Source: https://www.chiesaoggi.com/le-attivita-della-cei-per-i-beni-culturali-ecclesiastici-nelle-aeree-post-terremoto/
Timestamp: 2019-10-23 23:16:38+00:00
Document Index: 39536348

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 14', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4']

Le attività della CEI per i beni culturali ecclesiastici nelle aeree post terremoto | ChiesaOggi.com
Don Valerio Pennasso, direttore dell’ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici della CEI
Conoscenza del patrimonio
Dal 1996 le diocesi italiane sono impegnate in una serie di campagne di inventariazione dei beni mobili e di censimento del patrimonio immobiliare, sostenuto anche con i fondi dell’8×1000 alla Chiesa cattolica.
I progetti sono in stato di avanzamento importante. Oltre 4 milioni di schede OA e oltre 66.000 chiese censite. Conoscere il patrimonio e dove si trova è fondamentale per la gestione in via ordinaria, ma soprattutto in tempo di emergenza come in caso di terremoto. Oltre al patrimonio immobiliare e degli oggetti la catalogazione si estende anche al patrimonio archivistico e bibliografico.
Intese CEI-MiBACT
All’interno delle collaborazioni istituzionali fra la CEI e il MiBACT ratificate dall’Intesa del 1996 ribadita e ampliata nel 2005 sono stati sottoscritti documenti e procedure di diversa natura. In particolare ricordiamo quelle relative alla gestione delle situazioni di emergenza.
Protocollo attuativo fra il MiBACT e la CEI finalizzato alla gestione coordinata dell’emergenza. (4 dicembre 2014) – Circolare n. 10: Indicazioni attuative (1 aprile 2015).
In questo protocollo vengono precisate le modalità di collaborazione ai diversi livelli: centrale. Il coordinamento fra l’unità di crisi nazionale del MiBACT (UCCN) e l’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto (BCE).
Territoriale. Il coordinamento fra le unità di crisi regionali del MiBACT (UCCR) e la Conferenza Episcopale Regionale attraverso il Vescovo delegato. Il protocollo si inserisce nella più ampia normativa ministeriale per la gestione delle emergenze.
Procedure per la gestione delle attività di messa in sicurezza e salvaguardia del patrimonio culturale in caso di emergenze derivanti da calamità naturali (12 dicembre 2013), Direttiva del 23 aprile 2015 – Aggiornamento della direttiva 12 dicembre 2013.
Le procedure prevedono l’attivazione della struttura operativa e delle comunicazioni fra la struttura centrale e quelle territoriali, il coordinamento con le strutture di protezione civile e i veri enti, le attività di rilievo dei danni al patrimonio culturale e le attività connesse agli interventi di messa in sicurezza dei beni immobili e mobili. Gli strumenti operativi sono la scheda di intervento sui beni mobili, la scheda di accompagnamento dei beni rimossi e la scheda di pronto intervento.
Il Protocollo attuativo MiBACT-CEI stabilisce le modalità di cooperazione in fase di ricognizione (art. 3), l’individuazione e gestione dei depositi temporanei di proprietà ecclesiastica per il ricovero dei beni (artt. 4.6) e le regole per gli spostamenti di beni mobili in condizioni di emergenza (art. 5), il restauro dei beni presso laboratori di riferimento anche ecclesiastico (art. 7) e l’aggiornamento delle informazioni e la tracciabilità dei beni mobili per la messa in sicurezza (art. 8).
L’Ufficio Nazionale all’interno di queste collaborazioni tiene costanti e continui rapporti con gli Incaricati regionali per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto ed eventualmente le singole diocesi per trasmettere gli elenchi aggiornati delle chiese e degli edifici storici di proprietà ecclesiastica ai competenti organismi ministeriali per le segnalazioni dei danni e la realizzazione delle necessarie verifiche. Le diocesi che hanno realizzato il Censimento delle Chiese e l’inventario dei beni mobili possono accedere direttamente agli elenchi sia delle chiese che dei beni mobili in esse contenuti.
Si tratta di un lavoro prezioso e indispensabile non soltanto per garantire la proprietà dei beni, la loro gestione e manutenzione, che risulta fondamentale nelle situazioni di emergenza come nel caso del recente evento calamitoso.
Sapere l’esatta collocazione dei beni, cosa si deve recuperare per primo, è il servizio più grande che possiamo fare per la vita quotidiana delle comunità, che nelle proprie chiese e nelle proprie cose sentono l’orgoglio della propria identità e appartenenza.
Il portale www.beweb.chiesacattolica.it rappresenta lo strumento di visibilità per tutti dell’intero patrimonio delle diocesi italiane.
Fin dal 25 agosto 2016 (il giorno successivo al primo sisma) l’Ufficio Nazionale siede al tavolo di coordinamento dell’Unità di crisi nazionale, per raccogliere informazioni che provengono dagli incaricati regionali per i beni culturali e dalle diocesi specialmente sul versante della conoscenza dei danni del patrimonio, mettendo a disposizioni strumenti informatici di accesso alle relative banche dati. Intense relazioni hanno accompagnato tutto il periodo fino alla stesura del protocollo di lavoro in attuazione del DL 17 ottobre 2016.
Il protocollo tra il Commissario per la ricostruzione e la CEI
Il 21 dicembre 2016 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra il Commissario Straordinario per la ricostruzione nei territori dei Comuni delle Regioni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati dall’evento sismico del 24 agosto 2016, il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e il Presidente della CEI, per l’attuazione delle previsioni contenute nell’art. 14, comma 9 del D.L. 17 ottobre 2016 n. 189. La CEI viene individuata dalle parti come interlocutrice fra le diocesi interessate dal terremoto, il Mi- BACT e il Commissario.
Il Protocollo individua le modalità per stabilire priorità, modalità e termini per il recupero dei beni culturali di interesse religioso danneggiati dal sisma (art. 1); Istituisce la Consulta per i beni culturali di interesse religioso per rendere stabile e continuativa la consultazione e la collaborazione tra il Commissario straordinario del Governo, il MiBACT, la CEI e i vescovi delle diocesi interessate.Viene convocata dal Commissario ed è lo strumento di confronto e collaborazione per affrontare e le problematiche che stanno emergendo nella fase di ricostruzione (art. 2). Costituisce il gruppo di lavoro tecnico permanente per assicurare piena attuazione del protocollo e opera in conformità agli indirizzi elaborati dalla consulta (art. 3). Attraverso il gruppo di lavoro tecnico le parti definiscono (art. 4):
a) la valutazione dei dati e del fabbisogno finanziario,
b) la programmazione delle risorse per il recupero dei beni culturali religiosi.
In attuazione delle priorità concordate:
• Interesse dell’edificio per la comunità di riferimento aperte al culto al 24 agosto 2016
• Valore culturale dell’edificio e rischio di aggravamento del danno e perdita del bene, causa del non tempestivo intervento di salvaguardia e restauro dell’edificio che potrebbe danneggiare anche i beni culturali in esso contenuti;
c) la modalità di progettazione degli interventi. Per garantire la congruità dell’intervento con le esigenze liturgiche e pastorali alla commissione paritetica di cui all’articolo 16, comma 4, del decreto legge n. 189 del 17 ottobre 2016 che esamina i progetti preliminari, potrà partecipare, in forza di apposito provvedimento del Commissario Straordinario del Governo, l’Ordinario Diocesano ovvero un suo delegato.
d) la definizione dei tempi da assegnare per la progettazione dei beni culturali di interesse religioso differenziati a seconda della tipologia di progetto (progetto preliminare o progetto esecutivo) e della natura dell’intervento (intervento di riparazione con rafforzamento locale o intervento con miglioramento sismico)
Durata sino al 31 dicembre 2018.
Il tavolo di lavoro ha intrapreso una grande azione di ascolto delle diocesi per rilevare le loro necessità e priorità soprattutto in ordine alle comunità di riferimento, al fine di ridare quanto prima un luogo di culto.
Su indicazioni del Commissario Errani si è provveduto alla redazione di elenchi di interventi a corredo delle due Ordinanze: 23 e 32. Queste ordinanze danno la possibilità alle Diocesi di essere stazione appaltante per interventi non superiori a € 300.000,00 di lavori all’interno di regole precise stabilite dall’ordinanza stessa.
Si tratta di un totale di 166 chiese, che nei prossimi mesi saranno oggetto di intervento per la messa in sicurezza perché siano nuovamente aperte per tutti.
Intervento straordinario della Presidenza della CEI.
Al fine di sovvenire alle necessità delle diocesi colpite dal sisma del 24 agosto 2016 e da quelli successivi, la Presidenza della CEI, il 21 dicembre 2016 ha messo a disposizione di ciascuna Diocesi direttamente interessata fino a un massimo di € 300.000,00 oltre a quelli realizzati attraverso la Caritas.
Tale contributo è finalizzato ad interventi da realizzare su edifici di proprietà delle diocesi e delle parrocchie, destinati a fini di culto e pastorale, purché aperti ed effettivamente operanti alla data del 24 agosto 2016.
Gli interventi si realizzeranno per soddisfare specifiche necessità pastorali:
• chiese necessarie per assicurare un luogo di culto alle comunità;
• canoniche e locali di ministero pastorale;
• locali di curia ed episcopio;
• interventi di interesse pastorale.
Tags : antisismica,beni culturali,edilizia