Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25482-del-10-10-2019
Timestamp: 2020-07-13 16:05:07+00:00
Document Index: 62906796

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Sentenza Cassazione Civile n. 25482 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25482 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. VI, 10/10/2019, (ud. 17/04/2019, dep. 10/10/2019), n.25482
sul ricorso 29281-2017 proposto da:
P.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BARBERINI
avverso la sentenza n. 574/2017 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,
che con sentenza in data 1 giugno 2017 numero 574 la Corte d’Appello di L’AQUILA confermava la sentenza del Tribunale di Lanciano, che aveva accolto la opposizione proposta da P.A. nei confronti dell’INPS e della SCCI spa avverso il verbale di accertamento con il quale si assumeva il suo obbligo di iscrizione alla gestione commercianti, ai sensi del D.L. n. 269 del 2003, art. 44, comma 2, nella qualità di produttore libero di Compagnia di Assicurazioni (ALLEANZA ASSICURAZIONI spa);
che la Corte territoriale riteneva decisivo il fatto che la parte opponente non fosse riconducibile alla categoria dei produttori di quarto gruppo, come prevista dal contratto collettivo corporativo del 1939 e richiamata dal D.L. n. 269 del 2003, art. 44. Dalla definizione del contratto collettivo corporativo risultava l’assegnazione a tali produttori di una “piazza” o “zona” nella quale operare; inoltre il produttore del quarto gruppo raccoglieva le proposte dei contratti di assicurazione, che firmava. Nella fattispecie di causa la lettera di autorizzazione rilasciata dalla Compagnia ALLEANZA S.p.A. non prevedeva un vincolo di piazza o potenziali interessati e non anche di raccogliere proposte di assicurazione.
L’appello dell’INPS era infondato anche in riferimento all’obbligo previsto dalla L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 203, lett. c), in relazione ai soggetti che partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, in quanto dalla lettera di incarico si evinceva una attività occasionale e nessuna prova della abitualità era stata offerta dall’INPS. Al contrario le provvigioni realizzate (in media tra i 10mila e gli 11mila Euro annui dal 2008 al 2011) denotavano una attività occasionale, per cui era irrilevante il fatto che l’aliquota di legge trovasse applicazione anche per i redditi inferiori al minimale;
che avverso la sentenza ha proposto ricorso l’INPS, articolato in due motivi, cui ha resistito con controricorso P.A.;
– con il primo motivo: violazione e falsa applicazione del Contratto collettivo corporativo per la disciplina dei rapporti tra le agenzie, le subagenzie ed i produttori di assicurazione del 25 maggio 1939 e del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 44, comma 2, convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2003, n. 326, nonchè, in connessione con quest’ultima Disp., della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1, della L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, della L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 202. Richiamate la definizione della figura del produttore assicurativo indicata dalla giurisprudenza di questa Corte, la classificazione dei produttori di assicurazione contenuta nel Contratto Collettivo Corporativo del 25 maggio 1939, art. 1, e le Disp. dello stesso Contratto, artt. 5 e 6, l’INPS ha assunto che la ratio del citato D.L. n. 269 del 2003, art. 44, era quella di contemplare una tutela previdenziale per i produttori svincolati dall’obbligo di lavorare in esclusiva per le agenzie o subagenzie e non inquadrabili come impiegati (diversamente da quelli del primo e del secondo gruppo, che ai sensi del contratto collettivo, art. 9, godevano del trattamento di previdenza stabilito per gli impiegati della agenzie e subagenzie). Per la sussistenza dell’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali ciò che rivestiva rilievo determinante ai sensi di legge era l’espletamento di un’attività lavorativa di natura commerciale; tale doveva considerarsi la attività dei produttori, in forza di quanto già sancito dalla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 202 e seguenti, che disponeva la iscrizione nella gestione commercianti dei lavoratori autonomi che svolgevano le attività di cui alla L. 9 marzo 1989, n. 88, art. 49, comma 1, d), e cioè le attività commerciali, comprese quelle di produzione, intermediazione e prestazione di servizi.
– con il secondo motivo: violazione e falsa applicazione del Contratto collettivo corporativo per la disciplina dei rapporti tra le agenzie, le subagenzie ed i produttori di assicurazione del 25 maggio 1939 e del D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 44, comma 2, convertito con modificazioni dalla L. 24 novembre 2003, n. 326, nonchè, in connessione con quest’ultima Disp., della L. 22 luglio 1966, n. 613, art. 1, della L. 3 giugno 1975, n. 160, art. 29, della L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 202, per avere la Corte territoriale ritenuto determinanti l’assenza di vincoli di zona, di orario e di incassi (che, invece, caratterizzavano tutti i produttori liberi del IV gruppo), la esiguità dei compensi (che di per sè non era sintomatica di occasionalità della attività lavorativa), la assenza del potere di firma della proposta (che era comunque sottoscritta dal cliente), trascurando, invece, aspetti essenziali, come la esistenza di una lettera di autorizzazione.
che ritiene il Collegio si debba rigettare il ricorso, i cui due motivi possono essere esaminati congiuntamente, provvedendosi/tuttavia, alla correzione della motivazione della sentenza impugnata, a mente dell’art. 384 c.p.c., u.c..
che preliminarmente si evidenzia che i due motivi di impugnazione vertono unicamente sulla assunta applicabilità alla fattispecie di causa della previsione del D.L. n. 269 del 2003, art. 44,comme 2;