Source: http://directio.it/multimedia/news/2015/11/25-cassazione-trasporto-di-beni-in-importazione-non-imponibile-se-la-consegna-%C3%A8-franco-destino.aspx
Timestamp: 2020-02-19 13:45:37+00:00
Document Index: 166797448

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art.7', 'art.7', '§ 3', 'art.9', 'art.69', 'art. 9', 'art. 69']

Cassazione - Il trasporto di beni in importazione non è imponibile se la consegna è "franco destino" | News | Directio - le strade nell'economia
Per beneficiare del regime di non imponibilità IVA previsto per i trasporti di beni in importazione, il vettore deve dimostrare che la consegna è “franco destino”, nel qual caso le spese di inoltro nel luogo di destinazione finale situato all’interno dell’Unione europea, avendo già formato oggetto di tassazione in sede di importazione, si considerano non imponibili.
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23034 dell’11 novembre 2015, ha affermato che il trasportatore ha l’obbligo di accertarsi del trattamento doganale riservato ai beni in importazione definitiva che trasporta, considerato che nel caso in cui la merce venga dichiarata in dogana “franco confine” il trasporto per la tratta nazionale è imponibile.
Dal 2010, nei rapporti “B2B”, le prestazioni di trasporto assumono natura “generica” e sono, quindi, rilevanti nel Paese del committente ai sensi dell’art.7-ter, comma 1, lett. a), del D.P.R. n. 633/1972, mentre nei rapporti “B2C” si applica il criterio di territorialità proporzionale previsto dall’art.7-sexies, comma 1, lett. b), del D.P.R. n. 633/1972, in base al quale le prestazioni in esame si considerano effettuate in Italia limitatamente alla tratta nazionale, che può essere determinata in via forfetaria nella misura del 5% per i trasporti marittimi e del 38% per i trasporti aerei (Circolare dell’Agenzia delle Entrate 29 luglio 2011, n. 37, § 3.2.2).
Una volta verificata la territorialità dell’operazione occorre verificare l’eventuale regime di non imponibilità applicabile alla prestazione, che l’art.9, comma 1, n. 2), del D.P.R. n. 633/1972 riconosce per i trasporti relativi a beni in esportazione, in transito o in importazione temporanea, nonché per i trasporti relativi a beni in importazione i cui corrispettivi sono assoggettati a IVA a norma del primo comma dell’art.69 dello stesso decreto. Quest’ultima disposizione, in particolare, stabilisce che l’imposta dovuta in dogana è commisurata al valore dei beni importati, determinato ai sensi delle disposizioni in materia doganale, aumentato dell’ammontare dei diritti doganali dovuti, ad eccezione dell’IVA, nonché dell’ammontare delle spese di inoltro sino al luogo di destinazione all’interno del territorio dell’Unione che figura sul documento.
Risulta, pertanto, evidente che se le predette spese di inoltro concorrono a formare la base imponibile dell’IVA all’importazione, la prestazione corrispondente alla tratta nazionale è già oggetto di tassazione, sicché, per evitare che il medesimo servizio sia tassato due volte - una prima volta in sede doganale e una seconda volta in sede di effettuazione del trasporto – l’art. 9, comma 1, n. 2), del D.P.R. n. 633/1972 ne afferma coerentemente la non imponibilità.
Alla luce della normativa in precedenza esposta, la Suprema Corte ha affermato che il vettore non può “rivendicare legittimamente la non imponibilità della prestazione di trasporto, altrimenti tassabile, se non in quanto si dia cura di dimostrare che la relativa prestazione, avendo già formato oggetto di dichiarazione doganale, è già stata sottoposta a tassazione”. Nello specifico, il vettore non può “limitarsi ad invocare l’applicazione del regime di non imponibilità in considerazione del fatto che la prestazione richiestagli riguarda beni in importazione tassabili ai sensi dell’art. 69, comma primo, DPR 633/72, al contrario dovendo invece provare che l’operazione sia stata convenuta con la consegna dei beni importati presso il luogo di destinazione finale”.
Circolare 37/E del 29 luglio 2011 - Agenzia delle Entrate
Art.69 DPR 633/1972
Art.7-sexies DPR 633/1972
Art.7-ter DPR 633/1972