Source: http://www.mediareoggi.it/2013/03/26/cassazione-casa-cambio-del-vitaliziole-regole-per-non-violare-la-legittima/
Timestamp: 2018-11-13 22:51:55+00:00
Document Index: 105507007

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 537', 'art. 556', 'art. 556', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 438', 'art. 443', 'art. 570', 'art. 591']

Cassazione. Casa in cambio del vitalizio,le regole per non violare la “legittima | Mediare Oggi
Cassazione. Casa in cambio del vitalizio,le regole per non violare la “legittima
26 marzo 2013 News, Normative 51 Commenti
Cassazione. La cessione di un immobile in cambio di un vitalizio è un contratto simulato per nascondere in realtà una donazione, solamente se le due prestazioni non appaiono proporzionate al valore, anche tenendo conto del rischio caratteristico insito nell’accordo.
La seconda sezione civile della Cassazione, con sentenza n. 7479/13, stringe sui patti familiari in vista dei passaggi ereditari, accogliendo l’azione di di riduzione promossa da un legittimario e ordinando un nuovo processo per una vicenda decisa dalla Corte di Appello di Ancona.
La questione era sorta in quanto l’abitazione di famiglia era stata ceduta, quale unico cespite dell’eredità, ad un figlio, in cambio di un vitalizio alimentare. Operazione che, secondo il fratello escluso, dissimulava in realtà una donazione e che, pertanto, riduceva la quota di legittima spettantegli, al contrario di quanto invece apprezzato dai giudici di merito. Secondo il ricorrente, l’età avanzata del genitore (85 anni) riduceva l’aspettativa di vita in maniera drastica ( e cioè il valore della prestazione di mantenimento ), senza dimenticare che il genitore poteva comunque contare su di una pensione adeguata allo scopo dichiarato nel contratto (assegno alimentare) e anche su altre piccole entrate personali.
Inoltre, se anche si fosse verificato l’eventuale peggioramento delle sue condizioni di salute, le spese per la cura sarebbero passate in carico al SSN, riducendo anche in questo caso il rischio per il beneficiario dell’immobile. Motivazioni, queste, quasi integralmente recepite dalla Seconda civile, che pur escludendo il rilievo dello stato di bisogno del vitaliziato, traccia il percorso che il giudice deve seguire per valutare la sussistenza o meno della simulazione. L’aleatorietà, elemento essenziale del contratto di vitalizio, deve essere accertata al momento della conclusione dell’accordo che è caratterizzato dalla incertezza obiettiva iniziale in ordine alla durata della, vita del vitaliziato e della correlativa eguale incertezza in relazione al rapporto tra il valore complessivo delle prestazioni dovute dal vitaliziante in relazione alle esigenze esistenziali del vitaliziato ed il valore del cespite patrimoniale ceduto in corrispettivo del vitalizio (Cassazione 14796/09).
Il difetto di accertamento imputabile al giudice di Ancona toccava proprio la valutazione oggettiva dell’immobile, avendo ritenuto “superfluo l’espletamento di una Ctu e senza dare una logica motivazione di tale convincimento”.
51 Responses to Cassazione. Casa in cambio del vitalizio,le regole per non violare la “legittima
21 novembre 2015 alle 05:24
Siamo 3 figli 2 maschi e mia sorella che alla morte di nostro padre ha ereditato la casa dove abbiamo vissuto dalla nascita del valore di circa 100.000 euro con un atto notarile in cambio di assistenza. Assistenza che nostro padre non aveva bisogno in quanto era nel pieno delle sue capacità psicofisiche.Lui si faceva la spesa si cucinava il cibo si lavava da solo ecc.Nel rogito hanno scritto delle cose non vere come:il padre,in precarie condizioni di salute,necessita di assistenza diurna e notturna e che nostra sorella doveva trasferirsi a casa sua per poter assistere nostro padre cosa che non fece anzi abitava in un altro paese a 7 km.secondo me e mio fratello si tradda di una donazione camuffata.
Egregio Francesco, come Lei potrà capire occorrerebbe leggere l’atto del notaio per vedere cosa prevede e se è stato fatto come regola comanda. Per sua utilità, Le allego le regole di una donazione. Cordiali saluti.
COSA È BENE SAPERE.
La donazione è un atto formale, pubblico, che va formalizzato davanti a un notaio alla presenza di due testimoni (sono esclusi i coniugi, i parenti o affini e le persone in qualche modo interessate all’atto). Per l’ipotesi di donazione di beni mobili è necessario indicare il loro valore. Il beneficiario della donazione deve “dire di sì”, ovvero deve accettare il regalo. Dire che la donazione è un contratto significa che il donante e il donatario devono essere d’accordo nel dare e ricevere, quindi manifestare reciprocamente la loro volontà.
Quando non serve il notaio
Fa eccezione la cosiddetta “donazione manuale” che, nell’uso corrente, è il comune regalo, cioè la donazione di modesto valore. Il “valore modesto” è commisurato alle condizioni economiche del donante. Sono quindi considerate modeste le donazioni che non incidono in maniera significativa sulla ricchezza di chi dona. Insomma: più le tue condizioni sono agiate, più aumenta il valore dei regali che puoi fare.
Per fare una donazione è necessario avere la piena capacità di agire. In pratica non possono donare i minori, gli interdetti, gli inabilitati, le persone soggette ad amministrazione di sostegno se sono state private della capacità di disporre dei propri beni. La legge vieta all’incapace di fare donazioni attraverso il proprio legale rappresentante. Possono donare anche le persone giuridiche, pubbliche e private. È ammessa la donazione a favore di figli non ancora nati o concepiti, non si può donare un bene futuro (che non si trova nel patrimonio del donante al momento della donazione). Minori e interdetti possono accettare una donazione solo tramite i genitori o i loro legali rappresentanti che, a loro volta, devono essere autorizzati dal giudice tutelare.
Essendo un contratto, la donazione non può essere revocata su iniziativa del solo donante, ma è necessario l’accordo di entrambe le parti. La legge prevede, però, una deroga: la revoca può essere richiesta all’autorità giudiziaria, per ingratitudine (quando il donatario abbia commesso reati gravi nei confronti del donante e dei suoi congiunti) e per sopravvenienza di figli. Ciò significa che, fatta eccezione per questi casi, una volta che si sceglie di donare, non si può più tornare indietro.
cirino ignazzitto ha detto:
Possiedo una casa,ho 3 figli due femmine e un maschio,circa 4 anni fa ho stipulato un atto vitalizio di alimenti a vita natural durante mia e di mia moglie,regolarmente registrato,in favore di mio figlio.Vorrei sapere se esiste obbligo di notifica alle due figlie,la loro legittima li verrà data con donazione di altro bene immobile di meno valore.Grazie.
L’atto di vitalizio è un contratto a prestazioni corrispettive: a fronte del trasferimento del bene l’acquirente è tenuto ad assistere materialmente e moralmente il cedente ( e quindi in relazione alla longevità del venditore ed alle sue condizioni di salute, anche per valore superiore a quello del bene trasferito ). Il consiglio del nostro legale sul secondo punto è sì, è sempre meglio notificare agli altri aventi diritto le decisioni assunte.
Dimenticavo di chiedere latto vitalizio di alimenti è impugnabile o no da parte degli altri eredi? Grazie per le vostre delucitazione un cordiale saluto. Cirino.
4 ottobre 2016 alle 09:29
Il vitalizio può essere impugnato dopo la morte dei genitori, sotto il profilo della lesione di legittima, ma solo se si configura una sproporzione fra il valore della prestazione (assistenza ed alimenti) ed il bene ceduto. Il calcolo va effettuato con riferimento al momento in cui il contratto fu stipulato, con una valutazione fatta in base all’effettiva durata del periodo in cui i genitori hanno fruito dell’assistenza.
calzolaio pasquale ha detto:
15 aprile 2017 alle 10:52
Buongiorno volevo una delucidazione . mia nonna circa 15 anni fa fece uno scritto in cui in cambio di assistenza x lei anziana lasciava casa come dono.Questo lo fece alla figlia piu’ piccola. mia nonna non sapeva leggere e scrivere ,cmq assistenza non c’e’ mai stata in quanto e’ stata assistita da mia madre e mio padre x tutta la durata della sua anzianità parliamo di 11 anni.
nel mentre mia nonna decise di donare casa ai miei genitori e mio padre decise in quel momento di ristrutturare tutta la casa mia nonna era felice.
x salvaguardare la loro posizione mio padre fece fare le cose in regola si recarono dal notaio il quale dopo vari incontri con la nonna x valutare il grado di intendere e volere alla presenza di testimoni non familiari fecero atto notarile della casa a favore di mia madre.
oggi mia nonna e’ venuta a mancare e mio papa’ anche .
La figlia più piccola che non e’ stata mai presente e non ha svolto mai assistenza in quanto abitava a circa 1000 km di distanza ,intende far valere la lettera che e’ in suo possesso x ottenere casa .
ESISTE UN ATTO NOTARILE A FAVORE DI MIA MAMMA
Puo’ farlo? potrebbe mia madre dopo aver assistito la nonna x piu’ di 10 anni e ristrutturata tutta casa trovarsi senza nulla ?
corre questo rischio?
Egregio Sig. Pasquale, allego risposta al Suo quesito. Cordiali saluti.
Come si costituisce.
per ingratitudine del donatario: cioè qualora il donatario abbia commesso atti particolarmente gravi nei confronti del donante o del suo patrimonio;
per sopravvenienza di figli: cioè qualora il donante abbia figli o discendenti ovvero scopra di averne successivamente alla donazione.
Tutela degli eredi legittimari.
In considerazione della complessità dei problemi che possono nascere da una donazione è opportuno farsi consigliare dal notaio che potrà indicare le soluzioni giuridiche che possano evitare futuri, dolorosi contenziosi familiari e rilevanti problemi di commerciabilità dei beni donati. Il notaio ha un ruolo centrale al fine di pianificare gli assetti futuri della famiglia con serenità e consapevolezza. La donazione, visti i suoi effetti sul patrimonio del donante, si effettua per atto pubblico alla presenza di due testimoni.
PIETRUCCIA GRECCO ha detto:
1 giugno 2017 alle 19:45
vorrei stipulare con la mamma anziana che vive da me da quasi un anno, completamentamente dipendente h 24 di 82 anni un contratto di assistenza, ho 5 sorelle e un fratello che non vengono mai neanche a trovare la mamma. il papa e deceduto nel 2015 la successione dell’immobile e stata fatta, ora la mamma vorrebbe lasciare la sua parte di immobile a me stipulando questo contratto con l’intento di liquidare gli altri eredi ed avere la piena proprieta’, si precisa che nessuno e’ interessato ne’ ad avere l’immobile ne ad occuparsi della mamma, quale e’ la formula che mi tutela in futuro dove loro non possono impugnare il contratto? questi contratti sono irrevocabili? in base a quali parametri si calcola il valore da dare all”assistenza? quanto e’ l’onere del notaio per la stipula? quando e’ meglio farlo?
grazie sono molto grata se il notaio mi rispondesse.
5 giugno 2017 alle 10:18
Egregia, il Contratto di mantenimento: corrispettivo e obbligo di assistenza. Casi di nullità. Se c’è donazione, l’erede può fare causa.
Ovviamente, questa ipotesi particolare, potrebbe scontrarsi con le esigenza degli altri figli. Questi, infatti, sono inevitabilmente privati di un bene che, normalmente, entrerebbe a far parte della futura eredità: è quindi lecito il contratto di mantenimento?
Siamo di fronte a un contratto definito atipico, detto anche di vitalizio alimentare, che non è specificatamente previsto dal codice civile. Ciò non significa che il contratto di mantenimento sia illecito, ma semplicemente che è stato elaborato e creato dalla prassi, per soddisfare esigenze di assistenza personale, che si protraggono nel futuro e che possono mutare per modalità e caratteristiche. Il contratto tipico di riferimento è quello di rendita vitalizia, disciplinato, invece, espressamente dalla legge.
Per gli ultimi punti della Sua domanda, solamente il notaio è in grado di valutare e rispondere alla sua richiesta.
VIRGINIA VANNEI ha detto:
22 giugno 2017 alle 18:45
Buonasera, io e mia sorella vorremmo stipulare un contratto vitalizio con prestazioni assistenziali di natura personale (compagnia, accudimento h. 24, trasporto, assistenza sanitaria) senza specificare le spese mediche, vestiarie e alimentari, per l’immobile di proprietà dei miei genitori aventi 67 e 70 anni, lasciando loro l’usufrutto dell’immobile ed a noi la nuda proprietà. Questo per evitare la donazione che può essere impugnata da eventuali terzi del futuro. E’ un atto valido o impugnabile da qualcuno o addirittura da uno dei beneficiari restante in vita? Considerato che non viene specificato la dicitura SPESE. Grazie
23 giugno 2017 alle 10:40
Egregia Virginia, Il contratto di mantenimento è un sistema valido ed alternativo alle donazioni classiche con onere poiché presta più garanzie alla persona divenuta debole.
Nella donazione il donatario che ha goduto del bene immobile donato è sempre tenuto per legge a provvedere alle necessità del donante, se necessario, vendendo o affittando l’appartamento ricevuto gratuitamente, in caso di rifiuto, il donante potrebbe a pieno diritto, rivolgersi al Giudice lamentando la violazione degli obblighi di assistenza e di mantenimento; ma tale diritto risulterebbe vano se il bene donato, nel frattempo, fosse stato rivenduto a terzi rendendo irrintracciabili le somme liquide incassate e non avendo nulla l’obbligato.
Il contratto di mantenimento può essere stipulato sia con famigliari, sia con soggetti estranei, come per la donazione non prevede il pagamento di una somma di denaro, poiché il soggetto “acquirente”, come corrispettivo, si obbliga ad eseguire prestazioni di mantenimento vita natural durante.
Va redatto dinanzi ad un notaio, alla presenza di testimoni ed è necessario prevedere nell’atto una clausola risolutiva espressa che, in caso di inadempimento degli obblighi di assistenza, preveda lo scioglimento dell’accordo.
La scelta di stipulare un contratto di mantenimento va ponderata poiché il bene oggetto del trasferimento con obbligo di mantenimento non rientrerà nell’asse ereditario, a differenza di quanto accade nella donazione che può essere fatta oggetto di azione di riduzione da parte dei legittimari lesi nella quota di legittima. A tal proposito, le allego una sentenza in merito del Tribunale di Vicenza, che mette in risalto una problematica di questo tipo di contratto.
Se il proprietario che si riserva l’usufrutto della casa e cede al parente la nuda proprietà dietro promessa di prendersi cura di lui è molto anziano, gravemente malato o in fin di vita il contratto è nullo.
Quando il proprietario di una casa arriva a una età avanzata è solito – nell’ottica di anticipare la futura divisione dei propri beni tra i familiari senza, nello stesso tempo, privarsi di un tetto dove passare gli ultimi anni di vita – donare la nuda proprietà della propria abitazione dietro impegno, da parte del beneficiario (di norma un figlio), di occuparsi di lui, prendendosene cura e prestando assistenza materiale e morale fino alla morte. È quello che viene chiamato contratto di rendita vitalizia (ma, comunemente, è anche detto contratto di “mantenimento”, o di “vitalizio assistenziale”, o ancora di “assistenza morale e materiale”).
Ebbene, con una recente sentenza, il Tribunale di Vicenza ha stabilito una regola assai importante: il contratto di rendita vitalizia è nullo se, già al momento della firma dell’atto notarile, l’anziano (futuro usufruttuario dell’immobile) è già prossimo al decesso. In buona sostanza, se la donazione della nuda proprietà avviene quando il proprietario si trova in età particolarmente avanzata o è gravemente malato o in fin di vita, tra le due prestazioni (da un lato la cessione nuda proprietà della casa, dall’altro l’obbligo di prestare assistenza all’anziano) non c’è proporzione e, quindi, il contratto è nullo.
Per capire questo ragionamento è opportuno fare una premessa. Il contratto di rendita vitalizia viene detto, in gergo giuridico, contratto aleatorio, ossia un contratto che implica, in sé, un rischio per entrambe le parti. Detto rischio consiste nel fatto che almeno una delle due prestazioni non è ancora certa nell’ammontare o nella durata, ma può variare per causa di circostanze indicate nel contratto medesimo. Nel nostro caso, il rischio è connesso unicamente alla durata della vita dell’usufruttuario: è chiaro, infatti, che se questi vive a lungo, il donatario sarà tenuto a una prestazione (l’assistenza morale e materiale) più onerosa di quella a cui sarebbe soggetto se invece il titolare del bene decedesse pochi mesi dopo la firma del rogito.
Ebbene – dice la sentenza in commento – se questo margine di rischio non sussiste, perché è facilmente prevedibile l’imminente morte dell’usufruttuario, allora il contratto è nullo.
Come abbiamo anticipato, il contratto di rendita vitalizia – detto anche di mantenimento – presenta due prestazioni:
un soggetto si obbliga a prestare assistenza morale e materiale all’altra parte per tutta la durata della vita di quest’ultima
in cambio di ciò, quest’ultimo gli cede la nuda proprietà dell’immobile in cui vive.
È chiaro che, come in ogni contratto che si rispetti, tra le due prestazioni vi deve essere una certa proporzione, anche se tale proporzione è ancora incerta (proprio in questo consiste il contratto aleatorio). Per cui il contratto è nullo – per mancanza di rischio – qualora già al momento della stipulazione dell’atto notarile è facilmente prevedibile la morte prossima del vitaliziato, in considerazione della sua età avanzata o del suo cagionevole stato di salute.
Chi può impugnare il contratto?
L’interesse a impugnare il contratto e a far valere la sua nullità sarà degli altri eredi, che si sono visti privare il patrimonio della successione dell’immobile donato al nudo proprietario quando ancora l’anziano era in vita. Essi avranno cioè interesse a far rilevare come non vi sia stata alcuna controprestazione da parte del beneficiario della nuda proprietà e che, pertanto, essendo il contratto nullo, l’immobile andrà diviso con tutti gli altri eredi.
PAOLA PELLICCIONI ha detto:
5 luglio 2017 alle 09:55
Salve, nel 2012 mio padre mi fece davanti ad un notaio la donazione della casa in cui abito con mio marito ( in comunione dei beni), con l’onere di versare a mio zio un vitalizio. Io sono comproprietaria di un altro appartamento da prendo un affitto. Nel modello UNICO non posso detrarre il vitalizio di mio zio in quanto l’unico reddito è l’affitto. Vi domando se può detrarlo mio marito in quanto chiaramente è lui che paga con bonifico.
Egregia, il soggetto che può detrarre la spesa è colui alla quale è intestata la casa. Se è al 50%, ognuno si detrae la sua percentuale. Cordiali saluti.
10 luglio 2017 alle 00:56
Buongiorno, vorrei gentilmente una spiegazione a questa frase in un atto di mantenimento: il signor… si riserva l’usufrutti generale vitalizio, è in quanto occorrer possa, rinuncia ad ogni eventuale diritto di ipoteca legale. Io ho capito che i nudi proprietari non possono accedere ad avere un mutuo perché l’usufruttuario non vuole avere ipoteche sull’immobile, è così? Grazie.
10 luglio 2017 alle 09:47
Buongiorno, allego qui di seguito risposta al suo quesito.
Usufrutto casa: i diritti dell’usufruttuario
Il Codice Civile riconosce al titolare del diritto di usufrutto di una casa il possesso dell’abitazione e il diritto di trarne ogni utilità, nel rispetto dei limiti sanciti dalla legge. L’usufruttuario può cedere il proprio diritto ad un soggetto terzo, dandone notifica al proprietario, concedere in locazione l’immobile godendo dei frutti derivanti dal canone, accendere un’ipoteca sull’abitazione.
Concordo pertanto con Lei, in quanto l’usufrutttuario può decidere o meno sull’eventuale ipoteca da accendere sull’immobile.
Roberta Farruggio ha detto:
13 agosto 2017 alle 09:40
Salve mia nonna ha 83 anni e’proprietaria di un terzo di tre case in divise dopo anni di liti con uno dei 2 figli e le figlie dello stesso ha deciso che non vuole Cha alla sua morte entrino a far parte della proprietà cosa deve fare per evitare che ne entrino in possesso con la legittimA?
24 agosto 2017 alle 10:37
Posso lasciare tutta l’eredità a un solo figlio?
Assolutamente no. Se avete due o più figli, di regola, l’eredità deve essere divisa in parti uguali tra gli stessi. L’unica possibilità che avete, è quella di destinare, per testamento, una parte del patrimonio a favore dell’uno piuttosto che dell’altro. In questo caso si parla di “quota disponibile”, cioè quella parte di patrimonio che possiamo liberamente lasciare a chiunque vogliamo (un figlio, un parente più lontano, un amico, l’amante, ecc. Cordiali saluti.
Rayssa ha detto:
Buonasera, vorrei il suo parere su una questione. Mia nonna ha voluto un contratto di assistenza oneroso in nome del quale io ormai da 5 anni mi prendo cura di lei (dalla spesa, alle medicine, alle visite, ai ricoveri in ospedale, alla pulizia personale ecc ecc ecc). Sinceramente non lo trovavo necessario, perchè mi sarei comunque presa cura di lei, anche senza ricevere nulla in cambio. Ma lei ha insistito perchè desidera che alla sua morte la casa di cui appunto conserva l’usufrutto possa diventare mia. Oltre a mio padre (che è d’accordo con la scelta della nonna), la nonna ha un altro figlio, che vive lontano. Nei suoi confronti lei ritiene di aver fatto molto economicamente. Mutui, finanziarie per aiutarlo appunto economicamente, mentre mio padre non ha mai avuto bisogno economico e non ha mai chiesto soldi alla nonna. E’ possibile che nonostante tutto, lo zio possa reclamare un giorno la legittima? Oltre al contratto, è possibile ricorrere a altro mezzo per dichiarare la sua volontà e evitare ogni possibile reclamo di legittima in futuro in modo che sia chiaro che questo appunto è ciò che lei vuole? Per quanto io trovi corretta la scelta della nonna, la quale non ama in modo differente i suoi figli, ma vuol essere semplicemente meritocratica a favore di chi le si dedica, dal momento che lo zio si limita a qualche telefonata, non viene mai a trovarla, non passa con lei le vacanze o anche solo un compleanno ecc ecc ecc… tuttavia vorrei sinceramente evitare di ritrovarmi coinvolta per questa volontà di mia nonna in litigi in sede legale con lo zio…
20 settembre 2017 alle 10:38
I soggetti che hanno diritto alla quota di legittima sono il coniuge, i figli legittimi, i figli naturali, gli ascendenti legittimi ma non i fratelli. La legge italiana protegge i congiunti più stretti (per esempio il coniuge), limitando la libertà di disporre con il proprio testamento: nella successione testamentaria infatti una parte del patrimonio deve essere “riservata” a determinate persone (dette “riservatari” o “legittimari”), anche se ciò è contrario alla volontà espressa dal testatore.
La quota disponibile può quindi essere definita quella parte del patrimonio caduto in successione della quale il testatore può liberamente disporre, senza alcun vincolo.
Buona sera vorrei il suo parere su una questione.Mia madre vorrebbe stipulare tramite un notaio un atto di cessasazione dell immobile con obbligo di mantenimento nei mie confronti di una casa,avendo anche un altro figlio la preoccuoazione di mia madre è che un giorno quando non ci sarà piu, mio fratello possa in qualche modo impugnare l atto ed avere parte dell erdita legata a questa casa, la domanda è questa:
facendo questo atto con obbligo di mantenimento siamo sicuri al 100% che non possa essere impugnato un giorno da mio fratello e colui stesso avere parte di questa casa in eredità ? Ovviamente da parte mia sarà mia premura rispettare tutte le condizioni dell atto stesso.La ringrazio per il suo tempo .
Egregio, con la ‘Cessione con obbligo di mantenimento” Il soggetto “acquirente” non paga un prezzo ma si obbliga ad eseguire a titolo di corrispettivo delle prestazioni di mantenimento che si sostanziano in obblighi di “dare” (fornire alimenti, medicinali , vestiario etc.), ed in obblighi di “fare” (assistenza , pulizia della persona e della casa, fare compagnia etc.) persino potendosi estendere l’ obbligo di versamento della retta ad un istituto per anziani o disabili se a tale struttura il “cedente ” desiderasse ricorrere .
La formulazione dell’atto è libera e pertanto si potrà prevedere per esempio, il coinvolgimento di una Onlus terza, di una Associazione Caritatevole , di un Sacerdote etc. , soggetti privi di diretto interesse economico autorizzati contrattualmente ad accedere nell’ alloggio per eseguire visite periodiche finalizzate all’ ascolto e alla verifica del rispetto delle obbligazioni , specialmente se il “cedente” fosse una persona di avanzata età, in condizioni di handicap motorio , o fortemente condizionabile a causa della sua dipendenza oggettiva da terzi.
Una volta condensati, con l’aiuto di professionisti del settore (avvocati, notai, commercialisti) , gli accordi in un preliminare si dovrà formalizzare l’atto dinanzi a un notaio, alla presenza di testimoni.
Assolutamente necessario che nel contratto di “ cessione con obbligo di mantenimento “ venga prevista una clausola risolutiva espressa che , in caso di inadempimento degli obblighi di assistenza, preveda lo scioglimento dell’accordo.
A parere di chi scrive mentre dalla donazione classica discendono diritti indiretti e generici , nel caso della “cessione del bene con obbligo di mantenimento” gli impegni sono mirati, specifici e dettagliati il che rende più facilmente individualizzabili le eventuali inadempienze ed agire per la conseguente risoluzione.
Inoltre non vanno sottovalutati i profili psicologici :il beneficiario o l’anziano avranno chiara consapevolezza dei loro dettagliati diritti (e l’acquirente dei suoi dettagliati doveri ben conscio di quanto potrebbe accadere se venisse meno o riducesse il livello delle prestazioni cui si fosse obbligato )
Il ricorso alla ” cessione con obbligo di mantenimento” , andrà valutata attentamente tenendo conto:
-che con tale contratto ” gli acquirenti” , anche famigliari, saranno indotti a mantenere i livelli di prestazione promesse, senza “cali di attenzione”.
-che lo stesso istituto potrebbe anche prevedere che gli “acquirenti ” siano tutti i figli meritevoli , così da non creare sperequazioni e litigi
-che l’istituto ben si adatta al caso del cedente-vedovo e senza figli, che possa disporre di altre persone di fiducia non necessariamente legate da vincoli di parentela.Fra l’altro il beneficiario-compratore , avendone i requisiti, potrà fruire delle agevolazioni prima casa.
Maria Grazia Paternoster ha detto:
24 novembre 2017 alle 19:23
Salve. Vorrei un chiarimento in merito ad una faccenda.Nel 2013, dopo tre anni dalla morte di mio marito ,in gravi condizioni economiche chiesi ai miei suoceri un aiuto per mio figlio ma il giudice con una sentenza che mi amareggio’molto respinse la mia richiesta. In quella sede gli avvocati dei miei suoceri presentarono una compravendita della casa padronale con vitalizio alla sorella di mio marito e tutti gli altri beni donati in favore di un nascituro, il figlio della sorella di mio marito. 8 mesi fa è deceduta mia suocera e vorrei chiedere la legittima spettante a mio figlio orfano e invalidare l’usufrutto in quanto mio suocero sopravvissuto è anziano. Posso farlo anche se sono passati 4 anni da questa compravendita con vitalizio e posso chiedere quella che chiamano collazione delle donazioni fatte? Inoltre volevo sapere se a mio figlio spetta la metà del patrimonio in quanto suo padre aveva solo una sorella quindi prende la sua parte o se deve dividere con gli altri nipoti che nel frattempo sono diventati 3 contando mio figlio.
Egregia Sig.ra, la questione è molto complessa ed anche l’avvocato nostro non si sbilancia sulla questione in quanto il tema è delicato e dare risposte senza avere tutta la documentazione da studiare non sarebbe etico da parte nostra. Il consiglio è quello di far approfondire la tematica ad un Avvocato esperto di problemi di successione.
avrei necessità di una indicazione in caso di contratto di rendita vitalizia ovvero una nuda proprietà di un immobile, con usufrutto dell’anziano, in cambio di assistenza all’anziano, in caso di morte del donatario ovvero della persona designata all’assistenza, è possibile inserire una clausola che ritrasferisca all’anziano il pieno possesso dell’immobile, senza che possa essere aggredito dagli eredi della persona defunta.
Chi intende donare un bene può voler apporre all’atto di donazione svariate clausole, per raggiungere i più diversi obiettivi. Il notaio è un professionista esperto ad elaborare dette clausole ed ad adattarle alle esigenze del cliente, pur nei limiti del rispetto delle norme di legge.
Buonasera chiedo un aiuto …mio marito è andato a vivere dai nonni materni a 2 anni perché il papà lavorava giorno e notte e altri 2 fratelli messi in collegio … viene a mancare la nonna e sempre vissuto con nonno nel 1995 con regolare atto notarile fa VENDITA CON COSTITUZIONE DI VITALIZIO ALIMENTARE con il nipote tenendo l.usufrutto e in cambio assistenza ecc…vita naturale durante . All’ epoca il nonno aveva 83 in piena forma fisica e mentale …muore nel 2012 a 99 anni e mio marito nel 2008 si licenziò per accudirlo perché lui non voleva una badante la casa non era sufficiente ad ospitarla e nemmeno la pensione….nel 2017 l.altra figlia del nonno vista molto molto poco perché vive lontano vuole la sua parte di eredità …nel frattenpo la casa é stata necessariamente ristrutturata con aiuti vari perché era inabitabile ….le spetta la legittima o altro ?? Alla morte la casa eda valutata 80000€ ….LA RINGRAZIO
20 marzo 2018 alle 12:18
Egregia Elisa, il caso è molto delicato e le sentenze sono a volte contradditorie su casi come il suo. E’ necessario Lei si rivolga ad un legale esperto di questo ramo.
28 aprile 2018 alle 08:17
Salve ho 28 anni quasi due anni fa mia nonna ha deciso che tramite vitalizio io e mio cugino saremo i proprietari della casa in cui lei vive adesso…. Nel frattempo mi sono sposata e io e mio marito stiamo acquistando casa dato il primo vitalizio, questa casa che compro con mio marito è definita prima o seconda casa ?
10 maggio 2018 alle 16:45
Egregia Sig.ra Angela,
– che l’immobile sia ubicato nel Comune in cui l’acquirente ha o stabilisca entro diciotto mesi dall’acquisto la propria residenza o, se diverso, in quello in cui lo stesso svolge la propria attività;
– che nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare esclusivo o in comunione col coniuge di altra casa di abitazione nel territorio del Comune in cui è situato l’immobile da acquistare;
– che nell’atto di acquisto l’acquirente dichiari di non essere titolare, neppure per quote, su tutto il territorio nazionale, di altra casa di abitazione acquistata con i benefici in oggetto.
Residenza anagrafica richiesta da entrambi i titolari della proprietà.
un figlio ha ricevuto da un anziano, un immobile come corrispettivo relativo ad un contratto di mantenimento.
Il figlio, può utilizzare la pensione dell’anziano per provvedere alle cure, al vitto, al vestiario ecc. o deve rimanere interamente sul conto corrente, visto che il corrispettivo è costituito dall’immobile ?
Contratto di mantenimento: il genitore non deve essere prossimo alla morte per età o per condizioni di salute.
Si chiama contratto di mantenimento e consiste nel contratto con il quale un soggetto – di norma piuttosto anziano – cede la propria casa a uno degli eredi a condizione che quest’ultimo si prenda cura di lui negli ultimi anni della sua vita: «prendersi cura» significa accudirlo, prestargli assistenza sia materiale che morale, dargli i soldi per i generi di prima necessità o per le medicine qualora necessario.
Si fa spesso ricorso a questo tipo di contratto per anticipare la spartizione del patrimonio ereditario a un momento prima della morte del proprietario, ma anche per garantire a quest’ultimo una vecchiaia serena, sicura e lontana dalla solitudine.
Ma attenzione: secondo l’orientamento ormai stabile della Cassazione, per come ribadito ieri [1], il contratto di mantenimento è valido solo a condizione che il proprietario dell’immobile non sia, al momento della cessione, prossimo alla morte sia per età che per condizioni di salute. In questo caso, infatti, si verificherebbe una sproporzione tra le due prestazioni contrattuali (la cessione dell’immobile da un lato, l’assistenza per un brevissimo tempo dall’altro), sproporzione che rende nullo il trasferimento del bene.
Quindi, se l’anziano lascia la propria casa in cambio di assistenza è necessario che la sua aspettativa di vita non sia risicata. Se così fosse, i suoi eredi, alla dipartita del parente, potrebbero impugnare la cessione dell’immobile e dividersi tra loro il bene.
Di conseguenza, il denaro rimane sul c/c, visto che il corrispettivo è costituito dal valore dell’immobile.
salve vorrei un chiarimento..mio padre da 15 anni convive con un’altra nella casa di sua esclusiva proprieta’senza alcun vincolo matrimoniale.quest’anno vengo a scoprire che lui gli ha donato con vitalizio di servitu’la casa e i due garage .tenendo conto che mio padre percepisce una pensione per infermita’ mentale al 50% con parecchi episodi di suicidio anche nel tempo della convivenza con quest’ultima,vorrei sapere se possiamo impugnare il testamento anche se sono passati gia’ 13 anni dalla donazione ..crediamo fortemente sia stato plagiato in un qualsiasi momento di debolezza emotiva..grazie
Egregio Sig. Biagio,
Il testamento pubblico è quello redatto dal notaio e da questi conservato. Per sua natura è un testamento che è immune da falsità o alterazioni, proprio perché la presenza del pubblico ufficiale serve a certificare l’autenticità del documento. Tuttavia, la giurisprudenza ritiene che il notaio non debba verificare anche la capacità di intendere e di volere del testatore, né che questi disponga dei suoi beni senza ledere le quote di legittima. Dunque, il testamento pubblico può essere impugnato solo per:
incapacità, nel termine di 5 anni;
Invece l’impugnazione del testamento per falsità è tipica del testamento olografo, quello cioè conservato dallo stesso testatore. Come detto il termine per l’impugnazione è di 5 anni.
18 luglio 2018 alle 12:00
scopro alla morte di mio nonno(2018- 91 anni di etè), che lo stesso 5 anni fa ha stipulato un contratto di mantenimento con mio cugino, lasciandogli la sua casa.(per un valore di circa 60.000 €)
Posso impugnare:
-mio nonno negli ultimi 5 anni ha sempre avuto la badante e sicuramente mio cugino, che tra l’altro lavorava e abitava da un’altra parte, non si è occupato di lui.
mio nonno inoltre, è sempre stato autosufficiente, sarà peggiorato nell’ultimo anno.
Questa cosa mi sempre assolutamente ingiusta.
Mi da qualche indicazione.
Egregio lettore, Le invio qualche delucidazione in merito al Contratto di mantenimento.
Tecnicamente il legittimario leso è soggetto terzo rispetto all’azione di simulazione e ciò comporta un vantaggio in sede processuale. Egli, infatti, potrà ricorrere alla prova testimoniale o a quella per presunzioni. In ogni caso dovrà provare l’avvenuta simulazione, per poi al buon esito, richiedere e ottenere la riduzione.
Si può fare, ma, come visto in precedenza, il contratto di mantenimento si deve caratterizzare per la presenza dell’alea, cioè dell’incertezza. In particolare, afferma la Cassazione che l’aleatorietà è molto più presente che nel contratto di rendita vitalizia, poiché gli obblighi assistenziali dell’acquirente (assistente) non sono prestabiliti e possono variare, anche di giorno in giorno, riguardo alle mutate esigenze del venditore (beneficiario), per motivi di età o di salute. Per questa ragione, nel contratto di mantenimento, l’alea è assente se, al momento della stipula, il beneficiario era gravemente malato ed era quindi probabile il suo decesso dopo poco tempo oppure era talmente anziano da avere probabilità di sopravvivenza assai limitate oltre un arco di tempo determinabile. In questi casi, quindi, il contratto di mantenimento è nullo.
Bernardo N. ha detto:
31 agosto 2018 alle 09:05
Quanto tempo hanno eventuali altri eredi (non beneficiari), per impugnare il contratto di cessione in cambio di assistenza?
dopo quanto si puo’ stare tranquilli e l’immobile puo’ tornare a circolare?
Vorrei acquistare una casa proveniente da cessione in cambio di assistenza.
– la cessione e’ avvenuta nel febbraio 2008. La persona che ha ceduto l’immobile e’ la classica “zia” senza eredi diretti, la beneficiaria una lontana nipote. Tutto fatto dal notaio in presenza di testimoni
– La zia muore in Dicembre 2008 e nel 2010 un altro nipote chiede l’annullamento
– L’annullamento e’ respinto in primo e secondo grado (evidentemente la morte imminente della zia non poteva essere prevista). non si e’ ricorso in terzo grado
– ho intenzione di acquistare l’immobile dalla beneficiaria, decorsi i canonici 10 anni dalla morte della Zia “donante”
5 settembre 2018 alle 09:48
si può stare tranquilli qualora siano passati 20 anni dalla donazione o 10 anni dalla morte del donante.
30 settembre 2018 alle 14:47
Mia madre è deceduta a marzo del 2018 lasciando un testamento orografo stipulato nel mese di giugno 2016 lasciando tutti i suoi immobili a mio padre. Mio padre è disabile, nel mese di agosto 2018 ha stipulato un atto di vendita per assistenza intestando tutti gli immobili di sua proprietà e quelli di mia madre defunta ai miei due fratelli e mia sorella, escludendo me da tutto il patrimonio essendo uno dei quattro figli eredi legittimi. Il valore del patrimonio ammonta a circa 700.000€, mentre nell atto di vendita il notaio ha dichiarato 200.000€. Mio padre ha 78 anni e prende 1700€ di pensione netti al mese. Io non mi sono mai stato interpellato sia per l assistenza che per altre cose. Dottor d Ambrosio come devo tutelarli da questa ingiustizia e se mi spetta la quota di legittima.. grazie
3 ottobre 2018 alle 16:34
La successione necessaria – i legittimari
Più semplicemente il legislatore, al fine di consentire che determinati soggetti conseguano una quota minima del patrimonio del de cuius, riconosce loro un titolo ereditario, di “legittimari” che gli consente di acquistare detta quota di patrimonio anche nel caso in cui, al momento dell’apertura della successione, detta quota non sia compresa nel relictum in quando il loro dante causa ne ha disposto con atti inter vivos.
– la quota disponibile, della quale il testatore è libero di disporre;
– la quota di legittima (o riserva), della quale il testatore non può disporre a favore degli eredi legittimi o estranei perché spettante, per legge, ai legittimari.
Come si calcola la quota di legittima? Al fine di stabilire quale parte dell’eredità (ossia del relictum) vada attribuita al legittimario affinché sia soddisfatta la propria quota di legittima, è necessario rapportare il valore della quota riservata al relictum (al netto dei debiti). La quota del legittimario è quindi calcolata in base al rapporto tra la quota riservata del legittimario ai sensi dell’art. 537 c.c. e la massa ereditaria, calcolata ai sensi dell’art. 556 c.c.. L’art. 556 c.c. enuncia che, al fine di determinare la quota disponibile, si forma una “massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della morte, detraendone i debiti. Si riuniscono quindi fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione secondo il loro valore determinato in base alle regole dettato negli articoli da 747 a 750 e, sull’asse così formato, si calcola la quota di cui il defunto poteva disporre.”
Quota Legittima.
Qui di seguito si riporta uno schema da cui emergono, con specificazione delle varie combinazioni di ipotesi, le quote, rispettivamente, di legittima e di disponibile, con la precisazione che quest’ultima, ovviamente, potrà essere destinata dal testatore anche a uno o più degli eredi.
Coniuge –> 25% eredità + diritto di abitazione
Figli –>	50% eredità da dividere in parti uguali
Quota disponibile –>	25% eredità
Di maggio Alessandro ha detto:
18 ottobre 2018 alle 18:06
Dottor Montanari le volevo.dire che non.era l atto di vendita per assistenza ma la nuda.propreta.conusufrutto.mio padre grazie della risposta.del quesito precedente
Buongiorno, dalla sua risposta non si capisce bene se trattasi di nuda proprietà od usufrutto. Mi può chiarire meglio? Grazie
Dottor Montanari riguardo all’ atto di vendita per.assistenza è stato fattounattoin.cui.mio.padre donava la nuda proprietà degli immobili riservandosi l.usufrutto in cambio.di assistenza grazie dottor montanari
Cos’è la donazione con riserva di usufrutto
La donazione con riserva di usufrutto è quella fattispecie, contemplata dal codice civile, per la quale il donante si riserva l’usufrutto dei beni donati a proprio vantaggio. In particolare, ad occuparsene è l’articolo 796 c.c. che, peraltro, consente al donante di riservare l’usufrutto non solo a se stesso ma anche a vantaggio, dopo di lui,di una o più persone, sebbene “non successivamente”.Del resto occorre considerare, da un lato, che quando un soggetto è pieno proprietario di un bene immobile esercita tutti i diritti che sono ad essa connessi e, dall’altro, che il diritto di proprietà ammette la scissione di taluni diritti che costituiscono una delle facoltà del proprietario: il diritto di uso, il diritto di abitazione, l’usufrutto ecc .
E’ proprio in forza di tali due presupposti che il legislatore ha previsto che il proprietario possa donare uno o più diritti compresi nella piena proprietà, riservandosi un diritto “limitato”. Così, il proprietario può donare la proprietà (o meglio, la nuda proprietà) riservandosi il diritto di usufrutto.
Il donante ha quindi facoltà, come supra indicato, di riservare l’usufrutto donando la nuda proprietà e può riservare il medesimo usufrutto anche ad altre persone: il tutto non successivamente.
Cassazione civile Sezione II sentenza del 24/07/2008 n. 20387
Al fine di stabilire se l’atto di disposizione patrimoniale compiuto in vita dal de cuius sia lesivo della quota riservata ai legittimari, la donazione con riserva di usufrutto deve essere calcolata come donazione in piena proprietà. Da questo principio non vi è ragione di discostarsi, stante la sua coerenza con la lettera e la ratio delle norme da cui è stato tratto, le quali impongono che l’accertamento dell’eventuale lesione della legittima sia compiuto con riferimento al momento dell’apertura della successione e mirano ad assicurare agli aventi diritto il conseguimento delle quote di riserva loro spettanti, in rapporto all’intero patrimonio del de cuius.
Rocco Blasi ha detto:
16 ottobre 2018 alle 15:46
la mia famiglia composta dal sottoscritto di 74 anni, mia moglie di 63, una figlia di 28 anni, nubile,( proprietaria di una casetta in cui è residente),
mio figlio di 42 anni(sposato ma con separazione dei beni ma ognuno vive per conto proprio pur trascorsi vari anni e senza aver fatto la pratica di separazione. Entrambi proprietari di un appartamento e messo all’asta dall’ bancario per mancanza di pagamento mutuo.
Io e mia moglie siamo proprietari di un abitazione al 50% e inoltre ognuno di noi è proprietario di una casetta lasciata dai propri genitori.
La mia domanda: io e mia moglie possiamo cautelarci, d’accordo con entrambi i figli, fare una cessione a mia figlia, con obbligo di mantenimento.
Corriamo dei rischi verso la Banca per il debito che ha mio figlio.
Può succedere che un domani la Banca possa rivalersi sul resto della famiglia.
29 ottobre 2018 alle 11:26
Egregio, vediamo di cosa si tratta.
‘Cessione con obbligo di mantenimento” Il soggetto “acquirente” non paga un prezzo ma si obbliga ad eseguire a titolo di corrispettivo delle prestazioni di mantenimento che si sostanziano in obblighi di “dare” (fornire alimenti, medicinali , vestiario etc.), ed in obblighi di “fare” (assistenza , pulizia della persona e della casa, fare compagnia etc.) persino potendosi estendere l’ obbligo di versamento della retta ad un istituto per anziani o disabili se a tale struttura il “cedente ” desiderasse ricorrere .
Fra l’altro il beneficiario-compratore , avendone i requisiti, potrà fruire delle agevolazioni prima casa.
su un contratto di vitalizio c’e la voce
il signor ….dichiara di essere vedovo
la signora dichiara di essere legalmente separata
il signore che si e dichiarato vedovo ha una figlia
secondo lei e impugnabile la cosa visto che non e stata dichiarata l’esistenza dell’erede sua figlia?
e’ legale la cosa?
Buongiorno, a volte la cessione della casa dietro vitalizio è solo un espediente per evitare contestazioni da parte degli altri eredi e, dietro di essa, si nasconde una vera e propria donazione. Capita quando, ad esempio, l’anziano è già economicamente autosufficiente ed in grado di badare a se stesso o quando è così avanti con l’età o malato da essere prossimo alla morte.
In tali ipotesi non vi è alcun bilanciamento tra le prestazioni del contratto (la casa da un lato, l’assistenza dall’altro). È chiaro, insomma, che la stipula del vitalizio alimentare è solo una simulazione, una finzione. Ma perché mai fingere una vendita per nascondere una donazione? Ecco la ragione.
La donazione può essere contestata dagli eredi legittimari (coniuge, figli, nipoti e, in loro assenza genitori) qualora le quote a loro riservate dalla legge siano lese (cioè ridotte) da atti di donazione posti dal defunto quando ancora era in vita. Ad esempio, una donna, anche se ancora in salute e nel pieno delle sue capacità mentali, non può regalare tutti i suoi beni a un solo figlio: ciò pregiudicherebbe gli altri, una volta defunta la madre, di ricevere la parte dei suoi beni che spetta loro sempre (cosiddetta «legittima»). Affinché la donazione non possa essere più contestata dai legittimari devono passare 20 anni dalla sua trascrizione nei registri immobiliari o 10 anni dalla morte del donante.
23 ottobre 2018 alle 11:25
Vorrei delle delucidazioni in merito alla mia situazione. Da premettere siamo due fratelli e i nostri genitori ci hanno donato del terreno come quota di leggittima.
Mia madre con atto pubblico di vendita ha venduto la casa di sua proprieta ai nipoti, nel contratto vi è la clausola che si tratta di una vendita per assistenza per cui l’assistenza cade solo sui nipoti? Inoltre mio fratello, padre dei nipoti, si è impegnato insieme alla moglie a versare € 50000 entro dicembre 2018. Essendo i miei genitori in comunione dei beni,ma la casa prima dell’atto era intestata solo a mia madre perché costruita su un terreno datole in donazione da suo padre,posso essere obbligata ad assistere mio padre? Considerato che sull’atto è stata garantita l’assistenza solo a mia madre. Nel caso in cui sono obbligata come fare l’assistenza a mio padre se mia madre ogni volta mi caccia fuori di casa?
30 ottobre 2018 alle 10:04
Non sono solo i genitori a doversi occupare dei figli, ma anche il contrario, soprattutto quando l’età avanza e i familiari diventano anziani e non autosufficienti. Un assunto che non appare affatto pacifico, posti i sempre maggiori contrasti nascenti nei nuclei familiari, in particolare tra fratelli e sorelle, circa la cura degli anziani genitori.
Va a tal proposito rammentato che l’assistenza ai genitori anziani non rappresenta un mero dovere “morale” e ciò lo si desume dalle molteplici disposizioni legislative in cui rilevano veri e propri obblighi in tal senso.
Figli: gli “alimenti” ai genitori
L’assistenza economica nei confronti del genitore, si desume dagli artt. 433 e ss. del codice civile che precisano la disciplina degli alimenti legali, prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che si trova in stato di bisogno economico e che trovano la fonte, anche costituzionale, nel dovere di solidarietà (art. 2 Cost.).
All’obbligo di prestare gli alimenti nei confronti di chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento sono tenuti, tra l’altro, i figli, anche adottivi. Se dunque il genitore anziano sia in stato di bisogno oltre che economicamente incapace di provvedere ai propri bisogni, dovranno essere i figli ad intervenire.
Si tratta di un obbligo che grava su tutti i figli, ma che può essere graduato in relazione alle concrete capacità reddituali del singolo. Infatti, quanto alla misura degli alimenti, l’art. 438 c.c. precisa che devono essere assegnati in proporzione del bisogno di chi li domanda e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli e non devono, tuttavia, superare quanto sia necessario per la vita dell’alimentando, avuto però riguardo alla sua posizione sociale.
Il figlio potrà, a sua scelta, corrispondere al genitore indigente un assegno periodico oppure, come dispone l’art. 443 c.c., accoglierlo e mantenerlo nella propria casa. L’inadempimento espone al rischio di integrare il delitto di violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all’art. 570 c.p., che prevede la reclusione fino a un anno e la multa da euro 103 a euro 1.032 anche per chi faccia mancare i mezzi di sussistenza agli ascendenti.
Non è solo l’assistenza economica a rilevare nei confronti del genitore anziano e non autosufficiente, ma anche quella “morale”, ossia la concreta vicinanza affinché questi non resti solo a casa, trascurato e incapace di badare a se stesso.
Nonostante manchi una norma sull’argomento e l’assistenza morale rappresenti un adempimento per lo più spontaneo, la giurisprudenza ha precisato anche lasciare il genitore anziano da solo, privo di cure e assistenza, può costituire un’ipotesi di abbandono di persone incapaci penalmente sanzionata.
L’art. 591 c.p., infatti, punisce con la reclusione da sei mesi a cinque anni, non solo l’abbandono del minore, bensì anche quello di una persona incapace di provvedere a se stessa, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura.