Source: https://www.captasrl.com/investigazioni-aziendali/concorrenza-sleale/
Timestamp: 2018-05-21 09:00:58+00:00
Document Index: 153299744

Matched Legal Cases: ['art. 98', 'art. 99', 'art. 2600', 'art. 2105', 'art. 2125', 'art. 2125', 'art.700', 'art. 473', 'art 474', 'art. 2105', 'sentenza ']

I nostri casi studio: concorrenza sleale
Nota azienda dell’industria metalmeccanica sospettava che un’azienda concorrente era a conoscenza di importanti e segrete operazioni commerciali programmate proprio dell’azienda mandante. Tali informazioni sarebbero state fornite da un proprio consulente commerciale, il quale sospettavano che collaborasse in maniera illecita con l’azienda concorrete.
Accertare comportamenti potenzialmente delittuosi da parte del consulente commerciale al fine di tutelare il patrimonio aziendale.
Dopo un accurato studio del caso e l’affidamento da parte dell’impresa del mandato investigativo, CAPTA è intervenuta attraverso un’attività di pedinamento dinamica nei confronti del collaboratore commerciale.
L’articolo 2598 del Codice Civile di che compie atti di concorrenza sleale chi:
2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull'attività di un concorrente, idonei a determinare il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell'impresa di un concorrente; 3) si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l'altrui azienda.
Inoltre l’art. 98 del Codice della Proprietà Industriale (D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30) indica cosa si intende per informazioni segrete: "Costituiscono oggetto di tutela le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali, soggette al legittimo controllo del detentore", l’art. 99 dello stesso codice dice: "Salva la disciplina della concorrenza sleale, è vietato rivelare a terzi oppure acquisire od utilizzare le informazioni e le esperienze aziendali di cui all'articolo 98".
L’attività di investigazione condotta da CAPTA ha confermato i sospetti del mandante: il collaboratore commerciale in più occasioni incontrava il titolare dell’azienda concorrente.
A seguito di tali esiti si è proceduto con un’analisi forense del computer aziendale in uso al collaboratore, dove emergevano delle mail che dimostravano il passaggio d’informazioni segrete all’azienda concorrente.
I risultati ottenuti dimostravano chiaramente che le azioni, messe in atto dall’azienda concorrente per danneggiare l’azienda mandante, erano basate su informazioni segrete fornite dal collaboratore infedele.
Conclusa l’attività di osservazione e di pedinamento, CAPTA consegnava al mandante la relazione dettagliata in cui erano riportati i fatti descritti in maniera cronologica, corredata da prove fotografiche.
Sulla base di queste prove l’azienda provvedeva a licenziare per giusta causa il consulente commerciale e procedeva per via giudiziaria nei confronti dell’azienda concorrente invocando i rimedi contro gli atti di concorrenza sleale contemplati agli artt. 2599 C.C. e 2600 C.C. secondo cui il compimento di atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione e dà gli opportuni provvedimenti per eliminarne gli effetti.
Infine l'art. 2600 C.C. prevede che chiunque sia danneggiato da atti di concorrenza sleale posti in essere con dolo o colpa possa chiedere il risarcimento del danno.
I nostri casi studio: violazione patto non concorrenza
Azienda dell’industria chimica aveva il sospetto che un ex dipendente, vincolato dal patto di non concorrenza, abbia costituito una azienda operante nello stesso settore e concorrente diretta nel mercato di riferimento.
Acquisire elementi probatori per dimostrare la violazione del patto sottoscritto fra azienda ed ex dipendente.
Dopo un accurato studio del caso e l’affidamento da parte dell’impresa del mandato investigativo, CAPTA è intervenuta attraverso un’attività di pedinamento dinamica e delle attività d’intelligence nei confronti dell’ex dipendente.
Secondo l'art. 2105 del Codice Civile: <>, definendo l’obbligo di fedeltà da parte di un dipendente. Inoltre l’art. 2125 del Codice Civile definisce il contratto tra dipendente e datore di lavoro, attraverso il quale il datore di lavoro si obbliga a corrispondere al lavoratore una somma di denaro in cambio dell’impegno di quest’ultimo a non svolgere attività concorrenziale per il tempo successivo alla cessazione del rapporto.
L’art. 2125 del Codice Civile "il patto con il quale si limita lo svolgimento dell’attività del prestatore di lavoro, per il tempo successivo alla cessazione del contratto, è nullo se non risulta da atto scritto, se non è pattuito un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro e se il vincolo non è contenuto entro determinati limiti di oggetto, di tempo e di luogo" .
Sulla base degli elementi emersi la società mandante procedeva legalmente nei confronti dell’ex dipendente appellandosi al diritto ad ottenere la cessazione dell’attività da parte del lavoratore, la restituzione del corrispettivo versato ed il risarcimento dei danni provocati.
L’azienda chiedeva ricorso d'urgenza di cui all’art.700 c.p.c., per ottenere immediatamente dal Giudice, un provvedimento che imponeva al lavoratore la cessazione dell’attività concorrenziale.
I nostri casi studio: tutela marchi e brevetti
Azienda di prodotti tessili in seguito ad alcune segnalazione a livello nazionale necessitava di raccogliere prove utilizzabili in sede giudiziaria per identificare gli autori di prodotti contraffatti immessi sul mercato, riportanti il design ed il marchio della società richiedente, senza averne diritto.
Acquisire elementi probatori per accertare in primo luogo il dolo, ricostruire l’intero processo produttivo che porta l’oggetto contraffatto sul mercato e identificare i soggetti coinvolti nel processo della contraffazione.
Dopo un accurato studio del caso e l’affidamento da parte dell’azienda del mandato investigativo, CAPTA è intervenuta attraverso l’attività investigativa che ha portato all’identificazione:
di uno dei luoghi dove era presente il prodotto contraffatto; dello stabile dove avveniva la produzione del prodotto segnalato;
dei soggetti responsabili della consegna del prodotto.
Secondo l’art. 473 del Codice Penale "Chiunque, potendo conoscere dell’esistenza del titolo di proprietà industriale, contraffà o altera marchi o segni distintivi, nazionali o esteri, di prodotti industriali, ovvero chiunque, senza essere concorso nella contraffazione o alterazione, fa uso di tali marchi o segni contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 2.500 a euro 25.000."
L’art 474 del Codice Penale "fuori dei casi di concorso nei delitti preveduti dall'articolo 473, chiunque introduce nel territorio dello Stato, al fine di trarne profitto, prodotti industriali con marchi o altri segni distintivi, nazionali o esteri, contraffatti o alterati è punito con la reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 3.500 a euro 35.000. Fuori dei casi di concorso nella contraffazione, alterazione, introduzione nel territorio dello Stato, chiunque detiene per la vendita, pone in vendita o mette altrimenti in circolazione, al fine di trarne profitto, i prodotti di cui al primo comma è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fin a euro 20.000"
Conclusa l’attività di investigazione, CAPTA consegnava al mandante la relazione dettagliata in cui erano riportati i fatti descritti in maniera cronologica e dettagliata.
Sulla base di quanto emerso si coinvolgeva la Guardia di Finanza competente che successivamente procedeva al sequestro dei beni contraffatti ed alla denuncia delle persone implicate nell'illecito.
Con concorrenza sleale si definiscono tutti quei comportamenti illeciti messi in atto al fine di acquisire indebite posizioni di vantaggio nei confronti dei propri competitors, oppure per danneggiarli con l’intento di incrementare il proprio profitto.
Tale fenomeno comprende casi di:
Indebito utilizzo di nomi e marchi appartenenti ad altri soggetti e/o imitazione servile dei prodotti di altre aziende al solo fine di generare confusione e incertezza nei consumatori;
Appropriazione di qualità e pregi relativi ad attività e prodotti altrui;
Diffusione di notizie e/o apprezzamenti malevoli relativi ai prodotti ed attività di un’impresa concorrente causando lesione della reputazione professionale;
Infedeltà di dipendenti e collaboratori.
Come interviene CAPTA?
I campi applicativi nei quali Capta opera per fronteggiare fenomeni di concorrenza sleale sono:
Illegittimo utilizzo di marchi, brevetti e proprietà intellettuale
Violazione obbligo di esclusiva
Affidabilità fornitori e partners
Furto dati aziendali (lista clienti, offerte, gare d’appalto, ecc…)
Sottrazione dipendenti e distrazione della clientela
Le indagini svolte da CAPTA contro la concorrenza sleale mirano alla tutela del patrimonio aziendale e sono preziosi strumenti che favoriscono la prevenzione o il contenimento di perdite economiche, oltre a tutelare il know-how aziendale, fornendo altresì prove utili ai fini di licenziamenti per giusta causa e a supporto nelle controversie giudiziarie.
La concorrenza sleale declinata nei casi descritti è disciplinata dagli artt. 2598-2601 del Codice Civile e nell’ art. 2105 del Codice Civile, dove si fa divieto al dipendente di trattare affari per conto proprio o di terzi, in concorrenza con il datore di lavoro e altresì di divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poterle arrecare pregiudizio.
Le attività investigative, finalizzate a dimostrare atti di concorrenza mediante prove legalmente utili a far valere un proprio diritto, fanno riferimento agli artt. 2599 e 2600 del codice civile, nei quali si prevede che la sentenza accertante il compimento di atti di concorrenza sleale ne inibisce la continuazione e offre gli adeguati provvedimenti per eliminarne gli effetti.