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Timestamp: 2020-06-05 06:42:34+00:00
Document Index: 36043871

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via Belvedere, Ravenna, 31.07.1944
Località via Belvedere, Ravenna, Ravenna, Ravenna, Emilia-Romagna
In questo contesto si inserisce la strage del 31 luglio.
La dichiarazione ufficiale della questura sulle cause dell’eccidio segue le formule di rito:
«all’alba del 31 luglio nella via Belvedere di questo capoluogo ad opera di elementi di questa brigata nera venivano passati per armi Melandri Ildo da Lugo, Zoli Francesco da Piangipane di Ravenna e Corniola Leonello da Lugo, perché trovati in possesso di armi»
Si tratta dell’ennesima menzogna. Ad aver ordinato la cattura di Francesco Zoli per indagini di polizia è lo stesso questore Neri che collabora a stretto contatto con il federale Pietro Montanari. La cattura di Zoli, infatti, è decisa in seguito all’uccisione del brigatista Primo Tabanelli, detto “Scianten”, avvenuta il 28 luglio davanti a casa sua. I fascisti repubblicani pensano di compiere immediatamente una rappresaglia e lo stesso giorno inizia un breve rastrellamento. Neri offre una copertura istituzionale alla vendetta tant’è che quando Zoli sarà catturato, lo riconsegnerà alla brigata nera adducendo come spiegazione che «interrogava meglio». Zoli non è l’unico arrestato nel rastrellamento, con lui sono fermati altri due uomini, scelti davvero a caso perché i più sono stati avvisati e si sono nascosti. Si tratta di Aldo Melandri e Leonello Corniola di Lugo, che quella mattina si trovano a Ravenna poiché chiamati dalla società Montecatini per una consegna del corriere. I due uomini, sbrigate le loro commissioni, mentre sono sulla strada di ritorno per rientrare a casa, decidono di fermarsi in un’osteria del sobborgo San Biagio. Una volta entrati, l’oste fa appena in tempo ad avvertirli del pericolo che Melandri e Corniola sono arrestati.
Il giorno successivo la sorella di Melandri, Amelia, e la moglie di Corniola si recano alla federazione per avere notizie. Ad entrambe è assicurata la liberazione del congiunto per l’indomani.
Verso le 3.30 del 31 luglio, invece, tre auto trasportano i tre arrestati in via Belvedere di fronte alla casa dove è stato ucciso Tabanelli. Il plotone di esecuzione è comandato da Giacomo Andreani ed è costituito da Lino Morigi, Sergio Morigi e Chiaro Sutter, ognuno dei quali ha di fronte a sé un arrestato contro cui sparare. Nessuno sbaglia il bersaglio e Leonello, Ildo, Francesco muoiono.
I loro corpi giacciono abbandonati sulla strada piantonati dai brigatisti Zampiga e Morelli.
Estremi e note penali: Andreani Giacomo, imputato di aver collaborato col tedesco invasore [per aver oltretutto] ucciso Zoli Francesco, Melandri Ilde e Corniola Leonello, comandando il plotone di esecuzione. Con sentenza del 18 febbraio 1947 la corte lo giudica colpevole di collaborazionismo sia politico che militare nonché di delitti di omicidio aggravati dalla premeditazione e da futili motivi, oggetto del capo d’imputazione e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena oltre alle conseguenze di legge. Dispone la confisca totale dei beni. Con declaratoria di questo tribunale in data 23/01/1954 all’Andreani Giacomo veniva commutata la pena di morte in quella della reclusione per anni 10 per il resto di cui alla stessa sentenza. Con declaratoria 29/09/1959 a favore di Andreani Giacomo il tribunale di Ravenna veduto il decreto del PR 11/07/1959 n. 460 (art. 1 lett. A) dichiara estinto il reato di cui sopra.
Morigi Sergio imputato [oltretutto] di avere, in correità con altri, causato volontariamente e con premeditazione, mediante più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, la morte per fine fascista di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello, allo scopo di concretizzare il delitto di collaborazione col tedesco. Con sentenza del 20/07/1945 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli e quindi lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena. Ordina che l’esito della presente sia affisso nel comune di Ravenna e pubblicato nel giornale ‘democrazia’ di Ravenna.
Esecuzione avvenuta alle ore 6 del 12 ottobre 1945 nel recinto del tiro a segno Nazionale, via Dall’Aggio di Ravenna, giunta comunicazione del PM n. 24 CP in data 12.10.45.
Amadei Guido imputato [oltretutto] di aver partecipato in Ravenna all’uccisione di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello per rappresaglia a seguito dell’uccisione del fascista Tabanelli Primo. Con sentenza del 24/07/1926 la corte lo giudica colpevole del reato di collaborazionismo con partecipazione all’uccisione di Zoli, Melandri e Corniola e lo condanna ad anni 18 di reclusione, ad anni tre di libertà vigilata; alle spese processuali nonché alla confisca di metà dei beni. Dichiara condonato un terzo della pena detentiva. Visto l’art. 479 CPP dichiara non doversi procedere in ordine ai reati commessi anteriormente all’8 settembre 1943 (lett. b) e c)) perché estinti per amnistia.
Con sentenza 7.3.1947 la Corte di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento di £. 2000 a favore della cassa ammenda. Con declaratoria 25.7.48 la Corte d’Appello di Bologna condona altro terzo di pena in virtù del decreto 9.2.48. Con declaratoria 21.11.59 a favore di Amadei Guido il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto 11.7.59 n. 460, art. 1 lett a) dichiara estinto il reato di cui sopra a sensi e per gli effetti dell’art 1 lett. a) citato decreto di amnistia. Riabilitato Amadei Guido con sentenza 5.6.63 della Corte d’appello di Bologna.
Morigi Lino imputato [oltretutto] di avere partecipato all’uccisione di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello. Con sentenza del 24/07/1946 la corte lo giudica colpevole del reato di collaborazionismo e lo condanna ad anni 30 di reclusione, ad anni cinque di libertà vigilata; alle spese e conseguenze di legge, oltre la confisca della totalità dei beni. Dichiara condonato un terzo della pena detentiva a sensi dell’art. 9 del decreto presidenziale 22.6.46, n.4. Con sentenza della Corte di cassazione in data 17.6.47 rigetta il ricorso e condanna all’ammenda di £. 4000. Con declaratoria della Corte d’Appello di Bologna 11.2.50 a favore di Morigi Lino ulteriormente condonato un anno di reclusione pel decreto 23.12.49 n. 930.
Raggi Alvaro imputato [oltretutto] di aver partecipato all’uccisione di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello per rappresaglia. Con sentenza dell'8/10/46 la corte ritiene di non doversi procedere per estinzione dell’azione penale per amnistia ed ordina che il Raggi sia scarcerato se non detenuto per altra causa.
Cantella Natale imputato [oltretutto] di aver partecipato all’uccisione di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello per rappresaglia. Con sentenza del 9/07/46 la corte lo assolve per insufficienza di prove ed ordina che sia scarcerato se non detenuto per altra causa.
Poletti Primo imputato [oltretutto] di avere, in correità con altri, ed agendo con premeditazione per fine fascista, causato volontariamente, mediante più azioni di un medesimo disegno criminoso, la morte di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello, allo scopo di concretizzare il delitto di collaborazione coi tedeschi. Con sentenza del 2/10/45 la corte lo dichiara colpevole del delitto di collaborazione e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed al pagamento delle spese processuali.
La Corte di Cassazione, con sentenza 16.12.46, ha annullato la suestesa sentenza rinviando la causa, per nuovo esame, alla Sezione speciale della Corte d’Assise di Perugia.
Savorini Alvaro imputato [oltretutto] di aver svolto attività di investigazione politica e di persecuzione contro Zoli Francesco. Con sentenza del 20/12/1945 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione, in concorso di attenuanti generiche e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta. La Corte suprema di Cassazione con sent. 27.9.946, ha annullato la suestesa sentenza nei confronti di Savorini Alvaro ed ha rinviato il nuovo giudizio alla Corte d’assise sez speciale di Firenze.
Arcieri Luigi imputato [oltretutto] di avere, in correità con altri, ed agendo con premeditazione per fine fascista, causato volontariamente, mediante più azioni di un medesimo disegno criminoso, la morte di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello, allo scopo di concretizzare il delitto di collaborazione coi tedeschi. Con sentenza del 5/03/46 la corte lo giudica colpevole dei reati ascrittigli e lo condanna ad anni trenta di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Ordina la confisca dei suoi beni. Con sentenza in data 9.4.47 la Corte di Cassazione annulla la sentenza impugnata per difetto di motivazione sulla richiesta di applicazione della diminuente dell’art. 26 cpmg. e limitatamente a questo punto rinvia, per nuovo giudizio, alla Corte d’assise di Bologna- sezione speciale. Rigetta nel resto.
Mazzotti Delmo imputato [oltretutto] di avere, in correità con altri, ed agendo con premeditazione per fine fascista, causato volontariamente, mediante più azioni di un medesimo disegno criminoso, la morte di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello, allo scopo di concretizzare il delitto di collaborazione coi tedeschi. Con sentenza del 5/03/46 la corte lo giudica colpevole dei reati ascrittigli escluso quello del presente capo di imputazione e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena. Ordina che la sentenza sia pubblicata per estratto e per una sola volta nel Giornale dell’Emilia di Bologna. Ordina infine la confisca dei beni del condannato. La Corte di Cassazione con sentenza 10.7.46 annulla la suestesa sentenza per difetto di motivazione in ordine alla dichiarazione di responsabilità dell’imputato per concorso nell’omicidio di Montanari Mario e sull’eccidio del Ponte degli Allocchi, nonché in ordine alle (…) esclusioni delle attenuanti generiche ed alla disposta confisca dei beni e rinvia il giudizio su tali punti alla Corte di Assise di Ancona sez. speciale; annulla senza rinvio la sentenza stessa in quanto ha ritenuto (…) per i reati di omicidio l’aggravante della premeditazione. Rigetta sul resto il ricorso del Mazzotti.
Zanzi Arturo imputato [oltretutto] di avere partecipato all’uccisione di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello per rappresaglia. Con sentenza del 5/03/46 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli e lo condanna ad anni 6 e mesi 8 di reclusione, alle spese processuali, e alla tassa di sentenza. Ordina la confisca di un quinto dei suoi beni. Ordinanza 16.7.46 dichiara inammissibile il ricorso in cassazione. Declaratoria 17.7.46, condonata pena anni 5.
Morelli Agostino imputato [oltretutto] di avere partecipato all’uccisione di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello per rappresaglia. Con sentenza del 23/04/46 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena. Ordina la pubblicazione della sentenza per estratto e per una volta nel Giornale dell’Emilia di Bologna e nella Voce di Romagna di Ravenna. Ordina la confisca dei beni del condannato. La Corte di Cassazione con sentenza 27.7.46 annullava la suestesa sentenza per difetto di motivazione sulla natura ed entità dell’opera di collaborazione svolta dall’imputato e rinviava la causa per nuovo esame alla sezione speciale della Corte d’Assise di Bologna.
Buda Sante imputato [oltretutto] di avere, in correità con altri, ed agendo con premeditazione per fine fascista, causato volontariamente, mediante più azioni di un medesimo disegno criminoso, la morte di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello, allo scopo di concretizzare il delitto di collaborazione coi tedeschi. Con sentenza del 6/09/45 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione, restando nello stesso assorbite le altre imputazioni e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione con sentenza 23.7.46 annullava la suesposta sentenza e rinviava il processo per nuovo esame, alla Corte di Assise di Forlì.
Ultimo aggiornamento dei dati: 2016-01-06 10:50:50
1. Corniola Leonello di 31 anni.
2. Melandri Ildo di 53 anni.
3. Zoli Francesco di 34 anni, nato il 3/10/1909, residente a Piangipane, risulta partigiano volontario nella 28ª Brigata Garibaldi dal 10/11/1943.
Corniola Leonello.
Melandri Ildo
Zoli Francesco
Note responsabile Savorini Alvaro, di anni 36, da Ravenna, ammogliato, ex barbiere, già condannato per furto, sottufficiale in servizio effettivo nel Mvsn e dopo il settembre 1943 nella Gnr. Infine operò come membro dell\'UPI.
Note procedimento Savorini Alvaro imputato [oltretutto] di aver svolto attività di investigazione politica e di persecuzione contro Zoli Francesco. Con sentenza del 20/12/1945 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione, in concorso di attenuanti generiche e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta. La Corte suprema di Cassazione con sent. 27.9.946, ha annullato la suestesa sentenza nei confronti di Savorini Alvaro ed ha rinviato il nuovo giudizio alla Corte d’assise sez speciale di Firenze.
Note procedimento Zanzi Arturo imputato [oltretutto] di avere partecipato all’uccisione di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello per rappresaglia. Con sentenza del 5/03/46 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli e lo condanna ad anni 6 e mesi 8 di reclusione, alle spese processuali, e alla tassa di sentenza. Ordina la confisca di un quinto dei suoi beni. Ordinanza 16.7.46 dichiara inammissibile il ricorso in cassazione. Declaratoria 17.7.46, condonata pena anni 5.
Note procedimento Andreani Giacomo, imputato di aver collaborato col tedesco invasore [per aver oltretutto] ucciso Zoli Francesco, Melandri Ilde e Corniola Leonello, comandando il plotone di esecuzione. Con sentenza del 18 febbraio 1947 la corte lo giudica colpevole di collaborazionismo sia politico che militare nonché di delitti di omicidio aggravati dalla premeditazione e da futili motivi, oggetto del capo d’imputazione e lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena oltre alle conseguenze di legge. Dispone la confisca totale dei beni. Con declaratoria di questo tribunale in data 23/01/1954 all’Andreani Giacomo veniva commutata la pena di morte in quella della reclusione per anni 10 per il resto di cui alla stessa sentenza. Con declaratoria 29/09/1959 a favore di Andreani Giacomo il tribunale di Ravenna veduto il decreto del PR 11/07/1959 n. 460 (art. 1 lett. A) dichiara estinto il reato di cui sopra.
Guido Amadei
Cognome Amadei
Note responsabile Amadei Guido, dopo l’8 settembre 1943, si iscrisse al PFR e quindi passò nei ranghi della Guardia repubblicana facendo successivamente, ossia nel febbraio 1944, parte dell’Ufficio investigativo della locale federazione e, poscia, della locale Brigata nera, di cui fu uno dei più feroci elementi.
Note procedimento Amadei Guido imputato [oltretutto] di aver partecipato in Ravenna all’uccisione di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello per rappresaglia a seguito dell’uccisione del fascista Tabanelli Primo. Con sentenza del 24/07/1926 la corte lo giudica colpevole del reato di collaborazionismo con partecipazione all’uccisione di Zoli, Melandri e Corniola e lo condanna ad anni 18 di reclusione, ad anni tre di libertà vigilata; alle spese processuali nonché alla confisca di metà dei beni. Dichiara condonato un terzo della pena detentiva. Visto l’art. 479 CPP dichiara non doversi procedere in ordine ai reati commessi anteriormente all’8 settembre 1943 (lett. b) e c)) perché estinti per amnistia. Con sentenza 7.3.1947 la Corte di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento di £. 2000 a favore della cassa ammenda. Con declaratoria 25.7.48 la Corte d’Appello di Bologna condona altro terzo di pena in virtù del decreto 9.2.48. Con declaratoria 21.11.59 a favore di Amadei Guido il Tribunale di Ravenna, veduto il decreto 11.7.59 n. 460, art. 1 lett a) dichiara estinto il reato di cui sopra a sensi e per gli effetti dell’art 1 lett. a) citato decreto di amnistia. Riabilitato Amadei Guido con sentenza 5.6.63 della Corte d’appello di Bologna.
Lino Morigi
Cognome Morigi
Note responsabile Morigi Lino fu squadrista e legionario d’Africa, dopo l’8 settembre 1943 fu uno dei primi a iscriversi al PFR, entrando successivamente nei ranghi della locale brigata nera di cui divenne uno dei capi più faziosi e violenti per il suo temperamento prepotente e indisciplinato per cui era temuto negli ambienti della stessa federazione.
Note procedimento Morigi Lino imputato [oltretutto] di avere partecipato all’uccisione di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello. Con sentenza del 24/07/1946 la corte lo giudica colpevole del reato di collaborazionismo e lo condanna ad anni 30 di reclusione, ad anni cinque di libertà vigilata; alle spese e conseguenze di legge, oltre la confisca della totalità dei beni. Dichiara condonato un terzo della pena detentiva a sensi dell’art. 9 del decreto presidenziale 22.6.46, n.4. Con sentenza della Corte di cassazione in data 17.6.47 rigetta il ricorso e condanna all’ammenda di £. 4000. Con declaratoria della Corte d’Appello di Bologna 11.2.50 a favore di Morigi Lino ulteriormente condonato un anno di reclusione pel decreto 23.12.49 n. 930.
Note responsabile Arcieri Luigi si iscrisse tra i primi al Pfr, dimostrandosi subito un esaltato, privo di scrupoli, sul principio entrò a far parte del Battaglione cosiddetto della Morte, poi della Polizia federale e infine della Brigata nera, nella quale si distinse per il suo carattere violento.
Note procedimento Arcieri Luigi imputato [oltretutto] di avere, in correità con altri, ed agendo con premeditazione per fine fascista, causato volontariamente, mediante più azioni di un medesimo disegno criminoso, la morte di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello, allo scopo di concretizzare il delitto di collaborazione coi tedeschi. Con sentenza del 5/03/46 la corte lo giudica colpevole dei reati ascrittigli e lo condanna ad anni trenta di reclusione, alle spese processuali e alle altre conseguenze di legge. Ordina la confisca dei suoi beni. Con sentenza in data 9.4.47 la Corte di Cassazione annulla la sentenza impugnata per difetto di motivazione sulla richiesta di applicazione della diminuente dell’art. 26 cpmg. e limitatamente a questo punto rinvia, per nuovo giudizio, alla Corte d’assise di Bologna- sezione speciale. Rigetta nel resto. Con sentenza 9.9.47 la Corte d’assise di Bologna- sezione speciale, nega all’Arcieri le attenuanti di cui all’art. 26 cpmg e conferma conseguentemente la sua condanna ad anni trenta di reclusione, pene accessorie di legge e spese processuali. V° l’art. 9 DP 22.6.46 n.4, riduce ad anni venti di reclusione la pena come sopra inflitta. Con sentenza 13.4.48 la Corte di Cassazione rigetta il ricorso e dichiara condonati altri dieci anni della pena inflitta.
Primo Poletti
Cognome Poletti
Note responsabile Poletti Primo, imputato di procedimento.
Note procedimento Poletti Primo imputato [oltretutto] di avere, in correità con altri, ed agendo con premeditazione per fine fascista, causato volontariamente, mediante più azioni di un medesimo disegno criminoso, la morte di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello, allo scopo di concretizzare il delitto di collaborazione coi tedeschi. Con sentenza del 2/10/45 la corte lo dichiara colpevole del delitto di collaborazione e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione, con sentenza 16.12.46, ha annullato la suestesa sentenza rinviando la causa, per nuovo esame, alla Sezione speciale della Corte d’Assise di Perugia.
Sante Buda
Cognome Buda
Note responsabile Buda Sante, detto Mariolin di Siriot, d’anni 35, operaio, coniugato con cinque figli, già condannato per furto e lesioni volontarie, militare di leva di marina , congedato nel 1934, operaio presso la ditta Callegari dal 1932 al 1939, arruolato nella MVSN nel dicembre 1940, venne successivamente radiato dalla stessa e dal PNF al quale era iscritto dal 1931, volontario nella Marina dalla fine del 1941 al settembre 1943, nella fine di quest’anno si iscrisse al PFR attenendo così d’essere occupato quale telefonista presso la Federazione repubblicana di Ravenna. Si arruolò poi nella GNR dalla quale, nella fine del luglio 1944, passò alla Brigata nera. Prestò servizio in Ravenna fin verso la fine di ottobre 1944, nella quale epoca ripiegò con la Brigata verso il nord, trasferendosi in varie località finché, nella fine di aprile 1944, fu catturato dai partigiani e prelevato dalle carceri di Lonigo, poiché colpito da mandato di cattura emesso dal Giudice Istruttore del tribunale di Ravenna per sequestro di persone ed omicidi, il 19 giugno 1945 venne tradotto nelle carceri ravennati.
Note procedimento Buda Sante imputato [oltretutto] di avere, in correità con altri, ed agendo con premeditazione per fine fascista, causato volontariamente, mediante più azioni di un medesimo disegno criminoso, la morte di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello, allo scopo di concretizzare il delitto di collaborazione coi tedeschi. Con sentenza del 6/09/45 la corte lo giudica colpevole del delitto di collaborazione, restando nello stesso assorbite le altre imputazioni e lo condanna quindi alla pena della reclusione per anni trenta, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, all’interdizione legale durante l’espiazione della pena ed al pagamento delle spese processuali. La Corte di Cassazione con sentenza 23.7.46 annullava la suesposta sentenza e rinviava il processo per nuovo esame, alla Corte di Assise di Forlì.
Sergio Morigi
Note responsabile Morigi Sergio, nato in Ravenna nel 1917 ed ivi cresciuto, avviato dapprima al mestiere paterno di barbiere, divenne poi fattorino ed infine impiegato privato, ma dimostratosi fin dall’adolescenza discolo, violento, dedito all’ozio, non trovò mai una stabile occupazione. Dopo il luglio 1943, mentre si trovava sottoposto a procedimento penale per diserzione militare, passò nelle formazioni partigiane svolgendo la propria attività, per oltre quattro mesi, nelle montagne del faentino e dimostrandosi uno dei più accaniti nella lotta contro i tedeschi e contro i fascisti. Ma nella primavera successiva, spinto unicamente da egoistico tornaconto personale, passò dalla parte opposta, mettendo la sua opera a disposizione delle organizzazioni politiche e militari della sedicente repubblica sociale e, suo primo atto, fu quello di approfittare ignobilmente, seguendo i suoi perversi sentimenti, delle stesse relazioni contratte durante la precedente attività per identificare e far catturare gli esponenti maggiori del Comitato di liberazione nazionale. Dal giugno al novembre 1944, l’attività del Morigi trovò un campo d’azione meglio adatto al suo temperamento. In detta epoca militò attivamente nelle squadre d’azione prima e nella brigata nera poi che agivano agli ordini della federazione fascista repubblicana e, pur nella veste di semplice gregario, tanto si distinse per ferocia in ogni azione da acquisire particolare ascendente sui compagni e triste notorietà nella popolazione.
Note procedimento Morigi Sergio imputato [oltretutto] di avere, in correità con altri, causato volontariamente e con premeditazione, mediante più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, la morte per fine fascista di Zoli Francesco, Melandri Ildo e Corniola Leonello, allo scopo di concretizzare il delitto di collaborazione col tedesco. Con sentenza del 20/07/1945 la corte lo giudica colpevole del reato ascrittogli e quindi lo condanna alla pena di morte mediante fucilazione nella schiena. Ordina che l’esito della presente sia affisso nel comune di Ravenna e pubblicato nel giornale ‘democrazia’ di Ravenna. Esecuzione avvenuta alle ore 6 del 12 ottobre 1945 nel recinto del tiro a segno Nazionale, via Dall’Aggio di Ravenna, giunta comunicazione del PM n. 24 CP in data 12.10.45.
lapide a via Belvedere, Ravenna
Ubicazione: via Belvedere, Ravenna
Descrizione: Lapide posta a Ravenna in via Belvedere
P. Scalini, La notte più buia é prima dell’alba (Ravenna 1944-1945), Galeati, Imola, 1975, pp. 117-118.
G. Cantagalli, Messaggio speciale: il nido dell’aquila. La Resistenza a Lugo di Romagna, Walberti Edizioni, Lugo di Romagna, aprile 1985, p. 74.
G. Casadio, La memoria della Resistenza nelle iscrizioni dei cippi, lapidi e monumenti della provincia di Ravenna, Longo Editore, Ravenna, 1995, vol. 1, p. 23.
E. Cavina, Crimini di guerra e violenza nazifascista nella provincia di Ravenna tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945, tesi di dottorato di ricerca in Storia e Informatica - XVI Ciclo, Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, a.a. 2003-2004, prima parte pp. 71, 81, 85, seconda parte p. 38.
ACS, MI, GRSI, DRPS, DAG, AG, CP, RSI A/R, b. 10, fasc. 45, s. fasc. Ravenna 1944, telegramma del 28 luglio 1944 del capo della provincia, Grazioli; MI, GRSI, AG, b. 19 cat. K. 16 ordine e sicurezza pubblica, fasc. 394 misure di difesa contro tentativi di incendio del raccolto, relazione del 17 giugno 1944 di Emilio Grazioli; MI, DGPS, DAG, AG, RSI, b. 6, fasc. 52, relazione del 6 agosto 1944 della questura di Ravenna; AF, PNF, DN, SV, SII, CFP, b. 1337, fasc. 69.2 Federazione di Ravenna – ispezione e consegne amministrative, ispezione amministrativa alla federazione fascista di Ravenna del 9-10-11 settembre 1930 condotta dall’ispettore Ivo Magnani; fasc. 69.2 Federazione di Ravenna – ispezione e consegne amministrative, ispezione amministrativa del 22 novembre 1940 condotta dal capo dei servizi amministrativi Montefusco Giovanni, allegato 4 del 20 agosto 1940; MI, GRSI 1943-45, b. 5, fasc. 183 Ravenna, situazione politica, lettera riservata del 10 agosto 1940 dalla prefettura di Ravenna al gabinetto del Ministero dell’interno.
ATRA, Sentenze Csa e Ca Sez. Speciale 1945-1947, sent. 18/02/47 n. 203 a carico di Giacomo Andreani; sent. 02/10/45 n. 107 a carico di Primo Poletti; sent. 20/07/45 n. 17 a carico di Morigi Sergio; sent. 24/07/46 n. 128 a carico di Amadei Guido; sent. 24/07/46 n. 129 a carico di Morigi Lino; sent. 8/10/46 n. 144 a carico di Raggi Alvaro; sent. 9/07/46 n. 116 a carico di Cantella Natale; sent. 18/12/45 n. 179 a carico di Camerani Luigi; sent. 20/12/45 n. 180 a carico di Savorini Alvaro, Cappelletti Domenico, Bruni Aldo; sent. 5/03/46 n. 42 a carico di Arcieri Luigi; sent. 25/03/46 n. 93 a carico di Mazzotti Delmo; sent. 2/04/46 n. 58 a carico di Zanzi Arturo; sent. 23/04/46 n. 71 a carico di Morelli Agostino; sent. 6/09/45 n. 57 a carico di Buda Sante.