Source: https://www.condominioweb.com/il-conflitto-di-interessi-in-condominio.12158
Timestamp: 2020-04-05 17:27:11+00:00
Document Index: 64594848

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2373', 'sentenza ', 'art. 2373', 'art. 365', 'art. 1138']

Il conflitto di interessi in condominio, una sentenza da non perdere
L'argomento è molto dibattuto, tanto che anche la giurisprudenza spesso si è dimostrata ondivaga in merito.
Ciò posto, una volta accertato il conflitto di interessi di uno o più condòmini, bisogna stabilire se la presenza degli stessi contribuisca alla formazione dei quorum.
Alcuni condòmini di un supercondominio impugnavano dinnanzi al Tribunale di Roma la delibera assembleare adottata il 25 maggio 1999, in particolare, due punti della deliberazione: quello relativo all'instaurazione di un giudizio nei confronti di un condomino, siccome non inserito all'ordine del giorno; quello relativo al compenso dell'amministratore che, a loro dire, esorbitava le tariffe in vigore.
Interponeva appello il supercondominio, eccependo il fatto che il Tribunale di Roma non avrebbe fatto buon governo dell'art. 2373 c.c., che prevede (nel testo previgente) come nel computo della maggioranza si debba tener conto del voto dei condomini in conflitto, anche solo potenziale, di interessi. Condòmini che, in effetti, si erano astenuti dalla votazione per loro esplicita volontà.
La Corte d'Appello di Roma accoglieva il gravame aderendo all'orientamento della Suprema Corte, espresso nelle sentenze n. 44080/2002 e 100683/2002, secondo cui: “ai fini del calcolo delle maggioranze assembleari condominiali non vanno computate le quote di partecipazione condominiale e i voti dei condomini che siano in conflitto di interessi con il condominio in relazione all'oggetto della delibera”.
Per la cassazione della sentenza proponevano ricorso i condòmini soccombenti in secondo grado, per violazione e falsa applicazione dell'art. 2373 c.c., sotto due diversi profili che hanno portato alla formulazione di due quesiti di diritto, come imposto dal testo - ora abrogato - dell'art. 365 c.p.c., applicabile ratione temporis:
1) “Voglia la Corte di cassazione enunciare il principio di diritto secondo cui la maggioranza necessaria, in conformità degli artt. 1136 e 2373 c.c., è quella richiesta volta per volta dalla legge in rapporto a tutti i condomini ed all'intero edificio e anche nei casi di conflitto di interesse la maggioranza richiesta per le deliberazioni si rapporta alla totalità dell'elemento personale e reale, vale a dire a tutti i partecipanti al condominio ed al valore dell'intero edificio; conseguentemente anche nell'ipotesi di conflitto di interessi, la deliberazione deve essere presa con il voto favorevole di tanti condomini, i quali rappresentino la maggioranza personale e reale fissata volta per volta”;
In altri termini, se nel caso di conflitto di interessi tra condominio e condòmini, per la verifica del quorum deliberativo occorre fare riferimento a tutti i condomini ed al valore dell'intero edificio ovvero soltanto ai condomini ed ai millesimi dei partecipanti che non versano in conflitto di interessi.
La stessa premette che: “Da nessuna norma si prevede che, ai fini della costituzione dell'assemblea o delle deliberazioni, non si tenga conto di alcuni dei partecipanti al condominio e dei relativi millesimi.
Il principio maggioritario, adottato dal codice per le deliberazioni assembleari con la regola della "doppia maggioranza" è un principio specifico dell'istituto condominiale, che vale a distinguerlo dalla disciplina della comunione e delle società, in quanto solo nel condominio è previsto che la maggioranza venga raggiunta dal punto di vista delle persone e del valore”.
Pertanto conclude affermando il principio di diritto per cui: “in tema di condominio, le maggioranze necessarie per approvare le delibere sono inderogabilmente quelle previste dalla legge in rapporto a tutti i partecipanti ed al valore dell'intero edificio, sia ai fini del conteggio del quorum costitutivo sia di quello deliberativo, compresi i condomini in potenziale conflitto di interesse con il condominio, i quali possono (non debbono) astenersi dall'esercitare il diritto di voto.
Pertanto, anche nell'ipotesi di conflitto d'interesse, la deliberazione deve essere presa con il voto favorevole di tanti condomini che rappresentino la maggioranza personale e reale fissata dalla legge e, in caso di mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per impossibilità di funzionamento del collegio, ciascun partecipante può ricorrere all'Autorità giudiziaria" (Cass. civ, Sez. II, 28/09/2015, n. 19131).
Peraltro, per detti condòmini non vige un obbligo di astenersi dalla votazione, ma una mera facoltà, di talché qualora gli stessi partecipassero comunque alle votazioni, i restanti condòmini non potrebbero far altro che impugnare la deliberazioni, dimostrando la sussistenza del conflitto di interessi.
=> L'annullamento della deliberazione per conflitto d'interessi
Scarica Cass. Civ. Sent. Sez. 2, n. 19131 del 28/09/2015
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Gianni lunedì 29 gennaio 2018 alle ore 12:50
Tanto è vero che il quorum costitutivo e quello deliberativo non possono immutarsi in meno, neppure per contratto, per come si evince dall'art. 1138, IV co., c.c., a mente del quale il regolamento
Fonte https://www.condominioweb.com/il-conflitto-di-interessi-in-condominio.12158#ixzz55ZbrNBir
kIEDO CORTESEMENTE DI UNA NUOVA ARGOMENTAZIONE DEL Quorum Costitutivo affinché possa dirsi "regolarmente costituita l'adunanza. 1000 grazie