Source: http://www.studioassociatoghiglione.it/circolari/2015/2015-07.html
Timestamp: 2018-05-22 05:36:01+00:00
Document Index: 28065675

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 2425', 'art. 2425', 'art. 6', 'art. 10', 'art 30', 'art. 52', 'art. 30', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 111', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 2545', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 28', 'art. 1', 'art. 150', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 6', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 33', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 16', 'art. 25', 'arte\n11', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 85', 'art. 10', 'art. 28', 'art 5', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 63', 'art. 2538', 'art. 2526']

CIRCOLARE N° 7 DEL 30 – 4 – 2015
Oggetto: cooperative sociali – breve guida
Le cooperative sociali rappresentano nell’ordinamento italiano un soggetto sui generis caratterizzato da una natura al medesimo tempo pubblicistica e privatistica: pubblicistica quanto agli scopi, privatistica quanto alla forma organizzativa.
La figura della cooperativa sociale è nata in seguito all’esigenza di affidare la gestione di alcuni servizi d’interesse generale a strutture private che non abbiano scopo di lucro, essa ha quindi ad oggetto un servizio di pubblica utilità gestito con criteri economici privatistici ma senza scopo di lucro.
La differenza principale tra le cooperative “tradizionali” e le cooperative “sociali” è che, mentre le prime perseguono un interesse privatistico, le cooperative sociali hanno lo scopo di realizzare un interesse generale della comunità alla promozione umana ed all’integrazione sociale dei cittadini. La caratteristica principale delle cooperative sociali è pertanto la seguente: in esse l’interesse generale costituisce lo scopo sociale preminente rispetto a quello privatistico che assume invece connotati secondari. Pertanto la cooperativa sociale è un’impresa privata, disciplinata dalle leggi del diritto privato, ma priva di scopo di lucro e volta al perseguimento di un interesse generale della collettività.
Le cooperative sociali sono destinatarie di numerose disposizioni di legge, sia a livello civilistico sia a livello fiscale, che si intrecciano e si sovrappongono creando una situazione non sempre perfettamente coordinata. Manca un quadro unico della normativa, bisogna far riferimento alle varie disposizioni (anche avendo riguardo ad altre tipologie di enti quali ONLUS, organizzazioni di volontariato etc) ed estrapolare le norme specifiche per le cooperative sociali.
Nel seguito vi forniamo un breve sunto delle disposizioni principali.
A livello di normativa civilistica le disposizioni inerenti le cooperative sociali sono inserite nei seguenti provvedimenti normativi:
Legge 381 del 1991: disciplina delle cooperative sociali
Legge Regione Liguria n° 23 del 1⁄6⁄1993: norme di attuazione per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale
Legge 3 aprile 2001 n° 142: revisione della legislazione in materia cooperativistica con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore
Decreto legislativo n° 3 del 2006: riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative (questo decreto apporta numerose modifiche al Codice Civile)
Decreto Legislativo 155⁄2006 : disciplina dell’impresa sociale
Decreto legislativo 163⁄2006: Codice dei contratti pubblici
Decreto legislativo 220⁄2002 norme in materia di vigilanza sugli enti cooperativi
Legge 64⁄2001: istituzione del servizio civile nazionale
Legge 266⁄1991: legge quadro sul volontariato
Il mondo delle cooperative sociali è regolato dalla legge 381 del 1991 che, molto succintamente, prevede quanto segue:
relativamente all’oggetto esistono due tipi di cooperative sociali:
quelle di tipo a) devono avere come attività “la gestione di servizi socio–sanitari ed educativi”
quelle di tipo b) devono avere come attività “lo svolgimento di attività diverse – agricole, industriali, commerciali o di servizi – finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate;
È possibile (dopo la legge 52⁄1996) che la medesima cooperativa eserciti entrambe le attività di cui alle lettere a) e b), purché lo statuto sociale identifichi aree di intervento che possano essere oggetto di entrambe le tipologie suddette e che, comunque, il progetto di intervento sia unitario e preveda uno stretto collegamento fra gli interventi ricadenti nella lettera a) e quelli della lettera b). Inoltre è necessario che l’organizzazione amministrativa della cooperativa consenta una netta separazione contabile delle due gestioni;
la denominazione sociale deve contenere l’indicazione “cooperativa sociale”;
oltre ai soci veri e propri possono far parte della cooperativa anche “soci volontari” che prestano la loro attività gratuitamente;
i soci volontari devono essere iscritti in apposita sezione del libro soci e non possono superare la metà del numero totale dei soci;
ai soci volontari non si applicano i contratti collettivi di lavoro né la normativa in materia di lavoro subordinato mentre si applica la normativa in materia di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
ai soci volontari può essere corrisposto esclusivamente il rimborso delle spese sostenute e documentate
le cooperative sociali debbono soddisfare le clausole relative ai requisiti mutualistici di cui all’art. 26 del DCPS 14⁄12⁄1947 n° 1577 (legge Basevi). Detto decreto, ratificato con la legge 2⁄4⁄1951 n° 302 e, successivamente, profondamente modificato dal D. Lgs. 220⁄2002 (vedasi oltre), per la parte residua ancora in vigore prevede che:
Art. 8 – le società cooperative devono versare un contributo per le spese relative alle ispezioni ordinarie
Art. 10 (Poteri degli ispettori) – le cooperative devono mettere a disposizione degli ispettori tutti i libri, i registri ed i documenti e fornire loro tutti i chiarimenti richiesti. Dell’ispezione deve essere redatto apposito verbale che va trasmesso al Ministero del lavoro e della previdenza sociale e, nel caso delle cooperative sociali, anche alla Regione in cui ha la sede.
Art. 11 (Effetti delle ispezioni) – In caso di gravi irregolarità il Ministero intima alla cooperativa di regolarizzare, entro un termine determinato, quanto rilevato. Se la cooperativa non adempie, nei casi più gravi, può esserne disposta la cancellazione dall’Albo Nazionale. Per le cooperative sociali la cancellazione può essere disposta solamente previo parere dell’organo competente in materia di cooperazione della Regione ove ha la sede.
Art. 27 quinquies – le società cooperative ed i loro consorzi possono costituire ed essere soci di società per azioni e società a responsabilità limitata.
le ispezioni previste dal citato decreto legislativo 1577 devono essere effettuate almeno una volta all’anno;
gli ex degenti degli ospedali psichiatrici
i condannati e gli internati ammessi alle misure alternative alla detenzione e al lavoro all’esterno
le persone svantaggiate di cui sopra devono costituire almeno il 30%: dei lavoratori della cooperativa e, compatibilmente con il loro stato soggettivo, esse socie della cooperativa medesima;
le aliquote della contribuzione per l’assicurazione previdenziale ed assistenziale (INPS) dovute dalla cooperativa sulle retribuzioni corrisposte alle persone svantaggiate sono pari a ZERO. Non godono della totale esenzione di cui sopra i carcerati e gli ex degenti degli ospedali psichiatrici; per questi soggetti, ogni 2 anni (con apposito decreto del Min Giustizia), vengono fissate aliquote contributive ridotte per la durata di 18 o 24 mesi ;
gli Enti pubblici e le società di capitali a partecipazione pubblica possono stipulare convenzioni con le cooperative sociali di tipo b) per la fornitura di beni e servizi diversi da quelli socio sanitari ed educativi nel rispetto della normativa comunitaria in materia di appalti pubblici. Per poter stipulare convenzioni con la Pubblica Amministrazione la cooperativa deve essere iscritta all’Albo regionale. L’obbligo di osservare la normativa europea sugli appalti pubblici può essere derogata nel caso l’importo dell’appalto (al netto dell’IVA) sia inferiore agli importi stabiliti dalle direttive comunitarie (si tratta dei cosiddetti appalti sottosoglia il cui limite varia in ragione della tipologia di prestazione⁄cessione). In questo caso gli enti pubblici possono stipulare convenzioni con le cooperative di tipo B anche in deroga alla normativa richiamata. In quest’ottica, l’ente pubblico, dopo aver individuato le esigenze di approvvigionamento, dovrebbe emanare un avviso pubblico al fine di rendere nota la volontà di riservare parte degli appalti alle cooperative sociali di tipo B. Qualora più cooperative dovessero manifestare interesse all’appalto si dovrebbe promuovere una procedura competitiva tra questi soggetti. La norma in esame (contenuta nell’art. 5) è stata recentemente modificata dall’art. 1, comma 610 della legge di stabilità per il 2015 (legge 190⁄14) che ha introdotto l’obbligo di previo svolgimento di selezioni idonee ad assicurare il rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e di efficienza.
In data 9⁄8⁄2012 sulla GU è stata pubblicata la Determinazione n° 3 del 1⁄8⁄2012 dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) recante “Linee guida per gli affidamenti a cooperative sociali ai sensi dell’art. 5, comma 1 della legge 381⁄1991”. In sintesi viene previsto che:
l’argomento trattato è relativo agli affidamenti di contratti alle cooperative sociali in deroga alla legge 12⁄4⁄2006 n° 163 (Codice dei contratti) d’importo inferiore alla soglia comunitaria
possono stipulare le convenzioni “in deroga” tutti gli enti pubblici, compresi quelli economici, e le società a partecipazione pubblica
beneficiarie delle convenzioni possono essere solamente le cooperative sociali di tipo B
condizione indispensabile per poter accedere alle convenzioni in deroga è di avere almeno il 30%: dei lavoratori (soci e non) costituito da persone svantaggiate
possono stipulare le convenzioni in deroga anche i consorzi di cooperative sociali purché costituiti almeno al 70%: da cooperative sociali ed a condizione che le attività convenzionate siano svolte esclusivamente da cooperative sociali di inserimento lavorativo
le cooperative debbono essere iscritte all’Albo regionale
poiché le convenzioni in deroga possono essere stipulate in caso di “fornitura di beni e servizi” l’oggetto della convenzione non può essere costituito dall’esecuzione di lavori pubblici né dalla gestione di servizi pubblici locali di rilevanza economica;
la stipula delle convenzioni deve avere come scopo il reinserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati nel senso di consentire ai soggetti interessati di potersi collocare autonomamente nel mercato del lavoro. all’uopo è stato chiarito che il reinserimento lavorativo delle persone svantaggiate possa essere oggetto di specifica valutazione nell’ambito del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, quale parte integrante del progetto tecnico.
ulteriori disposizioni sulla materia sono contenute nei seguenti documenti:
Regolamento attuativo del Codice degli appalti adottato con DPR 5⁄10⁄2010 n° 207
“Guida alla considerazione degli aspetti sociali negli appalti pubblici” pubblicato dalla Commissione UE nell’ottobre 2010
di fondamentale importanza nell’esame della normativa relativa ai contratti che le cooperative sociali possono stipulare con la Pubblica Amministrazione è il Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. 163⁄2006) che viene esaminato nel seguito.
se oggetto della successione⁄donazione sono immobili destinati all’esercizio dell’attività sociale, la cooperativa gode della riduzione ad un quarto delle imposte ipotecarie e catastali
le prestazioni di carattere socio sanitario ed educativo sono soggette all’aliquota IVA agevolata del 4%:;
le Regioni devono emanare le norme di attuazione della legge 381 in esame e devono istituire l’Albo regionale delle cooperativa sociali
la Regione Liguria ha emanato la Legge Regionale n° 23⁄1993 (vedasi oltre)
possono far parte della cooperativa sociale con la qualifica di socio anche le persone giuridiche pubbliche o private nei cui statuti sia previsto il finanziamento e lo sviluppo delle attività delle cooperative sociali;
le cooperative sociali devono essere iscritte nei seguenti elenchi:
Albo Nazionale degli Enti cooperativi tenuto presso il Ministero delle attività produttive (che sostituisce il Registro prefettizio). l’Albo nazionale è suddiviso in varie sezioni, le cooperative sociali devono iscriversi nella sezione speciale delle cooperative sociali e nella sezione relativa all’attività che svolgono
Albo Regionale delle cooperative sociali (alcune Regioni non l’hanno ancora istituito). Tale iscrizione è espressamente richiesta dalla normativa che regola la stipula di convenzioni tra gli enti locali e le cooperative sociali.
La Regione Liguria ha legiferato con la legge 23 del 1⁄6⁄1993 che prevede sinteticamente quanto segue:
l’Albo Regionale delle cooperative sociali è suddiviso nelle seguenti sezioni:
sezione A: per le cooperative che gestiscono servizi socio sanitari ed educativi
sezione B: per le cooperative che svolgono attività diverse – agricole, industriali, commerciali o di servizi – finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate;
sezione C: per i consorzi di cooperative sociali
possono iscriversi all’Albo regionale le cooperative sociali che hanno sede nel territorio della Regione Liguria e che sono iscritte nella sezione ottava dell’Albo nazionale degli enti cooperativi
per ottenere l’iscrizione all’Albo Regionale le cooperative devono presentare apposita domanda corredata dalla seguente documentazione:
a) certificato di iscrizione alla sezione ottava dell’Albo nazionale
b) copia dell’atto costitutivo e dello statuto
c) autocertificazione circa gli ambiti di attività in cui la cooperativa opera
d) autocertificazione sulla composizione della compagine sociale
g) copia dell’ultimo bilancio d’esercizio
h) autocertificazione circa la presenza dei lavoratori svantaggiati nella misura prevista dalla legge
i) autocertificazione riportante la dichiarazione di non aver violato la normativa in materia di lavoro, previdenziale e fiscale
nel caso di cooperative di nuova costituzione i documenti di cui alle lettere f), g) ed h) sono sostituiti da un articolato progetto relativo all’attività che la cooperativa intende svolgere;
l’iscrizione all’Albo regionale viene disposta con decreto del Presidente della Giunta Regionale entro 90 giorni dalla domanda;
le cooperative iscritte all’Albo Regionale devono comunicare:
eventuali variazioni dello Statuto
il bilancio annuale e la relazione degli amministratori
qualora non risultino dalla relazione degli amministratori, una nota informativa relativa all’attività svolta, alla composizione della compagine sociale, al rapporto tra il numero dei soci e gli altri dipendenti e collaboratori
Anche il Codice Civile (che è stato profondamente revisionato con il decreto legislativo 6⁄2003) contiene numerose nome relative alle cooperative quindi applicabili, ove non derogate dalla normativa specifica, anche alle cooperative sociali. Nel seguito si illustrano i principali articoli ove si tratta delle cooperative a mutualità prevalente nonché gli articoli che regolamentano le cooperative in genere
Artt. 2512, 2513 e 2514 definiscono quali siano le cooperative a mutualità prevalente ed i criteri per definire la prevalenza.
Sono cooperative a mutualità prevalente quelle che:
1) svolgono la loro attività prevalentemente in favore dei soci, consumatori o utenti di beni e servizi
2) si avvalgono prevalentemente nello svolgimento dell’attività delle prestazioni lavorative dei soci
3) si avvalgono prevalentemente nello svolgimento dell’attività degli apporti di beni o servizi da parte dei soci.
Le società cooperative a mutualità prevalente si iscrivono in un apposito albo presso il quale depositano annualmente i propri bilanci
La nota integrativa (documento facente parte integrante del bilancio da redigersi annualmente ad opera degli amministratori) deve documentare la condizione di prevalenza, evidenziando contabilmente i seguenti parametri:
a) i ricavi dalle vendite dei beni e dalle prestazioni di servizi verso i soci che devono essere d’importo superiore al 50%: del totale dei ricavi
b) il costo del lavoro dei soci che deve essere d’importo superiore al 50%: del totale del costo del lavoro
c) il costo della produzione per servizi ricevuti dai soci ovvero per beni conferiti dai soci che deve essere rispettivamente superiore al 50%: del totale dei costi dei servizi di cui all’art. 2425 primo comma, punto B7, ovvero al costo delle merci o materie prime acquistate o conferite di cui all’art. 2425, primo comma, punto B6
a) il divieto di distribuire i dividendi in misura superiore all’interesse massimo dei buoni postali fruttiferi aumentato di due punti e mezzo
b) il divieto di remunerare gli strumenti finanziari offerti in sottoscrizione ai soci cooperatori in misura superiore a due punti e mezzo rispetto al limite massimo previsto per i dividendi
c) il divieto di distribuire le riserve fra i soci cooperatori
d) l’obbligo di devoluzione, in caso di liquidazione della società, dell’intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale sociale ed i dividendi eventualmente maturati, ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione;
Le cooperative sociali sono considerate “di diritto” a mutualità prevalente anche a prescindere dal rispetto di quanto sopra.
Il bilancio deve essere depositato, oltre che al Registro delle imprese, anche nell’Albo nazionale degli enti cooperativi tenuto dal Ministero delle Attività Produttive.
Le società cooperative a mutualità prevalente devono indicare negli atti e nella corrispondenza (quindi anche nelle fatture attive) il numero di iscrizione presso l’albo delle cooperative a mutualità prevalente.
Nelle società cooperative per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio (salvo eccezioni espressamente previste dalla normativa).
Alle società cooperative, ove non derogato dagli articoli a loro espressamente dedicati, si applicano in quanto compatibili le disposizioni sulle società per azioni o, se previsto dall’atto costitutivo, le norme sulle società a responsabilità limitata purché il numero dei soci sia inferiore a venti e l’attivo patrimoniale non sia superiore ad Euro 1 milione.
Le cooperative regolate da leggi speciali (ad esempio le cooperative sociali) sono soggette alla norme del codice civile in quanto compatibili con la normativa specifica.
Le cooperative devono costituirsi per atto pubblico. l’atto costitutivo stabilisce le regole per lo svolgimento dell’attività mutualistica e può prevedere che la società svolga la propria attività anche con i terzi.
tutti i dati relativi ai soci
la denominazione e il comune ove è posta la sede della società
la quota di capitale sottoscritta da ciascun socio e i versamenti eseguiti
il valore attribuito ai crediti ed ai beni conferiti in natura
i requisiti e le condizioni per l’ammissione dei soci e il modo e il tempo in cui devono essere eseguiti i conferimenti
le condizioni per l’eventuale recesso o per l’esclusione dei soci
le regole per la ripartizione degli utili ed i criteri per la ripartizione dei ristorni
le forme per la convocazione dell’assemblea ove diverse da quelle previste per legge
il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri indicando quali tra essi hanno la rappresentanza della società
il numero dei componenti del collegio sindacale
la nomina dei primi amministratori e sindaci
Lo statuto contenente le regole di funzionamento della società costituisce parte integrante dell’atto costitutivo
Il capitale sociale non è determinato in un ammontare prestabilito
Il valore nominale di ciascuna azione o quota deve essere almeno di Euro 25,00
L’atto costitutivo può prevedere la possibilità di emettere strumenti finanziari secondo la disciplina per le Spa. Le cooperative cui sono applicabili le norme sulle Srl possono emettere strumenti finanziari solo a favore di investitori qualificati e privi del diritto di amministrazione.
I soci che sottoscrivono strumenti finanziari vengono denominati “Soci finanziatori”.
L’atto costitutivo stabilisce i requisiti per l’ammissione dei nuovi soci e la relativa procedura, non possono diventare soci quanti esercitano in proprio imprese identiche o affini con quella della cooperativa
L’ammissione o l’eventuale diniego di un nuovo socio è deliberata dagli amministratori (con parere motivato) su domanda dell’interessato. Il nuovo socio deve versare, oltre l’importo della quota, il soprapprezzo eventualmente determinato dall’assemblea
La quota dei soci cooperatori non può essere ceduta senza autorizzazione degli amministratori.
Il socio che non esegue in tutto o in parte il pagamento delle quote può essere escluso.
Il socio cooperatore può recedere dalla società nei casi previsti dalla legge e dall’atto costitutivo
Nelle assemblee hanno diritto di voto i soci cooperatori che risultano iscritti nel libro dei soci da almeno 90 giorni.
Vige il principio del voto capitario, ovvero un voto per ogni socio a prescindere dalle quote possedute.
La nomina del collegio sindacale è obbligatoria qualora:
il capitale sociale sia pari o superiore ad Euro 110 mila
se, per due anni successivi, siano stati superati i seguenti limiti:
totale dell’attivo dello stato patrimoniale Euro 3.125.000
ricavi delle vendite e delle prestazioni Euro 6.250.000
Nella relazione allegata al bilancio gli amministratori devono indicare specificamente i criteri seguiti nella gestione sociale per il conseguimento dello scopo mutualistico
Art. 2545 quater
Qualunque sia l’ammontare del fondo di riserva legale, ogni anno deve essere a questo destinato almeno il 30%: dell’utile netto d’esercizio
Art. 2545 octies
La cooperativa perde la qualifica di cooperativa a mutualità prevalente quando, per due esercizi successivi, non rispetti la condizione di prevalenza di cui all’articolo 2513 ovvero quando modifiche le previsioni statutarie di cui all’articolo 2514
Art. 2545 terdecies
In caso di insolvenza la società cooperativa è soggetta alla procedura di liquidazione coatta amministrativa che prevede la nomina di un commissario liquidatore ad opera dell’autorità governativa. Se la cooperativa svolge attività commerciale è soggetta anche al fallimento.
La Legge 3 aprile 2001 n° 142: Revisione della legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla posizione del socio lavoratore ha disciplinato in modo puntuale i rapporti tra i soci, i soci lavoratori ed i soci che siano anche dipendenti. Queste le principali regole fissate:
L’articolo 1 della legge, pur non contenendo espressamente la definizione di “cooperativa di produzione e lavoro” dispone che la legge medesima si applichi alle cooperative nelle quali il rapporto mutualistico abbia ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte dei soci a condizione che gli stessi:
concorrano alla gestione dell’impresa partecipando alla formazione degli organi sociali e alla definizione della struttura di direzione e conduzione dell’impresa;
partecipino alla elaborazione di programmi di sviluppo ed alle decisione concernenti le scelte strategiche nonché alla realizzazione dei processi produttivi dell’azienda;
contribuiscano alla formazione del capitale sociale e partecipino al rischio d’impresa, ai risultati economici ed alle decisioni sulla loro destinazione;
mettano a disposizione le proprie capacità professionali
instaurino con la cooperativa un ulteriore rapporto di lavoro, in forma subordinata o autonoma o in qualsiasi altra forma
Viene altresì stabilito che:
i rapporti di socio lavoratore e socio dipendente sono distinti nel senso che un socio lavoratore può contemporaneamente instaurare un rapporto di lavoro dipendente vero e proprio
l’instaurazione del rapporto di socio lavoratore e⁄o di socio dipendente fa sorgere gli obblighi di tipo fiscale, previdenziale, di sicurezza ed igiene del lavoro propri del rapporto instaurato (salve le eccezioni legislativamente previste per le cooperative sociali)
le cooperative sono tenute a corrispondere ai soci lavoratori un trattamento economico complessivo proporzionale alla quantità e qualità del lavoro prestato e comunque non inferiore ai minimi previsti per prestazioni analoghe svolte da lavoratori dipendenti dai contratto collettivi
ulteriori trattamenti retributivi ai soci lavoratori (anche non dipendenti) possono essere deliberati dall’Assemblea:
a titolo di maggiorazione retributiva
in sede di approvazione del bilancio a titolo di ristorno in misura non superiore al 30%: dei trattamenti retributivi complessivi.
I successivi articoli disciplinano i vari aspetti del rapporto tra i soci lavoratori e le cooperative con riguardo a:
trattamento economico dei soci lavoratori (Art. 3)
regime previdenziale (Art. 4)
Molto importante è l’art. 6 che impone l’adozione di un regolamento interno relativo alle tipologie di rapporti con i soci lavoratori. Il regolamento deve essere depositato entro 30 giorni dall’adozione presso la Direzione provinciale del Lavoro e deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
deve essere approvato dall’Assemblea
deve specificare quale sia il Contratto collettivo applicabile relativamente ai soci lavoratori con rapporto di lavoro subordinato
deve indicare le modalità di svolgimento delle prestazioni lavorative da parte dei soci, in relazione all’organizzazione aziendale della cooperativa ed ai profili professionali dei soci stessi anche per i soci che non hanno un rapporto di lavoro subordinato
deve attribuire all’assemblea la facoltà di deliberare, all’occorrenza, un piano di crisi aziendale nel quale siano salvaguardati, per quanto possibile, i livelli occupazionali
deve attribuire all’assemblea la facoltà di deliberare, nell’ambito del piano di crisi aziendale di cui al punto precedente, forme di apporto anche economico, da parte dei soci lavoratori, per la soluzione della crisi, in proporzione alle disponibilità e capacità finanziarie;
al fine di promuovere nuove imprenditorialità, nelle cooperative di nuova costituzione, lo Statuto deve prevedere la facoltà per l’assemblea di deliberare un piano di avviamento alle condizioni e secondo le modalità stabilite in accordi collettivi tra le associazioni nazionali delle cooperative e le organizzazioni sindacali
per le sole cooperative sociali di tipo b) è prevista la possibilità di definire accordi territoriali con le organizzazioni sindacali per rendere compatibile l’applicazione del contratto collettivo di lavoro di riferimento all’attività effettivamente svolta
Il Decreto legislativo 155⁄2006 disciplina le imprese sociali.
Le cooperative sociali possono valutare la possibilità di acquisire la qualifica di “impresa sociale”. Per farlo devono adeguare i loro statuti a quanto previsto dall’art. 10, commi 2 e 12 e devono redigere e depositare al Registro delle Imprese il “bilancio sociale”.
Art. 1: nozione
Possono acquisire la nozione di impresa sociale tutte le organizzazioni sociali, comprese le società, che esercitano un’attività economica al fine della produzione di beni o servizi di utilità sociale.
Art. 2: utilità sociale
Si considerano beni o servizi di utilità sociale quelli prodotti o scambiati nei seguenti settori:
assistenza sociale ai sensi della legge 328⁄2000
assistenza socio–sanitaria come definita dal Decreto del Consiglio dei Ministri del 14⁄2⁄2001
educazione, istruzione e formazione ai sensi della legge 53⁄2003
Indipendentemente dall’esercizio delle attività sopra elencate possono acquisire la qualifica di impresa sociale le organizzazioni che esercitano attività d’impresa ai fini dell’inserimento lavorativo di soggetti che siano:
lavoratori disabili in misura non inferiore al 30%: dei lavoratori impiegati a qualunque titolo nell’impresa
Art. 3: assenza dello scopo di lucro
Gli utili d’impresa e gli avanzi di gestione comunque denominati devono essere destinati allo svolgimento dell’attività statutaria e ad incremento del patrimonio. È vietata la distribuzione anche indiretta degli utili e degli avanzi di gestione medianti corresponsione agli amministratori, ai lavoratori subordinati o autonomi ed ai possessori degli strumenti finanziari di retribuzioni ed interessi in misura superiore a determinati parametri.
Art. 7: denominazione
Nella denominazione è obbligatoria l’uso di “impresa sociale”.
Art. 14: lavoro nell’impresa sociale
Ai lavoratori dell’impresa sociale non può essere corrisposto un trattamento economico inferiore a quello previsto dai contratti collettivi applicabili, è ammessa la prestazione di attività di volontariato nei limiti del 50%: dei lavoratori a qualunque titolo impiegati
Art. 17: norme di coordinamento
Le ONLUS che acquisiscano anche la qualifica di impresa sociale continuano ad applicare la normativa di cui al Decreto legislativo 460⁄97
Le cooperative sociali di cui alla legge 381⁄91 che rispettino le norme previste dalla legge in esame acquisiscono la qualifica di impresa sociale e la relativa normativa si applica compatibilmente con le specifiche disposizioni per le cooperative sociali.
La disciplina dettata dal Codice dei contratti pubblici è molto vasta, ci limitiamo all’esposizione degli articoli direttamente relativi alla stipula di contratti con le cooperative sociali. Si tratta dei seguenti:
art 30 – Concessione di servizi
art. 52 – Appalti di servizi
Occorre innanzitutto definire quali siano i “servizi sociali” partendo dalla definizione legislativa datane dalla legge 59 del 1997 e dal relativo D. Lgs. 112⁄1998 che definiscono i servizi sociali come tutte quelle attività “relative alla predisposizione ed erogazione di servizi, gratuiti ed a pagamento o di prestazioni economiche destinate a rimuovere e superare le situazione di bisogno e di difficoltà che la persona umana incontra nel corso della sua vita, escluse soltanto quelle assicurate dal sistema previdenziale e da quello sanitario, nonché quelle assicurate in sede di amministrazione della giustizia”. Tale definizione è rimasta invariata anche a seguito dell’emanazione del c.d. legge quadro istitutiva del sistema integrato dei servizi sociali (L 328⁄2000).
Il Codice degli appalti prevede due distinte fattispecie:
la concessione di servizi di cui all’art. 30 del Codice
l’appalto di servizi non prioritari di cui all’allegato II B del Codice
Relativamente alle concessioni di servizi (cui non sono applicabili le disposizioni del Codice), che costituiscono forme di collaborazione pubblico⁄privato, alcune problematiche sorgono con riferimento all’affidamento dei servizi pubblici locali (che possono essere con o senza rilevanza economica) che non vengono definiti legislativamente. Tra i servizi a rilevanza economica si possono citare i seguenti:
gestione di centro educativo diurno per minori
assistenza domiciliare in favore di persone anziane e⁄o svantaggiate
gestione di centro di aggregazione per anziani
servizi connesse ad impianti sportivi
servizi di trasporto pubblico scolastico, turistico, di disabili
La caratteristica che li qualifica come servizi a rilevanza economica consiste nel fatto che si tratta di attività suscettibili, in astratto, di essere gestite in forma remunerativa e per le quali esiste un mercato concorrenziale.
Per quanto riguarda, invece, l’appalto di servizi, occorre preliminarmente distinguere tra servizi prioritari (che sono soggetti alla integrale applicazione del Codice) e servizi non prioritari che, invece, lo sono soltanto parzialmente. I servizi non prioritari sono quelli identificati nell’allegato II B del codice alla categoria 25.
Di particolare importanza per quanto d’interesse per le cooperative sociali è l’articolo 52 (Appalti riservati) che attribuisce alle stazioni appaltanti la facoltà di riservare la partecipazione, in relazione a singoli appalti, a “laboratori protetti”, oppure riservarne l’esecuzione nel contesto di “programmi di lavoro protetti”, quando la maggioranza dei lavoratori interessati è composta da disabili. Il perseguimento di un obiettivo di tipo sociale attraverso lo strumento dell’appalto pubblico avviene, quindi, attraverso la creazione di una riserva di partecipazione operante sia sotto il profilo soggettivo (laboratori protetti) che oggettivo (programmi protetti) e, comunque, in entrambi i casi caratterizzata dall’impiego maggioritario di disabili.
Premesso quanto sopra si rileva che:
il coordinamento tra il citato articolo 52 del codice dei contratti pubblici che disciplina gli istituti dei laboratori protetti e dei programmi protetti e la legislazione nazionale relativa alle cooperative sociali ed alle imprese sociali è piuttosto scarso;
non esiste a livello di normativa italiana alcuna definizione di laboratorio protetto e di programma protetto.
Relativamente al primo aspetto (mancato coordinamento) si precisa che le cooperative sociali, diversamente da quanto richiesto per la figura del laboratorio protetto, svolgono attività finalizzate all’inserimento lavorativo di “persone svantaggiate” e non di “disabili” e devono possedere un organico costituito almeno per il 30%: da persone disagiate e non già la maggioranza di persone disabili, come invece è richiesto per il laboratorio protetto. Da ciò ne conseguirebbe che laboratorio protetto e cooperativa sociale non coincidono in quanto sono diversi i requisiti richiesti.
Pur tuttavia le cooperative sociali di tipo B) possono essere riconosciute come laboratori protetti ed avvalersi della riserva di cui all’articolo 52 in esame a condizione che possiedano i requisiti richiesti.
In relazione alla mancanza di ogni definizione in ordine ai laboratori protetti ed ai programmi protetti è stato chiarito che possano essere riconosciuti come laboratori protetti i soggetti che possiedono tutti i seguenti requisiti:
essere una soggetto giuridico, costituito nel rispetto della vigente normativa, che esercita in via stabile e principale un’attività economica organizzata;
Relativamente ai programmi protetti è stato chiarito che essi non si basano sulla qualificazione soggettiva dei partecipanti bensì sul ricorso, nella fase esecutiva dell’appalto, all’impiego in numero maggioritario, di lavoratori disabili. Ai programmi protetti, quindi, possono partecipare anche imprese prive dei requisiti per essere annoverate tra i laboratori protetti.
L’articolo 69 concede alle stazioni appaltanti di inserire le c.d. “clausole sociali”. Il testo legislativo, sul punto, recita: “Le stazioni appaltanti possono esigere condizioni particolari per l’esecuzione del contratto etc. Dette condizioni possono attenere, in particolare, a esigenze sociali o ambientali etc.”.
In linea con la disciplina comunitaria le condizioni particolari possono essere finalizzate alla formazione professionale nel cantiere, alla promozione dell’occupazione delle persone con particolari difficoltà di inserimento, alla lotta contro la disoccupazione o alla tutela dell’ambiente.
Il Decreto legislativo 220⁄2002 (Norme in materia di vigilanza sugli enti cooperativi) applicabile anche alle cooperative sociali, dispone quanto segue:
Art. 1 – la vigilanza sulle cooperative di qualsiasi genere e specie è attribuita la Ministero delle Attività produttive (ora Ministero dello Sviluppo economico – MISE) ed è finalizzata all’accertamento dei requisiti mutualistici
Art. 2 – Le revisioni ordinarie devono essere effettuate con cadenza biennale salvo eventuali disposizioni delle leggi speciali che ne dispongano l’effettuazione con cadenza annuale
Il comma 2 dispone che per le cooperative sociali la verifica deve essere annuale.
Con il comma 6 viene previsto che, in mancanza di verifica, sia possibile autocertificare il possesso dei requisiti mutualistici.
Ove una cooperativa aderisca ad un’Associazione nazionale di rappresentanza, assistenza e tutela del movimento cooperativo, le verifiche sono effettuate dall’Associazione medesima
Con l’art. 23, comma 9 del DL 179⁄2012 è stato chiarito che la vigilanza sugli enti cooperativi ha esclusivamente lo scopo di controllare la legittimazione a beneficiare delle agevolazioni fiscali, previdenziali e di altra natura.
Art. 8 – Il Ministero può altresì disporre ispezioni straordinarie sulla base di accertamenti a campione o ove se ne ravvisi la necessità.
Art. 15 – In sostituzione dello schedario nazionale e dei registri prefettizi viene istituito l’Albo nazionale degli enti cooperativi che è articolato su base provinciale
La legge in esame disciplina il servizio civile. Queste le principali norme:
Art. 1 – tra le finalità l’articolo 1 elenca anche:
promuovere la solidarietà e la cooperazione a livello nazionale ed internazionale, con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona ed alla educazione alla pace fra i popoli
partecipare alla salvaguardia e tutela del patrimonio della Nazione, con particolare riguardo ai settori ambientale, anche sotto l’aspetto dell’agricoltura in zone di montagna, forestale, …
Art. 3 – Enti ed organizzazioni privati
Gli enti e le organizzazioni private che intendono presentare progetti per il servizio civile volontario devono possedere i seguenti requisiti:
capacità organizzativa e possibilità d’impiego in rapporto al servizio civile volontario
corrispondenza tra i propri fini e le finalità di cui all’art. 1
svolgimento di un’attività continuativa da almeno 3 anni
La legge in esame, per quanto d’interesse per le cooperative sociali prevede che:
Art. 2: per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà. l’attività del volontario non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario, è ammesso esclusivamente il rimborso delle spese effettivamente sostenute per l’attività prestata.
Art. 3: le organizzazioni di volontariato possono assumere la forma giuridica che ritengono più adeguata al perseguimento dei loro fini
Negli accordi degli aderenti, nell’atto costitutivo o nello statuto, oltre a quanto disposto dal codice civile per la forma giuridica che l’organizzazione ha assunto, devono essere espressamente previsti l’assenza di fini di lucro, la democraticità della struttura, l’elettività e la gratuità delle cariche associative nonché la gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti, i criteri di ammissione e di esclusione di questi ultimi, i loro obblighi e diritti. Devono essere altresì stabiliti l’obbligo di redazione del bilancio, dal quale devono risultare i beni, i contributi o i lasciti ricevuti, nonché le modalità di approvazione dello stesso da parte dell’assemblea degli aderenti.
Le organizzazioni di volontariato possono assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo esclusivamente nei limiti necessari al loro regolare funzionamento oppure occorrenti a qualificare o specializzare l’attività svolta.
Art.4: gli aderenti alle associazioni di volontariato devono essere assicurati contro gli infortuni e la malattie connessi allo svolgimento dell’attività nonché per la responsabilità civile verso terzi
Art. 5: in caso di scioglimento i beni che residuano dopo la liquidazione devono essere devoluti ad altre organizzazioni di volontariato operanti in identico o analogo settore
Art. 6: le Regioni devono istituire il Registro generale delle organizzazioni di volontariato, l’iscrizione è condizione necessaria per accedere ai contributi pubblici nonché per stipulare convenzioni e beneficiare delle agevolazioni fiscali
Art.8: agevolazioni fiscali (vedasi oltre nella sezione Regime fiscale)
La Regione Liguria ha emanato la legge regionale n° 15⁄92 successivamente abrogata e sostituita dalla legge regionale 42⁄2012 (Testo unico delle norme sul Terzo settore) che, per la maggior parte, ricalca la normativa statale e quindi se ne omette l’analisi. Le norme principali della legge regionale 42 (per quanto di discostano o ampliano la normativa nazionale), molto sinteticamente, prevedono quanto segue:
Per quanto di interesse ai fini delle presenti note si intende per:
attività produttive e marginali: quelle definite dal decreto Min. finanze 25⁄5⁄1995 ovvero:
attività di vendita occasionali o iniziative occasionali di solidarietà svolte nel corso di celebrazioni o ricorrenze o in concomitanza di campagne di sensibilizzazione pubblica verso i fini istituzionali dell’organizzazione di volontariato
attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario
cessione di beni prodotti dagli assistiti e dai volontari perché la vendita dei prodotti sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario
attività di somministrazione di alimenti e bevande in occasione di raduni, manifestazioni, celebrazioni e simili a carattere occasionale
attività di prestazione di servizi rese in conformità alle finalità istituzionali non riconducibili nell’ambito applicativo dell’art. 111, comma 3 del TUIR, verso pagamento di corrispettivi specifici che non eccedano del 50%: i costi di diretta imputazione
soggetti del Terzo Settore i seguenti:
le organizzazioni di volontariato di cui alla legge 266⁄91
le associazioni di promozione sociale di cui alla legge 383⁄00
Art. 5 – Organizzazioni di volontariato
I volontari che contemporaneamente siano anche lavoratori dipendenti di altra società commerciale, per poter espletare attività di volontariato, hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale
Art. 6 – Associazioni di promozione sociale
Anche per i volontari che aderiscano alla Associazioni di promozione sociale viene previsto l’obbligo di assicurazione e la possibilità di usufruire delle forma di flessibilità dell’orario di lavoro (come sopra)
Nelle sedi delle associazioni di promozione sociale iscritte nel Registro regionale è consentita l’apertura e l’esercizio di un punto di somministrazione, riservato ai soci, di alimenti e bevande
Art. 7 – Cooperative sociali
Le cooperative sociali (sia quelle di tipo A sia quelle di tipo B) sono considerate soggetti del Terzo settore.
Art. 8 – Imprese sociali diverse dalle cooperative sociali
Anche le imprese sociali di cui alla legge 155⁄06 sono considerate soggetti del Terzo settore.
Art. 13 – Registro regionale del Terzo settore
Il registro regionale è suddiviso nelle seguenti sezioni:
a) sezione delle organizzazioni di volontariato
b) sezione delle associazioni di promozione sociale
c) sezione delle cooperative sociali con parte dedicata alle imprese sociali diverse dalle cooperative sociali
d) sezione delle società di mutuo soccorso
e) sezione delle fondazioni con prevalenti finalità sociali
f) sezione degli istituti di patronato con prevalenti finalità sociali
g) sezione degli enti e organismi facenti capo alle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese con prevalenti finalità sociali
L’iscrizione può essere effettuata in una sola delle categoria sopra riportate
Il Registro regionale viene pubblicato annualmente sul sito web della Regione
Art. 15 – Disposizioni specifiche per la sezione delle cooperative sociali
La sezione dedicata alle cooperative sociali si articola nelle seguenti sotto sezioni:
A) destinata alle cooperative che gestiscono servizi socio sanitari ed educativi
B) destinata alle cooperative che svolgono attività diverse, agricole, industriali, commerciali o di servizi finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate
C) destinata ai consorzi costituiti come società cooperative aventi la base sociale formata in misura non inferiore al 70%: da cooperative sociali
D) destinata alle imprese sociali diverse dalle cooperative sociali
Art. 17 – Procedimento per l’iscrizione nel Registro regionale
Occorre presentare apposita istanza firmata dal legale rappresentante cui deve essere allegata la seguente documentazione:
atto costitutivo in copia autenticata
statuto in copia autenticata
bilancio relativo all’ultimo esercizio
autocertificazione attestante il possesso di tutti i requisiti richiesti ivi compreso il rispetto della normativa vigente in materia di contratti di lavoro
Vige la regola del “silenzio assenso”: se la richiesta non viene rigettata l’iscrizione avviene automaticamente entro 90 giorni dalla richiesta
L’iscrizione al Registro costituisce presupposto ai fini della stipula di accordi e convenzioni, diversi dagli affidamenti in appalto, concessione ed accreditamento, con la Regione e gli altri enti locali nonché per poter accedere ai contributi previsti dalla legge medesima
Posta la qualifica di Cooperativa sociale⁄ONLUS, la disciplina fiscale è piuttosto complicata in quanto si verifica la sovrapposizione della normativa propria delle cooperative sociali con quella delle ONLUS con ulteriori divagazione relative alle cooperative di produzione e lavoro.
In linea generale, comunque, le imposte da “monitorare” sono:
La categoria delle ONLUS, ai fini fiscali, costituisce un’autonoma categoria distinta da quella degli enti non commerciali, la categoria delle cooperative sociali, invece, rientra nel più generale “genus” delle cooperative, pur tuttavia norme ad hoc sono previste proprio per le cooperative sociali,
La disciplina fiscale è contenuta nei seguenti provvedimenti legislativi:
Legge 904⁄1977: modificazioni alla disciplina dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche e al regime tributario dei dividendi e degli aumenti di capitale, adeguamento del capitale minimo delle società e altre norme in materia fiscale e societaria
Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917⁄86)
DPR 601⁄1973: disciplina delle agevolazioni fiscali
DPR 633⁄72 in materia di IVA
DPR 600⁄72 (per la parte relativa alle scritture contabili)
Decreto legislativo 460⁄1997: riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali
Legge 266⁄1991
Legge 133⁄1999: disposizioni in materia di perequazione, razionalizzazione e federalismo fiscale
Legge 142⁄2001
Legge 446⁄97: IRAP
Decreto Legge n° 35⁄2005 convertito dalla Legge 80⁄2005:
Legge 190 del 2014: legge di stabilità per il 2015
La legge 904⁄1977, riguarda le società cooperative esclusivamente per quanto contenuto nell’art. 12 che dispone: “ ... non concorrono a formare il reddito imponibile delle società cooperative e dei loro consorzi le somme destinate alle riserve indivisibili, a condizione che sia esclusa la possibilità di distribuirle tra i soci sotto qualsiasi forma, sia durante la vita dell’ente che all’atto del suo scioglimento”.
Le riserve indivisibili possono essere utilizzate a copertura delle perdite senza conseguenze sull’agevolazione fiscale già usufruita a condizione che le riserve vengano ricostituite mediante accantonamento degli utili degli esercizi successivi.
Si tratta di una norma di fondamentale importanza che permette alle cooperative, anche quelle sociali, di non pagare l’IRES sulla parte del reddito d’impresa destinato alle riserve indivisibili.
Alle cooperative sociali e loro consorzi (giusto il disposto dell’art. 1, comma 463 delle legge 311⁄2004) non si applica la disposizione prevista dalla Legge 311⁄2004, art. 1 commi 460–462 che limita l’applicabilità dell’art. 12 in esame ad una parte soltanto degli utili delle cooperative a mutualità prevalente
Ulteriori disposizione agevolativa riguarda la quota del 30%: degli utili netti che, ai sensi dell’art. 2545 quater del Codice Civile, deve obbligatoriamente essere destinata alla riserva legale. Ai sensi dell’articolo in esame (coordinato con il comma 1 dell’art. 6 del decreto legge 63⁄2002 e con il comma 36 ter dell’art. 2 del decreto legge 138⁄2011) gli utili netti destinati alla riserva legale sono fiscalmente deducibili dal reddito dell’esercizio fino al 20%:. In pratica si ha la seguente situazione: l’accantonamento alla riserva legale (30%: degli utili netti) è deducibile dal reddito dell’esercizio fino a concorrenza con il 20%: degli utili netti medesimi, quindi viene tassato solo il 10%:.
Concretamente l’agevolazione in esame viene sfruttata nella relativa dichiarazione dei redditi attraverso il meccanismo delle variazioni in diminuzione.
Alcuni degli articoli del Testo Unico che si trattano nel seguito sono stati modificati dalla legge 460⁄97, il relativo esame viene quindi condotto in sede di analisi delle disposizioni del TU mentre verrà omesso in sede di analisi della legge 460.
Art. 10 – Oneri deducibili
Sono deducibili nella determinazione del reddito delle persone fisiche:
i contributi, le donazioni e le oblazioni erogati in favore delle ONLUS idonee ai sensi dell’art. 28 legge 49⁄1987 (che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo) per un importo non superiore al 2%: del reddito complessivo dichiarato. La detrazione è consentita a condizione che venga effettuata tramite banca, ufficio postale od altri mezzi tracciabili (assegno bancario, carta di credito, carta di debito ...)
Art. 15 – Detrazioni per oneri
Il comma 1.1 (come modificato dalla legge 190⁄14 – legge finanziaria per il 2015) dispone che dal 2015 si può detrarre dall’imposta lorda il 26%: delle erogazioni liberali in denaro a favore delle ONLUS per un importo non superiore ad Euro 30.000. La detrazione è consentita a condizione che venga effettuata con mezzi tracciabili.
Art. 100 – Oneri di utilità sociale
Sono deducibili dal reddito d’impresa:
le erogazioni liberali fatte a favore delle persone giuridiche che perseguono esclusivamente finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria per un importo non superiore al 2%: del reddito d’impresa e comunque fino ad Euro 2.065,83
Art. 111 ter – Organizzazioni non lucrative di utilità sociale
Il presente articolo, introdotto dalla legge 460⁄97, è stato abrogato dall’art. 1 del D. Lgs 344⁄2003 ed il relativo contenuto è stato trasfuso nell’art. 150
Art. 143 – Reddito complessivo degli enti non commerciali residenti
Il reddito complessivo è determinato quale somma dei vari tipi di reddito in capo all’ente:
Non concorrono in ogni caso alla formazione del reddito:
i fondi pervenuti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente anche mediante offerta di beni e servizi di modico valore in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione. I suddetti fondi sono altresì esclusi dall’IVA e da ogni altro tributo. La condizione della non imponibilità dei fondi raccolti è subordinata alla rendicontazione delle attività di raccolta eseguite in ogni esercizio in apposito documento da redigere entro 4 mesi dalla chiusura di ciascun esercizio. In detto prospetto, anche in forma di relazione, deve essere indicato, per ogni raccolta, l’ammontare delle entrate e delle spese sostenute.
i contributi corrisposti da Amministrazioni pubbliche per lo svolgimento convenzionato o in regime di accreditamento di attività aventi finalità sociali esercitate in conformità ai fini istituzionali dell’ente medesimo
Art. 144 – Determinazione dei redditi
La determinazione dei redditi appartenenti alle categorie sopra elencate avviene secondo le regole proprie di ogni categoria. Se l’ente esercita un’attività commerciale deve tenere una contabilità separata per quest’ultima. Le spese promiscue per l’attività istituzionale e per quella commerciale possono essere dedotte dal reddito d’impresa sulla base del rapporto tra i ricavi commerciali e l’ammontare complessivo di tutti i ricavi e proventi
Art. 145 – Regime forfetario degli enti non commerciali
l’articolo 145 non è applicabile alle cooperative sociali
Art. 147 – Detrazioni d’imposta per oneri
l’articolo in esame riguarda le donazioni che gli enti non commerciali residenti possono effettuare a favore delle associazioni di promozione sociale tra cui le ONLUS. Viene previsto che l’ente donante possa effettuare la detrazione dall’imposta lorda fino a concorrenza con la medesima, del 19%: delle erogazioni liberali in denaro d’importo non superiore ad Euro 2.065,83 a condizione che il pagamento sia stato effettuato con mezzi tracciabili.
Art. 150 – ONLUS
l’art. in esame dispone :
“1 Per le Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, ad eccezione delle società cooperative, non costituisce esercizio di attività commerciale lo svolgimento delle attività istituzionali nel perseguimento di esclusive finalità di solidarietà sociale.
2 I proventi derivanti dall’esercizio delle attività direttamente connesse non concorrono alla formazione del reddito imponibile”.
l’esercizio delle attività istituzionali non costituisce esercizio di attività commerciale e (come chiarito dalla circolare 168⁄1998) i proventi derivanti dalle attività direttamente connesse concorrono alla formazione del reddito imponibile. Tuttavia vi è l’esplicita esclusione delle società cooperative, pertanto le cooperative sociali sono escluse dai benefici previsti per le ONLUS in materia di imposte sui redditi.
Le cooperative sociali godono, comunque, dell’esenzione dall’IRES in virtù di altra normativa (vedasi l’art. 11 del DPR 601⁄73).
Il Decreto del Presidente della Repubblica 601⁄1973 disciplina le agevolazioni tributarie. Si tratta di normativa ormai generalmente superata da disposizioni ad hoc per le varie tipologie di enti beneficiari, tuttavia i seguenti articoli sono ancora attuali e d’interesse:
Art. 6: riduzione dell’imposta sul reddito delle persone giuridiche (ora IRES – imposta sul reddito delle società)
Prevede che l’aliquota IRES (27,5%:) sia ridotta alla metà nei confronti, fra gli altri, degli enti e istituzioni di assistenza sociale
Art. 11: cooperative di produzione e lavoro
L’articolo in esame prevede l’esenzione totale dall’IRES a condizione che l’ammontare delle retribuzioni effettivamente corrisposte ai soci che prestano la loro opera con carattere di continuità non sia inferiore al 50%: dell’ammontare complessivo di tutti gli altri costi tranne quelli relativi alle materie prime e sussidiarie. Anche le cooperative sociali possono essere qualificate come cooperative di produzione e lavoro se soddisfano i requisiti richiesti.
Qualora, invece, l’ammontare delle retribuzioni si collochi nella fascia tra il 25%: ed il 50%:, l’IRES è dovuta nella misura del 50%: dell’aliquota base (quindi al 13,75%:).
Tuttavia la legge 311⁄2004, art. 1, comma 462, senza modificare l’articolo in esame, ha disposto che questo articolo si applica limitatamente al reddito imponibile derivante dall’indeducibilità dell’IRAP. In pratica le cooperative di produzione e lavoro godono di un’esenzione parziale dall’IRES per la parte di reddito corrispondente all’IRAP iscritta a conto economico e dovranno quindi effettuare una variazione in diminuzione pari all’IRAP di competenza.
Nella determinazione del reddito delle cooperative di produzione e lavoro sono ammesse in deduzione le somme erogate ai soci lavoratori a titolo di integrazione delle retribuzioni fino al limite dei salari correnti aumentati del 20%:.
Il collegamento tra la normativa propria delle cooperative sociali e quella delle cooperative di produzione e lavoro è stato illustrato dalla Risoluzione 25⁄3⁄2009 n° 80⁄E che sancisce:
la semplice qualifica di cooperativa sociale non è sufficiente per beneficiale dell’esenzione di cui all’art. 11 in esame che è espressamente prevista per le cooperative di produzione e lavoro
le cooperative sociali, per beneficiare dell’esenzione⁄riduzione in oggetto devono poter essere qualificate anche come cooperative di produzione e lavoro ai sensi della legge 142⁄2001
Per l’analisi della legge 142⁄2011 si veda oltre.
La Normativa IVA è contenuta nel Decreto del Presidente della Repubblica n° 633⁄1972 che è stato modificato ed integrato innumerevoli volte.
Per quanto d’interesse per le cooperative sociali la normativa attualmente in vigore è la seguente (si tralasciano tutti gli adempimenti contabili amministrativi che sono a carico di chi tiene la contabilità).
Per l’IVA non operano le esclusioni e le esenzioni previste per le imposte dirette ma è stata prevista una serie di agevolazioni e di esenzioni apposite per alcune singole tipologie di operazioni effettuate. Le ONLUS pertanto applicano le regole ordinarie IVA indipendentemente dalla decommercializzazione prevista ai fini delle imposte sui redditi.
Art. 2 – Cessioni di beni
Comma 2 n° 4: costituiscono cessioni di beni anche le cessioni gratuite di beni che rientrano nell’attività d’impresa del donante d’importo superiore ad Euro 50,00. Ciò comporta che se un’impresa dona un bene che forma oggetto della sua attività (ad esempio un ferramenta dona del filo di ferro) per un importo superiore a Euro 50 deve emettere la fattura
Art. 3 – Prestazioni di servizi
Costituiscono prestazioni di servizi (e quindi devono essere fatturate) se d’importo superiore ad Euro 50,00 anche le prestazioni a titolo gratuito.
Anche questa regola generale subisce delle eccezioni:
per effetto dell’art. 14 del D. Lgs. 460⁄97 non si considerano operazioni imponibili ai fini IVA le operazioni gratuite di divulgazione pubblicitaria (con qualsiasi mezzo realizzate, sia con la pubblicità classica sui “media”, sia con operazioni di marketing “diretto”) svolte a beneficio delle ONLUS.
Art. 4 – Esercizio di imprese
Per esercizio d’impresa si intende anche l’esercizio abituale ancorché non esclusivo delle attività agricole.
In linea generale il momento di effettuazione delle operazioni si considera:
per le cessioni di beni mobili al momento della consegna o spedizione del bene
per le prestazioni di servizi all’atto del pagamento del corrispettivo
Regole particolari vengono fissate per le cessioni periodiche o continuative in esecuzione di contratti di somministrazione
Art. 10 – Operazioni esenti
Comma 1 n° 12: le cessioni gratuite di beni che rientrano nell’attività d’impresa (del donante) anche d’importo superiore ad Euro 50,00 fatte alle ONLUS. Ciò comporta che il soggetto che effettua una donazione di un bene con le caratteristiche sopra viste dovrà emettere fattura senza IVA con la seguente dicitura: “Operazione esente ex art. 10 n° 12 DPR 633⁄72” e dovrà considerare indetraibile l’IVA sul relativo acquisto. Tuttavia questa norma è derogata da più disposizioni, in particolare dall’art. 13 del D. Lgs 460⁄97 e dall’art. 6 della Legge 133⁄99 che, di fatto, la rendono non più operativa e, quindi, restituiscono al donante la possibilità di considerare detraibile l’IVA relativa agli acquisti dei beni poi donati. Per gli adempimenti connessi a tale tipologia di donazioni vedasi l’articolo 13 del D. Lgs 460⁄97.
Per le donazioni di beni che, invece, non rientrano nell’attività d’impresa del donante, vedasi l’art. 19 bis 1.
Comma 1 n° 20: le prestazioni didattiche di ogni genere rese dalle ONLUS
Art. 19 bis1 – Esclusione o riduzione della detrazione per alcuni beni o servizi
Per effetto di quanto disposto al comma 1 lettera h), la donazione ad una ONLUS di beni che non fanno parte dell’attività del soggetto donante costituisce spesa di rappresentanza e, quindi, è esclusa dal campo di applicazione dell’IVA. Così, ad esempio, se un’impresa, anziché donare una somma vuole donare un oggetto (che non commercializza abitualmente), non deve emettere fattura, soltanto deve provare di averlo consegnato e dovrà considerare indetraibile l’IVA pagata in occasione del relativo acquisto.
Art. 19 ter – Detrazione per gli enti non commerciali
Le ONLUS hanno diritto alla detrazione dell’IVA a credito a condizione che tengano la contabilità separata per l’attività commerciale ex art. 20 bis DPR 600⁄73
Per ogni cessione di beni occorre emettere fattura indicando tutti i seguenti dati:
tutti i dati identificativi del soggetto emittente (denominazione, indirizzo della sede, n° di partita IVA e codice fiscale, n° di iscrizione al REA, eventuali ulteriori dati particolari in relazione al soggetto emittente).
numero progressivo (ogni anno si inizia da 1)
tutti i dati del soggetto destinatario
aliquota IVA e relativo importo calcolato sulla base imponibile
Come detto sopra la fattura deve essere emessa in duplice esemplare (di cui uno consegnato all’acquirente) al momento della consegna o spedizione dei beni. È anche possibile emettere una fattura riepilogativa di tutte le cessioni effettuate nei confronti del medesimo soggetto nell’arco di ciascun mese. In questo caso però la merce deve essere accompagnata da un documento di trasporto (DdT) e sulla fattura devono essere elencati tutti i documenti di trasporto cui la medesima si riferisce.
Il DdT è un documento emesso dal venditore al momento della consegna dei beni e deve contenere le seguenti indicazioni:
dati del vettore se la merce viene spedita tramite corriere
Art. 33 – Liquidazioni e versamenti periodici
L’art. 33 in esame è stato abrogato e sostituito dall’art. 7 DPR 542⁄99. È comunque necessaria una breve introduzione sul meccanismo generale dell’IVA. Quanto un “soggetto IVA” ovvero un titolare di Partita IVA emette una fattura o degli scontrini fiscali diventa debitore d’imposta e l’IVA incassata dovrà essere versata allo Stato. Parimenti quando si riceve una fattura passiva, l’IVA incorporata nel prezzo pagato deve essere contabilizzata come IVA a credito (con alcune eccezioni). Periodicamente l’IVA incassata (a debito) al netto dell’IVA pagata (a credito) dovrà essere versata allo Stato. La somma annuale degli imponibili delle fatture attive e degli scontrini fiscali emessi costituisce il “volume d’affari” IVA l’insieme delle operazioni di registrazione delle fatture attive e passive nonché il conteggio dell’IVA a debito viene comunemente chiamata “liquidazione IVA periodica”.
L’attuale normativa prevede tempistiche differenti per le liquidazioni IVA periodiche in relazione al volume d’affari conseguito nell’esercizio precedente. Le liquidazioni debbano essere effettuate trimestralmente se il volume d’affari è non superiore ad Euro 700 mila. Il versamento dovrà essere effettuato entro il giorno sedici del secondo mese successivo a ciascun trimestre solare, quindi entro il 16⁄5 (per il primo trimestre) Se il risultato della liquidazione è a credito (perché l’IVA pagata è superiore a quella incassata) il relativo importo viene rimandato alla liquidazione successiva.
Tabella riepilogativa dei principali adempimenti IVA per le ONLUS
CERTIFICAZIONE OPERAZIONI ATTIVE
REGISTRAZIONE ACQUISTI E OPERAZIONI ATTIVE
Prestazioni di servizi di cui all'art. 10
Prestazioni di servizi di cui all'art. 10 sia prestazioni diverse
Prestazioni diverse da quelle di cui all'art. 10
Relativamente ai prodotti agricoli si applica l’aliquota del 4%: prevista dall’art. 16 DPR 633 e dalla Tabella A parte prima allegata al decreto:
1) cavalli, asini, muli e bardotti vivi
3) volatili da cortile vivi; volatili da cortile morti, commestibili freschi o refrigerati
4) conigli domestici, piccioni, lepri, pernici, fagiani, rane ed altri animali vivi destinati all’alimentazione umana, api e bachi da seta
11) uova di volatili in guscio, fresche o conservate
12) miele naturale
22) semi e frutti oleosi, esclusi quelli frantumati
Il DPR 600⁄72
Art. 20 bis: scritture contabili delle ONLUS
Vedasi l’art. 25 del D. Lgs. 460⁄97
Il Decreto legislativo 460⁄97 ha valenza esclusivamente tributaria nel senso che non configura le ONLUS come categoria civilistica ma solo quale qualifica aggiuntiva che le varie tipologie di enti possono conseguire al soddisfacimento di determinati requisiti.
Alcune delle norme in esame hanno apportato modifiche al TUIR o alla legge IVA (pertanto se ne omette qui l’analisi che è stata fatta precedentemente) altre, invece, recano disposizioni autonome per le ONLUS e le cooperative sociali
Art. 10 – ONLUS
l’articolo in esame dispone che sono ONLUS le associazioni, i comitati, le fondazioni, le società cooperative e gli altri enti di carattere privato i cui statuti prevedono espressamente:
a) lo svolgimento di una delle seguenti attività
1) assistenza sociale e socio sanitaria
7) tutela delle cose d’interesse artistico e storico
9) promozione della cultura e dell’arte
11) ricerca scientifica
12) cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale
b) l’esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale
c) il divieto di svolgere attività diverse da quelle di cui alla lettera a) ad eccezione di quelle ad esse direttamente connesse.
Per attività connesse si intendono le seguenti:
attività analoghe a quelle istituzionali
attività accessorie per natura a quelle istituzionali in quanto integrative delle stesse. In questa seconda tipologia rientrano ad esempio:
vendita di depliant o di magliette pubblicitarie o di altri oggetti di modico valore in occasione di campagne di sensibilizzazione
in genere si considerano accessorie le attività volte al reperimento di fondi per finanziare le attività istituzionali purché si svolgano in stretta connessione con quest’ultima
La norma dispone altresì che le attività connesse non devono essere prevalenti rispetto all’attività istituzionale e che i relativi proventi non superino il 66%: delle spese complessive dell’organizzazione.
d) il divieto di distribuire, anche in forma indiretta, utili e avanzi di gestione nonché fondi, riserve o capitale
e) l’obbligo di impiegare gli utili o gli avanzi di gestione per la realizzazione delle attività istituzionali
f) l’obbligo di devolvere il patrimonio, in caso di scioglimento, ad altre ONLUS
g) l’obbligo di redigere il bilancio. In particolare viene precisato che le cooperative sociali, anche se ONLUS, sono assoggettate alle normali disposizioni civilistiche e fiscali relative alla tipologia di società prescelta (spa o srl)
h) disciplina uniforme del rapporto associativo e delle modalità associative volte a garantire l’effettività del rapporto medesimo, escludendo espressamente la temporaneità della partecipazione alla vita associativa e prevedendo per gli associati o partecipanti maggiori di età il diritto di voto per l’approvazione e le modificazioni dello statuto e dei regolamenti e per la nomina degli organi dell’associazione
i) l’uso nella denominazione dell’acronimo ONLUS o, per esteso, Organizzazione non lucrativa di utilità sociale che deve essere sempre citato in qualsiasi comunicazione rivolta al pubblico.
La finalità di solidarietà sociale si intende perseguita quando le cessioni di beni e le prestazioni di servizi relative all’assistenza sanitaria, all’istruzione, alla formazione, allo sport dilettantistico, alla promozione della cultura e dell’arte e della tutela dei diritti civili non sono rese nei confronti dei soci bensì sono dirette alle seguenti categorie:
persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali e familiari;
È stato chiarito (Circolare Min. Finanze 26⁄6⁄98 n°168) che le situazioni di svantaggio possono riscontrasi, ad esempio nei seguenti casi:
disabili fisici e psichici affetti da malattie comportanti menomazioni non temporanee
tossico–dipendenti
minori abbandonati, orfani o in situazioni di disadattamento o devianza
Le finalità di solidarietà sociale si intendono realizzate anche quando tra i beneficiari delle attività statutarie vi sono i propri soci purché rientrino fra i soggetti svantaggiati di cui sopra.
Si considerano distribuzioni indirette di utili (quindi vietate):
a) le cessioni e le prestazioni di servizi ai seguenti soggetti se effettuate a condizioni più favorevoli:
componenti degli organi amministrativi e di controllo
soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore dell’associazione, loro parenti entro il terzo grado ed affini entro il secondo, nonché alle società da questi direttamente o indirettamente controllate o collegate
b) l’acquisto di beni o servizi per corrispettivi superiori al loro valore normale
c) la corresponsione ai componenti degli organi amministrativi e di controllo di emolumenti individuali annui superiori a determinati importi stabiliti per i sindaci delle Spa
d) la corresponsione a soggetti finanziatori che non siano banche o altri intermediari finanziari di interessi sui prestiti concessi all’associazione in misura superiore di 4 punti percentuali al tasso ufficiale di sconto
e) la corresponsione ai lavoratori dipendenti di stipendi superiori del 20%: di quelli previsti dai contratti collettivi nazionali per le medesime qualifiche
Sono in ogni caso considerate ONLUS, tra le altre, le cooperative sociali di cui alla legge 381⁄1991. Qualora la legge 381 preveda condizioni più favorevoli rispetto alla legge in esame, la relativa applicazione è ammessa. Ciò comporta che le cooperative sociali sono libere di scegliere se applicare la normativa relativa alle ONLUS o quella dettata dalla legge 381⁄1991 ponderando la convenienza tra le diverse disposizioni agevolative che sono principalmente contenute nella disciplina ai fini IVA (vedasi sopra).
Per le sole ONLUS costituite come società cooperativa è ammessa la destinazione del 3%: degli utili ai fondi mutualistici in quanto imposta dalla legge 31⁄10⁄1992 n° 59 (art. 11)
Non possono mai assumere la qualifica di ONLUS gli enti pubblici, le società commerciali (escluse le cooperative), i partiti e i movimenti politici, le organizzazioni sindacali, le associazioni di datori di lavoro, le associazioni di categoria ed i consorzi di cooperative.
La partecipazione di persone giuridiche (altre ONLUS, società commerciali …) ad una ONLUS non è vietata purché non venga esercitata un’influenza dominante
Art. 11 – Anagrafe delle ONLUS
Il Ministero delle Finanze tiene l’Anagrafe unica delle Onlus in cui le associazioni devono iscriversi mediante apposita domanda da presentare alla Direzione Regionale delle Entrate competente per territorio.
Le cooperative sociali, in quanto ONLUS di diritto, non sono tenute ad iscriversi all’Anagrafe delle ONLUS.
L’articolo 13 in esame apporta alcune modifiche all’art. 13 bis del TUIR (vecchia numerazione) le cui disposizioni sono ora contenute nell’art. 15 cui si rimanda.
Viene previsto che le derrate alimentari ed i prodotti farmaceutici (quando sono oggetto dell’attività dell’impresa donante) che, in alternativa alle usuali forme di eliminazione dal ciclo produttivo, vengano donate alle ONLUS, non si considerano destinate ad attività estranee all’esercizio dell’impresa (ex art. 85 TUIR) e quindi non costituiscono ricavo in capo al donante. Diversamente lo stesso dovrebbe emettere fattura e inserire il prezzo applicato tra i ricavi, come se avesse effettuato una normale vendita.
Art. 13 comma 3 (come modificato dalla Legge 244⁄2007)
Il comma 3 contiene un’ulteriore previsione di favore per le donazioni di beni non di lusso (diversi dagli alimentari e medicinali) che costituiscono l’oggetto della produzione o della commercializzazione da parte dell’impresa donante. Viene previsto che, qualora presentino imperfezioni, alterazioni, danni o vizi che pur non modificandone l’idoneità di utilizzo non ne consentono la commercializzazione o la vendita rendendone necessaria l’esclusione dal mercato o la distribuzione, possano essere ceduti gratuitamente alle ONLUS fino ad un importo complessivamente non superiore al 5%: del reddito d’impresa. In questo caso non si considerano destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa donante ai sensi dell’articolo 85 del TUIR e si considerano distrutti ai fini dell’IVA.
Il comma 4 in esame prevede alcuni adempimenti a carico sia dell’impresa cedente sia della ONLUS beneficiaria al fine di evitare un utilizzo abusivo dell’agevolazione di cui ai commi precedenti. In particolare viene previsto che:
l’impresa cedente deve effettuare una preventiva comunicazione all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza indicando giorno, data ed ora dell’inizio del trasporto e la destinazione finale dei beni. La suddetta comunicazione deve pervenire all’Agenzia delle Entrate almeno 5 giorni prima della data indicata e può essere omessa per i beni deperibili e qualora il costo complessivo di ciascuna cessione sia d’importo non superiore ad Euro 5.164,57
l’impresa cedente deve altresì predisporre un documento contenente l’indicazione della data, delle generalità del cessionario e dell’eventuale incaricato del trasporto, nonché la descrizione e la quantità della merce donata.
la ONLUS cessionaria deve predisporre analogo documento sotto forma di dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui attesta di aver ricevuto la merce di cui deve elencare quantità e descrizione e deve altresì attestare l’impegno ad utilizzare direttamente i beni ricevuti in conformità alle finalità istituzionali.
Art. 15 – Certificazione dei corrispettivi ai fini IVA
L’articolo dispone che, limitatamente alle operazioni riconducibili alle attività istituzionali, le ONLUS che esercitano le attività di cui all’art. 10, comma 1, lettera a) non sono soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi mediante ricevuta o scontrino fiscale. l’esenzione dall’emissione dello scontrino fiscale⁄fattura non esonera dagli altri adempimenti ai fini IVA, in particolare dal versamento dell’IVA a debito. Pertanto, per le entrate derivanti dalle attività istituzionali, dall’importo incassato dovrà essere scorporata l’IVA da inserire nella liquidazione periodica.
Sono invece soggette all’obbligo di certificazione dei corrispettivi le operazioni direttamente connesse a quelle istituzionali ele attività di natura commerciale.
Art. 16 – Disposizioni in materia di ritenute alla fonte
Sui contributi corrisposte alle ONLUS da parte degli enti pubblici non si applica la ritenuta di cui all’art. 28, secondo comma, del DPR 600⁄73.
Sui redditi di capitale (ad esempio gli interessi attivi bancari) la ritenuta è effettuata a titolo d’imposta. Tuttavia le cooperative sociali in quanto enti assoggettati alla disciplina fiscale delle società di capitali non sono destinatarie di questa normativa. Quindi i redditi di capitale, tra cui gli interessi dei conti bancari, sono assoggettati alla ritenuta d’acconto e devono essere inclusi nel reddito imponibile da tassare ai fini IRES.
Art. 17 – Esenzioni dall’imposta di bollo
Tutti i documenti posti in essere o richiesti dalle ONLUS sono esenti dall’imposta di bollo
Art. 18 – Esenzione dalle tasse di concessioni governative
Tutti gli atti ed i provvedimenti concernenti le ONLUS sono esenti dalla tassa di concessioni governative
Art. 19 – Esenzioni dall’imposta sulle successioni e donazioni
Tutte le donazioni e le successioni disposte a favore delle ONLUS sono esenti dall’imposta sulle successioni e donazioni
Art. 22 – Agevolazioni in materia di imposta di registro
Art. 25 – Disposizioni in materia di scritture contabili e obblighi formali delle ONLUS
L’articolo in esame che dispone alcune regole semplificate per le scritture contabili delle ONLUS non si applica alle società cooperative (anche sociali) che abbiano conseguito la qualifica di ONLUS per le quali, quindi, si applicano le disposizioni proprie delle società di capitali.
Legge 266 del 1991: legge quadro sul volontariato
La legge in esame riguarda esclusivamente le Associazioni di volontariato e non anche le ONLUS
L’articolo 8 dispone che “Le operazioni effettuate dalle organizzazioni di volontariato di cui all’articolo 3, costituite esclusivamente per fini di solidarietà, non si considerano cessioni di beni né prestazioni di servizi ai fini dell’IVA; le donazioni e le attribuzioni di eredità o di legati sono esenti da ogni imposta a carico delle organizzazioni che perseguono esclusivamente i fini suindicati”.
I proventi derivanti dalle attività commerciali e produttive marginali non costituiscono redditi imponibili ai fini delle imposte dirette qualora sia documentato il loro totale impiego per i fini istituzionali dell’organizzazione.
L’espressione “non si considerano cessioni né prestazioni di servizi” è particolarmente incisiva in quanto elimina il requisito oggettivo dell’operazione ai fini IVA con la conseguenza che le organizzazioni di volontariato non assumono la soggettività IVA e, quindi, non devono prendere la Partita IVA. La mancanza della soggettività ai fini IVA comporta che le stesse sono considerate alla stregua di un consumatore finale con esclusione da tutti gli adempimenti previsti dalla legge IVA (DPR 633⁄72).
Le Organizzazioni di volontariato che esercitano attività commerciali hanno la facoltà di assumere volontariamente la soggettività passiva IVA limitatamente alle medesime operazioni qualora lo considerino più conveniente.
L’articolo 6, al comma 10 prevede che i prodotti alimentari non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione per carenza o errori di confezionamento, di etichettatura, di peso o per altri motivi similari nonché per prossimità alla data di scadenza, ceduti gratuitamente alle ONLUS e da queste ritirati presso i luoghi di esercizio dell’impresa, si considerano distrutti agli effetti dell’IVA.
Legge 446⁄97: disciplina dell’IRAP
La normativa dell’IRAP è assai complessa e ricca di norme ad hoc per le varie tipologie di contribuenti. In questa sede segnaliamo soltanto quanto segue:
la Regione Liguria (con la legge regionale 2⁄2006, art 5, commi 1, 2 e 3) ha deliberato l’aliquota agevolata per le cooperative sociali di tipo b) al 2,98%:.
l’art. 17, comma 5 prevede che le cooperative sociali che perseguono il proprio scopo attraverso l’inserimento di persone svantaggiate possono dedurre interamente dalla base imponibile IRAP il costo del lavoro sostenuto per tali soggetti. Si ricorda che per tutte le altre tipologie di imprese, invece, il costo del lavoro non è deducibile ai fini IRAP (con alcune eccezioni legate a particolari tipologie di contratti di lavoro).
Decreto Legge 14⁄3⁄2005 n° 35
L’articolo 14 del Decreto in esame dispone particolari norme per le donazioni fatte alle ONLUS. In particolare viene previsto che le donazioni (sia in denaro che in natura) effettuate sia dalle persone fisiche che dalle società alle ONLUS che hanno come attività statutaria l’assistenza sociale e socio–sanitaria, la tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente e la promozione della cultura e dell’arte, sono deducibili dal reddito complessivo del soggetto erogatore fino del 10%: del reddito complessivo dichiarato e, comunque, nella misura massima di Euro 70.000 annui. Come sempre, anche queste donazioni, debbono essere effettuate con mezzi tracciabili. Per le donazioni in natura occorre fare riferimento al cosiddetto “valore normale” e la prova dell’effettuazione dovrà provenire dal donatario mediante apposita ricevuta in cui si dà atto del ricevimento dei beni, del loro valore e dei dati del donante. La norma precisa altresì che costituisce presupposto per la validità della donazione la tenuta, da parte delle ONLUS beneficiaria, di scritture contabili atte a rappresentare con completezza ed analiticità le operazione poste in essere dalla medesima nonché la redazione del bilancio.
L’utilizzo della donazione in esame esclude, per il donante, l’utilizzo di qualsiasi altra agevolazione fiscale connessa alle donazioni (ad esempio quelle previste dagli articoli 15 e 100 del TUIR).
La destinazione del 5 per mille dell’IRPEF è stata prevista per la prima volta dalla legge 266 del 2005 (Legge Finanziaria per il 2006) ed è stata confermata anno per anno fino al 2014.
Ora con il comma 154 della legge in esame è stata definitivamente prevista la possibilità di destinare una quota pari al 5 per mille dell’IRPEF a finalità d’interesse sociale mantenendo inalterate le condizioni già stabilite con il DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 23⁄4⁄2010. Precedentemente, ogni anno, il legislatore doveva prevedere, con apposita disposizione, la possibilità di destinare il 5 per mille alle finalità previste.
organizzazioni di volontariato di cui alla legge 266⁄1991
ONLUS (art. 10 D. Lgs. 460⁄97)
cooperative sociali e loro consorzi di cui alla legge 381⁄91
organizzazioni non governative riconosciute idonee ex legge 49⁄1987
Gli enti che intendono concorrere alla ripartizione devono presentare apposita domanda ogni anno seguendo le istruzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate:
presentazione telematica della domanda dal 26⁄3⁄2015 entro il 7⁄5⁄2015
spedire (con raccomandata o tramite PEC) all’Agenzia delle Entrate competente per territorio un’apposita autocertificazione che attesti la persistenza dei requisiti che danno diritto all’iscrizione. all’autocertificazione deve essere allegata copia scannerizzata della richiesta firmata e del documento del legale rappresentante firmatario
La tempistica degli eventi successivi è la seguente:
pubblicazione degli elenchi provvisori: 14⁄5⁄2015
richiesta correzione domande:20⁄5⁄2015
pubblicazione elenco aggiornato: 25⁄5⁄2015
termine presentazione dichiarazione sostitutiva: 30⁄6⁄2015
termine regolarizzazione domanda: 30⁄9⁄2015 (con la sanzione di Euro 258)
I soggetti beneficiari del 5 per mille devono redigere, entro un anno dall’incasso delle somme, un apposito e separato rendiconto dal quale risulti, anche a mezzo di una relazione illustrativa, in modo chiaro e trasparente la destinazione delle somme percepite (Legge 133⁄2008, art. 63 bis, comma 3). Se l’importo percepito supera Euro 20.000 il rendiconto deve essere trasmesso al Ministero delle Finanze, pena la restituzione di quanto ricevuto.
La normativa sulle diverse tipologie di soci che possono far parte delle cooperative non è disciplinata in modo organico da un’unica legge ma è rinvenibile dall’analisi delle varie disposizioni.. Al fine di sintetizzare in maniera schematica la normativa si propone il seguente riepilogo:
soci cooperatori: possono essere sia persone fisiche sia persone giuridiche e partecipano alla cooperativa per il conseguimento dello scopo mutualistico. Ciascun socio cooperatore ha un voto qualunque sia il valore della quota o il numero delle azioni possedute, tranne il caso di specifica previsione nell’atto costitutivo (art. 2538 C.C.) della possibilità di attribuire più voti ma non oltre cinque. l’atto costitutivo può prevedere l’ammissione dei nuovi soci in una categoria speciale dei “soci in prova o in formazione” in ragione dell’interesse alla loro formazione o dell’inserimento nell’impresa, per un periodo massimo di cinque anni. Il numero dei soci in prova non può superare 1⁄3 del totale dei soci cooperatori;
soci finanziatori: sono quelli che hanno sottoscritto strumenti finanziari emessi dalla cooperativa ai sensi dell’art. 2526
soci sovventori: possono essere sia persone fisiche sia persone giuridiche che effettuano speciali conferimenti, la cui presenza è stabilita dall’atto costitutivo per la costituzione di fondi per lo sviluppo tecnologico o per la ristrutturazione o il potenziamento aziendale;
soci lavoratori: sono i soci che con una qualsiasi tipologia di contratto prestano la loro opera nell’impresa. Si suddividono nelle seguenti categorie:
soci lavoratori ordinari. Devono essere regolarmente inquadrati in base ai contratti collettivi di lavoro e ai fini previdenziali in quanto svolgono un’attività lavorativa e percepiscono uno stipendio
soci lavoratori svantaggiati: in merito alle retribuzioni corrisposte alle persone svantaggiate le cooperative sociali sono esonerate dalla contribuzione previdenziale ed assistenziale;
soci volontari: questa categoria di soci deve essere prevista espressamente dallo statuto, viene iscritta in un’apposita sezione del libro soci ed il suo numero non può superare il 50%: del numero complessivo dei soci. l’attività svolta dai soci volontari è completamente gratuita, non si applicano i contratti collettivi e le norme in materia di lavoro subordinato, deve essere prevista l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (INAIL). Possono ottenere esclusivamente il rimborso delle spese sostenute e documentate, è escluso ogni rimborso forfetario che potrebbe mascherare una sorta di retribuzione.
DIRITTO ANNUO REGISTRO IMPRESE
Le società cooperative, incluse le cooperative sociali, devono pagar il diritto annuo per l’iscrizione al Registro delle Imprese nella misura prevista per le srl (Euro 130,00).
Le cooperative, anche sociali, devono tenere le medesime scritture contabili previste per le srl o spa, sia ai fini fiscali sia civilistici. Quindi:
LIBRI AI FINI FISCALI
LIBRI PREVISTI DAL CODICE CIVILE
libro verbali CdA
La normativa prevede l’esenzione per le cooperative sociali dall’imposta di Concessioni Governative per la vidimazione dei libri sociali e dall’imposta di bollo.
Entro 4 mesi dalla fine di ogni esercizio le società cooperative (come tutte le società di capitali) devono redigere ed approvare il bilancio che è composto dal prospetto dei dati contabili (a sua volta composto dallo Stato Patrimoniale e dal Conto Economico) e dalla Nota integrativa. Nei 30 giorni successivi all’approvazione (ad opera dell’Assemblea) il bilancio deve essere depositato al Registro delle Imprese.
Nella nota integrativa devono obbligatoriamente essere riportati, oltre a quanto previsto dalla normativa civilistica, i seguenti elementi:
dichiarazione che almeno il 30%: dei lavoratori è costituita da persone svantaggiate (cooperative di tipo B);
dichiarazione che i soci volontari sono in numero inferiore al 50%: del numero complessivo dei soci
Inoltre, viste le caratteristiche peculiari delle cooperative sociali, è opportuno indicare nella Nota integrativa, i seguenti dati:
considerazioni in ordine al lavoro dei volontari al fine di quantificare il loro effettivo apporto alla cooperativa valorizzando, ad esempio, i seguenti elementi:
numero dei volontari effettivi
numero dei volontari stabilmente impiegati
loro grado di qualifica con riferimento all’attività svolta
notizie circa l’attività di formazione del personale volontario e se tale attività è svolta all’interno della cooperativa o utilizzando strutture terze
Il modello EAS è stato introdotto dal DL 185⁄08 ed ha lo scopo di verificare il rispetto delle disposizioni fiscali (sia ai fini IVA sia ai fini delle imposte sul reddito) che consentono agli enti di tipo associativo di mantenere le entrate nell’alveo della non commercialità.
Le ONLUS non hanno l’obbligo di presentare il modello EAS