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Timestamp: 2018-04-21 13:15:55+00:00
Document Index: 116167508

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 9', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 27', 'art. 3', 'art. 3']

Normativa - Federcasa Lombardia
Legge Regionale 08.07.16, n.16
Legge Regionale 8 luglio 2016, n. 16 Disciplina regionale dei servizi abitativi (BURL n. 28, suppl. del 12 Luglio 2016 ) urn:nir:regione.lombardia:legge:2016-07-08;16 TITOLO I
(Sistema regionale dei servizi abitativi)
1. La presente legge disciplina i soggetti, i servizi e gli strumenti del sistema regionale dei servizi abitativi al fine di soddisfare il fabbisogno abitativo primario e di ridurre il disagio abitativo dei nuclei familiari, nonché di particolari
categorie sociali in condizioni di svantaggio.
2. Il sistema regionale dei servizi abitativi è un sistema unitario di offerta abitativa costituito dall’insieme degli alloggi sociali diretti a soddisfare le finalità di cui al comma 1. Esso assolve a una funzione di interesse generale e di salvaguardia della coesione sociale ed è ispirato da principi di sostenibilità, trasparenza, efficienza, efficacia ed economicità della gestione.
3. Gli alloggi sociali di cui alla presente legge possiedono le caratteristiche e le finalità degli alloggi sociali così come definiti all’articolo 1, comma 2, del decreto del Ministero delle Infrastrutture 22 aprile 2008 (Definizione di alloggio sociale ai fini dell’esenzione dall’obbligo di notifica degli aiuti di Stato, ai sensi degli articoli 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità europea) e all’articolo 10, comma 3, del decreto-legge 28 marzo 2014, n. 47 (Misure urgenti per l’emergenza abitativa, per il mercato delle costruzioni e per Expo 2015), convertito, con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2014, n. 80.
4. Il sistema regionale dei servizi abitativi si articola in:
a) servizi abitativi pubblici;
b) servizi abitativi sociali;
c) azioni per sostenere l’accesso ed il mantenimento dell’abitazione.
5. I servizi abitativi pubblici sono erogati dai comuni, anche in forma associata, dalle Aziende lombarde per l’edilizia residenziale (ALER) e dagli operatori accreditati di cui all’articolo 4, nei limiti e secondo le modalità previste dalla presente legge. Essi comprendono tutti gli interventi diretti alla realizzazione e gestione di alloggi sociali permanentemente destinati a soddisfare il bisogno abitativo dei nuclei familiari in stato di disagio economico, familiare ed abitativo.
6. I servizi abitativi sociali sono erogati dai comuni, dalle ALER e dagli operatori accreditati di cui all’articolo 4, e comprendono tutti gli interventi diretti alla realizzazione e gestione di alloggi sociali destinati a soddisfare il bisogno abitativo dei nuclei familiari aventi una capacità economica che non consente né di sostenere un canone di locazione o un mutuo sul mercato abitativo privato né di accedere ad un servizio abitativo pubblico.
7. Le azioni per sostenere l’accesso ed il mantenimento dell’abitazione riguardano il mercato abitativo privato e i servizi abitativi sociali e comprendono le forme di aiuto ai nuclei familiari in condizioni di morosità incolpevole e le azioni volte a favorire la proprietà dell’alloggio nel comune in cui il richiedente ha la residenza anagrafica. Esse comprendono, altresì, le azioni tese a favorire la mobilità nel settore della locazione e quelle dirette ad incentivare
l’offerta di alloggi in locazione a canone concordato, ai sensi dell’articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431 (Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti ad uso abitativo), ovvero a canone agevolato ai sensi della presente legge.
1. Sono di competenza della Regione le funzioni che richiedono un esercizio unitario a livello regionale e in
a) la disciplina del sistema regionale dei servizi abitativi, con particolare riferimento alla determinazione dei criteri generali per l’assegnazione e la gestione degli alloggi sociali, nonché per la fissazione dei relativi canoni di locazione;
b) la disciplina del sistema regionale di accreditamento degli operatori pubblici e privati, la verifica dei requisiti per l’accesso e la permanenza nel sistema;
c) il coordinamento, l’indirizzo e la vigilanza delle ALER nonché la definizione e lo sviluppo di un sistema di standard di gestione cui le aziende uniformano la propria attività;
d) la realizzazione di piani e programmi d’intervento a carattere regionale finalizzati ad incrementare l’offerta abitativa pubblica e sociale, la rigenerazione urbana e le misure per contrastare l’emergenza abitativa;
e) la promozione dell’integrazione ed il coordinamento delle politiche abitative con le politiche territoriali e di rigenerazione urbana, le politiche sociali, nonché con le politiche relative all’istruzione e al lavoro previste dalla vigente normativa;
f) l’attuazione degli indirizzi legislativi e programmatici dello Stato in materia di edilizia e di servizi abitativi;
g) la determinazione delle procedure di rilevazione del fabbisogno abitativo;
h) la definizione dei comuni ad alta tensione abitativa;
i) la promozione ed il coordinamento della formazione e gestione dell’anagrafe dei soggetti fruenti di contributi pubblici e dell’inventario del patrimonio destinato ai servizi abitativi, nonché la rilevazione periodica del patrimonio ad uso residenziale pubblico e privato non utilizzato.
2. La Regione promuove, in attuazione del principio di uso razionale del suolo, il riutilizzo del patrimonio residenziale pubblico inutilizzato o sottoutilizzato, l’integrazione delle politiche abitative con le politiche di rigenerazione urbana, incentivando, nel caso di nuovi interventi relativi al sistema regionale dei servizi abitativi, gli interventi di integrale sostituzione edilizia degli immobili esistenti. La Regione favorisce altresì il coordinamento delle funzioni e dei servizi complementari alla residenza sociale e il miglioramento della qualità edilizia ed architettonica e dell’efficienza energetica degli edifici a ciò destinati.
3. Il Consiglio regionale, con cadenza triennale, determina, su proposta della Giunta regionale, gli indirizzi strategici per lo sviluppo delle politiche abitative tramite il piano regionale dei servizi abitativi, in coerenza con i contenuti della programmazione nazionale, della programmazione economica, della pianificazione territoriale e urbanistica e delle politiche sociali perseguite. Gli indirizzi strategici sono sviluppati sulla base del fabbisogno abitativo primario rilevato per ambiti territoriali e per tipologie di intervento, degli obiettivi di settore contenuti nel programma regionale di sviluppo, della pianificazione territoriale provinciale e della città metropolitana, nonché dello stato di realizzazione dei precedenti programmi.
4. La Giunta regionale attua gli indirizzi strategici definiti dal Consiglio regionale attraverso un programma annuale con il quale determina le linee di intervento, le modalità di incentivazione e le relative risorse finanziarie.
a) la ricognizione dei fabbisogni abitativi a livello territoriale e l’individuazione, in collaborazione con l’ALER territorialmente competente e con gli operatori accreditati, delle tipologie di intervento idonee a soddisfare i bisogni rilevati, sulla base dei criteri e delle modalità stabiliti dalla Giunta regionale;
b) la programmazione dell’offerta abitativa pubblica e sociale, coordinata con le politiche urbanistiche e di rigenerazione urbana e con gli altri interventi di welfare a livello comunale;
c) le funzioni amministrative concernenti le procedure di selezione per l’accesso ai servizi abitativi pubblici e sociali, fatto salvo quanto previsto dall’articolo 33, comma 2, nonché le procedure di assegnazione relative alle unità abitative di proprietà;
d) l’esercizio, anche in forma associata con altri comuni o mediante l’ALER competente per territorio o altri operatori accreditati, dei servizi abitativi pubblici e sociali;
e) l’accertamento del possesso dei requisiti da parte dei beneficiari delle misure di sostegno alla locazione della prima casa nel mercato privato;
f) le funzioni amministrative attinenti all’edilizia convenzionata ed agevolata per le quali la legge non dispone diversamente, ivi compresa l’autorizzazione alla cessione in proprietà del patrimonio edilizio realizzato da cooperative a proprietà indivisa e l’autorizzazione alla cessione in proprietà o locazione degli alloggi di edilizia agevolata nei primi cinque anni decorrenti dall’acquisizione della titolarità dell’alloggio, nel rispetto della normativa statale;
g) favoriscono la partecipazione delle rappresentanze sindacali e dei comitati degli inquilini, per l’esame congiunto delle problematiche relative alle politiche abitative del territorio.
2. I comuni, in collaborazione con l’ALER territorialmente competente e gli operatori accreditati, promuovono la realizzazione di un’offerta abitativa pubblica e sociale di ambito sovracomunale, al fine di assicurare uno sviluppo più ordinato, equilibrato e sostenibile del territorio, in particolare nell’area metropolitana e nei comuni capoluogo o comunque ad alta tensione abitativa.
3. Per ampliare l’offerta di servizi abitativi e coordinare le azioni per il contrasto all’emergenza abitativa, assicurando altresì il miglior utilizzo delle risorse pubbliche e degli strumenti operativi a ciò destinati, i comuni in forma singola o associata possono attivare servizi di agenzie per l’abitare riguardanti l’orientamento dei cittadini in merito alle opportunità di reperire alloggi in locazione a prezzi inferiori a quelli di libero mercato, lo svolgimento di azioni di sostegno alla locazione e di attività di garanzia nei confronti dei proprietari nei casi di morosità incolpevole.
(Sistema regionale di accreditamento)
1. I servizi abitativi pubblici e sociali sono erogati, oltre che dai comuni e dalle ALER, anche da operatori accreditati, quali soggetti del terzo settore, cooperative ed altri operatori anche a partecipazione pubblica purché l’incarico di servizio ad operatori accreditati non comporti alcun aggravio di oneri per l’utenza rispetto all’erogazione degli stessi
servizi da parte dell’ente proprietario.
2. Il sistema regionale di accreditamento ha lo scopo di offrire servizi abitativi pubblici e sociali che rispondano a standard di qualità, efficienza ed efficacia gestionale, nonché a criteri di sostenibilità economico-finanziaria. Per l’affidamento della gestione dei servizi abitativi pubblici, la selezione degli operatori, tra quelli accreditati, avviene mediante procedure di evidenza pubblica.
3. Al fine di incrementare l’offerta di servizi abitativi pubblici e sociali, l’apporto di unità abitative di proprietà da parte degli operatori accreditati, costituisce titolo preferenziale nelle procedure di evidenza pubblica per l’affidamento della
gestione dei servizi abitativi pubblici e sociali.
4. Con regolamento della Giunta regionale, da adottare entro dodici mesi dall’entrata in vigore della presente legge,
a) i requisiti di ordine organizzativo, gestionale, professionale, economico e finanziari;
b) le procedure per accedere all’albo regionale degli operatori accreditati ad erogare i servizi abitativi pubblici e sociali, istituito con provvedimento della Giunta regionale;
c) gli standard relativi alla gestione dei servizi abitativi;
d) le modalità per il controllo e la verifica dei requisiti di ordine organizzativo, gestionale, professionale, economico e finanziari nonché per il rispetto degli standard di gestione dei servizi abitativi;
f) le procedure per la revoca dell’accreditamento conseguente all’accertata perdita dei requisiti di cui alla lettera a), alla mancata osservanza degli standard di cui alla lettera c), al mancato rispetto del codice etico di cui alla lettera e) ed alla mancata osservanza degli obblighi di servizio di cui al comma 5.
5. Nel gestire i servizi abitativi pubblici e sociali i comuni, le ALER e gli operatori accreditati, oltre a svolgere le attività
connesse all’amministrazione del quartiere o del singolo edificio, garantiscono gli obblighi di servizio di seguito
indicati, assicurando un attento monitoraggio sulla conduzione degli alloggi sociali:
a) accompagnamento all’inserimento nell’alloggio e al rispetto delle regole di utilizzo dell’alloggio e delle parti comuni previste nel manuale d’uso degli alloggi, allegato al contratto di locazione, o nel regolamento condominiale; b) orientamento e accompagnamento degli inquilini sul territorio in particolare rispetto ai servizi sociali in caso di sopravvenuta fragilità socio-economica;
c) gestione delle insolvenze e delle morosità incolpevoli attraverso la predisposizione e il monitoraggio di strumenti finanziari adeguati, piani di rientro agevolati e accordi bonari in un’ottica di corresponsabilità e secondo un approccio basato sulla conoscenza di prossimità delle condizioni socio-economiche dei nuclei familiari assegnatari; d) accompagnamento ad altri servizi abitativi al mutare della condizione economica del nucleo familiare;
e) orientamento e supporto all’accesso a fondi pubblici e privati per il mantenimento dell’alloggio in locazione;
f) gestione e coordinamento delle richieste e degli interventi di manutenzione ordinaria da parte dell’inquilino con imputazione delle quote spettanti, rispettivamente, al proprietario e all’inquilino;
g) promozione di forme di partecipazione sociale, mediazione e prevenzione dei conflitti, valorizzando le relazioni tra i residenti e il coinvolgimento dell’inquilinato nella gestione e cura degli alloggi e degli spazi condominiali;
h) informazione periodica all’assegnatario in ordine ai preventivi e consuntivi delle spese di locazione ed alle modalità per la verifica degli addebiti;
i) sviluppo del portierato sociale.
6. Il costo dell’accreditamento e del suo mantenimento è a carico del singolo operatore.
7. Gli interventi realizzati dai comuni, dalle ALER, dagli operatori privati e dagli operatori accreditati, assistiti da contributo pubblico o altra forma di agevolazione o finanziamento pubblico, sono regolati da apposita convenzione, secondo uno schema tipo approvato dalla Giunta regionale, che disciplina gli standard di realizzazione e conservazione degli alloggi, la durata del vincolo di destinazione degli alloggi e le modalità di assegnazione e gestione degli stessi, anche dal punto di vista sociale, sulla base della normativa regionale o di strumenti di pianificazione territoriale locale. La convenzione stabilisce altresì le garanzie a tutela del contributo pubblico erogato, i criteri e i parametri atti a regolamentare i canoni di locazione e i prezzi di cessione per gli alloggi concessi in locazione con patto di futura vendita, nonché, sulla base della deliberazione della Giunta regionale di cui all’articolo 6, comma 2, della legge regionale 30 marzo 2016, n. 8 (Legge europea regionale 2016. Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Regione Lombardia derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea), i parametri per il calcolo, il controllo e la revisione della compensazione e le modalità per evitare la sovracompensazione.
(Osservatorio regionale sulla condizione abitativa)
1. Per supportare le scelte programmatorie regionali, la Giunta regionale si avvale dell’Osservatorio regionale sulla condizione abitativa, quale struttura regionale per la rilevazione dei fabbisogni e la conoscenza della situazione abitativa sul territorio regionale, oltre che per la valutazione dell’efficacia e dell’efficienza degli interventi attuati. L’Osservatorio regionale opera in stretta connessione con l’Osservatorio nazionale e con gli altri osservatori regionali. 2. Per le finalità di cui al comma 1, le attività dell’Osservatorio regionale sono volte all’acquisizione, elaborazione, diffusione e valutazione dei dati sulla condizione abitativa, oltre che all’analisi e al monitoraggio del fabbisogno abitativo e alle sue dinamiche evolutive, nonché all’osservazione e valutazione delle politiche abitative e delle
conseguenti azioni per ridurre il disagio abitativo.
3. L’Osservatorio regionale svolge attività di studio e analisi di tematiche specifiche nel campo abitativo e dei fenomeni che incidono sulla condizione abitativa nel territorio regionale; cura l’aggiornamento della propria banca dati, in collaborazione con comuni, ALER, operatori accreditati ed altri soggetti pubblici e privati impegnati sulle tematiche abitative.
4. La Giunta regionale disciplina le modalità per l’attività e il funzionamento dell’Osservatorio, definendo metodi di rilevazione ai fini dell’anagrafe regionale dell’utenza e del patrimonio, standard tecnici per la trasmissione dei dati e fissa i criteri per la valutazione periodica dei fabbisogni abitativi, anche avvalendosi della collaborazione dei comuni, delle ALER e degli altri operatori accreditati.
5. I dati e le informazioni dell’anagrafe dell’utenza e del patrimonio del sistema regionale dei servizi abitativi costituiscono debito informativo nei confronti della Regione. L’avere adempiuto a tale obbligo è condizione per l’ammissione ai contributi regionali.
(Programmazione dell’offerta abitativa pubblica e sociale)
1. Lo strumento di programmazione in ambito locale dell’offerta abitativa pubblica e sociale è il piano triennale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali. L’ambito territoriale di riferimento del piano coincide con l’ambito territoriale dei piani di zona di cui all’articolo 18 della legge regionale 12 marzo 2008, n. 3 (Governo della rete degli
interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale).
2. Per l’approvazione del piano triennale di cui al comma 1 si applicano le disposizioni relative all’approvazione dei piani di zona di cui all’articolo 18 della l.r. 3/2008. A tal fine, l’ALER territorialmente competente e gli operatori accreditati, che gestiscono servizi abitativi pubblici e sociali, comunicano ai comuni di riferimento le unità abitative prevedibilmente disponibili nel triennio del periodo di riferimento, comprese le unità abitative non immediatamente assegnabili per carenze manutentive, nonché le unità abitative derivanti dalla realizzazione di piani o programmi di nuova edificazione, rigenerazione urbana, recupero o riqualificazione del patrimonio residenziale pubblico e sociale. Tali comunicazioni costituiscono obbligo informativo per le ALER e gli operatori accreditati, la cui inosservanza comporta per i direttori generali delle ALER la risoluzione anticipata del rapporto di lavoro secondo quanto previsto dall’articolo 12, comma 3, lettera c), e per gli operatori privati accreditati la revoca dell’accreditamento secondo le procedure di cui all’articolo 4, comma 4, lettera f). Il piano triennale è aggiornato annualmente con le medesime modalità previste per la sua approvazione. Per la città di Milano, il piano triennale e il suo aggiornamento annuale sono approvati e attuati dal Comune di Milano.
3. Il piano triennale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali è attuato con l’emanazione, almeno due volte all’anno, di avvisi pubblici comunali, riferiti all’ambito territoriale del piano triennale, per l’assegnazione delle unità abitative pubbliche e sociali effettivamente disponibili nel relativo periodo di riferimento. Gli avvisi pubblici, distinti per tipologia di unità abitative, sono emanati dal comune designato dall’assemblea dei sindaci in sede di approvazione del piano triennale di cui al presente articolo.
4. Ai fini dell’accesso e dell’assegnazione dei servizi abitativi pubblici e sociali, la Regione mette a disposizione dei comuni, delle ALER e degli operatori accreditati un’apposita piattaforma informatica.
AZIENDE LOMBARDE PER L’EDILIZIA RESIDENZIALE
(Aziende lombarde per l’edilizia residenziale)
1. Le Aziende lombarde per l’edilizia residenziale (ALER) sono le seguenti: 1) ALER Milano;
2) ALER Pavia-Lodi;
3) ALER Brescia-Cremona-Mantova;
4) ALER Bergamo-Lecco-Sondrio;
5) ALER Varese-Busto Arsizio-Como-Monza e Brianza.
2. Le ALER sono enti pubblici di natura economica, dotati di personalità giuridica, di autonomia imprenditoriale e organizzativa, patrimoniale e contabile e di proprio statuto approvato dalla Regione ai sensi dell’articolo 9. Le ALER per l’esercizio delle funzioni di verifica e controllo dei requisiti di accesso, permanenza e pagamento dei canoni relativi ai servizi abitativi pubblici sono equiparate agli enti pubblici, anche ai fini della disciplina del trattamento dei dati. Le ALER sono lo strumento del quale la Regione e gli enti locali si avvalgono per la gestione unitaria dei servizi abitativi pubblici e per l’esercizio delle proprie funzioni nel campo delle politiche abitative, con particolare attenzione alla loro funzione sociale.
3. Le ALER sono organizzate in strutture decentrate sul territorio attraverso le unità operative gestionali, di seguito denominate U.O.G., dotate di un bacino ottimale di alloggi per una gestione efficiente. Le U.O.G. sono strutture organizzative che ricoprono funzioni gestionali, organizzative, manutentive, amministrative, di accompagnamento, supporto all’abitare e monitoraggio dei quartieri, in rapporto diretto con i comuni del bacino territoriale dove svolgono la loro attività.
4. Fermo restando l’obbligo per le ALER di dare piena attuazione alle disposizioni statali in materia di prevenzione della corruzione e di trasparenza, le stesse ALER assicurano, con riferimento agli alloggi di proprietà, adeguate forme di pubblicità agli elenchi degli assegnatari, dei morosi colpevoli e degli occupanti senza titolo, nonché ai canoni di locazione o alle indennità di occupazione applicati.
(Attività delle ALER)
1. Le ALER hanno il compito di soddisfare il fabbisogno riguardante i servizi abitativi pubblici nel quadro della programmazione regionale e sovracomunale anche mediante la realizzazione di attività imprenditoriali, purché
prevalentemente finalizzate a tale funzione sociale. In particolare le ALER:
a) attuano gli interventi di edilizia pubblica di recupero e di nuova costruzione, anche mediante l’acquisizione di immobili da destinare ai servizi abitativi pubblici, utilizzando risorse rese disponibili anche da altri soggetti pubblici; b) esercitano le funzioni amministrative concernenti le procedure per l’assegnazione dei servizi abitativi pubblici sulle unità abitative di loro proprietà;
c) gestiscono il proprio patrimonio di edilizia residenziale e, se delegate, quello degli altri soggetti pubblici, favorendo la gestione dei servizi da parte dell’utenza; al fine di favorire la mobilità negli alloggi dei servizi abitativi pubblici ed in collaborazione con i comuni interessati, predispongono piani e programmi di edilizia residenziale sociale da destinare ai soggetti in situazione di revoca;
d) possono, nell’ambito della gestione del proprio patrimonio di edilizia residenziale pubblica, avvalersi di operatori privati accreditati, limitatamente alle attività di natura sociale riferite agli inquilini;
e) acquisiscono nuovo patrimonio, valorizzano e dismettono parte del patrimonio di edilizia residenziale proprio, ai sensi delle leggi di settore e dei programmi di valorizzazione approvati dalla Giunta regionale;
f) possono redigere i progetti ed eseguire le opere relative ad urbanizzazioni, programmi e piani urbanistici attuativi per conto degli enti pubblici competenti;
g) possono svolgere attività di consulenza ed assistenza tecnica a favore di operatori pubblici ed eventualmente anche a favore di privati nei modi e nei limiti stabiliti dal proprio statuto, previa stipulazione di apposita convenzione; h) possono formulare proposte agli enti competenti per la localizzazione degli interventi relativi a servizi abitativi sociali;
i) realizzano piani per l’adeguamento alle disposizioni in materia di abbattimento delle barriere architettoniche e per il risparmio energetico;
j) verificano la corretta ed economica gestione delle risorse, nonché l’imparzialità ed il buon andamento delle attività aziendali adottando un sistema di controllo di gestione; la verifica è svolta mediante valutazioni comparative dei costi, dei rendimenti e dei risultati;
k) pubblicano sul proprio sito internet ad accessibilità libera il proprio bilancio, in particolare tutti i dati relativi ai lavori, agli importi ed ai soggetti coinvolti negli interventi di edilizia residenziale di recupero e di nuova costruzione, nonché quelli relativi all’acquisizione di immobili da destinare ad edilizia residenziale sociale;
l) svolgono ogni altro compito attribuito loro dalle leggi e dai regolamenti.
2. Per lo svolgimento delle attività di cui al comma 1, le ALER possono partecipare, previa autorizzazione della Giunta regionale, con altri soggetti pubblici e privati, consorzi di imprese ed associazioni, a società o ad altri enti che abbiano come oggetto attività inerenti all’edilizia, nel rispetto dell’ordinamento vigente. L’autorizzazione regionale determina i limiti delle attività, le modalità di rendicontazione della stessa e gli indirizzi di reimpiego nell’ambito delle finalità istituzionali dell’ente.
(Statuto delle ALER)
1. Il presidente dell’ALER adotta la proposta di statuto, sentito il consiglio territoriale, sulla base di uno schema predisposto dalla Giunta regionale e approvato dal Consiglio regionale e la invia alla Giunta regionale per
2. Qualora la Giunta regionale non si pronunci entro i successivi novanta giorni, lo statuto si intende approvato.
3. Le modificazioni allo statuto sono approvate con le medesime procedure di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo.
4. Lo statuto definisce le norme fondamentali per l’organizzazione dell’ALER e, in particolare, definisce le attribuzioni e il funzionamento degli organi, le modalità di partecipazione degli utenti e del territorio, dei sindacati, degli inquilini e delle rappresentanze del terzo settore alla gestione dell’ALER, nonché le modalità di trasformazione e scioglimento delle stesse.
1. Sono organi delle ALER: a) il presidente;
b) il direttore generale; c) il consiglio territoriale; d) il collegio dei sindaci.
Art. 10 (Organi delle ALER)
1. Il presidente è il legale rappresentante e l’amministratore unico dell’ALER. La nomina del presidente spetta alla Giunta regionale, ai sensi della legge regionale 10 dicembre 2008, n. 32 (Disciplina delle nomine e designazioni della Giunta regionale e del Presidente della Regione); l’incarico ha termine al compimento del sesto mese successivo alla
scadenza della legislatura regionale ed è rinnovabile una sola volta.
2. L’indennità di carica del presidente è determinata dalla Giunta regionale, tenendo conto della complessità organizzativa, della dimensione economica e del patrimonio delle ALER e, in ogni caso, in misura non superiore all’indennità di carica del consigliere regionale.
3. Il presidente sovraintende all’attuazione degli indirizzi stabiliti dalla Giunta regionale, sentito il consiglio territoriale.
L’incarico può essere revocato con atto motivato della Giunta regionale in relazione a:
a) mancato raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla Giunta regionale, con particolare riferimento agli equilibri della gestione economica e finanziaria, previa definizione di idonei criteri temporali e di valutazione;
b) mancata attuazione degli indirizzi stabiliti dalla Giunta regionale;
c) perdurante superamento dei costi standard individuati dalla Giunta regionale;
d) gravi violazioni di legge o di regolamento;
e) gravi irregolarità amministrative e contabili.
4. Spetta al presidente in particolare:
a) adottare la proposta di statuto e le successive modificazioni;
c) definire le articolazioni territoriali, quali strutture decentrate per l’esercizio delle funzioni di gestione;
d) definire i piani annuali e pluriennali di attività;
e) deliberare quant’altro previsto dallo statuto per l’attività dell’ente;
f) nominare il direttore generale;
g) proporre, d’intesa con il consiglio territoriale, i programmi di investimento relativi ad acquisizioni, dismissioni e nuove realizzazioni. Tali programmi vengono sottoposti all’approvazione della Giunta regionale nell’ambito del bilancio preventivo.
5. Per il presidente valgono le cause di inconferibilità e incompatibilità previste dalla normativa statale, nonché le cause di esclusione, di incompatibilità e di conflitto di interessi previste dalla normativa regionale in materia di nomine di competenza della Giunta regionale.
1. Il direttore generale è nominato dal presidente, ai sensi dell’articolo 11, comma 4, lettera f), tra gli iscritti in apposito elenco regionale, istituito e tenuto dalla Giunta regionale. Possono essere iscritti in tale elenco i dirigenti pubblici e privati muniti di diploma di laurea che abbiano ricoperto incarichi di direzione o di responsabilità tecnica,
amministrativa, gestionale di durata almeno quinquennale. Con deliberazione della Giunta regionale sono definite le modalità di selezione e sono specificati i criteri da utilizzare per valutare l’adeguatezza della esperienza dirigenziale. 2. In ragione della dimensione economica e patrimoniale e della complessità organizzativa, lo statuto dell’ALER di Milano può prevedere che il direttore generale sia coadiuvato nell’esercizio delle sue funzioni da un direttore amministrativo e da un direttore sociale, nominati dal presidente nell’ambito dei ruoli dirigenziali dell’organico aziendale.
3. Il rapporto di lavoro del direttore generale, regolato da contratto di diritto privato, è a tempo determinato, con durata massima di anni cinque e si risolve alla scadenza, nonché in caso di decadenza o revoca del presidente e comunque nel caso di interruzione del mandato del presidente stesso. In ogni caso il direttore generale resta in carica fino alla nomina del nuovo presidente. L’incarico è rinnovabile una sola volta nell’ambito di ogni mandato
presidenziale. Il presidente stipula il contratto del direttore generale e può risolverlo anche anticipatamente: a) in caso di grave mancato raggiungimento degli obiettivi aziendali;
b) qualora risultino accertati rilevanti scostamenti economici e finanziari rispetto agli obiettivi fissati, derivanti dall’attività di gestione;
c) in caso di gravi violazioni di legge o gravi irregolarità amministrative e contabili.
4. Il direttore generale non può prestare attività presso la medesima ALER per più di dieci anni consecutivi.
5. Il trattamento economico del direttore generale è determinato dal presidente con riferimento ai limiti massimi individuati dalla Giunta regionale, tenendo conto della complessità delle attività risultanti dal bilancio e della consistenza del patrimonio di ogni ALER, nonché della retribuzione dei direttori generali della Giunta regionale. Il collocamento in aspettativa presso l’ente pubblico di provenienza senza assegni per tutto il periodo dell’incarico è requisito per la nomina. Il periodo di aspettativa è utile ai fini del trattamento di quiescenza e dell’anzianità di servizio. 6. Al direttore generale spetta la gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa, compresa l’adozione degli atti che impegnano l’ente verso l’esterno, mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane e strumentali e di controllo nei limiti stabiliti dallo statuto; il direttore generale è responsabile della gestione e dei relativi risultati.
7. In particolare spetta al direttore generale:
a) presiedere le commissioni di gara e di concorso con responsabilità delle relative procedure;
b) stipulare i contratti e provvedere agli acquisti in economia e alle spese indispensabili per il normale e ordinario funzionamento;
c) dirigere il personale e organizzare i servizi assicurando la funzionalità, l’economicità e la rispondenza dell’azione tecnico-amministrativa ai fini dell’ente;
d) rappresentare in giudizio l’ALER, se delegato dal presidente, con facoltà di conciliare e transigere;
e) presentare al presidente una relazione semestrale sullo stato di attuazione degli obiettivi assegnati; la relazione è trasmessa alla Giunta regionale;
f) esercitare tutte le attribuzioni conferitegli dalla legge, dai regolamenti, dallo Statuto e compiere tutti gli atti di gestione non riservati ad altri organi dell’ALER;
g) esercitare le funzioni di ufficiale rogante.
8. Il direttore generale può con proprio provvedimento delegare parte delle funzioni proprie ad altri dirigenti, ferma restando la sua responsabilità nei confronti del presidente.
9. L’incarico di direttore generale non è compatibile con quello di amministratore di istituzioni ed enti che abbiano parte nelle attività dell’ALER o con incarichi che determinino un oggettivo conflitto di interessi; le incompatibilità sono definite dallo statuto.
(Consiglio territoriale)
1. Il consiglio territoriale è formato da un numero di componenti, definito dalla Giunta regionale, variabile da un minimo di sette a un massimo di tredici. Di questi, da due a quattro, proporzionalmente al numero dei componenti del consiglio territoriale, sono indicati dalla minoranza. I componenti sono nominati dal Consiglio regionale, sulla base di apposito elenco, aggiornato periodicamente, in cui sono inseriti i sindaci dei comuni, sede di edifici di proprietà o in gestione ad ALER, dell’ambito territoriale di ciascuna ALER, che ne facciano richiesta. La Giunta regionale stabilisce i
criteri e le modalità per l’istituzione e la tenuta dell’elenco, nonché per il relativo aggiornamento.
2. Alle sedute partecipano, con diritto di voto, i componenti o loro delegati. Il presidente e il direttore generale dell’ALER partecipano alle sedute del consiglio territoriale senza diritto di voto.
3. Il consiglio territoriale dura in carica cinque anni. Il presidente del consiglio territoriale è eletto dal consiglio stesso nella prima seduta di insediamento.
4. Il consiglio territoriale esprime pareri, anche di propria iniziativa, sui provvedimenti di competenza del presidente
individuati dallo statuto di ciascuna ALER. Il consiglio territoriale esercita le seguenti funzioni:
a) esprime pareri, anche di propria iniziativa, sui piani annuali e pluriennali di attività di cui all’articolo 11, comma 4, lettera d), nonché osservazioni e rilievi sull’andamento del fabbisogno abitativo presente nel territorio anche con riferimento ai programmi di intervento dell’ALER ed alla pianificazione urbanistica dei comuni;
b) esprime pareri sulle proposte formulate dal presidente in merito ai programmi di investimento relativi ad acquisizioni, dismissioni e nuove realizzazioni;
c) esprime, su richiesta del presidente, pareri su questioni attinenti all’attività dell’ente.
5. La partecipazione al consiglio territoriale è gratuita, salvo il rimborso delle spese documentate sostenute per il trasporto, nei limiti definiti con deliberazione della Giunta regionale.
1. Il collegio dei sindaci è composto da tre membri effettivi e due supplenti nominati dal Consiglio regionale. I membri del collegio sono nominati tra esperti in materia di amministrazione e contabilità iscritti all’albo dei revisori dei conti. Il
presidente è nominato dal Consiglio regionale con il medesimo provvedimento.
2. Il Consiglio regionale procede alle designazioni di cui al comma 1 ai sensi dell’articolo 129, comma 4, del Regolamento generale del Consiglio regionale.
3. Il collegio dei sindaci svolge le funzioni di controllo a norma degli articoli 2397 e seguenti del codice civile e del regolamento di amministrazione e contabilità dell’ALER. Esso verifica l’economicità e l’efficienza della gestione e ne riferisce al presidente. Il collegio dei sindaci, in sede di esame del bilancio, certifica lo stato di attuazione dei piani di cui all’articolo 11, comma 4, lettera d). Il collegio dei sindaci dura in carica cinque anni. Il collegio ha l’obbligo, qualora riscontri gravi irregolarità nella gestione dell’ALER, di riferirne immediatamente al Presidente della Giunta regionale e al Presidente del Consiglio regionale.
4. I sindaci che senza giustificato motivo non partecipano alle sedute del collegio per tre riunioni consecutive decadono dalla carica. Il collegio, su proposta del presidente, prende atto della decadenza e la segnala al Consiglio regionale che provvede alla sostituzione.
5. Non possono essere nominati membri del collegio sindacale i sindaci o amministratori o consulenti di imprenditori o di società fornitrici delle ALER od operanti in concorrenza con le stesse.
6. Ai componenti effettivi del collegio dei sindaci spetta una indennità per l’espletamento delle funzioni in misura non superiore al dieci per cento della parte fissa della retribuzione corrisposta ai direttori generali. Ai presidenti degli stessi collegi spetta un’indennità in misura non superiore al quindici per cento della parte fissa della retribuzione corrisposta ai direttori generali.
(Osservatorio per la legalità e la trasparenza)
1. E’ istituito presso ogni ALER l’Osservatorio per la legalità e la trasparenza, con particolare riguardo ai temi inerenti alle occupazioni abusive, la morosità, colpevole o incolpevole, e le tematiche connesse alle assegnazioni degli
alloggi. L’Osservatorio deve riunirsi almeno due volte l’anno e la partecipazione è a titolo gratuito.
2. Fanno parte dell’Osservatorio:
a) il presidente dell’ALER;
b) il direttore generale dell’ALER;
c) cinque sindaci o loro delegati dei comuni delle ALER di competenza; d) tre comandanti della polizia locale o loro delegati;
e) un rappresentante del coordinamento dei comitati inquilini;
1. Le ALER provvedono al raggiungimento dei propri scopi mediante:
a) i finanziamenti dello Stato, della Regione e degli enti locali destinati ai servizi abitativi pubblici;
b) i canoni di locazione degli immobili di proprietà secondo i criteri e le modalità stabilite dalla normativa vigente per l’edilizia residenziale pubblica;
c) i fondi integrativi appositamente stanziati dalla Regione e dai comuni per il perseguimento delle finalità inerenti al ruolo di calmieratori del mercato, per la tutela delle fasce più deboli e per le situazioni di particolare tensione abitativa;
d) i proventi per spese tecniche e generali relative ai programmi di edilizia residenziale pubblica;
e) i proventi derivanti dalla valorizzazione del patrimonio immobiliare;
f) le ulteriori entrate derivanti dalle attività di cui all’articolo 8, comma 1, lettere a), f) e g) ed altre risorse destinate all’incremento dell’offerta abitativa, alla riqualificazione ed alla manutenzione del patrimonio abitativo, provenienti da finanziamenti appositamente stanziati dalla Regione;
g) le eventuali altre entrate derivanti da lasciti, legati e donazioni.
(Bilancio e programmi di attività delle ALER)
1. Il regolamento di amministrazione e contabilità disciplina il bilancio conformandosi ai principi desumibili dagli
articoli 2423 e seguenti del codice civile.
2. In allegato al bilancio consuntivo, le ALER devono fornire dettagliati elementi informativi sui costi delle attività
espletate e dei servizi prestati e sui corrispettivi introitati, specificando in particolare:
3. La Giunta regionale adotta uno schema-tipo di bilancio di esercizio e di previsione ai fini di uniformità gestionale delle ALER e, per le finalità di cui all’articolo 8, comma 1, lettera j), definisce strumenti, schemi, flussi informativi strutturati e modalità per uniformare le procedure di rilevazione delle informazioni e dei dati economico-finanziari delle aziende, anche desumendoli dalle scritture di contabilità analitica.
4. La Giunta regionale definisce altresì un sistema di indicatori economici, finanziari ed organizzativi atti a misurare le performance del management delle ALER, inerenti al conseguimento degli obiettivi aziendali e all’attuazione degli indirizzi regionali.
(Controllo sugli atti delle ALER)
1. Il presidente trasmette alla Giunta regionale il bilancio di previsione e di esercizio e semestralmente la relazione
sull’andamento della gestione finanziaria e sull’attuazione degli indirizzi stabiliti dalla Giunta regionale.
2. Su tali atti la Giunta regionale formula osservazioni ed eventuali rilievi entro sessanta giorni dal ricevimento.
1. Al personale delle ALER si applicano gli istituti attinenti allo stato giuridico, economico e previdenziale dei dipendenti delle aziende, società ed enti pubblici ed economici aderenti a Federcasa e il relativo contratto collettivo
nazionale di lavoro, fatto salvo quanto disposto dall’articolo 12 per il direttore generale.
2. A quanto stabilito dal comma 1è data applicazione dopo la determinazione della dotazione organica del personale delle ALER da effettuare entro dodici mesi dall’approvazione dello statuto.
(Diritti dell’utente)
1. Le ALER determinano i criteri e promuovono gli strumenti operativi che garantiscono la rappresentanza degli
interessi e dei diritti dell’utenza.
2. La Regione e le ALER, al fine di garantire un corretto e trasparente rapporto tra le parti, promuovono e favoriscono la partecipazione delle rappresentanze sindacali e dei comitati degli inquilini, per l’esame congiunto delle problematiche relative alle politiche abitative del territorio. A tal fine viene istituita in ogni U.O.G. una consulta dove sono direttamente coinvolti gli inquilini riuniti in comitati e i comitati di autogestione e le loro rappresentanze sindacali, come luogo in cui gli stessi partecipano al processo di formazione delle valutazioni di efficacia delle attività delle U.O.G. e di raccolta dei maggiori bisogni dei quartieri di servizi abitativi pubblici, nonché di responsabilizzazione dell’utenza nella cura del patrimonio pubblico. La consulta si rapporta periodicamente, almeno una volta l’anno, con l’Osservatorio per la trasparenza e la legalità. La partecipazione alla consulta è a titolo gratuito.
3. La Giunta regionale, sentite la competente commissione consiliare e le organizzazioni sindacali degli assegnatari,
emana un apposito schema-tipo per le ALER riguardante:
a) il regolamento dei diritti e doveri dell’utenza, nel rispetto del principio di partecipazione ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme sul procedimento amministrativo);
b) un protocollo di relazioni sindacali che definisca le modalità del confronto in merito al funzionamento del servizio ed alla programmazione degli interventi.
4. Le ALER provvedono alla formulazione ed approvazione di una Carta dei servizi, anche allo scopo di favorire la gestione diretta, da parte dell’utenza, dei servizi stessi.
DISCIPLINA DEI SERVIZI ABITATIVI PUBBLICI
1. I servizi abitativi pubblici si rivolgono ai nuclei familiari che si trovano in uno stato di disagio economico, familiare ed abitativo, accertato ai sensi del regolamento di cui all’articolo 23, che non consente loro di accedere alla locazione
di alloggi alle condizioni di mercato, ovvero ai servizi abitativi sociali di cui al titolo IV.
2. Ai fini della presente legge, il nucleo avente diritto ai servizi abitativi pubblici è costituito da una sola persona,
anche genitore separato o divorziato, ovvero dalle persone di seguito elencate:
a) coniugi non legalmente separati, soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 20 maggio 2016, n. 76 (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze);
b) conviventi di fatto ai sensi della normativa statale, anagraficamente conviventi da almeno due anni alla data di presentazione della domanda;
c) figli anagraficamente conviventi, o figli non anagraficamente conviventi di genitori separati o divorziati destinatari di provvedimenti dell’Autorità giudiziaria che prevedono tempi paritetici di cura e frequentazione degli stessi e il rilascio della casa familiare;
d) persone legate da vincoli di parentela fino al terzo grado o di affinità fino al secondo grado, anagraficamente conviventi da almeno un anno alla data di presentazione della domanda.
3. Agli avvisi pubblici di cui all’articolo 6, comma 3, sono ammessi a partecipare anche i nuclei familiari di nuova formazione costituiti prima della consegna dell’alloggio.
4. I termini di cui alle lettere b) e d) del comma 2, non si applicano qualora si tratti di soggetti affidati con provvedimento dell’autorità giudiziaria e di ultrasessantacinquenni o invalidi o disabili affetti da minorazioni o malattie invalidanti che comportino una percentuale di invalidità permanente pari o superiore al 66 per cento, riconosciuta ai sensi delle vigenti normative, ovvero con grave handicap o patologia con prognosi ad esito infausto.
5. Sono permanentemente destinati a servizi abitativi pubblici tutti gli alloggi sociali realizzati o recuperati da enti pubblici, anche con il concorso o contributo dello Stato o della Regione, nonché quelli acquisiti a qualunque titolo dagli enti locali e dalle ALER, adibiti a soddisfare il bisogno abitativo dei nuclei familiari che si trovano nelle condizioni di cui al comma 1.
6. Le disposizioni di cui al presente capo non si applicano agli alloggi realizzati, recuperati o acquistati dalle cooperative di abitazione per i propri soci, ovvero con programmi di edilizia agevolata o convenzionata. Sono altresì esclusi gli alloggi di servizio ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1972, n. 1035 (Norme per l’assegnazione e la revoca nonché per la determinazione e la revisione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica) e quelli di proprietà di enti previdenziali.
(Beneficiari dei servizi abitativi pubblici)
a) cittadinanza italiana o di uno Stato dell’Unione europea ovvero condizione di stranieri titolari di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo ai sensi del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 (Attuazione della direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo) o di stranieri regolarmente soggiornanti in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale e che esercitano una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 40, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero);
b) residenza anagrafica o svolgimento di attività lavorativa in Regione Lombardia per almeno cinque anni nel periodo immediatamente precedente la data di presentazione della domanda;
c) condizione economica del nucleo familiare da accertarsi sulla base di criteri unificati di valutazione della situazione economica dei soggetti che richiedono prestazioni sociali;
d) assenza di titolarità di diritti di proprietà o di altri diritti reali di godimento su beni immobili adeguati alle esigenze del nucleo familiare, ubicati nel territorio italiano o all’estero;
e) assenza di precedenti assegnazioni di alloggi sociali per cui, nei precedenti cinque anni, è stata dichiarata la decadenza o si è proceduto alla risoluzione del contratto di locazione;
f) assenza di eventi di occupazione abusiva di alloggio o di unità immobiliare ad uso non residenziale o di spazi pubblici e/o privati negli ultimi cinque anni.
2. I requisiti di cui al comma 1 devono essere posseduti dai richiedenti secondo le modalità stabilite con il regolamento di cui all’articolo 23, tenuto conto dei limiti fissati dai commi 7 e 8 dell’articolo 23.
3. Al fine di consentire ai comuni ed alle ALER la verifica del requisito di cui al comma 1, lettera f), la Giunta regionale istituisce una banca dati degli occupanti senza titolo di unità abitative pubbliche, disciplinando criteri e modalità per l’accesso e l’aggiornamento periodico. I dati e le informazioni per l’aggiornamento della banca dati regionale sono forniti da comuni, ALER ed operatori accreditati e costituiscono debito informativo nei confronti della Regione.
4. In attuazione delle previsioni di cui all’articolo 5 della legge regionale 24 giugno 2014, n. 18 (Norme a tutela dei coniugi separati o divorziati, in condizione di disagio, in particolare con figli minori), ai fini del possesso del requisito di cui alla lettera d), del comma 1, non si considerano i diritti di proprietà o altri diritti reali di godimento relativi alla casa coniugale in cui risiedono i figli, se quest’ultima è assegnata, in sede di separazione personale o divorzio, al coniuge o comunque non è nella disponibilità del soggetto richiedente.
4 bis. Al fine di favorirne il trasferimento, la permanenza e la mobilità nella Regione Lombardia, gli appartenenti alle forze di polizia di cui al comma 6 dell’articolo 23, che siano in servizio, accedono ai servizi abitativi pubblici in deroga ai requisiti di cui alle lettere b), c) e d) del comma 1, secondo le modalità stabilite dal regolamento regionale di cui al comma 9 dell’articolo 23. Tale regolamento disciplina, altresì, la decadenza dall’assegnazione nei casi di cessazione dal servizio.(1)
(Accesso e permanenza nei servizi abitativi pubblici)
1. Le funzioni amministrative concernenti le procedure di selezione per l’accesso ai servizi abitativi pubblici spettano ai comuni, che possono avvalersi per le attività istruttorie della collaborazione dell’ALER territorialmente competente
previa stipula di apposita convenzione.
2. Al fine di soddisfare il fabbisogno abitativo primario e di rendere accessibile il patrimonio abitativo disponibile e non utilizzato, i comuni possono integrare l’offerta dei servizi abitativi pubblici con unità abitative conferite da soggetti pubblici e privati, compresi gli operatori accreditati, da reperire attraverso procedure ad evidenza pubblica e da disciplinare mediante apposite convenzioni di durata non inferiore ad otto anni rinnovabili in forma espressa. Alle unità
abitative temporaneamente destinate a servizi abitativi pubblici si applicano le disposizioni della presente legge e dei regolamenti attuativi. Per la loro gestione, i comuni possono avvalersi di operatori accreditati ovvero dell’ALER territorialmente competente.
3. I nuclei familiari in condizioni di indigenza accedono ai servizi abitativi pubblici attraverso la presa in carico da parte dei servizi sociali comunali, nell’ambito di programmi volti al recupero dell’autonomia economica e sociale. Ai fini della presente legge, si considerano in condizioni di indigenza i nuclei familiari che dichiarano una situazione economica pari o inferiore all’indicatore di situazione economica equivalente (ISEE) corrispondente ad una soglia di povertà assoluta e di grave deprivazione materiale determinata con regolamento regionale da adottare entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, avendo come parametro economico di riferimento l’assegno sociale erogato dall’INPS. Al fine di garantire la sostenibilità economica e di favorire l’integrazione sociale nei servizi abitativi pubblici, le assegnazioni riguardanti i nuclei familiari in condizioni di indigenza presi in carico dai servizi sociali comunali, sono disposte nella misura massima del 20 per cento delle unità abitative annualmente disponibili. I comuni possono superare la suddetta soglia con riguardo al patrimonio di proprietà comunale, garantendo la copertura delle relative spese di alloggio.
4. Per accedere ai servizi abitativi pubblici i nuclei familiari, a seguito dell’avviso pubblico di cui all’articolo 6, comma 3, presentano la domanda di assegnazione attraverso la piattaforma informatica regionale, nella quale sono pubblicate le unità abitative effettivamente disponibili suddivise per ente proprietario. I comuni, le ALER e gli enti gestori, supportano, attraverso un apposito servizio, i soggetti richiedenti nella presentazione delle domande di accesso ai servizi abitativi pubblici. Sulla base delle domande presentate, la piattaforma informatica effettua gli abbinamenti, tenuto conto della composizione dei nuclei familiari e delle caratteristiche delle unità abitative da assegnare, e forma per ciascuna unità abitativa una graduatoria la cui validitàè funzionale alla successiva assegnazione.
5. Sulla base delle graduatorie formate dalla piattaforma informatica regionale, i comuni e le ALER assegnano le unità abitative, previa verifica del possesso dei requisiti per l’accesso ai servizi abitativi pubblici nonché delle condizioni familiari, abitative ed economiche dichiarate al momento della domanda. I comuni, le ALER e gli enti gestori stipulano il contratto di locazione, predisposto secondo uno schema tipo approvato dalla Giunta regionale.
6. L’assegnazione delle unità abitative è effettuata in modo da assicurare l’integrazione sociale attraverso la presenza di nuclei familiari diversificati per categoria e composizione, in base ai criteri stabiliti nel regolamento regionale di cui al comma 3, tenuto conto delle seguenti categorie: anziani, famiglie di nuova formazione, famiglie monoparentali, appartenenti alle forze di polizia di cui all’articolo 16 della legge 1° aprile 1981, n. 121 (Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della pubblica sicurezza), disabili ovvero altre categorie di particolare e motivata rilevanza sociale.
7. Il limite economico massimo per l’accesso ai servizi abitativi pubblici è stabilito dal regolamento regionale con riferimento all’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) del nucleo familiare richiedente.
8. Il limite economico massimo per la permanenza nei servizi abitativi pubblici è stabilito dal regolamento regionale con riferimento all’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) del nucleo familiare assegnatario. Gli assegnatari la cui situazione economica equivalente (ISEE) supera la soglia economica di permanenza decadono dal diritto di usufruire del servizio abitativo pubblico.
9. Con il regolamento regionale di cui al comma 3 sono disciplinati:
a) le procedure e le modalità di programmazione triennale dell’offerta di servizi abitativi pubblici;
b) i requisiti per l’accesso ai servizi abitativi pubblici e la soglia economica dell’indigenza nonché le soglie economiche per l’accesso e la permanenza dei nuclei familiari nei servizi abitativi pubblici;
c) le modalità, le procedure e i termini per la pubblicazione, la selezione e l’assegnazione delle unità abitative mediante la piattaforma informatica regionale, che tengano conto anche delle unità abitative che si rendono disponibili nel periodo intercorrente tra la data di pubblicazione dell’avviso e la scadenza del termine per la presentazione delle domande di assegnazione;
d) lo schema tipo di avviso pubblico;
e) le condizioni di disagio economico, familiare ed abitativo dei nuclei familiari, nonché i relativi punteggi ai fini della formazione delle graduatorie per unità abitativa finalizzata all’assegnazione;
f) i termini per la conclusione dei procedimenti di selezione e assegnazione delle unità abitative;
g) la decadenza dall’assegnazione dell’alloggio sociale nei casi di mutamento delle condizioni economiche del nucleo familiare assegnatario e di titolarità del diritto di proprietà o di altri diritti reali di godimento su un alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare ubicato nella stessa provincia di residenza o ad una distanza inferiore a 70 chilometri; la decadenza nei casi di inadempimento degli obblighi incombenti sul nucleo familiare assegnatario e di mancata occupazione, da parte del medesimo nucleo, dell’alloggio assegnato;(2)
h) la mobilità dai servizi abitativi pubblici ai servizi abitativi sociali e viceversa, nei casi in cui si modificano le condizioni economiche del nucleo familiare.
10. Il regolamento di cui al comma 3 disciplina altresì le condizioni oggettive e soggettive di disagio, nonché i relativi
punteggi per la formazione della graduatoria, che tengono conto:
a) del disagio familiare, dato dalla presenza di persone ultrasessantacinquenni, con grave disabilità, minori, famiglie di nuova formazione, persone sole, genitori separati o divorziati;
b) del disagio abitativo, dato da condizioni abitative e dell’alloggio improprie, sovraffollamento, presenza di barriere architettoniche o da altre situazioni meritevoli di attenzione;
c) del disagio economico, dato dalla situazione economica del nucleo familiare;
d) del periodo di residenza nel comune dove è localizzata l’unità abitativa da assegnare e della durata del periodo di residenza in Regione.
11. I comuni e le ALER pubblicano in apposita sezione della piattaforma informatica regionale, nella misura massima del 30 per cento delle unità abitative effettivamente disponibili in ciascun avviso, le unità abitative destinate a servizi abitativi pubblici non assegnabili per carenza di manutenzione, determinando, per ciascuna di esse, gli interventi indispensabili per renderle abitabili, i costi e i tempi di esecuzione delle opere. Tali unità abitative sono assegnate attraverso la stipula di una specifica convenzione in forza della quale l’assegnatario si impegna ad anticipare tutte o parte delle spese dell’intervento, che sono decurtate dai futuri canoni secondo un piano concordato.
12. Il diritto di subentro nell’alloggio sociale è consentito solo ai componenti del nucleo familiare presenti all’atto dell’assegnazione e che abbiano convissuto continuativamente con l’assegnatario sino al momento del decesso di quest’ultimo, purché in possesso dei requisiti di permanenza nei servizi abitativi pubblici. Resta fermo il diritto di subentro nell’alloggio sociale per coloro che, successivamente all’assegnazione, entrano a far parte del nucleo familiare per ampliamento dello stesso a seguito di nascita, matrimonio, unione civile, convivenza di fatto con il titolare dell’assegnazione o provvedimento dell’autorità giudiziaria.
13. Al fine di contenere il disagio abitativo di particolari categorie sociali, soggette a procedure esecutive di rilascio degli immobili adibiti ad uso di abitazione e per ogni altra esigenza connessa alla gestione di situazioni di grave emergenza abitativa, in particolare nei comuni ad alta tensione abitativa, ALER e comuni destinano una quota del proprio patrimonio abitativo a servizi abitativi transitori, nell’ambito del piano triennale dell’offerta abitativa pubblica e sociale e dei suoi aggiornamenti annuali, nella misura massima del 10 per cento delle unità abitative disponibili alla data di entrata in vigore della presente legge. Le unità abitative a tali fini individuate sono temporaneamente escluse dalla disciplina dei servizi abitativi pubblici. Tali unità abitative sono assegnate ai nuclei familiari in possesso dei requisiti per l’accesso ai servizi abitativi pubblici per una durata massima di dodici mesi non rinnovabili, mediante provvedimento motivato del comune e comunicato alla Regione, secondo le modalità stabilite dalla Giunta regionale. I comuni possono incrementare la disponibilità di servizi abitativi transitori con unità abitative conferite da soggetti
pubblici e privati, compresi gli operatori accreditati, da reperire attraverso procedure ad evidenza pubblica e da disciplinare mediante apposite convenzioni, rinnovabili in forma espressa. Per tali finalità, le suddette unità abitative o loro porzioni, sono temporaneamente escluse dalla disciplina dei servizi abitativi pubblici, previa comunicazione alla Giunta regionale. Per la gestione dei servizi abitativi transitori di cui al presente comma, i comuni possono avvalersi di operatori accreditati ovvero dell’ALER territorialmente competente.(3)
(Canone di locazione dei servizi abitativi pubblici)
1. Il canone di locazione dei servizi abitativi pubblici è destinato a compensare i costi di gestione, compresi gli oneri fiscali, e a garantire la manutenzione ordinaria per la buona conservazione del patrimonio immobiliare. Eventuali eccedenze, al netto della fiscalità e degli oneri finanziari, sono destinate al miglioramento e allo sviluppo del
patrimonio abitativo destinato ai servizi abitativi pubblici.
2. Il canone di locazione è calcolato avendo a riferimento:
a) il valore dell’immobile che tiene conto del costo di costruzione dell’edilizia pubblica, della dimensione e delle caratteristiche dell’alloggio, quali la classe demografica del comune, l’ubicazione, l’anno di costruzione o ristrutturazione, il livello di piano, lo stato di conservazione e manutenzione;
b) la condizione economica del nucleo familiare assegnatario misurata in base all’indicatore di situazione economica equivalente (ISEE).
3. Con regolamento regionale da adottare entro ventiquattro mesi dall’entrata in vigore della presente legge, sono disciplinati le modalità di calcolo, i requisiti per la determinazione del canone, la progressività del canone di locazione al variare della condizione economica del nucleo familiare assegnatario, nonché il canone minimo di riferimento da applicarsi per i nuclei familiari in condizioni di indigenza. Il regolamento regionale stabilisce una soglia percentuale massima del costo della locazione sociale, riguardante la somma delle spese che il nucleo familiare assegnatario sostiene sia per il pagamento del canone di locazione sia per i servizi comuni, calcolata con riferimento all’indicatore di situazione economica (ISE) del nucleo familiare. Nei limiti di tale soglia percentuale, il valore del canone di locazione non può in ogni caso essere superiore al 25 per cento dell’indicatore di situazione economica (ISE) del nucleo familiare.
(Sostenibilità dei servizi abitativi pubblici)
1. I servizi abitativi pubblici assolvono ad una funzione di interesse generale e di salvaguardia della coesione sociale
alla cui sostenibilità concorrono in modo responsabile ed integrato Regione, comuni e ALER.
2. La Regione concorre, insieme ai comuni e alle ALER, a sostenere l’accesso ai servizi abitativi pubblici dei nuclei familiari in condizioni di indigenza di cui all’articolo 23, comma 3, attraverso un contributo regionale di solidarietà per il nucleo familiare, a carattere temporaneo, che sostiene il pagamento del canone e dei servizi a rimborso nell’ambito dei programmi volti al recupero dell’autonomia economica e sociale. Qualora la condizione di indigenza del nucleo familiare dovesse permanere al termine del contributo finanziario regionale, ferma restando la presa in carico da parte dei servizi sociali comunali per le misure di assistenza che si rendono necessarie, i comuni e le ALER si fanno carico dei costi di locazione di tali nuclei, in base alle unità abitative di proprietà di ciascun ente. Le condizioni di accesso, la misura e la durata del contributo finanziario regionale, sono definite con regolamento della Giunta regionale da adottare entro dodici mesi dall’entrata in vigore della presente legge.
3. Al fine di sostenere gli assegnatari dei servizi abitativi pubblici in comprovate difficoltà economiche di carattere transitorio, è istituito un contributo regionale di solidarietà, a carattere temporaneo, che copre il pagamento dei servizi a rimborso e, nei casi e modi previsti dal regolamento regionale, integra la differenza tra canone applicato e canone minimo per la prestazione del servizio. Le condizioni di accesso, la misura e la durata del contributo finanziario regionale sono definiti con regolamento della Giunta regionale da adottare entro dodici mesi dall’entrata in vigore della presente legge.
4. Al fine di perseguire l’obiettivo dell’aumento dell’offerta di alloggi sociali in locazione, con la conseguente riduzione del disagio abitativo dei nuclei familiari svantaggiati, è istituito un fondo per i servizi abitativi pubblici finalizzato a sostenere interventi di nuova edificazione, acquisto, recupero e riqualificazione di alloggi sociali pubblici. Il fondo è alimentato da risorse nazionali, comunitarie e autonome regionali nei limiti delle disponibilità annuali in bilancio.
5. Gli enti proprietari di patrimonio immobiliare destinato a servizi abitativi pubblici provvedono alla manutenzione ordinaria. La Regione concorre, insieme alle ALER, alla manutenzione straordinaria del patrimonio immobiliare delle aziende destinato a servizi abitativi pubblici. I comuni garantiscono la manutenzione straordinaria del proprio patrimonio immobiliare destinato a servizi abitativi pubblici.
(Sistemi dei controlli sui servizi abitativi pubblici)
1. Gli enti gestori di servizi abitativi pubblici adottano, con cadenza annuale, piani di controllo finalizzati a:
a) prevenire e contrastare il fenomeno delle occupazioni abusive;
b) verificare la situazione reddituale e la permanenza dei requisiti di assegnazione degli assegnatari, da effettuarsi in collaborazione con il comune, avvalendosi di protocolli di intesa con gli enti competenti e tramite accessi ai sistemi informativi degli enti;
c) verificare la morosità dei nuclei familiari assegnatari di servizi abitativi pubblici.
2. I comuni e la Regione vigilano sull’efficacia con la quale gli enti gestori attuano i piani di controllo di cui al comma 1.
3. Al fine di prevenire e contrastare azioni illegali come l’occupazione abusiva di alloggi, la cessione a terzi dell’alloggio assegnato, atti vandalici o intimidatori, i comuni, di concerto con gli enti gestori, possono promuovere l’adozione di strumenti per la formazione di un contesto sociale e abitativo sicuro, tra cui i patti locali di sicurezza urbana, il custode sociale, il portierato sociale, l’apertura di spazi nei quartieri partecipati dai cittadini residenti, quali presidi attivi degli abitanti, la realizzazione di impianti di videosorveglianza in base alle vigenti leggi. Gli spazi non residenziali inutilizzati possono essere messi a disposizione per un tempo determinato per attività sociali o nuove attività imprenditoriali in grado di aumentare l’integrazione socio-abitativa dei quartieri e sostenere lo sviluppo locale. Tali spazi possono essere altresì adibiti a funzioni di presidio e sicurezza, da parte di forze dell’ordine, polizie locali o per servizi di guardia particolare giurata.
4. Al fine di contribuire al contenimento della morosità, l’ente gestore può prevedere misure una tantum di riduzione dell’ammontare del canone di locazione, nella misura massima di una mensilità, a favore degli inquilini che optano per il pagamento del canone di locazione e dei servizi a rimborso mediante domiciliazione bancaria.
5. L’ente gestore, per gli inquilini in condizione di accertata morosità incolpevole, può concordare con l’assegnatario, che ne faccia richiesta, un piano di rientro modulato per un tempo compatibile con la condizione economica del nucleo familiare e che preveda il pagamento del debito pregresso senza oneri aggiuntivi.
6. I comuni e le ALER procedono, previo esperimento del contraddittorio, all’annullamento del provvedimento di assegnazione con atto notificato all’assegnatario nei seguenti casi: (4)
a) qualora l’assegnazione sia stata disposta in contrasto con le norme vigenti al momento dell’assegnazione medesima;
b) qualora l’assegnazione sia stata ottenuta sulla base di dichiarazioni mendaci o di documentazioni risultate false.
7. Il provvedimento di annullamento dell’assegnazione:
b) determina l’obbligo per l’assegnatario di rilascio dell’alloggio in un termine non eccedente i sei mesi;
c) costituisce titolo esecutivo nei confronti dell’assegnatario e di chiunque occupi l’alloggio e non è soggetto a graduazioni o proroghe.
7 bis. I comuni e le ALER dispongono, previo esperimento del contraddittorio, la decadenza dall’assegnazione nei casi in cui accertino la morosità colpevole dell’assegnatario in relazione al pagamento del canone di locazione, ovvero al rimborso delle spese per i servizi, per un periodo pari ad almeno dodici mensilità anche non consecutive negli ultimi ventiquattro mesi. Al provvedimento di decadenza si applica la disposizione di cui al comma 7.(5)
8. L’assegnatario per il quale l’ente gestore ha proceduto alla risoluzione del contratto di locazione non può partecipare alle procedure di assegnazione di servizi abitativi pubblici e sociali per i cinque anni successivi alla data di notifica della risoluzione. In caso di violazione del divieto di cui al primo periodo la domanda di partecipazione è inammissibile e l’eventuale contratto di locazione, se stipulato, è nullo.
9. Entro sei mesi dall’entrata in vigore del regolamento regionale di cui all’articolo 23, comma 3, gli enti proprietari aggiornano l’anagrafe regionale dell’utenza. L’assegnatario la cui condizione economica supera la soglia economica di permanenza nei servizi abitativi pubblici decade dal diritto di usufruire di tali servizi e deve rilasciare l’unità abitativa assegnata entro ventiquattro mesi dalla dichiarazione di decadenza da parte dell’ente proprietario. Entro questo termine, l’ente proprietario formula una proposta di mobilità presso altra unità abitativa di dimensioni e caratteristiche idonee alla composizione del nucleo familiare e con un canone di locazione determinato sulla base della condizione economica attuale del nucleo familiare. L’ente proprietario può ricorrere ad unità abitative di proprietà degli operatori accreditati, qualora non disponga di unità abitative idonee alle caratteristiche del nucleo familiare. Al nucleo familiare si applica, a decorrere dalla dichiarazione di decadenza, un canone di locazione determinato sulla base della condizione economica attuale dello stesso.
10. Decorsi ventiquattro mesi dalla dichiarazione di decadenza, nel caso in cui l’assegnatario abbia rifiutato la proposta di mobilità di cui al comma 9 o non abbia ancora rilasciato l’unità abitativa, l’ente proprietario avvia la procedura di rilascio dell’unità abitativa.
11. Qualora l’unità abitativa sia occupata da soli anziani ultrasessantacinquenni o nel nucleo siano presenti disabili o soggetti con patologie croniche e gravemente invalidanti non si applicano le disposizioni per il rilascio dell’unità abitativa di cui ai commi 9 e 10 e il canone di locazione è rideterminato sulla base della condizione economica attuale del nucleo.
(Autogestione)
1. Gli enti proprietari promuovono l’autogestione da parte degli assegnatari dei servizi accessori e degli spazi comuni, fornendo alle gestioni autonome l’assistenza tecnica, amministrativa, legale, necessaria per la loro costituzione e per il
2. Le gestioni autonome sono costituite mediante convenzione e sono disciplinate da apposito regolamento approvato dall’ente proprietario nel rispetto delle norme poste a tutela della sicurezza e della incolumità delle persone, sentite le organizzazioni degli assegnatari. La Giunta regionale definisce le tipologie di servizi accessori autogestiti, i
criteri e le modalità di funzionamento delle gestioni autonome nonché lo schema tipo di regolamento di cui al presente comma.
3. L’ente proprietario può motivatamente deliberare di non dare corso alla gestione autonoma nel caso si presentino particolari difficoltà, ovvero di interromperla in qualsiasi momento in caso di cattivo funzionamento.
4. La cessazione della gestione autonoma può essere richiesta con motivata deliberazione dell’assemblea degli assegnatari; l’ente proprietario delibera in merito alla richiesta nei sessanta giorni successivi all’adozione della deliberazione suddetta.
5. Gli assegnatari hanno facoltà di incaricare, con comunicazione scritta, gli enti gestori della riscossione della quota mensile di adesione all’organizzazione sindacale prescelta.
ALIENAZIONE E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO ABITATIVO PUBBLICO
(Finalità e disposizioni comuni)
1. Il presente capo disciplina l’alienazione e la valorizzazione del patrimonio abitativo pubblico mediante programmi di razionalizzazione e sviluppo di competenza regionale. Con deliberazione della Giunta regionale sono emanate le
modalità attuative del presente capo.
2. Gli enti proprietari possono procedere alla alienazione e valorizzazione di unità abitative esclusivamente per esigenze di razionalizzazione, economicità e diversificazione della gestione del patrimonio, nella misura massima del 15 per cento delle unità abitative di cui risultano proprietari alla data di entrata in vigore della presente legge. Nell’ambito della percentuale di cui al primo periodo, le unità abitative alienabili, incluse quelle conferite ai fondi immobiliari di cui all’articolo 11 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria) convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, non possono eccedere la quota percentuale del 5 per cento. La restante quota percentuale è valorizzabile esclusivamente con le modalità alternative di cui all’articolo 31.
3. I proventi delle alienazioni e valorizzazioni sono destinati al recupero ed alla riqualificazione del patrimonio abitativo pubblico e, solo in via residuale, all’acquisto ed alla nuova realizzazione di alloggi sociali.
4. Per le finalità di cui al comma 2, i comuni, anche in forma associata, e le ALER predispongono un programma per l’alienazione e la valorizzazione del patrimonio abitativo pubblico. Il programma può prevedere l’alienazione di alloggi, liberi o occupati, o anche altre modalità di valorizzazione, come previsto all’articolo 31. Il programma è elaborato previa valutazione del fabbisogno di servizi abitativi pubblici e sociali sul territorio comunale e nel rispetto, oltre che delle presenti disposizioni, della programmazione regionale e delle modalità indicate dalla Giunta regionale; il programma è approvato dalla Giunta regionale entro sessanta giorni dal ricevimento della proposta. Il programma ha durata triennale e deve essere sottoposto a nuova approvazione, qualora decorso il triennio, l’ente proprietario intenda completarne l’attuazione. Il prezzo di vendita è fissato dall’ente proprietario tenendo conto della vetustà e dello stato di conservazione dell’immobile in relazione al valore di mercato. A tal fine, l’ente proprietario comunica annualmente alla Giunta regionale le unità abitative alienate o diversamente valorizzate, l’ammontare dei proventi percepiti ed il relativo utilizzo. Il completo utilizzo dei proventi è condizione necessaria per l’approvazione dei nuovi programmi di alienazione e valorizzazione nonché per accedere ai finanziamenti concessi dalla Regione per le medesime finalità.
5. Le unità abitative alienate non possono essere rivendute prima che siano decorsi dieci anni dalla data di registrazione del contratto di acquisto, salvo il decesso dell’acquirente. In tutti i contratti di vendita di unità abitative deve essere inserita, a pena di nullità, la previsione del diritto di prelazione a favore dell’ente alienante.
6. Anche al fine di garantire la sicurezza degli immobili e per contrastare il fenomeno delle occupazioni abusive, gli enti proprietari assicurano il pieno utilizzo delle autorimesse, dei posti auto e delle unità non residenziali. Nel programma gli enti proprietari favoriscono l’alienazione delle autorimesse e dei posti auto ai residenti nell’immobile oggetto del programma. Il prezzo di vendita è fissato dall’ente proprietario tenendo conto della vetustà e dello stato di conservazione dell’immobile in relazione al valore di mercato.
(Alloggi assegnati)
1. Il programma di cui all’articolo 28, comma 4, può ricomprendere la vendita di alloggi assegnati qualora si tratti di unità abitative collocate in condominio in cui la proprietà pubblica è minoritaria in relazione al valore delle quote millesimali o di interi edifici la cui vendita risponde ad esigenze di razionalizzazione ed economicità, in considerazione
dello stato di degrado o della particolare caratterizzazione tipologica o strutturale.
2. I comuni e le ALER determinano il valore di mercato delle unità abitative mediante apposita perizia redatta dal soggetto proprietario, in coerenza con le valutazioni dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate. L’importo così determinato è ridotto del 20 per cento al fine di individuare il valore dell’immobile occupato. 3. L’assegnatario ha diritto ad acquistare l’immobile a un prezzo inferiore del 20 per cento del valore determinato ai sensi del comma 2. Le spese di stipula dell’atto sono a carico dell’acquirente.
4. Hanno titolo all’acquisto degli alloggi nel piano di vendita gli assegnatari conduttori di un alloggio di servizi abitativi pubblici o i loro familiari conviventi che non siano in mora con il pagamento dei canoni e delle spese all’atto della presentazione della domanda di acquisto. In caso di acquisto da parte dei familiari conviventi è fatto salvo il diritto di abitazione in favore dell’assegnatario.
5. L’assegnatario che non accetti, entro sei mesi, la proposta di vendita ha diritto all’assegnazione di altra unità abitativa in mobilità di dimensioni e caratteristiche idonee alla composizione del nucleo familiare, preferibilmente in prossimità. A tal fine l’ente proprietario agevola la mobilità mediante forme di rimborso delle spese e di rinnovo dei contratti di utenza. Conclusa la procedura di mobilità, l’alloggio reso disponibile è messo in vendita con le modalità di cui all’articolo 30.
6. Nel caso in cui l’assegnatario rifiuti due proposte di mobilità verso unità abitative di dimensioni e caratteristiche idonee alla composizione del nucleo familiare, preferibilmente in prossimità, e non abbia rilasciato l’unità abitativa, l’ente proprietario avvia la procedura di mobilità forzosa, dando preventiva informazione ai servizi sociali del comune. Qualora l’alloggio posto in vendita sia occupato da un nucleo di soli anziani ultrasessantacinquenni o nel nucleo siano presenti disabili o soggetti con patologie croniche e gravemente invalidanti, la procedura di mobilità viene avviata solo a seguito di un’intesa con gli inquilini.
(Alloggi liberi)
1. E’ consentita la vendita degli alloggi e relative pertinenze, liberi da inquilini, di proprietà delle ALER o dei comuni, in
presenza di una delle seguenti ipotesi:
a) alloggi collocati in edifici in condominio in cui la proprietà pubblica è minoritaria in relazione al valore delle quote millesimali;
b) alloggi ubicati in aree o immobili di pregio, la cui vendita risulti economicamente vantaggiosa ai fini della riqualificazione e dell’incremento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica;
c) alloggi, compresi in edifici o parti funzionalmente autonome di essi, non assegnabili perché in stato di grave degrado o compresi in edifici di particolare caratterizzazione architettonica, per i quali l’adeguamento agli standard essenziali di abitabilità renda necessari interventi edilizi o soluzioni tecnologiche non convenienti;
d) alloggi ubicati in aree che comportino significative difficoltà di accesso con riguardo ai servizi scolastici, socio- sanitari, di trasporto pubblico e agli esercizi commerciali.
2. Alle vendite di cui al comma 1 si procede con asta pubblica, ponendo a base d’asta il valore di mercato dell’alloggio libero determinato mediante apposita perizia.
(Modalità di valorizzazione alternative all’alienazione)
1. E’ consentita la valorizzazione degli alloggi e delle unità non residenziali attraverso modalità alternative
all’alienazione, ferme restando le disposizioni previste all’articolo 28.
2. Il programma di cui all’articolo 28, comma 4, può prevedere:
a) la locazione a canone agevolato, di norma non inferiore al 40 per cento del canone di mercato;
b) la locazione nello stato di fatto, a soggetti intermedi, quali enti, associazioni senza scopo di lucro e istituzioni, con finalità statutarie di carattere sociale;
c) la locazione a usi non residenziali, al fine di promuovere la diversificazione funzionale all’interno dei quartieri e l’insediamento di attività economiche di nuova formazione.
3. L’ente proprietario individua i destinatari finali sulla base dei criteri fissati dalla Giunta regionale nel provvedimento di approvazione del programma di cui all’articolo 28, comma 4, e nel rispetto dei principi di pubblicità, imparzialità, uguaglianza e non discriminazione.
4. Con il provvedimento di cui al comma 3, la Giunta regionale stabilisce altresì la durata di uso alternativo delle unità immobiliari. Tale durata non può comunque essere superiore a quindici anni, trascorsi i quali il bene deve essere ridestinato a servizi abitativi pubblici o sociali.
SERVIZI ABITATIVI SOCIALI
1. Ai fini della presente legge il servizio abitativo sociale consiste nell’offerta e nella gestione di alloggi sociali a prezzi contenuti destinati a nuclei familiari con una capacità economica che non consente loro né di sostenere un canone di
locazione o un mutuo sul mercato abitativo privato, né di accedere ad un servizio abitativo pubblico.
2. Ai fini della presente legge, il servizio abitativo sociale comprende sia alloggi sociali destinati alla locazione permanente o temporanea, sia alloggi destinati alla vendita dopo un periodo minimo di locazione di otto anni. 3. I requisiti di accesso dei beneficiari dei servizi abitativi sociali sono definiti con il regolamento regionale di cui all’articolo 23. Al fine di consentire l’accesso anche ai nuclei familiari in possesso dei requisiti per l’assegnazione di alloggi di servizi abitativi pubblici, i comuni possono prevedere un limite economico di accesso inferiore a quello previsto dal regolamento regionale, fatta salva l’applicazione del canone di locazione previsto per il servizio abitativo sociale.
4. E’ istituito un fondo destinato a sostenere i servizi abitativi sociali alimentato da risorse nazionali, comunitarie e autonome regionali nei limiti delle disponibilità annuali in bilancio. La Giunta regionale determina le condizioni, i criteri e le modalità di funzionamento del fondo.
(Servizi abitativi a canone agevolato)
1. Fanno parte del sistema regionale dei servizi abitativi gli alloggi sociali cui si applica un canone che copre gli oneri
di realizzazione, recupero o acquisizione, nonché i costi di gestione.
2. Le modalità di attuazione e di gestione degli interventi che fruiscono di contributi o altre agevolazioni regionali sono disciplinate da una specifica convenzione stipulata tra il soggetto attuatore, il comune nel quale l’intervento è realizzato e la Regione. La convenzione può prevedere che all’individuazione degli assegnatari degli alloggi provveda il soggetto attuatore, nel rispetto dei requisiti di cui all’articolo 22, mediante selezione pubblica da effettuarsi attraverso la piattaforma informatica regionale; diversamente provvede il comune mediante avviso pubblico di cui all’articolo 6. A tal fine la Giunta regionale approva una convenzione tipo nella quale sono stabiliti gli elementi essenziali ai quali devono uniformarsi le singole convenzioni.
3. Se dopo un periodo di locazione è prevista la vendita o il riscatto dell’alloggio sociale, la convenzione di cui al comma 2 prevede che il conduttore possa imputare parte dei corrispettivi pagati al locatore in conto di acquisto futuro dell’alloggio.
4. La Regione e i comuni esercitano, nell’ambito delle rispettive competenze, le funzioni di verifica e di controllo sull’esatto adempimento degli obblighi previsti dalla convenzione di cui al comma 2, nonché sul rispetto degli standard di servizio da parte dei soggetti promotori e attuatori.
(Servizi abitativi temporanei)
1. Per servizi abitativi temporanei si intende ogni attività finalizzata alla realizzazione o alla messa a disposizione, in qualsiasi forma, di unità abitative o loro porzioni, da destinare al soddisfacimento del fabbisogno abitativo temporaneo di particolari categorie sociali, determinato da situazioni meritevoli di tutela, quali ragioni di lavoro, studio, salute, nonché la loro gestione comprensiva, eventualmente, della fornitura di servizi accessori. Gli aspetti contrattuali relativi all’uso di unità abitative o loro porzioni per le finalità di cui al presente articolo, sono regolati da contratti stipulati sulla
base dello schema tipo approvato dalla Giunta regionale.
2. La Giunta regionale individua le categorie sociali destinatarie dei servizi abitativi temporanei e definisce i requisiti di accesso, le modalità e i criteri per l’attuazione delle misure di residenzialità temporanea.
(Servizi residenziali universitari)
1. La Regione sostiene la realizzazione di residenze universitarie e servizi di supporto all’attività formativa per gli studenti fuori sede iscritti a corsi di laurea universitaria, di alta formazione artistica, musicale e coreutica, di dottorato e master universitari, di specializzazione post lauream comunque denominati. In tali residenze potranno essere accolti anche borsisti, assegnisti, docenti ed altri esperti coinvolti nell’attività didattica e di ricerca anche a seguito di
esperienze di mobilità internazionale. Non si applicano, in tal caso, i requisiti di cui all’articolo 22.
2. Le strutture di cui al comma 1 possono essere realizzate direttamente dalle università, o da altri soggetti pubblici, privati e del terzo settore con risorse anche regionali nei limiti delle assegnazioni di bilancio. Qualora tali residenze siano realizzate con contributi pubblici, deve prevedersi un accesso prioritario alle categorie di studenti fuori sede più svantaggiate, sulla base dei requisiti fissati per la fruizione della borsa di studio universitaria, ai sensi della vigente disciplina regionale.
3. I corrispettivi minimi e massimi in caso di canone di locazione, ovvero di contratto di servizio, devono essere inferiori a quelli di mercato e sono stabiliti sulla base di un piano economico-finanziario definito dagli enti gestori. La Giunta regionale definisce gli obblighi di servizio e le modalità attraverso le quali il gestore della struttura provvede all’attribuzione degli alloggi anche a categorie di fruitori diverse dagli studenti, quali borsisti, assegnisti, docenti ed altri esperti coinvolti nell’attività didattica e di ricerca.
4. Per un utilizzo più efficiente delle strutture residenziali universitarie è data facoltà al gestore di destinare posti- alloggio anche a soggetti diversi da quelli elencati all’articolo 14, commi 1 e 2, del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68 (Revisione della normativa di principio in materia di diritto allo studio e valorizzazione dei collegi universitari legalmente riconosciuti, in attuazione della delega prevista dall’articolo 5, comma 1, lettere a), secondo periodo, e d), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, e secondo i principi e i criteri direttivi stabiliti al comma 3, lettera f), e al comma 6), assicurando in ogni caso agli studenti universitari la prevalenza delle giornate di presenza su base annua.
(Fondi immobiliari)
1. Per favorire l’incremento dell’offerta di servizi abitativi, la Regione partecipa alla costituzione di un sistema integrato nazionale e locale di fondi immobiliari per l’acquisizione, la realizzazione e la gestione integrata di immobili per i servizi abitativi sociali e alla promozione di strumenti finanziari anche innovativi dedicati a questo tema, con la partecipazione di soggetti pubblici o privati, per la valorizzazione e l’incremento dell’offerta abitativa sociale. La Regione si avvale della collaborazione di Finlombarda s.p.a. per la progettazione, l’attuazione e il monitoraggio degli strumenti finanziari dedicati al sistema regionale dei servizi abitativi. Tale linea di intervento è rivolta alle persone che non possiedono i requisiti per accedere a servizi abitativi pubblici, disponendo di un reddito che tuttavia non consente
di accedere agli affitti a libero mercato.
2. L’ammontare di quote di fondi da detenere da parte della Regione è determinato dalla Giunta regionale, nei limiti delle disponibilità di risorse del bilancio regionale.
3. La Regione assicura adeguate forme di pubblicità della partecipazione ai fondi immobiliari di cui al presente articolo, con particolare riferimento alle quote detenute, agli interventi finanziati ed al loro stato di realizzazione.
AZIONI PER L’ACCESSO ED IL MANTENIMENTO DELL’ABITAZIONE
(Aiuti ai nuclei familiari in difficoltà nel pagamento dei mutui)
1. La Regione promuove intese con gli istituti bancari per sostenere i cittadini in grave difficoltà economica, ovvero in situazione di insolvenza temporanea dovuta a morosità incolpevole nel pagamento delle rate del mutuo per l’acquisto
della prima casa o per sfratti dovuti a pignoramenti immobiliari.
2. La Giunta regionale stabilisce i requisiti dei beneficiari delle azioni di sostegno di cui al comma 1, avendo riguardo alle condizioni del nucleo familiare e al rapporto tra rata di mutuo e reddito e ne disciplina le modalità di attuazione.
(Aiuti ai nuclei familiari per l’acquisto dell’abitazione principale)
1. La Regione promuove misure di agevolazione finanziaria per favorire l’acquisto della prima casa da destinare ad abitazione principale, anche con formule di accesso modulate nel tempo, da parte dei nuclei familiari di cui all’articolo 21, comma 2, della presente legge, nonché dei soggetti di cui all’articolo 3, comma 9, della legge regionale 6
dicembre 1999, n. 23 (Politiche regionali per la famiglia).
2. La Giunta regionale stabilisce altresì gli ulteriori requisiti che devono essere posseduti dai beneficiari delle misure di cui al comma 1, avendo riguardo in particolare alle dimensioni dell’abitazione, al reddito e all’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) e ne disciplina le modalità di attuazione.
(Iniziative per il mantenimento dell’abitazione in locazione)
1. La Regione promuove e coordina, nei limiti delle risorse disponibili, azioni per contrastare l’emergenza abitativa nel mercato privato delle locazioni e nella gestione dei servizi abitativi sociali. In particolare, sostiene sperimentazioni ed iniziative che coinvolgono comuni, operatori accreditati ed altre istituzioni e soggetti territoriali anche in chiave di integrazione delle politiche di assistenza, favorendo la partecipazione delle associazioni dei proprietari e degli inquilini.
Tale attività si esplica in via preferenziale nelle aree e nei comuni ad alta tensione abitativa, in particolare attraverso: a) il sostegno economico ai conduttori, con contratto registrato ad uso abitativo, in difficoltà nel pagamento del canone di locazione di cui alla legge 431/1998;
c) il contrasto del fenomeno della morosità incolpevole intesa come situazione di sopravvenuta impossibilità a provvedere al pagamento del canone locativo a ragione della perdita o consistente riduzione della capacità reddituale del nucleo familiare.
2. Le iniziative possono essere intraprese attraverso la costituzione di agenzie per la casa, fondi di garanzia o attività di promozione in convenzione con imprese di costruzione ed altri soggetti imprenditoriali o cooperative edilizie.
3. Le forme di sostegno ai nuclei familiari in condizioni di indigenza devono prevedere la presa in carico da parte dei servizi sociali dei comuni e il riconoscimento di contributi nell’ambito di politiche integrate di assistenza.
4. La Giunta regionale stabilisce i requisiti che devono essere posseduti dai beneficiari delle azioni, avendo riguardo alle condizioni del nucleo familiare e al rapporto tra canone di locazione e reddito e ne disciplina le modalità di attuazione.
(Aiuti ai nuclei familiari in condizione di morosità incolpevole)
1. Al fine di contrastare e gestire il fenomeno della morosità incolpevole e del rischio di sfratto, la Regione promuove e coordina, in collaborazione con i comuni, azioni di sostegno ai nuclei familiari che si trovano in difficoltà temporanea quale conseguenza della crisi economica o di cause impreviste, individuate dalla Giunta regionale con apposito
2. La Giunta regionale definisce le forme e le modalità di aiuto, sentita l’ANCI e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, oltre alle rappresentanze dei proprietari e degli inquilini.
(Fondo per l’accesso ed il mantenimento dell’abitazione)
1. Per le finalità di cui al presente titolo, è istituito un fondo per il sostegno all’accesso e al mantenimento delle abitazioni in locazione, nonché per la prevenzione e il contrasto alla morosità incolpevole. Il fondo concorre a
realizzare gli obiettivi di cui all’articolo 11 della legge 431/1998.
2. Attraverso il fondo possono essere concessi, in concorso con lo Stato e con i comuni, contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione, a favore dei conduttori con contratto registrato ad uso abitativo in situazione di difficoltà nel pagamento dei suddetti canoni.
3. Alla dotazione del fondo concorrono le risorse regionali approvate annualmente con legge di bilancio e le risorse statali trasferite in attuazione dell’articolo 11 della legge 431/1998 e dell’articolo 6 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 102 (Disposizioni urgenti in materia di IMU, di altra fiscalità immobiliare, di sostegno alle politiche abitative e di finanza locale, nonché di cassa integrazione guadagni e di trattamenti pensionistici) convertito, con modificazioni, dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124. La Giunta regionale determina le condizioni di accesso, i criteri e le modalità di funzionamento del fondo.
1. Per gli interventi finalizzati alla realizzazione di unità abitative destinate a servizi abitativi pubblici e sociali, il
contributo sul costo di costruzione non è dovuto.
2. Per gli interventi di nuova costruzione riguardanti servizi abitativi pubblici, se previsti all’interno del piano dei servizi, gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria non sono dovuti. Per gli interventi di nuova costruzione riguardanti servizi abitativi sociali, gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria possono essere ridotti da parte dei comuni fino al 100 per cento degli stessi.
3. Per gli interventi di manutenzione straordinaria e di ristrutturazione riguardanti servizi abitativi pubblici e sociali, gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, se dovuti, sono quelli riguardanti gli interventi di nuova costruzione ridotti della metà, salva la facoltà per i comuni di deliberare ulteriori riduzioni.
1. Fino all’entrata in vigore dei regolamenti regionali di cui agli articoli 4, comma 4, 23, 25, commi 2 e 3, la gestione dei servizi abitativi pubblici e sociali resta disciplinata dagli articoli da 28 a 44 bis della l.r. 27/2009 e dagli allegati B e C alla medesima legge, nonché dalle disposizioni del regolamento regionale 10 febbraio 2004, n. 1 (Criteri generali per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (art. 3, comma 41, lett. m), l.r. 1/2000)).
2. Fino all’entrata in vigore del regolamento regionale di cui all’articolo 24, comma 3, per la determinazione dei canoni di locazione continuano ad applicarsi, in quanto compatibili, le disposizioni di cui al titolo III, capi II e IV, nonché gli allegati ivi richiamati, della l.r. 27/2009.
3. La disposizione di cui all’articolo 27, comma 10, della l.r. 27/2009, continua ad applicarsi fino all’adozione, da parte delle ALER, dell’atto di rideterminazione della dotazione organica ivi previsto.
4. Le disposizioni relative al consiglio territoriale di cui all’articolo 13 si applicano a decorrere dalla data della sua costituzione.
5. La disciplina degli articoli 34, comma 8, 40, 42, 43, 44 e 44 bis della l.r. 27/2009 continua ad applicarsi agli interventi già realizzati o finanziati sulla base di tali disposizioni alla data di entrata in vigore della presente legge. 6. I programmi e i piani approvati dalla Giunta regionale in base alle disposizioni contenute nel capo I, titolo IV, della l.r. 27/2009, cessano di avere efficacia alla data di entrata in vigore della presente legge. Restano validi ed efficaci fino al termine di un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, i soli programmi e piani approvati nei cinque anni precedenti la suddetta data. Il completo reimpiego dei proventi derivanti dai programmi e dai piani di cui al presente comma è condizione necessaria per l’approvazione dei nuovi programmi di alienazione e valorizzazione di cui all’articolo 28, nonché per accedere ai finanziamenti concessi dalla Regione per le medesime finalità.
7. I programmi connessi all’attuazione dei piani di risanamento approvati ai sensi degli articoli 13 e 14 della legge regionale 5 agosto 2014, n. 24 (Assestamento al bilancio 2014-2016 – I Provvedimento di variazione con modifiche di leggi regionali), restano validi ed efficaci fino alla scadenza stabilita dai medesimi piani di risanamento.
8. Il limite del 30 per cento stabilito al comma 11 dell’articolo 23, per ALER Milano e limitatamente ai successivi diciotto mesi dall’entrata in vigore del regolamento di cui all’articolo 23, comma 3, è esteso al 50 per cento delle unità abitative destinate a servizi abitativi pubblici non assegnabili per carenze di manutenzione.
9. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 5, comma 5, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica) convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, alle ALER non si applicano le disposizioni dell’articolo 6, comma 2, del medesimo decreto legge. 10. Ai fini di quanto disposto dalla presente legge, l’espressione ‘edilizia residenziale pubblica’ presente in altre disposizioni regionali, legislative o regolamentari, deve intendersi equivalente all’espressione ‘servizi abitativi pubblici’, qualora non diversamente specificato, individuando un servizio di interesse economico generale, e in quanto tale, oggetto di specifici obblighi di servizio pubblico.
11. In fase di prima applicazione, per l’anno 2016 e per l’anno 2017, le condizioni d’accesso, la misura e la durata del contributo finanziario regionale di cui all’articolo 25, comma 3, sono definiti con provvedimento della Giunta regionale. (6)
1. La legge regionale 4 dicembre 2009, n. 27 (Testo unico delle leggi regionali in materia di edilizia residenziale
pubblica)(7)è abrogata, fatto salvo quanto previsto ai commi 1, 2, 3 e 5 dell’articolo 43 della presente legge.
2. La legge regionale 13 giugno 2013, n. 2 (Disposizioni urgenti per il funzionamento delle Aziende regionali per l’edilizia residenziale pubblica (ALER))(8)è abrogata.
3. La legge regionale 2 dicembre 2013, n. 17 (Modifiche alla legge regionale 4 dicembre 2009, n. 27 ‘Testo unico delle leggi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica’)(9)è abrogata.
4. I commi 15 e 16 dell’articolo 44 della legge regionale 11 marzo 2005, n. 12 (Legge per il governo del territorio)(10)
5. Sono altresì abrogate le seguenti disposizioni:
a) l’articolo 3 della legge regionale 28 dicembre 2009, n. 30 (Disposizioni per l’attuazione del documento di programmazione economico-finanziaria regionale, ai sensi dell’articolo 9 ter della legge regionale 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della regione) – Collegato 2010) (11);
b) il comma 1 dell’articolo 19 della legge regionale 5 febbraio 2010, n. 7 (Interventi normativi per l’attuazione della programmazione regionale e di modifica ed integrazione di disposizioni legislative – Collegato ordinamentale 2010) (12);
c) l’articolo 9 della legge regionale 23 dicembre 2010, n. 19 (Disposizioni per l’attuazione della programmazione economico-finanziaria regionale, ai sensi dell’art. 9 ter della legge regionale 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della Regione) – Collegato 2011)(13);
d) l’articolo 8 della legge regionale 21 febbraio 2011, n. 3 (Interventi normativi per l’attuazione della programmazione regionale e di modifica e integrazione di disposizioni legislative – Collegato ordinamentale 2011) (14);
e) l’articolo 24 della legge regionale 18 aprile 2012, n. 7 (Misure per la crescita, lo sviluppo e l’occupazione)(15);
f) l’articolo 15 della legge regionale 16 luglio 2012, n. 12 (Assestamento al bilancio per l’esercizio finanziario 2012 ed al bilancio pluriennale 2012/2014 a legislazione vigente e programmatico – I provvedimento di variazione con modifiche di leggi regionali)(16);
g) l’articolo 32 della legge regionale 8 luglio 2014, n. 19 (Disposizioni per la razionalizzazione di interventi regionali negli ambiti istituzionale, economico, sanitario e territoriale)(17);
h) l’articolo 17 della legge regionale 26 maggio 2016, n. 14 (Legge di semplificazione 2016)(18).
6. I risultati e gli effetti delle disposizioni abrogate ai sensi del presente articolo, nonché gli atti adottati sulla base delle stesse, restano validi. Tali disposizioni continuano ad applicarsi ai procedimenti amministrativi in corso fino a loro conclusione.
1. Per lo sviluppo e la realizzazione della piattaforma informatica di cui all’articolo 6, comma 4, della presente legge è
autorizzata la spesa in conto capitale rispettivamente di euro 150.000,00 nel 2016 e di euro 450.000,00 nel 2017.
2. Alla spesa di cui al comma 1, si provvede mediante riduzione, rispettivamente, di euro 110.000,00 nel 2016 e di euro 450.000,00 nel 2017 della disponibilità della missione 20 ‘Fondi e accantonamenti’, programma 03 ‘Altri fondi’ – Titolo II ‘Spese in conto capitale’ e corrispondente aumento della missione 8 ‘Assetto del territorio ed edilizia abitativa’, programma 02 ‘Edilizia residenziale pubblica e piani di edilizia economico-popolare’ – Titolo II ‘Spese in conto capitale’. Alla quota di euro 40.000,00 per l’anno 2016 si provvede con le risorse già stanziate per spese informatiche alla missione 8 ‘Assetto del territorio ed edilizia abitativa’, programma 02 ‘Edilizia residenziale pubblica e piani di edilizia economico-popolare’ – Titolo II ‘Spese in conto capitale’.
3. Per le misure di sostegno dei servizi abitativi pubblici di cui ai commi 2 e 3 dell’articolo 25 della presente legge è autorizzata la spesa di natura corrente, rispettivamente di euro 10.000.000,00 nel 2016, euro 20.000.000,00 nel 2017 ed euro 25.000.000,00 nel 2018.
4. Alla spesa di cui al comma 3, si provvede:
a) per l’anno 2016 per euro 5.000.000,00 mediante riduzione di pari importo della disponibilità della missione 20 ‘Fondi e accantonamenti’, programma 03 ‘Altri Fondi’ – Titolo I ‘Spese correnti’ e corrispondente aumento della missione 12 ‘Diritti sociali, politiche sociali e famiglie’, programma 6 ‘Interventi per il diritto alla casa’ – Titolo I ‘Spese
correnti’ del bilancio di previsione 2016-2018 e per euro 5.000.000,00 con le risorse già stanziate alla missione 12 ‘Diritti sociali, politiche sociali e famiglia’, programma 6 ‘Interventi per il diritto alla casa’ – Titolo I ‘Spese correnti’ del bilancio di previsione 2016-2018;
b) per l’anno 2017 per euro 15.000.000,00 mediante riduzione di pari importo della disponibilità della missione 20 ‘Fondi e accantonamenti’, programma 03 ‘Altri Fondi’ – Titolo I ‘Spese correnti’ e corrispondente aumento della missione 12 ‘Diritti sociali, politiche sociali e famiglie’, programma 6 ‘Interventi per il diritto alla casa’ – Titolo I ‘Spese correnti’ del bilancio di previsione 2016-2018 e per euro 5.000.000,00 con le risorse già stanziate alla missione 12 ‘Diritti sociali, politiche sociali e famiglia’, programma 6 ‘Interventi per il diritto alla casa’ – Titolo I ‘Spese correnti’ del bilancio di previsione 2016-2018;
c) per l’anno 2018 per euro 25.000.000,00 con le risorse già stanziate alla missione 12 ‘Diritti sociali, politiche sociali e famiglia’, programma 6 ‘Interventi per il diritto alla casa’ – Titolo I ‘Spese correnti’ del bilancio di previsione 2016-2018.
5. Alle spese in conto capitale per gli interventi sugli alloggi sociali pubblici di cui al comma 4 dell’articolo 25 e per il
concorso regionale alla manutenzione straordinaria del patrimonio immobiliare di cui al comma 5 dell’articolo 25 della
presente legge per il triennio 2016-2018 si fa fronte:
a) con le risorse statali ex legge 80/2014, complessivamente assegnate a Regione Lombardia, per euro 85.263.935,00, che nel triennio di riferimento ammontano ad euro 40.399.628,93 di cui alla missione 8 ‘Assetto del territorio ed edilizia abitativa’, programma 02 ‘Edilizia residenziale pubblica e piani di edilizia economico-popolare’ – Titolo II ‘Spese in conto capitale’;
b) con le risorse autonome pari ad euro 127.399.759,30 per il triennio 2016-2018 allocate alla missione 8 ‘Assetto del territorio ed edilizia abitativa’, programma 02 ‘Edilizia residenziale pubblica e piani di edilizia economico- popolare’ – Titolo II ‘Spese in conto capitale’ del bilancio di previsione 2016-2018.
6. Per le misure di contenimento della morosità di cui ai commi 4 e 5 dell’articolo 26 della presente legge è autorizzata la spesa di natura corrente per euro 1.200.000,00 nel 2016, per euro 1.000.000,00 nel 2017 e per euro 1.500.000,00 nel 2018 per la quale si provvede con le risorse già stanziate alla missione 12 ‘Diritti sociali, politiche sociali e famiglie’, programma 6 ‘Interventi per il diritto alla casa’ – Titolo I ‘Spese correnti’ del bilancio di previsione 2016-2018.
7. Alle spese in conto capitale del ‘Fondo per i servizi abitativi sociali’ riferite agli interventi di cui agli articoli 32-36 si provvede nei limiti degli stanziamenti di bilancio relativi alle risorse statali complessivamente spettanti a Regione Lombardia pari a euro 61.830.819,82, che nel triennio di riferimento ammontano ad euro 29.972.054,00, in attuazione degli articoli 61 e 63 del d.lgs. 112/1998, che saranno trasferite negli esercizi dal 2016-2020 a valere sulla missione 8 ‘Assetto del territorio ed edilizia abitativa’, programma 02 ‘Edilizia residenziale pubblica e piani di edilizia economico- popolare’ – Titolo II ‘Spese in conto capitale’.
8. Per le spese derivanti dalle ‘Azioni per l’accesso ed il mantenimento dell’abitazione’ di cui agli articoli da 37 a 41 si
a) con le risorse regionali annualmente stanziate con legge di bilancio, quantificate in euro 4.000.000,00 per ciascuno degli esercizi 2016 – 2017 – 2018, stanziate alla missione 12 ‘Diritti sociali, politiche sociali e famiglie’, programma 6 ‘Interventi per il diritto alla casa’ – Titolo I ‘Spese correnti’ del bilancio di previsione 2016-2018;
b) con le risorse statali previste dal ‘Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli’ di cui al d.l. 31 agosto 2013 n. 102, convertito con modificazioni dalla legge 28 ottobre 2013, n. 124, per euro 12.723.612,93 per l’anno 2016 e per euro 7.000.000,00 per ciascuna annualità dal 2017 al 2020, da allocare alla missione 12 ‘Diritti sociali, politiche sociali e famiglia’, programma 06 ‘Interventi per il diritto alla casa’ – Titolo I ‘Spese correnti’ del bilancio di previsione 2016-2018.
9. A decorrere dagli esercizi successivi al 2018 le spese della presente legge sono rideterminate e trovano copertura nei limiti delle risorse annualmente stanziate con la legge di approvazione di bilancio dei singoli esercizi finanziari.
1. Il Consiglio regionale controlla l’attuazione della presente legge e valuta i risultati progressivamente ottenuti per
soddisfare il fabbisogno primario e ridurre il disagio abitativo della popolazione lombarda.
2. Entro il 31 marzo di ciascun anno, la Giunta regionale presenta al Consiglio regionale un rapporto contenente: a) le dimensioni, le caratteristiche e la distribuzione territoriale della domanda e dell’offerta di servizi abitativi; b) lo stato di attuazione degli indirizzi strategici definiti dal Consiglio regionale, gli interventi realizzati, le risorse stanziate e utilizzate, i soggetti coinvolti, i beneficiari raggiunti e le loro caratteristiche;
c) le performance gestionali e di servizio delle Aziende Lombarde per l’Edilizia Residenziale (ALER), in base alle evidenze del controllo di gestione e delle relazioni sull’attuazione degli obiettivi stabiliti dalla Giunta regionale.
3. Con cadenza triennale, il rapporto di cui al comma 1è integrato da una sezione contenente l’analisi dei risultati
conseguiti riguardo a:
a) l’andamento del sistema regionale di accreditamento;
b) i servizi abitativi, pubblici e sociali, erogati in rapporto al fabbisogno abitativo espresso;
c) la qualità dei servizi erogati da parte di ALER, comuni e operatori privati accreditati, con particolare riferimento agli standard di gestione dei servizi abitativi;
d) l’integrazione delle politiche abitative con le politiche urbanistico-territoriali e le politiche sociali e del lavoro a livello regionale e locale.
4. Il Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione del Consiglio regionale e la competente commissione consiliare possono segnalare all’assessore regionale competente specifiche esigenze informative.
5. La Giunta regionale rende accessibili i dati e le informazioni raccolte per le attività valutative previste dalla presente legge. Il Consiglio regionale rende pubblici i documenti che concludono l’esame svolto, unitamente alla relazione che ne è stata oggetto.
1. Il comma è stato aggiunto dall’art. 27, comma 1, lett. a) della l.r. 26 maggio 2017, n. 15.
2. La lettera è stata modificata dall’art. 27, comma 1, lett. b) della l.r. 26 maggio 2017, n. 15. 3. Il comma è stato modificato dall’art. 27, comma 1, lett. c) della l.r. 26 maggio 2017, n. 15. 4. Il comma è stato sostituito dall’art. 27, comma 1, lett. d) della l.r. 26 maggio 2017, n. 15.
5. Il comma è stato aggiunto dall’art. 27, comma 1, lett. e) della l.r. 26 maggio 2017, n. 15.
6. Il comma è stato modificato dall’art. 27, comma 1, lett. f) della l.r. 26 maggio 2017, n. 15. 7. Si rinvia alla l.r. 4 dicembre 2009, n. 27, per il testo coordinato con le presenti modifiche.
8. Si rinvia alla l.r. 13 giugno 2013, n. 2, per il testo coordinato con le presenti modifiche.
9. Si rinvia alla l.r. 2 dicembre 2013, n. 17, per il testo coordinato con le presenti modifiche. 10. Si rinvia alla l.r. 11 marzo 2005, n. 12, per il testo coordinato con le presenti modifiche. 11. Si rinvia alla l.r. 28 dicembre 2009, n. 30, per il testo coordinato con le presenti modifiche. 12. Si rinvia alla l.r. 5 febbraio 2010, n. 7, per il testo coordinato con le presenti modifiche. 13. Si rinvia alla l.r. 23 dicembre 2010, n. 19, per il testo coordinato con le presenti modifiche. 14. Si rinvia alla l.r. 21 febbraio 2011, n. 3, per il testo coordinato con le presenti modifiche. 15. Si rinvia alla l.r. 18 aprile 2012, n. 7, per il testo coordinato con le presenti modifiche.
16. Si rinvia alla l.r. 16 luglio 2012, n. 12, per il testo coordinato con le presenti modifiche.
17. Si rinvia alla l.r. 8 luglio 2014, n. 19, per il testo coordinato con le presenti modifiche.
18. Si rinvia alla l.r. 26 maggio 2016, n. 14, per il testo coordinato con le presenti modifiche.
Il presente testo non ha valore legale ed ufficiale, che e’ dato dalla sola pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia
Regolamento Regionale 4.08.17, n. 4
Regolamento Regionale 4 agosto 2017, n. 4
(BURL n. 32, suppl. del 08 Agosto 2017 ) urn:nir:regione.lombardia:regolamento:2017-08-04;4
1. Il presente regolamento disciplina la programmazione dell’offerta abitativa pubblica e sociale di cui all’articolo 6 della legge regionale 8 luglio 2016, n. 16 (Disciplina regionale dei servizi abitativi), ed i criteri generali per l’accesso e
la permanenza nei servizi abitativi pubblici, in attuazione dell’articolo 23, commi 3 e 9, della medesima l.r. 16/2016.
PROGRAMMAZIONE DELL’OFFERTA ABITATIVA PUBBLICA E SOCIALE
1. La programmazione dell’offerta abitativa pubblica e sociale è la modalità attraverso la quale si realizza il sistema regionale dei servizi abitativi di cui all’articolo 1 della l.r. 16/2016. L’ambito territoriale di riferimento della programmazione coincide con l’ambito territoriale del piano di zona di cui all’articolo 18 della legge regionale 12 marzo
2008, n. 3 (Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in ambito sociale).
2. Gli strumenti della programmazione dell’offerta abitativa pubblica e sociale di competenza dei Comuni sono: a) il piano triennale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali;
b) il piano annuale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali.
(Piano triennale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali)
1. Il piano triennale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali persegue l’obiettivo prioritario dell’integrazione delle politiche abitative con le politiche territoriali e di rigenerazione urbana, le politiche sociali, le politiche dell’istruzione e del lavoro dei Comuni appartenenti all’ambito territoriale di riferimento. A tal fine, il piano si integra con le politiche territoriali previste dai piani di governo del territorio (PGT) dei Comuni appartenenti all’ambito e, in particolare, con le disposizioni contenute nei documenti di piano e nei piani dei servizi, nonché con il corrispondente
piano di zona in relazione alle politiche sociali.
2. Il Piano triennale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali:
a) definisce il quadro conoscitivo del territorio ricompreso nell’ambito territoriale di riferimento, attraverso un’analisi sistemica dei suoi caratteri, funzionale alla predisposizione di strategie adeguate alle esigenze ed alle diverse realtà
e al rapido evolversi delle dinamiche territoriali;
b) definisce il quadro ricognitivo e programmatorio dell’offerta abitativa, sulla base dell’indagine sul sistema socio- economico e demografico della popolazione anche attraverso l’analisi delle dinamiche e caratteristiche della popolazione, delle forme di organizzazione sociale, delle specificità culturali e tradizionali, degli stili di vita della popolazione, del sistema dei servizi, delle criticità, delle potenzialità del territorio e delle opportunità che si intendono sviluppare;
d) definisce la consistenza del patrimonio immobiliare destinato ai servizi abitativi pubblici e sociali, rilevato attraverso l’anagrafe regionale del patrimonio, e quantifica le unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici e sociali prevedibilmente disponibili nel triennio di riferimento, considerando il normale avvicendamento dei nuclei familiari e la prevista conclusione dei lavori riguardanti le unità abitative ricomprese in piani e programmi di nuova edificazione, ristrutturazione, recupero o riqualificazione;
e) individua le strategie e gli obiettivi di sviluppo dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali, nel rispetto degli indirizzi strategici per lo sviluppo delle politiche abitative definiti dal piano regionale dei servizi abitativi di cui all’articolo 2, comma 3, della l.r. 16/2016, tenuto conto dei programmi per l’alienazione e la valorizzazione del patrimonio abitativo pubblico di cui all’articolo 28 della medesima l.r. 16/2016;
f) definisce le linee d’azione per il contenimento del disagio abitativo e per il contrasto dell’emergenza abitativa, ai sensi dell’articolo 23, comma 13, della l.r. 16/2016;
g) definisce le linee d’azione per sostenere l’accesso e il mantenimento dell’abitazione in attuazione delle disposizioni di cui al titolo V della l.r. 16/2016.
3. Al fine della predisposizione del piano triennale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali, l’assemblea dei sindaci designa un ente capofila individuato tra i Comuni dell’ambito territoriale di riferimento. Il piano triennale è approvato, su proposta del Comune capofila, sentita l’Aler territorialmente competente, dalla suddetta assemblea dei sindaci entro il 31 dicembre. Ai sensi dell’articolo 6, comma 2, della l.r. 16/2016, per la città di Milano il piano triennale è approvato dal Comune di Milano.
4. Entro quindici giorni dall’approvazione il piano triennale è trasmesso alla Regione e pubblicato sui siti istituzionali dei Comuni appartenenti all’ambito territoriale di riferimento nonché degli enti proprietari.
(Piano annuale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali)
1. Il piano annuale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali è lo strumento deputato all’aggiornamento e
all’attuazione del piano triennale di cui all’articolo 3.
2. Al fine di predisporre il piano annuale, il Comune capofila di cui all’articolo 3, comma 3, avvia, entro il 31 ottobre di ciascun anno, la ricognizione delle unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici e sociali che si prevede di assegnare nel corso dell’anno solare successivo. La ricognizione è effettuata attraverso la piattaforma informatica regionale che costituisce lo strumento per la gestione delle procedure di assegnazione delle unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici.
3. Il piano annuale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali:
a) definisce la consistenza aggiornata del patrimonio immobiliare destinato ai servizi abitativi pubblici e sociali, rilevato attraverso l’anagrafe regionale del patrimonio;
b) individua le unità abitative destinate, rispettivamente, ai servizi abitativi pubblici e ai servizi abitativi sociali prevedibilmente assegnabili nell’anno, con particolare riferimento:
1) alle unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici e sociali che si rendono disponibili nel corso dell’anno per effetto del normale avvicendamento dei nuclei familiari;
2) alle unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici non assegnabili per carenza di manutenzione di cui all’articolo 10;
3) alle unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici e sociali che si rendono disponibili nel corso dell’anno in quanto previste in piani e programmi di nuova edificazione, ristrutturazione, recupero o riqualificazione, attuativi del piano regionale dei servizi abitativi di cui all’articolo 2, comma 3, della l.r. 16/2016;
c) stabilisce, per ciascun Comune, l’eventuale soglia percentuale eccedente il 20 per cento per l’assegnazione ai nuclei familiari in condizioni di indigenza delle unità abitative di proprietà comunale, ai sensi dell’articolo 23, comma 3, ultimo periodo, della l.r. 16/2016;
d) determina, per ciascun Comune, la quota percentuale spettante, in sede di assegnazione, a ciascuna delle categorie di cui all’articolo 14 nonché alle eventuali ulteriori categorie di particolare rilevanza sociale, individuate in base ad un’adeguata motivazione;
e) determina le unità abitative da destinare ai servizi abitativi transitori, ai sensi dell’articolo 23, comma 13, della l.r. 16/2016;
f) definisce le misure per sostenere l’accesso ed il mantenimento dell’abitazione previste dalle disposizioni del Titolo V della l.r. 16/2016;
g) quantifica le unità abitative assegnate nell’anno precedente.
4. Il piano annuale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali è approvato dall’assemblea dei sindaci, su proposta del Comune capofila, sentita l’Aler territorialmente competente, entro il 31 dicembre di ciascun anno. Per la città di Milano il piano annuale è approvato dal Comune di Milano.
5. Entro quindici giorni dall’approvazione il piano annuale è trasmesso alla Regione e pubblicato sui siti istituzionali dei Comuni appartenenti all’ambito territoriale di riferimento nonché degli enti proprietari.
1. Per consentire l’approvazione, nei termini previsti dagli articoli 3 e 4, del piano triennale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali e del piano annuale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali, le aziende lombarde per l’edilizia residenziale pubblica (di seguito ALER) territorialmente competenti e gli operatori accreditati di cui all’articolo 4 della l.r. 16/2016 comunicano ai Comuni di riferimento, entro il 31 ottobre di ciascun anno, le unità abitative prevedibilmente disponibili nel triennio, nel rispetto di quanto previsto dall’articolo 6, comma 2, della l.r. 16/2016. Tali comunicazioni costituiscono obbligo informativo per le ALER e gli operatori accreditati e la loro inosservanza
comporta l’applicazione delle sanzioni previste dal citato articolo 6, comma 2, della l.r. 16/2016.
2. Gli enti proprietari procedono all’inserimento delle rispettive unità abitative nel sistema regionale dei servizi abitativi pubblici e sociali attraverso la registrazione delle medesime unità nell’anagrafe regionale del patrimonio, che costituisce una componente funzionale della piattaforma informatica regionale. Ai sensi dell’articolo 5, comma 5, della l.r. 16/2016, la registrazione nell’anagrafe regionale del patrimonio costituisce debito informativo nei confronti della Regione, il cui adempimento è condizione necessaria per l’ammissione degli enti proprietari ai contributi regionali. 3. Gli enti proprietari hanno l’obbligo di pubblicare sulla piattaforma informatica regionale le unità abitative immediatamente assegnabili, quelle che si rendono assegnabili nel periodo intercorrente tra la data di pubblicazione dell’avviso e la scadenza del termine per la presentazione delle domande di assegnazione, ai sensi dell’articolo 23 comma 9, lettera c), della l.r. 16/2016 e quelle non immediatamente assegnabili per carenza di manutenzione.
ASSEGNAZIONE E GESTIONE DELLE UNITA’ ABITATIVE DESTINATE AI SERVIZI ABITATIVI PUBBLICI
1. Ai sensi dell’articolo 21, comma 2, della l.r. 16/2016, il nucleo familiare avente diritto ai servizi abitativi pubblici è
costituito da una sola persona, anche genitore separato o divorziato, ovvero dalle persone di seguito elencate:
b) soggetti di cui all’articolo 1, comma 2, della legge 20 maggio 2016, n.76 (Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze);
c) conviventi di fatto, ai sensi dell’articolo 1, comma 36, della legge 76/2016, anagraficamente conviventi da almeno due anni alla data di presentazione della domanda;
d) figli anagraficamente conviventi con il nucleo richiedente, o figli non anagraficamente conviventi di genitori separati o divorziati destinatari di provvedimenti dell’autorità giudiziaria che prevedono tempi paritetici di cura e frequentazione degli stessi e il rilascio della casa familiare;
2. Ai soli fini del calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE), il nucleo familiare di riferimento è quello indi cato all’articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159“Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)”.
3. Per il cittadino di Paese non appartenente all’Unione europea sono considerati componenti del nucleo familiare i familiari regolarmente soggiornanti in Italia alla data di presentazione della domanda di assegnazione. Resta fermo il rispetto del requisito temporale di cui alla lettera e) del comma 1.
4. Agli avvisi pubblici di cui all’articolo 8 sono ammessi a partecipare anche i nuclei familiari di nuova formazione. In tal caso, il nucleo familiare di nuova formazione deve essersi già costituito con atto di matrimonio o unione civile da non più di due anni o deve costituirsi, con le stesse modalità, prima della consegna dell’unità abitativa.
5. I termini di cui alle lettere c) ed e) del comma 1 non si applicano nei casi di soggetti affidati con provvedimento dell’autorità giudiziaria e di ultrasessantacinquenni o invalidi o disabili affetti da minorazioni o malattie invalidanti che comportino una percentuale di invalidità permanente pari o superiore al 66 per cento, riconosciuta ai sensi della normativa vigente, ovvero con grave handicap o patologia con prognosi ad esito infausto.
a) cittadinanza italiana o di uno Stato dell’Unione europea ovvero condizione di stranieri titolari di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo ai sensi del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 (Attuazione della direttiva 2003/109/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo) o di stranieri regolarmente soggiornanti in possesso di permesso di soggiorno almeno biennale e che esercitano una regolare attività di lavoro subordinato o di lavoro autonomo ai sensi dell’articolo 40, comma 6, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), ovvero di stranieri che, in base alla normativa statale, beneficiano di un trattamento uguale a quello
riservato ai cittadini italiani ai fini dell’accesso ai servizi abitativi pubblici comunque denominati;
d) assenza di titolarità di diritti di proprietà o di altri diritti reali di godimento su beni immobili adeguati alle esigenze del nucleo familiare, ubicati nel territorio italiano o all’estero. I cittadini di stati non appartenenti all’Unione Europea devono possedere in sede di verifica dei requisiti di accesso, la documentazione di cui all’articolo 3, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa), che attesti che tutti i componenti del nucleo familiare non possiedono alloggi adeguati nel Paese di provenienza. E’ da considerarsi adeguato l’alloggio con una superficie convenzionale complessiva, data dalla superficie utile più il 20 per cento per aree accessorie e servizi, corrispondente alle seguenti misure:
Superfice accessoria
e) assenza di precedenti assegnazioni di alloggi sociali per i quali, nei precedenti cinque anni, è stata dichiarata la decadenza o è stato disposto l’annullamento, con conseguente risoluzione del contratto di locazione;
f) assenza di dichiarazione di decadenza dall’assegnazione di alloggi di servizi abitativi pubblici per morosità colpevole, in relazione al pagamento del canone di locazione ovvero al rimborso delle spese. Trascorsi cinque anni dalla dichiarazione di decadenza, la domanda è ammissibile a condizione che il debito sia stato estinto;
g) assenza di eventi di occupazione abusiva di alloggio o di unità immobiliare ad uso non residenziale o di spazi pubblici e/o privati negli ultimi cinque anni. Trascorsi cinque anni dalla cessazione dell’occupazione abusiva la domanda è ammissibile a condizione che l’eventuale debito derivante dai danneggiamenti prodotti durante il periodo di occupazione o nelle fasi di sgombero sia stato estinto;
h) non aver ceduto, in tutto o in parte, fuori dai casi previsti dalla legge, l’alloggio precedentemente assegnato o sue pertinenze in locazione;
i) assenza di precedente assegnazione, in proprietà immediata o futura, di alloggio realizzato con contributo pubblico o finanziamento agevolato in qualunque forma, concesso dallo Stato, dalla Regione, dagli enti territoriali o da altri enti pubblici, sempre che l’alloggio non sia perito senza dare luogo al risarcimento del danno;
j) possesso dell’attestazione dei servizi sociali di cui all’articolo 13, unicamente per i nuclei familiari in condizioni di indigenza.
2. I requisiti di cui al comma 1 devono essere posseduti dal richiedente e, limitatamente a quanto previsto dalle lettere d), e), f), g), h) ed i), del medesimo comma 1, anche dagli altri componenti il nucleo familiare del richiedente, alla data di presentazione della domanda, nonché al momento dell’assegnazione. I suddetti requisiti devono permanere in costanza di rapporto, fatto salvo quanto stabilito, ai fini della permanenza, in ordine al limite ISEE e ai limiti dei valori patrimoniali mobiliari ed immobiliari.
3. Ai sensi dell’articolo 22, comma 4, della l.r. 16/2016, ai fini del rispetto del requisito di cui alla lettera d), del comma 1, nel caso di coniugi legalmente separati o divorziati in condizioni di disagio economico che, a seguito di provvedimento dell’autorità giudiziaria, sono obbligati al versamento dell’assegno di mantenimento dei figli e non sono assegnatari o comunque non hanno la disponibilità della casa coniugale in cui risiedono i figli, anche se di proprietà dei medesimi coniugi o ex coniugi, non viene considerato il diritto di proprietà o altro diritto reale di godimento relativo alla casa coniugale in cui risiedono i figli.
4. Nel caso di nuclei familiari di nuova formazione, di cui all’articolo 6, comma 4, non ancora costituitisi, è necessario che siano indicati gli ISEE, in corso di validità, delle famiglie di provenienza di ciascuno dei componenti la famiglia di nuova formazione, nel rispetto di quanto previsto dal comma 1, lettera c), punti 1 e 2. Ai fini della valutazione del disagio economico è considerato l’ISEE con il valore minore.
5. Ai sensi dell’articolo 22, comma 4 bis, della l.r. 16/2016, nel caso di nuclei familiari appartenenti alla categoria “Forze di Polizia”, di cui all’articolo 14, comma 1, lettera d), i requisiti di cui alle lettere b), c), d), del comma 1, non vengono considerati in sede di presentazione della domanda, di verifica dei requisiti all’atto dell’assegnazione e in costanza di rapporto.
1. In attuazione di quanto previsto dal piano triennale di cui all’articolo 3 e dal piano annuale di cui all’articolo 4, il Comune capofila emana, almeno due volte all’anno, un avviso pubblico, riferito all’ambito territoriale dei suddetti piani, per l’assegnazione delle unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici. Per la città di Milano l’avviso è emanato
2. Il primo avviso di ogni anno è emanato e pubblicato entro il 28 febbraio. Il termine per la presentazione delle domande di assegnazione, stabilito nell’avviso pubblico, non può essere inferiore a trenta giorni. Fermo restando l’obbligo di emanare almeno due avvisi pubblici all’anno, ai sensi dell’articolo 6, comma 3, della l.r. 16/2016, possono essere emanati ulteriori avvisi in ragione delle unità abitative che si rendono disponibili nel corso del medesimo anno.
3. Concorrono a formare l’offerta abitativa pubblica assegnabile a seguito dell’avviso di cui al presente articolo, le unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici immediatamente assegnabili, quelle che si rendono assegnabili nel periodo intercorrente tra la data di pubblicazione dell’avviso e la scadenza del termine per la presentazione delle domande di assegnazione, ai sensi dell’articolo 23 comma 9, lettera c), della l.r. 16/2016, e quelle non immediatamente assegnabili per carenze manutentive di cui all’articolo 10.
4. Le unità abitative di cui al comma 3 sono pubblicate sulla piattaforma informatica regionale entro le ventiquattro ore precedenti il termine iniziale per la presentazione delle domande. L’avviso pubblico, emanato sulla base dello schema tipo di cui all’allegato 2, definisce le condizioni, le modalità e i termini per la presentazione, da parte dei nuclei familiari in possesso dei requisiti di cui all’articolo 7, delle domande di assegnazione delle unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici.
5. Nell’avviso pubblico sono indicati:
a) la definizione del nucleo familiare ai sensi dell’articolo 6;
b) i requisiti per l’accesso ai servizi abitativi pubblici di cui all’articolo 7;
d) i servizi di supporto per la presentazione della domanda, forniti dagli enti proprietari e dagli enti gestori ai sensi dell’articolo 23, comma 4, della l.r. 16/2016;
g) le modalità e i termini per la presentazione della richiesta di rettifica del punteggio ai sensi dell’articolo 12, comma 7;
i) il responsabile del procedimento per ogni Comune ed ALER interessati dall’avviso pubblico.
6. L’avviso è pubblicato sui siti istituzionali degli enti proprietari e degli enti gestori ed è trasmesso dal Comune capofila alla Regione per la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione.
7. Il periodo che intercorre tra l’emanazione di un avviso pubblico e quello successivo non può essere superiore a sei mesi.
1. A seguito dell’emanazione dell’avviso pubblico di cui all’articolo 8, la domanda per l’assegnazione di un’unità abitativa destinata a servizio abitativo pubblico è presentata dal soggetto richiedente, per sé e per il proprio nucleo
familiare, esclusivamente in modalità informatica attraverso la piattaforma informatica regionale.
2. La domanda ha per oggetto l’assegnazione di un’unità abitativa adeguata localizzata nel Comune di residenza del richiedente o anche nel Comune in cui il richiedente presta attività lavorativa. Nel caso in cui non siano presenti unità abitative adeguate nel Comune di residenza e nel Comune di svolgimento dell’attività lavorativa, la domanda ha per oggetto l’assegnazione di un’unità abitativa adeguata localizzata in un altro Comune appartenente allo stesso piano di zona del Comune di residenza o del Comune di svolgimento dell’attività lavorativa del richiedente. E’ da considerarsi adeguata l’unità abitativa con una superficie utile residenziale in relazione al numero dei componenti il nucleo familiare come nella tabella di seguito riportata:
Dalle superficie di cui sopra sono escluse le superficie dei balconi, terrazze, cantini e altre aree accessori simili. Per i nuclei familiari composti da 1 sola persona è possibile assegnare un alloggio di superficie inferiore a 28 mq. L’adeguatezza dell’alloggio tiene conto anche della tipologia di disabilità del nucleo familiare richidente
3. Nella domanda possono essere indicate sino ad un massimo di cinque unità abitative, anche appartenenti a diversi enti proprietari, adeguate alla composizione del nucleo familiare del richiedente. In caso di indicazione di due o più unità abitative, deve essere indicato anche il relativo ordine di preferenza.
4. Le unità abitative assegnabili sono pubblicate nella piattaforma informatica regionale con l’indicazione, per
ciascuna di esse, dei seguenti elementi: a) ente proprietario;
d) numero dei vani e fotografie dell’unità abitativa e, ove possibile, dello stabile; e) piano; f) presenza di ascensore;
6. Il richiedente procede alla compilazione della domanda, indicando il recapito principale al quale l’ente proprietario è tenuto ad inoltrare tutte le comunicazioni riguardanti la procedura di assegnazione dell’unità abitativa.
7. La piattaforma informatica regionale segnala al richiedente che l’inserimento dei dati richiesti dall’avviso pubblico è avvenuto in modo corretto e completo. In tal caso, la domanda si considera perfezionata e può essere informaticamente trasmessa all’ente proprietario. La trasmissione informatica è effettuata attraverso l’attribuzione di un protocollo elettronico che viene rilasciato al richiedente insieme alla copia della domanda trasmessa con l’indicazione del punteggio conseguito, dell’ordine di preferenza delle unità abitative e della categoria sociale di appartenenza. Il protocollo elettronico fa fede della data e dell’ora dell’avvenuta trasmissione.
8. Ai sensi dell’articolo 23, comma 4, della l.r. 16/2016, i Comuni, le ALER e gli enti gestori supportano il richiedente nella presentazione della domanda attraverso un apposito servizio, ferma restando la responsabilità del medesimo richiedente in ordine alle dichiarazioni dallo stesso rese. Il servizio di supporto è costituito da postazioni telematiche e da personale dedicato che informa e assiste il richiedente nella compilazione e nella trasmissione informatica della domanda.
11. La domanda di assegnazione è inammissibile nei casi di cui all’articolo 26, comma 8, della l.r. 16/2016.
(Domanda di assegnazione di unità abitative nello stato di fatto)
1. Ai sensi dell’articolo 23, comma 11, della l.r. 16/2016, i Comuni e le ALER pubblicano nella piattaforma informatica regionale, nella misura massima del 30 per cento delle unità abitative effettivamente disponibili in ciascun avviso pubblico, le unità abitative non assegnabili per carenza di manutenzione. In base all’articolo 43, comma 8, della l.r. 16/2016, per ALER Milano il suddetto limite del 30 per cento è esteso al 50 per cento per un periodo pari a diciotto
2. Per ciascuna delle unità abitative pubblicate ai sensi del comma 1 sono indicati, oltre alle informazioni di cui al comma 5, gli interventi di ristrutturazione necessari per l’assegnazione dell’unità abitativa ai sensi della normativa vigente, nonché i costi stimati per la loro realizzazione.
3. L’importo delle spese che possono essere sostenute dall’assegnatario per i lavori di ristrutturazione non può essere superiore ad euro 8.000,00, IVA inclusa; tale importo è decurtato dal canone di locazione, entro un periodo massimo pari a trentasei mensilità, secondo quanto stabilito nella convenzione di cui al comma 4.
4. Le suddette informazioni sono obbligatorie ai fini della pubblicazione dell’unità abitativa nell’apposita sezione della piattaforma informatica regionale. La sottoscrizione del contratto di locazione è preceduta dalla stipula di una convenzione tra l’ente proprietario e l’assegnatario, dalla realizzazione degli interventi concordati e dalla verifica sulla completa e regolare esecuzione degli stessi.
a) l’elenco degli interventi da realizzare;
b) le condizioni e i tempi entro i quali devono essere eseguiti i lavori prima della stipula del contratto di locazione; c) le modalità di verifica degli interventi da parte degli enti proprietari;
e) il numero di mensilità di scomputo dal canone di locazione delle spese sostenute dall’assegnatario, nel rispetto del limite massimo di cui al comma 3.
1. Se dopo la presentazione della domanda di assegnazione si verifica il decesso del richiedente, subentrano nella
domanda i componenti del nucleo familiare indicati nella medesima domanda, secondo il seguente ordine:
a) coniuge; parte di unione civile ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 76/2016; convivente di fatto, ai sensi dell’articolo 1, comma 36, della legge 76/2016, anagraficamente convivente da almeno due anni alla data di presentazione della domanda;
1. La piattaforma informatica regionale attribuisce a ciascuna delle domande presentate un indicatore della situazione
di bisogno abitativo (ISBAR) ai fini della formazione di graduatorie distinte per singola unità abitativa.
2. La determinazione del punteggio complessivo dell’indicatore della situazione di bisogno abitativo è effettuata sulla base dei valori attribuiti alle condizioni familiari, abitative ed economiche nonché alla durata del periodo di residenza, nella regione e nel comune dove è localizzata l’unità abitativa da assegnare, secondo quanto previsto nell’Allegato 1. Tali specifici valori sono sommati nel rispetto dei criteri di compatibilità, tra le diverse condizioni delle situazioni di disagio, indicati nel citato Allegato 1.
3. Le graduatorie sono formate ordinando, secondo il valore decrescente dell’indicatore della situazione di bisogno abitativo, prioritariamente le domande dei nuclei familiari in condizione di indigenza di cui all’articolo 13 e, successivamente, quelle dei nuclei familiari diversificati per categoria sociale, nell’ordine previsto dall’articolo 14, comma 3. Nel caso di domande relative alla medesima unità abitativa con pari punteggio dell’indicatore della situazione del bisogno abitativo, la posizione in graduatoria, nel rispetto di quanto indicato al presente comma, è
determinata in base ai seguenti criteri, in ordine di priorità:
a) maggiore durata del periodo di residenza sul territorio comunale dove è collocata l’unità abitativa; b) maggiore durata del periodo di residenza sul territorio regionale;
4. Nel caso in cui il nucleo familiare presenti la domanda, per più di un’unità abitativa, anche di proprietari differenti, la piattaforma informatica regionale, ai fini della formazione delle graduatorie, considera per ogni nucleo familiare richiedente unicamente la domanda riferita all’unità abitativa con la posizione migliore all’interno della rispettiva categoria di appartenenza di cui agli articoli 13 e 14. In caso di parità di posizione di una stessa domanda relativamente a più di un’unità abitativa, anche di proprietari differenti, la piattaforma informatica regionale, ai fini della formazione delle graduatorie, considera unicamente la domanda riferita all’unità abitativa in funzione dell’ordine di preferenza espresso dal nucleo familiare richiedente, ai sensi dell’articolo 9 comma 3. Nel caso il nucleo familiare presenti la domanda per più unità abitative, anche di proprietari differenti, localizzate nei due distinti ambiti di residenza e lavoro, la piattaforma informatica regionale, ai fini della formazione della graduatoria, considera le domande distinte per ciascun ambito di riferimento. Per ciascuna delle due domande si procede come indicato al primo e al secondo periodo.
5. Entro cinque giorni dalla scadenza del termine per la presentazione delle domande, i Comuni e le ALER approvano, con specifico provvedimento, la graduatoria provvisoria per ciascuna delle unità abitative di rispettiva proprietà.
6. Le graduatorie provvisorie sono pubblicate immediatamente nella piattaforma informatica regionale, all’albo pretorio del Comune, per le unità abitative di proprietà comunale, e nei siti istituzionali degli enti proprietari. In ciascuna delle graduatorie pubblicate è indicato il punteggio conseguito dal nucleo familiare, la condizione di indigenza di cui all’articolo 13 o l’appartenenza alle categorie di cui all’articolo 14.
7. Avverso le graduatorie provvisorie il richiedente può, entro quindici giorni dalla loro pubblicazione all’albo pretorio del Comune o sui siti istituzionali delle ALER, presentare all’ente proprietario la richiesta di rettifica del punteggio per il riconoscimento dell’invalidità civile che sia stata conseguita all’esito di un procedimento avviato prima della scadenza del termine di presentazione della domanda di assegnazione.
8. L’ente proprietario decide sull’istanza di rettifica del punteggio mediante provvedimento espresso, entro quindici giorni dalla relativa presentazione. Decorso tale termine, in mancanza di un provvedimento espresso dell’ente proprietario, l’istanza si intende accolta e le graduatorie provvisorie diventano definitive. In assenza di presentazione di istanze di rettifica del punteggio, le graduatorie provvisorie diventano definitive decorsi quindici giorni dalla data della loro pubblicazione.
9. Le graduatorie definitive sono pubblicate nei successivi cinque giorni nella piattaforma informatica regionale, all’albo pretorio del Comune, per le unità abitative di proprietà comunale, e nei siti istituzionali degli enti proprietari.
1. Ai fini del presente regolamento sono considerati nuclei familiari in condizioni di indigenza i nuclei che presentano una condizione economica pari o inferiore a 3.000 euro ISEE e per i quali i servizi sociali del Comune di residenza, a seguito di valutazione delle condizioni personali, familiari e lavorative, attestano che l’insieme delle predette condizioni
sono tali da non consentire di soddisfare autonomamente i bisogni primari del nucleo stesso.
2. L’attestazione delle condizioni di indigenza costituisce presa in carico ai sensi dell’articolo 23, comma 3, della l.r. 16/2016 ed è condizione necessaria per presentare la domanda di assegnazione.
3. Le assegnazioni riguardanti i nuclei familiari in condizioni di indigenza sono disposte nella misura del 20 per cento delle unità abitative disponibili nell’anno solare. I Comuni possono superare la suddetta soglia con riguardo al patrimonio di proprietà comunale, garantendo la copertura delle relative spese di alloggio.
4. Nel caso di assegnazione dell’unità abitativa, i servizi sociali comunali definiscono, insieme al nucleo familiare assegnatario, un progetto individuale finalizzato al recupero dell’autonomia economica e sociale, che preveda un percorso di supporto ed accompagnamento del nucleo indigente per il periodo di erogazione del contributo regionale di solidarietà di cui all’articolo 25, comma 2, della l.r. 16/2016 e comunque fino a quando il nucleo familiare non abbia acquisito sufficiente autonomia economica e sociale.
(Categorie diversificate per l’integrazione sociale)
1. Secondo quanto previsto dall’articolo 23, comma 6, della l.r. 16/2016, al fine di assicurare l’integrazione sociale
nell’assegnazione delle unità abitative, sono previste le seguenti categorie diversificate di nuclei familiari:
a) Anziani: nuclei familiari di non più di due componenti o persone singole che, alla data di presentazione della domanda, abbiano compiuto 65 anni, ovvero quando uno dei due componenti, pur non avendo tale età, sia totalmente inabile al lavoro, ai sensi delle lettere a), b), c), del punto 4, delle condizioni familiari di cui all’Allegato 1, o quando uno dei due componenti abbia comunque un’età superiore a 75 anni; tali persone singole o nuclei familiari possono avere minori a carico;
b) Famiglie di nuova formazione: nuclei familiari da costituirsi prima della consegna dell’alloggio ai sensi dell’articolo 6, comma 4, ovvero costituitisi entro i due anni precedenti la data di presentazione della domanda; in tali nuclei possono essere presenti figli minorenni o minori affidati;
d) Forze di Polizia: nuclei familiari in cui siano presenti uno o più soggetti appartenenti alle forze di Polizia, di cui all’articolo 16 della Legge 1 aprile 1981 n. 121 (Nuovo ordinamento dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza); e) Disabili: nuclei familiari nei quali uno o più componenti sono affetti da minorazioni o malattie invalidanti che comportano un handicap grave (art. 3, comma 3, legge 5 febbraio 1992, n. 104), ovvero una percentuale di invalidità certificata ai sensi della legislazione vigente o dai competenti organi sanitari regionali, superiore al 66 per cento;
f) Altra categoria di particolare e motivata rilevanza sociale: da definirsi nel piano annuale di cui all’articolo 4.
2. Nel caso in cui il richiedente, per le proprie caratteristiche, rientri in più di una delle categorie previste al comma 1, l’appartenenza alla categoria è determinata sulla base del punteggio maggiore tra le condizioni familiari dichiarate, con le sole eccezioni dell’appartenenza alla categoria “Forze di Polizia” e “Altra categoria di particolare e motivata rilevanza sociale” definita nel piano annuale, che prevalgono in ogni caso.
3. La quota percentuale di ciascuna categoria, che si applica al numero complessivo delle unità abitative destinate ai
servizi abitativi pubblici appartenenti a ciascun proprietario, dedotto il numero delle unità abitative da assegnare ai
nuclei familiari in condizioni di indigenza di cui all’articolo 13, comma 3, è la seguente: a) Anziani: 30%
b) Famiglie monoparentali: 20%
c) Disabili: 15%
d) Famiglie di nuova formazione: 20%
e) Appartenenti alle forze di polizia: 10% f) Altre categorie di rilevanza sociale: 5%
4. Il numero delle unità abitative derivante dall’applicazione delle percentuali di cui al comma 3 e di cui al comma 3 dell’articolo 13, è arrotondato all’unità superiore se il valore decimale supera lo 0,5.
5. I singoli Comuni, nel piano annuale di cui all’articolo 4, possono incrementare o ridurre fino a 5 punti percentuali i valori stabiliti al comma 3.
6. Il valore percentuale delle categorie di cui al comma 3 permette di assegnare tutti gli alloggi presenti nell’avviso, tenendo conto che, nel caso di saturazione della relativa quota percentuale di ciascuna categoria o nell’eventualità di assenza di domande da parte di nuclei richiedenti rientranti nelle relative categorie, le unità abitative disponibili sono comunque assegnate sulla base dell’indicatore della situazione di bisogno abitativo, indipendentemente dalla categoria sociale di appartenenza.
1. L’assegnazione della singola unità abitativa è effettuata dagli enti proprietari a partire dalla domanda con il punteggio più elevato nell’ambito della categoria considerata, secondo l’ordine prioritario di cui all’articolo 12, comma
2. Il provvedimento di assegnazione è preceduto dall’accettazione dell’unità abitativa da parte dell’assegnatario, nonché dalla verifica, a cura dell’ente proprietario, della sussistenza dei requisiti e delle condizioni familiari e abitative dichiarati all’atto della domanda e della loro permanenza all’atto dell’assegnazione.
3. Se dall’attività di verifica della domanda risulta la mancanza o la perdita dei requisiti di accesso, l’ente proprietario provvede alla cancellazione del nucleo richiedente dalla graduatoria; se dalla verifica della domanda emerge la necessità di provvedere a una variazione del punteggio, l’ente proprietario provvede all’attribuzione del nuovo punteggio e alla conseguente variazione della posizione in graduatoria del nucleo richiedente.
4. Nel caso di mancata accettazione da parte dell’assegnatario e nei casi di cui al comma 3 l’ente proprietario, senza necessità di ulteriori comunicazioni, valuta, per la medesima categoria sociale, la domanda del nucleo familiare con il punteggio più elevato, anche presente nelle altre graduatorie dei propri alloggi.
5. In caso di accertate dichiarazioni mendaci contenute nella domanda presentata, l’ente proprietario dichiara la decadenza dalla graduatoria del nucleo familiare richiedente, ai sensi dell’articolo 75 del D.P.R. 445/2000, e procede alla segnalazione alle competenti autorità.
1. Effettuata l’assegnazione, l’assegnatario è convocato dall’ente proprietario o dall’ente gestore per la sottoscrizione del contratto di locazione, entro un termine non superiore a trenta giorni, decorrenti dalla data del provvedimento di
2. Se l’assegnatario rifiuta di sottoscrivere il contratto o non si presenta, senza giustificato motivo, entro il termine stabilito nell’atto di convocazione, decade dall’assegnazione. In tal caso, l’ente proprietario procede all’assegnazione secondo le modalità di cui all’articolo 15, comma 4.
3. Il contratto di locazione è sottoscritto dall’assegnatario e dagli altri componenti maggiorenni del nucleo familiare, affinché ciascuno di essi sia responsabile in solido nei confronti dell’ente proprietario o dell’ente gestore. A seguito della sottoscrizione del contratto di locazione, l’ente proprietario o l’ente gestore procede alla consegna dell’unità abitativa.
4. L’unità abitativa deve essere stabilmente occupata dal nucleo assegnatario entro un termine non superiore a trenta giorni dalla data dell’avvenuta consegna. Entro lo stesso termine, il nucleo assegnatario trasferisce la residenza nell’unità abitativa. La mancata occupazione dell’unità abitativa e il mancato trasferimento della residenza entro il termine di cui al primo periodo, senza giustificato motivo, comporta la decadenza dall’assegnazione e la risoluzione di diritto del contratto di locazione.
5. Gli effetti e la durata del contratto di locazione sono subordinati alla sussistenza dei requisiti per la permanenza nei servizi abitativi pubblici, nonché al mancato verificarsi delle condizioni di decadenza o di annullamento dell’assegnazione.
Art. 17 (Ospitalità)
1. Nelle unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici l’ospitalitàè ammessa, per un periodo massimo di sei mesi, per persone non facenti parte del nucleo familiare assegnatario, o per un periodo massimo di dodici mesi per gli ascendenti o discendenti di primo grado, a condizione che tali persone non eleggano la propria residenza presso l’unità abitativa nella quale sono ospitate.
2. L’ospitalitàè autorizzata dall’ente proprietario o dall’ente gestore e non deve determinare sovraffollamento, ai sensi dell’Allegato 1.
3. L’ospitalità non comporta inserimento, ad alcun titolo, della persona ospitata nel nucleo familiare assegnatario e, pertanto, non produce effetti ai fini del cambio dell’alloggio e della determinazione della situazione economica del nucleo medesimo.
4. In caso di accertata violazione delle disposizioni di cui al presente articolo, l’ente proprietario o l’ente gestore diffida l’assegnatario a ripristinare la situazione regolare entro trenta giorni dalla ricezione della diffida. L’inottemperanza alla diffida comporta la dichiarazione di decadenza dall’assegnazione.
1. L’ampliamento del nucleo familiare è ammesso nei soli casi di nascita, matrimonio, unione civile, convivenza di fatto o provvedimento dell’autorità giudiziaria purché non comporti la perdita di uno o più dei requisiti previsti per la
permanenza nei servizi abitativi pubblici.
2. Se l’ampliamento comporta la perdita di uno o più dei requisiti previsti per la permanenza, l’ente proprietario dichiara la decadenza dall’assegnazione del nucleo assegnatario.
3. L’ampliamento del nucleo familiare non necessita di specifica autorizzazione ed è comunicato all’ente proprietario o gestore entro trenta giorni dal suo verificarsi.
1. E’ ammessa la coabitazione di persone legate da vincoli di parentela fino al secondo grado o di affinità fino al primo grado, per assistere l’assegnatario o un componente familiare con disabilità pari o superiore al 66 per cento o
con grave handicap o patologia gravemente invalidante accertati dalla competente autorità.
2. E’ ammessa, altresì, la coabitazione di persone terze rispetto al nucleo familiare assegnatario che prestano regolare attività lavorativa di assistenza a componenti del medesimo nucleo familiare.
3. La coabitazione è comunicata dall’assegnatario all’ente proprietario o gestore, unitamente all’invio di motivata documentazione, entro trenta giorni dal verificarsi dell’evento.
4. La coabitazione non comporta inserimento ad alcun titolo nel nucleo familiare assegnatario e, pertanto, non produce effetti ai fini del subentro, del cambio dell’alloggio o della determinazione della situazione economica del medesimo nucleo familiare.
6. In caso di accertata violazione delle disposizioni di cui al presente articolo, l’ente proprietario o gestore diffida l’assegnatario a ripristinare la situazione regolare entro trenta giorni dalla ricezione della diffida. L’inottemperanza alla diffida comporta la dichiarazione di decadenza dall’assegnazione.
1. Per fusione di nuclei assegnatari si intende, per distinti e separati nuclei familiari che abbiano ciascuno in essere una regolare assegnazione di una unità abitativa destinata ai servizi abitativi pubblici, localizzata presso lo stesso Comune e di proprietà del medesimo ente, la possibilità di costituirsi consensualmente come un unico nuovo nucleo assegnatario presso uno dei due alloggi rispettivamente assegnato, con l’obbligo di rilasciare contestualmente l’altro alloggio, purché l’alloggio individuato dal nuovo nucleo assegnatario a seguito della fusione sia adeguato, ai sensi
dell’articolo 9 comma 2, ad accogliere il nuovo nucleo costituito a seguito della fusione.
2. L’Ente gestore accerta, nei confronti del nuovo nucleo familiare richiedente la fusione, la persistenza dei requisiti per la permanenza nei servizi abitativi pubblici, nonché, per entrambi i nuclei familiari, l’assenza di morosità colpevole in relazione al pagamento del canone di locazione, ovvero al rimborso delle spese per i servizi, per un periodo pari ad almeno dodici mensilità, anche non consecutive, negli ultimi ventiquattro mesi.
3. Purché sia mantenuto il possesso dei requisiti di permanenza nei servizi abitativi pubblici, il diritto al subentro nell’assegnazione è riconosciuto esclusivamente ai componenti il nuovo nucleo familiare costituitosi a seguito di fusione, fatti salvi i casi di cui all’articolo 21 comma 1 lettera b).
(Subentro nell’assegnazione)
1. Il diritto al subentro nell’assegnazione può essere esercitato dai seguenti soggetti, purché sia mantenuto il
possesso dei requisiti di permanenza nei servizi abitativi pubblici:
a) componenti del nucleo familiare presenti all’atto dell’assegnazione, che abbiano convissuto continuativamente con l’assegnatario fino al momento del suo decesso,
b) coloro che, successivamente all’assegnazione, entrano a far parte del nucleo familiare per ampliamento a seguito di nascita, matrimonio, unione civile, provvedimento dell’autorità giudiziaria e convivenza di fatto con l’assegnatario e anche essi continuativamente conviventi fino al momento del decesso.
2. In caso di nullità, di separazione, di scioglimento del matrimonio o di cessazione degli effetti civili dello stesso, subentra nell’assegnazione l’altro coniuge, sempre che il diritto di abitare nella casa coniugale sia stato definito consensualmente con accordo omologato dal tribunale, con accordo di separazione concluso innanzi all’ufficiale dello stato civile, con accordo di separazione raggiunto a seguito di negoziazione assistita oppure sia stato attribuito dal giudice. In carenza di pronuncia giudiziale, al richiedente subentra il coniuge se tra i due si sia così convenuto. In carenza di accordo tra i coniugi, subentra il coniuge che risulta abitare stabilmente nell’unità abitativa. In caso di cessazione della convivenza di fatto, è data priorità al convivente affidatario dei figli minori.
3. La disposizione di cui al comma 2 si applica, per quanto compatibile, anche nelle ipotesi di scioglimento dell’unione civile di cui all’articolo 1, commi da 22 a 26, della legge 76/2016.
4. In caso di decesso dell’assegnatario subentrano nell’assegnazione i componenti del nucleo familiare secondo il seguente ordine: coniuge o parte di unione civile superstite, figli legittimi, naturali riconosciuti o adottati, ascendenti, altri discendenti, collaterali fino al terzo grado, affini sino al secondo grado, persone non legate da vincoli di parentela e affinità, presenti all’atto dell’assegnazione e che abbiano convissuto continuativamente con l’assegnatario fino al momento del suo decesso, purché in possesso dei requisiti di permanenza nei servizi abitativi pubblici.
5. L’ente proprietario procede all’autorizzazione o al diniego del subentro, previa verifica dei requisiti di permanenza nei servizi abitativi pubblici e delle condizioni di cui al presente articolo. In caso di autorizzazione al subentro, il nuovo assegnatario ha diritto a ottenere la voltura del contratto di locazione da parte dell’ente proprietario o gestore. Il provvedimento di diniego deve essere motivato e deve riportare l’indicazione del termine per il rilascio dell’unità abitativa, che non può essere superiore a sei mesi. Avverso il diniego è ammessa, entro trenta giorni dal ricevimento del diniego stesso, richiesta di riesame all’ente proprietario che si esprime nei successivi trenta giorni. In caso di rigetto della richiesta di riesame, l’ente proprietario fissa il termine per il rilascio dell’unità abitativa, che non può essere superiore a sei mesi.
6. In caso di decesso dell’assegnatario, e in mancanza di componenti il nucleo familiare coabitanti, l’ente proprietario provvede all’immediato reintegro nel possesso dell’unità abitativa e alla messa in custodia dei beni mobili presenti, previa redazione di apposito inventario alla presenza di pubblico ufficiale, dandone comunicazione a eventuali eredi.
1. Gli enti proprietari o gestori procedono alla mobilità degli assegnatari delle unità abitative situate nell’ambito
territoriale del piano di zona di riferimento, previa individuazione di criteri, condizioni e modalità, nei seguenti casi: a) per nuclei familiari nei quali siano presenti uno o più componenti affetti da minorazioni o malattie invalidanti che comportino un handicap grave ovvero una percentuale d’invalidità pari o superiore al 66 per cento oppure quando un componente abbia età superiore a 65 anni;
b) per nuclei familiari in condizioni di sovraffollamento, così come definito ai sensi dell’Allegato 1;
d) per interventi di manutenzione straordinaria, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, sicurezza pubblica e degrado ambientale, con assunzione degli oneri derivanti dal trasferimento dell’assegnatario in un’unità abitativa adeguata;
e) per esigenze di razionalizzazione ed economicità della gestione del patrimonio dei servizi abitativi pubblici che determinino la necessità di mobilità dell’assegnatario;
3. Possono presentare domanda di mobilità, indicando l’eventuale zona di preferenza, gli assegnatari in possesso dei requisiti per la permanenza nell’alloggio, che non si trovino in situazione di morosità colpevole.
4. Per favorire la mobilità degli assegnatari, gli enti proprietari o gestori possono stipulare accordi per singoli cambi di alloggi. Sono altresì ammessi cambi consensuali non contrastanti con un efficiente utilizzo degli alloggi.
5. Nei casi di cui alla lettera a), e nei casi di mobilità forzosa di cui alle lettere d) ed e) del comma 1, l’ente proprietario o gestore assicura che il trasferimento avvenga in un’unità abitativa localizzata preferibilmente all’interno del medesimo Comune o municipio e adeguata alla composizione del nucleo familiare, con la possibilità per l’assegnatario, ove questi ne faccia richiesta, di rientrare nell’unità abitativa alla conclusione degli interventi di cui alla citata lettera d). Limitatamente ai casi di mobilità forzosa, le spese per il primo trasloco possono essere sostenute dall’ente proprietario, che può disporre la corresponsione di contributi graduati in funzione della condizione economica per le spese inerenti il trasferimento.
6. Avverso il provvedimento che dispone la mobilità forzosa può essere presentato ricorso in opposizione entro trenta giorni. L’ente si esprime con decisione motivata entro trenta giorni e il provvedimento ha valore di titolo esecutivo. In caso di inottemperanza da parte dell’assegnatario, questi viene dichiarato decaduto.
1. Ai fini del presente regolamento si intende occupante senza titolo chiunque occupi un alloggio destinato ai servizi
abitativi pubblici senza essere legittimato da un provvedimento di assegnazione.
2. Il Comune o l’Aler dispone il rilascio degli alloggi di ERP nei confronti degli occupanti senza titolo. A tal fine diffida preventivamente, con lettera raccomandata, l’occupante a rilasciare l’alloggio entro quindici giorni e gli assegna lo stesso termine per la presentazione di deduzioni scritte e di documenti. Il provvedimento con cui è disposto il rilascio, costituisce titolo esecutivo e non è soggetto a graduazioni o proroghe.
3. In caso di occupazione con violenza o effrazione, il Comune o l’ALER intima immediatamente il rilascio dell’alloggio, dando un termine di quarantotto ore. Tale intimazione costituisce titolo esecutivo e non è soggetta a graduazioni o proroghe. Si provvede al recupero dell’alloggio occupato in via amministrativa ovvero con ricorso all’autorità giudiziaria, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 633 del codice penale.
ANNULLAMENTO DELL’ASSEGNAZIONE, DECADENZA E RISOLUZIONE DEL CONTRATTO DI LOCAZIONE
1. L’annullamento dell’assegnazione è disposto dal Comune o dall’ALER, con atto notificato e previo esperimento del
contraddittorio, nei seguenti casi:
a) di contrasto del provvedimento con la normativa vigente all’atto dell’assegnazione;
b) di assegnazione sulla base di dichiarazioni mendaci o di documentazioni risultate false, a seguito dell’attività di controllo o di aggiornamento periodico dell’anagrafe dell’utenza da parte degli enti proprietari.
2. Al fine di assicurare il previo esperimento del contraddittorio, l’ente procedente comunica all’assegnatario, mediante lettera raccomandata o posta elettronica certificata (PEC), l’avvio del procedimento di annullamento, assegnandogli un termine non inferiore a quindici giorni per la presentazione di osservazioni, eventualmente corredate da documenti.
3. Decorso il termine di cui al comma 2, l’ente procedente adotta il provvedimento di annullamento e lo notifica all’assegnatario. In tal caso, del mancato accoglimento delle osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento.
4. Il provvedimento di annullamento dell’assegnazione:
b) determina l’obbligo per l’assegnatario di rilascio dell’unità abitativa in un termine non eccedente i sei mesi; c) costituisce titolo esecutivo nei confronti dell’assegnatario e di chiunque occupi l’alloggio e non è soggetto a graduazioni o proroghe.
(Decadenza dall’assegnazione)
1. La decadenza dall’assegnazione è disposta dal Comune o dall’ALER, previo esperimento del contraddittorio, nei
confronti del nucleo familiare assegnatario che:
a) abbia perduto almeno uno dei requisiti di accesso ai servizi abitativi pubblici di cui all’articolo 7. Limitatamente ai requisiti di cui alle lettere c) e d) dell’articolo 7è causa di decadenza il verificarsi di almeno una delle seguenti condizioni:
1) il superamento della soglia economica massima per la permanenza nei servizi abitativi pubblici, corrispondente ad un valore ISEE di euro 30.000;
2) il superamento del triplo della soglia patrimoniale di cui all’articolo 7 comma 1 lett. c) punti 1) e 2);
3) il conseguimento della titolarità del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento su un alloggio ubicato nella stessa provincia di residenza o a una distanza inferiore a 70 chilometri, adottando ai fini del calcolo della distanza le modalità utilizzate dall’Automobile Club d’Italia considerando il percorso più breve, avente un valore definito ai fini IMU pari o superiore a quello di un alloggio adeguato nel Comune di residenza, categoria catastale A3, classe 1; qualora il Comune in cui è situato l’alloggio sociale in locazione abbia più zone censuarie, si fa riferimento alla zona censuaria con il valore catastale minore per un alloggio dalle caratteristiche sopra specificate;
4) il conseguimento della titolarità del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento su un alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare, secondo la tabella di cui all’articolo 7, comma 1, lettera d), ubicato nella stessa provincia di residenza o ad una distanza inferiore a 70 chilometri, adottando ai fini del calcolo della distanza le modalità utilizzate dall’Automobile Club d’Italia, considerando il percorso più breve;
b) abbia violato le disposizioni di cui al capo IV, titolo III, concernenti l’ospitalità, il subentro, la coabitazione, la fusione e la mobilità;
c) non abbia utilizzato l’alloggio assegnato per un periodo superiore a sei mesi continuativi, salvo che ciò sia stato motivatamente comunicato all’ente proprietario o gestore;
d) abbia mutato la destinazione d’uso dell’alloggio o delle relative pertinenze;
e) abbia usato o abbia consentito a terzi di utilizzare l’alloggio, le sue pertinenze o le parti comuni per attività illecite che risultino da provvedimenti giudiziari, della pubblica sicurezza o della polizia locale;
f) non abbia ottemperato agli obblighi di cui all’articolo 16;
g) abbia ceduto a terzi, in tutto o in parte, l’alloggio assegnato o sue pertinenze;
h) abbia contravvenuto, di norma tre volte, alle disposizioni del regolamento dell’ente gestore concernenti l’uso dell’alloggio;
i) abbia causato gravi danni all’alloggio, alle sue pertinenze o alle parti comuni dell’edificio;
j) non abbia, a seguito della diffida dell’ente proprietario o gestore, prodotto la documentazione richiesta in sede di aggiornamento dell’anagrafe di cui all’articolo 26 o l’abbia reiteratamente prodotta in forma incompleta, non integrabile d’ufficio.
2. Nel caso di nuclei familiari appartenenti alla categoria “Forze di Polizia”, di cui all’articolo 14, comma 1, lettera d), il mancato rispetto dei requisiti di cui ai punti 1), 2), 3) e 4), della lettera a), del comma 1, non costituisce motivo di decadenza. La decadenza è invece disposta qualora il soggetto appartenente alla categoria “Forze di Polizia” abbia cessato il servizio nel territorio regionale, ad eccezione dei casi di quiescenza per invalidità o di decesso per causa di servizio, purché sussistano i requisiti di permanenza. Ai nuclei familiari di cui al presente comma si applicano, altresì, le disposizioni in tema di subentro nell’assegnazione di cui all’articolo 21, commi 2 e 3.
3. Per quanto disposto all’articolo 22 comma 4 della l.r. 16/2016, nel caso di coniugi legalmente separati o divorziati in condizioni di disagio economico che, a seguito di provvedimento dell’autorità giudiziaria, sono obbligati al versamento dell’assegno di mantenimento dei figli e non sono assegnatari o comunque non hanno la disponibilità della casa coniugale in cui risiedono i figli, anche se di proprietà dei medesimi coniugi o ex coniugi, non viene considerato, ai fini della decadenza dall’assegnazione di cui ai punti 3) e 4), della lettera a), del comma 1, il diritto di proprietà o altro diritto reale di godimento relativo alla casa coniugale in cui risiedono i figli.
4. Ai sensi dell’articolo 26, comma 7 bis, della l.r. 16/2016, la decadenza è, altresì, disposta nei casi in cui i Comuni e le ALER accertino la morosità colpevole dell’assegnatario in relazione al pagamento del canone di locazione, ovvero al rimborso delle spese per i servizi, per un periodo pari ad almeno dodici mensilità, anche non consecutive, negli ultimi ventiquattro mesi.
5. L’ente proprietario dispone, su istanza dell’interessato, la revoca del provvedimento di decadenza, qualora le condizioni di cui ai numeri da 1) a 4), della lettera a), del comma 1, relative al soggetto dichiarato decaduto, si modifichino prima dell’esecuzione dello stesso provvedimento e il soggetto medesimo sia in possesso dei requisiti per l’accesso di cui all’articolo 7.
6. La decadenza dall’assegnazione:
b) determina l’obbligo, per l’assegnatario, di rilascio dell’unità abitativa entro un termine non eccedente i sei mesi; c) costituisce titolo esecutivo nei confronti dell’assegnatario e di chiunque occupi l’alloggio e non è soggetta a graduazioni o proroghe.
7. L’ente proprietario invia preavviso di decadenza all’assegnatario che si trovi in almeno una delle condizioni di cui al comma 1, lettera a), punti 1), 2), 3) e 4). Qualora a seguito di due ulteriori accertamenti annuali consecutivi, o di un accertamento biennale, risulti confermata la persistenza delle condizioni sopra previste, l’ente proprietario adotta, entro trenta giorni, il provvedimento di decadenza dall’assegnazione e lo comunica all’assegnatario.
(Anagrafe dell’utenza e del patrimonio)
1. Ai fini dell’esercizio delle funzioni di verifica e controllo dei requisiti di permanenza, di determinazione dei canoni di locazione e delle funzioni relative alla gestione delle unità abitative destinate ai servizi abitativi pubblici, gli enti proprietari e gli enti gestori provvedono alla realizzazione dell’anagrafe dell’utenza e del patrimonio delle suddette
unità abitative e ne curano l’aggiornamento con cadenza almeno biennale.
1. Tenuto conto del carattere innovativo dei criteri di selezione e accesso ai servizi abitativi pubblici nonché dell’introduzione della piattaforma informatica regionale, le disposizioni del presente regolamento entrano in vigore a seguito di un periodo di sperimentazione, decorsi sei mesi dalla data di pubblicazione sul Bollettino ufficiale della
Regione, fatti salvi gli eventuali interventi correttivi che si rendono necessari all’esito della sperimentazione.
1. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, l’assemblea dei sindaci approva il piano annuale dell’offerta dei servizi abitativi pubblici e sociali, ai sensi dell’articolo 4, comma 4. A tal fine, la
medesima assemblea designa il Comune capofila che provvede alla ricognizione di cui all’articolo 4, comma 2.
2. In sede di prima applicazione del presente regolamento, entro trenta giorni dall’approvazione del piano annuale di cui al comma 1, il Comune capofila emana l’avviso pubblico ai sensi dell’articolo 8.
3. Fino alla data di emanazione dell’avviso pubblico di cui al comma 2, i Comuni provvedono all’assegnazione delle unità abitative secondo le modalità previste dal regolamento regionale 10 febbraio 2004, n. 1 “Criteri generali per l’assegnazione e la gestione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (art. 3, comma 41, lettera m), L.R. 1/2000)”. In tal caso, il contratto di locazione è stipulato ai sensi dell’articolo 16 del presente regolamento e trovano applicazione le disposizioni di cui al capo IV, titolo III e titolo IV del presente regolamento.
4. A decorrere dalla data di cui al comma 3 i bandi di concorso per l’assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, indetti ai sensi dell’articolo 6 del regolamento regionale 1/2004, e le graduatorie, provvisorie e definitive, pubblicate ai sensi dell’articolo 11 del medesimo regolamento regionale, cessano di avere efficacia.
5. Per coloro che alla data di entrata in vigore del presente regolamento sono già assegnatari, l’ente proprietario accerta, in sede di aggiornamento dell’anagrafe regionale dell’utenza di cui all’articolo 26, comma 9, della l.r. 16/2016, che la relativa condizione economica non superi la soglia indicata al punto 1) e punto 2), della lettera a), del comma 1, dell’articolo 25.
6. Per l’attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 26, comma 9, della l.r. 16/2016, l’ente proprietario può, in assenza di unità abitative disponibili, utilizzare le modalità relative alla valorizzazione di cui all’articolo 31 della l.r. 16/2016.
7. Coloro che, alla data di entrata in vigore del presente regolamento, si siano resi morosi e abbiano rilasciato l’unità abitativa senza che nei loro confronti sia stato adottato il provvedimento di decadenza di cui all’articolo 18 del regolamento regionale 1/2004, possono presentare domanda di assegnazione, a condizione di aver previamente estinto il debito pregresso.
8. In sede di prima applicazione del presente regolamento, e comunque fino alla data del 31 dicembre 2018, i conviventi di fatto di cui all’articolo 1, comma 36, della legge 76/2016, possono presentare domanda di assegnazione anche se privi del requisito di cui alla lettera c), del comma 1, dell’articolo 6.
9. Fino all’entrata in vigore del regolamento regionale sui servizi abitativi sociali di cui all’articolo 32, comma 3, della l.r. 16/2016, per l’assegnazione degli alloggi in locazione a canone moderato continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al regolamento regionale 1/2004 anche ai fini dell’aggiornamento periodico della relativa anagrafe.
10. L’aggiornamento dell’anagrafe dell’utenza e del patrimonio di cui all’articolo 4 del regolamento regionale 1/2004, da parte di Comuni, ALER e altri enti gestori dei servizi abitativi pubblici, se previsto nell’anno 2017, può essere effettuato entro il termine di cui all’articolo 26, comma 9, della l.r. 16/2016.
11. Le assegnazioni in deroga alla graduatoria, di cui all’articolo 14 del regolamento n. 1/2004, possono essere disposte sino alla data stabilita nel provvedimento della Giunta regionale di cui all’articolo 23, comma 13, della l.r. 16/2016.
12. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, gli enti proprietari hanno la facoltà di assegnare le unità abitative, già concesse in locazione temporanea ai sensi della deliberazione della Giunta regionale n. 7061/2001, ai nuclei familiari di cui al punto 8, lettera b) della medesima deliberazione, che presentino apposita istanza, purché, alla suddetta data di entrata in vigore e all’atto di assegnazione, tali nuclei siano in possesso dei requisiti di cui all’articolo 7 del presente regolamento e sussista uno stato di necessità accertato dai servizi sociali del comune.
1. Fatto salvo quanto previsto dagli articoli 27 e 28, il regolamento regionale 1/2004(1)è abrogato a decorrere dalla
Allegato 1 omissis
1. Si rinvia al r.r. 10 febbraio 2004, n. 1, per il testo coordinato con le presenti modifiche.