Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2020/02/reato-dichiarazione-fraudolenta-operazioni-soggettivamente-inesistenti.html
Timestamp: 2020-02-20 10:19:37+00:00
Document Index: 103913138

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2']

Reato di dichiarazione fraudolenta: operazioni soggettivamente inesistenti
La Corte di Cassazione si esprime ritenendo il reato di dichiarazione fraudolenta configurabile anche in presenza di operazioni soggettivamente inesistenti.
Reato di dichiarazione fraudolenta: il pensiero della Corte
La Corte di Cassazione, sez.pen., con la sentenza n. 50362 del 12 dicembre 2019, in tema di reato di dichiarazione fraudolenta, innanzitutto, premette che, in senso concorde, le precedenti pronunce ritengono integrato il reato in esame con riguardo all’Iva nel caso di fatture soggettivamente inesistenti.
“Invero, nel reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, la falsità può essere riferita anche all’indicazione dei soggetti con cui è intercorsa l’operazione. Per soggetti diversi da quelli effettivi si devono quindi intendere coloro che, pur avendo apparentemente emesso il documento, non hanno effettuato la prestazione, sono irreali, come nel caso di nomi di fantasia, o non hanno avuto alcun rapporto con il contribuente finale (così Cass. Sez. 3, Sentenza n. 27392 del 27/04/2012).
Per quanto attiene, invece, anche le imposte dirette, la giurisprudenza prevalente di questa Corte ritiene che l’indicazione di elementi passivi fittizi nella dichiarazione, avvalendosi di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, anziché relative ad operazioni oggettivamente inesistenti, non incide sulla configurabilità del reato di dichiarazione fraudolenta previsto dall’art. 2 del d.lgs. 10 marzo 2000, n. 74, il quale, nel riferirsi all’uso di fatture o altri documenti concernenti operazioni inesistenti, non distingue tra quelle che sono tali dal punto di vista oggettivo o soggettivo (sul punto: Cass., Sez. 3, sentenza n. 4236 del 18/10/2018; Cass., Sez. 3, sentenza n. 30874 del 02/03/2018; Cass., Sez. 3, n. 4236 del 18/10/2018 dep. 29/01/2019, Di Napoli, Rv. 275692).
La giurisprudenza prevalente ritiene quindi inesistente una differenziazione tra imposte dirette e indirette”.
Operazioni soggettivamente inesistenti e evasione IRES
Nel caso di specie, oltre all’ammontare dell’IVA indebitamente detratta per effetto delle fatture per operazioni passive soggettivamente inesistenti, sussiste l’evasione dell’IRES in quanto “la regola dell’indeducibilità dei componenti negativi del reddito, relativi a beni o servizi utilizzati per il compimento di delitti non colposi, trova applicazione anche per i costi esposti in fatture che riferiscono l’operazione a soggetti diversi da quelli effettivi nell’ambito di una frode c.d. carosello, trattandosi di costi comunque riconducibili ad una condotta criminosa”.
Alla luce di quanto sopra argomentato e della struttura del meccanismo fraudolento descritto nell’ordinanza impugnata, “i costi documentati nelle contestate fatture per operazioni soggettivamente inesistenti non potevano essere dedotti ai fini delle imposte dirette dalle società utilizzatrici (che, si noti, hanno sempre sostenuto di averli sempre consapevolmente sostenuti), in quanto espressione di distrazione verso finalità ulteriori e diverse da quelle proprie dell’attività dell’impresa, comportando la cessazione dell’indefettibile requisito dell’inerenza tra i costi medesimi e l’attività imprenditoriale. Viene, quindi, meno, proprio per la particolarità della vicenda concreta, la tradizionale obiezione opposta alla rilevanza penale del delitto di frode fiscale dell’utilizzatore di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti ai fini dell’evasione IRES”.
Ne consegue che la condotta dolosa o consapevole del cessionario, così come impedisce l’insorgenza del diritto alla detrazione dell’Iva per mancato perfezionamento dello scambio, non essendo, nel caso di specie, l’apparente cedente l’effettivo fornitore della prestazione, allo stesso modo comporta indeducibilità dei costi ai fini delle imposte sui redditi, sicché “il delitto di utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, di cui all’art. 2 del D.lgs. n. 74 del 2000 è configurabile anche in caso di fatturazione solo soggettivamente falsa sia ai fini…