Source: https://www.diritto.it/gli-effetti-della-nuova-procedura-di-composizione-della-crisi-da-sovraindebitamento-sul-sistema-penale-fallimentare/
Timestamp: 2018-05-28 01:27:19+00:00
Document Index: 37020006

Matched Legal Cases: ['art. 2740', 'art.1', 'art. 2082', 'art.147', 'art. 1', 'art. 2083', 'art 2740', 'art. 160', 'art. 6']

Gli effetti della nuova procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento sul sistema penale fallimentare
I soggetti della bancarotta c.d. propria sono coloro che con il proprio patrimonio sopportano senza limiti il rischio d’impresa e di conseguenza con il proprio patrimonio, o anche con quello, garantiscono ex art. 2740 c.c., l’adempimento delle obbligazioni nascenti dall’esercizio dell’attività economica in forma organizzata: precisamente l’imprenditore commerciale (art.1 l.fall. e art. 2082 c.c.), i soci illimitatamente responsabili, falliti in proprio ex art.147 l.fall., di società in nome collettivo (artt. 2291 ss. c.c.) e di società in accomandita semplice (artt. 2213 ss. c.c.), compresi i soci accomandanti divenuti illimitatamente responsabili per essersi ingeriti nella gestione della società.
Fino ad oggi infatti, l’area della bancarotta impropria risultava pressoché interamente coperta dalle ipotesi di bancarotta societaria, così riducendo la dicotomia bancarotta impropria/bancarotta societaria su di un piano quasi squisitamente terminologico. Alla denominazione di bancarotta societaria, introdotta da Giuliani-Balestrino, veniva riconosciuto il pregio di collocare il delitto direttamente nella sfera dell’impresa esercitata in forma pluripersonale e di essere più coerente con la mutata realtà socio-economica; per tali ragioni, quindi, era ritenuta preferibile, pur se la terminologia “bancarotta societaria” lascia necessariamente fuori dalla propria area semantica l’ipotesi, invero marginale, di bancarotta dell’institore (GIULIANI-BALESTRINO, La bancarotta e gli altri reati concorsuali, p. 343, Giuffré 2006). Con riguardo alle imprese esercitate in forma collettiva, posto che per tali enti viene operato uno sdoppiamento tra titolarità e gestione (affidata a soggetti ai quali certamente non spetta la qualifica di imprenditore e che di conseguenza non falliscono), in riferimento al reato di bancarotta, la legge fallimentare aveva dovuto necessariamente estendere la tutela penale anche a tali soggetti, l’institore dell’ imprenditore e, soprattutto, gli organi di società commerciali, che concentrano potere gestionale e, conseguentemente, responsabilità estremamente elevate.
Il carattere distintivo principale della bancarotta impropria/societaria è sempre stato ritenuto l’oggetto materiale della condotta: non i beni propri o le scritture dell’autore del reato, bensì quelli dell’ente o della persona fisica titolare dell’impresa individuale fallita (nel caso dell’institore), cioè ai beni riferibili ai soggetti ai quali spetta la qualifica di imprenditore, sui quali l’autore esercita poteri di gestione o di controllo e fornisce obblighi di regolare tenuta. In effetti sono proprio i beni dell’impresa che costituiscono la garanzia delle ragioni dei creditori tutelata dalle fattispecie di bancarotta patrimoniale; analogamente per le fattispecie documentali è la corretta tenuta delle scritture dell’imprenditore a consentire l’ostensibilità del suo patrimonio.
L’art. 1 (Imprese soggette al fallimento e al concordato preventivo) stabilisce che «sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori che esercitano una attività commerciale, esclusi gli enti pubblici. Non sono soggetti alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo gli imprenditori di cui al primo comma, i quali dimostrino il possesso congiunto dei seguenti requisiti: a) aver avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito della istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro trecentomila; b) aver realizzato, in qualunque modo risulti, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito dell’istanza di fallimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro duecentomila; c) avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro cinquecentomila».
Un consistente numero di soggetti imprenditori non piccoli ex art. 2083 c.c. è fuoriuscito dall’area della bancarotta propria, con inevitabili conseguenze di diritto intertemporale e riaccendendo il problema della vincolatività dell’accertamento della qualità di imprenditore compiuta dal giudice fallimentare agli effetti della legge penale (In ordine a tale problematica si veda, per tutti, AMBROSETTI, I reati fallimentari, in Ambrosetti-Mezzetti-Ronco, Diritto penale dell’impresa, Zanichelli, 2008, p. 209 e ss).
La nuova procedura di composizione della crisi da sovra indebitamento si applica quindi in modo residuale all’insieme di soggetti non destinatari delle tradizionali procedure concorsuali, così accomunando soggetti tradizionalmente molto eterogenei per struttura e caratteristiche: l’imprenditore commerciale “sottosoglia”, il debitore civile ed il professionista (non qualificabile propriamente né come imprenditore non fallibile né come consumatore). Il principio della responsabilità patrimoniale di cui all’art 2740 c.c. prevede che il debitore risponda dell’adempimento delle proprie obbligazioni con tutti i propri beni, presenti e futuri. L’imprenditore commerciale insolvente, invece, ha sempre avuto la possibilità di liberarsi delle obbligazioni non soddisfatte, ed alle esecuzioni individuali, mediante una proposta di concordato preventivo o, in caso di intervenuto fallimento, di concordato fallimentare, o comunque di accedere – se imprenditore individuale – all’istituto dell’esdebitazione ex artt. 142 ss. l.fall..
La responsabilità patrimoniale potenzialmente perpetua del debitore civile, in considerazione della possibilità dei creditori di soddisfarsi anche sui beni e crediti futuri del debitore, comporta il rischio, socialmente molto sentito nell’attuale periodo di crisi, che le persone fisiche si trovino costrette a convivere per larga parte della loro esistenza con il peso dell’indebitamento.Il dibattito sulla necessità di introdurre nel nostro ordinamento una procedura di regolazione dell’insolvenza civile si è intensificato negli ultimi anni in ragione del progressivo indebitamento di soggetti privati e famiglie ed è sfociato nella introduzione di una procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento.
Lo stato di sovraindebitamento abbraccia dunque due diverse situazioni, analogamente a quanto previsto dall’art. 160 della Legge fallimentare per il concordato preventivo. Richiama certamente lo stato di insolvenza (seconda parte dell’art. 6, L. 3/2012) quanto all’incapacità di far fronte regolarmente alle obbligazioni assunte. Tuttavia qualche perplessità può avanzarsi sulla portata dell’avverbio, qui riferito anche al debitore civile ed al professionista, oltre che all’imprenditore, pur piccolo o sottosoglia. Quando questi soggetti non sono più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni? Naturalmente, nel caso del debitore civile potranno essere di ausilio gli indici giurisprudenziali della puntualità dei pagamenti della regolarità dei mezzi di pagamento, sebbene riguardo ai soggetti in questione, quest’ultimo appaia più sfumato, non potendosi fare riferimento ad un concetto assimilabile alla gestione caratteristica dell’impresa. La dismissione di un immobile, ad esempio, pur se non adibito ad abitazione principale o all’esercizio della professione, può considerarsi modalità di adempimento regolare? Sul punto, lo spazio lasciato all’interprete sembra abbastanza ampio. Mi pare prevedibile che l’attenzione degli operatori verrà invece concentrata sulla più generale e, probabilmente più palpabile, situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile, che risulta così in grado di abbracciare anche la più grave, irreversibile, situazione di sovraindebitamento-insolvenza vera e propria.
b) al fine di ottenere l’accesso alla procedura di composizione della crisi di cui al presente capo, produce documentazione contraffatta o alterata, ovvero sottrae, occulta o distrugge, in tutto o in parte, la documentazione relativa alla propria situazione
La lettera c) prevede una fattispecie preferenziale per debitore che, nel corso della procedura, effettua pagamenti non previsti nel piano oggetto dell’accordo, fatto salvo il regolare pagamento dei creditori estranei.