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Timestamp: 2019-07-20 12:22:28+00:00
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No alla delibazione di una sentenza ecclesiastica se c'è riserva mentale | Salvis Juribus
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No alla delibazione di una sentenza ecclesiastica se c’è riserva mentale
Pubblicato 8 December 2016 | by Giuseppe Di Micco | in Famiglia
Cass. civ., sez. I, 21 novembre 2016, n. 23640
La prima sezione civile della Suprema Corte, in una sentenza depositata lo scorso 21 novembre, è tornata ad occuparsi di un caso riguardante la delibazione di una sentenza ecclesiastica di nullità matrimoniale a seguito di instaurata ed effettiva convivenza dei coniugi dopo la celebrazione del matrimonio.
Sebbene la Corte di Appello avesse delibato la sentenza canonica di nullità per esclusione dell’indissolubilità, ritenendo che anche la moglie fosse a conoscenza della riserva mentale di lui, per la Cassazione in virtù del noto principio richiamato dalle S.U. con la sentenza n. 16379/14, la convivenza coniugale protrattasi per almeno tre anni dopo la celebrazione del matrimonio è ostativa alla dichiarazione di efficacia nella Repubblica Italiana delle sentenze canoniche di nullità matrimoniale anche in presenza di un vizio genetico del matrimonio accertato e dichiarato dal giudice ecclesiastico. Si tratta di una situazione giuridica di ordine pubblico che trova fondamento nei principi supremi di sovranità e laicità dello Stato.
Nel caso di specie, infatti, non solo la convivenza si era prolungata per ben dieci anni, ma era stata anche allietata dalla nascita di una figlia, che altro non dimostra se non una piena e definitiva accettazione del rapporto matrimoniale.