Source: https://www.laleggepertutti.it/175364_col-contrassegno-invalidi-si-puo-entrare-nelle-ztl
Timestamp: 2019-05-20 09:40:57+00:00
Document Index: 3469287

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 380', 'art. 11', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 11', 'sentenza ']

Col contrassegno invalidi si può entrare nelle Ztl?
Secondo la pronuncia in commento, il transito nella Ztl è permesso ai possessori del contrassegno invalidi. La legge [2] prescrive, in maniera chiara ed indubbia, che ai possessori del contrassegno speciale per disabili è permessa la circolazione e la sosta nelle cosiddette «zone a traffico limitato», nonché nelle aree pedonali urbane, qualora nelle medesime aree sia autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli di trasporto di pubblica utilità. Ovviamente, la possibilità di transitare nelle zone con le Ztl per le auto con il contrassegno invalidi vale sia se il disabile è il conducente, sia se è il passeggero, mentre a guidare è un’altra persona.
L’obbligo per il conducente di comunicare al Comune, entro le 48 ore successive, l’accesso alla Ztl serve solo per agevolare la correttezza e la speditezza dei controlli amministrativi, ma la sua violazione non rende illegittimo l’accesso e, quindi, non giustifica alcuna multa.
Dunque, secondo la sentenza in commento, la condizione che permette il transito nella Ztl per le auto munite di contrassegno invalidi è che, nella zona, sia permesso il passaggio di veicoli adibiti al pubblico servizio.
Già in passato la Cassazione aveva affermato che il possesso del contrassegno invalidi consente all’automobilista di circolare sulle Ztl di tutto il territorio nazionale, con qualsiasi veicolo, con il solo obbligo di esporre il contrassegno, adempimento che denota la destinazione attuale dello stesso al suo servizio, senza necessità che lo stesso faccia riferimento alla targa del veicolo sul quale in concreto si trovi a viaggiare. Nessuna deroga alla previsione normativa risulta stabilita relativamente alle zone a traffico delimitato nei centri abitativi.
[1] Cass. sent. n. 21320/17 del 14.09.2017.
[2] Art. 11 d.P.R. n. 503/1996 recante norme in merito alla eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, negli spazi e servizi pubblici.
[3] Cass. sent. n. 719/2008.
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 19 giugno – 14 settembre 2017, n. 21320
A.P. proponeva ricorso in opposizione a sanzione amministrativa dinanzi al Giudice di Pace di Busto Arsizio, al fine di vedersi annullare n. 21 verbali emessi nei suoi confronti dalla Polizia Locale di Busto Arsizio per violazione degli artt. 7 e 9 C.d.s.: al ricorrente veniva contestato il transito in più occasioni in una zona a traffico limitato nel periodo maggio-agosto 2009.
Il sig. A.P. era infatti possessore del Contrassegno Invalidi n. 144, rilasciato dal Comune di Busto Arsizio il 1 gennaio 2006 e valido fino al 1 gennaio 2011. Tale contrassegno permetteva all’appellante il transito nella zona a traffico limitato in oggetto poiché, ai sensi dell’art. 11 del d.P.R. n. 503 del 1996, la circolazione e la sosta sono consentite nelle zone a traffico limitato e nelle aree pedonali urbane qualora è autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento dei servizi di trasporto di pubblica utilità. Tale condizione ricorreva nel caso di specie, poiché una delibera del Comune di Busto Arsizio permetteva il transito nella zona in questione a veicoli adibiti al pubblico servizio.
Con relazione ex art. 380 bis cpc si era proposto di dichiarare il ricorso manifestamente infondato ma con ordinanza interlocutoria 10.12.2013 la causa è stata rimessa alla pubblica udienza.
Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 11 del d.P.R n. 503 del 1996 poiché, a differenza di quanto ritenuto dal Tribunale di Busto Arsizio, non sussisterebbero nel caso concreto le condizioni per l’applicazione di tale norma, in quanto la zona in oggetto non era aperta incondizionatamente al transito di veicoli espletanti servizio di trasporto pubblico, essendo permesse le sole operazioni di prelievo ed accompagnamento di persone nel tratto in oggetto (delibera Giunta Comunale n. 37631 del 2008).
Con il secondo motivo di ricorso, il ricorrente si duole ex art. 360 n. 3) cod. proc. civ. della violazione e falsa applicazione degli artt. 36 e 38 del d.lgs. n. 285 del 1992, poiché il Tribunale di Busto Arsizio avrebbe mal interpretato e applicato le norme in questione, non riconoscendo forza cogente all’obbligo di comunicare il transito entro le 48 ore successive, come chiaramente indicato nel pannello integrativo al segnale di divieto di transito posto all’ingresso della zona a traffico limitato, anzi interpretando tale prescrizione quale modalità di agevolazione della correttezza e speditezza dei controlli amministrativi.
Con il terzo motivo, il Comune di Busto Arsizio lamenta, ex art. 360 n. 5) cod. proc. civ., insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio: la sentenza impugnata motiverebbe in maniera illogica e contraddittoria l’esclusione della forza cogente dell’obbligo di comunicazione entro le 48 ore successive al transito.
Con il quarto motivo di ricorso, il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 35 e 36 d.lgs. n. 285 del 1992 laddove la sentenza impugnata ha rilevato la mancata produzione in atti della delibera posta a base della regolamentazione dell’accesso nella zona a traffico limitato.
Infine, con il quinto motivo, viene censurata la violazione degli artt. 112 e 115 cod. proc. civ., poiché la sentenza impugnata ha ingiustamente posto in capo all’odierno ricorrente l’onere di provare un fatto pacifico e non contestato, e cioè la delibera che prescriveva l’obbligo di comunicazione entro le 48 ore dal transito: tale delibera non era mai stata contestata dall’odierno intimato, né in primo grado né in appello.
Il primo motivo di ricorso è infondato. L’art. 11 del d.P.R. n. 503 del 1996 è stato correttamente interpretato ed applicato dal Tribunale di Busto Arsizio. La norma in questione prescrive, in maniera chiara ed incontrovertibile, che ai possessori del contrassegno speciale per disabili è permessa la circolazione e la sosta nelle “zone a traffico limitato” e nelle “aree pedonali urbane” qualora è autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento di servizi di trasporto di pubblica utilità. Nel caso di specie, il fatto che l’autorizzazione ad accedere fosse stata concessa a tali veicoli ai soli fini di prelievo ed accompagnamento e non in maniera incondizionata, non può avere rilevanza per far venir meno il diritto di transito ai possessori del contrassegno speciale. L’accesso concesso ai veicoli adibiti al trasporto pubblico, per qualsiasi motivo questo avvenga, è sufficiente per ritenere legittimo, ai sensi dell’art. 11 del d.P.R. n. 503 del 1996, l’accesso al possessore del contrassegno di cui all’art. 12 dello stesso decreto.
Il secondo ed il terzo motivo di ricorso, da trattare congiuntamente, non meritano accoglimento. L’obbligo di comunicazione del transito entro le 48 ore successive posto a carico del possessore del contrassegno speciale, come ha giustamente osservato il Tribunale di Busto Arsizio, non può rendere illegittimo l’accesso effettuato da chi ne abbia diritto, ma serve ad evitare di comminare sanzioni a soggetti legittimati all’accesso ex art. 11 d.P.R. n. 503 del 1996. Il fatto che tale obbligo operi ex post (entro le 48 ore successive al transito) deve essere letto in questo senso: se tale prescrizione rispondesse alla finalità di ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, come addotto dal ricorrente, avrebbe senso solo se imposto ex ante, in modo da poter permettere all’Ente Comunale l’effettivo controllo degli accessi nella zona a traffico limitato. Laddove tale obbligo sia invece imposto, come nel caso di specie, ex post, sembra chiaro che esso risponda all’esigenza di agevolare la correttezza e la speditezza dei controlli amministrativi, onde evitare la notifica di contravvenzioni ad utenti legittimati all’accesso; tale finalità è stata correttamente individuata nella motivazione della sentenza impugnata, che appare dunque immune dalle censure proposte dal ricorrente nel terzo motivo.
In definitiva, la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese.