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Timestamp: 2018-03-17 06:03:37+00:00
Document Index: 76326850

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 2497', 'art. 2497', 'art. 2497', 'art. 2497', 'art. 2497', 'art. 2497', 'art. 2497', 'art. 2497', 'art. 2497', 'art. 2497', 'art. 2467', 'art. 2467', 'art. 2485', 'art. 2497', 'art. 2407', 'art. 2497', 'art. 2393', 'art. 2393']

Art. 2497 codice civile: Responsabilità
Codice civile Art. 2497 codice civile: Responsabilità
Le società o gli enti che, esercitando attività di direzione e coordinamento di società, agiscono nell’interesse imprenditoriale proprio o altrui in violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale (1) delle società medesime, sono direttamente responsabili (2) nei confronti dei soci di queste per il pregiudizio arrecato alla redditività ed al valore della partecipazione sociale (3), nonché nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata all’integrità del patrimonio della società (4). Non vi è responsabilità quando il danno risulta mancante alla luce del risultato complessivo dell’attività di direzione e coordinamento ovvero integralmente eliminato anche a seguito di operazioni a ciò dirette (5).
Risponde in solido chi abbia comunque preso parte al fatto lesivo e, nei limiti del vantaggio conseguito, chi ne abbia consapevolmente tratto beneficio (6).
Il socio ed il creditore sociale possono agire contro la società o l’ente che esercita l’attività di direzione e coordinamento, solo se non sono stati soddisfatti dalla società soggetta alla attività di direzione e coordinamento (7).
Enti: si intendono i soggetti giuridici collettivi, diversi dallo Stato che detengono la partecipazione sociale nell’ambito della propria attività imprenditoriale ovvero per finalità di natura economica o finanziaria (art. 19, c. 6, d.l. 1-7-2009, n. 78, conv. in l. 3-8-2009, n. 102).
Partecipazione sociale: frazione di capitale sociale sottoscritta da ciascun socio.
Curatore (fallimentare): organo della procedura fallimentare che ha il compito di amministrare i beni del fallito divenendo custode di tutte le sue attività; compie gli atti di ordinaria amministrazione ed anche quelli di straordinaria amministrazione alle condizioni previste dalla legge fallimentare (artt. 27 e ss. l.f.).
Commissario liquidatore: organo della liquidazione coatta amministrativa a cui è trasferita la disponibilità e l’amministrazione dei beni; ha il compito di provvedere alla liquidazione dell’attivo e di distribuire le somme ricavate ai creditori della società.
Commissario straordinario: organo dell’amministrazione straordinaria cui spetta il compito fondamentale di redigere il programma contenente un piano di risanamento dell’impresa in crisi.
(1) I principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale non sono specificati e la loro concreta individuazione è stata affidata alla giurisprudenza e alla dottrina; quest’ultima, peraltro, si è espressa in senso critico sulla indeterminatezza della disposizione che consentirebbe un ampio margine di indagine da parte del giudice, anche con riferimento al merito delle decisioni assunte dagli amministratori.
(2) Chi esercita attività di direzione e coordinamento ha una responsabilità diretta; la norma in esame, quindi, introduce un’azione diretta dei soci e dei creditori sociali della controllata nei confronti della controllante. Trattandosi di responsabilità extracontrattuale, l’onere della prova è a carico di colui che agisce [v. 2043].
(3) La redditività esprime il rendimento della partecipazione ossia la capacità di produrre un guadagno in relazione al capitale investito; il valore della partecipazione esprime il suo prezzo nella libera contrattazione. Oggetto della tutela è il bene-partecipazione sociale — la partecipazione, cioè, all’esercizio in comune di una attività economica al fine di dividerne gli utili [v. 2247] — e i suoi valori essenziali, individuabili, come si legge nella Relazione alla riforma, nei principi di continuità dell’impresa sociale, redditività e valorizzazione della partecipazione sociale.
(4) La responsabilità prevista, di natura aquiliana [v. 2043 ss.], non sostituisce, ma integra e completa, le altre forme di responsabilità che, a vario titolo, i soci e i creditori sociali possono far valere [v. 2394-2395, 2409, 2476]. In base al successivo comma 3, tale responsabilità opera in subordine rispetto a quella della società soggetta alla direzione e coordinamento, quindi, solo nel caso in cui questa non possa soddisfare le ragioni dei soci e dei creditori sociali.
(5) La responsabilità nasce dalla presenza di un comportamento effettivamente lesivo, per cui in assenza di danno, da valutarsi alla luce del risultato complessivo dell’attività di direzione di coordinamento e non di un singolo atto isolato, non vi sarà responsabilità e, coerentemente, la stessa sarà esclusa dalla rimozione del danno.
(6) Si tratta di una responsabilità che ricorre al di fuori delle ipotesi di un vero e proprio concorso tra il terzo e la società o l’ente che esercita l’attività di direzione e di coordinamento; tale responsabilità ha carattere indennitario e può riguardare, ricorrendone i presupposti, gli amministratori della società controllata, gli amministratori della holding, i soci della capogruppo, i sindaci e gli altri organi di controllo interno della società controllata e della controllante.
T.A.R. Pescara (Abruzzo) sez. I 30 aprile 2014 n. 204
L'art. 2497 c.c. prevede un'ipotesi di responsabilità extracontrattuale riconducibile alla violazione dei principi di corretta gestione societaria e imprenditoriale dell'attività di direzione e coordinamento della società controllata da parte della controllante. Ne consegue che, dal punto di vista della ripartizione dell'onere della prova, spetta alla curatela attrice provare gli elementi costitutivi del fatto illecito disciplinato dall'art. 2497 c.c.
Tribunale Prato 25 settembre 2012
Laddove non venga impugnata da parte degli azionisti una delibera assembleare della società controllante che dispone l'accantonamento di utili, non è possibile attraverso l'azione ex art. 2497 c.c. ottenere la corresponsione degli utili a titolo di risarcimento del danno al valore e alla redditività della partecipazione.
Tribunale Milano sez. VIII 02 febbraio 2012
L'attività di direzione e coordinamento è in sé stessa legittima. L'art. 2497 c.c. non prevede precondizioni o requisiti di legittimità ma designa solo i limiti della liceità dell'attività di direzione e coordinamento, ovvero i casi e le situazioni in cui essa diviene illegittima.
L'interpretazione sistematica e costituzionalmente orientata dei commi 2 e 3 dell'art. 2497 c.c. induce a ritenere che non sussiste la legittimazione passiva della società controllata, in relazione all'azione prevista all'art. 2497 c.c., con la quale il socio della società controllata fa valere il pregiudizio indiretto alla propria partecipazione nei confronti della società controllante e dei suoi amministratori.
Tribunale Verona 06 settembre 2011
Né la messa in mora né la preventiva escussione della società controllata costituiscono condizioni dell'azione e di proponibilità della domanda volta a far valere la responsabilità dell'ente capogruppo per violazione dei principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale nell'attività di direzione e coordinamento verso i soci e i creditori della società controllata.
Tribunale Milano sez. VIII 17 giugno 2011
La responsabilità per violazione dei principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale nell'attività di direzione e coordinamento di società ha carattere diretto e natura contrattuale, presupponendo un preesistente dovere di protezione avente contenuto definito posto a carico della società dirigente verso la società diretta ed i suoi soci.
L'art. 2497 comma 3 c.c. contempla solo un onere di preventiva escussione del patrimonio della controllata, da far valere in fase esecutiva, dopo avere comunque ottenuto un accertamento giudiziale che abbia confermato la sussistenza della responsabilità della holding e il danno subìto dal socio. In altri termini, ai fini di esercitare l'azione prevista dall'art. 2497 c.c., non è necessario che venga preventivamente messa in mora o, addirittura, escussa la società soggetta al controllo, perché il giudizio di cognizione è destinato all'accertamento della sussistenza degli elementi costitutivi della fattispecie e solo allorquando il socio avrà ottenuto una statuizione di condanna dovrà previamente agire esecutivamente sul patrimonio della società di cui fa parte.
Tribunale Palermo 15 giugno 2011
La responsabilità ex art. 2497 c.c. è "diretta", azionabile sia dai soci sia dalle stesse società controllate e sia, infine, dai creditori sociali, per la lesione cagionata all'integrità del patrimonio destinato al soddisfacimento dei crediti.
Quella prevista dall'art. 2497 c.c. è una responsabilità extracontrattuale.
La responsabilità per violazione dei principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale nell'attività di direzione e coordinamento di società, di carattere diretto e avente natura extracontrattuale, deriva dal mancato rispetto dei canoni generali di correttezza e buona fede imprenditoriali, tale da configurare un abuso nell'esercizio del potere di direttiva e di istruzione, preordinato volutamente a soddisfare interessi propri della capogruppo o di altri soggetti, interni o esterni al gruppo, in ipotesi sfavorevoli o pregiudizievoli per la società controllata.
In assenza di disposizioni transitorie, l'art. 2467 c.c. è applicabile a tutti i finanziamenti che alla data dell'1 gennaio 2004 sono ancora in corso e da rimborsare, purché al momento del finanziamento sussistessero i presupposti applicativi della disciplina.
Tribunale Udine 03 marzo 2011
Fideiussioni e garanzie del socio a favore della società, prestate in un particolare momento di indebitamento della società rientrano nel concetto normativo di "finanziamenti in qualsiasi forma effettuati". L'art. 2467 c.c. deve applicarsi a qualsiasi forma di sostegno finanziario del socio alla società, anche indiretto o "camuffato", che implichi un suo diritto alla restituzione.
L'assenza di una disciplina concernente la responsabilità degli amministratori di s.r.l. verso i creditori per la violazione degli obblighi inerenti alla conservazione dell'integrità del patrimonio sarebbe inconciliabile con il sistema di responsabilità degli organi gestori come delineato dalla riforma, dal momento che la disciplina della s.r.l. non sarebbe coordinata con quella di cui agli art. 2485 e 2486 c.c., con quella dei gruppi ex art. 2497 c.c., con la regolamentazione della responsabilità dei sindaci ex art. 2407 comma 2 c.c.
L'art. 2497 comma 3 c.c. non sottende alcun tipo di responsabilità della società eterodiretta nei confronti dei suoi soci per avere subito senza opporsi una diminuzione patrimoniale causata dall'altrui illegittima attività di direzione\coordinamento, a sua volta causativa di una diminuzione del valore delle partecipazioni, e ciò sia perché quelle condotte non sono ascrivibili alla società eterodiretta ma, semmai, ai suoi amministratori, contro i quali essa ben potrà rivalersi ex art. 2393 e 2476 c.c., sia perché il danno riflesso subito dai soci trova origine proprio nel danno subito in prima battuta dalla società eterodiretta, sia soprattutto perché ai soci, proprio in quanto portatori di partecipazioni rappresentative di conferimento di capitale di rischio ed elementi costitutivi di un ente che gode di autonomia patrimoniale, non è mai consentito di chiedere all'ente ristoro per la diminuzione del valore della partecipazione che derivi dalla diminuzione del valore del patrimonio sociale; ai soci è bensì consentito, al massimo, agire per conto della società nei confronti degli amministratori per i danni che questi le abbiano arrecato (art. 2393 bis, 2476 comma 3 c.c.) e per ottenerne il risarcimento in favore della società, mai invece l'azione risarcitoria diretta nei confronti della società.
Tribunale Milano sez. VIII 07 ottobre 2010