Source: https://iusletter.com/archivio/responsabilita-aggravata-abusa-della-giustizia/
Timestamp: 2020-08-03 21:21:40+00:00
Document Index: 113363734

Matched Legal Cases: ['art. 96', 'art. 96', 'art. 96', 'art. 91', 'art. 96', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 91', 'art. 96', 'art. 366', 'Cass. Sez. ']

E’ quanto chiarito dalla VI sezione Civile della Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, sulla corretta applicazione dell’art. 96 c.p.c. in materia di condanna per responsabilità aggravata, ogni qual volta il Giudice d’ufficio ravvisi la sussistenza dei requisiti per la sua applicazione.
Tale disposizione di legge prevede, infatti, che il giudice possa condannare, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni la parte soccombente che abbia agito o resistito in giudizio, con mala fede o colpa grave.
Originariamente, l’istituto della responsabilità aggravata su istanza di parte (art. 96 c.p.c., commi 1 e 2), pur rappresentando in astratto uno strumento efficace di deflazione del contenzioso, nella pratica veniva scarsamente applicato, a causa dell’oggettiva difficoltà della parte vittoriosa di provare il danno derivante dall’illecito processuale.
Tenuto conto, però, che questo istituto persegue una funzione «non tanto risarcitoria del danno cagionato alla controparte dalla proposizione di una lite temeraria, quanto più propriamente sanzionatoria delle condotte di quanti, abusando del diritto di azione e di difesa, si servano dello strumento processuale a fini dilatori, aggravando il volume del contenzioso», la norma in esame è stata riformata dalla Legge 18/06/2009 n. 69:
estendendo a tutti i gradi di giudizio lo strumento deflattivo delineato;
prevedendo per il legislatore, non costituzionalmente vincolato nella sua discrezionalità, la possibilità di individuare d’ufficio il destinatario di questa misura, che sanziona un comportamento processuale abusivo.
Il terzo comma, così introdotto nell’art. 96 c.p.c., prevede che in ogni caso (ossia a prescindere dall’istanza formulata da una delle parti), ogni qual volta il Giudice pronunci sulle spese ai sensi dell’art. 91 c.p.c. possa anche d’ufficio, altresì condannare la parte soccombente al pagamento, di una somma equitativamente determinata, a favore della controparte.
Nel caso concreto preso in esame dalla Corte, la parte (soccombente già in sede di opposizione a decreto ingiuntivo e in sede d’appello), aveva reiterato le proprie domande con ricorso ai giudici di ultima istanza, lamentando il mancato esame dell’eccezione di incostituzionalità dell’art. 96 c.p.c., comma 3. In sede di appello parte ricorrente avrebbe proposto l’eccezione di legittimità costituzionale del citato art. 96 c.p.c. e la Corte territoriale si sarebbe limitata a disattendere l’eccezione omettendo di decidere sulla questione.
Tuttavia, la Corte ha confermato l’infondatezza di questo motivo, poiché la sentenza di secondo grado era stata emessa sulla base di un orientamento costante di legittimità e il ricorso non aveva offerto elementi per mutare orientamento.
«Inoltre, il mancato esame di una questione di legittimità costituzionale non può formare oggetto di appello e non costituisce, corrispondentemente, vizio di omessa pronunzia nel giudizio di legittimità (Cass. 19 gennaio 2018 n. 1311)».
In ogni caso, «la questione è stata scrutinata dalla Corte Costituzionale che, con la decisione n. 152 del 2016 ha ritenuto che non sia fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 96 c.p.c., comma 3, impugnato, in relazione agli artt. 3, 24 e 111 Cost., in quanto stabilisce che, in ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’art. 91, il giudice, anche d’ufficio, può condannare il soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata a favore della controparte».
In conclusione, la Corte ha stabilito sussistere (oltre alla soccombenza nel merito) anche la responsabilità aggravata dei ricorrenti ex art. 96 c.p.c., comma 3, che hanno agito – tramite il legale – proponendo un riscorso non soltanto meramente inammissibile, ma addirittura in palese violazione dell’art. 366 c.p.c. di regole di redazione dell’atto introduttivo che non possono essere ignorate da un difensore, altamente qualificato come un avvocato specie se cassazionista (a riguardo, Cass., Sez. 3, Ordinanza n. 18960 dell’8/6/2017 e Cass. Sez. 6 – 3, n. 29812 del 18/11/2019).
Cass., Sez. VI, Ord., 3 giugno 2020, n. 10524