Source: http://www.camera.it/leg17/807?area=istruzione_cultura_informazione
Timestamp: 2017-05-23 20:39:54+00:00
Document Index: 72671819

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 61', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 29', 'art. 39', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 34', 'art. 14', 'art. 1']

L'importanza della cultura come leva per lo sviluppo e anche per la creazione di nuovi posti di lavoro è stata presente sia nel discorso programmatico sul quale il primo Governo della XVII legislatura ha ottenuto la fiducia delle Camere, sia nel discorso programmatico dell'attuale Presidente del Consiglio.
Il Parlamento, approvando alcune mozioni all'inizio della legislatura, ha impegnato il Governo ad avviare un piano di investimenti pluriennali, ad individuare strumenti di programmazione certi e a intraprendere iniziative per reperire risorse, anche private, per la protezione e la valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico.
A livello normativo, sono stati adottati due D.L. (91/2013 e 83/2014) interamente dedicati alla cultura e, nel secondo caso, anche al turismo. Ulteriori novità sono state previste dalle leggi di stabilità 2014 e 2015. In Commissione, sta proseguendo l'esame di due proposte di legge che intendono favorire la diffusione del libro e la promozione della lettura.
In materia di sport, le novità normative sono recate principalmente dalle leggi di stabilità 2014 e 2015. Il Parlamento ha peraltro impegnato il Governo a realizzare iniziative per promuovere la parità di genere nel settore dello sport.
La VII Commissione ha esaminato il tema del tesseramento dei minori stranieri residenti in Italia e sta esaminando una proposta di legge relativa alla funzione sociale dello sport.
Nel discorso programmatico sul quale il primo Governo della XVII legislatura ha ottenuto la fiducia delle Camere, è stata sottolineata la necessità di "puntare sulla cultura, motore e moltiplicatore dello sviluppo", che significa valorizzare e custodire l'arte e l'architettura, ma anche valorizzare il grande patrimonio sportivo del Paese.
Anche nel discorso programmatico dell'attuale Presidente del Consiglio è stata evidenziata l'importanza della cultura, che deve aprirsi al coinvolgimento degli investimenti privati e creare posti di lavoro.
In ambito parlamentare, nella seduta dell'11 giugno 2013 l'Assemblea della Camera ha approvato alcune mozioni (1-00091, nonchè, con riformulazioni, 1-00086 e 1-00090), concernenti misure a sostegno, oltre che della scuola e dell'università, anche della cultura.In particolare, con la mozione 1-00091 si è impegnato il Governo, fra l'altro, ad avviare un piano di investimenti pluriennali per la tutela dei beni culturali e ad individuare strumenti di programmazione certi, che consentano un uso più efficace ed efficiente delle risorse, nonchè ad avviare un monitoraggio della spesa pubblica e privata in ambito culturale. Con la mozione 1-00086 si è impegnato il Governo, in particolare, ad intraprendere iniziative per reperire risorse, anche private, per la protezione e la valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico.
Al riguardo si ricorda che, in base al vigente articolo 117 della Costituzione, la tutela dei beni culturali è affidata alla competenza esclusiva dello Stato, mentre la valorizzazione dei beni culturali e la promozione e organizzazione di attività culturali – che comprendono lo spettacolo e le attività cinematografiche (Corte Cost., sent. nn. 255/2004 e 285/2005) – è attribuita alla legislazione concorrente.La Corte costituzionale ha, peraltro, evidenziato, con le sent. nn. 478/2002 e 307/2004, che lo sviluppo della cultura corrisponde a finalità di interesse generale "il cui perseguimento fa capo alla Repubblica in tutte le sue articolazioni (art. 9 Cost.), anche al di là del riparto di competenze fra Stato e regioni".
A livello normativo, dopo alcune prime misure adottate con il D.L. 69/2013 (L. 98/2013) e il D.L. 76/2013 (L. 99/2013), sono stati adottati il D.L. 91/2013 (L. 112/2013) e il D.L. 83/2014 (L. 106/2014) interamente dedicati alla cultura e, nel secondo caso, anche al turismo.
In particolare, il D.L. 91/2013 ha affrontato alcune delle questioni individuate come prioritarie nell'audizione programmatica di inizio legislatura, fra cui: la nomina di un direttore generale di progetto per la realizzazione del Grande progetto Pompei e la costituzione della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia; la previsione di un programma straordinario per la digitalizzazione del patrimonio culturale italiano; la riassegnazione al MIBACT degli introiti derivanti dai biglietti di ingresso ai luoghi della cultura statali; la messa a regime del "tax credit" per le imprese cinematografiche; la rideterminazione, con decreto ministeriale, dei criteri per l'erogazione dei contributi per lo spettacolo dal vivo; la riorganizzazione della governance e del personale delle 14 fondazioni lirico-sinfoniche , allo scopo di migliorarne la gestione.Ulteriori disposizioni sulle fondazioni lirico-sinfoniche sono state introdotte con la legge di stabilità 2014 (L. 147/2013) e, da ultimo, con il D.L. 83/2014. Quest'ultimo, inoltre, ha introdotto, fra gli altri, il c.d. ART-BONUS, finalizzato a favorire le elargizioni liberali a favore della cultura, e un nuovo strumento di pianificazione strategica, denominato "Grandi Progetti Beni culturali". Ha, altresì, previsto ulteriori interventi per accelerare la realizzazione del Grande Progetto Pompei, la nomina di un commissario straordinario chiamato a predisporre un Progetto di riassegnazione degli spazi dell'intero complesso della Reggia di Caserta, nonchè l'adozione del Programma Italia 2019 e il conferimento annuale ad una città italiana del titolo di "Capitale italiana della cultura".Inoltre, ha previsto che per esigenze temporanee di rafforzamento dei servizi di accoglienza e di assistenza al pubblico, nonchè di miglioramento e potenziamento degli interventi di tutela, vigilanza, ispezione, conservazione e valorizzazione dei beni culturali pubblici, gli istituti e i luoghi della cultura di Stato, regioni ed enti territoriali possono impiegare, mediante contratti di lavoro a tempo determinato, i professionisti dei beni culturali.Ulteriori disposizioni hanno riguardato l'organizzazione del Ministero, al quale l'art. 1 della L. 71/2013 - di conversione, con modificazioni, del D.L. 43/2013 - ha trasferito le funzioni, già esercitate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in materia di turismo.
La VII Commissione sta esaminando due proposte di legge che intendono favorire la diffusione del libro e la promozione della lettura.
In materia di sport, i primi interventi normativi della XVII legislatura sono contenuti nella L. 147/2013 e prevedono, soprattutto, una nuova procedura per la realizzazione e l'ammodernamento degli impianti sportivi, con particolare riguardo alla sicurezza degli stessi impianti e degli spettatori. La legge di stabilità 2015 (L. 190/2014), invece, ha stabilizzato il finanziamento per il Comitato italiano paralimpico.
Il 26 marzo 2014 l'Assemblea della Camera ha, poi, approvato la mozione 1-00409 che impegna il Governo a realizzare iniziative per promuovere la parità di genere nel settore dello sport, mentre la VII Commissione ha concluso in sede referente l'esame di una proposta di legge che intende assicurare il tesseramento dei minori stranieri residenti in Italia presso le società sportive appartenenti alle federazioni nazionali, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva, con le stesse procedure previste per i cittadini italiani e sta esaminando una proposta di legge che intende favorire la diffusione dell'attività sportiva di base e riconoscere la funzione sociale dello sport.
L'ordinamento sportivo rientra tra le materie che la Costituzione della Repubblica affida alla competenza concorrente; esso si caratterizza, peraltro, per una spiccata autonomia organizzativa, in quanto articolazione dell'ordinamento sportivo internazionale facente capo al Comitato Olimpico Internazionale (art. 1, D.L. 220/2003).
L'attività parlamentare della XVII Legislatura in materia di informazione e comunicazioni è caratterizzata dall'impegno in materia di attuazione dell'agenda digitale e promozione delle reti di nuova generazione. Specifiche riflessioni sono state inoltre avviate sull'adeguatezza della normativa in materia di media audiovisivi nel nuovo contesto di "convergenza tecnologica", sulla ridefinizione delle forme di sostegno all'editoria e sulle condizioni di esercizio del servizio universale postale.
Nel campo delle comunicazioni elettroniche, l'avvio della XVII Legislatura coincide con la fase di attuazione delle disposizioni in materia di agenda digitale nazionale, nel quadro dell'agenda digitale europea, con una specifica attenzione per la promozione delle reti di nuova generazione, a banda larga ed ultralarga.
l'art. 14 del decreto-legge n. 179/2012 ha stanziato 150 milioni di euro per il 2013 per il completamento del piano nazionale banda larga (l'autorizzazione è stata poi definanziata per 20,75 milioni di euro dall'art. 61 del decreto-legge n. 69/2013);
l'art. 10 del decreto-legge n. 69/2013 ha precisato che l'offerta di accesso alla rete Internet al pubblico tramite tecnologia wifi non richiede l'identificazione personale degli utilizzatori
l'art. 6 del decreto-legge n. 145/2013 ha previsto contributi e un credito d'imposta per la digitalizzazione e la connettività delle piccole e medie imprese;
l'art. 1, comma 97, della legge n. 147/2013 (legge di stabilità 2014) ha previsto un nuovo finanziamento di 20,75 milioni di euro per il 2014 per l'attuazione del piano nazionale banda larga;
l'art. 6 del decreto-legge n. 133/2014 ha previsto un credito di imposta sulle imposte dirette e sull'IRAP fino al 50 per cento per interventi infrastrutturali di realizzazione della banda ultralarga.
Si segnala che a marzo 2015 il Governo ha presentato due documenti strategici (Piano per la banda ultralarga e Piano per la crescita digitale) che rappresentano la cornice dei successivi interventi normativi nel settore dell'innovazione tecnologica anche con riferimento alla pubblica amministrazione.
Nella seduta di mercoledì 30 aprile 2014 la IX Commissione Trasporti ha deliberato l'avvio di un'indagine conoscitiva sul sistema dei servizi di media audiovisivi e radiofonici.
Con riferimento ai servizi di media audiovisivi il più recente intervento è stato rappresentato dal recepimento, con il decreto-legislativo n. 44/2010, della direttiva 2007/65/CE.
Il decreto legislativo n. 44/2010, nel recepire la direttiva ha, tra le altre cose:
sostituito nel testo unico di cui al decreto legislativo n. 177/2005 il concetto di "servizi di media audiovisivi e radiofonici", in luogo della formulazione di "radiotelevisione";
precisato l'ambito di applicazione della definizione di servizio di media audiovisivo, nella quale non rientrano i servizi prestati nell'esercizio di attività non economiche e che non sono in concorrenza con la radiodiffusione televisiva, quali i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da utenti privati a fini di condivisione o di scambio, né i servizi nei quali il contenuto audiovisivo è meramente incidentale e non ne costituisce la finalità principale;
previsto quote di riserva a favore della diffusione di opere europee degli ultimi cinque anni (10% per le emittenti televisive private, compresa la pay per view, e 20% per la RAI).
La proposta di legge 3317-3345 B in materia di editoria contiene diverse disposizioni concernenti il sostegno alla radiodiffusione e alle televisioni locali, tra le quali il conferimento di una delega organica al Governo volta a ridefinire il della disciplina relativa alle misure a sostegno degli investimenti dell'emittenza televisiva locale e dell'emittenza radiofonica.
La IX Commissione ha avviato, nella seduta del 6 maggio 2015, l'esame della proposta di legge C. 2520 in materia di fornitura dei servizi della rete Internet per la tutela della concorrenza e della libertà di accesso degli utenti. La proposta di legge è stata approvata in prima lettura, in sede legislativa, nella seduta della Commissione del 7 luglio 2016 ed è attualmente all'esame del Senato.
L'attività parlamentare della VII Commissione nella XVII legislatura si è avviata con l'audizione, il 12 giugno 2013, del sottosegretario con delega per il settore.Il sottosegretario, evidenziato che l'informazione costituisce un "bene pubblico", ha sottolineato che si impone la necessità di un intervento che garantisca al sistema dell'editoria - oggetto di vari interventi normativi nella XVI legislatura - una quota di risorse pubbliche stabile e certa, anche se ridimensionata rispetto al passato. Al contempo, occorre un progetto di rilancio dell'intero sistema, orientato all'innovazione: in particolare, ha evidenziato che occorre riqualificare il sistema della contribuzione diretta (di cui si ricorda che l'art. 29, co. 3, del D.L. 201/2011 ha previsto l'abolizione dal 31 dicembre 2014, con riferimento alla gestione 2013: a seguire, il D.L. 63/2012 (L. 103/2012) ha definito la disciplina transitoria. Il ragionamento sulla ridefinizione delle forme di sostegno all'editoria, avviato con l'esame del disegno di legge A.C. 5270, non è, però, giunto a compimento durante la XVI legislatura), attivare interventi a sostegno del turnover, interventi per la promozione dell'innovazione tecnologica e della transizione verso l'editoria digitale, nonchè interventi per la modernizzazione della rete di distribuzione e vendita.
Con riferimento al diritto d'autore, il sottosegretario ha evidenziato la necessità di avviare una riflessione volta a favorire un'intesa fra editori e motori di ricerca. Per quanto concerne i diritti connessi, ha dato conto delle problematiche applicative derivate dalla liberalizzazione prevista dall'art. 39, co. 2 e 3, del D.L. 1/2012 (L. 27/2012).
Ha dato, altresì, conto dello stato di attuazione della L. 223/2012, in materia di equo compenso per i c.d. free lance.
In tale ambito si ricorda, con riferimento alla nuova disciplina concernente il prezzo dei libri, che alle Camere dovrebbe pervenire la relazione governativa sugli effetti della L. 128/2011, di cui la medesima legge prevedeva la trasmissione decorsi 12 mesi dal 1° settembre 2011.
Con riferimento alle novità normative, l'art. 1, co. 261, della L. 147/2013 ha istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri il "Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all'editoria". Il 17 luglio 2014, la VII Commissione ha, poi, avviato l'esame dell' A.C. 1990, volto ad abrogare numerose disposizioni concernenti il finanziamento pubblico all'editoria, tra cui, in particolare, il DPR 223/2010 e gran parte delle disposizioni del D.L. 63/2012 (L. 103/2012).
I commi da 274 a 276 dell'articolo unico della legge di stabilità 2015 (L. n. 190/2014) hanno disciplinato la procedura per l'approvazione del nuovo contratto di programma 2015-2019 tra Ministero dello sviluppo economico e Poste italiane Spa per la disciplina del servizio postale universale. I successivi commi da 277 a 280 modificano la disciplina del servizio universale, consentendo tra le altre cose, una rimodulazione della frequenza settimanale di raccolta e recapito sul territorio nazionale.
In materia si ricorda che il più recente intervento normativo di carattere generale è stato rappresentato dal recepimento, con il decreto legislativo n. 58/2011, della direttiva 2008/6/CE con la quale è stato ulteriormente sviluppato il processo di liberalizzazione del mercato dei servizi postali nei paesi della UE.
Tra le misure più significative del provvedimento merita ricordare:
l'individuazione di un'autorità indipendente di regolazione del settore, inizialmente stabilita (decreto legislativo n. 58/2011) in un'Agenzia nazionale sul modello delle agenzie fiscali e poi individuata (decreto-legge n. 201/2011) nell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni;
la ridefinizione del perimetro del servizio universale, escludendone la pubblicità diretta per corrispondenza e consentendo, in presenza di particolari condizioni da comunicare alla Commissione europea, la fornitura del servizio a giorni alterni. Alla luce delle modifiche introdotte, il servizio universale viene a comprendere:
la raccolta, il trasporto, lo smistamento e la distribuzione degli invii postali fino a 2 kg e dei pacchi postali fino a 20 kg;
Il provvedimento ha inoltre significativamente ridotto la parte del servizio universale riservata in via esclusiva al fornitore del servizio stesso (e cioè Poste italiane Spa; il decreto legislativo n. 261/1999 prevede infatti che singole parti, diverse da quelle riservate in esclusiva, del servizio universale possano essere fornite anche da altri prestatori e non dal solo fornitore): la parte riservata in esclusiva è ora limitata alle notificazioni e comunicazioni a mezzo posta degli atti giudiziari e alle notificazioni dei verbali delle violazioni del codice della strada (in precedenza la parte riservata comprendeva tutta la corrispondenza relativa a procedure amministrative e giudiziarie e tutta la corrispondenza interna e trasnfrontaliera superiore a 50 grammi). Peraltro con riferimento a tale ulteriore riserva, il disegno di legge annuale sulla concorrenza, attualmente all'esame del Senato, ne prevede la soppressione a partire dal 10 giugno 2017 (art. 25, comma 1, lett. a).
In coerenza con quanto stabilito dalle citate disposizioni è stato pubblicato il testo definitivo del nuovo Contratto di programma 2015-2019 tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la società Poste italiane S.p.a. per la fornitura del servizio postale universale, firmato il 15 dicembre 2015, come previsto dalla legge di stabilità 2015 e dopo il parere parlamentare espresso dalla Commissione Trasporti nella seduta del 5 agosto 2015. Il contratto è stato anche approvato della Commissione europea sotto il profilo delle regole degli aiuti di Stato. Sempre nel settore postale, ad ottobre 2015, è stata realizzata la quotazione della Società Poste italiane S.p.a sul Mercato Telematico Azionario (MTA) della Borsa Italiana S.p.A , tramite un'offerta pubblica di vendita (OPV) del 34,7% del capitale da parte dell'azionista, Ministero dell'Economia e Finanze, dopo che il 16 maggio 2014 il Consiglio dei ministri aveva approvato il DPCM. per i criteri di cessione di una quota fino al 40 per cento del capitale di Poste Italiane Spa.
Con il decreto del MEF 25 maggio 2016 è stato poi disposto il conferimento a Cassa depositi e prestiti S.p.A. di una quota della partecipazione detenuta dal Ministero in Poste Italiane S.p.A. pari al 35% del capitale sociale.
Con lo schema di DPCM, A.G. n. 312 si prevede infine la dismissione di una ulteriore quota,del capitale sociale di Poste Italiane S.p.A. mediante un'offerta di largo mercato rivolta al pubblico che dovrà consentire il mantenimento di una partecipazione dello Stato al capitale di Poste Italiane, anche per il tramite di società direttamente o indirettamente controllate dal Ministero dell'economia e delle finanze, non inferiore al 35%
In Italia, le sfide per promuovere le riforme tese a sostenere innovazione e produttività sono accentuate da un contesto macroeconomico particolarmente difficile, da una forte pressione competitiva da parte dei Paesi emergenti e da tecnologie e processi produttivi in rapida evoluzione. L'innovazione rappresenta la chiave di volta per sostenere la produttività e il miglioramento del tenore di vita e rappresenta dunque una sfida-chiave per il Paese. In questo quadro, nella XII legislatura, assume un'importanza rilevante il Fondo per la crescita sostenibile che ha la funzione di promuovere i progetti di ricerca strategica, il rafforzamento della struttura produttiva e la presenza internazionale delle imprese nazionali. Una sezione speciale "Progetti di Ricerca e Innovazione", è stata istituita nell'ambito del Fondo di garanzia per le PMI. (L. 147/2013). Va inoltre ricordata l'istituzione di un credito di imposta a favore delle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo (DL 145/2013), nonchè le misure agevolative per le startup innovative.
Nell'ambito dell'obiettivo, fissato dalla strategia Europa 2020, di accrescere gli investimenti pubblici e privati in ricerca e sviluppo fino a un livello del 3% del PIL, l'Italia si è posta l'obiettivo di raggiungere nel 2020 un livello di investimenti pari all'1,53%, confermato anche nel Documento di economia e finanza 2014. In tale quadro, si ricorda l'intervento operato con il D.L. 83/2012 (L. 134/2012), la cui relazione illustrativa (A.C. 5312) sottolineava la necessità di definire obiettivi di ricerca collegati funzionalmente alle politiche economiche del Paese, di specializzare la ricerca verso particolari ambiti e settori per rendere il sistema più competitivo a livello internazionale, di rendere sempre connesse la ricerca di base e quella applicata, congiungendo l'attività di ricerca pubblica con quella più tipicamente industriale, di rivedere le procedure di valutazione, semplificandole e accentuando l'importanza delle valutazioni ex post.
In materia, il 31 gennaio 2014 il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha presentato al Consiglio dei Ministri il programma nazionale della ricerca 2014-2020. Come ricapitolato dal MIUR, il nuovo PNR da triennale diventa settennale per allinearsi con il Programma Quadro europeo Horizon 2020, prevede un investimento di circa 900 milioni di euro l'anno da parte dello stesso MIUR (ai quali si aggiungeranno le risorse destinate al PNR dagli altri Ministeri o enti finanziatori) e si articola su tre assi prioritari:a) lo sviluppo e l'attrazione di capitale umano altamente qualificato, da inserire nel tessuto produttivo del Paese;b) l'identificazione di un numero limitato di importanti progetti tematici; c) la promozione, anche attraverso il trasferimento di conoscenza e competenze, della capacità d'innovare e di competere da parte del sistema delle imprese, in particolare delle piccole.Entro 60 giorni dall'approvazione del PNR da parte del CIPE, verranno costituiti Comitati di Programma specifici per ciascuna linea di intervento, che ne definiranno linee guida e programmi.
Con il regolamento (UE) n. 1291/2013 dell' 11 dicembre 2013, è stato istituito Horizon 2020, il principale programma dell'UE per il finanziamento della ricerca e dell'innovazione, con oltre 77 miliardi di euro in sette anni, dal 2014 al 2020 (con un incremento di quasi il 33% rispetto al periodo di programmazione finanziaria 2007-2013). Due terzi della somma saranno destinati alla ricerca applicata e all'innovazione, mentre un terzo riguarderà la ricerca accademica.15 miliardi di euro sul totale sono stanziati per i primi due anni, il 2014 e il 2015. In questa prima fase, Horizon 2020 contribuirà a sostenere l'economia europea e a promuovere il miglioramento della vita delle persone incentrando le attività di ricerca su 12 aree: sanità e assistenza personalizzata; sicurezza alimentare; valorizzazione dei mari; sicurezza digitale; "smart cities"; energia verde; efficienza energetica; mobilità sostenibile; smaltimento dei rifiuti; valorizzazione dell'acqua; idee per superare la crisi economica; tutela ambientale, climatica e sociale.
Inoltre, a marzo 2013 al MIUR è stato presentato il documento "Horizon2020 Italia" che, come si legge nel comunicato diramato, costituisce "una base per una programmazione settennale su ricerca e innovazione, un metodo che superi frammentazione e duplicazione nei progetti per un impiego efficace ed efficiente delle risorse". Lo stesso comunicato evidenzia che il documento raccoglie anche le proposte emerse da una consultazione pubblica svolta dal MIUR nell'autunno 2012 e che attengono a: favorire l'incontro tra la domanda di ricerca e innovazione;
mettere a punto un metodo di programmazione che possa incrementare l'efficacia e l'efficienza degli investimenti su ricerca e innovazione;
aumentare l'attrattività del sistema per una maggiore mobilità dei ricercatori in entrata ed in uscita;
Gli intendimenti futuri - come prefigurati durante l'esposizione delle linee programmatiche dell'attuale Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca nell'audizione del 24 aprile 2014 - si imperniano sui seguenti principi: semplificazione, programmazione, valutazione, apertura.In particolare, occorre una semplificazione finanziaria (le risorse, attualmente sparse in molti capitoli, devono confluire in un piano finanziario della ricerca unico), normativa e gestionale (razionalizzando i tanti soggetti che operano nel mondo della ricerca e prevedendo un raccordo strutturale fra tutti gli enti di ricerca, anche quelli che non sono vigilati dal MIUR).La programmazione deve riguardare, essenzialmente, i fondi per la ricerca, laddove vi è la necessità di disporre di un orizzonte pluriennale in cui il budget sia coerente con le politiche, le strategie e le priorità che il Paese intende perseguire. La valutazione da parte dell'ANVUR deve essere estesa a tutti i soggetti della ricerca pubblica e deve incidere sull'assegnazione di quote crescenti del Fondo ordinario per gli enti di ricerca. Inoltre, occorre estendere il meccanismo della peer review, oggi applicato nell'ambito dei finanziamenti della ricerca di base, anche ai progetti di ricerca industriale.L'apertura deve riguardare la mobilità dei ricercatori, il rafforzamento dei legami con il mondo delle imprese, l'informazione corretta sui progetti di ricerca finanziati.
Gli investimenti in ricerca, sviluppo e innovazione e il Fondo per la crescita sostenibile
In Italia, le sfide per promuovere le riforme tese a sostenere innovazione e produttività sono accentuate da un contesto macroeconomico particolarmente difficile, da una forte pressione competitiva da parte dei Paesi emergenti e da tecnologie e processi produttivi in rapida evoluzione. L'innovazione – intesa come l'introduzione di nuovi prodotti, o di processi e metodi più efficienti – rappresenta la chiave di volta per sostenere la produttività e il miglioramento del tenore di vita e rappresenta dunque una sfida-chiave per il Paese.
In questo quadro assume un'importanza rilevante il Fondo per la crescita sostenibile (istituito dall'articolo 23 del decreto legge 83/2012) che ha la funzione di promuovere i progetti di ricerca strategica, il rafforzamento della struttura produttiva e la presenza internazionale delle imprese nazionali. Con il D.M. 20 giugno 2013 sono state attribuite risorse pari a 300 mln per la promozione di progetti di ricerca e sviluppo di rilevanza strategica per il sistema produttivo e, in particolare, per la competitività delle piccole e medie imprese. Lo stesso D.M. ha previsto l'intervento del Fondo per la crescita sostenibile a favore di progetti di ricerca e sviluppo negli ambiti tecnologici identificati dal citato Programma quadro comunitario «Horizon 2020». Il 25 luglio 2014 è stato firmato il decreto del Direttore generale per gli incentivi alle imprese del MISE con il quale vengono individuati i termini e le modalità di presentazione delle domande per l'accesso alle agevolazioni del Fondo per la crescita sostenibile. Tali agevolazioni sono dirette a sostenere la realizzazione di progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale negli ambiti tecnologici individuati dal programma "Horizon 2020".
A favore della ricerca, sviluppo e innovazione per le imprese è intervenuta anche la legge di stabilità per il 2014 (L. 147/2013) che ha previsto, tra l'altro, una sezione speciale "Progetti di Ricerca e Innovazione", istituita nell'ambito del Fondo di garanzia per le PMI con una disponibilità di 100.000.000 euro a valere sulle disponibilità del Fondo stesso. Oggetto della Sezione è la concessione di garanzie per i finanziamenti concessi dalla BEI (Banca europea per gli investimenti) direttamente o indirettamente per la realizzazione di grandi progetti per la ricerca e l'innovazione industriale.
Un ruolo importante nella produzione di innovazione e di occupazione è inoltre rivestito dalle c.d. start-up innovative che valorizzano il «fattore umano», attraverso l'innovazione di prodotto, l'innovazione organizzativa e l'attrazione di personale qualificato. Al riguardo, l'obiettivo del legislatore sembra essere quello di portare avanti una politica di costruzione delle condizioni ambientali entro le quali possano nascere e svilupparsi imprese vitali e in grado di stare sul mercato in quanto di per sè competitive. Le innovazioni legislative introdotte prima con il decreto «Sviluppo 2» del 2012 (D.L. 179 del 2012, convertito con modificazioni dalla legge 221/2012) e poi con il decreto "Lavoro" (D.L. 76/2013 convertito con modificazioni dalla legge 99/2013) hanno configurato un quadro normativo allineato con le migliori pratiche europee. Nel decreto legge "Destinazione Italia" (D.L. 145/2013) è stata introdotta una disposizione per facilitare i visti di ingresso e permesso di soggiorno per lavoratori extracomunitari nelle startup innovative.
La ricerca sanitaria risponde al fabbisogno conoscitivo e operativo del Servizio sanitario nazionale (SSN) e ai suoi obiettivi di salute. Gli obbiettivi e i settori principali della ricerca sanitaria sono definiti dal Piano sanitario nazionale, mentre spetta al Ministero della salute, sentita la Commissione nazionale per la ricerca sanitaria, di elaborare il Programma nazionale di ricerca sanitaria (PNRS): nella seduta della Conferenza Stato-regioni del 7 febbraio 2013 è stata sancita l'intesa sulla proposta del Ministero per il Programma nazionale 2013-2015. Il programma di ricerca sanitaria si articola in ricerca corrente, diretta a sviluppare le conoscenza fondamentali in settori specifici della biomedicina e della sanità pubblica e in ricerca finalizzata, che attua gli obiettivi prioritari, biomedici e sanitari, del Piano sanitario nazionale.
Nel corso della XVII legislatura l'attenzione alla scuola è stata presente sia nell'agenda possibile elaborata dal gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea riunito dal Presidente della Repubblica il 1° aprile 2013, sia nel discorso programmatico del primo Presidente del Consiglio e nel discorso programmatico dell'attuale Presidente del Consiglio. Un primo intervento di grande respiro sulle questioni relative alla scuola, è stato costituito dal D.L. 104/2013 (L. 128/2013). Il 27 marzo 2015 il Governo ha poi presentato alla Camera un disegno di legge di riforma di differenti aspetti del sistema scolastico (A.C. 2994), che ha fatto seguito al Piano La Buona Scuola presentato il 3 settembre 2014, per la cui realizzazione la L. 190/2014 aveva stanziato risorse. Per l'università, oltre ad alcuni interventi previsti dallo stesso D.L. 104/2013, il D.L. 90/2014 (L. 114/2014) ha previsto la revisione della procedura di abilitazione scientifica nazionale.
Con riferimento alle Istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale (AFAM), è in corso una riflessione nell'ambito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, volta all'elaborazione di proposte di riforma.
Sia nel discorso programmatico sul quale il primo Governo della XVII legislatura ha ottenuto la fiducia delle Camere, sia nel discorso programmatico dell'attuale Presidente del Consiglio, si è posta particolare attenzione al tema della scuola. In particolare, nel primo è stata sottolineata la necessità di investire sui giovani, di ridare entusiasmo e mezzi idonei agli educatori, di ridurre il ritardo rispetto all'Europa nelle percentuali di laureati e nella dispersione scolastica, di dare piena attuazione all'art. 34 Cost., in base al quale i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. Nel secondo è stato sottolineato che occorre mettere al centro il valore della scuola, tornare a credere che l'educazione sia davvero il motore dello sviluppo, intervenire sull'edilizia scolastica con un programma straordinario di investimento.
L'attenzione alla scuola, peraltro, era già presente negli indirizzi esposti nell'agenda possibile elaborata dal gruppo di lavoro in materia economico-sociale ed europea riunito dal Presidente della Repubblica il 1° aprile 2013.
La Strategia Europa 2020 ha fissato il raggiungimento, entro il 2020, di un valore del tasso di abbandono scolastico nella UE pari al 10%. A livello nazionale, il Programma nazionale di riforma (PNR) 2015 ha confermato il raggiungimento, entro il 2020, dell'obiettivo del 16%, già indicato nel PNR 2013 e nel PNR 2014.
Per l'istruzione universitaria, la Strategia Europa 2020 ha fissato il raggiungimento nella UE di un target del 40% di laureati tra la popolazione di 30-34 anni. Anche in tal caso, il PNR 2015 ha confermato il raggiungimento, entro il 2020, dell'obiettivo del 26-27%.
Dopo alcuni primi interventi proposti con il D.L. 69/2013 (L. 98/2013) e il D.L. 76/2013 (L. 99/2013) - che hanno riguardato, fra l'altro, i tirocini formativi da destinare agli studenti delle quarte classi delle scuole secondarie di secondo grado, i tirocini curriculari degli studenti universitari e l'aumento delle possibilità di assunzioni nel 2014 per le università - un intervento di più grande e ampio respiro, concentrato essenzialmente sulle questioni relative alla scuola, è stato costituito dal D.L. 104/2013 (L. 128/2013): quest'ultimo ha recato, fra l'altro, disposizioni per gli studenti e per le loro famiglie (in particolare, in materia di diritto allo studio, libri di testo, potenziamento dell'offerta formativa, prevenzione della dispersione scolastica, orientamento) e per il personale della scuola (in particolare, prevedendo un piano triennale di assunzioni 2014-2016 e modificando la procedura per il reclutamento di dirigenti scolastici).Nello stesso D.L. 104/2013 è stato previsto un aumento del Fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio agli studenti universitari (ulteriormente poi aumentato dalla L. 147/2013) ed è stato abrogato il c.d. "bonus maturità" per l'accesso ai corsi universitari a numero chiuso. Per le AFAM, il D.L. 104/2013 ha previsto, in particolare, l'emanazione del regolamento sul reclutamento, al fine di consentire le procedure di assunzione in tempi utili per l'avvio dell'anno accademico 2015/2016.
Con la L. 147/2013 è stato poi aumentato il fondo per il finanziamento ordinario delle università (FFO).
Durante l'esposizione delle linee programmatiche dell'attuale Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca nelle audizioni del 1° aprile 2014 e del 24 aprile 2014 si è fatto riferimento ai seguenti principi: semplificazione, programmazione, valutazione, internazionalizzazione.In particolare:
piuttosto che produrre nuove norme, ci si intende concentrare sull'attuazione dei provvedimenti già approvati e sulla redazione di testi unici;
si intende smettere di rincorrere le emergenze e operare su un orizzonte temporale di programmazione almeno corrispondente ad un triennio;
si intende sostituire le procedure di controlli ex-ante con procedure di valutazione ex-post;
si intende aprire il sistema dell'istruzione, dell'università e della ricerca alla comparazione con il resto del mondo.
Il 27 marzo 2015 il Governo ha, poi, presentato alla Camera un disegno di legge di riforma del sistema nazionale di istruzione, che ha fatto seguito alla presentazione, a settembre 2014, del Piano La Buona Scuola, sul quale si è svolta una consultazione pubblica fino a novembre 2014.
Il disegno di legge disciplina l'autonomia delle istituzioni scolastiche. A tal fine, prevede, in particolare, l'istituzione dell'organico dell'autonomia, che sarà garantito dal prossimo anno scolastico attraverso un piano straordinario di assunzioni, l'introduzione del Piano triennale dell'offerta formativa, il rafforzamento delle funzioni del dirigente scolastico. Inoltre, prevede che in futuro si assumerà solo per concorsi per titoli ed esami e che i contratti a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili non possono superare 36 mesi. Varie disposizioni riguardano gli studenti, in particolare per il rafforzamento del collegamento fra scuola e lavoro.. Ulteriori misure riguardano, in particolare: la formazione in servizio dei docenti; la valorizzazione del merito degli stessi; la possibilità di destinare alle scuole il 5 per mille dell'IRPEF e, al contempo, l'introduzione di un credito di imposta per chi farà elargizioni liberali alle scuole per interventi sugli edifici e per promuovere progetti per l'occupabilità degli studenti. Con riferimento all'edilizia scolastica, il disegno di legge prevede il recupero di risorse stanziate negli anni precedenti e non utilizzate e l'istituzione di un Piano del fabbisogno di edilizia nazionale 2015-2017. Infine, reca una delega al Governo per l'intervento in vari settori, fra i quali l'introduzione di un sistema integrato di istruzione dalla nascita ai 6 anni e la definizione dei livelli essenziali del diritto allo studio.
Per l'università, l'art. 14 del D.L. 90/2014 (L. 114/2014), come modificato durante l'esame parlamentare, aveva previsto l'indizione della procedura di abilitazione scientifica nazionale relativa al 2014 entro il 28 febbraio 2015, previa revisione del DPR 222/2011 sulla base delle modifiche contestualmente introdotte nella L. 240/2010.Queste ultime, riguardano, in particolare, la sostituzione della indizione annuale delle procedure con la previsione che le domande di partecipazione sono presentate senza scadenze prefissate, l'aumento (da 4) a 6 anni della durata dell'abilitazione, riferendo l'aumento anche alle abilitazioni conseguite nelle tornate 2012 e 2013, la previsione che i candidati che non hanno conseguito l'abilitazione nelle tornate 2012 e 2013 possono ripresentare la domanda dal 1° marzo 2015.
Inoltre, l'art. 1, co. 172, della L. 190/2014 ha previsto un aumento del FFO di € 150 mln dal 2015, al fine di incrementare la quota premiale, mentre il co. 339 ha previsto una riduzione per € 34 mln nel 2015 ed € 32 mln dal 2016, in considerazione della razionalizzazione della spesa per acquisto di beni e servizi da parte delle università.
Con riferimento alle AFAM, Il 13 ottobre 2014 sul sito del MIUR è stata data notizia dell'avvio del cantiere AFAM chiamato a predisporre un Rapporto per ridefinire il futuro del settore. Fra gli obiettivi del cantiere, la revisione della governance, la razionalizzazione della distribuzione dell'offerta formativa secondo criteri e indicatori di accreditamento, l'avvio di percorsi formativi di III livello (dottorati), nuove regole di distribuzione del finanziamento ordinario con l'individuazione di quote premiali crescenti, lo stato giuridico del personale.
Con comunicato del 15 dicembre 2014 il MIUR ha pubblicato il documento "Chiamata alle arti" elaborato dal cantiere AFAM, evidenziando che lo stesso contiene varie domande aperte che costituiranno il punto di partenza per una fase di ascolto ampia e attenta con i mondi di riferimento e gli esperti di settore, ai fini dell'elaborazione delle proposte di riforma.