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Timestamp: 2020-08-04 17:10:07+00:00
Document Index: 128590096

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 9', 'art. 873', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 41', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 873', 'art. 873', 'art. 13']

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Rigetto domanda condono edilizio su zona demaniale mar
Re: Rigetto domanda condono edilizio su zona demaniale mar
Messaggio da panorama » sab lug 11, 2020 11:16 pm
diniego della concessione edilizia in sanatoria ex art. 13 L. 47/85
Con il presente Parere il CdS rigetta il ricorso straordinario,
- sia riguardo le distanze dal confine e sia dalla distanza irregolare fra pareti finestrate.
- piccoli manufatti realizzati all'inizio degli anni '60 e doppia conformità.
PARERE DEFINITIVO sede di CONSIGLIO DI STATO, sezione SEZIONE 1, numero provv.: 202001283
Numero 01283/2020 e data 10/07/2020 Spedizione
Adunanza di Sezione del 8 luglio 2020
NUMERO AFFARE 00304/2020
Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza cautelare, proposto da C.. Arturo e C.. Angelo contro il Comune di Prato per l’annullamento del provvedimento prot. 27697 del 22.4.99 a firma del Dirigente Responsabile del Servizio Concessioni e Autorizzazioni di Settore Programmazione Urbanistica del Comune di Prato con cui si comunica ai ricorrenti il diniego della concessione edilizia in sanatoria ex art. 13 L. 47/85, nonché di ogni atto ad esso presupposto, connesso e/o conseguenziale, ancorché incogniti, in particolare della proposta finale redatta in data 14.4.99 dal responsabile del Procedimento ex artt. 4 e 5 L. 241/90 nonché del parere espresso dalla Commissione Edilizia n. 33 dell'8.4.99 di contenuto incognito.
Vista la relazione prot. n. 4560 del 13 marzo 2020, con la quale il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull’affare consultivo in oggetto;
1. Con il ricorso straordinario in esame, notificato al Comune di Prato in data 22 luglio 1999, i sigg.ri C.. Arturo e C.. Angelo, proprietari di due piccoli manufatti realizzati all'inizio degli anni '60, consistenti in un ripostiglio (di ml. 2.20 x 7.65 x h. 1.85) e in una "piccionaia" dotata di copertura in plastica, posizionata al di sopra del ripostiglio (di ml. 4.90 x 1.80 x h. 1.50), manufatti “tollerati” per oltre 35 anni dall’Amministrazione comunale, ma poi fatti oggetto di un’ordinanza di demolizione notificata in data 6 aprile 1998, hanno impugnato – deducendo plurime censure di violazione di legge e di eccesso di potere - il provvedimento n. prot. 27697 del 22 aprile 1999 con il quale il Comune di Prato ha respinto la loro domanda (presentata in data 2 luglio 1998) per l'ottenimento della concessione in sanatoria ai sensi dell'art. 13 della legge n. 47 del 1985.
2. Il diniego comunale impugnato risulta così motivato: “la richiesta non può essere esitata in quanto non è stata dimostrata la conformità agli indici urbanistici previsti dalla sottozona e reperiti gli spazi a parcheggi previsti dalla L. 122/89 e comunque l'intervento non risulta ammissibile per contrasti con l'art. 9 l. 1444/68 distanza irregolare fra pareti finestrate, con l'art. 873 del C.C. distanza interiore ai mt. 3.00 dal confine”.
3. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha riferito sull’affare in esame solo con la relazione prot. n. 4560 del 13 marzo 2020, nella quale ha esposto: che il ricorso introduttivo è stato acquisito in data 30 agosto 1999, al prot. 2394 della competente Direzione generale ministeriale; che in data 23 dicembre 2015 è stata acquisita, per il tramite dalla Direzione generale per la Condizione Abitativa, la pregressa corrispondenza con la quale il legale della parte ricorrente richiedeva informazioni sull'esito dell'istruttoria del gravame in argomento; che con nota prot. 260 del 14 gennaio 2016, la Direzione generale ministeriale competente ha sollecitato il Comune di Prato ad inviare le proprie controdeduzioni difensive, fino a quel momento non ancora ricevute; che in data 14 marzo 2016, prot. 2427, è stata acquisita la memoria difensiva del Comune di Prato, oltre alla documentazione ad essa connessa; che, preso atto della pendenza di ulteriori giudizi in argomento, con nota prot. 7084 del 21 luglio 2016 la medesima Direzione generale ha richiesto al Comune di Prato gli esiti del ricorso giurisdizionale n. 1814/2009, dinnanzi al T.A.R. Toscana, con il quale i ricorrenti hanno impugnato la prima ordinanza di demolizione n. 31/98 del 2 aprile 1998 del Comune di Prato, di abbattimento dei manufatti realizzati senza titolo, nonché del ricorso giurisdizionale n. 436/2012, innanzi al T.A.R. Toscana, con il quale gli stessi ricorrenti - successivamente alla proposizione del ricorso straordinario indicato in oggetto, avverso il diniego dell'istanza di concessione edilizia in sanatoria - hanno altresì impugnato la seconda ordinanza di demolizione n. 3084/2011/8D del 23 dicembre 2011 emessa dalla stessa Amministrazione comunale; che con nota PEC del 15 luglio 2019, il Comune di Prato, per il tramite dell'Avvocatura, ha reso noto che con riferimento al ricorso giurisdizionale n. 1814/2009, dinnanzi al T.A.R. Toscana, detto Tribunale Amministrativo con il decreto n. 420/2014 ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse manifestata dalla stessa parte ricorrente con atto depositato il 17 giugno 2014; che, relativamente al ricorso giurisdizionale n. 436/2012, innanzi al T.A.R. Toscana, il citato Tribunale, con l'ordinanza n. 252/2012, ha respinto la domanda cautelare di sospensione dell'efficacia del provvedimento impugnato di demolizione dei manufatti in argomento. Tutto ciò premesso, il Ministero ha poi esaminato partitamente i motivi di censura proposti dai ricorrenti ed ha concluso nel senso del rigetto del ricorso perché infondato nel merito.
4. Con nota trasmessa a mezzo PEC in data 11 giugno 2020 la Segreteria del Tar della Toscana ha infine qui trasmesso copia dell’ordinanza n. 703 dell’11 giugno 2020 con la quale il suddetto Tar, sez. III, riunito in sede di smaltimento del contenzioso arretrato, ha disposto il rinvio al 19 ottobre 2020 della trattazione del ricorso n. R.G. 436/2012 proposto dai sigg.ri C.. Arturo e C.. Angelo avverso il provvedimento del Comune di Prato del 18 novembre 2011 di ingiunzione della demolizione di pretese opere abusive notificata il 23 dicembre 2011, mandando alla Segreteria l’acquisizione di “informazioni sull’esito del ricorso straordinario al Capo dello Stato presentato dai ricorrenti in data 19.7.1999 avverso il provvedimento che denegava la richiesta di concessione edilizia in sanatoria”.
1. Il ricorso è infondato e deve essere come tale respinto.
2. Giova preliminarmente evidenziare che l’atto di diniego impugnato risulta “plurimotivato”, ossia basato su tre autonomi e distinti motivi di respingimento della domanda di sanatoria, ciascuno da solo autonomamente idoneo a sorreggere il provvedimento negativo impugnato, con la conseguenza che l’eventuale fondatezza di una sola delle censure svolte in ricorso, riferite ciascuna al corrispondente motivo di diniego, non consentirebbe comunque l’accoglimento del ricorso e l’annullamento dell’atto impugnato, che continuerebbe a reggersi legittimamente sugli altri motivi di diniego.
Alla luce di questa premessa può procedersi all’esame dei motivi di ricorso nello stesso ordine con il quale risultano proposti nell’atto introduttivo.
3. Con un primo motivo di ricorso (pagg. da 3 a 10 dell’atto introduttivo) i ricorrenti hanno sollevato censure di invalidità derivata dell’impugnato diniego di sanatoria rispetto ai vizi già dedotti dinanzi al Tar della Toscana contro l’ingiunzione di demolizione n. 31 del 1998, avente ad oggetto i medesimi manufatti abusivi.
Sennonché tali doglianze, consistenti nella trascrizione e riproposizione letterale dei motivi del ricorso giurisdizionale, che sono peraltro come tali inammissibili perché in evidente violazione del principio di alternatività tra ricorso giurisdizionale e ricorso straordinario, sono superate dalla sopravvenuta adozione di una successiva e nuova ordinanza di demolizione degli stessi manufatti (n. 3084/2011/8D del 23 dicembre 2011), impugnata dagli stessi ricorrenti con un nuovo ricorso dinanzi al Tar della Toscana, cui è seguita conseguenzialmente la declaratoria di improcedibilità per sopravvenuta carenza d’interesse del primo ricorso giurisdizionale (n. 1814/2009) proposto dinnanzi al predetto Tar avverso la prima ordinanza di demolizione n. 31/98 del 2 aprile 1998, improcedibilità disposta con decreto decisorio n. 420 del 2014, sulla base peraltro di un’apposita dichiarazione della parte in tal senso (con atto depositato il 17 giugno 2014).
4. Con un secondo motivo di censura (rubricato “Violazione e/o falsa applicazione dell'art. 41 sexies della L. 17 agosto 1942, n. 1150, come sostituito dall'art. 2, c. 2, della L. 24 marzo 1989, n. 122. Eccesso di potere per errore manifesto. Eccesso di potere per difetto dei presupposti”) i ricorrente hanno sostenuto l’inconferenza, agli effetti dell’esame della loro domanda di sanatoria, del mancato reperimento degli spazi a parcheggio previsti dalla legge n. 122 del 1989, poiché la domanda di sanatoria, lungi dall’avere ad oggetto "nuove costruzioni", si riferiva ad immobili realizzati nei primi anni 60, derivandone l'inapplicabilità del richiamato art. 41-sexies della legge n. 1150 del 1942, come novellato dalla legge n. 122 del 1989.
La tesi di parte ricorrente non è fondata, poiché il requisito della così detta “doppia conformità” rende rilevante e applicabile la disciplina urbanistica ed edilizia vigente alla data della domanda di sanatoria e della pronuncia amministrativa sulla stessa, e non solo la disciplina vigente al tempo della realizzazione del manufatto abusivo. Se, dunque, si ammette – come i ricorrenti hanno evidentemente ammesso, per il solo fatto di aver domandato la sanatoria – la necessità di idonei titoli edilizi per la realizzazione dei manufatti oggetto di controversia, titoli edilizi altrettanto evidentemente mancanti, allora deve conseguentemente ammettersi la necessaria conformità di tali manufatti non solo alla disciplina vigente al tempo della loro realizzazione, ma anche a quella attuale, vigente al tempo del provvedimento impugnato.
Vero è che – come rimarcato nel motivo di censura in esame – trattasi di manufatti (un ripostiglio e una piccionaia) che, non contemplando usi abitativi, potrebbero sottrarsi all’ambito di applicabilità della legge n. 122 del 1989, ma tuttavia non sussiste un interesse processuale a coltivare e ad approfondire questa profilo di doglianza in ragione della infondatezza delle ulteriori censure, che qui di seguito si esamineranno, trattandosi, come evidenziato nel par. 2, di atto “plurimotivato”.
5. Con una terza censura (rubricata “Violazione e/o falsa applicazione dell'art. 9, D.M. 2 aprile 1968, n. 1444. Eccesso di potere per contraddittorietà manifesta”) parte ricorrente sostiene che la norma applicata dall’Amministrazione (art. 9 del d.m. n. 1444 del 1968, che prescrive la distanza minima assoluta di mt. 10 tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti) troverebbe applicazione solo per gli edifici realizzati successivamente dalla sua entrata in vigore.
La tesi, parimenti a quella esaminata riguardo al secondo motivo di ricorso, è infondata, perché, anche in questo caso, non considera il requisito della doppia conformità.
6. Con il quarto motivo di ricorso (“Violazione e/o falsa applicazione dell'art. 873 c.c. Eccesso di potere per difetto di motivazione”) i ricorrenti sostengono che il Comune avrebbe errato anche nel richiamare, a fondamento del diniego di sanatoria, il presunto contrasto con l'art. 873 c.c. per essere la costruzione posta a distanza inferiore ai 3 mt. dal confine, e ciò perché l’Amministrazione, nel pronunciarsi in sede di domanda di sanatoria ex art. 13 della legge n. 47 del 1985, dovrebbe limitarsi ad “accertare la "doppia conformità" (rispetto cioè agli strumenti urbanistici generali ed attuativi approvati sia al momento della realizzazione dell'opera che al momento della presentazione della domanda) dell'intervento da sanare, per cui è da ritenersi illegittimo il diniego fondato su altre motivazioni”.
Anche questa censura risulta priva di fondamento e va pertanto respinta. Il limite distanziale, imposto peraltro dal codice civile, era ed è sicuramente applicabile al manufatto in esame, e costituisce certamente legittimo e necessario parametro di valutazione, da parte del Comune, dell’ammissibilità e dell’accoglibilità della domanda di sanatoria di un abuso, ben potendo, la violazione di tali limiti di legge, impedire la richiesta sanatoria.
7. Per tutte le esposte motivazioni, il ricorso deve giudicarsi infondato e va come tale respinto.