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Timestamp: 2019-09-23 18:35:45+00:00
Document Index: 88633191

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 8', 'art. 23', 'art. 323', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 7', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 316', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 113', 'art. 3', 'art. 115', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 115', 'art. 23', 'art. 323', 'art. 323', 'art. 323', 'sentenza ', 'art. 112', 'art. 2', 'art. 185', 'art. 2059', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 23', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 12', 'art. 16', 'art. 27', 'art. 32', 'art. 16', 'art. 323', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 23', 'sentenza ']

Cassazione Civile, Sez. Lav., 15 aprile 2009, n. 8921 - Navigazione marittima, interna ed aerea
B.U., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA FLAMINIA 195, presso lo studio dell'avvocato VACIRCA Sergio, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato BARGHINI CESARINA, giusta mandato in calce al ricorso;
Con sentenza n. 314/2004 il Giudice del lavoro del Tribunale di Livorno, in parziale accoglimento delle domande proposte da B.U. nei confronti della TO.RE.MAR s.p.a., dichiarava illegittime le sanzioni disciplinari del 28-6-2001 e del 8- 8-2001; riduceva a dieci giorni la sanzione del 2-5-2001 e condannava la società di navigazione a corrispondere al B. la retribuzione nella misura di Euro 21.337,69 per il periodo 12-5- 2001/3-11-2001 e la quota di TFR pari a Euro 855,47, oltre rivalutazione e interessi, compensando le spese.
Le dette sanzioni erano state irrogate per non aver il B. ottemperato all'obbligo di presentarsi a visita medica, ai sensi del D.Lgs. n. 271 del 1999, art. 8, comma 1, lett. f) e art. 23, comma 6, lett. a).
In particolare il giudice riteneva fondata la tesi della società secondo cui i controlli medici previsti dal D.Lgs. n. 271 del 1999, avevano lo scopo di verificare l'idoneità del lavoratore rispetto ai rischi specifici delle mansioni da svolgere a bordo, mentre i controlli medici previsti dall'art. 323 c.n., e dalla L. n. 1602 del 1962, di integrazione della legge 1773/1933, avevano solo lo scopo di verificare l'esistenza di una generica attitudine al lavoro marittimo.
Riteneva, ancora, che per "lavoratore marittimo imbarcato a bordo delle navi" si doveva intendere il lavoratore che aveva stipulato con l'armatore un apposito contratto di arruolamento, come confermato dal parere ministeriale espresso a seguito di specifica richiesta del legale del ricorrente, e che ai sensi della L. n. 300 del 1970, art. 7, comma 4, ogni sanzione disciplinare conservativa non poteva avere una durata superiore a dieci giorni.
Avverso la detta sentenza proponeva appello il B. deducendo: che le visite mediche ai sensi del D.Lgs. n. 271 del 1999, potevano essere effettuate solo dopo l'avvenuto imbarco a bordo secondo il chiaro tenore letterale del detto decreto; che nella specie si doveva tener conto delle visite di natura pubblicistica espletate, laddove la visita del medico competente ex art. 23 del citato D.Lgs., poteva essere finalizzata allo scopo di non imbarcare un marittimo non gradito; che il primo giudice aveva confuso il regime di continuità (CRL) in cui egli si trovava e la singola convenzione di arruolamento che egli avrebbe dovuto stipulare per l'imbarco come 1^ ufficiale sulla nave "(OMISSIS)".
L'appellante insisteva, altresì, per ottenere il pagamento della gratifica natalizia e pasquale per il periodo 2-5-01/3-11-01 calcolata dal CTU ma non sommata al totale spettante, nonchè il risarcimento del danno biologico e morale conseguente alla condotta vessatoria della TO.RE.MAR nel non adempiere all'obbligo di reintegra nel posto di lavoro (come da sentenza del Pretore di Livorno del 11-6- 1999, confermata in appello e in sede di legittimità - v. Cass. n. 14607/2002).
Costituitasi, dal canto suo, la società appellata resisteva al gravame, deducendo, in particolare, che il B., ufficiale assunto in CRL, era stato arruolato fin dal (OMISSIS) e che avverso il giudizio del medico competente era ammesso ricorso all'Ufficio di Sanità marittima del Ministero della Sanità territorialmente competente.
La società proponeva altresì appello incidentale perchè fosse dichiarata legittima la sanzione di 30 giorni a decorrere dal 2-5-2001 ed il B. fosse condannato alla restituzione delle somme relative ai 20 giorni sottratti nella sentenza, all'uopo rilevando che in base alla sentenza n. 364/1991 della Corte Costituzionale al personale marittimo erano applicabili solo le garanzie procedimentali di cui alla L. n. 300 del 1970, art. 7, e non il comma 4 relativo all'entità della sanzione che, ai sensi dell'art. 35 della stessa legge, restava demandata alla contrattazione collettiva.
La Corte di Appello di Firenze, con sentenza depositata il 22-6-2005, rigettava l'appello principale e, in accoglimento dell'appello incidentale, dichiarava legittima la sanzione disciplinare di 30 giorni di sospensione con decorrenza 2-5-2001 e condannava il B. alla restituzione della differenza detratta in sentenza.
In sostanza la Corte territoriale riteneva che la tesi dell'appellante, secondo cui le visite D.Lgs. n. 271 del 1999, ex art. 23, potevano essere disposte soltanto dopo che il marittimo fosse stato materialmente imbarcato a bordo di una nave determinata, non era condivisibile, "in quanto in contrasto sia con le ragioni di sicurezza e salute dei lavoratori marittimi poste a fondamento delle varie disposizioni, sia con la specifica disposizione dell'art. 23, comma 6, lett. a) che prevede anche accertamenti preventivi".
La Corte di Appello rilevava, poi, la "correttezza giuridica del comportamento aziendale" e "la conseguente inesistenza, non altrimenti provata, di un comportamento vessatorio atto a provocare un grave danno morale e psicologico" e, nell'accogliere l'appello incidentale, osservava che C. Cost., n. 364/1991 aveva dichiarato illegittima la mancata applicazione, al personale navigante delle imprese di navigazione, della L. n. 300 del 1970, art. 7, solo riguardo ai primi tre commi e che il quarto comma era inapplicabile allo stesso personale in quanto l'art. 35 della detta legge demandava ai contratti collettivi di lavoro l'applicazione dei principi della legge medesima (ferme le norme di cui agli artt. 1, 8, 9, 14, 15, 16 e 17).
Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso il B. con dodici motivi.
Con il primo motivo il ricorrente, denunciando violazione dell'art. 12 preleggi ed erronea applicazione del D.Lgs. n. 271 del 1999, artt. 1, 2 e 3, per aver la sentenza impugnata illegittimamente ritenuto applicabile alla fattispecie il predetto decreto, e conseguente violazione dell'art. 316 c.n., in sostanza deduce che la disciplina di cui al detto decreto invocata dalla Toremar si riferisce ai "marittimi imbarcati" ovvero "facenti parte dell'equipaggio" di una nave e la relativa tutela riguarda "la specificità delle mansioni attribuite nell'ambito di una determinata unità navale", restando, quindi, estranea alla ricorrenza di una generica continuità di rapporto di lavoro (all'epoca il B., in CRL, "non era imbarcato su alcuna nave e non era iscritto in alcun ruolo di equipaggio").
In sintesi il ricorrente deduce che egli era "perfettamente in regola con la cd. visita biennale prevista dalla L. n. 1602 del 1962, art. 3" e che nessun altro adempimento era previsto per l'imbarco, giacchè soltanto "una volta formalizzato l'imbarco" e solo da quel momento egli sarebbe stato subordinato alle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 271 del 1999, "e quindi all'istituzione della cartella da parte del medico competente per la valutazione dei rischi specifici derivanti dalla specifica mansione assegnata e al monitoraggio periodico delle specifiche condizioni di lavoro".
Con il quarto motivo il ricorrente denuncia violazione del D.P.R. n. 620 del 1980, art. 3, u.c. e art. 6, per aver la Corte territoriale ignorato che le funzioni medico legali in materia di lavoro nautico sono attribuite alla competenza esclusiva dello Stato, nonchè illogicità e contraddittorietà della motivazione.
Al riguardo, in sintesi, il ricorrente deduce che il legislatore "ha attribuito in via esclusiva al SASN la valutazione preventiva dell'idoneità all'imbarco" e lamenta che la Corte di Appello, "sovrapponendo" la figura del medico competente istituito dal D.Lgs. n. 271 del 1999, a quella del medico fiduciario SASN, ha finito per attribuire le specifiche competenze, riservate ad organi pubblici, "ad un organo di diritto privato, al quale, peraltro, lo stesso legislatore ha chiaramente attribuito un ambito di operatività ben circoscritto".
Con il quinto motivo, il ricorrente denuncia violazione dei criteri ermeneutici enunciati dagli artt. 1362, 1363 e 1367 c.c., con riferimento alla nota del 27-11-2002 trasmessa dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nonchè conseguente illogicità e contraddittorietà della motivazione.
Con il sesto motivo il ricorrente denuncia violazione dell'art. 113 c.p.c., per aver la Corte di appello espressamente rafforzato la ritenuta applicabilità del citato decreto al ricorrente ritenendolo "un caso particolare", con conseguente violazione dell'art. 3 Cost., illogicità e contraddittorietà della motivazione, nonchè violazione e falsa applicazione dell'art. 115 c.p.c., per avere la stessa Corte comunque affermato la particolarità del caso senza dare ingresso alle istanze istruttorie relative al trattamento degli altri lavoratori.
Con il settimo motivo il ricorrente denuncia omesso esame di un fatto decisivo (per avere la Corte di merito fondato il proprio convincimento su di una presunta inidoneità alla navigazione ignorando la prova contraria risultante dalla documentazione agli atti), violazione del R.D. n. 1773 del 1933, art. 4, della L. n. 1602 del 1962, art. 3, nonchè del D.P.R. n. 620 del 1980, art. 3, u.c. (che attribuiscono allo Stato le funzioni medico-legali nei confronti del personale navigante), nonchè illogicità e contraddittorietà di motivazione laddove attribuisce tali funzioni alla perizia medico-legale del prof. B.M..
Con l'ottavo motivo il ricorrente denuncia violazione ed errata applicazione del D.Lgs. n. 271 del 1999, art. 23, con particolare riferimento alla locuzione "accertamenti preventivi" alla quale la Corte ha attribuito un significato diverso ed incompatibile con quello voluto dal legislatore; violazione dell'art. 115 c.p.c., per aver omesso l'esame del contratto stipulato tra la Toremar ed il C. (medico competente), prova decisiva della ineseguibilità della visita di cui all'art. 23 citato al marittimo che non abbia stipulato un contratto di arruolamento"; violazione dell'art. 323 c.n., che attribuisce al SASN la competenza di eseguire la visita preventiva all'imbarco.
In sostanza il ricorrente deduce che "la prevenzione alla quale si riferisce il legislatore del 1999" non può "estendersi oltre i suoi limiti legali, fino a sostituirsi alla visita preventiva prevista dall'art. 323 c.n., nè a relegare quest'ultima a rango inferiore" e rileva che, dalla analisi del rapporto contrattuale instaurato tra la convenuta e il C., risulta che "quella visita alla quale la Corte attribuisce natura preventiva e propedeutica all'imbarco, fino a sovrapporla alla visita di cui all'art. 323 c.n., altro non è che la prima visita che il medico competente esegue sul marittimo (già) imbarcato al momento dell'istituzione della cartella sanitaria e di rischio".
Con il decimo motivo il ricorrente denuncia insufficiente ed illogica motivazione del rigetto della domanda di riforma della sentenza di primo grado in punto di gratifica natalizia e pasquale, omesso esame di fatto decisivo, e violazione dell'art. 112 c.p.c..
Al riguardo il ricorrente lamenta che con l'atto di appello (motivo n. 9, riportato in ricorso) era stata espressamente impugnata "la omessa pronuncia del giudice di primo grado sulla domanda reiterata in data 12.5.2004, come da verbale di udienza, relativamente alla mancata liquidazione da parte del giudice delle gratifiche natalizie e pasquali, ritualmente richieste nel ricorso di primo grado, che quanto meno dovevano essere corrisposte in proporzione ai periodi per i quali la convenuta era stata condannata a corrispondere le retribuzioni" e rileva che la Corte di Appello in sostanza sul punto nulla ha osservato, limitandosi semplicemente ad affermare che "il Tribunale ha dato atto che il CTU in un primo momento aveva tenuto conto dell'intero periodo, calcolando poi correttamente la parte da non restituire al B. per i primi dieci giorni".
Con l'undicesimo motivo il ricorrente denuncia violazione dell'art. 2 Cost., con conseguente falsa applicazione dell'art. 185 c.p. e art. 2059 c.c., per avere la Corte di Appello rigettato, in coerenza con le precedenti statuizioni, la domanda del ricorrente di risarcimento del danno morale.
Osserva il Collegio che i motivi primo, secondo, quarto, quinto, ottavo e nono, riguardano, sotto diversi profili, la questione centrale della controversia, concernente, in sostanza, la applicabilità nella fattispecie della specifica disciplina di cui al D.Lgs. n. 271 del 1999, e, quindi, la possibilità per la società di navigazione di sottoporre il B. (in regime di CRL) a visita del "medico competente", prima dell'eventuale imbarco.
Tale questione principale, che, ovviamente, condiziona la legittimità o meno del rifiuto del B. e conseguentemente anche la legittimità o meno della sanzione disciplinare, è stata affrontata da questa Corte con la sentenza 13-8-2008 n. 21571, con la quale, nel giudizio fra le stesse parti relativo alla impugnazione del licenziamento, questa Corte ha accolto il ricorso del B. avverso la sentenza della Corte di Appello di Firenze n. 1171/2005.
Ciò posto questa Corte ha precisato che l'accertamento preventivo, previsto dall'art. 23, comma 6 del citato D.Lgs., "presuppone un lavoro cui il lavoratore marittimo è destinato, il che richiede quanto meno la preventiva stipula di un contratto di arruolamento per un determinato natante" ed ha concluso che, pertanto, "per poter esigere la sottoposizione del lavoratore a visita da parte del medico competente, non è sufficiente una continuità del rapporto di lavoro, ossia una messa a disposizione, ma occorre che il lavoratore faccia parte di un equipaggio imbarcato a bordo della nave".
A tale decisione, fondata non soltanto sugli elementi letterali ma anche e specialmente sulla ratio e sulla finalità della normativa di cui al citato D.Lgs., il Collegio ritiene di dover aderire, sulla base anche della necessaria collocazione della normativa stessa nel quadro del sistema del regime e dei controlli propri del peculiare rapporto di lavoro nautico, risultando, peraltro, infondate le contestazioni e le perplessità - anche di ordine pratico - al riguardo sollevate dalla società Toremar.
Ai sensi dell'art. 2 "le norme del presente decreto si applicano ai lavoratori marittimi imbarcati a bordo di tutte le navi o unità mercantili, nuove ed esistenti...." ed ai sensi dell'art. 3 "lavoratore marittimo" è "qualsiasi persona facente parte dell'equipaggio che svolge, a qualsiasi titolo, servizio o attività lavorativa a bordo di una nave o unità mercantile o di una nave da pesca".
L'art. 5 prevede, poi, le misure generali di tutela "a bordo di tutte le navi o unità, ai fini della prevenzione degli infortuni e dell'igiene del lavoro dei marittimi" e l'art. 6 fissa gli obblighi dell'armatore e del comandate "nell'ambito delle rispettive attribuzioni e competenze", prescrivendo innanzitutto che l'armatore "in relazione alle caratteristiche tecnico-operative dell'unità, valuta i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori marittimi predisponendo il piano di sicurezza dell'ambiente di lavoro".
All'art. 12 è stabilito, poi, che "l'armatore designa per ogni unità navale, tra il personale di bordo, una o più persone che espleteranno i compiti del servizio di prevenzione e protezione, nonchè il responsabile del servizio stesso, sentito il rappresentante alla sicurezza dell'ambiente di lavoro" (previsto dall'art. 16).
Infine anche la formazione dei lavoratori marittimi (art. 27) - che in primo luogo deve avvenire "in occasione" "dell'imbarco" - è rapportata "alla tipologia di nave ed alle mansioni svolte a bordo", mentre dopo l'approvazione del "piano di sicurezza dell'ambiente di lavoro" (art. 32) ed "a seguito della conclusione dell'istruttoria" è previsto il rilascio "del certificato di sicurezza dell'ambiente di lavoro a bordo". Appare, quindi, evidente, che si tratta di norme tutte dirette a tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori sul luogo di lavoro specifico, che non può che essere la specifica nave (o unità navale) dove deve svolgersi l'attività lavorativa.
Peraltro in alcun modo può prescindersi dal necessario collegamento con lo specifico e particolare ambiente di lavoro (la singola unità navale), in relazione al quale sono rapportate le varie garanzie e tutele previste dal decreto legislativo stesso.
In tal senso (giuridico e non fisico) vanno, quindi, ovviamente intese, le espressioni come "lavoratori marittimi imbarcati a bordo" o come "persona facente parte dell'equipaggio che svolge, a qualsiasi titolo, servizio o attività lavorativa a bordo di una nave".
Del resto se gli accertamenti del "medico competente" hanno come oggetto la "idoneità alla mansione specifica" (analogamente, peraltro, con quanto previsto dal D.Lgs. n. 626 del 1994, art. 16) è evidente che gli stessi accertamenti non possono non presupporre la identificazione ed il collegamento con una determinata nave.
Pertanto infondata è la tesi sostenuta dalla società, secondo cui le espressioni sopra richiamate dovrebbero essere intese nel senso generico di "lavoratori destinati a prestare un servizio quali naviganti", giacchè, in tal senso, in sostanza non si tratterebbe più di accertamenti circa la "idoneità alla mansione specifica" e si finirebbe per invadere la sfera degli accertamenti pubblici della idoneità fisica della gente di mare (vedi art. 323 c.n., L. n. 1602 del 1962 con le relative modifiche ed integrazioni del R.D.L. n. 1773 del 1933 conv. nella L. n. 244 del 1934) finalizzati "a verificare l'idoneità del marittimo alla navigazione con riferimento alla sua complessiva efficienza psico-fisica, imposta dal legislatore a tutela dell'interesse pubblico alla sicurezza della navigazione" (v. Cass. 10-5-1995 n. 5082). Del resto le "funzioni medico-legali nei confronti del personale navigante" sono di "competenza dello Stato" (v. D.P.R. n. 620 del 1980, art. 3).
Del pari neppure può condividersi l'argomento per assurdo secondo cui, la tesi del ricorrente porterebbe a concentrare la possibilità degli accertamenti ex art. 23 D.Lgs. citato, alle sole ipotesi di materiale imbarco in atto del marittimo, con la conseguenza della impraticabilità degli esami necessari non effettuabili a bordo, e della sostanziale impossibilità di fatto degli "accertamenti preventivi" espressamente previsti dall'art. 6, lett. a). E' evidente, infatti, che, se il lavoratore è, come sopra, "imbarcato" in senso giuridico, non necessariamente deve trovarsi fisicamente sulla nave nel momento in cui è assoggettato agli accertamenti de quibus.
Orbene risulta pacifico che il B., allorquando fu convocato per l'accertamento ex art. 23 del citato D.Lgs., era in attesa di un reimbarco e non faceva parte dell'equipaggio di alcuna nave.
Del pari va accolto il decimo motivo, riguardante la gratifica natalizia e pasquale, in quanto la Corte di Appello non si è pronunciata sul relativo motivo di appello (n. 9, riportato ai fini della autosufficienza a pag. 6 del ricorso), con il quale il B. aveva lamentato che il giudice di primo grado non si era "pronunciato sulla richiesta avanzata in data 12-5-2004 come da verbale di udienza".
Tanto basta per accogliere il ricorso e, quindi, cassare la impugnata sentenza con rinvio alla Corte di Appello di Bologna, la quale provvederà attenendosi ai principi sopra affermati.
Restano, peraltro, assorbiti gli altri motivi ed in specie il terzo, il sesto e il settimo (riguardanti la denuncia di vizi ulteriori della impugnata sentenza, assorbiti dalla soluzione, come sopra, della questione principale), l'undicesimo concernente la domanda di risarcimento (respinta dalla Corte di Firenze in base alla ritenuta "correttezza giuridica del comportamento aziendale") sulla quale provvederà il giudice di rinvio e il dodicesimo rivolto avverso l'accoglimento dell'appello incidentale della società (anch'esso assorbito dalla soluzione della questione principale).
Il giudice del rinvio provvederà, inoltre, in merito al punto relativo alla gratifica natalizia e pasquale di cui al decimo motivo, come sopra accolto, e statuirà anche sulle spese di legittimità.