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Timestamp: 2018-11-19 04:57:45+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 378', 'art. 112', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza del 17 ottobre 2013, n. 23611. Il lavoratore ha diritto a ricevere tutte le somme che avrebbe percepito se fosse rimasto in servizio nel caso in cui il collocamento a riposo viene annullato - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza del 17 ottobre 2013, n. 23611. Il lavoratore ha diritto a ricevere tutte le somme che avrebbe percepito se fosse rimasto in servizio nel caso in cui il collocamento a riposo viene annullato
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sentenza del 17 ottobre 2013, n. 23611
La Z. , quindi, conveniva in giudizio innanzi al Tribunale di Genova l’Azienda Ospedaliera – in quanto responsabile ai sensi del combinato disposto dagli art. 2 del DPR n. 538 del 1986 e 30 DL n. 55 del 28 febbraio 1983 per l’erronea certificazione del diritto a pensione – chiedendone la condanna: alla ricostruzione della carriera professionale ed alla corresponsione degli emolumenti maturati, nonché alla regolarizzazione della sua posizione contributiva, dal 1.1.94 fino alla effettiva riassunzione in servizio oltre accessori; in via subordinata, al risarcimento del danno patrimoniale subito pari alla retribuzione globale di fatto che avrebbe percepito dal 1.1.94 alla effettiva riassunzione in servizio. Il Tribunale di Genova, accogliendo il ricorso della Z. , condannava l’azienda Ospedaliera di Genova alla ricostruzione della carriera della ricorrente ed alla regolarizzazione della sua posizione contributiva dalla data del pensionamento (1.1.94) alla data di effettiva riassunzione in servizio (1.2.2001) nonché a pagare alla stessa la somma di Euro 83.440,14 – pari alla retribuzione ad essa dovuta nel periodo in cui era stata collocata in pensione, seppure in assenza dei presupposti di legge, con detrazione di quanto percepito nel medesimo periodo per pensione. Il Tribunale, inoltre, accogliendo in parte la domanda di manleva proposta dall’Azienda Ospedaliera nei confronti dell’INPDAP, dichiarava quest’ultimo obbligato a tenere indenne l’Azienda Ospedaliera di quanto dovuto alla Z. a decorrere dal 1.9.95 data questa dalla quale doveva ritenersi concretizzato un ritardo ingiustificato da parte dell’istituto nella liquidazione definitiva della pensione, occasione nella quale era emerso l’errore che aveva provocato l’anticipato pensionamento.
La Corte, quindi, in via equitativa, riteneva che l’INPDAP fosse obbligato a tenere indenne l’Azienda Ospedaliera nella misura di 2/3 del danno cagionato alla Z. , danno da rapportarsi alla somma che la dipendente aveva diritto di ricevere dall’Azienda Ospedaliera a titolo di risarcimento del danno. Quest’ultimo, precisava la Corte, non poteva in alcun modo essere individuato nelle retribuzioni non corrisposte sia perché il sinallagma contrattuale del rapporto di lavoro non aveva funzionato (non avendo la Z. prestato la propria attività lavorativa anche se senza sua colpa) sia perché ella aveva chiesto il collocamento a riposo sicché nessun danno maggiore del trattamento pensionistico poteva essere fondatamente reclamato. Conclusivamente, la Z. doveva restituire quanto ricevuto a titolo di pensione, pari ad Euro 63.997,34 all’INPDAP al quale si era legalmente surrogata l’Azienda Ospedaliera, debito questo che veniva compensato in via giudiziale col maggior credito dalla Z. vantato a titolo di risarcimento del danno verso l’Azienda (costituito dall’equivalente dell’ammontare della pensione percepita in buona fede senza titolo) mentre la residua parte credito della dipendente, pari ad Euro 5.496,76, consisteva in quanto indebitamente trattenuto dall’Azienda sulle retribuzioni a lei corrisposte una volta riammessa in servizio. Inoltre l’INPDAP era tenuto a pagare all’Azienda la somma di Euro 42.664,90 (pari ai 2/3 di Euro 63.997,34) quale aggravamento del danno provocato dalla inerzia a lui imputabile.
Entrambe le parti costituite hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c..
Si assume che la Corte di merito erroneamente aveva ritenuto che la ricorrente avesse diritto solo al risarcimento del danno – individuato nella misura corrispondente al trattamento di pensione percepito – senza considerare che il provvedimento di collocamento a riposo era stato annullato d’ufficio, quindi con effetto “ex tunc”, con la conseguenza che il rapporto di lavoro doveva ritenersi ripristinato dal momento dell’illegittima cessazione, con la integrale ricostruzione della carriera e tutti gli ulteriori effetti in tema di anzianità e retribuzione. Pertanto, la decisione impugnata aveva violato tutte le norme indicate dei vari contratti collettivi succedutisi dal 1996 al 2001 in applicazione delle quali la retribuzione cui la ricorrente avrebbe dovuto percepire nel periodo 1994 – 2001 ammontava ad Euro 144.196,17, come calcolato dal CTU nominato dal primo giudice. Viene formulato quesito di diritto.
Ciò detto, va rilevato che la delibera n. 99 del 10.1.2001 è stata adottata dall’Azienda Ospedaliera in sede di autotutela allo scopo di eliminare gli atti amministrativi illegittimi – per violazione di legge derivante dall’aver erroneamente ritenuti sussistenti i presupposti per il collocamento in quiescenza della Z. – annullandoli, quindi, eliminandone gli effetti “ex tunc”.
Passando al ricorso incidentale, con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c avendo la Corte di merito pronunciato “ultrapetita”. Ed infatti, in appello, la Z. , nel chiedere il rigetto del gravame con la conferma dell’impugnata sentenza, non aveva riproposto la domanda subordinata, avanzata nel ricorso introduttivo del giudizio, di risarcimento del danno patrimoniale subito ed individuato nella retribuzione globale di fatto che ella avrebbe percepito dal 1M.94 fino alla data di riassunzione in servizio. Orbene, pur non essendo stata riproposta detta domanda subordinata, la Corte di appello – dopo aver correttamente ritenuto di riformare la decisione del Tribunale di accoglimento della domanda di ricostruzione del rapporto di lavoro ai fini giuridici ed economici aveva, poi, argomentato circa la sussistenza della responsabilità dell’Azienda Ospedaliera per i danni causati alla Z. liquidandoli in misura pari all’ammontare dei ratei di pensione indebitamente riscossi. Viene formulato quesito di diritto.
Per quanto esposto, il ricorso principale va accolto con riferimento al primo motivo, assorbiti gli altri motivi. Diversamente, va rigettato il ricorso incidentale. L’impugnata sentenza, va, dunque, cassata con rinvio alla Corte di appello di Torino che provvederà a determinare l’ammontare delle somme dovute alla Z. , nei termini indicati in motivazione, provvedendo anche in ordine alle spese dell’intero processo.
La Corte riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale limitatamente al primo motivo, assorbiti gli altri, rigetta il ricorso incidentale, cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia alla Corte di Appello di Torino anche per le spese.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2013-10-22T17:52:22+00:0021 ottobre 2013|Cassazione civile 2013, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti