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Timestamp: 2017-11-22 23:40:48+00:00
Document Index: 115177386

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 19', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 22', 'art. 25', 'art. 36', 'art. 2109', 'art. 14', 'art. 18', 'art 14', 'art. 36', 'art.14', 'art.18', 'art.36', 'sentenza ', 'art.18', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.14', 'art.14', 'art.18', 'art.18', 'art. 14', 'art.36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 26', 'art. 36', 'art. 14', 'art. 18', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 18', 'art. 11', 'art. 36', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art 14', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 34', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ']

Monetizzazione congedo : POLIZIA DI STATO - Pagina 2 - GrNet.it
da panorama » lun lug 20, 2015 6:24 pm
1) - Il ricorrente è stato dispensato dal servizio per inabilità fisica, con decorrenza 4 febbraio 2009.
2) - A seguito della cessazione dal servizio ha chiesto la monetizzazione di n. 86 giorni di congedo ordinario e n. 9 giorni di ex festività ex 933 del 1977 maturati e non fruiti nel periodo compreso tra il 2007 e la data di dispensa dal servizio.
3) - L’Amministrazione gli ha riconosciuto la monetizzazione di n 51, anziché 86, giorni di congedo ordinario, negandogli la trasformazione in equivalente monetario di n. 35 giorni di congedo ordinario (perché maturati nel periodo in cui il ricorrente è stato collocato in aspettativa speciale in attesa che il Ministero si pronunciasse sul riconoscimento della dipendenza da casa di servizio della patologia per cui è stato dispensato) e dei giorni di ex festività ex 933 del 1977.
IL TAR LECCE precisa:
4) - Il ricorso merita solo parziale accoglimento.
5) - Va respinta la domanda con cui l’istante chiede la monetizzazione delle giornate di ex festività posto che, ex art. 1 e 2 L. 937/1977, le stesse devono essere obbligatoriamente fruite entro l’anno: la loro monetizzazione può avvenire solo con riferimento ai giorni non goduti “per esigenze di servizio ( e non per altra causa).
6) - La domanda con cui il ricorrente chiede la monetizzazione del congedo ordinario maturato e non goduto nel periodo in cui si è protratto il procedimento di dispensa dal servizio merita, invece, accoglimento.
7) - Il Collegio non intende discostarsi dai precedenti con cui la Sezione, nel decidere controversie simili a quella odierna, ha precisato che l’art. 18 del DPR 254 del 1999 – laddove prevede che al pagamento sostitutivo del congedo ordinario si procede, oltre che nei casi previsti dall'articolo 14, comma 14 del DPR n. 395 del 1995 (ossia, in caso di mancata fruizione del congedo alla data di cessazione del rapporto per documentate esigenze di servizio), anche quando lo stesso non sia stato fruito per decesso, per cessazione dal servizio per infermità o per dispensa dal servizio del dipendente disposta dopo il collocamento in aspettativa per infermità" - deve essere interpretato nel senso che il diritto alla monetizzazione del congedo non fruito deve coprire l'intero periodo del collocamento in aspettativa per infermità il quale sia culminato con la dispensa dal servizio (Tar Lecce n. 2986/2013) e che i ritardi dell’amministrazione nella conclusione del procedimento di dispensa dal servizio non devono ripercuotersi in pregiudizio del dipendente (cfr. Tar Lecce n. 947/2014 che richiama, altresì, Cons. Stato sez III, 16 dicembre 2013, n. 6012 secondo cui “Ai sensi dell'art. 18 dell'accordo nazionale di lavoro, approvato con d.P.R. 16 marzo 1999 n. 254, nel corso del periodo di aspettativa per infermità, alla quale ha fatto seguito la dispensa dal servizio, il pubblico dipendente ha maturato comunque il diritto al congedo ordinario e quindi alla sua monetizzazione”).
N.B.: rileggi sopra il punto n. 6 e 7.
SENTENZA ,sede di LECCE ,sezione SEZIONE 2 ,numero provv.: 201502249, - Public 2015-07-08 -
N. 02249/2015 REG.PROV.COLL.
OMISSIS, rappresentato e difeso dall'avv. R. R., con domicilio eletto presso il suo studio in Lecce, viale T. Tasso n. 45;
Ministero dell'Interno, Questura di Lecce, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Distr.le Lecce, domiciliata in Lecce, Via F.Rubichi 23;
- del decreto del Questore di Lecce OMISSIS del 20 marzo 2013, notificato il 26 marzo 2013, nella parte in cui non ha monetizzato:
- il congedo ordinario maturato e non fruito nel periodo di aspettativa disposto d'ufficio ai sensi dell'art. 19 del D.P.R. 18.06.2002 n. 164 a far data dal "6.10.2007 al 24.7.2008" per
complessivi giorni 35;
- i riposi ex L. 937/77 maturati e non fruiti nel periodo dall'1.1.2007 al 3.2.2009, per un totale di giorni 9;
- e, comunque di ogni altro atto presupposto, preordinato, connesso o consequenziale anche non noto al ricorrente.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 11 giugno 2015 il dott. Marco Rinaldi e uditi nei preliminari i difensori avv. R. R. per il ricorrente e avv. dello Stato A. Roberti;
Il ricorrente è stato dispensato dal servizio per inabilità fisica, con decorrenza 4 febbraio 2009.
A seguito della cessazione dal servizio ha chiesto la monetizzazione di n. 86 giorni di congedo ordinario e n. 9 giorni di ex festività ex 933 del 1977 maturati e non fruiti nel periodo compreso tra il 2007 e la data di dispensa dal servizio.
L’Amministrazione gli ha riconosciuto la monetizzazione di n 51, anziché 86, giorni di congedo ordinario, negandogli la trasformazione in equivalente monetario di n. 35 giorni di congedo ordinario (perché maturati nel periodo in cui il ricorrente è stato collocato in aspettativa speciale in attesa che il Ministero si pronunciasse sul riconoscimento della dipendenza da casa di servizio della patologia per cui è stato dispensato) e dei giorni di ex festività ex 933 del 1977.
Nel presente giudizio impugna i provvedimenti in epigrafe indicati, insistendo nelle originarie richieste e chiedendo il pagamento degli accessori.
Il ricorso merita solo parziale accoglimento.
Va respinta la domanda con cui l’istante chiede la monetizzazione delle giornate di ex festività posto che, ex art. 1 e 2 L. 937/1977, le stesse devono essere obbligatoriamente fruite entro l’anno: la loro monetizzazione può avvenire solo con riferimento ai giorni non goduti “per esigenze di servizio ( e non per altra causa).
La domanda con cui il ricorrente chiede la monetizzazione del congedo ordinario maturato e non goduto nel periodo in cui si è protratto il procedimento di dispensa dal servizio merita, invece, accoglimento.
Il Collegio non intende discostarsi dai precedenti con cui la Sezione, nel decidere controversie simili a quella odierna, ha precisato che l’art. 18 del DPR 254 del 1999 – laddove prevede che al pagamento sostitutivo del congedo ordinario si procede, oltre che nei casi previsti dall'articolo 14, comma 14 del DPR n. 395 del 1995 (ossia, in caso di mancata fruizione del congedo alla data di cessazione del rapporto per documentate esigenze di servizio), anche quando lo stesso non sia stato fruito per decesso, per cessazione dal servizio per infermità o per dispensa dal servizio del dipendente disposta dopo il collocamento in aspettativa per infermità" - deve essere interpretato nel senso che il diritto alla monetizzazione del congedo non fruito deve coprire l'intero periodo del collocamento in aspettativa per infermità il quale sia culminato con la dispensa dal servizio (Tar Lecce n. 2986/2013) e che i ritardi dell’amministrazione nella conclusione del procedimento di dispensa dal servizio non devono ripercuotersi in pregiudizio del dipendente (cfr. Tar Lecce n. 947/2014 che richiama, altresì, Cons. Stato sez III, 16 dicembre 2013, n. 6012 secondo cui “Ai sensi dell'art. 18 dell'accordo nazionale di lavoro, approvato con d.P.R. 16 marzo 1999 n. 254, nel corso del periodo di aspettativa per infermità, alla quale ha fatto seguito la dispensa dal servizio, il pubblico dipendente ha maturato comunque il diritto al congedo ordinario e quindi alla sua monetizzazione”).
Per quanto riguarda la richiesta di interessi legali e rivalutazione monetaria, va rammentato che l'art. 22, comma 36, della legge 23 dicembre 1994, n. 724 attribuisce, per i crediti maturati successivamente al 31 dicembre 1994, unicamente il diritto ad ottenere la “maggior somma” fra interessi e rivalutazione monetaria, impedendo il "cumulo" degli accessori (A.P Cons. Stato. 15 giugno 1993, n. 3).
Alla luce del suddetto divieto di cumulo, applicabile al caso di specie riguardando la controversia in esame periodi successivi al 1994 e precisamente gli anni 2007, 2008 e 2009, l’Amministrazione dovrà riconoscere al ricorrente, oltre alla sorte capitale (monetizzazione dei giorni di congedo maturati e non fruiti), la spettanza degli interessi nella misura legale, mentre la rivalutazione monetaria sarà dovuta solo per l’eventuale eccedenza.
In conclusione, il ricorso deve essere accolto nei limiti di cui in motivazione.
Così deciso in Lecce nella camera di consiglio del giorno 11 giugno 2015 con l'intervento dei magistrati:
da panorama » dom ott 11, 2015 4:32 pm
1) - il ricorrente, Ispettore Capo della Polizia di Stato, è stato collocato in quiescenza, a domanda, a decorrere dal 22.12.2010 immediatamente dopo un periodo di congedo straordinario, fruito a partire dal 2.03.2010 e sino al 23.05.2010, e di aspettativa per infermità iniziato il 24.05.2010 e terminato il 16.07.2010, e non avendo usufruito per malattia di 20 giorni di congedo ordinario autorizzati con decorrenza dal 9 Agosto. Successivamente con nota del 9.09.2010 il Dipartimento di Medicina Legale di Caserta concedeva con decorrenza dalla data del 10.10.2010 sessanta giorni di t.n.i. al servizio di istituto.
IL TAR di Napoli precisa:
2) - si rivela, dunque, il fatto che il ricorrente è stato collocato in quiescenza a domanda, come da dimissioni volontarie in atti presentate sin dal 6.07.2010 con decorrenza dal 22.12.2010, costituendo pertanto la sua libera scelta la causa prima dell’interruzione del rapporto di impiego, scelta che ha impedito all’Amministrazione di consentirgli di fruire in altro periodo delle ferie residue.
SENTENZA ,sede di NAPOLI ,sezione SEZIONE 6 ,numero provv.: 201504626, - Public 2015-09-29 -
N. 04626/2015 REG.PROV.COLL.
N. 05298/2011 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 5298 del 2011, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Cesare Formato, con domicilio eletto ai sensi dell’art. 25 c.p.a. presso la segreteria del T.a.r. Campania - Napoli, piazza Municipio, 64;
Ministero dell'Interno, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, domiciliata in Napoli, Via Diaz, n. 11;
per l'accertamento del diritto alla corresponsione del compenso sostitutivo, in ordine al mancato pagamento di n. 35 giorni di congedo ordinario maturato e non fruito per motivi di malattia.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 luglio 2015 la dott.ssa Renata Emma Ianigro e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Con ricorso iscritto al n. 5298/2011 -OMISSIS- quale Ispettore Capo della Polizia di Stato in quiescenza dal 22.12.2010 per dimissioni volontarie instava ai fini del riconoscimento del compenso sostitutivo per congedo ordinario maturato e non fruito, previo annullamento del provvedimento prot. n. …. del 17.05.2011 con cui il Dirigente dell’Ufficio Amministrativo Contabile della Questura di Napoli respingeva la relativa istanza.
Esponeva di aver goduto per tutto l’anno solare 2010 di soli dieci giorni di congedo ordinario, e di non aver fruito dei residui 35 giorni poiché posto ininterrottamente in congedo straordinario dal 3.05.2010 e, successivamente, dal 24.05.2010 fino alla cessazione del servizio in aspettativa per malattia per riconosciuta causa di servizio.
- Violazione e falsa applicazione dell’art. 36 Cost., dell’art. 2109 c.c., dell’art. 14 d.p.r. 395/1995, dell’art. 18 d.p.r. n. 254/1999;
Nel caso di specie sussistono tutti i presupposti richiesti dalla normativa in quanto il ricorrente non ha fruito del congedo ordinario perché collocato a riposo per infermità dipendente da causa di servizio. Il diritto al congedo ordinario che matura anche durante il periodo di aspettativa per infermità include automaticamente il diritto al compenso sostitutivo ove tali ferie non vengano fruite.
Sulla base di tali ragioni concludeva quindi per l’accoglimento del ricorso con vittoria di spese di giudizio da distrarsi in favore del procuratore antistatario.
Alla pubblica udienza di discussione dell’8.07.2015 il ricorso è stato introitato per la decisione.
Vale premettere che il ricorrente, Ispettore Capo della Polizia di Stato, è stato collocato in quiescenza, a domanda, a decorrere dal 22.12.2010 immediatamente dopo un periodo di congedo straordinario, fruito a partire dal 2.03.2010 e sino al 23.05.2010, e di aspettativa per infermità iniziato il 24.05.2010 e terminato il 16.07.2010, e non avendo usufruito per malattia di 20 giorni di congedo ordinario autorizzati con decorrenza dal 9 Agosto. Successivamente con nota del 9.09.2010 il Dipartimento di Medicina Legale di Caserta concedeva con decorrenza dalla data del 10.10.2010 sessanta giorni di t.n.i. al servizio di istituto.
Tanto premesso, in ragione della suddetta, protratta assenza dal servizio il ricorrente non ha, dunque, fruito dei giorni di congedo maturati nel 2010, di qui l’azione spiegata in giudizio volta a conseguire il riconoscimento del diritto alla monetizzazione delle ferie non godute.
Ciò posto, e venendo al merito della res iudicanda, occorre muovere dalla ricostruzione della cornice normativa di riferimento alla stregua delle cui coordinate dovrà essere orientato il presente decisum. Nella suddetta prospettiva viene, anzitutto, in rilievo il disposto di cui all’art 14 del D.P.R. 31.7.1995 n. 395, recante il recepimento dell'accordo sindacale del 20 luglio 1995 riguardante il personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile e che, per quanto di più diretto interesse, dispone: “……7. Il congedo ordinario è un diritto irrinunciabile e non è monetizzabile. 11. Il diritto al congedo ordinario non è riducibile in ragione di assenza per infermità, anche se tale assenza si sia protratta per l'intero anno solare. In quest'ultima ipotesi il dirigente autorizza il periodo di godimento del congedo ordinario in relazione alle esigenze di organizzazione del servizio. 12. Le infermità insorte durante la fruizione del congedo ordinario ne interrompono il godimento nei casi di ricovero ospedaliero o di infortuni e malattie superiori a 3 giorni, adeguatamente e debitamente documentate e che l'amministrazione sia posta in condizione di accertare a seguito di tempestiva informazione. 14. Fermo restando il disposto del comma 7, all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, qualora il congedo ordinario spettante a tale data non sia stato fruito per documentate esigenze di servizio, si procede al pagamento sostitutivo dello stesso”.
Su tale quadro regolatorio si innesta poi l’articolo 18 comma 1 del D.P.R. 16-3-1999 n. 254, recante il recepimento dell'accordo sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile e del provvedimento di concertazione delle Forze di polizia ad ordinamento militare relativi al quadriennio normativo 1998-2001 ed al biennio economico 1998-1999, a tenore del quale:. Al pagamento sostitutivo del congedo ordinario si procede, oltre che nei casi previsti dall'articolo 14, comma 14, del decreto del Presidente della Repubblica n. 395 del 1995, anche quando lo stesso non sia stato fruito per decesso, per cessazione dal servizio per infermità o per dispensa dal servizio del dipendente disposta dopo il collocamento in aspettativa per infermità”.
Autorevole giurisprudenza ha precisato che:
a) il diritto del lavoratore al godimento delle ferie retribuite, che è solennemente affermato dall'art. 36 della Costituzione, non soffre in via di massima limite per la sospensione del rapporto per malattia del lavoratore (in tema di lavoro privato, è stato affermato che la maturazione di tale diritto non può essere impedita dalla sospensione del rapporto per malattia del lavoratore, con la conseguenza della parificazione al servizio effettivo del periodo di assenza per malattia: Cass., SS. UU., 12 novembre 2001, n. 14020);
b) anche nel settore dell'impiego pubblico non contrattualizzato, il mancato godimento delle ferie, non imputabile all'interessato non preclude di suo l'insorgenza del diritto alla percezione del compenso sostitutivo. Si tratta, infatti, di un diritto che per sua natura prescinde dal sinallagma prestazione lavorativa-retribuzione che governa il rapporto di lavoro subordinato e non riceve, quindi, compressione in presenza di altra causa esonerativa dall'effettività del servizio (nella specie collocamento in aspettativa per malattia);
c) i casi in cui vi è diritto al compenso sostitutivo dei periodi di ferie non fruite - espressamente contemplati agli artt. 14 del d.P.R. n. 395 del 1995 e 18 del d.P.R. n. 254 del 1999 - non hanno carattere costitutivo del diritto invocato, ma ricognitivo di singole fattispecie, perciò non esauriscono con carattere di tassatività ogni altra ipotesi riconducibile alla tutela del diritto in questione e, fra queste, la mancata fruizione delle ferie per collocamento in aspettativa per infermità;
d) in conclusione "nel caso di aspettativa per infermità, il diritto al congedo ordinario e al compenso sostitutivo costituiscono due facce inscindibili di una stessa situazione giuridica, per cui al primo in ogni caso si dovrà sostituire il secondo" (cfr. T.A.R. sez. VI Napoli , Campania n. 3041 del 09/06/2011; T.A.R. Napoli (Campania) sez. VI n. 2620 dell’11/05/2011; Consiglio di Stato, sez. VI, 15 giugno 2010, n. 7364; Consiglio di Stato, sez. VI, 07 maggio 2010, n. 2663; Consiglio di Stato, sez. VI, 01 dicembre 2010, n. 8372; Consiglio di Stato, sez. VI, 1 aprile 2009, n. 2031; Consiglio di Stato, sez. VI, 18 novembre 2010, n. 8100 e giurisprudenza ivi richiamata).
Orbene, rileva il Collegio che se è vero che il diritto al congedo ordinario (indisponibile, irrinunciabile ed indegradabile da parte del datore di lavoro, anche se pubblico), maturabile pure nel periodo di aspettativa per infermità include automaticamente il diritto al compenso sostitutivo, ove tali ferie non vengano fruite, è altrettanto vero che tale evenienza, alla stregua di una lettura sistemica della richiamata normativa, implica comunque una situazione oggettiva di impossibilità di fruire in altro periodo delle ferie anche in ragione della sopravvenuta cessazione del rapporto di lavoro per evenienze sottratte alla disponibilità del lavoratore, come ad esempio nelle ipotesi di decesso, per cessazione dal servizio per infermità o per dispensa dal servizio del dipendente disposta dopo il collocamento in aspettativa per infermità.
Dirimente in senso ostativo alle rivendicazioni attoree si rivela, dunque, il fatto che il ricorrente è stato collocato in quiescenza a domanda, come da dimissioni volontarie in atti presentate sin dal 6.07.2010 con decorrenza dal 22.12.2010, costituendo pertanto la sua libera scelta la causa prima dell’interruzione del rapporto di impiego, scelta che ha impedito all’Amministrazione di consentirgli di fruire in altro periodo delle ferie residue.
In definitiva per le ragioni esposte il ricorso va respinto e, quanto alle spese di giudizio, ritiene il Collegio che sussistano giusti motivi, in considerazione della peculiarità della vicenda scrutinata e della natura delle questioni tratte cui si riconnettono ragioni di equità, per compensare tra le parti le spese processuali.
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Sesta) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge;
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 8 luglio 2015 con l'intervento dei magistrati:
da panorama » lun mar 21, 2016 8:22 pm
L'Amministrazione perde l'Appello.
1) - veniva autorizzato a fruire della posizione di ‘congedo ordinario’ dal 5 novembre al 31 dicembre; ma dal 4 settembre al 10 dicembre doveva assentarsi dal servizio a causa di una malattia (che la CMO di Cagliari giudicava ‘dipendente da causa di servizio’).
2) - la mancata fruizione delle stesse è dipesa da ragioni del tutto indipendenti dalla sua volontà.
viene richiamato:
L’art.14, comma 14°, del DPR n. 395 del 1995;
L’art.18 del D.P.R. n. 254 del 1999;
3) - Il principio generale che la giurisprudenza ha tratto da tale (disarticolato e frammentario) ‘coacervo’ di norme, è quello secondo cui il diritto alla ‘monetizzazione’ del ‘congedo ordinario (non fruito)’ matura ogniqualvolta il dipendente non ne abbia potuto usufruire (id est: non abbia potuto disporre e godere delle sue ‘ferie’) a cagione ed in ragione di obiettive ‘esigenze di servizio’ o comunque per cause da lui non dipendenti o a lui non imputabili (Cfr. C.S., VI^, 24.2.2009 n.1084; Id., 26.1.2009 n.339; Id., 23.7.2008 n.3636).
4) - Fra queste ultime ‘svetta’ il caso della ‘insorgenza di una malattia’; e, a maggior ragione, se essa sia dipesa da causa di servizio.
5) - La sua malattia è insorta, infatti, proprio in costanza del rapporto di lavoro che lo legava all’Amministrazione; ed è stata ritenuta, dai competenti Organi sanitari, dipendente da causa di servizio.
- ) - Sicchè, a ben guardare, nella fattispecie dedotta in giudizio appaiono applicabili entrambe le norme sopra citate (fermo restando che ai fini del riconoscimento del diritto per cui è causa è sufficiente far ricorso anche all’applicazione di una sola di esse).
6) - E poiché secondo un principio ritenuto ormai jus receptum nell’Ordinamento, il diritto al congedo straordinario (ferie) è indisponibile, irrinunciabile ed “indegradabile”, essendo posto da norme inderogabili riconducibili ad un valore costituzionale (che nell’art.36 della Costituzione trova la sua più alta e chiara espressione), è evidente che la soluzione prospettata dall’Amministrazione appellante non è praticabile.
SENTENZA ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 3 ,numero provv.: 201601138
- Public 2016-03-21 -
N. 01138/2016REG.PROV.COLL.
N. 03007/2010 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 3007 del 2010, proposto dal Ministero dell'Interno - Questura di Cagliari, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la cui sede, in Roma, Via dei Portoghesi n.12, è ex lege domiciliato;
A. P., non costituitosi in giudizio;
della sentenza n. 2183 del 18.11.2009, pubblicata il 16.12.2009, resa dal T.A.R. SARDEGNA – Cagliari, Sez.I^;
Nominato Relatore nell'udienza pubblica del giorno 2 luglio 2015 il Cons. Carlo Modica de Mohac e udito l’Avvocato dello Stato Agnese Soldani;
I. Il Sig. A. P. ha prestato servizio alle dipendenze della Polizia di Stato (presso la Questura di Cagliari) dall’1.9.1969 al 2.1.2000 in qualità di Sovrintendente Capo; ed è cessato dal servizio, a domanda, il 2.1.2000.
Nel 1999 veniva autorizzato a fruire della posizione di ‘congedo ordinario’ dal 5 novembre al 31 dicembre; ma dal 4 settembre al 10 dicembre doveva assentarsi dal servizio a causa di una malattia (che la CMO di Cagliari giudicava ‘dipendente da causa di servizio’).
Non avendo potuto, pertanto, fruire del congedo straordinario (che gli era stato autorizzato), con note del 16.12.1999 e del 5.6.2000 chiedeva il pagamento di 47 giorni di congedo che non aveva potuto utilizzare.
Con nota del 29.6.2000 l’Amministrazione opponeva rifiuto alla sua richiesta, sostenendo la tesi secondo cui l’art.18 del D.P.R. n. 254 del 1999 non contemplerebbe la possibilità di “monetizzare” il congedo ordinario non fruito a cagione di sopravvenuto collocamento in aspettativa per malattia (pur se ‘per riconosciuta causa di servizio’).
II. Con ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (notificato il 31.7.2001 e depositato il successivo 29.8.2001), l’interessato chiedeva l’accertamento ed il riconoscimento giudiziale del suo diritto ad ottenere il compenso sostitutivo delle ferie non godute nel 1999 (per 47 giorni), rappresentando che la mancata fruizione delle stesse è dipesa da ragioni del tutto indipendenti dalla sua volontà.
Ritualmente costituitasi, l’Amministrazione eccepiva l’infondatezza del ricorso.
III. Con sentenza n. 2183 del 18.11.2009 (pubblicata il 16.12.2009), il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna, Sez. I^, in accoglimento del ricorso riconosceva e dichiarava che il ricorrente ha diritto alla invocata monetizzazione (id est: al pagamento del corrispettivo dovuto per le ferie non godute a cagione ed in ragione della malattia dipendente da causa di servizio dalla quale è stato affetto); e condannava l’Amministrazione al pagamento di quanto dovutogli, oltre alle spese giudiziali.
IV. Con l’atto di appello in esame l’Amministrazione ha impugnato la predetta sentenza, e ne chiede l’annullamento o la riforma per le conseguenti statuizioni ripristinatorie, conformative e di condanna.
L’intimato non si è costituito in giudizio.
Nel corso del giudizio l’Amministrazione ha insistito, con una ulteriore memoria difensiva, nella domanda giudiziale proposta con l’appello.
1. L’appello dell’Amministrazione è infondato.
Con unico articolato mezzo di gravame l’Amministrazione lamenta la ingiustizia dell’appellata sentenza per violazione dell’art.14, comma 14°, del DPR n.395 del 1995, deducendo che erroneamente il Giudice di primo grado ha ritenuto che al dipendente è dovuta la c.d. “monetizzazione” per le ferie non godute (id est: il pagamento del corrispettivo dovuto per le ferie non fruite) anche per il periodo in cui egli si trovi in “aspettativa per infermità”.
Il Ministero appellante sostiene, cioè, che il dipendente non ha diritto alla monetizzazione delle ferie non godute per il periodo in cui sia stato collocato in aspettativa per infermità; e ciò neanche nel caso in cui l’infermità sia stata contratta a causa di servizio.
1.1. L’art.14, comma 14°, del DPR n. 395 del 1995 (avente ad oggetto il recepimento dell’Accordo sindacale per le Forze di Polizia ad ordinamento civile) stabilisce che il pagamento del congedo ordinario ‘non fruito’ è ammesso nell’ipotesi in cui all’atto della cessazione del servizio risulti che il dipendente non abbia potuto usufruire del congedo in questione per motivate esigenze di servizio.
L’art.18 del D.P.R. n. 254 del 1999 prevede, inoltre, che la predetta ‘monetizzazione’ è ammessa anche in caso di decesso, di cessazione dal servizio per infermità o per dispensa (disposta dopo il collocamento in aspettativa per infermità).
Il principio generale che la giurisprudenza ha tratto da tale (disarticolato e frammentario) ‘coacervo’ di norme, è quello secondo cui il diritto alla ‘monetizzazione’ del ‘congedo ordinario (non fruito)’ matura ogniqualvolta il dipendente non ne abbia potuto usufruire (id est: non abbia potuto disporre e godere delle sue ‘ferie’) a cagione ed in ragione di obiettive ‘esigenze di servizio’ o comunque per cause da lui non dipendenti o a lui non imputabili (Cfr. C.S., VI^, 24.2.2009 n.1084; Id., 26.1.2009 n.339; Id., 23.7.2008 n.3636).
Fra queste ultime ‘svetta’ il caso della ‘insorgenza di una malattia’; e, a maggior ragione, se essa sia dipesa da causa di servizio.
Non appare revocabile in dubbio, pertanto, che al ricorrente (odierno appellato) spettasse e spetti (come correttamente statuito dal Giudice di prime cure) la invocata ‘monetizzazione’.
La sua malattia è insorta, infatti, proprio in costanza del rapporto di lavoro che lo legava all’Amministrazione; ed è stata ritenuta, dai competenti Organi sanitari, dipendente da causa di servizio.
Sicchè, a ben guardare, nella fattispecie dedotta in giudizio appaiono applicabili entrambe le norme sopra citate (fermo restando che ai fini del riconoscimento del diritto per cui è causa è sufficiente far ricorso anche all’applicazione di una sola di esse).
Ed invero, l’art.18 del D.P.R. n.254 del 1999 è applicabile:
- sia in quanto il dato testuale della predetta norma consente di ritenere (non ravvisandosi argomenti logico-esegetici che precludano tale interpretazione) che il “collocamento in aspettativa per infermità” (del quale il dipendente ha fruito) realizzi una particolare ipotesi, seppur transitoria, di “cessazione dal servizio per infermità”; posizione che in forza della citata norma dà certamente titolo all’ottenimento dell’invocato compenso sostitutivo;
- sia in quanto nel caso in esame risulta evidente (per tabulas) che dalla predetta infermità contratta a causa di servizio è poi dipesa anche la definitiva cessazione dal servizio; sicchè, anche sotto questo ulteriore profilo, non è seriamente dubitabile che il caso rientri perfettamente nella fattispecie descritta dalla richiamata norma;
Ma alla fattispecie dedotta in giudizio appare applicabile anche l’art. 14. comma 14°, del DPR n. 395 del 1995; e ciò in quanto la circostanza che l’insorgenza della malattia è stata ritenuta dipendente da causa di servizio, consente di affermare che la mancata fruizione delle ferie (oltre a non essere dipesa da fatti imputabili al dipendente) sia comunque eziologicamente da ricondurre (e sia comunque riconducibile) ad ‘esigenze di servizio’ (rectius: all’espletamento di attività poste in essere per esigenze di servizio, e non certo per motivi personali o futili, o estranei al rapporto di servizio).
1.2. D’altra parte anche il c.d. “ragionamento a contrario” conduce alle medesime conclusioni.
Ove prevalesse l’”interpretazione” restrittiva propugnata dall’Amministrazione, si dovrebbe giungere alla conclusione che il dipendente che a cagione di una malattia fosse costretto a restare in aspettativa per un periodo corrispondente a quello destinato alle ferie e che non potesse più (per varie ragioni) “recuperarle” (id est: fruirne), resterebbe - per l’anno in questione - totalmente privo del periodo di ferie e parimenti totalmente privo della relativa ‘monetizzazione’ (non ostante questa costituisca, almeno in linea di principio, un espediente giuridico volto a ristorarlo per la perdita subìta).
E poiché secondo un principio ritenuto ormai jus receptum nell’Ordinamento, il diritto al congedo straordinario (ferie) è indisponibile, irrinunciabile ed “indegradabile”, essendo posto da norme inderogabili riconducibili ad un valore costituzionale (che nell’art.36 della Costituzione trova la sua più alta e chiara espressione), è evidente che la soluzione prospettata dall’Amministrazione appellante non è praticabile.
1.3. Né ha pregio l’argomentazione secondo cui il periodo di aspettativa per infermità è equipollente (id est: equivalente e comunque sovrapponibile e dunque sostituibile) al periodo dedicato al congedo ordinario: è infatti evidente che il riposo feriale (il c.d. “otium” di senecana memoria, celebrato dalla tradizione classica) costituisce un “valore culturale” che ha anche (e soprattutto) una funzione, per così dire, ‘spirituale’ (che si risolve nell’obiettivo di consentire, al di fuori del rapporto di lavoro, il sano sviluppo della personalità umana mediante il perseguimento della soddisfazione e della valorizzazione delle inclinazioni e qualità personali); funzione, dunque, che oltrepassa e trascende la pura salvaguardia (e la speranza della ricostituzione) della salute.
Ragion per cui il ‘diritto’ al riposo feriale, come quello alla giusta retribuzione, concorre al compiuto e corretto esercizio del complesso dei “diritti di libertà” (nella cui categoria va certamente inscritto), nonché dei diritti della personalità.
Ne consegue che neanche sotto il dedotto profilo la tesi dell’Amministrazione può essere condivisa.
2. In considerazione delle superiori osservazioni, l’appello dell’Amministrazione va respinto, con conseguente conferma dell’appellata sentenza e delle dichiarazioni giudiziali in essa contenute, per gli effetti conformativi e di condanna che ne conseguono.
La mancata costituzione in giudizio dell’appellante esime il Collegio da ogni statuizione in ordine alle spese.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), respinge l’appello proposto dall’Amministrazione.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 2 luglio 2015 con l'intervento dei Signori Magistrati:
da panorama » ven mag 06, 2016 11:37 pm
La Corte Costituzionale si pronuncia ancora una volta.
vedi sentenza n. 95/2016 del 06/05/2016.
da panorama » dom ott 30, 2016 2:09 pm
1) - in data 16.4.2010, ha inoltrato domanda di cessazione dal servizio, che è stata accolta con provvedimento n. 208 del 1.9.2010. Conseguentemente, dal 31.12.2010, è stato collocato in quiescenza, .....
2) - In data 27.6.2010 il ricorrente ha inoltrato una richiesta di concessione di n. 57 giorni di ferie, maturate nel corso dell’anno 2009/2010, da fruire con decorrenza 5.10.2010, e fino al 31.12.2010.
3) - In data 14.9.2010, nell’ambito dello svolgimento delle proprie mansioni, il ricorrente subiva un infortunio (-OMISSIS-), a seguito del quale veniva collocato in aspettativa per malattia, da tale data sino al 29.12.2010.
N.B.: il TAR di Milano precisa altresì:
Attesa la natura risarcitoria e non retributiva dell'indennità in questione (T.A.R. Abruzzo, l'Aquila, Sez. I, 26.11.2015 n. 787), l'importo come sopra determinato, in quanto debito di valore, dovrà essere rivalutato all'attualità, e sullo stesso dovranno essere computati gli interessi legali a far data dal 29.12.2010, data della richiesta stragiudiziale formulata dalla ricorrente al Ministero, fino all'effettivo soddisfo (T.A.R. Piemonte, Sez. I, 27.6.2013, n. 844).
SENTENZA BREVE ,sede di MILANO ,sezione SEZIONE 4 ,numero provv.: 201601868, - Public 2016-10-14 -
N. 01868/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00736/2011 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 736 del 2011, proposto da:
-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avvocato Giampiero Chiodo, con domicilio eletto presso il suo studio in Milano, Via De Amicis n. 33;
Ministero dell'Interno, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Milano, via Freguglia, 1;
del provvedimento n. …./Mon/2011 del 04.02.2011, notificato il 17.02.2011, a firma del Dirigente dell’Ufficio Amministrativo Contabile della Questura di Milano, con cui veniva opposto diniego alla richiesta del ricorrente di monetizzare n. 57 giorni di concedo ordinario relativi all'anno 2009/2010.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 29 settembre 2016 il dott. Mauro Gatti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Il ricorrente, dipendente della OMISSIS della OMISSIS di Milano, in data 16.4.2010, ha inoltrato domanda di cessazione dal servizio, che è stata accolta con provvedimento n. 208 del 1.9.2010. Conseguentemente, dal 31.12.2010, è stato collocato in quiescenza, per il conseguimento dei requisiti anagrafici e contributivi, con l’attribuzione relativo trattamento pensionistico.
In data 27.6.2010 il ricorrente ha inoltrato una richiesta di concessione di n. 57 giorni di ferie, maturate nel corso dell’anno 2009/2010, da fruire con decorrenza 5.10.2010, e fino al 31.12.2010.
In data 14.9.2010, nell’ambito dello svolgimento delle proprie mansioni, il ricorrente subiva un infortunio (-OMISSIS-), a seguito del quale veniva collocato in aspettativa per malattia, da tale data sino al 29.12.2010.
Con il presente ricorso l’istante impugna il provvedimento di diniego opposto dall’Amministrazione resistente alla monetizzazione dei predetti n. 57 giorni di congedo ordinario non goduti a causa della malattia.
La difesa erariale si è costituita in giudizio, solo formalmente, depositando documentazione, senza tuttavia articolare memorie difensive, né contestando, in fatto, la ricostruzione sopra evidenziata.
All’udienza pubblica del 29.9.2016 la causa è stata trattenuta in decisione.
Il ricorso va accolto atteso che, con specifico riferimento al comparto di pubblico impiego cui appartengono gli agenti di Polizia di Stato, per giurisprudenza costante, i casi in cui vi è il diritto al compenso sostitutivo dei periodi di ferie non fruite, espressamente contemplati agli artt. 14, D.P.R. n. 395/1995 e 18 D.P.R. n. 254/1999, non hanno carattere costitutivo del diritto invocato, ma ricognitivo di singole fattispecie, non esaurendo con carattere di tassatività ogni altra ipotesi riconducibile alla tutela del diritto in questione, e fra queste, la mancata fruizione delle ferie per collocamento in aspettativa per malattia. In quest’ultima fattispecie, il mancato godimento delle ferie, non imputabile all'interessato, non preclude pertanto l'insorgenza del diritto alla percezione del compenso sostitutivo trattandosi infatti di un diritto che per sua natura prescinde dal sinallagma prestazione lavorativa/retribuzione che governa il rapporto di lavoro subordinato, non ricevendo quindi compressione in presenza di altra causa esonerativa dall'effettività del servizio (C.S., Sez. III, 21.3.2016 n. 1138, Sez. VI, 5.10.2010 n. 7295).
In conclusione, il ricorso va pertanto accolto, dovendosi annullare il provvedimento impugnato, e per l’effetto condannare l’Amministrazione resistente al pagamento del compenso equivalente ai 57 giorni di ferie relative all’anno 2009/2010, maturate e non godute dal ricorrente.
Va invece rigettata la richiesta di condanna al pagamento della sanzione di cui all’art. 26 c. 2 c.p.c., tenuto conto del contenuto della Circolare invocata dall’Amministrazione, che sebbene inidonea a giustificare il rigetto del ricorso, esclude comunque la temerarietà della resistenza nel presente giudizio.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, nei termini di cui in motivazione.
Condanna l’Amministrazione al pagamento delle spese processuali, equitativamente e complessivamente liquidate in Euro 2.500,00, oltre agli oneri di legge.
Così deciso in Milano nella camera di consiglio del giorno 29 settembre 2016 con l'intervento dei magistrati:
Mauro Gatti	Angelo Gabbricci
da panorama » lun feb 06, 2017 10:29 am
1) - Il ricorrente ha chiesto, con istanza del 22 ottobre 2003, la liquidazione del compenso sostitutivo delle ferie maturate e non fruite relative agli anni 2002 e 2003 per un totale di giorni 53 di congedo ordinario e di 7 giorni di riposo non goduti.
2) - L'Amministrazione accoglieva la richiesta relativamente alla monetizzazione di 9 giorni di congedo ordinario e di 1 giorno di riposo maturati per il periodo dall’1 gennaio 2002 al 17 aprile 2002.
3) - A seguito di istanza di riesame della vicenda da parte del lavoratore proposta in data 14 dicembre 2011, l’amministrazione con nota del 29 gennaio 2013 denegava la richiesta di liquidazione sul presupposto della intervenuta prescrizione del diritto di credito vantato dal lavoratore.
Il Tar di Reggio Calabria precisa:
4) - Del resto, appare logico che le disposizioni invocate dal ricorrente complessivamente consentano la monetizzazione del congedo ordinario, laddove non goduto per cause comunque non imputabili al dipendente.
5) - Al pubblico dipendente, quindi, spetta un compenso sostitutivo delle ferie non godute, che discende, indipendentemente da una normativa espressa che preveda l’indennità, direttamente dal mancato godimento, allorché sia certo che la detta mancanza non sia stata determinata dalla volontà del lavoratore, bensì da esigenze di servizio;
- ) - ciò in quanto il carattere indisponibile del diritto alle ferie non esclude l’obbligo del datore di lavoro, anche pubblico di corrispondere un compenso sostitutivo per le prestazioni effettivamente rese dal dipendente malgrado il divieto, non essendo logico far derivare da una violazione dell’art. 36 Cost. imputabile alla P.A. il venir meno del diritto all’equivalente pecuniario di una prestazione comunque effettuata" (cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. IV, 29 agosto 2002 n. 4332; sez. VI, 5 gennaio 2001 n. 8; sez. V, 30 giugno 1998 n. 985; nonché T.A.R. Umbria, 23 gennaio 2007 n. 35; T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, 29 maggio 2003 n. 432; T.A.R. Puglia, Bari, sez. II, 7 aprile 2003 n. 1620; T.A.R. Calabria, Catanzaro, 3 maggio 2011 n. 598).
6) - Quanto alla natura risarcitoria del credito vantato ritiene il Collegio di dover fare applicazione dei principi espressi dalla Corte di Cassazione, Sez. Lavoro ( Cass. Civ. Sez. Lav., Sent. 11 maggio 2011 n.10341), e ribaditi anche dal Consiglio di Stato ( Cons. St., Sez. V, Sent. 1 ottobre 2013 n.4878).
Il proposto ricorso merita, quindi, accoglimento.
7) - Ne consegue che va accertato e dichiarato il diritto del ricorrente a percepire il compenso sostitutivo per congedo ordinario maturato e non goduto, come richiesto alla amministrazione con la istanza del 22 ottobre 2003, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dovuto al soddisfo-
Cmq. legete il tutto qui sotto.
SENTENZA ,sede di REGGIOCALABRIA ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201600614, - Public 2016-05-31 -
N. 00614/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00513/2015 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 513 del 2015, proposto da:
Fortunato Mangiola, rappresentato e difeso dagli avv. Aldo Porcelli, Vittoria Porcelli, con domicilio eletto presso Aldo Porcelli Avv. in Reggio Calabria, Via Miraglia, 5;
Ministero dell'Interno, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale Dello Stato, domiciliato in Reggio Calabria, Via del Plebiscito, 15;
della nota n. 804 del 18 ottobre 2004 e la nota 9923 del 15 febbraio 2013 del Dirigente della Questura di Reggio Calabria;
e per l’ accertamento del diritto del ricorrente a percepire il compenso sostitutivo per congedo ordinario maturato e non goduto per gli anni 2002 e 2003;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 aprile 2016 la dott.ssa Angela Fontana e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Espone il ricorrente, Assistente Capo della Polizia di Stato, collocato in quiescenza per inabilità fisica a decorrere dal 18 ottobre 2003 di aver chiesto, con istanza del 22 ottobre 2003, la liquidazione del compenso sostitutivo delle ferie maturate e non fruite relative agli anni 2002 e 2003 per un totale di giorni 53 di congedo ordinario e di 7 giorni di riposo non goduti.
L’amministrazione, con nota prot. n. 804 del 18 ottobre 2004, accoglieva la richiesta relativamente alla monetizzazione di 9 giorni di congedo ordinario e di 1 giorno di riposo maturati per il periodo dall’1 gennaio 2002 al 17 aprile 2002 ma evidenziava, tra l’altro, che il lavoratore era stato in aspettativa per infermità dal 18 aprile 2002 al 17 ottobre 2003 e che era poi seguita la dispensa dal servizio con decorrenza 18 ottobre 2003 e che, pertanto, la richiesta di liquidazione avanzata non poteva essere accolta.
A seguito di istanza di riesame della vicenda da parte del lavoratore proposta in data 14 dicembre 2011, l’amministrazione con nota del 29 gennaio 2013 denegava la richiesta di liquidazione sul presupposto della intervenuta prescrizione del diritto di credito vantato dal lavoratore.
Il signor Mangiola impugna i provvedimenti di diniego fondati sull’erroneo presupposto della non spettanza del compenso sostitutivo (in ragione della permanenza del lavoratore in congedo per malattia a ridosso della cessazione dal servizio) evidenziando, peraltro, la natura risarcitoria e non retributiva del credito.
Il ricorso viene ritenuto per la decisione alla pubblica udienza del 6 aprile 2016.
1. È d’uopo rammentare che dal combinato disposto dell’art. 14, comma 14, del D.P.R. 395 del 1995 e dell'art. 18, comma 1, del D.P.R. 254 del 1999, emerge che la monetizzazione del congedo ordinario è consentita soltanto all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, qualora la fruizione del congedo medesimo spettante a quel momento non sia stata consentita per documentate esigenze di servizio, ovvero per decesso, per cessazione dal servizio per infermità o per dispensa dal servizio del dipendente disposta dopo il collocamento in aspettativa per infermità.
Tali ipotesi risultano tassative, in quanto contemplate da norme speciali rispetto a quella ordinaria, in forza della quale “il congedo ordinario è un diritto irrinunciabile e non è monetizzabile" (cfr. art. 14, comma 7, D.P.R. 395 cit.): e, se così è, ogni operazione ermeneutica in via di analogia per quanto attiene ai testé riferiti art. 14, comma 14, del D.P.R. 395 del 1995 e art. 18, comma 1, del D.P.R. 254 del 1999 è inderogabilmente preclusa all'interprete.
Del resto, appare logico che le disposizioni invocate dal ricorrente complessivamente consentano la monetizzazione del congedo ordinario, laddove non goduto per cause comunque non imputabili al dipendente.
2. Né tali considerazioni rivelano punti di confliggenza con le previsioni dettate dall’art. 11 del D.P.R. 11 settembre 2007 n. 170, le quali stabiliscono che:
- “qualora indifferibili esigenze di servizio non abbiano reso possibile la completa fruizione del congedo ordinario nel corso dell'anno, la parte residua deve essere fruita entro l'anno successivo. Compatibilmente con le esigenze di servizio, in caso di motivate esigenze di carattere personale, il dipendente deve fruire del congedo residuo entro l'anno successivo a quello di spettanza” (comma 1);
- “al pagamento sostitutivo del congedo ordinario si procede, oltre che nei casi previsti dall'articolo 14, comma 14, del decreto del Presidente della Repubblica 31 luglio 1995, n. 395 e dell'articolo 18, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 6 marzo 1999, n. 254, anche nei casi di transito ai sensi dell'articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982, n. 339, dell'articolo 2 del decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali 7 ottobre 2005, n. 228, e dell'articolo 75 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443, qualora non sia prevista nell'amministrazione di destinazione la fruizione del congedo maturato e non fruito”.
3. Viene in considerazione il principio per cui sussiste il diritto di un pubblico dipendente a percepire l’indennità per ferie non godute, oltre interessi e rivalutazione monetaria, nel caso in cui l’interessato sia privo di piena autonomia ed insindacabilità nello stabilire quando collocarsi in ferie, e di sussistenza della prova della impossibilità a fruire del diritto alle ferie per causa non imputabile al medesimo dipendente, e, per converso, addebitabile ad obiettive esigenze di servizio ostative al relativo godimento.
Infatti, il diritto al compenso sostitutivo delle ferie non godute discende direttamente dalla mancata fruizione del relativo congedo, e dal fatto che quest’ultima non sia stato determinato dalla volontà unilaterale del dipendente; e ciò perché, in presenza di tali condizioni, il carattere indisponibile del diritto alle ferie, di cui all’art. 36 Cost., non esclude l’obbligo del datore di lavoro di corrispondere lo speciale compenso sostitutivo per le prestazioni effettivamente rese dal dipendente malgrado il divieto (T.A.R. Campania, Napoli, sez. V, 2 settembre 2013 n. 4142).
Al pubblico dipendente, quindi, spetta un compenso sostitutivo delle ferie non godute, che discende, indipendentemente da una normativa espressa che preveda l’indennità, direttamente dal mancato godimento, allorché sia certo che la detta mancanza non sia stata determinata dalla volontà del lavoratore, bensì da esigenze di servizio; ciò in quanto il carattere indisponibile del diritto alle ferie non esclude l’obbligo del datore di lavoro, anche pubblico di corrispondere un compenso sostitutivo per le prestazioni effettivamente rese dal dipendente malgrado il divieto, non essendo logico far derivare da una violazione dell’art. 36 Cost. imputabile alla P.A. il venir meno del diritto all’equivalente pecuniario di una prestazione comunque effettuata" (cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. IV, 29 agosto 2002 n. 4332; sez. VI, 5 gennaio 2001 n. 8; sez. V, 30 giugno 1998 n. 985; nonché T.A.R. Umbria, 23 gennaio 2007 n. 35; T.A.R. Calabria, Reggio Calabria, 29 maggio 2003 n. 432; T.A.R. Puglia, Bari, sez. II, 7 aprile 2003 n. 1620; T.A.R. Calabria, Catanzaro, 3 maggio 2011 n. 598).
4. Quanto alla natura risarcitoria del credito vantato ritiene il Collegio di dover fare applicazione dei principi espressi dalla Corte di Cassazione, Sez. Lavoro ( Cass. Civ. Sez. Lav., Sent. 11 maggio 2011 n.10341), e ribaditi anche dal Consiglio di Stato ( Cons. St., Sez. V, Sent. 1 ottobre 2013 n.4878).
Ne consegue che va accertato e dichiarato il diritto del ricorrente a percepire il compenso sostitutivo per congedo ordinario maturato e non goduto, come richiesto alla amministrazione con la istanza del 22 ottobre 2003, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dovuto al soddisfo-
Dalla predetta somma va comunque sottratto quanto già dalla amministrazione riconosciuto a favore del lavoratore per effetto del provvedimento del 18 ottobre 2004.
definitivamente pronunciando sul ricorso n. 513 del 2015, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto:
- annulla, nei limiti di cui in motivazione, la nota n. 804 del 18 ottobre 2004 e la nota 9923 del 15 febbraio 2013;
- accerta e dichiara il diritto del ricorrente a percepire il compenso sostitutivo per congedo ordinario maturato e non goduto per documentate esigenze di servizio, nei limiti precedentemente indicati, relativamente agli anni 2002 e 2003;
- condanna la resistente Amministrazione, nella persona del Ministro p.t., a corrispondere al ricorrente le somme alla medesima spettanti al titolo di cui sopra, oltre interessi e rivalutazione monetaria dal dovuto al soddisfo.
Condanna il Ministero dell’Interno al pagamento nei confronti del signor Mangiola delle spese del presente giudizio che liquida in euro 1.500,00 (millecinquecento) oltre alla restituzione del contributo unificato, se versato.
N.B.: nel sito ad oggi non risulta proposto Appello dall'Amm.ne
da panorama » lun feb 06, 2017 10:38 am
N.B.: la sentenza del Tar di Lecce n. 2249/2015 public. in data 8/7/2015 e qui postata da me, alla data odierna non risulta sia stata Appellata.
da scrokkia » mar mar 07, 2017 1:23 pm
panorama ha scritto: N.B.: la sentenza del Tar di Lecce n. 2249/2015 public. in data 8/7/2015 e qui postata da me, alla data odierna non risulta sia stata Appellata.
Gentilmente, mi spieghi che significa? Che trova applicazione in tutto il territorio nazionale?
da panorama » gio mar 09, 2017 12:04 am
Le sentenze sono individuali e nel caso che la propria l'Amministrazione fa diniego di monetizzazione bisogna agire con ricorso nel caso si abbia diritto, nella speranza che il ricorso venga accolto.
Lo scopo delle sentenze qui pubblicate è quello di dare forza al ricorso.
da panorama » gio mar 09, 2017 12:15 am
PolStato - Ricorso Accolto.
1) - Nel caso di specie, si tratta di ipotesi anteriore all’entrata in vigore della legge nel 2012 ........ (N.B.: leggere il tutto nella sentenza qui sotto).
2) - In proposito la corte costituzionale, con sentenza n. 95 del 6 maggio 2016, ha dichiarato non fondata la suddetta questione di legittimità costituzionale, precisando che: (N.B.: leggere il tutto nella sentenza qui sotto).
3) - Tale conclusione è corroborata dalla giurisprudenza della corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Valle d’Aosta, la quale, con parere depositato il 12/11/2013, in riferimento a quesito posto dal Presidente della Regione Valle d’Aosta in ordine all’applicazione del comma 8 dell’art. 5 del decreto-legge n. 95 del 2012, ha precisato che ( N.B.: leggere il tutto nella sentenza qui sotto).
4) - Nel caso di specie, la sopravvenuta malattia ha determinato l’impossibilità, derivante da causa non imputabile al ricorrente, di godere dei giorni di congedo ordinario ad esso spettanti per il 2009, con il conseguente diritto dello stesso alla relativa monetizzazione.
SENTENZA ,sede di CATANZARO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201700376, - Public 2017-03-07 -
N. 00376/2017 REG.PROV.COLL.
N. 00601/2010 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 601 del 2010, proposto da:
Giuseppe A.., rappresentato e difeso dall'avvocato Annamena Rubino C.F. RBNNMN69B65F537Y, con domicilio eletto presso Giovanni Nicotera in Catanzaro, via E. Vitale, 18;
Ministero dell'Interno, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distret. Dello Stato, domiciliata in Catanzaro, via G.Da Fiore, 34;
Questura di Vibo Valentia non costituito in giudizio;
del provvedimento n. 1376/09 della Questura di Vibo Valentia, Ufficio amministrativo contabile, con il quale si rigetta la richiesta di monetizzazione del congedo ordinario maturato dal ricorrente per l’anno 2009 e dallo stesso non fruito.
del diritto del ricorrente alla monetizzazione del congedo ordinario maturato nell’anno 2009, non fruito in quanto in congedo straordinario per motivi di salute, oltre gli interessi legali e la rivalutazione monetaria,
degli Enti intimati al pagamento, nella misura di legge, delle somme spettanti al Sovr. Capo della P.S. Sig. A.. Giuseppe a titolo di compenso sostitutivo per ferie maturate e non godute, nell’anno 2009, in quanto in congedo straordinario per malattia, con rivalutazione monetaria e interessi sulle somme rivalutate.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 febbraio 2017 il dott. Raffaele Tuccillo e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
1. Con ricorso A.. Giuseppe chiedeva di annullare il provvedimento della Questura di Vibo Valentia con cui era rigettata la richiesta di monetizzazione del congedo ordinario maturato dal ricorrente per l’anno 2009 e dallo stesso non fruito, nonché di accertare il diritto del ricorrente alla citata monetizzazione e la condanna dell’amministrazione al pagamento del compenso allo stesso spettante a titolo di compenso sostitutivo per ferie maturate e non godute nell’anno 2009.
Si costituiva l’amministrazione resistente chiedendo di rigettare il ricorso.
Il ricorrente era sovrintendente capo della polizia di stato a Vibo Valentia cessato dal servizio per prepensionamento a decorrere dal 1.10.2009. Con istanza del 20.7.2009 chiedeva la concessione di 34 giorni di congedo ordinario a decorrere dal 22.8.2009. Non poteva tuttavia usufruire del citato congedo in quanto in congedo straordinario per malattia nel medesimo periodo.
Con il provvedimento impugnato veniva rigettata la richiesta di monetizzazione del congedo ordinario non fruito in quanto la mancata fruizione del congedo ordinario non era dipesa da motivate esigenze di servizio.
Deve ritenersi che la monteizzazione del congedo. oltre alle ipotesi di motivate esigenze di servizio, spetti al ricorrente anche in ipotesi di mancata fruizione a causa di impossibilità derivante da causa a lui non imputabile della mancata fruizione (in questo senso si esprime la prevalente giurisprudenza sul tema). Ciò posto, e venendo al merito della res iudicanda, occorre muovere dalla ricostruzione della cornice normativa di riferimento alla stregua delle cui coordinate dovrà essere orientato il presente decisum. Nella suddetta prospettiva viene, anzitutto, in rilievo il disposto di cui all’art 14 del D.P.R. 31.7.1995 n. 395, recante il recepimento dell'accordo sindacale del 20 luglio 1995 riguardante il personale delle Forze di polizia ad ordinamento civile e che, per quanto di più diretto interesse, dispone: “……7. Il congedo ordinario è un diritto irrinunciabile e non è monetizzabile. 11. Il diritto al congedo ordinario non è riducibile in ragione di assenza per infermità, anche se tale assenza si sia protratta per l'intero anno solare. In quest'ultima ipotesi il dirigente autorizza il periodo di godimento del congedo ordinario in relazione alle esigenze di organizzazione del servizio. 12. Le infermità insorte durante la fruizione del congedo ordinario ne interrompono il godimento nei casi di ricovero ospedaliero o di infortuni e malattie superiori a 3 giorni, adeguatamente e debitamente documentate e che l'amministrazione sia posta in condizione di accertare a seguito di tempestiva informazione. 14. Fermo restando il disposto del comma 7, all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, qualora il congedo ordinario spettante a tale data non sia stato fruito per documentate esigenze di servizio, si procede al pagamento sostitutivo dello stesso”.
Su tale quadro regolatorio si innesta poi l’articolo 18 comma 1 del D.P.R. 16-3-1999 n. 254, recante il recepimento dell'accordo sindacale per le Forze di polizia ad ordinamento civile e del provvedimento di concertazione delle Forze di polizia ad ordinamento militare relativi al quadriennio normativo 1998-2001 ed al biennio economico 1998-1999, a tenore del quale:. Al pagamento sostitutivo del congedo ordinario si procede, oltre che nei casi previsti dall'articolo 14, comma 14, del decreto del Presidente della Repubblica n. 395 del 1995, anche quando lo stesso non sia stato fruito per decesso, per cessazione dal servizio per infermità o per dispensa dal servizio del dipendente disposta dopo il collocamento in aspettativa per infermità”. Infine, l’art. 18 comma 1 del successivo D.P.R. 18 giugno 2002 n. 164 dispone che “compatibilmente con le esigenze di servizio, in caso di motivate esigenze di carattere personale, il dipendente deve fruire del congedo residuo entro il primo semestre dell’anno successivo a quello di spettanza”.
In proposito la corte costituzionale, con sentenza n. 95 del 6 maggio 2016, ha dichiarato non fondata la suddetta questione di legittimità costituzionale, precisando che: «non è senza significato che il legislatore correli il divieto di corrispondere trattamenti sostitutivi a fattispecie in cui la cessazione del rapporto di lavoro è riconducibile a sua scelta o a un comportamento del lavoratore (dimissioni, risoluzione) o ad eventi (mobilità, pensionamento, raggiungimento dei limiti di età), che comunque consentano di pianificare per tempo la fruizione delle ferie e di attuare il necessario contemperamento delle scelte organizzative del datore di lavoro con le preferenze manifestate dal lavoratore in merito tal periodo di godimento delle ferie. Il dato testuale è coerente con le finalità della disciplina restrittiva, che si prefigge di reprimere il ricorso incontrollato alla “monetizzazione” delle ferie non godute. Affiancata ad altre misure di contenimento della spesa, la disciplina in questione mira a riaffermare la preminenza del godimento effettivo delle ferie, per incentivare una razionale programmazione del periodo feriale e favorire comportamenti virtuosi delle parti nel rapporto di lavoro. In questo contesto si inquadra il divieto rigoroso di corrispondere trattamenti economici sostitutivi, volto a contrastare gli abusi, senza arrecare pregiudizio al lavoratore incolpevole».
Tale conclusione è corroborata dalla giurisprudenza della corte dei conti, sezione di controllo per la Regione Valle d’Aosta, la quale, con parere depositato il 12/11/2013, in riferimento a quesito posto dal Presidente della Regione Valle d’Aosta in ordine all’applicazione del comma 8 dell’art. 5 del decreto-legge n. 95 del 2012, ha precisato che «Alla luce delle esposte considerazioni la Sezione reputa, pertanto – concordando con l’opinamento espresso dagli indicati Uffici – che, dall’ambito di applicazione del divieto di cui al comma 8 dell’art. 5 d.l. n. 95/2012, sono da escludere le ipotesi in cui il rapporto di lavoro si conclude in maniera anomala e non prevedibile e quelle in cui la mancata fruizione delle ferie non è imputabile alla carente capacità di programmazione e di controllo dell’Amministrazione o alla volontà del dipendente. Ne consegue che, a far tempo dall’entrata in vigore delle disposizioni del decreto in questione (le quali hanno introdotto un regime incidentale riduttivamente sulle posizioni soggettive dei lavoratori precari della scuola determinate dalle regole contenute nell’art. 19 del C.c.n.l. 29 novembre 2007 e, in specie, sulla facoltà di non fruire delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni e sul conseguente diritto di ottener e il pagamento delle ferie non fruite) e fino alla cessazione – nei termini che saranno di seguito descritti – della loro efficacia, non è più possibile procedere al pagamento sostitutivo delle ferie al momento della risoluzione del rapporto di impiego, salvi i casi di cessazione sopra indicati, ricorrendo i quali è ammessa la monetizzazione alle condizioni specificamente previste dalle disposizioni che regolano la fruizione delle ferie e il pagamento sostitutivo delle ferie non godute».
3. Le spese di lite seguono la soccombenza per legge e sono liquidate d’ufficio come in dispositivo in mancanza di nota spese.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Calabria (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto condanna l’amministrazione resistente al pagamento in favore del ricorrente delle somme da determinarsi ai sensi dell’art. 34, comma 4, c.p.a. come indicato in motivazione, a titolo di monetizzazione del congedo ordinario non goduto dal ricorrente per l’anno 2009;
condanna parte resistente al rimborso delle spese di lite in favore di parte ricorrente che liquida in complessivi euro 1.500,00 per compensi professionali, oltre accessori come per legge.
Così deciso in Catanzaro nella camera di consiglio del giorno 8 febbraio 2017 con l'intervento dei magistrati:
Raffaele Tuccillo	Giovanni Iannini
da scrokkia » gio mar 09, 2017 3:35 pm
Grazie, Panorama per i tuoi contributi!!! ne hai ancora che riguardino le ferie durante l'aspettativa speciale? Io finora, trai tuoi contributi, ho trovato solo la sentenza di Lecce che ne parla... Forse pochino per poter impugnare e fare ricorso...
da panorama » gio mar 09, 2017 4:10 pm
questa qui sopra è l'unica di questo mese.
da panorama » mer mag 31, 2017 9:21 am
- ) - Il caso per cui non spetta - (entrato in vigore il 7 luglio 2012)
Cmq. è chiaro che la monetizzazione a come menziona il C.d.S., spetta per: "ferie, i riposi ed i permessi"
1) - nell’ottobre del 2011 presentava domanda di cessazione volontaria dal servizio e di collocamento in quiescenza, accolta con decreto del prefetto -OMISSIS-a decorrere dal primo settembre 2012.
2) - si assentava ininterrottamente dal lavoro, per motivi di salute, a decorrere dal 12 ottobre 2011 fino alla data di decorrenza delle dimissioni volontarie.
3) - Con istanza del 2 luglio 2012 chiedeva la monetizzazione di 35 giorni di congedo ordinario non goduti negli anni 2010, 2011 e 2102 a causa delle infermità sofferte per causa di servizio.
4) - Con nota del 25 novembre 2013 il Servizio contabilità e gestione finanziaria della prefettura -OMISSIS-rigettava la domanda del ricorrente “per mancanza dei presupposti richiesti dalla circolare del Ministero dell’interno n. 333.G/Div. 1 sett. 2”.
5) - La materia, tuttavia, ha costituito oggetto di una nuova disciplina, più restrittiva, per effetto dell’art. 5, comma 8, del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95 (entrato in vigore il 7 luglio 2012) convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012 n. 135. In particolare, detta disposizione prevede che “le ferie, i riposi ed i permessi .............. Eventuali disposizioni normative e contrattuali più favorevoli cessano di avere applicazione a decorrere dall'entrata in vigore del presente decreto…”.
6) - Tale disposizione ha costituito oggetto del parere n. 00400033 P-4.17.1.7.5 dell’8 ottobre 2012 della Presidenza del Consiglio dei ministri, recepito dal servizio trattamento economico del personale del ministero dell’interno con circolare del 14 gennaio 2013.
7) - Con quest’ultimo atto è stato chiarito che la previgente disciplina trova applicazione in materia di monetizzazione delle ferie non godute sia per il personale cessato dal servizio alla data di entrata in vigore del decreto-legge sia per quello che, sebbene cessato dal servizio dopo il 7 luglio 2012, è stato collocato in aspettativa per malattia e non è rientrato in servizio prima del collocamento in congedo.
8) - Correttamente, pertanto, l’Amministrazione, nel valutare l’istanza di monetizzazione del ricorrente, ha fatto riferimento alla disciplina previgente.
N.B.: leggete il tutto qui sotto per comprendere i motivi.
PARERE ,sede di CONSIGLIO DI STATO ,sezione SEZIONE 1 ,numero provv.: 201701242
- Public 2017-05-30 -
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal signor-OMISSIS- di rigetto della richiesta di monetizzazione del congedo ordinario maturato e non fruito;
Il signor -OMISSIS-, sovrintendente della Polizia di Stato, nell’ottobre del 2011 presentava domanda di cessazione volontaria dal servizio e di collocamento in quiescenza, accolta con decreto del prefetto -OMISSIS-a decorrere dal primo settembre 2012. A causa di due incidenti in servizio, avvenuti il 15 dicembre 2008 e 8 agosto 2009, si assentava ininterrottamente dal lavoro, per motivi di salute, a decorrere dal 12 ottobre 2011 fino alla data di decorrenza delle dimissioni volontarie. Con istanza del 2 luglio 2012 chiedeva la monetizzazione di 35 giorni di congedo ordinario non goduti negli anni 2010, 2011 e 2102 a causa delle infermità sofferte per causa di servizio.
Stante il silenzio dell’Amministrazione, il signor -OMISSIS-reiterava l’istanza il 15 febbraio 2013 e il 3 aprile 2013.
Con nota del 25 novembre 2013 il Servizio contabilità e gestione finanziaria della prefettura -OMISSIS-rigettava la domanda del ricorrente “per mancanza dei presupposti richiesti dalla circolare del Ministero dell’interno n. 333.G/Div. 1 sett. 2”.
Con l’odierno ricorso il signor -OMISSIS-censura il provvedimento deducendone l’illegittimità per eccesso di potere.
La censura è infondata. La posizione del signor -OMISSIS-non può essere inquadrata in nessuno dei casi previsti dagli articoli 14 del D.P.R. 31 luglio 1995 n. 395 e 18 del D.P.R. 16 marzo 1999 n. 254 e fatte proprie dalle richiamate circolari del ministero (dispensa dal servizio per inidoneità assoluta e permanente, decesso del dipendente, malattia e infortunio sul lavoro) perché o che la cessazione dal servizio è dipesa esclusivamente da una valutazione personale che lo ha portato al collocamento anticipato in quiescenza “a domanda”.
da luiscypher » mer mag 31, 2017 10:29 am
Questi fanno come gli pare perché non ci sono più soldi! In ogni caso, per non dargliela vinta, leggi questa sentenza della Giustizia Europea!
Infine con riferimento alla questione relativa alla cau­sale della mancata fruizione delle ferie, la Corte ha evidenziato come, nel ca­so di specie, fosse necessario ef­fettuare una differenziazione tra il periodo di mancata fruizione a causa della malattia del dipendente e, dall’altro, il periodo di manca­ta prestazione lavorativa in forza dell’accordo concluso con il dato­re di lavoro. Ebbene, la Corte­ ricorda che nell’ipotesi in cui, pur a fronte della correspon­sione della retribuzione, la prestazione lavorativa non sia dovuta in virtù di un accordo tra le parti, il lavoratore non ha diritto all’inden­nità per ferie annuali retribuite non godute durante tale periodo, salvo che lo stesso non abbia potuto fruire del periodo di ferie a causa di malattia
da mixmax » mer mag 31, 2017 1:43 pm
Leggetevi la sentenza n. 95/2016 della corte costituzionale. Le sentenze della citata corte sono "erga OMNES" cioè valide per tutti!!