Source: http://www.penale.it/stampa.asp?idpag=1054
Timestamp: 2018-12-11 16:26:46+00:00
Document Index: 65271

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 19', 'art. 16', 'art. 19', 'art. 19', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 679', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 19', 'art. 20', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 33', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 16']

STRANIERO – RIFUGIATO – DIVIETO DI ESPULSIONE – DIRITTO A SOGGIORNARE IN ITALIA – ESCLUSIONE (L. 24 luglio 1954, n. 722, ratifica ed esecuzione della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951, art. 1, 2; d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, art. 19).
STRANIERO – RICHIEDENTE ASILO – DOMANDA IN ALTRO STATO DELL’UNIONE EUROPEA – ESITO – RILEVANZA AI FINI DELL’ESPULSIONE – ESCLUSIONE (L. 24 luglio 1954, n. 722, ratifica ed esecuzione della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, firmata a Ginevra il 28 luglio 1951, art. 1, 2; d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, art. 19; reg. CE 18 febbraio 203, n. 343, regolamento del Consiglio dell’Unione Europea che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l'esame di una domanda d'asilo presentata in uno degli Stati membri da un cittadino di un paese terzo, art. 16).
A differenza del divieto di espulsione previsto dal secondo comma dell’art. 19 d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, quello stabilito dal primo comma dello stesso art. 19 nei confronti del rifugiato non fa acquistare allo straniero il diritto a permanere nel territorio dello Stato italiano.
La presentazione di una domanda di asilo politico in un altro Stato membro dell’Unione Europea non impedisce l’espulsione del richiedente dal territorio dello Stato italiano, qualunque possa essere stato l’esito della domanda stessa.
N° 2011/6959 SIUS
N° .............................................SIEP
N° ............................................ Reg. Ordinanze
1) Dott. Marco Viglino Presidente
2) Dott. Giuseppe Vignera Giudice rel.
3) Dott. Franco Romeo Esperto
4) Dott. Donatella Chessa Esperto
nei confronti di M. S., nato a Casablanca (Marocco) il XXXX, detenuto presso la Casa Circondariale di Alessandria, difeso dall’Avv. C. M. del Foro di Torino, nel procedimento di sorveglianza avente ad oggetto l’impugnazione avverso il provvedimento applicativo della misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato emesso il 24 novembre 2011 dal Magistrato di Sorveglianza di Alessandria.
1. - Con sentenza in data 7 marzo 2011 il Tribunale di Torino dichiarava M. S. colpevole di tentato furto aggravato, lo condannava alla pena di anni uno di reclusione ed euro 160,00 di multa e (ritenutane la pericolosità sociale in considerazione della recidiva specifica, reiterata ed infraquinquennale, nonché della sua condizione di “clandestino” e della mancanza di fonti di reddito lecite) gli applicava la misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato ex art. 15, comma 1, d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286.
In previsione della fine dell’esecuzione della superiore pena detentiva (che terminerà il 4 ottobre 2012), il 24 novembre 2011 il Magistrato di Sorveglianza di Alessandria riesaminava la pericolosità sociale del M. ex art. 679 c.p.p., la dichiarava attuale e disponeva l’espulsione del predetto dal territorio dello Stato.
Invitato a produrre la relativa documentazione, il M. ha dichiarato di non poterlo fare, avendola smarrita a Torino.
in virtù di esso (divieto), pertanto, lo straniero non acquista alcun diritto a permanere nel territorio italiano [v. in tal senso la motivazione di Cass. civ., Sez. I, 09/04/2002, n. 5055, in Riv. dir. internaz., 2002, 797: “Altro è, di contro, l'istituto del divieto di respingimento od espulsione (art. 19 d.lgs. n. 286 del 1998), in base al quale in nessun caso l'espulso può essere inviato in uno Stato nel quale egli può patire persecuzioni: si tratta di una misura di protezione umanitaria ed a carattere negativo che non conferisce, di per sé, al beneficiario alcun titolo di soggiorno in Italia ma solo il diritto a non vedersi reimmesso in un contesto di elevato rischio personale”; negli stessi termini v. pure la motivazione di Cass. civ., Sez. I, 04/05/2004, n. 8423, in Gius, 2004, 3454];
esso (divieto), conseguentemente, non impedisce l’espulsione del soggetto verso un Paese straniero, in cui non esiste nei suoi confronti alcun pericolo di persecuzione (sulla possibilità di espellere uno straniero verso uno Stato diverso da quello di appartenenza o di origine v. in generale Cass. pen., 16/10/1984,Bianchi, in Riv. pen., 1985, 610: “Il provvedimento di espulsione non dovrebbe automaticamente determinare la consegna dell'interessato alle autorità dello stato che intende procedere penalmente contro di lui, ma dovrebbe comportare il semplice accompagnamento dell'espulso ad una qualsiasi frontiera dello stato di rifugio, da lui stesso scelta; tuttavia, secondo la normativa vigente, la cosiddetta ‘espulsione verso l'Italia’ non pone limiti all'esercizio dell'azione penale in Italia, né rende applicabili i principi relativi all'estradizione, non essendo ciò previsto né da norme del diritto internazionale generalmente riconosciuto, donde la esclusione di una inosservanza del precetto fissato dall'art. 10 cost., né da altre norme recepite nel nostro ordinamento, per il quale l'unico dato rilevante è il disinteresse dello stato di rifugio per la sorte dell'espulso”).
Questa diversa natura (relativa l’una ed assoluta l’altra) dei due divieti di espulsione ex art. 19 d.lgs. 286/1998 si desume, anzitutto, dallo stesso tenore letterale della disposizione in esame, il cui primo comma (a differenza del secondo comma, che recita tout court: “non è consentita l’espulsione ... nei confronti”) dice che l’espulsione od il respingimento “non può disporsi verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione”.
Tale norma (l’art. 20 cit.) così recita: “Fermo restando quanto previsto dall'articolo 19, comma 1, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il rifugiato o lo straniero ammesso alla protezione sussidiaria è espulso quando:a) sussistono motivi per ritenere che rappresenti un pericolo per la sicurezza dello Stato; b) rappresenta un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica, essendo stato condannato con sentenza definitiva per un reato per il quale è prevista la pena della reclusione non inferiore nel minimo a quattro anni o nel massimo a dieci anni”.
Se l’art. 20 cit. - da un lato - consente espressamente l’espulsione amministrativa del rifugiato per motivi di sicurezza nazionale nei casi di cui alle suindicate lettere a) e b) e se esso - dall’altro lato – anche rispetto a questi casi ribadisce l’operatività del divieto di espulsione stabilito in via generale per gli stessi rifugiati dall’art. 19, comma 1, d. lgs 286/1998, ciò presuppone necessariamente la “relatività” di tale divieto: col suo richiamo, più esattamente, l’art. 20 d.lgs. 251/2007 ha voluto precisare che il nostro legislatore non si è avvalso della possibilità concessagli dall’art. 33, comma 2, della Convenzione di Ginevra del 1951 e che, quindi, anche l’espulsione amministrativa del rifugiato per motivi di sicurezza nazionale ivi prevista (come tutti gli altri tipi di espulsioni - amministrative o giudiziali - eventualmente riguardanti soggetti aventi lo status di rifugiato: quali ad esempio quelle ex art. 13, comma 7, art. 15, comma 1, art. 16, commi 1 e 5, d.lgs. 286/1998) è consentita solo verso Paesi stranieri in cui il soggetto non sia esposto a rischio di persecuzione.
3. - Tanto precisato in via generale, si osserva adesso che nella fattispecie sub iudice l’unico dato certo è che il 13 gennaio 2010 M. S. ha presentato domanda di asilo politico in Austria (v. la superiore comunicazione della Questura di Alessandria del 9 febbraio 2012).
Dr. Giuseppe Vignera Il Presidente
Dr. Marco Viglino