Source: https://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=5319
Timestamp: 2019-02-19 17:00:11+00:00
Document Index: 10453280

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 114', 'sentenza ', 'art. 467', 'art. 684', 'art. 114', 'sentenza ', 'art. 684', 'art. 114', 'art. 21', 'art. 114', 'sentenza ', 'art. 114', 'sentenza ', 'art. 114', 'art. 164', 'art. 114', 'sentenza ', 'art. 114', 'art. 21']

Sentenza n. 59/1995 della Corte costituzionale: “Gli atti del fascicolo per il dibattimento (comprese le registrazioni telefoniche) possono essere pubblicati anteriormente alla pronuncia della sentenza di primo grado”. Vince pienamente il diritto di cronaca.
Sentenza n. 59/1995 della
“Gli atti del fascicolo per il
dibattimento (comprese
le registrazioni telefoniche)
possono essere pubblicati
anteriormente alla pronuncia
della sentenza di primo grado”.
La Corte costituzionale ha dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 114, terzo comma, del Codice di procedura penale nella parte in cui non consente la pubblicazione degli atti del fascicolo per il dibattimento anteriormente alla pronuncia della sentenza di primo grado: “Non si può, evidentemente, sostenere che la pubblicabilità di un atto viene esclusa per evitare che, attraverso mezzi di informazione, giunga a conoscenza del giudice nel cui fascicolo processuale l'atto è inserito. Come in dottrina è stato osservato, se si considera che nel fascicolo per il dibattimento sono inseriti anche gli atti di prova non rinviabili, ed assunti nella fase predibattimentale ex art. 467 del codice di procedura penale, si arriva all'assurdo di un divieto di pubblicazione diretto ad evitare che il giudice conosca atti da lui stesso compiuti”. La questione di legittimità è stata sollevata dal Gip di Siracusa il quale scrive che, nel caso sottoposto al suo esame, il Pm, a chiusura delle indagini preliminari, ha chiesto l'archiviazione del procedimento penale instaurato nei confronti di alcuni giornalisti indiziati del reato previsto dall'art. 684 del Cp (pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale) in quanto ritiene che gli stessi abbiano legittimamente esercitato il diritto-dovere di cronaca. Ma, ad avviso del Gip, poiché l'avvenuta pubblicazione a mezzo stampa di alcuni passi di registrazioni telefoniche integra un'ipotesi di "pubblicazione parziale" (vietata dall'art. 114, terzo comma, del codice di procedura penale, quando avvenga, come nel caso di specie, prima della sentenza di primo grado), è preliminare ad ogni statuizione di merito - ed assume per ciò stesso rilevanza - la verifica della legittimità costituzionale della norma, essendo evidente l'inconfigurabilità a carico degli indiziati del reato previsto dall'art. 684 del Cp qualora il fatto loro ascritto non possa essere vietato dalla legge ordinaria. E la Consulta ha fatto vincere il diritto di cronaca, scrivendo: “ In conclusione: in raffronto a quanto contemplato nella direttiva n. 71 della legge di delega, il legislatore delegato ha certamente introdotto al terzo comma dell'art. 114 un ulteriore divieto (riferito al fascicolo per il dibattimento), rispetto a quello relativo al fascicolo del pubblico ministero. L'analiticità con cui il delegante ha inteso precisare i casi di divieto di pubblicazione degli atti - evidentemente indicativa del rifiuto di introdurne ulteriori, in rispetto del principio sancito dall'art. 21 della Costituzione - impedisce che in sede di attuazione il legislatore delegato possa pervenire a tale risultato, tanto poi ove si consideri che le motivazioni addotte per giustificarlo (corretta formazione del convincimento del giudice) non possono ragionevolmente riferirsi alla pubblicazione di quanto contenuto nel fascicolo per il dibattimento, concernente, per definizione, gli atti che il giudice deve conoscere. Va pertanto dichiarata l'illegittimità costituzionale dell'art. 114, terzo comma, del codice di procedura penale nella parte in cui non consente la pubblicazione degli atti del fascicolo per il dibattimento anteriormente alla pronuncia della sentenza di primo grado”.
SENTENZA N. 59 ANNO 1995
- Avv. Ugo SPAGNOLI Presidente
- Prof. Antonio BALDASSARRE Giudice
- Prof. Vincenzo CAIANIELLO "
- Avv. Mauro FERRI "
- Prof. Luigi MENGONI "
nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 114, terzo comma, del codice di procedura penale, promosso con ordinanza emessa il 28 giugno 1993 dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Siracusa nel procedimento penale a carico di Maiorca Carmelo ed altri, iscritta al n. 575 del registro ordinanze 1993 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, prima serie speciale, dell'anno 1993;
3. Ora, prosegue il remittente, a fronte del divieto di pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo per il dibattimento (anteriormente alla sentenza di primo grado), l'ultimo comma dello stesso art. 114 dispone che "sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti da segreto".
6. E' intervenuto nel giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri rappresentato dall'Avvocatura generale dello Stato.La difesa del Governo osserva che la direttiva n. 71 della legge di delega non esclude specificamente gli atti del fascicolo per il dibattimento ma semplicemente non li menziona; per cui, in base alla costante giurisprudenza della Corte, non può che concludersi che il legislatore delegato, pur tenuto conto del necessario rispetto dei criteri e dei principi della delega, non è sfornito di discrezionalità nel modo di esercizio della delegazione e che, quindi, costituisce legittimo esercizio di tale potere anche l'estensione ad altri casi della disciplina prevista nella legge delega quando sussista l'eadem ratio. Non vi sarebbe, poi, dubbio sulla esistenza della stessa ragione di legge che assiste i divieti temporanei previsti dalla direttiva n. 71, anche per gli atti del dibattimento prima della pronuncia del giudice di primo grado: le ragioni, infatti, non sarebbero solo quelle che, esemplificativamente, enuncia nella sua ordinanza il remittente, ma anche altre rivolte ad evitare turbative alla fase decisoria del processo di primo grado. Ancor meno convincenti, ad avviso dell'Avvocatura, sarebbero le ulteriori censure avanzate, in riferimento agli artt. 3 e 21 della Costituzione, sotto il profilo della disparità di trattamento e della lesione della libertà di stampa.Ben nota essendo la scelta legislativa del codice di procedura penale del 1988 in ordine alla distinzione tra contenuto dell'atto e atto stesso, e la sensibile novità apportata rispetto alla soluzione che era alla base dell'art. 164 del codice di procedura penale del 1930, ad avviso dell'Avvocatura il G.I.P. di Siracusa censura una soluzione legislativa in termini che non appaiono ammissibili alla luce degli insegnamenti della Corte. Si dedurrebbe, infatti, l'esistenza di una situazione di illegittimità non dal confronto tra due realtà normativamente delineate, ma dalla comparazione tra una fattispecie che il legislatore ha considerato (pubblicazione di un atto, riprodotto in tutto o in parte o richiamato testualmente) e una condotta (pubblicazione del contenuto dell'atto, lecita se effettuata nei termini evidenziati nell'ordinanza di rimessione) facendo leva su distorsioni che derivano da aspetti patologici, che scaturiscono dal talento professionale di certo giornalismo giudiziario il quale, attraverso l'uso sapiente di tecniche narrative e di idonei espedienti espositivi perviene talora a risultati al limite della liceità, per quanto attiene il divieto in esame.Il constatato rischio di una diffusa elusione del divieto di pubblicazione dell'atto attraverso una riproduzione attenta del suo contenuto non sarebbe, in conclusione, ragione tale da rovesciare la validità delle considerazioni espresse nella relazione illustrativa al progetto preliminare del codice di procedura penale, quanto alla formazione del convincimento del giudice. Infine, l'Avvocatura sottolinea che la norma impugnata non tutela solo la genuinità dell'opinione del giudicante ma, andando oltre le stesse iniziali intenzioni del legislatore, consente di prevenire che nel corso del giudizio la notizia processuale pubblicata acquisti un anticipato ed inopportuno crisma di ufficialità.
1. Il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Siracusa solleva, in riferimento agli artt. 3, 21 e 76 della Costituzione, _7 questione di legittimità costituzionale dell'art. 114, terzo comma, del codice di procedura penale, nella parte in cui vieta la pubblicazione - anche parziale - degli atti del fascicolo per il dibattimento fino alla pronuncia della sentenza di primo grado.
Dal terzo periodo della citata direttiva può trarsi la conferma di tale obiettivo nelle intenzioni del legislatore delegante; viene, infatti, riconosciuto al pubblico ministero l'ulteriore potere di vietare "la pubblicazione di atti non più coperti dal segreto ...", ma detto potere è vincolato al "tempo strettamente necessario ad evitare pregiudizio per lo svolgimento delle stesse [indagini]".
7. In conclusione: in raffronto a quanto contemplato nella direttiva n. 71 della legge di delega, il legislatore delegato ha certamente introdotto al terzo comma dell'art. 114 un ulteriore divieto (riferito al fascicolo per il dibattimento), rispetto a quello relativo al fascicolo del pubblico ministero. L'analiticità con cui il delegante ha inteso precisare i casi di divieto di pubblicazione degli atti - evidentemente indicativa del rifiuto di introdurne ulteriori, in rispetto del principio sancito dall'art. 21 della Costituzione - impedisce che in sede di attuazione il legislatore delegato possa pervenire a tale risultato, tanto poi ove si consideri che le motivazioni addotte per giustificarlo (corretta formazione del convincimento del giudice) non possono ragionevolmente riferirsi alla pubblicazione di quanto contenuto nel fascicolo per il dibattimento, concernente, per definizione, gli atti che il giudice deve conoscere.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta il