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Timestamp: 2019-06-18 03:16:28+00:00
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la sentenza che, nel disporre la divisione della comunione, pone a carico di uno dei condividenti l’obbligo di pagamento di un somma di denaro a titolo di conguaglio, persegue il mero effetto di perequazione del valore delle rispettive quote, nell’ambito dell’attuazione del diritto potestativa delle parti allo scioglimento della comunione. Ne consegue che l’adempimento di tale obbligo – al contrario di quanto avviene nella sentenza costitutiva emessa ex articolo 2932 c.c., per l’adempimento in forma specifica dell’obbligo di concludere il contratto, ove il pagamento del prezzo ad opera della parte acquirente costituisce adempimento della controprestazione e se non avviene determina l’inefficacia della sentenza (pur da accertarsi in un separato giudizio) – non costituisce condizione di efficacia della sentenza di divisione e puo’ essere soltanto perseguito dagli altri condividenti con i normal mezzi di soddisfazione del credito, restando comunque ferma la statuizione di divisione dei beni.
Corte di Cassazione, Sezione 2 civile Sentenza 23 gennaio 2017, n. 1656
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS), (OMISSIS) O (OMISSIS) (OMISSIS), tutti in proprio e nella qualita’ di eredi di (OMISSIS), elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);
(OMISSIS) O (OMISSIS) (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 3291/2011 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositata il 28/10/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 13/10/2016 dal Consigliere Dott. FELICE MANNA;
udito l’Avvocato (OMISSIS), difensore della Sig.ra (OMISSIS) che si riporta agli atti depositati;
udito l’Avvocato (OMISSIS), difensore dei signori (OMISSIS), che si riporta agli atti depositati;
udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. PRATIS Pierfelice, che ha concluso per l’inammissibilita’ in subordine per il rigetto del ricorso.
1. – L’unico motivo di ricorso denuncia la violazione e falsa applicazione degli articoli 720 e 728 c.c., in relazione dell’articolo 360 c.p.c., n. 3. Nel richiamarsi espressamente a Cass. n. 22833/06, i ricorrenti deducono che nella sentenza di divisione l’obbligo di pagamento del conguaglio e’ lo strumento adottato dal giudice allo scopo di perequare tra loro il valore delle quote ereditarie e quello delle porzioni assegnate. Con la conseguenza che l’adempimento di tale obbligo non puo’ che essere perseguito dai condividenti creditori con i normali mezzi di esecuzione forzata, ferma restando la statuizione principale concernente la divisione dei beni.
3. – La sentenza impugnata va dunque cassata nei limiti di cui sopra, e decidendo nel merito ai sensi dell’articolo 384 c.p.c., comma 2, seconda ipotesi, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, va escluso che l’assegnazione dei beni oggetto di divisione sia subordinata al previo pagamento del conguaglio.
4. – Trattandosi di fattispecie soggetta ratione temporis al testo primigenio dell’articolo 92 c.p.c., le spese del presente giudizio di cassazione, ricorrendo evidenti giusti motivi, vanno integralmente tra le parti, fermo il regolamento di quelle di merito cosi’ come operato dalla Corte territoriale.