Source: https://www.italiasalva.it/2016/04/ipo-bpvi-ecco-perche-potrebbe-saltare-tutto.html
Timestamp: 2019-05-24 04:19:20+00:00
Document Index: 144877602

Matched Legal Cases: ['art. 2441', 'art. 2443', 'art. 2441', 'art. 2441', 'art.2441', 'art. 2441', 'art.2441', 'art.2441']

IPO Bpvi: ecco perchè potrebbe saltare tutto - Italia Salva
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Con delibera di assemblea straordinaria del 5 marzo 2016 la BANCA POPOLARE DI VICENZA ha approvato, tra l’altro:
1) Con il voto favorevole dell’81,95%, la proposta di trasformazione in società per azioni e il nuovo statuto sociale;
2) Con il voto favorevole dell’87,15%, la proposta di attribuzione al Consiglio di Amministrazione di delega ad aumentare il capitale sociale, con esclusione o limitazione del diritto di opzione a norma dell’art. 2441, comma 5 cc.
In pratica il Consiglio di Amministrazione è stato delegato, a norma dell’art. 2443 cc ad eseguire, entro il 31.12.2016, un aumento di capitale a pagamento, con possibilità di escludere o limitare il diritto di opzione, a norma dell’art. 2441, comma 5 cc, vale a dire nei casi in cui l’interesse della società lo esige. Il Consiglio di Amministrazione della BANCA POPOLARE DI VICENZA, in conformità alla normativa, ha illustrato con apposita relazione, contenente il parere del Collegio Sindacale, la proposta di delega, dalla quale risultano le ragioni dei criteri della possibile esclusione o limitazione dell’opzione. Una volta ricevuta la delega, con la delibera di assemblea straordinaria del 5 marzo 2016, il Consiglio di Amministrazione dovrà provvedere ad eseguire l’aumento di capitale con apposite delibere di Consiglio di Amministrazione (deliberazioni consiliari di aumento delegato), comunicando, almeno 15 giorni prima – termine rinunciabile dal collegio sindacale – della delibera, al collegio sindacale la relazione illustrativa, concernente le ragioni della specifica esclusione, dalla quale risulti altresì il prezzo di emissione e i criteri adottati per la determinazione, in conformità all’art. 2441, comma 6, c.c. Il motivo dell’obbligo della comunicazione al Collegio Sindacale è presto detto. Infatti, nel caso di esclusione o limitazione del diritto di opzione, l’ordinamento appresta una tutela ai vecchi azionisti. Tutela volta ad evitare che l’individuazione di un prezzo di emissione troppo basso, vale a dire al di sotto del valore economico dell’azione stessa, determini un travaso di ricchezza dai vecchi ai nuovi azionisti. Tale tutela è rafforzata dalla previsione che un soggetto indipendente, nella fattispecie il Collegio Sindacale, debba rilasciare un’attestazione circa la congruità del prezzo di emissione, con riferimento ai parametri individuati dalla legge. Nel caso specifico che il prezzo sia stato correttamente determinato in base al valore del Patrimonio netto. La determinazione del prezzo di emissione può essere fissata dall’Assemblea dei soci oppure dal Consiglio di Amministrazione, nel caso di aumento delegato. Nel caso della BANCA POPOLARE DI VICENZA la determinazione del prezzo di emissione è stata delegata al Consiglio di Amministrazione. Infatti l’assemblea, pur recependo i criteri di massima per la determinazione del prezzo di emissione contenuti nella relazione illustrativa del Consiglio di Amministrazione, non ha di fatto fissato il prezzo di emissione, e nemmeno un prezzo minimo. Che questa tesi sia giusta lo dimostra il fatto che il Collegio Sindacale non ha espresso il parere di congruità, riservandosi di rilasciarlo al momento dell’effettiva determinazione del prezzo di emissione.
La determinazione del prezzo di emissione nel caso della BANCA POPOLARE DI VICENZA
L’art.2441 comma 6 del codice civile prevede, come visto, che in caso di esclusione del diritto di opzione il prezzo di emissione sia determinato in base al patrimonio netto. Vediamo allora qual è il valore del patrimonio netto per azione della BANCA DI POPOLARE DI VICENZA con l’ausilio della tabella che segue, nella quale è stato inserito anche il valore economico determinato dal Consiglio di Amministrazione ai fini del recesso, in base alle stime degli esperti incaricati.
Come si vede, il valore va da un minimo di 6,30 (valore economico fissato dal Cda di recente) a un massimo di 24,51 (valore contabile o patrimoniale dell’azione). Il Consiglio di Amministrazione in data 22 marzo 2016, ha deliberato di dare avvio all’operazione di aumento di capitale, con esclusione del diritto di opzione ai sensi dell’art. 2441, comma 5, c.c., mediante l’esercizio della delega conferita dall’Assemblea Straordinaria dei Soci del 5 marzo. Successivamente il Consiglio di Amministrazione, con delibera del 19 aprile 2016, ha inopinatamente, individuato un range del prezzo di emissione, indicandolo in una forchetta che va da un minimo, non vincolante, di 0,1€ a un massimo, vincolante, di 3,00€ ad azione. Ma, come visto, nel caso di aumento di capitale con esclusione del diritto di opzione, il prezzo di emissione non può essere inferiore, per espressa previsione dell’art.2441, comma 6 ultimo periodo, al valore economico dell’azione. Ne consegue che la successiva delibera del Cda, quella funzionale alla fissazione definitiva del prezzo di emissione, sarà affetta da illegittimità; evidentemente nel caso in cui, come tutto lascia presagire, il prezzo stesso venisse confermato nella forchetta 0,1-3. Se ciò dovesse verificarsi, siamo portati a ritenere che difficilmente il Collegio Sindacale potrà avallare la delibera consiliare di determinazione definitiva del prezzo di emissione, rilasciando il parere di congruità previsto dall’art.2441, comma 6, cc. Con la conseguenza che l’intera operazione potrebbe saltare (se il collegio sindacale non rilasciasse il parere positivo di congruità), oppure potrebbe dare adito ad una serie di ricorsi da parte dei vecchi soci.
L’autore è a disposizione sul gruppo Facebook ItaliaSalva per chiarire tutti i possibili dubbi e approfondire ulteriormente gli aspetti legali connessi alla vicenda Bpvi.