Source: http://bancheclienti.ilcaso.it/sezioni/Famiglia/ultime_pubblicate/3
Timestamp: 2019-07-23 06:51:21+00:00
Document Index: 72222171

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 5', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 337', 'art. 12', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 294', 'art. 294', 'sentenza ', 'art. 70', 'art. 72', 'art. 20', 'art. 1168']

Scioglimento del matrimonio contratto fra cittadini stranieri, legge applicabile in mancanza di scelta delle parti.
Scioglimento del matrimonio contratto fra cittadini stranieri – Regolamento UE n. 1259/10 del 20.12.2010 – Natura universale – Legge applicabile – Individuazione in caso di mancanza di scelta delle parti – Criteri previsti dall’art. 8 del reg. UE n. 1259/10 – Conseguenze.
Il carattere universale (o ecumenico) del regolamento UE n. 1259/10 del 20.12.2010 – ossia la possibilità di sua applicazione anche in relazione a cittadini di Stati membri non partecipanti ovvero a cittadini extracomunitari – è ricavabile dal testo del regolamento il quale, al considerando n. 12 ed all'articolo 4, prevede espressamente il suo carattere universale, consentendo in particolare la possibilità di designazione (da parte delle norme uniformi in materia di conflitto previste dal regolamento) di leggi anche di uno Stato membro non partecipante o di uno Stato non membro della Unione Europea. Ove le parti non si siano avvalse della facoltà di scelta della legge applicabile al rapporto matrimoniale prevista dall’art. 5 del reg. UE 1259/10, la stessa va individuata secondo i criteri previsti dall'art. 8 del regolamento medesimo (nel caso di specie la legge applicabile è risultata essere quella italiana con la conseguenza che, non essendo prevista nel nostro ordinamento la pronuncia diretta di divorzio in assenza di una precedente declaratoria di separazione personale dopo il decorso del termine di legge, la domanda di scioglimento del matrimonio proposta da una cittadina di nazionalità cinese nei confronti di un proprio connazionale -senza che in precedenza fosse intervenuta una pronuncia di separazione personale- è inammissibile). (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 January 2016.
Negoziazione assistita e genitori non uniti da matrimonio.
Negoziazione assistita – Accordo sottoscritto da genitori non uniti in matrimonio – Non luogo a provvedere del PM – Intervento del tribunale – Conseguenze.
Lo strumento della negoziazione assistita, nella materia familiare, è previsto espressamente ex art. 6 d.l. 132 del 2014 solo per le coppie coniugate, separande o divorziande, onde elaborare o modificare la disciplina delle condizioni di separazione e di divorzio, da sottoporsi al vaglio del PM; non è, invece, prevista la estensione di detto istituto ai fini della regolamentazione delle relazioni genitoriali per le coppie non coniugate. Nel caso in cui, pertanto, una convenzione di negoziazione sia stata sottoscritta da genitori non uniti in matrimonio e il PM non abbia concesso il provvedimento di autorizzazione, il giudice a cui trasmessi gli atti dall’Ufficio di procura è tenuto a esaminare, in camera di consiglio, l’accordo, al fine di ratificarlo, previa audizione dei genitori. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 13 January 2016.
Diritto di visita, osservanza delle disposizioni precedentemente impartite dal Tribunale e competenza del Giudice Tutelare.
Diritto di visita genitori/figli – Osservanza delle disposizioni precedentemente impartite dal Tribunale – Vigilanza – Competenza del Giudice Tutelare .
Rientra nell’ambito di previsione di cui all’art. 337 c.c. il ricorso diretto a chiedere l’intervento del Giudice in merito alla osservanza delle disposizioni in precedenza impartite dal Tribunale in ordine alla disciplina dei diritti di visita fra genitori e figli. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 22 December 2015.
Casa familiare: in caso di separazione personale o divorzio, è esclusa l’assegnazione di una casa abbandonata anche pochi mesi prima della cessazione della convivenza tra i coniugi.
Separazione personale (o divorzio) – Casa familiare – Casa già abbandonata prima della cessazione della convivenza e restituita al terzo proprietario – Esclusione dell’assegnazione.
Il ripristino di tale collegamento non può, a maggior ragione, essere stabilito dal Giudice allorquando la casa familiare, oramai abbandonata, appartenga a terzi, i quali abbiano recuperato il godimento del proprio immobile: tali terzi non possono rimanere assoggettati alle mutevoli ed imprevedibili vicende della vita della famiglia che occupava l'abitazione, ed agli altrettanto mutevoli ed imprevedibili provvedimenti che possano adottarsi nei procedimenti relativi alla crisi familiare: il loro diritto, dunque, si riespande in maniera definitiva ed irreversibile. (Luigi Galasso) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 16 December 2015.
Ammissibile la procura speciale per gli accordi da concludere davanti al Sindaco.
In materia di accordi ex art. 12 d.l. 132 del 2014, dinanzi all’ufficiale di Stato Civile i coniugi – così come potrebbero munirsi di procura speciale davanti al Giudice – possono avvalersi della rappresentanza di un procuratore speciale e, in virtù della stessa, svolgere, in luogo del rappresentato, tutte le attività che questi dovrebbe porre in essere al cospetto dell’autorità amministrativa. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 14 December 2015.
Nuova legge sulla continuità affettiva: le norme processuali riguardano l’affidamento familiare e non gli altri istituti affini.
Legge 173 del 2015 sulla continuità affettiva dei minori – Obbligo di convocare l’affidatario o l’eventuale famiglia collocataria nei procedimenti civili sulla responsabilità genitoriale – Fascio applicativo – Affidamento al comune o al servizio sociale con collocamento comunitario del minore – Applicabilità – Esclusione .
In materia di procedimento civile avente ad oggetto (anche) la responsabilità genitoriale, la norma sulla partecipazione dell’affidatario o del collocatario al processo, di cui all’art. 5, comma I, legge 184 del 1983, come modificata dalla Legge 173 del 2015, opera esclusivamente nell’ipotesi in cui il minore versi in una situazione di affidamento familiare: ne consegue che la norma non opera nel caso di affidamento del fanciullo al Comune o ai Servizi Sociali, con collocamento protettivo in ambiente comunitario e non familiare poiché in questo caso non sussiste una continuità affettiva da tutelare nei sensi di cui alla legge 173 cit. Un argomento di conferma si trae dall’art. 5 comma III della legge 184 del 1983 che estende le norme dell’articolato (quindi pure l’art. 5 comma I) anche «nel caso di minori inseriti presso una comunità di tipo familiare o un istituto di assistenza pubblico o privato»: norma di estensione che opera solo in quanto le norme siano «compatibili». Si stima non compatibile il nuovo periodo introdotto dalla l. 173 del 2015 in caso di affidamento all’ente con collocamento comunitario. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 26 November 2015.
Successione di adozioni: il Tribunale di Milano interpreta secundum constitutionem l’art. 294 c.c..
Adozione – Divieto di consentire una successione di adozioni – Prima adozione di natura speciale – Successiva adozione di persona di maggiorenne – Possibilità – Sussiste.
In materia di adozione, l’art. 294 c.c. – ove istituito il divieto di consentire una successione di adozioni nel tempo di un unico adottando – non si applica nel caso in cui la prima adozione sia una adozione speciale. Una interpretazione sistematica e costituzionalmente orientata non può che limitare l’applicazione del divieto de quo solo qualora si tratti di plurime adozioni di maggiorenne (o di adozioni ordinarie di minorenni oltre gli otto anni per il limitato periodo temporale in cui non erano adozioni legittimanti). Invero, solo se la prima adozione è una adozione di maggiorenne il consentirne una successiva, se non da parte del coniuge del primo adottante, si pone in contrasto con la finalità dell’istituto che è quello della trasmissione del nome, dell’assicurare una discendenza a chi ne è privo. Al contrario, la finalità dell’adottante di una adozione speciale è quella di fare entrare il minore nella propria famiglia e di assumerlo, a tutti gli effetti, come figlio. Pertanto la seconda adozione non frustra la ratio e le finalità della prima adozione speciale. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 25 November 2015.
Dopo la Cassazione: Roma sulle prescrizioni ai genitori.
Diritto di Famiglia – Procedimento di separazione/divorzio – Prescrizioni del giudice al minore – Sussiste – Prescrizioni del giudice ai genitori – Orientamento della Suprema Corte – Rilievi in merito – Prescrizione e invito – Interesse preminente del fanciullo.
Pur consapevole del diverso orientamento della Corte Suprema, quale espresso nella recente sentenza n. 13506/2015, non si ritiene che un percorso terapeutico disposto giudizialmente possa tradursi in una violazione della libertà personale delle parti. E ciò sia perché trattasi di un onere, ovverosia di una facoltà che essendo condizionata ad un adempimento non è mai, essendo prevista nell’interesse dello stesso soggetto onerato, obbligatoria tanto è vero che è priva di conseguenze sanzionatorie personali nel caso in cui rimanga inattuata, ricadendone semmai gli effetti sul regime di affido applicabile, sia perché è insuscettibile di esecuzione coattiva trattandosi esclusivamente della condizione posta dal giudice per il raggiungimento della pienezza dei paritetici poteri genitoriali nei confronti dei figli introdotta dalla novella 54/2006, sia perché trattasi dello strumento attraverso il quale si pongono le condizioni per una crescita il più possibile equilibrata e serena della prole in ragione della tutela del superiore interesse del minore che il giudice della famiglia è chiamato in prima istanza a salvaguardare. E’ proprio in ragione di tale immanente principio che il giudice, ove si consideri che la conflittualità genitoriale non può di per sé costituire ostacolo, secondo quanto ripetutamente affermato dalla Corte di Cassazione, all’adozione del modello prioritario di affido vuoi perché si svuoterebbe la previsione normativa del suo significato essendo il conflitto la ricorrente condizione della coppia richiedente in via giudiziaria il mutamento di status, vuoi perché l’esclusione della pari responsabilità genitoriale, in quanto finalizzata a tutelare il superiore interesse della prole, deve avere quale causa diretta una patologia nel rapporto tra il genitore escluso dall’affido ed il figlio, ovverosia l’incapacità del primo ad entrare in relazione diretta con il minore, e non già all’interno della coppia, la prescrizione terapeutica si traduce necessariamente nell’unico strumento disponibile da parte del giudice per il superamento della conflittualità tra i due genitori affinché possa essere garantita l’equilibrata crescita del minore, nel rispetto del concorrente diritto alla bi – genitorialità in capo a quest’ultimo. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 13 November 2015.
Corte di Appello di Milano sulla trascrizione dei matrimoni same-sex.
Matrimonio tra persone dello stesso sesso - Trascrittibilità - Esclusione.
L’impedimento alla trascrizione del matrimonio contratto tra persone dello stesso sesso nasce dall’attuale contesto normativo nazionale che non riconoscendo questa unione la rende inidonea a produrre effetti: l’inidoneità dell’atto alla produzione degli effetti giuridici che gli sono propri- categoria non ignota al diritto, si caratterizza come una inefficacia in senso stretto, non conseguenza di altro vizio, e si propone come reazione dell’ordinamento nei confronti di un negozio di cui si riconosce, in relazione al quadro normativo e giurisprudenziale europeo del quale l’ordinamento stesso fa parte, la intrinseca validità, oltre che la consistenza sociale, ma i cui effetti vitali sono però preclusi nel nostro paese dalla mancata previsione legislativa. Ne consegue che nell’attuale quadro normativo, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso non corrisponde alla tipologia del matrimonio delineato nel nostro ordinamento e non è perciò trascrivibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Milano, 06 November 2015.
Prima della presidenziale, ammissibili provvedimenti cautelari inaudita altera parte.
Procedimento di separazione – Udienza presidenziale – Provvedimenti cautelari prima dell’udienza – Inaudita altera parte – Ammissibilità – Sussiste.
E’ ammissibile l’emissione di provvedimenti cautelari inaudita altera parte nell’ambito del giudizio di separazione, prima dello svolgimento dell’udienza presidenziale, al fine di garantire la piena tutela del minore, stante la necessità di assicurare, anche in tale fase, la tutela cautelare da considerare strumento necessario di ogni fase del procedimento. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 05 November 2015.
Indennità di maternità e adozione.
Maternità ed infanzia - Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità - Previsione per i liberi professionisti (nella specie, iscritti alla Cassa nazionale di previdenza ed assistenza ragionieri e periti commerciali) che l'indennità di maternità di cui all'art. 70 decreto legislativo 26/03/2001 n. 151 spetta, altresì, per l'ingresso del bambino adottato o affidato, a condizione che non abbia superato i sei anni d'età.
Va dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 72 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), nella versione antecedente alle novità introdotte dall’art. 20 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80 (Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro, in attuazione dell’articolo 1, commi 8 e 9, della legge 10 dicembre 2014, n. 183), nella parte in cui, per il caso di adozione nazionale, prevede che l’indennità di maternità spetti alla madre libera professionista solo se il bambino non abbia superato i sei anni di età. Nel negare l’indennità di maternità soltanto alle madri libere professioniste che adottino un minore di nazionalità italiana, quando il minore abbia già compiuto i sei anni di età, la disciplina si pone in insanabile contrasto con il principio di eguaglianza e con il principio di tutela della maternità e dell’infanzia, declinato anche come tutela della donna lavoratrice e del bambino. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Corte Costituzionale, 22 October 2015, n. 205.
Corte di Appello di Milano sulla trascrizione dell’adozione di minore in coppia omosessuale.
Matrimonio tra persone dello stesso sesso – Trascrittibilità – Esclusione.
L’impedimento alla trascrizione del matrimonio contratto tra persone dello stesso sesso nasce dall’attuale contesto normativo nazionale che non riconoscendo questa unione la rende inidonea a produrre effetti: l’inidoneità dell’atto alla produzione degli effetti giuridici che gli sono propri- categoria non ignota al diritto, si caratterizza come una inefficacia in senso stretto, non conseguenza di altro vizio, e si propone come reazione dell’ordinamento nei confronti di un negozio di cui si riconosce, in relazione al quadro normativo e giurisprudenziale europeo del quale l’ordinamento stesso fa parte, la intrinseca validità, oltre che la consistenza sociale, ma i cui effetti vitali sono però preclusi nel nostro paese dalla mancata previsione legislativa. Ne consegue che nell’attuale quadro normativo, il matrimonio tra coppie dello stesso sesso non corrisponde alla tipologia del matrimonio delineato nel nostro ordinamento e non è perciò trascrivibile. (Giuseppe Buffone) (riproduzione riservata) Appello Milano, 16 October 2015.
Effetti, sui reciproci doveri coniugali e sull'abitazione, dell'ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale.
L’ordinanza presidenziale che, in via temporanea ed urgente, autorizza i coniugi a vivere separati nelle more del processo di separazione personale, senza alcunché disporre in ordine all’abitazione coniugale in proprietà esclusiva di uno di essi, non priva il coniuge non proprietario di una detenzione qualificata dell’immobile, trovando la permanenza nell’abitazione coniugale fondamento nel rapporto di coniugio non ancora definitivamente sciolto e, in particolare, nel diritto al rispetto della propria dignità di coniuge derivante dal matrimonio; conseguentemente, il coniuge non proprietario è legittimato ad esperire l’azione di reintegrazione di cui all’art. 1168 c.c.. (Luca Andretto) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 23 September 2015.
Provvedimenti in materia di assegnazione della casa coniugale e diritti dei terzi acquirenti.
L’indennità di occupazione deve essere corrisposta a far data dall’accertamento del venir meno delle condizioni legittimanti l’assegnazione della casa coniugale. (Marco Mariano) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 22 July 2015, n. 15367.
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