Source: https://www.quagliarella.com/organico-aziendale-nel-trasferimento-del-ramo-azienda/
Timestamp: 2020-01-26 21:42:52+00:00
Document Index: 44075308

Matched Legal Cases: ['art. 47', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 8', 'art. 18', 'art. 8', 'art. 47', 'art. 28', 'art. 47', 'art. 47', 'sentenza ', 'art. 27']

﻿ Organico aziendale nel trasferimento del ramo azienda
2016-07-26T13:57:51+00:00
In caso di cessione di ramo d’azienda è necessario verificare quale sia la consistenza del personale dipendente al fine di determinare la procedura applicabile.
Infatti l’introduzione della procedura è legata a quanto prescritto dall’art. 47 delle legge n. 428 del 1990, che si riferisce ai casi nei quali si intenda effettuare, ai sensi dell’articolo 2112 cod. civ., un trasferimento d’azienda in cui sono occupati più di quindici lavoratori, e in questi casi l’alienante e l’acquirente devono darne comunicazione per iscritto, almeno venticinque giorni prima, alle rispettive rappresentanze sindacali costituite nelle unità produttive interessate, nonché alle rispettive associazioni di categoria.
In mancanza delle rappresentanze aziendali, la comunicazione deve essere effettuata alle associazioni di categoria aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale. La comunicazione alle associazioni di categoria può essere effettuata per il tramite dell’associazione sindacale alla quale aderiscono o conferiscono mandato.
L’informazione deve riguardare: a) i motivi del programmato trasferimento d’azienda; b) le sue conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori; c) le eventuali misure previste nei confronti di questi ultimi.
Per stabilire il numero dei dipendenti ai fini dell’applicazione della procedura descritta è necessario considerare il personale a tempo pieno e quello a tempo parziale e l’organico si determina con il criterio c.d. full time equivalent (FTE), rapportando il numero dei dipendenti a tempo parziale ad un’unità a tempo pieno, in base alle previsioni dell’art. 6 della L. n. 61/2000, vigente al momento dei fatti di causa, e ora ripreso dall’art. 9 del D. Lgs. n. 81 del 15 giugno 2015, che stabilisce: “Criteri di computo dei lavoratori a tempo parziale 1. Ai fini della applicazione di qualsiasi disciplina di fonte legale o contrattuale per la quale sia rilevante il computo dei dipendenti del datore di lavoro, i lavoratori a tempo parziale sono computati in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno. A tal fine, l’arrotondamento opera per le frazioni di orario che eccedono la somma degli orari a tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno”.
Per i lavoratori con contratto a tempo determinato, benché l’art. 8 del D. Lgs. n. 368/2001, applicabile ratio temporis, ne prevedesse il computo solo ai fini dell’applicazione del Titolo III dello Statuto dei Lavoratori ovvero in tema di diritti sindacali, e non siano applicabili i principi in tema di “normale occupazione”, elaborati dalla giurisprudenza con riferimento all’art. 18 della L. n. 300/1970, non può, comunque, escludersi l’applicazione, in via analogica, dell’art. 8 del D. Lgs. n. 368/2001, anche con riferimento all’art. 47 della L. n. 428/1990, in quanto “sarebbe illogico differenziare i criteri di computo per verificare il raggiungimento dei limiti dimensionali, utili per l’esercizio dell’attività sindacale, da quelli previsti per il diritto di informativa in caso di cessione d’azienda”.
I lavoratori con contratto a tempo determinato devono, quindi, essere computati, ma come media nell’arco degli ultimi 24 mesi, sulla base dell’effettiva durata dei rapporti di lavoro. Lo afferma anche il provvedimento del Tribunale di Pescara, con un recente decreto emesso ex art. 28 L. n. 300/1970, a seguito di un giudizio instaurato da un’associazione sindacale, che contestava il mancato esperimento della procedura sindacale ex art. 47 della L. 428/1990, in relazione alla stipula di un contratto di affitto di ramo d’azienda.
Il Tribunale, sulla base delle richiamate argomentazioni, ha rigettato il ricorso, ritenendo, nel caso de quo, insussistente il requisito dimensionale di 15 unità, richiesto per l’applicazione dell’art. 47 della L. 428/1990; il tribunale aggiunge che il requisito non sussisteva neanche nei 25 giorni antecedenti alla data di stipulazione del contratto di affitto.
La sentenza ha espresso un principio che è dell’attuale normativa (vedi art. 27 D. Leg. n. 81/2015), che stabilisce il computo dei lavoratori con contratto a termine, sempre come media nell’arco degli ultimi 2 anni, sulla base dell’effettiva durata dei rapporti di lavoro, in tutti i casi in cui rilevi l’organico aziendale.
2016-07-26T13:57:51+00:00	By Donato B. Quagliarella|Categories: Lavoro, Tutti, Approfondimenti Homepage|