Source: http://www.odc.pv.it/newsletter/newsletter.asp
Timestamp: 2020-07-13 11:43:01+00:00
Document Index: 71435275

Matched Legal Cases: ['art. 85', 'art. 110', 'art. 25', 'art. 9', 'art. 148', 'art. 148', 'art. 148', 'art. 148', 'art. 103', 'art. 103', 'art. 21', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 62', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 63', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 24', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 36', 'art. 83', 'art. 36', 'art. 83', 'art. 83', 'art. 19', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 22', 'art. 83', 'art. 36', 'art. 83', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 18', 'art. 21', 'art. 25', 'art. 27', 'art. 30', 'art. 61', 'art. 67', 'art. 6', 'art. 63']

Indici sintetici di affidabilità fiscale – periodo d’imposta 2019
L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 16/E del 16 giugno 2020, ha fornito chiarimenti in ordine all’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale relativi al periodo d’imposta 2019. Il documento, che illustra le novità (anche quelle introdotte dal decreto Rilancio), le semplificazioni e le istruzioni per il calcolo Isa in dichiarazione dei redditi 2020, è composto da una parte generale e da due allegati. La parte generale chiarisce le novità degli Isa per il periodo d’imposta 2019. Gli allegati contengono uno schema di sintesi degli Isa interessati dalle prossime evoluzioni, con le informazioni richieste a tal fine nei modelli di quest’anno e l’elenco degli Isa evoluti con il Dm 24 dicembre 2019. La circolare dedica inoltre un capitolo alle richieste di chiarimento in ordine a questioni più ricorrenti. Le risposte sono state divise in macro aree tematiche.
Tra le novità trova posto la modifica del coefficiente individuale per il calcolo della stima dei ricavi/compensi e del valore aggiunto e del criterio per confrontare i dati dichiarati con quelli presunti.
Il documento di prassi amministrativa da una parte conferma alcune delle regole alla base degli Isa, come l’attribuzione dei benefici premiali per i contribuenti con punteggio di affidabilità fiscale elevato, dall’altra evidenzia, come già anticipato, le novità introdotte per il periodo d’imposta 2019.
Per ciò che concerne le novità introdotte per gli Isa 2020 occorre fare riferimento ai decreti del 24 dicembre 2019 e del 28 febbraio 2020 emanati dal Mef. Nel primo decreto, ossia quello del 2019, sono stati evoluti 89 Isa; nel secondo, quello di febbraio 2020, sono stati effettuati interventi di aggiornamento delle variabili territoriali di determinati Isa e modifiche agli Isa approvati con i decreti ministeriali 28 dicembre 2018 e 24 dicembre 2019. Inoltre, è stata prevista l’esclusione dall’applicazione degli Isa, per il periodo d’imposta 2019, dei soggetti che partecipano ad un gruppo Iva.
Le innovazioni introdotte con il decreto del Mef del 24 dicembre 2019 hanno riguardato:
- gli 89 Isa modificati, compresi i 20 la cui revisione era stata anticipata dal Provvedimento del 30 gennaio 2019 e l’aggiornamento dei 3 indicatori territoriali per tenere conto del luogo in cui viene svolta l’attività economica;
- la modifica della formula dell’indicatore ‘Incidenza dei costi residuali di gestione’ applicabile alle attività d’impresa e dell’indicatore ‘Incidenza delle altre componenti negative sulle spese’ applicabile alle attività di lavoro autonomo, in modo che il calcolo sia effettuato al netto degli oneri per imposte e tasse;
- la modifica della metodologia di stima dei ricavi dichiarati operata ai fini dell’attribuzione del punteggio che vanno eseguiti in base all’art. 85 del Tuir. Tale stima, ad eccezione di alcuni specifici Isa, è ora comprensiva dei ricavi derivanti dalla vendita di generi soggetti ad aggio o ricavo fisso;
- la metodologia che consente di trattare, con riferimento al periodo d’imposta 2019, il passaggio dal sistema contabile di competenza a quello improntato al criterio di cassa e viceversa;
- la soppressione di alcuni ‘’Indicatori di anomalia’, cui consegue la semplificazione delle correlate variabili ‘precalcolate’ per il periodo d’imposta 2019.
Con il decreto del Mef del 28 febbraio 2020 sono stati effettuati i seguenti interventi:
- l’aggiornamento delle variabili territoriali di alcuni Isa per tener conto delle variazioni amministrative intervenute a seguito dell’istituzione di nuovi comuni nel corso del 2019;
- l’individuazione degli indici di concentrazione della domanda e dell’offerta per area territoriale, al fine di tener conto di possibili situazioni di vantaggio o svantaggio competitivo derivante dalla particolare collocazione territoriale;
- l’individuazione delle misure di ciclo settoriale, per tener conto, in fase di applicazione degli Isa, dell’andamento di eventuali variazioni congiunturali verificatesi nei settori e nei territori;
- modifiche agli Isa approvati con i dm 28 dicembre 2018 e 24 dicembre 2019. In particolare le modifiche hanno riguardato il prezzo del carburante e il coefficiente individuale che partecipa al calcolo della stima dei ricavi/compensi e del valore aggiunto;
- l’esclusione dall’applicazione degli Isa, per il periodo d’imposta 2019, dei soggetti che partecipano ad un gruppo Iva.
Modifiche al calcolo del Coefficiente individuale
Come per lo scorso anno, la stima dei ‘Ricavi/Compensi per addetto’ e del ‘Valore aggiunto per addetto’ sono personalizzate per ogni singolo contribuente sulla base di uno specifico coefficiente individuale che misura le differenze persistenti nella produttività degli operatori economici e che risulta calcolato sui dati delle precedenti otto annualità dichiarative. Attraverso la rilevazione dell’impatto di determinate variabili, non direttamente osservabili, sui ricavi/compensi e sul valore aggiunto, tale coefficiente individuale consente di controllare l’effetto di specificità individuali costanti nel tempo ma non osservabili e di evidenziare situazioni di produttività maggiore o minore rispetto alla media del settore di appartenenza, garantendo che la condizione di ciascun contribuente venga colta con puntualità e precisione, anche tenendo conto dei suoi comportamenti nel tempo. La modifica del coefficiente individuale opera in modo da tenere conto dell’entità della flessione dei ricavi/compensi dichiarati nell’anno di riferimento rispetto al passato e dell’apporto del coefficiente individuale nella stima dei ricavi/compensi e del valore aggiunto. Conseguentemente, quanto maggiore è la flessione dei ricavi/compensi dichiarati dal contribuente nell’anno di applicazione rispetto al passato e quanto maggiore è il contributo del coefficiente individuale nelle stime dei ricavi/compensi e/o del valore aggiunto, tanto maggiore sarà la riduzione prodotta dal correttivo nelle stime stesse.
Importante novità che è stata apportata non solo per gli 89 Isa in evoluzione per il periodo d’imposta 2019, ma anche con riferimento a quelli approvati con dm 28 dicembre 2018, riguarda la soppressione di alcuni indicatori elementari di anomalia.
Contribuenti ai quali non si applicano gli Isa – I gruppi Iva
Con il dm di febbraio è stata introdotta una nuova causa di esclusione dall’applicazione degli Isa. Riguarda i soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione e partecipano a un gruppo Iva. L’esclusione, limitata al solo periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, deve ritenersi finalizzata all’acquisizione degli elementi conoscitivi indispensabili per poter valutare la possibilità di applicare correttamente gli Isa ai soggetti interessati dall’istituto gruppo Iva. Chi aderisce al gruppo Iva, ancorché escluso dall’applicazione degli Isa, deve comunque presentare il relativo modello.
La stima dei ricavi/compensi
Il documento di prassi amministrativa analizza anche la modifica del criterio con cui sono confrontati i ricavi/compensi dichiarati, con quelli presunti in base agli indicatori elementari di affidabilità. In conseguenza di tale modifica, la stima dei ricavi operata ai fini dell’attribuzione del punteggio relativo agli indicatori elementari di affidabilità, sarà comprensiva dei proventi delle attività per le quali si percepiscono aggi o ricavi fissi. Rispetto agli anni passati, quindi, non opera più il meccanismo utilizzato per la neutralizzazione della componente relativa all’attività di vendita di generi soggetti ad aggio o ricavo fisso che consentiva di escludere dalla stima i proventi derivanti da tali attività. Sono stati modificati anche i criteri di compilazione del quadro contabile per le imprese dei modelli Isa; le componenti positive e negative di reddito, da indicare nel quadro F, dovranno far riferimento, in maniera indistinta, sia ai beni ad aggio o ricavo fisso che a tutti gli altri beni.
La circolare fornisce indicazioni in merito agli aspetti correlati alla modulistica Isa 2020, dando evidenza delle novità rispetto ai modelli approvati per il precedente periodo d’imposta.
La semplificazione degli adempimenti
Gli Isa attribuiscono a ciascun contribuente un punteggio che è espressione del grado di ‘affidabilità fiscale’, anche al fine di consentire l’accesso a uno o più specifici benefici premiali. Trattandosi di un risultato che va da 1 a 10, il punteggio dell’Isa rappresenta un valore di sintesi. La capacità dei diversi indicatori elementari di concorrere efficacemente a tale sintesi è ovviamente condizionata anche dalla varietà e dalla qualità delle informazioni contenute nei modelli. Con riferimento agli Isa evoluti per il periodo d’imposta 2019, si tratta delle informazioni dichiarative presenti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore presentati per il periodo d’imposta 2017. La prima applicazione di questo nuovo strumento di compliance è stata accompagnata da un’importante operazione di riduzione degli adempimenti dichiarativi rispetto a quelli previsti per gli studi di settore. Mentre, infatti, per questi ultimi, all’interno di ciascun modello erano previste 258 informazioni, i modelli degli Isa relativi al periodo d’imposta 2018 hanno richiesto, invece, mediamente 147 informazioni. La riduzione della quantità di dati richiesti è ancora più significativa con riferimento alle variabili di tipo strutturale: si è passati, infatti, dalle 83 informazioni presenti, in media, nei modelli degli studi di settore, alle 29 contenute nei modelli Isa. Il processo di semplificazione ha inoltre comportato l’eliminazione dell’obbligo di compilazione degli Isa per una serie di soggetti tenuti alla presentazione degli studi di settore. Parliamo di coloro che dichiarano ricavi/compensi di ammontare compreso tra 5.164.569 e 7.500.000 euro; di chi si trova in un periodo di non normale svolgimento dell’attività; di chi esercita un’attività che costituisce mera prosecuzione di attività precedentemente svolte da altri soggetti. Tale percorso di riduzione e semplificazione degli adempimenti è proseguito con la modulistica approvata per il periodo d’imposta 2019.
Le principali novità della modulistica 2020
La struttura dei modelli Isa 2020 è sostanzialmente analoga a quella dei modelli relativi alla precedente annualità. Sono 175 i modelli, riconducibili a 5 macro categorie:
· comparto agricolo (Isa individuati dalla lettera A);
· attività delle manifatture (Isa individuati dalla lettera D);
· comparto economico dei servizi (Isa individuati dalla lettera G);
· attività dei professionisti (Isa individuati dalla lettera K);
· area del commercio (Isa individuati dalla lettera M).
Confermata la struttura delle istruzioni. Oltre alle Istruzioni Parte Generale, sono previste istruzioni comuni, utili per la compilazione di tutti gli Isa, per i quadri A (personale), F (dati contabili impresa), G e H (dati contabili lavoro autonomo). All’interno delle istruzioni dei singoli Isa è operato un rinvio alle istruzioni comuni cui far riferimento per la compilazione dello specifico quadro contenuto nel modello riferibile alla propria attività economica. Segue una panoramica degli elementi di maggiore novità o rilevanza contenuti nelle istruzioni.
Nelle istruzioni Parte Generale si forniscono indicazioni valide per tutti gli Isa. Allegata è la Tabella contenente l’indicazione delle attività (individuate per codice Ateco) e il corrispondente Isa approvato. La consultazione di tale tabella è fondamentale per verificare se, rispetto all’attività di impresa o di lavoro autonomo esercitata, risulta approvato un Isa e, pertanto, se si è tenuti alla presentazione del relativo modello per la dichiarazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli stessi Isa. La circolare ricorda ed elenca i soggetti che applicano gli Isa, tenuti alla compilazione del modello e fa l’elenco delle fattispecie che escludono dall’applicazione degli Isa. Il documento, precisa, che per il periodo d’imposta 2019 non risultano ancora esclusi dall’applicazione degli Isa gli enti non commerciali del Terzo settore che optano per la determinazione forfettaria del reddito di impresa, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale che applicano il regime forfetario, le imprese sociali. E’ bene tuttavia rammentare che chi determina il reddito con criteri forfettari è comunque escluso dall’applicazione degli Isa.
Istruzioni quadro A – Personale
Tutti gli Isa relativi ad attività di impresa prevedono un unico Quadro A- Personale nel quale sono richieste informazioni relative al personale addetto all’attività. Per le istruzioni relative alla compilazione di tale quadro si rinvia al documento generale ‘Istruzioni Quadro A, Personale’. Lo stesso approccio vale per i modelli Isa dei professionisti.
Istruzioni quadro F – Dati contabili (Imprese)
Nel quadro F dei modelli, per il periodo d’imposta 2019, risultano eliminati molti righi relativi ad informazioni non più necessarie per gli Isa. Per consentire il corretto calcolo della stima dei ricavi secondo i nuovi criteri, sono state eliminate tutte le informazioni relative all’indicazione separata dei ricavi, dei costi e delle consistenze di magazzino relative alla vendita di beni soggetti ad aggio o ricavo fisso; conseguentemente, le componenti positive e negative di reddito, da indicare nel quadro F, dovranno far riferimento, in maniera indistinta, sia ai beni ad aggio o ricavo fisso che a tutti gli altri beni. Le istruzioni per la compilazione del quadro F dicono anche che i ricavi delle attività per le quali si percepiscono aggi o ricavi fissi devono essere indicati in conformità alle modalità seguite nella compilazione del quadro RF o RG del mod. Redditi 2020. Naturalmente la nuova modalità di compilazione riguarda tutti i 175 Isa in vigore per il periodo d’imposta 2019. Sono state eliminate le informazioni relative alle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale così come per quelle relative alle attività ad aggio o ricavo fisso, confluite nel quadro ‘Elementi specifici dell’attività’ degli Isa. Eliminati i righi contenenti le voci ‘Spese per acquisti di servizi’ e ‘Altri costi per servizi’ che sono state riunite nel solo rigo ‘Costo per servizi’.
Istruzioni quadro G e H – Dati contabili (Professionisti)
I quadri dei dati contabili G e H, entrambi riferibili alle attività professionali, si differenziano per essere correlati ad Isa applicabili agli esercenti arti e professioni approvati, rispettivamente, nel 2018 e nel 2019. La diversificazione dei due quadri è correlata al processo di omogeneizzazione delle informazioni richieste ai fini dell’applicazione degli Isa e delle informazioni necessarie per la determinazione del reddito di lavoro autonomo presenti all’interno del quadro RE dei modelli Redditi. Al fine di ridurre gli oneri a carico dei contribuenti in fase dichiarativa, è stato previsto che, a partire dal periodo d’imposta 2020, dai modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini degli Isa siano esclusi i dati già contenuti negli altri quadri dei modelli di dichiarazione previsti ai fini delle imposte sui redditi. Tale processo che ha interessato i modelli riferiti ad Isa relativi al lavoro autonomo evoluti per il periodo d’imposta 2019, si concluderà con la restante parte dei modelli relativi alle attività professionali che saranno approvati per il periodo d’imposta 2020. Il nuovo quadro H si presenta con una struttura e una composizione dei righi sostanzialmente identica a quella dei quadri RE. Nei righi del quadro H vanno riportati gli stessi importi dichiarati nei corrispondenti righi del quadro RE.
Quadri E – Dati per la revisione
Con il quadro E – Dati per la revisione vengono chieste ulteriori informazioni utili per le future attività di analisi correlate all’elaborazione degli Isa per le prossime annualità. Tali informazioni, che non saranno pertanto rilevanti ai fini del calcolo dell’Isa per l’anno di applicazione, saranno utilizzate per adeguare gli Isa per le annualità future.
Per il periodo d’imposta 2019 ai fini del calcolo degli Isa si deve tenere conto dei dati cosiddetti ‘precalcolati’ resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate. I soggetti esclusi dall’applicazione degli Isa, tenuti comunque alla presentazione del modello, potranno esimersi dall’acquisizione di tali dati ‘precalcolati’ limitandosi a compilare i dati presenti nel modello stesso.
Dati precalcolati Isa 2020 – novità
Al fine di rende l’adempimento quanto più possibile agile, il ‘pacchetto’ di informazioni precalcolate risulta molto ridotto rispetto a quello fornito per il 2019. Sono state infatti eliminate una serie di variabili (vedi circolare) e di conseguenza non risultano più attivi gli indicatori di anomalia ad esse correlati (vedi circolare).
Dati precalcolati Isa 2020 – struttura
Come già avvenuto per il periodo d’imposta 2018 anche per il 2019 le variabili precalcolate sono fornite sulla base dei dati degli studi di settore, dei parametri e degli Isa applicati dal contribuente negli otto periodi di imposta precedenti a quello di applicazione. Per ogni contribuente vengono elaborate una o più posizioni Isa complete e due posizioni Isa residuali, una per l’attività di impresa e una per l’attività di lavoro autonomo. In fase di applicazione sarà utilizzata, con riferimento alla tipologia di reddito dichiarata, la posizione Isa relativa all’indice selezionato dall’utente, se presente, oppure la posizione Isa residuale.
Dati precalcolati Isa 2020 – modificabilità
In fase di applicazione il contribuente ha la possibilità di modificare:
· i valori delle variabili fornite dall’Agenzia delle Entrate, solo se valorizzate;
· la variabile relativa all’Anno di inizio attività risultante in ‘Anagrafe Tributaria’, anche se non valorizzata.
E’ importante ricordare, tuttavia, che vi sono dati che, anche se valorizzati, non possono essere modificati. La circolare li elenca espressamente.
Dati precalcolati Isa 2020 – consultazione ed acquisizione
In relazione alle modalità con le quali l’Agenzia delle Entrate rende disponibile ai contribuenti, ovvero ai soggetti incaricati della trasmissione telematica, tali ulteriori dati, la circolare non segnala la presenza di alcuna novità rispetto alla precedente annualità.
Gli Isa evoluti per il periodo d’imposta 2019
Per il periodo d’imposta 2019, sono stati oggetto di integrale revisione 89 Isa. La circolare fornisce di seguito elementi di maggiore approfondimento con riferimento a specifici Isa evoluti, divisi per macrocomparto economico di appartenenza, interessati da interventi più rilevanti o particolari.
Le peculiarità applicative – Isa comparto delle manifatture
Isa BD12U – Produzione e commercio al dettaglio di prodotti di panetteria.
Le peculiarità applicative – Isa comparto dei professionisti
Isa BK01U – Studi notarili.
Isa BK04U – Attività degli studi legali.
Isa BK21U – Attività degli studi odontoiatrici e delle imprese operanti in ambito odontoiatrico.
Isa BK22U – Servizi veterinari.
Isa BK24U – Consulenza agraria fornita da agrotecnici e periti agrari.
Le peculiarità applicative – Isa comparto dei servizi
Isa con attività di vendita di generi ad aggio o ricavo fisso e proventi derivanti da apparecchi di cui all’art. 110 comma 6 del TULPS.
Isa con attività caratterizzate da ‘stagionalità’ (BG44U, BG58U, BG60U).
Isa con attività interessate da operazioni di ‘split payment’, ‘reverse charge’ e ‘Ritenute operate ai sensi dell’art. 25 del D.L. n. 78/2010’ (BG40U, BG50U, BG69U, BG75U).
BG31U – Manutenzione e riparazione di autoveicoli, motocicli e ciclomotori; AG15S – Servizi nca.
Isa BG36U – Servizi di ristorazione commerciale.
Isa BG37U – Attività di bar, gelateria, pasticceria e produzione dolciaria.
BG40U – Locazione, valorizzazione, compravendita di beni immobili.
Isa BG44U – Strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere.
Isa BG54U – Sale giochi e biliardi, gestione di apparecchi automatici da intrattenimento.
Isa BG60U – Stabilimenti balneari.
Isa BG61U – Intermediario del commercio.
BG68U – Trasporto di merci su strada e servizi di trasloco.
BG79U – Noleggio di autovetture e altri mezzi di trasporto terrestre; AG09S – Noleggio nca.
BG88U – Autoscuole, scuole nautiche e agenzie di disbrigo pratiche.
Le peculiarità applicative – Isa comparto del commercio
Come già osservato per il periodo d’imposta 2019, per le attività d’impresa, alcuni dati contabili relativi ad aggi o ricavi fissi, presenti all’interno del Quadro F nei modelli Isa periodo d’imposta 2018, sono stati eliminati. Il loro contenuto è stato inserito nel Quadro C, solo per gli Isa riferibili ad attività per le quali componenti ad aggio o ricavo fisso risultano significative. Per il comparto del commercio si tratta dei seguenti Isa: AM01U, BM06A, BM12U, BM13U, BM20U, AM80U, BM81U e BM85U.
Il software applicativo ‘Il tuo Isa 2020’
Il calcolo del punteggio del singolo indice sintetico di affidabilità fiscale, effettuabile tramite il software ‘Il tuo Isa 2020’, è operato sulla base dei dati dichiarati dal contribuente per il periodo d’imposta 2019 e dei dati precalcolati forniti dall’Agenzia delle Entrate.
Per il periodo d’imposta 2019 la struttura del software non presenta novità strutturali. Dunque gli operatori potranno confrontarsi con uno strumento che già conoscono. Confermata l’articolazione dell’applicativo in quattro sezioni che sono: ‘Impronta’; ‘Compila’; ‘Invia’ e ‘Utilità’. Completata la fase di inserimento dei dati richiesti, selezionando ‘Vai a calcolo’ è possibile effettuare il calcolo dell’indice e visualizzarne il risultato nella sezione ‘Indice sintetico di affidabilità’ dove troviamo il punteggio Isa e l’importo degli ‘Ulteriori componenti positivi per massimizzarne il profilo di affidabilità’.
Come già previsto per il periodo d’imposta 2018, gli indicatori elementari di anomalia sono visualizzati solo in caso di disallineamento: in tale circostanza è presente, oltre all’eventuale importo di ulteriori componenti positivi da dichiarare per disattendere la specifica anomalia, un’informativa di dettaglio con la descrizione della stessa.
In corrispondenza dell’informazione riguardante il punteggio Isa, è riportato un messaggio che richiama le regole di accesso ai benefici premiali previste per il periodo d’imposta 2019. L’informativa con l’importo degli ulteriori componenti positivi rappresenta un arricchimento dell’esito del software ‘Il tuo Isa 2020’. Tale informazione consente di identificare in modo diretto e immediato l’importo degli ulteriori componenti positivi utili a massimizzare il punteggio dell’Isa applicato.
La circolare fornisce chiarimenti in merito all’attribuzione di benefici premiali ai contribuenti. Con il provvedimento del 30 aprile 2020 sono state individuate le condizioni in presenza delle quali vengono riconosciuti i benefici per effetto dell’applicazione degli Isa al periodo d’imposta 2019. L’individuazione, per tale annualità, dei criteri di accesso ai diversi benefici tiene conto di una duplice esigenza:
- da un lato definire dei punteggi idonei ad individuare situazioni di affidabilità fiscale rispetto al periodo di imposta a cui gli Isa sono stati applicati (nel caso di specie il 2019);
- dall’altro, contestualmente, in modo coerente con la filosofia degli Isa, provare ad individuare, al fine di premiarle, situazioni di affidabilità fiscale ripetute nel tempo (nel caso di specie i periodi di imposta 2018 e 2019).
Il meccanismo predisposto consente di accedere ai benefici sia, ovviamente, ottenendo un punteggio idoneo nell’annualità di applicazione sia, ove ciò non accada, valutando il punteggio dell’anno di applicazione congiuntamente a quello dell’anno precedente. Ciò, in coerenza con quanto previsto dalla norma, ossia dall’articolo 9-bis, comma 12, del dl 50/2017, laddove prevede che i livelli di affidabilità per poter accedere ai benefici siano individuati ‘anche con riferimento alle annualità pregresse’. Di seguito la circolare riporta, nel dettaglio, in relazione a ciascun beneficio premiale, il livello di affidabilità necessario per accedervi. Per usufruire dei benefici previsti dall’art. 9-bis, uno schema sintetizza i livelli di affidabilità fiscale richiesti per il periodo d’imposta 2019; inoltre la circolare riporta alcune esemplificazioni che chiariscono meglio le modalità con cui applicare i nuovi criteri per l’individuazione, in relazione al periodo d’imposta 2019, del punteggio utile ai fini della fruizione dei benefici fiscali.
Le novità in materia di Isa introdotte dal Decreto Rilancio
La circolare fornisce prime considerazioni in ordine alle nuove disposizioni attinenti agli Isa, contenute nel decreto Rilancio. Il riferimento è, in particolare, all’articolo 148 del decreto recante ‘Modifiche alla disciplina degli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa)’. Tale intervento introduce una disciplina eccezionale limitata a specifici periodi di imposta, ossia:
- ai soli periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 e 2021 finalizzato a tenere conto degli effetti di natura straordinaria della crisi economica e dei mercati conseguente all’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19;
- ai soli periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2018 e 2020 finalizzato alla individuazione di particolari modalità di svolgimento delle attività di analisi del rischio basate sull’esito della applicazione degli Isa.
L’analisi del rischio per i periodo d’imposta 2018 e 2020
Sul tema dell’attività di analisi del rischio, l’art. 148 del decreto Rilancio interviene individuando, nel comma 2, specifiche modalità di esecuzione, prevedendo che tali attività siano effettuate:
· limitatamente al periodo 2018, tenendo conto anche del livello di affidabilità fiscale derivante dall’applicazione degli Isa relativo al periodo d’imposta 2019;
Le motivazioni che hanno portato all’individuazione di modalità specifiche per l’attività di analisi del rischio relativa ai periodi d’imposta 2018 e 2020, sono da ricercare da un lato dalle difficoltà per l’applicazione degli Isa nel 2018 e, dagli effetti sull’economia causati dall’emergenza sanitaria.
In relazione al periodo d’imposta 2020 (Isa 2021) l’intento del legislatore è quello di evitare che l’analisi del rischio di evasione fiscale sul giudizio di affidabilità del contribuente sia relativo esclusivamente ad un’annualità in cui l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Coronavirus comporterà ricadute economiche su imprese e lavoratori autonomi. Il giudizio di affidabilità del contribuente dovrà pertanto basarsi anche sui risultati dell’applicazione degli Isa per i periodi d’imposta 2018 e 2019 che, qualora facessero emergere un punteggio indicativo di una sostanziale affidabilità del contribuente, porteranno a ritenere di scarso interesse la posizione del contribuente ai fini dell’analisi del rischio di evasione fiscale. L’utilizzo anche dei dati del 2018 e del 2019 per il 2020 riflette la logica degli Isa, sensibile alla ‘storia fiscale’ del contribuente.
Gli interventi disposti per tenere conto all’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19
Le novità introdotte dall’art. 148 del decreto Rilancio che affrontano anche il tema della sostenibilità dei risultati dell’applicazione degli Isa nei periodi di imposta di emergenza da Coronavirus, sono limitate ai soli periodi di imposta 2020 e 2021. Tale limitazione temporale è chiara; l’intervento ha infatti la finalità di consentire la corretta applicazione degli Isa valutati gli effetti che il Covid-19 ha causato sul tessuto economico italiano e di cui gli Isa dovranno tener conto. Coerentemente l’intervento non risulta rilevante per il periodo d’imposta 2019, per il quale sono attualmente in corso gli adempimenti correlati alla presentazione dei dati rilevanti per l’applicazione degli Isa, trattandosi di una annualità in alcun modo interessata dall’emergenza sanitaria.
Il comma 1 dell’art. 148 del decreto Rilancio, spostando al 30 aprile dell’anno successivo a quello di applicazione, il termine per le integrazioni degli indici, con effetti significativi sulle diverse tempistiche dell’intero processo di elaborazione ed aggiornamento degli Isa, ha voluto riconoscere ancora più tempo per svolgere tutte le analisi e le elaborazioni necessarie a tenere in adeguata considerazione gli effetti economici prodotti dalla pandemia. Tale lettura della norma consente di poter riaffermare il principio che le situazioni di natura straordinaria che causano mutamenti imprevedibili nelle condizioni di svolgimento delle attività economiche o delle aree territoriali, rappresentano un elemento di cui gli Isa dovrebbero essere in grado sempre di tenere conto, ai fini della capacità degli stessi a rappresentare la realtà delle attività economiche a cui si riferiscono.
La circolare precisa anche che gli interventi prescritti dall’art. 148 ‘dovranno essere idonei a rendere rappresentativi gli Isa per il ‘campione di riferimento’ individuando gli effetti della crisi epidemiologica’. ‘Viceversa laddove le specifiche modalità di svolgimento dell’attività del singolo contribuente siano profondamente diverse da quelle del campione riferibile alla gran parte dei soggetti che svolgono la specifica attività utilizzato nella fase di aggiornamento degli Isa il contribuente, come di consueto, potrà dichiarare la presenza di una ipotesi di non normale svolgimento della attività’.
In questa circolare l’Agenzia delle Entrate ha fornito risposte a quesiti formulati ed inviati dopo il mese di settembre 2019. I quesiti e le relative risposte sono stati divisi in macro aree tematiche. Qui ci limitiamo ad evidenziare le tematiche affrontate.
Effetti dell’applicazione degli Isa in particolari situazioni di non normale svolgimento dell’attività.
Corretta compilazione dei modelli Isa 2020.
Termini di presentazione della dichiarazione e punteggio Isa.
Regime premiale Isa.
(Vedi circolare n. 16 del 2020)
Il decreto legge Rilancio consente ai datori di lavoro di presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale o di dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini italiani o stranieri. Inoltre ai cittadini stranieri, in possesso di permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, è consentito di presentare istanza per richiedere un permesso di soggiorno temporaneo della durata di sei mesi. Per le suddette istanze è previsto il pagamento di un importo forfettario che nel primo caso ammonta a 500 euro (per ciascun lavoratore), mentre nel secondo a 130 euro. Per consentire il pagamento di tali contributi l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 27/E del 29 maggio 2020, ha istituito i codici tributo da utilizzare nel modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’. I nuovi codici tributo sono: ‘REDT’ denominato ‘Datori di lavoro – contributo forfettario 500 euro – art. 103, comma 1, D.L. n. 34/2020’; ‘RECT’ denominato ‘Cittadini stranieri – contributo forfettario 130 euro – art. 103, comma 2, D.L. n. 34/2020’.
(Vedi risoluzione n. 27 del 2020)
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 28/E del 29 maggio 2020, ha fornito chiarimenti in ordine all’applicazione dell’articolo 24 del decreto legge Rilancio, con specifico riferimento ai soggetti che esercitano in proprio attività in periodi d’imposta non coincidenti con l’anno solare. L’articolo 24 ha previsto che non è dovuto il saldo relativo al periodo d’imposta 2019 dell’imposta regionale sulle attività produttive. Parimenti non è dovuto l’acconto relativo alla prima rata per il periodo d’imposta 2020 sempre relativo all’Irap. L’esonero non investe i soggetti con ricavi/compensi superiori a 250 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio. L’articolo 24 si applica anche ai soggetti che hanno esercizi c.d. ‘a cavallo’ ossia il periodo d’imposta non coincide con l’anno solare. In merito ai termini di versamento è bene ricordare che per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il versamento del saldo dovuto con riferimento all’Irap deve avvenire entro il 30 giugno dell’anno di presentazione della dichiarazione stessa e quello relativo alla I^ rata dell’acconto entro il medesimo termine ovvero entro il 30 novembre (II^ rata dell’acconto). Ciò significa che questi soggetti non sono tenuti ad effettuare i versamenti di giugno 2020; per i contribuenti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, invece, i versamenti devono avvenire entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta (saldo periodo precedente e I^ rata dell’acconto) e l’ultimo giorno dell’undicesimo mese dello stesso periodo d’imposta (II^ rata dell’acconto). Risulta, quindi, determinante individuare il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019. La risoluzione riporta alcuni esempi.
(Vedi risoluzione n. 28 del 2020)
L’ultima legge di Bilancio ha previsto l’abolizione a decorrere dall’anno 2020 dell’imposta unica comunale (Iuc) ma non altrettanto dell’imposta municipale propria (Imu) e della tassa sui rifiuti (Tari). L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 29/E del 29 maggio 2020, ha fornito le istruzioni per il versamento dell’Imu con i modelli F24 e F24 Enti pubblici. Il versamento deve avvenire con i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 35/E/2012 e n. 33/E/2013. Inoltre, per esigenze di monitoraggio, per il versamento dell’Imu relativa ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita è stato istituito il codice tributo ‘3939’ denominato ‘IMU – imposta municipale propria per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita – COMUNE’. Per i versamenti dell’IMU da effettuare tramite il modello F24 EP sono confermati i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 53/E/2012 e n. 33/E/2013.
(Vedi risoluzione n. 29 del 2020)
Istituzione dei codici tributo per il versamento dell’addizionale Ires per i soggetti che producono redditi derivanti da attività in concessione
Con la risoluzione n. 30/E del 3 giugno 2020 l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite modello F24, dell’addizionale all’Ires per i soggetti che producono redditi derivanti da attività in concessione. L’ultima legge di Bilancio ha infatti previsto per i periodi d’imposta 2019, 2020 e 2021 la maggiorazione di 3,5 punti percentuali dell’Ires per il miglioramento della rete infrastrutturale e dei trasporti delle attività svolte sulla base di concessioni autostradali, aeroportuali e ferroviarie. I nuovi codici tributo sono: ‘2045’ denominato ‘Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – ACCONTO PRIMA RATA’; ‘2046’ denominato ‘Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – ACCONTO SECONDA RATA O IN UNICA SOLUZIONE’; ‘2047’ denominato ‘Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – SALDO’.
(Vedi risoluzione n. 30 del 2020)
Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute a seguito degli atti di recupero delle tasse sulle concessioni governative di cui all’art. 21 della tariffa allegata al Dpr n. 641/1972
Per consentire il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute a seguito degli atti di accertamento emessi dagli Uffici finalizzati al recupero delle tasse sulle concessioni governative l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 31/E del 3 giugno 2020, ha istituito i seguenti codici tributo: ‘3425’ denominato ‘Tassa concessione governativa – telefonia mobile – atto di accertamento’; ‘3426’ denominato ‘Tassa concessione governativa – telefonia mobile – interessi – atto di accertamento’; ‘3427’ denominato ‘Tassa concessione governativa – telefonia mobile – sanzioni – atto di accertamento’. Le spese di notifica relative ai suddetti atti sono versate con il codice tributo ‘9400 – spese di notifica per atti impositivi’.
Istituzione delle causali contributo per il versamento dei contributi spettanti a Inarcassa
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 22/E del 12 maggio 2020, ha istituito le causali contributo per il versamento, tramite il modello ‘F24’, dei contributi di spettanza della Cassa nazionale di previdenza ed assistenza per gli ingegneri ed architetti liberi professionisti (Inarcassa).
(Vedi risoluzione n. 22 del 2020)
Istituzione dei codici tributo per il versamento dell’imposta municipale immobiliare della Provincia Autonoma di Bolzano
Per consentire il versamento, tramite il modello F24, delle somme dovute a titolo di IMI, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 23/E del 14 maggio 2020, ha istituito una serie di codici tributi. L’IMI è l’imposta municipale immobiliare che, a decorrere dall’anno 2014, ha sostituito integralmente nella Provincia Autonoma di Bolzano le imposte comunali immobiliari istituite con leggi dello Stato.
(Vedi risoluzione n. 23 del 2020)
Modello F24 (sezione Inps) – soppressione della causale contributo ‘ENB1’
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 24/E del 14 maggio 2020, ha disposto la soppressione della causale contributo ‘ENB1’ denominata ‘Ente Nazionale Bilaterale per l’Ambiente e per la Sicurezza ENBAS’.
(Vedi risoluzione n. 24 del 2020)
Ulteriori chiarimenti - Erogazioni liberali in denaro effettuate a favore della Protezione Civile
Con la risoluzione n. 25/E del 14 maggio 2020 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla documentazione probatoria delle donazioni in denaro effettuate a favore della Protezione civile, al fine di beneficiare delle agevolazioni ex art. 66 del decreto legge ‘Cura Italia’ convertito nella legge n. 27/2020. Il Dipartimento della Protezione civile, nello specifico, chiede di confermare che anche la copia del bonifico effettuato nel conto di Tesoreria n. 22330 è sufficiente per consentire al donatore di beneficiare della detrazione ex art. 66. Scopo di questo articolo è promuovere le erogazioni liberali a favore della Protezione civile per fronteggiare l’evolversi della pandemia da Coronavirus. Il comma 1 dell’art. 66 riconosce per le erogazioni liberali in denaro e in natura, effettuate nel 2020 dalle persone fisiche e dagli enti non commerciali, una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito pari al 30%, per un importo non superiore a 30mila euro. Il secondo comma è dedicato, invece, alle erogazioni liberali in denaro o in natura, sempre legate all’emergenza da Covid-19, effettuate nel 2020, da soggetti titolari di reddito d’impresa. In merito alla documentazione attestante il sostenimento dell’onere, analogamente a quanto previsto per la generalità delle erogazioni liberali in denaro, anche ai fini delle agevolazioni fiscali di cui all’art. 66, è necessario che dalla ricevuta di versamento bancario o postale ovvero, in caso di pagamento con carta di credito, di debito o prepagata, dall’estratto conto della società che gestisce tali carte, sia possibile individuare il soggetto beneficiario dell’erogazione liberale, il carattere di liberalità del pagamento e che lo stesso sia finalizzato a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19. Ai fini della detrazione di cui all’art. 66, l’Agenzia ritiene sufficiente che dalle ricevute del versamento bancario o postale o dall’estratto conto della società che gestisce la carta di credito, di debito o la prepagata risulti che il versamento sia stato effettuato su uno dei conti correnti dedicati all’emergenza da Coronavirus. Possono dunque fruire della detrazione fiscale le erogazioni effettuate alla Protezione civile sul conto di Tesoreria n. 22330.
(Vedi risoluzione n. 25 del 2020)
Modello F24 – ridenominazione dei codici tributo utilizzati per il versamento dell’Ivie e dell’Ivafe.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 26/E del 21 maggio 2020, procede alla ridenominazione dei codici tributo utilizzati per il versamento dell’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie) e dell’imposta sul valore dei prodotti finanziari, dei conti correnti e dei libretti di risparmio detenuti all’estero (Ivafe). I versamenti delle citate imposte sono effettuati con i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 54/E del 7 giugno 2012 e n. 27/E del 19 aprile 2013. La presente circolare procede alla loro ridenominazione.
(Vedi risoluzione n. 26 del 2020)
Decreto legge ‘Cura Italia’ e decreto legge ‘Liquidità’ – Chiarimenti – Ulteriori risposte a quesiti 45
Venerdì, 22 Maggio , 2020
Dopo l’emanazione del decreto ‘Cura Italia e del decreto ‘Liquidità’ l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti interpretativi, anche sotto forma di risposte a quesiti, attraverso una serie di documenti di prassi che vanno dalle circolari n. 4/E, 5/E, 6/E, 7/E, 8/E e 9/E tutte del 2020 alle risoluzioni n. 12/E, 13/E, 17/E, 18/E e 21/E anche queste del 2020. A seguito di ulteriori quesiti pervenuti da associazioni di categoria, professioni e contribuenti, in merito all’applicazione delle previsioni fiscali contenute nei decreti indicati ma anche di quanto indicato nelle circolari n. 8/E/2020 e n. 9/E/2020, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 11/E del 6 maggio 2020, fornisce ulteriori chiarimenti interpretativi, sotto forma di risposta a quesiti. Sempre al fine di facilitare la lettura del documento, i quesiti sono trattati e suddivisi per aree tematiche omogenee.
2 SOSPENSIONE DEI TERMINI DEGLI ADEMPIMENTI FISCALI, DEI PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI ED EFFETTI DEGLI ATTI AMMINISTRATIVI IN SCADENZA
In questo paragrafo l’Agenzia fornisce chiarimenti in merito a: sospensione dei termini degli adempimenti fiscali; sospensione dei termini dei procedimenti amministrativi ed effetti degli atti amministrativi in scadenza.
Tra gli adempimenti tributari sospesi, con scadenza originaria nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020 e che vanno effettuati entro il 30 giugno 2020, vi rientrano:
· La presentazione della dichiarazione annuale Iva;
· La presentazione del modello TR relativo al credito Iva;
· La presentazione della comunicazione della liquidazione periodica Iva (LIPE) del primo trimestre 2020;
· La presentazione dell’esterometro del primo trimestre 2020.
L’Agenzia ricorda che in assenza della presentazione della dichiarazione Iva o del modello TR, gli uffici non potranno procedere a liquidare ed eseguire il rimborso dell’Iva a credito, annuale o trimestrale, ed è precluso l’utilizzo in compensazione del credito Iva, annuale in misura superiore a 5mila euro, o trimestrale, che può essere effettuato ricorrendone le altre condizioni, a partire dal decimo giorno successivo a quello di presentazione della dichiarazione o del modello da cui il credito emerge. Resta ferma la possibilità per il contribuente di presentare la dichiarazione Iva o il modello TR anche nel corso del periodo di sospensione, non essendo preclusa la facoltà di porre in essere gli adempimenti tributari.
Tra gli adempimenti sospesi, da effettuare entro il 30 giugno 2020, senza applicazione di sanzioni, rientrano la presentazione del modello EAS e del modello INTRA 12, quest’ultimo da parte degli enti non commerciali e agricoltori esonerati. Il modello INTRA 12 deve essere utilizzato dagli enti, dalle associazioni e dalle altre organizzazioni non soggetti passivi d’imposta e dai produttori agricoli che hanno effettuato acquisti intracomunitari di beni oltre il limite di 10mila euro, ovvero che hanno optato per l’applicazione dell’imposta in Italia su tali acquisti.
Usufruisce della sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi di cui all’art. 62 del Decreto ‘Cura Italia’ anche la trasmissione telematica dei dati relativi alla verificazione periodica dei misuratori fiscali. Tali adempimenti, se scadono nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020, possono essere effettuati entro il 30 giugno 2020, senza applicazione di sanzioni.
La circolare chiarisce, inoltre, che i controlli di conformità degli apparecchi misuratori fiscali adattati e RT/server RT, per la trasmissione telematica dei corrispettivi e successive integrazioni, da effettuarsi dagli Uffici Territorio delle Direzioni Provinciali territorialmente competenti, possono essere eseguiti, limitatamente al periodo di durata dell’emergenza sanitaria, in proprio dai produttori che dovranno autocertificare l’esecuzione e l’esito positivo dei controlli.
L’autocertificazione della effettuazione e dell’esito dei controlli eseguiti in proprio dal produttore, firmata digitalmente dal legale rappresentante, dovrà essere inviata telematicamente, a mezzo Pec, alla Direzione Centrale Tecnologie e Innovazione dell’Agenzia delle Entrate.
Le abilitazioni dei fabbricanti di misuratori fiscali e registratori telematici, in base a quanto disposto dall’articolo 103 del Decreto ‘Cura Italia’, in scadenza tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020, restano valide per 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza
Resteranno valide fino allo stesso termine, ovvero per i 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza anche le autorizzazioni di idoneità delle biglietterie automatizzate e di approvazione dei modelli di misuratori fiscali adattati e di registratori telematici, rilasciate dalle Entrate, che siano in scadenza nel periodo compreso tra il 31 gennaio e il 31 luglio 2020.
Durante il periodo emergenziale è possibile nonché opportuno concludere accordi di conciliazione a distanza fuori udienza in considerazione della primaria esigenza di tutelare la salute dei dipendenti e dei cittadini, evitando contatti fisici e spostamenti. In merito, nella circolare n. 6/E del 23 marzo 2020 le indicazioni fornite sulle modalità di gestione a distanza del procedimento di accertamento con adesione, possono essere adattate a qualsiasi altro procedimento tributario che richiede la partecipazione ovvero l’intesa con il contribuente. Le parti del giudizio tributario possono, quindi, concludere a distanza un accordo di conciliazione fuori udienza. Il deposito dell’accordo conciliativo, che può essere effettuato da ciascuna delle parti non oltre l’ultima udienza di trattazione in camera di consiglio o in pubblica udienza, del primo giudizio di primo o di secondo grado, deve essere effettuato tramite Sigit (Sistema informativo della Giustizia Tributaria).
Slitta al 30 giugno 2020 anche la presentazione della denuncia annuale, da parte degli assicuratori, dell’ammontare complessivo dei premi e accessori incassati, ai fini del calcolo dell’imposta sulle assicurazioni. La sospensione trova applicazione anche nel caso in cui la dichiarazione sia presentata dal soggetto estero tramite il proprio rappresentante fiscale in Italia. La disposizione – dice la circolare – è applicabile anche ai rappresentanti fiscali, sia per gli adempimenti propri che per quelli da espletare per i soggetti rappresentati e, comunque, qualora l’impresa abbia la propria sede in un altro Stato della Ue o negli Stati dello SEE che assicurano un adeguato scambio di informazioni, all’impresa stessa anche in assenza di nomina del rappresentante fiscale.
Tra gli adempimenti che possono essere effettuati entro il 30 giugno 2020, senza applicazione di sanzioni, trova posto anche la dichiarazione delle banche sulle operazioni di finanziamento effettuate nel corso dell’esercizio. Il modello va utilizzato anche per la liquidazione dell’imposta dovuta a saldo per il periodo di riferimento della dichiarazione e per la determinazione dell’acconto dovuto per l’esercizio successivo. Tenuti all’adempimento sono sia gli enti che hanno sede legale in Italia, sia i soggetti residenti all’estero che si avvalgono di un rappresentante fiscale per le operazioni di finanziamento poste in essere in Italia.
Il rinvio di cui al citato articolo 62 del Decreto ‘Cura Italia’ opera anche con riferimento alla presentazione del repertorio degli atti stipulati dai notai relativo al primo quadrimestre del 2020 che, pertanto, potrà essere effettuato entro il 30 giugno 2020, senza applicazione di sanzioni.
La sospensione degli adempimenti tributari, disposta dall’articolo 62 del Decreto per i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, si applica non solo nei confronti delle stabili organizzazioni in Italia di soggetti esteri, ma anche nei confronti dei soggetti non residenti che operano in Italia mediante identificazione diretta o un rappresentante fiscale. Tale soluzione è coerente con la finalità della norma, tesa a non gravare gli operatori, siano essi nazionali o esteri, con adempimenti tributari di difficile espletamento a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Pertanto, anche i soggetti esteri possono presentare la dichiarazione annuale Iva entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni.
Il documento di prassi amministrativa fornisce chiarimenti anche in merito alla liquidazione Iva di gruppo, integrando quanto espresso nella circolare 9/E/2020. Le indicazioni concernono le modalità di verifica delle condizioni del calo del fatturato e del volume di ricavi/compensi, ai fini della possibile sospensione dei versamenti dei mesi di aprile e maggio, ai sensi dell’art. 18 del decreto Liquidità, da parte dei soggetti che aderiscono alla liquidazione Iva di gruppo o ad un gruppo Iva. Per la sospensione in esame è sufficiente che uno solo dei soggetti aderenti alla liquidazione di gruppo abbia le caratteristiche richieste dalla norma, purché l’ammontare dei ricavi derivanti dall’attività dallo stesso svolta sia prevalente rispetto a quello complessivamente realizzato a livello di gruppo. Qualora la condizione di prevalenza non sia realizzata, ma una o più società partecipanti alla liquidazione Iva di gruppo abbiano le caratteristiche che, individualmente, consentono di beneficiare della sospensione disposta dall’art. 18, è comunque possibile escludere dalla liquidazione periodica di gruppo la componente a debito riferibile a dette società, relativa al mese di marzo e/o di aprile 2020. Lo stesso vale per il Gruppo Iva: in tal caso va preso a riferimento il decremento del fatturato teoricamente imputabile a ciascuna singola società ed il corrispondente saldo a debito d’imposta per i mesi di marzo e/o aprile 2020. L’importo a debito sospeso può essere versato in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 ovvero in 5 rate a decorrere dal medesimo mese. Qualora una o più società liquidino l’Iva con cadenza periodica trimestrale può essere sospeso un importo pari al saldo a debito riferibile ai soli mesi di marzo e/o aprile 2020.
La circolare fornisce chiarimenti anche in merito ai quesiti relativi al credito d’imposta per botteghe e negozi. L’agevolazione è pari al 60% dell’ammontare del canone di locazione, relativo al mese di marzo 2020, di immobili rientranti nella categoria catastale C/1 (cioè negozi e botteghe). Tale credito d’imposta sarà utilizzabile in compensazione. Ai fini del calcolo dell’ammontare del credito d’imposta spettante anche le spese condominiali possono concorrere alla determinazione dell’importo sul quale calcolare il credito d’imposta a patto che queste siano state pattuite come voce unitaria con il canone di locazione e questo risulti dal contratto. Il credito d’imposta spetta anche per la pertinenza purché questa sia utilizzata per lo svolgimento dell’attività.
I premi versati dal datore di lavoro in favore dei propri dipendenti, a seguito della stipula di polizze a copertura del rischio di contrarre il Covid-19, possono rientrare nel campo di applicazione dell’articolo 51, comma 2, lettera f-quater), del decreto Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917 e, pertanto, non concorrono alla formazione del reddito imponibile da lavoro dipendente dei lavoratori interessati.
La pandemia da Covid-19 ha spinto la Commissione Europea ad adottare la decisione di esentare dai dazi doganali all’importazione e dall’Iva le merci importate necessarie a contrastare gli effetti del contagio. La decisione riguarda il periodo 30 gennaio – 31 luglio 2020. In merito ai soggetti legittimati ad applicare l’esenzione Iva, la formulazione della decisione è ampia, ricomprendendo tra i soggetti legittimati anche coloro che effettuino le operazioni anche ‘per conto’ dei soggetti indicati. I benefici della decisione non sono legati solo alle caratteristiche del soggetto importatore dei beni, ma anche alla destinazione degli stessi. Conseguentemente, affinché l’importazione possa beneficiare del regime di esenzione Iva, è necessario che la stessa sia effettuata ‘per conto’ di un soggetto legittimato, circostanza di volta in volta desumibile dagli accordi tra le parti, anche in assenza di un mandato espressamente conferito, purché l’esistenza, anche implicita, di un mandato sia riscontrabile in base ai predetti accordi. Inoltre, il regime di esenzione Iva può essere applicato anche nei rapporti tra l’importatore e i soggetti legittimati, purché il suddetto trasferimento abbia ad oggetto i medesimi beni importati ‘per loro conto’ e tali beni siano destinati, gratuitamente, alle persone colpite o a rischio di contrarre il virus o impegnate nella lotta contro il Covid-19.
L’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito ai quesiti relativi alla sospensione di versamenti tributari per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione.
Il decreto legge Liquidità riconosce agli operatori economici maggiormente danneggiati dalla pandemia da coronavirus la possibilità di rinviare al mese di giugno 2020 alcuni versamenti tributari e contributivi in scadenza nei mesi di aprile e maggio 2020. Per fruire del beneficio è necessario che si sia registrata una rilevante flessione del fatturato e/o dei corrispettivi del mese di marzo ed aprile 2020, rispetto agli stessi mesi del precedente periodo di imposta.
In particolare, è previsto che la sospensione sia riconosciuta ai contribuenti che, nei predetti mesi, abbiano subìto una flessione del fatturato:
· di almeno il 33%, per coloro che hanno conseguito, nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, ricavi o compensi non superiori ai 50 milioni di euro;
· di almeno il 50%, per coloro che hanno conseguito, nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, ricavi o compensi superiori ai 50 milioni di euro.
Con la fusione per incorporazione, le società incorporate si estinguono, mentre l’incorporante prosegue la propria attività e le attività delle incorporate. Pertanto, nel caso di perfezionamento di un’operazione di fusione per incorporazione, il calcolo della riduzione del fatturato va eseguito confrontando il fatturato di marzo e aprile 2020 della società incorporante, con la somma dei fatturati delle singole società (incorporante e incorporate) relativi, rispettivamente, ai mesi di marzo e aprile 2019.
Come precisato nella circolare n. 8/E del 2020, ai fini della verifica del rispetto del limite di 40mila euro, per il riconoscimento del bonus ai lavoratori dipendenti, deve considerarsi esclusivamente il reddito di lavoro dipendente assoggettato a tassazione ordinaria Irpef e non anche quello assoggettato a tassazione separata o ad imposta sostitutiva. Ai fini del calcolo del limite reddituale dei 40mila euro bisogna tener conto dei redditi di lavoro dipendente conseguiti nel 2019, anche se derivanti da più rapporti di lavoro, assoggettati a tassazione ordinaria, con conseguente esclusione dei redditi assoggettati a tassazione separata e a imposta sostitutiva.
In merito al bonus di 100 euro previsto per i lavoratori dipendenti con redditi non superiori a 40mila euro, l’Agenzia ha precisato che i lavoratori dipendenti che nell’anno precedente a quello di erogazione del premio abbiano beneficiato delle agevolazioni previste per il rientro dei lavoratori in Italia, ovvero per i quali il reddito da lavoro dipendente non ha concorso per intero a tassazione, il predetto limite dovrà essere calcolato in ragione dell’importo di reddito di lavoro dipendente effettivamente percepito.
Il datore di lavoro/sostituto d’imposta che nel 2020 eroga il bonus di 100 euro ai lavoratori dipendenti ai fini della verifica del rispetto del limite reddituale di 40mila euro deve considerare gli importi indicati ai punti 1 e 2 della CU 2020, esclusivamente riferibili a redditi di lavoro dipendente, aumentati degli importi indicati ai punti 463 e 465, rispettivamente riferibili ai codici 1, riportato al punto 462, e ai codici 5, 9, 10 e 11, riportati al punto 465. Nella verifica del rispetto del limite reddituale il sostituto d’imposta italiano dovrà computare anche:
· la quota di reddito esente percepita dai c.d. ‘frontalieri’ (fino al massimo previsto di 7.500 euro),
· la quota di abbattimento dei redditi percepita dai residenti a Campione d’Italia riportata nell’annotazione con il codice ‘CA’ della CU 2020.
L’art. 63 del Decreto disciplina il bonus di 100 euro erogato come premio ai lavoratori dipendenti che nonostante l’epidemia da coronavirus si sono recati sul posto di lavoro. Il sostituto d’imposta italiano non può erogarlo a coloro che svolgono l’attività lavorativa all’estero.
Per l’anno in corso il decreto legge Liquidità ha prorogato al 30 aprile il termine per la consegna e la trasmissione telematica delle certificazioni uniche relative ai redditi di lavoro dipendente e ai redditi di lavoro autonomo. Vista la proroga non si applicano le sanzioni del Dpr 322/1998 se la trasmissione telematica delle certificazioni uniche avviene entro il 30 aprile. Considerato che la norma fa riferimento ai soli obblighi riguardanti, rispettivamente, la consegna agli interessati e la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate delle certificazioni uniche, si ritiene che la proroga al 30 aprile del termine per la consegna agli interessati delle stesse, e la non applicazione delle sanzioni, possano essere applicate ai soli adempimenti tributari richiamati e, dunque, non possano essere estese anche alla trasmissione telematica delle comunicazioni relative agli oneri detraibili, in relazione alle quali non è presente alcun riferimento. Per tali comunicazioni resta fermo il termine del 31 marzo.
L’articolo 67 del Decreto disciplina la sospensione dei termini relativi alle attività di controllo e di accertamento nel periodo corrente dall’8 marzo al 31 maggio 2020. L’attività degli uffici, tuttavia, non è sospesa. La sospensione dei termini alle attività di controllo e accertamento è stata decisa per evitare spostamenti fisici in questo periodo di pandemia. Nei casi urgenti o indifferibili sarà l’ufficio a valutare, caso per caso, il da farsi. Con riferimento agli atti connessi a procedimenti penali la denuncia deve essere effettuata senza ritardo e le attività accertative in argomento sono indifferibili ed urgenti. In relazione alla richiesta di misure cautelari, la stessa può essere effettuata sulla base del processo verbale senza necessità di notifica dell’avviso di accertamento. Ciò anche in considerazione del fatto che non rientrano tra le udienze rinviate dall’articolo 83 del Decreto quelle relative alle misure cautelari. Qualora si sia in presenza di misure cautelari già concesse alla data dell’8 marzo 2020, per le quali sono previsti 120 giorni per la notifica dell’atto, si ritiene che tale termine rientri tra quelli sospesi.
La sospensione dei termini delle attività degli enti impositori dall’8 marzo al 31 maggio 2020 comporta lo spostamento in avanti del decorso dei termini per la stessa durata della sospensione, anche se il termine di prescrizione o decadenza sospeso non scade entro il 2020. Ciò premesso, ai sensi del comma 4 dell’articolo 67 come modificato dalla legge di conversione del Decreto ‘Cura Italia’ , con riferimento ai termini di prescrizione e decadenza, relativi all’attività degli uffici degli enti impositori si applica l’articolo 12, commi 1 e 3, del decreto legislativo n. 159/2015.
L’Agenzia delle Entrate esamina i dubbi nati in merito al computo dei giorni per la conclusione dell’accertamento con adesione. Conferma che per l’istanza di accertamento presentata a seguito della notifica di un avviso di accertamento, alla sospensione per l’impugnazione dal 9 marzo al 15 aprile prevista dall’articolo 83 del decreto ‘Cura Italia’ (38 giorni), estesa in seguito all’11 maggio dal decreto Liquidità (26 giorni), si sommano sia il termine di sospensione di 90 giorni prevista nel procedimento di adesione e sia la sospensione del periodo feriale (31 giorni) nel caso in cui il termine del ricorso ricadesse nel periodo temporale tra il 1° agosto e il 31 agosto 2020. Nel caso di accertamento notificato il 21 gennaio 2020 la scadenza per ricorrere o per sottoscrivere l’adesione sarà il 22 settembre 2020.
Le spese sostenute per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale, ad esempio le mascherine, sono detraibili dall’imposta lorda se classificate come dispositivi medici a marcatura CE. Per fruire della detrazione è però necessario che dalla certificazione fiscale (scontrino o fattura) risulti chiaramente la descrizione del prodotto acquistato ed il soggetto che sostiene la spesa, non potendo essere considerati validi i documenti fiscali che riportino semplicemente l’indicazione ‘dispositivo medico’. La natura del prodotto, come dispositivo medico, può essere identificata anche mediante le codifiche utilizzate ai fini della trasmissione dei dati al sistema tessera sanitaria quale il codice ‘AD (spese relative all’acquisto o affitto di dispositivi medici con marcatura CE’. Per agevolare l’individuazione dei prodotti che danno diritto alla detrazione e che rispondono alla definizione di dispositivo medico, il Ministero della Salute ha pubblicato un elenco, non esaustivo. In tutti i casi in cui il documento di spesa riporti il codice ‘AD’, attestante la trasmissione al sistema tessera sanitaria della spesa per dispositivi medici, ai fini della detrazione, non è necessario che sia riportata anche la marcatura CE o la conformità alle direttive europee. Se il documento di spesa non riporta il codice ‘AD’ è necessario: per i dispositivi medici compresi nel predetto elenco, conservare la documentazione dalla quale risulti che lo stesso ha la marcatura CE; per i dispositivi medici non compresi in tale elenco, che il prodotto riporti, oltre alla marcatura CE, anche la conformità alla normativa europea. Considerato che l’elencazione dei dispositivi medici è da considerarsi esemplificativa e non esaustiva, si ritiene che qualora le mascherine protettive siano classificate quali dispositivi medici dai provvedimenti del Ministero della Salute o rispettino i requisiti di marcatura CE, le relative spese di acquisto siano detraibili nella misura del 19%.
Le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore della Protezione civile per l’emergenza Covid-19 devono avvenire mediante versamento bancario o postale o attraverso sistemi di pagamento tracciabili (carte di debito, carte di credito, carte prepagate, assegni bancari e circolari). Solo in questo modo possono beneficiare della detrazione che non spetta se le erogazioni vengono effettuate in contanti. Per quanto concerne la detrazione è necessario che dalla ricevuta del versamento bancario o postale o dall’estratto conto della società che gestisce la carta di credito, la carta di debito o la carta prepagata risulti che il versamento sia stato effettuato su uno dei conti correnti dedicati all’emergenza sanitaria da coronavirus. Con riferimento, invece, alle erogazioni in denaro pervenute alla Protezione civile, per il tramite di collettori intermediari, di piattaforme di crowdfunding, si ritiene che i contribuenti devono essere in possesso della ricevuta del versamento o della ricevuta attestante l’operazione effettuata su piattaforme messe a disposizione dai collettori intermediari o di crowdfunding nonché della attestazione rilasciata dal collettore, dal gestore della piattaforma di crowdfunding dalla quale emerga che la donazione è stata versata nei conti correnti dedicati all’emergenza Covid-19.
L’Agenzia delle Entrate chiarisce che nel periodo di sospensione di cui all’articolo 67 del Decreto rientri anche l’attività degli uffici di controllo della regolarità dell’autoliquidazione e del versamento delle imposte da parte del notaio e il successivo invio dell’apposito avviso di liquidazione per l’integrazione dell’imposta versata, entro il termine di 60 giorni dalla presentazione del modello unico informatico. Ciò non impedisce, tuttavia, all’ufficio di effettuare l’attività di controllo, con la conseguenza che è legittimo l’avviso di liquidazione di una maggiore imposta principale che l’Agenzia delle Entrate ritenga dovuta rispetto all’autoliquidazione effettuata dal notaio.
(Vedi circolare n. 11 del 2020)
Chiarimenti in merito alla prova delle cessioni intracomunitarie – Art. 45-bis del Regolamento Ue di esecuzione n. 282/2011 (Regolamento Iva)
Con la circolare n. 12/E del 12 maggio 2020 l’Agenzia delle Entrate fa il punto sulla norma vigente in materia di prove documentali relative alle cessioni intra-Ue, anche alla luce dell’art. 45-bis del Regolamento Iva applicabile dallo scorso 1°gennaio.
Costituiscono cessioni non imponibili le cessioni a titolo oneroso di beni trasportati o spediti nel territorio di un altro Stato membro dal cedente, dall’acquirente o da terzi per loro conto, nei confronti di soggetti passivi d’imposta. Per la realizzazione di una cessione intracomunitaria la normativa italiana richiede la sussistenza di una serie di requisiti che devono sussistere congiuntamente. La mancanza anche solo di uno, farà considerare imponibile ai fini Iva la cessione. Prima dell’entrata in vigore dell’art. 45-bis del Regolamento Iva, l’Agenzia delle Entrate aveva fornito diversi chiarimenti in materia. Sulla prova dell’effettiva movimentazione dei beni dall’Italia ad un altro Paese membro, indipendentemente dal fatto che il trasporto o la spedizione fossero avvenuti a cura del cedente, del cessionario o di terzi per loro conto, l’Agenzia ha chiarito che, per le cessioni intracomunitarie, il CMR elettronico, recante lo stesso contenuto di quello cartaceo, costituisce un mezzo di prova idoneo a dimostrare l’uscita della merce dal territorio nazionale. Inoltre, mezzo di prova equivalente al CMR cartaceo, è anche un insieme di documenti dai quali è possibile ricavare le medesime informazioni presenti nello stesso CMR cartaceo. Tale documentazione, per avere valore, deve essere conservata unitamente alle fatture di vendita, alla documentazione bancaria attestante le somme riscosse per le predette cessioni e alla documentazione relativa agli impegni contrattuali assunti nonché agli elenchi Intrastat. Sempre in merito alla prova della cessione intracomunitaria le Entrate hanno chiarito che quando non è possibile esibire il documento di trasporto possono essere validi altri mezzi di prova idonei e che la prova dell’avvenuto trasferimento del bene in un altro Stato membro deriva da un insieme di documenti da cui si ricava che il bene è stato trasferito dallo Stato del cedente a quello dell’acquirente. Sul tema della prova dell’effettività di un trasporto effettuato dall’Italia verso un altro Stato membro l’Amministrazione finanziaria si è pronunciata nell’interpello n. 100 dell’8 aprile 2019. Una società poneva in essere cessioni intracomunitarie di beni sia ‘franco destino’ sia ‘franco fabbrica’. Alla spedizione di beni la società emetteva un documento di trasporto con indicazione della destinazione dei beni, firmato anche dal trasportatore per presa in carico. Quando il trasporto era curato dalla stessa società, questa riceveva la fattura del trasportatore con l’indicazione dei trasporti effettuati. Oltre al documento di trasporto la società italiana predisponeva un documento completo di tutti i dati necessari a costituire prova dell’avvenuto trasporto intracomunitario. Dai documenti si dovevano individuare i soggetti coinvolti ossia il cedente, il vettore e il cessionario, come pure tutti i dati necessari a definire l’operazione.
Presunzione di avvenuto trasporto o spedizione di beni in un altro Stato membro
La Direttiva Iva non indica le modalità con le quali gli operatori possono dimostrare l’avvenuto trasporto o spedizione nell’altro Stato dell’Unione affinché sia riconosciuta l’esenzione dell’operazione stessa. Nella Ue gli Stati hanno adottato approcci differenti e questo ha comportato difficoltà per il mondo delle imprese. Il Consiglio dell’Unione Europea ha ritenuto necessario individuare talune circostanze in cui i beni dovrebbero essere considerati spediti o trasportati dallo Stato membro di cessione verso una destinazione esterna ma comunque nella Comunità, creando le condizioni per l’applicazione armonizzata della non imponibilità per le cessioni intra-Ue. In particolare è stata introdotta una presunzione relativa circa l’avvenuto trasporto di beni in ambito comunitario. Con le Note Esplicative sui ‘quick fixes 2020’, pubblicate a dicembre 2019, la Commissione ha fornito alcuni chiarimenti in merito. In particolare vengono disciplinate le ipotesi in cui:
a) i beni siano stati spediti o trasportati dal venditore o da un terzo per suo conto;
b) i beni siano stati trasportati dall’acquirente o da un terzo per suo conto.
Nella prima fattispecie, per beneficiare della presunzione di trasporto, il venditore, oltre a dichiarare che i beni sono stati spediti o trasportati da lui o da terzi per suo conto, dovrà produrre almeno due documenti non contraddittori e provenienti da soggetti diversi tra loro e indipendenti sia dal venditore che dall’acquirente. Si tratta dei documenti relativi al trasporto o alla spedizione dei beni. In alternativa, il venditore potrà presentare, oltre alla dichiarazione che i beni sono stati spediti o trasportati da lui o da terzi per proprio conto, un documento relativo al trasporto o alla spedizione dei beni e uno qualsiasi tra i seguenti documenti: una polizza assicurativa relativa alla spedizione o al trasporto dei beni; documenti ufficiali rilasciati da una pubblica autorità, ad esempio un notaio, sull’arrivo dei beni nel Paese di destinazione; una ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato membro di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale Stato membro.
Nella seconda fattispecie (b), in cui il trasporto viene effettuato dall’acquirente oppure da un terzo per suo conto, l’acquirente stesso deve fornire al venditore, entro il decimo giorno del mese successivo alla cessione, una dichiarazione scritta dalla quale dovranno risultare la data del rilascio, il nome e l’indirizzo dell’acquirente, la quantità e la natura dei beni ceduti, la data e il luogo del loro arrivo, l’identificazione della persona che ha accettato i beni per conto dell’acquirente e, qualora si tratti di mezzi di trasporto, il numero di identificazione del mezzo. La trasmissione al venditore della dichiarazione scritta da parte dell’acquirente oltre il termine del decimo giorno del mese successivo alla cessione, non preclude la possibilità per il venditore di beneficiare della presunzione in presenza di tutte le altre condizioni previste.
E’ invece esclusa l’applicazione della presunzione che le merci siano state trasportate o spedite in altro Stato membro qualora il trasporto o la spedizione siano stati effettuati dal cedente o dal cessionario senza l’intervento di altri soggetti come, ad esempio, lo spedizioniere o il trasportatore. Questo perché gli elementi di prova non contraddittori richiesti ai fini dell’applicazione della presunzione in commento devono provenire da due parti indipendenti tra loro, dal venditore e dall’acquirente.
Rapporto tra la presunzione di cui all’articolo 45-bis del Regolamento Iva e la prassi nazionale in materia di prova del trasporto nella cessione intracomunitaria
La presunzione contenuta nell’articolo 45-bis del Regolamento Iva è applicabile solo qualora la documentazione in possesso del contribuente risponda ai requisiti ivi previsti. Le Autorità fiscali dei Paesi Ue hanno comunque la facoltà di superare la presunzione dell’avvenuto trasporto o spedizione intracomunitaria. Ciò si verifica quando l’Amministrazione finanziaria viene a conoscenza che il trasporto non si è realizzato perché, ad esempio, i beni sono ancora giacenti nel magazzino del venditore oppure che gli stessi beni sono andati distrutti in seguito ad un incidente durante il trasporto. In questi casi, essendo chiaro ed evidente che il trasporto comunitario non è avvenuto, la non imponibilità dell’operazione non può essere riconosciuta. La medesima cosa può avvenire qualora i documenti obbligatori e forniti come prova contengano informazioni non corrette o addirittura false.
L’articolo 45-bis del Regolamento Iva non preclude agli Stati membri l’applicazione di norme o prassi nazionali ulteriori in materia di prova delle cessioni intracomunitarie, eventualmente più flessibili della presunzione prevista dal Regolamento Iva.
In tema di prova del trasporto intracomunitario dei beni l’Agenzia delle Entrate ritiene quindi che nei casi in cui non sia possibile applicare la presunzione di cui all’articolo 45-bis, possa continuare a trovare applicazione la prassi nazionale, anche adottata prima dell’entrata in vigore del medesimo articolo.
(Vedi circolare n. 12 del 2020)
Istituzione del codice tributo per il versamento dell’imposta sostitutiva dell’Irpef per i trasferimenti dall’estero al Mezzogiorno d’Italia
Venerdì, 8 Maggio , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 19/E del 21 aprile 2020, ha istituito il codice tributo ‘1899’ denominato ‘Imposta sostitutiva dell’Irpef – Pensionati esteri nuovi residenti – art. 24-ter del Tuir’. Devono utilizzare questo codice tributo i soggetti che hanno esercitato l’opzione per il pagamento, in un’unica soluzione, dell’imposta sostitutiva dovuta tramite modello F24, entro il termine di pagamento del saldo delle imposte sui redditi. Ad essere coinvolte sono le persone fisiche, titolari di redditi da pensione erogate da soggetti esteri, che decidono di trasferire la propria residenza in uno dei comuni del Mezzogiorno d’Italia con popolazione non superiore a 20mila abitanti o in uno dei comuni colpiti dagli eventi sismici del 2016, con popolazione non superiore a 3mila abitanti. Il regime agevolato consiste nella possibilità di assoggettare i redditi di qualunque categoria, prodotti all’estero, a un’imposta sostitutiva, calcolata in via forfettaria, dell’Irpef del 7%, per ciascun anno per cui è valida l’opzione. Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento del 31 maggio 2019, ha definito le modalità applicative per l’esercizio e la revoca dell’opzione, la cessazione degli effetti, nonché di versamento dell’imposta sostitutiva.
(Vedi risoluzione n. 19 del 2020)
Modello F24 Elide – soppressione della causale contributo APEV
Su richiesta dell’Inps, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 20/E del 21 aprile 2020, ha disposto la soppressione della causale contributo ‘APEV’ denominata ‘APE Volontaria Incremento montante – articolo 1, comma 172, legge 11 dicembre 2016 n. 232’. La soppressione di detta causale scatta dal quinto giorno lavorativo successivo alla pubblicazione della presente risoluzione.
(Vedi risoluzione n. 20 del 2020)
Erogazioni liberali in denaro effettuate alla Presidenza del Consiglio – Dipartimento della Protezione Civile – Decreto legge ‘Cura Italia’
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 21/E del 28 aprile 2020, fornisce chiarimenti in merito alle erogazioni liberali, anche in denaro, effettuate a favore della Protezione civile per contrastare più efficacemente l’emergenza epidemiologica da Coronavirus che sta attraversando il Paese. Il chiarimento riguarda in particolare gli adempimenti che i donatori devono porre in essere per fruire delle detrazioni o deduzioni previste dalla legge a tal fine. L’articolo 66 del decreto legge ‘Cura Italia’ ha previsto una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito pari al 30%, per un importo non superiore a 30mila euro, per le erogazioni liberali in denaro e in natura effettuate da persone fisiche e da enti non commerciali nel 2020 finalizzate a finanziare gli interventi tesi a contenere e gestire l’emergenza sanitaria in corso. Sempre l’articolo 66 estende alle suddette erogazioni liberali effettuate da soggetti titolari di reddito di impresa quanto previsto per le erogazioni liberali in denaro effettuate a favore delle persone colpite da eventi di calamità pubblica. La Protezione civile, a tal fine, ha aperto due conti correnti; uno servirà a raccogliere fondi per finanziare l’acquisto di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), ventilatori, respiratori, attrezzature ed apparecchiature per sale di rianimazione e l’altro per costituire un fondo da destinare alle famiglie degli operatori sanitari deceduti nello svolgimento delle proprie attività a causa del Covid-19. Raccolte di fondi sono state promosse anche da soggetti, di fatto intermediari, che con il ruolo di collettori riverseranno le somme complessive raccolte nel conto corrente della Protezione civile. A questi soggetti si aggiungono coloro che hanno promosso raccolte di fondi mediante piattaforme di crowdfunding che, allo stesso modo, confluiranno nei conti correnti della Protezione civile. Al fine di prevenire eventuali fenomeni di abusi l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che le erogazioni liberali in denaro devono essere effettuate tramite versamento bancario o postale, nonché tramite sistemi di pagamento tracciabile. La detrazione, infatti, non spetta per le erogazioni effettuate in contanti. Ai fini della detrazione è sufficiente che dalle ricevute del versamento bancario o postale o dall’estratto conto della società che gestisce la carta di credito, la carta di debito o la carta prepagata risulti che il versamento sia stato effettuato su uno dei conti correnti dedicati all’emergenza epidemiologica da Covid-19. In merito alle erogazioni di denaro pervenute tramite collettori intermediari o piattaforme di crowdfunding l’Agenzia ritiene che i contribuenti per godere delle agevolazioni previste dall’articolo 66 devono essere in possesso della ricevuta del versamento o della ricevuta attestante l’operazione effettuata su piattaforme messe a disposizione dai collettori intermediari o di crowdfunding nonché della attestazione rilasciata dal collettore, dal gestore della piattaforma di crowdfunding dalla quale emerga che la donazione è stata versata nei conti correnti dedicati all’emergenza da coronavirus. Qualora i versamenti siano avvenuti su conti correnti diversi da quelli dedicati o qualora dalle ricevute di versamento non sia possibile ricavare le informazioni necessarie, ai fini della fruizione delle detrazioni e deduzioni, oltre alla ricevuta del versamento effettuato, sarà necessario che il Dipartimento della Protezione civile rilasci una specifica ricevuta dalla quale risulti anche che le erogazioni sono finalizzate a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza sanitaria in corso.
(Vedi risoluzione n. 21 del 2020)
Rinvio delle udienze e sospensione dei termini processuali a seguito dell’emergenza da coronavirus – art. 83 del decreto legge ‘Cura Italia’ e articolo 36 del decreto ‘Liquidità’ – Chiarimenti
Martedì, 28 Aprile , 2020
L’articolo 83 del decreto legge ‘Cura Italia’ ha disposto il differimento delle udienze e la sospensione dei termini processuali dal 22 marzo al 15 aprile 2020. Si tratta, in realtà, di un secondo differimento in quanto il decreto legge n. 11/2020 aveva disposto il differimento urgente delle udienze e una sospensione dei termini nei procedimenti civili, penali, tributari e militari dal 9 al 22 marzo 2020. Successivamente l’articolo 36 del decreto legge ‘Liquidità’ ha prorogato all’11 maggio 2020 il termine del 15 aprile 2020. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 10/E del 16 aprile 2020, ha fornito chiarimenti in merito al contenuto dei due articoli espressi.
1.RINVIO DELLE UDIENZE
L’art. 83 dispone che ‘dal 9 marzo 2020 al 15 aprile 2020 le udienze dei procedimenti civili e penali pendenti presso tutti gli uffici giudiziari sono rinviate d’ufficio a data successiva al 15 aprile 2020’. Tali disposizioni trovano applicazione anche ai procedimenti relativi alle commissioni tributarie. L’art. 36 statuisce invece che il termine del 15 aprile previsto dall’art. 83 è prorogato all’11 maggio 2020. Quindi, la data di inizio del periodo di tempo previsto dal comma 6 del predetto articolo sarà il 12 maggio 2020 anziché il 16 aprile 2020. Le disposizioni dell’art. 36 trovano applicazione, in quanto compatibili, ai procedimenti di cui ai commi 20 e 21 dell’art. 83 del decreto ‘Cura Italia’. Ci riferiamo ai procedimenti di negoziazione assistita, ai procedimenti di risoluzione stragiudiziale delle controversie e ai procedimenti relativi alle commissioni tributarie e alla magistratura militare. Pertanto, relativamente al processo tributario, non saranno celebrate le udienze che avrebbero dovuto tenersi nel periodo dal 9 marzo all’11 maggio 2020. Il generalizzato rinvio delle udienze disposto dall’art. 83 presenta alcune eccezioni tra le quali, in merito al contenzioso tributario, i procedimenti di sospensione cautelare delle provvisoria esecutività delle sentenze oggetto di impugnazione e tutti i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti. Ulteriore eccezione alla disciplina sul rinvio d’ufficio delle udienze fissate nel periodo tra il 9 marzo e l’11 maggio 2020 è rappresentata dai procedimenti cautelari finalizzati alla sospensione degli effetti dell’atto impugnato in quanto rientranti tra ‘i procedimenti la cui ritardata trattazione può produrre grave pregiudizio alle parti’. Esonerati dal predetto rinvio d’ufficio anche i procedimenti cautelari di cui all’art. 19 del Dlgs n. 472/1997 relativi alla sospensione dell’esecuzione nei giudizi innanzi alla Commissione tributaria regionale aventi ad oggetto provvedimenti sanzionatori, come gli atti di contestazione o di irrogazione della sanzione (art. 16 e art. 17 del Dlgs n. 472/1997). Altra fattispecie interessata dall’eccezione è rappresentata dal procedimento finalizzato all’adozione delle misure cautelari dell’iscrizione di ipoteca o dell’esecuzione del sequestro conservativo (art. 22 Dlgs n. 472/1997).
2.SOSPENSIONE DEI TERMINI
Le disposizioni sulla sospensione dei termini relativi alle attività di liquidazione, di controllo, di accertamento, di riscossione e di contenzioso, da parte degli uffici degli enti impositori, interessano tutte le parti del processo tributario. Dal combinato-disposto dell’art. 83, comma 2, del decreto ‘Cura Italia’ e dell’art. 36, comma 1, del decreto ‘Liquidità’ deriva che, dal 9 marzo 2020 all’11 maggio 2020 ‘è sospeso il decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto dei procedimenti civili e penali. Si intendono pertanto sospesi, per la stessa durata, i termini stabiliti per la fase delle indagini preliminari, per l’adozione di provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per la proposizione degli atti introduttivi del giudizio e dei procedimenti esecutivi, per le impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali’. La circolare evidenzia ‘l’amplissima portata che la sospensione ivi prevista deve avere’, in quanto riferita a tutti i procedimenti e non solo a quelli in cui sia stato disposto un rinvio di udienza.
Dal 9 marzo all’11 maggio 2020 può dunque considerarsi sospesa la decorrenza dei termini concernenti: la proposizione dell’atto di appello, del ricorso per cassazione e del controricorso, dell’atto di riassunzione innanzi alla Commissione tributaria provinciale o regionale, nonché la costituzione in giudizio del ricorrente e dell’appellante e quella del resistente e dell’appellato, la proposizione dell’appello incidentale, l’integrazione dei motivi di ricorso e la proposizione del reclamo contro i provvedimenti presidenziali.
La sospensione non opera, invece, per i termini relativi ai procedimenti cautelari. Inoltre, non incide sui termini ai quali si applica la sospensione prevista dall’articolo 6, comma 11, del decreto-legge 23 ottobre 2018 n. 119 in tema di definizione agevolata delle controversie pendenti. Infatti, sulla base del consolidato indirizzo della Corte di cassazione, la sospensione prevista per le impugnazioni delle sentenze interessate da definizioni agevolate, come nel caso della sospensione di nove mesi di cui al citato articolo 6, comma 11, non si cumula con altre sospensione di termini. Ne deriva che, se per effetto di tale sospensione, il termine di impugnazione sia destinato a scadere in data successiva all’11 maggio 2020, è opportuno non tener conto della sospensione dei termini stabilita dall’articolo 83. Viceversa, qualora il predetto termine sia destinato a scadere nel periodo compreso tra il 9 marzo e l’11 maggio 2020, esso scadrà, in ogni caso, il 12 maggio 2020. La sospensione dell’art. 83 non è infine applicabile in ordine al termine per la notifica del diniego della definizione agevolata delle controversie pendenti, trattandosi di adempimento non rientrante tra quelli contemplati da tale norma. E’ opportuno, quindi, che gli Uffici osservino il termine del 31 luglio 2020 fissato dall’articolo 6, comma 12, del dl n. 119/2018 per la notifica del predetto diniego. E’ inoltre escluso dall’ambito di applicazione della sospensione dell’articolo 83 anche il termine del 31 maggio 2020 per il pagamento della quinta rata relativa alla definizione agevolata delle liti pendenti disciplinata dall’art. 6 del dl 119/2018. L’adempimento in questione non rientra, infatti, tra quelli inclusi indicati nel medesimo articolo 83 e, inoltre, le altre disposizioni del decreto ‘Cura Italia’ non prevedono differimenti concernenti la scadenza di detto versamento.
2.1 Sospensione del termine per la proposizione del ricorso di primo grado e del termine per la conclusione del procedimento di mediazione
La circolare ribadisce che dal 9 marzo all’11 maggio 2020 è sospeso il termine per la proposizione del ricorso, da parte del contribuente, alla Commissione tributaria provinciale territorialmente competente come pure il termine di 90 giorni per la conclusione del procedimento di mediazione riguardante le controversie di valore non superiore a 50mila euro. La sospensione ricomprende anche il termine di 20 giorni per il versamento del totale ovvero della prima rata delle somme dovute sulla base dell’accordo di mediazione raggiunto tra le parti. Tale ultimo adempimento infatti non solo è necessario ai fini del perfezionamento della mediazione stessa ma si inserisce nello specifico procedimento finalizzato alla definizione totale o parziale della controversia che si considera pendente, in quanto già instaurata con la notifica del ricorso all’Ufficio. La sospensione, invece, non opera per le rate della mediazione successive alla prima, tenuto conto che in tal caso il perfezionamento si è verificato in data antecedente al periodo di sospensione e che non si è in presenza di un adempimento rientrante tra quelli previsti dall’articolo 83 né altre disposizioni del decreto legge ‘Cura Italia’ contemplano eventuali differimenti dei termini di versamento. Sono infine esclusi dalla sospensione i termini per il pagamento anche rateale delle somme dovute a seguito di conciliazione giudiziale, istituto che si perfeziona non con il pagamento, ma con la redazione del processo verbale o con la sottoscrizione dell’accordo, a seconda che si tratti di conciliazione in udienza o fuori udienza.
2.2 Termini che iniziano durante il periodo di sospensione
La circolare, da ultimo, ricorda che nelle ipotesi in cui il termine per una impugnativa abbia inizio durante il periodo di sospensione, l’inizio stesso è differito alla fine di detto periodo. Così, ad esempio, qualora il termine di 60 giorni per l’impugnazione di un atto o di una sentenza decorra dal 19 marzo 2020, la data di inizio della relativa decorrenza è differita al 12 maggio 2020. Ne deriva che, in tal caso, la scadenza del termine di impugnazione si verifica alla data del 10 luglio 2020. Ancora, per un accordo di mediazione eventualmente concluso durante il periodo di sospensione, ad esempio, in data 9 marzo 2020, il termine di versamento dell’intera somma dovuta o della prima rata decorre dal 12 maggio 2020, con scadenza alla data del 31 maggio 2020.
2.3 Termini computati a ritroso
Il penultimo periodo del comma 2 dell’articolo 83 dice che ‘quando il termine è computato a ritroso e ricade in tutto o in parte nel periodo di sospensione, è differita l’udienza o l’attività da cui decorre il termine in modo da consentirne il rispetto’. La sospensione riguarda, dunque, anche i termini a ritroso, quali il termine per il deposito di documenti e memorie che l’art. 32 del Dlgs 546/1992 fissa rispettivamente in 20 e 10 giorni liberi prima della data di trattazione o per l’istanza di trattazione in pubblica udienza, da presentare entro 10 giorni liberi prima della data di trattazione.
(Vedi circolare n. 10 del 2020)
Decreto legge liquidità: ‘Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, interventi in materia di salute e lavoro, proroga termini amministrativi e processuali, golden power.
Lunedì, 27 Aprile , 2020
Con il decreto legge n. 23/2020, meglio noto come decreto liquidità, il Governo ha introdotto misure volte a salvaguardare le imprese da una potenziale e grave crisi di liquidità derivante dalla serrata decisa per contrastare l’epidemia da coronavirus. Al fine di consentire alle imprese di far fronte alla crisi di liquidità il decreto, sul fronte fiscale, estende a tutte le imprese la sospensione dei versamenti in autoliquidazione in scadenza nei mesi di aprile e maggio 2020, relativi alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilato, all’Iva e ai contributi previdenziali e assistenziali, nonché ai premi per l’assicurazione obbligatoria, a patto che l’impresa abbia subìto una contrazione del fatturato rispetto ai mesi di marzo e aprile 2019.
Fino al 31 maggio 2020 viene poi prorogato il regime introdotto dal decreto ‘Cura Italia’ che consente il mancato assoggettamento alle ritenute d’acconto, da parte dei sostituti d’imposta, sui redditi di lavoro autonomo e quelli derivanti da provvigioni inerenti rapporti di commissione, di agenzia, ove questi ultimi siano corrisposti a favore di soggetti residenti nel territorio dello Stato con ricavi o compensi non superiori a 400mila euro nel periodo di imposta precedente e che nel mese precedente non abbiano sostenuto spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato. Tra le novità del decreto vi sono quelle in materia di determinazione degli acconti in base al metodo previsionale in luogo di quello storico, la previsione di un regime fiscale speciale per le donazioni di farmaci ad uso compassionevole ed infine, la sospensione dal 23 febbraio al 31 dicembre 2020, dei termini previsti in materia di agevolazioni ‘prima casa’.
Le altre misure previste dal decreto riguardano:
· Rimessione in termini per i versamenti nei confronti delle Pa;
· Disposizioni relative ai termini di consegna e trasmissione telematica delle CU 2020;
· Proroga dei certificati, in materia di appalti, emessi dall’Agenzia delle Entrate;
· Agevolazione nelle modalità di rilascio della delega all’accesso alla dichiarazione precompilata e della relativa documentazione;
· Semplificazione per il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche;
· Disposizioni in materia di processo tributario e notifica degli atti sanzionatori relativi al contributo unificato.
Considerato che le disposizioni tributarie contenute nel decreto in taluni casi modificano ed integrano le misure previste nel decreto ‘Cura Italia’, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 9/E del 13 aprile 2020, opera un coordinamento con i chiarimenti forniti nei precedenti documenti di prassi ed, in particolare, con la circolare n. 8/E/2020, al fine di fornire una ricostruzione sistematica delle interpretazioni fino ad oggi rese ed aggiornare le stesse alla luce del vigente quadro normativo. La circolare fornisce chiarimenti anche sotto forma di risposta ai quesiti. Per rendere più semplice la trattazione degli argomenti e facilitarne la lettura vengono fornite risposte ai quesiti pervenuti, suddivisi per aree tematiche omogenee sulla base del contenuto che caratterizza le singole previsioni fiscali contenute nel decreto.
2 SOSPENSIONE DI VERSAMENTI TRIBUTARI
La circolare fornisce chiarimenti in merito alla sospensione dei versamenti tributari, dei contributi e dei premi assistenziali prevista dal decreto liquidità, per i soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione. I beneficiari della sospensione sono individuati in base ai ricavi o ai compensi conseguiti nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto e all’andamento del fatturato e dei corrispettivi di marzo e aprile 2020 rispetto agli stessi mesi del 2019.
Il decreto prevede che per i soggetti, con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto, sono sospesi i versamenti in autoliquidazione in scadenza nel mese di aprile 2020 e nel mese di maggio 2020, relativi alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilato, alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale e all’Iva.
Per beneficiare della sospensione dei termini in scadenza nei mesi di aprile e maggio 2020, tali soggetti devono subire una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta e una diminuzione della medesima percentuale nel mese di aprile 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta. Per i soggetti che certificano le operazioni con fatture e con corrispettivi, il riscontro della percentuale di riduzione del fatturato o dei corrispettivi si compie sulla somma dei due elementi. Per le imprese con ricavi o compensi superiori a 50 milioni nel periodo precedente a quello in corso la sospensione dei versamenti è subordinata alla condizione che il fatturato o i corrispettivi siano diminuiti almeno del 50% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta ed idem per il mese di aprile. Per i soggetti con sede nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza è stabilita, a prescindere dall’entità dei ricavi o compensi del periodo d’imposta precedente, la sospensione dei versamenti Iva , per i mesi di aprile e maggio 2020, alla sola condizione che abbiano subìto una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di marzo 2020 rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta ed idem per il mese di aprile. I versamenti sospesi vanno effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione fino ad un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal medesimo mese di giugno 2020.
2.1 Riduzione del fatturato per la sospensione dei versamenti
Per fruire della sospensione dei versamenti la circolare ricorda che le aziende devono verificare il calo del fatturato o dei corrispettivi, secondo le percentuali stabilite dal decreto liquidità in modo separato, per ciascuno dei mesi di marzo e aprile 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In base alla norma, per la sospensione dei versamenti di aprile e maggio va valutata ‘rispettivamente’ la diminuzione del fatturato o dei corrispettivi: del mese di marzo 2020 rispetto al marzo 2019; del mese di aprile 2020 rispetto ad aprile 2019. La situazione di marzo deve essere valutata ai fini della sospensione dei versamenti di aprile e la situazione di aprile per quelli di maggio. L’Agenzia precisa che può accadere che il contribuente possa usufruire della sospensione ad esempio per il mese di maggio grazie allo scostamento di aprile e non per il mese di aprile non essendoci stato scostamento sufficiente a marzo.
2.2 Sospensione dei versamenti per le imprese agricole
Tutte le imprese agricole, sia quelle che determinano per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito di impresa commerciale, sono da ritenersi incluse nel regime di sospensione disciplinato dall’articolo 18 del decreto. Per le condizioni di accesso al regime di sospensione il confronto richiesto può essere effettuato utilizzando i ricavi risultanti dalle scritture contabili relative ai mesi di marzo e aprile 2019 rispetto a quelli annotati nei medesimi mesi del 2020, ovvero, in mancanza di scritture contabili, l’importo del fatturato relativo ai medesimi mesi, come risultante dai registri Iva.
2.3 Verifica delle condizioni per la sospensione per enti non commerciali che svolgono anche attività commerciale
La sospensione dei versamenti fiscali, disposta dal decreto liquidità, interessa anche gli enti non commerciali, a patto che non svolgano un’attività commerciale. Per godere della sospensione in questione, tuttavia, non basta rivestire la qualifica di ente non commerciale che non svolge attività d’impresa ma è necessario svolgere un’attività di ‘interesse generale’. A questa fa riferimento il codice unico del terzo settore. La disposizione può essere di difficile interpretazione in considerazione del fatto che ad oggi sono pochi gli enti che hanno compiuto per intero il percorso di transizione per divenire ‘enti del terzo settore’ e, ricondurre l’attività oggi svolta ad una delle fattispecie elencate dalla norma, può non essere di facile attuazione. La sospensione trova applicazione anche nell’ipotesi in cui l’ente svolga, oltre all’attività istituzionale, anche un’attività commerciale, in modo non prevalente o esclusivo. In quest’ultimo caso, con riferimento all’attività commerciale, l’ente potrà usufruire della sospensione dei versamenti, al verificarsi delle condizioni previste dai commi 1 e 3 dell’articolo 18 per i soggetti esercitanti attività d’impresa.
2.4 Verifica della condizione del calo del fatturato
In merito alla sospensione dei versamenti disposta dall’art. 18 del decreto la circolare evidenzia che le aziende devono verificare il calo del fatturato e dei corrispettivi, secondo le percentuali previste dal decreto. Il calcolo va eseguito in modo separato per ciascuno dei mesi di marzo e aprile 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La circolare chiarisce che occorre considerare le operazioni eseguite nei mesi di marzo e aprile, fatturate o certificate, che conseguentemente hanno partecipato alla liquidazione periodica del mese di marzo 2019 (rispetto a marzo 2020) e del mese di aprile 2019 (rispetto ad aprile 2020), cui vanno sommati i corrispettivi relativi alle operazioni effettuate in detti mesi non rilevanti ai fini Iva. La data da prendere a riferimento è quella di effettuazione dell’operazione che per le fatture immediate e i corrispettivi è rispettivamente la data della fattura e la data del corrispettivo giornaliero, mentre per la fattura differita è la data dei documenti di trasporto o dei documenti equipollenti richiamati in fattura.
2.5 Verifica della diminuzione del fatturato per contribuenti che liquidano l’Iva trimestralmente
I contribuenti Iva che liquidano l’imposta con frequenza trimestrale sono tenuti ad effettuare la verifica della diminuzione del fatturato con riferimento ai mesi di marzo e di aprile 2019 e 2020.
2.6 Calcolo del fatturato da parte degli autotrasportatori
Gli autotrasportatori, che possono annotare le fatture emesse per le prestazioni entro il trimestre solare successivo a quello di emissione, al fine di verificare la condizione per poter fruire della sospensione dei versamenti da effettuare ad aprile e a maggio 2020, devono far riferimento alle fatture delle operazioni eseguite nei mesi di marzo e di aprile del 2019 e del 2020.
3 PROROGA SOSPENSIONE RITENUTE SU REDDITI DI LAVORO AUTONOMO E PROVVIGIONI
La circolare fornisce chiarimenti in merito alla proroga della sospensione delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo e redditi diversi, e sulle provvigioni inerenti ai rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e procacciamento d’affari. Il periodo di sospensione, prima previsto dal 17 marzo al 31 marzo 2020, è stato esteso fino al 31 maggio 2020. Per la sospensione devono verificarsi tre condizioni riferite ai soggetti percipienti ‘sostituiti’. I beneficiari di tale misura, ossia i ‘sostituiti’ non devono aver conseguito, nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data del 17 marzo 2020, un ammontare di ricavi o compensi superiore a 400mila euro; non devono aver sostenuto nel mese precedente spese per prestazioni di lavoro dipendente o assimilato e, infine, devono avere il domicilio fiscale, la sede legale o quella operativa nel territorio dello Stato. Per tali soggetti il beneficio consiste nella possibilità di incassare i compensi di lavoro autonomo e i proventi dei redditi diversi, nonché le provvigioni inerenti ai rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento d’affari, senza subire le ritenute d’acconto, a condizione che la percezione di tali somme avvenga nel periodo compreso tra il 17 marzo e il 31 maggio 2020. Il versamento dell’importo corrispondente alle ritenute d’acconto non subite potrà essere effettuato dai beneficiari della sospensione in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2020 o mediante rateizzazione fino a cinque rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di luglio 2020, senza applicazione di sanzioni e interessi.
4 CALCOLO DEGLI ACCONTI IRPEF, DELL’IRES E DELL’IRAP
Nel paragrafo 4 il documento di prassi amministrativa illustra le novità attinenti al calcolo degli acconti dell’Irpef, dell’Ires e dell’Irap. In linea generale il calcolo dell’acconto è effettuato ‘storico’ ma la circolare favorisce la possibilità di utilizzare il metodo previsionale soprattutto per coloro che, per l’anno in corso, presumono di avere un risultato economico inferiore rispetto all’anno precedente. La norma, al fine di agevolare i contribuenti colpiti dalla crisi sanitaria, non prevede l’applicazione di sanzioni e interessi in caso di insufficiente versamento delle somme dovute se l’importo versato non è inferiore all’80% della somma che risulterebbe dovuta a titolo di acconto sulla base della dichiarazione relativa al periodo di imposta in corso. La misura è tuttavia valida solo per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019. Dunque, riguarderà solo il 2020 e darà la possibilità ai contribuenti si ‘sganciarsi’ con più leggerezza dal metodo storico potendo applicare quello previsionale che prevede un ombrello del margine d’errore del 20%. Oltre ad Irpef, Ires e Irap la disposizione si applicherà anche: all’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap dovuta dai contribuenti che si avvalgono di forme di determinazione del reddito con criteri forfetari; alla cedolare secca sul canone di locazione, all’imposta dovuta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivie) o sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe).
4.1 Ravvedimento operoso in caso di insufficiente o omesso versamento
La soglia minima dell’80% per il versamento in acconto delle imposte dovute è raggiungibile anche con l’istituto del ravvedimento operoso. Pertanto, sempreché non sia già intervenuta la notifica degli atti di liquidazione o di accertamento, comprese le comunicazioni di cui agli articoli 36-bis e 36-ter del Dpr 29 settembre 1973 e 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972 n. 633, è possibile sanare l’omesso o insufficiente versamento di quanto dovuto a titolo di acconto dell’Irpef, dell’Ires e dell’Irap versando, oltre alla quota capitale e agli interessi, la sanzione ridotta in base alla data in cui la violazione è regolarizzata.
5 RIMESSIONE IN TERMINI PER I VERSAMENTI NEI CONFRONTI DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI
L’art. 21 del decreto liquidità è dedicato alla rimessione in termini per i versamenti nei confronti delle Pubbliche amministrazioni. In considerazione del periodo emergenziale sono considerati regolarmente effettuati i versamenti nei confronti delle Pa con scadenza il 16 marzo 2020 prorogati al 20 marzo 2020, se eseguiti entro il 16 aprile 2020 senza pagamento di sanzioni e interessi. Questo, per effetto del decreto ‘Cura Italia’.
6 TERMINI DI CONSEGNA E DI TRASMISSIONE TELEMATICA DELLA CERTIFICAZIONE UNICA 2020
Il decreto legge 2 marzo 2020 n. 9 ha prorogato al 31 marzo 2020 i termini di consegna ai percipienti e di trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate delle Certificazioni Uniche 2020. L’articolo 22 del decreto liquidità ha differito al 30 aprile 2020 il termine entro il quale i sostituti d’imposta devono consegnare le certificazioni uniche relative ai redditi di lavoro dipendente e assimilati e ai redditi di lavoro autonomo. La decisione è stata prese per consentire ai sostituti d’imposta di avere più tempo per effettuare gli adempimenti fiscali, in conseguenza dei disagi da coronavirus e consentire ai cittadini e ai soggetti che effettuano l’assistenza fiscale di essere in possesso delle informazioni necessarie per compilare la dichiarazione dei redditi. Qualora la trasmissione per via telematica all’Agenzia delle Entrate delle certificazioni avvenga entro il termine del 30 aprile 2020 non troveranno applicazione le sanzioni.
6.1 Termine per la trasmissione telematica delle CU su redditi esenti o non dichiarabili tramite precompilata
Il termine per la trasmissione telematica delle certificazioni uniche contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione dei redditi precompilata è confermato al 31 ottobre 2020. Pertanto, il termine ultimo per effettuare la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate dei dati relativi alle certificazioni, contenenti esclusivamente redditi esenti non dichiarati mediante la dichiarazione precompilata, può avvenire entro il termine di presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta, ordinariamente fissato al 31 ottobre di ciascun anno e, per il 2020, prorogato a lunedì 2 novembre 2020, in quanto il 31 ottobre è sabato.
7 PROROGA DEI CERTIFICATI, IN MATERIA DI APPALTI, EMESSI DALL’AGENZIA DELLE ENTRATE
Con il decreto liquidità viene prorogata la validità dei certificati in materia di appalti emessi fino al 29 febbraio 2020. Al fine di impedire gli accessi dei contribuenti presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate, vista l’emergenza epidemiologica da coronavirus in corso, gli stessi vengono considerati validi fino al 30 giugno 2020.
8 TERMINI AGEVOLAZIONI PRIMA CASA
Con lo scopo di impedire la decadenza dal beneficio ‘prima casa’, considerate le difficoltà nella conclusione delle compravendite immobiliari e negli spostamenti dei cittadini, dovuti all’emergenza sanitaria in corso, il decreto dispone la sospensione, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020, dei termini per effettuare gli adempimenti previsti ai fini del mantenimento del beneficio ‘prima casa’ e ai fini del riconoscimento del credito d’imposta per il riacquisto della prima casa. I predetti termini sospesi inizieranno o riprenderanno a decorrere dal 1°gennaio 2021. I termini oggetto di sospensione sono i seguenti:
· Periodo di 18 mesi dall’acquisto della prima casa entro il quale il contribuente deve trasferire la residenza nel comune in cui è ubicata l’abitazione;
· Il termine di un anno entro il quale il contribuente che ha trasferito l’immobile acquistato con i benefici ‘prima casa’ nei cinque anni successivi alla stipula dell’atto di acquisto, deve procedere all’acquisto di un altro immobile da destinare a propria abitazione principale;
· Il termine di un anno entro il quale il contribuente che abbia acquistato un immobile da adibire ad abitazione principale, deve procedere alla vendita dell’abitazione ancora in suo possesso, purché quest’ultima sia stata, a sua volta, acquistata usufruendo dei benefici ‘prima casa’.
E’ inoltre congelato il termine di un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici ‘prima casa’, stabilito per il riacquisto di altra casa di abitazione al fine del riconoscimento, in relazione a tale ultimo atto di acquisto, di un credito d’imposta fino a concorrenza dell’imposta di registro o dell’imposta sul valore aggiunto corrisposta in relazione al precedente acquisto agevolato.
8.1 Sospensione del termine quinquennale
La sospensione dei termini previsti, nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020, allo scopo di evitare la decadenza dal beneficio ‘prima casa’ è una disposizione contenuta nel decreto liquidità per favorire il contribuente, impossibilitato a rispettare i termini di legge in considerazione delle difficoltà nella conclusione delle compravendite immobiliari e negli spostamenti. Questo periodo di sospensione non si applica al termine quinquennale di decadenza dell’agevolazione in parola. Diversamente andrebbe in contrasto cono la ratio della norma in quanto arrecherebbe un pregiudizio al contribuente.
9 ASSISTENZA FISCALE A DISTANZA
Per agevolare la tempestiva presentazione della dichiarazione mediante il modello 730, l’art. 25 del decreto liquidità introduce disposizioni in materia di assistenza fiscale a distanza. La circolare rende noto che è consentito ai Caf e ai professionisti abilitati di gestire ‘a distanza’ l’attività di assistenza fiscale o di assistenza per la predisposizione del 730 con modalità telematiche. Tutto questo per evitare che i contribuenti siano costretti a spostarsi dalle proprie abitazioni. Il contribuente può autorizzare l’accesso alla dichiarazione precompilata 730/2020 anche con modalità telematiche, ad esempio tramite email o sistemi di messaggistica istantanea o mediante deposito nel cloud del Caf o del professionista abilitato. Il messaggio deve contenere le seguenti informazioni essenziali:
ü Il codice fiscale e dati anagrafici del contribuente e la denominazione del Caf o il nome del professionista;
ü Il consenso all’accesso alla dichiarazione precompilata e al trattamento dei dati personali;
ü La sottoscrizione del contribuente.
10 SEMPLIFICAZIONI PER IL VERSAMENTO DELL’IMPOSTA DI BOLLO SULLE FATTURE ELETTRONICHE
Allo scopo di semplificare e ridurre gli adempimenti dei contribuenti il decreto liquidità modifica il decreto legge fiscale convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019 n. 157. Vengono previsti nuovi termini di scadenza per il versamento dell’imposta di bollo relativa ai primi due trimestri dell’anno solare, a condizione che l’importo da versare sia inferiore a 250 euro. Per definire la data di scadenza del versamento si dovrà tener conto dell’ammontare dell’imposta di bollo relativa sia al primo trimestre che al secondo. Se l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche relative al primo trimestre è inferiore a 250 euro, il relativo versamento potrà essere effettuato entro la scadenza del secondo trimestre, ossia entro il 20 luglio. Tale scadenza potrà essere ulteriormente prorogata nell’ipotesi in cui l’importo complessivo dell’imposta di bollo, determinato dalla somma dell’importo relativo sia al primo che al secondo trimestre dell’anno solare, sia ugualmente inferiore a 250 euro; in tal caso, infatti, il versamento può essere posticipato alla scadenza prevista per il versamento del terzo trimestre, quindi al 20 ottobre 2020. I termini relativi all’imposta di bollo dovuta sulle fatture elettroniche emesse nel terzo e nel quarto trimestre dell’anno solare non cambiano.
11 TRATTAMENTO FISCALE DELLA CESSIONE GRATUITA DI FARMACI AD USO COMPASSIONEVOLE
L’art. 27 del decreto liquidità disciplina la cessione gratuita di farmaci ad uso compassionevole ad opera delle imprese. Tale comportamento dà diritto alla detrazione dell’Iva e alla deduzione dal reddito del costo sostenuto. Scopo del provvedimento è neutralizzare gli effetti fiscali delle cessioni di farmaci nell’ambito di programmi ad uso compassionevole, equiparando ai fini Iva la cessione di detti farmaci alla loro distruzione. Ad oggi mancano terapie efficaci a contrastare la diffusione del coronavirus. In mancanza di farmaci specifici, ai pazienti affetti da Covid-19 vengono somministrati farmaci autorizzati per altre indicazioni terapeutiche nell’ambito di studi clinici, oppure farmaci ancora in fase di sperimentazione e che rientrano nei programmi cosiddetti di uso compassionevole. Come anticipato tali cessioni sono equiparate, ai fini Iva, alla loro distruzione e non tassabili ai fini delle imposte dirette.
12 PROCESSO TRIBUTARIO E NOTIFICA DEGLI ATTI SANZIONATORI RELATIVI AL CONTRIBUTO UNIFICATO
L’obbligo di utilizzare le modalità telematiche, già previsto per i giudizi tributari instaurati in primo e secondo grado, con l’articolo 29 del decreto liquidità viene ora esteso a tutte le controversie tributarie, anche se gestite da una o più parti con le tradizionali modalità analogiche. La norma in esame obbliga gli enti impositori, gli agenti della riscossione e le parti assistite da un difensore abilitato di notificare e depositare gli atti e i provvedimenti giurisdizionali esclusivamente con le modalità telematiche. Restano esclusi i soggetti che stanno in giudizio senza assistenza tecnica.
Gli Uffici giudiziari sono tenuti a notificare gli atti sanzionatori derivanti da omesso o parziale pagamento del contributo unificato tramite Pec nel domicilio eletto o, in mancanza, mediante il deposito presso l’ufficio di Segreteria delle Commissioni tributarie o la cancelleria competente.
13 CREDITO D’IMPOSTA PER LE SPESE DI SANIFICAZIONE E PER L’ACQUISTO DI DISPOSITIVI DI PROTEZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO
L’art. 30 del decreto estende alle spese per l’acquisto di dispositivi di protezione nei luoghi di lavoro il credito d’imposta previsto dal decreto legge ‘Cura Italia’ per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro, sostenute dalle imprese nel 2020. Parliamo delle spese per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale ossia mascherine, guanti, visiere di protezione e occhiali protettivi, tute di protezione, calzari ovvero per l’acquisto e l’installazione di altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici o a garantire la distanza di sicurezza interpersonale. Sono comprese le spese per acquisti di disinfettanti e detergenti mani.
(Vedi circolare n. 9 del 2020)
Decreto legge ‘Cura Italia’ – risposte a quesiti sulle misure a favore del SSN e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese colpiti dal coronavirus
Venerdì, 24 Aprile , 2020
Con il decreto legge ‘Cura Italia’ l’Agenzia delle Entrate ha introdotto misure volte a proteggere la salute dei cittadini e a sostenere il sistema produttivo delle imprese salvaguardando i lavoratori. Sono state introdotte disposizioni di carattere tributario per affrontare l’impatto economico della pandemia da coronavirus su imprese, famiglie e lavoratori. Il titolo IV del decreto è stato dedicato alle misure di carattere fiscale che concernono: proroga e sospensione dei termini per versamenti e altri adempimenti tributari; sospensione dei termini delle attività degli enti impositori e del versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione; misure agevolative a sostegno di imprese e lavoratori e incentivi fiscali per le erogazioni liberali a sostegno delle misure di contrasto al coronavirus.
Altre misure, sempre di carattere fiscale, sono state previste da singole disposizioni del decreto. Una di queste riguarda il differimento delle udienze e la sospensione dei termini per i procedimenti giurisdizionali in materia tributaria, nonché la sospensione dei termini per i procedimenti amministrativi.
A seguito di numerose richieste di chiarimenti provenienti da associazioni di categoria e da professionisti in merito all’ambito applicativo delle previsioni fiscali contenute nel decreto, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare 8/E del 3 aprile 2020, ha fornito ulteriori chiarimenti, sotto forma di risposta a quesiti, che si aggiungono a quelli espressi con le circolari n. 4/E, n. 6/E e n.7/E del 2020 e con le risoluzioni n. 12/E, n. 13/E e n. 14/E del 2020. Per rendere più agevole la trattazione degli argomenti e facilitare la fruizione e la lettura, i quesiti trattati sono stati suddivisi per aree tematiche omogenee sulla base del contenuto che caratterizza le singole previsioni fiscali del decreto.
I chiarimenti apportati riguardano diversi ambiti che sono divisi in 5 capitoli:
1) Proroga e sospensione termini per versamenti e altri adempimenti;
2) Sospensione attività enti impositivi, versamento carichi affidati all’agente della riscossione e termini procedimenti tributari;
3) Misure specifiche a sostegno delle imprese;
4) Misure specifiche a sostegno dei lavoratori.
5) Altre disposizioni (chiarimenti in merito alle erogazioni liberali a sostegno del contrasto alla pandemia da Coronavirus).
Proroga e sospensione termini per versamenti e altri adempimenti
La circolare fornisce chiarimenti in merito ai quesiti relativi alle seguenti tematiche:
· Rimessione in termini per i versamenti;
· Sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria;
· Sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi;
· Menzione per la rinuncia alle sospensioni.
Il pagamento della tassa annuale di vidimazione dei libri sociali, in scadenza il 16 marzo, rientra tra i versamenti prorogati al 20 marzo. La proroga è maggiore per i soggetti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o quella operativa negli 11 comuni della Lombardia e del Veneto, individuati dal decreto del Mef del 24 febbraio 2020, che stabilisce la sospensione di tutti i versamenti con scadenza tra l’8 marzo ed il 31 marzo 2020. Tali versamenti devono essere effettuati in unica soluzione entro il 31 maggio 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dallo stesso mese di maggio. Inoltre, la sospensione, dal 17 marzo al 30 aprile 2020, dei termini relativi ai versamenti delle ritenute alla fonte nonché di quelli relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria per le imprese turistico-ricettive, le agenzie di viaggio e turismo e i tour operator, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, è stata estesa ad ulteriori categorie di soggetti che svolgono le attività elencate alle lettere da a) a r) del comma 2 dell’articolo 61 del decreto. Per beneficiare della sospensione è necessario che le attività rientranti tra quelle oggetto di sospensione siano svolte in maniera prevalente rispetto alle altre esercitate dalla stessa impresa.
L’articolo 61, comma 3, del decreto prevede, per le imprese turistico recettive, le agenzie di viaggio e turismo ed i tour operator, nonché per i soggetti di cui al comma 2 dell’art. 61, la sospensione dei termini dei versamenti relativi all’Iva in scadenza nel mese di marzo; tale sospensione trova applicazione anche ai versamenti Iva dovuti dalla società controllante del Gruppo Iva.
Tra gli adempimenti tributaria sospesi nel periodo 8 marzo-31 maggio 2020 non trova posto l’emissione delle fatture. Nel caso oggetto di quesito – ossia di interruzione delle attività a far data dall’11 marzo 2020 in base al D.P.C.M. del medesimo giorno, con operazioni effettuate ex articolo 6 del decreto Iva nei dodici giorni antecedenti - qualora, alla data di interruzione, il cedente/prestatore non avesse ancora emesso alcuna fattura fermo il ricorso a quella differita in presenza dei requisiti di legge, egli avrebbe comunque le seguenti alternative:
· se non obbligato alla fatturazione elettronica tramite Sistema di Interscambio, emettere una fattura analogica o in formato elettronico ed inviarla al cessionario/committente;
· se obbligato alla citata fatturazione elettronica via SdI, utilizzare uno dei software gratuiti offerti dall’Agenzia delle Entrate per predisporre ed inviare il documento.
La fattura, in quanto documento destinato alla controparte contrattuale, è anche necessaria per adempiere a taluni obblighi nascenti dal decreto (ad esempio, la necessità di omettere l’indicazione della ritenuta d’acconto in fattura prevista dall’articolo 62 del decreto). Inoltre, essendo il predetto documento destinato alla controparte contrattuale è funzionale all’esercizio di alcuni diritti fiscalmente riconosciuti (si pensi alla detrazione dell’Iva o alla deducibilità dei costi da parte del cessionario/committente). Alla luce di quanto espresso, dunque, l’emissione delle fatture non è un adempimento annoverabile tra quelli attualmente sospesi. Tuttavia, in un’ottica di favor per i contribuenti si ritiene che facciano comunque eccezione (e ricadano, quindi, nella sospensione) le ipotesi in cui, memorizzato il corrispettivo ed emesso il documento commerciale del caso, la trasmissione dei corrispettivi, non contestuale, sia stata legittimamente differita ad un momento successivo. Ricade nella sospensione anche l’adempimento di sola trasmissione telematica mensile dei dati dei corrispettivi da parte degli operatori con volume d’affari inferiore a 400 mila euro che non utilizzano ancora un registratore telematico ovvero la procedura web dell’Agenzia delle Entrate e continuano ad emettere scontrini o ricevute fiscali. Similarmente, possono ricadere nella sospensione i termini di 60 giorni previsto per la trasmissione telematica dei corrispettivi generati dalla gestione di distributori automatici. Pertanto, se un gestore di un distributore automatico non è in grado di effettuare la trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi entro 60 giorni dal precedente invio dei dati – poiché il tecnico incaricato di rilevare il dato presso il sistema master del distributore è impossibilitato ad effettuarlo nel periodo di emergenza, sarà possibile effettuare la rilevazione e la trasmissione in un momento successivo.
La circolare ha inoltre ribadito la piena alternatività tra documento di trasporto (d.d.t.) e fattura immediata. Il primo ha assunto una funzione prettamente contabile e consente l’emissione delle fatture c.d. ‘differite’, ossia emesse entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle operazioni in esse dettagliate. Tuttavia i d.d.t. non devono necessariamente viaggiare insieme ai beni in essi individuati, potendo, essere sostituiti da una fattura immediata che non deve, anch’essa, necessariamente scortare i beni ma può anche essere separata dagli stessi, risultando sufficiente la sua sola emissione.
Sospensione attività enti impositori, versamento carichi affidati all’agente della riscossione e termini procedimenti tributari
La circolare fornisce chiarimenti in merito alle questioni attinenti alle disposizioni del decreto relative a:
· Sospensione dei termini relativi all’attività degli uffici degli enti impositori;
· Sospensione dei termini di versamento dei carichi affidati all’agente della riscossione;
· Differimento delle udienze e sospensione dei termini dei procedimenti tributari;
· Sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi ed effetti degli atti amministrativi in scadenza.
L’art. 67 del decreto, con riferimento ai termini di prescrizione e di decadenza relativi all’attività degli uffici degli enti impositori prevede che si applichi, anche in deroga alle disposizioni dello Statuto del Contribuente, l’articolo 12, comma 2, del Dlgs 159/2015 il quale ha realizzato una complessiva sistematizzazione della disciplina dell’accertamento relativa alla generalità dei tributi, nell’ipotesi di sospensione dei termini per eventi eccezionali. In caso di sospensione dei termini relativi ai versamenti, sono parallelamente sospesi, per il medesimo periodo, tutti i termini relativi agli adempimenti anche processuali, in favore dei contribuenti, nonché i termini relativi alle attività di liquidazione, controllo, accertamento, riscossione e contenzioso, in favore dei diversi enti coinvolti. In questi casi i termini di prescrizione e decadenza relativi all’attività degli uffici delle Entrate che scadono entro il 31 dicembre dell’anno o degli anni durante i quali si verifica la sospensione, sono prorogati fino al 31 dicembre del secondo anno successivo alla fine del periodo di sospensione. La proroga dei termini di decadenza interessa tutte le attività per le quali è prevista una decadenza dei termini. Scopo della norma è anche quello di distribuire la notifica degli atti accertamento da parte degli uffici in un più ampio lasso di tempo, al fine di evitare la concentrazione di notifiche dei predetti atti nei mesi immediatamente successivi al termine del periodo di crisi. Ad esempio, per le attività di notifica degli atti di accertamento o di rettifica per le imposte dirette e Iva, i termini di decadenza dell’attività accertatrice per i periodo d’imposta 2015 e 2014, in scadenza al 31 dicembre 2020, potranno essere distribuiti in un lasso di tempo di due anni, grazie alla proroga al 31 dicembre 2022 disposta dal decreto. Per quanto concerne l’imposta di registro, se la decadenza dell’attività di rettifica e liquidazione interviene nel corso dell’anno, il termine è prorogato fino al 31 dicembre 2022.
Con riferimento all’istanza di accertamento con adesione presentata a seguito della notifica di un avviso di accertamento la circolare chiarisce che non trova applicazione la sospensione prevista dall’articolo 67 del decreto, bensì quella prevista dall’articolo 83 del decreto con riguardo al termine per l’impugnazione: in tal caso di applicano cumulativamente:
· sia la sospensione del termine di impugnazione ‘per un periodo di 90 giorni dalla data di presentazione dell’istanza del contribuente’ prevista dall’art. 6, comma 3, Dlgs 218/1997,
· sia la sospensione prevista dall’articolo 83 del decreto.
Sempre con riferimento al rapporto tra articolo 67 e 83 del decreto, è stato chiarito come il primo contiene una disciplina generale di riferimento per la sospensione dei termini delle attività degli enti impositori, fatte salve le specifiche deroghe previste dalle altre norme ‘speciali’ contenute nel decreto stesso, quale ad esempio, appunto, l’articolo 83 del decreto. Di conseguenza con riferimento a tutti i termini processuali e in particolare per la notifica del ricorso in primo grado e al termine per la conclusione del procedimento di mediazione risulta applicabile la specifica sospensione di cui al citato articolo 83, comma 2, del decreto.
Misure specifiche a sostegno delle imprese
· Credito d’imposta per botteghe e negozi;
· Misure di sostegno finanziario alle imprese.
Al fine di contenere gli effetti negativi derivanti dalla serrata decisa dal Governo per il contenimento dell’emergenza epidemiologica, l’articolo 65 del decreto ha previsto un credito d’imposta pari al 60% del canone di locazione per botteghe e negozi. Per avvalersi del predetto credito è necessario, tuttavia, aver corrisposto il pagamento del canone. I soggetti esercenti attività d’impresa possono avvalersi del credito d’imposta per il canone di locazione relativo al mese di marzo 2020 dell’immobile, negozio o bottega, rientrante nella categoria catastale C/1. Restano esclusi i contratti di locazione di immobili rientranti in altre categorie catastali, anche se aventi destinazione commerciale, come la categoria D/8. L’importo può essere utilizzato esclusivamente in compensazione, attraverso il modello F24, da presentare esclusivamente online.
Misure specifiche a sostegno dei lavoratori
La circolare fornisce chiarimenti in merito alle questioni attinenti alle disposizioni del decreto relative a premio ai lavoratori dipendenti.
L’art. 63 del decreto prevede un incentivo di 100 euro, per il mese di marzo, a favore dei lavoratori dipendenti (fino a 40mila euro di reddito) che hanno lavorato presso la sede dell’impresa. Si tratta di un riconoscimento ai dipendenti che hanno continuato a svolgere le proprie mansioni senza potersi avvalere, quale misura di prevenzione, del lavoro agile o da remoto. Hanno diritto al bonus anche i lavoratori che hanno prestato attività lavorativa in trasferta, presso sedi secondarie o presso clienti. Sono esclusi, invece, i lavoratori in smart working. L’importo riconosciuto è rapportato in base al numero di giorni di lavoro svolti a marzo. Per il calcolo si rileva il rapporto tra le ore effettive lavorate e le ore lavorabili nel mese. Per i dipendenti licenziati o assunti nel mese di marzo l’agevolazione è rapportata ai giorni di effettivo lavoro prestato presso la sede. Indipendentemente dalla tipologia di contratto, full time e part time, l’importo del bonus dovrà essere determinato in ragione del periodo di lavoro durante il quale il dipendente ha prestato effettivamente l’attività lavorativa presso la propria sede. Inoltre, considerata la misura premiale della disposizione, non devono considerarsi nel rapporto – né al numeratore né al denominatore - le giornate di ferie o di malattia. Sono parimenti escluse le giornate di assenza per aspettativa senza corresponsione di assegni. In merito al premio, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che va considerato esclusivamente il reddito di lavoro dipendente assoggettato a tassazione progressiva Irpef e non anche quello assoggettato a tassazione separata o a imposta sostitutiva. L’incentivo sarà riconosciuto in via automatica dai sostituti d’imposta (pubblici o privati) a partire dalla retribuzione corrisposta nel mese di aprile, ma comunque è possibile procedere entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno.
· Requisizioni in uso o in proprietà;
· Fondo centrale di garanzia PMI;
· Erogazioni liberali a sostegno del contrasto all’emergenza epidemiologica da coronavirus.
Il decreto ha introdotto misure fiscali per le erogazioni, in denaro e in natura, effettuate nel 2020 a sostegno dell’emergenza sanitaria in corso. Per incentivare le donazioni il documento di prassi amministrativa ha ampliato la platea dei beneficiari.
Gli enti non commerciali e le persone fisiche possono beneficiare di una detrazione dall’imposta lorda pari al 30% dell’erogato, fino a 30mila euro. Beneficiari delle donazioni sono Regioni, enti territoriali, enti o istituzioni pubbliche, fondazioni e associazioni riconosciute e senza scopo di lucro ma anche strutture di ricovero, cura, accoglienza e assistenza, pubbliche o private. Le erogazioni in denaro effettuate dalle imprese, invece, sono integralmente deducibili dal reddito imponibile mentre quelle in natura non concorrono alla formazione dello stesso. La deduzione non è parametrata al reddito. L’agevolazione spetta anche in presenza di una perdita fiscale dell’azienda realizzata nel periodo d’imposta in cui è stata effettuata l’erogazione liberale. Tra le erogazioni liberali che beneficiano degli incentivi fiscali introdotti dal decreto legge ‘Cura Italia’ rientrano le donazioni effettuate da persone fisiche, enti non commerciali e da soggetti titolari di reddito d’impresa aventi ad oggetto misure di solidarietà alimentare nell’ambito dell’emergenza da coronavirus.
In merito al trattamento Iva delle cessioni gratuite di beni effettuati dalle imprese la circolare equipara dette cessioni di beni alla distruzione degli stessi, con conseguente non applicazione dell’Iva in uscita e detrazione dell’Iva assolta sugli acquisti. La sterilizzazione dell’imposta, però, non riguarda tutte le imprese e le tipologie di beni donabili. Per fruire dei benefici, questi ultimi devono rientrare tra quelli indicati dal decreto ( prodotti alimentari e farmaceutici non più commercializzati o non idonei alla commercializzazione) ed essere ceduti ai soggetti individuati dalla norma.
(Vedi circolare n. 8 del 2020)
Premio ai lavoratori dipendenti – Chiarimenti – Dl ‘Cura Italia’
Con la risoluzione n. 18/E del 9 aprile 2020 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito al premio da corrispondere ai lavoratori dipendenti, per il mese di marzo, previsto dall’articolo 63 del decreto legge ‘Cura Italia’. Il bonus, pari a 100 euro, interessa i lavoratori dipendenti (pubblici e privati) che nell’anno precedente hanno maturato un reddito complessivo non superiore a 40mila euro. I sostituti d’imposta erogheranno, in via automatica, l’incentivo a partire dalla retribuzione corrisposta nel mese di aprile e comunque entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno. Il premio deve essere rapportato al numero di giorni di lavoro effettuati nella sede nel predetto mese di marzo. Non ne hanno diritto coloro che hanno espletato le proprie mansioni attraverso il telelavoro o in smart working. Parimenti il premio non spetta se l’assenza sia dovuta a ferie, malattia, permessi retribuiti o non retribuiti e congedi. Per determinare l’importo spettante, può essere utilizzato anche il rapporto tra i giorni di presenza in sede effettivamente lavorati a marzo e quelli lavorabili come previsto dal contratto collettivo. Pertanto, il bonus di 100 euro spetta al lavoratore qualora abbia svolto la propria prestazione lavorativa in presenza in tutti i giorni previsti dal contratto, indipendentemente se il full time o part time. Anche qualora il lavoratore abbia un contratto part time, ai fini del calcolo del quantum erogabile, il rapporto deve tener conto dei giorni effettivamente lavorati presso la sede di lavoro e di quelli lavorabili. Il documento di prassi amministrativa fornisce alcuni esempi utili ai fini dell’applicazione della norma in esame.
(Vedi risoluzione n. 18 del 2020)