Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2691-codice-civile-altre-domande-e-atti-soggetti-a-trascrizione
Timestamp: 2019-08-21 01:59:34+00:00
Document Index: 103311516

Matched Legal Cases: ['art. 2683', 'art. 2653', 'art. 808', 'art. 2696', 'art. 2683', 'art. 1', 'art. 669', 'art. 2943', 'art. 2945', 'art. 2652', 'art. 810']

Art. 2691 codice civile: Altre domande e atti soggetti a trascrizione | La Legge per tutti
Art. 2691 codice civile: Altre domande e atti soggetti a trascrizione
Devono del pari trascriversi, quando si riferiscono ai beni menzionati nell’art. 2683, le domande e gli atti indicati dai numeri 1, 3, 4 e 5 dell’art. 2653, per gli effetti ivi disposti.
Alla domanda giudiziale e’ equiparato l’atto notificato con il quale la parte, in presenza di compromesso o di clausola compromissoria, dichiara all’altra la propria intenzione di promuovere il procedimento arbitrale, propone la domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina degli arbitri.
Trascrizione: [v. Libro VI, Titolo I, Capo III]; Domanda (giudiziale): [v. 2652].
Compromesso: contratto con il quale le parti deferiscono ad arbitri una controversia tra loro insorta, rinunciando all’autorità giudiziaria ordinaria. Il (—) va stipulato per iscritto e deve determinare esattamente l’oggetto della controversia.
Clausola compromissoria: clausola con la quale le parti, nel contratto che stipulano o in un atto successivo, stabiliscono che le controversie eventualmente nascenti dal contratto stesso, in ordine alla interpretazione o esecuzione del medesimo, siano decise da arbitri.
Procedimento arbitrale (arbitrato): si ha quando le parti decidono di sottrarre alla giurisdizione ordinaria la decisione di una controversia, rimettendola a privati. Bisogna distinguere, al riguardo, tra (—) rituale e (—) irrituale (o libero). L’arbitrato rituale ha la propria fonte nella clausola compromissoria o nel compromesso e presenta caratteri strutturali e funzionali propri del giudizio. La decisione della controversia — adottata secondo diritto, salvo che le parti abbiano autorizzato gli arbitri a decidere secondo equità — assume formalmente la veste di un provvedimento denominato «lodo», già vincolante per le parti dal momento della sottoscrizione da parte degli arbitri, aventi ora la stessa efficacia di una sentenza.
Nel caso dell’arbitrato irrituale (o libero), disciplinato dall’art. 808ter (inserito ex L. 40/2006), invece, strutturalmente, i caratteri procedimentali del giudizio si combinano con quelli della transazione, per cui la controversia si conclude con un atto di natura negoziale, e non già con la pronuncia di un lodo.
È legittima, con interpretazione estensiva e sistematica dell'art. 2696 c.c., e non analogica in base agli art. 2683, 2690 e 2691 c.c., l'iscrizione nel Registro delle imprese degli atti prodromici e modificativi, previsti dall'ordinamento, di fattispecie espressamente soggette a pubblicità: in questa categoria di atti si inserisce la domanda giudiziale di accertamento della simulazione in ordine alla vicenda inerente al trasferimento di quota di società a responsabilità limitata.
All'esito delle modifiche introdotte dalla legge n. 25 del 1994 al procedimento arbitrale - in particolare, con l'art. 1 (introduttivo dell'art. 669 octies c.p.c.), 25 (sostitutivo dell'art. 2943, comma 4, c.c., ed additivo del comma 4 all'art. 2945) e 26 (additivo di un capoverso agli art. 2652, 2653, 2690 e 2691 c.c.) - deve ritenersi che tale procedimento si instauri con la notificazione della domanda di accesso all'arbitrato, e non anche con la costituzione del collegio arbitrale, con la conseguenza che, determinatosi l'effetto della pendenza del giudizio con la detta notifica, il giudizio si radica fin da tale momento tra i soggetti sottoscrittori della clausola compromissoria (i soggetti, cioè, legittimati attivamente e passivamente ad agire e resistere nella procedura arbitrale fino alla sua definizione), e con l'ulteriore conseguenza che l'eventuale subingresso di un altro soggetto nel rapporto controverso, dopo l'inizio del procedimento, non incide sulla ritualità della nomina dell'arbitro di parte effettuata dal destinatario della domanda di arbitrato nei termini e con le modalità di cui all'art. 810 c.p.c. Nella diversa ipotesi in cui l'arbitro di parte, mai nominato dal dante causa, sia stato, invece, nominato direttamente dal subentrante "ex lege" nel rapporto controverso - con ciò stesso intervenendo questi nella procedura - deve ritenersi, attesa la natura sostanziale e non meramente processuale dell'atto di nomina dell'arbitro (nonché la circostanza che la titolarità del rapporto controverso, e della stessa clausola compromissoria, è passata al successore a titolo particolare), che sia il successore a titolo particolare stesso il soggetto legittimato alla nomina dell'arbitro, senza che tale nomina possa in alcun modo dirsi, pertanto, affetta da nullità (come erroneamente ritenuto, nella specie, dal giudice di merito).
Cassazione civile sez. I 08 aprile 2003 n. 5457