Source: https://www.consiglionotarilemilano.it/documenti-comuni/massime-commissione-societ%C3%A0/104.aspx
Timestamp: 2019-02-18 16:00:46+00:00
Document Index: 117883585

Matched Legal Cases: ['art. 2343', 'art. 2343', 'art. 2409', 'art. 156', 'art. 2504', 'art. 2343', 'art. 2343', 'art. 2343', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 2343', 'art. 2343', 'art. 2343', 'art. 2409', 'art. 2504', 'art. 2343']

104. Il "valore equo ricavato da un bilancio approvato" ai fini della valutazione di conferimenti in natura in s.p.a. (art. 2343-ter, comma 2, lett. a), c.c.)
La presente Massima n. 104 è abrogata e sostituita dalla Massima n. 120 del 5 aprile 2011, in seguito al d.lgs. 224/2010, entrato in vigore il giorno 8 gennaio 2011
Il "valore equo ricavato da un bilancio approvato da non oltre un anno" di cui all'art. 2343-ter, comma 2, lett. a), c.c., consiste nel valore correttamente iscritto in un bilancio approvato - nei tempi e con i requisiti richiesti dalla norma stessa - a prescindere da fatto che: (i) il bilancio sia redatto secondo i principi contabili IAS/IFRS o secondo le norme e i principi contabili emanati da ogni Stato membro in ossequio alla quarta direttiva comunitaria (Direttiva 78/660/CEE); (ii) il bene o i beni da conferire siano iscritti in bilancio con il criterio del "valore equo" o con altro criterio, purché siano iscritti in conformità ai criteri stabiliti dalle norme e ai principi applicabili nel caso concreto.
b) che il bilancio sia stato nel caso concreto sottoposto a controllo o revisione contabile ai sensi degli artt. 2409-bis e ss. c.c. o degli artt. 155 e ss. TUF, sempre che il revisore non abbia espresso rilievi in ordine alla valutazione dei beni oggetto del conferimento o non abbia espresso giudizio negativo sul bilancio o non abbia rilasciato una dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio (ai sensi dell'art. 2409-ter, comma 3, c.c., e dell'art. 156, comma 3 TUF);
c) che si tratti, in alternativa, di un bilancio infrannuale (ad esempio il bilancio di fusione ex art. 2504-quater c.c.) avente le medesime caratteristiche e redatto secondo le medesime norme del bilancio d'esercizio, approvato dall'assemblea e sottoposto a revisione contabile con i medesimi esiti di cui sopra, riferito ad una data non anteriore alla chiusura dell'ultimo esercizio per il quale sia scaduto il termine legale di approvazione.
Il sistema di valutazione dei conferimenti in natura, previsto dall'art. 2343-ter, comma 2, lett. a), in "alternativa" al regime ordinario di cui all'art. 2343 c.c., si basa sul valore contabile dei beni da conferire, risultante da un bilancio già redatto e approvato.
Sebbene sia proprio questa la lettura fornita dalla stessa Relazione allo schema governativo del decreto legislativo, qualche dubbio in realtà sorge laddove ci si chieda se davvero solamente i beni iscritti secondo il criterio del valore equo in un bilancio redatto secondo gli IAS/IFRS possano essere assoggettati alla modalità di valutazione dei conferimenti di cui all'art. 2343-ter, comma 2, lett. a), c.c., oppure se lo stesso trattamento non possa essere riservato anche ad altri cespiti iscritti con altri criteri nei bilanci IAS/IFRS o anche ai cespiti iscritti in bilanci non IAS/IFRS. L'affermazione contenuta nella Relazione, del resto, finisce per essere apodittica, posto che si fonda unicamente sul tenore letterale della Seconda Direttiva, senza peraltro rendere conto del fatto che la stessa Direttiva utilizza il medesimo termine "valore equo" anche con riferimento alla valutazione effettuata dall'esperto indipendente, che non necessariamente coincide con il fair value dei principi contabili internazionali. Anzi, la Seconda Direttiva si riferisce anzitutto e in prima battuta, nell'art. 10, par. 2, ad un concetto generico di "valore equo" che sia "già stato valutato da un esperto (.) conformemente ai principi e ai criteri generalmente riconosciuti nello Stato membro per il tipo di attività da cui è costituito il conferimento", con ciò lasciando intendere, che non si tratta in questo caso, in senso stretto, del fair value dei principi IAS/IFRS, posto che altrimenti non avrebbe senso il rinvio ai criteri riconosciuti nello Stato membro per la tipologia di beni costituenti il conferimento.
Questo argomento letterale, basato sull'uso della locuzione "valore equo" da parte sia della Seconda Direttiva (nei par. 2 e 3 dell'art. 10 bis) sia della nuova norma italiana (nelle lett. a) e b) del secondo comma dell'art. 2343-ter c.c.), sembra dimostrare che la questione non possa essere risolta e archiviata - nel senso voluto dalla Relazione - sulla base della lettera della legge, poiché è lo stesso tenore letterale della norma che mostra i propri limiti e non assume dunque rilevanza decisiva. In altre parole, sebbene di regola l'espressione "valore equo" abbia un significato ben preciso nella legislazione comunitaria e italiana, in questo caso si tratta di una locuzione a cui non può essere automaticamente attribuito quel preciso significato, bensì un significato da ricostruire sulla base di tutti gli elementi interpretativi offerti dal sistema di norme in cui essa è utilizzata.
La massima, su tali basi, accoglie la tesi, già sostenuta da parte della dottrina, in forza della quale assumerebbero rilievo, quale parametro di valutazione della copertura del capitale sociale ai sensi dell'art. 2343-ter, comma 2, lett. a), c.c., i valori "correttamente iscritti" in un bilancio approvato, a prescindere dal fatto che: (i) il bilancio sia redatto secondo i principi contabili IAS/IFRS o secondo le norme e i principi contabili emanati da ogni Stato membro in ossequio alla quarta direttiva comunitaria (Direttiva 78/660/CEE); (ii) il bene o i beni conferiti siano iscritti in bilancio con il criterio del "valore equo" o con altro criterio, purché siano iscritti in conformità al o ai criteri stabiliti dalle norme e ai principi applicati nel caso concreto. Gli argomenti per avallare tale interpretazione sono i seguenti.
In primo luogo, nell'ambito dei bilanci redatti secondo i principi IAS/IFRS, lo stesso fair value non rappresenta sempre, a ben vedere, un criterio che stabilisce a che valore si iscrive un bene in bilancio, bensì un criterio che stabilisce come si "aggiorna" il valore di un bene dopo la sua prima iscrizione. Così è, ad esempio, per gli immobili, gli impianti e i macchinari, secondo lo IAS 16, in base al quale tali cespiti sono in ogni caso iscritti secondo il criterio del costo, mentre la valutazione successiva alla rilevazione iniziale può essere effettuata o secondo il "modello del costo" o al fair value secondo il "modello della rideterminazione del valore", salvi i principi di riduzione di valore delle attività, di cui allo IAS 36. Risulta quindi difficile comprendere come lo stesso bene, iscritto al costo, non possa essere conferito a valori contabili - in applicazione dell'art. 2343-ter, comma 2, lett. a), c.c. - durante il primo esercizio sociale dopo la prima iscrizione (posto che il suo valore non rappresenta, a rigore, il fair value, bensì il costo), bensì possa esserlo negli esercizi successivi, qualora (e a condizione che) sia adottato il modello della rideterminazione del valore.
(iii) Il terzo profilo esaminato dalla massima riguarda il requisito richiesto in ordine alla circostanza che il bilancio sia "sottoposto a revisione legale". Si legge nella Relazione che la norma comunitaria "rinvia alla revisione legale di cui alla direttiva 2006/43/CE attualmente in corso di recepimento" e che "si è preferito pertanto utilizzare la denominazione di revisione legale piuttosto che quella di controllo contabile utilizzata dall'articolo 2409-bis, al fine di tenere conto delle prossime modifiche normative". Su tali basi si ritiene che il riferimento alla "revisione legale" valga a comprendere tutte le forme di controllo o revisione contabile cui sono soggetti i bilanci d'esercizio di tutte le società per azioni, vuoi ai sensi degli artt. 2409-bis e seguenti c.c., vuoi ai sensi degli artt. 155 e seguenti TUF. Decisiva in tal senso è la esatta corrispondenza "contenutistica" dell'attività di revisione contabile ai sensi di entrambe le discipline, quale risultante, da un lato, dall'art. 2409-ter c.c., e, dall'altro, dagli artt. 155 e 156 TUF.
(iv) Sotto l'ultimo aspetto qui considerato, si ritiene che possa trattarsi, in alternativa al bilancio di esercizio, di un bilancio infrannuale (ad esempio il bilancio di fusione ex art. 2504-quater c.c.) avente le medesime caratteristiche e redatto secondo le medesime norme del bilancio d'esercizio, approvato dall'assemblea e sottoposto a revisione contabile con i medesimi esiti di cui sopra, riferito ad una data non anteriore alla chiusura dell'ultimo esercizio per il quale sia scaduto il termine legale di approvazione. In questo modo si può considerare equivalente la rappresentazione contabile dalla quale si trae il valore che assume ruolo di parametro per la verifica del valore di conferimento, in luogo della perizia di cui all'art. 2343 c.c.