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Timestamp: 2020-04-02 07:23:11+00:00
Document Index: 160751062

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Sentenza Cassazione Civile n. 14800 del 14/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14800 del 14/06/2017
Cassazione civile, sez. II, 14/06/2017, (ud. 16/03/2017, dep.14/06/2017), n. 14800
Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni Consiglie – –
sul ricorso 8135/2013 proposto da:
L.A., (OMISSIS), A.C. (OMISSIS), elettivamente
domiciliati in ROMA, VIALE MAZZINI 55, presso lo studio
dell’avvocato PAOLA PETRELLA TIRONE, rappresentati e difesi
dall’avvocato CARLO TAGARIELLO;
B.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIUSEPPE
SIRTORI 56, presso lo studio dell’avvocato VITTORIO AMEDEO
MARINELLI, rappresentato e difeso dall’avvocato FRANCESCO ORLANDO;
avverso la sentenza n. 688/2012 della CORTE D’APPELLO DI LECCE
sezione distaccata di TARANTO, depositata il 14/12/2012;
Con sentenza in data 2 ottobre 2010 il Tribunale di Taranto, dichiarata cessata la materia del contendere relativamente alla pensilina sul cancello dello stabile delle parti in causa, accoglieva la domanda proposta da B.G. e condannava i convenuti A.C. e L.A. ad arretrare il terrazzino al secondo piano ed il balcone ai primo piano della loro unità immobiliare e di cui in atti, nonchè ad abbattere la pensilina architettonica di accesso alla medesima, a rimuovere un canale di scolo ed una cassetta di fornitura del gas, nonchè – infine – al pagamento della somma, equitativamente determinata, di Euro 2mila a titolo di risarcimento danni.
Avverso la suddetta decisione del Tribunale di prima istanza, di cui chiedevano la riforma, l’ A. e la L. interponevano appello resistito dal B..
L’adita Corte di Appello di Lecce – Sezione Distaccata di Taranto, con sentenza n. 688/2012, rigettava il gravame, confermava l’impugnata decisione e condannava alla refusione delle spese del giudizio gli appellanti.
Quest’ultimi ricorrono oggi avverso la sentenza della Corte territoriale con atto affidato a tre ordini di motivi e resistito dalla parte intimata con controricorso.
1.- Con il primo motivo del ricorso si censurano, testualmente e quanto “alla maggiore estensione di mq. 2,25 del balcone del primo piano e del terrazzo del secondo….ed in particolare alla natura condominiale della rampa su cui si sono verificati tali sporti”, i vizi di carenza motivazionale ex art. 360 c.p.c., n. 5, la nullità della sentenza ex art. 360 c.p.c., n. 4 e la violazione e falsa applicazione dell’art. 1117-1102 e 840 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
Il motivo consta di una mescolanza e sovrapposizione di censure (promiscuamente n.ri 5, 4 e 3 dell’art. 360 c.p.c.) assolutamente eterogenee e non facilmente intellegibili.
In ogni caso le censure mosse appaiono basate su questioni risultanti nuove (poichè l’impugnata sentenza esamina solo la censura inerente la corretta applicazione dell’art. 840 c.c., fatta dal Giudice di prime cure) o che comunque come tali devono valutarsi non avendo le odierne parti ricorrenti, in violazione degli oneri loro imposti di autosufficienza del ricorso, nulla dedotto e riportato sulla eventuale pregressa proposizione delle medesime questioni. Peraltro la sentenza di secondo grado ha fatto corretta applicazione del dettato normativo ex art. 840 c.c. e del principio ermeneutico enunciato da questa Corte con la sentenza n. 12258/2002 (nè in ricorso vengono addotti validi motivi per mutare l’orientamento di cui alla citata decisione).
Alla stregua di tale principio, qui ribadito, l’immissione di sporti nello spazio aereo sovrastante il fondo del vicino è consentito solo in ipotesi (differenti da quella in esame) nelle quali quest’ultimo non abbia interesse ad escluderla.
Il motivo va, dunque, nel suo complesso rigettato
2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione, in particolare, dell’art. 1226 c.c., nonchè di altre norme.
Il motivo riprende, quanto alla sola invocata norma dell’art. 1226 c.c. – il risultante secondo motivo di appello esaminato (e rigettato) dalla Corte distrettuale.
Nella sostanza la questione risollevata con l’odierna censura attiene al profilo della valutazione del danno compiuta dal C.T.U..
L’aspetto dei costi valutati dall’ausiliario del Giudice (e riguardanti canna fumaria, muro di divisione ed altro) costituisce profilo eminentemente di merito e, per giunta, la decisione gravata risulta aver dato conto, in proposito, della valutazione con congrua argomentazione immune da vizi logici denunciabili.
Appare, quindi di tutta evidenza che la doglianza qui in esame si risolve, quindi, nella censura degli accertamenti di fatto compiuti dalla Corte di merito nella ricostruzione degli elementi che caratterizzano la fattispecie e che sono stati correttamente considerati in quella sede.
Deve, al riguardo, ribadirsi il consolidato e condiviso principio che questa Corte ha già avuto modo di affermare che “il motivo di ricorso per cassazione, con il quale la sentenza impugnata venga censurata per vizio della motivazione non può essere inteso a far valere la rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal Giudice del merito al diverso convincimento soggettivo della parte” (Cass. n. 9233/2006) e, quindi, in definitiva, ad “un’ inammissibile revisione del ragionamento decisorio”.
3.- Con il terzo motivo del ricorso si prospetta il vizio di nullità della sentenza impugnata per omessa pronuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4.
La censura appare riguardare la questione del ripristino di una preesistente tubazione.
Così come posta la medesima questione risulta costituire questione nuova e, in dispregio dei noti oneri incombenti in virtù del principio di autosufficienza alla parte ricorrente manca del tutto in ricorso la pur dovuta indicazione di dove e quando sia stata svolta apposita domanda e non solo esposta tale questione della tubazione.
Sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.
rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento in favore delle parti controricorrenti delle spese del giudizio, determinate in Euro 4.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali nella misura del 15% ed accessori come per legge.