Source: http://www.slideshare.net/blozdicadore/ricorso-del-bard-perottenerevotoperprovinciadibelluno
Timestamp: 2017-01-18 07:27:22+00:00
Document Index: 119718960

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 23', 'art. 52', 'art. 141', 'art. 141', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 114', 'art. 23', 'art. 15', 'art. 9', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 5', 'art. 114', 'art. 5', 'art. 114', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 114', 'art. 1', 'art. 114', 'art. 114', 'art. 117', 'art. 117', 'art. 118', 'art. 119', 'art. 114', 'art. 117', 'art.118', 'art. 119', 'art.5', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 118', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 117', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 117', 'art. 23', 'art. 117', 'art. 23', 'art. 141', 'art. 141', 'art. 141', 'art. 3', 'art. 143', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 118', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 5', 'art. 138', 'art. 138', 'art. 23', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 15', 'art. 77', 'art. 15', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 72', 'art. 15', 'art. 77', 'art. 23', 'art. 119', 'art. 141', 'art. 85', 'art. 23', 'art. 13', 'art.7']

Ricorso coordinato dal BARD per chiedere il ritorno alle urne per la …
ANG PAGSILANG NG PAG AARAL NG EKONO...
Ricorso per chiedere il ritorno alle urne per la Provincia di Belluno teso a ripristinare il diritto del popolo bellunese ad eleggere i propri rappresentanti nel Consiglio Provinciale ora commissariato sine die.
Da notare che il ricorso al TAR con richiesta di sospensiva, da noi promosso, è il primo in Italia e che siamo l’unica realtà provinciale in cui semplici cittadini costituiti in movimento si sono direttamente attivati con una simile azione ottenendo l’appoggio di quasi tutte le forze politiche ed anche l’importante partecipazione diretta della Regione Veneto che interverrà con propri avvocati.
La provincia di Belluno deve rimanere un Ente di primo livello amministrato con un Consiglio Provinciale e un Presidente eletti direttamente dai cittadini, questo anche in considerazione delle funzioni che ad essa saranno trasferite, come prevede il nuovo Statuto Regionale appena promulgato.
AVV. GIULIANO RIZZARDI PROF. AVV. GABRIELE LEONDINI Via Camogne, 1 – 25074 IDRO (BS) Via Lungadige Capuleti, 1/a – 37122 VERONA Tel. 0365 823162 – Fax 0365 839901 Tel. 0458033007 – Fax 0458008802 Via Vittorio Emanuele II, 60 – 25121 BRESCIA PEC: g.leondini@pec.iuscapuleti.it Tel. 030 3772259 – Fax 030 2908848 PEC: giuliano.rizzardi@brescia.pecavvocati.it T.A.R. VENETO -SEDE DI VENEZIA Ricorso ex art. 40 C.P.A. con istanza di misure cautelari collegialiProposto da: - BONA ANDREA [C.F. BNO NDR 61L12 D530D], nato a Feltre (BL) il giorno 12 luglio 1961 ed ivi residente alla via Borgo Ruga n. 22 - BORTOLUZZI ADOLFO [C.F. BRT DLF 62M19 A757J], nato a Belluno il giorno 19 agosto 1962 e residente in Ponte nelle Alpi (BL) alla Frazione la Secca n. 14/e - BROCCON MORENO [C.F. BRC MRN 75C03 D530F], nato a Feltre (BL) il giorno 03 marzo 1975 e residente in Cesiomaggiore (BL) alla via S. Leonardo n. 32 - CASON DIEGO [C.F. CSN DGI 54A25 I563G], nato a Sedico (BL) il giorno 25 gennaio 1954 e residente in Belluno alla via Fiammoi n. 134 - DE BONA OSCAR [C.F. DBN SCR 48T27 L422P], nato a Trichiana (BL) il giorno 27 dicembre 1948 ed ivi residente alla via Cavassico Superiore n. 5 - DEL FAVERO STEFANO [C.F. DLF SFN 51S14 L590P], nato a Valle di Cadore (BL) il giorno 14 novembre 1951 ed ivi residente alla via Pian del Val n. 16 - LARESE FILON FRANCESCA [C.F. LRS FNC 60P57 A501J], nata ad Auronzo di Cadore (BL) il giorno 17 settembre 1960 e residente in Lozzo di Cadore (BL) alla via Loreto n. 32 - LEVIS ANGELO [C.F. LVS NGL 73A22 A757N], nato a Belluno il giorno 22 gennaio 1973 e residente in Ponte nelle Alpi (BL) alla Frazione Vich n. 29/b 1 2.
- LIOTTA ALFONSO [C.F. LTT LNS 75M24 D530B], nato a Feltre (BL) il giorno 24 agosto 1975 e residente in Pedavena (BL) alla via Trento n. 160- MAORET LIDIA [C.F. MRT LDI 59S59 D530Z], nata a Feltre (BL) il giorno 19 novembre 1959 ed ivi residente alla via delle Marianne n. 5- MARMOLADA DANILO [C.F. MRM DNL 69R02 A083K], nato ad Agordo (BL) il giorno 02 ottobre 1969 e residente in Falcade (BL) alla via Marmolada n. 132- MARTINI SILVANO [C.F. MRT SVN 56B16 A757I], nato a Belluno il giorno 16 febbraio 1956 e residente a Auronzo di Cadore (BL) alla via Ospitale n. 4- NADALET GIANFRANCO [C.F. NDL GFR 60M24 A757Q], nato a Belluno il giorno 24 agosto 1960 ed ivi residente alla via Orzes n. 25- PACHNER MASSIMILIANO [C.F. PCH MSM 50H18 I421X], nato a Sappada (BL) il giorno 18 giugno 1950 ed ivi residente alla via Borgata Cima n. 102- PETTAZZI TOMASO [C.F. PTT TMS 50H01 A757E], nato a Belluno il giorno 01 giugno 1950 ed ivi residente alla via Agordo n. 363- PIAZZA MARINELLA [C.F. PZZ MNL 57S41 L590I], nata a Valle di Cadore (BL) il giorno 01 novembre 1957 ed ivi residente alla via Pian de Val n. 16- PRADE ANTONIO [C.F. PRD NTN 59L30A757G], nato a Belluno il 30 luglio 1959 ed ivi residente alla via Mier n. 132- REOLON SERGIO [C.F. RLN SRG 51E22 Z614V], nato in 2 3.
Venezuela il giorno 22 maggio 1951 e residente in Belluno alla via Fiammoi n. 112 - VELLO DIEGO [C.F. VLL DGI 88D07 D530S], nato a Feltre (BL) il giorno 07 aprile 1988 e residente in Lentiai (BL) alla via Monte Garda n. 81in proprio, quali cittadini elettori della Provincia di Belluno (doc. 1), e/o innome e per conto della Provincia di Belluno, quali sostituti processuali aifini esercizio dell’azione popolare prevista ex art. 9 del D.Lgs. 18 agosto2000, n. 267 ( in avanti T.U.E.L.), tutti rappresentati e difesi, per mandato incalce del presente atto, anche in via tra loro disgiunta, dal prof. avv. GabrieleLeondini [C.F. LND GRL 64P17 L781V] del Foro di Verona e dall’avv.Giuliano Rizzardi [C.F. RZZ GLN 70E04 D940N] del Foro di Brescia, condomicilio eletto presso lo studio dell’avv.to Gianna Chemello [C.F. CHMGNN 52P54 A501K] del Foro di Venezia, in Venezia, S. Marco 3829,Campo Sant’Angelo (tel. 0365 823162 – Fax 0365 839901 – PEC:giuliano.rizzardi@brescia.pecavvocati.it). -ricorrenti- controMINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato con domicilioin Venezia, alla via S. Marco, n. 63; ePREFETTURA DI BELLUNO, in persona del Prefetto pro tempore,rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato con domicilioin Venezia, alla via S. Marco, n. 63; - resistenti- nonché nei confronti della 3 4.
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona delPresidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, rappresentato e difesodall’Avvocatura Distrettuale dello Stato con domicilio in Venezia, alla via S.Marco, n. 63 -controinteressata- nonché, per la necessaria integrazione del contraddittorio, ex art. 9, comma 2, T.U.E.L., nei confronti dellaPROVINCIA DI BELLUNO, in persona del Commissario Straordinariopro tempore, con sede in Belluno, alla via S. Andrea, n. 5 -cointeressata necessaria- nonché, solo per avviso, nei confronti del - COMITATO “BELLUNO AUTONOMA DOLIMITI REGIONE” , in persona del legale rappresentante pro tempore, sig. Moreno Broccon, con sede in Cesiomaggiore (BL), alla via Grei n. 22; - COMUNE DI AURONZO DI CADORE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Auronzo di Cadore (BL), alla via Roma, n. 24; - COMUNE DI BELLUNO, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Belluno, alla Piazza Duomo, n. 1; - COMUNE DI CENCENIGHE AGORDINO, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Cencenighe Agordino (BL), alla via XX Settembre, n. 19; - COMUNE DI CESIOMAGGIORE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Cesiomaggiore (BL), alla Piazza Mercato, n. 2; - COMUNE DI CORTINA D’AMPEZZO, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Cortina d’Ampezzo (BL), al Corso Italia, n. 4 5.
33; - COMUNE DI FALCADE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Falcade (BL), alla Piazza Municipio n. 1; - COMUNE DI FELTRE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Feltre, alla Piazzetta delle Biade, n. 1; - COMUNE DI LAMON, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Lamon (BL), alla Piazza III Novembre, n. 16; - COMUNE DI PIEVE DI CADORE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Pieve di Cadore (BL), alla Piazza Municipio, n. 18; - COMUNE DI RIVAMONTE AGORDINO, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Rivamonte Agordino (BL), alla via Roma, n. 1; - COMUNE DI SAN GREGORIO NELLE ALPI, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in San Gregorio nelle Alpi (BL), alla Piazza del Municipio, n. 1; - COMUNE DI SOVERZENE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Soverzene (BL), alla via Val Gallina, n. 5; - COMUNE DI TAMBRE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Tambre (BL), alla Piazza 11 Gennaio 1945, n. 1; -cointeressati non necessari- perl’annullamento in parte qua, previa sospensiva e previa remissione degli attialla Corte costituzionale della questione di legittimità costituzionale inappresso meglio dedotta, del Decreto del Ministro degli Interni 24 febbraio2012 e del Decreto del Prefetto della Provincia di Belluno 05 marzo 2012prot. n. 3597, laddove, rispettivamente, omettono di indire la consultazione 5 6.
per l’elezione diretta degli organi di governo della Provincia di Belluno e laconvocazione dei relativi comizi elettorali (doc. nn. 2 e 3) ___°°°___ FATTO1. PremessaLa Provincia di Belluno è costituita da sessantanove comuni, ha unpopolazione di 213.474 abitanti, di cui 58.880 di questi appartengono agruppi di minoranze linguistiche dell’area ladina e dell’area sappadina, e sisviluppa su un territorio di 3.677,86 KM, intermante montano etransfrontaliero, rappresentato dalla porzione orientale e meridionale delleDolomiti. In ragioni delle suddette specificità territoriali ed etniche, il nuovoStatuto della Regione Veneto, approvato in via definitiva con Leggeregionale statutaria 17 aprile 2012, n. 1, riconosce, all’art. 15, comma 5,condizioni e forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa,regolamentare e finanziaria, ciò mediante il conferimento di specifichecompetenza: “…in materia di politiche transfrontaliere, minoranzelinguistiche, governo del territorio, risorse idriche ed energetiche, viabilitàe trasporti, sostegno e promozione delle attività economiche, agricoltura eturismo.” Questo importante riconoscimento è stato il frutto di una battaglia“autonomista” ideale e spontanea, portata avanti con determinazione negliultimi due anni dal Comitato “Belluno Autonoma Dolimiti Regione”,regolarmente costituito (doc. 4) tra le persone odierni ricorrenti, e motivatada un crescente squilibrio di politiche attive di sviluppo a scapito delterritorio montano bellunese, segnato da un progressivo declino perspopolamento e per depauperamento di risorse, sociali e economiche, 6 7.
ambientali e territoriali, pubbliche e private, con rischi di tenuta del tessutoindividuale, famigliare, comunitario, produttivo e istituzionale e quindi delsistema della coesione sociale e del significato di identità storica e culturalea esso sotteso e presupposto. Per quanto sopra, i ricorrenti riponevano dunque molte aspettativesul rinnovo elettorale dell’ente provinciale, proprio per dare concretaattuazione “alle forme e condizioni particolari di autonomia” oradirettamente riconosciute dalla Statuto Regionale Veneto, avuto inparticolare riguardo all’attivazione di interventi di contrasto, riequilibrio erilancio del territorio e della comunità bellunese, implementando le risorsenecessarie. ___°°°___2. Le nuove disposizioni sulle Province recate dall’art. 23, commi 14-21,D.L. 06 dicembre 2011, n. 201, conv. con mod. in L. 22 dicembre 2011, n.214 –Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento deiconti pubblici (c.d. Salva Italia)La Provincia di Belluno, pur avendo rinnovato i propri organi elettivi nelleconsultazioni elettorali del 06 e 07 giugno 2009, è stata invero sciolta, suproposta del Ministero dell’Interno, con Decreto del Presidente dellaRepubblica 13 dicembre 2011, a seguito della mozione di sfiducia neiconfronti del Presidente approvata, giusta delibera n. 46 del 28 ottobre 2011,con il voto favorevole di quattordici consigliere su ventiquattro assegnatiall’ente, e quindi per avveramento della specifica causa di scioglimento dellarappresentanza prevista e disciplinata dall’art. 52, comma 2, T.U.E.L. Conseguentemente è ora gestita in regime provvisorio ex art. 141T.U.E.L. dal Commissario straordinario nominato nella persona del dott.Vittorio Capocelli, al quale sono stati conferiti i poteri spettanti al Consiglio 7 8.
provinciale, alla Giunta e al Presidente, ciò “fino all’insediamento degliorgani ordinari, a norma di legge” In effetti, in condizioni prevedibili normali, per quanto previsto dallaL. 07 giugno 1991, n. 182 –Norme per lo svolgimento delle elezioni deiconsigli provinciali, comunali e circoscrizionali, che ha introdotto il “turnoannuale ordinario” per le elezioni degli enti locali, la Provincia di Bellunoavrebbe dovuto essere rinnovata, nei suoi organi elettivi fondamentali, inuna domenica compresa tra il 15 aprile ed il 15 giugno del 2012. Così però non è avvenuto causa l’introduzione, in via d’urgenza, delcosiddetto decreto “Salva Italia”, che ha inciso profondamente l’assetto el’ordinamento delle Province, con l’intento di ottenere anche da questointervento, rubricato sub capo III “Riduzioni di spesa. Costi degli apparati”,le risorse necessarie per consolidare i conti pubblici e fronteggiare la crisispeculativa internazionale abbattutasi per la forte esposizione del debitosovrano dello Stato italiano. Come noto, il decreto “Salva Italia” degrada le Province in enti disecondo grado privandole non solo della loro fondamentale funzione dirappresentanza politica degli interessi generali della rispettive comunitàprovinciali di appartenenza, ma anche di ogni ulteriore funzione propria e/oad esse conferita in base alle legislazione statale e regionale vigente, il tutto:(1) con la previsione di un termine fino al 31 dicembre 2012 perl’emanazione della legge attuativa volta a disciplinare le modalità dielezione dei nuovi organi di governo (Consiglio e Presidente, il primocomposto da dieci componenti eletti dagli organi elettivi dei Comuniricadenti nel territorio della Provincia ed il secondo eletto dal ConsiglioProvinciale tra i suoi componenti) e per il trasferimento, da parte di Regionie Stato nell’ambito dei rispettivi atti legislativi, di compiti amministrativi, 8 9.
risorse umane, strumentali e finanziarie di spettanza delle Province aiComuni ovvero alla Regione, nonché (2) con l’ulteriore previsione di unadisposizione transitoria (comma 20) che precluda agli organi provinciali chedevono essere rinnovati entro il 31 dicembre 2012 la possibilità di usufruiredi nuove consultazioni elettorali a legislazione elettorale invariata,prevedendo per essi la gestione commissariale straordinaria ex art. 141T.U.E.L. fino al 31 marzo 2013, di contro agli stessi organi provinciali chedovranno essere rinnovati successivamente al 31 dicembre 2012 i qualiresteranno in carico fino alla loro scadenza naturale. ___°°°___3) Oggetto del contenderePer quanto sopra, la Provincia di Belluno è dunque destinata a rimaneresottoposta al regime della gestione straordinaria fino al 31 marzo 2013 perpoi essere, laddove medio tempore venga emanata la legge di attuazioneelettorale, rinnovata nel quadro delle nuove disposizioni. In situazione analoghe verranno a trovarsi, per quanto riguarda leRegioni a statuto ordinario, le Province di Genova, La Spezia, Como,Ancona, seppur per cause diverse, essendo sopraggiunta per le suddetteProvince la scadenza naturale del mandato elettorale. Non a caso, il Ministro dell’Interno ha fissato, con proprio decreto indata 24 febbraio 2012 (doc. 2), la data delle consultazioni elettorali solo perl’elezione diretta dei Sindaci e dei Consigli comunali e circoscrizionali, ciònei giorni di domenica 6 maggio e lunedì 7 maggio 2012 e nei giorni didomenica 20 maggio e lunedì 21 maggio 2012 per l’eventuale turno diballottaggio per l’elezione diretta dei sindaci, e non anche per il rinnovodegli organi elettivi provinciali dando appunto atto, nella parte narrativa delcitato provvedimento, che le nuove disposizioni recate dal decreto “Salva 9 10.
Italia” non ne prevedono più “un sistema di elezione diretta”. In ottemperanza a quanto previsto dai livelli superiori, il Prefettodella Provincia di Belluno, procedeva con proprio decreto in data 05 marzo2012, prot. n. 3597/AR/S.E., a convocare i comizi per la elezione diretta deiSindaci e dei Consigli Comunali dei Comuni della Provincia di Belluno diAuronzo di Cadore, Belluno, Cencenighe Agordino, Cesiomaggiore, CortinaD’Ampezzo, Falcade, Feltre, Lamon, Pieve di Cadore, Rivamonte Agordino,San Gregorio Nelle Alpi, Soverzene, Tambre, e non anche il comizio perl’elezione diretta del Presidente della Provincia di Belluno nonché per ilrinnovo del relativo Consiglio Provinciale. Ciò premesso, è interesse dei ricorrenti, come sopra difesi erappresentati, in proprio, quali semplici cittadini elettori della Provincia diBelluno, nonché in nome e per conto della stessa Provincia di Belluno,mediante l’esercizio dell’azione popolare prevista dall’art. 9 T.U.E.L.,impugnare i suddetti provvedimenti essendo gli stessi invalidi nella parte incui hanno rispettivamente omesso di indire l’elezione diretta degli organi digoverno provinciali e di convocarne i relativi comizi elettorali, ciò per leragioni tutte che verranno appresso meglio dedotte e specificate. ___°°°___ DIRITTO4. In rito: sulla legittimazione e interesse all’impugnativaCostituisce ius receputm, anche per come meglio si dirà oltre, l’assuntosecondo il quale anche il principio autonomista concorre a realizzare ilprincipio democratico che informa, nel suo complesso, l’ordinamentorepubblicano. Nello specifico, secondo quanto previsto dalla Corte Costituzionalecon la sentenza 12 aprile 2002 n. 106, l’art. 1, nello stabilire che la sovranità 10 11.
appartiene al popolo, impedisce di ritenere che vi siano luoghi o sedidell’organizzazione costituzionale nella quale essa si possa insediareesaurendosi, posto che “le forme e i modi nei quali la sovranità del popolopuò svolgersi, infatti, non si risolvono nella rappresentanza, ma permeanol’intelaiatura costituzionale” assumendo “una configurazione talmenteampia da ricomprendere certamente il riconoscimento e la garanzia delleautonomie locali”. Per quanto sopra il principio di autonomia locale, si connota dunqueper l’intrinseca valenza politica e giuridica da riconoscere al valore dellapartecipazione dei singoli cittadini, sia nell’esercizio dei diritti di elettoratopassivo che nell’esercizio del diritto di elettorato attivo, nella gestione dellevita pubblica delle comunità territoriali locali. Per altro verso, la valenza di questo obiettivo significato, oltre cheemergere alla stregua dei principi fondamentali della Carta Costituzionale,recati dagli articoli 1 e 5, è stata recentemente ripresa e ribadita dalla CartaEuropea delle Autonomie Locali, firmata a Strasuburgo il 15 ottobre 1985,ratificata da 45 Paesi e di cui è stata data esecuzione in Italia con L. 30dicembre 1989 n. 439, nell’ottica di una stringente salvaguardia dei dirittidel cittadino nell’ambito delle autonomie locali, ove si pone mente, nellaformulazione del preambolo, alla consapevolezza “del fatto che la difesa edil rafforzamento dell’autonomia locale nei vari Paesi europei rappresenti unimportante contributo all’edificazione di un’Europa fondata sui principidella democrazia e del decentramento” e che “ciò presuppone l’esistenza dicollettività locali dotati di organi decisionali democraticamente costituiti,che beneficiano di una vasta autonomia per quanto riguarda le lorocompetenze, le modalità di esercizio delle stesse, ed i mezzi necessariall’espletamento dei loro compiti istituzionali” . 11 12.
Ed ancora, sotto altro profilo, “il principio democraticodell’autonomia locale e della rappresentanza esponenziale della collettività”viene ora posta a fondamento della prerogativa del diritto di accesso delsingolo Consigliere comunale e/o provinciale ai fini dell’esercizio del suomandato elettivo (Cons. di Stato, 29 agosto 2011 n. 4829), oltre che ottenereesplicazione, quale vero e proprio diritto di autodeterminazione delle singolerealtà locali, avuto riguardo alla materia delle migrazioni territoriali versoaltri Comuni e/o Province (cfr., Corte Cost. 10 novembre 2004 n. 334). La partecipazione alle scelte fondamentali per la vita della comunitàterritoriale di appartenenza, mediante l’elezione degli organi di governorappresentativi di tale comunità, sia a livello nazionale, sia a livello locale,nell’ambito degli ordinamenti particolari nei quali, ai sensi dell’art. 114Cost., si articola l’ordinamento generale della Repubblica, costituisce nonsolo principio fondamentale del nostro ordinamento costituzionale, maanche diritto proprio di ciascun singolo appartenente alla comunità. Lasoppressione del carattere elettivo degli organi di governo delle Province,stabilita dall’art. 23 del d.l. n. 201, lede, dunque, irrimediabilmente uninteresse proprio di ciascun singolo appartenente alla comunità provincialeinteressata, il quale si vede, in tal modo, privato della possibilità diconcorrere a designare, con il proprio voto, i componenti degli organi a cuicompete la determinazione dell’indirizzo politico – amministrativo delrelativo ente esponenziale. I ricorrenti, in quanto cittadini elettori dellaProvincia di Belluno, devono, quindi, ritenersi titolari, uti singuli, di uninteresse proprio diretto e personale a concorrere all’elezione degli organi digoverno della Provincia, che li legittima, pertanto, a impugnare iprovvedimenti gravati con il presente ricorso. Tale interesse appare tanto più sussistente nel caso di specie, se si 12 13.
considera la concreta esperienza di cittadinanza attiva vissuta dai ricorrentinel portare avanti, tramite un apposto comitato costituito ad hoc, la battagliaper ampliare e rafforzare l’autonomia della Provincia di Belluno,fortunatamente conclusasi con esito favorevole alla luce del riconoscimentodelle particolari forme di autonomia ora previste dall’art. 15, comma 5, delnuovo Statuto della Regione Veneto. Gli stessi ricorrenti, in quanto cittadini elettori, vedono oradefinitivamente pregiudicata questa chance di cambiamento a causa deldecreto Salva Italia che, come sopra esaminato, ha inferto un colpoirreversibile all’autonomia amministrativa, funzionale, organizzativa efinanziaria delle Province, tanto che non vi è chi non veda in esso“un’operazione surrettizia”, posto che “non sopprime formalmente leProvince, ma di fatto sostanzialmente le svuota delle loro naturacostituzionale” (in termini: Valerio Onida, già Presidente della CorteCostituzionale, Le Province diventano fantasmi, Il Sole 24 ore 22 gennaio2012, pag. 22). Secondo gli insegnamenti della giurisprudenza amministrativa piùrecente (cfr., Cons. di Stato, Ad. Pl., 23 marzo 2011 n. 3; Cons. di Stato Ad.Pl. 07 aprile 2011 n. 4; Cons. di Stato sez. VI 16 febbraio 2011 n. 983; TARNapoli Campania sez. V, 03 marzo 2011 n. 130), pare dunque sussistere incapo agli stessi ricorrenti un interesse sostanziale ad impugnare iprovvedimenti gravati con il presente ricorso, posto che dal loroannullamento, nel punto in cui non è prevista la consultazione elettoralediretta per il livello di governo provinciale, si produrrebbe l’utilità diritornare ad un modello di piena partecipazione alla vita democratica dellacollettività provinciale bellunese, con la ulteriore concreta possibilità di dareimpulso e attuazione al disegno riformatore da essi intrapreso di 13 14.
ampliamento dei compiti amministrativi della Provincia di Belluno e didotazione di nuove risorse finanziarie e strumentali per il rilancio e losviluppo del suo territorio. D’altra parte, laddove non fosse in ciò ravvisata una specificaposizione giuridica differenziata rispetto all’atto impugnato, va da sé chenulla potrebbe essere loro obiettato in punto di legittimazione e di interesse aricorrere in nome e per conto della Provincia di Belluno, ciò mediantel’esercizio dell’azione popolare espressamente prevista dall’art. 9 T.U.E.L. E’ noto infatti che l’azione prevista dal menzionata disposizionecostituisce un’azione popolare di tipo eccezionale nel sistema, daconsiderarsi suppletiva o sostitutiva essendo ancorata al presuppostodell’inerzia dell’ente, provinciale e/o comunale, che resta titolare dellasituazione sostanziale sottesa all’iniziativa giudiziaria (cfr., fra le tante, TARLatina Lazio, sez. I, 20 aprile 2009 n. 352; T.A.R Palermo Sicilia sez. III, 04giugno 2008 n. 742; T.A.R. Salerno Campania sez. II, 24 ottobre 2005n.1984), tenuto conto che la suddetta azione può anche riguardare la difesa diinteressi generali della collettività (cfr., in termini, T.A.R. Venezia Veneto,sez. III, 27 maggio 2004, n. 1728). Sul punto occorre rammentare che l’art. 11 della Carta Europea delleAutonomie Locali, che sul piano del diritto internazionale deve considerarsiun atto dal contenuto complessivamente precettivo, prevede la tutela legale afavore dell’autonomia locale, nel senso che “..le collettività locali devonodisporre di un diritto di ricorso giurisdizionale, per garantire il liberoesercizio delle loro competenze ed il rispetto dei principi di autonomialocale, consacrati dalla Costituzione o dalla legislazione interna”. Nelle specifico, la stessa giurisprudenza amministrativa haripetutamente affermato il principio (cfr., fra le tante, T.A.R. Roma Lazio 14 15.
sez. I, 08 marzo 2011 n. 2088) che “la Provincia è l’ente esponenziale dellacomunità stanziata sul relativo territorio, per cui è senz’altro legittimata adimpugnare in sede giurisprudenziale gli atti che incidono sul territorio, sueprerogative e funzioni, e, quindi, sulla comunità su di essa stanziat,a inmodo ritenuto illegittimamente pregiudizievole”. E’ appena il caso di aggiungere che pende avanti a questo Tribunaleanalogo ricorso promosso dalla Provincia di Vicenza contro gli atti lesiviquivi impugnati ed emanati in modo illegittimo in esecuzione del decretoSalva Italia. ___°°°___5. In rito: sulla competenza territoriale del TAR aditoSul punto va detto che il provvedimento ministeriale quivi gravato èimpugnato unitamente al provvedimento prefettizio, di talché, nel combinatoda essi stesso disposto per connessione qualificata emergente da un nessoconsequenziale necessario, gli effetti lesivi diretti vengono in concreto adessere circoscritti nel territorio bellunese, cioè in un ambito regionale in cuiha sede il Tribunale adito, posto che alla Provincia di Belluno è preclusa larinnovazione elettorale diretta dei propri organi di governo. Il decreto ministeriale deve, d’altra parte, considerarsi atto plurimoscindibile in una pluralità di atti distinti, ciascuno relativo al singolo enteterritoriale delle cui elezioni si tratta. Con il ricorso, è impugnato solo l’attocon il quale si esclude l’indizione delle elezioni per la Provincia di Belluno,che costituisce atto distinto e autonomo da quelli riguardanti le elezioni deglialtri enti territoriali, e solo su tale atto l’eventuale annullamento è destinato aincidere. Trattandosi di atto con effetti limitati al territorio della Provincia diBelluno, la competenza a statuire sulla sua legittimità spetta, pertanto, acodesto Tribunale amministrativo. 15 16.
Per altro verso, è comunemente noto il principio secondo il quale “aisensi dell’art. 13, comma 1, C.P.A. la competenza territoriale del Tar, nellacui circoscrizione ha sede l’organo periferico da cui è stato emanato l’attodi cui si contesta la legittimità, sussiste indipendentemente dall’efficaciainfraregionale o ultraregionale dell’atto stesso” (nei termini: Cons. di Stato,sez. IV, 18 dicembre 2010 n. 9274; Cons. di Stato sez. VI 16 novembre 2010n. 420). Per quanto sopra, non pare residuino dubbi sulla competenzaterritoriale del Tribunale adito a conoscere del rapporto sostanziale sottesoalla presenta controversia. ___°°°___6. Nel merito: invalidità degli atti gravati per illegittimità costituzionaledell’art. 23, commi 15, 16, 17 e 20, D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, conv.con modif. in L. 22 dicembre 2011, n. 214.Come risulta dalle premesse del D.M. 24 febbraio 2012, i provvedimentiimpugnati hanno omesso di indire le elezioni degli organi di governo delleProvince che, ai sensi della legge n. 182 del 1991, avrebbero dovuto avereluogo tra il 15 aprile e il 15 giugno del corrente anno, tra le quali laProvincia di Belluno, in applicazione della disciplina contenuta nell’art. 23del d.l. n. 201 del 2011, conv. con modif. in l. n. 214 del 2011, che “nonprevede un sistema di elezione diretta degli organi di governo delle provincealla scadenza naturale o anticipata del relativo mandato”. I commi 14 – 20 – bis di tale articolo hanno, infatti, ridefinitol’assetto complessivo delle Province nel nostro ordinamento, sia sotto ilprofilo funzionale, sia sotto quello organizzativo, prevedendo, fra l’altro, chegli organi di governo della Provincia sono costituiti esclusivamente dalConsiglio e dal Presidente (comma 15), il primo “composto da non più di 16 17.
dieci componenti eletti dagli organi elettivi dei Comuni ricadenti nelterritorio della Provincia”, secondo modalità stabilite con legge dello Statoda approvare entro il 31 dicembre 2012 (comma 16), il secondo “eletto dalConsiglio provinciale tra i suoi componenti”, secondo le modalità stabilitedalla medesima legge statale (comma 17). Il comma 20, con norma transitoria, stabilisce, inoltre, che “agliorgani provinciali che devono essere rinnovati entro il 31 dicembre 2012 siapplica, sino al 31 marzo 2013, l’articolo 141 del testo unico delle leggisull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto2000, n. 267, e successive modificazioni. Gli organi provinciali che devonoessere rinnovati successivamente al 31 dicembre 2012 restano in carica finoalla scadenza naturale. Decorsi i termini di cui al primo e al secondoperiodo del presente comma, si procede all’elezione dei nuovi organiprovinciali di cui ai commi 16 e 17”. La disciplina legislativa sulla base della quale i provvedimentiimpugnati sono stati emanati appare, peraltro, costituzionalmente illegittimasotto molteplici profili, che di seguito distintamente si espongono, ciò afortori a seguito della forma particolare di autonomia ora riconosciuta allaProvincia Autonomo di Belluno dal nuovo Statuto regionale appenaapprovato. A) Violazione artt. 1, 5 e 114 Cost. L’art. 5 Cost. stabilisce, come ènoto, che “la Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove leautonomie locali;…adegua i principi e i metodi della sua legislazione alleesigenze dell’autonomia”. L’art. 114, dopo le modifiche ad esso apportatedalla riforma del 2001, afferma, a sua volta, che “la Repubblica è costituitadai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dalloStato”, aggiungendo che “i Comuni, le Province, le Città metropolitane e le 17 18.
Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo iprincipi fissati dalla Costituzione”. E’ comunemente riconosciuto che l’art. 5, non a caso inserito tra iprincipi fondamentali della Carta costituzionale, ha una portata chetrascende la materia dei rapporti tra lo Stato e i minori enti territoriali,ponendosi come una norma sul modo di essere della Repubblica, cheesprime il carattere composito dell’ordinamento repubblicano, il quale, purrimanendo unitario, accoglie al suo interno minori ordinamenti territoriali,espressione della capacità di autogovernarsi delle minori collettivitàterritoriali nelle quali si articola l’unica collettività nazionale, ed eleva taliordinamenti a elementi costitutivi della Repubblica. Gli enti territoriali daiquali, secondo la formula dell’art. 114, è costituita la Repubblica non siconfigurano quali mere articolazioni periferiche e ausiliariedell’amministrazione statale, come avveniva in epoca precostituzionale, maquali enti esponenziali di comunità territoriali, esistenti nella realtà socialeprima e indipendentemente dal riconoscimento che ne fa l’ordinamentogenerale, e di tali comunità rappresentano e curano gli interessi mediantescelte relativamente indipendenti dagli indirizzi elaborati a livello centrale. L’autonomia locale menzionata dall’art. 5 appare, in questaprospettiva, come attributo delle stesse comunità territoriali, e soloindirettamente e di riflesso dei rispettivi enti esponenziali, come, del resto,esattamente si esprime l’art. 3 del T.U.E.L., che qualifica come autonome“le comunità locali ordinate in comuni e province”, attribuendo a tali enti lafunzione di rappresentare la propria comunità, curarne gli interessi epromuoverne lo sviluppo. Tale autonomia si risolve, secondo quanto ègeneralmente ammesso, nella possibilità, riconosciuta alle medesimecollettività, di darsi un proprio indirizzo politico – amministrativo, anche 18 19.
diverso da quello dello Stato, nel quale si riflettano gli orientamenti politiciprevalenti in seno alla singola collettività, eventualmente difformi da quellimaggioritari in ambito nazionale. L’autonomia locale, così configurata, non può non implicare, comeattributo essenziale, il carattere direttamente rappresentativo del corpoelettorale dell’organizzazione di governo dell’ente territoriale, e, diconseguenza, l’elezione diretta da parte dello stesso corpo elettorale quantomeno del consiglio, che dell’ente rappresenta l’organo di indirizzo politico –amministrativo. E’ evidente, infatti, che solo la diretta investitura popolarepuò garantire che tale organo rifletta puntualmente gli orientamenti dellacollettività locale e che, attraverso di esso, si realizzi, pertanto,quell’autoamministrazione della stessa collettività che dell’autonomiaterritoriale è elemento indefettibile. L’esigenza che l’organizzazione di governo locale tragga la suainvestitura dall’elezione diretta da parte del corpo elettorale risulta, del resto,tanto più evidente, se si considera lo stretto legame che intercorre tral’autonomia delle collettività locali e il principio democratico e dellasovranità popolare enunciato dall’art. 1 Cost. Come ha affermato la Cortecostituzionale, “le forme e i modi nei quali la sovranità del popolo puòsvolgersi…si rifrangono in una molteplicità di situazioni e di istituti edassumono una configurazione talmente ampia da ricomprendere certamenteil riconoscimento e la garanzia delle autonomie territoriali”, a propositodelle quali “risale alla Costituente la visione per la quale esse sono a lorovolta partecipi dei percorsi di articolazione e diversificazione del poterepolitico strettamente legati, sul piano storico non meno che su quello ideale,allaffermarsi del principio democratico e della sovranità popolare”. I“significativi elementi di discontinuità nelle relazioni tra Stato e Regioni” 19 20.
che sono stati introdotti dalla riforma del Titolo V “non hanno intaccato leidee sulla democrazia, sulla sovranità popolare e sul principioautonomistico che erano presenti e attive sin dallinizio dellesperienzarepubblicana”, potendosi, semmai, dire che “il nucleo centrale attorno alquale esse ruotavano abbia trovato oggi una positiva eco nella formulazionedel nuovo art. 114 della Costituzione, nel quale gli enti territoriali autonomisono collocati al fianco dello Stato come elementi costitutivi dellaRepubblica quasi a svelarne, in una formulazione sintetica, la comunederivazione dal principio democratico e dalla sovranità popolare” (cfr.Corte cost., 12 aprile 2002, n. 106). E’ significativo, d’altra parte, che la stessa Corte costituzionale,nell’affermare l’inammissibilità dell’istituzione, nel nostro ordinamento, dilivelli di governo locale ulteriori rispetto a quelli previsti dalla Costituzione,abbia individuato “l’elemento che deve togliere ogni dubbio circa la naturadi vero e proprio ente autonomo” dell’ente esponenziale di una datacollettività territoriale proprio nell’elezione a suffragio universale e direttodell’organo di governo dell’ente, “che costituisce la forma più squisitamentepolitica di esercizio di quella sovranità che l’art. 1 della Costituzioneattribuisce al popolo” (cfr. Corte cost., 6 maggio 1976, n. 107; Corte cost.,26 luglio 1988, n. 876). L’elezione indiretta dei componenti di tale organoda parte degli organi dei Comuni compresi nell’ambito territoriale dell’enterenderebbe, invece, l’ente stesso una mera “struttura operativa dei Comuni”,non qualificabile come ente dotato di quell’autonomia politica che laCostituzione riserva agli enti territoriali menzionati nell’art. 114 (cfr. Cortecost., 26 luglio 1988, n. 876). Le autonomie locali che la Costituzione riconosce e garantiscecomprendono senza alcun dubbio anche le Province, che l’art. 114, al I 20 21.
comma, menziona, accanto ai Comuni, alle Città metropolitane, alle Regionie allo Stato, tra gli enti territoriali che costituiscono la Repubblica, e, al IIcomma, espressamente qualifica, unitamente ai Comuni, alle Cittàmetropolitane e alle Regioni, come “enti autonomi con propri statuti, poterie funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione”. I diversi entiterritoriali sono dalle citate norme costituzionali posti su un piano diequiordinazione, in quanto dotati della medesima dignità, quali entiparimenti costitutivi dell’ordinamento repubblicano, e tutti partecipi deicaratteri dell’autonomia, i cui principi sono direttamente fissati dallaCostituzione e vincolanti per il legislatore ordinario. Del tutto ingiustificatasarebbe, dunque, alla luce delle citate disposizioni, una disciplina cheescludesse dalle garanzie costituzionalmente riconosciute agli enti territorialila Provincia, che, del resto, è costantemente equiparata agli altri entiterritoriali, e, in particolare, ai Comuni, dalle norme che la Costituzionedetta in materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato sugli organidi governo e sulle funzioni fondamentali (art. 117, II comma, lett. p), potestàregolamentare (art. 117, VI comma), riparto delle funzioni amministrative(art. 118), autonomia finanziaria (art. 119). Le Province sono, in realtà, configurate dalla Costituzione, nondiversamente dagli altri enti territoriali, quali enti esponenziali di comunitàlocali dotati di autonomia politica, carattere essenziale dei quali deveritenersi, come si è detto, l’elezione a suffragio universale e diretto quantomeno dell’organo di indirizzo politico – amministrativo. Tale carattere,costituzionalmente necessario, non potrebbe, pertanto, in alcun modo esseresoppresso dal legislatore ordinario, ed è stato, del resto, costantementepresente nell’ordinamento delle Province italiane fin da epocaprecostituzionale, con la sola (e significativa) eccezione del periodo fascista. 21 22.
Il carattere rappresentativo della Provincia appare, del resto, coerentecon la complessiva disciplina del Titolo V della Costituzione, che fa delleProvince enti dotati di propri statuti (art. 114) e di propria potestàregolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dellosvolgimento delle funzioni loro attribuite (art. 117, VI comma), titolari difunzioni amministrative proprie, strettamente connaturate all’autonomiadell’ente e alle esigenze della relativa comunità, accanto a quelle ad esseconferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze (art.118), aventi autonomia finanziaria di entrata e di spesa, che comporta, inparticolare, la disponibilità di risorse finanziarie sufficienti per finanziarieintegralmente le funzioni pubbliche loro attribuite (art. 119). La Cortecostituzionale ha riconosciuto, in particolare, proprio con riferimento alleProvince, l’esistenza di “un nucleo di funzioni intimamente connesso alriconoscimento del principio di autonomia degli enti locali sancito dall’art.5 Cost.” (cfr. Corte cost., 26 giugno 2007, n. 238; Corte cost., 17 luglio2007, n. 286). Dell’autonomia riconosciuta alle Province dalla Costituzionesotto il profilo funzionale, la diretta rappresentatività degli organi di governodell’ente costituisce complemento indispensabile al fine di garantire che ipoteri e le funzioni attribuiti all’ente siano effettivamente indirizzati asoddisfare gli interessi della comunità locale che nell’ente stesso trova lapropria espressione. Se, alla luce delle considerazioni che precedono, si esamina ladisciplina che l’art. 23 del d.l. n. 201 del 2011 detta in materia diorganizzazione di governo delle Province, la sua difformità dai principicostituzionali appare del tutto evidente. I commi 15, 16 e 17 di tale articolo non prevedono, come si è detto,alcun organo di governo delle Province direttamente eletto dal corpo 22 23.
elettorale. Dei due organi di governo contemplati da dette disposizioni, ilConsiglio e il Presidente, il primo è eletto, mediante elezioni di secondogrado, dai componenti degli organi elettivi dei Comuni ricadenti nelterritorio della Provincia, mentre il secondo è eletto dal Consiglio tra i suoicomponenti. Le modalità di elezione dei due organi sono demandate a unalegge statale, che dovrebbe essere adottata entro il 31 dicembre 2012. Per effetto di tali disposizioni, la Provincia, pur non essendoformalmente soppressa, viene, di fatto, radicalmente trasformata nella suastruttura, perdendo il carattere di ente autonomo di governo territoriale,rappresentativo della relativa comunità, e assumendo, invece, quello diorganismo di emanazione dei Comuni compresi nel suo territorio, con unaconfigurazione non dissimile da quella di enti, quali le unioni di Comuni o lecomunità montane, privi della garanzia che la Costituzione accorda agli entiterritoriali (cfr., per tutte, Corte cost., 24 luglio 2009, n. 237). A taletrasformazione della Provincia sotto il profilo organizzativo si accompagna,d’altra parte, un sostanziale svuotamento dell’ente sotto il profilo funzionale,dal momento che, ai sensi del comma 14 dell’art. 23, la Provincia, privata(in palese contrasto con l’art. 118 Cost.) di ogni funzione propria, dovrebbeconservare “esclusivamente le funzioni di indirizzo e di coordinamento delleattività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale oregionale, secondo le rispettive competenze”. Va aggiunto, peraltro, che, in base alla disciplina di cui all’art. 23,comma 16, il carattere rappresentativo del Consiglio provinciale nonpotrebbe essere assicurato neppure indirettamente, per il tramite degli organicomunali chiamati a eleggerne i componenti. Il numero estremamenteridotto dei componenti (non più di dieci, indipendentemente dalledimensioni territoriali e demografiche della Provincia) rende, infatti, 23 24.
impossibile la rappresentanza, in seno al Consiglio stesso, di tutti i Comunicompresi nel territorio provinciale, specialmente nel caso delle Province dimaggiori dimensioni. La configurazione attribuita alla Provincia dall’art. 23 del d.l. n. 201appare radicalmente in contrasto con i principi costituzionali, chedisciplinano tale ente come ente dotato di autonomia politica e direttamenterappresentativo della rispettiva comunità e la distinguono, in tal modo,nettamente da altri tipi di enti locali che di tali caratteri sono privi. Emanifestamente illegittima appare, in particolare, la normativa riguardantel’organizzazione di governo dell’ente, che ne fa completamente venir menoil carattere rappresentativo della comunità locale, che della predettaautonomia è elemento essenziale. B) Violazione art. 117, I comma, Cost. e artt. 2 e 3 Carta europeadelle autonomie locali. La configurazione che l’art. 23 del d.l. n. 201 del2011 attribuisce all’organizzazione di governo delle Province appare, d’altraparte, in palese contrasto con i principi affermati, in materia, dalla Cartaeuropea delle autonomie locali, sottoscritta a Strasburgo il 15 ottobre 1985 eratificata dall’Italia con legge 30 dicembre 1989, n. 439. L’art. 2 della Carta afferma, in particolare, che “il principiodell’autonomia locale deve essere riconosciuto dalla legislazione interna, e,per quanto possibile, dalla Costituzione”. L’art. 3, a sua volta, stabilisce, alcomma 1, che “per autonomia locale, s’intende il diritto e la capacitàeffettiva, per le collettività locali, di regolamentare ed amministrarenell’ambito della legge, sotto la propria responsabilità e a favore dellepopolazioni, una parte importante degli affari pubblici”, aggiungendo, alcomma 2, che tale diritto “è esercitato da Consigli e Assemblee costituiti damembri eletti a suffragio libero, segreto, paritario, diretto ed universale, in 24 25.
grado di disporre di organi esecutivi responsabili nei loro confronti”. Il contrasto tra la disciplina contenuta nell’art. 23 del d.l. n. 201 e lecitate disposizioni appare palese. La mancata previsione,nell’organizzazione di governo delle Province, enti costituzionalmentegarantiti come espressione delle rispettive collettività locali, di qualsiasiorgano direttamente eletto dal corpo elettorale contraddice manifestamente iprincipi affermati dalla Carta europea, che espressamente richiede lapresenza, negli enti locali autonomi, di almeno un organo eletto a suffragiouniversale e diretto. E’ noto, a questo proposito, come, secondo la giurisprudenza dellaCorte costituzionale, dopo la riforma del Titolo V del 2001, le norme deitrattati internazionali costituiscano norme interposte nei giudizi di legittimitàcostituzionale, essendo il legislatore ordinario, statale e regionale, tenuto arispettare, ai sensi dell’art. 117, I comma, Cost., i vincoli derivanti dagliobblighi internazionali, anche di carattere pattizio (cfr. Corte cost., 24ottobre 2007, n. 348; Corte cost., 24 ottobre 2007, n. 349). Il contrastodell’art. 23 del d.l. n. 201 con le citate norme convenzionali determina,dunque, l’illegittimità costituzionale della normativa interna per violazionedell’art. 117, I comma, Cost. C) Violazione artt. 1, 3, 5 e 114 Cost. Non meno palese apparel’illegittimità della disciplina transitoria dettata dall’art. 23, comma 20, ilquale prevede, come si è ricordato, che “agli organi provinciali che devonoessere rinnovati entro il 31 dicembre 2012 si applica, sino al 31 marzo2013, l’articolo 141 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli entilocali”, mentre “gli organi provinciali che devono essere rinnovatisuccessivamente al 31 dicembre 2012 restano in carica fino alla scadenzanaturale”. Decorsi i predetti termini, “si procede all’elezione dei nuovi 25 26.
organi provinciali di cui ai commi 16 e 17”. Il legislatore, in sostanza, nell’attesa che venga adottata la leggestatale che disciplini le modalità di elezione dei nuovi organi provinciali, haprecluso il rinnovo degli organi di governo delle Province che debbanoessere rinnovati entro il 31 dicembre 2012, e, nell’impossibilità di applicareimmediatamente la nuova disciplina sull’elezione degli organi, che necessitadi una normativa legislativa di attuazione per quanto riguarda le specifichemodalità di elezione, ha previsto il commissariamento degli enti, applicandoad essi la normativa di cui all’art. 141 del testo unico sull’ordinamento deglienti locali. Tale situazione è destinata, evidentemente, a protrarsi finché nonentri in vigore la predetta legge statale attuativa, per la cui adozione è fissatoil termine (evidentemente, ordinatorio) del 31 dicembre 2012. Gli organiprovinciali che devono essere rinnovati successivamente al 31 dicembre2012 restano, invece, in carica fino alla scadenza naturale, né è precisato checosa avvenga nell’ipotesi (tutt’altro che improbabile) in cui, alla scadenzamedesima, la legge statale attuativa non fosse stata ancora approvata. Per effetto della predetta disciplina transitoria, le Province i cuiorgani di governo debbano essere rinnovati entro il 31 dicembre 2012, tra lequali la Provincia di Belluno, vedono gravemente lesa l’autonomia lororiconosciuta dagli artt. 1, 5 e 114 Cost. Esse si troverebbero, infatti, prive diun’organizzazione autonoma e sottoposte ad amministrazione straordinariada parte di un organo statale di nomina governativa per un periodo di tempodestinato a protrarsi, nella migliore delle ipotesi, per diversi mesi, ma chenon può, in realtà, in alcun modo essere determinato con certezza, essendo iltermine del 31 dicembre 2012, fissato per l’adozione della normativa diattuazione, chiaramente ordinatorio. Il commissariamento è, d’altra parte, previsto dalla norma transitoria 26 27.
in esame per ragioni del tutto estranee a quelle che giustificano l’adozionedelle ordinarie misure di controllo sugli organi dell’ente locale e che,secondo l’art. 141 del testo unico sugli enti locali, riguardano casi di gravi epersistenti violazioni di legge da parte degli organi ordinari dell’ente, ovverosituazioni nelle quali detti organi non sono in grado di funzionareregolarmente. L’estensione della disciplina prevista dal citato art. 141 a unafattispecie del tutto estranea, nella quale in nessun modo sarebbe invocabilela ratio che sta alla base delle fattispecie legislativamente previste, non puònon apparire manifestamente irragionevole e, pertanto, illegittima anche perviolazione dell’art. 3 Cost. Giova ricordare, a questo proposito, che la Corte costituzionale, conriferimento alla fattispecie del tutto particolare di scioglimento dei Consiglidegli enti locali per infiltrazioni mafiose contemplata dall’art. 143 del testounico, ha affermato che “l’aspetto proprio delle autonomie, quale quellodella rappresentatività degli organi di amministrazione”, garantito, in sé,dall’art. 5 Cost., può “temporaneamente cedere di fronte alla necessità diassicurare l’ordinato svolgimento della vita delle comunità locali” (cfr.Corte cost., 19 marzo 1993, n. 103). La lesione dell’autonomia dell’ente cheil provvedimento di scioglimento comporta non può, tuttavia, certamentegiustificarsi in un’ipotesi in cui, come nel caso di specie, non sussista alcunpericolo per l’ordinato svolgimento della vita delle comunità locali, né, piùin generale, alcuna delle ulteriori ragioni che possono legittimarlo in basealla disciplina del testo unico, ma solo la ragione, di mera opportunitàpolitica, di precludere il rinnovo degli organi di governo in base allanormativa precedente. D) Violazione art. 3 Cost. L’intera disciplina che l’art. 23 detta per leProvince appare, d’altra parte, illegittima per la sua manifesta 27 28.
irragionevolezza, che ne determina il contrasto con l’art. 3 Cost. Le ragioni che la relazione allegata al testo del decreto – leggeadducono per giustificare la radicale riforma dell’ordinamento provincialeche il decreto stesso realizza sono di carattere esclusivamente economico,consistendo, in ultima analisi, nel risparmio di spesa che la riforma stessaconsentirebbe, ad avviso del Governo, di realizzare. Ciò si desume, del resto,dalla stessa rubrica dell’art. 23, che parla, appunto, di “Riduzioni di spesa.Costi degli apparati”. Per quanto riguarda, in particolare, il taglio dei cosiddetti “costi dellapolitica”, al quale sembrerebbero da ricondurre gli interventi relativi agliorgani di governo delle Province, esso dovrebbe consentire, secondo larelazione, di realizzare un risparmio di spesa stimato, sulla base, peraltro, diun calcolo meramente ipotetico, in 65 milioni di euro lordi. Sennonché, aparte il fatto che simili esigenze di carattere economico non potrebbero certogiustificare, di per sé, la violazione dell’autonomia che la Costituzionericonosce alle Province, la normativa in questione appare per più profiliaffetta da irragionevolezza, incongruità e contraddittorietà. Va detto, in primo luogo, che lo stesso Governo si mostraestremamente dubbioso circa la possibilità di conseguire effettivamente gliobiettivi di risparmio di spesa enunciati nella citata relazione al decreto –legge, dal momento che, nella medesima relazione, si dichiara che “ilrisparmio di spesa associabile al complesso normativo in esame – 65milioni di euro lordi – è destinato a prodursi dal 2013 e peraltro in viaprudenziale non viene considerato in quanto verrà registrato a consuntivo”.Ma l’impossibilità di conseguire un simile obiettivo appare certa, se siconsidera che i risparmi, meramente ipotizzati, che deriverebbero dallariforma sono destinati a essere assorbiti dai costi che la riforma comporta per 28 29.
l’istituzione e il funzionamento di una serie di strutture amministrative, dilivello regionale o sovracomunale, necessarie per lo svolgimento dellefunzioni attualmente espletate dalle Province, e, in particolare, delle unioni oorgani di raccordo comunali previsti dal comma 21, nonché delle struttureche lo Stato o le Regioni dovrebbero costituire, ai sensi del comma 19, perassicurare il necessario supporto di segreteria per l’operatività degli organidella Provincia. Ove, poi, si consideri che buona parte delle funzioni oggi dicompetenza provinciale sono destinate, con ogni probabilità, a esseretrasferite alle Regioni e che i dipendenti provinciali ad esse addettifinirebbero, di conseguenza, con il transitare nei ruoli regionali, godendo diun trattamento economico superiore a quello attuale, appare del tuttoevidente come la riforma rischi, in realtà, di produrre un risultatoesattamente opposto a quello auspicato, determinando un aumentocomplessivo della spesa pubblica, anziché una sua riduzione. La necessità di riallocare le funzioni che attualmente svolge laProvincia comporterebbe, poi, verosimilmente, data la strutturaleinadeguatezza del livello comunale all’espletamento delle funzioni di areavasta e la grande difficoltà di costituire forme associative o di collaborazionetra Comuni, un accentramento delle funzioni stesse a livello regionale, conconseguente pregiudizio per l’efficienza dell’attività amministrativa eallontanamento delle amministrazioni dai cittadini. E, d’altra parte, lariduzione degli organi di governo delle Province a due soli organi, non piùeletti direttamente dal corpo elettorale e assai ridotti nella lorocomposizione, ne ridurrebbe considerevolmente la capacità di operare sceltedi politica territoriale relative al livello intermedio, pregiudicandonel’attitudine a svolgere in maniera adeguata quelle stesse funzioni di indirizzoe di coordinamento dell’attività dei Comuni che dovrebbero rimanere in 29 30.
capo all’ente intermedio. L’attribuzione, poi, ai Comuni del potere dieleggere i componenti degli organi di governo delle Province rischia diaccentuare gli effetti negativi della riforma, soprattutto in quelle zone nellequali, a causa della frammentazione della dimensione comunale e dellapresenza di molti Comuni di piccolissime dimensioni, non siano reperibilicompetenze e professionalità necessarie per affrontare adeguatamente iproblemi dell’area vasta. L’irragionevolezza delle soluzioni adottate con la normativa di cui ald.l. 201 appare, d’altronde, ancor più evidente, se si considera che nonsarebbero mancate soluzioni alternative, che avrebbero potuto consentire direalizzare più agevolmente gli obiettivi di risparmio di spesa perseguiti,senza sacrificare l’autonomia di enti territoriali garantiti dalla Costituzione,dall’accorpamento delle Province esistenti, specie laddove il loro numero èstato artificiosamente aumentato, per mere ragioni elettoralistiche, nelperiodo più recente, all’istituzione delle Città metropolitane, da tempopreviste dalla legislazione ordinaria e, ora, anche dalla Costituzione, ma maiattuate, all’accorpamento degli uffici statali periferici, alla riduzione diquella miriade di enti pubblici, statali e locali, di carattere funzionale chenon godono, a differenza degli enti territoriali, di garanzia costituzionale e lecui funzioni potrebbero (e dovrebbero, in base all’art. 118 Cost.) essereattribuite a questi ultimi. Una proposta di legge in tal senso è stata, fral’altro, avanzata, di recente, dall’Unione Province Italiane, la quale stimache la sua attuazione potrebbe comportare un risparmio di spesa, nel breveperiodo, di circa 5 miliardi di euro. Non meno irragionevole appare, d’altra parte, la scelta del legislatoredi incidere, per di più mediante lo strumento del decreto – legge,sull’ordinamento delle Province, fino a trasformare radicalmente l’assetto 30 31.
attuale dell’ente, sotto il profilo organizzativo e funzionale, con unanormativa parziale e frammentaria, che appare priva di qualsiasicoordinamento con l’ordinamento degli enti locali delineato, nel quadro deiprincipi costituzionali, dal testo unico n. 267 del 2000, e richiedel’intervento, in funzione attuativa e integrativa, di ulteriori leggi statali eregionali, i cui contenuti e i cui tempi di approvazione appaiono largamenteindeterminati. La mancanza di qualsiasi coordinamento tra la normativa inquestione e l’ordinamento degli enti locali appare fonte di incertezza sulpiano applicativo e si pone in evidente contrasto con l’esigenza di coerenzache caratterizza l’ordinamento medesimo e che trova espressione, fra l’altro,nel principio enunciato nell’art. 1, comma 4, del testo unico del 2000, inbase al quale deroghe alla disciplina contenuta nello stesso testo unicopossono essere introdotte solo “mediante espressa modificazione delle suedisposizioni”. Come ha affermato, in più occasioni, la Corte costituzionale, ilsindacato di legittimità delle leggi ben può estendersi alla verifica della lororagionevolezza e proporzionalità rispetto al fine perseguito dal legislatore(cfr., per tutte, Corte cost., 1° agosto 2008, n. 326; Corte cost., 21 dicembre2007, n. 452). La palese irragionevolezza delle disposizioni dell’art. 23 deld.l. n. 201 del 2011 le rende, dunque, manifestamente illegittime perviolazione dell’art. 3 Cost., al quale è riconducibile, secondo il citatoorientamento giurisprudenziale, il principio di ragionevolezza dell’attivitàlegislativa. E) Violazione artt. 5 e 138 Cost. Le norme dell’art. 23 del d.l. n. 201del 2011 relative alle Province modificano radicalmente, come si è detto,l’assetto che tali enti territoriali attualmente presentano e che trova neiprincipi costituzionali il suo fondamento. La trasformazione della Provincia 31 32.
da ente autonomo direttamente rappresentativo della relativa comunitàlocale, con propri poteri e funzioni, a organismo di emanazione dei Comuni,dotato di organi composti da membri di designazione comunale e titolare dimere funzioni di indirizzo e coordinamento dell’attività degli stessi Comuni,stravolge completamente il modello costituzionale dell’ente, vanificando lagaranzia che la Costituzione accorda alla sua autonomia sul pianoorganizzativo e funzionale. E’ estremamente dubbio che un simile risultato possa essererealizzato senza compromettere quel principio costituzionale di garanziadell’autonomia locale che è sancito dall’art. 5 Cost. e che, rientrando tra iprincipi fondamentali della nostra Costituzione, deve ritenersi indisponibileper lo stesso legislatore costituzionale (cfr. Corte cost., 29 dicembre 1988, n.1146). Ma è certo che una disciplina di tal genere, anche nelle parti chepossano ritenersi astrattamente compatibili con detto principiofondamentale, esula completamente dalle competenze del legislatoreordinario, che, in un sistema fondato su una Costituzione rigida, non può inalcun modo incidere su una disciplina di rango costituzionale. Come haaffermato la Corte costituzionale, qualsiasi integrazione o alterazione deltesto costituzionale non può che essere realizzata mediante il ricorso alprocedimento legislativo aggravato previsto dall’art. 138 Cost. (cfr. Cortecost., 25 gennaio 2011, n. 23). La disciplina in esame pretende di modificare l’assetto organizzativoe funzionale di un ente costituzionalmente garantito, quale la Provincia,sopprimendone, in particolare, il carattere direttamente elettivo degli organidi governo, che dell’autonomia costituzionale dell’ente rappresenta elementoessenziale. Essa risulta, dunque, manifestamente illegittima anche perviolazione dell’art. 138 Cost. 32 33.
F) Violazione artt. 72, IV comma, e 77, II comma, Cost. Ma ladisciplina introdotta con l’art. 23, commi 15, 16, 17 e 20 del d.l. n. 201 del2011 risulta a maggior ragione illegittima, in quanto adottata non con leggedelle Camere, bensì con decreto – legge, in contrasto con l’art. 77, IIcomma, Cost. Palese appare, infatti, l’insussistenza dei presuppostigiustificativi di straordinarietà, urgenza e necessità, richiesti dalla normacostituzionale, la cui originaria mancanza non può, d’altra parte, esseresanata dalla successiva legge formale di conversione. Come ha affermato la Corte costituzionale, il Governo, ai sensidell’art. 77 Cost., è legittimato ad adottare provvedimenti provvisori aventiforza di legge unicamente quando, in ragione di una circostanza eccezionaleed imprevedibile, non sia possibile provvedere con gli strumenti legislativiordinari, rendendosi necessaria ed improcrastinabile la produzioneimmediata degli effetti propri del decreto governativo (cfr. Corte cost., 27gennaio 1995, n. 29). L’esistenza di tali presupposti non può esseresostenuta dalla apodittica enunciazione della sussistenza dei richiamatipresupposti, essendo indispensabile, fra l’altro, che alla situazione o allesituazioni disciplinate dall’atto normativo dell’Esecutivo si applichinoimmediatamente gli effetti del decreto, al fine di porre in essere quellemodificazioni sia della realtà materiale, sia dell’ordinamento che sonorichieste proprio dalla eccezionalità ed imprevedibilità dell’evento regolato(cfr. Corte cost., 23 maggio 2007, n. 171). In questo senso, del resto, disponel’art. 15, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, che, rendendoesplicito il principio desumibile dalla norma costituzionale, prevede che ildecreto-legge “debba contenere misure di immediata applicazione”. La giurisprudenza ha, inoltre, affermato che la preesistenza di unasituazione di fatto comportante la necessità e l’urgenza di provvedere tramite 33 34.
l’utilizzazione di uno strumento eccezionale, quale il decreto – legge,“costituisce un requisito di validità costituzionale dell’adozione del predettoatto, di modo che l’eventuale evidente mancanza di quel presuppostoconfigura…un vizio di illegittimità costituzionale del decreto – legge cherisulti adottato al di fuori dell’ambito applicativo costituzionalmenteprevisto” (cfr. Corte cost., 30 aprile 2008, n. 128; Corte cost., 23 maggio2007, n. 171). E la prova della mancanza dei requisiti di cui all’art. 77, IIcomma, Cost. può e deve desumersi non solo da indici testuali interni, maanche da elementi esterni al decreto, i quali, nel caso concreto, dimostrino laevidente insussistenza di circostanze attuali di natura eccezionale edimprevedibile che si pongano a fondamento del provvedimento governativo(cfr. Corte cost., 30 aprile 2008, n. 128; Corte cost., 29 luglio 1996, n. 330;Corte cost., 22 luglio 1996, n. 270). Nel caso di specie, i presupposti indicati dalla norma costituzionaleappaiono manifestamente insussistenti. Le norme relative alle Provincecontenute nel d.l. n. 201 ridefiniscono radicalmente l’assetto di un enteterritoriale previsto dalla Costituzione, realizzando una riforma strutturaledestinata a incidere in maniera permanente sulla complessiva organizzazionedei pubblici poteri, che non può certo dirsi dettata dall’esigenza di far frontea una situazione di urgenza contingente e straordinaria. L’insussistenza delpresupposto dell’urgenza è resa, d’altra parte, del tutto evidentedall’insuscettibilità di applicazione immediata delle disposizioni concernentigli organi di governo, le modalità di elezione dei quali sono demandate a unafutura legge statale dal contenuto assolutamente indeterminato. Né l’urgenzadi adottare la disciplina in questione poteva consistere nell’esigenza diconseguire un risparmio di spesa in tempi brevi, dal momento che, come si èricordato, secondo la stessa relazione illustrativa del decreto, il risparmio 34 35.
ipotizzato “è destinato a prodursi dal 2013 e peraltro in via prudenziale nonviene considerato in quanto verrà registrato a consuntivo”. Le norme del d.l. n. 201 relative all’organizzazione di governo delleProvince appaiono, d’altra parte, illegittime anche nella parte in cuidisciplinano una materia, quale quella elettorale, che deve ritenersi sottrattaalla decretazione d’urgenza. L’art. 15, comma 2, lett. b), della legge n. 400del 1988 stabilisce, infatti, che il Governo non può, mediante decreto –legge, “provvedere nelle materie indicate nell’art. 72, comma 4, dellaCostituzione”, tra le quali rientra quella elettorale. E tale previsione rendeesplicito un limite alla decretazione d’urgenza che può desumersi dallastessa disposizione dell’art. 72, IV comma, Cost., dal momento che lariserva di assemblea prevista da tale norma costituzionale per la materiaelettorale, che richiede l’esame e l’approvazione diretta della legge da partedelle Camere, potrebbe essere agevolmente elusa, qualora si consentissel’intervento, nella materia stessa, di atti legislativi del Governo. La materia elettorale alla quale fa riferimento l’art. 72, IV comma,Cost. deve, d’altronde, intendersi comprensiva non solo del sistemaelettorale in senso stretto, come insieme delle regole per trasformare lepreferenze degli elettori in voti e i voti in seggi, ma anche dei principiconcernenti le modalità di elezione degli organi, che rappresentano lacornice all’interno della quale dovrà intervenire la disciplina del sistemaelettorale propriamente detto. Non vi è dubbio, pertanto, che anche per lenorme del d.l. n. 201 concernenti l’elezione degli organi di governo delleProvince si applichi la riserva di assemblea prevista dall’art. 72, IV comma,e sia, conseguentemente, escluso il ricorso alla decretazione d’urgenza. Le norme censurate risultano, infine, illegittime anche perché inseriteall’interno di un decreto – legge privo del requisito della omogeneità. Com’è 35 36.
noto, l’art. 15, comma 3, della legge n. 400 del 1988 stabilisce che ilcontenuto del decreto-legge debba “essere specifico, omogeneo ecorrispondente al titolo”, e la Corte costituzionale ha affermato, con unarecentissima decisione, che tale disposizione “costituisce esplicitazione dellaratio implicita nel secondo comma dell’art. 77 Cost., il quale impone ilcollegamento dell’intero decreto – legge al caso straordinario di necessità eurgenza, che ha indotto il Governo ad avvalersi dell’eccezionale potere diesercitare la funzione legislativa senza previa delegazione da parte delParlamento”, cosicché “la scomposizione atomistica della condizione divalidità prescritta dalla Costituzione si pone in contrasto con il necessariolegame tra il provvedimento legislativo urgente ed il “caso” che lo ha resonecessario, trasformando il decreto – legge in una congerie di normeassemblate soltanto da mera casualità temporale” (cfr. Corte cost., 16febbraio 2012, n. 22; v. anche Corte cost., 30 aprile 2008, n. 128).L’inserzione nel testo normativo in questione, sotto il titolo, del tuttogenerico, di “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e ilconsolidamento dei conti pubblici”, della normativa sulle Province accanto adisposizioni riguardanti gli oggetti più disparati rende il decreto illegittimoper mancanza del citato requisito dell’omogeneità. Né i vizi del decreto potrebbero ritenersi sanati dalla legge diconversione, dal momento che, come ha affermato la Corte costituzionale, laconversione di un decreto – legge illegittimo determina, al contrario, unvizio in procedendo della stessa legge di conversione, che, valutandoerroneamente l’esistenza di presupposti di validità in realtà insussistenti,converte in legge un atto che non può essere legittimo oggetto diconversione (cfr. Corte cost., 27 gennaio 1995, n. 29). Affermare che lalegge di conversione sia atta a sanare, in ogni caso, i vizi del decreto-legge, 36 37.
infatti, “significa in concreto attribuire al legislatore ordinario il potere dialterare il riparto costituzionale delle competenze del Parlamento e delGoverno quanto alla produzione delle fonti primarie” (cfr. Corte cost., 23maggio 2007, n. 171; Corte cost., 30 aprile 2008, n. 128) e quanto alla“tutela di valori e diritti costituzionali” (cfr. Corte cost., 23 maggio 2007, n.171). ___°°°___Le considerazioni che precedono rendono evidente la non manifestainfondatezza della questione di legittimità costituzionale della disciplina dicui all’art. 23, commi 15, 16, 17 e 20, del d.l. n. 201 del 2011, la quale, delresto, è stata oggetto di impugnativa in via principale da parte di diverseRegioni (Campania, Lazio, Lombardia, Molise, Piemonte), i cui ricorsi sonoattualmente pendenti davanti alla Corte costituzionale. La medesimaquestione deve, d’altra parte, ritenersi rilevante nell’ambito del presentegiudizio, dal momento che il suo accoglimento comporterebbe il venir menodelle norme legislative sulla base delle quali sono stati emanati iprovvedimenti impugnati e la conseguente illegittimità dei provvedimentistessi. Sussistono, dunque, i presupposti perché codesto Tribunaleamministrativo rimetta la questione alla Corte costituzionale, sospendendo ilgiudizio fino alla decisione della Corte. All’accoglimento della questione, eal conseguente annullamento della disciplina legislativa che ne è oggetto,non potrà non conseguire l’annullamento dei provvedimenti impugnati, chedelle disposizioni legislative in questione hanno fatto applicazionenell’escludere la convocazione dei comizi per l’elezione degli organi digoverno della Provincia di Belluno. ___°°°___ 37 38.
ISTANZA DI SOSPENSIONEPer quanto pare sussista nel caso di specie il rito abbreviato ex art. 119C.P.A. sub lett. e), essendo compromessa l’impugnativa di provvedimenti“relativi alla scioglimento di enti locali e quelli connessi concernenti laformazione e il funzionamento degli organi”, nondimeno non vi è dubbioche si impongono ulteriori profili di urgenza tali da imporre di esaminare,già in sede di delibazione dell’istanza di sospensione, la questione dilegittimità costituzionale al fine di rimettere in via immediata atti e partiavanti la Corte Costituzionale. Sul punto è noto infatti che il Giudice delle Leggi ha più voltestatuito che il Giudice amministrativo ben può sollevare questione dilegittimità costituzionale in sede cautelare, sia quando non provveda sulladomanda cautelare, sia quando conceda la relativa misura, purché taleconcessione non si risolva, per le ragioni addotte a suo fondamento, neldefinitivo esaurimento del potere cautele del quale in quella sede il giudiceamministrativo fruisce (cfr., fra le tante, Corte Costituzionale 07 luglio 2010n. 236). Nello specifico, quanto al fumus boni iuris valgano i motivi tutti finqui dedotti. Quanto al periculum in mora lo stesso è ravvisabile nel protrarsiper oltre un anno e mezzo della gestione straordinaria tramite il commissariogià nominato ex art. 141 T.U.E.L. a far data dal mese di dicembre 2011,allorquando sarebbe stato quanto meno ragionevole prevedere, ferma ognicensura di legittimità costituzionale quivi prospettata, per le Province, comequella di Belluno, in procinto di essere rinnovate, la possibilità di ricorrere alsistema di elezione diretta previgente, in attesa della promulgazione dellanuova legge di attuazione elettorale. 38 39.
Si insiste quindi per l’emanazione di un ordine cautelare volto adimporre alle amministrazioni resistenti, ciascuna per quanto di suacompetenza, di provvedere all’indizione dell’elezione diretta degli organi digoverno della Provincia di Belluno in uno alla convocazione dei relativicomizi elettorali. Ed invero ciò non parrebbe essere impedito dalla L. 07 giugno 1991n. 182 che disciplina il turno annuale ordinario delle elezioni amministrativelocali, lasciando per implicito intendere che al Ministero dell’Interno, perrispondere a casi specifici e/o a esigenze eccezionali, è riservato comunqueil potere di indire turni straordinari di elezioni amministrative. In questo senso un appiglio giuridico è ravvisabile nell’art. 85 delD.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 laddove prevede che, in ipotesi diannullamento giurisdizionale delle elezioni locali, l’autorità competenteproceda a rinnovare le elezioni “entro tre mesi dalla data in cui la decisionedi annullamento è divenuta definitiva.” In via subordinata, si chiede che codesto Tribunale amministrativovoglia ordinare alle autorità amministrative resistenti di riesaminare iprovvedimenti impugnati alla luce dei motivi di diritto formulati nelpresente ricorso. ___°°°___Per quanto sopra, i ricorrenti come sopra difesi e rappresentati rassegnano leseguenti CONCLUSIONIVoglia il Tribunale adito, disattesa ogni istanza ed eccezione: in via preliminare: ritenuta la propria competenza, previaremissione alla Corte Costituzionale della questione di legittimitàcostituzionale in oggetto dedotta, ordinare alle amministrazioni resistenti, 39 40.
ciascuna per quanto di sua competenza, di indire la consultazione perl’elezione diretta degli organi di governo della Provincia di Belluno nonchédi indire la convocazione dei relativi comizi elettorali, ciò entro il terminemassimo di tre mesi dalla data in cui verrà eventualmente accolta la suddettaquestione di legittimità costituzionale, ovvero, in via subordinata, diriesaminare i provvedimenti impugnati alla luce dei motivi di dirittoformulati nel presente ricorso; nel merito in via principale: previe le declaratorie del caso e previaremissione alla Corte costituzionale della questione di legittimitàcostituzionale delle norme di cui all’art. 23, commi 15, 16, 17 e 20, del D.L.n. 201 del 2011, per come nello specifico meglio dedotta sub punto 6, lett.da “A” a “F” della parte narrativa, disporre l’annullamento in parte qua deiprovvedimenti oggetto di impugnativa laddove, rispettivamente, omettono diindire la consultazione per l’elezione diretta degli organi di governo dellaProvincia di Belluno e la convocazione dei relativi comizi elettorali, tutto ciòcon ogni conseguente statuizione del caso; in via istruttoria: si producono i seguenti documenti: 1) certificati elettorali dei ricorrenti; 2) decreto Ministero Interno 24 febbraio 2012; 3) decreto Prefetto della Pronvia di Belluno 05 marzo 2012; 4) statuto Comitato “Belluno Autonoma Dolimiti Regione”. In ogni caso: con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa.Si dichiara infine che verrà versato il contributo unificato per importo di €600,00. Con osservanza.Brescia/Venezia, lì 24 aprile 2012Prof. Avv. Gabriele Leondini Avv. Giuliano Rizzardi 40 41.
PROCURAper la procedura di cui al presente giudizio, atti inerenti, conseguenti e successivi, per ogni fase e grado, eventuale opposizione e successivaesecuzione, chi sottoscrive nomina suoi procuratori lAVV. GIULIANO RIZZARDI e il PROF. AVV. GABRIELE LEONDINI, concedendo, anchein via tra loro disgiunta, le più ampie facoltà di legge ed, in particolare, il potere di conciliare e transigere, riscuotere somme, quietanzare, rinunciareo accettare rinunce agli atti del giudizio e del processo, proporre motivi aggiunti, farsi sostituire da altri procuratori e domiciliatari attribuendo aglistessi i medesimi poteri, dando per accettato e confermato il loro operato ed elegge domicilio presso lo studio dell’AVV. GIANNA CHEMELLO inVenezia, S.Marco 3829, Campo Sant’Angelo.Ricevute le informazioni di cui all’art. 13 D.Lgs. n. 196/2003, autorizza il trattamento dei dati personali.Brescia/Venezia, lì 24 aprile 2012F.to Bona Andrea F.to Larese Filon Francesca F.to Nadalet GianfrancoF.to Bortoluzzi Adolfo F.to Levis Angelo F.to Pachner MassimilianoF.to Broccon Moreno F.to Liotta Alfonso F.to Pettazzi TomasoF.to Cason Diego F.to Maoret Lidia F.to Piazza MarinellaF.to De Bona Oscar F.to Marmolada Danilo F.to Prade AntonioF.to Del Favero Stefano F.to Martini Silvano F.to Reolon Sergio F.to Vello Diego Sono AutenticheF.to Prof. Avv. Gabriele Leondini F.to Avv. Giuliano Rizzardi 41 42.
n. 13/2012 di cronologicoRELATA DI NOTIFICA: Io sottoscritto Avv. Giuliano Rizzardi constudio in Idro Via Camogne n. 1 ed in Brescia Via Vittorio Emanuele II n.60, giusta autorizzazione rilasciata ex art.7 legge 21 gennaio 1994 n. 53 dalConsiglio dell’Ordine degli Avvocati di Brescia in data 04/03/2002, ho indata odierna notificato copia conforme all’originale del suesteso atto, conspedizione di plico raccomandato tramite l’Ufficio Postale di Brescia, a: 1. MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato con domicilio in Venezia, alla via S. Marco, n. 63; Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi 2. PREFETTURA DI BELLUNO, in persona del Prefetto pro tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato con domicilio in Venezia, alla via S. Marco, n. 63; Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi 3. PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri pro.tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato con domicilio in Venezia, alla via S. Marco, n. 63 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi 42 43.
4. PROVINCIA DI BELLUNO, in persona del Commissario Straordinario pro tempore, con sede in Belluno, alla via S. Andrea, n. 5 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi5. COMITATO “BELLUNO AUTONOMA DOLIMITI REGIONE” , in persona del legale rappresentante pro tempore, sig. Moreno Broccon, con sede in Cesiomaggiore (BL), alla via Grei n. 22 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi6. COMUNE DI AURONZO DI CADORE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Auronzo di Cadore (BL), alla via Roma, n. 24 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi7. COMUNE DI BELLUNO, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Belluno, alla Piazza Duomo, n. 1 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi 43 44.
8. COMUNE DI CENCENIGHE AGORDINO, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Cencenighe Agordino (BL), alla via XX Settembre, n. 19 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi9. COMUNE DI CESIOMAGGIORE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Cesiomaggiore (BL), alla Piazza Mercato, n. 2 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi10. COMUNE DI CORTINA D’AMPEZZO, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Cortina d’Ampezzo (BL), al Corso Italia, n. 33 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi11. COMUNE DI FALCADE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Falcade (BL), alla Piazza Municipio n. 1 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi12. COMUNE DI FELTRE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Feltre, alla Piazzetta delle Biade, n. 1 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi 44 45.
13. COMUNE DI LAMON, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Lamon (BL), alla Piazza III Novembre, n. 16 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi14. COMUNE DI PIEVE DI CADORE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Pieve di Cadore (BL), alla Piazza Municipio, n. 18 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi15. COMUNE DI RIVAMONTE AGORDINO, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Rivamonte Agordino (BL), alla via Roma, n. 1 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi16. COMUNE DI SAN GREGORIO NELLE ALPI, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in San Gregorio nelle Alpi (BL), alla Piazza del Municipio, n. 1 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi17. COMUNE DI SOVERZENE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Soverzene (BL), alla via Val Gallina, n. 5 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi 45 46.
18. COMUNE DI TAMBRE, in persona del Sindaco pro tempore, con sede in Tambre (BL), alla Piazza 11 Gennaio 1945, n. 1 Brescia, Avv. Giuliano Rizzardi 46 Recommended
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