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Timestamp: 2017-01-17 12:55:36+00:00
Document Index: 80512023

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Lehman Brothers: i sintomi del default non erano prevedibili - Iusletter
Siete qui: Oggi dalla redazione Diritto dei mercati finanziari Contenzioso finanziario Contenzioso finanziario	16/11/16
Lehman Brothers: i sintomi del default non erano prevedibili
Il Tribunale di Padova offre importanti spunti, sia in merito alla prevedibilità del default Lehman Brothers, sia in relazione agli obblighi informativi (legali e contrattuali) gravanti sugli intermediari finanziari (aderenti al Consorzio Patti Chiari).
Nel caso in esame, una investitrice aveva acquistato titoli Lehman Brothers nel corso del 2007, facendo affidamento sull’alto rating vantato dall’emittente e sui margini di solidità noti al mercato. Inoltre, la banca intermediaria aderiva al “Consorzio Patti Chiari” avendo quindi assunto obblighi informativi ulteriori rispetto a quelli imposti dalla disciplina finanziaria.
In seguito al default Lehman del 2008 la cliente aveva citato in giudizio la banca, lamentando la violazione degli obblighi informativi sulla stessa gravanti e chiedendo, pertanto, il risarcimento dei danni patiti. Il Tribunale, tuttavia, ha respinto integralmente le domande dell’attrice.
La decisione in commento, onde fare chiarezza sui rapporti negoziali inter partes, ha rilevato che: “Gli acquisti di cui è causa sono stati effettuati nell’ambito di un rapporto di negoziazione, ricezione e trasmissione titoli. Non è prevista in tale ipotesi, a differenza che nel caso di gestione di un portafoglio, un obbligo normativo di fornire al cliente informazioni successive all’acquisto del titolo sul suo andamento, dovendosi l’informativa prevista dall’art. 34 del Reg. Consob 16190 del 2007 interpretarsi come riferita alla caratteristiche generali dei servizi e delle attività di investimento svolte, nonché della tipologia di strumento finanziario oggetto del servizio, stante il richiamo contenuto alle informazioni fornite ai sensi degli articoli da 29 a 32 che fanno appunto riferimento al tipo specifico di strumento interessato, ovvero la tipologia e il genere di strumento e non il titolo in concreto acquistato”, anche perchè “parimenti l’art. 21 TUF concerne gli obblighi informativi da fornire sino al momento dell’investimento”.
Facendo seguito a tale precisazione, con riferimento all’insussistenza di segnali di rischio del titolo, la sentenza ha affermato che “Nel caso di specie è pacifico che il titolo Lehman, acquistato nell’aprile del 2007, non è mai uscito dall’elenco e quindi nessuna informazione era dovuta. Infatti, è pacifico che i titoli oggetto di causa non subirono mai, prima del 15 settembre 2008, una “variazione significativa del livello di rischio” e pertanto non vennero esclusi dall’elenco Obbligazioni Basso Rischio Basso rendimento redatto dal Consorzio Patti Chiari.” e a riprova di ciò “Si aggiunga che il consorzio Patti Chiari nell’aprile 2008 aveva tolto dall’elenco circa 200 titoli, causa elevate variazioni dei prezzi, lasciando invece i titoli Lehman, che pure presentavano tale andamento, così rafforzando ulteriormente la convinzione della convenuta circa la stabilità dell’emittente”.
Per quanto, invece, attiene alla possibilità per le banche e gli operatori finanziari di prevedere e/o informare preventivamente i propri clienti dell’imminenza del default, la decisione ha escluso radicalmente che ciò fosse anche solo ipotizzabile: “Inoltre, a differenza delle agenzie di rating, i singoli intermediari non hanno accesso a informazioni ulteriori rispetto a quelle ricavabili dall’andamento del mercato e dalle fonti ufficiali, la presenza di un rating stabile e senza neppure un outlook negativo (ovvero la possibilità di rivedere al ribasso il rating nel breve periodo) giustifica la permanenza di un giudizio di affidabilità anche da parte degli intermediari.” e pertanto “Non appare quindi concretamente sostenibile l’assunto che gli operatori del mercato finanziario avessero già avuto o dovessero avere contezza della crisi che stava per scoppiare, a differenza che per altri titoli, come i bond argentina, che subirono un progressivo ufficiale declassamento”.
Tali elementi, complessivamente valutati, rendono infatti impossibile individuare una qualsiasi responsabilità della banca per carente informativa, in quanto: “La società Lehman Brothers ha conservato il proprio rating in categoria A fino al 15 settembre 2008, giorno in cui è stata dichiarata fallita (dal 16 settembre è stata sospesa a tempo indeterminato la negoziazione ditali titoli). Proprio tale circostanza rende palese che il mercato finanziario non ha mai avvertito, prima dell’irreparabile, i sintomi del default, diversamente il rating delle Lehman sarebbe precipitato ben prima, come avvenne per i bond argentini dal marzo 2001 in poi”.
Trib. Padova, 31 ottobre 2016, n. 2986 (leggi la sentenza)
Carlo Giambalvo Zilli –c.zilli@lascalaw.com
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