Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/01/controlli-serrati-sui-benefici-fiscali-anche-per-le-associazioni-di-volontariato.html
Timestamp: 2017-12-12 23:42:09+00:00
Document Index: 97025011

Matched Legal Cases: ['art. 148', 'art. 2195', 'art. 3', 'art. 148', 'art. 3', 'art. 2532', 'art. 2532', 'art. 2532']

Controlli “serrati” sui benefici fiscali anche per le associazioni di volontariato
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Per cui, si ritiene, a parere di chi scrive, che l’eventuale mancato invio del modello faccia decadere i benefici fiscali previsti solo da tale normativa (1) (ad es. l’esenzione fiscale degli introiti derivanti dai cd. “corrispettivi specifici”) e non quelli generali previsti per gli enti non commerciali (ad es. incasso della semplice quota sociale dai soci o di contributi concessi con spirito di liberalità).
(1) Enti di tipo associativo (art. 148)
Enti non commerciali residenti:
Attività associativa esclusa da imposizione fiscale
Non viene considerata commerciale l’attività svolta nei confronti degli associati o partecipanti, in conformità alle finalità istituzionali, dalle associazioni, dai consorzi e dagli altri enti non commerciali di tipo associativo.
Le somme versate dagli associati o partecipanti a titolo di quote o contributi associativi non concorrono a formare il reddito complessivo, sono cioè esclusa da imposizione fiscale.
Corrispettivi supplementari costituiscono attività commerciale
Tuttavia, il Legislatore fiscale considera effettuate nell’esercizio di attività le cessioni di beni e le prestazioni di servizi agli associati o partecipanti verso pagamento di corrispettivi specifici, compresi i contributi e le quote supplementari determinati in funzione delle maggiori o diverse prestazioni alle quali danno diritto.
Detti corrispettivi concorrono alla formazione del reddito complessivo come componenti del reddito di impresa (o come redditi diversi se le relative operazioni hanno carattere di abitualità o di occasionalità).
Attività mancanti di specifica organizzazione e con introiti che non superano i costi
Gli enti non commerciali, usufruiscono di una particolare agevolazione fiscale, per le prestazioni di servizi escluse dall’art. 2195 del Codice civile (cioè non comprese in tale articolo civilistico) rese in conformità alle proprie finalità istituzionali (si tratta dell’attività statutaria senza fine di lucro, prevista dai soci in sede di costituzione
dell’ente non commerciale) senza specifica organizzazione e verso pagamento di corrispettivi che non eccedono i costi di diretta imputazione.
Infatti, tali attività non sono considerate commerciali e, quindi, non sono soggette ad imposizione.
Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonchè le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati.
Sono sempre commerciali:
Quanto sopra non si applica per:
– Le cessioni di beni nuovi prodotti per la vendita (es. vendita di magliette, cappelli, ecc,), per le somministrazioni di pasti, per le erogazioni di acqua, gas, energia elettrica e vapore, per le prestazioni alberghiere, di alloggio, di trasporto e di deposito e per le prestazioni di servizi portuali e aeroportuali
– le prestazioni effettuate nell’esercizio delle seguenti attività:
Corrispettivi dei bar esclusi da imposizione
Per le associazioni di promozione sociale (art. 3, comma 6, Legge 25/8/1991, n. 287),
le cui finalità assistenziali sono riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considerano commerciali, anche se effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale, da bar ed esercizi similari e l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici, a condizione che tali attività siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali e siano effettuate nei confronti dei propri soci o degli associati di analoghe associazioni svolgenti la medesima attività e che fanno parte di un’unica organizzazione nazionale o locale.
L’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici non viene considerata commerciale anche se effettuata da associazioni politiche, sindacali e di categoria, nonché da associazioni riconosciute dalle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese, a condizione che tali attività siano effettuate nei confronti dei propri soci o degli associati di analoghe associazioni svolgenti la medesima attività e che fanno parte di un’unica organizzazione nazionale o locale.
Per le organizzazioni sindacali e di categoria non si considerano effettuate nell’esercizio di attività commerciali le cessioni delle pubblicazioni, anche fatte a terzi, riguardanti i contratti collettivi di lavoro, nonché l’assistenza prestata prevalentemente agli iscritti, associati o partecipanti in materia di applicazione degli stessi contratti e di legislazione sul lavoro, effettuate verso pagamento di corrispettivi che in entrambi i casi non eccedano i costi di diretta imputazione.
Enti di tipo associativo: Apposizione di clausole per fruire degli incentivi fiscali
Le disposizioni sugli enti di tipo associativo (in particolare dei co. 3, 5, 6 e 7, dell’art. 148 del TUIR) si applicano a condizione che le associazioni interessate si conformino
alle seguenti clausole, da inserire nei relativi atti costitutivi o statuti redatti nella forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata o registrata:
b) obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità, sentito l’organismo di controllo (art. 3, comma 190, della Legge 23/12/1996, n. 662);
e) eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’art. 2532, co. 2, del c.c., sovranità dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti; viene ammesso il voto per corrispondenza per le associazioni il cui atto costitutivo, anteriore al 1 gennaio 1997, preveda tale modalità di voto ai sensi dell’art. 2532, ultimo comma, del c.c. e purché le stesse abbiano rilevanza a livello nazionale e siano prive di organizzazione a livello locale;
Le associazioni religiose riconosciute dalle confessioni con le quali lo Stato ha stipulato
patti, accordi o intese, nonché le associazioni politiche, sindacali e di categoria non hanno l’obbligo di inserire nel proprio statuto le disposizioni di cui alle lettere c) ed e) del comma 8, vale a dire, sulla:
– eleggibilità libera degli organi amministrativi, principio del voto singolo di cui all’art. 2532, co. 2, del c.c., sovranità dell’assemblea dei soci, associati o partecipanti e i criteri di loro ammissione ed esclusione, criteri e idonee forme di pubblicità delle convocazioni assembleari, delle relative deliberazioni, dei bilanci o rendiconti.