Source: https://renatodisa.com/2014/10/15/corte-di-cassazione-sezione-i-sentenza-2-ottobre-2014-n-40829-laggravante-dellaver-agito-con-crudelta-verso-la-persona-di-cui-allart-61-n-4-cod-pen-avendo-natura-soggettiva-ri/
Timestamp: 2018-11-18 01:51:08+00:00
Document Index: 103659074

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 61', 'sentenza ', 'art. 61', 'sentenza ', 'art. 61']

Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 2 ottobre 2014, n. 40829. L’aggravante dell'aver agito con crudeltà verso la persona, di cui all'art. 61 n. 4 cod. pen., avendo natura soggettiva, richiede che la condotta dell'agente sia connotata da modalità tali da rendere evidente la volontà di infliggere alla vittima sofferenze aggiuntive che esulano dal normale processo di causazione dell'evento e che costituiscono un quid pluris rispetto all'attività necessaria ai fini della consumazione dei reato, rendendo la condotta stessa particolarmente riprovevole per la gratuità e superfluità dei patimenti cagionati alla vittima con un'azione efferata, rivelatrice di un'indole malvagia e priva del più elementare senso d'umana pietà, con la conseguenza che l'aggravante non può ravvisarsi - di norma - nella mera reiterazione dei colpi inferti alla vittima se tale azione, in quanto connessa alla natura del mezzo usato per conseguire l'effetto delittuoso, non eccede i limiti della normalità causale rispetto all'evento e non trasmoda in una manifestazione di efferatezza; anche la reiterazione dei colpi che hanno attinto la vittima può essere in concreto significativa di una condotta idonea a integrare l'aggravante, allorché essa non sia meramente funzionale al delitto, ma costituisca espressione - in puntuale coerenza all'orientamento sopra citato - della volontà dell'agente di infliggere sofferenze che esulano dal normale processo di causazione dell'evento morte. - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 2 ottobre 2014, n. 40829. L’aggravante dell’aver agito con crudeltà verso la persona, di cui all’art. 61 n. 4 cod. pen., avendo natura soggettiva, richiede che la condotta dell’agente sia connotata da modalità tali da rendere evidente la volontà di infliggere alla vittima sofferenze aggiuntive che esulano dal normale processo di causazione dell’evento e che costituiscono un quid pluris rispetto all’attività necessaria ai fini della consumazione dei reato, rendendo la condotta stessa particolarmente riprovevole per la gratuità e superfluità dei patimenti cagionati alla vittima con un’azione efferata, rivelatrice di un’indole malvagia e priva del più elementare senso d’umana pietà, con la conseguenza che l’aggravante non può ravvisarsi – di norma – nella mera reiterazione dei colpi inferti alla vittima se tale azione, in quanto connessa alla natura del mezzo usato per conseguire l’effetto delittuoso, non eccede i limiti della normalità causale rispetto all’evento e non trasmoda in una manifestazione di efferatezza; anche la reiterazione dei colpi che hanno attinto la vittima può essere in concreto significativa di una condotta idonea a integrare l’aggravante, allorché essa non sia meramente funzionale al delitto, ma costituisca espressione – in puntuale coerenza all’orientamento sopra citato – della volontà dell’agente di infliggere sofferenze che esulano dal normale processo di causazione dell’evento morte.
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Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-10-15T19:17:53+00:0015 ottobre 2014|Cassazione penale 2014, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti