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Timestamp: 2020-07-07 21:54:35+00:00
Document Index: 139176437

Matched Legal Cases: ['art. 110', 'art. 6', 'art. 26', 'art. 110', 'art. 25', 'art. 19', 'art. 23', 'art. 98', 'art. 98', 'art. 44', 'art. 109', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 38', 'art. 44']

Il Recepimento nel nostro Paese delle modifiche comunitarie al regime fiscale di interessi e canoni corrisposti tra società consociate residenti – HUB TRIBUTARIO - Christian Dominici
Il Recepimento nel nostro Paese delle modifiche comunitarie al regime fiscale di interessi e canoni corrisposti tra società consociate residentipubblicazioni
Azienda e Fisco – 2005
Il Decreto Legislativo 30 maggio 2005, n. 143, ha recepito nel nostro ordinamento il contenuto della direttiva CEE n. 2003/49/CE del 3 giugno 2003, pubblicata nella Guce n. 157/L del 26 giugno 2003, sancendo importanti novità nel regime fiscale a cui devono essere assoggettati gli interessi ed i canoni corrisposti tra società consociate residenti nella Comunità Europea.
La direttiva CEE n. 2003/49/CE del 3 giugno 2003, pubblicata nella Guce n. 157/L del 26 giugno 2003, che doveva essere attuata dagli Stati membri della Comunità Europea entro il 1° gennaio 2004, ha introdotto importanti novità nel regime fiscale a cui devono essere assoggettati gli interessi ed i canoni corrisposti tra società consociate residenti.
Per quanto concerne poi l’ambito soggettivo di applicazione delle nuove norme, una volta recepite dai singoli legislatori nazionali, è da indicare che la norma si applica nei rapporti tra società consociate residenti nei Paesi della Comunità Europea o tra loro stabili organizzazioni residenti. Per quanto concerne il nostro Paese, il beneficio sarà fruito soltanto dalle società di capitali e dagli enti pubblici e privati che esercitano attività industriali o commerciali.
La normativa previgente del nostro Paese in tema di interessi percepiti da soggetti non residenti
L’articolo 26, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, ultimo comma, stabiliva, prima della riforma di cui al D.Lgs. 30 maggio 2005, n. 143, che i soggetti indicati all’articolo 23 dello stesso decreto (tra i quali sono ricomprese le società di capitali residenti) applicano una ritenuta a titolo di imposta pari al 12,5% sui redditi di capitale da essi corrisposti a soggetti non residenti. Lo stesso comma stabilisce poi che la misura della ritenuta è elevata al 27% se i percipienti sono soggetti esteri residenti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato individuati con il decreto del Ministero delle Finanze emanato ai sensi del comma 10 dell’articolo 110 D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917.
Volendo poi esaminare alcune cause di esonero totale da ritenuta, è possibile evidenziare che l’articolo 26-bis, D.P.R. 600/1973, già prevedeva l’esenzione da imposizione per i redditi di capitale derivanti da depositi e conti correnti diversi da quelli bancari e postali, con esclusione degli interessi ed altri proventi derivanti da prestiti di denaro percepiti da soggetti residenti in Stati con i quali sono in vigore convenzioni per evitare la doppia imposizione sul reddito che consentano all’amministrazione finanziaria di acquisire le informazioni necessarie per accertare la sussistenza dei requisiti, sempreché tali soggetti non risiedano negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato individuati con il decreto emanato dal Ministero delle Finanze ai sensi del comma 10 dell’art. 110 D.P.R. 917/1986 o da enti ed organismi internazionali costituiti in base ad accordi internazionali resi esecutivi nel nostro Paese.
Ulteriori casi di esenzione da imposizione alla fonte erano già previsti nel nostro ordinamento tributario in relazione agli interessi, premi ed altri frutti di alcuni particolari tipi di obbligazioni emesse da soggetti definibili “grandi emittenti” ai sensi dell’art. 6, del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239.
Infatti, l’articolo 1) del D. Lgs. 1° aprile 1996, n. 239, aveva escluso l’applicazione della ritenuta prevista dal primo comma dell’art. 26), D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, sugli interessi e sugli altri proventi delle obbligazioni e titoli similari emessi da banche, da società per azioni con azioni negoziate in mercati regolamentati italiani e da enti pubblici economici trasformati in società per azioni in base a disposizioni di legge.
Stabilisce però l’articolo 6), D. Lgs. 1° aprile 1996, n. 239 che non sono soggetti ad imposizione gli interessi, i premi e gli altri frutti percepiti da soggetti residenti in Paesi che consentono un adeguato scambio di informazioni con il nostro Paese e che non debbono essere ricompresi tra quelli indicati nella “black list” di cui al comma 10, dell’art. 110 D.P.R. 917/1986.
Non erano inoltre già soggetti ad imposta sostitutiva gli interessi, i premi e gli altri frutti percepiti da enti od organismi internazionali costituiti in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia; e da investitori istituzionali esteri, ancorché privi di soggettività tributaria, costituiti in Paesi non black-listed e che garantiscano un adeguato scambio informativo con il nostro Paese, e dalle banche centrali estere o dagli organismi che gestiscono le riserve ufficiali degli Stati.
La normativa previgente del nostro Paese in tema di canoni percepiti da soggetti non residenti
L’ultimo comma dell’art. 25, D.P.R. 600/1973, prevedeva che i soggetti residenti che corrispondono a soggetti non residenti i compensi e le somme di cui al n. 9) dell’art. 19, D.P.R. 597/1973, oggi art. 23, comma 2, lett. c) del D.P.R. 917/1986, devono operare una ritenuta a titolo d’imposta pari al 30% sulla parte imponibile dell’ammontare lordo dei compensi.
Le modifiche introdotte a seguito del recepimento della Direttiva CEE nel nostro Paese
Con il D. Lgs. 30 maggio 2005, n. 143, in vigore dal 26 luglio 2005, è stata recepita nel nostro ordinamento la Direttiva CEE 2003/49/CE.
Si analizzano di seguito le principali modificazioni normative introdotte.
E’ stato introdotto l’articolo 26-quater, D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, che ha stabilito l’esenzione dalle imposte alla fonte sugli interessi e sui canoni corrisposi a soggetti residenti in Stati membri della Comunità Europea.
Le condizioni per poter accedere a tale esenzione sono le seguenti:
a) Possono fruire dell’esenzione le società residenti nella Comunità Europea o le loro stabili organizzazioni;
b) Le società devono rivestire le forme previste dall’allegato A al provvedimento (nel nostro Paese deve trattarsi di società di capitali o di enti pubblici o privati che esercitano attività industriali o commerciali);
c) Le società devono essere assoggettate all’imposta sul reddito senza fruire di regimi di esenzione;
d) La società che effettua il pagamento (o la società che riceve il pagamento) deve detenere nell’altra società coinvolta nell’operazione una percentuale non inferiore al 25% dei diritti di voto, o entrambe le società (ossia la società beneficiaria e la società che effettua il pagamento ) devono essere detenute per almeno il 25% dei diritti di voto da una terza società residente nella CEE con i medesimi requisiti di cui ai punti a), b) e c) della presente elencazione;
e) I diritti di voto necessari per il raggiungimento della percentuale del 25% sono quelli esercitabili nell’assemblea ordinaria prevista dagli articoli 2364, 2364-bis e 2479-bis del codice civile per quanto concerne il nostro Paese;
f) Le partecipazioni che attribuiscono i medesimi diritti di voto devono essere detenute per almeno un anno (si deve intendere già interamente decorso alla data del pagamento dei canoni o degli interessi).
La normativa del nostro Paese qualifica come “canoni” i compensi di qualsiasi natura percepiti per l’uso o la concessione in uso del diritto di autore su opere letterarie, artistiche o scientifiche, comprese le pellicole cinematografiche ed il software, di brevetti, marchi di fabbrica o di commercio, disegni o modelli, progetti, formule o processi segreti o per informazioni concernenti esperienze di carattere industriale, commerciale o scientifico, relativi ad attrezzature industriali, commerciali o scientifiche.
La normativa del nostro Paese qualifica come “interessi” i redditi da crediti di qualsiasi natura, garantiti o non da ipoteca e, in particolare, i redditi derivanti da titoli, da obbligazioni e da prestiti, compresi gli altri proventi derivanti dai suddetti titoli o prestiti.
Non sono invece considerati “interessi”:
a) Le remunerazioni dei finanziamenti eccedenti la misura di cui all’art. 98, D.P.R. 917/1986 (normativa in tema di contrasto all’utilizzo della sottocapitalizzazione delle imprese) – è fatto obbligo di operare la ritenuta di legge sugli interessi passivi relativi ai finanziamenti che eccedono la misura di cui all’art. 98, D.P.R. 917/1986;
b) Gli utili derivanti da contratti di associazione in partecipazione o da partecipazioni agli utili attribuite ai prestatori di lavoro;
c) Le remunerazioni dei titoli e degli strumenti finanziari la cui remunerazione è costituita totalmente dalla partecipazione ai risultati economici della società emittente (art. 44, comma 2, ed art. 109, comma 9, lettera a), D.P. R. 917/1986);
d) I pagamenti relativi a crediti che autorizzano il creditore a rinunciare al suo diritto agli interessi in cambio del diritto a partecipare agli utili del debitore;
e) I pagamenti relativi a crediti che non contengono disposizioni per la restituzione del capitale o per i quali il rimborso debba essere effettuato trascorsi più di cinquanta anni dalla data di emissione.
Si rileva infine che, tra le operazioni potenzialmente elusive, elencate nell’art. 37-bis, D.P.R. 600/1973, sono stati introdotti i pagamenti di interessi e canoni qualora effettuati a favore di soggetti controllati direttamente o indirettamente da uno o più soggetti non residenti in uno Stato dell’Unione Europea.
Si tratta quindi di una norma antielusiva particolarmente pesante, a danno di tutte quelle società che, fino ad oggi, avevano “realizzato” catene societarie particolarmente lunghe finalizzate a ridurre l’imposizione finale su interessi ma soprattutto su canoni corrisposti a società straniere.
Il supporto documentale per poter fruire dell’esenzione
Per quanto concerne il supporto documentale che deve essere predisposto al fine di poter beneficiare dell’esenzione dall’applicazione della ritenuta, si segnala che il sesto comma dell’art. 1, D. Lgs. 30 maggio 2005, n. 143 prevede che ai fini dell’applicazione dell’esenzione, deve essere prodotta un’attestazione dalla quale risulti la residenza del beneficiario effettivo e, nel caso di stabile organizzazione, l’esistenza della stabile organizzazione stessa, rilasciata dalle competenti autorità fiscali dello Stato in cui la società beneficiaria è residente o dello Stato in cui è situata la stabile organizzazione.
Deve inoltre essere predisposta una dichiarazione da parte dello stesso soggetto beneficiario che attesti la sussistenza di tutti gli altri requisiti sopra indicati (come espressamente previsti dai commi 2 e 4 del D. Lgs. 143/2005).
Tutta la documentazione di cui sopra deve essere presentata al soggetto che effettua il pagamento in data precedente la data di effettuazione del pagamento ed esplica i propri effetti per un anno dalla data di rilascio.
La stessa documentazione deve poi essere conservata fino a quando non siano decorsi i termini per gli accertamenti relativi al periodo di imposta in cui è stato effettuato il pagamento.
Le disposizioni per il periodo transitorio che è decorso dal 1 gennaio 2004 ad oggi.
Stante che la Direttiva CEE 2003/49 doveva essere recepita dagli Stati membri a decorrere dal giorno 1° gennaio 2004, il Decreto Legislativo 30 maggio 2005, n. 143 ha correttamente previsto che le disposizioni di legge entrate in vigore il giorno 26 luglio 2005 si applichino anche agli interessi ed ai canoni maturati a decorrere dal giorno 1 gennaio 2004.
Nel caso su tali ammontari corrisposti sia stata già effettuata e versata la ritenuta si attua un particolare meccanismo di restituzione di quanto già versato.
Stabilisce infatti l’articolo 4), D. Lgs. 143/2005 la possibilità che le ritenute operate dai soggetti residenti e non più dovute, siano restituite dai medesimi soggetti residenti al soggetto beneficiario.
I soggetti residenti provvederanno poi al recupero delle somme rimborsate, esprimendo in compensazione (a credito) tali ammontari nei successivi loro versamenti di imposte così come previsto dall’art. 17, D. Lgs. 9 luglio 1997, n. 241.
Nel caso in cui, invece, il rimborso sia richiesto all’Amministrazione Finanziaria del nostro Paese direttamente da parte del soggetto estero che ha subito la ritenuta, lo stesso rimborso deve essere effettuato dall’Amministrazione Finanziaria del nostro Paese entro il termine di un anno dalla data della domanda (art. 38, D.P.R. 602/1973).
Qualora il termine annuale non sia rispettato il credito vantato è produttivo di interessi nella misura prevista dal primo comma dell’art. 44, D.P.R. 602/1973.