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Timestamp: 2017-04-27 12:48:08+00:00
Document Index: 65228993

Matched Legal Cases: ['art. 365', 'art 139', 'art. 139', 'art. 10', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 1', 'in fine']

denuncia di malattia professionale. E' chiaro a tutti l'iter? - Dal forum di MedicoCompetente.it
ForumLa nostra professionedenuncia di malattia professionale. E' chiaro a tutti l'iter?
denuncia di malattia professionale. E' chiaro a tutti l'iter?
Questo argomento ha avuto 19 risposte ed è stato letto 32024 volte.
tcam ProvenienzaFirenze
Messaggi653
(16/07/2009 23:32)
La segnalazione di Mp sembra avere in sè un considerevole numero di anomalie, tra cui la prima e più evidente è rappresentata dalla farraginosità burocratica e la seconda dal requisito di prestazione in pratica gratuita per l'ente erogatore della copertura assicurativa per cui noi operiamo ex lege ma non retribuiti di fatto.
Ricordo con l'occasione le procedure obbligatorie, per buona memoria di tutti.
Il sanitario che effettua la diagnosi di una malattia la cui origine professionale è quantomeno sospetta ha l’obbligo di segnalare la patologia a diversi enti. a)	Deve innanzitutto inviare il “referto all’autorità giudiziaria”, in sostanza alla Procura della Repubblica (ai sensi dell’ art. 365 C.P. e 334 C.P.P.) e la denuncia di Malattia Professionale all’Asl ( ai sensi dell’art 139 del D.P.R. 1124/1965 e L. 833/2000). b)	Deve inviare la denuncia alla Direzione Provinciale del Lavoro ( ai sensi dell’art. 139 D.P.R. 1124/1965)
c)	Deve inoltre inviare la denuncia all’Inail (ai sensi dell’art. 10 D.L. 38/2000).
d)	Infine deve compilare il Primo certificato di Malattia Professionale e consegnarlo al Lavoratore il quale potrà decidere se consegnarlo al Datore di Lavoro o meno. In caso di consegna, l’azienda dovrà inviarlo all’Inail congiuntamente al modulo di Denuncia di Malattia Professionale (reperibile sul sito dell’Inail). L’Inail, dopo le valutazioni, riconoscerà o meno la malattia professionale e, in caso positivo, la indennizzerà al lavoratore L’asl effettuerà le valutazioni di rilevanza penale, valutando se ci sono stati comportamenti omissivi da parte del datore di lavoro nei confronti della normativa a tutela della salute e sicurezza. Attenzione: la denuncia di malattia professionale che il medico invia direttamente all’Inail non apre la pratica di indennizzo; essa è aperta solo dall’invio del primo certificato da parte del datore di lavoro/lavoratore.
Il medico che, in presenza di una malattia di sospetta origine professionale, non procede ad effettuare il referto alla autorità giudiziaria è sanzionabile penalmente. MINISTERO DEL LAVORO E DELLE POLITICHE SOCIALI
Elenco delle malattie per le quali e' obbligatoria la denuncia, ai sensi e per gli effetti dell'art. 139 del testo unico, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni e integrazioni.
(Gazzetta Ufficiale n. 134 del 10/6/2004) Art. 1
1. E' approvato, nel testo allegato al presente decreto di cui forma parte integrante, l'elenco delle malattie per le quali e' obbligatoria la denuncia ai sensi e per gli effetti dell'art. 139 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni e integrazioni.
2. L'elenco e' costituito: dalla lista I, contenente malattie la cui origine lavorativa e' di elevata probabilita'; dalla lista II, contenente malattie la cui origine lavorativa e' di limitata probabilita'; dalla lista III, contenente malattie la cui origine lavorativa e' possibile.
3. L'elenco di cui ai commi precedenti sostituisce quello approvato con decreto ministeriale 18 aprile 1973.
1. Nella denuncia di cui all'art. 1, limitatamente alle liste I e II, va indicato il codice identificativo, riportato in dette liste, della malattia correlata all'agente. Il presente decreto sara' trasmesso alla Corte dei conti per il visto e la registrazione e sara' pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 27 aprile 2004 Il Ministro: Maroni
Registrato alla Corte dei conti il 19 maggio 2004
Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla persona e dei beni culturali, registro n. 3, foglio n. 1
Il tema dovrebbe forse avere un maggior spazio anche per alcuni aspetti giuridici con cui io, se non voi, mi trovo continuamente a scontrarmi.
Perchè medici specialisti (e della cvontinuità assistenziale talora)che fanno diagnosi estremamente circostanziate con dati strumentali, inviano poi il lavoratore al MC perchè faccia egli la denuncia e prenda i provvedimenti del caso e non si preoccupano invece di ottemperare dirtettamente loro ad un obbligo da cui non sono per nulla esenti?
come vi comportate quando visitate un lavoratore che ha una malattia professionale molto probabile ma ormai da lungo tempo (cito le ipoacusie inveterate come esempio) se lo vedete per la prima volta?
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Gennaro ProvenienzaNapoli
Messaggi1161
Re: denuncia di malattia professionale. E' chiaro a tutti l'iter?
(17/07/2009 07:05)
tcam il 16/07/2009 11:32 ha scritto:
TcamSaluti
Condivido ciò che hai scritto, infatti sono anni che affermo nei vari incontri con i colleghi medici competenti, la necessità di trovare una soluzione per quanto riguarda la mancata attivazione delle procedure medico legali da parte di medici di altre branche specialistiche successivamente alla diagnosi di una patologia di probabile origine professionale. Una soluzione che è stata adottata nell'ASl dove lavoro è stata la segnalazione al Magistrato della mancata segnalazione della malattia professionale da parte del primo medico.
Comunque discutendo successivamente con i medici omissivi ho evinto che i motivi sono diversi tra cui il principale è la scarsa sensibilità al problema delle malattie professionali.
Per quanto riguarda il secondo punto da te segnalato , in presenza di un lavoratore con una diagnosi di sospetta malattia professionale che non sia stata mai denunciata/refertata, si ha comunque l'obbligo di agire anche se sono passati i famosi 5 anni, infatti solo il magistrato potrà decidere di archiviare la pratica.
PS non sono più in Vigilanza
Gennaro Bilancio
doc. ProvenienzaLecco
(17/07/2009 09:39)
In passato, tra le mie prime esperienze lavorative, ho collaborato con un centro di medicina del lavoro. A parte le modalità con le quali lavoravano e la retribuzione (risibile) riconosciuta al medico, cose non pertinenti all'argomento e sulle quali sorvolo, ma che meriterebbero una discussione soprattutto per i nuovi colleghi, riguardo alle sospette o certe malattie professionali, e l'esempio delle ipoacusie da rumore è proprio calzante, io ho sempre inoltrato la denuncia, anche se erano trascorsi molti anni ed i miei predecessori avevano ostinatamente sorvolato sull'argomento.
Col tempo ho compreso perchè i miei predecessori delle varie aziende non avevano mai inoltrato le denunce e posso descrivere a cascata gli eventi conseguenti:
io facevo referto e denuncie varie;
il datore di lavoro subiva un incremento del premio INAIL;
il datore di lavoro si lamentava col responsabile del centro di medicina del lavoro;
quest'ultimo si lamentava con me;
io continuavo a presentare le denuncie;
il centro di medicina del lavoro mi ha liquidato dandomi un calcio in quel posto.....
Ora non lavoro più per i centri e quando mi contattano alla ricerca di collaborazioni rispondo no grazie. Preferisco lavorare poco ma bene.
Argeo Maviglia
sep ProvenienzaPerugia
Messaggi83
(17/07/2009 13:29)
vorrei ricordare che c'e l' obbligo da parte di ogni medico di denunciare le malattie professionali.....
un lavoratore puo' tranqillamente denunciare, chiedendone i danni ,un medico del lavoro che per anni lo ha visitato riscontrando per esempio un ipoacusia da rumore di 3 grado ma mai mandandolo a visita all' I.N.A.i.L.....
non succede ma se succede una cosa del genere il giudice chi contanna???a voi la risposta scontata...il medico, giustamente!!!!!!!
(18/07/2009 11:14)
sep il 17/07/2009 01:29 ha scritto:
non succede ma se succede una cosa del genere il giudice chi contanna???a voi la risposta scontata...il medico, giustamente!!!!!!!Sono d'accordo, ma a escindere dalle possibili conseguenze penali e civili fare quanto previsto lo ritengo un obbligo del medico competente che viene prima degli obblighi normativi. Sappiamo tutti che la denuncia ha anche finalità di possibili accertamenti e azioni preventive per la tutela della salute dei lavoratori. Che poi questo accada raramente è un'altra storia.
abordiga ProvenienzaComo
Messaggi210
(22/07/2009 18:20)
Non sono d'accordo. Bisognerebbe denunciare all'ASl solo i casi in cui effettivamente il datore di lavoro non fa abbastanza per la prevenzione. Il più delle volte la MP deriva da un lavoro pregresso o per esposizioni pregresse che sono gia state abbattute e spesso il datore di lavoro ha già messo mano alla situazione non a norma.
Succede quindi che l'asl esce va poi a guardare cose che non c'entrano con la MP e la multa è assicurata. Inoltre quante volte ho fatto denuncia che ha determinato uscita da parte dell'ASl per arrivare poi a rigetto da parte dell'INAIL....(con i complimenti del DL)
Se io lavoro bene e il DL fa il suo dovere non ho bisogno dell'asl che venga a dire come si fa la prevenzione....
A mio avviso la comunicazione all'asl dovrebbe essere obbligatoria solo dopo che l'inail ha definito il caso e solo se perdura l'esposizione che l'ha determinata...
doc. il 18/07/2009 11:14 ha scritto:
Sono d'accordo, ma a escindere dalle possibili conseguenze penali e civili fare quanto previsto lo ritengo un obbligo del medico competente che viene prima degli obblighi normativi. Sappiamo tutti che la denuncia ha anche finalità di possibili accertamenti e azioni preventive per la tutela della salute dei lavoratori. Che poi questo accada raramente è un'altra storia.
(23/07/2009 08:47)
abordiga il 22/07/2009 06:20 ha scritto:
Non concordo. La realtà che vivo io non è così bella e mi capita di vedere lavoratori che da una vita sono impiegati nella stessa azienda, con ipoacusia da rumore mai denunciata e con il rischio rumore spesso neanche ben valutato. Ho sempre trovato utile fare la dnuncia in questi casi e continuerò a farla.
Se poi il datore di lavoro si lamenta e mi da un calcio in quel posto mi va bene lo stesso. Faccio spazio a quei colleghi, che purtoppo ci sono e ne conosco tanti per sperienza diretta, che preferiscono non fare le denuncie spesso solo per tenersi l'incarico.
(05/08/2009 23:45)
Mi dispiace e me ne scuso di riprendere un argomento che non pare aver destato particolare interesse partecipativo.
Dovrei dedurre che sono uno dei pochi MC che vive l'imbarazzo del rilevare un numero significativo di lesioni che "potrebbero" rientrare nella fattispecie di MP abbandonate a se stesse.
Personalmente non ritengo e lo sottolineo di dover rappresentare il collo di un imbuto su cui tutto confluisce e ribadisco la convinzione che poichè la norma recita che "qualsiasi medico" diagnostichi una patologia che possa avere le caratteristiche di MP, ha l'obbligo di stilare un primo certificato e di attivare le procedure di segnalazione che la norma chiaramente prevede, io questo chiedo e mi attendo.
Dunque a partire dagli specialisti clinici, ai medici curanti ed anche direi, agli specialisti della diagnostica strumentale, a loro è in capo tale obbligo, così come a noi. A ognuno il suo però, e non mi sento di vicariare proprio nessuno.
Nella mia esperienza l'obbligo è regolarmente evaso.
Per alcune diagnosi che leggo, evocate da richieste dei curanti e portate a buon fine dagli specialisti, la congruità con le tabelle è sorprendente.
E allora mi domando perchè nessuno sia sfiorato dal dubbio del proprio obbligo e debba in fine, come burla insita nel sempre più pesante ruolo del MC, riferire alla nostra professionalità tale incombenza.
Io ho scelto e pratico il principio di denunciare ciò che io diagnostico e disattendo regolarmente altri percorsi che ritengo esulino dal mio compito, pur in contrasto con i pareri dominanti.
Mi autodenuncio se volete, ma credo che la questione debba trovare attenzione in un confronto serio e il non farlo determina danno ai lavoratori e imbarazzo, perlomeno, alla nostra professionalità.
Aggiungerei che se "altri" medici non conoscono l'esistenza e i contenuti delle tabelle e dei loro continui aggiornamenti, sarà bene che se le studino.
Gli Ordini dovrebbero promuovere poi tale conoscenza negli aggiornamenti obbligatori che ripetono ai loro iscritti frequentemente su argomenti triti e ritriti.
Per finire gloriosamente, domando: quando vi arriva un lavoratore vergine di attività sul territorio nazionale e vi accorgete che è affetto da MP, che fate?
Spero di aver solleticato qualche riflessione utile al "caldo sole di Agosto" a quei pochi che sono ancora in attività.
Dario73 ProvenienzaTerni
(08/07/2010 07:54)
Riapro l'argomento...a me non è molto chiara una cosa: nel momento in cui "sospetto" una MP, oltre alle debite segnalazioni, devo comunque stilare il primo certificato di malatti professionale? Se ho solo il sospetto (cioè ammetto a priori che potrei anche sbagliarmi) poi invece "rendo certo nero su bianco" lo stesso evento che soltanto sospetto?
Scusate le contorsioni linguistiche ma l'importante è che sia chiaro il mio dubbio.
Grazie a tutti dei contributi buon lavoro e buona giornata!
La Redazione ProvenienzaPisa
Messaggi1589
(08/07/2010 12:54)
Dario73 il 08/07/2010 07:54 ha scritto:
Grazie a tutti dei contributi buon lavoro e buona giornata!Se hai il sospetto di MP devi inviare, insieme al referto, il primo certificato di MP. E' chiaro che il livello di sospetto di MP per un medico del lavoro è diverso da quello di un medico di medicina generale o di un ortopedico nel senso, per esempio, che tu puoi evitare di inviare il primo certificato di MP nel caso di una evidenza di ipoacusia di tipo trasmissivo, anche in presenza di esposizione a rumore. Per un medico che non conosce la fisiopatologia del danno uditivo da rumore (e dei quadri patologici uditivi da rumore) il semplice riscontro di alterazioni audiometriche in presenza di esposizione a rumore (entrambi queste cose devono essere quantificate) impone l'invio del referto e del primo certificato di MP.