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Timestamp: 2020-01-23 08:53:27+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 16528 del 05/07/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16528 del 05/07/2017
Cassazione civile, sez. trib., 05/07/2017, (ud. 07/04/2017, dep.05/07/2017), n. 16528
sul ricorso 24464-2012 proposto da:
avverso la sentenza n. 108/2011 della COMM.TRIB.REG. della Sicilia
SEZ.DIST. di MESSINA, depositata il 25/07/2011;
07/04/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE LOCATELLI;
motivo, assorbimento del 3 motivo di ricorso;
A seguito di processo verbale di constatazione della Guardia di Finanza del 25.1.2000, l’Agenzia delle Entrate notificava a Siffert spa, esercente l’attività di produzione e commercializzazione di fitofarmaci, un avviso di accertamento con il quale rettificava in lire 25.608.000 le perdite che la società aveva dichiarato a riporto dal precedente anno 1999 nell’importo di lire 919.478.000; conseguentemente accertava con riguardo all’anno di imposta 2003, la maggiore Irpeg dovuta.
Contro l’avviso di accertamento la società proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Messina che lo accoglieva parzialmente con sentenza n. 62 del 2009, riducendo la perdita relativa ai periodi di imposta precedente in lire 899.463.000
L’Agenzia delle Entrate proponeva appello e la società si costituiva chiedendo di confermare integralmente il riporto della perdita relativa all’anno di imposta 1999. La Commissione tributaria regionale con sentenza del n. 108 del 25.7.2011 rigettava l’appello dell’Ufficio ed annullava integralmente l’avviso di accertamento impugnato. Il giudice di appello riteneva la sussistenza del giudicato esterno costituito dalla sentenza della Commissione tributaria provinciale di Messina n. 159 del 12.10.2004, passata in giudicato per acquiescenza dell’Ufficio, che aveva annullato l’avviso di accertamento relativo all’Iva anno di imposta 1997; in ogni caso decideva nel merito, accogliendo la richiesta della società e confermando la perdita riportata, relativa agli anni precedenti, nell’importo dichiarato dalla società pari a lire 919.478.000.
Siffert spa resiste con controricorso
1.Primo motivo: “violazione e falsa applicazione dell’art. 2909 cod. civ. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, nella parte in cui la sentenza impugnata ha erroneamente ritenuto la sussistenza del giudicato esterno con riferimento alla decisione della Commissione tributaria provinciale di Messina del 12.10.2004, passata in giudicato, che aveva annullato l’avviso di accertamento relativo alla sola Iva per l’anno di imposta 1997.
Nel caso in esame i requisiti richiesti per l’attribuzione di efficacia esterna al giudicato non ricorrono. Nella sentenza impugna si afferma espressamente che la decisione passata in giudicato si è pronunciata sulla insufficienza delle prove per presunzioni addotte dall’Ufficio nell’avviso di accertamento relativo all’anno di imposta 1997, elemento per sua natura variabile in relazione ai dati probatori addotti a fondamento in ciascun atto impositivo inerente le diverse annualità. Inoltre la sentenza passata in giudicato si è pronunciata in relazione all’avviso di accertamento relativo alla sola Iva 1997. In tal caso l’efficacia espansiva del giudicato è ulteriormente preclusa per due concorrenti ragioni: a)le controversie in materia di IVA sono soggette a norme comunitarie imperative, la cui applicazione non può essere ostacolata dal carattere vincolante del giudicato nazionale, previsto dall’art. 2909 c.c., e dalla sua eventuale proiezione oltre il periodo di imposta, che ne costituisce specifico oggetto. (Sez. 5, Sentenza n. 8855 del 04/05/2016, Rv. 639650 – 01); b) la sentenza del giudice tributario con la quale si accertano il contenuto e l’entità degli obblighi del contribuente per un determinato anno d’imposta fa stato, nei giudizi relativi ad imposte dello stesso tipo dovute per gli anni successivi, ove pendenti tra le stesse parti, solo per quanto attiene a quegli elementi costitutivi della fattispecie che, estendendosi ad una pluralità di periodi di imposta, assumano carattere tendenzialmente permanente, mentre non può avere alcuna efficacia vincolante quando l’accertamento relativo ai diversi anni si fondi su presupposti di fatto relativi a tributi differenti ed a diverse annualità. (Sez. 5, Sentenza n. 6953 del 08/04/2015, Rv. 635195 – 01).
2.Secondo motivo: “difetto assoluto di motivazione o motivazione solo apparente, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, nella parte in cui, ha comunque rigettato nel merito l’appello dell’Ufficio ed ha accolto l’appello incidentale della società sulla base di una mera ed apodittica adesione ad altre sentenze di cui non vengono riportati nemmeno gli estremi.
3.Terzo motivo:”violazione o falsa applicazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, artt. 54, 23 e 49 nonchè degli artt. 112 e 329 cod. proc. civ. e art. 2909 cod. civ.”, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4 per violazione del giudicato interno poichè la società si era limitata a costituirsi con mero atto di controdeduzioni, chiedendo di rigettare l’appello principale senza impugnare a propria volta nelle forme e nei termini dell’appello incidentale.
Il motivo è inammissibile per violazione del principio di autosufficienza. Nella sentenza impugnata si afferma, con fraseologia atecnica, che la società appellata “nel merito “reclamava” che venisse riconosciuto legittimo il riporto della intera perdita anno 1999 di lire 919.478.000″, e “chiedeva il rigetto dell’appello con il riconoscimento della illegittimità dell’avviso di accertamento””: solo “in subordine” chiedeva la conferma della sentenza gravata. Poichè la parte ricorrente, in violazione degli oneri imposti dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4 nè ha trascritto nè ha allegato l’atto con cui la società appellata si è costituita nel giudizio di appello, questa Corte non è posta nella condizione di verificare se la società si sia limitata a depositare semplici controdeduzioni o abbia a propria volta proposto appello incidentale.