Source: https://www.giustiziadipace.it/invalido-dopo-un-incidente-dal-risarcimento-va-detratta-lindennita-di-accompagnamento/
Timestamp: 2019-11-23 02:50:34+00:00
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Invalido dopo un incidente: dal risarcimento va detratta l’indennità di accompagnamento – Confederazione Giudici di Pace
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7774 del 20 aprile 2016, si è pronunciata sulla questione di accordare o meno il risarcimento del danno patrimoniale futuro, nel caso in cui sia stata già riconosciuta l’indennità di accompagnamento.
Secondo i giudici di piazza Cavour l’indennità, avendo anche lo scopo di compensare l’onere di dover retribuire un collaboratore per far fronte alle esigenze di vita quotidiana, ristora già un pregiudizio patrimoniale.
Ne consegue che se dall’incidente deriva un danno fisico permanente e l’invalido percepisce l’indennità di accompagnamento (ma vale anche per altri indennizzi, come l’assistenza domiciliare a carico del servizio sanitario), le somme erogate dallo Stato, o altri enti (Inps, Inail ecc) devono essere scalate dal risarcimento dovuto dall’assicurazione.
Il caso da cui trae origine la decisione della Suprema Corte ha riguardato un uomo che dopo un sinistro stradale ha citato in giudizio i soggetti responsabili dell’incidente.
In primo grado il tribunale ha accolto parzialmente la sua domanda, riconoscendogli il 50% di responsabilità. La vittima del sinistro ha quindi proposto ricorso in Corte d’Appello che gli ha accordato un danno patrimoniale maggiore, in virtù delle diverse spese mediche sostenute per l’assistenza infermieristica domiciliare e per l’acquisto di macchinari farmaceutici.
Il giudizio così è finito dinanzi alla Corte di Cassazione che ha annullato il risarcimento riconosciuto dalla Corte d’Appello, poiché la quantificazione del danno patrimoniale è stata effettuata senza detrarre l’indennità di accompagnamento e ignorando i benefici che la legislazione regionale assicura in tema di assistenza domiciliare.
Ne è conseguita, quindi, una sovrastima da parte dei giudici dell’Appello del danno patrimoniale per l’assistenza domiciliare, in violazione dell’articolo 1223 c.c..
A ciò si aggiunga che la Corte d’Appello di Milano aveva calcolato il risarcimento sulla base del numero di anni di vita “residui”, cioè 38, risultato dalla differenza tra la durata media della vita (78 anni), e l’età anagrafica dell’uomo al momento dell’incidente (40 anni). Per la Cassazione tale criterio è errato, ed ha quindi dettato specifiche regole di calcolo: “Il danno permanente futuro, consistente nella necessità di dovere sostenere una spesa periodica vita natural durante, non può essere liquidato semplicemente moltiplicando la spesa annua per il numero di anni di vita stimata della vittima, ma va liquidato o in forma di rendita; oppure moltiplicando il danno annuo per il numero di anni per cui verrà sopportato, e quindi abbattendo il risultato in base al coefficiente di anticipazione; od infine attraverso il metodo della capitalizzazione, consistente nel moltiplicare il danno annuo per un coefficiente di capitalizzazione delle rendite vitalizie”.
Oggetto: Danno patrimoniale da lesione della salute
R.G.N. 72/2014
Cron. 7774
Ud. 18/01/2016
sul ricorso 72/2014 proposto da:
(OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS) RAPPRESENTANZA GENERALE PER L’ITALIA in persona del Procuratore Dott. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS) giusta procura speciale a margine del ricorso;
(OMISSIS), (OMISSIS), elettivamente domiciliato in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), rappresentato e difeso dall’avvocato (OMISSIS) giusta procura speciale a margine del controricorso;
(OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) quali esercenti la potestà genitoriale sul figlio minore (OMISSIS), (OMISSIS) in proprio;
(OMISSIS) S.P.A. in persona del Dott. (OMISSIS) amministratore delegato legale rappresentante, elettivamente domiciliata in (OMISSIS) presso lo studio dell’Avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS) giusta procura speciale in calce al ricorso;
(OMISSIS), (OMISSIS) (OMISSIS) RAPPRESENTANZA GENERALE PER L’ITALIA in persona del Procuratore Dott. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS) giusta procura speciale a margine del controricorso;
(OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) quali esercenti la potestà genitoriale sul figlio minore (OMISSIS), (OMISSIS) in proprio;
avverso la sentenza n. 4152/2013 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 28/11/2013, R.G.N. 1903/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 18/01/2016 dal Consigliere Dott. MARCO ROSSETTI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’accoglimento motivo A) del ricorso principale e incidentale, assorbito E), rigetto degli altri; idem per il ricorso incidentale.
Il (OMISSIS), a (OMISSIS), si verificò un sinistro stradale che coinvolse il motociclo Kawasaki 2750, condotto da (OMISSIS), e il furgone Fiat Iveco condotto da (OMISSIS), di proprietà della società (OMISSIS) s.r.l. (che in seguito muterà ragione sociale in (OMISSIS) s.p.a.; d’ora innanzi, per brevità, “la (OMISSIS)”), ed assicurato contro i rischi della responsabilità civile dalla società (OMISSIS).
In conseguenza del sinistro (OMISSIS) patì gravissime lesioni personali.
Con ricorso depositato l’11.11.2008 (OMISSIS) ed i suoi familiari (ovvero la moglie (OMISSIS) ed il figlio (OMISSIS), quest’ultimo minorenne all’epoca dei fatti, e rappresentato ex articolo 320 c.c., dai genitori) convennero dinanzi al Tribunale di Milano (OMISSIS), la (OMISSIS) e la (OMISSIS), assumendo che il sinistro andasse ascritto a colpa di (OMISSIS), e chiedendo la condanna di tutti i convenuti in solido al risarcimento dei danni rispettivamente patiti.
Con sentenza 19.12.2012 n. 14313 il Tribunale di Milano accolse parzialmente la domanda, attribuendo alla vittima il 50 % di responsabilità.
La sentenza venne appellata in via principale dagli originari attori, ed in via incidentale dalla (OMISSIS).
-) in via principale dalla (OMISSIS), con ricorso fondato su cinque motivi;
-) in via incidentale dalla (OMISSIS), con ricorso fondato su sette motivi. (OMISSIS) ha resistito con controricorso ai ricorsi principale ed incidentale. La (OMISSIS) ha resistito con controricorso al controricorso incidentale proposto dalla (OMISSIS).
Le medesime parti hanno altresì depositato memoria ex articolo 378 c.p.c..
Il primo motivo di ricorso principale ((OMISSIS)).
1.1. Col primo motivo di ricorso la (OMISSIS) lamenta il vizio di nullità processuale, ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 4.
La sentenza impugnata, pronunciata il 13 novembre, reca in calce effettivamente l’affermazione “cosi deciso in Milano il 12 novembre”.
Il secondo motivo del ricorso principale ((OMISSIS)).
2.1. Il secondo motivo del ricorso proposto dalla società (OMISSIS), pur formalmente unitario, contiene in realtà cinque censure, ciascuna delle quali a sua volta articolata in più profili.
Per chiarezza d’esposizione esse saranno esaminate analiticamente, indicando ciascuna censura con la medesima lettera utilizzata dalla (OMISSIS) per contraddistinguerle nel proprio ricorso.
2.2. (A) prima censura del 2 motivo di ricorso (OMISSIS) (spese di assistenza).
Con la censura sub (A), di cui alle pp. 35-46 del ricorso, la (OMISSIS) lamenta sia il vizio di violazione di legge, sia il vizio di omesso esame d’un fatto decisivo e controverso, di cui all’articolo 360 c.p.c., n. 5.
Espone che la Corte d’appello, accogliendo il gravame di (OMISSIS), ha elevato da Euro 400.000 ad Euro 1.196.945 la stima del danno patrimoniale patito dalla vittima, e consistente nelle spese che questa dovrà sostenere per l’assistenza infermieristica domiciliare.
(d) ha liquidato il danno moltiplicando il costo dell’assistenza annuale per il numero di anni di vita futura: criterio errato, giacche’ la monetizzazione attuale d’un danno futuro andava compiuta col criterio della capitalizzazione, e non con una “bruta” moltiplicazione.
Prima di esaminare tale censura nel merito, tuttavia, deve rilevarsi come la società ricorrente l’abbia proposta invocando formalmente il vizio di cui all’articolo 360 c.p.c., n. 5, (così il ricorso, p. 42).
Al presente giudizio, tuttavia, si applica l’articolo 360 c.p.c., n. 5, nel testo modificato dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54, convertito nella legge 7 agosto 2012, n. 134, il quale non prevede più il “vizio di motivazione” in quanto tale, ma solo l’omesso esame d’un fatto decisivo e controverso.
(a) la prima è che la mancanza totale di motivazione resta un vizio censurabile in sede di legittimità, giacche’ essa si risolve in una violazione dell’articolo 132 c.p.c., comma 2, n. 4, (come stabilito dalle Sezioni Unite di questa Corte, nell’interpretare il nuovo testo dell’articolo 360 c.p.c., n. 5: cfr. Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830);
(b) la seconda è che l’errore commesso dal ricorrente nell’inquadrare il vizio da lui denunciato in una delle cinque ipotesi previste dall’articolo 360 c.p.c. (c.d. “vizio di sussunzione”) non rende inammissibile il ricorso, quando l’illustrazione del motivo contenga comunque una “chiara ed inequivoca” spiegazione del vizio censurato (così, ancora, le Sezioni Unite: cfr. Sez. U, Sentenza n. 17931 del 24/07/2013, Rv. 627268).
Nel nostro caso, la società ricorrente per un verso ha denunciato la totale mancanza della motivazione sul punto qui in esame; per altro verso ha chiaramente illustrato questa sua doglianza: sicché, pur essendo erronea l’invocazione del vizio di cui all’articolo 360 c.p.c., n. 5 (corretta sarebbe stata, invece, l’invocazione del vizio di cui all’articolo 360 c.p.c., n. 3), tale errore resta privo di conseguenze.
La Corte d’appello, infatti, sul punto della liquidazione del danno patrimoniale da assistenza domiciliare ha così motivato: “(la liquidazione del Tribunale) non appare a questa Corte satisfattiva in relazione alle spese che il sig. (OMISSIS) dovrà in futuro sostenere per l’assistenza domiciliare, secondo il calcolo che segue (…):
– si quantifica l’assistenza generica in Euro 8,50 per 10 ore al giorno per 365 giorni l’anno”, oltre gli oneri accessori (contributi previdenziali da pagare al collaboratore, sostituzione nel periodo feriale, accantonamento del trattamento di fine rapporto).
La liquidazione del danno patrimoniale permanente futuro può avvenire, ai sensi dell’articolo 2056 c.c., sulla base dell’id quod plerumque accidit, di fatti notori e di massime di esperienza: tra le quali, nel nostro caso, quella secondo cui chi non è in condizioni di provvedere alle proprie esigenze personali normalmente ricorre all’ausilio di un infermiere o di un assistente. La liquidazione del danno patrimoniale permanente passato può avvenire anch’essa in via equitativa, ex articoli 1226 e 2056 c.c., ove ne ricorrano i presupposti (ovvero l’impossibilità della stima del danno nel suo esatto ammontare). Tuttavia, trattandosi di un pregiudizio che si assume già avvenuto, il giudice non può prescindere dall’accertarne la concreta sussistenza, senza potere ricorrere a “ragionevoli previsioni”, consentite per quanto detto solo con riferimento al danno futuro (Sez. 3, Sentenza n. 24205 del 13/11/2014, Rv. 633431).
Pertanto, quando si tratti liquidare un danno passato permanente che si assuma essere consistito nella necessità di una spesa periodica per assistenza, delle due l’una: o il danneggiato dimostra di averla sostenuta (anche attraverso presunzioni semplici, ex articolo 2727 c.c.), oppure nessuna liquidazione può essere consentita. Il danno per spese di assistenza, infatti, quando si assuma essere già maturato al momento della liquidazione, è rappresentato dalla spesa sostenuta, non dalla necessità di sostenerla.
Da quanto esposto consegue che la Corte d’appello, liquidando il danno patrimoniale per spese di assistenza, maturato nel periodo anteriore alla sentenza, a prescindere da qualsiasi allegazione, da qualsiasi dimostrazione e da qualsiasi motivazione, ha effettivamente violato gli articoli 1223 e 1226 c.c., finendo per accordare alla vittima un credito mai dimostrato in giudizio, e dunque sovrastimando il risarcimento.
Nel giudizio di merito fu lo stesso danneggiato a dedurre di percepire l’indennità di accompagnamento di cui alla L. 12 giugno 1984, n. 222, articolo 5, comma 1, (circostanza ribadita nel controricorso, p. 25).
L’indennità in questione spetta ai pensionati per inabilità “che si trovano nella impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o, non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita, abbisognano di un’assistenza continua” (articolo 5 cit.).
In Lombardia, luogo di residenza della vittima, l’assistenza domiciliare costituisce oggetto di un complesso sistema normativo, bastato in primo luogo sulla Legge Regionale Lombardia 30 dicembre 2009, n. 33, articolo 26, comma 5, lettera (c), (d) ed (e), (recante “Testo unico delle leggi regionali in materia di sanità”), il quale individua nell’assistenza domiciliare uno degli obiettivi primari del servizio sanitario regionale.
Tale norma ha ricevuto attuazione dapprima con la delibera della giunta regionale (d.G.R.) 9 maggio 2003 n. 12902 (in B.U. Lombardia 20.5.2003, n. 21, I suppl. straord.), la quale ha introdotto il sistema dei cc.dd. “voucher socio-sanitari”, ovvero titoli di legittimazione utilizzabili dalle famiglie per l’acquisto di prestazioni di assistenza domiciliare socio-sanitaria da enti erogatori accreditati, pagabili senza limiti né di età, né di reddito.
In seguito la d.G.R. Lombardia 18.5.2011, n. IX/1746 (recante “Determinazione in ordine alla qualificazione della rete dell’assistenza domiciliare in attuazione del PSSR 2010-2014”, in B.U. Lombardia 6.6.2011, n. 23) ha riformato ed incrementato il sistema dei “voucher” previsto dalla precedente delibera d.G.R. del 2003.
Al momento della decisione d’appello, infine (13.11.2013), era stata approvata la d.G.R. Lombardia 27.9.2013 n. X/740, concernente l’approvazione del Programma Operativo Regionale in materia di gravi e gravissime disabilità, la quale accordò un buono mensile di euro 1.000 alle persone con gravi disabilità, “erogato senza limite di reddito e finalizzato a compensare le prestazioni di assistenza assicurate dal caregiver familiare (auto soddisfacimento) e/o per acquistare le prestazioni da assistente personale” così la suddetta Delibera, Allegato “B”, punto (B1).
Le norme appena ricordate, in virtù del principio jura novit curia, non potevano né dovevano essere ignorate dalla Corte d’appello. L’averlo fatto, per contro, ha condotto ad una sovrastima del danno patrimoniale per l’assistenza domiciliare, e di conseguenza alla violazione dell’articolo 1223 c.c..
Si tratta di un calcolo irrispettoso di alcune regole basilari della matematica finanziaria e, di conseguenza, degli articoli 1223 e 2056 c.c..
(b) capitalizzando, al momento della liquidazione, le spese che si dovranno ragionevolmente sostenere in futuro.
Per compensare il decalage temporale tra il momento di scadenza dell’obbligazione risarcitoria (oggi) e il momento di avveramento del danno, quando non si opti per la liquidazione in forma di rendita (articolo 2057 c.c.), sono possibili teoricamente due sistemi.
La Corte d’appello tuttavia non ha adottato ne’ l’uno, ne’ l’altro sistema, pervenendo così ad una sovrastima del danno anche sotto questo profilo, e dunque violando gli articoli 1223 e 2056 c.c..
2.3. (S) Seconda censura del 2 motivo di ricorso (OMISSIS) (spese per l’acquisto di macchinari e compensatio lucri cum damno).
La seconda censura del secondo motivo di ricorso della (OMISSIS) (pp. 46-50) contiene due diversi profili.
Col secondo profilo la società ricorrente lamenta che la Corte d’appello ha liquidato il danno senza tenere conto dell’indennizzo percepito dalla vittima in virtu’ di una polizza privata contro gli infortuni.
2.3.1. Per quanto concerne la prima censura, deve rilevarsi che (OMISSIS), nell’atto d’appello, si era doluto della sottostima della liquidazione del danno consistente nelle spese da sostenere per:
In parziale riforma della sentenza di primo grado sul punto, si stima equo quantificare in Euro 180.000 (360.000 diviso 2, in ragione della corresponsabilità del danneggiato) il danno patrimoniale per spese per acquisto di autovettura idonea, altri attrezzi necessari in condizioni di paraplegia, modifiche architettoniche e cure fisioterapiche, considerata la necessità di sostituzione o adeguamento nel corso del tempo di tali presidi e ausili tecnici”.
Quella appena trascritta non è che un simulacro di motivazione. In essa infatti non e’ spiegato di quale vettura si discorra, quali siano gli “attrezzi necessari” cui la Corte d’appello ha fatto riferimento, quale ne sia il costo di mercato, ogni quanto tempo dovrebbero essere sostituiti, se e come si e’ tenuto conto dell’anticipazione del costo della sostituzione. Ma soprattutto resta imperscrutabile attraverso quali conteggi la Corte d’appello sia pervenuta a determinare l’importo in esame nella somma di euro 360.000. Un esempio quasi di scuola, dunque, di nullità della sentenza per totale assenza di motivazione.
Che questa omissione dovesse interpretarsi come rigetto implicito ovvero come omessa pronuncia, in ogni caso la (OMISSIS) avrebbe dovuto impugnarla con appello incidentale, una volta che la vittima aveva censurato col proprio appello principale la stima del danno compiuta dal Tribunale.
La (OMISSIS), invece, non ha proposto sul punto appello incidentale, né ha indicato – ai fini dell’autosufficienza del proprio ricorso – se, quando ed in che termini l’abbia fatto. Il generico riferimento “a p. 36 dell’appello”, contenuto nell’illustrazione della censura qui in esame, è a tal riguardo del tutto generico, e comunque a p. 36 dell’atto d’appello non è affatto contenuto alcun appello incidentale, né per i termini ivi adottati, né per il senso generale desumibile da quell’atto.
2.4. (C) Terza censura del 2 motivo di ricorso (OMISSIS) (danno da mora).
Con la terza censura contenuta nel secondo motivo del proprio ricorso (pp. 50-54) la (OMISSIS) lamenta sia il vizio di omessa motivazione, sia quello di violazione di legge.
Una volta correttamente liquidato il danno futuro, tuttavia, il relativo importo è dovuto al creditore ex articolo 1219 c.c., dal giorno dell’illecito, e da quel giorno sono dovuti perciò gli interessi di mora. Futuro, infatti, è il danno, non l’obbligazione di risarcirlo, che è immediatamente esigibile: dunque della circostanza che un danno non si sia ancora verificato al momento della liquidazione si deve tenere conto nella aestimatio del capitale, non nel calcolo degli interessi di mora.
2.5. (D) Quarta censura del 2 motivo di ricorso (OMISSIS) (surroga dell’assicuratore sociale).
Con una quarta censura, anch’essa illustrata nel contesto del secondo motivo di ricorso (pp. 54-66) la (OMISSIS) lamenta che la Corte d’appello avrebbe erroneamente detratto dal credito risarcitorio spettante alla vittima solo una minima parte di quanto da essa ricevuto dall’Inail, e senza spiegare il criterio.
Si legge a p. 19 della sentenza impugnata che l’Inail corrispose alla vittima la somma di Euro 919.287,94; che il Tribunale aveva detratto tale importo dal danno risarcibile, e che (OMISSIS) aveva impugnato tale statuizione, deducendo che si sarebbe dovuta “limitare la predetta detrazione soltanto ad alcune voci delle erogazioni Inail”.
Ciò premesso, la Corte d’appello ha accolto il gravame del danneggiato, osservando che “tale rilievo è corretto”, ed ha detratto dal credito risarcitorio vantato dalla vittima la minor somma di Euro 244.943,49, spiegando che solo tale somma era stata versata dall’Inail a titolo di “indennizzo in capitale danno biologico”, e dunque solo per tale importo vi era “duplicazione di titolo”.
Ciò è stabilito dal Decreto Legislativo n. 38 del 2000, articolo 13, comma 2, lettera (b), secondo cui “le menomazioni di grado pari o superiore al 16 per cento danno diritto all’erogazione di un’ulteriore quota di rendita (…) commisurata (…) alla retribuzione dell’assicurato (…) per l’indennizzo delle conseguenze patrimoniali”. L’ulteriore quota di rendita è calcolata moltiplicando la retribuzione del danneggiato per un coefficiente stabilito dall’Allegato 6 al Decreto Ministeriale 12 luglio 2000.
2.6. (E) Quinta censura del 2 motivo di ricorso (OMISSIS) (limite del massimale).
Con la quinta censura del secondo motivo di ricorso, la (OMISSIS) lamenta che la Corte d’appello abbia omesso di pronunciarsi sull’eccezione di incapienza del massimale, pur avendo condannato la (OMISSIS) a pagare cifre complessivamente eccedenti il massimale.
3.1. Il primo motivo del ricorso incidentale proposto dalla (OMISSIS) svolge la medesima censura proposta dalla (OMISSIS) col primo motivo del suo ricorso: vale dunque quanto già esposto supra, al 1.2.
Le prime quattro (pp. 34-63) sono del tutto sovrapponibili a quelle proposte dalla (OMISSIS), con le prime quattro censure del 2 motivo del suo ricorso. Esse restano percio’ assorbite dall’accoglimento del ricorso proposto dalla (OMISSIS), nei medesimi limiti e per le medesime ragioni sopra indicati.
3.2. Con la quinta censura del 2 motivo del proprio ricorso incidentale la (OMISSIS) lamenta il mancato esame della condanna della (OMISSIS), per male gestio propria, oltre il massimale.
La censura resta assorbita dall’accoglimento del 2 motivo del ricorso proposto dalla (OMISSIS). Spetterà, infatti, al giudice del rinvio rideterminare il quantum debeatur secondo i principi stabiliti nella presente sentenza, e solo all’esito potrà stabilirsi se, riscontrata l’incapienza del massimale, sussista altresì una responsabilità della (OMISSIS) per mala gestio.
3.3. La sesta e la settima censura contenute del 2 motivo del ricorso incidentale proposto dalla (OMISSIS) possono essere esaminate congiuntamente.
Con esse la ricorrente incidentale lamenta che, in virtu’ del contratto di assicurazione stipulato con la (OMISSIS), aveva diritto ad ottenere da quest’ultima la rifusione delle spese di resistenza (ovvero quelle sostenute per contrastare la pretesa del danneggiato), ai sensi dell’articolo 1917 c.c., comma 3.
Nel contratto di assicurazione della responsabilità civile l’obbligo dell’assicuratore di tenere indenne l’assicurato delle somme spese per contrastare la pretesa risarcitoria del terzo danneggiato è un naturale negotii (articolo 1917 c.c., comma 3).
Tale previsione, entro i limiti stabiliti dalla legge (ovvero il quarto del massimale), addossa all’assicuratore l’obbligo di rifondere all’assicurato le somme da questi pagate al proprio avvocato. Il relativo credito dell’assicurato va perciò accertato con i consueti criteri, così come si accerterebbe qualunque pregiudizio per il quale l’assicurato chieda al proprio assicuratore contro i danni di essere indennizzato: e dunque valutando in primo luogo se vi sia la prova del pagamento, in secondo luogo se esso sia avvenuto avventatamente, in violazione dell’obbligo di salvataggio comunque gravante sull’assicurato.
La Corte d’appello, pertanto, avrebbe dovuto esaminare e valutare le notulae depositate dalla (OMISSIS), eventualmente riducendole ex articolo 1227 c.c., comma 1 o 2, ma non poteva – nei rapporti tra assicurata ed assicuratore – prescindere da esse.
(b) Nella liquidazione del danno patrimoniale consistente nelle spese che la vittima di lesioni personali deve sostenere per l’assistenza domiciliare, il giudice deve detrarre dal credito risarcitorio sia i benefici spettanti alla vittima a titolo di indennità di accompagnamento (L. 12 giugno 1984, n. 222, articolo 5), sia i benefici ad essa spettanti in virtù della legislazione regionale in tema di assistenza domiciliare, legislazione che in virtù del principio jura novit curia il giudice deve applicare d’ufficio, se i presupposti di tale applicabilità risultino comunque dagli atti.
(-) accoglie il 2 motivo del ricorso proposto dalla (OMISSIS), limitatamente ai punti contraddistinti dalle lettere A, B, D, nei limiti indicati in motivazione;
(-) accoglie il 2 motivo del ricorso proposto dalla (OMISSIS), limitatamente ai punti contraddistinti dalle lettere F e G, nei limiti indicati in motivazione;
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Terza Sezione civile della Corte di cassazione, addì 18 gennaio 2016.
Depositato in cancelleria il 20 apr. 2016