Source: http://www.affariregionali.gov.it/banche-dati/dettaglioleggeregionale/?id=9313
Timestamp: 2019-09-18 18:31:59+00:00
Document Index: 133053746

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'art. 143', 'art. 117', 'art. 145', 'sentenza ', 'art. 145', 'art. 2', 'art. 117']

Disposizioni regionali per il coordinamento della pianificazione paesaggistica con gli altri strumenti di pianificazione. (28-4-2014)
Estremi: Legge n.26 del 28-4-2014
La legge della Regione Abruzzo n. 26 del 2014, che detta disposizioni per il coordinamento della pianificazione paesaggistica con gli altri strumenti di pianificazione, presenta profili di illegittimità costituzionale per le seguenti motivazioni.
In particolare, non può essere condiviso quanto riportato nella relazione al progetto di legge che ha originato la l.r. 26/2014 (p. di l. n. 630/2014 di iniziativa della Giunta regionale) contenuta nell’ambito della relazione della Seconda Commissione Consiliare che ha licenziato il p. di l. stesso, con riferimento alla necessità di “rimuovere la situazione di incertezza, sul piano normativo, in ordine alla procedura da seguire per assicurare il coordinamento della pianificazione paesaggistica con gli altri strumenti di pianificazione”, a fronte del “vuoto normativo creatosi con la pronuncia della Corte Costituzionale n. 211 del 3-18 luglio 2013”, che ha dichiarato l’incostituzionalità dell’art. 2 della legge regionale n. 46 del 2012.
La disciplina di dette procedure di adeguamento non può, infatti, essere considerata urgente e non rinviabile per non recare danno alla collettività regionale o al funzionamento dell’ente, posto che la Regione Abruzzo non ha ancora adeguato il piano paesaggistico alle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio e che tale adeguamento presuppone l’accordo con il Ministero, ai sensi degli articoli 135, 143, e 156 del d.lgs. 42/2004. Peraltro i lavori del tavolo tecnico indetto per l’adeguamento del piano paesaggistico risultano essere fermi da circa un biennio. La stessa Corte, pertanto, nella sentenza citata ha affermato che “La circostanza …che… non risulti ancora adottato un piano paesaggistico regionale adeguato alle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio finisce per rendere acuta la vulnerazione delle prerogative statali, considerato che, in relazione a quelle che saranno le concrete previsioni dello stesso piano, dovranno poi essere verosimilmente ridisciplinate, dalla legge regionale, le procedure di adeguamento degli «altri strumenti di pianificazione»”.
A prescindere da quanto sopra osservato, si ritiene che la legge regionale presenti anche aspetti di illegittimità costituzionale relativamente all’articolo 2, commi 4 e 5, che disciplina il caso in cui, in sede di adeguamento della pianificazione urbanistica a quella comunale “la proposta comunale si configuri come proposta di variante al P.R.P.”. In questa ipotesi la norma prevede che la proposta venga trasmessa, all’esito della Conferenza di Servizi di cui al comma 2 del medesimo articolo, alla Direzione Regionale competente per la verifica della compatibilità alle previsioni di PRP da parte del Comitato Beni Ambientali di cui all’articolo 2 della l.r. n. 2/2013 e successivamente inviata, unitamente al parere del comitato, al consiglio regionale, che si esprime con apposito atto deliberativo. Il procedimento descritto, non prevedendo l’apposito accordo previsto dagli art. 143, comma 2, 156, comma 3 del d.lgs, n. 42/2004, ma la mera partecipazione degli organi ministeriali ad una conferenza di servizi, non garantisce adeguatamente il coinvolgimento del Ministero nella pianificazione paesaggistica, e quindi viola l’art. 117, comma 2, lettera s) della Costituzione.
Di fatti, la fattispecie disciplinata dal comma 4 dell’articolo 2 configurandosi sostanzialmente in una revisione, ancorché limitata, del piano paesaggistico (che, ai sensi dell’art. 145, comma 2 del Codice è cogente e non derogabile da parte degli strumenti urbanistici) dovrebbe essere soggetta alla medesima garanzie di partecipazione previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio in materia di l’elaborazione congiunta del piano paesaggistico (artt. 135, comma 1, 143 e 156, d.lgs. n. 42/2004).
Occorre inoltre ribadire che la legge in esame è stata emanata a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 211 del 2013, che ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 2 della legge regionale n. 46 del 2012. Tale disposizione, al comma 5, prevedeva che “Nel caso in cui le previsioni proposte si configurano come variante al PRP, la variante stessa è trasmessa alla Direzione regionale competente per la verifica della compatibilità alle previsioni di PRP” e, al comma 6, che “Il Consiglio Regionale assume, previo parere del Comitato di cui all'articolo 2, apposito atto deliberativo che è pubblicato sul BURA e costituisce variante al PRP. Tale provvedimento è condizione imprescindibile per la definitiva approvazione della variante proposta.” La Corte Costituzionale ha ritenuto che tale disposizione fosse illegittima in quanto escludeva “qualsiasi forma di partecipazione di qualsivoglia organismo ministeriale al «procedimento di conformazione ed adeguamento degli strumenti urbanistici alle previsioni della pianificazione paesaggistica», in evidente contrasto con la normativa statale interposta e, in particolare, con il citato art. 145, comma 5, del d.lgs. n. 42 del 2004”. Si ritiene che la legge regionale in esame, limitandosi a prevedere l’intervento del Ministero in sede di conferenza di servizi, senza tuttavia prevedere l’accordo con i competenti organi ministeriali, presenti i medesimi profili di illegittimità costituzionale della l.r. n. 46/2012.
Pertanto, l’art. 2 della l.r. n. 26/2014 viola l’art. 117, secondo comma, lettera s) della Costituzione, che riserva alla competenza esclusiva dello Stato la legislazione in materia di tutela dei beni culturali e del paesaggio, e deve essere impugnato ai sensi dell’articolo 127 della Costituzione.