Source: https://it.wikiversity.org/wiki/Gli_atti_del_processo_civile
Timestamp: 2019-11-13 18:20:19+00:00
Document Index: 173360296

Matched Legal Cases: ['art. 121', 'art. 156', 'art. 163', 'art. 125', 'art. 190', 'art. 125', 'art. 370', 'art. 342', 'art. 360', 'art. 480', 'art. 482', 'art. 480', 'art. 491', 'art. 250', 'art. 125', 'art. 125', 'art. 131', 'art. 132', 'art. 134', 'art. 135', 'art. 111', 'art. 80', 'art. 81', 'art. 259', 'art. 203', 'art. 175', 'art. 97', 'art. 1', 'art. 163', 'art. 501', 'art. 152', 'art. 152', 'art. 153', 'art. 325', 'art. 102', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 163', 'art. 153', 'art. 136', 'art. 45', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 155', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 137', 'art. 137', 'art. 19', 'art. 107', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 139', 'art. 140', 'art. 140', 'art. 143', 'art. 143', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 149', 'art. 149', 'art. 4', 'art. 149', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 147', 'art. 16', 'art. 160', 'art. 156', 'art. 157', 'art 156', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 156', 'art. 164', 'art. 156', 'art. 157', 'art. 157', 'art. 157', 'art. 159', 'art. 159', 'art. 161', 'art. 161', 'sentenza ', 'art. 162', 'art. 358']

Gli atti del processo civile - Wikiversità
Gli atti del processo civile
Gli atti processuali sono quegli atti che svolgono un ruolo nella dinamica del processo. Il termine "processuale", quindi, non dipende dal fatto che sono atti compiuti nel processo ma che si inseriscono nell'iter processuale. L'atto processuale ha una funzione di impulso al processo e consente il suo proseguimento fino al provvedimento finale. Ogni atto, potenzialmente, puo' influenzare il convincimento finale del Giudice che in base ai vari atti puo' decidere in un senso piuttosto che un altro.
Riquisiti affinché un atto sia un atto processuale sono:
Che sia in grado di produrre conseguenza sul processo e, dunque, di orientarne lo svolgimento ("requisito oggettivo").
Che provenga da una dalle Parti, dal Giudice, dagli Ufficiali Giudiziari o da un Ausiliario del Giudice ("requisito soggettivo").
Non sono atti processuali, quindi, gli atti compiuti dalle Parti fuori dal processo, anche se destinati ad avere un effetto sullo stesso, nè gli atti compiuti da persone estranee al procedimento.
Gli elementi che contraddistinguono un atto processuale sono:
Il contenuto: Che esprime la volontà della parte che compie l'atto;
La forma: Ossia la manifestazione esteriore della volontà del soggetto, il suo manifestarsi in un comportamento esteriore oggettivamente individuabile e apprezzabile.
Con riguardo alla forma, l'ordinamento prevede quasi sempre, per un determinato atto, una determinata forma che diventa obbligatoria per chi deve compiere quell'atto. Si comprende come, quindi, il Principio di Libertà della Forma, collegato a stretto nodo con il Principio della Strumentalità delle Forme degli Atti Processuali che abbiamo visto (art. 121 c.p.c.: "gli atti del processo possono essere compiuti nella forma più idoena al raggiungimento dello scopo"), acquista un ruolo marginale fermo restando che la forma non è fine a se stessa ma è uno strumento indispensabile per consentire all'atto il raggiungimento dello scopo. E quindi la libertà delle forme non è assoluta perché deve essere utilizzata per individuare una forma che consente all'atto di raggiungere lo scopo previsto dall'ordinamento e deve ispirarsi alle regole che disciplinano fattispecie analoghe e ai principi generali dell'ordinamento. Ma, come detto, la forma è strumentale allo scopo, quindi, non va dimenticato quanto detto parlando del Principio della Strumentalità delle Forme degli Atti Processuali che l'art. 156 c.p.c. ha previsto che quando l'atto è stato compiuto senza rispettare le forme prescritte dalla legge esso comunque non puo' essere dichiarato nullo se ha raggiunto lo scopo. Ergo si potrà essere liberi di violare le norme sulla forma ma la forma usata in violazione della legge dovrà raggiungere lo scopo prefissato altrimenti l'atto sarà nullo.
1 I tipi di atto processuale
2 L'udienza
3 I termini per il compimento degli atti processuali
5 Il deposito telematico degli atti processuali
6 Le notificazioni
6.1 La facoltà di notificazione per gli avvocati
6.2 La notifica a mezzo posta degli atti giudiziari
6.3 Il perfezionamento della notificazione
6.4 La nullità e inesistenza della notifica
7 La trasmissione a distanza degli atti processuali
8 La nullità degli atti processuali
I tipi di atto processuale[modifica]
Vari sono i tipi di atto processuale previsti dal legislatura ognuno realizzati al fine di essere usati per il raggiungimento di determinati scopi. Prima di tutto possiamo suddividerli a seconda di chi li realizza. Si avrà pertanto:
Gli atti delle Parti: Cioè quegli atti proveniente dalle Parti;
I provvedimenti del Giudice: Cioè quegli atti provenienti dal Giudice.
Vari sono gli atti delle Parti. I principali sono:
L'Atto di Citazione (art. 163 c.p.c.): Con quale una Parte (Attore) cita in giudizio l'altra (Convenuto) e da avvio al processo;
La Comparsa di Costituzione e di Risposta (art. 125 c.p.c.): Con la quale la Controparte (Convenuto) si costituisce in processo e risponde alle questioni promosse dall'Attore;
La Comparsa Conclusionale (art. 190 c.p.c.): Con la quale le Parti, prima della decisione della causa, espongono le loro osservazioni finali;
Il Ricorso (art. 125 c.p.c.): Con il quale, in determinate materie, si chiede al Giudice di decidere su determinate questione solitamente con un Decreto senza che vi sia Contraddittorio. Emanato il provvedimento esso va notificato alla controparte che chiaramente ha la possibilità di opporsi. Un tipo particolare di Ricorso è la Nota di Iscrizione a Ruolo che è un atto scritto presentato alla Cancelleria tutte le volte in cui una causa debba essere portata in udienza, ed in particolare all'atto della costituzione in giudizio;
Il Controricorso (art. 370 c.p.c.): Con il quale il Convenuto chiede alla Corte di Cassazione il rigetto del Ricorso promosso dall'Atto esponendo le ragioni che a suo parere impediscono l'accoglimento del Ricorso stesso;
L'Atto di Appello (art. 342 c.p.c.): Con il quale una Parte introduce il giudizio in Corte d'Appello;
Il Ricorso per Cassazione (art. 360 c.p.c.): Con il quale una Parte introduce il giudizio in Corte di Cassazione;
L'Atto di Precetto (art. 480 c.p.c.): Con il quale il Creditore esprime in modo esplico e solenne al Debito il suo proposito di procedere a esecuzione. In particolare con il Precetto il Creditore intima al Debitore ad adempiere all'obbligo risultante dal titolo esecutivo entro dieci giorni, salva l'autorizzazione di cui all'art. 482 c.p.c., con l'avvertimento che se non adempie si procederà ad esecuzione forzata (art. 480 c.p.c.);
L'Atto di Pignoramento (art. 491 c.p.c.): Con il quale si da avvio al Pignoramento;
L'Atto di Citazione dei Testimoni (art. 250 c.p.c.): Con il quale si cita in giudizio i Testimoni;
La Memoria Difensiva: Con la quale la Parte Convenuta nel processo propone ulteriori e integrative riflessioni sulle varie questioni sorte in giudizio;
Le Note Scritte: Con quale le Parti introducono in processo riflessioni difensive su determinate questioni.
Con riguardo all'Atto di Citazione, alla Comparsa di Costituzione, alla Comparsa di Riposta, alla Comparsa di Conclusione, al Ricorso, al Controricorso e al Precetto, o in via generale a tutti gli atti che danno avvio al giudizio o sono comunque preliminari ad esso, l'art. 125 c.p.c. richiede che essi devono indicare:
L'ufficio giudiziario;
Le conclusioni o l'istanza.
Tali indicazioni non sono richieste per gli atti successivi all'istaurazione del processo (ad es. le Memorie Difensive e le Note Scritte) e anche l'assenza della sottoscrizione è valutata soltanto come mera dimenticanza, inidonea a determinare la nullità dell'atto.
L'originale dell'atto e le copie da notificare devono essere sottoscritte dalla Parte, se sta in giudizio personalmente, ovvero dal Difensore che indica, anche, il proprio codice fiscale e il numero di faz (art. 125 c.p.c. come medificato dalla D.L. n. 90/2014, conv. in L. n. 114/2014).
La Procura al Difensore può essere rilasciata in data posteriore alla notificazione dell'atto, purché anteriormente alla costituzione della Parte Rappresentata. La mancanza della Procura al Difensore prima della costituzione in giudizio produce, ai sensi dell'artt. 125, n. 2, e 156, co. 2, c.p.c., una nullità insanabile all'interno del processo, con la conseguente inammissibilità della domanda giudiziale. Da segnolare che nei procedimenti che si avviano con Ricorso, la costituzione in giudizio coincide con il deposito del Ricorso pertanto fin da quel momento il Difensore deve essere munito di una valida Procura; risulta, pertanto, affetto da nullità il Ricorso sottoscritto da un Difensore sfornito di valido mandato, né il vizio è sanato per effetto del rilascio della Procura successivamente al deposito del Ricorso.
Ai sensi dell'art. 131 c.p.c., i provvedimenti del Giudice hanno sempre la forma di:
Sentenza (art. 132 c.p.c.);
Ordinanza (art. 134 c.p.c.);
Decreto (art. 135 c.p.c.).
Tali forme sono indicate, di volta in volta, dalla legge quale più idonea al raggiungimento dello scopo. Se la legge non prevede nulla il Giudice potrà usare la forma che ritiene più idonea al raggiungimento dello scopo (ad es. la legge non prevede alcune forma per il rinvio dell'udienza disposto d'ufficio dal Giudice pertanto lo stesso potrà essere comunicato anche tramite una avviso affisso fuori la sala dell'udienza o la cancelleria purché in grado di far conoscere alle Parti il rinvio, come da Sentenza Cass. n. 9736/1992).
La forma della Sentenza è prevista dal legislatore per i provvedimenti che assolvono la tipica funzione decisoria del giudizio.
Di contro, l'Ordinanza e il Decreto hanno una funzione ordinatoria del processo e cioè regolano l'andamento dello stesso. Unico elemento che le contraddistingue è lo svolgimento o meno del contraddittorio tra le Parti: l'Ordinanza lo presuppone mentre il Decreto è emanato senza cotraddittorio.
A norma dell'art. 111, co. 6, Cost. "tutti i provvedimenti giurisdizionali devono essere motivati".
Infine, i provvedimenti del Giudice devono sempre essere redatti in lingua italiana, anche nelle regioni in cui è ammesso l'uso ufficiale di altra lingua (ad es. il francese in Valle d'Aosta, dove peraltro è concessa la traduzione in lingua tedesca).
Lo studio dei singoli atti principali, e la loro redazioni, è approfondito nel "SEMINARIO: Gli Atti Processuali" a cui si rinvia.
L'udienza[modifica]
L'udienza è il luogo in cui le Parti si incontrano per porre in essere le attività processuali, in modo formale e trasparente, nel rispetto del Principio del Contraddittorio.
L'udienza si svolge davanti al Giudice adito nelle aule o nell'ufficio di quest'ultimo presso il Palazzo di Giustizia.
L'art. 80 disp. att. c.p.c. stabilisce che a decidere i giorni della settimana e le ore in cui i Giudici celebrano i processi è il Presidente del Tribunale con Decreto che resta affisso nelle stanze d'udienza.
Il calendario delle udienze è fissatto nel rispetto del Principio della Ragionevole durata del Processo (art. 81bis disp. att. c.p.c.).
Il luogo dove si tiene l'udienza costituisce un requisito formale dell'atto in mancanza del quale l'attività svolta risulta affetta dalla nullità. Tale principio puo' subire eccezioni, e quindi svolgersi al di fuori del Palazzo di Giustizia, in casi tassativi indicati dal codice di procedura civile quali, ad esempio l'Ispezione (art. 259 c.p.c.) e l'assunzione di Mezzi di Prova al di fuori della circoscrizione del Tribunale (art. 203 c.p.c.).
L'udienza, per ragioni d'urgenza, puo' essere anticipata su istanza di Parte. L'anticipazione dell'udienza va comunicata alle altre Parti del giudizio e nel caso di omessa comunicazione e il processo comunque viene celebrato la eventuale Sentenza emessa sarà nulla per violazione del contraddittorio.
Esistono due tipi di udienze a seconda dell'attività che si svolge:
Udienze Istruttorie: Dove avvengono la trattazione e l'istruzione in senso stretto;
Udienze di Discussione della Causa: Dove avviene la discussione della causa.
Con riferimento alla fase decisoria della causa, l'udienza di discussione, sia nel caso in cui si svolga davanti a Giudice Monocratico, sia che si svogla davanti a Giudice Collegiale, ha luogo solo se espressamente richiesta almeno da una Parte.
Puo' essere rinviata dal Giudice solo una volta e solo in presenza di un grave impedimento del Tribunale ovvero dalle Parti.
Il Giudice ha un potere di direzione dell'udienza che si colloca nel potere di direzione del processo, disciplinato all'art. 175 c.p.c..
Il Giudice che dirige l'udienza dispone di delicati poteri di coordinamento dell'udienza al fine di garantire una trattazione ordinata e proficua, predeterminando i punti in ordine ai quali la discussione si deve svolgere e dichiarandola chiusa quansi sia ritenuta matura per la decisione.
Il potere di direzione dell'udienza e l'assunzione dei Mezzi di Prova costituiscono attività dei Giudici caratterizzate da un'ampia sfera di discrezionalità.
Il Giudice non puo' ricevere informazioni private sulle cause pendenti davanti a sé, né puo' ricevere memorie se non per mezzo della Cancelleria (art. 97 disp. att. c.p.c.). Tale norma intende evitare che il Giudice sia condizionato da pressioni e contatti.
I termini per il compimento degli atti processuali[modifica]
Per termini si intede il periodo di tempo che la legge stabilisce per il valido compimento degli atti processuali.
Nel determinare tali termini il legislatore si ispira ad un criterio di opportunità di allungamento o meno del processo infatti a termini più corti corrisponde un accelleramento dei tempi processuali, a termini più lunghi corrisponde un rallentamenti dei tempi processuali.
Tutti i termini processuali subiscono una sospensione di diritto dal 1° agosto al 31 agosto di ciascun anno (cd. sospensione feriale dei termini). Se il decroso ha inizio durante il periodo di sospensione, tale inizio è differito alla fine di detto periodo (art. 1 della L. n. 742/1969).
Varie sono le tipologie di termini:
Termini accelleratori: Cioè termini volti ad accellerare il corso del processo quindi sono termini corti (ad es. i termini per la proposizione delle impugnazioni);
Termini dilatatori: Cioè termini volti ad ralletnare il corso del processo quinsi sono termini lunghi (ad es. il termini a comparire di cui all'art. 163bis c.p.c. e il termine per proporre l'istanza di assegnazione o di vendita dei beni pignorati di cui all'art. 501 c.p.c.);
Termini stabiliti dalla legge (art. 152, co. 1, c.p.c.);
Termini stabliti dal Giudice (art. 152, co. 1, c.p.c.): Possibili solo quando la legge lo prevede;
Termini perentori: La cui inosservanza dà luogo automaticamente alla decadenza del potere di compiere l'atto e quindi non possono essere abbreviati o prorogati nemmeno con accordo delle Parti (art. 153 c.p.c.). Un esempio di tale termine stabilito dalla legge è quello per l'impugnazione delle sentenze (art. 325 c.p.c.) mentre per un esempio di termine perentorio stabilito dal giudice è quello per l'integrazione del contraddittorio (art. 102 c.p.c.);
Termini ordinatori: La cui inosservanza non da luogo automaticamente alla decadenza del potere di compiere l'atto ma solo a seguito di una valutazione discrezionale del Giudice. I termini ordinatorio possono essere abbreviati o prorogati dal Giudice prima della loro scadenza.
Per il calcolo dei termini la legge stabilisce che se riguardano mesi o anni va osservato il calendario comune (art. 155, co. 2, c.p.c.). Il termini di un anno da una data certa scade con lo spirare dell'ultimo istante del giorno, del mese e dell'anno corrispondente a quello del giorno, del mese e dell'anno in cui si è verificato il fatto iniziale.
Qualora si tratti di giorni ed ore non si computa il termine iniziale ma si computa il termine finale (art. 155, co. 1, c.p.c.). Non si tiene conto del fatto che uno o più giorni compresi nel termine sono festivi, salvo che sia festito il giorno di scadenza, nel quale caso la scadenza è prorogata di diritto al primo giorno seguente non festivo (art. 155, co. 3 e 4, c.p.c.). Questa regola si applica anche ai termini di dicadenza (Sentenza Cass. n. 15832/2004). Non è festivo il sabato. I termini che scadono in tale giorno sono proprogati al primo giorno seguente non festivo (art. 155, co. 5 e 6, c.p.c.).
Se si tratta di termini che si computano a ritroso (ad es. i termini di costituzione del Convenuto che deve costituirsi almeno venti giorni prima della prima udienza) e la scadenza capita in un giorno festivo, il termine è anticipato al giorno precedente non festivo.
Talora la legge indica il termine riferendosi a un certo numero di giorni liberi (ad es. il termine di comparizione di cui all'art. 163bis c.p.c.): In tal caso, il numero di giorni deve escludere il giorno iniziale e il giorno finale.
Il mancato compimento dell'atto nel termine finale previsto comporta la decadenza dal potere di compiere tale atto. Come abbiamo visto a seconda del tipo di termine la decadenza puo' essere:
Automatica: Nel caso di termini perentori;
Previa valutazione del Giudice: Nel caso di termini ordinatori.
La decadenza, normalmente, produce effetti irreversibili, salva la possibilità di rimessione in termini, prevista dall'art. 153 c.p.c. che è un rimedio di carattere generale attuabile tutte le volte in cui la Parte si dimostri "di essere incorsa in decadenza per causa ad essa non imputabile".
Le comunicazioni[modifica]
Le comunicazioni (art. 136 c.p.c. e art. 45 disp. att. c.p.c.) sono gli atti con il quale il Cancelliere informa le Parti o altri soggetti che operano nel processo (Pubblico Ministero, Consulente Tecnico o altri Ausiliari, Testimoni) che si sono verificati determinati fatti rilevanti per il processo, tra i quali, in primo luogo, la pronuncia di provvedimenti del Giudice.
Quando la comunicazione è redatta su un supporto cartaceo, il Biglietto di Cancelleria si compone di due parti uguali: Una è consegnata al Destinatario e l'altra conservato nel fascicolo d'ufficio.
Quando la comunicazione è a mezzo PEC, il Biglietto di Cancelleria è costituito dal medesimo messaggio di posta elettronica certificata, formato ed inviato nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.
Il Cancelliere, con Biglietto di Cancelleria, fa le Comunicazioni prescritte dalla legge o dal Giudice al Pubblico Ministero, alle Parti, al Consulente, agli altri Ausilari del Giudice e ai Testimoni, e dà notizia di quei provvedimenti per i quali è disposta dalla legge tale forma abbreviata di comunicazione.
Ai sensi dell'art. 16, co. 4, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012, nei procedimenti civili le comunicazioni e le notificazioni (a cura della Cancelleria) sono effettuate esclusivamente per via telematica all'indirizzo di posta elettronica certificata risultante da pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche amministrazioni.
Vi sono però termini diversi per l'entrata in vigore di tale obbligo, ai sensi dell'art. 16, co. 9, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012:
Se le comunicazioni/notificazioni sono dirette ad Avvocati costituiti dall'entrata in vigore del Decreto (il 20 ottobre 2012) nei Tribunali e Corti d'Appello dove è funzionante il Processo Telematico l'obbligo entra in vigore dal 60° giorno suvccessivo a quello dove il Processo Telematico non è operante;
Se sono diretta a soggetti duversi l'obbligo è attivo dal 300° giorno dall'entrata in vigore della Legge di conversione del Decreto (dal 19 dicembre 2012).
Il deposito telematico degli atti processuali[modifica]
L'art. 16bis, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012, per incrementare l'uso delle modalità telematiche nel processo, ha previsto l'obbligatorietà del deposito telematico degli atti processuali da parte delle Parti.
Tale obbligo etra in vigore con cadenze temporali a secondo dei tipi di procedimento. In particolare:
Per i procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione iniziati davanti al Tribunale Ordinario a partire dal 30 giugno 2014: E' previsto l'obbligo del deposito esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare riguardante la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici, per gli atti e i documenti dei Dinfensori e per i soggetti nominati o deleati dall'autorità giudiziale. L'orientamento prevalente afferma che il deposito puo' avvenire anche di atti in PDF immagini a seguito di scansione non essendo per forza obbligatorio il deposito di atti in PDF nativo digitale;
Per i procedimenti civili, contenziosi e di volontaria giurisdizione davanti ai Tribunali e davanti alle Corti di Appello: E' sempre ammesso il deposito con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare riguardante la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici, deli atti introduttivi dei procedimenti e dei documenti che si offrono in comunicazione da parte dei Difensori e dei dipendenti di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio personalmente. Il deposito si perfeziona esclusivamente con tali modalità (art. 16bis, co. 1bis, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012);
Per i processi esecutivi di cui al libro III del c.p.c.: Il deposito obbligatorio con modalità telematiche si applica successivamente al deposito dell'atto con cui si inizia l'esecuzione (art. 16bis, co. 2, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012). Dal 31 marzo 2015, con le stesse modalità telematiche deve avvenire anche il deposito della Nota di Iscrizione a Ruolo dei processi esecutivi per espropriazione e il deposito delle compie conformi degli atti indicati dagli artt. 518, co. 6, 543, co. 4 e 557, co. 2, c.p.c.;
Per le procedure concorsuali: L'obbligo di deposito telematico si applica al deposito degli atti e dei documenti da parte del Curatore, del Commissario Giudiziario, del Liquidatore, del Commissario Liquidatore e del Commissario Straordinario (art. 16bis, co. 3, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012). A carico di questi e del Professionista Delegato è previsto anche l'obbligo di depositare, con modalità telematiche, un rapporto riepilogativo delle attività svolte (art. 16bis, co. 9quater-septies, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012);
Per il procedimento ingiuntivo: Eccetto per il giudizio di opposizione (al quale si applica la disciplina generale sull'obbligo del deposito degli atti per via telematica ai sensi dell'art. 16bis, co. 1, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012), il deposito dei provvedimenti, degli atti di Parte e dei documenti ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, salva la possibilità che il Presidente del Tribunale autorizzi il deposito con modalità non telematiche quando i sistemi informatici del dominio giustizia non sono funzionanti o sussiste un'indifferibile urgenza;
Per i procedimenti in Corte d'Appello: Per i procedimenti civili, contenziosi o di volontaria giurisdizione, l'obbligo del deposito telematico degli atti processuali e dei documenti è entrato in viore il 30 giugno 2015.
Per gli uffici giudiziari diversi dai Tribunali e dalle Corti d'Appello: Le disposizioni sul deposito telematico degli atti processuali si applicano a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dei Decreti con i quali il Ministro della Giustizia, previa verifca, accerta la funzionalità dei servizi di comunicazione telematica.
Il deposito con modalità telematiche si ha per avvenuto nel momento in cui è generata la Ricevuta di Avvenuta Consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del Ministero della Giustizia (art. 16bis, co. 7, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012). Di conseguenza il deposito è temepstivamente eseguito quando la Ricevuta di Avvenuta Consena è generata entro la fine del giorno di scadenza. Per la scadenza del termine in un giorno festivo si applica l'art. 155, co. 4 e 5, c.p.c..
Il Giudice puo' autorizzare il deposito con modalità cartacea degli atti processuali e dei documenti (art. 16bis, co. 8, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012) laddove i sistemi informatici del dominio giustizia non fossero funzionati oppure per ragioni specifiche (art. 16bis, co. 9, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012).
Il Difensore, quando deposita con modalità telematiche la copia informatica, anche per immagini, di un atto processuale o di un provvedimento formato su supporto analogico e detenuto in originale o in copia conforme, deve attestare la conformità della copia al predetto atto (art. 16undecies, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012).
Avvenuto il deposito con modalità telematiche, le copie informatiche degli atti e dei provvedienti presenti nel fascicolo informatico o allegati a comunicazioni telematiche equivalgono all'originale anche se prive della firma digitale del Cancelliere di attestazone di conformità all'originale e il Difensore puoè estrarne, sempre con modalità telematiche, duplicati, copie analogiche o informatiche e attestare la conformità delle copie estratte ai corrispondenti atti contenuti nel fascicolo informatico (art. 16bis, co. 9bis, D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012).
Le notificazioni[modifica]
Per notificazioni si intede quelle attività poste in essere dall'Ufficiale Giudiziario, dagli Avvocati di Parte, dal Servizio Postale volte a rendere edotto il Destinatario di un dato atto processuale o di un provvedimento che gli viene, appunto, notificato da chi l'ha realizzato così da farne conoscere alla stesso la sua esistenza.
Ai sensi dell'art. 137 c.p.c., le notificazioni, quando non è disposto diversamente, sono eseguite dall'Ufficiale Giudizario, su istanza di Parte o su richiesta del Pubblico Ministero o del Cancelliere. L'Ufficiale Giudiziario esegue la notificazione mediante la consegna al Destinatario di copia conforme all'originale dell'atto notificato.
Se l'atto da notificare o comunicare è un documento informatico e il Destinatario non possiede un indirizzo di posta elettronica certificata, l'Ufficiale Giudiziario esegue la notifica mediante la consegna di una copia dell'atto su supporto cartaceo, da lui dichiarate conforme all'originale, e conserva il documento informatico per i due anni successivi. Se richiesto, l'Ufficiale Giudiziario invia l'atto notificato anche attraverso strumenti telematici all'inidizio di posta elettronica dichiarato dal Destinatrio della notifica o dal suo Procuratare, ovvero consegna ai medesimi, previa esenzione dei relativi diritti, copia dell'atto notificato, su supporto informatico non riscrivibile.
Se la notifica non puo' essere seguita in mani proprie del destinatario, l'Ufficiale Giudiziario consegna o deposita la copia dell'atto da notificare in busta che provvede a sigillare e su cui trascrive il numero cronologico della notificazione, dandone atto nella relazione in calce all'originale e alla copia dell'atto stesso. Sulla busta non sono apposti segni o indicazioni da queli possa desumersi il contenuto dell'atto.
I soggetti della notificazione, eseguita dall'Ufficiale Giudiziario, sono tre:
Il Richiedente: Che puo' essere una Parte o il suo Difensore, il Pubblico Ministero, o il Cancelliere (art. 137, co. 1, c.p.c.). L'omessa indicazione della Parte Istante o la sua indicazione in modo generico (ad es. "come in atti") dà luogo a nullità solo quando non sia desumibile dal contesto dell'atto;
L'Ufficiale Giudiziario: Che effettua la notifica;
Il Destinatario: Che riceve la notifica.
Quando il soggetto destintario è un ente collettivo si distingue a seconda che abbia o meno personalità giuridica.
Se è datato di personalità giuridica: La notificazione si esegue nella sua sede, mediante consegna di copia dell'atto al rappresentante o alla persona incarica di ricevere le notificazioni o, in mancanza, ad altra persona oddetta alla sede o al portiere dello stabile in cui è la sede. La notificazione, ai sensi degli artt. 138, 139 e 141 c.p.c., puo' essere fatta anche alla persona fisica che rappresenta l'ente qualoro nell'atto da notificare ne sia indicata la qualità e risultino speficati residenza, domicilio o dimora abituale.
Se non è dotato di personalità giuridica (alle associazioni non riconosciute e ai comitati): La notificazione si fa nella sede indicata nell'art. 19, co. 2, c.p.c., ovvero alla persona fisica che rappresenta l'ente, qualora nell'atto da notificare sia indicata la qualità e risultino speficati residenza, domicilio e dimora abituale.
Se la notifica non può essere eseguita nelle modalità suddette, la notificazione alla persona fisica che rappresenta l'ente può essere eseguita anche a norma degli artt. 140 e 143 c.p.c..
Quanto all'Ufficiale Giudiziario competente, per il combinato disposto degli artt. 106 e 107, co. 2, D.P.R. n. 1229/1959, la potestà notificatoria spetta, in via concorrente, all'Ufficiale Giudiziario del luogo dove deve essere eseguita la notificazione e a quello addetto l'ufficio giudiziario competente a conoscere la causa alla quale attiene la notificazione. Quest'ultimo può operare anche fuori della circoscrizione territoriale ma solo a mezzo del servizio postale (Sentenza Cass. n. 13922/2002).
Il vizio conseguente l'incompetenza dell'Ufficiale Giudiziario dà luogo a nullità della notificazione dell'atto, sanabile con la costituzione della Parte notificata (Sentenza Cass. n. 8625/2004). Il vizio, se non è senato, si converte in un motivo di impugnazione. Se però la notificazione è eseguita da chi non è Ufficiale Giudiziario né un suo Aiutante nè un Messo di Conciliazione, essa è inesistente.
Con riguardo alla notificazione del Ricorso per Cassazione, essa costituisce, a norma dell'art. 107, D.P.R. n. 1229/1959, un atto di competenza promiscua, perchè la stessa riguarda non solo la città di Roma dove il processo viene trattato, ma anche il luogo nel quale la Sentenza impugnata è stata pronunciata e il Ricorso deve eessere notificato. Ne consegue che l'incombenza puo' essere svolta anche dall'Ufficiale Giudiziario del luogo dove la Sentenza impugnata è stata emessa (Sentenza Cass. S.U. n. 10969/2001).
Quattro sono i tipi di notificazione compiute dall'Ufficiale Giudiziario:
Notificazione in mani proprie (art. 138 c.p.c.): Essa avviene mediante la consegna, da parte dell'Ufficiale Giudiziale, dell'atto al destinatario in persona, ovunque venga trovata dall'Ufficiale Giudiziario nell'ambito della circoscrizione dell'ufficio giudiziario a cui è affetto. Se il destinatario rifiuta di ricevere la copia, l'Ufficiale Giudizario ne dà atto nella relazione e la notificazione si considere fatta in mani proprie (art. 138 c.p.c.).
Notificazione nella residenza, nella dimora o nel domicilio (art. 139 c.p.c.): Se non è eseguita la notificazione in mani proprie, l'art. 139 c.p.c. dispone che "... la notificazione deve essere fatta nel comune di residenza del destintario, ricercandolo nella casa di abitazione o dove ha l'ufficio o esercita l'industria o il commercio". La norma non dispone un ordine tassativo da seguire in tali ricerca, potendosi scegliere di eseguire la notificazione presso la casa di abitazione o presso la sede dell'impresa o presso l'ufficio, purchè si tratti, comunque, di luogo posto nel Comune in cui il destinatario ha la sua residenza (Sentenza Cass. n. 15755/2004). Se il Destintario non è trovato in uno di tali luoghi, l'Ufficiale Giudiziario consegna la copia dell'atto a una persona di famiglia o addetta alla casa, all'ufficio o all'azienda. In mancanza anche di una di queste persone l'Ufficiale Giudiziario consegna l'atto al portiere dello stabile dove è l'abitazione, l'ufficio o l'azienda, e quando anche il portiere manca a un vicino di casa che accetti di riceverla. Il portire e il vicino devono sottoscrivere una Ricevuta, e l'Ufficiale Giudiziario dà notizia al Destinatario dell'avvenuta notificazione dell'atto a mezo di lettera raccomandata (art. 139 c.p.c.). In caso di notifica in mani del portiere, l'Ufficiale Giudiziario deve dare atto, oltre che dell'inutile tenativo di consegna a mani proprie per l'assenza del destinatario, anche della vana ricerca di altre persone abilitate a ricevere l'atto; pertanto, è nulla la notifica al portiere quando la relazione non contenga l'attestazione del mancato rivenimento delle persone, indicata ex art. 139 c.p.c.; inoltre, l'omessa spedizione della raccomandata determina la nullità della notifica nei riguardi del Destintario (Sentenza Cass. n. 7667/2009);
Notificazione in caso di irreperibilità o incapacità o di rifiuto di ricevere la copia (art. 140 c.p.c.): Se non è possibile la consegna per irreperibilità o per incapacità o per rifiuto delle persone su indicate, l'Ufficiale giudiziale deposita la copia nella casa del comune dove la notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del Destinatario, e gliene dà notizia per raccomdanta con avviso di ricevimento (art. 140 c.p.c.). La notifica si perfezione, per il Destinatario, con il ricevimento della raccomandata o, comunque, decorsi dieci giorni dalla spedizione (Sentenza Corte cost. n. 3/2010);
Notificazione a persona di residenza, dimore e domicilio sconosciuti (art. 143 c.p.c.): Se non è conosciuta la residenza, la dimora o il domicilio del Domicilitario, l'Ufficiale Giudiziario esegue la notifica mediante il deposito di copia dell'atto nella casa comunale dell'ultima residenza o, se questa è ignora, in quella del luogo di nascita del Destinatario. Se non sono noti né luogo dell'ultima residenza né quello di nascita, l'Ufficiale Giudiziario consegna una copia dell'atto al Pubblico Ministero. La notificazione si ha per eseguita nel ventesimo giorno successivo a quello in cui sono compiute le formalità prescritte (art. 143 c.p.c.).
L'Ufficiale Giudiziario al termine delle proprie attività redige un verbale contenente la descrizione delle attività svolte. Tale verbale è detta relazione dell'Ufficiale Giudiziario ovvero la cd. Relata di Notifica. La Relata di Notifica costituisce un atto pubblico pertanto fa fede fino a querela di falso delle attività svolte dell'Ufficiale Giudiziario, della constatazione dei fatti avvenuti in sua presenza e della conformità della copia all'originale (Sentenza Cass. n. 224/1994), ma non della veridicità delle dichiarazioni a lui effettuate (Sentenza Cass. n. 5305/1999).
Se il Difensore trasferisce lo studio professionale ad un indirizzo diverso da quello risultante dagli atti del processo, egli deve comunicare alla Cancelleria, con mezzi idonei e tempestivi, affinchè il nuovo indirizzo acquisisca rilevanza giuridica ai fini delle comunicazioni e delle notifiche. In mancanza di tale comunicazione alla Cancelleria le comunicazioni e le notifiche possono eseguirsi e perfezionarsi nel luogo risultante dagli atti del processo, senza che la Cancelleria sia tenuta ad avvertare se siano eventualmente intervenuti mutamenti di indirizzo (Sentenza Cass. n. 5079/2010).
La facoltà di notificazione per gli avvocati[modifica]
Come abbiamo detto, in via generale, la notificazione è compiuta dall'Ufficiale Giudiziario. La L. n. 53/1994 ha consentito, a particolari condizioni, la facoltà di notificazione per gli avvocati muniti di delega. In particolare l'avvocato può effettuare le notificazioni:
Senza limiti di competenza territoriale (Sentenza Cass. n. 1938/2000);
A mezzo del servizio postale (artt. 1, 2 e 3, L. n. 53/1994) oppure personalmente al Destinatario che sia un Avvocato iscritto allo stesso albo (artt. 4, 5 e 6, L. n. 53/1994).
La facoltà di notificare per avvocati deve essere autorizzata dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati e inoltre l'avvocato deve conservare un aopposito registro cronologico. Nel caso in cui tali requisiti previsti dalla legge non sono rispettati la notifica è nulla ed è sanabile con il raggiungimento dello scopo (Sentenza Cass. S.U. n. 1242/2000).
Il D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012, ha apportato alcune modifiche alla L. n. 53/1994. In particolare l'art. 3bis della L. n. 53/1994 oggi dispone che in caso di notificazione con modalità telematica essa si esegua a mezzo PEC all'indirizzo risultante da pubblici elenchi, nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.
Nel caso non sia un documento informatico l'Avvocato provvede ad estrarre copia informatica dell'atto formato su supporto analogico, attestandone la conformità all'originale. La notifica si esegue mediante allegazione dell'atto da notificare al messaggio di posta elettronica certificata. Il messaggio deve indicare nell'oggetto la dizione "notificazione ai sensi della legge n. 53 del 1994".
L'Avvocato deve redigere la Relazione di Notificazione su documento informatico seprato, sottoscritto con firma digitale ed allegato al messaggio di posta elettronica certificata. La Relazione di Notificazione deve contenere:
L'Attestazione di Conformità.
Per le notificazioni effettuata in corso di procedimento si deve, altresì, indicare l'ufficio giudiziario, la sezione, il numero e l'anno di ruolo.
La notifica a mezzo posta degli atti giudiziari[modifica]
La L. n. 205/2017 (Legge di Bilancio 2018) ha modificato la disciplina della notifica a mezzo posta degli atti giudiziari di cui alla L. n. 890/1982 eliminando il monopolio di Poste Italiane e intervenendo sugli istituti dell'irreperibilità del destinatario, della legittimità di ricevere il plico contenente l'atto da notificare e delle indicazione da inserire sulla busta.
La consegna dell'atto a mezzo posta dovrà avvenire nelle mani del Destinatario anche se soggetto a liquidazione giudiziale, mentre se non presente, la cosegna dovrà essere effettuata a una persona di famiglia, anche temporaneamente convivente, oppure a una persona addetta alla casa di abitazione, purché non abbia un'età inferiore a 14 anni.
Se il Destinatario o le persone alle quali può farsi la consegna rifiutino di firmare l'Avviso di Ricevimento pur ricevendo l'atto, ovverso se il Destinatario rifiuta l'atto o di firmare i documenti attestanti la consegna, l'Operatore Postale ne fa menzione nell'avviso di ricevimento. Se le persone abilitate a ricevere l'atto in luogo del Destintario rifiutano di riceverlo, ovvero se l'Operatore Postale non possa recapitarlo per la temporanea assenza del medesimo Destinatario o per macnanza, inidoneità o assenza delle persone sopra menzionate, l'atto è depositato lo stesso giorno presso il punto di deposito più vicino al destinatario (artt. 7 e 8, L. n. 890/1982).
Del tentativo di notifica dell'atto e del suo deposito è data notifica al Destinatario, a cura dell'Operatore Postale, mediante avviso in busta chiusa a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento. In caso di assenza del Destinatario deve essere affisso alla porta d'ingresso oppure messo nella cassetta della corrispondenza dell'abitazione, dell'ufficio o dell'azienda.
La L. n. 205/2017, come detto, ha completato anche il processo di liberalizzazione delle comunicazioni a mezzo del servizio postale, delle notificazioni degli atti giudiziari e delle violazioni del Codice della Strada già previsto dalla L. n. 124/2017 (Legge Annuale per il Mercato e la Concorrenza).
Oggi gli Operatori Privati possono svolgere l'attività di notificazione a mezzo posta purché abbiano una Licenza (rilasciata in presenza di determinati requisiti relativi alla sicurezza, qualità, continuità, disponibilità ed esecuzione dei servizi medesimi) e rispettino gli obblighi di qualità minima stabiliti dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (art. 1, co. 3, L. n. 890/1982).
Come il personale addetto a Poste Italiane anche gli Operatori Privati, nel compiere attività di notificazione, rivestono la qualità di Pubblici Ufficiali.
Potranno essere notificati da Postini Privati, anche a mezzo PEC, gli atti giudiziari e le multe per infrazione del Codice della Strada. Per queste ultime il messaggio PEC inviato al Destinatario del Verbale di Contestazione deve contenere nell'oggetto la dizione "atto amministrativo relativo ad una sanzione amministrativa prevista dal codice della strada" e una serie di indicazioni ulteriori in allegato Relazione di Notificazione su documento informatico separato, copia per immagine con supporto informatico di documento analogico del Verbale di Contestazione, ogni altra comunicazione od informazione ultile al Destinatario).
Il perfezionamento della notificazione[modifica]
Abbiamo visto che l'Ufficiale Giudiziario può compiere notifica personalmente o a mezzo del Servizio Postale, con l'invio di plico raccomandato con avviso di ricevimento (art. 149 c.p.c.) in questo modo da poter compiere la notificazione anche al di fuori dell'ambito territoriale di sua competenza. Dall'altra parte abbiamo visto che oggi è possibile anche una notificazione tramite modalità telematiche. Questi vari sistemi di notificazione portano ad una diversa tempistica quanto al perfezionamento della notifica, cioè il momento in cui il Destinatario riceve l'atto notificato e, pertanto, si presume la conoscenza da parte sua dello stesso. Non è difficile comprendere che esiste una concreta differenza dal consegnare a mano l'atto e inviarlo per posta anche solo nella discrasia di tempo del ricevimento.
La Corte costituzionale, con al Sentenza n. 477/2002, nel dichiarare l'incostituzionalità del combinato disposto dell'art. 149 c.p.c. e dell'art. 4, co. 3, L. n. 890/1982, ha affermato che la notificazione a mezzo posta si perfeziona:
Per il Notificante alla data di consegna dell'atto all'Ufficiale Giudiziario;
Per il Destinatario al momento della consegna a lui dell'atto, sicché l'avviso di ricevimento condiziona la stessa esistenza della notificazione.
A seguito dell'intervento della Corte costituzionale il legislatore ha modificato l'art. 149 c.p.c., aggiungendo un terzo comma secondo cui "la notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha legale conoscenza dell'atto".
Si è venuta, così, a creare una scissione del momento dell'efficacia della notifica rispetto al Notificante e il Notificando e tale momento di scissione riguarda ogni forma di notifica (Sentenza Corte cost. n. 3/2010). Sarà quindi indifferente se la notifica avviene in mani proprie o tramite posta da parte dell'Ufficiale Giudiziario.
E' da segnalare che la regola secondo cui il termine per la notifica è rispettato dal Notificante con la consegna dell'atto all'Ufficiale Giudiziario (Sempre che la notifica avvenga poi validamente) va applicata indipendentemente dalle obiettive possibilità di perfezionamento della notifica entro il termine (si pensi, ad es., alla consegna del plico all'Ufficiale Giudiziario alla vigilia della scadenza del termine, nella consapevolezza dell'obittiva impossibilità del perfezionamento della notifica nel termine).
La notificazione a mezzo posta effettuata in proprio dall'Avvocato si perfeziona, per il Notificante, al momento dell'affidamento del plico alle Poste e non con la ricezione da parte del Destinatario, esattamente come avviene nel caso di notifica effettuata dall'Ufficiale Giudiziario.
Anche la notifica a mezzo posta da parte dei Postini Privati si perfeziona per il Notificante il giorno della data di consegna dell'atto all'Ufficio Postale, mentre per il Notificato il giorno della consegna dell'atto (art. 4, co. 3, L. n. 890/1982: "L'avviso di ricevimento costituisce prova dell'eseguita notificazione").
In caso di mancata notificazione e deposito dell'atto presso il punto di deposito dell'Ufficio Postale, la notificazione si perfezione decorso il termine di dieci giorni dalla data di spedizione della lettera raccomandata ovvero, in caso di ritiro dell'atto, in tale data se è anteriore al termine dei dieci giorni.
Infine con riguardo alla notificazione con modalità telematica abbiamo visto che essa si esegue a mezzo di posta elettronica certificata (PEC) all'indirizzo risultante esclusivamente da pubblici elenchi (art. 3bis L. n. 53/1994).
Essa si perfeziona, per il Notificante, nel momento in cui viene generata la ricevuta di accettazione e, per il Destinatario, nel momento in cui viene generata la Ricevuta di Avvenuta Consegna (D.P.R. n. 68/2005). Poiché l'art. 147 c.p.c. (secondo cui "Le notificazioni non possono farsi prima delle ore 7.00 e dopo le ore 21.00") si applica anche alle notificazioni eseguite con modalità telamtiche (art. 16septies, D.L. n. 179/2012), la notificazione richiesta, con rilascio della Ricevuta di Accettazione, dopo le ore 21.00, si considera perfezionata alle ore 7.00 del giorno successivo (Sentenza Cass. n. 21445/2018).
La nullità e inesistenza della notifica[modifica]
La notifica è nulla (art. 160 c.p.c.):
Se non sono osservate le disposizioni relative alla persona alla quale deve essere conseganta la copia;
Se c'è incertezza assoluta sulla persona a cui è fatta o sulla data.
In ogni caso, alla notificazione si applicano gli artt. 156 e 157 c.p.c..
L'art. 156 c.p.c. individua tre principi:
Non puo' essere pronunciata la nullità per inosservanza delle forme dell'atto processuale, se la nullità non è espressamente prevista dalla legge (cd. tassatività delle nullità);
La nullità può essere pronunciata se nell'atto mancano i requisiti essenziali per il raggiungimento dello scopo;
La nullità non puo' mai essere pronunciata se l'atto ha raggiunto lo scopo cui è destinata.
L'art. 157 c.p.c. prevede, invece, che la nullità può essere pronunciata soltanto su istanza di parte, a meno che la legge prevede che essa venga pronunciata d'ufficio.
La notifica è affetta da nullità (sanabile attraverso la costituzione del Convenuto o attraverso la rinnovazione della notifica cui la Parte Istante provveda spontaneamente o in esecuzione dell'ordine impartito dal Giudice) quando, pur essendo eseguita mediante consegna a persona o in luogo diversi da quello stabilito dalla legge, risulti tuttavia ravvisabile un collegamento con il Destinatario dell'atto, così da rendere possibile che l'atto pervenuto a persona non del tutto estranea al processo, giugna a conoscenza del Destinatario (Sentenza Cass. n. 25350/2009).
La notifica è inesistente:
Se effettuata in un luogo o nelle mani di una persona che non presentino alcun riferimento con il Destinatario dell'atto, risultando a costui del tutto estranei;
Quanto venga effettuata con modalità del tutto estranee al procedimento notificatorio tipico delineato dalla legge (ad es., la notificazione della citazione effettuata mediante consegna materiale al Convenuto da parte dell'Attore) (Sentenza Cass. n. 9772/2005).
La trasmissione a distanza degli atti processuali[modifica]
La L. n. 183/1993 ha attribuito ai Difensori la facoltà di trasmissione a distanza degli atti processuali (o provvedimenti del Giudice), con determinate modalità, tra di loro a mezzo fax e tale copia fotoriprodotta è considerata conforme all'atto trasmesso.
Il requisito essenziale perchè sussista questa particolare efficacia sta nell'essere entrambi i Difensori muniti di Procura, contenuta nell'atto trasmesso, con sottoscrizione da essi autenticata.
La nullità degli atti processuali[modifica]
La nullità degli atti processuali è prevista dall'art 156 c.p.c. per vizi di forma, ossia relativi alle modalità di manifestazione degli atti stessi. Il riferimento ai requisiti formali, da parte della norma, intende escludere i casi di requisiti non formali propri della disciplina generale della nullità (si pensi, ad es., alla competenza del Giudice, la capacità processuale, la legittimazione processuale, le condizioni dell'azione etc.).
L'art. 156 c.p.c. basa la disciplina dei vizi che causa la nullità degli atti processuali sul Principio della Strumentalità delle Forme degli Atti Processuali (artt. 12 e 131 c.p.c.) che abbiamo visto. Secondo questo principio la forma degli atti processuali è strettamente collegata allo scopo che tali atti vogliono perseguire. Lo scopo pur non essendo l'obiettivo contingete e concreto perseguito dall'autore dell'atto è comunque il fine che l'atto è destinato a realizzare secondo la norma che lo disciplina.
Se questo è il fine dell'atto i requisiti formali dello stesso si concretizzano in quei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo. Pertanto l'atto sarà nullo, ai sensi dell'art. 156, co. 2, c.p.c. quando manca dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo.
Tali requisiti sono alcune volte espressamente previsti dalla legge (art. 156, co. 1, c.p.c.) che ha compiuto una valutazione di indispensabilità del requisito per il raggiungimento dello scopo dell'atto pertanto se manca tale requisito l'atto è nullo. Per tutti gli altri casi la indispensabilità del requisito è lasciata alla valutazione del Giudice.
Se lo scopo è il fine dell'atto si può comprendere quindi il dettato del comma 3 dell'art. 156 c.p.c. che prevede che la nullità non può essere pronunciata se l'atto ha raggiunto lo scopo al quale è destinato. Quindi se esiste un caso di nullità per violazione dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo ma comunque l'atto ha raggiunto il suo scopo non si potrà dichiarare la nullità dell'atto (ad es. se un Atto di Citazione manca, nella copia notificata, dell'indicazione della data della prima udienza, non è idoneo a dare vita al contraddittorio, finalità principale dell'atto di citazione, poiché sulla base di quell'atto il Convenuto non può sapere quando deve comparire; e infatti, l'art. 164, co. 1, c.p.c. prevede espressamente la nullità per l'Atto di Citazione privo del suddetto requisito. Tuttavia, se il Convenuto assume spontanee informazioni presso la Cancelleria e compare all'udienza stabilita, l'Atto di Citazione, nonostante la sua obiettiva inidoneità, ha raggiunto il suo scopo e la nullità resta sanata ex art. 156, co. 3, c.p.c.).
L'art. 157, co. 1, c.p.c. stabilisce che "non può pronunciarsi la nullità senza istanza di parte, se la legge non dispone che sia pronunciata d'ufficio". In base a questa norma si suole distinguere tra:
Nullità relative: Cioè quelle nullità che possono essere prunciate soltanto su Istanza di Parte;
Nullità assolute: Cioè quelle nullità che la legge consente di pronunciare anche al Giudice d'ufficio.
Di regola, le nullità degli atti processuali civili sono relative salvo che la legge attribuisca loro espressamente i caratteri dell'assolutezza (casi in cui il vizio lede non solo interessi di Parte ma la stessa regolarità del processo).
Con riguardo alle nullità realtive, l'art. 157, co. 2, c.p.c. dispone che soltanto la Parte nel cui interesse è stabilito un requisito può denunciare la nullità dell'atto per la mancanza del requisito stesso e deve farlo nella prima istanza o difesa successiva all'atto viziato o alla notizia di esso; altrimenti la nullità resta sanata (Sentenza Cass. n. 27026/2008).
L'art. 157, co. 3, c.p.c., limita ulteriormente l'ambito delle persone che possono far valere la nullità infatti non puo' essere fatta valere:
Dalla Parte che l'ha causata;
Dalla Parte che vi ha rinunciato anche tacitamente.
Con riguardo alla nullità assoluta, la rilevabilità d'ufficio non tollera limitazioni di ordine temporale, sicché tali nullità sono rilevabili in ogni stato e grado del giudizio; solo eccezionalmente la legge prevede dei limiti di stato o di grado per la loro pronuncia.
La Sentenza che dichiara la nullità di un atto processuale comporta l'estensione della nullità anche agli atti successivi che avevano tale atto come fondamento. Si comprende, quindi, come la nullità di un atto, soprattutto se atti iniziali del processo, possono trascinare con loro conseguenze non poco irrilevanti per il processo per la sua economicità e quindi la sua durata.
Di qui l'art. 159, co. 1 e 2, c.p.c., che prevede il Principio della Conservazione degli Atti Processuali (con un'espressione latina "utile per inutile non vitiatur") che abbiamo già visto e che limita l'estensione delle conseguenze della nullità stabilendo che:
La nullità di un atto non comporta quella degli atti successivi che ne sono indipendenti;
La nullità di una parte dell'atto non colpisce le altre parti che ne sono indipendenti.
Inoltre, il comma 3 dell'art. 159 c.p.c., precisa che "se il vizio impedisce un determinato effetto, l'atto può tuttavia produrre gli altri effetti ai quali è idoneo".
Va comunque tenuto conto che il Principio della Conservazione degli Atti Processuali opera quando l'atto abbia i requisiti di forma e di sostanza dell'atto in cui viene convertito e sia stato proposto davanti al Giudice competente (Sentenza Cass. n. 17929/2009).
Chiaramente nulla puo' essere anche la Sentenza. La nullità della Sentenza puo' dipendere:
Dalla mancanza di un requisito essenziale della Sentenza (cd. nullità diretta);
Dal ripercutoresi, sulla Sentenza, dell'invalidità di un atto del processo anteriore alla Sentenza (cd. nullità indiretta o derivata).
I vizi di nullità della Sentenza possono essere fatti valere soltanto con il mezzo di impgunazione previsto contro la Sentenza, per cui si convertono in un motivo di impugnazione (art. 161, co. 1, c.p.c.). La decadenza dal mezzo di impugnazione impedisce di far valere il vizio di nullità della Sentenza e comporta, quindi, la sanatoria del vizio.
Si ha nullità assoluta e insanabile della Sentenza quando il Giudice non sottoscrive la Sentenza anche se involontariamente, cioè per errore o dimenticanzam ed è equiparabile all'inesistenza (art. 161, co. 2, c.p.c.). Pertanto non sarà sanabile né con il procedimento di correzione degli errori materniali né con la rinnovazione della pubblicazione da parte dello stesso rogano che, emessa la pronunica, ha ormai esaurito la sua funzione giurisdizionale (Sentenza Cass. n. 21049/2006). La sottoscrizione della Sentenza da parte del Giudice deve essere costituita da un segno grafico che abbia caratteristiche di specificità sufficienti e possa, quindi, consentire l'attribuzione al Giudice che l'ha redatta, pur nella sua eventuale illegibilità (la quale non pregiudica l'idoneità della sottoscrizione se sussistono adeguati elementi per il collegamento del segno grafico co un'indicazione normativa contenuta nell'atto) (ad es., deve ritenersi radicalmente nulla la Sentenza sottoscritta soltanto con una breve linea impercettibilmente ondulata) (Sentenza Cass. n. 7928/2000).
Oltre all'ipotesi della mancanza di sottoscrizone del Giudice, la sentenza è radicalmente nulla se:
E' pronunciata da chi non è un Giudice;
Non è redatta per iscritto o è carente di dispositivo o ha un dispositivo assurdo o impossibile;
E' redatta in minuta e consegnata al Cancelliere perchè provvedesse alla redazione dell'originale;
E' pronunciata contro un soggetto defunto.
Per le stessa ragione per la quale il legislatore ha creato una limitazione dell'estensione della nullità degli atti così da salvaguardare gli atti successivi indipendenti, così il legislatore si è preoccupato anche di imporre, se possibile, la rinnovazione dell'atto nullo e di quelli successivi. La matrice di tali discipline è comune e cioè sempre il Principio della Conservazione degli Atti Processuali o meglio il fine posto alla base dello stesso cioè un fine di economicità del processo e quindi della sua durata.
Ai sensi dell'art. 162 c.p.c. quando il Giudice pronuncia la nullità deve disporre, quando sia possibile, la rinnovazione degli atti ai quali la nullità si estende. La rinnovazione presuppone la dichiarazione della nullità.
La rinnovazione puo' essere compiuta anche spontaneamente dalla Parte Interessata. Si pensi all'appello proposto con un atto di citazione nullo: la legge prevede la possibilità della sua riproposizione fino a quando non sia decorso il termine o non sia dichiarata l'inammissibilità o l'improcedibilità (art. 358 c.p.c.).
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