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Timestamp: 2017-08-22 07:11:57+00:00
Document Index: 172628476

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art. 2935', 'art. 1', 'sentenza ']

Anche l’ assessore al contenzioso assieme al dirigente dell'Avvocatura Comunale (Vedi Corte Conti Sicilia, 18.01.2008 n. 203 per la condanna dei componenti la Giunta comunale e del segretario generale) vengono condannati per danno erariale da illegittimo
Anche l’ assessore al contenzioso assieme al dirigente dell’Avvocatura Comunale (Vedi Corte Conti Sicilia, 18.01.2008 n. 203 per la condanna dei componenti la Giunta comunale e del segretario generale) vengono condannati per danno erariale da illegittimo
Poiché la copertura assicurativa, implicando una spesa pubblica, deve corrispondere adeguatamente allo scopo di salvaguardare soltanto la responsabilità civile incombente sulla struttura organizzativa pubblica, riguardata come mandante, con esclusione, cioè, di qualsiasi aggravio che deriva dall’assicurare anche altre evenienze dannose, le quali, non connesse all’espletamento del mandato, debbono restare a carico delle persone fisiche degli amministratori, quindi incongrua appare l’assunzione, da parte di un ente pubblico, dell’onere della tutela assicurativa dei propri amministratori o dipendenti con riferimento alla responsabilità amministrativa per danno erariale, per contrarietà di tale assunzione di spesa al principio di responsabilità personale cui all’articolo 28 della Costituzione, tenendo anche conto della peculiare natura di tale forma di responsabilità in relazione alla sua funzione di deterrenza verso dipendenti ed amministratori, che ne costituisce contenuto essenziale accanto a quello risarcitorio (cfr. Corte Costituzionale, sent. n. 371 del 20.11.1998: "…combinazione di elementi restitutori e di deterrenza che connotano l’istituto…" )._ Tale funzione di deterrenza non può in particolare essere annullata o ridotta destinando risorse pubbliche alla realizzazione di una sostanziale impunibilità risarcitoria di dipendenti o amministratori pubblici, e questo in relazione a loro comportamenti gravemente colposi, accertati come causativi di danno all’ente. _ non appare rilevante pertanto l’essersi avvalsi del broker, poiché il vaglio di costoro non esonera dalla responsabilità per l’assunzione di delibera illegittima in quanto la condotta di chi avvia e poi materialmente sottoscrive una polizza assicurativa ( come appendice ad altra polizza assicurativa), con pagamento dei premi a carico della cassa comunale per sollevare gli amministratori dell’ente rappresentato dalla responsabilità amministrativo-contabile per danno erariale, assume, nella fattispecie, tutti i caratteri propri della colpa grave.
Merita di essere segnalata la sentenza numero 896 del 25 marzo 2008 emessa dalla Corte dei Conti della Sicilia
< Nell’esaminare i profili del merito, giova ricordare che, diverse volte, la Corte dei conti si è pronunciata in ordine alla stipula da parte di un Ente locale di polizze assicurative destinate alla copertura anche dei danni erariali che amministratori o dipendenti dell’ente locale potrebbero essere chiamati a risarcire, in conseguenza di loro responsabilità amministrativa o contabile, nei confronti dell’ente stesso o di altri enti pubblici.
La questione, che questo Collegio condivide, è stata già risolta nel riflesso che la stipula di tale copertura, con oneri a carico dell’ente locale ed in definitiva della collettività, non è legittima, con conseguenze di danno erariale per l’importo dei relativi premi di polizza posti a carico del bilancio dell’ente (conformi (In terminis, Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio n.12 del 12 febbraio 1997 ; Sezione giurisdizionale per la Regione Friuli-Venezia-Giulia n.489/EL del 19 ottobre 2000); C.conti, Sez. Giurisd.le per la Lombardia n. 942 del 10.05.2002; id. Umbria n 553 del 10.12.2002; id. Puglia n. 95 del 07.02.2004, id Sez Regionale Siciliana n 3471/2005 del 4.10.2005; idem n.3054/2006 del 25 .10.2006).>
< Osserva ancora il Collegio che dette polizze alterano la quota di rischio accollabile dall’Amministrazione pubblica, già predeterminata dalla legge n. 20 del 1994 ed individuata nella colpa lieve (e ciò per evitare l’inerzia dell’azione amministrativa per il timore della responsabilità per culpa levis: C.cost. 371/1998 cit.), con conseguente invalidità negoziale per contrarietà a norme imperative ed illiceità sotto il profilo comportamentale per i danni erariali derivati.
E’ precisato, inoltre, nelle ripercorse decisioni, quanto all’articolo 23 della legge 27.12.1985 n. 816, il quale prevede che i Comuni e le Province "…possono assicurare i propri amministratori ed i propri rappresentanti contro i rischi conseguenti all’espletamento del loro mandato", ed all’articolo 86, comma 5, del D. Lgs. 18 agosto 2000 n. 267 ("Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali"), che peraltro riprende l’articolo 26, comma 5, della legge 3 agosto 1999 n. 265 la quale è, peraltro, disposizione di contenuto testualmente analogo al citato articolo 23 della legge n. 816 del 1985 ("I comuni, le province, le comunità montane, le unioni di comuni e i consorzi fra enti locali possono assicurare i propri amministratori contro i rischi conseguenti all’espletamento del loro mandato"), che tali disposizioni sono da leggersi, in conformità ai principi di preminente rilievo pubblicistico in tema di responsabilità amministrativa, nel senso dell’ammissibilità di coperture assicurative per danno diretto dell’ente verso terzi, esclusa invece copertura dei pubblici amministratori o dipendenti con riferimento alla responsabilità amministrativa di questi per danno erariale verso i Comuni e le Province.>
< Nessuna disposizione , normativa o di accordo collettivo , consentiva di porre a carico del bilancio dell’ente locale le spese per la copertura assicurativa dei rischi da responsabilità amministrativa- contabile degli amministratori e/o dei dipendenti dell’ente locale medesimo.
L’importo dei premi pagati per tale specifica copertura assicurativa, costituisce il danno da risarcire all’Ente e di tale danno vanno considerati colpevoli gli odierni.
Per tutti i convenuti la responsabilità va ascritta soggettivamente a titolo di colpa grave, in quanto, l’assunzione a carico del bilancio dell’ente locale di una copertura assicurativa che realizzava una sostanziale impunità risarcitoria dei dipendenti e degli amministratori nei confronti dell’ente medesimo, si presentava con immediata evidenza come un’operazione amministrativa anomala.
Sotto questo profilo non appare rilevante pertanto l’essersi avvalsi del broker, poiché il vaglio di costoro non esonera dalla responsabilità per l’assunzione di delibera illegittima.
La invocata buona fede non può poi essere invocata, per giurisprudenza di questa Corte (cfr. Sez. I n. 282 del 07.08.2002), se non allorquando la decisione che si assume essere fonte di danno erariale sia stata adottata in materia di particolare difficoltà tecnica o giuridica, quale non si rinviene nel caso in giudizio, in cui, al contrario, si appalesa l’evidenza dell’erroneità dell’atto, tale da escludere la cd. esimente politica>
Corte dei conti sezione terza giurisdizionale centrale d’appello, numero 509 del 28 settembre 2004
dott. Pino Zingale Presidente ff.
dott. Guido Petrigni Primo referendario relatore
dott. Giuseppe Colavecchio Primo referendario
SENTENZA 896/2008
nel giudizio di responsabilità amministrativa iscritto al n. 43321 del registro di segreteria promosso ad istanza del Pubblico Ministero nei confronti di:
· B. Salvatore, rappresentato e difeso, oltre che da se medesimo, dagli avv.ti prof. Aldo Tigano e Cristina Bonomonte ed elettivamente domiciliato presso lo studio di quest’ultima in Palermo, via Giovanni Pacini n. 5;
· G. Giuseppe, rappresentato e difeso dall’avv. Gianluca G. ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Salvatore Ferrara in Palermo, via Goethe n.1.
Visto l’atto introduttivo del giudizio depositato il 5 maggio 2006.
Viste l’ordinanza n. 301/2006 di questa Sezione Giurisdizionale e la sentenza n.5/2007 delle Sezioni Riunite di questa Corte dei conti.
Visto l’atto di riassunzione del PM depositato in data 1 agosto 2007.
Uditi, alla pubblica udienza del 22 gennaio 2008 il relatore dott. Guido Petrigni, il Pubblico Ministero nella persona del Vice Procuratore Generale Tommaso Brancato, l’avv. Salvatore Giambò per il convenuto B. e l’avv. Gianluca G. per il convenuto G..
La Giunta Municipale di Messina con delibera n.518 del 20 aprile 2000 ha approvato il bando di gara ed il capitolato generale d’appalto per la stipula di una polizza assicurativa per la responsabilità civile e patrimoniale del Segretario Generale e dei Dirigenti del comune; il relativo contratto di assicurazione veniva stipulato il 31 agosto 2000.
Con appendice n.02/170451 la copertura è stata estesa ai consiglieri comunali, al sindaco ed agli assessori.
Tale estensione, tuttavia, non ha trovato fondamento in nessuna delibera, ma se ne è rinvenuta traccia soltanto in un verbale sintetico della seduta di giunta (verbale n. 7 del 15 febbraio 2000), mentre la determinazione amministrativa era stata attivata da una nota dell’11 agosto 2000 dell’assessore al contenzioso, avv. Salvatore B., successivamente sottoscritta dall’avv. Giuseppe G., dirigente dell’Avvocatura Comunale.
Stimata la sussistenza di un danno erariale per la quota assicurativa coprente la responsabilità amministrativo-contabile, pari al 20% del totale dei premi pagati, la Procura Regionale ha avviato due distinti giudizi di responsabilità: il primo nei confronti dei componenti della G.M. che aveva deliberato la stipula del contratto per il Segretario generale ed i Dirigenti del Comune; il secondo – quello che oggi qui ci occupa – nei confronti dell’assessore e del dirigente che ne avevano deciso l’estensione in favore del sindaco, dei consiglieri comunali e degli assessori.
La Procura ha chiaramente osservato che la gravità della colpa grave nella fattispecie in esame discende proprio dalla irragionevolezza , dalla inutilità e dalla dannosità della condotta posta in essere dagli odierni convenuti, manifestando la volontà di stipulare una copertura assicurativa anche per i rischi da responsabilità amministrativa.
ll giudizio è stato preceduto da inviti a dedurre del 31 dicembre 2005, accompagnati da atti di costituzione in mora a cura dell’Amministrazione interessata notificati in pari data, ed è stato incardinato con atti di citazione notificati il 26 maggio 2006.
La Procura ha quindi chiesto che gli odierni convenuti siano condannati al pagamento , nelle quote del 50%, in favore del Comune di Messina, della somma di € 13.336,47, oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio.
Entrambi i convenuti hanno eccepito, in via preliminare, la prescrizione.
In secondo luogo, i soggetti costituitisi in giudizio hanno escluso la sussistenza di profili di colpa grave nel loro comportamento, non essendo ad essi imputabile alcuna forma di negligenza, di scriteriatezza o di superficialità macroscopica ed inescusabile nella cura degli interessi pubblici.
In sostanza, a loro dire , nel periodo 1999-2000 non era ancora prevalso un indirizzo interpretativo in senso restrittivo della normativa in questione, tale, cioè, da far ritenere illecita la spesa, a carico dell’Ente pubblico, per la copertura assicurativa dei rischi da responsabilità amministrativo-contabile.
Soltanto in epoca successiva la giurisprudenza della Corte dei Conti ha sanzionato l’illegittimità di deliberazioni emesse in tal senso.
Ciò confermerebbe che i componenti del Comune di Messina agirono in buona fede, senza inescusabile superficialità o scriteriatezza, non percependo palesi illegittimità in una prassi interpretativa ed applicativa che era già invalsa in numerose Amministrazioni locali.
In particolare, poi, il La B. ha osservato che la sua partecipazione alla fattispecie non ha avuto alcuna incidenza decisionale, posto che lo stesso è stato solerte a disbrigare una pratica che era stata avviata da una manifestazione di intenti della Giunta, di cui allora egli non faceva parte , che avrebbe trovato la sua soluzione quando la proposta di delibera fosse stata portata in giunta.
Dal suo canto, il G. ha dedotto, tra l’altro, di essersi trovato in data 31/8/2000- dopo appena 60 giorni dal suo nuovo incarico presso l’avvocatura Comunale e di aver capito di trovarsi a dover sottoscrivere un’appendice ad una polizza già conclusa, in forza di atti pienamente validi ed efficaci . Si sarebbe trovato, dunque, dinanzi ad un atto dovuto, in quanto un benché mimino ritardo, a fronte di un possibile sinistro, avrebbe potuto arrecare un danno economico all’ente, essendo l’oggetto dell’appendice in parola ben più ampio della semplice copertura dalla responsabilità amministrativo contabile.
Con ordinanza n. 301/2006 del 19 ottobre 2006 è stata sollevata questione di massima afferente l’esatta individuazione del dies a quo per stabilire l’esordio della prescrizione nelle deliberazioni che comportino erogazioni periodiche nel tempo.
Con sentenza n. 5/2007 del 19 luglio 2007 le Sezioni Riunite, previa declaratoria di ammissibilità della questione di massima, hanno affermato che “ quando il danno è la sommatoria di pagamenti frazionati nel tempo tutti risalenti ad un unico atto deliberativo o, comunque, ad un’unica manifestazione di volontà, la decorrenza della prescrizione va individuata nella data di pagamento.
Con atto di riassunzione depositato in data 1 agosto 2007 la Procura ha insistito perché venga accolta la richiesta di condanna .
All’odierna udienza dibattimentale il difensore intervenuto in favore del convenuto B. ha depositato una richiesta di rinvio formulata dal prof. Tigano e, avutala respinta, ha discusso nel merito il giudizio insistendo per il proscioglimento; analoghe considerazioni sono state svolte dal difensore del convenuto G.; dal suo canto il PM ha reiterato la richiesta di condanna per entrambi i convenuti.
In premessa osserva la Corte che il legittimo impedimento, previsto come causa del rinvio del procedimento, così come richiesto dal prof. Tigano , difensore del convenuto B., deve comportare la assoluta impossibilità a comparire: la concomitanza di altri impegni professionali non costituisce un impedimento assoluto, determinando solo delle scelte da parte del difensore, che può attuarle anche avvalendosi della facoltà di designare un sostituto (Cass. Sez. I, 11-4-1994 n.4088).
Nell’ipotesi in cui il difensore intenda ottenere il rinvio del dibattimento deve dare sollecita comunicazione del suo impedimento al giudice procedente. Tale "prontezza" deve essere riferita al momento in cui è insorta la causa dell’impedimento stesso e la richiesta difensiva deve essere presentata nel più breve tempo possibile, affinché il giudice possa tempestivamente valutarla ed adottare gli opportuni provvedimenti.
Nella fattispecie, il difensore ha l’obbligo di esporre le ragioni che rendono essenziale l’espletamento della funzione difensiva "contemporanea", l’assenza di altro codifensore e l’impossibilità di avvalersi di un sostituto in uno dei due procedimenti contemporanei ( Cassazione penale, sez. IV, 11 giugno 2003, n. 41997).
Nella specie, in disparte la considerazione che l’istanza è stata fatta in udienza, non è stato dato alcun argomento circa “l’essenzialità” della codifesa nel processo che si celebra ed infatti il convenuto era ( rectius, è ) rappresentato e difeso ( oltre che da se medesimo) non solo dal prof. Aldo Tigano, ma anche dall’avv. Cristina Bonomonte.
Conseguentemente, la difesa assunta (e poi svolta in modo puntuale) dall’avv. Salvatore Giambò ( per delega del prof. Aldo Tigano) è apparsa più che idonea per assicurare il diritto alla difesa del convenuto B., di guisa che la richiesta di rinvio è stata considerata reietta.
Ciò premesso, occorre vagliare la fondatezza dell’eccezione di maturata prescrizione quinquennale dell’azione di responsabilità amministrativa, ritualmente sollevata.
Con sentenza n. 5/2007 del 19 luglio 2007 le Sezioni Riunite, previa declaratoria di ammissibilità della questione di massima, ha affermato che “ quando il danno è la sommatoria di pagamenti frazionati nel tempo tutti risalenti ad un unico atto deliberativo o, comunque, ad un’unica manifestazione di volontà, la decorrenza della prescrizione va individuata nella data di pagamento.
Aggiunge l’organo nomofilattico che la giurisprudenza , che appare la più consona ai principi di diritto della materia, oltre che al più aderente oltre che la più aderente alla lettera delle norme sopra richiamate – ha, invero, osservato, sotto la vigenza della legge n. 142/1990, che il “fatto”, rilevante per la decorrenza della prescrizione deve essere considerato nel momento in cui viene a compimento la fattispecie illecita costituita dal “fatto colposo” e dal conseguente “evento dannoso”; e ciò in quanto anche in materia di responsabilità amministrativa, affinché il sistema mantenga una sua logica coerenza, non può non valere la regola generale recata dall’art. 2935 cod.civ., secondo cui “la prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto può essere fatto valere”. In effetti, una lettura che colleghi l’endiadi “commissione del fatto” al mero dispiegarsi della condotta trasgressiva, senza alcun riferimento alle conseguenze dannose che ne sono derivate, condurrebbe all’esito assurdo di dover ritenere che, nella materia della responsabilità amministrativa, la prescrizione inizi a decorrere in un momento in cui, per non essere ancora concreto ed attuale il danno, non sarebbe azionabile alcuna pretesa risarcitoria e la domanda giudiziale in ipotesi proposta dovrebbe essere respinta per insussistenza dell’elemento oggettivo della responsabilità.
In ossequio alle coordinate ermeneutiche tracciate deve ritenersi la sostanziale vincolatività delle pronunce emesse dalle Sezioni riunite nella funzione di giudice delle questioni di massima ai sensi del comma 7 dell’art. 1 l. 14 gennaio 1994 n. 19 ( In terminis, C. Conti, Sez. II, 07/11/1997, n.197).
Orbene, poiché il primo mandato di pagamento è datato 20 gennaio 2001, e il primo atto interruttivo della prescrizione è intervenuto con la costituzione in mora dell’Amministrazione datata 30 dicembre 2005 e notificata ai destinatari il 31 dicembre 2005, la prescrizione è stata, quindi, validamente interrotta prima della scadenza del termine quinquennale di prescrizione.
Per le anzidette tutte ragioni, l’eccezione di prescrizione va considerata reietta.
Nell’esaminare i profili del merito, giova ricordare che, diverse volte, la Corte dei conti si è pronunciata in ordine alla stipula da parte di un Ente locale di polizze assicurative destinate alla copertura anche dei danni erariali che amministratori o dipendenti dell’ente locale potrebbero essere chiamati a risarcire, in conseguenza di loro responsabilità amministrativa o contabile, nei confronti dell’ente stesso o di altri enti pubblici.
La questione, che questo Collegio condivide, è stata già risolta nel riflesso che la stipula di tale copertura, con oneri a carico dell’ente locale ed in definitiva della collettività, non è legittima, con conseguenze di danno erariale per l’importo dei relativi premi di polizza posti a carico del bilancio dell’ente (conformi (In terminis, Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per la Regione Lazio n.12 del 12 febbraio 1997 ; Sezione giurisdizionale per la Regione Friuli-Venezia-Giulia n.489/EL del 19 ottobre 2000); C.conti, Sez. Giurisd.le per la Lombardia n. 942 del 10.05.2002; id. Umbria n 553 del 10.12.2002; id. Puglia n. 95 del 07.02.2004, id Sez Regionale Siciliana n 3471/2005 del 4.10.2005; idem n.3054/2006 del 25 .10.2006).
Si è osservato , nelle predette decisioni, che incongrua appare l’assunzione, da parte di un ente pubblico, dell’onere della tutela assicurativa dei propri amministratori o dipendenti con riferimento alla responsabilità amministrativa per danno erariale, per contrarietà di tale assunzione di spesa al principio di responsabilità personale cui all’articolo 28 della Costituzione, tenendo anche conto della peculiare natura di tale forma di responsabilità in relazione alla sua funzione di deterrenza verso dipendenti ed amministratori, che ne costituisce contenuto essenziale accanto a quello risarcitorio (cfr. Corte Costituzionale, sent. n. 371 del 20.11.1998: "…combinazione di elementi restitutori e di deterrenza che connotano l’istituto…" ).
Tale funzione di deterrenza non può in particolare essere annullata o ridotta destinando risorse pubbliche alla realizzazione di una sostanziale impunibilità risarcitoria di dipendenti o amministratori pubblici, e questo in relazione a loro comportamenti gravemente colposi, accertati come causativi di danno all’ente.
Osserva ancora il Collegio che dette polizze alterano la quota di rischio accollabile dall’Amministrazione pubblica, già predeterminata dalla legge n. 20 del 1994 ed individuata nella colpa lieve (e ciò per evitare l’inerzia dell’azione amministrativa per il timore della responsabilità per culpa levis: C.cost. 371/1998 cit.), con conseguente invalidità negoziale per contrarietà a norme imperative ed illiceità sotto il profilo comportamentale per i danni erariali derivati.
Tanto chiarito per completezza di analisi, occorre osservare che in realtà i convenuti non sembra contestino la sostanziale illiceità della copertura assicurativa del danno erariale conseguente a responsabilità amministrativo contabile, considerato che la difesa è essenzialmente e principalmente incentrata sull’affermazione della esclusione, in fattispecie, della copertura alle ipotesi di colpa grave.
In particolare la difesa dei convenuti eccepisce la carenza di colpa grave, avendo gli odierni convenuti assunto la determinazione di inserire l’appendice sulla scorta di una polizza assicurativa già stipulata.
Gli stessi hanno aggiunto che esisteva una indicazione precisa (dichiarazione di intenti della Giunta) soggiungendo ( il G.) che aveva assunto l’incarico di avvocato comunale da appena 60 giorni.
Tali argomenti non appaiono condivisibili in quanto la procedura per l’integrazione della polizza assicurativa risulta essere stata avviata, appunto, da una nota del 11.8.2000 sottoscritta dall’assessore pro tempore al contenzioso avv. Salvatore B., e successivamente sottoscritta dall’avv. Giuseppe G., nella qualità di dirigente pro tempore dell’Avvocatura comunale.
Nessuna disposizione , normativa o di accordo collettivo , consentiva di porre a carico del bilancio dell’ente locale le spese per la copertura assicurativa dei rischi da responsabilità amministrativa- contabile degli amministratori e/o dei dipendenti dell’ente locale medesimo.
La invocata buona fede non può poi essere invocata, per giurisprudenza di questa Corte (cfr. Sez. I n. 282 del 07.08.2002), se non allorquando la decisione che si assume essere fonte di danno erariale sia stata adottata in materia di particolare difficoltà tecnica o giuridica, quale non si rinviene nel caso in giudizio, in cui, al contrario, si appalesa l’evidenza dell’erroneità dell’atto, tale da escludere la cd. esimente politica.
Non appare condivisibile poi l’argomento sostenuto dalla difesa secondo il quale vi era una volontà della Giunta contenuta nel verbale del 28 febbraio 2000, che prevedeva l’estensione della polizza assicurativa, posto che tale manifestazione ( di intenti), appunto indicata nel precitato verbale, era sprovvista di obbligatorietà giuridica, non essendo rivestita della forma necessari con cui si estrinseca la volontà gestionale della Giunta.
Nessun dubbio può poi aversi sulla quantificazione del danno, come quantificato nella misura del 20% dei premi pagati, essendo accertato,a seguito di esplicita istruttoria svolta da parte attrice, che per la RCT professionale dirigenti ed amministratori la quota di premio riconducibile alla copertura della responsabilità amministrativo-contabile, comprensiva dell’azione di rivalsa da parte dell’Amministrazione, corrispondeva a circa il 20% del premio totale corrisposto.
Si aggiungano due ulteriori notazioni.
La mancata conoscenza di dubbi interpretativi che potevano sorgere dal non univoco dato normativo, all’epoca poteva ( rectius, avrebbe potuto) non integrare una mancanza gravemente colpevole per soggetti sforniti di specifica competenza legale.
Nella specie , ictu oculi, la documentata e specifica competenza legale degli odierni convenuti esclude tale possibilità.
Un seconda considerazione, per completezza espositiva, muove dal riflesso che questa stessa sezione, nel giudizio evocato da parte attrice nel libello introduttivo ( del giudizio), con sentenza n. 203/2008 del 18 gennaio 2008 ha già condannato i componenti della Giunta municipale di Messina, nonchè il segretario generale del Comune, a risarcire il Comune di Messina, in conseguenza della loro partecipazione alla adozione della delibera di giunta n. 518 del 20 aprile 2000, contribuendo in tal modo alla formazione della volontà unanime di disporre la stipula della copertura assicurativa, con denaro dell’ente rappresentato, dei rischi da responsabilità amministrativo-contabile dei dirigenti comunali, osservando che il pagamento, da parte di un ente locale, dei premi assicurativi per polizze stipulate a favore dei propri dipendenti a copertura delle conseguenze derivanti da sentenze di condanna della Corte dei Conti, che discendono dagli illeciti amministrativi posti in essere dai dipendenti stessi nei confronti dell’ente di appartenenza o di altra pubblica amministrazione, non può che definirsi danno per l’erario, in quanto del tutto privo di sinallagma e non rispondente ad alcun pubblico interesse.
Del pari, la condotta di chi avvia e poi materialmente sottoscrive una polizza assicurativa ( come appendice ad altra polizza assicurativa), con pagamento dei premi a carico della cassa comunale per sollevare gli amministratori dell’ente rappresentato dalla responsabilità amministrativo-contabile per danno erariale, assume, nella fattispecie, tutti i caratteri propri della colpa grave.
Conclusivamente, i Sigg. B. Salvatore e G. Giuseppe vanno condannati al pagamento in favore del Comune di Messina, nelle quote del 50%, per ciascun convenuto, della somma di € 13.336,47 ( pro capite € 6.668,23).
Alla condanna per la sorte capitale fa seguito quella ulteriore per rivalutazione monetaria ed interessi legali.
B. Salvatore e G. Giuseppe vanno condannati al pagamento in favore del Comune di Messina, nelle quote del 50%, per ciascun convenuto, della somma di € 13.336,47, oltre rivalutazione monetaria oltre rivalutazione monetaria della medesima, da calcolarsi secondo gli indici ISTAT, dalla data del suo effettivo esborso da parte della P.A. sino alla pubblicazione della presente sentenza, ed agli interessi legali sulle somme così rivalutate da quest’ultima data sino al soddisfo.
Condanna, altresì, i predetti convenuti al pagamento in favore dello Stato delle spese del presente giudizio che si liquidano in complessive € 539,80 (euro cinquecentotretanove/80).
Così deciso in Palermo, nella Camera di Con­siglio del 22 gennaio 2008
F.to Guido Petrigni F.to Pino Zingale
Palermo, 25 marzo 2008