Source: http://www.camera.it/leg17/465?tema=fondo_per_le_pari_opportunit_
Timestamp: 2019-02-20 01:33:58+00:00
Document Index: 10085206

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 13', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 1']

Con l'intento di promuovere le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, nel 2006 è stato istituito il Fondo nazionale per le politiche relative di diritti e alle pari opportunità (art. 19, co. 3, D.L. n. 223/2006, conv. L. 4 agosto 2006, n. 248) con una dotazione iniziale di 3 milioni di euro per l'anno 2006 e di 10 milioni di euro a decorrere dall'anno 2007. Tale autorizzazione è stata successivamente incrementata sulla base di singole disposizioni nell'ambito delle manovre finanziarie.
Le risorse sono allocate nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (Programma Promozione dei diritti e delle pari opportunità - capitolo 2108), per essere successivamente trasferite al bilancio della Presidenza del Consiglio, dove sono ripartite tra i diversi interventi.
Tra gli interventi legislativi approvati nel corso della XVII legislatura, che prevedono una specifica destinazione delle risorse del Fondo, si ricordano in particolare:
l'art. 13, co. 3, del D.L. n. 11/2009 (conv. L. n. 38/2009), che ha autorizzato la spesa di 1 milione di euro a decorrere dal 2009 per l'istituzione presso la Presidenza del Consiglio - Dipartimento pari opportunità del numero verde per le vittime di stalking, disponendo che si provveda mediante l'utilizzo del Fondo pari opportunità;
l'art. 5, co. 1, del D.L. 93/2013 (conv. L. n. 119/2013), ai sensi del quale, per l'adozione del Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, il Ministro delegato per le pari opportunità può avvalersi delle risorse del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Il decreto-legge ha disposto un incremento del predetto Fondo di 10 milioni di euro, limitatamente all'anno 2013, vincolati al finanziamento del piano contro la violenza di genere (art. 5, comma 4). Per gli anni 2014, 2015, e 2016 ha provveduto la legge di stabilità 2014, aumentando ulteriormente il Fondo di 10 milioni per ciascuno di questi anni, con vincolo di destinazione al piano medesimo (art. 1, comma 217, L. n. 147/2013). Per il triennio 2017-2019 è intervenuta la legge di bilancio 2017, che ha aumentato di 5 milioni di euro per ciascun anno del triennio la dotazione finanziaria del Fondio sempre in favore del Piano (art. 1, co. 359, L. n. 232/2016). La medesima legge ha altresì aumentato di 5 milioni di euro le risorse del Fondo per le misure anti-tratta per l'anno 2017 (art. 1, co. 371, L. n. 232/2016);
l'art. 5-bis, co. 2, D.L. n. 93/2013 (conv. L. n. 119/2013) che ha incrementato il Fondo per le pari opportunità di 10 milioni di euro per il 2013, di 7 milioni per il 2014 e di 10 milioni annui a decorrere dal 2015 per il potenziamento delle forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli attraverso il rafforzamento della rete dei servizi territoriali, dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza alle donne vittime di violenza. Il Ministro delegato per le pari opportunità, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni, provvede annualmente a ripartire le risorse tra le regioni, tenendo conto di una serie di criteri indicati dalla legge.
Inoltre, le leggi di bilancio 2017 (L. n. 232/2016) e 2018 (L. n. 205/2017) hanno determinato, con interventi di sezione seconda, un rifinanzimaneto del Fondo per le politiche di pari opportunità di circa 40 milioni di euro annui fino al 2020.
All'esito degli interventi segnalati, le previsioni di spesa per la promozione e la garanzia delle pari opportunità risultano pari a 69,2 milioni di euro per il 2018, 67,3 milioni per il 2019 e 67,3 milioni di euro per il 2020.
La legge di bilancio 2017 (art. 1, co. 358) aveva altresì stabilito la possibilità di destinare risorse aggiuntive in favore delle politiche di pari opportunità, nel limite massimo di 20 milioni di euro per il 2017, a valere sulle risorse dei pertinenti programmi operativi cofinanziati dai fondi strutturali 2014/2020. Tale disposizione era prevista per il solo 2017.
Nel corso dell'audizione alla Camera (13 ottobre 2016) sulle linee programmatiche relative alle deleghe conferite in materia di pari opportunità con DPCM del 9 giugno 2016 la Ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, ha ricordato come al Dipartimento per le pari opportunità siano attribuite competenze molto ampie, non soltanto con riguardo alle politiche di genere, ma anche con riguardo al lavoro svolto in collaborazione con l'UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) per quanto riguarda le politiche antidiscriminatorie. Non da ultimo, le competenze del Dipartimento riguardano settori che spaziano dal mondo del lavoro dell'imprenditoria a quello del contrasto alla violenza di genere.
In tale sede ha ricordato come da fine giugno a ottobre 2016 la priorità sia stata rappresentata dalla piena attuazione del Piano contro la violenza di genere, attraverso l'individuazione dei criteri di riparto delle risorse e, quindi, l'erogazione delle risorse medesime, al fine di premiare il merito e la qualità dei centri antiviolenza e di molte case rifugio che da anni operano su tutto il territorio italiano e che hanno messo in campo azioni positive. Lo sforzo che il Governo intende portare avanti è anche quello di individuare delle linee comuni di rendicontazione delle medesime risorse, anche attraverso il sito web del Dipartimento, al fine di poter dare contezza in modo puntuale dell'utilizzo delle risorse. Secondo le indicazioni previste dal Piano, si intende svolgere un lavoro che riguardi non soltanto la fase di prevenzione, ma eventualmente anche quella di assistenza e di reinserimento.
Per quanto riguarda il lavoro svolto dal Dipartimento per l'imprenditoria e il lavoro femminile, colto a migliorare il livello di occupazione femminile e l'equiparazione salariale tra uomini e donne, la Ministra ha ricordato come il Dipartimento ha messo a disposizione un fondo rotativo di garanzia per l'imprenditoria femminile che è stato esteso anche alle lavoratrici autonome e alle libere professioniste. In questi due anni ha comportato garanzie per oltre 790 milioni di euro e, quindi, progetti legati all'imprenditoria femminile per un valore di oltre 1,2 miliardi di euro. Il fondo è stato implementato da qui a fine anno. L'intenzione espressa dalla Ministra è quella di poter avere la possibilità di confermare il fondo ed eventualmente accrescerlo anche per quanto riguarda il 2017.
Ha quindi richiamato il lavoro in corso con il Dipartimento della funzione pubblica per quanto attiene alla conciliazione dei tempi di lavoro e vita privata, richiamando le misure che hanno esteso la possibilità di ottenere permessi legati alla maternità e di utilizzare strumenti alternativi, che vanno dal congedo a ore al part-time, alla possibilità anche di poter usufruire dei cosiddetti voucher baby-sitting. I relativi fondi sono stati pienamente utilizzati.
Al tempo stesso, sono state richiamate le misure che facilitano il welfare aziendale, creando agevolazioni fiscali per quelle aziende che decidono di declinare i premi di produttività attraverso l'erogazione di servizi che spesso consentono anche una migliore efficienza nella conciliazione dei tempi di lavoro.
Ha richiamato infine la relazione inviata al Parlamento sul tema dell'attuazione della legge 12 luglio 2011, n. 120, e su come i dati segnalino un incremento del ruolo delle donne nell'ambito dei Consigli di amministrazione. Si è passati negli ultimi due anni dal 17,5 per cento all'oltre 25 per cento di presenza femminile. Il lavoro del Dipartimento per le pari opportunità svolge un monitoraggio e anche di censura, laddove le norme invece non vengano rispettate.
Nel corso dell'audizione è stato ricordato infine il lavoro di contrasto alle varie forme di discriminazione, che viene svolto attraverso la collaborazione con l'UNAR di contrasto alle varie forme di discriminazione. Il lavoro dell'Ufficio contro le discriminazioni ha portato anche alla predisposizione di una serie di progetti per politiche che mirino al superamento delle discriminazioni con riguardo a diverse strategie, non soltanto quella contro la discriminazione legata all'orientamento sessuale, ma anche quelle legate alle discriminazioni basate sulla razza e l'etnia. Sono stati altresì riaperti una serie di tavoli di confronto non soltanto con le confessioni religiose, ma anche con le comunità e, quindi, con le rappresentanze Rom, Sinti e Camminanti.