Source: https://www.laleggepertutti.it/179459_stalking-telefonico
Timestamp: 2019-01-21 17:13:13+00:00
Document Index: 164733944

Matched Legal Cases: ['art. 660', 'art. 157', 'art. 660', 'art. 256', 'art. 15', 'art. 285']

Come difendersi dalle molestie al telefono di un maniaco, di un creditore o dell’ex. La querela per stalking telefonico.
Le frequenti e continue telefonate possono costituire un reato quando diventano petulanti o sono fatte per futili motivi. Ad esempio, le preoccupazioni dell’ex marito che chiede alla moglie come sta il figlio ammalato o che si preoccupa per il suo andamento scolastico non possono configurare una molestia; lo diventano invece quando sono volte a ottenere delle condizioni economiche più favorevoli per il divorzio come, ad esempio, una riduzione dell’assegno di mantenimento. Anche il creditore che, insistentemente, telefona al debitore per chiedergli i soldi, tentando in questo modo di sfibrarlo sul piano psicologico, può commettere reato. E lo stesso dicasi per l’operatore del call center di recupero crediti il quale perseguita una persona in arretrato con la bolletta o con la rata del mutuo. Ma procediamo con ordine e vediamo come difendersi dallo stalking telefonico.
1 Esiste lo stalking telefonico?
2 Come devono essere le telefonate perché ci sia stalking telefonico?
3 Come difendersi dallo stalking telefonico?
4 Le prove dello stalking telefonico
5 Se si tratta solo di squilli c’è lo stalking telefonico?
Esiste lo stalking telefonico?
La Cassazione ha più volte spiegato che le molestie fatte al telefono rientrano nello stalking. Ecco perché si parla di stalking telefonico. La ragione è molto semplice: la legge non descrive la condotta necessaria a integrare il reato di atti persecutori (appunto lo stalking) [1] ma si preoccupa soltanto di disciplinare le conseguenze che ne discendono. Sono atti persecutori tutti quei comportamenti reiterati, le minacce o le molestie tali da realizzare uno di questi effetti:
creare un perdurante e grave stato di ansia o di paura;
oppure ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva;
oppure costringere la vittima ad alterare le proprie abitudini di vita.
Per potersi avere stalking non importa quindi come viene posta in essere la condotta del reo, che ben può avvenire anche tramite molestie telefoniche. Ecco perché le molestie telefoniche rientrano nella figura dello stalking.
Come devono essere le telefonate perché ci sia stalking telefonico?
Secondo la Cassazione [2] è necessario che ci sia una fastidiosa intrusione della sfera individuale altrui tale da generare uno qualsiasi dei tre effetti appena descritti. In particolare le molestie che possono far scattare il reato di stalking telefonico possono consistere in «reiterati contatti telefonici».
È necessario che le telefonate si susseguano in un lasso di tempo ragionevolmente breve, anche in poche giornate. Non si può parlare di stalking telefonico se le telefonate sono tra loro intervallate da diversi mesi l’una dall’altra. I contatti telefonici devono quindi essere «ripetuti ed insistenti». Se così non fossero, difficilmente si potrebbe parlare di uno stato di soggezione psicologica, di ansia o di timore nella vittima, elementi che – come abbiamo detto prima – sono necessari per aversi stalking.
Per sintetizzare, ecco come devono essere le chiamate per aversi stalking telefonico:
sgradite e indesiderate;
durature e ripetute in un arco di tempo ragionevolmente breve;
tali da creare un profondo disagio psichico ed un ragionevole senso di timore, ansia e paura nella vittima.
Se tali effetti non si verificano c’è sempre la possibilità di una querela, che in tal caso non sarà più per stalking (atti persecutori) ma per molestia telefonica, punita con un diverso reato [3]. Il codice penale stabilisce infatti che «Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516».
La vittima può denunciare le molestie telefoniche alla polizia o ai carabinieri. Se conosce il nome del persecutore può anche rivolgersi al questore perché ammonisca formalmente il responsabile. In una logica di approccio più “soft” la vittima può anche rivolgersi a un avvocato affinché invii una lettera di diffida al colpevole intimandogli di interrompere i comportamenti molesti, con avvertimento che, in caso di mancato ottemperamento, si procederà a depositare l’atto di querela alla Procura della Repubblica.
In caso di telefonata anonima ci si può ugualmente rivolgere alle forze dell’ordine che potranno chiedere al giudice l’autorizzazione a mettere sotto controllo la linea telefonica. Internet offre a chiunque la possibilità di scoprire, con alcuni tools, chi chiama da anonimo (leggi Come scoprire gratis il numero anonimo).
Le prove dello stalking telefonico
In caso di procedimento penale azionato a seguito di denuncia per stalking telefonico, il magistrato può chiedere alla compagnia telefonica i tabulati telefonici per tracciare le chiamate del colpevole.
Non si dimentichi inoltre che nel processo penale la vittima è sempre testimone dei fatti illeciti subiti e tanto basterebbe a far condannare il responsabile.
Se si tratta solo di squilli c’è lo stalking telefonico?
Secondo la Cassazione [4] lo stalking telefonico si configura non solo in caso di telefonate con conversazione ma di semplici squilli. Lo stesso dicasi nel caso di invio di sms.
Il reato di stalking telefonico si estingue per prescrizione dopo cinque anni dalla fine delle molestie [5].
[2] Cass. sent. n. 14997/2012. Cfr. C. App. Torino sent. n. 20328/2010.
[4] Cass. sent. n. 9962/2014
[5] Trib. Napoli, sent. n. 16648/2015.
Tribunale Napoli, sez. I, 15/12/2015, n. 16648
Il reato di cui all’art. 660 c.p. va dichiarato estinto per prescrizione quando sono decorsi cinque anni dalla fine delle molestie telefoniche, termine previsto dall’art. 157 e ss. c.p. per la prescrizione delle contravvenzioni.
Tribunale Bari, 09/01/2015, n. 62
In tema di domanda di risarcimento danni per illecito compiuto mediante molestie telefoniche, ai fini della competenza territoriale di cui al foro facoltativo delle obbligazioni, deve tenersi conto del luogo in cui viene commesso il fatto illecito e non del luogo o dei luoghi in cui si è verificato il danno.
Cassazione penale, sez. I, 16/12/2014, n. 9962
Deve essere confermata la decisione dei giudici di merito circa la responsabilità dell’imputata ex art. 660 c.p. per molestie telefoniche consistenti in ripetuti squilli allorchè delle risultanze dei tabulati telefonici sia emerso che le telefonate moleste, effettuate nelle date indicate dalla persona offesa, provenivano dall’utenza cellulare intestata all’imputata, che anche in altre occasioni aveva posto in essere comportamenti persecutori e molesti nei confronti della persona offesa.
Cassazione penale, sez. V, 02/04/2014, n. 23233
In tema di molestie telefoniche, il decreto motivato del pubblico ministero è sufficiente per l’acquisizione dei dati esterni relativi al traffico telefonico – concernenti gli autori, il tempo, il luogo, il volume e la durata della comunicazione, fatta esclusione del contenuto di questa – archiviati dall’ente gestore del servizio di telefonia, in considerazione della limitata invasività dell’atto, e sulla base dello schema delineato nell’art. 256 c.p.p., eterointegrato dall’art. 15, comma secondo, Cost.
Tribunale La Spezia, 20/02/2013, n. 143
Quando la fattispecie di reato prevede la pena alternativa, detentiva o pecuniaria, il giudice applica la pena detentiva se l’imputato abbia precedenti penali specifici che inducano a ritenere che le pene pecuniarie precedentemente comminate si siano rivelate inidonee a fini rieducativi. (Nel caso di specie si trattava di molestie telefoniche a sfondo sessuale nei confronti di una minorenne).
Ufficio Indagini preliminari Grosseto, 23/04/2009
Il comportamento rappresentato da innumerevoli appostamenti, chiamate telefoniche, pedinamenti, molestie al citofono, sbarramenti del passo ed altre manifestazioni similari, è idoneo ad integrare i gravi indizi di colpevolezza in grado di legittimare l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere ai sensi dell’art. 285 c.p.p.