Source: https://cilp-italia.com/coronavirus-e-giustizia-tributaria-ptt-ai-tempi-dellemergenza/
Timestamp: 2020-08-06 13:17:55+00:00
Document Index: 91956985

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 53', 'art. 19', 'art. 83', 'sentenza ', 'art. 16']

Coronavirus e Giustizia Tributaria: PTT Ai Tempi dell'Emergenza - C.I.LP ITALIA
Coronavirus e Giustizia Tributaria: PTT Ai Tempi dell’Emergenza
By cilpitalia NEWS 2 Luglio 2020
a cura di Mauro Mastropietro – Dottore Commercialista
Il momento storico che stiamo vivendo finirà sicuramente negli annali di storia e sarà ricordato, verosimilmente, con locuzioni tipo “l’umanità ai tempi di COVID-19”, o similari. Di sicuro, resterà scolpito nelle nostre menti, non solo per la lunga scia di decessi che ha già lasciato e che, purtroppo, continuerà a lasciare dietro di sé, ma anche per aver impattato in maniera devastante sul nostro modo di pensare e di agire, in ciò modificando in maniera radicale le nostre abitudini, il nostro stile di vita, con particolare riferimento alla limitazione, peraltro imposta per legge, della libertà di movimento della persona.
Un “virus” (dal latino, veleno), un’entità infinitesimale, invisibile all’occhio umano ma, nei fatti, forse più potente di una bomba atomica (se non altro per essere più silenzioso e meno ingombrante da un punto di vista logistico!), capace di mettere a nudo tutte le carenze organizzative delle varie nazioni e, parallelamente, l’inadeguatezza dei provvedimenti adottati dai rispettivi governi per fronteggiare l’emergenza epidemiologica. Alla stessa maniera, ha evidenziato quello che “deve” essere essenziale per la salvaguardia e l’esistenza stessa dell’essere umano, in contrapposizione alla politica della globalizzazione, basata sulla crescita ad ogni costo a danno dello stato sociale, dove il consumismo sfrenato ha di fatto trasformato il nostro Pianeta alla stregua di un enorme Centro Commerciale. A tal proposito, non posso non ricordare il grande economista britannico J.M. Keynes, secondo il quale “non può esserci una crescita economica senza valori umani”, come anche l’affermazione dell’economista indiano Kaushik Basu “senza qualità morali l’economia non cresce”.
Quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’11 marzo 2020, ha proclamato lo stato di Pandemia da Coronavirus, al fine di evitare che ai gravi danni sanitari se ne aggiungessero ulteriori di natura economica, nel nostro Paese, come del resto negli altri, sono stati adottati provvedimenti emergenziali eccezionali (chiusura di molte attività commerciali, limitazioni alla circolazione delle persone, ecc.) che, inevitabilmente, hanno interessato anche il campo economico e fiscale.
Inizialmente, le problematiche legate al Processo Tributario, al quale si rivolge il presente contributo professionale, sono state affrontate in modo approssimativo, tanto da ingenerare non pochi dubbi interpretativi delle poche e scarne definizioni contenute nelle norme riportate nel decreto-legge n. 11 dell’8 marzo 2020 dove, gli articoli 1, ultimo comma, e 2, ultimo comma, si limitavano a richiamare, in quanto compatibili, le Commissioni Tributarie in modo generico.
Da subito, e da più parti, sono stati invocati interventi più concreti che disciplinassero in maniera organica e precisa il Processo Tributario, non solo per dovere giuridico, ma anche e, soprattutto, per consentire una unità di interpretazione a livello generale destinata a tutte le categorie interessate, in particolare, ai professionisti.
Infatti, oltre ai deboli richiami di cui sopra, il d.l. nulla stabiliva in merito ai termini di decadenza che caratterizzano il processo tributario (si pensi, ad. esempio, al termine di 60 gg. per proporre ricorso in Commissione Tributaria Provinciale) che sarebbero continuati a decorrere.
In estrema sintesi, il decreto-legge in questione prevedeva il rinvio d’ufficio delle udienze già fissate dal 9 al 22 marzo e sospeso, per lo stesso periodo, i termini per il compimento di qualsiasi atto processuale relativi ai procedimenti interessati dal rinvio di udienza; ma nulla disponeva in merito alla sospensione di tutti i termini processuali disciplinati dal D.Lgs. n. 546/1992. Sospensione che sarebbe stata auspicabile anche in considerazione della ridotta capacità operativa degli studi professionali e degli uffici, come tra l’altro prevista dall’art. 3 del decreto-legge in esame per la giustizia amministrativa. Qualcuno ha sostenuto e invocato l’applicazione della stessa disciplina prevista dalla legge sulla sospensione feriale dei procedimenti e delle udienze.
Ad onor del vero, l’art. 1, comma 3, del d.l. n. 11/2020, rinviando a quanto disposto in precedenza con l’art. 10 del decreto-legge n. 9 del 2 marzo 2020, che stabiliva “Misure urgenti in materia di sospensione dei termini e rinvio delle udienze processuali”, ufficializzava la sospensione generalizzata sopra invocata, ma limitando la sua efficacia solo per i Comuni contemplati dall’allegato 1 al DPCM del 1° marzo 2020 (c.d. “zona rossa d’origine”).
decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020 (c.d. “Cura Italia”)
“Il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (di seguito decreto) ha introdotto, tra le varie misure urgenti connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19, la sospensione dei termini relativi alle attività di controllo degli uffici nonché di quelli processuali. Le disposizioni normative che rilevano in tal senso sono quelle previste dagli articoli 67 e 83 del decreto“. Così l’incipit della Circolare n. 6/E, pubblicata dall’Agenzia delle Entrate in data 23 marzo 2020.
L’articolo 67, al comma 1, prevedeva che “sono sospesi dall’8 marzo al 31 maggio 2020 i termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici degli enti impositori“.
La disciplina appena richiamata andava completata con le disposizioni del decreto che prevedevano al comma 2 dell’articolo 83 la sospensione dei termini di impugnazione dal 9 marzo al 15 aprile 2020, precisando inoltre che “ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo“. Conseguentemente:
per gli avvisi notificati prima del 9 marzo 2020 ed il cui termine di impugnazione era ancora pendente a tale data, il termine per ricorrere restava sospeso dal 9 marzo al 15 aprile;
per gli avvisi eventualmente notificati tra il 9 marzo e il 15 aprile 2020, l’inizio del decorso del termine per ricorrere era differito alla fine del periodo di sospensione.
La sospensione dei termini introdotta dagli articoli 67 e 83 del Dl n. 18/2020, a seguito dell’emergenza da Covid-19, valeva anche per i procedimenti di accertamento con adesione. Su richiesta dei contribuenti, inoltre, se ciò non avesse contrastato con la tutela della salute pubblica, gli Uffici nel periodo di sospensione, in via del tutto innovativa, avrebbero potuto finalizzare l’accertamento effettuando contraddittori telefonici o in videoconferenza, con successivo scambio e firma dei verbali tramite Pec o posta ordinaria.
Anche sul portale della Giustizia Tributaria, era stato reso noto che, al fine di limitare l’accesso del pubblico presso le sedi delle Commissioni Tributarie durante l’emergenza COVID-19, erano state apportate modifiche software alle funzionalità del Processo Tributario Telematico (PTT).
Infatti, dal 17 marzo 2020, anche le parti costituite in modalità cartacea avrebbero potuto consultare gli atti presenti nel fascicolo processuale informatico utilizzando, previa registrazione al PTT, il servizio “Ricerca fascicolo” presente nella sezione “Interrogazione atti depositati” della Home-Page dell’area riservata del PTT. Tale consultazione era precedentemente consentita alle sole parti costituite telematicamente; il servizio è direttamente integrato nel PTT e non è più disponibile tramite il “Telecontenzioso“.
In molti, compreso me, si sono subito domandati come mai, in un mondo ormai governato dalla tecnologia, tenuto anche e soprattutto conto della situazione di emergenza conclamata in cui versa il Paese, non fosse stata ancora attuata la procedura prevista dall’articolo 16, comma 4 del D. L. n. 119/2018, dove viene espressamente previsto che i professionisti, i contribuenti e i funzionari pubblici, appena saranno emanati i provvedimenti del direttore generale delle finanze che stabiliranno le relative regole tecnico-operative, potranno chiedere che la discussione in pubblica udienza, a norma dell’articolo 34 del D.Lgs. 546/1992, avvenga a distanza. Questo avrebbe consentito e consentirebbe di ridurre l’accumulo di procedimenti che saranno ripresi e discussi solamente dopo lo spirare dei termini di sospensione attualmente previsti e che finiranno, invece, per ingolfare le Commissioni Tributarie, già oberate dall’attività ordinaria, a causa della gestione straordinaria generata dai rinvii dei procedimenti sospesi.
decreto-legge n. 23 del 08 aprile 2020 (c.d. “Decreto Liquidità”)
Il decreto-legge in questione è stato emanato, come per definizione, per dare ossigeno e, quindi, liquidità alle imprese pesantemente colpite dalla crisi in corso che, a causa dall’emergenza epidemiologica, hanno visto praticamente ridursi a zero i flussi di cassa generati dall’attività. Preannunciato come “una enorme potenza di fuoco per assicurare liquidità”, anche questo decreto si rivelerà, come purtroppo constatato per i precedenti, uno strumento inadeguato e non immediato a causa dell’impianto burocratico che, nonostante l’emergenza in atto, continua a caratterizzare tali provvedimenti.
Successivamente, in data 13 aprile 2020, l’Agenzia delle Entrate pubblica la Circolare n. 9/E dove vengono forniti i primi chiarimenti sulla portata dell’articolo 29 del decreto liquidità, recante disposizioni in materia di “processo tributario e notifica degli atti sanzionatori relativi al contributo unificato“.
Come recita un vecchio adagio, meglio tardi che mai, tenuto conto che lo “stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili” era stato dichiarato con delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 e pubblicato in G.U. in data 01 febbraio 2020, al fine di agevolare la digitalizzazione anche degli atti giudiziari, viene previsto l’obbligo, per gli enti impositori, gli agenti della riscossione e i soggetti iscritti nell’albo di cui all’art. 53 del D.Lgs. n. 446 del 15 dicembre 1997, e le parti assistite da un difensore abilitato, che si sono costituite in giudizio con modalità analogiche, di notificare e depositare gli atti successivi, nonché i provvedimenti giurisdizionali, esclusivamente con le modalità telematiche.
Praticamente, detto obbligo, già previsto per i giudizi tributari instaurati in primo e secondo grado, con ricorso depositato a decorrere dal 1° luglio 2019, viene ora esteso a tutte le controversie tributarie, anche se gestite da una o più parti con le tradizionali modalità analogiche. Restano esclusi dalla previsione i soggetti che stanno in giudizio senza assistenza tecnica, per i quali continua a trovare applicazione quanto previsto dall’articolo 16-bis, comma 3-bis, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
Nell’articolo 29 del decreto liquidità è contenuta anche un’altra disposizione, quella relativa all’introduzione del nuovo comma 1-ter nell’articolo 16 del DPR n. 115 del 30 maggio 2002 (Testo Unico in materia di Spese di Giustizia). La novella dispone che gli Uffici giudiziari possono notificare gli atti sanzionatori derivanti da omesso o parziale pagamento del contributo unificato tramite posta elettronica certificata nel domicilio eletto o, in mancanza di tale indicazione, mediante il deposito presso l’ufficio di Segreteria delle Commissioni tributarie o la cancelleria competente.
La suddetta notifica PEC è consentita anche qualora l’irrogazione della sanzione sia contenuta nell’invito al pagamento di cui all’articolo 248 del D.P.R. n. 115/2002.
Altro articolo inserito nel decreto liquidità, che interessa la materia tributaria, è il 36, dedicato ai “termini processuali in materia di giustizia civile, penale, amministrativa, contabile, tributaria e militare”. Con l’articolo 36 viene disposta la proroga all’11 maggio 2020 del termine del 15 aprile 2020 previsto dall’articolo 83, commi 1 e 2, del decreto-legge n. 18 del 17 marzo 2020. Conseguentemente, il termine iniziale del periodo previsto dal comma 6 del predetto articolo è fissato al 12 maggio 2020.
Nel capitolo successivo, verranno esaminati in modo più dettagliato e organico le disposizioni concernenti il rinvio delle udienze e la sospensione dei termini processuali.
Circolare n. 10/E dell’Agenzia delle Entrate del 16 aprile 2020
Con l’ultima circolare emessa in data 16 aprile 2020, l’Agenzia delle Entrate chiarisce l’ampia portata della sospensione dei termini nel contenzioso tributario e specifica quali siano le eccezioni. Sin dalla lettura dell’oggetto si intuisce la sua natura che, tenuto conto delle modalità e dei termini dell’intervento, può essere paragonata ad una specie di collante, nel tentativo di uniformare e regolamentare quanto ufficializzato, in maniera a volte estemporanea e non organica, nei decreti precedentemente esaminati.
In particolare, la circolare pone l’attenzione, in ciò mettendo ordine, sui provvedimenti che hanno interessato:
5.1. RINVIO DELLE UDIENZE
L’articolo 83, comma 1, del decreto “Cura Italia”, dispone che «Dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari sono rinviate d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020». Al comma 21, viene precisato che «Le disposizioni del presente articolo, in quanto compatibili, si applicano altresì ai procedimenti relativi alle commissioni tributarie e alla magistratura militare».
Inoltre, l’articolo 36, comma 1, del decreto liquidità, statuisce che «Il termine del 15 aprile 2020 previsto dall’articolo 83, commi 1 e 2, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 è prorogato all’11 maggio 2020. Conseguentemente il termine iniziale del periodo previsto dal comma 6 del predetto articolo è fissato al 12 maggio 2020. Le disposizioni del presente articolo si applicano, in quanto compatibili, ai procedimenti di cui ai commi 20 e 21 dell’articolo 83 del decreto-legge n. 18 del 2020».
Pertanto, in riferimento al processo tributario, sono rinviate d’ufficio tutte le udienze che avrebbero dovuto tenersi nel periodo dal 9 marzo 2020 all’11 maggio 2020.
Il generalizzato rinvio delle udienze disposto dal comma 1 dell’articolo 83 presenta alcune eccezioni per tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti. Nell’eccezione, vi rientrano i procedimenti cautelari finalizzati alla sospensione degli effetti dell’atto impugnato. Così come, nessun rinvio è previsto, per i procedimenti cautelari ex art. 19, D.Lgs. n. 472/1997 che sospendono l’esecuzione nei giudizi innanzi alla CTR relativi a provvedimenti sanzionatori come, ad esempio, gli atti di contestazione o di irrogazione delle sanzioni e le misure cautelari di iscrizione ipotecaria o di sequestro conservativo.
5.2. SOSPENSIONE DEI TERMINI
In via preliminare, possiamo affermare che il disposto dell’articolo 29, comma 3, del decreto-legge n. 23/2020, intervenuto in relazione all’articolo 67, comma 1, primo periodo del decreto-legge n. 18, stabilisce un periodo più lungo rispetto a quanto previsto per il rinvio delle udienze. Infatti, Sono sospesi dall’8 marzo al 31 maggio 2020 i termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici degli enti impositori. Stabilendo così, che le disposizioni sulla sospensione dei termini prevista dall’art. 83, comma 2, del decreto “Cura Italia”, riguardano tutte le parti del processo tributario, senza distinzione alcuna.
Quindi, alla luce di quanto disposto dai decreti, con riferimento al processo tributario, è sospesa dal 9 marzo 2020 all’11 maggio 2020, la decorrenza dei termini concernenti:
la costituzione in giudizio del resistente e dell’appellato, nonché la proposizione dell’appello incidentale;
Si possono considerare altresì sospesi, per il medesimo periodo che va dal 9 marzo 2020 all’11 maggio 2020, i termini contemplati nei confronti degli organi giurisdizionali e degli uffici di segreteria, quali ad esempio quelli inerenti alla pubblicazione della sentenza.
Per dovere di precisazione, occorre evidenziare come anche in questo caso la sospensione non operi per i termini relativi ai procedimenti cautelari, dei quali si è già detto nel paragrafo relativo al rinvio delle udienze.
5.2.1 Sospensione del termine per la proposizione del ricorso di primo grado e del termine per la conclusione del procedimento di mediazione
A dirimere i dubbi interpretativi lamentati nel superiore punto 2., nell’articolo 83, comma 2, del “Cura Italia”, viene inserita la seguente disposizione: «Si intendono altresì sospesi, per la stessa durata indicata nel primo periodo, i termini per la notifica del ricorso in primo grado innanzi alle Commissioni tributarie e il termine di cui all’articolo 17-bis, comma 2 del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.».
Pertanto, sebbene nel secondo periodo del comma 2 dell’articolo 83 la sospensione sia prevista anche «per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio», l’ultimo periodo della stessa norma ribadisce l’applicazione della sospensione con testuale e specifico riferimento alla proposizione del ricorso di primo grado innanzi alla giurisdizione tributaria.
Ciò comporta che, dal 9 marzo 2020 all’11 maggio 2020, è sospeso il termine per la proposizione del ricorso, da parte del contribuente, alla Commissione tributaria provinciale territorialmente competente e alle Commissioni di primo grado di Trento e Bolzano.
La circolare riporta come esempio applicativo della disposizione, quello relativo ad un atto notificato il 14 febbraio 2020, dove il termine di 60 giorni per la presentazione del ricorso resta sospeso dal 9 marzo all’11 maggio 2020 e riprende a decorrere dal 12 maggio 2020, con conseguente scadenza alla data del 17 giugno 2020 (anziché del 14 aprile 2020).
Sempre per espressa previsione normativa, è sospeso il termine di 90 giorni per la conclusione del procedimento di mediazione, di cui all’articolo 17-bis, comma 2, del decreto legislativo n. 546 del 1992, riguardante le controversie di valore non superiore a 50.000 euro.
Anche in questo caso, la circolare riporta un esempio concreto, spiegando che il termine per la conclusione di un procedimento di mediazione iniziato il 21 gennaio 2020, poiché rimane sospeso dal 9 marzo all’11 maggio 2020, va a scadere il 23 giugno 2020 (anziché il 20 aprile 2020). Ne consegue che in caso di mancato accordo, o raggiunto ma non perfezionato, il termine dei 30 giorni per il deposito del ricorso, inizierà a decorre dalla data sopra indicata, e cioè dal 23 giugno 2020.
Una particolare attenzione deve essere posta in merito alle rate della mediazione, successive alla prima dove, analogamente a quanto precisato per quelle dovute per la definizione agevolata delle controversie pendenti di cui all’articolo 6 del d.l. n. 119/2018, la sospensione non è operante.
5.2.2 Termini che iniziano durante il periodo di sospensione
Il secondo periodo del comma 2 dell’articolo 83 afferma che «Ove il decorso del termine abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo».
Pertanto, nelle ipotesi in cui il termine cominci a decorrere nel periodo temporale compreso tra il 9 marzo 2020 e l’11 maggio 2020, l’inizio di tale stesso termine è automaticamente posticipato al 12 maggio 2020.
Così, ad esempio, qualora il termine di 60 giorni per l’impugnazione di un atto o di una sentenza decorra dal 19 marzo 2020, la data di inizio della relativa decorrenza è differita al 12 maggio 2020. Ne deriva che, in tal caso, la scadenza del termine di impugnazione si verifica alla data del 10 luglio 2020 (anziché alla data del 18 maggio 2020).
Ancora, per un accordo di mediazione eventualmente concluso durante il periodo di sospensione, ad esempio, in data 9 marzo 2020, il termine per il versamento dell’intera somma dovuta o della prima rata decorre dal 12 maggio 2020, con scadenza alla data del 31 maggio 2020.
5.2.3 Termini computati a ritroso
Anche in questo caso, con riferimento a quanto disposto nel più volte citato articolo 83, «Quando il termine è computato a ritroso e ricade in tutto o in parte nel periodo di sospensione, è differita l’udienza o l’attività da cui decorre il termine in modo da consentirne il rispetto».
La sospensione riguarda, dunque, anche i termini c.d. a ritroso, quali il termine per il deposito di documenti e memorie, che l’articolo 32 del decreto legislativo n. 546 del 1992 fissa rispettivamente in 20 e 10 giorni liberi prima della data di trattazione o per l’istanza di trattazione in pubblica udienza, di cui al successivo articolo 33, da presentare entro 10 giorni liberi prima della data di trattazione.
Dall’esecuzione del presente lavoro, anch’esso dettato e caratterizzato dall’emergenza, avendo analizzato in maniera più approfondita i decreti e le varie circolari che si sono susseguiti in questo breve lasso di tempo che va dall’8 marzo al 16 aprile del corrente anno, leggendo e prendendo spunti anche da articoli pubblicati sul Sole 24 Ore e sul portale Altalex, se da una prima lettura potevano esserci dei dubbi, in seguito sono divenute certezze. Mi riferisco in particolar modo all’ennesima occasione persa dalle nostre massime istituzioni, di dare veramente attuazione alla tanto decantata semplificazione. Purtroppo, anche in una situazione di massima emergenza, come quella attualmente in corso nel nostro Paese e nel resto del mondo, i provvedimenti adottati dal governo sono stati caratterizzati da una eccessiva burocratizzazione, addirittura più marcata rispetto a quella “impiegata” nei periodi ordinari. Sia chiaro, nessuno vuole erigersi a professore, capisco benissimo la situazione in cui sono costrette ad operare le Istituzioni. La situazione è sicuramente difficilissima, drammatica, straordinariamente eccezionale, ma proprio per questo andrebbe gestita in maniera più agevole. Sono fermamente convinto che l’emergenza vada combattuta con la tempestività degli interventi (rapidi, essenziali, in grado di provocare e produrre effetti immediati …) e non con annunci eclatanti seguiti e applicati con la logica governata dalla solita stramaledetta burocrazia.
Se esiste un lato positivo, se così possiamo dire, in questa crisi epidemiologica, questo è costituito dal fatto che stiamo sempre più accelerando sull’adozione di strumenti digitali che consentono, nonostante le grandi difficoltà, di poter affrontare questo scenario inedito.
Come abbiamo visto, le incertezze e le titubanze manifestante nel tempo sull’adozione di soluzioni smart sono state fugate dalla necessità di far funzionare la macchina della giustizia. Il decreto “Cura Italia” è intervenuto confermando, nel processo civile avanti ai tribunali ed alle corti di appello, l’obbligo del deposito telematico anche degli atti introduttivi fino al 30 giugno 2020, così come l’obbligo di assolvere al versamento del contributo unificato unicamente con sistemi telematici.
Il fascicolo telematico è ormai una realtà in quasi tutti i procedimenti civili.
Per quanto concerne il processo tributario, il processo telematico è a regime dal 01 luglio 2019, salvo l’eccezione prevista per i soggetti che stanno in giudizio senza assistenza tecnica, per i quali continua a trovare applicazione quanto previsto dall’articolo 16-bis, comma 3-bis, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546.
Un altro aspetto del processo su cui si è concentrata la telematizzazione forzata di questi giorni è senz’altro quello della celebrazione delle udienze in videoconferenza. Le uniche normative sul punto erano quelle previste nel processo penale e nel processo tributario (art. 16 del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119). La disciplina relativa all’udienza da remoto nel procedimento penale è però sempre stata limitata e attuata solo in caso di situazioni particolari.
La normativa del procedimento tributario, al contrario di quella che regola l’udienza a distanza nel penale, è invece rivolta alla generalità delle cause ed infatti si pensava che quello tributario sarebbe stato il primo processo ad ammettere in via generale la possibilità di celebrare udienze in videoconferenza. Molti avevano quindi guardato con grande interesse alla normativa in tema di udienze da remoto comparsa nel processo tributario telematico, lodandone alcuni aspetti e criticandone altri. Non molto comprensibile era risultata infatti la scelta di dover indicare la volontà di effettuare le udienze da remoto sin dal primo atto difensivo(mortificando quindi la flessibilità dello strumento) e quella di vincolare la videoconnessione all’aula di udienza (lato magistrati) e al “luogo del domicilio eletto” (lato parti e difensori), scelta la cui scarsa lungimiranza è stata resa evidente in queste settimane di emergenza, dove la videoconferenza è certo molto più utile ed attuabile se consente di connettersi dal luogo in cui si dimora. In ogni caso il via alle udienze da remoto nel processo tributario era subordinato all’emissione di uno o più provvedimenti del direttore generale delle finanze, che individuasse le regole tecnico-operative per consentire la partecipazione all’udienza a distanza. Purtroppo, nonostante siano trascorsi due anni dall’entrata in vigore del D.L. 119/2018, questi provvedimenti non sono stati emessi e la normativa che disciplina l’udienza da remoto è rimasta così inattuata.
Auspicando una rapida attuazione della disciplina concernente l’udienza a distanza prevista nel PTT, non solo per le esigenze dettate dallo stato di emergenza da COVID-19, ma estesa a tutte le situazioni, in ogni stato e grado di giudizio, concludo riportando integralmente, in quanto condivisa, un’analisi sul tema fatta da UNCAT e pubblicata in data 18 marzo 2020 a cura della Redazione Altalex.
“Non vi è dubbio che lo scenario che si sta delineando, di una pressoché totale paralisi a tempo indeterminato dell’amministrazione della giustizia, vada concretamente a ledere le garanzie, riconosciute dalla Costituzione, di tutela dei diritti e degli interessi legittimi dei cittadini e che tale situazione richieda interventi urgenti volti a superare il più possibile gli ostacoli che si frappongono a tale tutela.
In tale contesto, appare del tutto inspiegabile come, dal 2018 e ancora di più in queste circostanze, non sia stata data attuazione a quella parte della disciplina del processo tributario telematico (16, comma 4 del decreto-legge n. 119/2018, Disposizioni urgenti in materia fiscale e finanziaria) che consente alle parti processuali di chiedere che la discussione in pubblica udienza innanzi alle commissioni tributarie avvenga a distanza per via telematica.
Soprattutto nell’attuale situazione non sono ammissibili tentennamenti o rinvii e l’agire costituisce, ancor prima di un obbligo giuridico, un imperativo categorico ed è per questo che, come Unione Nazionale degli Avvocati Tributaristi, lanciamo un appello alle istituzioni competenti affinché si proceda in tempi strettissimi agli adempimenti amministrativi condizionanti l’avvio dell’udienza telematica innanzi agli organi della giurisdizione tributaria”.