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Timestamp: 2019-07-22 20:26:37+00:00
Document Index: 18963688

Matched Legal Cases: ['art. 57', 'sentenza ', '§ 3', 'art. 233', 'art. 11', 'art. 141', 'art. 9', 'art. 13', 'art. 9', 'art. 42']

Numero 36 anno 2018 – Centro Studi
Numero 36 anno 2018
Ark / Settimanale Prometheus 2018 / Numero 36 anno 2018
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Imposta di bollo esente per espropriazioni a favore dello Stato
Sanzioni per mancata approvazione del Bilancio Consolidato
E’ di competenza della Giunta la determinazione delle tariffe per l’occupazione di spazi cimiteriali
No al rimborso delle spese legali del dipendente pubblico assolto per la timbratura del cartellino marcatempo del collega
Con la risoluzione n. 66/E del 19 settembre 2018 l’Agenzia delle Entrate fornisce importanti chiarimenti circa l’applicabilità dell’imposta di bollo sugli atti conclusi dai soggetti che operano in veste di concessionari dello Stato ed inerenti il passaggio di aree a favore del Demanio dello Stato.
La necessità di fornire questi chiarimenti deriva da una serie di quesiti nei quali si chiedeva se le disposizioni di cui all’ articolo 57 comma 8 del TUR, il quale prevede che “Negli atti di espropriazione per pubblica utilità o di trasferimento coattivo della proprietà o di diritti reali di godimento l’imposta è dovuta solo dall’ente espropriante o dall’acquirente senza diritto di rivalsa; (…) l’imposta non è dovuta se espropriante o acquirente è lo Stato”, trovassero applicazione anche per gli atti di esproprio conclusi dai soggetti che operano come concessionari delegati.
L’interpretazione fornita dall’Amministrazione finanziaria con la risoluzione di cui sopra è coerente con il disposto di cui all’art. 57 del TUR, in quanto il riferimento al termine “Stato”, sia nella veste di acquirente che di espropriante, ricomprende nell’ambito dell’esenzione dal bollo anche le procedure di espropriazione nelle quali il soggetto espropriante è un soggetto diverso dallo Stato, purché il trasferimento del diritto di proprietà sui beni espropriati sia a favore del “Demanio dello Stato”.
Tale interpretazione è in linea anche con quanto affermato dalla Suprema Corte con la sentenza S.U del 23 novembre 2007, n. 24397, secondo cui, nell’ambito della procedura di esproprio nella quale interviene un ente pubblico o privato che collabori alla esecuzione di un’opera pubblica, il procedimento di espropriazione “ (…) si svolge e viene portato a compimento ad iniziativa di un soggetto diverso da quello che è titolare del relativo potere di chiedere l’esproprio ed il concessionario acquistando, sia pure temporaneamente e precariamente poteri e facoltà trasferitegli dall’amministrazione concedente, si sostituisce a quest’ultima nello svolgimento dell’attività organizzativa e direttiva necessaria per realizzare l’opera pubblica; e pur non essendone, ne potendone essere destinatario, […] compie materialmente l’attività ablativa”.
Dunque, per gli atti di esproprio di beni posti in essere da soggetti diversi rispetto allo Stato ma che operano in veste e nella qualità di concessionari delegati, in cui il beneficiario è il demanio dello Stato, che acquista la proprietà dei beni espropriati, trova applicazione l’esenzione dall’imposta di registro disposta per i trasferimenti a favore dello Stato.
Inoltre, il trasferimento allo Stato dei beni espropriati gode anche dell’esenzione dalle imposte ipotecarie e catastali, e dalle tasse ipotecarie.
Entro il termine del 30 settembre gli Enti Locali detentori di partecipazioni rilevanti in enti od organismi strumentali (ai sensi del § 3.1 del principio applicato 4/4 allegato al D.Lgs. 118/2011) sono tenuti alla approvazione del bilancio consolidato, ai sensi dell’art. 233 bis del TUEL e dell’art. 11bis del già citato D.lgs. 118/2011.
In caso di mancata approvazione del bilancio consolidato entro la scadenza prevista, non si applica la sanzione di attivazione della procedura di cui all’art. 141, comma 2, del TUEL (diffida ad adempiere, nomina del commissario ad acta, comunicazione al prefetto per o scioglimento del consiglio), prevista sia per la mancata approvazione del bilancio di previsione che del rendiconto. Si applica, invece, il comma 1-quinquies dell’art. 9 del d.l. 113/2016, ai sensi del quale, in caso di mancato rispetto dei termini, gli enti inadempienti non possono procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto, fino a quando non abbiano adempiuto. È fatto altresì divieto di stipulare contratti di servizio con soggetti privati che si configurino come elusivi della disposizione del precedente periodo.
Il termine per l’invio dei relativi dati alla Banca Dati delle Amministrazioni Pubbliche di cui all’art. 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196 (cosiddetta BDAP) è di trenta giorni dall’approvazione del bilancio stesso in Consiglio Comunale. Anche in caso di ritardo di detto invio si applica la sanzione prevista dal comma 1-quinquies dell’art. 9 del d.l. 113/2016.
È di competenza della Giunta la determinazione delle tariffe per l’occupazione di spazi cimiteriali
Ai sensi dell’art. 42, comma 2, lett. f, del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000), il Consiglio comunale ha competenza sulla “disciplina generale delle tariffe per la fruizione di beni e servizi”, con la conseguenza, come già indicato in passato dalla giurisprudenza (cfr., ad esempio, TAR Liguria, sez. I, sent. 16 luglio 2018, n. 617), la disciplina di dettaglio spetta all’organo avente competenza residuale su tutti gli atti rientranti nelle funzioni degli organi di governo e non riservati dalla legge al Consiglio, vale a dire alla Giunta che, pertanto, è competente a determinare in concreto le tariffe de quibus.
In applicazione di tale principio generale, il TAR Campania, Napoli, sez. I, nella sent. 10 settembre 2018, n. 5436, ha affermato che la determinazione dei criteri specifici e le modalità finalizzate alla determinazione della concreta somma da corrispondere per l’occupazione degli spazi cimiteriali rientra nell’ambito delle competenze della Giunta.
Può essere utile ricordare che dette tariffe sono determinate avendo riguardo ai costi generali dei servizi sostenuti dal Comune resistente per la manutenzione ordinaria e straordinaria oltre che per l’attività di pulizia degli spazi cimiteriali, con la conseguenza che le stesse rivestono una natura corrispettiva e non tributaria.
Secondo la Corte di Cassazione, sez. lavoro, sent. n. 20561 del 6 agosto 2018, l’Amministrazione è legittimata a contribuire alla difesa del suo dipendente imputato in un procedimento penale se sussiste un interesse specifico al riguardo, ravvisabile qualora sussista imputabilità dell’attività all’Amministrazione stessa e dunque una diretta connessione di tale attività con il fine pubblico.
La connessione dei fatti con l’espletamento del servizio o con l’assolvimento di obblighi istituzionali va intesa nel senso che tali atti e fatti siano riconducibili all’attività funzionale del dipendente stesso in un rapporto di stretta dipendenza con dei propri obblighi, dovendo trattarsi di attività che necessariamente si ricollegano all’esercizio diligente della pubblica funzione; inoltre, occorre che vi sia un nesso di strumentalità tra l’adempimento del dovere e il compimento dell’atto, nel senso che il dipendente non avrebbe assolto ai suoi compiti se non compiendo quel fatto o quell’atto.
Di conseguenza, al dipendente comunale, assolto dall’imputazione di reato di truffa e sostituzione di persona per la timbratura del cartellino marcatempo di altro dipendente, non compete il rimborso delle spese legali in quanto i fatti ascrittigli esulano dalla funzione svolta e costituiscono grave violazione dei doveri d’ufficio, indipendentemente dall’assoluzione.