Source: https://www.laleggepertutti.it/129653_il-diritto-di-famiglia-dopo-la-riforma-regole-generali
Timestamp: 2020-05-30 22:18:56+00:00
Document Index: 121120941

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 143', 'art. 566', 'art. 342', 'art. 74', 'art. 155', 'sentenza ']

Il concetto di famiglia, misure contro la violenza nelle relazioni familiari, coniugio, parentela, affinità, la comunione e la separazione dei beni.
Le relazioni che sorgono in tale ambito presentano caratteri del tutto particolari in quanto nella famiglia il diritto, più che tutelare esclusivamente l’interesse individuale dei singoli componenti, prende in considerazione l’interesse superiore dell’intero gruppo familiare. Ciò spiega perché il diritto di famiglia:
— si parla nel diritto di famiglia di rapporti costituiti da diritti-doveri reciproci e di uguale contenuto: così l’educazione dei figli rappresenta allo stesso tempo un diritto ed un dovere incombente su chi esercita la potestà parentale.
1 La riforma del diritto di famiglia
2 Il concetto di «famiglia»
3 Misure contro la violenza nelle relazioni familiari
4 Coniugio, parentela, affinità
Con la legge 19 maggio 1975, n. 151 il legislatore, rifacendosi al principio dell’uguaglianza giuridica dei coniugi (art. 29 Cost.), ha modificato la disciplina relativa ai rapporti familiari, abrogando numerose disposizioni del codice civile in aperto contrasto con la Costituzione e dando attuazione alla impostazione già in precedenza delineata dalla Corte costituzionale.
la completa parità giuridica (oltre che morale) dei coniugi (art. 143 c.c.);
il riconoscimento ai figli naturali riconosciuti di identici diritti successori rispetto ai figli legittimi (art. 566 c.c.);
un più incisivo intervento del giudice nella vita della famiglia (artt. 145 e 155 c.c.);
la scomparsa dell’istituto della dote e del patrimonio familiare;
l’istituzione della comunione legale dei beni fra i coniugi (artt. 159 ss. c.c.) come regime patrimoniale legale della famiglia (in mancanza di diversa convenzione);
l’introduzione della potestà genitoria attribuita collettivamente e nella stessa misura ad entrambi i genitori, in luogo della patria potestà precedentemente attribuita esclusivamente al padre;
la qualifica di erede, e non più di usufruttuario ex lege, conferita al coniuge superstite (artt. 581 ss. c.c.).
Il concetto di «famiglia»
Sotto il profilo storico nella società industriale si è avuto il tramonto della cd. famiglia in senso ampio (o famiglia parentale) progressivamente disintegratasi in singoli nuclei familiari per lo più costituiti da genitori e figli minori. In tal modo alla famiglia parentale si è venuta sostituendo la cd. famiglia in senso stretto (o famiglia nucleare).
Occorre tuttavia sottolineare l’impossibilità, alla stregua del nostro ordinamento, di attribuire un valore sicuro ed assoluto al concetto giuridico di famiglia e la necessità, piuttosto, di guardare, ai fini della sua individuazione, al diverso modo in cui la relazione familiare assume rilevanza per il diritto. Risulterà in tal modo evidente come l’ambito delle relazioni familiari giuridicamente rilevanti si allarga o si restringe a seconda delle esigenze e degli interessi presi di volta in volta in considerazione dalla legge.
Alla famiglia fondata sul matrimonio — o famiglia legittima — si contrappone la famiglia naturale o di fatto, costituita da persone di sesso diverso che convivono more uxorio. La materia è stata recentemente riformata dal decreto Cirinà che ha sostanzialmente equiparato le coppie di fatto a quelle sposate, prevedendo la possibilità di stipulare delle convenzioni.
L’articolo 342bis c.c. stabilisce che quando la condotta del coniuge o di altro convivente è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente, il giudice, su istanza di parte, può adottare con decreto uno o più dei provvedimenti di cui all’art. 342ter c.c. Quest’ultimo, a sua volta, stabilisce, al comma 1, che il giudice, con il suddetto decreto, ordina al coniuge o convivente, che ha tenuto la condotta pregiudizievole, la cessazione della stessa e dispone l’allontanamento dalla casa familiare del coniuge o del convivente che ha tenuto la condotta pregiudizievole prescrivendogli altresì, ove occorra, di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall’istante, e in particolare al luogo di lavoro, al domicilio della famiglia d’origine, ovvero al domicilio di altri prossimi congiunti o di altre persone e in prossimità dei luoghi di istruzione dei figli della coppia, salvo che questi non debba frequentare i medesimi luoghi per esigenze di lavoro.
Il giudice può disporre, ove occorra, l’intervento dei servizi sociali o di un centro di mediazione familiare, nonché l’erogazione di un assegno periodico in favore delle persone conviventi prive di mezzi.
Quanto ai rapporti che legano fra di loro i componenti della famiglia distinguiamo:
il rapporto di coniugio, che lega marito e moglie;
il rapporto di parentela, che costituisce, invece, un legame di sangue tra persone che discendono da un comune capostipite (genitori e figli, fratelli e sorelle, zii e nipoti etc.) riconosciuto fino al sesto grado, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo (tranne il caso di adozione di maggiori di età: art. 74 c.c. come modif. ex L. 219/2012). Il grado di parentela si calcola contando le persone fino allo stipite comune senza calcolare il capostipite. Così, ad esempio, i fratelli sono parenti di secondo grado [fratello, padre (che non si conta), fratello], i cugini di quarto grado [cugino, zio, nonno (che non si conta), zio, cugino]. Si distingue poi tra parentela in linea retta (se le persone discendono le une dalle altre, come padre e figlio) e parentela in linea collaterale (se le persone, pur avendo uno stipite comune, non discendono le une dalle altre, come i fratelli);
il rapporto di affinità, che lega tra loro il coniuge ed i parenti dell’altro coniuge (così suocero e genero sono affini di primo grado, il marito è affine di secondo grado col fratello di sua moglie e viceversa etc.).
Nessun rapporto, invece, lega gli affini di un coniuge con quelli dell’altro coniuge (es.: consuoceri).
Caterina marconi ha detto:
06/10/2017 alle 07:40
Mio figlio convivente con un figlio minore si sta separando. La casa acquistata con mutuo cointestato
da pagare per altri 18 anni affidata alla madre. Lei paga la metà della rata. Vorrei sapere se può mettere il vincolo che lei non porti nessuno a vivere dentro casa .
Maio C. ha detto:
14/04/2018 alle 19:58
L’art. 155 Quater c.c. prevede che il diritto del godimento alla casa familiare venga meno qualora l’assegnatario “conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio”, tuttavia la giurisprudenza negli ultimi anni e in particolare la sentenza 23786/2014 della Corte di Cassazione ha cambiato orientamento disponendo che non si possa impedire alla moglie di vivere nella casa coniugale con il nuovo partner. Tra l’altro il giudice è sempre orientato verso il preminente interesse del minore per cui potrebbe darsi che tra il minore e il nuovo compagno della madre si sia creato un legame tale da permettere che stia nella casa così come potrebbe anche addursi che la presenza del compagno della madre costituisca situazione di disagio per i figli andando così a ledere il preminente interesse del minore. Il tutto sarebbe ovviamente circostanza non facile da provare in giudizio, a fini di un eventuale ricorso per la casa coniugale.
18/01/2019 alle 17:30
il diritto di famiglia prevede ancora l’obbligo tra padri e figli di aiuto e sostegno reciproco in caso di necessità o per età avanzata del padre?
24/01/2019 alle 18:33
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