Source: https://www.associazioneromanatecnici.it/online/rigenerazione-urbana/
Timestamp: 2019-07-16 03:14:49+00:00
Document Index: 74722999

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 60', 'art. 1', 'art. 6']

Rigenerazione Urbana | Associazione Romana Tecnici Pubblici & Privati
In merito alla legge regionale n.7/2017 si allega la sentenza del Tar Lazio sez.II bis che consente nella sua decisione di considerare la SCIA per cambio d’uso anche in sanatoria, è interessante e la trascrivo di seguito:
N. 12058/2018 REG.PROV.COLL.
N. 11679/2018 REG.RIC
sul ricorso numero di registro generale 11679 del 2018, proposto da
Sergio Crescenzi, rappresentato e difeso dall’avvocato Alvise Vergerio di Cesana, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
Roma Capitale, in persona del sindaco pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Andrea Magnanelli, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
previa concessione di idonee misure cautelari,
– del provvedimento di Roma Capitale, Municipio Roma IV, Direzione Tecnica, Servizio III, prot. CE n. 96536 in data 23.7.2018, comunicato successivamente, con il quale è stata dichiarata “inammissibile” la Scia prot. n. CE/82797 in data 26.6.2018, presentata dalla parte ricorrente, in virtù degli artt. 4 e 6 della L.R. del Lazio n.7/2017, per il cambio di destinazione d’uso meramente funzionale e senza opere della propria unità immobiliare ubicata nel palazzo sito in Roma, Viale Palmiro Togliatti nn. 1506 – 1520, da turistico-ricettiva a residenziale, con concessione del termine di 30 giorni per la presentazione di osservazioni e documenti utili ai fini del superamento dei motivi di diniego ivi esposti;
– del provvedimento di Roma Capitale, Municipio Roma IV, Direzione Tecnica, Servizio III, prot. CE n. 106881 in data 13.8.2018, comunicato successivamente, con il quale si è reso noto alla parte ricorrente che le osservazioni presentate nel procedimento non avrebbero consentito il superamento dei motivi di diniego in questione, i quali sono stati confermati unitamente all’“inammissibilità” della Scia da considerarsi “archiviata”, con la precisazione che eventuali opere realizzate saranno considerate abusive e perseguite ai sensi di legge;
– di ogni altro atto presupposto, consequenziale e comunque connesso, compresi, ove occorra: – l’“accertamento” (rectius: comunicazione ex art. 27, comma 4, del D.P.R. n. 380/2001) richiamato al punto n. 1 del primo dei provvedimenti impugnati e comunicato alla Direzione tecnica del Municipio Roma IV con prot. CE/110025/2017 (prot. IV Gruppo P.M. VE/65795/2017), di contenuto incognito; – la relazione tecnica d’ufficio prot. n. CE/123713 del 12.12.2017, di contenuto sconosciuto; – le prescrizioni dell’atto d’obbligo rep. n. 12085 in data 3.5.2010 e quelle del Permesso di costruire n. 292/2010 del 12.5.2010, nelle parti che dovessero considerarsi lesive degli interessi della parte ricorrente;
in via subordinata e ove occorrer possa, affinché si accerti che il suddetto atto d’obbligo non è ostativo al buon esito della Scia per cui è causa;
in ogni caso, per il risarcimento di tutti i danni subiti e subendi.
Relatore nella camera di consiglio del giorno 20 novembre 2018 il dott. Antonio Andolfi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Premesso che parte ricorrente agisce per l’annullamento dei provvedimenti e degli altri atti in epigrafe indicati con i quali Roma Capitale ha valutato inammissibile la s.c.i.a. presentata in data 26.6.2018, ai sensi del d.P.R. n. 380 del 2001 e della l.r. Lazio n. 7 del 2017, avente ad oggetto il cambio di destinazione d’uso, senza opere, del suddetto immobile dalla categoria urbanistica funzionale turistico-ricettiva a quella residenziale;
Che, avverso gli atti impugnati, parte ricorrente ha dedotto vizi di violazione di legge ed eccesso di potere, contestando tutti i presupposti alla base delle determinazioni adottate dall’amministrazione;
Che, unitamente all’azione di annullamento, parte ricorrente ha esperito anche l’azione per il risarcimento dei danni correlati all’illegittimo esercizio dell’azione amministrativa;
Che, alla camera di consiglio del 20 novembre 2018, fissata per la trattazione della domanda cautelare, il Collegio ha valutato sussistenti i presupposti per la definizione della presente controversia con sentenza in forma semplificata, provvedendo agli avvisi ed adempimenti prescritti in conformità alle previsioni dell’art. 60 c.p.a.;
Ritenuto che, preliminarmente, la domanda di riunione con altri giudizi analoghi, riferiti a diverse unità immobiliari ricomprese nel medesimo fabbricato, non si ritiene suscettibile di positivo apprezzamento, in ragione della sussistenza di una connessione soggettiva solo parziale e della non completa coincidenza delle deduzioni articolate, tenuto conto delle peculiarità riferite ad alcune di dette unità;
Ritenuto, nel merito, che il ricorso merita accoglimento, ai sensi e nei termini di seguito indicati:
Si palesano fondate le deduzioni dirette a contestare la carenza di istruttoria e di motivazione, avendo l’Amministrazione comunale ritenuto preclusa l’ammissibilità della s.c.i.a. presentata dalla parte ricorrente per il cambio di destinazione d’uso, senza opere, della unità immobiliare in proprietà, dalla categoria urbanistica funzionale turistico-ricettiva a quella residenziale, sulla base di presupposti erronei;
Si evidenzia, infatti, che la s.c.i.a. in argomento è stata presentata dalla parte interessata anche ai sensi della l.r. Lazio n. 7 del 2017, con la quale il legislatore regionale ha inteso perseguire, in attuazione della disciplina nazionale di riferimento, obiettivi di riqualificazione incentivata delle aree urbane e di razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente anche nella prospettiva della limitazione del consumo del suolo;
Quanto alla preclusione, indicata nella gravata determinazione, all’ammissibilità degli interventi di cui agli artt. 4 e 6 della citata legge regionale, costituita dalla non legittimità della preesistenza edilizia dell’immobile, osserva il Collegio che non è in contestazione che il fabbricato nel quale è inserita l’unità immobiliare in proprietà della parte ricorrente sia stato legittimamente edificato – e quindi legittimato nel suo ingombro urbanistico – mentre l’eventuale sussistenza di abusi edilizi circoscritti a singole porzioni del fabbricato, consistenti nel cambio di destinazione d’uso senza opere di singole porzioni immobiliari dalla categoria turistico-ricettiva a quella residenziale, non costituisce causa ostativa all’applicazione della disciplina recata dalla l.r. n. 7 del 2017 che viene in considerazione;
Ciò in quanto, essendo l’edificio “legittimamente realizzato”, per come prescrive l’art. 1 della citata l.r., ne sarebbe consentito, in astratto, il cambio d’uso, con la conseguenza che tale cambio d’uso, se realizzato abusivamente, deve essere considerato suscettibile di sanatoria;
Parte ricorrente ha fatto ricorso allo strumento della s.c.i.a. generalmente ammesso anche in sostituzione del permesso di costruire, né rileva, ai fini dell’ammissibilità della segnalazione, la circostanza che l’amministrazione contesti che l’intervento di modifica, senza opere, della destinazione d’uso da parte degli interessati sia stato già attuato abusivamente, potendo detto istituto operare anche in sanatoria e restando fermo il potere-dovere dell’amministrazione di procedere ad una corretta qualificazione della segnalazione presentata, con possibilità di richiedere le eventuali integrazioni ritenute necessarie ai fini di una esaustiva e corretta istruttoria;
Emergono, inoltre, ulteriori carenze valutative da parte dell’ente resistente il quale ha opposto la sussistenza di un atto d’obbligo, sottoscritto dall’originaria proprietà del fabbricato e trascritto, senza neanche considerare la possibilità di un superamento dei vincoli scaturenti da tale atto alla luce delle nuove previsioni normative di cui alla l.r. n. 7 del 2017, che consentono i cambi nelle destinazioni d’uso previste dagli strumenti urbanistici generali, omettendo altresì di verificare la compatibilità dell’intervento, tenuto conto delle modifiche intervenute nel tempo nella destinazione dell’immobile nel suo complesso, inizialmente a prevalenza residenziale in base alla licenza edilizia del 1972, poi con destinazione ad uffici in base alla licenza del 1979, con ripristino della destinazione residenziale dei piani dal 2° all’11° in base a DIA del 2008, e successiva destinazione a struttura turistico-ricettiva con permesso di costruire del 2010, con conseguente necessità di una verifica della permanenza delle condizioni che avevano determinato l’assunzione dell’impegno, con l’atto d’obbligo del 2010, a non modificare la destinazione d’uso dell’immobile e a destinare una parte della superficie a parcheggio privato ad uso pubblico a servizio dei locali del fabbricato adibiti ad uso commerciale;
Al riguardo, inoltre, si evidenzia che lo stesso atto d’obbligo sottoscritto nel 2010 non ha escluso la possibilità di una riconsiderazione degli obblighi ivi contenuti, espressamente prevedendo una modifica ovvero la cancellazione dei vincoli “con il benestare del Comune di Roma, ovvero in conseguenza di leggi e regolamenti”;
La clausola sopra richiamata, del resto, era contenuta anche nel precedente atto d’obbligo sottoscritto nel 2008, recante un contenuto del tutto speculare rispetto a quello del 2010, risultando, pertanto, evidente, l’assenza di una preclusione radicale costituita dalla sottoscrizione di tale impegno, con la conseguenza che, a prescindere dalla incidenza automatica e diretta dell’entrata in vigore della l.r. n. 7 del 2017 sulla perdurante efficacia del vincolo, l’amministrazione avrebbe dovuto svolgere le suddette verifiche adeguatamente motivando le eventuali determinazioni negative;
Quanto, inoltre, ai rilievi riferiti alla sottoscrizione della s.c.i.a. ed alla delega rilasciata dalla parte interessata al professionista incaricato della presentazione della segnalazione, il Collegio reputa sufficiente evidenziare che, a prescindere da ulteriori considerazioni (e, segnatamente, dalla produzione in giudizio, dalla difesa di parte ricorrente, della documentazione idonea a comprovare la sussistenza della sottoscrizione dell’interessato, come da atti presentati all’ente), nella fattispecie risulta evidente la chiara ed inequivoca riferibilità dell’atto alla parte interessata, per cui l’amministrazione, in conformità ai principi generali stabiliti dalla l. n. 241 del 1990 (in particolare, dall’art. 6, comma 1) preordinati al soddisfacimento della comune esigenza di consentire la massima partecipazione ed orientare l’azione amministrativa, attenuando la rigidità delle forme, avrebbe potuto e dovuto esercitare le prerogative delle quali è attributaria anche nella fase istruttoria, richiedendo eventuali integrazioni, con l’ulteriore precisazione che, nella fattispecie, non venendo in rilievo una procedura comparativa, neanche sono configurabili limitazioni alla operatività del c.d. soccorso istruttorio correlate al rispetto della par condicio;
Alla luce delle considerazioni che precedono, meritano accoglimento le deduzioni con le quali è stata contestata la carenza di istruttoria e di motivazione delle determinazioni impugnate, restando salve le determinazioni che l’amministrazione intenderà adottare nel rispetto della presente decisione;
In conclusione, il ricorso va accolto, ai sensi e nei termini sopra indicati, con assorbimento delle residue censure, e per l’effetto i provvedimenti impugnati vanno annullati;
La domanda risarcitoria, per contro, va dichiarata inammissibile in quanto formulata in termini del tutto generici;
Le peculiarità della fattispecie e le problematiche interpretative derivanti dall’applicazione della recente normativa regionale che viene in considerazione, giustificano l’integrale compensazione delle spese di lite tra le parti.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda Bis) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto:
Accoglie la domanda di annullamento, ai sensi e nei termini di cui in motivazione, e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati.
Dichiara inammissibile la domanda risarcitoria.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 novembre 2018 con l’intervento dei magistrati:
Questo articolo è stato pubblicato in Approfondimenti il 21 Dicembre 2018 da Mauro Guadagnoli.
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