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Timestamp: 2019-03-26 18:31:24+00:00
Document Index: 47800325

Matched Legal Cases: ['art. 180', 'art. 38', 'art.2', 'art. 180', 'art. 10', 'art. 214', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 8']

Rifiuti organici: arrivano le regole per il compostaggio di comunità | Teknoring
Rifiuti organici: arrivano le regole per il compostaggio di comunità
In vigore dal 10 marzo 2017, il nuovo Regolamento detta criteri operativi e procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunità di rifiuti organici
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Regolamento recante i criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate per il compostaggio di comunità di rifiuti organici: Decreto interministeriale 29 dicembre 2016, n. 266.
Il compostaggio di comunità era stato introdotto con la Legge n. 221/2015, sia per ridurre la produzione di rifiuti organici, e gli impatti sull’ambiente dovuti alla gestione dei rifiuti stessi, sia per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo comunitario di riciclaggio del 50% dei rifiuti urbani.
Emanato in attuazione dell’art. 180, comma 1-octies del D.Lgs. n. 152/2006, così come introdotto dall’art. 38 della legge n. 221/2015 sulla green economy, il DM 29 dicembre 2016, n. 266, mira a semplificare le autorizzazioni degli impianti dedicati all’attività di compostaggio di comunità di quantità non superiori a 130 tonnellate annue (procedura semplificata o ordinaria) e si applica alle attività intraprese da un organismo collettivo al fine dell’utilizzo del compost prodotto da parte delle utenze conferenti (attività agricole e vivaistiche ma anche cucine, mense, mercati, giardini o parchi).
Cosa si intende per compostaggio?
Per “compostaggio” si intende il processo aerobico di degradazione, stabilizzazione e umificazione della sostanza organica per la produzione di compost, mentre il “compostaggio di comunità” è una tecnologia per la trasformazione della frazione organica dei rifiuti in compost che consente l’auto-recupero dei rifiuti prodotti sia dalle utenze domestiche che da mense, ristoranti o strutture ricettive. Tutte le definizioni utili sono comunque fornite dall’art.2 dello stesso DM.
a) apparecchiatura: struttura idonea all’attività di compostaggio di comunità di cui all’articolo 183, comma 1, lettera qq-bis), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, finalizzata alla produzione di compost mediante decomposizione aerobica in cui l’aerazione avviene in modo naturale (compostiera statica) o indotto (compostiera elettromeccanica). L’apparecchiatura è classificata in funzione della capacità di trattamento in taglie piccola (T1), media (T2) e grande (T3) secondo la tabella di cui all’allegato 5;
b) compostaggio: processo aerobico di degradazione, stabilizzazione e umificazione della sostanza organica per la produzione di compost;
c) compost: miscela di sostanze unificate derivanti dalla degradazione biologica aerobica di rifiuti organici non destinata alla vendita e che rispetta le caratteristiche di cui all’articolo 6;
d) utenza: soggetto iscritto al ruolo della tassa rifiuti di cui all’articolo 1, comma 641, della legge 27 dicembre 2013, n. 147;
e) organismo collettivo: due o più utenze domestiche o non domestiche costituite in condominio, associazione, consorzio o società, ovvero in altre forme associative di diritto privato che intendono intraprendere un’attività di compostaggio;
f) utenze conferenti: utenze domestiche e non domestiche, associate ad un unico organismo collettivo, e ammesse al conferimento dei propri rifiuti organici prodotti nell’apparecchiatura e all’utilizzo del compost prodotto;
g) conduttore: soggetto incaricato della conduzione dell’apparecchiatura;
h) responsabile: legale rappresentante dell’organismo collettivo;
i) strutturante: materiale ligneo-cellulosico di granulometria adeguata alle caratteristiche dell’apparecchiatura, impiegato con la funzione di ottimizzare il processo di compostaggio;
l) piano di utilizzo: documento, approvato dall’organismo collettivo, recante le modalità di utilizzo del compost ottenuto dall’attività di compostaggio di comunità.
E per compostaggio di comunità?
In pratica, con il compostaggio collettivo o di comunità, due o più utenze domestiche o non domestiche possono dare vita a un organismo collettivo – condominio, associazione, consorzio, società o altre forme associative di diritto privato – per conferire nella medesima struttura i propri rifiuti organici e usare il compost prodotto.
Il compostaggio di comunità era stato introdotto con la Legge n. 221/2015, sia per ridurre la produzione di rifiuti organici, e gli impatti sull’ambiente dovuti alla gestione dei rifiuti stessi, sia per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo comunitario di riciclaggio del 50% dei rifiuti urbani. La stessa norma del 2015 ha modificato il TUA (D.Lgs. n. 152/2006) aggiungendo all’art. 180 il comma 1 octies che affida al Ministero dell’ambiente, alle regioni e ai comuni, il compito di incentivare le pratiche di compostaggio di rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come l’autocompostaggio e il compostaggio di comunità.
Con il nuovo Regolamento vengono ora semplificate le procedure autorizzative.
Basterà inviare al Comune di competenza un modulo (Allegato 1) con la segnalazione certificata di inizio attività, contenente il regolamento sull’organizzazione dell’attività di compostaggio che sarà vincolante per le utenze dell’organismo collettivo, le uniche tenute a conferire i loro rifiuti organici nella struttura creata appositamente.
Spetterà al Comune darne comunicazione all’azienda che gestisce i rifiuti e sarà sempre il Comune a trasmettere agli organi competenti i dati, ricevuti dal legale rappresentante dell’organismo collettivo, sulle quantità dei rifiuti conferiti, sul compost prodotto, sugli scarti e sul compost che non rispetta le caratteristiche dettate dalla norma.
Questi dati verranno utilizzati non solo per calcolare la riduzione della tassa rifiuti ma anche per calcolare le percentuali di riciclaggio dei rifiuti urbani pubblicate ogni anno dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente).
Ulteriori semplificazioni per quantità inferiori a 1 tonnellata
I criteri operativi e le procedure autorizzative semplificate riguardano l’attività di compostaggio di comunità di quantità non superiori a 130 tonnellate annue. Per le attività di capacità complessiva inferiore a una tonnellata, il decreto prevede una procedura ulteriormente semplificata (art. 10 e Allegato 1B). Sono invece esclusi dall’applicazione del decreto le attività di compostaggio di comunità con capacità di trattamento complessiva superiore a 130 tonnellate annue.
Il DM 29 dicembre 2016, n. 266:
si applica alle attività di compostaggio di comunità intraprese da un organismo collettivo al fine dell’utilizzo del compost prodotto da parte delle utenze conferenti;
non si applica alle attività di compostaggio di comunità con capacità di trattamento complessiva superiore a 130 tonnellate annue, per le quali si applicano le disposizioni di cui agli articoli 208 e 214 del TUA;
non si applica agli impianti di compostaggio aerobico di rifiuti biodegradabili di cui all’art. 214, comma 7-bis, del TUA.
L’attività di compostaggio di comunità potrà essere intrapresa dall’organismo collettivo previo invio di una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al Comune territorialmente competente, che ne darà comunicazione all’azienda affidataria del servizio di gestione dei rifiuti urbani.
Nella SCIA deve essere riportato il regolamento sull’organizzazione dell’attività di compostaggio, adottato dall’organismo collettivo, vincolante per le utenze conferenti (i contenuti minimi del regolamento sono indicati nell’allegato 2 al DM n. 266/2016).
L’organismo collettivo utilizza una o più apparecchiature nella propria disponibilità giuridica, ubicate in aree nella disponibilità giuridica dell’organismo collettivo o nelle immediate vicinanze delle utenze conferenti o al massimo entro un chilometro di distanza dalle stesse e il conferimento del rifiuto organico all’attività di compostaggio di comunità deve essere effettuato autonomamente dalle utenze conferenti (art. 5).
Il compost in uscita dal processo di compostaggio dovrà rispettare i parametri indicati nell’Allegato 6 e potrà essere impiegato, secondo il piano di utilizzo, in terreni a disposizione delle utenze conferenti anche se non localizzati in prossimità dell’ubicazione dell’apparecchiatura, nonché per la concimazione di piante e fiori delle medesime utenze (art. 6).
Le utenze che intraprendono le attività di compostaggio di comunità con quantità complessiva di rifiuti annui conferiti inferiori a una tonnellata dovranno utilizzare, per l’invio della SCIA, il modulo di cui all’Allegato 1B. In questo caso, il compost prodotto dall’attività non potrà essere utilizzato su terreni agricoli destinati alla produzione e vendita di prodotti per uso umano o animale (art. 10).
Ai fini della riduzione della tassa rifiuti e dell’eventuale computo del compostaggio di comunità nella percentuale di raccolta differenziata da parte dei Comuni, il responsabile dell’apparecchiatura dovrà comunicare al Comune territorialmente competente – entro il 31 gennaio di ogni anno e con una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà – le quantità in peso, relative all’anno solare precedente:
dei rifiuti conferiti;
del compost prodotto;
degli scarti;
del compost che non rispetta le caratteristiche di cui all’articolo 6 (art. 8, comma 1).
Le attività di compostaggio di comunità che, alla data di entrata in vigore del decreto n. 266/2016 (10 marzo 2017), risultano già autorizzate ai sensi degli articoli 208 o 214 del D.Lgs. n. 152/2006, possono continuare ad operare sulla base dell’autorizzazione vigente sino alla scadenza della stessa.
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