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Timestamp: 2017-07-27 14:59:07+00:00
Document Index: 54419907

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 572', 'art. 572', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 155', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.195', 'art. 195', 'art. 195', 'art. 196']

SEPARAZIONE BOLOGNA LITE TRA CONIUGI BOLOGNA CHIAMA SUBITO SEPARATI NON ASPETTARE convivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
CHIAMA SUBITO!!!	051.6447838	SEPARAZIONE BOLOGNA LITE TRA CONIUGI BOLOGNA CHIAMA SUBITO SEPARATI NON ASPETTARE convivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima
In altri termini, si evidenzia una convivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima, tali da farla precipitare in una condizione duratura di sofferenza e prostrazione. Nella nozione di maltrattamenti rientrano fatti lesivi dell’integrità anche solo morale del soggetto passivo, che possono consistere in parole che offendono la dignità della persona, purchè tale condotta abbia i caratteri della sopraffazione sistematica e programmata tale da rendere la convivenza particolarmente dolorosa, con conseguente intollerabile degenerazione del rapporto familiare
SEPARAZIONE BOLOGNA LITE TRA CONIUGI BOLOGNA CHIAMA SUBITO SEPARATI NON ASPETTAREconvivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima
Dott. FIDELBO Giorgi – rel. Consigliere –
Con la decisione in epigrafe indicata la Corte d’appello di Napoli ha confermato la sentenza emessa in data 15 marzo 2013 dal Tribunale di Napoli, Sezione distaccata di Casoria, che ha ritenuto la responsabilità di A.T. per il reato di cui all’art. 572 c.p. commesso nei confronti del coniuge, L.A., ma ha ridotto la pena, rideterminandola in mesi otto di reclusione.
L’imputato ha proposto personalmente ricorso per cassazione.
Con il primo motivo deduce l’errata applicazione dell’art. 572 c.p. , in quanto nella specie difetterebbe il requisito dell’abitualità della condotta attribuitagli.
Con il secondo motivo denuncia il vizio di motivazione, rilevando che la sentenza non avrebbe tenuto conto che si è trattato di un’unica minaccia rivolta alla moglie, che le offese non avevano alcuna carica offensiva, non essendo state percepite come tali dal coniuge e che, infine, l’episodio dell’abbandono della casa coniugale da parte della L. era stato determinato dall’esigenza di prendere un periodo di pausa per chiarire le ragioni delle incomprensioni con il marito.
I maltrattamenti in famiglia integrano un’ipotesi di reato necessariamente abituale che si caratterizza per la sussistenza di comportamenti che acquistano rilevanza penale per effetto della loro reiterazione nel tempo. Tali comportamenti possono consistere in percosse, lesioni, ingiurie, minacce, privazioni e umiliazioni imposte alla vittima, ma anche in atti di disprezzo e di offesa alla sua dignità, che si risolvano in vere e proprie sofferenze morali.
In altri termini, si evidenzia una convivenza difficile, conflittuale, in cui vengono a mancare i doveri di solidarietà tra coniugi, ma non risultano sottolineati fatti in grado di realizzare una pregnante offesa della integrità psicofisica della vittima, tali da farla precipitare in una condizione duratura di sofferenza e prostrazione. Nella nozione di maltrattamenti rientrano fatti lesivi dell’integrità anche solo morale del soggetto passivo, che possono consistere in parole che offendono la dignità della persona, purchè tale condotta abbia i caratteri della sopraffazione sistematica e programmata tale da rendere la convivenza particolarmente dolorosa, con conseguente intollerabile degenerazione del rapporto familiare.
Le singole condotte possono quindi costituire un comportamento abituale nella misura in cui rendono evidente l’esistenza di un programma criminoso animato da una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo.
In sostanza, ciò che difetta nella sentenza impugnata è proprio l’accertamento in ordine all’abitualità delle condotte in direzione di una precisa volontà di determinare una situazione di vita intollerabile per effetto della sistematica sopraffazione cui la vittima è sottoposta.
Le carenze rilevate nella motivazione giustificano l’annullamento della sentenza con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli per un nuovo giudizio.
In conclusione, rientra nella comunione immediata:
il denaro percepito a titolo di utili dell’azienda gestita congiuntamente dai coniugi;
il denaro ottenuto a titolo di prezzo del trasferimento di beni della comunione;
E’ invece destinato alla comunione differita:
il denaro percepito a titolo di frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi non consumati al momento dello scioglimento della comunione;
il denaro percepito a titolo di proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non sia stato consumato.
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Per quanto concerne la casa coniugale, ossia l’immobile dove i coniugi hanno stabilito la dimora stabile della famiglia, la legge stabilisce all’art 155 quater del Codice Civile che la stessa venga assegnata al coniuge avente il collocamento prevalente dei figli, nel preminente interesse della prole.
Mentre in passato si era più propensi ad adottare la soluzione dell’assegnazione, anche consensualmente, il generale impoverimento che colpisce oggi le famiglie che si separano, sovente non consente al coniuge non assegnatario di far fronte alle spese straordinarie dell’immobile a suo carico né al coniuge assegnatario di sostenere quelle ordinarie, talché i coniugi propendono sempre più spesso per una soluzione alternativa: la vendita a terzi o il trasferimento dell’immobile in favore dell’uno o dell’altro. separazione coniugi mutuo cointestato
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Il mutuo può essere considerato indice di debolezzadel coniuge più forte oppure, al contrario, di forza economica di questi.Nel primo senso ha concluso ad esempio la recentissima ordinanza delle Corte di Cassazione n. 22603 del 2015:
in essa i giudici hanno ritenuto che le possibilità economiche dei due coniugi, in astratto ben distanti, arrivavano a equivalersi se si andava a sottrarre dalle entrate mensili del coniuge più forte economicamente l’importo che questi già pagava a titolo di mutuo per l’acquisto di una casa.
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Una formula particolare di prestito è quello tra coniugi, regolarmente ammesso dalla legge e dalla giurisprudenza, ma senza diritto alla restituzione, poiché non viene considerato come un finanziamento, bensì come una modalità per far fronte al dovere di solidarietà reciproca, o di mutuo soccorso, che è elemento imprescindibile del rapporto di coniugioe che avviene generalmente “nella riservatezza della vita familiare” (Cass. n. 12251/2009). Ne consegue, pertanto, che, anche in caso di separazione, non se ne potrà richiedere la restituzione, la quale potrà avvenire solamente su base volontaria ma non giudiziale
548: RISERVA A FAVORE DEL CONIUGE SEPARATOIl codice civile così dispone:
1) Il coniuge cui non è stata addebitatala separazione con sentenza passata in giudicato, ai sensi del secondo comma dell’articolo 151, ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato.
2) Il coniuge cui è stata addebitata la separazionecon sentenza passata in giudicato ha diritto soltanto ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto.
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IN CASO DI COMUNIONE DEI BENI– Qualora si sia deposto per la comunione (vigente per legge dal 1975), salva l’esclusiva proprietà dei beni strettamente personali (vale a dire, ad esempio, i beni acquistati in epoca antecedente al matrimonio, i beni ricevuti in donazione o per eredità), dopo il giudizio di separazione, ciascuno dei coniugi acquisisce il diritto di chiedere la divisione dei beni comuni.
L’art.195 civ. dispone che nella divisione i coniugi o i loro eredi hanno diritto di prelevare i beni mobili che appartenevano ai coniugi stessi prima della comunione o che sono ad essi pervenuti durante la
riguardante la divisione, ma dell’esplicitazione del principio in base al quale ciascuno dei coniugi si può riprendere i beni di carattere personale che, come tali, non hanno mai fatto ingresso nella comunione. Il problema può essere di natura probatoria: l’ultimo comma dell’art. 195 cod.civ. dispone che, in mancanza di prova contraria, si presume che i beni mobili facciano parte della comunione. Nell’ipotesi in cui non si rinvengano i beni mobili che il coniuge o gli eredi avevano il diritto di prelevare ai sensi dell’art. 195 cod.civ., risulta possibile ex art. 196 cod.civ. ripeterne il valore provandone l’ammontare anche per notorietà, salvo che la mancanza di quei beni sia dovuta a consumazione per uso o perimento o per altra causa non imputabile all’altro coniuge.
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