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Timestamp: 2020-08-09 18:32:05+00:00
Document Index: 165970655

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1362', 'art. 369', 'art. 369', 'art. 115', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 14576 del 15/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14576 del 15/07/2016
Cassazione civile sez. lav., 15/07/2016, (ud. 20/04/2016, dep. 15/07/2016), n.14576
RETE FERROVIARIA ITALIANA S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona
ROMA, VIA GIROLAMO DA CARPI 6, presso lo studio dell’avvocato
FURIO TARTAGLIA, che la rappresenta e difende giusta delega in
domiciliato in ROMA, VIA CAVOUR 221, presso lo studio dell’avvocato
FABIO FABBRINI, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato LEOPOLDO SPEDALIERE, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 8845/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 15/04/2010 r.g.n. 5207/2007;
20/04/2016 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;
udito l’Avvocato MATTEI STEFANIO per delega Avvocato TARTAGLIA
1.-Con il primo motivo la società ricorrente denuncia una omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo della controversia, oltre che di documenti decisivi (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5). Lamenta che la sentenza impugnata avrebbe deciso su un duplice erroneo presupposto:
2.- Con il secondo motivo la RFI denuncia la violazione e falsa applicazione del verbale di accordo sindacale del 20.1.94, nonchè dell’art. 1362 c.c., oltre ad omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo della controversia.
In tali pronunce è stato anche affermato che l’onere di depositare i contratti e gli accordi collettivi – imposto, a pena di improcedibilità del ricorso per cassazione, dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, nella formulazione di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 – è soddisfatto solo con il deposito da parte del ricorrente dei contratti o accordi collettivi sui quali il ricorso si fonda, senza che possa essere considerata sufficiente la mera allegazione dell’intero fascicolo di parte del giudizio di merito in cui sia stato effettuato il deposito di detti atti o siano state allegate per estratto le norme dei contratti collettivi. In tal caso, ove pure la S.C. rilevasse la presenza dei contratti e accordi collettivi nei fascicoli del giudizio di merito, in ogni caso non potrebbe procedere al loro esame, non essendo stati ritualmente depositati secondo la norma richiamata. Analoga considerazione di violazione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4 deve farsi con riferimento al verbale di accordo del 20.1.94 e dell’o.d.s. n.55/1988.
Il terzo motivo risulta parimenti inammissibile in quanto diretto ad un non consentito riesame delle circostanze di causa. Al riguardo non può non rimarcarsi che il controllo di logicità del giudizio di fatto, ivi compreso quello denunciato sub violazione dell’art. 115 e/o 116 c.p.c. (cfr. Cass. n. 15205/14), consentito dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), non equivale alla revisione del “ragionamento decisorio”, ossia dell’opzione che ha condotto il giudice del merito ad una determinata soluzione della questione esaminata, posto che una simile revisione, in realtà, non sarebbe altro che un giudizio di fatto e si risolverebbe sostanzialmente in una sua nuova formulazione, contrariamente alla funzione assegnata dall’ordinamento al giudice di legittimità; ne consegue che risulta del tutto estranea all’ambito del vizio di motivazione ogni possibilità per la Corte di cassazione di procedere ad un nuovo giudizio di merito attraverso l’autonoma, propria valutazione delle risultanze degli atti di causa. Nè, ugualmente, la stessa Corte realizzerebbe il controllo sulla motivazione che le è demandato, ma inevitabilmente compirebbe un (non consentito) giudizio di merito, se – confrontando la sentenza con le risultanze istruttorie – prendesse d’ufficio in considerazione un fatto probatorio diverso o ulteriore rispetto a quelli assunti dal giudice del merito a fondamento della sua decisione, accogliendo il ricorso “sub specie” di omesso esame di un punto decisivo. Del resto, il citato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 non conferisce alla Corte di cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico-formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione operata dal giudice del merito al quale soltanto spetta individuare le fonti del proprio convincimento, e, in proposito, valutarne le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliendo, tra le varie risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione. (Cass. 6 marzo 2006 n. 4766; Cass. 25 maggio 2006 n. 12445; Cass. 8 settembre 2006 n. 19274;
Cass. 26 marzo 2010 n. 7394; Cass. 8 maggio 2010 n. 10833, Cass. n. 15205/14).
La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in Euro 100,00 per esborsi, Euro 3.500,00 per compensi professionali, oltre spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e c.p.a., da distrarsi in favore degli avv.ti Fabio Fabbrini e Leopoldo Spedaliere.