Source: http://sosequitalia.mdcromaovest.it/Fermoamministrativo.htm
Timestamp: 2018-03-19 10:56:11+00:00
Document Index: 83379965

Matched Legal Cases: ['art. 86', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 494', 'art. 5', 'art. 86', 'art. 19', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 201', 'art. 22', 'art. 615']

Con ordinanza n. 14831/08 le S.U. della Corte di Cassazione hanno infatti affermato che "con riferimento alle controversie aventi per oggetto il provvedimento di fermo di beni mobili registrati, di cui all'art. 86 D.P.R. 602/12, ai fini della giurisdizione rileva la natura dei crediti posti a fondamento del provvedimento di fermo, con la conseguenza che la giurisdizione spetterà al Giudice tributario o al Giudice ordinario a seconda della natura tributaria o meno dei crediti, ovvero ad entrambi se il provvedimento di fermo si riferisce in parte a crediti tributari ed ln parte non tributari". Identico principio (la giurisdizione spetta al Giudice che ha la cognizione sul diritto a cautela del quale il fermo è disposto) si riviene nelle pronunce della Cass. a Sez. Unite n. 555/09 e 10672/09. Va altresì precisato che sempre la S.C., con ordinanza n. 15354 del 22.7.15, ha chiarito che "il fermo e l'ipoteca non costituiscono vere e proprie misure esecutive, ma solo atti con finalità cautelari del credito che non avviano il procedimento di espropriazione, ma servono solo a garantire la successiva riscossione", escludendo in tal modo la possibilità di opposizione all'esecuzione forzata. (Giudice di Pace di Bari, sez. I, 5 maggio 2016, n. 1055 - Giudice di Pace di Bari, sez. III, 11 maggio 2016, n. 1119).
In via preliminare questo giudice di pace ritiene di discostarsi dalla sentenza della Sezioni Unite della Cassazione n. 20931 del 12 ottobre 2011 con la quale è stata ritenuta la competenza esclusiva del Tribunale quale giudice dell'esecuzione in materia di fermo o preavviso di fermo in considerazione della natura esecutiva di tale provvedimento. Si ritiene in proposito che il preavviso di fermo abbia natura cautelare ed infatti lo stesso decreto di attuazione prevede che al fermo debba seguire il pignoramento, atto che segna l'inizio dell'esecuzione. Il fermo amministrativo nasce (nel 1923, R.D. n. 2440) come atto cautelare teso alla tutela delle ragioni di credito dell'Amministrazione. Sino alla intervenuta modifica del 2001 (D.Lgs. n. 193/2001), esso poteva essere disposto soltanto ove non fosse stato possibile eseguire il pignoramento del bene ed assolveva, pertanto, alla medesima funzione del sequestro conservativo, cui era pacificamente assimilato. Fatta eccezione per gli anni 2001-2005 (nei quali il fermo, proprio a seguito del D.Lgs. 193/2001, è stato considerato atto dell'esecuzione), il fermo torna ad acquistare natura cautelare con il D.L. n.203/05 convertito in Legge 248/2005 quando mediante interpretazione autentica, il Legislatore statuisce che, sino all'emanazione del nuovo Decreto, al fermo amministrativo deve applicarsi il D.M. di attuazione n. 503/1998 (tale Decreto all'art. 5, co. 3, prevede che "il concessionario, entro 60 gg. dalla ricezione... deve procedere al pignoramento del mezzo"). Conseguentemente, se il fermo deve essere necessariamente seguito dal pignoramento del bene e se, per espressa disposizione di legge, "l'esecuzione inizia con il pignoramento" (art. 494 c.p.c.), è evidente che il fermo, precedendo il pignoramento, non è atto dell'esecuzione. La natura cautelare del fermo amministrativo, così, riviene dalla sua stessa storia ed è ulteriormente riprovata dalla L. 248/2005 che, richiamando l'art. 5 del D.M. 503/1998 e disponendo che il fermo amministrativo debba essere seguito dal pignoramento ribadisce la natura cautelare del fermo, assimilabile al sequestro conservativo. (Giudice di Pace di Roma, sez. III, 5 giugno 2013, n. 20818).
Il preavviso di fermo amministrativo, emesso per mancato pagamento di tasse automobilistiche prescritte per decorrenza del termine triennale, va annullato. (Commisione Tributaria Provinciale di Roma, sez. 52, 17 luglio 2013, n. 428/52/13).
Priva di fondamento è l'eccezione relativa al difetto di legittimazione passiva sollevata dall'Ente Concessionario, atteso che, pur essendo limitata la sua attività alla sola notifica della C.E. ed alla riscossione coattiva delle somme, c'è da considerare che nel procedimento "di iscrizione a ruolo di una somma non pagata" il Concessionario della riscossione rappresenta un altro soggetto che assume una veste rilevante. Lo stesso infatti, ha sempre un interesse economico poiché percepisce una somma, in proporzione all'importo, per la propria prestazione. Anche sul punto è intervenuta la S.C. che ha ribadito la necessità del litisconsorzio necessario passivo, tra ente impositore (in questo caso il Comune di Bari in qualità di titolare della pretesa contestata) e concessionario per la riscossione (quale soggetto che ha emesso l'atto oggetto di opposizione), chiarendo pertanto l'esistenza di un interesse proprio dell'esattore alla partecipazione al giudizio di opposizione (Cass. n. 24154/07-709/2008).(Giudice di Pace di Bari, sez. I, 5 maggio 2016, n. 1055 - Giudice di Pace di Bari, sez. III, 11 maggio 2016, n. 1119).
In via preliminare l'eccezione di carenza di legittimazione passiva è infondata e va rigettata, infatti l'ente impositore è il soggetto che predispone i ruoli in base ai quali l'esattore procede all'esecuzione ed entrambi sono contraddittori necessari (Cass. n. 4194/2004, n. 7572/2007). (Giudice di Pace di Roma, sez. III, 5 giugno 2013, n. 20818).
Mancata notifica della cartelle esattoriali
Va precisato infatti che l'opposizione al preavviso di fermo amministrativo, è normalmente diretta non solo a far valere i vizi di detto provvedimento in sé e per sé considerato (in quanto atto autonomamente impugnabile) ma anche e soprattutto a contestare la legittimità del la pretesa creditoria originaria e di quella esattoriale che la incorpora. Nel caso ln esame l'opponente ha contestato non solo i vizi propri del provvedimento di fermo ma anche l'intera procedura esattoriale nel cui ambito era stata disposta la misura del fermo, deducendo appunto l'inesistenza e/o la mancata conoscenza dei titoli sottesi alla C.E. menzionata nel provvedimento di fermo nonché la notifica della stessa C.E. menzionata nel predetto provvedimento. Sul punto la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che il rimedio del impugnazione del provvedimento in questione è esperibile nei casi in cui la C.E. è emessa senza essere preceduta dalla notifica del provvedimento sanzionatorio (verbale di accertamento o ordinanza ingiunzione) sotteso alla stessa onde consentire al ricorrente di recuperare l'esercizio del proprio diritto di difesa. Sul punto è opportuno osservare che la C.E. è a differenza del titolo recante la sanzione iscritta a ruolo (quale ad esempio il verbale di accertamento della violazione al C.d.S.) un atto formato dallo stesso concessionario, il quale dunque non può non averne la piena e diretta disponibilità; di talchè non si ravvisa neppure alcuna ragione obiettiva idonea a giustificare la mancata conservazione del relativo riscontro documentale nonché il mancato deposito in causa. Ne deriva che nel momento in cui l'opponente impugna il preavviso di fermo amministrativo, deducendone l'illegittimità, tra l'altro per inesistenza o per mancata notifica del fondamentale atto presupposto (la C.E.) a mezzo del quale viene portato a conoscenza del debitore il ruolo formato nei suoi confronti e gli elementi identificativi essenziali del debito iscritto per cui si procede coattivamente, è certamente onere del concessionario produrre in giudizio detto atto (ancorché in copia) e la prova della relativa notifica, dall'una e dall'altra dipendendo, poi la legittimità dei successivi passaggi dell'esecuzione compresa l'adozione tempestiva del fermo (art. 86 D.P.R. 602/73). Nel caso di specie non vi è traccia nel carteggio versato in atti dalla Equitalia, della C.E. elencata nel preavviso di fermo amministrativo. Né tale produzione può dirsi surrogabile dall'allegazione degli estratti del ruolo informatizzato, che, oltre ad essere atti interni, elaborati dal Concessionario a fini di gestione del ruolo, sono oggettivamente documenti ben diversi dalle cartelle di pagamento, costituenti atti formali dell'esecuzione esattoriale espressamente disciplinati dalla legge e dai quali la legge stessa fa dipendere adempimenti e termini cui resta soggetto il concessionario procedente (Sent. Del Trib. di Bari del 6.12.10) e né tanto meno dalla cartolina versata in atti (in copia) dal Concessionario, che non contiene alcun riferimento al numero di ruolo della cartella né vi è certezza della data di notifica, non potendosi ritenere valide le note scritte a mano sulla stessa. (Giudice di Pace di Bari, sez. I, 5 maggio 2016, n. 1055 - Giudice di Pace di Bari, sez. III, 11 maggio 2016, n. 1119).
Non essendo stata fornita tempestiva prova da parte di Equitalia dell'avvenuta rituale notifica della cartella esattoriale il ricorso si palesa meritevole di accoglimento in quanto se è vero che la cartella non era stata impugnata nei termini è ugualmente vero come della stessa non sia stata documentata la notificazione. (Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sez. 5, 25 maggio 2015, n. 11322/05/15).
La Commissione, esaminata la documentazione in atti, rileva la irregolarità delle notificazioni delle cartelle prodromiche, relative alla tassa automobilistica, per cui il contribuente è venuto a conoscenza della sua posizione fiscale soltanto con il fermo impugnato, notificatogli. Di conseguenza, non solamente il contribuente è legittimato ad impugnare, in questa sede, il fermo per i motivi esposti nel ricorso, ma ha titolo anche per invocare la prescrizione del credito tributario. Infatti, essendo mancata la rituale notifica delle cartelle di pagamento, queste non hanno neppure prodotto l'effetto interrutti o della prescrizione triennale, che si è ampiamente compiuta. Tanto premesso, il ricorso deve essere accolto. (Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sez. 65, 04 luglio 2014, n. 15105/65/14).
La Commissione vista la documentazione versata in atti dall'Agenzia delle Entrate, osserva preliminarmente che non risulta dal deposito presso la Casa Comunale delle cartelle dipagamaneto non notificate direttamente al debitore, che ne sia stata data comunicazione allo stesso pe rmezzo di raccomandata con avviso di ricevimento. Osserva, inoltre, che a seguito della modifica apportata all'art. 19 del D.Lgs. 546/92 in vigore dal 12.08.2006, appartiene alla propria giurisdizione l'esame di legittimità formale dei provvedimenti inerenti i ricorsi attinenti il fermo amministrativo per i crediti, però, messi a ruolo e riferiti a tributi compresi nell'art. 2 del predetto Decreto Legislativo, ciò è stato affermato anche dalla Corte di Cassazione sez. unite con sentenza n. 10672 del 11.05.2009. Osserva, inoltre, che l'atto impugnato riporta anche debiti pe ril mancato pagamento di contravvenzioni riferite al codice della strada, per essi non rileva in questa sede poichè è necessaria la pronunca del Giudice ordinario di cui la mancata notifica delle cartelle indicate nel provvedimento di preavviso di fermo amministrativo, è fondata, in quanto, la società emittente non ha provato l'avvenuta notifica, e considerato che l'onere della prova faceva carico all amedesima, il ricorso viene accolto e per l'effetto annullato il provvedimento impugnato pe rla parte riguardante tributi di ogni genere. (Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sez. 61, 11 aprile 2013, n. 147/61/13).
Quando la notifica della cartella esattoriale prodromica al preavviso di fermo amministrativo è stata effettuata ad un indirizzo diverso dal (e senza collegamento con il) luogo di residenza o dal domicilio del contribuente, il preavviso dev'essere annullato. (Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sez. 23, 24 maggio 2013, n. 268/23/13).
- deposito tardivo
La costituzione in giudizio del resistente infatti, ai sensi dell'art. 23 del d.lgs. n. 546/92, deve essere effettuata entro sessanta giorni dalla notificazione del ricorso. Tuttavia, è opinione ormai consolidata in giurisprudenza che, considerato che il citato art. 23 non prevede espressamente sanzioni per la costituzione oltre il suddetto termine, la eventuale costituzione tardiva della parte resistente non ne comporta l'inammissibilità, ma incontra il limite di preclusioni processuali. In particolare, secondo la giurisprudenza di merito, il termine previsto dal citato art. 23 in sostanza non è di natura perentoria, ma ordinatoria, tant'è che è risulta ammissibile la costituzione della parte resistente anche oltre il suddetto termine, ma non oltre, comunque, il termine di venti giorni llberi prima dell'udienza (sentt. n. 582/2013, 120/2010, 136/2011 Comm. Trib. Reg. Lazio). Essendo pertanto inutilizzabile la documentazione prodotta dalla parte resistente, trovano accoglimento le eccezioni di parte ricorrente circa la omessa notifica delle cartella esattoriali sottostanti la pretesa creditoria dell'ente locale. L'omissione infatti della notificazione di un atto presupposto (cartella di pagamento) costituisce un vizio procedurale che comporta la nullità dell'atto consequenziale (preavviso di fermo amministrativo), successivamente notificato. (Commissione Tributaria Provinciale di Roma, sez. 51, 9 giugno 2014, n. 12952/51/14).
Conformità dei documenti depositati
Nel merito, si rileva che in presenza della contestazione della conformità da parte dell'opponente dei documenti depositati senza osservare quanto disposto dal DPR 445/2000 in ordine al rilascio delle copie conformi, manca infatti la firma per esteso e l'indicazione della qualifica, i detti documenti non sono utilizzabili e pertanto in assenza della prova della notifica dei verbali l'obbligazione pecuniaria risulta estinta ai sensi dell'art. 201, co.5, C.d.S. con conseguente inesistenza del titolo ed annullamento delle cartelle impugnate e del fermo amministrativo limitatamente a dette cartelle. (Giudice di Pace di Roma, sez. III, 5 giugno 2013, n. 20818).
L'eccezione di inammissibilità sollevata è infondata e va rigettata, infatti la presente opposizione è stata avanzata per contestare la mancanza del titolo esecutivo ed inoltre l'azione prevista dall'art. 22 L. 689/1981 si aggiunge e non esclude l'azione ex art. 615 c.p.c. la quale non è sottoposta ad alcun termine di decadenza. (Cass. n. 21793/2010). (Giudice di Pace di Roma, sez. III, 5 giugno 2013, n. 20818).