Source: https://www.diritto.it/anche-le-societa-possono-essere-ammesse-al-patrocinio-a-spese-dello-stato/
Timestamp: 2018-04-23 13:40:15+00:00
Document Index: 43773321

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 119', 'art. 93', 'art. 23', 'art. 4', 'art. 18', 'art. 119', 'art. 119', 'art. 90', 'art. 76', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 47', 'art. 6', 'art. 51', 'art. 47', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', '§ 46', 'sentenza ', '§ 59', '§ 26', '§ 48', '§ 91', '§ 61', 'sentenza ', '§ 62', '§ 59', '§ 54']

Lo riconosce una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’UE emessa in data 22 dicembre 2010 su domanda della società tedesca DEB che chiede il gratuito patrocinio per intentare un’azione di responsabilità contro la Bundesrepublik Deutschland per violazione del diritto dell’Unione con conseguente richiesta di un risarcimento dei danni subiti in conseguenza della tardiva attuazione da parte di detto Stato membro delle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio relative a norme comuni per il mercato interno del gas naturale.
E’ bene rammentare che, dopo il trattato di Lisbona, che ha modificato il funzionamento delle istituzioni dell’Unione, il sistema è basato sulle iniziative legislative che vengono proposte dalla Commissione nei riguardi del Parlamento e del Consiglio, ai quali spetta adottarle, comunque, sotto il controllo giurisdizionale che viene esercitato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea.
La Direttiva 2003/8/CE, riguardante l’accesso alla giustizia nelle controversie transfrontaliere attraverso la definizione di norme minime comuni relative al patrocinio a spese dello Stato in tali controversie, è stata recepita dallo Stato italiano con il D.Lgs. 27 maggio 2005 n. 116 con espressa esclusione della materia amministrativa, tributaria e contabile.
Si è più volte sottolineato che l’Italia non ha mai ritenuto di adeguare la propria normativa in materia di gratuito patrocinio a quella indicata dalla direttiva europea in particolare per quel che riguarda la fase della consulenza e la previsione di un aiuto parziale a favore di chi si trova a superare di poco il limite di reddito previsto e senza che ciò possa essere ovviato attraverso il riconoscimento della onerosità del tipo di giudizio da affrontare.
La legislazione tedesca detta norme sostanzialmente simili a quelle italiane.
Il riflesso positivo, che la sentenza in commento può avere sulla interpretazione delle norme della legge italiana riguardante l’ammissione al gratuito patrocinio, per quel che concerne gli enti o associazioni che non perseguono scopi di lucro e non esercitano attività economica, appare di notevole importanza.
L’art. 119 del testo unico sulle spese di giustizia n. 115/02 stabilisce per la materia civile, amministrativa, contabile e tributaria, che il trattamento previsto per il cittadino italiano è assicurato, altresì, allo straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale al momento del sorgere del rapporto o del fatto oggetto del procedimento da instaurare e all’apolide, nonché ad enti o associazioni che non perseguono scopi di lucro e non esercitano attività economica.
L’ammissione dei suddetti enti e associazioni al gratuito patrocinio non è stata e non è affatto agevole e, a maggior ragione, per le società commerciali.
Senza la presunzione di essere esaustivi sull’argomento, sembra utile una premessa sistematica per chi legge e cioè la distinzione tra la materia penale e quella civile laddove nella prima gli enti e le associazioni sono ammesse in sede di costituzione di parte civile, mentre nella materia civile, amministrativa, tributaria e contabile essi vengono annoverati tra i soggetti che possono richiedere il beneficio.
Nel nostro processo penale la presenza degli enti e associazioni viene prevista in sede di costituzione di parte civile ed è stata esclusa la loro costituzione, per esempio, nella fase delle indagini.
“Non è prevista nei sistema la possibilità per le persone giuridiche di essere ammesse al patrocinio pubblico ai limitati fini dell’intervento ex art. 93 c.p.p, non essendo in tale fase consentita la costituzione di parte civile, alla quale l’ente ricorrente è legittimato ex art. 23, comma 3, L. n. 241/1990, come sostituito dall’art. 4, L. 3.8.1999, n. 265, trattandosi di associazione di protezione ambientale senza fine di lucro riconosciuta con decreto ministeriale a norma dell’art. 18, L. 8.7.1986, n.349”(così Cass IV pen sent 11165/2005 che conferma Tribunale di Udine).
In precedenza, una pronuncia del Tribunale di Roma (8 aprile 2004) aveva addirittura negato il diritto di una associazione (Codacons) alla costituzione di parte civile in un processo penale e ciò sul presupposto che la disciplina relativa al patrocinio a spese dello Stato nel processo penale non la prevede tra gli eventuali beneficiari come invece previsto dall’art. 119 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, per la parte della stessa disciplina relativa alle disposizioni particolari sul patrocinio a spese dello Stato nel processo civile, amministrativo contabile e tributario. Il Giudice di merito rilevava nell’occasione che la previsione citata di cui all’art. 119 non è applicabile in via analogica nell’ambito del processo penale giacché il legislatore ha ritenuto di disciplinare in modo diverso tale materia agli art. 90, 91 e 92 d.P.R. n. 115 del 1992 nel titolo gemello relativo alle disposizioni particolari sul patrocinio a spese dello Stato nel processo penale. Lo stesso Giudice rilevava altresì, quanto al contenuto dell’istanza, “l’assoluto difetto delle indicazioni relative alla sussistenza delle condizioni di reddito previste per l’ammissione, tenuto conto anche dei redditi esenti da imposta o soggetti a ritenuta alla fonte o ad imposta sostitutiva (v. art. 76 d.P.R. n. 115 del 2002): è evidente infatti che anche le associazioni che non perseguono scopi di lucro e non esercitano attività economiche ben possono avere la concreta disponibilità di denaro, di immobili e di mezzi tali da escludere la concessione del beneficio”.
E’ ovvio che il problema interpretativo di un certo spessore è quello che riguarda la connotazione della persona giuridica nello svolgimento della propria attività e proprio questa deve essere sottoposta al vaglio dell’esame del reddito prodotto con il medesimo rigore utilizzato per le persone fisiche.
In Italia, la evoluzione del pensiero interpretativo è giunta alla sentenza n. 24483 della Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite in data 23 settembre 2008 (Pres. Carbone Rel. Morone), che senza dubbio può essere ritenuta fondamentale per ciò che riguarda la natura degli enti e associazioni ammessi al gratuito patrocinio.
La sentenza della Corte Suprema di Cassazione prendeva in esame il caso della Fondazione Opera Don Baronio la quale si era vista cancellare, per provvedimento preso dalla Agenzia delle Entrate, dall’Anagrafe Unica di cui all’art. 11 del D. Lgs 460/97 essendo emerso, a seguito di verifica, che l’attività svolta non era a favore di soggetti anziani in condizioni di assoluto e grave disagio e che mancava la condizione del perseguimento esclusivo delle finalità di solidarietà sociale di cui all’art. 10, comma 1, lett b) del citato d.lgs. 460/97. La sentenza in argomento, la cui ricchezza nell’esame e studio della potestas iudicandi appare senza alcun dubbio inconfutabile, ha in buona sostanza riconosciuto che “il fatto che le prestazioni vengano fornite dietro corrispettivo non fa venir meno il fine solidaristico” sempre che venga rispettato il divieto di distribuzione degli utili unitamente a tutte le altre prescrizioni contenute nell’art. 10 cit..
La prova dell’indebito utilizzo degli utili deve essere oggetto di specifica prova da parte dell’Agenzia delle Entrate e, in mancanza di tale prova, “il solo perseguimento di questi non è sufficiente a determinare la perdita dello status di Onlus”
La Corte di Giustizia, con la sentenza in commento, si è spinta oltre, e cioè ha affermato che per le persone giuridiche, il giudice nazionale può tener conto della loro situazione, prendendo in considerazione, in particolare, la forma e lo scopo – di lucro o meno –, la capacità finanziaria dei suoi soci o azionisti e la possibilità, per questi ultimi, di procurarsi le somme necessarie ad agire in giudizio
Tali convincimenti derivano proprio dalla corretta applicazione della direttiva 2003/8/CE in materia di controversie transfrontaliere e che senza alcun dubbio deve essere considerata di forza prevalente sulla legislazione dei Paesi membri.
La Corte fissa per la decisione alcuni parametri che ritiene di importanza primaria.
Innanzitutto l’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Europa e il quinto e undicesimo considerando della succitata direttiva, nonché l’art. 6 di quest’ultima, laddove viene stabilito che “nel prendere una decisione sul merito di una domanda, e fatto salvo l’articolo 5, gli Stati membri valutano l’importanza del caso specifico per il richiedente ma possono anche tener conto della natura della causa quando il richiedente chieda il risarcimento dei danni alla sua reputazione senza aver sofferto perdite materiali o finanziarie o quando la domanda riguardi una pretesa derivante direttamente dall’attività autonoma o commerciale del richiedente”.
Si deve rammentare che le disposizioni della Carta si applicano agli Stati membri nell’attuazione del diritto dell’Unione (art. 51 Carta cit.).
L’art. 47 cit si pone in simbiosi con l’art. 6 CEDU che riconosce il giusto processo per chiunque ed anche a coloro che non hanno i mezzi sufficienti a sostenerne i costi.
Nella sentenza viene, altresì, richiamato l’ultimo paragrafo della spiegazione relativa all’ art. 47, n. 3, della Carta in cui si menziona la sentenza Airey c. Irlanda del 9 ottobre 1979 (Corte eur. D.U., serie A n. 32, pag. 11), secondo la quale il gratuito patrocinio deve essere accordato quando, a non concederlo, verrebbe vanificata la garanzia di un accesso effettivo alla giustizia.
A fianco delle succitate disposizioni normative, viene inoltre affermata la importanza della giurisprudenza della stessa Corte europea dei diritti dell’uomo.
Orbene, nel caso preso in esame dalla Corte viene proposto il seguente quesito:
La questione sollevata concerne, così, il diritto di una persona giuridica ad un accesso effettivo alla giustizia e dunque, nel contesto del diritto dell’Unione, il principio della tutela giurisdizionale effettiva che si pone come principio generale e fondamentale del diritto dell’Unione.
Secondo la Corte, la questione deve essere meglio chiarita “nel senso che essa verte sull’interpretazione del principio della tutela giurisdizionale effettiva, quale sancito dall’art. 47 della Carta, al fine di stabilire se, nel contesto di un procedimento per responsabilità dello Stato introdotto ai sensi del diritto dell’Unione, tale disposizione osti a una normativa nazionale che subordina l’esercizio dell’azione giudiziaria al pagamento di un anticipo sulle spese e prevede che non possa essere accordato il gratuito patrocinio ad una persona giuridica benché non sia in grado di provvedere a tale anticipo”.
In materia di gratuito patrocinio, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha più volte affermato che tale diritto deriva dal superiore diritto che ogni persona ha ad un equo processo.
Conseguentemente, “per stabilire se la concessione del gratuito patrocinio sia necessaria affinché il processo sia equo, occorre tener conto dei fatti e delle specifiche circostanze di ciascun caso; in particolare, della posta in gioco per il ricorrente, della complessità del diritto e della procedura applicabili nonché della capacità del ricorrente di far valere effettivamente le proprie ragioni” nonché “della situazione finanziaria del ricorrente o delle sue probabilità di successo nel procedimento”.
L’esame della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo porta alla affermazione che la concessione del gratuito patrocinio a persone giuridiche non è esclusa in linea di principio, ma deve essere valutata con riferimento alle norme applicabili e alla situazione della società
La Corte afferma che “nel valutare la capacità finanziaria del ricorrente che sia una persona giuridica, è possibile tener conto, in particolare, della forma della società – società di capitali o di persone, a responsabilità limitata o meno –, della capacità finanziaria dei suoi soci, dell’oggetto sociale, delle sue modalità di costituzione e, più specificamente, del rapporto tra i mezzi dispiegati e l’attività considerata”.
Si può, quindi, ritenere ricompreso nella previsione legislativa l’aiuto del gratuito patrocinio alle persone giuridiche, restando sovrano il giudizio dell’Autorità nazionale che deve appunto valutare la sussistenza delle condizioni per la concessione del beneficio alle persone giuridiche prendendo in considerazione, in particolare, la forma e lo scopo – di lucro o meno – della persona giuridica in questione, la capacità finanziaria dei suoi soci o azionisti e la possibilità, per questi ultimi, di procurarsi le somme necessarie ad agire in giudizio, sì da evitare di incorrere nell’illegittimo diniego del diritto fondamentale di accesso alla giustizia.
Corte di Giustizia (Seconda Sezione) Sentenza del 22 dicembre 2010
[procedimento C 279/09, DEB Deutsche Energiehandels – und Beratungsgesellschaft mbH]
25 Il Kammergericht si chiede, tuttavia, se il rifiuto di accordare il gratuito patrocinio alla DEB perché possa far valere la responsabilità dello Stato ai sensi del diritto dell’Unione non sia contrario ai principi di tale diritto, in particolare al principio di effettività. Infatti, tale diniego impedirebbe completamente alla ricorrente di esercitare un’azione di responsabilità contro lo Stato in applicazione del diritto dell’Unione. Così le sarebbe praticamente impossibile o quantomeno eccessivamente difficile ottenere un risarcimento. Depone per tale interpretazione anche la circostanza che la Corte faccia derivare la responsabilità dello Stato in forza del diritto dell’Unione dall’esigenza della piena efficacia delle norme dell’Unione, e ciò proprio per tutelare i diritti dei singoli (sentenza 19 novembre 1991, cause riunite C 6/90 e C 9/90, Francovich e a., Racc. pag. I 5357).
28 Come risulta da una giurisprudenza consolidata relativa al principio di effettività, le modalità procedurali dei ricorsi intesi a garantire la tutela dei diritti spettanti ai singoli in forza del diritto dell’Unione non devono rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dall’ordinamento giuridico dell’Unione (v., in particolare, sentenze 16 dicembre 1976, causa 33/76, Rewe-Zentralfinanz e Rewe-Zentral, Racc. pag. 1989, punto 5; 13 marzo 2007, causa C 432/05, Unibet, Racc. pag. I 2271, punto 43, e 15 aprile 2008, causa C 268/06, Impact, Racc. pag. I 2483, punto 46). La giurisdizione remittente chiede, in sostanza, se il fatto, per una persona giuridica, di non poter beneficiare del gratuito patrocinio renda l’esercizio dei suoi diritti praticamente impossibile nel senso che, non avendo i mezzi per anticipare le spese giudiziali e farsi assistere da un avvocato, tale persona giuridica non sarebbe in grado di agire in giudizio.
29 La questione sollevata concerne, così, il diritto di una persona giuridica ad un accesso effettivo alla giustizia e dunque, nel contesto del diritto dell’Unione, il principio della tutela giurisdizionale effettiva. È, quest’ultimo, un principio generale del diritto dell’Unione, che deriva dalle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri ed è stato sancito dagli artt. 6 e 13 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (in prosieguo: la «CEDU») (sentenze 15 maggio 1986, causa 222/84, Johnston, Racc. pag. 1651, punti 18 e 19; 15 ottobre 1987, causa 222/86, Heylens e a., Racc. pag. 4097, punto 14; 27 novembre 2001, causa C 424/99, Commissione/Austria, Racc. pag. I 9285, punto 45; 25 luglio 2002, causa C 50/00 P, Unión de Pequeños Agricultores/Consiglio, Racc. pag. I 6677, punto 39; 19 giugno 2003, causa C 467/01, Eribrand, Racc. pag. I 6471, punto 61, e Unibet, cit., punto 37).
35 Quanto alla Carta, il suo art. 52, n. 3, precisa che, laddove essa contenga diritti corrispondenti a quelli garantiti dalla CEDU, il significato e la portata di tali diritti sono uguali a quelli loro conferiti da detta convenzione. Secondo la spiegazione di tale disposizione, il significato e la portata dei diritti garantiti sono determinati non solo dal testo della CEDU, ma anche, in particolare, dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. L’art. 52, n. 3, seconda frase, della Carta precisa che la prima frase del medesimo paragrafo non preclude che il diritto dell’Unione conceda una protezione più estesa (v., in tal senso, sentenza 5 ottobre 2010, causa C 400/10 PPU, McB., non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 53).
45 L’esame della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo mostra come, più volte, detta giurisdizione abbia ricordato che il diritto di accesso alla giustizia è compreso nel diritto ad un equo processo, quale enunciato all’art. 6, n. 1, della CEDU (v., in particolare, Corte eur. D.U., sentenza McVicar c. Regno Unito del 7 maggio 2002, Recueil des arrêts et décisions 2002 III, § 46). È importante, al riguardo, che chi si sente leso si veda offrire la possibilità di far valere utilmente le proprie ragioni in giudizio (Corte eur. D.U., sentenza Steel e Morris c. Regno Unito del 15 febbraio 2005, § 59). Tuttavia, il diritto di ricorso ad un giudice non è assoluto.
46 Statuendo in materia di gratuito patrocinio sotto forma di assistenza legale, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha dichiarato che, per stabilire se la concessione del gratuito patrocinio sia necessaria affinché il processo sia equo, occorre tener conto dei fatti e delle specifiche circostanze di ciascun caso; in particolare, della posta in gioco per il ricorrente, della complessità del diritto e della procedura applicabili nonché della capacità del ricorrente di far valere effettivamente le proprie ragioni (Corte eur. D.U., sentenze Airey c. Irlanda, cit., § 26; McVicar c. Regno Unito, cit., §§ 48 e 49; P., C. e S. c. Regno Unito del 16 luglio 2002, Recueil des arrêts et décisions 2002 VI, § 91, nonché Steel e Morris c. Regno Unito, cit., § 61). Si può tener conto, nondimeno, della situazione finanziaria del ricorrente o delle sue probabilità di successo nel procedimento (Corte eur. D.U., sentenza Steel e Morris c. Regno Unito, cit., § 62).
47 Riguardo al gratuito patrocinio sotto forma di esonero dalle spese giudiziali o da una cautio judicatum solvi per promuovere un’azione, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha parimenti esaminato l’insieme delle circostanze al fine di stabilire se i limiti applicati al diritto di accesso alla giustizia non avessero leso tale diritto nella sua stessa sostanza, se tendessero ad uno scopo legittimo e se esistesse un nesso ragionevole di proporzionalità tra i mezzi impiegati e lo scopo perseguito (v., in tal senso, Corte eur. D.U., sentenze Tolstoy-Miloslavsky c. Regno Unito del 13 luglio 1995, serie A n. 316 B, §§ 59 67, e Kreuz c. Polonia del 19 giugno 2001, Recueil des arrêts et décisions 2001 VI, §§ 54 e 55).