Source: http://www.centroantiviolenzabigenitoriale.com/2017/11/19/berlusconi-lario-tomas-delmonte-avvocato-in-verona-commento-a-app-milano-sez-v-civ-sent-16-novembre-2017-n-4793-pres-canziani-est-domanico/
Timestamp: 2019-09-17 23:42:08+00:00
Document Index: 121742653

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 183', 'sentenza ']

Berlusconi-Lario, Tomas Delmonte Avvocato in Verona: commento a App. Milano, sez. V civ., sent. 16 novembre 2017 n. 4793 (Pres. Canziani, est. Domanico). – Centro Antiviolenza Bigenitoriale
Commento a App. Milano, sez. V civ., sent. 16 novembre 2017 n. 4793 (Pres. Canziani, est. Domanico)
Anche la Corte meneghina fa proprio il principio cardine, correttamente interpretato dalla Suprema Corte alcuni mesi fa, dell’art. 5 della legge sul divorzio, secondo cui l’assegno divorzile può essere disposto al richiedente solo se costui dimostri in giudizio di non avere mezzi sufficienti per sopravvivere né di poterseli procurare per fatti oggettivi, non dipendenti dalla propria volontà.
L’eco destata dalla notorietà mediatica delle parti del processo, Silvio Berlusconi e Veronica Lario, è stata tale da coinvolgere l’opinione pubblica nazionale già da alcuni anni, in virtù del cospicuo assegno di mantenimento disposto dal Giudice della separazione a favore della moglie, pari a 1,4 milioni di Euro al mese, poi confermato in Cassazione.
Forte del revirement giurisprudenziale a tutti noto, sancito dalla cd. sentenza Lamorgese nello scorso mese di maggio, l’ex premier ha chiesto, nel giudizio di divorzio, l’ablazione del contributo, argomentando nel senso dell’insussistenza dei criteri di ammissibilità dell’assegno divorzile per la moglie, in quanto notoriamente diversi rispetto a quelli inerenti l’assegno di mantenimento in fase di separazione: in particolare, l’ex premier ribadiva che la Sig.ra Lario avesse da tempo raggiunto l’autosufficienza economica, grazie al patrimonio immobiliare e mobiliare, inclusi i gioielli regalati dall’ex premier in costanza di matrimonio.
La difesa della Sig.ra Lario ha puntato tutto sulle argomentazioni utilizzate dalla Cassazione in passato, prima della nota sentenza n. 11504/17, ossia la rilevanza del tenore di vita tenuto in costanza di matrimonio. Un criterio, tuttavia, non presente nell’elenco dei presupposti previsti dalla Legge sul divorzio tra quelli da vagliare, peraltro per la sola quantificazione del contributo e non per determinarne la sussistenza. Il tenore di vita era stato inserito tra gli elementi da valutare per la quantificazione dell’assegno divorzile non da una legge del Parlamento ma dalla Cassazione, con la famosa sentenza delle Sezioni Unite n. 11490 del 1990, secondo cui andava indagata la “inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente (tenendo conto di tutte le sue possibilità) a conservare un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio, senza che sia necessario uno stato di bisogno dell’avente diritto, il quale può anche essere economicamente autosufficiente, avendo rilievo l‟apprezzabile deterioramento, in dipendenza del divorzio, delle condizioni economiche del medesimo che, in via di massima, devono essere ripristinate in modo da ristabilire un certo equilibrio”. Argomentazioni decisamente superate, anche in sede UE dalla Commission on European Family Law, la quale ha stabilito che, dopo i divorzio, la materia della solidarietà post-coniugale sia regolata dai principi 2.2, 2.3 e 2.8, ossia secondo i criteri di autosufficienza, stato di bisogno e temporaneità. Pertanto, la corte meneghina non ha potuto che rigettare in toto l’interpretazione difensiva della Sig.ra Lario, dichiarando insussistente il diritto a ricevere l’assegno divorzile, con decorrenza dalla data della sentenza non definitiva di divorzio del marzo 2014, condannandola alla rifusione delle spese processuali per circa 45.000,00 Euro.
Da ora in avanti, la domanda di assegno divorzile potrà essere respinta con successo, in caso di autosufficienza economica del richiedente, fin dalla sentenza non definitiva, che può essere ottenuta con successo fin dall’udienza ex art. 183 c.p.c. del giudizio di divorzio, senza attendere la sentenza finale.
Quanto alle somme già versate dall’ex premier, la sorte pare segnata: la giurisprudenza prevalente prevede che, eccezionalmente rispetto alla normativa generale, non siano ripetibili le somme già versate a titolo alimentare ed assistenziale, anche se il diritto, inizialmente sancito, sia venuto meno nel corso del processo. Salvo eventuali future innovazioni giurisprudenziali della Suprema Corte.