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Timestamp: 2018-04-21 15:31:12+00:00
Document Index: 132606734

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art.30', 'art.30', 'art. 15', 'art.15', 'art. 116', 'art. 507']

CALCIOPOLI: IL SILENZIO DELLA PROCURA DI MILANO
on 01 Giugno 2013 .
Ricordate i titoli dell’estate 2006 quando la Juventus annunciò di aver depositato un ricorso al Tar contro le sentenze del 2006? Palpabile lo sdegno negli editoriali dei grandi media, preoccupazione del governo e minacce da parte del Coni e della Figc di maggiori penalizzazioni in caso di fuoriuscita dall’ordinamento sportivo per adire la giustizia ordinaria, in violazione della clausola compromissoria prevista dall’art. 30 dello Statuto Figc:
Efficacia dei provvedimenti federali e clausola compromissoria
1. I tesserati, le società affiliate e tutti i soggetti, organismi e loro componenti, che svolgono attività di
carattere agonistico, tecnico, organizzativo, decisionale o comunque rilevanti per l’ordinamento federale,
hanno l’obbligo di osservare il presente Statuto e ogni altra norma federale.
2. I soggetti di cui al comma precedente, in ragione della loro appartenenza all’ordinamento settoriale
sportivo o dei vincoli assunti con la costituzione del rapporto associativo, accettano la piena e definitiva
efficacia di qualsiasi provvedimento adottato dalla FIGC, dai suoi organi o soggetti delegati, nelle materie
comunque riconducibili allo svolgimento dell’attività federale nonché nelle relative vertenze di carattere tecnico, disciplinare ed economico.
Evidentemente, il ricorso al Tar costituisce una violazione dell’art.30, in tutti i casi in cui non ricorre un’ipotesi di deroga autorizzata come specificato dallo stesso art.30, comma 4 dello Statuto:
4. Fatto salvo il diritto ad agire innanzi ai competenti organi giurisdizionali dello Stato per la nullità dei
lodi arbitrali di cui al comma precedente, il Consiglio Federale, per gravi ragioni di opportunità, può
autorizzare il ricorso alla giurisdizione statale in deroga al vincolo di giustizia. Ogni comportamento
contrastante con gli obblighi di cui al presente articolo, ovvero comunque volto a eludere il vincolo di giustizia comporta l’irrogazione delle sanzioni disciplinari stabilite dalle norme federali.
Le sanzioni sono previste dall’art. 15 del CGS, rubricato come “violazione della clausola compromissoria” e vanno dalla penalizzazione di almeno tre punti in classifica per le società e inibizione a mesi sei per giocatori\allenatori e anni uno per le altre persone fisiche. Nel caso della Juventus furono minacciate gravi penalizzazioni, anche perché lo stesso art.15 prevede la possibilità di raddoppiare le sanzioni laddove il ricorso a rimedi giurisdizionali ordinari avvenga per impugnare provvedimenti della giustizia sportiva. Ma quello della Juve non era l’unico caso di paventata violazione della clausola compromissoria, c’è né almeno un altro e riguarda l’Inter.
Nel 2003 Danilo Nucini viene convocato dal Pm Ilda Bocassini della Procura di Milano. La Bocassini aveva aperto un fascicolo sulla base di una denuncia, ed aveva ritenuto di dover sentire l’ex arbitro (allora in attività), imbeccata evidentemente dagli elementi costitutivi della denuncia. La Bocassini archivio poi il fascicolo senza neppure aprire formalmente un’indagine preliminare, dovendosi da ciò dedurre che non vi erano fatti di rilievo penale, anche perché Nucini si tirò indietro e non raccontò tutto. Chi aveva adito la giustizia ordinaria? Massimo Moratti, ed a dircelo è proprio Tronchetti Provera in un’intervista del giugno 2010 rilasciata al Giornale:”Moratti si era rivolto a Tavaroli su mio consiglio, perchè aveva delle questioni delicate da affrontare su vicende arbitrali che poi portarono a Calciopoli. Quello che è successo è un po’ diverso: Moratti è andato direttamente dalla Bocassini a denunciare quello che aveva saputo”.
Peraltro, già nel 2009, Tronchetti Provera nel verbale d’interrogatorio davanti al Gup Pasaniti del Tribunale di Milano aveva confermato questa impostazione. E lo stesso aveva detto, davanti al medesimo giudice, Giuliano Tavaroli. Per contro, Massimo Moratti venne ascoltato nell’ottobre 2006 da Saverio Borrelli, allora titolare dell’Ufficio Indagini della Figc, e raccontò una realtà differente: leggetevi il documento con cui l’avv. Gallinelli, difensore di De Santis, richiede al Pm Bocassini copia degli atti relativi all’esposto ed al fascicolo, abilmente reso disponibile dagli amici di ju29ro.com, e capirete come su tre campane, quella che suona diversamente sia proprio quella fornita dal presidente dell’Inter.
A tutti gli effetti, la presentazione dell’esposto costituisce una violazione della clausola compromissoria, non avendosi ad oggi contezza di alcuna richiesta di deroga al Consiglio Federale. Saverio Borrelli avrebbe dovuto indagare appena più a fondo per scoprire questa grave violazione che alla Juventus costò la rinuncia a far valere i propri diritti in sedi giurisdizionali più appropriate. Va altresì considerato che Borrelli ha svolto la propria attività, tra Procura, Tribunale e Corte d’Appello, sempre nelle sedi di Milano, per cui poteva senz’altro vantare una conoscenza dell’ambiente giudiziario milanese, conoscenza che non mancava neppure a Fabio Monti, recentemente teste al processo di Napoli e giornalista del Corriere della Sera:
Avv. Gallinelli: Lei ha conoscenza di questo fatto, se riferitole da Moratti o da Facchetti, se venne formalmente presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Milano?
Monti: Conoscenza diretta no, indiretta si.
Avv. Gallinelli: Da parte di chi?
Monti: Perché si venne a sapere attraverso il Tribunale di Milano.
Presidente Casoria: Lei da chi l’ha saputo?
Monti: Da notizie che giravano, perché nel nostro giornale c’è anche chi si occupa dei fatti del Tribunale di Milano.
Ovviamente il Corsera non ha pubblicato un solo articolo su questa vicenda, altrimenti molto probabilmente l’Ufficio Indagini si sarebbe mosso per tempo: ora il fatto non è punibile, causa prescrizione.
C’è un ultima coda velenosa di questa vicenda fatta di silenzi, versioni discordanti ed omissioni. Lasciamo che a parlarne sia ancora l’avv. Gallinelli, che ha rilasciato unasplendida intervista a ju29ro.com:
In merito alla vostra richiesta di visionare le carte del procedimento relativo alla visita di Nucini alla Boccassini?
Al momento non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta. Sono circa 18 mesi che ho chiesto questo fascicolo e recentemente abbiamo reiterato la richiesta. Ma non abbiamo mai ricevuto nessuna risposta nemmeno per la nostra prima richiesta.
Ma sono obbligati a darvi una risposta o possono anche non farlo?
Obbligati no, perché è proprio l’iscrizione a modello 45 e l’archiviazione fatta in quel modo, che si chiama tecnicamente “autoarchiviazione” in quanto non passa per il Gip, che non è sottoposta all’art. 116 CPP che dà diritto ad avere copia. In questo caso il procedimento assume una natura “amministrativa”, perché non ha mai avuto rilevanza penale; questo il motivo per cui ne ho chiesto l’acquisizione, perché Nucini non ha dato nessuna rilevanza penale a quei fatti che erano stati denunciati dall’Inter ed è curioso quindi ritrovare Nucini come testimone dell’accusa in un procedimento penale come quello di Napoli. Quindi non c’è un obbligo specifico, però credo, insomma, che un magistrato della Repubblica debba darci in caso di rifiuto una risposta ben argomentata.
Ma se invece a richiedere il documento fosse direttamente il Tribunale nella figura del suo Presidente?
Se ci sarà ancora la dott.ssa Casoria il 15 marzo, io chiederò proprio questo, anche in considerazione del fatto che ci sono dei tempi di attesa. Il Tribunale può chiederne l’acquisizione ai sensi dell’art. 507 CPP. A quel punto dovrebbero concederne l’acquisizione, a meno di un “incidente diplomatico”, in quanto evidentemente in questo fascicolo è contenuto sicuramente materiale che scotta anche perché in vent’anni, per la prima volta da quando faccio l’avvocato, chiedo un fascicolo archiviato “modello 45″ e non mi viene data la possibilità di vederlo. Quindi qualcosa di strano deve esserci.