Source: https://www.iusinitinere.it/aree-naturali-marine-protette-5943
Timestamp: 2019-05-24 11:23:44+00:00
Document Index: 87481216

Matched Legal Cases: ['art.31', 'art.36', 'art.4', 'art.8', 'art. 2', 'art. 319']

Aree naturali marine protette - Ius in itinere
di Chiara Molinario · Pubblicato 1 Novembre 2017 · Aggiornato 28 Gennaio 2019
Le Aree naturali marine protette (AMP), sono delle zone circoscritte costituite da ambienti marini, dati da acque, fondali e tratti di costa prospicienti di particolare pregio per le caratteristiche naturali, geomorfologiche, fisiche, biochimiche in particolare riguardo alla flora e alla fauna marine e costiere. Rivestono un’importanza scientifica, ecologica, culturale, educativa ed economica e per questo sono regolamentate da una normativa estremamente limitativa finalizzata alla loro protezione e valorizzazione.
Attualmente ne sono state istituite 27 oltre a 2 parchi sommersi ed al Santuario Internazionale dei mammiferi marini, anche noto come Santuario dei Cetacei. Tutelano complessivamente 228 mila ettari di mare e circa 700 chilometri di costa.
Ai fini dell’istituzione di un’area marina protetta è necessario che un tratto di mare sia preventivamente individuato per legge quale “area marina di reperimento”. Le 48 Aree marine di reperimento finora individuate sono state definite dalle leggi 979/82 art.31, 394/91 art.36, 344/97 art.4 e 93/01 art.8. Occorre, innanzitutto, disporre di un aggiornato quadro di conoscenze sull’ambiente naturale d’interesse, oltre ai dati necessari sulle attività socio-economiche che si svolgono nell’area.
Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, Servizio Difesa del Mare, per l’acquisizione di tali conoscenze e dati può anche avvalersi di istituti scientifici, laboratori ed enti di ricerca. Gli studi sono generalmente distinti in due fasi: nella prima viene esaminata la letteratura già esistente sull’area; nella seconda fase vengono effettuati gli approfondimenti necessari per un quadro conoscitivo concreto ed esaustivo. Successivamente gli Esperti della Segreteria tecnica per le Aree Marine Protette (art. 2, co. 14 L. n. 426 del 1998) possono avviare l’istruttoria istitutiva. Al fine di delineare una proposta della futura area marina protetta che ne rispetti le caratteristiche naturali e socio-economiche, gli Esperti della Segreteria tecnica arricchiscono l’indagine conoscitiva fornita dagli studi con sopralluoghi mirati e con confronti con gli Enti e le comunità locali.
Dopo aver instaurato l’iter istruttorio su un’area marina di reperimento, questa viene considerata come area marina protetta di “prossima istituzione”. Concluso l’iter le aree marine protette sono istituite ai sensi delle leggi n. 979 del 1982 e n. 394 del 1991 con un Decreto del Ministro dell’ambiente che contiene la denominazione e la delimitazione dell’area, gli obiettivi e la disciplina di tutela a cui è finalizzata la protezione. Il Decreto Ministeriale, se non diversamente specificato, entra in vigore il giorno successivo dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Le Aree sono suddivise, per grado di protezione, in tre zone:
La zona A comprende un’area di riserva integrale ed è interdetta a tutte le attività che possano arrecare danno o disturbo all’ambiente marino. Sono consentite le sole attività di ricerca scientifica ed alcune attività di servizio.
La zona B è una riserva generale all’interno della quale sono consentite varie attività regolamentate ed autorizzate dall’organismo di gestione, che influiscano con un basso livello di impatto.
La zona C è una riserva parziale, di maggiore estensione rispetto alle prime due che solitamente risultano poco estese e riguardano aree estremamente limitate. Qui sono consentite dall’organo di gestione diverse attività di fruizione ed uso sostenibile del mare.
La gestione delle aree marine protette è affidata ad enti pubblici, istituzioni scientifiche o associazioni ambientaliste riconosciute, anche consorziati tra di loro. L’affidamento avviene con decreto del Ministro dell’ambiente, sentiti la regione e gli enti locali territorialmente interessati. Spesso la gestione è affidata ai comuni interessati.
La legge 394/91 articolo 19 individua le attività vietate nelle aree protette marine:
la cattura, la raccolta e il danneggiamento delle specie animali e vegetali nonché l’asportazione di minerali e di reperti archeologici;
l’alterazione dell’ambiente geofisico e delle caratteristiche chimiche e idrobiologiche delle acque;
I Decreti Istitutivi delle aree marine protette, considerando la natura e le attività socio – economiche dei luoghi, possono però prevedere alcune deroghe ai divieti stabiliti dalla L. 394/91. Il regolamento dell’area è proposto dall’Ente gestore ed approvato con decreto del Ministro dell’ambiente.
Alcune delle Aree Marine Protette rientrano nella lista delle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM) o SPAMI (dall’acronimo inglese Specially Protected Areas of Mediterranean Importance). Dalla Convenzione di Barcellona del 1978, ratificata dallo Stato Italiano con legge 21 Gennaio 1979 n. 30, che protegge il Mar Mediterraneo dall’inquinamento, deriva un Protocollo emanato nel 1995 relativo alle Aree Specialmente Protette e alla Biodiversità in Mediterraneo (Protocollo ASP). Al suo interno viene prevista l’istituzione di Aree Speciali Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM).
Lo status viene mantenuto attraverso il costante monitoraggio e salvaguardia delle specie individuate negli elenchi, perché essere ASPIM aumenta la responsabilità di controllo dell’ambiente, allo scopo di salvaguardare le specie ASPIM e gli habitat in cui molte di esse vivono e si riproducono.
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