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Timestamp: 2018-07-21 13:50:23+00:00
Document Index: 82457659

Matched Legal Cases: ['art. 417', 'art. 203', 'art. 133', 'art. 203', 'art. 133', 'art. 133', 'art. 203', 'art. 229', 'art. 202', 'art. 133', 'art. 203', 'art. 229', 'art. 300', 'art. 133', 'art. 203', 'art. 203', 'art. 133']

Art. 203 codice penale: Pericolosità sociale
Codice penale Art. 203 codice penale: Pericolosità sociale
L'applicazione di una misura di sicurezza personale presuppone indefettibilmente, anche nell'ipotesi prevista dall'art. 417 c.p. e con specifico riferimento a persone condannate per il reato di partecipazione ad associazione di tipo mafioso, l'accertamento di un'attuale pericolosità del soggetto ai sensi dell'art. 203 c.p. (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Roma, 23/05/2012 )
Cassazione penale sez. I 15 novembre 2013 n. 3801
Agli effetti penali la pericolosità sociale rilevante ai fini dell'applicazione di una misura di sicurezza consiste nel pericolo di commissione di nuovi reati e deve essere valutata autonomamente dal giudice che deve tener conto dei rilievi peritali sulla personalità, sugli effettivi problemi psichiatrici e sulla capacità criminale dell'imputato, nonché sulla base di ogni altro parametro desumibile dall'art. 133 c.p. (Nella specie è stata ritenuta incongrua la motivazione del giudice di merito, riferita al pericolo di atti autolesivi, irrilevanti ai fini della prognosi prevista dalla legge, e comunque assertiva di una generica pericolosità, apoditticamente recepita dalla relazione peritale). Annulla in parte con rinvio, App. Milano, 18/05/2009
Cassazione penale sez. I 14 ottobre 2010 n. 40808
L'accertamento sull'attuale pericolosità sociale ai fini dell'applicazione di una misura di sicurezza implica la valutazione non solo della gravità del fatto-reato ma anche di fatti successivi, come il comportamento tenuto durante l'espiazione della pena (quale risultante ad esempio dalle relazioni comportamentali e dall'eventuale concessione di benefici penitenziari o processuali), o come il comportamento tenuto successivamente alla riacquistata libertà. Annulla con rinvio, Trib.sorv. Catania, 14/10/2009
Cassazione penale sez. I 19 maggio 2010 n. 24179
La pericolosità sociale come definita dall'art. 203 c.p. va desunta dalle circostanze indicate nell'art. 133 c.p. e non può essere valutata esclusivamente sul piano psichiatrico in correlazione con la natura e con l'evoluzione dello stato patologico del soggetto. Ne consegue che la sua valutazione è compito specifico ed esclusivo del giudice il quale non può abdicarvi in favore di altri soggetti né rinunciarvi, pur dovendo tener conto dei dati relativi alle condizioni mentali dell'imputato e alle implicazioni comportamentali eventualmente indicate dal perito. (Nel caso di specie, non si evidenzia una soglia di rischio apprezzabile in termini di necessità di misura di sicurezza, né sul piano psichiatrico - in base alla costante somministrazione della relativa farmacoterapia - né su quello della pericolosità sociale, sulla base del venir meno delle condizioni presenti al momento del fatto e cioè la guarigione della moglie e la ripresa dei ritmi normali di vita con il rientro del figlio all'estero dove vive abitualmente).
Tribunale Monza 23 marzo 2010 n. 485
L'applicazione della misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, si fonda su una prognosi di pericolosità sociale, la quale non può limitarsi all'esame delle sole emergenze di natura medico-psichiatrica, ma implica la verifica globale delle circostanze indicate dall'art. 133 c.p., espressamente richiamato dall'art. 203 dello stesso codice, fra cui la gravità del reato commesso e la personalità del soggetto, così da approdare ad un giudizio di pericolosità quanto più possibile esaustivo e completo. Rigetta, Trib.sorv. Venezia, 17 giugno 2009
Cassazione penale sez. I 07 gennaio 2010 n. 4094
Ai fini della concessione dell'affidamento in prova al servizio sociale allo straniero in condizione di clandestinità il giudice deve far riferimento ai parametri normativi indicati dagli artt. 133 e 203 c.p. per la valutazione del presupposto della pericolosità sociale.
Sezione Sorveglianza Torino 12 dicembre 2007
La misura di sicurezza della libertà vigilata "può" essere ordinata in ogni caso di condanna alla reclusione per un tempo superiore a un anno (art. 229 n. 1 c.p.), quando il giudice ritenga il condannato persona socialmente pericolosa (art. 202 c.p.), ovverosia persona che, in base agli elementi di cui all'art. 133 c.p., è ritenuta capace di commettere probabilmente nuovi reati (art. 203 c.p.). in tal caso, il giudice, prima di ordinare la misura, deve motivare espressamente sulla pericolosità sociale del condannato. Peraltro, lo stesso art. 229 c.p. fa espressamente salve altre speciali disposizioni di legge, tra le quali rientra l'art. 300 d.P.R. 23 gennaio 1973 n. 43, in materia di contrabbando doganale, laddove è previsto che è "sempre" ordinata la sottoposizione del condannato alla libertà vigilata quando per il delitto di contrabbando sia applicata una pena della reclusione superiore a un anno. in tal caso, trattandosi di sanzione accessoria obbligatoria, il giudice non deve motivare sulla pericolosità sociale del condannato, dal momento che questa è presunta per legge "iuris et de iure" ogni volta che il responsabile di contrabbando sia condannato a più di un anno di reclusione.
Cassazione penale sez. III 25 ottobre 2006 n. 225
Ai fini della applicabilità delle misure di sicurezza personali, la pericolosità sociale - stante la sua correlazione con le circostanze indicate nell'art. 133 c.p. - non può essere confusa con la pericolosità valutata esclusivamente sul piano psichiatrico in riferimento alla natura ed alla evoluzione dello stato patologico del soggetto, sicché la valutazione indicata dall'art. 203 c.p. costituisce compito esclusivo del giudice, il quale non può abdicarvi in favore di altri soggetti nè rinunciarvi, pur dovendo tener conto dei dati relativi alle condizioni mentali dell'imputato ed alle implicazioni comportamentali eventualmente indicate dal perito. (Fattispecie in tema di assoluzione per infermità totale di mente, accompagnata da valutazione di pericolosità sociale con conseguente applicazione della misura di sicurezza personale del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario.
Cassazione penale sez. I 20 settembre 1996 n. 8996
Per disporre la misura di sicurezza nei confronti di persona condannata alla quale questa è stata applicata per effetto dell'intervenuta declaratoria di delinquenza abituale, è necessario accertare la persistenza della pericolosità sociale al momento della sua effettiva applicazione; ma, in ogni caso, la pericolosità è sempre ancorata a fatti inevitabilmente pregressi rispetto a tale momento e, precipuamente, alla perpetrazione di delitti, cui si aggiunge una sfavorevole prognosi in ordine alla probabilità che il soggetto commetta in futuro nuovi reati. Ne consegue che, al fine di una corretta osservanza delle regole dettate dagli artt. 133, 202 e 203 c.p., al giudice è consentito richiamarsi ai fatti costituenti reato, intesi nella loro obiettività, soprattutto quando, per gravità e specificità, assumano connotazioni di significativo rilievo.
Cassazione penale sez. I 22 dicembre 1993
Ai fini del giudizio di pericolosità sociale, quando si tratti di infermi o seminfermi di mente, il riferimento, contenuto nel comma 2 dell'art. 203 c.p., alle "circostanze indicate nell'art. 133" non esclude affatto, ma anzi presuppone che dette circostanze vengano valutate tenendo conto della situazione obiettiva in cui il soggetto, dopo la commissione del reato e l'eventuale espiazione della pena, verrebbe a vivere e ad operare e, quindi, anche della presenza ed affidabilità o meno di presidi territoriali socio-sanitari, in funzione delle obiettive e ineludibili esigenze di prevenzione e di difesa sociale alla cui salvaguardia sono finalizzate - in difetto di altri strumenti d'intervento e di controllo che assicurino pari o superiore efficacia - le misure di sicurezza previste dalla legge. (Nella specie la Corte, in applicazione di tale principio, ha ritenuto corretto il giudizio di pericolosità che il giudice di merito aveva formulato nei confronti di soggetto condannato per omicidio a pena ridotta, a cagione di vizio parziale di mente, facendo anche riferimento alla dimostrata inaffidabilità dei locali servizi di assistenza psichiatrica)
Cassazione penale sez. I 07 dicembre 1993