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Timestamp: 2019-08-18 01:50:59+00:00
Document Index: 1030259

Matched Legal Cases: ['art. 109', 'art. 109', 'art. 95', 'art. 109', 'art. 51', 'art. 95', 'art. 95', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 67']

Novità fiscali del 23 ottobre 2008: spese per l’acquisto di parafarmaci non spetta la detrazione Irpef; spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale; IVA: spetta la detrazione per i servizi di mensa fruiti dai dipendenti | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 23 ottobre 2008: spese per l’acquisto di parafarmaci non spetta la detrazione Irpef; spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale; IVA: spetta la detrazione per i servizi di mensa fruiti dai dipendenti
Indice: 1) IVA: Spetta la detrazione per i servizi di mensa fruiti dai dipendenti 2) Sulle spese per l’acquisto di parafarmaci non spetta la detrazione Irpef 3) Agevolazioni fiscali per le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale 4) Brevi fiscali 1) IVA: Spetta la detrazione per […]
1) IVA: Spetta la detrazione per i servizi di mensa fruiti dai dipendenti
2) Sulle spese per l’acquisto di parafarmaci non spetta la detrazione Irpef
3) Agevolazioni fiscali per le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale
La detrazione dell’Iva spetta per i servizi di mensa, sia nei casi in cui questi siano resi a datori di lavoro nei locali dell’impresa o in locali adibiti a mensa, sia in tutte le altre ipotesi di prestazioni di servizi di mensa e di servizi sostitutivi, come i buoni pasto.
E’ questa la tesi dell’Assonime, contenuta nella propria circolare n. 55 del 21/10/2008.
Prima della modifica fatta dal D.L. n. 112/2008, convertito in Legge n. 133/2008, alla normativa IVA (D.P.R. n. 633/72), ha rilevato l’Associazione, i datori di lavoro non potevano detrarre l’imposta assolta per la somministrazione di alimenti e bevande acquisite con i buoni pasto giacché poteva essere detratta solo l’IVA assolta per le prestazioni rese nei locali dell’impresa stessa, cioè nella mensa interna o in locali adibiti a mensa aziendale (mensa esterna).
Mentre adesso, alla luce di tali novità normative, ha proseguito la circolare Assonime, può essere detratta l’imposta su tutte le possibili forme di prestazione del servizi di mensa.
A tal fine, per i dipendenti in trasferta, necessita che la fattura venga intestata all’impresa, e non al dipendente.
Tuttavia, all’interno della medesima fattura necessita l’indicazione del dipendente che fruisce materialmente della prestazione.
Ciò viene previsto dall’Agenzia delle Entrate, nella Circolare n. 53/E/2008 al fine di potere offrire ai verificatori la prova dell’inerenza della prestazione.
Infine, riguardo le imposte sui redditi, l’Assonime non è favorevole alla tesi che vuole l’applicazione della deduzione limitata dei costi (75% in vigore dal 2009) nell’ipotesi delle trasferte di dipendenti o collaboratori effettuate nell’ambito del Comune.
Il D.L. n. 112/2008 ha aggiunto all’art. 109, comma 5, del T.U.I.R. un periodo in vigore dal 2009.
Peraltro, il legislatore, grazie alla immutata presenza degli altri periodi nel medesimo art. 109, ha mantenuto l’applicazione del principio di inerenza nella determinazione del reddito d’impresa.
Pertanto, se le spese alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande sono inerenti, vale a dire si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito, le medesime sono deducibili nella misura del 75% del loro ammontare.
Viceversa, se tali spese non sono inerenti, ad esempio, perché sostenute per motivi personali, le stesse non sono deducibili dal reddito d’impresa per l’intero loro ammontare.
Spese per trasferte effettuate fuori dal territorio comunale
Per espressa previsione della norma, il nuovo limite di deducibilità non si applica per le spese di vitto e alloggio sostenute dalle imprese per le trasferte effettuate fuori dal territorio comunale dai lavoratori dipendenti e dai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.
Pertanto, le stesse continuano ad essere dedotte, ai sensi del medesimo art. 95, comma 3, del T.U.I.R.
Quindi sono deducibili:
– Per un ammontare giornaliero non superiore ad euro 180,76, per le trasferte nel territorio nazionale;
– per un ammontare giornaliero non superiore ad euro 258,23, per le trasferte all’estero.
Spese per le trasferte effettuate nell’ambito del territorio comunale
Sono escluse dal campo di applicazione dell’ultimo periodo dell’art. 109, comma 5, del T.U.I.R. le spese sostenute in favore di dipendenti o collaboratori per trasferte effettuate nell’ambito del territorio comunale (in tal senso anche la circolare Assonime del 7/8/2008, n. 50).
In particolare, ai sensi dell’art. 51, comma 5, del T.U.I.R., le indennità o i rimborsi riconosciuti a tale titolo concorrono alla formazione del reddito di lavoro dipendente o di collaborazione e, conseguentemente, costituiscono spese per prestazioni di lavoro inerenti alla produzione del reddito interamente deducibili per l’impresa.
Spese alberghiere e di somministrazione di alimenti e bevande nel reddito d’impresa
Norma fino al 2008
Disciplina vigente dal periodo d’imposta 2009
Spese inerenti all’attività d’impresa
Deducibili, salvo che sia diversamente previsto (art. 95, comma 3, T.U.I.R.)
Deducibili per il 75% del loro ammontare
Spese non inerenti all’attività d’impresa
Spese sostenute per finalità di rappresentanza
Deducibili con i criteri ancora da definire dal D.M. attuativo (non emanato ad oggi)
Deducibili per il 75% del loro ammontare e con i criteri da definirei dal citato D.M. attuativo
Spese sostenute per trasferte di dipendenti/collaboratori nel territorio comunale
Spese sostenute per trasferte di dipendenti/collaboratori fuori dal territorio comunale
Deducibili (art. 95, comma 3, T.U.I.R.)
(Assonime, circolare del 21/10/2008, n. 55)
Se le spese non risultano dallo scontrino come medicinali, ma solo come parafarmaci, non sono ammessi a beneficiare della deduzione o della detrazione d’imposta ai fini dell’Irpef.
Stessa cosa vale anche per tutti gli altri prodotti acquistati come parafarmaci, siano essi prodotti fitoterapici, pomate colliri, ecc…, che non potendo essere equiparati a quella per medicinali, né alle altre categorie di spese sanitarie, non compete in tali casi la deduzione o la detrazione d’imposta ai sensi degli artt. 10, comma 1, lett. b) e 15, comma 1), lett. c), del Tuir.
Lo scontrino fiscale è, quindi, fondamentale per la deduzione nella dichiarazione dei redditi
Come è noto, la legge 27/12/2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), ha introdotto nuovi obblighi in materia di certificazione delle spese sanitarie relative all’acquisto di medicinali.
In particolare, i commi 28 e 29 dell’art. 1 di tale legge, apportando modifiche agli artt. 10, comma 1, lett. b), e 15, comma 1, lett. c), del Tuir, hanno disposto che, a decorrere dal 1/7/2007, per la deduzione e per la detrazione delle spese sanitarie relative all’acquisto di medicinali, è necessario che tali spese siano certificate da fattura o scontrino fiscale contenente la specificazione della natura, qualità e quantità dei beni e l’indicazione del codice fiscale del destinatario.
Su tale punto (natura del prodotto acquistato), la risoluzione n. 156/2007, ha chiarito che é sufficiente che lo scontrino fiscale rechi la dizione generica di farmaco o di medicinale.
Ciò, al fine di escludere dal beneficio della deduzione o della detrazione l’acquisto di prodotti attinenti ad altre categorie merceologiche disponibili in farmacia.
Nuova ipotesi chiarita
Nel caso di specie è stato chiesto alle Entrate di sapere se a fronte di scontrini fiscali riportanti la dicitura “parafarmaco”, emessi in relazione all’acquisto di integratori alimentari, prodotti fitoterapici, colliri e pomate, sia possibile comunque beneficiare della detrazione d’imposta di cui all’art. 15, comma 1, lett. c), del Tuir.
Per risolvere tale problematica, l’Agenzia delle Entrate ha fornito i seguenti nuovi chiarimenti
Riguardo l’acquisito di integratori alimentari, la risoluzione n. 256/2008, ha precisato che tali beni, pur se somministrati per cure dirette ad ottimizzare gli apporti nutrizionali e a migliorare le condizioni fisiologiche, non sono considerati medicinali, ma (in ragione della loro composizione) prodotti appartenenti all’area alimentare, per cui la relativa spesa non è né detraibile, né deducibile.
Medicinali fitoterapici ufficialmente approvati dall’AIFA
Tuttavia, i medicinali fitoterapici sono ufficialmente approvati dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), che ne autorizza l’immissione in commercio dopo averne verificato la qualità, l’efficacia e la sicurezza.
Pertanto, con la dicitura nello scontrino fiscale di medicinali possono usufruire del beneficio fiscale.
Viceversa, gli altri prodotti a base di erbe, che non hanno l’autorizzazione all’immissione in commercio, anche se talora esplicano una qualche attività farmacologica, non possono essere definiti medicinali.
Poiché nel caso di specie i prodotti acquistati dal contribuente non vengono qualificati come medicinali, ma come parafarmaci, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che non possono rientrare tra quelli per i quali viene ammessa la deduzione o la detrazione d’imposta ai fini dell’Irpef.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/10/2008, n. 396/E)
Sono detraibili, nella misura del 19%, le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale del proprio genitore, non autosufficiente, anche quando le prestazioni siano fornite dalla casa di cura in cui è degente.
Ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. i-septies) del TUIR sono detraibili le spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale, nei casi di non autosufficienza nel compimento degli atti di vita quotidiana, nella percentuale del 19%, calcolabile su un ammontare di spesa non superiore a 2.100 purché il reddito del contribuente non sia superiore a 40.000 euro.
La detrazione riguarda sia le spese sostenute per la propria assistenza che quelle sostenute per l’assistenza di uno o più familiari che possono anche non essere fiscalmente a carico.
La previsione contenuta nella lettera i-septies), dell’art. 15 – introdotta dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007) – ha sostituito la analoga disposizione recata dall’art. 12, comma 4-bis), del TUIR, nel testo vigente negli anni 2005 e 2006, che prevedeva una deduzione dall’imponibile delle spese sostenute per gli addetti all’assistenza personale.
Peraltro, in vigenza della precedente deduzione, la circolare n. 2/E/2005 ha chiarito che la condizione di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana va riferita ai soggetti che non siano in grado ad esempio, di assumere alimenti, di espletare le funzioni fisiologiche e provvedere all’igiene personale, di deambulare, di indossare gli indumenti.
Lo stato di non autosufficienza può essere indotto dalla ricorrenza anche di una sola delle condizioni sopra richiamate che lo determinano e deve in ogni caso essere comprovata da certificazione medica.
La successiva circolare n. 10/E del 2005, inoltre, ha precisato l’ambito applicativo della allora prevista deduzione di cui all’art. 12, comma 4-bis), con riferimento alle ipotesi in cui la prestazione sia resa ad un soggetto ricoverato presso una casa di cura o di riposo.
In tale caso l’Agenzia delle Entrate ha riconosciuto la spettanza della deduzione purché i corrispettivi per l’assistenza personale siano certificati distintamente rispetto a quelli riferibili alle altre prestazioni fornite dall’istituto ospitante.
L’Agenzia delle Entrate ha ritenuto che i chiarimenti forniti con i citati documenti di prassi, emanati in vigenza del precedente sistema di deduzione, rimangono validi anche ai fini della fruizione della analoga detrazione delle spese sostenute per l’assistenza dei soggetti non autosufficienti.
Quindi, nel caso di specie, in presenza degli altri presupposti e condizioni richiesti dalla norma, e alla luce dei chiarimenti forniti con le citate circolari, il contribuente può fruire del beneficio fiscale in relazione alle spese sostenute per l’assistenza della propria madre anche quando la prestazione sia resa da un istituto di cura e ricovero, purchè i corrispettivi per l’assistenza personale siano certificati distintamente nella documentazione rilasciata dall’istituto.
Naturalmente, ai fini della detrazione, le spese devono risultare da idonea documentazione fiscale.
Se, come nel caso di specie, la spesa viene sostenuta in favore di un familiare, la documentazione deve contenere oltre agli estremi anagrafici e al codice fiscale del soggetto che effettua il pagamento e di quello che presta l’assistenza, anche gli estremi anagrafici e il codice fiscale del familiare in favore del quale la spesa è sostenuta.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/10/2008, n. 397/E)
– Separazione legale: Per l’immobile assegnato al coniuge, l’I.C.I. deve essere pagata sempre dal proprietario
Soggetto passivo ai fini ICI è sempre il proprietario dell’immobile, ciò anche nell’ipotesi in cui, a causa del provvedimento di separazione legale, la casa coniugale sia stata assegnata dal giudice al coniuge ed ai figli.
Non costituisce un diritto reale di godimento la circostanza che via sia la fruizione di tale immobile, per cui il coniuge assegnatario della casa familiare non è tenuto al pagamento dell’imposta.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 25486, depositata il 20/10/2008)
– Il contratto di comodato non trasferisce la titolarità del reddito fondiario
Il contratto di comodato non trasferisce la titolarità del reddito fondiario dal marito/comodante alla moglie/comodataria; ciò in quanto il comodato, disciplinato dagli artt. 1803 e ss. c.c., è un contratto ad effetti “obbligatori” e non “reali” che fa nascere, a favore del comodatario, cioè di colui che riceve in comodato il bene, un diritto “personale” di godimento sulla cosa concessa in comodato, e non un “altro diritto reale”.
Pertanto, anche nel caso in cui il comodatario stipuli, quale locatore, un contratto di locazione, la titolarità del reddito fondiario non viene trasferita dal proprietario-comodante al comodatario-locatore, per cui il reddito effettivo del fabbricato deve essere imputato, anche in quest’ipotesi, al proprietario dell’immobile.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/10/2008, n. 394/E)
– Cessione di fabbricati e terreni rientranti in un piano di recupero
Gli immobili che rientrano in un piano di recupero perdono la natura originaria di fabbricati per assumere quella di aree fabbricabili.
E’ ciò può comportare conseguenze a livello fiscale, infatti, il TUIR (art. 67) elenca tra i redditi diversi le plusvalenze derivanti dall’eventuale cessione di beni utilizzabili a scopo edificatorio.
Peraltro, come è noto, i terreni possono essere rivalutati, entro il 31/10/2008, versando un’imposta sostitutiva del 4%.
Lo ha precisato l’Agenzia delle Entrate, con risoluzione emessa in risposta all’istanza di interpello presentata da un contribuente che possiede, due edifici (uno a uso industriale, accatastato come D/7, e uno adibito a civile abitazione, accatastato come A/3).
Entrambi gli immobili, pur essendo ancora integri e agibili, sono stati inseriti dal Comune in un piano di recupero che include anche altri immobili e prevede la realizzazione di una serie di opere di trasformazione urbanistica con l’incremento delle cubature esistenti. A realizzare gli interventi edilizi sarà il costruttore che nel frattempo avrà acquistato i beni.
Questa compravendita, a giudizio del contribuente non comporterebbe l’emersione di una plusvalenza in capo ai venditori.
Ciò poiché al momento della vendita gli immobili ceduti conserverebbero la natura di fabbricati integri nella struttura e utilizzabili in base alle loro specifiche caratteristiche.
Tale tesi è stata respinta dall’Agenzia delle Entrate, che, invece, ha fatto notare come l’inserimento degli immobili in un piano di recupero comporta che oggetto della cessione non possano essere più considerati i fabbricati, ormai privi di un effettivo valore economico, ma l’area in cui essi si trovano, riqualificata in base alle nuove potenzialità edificatorie definite dal progetto.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione del 22/10/2008, n. 395/E)