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Timestamp: 2017-04-26 13:52:13+00:00
Document Index: 71084439

Matched Legal Cases: ['art. 659', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 612', 'sentenza ']

AVVOCATO GUGLIELMO MOSSUTO FIRENZE: febbraio 2015
Il cane è da sempre
considerato il miglior amico dell'uomo e molte famiglie italiane non
rinunciano giustamente a tenere in casa il proprio fidato compagno a
Al cane non si può
certo impedire di abbaiare tuttavia, talvolta, tali latrati possono
risultare particolarmente fastidiosi per gli altri condomini o per i
vicini di casa in generale.
condominiali, d'altronde, non possono in alcun modo proibire ai
proprietari degli immobili di tenere animali in casa.
Tuttavia ciò non
deve andare a disturbare la pace e la tranquillità del vicinato...
civile e penale del padrone del cane
La Cassazione in una
recente pronuncia (Corte di Cassazione, sez. III penale, sent. 7392,
del 19 febbraio 2015) ha dettato una sorta di “vademecum” per
quanti tengano con sè animali in casa, tracciando altresì una netta
linea di confine tra la semplice responsabilità civile e quella
penale a carico dei padroni degli animali, in caso di disturbi
arrecati dagli stessi.
discriminante tra l'illecito civile, con conseguente risarcimento del
danno, e il reato penale di disturbo della quiete pubblica, con
relativa sanzione penale, consiste nel numero di soggetti che vengano
molestati dalle emissioni rumorose del cane.
Qualora le persone
molestate siano poche e facilmente individuabili si avrà, a carico
del padrone del cane, una semplice responsabilità civile. Per la quantificazione del danno non saranno seguiti dei sistemi tabellari, come ad esempio avviene per la liquidazione dei danni subiti da sinistri stradali, ma questa sarà determinata direttamente dal giudice secondo equità.
Allorquando i
soggetti molestati rappresentino invece un insieme ampio e
indeterminato di persone sarà configurabile il reato di disturbo
della quiete pubblica. Tale reato, annoverato dal nostro ordinamento giuridico tra le contravvenzioni, è disciplinato dall'art. 659 del codice penale secondo il quale "chiunque mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a € 309,00". Nonostante il dettato della legge potete star certi che nessuno, fortunatamente, andrà mai in galera a causa dei guaiti del proprio cane.
La stessa disciplina
si applica anche per tutti gli altri rumori molesti provenienti dagli
appartamenti dei vicini: lo stereo e la televisione ad alto volume,
il frastuono proveniente da trapani o altri oggetti particolarmente
Anche in tali
ipotesi, qualora le persone infastidite da questi rumori siano poche
e determinate, ci si troverà di fronte a un semplice illecito
civile; al contrario quando tali rumori siano tali da ledere la pace
dell'intero vicinato, si configureranno gli estremi del reato penale.
concreto sui possibili disturbi arrecati dai latrati del cane.
Se il cane abbaia in
una zona isolata di campagna, ove nelle vicinanze sia presente
soltanto un'altra abitazione, i residenti di quest'ultima potranno
azionare soltanto un'azione civile di risarcimento del danno, senza
poter invocare la tutela penale.
Quando invece i
rumori del cane (che magari vive in un contesto cittadino e
particolarmente affollato) siano tali da poter raggiungere e
disturbare potenzialmente un numero indeterminato di persone e quindi
la quiete pubblica stessa, ci troveremo di fronte alla suddetta
necessario valutare se l'abbaiare del cane sia tale da disturbare
l'intero vicinato o piuttosto solo alcuni condomini particolarmente
“sensibili”.
dell'affetto incondizionato che solo gli animali sanno dare noi, nel
dubbio, stiamo dalla parte dei cani!
l'unione coniugale entra in crisi e la convivenza diventa
intollerabile è inevitabile giungere allo scioglimento del vincolo
separazione non cessano gli effetti civili del matrimonio. Infatti,
dopo la sentenza di separazione si continua a parlare di coniugi, di
marito e moglie, in quanto gli effetti del matrimonio sono soltanto
sospesi fino all’eventuale riconciliazione o divorzio.
in seguito alla sentenza di divorzio pertanto si potrà correttamente
parlare di “ex” poiché viene meno lo status di coniuge.
legale può
essere consensuale o giudiziale.
parla di separazione
nei casi in cui sia presente il consenso espresso di entrambi i
coniugi che si accordano su tutte le possibili questioni connesse ad
una separazione, sia per quanto riguarda gli aspetti economici che
per quelli legati all'affidamento dei figli. L'accordo
tra i due coniugi deve, tuttavia, essere sottoposto all'analisi
del tribunale che
ne valuta la corrispondenza alla legge e la presenza di disposizioni
volte al totale rispetto dei diritti della prole.
il tribunale valuti favorevolmente l’accordo, emanerà decreto di
omologazione della separazione; se invece la valutazione risulta
sfavorevole, gli atti saranno trasmessi al giudice istruttore e la
causa seguirà il corso ordinario della separazione giudiziale.
giudiziale sorge
su istanza di parte, in seguito a violazione degli obblighi
matrimoniali oppure a circostanze oggettive che rendono insostenibile
la convivenza e la prosecuzione del rapporto.
seguito alla separazione giudiziale vengono meno alcuni obblighi
tipici del matrimonio in quanto i coniugi non avranno più l’obbligo
di convivenza, di fedeltà nè di assistenza morale; tuttavia
resistono gli obblighi legati al mantenimento e alla cura della
invece, cessano definitivamente gli effetti del matrimonio, non
sussistendo più in tal modo né l’obbligo di assistenza morale né
quello di assistenza materiale, fatti salvi alcuni casi particolari
in cui il giudice riconosce un assegno divorzile nei confronti di uno
dei due coniugi.
Il ricorso per il divorzio può essere presentato
soltanto dopo 3 anni dalla data in cui i coniugi si sono presentati,
in sede di separazione, di fronte al Presidente del Tribunale per il
tentativo di riconciliazione in udienza presidenziale. Solo
in seguito a divorzio, i coniugi saranno liberi di contrarre
nuovamente matrimonio civile.
vediamo schematicamente le differenze principali fra la disciplina
del divorzio e quella della separazione.
dovere di assistenza materiale. Il coniuge che non ha adeguati
redditi pertanto godrà di un assegno di mantenimento in quanto la
legge mira a consentire alla parte economicamente più debole di
conservare il tenore di vita di cui godeva prima della
separazione. Anche in
caso di addebito della separazione, resterà comunque l’obbligo
per il coniuge “più facoltoso” di versare, al coniuge che si
trovi in stato di bisogno gli alimenti, N.B. i
coniugi nei loro accordi possono liberamente rinunciare
all’assegno di mantenimento!
giudice può prevedere il versamento di un assegno periodico,
assegno divorzile, in favore del coniuge che non ha i mezzi
e le possibilità per assicurarsi il proprio sostentamento.
assegno non deve necessariamente essere mensile, può essere
infatti anche liquidato in un’unica soluzione.
assegno non dovrà più essere versato in caso di nuove nozze del
divorziato; ciò avverrà automaticamente, senza alcuna
coniuge separato spetteranno pieni diritti successori, come se non
vi fosse stata la separazione. Nel caso in cui sia stato
predisposto un testamento che leda la sua legittima, egli conserva
comunque il diritto a percepire tale quota anche contro la volontà
del coniuge defunto.
in caso di separazione con addebito, il coniuge perderà ogni
diritto di partecipare all'eredità. Al coniuge superstite potrà
spettare al massimo un assegno vitalizio (il cui importo sarà
determinato dal giudice) solo se egli già godeva degli alimenti
e, dunque, se versava in uno stato di bisogno. Il
valore dell’assegno non potrà pertanto essere superiore a
quello degli alimenti versati dal coniuge quando era ancora in
divorzio si perde lo status di “coniuge” e con esso ogni
diritto di partecipare all'eredità. L'ex-coniuge superstite potrà
avere diritto a un assegno periodico solo se versa in uno stato di
bisogno e se la sentenza di divorzio gli aveva riconosciuto il
diritto a un assegno divorzile, a titolo di alimenti. Spetterà
all'autorità giudiziaria determinare l'esatto importo del
suddetto assegno. Il diritto a percepire tale somma verrà in ogni
caso meno nel caso in cui l'ex-coniuge decida di contrarre nuovo
coniuge separato non ha alcun diritto sulla liquidazione
coniuge divorziato potrà riceverne una percentuale al
momento della cessazione del rapporto di lavoro dell’altro
coniuge solo nel caso in cui non si sia risposato e sia titolare
di assegno divorzile. La somma sarà equivalente al 40%
dell’indennità totale rapportata agli anni in cui coincidevano
il rapporto di lavoro e il matrimonio.
DI REVERSIBILITA’ (pensione
percepita da un familiare alla morte del lavoratore assicurato o
pensione spetterà sempre al coniuge separato, anche in caso di
addebito qualora godesse degli alimenti.
coniuge divorziato avrà diritto a percepirla qualora non si sia
risposato e l’altro coniuge fosse lavoratore assicurato prima
della pronuncia del divorzio.
il lavoratore assicurato si fosse risposato, una quota della
reversibilità spetterà comunque all’ex coniuge, oltre che al
sono dunque le differenze tra questi due istituti presenti solo
nell'ordinamento italiano.
caso di separazione e divorzio è sempre consigliabile farsi
assistere da un legale di fiducia, in quanto molti sono i diritti da
far valere e i doveri da assolvere.
LO STALKING: UN FENOMENO CRESCENTE DAL QUALE CI SI PUO' DIFENDERE
reato di stalking, annoverato all'art. 612 bis del codice penale, si
configura quando un soggetto tenga in maniera ripetitiva
comportamenti invadenti, di
intromissione e/o di controllo nei confronti di un'altra persona.
condotte possono essere di volta in volta realizzate tramite continue
telefonate, messaggi, appostamenti, pedinamenti o altri comportamenti
ossessivi, tali da far insorgere nella vittima un grave
stato di timore per la propria incolumità o per quella dei
propri cari, tanto da costringerla a modificare in modo sostanziale
le proprie abitudini di vita quotidiana.
poter configurare la suddetta fattispecie di reato è necessario,
quindi, che il reo ponga in essere la condotta criminosa in maniera
continuativa e che questa sia idonea a provocare nella vittima tale
perdurante stato di ansia e paura: non è sufficiente un singolo
episodio di minaccia o di molestia.
reato, normalmente perseguibile a querela di parte, diviene
perseguibile d'ufficio qualora venga commesso in danno di minori o di
caso in cui venga accertata la sussistenza del suddetto reato, il
giudice può vietare allo stalker di avvicinarsi a determinati
luoghi, che la vittima frequenta in modo abitudinario: nel fare ciò
dovranno essere individuati in modo specifico i vari luoghi per i
quali sussista tale divieto.
a volte l'individuazione puntuale dei “luoghi vietati” può
apparire più difficile del previsto, è più opportuno imporre allo
stalker il divieto di avvicinarsi alla persona offesa, obbligandolo a
mantenere una certa distanza da quest'ultima.
volta condannato allo stalker sarà imposto, nei confronti della
vittima, il divieto assoluto di:
pedinarla
o guardarla insistentemente per strada;
sempre e comunque anche in situazioni del tutto causali;
con qualsiasi mezzo possibile fra cui, telefonate, sms, email o
messaggi sui social network ( Facebook, Twitter, ecc. ecc.).
tali condotte criminose vengono poste in essere nei confronti di
donne che decidono di porre fine ad una travagliata relazione
i telegiornali ci si rende conto che il fenomeno è molto diffuso e
talvolta può portare a conseguenze ben più gravi, per cui è sempre
bene denunciare subito il tutto alle autorità competenti.
una situazione interessante si è occupata recentemente la Corte di
Cassazione nella sentenza n. 5316 del 4 febbraio 2015.
caso in esame l'ex-marito è stato condannato alla pena di anni uno e
mesi tre di reclusione per aver ossessionato l'ex-moglie con continui
messaggi e telefonate, idonei di per sé a configurare la fattispecie
delittuosa.
Giudici Costituzionali hanno sottolineato che non è rilevante
neanche il contenuto delle telefonate e dei messaggi (sia esso
intimidatorio o pacifico): il fatto stesso di ripetere tali condotte
in maniera ossessiva, rappresenta un elemento sufficiente a
configurare il reato.