Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-terzo/titolo-iii/capo-iii/art253.html
Timestamp: 2018-09-25 14:41:29+00:00
Document Index: 98359749

Matched Legal Cases: ['art. 253', 'art. 253', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 321', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 321', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 44', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 355', 'art. 355', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 600', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 253', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 253', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 355', 'art. 253', 'art. 355', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 253', 'art 262', 'art. 42', 'art. 392', 'art. 253', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 253', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 253', 'sentenza ', 'art. 253', 'art. 26', 'art. 309', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 321', 'sentenza ', 'art. 253', 'sentenza ', 'art. 253', 'art. 240', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 253', 'art. 253', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 100', 'art. 100', 'art. 73', 'art. 100', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 253', 'art. 253', 'sentenza ', 'art. 321', 'sentenza ', 'art. 253', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 257', 'sentenza ', 'art. 301', 'art. 301', 'sentenza ', 'art. 309', 'sentenza ', 'art. 253', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 247', 'art. 247', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 253', 'art. 56', 'sentenza ', 'art. 369', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 253', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 324']

Art. 253 codice di procedura penale - Oggetto e formalità del sequestro - Brocardi.it
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Articolo 253 Codice di procedura penale
Oggetto e formalità del sequestro
Dispositivo dell'art. 253 Codice di procedura penale
1. L'autorità giudiziaria dispone con decreto motivato [103, 354] il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato necessarie per l'accertamento dei fatti [187].
2. Sono corpo del reato le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo [c.p. 240].
3. Al sequestro procede personalmente l'autorità giudiziaria ovvero un ufficiale di polizia giudiziaria [57] delegato con lo stesso decreto (1).
4. Copia del decreto di sequestro è consegnata all'interessato, se presente [368].
(1) In ogni caso è d'obbligo la verbalizzazione del sequestro, la quale deve precisare l'elenco delle cose sequestrate, la descrizione delle cautele adottate per assicurarle e l'indicazione della specie e del numero dei sigilli apposti, nonchè i luoghi della custodia.
Massime relative all'art. 253 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 11817/2017
Anche per le cose che costituiscono corpo di reato il decreto di sequestro a fini di prova deve essere sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione sia in ordine alla rilevanza probatoria del bene assoggettato a sequestro, sia con riguardo al nesso di pertinenzialità fra "res" e reato. (In applicazione di questo principio la S.C. ha annullato con rinvio l'ordinanza del tribunale per il riesame che aveva confermato il decreto di sequestro probatorio avente ad oggetto, oltre a della sostanza stupefacente, anche una somma di denaro in contanti rinvenuta nell'abitazione dell'indagato, rilevando la carenza di adeguata motivazione dell'ordinanza sul punto che fondava la provenienza del denaro dall'attività di spaccio, che non aveva tenuto in conto della documentazione reddituale prodotta in allegato al ricorso di riesame).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 11817 del 10 marzo 2017)
Cass. pen. n. 2787/2016
In tema di sequestro probatorio, l'onere di motivazione in ordine al reato da accertare, deve essere modulato in ragione della progressione processuale cosicché nella fase iniziale delle indagini è legittimo il decreto di convalida apposto in calce al verbale della polizia giudiziaria che si limiti ad indicare gli articoli di legge per cui si intende procedere, richiamandone "per relationem" il contenuto, sempre che i fatti per cui si procede risultino compiutamente decritti nel verbale di sequestro.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2787 del 21 gennaio 2016)
Cass. pen. n. 15254/2015
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 15254 del 14 aprile 2015)
Cass. pen. n. 33229/2014
Ai fini della legittimità del sequestro probatorio non è necessaria la prova del carattere di pertinenza o di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo, essendo sufficiente la semplice possibilità, purchè non astratta ed avulsa dalle caratteristiche del caso concreto, della configurabilità di un rapporto di queste con il reato. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato il sequestro di una somma di denaro per carenza di motivazione in ordine alla sua provenienza quale compenso per traffico di influenze o alla sua destinazione quale provvista per corrompere pubblici funzionari).
Ai fini della legittimità del sequestro probatorio non è necessaria la prova del carattere di pertinenza o di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo, essendo sufficiente la semplice possibilità, purché non astratta ed avulsa dalle caratteristiche del caso concreto, della configurabilità di un rapporto di queste con il reato. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato il sequestro di una somma di denaro per carenza di motivazione in ordine alla sua provenienza quale compenso per traffico di influenze o alla sua destinazione quale provvista per corrompere pubblici funzionari).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 33229 del 28 luglio 2014)
Cass. pen. n. 26444/2014
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 26444 del 18 giugno 2014)
Cass. pen. n. 19886/2014
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 19886 del 14 maggio 2014)
Cass. pen. n. 19615/2014
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 19615 del 13 maggio 2014)
Cass. pen. n. 5967/2014
È legittimo il sequestro preventivo di un bene gravato da sequestro probatorio, alla condizione che sussista il pericolo concreto ed attuale della cessazione dell'esigenza probatoria, tale da rendere attuale il pericolo che il bene (nella specie una somma di denaro), una volta rientrato nella disponibilità dell'imputato, possa essere da quest'ultimo sottratto alle esigenze protette dall'art. 321 c.p.p. (nella specie la misura ablatoria della confisca).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5967 del 7 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 5650/2014
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5650 del 5 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 39449/2013
Il sequestro per finalità probatorie risponde ad esigenze diverse da quelle che fondano il sequestro preventivo, con la conseguenza che l'emanazione di sequestro ex art. 321 cod. proc. pen. non priva di autonoma esistenza la misura disposta precedentemente al fine di acquisire e conservare, a disposizione dell'autorità procedente, gli elementi di prova utili alle indagini.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 39449 del 24 settembre 2013)
In tema di sequestro probatorio, la mancata indicazione, nel decreto del pubblico ministero che lo dispone o lo convalida, del reato in relazione al quale il provvedimento è adottato, non costituisce una carenza motivazionale alla quale possa porsi rimedio da parte del Tribunale del riesame nell'esercizio dei poteri di integrazione ad esso riconosciuti dalla legge, spettando al solo P.M. l'individuazione dei fatti specifici in ordine ai quali condurre le indagini ed emettere i provvedimenti ritenuti utili ai fini probatori
Cass. pen. n. 21103/2013
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 21103 del 16 maggio 2013)
Cass. pen. n. 3250/2013
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3250 del 22 gennaio 2013)
Cass. pen. n. 12511/2012
E inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse il ricorso per cassazione avverso l'ordinanza di rigetto del tribunale del riesame relativa al decreto di sequestro probatorio di un'area (nella specie, adibita alla realizzazione di un impianto fotovoltaico in violazione dell'art. 44, comma primo, lett. a) del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380) qualora, nelle more, detta misura sia stata convertita in sequestro preventivo ed abbia perciò perso efficacia, dovendo indirizzarsi le doglianze degli aventi diritto al sequestro disposto dal g.i.p. in sede di conversione.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 12511 del 3 aprile 2012)
Cass. pen. n. 3692/2011
È illegittimo il provvedimento con cui il giudice del riesame rigetti la relativa richiesta omettendo di indicare e, pertanto, di valutare i corpi di reato o le cose pertinenti al reato per finalità probatorie, considerato che il sequestro probatorio concerne solo le cose connesse alla notizia di reato per cui si procede, salvo che quelle rinvenute ne offrano per sé una propria, con la conseguenza che l'individuazione e la cernita delle cose utili alla prova deve avvenire 'a montè del sequestro di ciascuna di esse per finalità probatoria.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3692 del 1 febbraio 2011)
Cass. pen. n. 1769/2011
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1769 del 20 gennaio 2011)
Cass. pen. n. 11843/2010
Qualora il sequestro probatorio riguardi cose che assumono la qualifica di corpo di reato, non é necessario offrire la dimostrazione della necessità in concreto del sequestro stesso in funzione dell'accertamento dei fatti. (Fattispecie in tema di rigetto della richiesta di restituzione di un ciclomotore coinvolto in un incidente stradale).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11843 del 26 marzo 2010)
Cass. pen. n. 43282/2008
In tema di sequestro, il P.M. che, delegando la polizia giudiziaria alla esecuzione di una perquisizione, abbia disposto il sequestro "di quanto rinvenuto (corpo di reato e cose pertinenti al reato) e, in ogni caso, ritenuto utile al fine delle indagini", è tenuto a provvedere alla convalida relativamente al sequestro avente ad oggetto cose non specificate nel relativo provvedimento, in quanto l'indeterminatezza dell'oggetto rimette - sempre che non si tratti di beni soggetti a confisca obbligatoria - al giudizio della polizia giudiziaria l'individuazione del presupposto fondamentale del sequestro (qualifica del bene come corpo o pertinenza del reato), la quale non può che avere natura provvisoria, essendo necessario il controllo dell' Autorità giudiziaria, ai sensi dell'art. 355 c.p.p..
In tema di sequestro, il P.M. che, delegando la polizia giudiziaria alla esecuzione di una perquisizione, abbia disposto il sequestro "di quanto rinvenuto (corpo di reato e cose pertinenti al reato) e, in ogni caso, ritenuto utile al fine delle indagini", è tenuto a provvedere alla convalida relativamente al sequestro avente ad oggetto cose non specificate nel relativo provvedimento, in quanto l'indeterminatezza dell'oggetto rimette - sempre che non si tratti di beni soggetti a confisca obbligatoria - al giudizio della polizia giudiziaria l'individuazione del presupposto fondamentale del sequestro (qualifica del bene come corpo o pertinenza del reato), la quale non può che avere natura provvisoria, essendo necessario il controllo dell'Autorità giudiziaria, ai sensi dell'art. 355 c.p.p..
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 43282 del 19 novembre 2008)
Cass. pen. n. 35866/2008
È legittimo il sequestro operato dalla polizia giudiziaria di cose ritenute corpo di reato o pertinenti al reato in esecuzione di un decreto di perquisizione del pubblico ministero, seppure in detto decreto non siano state minuziosamente descritte e però alla loro individuazione possa giungersi in base sia alla natura del reato indicato nel decreto di perquisizione, sia alla nozione normativa di «corpo di reato » e di «cosa pertinente al reato ».
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 35866 del 18 settembre 2008)
Cass. pen. n. 42210/2004
L'eccezionalità della normativa che disciplina la c.d. «attività di contrasto» prevista dall'art. 14 della legge 3 agosto 1998, n. 269, esclude che essa possa avere applicazione, per analogia, al di fuori dei casi espressamente previsti. Debbono, pertanto, ritenersi inutilizzabili, anche ai fini dell'imposizione e del mantenimento di un sequestro probatorio, i risultati di detta attività quando il reato allo stato ipotizzabile sia soltanto quello di cui all'art. 600 quater (detenzione di materiale pornografico), non compreso nell'elencazione di cui al citato art. 14 della legge n. 269/1998. (Mass. redaz.)
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 42210 del 28 ottobre 2004)
Cass. pen. n. 291/2004
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 291 del 9 gennaio 2004)
Cass. pen. n. 47117/2003
La proposizione di una domanda di condono edilizio, di cui all'art. 32 del D.L. 30 settembre 2003 n. 269, convertito con modificazioni con L. 24 novembre 2003 n. 326, non impedisce l'adozione o la permanenza di un provvedimento di sequestro, sia perchè la misura cautelare reale o a fini probatori ha il solo scopo di lasciare inalterata la situazione o di impedire la prosecuzione dell'opera, sia in quanto la speciale causa estintiva discendente dalla procedura di condono richiede la sua formale dichiarazione previo accertamento dei presupposti cui la stessa è subordinata.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 47117 del 10 dicembre 2003)
Cass. pen. n. 36775/2003
È ammissibile l'istanza di riesame di un provvedimento di sequestro probatorio di comparizione, successivamente restituita dal pubblico ministero previa estrazione di copie, sussistendo l'interesse del richiedente a verificare che l'uso del mezzo tendente all'acquisizione della prova sia avvenuto nei casi ed entro i limiti previsti dalla legge (in applicazione di tale principio la Corte ha annullato con rinvio l'ordinanza del Tribunale del riesame che, nel ritenere inammissibile per carenza di interesse la richiesta di riesame proposta dell'indagato, aveva omesso di svolgere la richiesta attività di controllo sulla sussistenza del fumus commissi delicti).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 36775 del 25 settembre 2003)
Cass. pen. n. 29204/2003
Il sequestro probatorio di somme di denaro depositate in conto corrente bancario, ove non risulti positivamente dimostrata la loro qualificabilità come “corpo di reato”, ai sensi dell'art. 253, comma 2, c.p.p., può trovare giustificazione solo in quanto si dimostri, oltre alla loro “pertinenza” al reato, anche la concreta inidoneità, a fini probatori, della sola acquisizione della documentazione bancaria attinente alla movimentazione del conto corrente.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 29204 del 10 luglio 2003)
Cass. pen. n. 19766/2003
Per l'adozione del sequestro probatorio non è necessario che sussistano indizi di colpevolezza nei confronti di un soggetto, in quanto, trattandosi di un mezzo di ricerca della prova, è sufficiente che esistano elementi tali da far configurare l'esistenza di un reato e la sussistenza di una relazione necessaria fra la cosa oggetto del sequestro ed il reato stesso, relazione che non ha bisogno di dimostrazione quando il sequestro cade sul corpo di reato, cioè sulle cose con le quali o mediante le quali esso è stato commesso o che non costituiscono il prodotto (nel caso di specie, si trattava del sequestro di un quantitativo di novellame).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 19766 del 29 aprile 2003)
Cass. pen. n. 13662/2003
Il sequestro di somme di denaro su conti correnti, aventi natura di corpo di reato, non eslcude la necessità di provare o comunque di dare atto della sussistenza di un rapporto di pertinenza fra le singole disponibilità sottoposte a vincolo e lo specifico fatto reato contestato ovvero la necessità di motivare sulla qualificazione dei medesimi conti correnti come specifico corpo di reato. (Segnalazione di contrasto n. 146 del 2000).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 13662 del 25 marzo 2003)
Cass. pen. n. 74/2003
Il sequestro probatorio (art. 253 c.p.p.), quando ha per oggetto «le cose pertinenti al reato», presuppone che sussistano le esigenze probatorie e, pertanto, il rigetto dell'istanza di dissequestro richiede che dette esigenze permangano e che il relativo provvedimento sia adeguatamente motivato, a differenza del rigetto dell'istanza di dissequestro di cose qualificabili come «corpo di reato», che richiede invece l'indicazione degli elementi che giustificano tale qualificazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 74 del 8 gennaio 2003)
Cass. pen. n. 41178/2002
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 41178 del 10 dicembre 2002)
In tema di riesame del sequestro, l'accertamento sulla sussistenza del fumus commissi delicti va compiuto sotto il profilo della congruità degli elementi rappresentati, che non possono essere censurati sul piano fattuale, per apprezzarne la coincidenza con le reali risultanze processuali, ma che vanno valutati così come esposti al fine di verificare se essi consentono — in una prospettiva di ragionevole probabilità — di inquadrare l'ipotesi formulata dall'accusa in quella tipica.
Cass. pen. n. 29903/2002
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 29903 del 21 agosto 2002)
Cass. pen. n. 13641/2002
In tema di sequestro probatorio, il rapporto di pertinenza fra le cose sequestrate e l'ipotesi di reato per cui si procede non può essere considerato in termini esclusivi di relazione immediata, ben potendo acquisire rilievo ed essere oggetto di ricerca ed apprensione ogni elemento utile a ricostruire i fatti che anche in forma indiretta possono contribuire al giudizio sul merito della contestazione.(Nell'affermare tale principio, la Corte ha rilevato che in materia di reati tributari ben può assumere rilevanza probatoria, ed essere quindi oggetto di ricerca e sequestro, anche la documentazione commerciale e fiscale relativa ad anni d'imposta diversi da quelli oggetto d'indagine, a condizione che si sia in presenza di documentazione che appare in grado di fornire un quadro significativo dell'evoluzione aziendale e dei metodi di tenuta della contabilità).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 13641 del 10 aprile 2002)
Cass. pen. n. 38851/2001
In tema di sequestro probatorio, diversamente da quando sono soggette a vincolo le «cose pertinenti al reato», non è necessario, allorché il sequestro riguarda cose che assumono la qualifica di «corpo di reato», che si provveda a una specifica motivazione circa la necessità del sequestro stesso in funzione dell'accertamento dei fatti, atteso che la qualità di corpo del reato comporta l'esistenza di un rapporto di immediatezza tra le cose e l'illecito penale e di una conseguente necessaria efficacia probatoria diretta, a meno che non vengano mosse specifiche e motivate contestazioni circa la fondatezza e la necessità della misura. (Nell'affermare tale principio la Corte ha rigettato il ricorso nei confronti di ordinanza confermatoria del sequestro di corpo di reato che si limitava a motivare che esso «in concreto, appare necessario per l'accertamento dei fatti»).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 38851 del 30 ottobre 2001)
Cass. pen. n. 10427/2001
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10427 del 14 marzo 2001)
Cass. pen. n. 3817/2001
È legittimo il provvedimento con il quale il tribunale del riesame integra la motivazione del decreto di sequestro probatorio del P.M. (nella specie di apparecchiature per giochi elettronici), impropriamente definito come preventivo, indicandone la corretta qualificazione.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3817 del 31 gennaio 2001)
Cass. pen. n. 4394/2000
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 4394 del 8 novembre 2000)
Cass. pen. n. 2728/2000
Qualora il sequestro probatorio riguardi cose che assumono la qualifica di corpo di reato, non è necessario offrire la dimostrazione della necessità del sequestro stesso in funzione dell'accertamento dei fatti, atteso che la qualità di corpo del reato implica, per definizione, un vincolo necessario con la prova del reato e postula l'esistenza di un rapporto di immediatezza tra le cose e l'illecito penale, con conseguente necessaria efficacia probatoria diretta in ordine all'avvenuta commissione di un reato ed alla sua attribuibilità ad un soggetto determinato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2728 del 25 agosto 2000)
Cass. pen. n. 4587/2000
In tema di sequestro preventivo, la nozione di “cose pertinenti al reato” ha un significato ampio, comprendente anche quanto indirettamente legato alla fattispecie criminosa come il risultato della trasformazione del prodotto o del profitto del reato. (Fattispecie relativa a sequestro preventivo di un immobile acquistato con denaro costituente profitto del reato di appropriazione indebita).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 4587 del 25 maggio 2000)
Cass. pen. n. 6149/2000
Nel giudizio di riesame del sequestro probatorio di un corpo di reato, l'indagine rimessa al giudice è ristretta alla verifica dell'astratta configurabilità dell'illecito penale nell'ambito delle indicazioni di fatto offerte dal pubblico ministero e, attraverso l'accertamento della relazione di immediatezza richiesta dall'articolo 253, secondo comma, c.p.p., dell'effettiva possibilità di qualificare come tale la cosa appresa.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6149 del 2 marzo 2000)
Cass. pen. n. 3694/1999
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3694 del 16 dicembre 1999)
Cass. pen. n. 5846/1999
Anche nel vigente codice di procedura penale è configurabile la conversione del sequestro penale in sequestro conservativo, per cui, una volta divenuta irrevocabile la sentenza di condanna, tutte le cose comunque sequestrate nel corso del procedimento penale, se appartenenti al condannato e non soggette a confisca, devono essere destinate al soddisfacimento delle obbligazioni nascenti dal reato. (Fattispecie relativa a somme di danaro depositate in c/c bancario cointestato al condannato, frattanto deceduto, e a terzo estraneo al reato. In relazione ad essa, la S.C. ha ritenuto errata la decisione di merito che aveva assegnato alla parte civile, una volta divenuta irrevocabile la sentenza di condanna, la metà delle somme in sequestro, rinviando le parti per l'accertamento della proprietà della restante metà dinanzi al giudice civile al quale è stata, invece, riconosciuta la competenza per l'eventuale scioglimento della comunione sull'intera somma).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5846 del 2 dicembre 1999)
Il sequestro probatorio, in quanto mezzo di ricerca della prova dei fatti costituenti reato, non può per ciò stesso essere fondato sulla prova del carattere di pertinenza ovvero di corpo di reato delle cose oggetto del vincolo patrimoniale, ma solo sul fumus di esso, cioè sulla mera possibilità del rapporto di esse con il reato. Qualora quindi dal complesso delle prime indagini tale fumus emerga, il sequestro si appalesa non solo legittimo ma opportuno, in quanto volto a stabilire, di per sè o attraverso le successive indagini che da esso scaturiscono, se esiste il collegamento pertinenziale tra res e illecito. (Fattispecie in tema di sequestro probatorio, disposto nell'ambito di indagini preliminari concernenti il delitto di usura, di documentazione varia di cui il ricorrente sosteneva il difetto di capacità rappresentativa e quindi l'impossibilità di considerarla «cosa pertinente al reato»).
Cass. pen. n. 1003/1999
In tema di motivazione del decreto di sequestro probatorio, nel caso in cui il provvedimento, nonostante il vizio di motivazione, venga eseguito proprio sulle cose pertinenti al reato, la eventuale incertezza sul fatto e la difettosa indicazione delle cose da sequestrare ben possono essere eliminate dal giudice del riesame, in base al suo riconosciuto potere di integrazione motivazionale. Pertanto, qualora tale giudice abbia, in modo completo e congruo, colmato le eventuali lacune del decreto di sequestro, l'indagato non può, in sede di legittimità, dolersi di carenze relative alla motivazione del P.M.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1003 del 11 giugno 1999)
Cass. pen. n. 793/1999
In tema di sequestro probatorio, il tribunale in sede di riesame non deve limitarsi a «prendere atto» della tesi accusatoria senza svolgere alcuna attività di controllo ma deve esercitare una verifica in concreto della fondatezza dell'accusa, accertando l'astratta configurabilità del reato ipotizzato. In sostanza, alla giurisdizione compete il potere-dovere di espletare il cotnrollo di legalità: l'accertamento del fumus commissi delicti va compiuto, dunque, sotto il profilo della congruità degli elementi rappresentati, che non possono essere censurati in punto di fatto per apprezzarne la coincidenza con le reali risultanze processuali, ma che vanno valutati così come esposti, al fine di verificare se essi consentano di sussumere l'ipotesi considerata in quella tipica.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 793 del 21 aprile 1999)
Cass. pen. n. 709/1999
In tema di sequestro probatorio, il principio del ne bis in idem, ricavabile dalle linee generali dell'ordinamento processuale, comporta la impossibilità di una reiterazione di un provvedimento avente medesimo oggetto e fondato su identico contenuto, solo quando sia intervenuta pronuncia giurisdizionale non più soggetta ad impugnazione, la quale pronuncia abbia escluso la sussistenza delle condizioni per disporlo, e non anche nell'ipotesi di caducazione di un originario provvedimento ablativo per motivi puramente formali. (Nella fattispecie, la Corte ha rigettato il ricorso dell'indagato che, in considerazione del fatto che il precedente sequestro, operato dalla polizia giudiziaria sugli stessi beni, era stato annullato dal Riesame, aveva sostenuto essere non conforme a legge la successiva ordinanza del medesimo giudice che aveva rigettato sua istanza di riesame avverso un nuovo decreto di sequestro, incidente sullo stesso oggetto).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 709 del 22 marzo 1999)
Cass. pen. n. 366/1999
In tema di sequestro probatorio, l'attività della polizia giudiziaria necessita di convalida ex art. 355 c.p.p. ogniqualvolta il decreto del P.M. non indichi l'oggetto specifico della misura, ma contenga un generico richiamo a quanto rinvenuto; ciò in quanto una siffatta indeterminatezza rimette alla discrezionalità degli operanti l'individuazione del presupposto fondamentale del sequestro e cioè della qualifica dei beni come corpo e/o pertinenza del reato, per la quale attività, non definitiva, è richiesto un controllo dell'autorità giudiziaria. Ne consegue che qualora il P.M. delegando la polizia giudiziaria, indipendentemente dai riferimenti normativi contenuti nel provvedimento e dalla modulistica utilizzata, disponga il sequestro nei termini di cui sopra e non provveda poi alla convalida, contro quest'ultimo non è esperibile la procedura del riesame, che l'ordinamento riserva al decreto emesso ex art. 253 c.p.p. il quale, invece, deve contenere l'indicazione delle cose da sequestrare. In tale ultima ipotesi qualora il P.M. non restituisca d'ufficio i beni sequestrati, ai sensi dell'art. 355, secondo comma, c.p.p., l'interessato potrà avanzare al medesimo la relativa istanza, con facoltà di proporre opposizione al Gip contro l'eventuale diniego.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 366 del 8 marzo 1999)
Cass. pen. n. 2882/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2882 del 11 dicembre 1998)
Cass. pen. n. 1334/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1334 del 14 settembre 1998)
Cass. pen. n. 1887/1998
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1887 del 31 luglio 1998)
Cass. pen. n. 1640/1998
Nella categoria dei beni pertinenti al reato necessari per l'accertamento dello spaccio di stupefacenti, e perciò sottoposti a sequestro, rientrano anche le somme di danaro, che, pur derivando in quanto prodotto o profitto da un'attività illecita pregressa e già perfezionatasi, sono funzionali a dimostrare la destinazione al commercio della droga sequestrata. (Nella specie la somma di denaro era sproporzionata rispetto al reddito di un operaio dipendente pubblico, frazionata in banconote di piccolo taglio e occultata nella cassaforte collocata nella soffitta della abitazione dei genitori dell'indagato, i quali ne ignoravano l'esistenza e non ne detenevano la chiave).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1640 del 1 luglio 1998)
In tema di motivazione del decreto di sequestro probatorio, anche in relazione alle cose che costituiscono corpo del reato occorre indicare la ragione della necessità del sequestro in funzione dell'«accertamento dei fatti», come si ricava, in primo luogo, dalla ratio dell'art. 253, comma primo, c.p.p., che se collega tale espressione al sequestro delle cose pertinenti al reato, non autorizza certo il sequestro del corpo di reato al di fuori di ogni finalità di indagine; in secondo luogo, dall'art 262 del medesimo codice, che prevede la restituzione delle cose sequestrate, tra cui anche quelle che costituiscono corpo del reato, quando «non è necessario mantenere il sequestro a fini di prova». A ritenere il contrario, si renderebbe possibile un'ablazione della cosa al di fuori della indicazione dei motivi di interesse pubblico, collegati all'accertamento dei fatti di reato, con lesione dell'art. 42 Cost.; il che sarebbe tanto più grave in quanto si tratti di cose di proprietà di terzi estranei, oggetto della condotta delittuosa. (Fattispecie di sequestro probatorio di un cavallo, qualificato come corpo del reato di cui all'art. 392 c.p., di proprietà della persona offesa querelante).
Cass. pen. n. 1671/1998
In tema di sequestro preventivo, la nozione di cose pertinenti al reato, è più ampia di quella di corpo di reato definita dall'art. 253 comma 2 c.p.p., in quanto non solo include in sè i beni costituenti corpo di reato ma abbraccia anche tutte le cose legate anche indirettamente alla fattispecie criminosa. Ciò comporta che, in astratto, ogni bene può essere pertinente a reato, salvo verificarne in concreto il legame con quest'ultimo. Nulla esclude, quindi, che i locali in cui vengono svolte attività criminose (nella specie: attività di intermediazione finanziaria senza abilitazione) possano ritenersi pertinenti a reato. Tuttavia, la pertinenza della cosa al reato va collegata — al fine di evitare una indiscriminata compressione del diritto di proprietà e di uso del bene — alla finalità di impedire che la disponibilità della cosa stessa da parte dell'indagato comporti il pericolo di aggravamento o protrazione delle conseguenze di reato. Si tratta comunque di una valutazione di merito che, se congruamente motivata in riferimento alla specifica stabile strumentalità della cosa sottoposta a sequestro all'attività illecita ed alla possibilità che quest'ultima venga reiterata, si sottrae al sindacato di legittimità.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1671 del 9 giugno 1998)
Cass. pen. n. 731/1998
In sede di riesame del sequestro probatorio, il tribunale deve limitarsi a stabilire l'astratta configurabilità del reato ipotizzato; tale astrattezza, però, non limita i poteri del giudice (nel senso che questi debba esclusivamente «prendere atto della tesi accusatoria», senza svolgere alcuna altra attività), ma determina soltanto l'impossibilità di esercitare una verifica in concreto della sua fondatezza; alla giurisdizione compete, perciò, il potere-dovere di espletare il controllo di legalità, sia pure nell'ambito delle indicazioni di fatto offerte dal pubblico ministero; l'accertamento della sussistenza del fumus commissi delicti, perciò, va compiuto sotto il profilo della congruità degli elementi rappresentati, che non possono essere censurati in punto di fatto per apprezzarne la coincidenza con le reali risultanze processuali, ma che vanno valutati così come posti, al fine di verificare se essi consentono di sussumere l'ipotesi formulata in quella tipica; pertanto, il tribunale non deve instaurare un processo nel processo, ma svolgere l'indispensabile ruolo di garanzia, tenendo nel debito conto le contestazioni difensive sull'esistenza della fattispecie dedotta ed esaminando l'integralità dei presupposti che legittimano il sequestro.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 731 del 9 aprile 1998)
Cass. pen. n. 103/1998
In tema di sequestro probatorio di cose costituenti corpo di reato, se è vero che non è necessario offrire la dimostrazione della necessità del sequestro in funzione dell'accertamento dei fatti, atteso che la esigenza probatoria del corpus delicti è in re ipsa, è anche vero che, ai fini della qualificazione come corpo di reato delle cose in sequestro, il provvedimento deve dare concretamente conto della relazione di immediatezza descritta nel comma secondo dell'art. 253 c.p.p. tra la res e l'illecito penale. (Fattispecie riguardante il sequestro di pratiche di sussidio economico presso un comune le quali, secondo la prospettazione accusatoria, costituivano corpo del reato di abuso di ufficio).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 103 del 16 marzo 1998)
Cass. pen. n. 5185/1998
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5185 del 10 marzo 1998)
In tema di misure cautelari reali il sequestro probatorio è impugnabile solo con la richiesta di riesame e, indirettamente, con l'opposizione avverso il rigetto della richiesta di restituzione. La proposizione del riesame o dell'appello avverso il diniego della restituzione deve essere convertito in opposizione e trasmesso al Gip. Deve perciò essere annullata senza rinvio l'ordinanza del tribunale della libertà che abbia improvvisamente deciso avverso il gravame presentato in tale forma e gli atti devono essere trasmessi al Gip.
Cass. pen. n. 3879/1998
Il principio dell'invalidità derivata del sequestro probatorio, per cui lo stesso, allorché è eseguito all'esito di una perquisizione illegittima, non è utilizzabile come prova nel processo, trova un limite con riferimento all'ipotesi prevista dall'art. 253, comma primo, c.p.p. Secondo tale previsione di sequestro probatorio è obbligatorio non solo per il corpo di reato che venga ritrovato nel corso della perquisizione in quanto dimostrativo in via immediata del collegamento della cosa stessa con l'illecito penale, ma anche per le cose pertinenti al reato, in quanto siano indispensabili per l'accertamento dei fatti e della responsabilità penale ipotizzati a carico dell'indagato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3879 del 10 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 2409/1997
È pienamente legittimo il nuovo provvedimento di sequestro probatorio emesso dal Pubblico Ministero ex art. 253 c.p.p. sui medesimi oggetti già sequestrati e restituiti all'indagato, allorquando l'annullamento del precedente provvedimento di sequestro, non impugnato, attenga a profili formali (nella specie, insufficiente indicazione del titolo dei reati per i quali si procede), non preclusivi, pertanto, dei poteri istituzionali del P.M. volti alla ricerca delle prove. (La S.C. ha altresì ritenuto che con il nuovo provvedimento di sequestro non sono più deducibili le questioni afferenti al primo sequestro, il cui annullamento, da parte del Tribunale del riesame, rende, comunque, inconferente ogni ulteriore esame al riguardo; che il provvedimento di sequestro probatorio, emesso dal P.M. incompetente, non incide sull'efficacia dell'atto inteso come mezzo di ricerca della prova penale (stante l'espressa previsione dell'art. 26 c.p.p., secondo cui l'inosservanza delle norme sulla competenza non produce l'inefficacia delle prove già acquisite), né sulla legittimità dello stesso, stante la sua natura strumentale di ricerca, anche immediata della prova, sottratta, in quanto tale, a una declaratoria di incompetenza; che l'inefficacia del provvedimento a causa dell'inosservanza del termine di cinque giorni previsto dall'art. 309, comma 5, c.p.p., come modificato, riguarda le misure cautelari e non anche quelle reali e neppure — a maggior ragione — il sequestro probatorio, che è mezzo di ricerca della prova).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2409 del 26 settembre 1997)
Cass. pen. n. 1950/1997
Fermo restando il principio secondo il quale in sede di riesame del sequestro il giudice non può sindacare la fondatezza e la gravità degli indizi, ma deve limitarsi a verificare la astratta configurabilità dell'ipotesi delittuosa indicata e la riferibilità ad essa dell'oggetto del sequestro, non può ritenersi legittimo il sequestro della documentazione contabile relativa ad un intero gruppo di società finalizzato alla ricerca di prove relative all'avvenuta corruzione di un ufficiale della guardia di finanza incaricato di controlli relativamente ad alcune società del medesimo gruppo in mancanza di indicazioni che consentano di correlare l'asserita corruzione ad un ipotizzabile falso in bilancio.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1950 del 12 giugno 1997)
Cass. pen. n. 3537/1997
È ammissibile il sequestro preventivo di cosa già sottoposta a sequestro probatorio, purché non sussista un pericolo concreto ed attuale della cessazione del vincolo di indisponibilità impresso da quest'ultimo, che renda reale e non solo presunta la prospettiva della riconduzione del bene nella sfera di chi potrebbe servirsene in contrasto con le esigenze protette dall'art. 321 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 3537 del 9 giugno 1997)
Cass. pen. n. 1933/1997
Un diritto di credito, in quanto tale, non può essere considerato corpo di reato ed assoggettato, quindi, a sequestro probatorio, potendo un tale sequestro cadere soltanto sul documento rappresentativo di tale credito.
In tanto è possibile presumere le finalità tipiche del sequestro probatorio — sicché l'autorità giudiziaria procedente ha il solo onere di giustificare la qualificazione giuridica di corpo di reato della res appresa — in quanto il provvedimento tenda a rendere materialmente indisponibile la «cosa» che, secondo la previsione dell'art. 253, secondo comma, c.p.p., necessariamente assume rilievo ai fini di prova in quanto caratterizzata da un rapporto di fisica immediatezza con il reato stesso. Ne deriva che un diritto di credito, pur potendo essere oggetto di vincolo probatorio in quanto idoneo a fornire elementi utili per l'accertamento di un fatto ma consistendo, per sua natura, in un bene immateriale, non può costituire «corpo» del reato, ed è pertanto sequestrabile solo ove suscettibile di essere qualificato come «cosa pertinente al reato», con l'ulteriore conseguenza che è sempre necessario, per l'apposizione del vincolo, che se ne dimostri in concreto la destinabilità a fini di prova. (Nell'occasione la Corte ha precisato, altresì, che il medesimo principio è applicabile al sequestro di una somma di danaro, la quale può essere definita quale «corpo di reato» solo ove sia proprio quella acquisita attraverso l'attività criminosa; mentre, ove rappresenti esclusivamente la misura del valore di un credito — come avviene dopo il suo eventuale deposito in un istituto bancario — essa può essere vincolata al processo solo in quanto «cosa pertinente al reato»).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1933 del 22 maggio 1997)
In sede di riesame del sequestro probatorio, il tribunale deve stabilire l'astratta configurabilità del reato ipotizzato. Tale astrattezza, però, non limita i poteri del giudice nel senso che questi deve esclusivamente «prendere atto» della tesi accusatoria senza svolgere alcun'altra attività, ma determina soltanto l'impossibilità di esercitare una verifica in concreto della sua fondatezza. Alla giurisdizione compete, perciò, il potere-dovere di espletare il controllo di legalità, sia pure nell'ambito delle indicazioni di fatto offerte dal pubblico ministero. L'accertamento della sussistenza del fumus commissi delicti va compiuto sotto il profilo della congruità degli elementi rappresentati, che non possono essere censurati in punto di fatto per apprezzarne la coincidenza con le reali risultanze processuali, ma che vanno valutati così come esposti, al fine di verificare se essi consentono di assumere l'ipotesi formulata in quella tipica. Pertanto, il tribunale non deve instaurare un processo nel processo, ma svolgere l'indispensabile ruolo di garanzia, tenendo nel debito conto le contestazioni difensive sull'esistenza della fattispecie dedotta ed esaminando l'integralità dei presupposti che legittimano il sequestro.
Cass. pen. n. 4421/1997
A norma dell'art. 253 c.p.p., la legittimità del sequestro probatorio postula che il vincolo di temporanea indisponibilità sia imposto soltanto ai beni qualificabili come corpo di reato o cose pertinenti al reato. La nozione di corpo di reato, definito dalla norma con una dizione che ripete, nella sostanza, quella relativa alla confisca — art. 240 c.p. — comprende i corpora delicti ed i producta sceleris, cioè cose che sono in rapporto diretto ed immediato con l'azione delittuosa. La nozione di cose pertinenti al reato è necessariamente generica, invece, in quanto comprende tutte quelle res che sono in rapporto indiretto con la fattispecie concreta e sono strumentali, secondo i principi generali della libera prova e del libero convincimento del giudice, all'accertamento dei fatti. In tale dizione vanno ricomprese, quindi, le cose necessarie sia alla dimostrazione del reato e delle modalità di preparazione ed esecuzione, sia alla conservazione delle tracce, all'identificazione del colpevole, all'accertamento del movente ed alla determinazione dell'ante factum e del post factum, comunque ricollegabili al reato, pur se esterni all'iter criminis, purché funzionali alla finalità perseguita, cioè all'accertamento del fatto e all'individuazione dell'autore. Consegue che l'obbligo di motivazione si traduce, sia per il pubblico ministero, in ordine al decreto di sequestro ed al decreto di convalida, sia per il giudice del riesame, nell'indicazione delle finalità preventiva o probatoria del sequestro e nella dimostrazione dell'esistenza del rapporto diretto o pertinenziale tra cosa sequestrata e delitto ipotizzato. Poiché questo rapporto può essere dimostrato soltanto in concreto, la norma postula l'esigenza, non solo dell'indicazione delle norme violate, ma anche e soprattutto di specificazione della fattispecie.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4421 del 22 gennaio 1997)
Cass. pen. n. 5309/1997
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 5309 del 18 gennaio 1997)
Per disporre un sequestro probatorio non è necessaria la circostanziata qualificazione giuridica del reato, essendo sufficiente il fumus dello stesso, sicché, nei reati finanziari, è possibile pervenire al sequestro della documentazione contabile di un'impresa, relativa ad anni in cui non è stata concretamente accertata alcuna evasione, sulla supposizione che l'imprenditore, avendo evaso negli anni precedenti, possa avere proseguito nell'attività illecita.
Cass. pen. n. 1677/1996
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1677 del 28 maggio 1996)
Le trasformazioni che le banconote provenienti da traffici illeciti abbiano subito nella loro circolazione e la conseguente impossibilità di identificare le somme sequestrate su conti correnti bancari con quelli provenienti da detti traffici non tolgono alle somme di provenienza illecita la natura di «corpo del reato», con la conseguente loro assoggettabilità al vincolo di indisponibilità, propedeutico alla confisca.
Cass. pen. n. 490/1996
La nozione di cose pertinenti al reato, lasciata espressamente dal legislatore all'elaborazione giurisprudenziale e dottrinale, è più ampia di quella di corpo di reato definita nell'art. 253 comma 2 c.p.p. essendosi in detta norma operata tale distinzione per fornire una «definizione sufficientemente comprensiva sul concetto di corpo del reato e per mettere in risalto che la categoria dei beni pertinenti al reato non comprende solo questo ma abbraccia tutte le cose legate anche indirettamente alla fattispecie criminosa». Pertanto, poiché l'art. 253 definisce corpo di reato «le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso, nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo», la nozione di cose pertinenti al reato in sede di sequestro preventivo, oltre a comprendere dette cose, deve riguardare anche quelle, mobili o immobili che anche in via indiretta sono collegate in vario modo al reato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 490 del 2 marzo 1996)
Cass. pen. n. 3890/1995
In materia di reati tributari, quando il loro accertamento dipenda dall'esame di ogni documento relativo all'indagato, il decreto di sequestro può limitarsi ad una indicazione relativa a qualsiasi tipologia di atto o documento, proprio per la particolare natura di questi reati che si basano sull'esame dell'intero coacervo cartolare. L'unico limite è naturalmente quello della pertinenza che non può essere stabilito con valutazione antecedente, ma soltanto al momento dell'esecuzione del provvedimento.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3890 del 14 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 3278/1995
L'inosservanza del disposto dell'art. 100, comma 2, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 è sanzionata a pena di nullità. Ed infatti, la mancata instaurazione del contraddittorio nei confronti del terzo proprietario non è irrilevante, posto che il citato art. 100, comma 2, prevede anche che si applichino, in quanto compatibili, le norme del codice di procedura penale ed è da escludere la incompatibilità con la suddetta disposizione degli strumenti predisposti dalla normativa processuale generale a tutela del diritto di difesa dell'indagato e delle altre parti private del processo. (Nella fattispecie il P.M., ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 253 c.p.p. e 100, D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 aveva disposto il sequestro di una vettura trovata nella disponibilità di soggetto indagato per il reato ex art. 73, comma 1, D.P.R., detto, ma di proprietà di un terzo sul rilievo che trattavasi di veicolo utilizzato per l'attuazione dell'attività di spaccio di stupefacenti, e l'aveva affidata alla P.G., autorizzandone l'impiego in operazioni antidroga. Il proprietario del mezzo aveva presentato richiesta di riesame che era stata rigettata dal tribunale che, tra l'altro, aveva osservato che l'inosservanza del comma 2 dell'art. 100, D.P.R. 1990, n. 309, non poteva determinare la nullità del provvedimento del P.M., non essendo la posizione del terzo equiparabile a quella dell'indagato o della altre parti private del processo).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 3278 del 11 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 2649/1995
Affinché il sequestro del corpo del reato — che rientra sempre nella categoria del sequestro probatorio — e l'eventuale procedimento di riesame non anticipino, con stravolgimento dell'ordine processuale, il definitivo accertamento sulla sussistenza del reato, il decreto che dispone il sequestro deve essere giustificato soltanto mediante l'indicazione della fattispecie concreta nei suoi estremi essenziali di tempo, di luogo e di azione, nonché dalla normativa penale che si assume violata. Il controllo in sede di riesame, peraltro, deve essere rivolto alla ricerca ed alla individuazione di indizi di reato gravi, precisi e concordanti che facciano ritenere certa ed univoca la commissione del fatto e la coincidenza tra fattispecie concreta e fattispecie legale.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2649 del 7 agosto 1995)
Cass. pen. n. 2550/1995
L'avvenuta presentazione di istanze di condono con richiesta di rilascio di concessioni in sanatoria per gli immobili in sequestro non esclude che, in presenza di esigenze probatorie, il vincolo imposto su di essi a norma dell'art. 253 c.p.p. venga mantenuto fino al soddisfacimento delle stesse che nella specie non è stato ritenuto raggiunto per l'avvenuto espletamento di consulenza tecnica e per l'interrogatorio degli imputati effettuato in fase di indagini preliminari. Va però, considerato che la destinazione ai fini probatori del «corpo di reato», mentre si presume al momento della sottoposizione di esso al sequestro di cui all'art. 253 c.p.p., deve essere motivata in maniera adeguata, corretta e logica al fine del mantenimento di detto sequestro in fase di giudizio. (La Suprema Corte ha annullato ordinanza di rigetto di opposizione perché assolutamente carente di motivazione sulla individuazione delle esigenze probatorie legittimanti il mantenimento del sequestro, apoditticamente affermato meritevole di essere «mantenuto ai fini probatori»).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2550 del 4 agosto 1995)
È ammissibile il sequestro preventivo di cosa già soggetta a sequestro probatorio, purché sussista un pericolo concreto e attuale della cessazione del vincolo di indisponibilità impresso da quest'ultimo, che renda reale e non solo presunta la prospettiva della riconduzione del bene nella sfera di chi potrebbe servirsene in contrasto con le esigenze protette dall'art. 321 c.p.p. (In motivazione, la S.C. ha chiarito: 1) che, quantunque manchi, per le misure cautelari reali, una previsione esplicita come quella codificata, per le misure sulla libertà personale, dalla lett. c), degli artt. 274 e 292 c.p.p., è nella fisiologia del sequestro preventivo, come misura limitativa anch'essa di libertà protette costituzionalmente, che il pericolo debba presentare i requisiti della concretezza e dell'attualità e debba essere valutato in riferimento alla situazione esistente al momento dell'adozione della misura reale e non già nella prospettiva di un'astratta, oltre che incerta nell'an e nel «quando», futura possibilità di caducazione del sequestro probatorio; 2) che un pericolo di tale natura è da escludere solo finché il procedimento resti nella fase delle indagini preliminari, nella quale, spettando al pubblico ministero il potere-dovere di restituzione e quello della relativa esecuzione, lo stesso P.M. può ovviare al predetto pericolo, o rivolgendosi in tempo al giudice per le indagini preliminari per il sequestro preventivo, o emettendo direttamente, in via d'urgenza e salvo convalida, il relativo decreto, ma che, al di fuori di tale ipotesi e quando sia stata esercitata l'azione penale, è possibile che il P.M. - a causa della mancanza di un punto di saldatura tra i provvedimenti o dei tempi tecnici occorrenti per comunicazioni o notifiche - si venga a trovare nell'impossibilità di attivarsi prontamente per l'applicazione della misura preventiva; 3) che in questi ultimi casi e in altri analoghi non è, ovviamente, richiesto, per l'adozione della misura cautelare reale, che la cessazione del sequestro probatorio e la restituzione delle cose non più necessarie a fini di prova siano già intervenute o già disposte, ma è sufficiente che sussista in itinere la probabilità che ciò accada e che l'imputato riacquisti la libera disponibilità del bene, fermo restando il concorso del pericolo attuale e concreto della protrazione dell'attività criminosa o dell'aggravamento dei suoi effetti).
Cass. pen. n. 2287/1995
In tema di sequestro probatorio delle cose che assumono la qualifica di «corpo del reato», non è richiesta la dimostrazione della necessità del sequestro in relazione all'accertamento dei fatti, tuttavia il pubblico ministero dovrà motivare, convalidando il sequestro, in ordine alla stessa configurabilità quali corpo del reato delle cose sottoposte a vincolo. (Nel caso di specie la Corte ha ritenuto, in un procedimento per usura, che non fosse necessaria una analitica dimostrazione della natura di corpo di reato della documentazione contenente conteggi e ricognizioni di debito, stante la inequivocabile attinenza con l'attività usuraria, mentre una specifica motivazione fosse indispensabile per dimostrare tale natura in alcuni oggetti di valore, in particolare tappeti orientali in numero rilevante, trovati nella disponibilità dell'indagato e per i quali era ipotizzabile una provenienza estranea ai reati contestati).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2287 del 9 maggio 1995)
Cass. pen. n. 1711/1995
Il sequestro di cosa pertinente al reato eseguito dalla polizia giudiziaria in esecuzione di un provvedimento di perquisizione emesso dal pubblico ministero ed indicante le cose da sequestrare non è soggetto ad autonoma procedura di convalida essendo il decreto del P.M. riconducibile all'art. 253 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1711 del 24 aprile 1995)
Cass. pen. n. 552/1995
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 552 del 14 aprile 1995)
Cass. pen. n. 1143/1995
Poiché un atto compiuto da una parte processuale, che sia stato dichiarato illegittimo, non può produrre effetti sfavorevoli alla parte contro interessata, non è consentito il sequestro probatorio di copie di documenti delle quali sia stato disposta dal tribunale del riesame la restituzione perché illegittimamente estratte. (Nella fattispecie erano stati sequestrati documenti nel corso di una perquisizione ordinata dal P.M. con decreto poi dichiarato nullo dal tribunale per il riesame, con conseguente ordine di immediata restituzione agli interessati delle cose sequestrate e il P.M., prima di rendere i documenti in originale, aveva disposto l'estrazione di copia. In seguito, avendo il tribunale ordinato la consegna anche di dette copie, il P.M. aveva proceduto a sequestro probatorio delle stesse e poi proposto ricorso per cassazione avverso il nuovo provvedimento del tribunale di revoca del sequestro stesso. La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile tale impugnazione, in quanto l'estrazione delle copie era da ritenersi illegittima per difetto di un legittimo provvedimento di sequestro e tale illegittimità si comunicava al successivo sequestro probatorio. Il Supremo Collegio ha altresì rilevato che il P.M. aveva il potere di ordinare il sequestro degli originali dei documenti, a prescindere dal fatto se fossero stati o meno restituiti agli aventi diritto).
(Cassazione penale, Sez. II, ordinanza n. 1143 del 5 aprile 1995)
Cass. pen. n. 251/1995
In tema di sequestro probatorio, l'interessato a cui, se presente, deve essere consegnata la copia del decreto di sequestro, non è necessariamente anche il proprietario della cosa sottoposta a sequestro, bensì, come risulta dal successivo art. 257 c.p.p., l'imputato, la persona alla quale le cose sono state sequestrate, quella che avrebbe diritto alla sua restituzione. Ne consegue che la mancata notifica al proprietario della cosa sottoposta a sequestro, non presente al momento del compimento del sequestro, non dà luogo ad alcuna nullità.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 251 del 14 marzo 1995)
Deve ritenersi suscettibile di confisca obbligatoria, ai sensi del primo comma dell'art. 301 D.P.R. 23 gennaio 1973, n. 43 (T.U. delle disposizioni legislative in materia doganale), un'autovettura assoggettata a sequestro, che, in quanto cosa servita a commettere il reato di contrabbando di tabacchi lavorati esteri, è corpo di reato. (Nella specie, relativa a rigetto di ricorso nel quale si deduceva la non confiscabilità dell'autovettura ai sensi del secondo comma dell'art. 301 D.P.R. n. 43 del 1973, in quanto appartenente a persona assolutamente estranea al reato e non essendo necessaria la sua acquisizione a fini probatori, la Suprema Corte ha osservato che non risultavano verificate (e neppure enunciate) le condizioni di applicabilità della norma invocata, relative all'appartenenza ed alla dimostrazione di non aver potuto prevedere l'illecito impiego anche occasionale e di non essere incorso in un difetto di vigilanza).
Cass. pen. n. 5006/1995
In tema di misure cautelari reali, costituisce sequestro penale obbligatorio quello del corpo del reato che mira a sottrarre all'indagato tutte le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso, nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto e il prezzo. Sotto tale aspetto, il sequestro del corpo di reato non ha nulla a che vedere con il sequestro delle cose pertinenti al reato, che è, invece, facoltativo e presuppone la tutela delle esigenze probatorie.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5006 del 9 gennaio 1995)
Cass. pen. n. 3056/1994
Atteso il principio per cui, in caso di sequestro effettuato a seguito di decreto di perquisizione, il riesame può investire anche quest'ultimo provvedimento, deve derivarne l'ulteriore conseguenza che, secondo il disposto del comma 9 dell'art. 309 c.p.p., il tribunale può integrare o completare l'eventuale insufficienza o carenza di motivazione, divenendo, perciò, del tutto indifferente se detta motivazione, in precedenza, fosse stata completa ed esauriente, dato che il provvedimento dispositivo dell'eseguito sequestro e l'ordinanza decisoria sulla richiesta di riesame sono strettamente collegati e complementari quanto alla enunciazione delle ragioni logiche e giuridiche che ne sono a base.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3056 del 4 ottobre 1994)
Cass. pen. n. 2413/1994
Pure se la nozione di cosa pertinente al reato che giustifica l'adozione del sequestro probatorio ha un contenuto più ampio della nozione di corpo di reato, postulando la seconda l'esistenza di un rapporto di immediatezza tra la cosa e l'illecito penale e la prima soltanto un rapporto anche indiretto rispetto all'accertamento dei fatti, la verificata provenienza lecita della res sequestrata vale comunque a sottrarla dalle cose pertinenti al reato non essendo ravvisabile alcun rapporto, neppure indiretto tra di essa ed il reato addebitato. La detta nozione — non postulando un rapporto di mediatezza tra la res e l'illecito — resta, infatti, designata dal nesso strumentale con la necessità per l'accertamento del reato in cui si esprime la sua valenza teleologica. (Nella fattispecie la Corte ha annullato il provvedimento di conferma del sequestro probatorio di una somma di danaro, osservando che la finalità, additata dal giudice a quo, di ricostruire l'origine e l'evolversi del credito nel corso degli anni, non appare sufficiente per giustificare la misura, potendo l'ipotizzata esigenza essere perseguita attraverso l'acquisizione della documentazione bancaria, considerando il valore monofunzionale del sequestro probatorio quando esso concerna (non il corpo di reato, ma) cose pertinenti al reato. Senza contare che, in caso contrario, si consentirebbe — e con modalità davvero surrettizie — l'utilizzazione di uno strumento, come quello previsto dall'art. 253 e seguenti, c.p.p., preordinato a fini di prova, a mere esigenze di prevenzione, coinvolgendo, oltre tutto, in una materia costituzionalmente presidiata, una diversa disciplina normativa, non correttamente chiamata in causa, considerato lo scopo perseguito).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2413 del 20 luglio 1994)
Cass. pen. n. 3706/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3706 del 6 maggio 1994)
Cass. pen. n. 833/1994
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 833 del 29 marzo 1994)
Conforme, Cass. pen., sez. I, 30 maggio 1995, n. 1648, (c.c. 17 marzo 1995), Rosiglioni.
Gli artt. 250 e 252 c.p.p., che disciplinano le perquisizioni locali ed il sequestro conseguente a perquisizione, devono essere interpretati in relazione alla disposizione generale di cui all'art. 247, primo comma, stesso codice, che regola casi e forme delle perquisizioni. Alla stregua di tale norma è evidente che anche nelle ipotesi di provvedimenti di perquisizione e sequestro previsti dagli artt. 250 e 252 c.p.p., le cose da ricercare ed, eventualmente, da sequestrare, devono necessariamente essere o «corpo di reato» ovvero «cose pertinenti al reato»; da ciò consegue che la motivazione dei provvedimenti che autorizzano le perquisizioni e i sequestri ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 247, primo comma, già citato, devono tenere conto di tali caratteristiche delle cose oggetto dei provvedimenti medesimi e debbono, pertanto, specificare le imputazioni che sono a fondamento della ricerca di tali «corpi di reato» e delle «cose pertinenti al reato», mediante l'indicazione, sia pure sommaria ed approssimativa, delle fattispecie criminose contestate e dei fatti specifici imputati in relazione ai quali si ricercano i corpi di reato e le cose pertinenti ai reati, senza, ovviamente, limitarsi alla mera indicazione degli articoli del codice penale che si assumono violati dall'indagato nei confronti del quale viene disposto il provvedimento di perquisizione personale o locale e di eventuale sequestro. (In applicazione di tale principio la Corte ha dichiarato la nullità, per mancanza della motivazione richiesta dal combinato disposto degli artt. 247, secondo comma, e 125, terzo comma, c.p.p., di un provvedimento di perquisizione locale e sequestro emesso dal P.M. in cui si limitava ad affermare che si procedeva in ordine ai delitti previsti e puniti dagli artt. 416 c.p., 1 e 2, L. 25 gennaio 1982, n. 17, ipotizzandosi attività illecite commesse nell'ambito di associazioni massoniche, senza specificare, neppure in modo approssimativo e sommario, quale fosse il programma criminale dell'ipotizzata associazione a delinquere, quali i singoli reati posti in essere, quali le fattispecie criminose in concreto realizzate, che tipo di attività illecite fossero state commesse nell'ambito di associazioni massoniche).
Cass. pen. n. 4251/1994
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4251 del 9 febbraio 1994)
Cass. pen. n. 4252/1993
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4252 del 23 novembre 1993)
Cass. pen. n. 2643/1993
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2643 del 25 ottobre 1993)
Cass. pen. n. 3556/1993
In tema di sequestro probatorio, nel conferire all'autorità giudiziaria la facoltà di delegare un ufficiale di polizia giudiziaria per la esecuzione del sequestro, l'art. 253, comma terzo, c.p.p. non ha inteso stabilire un rapporto fiduciario con il singolo ufficiale, caratterizzato da una valutazione di capacità o affidabilità personale, ma ha semplicemente voluto consentire al magistrato di non eseguire personalmente il sequestro e di delegare un ufficiale della polizia giudiziaria, in quanto istituzionalmente destinata ad assolvere la propria attività «alle dipendenze e sotto la direzione dell'autorità giudiziaria) (art. 56 c.p.p.). Ne consegue la ammissibilità della subdelega da parte dell'ufficiale delegato, semprechè questi deleghi a sua volta altro ufficiale di polizia giudiziaria.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 3556 del 27 marzo 1993)
L'eventuale nullità dell'informazione di garanzia, ancorchè questa sia contestuale all'esecuzione di perquisizione o di sequestro, non determina nullità o invalidità derivata perchè utile per inutile non vitiatur sicchè quella parte del provvedimento con cui si adempie all'obbligo della informazione di garanzia, ove priva dei requisiti essenziali, imposti dall'art. 369 c.p.p., non importa l'invalidità della restante parte dell'atto che dispone la perquisizione o il sequestro. (La Cassazione ha altresì rilevato che gli atti di ricerca della prova suindicati possono essere eseguiti senza la previa spedizione dell'informazione di garanzia e che tale fatto esalta l'autonomia di quest'ultima e rende chiaro che fra esse e le perquisizioni od i sequestri non v'è legame contenutistico nè rapporto di necessaria dipendenza causale, non costituendone la premessa nè logica nè giuridica).
La mancata convalida del sequestro operato d'iniziativa dalla polizia giudiziaria non preclude la possibilità per il P.M. di disporre autonomamente in ogni tempo, finché siano in corso le indagini preliminari, il sequestro delle stesse cose già sequestrate dalla polizia giudiziaria indipendentemente dalla circostanza che tali cose siano state o meno nel frattempo restituite all'interessato.
Cass. pen. n. 2321/1993
Ai fini dell'applicazione di un provvedimento di sequestro, è necessario accertare la configurabilità di un reato nella sua accezione naturalistica e prima facie, senza l'esame di questioni attinenti al giudizio di cognizione.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2321 del 16 gennaio 1993)
Cass. pen. n. 1002/1992
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1002 del 4 luglio 1992)
Cass. pen. n. 979/1992
Le quote sociali, di una società a responsabilità limitata, non potendo considerarsi beni immateriali in senso stretto, sono assoggettabili a sequestro penale. Infatti, la quota di un socio di una società a responsabilità limitata trova pur sempre concretezza in una rappresentazione cartolare, costituita dal libro dei soci, nella quale il diritto si integra, nulla rilevando che il documento permanga nella disponibilità di un soggetto diverso dal titolare ed abbia, dal punto di vista societario, funzione informativa complessa.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 979 del 8 maggio 1992)
È legittimo il sequestro, eseguito presso lo studio di libero professionista (nella specie medico) al fine di accertare il reato di irregolare tenuta di scritture contabili finalizzata all'evasione fiscale, di documentazione contenente i nominativi dei clienti e i compensi percepiti, giacché il segreto professionale può essere opposto solo dal testimone, e non anche dall'inquilino, e l'unico segreto opponibile al magistrato penale è quello di stato.
relativi all'articolo 253 Codice di procedura penale
Argomento: Articolo 253 Codice proc. penale - Oggetto e formalità del sequestro | Quesito Q201820404
Brigida V. chiede
venerdì 26/01/2018 - Emilia-Romagna
“Buonasera, io ho una domanda per quanto riguarda il sequestro.
Ho subito un sequestro dei miei cani in cui non vi è mai stata convalida, il mio avvocato ha richiesto il dissequestro, ma questa è stata la risposta del pm "come previsto il pm ha rigettato la richiesta di dissequestro.
La motivazione è che dato che il decreto di perquisizione indicava che gli animali erano cani ed era anche scritto "...dispone la perquisizone...con conseguente sequestro...", il pm ritiene che la convlida non fosse necessaria.
Ecco spiegato il motivo per cui la convalida non le è mai stata notificata, semplicemente non c'era alcuna convalida.
Ovviamente la motivazione non mi trova d'accordo. Farò opposizione al Giudice". Io ho letto e studiato tutti gli articoli e le procedure che riguardano il sequestro e da quello che ho capito, è necessaria sempre una convalida con successiva notifica, ora è normale che il pm abbia dato tale risposta? da tutte le ricerche effettuate non mi risulta nessun caso precedente. E' possibile che in questo caso il giudice dia ragione al PM? Faccio anche presente che non ho firmato il verbale di sequestro perché non ero d'accordo su quanto loro descritto, inoltre ho fatto la querela nei loro confronti per come i fatti si sono verificati, sarebbe utile quindi in tal senso fare avere il tutto al giudice che si dovrà occupare di questa opposizione? Grazie della risposta”
Il caso da Lei sottoposto alla nostra attenzione è, in realtà, un caso molto frequente. In tema di sequestro probatorio, infatti, sono moltissime le pronunce della Corte di Cassazione che si occupano proprio di casi simili a quello da Lei richiesto.
La risposta del PM, dalle informazioni che Lei ci ha fornito, sembra essere condivisibile. E’ necessario infatti, per capire la ragione della mancata convalida, porre l’attenzione su una distinzione che la corte di cassazione ha, ormai da tempo, evidenziato; in particolare, come nel Suo caso, il PM può disporre, ai sensi dell’art. 253 c.p.p., con decreto motivato, “il sequestro del corpo del reato e delle cose pertinenti al reato necessarie per l'accertamento dei fatti”. Il sequestro, poi, verrà eseguito dagli agenti di PG.
La necessità che il sequestro operato dalla PG su delega del PM, sia successivamente convalidato, dipende sostanzialmente dal grado di specificità del decreto di perquisizione, con riferimento alle cose da ricercare e sequestrare.
In particolare, secondo la Corte di Cassazione Sez. 2, n. 51867 del 2013, “quando [invece] la polizia giudiziaria abbia individuato e sequestrato cose non indicate nel decreto o il cui ordine di sequestro non sia desumibile dalle nozioni di corpo di reato o di cose pertinenti al reato, in relazione ai fatti per i quali si procede, l'autorità giudiziaria dovrà procedere alla convalida del sequestro, ovvero ordinare la restituzione delle cose non ritenute suscettibili di sequestro” (in questi termini si può vedere anche la sentenza Cass., Sez. 5, n. 5672 del 25 novembre 1999, rv. 215566); mentre, all’opposto, “non deve procedersi a convalida, sempre che [quando] il provvedimento di perquisizione abbia individuato con sufficiente certezza l'oggetto specifico del sequestro medesimo” (in questi termini si può vedere anche la sentenza Cass., Sez. 6, n. 1517 del 29 aprile 1999).
In altre parole, secondo l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, qualora il PM abbia indicato nel decreto di perquisizione, espressamente, i beni da sequestrare, allora il sequestro non dovrà essere convalidato. Quando, al contrario, i beni sequestrati siano stati appresi dalla PG sulla scorta di una loro valutazione di pertinenza al reato (discrezionale e non espressamente individuata dal PM antecedentemente), ecco che allora sarà necessaria una verifica del PM successiva, ovvero, la convalida.
Nel caso da Lei proposto, infatti, il PM ha risposto esattamente in questi termini sostenendo che, avendo lui indicato nel decreto di sequestro esattamente i beni da sequestrare (i cani), ed avendo gli agenti di PG sequestrato esattamente quegli stessi beni, la convalida non era necessaria.
Un ultimo appunto che pare il caso di sottolineare è che, apparendo condivisibile la risposta del PM, il rimedio giurisdizionale da esercitare nei confronti di questo sequestro parrebbe essere più correttamente il riesame secondo le forme dell’art. 324 c.p.p.; non tanto lamentando l’illegittimità della mancanza di convalida, quanto, qualora ce ne siano gli estremi, discutendo nel merito la scelta del PM di sequestrare i cani.