Source: https://www.ilcattolico.it/documenti-catechesi/documenti-del-concilio-vaticano-ii/orientalium-ecclesiarum-decreto-sulle-chiese-cattoliche-orientali.html
Timestamp: 2020-08-14 01:56:37+00:00
Document Index: 53046830

Matched Legal Cases: ['§ 2', '§ 5', '§ 10', '§ 3', '§ 3', '§ 3', '§ 3', '§ 2']

ORIENTALIUM ECCLESIARUM - DECRETO SULLE CHIESE CATTOLICHE ORIENTALI
A PERPETUA MEMORIA DECRETO SULLE CHIESE CATTOLICHE ORIENTALI
è stato chiesto quale debba essere la qualificazione teologica della dottrina che esposta nello Schema sulla Chiesa e viene sottoposta alla votazione.
"Tenendo conto della procedura conciliare e della finalità pastorale del presente Concilio, questo S. Sinodo definisce come vincolante per la Chiesa soltanto quello che in materia di fede e di morale avr apertamente dichiarato come tale.
1.Collegio non si intende in senso strettamente giuridico, cio di un gruppo di uguali che demandano il loro potere al loro presidente, ma di un gruppo stabile, la cui struttura ed autorit devono essere dedotte dalla Rivelazione. Perci nella Risposta al Modo, 12, dei Dodici [Apostoli] si dice esplicitamente che il Signore li costitu "sotto forma di collegio o gruppo stabile". Cf anche il Modo 53, c. - Per la stessa ragione si usa anche spesso il termine Ordine o Corpo per il Collegio dei Vescovi. Il parallelismo fra Pietro e gli altri Apostoli da una parte e il Sommo Pontefice e i Vescovi dall’altra non implica una trasmissione del potere straordinario degli Apostoli ai loro successori, né, com’ ovvio, una uguaglianza tra il Capo e i membri del Collegio, ma la sola proporzionalit fra la prima relazione (Pietro - gli Apostoli) e l’altra (Papa - Vescovi). Per questo la Commissione ha deciso di scrivere nel n. 22 non stessa ma in modo analogo. Cf il Modo 57.
2.Uno diventa membro del Collegio in virt della consacrazione episcopale e della comunione gerarchica con il Capo del Collegio e con i membri. Cf n. 22, alla fine. Nella consacrazione viene data la partecipazione ontologica ai sacri uffici, come indubbiamente consta dalla Tradizione, anche liturgica. Volutamente usata la parola uffici e non potest , perché quest’ultimo vocabolo potrebbe essere inteso come potest libera negli atti. Ma perché ci sia tale libera potest , deve intervenire la determinazione canonica ossia giuridica da parte dell’autorit gerarchica. Questa determinazione della potest pu consistere nella concessione di un ufficio particolare o nell’assegnazione di sudditi, e viene data secondo norme approvate dall’autorit suprema. Siffatta norma ulteriore richiesta dalla natura della cosa, perché si tratta di incarichi che devono essere esercitati da pi soggetti, cooperanti gerarchicamente per volere di Cristo. evidente che questa "comunione" nella vita della Chiesa stata applicata secondo le contingenze dei tempi, prima che fosse come codificata nel diritto.
3.Il Collegio, che non pu essere senza il Capo, detto "soggetto di suprema e piena potest su tutta la Chiesa". Il che si deve necessariamente ammettere, per non mettere in pericolo la pienezza di potest del Romano Pontefice. Infatti il Collegio presuppone sempre necessariamente il suo Capo, che nel Collegio conserva intatta la sua funzione di Vicario di Cristo e Pastore della Chiesa universale. In altre parole la distinzione non tra il Romano Pontefice e i Vescovi presi collettivamente, ma tra il Romano Pontefice da solo e il Romano Pontefice insieme ai Vescovi. Siccome per il Sommo Pontefice Capo del Collegio, lui solo pu compiere alcuni atti che non competono in nessun modo ai Vescovi, per esempio convocare e dirigere il Collegio, approvare le norme dello svolgimento, ecc. Cf Modo 81. Al giudizio del Sommo Pontefice, a cui stata affidata la cura di tutto il gregge di Cristo, secondo le necessit della Chiesa variabili nel corso dei tempi, spetta determinare il modo in cui conviene che sia attuata questa cura, sia in modo personale, sia in modo collegiale. Nell’ordinare, promuovere, approvare l’esercizio collegiale il Romano Pontefice procede a propria discrezione, mirando al bene della Chiesa.
4.Il Sommo Pontefice, in quanto Pastore Supremo della Chiesa, pu esercitare a piacimento la sua potest in ogni tempo, com’ richiesto dal suo stesso ufficio. Invece il Collegio, pur esistendo sempre, non per questo agisce in permanenza con azione strettamente collegiale, come risulta dalla Tradizione della Chiesa. In altri termini non sempre "in atto pieno", anzi, non compie un atto strettamente collegiale se non ad intervalli e se non consenziente il Capo. Si dice "consenziente il Capo" perché non si pensi ad una dipendenza per cos dire da un estraneo; il termine "consenziente" evoca viceversa la comunione tra il Capo e i membri, ed implica la necessit di un atto che propriamente compete al Capo. La cosa esplicitamente affermata nel n. 22 § 2 ed ivi spiegata verso la fine. La forma negativa "se non" comprende tutti i casi; donde evidente che le norme approvate dalla suprema Autorit devono sempre essere osservate. Cf Modo 84.
(1) Cf. LEONE XIII, Lett. Ap. Orientalium dignitas, 30 nov. 1894, in Leonis XIII Acta, vol. XIV, pp. 201-202.(2) Cf. S. LEONE IX, Lett. In terra pax del 1053: "Ut enim". INNOCENZO III, Concilio del Laterano IV del 1215, cap. IV: "Licet Graecos"; Lett. Inter quatuor, 2 ag. 1206: "Postulasti postmodum". INNOCENZO IV, Lett. Cum de cetero, 27 ag. 1247; Lett. Sub catholicae, 6 marzo 1254, proem. NICOL III, Istruzione Istud est memoriale, 9 ott. 1278. LEONE X, Lett. Ap. Accepimus nuper, 18 maggio 1521. PAOLO III, Lett. Ap. Dudum, 23 dic. 1534. PIO IV, Cost. Romanus Pontifex, 16 febbr. 1564, § 5. CLEMENTE VIII, Cost. Magnus Dominus, 23 dic. 1595, § 10. PAOLO V, Cost. Solet circumspecta, 10 dic. 1615, § 3. BENEDETTO XIV, Enc. Demandatam, 24 dic. 1743, § 3; Enc. Allatae sunt, 26 giugno 1755, §§ 3, 6-19, 32. PIO VI, Enc. Catholicae communionis, 24 maggio 1787. PIO IX, Lett. In suprema, 6 genn. 1848, § 3; Lett. Ap. Ecclesiam Christi, 26 nov. 1853; Cost. Romani Pontificis, 6 genn. 1862. LEONE XIII, Lett. Ap. Praeclara, 20 giugno 1894, n. 7; Lett. Ap. Orientalium dignitas, 30 nov. 1894, proem.; ecc.
(23) Cf. PIO XII, Motu proprio Crebrae allatae, 22 febbr. 1949, can. 32, § 2, n. 5 (facolt dei patriarchi di dispensare dalla forma); PIO XII, Motu proprio Cleri sanctitati, 2 giugno 1957, can. 267 (facolt dei patriarchi di sanare in radice); la S. S. C. DEL S. UFFIZIO e LA S. C. PER LA CH. ORIENT. nel 1957 concedono la facolt di dispensare dalla forma e di sanare per la mancanza della forma (per un quinquennio): "fuori dei patriarcati, ai Metropoliti e agli altri Ordinari dei luoghi... che non hanno Superiori al di sotto della Santa Sede".
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