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Timestamp: 2019-09-18 10:15:16+00:00
Document Index: 177212573

Matched Legal Cases: ['art. 135', 'art. 1', 'art. 102', 'art. 107', 'art. 111', 'art. 4', 'art. 102', 'art. 103', 'art. 7', 'art. 18']

sistema giudiziario italiano - International Corner
sistema giudiziario italiano/
La giurisdizione costituzionale è attribuita alla Corte costituzionale, composta di quindici giudici, nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria e amministrativa (art. 135 Cost.).
Il controllo di legittimità costituzionale delle leggi può essere introdotto in via principale da soggetti specificamente legittimati (Stato, Regioni, Province autonome; cfr. artt. 37-42 l. cost. 11 marzo 1953, n. 87), oppure in via incidentale da parte di un giudice, il quale, nel corso di un processo, dubiti della costituzionalità della legge da applicare al singolo caso concreto.
La questione di costituzionalità deve essere, in tale ultima ipotesi, rilevante per la decisione del processo e non manifestamente infondata (cfr. art. 1 l. cost. 9 febbraio 1948, n. 1; artt. 23-30 l. cost. 11 marzo 1953, n. 87).
La giurisdizione ordinaria è esercitata da magistrati ordinari considerati tali perché istituiti e regolati dalle norme di ordinamento giudiziario (art. 102 Cost.; artt. 1 e 4 r.d. 30 gennaio 1941, n. 12) e la loro differenziazione dagli altri giudici deriva dalla riserva di indipendenza prevista dalla Costituzione (artt. 101-104 Cost.) ed anche dalla loro sottoposizione al potere del Consiglio superiore della magistratura (per la cui costituzione e funzionamento, l. 24 marzo 1958, n. 195 e d.P.R. 16 settembre 1958, n. 916), che ne costituisce l’organo di governo autonomo.
L’organizzazione della magistratura italiana trova la sua fonte di rango costituzionale negli articoli 101 – 113 del titolo IV della Costituzione. Prima della riforma, l’ordinamento giudiziario era disciplinato dalle disposizioni di cui al regio decreto 30 gennaio 1941 n. 12, dal regio decreto legislativo del 31 maggio 1946 n. 511, dalla legge 24 marzo 1958 n. 195 nonché da una serie di disposizioni contenute in leggi successive, emanate per adeguare le disposizioni di ordinamento giudiziario anteriori alla Costituzione.
La riforma dell’ordinamento è stata attuata attraverso sei decreti legislativi, emanati in base alla legge delega di riforma del 25 luglio 2005 n. 150, successivamente modificati dalla legge 30 luglio 2007 n. 111.
Gli aspetti più rilevanti della riforma hanno riguardato l’accesso in magistratura, il sistema di valutazione professionale dei magistrati, la formazione iniziale e permanente, l’organizzazione degli uffici requirenti, il passaggio dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti nonché il sistema disciplinare.
La giurisdizione ordinaria si ripartisce in due settori: quello penale, il cui oggetto è la decisione sulla fondatezza o meno dell’azione penale promossa dal pubblico ministero nei confronti di un determinato soggetto, l’altro civile, diretto alla tutela giuridica dei diritti inerenti a rapporti tra privati o tra questi e la pubblica amministrazione, quando essa nell’esercizio dei propri compiti leda il diritto soggettivo di altra persona.
Le funzioni nel settore penale si distinguono in giudicanti e requirenti, le prime di coloro che assumono la decisione, le seconde dei magistrati (il c.d. ufficio del pubblico ministero) che svolgono le indagini. Al termine di esse, questi ultimi esercitano l’azione penale o chiedono l’archiviazione, sostengono l’accusa in giudizio, svolgono funzioni requirenti nei successivi gradi di giudizio.
Il giudizio penale è promosso dal magistrato, anch’esso appartenente alla magistratura ordinaria, dell’ufficio del pubblico ministero (art. 107, ultimo comma, Cost.).
Il giudizio civile può essere promosso da qualunque soggetto pubblico o privato, definito attore, nei confronti di altro soggetto, che assume la qualità di destinatario della domanda, definito convenuto.
I giudizi civili e penali sono disciplinati da due distinti complessi di norme processuali: il codice di procedura civile ed il codice di procedura penale.
L’art. 111 della Carta Costituzionale eleva a garanzia espressa di qualunque processo – civile, penale, amministrativo o contabile - la regola del giusto processo, in base alla quale ogni processo deve svolgersi in contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, dinanzi ad un giudice terzo ed imparziale e deve avere una ragionevole durata.
Il diritto alla ragionevole durata del processo ha ricevuto espresso riconoscimento con la l. 24. 3. 2001, n.89, che attribuisce alle parti il diritto di chiedere, in caso di sua violazione, una equa riparazione pecuniaria nei confronti dello Stato.
La giurisdizione ordinaria è amministrata da giudici “professionali” e da giudici “onorari”, entrambi appartenenti all’ordine giudiziario (art. 4 r.d. 30 gennaio 1941, n.12).
L’articolazione degli uffici giudiziari
La magistratura onoraria, oggi, si compone essenzialmente di:
Giudici di pace, cui è attribuita la competenza nel settore civile e nel settore penale, rispettivamente su cause di ridotto valore ovvero per reati di ridotta gravità;
Giudici onorari di tribunale (i c.d. g.o.t.), che svolgono funzioni giudicanti in primo grado nei tribunali ordinari;
Vice procuratori onorari (i c.d. v.p.o.), che svolgono funzioni requirenti in primo grado presso le Procure della Repubblica;
Esperti del tribunale per i minorenni, che compongono i collegi di tale organo;
Esperti della sezione di Corte d’Appello per i minorenni, che compongono i collegi della Corte d’Appello nei procedimenti minorili;
Giudici ausiliari di Corte di Appello, che svolgono funzioni giudicanti presso le Corti di Appello;
Esperti del Tribunale di Sorveglianza, che compongono i collegi di tale organo;
Esperti componenti delle sezioni specializzate agrarie presso i tribunali ordinari in primo grado.
In particolare gli uffici giudiziari risultano distribuiti sull’intero territorio nazionale nei seguenti termini: 140 Tribunali ed 404 Uffici del Giudice di Pace; 26 Corti territoriali d’Appello, con competenze di secondo grado; la Suprema Corte di Cassazione, con unica sede in Roma, vertice del sistema delle impugnazioni e giudice di legittimità.
La Costituzione (art. 102 Cost.) vieta l’istituzione di nuovi giudici «straordinari o speciali», consentendo, nell’ambito della giurisdizione ordinaria, l’istituzione di sezioni specializzate in determinati settori, caratterizzate dalla compresenza nello stesso organo giudicante di magistrati ordinari e di cittadini idonei estranei all’ordine giudiziario (ad esempio, le sezioni specializzate agrarie).
Sono comunque previsti giudici speciali, quali i giudici amministrativi, la Corte dei conti e il giudice militare, preesistenti all’entrata in vigore della Costituzione (art. 103 Cost.).
La Corte dei Conti è composta di magistrati contabili e presso di essa è istituita una Procura Generale cui sono attribuite funzioni requirenti. Organo di governo autonomo è il Consiglio di Presidenza della Corte stessa.
Oltre alla competenza in materia di controllo preventivo di legittimità su numerosi atti del Governo e di altri organi pubblici e di controllo successivo sulla gestione del bilancio e del patrimonio delle amministrazioni pubbliche, alla Corte dei conti sono affidati i giudizi in materia di contabilità pubblica, pensionistica e di responsabilità degli impiegati e funzionari dello Stato o di altri enti pubblici.
I giudici militari, ai quali è attribuita la competenza a giudicare dei reati militari commessi dagli appartenenti alle forze armate, costituiscono un ordine distinto dalla magistratura ordinaria, amministrato da un organo di governo autonomo, vale a dire il Consiglio superiore della magistratura militare.
La giurisdizione amministrativa è attribuita ad un complesso di organi, distinti dalla magistratura ordinaria: tribunali amministrativi regionali, quali giudici di primo grado, e Consiglio di Stato, quale giudice di secondo grado.
L’organo di governo autonomo dei giudici amministrativi è il Consiglio di presidenza della magistratura amministrativa, composto, oltre che dal presidente del Consiglio di Stato, da quattro magistrati in servizio presso il Consiglio di Stato, da sei magistrati in servizio presso i tribunali amministrativi regionali anche da membri laici, ossia da quattro cittadini eletti, due dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta, tra i professori ordinari di università in materie giuridiche o tra gli avvocati con venti anni di esercizio professionale. L’organo si compone anche di membri supplenti, scelti tra i magistrati del Consiglio di Stato e dei tribunali amministrativi regionali. L’attuale composizione con la presenza di membri laici è dovuta alla modifica dell’art. 7 legge 27 aprile 1982, n. 186, contenente l’ordinamento della giurisdizione amministrativa, apportata dalla legge 21 luglio 2000 n. 205 ed in particolare dall’art. 18.
Il giudice amministrativo esercita il sindacato di legittimità (e non di merito, inteso nel senso di opportunità) degli atti amministrativi: il ricorso davanti all’organo di giustizia amministrativa è volto ad ottenere l’annullamento giurisdizionale dell’atto amministrativo che si assume viziato per incompetenza, violazione di legge o eccesso di potere.
In linea generale, la sfera di competenza della giurisdizione ordinaria e di quella amministrativa è individuata attraverso il riferimento alla posizione soggettiva — diritto soggettivo e interesse legittimo — fatto valere in giudizio: la giurisdizione amministrativa (salve particolari materie riservate alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, che da ultimo sono state incrementate dalla legge 21 luglio 2000, n. 205) è il giudice dell’interesse legittimo.