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Timestamp: 2019-09-19 12:27:49+00:00
Document Index: 153129321

Matched Legal Cases: ['art. 150', 'art. 32', 'art.158', 'sentenza ', 'art. 151', 'art. 158', 'art. 126', 'art. 19', 'art. 708', 'art. 151', 'art. 106', 'art. 106', 'art. 106', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 83', 'art. 1', 'in fine', 'art. 155', 'sentenza ', 'art. 161', 'art. 155', 'sentenza ', 'art. 330', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 570', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 167', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Quanti tipi di separazione personale dei coniugi sono previsti dal nostro ordinamento giuridico? Risponde l’avvocato Sergio Armaroli
L’art. 150 2 comma c.c. prevede due tipi di separazione: “giudiziale” o “consensuale”.
La separazione può essere giudiziale o consensuale .
Il diritto di chiedere la separazione giudiziale o l’omologazione di quella consensuale spetta esclusivamente ai coniugi. (1)
(1) Il presente articolo è stato così sostituito dall’art. 32 L. 19.05.1975, n. 151.
La separazione consensuale (art.158 c.c.) è un rimedio volontario di definizione della crisi coniugale.
II. La separazione legale: giudiziale e consensuale
La separazione legale può essere giudiziale, se pronunciata con sentenza (v. art. 151 c.c.),
ovvero consensuale, se informata all’accordo tra i coniugi omologato dal giudice (v. art. 158 c.c.).
La causa della separazione, sia essa giudiziale o consensuale, si rinviene nell’autonomia dei coniugi
di sospendere l’attuazione del loro rapporto coniugale, in quanto possibile
Peraltro, possono individuarsi differenti “fattispecie di separazione”, ancorché discussa ne sia la
riconducibilità all’istituto, nella separazione temporanea disposta dal tribunale in pendenza di un
procedimento di nullità del matrimonio innanzi al tribunale civile (art. 126 c.c.) ovvero ecclesiastico
(art. 19, l. matr.), e nel provvedimento provvisorio e urgente di separazione disposto con
l’ordinanza di cui all’art. 708 c.p.c. dal presidente del tribunale
Ai coniugi viene infatti riconosciuta ampia autonomia nello stabilire le condizioni della separazione in ordine alla regolamentazione degli aspetti economici, personali e patrimoniali dei medesimi.
Il legislatore, si preoccupa principalmente di garantire la tutela degli interessi della prole, è infatti previsto il controllo da parte del Tribunale delle condizioni della separazione concordate, al fine di assicurare che gli accordi presi non ledano gli interessi dei minori e comunque siano conformi alla legge.Aurtonomia ovviamete ch eha dei limiti circ ai figli, xirca l’affido degli stessi
Per questo tipo di separazione è l’accordo dei coniugi, che insieme dovranno stabilire le condizioni della separazione e cioè regolare gli aspetti relativi alla misura dell’assegno di mantenimento dei figli e del coniuge ecomicamente più debole, alla assegnazione della casa famigliare, all’affidamento dei figli, dei tempi e i modi di visita e permanenza dei figli minori presso entrambi i genitori.
La separazione giudiziale (art. 151 c.c.) è un procedimento giudiziale che può essere introdotto con ricorso al Tribunale da parte di uno o entrambi i coniugi quando si verificano, anche indipendentemente dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi, fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza o da recare grave pregiudizio alla educazione della prole.
Il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio. (1)
Il coniuge ricorre alla giudiziale quando intende ad esempio chieder e un addebito della separazione
SeparazioneLibro Primo Delle persone e della famiglia
Titolo VI Del matrimonio
Capo V Dello scioglimento del matrimonio e della separazione dei coniugi
Art. 149. Scioglimento del matrimonio.
Art. 150. Separazione personale.
Art. 151. Separazione giudiziale.
ì Codice Civile
Libro Primo Delle persone e della famiglia
Art. 152. (1) [Separazione per condanna penale.
Art. 153. (1) [Separazione per non fissata residenza.
Art. 154. Riconciliazione.
decorrere dal 7 febbraio 2014.
Art. 155-bis. (1) Affidamento a un solo genitore e opposizione all’affidamento condiviso.
Articolo abrogato dall’art. 106, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014.
Art. 155-ter. (1) Revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento dei figli.
_______________ Per approfondimenti vedi l’articolo di Piero Calabrò: Legge sull’affido condiviso: profili processuali.
Art. 155-quater. (1) Assegnazione della casa familiare e prescrizioni in tema di residenza.
Art. 155-quinquies. (1) Disposizioni in favore dei figli maggiorenni.
Art. 155-sexies. (1) Poteri del giudice e ascolto del minore.
Articolo abrogato dall’art. 106, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014. _______________
Art. 156. Effetti della separazione sui rapporti patrimoniali tra i coniugi.
Art. 156-bis. Cognome della moglie.
Art. 157. Cessazione degli effetti della separazione.
Art. 158. Separazione consensuale.
Articolo abrogato dall’art. 106, comma 1, lett. a), D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, a decorrere dal 7 febbraio 2014
La Corte costituzionale con sentenza 31 maggio 1983, n. 144 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che le disposizioni ivi contenute si applichino a favore dei figli di coniugi consensualmente separati. (2) La Corte Costituzionale con sentenza 19 gennaio 1987, n. 5 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che le disposizioni ivi contenute si applichino ai coniugi separati consensualmente. (3) La Corte Costituzionale con sentenza 6 luglio 1994, n. 278 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che il giudice istruttore possa adottare nel corso della causa di separazione il provvedimento di ordinare ai terzi debitori del coniuge obbligato al mantenimento di versare una parte delle somme direttamente agli aventi diritto. (4) La Corte Costituzionale con sentenza 19 luglio 1996 n. 258 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del presente comma nella parte in cui non prevede che il giudice istruttore possa adottare nel corso della causa di separazione il provvedimento di sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato al mantenimento. _______________
Divorzio Legge 1 dicembre 1970, n. 898
è stata pronunciata con sentenza passata in giudicato la separazione giudiziale fra i coniugi, ovvero è stata omologata la separazione consensuale ovvero è intervenuta separazione di fatto quando la separazione di fatto stessa è iniziata almeno due anni prima del 18 dicembre 1970.
La Corte Costituzionale, con sentenza 23 maggio 2008, n. 169, ha dichiarato l’incostituzionalità del presente comma, limitatamente alle parole: “del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi ovvero, in mancanza,” in quanto “L’individuazione di tale criterio di competenza è manifestamente irragionevole, non sussistendo alcuna valida giustificazione della adozione dello stesso, ove si consideri che, in tema di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella maggioranza delle ipotesi, la residenza comune è cessata, quanto meno dal momento in cui i coniugi, in occasione della domanda di separazione – giudiziale o consensuale – sono stati autorizzati a vivere separatamente, con la conseguenza che, tenute presenti le condizioni per proporre la successiva domanda di divorzio, non è ravvisabile alcun collegamento fra i coniugi e il tribunale individuato dalla norma.“
Il coniuge, al quale non spetti l’assistenza sanitaria per nessun altro titolo, conserva il diritto nei confronti dell’ente mutualistico da cui sia assistito l’altro coniuge. Il diritto si estingue se egli passa a nuove nozze
Lo Stato e gli altri enti indicati nell’art. 1 del testo unico delle leggi concernenti il sequestro, il pignoramento e la cessione degli stipendi, salari e pensioni dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1950, n. 180, nonché gli altri enti datori di lavoro cui sia stato notificato il provvedimento in cui è stabilita la misura dell’assegno e l’invito a pagare direttamente al coniuge cui spetta la corresponsione periodica, non possono versare a quest’ultimo oltre la metà delle somme dovute al coniuge obbligato, comprensive anche degli assegni e degli emolumenti accessori.
Per assicurare che siano soddisfatte o conservate le ragioni del creditore in ordine all’adempimento degli obblighi di cui agli articoli 5 e 6, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro dei beni del coniuge obbligato a somministrare l’assegno. Le somme spettanti al coniuge obbligato alla corresponsione dell’assegno di cui al precedente comma sono soggette a sequestro e pignoramento fino alla concorrenza della metà per il soddisfacimento dell’assegno periodico di cui agli articoli 5 e 6.
Articolo soppresso dalla Legge 6 marzo 1987, n. 74.
CONSULENZA E ASSISTENZA LEGALE A BOLOGNA SU SEPARAZIONI E DIVORZI
Assegno di mantenimento L’assegno di mantenimento in favore dell’ex coniuge in caso di separazione personale
Con la separazione personale (che sia consensuale o giudiziale) il vincolo matrimoniale non viene sciolto, bensì sospeso in maniera transitoria in attesa della sentenza di divorzio. La separazione potrebbe anche non sfociare mai in una richiesta di divorzio e, nella migliore delle ipotesi, anche interrompersi per avvenuta riconciliazione tra le parti che porterebbe al decadimento dei suoi effetti. Lo status giuridico di coniuge, infatti, rimane inalterato mentre a mutare sono alcuni aspetti legati al matrimonio quali, ad esempio, l’obbligo di fedeltà e di convivenza. In sostanza si congelano quei doveri di assistenza morale e di collaborazione, ma rimane attivo il dovere di assistenza materiale che va a confluire proprio nella determinazione dell’assegno di mantenimento per quel coniuge che necessita di un sostentamento in quanto privo di propri redditi o insufficienti per adempiere alle proprie necessità. Condizione essenziale affinché si genere tale onere a carico di uno dei due coniugi separati è la non titolarità di adeguati redditi propri. Per
Regime patrimoniale (separazione e comunione)
BUDRIOseparazione e alimenti per i figli
In un giudizio di separazione personale dei coniugi M.R. e B.F., la Corte di appello di Catania, con sentenza 11 giugno 2010, in parziale accoglimento dell’appello proposto da M.R. e riformando la impugnata sentenza 20 giugno 2008 del Tribunale di Catania, ha affidato i due figli minori alla madre, con divieto provvisorio di contatti con il padre, le ha assegnato l’abitazione e ha posto a carico del B. l’obbligo di versarle un assegno mensile di € 800,00 per il mantenimento dei figli; ha confermato la prima decisione che aveva dichiarato abbandonata la domanda di addebito della separazione e condannato l’appellato alle spese del giudizio. Dalla ricostruzione fatta dalla corte di appello, per quanto ancora interessa, risulta che il tribunale aveva disposto l’affidamento condiviso dei figli collocandoli presso il padre e disciplinato la frequentazione con la madre e, con successivo decreto 12 settembre 2008, ne aveva limitato gli incontri con i figli; aveva assegnato al marito la casa coniugale e posto a carico della moglie M. l’obbligo di versare un assegno di mantenimento per i figli. I giudici di appello, anche sulla base di una relazione del servizio di psichiatria della Asl di Siracusa, hanno ritenuto che il comportamento negativo dei figli verso la madre fosse stato provocato dalla condotta ostruzionistica del marito che aveva ostacolato gli incontri e ingiustificatamente screditato la figura della madre nei loro confronti, in tal modo danneggiandone l’equilibrio psichico; hanno quindi ritenuto che l’affidamento condiviso fosse pregiudizievole per i minori, che hanno affidato pertanto alla madre in via esclusiva. Avverso la suddetta sentenza B.F. propone ricorso per cassazione articolato in sette motivi. M.R. resiste con controricorso illustrato da memoria.
Nel primo motivo è dedotta la nullità dell’atto di appello di M.R. del 15 ottobre 2008) in quanto la procura alle liti non era ad esso incorporata ma solo spillata mediante punti metallici. Il motivo è infondato, alla luce dell’art. 83, comma 3, c.p.c. nel quale l’art. 1 della legge n. 141 del 1997 ha aggiunto, in fine, il seguente periodo: “La procura si considera apposta in calce anche se rilasciata su foglio separato che sia però congiunto materialmente all’atto cui si riferisce”. La collocazione materiale della procura, in seguito alla citata novella, fa ritenere certa la provenienza del potere di rappresentanza e dà luogo alla presunzione di riferibilità della procura stessa al giudizio cui accede. Nel secondo motivo è dedotta la violazione dell’art. 155 sexies c.c., introdotto dalla legge n. 54 del 2006 (sulla scorta degli artt. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo e 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996, ratificata con la legge n. 77 del 2003), per la mancata audizione dei minori C. e R. (rispettivamente di quindici e nove anni nel 2010). Il motivo infondato oltre che generico. Il ricorrente non ha precisato a quale fase del giudizio sia riferita la denunciata violazione, né tiene conto che l’audizione dei figli minori (che abbiano compiuto dodici anni e anche di età inferiore ove capaci di discernimento) costituisce un adempimento necessario nelle procedure relative al loro affidamento nel primo grado di giudizio, con la conseguenza che la nullità della sentenza per la violazione dell’obbligo di audizione può essere fatta valere nei limiti e secondo le regole fissate dall’art. 161 c.p.c. e, dunque, è deducibile con l’appello (v. Cass. n. 1251/2012). Il motivo inoltre è sfornito di elementi idonei ad intaccare la decisione sull’affidamento motivata in ragione dell’esistenza di una sindrome da alienazione parentale (PAS) causata da pressioni paterne che avrebbero inficiato i risultati dell’audizione. Nel terzo motivo è dedotto il vizio di motivazione per essere la decisione sull’affidamento stata assunta sulla base di una relazione svolta ad altri fini dal Servizio di psichiatria della Asl, cioè nell’ambito di un percorso di mediazione familiare attivato dal tribunale per i minorenni, ed irritualmente acquisita d’ufficio dalla Corte di appello senza tenere conto di altri elementi istruttori in atti. Il motivo è infondato. La corte di appello, utilizzando la predetta relazione della Asl che diagnosticava una sindrome da alienazione parentale dei figli ed evidenziava il danno irreparabile da essi subito per la privazione del rapporto con la madre, si è limitata a fare uso del potere, attribuito al giudice dall’art. 155 sexies, comma 1, c.c., di assumere mezzi di prova anche d’ufficio ai fini della decisione sul loro affidamento esclusivo alla madre. Essa, inoltre, ha fondato la decisione anche su altri elementi non specificatamente censurati dal ricorrente, concernenti il giudizio negativo circa le attitudini genitoriali del B. (desunto anche dalla reiterata condotta ostruzionistica posta in essere al fine di ostacolare in ogni modo gli incontri dei figli con la madre), dandone conto in una motivazione priva di vizi logici e quindi incensurabile in questa sede. La corte di appello ha comunque auspicato la futura ripresa dei rapporti tra il padre e i figli, demandando al servizio di psichiatria dell’Asl competente di Siracusa di predisporre un idoneo progetto in tal senso. Nel quarto motivo si censura la sentenza impugnata per vizio di motivazione per non avere valutato le attitudini genitoriali della madre, che rivelerebbero il suo intento di allontanare i figli del padre. Il motivo è infondato. La corte di merito ha motivato ampiamente e senza incorrere in vizi logici, nemmeno specificamente denunciati, in ordine alle piene attitudini genitoriali di M.R., affermando tra l’altro che, contrariamente a quanto denunciato dal B., “non è emerso alcun disturbo psichico, né è mai stata dimostrata l’esistenza di una condotta della M. pregiudizievole per i figli”. Nel quinto motivo è dedotta violazione di legge per avere la corte di merito deciso sull’affidamento dei figli e sul divieto per il padre di avere contatti con essi, in pendenza del procedimento attivato davanti al tribunale per i minorenni della stessa M.R. ex art. 330 c.c. per la decadenza del padre dalla potestà genitoriale. Il motivo è infondato. La denunciata violazione non sussiste, stante la reciproca autonomia delle attribuzioni del tribunale per i minorenni, competente ad assumere i provvedimenti incidenti sulla spettanza della potestà genitoriale (artt. 330 c.c. e 38 disp. Att. c.c.), e del tribunale ordinario quale giudice della separazione competente sulle modalità di esercizio della potestà medesima (v. Cass. n. 6841/2011), anche quando l’affidamento dei figli sia richiesto in ragione dell’esistenza di un grave pregiudizio per i figli minori (v. Cass. n. 20352/2011). Nel sesto motivo sono dedotti i vizi di violazione di legge e insufficiente motivazione circa la determinazione dell’assegno di mantenimento a carico del B. e in favore dei figli, in assenza di dati obiettivi sulle capacità reddituali dell’obbligato. Il motivo è inammissibile, con esso denunciandosi la violazione di non precisate leggi e mirandosi ad una rivalutazione, non consentita in questa sede, dei fatti posti a sostegno della quantificazione dell’assegno, che la corte di appello ha effettuato in misura corrispondente a quella già effettuata in sede presidenziale (quando i figli erano collocati presso la madre), con adeguamento al mutato costo della vita e alle accresciute esigenze dei figli. Il settimo motivo riguarda la condanna, ritenuta iniqua, alle spese processuali del giudizio di appello. Il motivo è infondato, alla luce del principio che solo la compensazione dev’essere sorretta da motivazione e non già l’applicazione della regola della soccombenza cui il giudice si sia uniformato (v. Cass. n. 2730/2012). In conclusione il ricorso va rigettato. Sussistono giusti motivi per compensare le spese del giudizio di legittimità, in considerazione della complessità delle questioni trattate, dimostrata anche dall’esito oscillante delle varie fasi del giudizio di merito.
Il dovere di assistenza morale e materiale e l’obbligo di mantenimento del coniuge separato
Per la determinazione dell’assegno di mantenimento è strettamente connessa all’individuazione della parte che risulta più svantaggiata a causa della sospensione del vincolo matrimoniale, qualora non sia in grado di garantire lo stesso tenore di vita di cui godeva in precedenza. Il compito del giudice, infatti, sarà quello di riequilibrare le reali capacità economiche della coppia separata stabilendo il giusto valore del mantenimento.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 17 ottobre – 6 dicembre 2012, n. 21988 Presidente Fioretti – Relatore Piccininni
Con ricorso del 4.10.2005 G..F. sollecitava declaratoria di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario celebrato con R..V. . Pronunciato il divorzio dal Tribunale di Bolzano adito, il giudizio proseguiva con riferimento alla richiesta del riconoscimento di assegno di mantenimento avanzata dalla V. , richiesta che veniva accolta con la condanna del F. a corrispondere alla ex coniuge un assegno di mantenimento quantificato nella misura di Euro 1.200. La decisione, impugnata dall’originario ricorrente, veniva parzialmente riformata dalla Corte di Appello di Trento, sezione distaccata di Bolzano, che riduceva l’importo dell’assegno di mantenimento a Euro 800 mensili, stabilendone la decorrenza a far tempo dal passaggio in giudicato della sentenza non definitiva di divorzio, nonché il conguaglio con quanto la V. aveva ricevuto in più, per effetto dei maggiori versamenti effettuati dal F. , in adempimento degli obblighi originariamente posti a suo carico. Avverso la detta sentenza V. proponeva ricorso per cassazione affidato a sei motivi (di cui il terzo articolato in due profili), cui resisteva F. con controricorso. La controversia veniva quindi decisa all’esito dell’udienza pubblica del 17.10.2012.
Con i motivi di impugnazione V. ha rispettivamente denunciato: 1) violazione dell’art. 5 l. 898/70 con riferimento alla misura dell’assegno divorzile, per la cui quantificazione a torto si sarebbe fatto esclusivo riferimento alla capacità reddituale attuale dell’obbligato; 2) vizio di motivazione in ordine alla detta quantificazione; 3) analogo vizio in relazione alla medesima statuizione, rispetto alla quale: a) non si sarebbe tenuto conto del patrimonio, e segnatamente del TFR; b) si era ritenuta non dimostrata la situazione patrimoniale; 4) vizio di motivazione laddove la Corte territoriale aveva assunto come importo di riferimento, ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento,- il reddito netto anziché quello lordo; 5) Violazione di legge per aver la Corte di Appello pronunciato secondo equità; 6) vizio di motivazione sul punto relativo alla rivalutazione dell’assegno in questione, erroneamente calcolata sulla base degli indici ISTAT, anziché su quelli della provincia di Bolzano. Il ricorso è infondato. Ed infatti, per quanto concerne i primi cinque motivi di impugnazione la doglianza risulta sostanzialmente incentrata sulla pretesa erroneità della decisione, nella parte relativa alla quantificazione dell’assegno divorzile. Tuttavia al riguardo va osservato che la Corte territoriale ha fornito l’indicazione del parametro adottato (commisurazione alla capacità reddituale dell’obbligato), il detto parametro non contrasta con la normativa vigente (segnatamente art. 570/898, che per l’appunto indica fra gli altri il reddito dei coniugi quale piattaforma di commisurazione per la determinazione dell’assegno in questione), sicché non è configurabile alcuna violazione di legge. Inoltre il criterio adottato (un riconoscimento pari ad una somma compresa fra un terzo ed un quarto del reddito percepito dal F. ) è sufficientemente determinato ed è espressione di valutazione di merito (in tal senso, contrariamente a quanto sostenuto, va inteso il contestato riferimento all’equità da parte della Corte di Appello, che all’evidenza intendeva operare un bilanciamento fra le posizioni reddituali dei due coniugi), come tale non sindacabile in questa sede di legittimità. Resta infine il sesto motivo di impugnazione, in relazione al quale è sufficiente rilevare che la rivalutazione del credito si determina sulla base degli indici ISTAT, che in quanto tali trovano applicazione su tutto il territorio nazionale (circostanza che rende inconsistente la doglianza prospettata sul punto) e che comunque, anche a voler ipoteticamente accedere alla tesi sostenuta dalla ricorrente, la pretesa residenza della V. nella provincia di Bolzano è semplicemente affermata, mentre un’eventuale delibazione al riguardo presupporrebbe accertamenti in fatto non compatibili con il giudizio di legittimità. Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato con condanna della ricorrente, soccombente, al pagamento delle spese del giudizio di legittimità liquidate in dispositivo.
Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione degli artt. 166, 167, 170 c.p.c., affermando che la domanda della G. era tardiva, non avendo rispettato la relativa memoria il termine di cui all’art. 167 c.p.c. di venti giorni prima dell’udienza.
Con il secondo motivo, egli sostiene la nullità della sentenza ex art. 112 c.p.c., in quanto la Corte di merito avrebbe del tutto ignorato l’eccezione proposta di inammissibilità della domanda.
I due motivi, attinenti alla tardività della domanda della G. , possono trattarsi congiuntamente e vanno dichiarati inammissibili. Non era sufficiente infatti – come invece afferma l’odierno ricorrente – proporre l’eccezione in comparsa di risposta in appello, ma, al contrario, sarebbe stata necessaria una specifica impugnazione da parte dello Z. (sotto forma di appello incidentale), laddove egli si è limitato a chiedere la reiezione dell’appello e la conferma della sentenza di primo grado. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 115 cpc e 2697 c.c., in ordine al reddito delle parti e al tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di convivenza. Con il quarto, vizio di motivazione circa le attuali condizioni economiche dei coniugi; con il quinto, vizio di motivazione sul tenore di vita dei coniugi durante la convivenza famigliare; con il sesto, vizio di motivazione circa il criterio con cui è stato determinato l’assegno mensile a carico del ricorrente.
I motivi possono trattarsi congiuntamente, essendo tutti attinenti alla fondatezza della domanda di assegno. Va osservato a tal proposito che l’assegno, anche in sede di separazione, deve essere idoneo a conservare tendenzialmente al coniuge il tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale, e indice di tale tenore di vita, in mancanza di ulteriori prove, può essere l’attuale divario reddituale tra i coniugi (tra le altre Cass. N., 2156 del 2010, seppur con riferimento all’assegno divorzile).
Del resto, il ricorrente per gran parte propone profili di fatto, insuscettibili di controllo in questa sede, a fronte di una sentenza dalla motivazione adeguata e non illogica. Il giudice a quo non ha certo esorbitato dalle sue competenze, richiamando la CTU espletata, nonché le dichiarazione dei redditi, delle quali quelle dello Z. apparivano incomplete, le dichiarazioni delle parti all’udienza presidenziale, gli estratti conto prodotti.
Secondo la Corte di merito, emerge dalle risultanze di causa l’esistenza di un cospicuo patrimonio immobiliare dello Z. (come indicato dal CTU), fonte di un discreto reddito mensile di Euro 5.300,00, ma una ben più notevole disponibilità di denaro (sulla base degli estratti di conto corrente).
Assente infine era, nella pronuncia di primo grado – secondo la sentenza impugnata -la valutazione relativa a partecipazione societaria (una quota del 75% – il 50% era stato valutato nell’anno 2000 in lire 719.000.000 da uno studio di commercialisti, come da documentazioni in atti; di tale società lo Z. era amministratore). Al contrario per la moglie, il reddito mensile, sulla base delle dichiarazione dei redditi (lavoro e affitti di fabbricati di sua proprietà) – continua il giudice a quo – è di Euro 3.000,00, da cui dovrebbe sottrarsi la somma di Euro 786,84 per mutuo per acquisto di abitazione, risultante da piano di ammortamento bancario. (Aggiunge la sentenza impugnata con, motivazione adeguata e non contraddittoria, che pur non essendo prodotto il contratto di mutuo, può presumersi la conclusione di tale contratto, che non richiede prova scritta).
Quanto alla determinazione dell’importo dell’assegno, chiarisce la sentenza impugnata che l’importo di Euro 1.500,00 mensile è “cifra minima”, in relazione alla notevole sproporzione delle condizioni economiche dei coniugi. Conclusivamente va rigettato il ricorso. Le spese seguono la soccombenza.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 18 settembre – 6 dicembre 2012, n. 21979 Presidente Fioretti – Relatore Dogliotti
Con sentenza in data 27 – 30/3/2007, il Tribunale di Vicenza dichiarava la separazione personale dei coniugi Z.A. e G.G. ; dichiarava inammissibile la domanda riconvenzionale proposta dalla G. di addebito della separazione al marito e rigettava la sua domanda diretta ad ottenere un contributo per il mantenimento, a carico dello Z. . La G. proponeva appello, con ricorso notificato in data 03/08/2007. Si costituiva la controparte, chiedendone il rigetto e la conferma della sentenza di primo grado. Con sentenza in data 12/11/ – 25/01/2008, la Corte di Appello di Venezia, in parziale riforma della impugnata sentenza, condannava Z.A. a corrispondere alla G. assegno mensile di Euro 1.500,00. Ricorre per cassazione lo Z. , sulla base di sei motivi. Resiste con controricorso la G. . Lo Z. ha depositato memoria per l’udienza.
Con il primo motivo il ricorrente lamenta violazione degli artt. 166, 167, 170 c.p.c., affermando che la domanda della G. era tardiva, non avendo rispettato la relativa memoria il termine di cui all’art. 167 c.p.c. di venti giorni prima dell’udienza. Con il secondo motivo, egli sostiene la nullità della sentenza ex art. 112 c.p.c., in quanto la Corte di merito avrebbe del tutto ignorato l’eccezione proposta di inammissibilità della domanda. I due motivi, attinenti alla tardività della domanda della G. , possono trattarsi congiuntamente e vanno dichiarati inammissibili. Non era sufficiente infatti – come invece afferma l’odierno ricorrente – proporre l’eccezione in comparsa di risposta in appello, ma, al contrario, sarebbe stata necessaria una specifica impugnazione da parte dello Z. (sotto forma di appello incidentale), laddove egli si è limitato a chiedere la reiezione dell’appello e la conferma della sentenza di primo grado. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 115 cpc e 2697 c.c., in ordine al reddito delle parti e al tenore di vita goduto dai coniugi in costanza di convivenza. Con il quarto, vizio di motivazione circa le attuali condizioni economiche dei coniugi; con il quinto, vizio di motivazione sul tenore di vita dei coniugi durante la convivenza famigliare; con il sesto, vizio di motivazione circa il criterio con cui è stato determinato l’assegno mensile a carico del ricorrente. I motivi possono trattarsi congiuntamente, essendo tutti attinenti alla fondatezza della domanda di assegno. Va osservato a tal proposito che l’assegno, anche in sede di separazione, deve essere idoneo a conservare tendenzialmente al coniuge il tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale, e indice di tale tenore di vita, in mancanza di ulteriori prove, può essere l’attuale divario reddituale tra i coniugi (tra le altre Cass. N., 2156 del 2010, seppur con riferimento all’assegno divorzile). Del resto, il ricorrente per gran parte propone profili di fatto, insuscettibili di controllo in questa sede, a fronte di una sentenza dalla motivazione adeguata e non illogica. Il giudice a quo non ha certo esorbitato dalle sue competenze, richiamando la CTU espletata, nonché le dichiarazione dei redditi, delle quali quelle dello Z. apparivano incomplete, le dichiarazioni delle parti all’udienza presidenziale, gli estratti conto prodotti. Secondo la Corte di merito, emerge dalle risultanze di causa l’esistenza di un cospicuo patrimonio immobiliare dello Z. (come indicato dal CTU), fonte di un discreto reddito mensile di Euro 5.300,00, ma una ben più notevole disponibilità di denaro (sulla base degli estratti di conto corrente). Assente infine era, nella pronuncia di primo grado – secondo la sentenza impugnata -la valutazione relativa a partecipazione societaria (una quota del 75% – il 50% era stato valutato nell’anno 2000 in lire 719.000.000 da uno studio di commercialisti, come da documentazioni in atti; di tale società lo Z. era amministratore). Al contrario per la moglie, il reddito mensile, sulla base delle dichiarazione dei redditi (lavoro e affitti di fabbricati di sua proprietà) – continua il giudice a quo – è di Euro 3.000,00, da cui dovrebbe sottrarsi la somma di Euro 786,84 per mutuo per acquisto di abitazione, risultante da piano di ammortamento bancario. (Aggiunge la sentenza impugnata con, motivazione adeguata e non contraddittoria, che pur non essendo prodotto il contratto di mutuo, può presumersi la conclusione di tale contratto, che non richiede prova scritta). Quanto alla determinazione dell’importo dell’assegno, chiarisce la sentenza impugnata che l’importo di Euro 1.500,00 mensile è “cifra minima”, in relazione alla notevole sproporzione delle condizioni economiche dei coniugi. Conclusivamente va rigettato il ricorso. Le spese seguono la soccombenza.
Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 15 giugno – 6 dicembre 2012, n. 21977 Presidente Fioretti – Relatore Bisogni
Il Tribunale di Belluno con sentenza dichiarativa della cessazione degli effetti civili del matrimonio intercorso fra B.G. e C..D.V. poneva a carico del primo un assegno divorzile per l’ammontare di 220 Euro ma la Corte di appello di Venezia, accogliendo l’appello del B. , dichiarava non dovuto alcun assegno. 2. Con ricorso del 28 maggio 2007 C..D.V. ha chiesto il ripristino dell’assegno adducendo il peggioramento delle sue condizioni economiche (condizioni di salute, accresciuta difficoltà di reperire un’occupazione lavorativa, necessità di interventi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria nel fabbricato condominiale in cui è ubicata la sua abitazione cui aveva fatto fronte con un mutuo) e il miglioramento di quelle del B. (entrato finalmente in possesso di alcune proprietà ereditate in precedenza che aveva potuto cedere in locazione). 3. Il Tribunale di Belluno ha accolto parzialmente il ricorso e ha imposto al B. l’obbligo di versare un assegno mensile di 100 Euro a decorrere dall’agosto 2008 e con rivalutazione a partire dall’anno successivo. 4. La Corte di appello di Venezia ha respinto il reclamo del B. e quello della D.V. . 5. Ricorre per cassazione G..B. affidandosi a tre motivi di ricorso. 6. Si difende con controricorso C..D.V. .
Con il primo motivo di ricorso si deduce error in procedendo ex art. 360 n. 4 c.p.c. per avere la Corte di appello fatto malgoverno dei principi in materia di giudicato sostanziale e di preclusione del dedotto e del deducibile. Il ricorrente imputa alla Corte di appello di aver qualificato erroneamente come sopravvenienza fattuale un evento già verificato al momento della precedente statuizione della stessa Corte di appello che aveva negato l’assegno divorzile riferendosi all’acquisito possesso di un immobile già ereditato in precedenza. Rileva infatti che tale acquisizione del possesso era già intervenuta nel 2004 e cioè precedentemente alla citata sentenza del 29.11.2004/22.2.2005. 8. Il motivo è infondato perché la circostanza che costituisce una variazione della posizione reddituale degli ex coniugi consiste nella percezione del reddito da tale immobile e non dalla sua semplice acquisizione. 9. Con il secondo motivo di ricorso si deduce la contraddittorietà della motivazione quanto al collegamento fra un aggravio una tantum delle condizioni economiche della ex moglie e l’imposizione a tempo indefinito di un assegno divorzile a carico del ricorrente. 10. Anche questo motivo è infondato perché è stato preso in considerazione non l’esborso costituito dall’importo complessivo della quota dei lavori condominiali ma l’esposizione debitoria contratta a tal fine dalla D.V. con l’acquisizione di un finanziamento bancario. 11. Con il terzo motivo di ricorso si deduce omessa e insufficiente motivazione, per aver la Corte di appello ricollegato ai riscontrati fatti nuovi l’imposizione a tempo indefinito di un assegno in assenza di rinnovata valutazione comparativa circa le situazioni economiche degli ex coniugi. 12. Il motivo appare formulato in modo del tutto generico ed erroneo perché la rappresentazione di specifici fatti nuovi tali da poter costituire il presupposto per il ripristino di un assegno non impone al giudice di riesaminare l’intera posizione economica dei coniugi in difetto di deduzioni specifiche e relative a fattori modificativi della situazione presistente. 13. Il ricorso va pertanto respinto con condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione.
“La Corte di merito avrebbe stabilito un nesso di causalità tra infedeltà di quest’ultimo e intollerabilità della prosecuzione della convivenza senza attribuire il giusto rilievo a tutti gli elementi, e in particolare alle deposizioni testimoniali, che avevano evidenziato che la insanabile crisi della coppia era di gran lunga precedente la vicenda di infedeltà coniugale. Ed anche la donazione della villetta, cui la Corte di merito aveva attribuito il significato di escludere la sussistenza, all’epoca dell’atto (marzo 2001), di un contrasto insanabile tra i coniugi, avrebbe avuto, invece, secondo il ricorrente, il diverso senso di un estremo tentativo di salvare il rapporto tra i due, e comunque sarebbe stata bilanciata dalla circostanza che nel medesimo arco di tempo la G. si era trasferita a dormire nella mansarda della residenza familiare. Senza considerare che una operazione di trasferimento immobiliare tra due coniugi non avrebbe alcuna valenza probatoria della tollerabilità della convivenza fra gli stessi. 3. Le censure – che, in quanto strettamente connesse sul piano logico-giuridico siccome volte alla valorizzazione di alcuni elementi asseritamente idonei a comprovare la intollerabilità della convivenza tra il B. e la G. in epoca precedente la instaurazione di una relazione extraconiugale da parte del primo, vanno trattate congiuntamente – sono infondate. La Corte lagunare ha confermato la pronuncia di addebito della separazione al B. già emessa dal giudice di primo grado dopo aver attentamente valutato le emergenze processuali, che ha ricostruito dando esaustivamente conto dell’iter logico attraverso il quale è pervenuta al convincimento del ruolo decisivo avuto nel naufragio della vita coniugale dalla infedeltà del B. In tale chiave, la Corte territoriale ha valorizzato le deposizioni dei testi che comprovavano che le tensioni dei coniugi erano state determinate dal progressivo disinteresse ed insofferenza manifestati dall’attuale ricorrente nei confronti della moglie. Ed ha ritenuto comunque significativo della non insanabilità del contrasto, fino all’epoca dell’inizio della frequentazione del B. con altra donna, l’atto di donazione a quest’ultimo della villetta di Lozzo Atestino compiuto dalla G. nel marzo del 2001. L’illustrato percorso motivazionale del giudice di secondo grado risulta, immune da vizi. 4. Con il terzo motivo si deduce contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio per avere la Corte d’appello prima affermato che gli accantonamenti patrimoniali di cui può beneficiare il sig. B. devono essere presi in considerazione quali componenti del suo patrimonio personale ai fini della quantificazione dell’assegno di separazione e per averli, poi, ritenuti elementi di determinazione del reddito annuo del ricorrente.”
· SEZIONE I
· SENTENZA 8 GENNAIO 2014, N. 130
· Ritenuto in fatto
1. Con il primo motivo di ricorso si deduce omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, per avere la Corte d’appello totalmente omesso di pronunciarsi in merito all’esistenza di cause di intollerabilità della prosecuzione della convivenza anteriori all’infedeltà ascritta al ricorrente sig. B. ed avere addebitato a quest’ultimo la separazione coniugale. Si osserva che fin dall’atto introduttivo del giudizio di primo grado il B. aveva sottolineato il deterioramento del rapporto coniugale verificatosi negli ultimi anni a causa dello stato di alcolismo della moglie, dal quale ella aveva cercato di uscire con una cura, ma che la affliggeva ancora e la aveva trasformata, sicchè da anni ogni comunione materiale e spirituale tra i due era cessata. Sulla circostanza della dipendenza da alcool della G. né la Corte d’appello, né, in precedenza, il Tribunale, si erano pronunciati, nonostante il B. avesse in essa individuato la causa principale dell’impedimento alla prosecuzione della convivenza. Del resto, già la sentenza del 2006, con la quale il Tribunale di Padova si era pronunciato sulla domanda di revocazione della donazione della villetta di Lozzo Atestino fatta dalla G. al B., aveva sottolineato che il logoramento del rapporto coniugale era ben anteriore a di quella donazione. 2. Con il secondo motivo si denuncia omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio per avere la Corte d’appello addebitato al ricorrente sig. B. la separazione coniugale in ragione della violazione del dovere di fedeltà pur avendo la Coorte esplicitamente riconosciuto l’esistenza di plurimi fatti idonei a rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza anteriori alla violazione del dovere di fedeltà ascritta al sig. B. La Corte di merito avrebbe stabilito un nesso di causalità tra infedeltà di quest’ultimo e intollerabilità della prosecuzione della convivenza senza attribuire il giusto rilievo a tutti gli elementi, e in particolare alle deposizioni testimoniali, che avevano evidenziato che la insanabile crisi della coppia era di gran lunga precedente la vicenda di infedeltà coniugale. Ed anche la donazione della villetta, cui la Corte di merito aveva attribuito il significato di escludere la sussistenza, all’epoca dell’atto (marzo 2001), di un contrasto insanabile tra i coniugi, avrebbe avuto, invece, secondo il ricorrente, il diverso senso di un estremo tentativo di salvare il rapporto tra i due, e comunque sarebbe stata bilanciata dalla circostanza che nel medesimo arco di tempo la G. si era trasferita a dormire nella mansarda della residenza familiare. Senza considerare che una operazione di trasferimento immobiliare tra due coniugi non avrebbe alcuna valenza probatoria della tollerabilità della convivenza fra gli stessi. 3. Le censure – che, in quanto strettamente connesse sul piano logico-giuridico siccome volte alla valorizzazione di alcuni elementi asseritamente idonei a comprovare la intollerabilità della convivenza tra il B. e la G. in epoca precedente la instaurazione di una relazione extraconiugale da parte del primo, vanno trattate congiuntamente – sono infondate. La Corte lagunare ha confermato la pronuncia di addebito della separazione al B. già emessa dal giudice di primo grado dopo aver attentamente valutato le emergenze processuali, che ha ricostruito dando esaustivamente conto dell’iter logico attraverso il quale è pervenuta al convincimento del ruolo decisivo avuto nel naufragio della vita coniugale dalla infedeltà del B. In tale chiave, la Corte territoriale ha valorizzato le deposizioni dei testi che comprovavano che le tensioni dei coniugi erano state determinate dal progressivo disinteresse ed insofferenza manifestati dall’attuale ricorrente nei confronti della moglie. Ed ha ritenuto comunque significativo della non insanabilità del contrasto, fino all’epoca dell’inizio della frequentazione del B. con altra donna, l’atto di donazione a quest’ultimo della villetta di Lozzo Atestino compiuto dalla G. nel marzo del 2001. L’illustrato percorso motivazionale del giudice di secondo grado risulta, immune da vizi. 4. Con il terzo motivo si deduce contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio per avere la Corte d’appello prima affermato che gli accantonamenti patrimoniali di cui può beneficiare il sig. B. devono essere presi in considerazione quali componenti del suo patrimonio personale ai fini della quantificazione dell’assegno di separazione e per averli, poi, ritenuti elementi di determinazione del reddito annuo del ricorrente. La Corte di merito, dopo aver distinto sul piano teorico il reddito emergente dalla documentazione fiscale prodotta rispetto agli altri elementi di ordine economico, o comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito dell’onerato, avrebbe poi, contraddicendo tale premessa, sarebbe pervenuta alla conclusione, erronea, di considerare cespiti unici, come una riserva patrimoniale, concorrenti alla determinazione del reddito annuo ai fini che rilevano nella presente sede. 5. La censura risulta immeritevole di accoglimento. In tema di separazione tra coniugi, al fine della quantificazione dell’assegno di mantenimento a favore del coniuge, al quale non sia addebitabile la separazione, il giudice di merito è tenuto a considerare tutte le risorse economiche dell’onerato (incluse le disponibilità monetarie gli investimenti in titoli obbligazionari ed azionari ed in beni mobili), avuto riguardo a tutte le potenzialità derivanti dalla titolarità del patrimonio in termini di redditività e capacità di spesa. Nella specie, la Corte ha, dunque, correttamente valutato come componenti del patrimonio personale del B. le riserve disponibili detenute dalle due società di cui lo stesso è socio di maggioranza ai fini della quantificazione dell’assegno di mantenimento in favore della G. da porre a carico dello stesso, non perché abbia, come ritenuto dal ricorrente, operato un cumulo annuale delle riserve accantonate in un anno, costituenti cespite da considerare invece nella sua unicità, ma solo perché ha considerato tali riserve come parte della capacità reddituale del B., valutata in euro 400.00 annuali. 6. Conclusivamente il ricorso deve essere rigettato. Le spese del presente giudizio, che, in applicazione del principio della soccombenza, devono essere poste a carico del anno liquidate come da dispositivo.
1. ANZOLA DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 2. ARGELATO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 3. BARICELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 4. BENTIVOGLIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 5. BOLOGNA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 6. BORGO TOSSIGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 7. BUDRIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 8. CALDERARA DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO 9. CAMUGNANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO10. CASALECCHIO DI RENO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO11. CASALFIUMANESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO12. CASTEL D’AIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO13. CASTEL DEL RIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO14. CASTEL DI CASIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO15. CASTEL GUELFO DI B. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO16. CASTEL MAGGIORE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO17. CASTEL SAN PIETRO TERME SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO18. CASTELLO D’ARGILE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO19. CASTENASO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO20. CASTIGLIONE DEI PEPOLI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO21. CREVALCORE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO22. DOZZA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO23. FONTANELICE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO24. GAGGIO MONTANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO25. GALLIERA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO26. GRANAGLIONE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO27. GRANAROLO DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO28. GRIZZANA MORANDI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO29. IMOLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO30. LIZZANO IN BELVEDERE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO31. LOIANO32. MALALBERGO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO33. MARZABOTTO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO34. MEDICINA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO35. MINERBIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO36. MOLINELLA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO37. MONGHIDORO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO38. MONTE SAN PIETRO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO39. MONTERENZIO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO40. MONZUNO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO41. MORDANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO42. OZZANO DELL’EMILIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO43. PIANORO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO44. PIEVE DI CENTO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO45. PORRETTA TERME SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO46. SALA BOLOGNESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO47. SAN BENEDETTO VAL DI S. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO48. SAN GIORGIO DI PIANO SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO49. SAN GIOVANNI IN P. SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO50. SAN LAZZARO DI SAVENA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO51. SAN PIETRO IN CASALE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO52. SANT’AGATA BOLOGNESE SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO53. SASSO MARCONI SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO54. VALSAMOGGIA SEPARAZIONI E DIVORZI AVVOCATO separazione coniugi assegno mantenimento
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