Source: https://www.exeo.it/potesta-legislativa-regionale-in-tema-di-interventi-sottoposti-a-scia-dia-e-permesso-di-costruire/
Timestamp: 2019-01-22 19:37:00+00:00
Document Index: 160485073

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 22', 'art. 117', 'art. 44', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 117', 'art. 44', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 117', 'art. 49', 'art. 19', 'art. 29', 'art. 19', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 117', 'art. 41', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 1', 'art. 22', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 22', 'art. 22']

La potestà legislativa regionale in tema di interventi sotto
La potestà legislativa regionale in tema di interventi sottoposti a s.c.i.a., d.i.a. e permesso di costruire
Prima di analizzare il sistema degli interventi edilizi e dei titoli abilitativi disegnato dal T.U. è necessario ricordare che ai sensi dell'art. 10, co. 3, T.U. le Regioni possono individuare con legge ulteriori interventi che, in relazione all'incidenza sul territorio e sul carico urbanistico, sono sottoposti a permesso di costruire e che l'art. 22, co. 4, T.U. prevede che le Regioni a statuto ordinario possano ampliare o ridurre l'ambito di applicazione della d.i.a..
Tale potere tuttavia non ha riflessi sul piano del diritto penale, come si può ricavare dalla lettura del secondo periodo degli artt. 10, co. 3, e 22, co. 4 T.U.. Ciò significa che: a) se un intervento sottoposto a d.i.a. o a s.c.i.a. dalle norme statali è assentibile in base alla legge regionale solo con permesso di costruire, lo svolgimento dell'opera in assenza o in difformità da quest'ultimo è penalmente irrilevante; b) l'assoggettamento a d.i.a. da parte di norme regionali di interventi sottoposti a permesso di costruire dalla legge statale non comporta l'inapplicabilità delle sanzioni penali.
Questo si giustifica in ragione della potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia penale, di cui all'art. 117, co. 2, lett.... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... e della giurisprudenza costituzionale, che, in passato, ha più volte sottolineato l'impossibilità per la legge regionale di incidere sul sistema penale, in ragione della necessità di assicurare una uniforme repressione dei reati sull'intero territorio nazionale e del principio di uguaglianza, che porta ad escludere che un diritto fondamentale come quello alla libertà personale possa essere oggetto di diversa fruizione nelle diverse Regioni. La legge regionale quindi non solo non può disciplinare autonomi titoli di reato, ma nemmeno può prevedere come applicabile una pena comminata in legge dello Stato a presidio del proprio apparato precettivo, né influire «in negativo» sulla legislazione penale, prevedendo casi di inapplicabilità delle sanzioni penali o modificarne l'ambito di applicazione.
In taluni casi, tuttavia, la giurisprudenza costituzionale ha riconosciuto che la legislazione regionale può concorrere comunque a precisare, secundum legem, i presupposti di applicazione delle norme penali statali, e ciò in particolare quando queste ultime subordinino effetti incriminatori o decriminalizzanti ad atti amministrativi o legislativi regionali (c.d. «norme penali in bianco&raq... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...>
In questo caso, infatti, la normativa regionale svolge funzioni del tutto analoghe a quelle che sono in grado di svolgere i regolamenti e le altre fonti secondarie statali nelle ipotesi in cui la fattispecie incriminatrice rinvia a queste ultime per l'esatta delimitazione delle condotte punibili o meno; un esempio si rinviene nell'art. 44, co. 1, lett. a), T.U., che, con la tecnica della c.d. «norma penale in bianco» sanziona l'inosservanza delle norme, prescrizioni e modalità esecutive previste dagli artt. 27 e ss. T.U., nonché dai regolamenti edilizi, dagli strumenti urbanistici e dal permesso di costruire.
Quanto ai poteri delle Regioni in materia di titoli abilitativi, occorre tracciare una prima distinzione tra Regioni a statuto speciale e province autonome, da una parte, e Regioni a statuto ordinario dall'altra.
Iniziando da queste ultime il dato di partenza è quello per cui l'edilizia rientra nella materia «governo del territorio», che comprende l'insieme delle norme che consentono di identificare e graduare gli interessi in base ai quali possono essere regolati gli usi ammissibili del territorio.
Ciò comporta che mentre lo Stato determina le norme di principio, a... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... a statuto ordinario è rimessa, nel rispetto di questi, l'individuazione della normativa di dettaglio, ferma restando la necessità di rispettare anche quanto previsto dalla Costituzione, dall'ordinamento comunitario e internazionale nonché le norme dettate dallo Stato nell'esercizio della sua potestà legislativa esclusiva, con cui la legislazione regionale non può interferire.
Il T.U. si caratterizza per dettare una normativa che non è di principio, come accade nelle ipotesi in cui lo Stato emana delle apposite «leggi quadro», e pertanto è necessario individuare in via interpretativa quelli che sono i principi a cui le Regioni a statuto ordinario dovranno attenersi nel fissare quali interventi siano sottoposti a d.i.a. e quali a permesso di costruire, ai sensi dell'art. 1, co. 3, della legge n. 131/2003.
A tal proposito occorre ricordare che, secondo la giurisprudenza costituzionale le norme di principio sono quelle che, sul piano sostanziale, rappresentano l'espressione di scelte politico-legislative fondamentali o comunque di criteri o modalità generali che costituiscano un punto di riferimento per il legislatore regionale ogni qualvolta intenda intervenire in una specifica mater... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...oltre, sul piano formale, devono possedere un elevato livello di astrattezza tale da poter essere invocate per l'adozione di un indefinito numero di atti legislativi che a loro volta vanno a configurarsi come fattispecie astratte.
Un primo principio generale esplicitato dalla Corte costituzionale è quello per cui ogni trasformazione permanente del territorio necessita di titolo abilitativo e che il discrimine tra necessità o meno di titolo abilitativo è data dal duplice elemento della precarietà oggettiva dell'intervento, in base alle tipologie dei materiali utilizzati, e della precarietà funzionale, in quanto caratterizzata dalla temporaneità dello stesso.
Da ciò si è ricavato che il legislatore statale non può imporre alle Regioni di considerare come attività edilizia libera interventi che non presentano tale carattere, ma ad avviso di chi scrive è possibile anche desumere che il legislatore regionale non può sottoporre a titolo edilizio ciò che in realtà non trasforma in maniera permanente il territorio e, viceversa, che non può sottrarre a tale regime quelle attività che invece presentano questo connotato.
La giurisprude... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...zionale ha poi chiarito che le norme in materia di d.i.a. perseguono il fine, che costituisce un principio dell'urbanistica, che la legislazione regionale e le funzioni amministrative in materia non risultino inutilmente gravose per gli amministrati e siano dirette a semplificare le procedure. In quest'ottica si impone alle Regioni il principio della necessaria compresenza di titoli abilitativi preventivi ed espressi, come il permesso di costruire e taciti, come la d.i.a., che pertanto è una procedura che le Regioni non possono eliminare.
Quanto poi al criterio che le Regioni devono seguire per individuare gli interventi da sottoporre all'uno o all'altro titolo abilitativo, è lo stesso art. 10, co. 3, T.U. a risolvere il problema, facendo riferimento all'incidenza dell'intervento edilizio sul territorio e sul carico urbanistico.
L'«incidenza sul territorio» si riferisce agli interventi che, per qualità e quantità, abbiano un impatto di una certa consistenza sull'assetto del territorio e siano irreversibili, mentre l'«incidenza sul carico urbanistico» è riferita a fattispecie in cui l'opera progettata determina la necessità di realizzare una maggiore dotazione di servizi.
[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...n rilievo ancora una volta, pertanto, la differenza sopra delineata tra ius utendi e ius aedificandi, e la necessaria graduazione dei titoli abilitativi in ragione della natura dell'intervento diventa anche un principio fondamentale che deve essere rispettato dal legislatore regionale, che, può di volta in volta adattare il regime autorizzatorio a seconda delle peculiarità che presenta il proprio territorio.
Hanno, inoltre, valenza di principi fondamentali della legislazione statale, non derogabili dal legislatore regionale, anche le disposizioni che, come l'art. 3 T.U., definiscono gli interventi edilizi, poiché «è in conformità a queste ultime che è disciplinato il regime dei titoli abilitativi, con riguardo al procedimento e agli oneri, nonché agli abusi e alle relative sanzioni, anche penali».
Ed invero, «la linea di distinzione tra le ipotesi di nuova costruzione e quelle degli altri interventi edilizi … non può non essere dettata in modo uniforme sull'intero territorio nazionale» poiché «se il legislatore regionale potesse definire a propria discrezione tale linea, la conseguente difformità normativa che si avrebbe tra le varie Regioni pr... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ilevanti ricadute sul "paesaggio […] della Nazione" (art. 9 Cost.), inteso come "aspetto del territorio, per i contenuti ambientali e culturali che contiene, che è di per sé un valore costituzionale" (sentenza n. 367 del 2007), e sulla sua tutela».
Di conseguenza, dovranno essere considerate incostituzionali le disposizioni della legge regionale che danno degli interventi edilizi una definizione diversa da quella prevista dal T.U., a meno che non sia possibile risolvere il contrasto in via ermeneutica, attraverso un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma regionale.
In dottrina, inoltre, vi è inoltre chi ha evidenziato che potrebbero considerarsi come principi fondamentali la sostituibilità del permesso di costruire con la d.i.a. nel momento in cui sia presente una normativa di dettaglio (ricavabile dall'art. 22, co. 3, T.U.), mentre è maggiormente discussa la possibilità per la Regione di prevedere ipotesi di obbligatorio ricorso alla d.i.a. e di eliminare il permesso di costruire c.d. «facoltativo», perché, se da un lato la necessità di tutelare l'autonomia regionale fa propendere per la risposta positiva, dall'altro occorre tener conto che il cittad... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e volere una piena fungibilità tra i due strumenti e voler essere, anche nelle ipotesi di interventi minori, «coperto» dal rilascio di un titolo espresso.
Il giudice delle leggi ha chiarito, infine, che deve essere riconosciuto rango di principio fondamentale anche alle disposizioni di legge statale che disciplinano i poteri che la P.A. può esercitare sulla d.i.a. e sulla s.c.i.a. e, in particolare, le condizioni alle quali è possibile intervenire sull'attività oggetto di d.i.a. e di s.c.i.a. successivamente alla scadenza del termine per l'esercizio del potere inibitorio.
Questo perché tale normativa è il necessario completamento della disciplina in materia di titoli abilitativi e forma con essa un unicum inscindibile, considerato che l'individuazione della consistenza e dell'efficacia dei titoli edilizi non può prescindere dalla capacità di resistenza rispetto alle verifiche effettuate dalla P.A. successivamente alla formazione dell'atto di assenso; e, posto che la disciplina dei titoli edilizi è riservata allo Stato, anche la regolazione di questo aspetto è rimessa alla legislazione statale e non tollera deroghe da parte del legislatore regionale.
Tutt... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... è detto sinora non vale per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome, che hanno potestà legislativa esclusiva in materia di edilizia e urbanistica: pertanto, nel regolare la materia dei titoli edilizi, la loro legislazione deve unicamente rispettare la Costituzione, i vincoli derivanti dal loro Statuto, i principi del diritto internazionale e comunitario e le norme dettate dallo Stato nell'esercizio della sua competenza legislativa esclusiva.
Proprio perché viene in gioco una competenza legislativa esclusiva statale – quella in materia penale ai sensi dell'art. 117, co. 2, lett. l), Cost. – varrà invece anche nei confronti di questi enti territoriali che godono di particolari forme di autonomia il principio per cui la sottoposizione da parte di una legge regionale di un intervento a permesso di costruire o a d.i.a. è neutra dal punto di vista dei reati previsti dall'art. 44 T.U., ai fini dei quali rileverà unicamente disciplina dettata dalla legislazione statale.
È da chiarire poi la sorte delle disposizioni regionali sui titoli edilizi anteriori all'entrata in vigore del T.U., e nelle Regioni a statuto ordinario le disposizioni incompatibili con i principi fondamentali fissa... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... devono ritenersi abrogate, come chiarito di recente dall'Adunanza Plenaria, in applicazione dell'art. 2, co. 3, T.U. che prevede che «le disposizioni, anche di dettaglio, del presente testo unico, attuative dei principi di riordino in esso contenuti operano direttamente nei riguardi delle regioni a statuto ordinario, fino a quando esse non si adeguano ai principi medesimi».
La norma, peraltro, costituisce applicazione di quanto già previsto dall'art. 10 della legge n. 62/1953, che dispone che le leggi statali che modificano i principi fondamentali nelle materie di potestà legislativa concorrente – quale è appunto il «governo del territorio» – abrogano le norme regionali che siano in contrasto con esse.
Deve pertanto ritenersi che a seguito dell'entrata in vigore del T.U. siano state abrogate tutte le norme regionali che contemplassero titoli abilitativi edilizi diversi dal permesso di costruire e dalla d.i.a. o inquadrassero determinati interventi edilizi in una categoria diversa da quella in cui sarebbero riconducibili alla luce delle definizioni contenute nell'art. 3, co. 1, T.U..
Non essendo tollerabile una situazione di vuoto normativo, per ragioni di certezza del diritto,... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e; pertanto ritenersi che, finché la Regione non intervenga dettando una nuova normativa sostitutiva di quella abrogata, debbano trovare applicazione le norme di dettaglio contenute nel T.U..
Queste disposizioni di dettaglio sono denominate «cedevoli», proprio perché destinate a cedere il passo alle norme regionali, e sono in linea con l'art. 117, co. 3, Cost., il quale, nel disciplinare la potestà legislativa concorrente, attribuisce la normativa di dettaglio alle Regioni non in via esclusiva, ma piuttosto in via principale e permette anche allo Stato di dettarla, allo scopo di garantire la necessaria completezza dell'ordinamento, e sia pure con il limite della «cedevolezza».
Tali conclusioni invece non valgono per le Regioni a statuto speciale e nelle Province autonome, titolari di una competenza legislativa esclusiva in tema di edilizia e urbanistica, le cui norme dovranno rispettare le disposizioni innovative dettate dal T.U. soltanto nella misura in cui esse siano espressione di principi di rango costituzionale, internazionale o comunitario oppure siano riconducibili ad una delle competenze legislative esclusive statali, altrimenti rimarranno in vigore.
C'è da chiedersi, infine,... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e modo l'entrata in vigore della s.c.i.a. abbia inciso sulle disposizioni regionali in materia di d.i.a., e sul punto è necessario far riferimento innanzitutto all'art. 49, co. 4-ter, del d.l. n. 78/2010, in cui il nuovo art. 19 della legge n. 241/1990 viene ricondotto alla tutela della concorrenza e – in linea di continuità con quanto disposto dall'art. 29, co. 2-ter, della legge n. 241/1990 – viene qualificato come disposizione che costituisce livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali.
Il comma in questione, inoltre, prevede che la disciplina dell'art. 19 della legge n. 241/1990 sostituisca direttamente, dalla data di entrata in vigore della legge n. 122/2010, «quella della dichiarazione di inizio attività recata da ogni normativa … regionale».
In seguito, l'art. 5, co. 2, lett. c), secondo periodo, prima parte, del d.l. n. 70/2011, ha chiarito che «le disposizioni di cui all'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 si interpretano altresì nel senso che non sostituiscono la disciplina prevista dalle leggi regionali che, in attuazione dell'articolo 22, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, abbiano ampliato ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...plicativo delle disposizioni di cui all'articolo 22, comma 3, del medesimo decreto», recependo così l'orientamento espresso in precedenza dal Ministero della Semplificazione nella nota del 16 settembre 2010.
Dal combinato disposto delle due norme si può allora desumere che, una volta definitivamente acclarata l'applicabilità della s.c.i.a. al settore dell'edilizia, sia pure limitatamente agli interventi edilizi c.d. «minori», il nuovo strumento di semplificazione sostituisce le corrispondenti ipotesi di d.i.a. previste dalle singole leggi regionali.
Tanto premesso, si deve ricordare che più di qualche autore ha dubitato della legittimità costituzionale della disciplina sopra delineata, perché, agganciando l'art. 19 della legge n. 241/1990 a due materie di potestà legislativa esclusiva dello Stato – quali la «tutela della concorrenza» e la «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale» – il legislatore statale ha finito con il configurare tale norma come una disposizione inderogabile da parte delle Regioni, che, come noto, incontrano un lim... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...orme poste dal legislatore statale nell'esercizio delle prerogative ad esso riservate dall'art. 117, co. 2, Cost..
In questo modo si assisteva ad una «regressione» sul piano dell'autonomia normativa delle Regioni, poiché se queste in passato potevano dettare la disciplina di dettaglio nell'esercizio della loro potestà legislativa concorrente nella materia «governo del territorio», con riguardo alla s.c.i.a. sarebbero state private addirittura anche di tale possibilità.
Ecco perché le norme in esame sono state impugnate in via principale avanti la Corte costituzionale, che, con le sentenze n. 164/2012, 203/2012 e 121/2014 ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate, affermando che la disciplina della s.c.i.a. è stata correttamente ricondotta dal legislatore statale alla «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale» e che, pertanto, non vi è alcuna illegittima compressione della potestà legislativa regionale.
Le sentenze ribadiscono innanzitutto il principio consolidato secondo cui per ricondurre una d... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... ad una materia piuttosto che ad un'altra, è necessario che l'interprete si interroghi volta per volta sulla ratio e sull'oggetto della norma, senza che possa considerarsi in alcun modo dirimente la qualificazione della stessa compiuta dal legislatore statale.
La Corte costituzionale, così, non esita a definire come «inappropriato» il richiamo alla «tutela della concorrenza», osservando condivisibilmente che la s.c.i.a. ha «un ambito applicativo diretto alla generalità dei cittadini e perciò va oltre la materia della concorrenza, anche se è ben possibile che vi siano casi nei quali quella materia venga in rilievo … per esempio, in relazione all'esigenza di eliminare barriere all'entrata nel mercato».
Per converso, i giudici costituzionali ritengono corretto il riferimento alla «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale», la quale non è «una "materia" in senso stretto, quanto … una competenza del legislatore statale idonea ad investire tutte le materie, in relazione alle quali il legislatore stesso deve poter porre le norme necess... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...sicurare a tutti, sull'intero territorio nazionale, il godimento di prestazioni garantite, come contenuto essenziale di tali diritti, senza che la legislazione regionale possa limitarle o condizionarle» ed è un imprescindibile «strumento per garantire il mantenimento di una adeguata uniformità di trattamento sul piano dei diritti di tutti i soggetti, … in un sistema caratterizzato da un livello di autonomia regionale e locale decisamente accresciuto».
Ebbene, la s.c.i.a. costituisce «una prestazione specifica, circoscritta all'inizio della fase procedimentale strutturata secondo un modello ad efficacia legittimante immediata, che attiene al principio di semplificazione dell'azione amministrativa ed è finalizzata ad agevolare l'iniziativa economica (art. 41, primo comma, Cost.), tutelando il diritto dell'interessato ad un sollecito esame, da parte della pubblica amministrazione competente, dei presupposti di diritto e di fatto che autorizzano l'iniziativa medesima».
In altri termini, secondo il giudice delle leggi, la disciplina della s.c.i.a. è ascrivibile alla potestà legislativa esclusiva dello Stato perché risponde alla necessità di garantire che tutti i cittad... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... avviare immediatamente l'attività oggetto della segnalazione, «in condizioni di parità su tutto il territorio nazionale».
Ciò vale anche per la s.c.i.a. in materia edilizia, posto che le esigenze di semplificazione e di uniforme trattamento sull'intero territorio nazionale valgono anche per il settore dell'edilizia.
Né, in senso contrario, può argomentarsi a partire dal fatto che l'edilizia, come l'urbanistica, rientrano nella materia di potestà legislativa concorrente del «governo del territorio», poiché – a parte il fatto che lo Stato potrebbe pur sempre dettare i principi fondamentali, in cui certamente va a collocarsi la semplificazione amministrativa – «il titolo di legittimazione dell'intervento statale nella specifica disciplina della SCIA si ravvisa nell'esigenza di determinare livelli essenziali di prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, compreso quello delle Regioni a statuto speciale» e quindi «si è in presenza di un concorso di competenze che … vede prevalere la competenza esclusiva dello Stato, essendo essa l'unica in grado di consentire la realizza... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...esigenza suddetta».
Appurata la legittimità costituzionale delle previsioni in materia di s.c.i.a. e l'immediata operatività delle stesse in tutte le Regioni, anche a statuto speciale, si deve comunque osservare che la soluzione secondo cui il nuovo strumento di semplificazione non sostituirebbe la d.i.a. che, secondo la legislazione regionale, è alternativa o sostitutiva del permesso di costruire desta notevoli inconvenienti dal punto di vista pratico.
Tale scelta del legislatore, infatti, se ha il pregio di salvaguardare l'autonomia legislativa delle Regioni e le varie normative regionali in materia di «Piano casa» che consentono la realizzazione di interventi di ampliamento in deroga agli strumenti urbanistici, finisce con il moltiplicare i titoli edilizi, passando – con buona pace della semplificazione voluta dal legislatore – dal binomio d.i.a. / permesso di costruire alla tripartizione s.c.i.a. / d.i.a. (nella sola forma, ovviamente, della «super d.i.a.») / permesso di costruire.
Sempre a proposito del rapporto tra s.c.i.a. e autonomia normativa regionale, è opportuno chiedersi se la legislazione regionale possa estendere l'ambito di applicazione della s.c.i.... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ndo che con la stessa possano essere realizzati interventi diversi da quelli «minori» di cui all'art. 22, co. 1 e 2, T.U..
Ad una risposta positiva si potrebbe pervenire ritenendo che l'art. 22, co. 4, T.U. esprima una regola applicabile anche alla s.c.i.a. e valorizzando la giurisprudenza costituzionale, che, da un lato, ha riconosciuto come principio «la necessaria compresenza … di titoli abilitativi preventivi ed espressi … e taciti, quale è la DIA, considerata procedura di semplificazione che non può mancare, libero il legislatore regionale di ampliarne o ridurne l'ambito applicativo» e, dall'altro, ha precisato che nelle materie di legislazione concorrente, come è il «governo del territorio», lo Stato avrebbe il potere di fissare soltanto i criteri e gli obiettivi, mentre competerebbe alle Regioni la scelta dei concreti strumenti per il conseguimento di detti obiettivi.
Nondimeno, si deve osservare che ad un'opinione più prudente sembrerebbe indurre l'esperienza anteriore all'entrata in vigore del T.U., che aveva portato il legislatore a modificare l'art. 1, co. 12, della legge n. 443/2001 e a chiarire definitivamente che la normativa regionale avrebbe potuto ampliar... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... degli interventi assentibili con d.i.a., regola poi trasfusa nell'art. 22, co. 4, T.U..
In particolare, la Regione Lombardia, con l'art. 4 della L.R. n. 22/1999 era arrivata a consentire la realizzazione di ogni intervento edilizio con la d.i.a., e la Corte di Cassazione aveva interpretato restrittivamente tale disposizione, rilevando che la stessa, interpretata letteralmente, sarebbe entrata in contrasto con i principi fondamentali della legislazione urbanistica vincolanti per il legislatore regionale.
Dall'art. 19 della legge n. 241/1990 e dell'art. 2, co. 60, della legge n. 662/1996 si poteva desumere, infatti, che per gli interventi assoggettati a concessione edilizia l'atto di assenso non avrebbe potuto essere sostituito da una mera d.i.a. e che l'ambito di applicazione questo strumento di semplificazione sarebbe stato limitato agli interventi edilizi di minor rilievo.
La soluzione adottata dalla legislazione regionale lombarda venne successivamente «consacrata» a livello di legislazione statale, con l'introduzione della c.d. «super d.i.a.» ad opera dell'art. 1, co. 6, della legge n. 443/2001 (c.d. «legge obiettivo»).
Il co. 12 dell'art. 1, nel definire gli spazi dell'autonomia... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... previde che le Regioni potessero individuare quali degli interventi che la legislazione statale prevedeva fossero assentibili con d.i.a. potessero essere «assoggettati a concessione edilizia o ad autorizzazione edilizia».
Così come formulata, la norma sembrava permettere soltanto la possibilità di restringere e non di ampliare l'ambito applicativo della d.i.a., cosicché il legislatore intervenne nuovamente con l'art. 13, co. 7 e 8, della legge n. 166/2002, allo scopo anche di far venir meno alcune delle censure delle Regioni che nel frattempo avevano impugnato la legge n. 443/2001 avanti la Corte costituzionale.
Venne previsto, più precisamente, che l'art. 1, co. 6, della legge n. 443/2001 – che elencava gli interventi eseguibili con d.i.a. – non si applicasse nel caso in cui le leggi regionali emanate anteriormente all'entrata in vigore della «legge obiettivo» che fossero già conformi alle previsioni contenute nello stesso co. 6 anche qualora disponessero «eventuali categorie aggiuntive e differenti presupposti urbanistici». Inoltre venne introdotta la norma che oggi è stata trasfusa nell'art. 22, co. 4, T.U., riconoscendo alle Regioni a statuto ordinario la ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...agrave; di ampliare o ridurre il novero degli interventi assentibili con la d.i.a..
La vicenda che si è sin qui ripercorsa e il fatto che il legislatore, a differenza di quanto accaduto con le leggi 443/2001 e 166/2002, non abbia dettato una disposizione analoga a quella oggi contenuta all'art. 22, co. 4, T.U., allora, potrebbero essere visti come degli ostacoli all'ammissibilità di disposizioni regionali che incidano sull'ambito applicativo della s.c.i.a..