Source: http://www.mondomediazione.it/1/ai_cittadini_non_piacciono_i_dubbi_e_le_considerazioni_5935894.html
Timestamp: 2019-01-16 14:15:41+00:00
Document Index: 120580710

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 60', 'art. 4', 'art. 60', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 12', 'art 474', 'art. 474', 'art. 30', 'art. 66', 'art. 5', 'art. 77']

Ai cittadini non piacciono i dubbi e le considerazioni. | Mondo Mediazione
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Ai cittadini non piacciono i dubbi e le considerazioni.
Un lungo articolo sempre tratto dal sito dell'Anpar, nel quale l'autore, Mediatore Ettore Vita, analizza approfonditamente il rinvio del TAR alla Consulta
Articolo tratto dal sito dell'Anpar e consultabile direttamente qui
Mediazione civile ai: ai cittadini non piacciono i dubbi e le considerazioni vi è una legge che deve essere rispettata
LA MEDIAZIONE E’ COLPITA AL CUORE, MA SOPRAVVIVE
La legge di Edward Murphy colpisce ancora: “se qualcosa può andar male, lo farà”.
Cerchiamo di ripercorrere ed approfondire questi passaggi.
Nell’ordinanze di rinvio, il TAR premette che con entrambi i gravami si “introduce lo scrutinio di legittimità del decreto 18 ottobre 2010, n. 180 adottato dal Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, ovvero il regolamento che, in forza della previsione di cui all’art. 16 del d. lgs. 4 marzo 2010, n. 28, “Attuazione dell’art. 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili ecommerciali”, reca la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell'elenco dei formatori per la mediazione, nonché l'approvazione delle indennità spettanti ai suddetti organismi.”
Infatti i ricorrenti lamentano in particolare “che il decreto 180/2010 non reca alcun criterio volto a individuare e a selezionare gli organismi di mediazione in ragione dell’attività squisitamente giuridica che essi andranno ad effettuare, e che è richiesto sia dalla normativa comunitaria [laddove dispone che la mediazione “sia gestita in maniera efficace, imparziale e competente in relazione alle parti” (art. 4 direttiva 2008/52/CE)], sia dalla legge delega [art. 60, lett. b), l. n. 69 del 2009: “prevedere che la mediazione sia svolta da organismi professionali ed indipendenti, stabilmente destinati all’erogazione del servizio di conciliazione”].”
- il procedimento di mediazione non positivamente concluso incide sulle spese del successivo giudizio (art. 13, d. lgs. 28/10);
- il verbale dell’accordo conclusivo del procedimento di mediazione, sottoposto ad omologazione, ha efficacia di titolo esecutivo (art. 12, d. lgs. 28/10);
- l’avvocato ha l’obbligo di informare il proprio assistito, all’atto del conferimento dell’incarico, della possibilità di avvalersi della mediazione (art. 4, comma 3, d. lgs. 28/10), nonostante lo svolgimento della relativa attività sia, poi, demandato ad altre categorie professionali.
- l’art. 5 del d. lgs. n. 28 del 2010, comma 1, primo periodo (che introduce la mediazione obbligatoria in alcune materie), secondo periodo (che prevede che l’esperimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale), terzo periodo (che dispone che l’improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza);
- l’art. 16 del d.lgs. n. 28 del 2010, comma 1, laddove dispone che sono abilitati a costituire organismi deputati, su istanza della parte interessata, a gestire il procedimento di mediazione gli enti pubblici e privati, che diano garanzie di serietà ed efficienza.
- una cosa è la costruzione della mediazione obbligatoria, in un vasto ambito di materie;
- altra cosa è la costruzione della mediazione volontaria come strumento di cui lo Stato incoraggi o favorisca l’utilizzo, lasciando impregiudicata la libertà nell’apprezzamento dell’interesse del privato ad adirla ed a sopportarne i relativi effetti e costi.
- all’art. 16, ha conformato gli organismi di conciliazione a qualità “che attengono esclusivamente ed essenzialmente all’aspetto della funzionalità generica” senza alcun riferimento a “canoni tipologici tecnici o professionali di carattere qualificatorio ovvero strutturale”;
- all’art. 5, ha configurato per varie materie la mediazione come “insopprimibile fase pre-processuale, cui altre norme del decreto assicurano effetti rinforzati, ed, in quanto tale, suscettibile, in ogni suo possibile sviluppo, o di conformare definitivamente i diritti soggettivi da essa coinvolti, o di incidervi, comunque, anche laddove ne residui la giustiziabilità nelle sedi istituzionali e si intenda adire la tutela giudiziale”.
Forse per carenze culturali, allo scrivente sembra un volo pindarico. Il collegio, infatti afferma, con un linguaggio che si fa più criptico ed oscuro, che “per assicurare la certezza della fattibilità del descritto meccanismo, al fine di escludere che lo stesso ridondi in danno del diritto di difesa in giudizio garantito dall’art. 24 Cost., risulta insopprimibile la necessità che l’interpretazione dell’art. 16 del d. lgs. 28/2010 [propedeutica alla disamina della impugnata disposizione regolamentare dell’art. 4)] sia correlata con quanto previsto dall’art. 5 dello stesso decreto (entrambi nelle parti precisate al punto 9), il cui combinato disposto costituisce il vero perno della regolazione delegata”.
· “ il decreto 180/2010 non reca alcun criterio volto a individuare e a selezionare gli organismi di mediazione in ragione dell’attività squisitamente giuridica”.
· L’art. 4 del decreto 180 prevede “una verificazione di tipo “aggiuntivo” sui requisiti di qualificazione dei mediatori, che viene demandata al responsabile del procedimento (“Il responsabile verifica altresì i requisiti di qualificazione dei mediatori”), senza essere in alcun modo correlata con le competenze giuridiche oggettivamente richieste dall’attività di mediazione.”
· L’art. 16 del d. lgs. n. 28 del 2010, di cui il regolamento costituisce attuazione avrebbe “obliato la valenza di detti requisiti” di competenza e professionalità, sostituendoli con quelli di serietà ed efficienza.
· Sia i ricorrenti che il Collegio riferiscono i termini “competenza, professionalità, serietà ed efficienza” indifferentemente ora agli Organismi ora alla figura del Mediatore. Questo è un errore vistoso di metodo e di merito.
· Secondo il Collegio dal decreto legislativo n. 28 del 2010 emergono “due scelte di fondo che mirano, con forza cogente, l’una alla de-istituzionalizzazione e de-tecnicizzazione della giustizia civile e commerciale” e l’altra alla “enfatizzazione di un procedimento para-volontario di componimento delle controversie” che non risultano omogenee con l’ulteriore scelta di stabilire che l’atto che conclude la mediazione “possa acquistare efficacia di titolo esecutivo”(art. 12, d. lgs. 28/10), “rientrando, così, a pieno titolo tra gli atti aventi gli stessi effetti giuridici tipici delle statuizioni giurisdizionali”.
- l’assenza/essenzialità di formalismi e la semplificazione delle procedure costituiscono l’essenza, il distintivo del processo di mediazione. Ciò non equivale ad assenza di tecnicismo (direi tecnica, perché gli ismi sono sempre pericolosi), non di tecnica processuale o strettamente giuridica, bensì di tecnica della comunicazione, di tecnica della creatività, di tecnica della gestione del conflitto, … Ancor di più semplificare non significa porre fuori delle istituzioni la mediazione.
- appare singolare la presunta contraddizione tra la snellezza del processo di mediazione e l’efficacia di titolo esecutivo che il verbale di accordo può acquistare con l’omologazione da parte del Presidente del Tribunale competente per territorio. Ciò farebbe rientrare l’atto conclusivo della mediazione tra gli atti tipici delle statuizioni giurisdizionali.
Questa conclusione non appare corretta. Invero nel nostro ordinamento il titolo esecutivo può formarsi anche fuori dal processo. In questo caso si parla di titolo stragiudiziale. Sono titoli esecutivi stragiudiziali (art 474 cpc), la cambiale e gli altri titoli di credito, (ad esempio l'assegno bancario o circolare), le scritture private autenticate limitatamente alla sola obbligazione di denaro in essa contenuta, l'atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato dalla legge a riceverli (art. 474 cpc).
· dal 1° gennaio 2011, come previsto dall’art. 30 del Dl n° 78/2010 (conv. L. n° 122/2010) la riscossione delle somme dovute all’INPS viene effettuata attraverso la notifica all’interessato di un “avviso di addebito” che ha valore di titolo esecutivo nei confronti del debitore;
· in materia di lavoro, l'esecutività del verbale di conciliazione è conferita ex lege espressamente ex art. 66 comma 5 D.Lgs. n. 165/2001;
· anche il verbale di separazione consensuale dei coniugi (che non necessita di assistenza legale), ritualmente omologato, costituisce titolo esecutivo in ordine alle obbligazioni nel medesimo fissate (Cass. 9 marzo 1978 n. 1188)
· L’introduzione della mediazione obbligatoria, introdotta dall’art. 5, non risulta trovare una “rispondenza nella legge delega, con conseguente violazione dell’art. 77 Cost
(Il mediatore Ettore Vita)