Source: http://isolapulita.over-blog.it/article-l-urbanistica-nella-sua-evoluzione-38225307.html
Timestamp: 2017-10-23 22:42:10+00:00
Document Index: 84526260

Matched Legal Cases: ['art. 117', 'art. 117', 'art. 7', 'art. 46', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 20', 'art. 5', 'art.10', 'art. 32']

L'URBANISTICA NELLA SUA EVOLUZIONE - Comitato Cittadino Isola Pulita
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In questa sede sarà sufficiente ricordare che, a seguito della citata sentenza, il legislatore - onde superare le censure di incostituzionalità - intervenne anzitutto con delle leggi-tampone (l. n. 1187 del 1968, n. 696 del 1975 e n. 6 del 1977), che trasformarono detti vincoli a “tempo determinato”.
Successivamente, volendo risolvere definitivamente i nodi dell’urbanistica, ritenne di dover intervenire sul regime dei suoli. Ciò che poi in concreto fece con la legge 28 gennaio 1977, n. 10 (c.d. legge Bucalossi), la quale - nell’intento appunto di ripristinare gli anzidetti vincoli a “ tempo indeterminato” - trasformò la licenza in concessione edilizia, mostrando con ciò di voler operare una nuova conformazione della proprietà nel senso della c.d. avocazione dello ius aedificandi alla mano pubblica.
d) se la tutela del paesaggio - non menzionata espressamente dall’art. 117 della Cost. (versione originaria) - potesse ascriversi ciononostante alla competenza delle Regioni in quanto species dell’urbanistica.
Anche al quesito sub c) è stata data, ormai, risposta giurisprudenziale univoca, avendo precisato la Corte costituzionale in varie sentenze che il c.d. “ limite della legge penale “, oltre a precludere alle regioni la possibilità di modificare direttamente il regime sanzionatorio previsto dalla legislazione penale, impedisce altresì alle medesime di modificarlo indirettamente, liberalizzando ad es.le attività soggette a concessione edilizia, il cui esercizio, in assenza di quest’ultima, venga configurato dalla legge dello Stato come reato. In tal modo - come si vedrà - è caduta sotto la scure della Corte costituzionale quasi tutta la legislazione regionale in tema di sanatoria edilizia .
La riposta a tale quesito è, ad ogni buon conto, contenuta nella modifica del titolo V della Costituzione, intervenuta con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. Tale riforma sostituisce il testo originario dell’ art. 117 Cost. ribaltandone la logica: dalla enumerazione delle materie regionali si passa, infatti, al criterio, tipico degli stati federali, della enumerazione delle materie di competenza statale. Il nuovo testo contiene, invero, due elenchi di materie, nelle quali lo Stato esercita la propria potestà: quelle di competenza esclusiva (come ad es. la politica estera, l’immigrazione, i rapporti con le confessioni religiose, la tutela dell’ambiente,ecc.) e quelle di competenza concorrente (come la tutela e la sicurezza del lavoro, istruzione, la formazione professionale, ecc.). Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni - come in passato - la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.
Su ogni altra materia non rientrante in alcune delle due predette categorie, la potestà legislativa si appunta in via esclusiva - così almeno sembrerebbe - alla Regione.
L’articolo in commento non fa poi alcun riferimento specifico al “ paesaggio “. Ciò, però, non autorizza a ritenere che la materia del “ paesaggio” - tradizionalmente distinta dall’urbanistica - sia passata implicitamente alle Regioni, poiché scorrendo l’elenco delle materie di competenza esclusiva statale, troviamo in esso la “ tutela dell’ambiente, dell’ecosistema” all’interno della quale possiamo collocare anche il paesaggio.
automaticamente dalla scadenza del termine, costituendo l’accertamento dell’inottemperanza alla demolizione (previa notifica all’interessato) atto ricognitivo, costituente solo titolo per l’immissione in possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari (art. 7, comma 4, l.47/85 – cfr. Cons. St. V, 23-1-91 n.66). Avvenuta l’acquisizione possono verificarsi due evenienze: la demolizione di ufficio dell’opera a cura del Comune ma a spese del contravventore; ovvero il mantenimento della medesima. Questo sistema che - ripetiamo - costituisce quello base, può subire talune varianti in relazione al tipo di opera realizzata, alla maggiore o minore gravità del danno urbanistico, nonché alla pluralità di interessi pubblici lesi (coesistenza ad es. di un danno urbanistico e paesaggistico).
Per la prima ipotesi (vizio procedimentale), la legge fa obbligo all’amministrazione di valutare anzitutto la possibilità di concedere una sorta di sanatoria da attuare attraverso “la rimozione dei vizi delle procedure amministrative “. Si tratta - è bene sottolineare - di una ipotesi di scuola, poichè se il vizio della concessione è soltanto formale, l’amministrazione dovrebbe seguire la via più diretta di non operare l’annullamento per mancanza del danno urbanistico.
L’art. 46 T.U. sancisce la regola della nullità degli atti tra vivi aventi per oggetto trasferimento (o costituzione o scioglimento della comunione) di diritti reali relativi ad edifici privi di permesso edilizio o in contrasto con esso, la cui costruzione abbia avuto inizio dopo il 17 marzo 1985 (giorno di entrata in vigore della legge n. 47/1985). Per rafforzare tale principio la norma prevede che per la stipula degli atti è necessaria - pena la nullità dell’atto stesso - una dichiarazione dell’alienante attestante gli estremi del permesso di edificare o di quello in sanatoria. Detta dichiarazione dovrà risultare dall’atto, o anche da una dichiarazione unilaterale successiva, che serve a confermare 1’atto medesimo impedendone la dichiarazione di nullità.
La concessione in sanatoria, invece, è l’atto amministrativo finale con cui viene, se non legittimata, legalizzata l’opera abusiva. Ma in tanti hanno ritenuto – e tuttora ritengono - il condono sinonimo di sanatoria. A rafforzare questo (errato) convincimento aveva provveduto lo stesso legislatore con il disposto degli artt. 38 e 40 della l.47/85. L’art. 38, al comma 1, stabilisce infatti che la presentazione, nei termini dell’istanza di condono e l’attestazione del versamento dell’oblazione “sospende il procedimento penale e quello per le sanzioni amministrative”.
A conferma di quanto asserito si pone l’importante sentenza della Corte Costituzionale n.196/04 che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 32 d.l.269/03, conv. in l.326/03, “ nella parte in cui non prevede che la l. reg. possa determinare la possibilità, le condizioni e le modalità per l’ammissibilità a sanatoria di tutte le tipologie di abuso edilizio di cui all’allegato 1 d.l. n. 269 del 2003. Premesso che, nei settori dell’urbanistica e dell’edilizia, i poteri legislativi regionali sono senz’altro ascrivibili alla nuova competenza di tipo concorrente in tema di “governo del territorio”, e che, in riferimento alla disciplina del condono edilizio, per la parte non inerente ai profili penalistici, integralmente sottratti al legislatore regionale, solo alcuni limitati contenuti di principio possono ritenersi sottratti alla disponibilità dei legislatori regionali, cui spetta il potere concorrente di cui al nuovo art. 117 cost., mentre per tutti i restanti profili deve riconoscersi al legislatore regionale un ruolo rilevante - ancor più ampio per le regioni a statuto particolare che, in base ai rispettivi statuti, hanno competenza esclusiva in materia di urbanistica ed edilizia - di articolazione e specificazione delle disposizioni dettate dal legislatore statale in tema di condono sul versante amministrativo”.
Di contro, con la sentenza 201/1992 , la Corte Costituzionale ha ritenuto non fondata la questione di costituzionalità sollevata nei confronti dell’art. 5 l.r.37/85, ritenuto illegittimo nella parte in cui prevedeva che “l’autorizzazione del sindaco sostituisce la concessione (...) per la costruzione di recinzioni, con l’esclusione di quelle dei fondi rustici di cui all’art. 6”. Il giudice rimettente sosteneva che tale tipologia costruttiva in base alla normativa nazionale soggiacesse a concessione edilizia, sì che la sua edificazione senza tale atto ampliativo avrebbe integrato il reato di cui all’art. 20, lett.b) l.47/85. Al contrario, secondo la normativa regionale siciliana, sospettata di illegittimità costituzionale, l’opera è invece soggetta al regime delle autorizzazioni e, per il combinato disposto dell’art. 5, primo comma, della legge regionale cit. e dell’art.10, comma 2 legge 28 febbraio 1985, n. 47, il fatto in contestazione sarebbe penalmente privo di rilevanza.
La stessa Corte ha precisato che dalla “strana” attività interpretativa della regione, emergeva, :”..più che la ricerca di una variante di senso compatibile con il tenore letterale del testo interpretato, la volontà di rendere retroattivamente più ampia l’area di applicazione del condono edilizio, oltretutto aggirando in tal modo il problema dei limiti alla derogabilità da parte del legislatore regionale - che pure operi in un sistema di autonomia speciale - del corrispondente principio contenuto nella disposizione statale, quale vivente nella interpretazione giurisprudenziale e quale anche successivamente ribadito, in relazione al più recente condono edilizio straordinario, dall’art. 32 comma 27 d.l. 30 settembre 2003 n. 269, conv., con modificazioni, in l. 24 novembre 2003 n. 326”.
Pubblicato da Comitato Cittadino Isola Pulita a 12.21 0 commenti