalle Sezioni Riunite di questa Corte nella sentenza n. 21/QM/1998, “il rapporto di natura diversa, che non esclude il diritto al cumulo, va individuato in termini derogatori nell’ambito del più esteso genere dei rapporti derivati”, nel senso che la norma permissiva di cui all’art. 139 “si caratterizza come deroga al criterio del divieto e introduce una condizione speciale della natura affatto nuova del rapporto quand’anche derivata: la diversità”.
La citata sentenza delle Sezioni Riunite afferma che “rapporto diverso non può essere inteso come rapporto non derivato, altrimenti la norma con diversa previsione non avrebbe significato”, in quanto la diversità “va individuata come specificazione nell’ambito derivato, essendo già fuori del divieto i rapporti non derivati”.
Conseguentemente, il “rapporto diverso” deve essere individuato nella concreta disciplina del nuovo rapporto in termini oggettivi avuto riguardo alla natura della prestazione e allo status del dipendente.
Nel caso di specie, non appare revocabile in dubbio che il rapporto d’impiego civile che lega il R. al Ministero della Giustizia sia derivato dal precedente rapporto nel Corpo della Polizia Penitenziaria dipendente dalla medesima Amministrazione e tra il trattamento pensionistico privilegiato e il trattamento di attività, sussista una relazione genetica.
Va, inoltre, sottolineato che, sebbene il Corpo di polizia penitenziaria, al pari della polizia di Stato sia stato smilitarizzato, i loro appartenenti sono pur sempre soggetti alla speciale disciplina che regola il rapporto di lavoro della forze di Polizia.
Infatti, ai sensi dell’art. 1, comma 2 della legge 15 dicembre 1990 n. 395, il Corpo di polizia penitenziaria “(…..) ha ordinamento, organizzazione e disciplina rispondenti ai propri compiti istituzionali.
Il successivo terzo comma afferma che “Ferme restando le proprie attribuzioni, il Corpo fa parte delle forze di polizia”.
Trattasi, pertanto, di un rapporto di lavoro estremamente gerarchizzato che prevede, tra l’altro, l’obbligo di permanenza e di reperibilità, doveri di subordinazione e soprattutto la sottoponibilità alle speciali norme disciplinari e penali di cui al capo sesto, articoli 70 e seguenti della legge n. 121 del 1981, applicabile per espressa previsione della medesima legge.
La specialità e “diversità” del rapporto può essere rinvenuta pure nella circostanza che il trattamento economico del personale del Corpo è equiparato a quello previsto per gli appartenenti alla Polizia di Stato, appartenendo allo stesso “comparto sicurezza” e non a quello previsto per i dipendenti civili dello Stato
Pertanto, il passaggio del R. all'impiego “civile” ha determinato l'assoggettamento alle disposizioni sullo stato giuridico degli impiegati civili dello Stato, sicché il ricorrente è venuto a trovarsi in una condizione assolutamente diversa da quella da cui proveniva, essendo transitato ad un ruolo civile alle dipendenze della medesima Amministrazione della giustizia con una disciplina del rapporto di lavoro e contrattuale assolutamente diversa.
Inoltre, con la nota operativa n. 27 del 25 luglio 2007, applicabile ratione temporis, l’Inpdap detta disposizioni applicative per la concessione della pensione di privilegio al personale appartenente alle forze di polizia ad ordinamento civile affermando che:
“Nei confronti del personale dei ruoli della Polizia di Stato, del Corpo della Polizia penitenziaria del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nonché per il personale del Corpo forestale dello Stato appartenente ai ruoli degli agenti ed assistenti dei sovrintendenti e degli ispettori, dichiarato non idoneo all'espletamento del servizio di istituto, specifiche disposizioni normative (rispettivamente DPR 24 aprile 1982, n. 339, D. lgs. 30 ottobre 1992, n. 443, DPR 10 aprile 19841 n. 210, D.M. 7 ottobre 2005, n. 228 nonché articolo 134 del D. lgs. 13 ottobre 2005, n. 217) disciplinano il passaggio ad altri ruoli della medesima amministrazione o di altre amministrazioni pubbliche.
Ai fini che qui interessano si rappresenta che l'interessato ha facoltà di chiedere, per il servizio prestato presso l'Amministrazione di provenienza, il trattamento pensionistico privilegiato per le infermità riconosciute dipendenti da causa di servizio quando tale passaggio è avvenuto con cessazione o cancellazione dai ruoli dell'amministrazione di appartenenza; tale pensione di privilegio è cumulabile con il trattamento di attività, a norma dell'articolo 139 del DPR n. 1092/1973”.
Conseguentemente il rapporto di impiego civile del ricorrente, pur proveniente dal presupposto rapporto di servizio nella forza di polizia rientra a pieno titolo nella ipotesi di diversità del rapporto di cui al già citato art. 139 del d.P.R. n. 1092 del 1973.
Pertanto, l’eccezione, proposta dall’Istituto resistente, di inammissibilità del ricorso per carenza d’interesse fondata sulla non cumulabilità del trattamento privilegiato con altro trattamento di attività, va rigettata.
Superato, per quanto sopra esposto, il predetto problema della incumulabilità dei trattamenti, deve, ora, essere verificato il diritto del ricorrente all’ottenimento della pensione privilegiata ordinaria con riferimento alla sussistenza del requisito della dipendenza da causa di servizio dell’infermità e la sua ascrivibilità a categoria di pensione.
In considerazione della questione eminentemente tecnica, questo giudicante affidava alla Commissione Medico Legale la redazione della relativa consulenza tecnica.
Nel parere n. R/3843/2016 del 27 settembre 2016 l’Organo di consulenza afferma che l’infermità “disturbo d’ansia generalizzato”, riconosciuta nel 1999, non andò mai in remissione definitiva. Infatti il ricorrente fu sottoposto a più visite collegiali e dalle diagnosi poste si rileva come nel tempo le note d'ansia reattiva assunsero i connotati di sindrome ansiosa reattiva e poi di sindrome ansioso depressiva reattiva. L'ultima diagnosi collegiale posta fu di personalità immatura con ambivalenza affettiva, tratti di disadattabilità e deflessione del tono dell'umore.
Ebbene, ad avviso della CML, la personalità immatura è inquadrabile nel capitolo dei disturbi di personalità che si evidenziano già dall’infanzia, sono presenti per tutta la vita e, conseguentemente, si sarebbero dovuti rivelare all’arruolamento e non dopo circa vent’anni di servizio. Pertanto, ritiene che l'infermità del ricorrente fosse meglio inquadrabile come disturbo d'ansia generalizzato, diagnosi già posta nel 1999, riformulata per diversi anni dal 2000 in poi e, ancora, nel referti del 2012, del 2014 e del 2016.
Nel caso in esame, in considerazione del servizio svolto dal ricorrente, caratterizzato da turnazioni e dal contatto diretto con i detenuti, molti dei quali particolarmente pericolosi, da mansioni particolarmente delicate e stressanti specie dal punto di vista psichico e da eventi di pericolo, come le numerose minacce subite e la tragica morte di un collega, la CML ritiene che il servizio “abbia potuto costituire un insulto psichico tale da determinare l'infermità personalità immatura con ambivalenza affettiva e con disadattabilità e lieve deflessione del tono dell'umore meglio inquadrabile, per le motivazioni suddette, come disturbo d'ansia generalizzato.
Pertanto, può essere riconosciuta la dipendenza dell’infermità da causa di servizio e la sua ascrivibilità, alla data del congedo assoluto, alla Tab. A, VI categoria per anni quattro e, successivamente, Tab. A VIII categoria a vita.
Per quanto sopra esposto, questo Giudice condivide il parere espresso dalla Commissione Medico Legale presso questa Sezione che appare correttamente formulato e supportato dalla scienza medica e dalla documentazione presente in atti.
Pertanto, la pretesa pensionistica dell’odierno ricorrente va accolta e riconosciuto il suo diritto alla corresponsione della pensione privilegiata di cui alla Tab. A, VI categoria per anni quattro e successivamente Tab. A, VIII categoria a vita, a decorrere dalla data del congedo (3 novembre 2006).
Rigetta, altresì, l’eccezione di prescrizione proposta dall’INPS considerato che tra la determinazione negativa impugnata e la data di notifica del presente ricorso non è maturato il termine quinquennale di prescrizione.
Le somme dovute a titolo di arretrati vanno maggiorate con il calcolo degli interessi legali e della rivalutazione monetaria, ai sensi dell’art. 429, comma 3, c. p. c., tenendo conto dei principi enunciati dalla sentenza delle Sezioni riunite della Corte dei conti n. 10/2002/QM del 18 ottobre 2002, sino al soddisfo.
In relazione alle spese di giudizio, attesa la complessità della questione trattata, ritiene questo Giudice, che sussistano gli eccezionali e giustificati motivi per ritenerle compensate tra le parti.
La Corte dei Conti - Sezione giurisdizionale per la Regione siciliana in funzione di Giudice Unico delle Pensioni , definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso come in motivazione e dichiara:
1) il diritto del ricorrente al cumulo del trattamento pensionistico privilegiato con il trattamento di attività ai sensi dell’art. 139 del d.P.R. n. 1092 del 1973;
2) il diritto del ricorrente, a decorrere dal 3 novembre 2006, alla pensione privilegiata di cui alla Tab. A, VI categoria per anni quattro e successivamente Tab. A, VIII categoria a vita.
Pubblicata in Palermo il 27 dicembre 2016