Source: http://www.sunia.it/sentenze-della-settimana/la-sentenza-della-settimana-dal-30-gennaio-al-5-febbraio-2017/
Timestamp: 2019-08-22 07:08:53+00:00
Document Index: 95931628

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 5', 'art. 1120', 'art. 1120', 'art. 1127', 'art. 1120', 'art. 5', 'art. 360', 'sentenza ']

La sentenza della settimana, dal 30 Gennaio al 5 Febbraio 2017
Rimozione tettoia e decoro architettonico
Sez. VI civ., ord. 25.8.2016, n. 17350
Con atto di citazione notificato 1’11 gennaio 2006, T.M. e M.A., in qualità di proprietari di due unità immobiliari poste al primo piano del Condominio di via …, convenivano in giudizio B.G., proprietaria di un appartamento posto al medesimo piano, al fine di ottenere la rimozione di una tettoia di copertura realizzata, a detta degli attori, in violazione dell’art. 5 del regolamento di condominio e degli artt. 1120 e 1122 c.c.
Il Tribunale di Torino, nella resistenza della convenuta, rigettava le domande attoree con la sentenza n. 3759 del 2010, depositata l’1 giugno 2010, avverso la quale interponevano gravame la T.M. e il M.A..
B.G., con ricorso notificato il 14 novembre 2013, ha domandato la cassazione della sentenza di appello, articolando tre motivi.
Con il primo motivo ha lamentato la violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 116 e 132 c.p.c.
Con l’ultimo motivo ha denunciato la violazione e falsa applicazione degli artt. 1120, 1127 e 1369 c.c.
Vanno condivise e ribadite le argomentazioni e le conclusioni di cui alla relazione ex art. 380 bis c.p.c. che di seguito si riporta: “(omissis) Con gli ulteriori due motivi d’impugnazione, da valutarsi congiuntamente data la loro stretta connessione, la ricorrente deduce che il giudice de quo sarebbe incorso in vizio di ultrapetizione, ampliando l’oggetto della domanda originaria degli appellanti, relativa a una violazione degli artt. 2 e 5 del regolamento condominiale, al profilo della compatibilità dell’opera contestata rispetto all’aspetto architettonico dell’edificio, a detta della ricorrente coperto da giudicato interno, concernendo i motivi di appello unicamente un’asserita violazione del decoro dell’immobile. A tal proposito, oggetto del ricorso è anche la corretta interpretazione del concetto di ‘aspetto architettonico’ contenuto nell’art. 5 del regolamento condominiale, il quale è stato interpretato dal giudice di merito espandendo la portata del divieto convenzionale di innovazioni ivi contenuta a tutte le opere idonee ad alterare l’aspetto generale dell’edificio in sé e per sé considerato, a prescindere da valutazioni concernenti il diverso parametro del rispetto del decoro architettonico dell’immobile. A detta della ricorrente, invece, la norma condominiale imporrebbe, in conformità agli orientamenti ermeneutici di questa Corte, una serie di valutazioni analoghe a quelle disposte dall’art. 1120 c.c., essendo i due concetti dell’aspetto e del decoro architettonico tra sé profondamente affini, se non l’un l’altro imprescindibili, seppur diversi.
Premesso che nel caso di specie non sembra potersi ritenere integrato un vizio di ultrapetizione – non avendo il giudice alterato gli elementi obiettivi di identificazione della domanda, ma piuttosto interpretato semplicemente quest’ultima ricomprendendovi questioni proposte tacitamente, perché strettamente connesse all’interpretazione dell’ari. 5 del regolamento condominiale (v. Cass., sez. 3, n. 22595 del 2009) – occorre rilevare l’infondatezza delle descritte censure tanto sul piano dell’asserita errata interpretazione delle norme, quanto sul piano di un eventuale vizio di motivazione.
Il giudice d’appello, riconosciuta la possibilità della fonte convenzionale di incidere in senso restrittivo sui parametri di cui all’art. 1120 c.c. (Cass., sez. 2, n. 1748 del 2013), ha proceduto a un’interpretazione sistematica del concetto di ‘aspetto architettonico’, giungendo a delle conclusioni che, pur fondate su una ricostruzione della nozione non del tutto condivisibile, appaiono comunque allineate rispetto agli indirizzi prevalenti della giurisprudenza di legittimità.
Questa Corte ha ben definito i due parametri del decoro e dell’aspetto architettonico, sottolineandone le numerose differenze e affinità concettuali. Mentre la nozione dell’aspetto, contenuta nell’art. 1127 c. c., relativo alla facoltà dei condomini di costruire in sopraelevazione, coinvolge una serie di valutazioni connesse alla compatibilità con lo stile architettonico (Cass., se. 2, n. 1025 del 2004), diversamente il decoro dell’immobile, come richiamato dall’art. 1120 c.c., si esprime nell’omogeneità delle linee e delle strutture architettoniche, ossia nell’armonia estetica dell’edificio (Cass., sez. 2, n. 10350 del 2011).
Il giudice d’appello, pur ricostruendo i rapporti tra i due criteri nei termini di una ben più rigida incomunicabilità, riconoscendo nel riferimento all’aspetto architettonico un vincolo di immodificabilità in toto del fabbricato condominiale, ha poi posto alla base della propria decisione parametri ben più ampi rispetto alla alterazione qualsiasi dell’aspetto del condominio, cioè della pur minima variazione dello stesso, rilevando come la realizzazione della tettoia contestata, dati i materiali utilizzati (copertura in ‘coppi’ e pannelli traslucidi blu/ violetto a chiusura), i suoi caratteri strumentali di stabilità e inamovibilità, nonché le sue dimensioni notevoli e la sua incidenza sul volume del fabbricato, abbia realizzato una significativa alterazione dell’aspetto architettonico con conseguente violazione del’art. 5 del regolamento condominiale.
Se ne può dedurre anche l’insussistenza dell’asserito vizio di motivazione, da valutarsi in base alla nuova formulazione dell’art. 360, comma 1, n. 5 c.p.c., come interpretato dal Supremo consesso nomofilattico con la sentenza n. 19881 del 2014, non potendosi rilevare alcun vizio sul piano dell’esistenza e della coerenza logica dell’impianto argomentano della sentenza.
In definitiva, sembrano sussistere i presupposti perché si proceda in camera di consiglio ai sensi del combinato disposto degli artt. 375 e 380 bis c.p.c., per ivi rilevare l’inammissibilità del primo motivo d’impugnazione e l’infondatezza del terzo e del secondo”.
Gli argomenti e le proposte contenuti nella relazione di cui sopra sono condivisi dal Collegio e le critiche formulate dai ricorrenti nella memoria illustrativa non hanno alcuna incidenza su dette conclusioni, giacché ribadiscono difese che – per le ragioni sopra esposte – sono state superate dalle argomentazioni predette e non rappresentano alcuna lacuna motivazionale, non apportando alcun ulteriore elemento di valutazione, e conseguentemente il ricorso va respinto.
Nulla va disposto in ordine alle spese di lite non avendo gli intimati svolto difese.
fabrizio veri2017-01-30T08:16:00+00:00Categories: sentenze della settimana|