Source: http://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Protezione-Civile/Emergenza/Rischio-sismico
Timestamp: 2017-06-28 15:52:00+00:00
Document Index: 52181123

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art. 2', 'art. 2', 'art 11', 'art.11', 'art.11', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 80', 'art.90']

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Presentazione Sicurezza degli edifici e delle infrastrutture Il progetto
Vulnerabilità sismica La vulnerabilità sismica
Classificazione sismica La classificazione sismica
Terremoti storici Link utili
Nuove norme tecniche Presentazione
DM 14 gennaio 2008 Introduzione
O.P.C.M. 3505 Schede di agibilità Verifiche sismiche Le verifiche sismiche
Contributi prevenzione Normativa
Norme regionali DGR n. 1520 del 11.11.2003 DGR n. 836 del 25.05.2009
DGR n. 1168 del 26.07.2010 DGR n. 1338 DEL 20.09.2010 DGR n. 1377 del 01.10.2012
Norme tecniche e Linee guida D.M. 14 gennaio 2008
Fotografie L'Aquila (2009)
Domande frequenti PROGETTO “Sicurezza degli edifici e delle infrastrutture”
Con Ordinanza del Presidente del consiglio dei Ministri n. 3274 del 20.03.2003 concernente “ Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica”, pubblicata sul Supplemento Ordinario n° 72 della Gazzetta Ufficiale n° 105 del 8 Maggio 2003, sono stati introdotti e approvati: i “ Criteri per l’individuazione delle zone sismiche – individuazione, formazione e aggiornamento degli elenchi delle medesime zone”; in una “fase di prima applicazione” la classificazione regionale si basa su un elenco di comuni fornito direttamente nell’ Ordinanza; le “Norme tecniche per il progetto, la valutazione e l’adeguamento sismico degli edifici”; le “Norme tecniche per il progetto sismico dei ponti”; le “Norme tecniche per il progetto sismico delle opere di fondazione e sostegno dei terreni”; L’Ordinanza prevede altresì di avviare un’ulteriore significativa e strategica azione di riduzione del rischio sismico attraverso la preventiva valutazione di sicurezza degli edifici strategici e di quelli rilevanti in seguito alle possibili conseguenze di collasso. I proprietari di tali edifici dovranno infatti effettuare dette valutazioni entro cinque anni (art.2, comma 3). Rispetto a tale tematica la Regione Marche, con la D.G.R. n. 712 del 4 aprile 2001 , nell’ambito dell’intesa istituzionale Stato-Regione Marche del 2000, in attuazione dell’art. 2 della legge 61/1998 relativa alla ricostruzione post-terremoto, aveva già attivato una prima indagine sulla verifica della vulnerabilità e del danno atteso da rischio sismico su oltre 50 Comuni della fascia montana, colpiti dal sisma, esaminando 449 edifici cosiddetti “strategici”. Tra gli edifici strategici particolare attenzione era rivolta alle scuole, alle sedi municipali e alle strutture ospedaliere. Con successiva D.G.R. n. 1971 del 12 novembre 2002 tale procedura veniva estesa a tutto il territorio della regione Marche per le citate tipologie di edifici strategici, riservandosi, con ulteriori atti ed in relazione all’avanzamento dell’attuazione del progetto medesimo, di incrementare l’attività di analisi per addivenire ad un suo celere completamento. L’11 novembre 2003, con deliberazione n.1520, la regione Marche, d’intesa con il Dipartimento delle Protezione Civile, ha definito nel dettaglio la tipologia degli edifici e delle opere da verificare ed ha fornito le indicazioni per le verifiche tecniche da eseguire al fine di porre i proprietari nelle condizioni di dare inizio agli interventi cognitivi secondo quanto previsto all’art. 2, comma 3, dell’Ordinanza medesima. In data 31 maggio 2004 la Regione Marche e il Ministero dell’Economia e delle Finanze la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle Protezione Civile hanno stipulato il seguente Accordo di Programma Quadro in materia di “Interventi con profili di alta rilevanza strategica ed innovativa connessi alla ricostruzione nel territorio marchigiano colpito dagli eventi sismici del 1977. Sicurezza degli edifici e delle infrastrutture” e ne ha dato attuazione con la D.G.R. 1103 del1/10/2004 . Lo scopo dell’Accordo è quello quindi di ampliare, in prima battuta, le conoscenze sul patrimonio immobiliare esistente per poter proseguire concretamente nella politica di prevenzione sismica mirata agli edifici strategici o rilevanti, aventi maggiore priorità e quindi soggetti a maggior rischio. L’Accordo permetterà quindi il cofinanziamento dei progetti e delle verifiche degli immobili più “vulnerabili”. In particolare però, con il presente accordo, si potrà fornire ai progettisti incaricati dai soggetti attuatori una serie di linee guida, sotto forma di progetti standard che la Regione eseguirà in prima persona, per la materiale redazione degli elaborati richiesti nella progettazione definitiva ed esecutiva. Peraltro, così operando, si determinerà la crescita professionale delle figure tecniche pubbliche e private coinvolte nel processo, dovendo queste effettuare la pratica applicazione della norma innovativa. Va infine sottolineato come l’Accordo preveda il cofinanziamento degli oneri tecnici relativi alle progettazioni e alle verifiche da realizzare, in quota parte non superiore al 50%, nel limite delle risorse disponibili. Ovviamente sarà necessaria la previa accettazione dell’ente proprietario dell’immobile interessato ad accollarsi la propria quota. L’Accordo è costituito da due interventi che si possono consultare mediante il menu alla vostra sinistra. Intervento 1
L’intervento 1 è attuato dal Centro operativo di Muccia e Fabriano, utilizzando personale specializzato, già operante nella ricostruzione post-terremoto 1997, dotato di particolare esperienza nel settore dell’ingegneria antisismica, coadiuvato da figure professionali esterne appartenenti al mondo scientifico istituzionale e che hanno già collaborato in passato con l’Amministrazione Regionale in occasione dell’evento sismico e degli studi di pericolosità e vulnerabilità già effettuati. E’ prevista anche la possibile collaborazione di giovani figure professionali, laureati, adeguatamente qualificate. Per tale intervento si è già provveduto all’attribuzione di alcuni incarichi professionali mediante la stipula di convenzioni, è stata effettuata l’acquisizione di strumentazioni e apparecchiature, di attrezzature informatiche. Senza dubbio tutti gli impegni economici, saranno effettuati entro l’anno 2005, concretizzando i seguenti obiettivi: Acquisizione della conoscenza dello stato di fatto. Definizione di un ordine di priorità rispetto alla vulnerabilità e al danno atteso da rischio sismico degli immobili indagati. Selezione dei prototipi da esaminare. Definizione di uno “standard” progettuale unificato. Esecuzione, da parte della struttura regionale, di un congruo numero di progettazioni esecutive, oggi stimate in 6/8. Stima preventiva sommaria dei costi conseguenti necessari alla realizzazione delle opere. Divulgazione a tutti i soggetti interessati (Dipartimento della Protezione Civile, Ordini professionali, etc.) delle metodologie e dei risultati ottenuti. Confronto, per le sue significative diversità, tra la nuova normativa contenuta nell’Ordinanza P.C.M. n. 3274/2003 e la precedente. Stima di dettaglio dei costi conseguenti necessari alla realizzazione delle opere, nonché dei costi parametrici riferiti ai singoli prototipi standard progettuali e valutazione del rapporto costi-benefici in relazione agli interventi sul patrimonio esistente con particolare riferimento al confronto tra ristrutturazione e delocalizzazione. Pubblicazione di linee guida, sotto forma di progetti standard, per la materiale redazione degli elaborati richiesti per la progettazione esecutiva. Divulgazione a tutti i soggetti interessati (Dipartimento della Protezione Civile, Ordini professionali, etc.) delle metodologie e dei risultati ottenuti. La vulnerabilità sismica
La vulnerabilità sismica di una struttura consiste nella valutazione della maggiore o minore propensione della struttura stessa a subire danni per effetto di un terremoto di assegnate caratteristiche. Essa rappresenta una proprietà intrinseca della costruzione, dipendendo dalle caratteristiche strutturali (geometriche e costruttive) reali della struttura. La sua determinazione costituisce un aspetto cruciale per la valutazione della sicurezza strutturale in caso di terremoti. In linea generale, la procedura per la valutazione della vulnerabilità sismica degli edifici può far leva su diversi gradi di approfondimento e complessità di calcolo; la procedura prevista in questa sezione,si basa sull'analisi di una serie di informazioni relative alle caratteristiche degli elementi costitutivi dell'edificio che vengono raccolte tramite schede: “Scheda di censimento dati di “livello 0” questa scheda prevede unicamente l’acquisizione di dati sommari sull’ opera ed è applicato in modo sistematico a tutte le tipologie individuate al fine di consentirne l’inserimento in un data base generale con interfaccia geografico. “Livello 1” e “Livello 2” sono verifiche di sicurezza puntuali che si differenziano fra loro per il campo di applicazione, dipendente dalla regolarità delle strutture, per il diverso livello di conoscenza ed i diversi strumenti di analisi e di verifica richiesti. “Scheda di 1° livello per il rilevamento dell’esposizione e della vulnerabilità degli edifici” contiene i dati relativi alla localizzazione, alla geometria ed alla tipologia dell'edificio. “Scheda di vulnerabilità di 2° livello” contiene i diversi elementi che contribuiscono a determinare il comportamento della struttura in presenza di forze sismiche.
Con il progetto che si sta attuando viene estesa a tutto il territorio regionale la verifica della vulnerabilità e del danno atteso da rischio sismico sia per gli edifici e infrastrutture strategiche, la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, e sia gli edifici e le infrastrutture che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso. Il Rischio Sismico nelle Marche
I frequenti eventi sismici verificatisi nel territorio nazionale hanno fatto emergere in modo sempre più rilevante la necessità di approfondire la conoscenza della sismicità e del rischio sismico del territorio in cui viviamo. In quest’ottica la Regione Marche aveva già intrapreso questa strada della “conoscenza” e della prevenzione, anche utilizzando fondi dell’intesa istituzionale per il terremoto attivando una prima indagine su oltre 50 comuni colpiti dal sisma del 1997.
Classificazione sismica Mappa di pericolosità sismica del territorio delle Marche L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha provveduto ad aggiornare la Mappa di pericolosità del territorio nazionale utilizzando tecnologie avanzate e le più recenti conoscenze acquisite riguardanti il territorio italiano.
Mappa di pericolosità sismica del territorio delle Marche L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha provveduto ad aggiornare la Mappa di pericolosità del territorio nazionale utilizzando tecnologie avanzate e le più recenti conoscenze acquisite riguardanti il territorio italiano.
Indicazioni applicative, documenti di approfondimento, commento e studio In questa sezione vengono messi in linea una serie di documenti relativi al DM 14 Gennaio 2008.
Contributi per la prevenzione del rischio sismico ATTI REGIONALI OPCM 52/13 OPCM 4007.12 OPCM 3907.10 Prevenzione sismica: art 11 DL 39.09 e Legge 77.09
Ordinanza PCM 3907.10 ord_PCM n_3907.10_art.11_dl_77.09
DPCM 10.10.2010 Decreto Capo Dipart.Prot.Civ. 10.10.2010_attuaz.art.11 ALL.1
Interventi urgenti ed indifferibili- ponti e viadotti scheda 1
OPCM 4007.12 Ordinanza_N_4007
Ordinanza OCDPC 52 del 2013 Scarica l'ordinanza
Ordinanza OCDPC 171 del 2014 Ord_ProtezioneCivile_171_17.06.2014_GU 145 del 25.06.14.pdf
PUBBLICI Modello richiesta contrib Edifici pubblici_ord 171.14.xls
DGR n. 1520 del 11.11.2003 Testo aggiornato con le modifiche (in neretto) introdotte dalla D.G.R. n. 37 del 20/01/2004
Ordinanza PCM n. 3274/2003 - Categorie di edifici e di opere infrastrutturali di interesse strategico la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile. Primo elenco delle categorie di edifici e di opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso. Prime indicazioni per le relative verifiche tecniche da effettuarsi ai sensi dei commi 3 e 4 dell'art. 2 dell'ordinanza n. 3274/2003. Documenti disponibili
Schede di sintesi L0 e L1e2 per le verifiche sismiche di edifici strategici e rilevanti ai fini del collasso L’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20/03/2003 all’art. 2 comma 3, prevede l’obbligatorietà delle verifiche sismiche su tutte le opere (edifici ed infrastrutture), sia strategiche (p.es. ospedali) che rilevanti in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso (p.es. scuole).
Con Circolare n. 31471 del 21/04/2010 relativa allo stato delle verifiche ed alle programmazioni future, il Capo Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, confermando il concetto dell’obbligatorietà delle verifiche sismiche, ha disposto che i proprietari o gli Enti gestori approntino le attività di adeguamento sismico nell’ambito dei propri piani triennali ed annuali, e predispongano un piano straordinario di messa in sicurezza antisismica di cui all’art. 80 comma 21 della legge 27/12/2002 n. 289 (edifici scolastici). Nella stessa Circolare il Dipartimento Nazionale ha indicato la necessità di effettuare almeno un censimento di tutte le opere che devono essere sottoposte a verifica (attraverso la compilazione della scheda Livello 0) e di programmare contestualmente, con prospettive temporali realistiche, il completamento delle verifiche di tutte le opere strategiche e rilevanti (compilazione scheda Livelli 1 e 2).
La conoscenza che deriverà dal censimento di livello 0 fornirà le informazioni che consentiranno di effettuare una stima, seppur di larga massima, delle esigenze economiche ed il quadro temporale entro cui potranno essere soddisfatte: elementi che saranno posti all’attenzione delle Autorità competenti. In attesa che questo quadro si definisca, non potendo interrompere la funzionalità di opere strategiche (p.es. ospedali), o rilevanti (p.es. scuole) di una parte significativa del Paese, si dovranno adottare strategie di gestione basate sulla considerazione del livello di rischio derivante dalla valutazione della sicurezza. Detto livello potrà essere messo in relazione con il periodo di tempo entro il quale dovrà essere effettuato un intervento fra quelli definiti nelle Norme tecniche per le costruzioni emanate con Decreto del 14 gennaio 2008 relativamente alle costruzioni esistenti, o adottate soluzioni alternative che consentano di ridurre il disagio per gli utenti delle opere stesse.
Al fine di agevolare e rendere omogeneo il censimento di livello 0, il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile con Circolare del 07/10/2010 n. 75499 ha predisposto schede apposite relative alle casistiche più frequenti, (edifici e ponti), ed un software di caricamento import export dei dati da archiviare e trasmettere alla Regione che successivamente trasmetterà al Dipartimento Nazionale. Si fa infine presente che le Amministrazioni che abbiano già provveduto ad effettuare le verifiche sismiche, possono compilare e inviare alla Regione i risultati di tali valutazioni attraverso la compilazione e l’invio delle schede di livello L1 e L2, anch’esse disponibili sul sito internet regionale. Tali verifiche saranno tenute in conto ai fini della ripartizione di eventuali risorse finanziarie che si renderanno disponibili per gli interventi di riduzione del rischio sismico.
DL 216/2011 - Proroga verifiche sismiche al 31.12.2012 Decreto Legge 29 dicembre 2011 n. 216 – Proroga di termini previsti da disposizioni legislative
(Decreto Milleproroghe) Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 29 dicembre 2011 n. 302
[omissis] Articolo 3 – Proroghe in materia di verifiche sismiche
1. Il termine, di cui all’articolo 20, comma 5, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, e successive modificazioni, comprese anche le disposizioni relative alle dighe di ritenuta di cui all’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2004, n. 139, e’ differito al 31 dicembre 2012 [omissis]
DM 14 GENNAIO 2008 A_dm_norme_tecniche_1.pdf
DGR n. 836 del 25.05.2009 Procedure di deposito dei progetti delle "opere minori"
Schede L0 Scheda edifici
Ordinanze PCM Circolare 21.04.10 OPCM 3274-03
Indicazione sull'utilizzo dei software Indicazioni
- Nel caso di edifici che abbiano subito ampliamenti con tecnologia costruttiva diversa (ad esempio corpo originario in muratura, ampliamento in c.a.), cosa devo scrivere nella sezione “Materiale da costruzione?”. Quante schede devono essere compilate in presenza di ampliamenti? o Se gli edifici sono caratterizzati da strutture “efficacemente” connesse, il materiale da costruzione da indicare è “misto” e si può compilare una unica scheda. In caso contrario gli edifici e le schede vanno distinte. Per maggior chiarezza si specifica che non costituisce vincolo efficace né un giunto tecnico (non sismico), né la semplice aderenza (addossamento) tra i fabbricati.
Programma Sperimentale Dal sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti E' in linea ed è possibile scaricare la NUOVA VERSIONE 1.0.3 del programma sperimentale " Spettri di risposta " che fornisce gli spettri di risposta rappresentativi delle componenti (orizzontali e verticale) delle azioni sismiche di progetto per il generico sito del territorio nazionale. L'utente potrà visualizzare e stampare i risultati delle elaborazioni - in forma sia grafica che numerica - nonché i relativi riferimenti alle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni di cui al D.M. 14.01.2008 pubblicate nella G.U. n.29 del 04.02.2008 Suppl. Ordinario n.30 e scaricabile dal sito www.cslp.it . La verifica dell'idoneità del programma, l'utilizzo dei risultati da esso ottenuti sono onere e responsabilità esclusiva dell'utente. Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici non potrà essere ritenuto responsabile degli eventuali danni conseguenti all'utilizzo dello stesso. Spettri-NTCver.1.0.3
Progettazioni Strutturali DGR 1616/05 Prime indicazioni tecniche per le progettazioni strutturali cofinanziate con Delibera di Giunta Regionale n. 1616 del 12-12-2005
Download: (47Kb) Ordinanza 3907_2010 Elenco dei comuni delle marche con relativi valori di ag di base. (Scarica)
Individuazione e formazione dell’elenco delle zone sismiche nella Regione Marche. D.G.R. 1046 del 29.7.2003 Ordinanza 3907_2010 Elenco dei comuni delle marche con relativi valori di ag di base (scarica)
Individuazione e formazione dell’elenco delle zone sismiche nella Regione Marche. D.G.R. 1046 del 29.7.2003 Compilazione telematica schede
Individuare l’operatore che inserirà i dati Individuare il responsabile che firmerà le schede elettronicamente (Legale Rappresentante o suo delegato). Inviare il modulo “Richiesta delle credenziali e delega di responsabilità per inserimento telematico delle “ Schede Vulnerabilità” ( file Richiesta_Credenziali_SCHEDE-RVS.zip ) Se il Legale Rappresentante o suo delegato, il cui nominativo è stato indicato nella richiesta di credenziali precedente, non è in possesso della firma digitale e/o della Carta di Identità Elettronica, può richiedere la Carta Raffaello** presentandosi, muniti di documento di riconoscimento ( carta d’identità o patente) e di codice fiscale, presso lo sportello della Regione, in via Tiziano 44, stanza n° 37 (ex urbanistica) secondo il seguente orario:
Si sottolinea che verrà gratuitamente rilasciata una sola card per singolo Ente mentre rimane a carico dello stesso Ente l’acquisto e l’ installazione del dispositivo ( lettore smart card – reperibile presso qualsiasi rivenditore di apparecchiature hardware). Per il corretto utilizzo della “Carta Raffaello” leggere il documento “Come iniziare ad usarla” L’inserimento dati relativi alle “Schede Vulnerabilità” avviene per via telematica, previo inserimento delle credenziali di cui sopra, all’indirizzo http://schede-rvs.regione.marche.it/ E’ possibile scaricare dai sottostanti collegamenti il materiale didattico relativo alla Compilazione Telematica delle Schede di Vulnerabilità, presentato in occasione degli incontri tecnici rivolti alle Amministrazioni Pubbliche.
La Compilazione Telematica ( file formato PowerPoint *.pps 6MB ) L’Architettura del Sistema (file PDF 400KB)
€ 2.600.000,00 – Delibera CIPE 17/2003 – Cofinanziamento € 2.600.000,00 (stima) – Quota parte dei proprietari degli immobili L’intervento 2 prevede il finanziamento in quota parte, fino ad un massimo del 50%, degli oneri occorrenti per le prog ettazioni esecutive, come definite negli “standard” unificati individuati nell’Intervento 1, commissionate dai soggetti attuatori, proprietari di immobili strategici e rilevanti, previa accettazione degli stessi a sostenere la quota parte di propria spettanza. Il Centro operativo di Muccia e Fabriano svolgerà il coordinamento delle attività avviate dai soggetti coinvolti nel processo, con specifiche funzioni di consulenza nella materia. Prevediamo di effettuare gli impegni economici entro l’anno 2005 , definendo i seguenti obiettivi: Esecuzione di un rilevante numero di progettazioni esecutive , presumibilmente stimato in 100, salvo diverse valutazioni, relative a interventi a maggior rischio. L’individuazione di specifiche criticità nell’ambito di tutti gli immobili interessati dall’indagine con particolare riferimento all’edilizia scolastica. La dotazione, ai soggetti coinvolti nel processo, del know-how adeguato all’impegno richiesto. Acquisizione di dati e informazioni omogenee, utili per l’Amministrazione regionale nello studio della situazione complessiva evidenziatasi, nella formazione di strategie generali di intervento e nel reperimento di risorse quantitativamente adeguate alle necessità emerse. Crescita professionale operativa delle figure tecniche pubbliche e private, coinvolte nel processo, a seguito della pratica applicazione della norma. Importante “test”, assolutamente inedito, relativo al passaggio dalla “vecchia” alla “nuova” normativa tecnica. Cofinanziamenti
DGR 981 del 11/09/2006 - PROROGA DEI TERMINI PER LA SCADENZA delle progettazioni strutturali esecutive - Cofinanziamento progettazioni strutturali edifici scolastici - DGR 1616/05 GIS della Vulnerabilità
L’obiettivo informatico in questa fase è quella di costituire sul territorio, una extranet diffusa della vulnerabilità, che consenta a tutti i soggetti interessati (enti proprietari, province, regione, aziende ospedaliere..) di lavorare ad un unico sistema condiviso utilizzando l’ infrastruttura telematica della rete regionale (RTRM). L’esigenza di questo sistema “centralizzato”, trae le sue origini dalla necessità di erogare servizi informativi, con una visione trasversale rispetto al territorio: ovvero tutte le scuole della regione, tutti gli ospedali, gli edifici strategici di qualunque tipo con un indice di vulnerabilità superiore ad una certa soglia. Pertanto se gli enti proprietari sono i soggetti che meglio conoscono la propria realtà, solo una banca dati condivisa nella quale confluisce il lavoro di tutti, può ; fornire quella visione complessiva necessaria all’amministrazione regionale per realizzare “un piano di interventi prioritari di difesa del suolo nelle aree a maggior rischio ambientale”. In questa accezione il sistema informativo diventa uno strumento vero di controllo e di supporto alla pianificazione del rischio sismico su tutto il territorio regionale e la rappresentazione “GIS” della vulnerabilità costituisce uno strumento di grande impatto visivo nel rilevare situazioni anomale e che richiedono un pronto intervento (vedi immagine allegata).
GIS della Vulnerabilità L’obiettivo informatico in questa fase è quella di costituire sul territorio, una extranet diffusa della vulnerabilità, che consenta a tutti i soggetti interessati (enti proprietari, province, regione, aziende ospedaliere..) di lavorare ad un unico sistema condiviso utilizzando l’ infrastruttura telematica della rete regionale (RTRM). L’esigenza di questo sistema “centralizzato”, trae le sue origini dalla necessità di erogare servizi informativi, con una visione trasversale rispetto al territorio: ovvero tutte le scuole della regione, tutti gli ospedali, gli edifici strategici di qualunque tipo con un indice di vulnerabilità superiore ad una certa soglia. Pertanto se gli enti proprietari sono i soggetti che meglio conoscono la propria realtà, solo una banca dati condivisa nella quale confluisce il lavoro di tutti, può ; fornire quella visione complessiva necessaria all’amministrazione regionale per realizzare “un piano di interventi prioritari di difesa del suolo nelle aree a maggior rischio ambientale”. In questa accezione il sistema informativo diventa uno strumento vero di controllo e di supporto alla pianificazione del rischio sismico su tutto il territorio regionale e la rappresentazione “GIS” della vulnerabilità costituisce uno strumento di grande impatto visivo nel rilevare situazioni anomale e che richiedono un pronto intervento (vedi immagine allegata).
UTENTI Utenti che possono essere abilitati:
Strutture regionali ( UDT Muccia e Fabriano, Uff. Cartografico, Aut. Bacino, Serv. Informatica, … ;) Comuni Province ASL Altri ( Comunità Montane, …)
ENTITA' Le entità del sistema:
FUNZIONALITA' Funzionalità:
Cartografia catastale Nuova C.T.R. della Regione Marche 1:10.000
Visualizzazione e gestione delle schede alfanumeriche della vulnerabilità. Inserimento e modifica elementi grafici.
Gestione dati geografici sia di interesse generale che di interesse locale. ARCHITETTURA DEL GIS-VULNERABILITA'
RDBMS SQL Server. ArcSDE l’application server dedicato alla cartografia ArcIMS l’application server dedicato alla diffusione dati in rete IIS il Web server Microsoft e di nodi in connessione remota che si connettono alla Banca Dati GIS tramite Internet usufruendo di servizi messi a disposizione da ArcIMS. Elenco zone sismiche Elenco zone sismiche Comuni classificati sismici nel 1937 I dati derivano da:
Comuni classificati sismici nel 1962 PROVINCIA DI ANCONA
Comuni classificati sismici nel 1983 D.M. 10 febbraio 1983 (1)
Pubblicato nella Gazz. Uff. 23 marzo 1983, n.80 Si ritiene opportuno riportare anche la premessa del presente decreto.
Sono dichiarate sismiche, ai sensi e per gli effetti della legge 2 febbraio 1974, n. 64, con il grado di sismicità S = 9, le zone delle regione Marche comprendenti i territori dei seguenti comuni: Esempi applicativi
Edifici in muratura/c.a. (mista) - Esempi
- Tavole grafiche (.zip) Studi sulla risposta sismica locale
(scarica Allegato 2) Con il decreto ministeriale viene richiesta la caratterizzazione sismica del sito, che può essere desunta mediante la procedura contenuta nel decreto stesso, o determinata attraverso lo svolgimento di studi specifici di risposta sismica locale. Lo scopo di tali studi è la valutazione degli effetti locali che si verrebbero a determinare in un dato sito in caso di evento sismico per la presenza di particolari condizioni lito-stratigrafiche e morfologiche, le quali comporterebbero l’instaurarsi di fenomeni di amplificazioni locali e di instabilità del terreno. In sostanza, se questo tipo di analisi venisse estesa in un dato territorio, per esempio a livello comunale, si otterrebbe una microzonazione sismica (M.S.), con mappatura di zone a differente comportamento sismico (vedi studio Pergalani e Compagnoni - allegato 2).
DOCUMENTI Problemi particolari di modellazione per l'analisi della risposta sismica del fabbricato_ VOLUME 1.pdf
DM08 - Documento 1 SICUREZZA, PRESTAZIONI ATTESE ED AZIONI - Con particolare riferimento alle costruzioni esistenti DM08 - Documento 2 METODI DI ANALISI E CRITERI DI VERIFICA - Con particolare riferimento alle costruzioni esistenti DM08 - Documento 3 INFLUENZA DELLE TAMPONATURE SUL RISCHIO SISMICO - Con particolare riferimento alle costruzioni esistenti in c.a. DM08 - Documento 4 DETERMINAZIONE DELLE CARATTERISTICHE MECCANICHE DELLE MURATURE - Con particolare riferimento alle costruzioni esistenti in muratura DM08 - Documento 5 VERIFICA DI VULNERABILITA' SISMICA DI UN EDIFICIO SCOLASTICO - Esempio di relazione redatta secondo il manuale edito dalla Regione Marche Scheda di sintesi_DPC
SCHEDE L1 e L2 Manuale scheda DPC 04.12.2008
CONTRIBUTI PER GLI EDIFICI SCOLASTICI Modulo per l'invio dei risultati delle verifiche sismiche e richieste di contributi per gli Edifici Scolastici_DPCM 8.7.14
DGR n. 1168 del 26.07.2010 Linee di indirizzo per la stesura della relazione tecnica per le verifiche di vulnerabilità di edifici esistenti ai sensi del DM08 SCARICA LA DELIBERA
DGR n. 1338 DEL 20.09.2010 Linee di indirizzo sulle sopraelevazioni e sugli ampliamenti DGR n. 1338_10
Schema 6 e 7 Invio telematico delle schede ISTRUZIONE PER L’INVIO
Indicazioni Applicative Regime transitorio norma tecnica RELAZIONE TECNICA Relazione Tecnica DM 2008_ver.2.0.2
SOPRAELEVAZIONI E AMPLIAMENTI Ai sensi dell'art.90 del DPR 380/01 e della L.R. 22/09 (Piano Casa) Sopraelevazioni e piano casa_rev giugno 2010_final
Scuola esistente in muratura-c.a. (mista) Struttura mista muratura-c.a.: Scuola Elementare in via Giotto/Brodolini – Morrovalle (MC). L’edificio, adibito a scuola elementare, si trova in via Giotto/Brodolini nel Comune di Morrovalle, e risulta dall’aggregazione di più unità strutturali succedutesi negli anni. Il corpo di fabbrica in esame, più propriamente, è costituito da un nucleo originario (1955 circa) con struttura perimetrale prevalentemente in muratura di mattoni e struttura interna prevalentemente organizzata con telai in c.a., e da un successivo primo ampliamento in continuità strutturale realizzato in muratura sempre di mattoni (1970 circa). Per quanto attiene la geometria d’ingombro, questa è riferibile ad una pianta rettangolare inscrivibile in una figura di dimensioni 35.30m× 15.20m con un’altezza massima di circa 7.10m, realizzato con 2 livelli fuori terra con altezza di interpiano media di circa 3.50m. Presenta copertura piana, fondazioni superficiali su plinti per i pilastri in c.a. e su travi continue al di sotto della muratura. Le pareti in muratura di mattoni sono realizzate con due tipologie, che si differenziano essenzialmente per lo spessore e di 27 e 42cm; i mattoni da cui sono costituite hanno una resistenza a compressione confrontabile e la stessa cosa può dirsi della malta con cui sono legati. Gli spessori individuati sono mantenuti per entrambi i livelli in elevazione. Per quanto attiene ai telai in c.a., con riferimento a quelli centrali, al piano terra si riscontrano pilastri con sezioni pari a 25x25cm sovrastati da travi rettangolari di base 25cm e altezza lorda pari a 56cm, mentre al piano primo i pilastri si mantengono uguali e le travi (che ricevono la doppia solaiatura di copertura) hanno invece un’altezza lorda di 45cm. Riferendosi invece ai telai in c.a. esterni (o a porzioni di telai in c.a. inseriti in un allineamento che preveda anche l’utilizzo di maschi murari) questi presentano pilastri prevalentemente di 25x25cm e travi calate di base 25cm con altezza variabile tra i 45 ed i 60cm, anche in funzione delle esigenze architettoniche. L’unica scala presente è analogamente realizzata con soletta continua in c.a.. Sia con riferimento al nucleo originario, che riferendosi al successivo ampliamento, non è stata riscontrata ovunque la presenza di cordoli perimetrali sulle pareti murarie. VALUTAZIONE DELLA SICUREZZA SISMICA DELLA SCUOLA ELEMENTARE IN VIA GIOTTO/BRODOLINI DI MORROVALLE (MC), secondo il D.M. 14/01/08 (nuove N.T.C.) Presentazione Nell’ambito della scelta degli edifici esistenti strategici per le finalità di protezione civile o rilevanti in relazione alle conseguenze di un eventuale collasso, da sottoporre a verifica ed adeguamento sismico secondo i criteri inizialmente istituiti dall’OPCM n.3274, la scuola elementare di via Giotto/Brodolini di Morrovalle (Mc) è stata selezionata come struttura di riferimento per la categoria degli edifici misti in muratura-c.a.. Il fabbricato, in virtù delle sue peculiarità geometriche e strutturali, nonché per la rappresentatività di alcune tipologie costruttive, è stato ritenuto un buon esempio guida e dunque è stato scelto ai fini del presente lavoro. La finalità dello studio qui proposto è quella di percorrere tutto l’iter procedurale che un professionista deve affrontare per redigere una verifica di vulnerabilità sismica con anticipazione di considerazioni di tipo progettuale per i successivi interventi di miglioramento o adeguamento sismico degli edifici esistenti all’interno dei livelli di sicurezza previsti dal nuovo DM 14/01/2008, comunque a partire da verifiche condotte secondo i passi previsti dal DPCM del 21 ottobre 2003. Per illustrare quei passaggi procedurali che la nuova norma prevede per gli edifici esistenti in muratura-c.a., a partire da una situazione di fatto per arrivare ad una tipologia di adeguamento affine ai criteri delle NTC stesse, si è partiti dalla documentazione gentilmente messa a disposizione dal Comune, riguardante in particolare la ricostruzione storica e il rilievo geometrico. Per le indagini rivolte al completamento dell’identificazione del sistema strutturale esistente, alla caratterizzazione dei materiali costituenti le strutture verticali e orizzontali, nonché alla delineazione geologica e geofisica del sito, si è analogamente utilizzato altro materiale messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale. Indicazioni generali per le indagini su edifici misti muratura-c.a. esistenti. Per le strutture miste in muratura-c.a., i criteri di approfondimento relativi alle due componenti strutturali degli edifici sono analoghi a quelli già riportati nel presente Sito per fabbricati costituiti di sola muratura o di solo c.a.. In questo documento, la finalità principale è stata quella di indagare il comportamento d’assieme in fase post-elastica per meglio sfruttare le risorse delle singole componenti muratura o c.a., nella mutua interazione evolutiva che si viene ad instaurare. L’importanza di questo esempio-guida è attribuibile alla rappresentatività di tale tipologia nel panorama edilizio, in quanto rappresenta una parte significativa del costruito edilizio in Italia, riscontrabile pertanto anche fra gli edifici scolastici, in particolare eseguiti a cavallo degli anni ’50-‘70. Il principio costruttivo di tali edifici si basa sulla sostituzione di alcuni elementi e/o pareti in muratura con elementi e/o telai in c.a.. Le problematiche proprie di questa tipologia riguardano la ripartizione delle azioni orizzontali ed il tema dei collegamenti tra elementi di diversa tecnologia, nonché la “definizione” di un coefficiente di struttura.
Articolo Scuola via Giotto_Morrovalle INDAGINI
tav 3 Principali terremoti storici dell'area umbro-marchigiana Principali terremoti storici dell'area umbro-marchigiana
Di seguito vengono presentate alcune schede sintetiche sui principali terremoti dell'Appenino umbro-marchigiano. Per ciascuna di esse si rimanda ad una scheda più estesa (in progress). Il 30 aprile 1279 l'Appennino umbro-marchigiano fu interessato da un terremoto che precedette di poche ore un secondo evento distruttivo verificatosi nell'Appennino tosco-emiliano. Alcuni cronisti medievali hanno descritto questi eventi come un unico fenomeno abbracciante gran parte dell'Italia centrale. L'area di danneggiamento del terremoto umbro-marchigiano fu comunque ampia. Fonti coeve e attendibili attestano che due terzi degli edifici di Camerino furono distrutti mentre Cagli, Fabriano, Matelica, San Severino Marche, Cingoli, Nocera, Foligno e Spello rimasero "diroccate". Tutti i castelli (ossia insediamenti minori cinti da mura) nelle montagne tra Nocera e Camerino "patirono molti danni". Il castello di Serravalle (di Chienti) sarebbe restato sepolto da una frana, forse innescata dal terremoto. Non si hanno dati attendibili sul numero - comunque molto elevato - delle vittime né sull'estensione dell'area di risentimento, a parte il fatto che essa comprese certamente Roma. Le notizie dei terremoti del 1279 ebbero vasta eco nell'Europa centrosettentrionale: se ne trovano menzioni in cronache austriache, tedesche e polacche.
studio di riferimento: Monachesi ed. (1987) L'area di danneggiamento del terremoto del 1 o forse del 4 dicembre 1328 comprende Norcia, dove gran parte degli edifici e le mura crollarono, Preci, Visso, S. Martino, Montesanto, Cerreto e Castel S. Giovanni, che subirono danni genericamente gravissimi. L'estensione dell'area di risentimento è imprecisata ma l'evento fu certamente avvertito a Foligno, Roma e Ripatransone, nelle Marche meridionali. Non si hanno dati attendibili sul numero - comunque molto elevato - delle vittime. Le repliche potrebbero essere proseguite per un mese. studio di riferimento: Monachesi ed. (1987) L'area di danneggiamento del terremoto del 25 dicembre 1352 comprese le colline a sud di Monterchi e l'alta Val Tiberina. La rocca d'Elci crollò uccidendo la guarnigione; l'abbazia di S. Giovanni di Marzano subì gravissimi danni. A Sansepolcro parte degli edifici e delle mura crollò, causando alcune vittime. Gli edifici pubblici di Città di Castello subirono danni gravi ma riparabili. La notte tra il 31 dicembre 1352 e il 1 gennaio 1353 una nuova forte scossa causò ulteriori crolli e un maggior numero di morti a Sansepolcro. Le repliche potrebbero essersi protratte per un mese. Non si hanno dati attendibili sul numero dei morti, che furono comunque molti, anche per la presenza a Sansepolcro di truppe mercenarie dei Visconti, acquartierate per l'inverno. L'estensione dell'area di risentimento è imprecisata; l'evento del 25 dicembre fu avvertito probabilmente ad Arezzo e certamente a Bologna.
studio di riferimento: Castelli et al. (1996) I danni maggiori del terremoto del 18 ottobre 1389 si concentrarono nel territorio a nord-est di Città di Castello dove, oltre a un numero imprecisato di edifici isolati, crollarono i castelli (insediamenti fortificati) di Castelguelfo, Baciuccheto e Pietragialla, al confine con le Marche. Crolli e danni più o meno gravi e diffusi si ebbero a Sansepolcro, Città di Castello, Mercatello sul Metauro e Urbania. L'estensione dell'area di risentimento è imprecisata, anche se l'evento potrebbe essere stato avvertito a Gubbio e forse a Forlì. L'evento principale fu preceduto da una scossa minore il 16 ottobre e seguito da repliche fino alla seconda metà di novembre 1389.
studio di riferimento: Castelli et al. (1996) Il terremoto del 26 aprile 1458 fu preceduto da parecchie scosse avvertite a Città di Castello il giorno e la notte precedenti. L'evento principale si verificò tra le 12 e le 13 ora locale, causando crolli e danni gravi a circa 400 edifici di Città di Castello (circa un terzo del totale, secondo stime coeve) e lesionando gli altri. Nel contado di Città di Castello subirono danni ville (case signorili) e villaggi imprecisati. L'area di danneggiamento comprese Sansepolcro e Montone. L'estensione dell'area di risentimento è imprecisata; le scosse furono certamente avvertite a Gubbio e a Perugia, la cui popolazione ai primi di maggio continuava a pernottare all'aperto. I morti furono da 14 a 25 a Città di Castello e "assai" nel contado. Le repliche proseguirono almeno fino al 4 maggio.
studio di riferimento: Castelli et al. (1996) L'evento del 5 novembre 1599 fu preceduto da lievi scosse avvertite a Cascia dal principio di ottobre e da una scossa che lesionò parecchi edifici il 4 novembre. Nella notte 5-6 novembre la scossa maggiore causò a Cascia il crollo di più di quaranta case, e danni gravi a tutti gli altri edifici. L'area di massimo danneggiamento comprese Cascia, Chiavano, Castel S. Giovanni, Roccatamburo, Mucciafora, Colle Giacone, Giappiedi e Maltignano. Norcia subì danni più lievi. I morti furono 8 a Cascia e 40 nel contado. L'area di risentimento comprese le Marche, parte della Romagna, Roma e L'Aquila. Numerose repliche forti ma senza danni si ebbero fino al gennaio 1600.
studio di riferimento: GNDT (1994) I terremoti del gennaio-febbraio 1703, localizzati in Umbria e Abruzzo sono per l'Italia centrale una delle più significative sequenze sismiche dell'ultimo millennio. Gli eventi maggiori si ebbero il 14 e 16 gennaio e il 2 febbraio 1703. L'evento del 14 gennaio interessò con i massimi effetti una vasta area dell'Umbria e del Lazio all'incirca compresa tra Norcia e Amatrice. Quello del 16 gennaio è meno ben conosciuto e sembrerebbe meno significativo. L'evento del 2 febbraio 1703 causò invece gravissime distruzioni tra Lazio e Abruzzo, specialmente nell'area compresa tra Antrodoco e L'Aquila e "finì di distruggere" varie località danneggiate dalle scosse precedenti. Numerosi villaggi completamente distrutti furono abbandonati. Le vittime furono circa 10000. L'estensione dell'area di risentimento non è stata affrontata in maniera sistematica, ma incluse certamente Milano, Venezia e Napoli.
studio di riferimento: Monachesi ed. (1987) La mattina del 27 giugno 1719 una scossa di terremoto interessò Norcia e Cascia dove si aprirono ampie fenditure negli edifici nuovi, costruiti dopo i terremoti del 1703. Subirono danni abbastanza gravi l'abbazia di S. Eutizio, Preci, Saccovescio, Croce, Castelvecchio e Tuturano. Fonti di seconda mano sostengono che a Norcia ci sarebbero state alcune vittime e che l'area di danneggiamento non avrebbe compreso la pur vicina Visso. L'evento fu avvertito a Spoleto, Foligno, Perugia, Rieti e Roma. Una replica meno forte viene segnalata, la sera dello stesso giorno, da osservatori di Cascia e Perugia.
studio di riferimento: GNDT (1994) Il terremoto del 12 maggio 1730 interessò con i maggiori effetti il territorio di Norcia, dove i castelli di Onde, S. Martino, Casciolino, Castell'Innocenzo e Belvedere rimasero "adeguati al suolo". Crolli e danni abbastanza gravi si ebbero a Norcia, Campi, Ancarano Cascia. Un danneggiamento meno intenso si ebbe nella confinante area marchigiana, a Castelsantangelo sul Nera, Ussita, Vallestretta, Vallinfante e Visso. L'evento fu avvertito in tutto il territorio marchigiano, fino a Pesaro, Senigallia, Macerata e Ascoli Piceno; in Umbria, almeno fino a Foligno; in Abruzzo a L'Aquila e Vasto; nel Lazio ad Amatrice e Roma. L'evento ricade in un'area interessata dai violentissimi terremoti del 1703. Per alcune località non è possibile distinguere quanto il danneggiamento attestato sia imputabile al terremoto del 1730 e quanto alle preesistenti cattive condizioni degli edifici.
studio di riferimento: Monachesi ed. (1987) Il terremoto del 24 aprile 1741 interessò con i maggiori effetti il territorio compreso tra Serrasanquirico e Fabriano ma ebbe un'area di danneggiamento estremamente estesa (da Pesaro e Urbino a Gubbio e Perugia, da Macerata a Fermo). Si dispone di pochi dati sull'estensione dell'area di risentimento, che fu comunque vasta (da Udine a Roma, mentre non si hanno dati precisi sul limite di percettibilità nell'Italia meridionale). Abbastanza stranamente, non si hanno notizie precise in merito a possibili repliche.
studio di riferimento: Monachesi ed. (1987) Quello del 17 aprile 1747 potrebbe essere il principale in una sequenza di eventi verificatisi tra il 26 gennaio e il 20 dicembre 1747 in un vasto territorio compreso tra Nocera Umbra e Senigallia. Esso causò crolli e danni abbastanza gravi nel territorio della diocesi di Nocera Umbra e nel Fabrianese (Nocera Umbra e località minori del Nocerino, Gualdo Tadino, Sigillo, Belvedere, Campodonico, Fabriano). Dopo repliche quotidiane durate un mese circa, l'attività si attenuò fino al 20 e 22 settembre 1747, quando si registrarono ulteriori danni nel Fabrianese. L'evento del 17 aprile fu avvertito ad Ancona, Fermo, Senigallia e Roma e causò almeno una vittima a Belvedere (Fabriano). Il fatto che le scosse interessassero edifici già danneggiati dal terremoto `fabrianese' del 1741, contribuì certamente ad accentuare la severità degli effetti.
studio di riferimento: Monachesi ed. (1987) L'evento del 27 luglio 1751 è il maggiore in una sequenza di scosse avvertite a partire dal marzo 1751 in una vasta area dell'Umbria e delle Marche e proseguite forse fino al luglio 1752. Esso causò danni in un'ampia area, estesa da parte umbra, fino a Città di Castello, Perugia, Assisi, Terni e da parte marchigiana fino a Cagli, Fabriano, Matelica e Montefano. Il massimo danneggiamento si ebbe in alcuni villaggi poco a sud di Gualdo Tadino (Broccaro, Busche, Voltole etc.), in cui la maggior parte delle case fu atterrata e il resto rimase inagibile. Gli estremi noti dell'area di risentimento sono Arezzo, Forlì Ancona e Roma. Il fatto che le scosse interessassero aree già danneggiate dai terremoti del 1741 e del 1747 terremoto `fabrianese' del 1741, contribuì probabilmente ad accentuare la severità degli effetti.
studio di riferimento: Monachesi ed. (1987) Il terremoto del 3 giugno 1781 è caratterizzato da due fortissime scosse verificatesi a distanza di circa 10 minuti l'una dall'altra, che interessarono con i maggiori effetti una vasta area dell'Appennino al confine tra Marche settentrionali, Umbria e Toscana. Il massimo danneggiamento si ebbe nell'area di Piobbico e Cagli. L'area compresa tra Gubbio e Fabriano fu interessata da effetti relativamente minori (dal VI al VII grado MCS). Si dispone di pochi dati sull'estensione dell'area di risentimento, che comprese comunque buona parte della Toscana (da Firenze a Monte Oliveto Maggiore) e della Romagna (fino a Ravenna).
studio di riferimento: Monachesi ed. (1987) L'area di massimo danneggiamento del terremoto del 30 settembre 1789 comprende gli insediamenti rurali situati nella pianura tra Città di Castello e Sansepolcro, specie sulla riva sinistra del Tevere (Selci, Grumale, San Giustino etc.). L'area di danneggiamento è delimitata a nord da Sansepolcro a ovest da Anghiari e Citerna, a sud da Montone. Le più dettagliate descrizioni di effetti riguardano Città di Castello, dove sembra che la tipologia di danno più grave e diffusa sia stata il crollo dei tetti, con conseguente sfondamento di volte e solai e perdita di coesione delle pareti. L'area di risentimento comprende buon parte della Toscana (Siena, Firenze, Cortona, Castiglion Fiorentino) e forse qualche località dell'interno nelle Marche settentrionali. L'evento principale era stato preceduto di circa 5 ore da una scossa avvertita a Città di Castello e Sansepolcro. Repliche sono segnalate, da Città di Castello, l'11 ottobre e nei giorni immediatamente precedenti il 31 ottobre 1789.
studio di riferimento: Castelli et al. (1996) I danni più gravi causati dal terremoto dell'11 ottobre 1791 si concentrarono nell'area montuosa ad est di Foligno, sul versante umbro della strada per Colfiorito. I villaggi di "Scopoli [...] Leggiana, Case Nuove, Volperino, Serrone, Pale, Morro, Casale, ed altri prossimi luoghi" furono particolarmente colpiti. I testimoni lasciano peraltro intendere che all'entità complessiva dei danni non furono estranee le preesistenti cattive condizioni degli edifici ("è caduto quel ch'era cadente, e rovinato, ciò ch'era già rovinoso"). La tipologia del danneggiamento è in corso di studio sulla base di perizie scoperte di recente. A Foligno, Trevi e Perugia si ebbero danni più lievi di quelli dei villaggi della montagna (sbilanciamento di muri, fenditure, distacchi di intonaco). Si dispone di pochi dati sull'estensione dell'area di risentimento, che comprese comunque almeno Spoleto, Tolentino e Roma.
studio di riferimento: GNDT (1994) Gli eventi del 13 gennaio 1832 furono i maggiori in una sequenza di scosse che interessarono l'area di Foligno a partire dal 27 ottobre 1831. Il primo evento causò a Foligno danni di media entità (crolli di camini e volte, crepe) e fu seguito da leggere repliche nei giorni seguenti. Tali danni furono aggravati il 6 novembre 1831 da una forte scossa seguita da repliche minori. Il 13 gennaio 1832 due violentissime scosse a distanza di un quarto d'ora l'una dall'altra causarono danni in un'area compresa tra Assisi, Bevagna, Montefalco, Trevi e le montagne a est di Foligno. Le località maggiormente colpite durono Budino, Castellaccio e Scafali. I morti furono tra 40 e 50. Le repliche continuarono nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, causando talvolta nuovi danni in singole località. In particolare un evento del 13 marzo causò il crollo del tetto della già lesionata basilica di S. Maria degli Angeli.
studio di riferimento: Monachesi ed. (1987) I danni maggiori (crollo di molti edifici) verificatisi a seguito del terremoto della mattina del 14 febbraio 1838 si concentrarono nell'area compresa tra Sellano, Acera e Cerreto di Spoleto, e in due località situate nell'area montuosa ad est di Foligno (Verchiano e Val Lupo). A Foligno e Spoleto alcuni fabbricati in cattive condizioni subirono danni lievi. L'estensione dell'area di risentimento è sconosciuta. Varie repliche sono segnalate da Foligno durante la giornata e la notte seguenti e il 17 febbraio. Non è chiaro se debbano essere collegate a questo terremoto anche due forti scosse avvertite senza danni a Spoleto il 5 gennaio 1838. studio di riferimento: Conversini et al. (1990) Il terremoto del 22 agosto 1859 iniziò con lievi scosse avvertite per alcuni giorni a Norcia senza causare preoccupazione. L'evento principale si verificò tra le 13.15 e le 13.30 ora locale del 22 agosto. I danni più gravi si ebbero a Norcia e nelle vicine Campi, Casali di Serravalle e Capo del Colle. Danni più lievi subirono Abeto, Todiano, Ancarano, Frascaro e Visso. A Norcia circa metà degli edifici crollò e gli altri subirono danni gravi e crolli parziali soprattutto nei piani superiori. Furono particolarmente colpiti i rioni posti "sul pendio della collina verso levante e ponente" e i pochi edifici moderni - generalmente più alti della media di 6/10 m - che furono "tutti atterrati". Morirono 101 persone. L'area di risentimento si estese da Roma a Pesaro e Camerino. Le repliche proseguirono "quasi quotidianamente per circa un anno" e ce ne furono di forti a metà novembre 1859 e nel maggio 1860.
studio di riferimento: GNDT (1994) L'Alta Valtiberina fu interessata da una serie di scosse la mattina del 26 aprile 1917. La più violenta - alle ore 10:36' - rese inabitabili il 90% delle case di Monterchi con la morte di 23 persone; i feriti furono 35. Una situazione analoga si registrò a Petretolo, Citerna, Lippiano, Lugnano, Monte Santa Maria Tiberina e Padonchia. Sansepolcro fu danneggiata gravemente mentre danni meno gravi si ebbero a Selci, Anghiari, Città di Castello, Umbertide, Montone e San Giustino. Morti e feriti furono relativamente pochi, perchè la gran parte della popolazione era all'aperto, allarmata dalle scosse precedenti. L'evento fu avvertito in numerose località umbre, marchigiane, toscane e romagnole. All'evento principale seguirono numerose repliche, che seguitarono ad essere avvertite per una decina di giorni. Una di queste, il 27 aprile, produsse nuovi danni agli edifici già colpiti.
studio di riferimento: Castelli et al. (1996) Il terremoto del 19 settembre 1979 colpì gravemente alcune piccole località montane della Valnerina (Civita, Chiavano, Castel Santa Maria e Trimezzo). I danni più gravi riguardarono gli edifici di antica o carente costruzione che subirono lo scollamento di pareti esterne il collasso di pareti interne e fessure alle giunzioni con il tetto. Gli edifici in cemento armato subirono solo in pochi casi danni lievi. Si ebbero alcuni morti e alcune decin e di feriti. L'area di danno medio grave si estese tra Leonessa, Accumoli, Visso, Sellano e Poggiodomo. A Norcia si ebbero alcuni crolli parziali e danni a moltissimi edifici; a Cascia molte case furono danneggiate anche gravemente, e si ebbero alcuni crolli parziali. L'evento fu avvertito in numerose località umbre, marchigiane, abruzzesi e laziali, e fu seguito da numerose repliche.
Schede "L0" Scheda "livello 0" EDIFICI strategici protezione civile o rilevanti in caso di collasso
Manuale-compilazione-scheda-L0-PONTI Elenco strutture cofinanziate
- Non esiste un rapporto direttamente proporzionale tra grado di vulnerabilità e costo dell'intervento per adeguare le strutture; - Non esiste un rapporto direttamente proporzionale tra volume del fabbricato e costo dell'intervento per adeguare le strutture.
L'esperienza svolta su un numero comunque significativo di edifici ha dimostrato che l'entità degli eventuali interventi di adeguamento è funzione piuttosto del grado di diffusione delle carenze nell'ambito strutturale; per fare un esempio, nelle strutture in cemento armato, molto spesso le carenze strutturali gravi si collocano in corrispondenza dei pilastri tozzi dei vani scala. La vulnerabilità dovuta a tali carenze comporta generalmente la determinazione di indici di rischio molto bassi (quindi maggiore vulnerabilità), tuttavia un intervento limitato a tali zone, e quindi economicamente poco rilevanti, comportano un aumento della sicurezza notevole.
Schede "1° livello" Scheda di "1° livello" per il rilevamento dell'esposizione e della vulnerabilità degli EDIFICI
Scheda di "1° livello" per il rilievo delle OPERE DI SOSTEGNO Manuali compilazione "Schede 1° livello" Manuale per la compilazione delle schede di 1° livello GALLERIE
Manuale per la compilazione delle schede di 1° livello PONTI Link utili http://emidius.mi.ingv.it/DBMI04 (Database Macrosismico Italiano)
PREMESSA AL CAPITOLO SULL’AZIONE SISMICA Data 05/01/2006 Il Capitolo dell’azione sismica ha costituito la parte iniziale dello studio sulle normative di futura applicazione; la scelta di iniziare da quello che in entrambi i testi costituisce il capitolo 3 è nata, in intesa con i coordinatori scientifici dell’Accordo di Programma Quadro (APQ), dall’esigenza di poter confrontare in modo serrato le “Norme Tecniche per le Costruzioni” (NTC) e l’Ordinanza 3274/03 (OPCM) e s.m.i. che, sin da una prima sommaria lettura, sembravano decisamente differenti, almeno in alcuni fondamentali paragrafi. Le conoscenze acquisite negli ultimi due anni di studio dell’OPCM, che hanno di fatto indirizzato il mondo tecnico verso nuovi orientamenti di calcolo strutturale (orientamenti rintracciabili anche nelle più recenti NTC), si sono rivelate comunque un valido riferimento per la valutazione della “ portata” tecnica del DM 14/09/2005. Con riferimento al capitolo in esame, le differenze si sono rivelate sostanziali, denotando pur nella similitudine di approccio, un contrasto che alla fine comporta risultati progettuali diversi, obbligando comunque ad una nuova definizione dei valori di riferimento. Le discordanze più importanti sono emerse nella definizione dello spettro di progetto per lo SLD; nel merito, si verifica una totale difformità nella forma spettrale, risultando le NTC molto più gravose nel range dei bassi “periodi” e decisamente meno penalizzanti nell’intervallo degli alti. D’altronde non si può certamente affermare che le NTC, nell’ ambito del capitolo dell’Azione Sismica, si limitino ad indicare i principi, sovrapponendosi piuttosto in maniera totale alle specifiche della Ordinanza; conferma ne è infatti ad esempio la pressoché completa specularità nella definizione delle categorie di suolo e nella definizione degli spettri elastici, aspetti che sicuramente sono lontani dal poter essere definiti solamente “criteri”. In sintesi: Le NTC hanno di fatto messo in subordine l’utilizzo dell’OPCM (che diverrà solo una norma di dettaglio al pari di altri codici internazionali) così che, nei capitoli in cui la prima si sovrappone alla seconda, deve necessariamente prevalere il decreto rispetto all’ ordinanza; La definizione dello spettro di progetto dell’OPCM, ottenuto fattorizzando lo spettro elastico di 2,5, non sembra seguire una logica apprezzabile; al contrario, le NTC, con la formula [3.2.11] definiscono lo spettro per lo SLD in maniera più rigorosa.
Tali considerazioni finali derivano dallo studio rintracciabile nei documenti prodotti in questo periodo (rimessi opportunamente in allegato), all’ interno dei quali è possibile trovare commenti e richiami provenienti sia dal DM 14/09/2005, sia dall’OPCM. Per convenienza di lettura, si premette quanto segue: In rosso sono riportati i passi delle NTC In blu sono riportati i passi dell’OPCM In nero-corsivo sono riportati dei commenti scritti di getto durante la stesura del documento Prima di indirizzare il visitatore verso il vero e proprio “giornale di bordo” è nostra premura sottolineare che tale elaborato non va inteso come testo tecnico di riferimento nel senso proprio del termine, bensì deve essere interpretato, ed eventualmente utilizzato, come documento di lettura ove si possano “apprezzare” le difficoltà dello studio specifico i cui risultati definitivi verranno poi inseriti nella pubblicazione finale prevista a compimento dell’APQ. Pur essendo consapevoli che allo stato attuale siamo ancora in piena fase di monitoraggio delle nuove Norme Tecniche (i noti 18 mesi di periodo transitorio), il gruppo di lavoro limiterà la portata del documento, con particolare riferimento all’evoluzione del “giornale di bordo”, alla sola modalità tecnico-applicativa delle norme in oggetto senza entrare, almeno inizialmente, nel merito delle questioni ancora sospese o dubbie di carattere giuridico-interpretative. Sarà nostra premura, qualora si verificassero durante il periodo transitorio importanti modifiche od integrazioni ai contenuti tecnici delle norme, riaggiornare il “valore” dei documenti già pubblicati. Istruzioni per l'installazione ed il download dei software per la redazione delle schede L0 e L1e2 Oggetto: Istruzioni per la compilazione, il download, l’installazione e l’utilizzo del software per la compilazione delle schede L0 e l’invio dei dati.
Ing. Tonino Achilli tel 071.8067371 Ing. Alessandro Bianchi tel 071.8067334 Informatico Rinaldo Porcarelli tel. 0737.6319232
Utility software Software in excel: - conversione dell'indice di rischio determinato con opcm3431 o DM05 al DM 14 Gennaio 2008 DOWNLOAD
DGR n. 1377 del 01.10.2012 Linee di indirizzo per la redazione degli atti finali di deposito presso gli uffici degli ex Geni Civili Con Delibera n. 1377 del 01/10/2012, a conclusione di un lungo lavoro di coordinamento tra gli uffici degli ex Geni-Civili delle provincie marchigiane, vengono resi disponibili i modelli unificati per espletare gli atti finali del deposito dei progetti in zona sismica:
Schede "2° livello" Scheda di vulnerabilità "2° livello" EDIFICI - CEMENTO ARMATO
Manuali compilazione "Schede 2° livello" Manuale per la compilazione della scheda di "2° livello" - EDIFICI - CEMENTO ARMATO
Indicazioni per calcolo vulnerabilità e danno atteso VALUTAZIONE VULNERABILITA' DANNI EDIFICI Fondi per interventi straordinari O.P.C.M. 3505 – “Interventi straordinari di adeguamento e miglioramento sismico”
Utility schede di sintesi del DPC File da utilizzare per la corretta compilazione delle schede di sintesi della verifica sismica di edifici strategici e rilevanti ai fini del collasso
Schede di agibilità AEDES SCARICA LE SCHEDE
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