Source: http://www.gazzettadisanta.eu/articoli/st_200717.html
Timestamp: 2020-08-04 16:53:35+00:00
Document Index: 85063586

Matched Legal Cases: ['art.721', 'art.718', 'art.720', 'sentenza ', 'art.718', 'art.718', 'art.1', 'sentenza ', 'sentenza ']

L'art.721 dell'attuale Codice Penale identifica le case da gioco come "luoghi di convegno destinati al giuoco d'azzardo, anche se privati, e anche se lo scopo del giuoco è sotto qualsiasi forma dissimulato" ove "sono giuochi di azzardo quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria".
Casinò di Rapallo
L'art.718 prevede "Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, tiene un giuoco d'azzardo o lo agevola è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno e con l'ammenda…" e l'art.720 "Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, senza esser concorso nella contravvenzione preveduta dall'articolo 718, è colto mentre prende parte al giuoco di azzardo , è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda…".
Quella delle case da gioco è una storia che si perde nella notte di tempi, ma partiamo dall'articolo della Gazzetta "La bisca del Portofino Vetta" dove si parla di una retata della polizia il 16 giugno 1912, quando il gioco era stato fino ad allora tollerato.
Poco tempo dopo il settimanale Il Mare del 17 agosto 1912 riporta un servizio della Rapallo Revue: anticipa "che i rappresentanti delle più importanti Società proprietarie dei Casini1, Kursaals, Teatri, nelle stazioni climatiche, balneari o termali italiane, si raduneranno prossimamente allo scopo di ottenere dal Governo una legge che disciplini il giuoco in Italia, come lo è in Francia, nel Belgio e ora nella Spagna senza contare in tutte le Stazioni Svizzere".
E' un "martellamento" continuo a favore delle case da gioco e la settimana successiva, all'interno di un lungo articolo, Il Mare scrive "Tutti sanno che i Circoli pullulano nelle grandi e piccole città, e a tutti è noto che la polizia, con la miglior buona volontà del mondo, non riesce a sopprimerli. … non ci nascondiamo che il principale ostacolo da superare è quello della ipocrisia che presiede ai nostri costumi, specialmente in certe questioni spinose e delicate, che nessuno ha il coraggio di affrontare apertamente.
Nel novembre 1912 si tiene a Roma il 1° Congresso dell'Associazione Nazionale pel Movimento dei Forestieri e, come prevedibile, si conclude con notevoli pressioni sul Governo affinché venga emanata una legge.
Il Mare del 1 febbraio 1913 scrive "Occorre distinguere i Casini o Kursaal italiani dai Circoli – fondati per sfruttare puramente il giuocatore. I Kursaals esistenti in Italia nelle vere Stazioni Climatiche, Balneari o termali offrono alla clientela per modica spesa concerti musicali classici e di varietà, sale di lettura, caffé, skating o altri giuochi sportivi, sale di convegno e il giuoco, i secondi, cioè i Circoli non offrono che la sola tavola del giuoco!"
Il 2 agosto 1919 aggiunge che "La benemerita Amministrazione del Casinò di Rapallo che lo esercisce dal 1901, ogni volta che pei giuochi cessa la tolleranza, il Casinò di Rapallo rimane aperto coi suoi Concerti bigiornalieri, colle sue serate danzanti, coi suoi Bagni di mare e certo non con utile."
In ogni caso si continua a giocare a rimpiattino tra gestori e polizia: un misto di tolleranza e incursioni di cui è esempio, oltre a quella al Portofino Vetta, la retata che avvenne nel dicembre 1921 al Bagno Pubblico Le Saline di Rapallo.
Nel 1924 il regio decreto legge n.636 (del 27 aprile, G.U. n.111 del 10/5/1924) "Disciplina delle case da giuoco" stabiliva che «In deroga agli articoli 484 e 487 de3 Codice penale [allora vigente], nelle località che siano da almeno dieci anni sedi di stazioni climatiche, balneari od idrominerali e che non si trovino in prossimità di centri con popolazione superiore ai 200 mila abitanti, può essere concessa l'apertura di case da giuoco, nelle quali è permesso il giuoco anche di azzardo.» Il decreto non fu mai convertito in legge per cui questa normativa non fu applicata, ma fu aggirata già nel 1927 con una deroga specifica concessa a San Remo.
In un volume dal titolo significativo, "Al casinò con Mussolini" del 2012, Riccardo Mandelli effettua "una vasta e avvincente ricerca sull'industria dell'azzardo e sugli ambienti finanziari, politici e culturali da cui questa traeva linfa nei primi decenni del secolo scorso" e nota che "prima di essere rapito e ucciso [10 giugno 1924], Giacomo Matteotti stava indagando sugli ultimi decreti legge emanati da Mussolini, che riguardavano le concessioni petrolifere e la liberalizzazione del gioco d'azzardo".
Nel febbraio del 1928, l'on. Federico Ricci di Genova chiede lumi in Senato sulla gestione del gioco d'azzardo; gli risponde Benito Mussolini ribadendo che "Gli intendimenti del Governo in questa materia sono precisi. Per ragioni fortissime di ordine economico e politico si è fatta una eccezione per San Remo, ma questa eccezione è destinata a confermare la regola."
Nell'immediato dopoguerra l'assenza di una norma generale2 provocò la proliferazione di case da gioco3: l'alt fu posto dal Ministro dell'interno Giuseppe Romita a partire dalla mezzanotte del 20 giugno 1946.
"Contro i trasgressori si doveva severamente applicare la legge che prevede la confisca degli attrezzi da gioco e l'arresto dei tenutari ed anche delle persone sorprese nelle sale da gioco."; nel 1949 dal tribunale di Bologna confermò il principio che l'autorizzazione richiede un provvedimento legislativo. Le uniche case da gioco autorizzate erano, sulla base della volontà di disincentivare l'utilizzo dei casinò di paesi limitrofi e di fornire risorse finanziarie ad alcuni comuni e regioni:
San Remo: regio decreto legge n. 2448 del 22 dicembre 1927 (G.U. n.2 del 3/1/28) «E' data facoltà al Ministro per l'interno di autorizzare, anche in deroga alle leggi vigenti, purché senza aggravio per il bilancio dello Stato, il comune di San Remo ad adottare tutti i provvedimenti necessari per poter addivenire all'assestamento del proprio bilancio e all'esecuzione delle opere pubbliche indilazionabili.»
Campione: regio decreto legge n.201 del 2 marzo 1933 (G.U. n.76 del 31/3/33) con la stessa formulazione precedente.
Venezia: regio decreto legge n.1404 del 16 luglio 1936 (G.U. n.172 del 27/7/36) «Le disposizioni del R. decreto-legge 22 dicembre 1927-VI, n. 2448, convertito nella legge 27 dicembre 1928-VII, numero 3125, recante provvedimenti a favore del comune di San Remo, sono estese al comune di Venezia.»
Diverso il caso di Saint Vincent, la cui apertura è stata autorizzata da un decreto del Presidente della Valle d'Aosta (n.241/3 del 3 aprile 1946): in un primo tempo la Cassazione lo ritenne illegittimo (sentenza n.3255 del 14 ottobre 1958), ma poi ritornò sui suoi passi in base alle leggi statali a sostegno delle condizioni economiche e finanziarie della Valle d'Aosta (7 dicembre 1963).
Casinò di Santa Margherita Ligure
A Taormina invece il gestore del casinò di Tripoli, Domenico Guarnaschelli, sfruttò una legge del 1935 riguardante gli italiani residenti in Libia; l'iniziativa fu però bocciata e il 14 giugno 1967 la Corte Costituzionale chiudeva il caso a seguito della rinuncia della Regione Sicilia.
A giugno 1948 Giovanni Maggio, sindaco di Rapallo e presidente dell'Azienda Autonoma di Soggiorno, scrisse una lettera aperta al Primo Ministro Alcide De Gasperi del seguente tenore: «Sembra certo che si stia per procedere a un nuovo appalto del Casinò di Sanremo. Andiamo adagio. Nel 1926 il Governo fascista ordinò la chiusura di tutti i casinò d'Italia, la cui esistenza suonava ferita e oltraggio all'art.718 del Codice Penale che vieta i giuochi d'azzardo. Sennonché l'anno dopo, la suscettibilità dell'art.718 fu messa a tacere nei soli riguardi di Sanremo, girando al largo: il decreto-legge n.2448, art.1, concedeva al Comune di Sanremo il diritto di procedere all'assestamento del proprio bilancio e alla esecuzione di "opere pubbliche indilazionabili" anche in deroga alle vigenti leggi, purché senza aggravio per il bilancio dello Stato. Di lì a poco si fece altrettanto con le stesse argomentazioni per il piccolissimo Comune di Campione e per la grande città di Venezia. Procedendo ora a nuovi appalti sulla base degli stessi decreti, si sancisce una ingiustizia e una ipocrisia fascista, con la conclusione che i Comuni di Sanremo, Campione e Venezia potranno stabilire domani che il furto, la rapina, la truffa, ecc., non sono più reati se commessi in quelle zone a vantaggio del bilancio comunale.»
Il cronista aggiunge che «anche a Rapallo il bilancio comunale è a rotoli, le opere pubbliche di indilazionabile bisogno non si contano» e che nel 1904 Rapallo ebbe il primo casinò sorto in Italia.
Conclude Maggio «vada la questione di fronte al Parlamento e si dica chiaramente "se in Italia deve essere del tutto abolito il giuoco d'azzardo, o se, per ragioni turistiche e di economia statale, si debba addivenire ad una regolamentazione del giuoco.»
L'11 dicembre 1951 i senatori Federico Ricci (repubblicano, già ricordato sopra) e Antonio Boggiano Pico (democristiano) presentano una mozione che recita "ritenuto che specialmente nell'attuale momento occorre richiamare gli italiani a una regola di vita più austera, si chiede la revoca delle concessioni delle case da giuoco e che di conseguenza non si concedano altre autorizzazioni del genere", contrastata da chi ritiene che "il mantenimento delle case da gioco esistenti è reso necessario dal fatto che in quasi tutti i Paesi europei esiste una vera e propria rete di case da gioco che accerchiano l'Italia e che potrebbero portare una dannosa conseguenza al turismo italiano". Il Senato e il Ministro dell'interno Mario Scelba sospendono la mozione, mantenendo lo stato di fatto "fino a quando non interverrà una disciplina internazionale".
Le eccezioni al divieto aggiunsero carne al fuoco delle località interessate all'apertura di casinò e il 1 marzo 1959 Rapallo, sindaco Rinaldo Turpini, ospitò un "Convegno per la discussione del problema delle case da gioco", con numerosissime rappresentanze.
I sindaci di Stresa e Baveno volevano il "Casinò del Lago Maggiore", già in funzione dal 1910 al 1945 (pur con numerose pause); lo stesso per Lago di Como e Lago di Garda che puntavano a Bellagio e a Gardone Riviera. Non solo, anche Grado, Rimini, Viareggio, Santa Marinella, Amalfi, Taormina, Merano, Cortina d'Ampezzo, San Pellegrino, Montecatini, Salsomaggiore, Acqui Terme, Cuneo, … e, ovviamente, i centri della Riviera di Levante (da Nervi a Recco, Santa Margherita, Portofino, Zoagli, Lavagna, Chiavari, Sestri Levante e Rapallo).
L'iniziativa non approdò a nulla.
Chi fosse interessato può consultare la sentenza n.152 della Corte Costituzionale, che il 6 maggio 1985 ha giustificato la situazione di fatto, oltre alla sentenza n.185 del 21 giugno 2004 che dichiara l'illegittimità costituzionale della legge della Regione Friuli-Venezia Giulia per l'"Istituzione di case da gioco" (n.17 del 17 luglio 2002).
Oggi i casinò autorizzati in Italia sono quattro: di Campione (a Campione d'Italia), de la Vallée (a Saint-Vincent), di Sanremo e di Venezia. Lo sviluppo di internet ha comunque rivoluzionato anche il panorama legislativo e aperto l'accesso a casinò online: un mondo che amplifica i pericoli del gioco e dimentica "lo stile" di un'epoca.
1 La parola casinò deriva da casa e si riferisce all'usanza degli aristocratici, intorno al 1600, di adibire le loro dimore lussuose all'intrattenimento degli ospiti a scopo ricreativo.
In Italia il gioco d'azzardo aperto al pubblico fu introdotto nel 1638 con la costruzione del casinò di Venezia.
2 Tra la primavera e l'inizio dell' estate del 1946 furono aperti 42 casinò con l'autorizzazione straordinaria del governo militare alleato (l'Allied Military Government of Occupied Territories, AMGOT, era deputato all'amministrazione dei territori occupati fin dallo sbarco in Sicilia nel 1943 e seguì l'avanzata delle forze alleate; il 10 gennaio 1944 si fuse con la Commissione alleata di controllo, ACC, e si chiamò Amministrazione militare alleata dei territori occupati, AMG, continuando a operare fino al 31 dicembre 1945).
3 A Santa Margherita la sala da gioco fu ospitata nella cosiddetta "Villa Mussolini" (vedi articolo della Gazzetta datato 14 dicembre 2008)