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Timestamp: 2019-12-16 12:29:03+00:00
Document Index: 28727474

Matched Legal Cases: ['art.35', 'art.1', 'art.35', 'art.35', 'art.1', 'art.35', 'art.3', 'art.35', 'art.3']

I REQUISITI RICHIESTI PER LA LEGITTIMAZIONE ED IL RICONOSCIMENTO DELL'ATTIVITA' PSICOTERAPEUTICA SECONDO LE VIGENTI DISPOSIZIONI CONTENUTE NELLA LEGGE 18 FEBBRAIO 1989, n.56 E NELLA LEGGE 14 GENNAIO 1999 n.4
Premessa - La fase transitoria - Art.35 i medici non specializzati - Commissione straordinaria - Linee guida per il riconoscimento dell'attività - Istituzione elenco dei sanitari legittimati
I titoli di specializzazione
Prima pagina psicoterapia
Riapertura termini ex art.35 Legge n.56/1989
La Gazzetta Ufficiale n.14 del 19 gennaio 1999, pubblicava la legge 14 gennaio 1999, n.4 recante " Disposizioni riguardo il settore universitario e della ricerca scientifica nonché il servizio mensa delle scuole". Detto provvedimento che all'art.1, comma 2 e 3 stabiliva la riapertura dei termini fissati dall'art.35 della legge n.56/1989, entrava in vigore il 3 febbraio 1999.
Per i 180 giorni successivi a detta data ovvero fino al 2 agosto 1999, gli interessati dovevano presentare all'Ordine provinciale di appartenenza l'istanza di riconoscimento dell'attività psicoterapeutica sulla base dei criteri già fissati dall'art.35 citato e come modificato dall'art.1, comma 2 e 3 della legge n.4/1999.
Al fine di ottenere il riconoscimento dell'attività psicoterapeutica dall'Ordine di appartenenza, l'interessato - laureato entro l'ultima sessione di laurea ordinaria o straordinaria dell'anno accademico 1992/1993 - doveva dichiarare, sotto la propria responsabilità, di avere acquisita la specifica formazione professionale in psicoterapia, documentando il curriculum formativo con l'indicazione delle sedi, dei tempi e della durata, nonché il curriculum scientifico e professionale, documentando la preminenza e la continuità dell'esercizio della professione psicoterapeutica.
L'articolo, così come formulato, avrebbe richiesto, ai fini del riconoscimento dell'attività psicoterapeutica da parte dell'Ordine, la concorrenza del curriculum formativo con l'indicazione della sede, dei tempi e della durata del curriculum professionale.
Una interpretazione letterale della disposizione in parola, avrebbe portato, inevitabilmente, alla non applicabilità della disposizione al caso concreto.
Infatti, l'esercizio dell'attività psicoterapeutica, successivamente al giorno 11 marzo 1994, era stato di esclusiva competenza dei laureati in medicina e chirurgia ai quali l'Ordine aveva riconosciuto l'attività psicoterapeutica, ai sensi dell'art.35 e dei laureati in medicina e chirurgia in possesso di un diploma di specializzazione almeno quadriennale, nel cui piano di studi fosse prevista una adeguata formazione ed addestramento in psicoterapia, ai sensi dell'art.3 della legge.
Pertanto, successivamente a tale data (11 marzo 1994), i laureati in medicina e chirurgia che non avevano avuto riconoscimento da parte degli Ordini, ex art.35, e sprovvisti di un diploma di specializzazione ex art.3, non potevano esercitare e, conseguentemente, non avrebbero potuto acquisire una specifica formazione professionale in psicoterapia.
Una tale interpretazione letterale restrittiva avrebbe portato, come detto, alla impossibilità applicativa della norma introdotta in epoca successiva dal legislatore.
La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, pertanto, visto che le due diverse interpretazioni date dagli Ordini provinciali alla norma in parola - l'una in senso restrittivo e l'altra in senso estensivo, dovute, peraltro, alla poca chiarezza della disposizione, - stavano generando disparità di trattamento tra i richiedenti in possesso degli stessi titoli, nell'esercizio delle attribuzioni di indirizzo e coordinamento, avvertì la necessità di dare una propria interpretazione alla disposizione in questione, nell'intento di uniformare i divergenti comportamenti degli Ordini provinciali stessi.
La stessa Federazione, pertanto, ragionevolmente sostenne, con la comunicazione n.84 del 16 giugno 1999, che la volontà del legislatore era quella di estendere la "sanatoria" ai laureati successivamente all'entrata in vigore della legge n.56/1989 e, comunque, non oltre l'ultima sessione di laurea ordinaria o straordinaria dell'anno accademico 1992-1993.
Pertanto, alla luce delle considerazioni sopra esposte, l'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Messina, tenne conto della volontà del legislatore, vale a dire a "sanare" quei medici che non avevano potuto acquisire, non per loro colpa, un diploma di specializzazione in campo psicoterapeutico e nel rispetto della legge non avevano potuto acquisire una specifica formazione in psicoterapia.
Così facendo l'Ordine interpretò la norma, come sopra evidenziato non armonizzata con le altre disposizioni legislative successive, non in senso letterale ma logico, tenendo conto, come detto, della volontà del legislatore di estendere il beneficio a tutti i medici che si erano laureati sino all'anno accademico 1992-1993.
Peraltro una diversa interpretazione restrittiva non sarebbe stata rispondente alla ratio della norma ed avrebbe concorso alla impossibilità di applicazione pratica, annullando l'intendimento de legislatore. In breve il legislatore avrebbe emanato una norma inapplicabile.
Con questo spirito informatore sono state esaminate dall'Ordine di Messina tutte le istanze pervenute, comprensive anche di quegli attestati di frequenza rilasciati da scuole che non avevano a quel tempo avuto riconoscimento ministeriale, purchè il curriculum formativo si adeguasse e conformasse a quello di scuole similari che avevano già ottenuto il riconoscimento dal MURST.