Source: http://manifestodei500.altervista.org/chi-siamo/storia/
Timestamp: 2018-02-21 10:56:37+00:00
Document Index: 66421179

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 18', 'art.18', 'art. 18', 'art.18', 'art. 21']

Storia | Manifesto dei 500
Il “Manifesto dei 500″
Novembre 1996: un gruppo di insegnanti della scuola elementare “Sibilla Aleramo” di Torino lancia una “Lettera aperta” ai colleghi della città per invitarli a discutere della situazione che si sta creando nelle scuole in seguito alla soppressione delle supplenze brevi e alla verifica ministeriale della legge 144 che istituiva i Moduli. Nel dicembre e nel gennaio si svolgono due primi incontri con insegnanti di diverse scuole. In questi incontri emerge la volontà di prendere un’iniziativa pubblica per contrastare i documenti ministeriali che cominciano a prevedere l’eliminazione del gruppo classe, della titolarità degli insegnanti e la fine dei programmi nazionali.
– Gennaio: il Ministro Berlinguer pubblica il primo progetto di “riforma dei cicli scolastici”
– Marzo: 57 insegnanti di 22 scuole di Torino lanciano l'”Appello per la difesa della scuola elementare” sulla base di sei punti: 1) difesa dei 5 anni di scuola elementare, divisi in due cicli; 2) difesa delle scuole, dei plessi e della modalità in vigore per il calcolo degli organici: una classe ogni 25 alunni e una ogni 20 in presenza di portatori di handicap; 3) assegnazione precisa di 2 insegnanti ogni classe a Tempo Pieno e 3 ogni Modulo; 4) difesa dei programmi nazionali, divisi per ambiti disciplinari e materie, uguali per tutto il Paese; 5) specializzazione degli insegnanti di sostegno; 6) nomina dei supplenti dal primo giorno di assenza del titolare.
– Nelle settimane successive l’Appello si diffonde, prima in Torino, poi in altre città. Sulla base delle prime 500 firme si organizzano delegazioni ai sindacati. Tra gli altri sottoscrivono l’Appello Marco Bianchi (Direzione Nazionale CISL-Scuola), Piero Bottale e Noemi Ranieri (segreteria nazionale UIL-Scuola), Gatto (segreteria nazionale SNALS).
– 28 giugno: 95 insegnanti di Torino, Milano, Asti, Latina, Lecce, Benevento si riuniscono a Torino in Conferenza Nazionale in rappresentanza delle 1.700 firme raccolte sull’Appello. Al termine viene approvata una “Lettera Aperta al Ministro Berlinuger” con la quale si chiede di ricevere una delegazione dei firmatari. La Conferenza costituisce un “Comitato Nazionale” incaricato di diffondere l’Appello e organizzare la delegazione.
– 13 settembre: prima riunione del Comitato Nazionale a Fondi (Latina). Si decide di inviare tutti i giorni, da scuole diverse, per due mesi, la lettera al Ministro.
– Febbraio: di fronte al rifiuto del Ministro di ricevere la delegazione, viene lanciata una raccolta firme di personalità che, indipendentemente dalle posizioni di ognuno sulla “riforma”, chiedono che venga fissato un appuntamento “in nome della democrazia e del libero dibattito”. Tra i firmatari Galante Garrone, Novelli, Bertinotti, Gambarotta, deputati e senatori di tutti i partiti, sindacalisti di ogni tendenza. Nonostante ciò il ministro Berlinguer continua a rifiutare l’incontro.
– 5 marzo: su proposta degli insegnanti promotori dell’Appello si realizza a Torino un’assemblea aperta ai genitori che vede la partecipazione di 100 persone. Al termine, insegnanti e genitori uniti rilanciano l’Appello con un Mozione di sostegno che viene diffusa nella scuole.
– 16 maggio: riunione del Comitato Nazionale a Roma. Si decide di inviare una lettera ai deputati, ai senatori e alle organizzazioni sindacali
– 6 giugno: presidio pubblico dei firmatari davanti al Provveditorato di Torino. L’8 una delegazione viene ricevuta dal Provveditore a cui viene chiesto di farsi portavoce a Roma della richiesta di un appuntamento con il Ministro..
– Nei giorni successivi il Ministro concede l’appuntamento e il 30 giugno una delegazione viene ricevuta in Viale Trastevere, dove porta 3026 firme di insegnanti e 2852 firme di genitori (verbali in archivio). Nei mesi successivi il progetto di legge sembra rallentare l’iter
– Gennaio: viene lanciata la raccolta dati sulla situazione nelle scuole dopo l’eliminazione delle supplenze brevi e del tetto di 25 alunni nelle classi (20 in presenza di portatori di handicap). Un Dossier verrà presentato a fine maggio.
– 29 maggio: il Comitato Nazionale, riunito a Milano, approva una “Lettera Aperta ai Deputati e ai Senatori” per chiedere il ritiro delle proposta di legge che nel frattempo è di nuovo stata messa all’ordine del giorno del Parlamento. Partecipano all’incontro un segretario nazionale UIL-Scuola e un membro della direzione nazionale CISL.
– 16 settembre: in occasione dell’inizio del dibattito alla Camera, 200 insegnanti e genitori realizzano a Torino un presidio pubblico di protesta davanti alla Prefettura, con delegazione al Prefetto. Al termine del presidio si decide di convocare una grande assemblea cittadina di insegnanti e genitori di tutti gli ordini di scuola.
– 28 ottobre: 300 insegnanti e genitori si riuniscono nella sala conferenze della GAM (Galleria d’Arte Moderna), a Torino. Al termine dell’assemblea lanciano il “Manifesto per il ritiro della riforma dei cicli”, che viene ripreso nei giorni successivi dalle assemblee di Abbiategrasso-Milano (120 insegnanti e genitori) e Lodi (110 insegnanti e genitori).
– 14 dicembre: una delegazione dei firmatari proveniente da Torino, Milano, Lodi, Latina, Bari e Avellino viene ricevuta in Senato sulla base del “Manifesto” (verbali in archivio). La stessa delegazione si reca da tutti i sindacati e la CISL dichiara la sua disponibilità a organizzare una manifestazione contro la “riforma”. Nei giorni successivi il “Manifesto dei 500″ lancia la campagna per la manifestazione nazionale, chiedendo alla CISL di convocarla e agli altri sindacati di unirsi.
– 2 febbraio: la “riforma dei cicli”, legge 30, viene approvata dal Parlamento. Nei gironi successivi scoppia la rivolta contro il “concorsone” del Ministro Berlinguer. Il “Manifesto dei 500″ partecipa attivamente alle assemblee e prende posizione per il ritiro immediato dell’art. 29 del contratto (che istituiva appunto il “concorsone”), contribuendo all’affermazione di questa parola d’ordine.
– 17 febbraio: sciopero della scuola contro il “concorsone” del Ministro Berlinguer. Lo striscione del “Manifesto dei 500″ appare per la prima volta in piazza a Torino.
– 19 febbraio: manifestazione nazionale a Roma contro la “riforma” Berlinguer promossa dalla CISL. Un pullman del M500 parte da Torino e Milano. Lorenzo Varaldo interviene dal palco prima delle conclusioni di D’Antoni per chiedere che tutti i sindacati si uniscano per l’abrogazione della legge.
– Inizio marzo: viene lanciata una Lettera Aperta al nuovo Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, e al nuovo Ministro, Tullio De Mauro, per chiedere di intervenire per abrogare la legge approvata dal precedente governo. La Lettera denuncia il caos organizzativo a cui si va incontro e l’abbassamento culturale e si conclude con la richiesta al Presidente e al Ministro di ricevere una delegazione. Nonostante le migliaia di firme raccolte e inviate quotidianamente e i diversi tentativi di fissare un appuntamento, il Presidente Amato e il Ministro non rispondono.
– 4 luglio: una delegazione decide di recarsi comunque a Roma per essere ricevuta e, di fronte all’ennesimo rifiuto di ricevere la delegazione, si installa a Palazzo Chigi, chiedendo l’intervento del Questore e convocando una conferenza stampa di denuncia. Dopo tre ore di trattative tra la delegazione, il questore di Roma (intervenuto) e la Presidenza del Consiglio dei Ministri la delegazione viene ricevuta (verbali in archivio)
– Ottobre: il Ministro De Mauro presenta al Parlamento il “Piano di applicazione della riforma dei cicli” che conferma la distruzione del gruppo classe, del Tempo Pieno e dei Moduli, dei Programmi Nazionali e il conseguente abbassamento culturale, l’eliminazione dei diplomi. Il Piano illustra per la prima volta il fenomeno dell'”Onda Anomala”: a blocchi del 20-25% ogni anno, tutti i bambini delle classi elementari e medie avrebbero dovuto “saltare” un anno di scuola per approdare direttamente dalla prima alla terza, dalla seconda alla quarta etc…(vedere relativa documentazione nell’archivio). Il “Manifesto dei 500″ lancia l’allarme ai media spiegando di cosa si tratti: “La Stampa” è il primo quotidiano a portare all’attenzione del pubblico il problema dopo un’intervista a Lorenzo Varaldo. Tutti i quotidiani sono costretti a riprendere la questione.
– 9 ottobre: sciopero generale della scuola di CGIL-CISL e UIL. 80.000 insegnanti e genitori manifestano a Roma. Il “Manifesto dei 500″ è presente con uno striscione davanti al palco per chiedere l’abrogazione della legge. Lo slogan viene ripreso da tutto il corteo.
– 25 novembre: 120 insegnanti e genitori si riuniscono a Milano in “Conferenza Nazionale per l’abrogazione della riforma dei cicli” e propongono una nuova delegazione in Parlamento per chiedere il ritiro del piano applicativo delle legge. Partecipa alla Conferenza un membro della segreteria nazionale CISL.
– 12 dicembre: nuova delegazione alla Camera e al Senato (verbali in archivio)
– 24 marzo: il “Manifesto dei 500″ organizza a Torino una manifestazione di piazza per denunciare l’applicazione della “riforma” prevista per il settembre successivo che prevede tra l’altro l’ “Onda Anomala”, La manifestazione è aperta da uno striscione che chiede ai sindacati lo sciopero generale unito per fermare il disastro che il governo prepara. Nel discorso conclusivo Lorenzo Varaldo si rivolge ancora ai sindacati perché votino NO al Piano applicativo che dovrà passare in CNPI (Consiglio Nazionale Pubblica Istruzione).
– Nelle settimane successive la legge riceve un primo stop dal CNPI, poi dalla Corte dei Conti. Intanto il nuovo governo Berlusconi vince le elezioni e ne blocca l’applicazione.
– 30 marzo: manifestazione nazionale a Roma contro la “riforma dei cicli” indetta da Cobas e CUB e alla quale aderiscono numerosi sindacalisti CGIL e delegati CGIL-CISL e UIL. Il “Manifesto dei 500″ partecipa e Lorenzo Varaldo prende la parola dal palco.
– Di fronte ai propositi annunciati dal nuovo governo, il “Manifesto dei 500″ promuove a Roma, il 23 giugno, insieme ai Coordinamenti insegnanti-genitori di Roma e Firenze, un “Incontro Nazionale Aperto”, al quale partecipano rappresentanti di diversi comitati, sindacati e partiti. Al termine viene costituito il “Comitato Nazionale di collegamento per la difesa della scuola pubblica”
– 6 ottobre: primo incontro del Comitato di collegamento a Firenze. Viene presa posizione contro la Finanziaria di Berlusconi e per il NO al referendum sul Federalismo. Viene dato mandato ad una commissione ristretta per elaborare un “Manifesto per la difesa della scuola pubblica”,
– 24 novembre: approvazione a Firenze del “Manifesto per la difesa della scuola pubblica”.
– Gennaio: a seguito degli Stati Generali della Scuola, una Commissione incaricata dal Ministro Moratti (Commissione Bertagna) presenta un nuovo progetto di “riforma”. Il “Manifesto dei 500″, analizzati i documenti, prende immediatamente posizione per il suo ritiro e inizia nuovamente la mobilitazione. Il 28 gennaio 2002 viene lanciato a Torino, dall’assemblea generale degli insegnanti e dei genitori che riunisce 300 persone alla GAM, un “Appello per il ritiro immediato della proposta di legge”, appello che si rivolge ai deputati e ai senatori e riprende un testo simile lanciato pochi giorni prima (il 22) dall’assemblea di Abbiategrasso..
– 16 marzo: a Bologna, terzo incontro del Comitato Nazionale di collegamento
– 23 marzo: in 3 milioni manifestano a Roma per la difesa dell’art. 18, del Welfare e della scuola pubblica su appello della CGIL. Il “Manifesto dei 500″ partecipa con due striscioni.
– 16 aprile: sciopero generale in difesa dell’art.18 e del welfare. Tutto il paese è bloccato. Manifestazioni regionali con milioni di persone nelle piazze di tutta Italia.
– 8-9 maggio: una delegazione viene ricevuta in Parlamento in rappresentanza dei 10.500 firmatari dell’Appello per il ritiro della riforma delle province di Torino, Milano, Roma, Firenze, Padova, Venezia, Bari, Ravenna, Forlì, Varese, Rimini, Palermo, Siena, Latina, Enna, Pavia, Alessandira, Como, Massa-Carrara (verbali in archivio).
– 5 luglio: CISL e UIL, tradendo il mandato dei lavoratori espresso e l’unità del 16 aprile, firmano a Roma il “Patto per l’Italia” che permette di rimettere in causa l’art. 18 e più in generale il welfare.
– 18 ottobre: sciopero generale indetto dalla CGIL in difesa dell’art.18 e contro la “riforma” Moratti. Il “Manifesto dei 500″ invita tutti a partecipare e si indirizza a CISL e UIL (che hanno convocato un altro sciopero pochi giorni prima, non apertamente contro la riforma) per l’unità, per l’abrogazione della legge, contro il Patto per l’Italia.
– 14 dicembre: a Firenze, il 5° incontro del “Comitato Nazionale di collegamento” lancia un Appello rivolto ai dirigenti sindacali per una grande manifestazione nazionale unitaria per il ritiro della riforma Moratti. Nei due mesi successivi 140 RSU, delegati, eletti nelle istituzioni, sindacalisti sottoscrivono questo appello e centinaia di fax vengono inviati ai sindacati da migliaia di insegnanti e genitori. Nonostante ciò, incredibilmente, non si arriva a nessuna manifestazione.
– 12 marzo: il Parlamento approva la legge 53 (“riforma” Moratti).. Il “Manifesto dei 500″ redige subito una dichiarazione per l’abrogazione della “riforma” e si rivolge ai sindacati per chiedere la manifestazione nazionale immediata contro i decreti applicativi. Già il 19 febbraio, in occasione del voto alla Camera, il “Manifesto dei 500 aveva organizzato un presidio davanti alla prefettura di Torino. Al prefetto era stato detto: “Questa legge sta passando nella disinformazione totale, ma prima o poi i contenuti che noi denunciamo oggi verranno a galla. In quel momento la gente capirà e si mobiliterà, e noi saremo di nuovo qui, ma non in 90….”
– 24 marzo: sciopero della scuola convocato da CGIL-CISL e UIL, ma sul contratto e non per l’abrogazione della “riforma”, con manifestazioni regionali.. Il M500 interviene chiedendo una manifestazione nazionale per l’abrogazione della legge 53.
– 26 marzo: una delegazione viene ricevuta a Roma dalle segretarie di CGIL-CISL-UIL e SNALS. Al termine viene rilanciato l’Appello “Unità subito, manifestazione nazionale là dove si decide”. Nonostante ciò non si arriva ancora a nessuna manifestazione
– 16 maggio: il governo presenta il primo decreto applicativo.
– 22 maggio: 480 insegnanti e genitori invadono letteralmente la GAM a Torino e si riuniscono in assemblea. Al termine approvano una lettera aperta ai dirigenti sindacali per chiedere l’unità immediata e lo sciopero generale se il decreto non sarà ritirato. La lettera denuncia in particolare il ruolo del tutor, dei programmi personalizzati, dello smembramento del gruppo classe, della fine del Tempo Pieno e dei Moduli.
– 24 maggio: 95 insegnanti e genitori delle province di Torino, Milano, Firenze, Pisa, Parma, Ravenna, Lodi, Varese si riuniscono in “Conferenza Nazionale” a Buccinasco-Milano e approvano un “Appello per il ritiro immediato del decreto applicativo e della circolare sulle 18 ore, per l’abrogazione della riforma Moratti”. L’appello rilancia le mozioni votate in alcune scuole di Torino che si rivolgono ai dirigenti sindacali e invita tutte le scuole a riunire le assemblee e a votare mozioni per lo sciopero ed eleggere i propri delegati
– 9 giugno: a Torino si riunisce per la prima volta l’assemblea dei delegati delle scuole che hanno votato mozioni di adesione all’Appello. Viene organizzata una delegazione alle sedi sindacali provinciali per chiedere una manifestazione cittadina e un impegno allo sciopero generale. Il 20 giugno CGIL-CISL-UIL e SNALS di Torino convocano un presidio di protesta davanti alla prefettura.
– Nei mesi successivi decine di assemblee si riuniscono, votano mozioni che si indirizzano ai dirigenti sindacali per chiedere lo sciopero generale nell’unità ed eleggono i loro delegati per coordinarsi su questa base.
– La mobilitazione costringe il Ministro a sospendere la presentazione del decreto, ma il 22 luglio un nuovo decreto viene presentato per un “progetto di sperimentazione di avvio della riforma”. Il M500 prende posizione per il suo ritiro, mentre i sindacati dichiarano che l’introduzione dell’informatica è giusta e il resto del progetto è solo facoltativo.
– 26 settembre: giornata nazionale di mobilitazione contro la “riforma” lanciata dal Coordinamento in difesa del Tempo Pieno. In tutte le città manifestano a migliaia. Manifestazioni in tutte le città. Il “Manifesto dei 500″ interviene con le parole d’ordine “una sola soluzione, abrogazione della legge, ritiro del decreto. E’ impossibile difendere il Tempo Pieno senza questi obiettivi, il problema non è solo il Tempo Pieno”. Una lettera aperta per porre queste questioni viene inviata al Coordinamento nazionale per difesa Tempo Pieno.
– 24 ottobre: sciopero generale contro la “riforma” delle pensioni. Manifestazioni regionali.
– 29 novembre: 100.000 insegnanti e genitori manifestano a Roma nell’unità con CGIL-CISL e UIL. Altri 30.000 manifestano a Bologna su appello del Comitato difesa Tempo Pieno e dei Cobas. Lorenzo Varaldo prende la parola dal palco di Roma prima delle conclusioni per chiedere il ritiro del decreto, l’abrogazione della legge e lo sciopero generale unito. Colturani (CISL) ed Epifani (CGIL) concludono la manifestazione chiedendo il ritiro del decreto.
– 11 dicembre: delegazione al Senato. Al termine viene costituito un gruppo organizzativo per un “Incontro Nazionale dei delegati delle scuole e delle città” (verbali in archivio)
– 12 gennaio: delegazione alla Camera dei Deputati (verbali in archivio) con consegna delle 20.000 firme raccolte per l’abrogazione delle legge e il ritiro del decreto applicativo. Dopo l’audizione alla VII Commissione, in un incontro personale i deputati Capitelli e Sasso (DS) della VII Commissione si dicono d’accordo a sostenere l’Incontro Nazionale dei delegati.
– 14 gennaio: 400 insegnanti e genitori della zona 8 di Milano si riuniscono in assemblea al centro “Natta” con Alfia Nicotra (segretaria generale CGIL-Scuola-Milano), Loretta Recrosio (segretaria generale CISL-Milano) e Lorenzo Varaldo (M500). Al termine votano all’unanimità una mozione per l’abrogazione della “riforma”, il ritiro del decreto e lo sciopero generale unito.
– 17 gennaio: nuova manifestazione di 100.000 insegnanti e genitori su iniziativa dei coordinamenti nati in tutto il Paese. Il “Manifesto dei 500″, di fronte all’imminente uscita del nuovo testo di decreto applicativo, interviene per chiedere che i sindacati annuncino al governo lo sciopero generale, ma non gli viene concessa la parola dal palco per formulare questa richiesta, nonostante le pressioni di molti gruppi presenti. I sindacati non rispondono all’appello. Nei giorni successivi il governo presenta il primo decreto applicativo della legge 53 (scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado).
– 7 febbraio: a Parma, incontro del gruppo organizzativo per l’Incontro Nazionale
– 14 febbraio: in 40.000 insegnanti e genitori manifestano a Milano su appello del Forum delle scuole di Milano. Le scuole della provincia che aderiscono al “Manifesto dei 500″ partecipano alla manifestazione e il giorno successivo viene lanciato un nuovo appello all’unità, allo sciopero generale immediato.
– 28 febbraio: ancora una volta più di 100.000 insegnanti e genitori manifestano a Roma su appello di CGIL-CISL e UIL. Il M500 chiede di intervenire dal palco, ma rinuncia all’intervento perché i segretari dei sindacati garantiscono che verrà annunciato da loro lo sciopero generale. In effetti lo sciopero viene finalmente annunciato, ma tuttavia non verrà poi realizzato. In cambio viene convocato lo sciopero generale su pensioni, contratti, pubblico impiego etc. nel quale viene “diluito” il tema della scuola.
– 15 marzo: più di 800 insegnanti e genitori riempiono il teatro Nuovo di Torino in un “Meeting pubblico per l’abrogazione della riforma, per lo sciopero generale immediato, per il ritiro del decreto”. Al termine costituiscono una delegazione di 40 insegnanti e genitori delle scuole della provincia per partecipare all’Incontro Nazionale del 3 aprile e decidono di inviare in massa, nei giorni successivi, un fax ai sindacati per richiedere lo sciopero immediato di fronte alla situazione gravissima che si profila.
– 3 aprile: a Parma, 120 insegnanti, genitori, sindacalisti, presenti alcuni deputati e senatori, si riuniscono in “Incontro Nazionale dei delegati delle scuole e delle città”. Al termine approvano un appello ai dirigenti sindacali “Per lo sciopero generale immediato, per la mobilitazione unita fino al ritiro del decreto applicativo, fino all’abrogazione della riforma Moratti”. L’Appello prende posizione in modo chiaro: “Scuola per scuola è impossibile resistere, scuola per scuola la riforma passa”. Nessuna risposta da parte dei sindacati.
– 15 maggio: ancora una manifestazione nazionale a Roma per lo sciopero generale. Al “Manifesto dei 500″ viene chiesto di intervenire dal palco, ma una volta a Roma il “veto” di alcuni organizzatori impedisce l’intervento.
– 22 giugno: a Milano, presentazione ufficiale alla stampa delle 180 firme di responsabili sindacali, eletti nelle istituzioni a tutti i livelli, personalità di tutto il Paese che nelle settimane precedenti hanno sottoscritto l’Appello di Parma. Nonostante questo, ancora una volta, non si arriva allo sciopero generale che avrebbe potuto fermare il decreto prima della sua applicazione.
– Inizio ottobre: di fronte ai disastri dell’applicazione del decreto, 57 genitori di Torino, Milano, Varese, Roma, Ancona prendono l’iniziativa di una “Lettera Aperta al Presidente della Repubblica” per chiedergli di intervenire con un messaggio alle Camere. Nelle settimane successive migliaia di genitori, insegnanti, cittadini sottoscrivono la lettera.
– 15 novembre: sciopero generale della scuola. A Roma 100.000 insegnanti e genitori manifestano, mentre l’80% delle scuole del Paese è chiuso. Il “Manifesto dei 500″ interviene con le proprie parole d’ordine di abrogazione della legge e ritiro del decreto (non espressamente presenti nella convocazione dello sciopero) che vengono riprese da tutto il corteo. In Piazza Navona viene organizzato un banchetto di raccolta firme e viene lanciata la proposta di un'”Assemblea Nazionale dei firmatari della Lettera a Ciampi” per organizzare una delegazione al Presidente della Repubblica.
– 2 dicembre: il Presidente Ciampi, tramite l’Ufficio Relazioni Costituzionali, risponde ai firmatari..
– Dopo consulto con un costituzionalista, viene inviata una nuova lettera al Presidente della Repubblica. Le firme raggiungono quota 10.000, da più di 600 Comuni di tutta Italia. L’assemblea di Torino lancia la proposta di un “Dossier-denuncia” delle conseguenze della legge da portare al Presidente Ciampi.
– 28 febbraio: si riunisce a Torino il comitato promotore dell’Assemblea Nazionale dei firmatari della Lettera al Presidente della Repubblica. L’Assemblea Nazionale viene fissata per il 16 aprile, a Milano
– 16 aprile: 130 insegnanti e genitori, presente l’on. Titti De Simone, si riuniscono a Milano in Assemblea Nazionale e indirizzano al Presidente Ciampi una nuova Lettera Aperta. La campagna si estende e nei mesi successivi si arriva a 13.000 adesioni da più di 800 Comuni italiani
– 29 settembre: una delegazione viene ricevuta la Quirinale dove consegna il “Dossier-denuncia” con le testimonianze concrete delel conseguenze della “riforma” Moratti. La delegazione riesce a discutere a fondo molti temi e solleva interesse e anche condivisione da parte del responsabile dell’Ufficio Affari Costituzionali che ammette: un intervento del Presidente, in casi gravi, sarebbe anche possibile.
– Nelle settimane successive la delegazione lancia una “Lettera Aperta a tutti i candidati alle prossime elezioni politiche” e organizza incontri per discutere quali provvedimenti urgenti verrano presi in caso di vittoria elettorale. Tutti i candidati dell’Unione parlano genericamente di “inversione totale di rotta”, di “cancellazione della Moratti”, di “cambiamenti radicali”. Rifondazione Comunista e il PdCI parlano di “aborgazione”, ma i DS e la Margherita no, pur firmando lo stesso programma.
– 28 giugno: Dopo la vittoria elettorale dell’Unione con l’avvio del governo Prodi, il “Manifesto dei 500″ promuove una Lettera Aperta al nuovo ministro Fioroni e a tutti i capigruppo dei partiti di governo per chiedere conto delle promesse elettorali, anche di fronte al fatto che i primi provvedimenti del nouvo governo vanno nella stesa direzione di quello precedente. Durante l’estate si conferma, purtroppo, questa tendenza, con tagli di posti, nessuna abrogazione delle Indicazioni Nazionali, nessuna aborgazione in vista della “riforma” stessa
– 4-5 ottobre: le assemblee di Torino e Abbiategrasso (Mi) del “Manifesto dei 500″ approvano una nuova lettera al ministro Fioroni in cui si solleva il problema del nuovo anno scolastico che inizia in perfetta continuità con la “riforma” Moratti.
– 4 gennaio: ancora una Lettera Aperta al ministro Fioroni e ai capigruppo dei partiti dell’Unione con cui si chiede di ricevere una delegazione. Questa lettera e quelle precedenti vengono sottoscritte da migliaia di insegnanti e genitori.
– 22 marzo: una delegazione viene ricevuta al Ministero, alla Camera e al Senato.
– febbraio-marzo: inizia la lotta in molte città per la concessione delle classi a Tempo Pieno negate. A Torino si costituisce un comitato di insegnanti e genitori per il sostegno alle scuole in lotta, a cominciare dalla scuola di Vigone. Nei mesi successivi la mobilitazione si estende ad altre scuole
– 21 aprile: il “Manifesto dei 500″ partecipa all’Assemblea Nazionale delle scuole convocata a Bologna dalle scuole in lotta per la concessione delle classi a Tempo Pieno richieste.
– 19 maggio: manifestazioni in tutta Italia contro i tagli e la politica scolastica del governo. A Torino si realizza un presidio nell’unità di insegnanti, genitori e sindacati.
– 5 giugno: Assemblea delle scuole di Torino e provincia su iniziativa congiunta del “Coordinamento genitori nidi-materne-elementari e medie” e del “Manifesto dei 500″.
– 16 giugno: nuova Assemblea Nazionale delle scuole, sempre a Bologna.
– giugno: esce una circolare sugli organici che apre la porta, seppur in modo ambiguo, alla concessione di nuove classi a Tempo Pieno.
– luglio: i comitati di lotta delle scuole Vigone, Aleramo e Mappano si mobilitano per tutto il mese con delegazioni continue al USP-Totino, USR-Piemoente, lettere al ministro e vice-ministro, incontri con i sindacati per ottenere i posti di Tempo Pieno richiesti e ancora negati, nonostante le promesse del ministro e le rassicurazioni sul “ripristino del Tempo Pieno”
– 4 settembre: Asseblea delle scuole di Torino e provincia. Nei giorni successivi le scuole in lotta decidono di convocare, il primo giorno di scuola (10 settembre), le assemblee generali per decidere quali iniziative intraprendere di fronte al rifiuto di concedere le classi richieste a TP. Con una lettera agli uffici competenti viene annunciato che all’ordine del giorno di queste assemblee verrà messa l’organizzazione di un presidio permanente davanti all’USR con convocazione di un’assemblea generale di tutte le scuole della città.
– Il 7 settembre viene concessa la classe a Tempo Pieno alla scuola Aleramo. Nei gironi successivi viene concessa anche alla scuola di Vigone.
– 25 settembre: Assemblea delle scuola di Torino e provincia con illustrazione delle “nuove” Indicazioni Nazionali e dell’intera politica scolastica del governo. Approvazione del mandato per la parteciopazione all’Assemblea Nazionale del sabato successivo, a Firenze.
– 29 settembre: Assemblea Nazionale delle scuole a Firenze.
– 17 ottobre: Tavola rotonda organizzata dall’Università di Bologna nell’ambito della Festa della Storia, dal titolo “Chi ha paura della storia?”. Al termine i cinque relatori – Maurizio Balsamo, insegnante di Trapani e responsabile del Forum Insegnanti, Rolando Dondarini, docente di didattica della storia presso la stessa università, Mirco pieralisi, insegnante di Bologna, Roberta Roberti, insegnante di Parma, e Lorenzo Varaldo – lanciano la “Proposta di construire un Incontro Nazionale per la riconquista dei Programmi Nazionali e la difesa della libertà d’insegnamento”.
– Sulla base delle prime 200 adesioni di insegnanti, docenti universitari, responsabili di musei e persone legate a vario titolo al mondo della cultura viene constituito, nelle settimane successive, il “Comitato Promotore” dell’Incontro Nazionale che lancia la campagna “1.000 firme da tutta Italia per l’Incontro Nazionale”.
– 17 e 31 Marzo – 14 Aprile: i promotori del Invito all’Incontro Nazionale per la riconquista dei Programmi Nazionali e la difesa della libertà d’insegnamento organizzano nella provincia di Torino un “Seminario itinerante” in tre serate, in tre scuole diverse, per approfondire i temi legati a questi argomenti
– 10 maggio: 100 insegnanti, docenti universitari, responsabili di musei, persone legate a vario a titolo al mondo della cultura, genitori, venuti dalle province di Asti, Alessandria, Bologna, Chieti, Firenze, Milano, Napoli, Parma, Ravenna, Roma, Torino si riuniscono presso l’Università di Bologna nel Primo Incontro Nazionale per la riconquista dei Programmi Nazionali e la difesa della libertà d’insegnamento. Al termine, sulla base delle 1.500 firme raccolte in tutta Italia, adottano il testo dell’Invito all’Incontro come “Mnifesto e scrivono una Lettera Aperta al Ministro Gelmini con la quale chiedono di essere ricevuti in delegazione
– 17 settembre: 450 insegnanti e genitori si riuniscono a Torino alla GAM, su iniziativa congiunta del Manifesto dei 500 e del Coordinamento Genitori, per organizzare la mobilitazione contro i provvedimenti Gelmini e la legge Aprea (presentata nel maggio) che prevedono il taglio di 130 mila posti nel giro di due anni e la rimessa in causa di tutti i fondamenti della scuola della Repubblica. Il giorno prima un’assemblea affollatissima di RSU, convocata nell’unità di CGIL-CISL e UIL aveva chiesto a gran voce una manifestazione cittadina per lo sciopero generale. In tutta Italia esplode la protesta. L’assemblea del 17 vota la partecipazione e la costruzione di una manifestazione cittadina e si esprime per lo sciopero immediato.
– 4 ottobre: su appello di CGIL-CISL-UIL-SNALS e con la partecipazione di COBAS, CUB e tutte le associazioni si svolge a Torino la manifestazione storica che vede sfilare per le vie della città 40.000 persone per il ritiro dei provvedimenti scolastici del governo, per lo sciopero generale immediato.
– 17 ottobre: sciopero generale dei COBAS-CUB, 100.000 a Roma aprono la strada al….
– …30 ottobre: sciopero generale storico della scuola: 2 milioni sfilano a Roma, 200.000 a Milano, 100.000 a Torino, 30.000 a Cagliari, 50.000 a Palermo, 30.000 a Bologna… Ogni più piccola città è letteralmente invasa dalla popolazione che si unisce agli insegnanti e al personale in lotta. Ma alla sera i sindacati, grazie alla cui unità si è arrivati a questa giornata che ha visto aderire allo sciopero l’85% del personale, si dividono perché CISL e UIL siglano un patto con il governo che, nelle settimane successive, comprometterà la situazione.
– 3 marzo: a seguito della divisione sindacale che sta compromettendo i risultati di una lotta senza eguali, il Manifesto dei 500 organizza una delegazione alle segreterie nazionali di CGIL-CISL e UIL per chiedere unità e mobilitazione fino al ritiro dei provvedimenti che si annunciano durissimi. L’appello resta però, sostanzialmente,n inascoltato e i risultati saranno catastrofici…
– 5 maggio: l’assemblea di Torino del Manifesto dei 500 costituisce un Comitato per la concessione di tutti i posti richiesti e necessari. Di fronte alle divisioni “tattiche” dei sindacati, si tratta di agire sul concreto per costringere a superare queste divisioni e ottenere i risultati che tutti dicono di volere, pur con mezzi diversi.
– 2 luglio: presidio e delegazione all’USR del Comitato per l’unità, per la concessione di tutti i posti richiesti e necessari. Seguono delegazioni ai sindacati che annunciano manifestazioni per l’inizio di settembre. Ma ormai è tardi: le fiaccolate e i presidi dell’inizio dell’anno non arrivano ad ottenere nulla. La divisione dei mesi precedenti e le tensioni tra i sindacati vengono pagate dalle scuole.
– 16 settembre: il “Manifesto dei 500”, di fronte alle incredibili dichiarazioni del direttore dell’USR Emilia Romagna che minaccia i presidi che rilasciano dichiarazioni contro i provvedimenti del governo, promuove una Lettera Aperta al Presidente della Repubblica e ia Presidenti di Camera e Senato. Chiedendo un loro intervento in difesa dell’art. 21 della Costituzione, di cui sono garanti. Nelle settimane successive il Quirinale risponde e il “Manifesto dei 500” rilancia con una nuova lettera.
– Ottobre: viene lanciato l’Appello in difesa dei Circoli Didattici minacciati di sparizione con l’estensione degli Istituti Comprensivi.
– Novembre, dicembre, gennaio… Per tre mesi si intensifica la richiesta al ministro Gelmini di ricevere la delegazione dei promotori del Manifesto per la riconquista dei Programmi Nazionali e la difesa della libertà d’insegnamento. Di fronte all’ennesimo rifiuto del ministro, viene lanciata una Petizione che nel giro di qualche settimana raccoglie adesioni di deputati, sindaci, assessori, eletti nelle istituzioni di molti Comuni e Regioni. Due deputati della maggioranza, sentito il Manifesto dei 500, presentano un’interpellanza parlamentare
Dal 2010 in poi: guarda tra le iniziative in corso….