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Timestamp: 2019-10-18 08:21:17+00:00
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fallimento – ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI DI TERAMO
Imprese in crisi, sconto sui debiti fiscali (il sole24ore 20.11.2016
Con il concordato pagamento parziale o a rate di tributi (Iva compresa) e contributi
Via libera alla disponibilità piena dei crediti tributari e contributivi. Anche per quanto riguarda l’Iva. Sia nel concordato preventivo sia nell’accordo di ristrutturazione del debito. Cade un tabù del nostro ordinamento e cade con un emendamento presentato alla legge di bilancio. Si tratta del frutto di un tavolo istituito al ministero dell’Economia con la partecipazione dell’agenzia delle Entrate, del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e dei presidenti delle principali Sezioni fallimentari del Paese (Milano, Napoli e Roma). La novità è emersa dal convegno organizzato ad Alba dall’Associazione albese studi di diritto commerciale dedicato a «Il difficile cammino del risanamento dell’impresa: procedure concorsuali, limiti dell’accesso al credito e rigidità dello Stato esattore».
E proprio ad attenuare l’impermeabilità dello Stato creditore, favorendo il risanamento delle imprese, punta l’emendamento che rappresenta un’apertura decisiva dopo che nell’aprile scorso la Corte di giustizia europea con la sentenza nella causa C-546/14 aprì una prima breccia nell’orientamento consolidato della giurisprudenza sia costituzionale sia di legittimità che avevano invece sempre escluso una falcidia dei crediti Iva.
L’emendamento prende atto così di una realtà che vede sempre più spesso le imprese in crisi trovare risorse non versando imposte e contributi. Un mancato rispetto dell’obbligo di sostituto che ha poi un riflesso nel considerevole aumentare dell’esposizione verso Fisco e Inps certificata anche dai dai empirici (al Tribunale di Milano il 40% dei debiti rilevati dalla Sezione fallimentare ha appunto natura fiscale o previdenziale). Prassi che potrebbe venire meno con l’entrata in vigore della riforma della Legge fallimentare in discussione alla Camera che prevede l’istituzione di procedure di allerta.
Del resto, ha spiegato il presidente della Corte d’appello di Roma, Luciano Panzani, «l’impresa sino a oggi ha visto nel mancato funzionamento della transazione fiscale un ostacolo rilevante alla ristrutturazione. E la transazione fiscale non ha funzionato per via del principio dell’indisponibilità del credito tributario che è stato considerato soprattutto per i tributi europei e quindi per l’Iva come un dogma irrinunciabile. La Corte costituzionale aveva avallato l’interpretazione più rigorosa. La Corte di giustizia ha invece riportato il principio entro limiti più ragionevoli, riconoscendo agli Stati membri discrezionalità in ordine alle modalità di recupero».
Del resto – ed è stato un tema sottolineato dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Gerardo Longobardi – bisogna fare i conti con le costanti difficoltà dell’Erario a incassare quanto accertato. Alla fine un meccanismo di definizione dei crediti fiscali analogo a quello previsto per la generalità dei crediti potrà rappresentare un vantaggio anche per l’amministrazione finanziaria.
Un elemento condiviso anche dal direttore dell’agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, visto che il tasso di recupero sui crediti nei confronti del fallimento è assai basso. E l’interesse del Fisco a iscrivere al passivo delle procedure crediti che non verranno pagati è assai basso. Orlandi ha poi rivendicato l’appoggio all’emendamento come ulteriore passaggio di una strategia complessiva che vede nel Fisco anche un possibile fattore di sviluppo del sistema Paese.
Il meccanismo messo a punto nell’emendamento prevede la possibilità di proporre con il piano di concordato preventivo, ma anche nelle trattative che precedono la sigla dell’accordo di ristrutturazione, un pagamento parziale o anche a rate dei tri buti e dei contributi. Possibilità subordinata alla condizione che il piano preveda una soddisfazione «in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione preferenziale, sul ricavato in caso di liquidazione, avuto riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o diritti sui quali sussiste la causa di prelazione indicato nella relazione di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’articolo 67, terzo comma, lettera d)» della Legge fallimentare.
La possibilità potrà riguardare qualsiasi tributo e non solo la quota di debito che ha natura chirografaria e soprattutto anche l’Iva. La versione attuale della Legge fallimentare invece prevede solo che possa essere presentata una dilazione dei pagamenti ma non anche una loro riduzione.
Autore adminPubblicato il novembre 21, 2016 novembre 21, 2016 Categorie concordato preventivo, fallimento, novita, VarieLascia un commento su Imprese in crisi, sconto sui debiti fiscali (il sole24ore 20.11.2016
La falcidia del credito IVA tra concordato preventivo e transazione fiscale: cosa cambia dopo la sentenza della CGCE (7 aprile 2016 causa C-546/14)
di Paola Rossi.( sito http://www.fondazionenazionalecommercialisti.it)
Con la sentenza 7 aprile 2016, causa C-546/14, la Corte di Giustizia ha ritenuto compatibile con la normativa comunitaria in materia di IVA una proposta di concordato che prevede il pagamento parziale dell’imposta a condizione che un esperto indipendente attesti il trattamento deteriore di tale credito nell’alternativa fallimentare.
L’autorevole affermazione circa la mancanza di qualsiasi vincolo di matrice comunitaria al divieto di falcidia dell’IVA, oltre a sollecitare la modifica da parte del legislatore nazionale del testo dell’art. 182-ter l.f. attualmente in vigore, impone un’immediata attuazione di quanto statuito dalla CGCE nelle ipotesi di concordato preventivo in cui non sia stato attivato il procedimento di transazione fiscale.
2016_06_15_Falcidia IVA_Rossi
Autore adminPubblicato il giugno 15, 2016 Formato DigressioneCategorie concordato preventivo, fallimento, novita, SentenzeTag causa C-546/14, sentenza 7 aprile 2016Lascia un commento su La falcidia del credito IVA tra concordato preventivo e transazione fiscale: cosa cambia dopo la sentenza della CGCE (7 aprile 2016 causa C-546/14)
Il fallimento non sospende la rata della Tasi
Per gli immobili interessati da procedure concorsuali o operazioni straordinarie, l’Imu e la Tasi sono oggetto di specifiche disposizioni, anche in deroga alle regole ordinarie.
Ai fini Imu, l’articolo 9, comma 7 del Dlgs 23/2011 (che ha istituito e disciplinato l’imposta) fa esplicito richiamo all’articolo 10, comma 6 del Dlgs 504/1992, ovvero alla disposizione che, con riferimento all’Ici, regolava il trattamento degli immobili interessati da una procedura concorsuale. In base a questa norma, il curatore deve:
All’apertura del fallimento, pertanto, il versamento dell’Imu è sospeso fino all’atto di vendita dell’immobile stesso; mentre l’imposta che matura prima dell’inizio della procedura è un debito concorsuale per il quale il Comune dovrà insinuarsi al passivo.
La disposizione riguarda solo il fallimento e la liquidazione coatta amministrativa, quindi per le altre procedure (concordato preventivo, piani attestati, accordi di ristrutturazione) non si verifica alcun differimento del termine di versamento, che dovrà avvenire alle scadenze ordinarie: in due rate (16 giugno e 16 dicembre) o in un’unica (16 giugno).
Nei casi di immobili posseduti da società interessate da operazioni straordinarie, ferme restando le ordinarie scadenze, si pone il problema di stabilire chi è il soggetto passivo. Eccetto la trasformazione societaria, che non incide sulla continuità dei rapporti giuridici preesistenti (articolo 2498 del Codice civile), le altre operazioni straordinarie comportano infatti il trasferimento della titolarità dei beni, generando un subentro nella soggettività passiva.
Nei casi di cessione di azienda ricomprendente beni immobili o di conferimento, l’imposta resta a carico delle parti in proporzione al periodo di possesso in cui è stata effettuata la cessione o il conferimento. La decorrenza scatta dal mese del trasferimento (se avvenuto nei primi 15 giorni) oppure da quellosuccessivo.
Nelle operazioni di fusione, come previsto dall’articolo 2504-bis del Codice Civile, la società risultante si fa carico dei diritti e degli obblighi delle società partecipanti alla fusione, anche se sono anteriori alla fusione stessa: compreso quindi il pagamento dell’Imu dovuta sugli immobili.
Infine, per quanto riguarda la scissione, si devono distinguere due casi. Nell’ipotesi di scissione totale con conseguente estinzione della società scissa, sarà la società risultante a provvedere al versamento. Se invece si realizza una scissione parziale, che non comporta l’estinzione della società scissa, l’Imu è dovuta sia da quest’ultima che dalla beneficiaria dell’immobile, ciascuna in proporzione al periodo di possesso.
Resta inteso che, qualora l’immobile resti di proprietà della società scissa ancora esistente, questa dovrà provvedere al versamento per l’intero ammontare.
il sole 24 ore – Gian Paolo Tosoni
Autore adminPubblicato il giugno 15, 2016 Categorie concordato preventivo, fallimentoLascia un commento su Il fallimento non sospende la rata della Tasi
Concordato preventivo – Imposta sul valore aggiunto – IVA – Falcidia – Ammissibilità – Presupposti (Corte Giustizia UE 07 aprile 2016)
l Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 14725 – pubb. 13/04/2016
Corte Giustizia UE 07 aprile 2016 – causa C-546/14 – Pres. Ilesic – Est. Jarasiunas.
Concordato preventivo – Imposta sul valore aggiunto – IVA – Falcidia – Ammissibilità – Presupposti
L’articolo 4, paragrafo 3, TUE nonché gli articoli 2, 250, paragrafo 1, e 273 della direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, non ostano a una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, interpretata nel senso che un imprenditore in stato di insolvenza può presentare a un giudice una domanda di apertura di una procedura di concordato preventivo, al fine di saldare i propri debiti mediante la liquidazione del suo patrimonio, con la quale proponga di pagare solo parzialmente un debito dell’imposta sul valore aggiunto attestando, sulla base dell’accertamento di un esperto indipendente, che tale debito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di proprio fallimento. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Segnalazione del Dott. Carlo Verbeni
Autore adminPubblicato il aprile 13, 2016 Formato DigressioneCategorie concordato preventivo, fallimento, novita, SentenzeLascia un commento su Concordato preventivo – Imposta sul valore aggiunto – IVA – Falcidia – Ammissibilità – Presupposti (Corte Giustizia UE 07 aprile 2016)