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Timestamp: 2020-08-11 19:10:26+00:00
Document Index: 85873282

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 39', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 295', 'art. 337', 'sentenza ', 'art. 337', 'art. 39', 'art. 7', 'art. 1']

CORTE DI CASSAZIONE - Ordinanza 05 novembre 2018, n. 28193 - Non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all'analogo rapporto sussistente nell'insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi - Studio Cerbone
CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 05 novembre 2018, n. 28193 – Non può ritenersi congruamente motivato il provvedimento di riclassamento che faccia esclusivamente riferimento al rapporto tra il valore di mercato ed il valore catastale nella microzona considerata rispetto all’analogo rapporto sussistente nell’insieme delle microzone comunali, e al relativo scostamento ed ai provvedimenti amministrativi
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CORTE DI CASSAZIONE – Ordinanza 05 novembre 2018, n. 28193
Estimi catastali – Accertamento – Immobili – Classamento – Rendite catastali – Microzone – Procedimento
L’Agenzia delle entrate ricorre sulla base di tre motivi per la cassazione della sentenza della C.T.R. della Puglia, indicata in epigrafe, che ha rigettato l’appello dell’Ufficio, in controversia su impugnazione di avviso di accertamento ex art. 1 comma 335 I. 311/2004, per estimi catastali in relazione a unità immobiliare inclusa nella cosiddetta “microzona 1 e 2 del Comune di Lecce”, per la quale era stata effettuata una revisione parziale del classamento ai fini dell’applicazione dell’ICI. In particolare la C.T.R. ha ritenuto l’avviso di accertamento carente di motivazione, in quanto la motivazione va valutata necessariamente in relazione ai singoli atti di classamento e nella fattispecie si appalesa generica, in violazione dell’art. 7 I. 212/00.
che, col primo, l’Agenzia assume la violazione e falsa applicazione dell’art. 39 D.Lgs. n. 546/1992, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., giacché la CTR avrebbe erroneamente omesso di disporre la sospensione per pregiudizialità del processo, stante la pendenza di un giudizio avanti il Consiglio di Stato, riguardante la revisione di classamento di unità immobiliari nelle microzone 1 e 2 di Lecce;
che col secondo motivo, si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 7 I. 212/2000, dovendo l’obbligo i motivazione essere parametrata in relazione alla natura degli atti impositivi;
che, col terzo rilievo, la ricorrente lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 1 comma 335 I. n. 311/2004, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c.: la CTR avrebbe mancato di considerare che la norma in questione sarebbe stata volta a rendere uniforme il mancato aggiornamento delle rendite catastali, attenuando le sperequazioni fiscali all’interno di uno stesso Comune e dunque avrebbe consentito una revisione massiva dei classamenti degli immobili di proprietà. Da ciò la conclusione che il confronto avrebbe avuto senso solo fra microzone di uno stesso territorio comunale;
che, infatti, la sentenza impugnata è stata pubblicata il 23 febbraio 2017, allorquando, a seguito dell’entrata in vigore del D.lgs. n. 156/2015, non ricorreva più un’ipotesi di sospensione necessaria, ai sensi dell’art. 295 c.p.c., essendo eventualmente applicabile l’art. 337, comma 2, c.p.c., che, in caso di impugnazione di una sentenza la cui autorità sia stata invocata in un separato processo, prevede soltanto la possibilità della sospensione facoltativa di quest’ultimo (Sez. 6-5, n. 29553 del 11/12/2017): di conseguenza, anche a voler superare la considerazione che il vizio denunciato non censura l’art. 337 comma 2° c.p.c., resta il fatto che tale articolo non obbliga il giudice a procedere alla sospensione;
che l’art. 39 comma 1 bis – aggiunto dall’articolo 9, comma 1, lettera o), del D.lgs. 24 settembre 2015, n. 156, a decorrere dal 1° gennaio 2016 – (“La commissione tributaria dispone la sospensione del processo in ogni altro caso in cui essa stessa o altra commissione tributaria deve risolvere una controversia dalla cui definizione dipende la decisione della causa”) non è evidentemente applicabile al caso di specie, essendo la pregiudizialità invocata rispetto al Consiglio di Stato;
che il secondo motivo, col quale si deduce violazione dell’art. 7 I. 212/2000, per avere la CTR ritenuto non adeguatamente motivato l’accertamento e il terzo motivo, col quale si deduceva violazione dell’art. 1 comma 335 l. 311/2004 sono infondati;
che non vi è luogo a provvedere sulle spese in mancanza di costituzione dell’intimato.