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Timestamp: 2019-05-27 10:18:21+00:00
Document Index: 3004272

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Il CdS, la Corte di Giustizia e l’avvento dei “New Incomers”
5. settembre 2013 | Giurisprudenza nazionale
Prime riflessioni sulla sentenza non definitiva n. 4199/2013
Con il ricorso di primo grado veniva richiesto dalle società appellanti Stanley International Betting Limited e Stanley Malta Limited l’annullamento del bando di gara 2012/S 145-242654 pubblicato sulla GURI 5^ Serie Speciale – Contratti pubblici – n. 88 del 30 luglio 2012, per l’affidamento in concessione di 2.000 diritti per l’esercizio congiunto dei giochi pubblici ai sensi dell’art. 10, comma 9-octies, del decreto legge 2 marzo 2012 n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012 n. 44, attraverso l’attivazione della rete fisica di negozi di gioco e la relativa conduzione, e di tutti agli atti a questo connessi, propedeutici e consequenziali.
Quello che riferisce il Tar Lazio in primo grado corrisponde al vero. Unico obiettivo oramai conclamato è quello di contrastare sempre e comunque il sistema concessorio italiano per godere di una immunità che si vuole far discendere da un’interpretazione distorta e forzata delle pronunce della Corte di Giustizia, che il sistema non hanno mai censurato totalmente. Di questo è ben conscio il Consiglio di Stato che nell’analizzare l’apparato del sistema concessorio italiano, in tema di commercializzazione di gioco e scommesse riferisce come le misure adottate (concessione rilasciata da ADM e successiva autorizzazione) non siano discriminatorie ma proporzionate, razionali, e non abnormi. Ed ancora il Collegio di Palazzo Spada nel menzionare la sentenza Placanica rileva che la pronuncia “riconosce (….) che le libertà di stabilimento e di prestazione di servizi non sono state compresse a causa della previsione di un regime concessorio in quanto tale. Ciò perché tale regime è sostenuto da ragioni di ordine pubblico e sociale e può essere compatibile con quelle di libertà in quanto risulti rispondente ai principi di non discriminazione, di necessità e proporzione” (cfr pag 68 della sentenza non definitiva 2661/13 ). Per il Collegio di Palazzo Spada, “una obiettiva lettura del diritto comunitario positivamenteenunciato in sede giudiziale consente di affermare (…..)che: a) non risponde al vero l’affermazione assoluta secondo la quale nessuna nuova gara poteva essere bandita se non si fosse prima provveduto a revocare le concessioni in essere; b) non è condivisibile la tesi (…………..) secondo la quale, a tutto concedere, la nuova gara, per soddisfare le prescrizioni della sentenza Costa-Cifone, avrebbe dovuto contenere prescrizioni assi metriche tali da rimuovere “l’indebito vantaggio concorrenziale determinato dal fatto stesso che gli operatori esistenti abbiano potuto iniziare la propria attività alcuni anni prima degli operatori illegittimamente esclusi, ed abbiano cos’ potuto insediarsi sul mercato con una notorietà e con una clientela propria”; c) neppure è vero che il sistema concessorio italiano illegittimo, né che il gruppo Stanley, in quanto latore di pregressa discriminazione, possa sempre sottrarvisi: simile deroga vale se e fino a quanto la discriminazione non venga rimossa mercè gara depurata da vantaggi “ULTERIORI” per i concessionari in essere;” (cfr. pag. 75 della sentenza non definitiva 2661/13). Il CDS – che poi sposa le censure degli appellanti e riforma in parte la pronuncia di primo grado – ritiene che il diritto comunitario imponeva unicamente che la nuova gara, per essere reputata legittima non attribuisse “ulteriori” vantaggi ai soggetti già concessionari. Gli ulteriori vantaggi per il tribunale amministrativo di secondo grado devono rinvenirsi in una sola prescrizione “quella contenuta nel D.L. 2.3.2012 n. 16, ai commi 9 octies e 9 novies dell’art. 10, e finalizzati a realizzare “un primo allineamento temporale delle scadenze delle concessioni aventi ad oggetto la raccolta delle (…..)scommesse”in virtù della quale “in considerazioni della prossima scadenza di un gruppo di concessioni per la raccolta delle (….)scommesse la gara de qua è stata finalizzata all’attribuzione di concessioni con scadenza al 30 giugno 2016”. Ritiene a tal proposito il CDS che quando concorrano un operatore già presente ed uno esterno, la ridotta durata del rapporto aggiudicabile rischia di favorire colui il quale già gode di una organizzazione collaudata e che si giova di esperienza, know how ed investimenti pregressi non parimenti posseduti dall’aspirante extraneus al sistema. Orbene, ritenere il noto bookmaker ricorrente extraneus al sistema italiano del gioco e delle scommesse è un’affermazione priva di qualsivoglia fondamento; è come voler affermare che il sole gira intorno alla terra e mettere al bando le affermazioni di Galilei. Il bookmaker ha il proprio mercato sin da prima dell’origine del sistema concessorio del settore scommesse, e grazie alla confusione creata intorno ad una sbavatura di leggi, trasformata in discriminazione e subita senza alcun effetto sostanziale (anzi..), nel corso degli ultimi 15 anni ha potuto in pieno regime di concorrenza sleale offrire prodotti (si pensi solo alle scommesse virtuali ed al palinsesto libero) che ad oggi coloro che godono di una presunta situazione di vantaggio (tutta da provare peraltro) ancora non possono offrire. Il CDS dunque, ritenendo che la durata limitata delle nuove concessioni al 30 giugno 2016 sia in qualche modo in contrasto con i principi del Trattato della Comunità Europea, formula i seguenti quesiti: