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Timestamp: 2019-05-25 13:24:57+00:00
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Diritti reali: Corte di Cassazione Sentenza 9185 del 2013 | Federproprietà Abruzzo
Federproprietà AbruzzoCompravenditaCorte di Cassazione, Sezione 2 Civile, Sentenza 16 aprile 2013, n. 9185
sul ricorso 8025/2007 proposto da:
(OMISSIS) SPA P.I. (OMISSIS) IN PERSONA DELL’AMM.RE DELEGATO, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS), che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato (OMISSIS);
avverso la sentenza n. 50/2006 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 18/01/2006;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 27/02/2013 dal Consigliere Dott. EMILIO MIGLIUCCI;
udito l’Avvocato (OMISSIS) con delega depositata in udienza dell’Avv. (OMISSIS) difensore della ricorrente che si riporta agli atti;
udito l’Avv. (OMISSIS) con delega depositata in udienza dell’Avv. (OMISSIS) difensore del controricorrente che si riporta agli atti;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso per l’inammissibilita’ o manifesta infondatezza del ricorso, e la condanna alle spese.
(OMISSIS) conveniva davanti il Tribunale di Milano la (OMISSIS) S.p.a., premettendo: 1) che, con contratto preliminare di vendita dell’(OMISSIS), esso attore aveva promesso di acquistare dalla (OMISSIS) S.r.l. (societa’ successivamente incorporata dalla societa’ convenuta) – che aveva promesso di vendere – la quota di proprieta’ indivisa di 0,61 millesimi del complesso alberghiero denominato (OMISSIS); 2) che la suddetta quota era stata individuata in “un diritto di fruizione perpetua dell’immobile nei limiti della quota” e “di prenotazione relativamente al bilocale sito al secondo piano” (camera 206), caratterizzato dalla ricettivita’ di 5 posti letto; 3) che il prezzo era stato pattuito in lire 75.210.000 (Iva inclusa) ed era stato pagato dall’attore; 4) che una delle qualita’ essenziali promesse del suddetto bilocale (5 posti letto) era risultata legalmente impossibile; 5) che, infatti, le amministrazioni pubbliche competenti avevano successivamente attestato che, in base al certificato sanitario del 12.12.1991, la capacita’ ricettiva della camera 206 era di 4 posti letto, circostanza quest’ultima dolosamente occultata dalla convenuta;
cio’ posto, l’attore chiedeva: a) che il sopra menzionato contratto preliminare dell’(OMISSIS) fosse annullato per errore essenziale o per dolo; b) in subordine, che il contratto stesso fosse dichiarato risolto per inadempimento della promittente venditrice oppure a norma dell’articolo 1489 c.c. ed in ulteriore subordine, che il prezzo fosse ridotto; d) che la convenuta fosse condannata a restituirgli la somma pagata o quella versata in eccedenza, oltre gli interessi legali.
La (OMISSIS) s.p.a. chiedeva che l’azione di annullamento fosse dichiarata prescritta e nel merito, che le anzidette domande fossero respinte; in via riconvenzionale, chiedeva che, a norma dell’articolo 2932 c.c., fosse disposto il trasferimento della quota oggetto del menzionato contratto preliminare da essa societa’ al (OMISSIS).
Con sentenza n. 7283/01 del 13.6 – 25.6.2001, il tribunale cosi’ provvedeva: 1) dichiarava risolto, per fatto e colpa della convenuta, il contratto preliminare di compravendita dell’(OMISSIS); 2) condannava la (OMISSIS) s.p.a. a restituire al (OMISSIS) la somma di lire 75.000.000, oltre gli interessi legali dalla domanda al saldo.
Il primo Giudice, nel ritenere l’inadempimento della convenuta, affermava che il bilocale oggetto del preliminare non aveva la ricettivita’ di cinque posti letto pattuita dalle parti.
Con sentenza dep. il 18 gennaio 2006 la Corte di appello di Milano rigettava l’impugnazione proposta dalla la (OMISSIS) s.p.a. (gia’ (OMISSIS) s.p.a.).
Nel respingere il primo motivo con il quale l’appellante aveva dedotto che oggetto del contratto intercorso fra le parti era la quota indivisa e che la camera non individuerebbe l’oggetto del diritto di comproprieta’, i Giudici ritenevano che a stregua di una interpretazione secondo buona fede il numero dei posti letto della camera era stato considerato essenziale per la realizzazione dell’utilita’ perseguita dall’acquirente e il prezzo era stato determinato in relazione alla ricettivita’ pattuita che prevedeva due posti letto + 3 divano letto.
Era disatteso anche il motivo con il quale la convenuta aveva sostenuto che, in base alle disposizioni legislative e regolamentari, la superficie della camera consentisse la ricettivita’ di cinque posti letto. Dopo avere rilevato l’inammissibilita’ dei regolamenti e dei documenti prodotti per la prima volta in sede di gravame, i Giudici ritenevano che comunque anche, tenendo conto di tale documentazione, non si sarebbe pervenuti a una soluzione diversa da quella del Tribunale. Dalla nota della Provincia di Belluno del 16/8/1996 era risultato che, in base al certificato sanitario rilasciato il 18-12-1991, la capacita’ recettiva era di quattro posti letto : il che era confermato da quanto emerso dalla nota del 23/8/1996 del Comune di (OMISSIS) nonche’ dal parere dell’USL di (OMISSIS). D’altra parte, era escluso che la riduzione de 20% della superficie minima prevista per le camere a due letti potesse estendersi, come invece preteso dall’appellante, per ogni letto in piu’. Inoltre, la sentenza riteneva che non fosse affatto provato che il volume della camera, sulla base del quale la ricorrente aveva compiuto il calcolo della superficie minima necessaria per desumerne la ricettivita’, fosse di mC. 74,77, essendo stato contestato da controparte. La convenuta neppure aveva chiesto una nuova autorizzazione sanitaria al fine di abilitare la camera 206 per cinque posti letto.
2.- Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione la (OMISSIS) s.p.a. sulla base di due motivi illustrati da memoria.
1.1.- Il primo motivo censura la sentenza che aveva risolto il contratto de quo per inadempimento, quando nessun adempimento vi era stato da parte della convenuta che aveva consegnato all’attore – che l’aveva anche utilizzata – la camera n. 206, confondendo il concetto di esatto adempimento con quello di contratto illegale o illecito per contrarieta’ a prescrizioni amministrative, peraltro insussistenti.
La sentenza, nel pronunciare la risoluzione del preliminare intercorso fra le parti per inadempimento della convenuta, ha ritenuto che il bene consegnato in esecuzione del contratto non aveva le qualita’ essenziali che erano state pattuite, avendo accertato, da un lato, quella che, in base all’interpretazione del preliminare, era stata la volonta’ delle parti e, dall’altro, la ricettivita’ per quattro e non cinque posti della camera, avendo dato rilevanza alle autorizzazioni amministrative soltanto sotto quest’ultimo profilo ovvero per verificare se il bene consegnato all’acquirente avesse le qualita’ promesse.
2.1. – Il secondo motivo denuncia la violazione delle norme di legge nonche’ dei regolamenti igienico edilizi del Comune di (OMISSIS).
Nel compiere l’excursus sulla legislazione in materia di ricettivita’ alberghiera, censura la sentenza che, nel ritenere la ricettivita’ per quattro anziche’ cinque posti del bilocale de quo, non aveva considerato che, innovando a quanto stabilito dal Regio Decreto n. 1102 del 1925 come modificato dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 1437 del 1970, la Legge Regionale n. 24 del 1988, articolo 5, comma 8 e il comma 9, aggiunto dalla Legge n. 19 del 1995, consentivano la riduzione del 20% della superficie della cubatura per le camera a due letti fissata dai regolamenti comunali e che avrebbe dovuto applicarsi per ogni letto in aggiunta; tale previsione era stata recepita dal successivo regolamento edilizio Comune di Cortina d’Ampezzo e confermata dalla n. 26 del 1997 nonche’ da quella n. 33 del 2002; la Giunta Regionale Veneto, con Delib. n. 806 del 2006, aveva poi ulteriormente ridotto la cubatura minima; secondo il calcolo compiuto da essa ricorrente, la camera aveva la ricettivita’ di cinque posti letto. I Giudici, nel dare rilievo all’autorizzazione sanitaria del 1991, non avevano considerato che la stessa era stata rilasciata in base alla normativa che era stata modificata dalla successiva legislazione. La ricorrente non aveva ragione per chiedere una nuova autorizzazione, avendo il certificato di agibilita’, mentre il pare dell’ASL puo’ essere sostituito da autocertificazione.
La effettiva cubatura della camera era provata documentalmente e comunque poteva essere dimostrata con consulenza tecnica.
La sentenza ha accertato che la ricettivita’ della camera non era conforme a quella che era stata convenuta dalle parti, alla stregua di quanto emerso dalla nota della Provincia di Belluno del 16-8-1996 da cui era risultato che, in base al certificato sanitario rilasciato il 18-12-1991, la capacita’ recettiva era di quattro posti letto : il che era confermato da quanto emerso dalla nota del 23-8-1996 del Comune di (OMISSIS) I Giudici hanno ancora posto in rilievo che comunque la ricorrente non aveva chiesto ottenuto una nuova autorizzazione per la ricettivita’ pari a cinque posti letto.
Orbene, il motivo – volto a sostenere l’erroneita’ della decisione alla stregua delle previsioni dei regolamenti edilizi che avrebbero recepito la riduzione della superficie minima consentita dalla legge regionale e poi confermata anche dal provvedimento della Giunta regionale – non censura la statuizione di inammissibilita’, formulata dalla Corte, della produzione dei documenti depositati per la prima volta in appello, per cui rimane precluso l’esame del questioni circa il valore e il contenuto di quelle disposizioni, dovendo ritenersi prive di valore decisorio le successive argomentazioni poi compiute dai Giudici, i quali non avrebbero potuto esaminare documentazione la cui produzione era stata ritenuta inammissibile.
Al riguardo, va ricordato che con la memoria deposita ex articolo 378 cod. proc. civ., possono illustrarsi i motivi gia’ formulati ma non possono dedursi motivi nuovi, di guisa che sono inammissibili le deduzioni formulate dalla ricorrente a proposito dell’ammissibilita’ della documentazione prodotta in appello.
Cio’ posto, il Regio Decreto n. 1102 del 1925 rinviava ai regolamenti comunali la possibilita’ di ridurre la superficie minima richiesta per le camera di albergo, cosi’ come le Legge Regionale Veneto n. 24 del 1988 e Legge n. 24 del 1997 consentivano di prevedere) la riduzione, dovendo comunque la relativa disciplina in concreto essere recepita dai regolamenti comunali;
qui occorre chiarire – atteso che la ricorrente denuncia la violazione di tali leggi – che la disciplina al riguardo dettata nell’interesse generale sulle condizioni con le quali deve essere svolta l’attivita’ alberghiera hanno natura di atti amministrativi, non essendo integrativi di disposizioni di legge: il che invece si verifica, quando il legislatore rinvia alla disciplina regolamentare per tutelare posizioni di diritto soggettivo con norma di relazione, come ad es. nel caso di cui all’articolo 873 cod. civ. dettato in materia di distanze legali a tutela del diritto del proprietario.
Pertanto, e’ priva di rilevanza nella presente sede la disposizione di cui alla richiamata delibera della Giunta regionale, intervenuta successivamente alla sentenza impugnata, laddove lo ius superveniens deducibile in cassazione concerne un provvedimento legislativo e non amministrativo, di cui e’ inammissibile anche la produzione. Infine, la Legge n. 33 del 2002, articolo 24 si limita a prevedere che e’ consentita la riduzione della superficie, necessariamente rimandando al regolamento comunale per la concreta disciplina.
Cio’ posto, la sentenza ha ritenuto che – non sussistendo la corrispondenza fra la ricettivita’ per la quale era stata rilasciata l’autorizzazione sanitaria e quella convenuta nel contratto ne’ le condizioni per ottenerla – la mancanza delle qualita’ essenziali pattuite del bene oggetto della vendita era circostanza idonea a integrare l’inadempimento, essendo interesse dell’acquirente di ottenere il trasferimento di un bene che sia conforme ai requisiti di legge trattasi di accertamento di fatto, che e’ incensurabile in sede legittimita’, se non per vizio di motivazione che nella specie non e’ stato neppure dedotto, dovendo qui ricordarsi che il vizio deducibile ai sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 5 deve consistere in un errore intrinseco al ragionamento del giudice che deve essere verificato in base al solo esame del contenuto del provvedimento impugnato e non puo’ risolversi nella denuncia della difformita’ della valutazione delle risultanze processuali compiuta dal giudice di merito rispetto a quella a cui, secondo il ricorrente, si sarebbe dovuti pervenire.
Condanna la ricorrente al pagamento in favore del resistente delle spese relative alla presente fase che liquida in euro 3.700,00 di cui euro 200,00 per esborsi ed euro 3.500,00 per onorari di avvocato oltre accessori di legge.