Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2015/11/diario-fiscale-quotidiano-del-10-novembre-2015.html
Timestamp: 2018-11-21 11:30:33+00:00
Document Index: 33846553

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 199', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 36', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 85', 'art. 108', 'art. 95', 'art. 100', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 70', 'art. 118', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 13', 'art. 444', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 62', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 19', 'art. 156', 'art. 1', 'sentenza ']

Cassazione e dirigenti illegittimi - metri quadri in catasto: tutte le novità del 10 novembre 2015 | Commercialista Telematico
1) Disposizioni contro le frodi in materia economica
2) Consolidato fiscale: pubblicato il nuovo modello di designazione per le società estere prive di una stabile organizzazione
3) Cassazione: il nuovo redditometro non è retroattivo
4) Nuove regole fiscali per gli omaggi di fine anno
5) Riforma delle sanzioni penali tributarie: responsabilità del consulente fiscale
6) Novità fiscali enti non profit dal 2016
7) Nella visura catastale entrano i mq per la TARI
8) Visto infedele: rettifiche entro il 10 novembre 2015
9) Entrate: pubblicato il modello e la tabella per il calcolo della superficie catastale
10) Anno 2015 – riduzione dei premi artigiani
11) Dogane-Entrate, si intensifica la collaborazione
12) Entrate: la Cassazione salva gli atti degli ex incaricati
13) Legge Stabilità: è scontro sul tetto a 3.000 euro e ritorno all’Imu
14) Consultazione della Commissione europea su ruolo e poteri delle autorità di concorrenza nazionali
Attuazione delle direttive europee in materia di reazione rapida contro le frodi in materia di Iva e di applicazione facoltativa e temporanea dell’inversione contabile per operazione a rischio di frodi (Decreto Legislativo – esame preliminare avvenuto il 6 novembre 2015).
Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Matteo Renzi e del Ministro dell’economia e delle finanze Pietro Carlo Padoan, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di attuazione delle direttive 2013/42/UE e 2013/43/UE del Consiglio, del 22 luglio 2013, che istituiscono un “meccanismo di reazione rapida” contro le frodi dell’imposta attraverso l’applicazione facoltativa e temporanea del meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge) a determinate operazioni a rischio di frodi.
Nello specifico, il decreto introduce una procedura particolarmente veloce e semplificata che consente agli Stati di applicare il reverse charge quando i controlli fiscali rilevino l’esistenza di frodi improvvise e massicce su specifiche transazioni commerciali. Il provvedimento, inoltre, amplia l’elenco delle operazioni alle quali gli Stati membri, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, possono applicare il regime dell’inversione contabile per il versamento dell’Iva. Il reverse charge può quindi essere esteso alle cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop, ai dispositivi a circuito integrato. Resta confermata per il Ministro dell’economia e delle finanze la possibilità di individuare, con decreti di natura non regolamentare, ulteriori operazioni da assoggettare a reverse charge nell’ambito degli elenchi inclusi nella direttiva europea. Il Ministro può anche, attraverso propri decreti di natura regolamentare, individuare ulteriori operazioni non incluse negli elenchi per le quali sarà necessario ottenere l’autorizzazione dalle istituzioni europee.
Novità sul reverse charge
Il suddetto Decreto Legislativo appena approvato dal governo interviene sull’art. 17 del D.P.R. n. 633/72, modificandone la rubrica, che ora diventa “Debitore d’imposta” al posto di quella precedente “Soggetti passivi” (infatti, i soggetti passivi sono disciplinati dagli articoli 4 e 5 del decreto).
Ecco di seguito le modifiche sostanziali:
– viene modificata la lettera b) dell’art. 17, comma 6, per eliminare dall’ambito applicativo dell’inversione contabile le cessioni dei componenti ed accessori dei telefoni cellulari (che non sono mai rientrati nel reverse charge per mancanza di autorizzazione UE);
– viene sostituita la successiva lettera c) dell’art. 17, comma 6, prevedendo che il regime dell’inversione contabile si applica anche alle cessioni di console da gioco, tablet, PC e laptop, nonché di dispositivi a circuito integrato quali microprocessori e unità centrali di elaborazione ceduti prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale;
– si abrogano le lettere d) e d-quinquies) dell’art. 17, comma 6, che prevedono che il meccanismo dell’inversione contabile si applichi anche alle cessioni di materiali e prodotti lapidei (lettera d) ed alle cessioni effettuate nei confronti della grande distribuzione commerciale (lettera d-quinquies). Anche queste due disposizioni, introdotte rispettivamente dalla legge n. 296/2006 e dalla legge n. 190/2014, non hanno trovato applicazione per il mancato rilascio della misura speciale di deroga a livello UE;
– viene aggiunto all’art. 17 un nuovo comma, con il quale si prevedono obblighi informativi a carico degli uffici dell’Amministrazione finanziaria, compresa la Guardia di Finanza ed, in generale, delle pubbliche amministrazioni. Analoghi obblighi informativi vengono poi previsti anche ai fini degli adempimenti da rendere obbligatoriamente nei confronti delle istituzioni europee ai sensi dell’art. 199-bis della direttiva n. 2006/112/CE.
Efficacia temporale e decorrenza
L’applicazione del reverse charge non è a tempo indeterminato: infatti, si prevede una scadenza al 31 dicembre 2018 per l’applicazione del meccanismo alle fattispecie recate dall’art. 17, comma 6:
– alla lettera b) – telefoni cellulari
– alla lettera c) – console, tablet, laptop, microchip
– alla lettera d-bis) – quote di emissione di gas a effetto serra
– alla lettera d-ter) – altre unità, certificati
– alla lettera d-quater) – gas, energia elettrica.
Infine, in ossequio ai principi dello Statuto dei diritti del contribuente (art. 3, comma 2), il regime dell’inversione contabile, che viene introdotto per le cessioni di console da gioco, tablet PC, laptop e microchip, si applicherà solo a partire dal 60° giorno successivo all’entrata in vigore del decreto, fissata al giorno stesso della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Modifiche in arrivo per i soggetti aderenti al regime del Consolidato fiscale. Con il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 6 novembre 2015, infatti, viene data attuazione al decreto per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese (Dlgs n. 147/2015), che ha esteso la possibilità di esercitare l’opzione per il regime di tassazione di gruppo anche alle società estere prive di una stabile organizzazione in Italia, purché residenti in Stati appartenenti all’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con cui l’Italia ha stipulato un accordo che assicuri un effettivo scambio di informazioni.
Cosa cambia dopo il decreto internazionalizzazione
Il nuovo articolo 117 del Tuir, modificato dal Dlgs n. 147/2015, consente alle “sorelle”, sia società residenti in Italia, sia stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di società residenti in Stati nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo, di consolidare le proprie basi imponibili. La modifica normativa ha lo scopo di rendere compatibili le disposizioni in materia di accesso ai regimi di tassazione di gruppo con i principi enunciati dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Le caratteristiche del nuovo modello
Il provvedimento approva la nuova modulistica che permette ai soggetti esteri privi di una stabile organizzazione in Italia, di designare una controllata ad esercitare l’opzione per il consolidato e ad assumere così la qualità di società consolidante. In questo modo le società controllanti non residenti, purché identificate nel territorio dello Stato, possono presentare il Modello di designazione. Con l’esercizio dell’opzione per la tassazione di gruppo da parte della società designata, la società non residente assume le responsabilità previste dal Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) per le società o enti controllanti. Il modello va trasmesso per via telematica all’Agenzia delle Entrate.
Ammessa una sola designazione
Il provvedimento chiarisce che la controllante non residente può designare una sola controllata e che la designazione mantiene la propria validità anche nelle ipotesi di rinnovo dell’opzione per la tassazione di gruppo. La controllata designata però non può consolidare società da cui sia essa stessa controllata. Il Provvedimento chiarisce la nozione di controllo ai sensi dell’articolo 2359, comma 1, numero 1) del Codice Civile, in presenza dei requisiti indicati dall’articolo 120 del Tuir.
Le nuove disposizioni e i consolidati già in corso
Il provvedimento disciplina anche il transitorio. Particolari disposizioni sono previste, infatti, per le opzioni già in corso alla data di entrata in vigore del decreto internazionalizzazione, attenendosi al criterio di consentire, sussistendone i presupposti di legge, l’eventuale inclusione nel regime di tassazione di gruppo delle stabili organizzazioni o delle controllate di soggetti esteri senza interruzione dei consolidati esistenti.
(Agenzia delle entrate, comunicato n. 171 del 6 novembre 2015)
Nuovo redditometro senza retroattività. Il nuovo redditometro non è applicabile retroattivamente ai periodi antecedenti al 2009: si tratta infatti di una nuova norma non di carattere procedurale così come invece lo erano i decreti ministeriali del 1992 riferiti al vecchio strumento accertativo. Il chiarimento è arrivato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza 22744 del 6 novembre 2015, che ha di fatto richiamato integralmente l’unica pronuncia emessa sinora sul punto nel 2014.
Difatti, la legittimità dell’applicazione retroattiva dei decreti del 1992 riguardava solo i periodi di imposta per i quali era vigente il pregresso articolo 38 del Dpr 600/73. Non è applicabile, tuttavia, il favor rei poiché si tratta di un principio legato al trattamento sanzionatorio e non ai poteri di accertamento o alla formazione della prova.
Approssimandosi la chiusura del periodo d’imposta, tra le altre problematiche contabili e fiscali, si ripresenta la consueta necessità di come gestire l’effettuazione di omaggi.
Occorre, quindi, monitorare il relativo trattamento sia ai fini delle imposte dirette sia in ambito IVA. Da ultimo, inoltre, è intervenuto il decreto sulle semplificazioni fiscali, che ha introdotto l’aumento a 50 euro per il limite (di costo) che consente la detraibilità della relativa IVA.
Omaggi di rappresentanza senza Iva fino a 50 euro, ma solo se riguardano beni che non formano oggetto dell’attività propria dell’impresa. Per evitare consumi detassati, la disciplina applicabile alle cessioni a titolo gratuito è improntata al principio della tassazione: “in entrata”, attraverso l’indetraibilità dell’imposta sull’acquisto, oppure “in uscita”, attraverso l’imponibilità della cessione. Fanno però eccezione i regali di modesto valore, che sono totalmente sgravati dell’imposta quando hanno per oggetto beni non prodotti o commercializzati dall’impresa.
Regime dei “piccoli omaggi”
La lettera h) dell’art. 19-bis1 del dpr n. 633/72 dichiara non detraibile l’Iva sulle spese di rappresentanza, salvo quelle costituite da acquisti di beni di costo unitario non superiore a 50 euro. L’art. 2, secondo comma, n. 4), attrae nella sfera dell’imposta anche le cessioni gratuite, eccettuate quelle aventi per oggetto:- beni di costo unitario fino a 50 euro la cui produzione o il cui commercio non rientra nell’attività propria dell’impresa;
– beni per i quali non sia stata operata, al momento dell’acquisto o dell’importazione, la detrazione dell’imposta a norma dell’art. 19, anche se per effetto dell’opzione di cui all’art. 36-bis (dispensa dagli adempimenti relativi alle operazioni esenti). Entrambe le soglie di 50 euro sono state così elevate dal D.Lgs. n. 175/2014. Dal combinato disposto delle richiamate disposizioni deriva che, in deroga al principio della tassazione, gli omaggi di beni di valore fino a 50 euro, non rientranti nell’oggetto dell’attività dell’impresa, sono totalmente sgravati dell’Iva in quanto:
– da un lato, sono ammessi alla detrazione “a monte” ai sensi dell’art. 19-bis1, lett. h);
– dall’altro, non costituiscono operazioni imponibili “a valle” ai sensi dell’art. 2, secondo comma, n. 4).
La detrazione dell’Iva sui “piccoli omaggi” spetta anche se si tratta di prodotti alimentari o bevande, ossia di beni per il cui acquisto o importazione il diritto alla detrazione, in linea di principio, è impedito da un’altra disposizione, quella della lettera f) dell’art. 19-bis1. Tale disposizione, infatti, come riconosciuto dalla circolare n. 54 del 19 giugno 2002, non trova applicazione allorché detti beni assumano la qualifica di “spese di rappresentanza”, ipotesi nella quale trova ingresso la disposizione della lettera h), che ammette la detrazione se il costo unitario è contenuto entro il limite di 50 euro.
Reddito d’impresa e regole in materia di omaggi
In termini generali, l’art. 85, comma 2, TUIR prevede che si includano tra i ricavi il valore normale dei beni assegnati ai soci o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa. Diversamente, in deroga a tale principio che assume carattere generale, diverse disposizioni del TUIR prevedono che il costo dei beni ceduti gratuitamente possa essere deducibile se rientra, ad esempio, tra gli sconti merce o le spese di rappresentanza. Ulteriori casistiche possono essere rappresentate dagli omaggi ai dipendenti e dalle erogazioni liberali.
Il regime vigente stabilisce che il valore unitario degli omaggi integralmente deducibili sia pari a 50 euro; oltre tale limite, le spese di rappresentanza devono rispettare i requisiti stabiliti con il D.M. 19 novembre 2008, attuativo dell’art. 108, comma 2, TUIR.
Al fine di applicare il corretto trattamento fiscale, è opportuno che gli omaggi vengano specificamente identificati all’interno dell’impresa e distinti rispetto ad altre fattispecie. Si pensi allo sconto merce che è un’operazione che prevede la consegna di un bene ad esito di obiettivi commerciali ritenuti “idonei”/favorevoli dal venditore. Pertanto, diversamente dall’omaggio, lo sconto merce dipende da altre operazioni commerciali; in particolare, gli sconti rappresentano un riconoscimento gratuito al cliente di un bene in base a determinati accordi commerciali mentre gli omaggi derivano per definizione dalla distribuzione gratuita senza avere alcun nesso con altri accordi od obiettivi.
A parte ciò, le spese relative a beni distribuiti gratuitamente ai clienti sono integralmente deducibili se di valore unitario non superiore a 50 euro; diversamente trovano riscontro i limiti di cui al D.M. 19 novembre 2008 poiché gli omaggi ai clienti generalmente rientrano nelle spese di rappresentanza.
Riguardo le spese sostenute dal datore di lavoro per acquistare gli omaggi da destinare ai dipendenti, queste sono deducibili dal reddito d’impresa ai sensi dell’art. 95, comma 1, TUIR. La norma considera, infatti, deducibili le spese a titolo di liberalità a favore dei lavoratori dipendenti, purché non siano riferite alle spese di cui all’art. 100, comma 1, TUIR (istruzione, educazione, ecc.), giacché queste ultime sono deducibili dal reddito d’impresa per un ammontare non superiore al 5 per mille delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.
Sotto il profilo contabile, gli omaggi devono essere classificati nella voce B.14 del conto economico come oneri diversi di gestione (documento interpretativo OIC 12, secondo cui gli omaggi e gli articoli promozionali vanno classificati nella voce B.14 di conto economico, ossia appunto tra gli oneri diversi di gestione).
Spese di rappresentanza: i nuovi limiti di deducibilità
Le nuove soglie diventeranno operative nel 2016 e per modificarle basterà un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
L’articolo 9 del Decreto internazionalizzazione (D.Lgs 147/2015) ha modificato l’articolo 108, comma 2, del Tuir che norma le soglie di deducibilità delle spese di rappresentanza per le società imprenditoriali. Non solo. Ha previsto che tali soglie possano in futuro essere modificate con apposito decreto del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) e non con una legge primaria di più complesso e lungo iter normativo.
Riepilogando, dunque, le novità sono due:
– l’innalzamento delle percentuali di deducibilità sui ricavi delle spese di rappresentanza.
– modifica di tali limite attraverso un decreto ministeriale del MEF.
Restano invariati gli altri principi, primi tra tutti gli scaglioni di reddito a cui attribuire le diverse aliquote. Le nuove regole saranno operative a partire dal 2016, dato che il decreto internazionalizzazione prevede l’applicabilità delle nuove soglie nel periodo di imposta successivo alla sua entrata in vigore (7 ottobre 2015).
Come si è detto, le percentuali di deducibilità sui ricavi delle spese di rappresentanza sono state aumentate:
– per i ricavi fino a 10 milioni di euro, la percentuale di deducibilità passa dall’1,3% all’1,5%.
– per i ricavi compresi tra i 10 milioni di euro e i 50 milioni di euro, la percentuale di deducibilità passa dallo 0,5% allo 0,6%
– per i ricavi superiori ai 50 milioni di euro, la percentuale di deducibilità passa dallo 0,1% allo 0,4%.
Disciplina degli omaggi per il reddito di lavoro autonomo
La disciplina fiscale riferita agli omaggi non interessa soltanto le imprese ma anche i lavoratori autonomi con riguardo alla concessione di omaggi destinati a clienti. Tali spese rientrano in quelle di rappresentanza e risultano deducibili (ex art. 54, comma 5, TUIR) nel limite dell’1% dei compensi percepiti nell’anno.
L’art. 54, comma 5, TUIR prevede che le spese di rappresentanza sono deducibili nei limiti dell’1% dei compensi percepiti nel periodo di imposta. Sono comprese nelle spese di rappresentanza quelle sostenute per l’acquisto o l’importazione di oggetti di arte, di antiquariato o da collezione, anche se utilizzati come beni strumentali per l’esercizio dell’arte o della professione, nonché quelle sostenute per l’acquisto o l’importazione di beni destinati ad essere ceduti a titolo gratuito
Rientrano quindi tra le spese di rappresentanza:
– quelle sostenute per l’acquisto o l’importazione di oggetti d’arte ed antiquariato (anche se utilizzati come beni strumentali per l’esercizio dell’arte e della professione);
– quelle sostenute per l’acquisto di beni destinati ad essere ceduti a titolo gratuito (omaggi).
Con circolare n. 34/E/2009, l’Agenzia delle entrate ha chiarito che, fermi restando i diversi limiti di deducibilità previsti dal TUIR, le disposizioni relative alla qualificazione delle spese di rappresentanza previste per il reddito d’impresa rilevano anche nell’ambito della determinazione del reddito di lavoro autonomo.
Per conseguenza, da un punto di vista sostanziale, la nozione di spesa di rappresentanza deve essere individuata nel D.M. 19 novembre 2008.
Sotto un distinto ma correlato profilo, non è secondaria la circostanza per cui, in virtù del principio di cassa che caratterizza il lavoro autonomo, le spese inerenti all’esercizio dell’attività di lavoro autonomo possono essere dedotte nel periodo d’imposta in cui le stesse sono sostenute, prescindendo quindi dalla relativa competenza.
La revisione delle sanzioni penali tributarie ha rimesso in evidenza la questione della responsabilità penale nei confronti del professionista che fornisce la consulenza fiscale nei confronti dei propri clienti.
Questo in conseguenza di quanto stabilito dall’art. 12 del D.Lgs. n. 158/2015, attuativo della delega fiscale per la riforma del sistema sanzionatorio, che prevede la responsabilità penale del consulente o dell’intermediario che compartecipa alla commissione del reato nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale. Come già osservato in dottrina, si tratta di una disposizione che, essendo molto generica, rischia di creare una responsabilità del professionista, sia pure sotto il profilo fiscale, che potrebbe penalizzarne l’attività.
In particolare, l’art. 12 del D.Lgs. n. 158/2015, in attuazione della legge delega fiscale, inserisce – nell’ambito del D.Lgs. n. 74/2000 – l’art. 13-bis, rubricato “Circostanze del reato”, che prevede la responsabilità penale del consulente o dell’intermediario che compartecipa alla commissione del reato nell’esercizio dell’attività di consulenza fiscale.
Per meglio poterne individuare la problematica, si riporta di seguito il contenuto integrale del suddetto articolo 12.
DECRETO LEGISLATIVO 24 settembre 2015, n. 158
Revisione del sistema sanzionatorio, in attuazione dell’articolo 8, comma 1, della legge 11 marzo 2014, n. 23. (15G00169) (GU Serie Generale n.233 del 7-10-2015 – Suppl. Ordinario n. 55).
Note: Entrata in vigore del provvedimento: 22/10/2015
Responsabilità del Commercialista: Commento dal massimario della Corte di Cassazione di ottobre 2015
L’art. 12 del Decreto n. 158/2015 inserisce nel corpo del D.Lgs. 74/2000 l’art. 13-bis, norma rubricata con il titolo di “circostanze attenuanti” ma contenente anche una disposizione a valenza processuale.
La circostanza speciale dell’elaborazione di modelli “seriali” di evasione
Nel comma 3 del citato articolo 12 viene evidenziata una circostanza aggravante ad effetto speciale (aumento della pena fino alla metà) quando il reato è commesso da particolari compartecipi nell’esercizio dell’attività di “consulenza fiscale”, attraverso l’elaborazione di modelli seriali di evasione fiscale.
La disposizione contempla una punizione rafforzata in presenza di un contributo concorsuale “qualificato” determinante per la commissione del reato fiscale, già più volte oggetto di riconoscimento nella giurisprudenza della Corte: è stato ritenuto infatti che il commercialista che tiene sistematicamente la contabilità del contribuente accusato di dichiarazione infedele, risponde del reato a titolo concorsuale e, pur non avendo tratto alcun profitto dal reato, può essere assoggettato al sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei suoi beni personali (secondo un principio conforme all’orientamento già espresso in materia di reati fallimentari, per il quale concorre, in qualità di “extraneus” nel reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale il consulente contabile che, consapevole dei propositi distrattivi dell’amministratore di diritto della società dichiarata fallita, fornisca consigli o suggerimenti sui mezzi giuridici idonei a sottrarre i beni ai creditori e lo assista nella conclusione dei relativi negozi ovvero svolga attività dirette a garantirgli l’impunità o a rafforzarne, con il proprio ausilio e con le proprie assicurazioni, l’intento criminoso); ancora, la Corte ha ritenuto legittima la misura degli arresti domiciliari applicata nei confronti di un professionista che aveva preso parte a una associazione per delinquere, aveva pianificato e realizzato un complesso progetto criminoso in grado di coinvolgere un numero consistente di persone, aveva commesso i reati per un lungo periodo di tempo ed aveva lucrato ingenti capitali destinati all’Erario.
La locuzione normativa lascia peraltro spazio a qualche interrogativo. In primo luogo, dal punto di vista della esatta individuazione dei “professionisti” che svolgono attività di “consulenza fiscale”, non è chiaro se la norma si riferisca solo a coloro che, ai sensi dell’art. 7, comma secondo, del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, sono abilitati dalla Agenzia delle entrate alla trasmissione delle dichiarazioni o – come pare preferibile – ricomprenda tutti i soggetti (in primo luogo, gli avvocati) che svolgono attività lato sensu di consulenza fiscale. La posizione soggettiva peraltro non basta a fondare l’aggravante, che si riconnette altresì, sotto il profilo della particolare modalità della condotta indicativa di maggior disvalore, alla “elaborazione di modelli seriali di evasione fiscale” (espressione i cui esatti connotati non potranno che essere riempiti dalla concreta elaborazione giurisprudenziale) e, se mal non si interpreta il termine “attraverso”, al diretto rapporto causale tra tale elaborazione seriale e la specifica condotta criminosa.
Dalla formulazione della norma (“le pene … sono aumentate … se il reato è commesso…”) non si evince con chiarezza se il legislatore vuole estendere l’aggravante su tutti i compartecipi ovvero solo sul professionista/intermediario che abbia elaborato i modelli seriali di evasione: al riguardo, è opportuno ricordare quanto statuito dalla Corte circa l’estensione ai concorrenti, e sempre che questi ne siano consapevoli, delle sole aggravanti soggettive che, oltre a non essere “inerenti alla persona del colpevole” a norma dell’art. 70, secondo comma, cod. pen., abbiano in qualche modo agevolato la realizzazione del reato, dovendo procedersi ad una interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 118 cod. pen.; il che consente di avanzare qualche prudente perplessità sulla legittimità della estensione oggettiva della nuova aggravante quando manchi qualsiasi riscontro della consapevolezza, in capo al fruitore della “consulenza”, non tanto della qualità personale del consulente (da immaginarsi ovviamente conosciuta), quanto della serialità dello schema nel quale rientra la condotta criminosa ideata ed adoperata.
Il primo comma del nuovo art. 13-bis stabilisce che l’eventuale estinzione del debito tributario intervenuta prima dell’apertura del dibattimento, mediante integrale pagamento degli importi dovuti (anche a seguito delle speciali procedure conciliative e di adesione previste dalle norme tributarie), fuori dai casi in cui integra la causa di non punibilità, funge come circostanza attenuante ad effetto speciale (riduzione sino alla metà della sanzione edittale) ed esclude l’applicazione delle pene accessorie ex art. 12.
Sul punto, è opportuno ricordare la giurisprudenza della Corte che ha sempre ininterrottamente ritenuto che l’attenuante speciale del pagamento del debito tributario non è applicabile in caso di adesione all’accertamento qualora (per esempio, per effetto di rateazione) l’imputato non abbia provveduto all’integrale estinzione dell’obbligazione tributaria, mediante il pagamento dell’intero debito comprensivo di sanzioni ed interessi.
Il secondo comma – confermando l’intervento sul tessuto del d.lgs. 74/2000 già operato con la legge 148/201184 – limita l’applicazione della pena su richiesta, condizionandola al pagamento del debito tributario ovvero al ravvedimento operoso. La disposizione si indirizza ovviamente solo alle fattispecie diverse dai reati di cui agli artt. 10-bis, 10-ter e 10-quater, per i quali l’adempimento tributario intervenuto prima della dichiarazione di apertura del dibattimento (il che equivale a dire: prima del patteggiamento) vale già come causa di non punibilità; con l’ulteriore precisazione della salvezza della causa di non punibilità anche per i delitti di dichiarazione infedele ed omessa dichiarazione, quando il ravvedimento interviene spontaneamente prima della formale conoscenza dell’accertamento o del procedimento.
Come già sottolineato in precedenza da questo Ufficio, la disposizione potrebbe rivelarsi di non facile realizzazione laddove, in concreto, si dovesse registrare un ampio ricorso, nella fase delle indagini preliminari, al sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, con conseguente difficoltà o addirittura impossibilità oggettiva di disporre di somme idonee al saldo del debito tributario.
Ancora, conservano integrale valore le osservazioni già formulate in ordine alla singolarità di un regime di accesso al rito riferito indistintamente a tutte le fattispecie di reato, incluse quelle di cui agli articoli 8 (emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti) e 10 (occultamento o distruzione di documenti contabili) che tuttavia, attesa la loro configurazione, non comportano evasione fiscale per il loro autore, e, plausibilmente, anche al reato di cui all’art. 11 (sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte) configurato come reato a consumazione anticipata.
Deve anche ricordarsi che la Corte costituzionale ha di recente ritenuto infondato il dubbio di costituzionalità – in relazione all’art. 3 Cost. (per irragionevole disparità di trattamento tra soggetti imputati del medesimo reato, a seconda delle loro condizioni economiche) e all’art. 24 Cost. (per limitazione del diritto di difesa dell’imputato non abbiente – del previgente art. 13, comma 2-bis, del d.lgs. n. 74 del 2000, che – come ricordato – stabiliva per la prima volta che, per i delitti di cui al medesimo decreto legislativo, l’applicazione della pena ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale può essere chiesta dalle parti solo qualora ricorra la circostanza attenuante di cui ai commi 1 e 2 dello stesso art. 13, e cioè solo nel caso di estinzione, mediante pagamento, dei debiti tributari relativi ai fatti costitutivi dei predetti delitti; la sentenza della Consulta – nella quale si sottolinea tra l’altro che <<… con riguardo ai reati tributari vi è, di regola – anche se non immancabilmente – una diretta correlazione tra entità del danno cagionato e risorse economiche del reo (ove questi si identifichi nel contribuente persona fisica), o da lui comunque gestite (ove si tratti dell’amministratore o del liquidatore di società o enti), posto che il profitto conseguente al reato corrisponde all’imposta sottratta al fisco>> – non può che riverberare i propri effetti anche sulla nuova disposizione, del tutto riproduttiva della precedente.
L’ipotesi affrontata dalla Consulta di più concorrenti nel reato apre il tema della rilevanza dell’estinzione (tempestiva) del debito tributario compiuta da soggetto diverso dall’indagato/imputato.
Nel totale silenzio del legislatore delegato, sarà interessante vagliare le risposte interpretative all’interrogativo se il pagamento produca gli effetti previsti dalla normativa anche se eseguito dal concorrente o addirittura da soggetto terzo, tenuto conto del mutevole atteggiarsi della disciplina codicistica a seconda dell’una o dell’altra evenienza, nonché dell’ulteriore diversità di regolazione a seconda che il saldo dell’imposta (comprensiva di interessi e sanzioni) operi come causa di non punibilità o come circostante attenuante.
A quest’ultimo riguardo, si tratterà di verificare se la nuova attenuante godrà dello stesso inquadramento riservato – nella giurisprudenza di legittimità – alla attenuante di cui all’art. 62 n. 6 cod. pen., riconosciuta anche quando il risarcimento è effettuato da un terzo, anche se correo, tutte le volte in cui questi ne abbia conoscenza e mostri la volontà di farlo proprio.
La Legge di Stabilità 2016, ovviamente, interessa anche le tematiche degli enti non profit.
A tal proposito, queste di seguito sono le novità più eclatanti che riguarderanno anche gli enti non commerciali.
Probabile riduzione dell’IRES
In relazione alla riduzione dell’aliquota IRES, dovrebbe passare al 24,5% a decorrere dal 1° gennaio 2016 (con effetto per il periodo successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015) e al 24% a decorrere dal 1° gennaio 2017 (con effetto per il periodo successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016).
Ne usufruiscono, quindi, tutti gli enti non commerciali, in generale, compresi quelli che applicano la riduzione dell’aliquota IRES al 50% (in aderenza al disposto dell’art. 6 del D.P.R. n. 601/1973) e i soggetti che determinano il reddito con modalità forfettarie (compresi gli enti associativi che applicano la L. n. 398/1991).
Collegata alla riduzione dell’aliquota IRES è la previsione che comporta la rideterminazione della percentuale degli utili percepiti dagli enti non commerciali che non concorre alla formazione del reddito imponibile (in tal caso si attende un apposito provvedimento del MEF).
Riapertura rivalutazione terreni e partecipazioni
Inoltre, il disegno di legge di Stabilità 2016 tende a riaprire al 30 giugno 2016 il termine per rideterminare il valore dei terreni e delle partecipazioni.
Super ammortamento per acquisti relativi alla sfera commerciale
Anche gli enti non commerciali, per quanto riguarda il reddito d’impresa, sono poi interessati alla disposizione che prevede l’incremento al 140% delle quote di ammortamento relative ai beni strumentali nuovi acquistati dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016. Ovviamente, la novità interessa esclusivamente gli acquisti effettuati nell’ambito dell’attività d’impresa (ovvero, nell’esercizio della propria attività commerciale, e non, quindi, in quella statutaria).
Decadono le sanzioni per le eventuali violazioni sulla tracciabilità
Da ricordare poi l’anticipo al 1° gennaio 2016 (rispetto al 2017) della decorrenza della riforma del sistema sanzionatorio disposta dal D.Lgs. n. 158/2015 (la novità è prevista nell’art. 9).
Come è noto, la modifica riguarda le associazioni sportive dilettantistiche per le quali il D.Lgs. n. 158/2015 ha cancellato la decadenza dalle disposizioni della L. n. 398/1991 dalle sanzioni applicabili in caso di superamento del limite previsto per la tracciabilità delle operazioni finanziarie (attualmente € 1.000,00 per operazione).
L’anticipo della decorrenza della nuova disposizione non mancherà di avere effetto sulle contestazioni non definitive basate esclusivamente sulla violazione dell’obbligo di tracciabilità che, in fase contenziosa troveranno con buona probabilità una soluzione a favore delle associazioni sportive dilettantistiche in attuazione del principio di favor rei.
Novità riguardano anche il meccanismo di finanziamento alla cultura denominato “art bonus” che è destinato a diventare una misura di carattere permanente (attualmente è prevista la sua vigenza solo fino al secondo periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015) ed in grado di consentire un credito di imposta pari al 65% per sempre (attualmente il credito si riduce nella misura del 50% per le erogazioni liberali effettuate nel periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2015).
Infine, allo scopo di favorire le cessioni gratuite di prodotti freschi e facilmente deperibili alle Onlus si semplificano ulteriormente le procedure.
Erogazioni alle Onlus
In atto le cessioni gratuite di beni fatte, tra gli altri, alle Onlus sono comprovate con queste modalità:
– comunicazione scritta da parte del cedente agli uffici dell’amministrazione finanziaria e ai comandi della Guardia di finanza di competenza, con l’indicazione della data, ora e luogo di inizio del trasporto, della destinazione finale dei beni nonché dell’ammontare complessivo, sulla base del prezzo di acquisto, dei beni gratuitamente ceduti. La comunicazione deve pervenire agli uffici almeno 5 giorni prima della consegna e può non essere inviata qualora l’ammontare del costo dei beni stessi non sia superiore a 5.164,57 euro;
– il cedente deve emettere il documento di trasporto;
– l’ente ricevente deve predisporre un’autocertificazione per attestare la natura, la qualità e la quantità dei beni ricevuti.
Con la legge di stabilità 2016 si prevede, dal prossimo anno, l’innalzamento a 15.000,00 euro del limite di costo dei beni oltre il quale inviare la comunicazione che, in ogni caso, diventa facoltativa per beni qualificati come “facilmente deperibili”.
Per 57 milioni di immobili la superficie entra in visura. Niente più calcoli, nero su bianco anche i metri quadrati ai fini TARI. Dal 9 novembre 2015 l’Agenzia delle Entrate rende disponibile la superficie catastale nelle visure delle unità immobiliari censite nelle categorie dei Gruppi A, B e C. Una novità che semplifica la vita ai proprietari di 57 milioni di immobili, mettendo a loro disposizione un dato finora visibile solo nelle applicazioni degli uffici. Arriva direttamente in visura anche la superficie ai fini TARI, per consentire ai cittadini di verificare con facilità i dati utilizzati dai Comuni ai fini del controllo della tassa rifiuti.
Visure catastali, la superficie è “di casa”
Oltre ai dati identificativi dell’immobile (Comune, sezione urbana, foglio, particella, subalterno), e ai dati di classamento (zona censuaria, categoria catastale, classe, consistenza, rendita), dal 9 novembre 2015 sarà riportata direttamente in visura anche la superficie catastale, calcolata come stabilito dal Dpr n. 138/1998. Per gli stessi immobili sarà, inoltre, riportata la superficie ai fini TARI che, per le sole destinazioni abitative, non tiene conto di balconi, terrazzi e altre aree scoperte di pertinenza.
Metri quadrati TARI, a ciascuno il suo dato
Le visure si arricchiscono di un’altra informazione importante per i cittadini: la superficie ai fini TARI. Ciascun proprietario avrà così a portata di mano anche questa informazione, fornita dall’Agenzia delle Entrate ai Comuni grazie ai flussi di interscambio dati già attivi. In caso di incoerenza tra la planimetria conservata agli atti del catasto e la superficie calcolata, i cittadini interessati potranno inviare le proprie osservazioni, attraverso il sito dell’Agenzia, e contribuire quindi a migliorare la qualità delle banche dati. Già dal 2013 i Comuni possono segnalare errori di superficie riscontrati su immobili presenti nella banca dati catastale.
Dalla sperimentazione alle ulteriori opportunità di allineamento delle banche dati
La novità, che arriva al termine di un periodo di sperimentazione che ha coinvolto gli Uffici Provinciali-Territorio di Brindisi, Foggia e Ravenna, non si applica, per il momento, a un limitato numero di immobili che presentano un dato di superficie “incoerente”, in attesa delle opportune verifiche nell’ambito delle attività di allineamento delle banche dati. Quanto agli immobili non dotati di planimetria, che risalgono per lo più alla fase dell’impianto del Catasto edilizio urbano e che sono, per tale motivo, privi anche del dato relativo alla superficie, i proprietari possono presentare una dichiarazione di aggiornamento catastale, con procedura Docfa, per l’inserimento in atti della planimetria catastale. Tale adempimento è, comunque, necessario, in quanto, in caso di vendita dell’immobile, il proprietario è tenuto ad attestare “la conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie”, come previsto dall’art. 19, comma 14, del decreto legge n. 78 del 2010.
(Agenzia delle entrate, comunicato n. 172 del 9 novembre 2015)
Caf e professionisti, comunicando i dati variati, evitano di essere chiamati a rispondere di tutte le somme che sarebbero state chieste al contribuente a seguito del controllo formale.
I Centri di assistenza fiscale e i professionisti abilitati, che hanno rilasciato visti di conformità infedeli sulle dichiarazioni 730/2015, hanno tempo fino al 10 novembre 2015 per presentare un modello rettificativo del precedente.
Lo rende noto il notiziario dell’Agenzia delle entrate del 9 novembre 2015.
Altrimenti, saranno loro tenuti a pagare l’imposta, la sanzione del 30% e i relativi interessi: in pratica, l’intero importo che il Fisco avrebbe richiesto al dichiarante ai sensi dell’articolo 36-ter del Dpr 600/1973. Se il contribuente non intende presentare la nuova dichiarazione, potranno comunque evitare la responsabilità relativa a imposta e interessi, comunicando all’Amministrazione finanziaria i dati relativi alla rettifica.
Responsabilità del visto
Quanto precede discende dal Dlgs 175/2014 (“decreto semplificazioni”), che ha introdotto da quest’anno, in via sperimentale, la dichiarazione 730 precompilata, modificando le disposizioni che riguardano la responsabilità di professionisti e Caf che rilasciano il visto di conformità.
L’articolo 5, infatti, prevede differenze sostanziali in tema di controlli formali (articolo 36-ter del Dpr 600/1973), distinguendo il caso in cui il contribuente presenta il modello direttamente o tramite il proprio sostituto d’imposta che presta assistenza fiscale da quello in cui l’adempimento dichiarativo viene assolto rivolgendosi a un Caf o a un professionista abilitato.In particolare, in quest’ultima ipotesi, il controllo formale viene effettuato nei confronti di chi ha apposto il visto di conformità. Mentre, nei riguardi del contribuente, permane il controllo sulla sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto a detrazioni, deduzioni e agevolazioni
Conseguenze del visto infedele
I professionisti abilitati e i Caf, con l’apposizione del visto di conformità, si assumono la responsabilità di eventuali errori commessi, legati alla loro attività di verifica. Da quest’anno, dunque, in caso di visto infedele, non subiranno più la sanzione amministrativa da 258 a 2.582 euro, ma, sempre che lo stesso non sia stato indotto dalla condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente, saranno tenuti a pagare un importo pari alla somma dell’imposta, degli interessi e della sanzione del 30%, quanto cioè sarebbe stato richiesto al dichiarante ai sensi dell’articolo 36-ter del Dpr 600/1973.
Per rimediare alla violazione, va avvisato il contribuente e predisposta una dichiarazione rettificativa, da trasmettere all’Agenzia delle Entrate entro il 10 novembre dell’anno in cui è stata prestata l’assistenza fiscale. Se però il contribuente non intende presentare il nuovo 730, lo “scarico” di responsabilità può avvenire comunicando all’Agenzia delle Entrate – sempre entro quel termine – i dati rettificati.
Sia nel caso di 730 integrativo che di comunicazione dei dati rettificati, la responsabilità del Caf o del professionista sarà limitata alla sola sanzione che sarebbe stata richiesta al contribuente (quest’ultimo, invece, risponderà dell’imposta e degli interessi). Inoltre, pagandola entro lo stesso 10 novembre, la sanzione sarà ridotta a un ottavo del minimo, cioè al 3,75%.
(Da fiscoggi.it, notiziario delle Entrate del 9 novembre 2915)
Richiesta di rettifica/iscrizione della superficie catastale degli immobili: Sul sito delle Entrate è stato pubblicato il modello e la tabella per il calcolo della superficie catastale.
A partire dal 9 novembre 2015, le visure delle unità urbane a destinazione ordinaria, iscritte in catasto e corredate di planimetria, contengono anche la superficie dell’immobile (calcolata sulla base di quanto stabilito dal Dpr 138/1998: “Regolamento per la revisione delle zone censuarie e delle tariffe d’estimo in esecuzione alla Legge 662/96”).
L’intestatario può richiedere di rettificare il dato sulla superficie catastale dell’immobile oppure, qualora questo dato non fosse presente negli archivi del Catasto, di inserirlo associandolo a una planimetria già esistente in banca dati.
La richiesta va effettuata utilizzando il modello pubblicato nella pagina “Modelli e istruzioni” di questa scheda informativa.
Il 09/11/2015 sul sito delle Dogane è stata pubblicata la circolare n. 16/D del 6 novembre 2015 – Prezzi di trasferimento infragruppo – Oneri documentali per finalità fiscali e doganali – Analisi di comparabilità del livello di concorrenzialità- Procedimentalizzazione dell’autorizzazione ex art. 156-bis Reg. (CEE) n. 2454.
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato – sul proprio sito internet – il provvedimento, con il quale dispone che per l’anno 2015, la riduzione spettante alle imprese artigiane, ai sensi dell’art. 1, comma 780 e 781, lett. b), della Legge n. 296/2006, è stabilita in misura pari al 8,16% del premio assicurativo dovuto.
Un tavolo congiunto sull’imposizione diretta e doganale. Collaborare per condividere l’esperienza maturata in materia di imposizione diretta e doganale con riferimento al tema del transfer pricing. Questo l’obiettivo del gruppo di lavoro tra l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e l’Agenzia delle Entrate: nel corso degli ultimi anni, infatti, per via del mutato contesto normativo, la tematica dei prezzi di trasferimento è stata oggetto di numerosi dibattiti, anche a livello internazionale, che hanno messo in luce la necessità di punti di convergenza tecnica tra la normativa fiscale e quella doganale (la prima avente come riferimento il prezzo di libera concorrenza, la seconda il cosiddetto valore di transazione tra compratore e venditore legati).
In seno al tavolo, istituito tra la Direzione Centrale Legislazione e Procedure Doganali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e la Direzione Centrale Accertamento dell’Agenzia delle Entrate, è emersa la necessità di intensificare il dialogo e la collaborazione tra le due amministrazioni nella prospettiva di migliorare le condizioni che possono favorire la compliance del contribuente. In particolare, per la determinazione del cosiddetto valore di transazione ai fini doganali, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha ritenuto, in alcuni casi, possibile consentire l’utilizzo degli oneri documentali sui prezzi di trasferimento predisposti ai fini delle imposte dirette (Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 29 settembre 2010). È stata inoltre definita una declinazione valida ai fini doganali dei metodi di determinazione dei prezzi di trasferimento utilizzati ai fini delle imposte dirette.
(Agenzia delle entrate, comunicato n. 173 del 9 novembre 2015)
La Cassazione salva gli atti firmati dai dirigenti “illegittimi” dell’Agenzia delle entrate decaduti a seguito della sentenza n. 37/2015 della Corte costituzionale.
Le cause di nullità degli accertamenti fiscali previste dalla legge sono «tassative» e tra queste non rientra la necessità che i funzionari (delegati o deleganti) rivestano qualifica dirigenziale. L’articolo 42 del dpr n. 600/1973, infatti, fa riferimento solo al «capo dell’ufficio» o ad «altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato», senza richiedere che il soggetto che firma debba anche rivestire una qualifica dirigenziale. Non rileva il fatto che ciò sia richiesto da altre disposizioni, anche di natura organizzativa. Gli unici atti affetti da nullità sono quelli emessi a seguito di delega impersonale, che riporti cioè solo la qualifica del delegato e non anche il suo nominativo. Così ha deciso la sezione tributaria della Cassazione, che con tre distinte sentenze (le nn. 22800, 22803 e 22810) ha risolto a favore del fisco una delle querelle giudiziarie più accese degli ultimi anni.
Le udienze si sono tenute il 21 ottobre scorso. Il deposito è avvenuto a tempo di record, anche per rispondere all’esigenza sollevata dall’Avvocatura dello Stato di una pronta definizione di un contenzioso ormai imponente: dopo il verdetto della Consulta quasi tutti i contribuenti eccepivano (in qualsiasi stato e grado del giudizio e talvolta “al buio”) il vizio di firma, gravando l’Agenzia di pesanti oneri probatori anche quando era tutto in regola. Ctp e Ctr, d’altra parte, si sono pronunciate finora in ordine sparso, accogliendo in molti casi le ragioni del contribuente e ammettendo talora la rilevabilità tardiva e/o d’ufficio della nullità (peraltro già recentemente esclusa dalla Cassazione).
(Italia Oggi, nota del 9 novembre 2015)
Legge di Stabilità, oggi i 3.563 emendamenti presentati saranno scremati con le ammissibilità. “Per le proposte identiche presenteremo poi emendamenti dei relatori che le assorbiranno”, spiega la relatrice Magda Zanoni. Subito dopo, in attesa delle proposte del governo (ad esempio per recepire in manovra il dl ‘Salva Regioni’), si inizierà a votare. L’obiettivo è chiudere i lavori in commissione Bilancio entro sabato e arrivare in aula a Palazzo Madama il lunedì successivo.
E’ scontro nel Pd
Abolire l’articolo della legge di stabilità che stabilisce l’aumento del tetto del contante a 3.000 euro. E’ la proposta di modifica contenuta in un emendamento della minoranza Pd al Senato. Analoghi emendamenti sono stati presentati anche da Sel, da Movimento 5 Stelle e dal gruppo Misto.
Ma le frizioni nel Pd non finiscono qui. In un’altra proposta di emendamenti, la minoranza dem chiede di tornare all’Imu, ma con detrazioni doppie rispetto al 2012, ovvero a 400 euro anziché 200. In questo modo pagherebbero la tassa sulla casa un terzo dei proprietari, “liberando” 1,5 miliardi da destinare alla sanità o all’inclusione sociale o ad un piano antidissesto.Pd, norma salva-funzionari e dirigenti Ag.Entrate
Arrivano emendamenti a firma Pd alla legge di stabilità per “salvare” i funzionari e i dirigenti delle Agenzie fiscali ‘retrocessi’ dopo più sentenze che ne hanno annullato le posizioni. La proposte di modifica chiedono che venga loro corrisposto “il relativo trattamento economico” e che possano continuare ad “esplicare le relative funzioni”.
Pd, maxi-ecobonus per immobili artistici
Una detrazione dell’85% (per un massimo di 500 mila euro) per le spese di ristrutturazione ed efficientamento energetico degli immobili di interesse storico o artistico. E’ la proposta contenuta in un emendamento del Pd alla legge di stabilità, che chiede così una sorta di “maxi-ecobonus” per gli interventi sulle case riconosciute dal ministero dei Beni culturali.
Pd, maxi-ammortamenti 160% per imprese Sud
Un maxi ammortamento del 160% (anziché del 140%) degli investimenti in beni strumentali destinato esclusivamente alle imprese delle Regioni meridionali che rientrano dell’obiettivo convergenza (Campania, Puglia, Calabria Sicilia, Basilicata). Lo chiede un emendamento del Pd alla stabilità. Le coperture arriverebbero da un aumento delle tasse sui giochi.
Emendamenti Lega, tetto contante a 12.500 euro
Alzare la soglia del contante fino a 12.500 euro. E’ una delle proposte di modifica alla Legge di Stabilità firmate dalla Lega. Un fronte, quello per l’innalzamento del tetto, che vede impegnata anche Forza Italia che punta al raddoppio della soglia (6mila euro) mentre numerose sono le proposte, da Fare ai Conservatori e riformisti (Cor), che chiedono che il limite massimo sia fissato a 5mila euro.
Da Ap al M5S, stop norme su canone Rai
Vasto fronte in Parlamento per l’abolizione delle norme sul canone Rai: Ap, M5S, Sel, Lega, Conservatori e Riformisti hanno infatti presentato emendamenti alla legge di Stabilità per cancellare sia la riduzione sia l’introduzione del pagamento in bolletta del canone Rai.
Proposte bipartisan, ammortamenti anche per web
Concedere gli ammortamenti al 140% previsti dalla legge di stabilità non solo agli investimenti in beni strumentali ma anche “agli acquisti di software e di servizi finalizzati alla creazione o gestione di siti web” per il miglioramento dell’impresa. E’ la richiesta contenuta in una serie di emendamenti bipartisan alla manovra. Gli emendamenti sono stati presentati in particolare da esponenti di Ap, Sel, Lega Nord e Gal.
(Agenzia Ansa, nota del 9 novembre 2015)
La Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica su come rendere più efficace il ruolo delle autorità garanti della concorrenza degli Stati membri nell’applicazione della normativa antitrust. Si tratta di uno dei temi che la Commissione ha indicato come prioritari nel rapporto pubblicato nel 2014 su “dieci anni di applicazione del diritto antitrust in base al regolamento n. 1/2003: risultati raggiunti e prospettive future” (COM 2014 453).
In particolare la Commissione è interessata a raccogliere i contributi dei vari stakeholder (imprese e loro associazioni, autorità pubbliche, organizzazioni di consumatori, esperti di concorrenza, ricercatori e think tank) su come assicurare che le autorità antitrust nazionali: possano agire in modo indipendente e dispongano delle risorse necessarie; abbiano un apparato di strumenti adeguato a scoprire e perseguire le infrazioni; possano irrogare sanzioni efficaci alle imprese responsabili delle infrazioni; abbiano programmi di clemenza ben funzionanti. La consultazione, che si concluderà il 12 febbraio 2016, si basa su un questionario online pubblicato sul sito web EUSurvey.
(Assonime, nota del 9 novembre 2015)
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