Source: http://www.dimt.it/index.php/it/component/tags/tag/luglio
Timestamp: 2020-02-25 00:23:56+00:00
Document Index: 34419586

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 2050', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 267', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ']

DIMT.IT - luglio
"Innovare per crescere", assemblea generale 2015 Confindustria Radio Televisioni - Roma, 9 luglio 2015
"Lettera ai figli mai visti", Corriere della Sera - 31 luglio 2015
"Protezione dei dati e trasparenza amministrativa", seminario di formazione - Roma, 9 luglio 2014
"Wikimedia è un hosting provider", la sentenza del Tribunale di Roma
Wikimedia Foundation "può essere qualificata, secondo quanto indicato dalla normativa di origine comunitaria, quale hosting provider nella gestione dell’enciclopedia online Wikipedia, da cui consegue, secondo i principi generali sanciti dalla predetta normativa, una generale esenzione di responsabilità del gestore, il quale si limita ad offrire ospitalità sui propri server ad informazioni fornite dal pubblico degli utenti". È quanto si legge nella sentenza del 10 luglio scorso della Prima sezione civile del Tribunale di Roma. Il giudice monocratico Damiana Colla ha dovuto pronunciarsi su una querela presentata dal Movimento Italiano Genitori (Moige) con una richiesta di risarcimento danni per diffamazione. In sostanza, la Onlus lamentava la presenza di "informazioni inesatte" sulla pagina ad essa dedicata, nella quale figuravano anche passaggi dai quali emergeva nel complesso un’immagine negativa dell'associazione. Il Moige, si legge nella sentenza, "ha infine evidenziato di avere invano inoltrato alla convenuta richieste scritte e diffide, nonchè tentato di effettuare, sia prima che dopo l’instaurazione del giudizio, la procedura di modifica della pagina in contestazione secondo quanto previsto dal sito stesso dell’enciclopedia, il tutto senza l’esito auspicato ed il conseguente blocco dell’account degli utenti che avevano proceduto in tal senso per conto del Moige". Per il Tribunale "occorre premettere che la convenuta, in quanto soggetto stabilito al di fuori dello spazio economico europeo (società avente sede in California), non risulta direttamente soggetta alle disposizioni del decreto legislativo n. 70/2003, espressamente riservate, ai sensi dell’art. 2 lett. c), ai soli servizi prestati da soggetti stabiliti in paesi UE, sebbene tali disposizioni – costituendo un sistema organico di norme volte a disciplinare nel nostro ordinamento i rapporti conseguenti alla libera circolazione dei servizi della società dell’informazione – possano essere considerate quali principi regolatori della materia al fine di valutare se la condotta della parte convenuta, pur esaminata sotto il profilo della normativa interna, possa o meno configurare un illecito diffamatorio". Wikimedia, qualificata come hosting provider, è dunque chiamata a rispondere degli illeciti commessi sulle pagine dell'enciclopedia "solo qualora, non appena a conoscenza di tali fatti su espressa comunicazione delle autorità competenti, non si attivi per rimuovere le informazioni illecite o per disabilitarne l’accesso, come previsto dall’art. 17, terzo comma, d.lgs. n. 70/2003, secondo il quale il provider è civilmente responsabile del contenuto di tali servizi nel caso in cui, richiesto dall’autorità giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, non ha agito prontamente per impedire l’accesso a detto contenuto, in tal modo risultando il provider sollevato, secondo la normativa europea, dall’obbligo di controllo". "Estremamente chiara, oltre che confermata dalla documentazione allegata - prosegue la sentenza - risulta infatti la descrizione delle modalità operative di Wikipedia, enciclopedia online dal contenuto aperto, effettuata dalla convenuta in comparsa di risposta, laddove è fatto riferimento ai cinque pilastri che ne costituiscono le caratteristiche fondamentali (è un’enciclopedia, ha un punto di vista neutrale, è libera nel contenuto e modificabile da chiunque, si ispira ad un codice di condotta), al manuale di stile per una corretta redazione delle voci enciclopediche, al Disclaimer Generale circa l’impossibilità di garantire la validità delle informazioni pubblicate in quanto inserite dagli utenti senza alcun controllo redazionale preventivo o verifica successiva dell’eventuale illiceità dei contenuti immessi, i quali peraltro rimangono responsabili dell’effettuata pubblicazione, nonché alla possibilità di cancellare e/o modificare le voci inappropriate (dai contenuti illegali o inutili), anche questo su richiesta degli utenti e con apposita procedura agli stessi rimessa. A fronte di ciò, è evidente che l’hosting provider si pone in posizione neutra rispetto al contenuto delle informazioni inserite dagli utenti (a differenza di quanto avviene per il content provider, per il quale difetta nella menzionata normativa europea la predetta esenzione di responsabilità proprio in considerazione del fatto che il destinatario del servizio agisce sotto l’autorità o il controllo del prestatore). Né la neutralità dell’hosting provider viene meno per il fatto che la società convenuta, ove informata del potenziale contenuto illecito di alcuni dei contenuti riversati nello spazio offerto agli utenti, possa attivarsi per disporne la cancellazione, atteso che tale attività - di carattere demolitivo e non costruttivo rispetto ai contenuti dell’enciclopedia – è svolta all’unico fine di non incorrere a sua volta in responsabilità e non di incidere sulle voci enciclopediche pubblicate, attività che rimane demandata esclusivamente agli utenti, al di fuori di ogni controllo preventivo e/o successivo". "In altri termini, la neutralità è legata all’aspetto della formazione/modifica delle voci enciclopediche e prescinde dall’eventuale incidenza postuma del provider a fini demolitivi, neutralità che, ai fini che qui interessano, rende superfluo l’esame degli specifici contenuti asseritamente diffamatori dedotti dall’ente odierno attore, comunque trattandosi di contenuti immessi e modificati dagli utenti senza alcun ruolo attivo da parte della convenuta, contenuti peraltro al momento della decisione profondamente diversi, per effetto delle numerose modifiche apportate nelle more del giudizio alla voce enciclopedica Moige, rispetto a quelli visibili sulla predetta pagina all’epoca della notifica dell’atto introduttivo". La Corte esclude così la possibilità di applicare alla fattispecie in esame l’art. 11 della legge n. 47/48 in tema di reati commessi col mezzo della stampa così come non si può inquadrare la posizione dell'hosting provider nella "fattispecie della responsabilità per attività pericolosa (art. 2050 c.c.), avendo la convenuta evidenziato l’esistenza di una pagina web del sito indicata come Disclaimer generale in cui la stessa provvede a fornire una serie di informazioni preventive tra le quali chiarisce di non poter garantire in alcun modo la validità delle informazioni pubblicate, con una chiara presa di distanze dalla verità dei fatti riportati nelle singole voci". Viene dunque meno anche "la configurabilità della responsabilità della convenuta a titolo di concorso nella diffamazione, oltre che l’esistenza dell’elemento soggettivo dell’illecito diffamatorio". Ancora, sotto il profilo della condotta omissiva, "non è rinvenibile alcun obbligo in capo alla società convenuta di garantire che non vengano commessi illeciti lesivi dell’altrui reputazione in quanto l’hosting provider offre un servizio basato proprio sulla libertà degli utenti di compilare le voci dell’enciclopedia: è proprio questa libertà che esclude l’obbligo di garanzia di verità e validità e che trova il suo bilanciamento nella possibilità lasciata a chiunque di modificarne i contenuti e di chiederne la cancellazione. Del resto, nemmeno la proprietà dei server e la titolarità del dominio wikipedia.org rappresentano elementi idonei a modificare la natura dell’attività in concreto svolta dalla convenuta, la quale risulta del tutto estranea all’organizzazione e alla selezione dei contenuti pubblicati, avverso i quali l’odierna attrice muove le sue censure nell’odierno giudizio". Infine, osserva la Corte, "conformemente allo spirito della libera enciclopedia, la pagina della medesima dedicata al Moige ed oggetto di contestazione è stata ripetutamente modificata dall’epoca dell’introduzione del giudizio sino all’attualità, per come evidenziato da entrambe le parti anche in sede di precisazione delle conclusioni e di scritti conclusivi". In particolare, quanto all’attribuzione al Moige di alcuni dei contenuti oggetto della causa e riferiti ad un corso di educazione sessuale, "risulta soppresso il riferimento all’ente, ripetutamente sostituito dal riferimento al docente che ha tenuto il corso, essendo pertanto venuto meno il collegamento non gradito a parte attrice". Circostanza che dunque conferma "l’idoneità del sistema ideato dalla convenuta di auto correggersi tramite le modifiche apportate dagli utenti, non potendosi in tale sede escludere che si tratti di modifiche apportate, quale utente, proprio dalla stessa attrice, la quale peraltro ha evidenziato di aver effettuato senza successo numerosi tentativi al fine di modificare il contenuto della pagina di Wikipedia ad essa relativa. A tale ultimo riguardo, non pare al giudicante che siano meritevoli di rilievo le censure di parte attrice relative all’impossibilità di apportare, quale utente, le modifiche desiderate alla voce enciclopedica Moige, atteso che – pur non essendo contestato il fatto, circostanza che ha reso condivisibilmente superflua la prova testimoniale – le possibilità di modifica e di cancellazione sono previste da Wikipedia, ma occorre seguire le procedure ivi analiticamente descritte, nulla evincendosi dagli atti circa la correttezza delle modalità seguite a tal fine da parte attrice nelle volte in cui questa ha fallito". "Del resto - conclude la Corte - per come condivisibilmente evidenziato dalla convenuta nella comparsa di risposta, il sistema Wiki espressamente prevede il blocco dell’account degli utenti che hanno cercato ripetutamente di modificare voci esistenti senza il supporto di fonti attendibili o di motivazioni verificabili o in contrasto con le regole redazionali, ciò al fine di tutela del servizio e della sua integrità".
Intermediary liability. The “Achilles’ heel” of the current legislation: the courts. A comparative analysis with the U.S, focusing on copyright infringement
Anno III – Numero 3 – Luglio/Settembre 2013
Valeria Capuano, Aniello Merone, Valerio Mosca, Gilberto Nava, Mario Palma e Grégor Puppinck
Tariffe notarili e disciplina della concorrenza: una soluzione dall’ordinamento giuridico dell’Unione Europea? di Valeria Capuano
Il riparto di competenza tra Agcm e Agcom in materia di tutela del consumatore a 18 mesi dall’Adunanza Plenaria: lo “stato dell’arte” e i possibili sviluppi di Valerio Mosca
L'evoluzione della regolamentazione ex ante nelle comunicazioni elettroniche: il ruolo della Commissione e dei Regolatori nazionali tra diritto della concorrenza e politica industriale di Gilberto Nava
Garanzie del voto e nuove tecnologie: profili problematici di Mario Palma
La divulgazione d’informazioni sull’attività professionale attraverso internet di Aniello Merone
Costa and Pavan v. Italy and the convergence between human rights and biotechnologies by Grégor Puppinck
Antipirateria, copyright alert anche nel Regno Unito
Creative Content Uk. È questo il nome scelto dal governo del Regno Unito per la partnership varata pochi giorni fa tra Internet Service Provider d'oltre Manica e industria dell'intrattenimento. L'iniziativa mira sostanzialmente a combattere la pirateria online puntando sulla sensibilizzazione all'uso legale con due modalità; la prima è una "campagna multimediale" che nella primavera del 2015 vedrà tutti gli attori in gioco, con un co-finanziamento del governo di 3,5 milioni di sterline, impegnati a "creare un più ampio apprezzamento nei confronti del valore e dei benefici che derivano dai contenuti d'intrattenimento e dal copyright". La seconda è invece basata su copyright alert in base ai quali gli abbonati ai provider britannici riceveranno un avviso quando tramite il loro account verranno messe in atto violazioni di diritto d'autore. Le missive saranno accompagnate dall'indicazione di spazi nei quali fruire di materiale legale. Un'iniziativa che ricalca dunque quella messa in atto negli Stati Uniti con il Copyright Alert System (CAS), il sistema introdotto nel luglio 2011 dal Center for Copyright Information (CCI) e ribattezzato six strikes, con riferimento al three strikes francese che, governato dalla commissione HADOPI, in terra transalpina non ha avuto fortuna nella parte relativa alle disconnessioni coatte per i pirati e che in queste ore mira invece a riabilitarsi proprio fornendo numeri sulla presunta efficacia delle lettere in chiave di sensibilizzazione all'uso legale e all'abbandono delle piattaforme sulle quale circola materiale in violazione delle norme sul diritto d'autore. Tornando in terra d'Albione, soci fondatori di Creative Content Uk sono Motion Picture Association (MPA), BPI (British Music Industry registrato) e le quattro principali fornitori di servizi Internet BT, Sky Broadband, TalkTalk e Virgin Media.
The UK's creative industries & major Internet Service Providers have united with the support of the @GOVUK to launch #CreativeContentUK — BPI Music (@BPI_Music) 19 Luglio 2014
Il programma diventa così un altro pezzo della strategia antipirateria che nel Regno Unito avanza parallelamente alla discussione sull’approvazione del Digital Ecnomy Act (Dea), una riforma della disciplina sulla tutela dei diritti d'autore il cui cammino è iniziato con l’approvazione della cura Mandelson nell’aprile del 2010 ma che da allora è rimasta impantanata. Negli ultimi mesi sono invece più volte finite sotto i riflettori le azioni della London Police Intellectual Property Crime Unit (Pipcu), cellula istituita all’interno del corpo di polizia di Londra alla fine del 2012 e diventata operativa all’inizio del settembre scorso. A poche settimane dall'avvio delle sue attività, gli agenti della Pipcu, dopo aver inviato degli avvertimenti ai titolari di siti sospettati di ospitare contenuti in violazione di copyright, e di fronte al mancato adeguamento al contenuto delle comunicazioni, avevano anche provveduto a contattare direttamente i registrar. A seguito della pioggia di sospensioni dei domini, tuttavia, dal rifiuto arrivato dal registar canadese EasyDNS, i cui vertici hanno risposto alla missiva invitando la polizia del Regno unito a servirsi di un mandato giudiziario prima di inviare determinate richieste, è scaturito un ricorso e una bocciatura per le stesse richieste da parte del National Aribtration Forum. Un plauso al più generale lavoro svolto dalla Unit di Londra è arrivato invece lo scorso aprile da Mike Weatherley, deputato conservatore nominato nel settembre 2013 advisor sulla proprietà intellettuale del premier David Cameron; in quella sede Weatherley tracciava la linea delle azioni antipirateria incentrate sul follow the money. LEGGI “Antipirateria, l’appello della polizia di Londra agli inserzionisti: “Non finanziate certi siti”. Intanto crescono le violazioni da mobile” “Pirateria in Uk, l’advisor di Cameron: “Il bastone nei confronti degli Internet Service Provider che agevolano l’illegalità” "Usa, giudice ordina a Comcast di consegnare ai detentori di diritti le informazioni sugli avvisi antipirateria inviati ad un utente. Continua il braccio di ferro sulle identità degli abbonati" Immagine in home page: Yogiblog.com 21 luglio 2014
Assinform Executive Board 2014
Il Convegno si terrà il prossimo 16 Luglio a Firenze presso il Salone dei 500 all'interno di Palazzo Vecchio. Il meeting avrà l’obiettivo principale di condividere con tutti gli associati il nuovo Rapporto Assinform 2014 e sarà l’occasione per approfondire le principali tematiche ICT del momento, con riferimento alle Aree e Progetti dell’Associazione. I lavori consentiranno un incontro costruttivo tra i principali esponenti delle aziende associate ad Assinform e le persone chiave del Consiglio Direttivo a cui farà seguito un momento di approfondimento dei risultati.
Audiweb pubblica i primi dati sulla total digital audience e certifica il sorpasso del mobile sul pc
Per la prima volta Audiweb ha integrato i dati di audience online da mobile (smartphone e tablet) con i dati da pc nei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2014. I risultati del focus sulla Total Digital Audience, presentati nel corso del convegno “Iab Seminar Mobile Marketing & Advertising”, tenutosi nella mattinata di ieri, certifica la presenza online 25 milioni di italiani tra i 18 e i 74 anni, collegati in media per 46 ore e 15 minuti nel mese. Il risultato più rilevante è tuttavia il sorpasso della fruizione da dispositivi mobili rispetto a quella su desktop. Analizzando i dati sull’uso dei differenti device per accedere a internet nel giorno medio risultano infatti 7,4 milioni gli italiani che accedono a internet solo da mobile (il 37% degli utenti online nel giorno medio), un dato superiore all’accesso solo da computer (5,3 milioni solo PC) e all’uso combinato tra i due device (7,2 milioni PC e mobile). La mobile audience è rappresentata così da 17,2 milioni di utenti nel mese (utenti unici che accedono a internet da smartphone e tablet), con un dato non molto differente nel giorno medio – 14,5 milioni – che dimostra l’uso abituale dei nuovi device per accedere alla rete. [caption id="attachment_9261" align="aligncenter" width="722"] Fonte: Audiweb.it[/caption] I 18-34enni generano la metà (52%) del tempo speso online tramite device mobili e lo stesso valore è riscontrato sul totale del tempo dedicato dagli utenti nella fruizione di applicazioni mobile (il 52% del tempo speso su applicazioni mobile). Altra parte consistente del tempo totale dedicato alla navigazione da mobile, il 42%, è generato dai 35-54enni che, più in dettaglio, prediligono il mobile browsing, la navigazione tramite browser (48% del tempo mobile dedicato al mobile browsing). Il 91% degli utenti tra i 18 e i 24 anni nel mese si può definire multiscreen surfer, con una forte propensione all’uso esclusivo dei device mobili per accedere a internet nel giorno medio (il 55% degli utenti di questo profilo che accede a internet nel giorno medio solo da mobile). Per quanto riguarda il consumo dell’online da device mobili, emergono quote molto elevate per il tempo speso nella fruizione di contenuti delle categorie social network (59% del tempo totale speso nella fruizione di contenuti della categoria), siti o applicazioni legate al mondo dei cellulari (Cellular/Paging: 99%), contenuti vari di intrattenimento (71%, multicategory entertainment), portali (73%, general interests portal &communities). Mentre le news (79%) e le email (86%) hanno una quota di tempo molto più elevata da PC. Dai dati sulla distribuzione del tempo totale speso online nel giorno medio attraverso i due device rilevati, emerge un trend stabile per tutta la giornata dovuto al peso della fruizione da mobile attiva dalle ore 9 alle 21, a differenza della fruizione da computer che conferma il peak time nel pomeriggio. Confrontando i dati di audience nel giorno medio dei mezzi digitali rilevati da Audiweb (PC, mobile e total digital audience) e della TV (elaborazione Audiweb su dati Auditel), risulta che per i 18-24enni internet è il mezzo principale dalle ore 6 alle 21, in particolare nel peak time della total digital audience, tra le ore 15 e le 18 in cui si rilevano 2,2 milioni di utenti. Il nuovo set di dati è il risultato dell’estensione del sistema di rilevazione di Audiweb, Audiweb Mobile, sviluppato in collaborazione con i partner di ricerca Nielsen, Doxa e Memis, con l’obiettivo di offrire dati e informazioni puntuali sulla total digital audience e sulla fruizione di internet dai nuovi device mobili.
“L’estensione del sistema di rilevazione Audiweb - dichiara Enrico Gasperini, presidente di Audiweb - rappresenta un grande risultato. Per la prima volta vengono distribuiti al mercato i dati sulla fruizione complessiva di internet e sulla fruizione da mobile. Grazie all’estensione del sistema di rilevazione e al lavoro di sviluppo portato avanti negli ultimi due anni, gli operatori del mercato potranno misurare la complessiva portata del mezzo, utilizzando strumenti indispensabili per la pianificazione delle campagne anche sui device mobili che sempre più influenzano i consumi del mezzo”.
Audiweb: su mobile più del 70% del tempo online
Una lieve flessione nel numero complessivo di utenti unici, ma un'ulteriore avanzamento della fruizione da mobile. Sono le due indicazioni che si ricavano dagli ultimi dati Audiweb, dai quali si evince che nel mese di luglio hanno navigato almeno una volta su Internet 28,3 milioni di italiani, pari al 51,3% della popolazione dai due anni in su (in giugno erano 29 milioni), per un tempo totale mensile di 44 ore e 20 minuti per persona. Nel giorno medio l’audience totale ha raggiunto 21,3 milioni di utenti collegati in media per 1 ora e 54 minuti. E se l’audience online da pc è rappresentata da 26,2 milioni di utenti e 11,5 nel giorno medio, sono stati 20,5 milioni gli utenti unici mensili da dispositivi mobili, il 46,4% degli italiani di 18-74 anni (17 milioni nel giorno medio). Per quanto riguarda i dati sulla distribuzione del tempo trascorso online, risulta che il 71% è generato dalla fruizione da mobile e il 60,6% dalla fruizione tramite mobile app. La fruizione di internet nel giorno medio da smartphone e tablet raggiunge più del 58% dei giovani tra i 18 e i 34 anni e sono i più giovani di 18-24 anni a trascorrere più tempo online con una media di 2 ore e 14 minuti a persona. In base ai dati socio-demografici, nel giorno medio risultano online 11 milioni di uomini (pari al 40% dai 2 anni in su) e 10,3 milioni di donne (pari al 37% dai 2 anni in su).
Pubblicità: il mobile si prepara al sorpasso di fine anno
Brevetti e posizioni dominanti: l'azione inibitoria proposta dal titolare nei confronti di un presunto contraffattore può, a certe condizioni, costituire un abuso
L’azione inibitoria proposta nei confronti di un presunto contraffattore dal titolare di un brevetto essenziale per l’applicazione di una norma tecnica e che si trovi in posizione dominante può, a certe condizioni, costituire un abuso di posizione dominante. È quanto ha stabilito la Corte di giustizia dell'Unione Europea in una sentenza nella quale si afferma che il titolare del brevetto, che si sia in precedenza impegnato a concedere a terzi una licenza a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie, deve, prima di esperire l’azione per la cessazione del pregiudizio arrecato al suo brevetto o per il richiamo dei prodotti fabbricati utilizzando tale brevetto, trasmettere al presunto contraffattore una proposta concreta di licenza. Il diritto dell’Unione mira a garantire l’esercizio dei diritti esclusivi collegati a un diritto di proprietà intellettuale, quale un brevetto, preservando al contempo il libero gioco della concorrenza. Per quanto riguarda i rapporti tra tali due obiettivi, la Corte ha già precisato che l’esercizio di tali diritti esclusivi (come il diritto di esperire un’azione per contraffazione) fa parte delle prerogative del titolare, con la conseguenza che tale esercizio, quand’anche provenga da un’impresa in posizione dominante, non può costituire di per sé un abuso. È solo in circostanze eccezionali che l’esercizio del diritto esclusivo può dare luogo a un abuso di posizione dominante, come già stabilito in una sentenza della Corte del 29 aprile 2004. La fattispecie in esame presenta tuttavia alcune peculiarità rispetto a tale giurisprudenza. Da un lato, essa riguarda un brevetto essenziale ai fini dell’applicazione di una norma tecnica (BEN), vale a dire un brevetto il cui sfruttamento è indispensabile per ogni concorrente che intenda fabbricare prodotti conformi alla norma tecnica cui esso è collegato (norma tecnica che è stabilita da un organismo di normalizzazione). Dall’altro lato, il brevetto ha ottenuto lo status di BEN soltanto perché il suo titolare ha dichiarato dinanzi all’organismo di normalizzazione la sua irrevocabile disponibilità ad accordare a terzi licenze a condizioni FRAND (Fair, Reasonable and Non-Discriminatory), vale a dire a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie. La Huawei Technologies, una società di dimensioni mondiali attiva nel settore delle telecomunicazioni, è titolare di un brevetto europeo intitolato Procedura e impianto per la creazione di un segnale di sincronizzazione in un sistema di comunicazione e rilasciato nella Repubblica federale di Germania, notificato quale brevetto essenziale ai fini dell’applicazione della norma tecnica Long Term Evolution allo European Telecommunication Standards Institute (ETSI, organismo il cui scopo è quello di creare norme tecniche adeguate agli obiettivi tecnici del settore europeo delle telecomunicazioni e di ridurre il rischio, per sé stesso, i suoi membri e i terzi che applicano le sue norme tecniche, che investimenti destinati all’elaborazione, all’adozione e all’applicazione di tali norme vadano perduti a causa dell’indisponibilità della proprietà intellettuale essenziale per l’applicazione di dette norme tecniche). In occasione della notifica all'ETSI, la Huawei si è impegnata a concedere a terzi licenze a condizioni FRAND. La Huawei ha tuttavia adito il Landgericht Düsseldorf (tribunale regionale di Düsseldorf, in Germania) con un’azione per contraffazione contro due società del gruppo internazionale ZTE. Tale gruppo commercializza in Germania prodotti funzionanti sulla base della norma tecnica Long Term Evolution, in tal modo sfruttando il brevetto della Huawei senza tuttavia versarle alcun corrispettivo. Mediante la sua azione, la Huawei ha chiesto la cessazione della contraffazione, il richiamo dei prodotti, la presentazione di dati contabili, nonché il risarcimento dei danni. In precedenza, la Huawei e la ZTE avevano avviato discussioni sulla contraffazione e sulla possibilità di concludere un contratto di licenza a condizioni FRAND, senza tuttavia pervenire a un accordo. Il Landgericht, da parte sua, ha chiesto alla Corte di giustizia di precisare a quali condizioni la proposizione di un’azione per contraffazione da parte di un’impresa in posizione dominante, come la Huawei, costituisca un abuso di tale posizione (secondo il tribunale tedesco le parti non hanno contestato che la Huawei occupi una posizione dominante. Pertanto, le questioni sollevate si riferiscono unicamente all’esistenza di un abuso). Nella sua sentenza, la Corte distingue innanzitutto le azioni inibitorie o per il richiamo di prodotti da quelle volte ad ottenere la presentazione di dati contabili e il risarcimento dei danni. Per quanto riguarda il primo tipo di azioni, la Corte dichiara che il titolare di un brevetto essenziale ai fini dell’applicazione di una norma tecnica stabilita da un organismo di normalizzazione, che si sia irrevocabilmente impegnato nei confronti di tale organismo a concedere a terzi una licenza a condizioni FRAND, non abusa della sua posizione dominante quando esperisce un’azione per contraffazione volta alla cessazione del pregiudizio arrecato al suo brevetto o al richiamo dei prodotti per la fabbricazione dei quali sia stato utilizzato tale brevetto, laddove: ‒ prima di esperire l’azione, da un lato, abbia avvertito il presunto contraffattore della contraffazione addebitatagli, indicando il brevetto interessato e specificando il modo in cui esso è stato contraffatto, e, dall’altro, abbia trasmesso a tale contraffattore, dopo che quest’ultimo ha espresso la sua volontà di stipulare un contratto di licenza a condizioni FRAND, una proposta di licenza concreta e scritta alle suddette condizioni, specificando il corrispettivo e le sue modalità di calcolo, e ‒ il presunto contraffattore, continuando a sfruttare il brevetto, non abbia dato seguito a tale proposta con diligenza, conformemente agli usi commerciali riconosciuti in materia e in buona fede, circostanza che deve essere determinata sulla base di elementi obiettivi ed implica in particolare l’assenza di ogni tattica dilatoria. La Corte dichiara che il presunto contraffattore, non avendo accettato la proposta del titolare del BEN, può eccepire il carattere abusivo di un’azione inibitoria o per richiamo di prodotti soltanto qualora sottoponga al titolare del BEN, entro un breve termine e per iscritto, una controproposta concreta rispondente alle condizioni FRAND. Per quanto riguarda le azioni per ottenere la presentazione di dati contabili o il risarcimento dei danni, la Corte dichiara che, in circostanze come quelle in esame, il divieto di abuso di posizione dominante non impedisce a un’impresa in posizione dominante e titolare di un brevetto essenziale ai fini dell’applicazione di una norma tecnica stabilita da un organismo di normalizzazione, che si è impegnata dinanzi a tale organismo a concedere in licenza a condizioni FRAND, di esperire un’azione per contraffazione contro il presunto contraffattore del suo brevetto volta ad ottenere dati contabili relativi ai precedenti atti di sfruttamento di tale brevetto o il risarcimento dei danni derivanti da tali atti. Tali azioni non hanno conseguenze dirette sull’immissione o sul mantenimento nel mercato di prodotti conformi alla norma tecnica fabbricati da concorrenti. 17 luglio 2015
Conferenza internazionale su conoscenza, innovazione e imprese
22-25 luglio 2014
Conservazione dei dati nel Registro delle imprese: la Cassazione si rivolge alla Corte di Giustizia
di Lorenzo Delli Priscoli Con ordinanza interlocutoria n. 15096 del 17 luglio 2015, la Cassazione ha proposto alla Corte di giustizia due questioni pregiudiziali ex art 267 TFUE, sospendendo il relativo giudizio. Le questioni involgono il trattamento dei dati personali che possono essere custoditi solo per il tempo necessario al conseguimento delle finalità per le quali sono stati acquisiti e successivamente trattati, secondo quanto previsto dall’art. 6, lett. e), della direttiva 46/95/CE attuata con d.lgs. n. 196/2003. Ci si chiede se tale disciplina debba prevalere sul sistema di pubblicità commerciale istituito con il registro delle imprese, pure di derivazione comunitaria, che prevede anche per le persone fisiche la conservazione dei dati rilevanti senza limiti di tempo e se, dunque, anche tali dati non debbano essere disponibili per un periodo di tempo limitato e in favore di destinatari determinati. Scopo della pubblicità commerciale è infatti quello di rendere noto oppure opponibile un certo fatto giuridico, al fine della sicurezza del mercato. Sulla premessa che solo il nucleo essenziale di ogni diritto fondamentale è insopprimibile, che anche gli interessi del mercato hanno una rilevanza tale da poter determinare una limitazione dei diritti fondamentali, il problema sottoposto alla Corte di Giustizia dalla Corte di Cassazione è dunque quello di come operare il corretto bilanciamento tra trasparenza dei traffici commerciali e il diritto fondamentale alla riservatezza e alla protezione dei dati personali. 21 luglio 2015
Diritto all'oblio, Google "interrogato" dai Garanti privacy europei. Accolta la metà delle richieste. In attesa di linee guida condivise
Ha avuto luogo ieri a Bruxelles l'incontro tra il Gruppo di Lavoro dei Garanti Privacy europei “Articolo 29” e i rappresentanti di Google, Bing e Yahoo volto a discutere, nell'ambito del diritto all'oblio così come scaturito dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea del maggio scorso in materia, di “linee guida coordinate e coerenti sulla gestione dei reclami degli individui che possono essere presentate alle autorità in caso di risposte negative pervenute dai motori di ricerca per la richiesta di rimozione dall’indicizzazione”. È Reuters a fornire alcuni dettagli su quanto emerso nel corso dei lavori. Interrogato sui numeri relativi alle rimozioni, Google ha spiegato di aver ricevuto circa 90mila richieste, la metà delle quali accettate. Nel 15% dei casi il motore di ricerca ha chiesto ulteriori approfondimenti rispetto ai dati forniti dai richiedenti, mentre nel 30% dei casi ha respinto le richieste. Il nodo ritenuto più spinoso dai regolatori, tra quelli emersi nei circa due mesi trascorsi dalla sentenza della CGUE, sarebbe comunque legato alla territorialità delle rimozioni. In sostanza, i garanti sembrano aver intenzione di richiedere una piena effettività delle misure di rimozione, al momento confinate all'interno dell'Unione Europea e quindi facilmente aggirabili. LEGGI " 'Hidden From Google', i link rimossi tornano dall’oblio. Ma un clone europeo non avrebbe vita facile" In ogni caso, le autorità hanno richiesto agli operatori di fornire ulteriori indicazioni entro settembre così da poter elaborare, di concerto, le linee guida alle quali si accennava all'inizio, utili anche a fare in modo che le valutazioni sul da farsi in capo ai motori di ricerca non siano rese più complesse dal confronto con 28 ordinamenti di tutela della privacy diversi. Inoltre, bisognerà stabilire una linea d'azione per quanto attiene le richieste che, respinte dai motori di ricerca, finiscono sul tavolo dei Garanti. Un'altra perplessità sollevata dai regolatori è in merito alla decisione di Google di informare i titolari dei siti di informazione al quale puntavano i link rimossi, sulla scorta di quanto già avviene in materia di copyright, dinamica che nelle scorse settimane ha visto divampare feroci obiezioni verso Mountain View da parte di giornalisti della BBC e del Guardian. Ulteriore dimostrazione di quanto il bilanciamento dei diritti in gioco risulti quanto mai complesso e che difficilmente lo stesso possa essere lasciato alla mera valutazione di soggetti privati, come evidenziato anche in una lettera inviata al Gruppo di lavoro "Articolo 29" da Jodie Ginsberg, Ceo di Index Of Censhorship. LEGGI "Google e diritto all’oblio, Giuseppe Busia (Garante Privacy): 'Stabilito un principio sulla competenza territoriale'. Il Prof. Gambino: 'Richiesta ai motori di ricerca è tutela estrema e subordinata, ma aspetti positivi per tutela delle fragilità' " "Uno, nessuno e centomila: tra reputazione online e diritto all’oblio. Montuori (Garante Privacy): 'Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell’informazione' " 25 luglio 2014
Diritto civile e diritto commerciale: l'unità del diritto privato, oggi - Roma, 10 luglio 2015
Vi segnaliamo alcuni degli eventi e delle date di maggiore rilievo dei prossimi giorni e settimane in materia di diritto, mercato e nuove tecnologie. Inizia oggi, a Milano, il weekend organizzato da Wired "Smart People & Smart Cities", due giorni durante i quali saranno impegnati sviluppatori, designer e specialisti del marketing su progetti relativi alle smart city.
Il 14 aprile il Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale della Sapienza ospiterà l'incontro "Donne in rete", spazio di riflessione sul tema del genere in media e società. Il giorno successivo sarà invece l'Università Roma Tre ad ospitare una rappresentanza di Google Italia impegnata nella presentazione dei nuovi progetti dell'azienda, su tutti i nuovi Google Glass. Il 28 aprile l'appuntamento è nella sede della Regione Lazio per gli Stati Generali dell'Innovazione "Change the game". Sarà intanto inziata a Lisbona la 16ª Conferenza internazionale sui sistemi informatici aziendali. L'evento, che terminerà il 30 aprile, ha lo scopo di affrontare diversi aspetti dei sistemi informatici delle aziende. Gli argomenti in discussione comprenderanno database, integrazione di sistemi informatici e intelligenza artificiale. Dal 30 aprile al 4 maggio sarà invece Viterbo la cornice di "Medioera", festival della cultura digitale. Segnaliamo poi alcuni eventi previsti nei prossimi mesi. Il primo è "Internet 2.0: nuovi profili della regolazione", il convegno del 9 maggio presso l'Università Europea di Roma. Il secondo è "Il contratto telematico", convegno organizzato in occasione della pubblicazione del D. Lg. 21 febbraio 2014 e che si terrà a Milano il 16 maggio prossimo. La settimana successiva si torna a Roma per "DIG.Eat 2014 - Save the Data", evento organizzato da Anorc e previsto per il 22 maggio. Sarà una giornata di confronto e dibattito interamente dedicata alle principali tematiche della dematerializzazione e dell’innovazione tecnologica, in cui tavole rotonde più trasversali e divulgative si alterneranno a incontri tecnici e di settore. Tra gli appuntamenti previsti anche la Tavola rotonda “Le nuove professioni digitali” moderata dall’Avv. Marco Scialdone, Redattore di Dimt. Arriva infine "Intellectual Property Perspectives on the Regulation of New Technologies”, 33esimo Congresso Annuale della International Association for the Advancement of Teaching and Research in Intellectual Property previsto a Montpellier, in Francia, dal 6 al 9 luglio. Qui sotto la mappa con gli appuntamenti delle prossime settimane, clicca sui puntatori per le informazioni. 12 aprile 2014
Settimana 2421