Source: https://www.dimensioneinfermiere.it/sanzione-al-dg-mancata-concessione-dei-riposi-al-personale-infermieristico-tecnico/
Timestamp: 2019-03-24 19:34:32+00:00
Document Index: 183358552

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 18', 'art. 8', 'art. 20', 'art. 366', 'art. 9', 'art. 20', 'art. 18']

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Riceviamo e pubblichiamo il commento AADI a cura del Dott. Carlo Pisaniello su un tema molto caldo: la responsabilità dirigenziale in merito ai mancati riposi del personale infermieristico e tecnico.
La Corte d’Appello di Torino, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Vercelli, ha rigettato le opposizioni proposte dall’ASL di XX e del Direttore Generale della stessa, avverso l’ordinanza-ingiunzione emessa dalla Direzione Provinciale del Lavoro, con la quale gli stessi erano stati condannati al pagamento in solido di una sanzione amministrativa irrogata per la mancata concessione di riposi settimanali ad alcuni lavoratori, per l’ammontare di Euro 21.445.I
n particolare, la sanzione amministrativa irrogata riguardava la violazione da parte dell’Asl dell’art. 9, co.1 del D.lgs. n. 66 del 2003 per non aver concesso ai ricorrenti, ventisette fra infermieri professionali e tecnici di radiologia i riposi di almeno ventiquattro ore consecutive per un totale di centodue giornate di lavoro, nel periodo 1 gennaio 2005 – 30 giugno 2007.
a) nel notificare l’ordinanza – ingiunzione aveva rispettato il diritto di difesa dei destinatari del provvedimento sanzionatorio;
b) aveva correttamente individuato l’autore dell’illecito nel D.G., rappresentante legale dell’ente, non essendosi raggiunta in giudizio la prova che le funzioni di datore di lavoro fossero state delegate a dirigenti dei singoli Dipartimenti in ragione della natura articolata e complessa della struttura sanitaria;
c) aveva poi correttamente ritenuto ratione temporis applicabile alla fattispecie l’art. 9 dei d.lgs. n.66 del 2003, di cui risultava pacifica la violazione;
d) aveva considerato fondata la censura del Ministero rivolta alla sentenza di primo grado che aveva accolto le eccezioni degli opponenti tese a escludere dal computo le giornate rese in regime di pronta reperibilità, avendo accertato che nel calcolo della sanzione amministrativa erano state ricomprese unicamente le giornate di mancato godimento del riposo settimanale in cui la disponibilità si era convertita in una chiamata al lavoro, rilevando che la predetta ipotesi in nulla si differenzia dall’altra in cui il mancato riposo deriva dallo svolgimento di un’ordinaria prestazione lavorativa;
e) aveva poi affermato che il Giudice di prime cure, nel quantificare la sanzione amministrativa comminata ai sensi dell’art. 18 bis del d.lgs. n.66 del 2003, avesse fatto corretta applicazione dell’art. 8 della legge n. 689 del 1981, escludendo dal computo, il criterio del cumulo giuridico in favore di quello del cumulo materiale, pur meno favorevole all’azienda sanitaria.
La ASL sostiene poi che la prassi di impedire il godimento delle giornate di riposo non avrebbe mai scontentato né i dipendenti né gli assistiti e che l’art. 20 del C.C.N.L. dell’1.9.1995 del Comparto sanità avrebbe previsto espressamente che “il riposo settimanale coincide di norma con la giornata domenicale“, introducendo la possibilità di un’articolazione dei riposi non così burocratica e puntuale come quella proposta dall’Ispettorato del lavoro, sulla falsa sussistenza di accordi intercorsi con l’Azienda, che tuttavia parte ricorrente ha omesso di trascrivere e di produrre non consentendo quindi alla Corte di avere l’esatta conoscenza della domanda, in difetto del requisito della specificità del motivo di ricorso di cui all’art. 366, n.4 cod. proc. civ., non solo, la censura è altresì infondata, laddove vorrebbe giustificare la violazione dell’art. 9 del D.lgs. n. 66 del 2008 (pacificamente accertata), sulla base di deroghe al sistema delie turnazioni e dei riposi settimanali introdotte da una legislazione successiva al verificarsi dei fatti oggetto del giudizio (occorsi tra I’l gennaio 2005 e il 30 giugno 2007).
Vero è, come sostiene la ASL ricorrente, che lo stesso contratto collettivo, all’art. 20, di co.2, stabilisce che “Ove non possa essere fruito nella giornata domenicale, il riposo settimanale deve essere fruito di norma entro la settimana successiva, in giorno va concordato fra il dipendente ed il dirigente responsabile della struttura, avuto riguardo alle esigenze di servizio“, ma eventualità è stata esclusa dalla Corte territoriale. Essa ha, infatti, accertato che, anche volendo attribuire valore derogatorio in riferimento alla fruizione del riposo nella settimana successiva, l’ordinanza ingiunzione degli ispettori del lavoro è riferita “secondo un dato non contestato” ai soli casi in cui la prestazione lavorativa si era protratta dai 13 ai 27 giorni consecutivi senza fruizione di riposi, e, dunque, la doglianza esula comunque dall’ipotesi contemplata nella fonte negoziale.
La Corte d’Appello, dopo aver premesso che„ per quanto attiene alle modalità di applicazione della sanzione amministrativa, il Giudice di primo grado aveva fatto corretta attuazione dell’art. 18 bis del d.lgs. n. 66 del 2003, introdotto dalla I. n.9 del 2014„ contenente la disciplina delle sanzioni in caso di violazione delle disposizioni in materia di riposi settimanali (p.18 sent.), ha accertato altresì la conformità della seeta di applicare il criterio del cumulo materiale in luogo del più favorevole cumulo giuridico, per le plurime violazioni perpetrate ai danni di ventisette dipendenti.
Nel caso di specie, pertanto, le reiterate violazioni sono state attuate “con più azioni od omissioni“, perché perpetrate, anche in tempi diversi, nei confronti di ventisette tra infermieri professionali e tecnici di radiologia. La scelta operata dal Giudice del merito di applicare al calcolo della sanzione amministrativa il criterio del cumulo materiale si rivela, pertanto, pienamente conforme alla norma dispositiva, posto che nel verificarsi di una pluralità di azioni od omissioni, il legislatore ha escluso il computo secondo il criterio del cumulo materiale (tot crimina, tot poenae) alla sola ipotesi in cui vengano violate le norme in materia di previdenza e assistenza obbligatorie, delle quali non fanno, ovviamente, parte quelle in tema di riposi settimanali.
Di qui la statuizione coerente ed esente da vizi logico – argomentativi del Giudice dell’appello, secondo cui il diritto di difesa del Direttore Generale era stato pienamente rispettato dal Ministero odierno intimato.
Anche il secondo motivo di ricorso non merita accoglimento va rigettato.
La Corte quindi rigetta entrambe i ricorsi non disponendo ulteriori spese a carico delle parti.