Source: https://www.obiettivoscuola.it/index.php/2-non-categorizzato/251-le-attivita-incompatibili-con-la-professione-docente
Timestamp: 2019-01-23 08:55:54+00:00
Document Index: 33039927

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 1', 'art. 508', 'sentenza ', 'art. 508', 'art. 508', 'art. 98', 'art. 508', 'art. 508', 'art. 508', 'art 53', 'art. 508', 'art. 1', 'art. 53', 'art. 36', 'art. 508']

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Si ritiene che al personale docente sia applicabile la disciplina generale di cui all’articolo 53, comma 8, del decreto legislativo n. 165/2001, alla quale va ad aggiungersi la peculiare disciplina di cui all'art. 508 del Testo unico sull’istruzione. Quest'ultimo, all'art. 508 comma 10, dispone che:
Il personale docente non può esercitare attività commerciale, industriale e professionale, né può assumere o mantenere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro, tranne che si tratti di cariche in società od enti per i quali la nomina riservata allo Stato e sia intervenuta l'autorizzazione del Ministero della pubblica istruzione".
L’incompatibilità, dal punto di vista sostanziale, si riconnette al dovere di esclusività delle prestazioni che fa capo al dipendente pubblico (obbligo di dedicare le proprie energie lavorative alla funzione). Il dipendente pubblico, infatti, è obbligato a prestare il proprio lavoro in maniera esclusiva a vantaggio dell’Amministrazione da cui dipende. Tale obbligo di esclusività discende direttamente dalla previsione costituzionale di cui all’art. 98: “I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione”.
Secondo i comma 12, 13 e 14 dell'art. 508, il personale che contravvenga ai divieti posti nel comma 10 viene diffidato dal direttore generale o capo del servizio centrale competente ovvero dal provveditore agli studi a cessare dalla situazione di incompatibilità. L'ottemperanza alla diffida non preclude l'azione disciplinare. Decorsi quindici giorni dalla diffida senza che l’incompatibilità sia cessata, viene disposta la decadenza con provvedimento del direttore generale o capo del servizio centrale competente, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, per il personale appartenente ai ruoli nazionali; con provvedimento del provveditore agli studi, sentito il consiglio scolastico provinciale, per il personale docente della scuola materna, elementare e media e, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, per il personale docente degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore.
INCOMPATIBILITA' COME CONDIZIONE OSTATIVA DELLA VALIDA COSTITUZIONE DEL RAPPORTO DI LAVORO
Il momento della verifica della compatibilità, ai sensi dell’art. 508 del D.lgs. n. 297/1994, è, innanzitutto, quello dell’assunzione, cioè della stipula del contratto. È in questo momento che il destinatario della proposta di assunzione non deve trovarsi in una delle condizioni di incompatibilità che potrebbero essere ostative alla valida costituzione del rapporto di lavoro. Pertanto, nel caso in cui, successivamente alla stipula del contratto, dovesse essere accertato che, al momento della sottoscrizione, il dipendente si trovava in una delle condizioni di incompatibilità previste dalle disposizioni richiamate, si dovrà procedere all’annullamento del contratto.
A tal fine, occorre sottolineare come il docente, contestualmente alla stipula del contratto, sarà chiamato a sottoscrivere un apposito modello con il quale dichiara, sotto la propria responsabilità, l’insussistenza delle ragioni di incompatibilità per la stipula del contratto di impiego.
L'ESERCIZIO DELLE ATTIVITA' PROFESSIONALI
Il comma 10° dell'art. 508 del Testo Unico comparto scuola prevede che il personale docente non può esercitare "attività professionale". Tuttavia, l'esercizio di attività professionali non deve essere confuso come l'esercizio della "libera professione" di cui al successivo comma 15. Mentre l'attività professionale può essere svolta sia in presenza di un vincolo di subordinazione, sia sotto forma di libero esercizio, la libera professione, di cui al comma 15°, stante la precisa scelta del legislatore di ricorrere all’aggettivo “libera”, comporta l’automatica esclusione della possibilità di costituire un qualsiasi vincolo di subordinazione in capo al prestatore che, com’è noto, in tale contesto, fornisce la propria opera professionale secondo le modalità tecniche, operative ed organizzative ritenute più opportune.
Il legislatore dunque, ai commi 10° e 15°, ha voluto contemplare due distinte ipotesi di prestazione di opera professionale, accordando però la compatibilità con la funzione docente solo ai casi in cui la predetta opera non implichi l’insorgenza di un rapporto di lavoro di natura subordinata.
Pertanto, in sede autorizzatoria, occorrerà aver presente l’ormai consolidato quadro interpretativo - giurisprudenziale intervenuto, che individua gli indici di riconoscimento della natura “subordinata” e non autonoma di un rapporto lavorativo, specie quando esso attenga all’insegnamento, coglibili nell’insieme delle regole date al rapporto, quali quelle della “collaborazione, della continuità delle prestazioni, dell’osservanza di un orario determinato, del versamento a cadenze fissa di una retribuzione prestabilita, del coordinamento dell’attività lavorativa con l’assetto organizzativo dato dal datore di lavoro” o in altri aspetti “l’assenza in capo al lavoratore di una sia pur minima struttura imprenditoriale”; tutti aspetti che “possono essere valutati globalmente come indizi della subordinazione” (v. Sentenze Cassazione n. 379 del 30 Giugno 1999 e Cassazione sez. Lavoro n. 5508/2004).
Qualora quindi da tale disamina emerga l'esistenza di subordinazione non si rientrerà nel campo della libera professione ma in quello della generica attività professionale, quest'ultimo di regola vietata ai pubblici dipendenti, ivi compresi i docenti.
I DIPENDENTI IN REGIME DI PART-TIME NON SUPERIORE AL 50%
L’art 53 del D. lgs. 165/01 che al comma 6, derogando da quanto stabilito dall’art. 508 comma 10 T.U. 297/94, esclude espressamente dall’applicazione del regime delle incompatibilità, fin qui richiamate, tutti i dipendenti pubblici con rapporto di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non superiore al 50% di quella a tempo pieno.
Tale norma ha recepito le disposizioni di cui all’art. 1, comma 58 della legge 23.12.1996 n. 662, (cui fa espresso richiamo l’art. 53 sopra citato), che in materia di “tempo parziale e disciplina delle incompatibilità”, prevede per il dipendente pubblico a regime di orario part-time (cioè che non superi il 50 % di quello pieno), la possibilità di svolgere anche altra attività lavorativa subordinata o autonoma, a condizione che l’ulteriore attività venga preventivamente autorizzata e non risulti in conflitto con gli interessi dell’Amministrazione.
In linea con le norme legali succitate, l’art. 36 del CCNL 24.07.2003, in deroga alle disposizioni imperative di cui all’art. 508 T.U. 297/94, al co. 9° stabilisce che “al personale part-time è consentito, previa motivata autorizzazione del Dirigente scolastico, l’esercizio di altre prestazioni di lavoro che non arrechino pregiudizio alle esigenze di servizio e non siano incompatibili con le attività di istituto”.