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Timestamp: 2020-05-31 17:54:53+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 23756 del 10/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23756 del 10/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/10/2017, (ud. 16/05/2017, dep.10/10/2017), n. 23756
sul ricorso 6240-2015 proposto da:
ROMA CAPITALE già COMUNE DI ROMA, C.F. (OMISSIS), in persona del
Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL
TEMPIO DI GIOVE 21, presso gli uffici dell’avvocatura capitolina,
rappresentata e difesa dall’avvocato ENRICO MAGGIORE;
CIEMME PUBBLICITA’ SRL;
avverso la sentenza n. 53/1/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di ROMA, depositata il 14/01/2014;
partecipata del 16/05/2017 dal Consigliere Dott. NAPOLITANO LUCIO.
Con sentenza n. 53/1/2014, depositata il 14 gennaio 2014, la CTR del Lazio rigettò l’appello proposto da Roma Capitale nei confronti della Ciemme Pubblicità S.r.l. avverso sentenza della CTP di Roma, che aveva dichiarato estinto il giudizio, introdotto dalla società con impugnazione dell’avviso di accertamento notificatole riguardo ad imposta di pubblicità dovuta per l’anno 2004, per intervenuta cessazione della materia del contendere, essendosi perfezionato il condono, la L. n. 289 del 2002, ex art. 13, per effetto del pagamento della prima rata.
Avverso la pronuncia della CTR l’Amministrazione comunale ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un motivo.
Con l’unico motivo la ricorrente Amministrazione denuncia “violazione e falsa applicazione della L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 13, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, assumendo l’erroneità in diritto dell’impugnata pronuncia che avrebbe riferito l’effetto del pagamento di cui è dato atto in sentenza come definizione agevolata della controversia in tema di (abolita)imposta di pubblicità laddove gli “avvisi sottesi alla cartella impugnata” sarebbero stati riferiti ad entrate di natura extratributaria.
Premesso che, anche in tema di definizione agevolata dei tributi locali, il pagamento della prima rata del c.d. condono è idoneo alla definizione della lite (cfr., tra le altre, Cass. sez. 5^, 5 agosto 2015, n. 16400), nella sentenza impugnata è dato espressamente atto che “non risulta (…) che il Comune, prima del giudizio, abbia contestato la definizione agevolata della lite, nè comunque che abbia indicato al contribuente i motivi per i quali l’istanza doveva essere considerata generica. Peraltro, le somme sono state incamerate, nè risulta che siano state restituite o trattenute ad altro titolo diverso dalla definizione agevolata”.
Consegue che il ricorso per cassazione si basa su di una circostanza di fatto nuova, che non risulta essere stata posta all’esame del giudice di merito.
Ciò comporta l’inammissibilità del motivo e del ricorso su di esso esclusivamente fondato, essendo nel giudizio di cassazione preclusa alle parti la prospettazione di nuove questioni che postulino indagini ed accertamenti di fatto non compiuti dal giudice di merito, perchè allo stesso non sollecitati (cfr., tra le altre, Cass. sez. lav. 28 luglio 2008, n. 20518; Cass. sez. 3, 12 luglio 2005, n. 14590).
Nulla va statuito in ordine alle spese del giudizio di legittimità, non avendo l’intimata società svolto difese.