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Timestamp: 2017-10-23 20:41:25+00:00
Document Index: 1977161

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 97', 'art. 6', 'art. 196', 'art. 97', 'art. 3', 'art. 97', 'art. 24', 'art. 27', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 21', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'sentenza ']

Accolto dal TAR il ricorso dello IAL in fallimento nella parte che decreta l'estinzione dell'associazione “IAL Sicilia”
Accolto dal TAR il ricorso dello IAL nella parte che ne decreta l'estinzione
Il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, devono essere annullati solo i seguenti atti: il decreto n. 694 del 26 febbraio 2016 del Dipartimento dell’istruzione e della formazione professionale; la nota prot. n. 14841 del 9 marzo 2016 del Dipartimento dell'Assessorato dell'istruzione e della formazione professionale; l’annotazione del 2 marzo 2016 sul Registro delle persone giuridiche di diritto privato disposta dalla Segreteria generale della Presidenza della Regione Siciliana.
Nella sentenza si legge anche: Rispetto a tale accertamento, va considerata la possibilità, in astratto, per il soggetto dichiarato fallito, di tornare in bonis e, quantomeno potenzialmente, di conseguire una nuova idoneità a svolgere l’attività per la quale è stato costituito.E, per quanto la situazione in cui versa l’associazione ricorrente, per come descritta dalla Corte d’Appello di Palermo nella sentenza n. 1305/2016 (in atti), si caratterizzi per essere una “situazione di impotenza non transeunte a soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni”, tale situazione, accertata con la dichiarazione di fallimento, si connota per la non definitività e per la possibilità di un ritorno in bonis dell’impresa (v. Cass. pen., Sez. V, 15 novembre 2012, n. 44824).
N. 01998/2017 REG.PROV.COLL.
N. 01201/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1201 del 2016, proposto da:
“I.A.L. Sicilia” in fallimento, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dal prof. avv. Saverio Sticchi Damiani, elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Annalisa Consiglio in Palermo, via La Farina, n. 14/E;
- la Regione Siciliana;
- l’Assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale;
in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Palermo, presso i cui uffici in via Alcide De Gasperi, n. 81, sono elettivamente domiciliati;
a) del decreto n. 694 del 26 febbraio 2016, del Dirigente generale del Dipartimento dell’istruzione e della formazione professionale, pubblicato in pari data sul sito istituzionale, notificato alla ricorrente il 9 marzo 2016, con cui è stata accertata e decretata l'estinzione dell'associazione “IAL Sicilia”;
b) della nota di trasmissione prot. n. 14841 del 9 marzo 2016 del Dirigente responsabile del Dipartimento dell'Assessorato dell'istruzione e della formazione professionale, Area affari generali, dell'Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale, con cui è stato comunicato e trasmesso per gli adempimenti di rispettiva competenza, il D.D.G. n. 694 del 26 febbraio 2016 al Tribunale di Palermo, al Curatore del fallimento, all'Associazione IAL Sicilia in fallimento, nonché alla Presidenza della Regione siciliana;
c) ove occorrer possa, di ogni altro atto e/o provvedimento presupposto, connesso o consequenziale anche implicitamente richiamato, ancorché non conosciuti, ivi compresi;
- l'annotazione del 2 marzo 2016 sul Registro delle persone giuridiche di diritto privato disposta dalla Segreteria generale della Presidenza della regione siciliana recante "NOTA BENE: Ente sciolto o in corso di scioglimento con D.D.G. n. 694 del 26 febbraio 2016 del Dirigente Generale del Dipartimento regionale dell’istruzione e della formazione" e successiva pubblicazione in G.U.R.S.;
- il D.D.G. n. 52386 del 2 settembre 2013 e il D.D.G. n. 2454 del 27 maggio 2014, con cui l'Assessorato regionale dell’istruzione e della formazione professionale - Dipartimento regionale dell’istruzione e della formazione professionale ha disposto la revoca dell'accreditamento di tutte le sedi operative dell'Associazione in parola, già oggetto di impugnazione al TAR Palermo, RG n. 2245/2014.
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Avvocatura dello Stato per le Amministrazioni intimate, e vista la documentazione depositata;
Vista l’ordinanza cautelare n. 636/2016;
Vista la documentazione prodotta dalla parte ricorrente, nonché le memorie depositate da entrambe le parti;
Relatore il consigliere Maria Cappellano;
Uditi all’udienza pubblica del giorno 19 giugno 2017 i difensori delle parti, come specificato nel verbale;
A. – Con il ricorso in esame, notificato nelle date 22-27 aprile 2016 e depositato in data 11 maggio, l’associazione “I.A.L. Sicilia” in fallimento – ente operante nel settore dell'orientamento e della formazione professionale nel territorio siciliano – ha impugnato gli atti indicati in epigrafe, con i quali l’Assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale ha accertato e disposto l’estinzione dell’associazione ai sensi dell’art. 27 cod. civ..
Espone, al riguardo, che:
- con il D.D.G. n. 561 del 20 marzo 2009 l’intimato Assessorato regionale aveva disposto l’iscrizione dell’associazione nel registro delle persone giuridiche di diritto privato, con il conseguente inserimento della predetta nella posizione n. 130 del registro;
- tutte le attività statutariamente previste sono state svolte previo reperimento di fondi pubblici attraverso la partecipazione a bandi di gara, in applicazione dell’art. 7 della l.r. n. 25/1993, previo accreditamento degli enti di formazione;
- a causa delle revoche dell’accreditamento transitorio in deroga - disposte con D.D.G. n. 52386 del 2 settembre 2013 e D.D.G. n. 2454 del 27 maggio 2014, avverso i quali è pendente il giudizio davanti questo T.A.R. (R.G. n. 2245/2014) – l’associazione ricorrente si è trovata in situazioni di difficoltà economica tali da impedirle di adempiere a tutte le obbligazioni assunte, con conseguente stato di insolvenza e dichiarazione di fallimento, da parte del Tribunale di Palermo, sezione fallimentare, con sentenza n. 179 del 21 dicembre 2015, contestuale nomina del Giudice Delegato e del Curatore fallimentare per la realizzazione della procedura fallimentare.
Prosegue evidenziando che il gravato provvedimento di estinzione si baserebbe su due presupposti entrambi sub iudice (i decreti di revoca dell’accreditamento, impugnati con il ricorso R.G. n. 2245/2014; la sentenza dichiarativa del fallimento, oggetto di reclamo davanti alla Corte di appello di Palermo).
Pertanto, premessi alcuni cenni sul quadro normativo di riferimento, si duole del provvedimento di estinzione, deducendo le censure di:
I. Illegittimità D.D.G. n. 694 del 26 febbraio 2016 per erronea e/o falsa presupposizione in fatto. Travisamento del fatto. Eccesso di potere in tutte le sue figure sintomatiche ed in particolare per difetto di istruttoria, contraddittorietà dell'azione amministrativa. Erroneità della motivazione. Violazione e/o falsa applicazione dell'art. 27 c.c. e dell'art. 6 D.P.R. 261/2000, in quanto il provvedimento impugnato sarebbe viziato per erronea presupposizione in fatto, nonché per eccesso di potere per difetto di istruttoria e contraddittorietà, sia avuto riguardo alla non definitività delle revoche (degli accreditamenti) e della sentenza dichiarativa del fallimento; sia in quanto sproporzionato ed irragionevole e, comunque, erroneamente basato sulla ritenuta sussistenza di una delle ipotesi previste dall’art. 27 cod. civ.;
II. Illegittimità D.D.G. n. 694 del 26 febbraio 2016 per violazione degli artt. 196 e 200 e ss. della legge fallimentare. Illegittimità per eccesso di potere per erronea valutazione dei fatti e dei presupposti. Eccesso di potere per ingiustizia manifesta, illogicità, sproporzione. Sviamento. Difetto di istruttoria. Carenza e insufficienza di motivazione, Violazione dei principi di buon andamento e imparzialità di cui all'art. 97 Cost., in quanto l’apertura della procedura fallimentare costituirebbe un ostacolo all’esercizio del potere ex art. 6 del d.P.R. n. 361/2000, in base al principio di prevenzione previsto dall’art. 196 della Legge Fallimentare (R.D. 267/1942);
III. Illegittimità del D.D.G. n. 694 del 26 febbraio 2016 per violazione e falsa applicazione degli artt. 7 e es. della legge 241 del 1990. Violazione buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa ex art. 97 Cost. Violazione del principio di trasparenza, in quanto il provvedimento impugnato è stato adottato senza la previa partecipazione della ricorrente, alla quale non è stato comunicato l’avvio del relativo procedimento;
IV. Illegittimità del D.D.G. n. 694 del 26 febbraio 2016 per violazione e falsa applicazione dell'art. 3 della legge 241 del 1990. Violazione buon andamento e imparzialità dell'azione amministrativa ex art. 97 Cost. Violazione del principio di trasparenza. Violazione diritto di difesa ex art. 24 Cost., in quanto il provvedimento impugnato non contiene alcuna indicazione del termine e dell’autorità cui ricorrere.
B. – Si sono costituiti in giudizio il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, la Presidenza della Regione Siciliana e l’Assessorato Regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale, depositando documentazione.
C. – Con ordinanza n. 636/2016 è stata accolta l’istanza cautelare e fissata la data della discussione del ricorso nel merito, in vista della quale le parti hanno depositato memorie conclusive, e la ricorrente ha prodotto anche ulteriore documentazione.
D. – All’udienza pubblica del giorno 19 giugno 2017, presenti i difensori delle parti, come da verbale, il ricorso è stato posto in decisione.
A. – Viene in decisione il ricorso promosso dall’associazione “I.A.L. Sicilia” in fallimento – ente operante nel settore dell'orientamento e della formazione professionale nel territorio siciliano – avverso gli atti con i quali l’Assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale ha accertato e disposto l’estinzione dell’associazione ai sensi dell’art. 27 cod. civ. e dell’art. 6 del d.P:R. n. 361/2000.
B. – Deve preliminarmente essere esaminata l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dall’Avvocatura dello Stato con riferimento alla Presidenza della Regione Siciliana.
L’eccezione è da respingere, atteso che, come si evince dall’elenco degli atti impugnati, oggetto del ricorso è anche l’annotazione del 2 marzo 2016, disposta dalla Segreteria generale della Presidenza della Regione Siciliana sul Registro delle persone giuridiche di diritto privato, relativa all’estinzione accertata con il decreto impugnato.
C. – Nel merito, ritiene il Collegio di confermare la delibazione assunta in fase cautelare, atteso che il ricorso è fondato nei limiti che saranno appresso precisati.
C.1. – Va prioritariamente esaminato il terzo motivo di carattere assorbente, con il quale si deduce la violazione dell’art. 7 della l. n. 241/1990.
L’art. 7, co. 1, della l. n. 241/1990 stabilisce che, “ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, l’avvio del procedimento stesso è comunicato, con le modalità previste dall’articolo 8, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti ed a quelli che per legge debbono intervenirvi...”.
Secondo un ormai consolidato orientamento della giurisprudenza, la previa comunicazione di avvio del procedimento rappresenta “un principio di carattere generale dell’azione amministrativa”, posto a presidio del corretto andamento dell’iter procedimentale, avente una funzione di salvaguardia del buon andamento e della trasparenza dell’Amministrazione; la norma mira anche ad assicurare l’instaurazione di un effettivo contraddittorio con il destinatario del provvedimento finale (ex plurimis: Consiglio di Stato, Sez. III, 4 aprile 2013, n. 1870; Sez. VI, 22 ottobre 2008, n. 5172; T.A.R. Campania, Salerno, Sez. I, 6 luglio 2016, n. 1596; TAR Campania, Napoli, Sez. IV, 9 giugno 2016, n. 2927; T.A.R. Veneto, 9 aprile 2013, n. 531).
Osserva il Collegio che, sebbene sia stato chiarito - anche mediante l’introduzione dell’art. 21 octies della l. n. 241/1990 - che il citato art. 7 non deve essere applicato meccanicisticamente, bensì in una prospettiva sostanzialistica, deve tuttavia essere valutato concretamente se la parte privata avrebbe potuto fornire un apporto collaborativo all’istruttoria, anche in relazione alla portata, eventualmente vincolata, del provvedimento finale (v. Consiglio di Stato, Sez. IV, 12 giugno 2017, n. 2855).
Nel caso in esame costituisce circostanza incontestata che il resistente Assessorato non ha fatto precedere l’adozione del provvedimento di estinzione dalla comunicazione di avvio del procedimento, adottando, pertanto, detto provvedimento finale senza consentire all’associazione ricorrente di fornire eventuali apporti in ordine alla sussistenza dei presupposti per l’estinzione.
Sotto tale profilo non è ininfluente rilevare che il provvedimento di estinzione, lungi dall’avere un contenuto vincolato, costituisce un provvedimento discrezionale, espressione delle funzioni di vigilanza e controllo esercitate dalla Regione Siciliana sugli enti iscritti nel registro delle persone giuridiche private, secondo quanto disposto dal d. lgs. n. 26/1997 (Norme di attuazione dello Statuto della Regione Siciliana in materia di persone giuridiche private) e dell’art. 5 del d.P.R. n. 361/2000.
Sicché, se può convenirsi con la difesa erariale in ordine alla non inerenza al caso di specie dell’invocato principio di proporzione - in quanto, una volta sussistenti i presupposti ex art. 27 cod. civ., non può che conseguire l’estinzione – deve rimarcarsi il carattere discrezionale di tale valutazione, per la cui compiutezza deve essere assicurata la partecipazione procedimentale del destinatario del provvedimento finale.
C.2. – Sebbene l’accoglimento della censura di ordine formale sarebbe di per sé sufficiente, il Collegio ritiene opportuno, quanto ai presupposti della dichiarata estinzione, esaminare anche il primo motivo, il quale è fondato sotto il limitato profilo dell’eccesso di potere per erronea presupposizione in fatto ed erronea motivazione.
Come accennato, il provvedimento impugnato si basa sia sulla disposta revoca dell’accreditamento delle sedi dell’Associazione; sia, sulla sentenza dichiarativa del fallimento, del cui contenuto il competente Dipartimento ha preso atto, desumendone la “impossibilità sopravvenuta dell’Associazione IAL SICILIA di raggiungere lo scopo previsto dal proprio statuto” (cfr. premesse del D.D.G. n. 694/2016).
Deve, tuttavia, rilevarsi che l’esistenza di tale pronuncia – confermata in grado di appello - non si traduce per ciò stesso nella (pressoché automatica) sussistenza di una causa di estinzione della persona giuridica per impossibilità di perseguire l’oggetto sociale, ai sensi del combinato disposto degli articoli 6 del d.P.R. n. 361/2000 e 27 cod. civ.; venendo piuttosto in rilievo l’accertamento dello stato di insolvenza dell’ente, dal quale deriva l’impossibilità di adempiere alle obbligazioni assunte.
Rispetto a tale accertamento, va considerata la possibilità, in astratto, per il soggetto dichiarato fallito, di tornare in bonis e, quantomeno potenzialmente, di conseguire una nuova idoneità a svolgere l’attività per la quale è stato costituito.
Diversa è la situazione in caso di estinzione di una persona giuridica ai sensi del richiamato art. 27 cod. civ.,, alla quale consegue esclusivamente la fase transitoria - quanto indispensabile - della liquidazione del patrimonio ai sensi degli artt. 11 e ss. delle disposizioni di attuazione del codice civile, con il compimento di atti funzionali alla stessa liquidazione da parte di organi di nomina giudiziaria.
E, per quanto la situazione in cui versa l’associazione ricorrente, per come descritta dalla Corte d’Appello di Palermo nella sentenza n. 1305/2016 (in atti), si caratterizzi per essere una “situazione di impotenza non transeunte a soddisfare regolarmente e con mezzi normali le proprie obbligazioni”, tale situazione, accertata con la dichiarazione di fallimento, si connota per la non definitività e per la possibilità di un ritorno in bonis dell’impresa (v. Cass. pen., Sez. V, 15 novembre 2012, n. 44824).
Ne consegue che l’Assessorato, in sede di rinnovato esercizio del potere - nel contraddittorio procedimentale condotto assicurando all’associazione una compiuta partecipazione - dovrà tenere conto della peculiare situazione determinata dall’apertura del fallimento e, naturalmente, degli eventuali sviluppi della stessa procedura fallimentare.
C.3. – Deve essere, infine, precisato che parte ricorrente ha impugnato anche il D.D.G. n. 52386 del 2 settembre 2013 e il D.D.G. n. 2454 del 27 maggio 2014, con i quali il resistente Assessorato ha disposto la revoca dell'accreditamento di tutte le sedi operative dell'Associazione: per tale parte, tuttavia, il ricorso non può trovare accoglimento, in quanto tali provvedimenti sono già stati impugnati con ricorso a questo Tribunale, R.G. n. 2245/2014, definito con sentenza di rigetto n. 931 del 31 marzo 2017.
Con tali precisazioni ed entro tali limiti il ricorso deve essere accolto e, per l’effetto, devono essere annullati solo i seguenti atti: il decreto n. 694 del 26 febbraio 2016 del Dipartimento dell’istruzione e della formazione professionale; la nota prot. n. 14841 del 9 marzo 2016 del Dipartimento dell'Assessorato dell'istruzione e della formazione professionale; l’annotazione del 2 marzo 2016 sul Registro delle persone giuridiche di diritto privato disposta dalla Segreteria generale della Presidenza della Regione Siciliana.
D. – Gli specifici profili della controversia inducono il Collegio a compensare tra le parti le spese di giudizio.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie nei limiti di cui in motivazione e, per l’effetto, annulla gli atti specificati in motivazione.