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Timestamp: 2020-08-14 08:52:02+00:00
Document Index: 154334377

Matched Legal Cases: ['art. 249', 'art. 249', 'art. 246', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 107', 'art. 7', 'art.19']

Newsletter n. 604 del 7 marzo 2019
Incentivi per l’acquisto di auto a ridotte emissioni: online il portale per le richieste
Il Consiglio dei Ministri ha approvato 10 disegni di legge di delega al Governo per le semplificazioni ed i riassetti normativi tra cui la riforma delle norme edilizie/urbanistiche e del Codice appalti
Il Consiglio dei Ministri n. 48 del 28 febbraio 2019 ha approvato 10 disegni di legge di delega al Governo per le semplificazioni, i riassetti normativi e le codificazioni di settore.
I testi approvati, alcuni dei quali collegati alla legge di Bilancio 2019, fanno seguito al disegno di legge in materia di semplificazione approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri lo scorso 12 dicembre.
I disegni di legge prevedrebbero ben 10 deleghe che il Parlamento dovrebbe concedere al Governo in moltissimi settori.
I 10 disegni di legge del Governo
In particolare i disegni di legge riguardano le seguenti deleghe in materia di:
semplificazione, razionalizzazione, riordino, coordinamento ed integrazione della normativa in materia di contratti pubblici
semplificazione e codificazione in materia di agricoltura
semplificazione e codificazione in materia di disabilità
semplificazione e riassetto in materia di lavoro
semplificazione e codificazione in materia di istruzione, università, alta formazione artistica
semplificazione e razionalizzazione della normativa in materia di ordinamento militare
riordino della materia dello spettacolo e modifica del Codice dei beni culturali e paesaggio
Tra le deleghe previste al punto 1, in materia di semplificazione, per cui il Governo dovrebbe adottare una serie di decreti legislativi, vi sono, tra i tanti settori coinvolti:
acquisto di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni
prevenzione della corruzione, obblighi di pubblicità, trasparenza
Ricordiamo che nelle settimane scorse era circolata tra la stampa la bozza del decreto deleghe inviata dal Governo ai vari Ministeri.
Delega al Governo in materia di contratti pubblici
Il Governo chiede la delega al Parlamento sul riassetto della materia dei contratti pubblici, non solo nei settori ordinari e speciali ma anche nei settori della difesa e della sicurezza.
In particolare, vorrebbe mirare a rendere la normativa più semplice e chiara, nonché a limitarne le dimensioni e i rinvii alla normazione secondaria.
Dal punto di vista contenutistico, la delega vorrebbe promuovere la responsabilità delle stazioni appaltanti e mirare ad assicurare l’efficienza e la tempestività delle procedure di programmazione, di affidamento, di gestione e di esecuzione degli appalti pubblici e dei contratti di concessione, al fine di ridurre e rendere certi i tempi di realizzazione delle opere pubbliche, razionalizzando inoltre i metodi di risoluzione delle controversie, anche alternativi ai rimedi giurisdizionali, riducendo, tra l’altro, gli oneri di impugnazione degli atti delle procedure di affidamento.
Infine, si introdurrebbero principi e criteri direttivi volti ad alleggerire gli oneri burocratici e di regolazione, semplificando il carico degli adempimenti gravanti sugli operatori economici.
Delega al Governo per la modifica del Codice dei beni culturali e paesaggio
Il Governo vorrebbe adottare disposizioni di modifica del Codice dei beni culturali e del paesaggio (dlgs 22 gennaio 2004, n. 42), al fine di consentire un riordino sistematico della materia e del necessario adeguamento alle riforme intervenute successivamente all’emanazione del Codice, come il Codice dei contratti pubblici e quello del terzo settore.
Agevolazioni fiscali per la messa in sicurezza antisismica (sismabonus) delle abitazioni e delle attività produttive, sul sito del MIT (Ministero Infrastrutture e Trasporti) la nuova sezione con:
L’agevolazione comunemente chiamata “Sismabonus” facente parte del programma “Casa Sicura” e riguardante interventi edilizi antisismici è stata voluta dal Governo nella legge di Bilancio 2017 per consentire un’ampia azione di prevenzione in Italia.
Essa riguarda le costruzioni adibite ad abitazione (prima e seconda casa), ad attività produttive e parti comuni condominiali situati nelle zone sismiche 1, 2 e 3, quasi l’intero territorio nazionale.
Sarà possibile detrarre nella dichiarazione dei redditi, su un ammontare delle spese non superiore a 96.000 euro, una percentuale variabile dal 50% fino all’85% secondo le tipologie di intervento.
la classificazione e la verifica sismica degli immobili
Il fabbricato dovrà essere classificato, prima e dopo l’intervento, secondo criteri che tengono conto della vulnerabilità, dei rischi per le persone, dei contesti urbani, economici e sociali. Il miglioramento di una o più classi di rischio darà diritto a maggiori detrazioni.
Le linee guida indicano anche le modalità per l’attestazione dell’efficacia degli interventi da parte di professionisti. Le classi di rischio sismico sono 8:
Chi ha diritto all’agevolazione e chi classifica l’immobile
il progettista attesta ufficialmente, compilando e firmando un apposito modulo di asseverazione, la classe di rischio sismico dell’edificio prima dell’intervento e quella che sarà raggiunta dopo i lavori;
nel caso di abitazioni e edifici utilizzati per attività produttive, è calcolata su una spesa massima di 96.000 euro per unità immobiliare e per ciascuno anno ed arriva al:
nel caso di parti comuni dei condomini è calcolata su una spesa massima di 96.000 euro moltiplicato per il numero di unità immobiliari che compongono il condominio ed arriva al:
85% se si passa a 2 o più classi di rischio inferiori
La Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza del lavoro ha fornito (con l’interpello n. 2/2019) nuovi chiarimenti in merito agli obblighi in capo agli enti ispettivi in caso di attività con debole e sporadica esposizione all’amianto.
Attività ESEDI
Per attività con Esposizioni Sporadiche E di Debole Intensità (ESEDI) si intendono quelle attività che:
sono svolte per un periodo massimo di 30 ore l’anno, per non più di 4 ore per singolo intervento comprensive dei tempi di pulizia del sito e decontaminazione dell’operatore, con un massimo di 2 interventi al mese;
il livello massimo di esposizione è pari a 10 F/L rilevato in un periodo di otto ore.
A titolo esemplificativo possono ritenersi attività ESEDI:
rimozione senza deterioramento di materiali non degradati in cui le fibre di amianto sono fermamente legate a una matrice;
incapsulamento e confinamento di materiali contenenti amianto che si trovano in buono stato volti alla conservazione stessa del manufatto e/o del materiale e attuati senza trattamento preliminare;
Pubblicata sul sito del Ministero del Lavoro la risposta all’interpello n. 2/2019, con cui la Regione Toscana chiede in che modo gli enti ispettivi debbano confrontarsi con le attività riportate alle lettera d) dell’Allegato 1 alla Circolare del 25/1/2011 : “Orientamenti pratici per la determinazione delle esposizioni sporadiche e di debole intensità (ESEDI) all’amianto nell’ambito delle attività previste dall’art. 249 c. 2 del D. Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 come modificato e integrato dal D. Lgs. 3 agosto 2009, n. 106“.
In particolare, al punto d) si citano fra le ESEDI anche le “attività di campionamento ed analisi di campioni aerei o massivi ed attività di sopralluogo per accertare lo stato di conservazione dei manufatti installati” ricondotte all’interno della voce “Sorveglianza e controllo dell’aria e prelievo dei campioni ai fini dell’individuazione della presenza di amianto in un determinato materiale“, analoghe a quelle richiamate all’art. 249 del Testo Unico di Sicurezza (dlgs 81/2008) per le quali non è prevista l’applicazione di alcuni specifici obblighi previsti per la protezione dai rischi connessi all’amianto (Capo III).
Risposta della Commissione Interpelli
La Commissione Interpelli ritiene che il punto d) trovi applicazione soltanto nei confronti dei soggetti che svolgono attività lavorative che possono comportare un’esposizione ad amianto, quali: manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate (art. 246 del TUS).
Tuttavia, rimane fermo l’obbligo in capo al datore di lavoro, pubblico o privato, di effettuare la valutazione dei rischi, anche in relazione all’esposizione ad agenti cancerogeni e mutageni, in conformità a quanto previsto dall’articolo 236 e di adottare tutte le misure necessarie (ai sensi del titolo IX, Capo II del dlgs 81/2008 – Protezione da agenti cancerogeni e mutageni).
E’ online il nuovo portale per gli incentivi sulla mobilità sostenibile introdotto dalla legge di Bilancio 2019 che servirà per la richiesta di contributi per l’acquisto di auto a ridotte emissioni
Il MiSE, Ministero per lo Sviluppo Economico ha messo online il nuovo portale per gli incentivi alla mobilità sostenibile (cosiddetto ecobonus, da non confondere però con gli incentivi per il risparmio energetico degli edifici).
L’ecobonus per la mobilità sostenibile è la misura promossa del Ministero che offre contributi per l’acquisto di veicoli a ridotte emissioni, così come previsto dalla legge di Bilancio 2019.
Attenzione: non sarà un click day e non sarà necessario affrettarsi nei primi giorni. La procedura prevede, infatti, 2 momenti distinti:
la prima fase di apertura dello sportello sarà dedicata esclusivamente alla registrazione dei concessionari, che potranno iscriversi e caricare i propri dati identificativi;
solo successivamente, dopo specifica comunicazione da parte del MiSE, si aprirà la seconda fase e si potrà inserire l’ordine e prenotare l’incentivo. Dalla prenotazione si avranno poi fino a 180 giorni di tempo per la consegna del veicolo.
Destinatario dei contributi è chi acquista, anche in locazione finanziaria, ed immatricola in Italia:
Veicoli di categoria M1, destinati al trasporto di persone, con almeno 4 ruote e al massimo 8 posti a sedere (oltre al sedile del conducente), con i seguenti requisiti:
il cui prezzo (da listino prezzi ufficiale della casa automobilistica produttrice) sia inferiore a 50.000 euro (IVA esclusa)
Veicoli di categoria L1 e L3, nel primo caso veicoli a 2 ruote con cilindrata inferiore o uguale a 50 cc e la cui velocità massima non superi i 45 km/h (L1); nel secondo caso veicoli a due ruote la cui cilindrata superi i 50 cc e la cui velocità massima superi i 45 km/h (L3). Gli stessi devono essere:
I contributi sono ripartiti nel seguente modo:
Per il 2019 sono disponibili 60 milioni di euro per la categoria M1 e 10 milioni per le categorie L1 e L3.
I venditori si registrano preventivamente nell’Area Rivenditori, prenotano i contributi relativi ad ogni singolo veicolo, ottenendo e a secondo della disponibilità di risorse, una ricevuta di registrazione della prenotazione.
Infine, confermano l’operazione entro 180 giorni dalla prenotazione, comunicando il numero di targa del veicolo nuovo consegnato e allegando la documentazione prevista.
Clicca qui per accedere al portale del MiSE
Tar Puglia: ok alle opere di urbanizzazione a scomputo solo dopo una valutazione ampiamente discrezionale da parte dell’amministrazione
L’ammissione allo scomputo delle opere di urbanizzazione costituisce oggetto di una valutazione ampiamente discrezionale da parte dell’amministrazione, che potrebbe optare anche per soluzioni diverse, senza obbligo di una specifica motivazione.
Questo il chiarimento espresso dai giudici del Tar Puglia, con la sentenza n. 158/2019.
I fatti in sentenza
Un privato acquista un suolo avente destinazione residenziale e per il quale il venditore aveva già ottenuto il permesso di costruire e la rateizzazione degli oneri concessori; successivamente l’acquirente avanza istanza di realizzazione in proprio delle opere di urbanizzazione a scomputo dell’ultima rata degli oneri concessori.
La Giunta Comunale, in casi analoghi, si è orientata nel senso di approvare i progetti di scomputo solo nel caso questi riguardino interventi di interesse generale e di pubblica utilità. Nel caso in esame, l’intervento riguarda la risistemazione del marciapiedi perimetrale alla costruzione e preesistente alla realizzazione del fabbricato. Il progetto di scomputo viene rigettato dal Comune.
Il proprietario avanza, quindi, ricorso presso il Tribunale amministrativo per l’annullamento dell’ordinanza-ingiunzione con la quale viene richiesto il pagamento di 16.868 euro di cui:
12.049 euro a titolo di 4° e ultima rata degli oneri concessori dovuti sul permesso di costruire
4.819 euro a titolo di mora per il ritardato pagamento
nonché la condanna del Comune al pagamento, in favore della società, della somma pari differenza tra il costo delle opere di urbanizzazione eseguite in via diretta dalla società e quanto dovuto a titolo di oneri concessori.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia, definitivamente pronunciandosi sul ricorso proposto lo respinge.
In riferimento all’ipotesi avanzata dal ricorrente di incompetenza del dirigente del Settore Tecnico che ha adottato il provvedimento (ossia che non è specificamente delegato a detta attività), i giudici di primo grado evidenziano che, ai sensi dell’art. 107 dlgs n. 267/2000, spetta senza dubbio al dirigente del Servizio in materia di concessioni, autorizzazioni e licenze urbanistiche, nell’ambito dei poteri di vigilanza e di irrogazione delle sanzioni amministrative, anche l’adozione di tutti i relativi provvedimenti.
In considerazione del secondo motivo di ricorso: omessa comunicazione di avvio del procedimento, in violazione dell’art. 7 della legge n. 241/1990, il Tar lo respinge.
Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, infatti:
L’applicazione della sanzione pecuniaria, per ritardato pagamento, non deve essere preceduta dalla comunicazione di avvio del relativo procedimento, trattandosi dell’applicazione ex lege di una sanzione pecuniaria connessa al ritardato pagamento del contributo dovuto per il rilascio della concessione edilizia.
Infine, a detta del ricorrente, essendo la Giunta comunale l’organo istituzionalmente competente ad autorizzare lo scomputo degli oneri concessori, prima di emettere l’ordinanza ingiunzione la pratica sarebbe dovuta essere trasmessa alla stessa Giunta per la decisione, esclude ogni profilo di discrezionalità in capo all’Amministrazione.
Al contrario, come evidenziato dalla giurisprudenza (T.A.R. Liguria, Genova, Sez. I, 29.9.2016, n. 955) si ha che:
In tema di rilascio del permesso di costruire, pur essendo previsto che il soggetto che richiede il permesso di costruire, a scomputo totale o parziale della quota dovuta a titolo di contributo di costruzione, possa obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione, sia primarie che secondarie, con le modalità e le garanzie stabilite dal Comune, tale iniziativa è sempre subordinata ad una valutazione del Comune.
Pertanto, lo scomputo non è automatico, ma presuppone una preventiva e necessaria valutazione ampiamente discrezionale del Comune; inoltre, non c’è dubbio che, nel caso in esame, i lavori abbiano riguardato unicamente la sistemazione dei marciapiedi.
La società con una sua scelta progettuale ha, infatti, deciso di non rispettare la sagoma del precedente edificio e di arretrare la nuova costruzione, così determinando la necessità di intervenire sul marciapiedi già preesistente.
Del tutto legittimo, quindi, il diniego del Comune allo scomputo delle opere di urbanizzazione.
A seguito del dl n. 119/2018 (decreto fiscale) il legislatore tributario ha provveduto alla riduzione delle tempistiche attraverso cui è possibile, da parte del contribuente, beneficiare della detrazione Iva.
In particolare, la modifica dell’art.19 del dpr 633/72 (decreto Iva) porta ad un anno il precedente limite di due.
In pratica, ad oggi è possibile detrarre l’Iva a credito entro il termine della dichiarazione dell’anno in cui viene emessa la fattura, quindi il 30 aprile dell’anno successivo.
Bisogna precisare che il diritto alla detrazione dell’Iva, anche sulla scorta di quanto già stabilito dalla direttiva 2006/112/CE e ribadito dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 1/E/2018, nasce al verificarsi di due condizioni:
effettuazione dell’operazione: in caso di cessione di beni tale requisito sarà soddisfatto con la consegna o la spedizione, mentre, in caso di prestazione di servizi, con il pagamento;
ricezione della fattura d’acquisto: alla luce delle novità legate alla fatturazione elettronica la detraibilità dell’imposta matura con la ricezione del documento presso il proprio recapito telematico (es. PEC).
Mancata consegna della fattura elettronica
Tuttavia potrebbe accadere che tali condizioni non si verifichino, come ad esempio nel caso di problematiche relative al funzionamento del sistema telematico o anche semplicemente nel caso in cui la PEC dell’acquirente sia piena o non rinnovata.
La fattura elettronica, inoltre, non viene inviata all’acquirente nei casi in cui l’acquirente/cessionario sia un consumatore finale. In questo caso, il SdI invia ugualmente la fattura elettronica, ma non esistendo un indirizzo PEC effettivo, produce una notifica di “mancata consegna”.
Nella guida alla fatturazione elettronica dell’ottobre 2018, l’Agenzia delle Entrate precisa che:
per il cliente, ogni qual volta il SdI consegna la fattura, la stessa si considera ricevuta e la data a partire dalla quale può essere detratta l’Iva coincide con quella della consegna del documento; nel caso in cui la fattura superasse i controlli ma il SdI non riuscisse a consegnarla per problemi del canale telematico a cui tenta di recapitarla, la data dalla quale può essere detratta l’Iva coincide con quella di “presa visione” (da parte del cliente) della fattura nell’area riservata “Consultazione Dati rilevanti ai fini IVA” del portale “Fatture e Corrispettivi”
Quindi per soddisfare tale requisito è sufficiente la presa visione del documento nella sezione “fatture e corrispettivi” nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.
Successivamente, con Provvedimento 89757 del 2018, l’Agenzia stessa specifica per le situazioni in cui si riscontra tale fattispecie:
Il cedente/prestatore è tenuto tempestivamente a comunicare – per vie diverse dal SdI – al cessionario/committente che l’originale della fattura elettronica è a sua disposizione nell’area riservata del sito web dell’Agenzia delle entrate: tale comunicazione può essere effettuata anche mediante la consegna di una copia informatica o analogica della fattura elettronica.
Registrazione delle fatture: le tempistiche
In merito alle tempistiche di registrazione delle fatture d’acquisto potremmo, a seconda dei casi, trovarci di fronte a due alternative:
la fattura viene registrata entro il 15 del mese successivo: può essere detratta senza alcun problema nel mese di riferimento (es. fattura del 3 febbraio, registrata entro il 15 marzo e detratta nel mese di febbraio). Ovviamente, per le società che utilizzano la liquidazione trimestrale vale lo stesso discorso al netto del fatto che dovremo andare a considerare il quindicesimo giorno del secondo mese successivo al termine del trimestre di riferimento;
la fattura d’acquisto, ricevuta nel mese di dicembre, viene registrata nel periodo compreso tra il primo e il quindicesimo giorno di gennaio. L’importo Iva potrà essere detratto solo nel mese di gennaio. Coerentemente a tale impostazione il diritto alla detrazione di tale documento sarà valido fino alla scadenza della dichiarazione Iva dell’anno di detrazione.
L’attuale impostazione normativa, seppur ordinando una materia che negli ultimi anni ha subito diversi cambiamenti, accentua il rischio, per le imprese, di non portare a detrazione l’Iva in conto acquisti.
Ciò è determinato dal combinato disposto dell’avveramento delle condizioni per effettuare la detrazione e la riduzione delle tempistiche alla dichiarazione dell’anno in corso.
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E’ stato presentato il Piano nazionale “ProteggItalia” per la messa in sicurezza del nostro Paese dal rischio idrogeologico, l’ultima misura messa a punto dal Governo per far fronte alle storiche fragilità del territorio nazionale in cui ben 7 milioni di persone vivono ancora oggi in aree ritenute ad alto rischio.
Si tratta di un provvedimento che ha lo scopo di riordinare il sistema delle disposizioni normative per la mitigazione del rischio idrogeologico, nonché di razionalizzare le risorse ed i poteri decisionali, focalizzandosi sui 4 punti principali:
Il piano nazionale per la sicurezza del territorio prevede uno stanziamento di quasi 11 miliardi (10,853 miliardi di euro) per il triennio 2019-2021, fondi che sono a disposizione degli enti locali e delle Regioni per l’emergenza maltempo, la prevenzione e la manutenzione dell’intero territorio nazionale.
La ripartizione delle risorse per categorie di intervento è la seguente:
3,958 miliardi per la prevenzione (interventi strutturali su impulso dei presidenti di Regione in qualità di commissari straordinari per il dissesto);
2,371 milioni per la manutenzione (interventi per la difesa idrogeologica delle aree montane, agricole e forestali, interventi di salvaguardia di infrastrutture legate all’agricoltura, gestione forestale sostenibile, recupero dei terreni abbandonati e di difesa dei boschi);
3,124 miliardi per l’emergenza per le 16 regioni e le province autonome di Trento e Bolzano colpite dal maltempo nei mesi di ottobre e novembre 2018 e per le quali è stato decretato lo stato di emergenza;
230 milioni della Presidenza del Consiglio;
40 milioni del Ministero della Difesa;
1,130 miliardi del Ministero dell’Interno.
Tre miliardi di euro a disposizione già nel 2019 per opere immediatamente cantierabili; entro 60 giorni verranno definiti i cantieri da aprire attraverso conferenze di servizi con le autorità di bacino e i commissari.
Viene introdotta, inoltre, la figura del green manager, colui che presso la pubblica amministrazione è il referente dell’implementazione ambientale.
Presso ogni Regione viene costituito il NOS, Nucleo Operativo di Supporto, ossia una struttura di tecnici, attivata su richiesta delle Regioni, che sostengono il Commissario di governo e cioè il presidente di Regione.
Infine, presso il Ministero dell’Ambiente viene creata ci sarà una task force di nove tecnici che costituiranno una segreteria tecnica di supporto e monitoraggio.
Rimaniamo in attesa dell’ok al ddl da parte del Consiglio dei Ministri.
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Il Catasto Edilizio Urbano (CEU) costituisce l’inventario di tutti i fabbricati presenti sul territorio nazionale, contenente informazioni circa:
i dati anagrafici dei titolari di diritti reali sullo stesso, la sua natura tecnica
i dati di redditività dell’immobile medesimo
In particolare, devono essere dichiarate in catasto:
l’edificazione di nuovi immobili
la variazione nello stato di quelli già esistenti, nel caso in cui influisca sul classamento o sulla consistenza dell’unità immobiliare (ad esempio per ampliamento, fusione, frazionamento, cambio di destinazione, nuova distribuzione degli spazi interni, ecc.)
La dichiarazione, a carico degli intestatari dell’immobile, avviene con la presentazione all’Agenzia di un atto di aggiornamento mediante l’applicativo Do.C.Fa., predisposto da un professionista tecnico abilitato (architetto, ingegnere, dottore agronomo e forestale, geometra, perito edile, perito agrario limitatamente ai fabbricati rurali, agrotecnico).
In considerazione delle diverse esigenze e casistiche che frequentemente i professionisti si trovano ad affrontare, la Direzione Regionale della Lombardia dell’Agenzia delle Entrate e la Consulta regionale dei Geometri e dei Geometri Laureati della Lombardia hanno redatto e pubblicato le Linee Guida Operative sull’accettazione degli atti d’aggiornamento del Catasto Edilizio Urbano (CEU), al fine di rendere semplice e lineare l’intero processo di aggiornamento della banca dati catastale.
Le linee guida si basano sulla procedura Do.C.Fa., l’applicativo che i professionisti utilizzano per presentare gli atti di aggiornamento catastale, e trattano casi concreti e particolari.
affrontare in maniera uniforme ed omogenea, a livello regionale, la compilazione e la trattazione degli atti d’aggiornamento del CEU
fornire uno strumento di lavoro d’uso quotidiano che contenga le risposte tecniche alle problematiche più frequenti per la redazione degli atti di aggiornamento
supportare i professionisti nella redazione di tali atti e i tecnici dell’Ufficio nell’attività di accettazione e registrazione in banca dati
I contenuti e le indicazioni presenti nelle linee guida sono i seguenti:
Individuazione e perimetrazione
Obbligo di denuncia ed inventariazione
Immobili non oggetto di inventariazione
Le categorie catastali e il classamento delle unità immobiliari
Unità immobiliari a destinazione ordinaria
Unità immobiliari a destinazione speciale e particolare
Beni comuni censibili e beni comuni non censibili
Il quadro delle categorie
Il classamento delle UIU e il calcolo delle consistenze catastali
La dichiarazione con la procedura Do.C.Fa.
Denuncia di accatastamento (nuova costruzione)
Compilazione altri dati comuni alle dichiarazioni di accatastamento e di variazione
Calcolo superfici delle UIU a destinazione ordinaria – Allegato C al D.P.R. n. 138/98
Esempi di redazione di planimetrie, calcolo superfici e consistenza catastale
I modelli 1N e 2N
La dichiarazione dei fabbricati rurali
L’esenzione dal pagamento dei tributi speciali catastali
Nel documento, inoltre, le indicazioni per gestire le ricorrenti casistiche particolari, con una serie di esempi di compilazione di dichiarazioni Do.C.Fa.12 (14 casi concreti), e le risposte alle domande più frequenti (oltre 40 FAQ) sulle criticità sollevate dai professionisti.
Le linee guida saranno oggetto di aggiornamenti ed integrazioni volti a garantire l’adeguamento a norme e disposizioni di prassi che di volta in volta interverranno, nonché la risoluzione di eventuali criticità che dovessero essere evidenziate dai fruitori e l’approfondimento di argomenti specifici di eventuale interesse.
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Ricordiamo che, con l’insediamento dell’attuale Governo, si ha avuto il trasferimento delle competenze in materia di Turismo: dal Ministero per i beni e le attività culturali al Ministero delle politiche agricole (MiPAAFT). Pertanto in merito alla partecipazione ai Tax Credit Riqualificazione (bonus alberghi) si è resa necessaria la ri-progettazione della procedura di inoltro delle istanze.
Sul portale oltre all’inserimento della domanda si potrà modificare le domande già caricate. La domanda consiste in una serie di schede:
Pubblicato il 21° elenco dei soggetti abilitati alle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro. Le modifiche e i nuovi obblighi
Con decreto direttoriale del 25 febbraio 2019, n. 8 il Ministero del Lavoro ha pubblicato il ventunesimo elenco dei soggetti abilitati per l’effettuazione delle verifiche periodiche delle attrezzature di lavoro, ai sensi dell’articolo 71, comma 11, del dlgs 81/2008.
Nel dettaglio, le modifiche apportate nel provvedimento riguardano:
rinnovo delle iscrizioni nell’elenco
variazione delle abilitazioni
proroga delle iscrizioni nell’elenco
I soggetti abilitati sono obbligati a:
riportare, in un apposito registro informatizzato, la copia dei verbali delle verifiche effettuate, nonché i dati di cui al punto 4.2 dell’Allegato III al di 11 aprile 2011. Il registro informatizzato deve essere trasmesso per via telematica, con cadenza trimestrale, al soggetto titolare della funzione;
conservare tutti gli atti documentali relativi all’attività di verifica per un periodo non inferiore a 10 anni;
comunicare al Ministero del lavoro e delle politiche sociali qualsiasi variazione nello stato di fatto o di diritto dei soggetti abilitati, che si esprime sulla ammissibilità della variazione comunicata;
comunicare, all’atto della richiesta di iscrizione negli elenchi istituiti su base regionale, l’organigramma generale, comprensivo dell’elenco nominativo dei verificatori, del responsabile tecnico e del suo sostituto. I soggetti abilitati dovranno anche comunicare tutte le variazioni concernenti tale organigramma e tale elenco.
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, entro il periodo di validità quinquennale dell’iscrizione nell’elenco dei soggetti abilitati, può procedere al controllo della permanenza dei presupposti di base dell’idoneità dei soggetti abilitati.
Il nuovo elenco, allegato al presente decreto, sostituisce integralmente il XX elenco, adottato con decreto direttoriale 23 novembre 2018, n. 89.
Un nuovo studio del Notariato analizza i rapporti tra vincolo alberghiero e destinazione turistico recettiva, dalla multiproprietà al condhotel
Lo studio n.230/2018 è stato pubblicato recentemente dal Consiglio Nazionale del Notariato ed ha come oggetto:”la modulazione del vincolo alberghiero: dalla multiproprietà al condhotel”.
I Notai ricordano che il DPCM n.13/2018 è la fonte normativa della nuova fattispecie del condhotel e consente di rileggere i rapporti tra vincolo alberghiero e destinazione turistico recettiva, analizzando inoltre le interferenze con la disciplina sanzionatoria della lottizzazione abusiva.
Il documento analizza in particolare le nuove formule del condhotel: la struttura, la gestione, la riqualificazione, i servizi, la compravendita.
Lo studio del notariato
Lo studio si articola nei seguenti capitoli:
Il vincolo alberghiero
Dal vincolo alberghiero alla destinazione urbanistica turistico recettiva
La multiproprietà alberghiera e la Residenza Turistico Alberghiera
La violazione del vincolo alberghiero e la lottizzazione abusiva
Il Notariato evidenzia che il ruolo decisivo svolto dal settore turistico nell’economia italiana è di tutta evidenza proprio per l’enorme ricchezza del patrimonio artistico e naturale del nostro Paese.
Le tecniche di incentivazione di tale segmento economico sono variate nel tempo, mutando la loro conformazione in funzione degli interessi in gioco, alla ricerca di un difficile equilibrio tra:
la tutela dell’assetto territoriale e paesaggistico
la struttura codicistica della proprietà e del condominio
la salvaguardia delle ragioni del consumatore
Lo scopo del legislatore diviene sempre di più quello di diversificare l’offerta turistica, favorendo gli investimenti anche mediante la previsione di nuovi strumenti tecnico giuridici nonché agevolando la partecipazione dei privati alla proprietà delle strutture.
La multiproprietà e la nuova fattispecie del condhotel costituiscono, allora, la cartina di tornasole di un tale assunto.