Source: http://www.gtdambiente.it/attivita/Regolamentazione_delle_terre_e_rocce_da_scavo-7
Timestamp: 2020-04-02 15:48:36+00:00
Document Index: 28891210

Matched Legal Cases: ['art. 184', 'art.11', 'art. 13', 'art. 185', 'art. 186', 'art.14', 'art. 12', 'art. 184', 'art. 12', 'art. 184', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 9']

Regolamentazione delle terre e rocce da scavo - Green Technology Development
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- Max Born -
Regolamentazione delle terre e rocce da scavo
Il tema delle rocce da scavo e la possibilità di gestire questi materiali passano da vari interventi normativi, alcuni dei quali hanno incontrato modifiche ed integrazioni nel corso del tempo. A partire da disposizioni più recenti, che regolamentano le terre e rocce come rifiuti, l’art. 184 al D.Lgs. 3 aprile 2006 n. 152 (modificato dall’art.11 del D.Lgs. 3 dicembre 2010 n. 205) indica che sono considerati rifiuti speciali i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo, fermo restando quanto disposto dall’articolo 184-bis (comma 3 lettera b).
L’art. 13 del D.Lgs. 205/10 (che sostituisce l’art. 185 del D.Lgs. 152/06) pone alcune esclusioni dal campo di applicazione dei rifiuti per cui non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del presente decreto il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato (comma 1 lettera c) e il suolo escavato non contaminato e altro materiale allo stato naturale, utilizzati in siti diversi da quelli in cui sono stati escavati, devono essere valutati ai sensi, nell’ordine, degli articoli 183, comma 1, lettera a), 184-bis e 184-ter (comma 4).
Riutilizzo di terre e rocce da scavo
L’art. 186 del D.Lgs. 152/06 (modificato dall’art.14 del D.Lgs. 205/06) regolamenta le terre e rocce da scavo per cui (al comma 1), fatto salvo quanto previsto dall’articolo 185, le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ottenute quali sottoprodotti, possono essere utilizzate per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati purché:
siano impiegate direttamente nell’ambito di opere o interventi preventivamente individuati e definiti;
sin dalla fase della produzione vi sia certezza dell’integrale utilizzo;
l’utilizzo integrale della parte destinata a riutilizzo sia tecnicamente possibile senza necessità di preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e di qualità ambientale idonei a garantire che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e, piu in generale, ad impatti ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli ordinariamente consentiti ed autorizzati per il sito dove sono destinate ad essere utilizzate;
sia garantito un elevato livello di tutela ambientale;
sia accertato che non provengono da siti contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi del titolo V della parte quarta del presente decreto;
le loro caratteristiche chimiche e chimico-fisiche siano tali che il loro impiego nel sito prescelto non determini rischi per la salute e per la qualità delle matrici ambientali interessate ed avvenga nel rispetto delle norme di tutela delle acque superficiali e sotterranee, della flora, della fauna, degli habitat e delle aree naturali protette. In particolare deve essere dimostrato che il materiale da utilizzare non è contaminato con riferimento alla destinazione d’uso del medesimo, nonché la compatibilità di detto materiale con il sito di destinazione;
la certezza del loro integrale utilizzo sia dimostrata. L’impiego di terre da scavo nei processi industriali come sottoprodotti, in sostituzione dei materiali di cava, e consentito nel rispetto delle condizioni fissate all’articolo 183, comma 1, lettera p).
L’art. 12 del D.Lgs. 205/10 (che aggiunge l’art. 184-bis al D.Lgs. 152/06) regolamenta il sottoprodotto e apre la possibilità di poter gestire leterre e rocce da scavo come sottoprodotto. Sulla base di ciò il comma 1 stabilisce che è un sottoprodotto e non un rifiuto ai sensi dell’articolo183, comma 1, lettera a, qualsiasi sostanza od oggetto che soddisfa tutte le seguenti condizioni:
Recupero e riutilizzo di materiale non come rifiuto
L’art. 12 del D.Lgs. 205/10 (che aggiunge l’art. 184-ter al D.Lgs. 152/06) stabilisce i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto per cui al comma 1 un rifiuto cessa di essere tale, quando è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:
Campionamento e caratterizzazione
Il D.M. 5 aprile 2006 n. 186 è il regolamento recante modifiche al decreto ministeriale 5 febbraio 1998 (individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero, ai sensi degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22) e disciplina le procedure da intrapredere per il recupero di rifiuti non pericolosi. L’art. 1 comma 1 lettera e modifica l’art. 8 relativo a campionamenti e analisi (rilasciate da un professionista iscritto all’Albo dei Chimici) per cui il campionamento dei rifiuti, ai fini della loro caratterizzazione chimico fisica, è effettuato sul rifiuto tal quale, in modo tale da ottenere un campione rappresentativo secondo le norme UNI 10802, "Rifiuti liquidi, granulari, pastosi e fanghi - Campionamento manuale e preparazione ed analisi degli eluati" (comma 1).
Le analisi sui campioni ottenuti ai sensi del comma 1, sono effettuate secondo metodiche standardizzate o riconosciute valide a livello nazionale, comunitario o internazionale (comma 2).
Il campionamento e le determinazioni analitiche del combustibile derivato dai rifiuti (CDR) sono effettuate in conformità alla norma UNI 9903 (comma 3).
Il campionamento e le analisi sono effettuate a cura del titolare dell’impianto ove i rifiuti sono prodotti almeno in occasione del primo conferimento all’impianto di recupero e, successivamente, ogni 24 mesi e, comunque, ogni volta che intervengano modifiche sostanziali nel processo di produzione (comma 4).
Il titolare dell’impianto di recupero è tenuto a verificare la conformità del rifiuto conferito alle prescrizioni ed alle condizioni di esercizio stabilite dal presente regolamento per la specifica attività svolta (comma 5).
Il campionamento, l’analisi e la valutazione delle emissioni in atmosfera devono essere effettuate secondo quanto previsto dagli specifici decreti adottati ai sensi dell’articolo 3, comma 2, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, e successive modifiche ed integrazioni (comma 6).
L’art. 1 comma 1 lettera f modifica l’art. 9 relativo ai test di cessione (con analisi relative rilasciate da un professionista iscritto all’Albo dei Chimici per avere valore legale) per cui ai fini dell’effettuazione del test di cessione di cui in allegato 3 al presente decreto, il campionamento dei rifiuti è effettuato in modo da ottenere un campione rappresentativo secondo le norme UNI 10802, "Rifiuti liquidi, granulari, pastosi e fanghi - Campionamento manuale e preparazione ed analisi degli eluati" (comma 1).
Il test di cessione sui campioni ottenuti ai sensi del comma 1, ai fini della caratterizzazione dell’eluato, è effettuato secondo i criteri e le modalità di cui all’allegato 3 al presente regolamento (comma 2).
Il test di cessione è effettuato almeno ad ogni inizio di attività e, successivamente, ogni 12 mesi salvo diverse prescrizioni dell’autorità competente e, comunque, ogni volta che intervengano modifiche sostanziali nel processo di recupero (comma 3).