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Timestamp: 2019-12-09 18:48:08+00:00
Document Index: 165710315

Matched Legal Cases: ['art. 39', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art.1', 'art.2', 'art.7', 'art. 1', 'art.1', 'art.1', 'art.6', 'art.4', 'art.6', 'in fine', 'art. 34', 'art.6', 'art.13', 'art.13', 'art.6', 'in fine', 'art. 24', 'art. 6', 'art. 24', 'art.24', 'art.6', 'art.6', 'art. 26', 'art.6', 'art. 6', 'art 34', 'art.6', 'art.7']

Mag | 2011 | Francesco Colaci's BLOG | Pagina 2
GIUDICE TOLMEZZO RESPINGE RICORSO FIOM
Continuano a registrare esiti non uniformi i ricorsi presentati dalla FIOM contro alcune imprese metalmeccaniche con la richiesta che sia riconosciuto il mantenimento in vigore dell’accordo unitario siglato nel 2008 (e che scade a fine di quest’anno), nonostante la mancata firma sull’accordo separato del 15 ottobre del 2009 (siglato solo dalla Fim e Uilm) e
la conseguenza che al momento nel mondo dei metalmeccanici sono in vigore
due contratti , pur se quello del 2009, non firmato dalla Fiom, prevede miglioramenti retributivi
per circa 1500 euro lordi all’anno che le aziende hanno riconosciuto anche ai lavoratori Fiom .
Nei giorni scorsi il tribunale di Torino (per l’azienda Bulloneria Barge) e quello di Modena (per la Emmegi, la
Maserati, la Rossi, la Glem Gas, la Ferrari, la Case New Holland Italia e la Titan Italia) hanno
dato ragione alle istanze della Fiom , riconoscendo il mantenimento in vigore dell’accordo
unitario siglato nel 2008 malgrado la firma dell’intesa separata del 2009.
Nella decisione del Giudice di Torino, emessa il 18 aprile 2011, sul ricorso n,2863/11,in particolare si dichiara :
“Parte ricorrente chiedeva ordinarsi la cessazione delle condotte lesive e la rimozione degli effetti mediante l’intimazione alla convenuta di applicare ai propri dipendenti il CCNl del 20 gennaio 2008, (…) quale unico ed esclusivo contratto collettivo nazionale di lavoro valido ed efficace fino alla naturale cessazione dei suoi effetti (…)”
Tali conclusioni possono essere accolte limitatamente ai dipendenti iscritti al sindacato ricorrente e a quelli non iscritti che ne facciano richiesta;
dichiara l’antisindacabilità della condotta posta in essere da BULLONERIA BARGE s.p.a., consistita nell’aver negato la perdurante operatività del CCNL 20 gennaio 2008 nei confronti dei lavoratori iscritti alla FIOM, nonché nell’aver indotto i lavoratori non iscritti al sindacato a ritenere non più applicabile il predetto CCNL;
ordina alla società convenuta la cessazione del comportamento illegittimo e la rimozione degli effetti mediante l’applicazione del CCNL 20 gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2011 ai lavoratori iscritti alla FIOM e ai lavoratori non iscritti che ne facciano richiesta;
ordina alla convenuta l’affissione del presente decreto nelle bacheche aziendali per almeno venti giorni consecutivi;
condanna la parte convenuta al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 2.500,00 oltre IVA e CPA.
A sua volta, il Tribunale di Modena , con pronuncia del 22 aprile 2011 ,relativa al procedimento n.189/2011 nei confronti delle imprese Emmegi, Maserati, Rossi, Glem Gas, Ferrari, Case New Holland e Titan , ha dichiarato “l’antisindacalità del comportamento delle società consistente nell’aver negato la perdurante applicazione del contratto 2008, sottoscritto anche dalla Fiom, applicando l’accordo separato del 2009” ,ordinando la “rimozione degli effetti mediante applicazione del contratto 2008” a tutti i lavoratori, a quelli iscritti alla Fiom e ai non iscritti ad “alcun sindacato”.
Il giudice ha inoltre “censurato” anche il comportamento delle aziende che avevano richiesto ai lavoratori non iscritti ad alcun sindacato il versamento della contribuzione straordinaria in favore di Fim e Uilm per il contratto 2009 “omettendo – si legge – di informare i lavoratori stessi della contemporanea applicazione in azienda del contratto 2008”.
Le sette aziende, ora – si legge ancora nel dispositivo della decisione – dovranno inviare un impegno “scritto” sull’applicazione del contratto 2008 alla Fiom, ai suoi iscritti e ai non iscritti ad alcun sindacato che “non manifestino adesione al contratto 2009”.
All’esito favorevole per la Fiom delle due sopra citate ,si è contrapposta una seconda decisione del Tribunale di Torino, che, emessa il 2.5.2011 da un giudice diverso , ha rigettato il ricorso della Fiom .
In tale provvedimento provvedimento ,tra l’altro , si legge :
– certamente non è secondario il rilievo che la Fiom, organizzazione fortemente rappresentativa nel settore, non abbia sottoscritto il CCNL 2009: in primo luogo sul piano della effettiva rappresentatività di interessi diffusi largamente condivisi da gran parte dei lavoratori; in secondo luogo sul piano della fonte di regolamentazione del rapporto laddove, in particolare, la legge rinvia al CCNL;
– ciò non toglie che se il dissenso sindacale si è legittimamente espresso, con il rifiuto di sottoscrivere un accordo, questo non può precludere alle altre parti contrattuali di pervenire, attraverso mutuo consenso, alla rinegoziazione dell’accordo mediante sottoscrizione di un accordo separato, quanto meno in difetto di una disciplina norrmativa (art. 39 della Costituzione) che regoli il sistema della contrattazione collettiva, ciò che peraltro da parte sindacale storicamente è stato considerato più come un’insidia all’autonomia sindacale che un fattore di sviluppo delle relazioni industriali;
– dunque non è dato concludere che la disdetta ante tempus comunicata dalle altre sigle sindacali, e solo successivamente da Federmeccanica, possa considerarsi illegittima poiché le organizzazioni stipulanti di parte sindacale e datoriale, sono libere di sottoscrivere accordi e, d’altro canto, non può sfuggire che la clausola di uitrattività prevista dal CCNL 2008, non può giungere a protrarre la vigenza del contratto collettivo a tempo indeterminato, tanto più sé destinato ad operare non più per la maggior parte degli stipulanti, giacché in base ai principi generali del nostro ordinamento da un siffatto contratto ciascuna parte stipulante può sempre recedere;
– considerato il carattere negoziale della contrattazione collettiva, anche con riguardo all’accordo separato, l’ambito della sua operatività non può che essere desunta dai limiti della sua efficacia soggettiva, secondo i criteri di adesione sopra esposti vale a dire per gli iscritti alle parti stipulanti ovvero per i non iscritti, che vi aderiscano;
– per i lavoratori non iscritti ad organizzazioni sindacali la Fiom non può spendere poteri di rappresentanza ed è sufficiente rammentare che l’ordinamento tutela l’esercizio delle libertà sindacali sia nei confronti delle organizzazioni che dei singoli;
– è incontroverso che l’azienda nel novembre 2010 abbia informato i dipendenti in merito al versamento delIa c.d. quota contratto, ossia il contributo economico previsto in favore delle sigle firmatarie, ma anche questa non è una novità del CCNL di rinnovo trattandosi di clausola già contenuta nel CCNL 2008 (doc. 6) e conseguentemente già applicata, in allora a vantaggio anche dell’odierna organizzazione ricorrente;
– adempimento a tale clausola non costituisce autonomo profilo di antisindacalità e, peraltro verso, questo neppure può considerarsi lesivo nei confronti della Fiom, non solo perché la medesima OS in passato ne ha beneficiato ma in primo luogo perché il contributo è pacificamente facoltativo ed è coerente con la coesistenza di due CCNL e, dunque, non incompatibile con l’applicazione del CCNL 2008;
– in ultimo v’è da precisare che seppure l’applicabilità degli elementi nuovi contenuti nella parte normativa del CCNL 2009, costituisca il profilò che presenta maggiori problematicità sul piano della coesistenza dei due CCNL, resta il fatto che a fronte delle posizioni assunte dalla società convenuta, nulla è stato specificato dalla difesa attorea in merito alla concreta applicazione di tale disciplina, il cui contenuto è stato peraltro enunciato ma non illustrato;
– per le argomentazioni esposte, rimenando assorbita ogni diversa questione, deve escludersi che la condotta tenuta dalla società convenuta presenti caratteri dell’antisindacalità e, conseguentemente, il ricorso deve essere respinto; le spese processuali sono compensate in ragione della complessità delle questioni trattate che, in procedimenti analoghi, hanno dato luogo a pronunce di senso opposto.
A fare il paio con la richiamata seconda decisione del Tribunale torinese ,nel senso che anch’essa non ha accolto il ricorso della Fiom, risulta intervenuta la sentenza del Tribunale di Tolmezzo del 17.5.2011, a cui il sindacato ricorrente aveva richiesto di riconoscere il comportamento antisindacale dell’impresa convenuta per l’intervenuta disdetta del contratto collettivo del 2008,sostituito con quello del 15 ottobre 2009 non firmato dalla Fiom.
Il giudice di Tolmezzo in particolare ha dichiarato quanto segue:
“….il piano dell’opportunità , e cioè quello dell’auspicabile unità dell’azione sindacale ,non può essere assunto a parametro di valutazione per stabilire lalegitimità o meno delle condotte negoziai tenute dagli attori del negoziato.
In altri termini va allora ribadito il seguente concetto: se è pur vero che l’accordo separsto dei metalmeccanii del 2009 non haolto efficacia al CCNL del 2008 siglato da tutte le associazioni sindacli ,ciò non significa che ssi da considerarsi illegtimo lo stgesso accordo separsato ed inefficace il mutuo dissenso esercitato ante tempus da Federmeccanica ,Assista,Fim e Uilm ,solo perchè a tale dissenso non avrebbe aderito FIOM.Al contrario ,l’accordi di cui trattasi integra a pieno titolo ,come visto,un valido atto di autonomia privata collttiva,esercitata da soggetti negoziali diversi da qelli che avevano concluso le trattative del 2008 e destinato in qunto tale a vincolare gli iscritti ai sind<cti stipulanti ed i lsvoratori che a detto accordo prestino adesione ,anche implicitamene.
Nel confermare ,pertanto il rigetto del ricorso,le spese di lite …dovranno restare a carico della OS ricorrente.
Quale sarà l’esito della prossima lite giudiziaria intrapresa dalla Fiom? A tale domanda appare piutto sto difficile rispondere ,alla luce degli esiti contrapposti delle precedenti.Pertanto ,più che tifare per una o l’altra delle parti controvertenti,si auspica che l’impegno e l’iniziativa di tutte le organizzazioni ed asociazioni coinvolte nella vicenda trovino modo e t empo per ricercare unità d’intenti e di azioneanteponendo ad ogni altra cosa, il superiore interesse della collettività produttiva e lavorativa nazionale ,fornendo un tangibile contributo nella lotta alla crisi economica ,da cui il Paese non riesce ancora totalmente ad uscire ,come è attestato dalle gravi difficolta’ che anche in questi ultimi giorni risultano caratterizzare numerose imprese ,anche di grande dimensione ,che mettono in pericolo migliaia di posti di lavoro ,difficimente sostituibili.
INAIL DISABILITA ACCESSI PER CED
Con la nota del 29 APRILE 2010, N. 7857 ,avente ad oggetto “Soggetti abilitati alla trasmissione della documentazione lavoristica e previdenziale ” , il Ministero del Lavoro aveva precisato quanto segue
Come è noto le più recenti modifiche apportate alla disciplina in materia di lavoro tendono ad
informatizzare e quindi a “smaterializzare” l’effettuazione dei principali adempimenti lavoristici
(comunicazioni al Centro per l’impiego, Libro Unico del Lavoro, inoltro prospetti informativi di cui alla L. n.
68/1999) e previdenziali (Uniemens).
La modalità di effettuazione di tali adempimenti ha rafforzato il ruolo degli “intermediari” a ciò abilitati –
quali i consulenti del lavoro e gli altri professionisti individuati dalla L. n. 12/1979 nonché i servizi o i centri di
assistenza fiscale istituiti dalle associazioni di categoria delle imprese artigiane e delle altre piccole imprese –
che sono da ritenersi interlocutori privilegiati degli organismi pubblici preposti al controllo degli stessi
Va poi evidenziato che la crescente “smaterializzazione” delle operazioni relative agli adempimenti di
lavoro e previdenza incide, inevitabilmente, sugli aspetti operativi legati allo svolgimento degli adempimenti
medesimi e sul rispetto delle prerogative dei soggetti a ciò abilitati o autorizzati in quanto le modalità
gestionali e di comunicazione telematica dei dati lavoristici e previdenziali possono rendere incerta la reale
ed effettiva riconducibilità degli stessi adempimenti ai soggetti tenuti all’inoltro.
Pertanto, si ritiene opportuno fornire indicazioni volte ad assicurare la qualità dell’attività svolta da tali
“intermediari” e a prevenire fenomeni di abusivismo nell’affidamento e nello svolgimento delle procedure.
In tal senso, deve preliminarmente essere ribadita la centralità della L n. 12/1979 che, con estrema
chiarezza, evidenzia quali sono i soggetti abilitati a svolgere gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza
ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti.
Fra tali adempimenti rientrano, senz’altro, l’invio della comunicazione obbligatoria, l’elaborazione e la
trasmissione del Libro Unico del Lavoro e dei prospetti informativi relativi ai disabili nonché la trasmissione
della documentazione di natura contributiva; DM10, Emens o più recentemente Uniemens e Com.Unica).
Eventuali altre discipline che sembrerebbero “impattare” sulla stessa materia, anche se riferite a meri
adempimenti accessori quale la trasmissione di tale documentazione (ad esempio la previsione contenuta
nell’art. 44, -comma 9, della Legge n. 326/2003 in materia di dati contributivi) non potranno dunque che
essere lette alla luce o, meglio, in combinato disposto con l’art. 1, commi 1 e 4, della L. n. 12/1979.
Da ciò deriva quindi, sia pur indirettamente, che la predisposizione e la trasmissione della
documentazione lavoristica e contributiva previdenziale (DM.10, Emens o Uniemens e Com.Unica) non può
che essere effettuata da coloro che hanno titolo a legittimare la conformità dei dati elaborati alle disposizioni
Inoltre va evidenziato che il soggetto che effettua la trasmissione della documentazione lavoristica e
contributiva e al contempo “interlocutore” degli Istituti previdenziali e di questo Ministero nei casi di richieste
di chiarimenti, integrazioni o correzioni della documentazione trasmessa; attività questa che, evidentemente,
non possono che provenire da coloro che sono responsabili dei dati trasmessi in virtù delle disposizioni della
citata L. n. 12/1979.
Da quanto premesso deriva in primo luogo che non risultano abilitati alla trasmissione della
documentazione lavoristica e previdenziale in via informatica i centri di elaborazione dati (CED) in quanto gli
stessi, ai sensi dell’art. 1, comma 5 della L. n. 12/1979 possono effettuare “esclusivamente” attività esecutive
e di servizio, quali le mere operazioni di calcolo e stampa dei dati retributivi nonché le attività strumentali ed
accessorie, come più volte evidenziato da questo Ministero (cfr. Vademecum sul Libro Unico del Lavoro del
5 dicembre 2008).
Parimenti non sono da considerarsi abilitati alla predisposizione e trasmissione della documentazione
lavoristica e previdenziale quei soggetti che possono svolgere solo adempimenti di natura fiscale, quali i
tributaristi e gli esperti tributaristi, i consulenti fiscali, i revisori contabili e i titolari di iscrizione alla CCIAA,
salvo che non si tratti di commercialisti o esperti contabili che abbiano provveduto ad informare
preventivamente la Direzione provinciale del lavoro competente per territorio dello svolgimento dell’attività di
consulenza del lavoro ai sensi della citata L. n. 12/1979.
Si ribadisce pertanto che risultano abilitati alla predisposizione e trasmissione della documentazione
relativa agli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti,
anche mediante strumenti telematici, solo i consulenti del lavoro e gli altri professionisti individuati dall’art. 1
comma 1, della L. n. 12/1979, nonché i servizi o centri di assistenza fiscale istituiti dalle associazioni di
categoria delle imprese artigiane e delle altre piccole imprese secondo le modalità dettale nel già richiamato
Vademecum sul Libro Unico del Lavoro emanato da questo Ministero.
Richiamando la predetta nota e quanto nella stessa previsto,l’Inail con la nota n.3818/2011 annuncia che non rilascerà nuove utenze ai responsabili Ced per inviare in via telematica i fogli salari, nell`ambito dell`autoliquidazione annuale dei premi.
Infatti ,si ricorda che in attesa di un chiarimento ministeriale, ai responsabili dei Ced l’Istituto a suo tempo aveva rilasciato utenze provvisorie per accedere al sistema “Punto Cliente” , per poi procedere all`invio dei fogli salari.
Posto che la nota del ministero del Lavoro 7857/2010 ha precisato che i centri di elaborazione dati non risultano abilitati alla trasmissione della documentazione lavoristica e previdenziale invia informatica ,l’`Inail ha stabilito che non solo non rilascerà nuove utenze ,ma altresì che provvederà a disattivare quelle gia rilasciate.
VALORI CONTRIBUZIONE AGRICOLTURA ANNO 2011
I valori della contribuzione di cui al titolo sono precisati nellam circolare Inps n.76 del24 maggio n.76 .
Nel precisare che a detti valori devono conformarsi i lavoratori autonomi ,i coltivatori diretti e gli imprenditori professionali del settore agricolo,si allega il testo della citata circolare.
OGGETTO: Coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli professionali: contributi obbligatori dovuti per l’anno 2011.
2009 12,30 8,51
DOVUTI DAI COLTIVATORI DIRETTI, MEZZADRI, COLONI E RISPETTIVI CONCEDENTI E
DAGLI IMPRENDITORI AGRICOLI PROFESSIONALI
1) Assicurazione IVS > 21 18,30% 15,30%
< 21 15,80% 10,80%
2) Addizionale IVS Legge 233/90 2 % 2 %
3) Addizionale IVS Legge 160/75 € 0,61 € 0,61
4) Indennità gravidanza e puerperio € 7,49 € 7,49
5) Assicurazione INAIL € 768,50 € 532,18
Per la determinazione dei contributi di cui ai punti 1 e 2 le relative percentuali sono calcolate in riferimento al “reddito medio convenzionale” che per l’anno 2011 è pari a € 51,47.
L’addizionale fissa giornaliera di € 0,61 del punto 3 è calcolata nel limite massimo di n.156 giornate annue.
Maggiori di 21 anni – Zone normali
FASCIA 1 € 2.501,10 € 1.732,60
FASCIA 2 € 3.044,42 € 2.275,92
FASCIA 3 € 3.587,74 € 2.819,24
FASCIA 4 € 4.131,05 € 3.362,55
Maggiori di 21 anni – Territori montani e zone svantaggiate
FASCIA 1 € 2.023,90 € 1.491,72
FASCIA 2 € 2.486,93 € 1.954,75
FASCIA 3 € 2.949,95 € 2.417,77
FASCIA 4 € 3.412,97 € 2.880,79
Minori di 21 anni – Zone normali
CD/CM IAP
FASCIA 1 € 2.300,37 € 1.531,87
FASCIA 2 € 2.776,77 € 2.008,27
FASCIA 3 € 3.253,18 € 2.484,68
FASCIA 4 € 3.729,59 € 2.961,09
Minori di 21 anni – Territori montani e zone svantaggiate
FASCIA 1 € 1.662,58 € 1.130,40
FASCIA 2 € 2.005,17 € 1.472,99
FASCIA 3 € 2.347,75 € 1.815,57
FASCIA 4 € 2.690,33 € 2.158,15
FASCIA 1 € 1.638,54 € 870,04
FASCIA 2 € 1.910,20 € 1.141,70
FASCIA 3 € 2.181,86 € 1.413,36
FASCIA 4 € 2.453,52 € 1.685,02
Ultrasessantacinquenni pensionati – Territori montani e zone svantaggiate
FASCIA 1 € 1.281,79 € 749,61
FASCIA 2 € 1.513,30 € 981,12
FASCIA 3 € 1.744,81 € 1.212,63
FASCIA 4 € 1.976,32 € 1.444,14
ESAME SCHEMA TESTO UNICO APPRENDISTATO
Di seguito si espongono gli aspetti rilevanti dello schena di Testo Unico dell’apprendistato
presentato al Consiglio dei Ministri nella riunione del 5 magio 2011 , cercando di rimarcare le differenze tra lo stesso e la disciplina dell’istituto ancora vigente.
Una prima particolarità si coglie già nella definizione dell’apprendistato , che dall’art.1 dello schema del T.U. viene ritenuto “un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla occupazione dei giovani”.
Vale a dire che l’attenzione si sposta dalla così detta causa mista, tipica dell’apprendistato (prestazione di lavoro compensata daretribuzione e formazione professionale) , alla finalità che questo contratto si propone e cioè la realizzazione dell’occupazione dei giovani.
Una seconda novità è costituita dall’indicazione legislativa che l’apprendistato è un contratto a tempo indeterminato
,cosa peraltro gia’ affermata nella risposta del Ministero del Lavoro all’interpello n.79/09 2.,in cui appunto si afferma :” Alla luce di quanto sopra esposto, appare possibile ritenere l’apprendistato quale contratto di
lavoro a tempo indeterminato, dal quale il datore di lavoro può recedere solo per giusta causa o
giustificato motivo, anche anteriormente alla scadenza del termine per il compimento
dell’addestramento, senza incorrere negli obblighi risarcitori caratteristici del recesso ante tempus
previsti per il contratto a tempo determinato.
Quello che ,invece ,non muta nello schema del T.U. è il numero delle tipologie possibili di contratto di apprendistasto, che infatti restano tre , pur se sono individuate con qualche variazione nella terminologia delle stesse rispetto a quelle del dec.legvo n.276/03, posto che nello schema il contratto di apprendistato è definito secondo le seguenti tipologie: a) apprendistato per la qualifica professionale; b) apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere; c) apprendistato di alta formazione e ricerca.Le precisazioni apportate sembrano suggerite dalla volonta’ ed opportunità di superare i contrasti circa la competenza di regolamentazione dell’istituto tra Stato e Regioni.
Una terza ben più rilevante differenza, rispetto alla regolamentazione attualmente vigente ,risulta contenuta nell’art.2 dello schema del T.U .che al comma 1 dichiara che l’intera disciplina disciplina del contratto di apprendistato sarà rimessa ad appositi accordi interconfederali o a contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale, o aziendale, da associazioni dei datori e sindacati dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
Questo però dovra’ avvenire nel rispetto dei seguenti principi generali validi per l’intero terrotorio e pertutti i settori:
a) forma scritta del contratto e del relativo piano formativo individuale da definire, anche sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali, entro trenta giorni dalla stipulazione del contratto;
e) possibilità, anche con il concorso delle regioni, di finanziare i percorsi formativi aziendali degli apprendisti per il tramite dei fondi paritetici interprofessionali di cui all’articolo 118 della legge 23 dicembre 2000, n. 388 e all’articolo 12 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e successive modificazioni;
f) registrazione della formazione effettuata e delle competenze acquisite nel libretto formativo del cittadino di cui all’articolo 2, comma 1, lett. i), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;
g) possibilità del riconoscimento, sulla base dei risultati conseguiti all’interno del percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualifica professionale ai fini contrattuali e delle competenze acquisite ai fini del proseguimento degli studi anche nei percorsi di istruzione degli adulti;
i) possibilità per le parti di recedere dal contratto al termine del periodo di formazione ai sensi di quanto disposto dall’articolo 2118 del codice civile. Se nessuna delle parti esercita la facoltà di recesso al termine del periodo di formazione il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato”
Sottolineando che lascia perplessi l’applicazione della previsione di cui alla lettera h) anche alll’apprendista ,a cui invece dovrebbe essere consentito di recedere liberamente durante il rapporto di apprendistato senza giustificazione, si fa presente che :
a) L’APPRENDISTATO PER LA QUALIFICA PROFESSIONALE è rivolto ai
ai lavoratori che anno compiuto dai 15 anni di età,
b) L’APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE O CONTRATTO DI
MESTIERE è rivolto ai giovani di età compresa fra i 18 e i 29 anni che devono
completare il loro iter formativo e professionale,
c) L’APPRENDISTATO DI ALTA FORMAZIONE E RICERCA è rivolto a coloro che aspirano ad un più alto livello di formazione, nel campo della ricerca, del
dottorato e del praticantato in studi professionali.
Inoltre lo schema introduce due novità molto significative ,ossia:
– la possibilità di assunzione, con contratto di apprendistato, per i lavoratori in mobilità , al fine di fornire una qualificazione o riqualificazione professionale, ed a tali rapporti trova applicazione il regime contributivo agevolato di cui all’articolo 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, nonché l’incentivo di cui all’articolo 8, comma 4 della medesima legge;
– l’introduzione del contratto di apprendistato anche nelle Pubbliche Amministrazioni.
Entrando nel merito delle tre tipologie contrattuali previste dallo schema di decreto
legislativo ,si osserva quanto segue:
1.L’apprendistato per la qualifica professionale è applicabile in tutti i settori
produttivi, anche per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione. Gli apprendisti possono
essere assunti già dai quindici anni compiuti. La durata del contratto non può superare i
3 anni ed è determinata in base alla qualifica ed al titolo di studio da conseguire.
La regolamentazione dei profili formativi è rimessa alle Regioni e alle Province autonome
di Trento e Bolzano, d’intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e il
Ministero dell’istruzione, dell’Università e della ricerca, sentite le associazioni dei datori
di lavoro e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano
nazionale, nel rispetto dei seguenti criteri e principi direttivi:
a) definizione della qualifica professionale6;
b) previsione di un monte ore di formazione, esterna od interna alla azienda, congruo
al conseguimento della qualifica professionale7;
c) rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale o
aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più
rappresentative per la determinazione, anche all’interno degli Enti bilaterali, delle
modalità di erogazione della formazione aziendale nel rispetto degli standard
generali fissati dalle regioni.
2.L’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere è un contratto che ha come
obiettivo il conseguimento di una qualificazione contrattuale per i soggetti di
età compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni. L’assunzione può avvenire in
tutti i settori produttivi, anche nelle Pubbliche Amministrazioni
La durata del contratto non prevede un limite minimo ma solo un limite massimo che
è di sei anni e dipenderà dagli accordi interconfederali e dai contratti
collettivi, che si baseranno sull’età dell’apprendista e sul tipo di qualificazione da
conseguire. Anche le modalità di erogazione della formazione per l’acquisizione
delle competenze tecnico-professionali e specialistiche, in funzione dei profili
professionali stabiliti nei sistemi di classificazione e inquadramento del personale,
dovranno essere considerate dagli accordi interconfederali e dai contratti
La formazione di tipo professionalizzante e di mestiere, svolta sotto la
responsabilità della azienda, è integrata dalla offerta formativa pubblica
finanziata dalle Regioni, interna o esterna alla azienda, finalizzata alla
acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte complessivo di quaranta
ore per il primo anno e di ventiquattro per il secondo anno.
Per i soggetti in possesso di una qualifica professionale, conseguita ai sensi del decreto legislativo 17
ottobre 2005, n. 226, il contratto di apprendistato professionalizzante può essere stipulato a partire dal
diciassettesimo anno di età.
3.L’apprendistato di alta formazione e ricerca è applicabile in tutti i settori
produttivi, sia essi privati che pubblici. Prevede che possono essere assunti ragazzi di
età compresa tra i diciotto10 anni e i ventinove anni, per i seguenti motivi:
a) per il conseguimento di un titolo di studio di livello secondario superiore,
b) per il conseguimento di titoli di studio universitari e della alta formazione, compresi
i dottorati di ricerca,
c) per la specializzazione tecnica superiore11, con particolare riferimento ai diplomi
relativi ai percorsi di specializzazione tecnologica degli istituti tecnici superiori12,
d) per il praticantato per l’accesso alle professioni ordinistiche,
e) per esperienze professionali.
Alle Regioni è rimessa la regolamentazione e la durata dell’apprendistato.
In assenza di regolamentazioni regionali l’attivazione dell’apprendistato di alta
formazione o ricerca è rimessa ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di
lavoro con le Università, gli istituti tecnici e professionali e le istituzioni formative o di
ricerca. Questi soggetti regolamentano, altresì, i profili formativi.
Allo scopo di armonizzare le diverse qualifiche professionali acquisite secondo le diverse
tipologie di apprendistato e consentire una correlazione tra standard formativi e
standard professionali, il decreto prevede l’istituzione, presso il Ministero del
lavoro e delle politiche sociali, di un repertorio delle professioni predisposto
sulla base dei sistemi di classificazione del personale previsti nei contratti
collettivi di lavoro ed in coerenza con quanto previsto nelle premesse dalla intesa tra
Governo, Regioni e parti sociali del 17 febbraio 2010.
Le norme sulla previdenza e assistenza sociale obbligatoria si estende alle seguenti forme: a) assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali; b) assicurazione contro le malattie; c) assicurazione contro l’invalidità e vecchiaia.
Il numero complessivo di apprendisti che un datore di lavoro può assumere con
contratto di apprendistato non può superare il 100 per cento delle maestranze specializzate e qualificate in servizio presso il datore di lavoro stesso. Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a tre, può assumere apprendisti in numero non superiore a tre. La disposizione di cui al presente comma non si applica alle agenzie per il lavoro, per le ipotesi di somministrazione di cui all’articolo 20, commi 3 e 4, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e alle imprese artigiane per le quali trovano applicazione le disposizioni di cui all’articolo 4 della legge 8 agosto 1985, n. 443.
Un ‘ultima innovazione ,contenuta nell’art.7 dello schema di T.U , concerne le sanzioni per cui si aplicano le seguenti disposizioni :
1. In caso di inadempimento nella erogazione della formazione di cui sia esclusivamente responsabile il datore di lavoro e che sia tale da impedire la realizzazione delle finalità stabilite , il datore di lavoro è tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100 per cento, con esclusione di qualsiasi altra sanzione per omessa contribuzione. Qualora a seguito di attività di vigilanza sul contratto di apprendistato in corso di esecuzione emerga un inadempimento nella erogazione della formazione prevista nel piano formativo individuale, il personale ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali adotterà un provvedimento di disposizione, ai sensi dell’articolo 14 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, assegnando un congruo termine al datore di lavoro per adempie.
2. Per ogni violazione delle disposizioni contrattuali collettive attuative dei principi di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a), b), c) e d), il datore di lavoro è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro. In caso di recidiva la sanzione amministrativa pecuniaria varia da 300 a 1500 euro. Alla contestazione delle sanzioni amministrative di cui al presente comma provvedono gli organi di vigilanza che effettuano accertamenti in materia di lavoro e previdenza nei modi e nelle forme di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124, come sostituito dall’articolo 33 della legge 4 novembre 2010, n. 183. Autorità competente a ricevere il rapporto ai sensi dell’articolo 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689 è la Direzione del lavoro territorialmente competente.
trova applicazione il regime contributivo agevolato di cui all’articolo 25, comma 9, della legge 23 luglio 1991, n. 223, nonché l’incentivo di cui all’articolo 8, comma 4 della medesima legge.
Ai fini del presente decreto legislativo per enti bilaterali si intendono esclusivamente quelli definiti all’articolo 2, comma 1, lett. h), del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276.
Infine si segnala che con l’entrata in vigore del T.U. sono abrogati.
– l’articolo 16 della legge 24 giugno 1997, n. 196, la legge 19 gennaio 1955, n. 25,
– gli articoli da 47 a 53 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276 e ogni altra disposizione nazionale o regionale incompatibile.
Per i settori in cui la disciplina di cui al presente decreto non è immediatamente operativa trovano applicazione, in via transitoria, le regolamentazioni contrattuali vigenti.
La disciplina del reclutamento e dell’accesso, nonché l’applicazione del contratto di apprendistato per i settori di attività pubblici, di cui agli articoli 4 e 5 del presente decreto, è definita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione e del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo n. 281 del 1997, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.
DECRETO MINISTERIALE IMPORTI 2011 FONDO SOSTEGNO VITTIME GRAVI INFORTUNI LAVORO
Si segnala che sulla Gazzetta Ufficiale n.116 del 20.5.2011,risulta pubblicato il sottoriportato Decreto del Ministro del Lavoro 15 marzo 2011, relativo agli importi per l’esercizio finanziario 2011 dei benefici del Fondo di sostegno per le vittime di gravi infortuni sul lavoro.
1. Ferme restando le procedure, i requisiti e le modalita’ di accesso ai benefici del Fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro individuati con il decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali 19 novembre 2008 indicato in premessa, per gli eventi verificatesi tra il 1° gennaio 2011 e il 31 dicembre 2011 l’importo della prestazione di cui all’art. 1, comma 1 del medesimo decreto 19 novembre 2008 e’ determinato secondo le seguenti quattro tipologie: ———————————————————- Tipologia N. superstiti Importo per nucleo superstiti (euro) ———————————————————- A 1 6.500,00 ———————————————————- B 2 10.500,00 ———————————————————- C 3 14.500,00 ———————————————————- D piu’ di 3 22.500,00 ———————————————————-
DECRETO SVILUPPO :INTERVENTI PER RICERCA SCIENTIFICA
In favore della ricerca scientifica l’art. n1 del decreto legge n.70/2011,in corso di conversione in legge ,prevede l’istituzione ,in via sperimentale per gli anni 2011 e 2012,di un credito di imposta a favore delle imprese che finanziano specifi progetti .
I progetti finanziati devono essere realizzati in Universita’ ovvero enti pubblici di ricerca,che li possono sviluppare anche in associazione, in consorzio, in joint venture ,ecc. ,con altre qualificate strutture di ricerca, anche private, di
equivalente livello scientifico .
Inoltre si prevede che con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di
concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze,possono essere individuate altre strutture finanziabili con il credito d’imposta.
In ciascuno degli anni di sperimentazione,il credito d’imposta spetta in tre quote annuali per l’importo percentuale che eccede la media degli investimenti in ricerca effettuati nel triennio 2008-2010 ,fermo restando che l’importo degli investimenti in progetti di ricerca e’ integralmente deducibile dall’imponibile delle imprese finanziatrici .
Sotto il profilo operativo la disposizione in esame prevede quanto segue:
a) per Universita’ ed enti pubblici di ricerca si intendono:
1) le Universita’, statali e non statali, e gli Istituti
2) gli enti pubblici di ricerca di cui all’articolo 6 del
contrattazione per il quadriennio 2006-2009, nonche’ l’ASI-Agenzia
Spaziale Italiana;
3) gli organismi di ricerca cosi’ come definiti dalla
disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore di
ricerca, sviluppo e innovazione, n. 2006/C 323/01, lettera d), del
paragrafo 2.2;
incrementale di investimento se lo stesso e’ commissionato ai
redditi e non concorre alla formazione del reddito ne’ della base
imponibile dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive;
5) e’ utilizzabile esclusivamente in compensazione ai sensi
dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, e
6) non e’ soggetto al limite annuale di cui all’articolo 1,
comma 53, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.(euro 250 mila).
Sarà il Direttore dell’Agenzia entrate ad adottare con proprio provvedimento le disposizioni applicative contenute nell’art.1del decreto sviluppo articolo ,che assorbono il credito di imposta
per la ricerca e lo sviluppo di cui al comma 25 dell’articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n. 220, con la conseguente soppressione dello stesso.
Infine resta stabilito che per l’attuazione di quanto previsto dall’art.1 e’ autorizzata la spesa
di 55 milioni di euro per l’anno 2011, di 180,8 milioni di euro per
l’anno 2012, di 157,2 milioni di euro per l’anno 2013 e di 91 milioni
di euro per l’anno 2014.
DECRETO SVILUPPO :TRASPARENZA ADEMPIMENTI AMMINISTRATIVI
Si riportano di seguito alcune delle disposzioni inserite nell’art.6 del decreto sviluppo n.70/2011 concernenti l’argomento del titolo:
a) Le pubbliche amministrazioni devono pubblicare sul proprio
sito istituzionale l’elenco degli atti e documenti necessari per
ottenere provvedimenti amministrativi; altri atti o documenti possono
essere richiesti solo se strettamente necessari e non possono
costituire ragione di rigetto dell’istanza del privato
b) Allo scopo di rendere effettivamente trasparente l’azione
amministrativa e di ridurre gli oneri informativi gravanti su
cittadini e imprese:
1. le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2
del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, entro 90 giorni
dall’entrata in vigore del presente decreto pubblicano sui propri
siti istituzionali, per ciascun procedimento amministrativo ad
istanza di parte rientrante nelle proprie competenze, l’elenco degli
atti e documenti che l’istante ha l’onere di produrre a corredo
dell’istanza. Dall’attuazione della presente disposizione non devono
derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e le
attivita’ ivi previste sono svolte nell’ambito delle risorse umane,
2.in caso di mancato adempimento di quanto previsto al numero
1) la pubblica amministrazione procedente non puo’ respingere
l’istanza adducendo la mancata produzione di un atto o documento e
deve invitare l’istante a regolarizzare la documentazione in un
termine congruo. Il provvedimento di diniego non preceduto
dall’invito di cui al periodo precedente e’ nullo. Il mancato
adempimento di quanto previsto dal numero 1 e’ altresi’ valutato ai
fini della attribuzione della retribuzione di risultato ai dirigenti
3. il mancato adempimento di quanto previsto al numero 1), nei
procedimenti di cui all’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n.
241, legittima comunque l’istante ad iniziare l’attivita’ dalla data
di presentazione della segnalazione certificata di inizio attivita’.
In tal caso l’amministrazione non puo’ adottare i provvedimenti di
cui all’articolo 19, comma 3, della legge 7 agosto 1990, n. 241 prima
della scadenza del termine fissato per la regolarizzazione ai sensi
del numero 2;
4. la disposizione di cui al numero 1 non si applica per gli
atti o documenti la cui produzione a corredo dell’istanza e’ prevista
da norme di legge, regolamento o da atti pubblicati sulla Gazzetta
Ufficiale della repubblica Italiana;
c) i regolamenti ministeriali o interministeriali, nonche’ i
provvedimenti amministrativi a carattere generale adottati dalle
amministrazioni dello Stato, al fine di regolare l’esercizio di
poteri autorizzatori, concessori o certificatori, nonche’ l’accesso
ai servizi pubblici ovvero la concessione di benefici, recano in
allegato l’elenco di tutti gli oneri informativi gravanti sui
cittadini e le imprese introdotti o eliminati con gli atti medesimi.
Per onere informativo si intende qualunque adempimento che comporta
la raccolta, l’elaborazione, la trasmissione, la conservazione e la
produzione di informazioni e documenti alla pubblica amministrazione;
d) nei casi in cui non e’ prevista la pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana degli atti di cui al
numero 4) gli stessi sono pubblicati sui siti istituzionali di
ciascuna amministrazione, secondo i criteri e le modalita’ definite
con apposito regolamento emanato con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica
amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro per la
semplificazione normativa, entro novanta giorni dall’entrata in
vigore della legge di conversione del presente decreto. I questionari
di cui alla lettera c) dell’articolo 5 del decreto legislativo 26
novembre 2010, n. 216, sono resi disponibili sul sito internet della
Societa’ per gli studi di settore – SOSE s.p.a.; con provvedimento
del Ministero dell’economia e delle finanze da pubblicare nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e’ data notizia della
data in cui i questionari sono disponibili. Dalla data di
pubblicazione del suddetto provvedimento decorre il termine di
sessanta giorni previsto dalla medesima lettera c).
DECRETO SVILUPPO :SEMPLIFICAZIONI RIGUARDANTI APPALTI
Le semplificazioni in materia di appalti sono inserite nell’art.4 del decreto n.70/2011, precisando che rispetto alle stesse, in questa sede si dedicherà specifica attenzione a quelle che si riferiscono alla presentazione delle domande di partecipazione agli appalti ed alla documentazione da unire alle stesse,che di regola sono particolarmente onerose ,che dispoingono quanto segue:
1.In caso di presentazione di falsa dichiarazione o
falsa documentazione, nelle procedure di gara e negli affidamenti di
subappalto, la stazione appaltante ne da’ segnalazione all’Autorita’
che, se ritiene che siano state rese con dolo o colpa grave in
considerazione della rilevanza o della gravita’ dei fatti oggetto
della falsa dichiarazione o della presentazione di falsa
documentazione, dispone l’iscrizione nel casellario informatico ai
fini dell’esclusione dalle procedure di gara e dagli affidamenti di
subappalto ai sensi del comma 1, lettera h), per un periodo di un
anno, decorso il quale l’iscrizione e’ cancellata e perde comunque
efficacia.”;
2.Il candidato o il concorrente attesta il possesso dei
requisiti mediante dichiarazione sostitutiva in conformita’ alle
previsioni del testo unico delle disposizioni legislative e
cui indica tutte le condanne penali riportate, ivi comprese quelle
per le quali abbia beneficiato della non menzione. Ai fini del comma
1, lettera c), il concorrente non e’ tenuto ad indicare nella
dichiarazione le condanne quando il reato e’ stato depenalizzato
ovvero per le quali e’ intervenuta la riabilitazione ovvero quando il
reato e’ stato dichiarato estinto dopo la condanna ovvero in caso di
revoca della condanna medesima.
In caso di presentazione di falsa dichiarazione o
falsa documentazione, ai fini della qualificazione, le SOA ne danno
segnalazione all’Autorita’ che, se ritiene che siano state rese con
dolo o colpa grave in considerazione della rilevanza o della gravita’
dei fatti oggetto della falsa dichiarazione o della presentazione di
falsa documentazione, dispone l’iscrizione nel casellario informatico
ai fini dell’esclusione dalle procedure di gara e dagli affidamenti
di subappalto ai sensi dell’articolo 38, comma 1, lettera m-bis), per
un periodo di un anno, decorso il quale l’iscrizione e’ cancellata e
perde comunque efficacia.”;
4. I soggetti competenti provvedono, secondo le modalita’
indicate dall’Autorita’, ad inserire nella Banca dati nazionale dei
contratti pubblici di cui all’articolo 62-bis del decreto legislativo
7 marzo 2005, n. 82, la documentazione comprovante il possesso dei
requisiti tecnico-organizzativi ed economico-finanziari richiesta ai
sensi dei commi 1 e 2 del presente articolo.
5. Le stazioni appaltanti verificano il possesso dei
requisiti di cui al comma 2-bis presso la Banca dati nazionale dei
contratti pubblici, ove la relativa documentazione sia disponibile.”;
6.I bandi sono predisposti dalle stazioni appaltanti
sulla base di modelli (bandi – tipo) approvati dall’Autorita’, previo
parere del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e sentite
le categorie professionali interessate, con l’indicazione delle cause
tassative di esclusione di cui all’articolo 46, comma 1-bis. Le
stazioni appaltanti nella delibera a contrarre motivano espressamente
in ordine alle deroghe al bando – tipo.”;
7.Le stazioni appaltanti richiedono, di norma, l’utilizzo
di moduli di dichiarazione sostitutiva dei requisiti di
partecipazione di ordine generale e, per i contratti relativi a
servizi e forniture o per i contratti relativi a lavori di importo
pari o inferiore a 150.000 euro, dei requisiti di partecipazione
economico-finanziari e tecnico-organizzativi. I moduli sono
predisposti dalle stazioni appaltanti sulla base dei modelli standard
definiti con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti, acquisito l’avviso dell’Autorita’.”.
8. I lavori di importo complessivo inferiore a un milione di
euro possono essere affidati dalle stazioni appaltanti, a cura del
responsabile del procedimento, nel rispetto dei principi di non
discriminazione, parita’ di trattamento, proporzionalita’ e
trasparenza, e secondo la procedura prevista dall’articolo 57, comma
6; l’invito e’ rivolto, per lavori di importo pari o superiore a
500.000 euro, ad almeno dieci soggetti e, per lavori di importo
inferiore a 500.000 euro, ad almeno cinque soggetti se sussistono
aspiranti idonei in tali numeri.
DECRETO SVILUPPO: MISURE DI SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA PER PRIVACY
Il decreto legge sullo sviluppo n.70/2011,in vigore dal 14.5.2011,contiene numerose disposizioni relative a misure di semplificazione amministrativa, rispetto a cui di seguito si evidenziano quelle relative alla privacy
Le semplificazioni su tale materia sono disciplinate dall’art.6 del decreto sviluppo,che ,dopo aver previsto nel comma 1 lettera a) quanto segue::
1. Per ridurre gli oneri derivanti dalla normativa vigente e
gravanti in particolare sulle piccole e medie imprese sono apportate
con il seguente provvedimento, operativo in una logica che trovera’
ulteriori sviluppo, le modificazioni che seguono:
a) in corretta applicazione della normativa europea le
comunicazioni relative alla riservatezza dei dati personali sono
limitate alla tutela dei cittadini, conseguentemente non trovano
applicazione nei rapporti tra imprese;
nel comma 2 aggiunge :” Conseguentemente, alla disciplina vigente sono apportate, tra
l’altro, le seguenti modificazioni:
a) al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate
1) all’articolo 5 e’ aggiunto in fine il seguente comma:
“3-bis. Il trattamento dei dati personali relativi a persone
giuridiche, imprese, enti o associazioni effettuato nell’ambito di
rapporti intercorrenti esclusivamente tra i medesimi soggetti per le
finalita’ amministrativo – contabili, come definite all’articolo 34,
comma 1-ter, non e’ soggetto all’applicazione del presente codice.”
In questo modo ,la legislazione italiana si allinea a quella degli altri Paesi europei,Austria esclusa,in quanto si stabilisce che la protezione della riservatezza dei dati personali è limitata ai cittadini (cioè alle persone fisiche) e non trova applicazione nei rapporti tra imprese; o meglio i dati delle persone giuridiche, imprese, enti e associazioni (quindi non solo, come ora previsto, i dati relativi alle attività economiche) possono essere trattati senza vincoli, purchè si tratti di trattamenti per le normali finalità amministrativo-contabili ,la cui definizione è fornita dallo stesso decreto,che modificando il comma 1-bis dell’art. 34 sulle misure di sicurezza per i trattamenti dei dati con strumenti informatici , chiarisce che: “Ai fini dell’applicazione delle disposizioni in materia di protezione dei dati personali, i trattamenti effettuati per finalità amministrativo-contabili sono quelli connessi allo svolgimento delle attività di natura organizzativa, amministrativa, finanziaria e contabile, a prescindere dalla natura dei dati trattati. In particolare, perseguono tali finalità le attività organizzative interne, quelle funzionali all’adempimento di obblighi contrattuali e precontrattuali, alla gestione del rapporto di lavoro in tutte le sue fasi, alla tenuta della contabilità e all’applicazione delle norme in materia fiscale, sindacale, previdenziale-assistenziale, di salute, igiene e sicurezza sul lavoro”
Il punto 2 del comma dell’art.6 del decreto in esame contiene una seconda rilevante modifica ,che concerne l’informativa di cui all’art.13 del Codice dellaPrivacy per curricula trasmessi spontaneamente dagli interessati.
Infatti ,premesso che il predetto art.13 stabilisce che:
” 1. L’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati personali sono previamente informati oralmente o per iscritto circa:
il comma 2 dell’art.6 dispone che all’articolo 13, comma 5, disp e’ aggiunto in fine il seguente
“5-bis. L’informativa di cui al comma 1 non e’ dovuta in caso
di ricezione di curricula spontaneamente trasmessi dagli interessati
ai fini dell’eventuale instaurazione di un rapporto di lavoro. Al
momento del primo contatto successivo all’invio del curriculum, il
titolare e’ tenuto a fornire all’interessato, anche oralmente, una
informativa breve contenente almeno gli elementi di cui al comma 1,
lettere a), d) ed f). .”
Quanto sopra significa che, soltanto in un momento successivo al primo contatto , il titolare del trattamento,ad esempio l’azienda che convoca l’interessato , durante il colloquio con il candidato, : finalità e modalità del trattamento; soggetti che possono venire a conoscenza dei dati in quanto responsabili o incaricati del trattamento e ambito di diffusione dei dati; indicazione delle modalità per conoscere l’identità di tutti i responsabili del trattamento.
In relazione a quanto sopra , il decreto sviluppo inserisce nell’art. 24 del Codice dellaPrivacy un’apposita esclusione dell’obbligo del consenso per il trattamento dei dati dei curricula ricevuti. Infatti, il punto 3) del comma 2 dell’art. 6 del decreto recitache: “all’art. 24, comma 1, lettera g) le parole: “anche in riferimento all’attività di gruppi bancari e di società controllate o collegate” sono soppresse” e dopo la lettera i) è aggiunta la lettera i-bis) che prevede che il trattamento dei dati comuni può essere effettuato senza consenso quando riguarda dati contenuti nei curricula, nei casi di cui all’articolo 13, comma 5-bis”.
Inoltre ,in forza della lettera 1 ter aggiunta all’art.24 del Codice dall’art.6 comma 2 punto ,si stabilisce che con esclusione della diffusione e fatto salvo quanto previsto dall’articolo 130 del presente codice, riguarda la
comunicazione di dati tra societa’, enti o associazioni con societa’
controllanti, controllate o collegate ai sensi dell’articolo 2359 del
codice civile ovvero con societa’ sottoposte a comune controllo,
nonche’ tra consorzi, reti di imprese e raggruppamenti e associazioni
temporanei di imprese con i soggetti ad essi aderenti, per le
finalita’ amministrativo contabili, come definite all’articolo 34,
comma 1-ter, e purche’ queste finalita’ siano previste espressamente
con determinazione resa nota agli interessati all’atto
dell’informativa di cui all’articolo 13.”;
Proseguendo l’esame dell’art.6 comma 2 ,si perviene al n.4 ,secodo cui l’esonero dall’obbligo del consenso riguarda anche i dati sensibili contenuti nei curricula, infatti i detto numero 4 introduce una apposita deroga all’interno del comma 3 dell’art. 26 del Codice, inserendo dopo la lettera b) la nuova lettera b-bis che prevede che il comma 1 (obbligo di consenso scritto per il trattamento dei dati sensibili) non si applica al trattamento “dei dati contenuti nei curricula, nei casi di cui all’articolo 13, comma 5-bis”.
In tema di semplificazione amministrativa ,un punto molto importante è quello presente nel numero 5 dell’art.6 comma2 del decreto sviluppo,poichè lo stesso introduce l’esonero dall’obbligo di predisposizione del DPS (Documento Programmatico per la Sicurezza). Infatti, il punto 5) del comma 2 dell’art. 6 del decreto sostituisce il comma 1-bis dell’art 34 del Codice stabilendo che: “Per i soggetti che trattano soltanto dati personali non sensibili e che trattano come unici dati sensibili e giudiziari quelli relativi ai propri dipendenti e collaboratori, anche se extracomunitari, compresi quelli relativi al coniuge e ai parenti, la tenuta di un aggiornato documento programmatico sulla sicurezza è sostituita dall’obbligo di autocertificazione, resa dal titolare del trattamento ai sensi dell’articolo 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, di trattare soltanto tali dati in osservanza delle misure minime di sicurezza previste dal presente codice e dal disciplinare tecnico contenuto nell’allegato B”.
Come si vede l’ampliamento dell’agevolazione è molto ampio ,in quanto:
a) non si parla più solo di dati sanitari e sindacali, ma si parla ora di tutti i dati sensibili e giudiziari;
b) nella versione precedente la platea degli interessati era ristretta a dipendenti e collaboratori, mentre nella versione del decreto per lo sviluppo, il trattamento di dati di coniugi e parenti del dipendente è compatibile con la semplificazione.
Inoltre nela disposizione in parola si stabilisce , che: “In relazione a tali trattamenti, nonché a trattamenti comunque effettuati per correnti finalità amministrativo-contabili, in particolare presso piccole e medie imprese, liberi professionisti e artigiani, il Garante, sentiti il Ministro per la semplificazione normativa e il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, individua con proprio provvedimento, da aggiornare periodicamente, modalità semplificate di applicazione del disciplinare tecnico contenuto nel citato allegato B) in ordine all’adozione delle misure minime di cui al comma 1”.
L’ultima modifica in materiadi semplificazioni riguardanti la privacy è contenuta nel numero 6 dell’art.6 comma 2 del decrto esaminato ,che aginge all’articolo 130, comma 3-bis, del dec.legvo n.196/03, dopo le parole: “mediantel’impiego del telefono” sono inserite le seguenti: “e della posta cartacea” e dopo le parole: “l’iscrizione della numerazione della quale e’ intestatario” sono inserite le seguenti: “e degli altri dati personali di cui all’articolo 129, comma 1,”;
In questo modo il decreto estende anche al marketing fatto per postala validità del” registro delle opposizioni”, così che gli operatori di marketing diretto potranno utilizzare anche gli indirizzi degli abbonati contenuti nell’elenco telefonico per finalità promozionali senza dover preventivamente chiedere il consenso , a meno che da questi ultimi non risulti richiesta l’iscrizione del proprio numero telefonico e del proprio indirizzo presso il registro delle opposizioni di recente istituito dalla L. n. 166/09
LE NOVITA’ DECRETO SVILUPPO CIRCA ACCESSI ISPETTIVI
Tra gli argomenti affrontati dal decreto legge n.70/2011 ,in vigore dal 14 maggio 2011 ed all’esame del Parlamento per la conversione in legge entro il termine fissato dalla Costituzione, figura quello specificato nel titolo ,che risulta disciplinato nell’art.7 ,recante il titolo “semplificazione fiscale”.
Infatti nel comma1 di tale articolo si stabilisce che :
Per ridurre il peso della burocrazia che grava sulle imprese epiu’ in generale sui contribuenti, alla disciplina vigente sono apportate modificazioni cosi’ articolate:
a) esclusi i casi straordinari di controlli per salute, giustizia
ed emergenza, il controllo amministrativo in forma d’accesso da parte
di qualsiasi autorita’ competente deve essere unificato, puo’ essere
operato al massimo con cadenza semestrale, non puo’ durare piu’ di
quindici giorni. Gli atti compiuti in violazione di quanto sopra
costituiscono, per i dipendenti pubblici, illecito disciplinare.
Codificando la prassi, la Guardia di Finanza, negli accessi di
propria competenza presso le imprese, opera, per quanto possibile, in
Inoltre il comma 2 dello stesso articolo dispone che:
In funzione di quanto previsto al comma 1, sono in particolare
a) al fine di ridurre al massimo la possibile turbativa
nell’esercizio delle attivita’ delle imprese di cui all’articolo 2
dell’allegato alla Raccomandazione 2003/361/CE recante
“Raccomandazione della Commissione relativa alla definizione delle
microimprese, piccole e medie imprese”, nonche’ di evitare
duplicazioni e sovrapposizioni nell’attivita’ di controllo nei
riguardi di tali imprese, assicurando altresi’ una maggiore
semplificazione dei relativi procedimenti e la riduzione di sprechi
nell’attivita’ amministrativa, gli accessi dovuti a controlli di
natura amministrativa disposti nei confronti delle predette imprese
devono essere oggetto di programmazione da parte degli enti
competenti e di coordinamento tra i vari soggetti interessati.
1) a livello statale, con decreto di natura non regolamentare
del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono disciplinati
modalita’ e termini idonei a garantire una concreta programmazione
dei controlli in materia fiscale e contributiva, nonche’ il piu’
efficace coordinamento dei conseguenti accessi presso i locali delle
predette imprese da parte delle Agenzie fiscali, della Guardia di
Finanza, dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato e
dell’INPS e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali –
Direzione generale per l’attivita’ ispettiva, dando, a tal fine, il
massimo impulso allo scambio telematico di dati e informazioni fra le
citate Amministrazioni. Con il medesimo decreto e’ altresi’
assicurato che, a fini di coordinamento, ciascuna delle predette
Amministrazioni informa preventivamente le altre dell’inizio di
ispezioni e verifiche, fornendo al termine delle stesse eventuali
elementi acquisiti utili ai fini delle attivita’ di controllo di
rispettiva competenza. Inoltre, secondo una prassi gia’ consolidata,
gli appartenenti al Corpo della Guardia di Finanza eseguono gli
accessi in borghese;
2) a livello substatale, gli accessi presso i locali delle
imprese disposti dalle amministrazioni locali inserite nel conto
economico consolidato della pubblica amministrazione, come
individuate dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi
dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, ivi
comprese le Forze di Polizia locali comunque denominate e le aziende
ed agenzie regionali e locali comunque denominate, devono essere
oggetto di programmazione periodica. Il coordinamento degli accessi
e’ affidato, ove istituito, allo Sportello unico per le attivita’
produttive (SUAP) di cui all’articolo 38, comma 3, del decreto legge
25 giugno 2008, n. 112 convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, ovvero alle Camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura competenti per territorio.
3) gli accessi sono svolti nell’osservanza del principio della
contestualita’ e della non ripetizione per periodi di tempo inferiori
al semestre;
4) gli atti e i provvedimenti, anche sanzionatori, adottati in
violazione delle disposizioni di cui ai numeri 1)-3) costituiscono,
per i dipendenti pubblici che li hanno adottati, illecito
5) le disposizioni di cui ai numeri 1)-4) non si applicano ai
controlli ed agli accessi in materia di repressione dei reati e di
tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al
decreto legislativo 9 ottobre 2008, n. 81, nonche’ a quelli
funzionali alla tutela dell’igiene pubblica, della pubblica
incolumita’, dell’ordine e della sicurezza pubblica. Non si applicano
altresi’ ai controlli decisi con provvedimento adeguatamente motivato
per ragioni di necessita’ ed urgenza;
b) le disposizioni di cui alla lettera a) costituiscono
attuazione dei principi di cui all’articolo 117, comma 2, lettera e),
m), p), r) della Costituzione nonche’ dei principi di cui alla
direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 12
dicembre 2006 e della normativa comunitaria in materia di
microimprese, piccole e medie imprese. Le Regioni a statuto speciale
e le Province autonome di Trento e Bolzano adeguano la propria
legislazione alle disposizioni di cui ai commi precedenti, secondo i
rispettivi statuti e le relative norme di attuazione;
c) dopo il secondo periodo del comma 5 dell’articolo 12 della
legge 27 luglio 2000, n. 212, recante disposizioni in materia di
Statuto dei diritti del contribuente, e’ aggiunto il seguente: “Il
periodo di permanenza presso la sede del contribuente di cui al primo
periodo, cosi’ come l’eventuale proroga ivi prevista, non puo’ essere
superiore a quindici giorni in tutti i casi in cui la verifica sia
svolta presso la sede di imprese in contabilita’ semplificata e
lavoratori autonomi; anche in tali casi, ai fini del computo dei
giorni lavorativi, devono essere considerati i giorni di effettiva
presenza degli operatori civili o militari dell’Amministrazione
finanziaria presso la sede del contribuente.”;
d) le disposizioni di cui all’articolo 12 del legge del 27 luglio
2000 n. 212, concernente disposizioni in materia di statuto dei
diritti del contribuente, si applicano anche nelle ipotesi di
attivita’ ispettive o di controllo effettuate dagli enti di
h) le agenzie fiscali e gli enti di previdenza e assistenza
obbligatoria e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali
possono stipulare, nei limiti delle risorse disponibili in base alla
legislazione vigente, apposite convenzioni con le Amministrazioni
pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30
marzo 2001, n. 165, gli enti pubblici economici e le Autorita’
amministrative indipendenti per acquisire, in via telematica, i dati
e le informazioni personali, anche in forma disaggregata, che le
stesse detengono per obblighi istituzionali al fine di ridurre gli
adempimenti dei cittadini e delle imprese e rafforzare il contrasto
alle evasioni e alle frodi fiscali, contributive nonche’ per
accertare il diritto e la misura delle prestazioni previdenziali,
assistenziali e di sostegno al reddito. Con la convenzione sono
indicati i motivi che rendono necessari i dati e le informazioni
medesime. La mancata fornitura dei dati di cui al presente comma
costituisce evento valutabile ai fini della responsabilita’
disciplinare e, ove ricorra, della responsabilita’ contabile.
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