Source: https://renatodisa.com/2017/08/24/consiglio-di-stato-sezione-vi-sentenza-27-luglio-2017-n-3759/
Timestamp: 2017-12-15 02:27:09+00:00
Document Index: 148337662

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Consiglio di Stato, sezione VI, sentenza 27 luglio 2017, n. 3759
Le norme in materia di VAS contenute nella parte seconda del codice dell’ambiente di cui al d.lgs. n. 152/2006 non possono ritenersi di diretta applicazione al progetto per la realizzazione di un elettrodotto in corrente continua di interconnessione tra la rete di trasmissione nazionale italiana e la rete elettrica in alta tensione albanese, avuto riguardo alla matrice europea dei principi e delle norme uniformi cui detto codice si ispira e delle quali esso funge da strumento di trasposizione nell’ordinamento nazionale
sentenza 27 luglio 2017, n. 3759
sul ricorso numero di registro generale 4708 del 2015, proposto dal Comune di Omissis, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Vi.Au.Pa. C.F. …, con domicilio eletto presso An.De.An. in Roma, Via (…);
Comune di Omissis, Comune di Omissis, Comune di Omissis, Comune di Omissis, Comune di Omissis, non costituiti in giudizio;
Comune di Omissis, rappresentato e difeso dall’avvocato Al.Ba. C.F. …, con domicilio eletto presso Al.Pl. in Roma, Via (…);
sul ricorso numero di registro generale 9503 del 2016, proposto da Enel Produzione s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall’avvocato Ma.Ca. C.F. (…), con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, Viale (…);
Comune di Omissis, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avvocato Al.Ba. C.F. (…), con domicilio eletto presso Al.Pl. in Roma, Via (…);
Soprintendenza per Beni Architettonici e Paes. Prov. Bari,Barletta-Andria-Trani e Foggia, Regione Puglia, Città Metropolitana di Bari (Già Provincia di Bari), Te. s.p.a., Ministero per i beni e le attività culturali-Direzione Regionale Puglia, non costituiti in giudizio;
Visti gli atti di costituzione in giudizio dei Ministeri dello sviluppo economico, dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, delle infrastrutture e dei trasporti, nonché del Comune di Omissis;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 20 aprile 2017 il Cons. Italo Volpe e uditi per le parti gli avvocati Vi.Au.Pa., dello Stato An.Fe., Ma.Ca., che dichiara di essere nel mandato, e Al.Ba.;
1. Col primo ricorso in epigrafe n. r.g. 4708/2015 il Comune di Omissis (di seguito “Comune di Omissis”) ha impugnato, per il suo annullamento, la sentenza del Tar Puglia, Bari, n. 623/2015, depositata il 22.4.2015, di conclusione del giudizio di primo grado – con reiezione del ricorso e dell’atto di intervento – dallo stesso promosso contro la Regione Puglia, il Comune di Omissis, il Comune di Omissis, il Comune di Omissis, il Comune di Omissis, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare (di seguito “Minambiente”), il Ministero dello sviluppo economico (di seguito “MISE”), nei confronti dell’Enel Produzione s.p.a. (di seguito “EP”) e con l’intervento del Comune di Omissis.
– il decreto MISE n. 239/EL155/192/2013 del 19.9.2013 di autorizzazione ed approvazione del progetto definitivo per la costruzione e l’esercizio da parte di EP di un elettrodotto a cavo per 500 KV, in corrente continua, di interconnessione con la rete di trasmissione albanese, “Omissis-Porto Romano”, della stazione elettrica di conversione DC/380 kV denominata “Omissis”, della stazione elettrica 380 KV di connessione RTN e dei raccordi aerei, nei Comuni di Omissis, Omissis, Omissis, Omissis, Omissis e Omissis, in provincia di Bari;
Il Comune di Omissis, in primo grado, aveva tra l’altro esposto che nel marzo 2009 EP aveva presentato al MISE e al Ministero dell’ambiente e tutela del territorio del mare un’istanza ai sensi del citato art. 1-sexies del d.l. n. 239/2003, corredata di progetto tecnico definitivo, per l’autorizzazione a costruire ed esercitare un collegamento inmerchant line in corrente continua da 500 KV-500 MV ed in cavo misto sottomarino-terrestre, tra l’Italia e l’Albania, nel tratto tra la nuova stazione elettrica di Omissis e la nuova stazione elettrica di Porto Romano, in territorio albanese, e segnatamente le seguenti opere:
– un cavo marino a 500 KV in corrente continua, della lunghezza, in acque italiane, di circa 27 km con approdo in località Omissis, zona con spiaggia rocciosa a fianco del costruendo porticciolo a 2 km a nord dal centro di Omissis;
– cavi terrestri a 500 KV in corrente continua che, a partire dall’approdo e sviluppandosi essenzialmente su sede stradale, sarebbero giunti all’area della costruenda stazione di conversione nel Comune di Omissis;
– una stazione di conversione HVDC (da corrente continua 500 KV a corrente alternata 380 KV) da ubicare nel Comune di Omissis, in adiacenza alla nuova omonima stazione elettrica a 380 KV;
– la stazione elettrica “Omissis” a 380 KV di connessione alla RTN, in Comune di Omissis e in adiacenza all’omonima stazione di conversione AC/DC;
I Comuni interessati dal passaggio sarebbero stati quelli di Omissis, Omissis, Omissis, Omissis, Omissis e Omissis.
– quanto ad un terzo motivo, relativo alla criticata scelta del punto di approdo dell’elettrodotto marino in località Omissis e non in altro dei tanti, pur possibili, siti alternativi lungo la costa, ricorreva “l’esistenza di limiti alla sindacabilità, da parte del Giudice amministrativo, della valutazione tecnico-discrezionale operata dall’Amministrazione procedente in relazione a tale aspetto specifico della fattispecie”, giacchè “possono essere fondatamente censurate in sede giurisdizionale solo quelle valutazioni che presentino i caratteri della manifesta irragionevolezza, illogicità ed incongruenza o che siano inficiate da un chiaro difetto di motivazione”. Inoltre, “le indagini tecniche preliminari alla elaborazione del progetto successivamente autorizzato hanno individuato solo due possibili soluzioni alla questione del punto d’approdo del cavidotto sottomarino, una in territorio del Comune di Omissis, località Omissis, l’altra nei pressi della città di Bari, in località Omissis. Tale seconda opzione, tuttavia, risultava e risulta ancora più problematica sul piano paesaggistico ed ambientale, andando ad impattare in un’area naturalisticamente qualificata dalla previsione, in essa, di un apposito S.I.C. (Sito di Importanza Comunitaria) volto alla tutela della Posidonia Oceanica”. Nella specie, poi, “Diversamente dagli altri Enti interessati, il Comune ricorrente non ha fatto pervenire alcun parere alla Regione, anche dopo essere stato sollecitato dalla stessa con nota prot. n. 10522 in data 7 settembre 2009, come documentato nel provvedimento di VIA del 30 luglio 2010. Solo, successivamente, in sede di Conferenza dei Servizi, tenutasi il 21 dicembre 2010, il Comune di Omissis si è opposto all’approdo nella zona scelta” da EP;
c.1) è stato poi erroneo ritenere che la scelta della localizzazione del punto di approdo sulla costa dell’opera fosse insindacabile in sede giurisdizionale (facendo difetto il parametro della manifesta irragionevolezza, l’unico al più scrutinabile), specie in considerazione del fatto che, nella specie, è mancata la necessaria pluralità delle alternative possibili, ivi inclusa quella dell’opzione zero. In concreto, essendosi postulata una (sbagliata) uniformità dell’intero litorale locale, delle due apparenti alternative offerte una sola (quella censurata) era in verità data come possibile, interferendo all’evidenza l’altra (quella di San Girolamo) con il “SIC Mare-Posidonia oceanica”, la quale molto improbabilmente poteva essere utilizzata. Né a dirsi – come invece erroneamente attestato negli atti del procedimento – che le acque marine di Omissis (sito prescelto) fossero invece già pregiudicate dal punto di vista naturalistico e balneare. E’ poi erronea la sentenza impugnata nel non aver considerato le censure riguardanti lo studio di impatto ambientale, specie in ordine alle possibili interferenze negative fra traffico dei natanti e loro ancoraggio ed opere che sarebbero insistite sul fondale a supporto del cavidotto;
5. Si è altresì costituita l’EP che, premessa una integrazione dei fatti di causa, rispetto a quelli esposti dal Comune di Omissis col suo appello, ha in particolare eccepito la tardività del primo motivo di ricorso in primo grado (che il Giudice di prime cure non ha affrontato, ritenendolo direttamente infondato) e che ora è stato riproposto (dal che la rinnovazione esplicita dell’eccezione), atteso che, secondo EP, la VIA è stata comunque resa con d.d. n. 409 del 30.7.2010, pubblicata in pari data e non impugnata per tempo.
7. Poi, il Comune di Omissis ha depositato memoria il 12.9.2016, riepilogando quanto già dedotto col ricorso introduttivo. EP ha depositato analogo atto l’8.9.2016.
9. Col secondo ricorso in epigrafe (n. r.g. 8846/2016) il MISE, il Minambiente e il Ministero per i beni e le attività culturali (di seguito “MIBAC”) hanno impugnato la successiva sentenza del Tar Puglia, Bari, n. 1123/2016, pubblicata il 22.9.2016, che (con collegio coincidente per due terzi con quello della precedente decisione di segno contrario) ha invece accolto il ricorso proposto questa volta dal Comune di Omissis avverso sostanzialmente gli stessi provvedimenti oggetto dell’anteriore giudizio di primo grado.
– il 24.2.2009 il Comune di Omissis aveva espresso parere preliminare favorevole sulla fattibilità di un collegamento elettrico proposto da 3E Ingegneria s.r.l., per incarico di EP;
– il 24.4.2009 il Comune di Omissis rilasciava parere di compatibilità dell’opera;
– il 21.12.2010 la Direzione regionale Puglia per i beni culturali e paesaggistici della Puglia, del relativo Ministero, evidenziava la necessità di approfondimenti su aspetti paesaggistici del posizionamento della stazione di conversione AC/DC e della stazione 380 KV ubicata nel Comune di Omissis, invitando EP ad individuare e proporre siti alternativi, tenuto conto di locali vincoli paesaggistici;
– il 27.2.2013 EP inviava alle amministrazioni il progetto modificato, come autorizzato col predetto decreto, e l’8.11.2013 il Comune di Omissis indiceva una Conferenza di accordo di programma tra tutti gli enti interessati, ai sensi dell’art. 34 del d.lgs. n. 267/2000, finalizzando la stessa alla verifica di eventuali inadempienze ed interventi surrogatori, quanto all’impatto ambientale e paesaggistico.
9.2. La sentenza, alla luce delle plurime censure del Comune di Omissis, articolate anche con motivi aggiunti, ha poi affidato la motivazione alle seguenti principali proposizioni:
– nella sostanza, il Comune di Omissis si doleva di una sostanziale difformità del progetto autorizzato rispetto a quello preliminarmente sottoposto alla Conferenza di servizi e del fatto che lo stesso mai aveva rilasciato parere favorevole, per aver conosciuto il progetto definitivo solo in occasione del decreto interministeriale impugnato;
– ne conseguiva pertanto che sarebbe stata necessaria una ulteriore Conferenza di servizi finale con la partecipazione attiva di tutte le Amministrazioni interessate, tra cui il Comune di Omissis che avrebbe potuto così, con parere se del caso sfavorevole, esprimere la non compatibilità paesaggistica del progetto con i vincoli insistenti in zona.
— segnatamente il MISE aveva convocato la conferenza di servizi con nota n. 23597 del 7.12.2010 – tenutasi il 21.12.2010 -, come da resoconto verbale (parte integrante del decreto autorizzativo), trasmesso a tutti i soggetti interessati con nota n. 0006060 del 23.3.2011, conferenza cui era stato invitato anche il Comune di Omissis, che aveva già espresso parere tecnico preliminare favorevole al progetto;
— il MISE, data la non essenzialità delle varianti rispetto al progetto, invitava con nota n. 22608 del 19.11.2012 EP ad inviare a tutte le Amministrazioni interessate le planimetrie progettuali aggiornate con il nuovo layout, anche per acquisirne valutazioni ed osservazioni. Tra i destinatari (raggiunti con nota n. 59843 del 19.12.2012) v’era anche il Comune di Omissis, che poi non aveva fatto osservazioni sulle modifiche;
— anche le successive comunicazioni di EP, effettuate con raccomandate a/r del 4.3.2013 ai fini espropriativi nei confronti dei nuovi proprietari coinvolti dal progetto modificato, erano rimaste senza risposta. L’avviso delle modifiche progettuali era anche affisso all’albo Pretorio del Comune di Omissis, con deposito presso la segreteria comunale della relativa documentazione dal 16.5.2013 al 5.6.2013, e pubblicato sul quotidiano La Repubblica il 16.5.2013;
11. Nel costituirsi, il Comune di Omissis, con atto del 7.12.2016, oltre a difendersi ha proposto altresì ricorso incidentale.
11.1. Infine, con memoria difensiva depositata il 20.3.2017 il Comune di Omissis, riepilogando le proprie difese, rimarca che “oggetto della presente controversia è la sussistenza di modifiche sostanziali di un progetto di un’opera pubblica che in quanto tali rendevano necessaria la formazione del titolo autorizzatorio finale per la realizzazione della progettazione de qua con la rinnovazione dell’iter conclusivo della procedura (conferenza servizi finale per acquisizione della v.i.a. definitiva)” ed aggiunge che “Trattandosi di variante di progetto di o.p., non conferente al caso di specie risulta la riconducibilità della fattispecie in questione alla disciplina prevista dall’art. 32 del D.P.R. n. 380/2001 (…)che è invece norma espressamente dedicata alle “variazioni essenziali” di organismo edilizio autorizzato con permesso di costruire, ai fini dell’accertamento di un eventuale abuso edilizio”. Anche le affermazioni recate al riguardo dalla sentenza impugnata, dunque, sarebbero inappropriate.
12. Col terzo ricorso in epigrafe (n. r.g. 9503/2016) è invece EP a proporre appello avverso la citata sentenza n. 1123/2016 affidandosi alle seguenti censure: error in iudicando, travisamento dei fatti, violazione dell’art. 64 c.p.a., violazione dell’art. 32 del d.P.R. n. 380/2001, violazione delle norme sulla conferenza dei servizi di cui alla l.n. 241/1990, contraddittorietà.
– inverte, in violazione dell’art. 64 c.p.a., l’onere della prova, accollando al MISE una dimostrazione che, invece, sarebbe dovuta spettare al Comune di Omissis, quando poi il Dicastero, invece, aveva pur fornito i chiarimenti chiesti dai primi Giudici;
— un eventuale dissenso del Comune di Omissis in ulteriore conferenza di servizi non avrebbe potuto condizionarne l’esito, potendo ciò fare solo gli enti portatori di interessi di tutela ambientale e paesaggistica
13. Il Comune di Omissis, con memoria del 20.3.2017, ha in particolare obiettato che l’avversaria censura di violazione dell’art. 64 c.p.a., in quanto meramente assertiva, è inammissibile per genericità, piuttosto essendo vero il contrario, ossia che i primi Giudici avevano rispettato la ripartizione dell’onere della prova, peraltro chiedendo proprio loro al MISE le puntualizzazioni dalle quali era poi emerso il profilo confessorio innanzi detto.
13.1. Con memorie depositate il 30.3.2017 EP e il Comune di Omissis hanno scambievolmente replicato.
– la conferenza di servizi tenutasi, cui il Comune di Omissis non ha partecipato, ha avuto ad oggetto un progetto diverso da quello definitivamente approvato, per cui non è possibile trarre da quella mancata partecipazione conclusioni preclusive, ora, delle giuste aspettative procedimentali dell’ente locale;
Fatto, questo, che allora destituisce altresì di fondamento, in radice, l’obiezione (v. sub 3.1., c.1), supra, quanto alla localizzazione del punto di approdo del cavidotto) pur avanzata al riguardo dal Comune di Omissis. Obiezione secondo la quale, ove fosse stata valorizzata l’astrattamente possibile “opzione zero”, il cavidotto non avrebbe avuto, allora, alcun punto di approdo.
18.1. Fulcro della controversia chiusasi con tale pronuncia – esclusa ormai la questione di cui al precedente punto 17 – sono basicamente due argomenti, secondo la prospettazione del Comune di Omissis:
“L’allegato III (… del codice dell’ambiente, n. d.r.), alla lett. z), contempla tra le opere sottoposte a VIA, in particolare, “gli elettrodotti aerei per il trasporto dell’energia elettrica con tensione nominale superiore a 100 KV e con tracciato di lunghezza superiore a 3 km”.
18.3. Occorre ricordare che di quelli del codice dell’ambiente l’Allegato II, rubricato “Progetti di competenza statale”, novellato nel 2008 (e vale rammentare che l’iteramministrativo del progetto di EP si è avviato nel 2009), i punti 4-4-ter recitano testualmente così:
18.4. Deve allora osservarsi che il cavidotto che interessa il Comune di Omissis non rientra, letteralmente, in alcuna di tali previsioni del citato Allegato II, per non essere lo stesso “aereo” e, di contro, per essere esso in parte interrato e comunque operante in corrente continua (non, dunque, alternata).
Con il che cadono, risultando infondate perché ancorate ad un presupposto logico-giuridico contrario, ma non testualmente riscontrabile e, dunque, persuasivo, tutte le censure (v. sub 3.1, a.1), supra) del Comune di Omissis che, invece, puntano a rilevare l’assenza (a suo dire invalidante) nella specie di una procedura amministrativa di VIA condotta a livello ministeriale e, perciò, statale.
Al riguardo le censure del Comune di Omissis ruotano tutte, in pratica, intorno alla scelta del punto di approdo a terra del cavidotto sottomarino. Fosse tale scelta caduta altrove, detto Comune non avrebbe avuto alcun interesse a reagire.
In proposito sono condivisibili le argomentazioni della sentenza impugnata in discorso secondo le quali le scelte amministrative riguardanti tale punto di approdo, le ritenute preferenze di un sito specifico rispetto ad un altro, le aree di naturale insediamento vegetativo delle piante di Posidonia da reputare sacrificabili a vantaggio di altre (tenuto altresì conto della non indifferente numerosità di tali aree lungo tutte le coste della Penisola) costituiscono tutti argomenti propri e tipici della discrezionalità tecnica, come tali sottratti al sindacato giurisdizionale a meno di macroscopici vizi di legittimità che tuttavia, nella specie, né sono stati precisamente indicati dal Comune di Omissis né conseguentemente sono rilevabili dagli atti della procedura resi disponibili nel corso del giudizio.
All’opposto, dal materiale acquisito emerge che i temi cari alla difesa comunale, a questo riguardo, sono stati affrontati in sede procedimentale e risolti, appunto, con l’individuazione del punto di approdo del cavidotto in territorio del Comune di Omissis (esclusa la c.d. “opzione zero”, per le ragioni dianzi espresse) come quello, in fin dei conti, meno critico dal punto di vista dell’impatto ambientale lungo tutto il tratto di costa astrattamente considerabile, nei limiti peraltro di un segmento grafico di costa non esageratamente esteso né estensibile, pena altrimenti la stessa logica praticabilità (per convenienza ed esigenze tecniche) del progetto di EP nel suo complesso.
18.6. Non persuadono le residue censure del Comune di Omissis.
19. Gli argomenti sopra esposti, relativi alla non riconducibilità dell’unitario progetto proposto da EP (non scindibile in procedimenti amministrativi separati, dato che cavidotto e sue strutture di interconnessione alla rete elettrica nazionale già esistente non potevano logicamente e funzionalmente venire separati, data l’inutilità del primo senza altresì la realizzazione delle seconde) al perimetro applicativo del codice dell’ambiente riguardante i “progetti di competenza statale” (avuto altresì riguardo all’assoluta predominanza della componente cavidotto nell’ambito dello schema progettuale di EP), valgono ad escludere la fondatezza delle censure (ri)proposte dal Comune di Omissis col suo appello incidentale a quello principale indicato per secondo in epigrafe.
20. Il secondo ed il terzo appello in epigrafe (avverso la sentenza n. 1123/2016) hanno ad oggetto, quale questione nodale di fondo, il fatto che il Comune di Omissis contesta che la componente progettuale relativa alla (sola, giacchè per il resto del progetto, riguardante il cavidotto, detto Comune non poteva avere interesse a dolersi) realizzazione agli edifici di conversione e connessione elettrica destinati ad insistere nel suo territorio, come definitivamente approvata dal MISE, sarebbe stata sostanzialmente diversa da quella oggetto della documentazione progettuale preliminare, posta a base dell’unica Conferenza di servizi tenutasi ed in ordine ai cui risultati esso Comune non aveva avuto alcunchè da ridire.
In altri termini, posto che l’iter procedurale effettivamente svoltosi non aveva incluso una seconda e conclusiva Conferenza di servizi (della quale il Comune attendeva la celebrazione e alla quale lo stesso si aspettava di essere invitato), pur dopo mutamenti effettivamente intervenuti in alcune parti del progetto (ovviamente per il segmento d’interesse per Omissis), ad avviso dell’ente locale quell’iter procedurale sarebbe rimasto monco, onde illegittimo sarebbe stato il decreto ministeriale di finale autorizzazione ed approvazione del progetto complessivo (ivi inclusa la sua parte nuova).
20.2. Preliminarmente deve rilevarsi la non persuasività della eccezione del Comune di Omissis relativa ad una ritenuta inammissibilità del secondo appello in epigrafe, proposto dai predetti Dicasteri, per asserita sua genericità e, in particolare, per mancata censura della sentenza appellata n. 1123/2016 lì ove essa ha ritenuto “confessorie” le indicazioni emergenti (circa la ritenuta “essenzialità” delle modificazioni progettuali) da documentazione prodotta dallo stesso MISEP
20.3. L’argomento fondamentale su cui regge la sentenza in discorso è costituito dal fatto che, ad avviso dei primi Giudici, le parole “modifiche sostanziali” (del progetto), estrapolate dalla titolazione di un documento ministeriale prodotto in causa in esecuzione di un adempimento istruttorio ordinato dal Collegio di primo grado, in aggiunta al fatto che l’insieme delle produzioni in tal modo acquisite non sarebbe stato soddisfacente (rispetto alla richiesta di indicazione di se e di quanto il progetto finale di EP fosse difforme rispetto a quello che aveva formato oggetto della Conferenza di servizi), costituirebbero ammissione rispetto agli assunti del Comune di Omissis: ossia che effettivamente le modificazioni progettuali vi sarebbero state, che esse sarebbero state significative e che pertanto il progetto immutato avrebbe dovuto formare oggetto di una ulteriore e finale conferenza di servizi.
Una rete, quest’ultima, che peraltro era già dotata – all’epoca dei fatti di causa – di installazioni a terra nel territorio del Comune di Omissis, preesistenti alla stessa proposizione del progetto da parte di EP.
20.6. Tuttavia, il dato significativo che riguarda tali modificazioni, e che il Comune di Omissis non tiene in adeguata considerazione, è costituito dal fatto che le stesse non sono state unilateralmente volute ed apportate da EP quanto piuttosto ad essa imposte dalle circostanze del caso, ossia dalle diverse richieste condizionanti (l’assenso al progetto) che alla società sono state rivolte nel corso dell’iter procedurale istruttorio e a valle della Conferenza di servizi (prima della quale, peraltro, il progetto preliminare aveva ricevuto le sopra ricordate manifestazioni di assenso da parte del Comune) proprio in chiave di miglioramento dei tratti morfologici e di dislocazione delle stazioni elettriche innanzi dette.
Ed il fatto che la documentazione prodotta in causa per ordine dei primi Giudici riporti, in una delle sue schede, la dizione “modifiche sostanziali” non vale a affatto significare- ad avviso di questo Collegio – che il progetto fosse divenuto diverso, rispetto a quello originario, al punto da dover necessitare (in pratica) una sua riapprovazione corale quanto piuttosto a rendere più facilmente percepibili (come del resto chiesto proprio dai primi Giudici) i tratti di novità migliorativa (i.e., riduzione ed abbassamento della sagoma delle nuove strutture edilizie tecniche, allontanamento delle stesse da quelle preesistenti, onde evitare un agglomerato strutturale più compatto ma per questo più invasivo e perciò di maggior impatto, riduzione della superfice di terreno coinvolto dalla loro costruzione) e, dunque, di satisfattività del progetto finale (in parte qua) rispetto a quello esaminato in prima battuta dagli enti interessati.
E ciò, tra l’altro, perché nella fattispecie non c’era in verità nulla da confessare che non fosse già sostanzialmente noto, ossia che modificazioni progettuali c’erano state, che esse erano state pretese nei riguardi di EP e che le stesse fossero “sostanziali” nel senso della loro adeguatezza rispetto alle esigenze per le quali erano state volute (anche nell’interesse dello stesso Comune di Omissis).
20.7. Se inoltre si tiene conto del fatto che obiettivo massimo del Comune di Omissis era intuibilmente quello di non dover affatto ospitare nel proprio territorio alcuna stazione elettrica servente il prolungamento della rete (costituito dal cavidotto), si comprende come oltremodo superflua (anche in termini di appesantimento procedimentale) sarebbe stata – una volta verificata la predisposizione delle modificazioni sostanzialmente migliorative del progetto da parte di EP – la convocazione di una ulteriore conferenza di servizi, in seno alla quale detto Comune avrebbe verosimilmente rinnovato il proprio individuale dissenso.
Del resto, come riportato al punto 9.1 che precede, in fine, e non disconosciuto in punto di fatto dal Comune di Omissis, anche questo ente locale aveva ricevuto la trasmissione da parte di EP di copia del progetto modificato, onde di esso aveva già avuto modo di coglierne i nuovi contenuti.
Ove poi, in ipotesi, l’ulteriore conferenza di servizi si fosse effettivamente celebrata ed in essa il Comune di Omissis avesse nuovamente manifestato dissenso, chiedendo ulteriori modificazioni progettuali, non è chi non veda allora quale sorta di meccanismo dilatorio (e fondamentalmente non concludente) si sarebbe innescato, non suscettibile di trovare una propria fine (chiaro essendo che, rispetto ad una soluzione progettuale, per quanto migliorata, è pur sempre possibile – da parte di chi non lo gradisce affatto – ideare modificazioni nuove ed aggiuntive, che costringono il progettista a ripartire con i suoi lavori ideativi o, piuttosto, a desistere).
21. In conclusione, l’appello del Comune di Omissis deve essere respinto e, con le parzialmente diverse motivazioni di cui sopra, dev’essere confermata la sentenza di primo grado n. 623/2015 mentre vanno accolti il secondo ed il terzo appello in epigrafe, con reiezione dell’appello incidentale dell’ente locale resistente, e per l’effetto, in riforma della sentenza n. 1123/2016, deve essere respinto l’originario ricorso di primo grado del Comune di Omissis.
a) quelle del doppio grado, relative al giudizio riguardante il Comune di Omissis, sono liquidate in complessivi euro 15.000,00, oltre accessori di legge, in favore di EP ed in complessivi euro 15.000,00, oltre accessori di legge, in favore dei Ministeri resistenti, in solido fra loro, con onere di pagamento a carico del predetto ente locale;
b) quelle del doppio grado, relative al giudizio riguardante il Comune di Omissis, sono liquidate in complessivi euro 5.000,00, oltre accessori di legge, in favore di EP ed in complessivi euro 5.000,00, oltre accessori di legge, in favore dei predetti Dicasteri appellanti, in solido fra loro, con onere di pagamento a carico del predetto ente locale.
(Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sugli appelli riuniti, come in epigrafe proposti, così provvede:
a) respinge, per le ragioni di cui in motivazione, l’appello proposto dal Comune di Omissis;
c) respinge l’appello incidentale proposto dal Comune di Omissis;
e) condanna il Comune di Omissis a rifondere le spese di questo grado di giudizio ai ministeri appellati, in solido dal lato attivo fra loro, liquidandole in complessivi euro 15.000,00, oltre s.g. e accessori di legge, e compensando le spese rispetto alle altre parti di detto gravame;
f) condanna il Comune di Omissis a rifondere le spese del doppio grado di giudizio ai ministeri appellanti nonché all’appellante Enel Produzione s.p.a., liquidandole in complessivi euro 10.000,00, oltre s.g. e accessori di legge, in favore di detti ministeri, in solido dal lato attivo fra loro, nonché in complessivi e ulteriori euro 10.000,00, oltre s.g. e accessori di legge, in favore di Enel Produzione s.p.a., ponendo il relativo onere di pagamento a carico del predetto Ente locale appellato e ricorrente in prime cure e compensandole relativamente alle altre parti di tali due gravami.
Con tag:d.lgs. n. 152/2006
Consiglio di Stato, sezione adunanza plenaria, ordinanza 28 luglio 2017, n. 4