Source: https://www.exeo.it/Articoli/9129/esproprio-parziale-indennita-art-40-l-2359-1865.aspx
Timestamp: 2019-08-23 20:52:19+00:00
Document Index: 124762228

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 44', 'art. 46', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 44', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 40', 'art. 46', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 33', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 41', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 39', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 40']

INDENNITÀ DI ESPROPRIAZIONE --> ESPROPRIO PARZIALE --> ART. 40 L. 2359/1865
In ipotesi di esproprio parziale è dovuta un'unica indennità, ricavata dalla differenza tra il giusto prezzo che l'immobile avrebbe avuto prima dell'espropriazione ed il giusto prezzo della parte residua dopo l'espropriazione stessa; tale risultato potrà esser conseguito dal giudice di rinvio mediante calcolo differenziale, oppure accertando e calcolando detta diminuzione di valore, mediante il computo delle singole perdite, ovvero aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri che, incidendo sulla parte residua, ne riducono il valore.
In ipotesi di esproprio parziale non è consentito al giudice prescegliere e delimitare una porzione dell'immobile residuo all'espropriazione, esaminarla isolatamente ed avulsa dal compendio in cui è inserita ed in base a questa metodologia stabilire il pregiudizio della stessa subito o meno per poi passare all'esame di ciascuno dei restanti cespiti: dovendo invece accertare comunque se il distacco della parte espropriata abbia influito negativamente, pregiudicando il vincolo strumentale ed obbiettivo con la parte residua ed arrecando un decremento di valore a quest'ultima apprezzata nel suo complesso. E salva rimanendo la facoltà di detto giudice di provvedere al calcolo dell'intero pregiudizio in questione attraverso l'una o l'altra delle diverse vie individuate dalla giurisprudenza.
Ove sussistano i presupposti per configurare un esproprio parziale, alla parte espropriata è dovuta un'unica indennità, ricavata dalla differenza tra il giusto prezzo che l'immobile avrebbe avuto prima dell'espropriazione ed il giusto prezzo della parte residua dopo l'espropriazione stessa, in modo da ristorare l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo, ivi compresa la perdita di valore della porzione residua. Tale risultato potrà esser conseguito mediante calcolo differenziale, oppure accertando e calcolando detta diminuzione di valore, mediante il computo delle singole perdite, ovvero aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri che, incidendo sulla parte residua, ne riducono il valore.
Nell'ipotesi in cui l'espropriazione di una parte di fondo influisca oggettivamente in modo negativo sulla parte residua, è dovuta un'unica indennità, ricavata dalla differenza tra il giusto prezzo che l'immobile avrebbe avuto prima dell'espropriazione ed il giusto prezzo della parte residua dopo l'espropriazione stessa. Tale risultato potrà esser conseguito mediante calcolo differenziale, oppure accertando e calcolando detta diminuzione di valore, mediante il computo delle singole perdite, ovvero aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri che, incide... _OMISSIS_ ...ducono il valore.
In tema di espropriazione parziale, il criterio di stima differenziale, è rivolto a garantire che l'indennità di espropriazione riguardi l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo e, quindi, anche il deprezzamento subito dalle parti residue del bene espropriato. Tale risultato può essere conseguito detraendo dal valore venale che l'intero cespite aveva prima dell'esproprio inclusivo del soprassuolo, il valore successivamente attribuibile alla parte residua (non espropriata), oppure accertando e calcolando detta diminuzione di valore, anziché attraverso tale comparazione diretta, mediante il computo delle singole perdite, ovvero aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri che, incidendo sulla parte residua, ne riducono il valore.
La reale funzione del criterio di stima differenziale previsto dal citato L. n. 2359 del 1865, art. 40 è quella di garantire che l'indennità di espropriazione riguardi l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo, e quindi anche il deprezzamento che, per effetto dell'espropriazione, hanno subito le parti residue del bene rimaste al proprietario; risultato che può esser conseguito o detraendo dal valore venale che l'intero cespite aveva prima dell'esproprio il valore successivamente attribuibile alla parte residua, o aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri, che incidono sulla parte residua, riducendone il valore, ovvero accertando e calcolando detta diminuzione di valore, mediante il computo delle singole perdite.
In tema di espropriazione parziale, il criterio di stima differenziale, previsto dall'art. 40 della l. n. 2359/1865 (recepito dal d.lgs. n. 327 del 2001), è volto a garantire che l'indennità di espropriazione riguardi l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo e, quindi, anche il deprezzamento subito dalle parti residue del bene espropriato; tale risultato può essere conseguito detraendo dal valore venale che l'intero cespite aveva prima dell'esproprio il valore successivamente attribuibile alla parte residua (non espropriata), oppure accertando e calcolando detta diminuzione di valore, mediante il computo delle singole perdite; ovvero, ancora, aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri che, incidendo sulla parte residua, ne riducono il valore.
Con riguardo ai criteri di computo della indennità nell'ipotesi di espropriazione parziale, la stessa può essere determinata non solo in base al parametro previsto dall'art. 40 L. n. 2359/1865 della differenza tra il valore dell'immobile nella sua originaria consistenza prima dell'espropriazione e quello della parte residua dopo l'espropriazione, ri... _OMISSIS_ ...azione della porzione espropriata, ma anche attraverso quelli del tutto equivalenti, della somma del valore venale della parte espropriata e del minor valore della parte residua oppure attraverso il computo delle singole perdite; ovvero aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri che, incidendo sulla parte residua, ne riducano il valore o mediante altri parametri equivalenti.
Nel caso di espropriazione parziale l'indennità può essere determinata oltre che secondo il criterio differenziale di cui alla L. n. 2350 del 1865, art. 40, anche attraverso la sommatoria "algebrica" del valore venale della parte espropriata e del minor valore della parte residua, oppure aggiungendo al valore dell'area espropriata l'ammontare delle singole perdite e cioè delle spese e dei costi aggiuntivi necessari per l'utilizzazione del residuo o adottando altri parametri "equivalenti".
Il criterio di stima differenziale di cui all'art. 40 L. n. 2359/1865 è rivolto a garantire che l'indennità di espropriazione riguardi l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo, e quindi anche il deprezzamento subito dalle parti residue del bene espropriato in dipendenza dell'espropriazione. Tale risultato può essere conseguito attraverso diverse vie: anzitutto detraendo dal valore venale che l'intero cespite aveva prima dell'esproprio il valore successivamente attribuibile alla parte residua (non espropriata), oppure accertando e calcolando detta diminuzione di valore mediante il computo delle singole perdite, ovvero aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri, che incidendo sulla parte residua, ne riducono il valore.
Per determinare la giusta indennità di espropriazione occorre tener conto anche della perdita di valore della parte non espropriate del fondo, che, sommata all'indennità per la superficie espropriata, porta, con metodo diverso ma equivalente, ad una indennità pari a quella per differenza di valori cui si riferisce la citata norma.
La norma di cui all'art. 40 della L. 25 giugno 1865 n. 2359, che prevede il riconoscimento di un’indennità commisurata alla differenza tra il valore dell'area ablata parzialmente, rispettivamente prima e dopo l'espropriazione, è inapplicabile qualora non sia provata un’effettiva diminuzione patrimoniale del valore della superficie residua.
La giurisprudenza ha più volte osservato come l'operazione di calcolo indicata dalla L. n. 2359 del 1865, art. 40, non sia vincolante, potendosi raggiungere il medesimo risultato anche mediante criteri diversi, quale quello della somma del valore venale della parte espropriata e del minor valore della parte residua, oppure attraverso il computo delle singole perdite, ovvero aggiungendo ... _OMISSIS_ ...a quello delle spese e degli oneri, che incidendo sulla parte residua, ne riducano il valore, o mediante altri parametri equivalenti.
In ipotesi di esproprio parziale, in mancanza di prova che i due criteri possano portare a diversi risultati, sono alternativi, quindi intercambiabili, i criteri di quantificazione del risarcimento del danno basati l'uno sulla sommatoria dell'importo dovuto per la perdita dell'area illegittimamente ablata e quello spettante per il deprezzamento delle aree rimaste di proprietà della parte danneggiata, l'altro sulla differenza fra il valore dell'intera proprietà prima del fatto illecito ed il valore della proprietà residuata successivamente.
La Corte di cassazione ha più volte ammesso la fungibilità del criterio di stima c.d. differenziale previsto dall'art. 40 L. n. 2359/1865 con criteri sostanzialmente equipollenti, quali quello della somma del valore venale della parte espropriata e del minor valore della parte residua o quello della somma delle singole perdite o quello della somma del valore dell'area espropriata e delle spese e degli oneri che, incidendo sulla parte residua, ne riducano il valore.
L'operazione di calcolo differenziale indicata dalla L. n. 2359 del 1865, art. 40, non è la sola legittima, potendosi raggiungere il medesimo risultato attraverso la somma del valore venale della parte espropriata e del minor valore della parte residua, oppure attraverso il computo delle singole perdite.
L'operazione di calcolo indicata dalla L. n. 2359 del 1865, art. 40, non è vincolante, potendosi raggiungere il medesimo risultato attraverso la somma del valore venale della parte espropriata e del minor valore della parte residua, oppure attraverso il computo delle singole perdite, ovvero aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri, che incidendo sulla parte residua, ne riducano il valore, o mediante altri parametri equivalenti.
In ipotesi in cui la realizzata opera pubblica abbia comportato l’inutilizzabilità della proprietà residua, nessuna occupazione usurpativa né acquisitiva è configurabile, quanto piuttosto il deprezzamento di porzioni residue dell'immobile, rimaste nella giuridica disponibilità della proprietaria, pur se siano divenute di fatto non utilizzabili a cagione della realizzazione dell'opera pubblica. La fattispecie ricade nella previsione dell’art. 40 della L. 2359/1865 (applicabile ratione temporis).
L'art. 46 della L. n. 2359 del 1865, prevede uno speciale indennizzo in favore del privato nel caso in cui lo stesso abbia conservato la titolarità dell'immobile, ma subito, per effetto dell'esecuzio... _OMISSIS_ ...minuzione o la perdita di una o più facoltà inerenti al proprio diritto dominicale, con pregiudizio permanente. Il riconoscimento di tale indennizzo, che si fonda sul principio di giustizia distributiva non compete, dunque, al proprietario espropriato e postula, diversamente dall'ipotesi di cui all'art. 40 L. n. 2359/1865, che non sia intervenuto esproprio.
Sono radicalmente diversi i presupposti, rispettivamente, per l'applicazione delle norme di cui all'art. 40 e all'art. 46 L. 25 giugno 1865, n. 2359, poiché la prima disciplina l'indennizzo dovuto per i terreni funzionalmente connessi a quelli oggetto di esproprio, il cui valore risulti diminuito per effetto dell'esproprio medesimo, mentre la seconda disciplina la diversa ipotesi di danno da attività lecita della p.a., consistente nell'esecuzione di un 'opera pubblica, e che ricada su aree non connesse a quelle espropriate, il cui proprietario è da considerare "terzo" rispetto alla procedura espropriativa e legittimato, in quanto tale, a proporre detta domanda risarcitoria.
In caso di esproprio parziale non esiste incompatibilità tra la disposizione dell'art. 40 della L. n. 2359 del 1865 e quella dell'art. 46 della medesima legge. Dunque il privato ha diritto al totale del ristoro dei pregiudizi subiti per effetto dell'esproprio parziale: e ciò, sia che il ristoro stesso sia dovuto a titolo di indennità (e/o di indennità aggiuntive) per l'occupazione e l'esproprio parziali, sia che esso sia dovuto a titolo di risarcimento per pregiudizi ulteriori.
La disposizione dell'art. 46 L. n. 2359/1865, a differenza dell'art. 40, non richiede necessariamente che la situazione contemplata venga a determinarsi in conseguenza di un procedimento espropriativo, ma è diretta alla tutela dei soggetti che (quand'anche un procedimento espropriativo vi sia stato) o ne siano rimasti completamente estranei (in quanto proprietari di suoli contigui a quelli sui quali è stata eseguita l'opera), o abbiano subito un danno non già per effetto della mera separazione (per esproprio) di una parte di suolo, bensì in conseguenza dell'opera eseguita sulla parte espropriata ed indipendentemente dall'espropriazione stessa.
La domanda con cui sia fatto valere il deprezzamento del residuo (riconducibile alla L. n. 2359 del 1865, art. 40), non può essere confusa, né a posteriori qualificata, con la domanda di indennizzo prevista dall'art. 46, essendo diversi i presupposti (quella esperibile dal proprietario espropriato, questa da un terzo estraneo al procedimento espropriativo).
L' applicazione dell'art. 40 L. n. 2359/1865 non consente l'invocabilità dell'art. 46 del medesimo testo normativo.
Con riferimento alle spese necessarie al ripristino della parte residua, causalmente determinate dal dis... _OMISSIS_ ... il riferimento alla L. 25 giugno 1865, n. 2359, art. 46, è inappropriato.
L'art. 44 del d.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, al pari dell'omologo art. 46 della legge 25 giugno 1865, n. 2359, riguarda indennità dovute a terzi estranei e diversi rispetto al proprietario espropriato, e quindi è inapplicabile all'ipotesi di occupazione parziale di unitario compendio immobiliare che comporti diminuzione di valore della residua porzione, per il quale deve aversi invece riguardo al valore venale residuo secondo il criterio di cui all'art. 40 della legge n. 2359/1865.
La norma di cui alla L. n. 2359 del 1865, art. 46, è diretta alla tutela di soggetti che (quand'anche un procedimento espropriativo vi sia stato) o ne siano rimasti completamente estranei (in quanto proprietari di suoli contigui a quelli sui quali è stata eseguita l'opera) o abbiano subito un danno non per effetto della mera separazione (per esproprio) di una parte di suolo, ma in conseguenza dell'opera eseguita sulla parte espropriata ed indipendentemente dall'espropriazione stessa; per cui detta indennità non è cumulabile né sovrapponibile a quelle previste dai precedenti L. n. 2359, artt. 39 e 40.
Le ipotesi di pregiudizio economico previste dall'art. 40 e 46 della L. n. 2359/1865 sono assolutamente distinte; la prima fa riferimento al depauperamento che la parte di immobile residua tragga dallo scorporo della parte di immobile espropriato, depauperamento conseguente alla destinazione economica unitaria che il bene mobile ha avuto fino da epoca precedente l'espropriazione; la seconda fa riferimento al possibile danno che subisca qualsiasi proprietario, in conseguenza del mutamento ambientale derivante dall'esecuzione dell'opera pubblica.
Tra i danni conseguenti all'esproprio consistenti in particolar modo dallo scorporo delle porzioni espropriate e dal conseguente deprezzamento subito dalle parti residue riconducibili all'art. 40 L.n. 2359/1865, non può rientrare il pregiudizio lamentato dal privato per l'esecuzione in epoca successiva (a quella dell'esproprio) della nuova viabilità, il suo funzionamento e la sua gestione che, avendo arrecato una permanente diminuzione di valore del suo diritto dominicale appartiene all'area di applicazione della L. n. 2359 del 1865, art. 46 (oggi recepito dal comma 1, dell'art. 44 del T.U.)
Va affermata la non cumulabilità delle due reintegrazioni per equivalente dei danni parametrate ai criteri di liquidazione di cui alla L. n. 2359 del 1865, artt. 40 e 46, in quanto tali parametri di liquidazione del risarcimento del danno sono anzitutto destinati a due soggetti diversi.
In ipotesi di esproprio parziale e di applicazione del criterio differenziale di cui alla L. n. 2359 del 1865, art. 40, va escluso l'ulteriore indennizzo di cui alla L. n. 2359 del 1865, art. 46 p... _OMISSIS_ ...i proprietari di fondi non direttamente interessati dall'espropriazione che abbiano subito un pregiudizio dall'esecuzione, pur legittima, dell'opera pubblica.
In caso d'espropriazione parziale, la diminuzione di valore subito dalla porzione relitta del fondo è indennizzabile solo quando sussista un rapporto immediato e diretto tra la parziale ablazione e il danno. Non anche, allorché il deprezzamento sia dovuto a limitazioni legali della proprietà: come ad esempio, per perdite di visuali, maggiore rumorosità, inquinamento atmosferico o acustico che non superino la normale tollerabilità.
In presenza di esproprio parziale di un immobile, riguardante solo una porzione di giardino costituente pertinenza dell'edificio, il pregiudizio derivante dalla realizzazione dell'opera pubblica deve essere ristorato in via indennitaria ex art. 40 della legge 2359/1865; non residua spazio per l'applicazione dell'art. 46 che è riferibile solo ai proprietari di fondi contigui a quello espropriato e perciò estranei alla procedura ablatoria.
In caso di deprezzamento del fondo residuo, pur essendo corretto il criterio adottato, consistente nel calcolare suddetto deprezzamento in base alla differenza tra il valore agricolo medio ante e post esproprio, a preferenza della stima differenziale secondo l'interpretazione letterale della L. 25 giugno 1865, n. 2359, art. 40, occorre impostare detta operazione differenziale con termini che rispecchino il valore oggettivo (non espropriativo) del bene residuo prima e dopo la separazione dalla parte espropriata.
Il ristoro in caso di esproprio parziale non deve necessariamente esser determinato mediante ricorso al calcolo differenziale, ma può essere diversamente ottenuto, ad esempio, accertando e calcolando detta diminuzione di valore, aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri che, incidendo sulla parte residua, ne riducono il valore ovvero mediante il computo delle singole perdite.
L'affermazione del carattere unitario dell'indennità dovuta in caso di espropriazione parziale comporta che, in presenza di un'unica vicenda espropriativa, non si possano liquidare due distinte somme, imputate l'una a titolo di indennità di espropriazione e l'altra a titolo di risarcimento del danno subito dalla residua proprietà. Il carattere unitario di detta indennità, non esclude, invece, la possibilità che tale differenza possa essere calcolata attraverso il computo delle singole perd... _OMISSIS_ ...al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri che, incidendo sulla parte residua, ne riducano il valore. Ne consegue che, scelta la seconda modalità di calcolo, è possibile determinare separatamente, e perciò anche in tempi diversi dello stesso processo, le varie voci che vanno a comporre l'unitaria indennità di espropriazione.
L’applicazione del criterio differenziale dettato dall’art. 40 L. n. 2359/1865 non esclude che la determinazione della somma risarcitoria possa essere ottenuta stabilendo direttamente il valore dell’area di fatto espropriata e aggiungendo il deprezzamento del residuo, in osservanza del principio dell’effettività della valutazione.
In presenza di un'unica vicenda espropriativa non sono concepibili due distinti crediti, l'uno a titolo di indennità di espropriazione e l'altro a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento che abbiano subito le parti residue del bene espropriato; né rileva la circostanza che detti effetti negativi si siano realizzati su zone estranee alla dichiarazione di pubblica utilità, se determinati da opere previste e conformi al progetto dell'opera pubblica.
Il deprezzamento che abbiano subito le parti residue del bene espropriato rientra nell'unica indennità di espropriazione, che, per definizione, riguarda l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo, ivi compresa la perdita di valore della porzione residua derivata dalla parziale ablazione del fondo, sia essa agricola o edificabile, non essendo concepibili, in presenza di un'unica vicenda espropriativa, due distinte somme, imputate l'una a titolo di indennità di espropriazione e l'altra a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento subito dai residui terreni.
In tema di espropriazione per pubblica utilità ed in presenza di un'unica vicenda espropriativa, non sono concepibili due distinti crediti, l'uno a titolo di indennità di espropriazione e l'altro a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento che abbiano subito le parti residue del bene espropriato, tenuto conto che questa seconda voce è da considerare ricompresa nella prima che, per definizione, riguarda l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo per effetto del provvedimento ablativo.
Ove sussistano i presupposti per configurare un esproprio parziale, alla parte espropriata è dovuta un'unica indennità, ricavata dalla differenza tra il g... _OMISSIS_ ...rebbe avuto prima dell'espropriazione ed il giusto prezzo della parte residua dopo l'espropriazione stessa, in modo da ristorare l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo, ivi compresa la perdita di valore della porzione residua, non essendo, invero, concepibile, in presenza di un'unica vicenda espropriativa, l'attribuzione di distinte somme, imputate l'una a titolo di indennità di espropriazione e l'altra a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento subito dai residui terreni.
In presenza di un'unica vicenda espropriativa non sono concepibili distinti crediti, l'uno a titolo di indennità di espropriazione e l'altro a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento che abbiano subito le parti residue del bene espropriato, tenuto conto che tale voce è da considerare ricompresa nell'indennità di espropriazione, che, per definizione, riguarda l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo per effetto del provvedimento ablativo.
Il deprezzamento, che abbiano subito le parti residue del bene espropriato, è da considerare voce ricompresa nell'indennità di espropriazione, che per definizione riguarda l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo, ivi compresa la perdita di valore della porzione residua derivata dalla parziale ablazione del fondo, non essendo concepibili, in presenza di un'unica vicenda espropriativa, due distinte somme, imputate l'una a titolo di indennità di espropriazione e l'altra a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento subito dai residui terreni.
Il chiaro dato normativo di cui all'art. 40 della L. n. 2359/1865 (applicabile ratione temporis), induce a escludere la risarcibilità del pregiudizio verificatosi in porzioni del fondo divenute inagibili o inutilizzabili a causa della realizzazione dell’opera pubblica, trattandosi di danni che trovano ristoro nell'indennità di espropriazione che copre l’intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo. L’esistenza di un'unica vicenda espropriativa, infatti, renderebbe inconcepibile la corresponsione di due somme di denaro, l’una titolo di indennità di espropriazione e l'altra a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento subito dai residui terreni.
La domanda del proprietario che, oltre a richiedere la determinazione delle giuste indennità, lamenti il deprezzamento delle porzioni residue del fondo espropriato va interpretata come diretta ad ottenere un'unica indennità, da determinare tenendo conto, anche, della diminuzione di valore della parte non espropriata, a norma della L. n. 2359 del 1865, art. 40 non essendo concepibili, in presenza di un'unica vicenda espropriativa, due distinte somme, imputate l'una a tit... _OMISSIS_ ...ropriazione e l'altra a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento subito dai residui terreni.
L'indennità di espropriazione ha carattere unitario e deve comprendere il deprezzamento che abbiano subito le parti residue del bene espropriato, non essendo concepibili, in presenza di un'unica vicenda espropriativa, distinte somme, imputate a titolo d'indennità di espropriazione ed a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento subito dai residui terreni.
Il deprezzamento che abbiano subito le parti residue del bene espropriato è da considerare voce ricompresa nell'unica indennità di espropriazione, che per definizione riguarda l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo, ivi compresa la perdita di valore della porzione residua derivata dalla parziale ablazione del fondo, sia essa agricola o edificabile, non essendo concepibili, in presenza di un'unica vicenda espropriativa, due distinte somme, imputate l'una a titolo di indennità di espropriazione e l'altra a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento subito dai residui terreni.
Il giudice del merito è tenuto a interpretare la domanda del proprietario che lamenti il deprezzamento delle porzioni residue del fondo espropriato come diretta al pagamento di un'unica indennità da determinare tenendo conto della diminuzione di valore della parte non espropriata, a norma dell'art. 40 L. n. 2359/1865 (e ora del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 33). Questa interpretazione non è preclusa nel caso in cui il proprietario chieda il pagamento di somme distinte a titolo indennitario (per la parte espropriata e per quella residua deprezzata), non potendo la suddetta modalità di formulazione della domanda giustificare di per sé il rigetto della stessa.
Qualora il giudice accerti, anche d'ufficio, che la parte residua del fondo sia intimamente collegata con quella espropriata da un vincolo strumentale ed oggettivo e che il distacco di parte di esso influisca oggettivamente in modo negativo sulla parte residua deve, per l'effetto, riconoscere al proprietario il diritto ad un'unica indennità, consistente nella differenza tra il giusto prezzo dell'immobile prima dell'occupazione ed il giusto prezzo (potenziale) della parte residua dopo l'occupazione dell'espropriante.
I... _OMISSIS_ ...bito le parti residue del bene espropriato, è da considerare voce ricompresa nell'indennità di espropriazione, che per definizione riguarda l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo, ivi compresa la perdita di valore della porzione residua derivata dalla parziale ablazione del fondo, sia essa agricola o edificabile, non essendo concepibili, in presenza di un'unica vicenda espropriativa, due distinte somme, imputate l'una a titolo di indennità di espropriazione e l'altra a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento subito dai residui terreni.
L'eventuale decremento di valore derivato alla frazione residua dall'esecuzione dell'opera pubblica, può essere fatto valere dal proprietario (solo) in sede di opposizione alla stima, quale diritto ad un'indennità comprensiva del suddetto decremento.
Al giudice è sicuramente inibito in presenza di un'unica vicenda espropriativa, liquidare distinte indennità; in ipotesi di applicazione del criterio di calcolo differenziale di cui alla L. N. 2359 del 1865, art. 40, l'indennizzo deve essere liquidato determinando sia il valore dell'area nella sua originaria consistenza, sia quello della parte risultante dalla perdita o separazione della porzione espropriata, ed operando poi, la differenza tra i due valori, ovvero con criteri che raggiungono il medesimo risultato quali esemplificativamente quello di aggiungere al valore della parte espropriata il valore perduto da quella residua.
L'indennità di espropriazione è unica, ed essendo destinata a tener luogo del bene espropriato, non può superare in nessun caso il valore che esso presenta; tale regola resta ferma anche in ipotesi di applicazione del criterio di calcolo differenziale di cui alla L. n. 2359 del 1865, art. 40 (nella fattispecie recepito dall'art. 41 della L.P. Trento), rivolto a coprire ogni danno diretto ed indiretto conseguente all'esproprio, e quindi anche quello derivante dall'interclusione, o divisione o minore estensione del suolo rimasto all'espropriato, ovvero del frazionamento o dello smembramento o del ridimensionamento dell'azienda agricola che su di esso insiste.
L'indennità di espropriazione, e del pari il danno liquidato in sede di occupazione acquisitiva, comprende anche il deprezzamento che deriva alle parti residue del suolo parzialmente acquisito, siccome essa riguarda l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo, non essendo concepibili, in presenza di unica vicenda, due distinte somme, l'una a titolo d'indennità e l'altra a titolo di risarcimento danni.
Ai sensi dell'art. 40 della L. n. 2359/1865, la considerazione dell'eventuale perdita di valore della residua parte di fondo è parte essenziale ed imprescindibile dell'indennità di espropriazione, sicché no... _OMISSIS_ ... una specifica domanda, affinché di tale aspetto del danno da atto lecito dell'amministrazione subito dal proprietario si possa tenere conto in sede di liquidazione; ciò indipendentemente dal criterio di calcolo utilizzato, poiché si tratta comunque di liquidare un'unica indennità, i cui singoli elementi possono essere considerati dal giudice senza che occorrano apposite specificazioni nella domanda.
La disposizione della L. n. 2359 del 1865, art. 40 prevede, in ipotesi di espropriazione parziale, il pagamento di un'unica indennità, costituita dalla differenza tra il giusto prezzo che l'immobile avrebbe avuto prima dell'occupazione ed il giusto prezzo della residua parte dopo l'occupazione.
L'indennità di espropriazione riguarda l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo, ivi compresa la perdita di valore della porzione residua derivata dalla parziale ablazione del fondo, sia essa agricola o edificabile, non essendo concepibili, in presenza di un'unica vicenda espropriativa, due distinte somme, imputate una a titolo di indennità di espropriazione e l'altra a titolo di risarcimento del danno per il deprezzamento subito dai residui terreni.
Il deprezzamento del suolo residuato all'esproprio può essere indennizzato a condizione che le due parti costituiscano unità economica e funzionale. La voce indennitaria di cui all'art. 40 L. n. 2359/1865 riguarda le aree edificabili, come le aree agricole, essendo la norma di generalizzata applicazione, e quindi anche ove la parte distaccata (espropriata) sia di natura agricola perché connessa con quella residua, edificabile (nel caso di specie area tergale a verde di complesso immobiliare).
Il disposto della L. n. 2359 del 1865, art. 40 sull'espropriazione parziale, ha portata e caratteri generali, essendo rivolta a garantire che l'indennità di espropriazione riguardi l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo; si applica pertanto non soltanto ai terreni edificatori, ma anche a quelli che siffatta destinazione non posseggono - nonché alle aree edificate ed è invocabile altresì qualunque sia il criterio indennitario predisposto dalla legge per la stima del bene.
La disposizione di cui alla L. n. 2359 del 1865, art. 40 sull'espropriazione parziale, ha portata e caratteri generali, essendo rivolta a garantire che l'indennità di espropriazione riguardi l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo e si applica pertanto non soltanto ai terreni edificatori, ma anche a quelli che siffatta destinazione non posseggono - nonché al... _OMISSIS_ ...vocabile altresì qualunque sia il criterio indennitario predisposto dalla legge per la stima del bene.
La L. n. 2359 del 1865, art. 40, a norma del quale, nei casi di espropriazione parziale, la liquidazione dell'indennità è commisurata alla differenza tra il giusto prezzo dell'immobile prima dell'esproprio ed il giusto prezzo della parte residua dopo l'esproprio stesso, ha portata e carattere generali, e si applica, pertanto, anche alle espropriazioni di aree, tanto agricole quanto edificabili, per le quali leggi diverse impongano criteri indennitari del tutto o in parte indipendenti dal valore di mercato del bene.
La disposizione di cui all'art. 40 L. n. 2359/1865 sull'espropriazione parziale, ha portata e caratteri generali, essendo rivolta a garantire che l'indennità di espropriazione riguardi l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo, e si applica pertanto non soltanto ai terreni edificatori, ma anche a quelli che siffatta destinazione non posseggono - nonché alle aree edificate.
Per l'espropriazione parziale, anche in caso di indennità concordate e non giudizialmente determinate, opera unicamente l'art. 40 della L. n. 2359 del 1965, avente portata e caratteri generali, il quale prevede che si tenga conto della diminuzione di valore dell'area residua, collegata con quella espropriata da un vincolo strumentale ed obiettivo.
L'art. 40 della legge n. 2359/1865, in tema di espropriazione parziale, è norma di portata e carattere generale, che trova applicazione in ogni procedimento di espropriazione, anche se disciplinato da leggi che prevedono criteri indennitari in tutto o in parte indipendenti dal valore di mercato del bene espropriato.
L'art. 40 della legge n. 2359/1865, esprime un principio di ordine generale, certamente applicabile anche riguardo a procedimenti di espropriazione regolati da altre leggi.
In ipotesi in cui, per effetto dell'esproprio, si determini un pregiudizio ai fondi residui per l'avvenuto frazionamento dell'originaria consistenza dell'immobile (c.d. espropriazione parziale), trova applicazione il rimedio di cui alla L. n. 2359 del 1865, art. 40 che, pur inquadrandosi nel sistema della legge che commisura l'indennità di espropriazione al giusto prezzo che avrebbe avuto l'immobile in una libera contrattazione di compravendita (art. 39 L. 2359/1865), è espressione di un criterio di generale efficacia, e quindi si applica anche alle espropriazioni, tanto di aree agricole che edificabili.
L'accertamento di fatto, non censurato, della totale inutilizzabilità della frazione residua del fondo espropriato, comporta che... _OMISSIS_ ...ntegrale della porzione nel momento precedente all'illecita ablazione, senza che in ciò sia ravvisabile alcuna violazione dell'art. 40 L n. 2359/1865.
Al valore di mercato del bene va aggiunto, ai fini del calcolo dell'indennità di espropriazione complessivamente dovuta, la riduzione di valore del fondo scaturita dalla suddivisione del complesso immobiliare in due ampi appezzamenti a seguito dell'esecuzione dell'opera pubblica - strada.
L'indennizzo ex art. 40 L. n. 2359/1865 può essere calcolato non solo con il metodo differenziale, ma anche mediante il computo delle singole perdite, ovvero aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri che, incidendo sulla parte residua, ne riducono il valore. Tali spese, mirando a ripristinare la funzionalità dell'area residua, prescindono dalla natura del suolo espropriato e di quello rimasto.
Per la determinazione dell'indennità per differenza (tra il valore del fondo prima dell'esproprio ed il valore del fondo residuo), il criterio differenziale previsto dall'art. 40 L. n. 2359/1865 non è vincolante, ben potendosi raggiungere il medesimo risultato attraverso la somma del valore venale della parte espropriata e del minor valore della parte residua.
L'indennità di espropriazione deve essere incrementata del deprezzamento dell'area residua, pari all'intero valore ante esproprio, qualora resa assolutamente inutilizzabile e pertanto priva, post es... _OMISSIS_ ...