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Timestamp: 2017-08-22 22:35:40+00:00
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Primo "no" per il Lodo Alfano | |
Presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ogni anno si svolge un processo costituzionale simulato con lo scopo di far avere esperienze pratiche agli studenti, in modo tale che possano mettere in atto quanto studiato in Diritto Costituzionale.
Quest’anno il processo costituzionale, svoltosi dal 23 al 27 Marzo, ha chiamato i 15 giudici della Corte Costituzionale Reggina a dover decidere sulla costituzionalità o incostituzionalità del Lodo Alfano, riguardante la sospensione dei processi per le quattro più alte cariche dello stato.
La presente controversia trae origine dal giudizio promosso dal Tribunale di Milano, X sezione Penale che denuncia violazione degli artt 138, 3, 68, 96, 111, e 112 della Costituzione; dal giudizio promosso dal Gip del tribunale di Roma che denuncia violazione degli articoli 3 commi 1 e 2, 111 comma 2, 112 e 138 comma 1 della Costituzione; dal giudizio promosso dal Tribunale di Milano, I sezione penale che denuncia la contrarietà della norma agli artt 136 e 138 della Costituzione.
Inizialmente, dopo aver preso visione delle tre reali ordinanze di rimissione dei Tribunali di Roma e Milano, sono stati presentati l’atto di costituzione delle parti e la memoria dell’avvocatura dello stato, realizzate in questo caso dagli studenti ed esposte dagli stessi nell’udienza pubblica avvenuta giorno 23 Marzo.
Sia le parti che l’avvocatura dello stato hanno difeso il Lodo Alfano, dichiarando l’infondatezza delle accuse di incostituzionalità verso gli articoli 3, 68, 90, 96, 111, 112, 136 e 138 della Costituzione sollevate dai giudici nelle ordinanze di rimissione.
In particolare hanno dichiarato che non viene violato l’articolo 3 (uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi la legge) in quanto la posizione delle più alte cariche dello Stato, investite di funzioni pubbliche, presenta delle peculiarità che impongono garanzie specifiche rispetto a quelle generali, riconosciute ai consociati e che in ogni caso si può rinunciare a tale immunità.
Dal 23 al 26 Marzo i 15 giudici della corte costizionale reggina si sono riuniti in Camera di Consiglio, dove, analizzando le ordinanze, la Memoria di costituzione del Pubblico Ministero, gli atti presentati dalle avvocature ed il materiale dei loro assistenti, hanno lavorato con intensità arrivando a prendere una decisione in merito (all’unanimità) ed a stilare la sentenza letta nell’udienza pubblica del 27 Marzo.
Alla fine la decisione è stata quella di dichiarare il “Lodo Alfano” illegittimo attraverso una sentenza di accoglimento, incentrata particolarmente sull’incostituzionalità del lodo verso gli articoli 3 (uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi la legge) e 138 (revisione costituzionale).
Ecco un estratto della sentenza stilata dai 15 giucidi Antonio Rappoccio (Presidente), Sonia Tullia Barbaro (Giudice Relatore/Redattore), Tiziano Lagana’ (Vicepresidente), Sabrina Sgrò, Federica Tedesco, Carmela Germanò, Angela Pansera, Laura Bevilacqua, Bianca Quatrone, Simona Maria Calipari, Pasquale Cuzzola, Saveria Valeria Pizzimenti, Alessia Battaglia, Martina Focà, Francesca Praticò.
Nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 1 commi 1-7 della legge 23 luglio 2008 n 124 (Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato) promosso con: ordinanza del 26 settembre 2008 dal G.I.P. del Tribunale di Roma nel procedimento penale a carico di Berlusconi Silvio ed altri iscritta al n 9 del registro ordinanze 2008; ordinanza del 4 ottobre 2008 dalla X sezione penale del Tribunale di Milano nel procedimento penale a carico di Berlusconi Silvio iscritto al n 398 del registro ordinanze 2008; ordinanza del 26 settembre 2008 dalla I sezione penale del Tribunale di Milano nel procedimento penale a carico di Agrama Frank ed altri iscritta al n 397 del registro ordinanze 2008.
Visti gli atti di costituzione di Silvio Berlusconi nonché l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri e l’atto di intervento del Pubblico ministero;
Udito nell’udienza pubblica del 23 marzo 2009 il giudice relatore Sonia Tullia Barbaro;
Uditi gli avvocati delle parti nelle persone di Vincenzo Romeo, Domenico Furfaro, Claudia Giordano per Silvio Berlusconi; l’avvocatura dello Stato nelle persone di Greta Corrao, Sabrina Corso, Gaia Franco Basile Rognetta, Martina Germanò, Francesca Inga, Federica Lombardo, Caterina Talia per il Presidente del Consiglio dei Ministri; l’avvocato Gabriella Fazzolari rappresentante del P.M.
Prive di fondamento risultano le obiezioni mosse dalla difesa della parte privata alla presunta violazione dell’art 138, sostenendo che tale profilo non era stato rilevato dalla Corte nella sentenza n 24 del 2004 emessa sul Lodo Schifani. A tal proposito preme sottolineare che tale disposizione non era stata indicata nell’ordinanza del remittente, nonostante questi vi facesse implicito e chiaro riferimento in tutto l’iter argomentativo del provvedimento. In merito alla Legge 23 luglio 2008 n 124 i giudici remittenti diversamente hanno sollevato espressamente la questione di legittimità costituzionale circa la violazione dell’articolo 138 per cui, secondo il principio di corrispondenza tra chiesto ed enunciato, la Corte ritiene di dover attribuire a tale profilo fondamentale rilievo.
È necessario sottolineare in proposito che le deroghe previste dall’ordinamento, in materia di immunità, sono sempre disciplinate da norme costituzionali ex artt 68, 90, 96 e 122; innegabilmente il Lodo Alfano rappresenta anch’esso una deroga di eguale portata rispetto i suddetti articoli; di conseguenza tale norma necessiterebbe il ricorso alla procedura aggravata secondo quanto previsto dall’art 138; è infatti indispensabile che gli interventi su discipline di rango costituzionale siano ampiamente meditati e raccolgano il consenso del più ampio schieramento di forze politiche.
La sospensione dei processi penali a carico delle quattro alte cariche dello Stato, in ogni fase, stato o grado, qualora si tratti di reati extrafunzionali e per di più commessi antecedentemente dall’assunzione della carica, comporta un’innegabile violazione dell’art 3 e segnatamente del principio di irragionevolezza, poiché si tratta di trattamenti diversi di casi uguali. Né tantomeno è possibile accogliere l’obiezione dell’avvocatura dello Stato secondo cui l’eventualità che il Presidente del Consiglio dei Ministri possa ritardare i processi con imputazioni gravi, come quella di omicidio, sarebbe fuori dalla realtà, meramente teorica e priva di rilievo pratico, frutto del travisamento dei principi fondamentali. Infatti – prosegue l’avvocatura – la legge si dirigerebbe verso situazioni concrete, cioè possibili e di solito, già verificatasi in concreto e non verso ipotesi improbabili e remote. A codesta Corte preme invece chiarire che la norma giuridica, per essere tale, per entrare cioè a comporre il diritto oggettivo, deve possedere, tra gli altri, il carattere della generalità e dell’astrattezza.
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 commi 1-7 della Legge 23 luglio 2008 n 124 “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato” per violazione dell’art 138 della Costituzione;
Così deciso in Reggio Calabria, nella sede della Corte Costituzionale, Palazzo Zani, il 24 Marzo 2009.
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