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Timestamp: 2020-04-07 10:53:56+00:00
Document Index: 102574285

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 204', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 179', 'art. 383', 'art. 385', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 383', 'art. 112', 'art. 112', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 2839 del 02/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2839 del 02/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 02/02/2017, (ud. 15/09/2016, dep.02/02/2017), n. 2839
sul ricorso 4061-2014 proposto da:
DUINO SCAVI S.R.L., in persona del presidente del consiglio di
amministrazione e legale rappresentante pro tempore, S.G.,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA TEULADA 52, presso lo studio
dell’avvocato ANGELO SCARPA, che li rappresenta e difende unitamente
all’avvocato GENIALE CARUSO giusta procura a margine del ricorso;
COMUNF TRIESTE, in persona del Sindaco in carica, elettivamente
unitamente agli avvocati MARIA SERENA GIRALDI, MARITZA FILIPUZZI
avverso la sentenza n. 865/2013 del TRIBUNALE di TRIESTE, depositata
Il Giudice di Pace di Trieste, adito si sensi dell’art. 204 bis C.d.S., nella resistenza del Comune di Trieste, rigettava 1′ opposizione con sentenza n. 1032/11.
Contro tale decisione proponeva appello la Duino Scavi S.r.l., e il Tribunale di Trieste, nella resistenza dell’appellato, rigettava il gravame con condanna alle spese dell’appellante, con sentenza n. 865/2013.
5. Violazione e falsa applicazione dell’art. 179 C.d.S., comma 2 – 9, dell’art. 383 reg. att. C.d.S., comma 1 e art. 385 reg. att. C.d.s., comma 1 in relazione dell’art. 360 c.p.c., n. 3.
I plurimi motivi devono, pertanto, essere trattati congiuntamente, vista la palese comunanza di contenuti, giacchè il ricorrente nel dedurre la nullità della sentenza ex art. 360 c.p.c., n. 4 ed 5 per violazione dell’art. 112 c.p.c., nella sostanza insiste nel rilevare la carena del potere esercitato dal pubblico ufficiale del Comune di Trieste sotto il profilo territoriale.
Il giudice del gravame, con argomentazioni congrue ed esaurienti, è pervenuta alla decisione di affermare la competenza per territorio della Polizia Municipale di Trieste espressamente sancita, sottolineando come l’indicazione del luogo dell’accertamento, in luogo di quello della violazione, fosse sostitutivo alla luce della ratio dell’art. 383 reg., comma 1.
Tale orientamento della Corte è consolidato in numerose pronunce (ex plurimis Cass. n. 462/2016, Cass. 11. 3536/2006, Cass. n. 4459/2003).
Questa stessa Corte ha poi con Ordinan.za n. 27202 del 2011 affermato il principio, già più volte sancito, secondo cui, nell’ipotesi di contestazione di una pluralità di violazioni amministrative commesse in luoghi diversi, come nel caso di specie, in cui vi sia variabilità dei percorsi dei viaggi effettuati dai conducenti dipendenti della ricorrente, la condotta contestata è di natura permanente poichè svoltasi in varie località e nell’impossibilità di applicare il criterio del luogo di commissione degli illeciti (continuati o dell’unico permanente), difficilmente individuabile, non può che applicarsi quello residuale del luogo del relativo accertamento (v. in tal senso Cass. nn. 9708101 che ha esaminato fattispecie analoga a questa in esame).
Del resto, quanto alla censura di cui art. 112 c.p.c., si osserva che per questa Corte il principio della corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato, come il principio del tantum devolutum quantum appellatum, non osta a che il giudice renda la pronuncia richiesta in base ad una ricostruzione dei fatti autonoma rispetto a quella prospettata dalle parti, qualificando diversamente i dedotti. In altri termini la corrispondenza tra chiesto e pronunciato, che vincola il giudice ex art. 112 c.p.c., riguarda il petitum e va determinato con riferimento al bene della vita che l’attore intende conseguire ed alle eccezioni che in proposito siano state sollevate dal convenuto (Cass. 24 marzo 2011 n. 6757). La sentenza impugnata non sembra discostarsi dai principi enunciati, avendo ritenuto garantito il diritto di difesa con l’indicazione del luogo dell’accertamento. Nè la ricorrente spiega le ragioni per le quali non sarebbe stato assicurato detto diritto.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile, il 15 settembre 2016.