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Timestamp: 2019-06-25 11:49:38+00:00
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You are here: Home News La Corte di Cassazione riconosce il diritto al risarcimento per i medici specializzandi "a cavallo"
Cassazione Civile Sez. L Sent. Num. 17434 Anno 2015
Data udienza: 22/04/2015
Con sentenza depositata il 3.6.13 la Corte d'appello di Palermo, in riforma della sentenza
2.2.06 del Tribunale della stessa sede, condannava il Ministero dell'Istruzione,
dell'Università e della Ricerca a pagare in favore del dr. G.G. la somma di Euro 26.855,76
a titolo di indennizzo per i danni subiti per l'omessa ricezione da parte dello Stato italiano
delle direttive comunitarie 362-363/75 e 82/76, in materia di formazione di medici
Per la cassazione della sentenza ricorre il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della
Ricerca affidandosi ad un solo articolato motivo.
1- Con unico motivo il ricorso principale lamenta violazione e falsa applicazione degli artt.
112, 115, 116 e 342 c.p.c., delle direttive comunitarie 362-363/75 e 82/76, dell’art. 2043
c.c., del d.lgs. n. 257/91 e del d.m. 31.10.91, perché la specializzazione medica
conseguita dall'intimato non sarebbe compresa fra quelle richiamate dalle suddette
direttive comunitarie e perché il risarcimento del danno da omessa ricezione potrebbe
riconoscersi solo per i corsi di specializzazione medica cominciati dal 1.1.83 fino all'anno
accademico 1990-91.
L'impugnata sentenza da espressamente atto che l'odierno controricorrente ha conseguito
la specializzazione (di durata quadriennale) in geriatria e gerontologia nell'anno
accademico 1984/85.
Si tratta di specializzazione compresa fra quelle di cui alle citate direttive comunitarie.
Pur essendo avvenuta la relativa iscrizione in epoca
anteriore al 1.1.83, ritiene questa Corte di dare continuità
all'orientamento da ultimo affermatosi (v. sentenza n.
10612/15) secondo il quale la giurisprudenza della CGUE
ha affermato il carattere incondizionato e sufficientemente
preciso dell'obbligo di retribuzione per i medici
specializzandi, indicando come rimedio alle conseguenze
pregiudizievoli della tardiva attuazione della relativa direttiva
la cd. applicazione retroattiva e completa delle misure di
attuazione della norma comunitaria, prevedendo la
possibilità di risarcire tutti coloro che avevano subito un
danno, senza effettuare alcuna distinzione in ordine all'anno
di iscrizione al corso di specializzazione.
Sempre la CGUE ha altresì precisato che la direttiva comunitaria 75/363 così come
modificata dalla 82/76 soddisfa tutte e tre le condizioni richieste dalla giurisprudenza per
impegnare la responsabilità di uno Stato membro dell'Unione Europea, quali indicate nella
sentenza 19 novembre 1991, Francovich e Bonifaci, cause riunite C-6/90 e C-9/90, ove è
stato stabilito affermato che "il diritto comunitario impone il principio secondo cui tutti gli
Stati membri sono tenuti a risarcire i danni causati ai singoli dalle violazioni del diritto
comunitario ad essi imputabili" e perché sorga il diritto al risarcimento del danno in capo al
singolo occorre che siano soddisfatte tre condizioni: 1) il risultato prescritto dalla direttiva
implichi l'attribuzione di diritti a favore dei singoli; 2) il contenuto di tali diritti possa essere
individuato sulla base delle disposizioni della direttiva; 3) esista un nesso di causalità tra la
violazione dell'obbligo a carico dello Stato ed il danno subito dai soggetti lesi.
La limitazione ai soli medici iscritti ai corsi di
specializzazione a partire dal 31 dicembre 1982 non trova
riscontro nelle direttive CEE 16 giugno 1975 n. 75/363 e 26
gennaio 1982 n. 82/76, anzi, è indirettamente smentita
dall’art. 14 di quest'ultima direttiva - secondo cui "le
formazione a tempo ridotto di medici specialisti iniziate
prima del gennaio 1983, in applicazione dell' articolo 3 della
direttiva 75/363/CEE, possono essere completate
conformemente a tale articolo" - e comunque si pone in
contrasto con il criterio della la cd. applicazione retroattiva e
completa delle misure di attuazione della norma comunitaria
comportante la previsione della possibilità di risarcire tutti
coloro che avevano subito un danno, indicato dalla CGUE
come rimedio alle conseguenze pregiudizievoli della tardiva
attuazione della direttiva.
D'altronde, non può dubitarsi dell'applicabilità anche nei confronti dello Stato italiano del
citato art. 14 della direttiva 82/76, in quanto limitarne l'applicabilità agli Stati membri che
avessero, prima della direttiva di coordinamento 82/76/CEE, provveduto ad adeguarsi ad
una delle pregresse direttive coordinate da quella (in tal senso, vedi per tutte: Cass. 16
ottobre 2014, n. 21967), contraddice i principi che si desumono dalla giurisprudenza della
CGUE, in materia e, quindi, confligge con il principio del primato del diritto comunitario.
Da ultimo, essendo il rapporto derivante dall'iscrizione ad un corso di specializzazione, da
parte del medico, un rapporto di durata, nell'ambito del diritto interno, ad esso trova
applicazione il principio secondo cui la legge sopravvenuta disciplina il rapporto giuridico in
corso allorché esso, sebbene sorto anteriormente, non abbia ancora esaurito i propri effetti
e purché la norma innovatrice non sia diretta a regolare il fatto generatore del rapporto, ma
il suo perdurare nel tempo (vedi, per tutte: Cass. 8 marzo 2001, n. 3385; Cass. 9 febbraio
2001, n. 1851).
2- In conclusione, il ricorso va rigettato.
Le spese del giudizio di legittimità, liquidate come da dispositivo, seguono la
La Corte, rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente alle spese del giudizio di legittimità,
liquidate in Euro 100,00 per esborsi e in Euro 4.000,00 per compensi professionali, oltre
fonte: www.italigiure.it
Ultimo aggiornamento ( Venerdì 02 Febbraio 2018 14:44 )
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