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Timestamp: 2018-11-14 05:32:47+00:00
Document Index: 52318174

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 22', 'art. 2']

N. 06692/2015 REG.RIC.
N. 13250/2015 REG.PROV.COLL.
sul ricorso numero di registro generale 6692 del 2015, proposto da:
Guido Romeo, rappresentato e difeso dall'avv. Ernesto Belisario, con domicilio eletto presso lo stesso avv. Ernesto Belisario in Roma, Via dei Barbieri, 6;
Ministero dell'Economia e delle Finanze, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui Uffici è domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi, 12;
Soc Dexia Crediop Spa;
del diniego tacito di accesso ai documenti amministrativi richiesti al MEF dal dott. Guido Romeo con nota a mezzo PEC in data 23.3.2015
Relatore nella camera di consiglio del giorno 7 ottobre 2015 il dott. Claudio Vallorani e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Il dott. Guido Romeo, nella sua qualità giornalista e “data&business editor” della testata giornalistica “Wired Italia” (reg. Tribunale Milano n. 291 del 3.10.2006), inoltrava al Minsitero dell’Economia e delle Finanze a mezzo PEC in data 23 marzo 2015 (doc. 1 ric.), istanza di accesso agli atti ex artt. 22 e ss. L. n. 241 del 1990, nella quale si chiedeva: a) l’ostensione di tutti i contratti c.d. “derivati” stipulati dal Ministero menzionato con n. 19 distinte banche e istituti finanziari e denominati “ISDA Master Agreement, Master Service Agreement e Mandate Agreement”, comprensivi dei relativi “Term Sheet” e di qualsiasi altro documento connesso;
L’istante, riferendosi anche all’indagine conoscitiva di recente svolta dalla Commissione parlamentare “Finanze” della Camera dei Deputati sul tema degli strumenti finanziari derivati impiegati nel settore pubblico, motivava la suddetta richiesta ostensiva, nell’esercizio del diritto di cronaca e di informazione, dichiarando di avere avviato un’inchiesta giornalistica al fine di dare completa e puntuale informazione all’opinione pubblica in merito all’impiego dei predetti strumenti finanziari ed ai rischi per la finanza pubblica ad essi connessi, con particolare riguardo ai contratti derivati contenenti clausole di chiusura anticipata a beneficio dell’istituto finanziario, la cui applicazione può comportare gravi perdite economiche in pregiudizio dell’Erario.
1)	il ricorrente è legittimato ad accedere ai documenti richiesti stante la strumentalità dell’accesso rispetto all’esercizio dei diritti di cronaca e di informazione ossia del diritto costituzionalmente garantito alla libertà di informazione (art. 21 Cost.); tale diritto, si afferma nel ricorso, può essere limitato solo nel caso in cui i documenti siano coperti dal segreto di Stato mentre, in assenza di un segreto “ad hoc”, l’accesso è consentito, essendo evidente l’interesse generale a conoscere la documentazione in oggetto ed altrettanto palese l’interesse “personale e concreto in capo al dott. Guido Romeo” alla ostensione di detta documentazione, in quanto strumentale alle finalità di informazione giornalistica dal medesimo perseguita;
2)	la mancata ostensione integrerebbe violazione e falsa applicazione del Decreto del MEF del 5.1.2012, del Decreto del Ministero del Tesoro n. 561 del 1995, del Decreto del Ministero delle Finanze n. 603 del 29.10.1996, degli artt. 3 e 24 della Legge n. 241 del 1990 nonché eccesso di potere per carenza di motivazione e difetto di istruttoria: i decreti ministeriali citati (vedi in particolare l’art. 3 del D.M. n. 561 del 1995 e del D.M. 603 del 1996), i quali trovano tuttora applicazione in tema di individuazione delle tipologie attizie di pertinenza dell’attuale MEF sottratte all’accesso ai sensi dell’art. 24 della L. n. 241 del 1990, non contengono alcun riferimento “ai contratti che lo Stato italiano possa aver stipulato con banche o istituti finanziari” (pag. 14 ric.) i quali, pertanto, non possono pertanto essere sotratti al diritto di accesso;
3)	il diniego tacito di accesso comporterebbe altresì la violazione degli art. 3 e 24 della Legge n. 241/1990 e l’eccesso di potere per carenza di istruttoria e motivazione, in quanto l’art. 24 cit. contempla ipotesi tassative in cui il diritto di accesso è escluso nei termini seguenti: “1. Il diritto di accesso è escluso: a) per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi della legge 24 ottobre 1977, n. 801, e successive modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, dal regolamento governativo di cui al comma 6 e dalle pubbliche amministrazioni ai sensi del comma 2 del presente articolo; b) nei procedimenti tributari, per i quali restano ferme le particolari norme che li regolano; c) nei confronti dell'attività della pubblica amministrazione diretta all'emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne regolano la formazione; d) nei procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti amministrativi contenenti informazioni di carattere psicoattitudinale relativi a terzi”; i contratti “derivati” attualmente in essere tra lo Stato italiano e banche e istituti di credito non rientrano in alcuna delle categorie sopra menzionate mentre, ai sensi del comma 3, della Legge n 241 del 1990 “tutti i documenti amministrativi sono accessibili ad eccezione di quelli indicati all’art. 24, commi 1, 2 3, 5 e 6”;
4)	il diniego di ostensione e la sottrazione di documenti al diritto di accesso debbono essere considerati come eccezioni nell’attività della p.A. che deve in generale ispirarsi alla regola della trasparenza come affermato, tra l’altro nel Documento di Economia e Finanza (DEF) varato dalla Presidenza del Consiglio il 10.4.2015, con specifico riferimento alla trasparenza negli appalti pubblici e nella spesa delle amministrazioni pubbliche italiane; inoltre la individuazione dei documenti che possono essere sottratti all’accesso non può dipendere da una verifica “ad hoc” ma soltanto da una valutazione preventiva mediante l’applicazione di categorie generali ed astratte (quali sono quelle definite dai decreti ministeriali sopra citati i quali, come detto, non contemplano i contratti dello Stato con banche ed istituti finanziari tra i documenti sottratti all’accesso) idonee a impedire che l’esercizio dell’accesso sia rimesso alla discrezionalità dell’amministrazione interessata (in questa ottica si critica la risposta fornita dal Ministro in occasione della interrogazione parlamentare n. 3/01410).
Ciò preliminarmente precisato, occorre però pur sempre tener presente l’ambito soggettivo e quello oggettivo prescritti dalla legge entro i quali va riconosciuta la tutela sottesa all’accesso, presupponendo, un siffatto diritto (art. 22 della legge n. 241/90 – legge sul procedimento amministrativo e art. 2 comma 1 del DPR n. 352/92 – regolamento di attuazione) un interesse personale e concreto, strumentale all’accesso, in quanto volto alla tutela di situazioni giuridicamente rilevanti (v. in tal senso Cons. Stato, sez. VI, 13 luglio 2000 n. 2109; idem, 22 maggio 1998 n. 820).
Applicando le coordinate ermeneutiche sopra testualmente trascritte al caso in esame, si deve ritenere che l’interesse, dedotto come concreto e “personale” dall’odierno ricorrente, per sua espressa ammissione, invero, è finalizzato a trarre, dai documenti contrattuali di cui si chiede l’esibizione, possibili elementi di approfondimento utili all’inchiesta giornalistica avviata sulla tematica dei contratti “derivati” stipulati dal MEF con varie banche ed istituti di credito.
Ad avviso del Collegio la posizione di giornalista ed il possibile interesse dei potenziali lettori ad una maggiore informazione sul tema non appaiono elementi sufficienti a fondare una posizione di legittimazione qualificata all’accesso ai documenti “de quibus”.
Appare inoltre condivisibile la considerazione esposta dalla difesa erariale (vedi pag. 5 della memoria di costituzione) secondo cui la divulgazione di tali contratti (a prescindere dalla riconducibilità di essi ad una specifica fattispecie coperta da riservatezza) avrebbe riflessi pregiudizievoli sulle attività in derivati poiché determinerebbe un svantaggio competitivo dello Stato nei riguardi del mercato e porrebbe in svantaggio competitivo gli stessi istituti di credito, controparti del Tesoro nei contratti in oggetto, così pregiudicando la disponibilità di essi ad applicare condizioni favorevoli con ripercussioni negative sull’intera gestione del debito pubblico. Sicché il diniego non appare né pretestuoso né immotivato bensì fondato su elementi di primario rilievo per l’interesse pubblico finanziario.
Condanna il sig. Guido Romeo alla refusione degli onorari di lite in favore del Ministero dell’Economia e delle Finanze che liquida in Euro 1.000,00 (euro mille/00), oltre oneri tutti di legge.