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Timestamp: 2018-06-23 02:34:26+00:00
Document Index: 73343641

Matched Legal Cases: ['art.  29', 'art. 10', 'art. 9', 'art.  117', 'art. 47', 'art. 13', 'art.\n50', 'art. 51', 'art. 52', 'art. 37', 'art. 65', 'art. 65', 'art. 50', 'art. 10', 'art. 10', 'art.  13', 'art. 15', 'art.  182', 'art.  29', 'art. 182', 'art. 1', 'art. 101']

MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI - DECRETO 26 maggio 2009, n. 86 - Regolamento concernente la definizione dei profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attivita' complementari al restauro o altre attivita' di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici, ai sensi dell'articolo 29, comma 7, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il codice dei beni culturali e del paesaggio. (09G0097) (GU n. 160 del 13-7-2009 | Chimici.info
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI – DECRETO 26 maggio 2009, n. 86 – Regolamento concernente la definizione dei profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attivita’ complementari al restauro o altre attivita’ di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici, ai sensi dell’articolo 29, comma 7, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il codice dei beni culturali e del paesaggio. (09G0097) (GU n. 160 del 13-7-2009
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI - DECRETO 26 maggio 2009, n. 86 - Regolamento concernente la definizione dei profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attivita' complementari al restauro o altre attivita' di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici, ai sensi dell'articolo 29, comma 7, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il codice dei beni culturali e del paesaggio. (09G0097) (GU n. 160 del 13-7-2009 )
DECRETO 26 maggio 2009 , n. 86
Regolamento  concernente  la  definizione dei profili di competenza
dei  restauratori  e  degli  altri  operatori  che svolgono attivita’
complementari al restauro o altre attivita’ di conservazione dei beni
culturali  mobili  e delle superfici decorate di beni architettonici,
ai  sensi  dell’articolo  29,  comma  7,  del  decreto legislativo 22
gennaio  2004,  n.  42,  recante  il  codice dei beni culturali e del
paesaggio. (09G0097)
Visto  il  decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive
modificazioni,   recante   il   «Codice  dei  beni  culturali  e  del
paesaggio»,  d’ora  in  avanti «Codice», ed in particolare l’articolo
29, comma 7;
Considerato  che  il  processo  di conservazione dei beni culturali
mobili e delle superfici architettoniche decorate, richiede, in tutte
le sue fasi, professionalita’ e competenze scientifiche, umanistiche,
storico-artistiche,  tecniche  e  operative di elevata qualita’, allo
scopo   di   garantire   il  perseguimento  delle  finalita’  di  cui
all’articolo 1  del  Codice, sulla base del principio di cooperazione
tra Stato e Regioni;
Considerato,  altresi’,  che l’individuazione dei beni culturali ai
sensi  degli articoli 10, 11 e 12 del Codice, nonche’, degli istituti
e  dei  luoghi  della  cultura  di  cui  all’articolo 101 del Codice,
pertiene  a professionalita’ afferenti a specifiche aree disciplinari
con  competenze  storico-critiche  –  quali:  lo  storico  dell’arte,
l’archeologo,    l’architetto,    l’archivista,   il   bibliotecario,
l’etnoantropologo,  il  paleontologo – e che pertanto esse esercitano
le  rispettive  competenze durante l’intero iter di svolgimento degli
interventi  conservativi, nel quadro di una programmazione coerente e
coordinata  dell’attivita’, come indicato al comma 1 dell’articolo 29
paesaggistici nella seduta del 14 dicembre 2007;
dalla  Sezione consultiva atti normativi nell’adunanza del 21 gennaio
2008, n. 138/2008;
Udito  il  parere definitivo del Consiglio di Stato, espresso dalla
Sezione consultiva atti normativi nell’adunanza del 16 marzo 2009, n.
138/2008;
prot. n. 6660 del 26 marzo 2009;
1. Il restauratore di beni culturali mobili e di superfici decorate
di  beni  architettonici,  sottoposti alle disposizioni di tutela del
Codice,  e’ il professionista che definisce lo stato di conservazione
e  mette  in  atto  un  complesso  di  azioni dirette e indirette per
limitare  i  processi di degrado dei materiali costitutivi dei beni e
assicurarne la conservazione, salvaguardandone il valore culturale. A
tal  fine,  nel  quadro  di  una programmazione coerente e coordinata
della  conservazione,  il  restauratore  analizza  i dati relativi ai
materiali  costitutivi,  alla  tecnica di esecuzione ed allo stato di
conservazione  dei  beni  e  li interpreta; progetta e dirige, per la
parte   di   competenza,   gli   interventi;  esegue  direttamente  i
trattamenti  conservativi  e di restauro; dirige e coordina gli altri
operatori  che  svolgono  attivita’ complementari al restauro. Svolge
attivita’  di  ricerca,  sperimentazione  e didattica nel campo della
conservazione.  Le  attivita’  che caratterizzano la professionalita’
del restauratore sono descritte nell’allegato A al presente decreto.
2.  La  qualifica di «restauratore di beni culturali», acquisita ai
sensi   dell’articolo   182   del   Codice,  corrisponde  al  profilo
professionale di cui al presente articolo.
approvato con D.P.R. del 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
–  Il  testo  dell’art.  29  del  decreto legislativo 22
gennaio  2004,  n. 42, recante «Codice dei beni culturali e
del  paesaggio,  ai sensi dell’art. 10 della legge 6 luglio
2002,  n.  137»,  pubblicato nel Supplemento ordinario alla
Gazzetta  Ufficiale  del  24  febbraio  2004,  n. 45, e’ il
«29   (Conservazione).   –   1.   La  conservazione  del
– I testi degli articoli 1, 10, 11, 12 e 101 del decreto
45, sono i seguenti:
«1  (Principi).  –  1.  In  attuazione dell’art. 9 della
Costituzione,   la   Repubblica   tutela   e  valorizza  il
patrimonio culturale in coerenza con le attribuzioni di cui
all’art.  117  della Costituzione e secondo le disposizioni
2.   La   tutela  e  la  valorizzazione  del  patrimonio
culturale   concorrono   a   preservare  la  memoria  della
comunita’  nazionale e del suo territorio e a promuovere lo
sviluppo della cultura.
3.  Lo  Stato,  le  regioni, le citta’ metropolitane, le
province   e   i   comuni   assicurano   e   sostengono  la
conservazione  del patrimonio culturale e ne favoriscono la
pubblica fruizione e la valorizzazione.
4.  Gli altri soggetti pubblici, nello svolgimento della
loro  attivita’,  assicurano la conservazione e la pubblica
fruizione del loro patrimonio culturale.
5. I privati proprietari, possessori o detentori di beni
appartenenti al patrimonio culturale, ivi compresi gli enti
ecclesiastici   civilmente   riconosciuti,  sono  tenuti  a
garantirne la conservazione.
6.   Le   attivita’  concernenti  la  conservazione,  la
fruizione  e  la  valorizzazione  del  patrimonio culturale
indicate  ai commi 3, 4 e 5 sono svolte in conformita’ alla
normativa di tutela.».
«Art.  10  (Beni culturali). – 1. Sono beni culturali le
cose  immobili  e  mobili  appartenenti  allo  Stato,  alle
regioni,  agli altri enti pubblici territoriali, nonche’ ad
ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche
private   senza  fine  di  lucro,  ivi  compresi  gli  enti
ecclesiastici   civilmente   riconosciuti,  che  presentano
interesse     artistico,     storico,     archeologico    o
a)  le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri
luoghi  espositivi  dello Stato, delle regioni, degli altri
enti  pubblici  territoriali, nonche’ di ogni altro ente ed
b) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle
regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonche’ di
c)  le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato,
delle  regioni,  degli  altri  enti  pubblici territoriali,
nonche’   di  ogni  altro  ente  e  istituto  pubblico,  ad
eccezione  delle raccolte che assolvono alle funzioni delle
biblioteche  indicate all’art. 47, comma 2, del decreto del
Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.
3.  Sono altresi’ beni culturali, quando sia intervenuta
la dichiarazione prevista dall’art. 13:
a)  le  cose immobili e mobili che presentano interesse
artistico,   storico,   archeologico   o  etnoantropologico
da quelli indicati al comma 1;
b)  gli  archivi  e i singoli documenti, appartenenti a
privati,  che  rivestono  interesse storico particolarmente
c)  le  raccolte  librarie,  appartenenti a privati, di
d)  le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti,
che  rivestono  un  interesse  particolarmente importante a
causa   del   loro  riferimento  con  la  storia  politica,
militare,  della  letteratura,  dell’arte,  della  scienza,
della  tecnica,  dell’industria  e della cultura in genere,
ovvero  quali  testimonianze  dell’identita’ e della storia
e)  le  collezioni  o  serie  di  oggetti,  a  chiunque
appartenenti,  che non siano ricomprese fra quelle indicate
al  comma  2  e  che,  per  tradizione,  fama e particolari
storica,   archeologica,  numismatica  o  etnoantropologica
rivestano come complesso un eccezionale interesse.
4.  Sono  comprese  tra le cose indicate al comma 1 e al
comma 3, lettera a):
a)   le  cose  che  interessano  la  paleontologia,  la
preistoria e le primitive civilta’;
b)  le  cose  di interesse numismatico che, in rapporto
all’epoca,  alle  tecniche  e  ai  materiali di produzione,
nonche’  al  contesto  di riferimento, abbiano carattere di
rarita’ o di pregio;
c)  i  manoscritti,  gli  autografi,  i  carteggi,  gli
incunaboli,  nonche’ i libri, le stampe e le incisioni, con
relative matrici, aventi carattere di rarita’ e di pregio;
d)  le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi
carattere di rarita’ e di pregio;
e)  le  fotografie, con relativi negativi e matrici, le
pellicole  cinematografiche  ed  i  supporti audiovisivi in
genere, aventi carattere di rarita’ e di pregio;
f)  le  ville,  i  parchi  e  i  giardini  che  abbiano
interesse artistico o storico;
g)  le  pubbliche  piazze,  vie,  strade  e altri spazi
aperti urbani di interesse artistico o storico;
h)   i   siti   minerari   di   interesse   storico  od
i) le navi e i galleggianti aventi interesse artistico,
storico od etnoantropologico;
l)  le  architetture rurali aventi interesse storico od
etnoantropologico  quali testimonianze dell’economia rurale
5.  Salvo  quanto  disposto dagli articoli 64 e 178, non
sono  soggette  alla disciplina del presente Titolo le cose
indicate  al  comma  1  e al comma 3, lettere a) ed e), che
siano  opera  di  autore  vivente  o  la cui esecuzione non
risalga ad oltre cinquanta anni.».
«Art.  11  (Cose  oggetto  di specifiche disposizioni di
tutela).   –   1.   Sono   assoggettate  alle  disposizioni
espressamente richiamate le seguenti tipologie di cose:
a) gli affreschi, gli stemmi, i graffiti, le lapidi, le
iscrizioni,  i  tabernacoli ed altri elementi decorativi di
edifici, esposti o non alla pubblica vista, di cui all’art.
50, comma 1;
b) gli studi d’artista, di cui all’art. 51;
c) le aree pubbliche di cui all’art. 52;
d)  le  opere  di  pittura,  di  scultura, di grafica e
qualsiasi  oggetto  d’arte  di  autore  vivente  o  la  cui
esecuzione  non  risalga ad oltre cinquanta anni, a termini
degli articoli 64 e 65, comma 4;
e)   le   opere   dell’architettura   contemporanea  di
particolare valore artistico, a termini dell’art. 37;
f)  le fotografie, con relativi negativi e matrici, gli
esemplari  di  opere  cinematografiche,  audiovisive  o  di
sequenze  di  immagini  in  movimento, le documentazioni di
manifestazioni,  sonore  o verbali, comunque realizzate, la
cui produzione risalga ad oltre venticinque anni, a termini
dell’art. 65, comma 3, lettera c);
g)  i  mezzi di trasporto aventi piu’ di settantacinque
anni,  a  termini degli articoli 65, comma 3, lettera c), e
67, comma 2;
h)  i  beni  e gli strumenti di interesse per la storia
della  scienza  e  della  tecnica  aventi piu’ di cinquanta
anni, a termini dell’art. 65, comma 3, lettera c);
i)  le  vestigia individuate dalla vigente normativa in
materia di tutela del patrimonio storico della Prima guerra
mondiale, di cui all’art. 50, comma 2.
1-bis.  Per  le  cose  di  cui  al  comma 1, resta ferma
l’applicabilita’ delle disposizioni di cui agli articoli 12
e  13,  qualora  sussistano  i  presupposti e le condizioni
stabiliti dall’art. 10.».
«Art.  12  (Verifica  dell’interesse culturale). – 1. Le
cose  immobili  e mobili indicate all’art. 10, comma 1, che
siano  opera di autore non piu’ vivente e la cui esecuzione
risalga  ad  oltre  cinquanta  anni,  sono  sottoposte alle
disposizioni  della  presente  Parte  fino a quando non sia
stata effettuata la verifica di cui al comma 2.
2.  I  competenti  organi  del Ministero, d’ufficio o su
richiesta formulata dai soggetti cui le cose appartengono e
corredata  dai  relativi  dati  conoscitivi,  verificano la
sussistenza dell’interesse artistico, storico, archeologico
o  etnoantropologico  nelle  cose  di cui al comma 1, sulla
base  di  indirizzi  di  carattere  generale  stabiliti dal
Ministero  medesimo  al  fine  di assicurare uniformita’ di
3.  Per i beni immobili dello Stato, la richiesta di cui
al  comma  2  e’  corredata  da  elenchi  dei  beni e dalle
relative    schede    descrittive.   I   criteri   per   la
predisposizione  degli  elenchi,  le modalita’ di redazione
delle  schede  descrittive  e  di trasmissione di elenchi e
schede sono stabiliti con decreto del Ministero adottato di
concerto  con  l’Agenzia del demanio e, per i beni immobili
in  uso  all’amministrazione  della  difesa,  anche  con il
concerto  della  competente Direzione generale dei lavori e
del  demanio.  Il  Ministero  fissa,  con  propri decreti i
criteri   e  le  modalita’  per  la  predisposizione  e  la
presentazione delle richieste di verifica, e della relativa
documentazione  conoscitiva,  da parte degli altri soggetti
4.  Qualora  nelle  cose sottoposte a schedatura non sia
stato  riscontrato  l’interesse  di cui al comma 2, le cose
medesime  sono escluse dall’applicazione delle disposizioni
5.  Nel  caso  di  verifica  con  esito negativo su cose
appartenenti  al demanio dello Stato, delle regioni e degli
altri  enti  pubblici  territoriali, la scheda contenente i
relativi  dati  e’ trasmessa ai competenti uffici affinche’
ne  dispongano  la  sdemanializzazione, qualora, secondo le
valutazioni dell’amministrazione interessata, non vi ostino
altre ragioni di pubblico interesse.
6.  Le cose di cui al comma 4 e quelle di cui al comma 5
per  le quali si sia proceduto alla sdemanializzazione sono
liberamente alienabili, ai fini del presente codice.
7.  L’accertamento  dell’interesse  artistico,  storico,
archeologico o etnoantropologico, effettuato in conformita’
agli  indirizzi  generali  di  cui  al comma 2, costituisce
dichiarazione   ai   sensi  dell’art.  13  ed  il  relativo
provvedimento e’ trascritto nei modi previsti dall’art. 15,
comma  2.  I  beni  restano definitivamente sottoposti alle
8.  Le  schede  descrittive degli immobili di proprieta’
dello   Stato  oggetto  di  verifica  con  esito  positivo,
integrate   con   il  provvedimento  di  cui  al  comma  7,
confluiscono  in un archivio informatico, conservato presso
il  Ministero  e accessibile al Ministero e all’Agenzia del
demanio,  per  finalita’  di  monitoraggio  del  patrimonio
immobiliare   e   di  programmazione  degli  interventi  in
funzione delle rispettive competenze istituzionali.
alle  cose  di  cui al comma 1 anche qualora i soggetti cui
esse  appartengono  mutino in qualunque modo la loro natura
10.  Il  procedimento  di  verifica  si  conclude  entro
centoventi giorni dal ricevimento della richiesta.».
«Art.  101  (Istituti  e  luoghi della cultura). – 1. Ai
fini  del  presente  codice  sono  istituti  e luoghi della
cultura  i musei, le biblioteche e gli archivi, le aree e i
parchi archeologici, i complessi monumentali.
a)  “museo”,  una  struttura permanente che
acquisisce,  cataloga,  conserva,  ordina  ed  espone  beni
culturali per finalita’ di educazione e di studio;
b)  “biblioteca”,  una struttura permanente
che  raccoglie,  cataloga e conserva un insieme organizzato
di  libri,  materiali  e  informazioni,  comunque  editi  o
pubblicati   su   qualunque  supporto,  e  ne  assicura  la
consultazione al fine di promuovere la lettura e lo studio;
c) “archivio”, una struttura permanente che
raccoglie,  inventaria  e  conserva  documenti originali di
interesse  storico  e  ne  assicura  la  consultazione  per
finalita’ di studio e di ricerca;
d)    “area    archeologica”,    un    sito
caratterizzato  dalla presenza di resti di natura fossile o
di manufatti o strutture preistorici o di eta’ antica;
e)    “parco   archeologico”,   un   ambito
territoriale    caratterizzato   da   importanti   evidenze
archeologiche   e  dalla  compresenza  di  valori  storici,
paesaggistici   o   ambientali,   attrezzato   come   museo
f)   “complesso  monumentale”,  un  insieme
formato  da una pluralita’ di fabbricati edificati anche in
epoche  diverse,  che  con  il  tempo hanno acquisito, come
insieme,   una  autonoma  rilevanza  artistica,  storica  o
etnoantropologica.
3.  Gli  istituti  ed  i  luoghi  di  cui al comma 1 che
appartengono   a  soggetti  pubblici  sono  destinati  alla
pubblica fruizione ed espletano un servizio pubblico.
4.  Le strutture espositive e di consultazione nonche’ i
luoghi  di  cui  al  comma  1  che  appartengono a soggetti
privati  e  sono  aperti  al pubblico espletano un servizio
privato di utilita’ sociale.».
–  Il  testo  dell’art.  182  del decreto legislativo 22
concerto  con  il Ministro, la Fondazione “Centro per
la  conservazione  ed  il  restauro  dei  beni culturali La
Venaria   Reale”   e’  autorizzata  ad  istituire  ed
attivare,  in  via sperimentale, per un ciclo formativo, in
convenzione con l’Universita’ di Torino e il Politecnico di
Torino,  un corso di laurea magistrale a ciclo unico per la
formazione  di restauratori dei beni culturali ai sensi del
comma  6  e  seguenti  dello  stesso  art.  29.  Il decreto
predetto definisce l’ordinamento didattico del corso, sulla
base  dello  specifico  progetto  approvato  dai competenti
organi  della Fondazione e delle universita’, senza nuovi o
1.  Il  tecnico  del  restauro di beni culturali mobili e superfici
decorate  di  beni  architettonici,  e’  la  figura professionale che
collabora  con  il  restauratore eseguendo, con autonomia decisionale
strettamente  afferente alle proprie competenze tecniche, determinate
azioni  dirette  ed  indirette per limitare i processi di degrado dei
beni ed assicurarne la conservazione, operazioni di cui garantisce la
corretta   esecuzione   secondo   le   indicazioni  metodologiche  ed
operative,   sotto   la   direzione   ed  il  controllo  diretto  del
restauratore.  Ha  la  responsabilita’  della  cura  dell’ambiente di
lavoro  e  delle  attrezzature,  cura  la  preparazione dei materiali
necessari  per  gli  interventi, secondo le indicazioni metodologiche
del restauratore.
2.  Tale  profilo  verra’  ulteriormente  definito  con  successivi
provvedimenti,   su   proposta   delle   Regioni,   in  coerenza  con
l’attuazione dell’articolo 29, comma 10 del Codice.
3.  La qualifica di «collaboratore restauratore di beni culturali»,
acquisita  ai  sensi  dell’articolo  182  del  Codice, corrisponde al
profilo professionale di cui al presente articolo.
gennaio 2004, n. 42 si veda in note alle premesse.
–  Per il testo dell’art. 182 del decreto legislativo 22
gennaio 2004, n. 42 si veda in nota all’art. 1.
1.  I  tecnici  del  restauro  di  beni  culturali  con  competenze
settoriali  sono le figure di formazione tecnico-professionale ovvero
artigianale    che    concorrono    all’esecuzione    dell’intervento
conservativo,  eseguendo  varie  fasi  di lavorazione di supporto per
tecniche  e  attivita’  definite,  con autonomia decisionale limitata
alle  operazioni  di  tipo  esecutivo  e  sotto  la  direzione  ed il
controllo del restauratore di beni culturali.
Cooperazione delle figure professionali che intervengono
nelle attivita’ di conservazione dei beni culturali
1. All’attivita’ di conservazione dei beni culturali mobili e delle
superfici  decorate  di  beni  architettonici  concorrono  –  con  il
restauratore  di  beni culturali e con le professionalita’ menzionate
in  premessa  al  presente  decreto  –  professionalita’ di carattere
scientifico,  quali quelle del chimico, del geologo, del fisico e del
biologo, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze.
2.  Tali professionalita’ scientifiche sono di regola di formazione
universitaria  e,  ai  fini  della  partecipazione  alle attivita’ di
conservazione  di  beni  culturali  mobili o di superfici decorate di
beni  architettonici,  si  articolano  in  due  livelli:  a)  esperto
scientifico  di  beni culturali, che opera in collaborazione costante
con il restauratore, con le altre professionalita’ citate in premessa
e con i consegnatari e curatori di istituti e luoghi della cultura di
cui all’articolo 101 del Codice, al fine di individuare metodologie e
procedure  per la caratterizzazione dei materiali costitutivi, per il
riconoscimento  delle  tecniche  e  modi di esecuzione dei manufatti,
nonche’   per   l’individuazione   dei   processi   di   degrado;  b)
collaboratore  scientifico di beni culturali, che opera con autonomia
decisionale strettamente afferente alle proprie competenze tecniche e
sotto la direzione dell’esperto scientifico.
persona e dei beni culturali, registro n. 5, foglio n. 176
– Per  il testo dell’art. 101 del decreto legislativo 22
—->  Vedere da pag. 3 a pag. 5  <----
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI – DECRETO 26 maggio 2009, n. 86 – Regolamento concernente la definizione dei profili di competenza dei restauratori e degli altri operatori che svolgono attivita’ complementari al restauro o altre attivita’ di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici, ai sensi dell’articolo 29, comma 7, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, recante il codice dei beni culturali e del paesaggio. (09G0097) (GU n. 160 del 13-7-2009 redazione redazione 2015-05-19T03:05:08+00:00