Source: http://pianetasicurezza.org/Sentenze/Commento008.html
Timestamp: 2020-08-15 16:19:44+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 26', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 26', 'sentenza\n']

Giurisprudenza in materia di sicurezza sul lavoro
Obbligo del committente di informare le imprese appaltatrici dei Rischi presenti nel luogo di lavoro
Identificazione del Committente e dei suoi obblighi rispetto al dettato dell’art. 26 del D. Lgs. 81/08
Breve Commento della sentenza di Augusto Ferraioli di Pianeta Sicurezza Srl - Una sentenza che pone dei punti fermi nell’applicazione dell’art. 26 del D. Lgs. 81/08, almeno su un punto, la identificazione del Committente in base alla “disponibilità giuridica dei luoghi in cui vengono eseguiti i lavori”.
La sentenza tuttavia ripropone alcuni dei temi che abbiamo molte volte sollevato il rapporto fra il comma 2 e il 3, che recita come segue:
“3. Il datore di lavoro committente promuove la cooperazione e il coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare o, ove ciò non è possibile, ridurre al minimo i rischi da interferenze ovvero individuando………………………………..”
Il comma 2 come evidenziato più volte fa riferimento ad uno spettro più ampio, ne sono testimonianza le ripetute sentenze di cassazione sul punto.
La scrittura dell’art. 26 (articolo che assorbe il comma 3 del D. Lgs. 626/94) la formulazione dell’art. 3 è assai contradditoria – non solo non potenzia la normativa – si deve evidenziare che nei settori ad alto Rischio Industriale vi erano già norme restrittive – che la maggioranza dei gravi e ripetuti incidenti in ambiente confinato e/o sospetto di inquinamento si erano verificati in siti significativi dal punto di vista industriale e che rispetto alle situazioni diffuse e non controllate non sono stati fatti passi avanti importanti. Prova ne sono i ripetuti incidenti, che si sono verificati fino al 2017.
Il DUVRI non doveva essere considerato adempimento agli obblighi derivanti dal comma 2.
La formulazione del comma 3 tende a limitare l’applicazione più ampia e a parere nostro più corretta del comma 2 – orizzonte più ampio su cui sono stati messi dei punti fermi nella giurisprudenza consolidata, con ripetute sentenze di cassazione.
Stralcio sentenza Cassazione Penale, Sez. 4, 23 giugno 2017, n. 31410
“7. Ne deriva che l'obbligo di informativa dettagliata del rischio esistente nell'ambiente di lavoro - di cui all'art. 26, comma 1, lett. b), d.lgs. 81/08 - nel caso incombeva esclusivamente sull'istituto di credito committente, mentre MP FACILITY non aveva alcun onere di verificare autonomamente la sicurezza dei locali, non essendo intervenuta con personale sul posto prima o contestualmente al personale della ditta subappaltatrice.
E' evidente che se la banca committente avesse informato MP FACILITY del rischio in questione, tale informazione avrebbe dovuto essere doverosamente comunicata da quest'ultima al subappaltatore, ma in difetto di tale presupposto non si può porre a carico dell'odierno imputato un obbligo informativo relativamente ad un rischio da lui non conosciuto a causa del comportamento negligente del datore di lavoro/committente, né conoscibile in assenza di concreto intervento sul luogo di lavoro di personale tecnico della propria azienda.”
Segue ampio stralcio della sentenza
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