Source: http://www.siri.it/la-parte-obbligatoria-della-contrattazione-collettiva/
Timestamp: 2018-07-21 15:33:25+00:00
Document Index: 3542516

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'art.39', 'art. 3', 'art.10', 'art.1', 'art. 2', 'art.42', 'art.4', 'art.44', 'art. 92', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 95', 'art.195', 'art.40', 'art.1']

LA PARTE OBBLIGATORIA DELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA – Siri Consulenza e Organizzazione
La contrattazione collettiva, pur rivestendo un ruolo fondamentale nella regolamentazione dei rapporti di lavoro, si fonda su un corpo normativo il cui caposaldo, l’art. 39 della Costituzione, è rimasto inattuato.
La norma costituzionale prevedeva la registrazione dei sindacati (inattuata) da cui sarebbe derivata la “efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce”. Stesso destino, ma per ragioni diverse, ha incontrato il capo III, Libro Quinto, del Codice Civile; in questo caso, a impedire la vigenza delle norme in materia, è il venir meno della natura corporativa dei sindacati (compatibile, nel 1942, con l’ordinamento fascista, ma non con le disposizioni dell’Italia Repubblicana, vedi art.39 Cost. cit.).
Di conseguenza, in assenza di norme specifiche – o meglio, non essendo applicabili quelle esistenti – tale fonte di regolamentazione dei rapporti di lavoro è soggetta alle norme generali in materia di contratti (artt.1321del Codice Civile ss.), definite di diritto comune, che ovviamente non tengono in considerazione la caratteristica tipizzante di essa, e cioè l’efficacia, o esigibilità, degli accordi collettivi nei confronti di soggetti, datore di lavoro e lavoratori, che non hanno sottoscritto direttamente il contratto collettivo. Questo aspetto, soprattutto nella fase magmatica che ora vivono le organizzazioni sindacali, con ricorrenti spaccature anche sul fronte datoriale, crea non pochi problemi in ordine all’esigibilità delle intese collettive a lavoratori non iscritti alle sigle che le hanno sottoscritte.
Se, originariamente, esistevano specifiche previsioni, come l’art. 3, D.L. n.71/93 (convertito dalla L. n.151/03 e successivamente modificato dall’art.10, L. n.30/03), che riconoscevano determinati benefici “all’integrale rispetto degli istituti economici e normativi stabiliti dai contratti collettivi di lavoro”, con la Legge Finanziaria per il 2007, art.1, co.1175, L. n.296/06, è stato previsto che “i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale sono subordinati al possesso, da parte dei datori di lavoro, del documento unico di regolarità contributiva, fermi restando gli altri obblighi di legge ed il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più
Oltre alla funzione normativa, volta a regolamentare per relationem il contenuto dei contratti individuali, ed economica, volta a definirne il trattamento retributivo del lavoratore, i contratti collettivi possono contenere clausole appartenenti alla c.d. parte obbligatoria, che assolvono alla funzione di disciplinare i rapporti tra le associazioni sindacali partecipanti alla stipulazione dei contratti medesimi, senza creare obblighi e diritti per i singoli lavoratori.
Per tale ragione, la giurisprudenza è consolidata nel ritenere che i datori di lavoro che applicano un determinato contratto collettivo senza essere iscritti all’organizzazione datoriale stipulante, situazione tipica nella realtà imprenditoriale italiana, non sono tenuti all’applicazione delle clausole della parte obbligatoria (vedi anche Ministero del Lavoro, circolare n. 4/04).
Relativamente alle procedure per l’instaurazione di un contratto di apprendistato, il Ministero del Lavoro si è espresso con interpello n. 16 del 14 giugno 2012.
la delega contenuta nell’art. 2, identica a quella attualmente vigente, l’art.42, D.Lgs. n.81/15, è nel segno dell’eventualità, come evidenzia il dato letterale (“…il piano formativo individuale definito anche sulla base…”): l’obbligatorietà si scontrerebbe con la competenza del Legislatore regionale;
la delega contenuta nell’art.4, D.Lgs. n.167/11, specificatamente prevista per l’apprendistato professionalizzante, anche in questo caso sostituita con una disposizione di ugual contenuto, l’art.44, co.2, D.Lgs. n.81/15 – non prevede alcun ruolo autorizzativo degli Enti bilaterali. L’intervento dei contratti collettivi, di qualunque livello, si limita infatti alla “durata e modalità della formazione”.
È particolarmente esemplificativa la parabola contrattuale del Fondo Est. Se, nel 2004, la disciplina era contenuta nell’art. 92, e in essa si prevedeva esclusivamente l’iscrizione dei lavoratori dipendenti di aziende del terziario, fissandone gli oneri contributivi, nel rinnovo del 18 luglio 2008 fu aggiunta la seguente nota a verbale: “Le parti si danno specificatamente atto che nella determinazione della parte normativa/economica del presente c.c.n.l. si è tenuto conto dell’incidenza delle quote e dei contributi previsti dall’art. 95 per il finanziamento del Fondo di assistenza sanitaria integrativa (Fondo EST). Il trattamento economico complessivo, risulta, pertanto, comprensivo di tali quote e contributi, che sono da considerarsi parte integrante del trattamento economico. Il contributo pari a 10 euro e 7 euro, nonché la quota “una tantum” di 30 euro, concordati in occasione del rinnovo del c.c.n.l. del 2 luglio 2004, sono sostitutivi di un equivalente aumento contrattuale ed assumono, pertanto, valenza normativa per tutti coloro che applicano il presente c.c.n.l. Conseguentemente, i lavoratori individuati dall’art. 95 del c.c.n.l. hanno diritto all’erogazione delle prestazioni sanitarie in dipendenza del rapporto di lavoro. Pertanto, l’azienda che ometta il versamento delle quote e dei contributi suddetti è responsabile verso i lavoratori non iscritti al Fondo della perdita delle relative prestazioni sanitarie, salvo il risarcimento del maggior danno subito. Non è, inoltre, consentito ai datori di lavoro stipulare polizze, a favore dei dipendenti, alternative a quella prevista dall’art. 95 del presente c.c.n.l. e deve ritenersi irrinunciabile ed inderogabile il diritto del dipendente a detta assistenza sanitaria supplementare. Anche l’eventuale corresponsione di indennità sostitutive non esonera il datore di lavoro dall’obbligo di versare al Fondo EST i contributi previsti dall’art. 95”.
ad erogare al lavoratore un Elemento distinto della retribuzione non assorbibile di importo pari ad € 15,00 lordi da corrispondere per 14 mensilità e che rientra nella retribuzione di fatto, di cui all’art.195;
Secondo il Ministero, condivisibilmente, il c.d. contributo di assistenza contrattuale consiste in un onere economico talora richiesto da organizzazioni sindacali “per assicurare l’efficienza delle proprie strutture sindacali al servizio dei lavoratori e dei datori di lavoro” (art.40 CCNL Commercio).
Il contributo rientra nella parte obbligatoria del contratto collettivo e non nella parte economica e normativa.
È quindi scontata la conseguenza: non vi è obbligo di versare tale contributo ai fini ai fini di quanto stabilito dall’art.1, co.1175, L. n. 296/06.