Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2016/11/il-maggior-valore-accertato-ai-fini-dell%E2%80%99imposta-di-registro-a-seguito-della-cessione-di-un-ramo-d%E2%80%99azienda-non-puo-essere-automaticamente-assoggettato-alle-imposte-dirette.html
Timestamp: 2019-02-15 21:56:19+00:00
Document Index: 176689108

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51']

Il maggior valore accertato ai fini dell’imposta di registro a seguito della cessione di un ramo d’azienda non può essere automaticamente assoggettato alle imposte dirette | Commercialista Telematico
Il maggior valore accertato ai fini dell’imposta di registro a seguito della cessione di un ramo d’azienda non può essere automaticamente assoggettato alle imposte dirette
Con la sentenza del 16 settembre 2016, n. 18234, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un contribuente, il quale ha impugnato una sentenza della CTR del Friuli Venezia Giulia.
In particolare, i giudici di appello hanno affermato che il valore del bene definito con riguardo all’imposta di registro, è vincolante per l’Agenzia ai fini dell’accertamento della plusvalenza realizzata con il trasferimento, dichiarata dalla parte venditrice ai fini delle imposte dirette, e che, sussistendo presunzione di corrispondenza dei due valori, è onere del contribuente dimostrare la non corrispondenza tra il corrispettivo della cessione ed il valore definito ai fini dell’imposta di registro1.
Da quanto si legge dalla sentenza, la causa è sorta a seguito di un accertamento ai fini dell’imposta di registro, con il quale l’Agenzia delle Entrate ha contestato alla parte venditrice di un complesso aziendale di non avere assoggettato ai fini delle imposte dirette una plusvalenza superiore a quella dichiarata, derivante da un presunto importo introitato dalla vendita, ma non dichiarato.
Tale presunzione si è basata sul fatto che la parte acquirente ha aderito ai fini dell’imposta di registro ad una proposta di conciliazione con l’Agenzia delle Entrate, la quale ha determinato un maggiore valore dell’avviamento ed il cui importo avrebbe dovuto essere dichiarato anche dal venditore ai fini delle imposte dirette.
La Suprema Corte ha dichiarato illegittimo l’avviso di accertamento, sancendo che e disposizioni in tema di imposizione diretta sulle plusvalenze da cessioni di immobili e di aziende ovvero da costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, devono interpretarsi nel senso che, in proposito, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito a fini dell’imposta di registro di cui al D.P.R. n. 131/ 1986.
La sentenza in commento è da accogliere con favore da parte dei contribuenti, in quanto sancisce che l’accertamento da parte degli Uffici, che ha utilizzato i valori determinati ai fini dell’imposta di registro per contestare, in capo al venditore, una maggiore plusvalenza ai fini delle imposte dirette, non può più basarsi esclusivamente su tale presunzione. E’ necessario, infatti, che la rettifica sia integrata da altre elementi, purchè gravi, precisi e concordanti, mentre i giudici tributari devono tenere conto di quanto prodotto, in termini di documentazione, dai contribuenti per dimostrare che il prezzo di cessione indicato nell’atto corrisponde a quanto effettivamente incassato2.
Tale principio vale anche per gli accertamenti notificati prima dell’entrata in vigore del comma 5, comma 3, del Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 147, considerata la natura interpretativa della relativa norma.
Del resto, come è stato sostenuto, sia da parte della giurisprudenza, che da parte della dottrina, le imposte dirette e quelle indirette hanno due presupposti impositivi differenti.
2. Imposte dirette e imposta di registro: due presupposti impositivi differenti
La motivazione della sentenza in commento sostanzialmente si basa sulla tesi dell’autonomia dei presupposti giuridici che caratterizzano l’imposta di registro e l’imposta sul reddito, ed è conforme a quanto sempre sostenuto da parte delle prevalente giurisprudenza (si cita, ad esempio, la sentenza della CTR della Lombardia n. 140/28/2013 dell’11 ottobre 2013).
Si ricorda che, mentre per l’imposta di registro il valore di riferimento individuato dal Legislatore è il valore venale in comune commercio del bene ceduto, ai sensi dell’art. 51 del D.P.R. 131/1986 (determinato, quindi, con regole esogene rispetto alla situazione del contribuente e dipendenti da dati di mercato), per l’imposta sui redditi l’attenzione deve invece focalizzarsi sul corrispettivo determinato tra le parti, in una dimensione intersoggettiva,…