Source: http://www.aicto.it/scheda.asp?idprod=59&idpadrerif=38
Timestamp: 2017-09-26 05:36:55+00:00
Document Index: 3844964

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 35', 'art. 41', 'art. 2060', 'art. 39', 'art. 2061', 'art. 2229', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 348', 'sentenza ', 'arte 2', 'arte 3', 'art. 32', '§ 2', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 5', 'art.1', 'art. 1', 'art. 2']

IL NATUROPATA | Aspetti giuridici della professione di Naturopata | AICTO - Scuola di Naturopatia e Medicina Naturale
IL NATUROPATA |
1. di riconoscere la qualità dello squilibrio su cui deve operare e, successivamente,
2. di abbinare quella disciplina del suo bagaglio multidisciplinare, che più si adatta a interagire in termini di efficacia e tempestività con lo stato della persona.
Si tratta di aspetti legali e di regole da seguire per chi vuole iniziare l'attività lavorativa anche in assenza di una adeguata regolamentazione al riguardo.
Le prime difficoltà che di solito il Naturopata neodiplomato deve affrontare sono quelle relative allo svolgimento della libera professione. Tali difficoltà sono dovute al fatto che in Italia non esiste un riconoscimento da parte dello Stato della professione di 'Naturopata'. Di conseguenza, il diploma rilasciato dalle scuole di Naturopatia in Italia non ha alcun valore legale in quanto l'attività lavorativa non fa parte di quelle già riconosciute dallo Stato (professioni vere e proprie). In Italia, la regolamentazione avviene mediante approvazione da parte dello Stato e la creazione di Albi professionali ufficiali (legge del 1939). Spesso viene ostentata da varie scuole di naturopatia l'"affiliazione" o gemellaggio con organismi esteri (gemellaggi con vari enti rappresentanti professionisti in discipline naturopatiche di una nazione estera). Sfortunatamente tale connubio non aiuta nell'attuale situazione italiana in quanto comunque lo Stato deve riconoscere lo 'status' professionale di diplomati da scuole gemellate. Diverso è il caso in cui si consegua un diploma in Naturopatia all'estero: a causa della libera circolazione dei lavoratori nella CEE (esistono delle direttive esplicite della CEE in merito) il terapeuta può esercitare la sua attività in Italia. Il conseguimento di un diploma estero è di solito costoso e difficile e, comunque pur consentendo di lavorare, non comporta un 'status' diverso da diplomati in Italia fino a che, ancora una volta, lo Stato italiano non riconosca ufficialmente l'attività lavorativa come professione.
Si pone allora la domanda: può il Naturopata diplomato lavorare in Italia? La risposta è sicuramente affermativa: nonostante il vuoto legislativo in Italia, il Naturopata può liberamente esercitare la sua attività lavorativa (anche se non regolamentata come 'professione'). Tale attività è un diritto garantito dalla Costituzione a patto che, come ovvio, le leggi già esistenti in materia vengano rispettate.
Vediamo più in dettaglio casa significa 'garanzia costituzionale'. La Costituzione garantisce in maniera generica a tutti i cittadini, compreso chi vuole esercitare la Naturopatia, innanzitutto:
- la parità di dignità Sociale e l'uguaglianza di fronte alla legge (art. 3)
- il diritto del cittadino al lavoro, come diritto di libertà, ossia di scegliere liberamente il proprio mestiere (art. 4)
- tutelandolo in tutte le sue forme ed applicazioni (art. 35).
- riconoscendogli il diritto ad una retribuzione appropriata alla quantità e qualità del lavoro prestato nell'ambito del criterio di libertà dell'iniziativa economica privata, sancita dall'art. 41.
Ogni forma di prestazione lavorativa anche se regolamentata dalla legge generale o da leggi particolari trova la sua tutela nella Costituzione. Il Naturopata può quindi espletare la sua attività lavorativa in quanto garantita dalla Costituzione come libera iniziativa del cittadino. Ulteriore conferma della legittimità dell'attività lavorativa viene da alcuni articoli del Codice Civile:
l'art. 2060 tutela il lavoro autonomo, nella sua forma di contratto d'opera e di professione intellettuale, nella quale la dottrina, seguita dalla giurisprudenza, comprende l'attività medica e tutte le attività o professioni sanitarie ausiliari. Questo articolo riprende il principio della Costituzione (art. 39) della tutela della dignità lavorativa in ogni sua forma organizzativa, esecutiva, intellettuale, manuale. Ciò vale anche per le associazioni che rappresentano i lavoratori, lasciate libere di autogovernarsi e autodeterminarsi su basi democratiche per tutelare gli interessi degli iscritti.
- l'art. 2061 stabilisce il principio inderogabile secondo cui solo leggi speciali possono regolamentare (e quindi impedire o limitare, n.d.r.) le varie categorie di lavoratori che svolgono la propria attività con carattere professionale. Nulla dice a proposito delle categorie di lavoratori diversamente qualificabili (e quindi liberi di svolgere senza limiti le proprie attività).
- l'art. 2229 attribuisce solo alla legge il potere di determinare e limitare le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi elenchi o albi. Ciò significa che esiste il divieto di estensione analogica delle norme speciali a categorie di cittadini diverse da quelle regolamentate dalla legge (in altre parole non si possono applicare le regole approvate per una professione ad un'altra, anche se simile o appartenente allo stesso campo di attività)
Conclusioni: l'attività del Naturopata trova una completa tutela nel contesto legislativo attuale sia singolarmente come attività lavorativa in proprio sia inserita in una fase associativa che si organizzi per tutelare i propri iscritti. Il limite di esercizio può aversi solo se posto da una specifica legge che lo prevede espressamente e lo disciplini, altrimenti lo svolgimento di tale attività non ha limiti (a patto che non si violi le leggi esistenti).
Nella prima parte di questo intervento si sono esaminate le basi costituzionali e del Codice Civile che su cui basare la legittimità della professione di Naturopata. Una ulteriore convalida è data dalla sentenza della Corte di cassazione 10.4.1980 n° 2305. Tale sentenza conferma che nella categoria generale delle professioni intellettuali solo quelle determinate dalla legge sono tipizzate ed assoggettate all'iscrizione in albi ed elenchi (le cosiddette professioni protette); all'infuori di queste vi sono non solo professioni intellettuali caratterizzate per il loro specifico contenuto, ma anche prestazioni di contenuto professionale non specificatamente caratterizzate che ben possono essere oggetto di rapporto di lavoro autonomo. In quest'ultimo gruppo rientra a pieno titolo il lavoro autonomo del Naturopata.
L'attività del Naturopata italiano, inoltre, può essere svolta senza problemi anche a livello dell'Europa comunitaria. Se l'Italia non ha disciplinato separatamente l'esercizio dell'attività del Naturopata, senza porre alcuna limitazione specifica né di ordine pubblico né di pubblica sicurezza né di sanità pubblica e se, per gran parte dell'Europa, tale attività è stata distintamente regolamentata, il Naturopata italiano potrà senza dubbio svolgere la propria attività negli stati della CEE, naturalmente osservandone le regole specifiche a seconda del paese. La libera circolazione dei lavoratori all'interno della CEE e' garantita dalle circolari CEE emesse in proposito (Direttiva CEE 89/48 e Direttiva CEE 92/51) e relativi decreti di attuazione da parte dello Stato italiano (Decreto Legislativo 27.1.92, n° 115 e Decreto Legislativo 2.5.94 n° 319, rispettivamente)
I limiti dell'attività lavorativa del Naturopata sono quelli stabiliti dalle leggi che definiscono le attività professionali protette: ogni violazione in quel senso è penalmente perseguibile. Il Naturopata non potrà, come ogni altro lavoratore del resto, sconfinare nelle attività lavorative proprie di altre professioni riconosciute e regolamentate per legge. Due sono le caratteristiche del reato:
- la continuità della prestazione non pertinente alla propria attività lavorativa (anche se solo una prestazione può essere sufficiente)
- la consapevolezza di esercitare una professione abilitata indebitamente
- medico: non può fare 'cura' e 'diagnosi' secondo le modalità tipiche della medicina ufficiale e non può curare o dispensare terapie mediante farmaci o strumenti propri della professione medica perché tale è, appunto, il compito del medico
- farmacista, non dare rimedi o farmaci che sono dispensati per legge dal farmacista
In questo modo non si incorre nella violazione dell'art. 348 del Codice Penale che vieta lo svolgimento della attività professionale medico-sanitaria a personale non medico (al di fuori cioè del personale ufficialmente autorizzato ed iscritto all'albo professionale)
E' il malato che, dopo essere andato dal medico, di sua iniziativa ossia senza l'interferenza di nessuno, provvisto della diagnosi di questi, deve scegliere liberamente di consultare il Naturopata per chiedergli di aiutarlo con metodi naturali .
Se l'attività del Naturopata è qualificabile come meramente alternativa e complementare a quella del medico tradizionale (senza sovrapposizione qualsivoglia parziali), allora tale attività è consentita ed è suscettibile di remunerazione poiché ciò rientra nella regola generale costituzionalmente garantita della libertà di svolgere attività lavorativa. Tale principio è stato confermato dalla sentenza della Corte Costituzionale del 2.2.1988 n° 149.
La seconda caratteristica (oltre a quella della continuità dell'esercizio lavorativo pertinente ad altri professionisti) quella della consapevolezza di sovrapporsi indebitamente ad una professione abilità. Questo punto ha un doppio aspetto: la coscienza di non dover abusare della professione altrui non è sufficiente per un regolare esercizio della professione. Non solo chi esercita deve essere consapevole di non abusare di una professione già regolamentata ma altresì la persona che si rivolge al Naturopata deve essere informata che l'intervento di riequilibrio del Naturopata non è non sostituisce l'intervento del medico tradizionale. Ciò implica tra l'altro che al paziente non deve essere detto di interrompere una terapia eventualmente prescritta dal medico e deve essere incoraggiato a sottoporsi ad esame di controllo a seguito dell'intervento del medico.
· Il Naturopata deve assicurarsi che ogni possibile equivoco venga eliminato in modo palese. E' necessario quindi che il paziente venga informato in modo chiaro e non ci sia il presupposto di equivoci e di apparente circonvenzione del cliente.
Conclusioni: l'attività del Naturopata trova tutela a livello non solo nazionale ma anche a livello dell'Europa Comunitaria. Inoltre, il Naturopata può esercitare la propria professione nei limiti imposti dalle professioni già riconosciute, cioè non può sovrapporre la propria attività (modalità e strumenti) in nessun modo a quella spettante alle altre professioni già regolamentate.
In questa parte si parlerà delle regole pratiche necessarie per iniziare un'attività professionale.
Si è concluso nella parte precedente che il Naturopata deve assicurarsi che nel rapporto tra terapeuta e soggetto assistito ogni possibile equivoco venga eliminato in modo palese. E' necessario quindi che nel suo studio, sotto una forma idonea, venga espressa chiaramente al cliente la nozione che lui non si trova in uno studio medico e che non verranno attuati interventi di tipo medico. La cosa migliore è quella di porre il cliente nella posizione di esprimere un suo consenso informato. Questo può essere fatto, attraverso un foglio di carta intestata su cui possono venire annotati i risultati delle indagine di riequilibrio energetico e le modalità di correzione degli squilibri.
· Tale foglio deve essere controfirmato da parte della persona assistita, la quale in questo modo conferma:
di essere venuta a conoscenza della sua situazione energetica (e non della sua malattia).
La controfirma su tale foglio recante i risultati dell'intervento scagiona il Naturopata da qualsiasi accusa di vilipendio, oltraggio o circonvenzione.
una locazione: le cui attrezzature devono essere in accordo con l'attività che vi si svolge e di dimensioni adeguate per comprendere un locale ad uso "studio", uno "sala d'attesa" e una toilette e comunque in accordo con le normative di legge vigenti;
apertura della partita IVA: il lavoratore deve pagare le tasse come qualsiasi altro cittadino. L'iscrizione può essere fatta sotto la dizione 'Attività sanitaria non meglio specificata' oppure come sotto la voce "Altre, varie: Consulente scientifico in Riflessologia, Iridologia, ecc." (a seconda di quello che si vuole specificare). E' da notare che la prima dicitura comporta la presenza di un direttore sanitario, che si tratta di un medico. Per cui tale dicitura può essere utile a chi apre uno studio insieme ad un medico o all'interno di un multi laboratorio o multi studio con medici la cui posizione è in grado di assumere il ruolo di direttore sanitario. Nel secondo caso si è completamente autonomi e sganciati da tutti i vincoli e si evita il richiamo al settore sanitario che in Italia invita subito le autorità a sospettare possibili violazioni. In alcuni casi, al momento dell'apertura di uno studio, è stata fatta un'esplicita domanda alla ASL locale affinché controlli che non viene svolta attività medica o paramedica.
L'ASL dopo il controllo ha rilasciato un attestato in cui si conferma la presenza di attività di carattere non medico. Questo può essere molto utile a garantire l'assenza di altri eventuali controlli o denunce. Infatti, l'ASL ha comunque sempre il diritto e potere di controllare qualsiasi attività che possa sembrare di carattere sanitario. Dipende dalla persona e dalla situazione di giudicare se sia il caso o no di richiedere esplicitamente tali controlli. In pratica, quando sono stati richiesti hanno tutti avuto una risposta positiva da parte della ASL.
Adesione ad una Associazione Professionale di riferimento, che tuteli la qualità dell'attività dei colleghi (esame di ammissione, corsi di aggiornamento, assicurazione, assistenza legale, ecc.) e soprattutto garantisca al cliente uno standard di qualità di intervento, a tutela sia del lavoratore sia dell'assistito.
In Italia, essendo presenti delle professioni regolamentate per legge (associate agli Albi Professionali), l'attività del Naturopata non può e non deve sovrapporsi a quelle degli altri professionisti già regolamentate (medici, farmacisti, ecc) (parte 2).
Di conseguenza esistono delle regole pratiche che permettono di aprire uno studio o svolgere la propria attività senza correre il rischio di sconfinare impropriamente nell'ambito di altre attività professionali (parte 3).
Per un esercizio serio e sicuro della professione è indispensabile mettere il cliente in condizioni di esprimere un consenso informato. Col termine 'consenso' in biomedicina si intende 'un atto con il quale un soggetto autorizza liberamente ed intenzionalmente un operatore sanitario a mettere in azione una determinata procedura diagnostica, terapeutica o 'sperimentale'. Questo termine serve ad esprimere un aspetto irrinunciabile della nostra attività professionale che è quello di far sì che il soggetto riceva informazioni adeguate ed esaurienti in merito alla procedura, agli strumenti usati e alle loro conseguenze. Il consenso si basa sulla norma etica fondamentale del rispetto della persona e sul principio di autonomia. Tale concetto di autonomia si concretizza sulla regola, spesso dimenticata, che è il soggetto stesso è l'unico protagonista del processo di guarigione in quanto sua è la piena responsabilità della sua vita e del suo stato di equilibrio. C'è dunque una stretta connessione con la libertà di giudicare e scegliere ciò che si ritiene bene per se stessi. La necessità di ottenere un consenso libero, esplicito ed informato da parte dei soggetti prima di sottoporli a qualsiasi trattamento non solo di riequilibrio energetico ma anche di atto medico tradizionale è acquisita ed accettata ormai da decenni, anche se l'applicazione non è ancora generalizzata e non è sempre attuata correttamente.
Il consenso è autentico solo se è libero, cioè esente da qualunque pressione, frode e manipolazione. L'atteggiamento dell'operatore deve essere dettato dal desiderio di adeguarsi a tali principi, al di là di ogni possibile coinvolgimento personale interessato (che può spaziare da quello monetario a quello emotivo e psicologico).
Evidentemente il consenso deve essere libero e quindi può essere tale solo se è prevista la possibilità di negarlo. Il rifiuto del consenso è previsto in modo esplicito dalla Costituzione Italiana nell'art. 32, § 2. L'eccezione a tale regola ed alle disposizioni di legge si riferisce in particolare a gravi rischi per il bene comune.
In pratica, sulla base di questi principi, è importante ottenere un consenso informato scritto da parte dell'utente. Oltre a costituire un momento di chiarimento e di approfondimento del rapporto col terapeuta, facente parte, soprattutto, della stesso atto terapeutico, tale scritto costituisce, come accennato più sopra, un valido riscontro della leicità dell'attività terapeutica stessa.
L’articolo 7 del Codice Deontologico del Naturopata dell’UNA, intitolato “Auto-responsabilità”, riprende questi temi nell’affermare che “Colui che si trova in uno stato di disarmonia energetica è il vero protagonista del percorso di purificazione che lo potrà ricondurre all'equilibrio. L'individuo deve essere reso consapevole e partecipe ed è compito del Naturopata adoperarsi per favorirne la responsabilizzazione riguardo la propria salute.”
Per esempio, l’art. 5 della 'Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e la dignità dell’essere umano riguardo alle applicazioni della biologia e medicina' del Consiglio d’Europa del 1996 dice “Un intervento nel campo della salute può essere effettuato solo dopo che la persona interessata abbia dato il suo consenso libero ed informato”.
Nella prima parte si è definito il concetto di 'consenso informato', la sua origine storica e le peculiarità relative all’interpretazione del Codice Deontologico del Naturopata. Il primo aspetto che caratterizza il consenso informato è la libertà.
Una condizione di totale autonomia (ovvero assenza di ogni influenza esterna, completa comprensione di ogni aspetto della situazione) è impossibile da realizzarsi. Questa condizione di ‘libertà’ (dell’assistito, ma anche del terapeuta) è la meta da realizzare, più che una condizione di partenza: chi attraverso un percorso 'di guarigione' riesce a riappropriarsi della consapevolezza profonda di chi è veramente e come è connesso con tutto ciò che lo circonda, allora questa persona è veramente ‘libera’. E’ la libertà citata dal Dott. E. Bach (ai libri del quale si rimanda vivamente per un preciso approfondimento) quando parla appunto di ‘liberare se stessi’ dai condizionamenti non solo materiali ma soprattutto energetico-mentali-spirituali che impediscono il riconoscimento della vera identità dell’essere umano e del cosmo.
Il Naturopata tende a ‘liberare’ (rendere libero) se stesso e i suoi assistiti da tutti i legami inibenti e condizionanti: questo è il vero percorso di guarigione, al di là della mera scomparsa del sintomo fisico. Questi concetti sono sottintesi dall’ art. 5 del Codice Deontologico del Naturopata intitolato ‘Concezione olistica’ quando afferma che “Ogni uomo ha, nella sua particolare qualità spirituale, una possibilità di perfezione e di forza. L'obiettivo dell'educazione è quello di aiutare ciascuno a ritrovare, sviluppare ed usare questa spiritualità. L'attività del Naturopata poggia, inoltre, sulla convinzione che l'individuo può esprimersi nella sua completezza solo nel pieno rispetto delle leggi della Natura, sulle quali è plasmata la vita”. Tale completezza ha la sua base appunto sulla libertà, sull’affrancamento dell’uomo come essere olistico inserito nelle leggi che regolano e plasmano la vita.
Di conseguenza, il consenso informato può essere tale solo se esiste la possibilità di negarlo, in accordo col concetto di libertà citato più sopra. Il rifiuto del consenso è previsto, tra l’altro, dalla stessa Costituzione Italiana, art. 32/ 2. L’operatore deve lasciare spazio anche a questa possibilità, rispettando non solo le decisioni dell’assistito ma anche agendo in libertà e sintonia con se stesso. Nell'art. 5 Rispetto del cliente delle “Regole per l’esercizio della professione” del Codice Deontologico del Naturopata si legge tra l’altro “Il Naturopata è libero nell'esercizio della sua attività e può rifiutare la prestazione se ritiene non sussista il necessario rapporto di fiducia con il potenziale cliente”. Ovviamente per il bene sia personale ma anche soprattutto per garantire una giusta e libera impostazione del percorso di guarigione con l’assistito.
Gli operatori hanno il dovere di informare i loro assistiti in modo chiaro veritiero, accessibile. E' importante che l'informazione sia personalizzata: si deve tener presente, cioè, il tipo di persona che si ha davanti, il suo retroterra culturale, l'età, il contesto sociale e familiare, le eventuali condizioni di stress in cui può trovarsi. L’atto comunicativo non deve mai ridursi ad una fredda esposizione di nozioni. Il significato di “consenso informato” non deve, cioè, mai ridursi a quello di ‘autorizzazione’ a procedere, soprattutto dalle persone con un basso livello di istruzione, ma ci si deve assicurare che sia interpretato il più possibile come una spiegazione semplice del trattamento e del suo significato. Inoltre considerando che, in generale, solo una parte delle informazioni fornite viene recepita ed assimilata, è importante che le informazioni più rilevanti siano ripetute anche nelle sedute successive.
Tra le indicazioni che dovrebbero essere date (durata del trattamento, effetti primari e secondari, ecc.) ci sono anche quelle che riguardano il tipo e la gravità dello squilibrio. In questo caso viene sollevato un serio quesito morale se si debba dire sempre tutta la verità al paziente. Il dubbio non riguarda se dire la verità (cosa del tutto scontata) ma sulla completezza dell’informazione. La tendenza riflessa dal codice deontologico è quella di informare il più possibile la persona. L’enfasi però andrebbe posta non tanto sulla proiezione dell'esito della malattia (p.es. la degenerazione sicura di una malattia in una più grave, o addirittura sull’impossibilità di una sua risoluzione) quanto piuttosto sulla gravità della situazione attuale a causa del deterioramento accumulatosi nel passato.
Il diritto ad una informazione veritiera è sottolineato nell’art.1 (Impegno etico) e 2 (Impegno professionale) delle Regole per l'esercizio della professione del Codice Deontologico del Naturopata, la dove si sottolinea che “Il Naturopata si impegna ad esercitare la sua attività secondo coscienza. Egli mantiene un comportamento giusto e leale con tutti, siano essi clienti, collaboratori o terzi in generale…” (art. 1) e “Il Naturopata deve salvaguardare la serietà e la credibilità della sua professione. Il Naturopata deve porre tutte le sue conoscenze e capacità al servizio della professione e deve usare la massima scrupolosità nell'educare ed indirizzare le persone verso la conservazione dell'equilibrio energetico. Non dovrà mai scendere a compromessi rispetto ai principi e alle regole che disciplinano la sua professione.” (art. 2).