Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/giurisprudenza-bancaria/giurisprudenza_cass_10645-2014.htm
Timestamp: 2018-04-20 01:07:50+00:00
Document Index: 24930913

Matched Legal Cases: ['art. 1227', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1227', 'art. 1227', 'sentenza ', 'art. 1227', 'sentenza ']

Studio Legale Tidona - L'appropriazione indebita da parte del promotore finanziario
In tema di appropriazione indebita da parte del promotore finanziario, la banca non può addebitare al cliente la disattenzione o inesperienza del medesimo, per aver eseguito versamenti con denaro contante o altri strumenti di pagamento che abbiano consentito al promotore l'indebita appropriazione
Cassazione Civile, sez. III, sent. n. 10645 15-05-2014
La regola secondo cui il promotore finanziario può ricevere dal cliente soltanto pagamenti con gli strumenti indicati in appositi regolamenti Consob è stata posta con l'obiettivo di individuare un obbligo di comportamento in capo al promotore e, soprattutto, al fine di tutelare gli interessi del risparmiatore.
La banca intermediaria, pertanto, non può avvalersi della disattenzione o dell'inesperienza del cliente, che compia versamenti con denaro contante o altri strumenti di pagamento che consentano al promotore un'indebita appropriazione, per diminuire il proprio grado di responsabilità e per richiamare le regole dell'art. 1227 c.c.
- La responsabilità della banca per il risarcimento al cliente delle somme sottratte e dei danni arrecati dal promotore finanziario
- La responsabilità della banca per il furto da parte del promotore finanziario sussiste anche nel caso in cui le somme siano state consegnate dal cliente con denaro contante o assegni intestati al promotore
1. Con l'unico motivo di ricorso si lamenta, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione degli artt. 1227 e 2056 c.c.
Osserva la ricorrente che fin dal primo grado essa aveva evidenziato come i danni arrecati dal C. al R. sarebbero stati di certo minori se questi avesse consegnato al primo soltanto assegni non trasferibili all'ordine della società destinataria dell'investimento - ossia la Gestione fondi Fininvest s.p.a. - assegni che il C. non avrebbe potuto incassare.
Il motivo, poi, si snoda attraverso una lettura in chiave critica della sentenza 7 aprile 2006, n. 8229, di questa Corte, richiamata dalla Corte d'appello di Napoli, secondo la quale l'art. 1227 c.c., comma 1, non è applicabile in caso di versamenti eseguiti dal cliente con modalità difformi da quelle indicate dall'intermediario.
Osserva la Banca ricorrente che l'esatta portata dell'art. 1227 c.c., è stata chiarita da altre pronunce di questa Corte - fra le quali le sentenze 6 luglio 2006, n. 15383 e n. 15384 - le quali hanno riconosciuto che l'applicazione di detta norma può dipendere da colpa del danneggiato anche in caso di colpa generica.
Conclude quindi la parte ricorrente nel senso che, in caso di distrazione indebita, da parte del promotore finanziario, di somme consegnate dal cliente in contanti o con assegni girati in bianco, il risarcimento del danno a favore del cliente danneggiato dovrà essere diminuito in considerazione della gravità della sua colpa.
La Corte d'appello si è richiamata, nel rigettare il secondo motivo di gravame proposto davanti alla stessa, al principio di cui alla citata sentenza n. 8229 del 2006 di questa Corte, secondo cui la mera allegazione del fatto che il cliente abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalità difformi da quelle con cui quest' ultimo sarebbe legittimato a riceverle, non vale, in caso di indebita appropriazione di dette somme da parte del promotore, ad interrompere il nesso di causalità esistente tra lo svolgimento dell'attività del promotore finanziario e la consumazione dell'illecito, e non preclude, pertanto, la possibilità di invocare la responsabilità solidale dell'intermediario preponente. Nè un tal fatto può essere addotto dall'intermediario come concausa del danno subito dall'investitore, in conseguenza dell'illecito consumato dal promotore, al fine di ridurre l'ammontare del risarcimento dovuto.
Questa pronuncia, che la Banca ricorrente cerca di indebolire e di criticare, si fonda su di una pluralità di argomentazioni che non mette conto ripetere in questa sede. Va soltanto ricordato che la Corte in quell'occasione ha evidenziato che la regola secondo cui il promotore finanziario può ricevere dal cliente soltanto pagamenti con gli strumenti indicati in appositi regolamenti CONSOB è stata posta con il solo obiettivo di individuare un obbligo di comportamento in capo al promotore e, soprattutto, al fine di tutelare gli interessi del risparmiatore. In altre parole, la banca intermediaria non può avvalersi della disattenzione o inesperienza del cliente - che compia versamenti con denaro contante o altri strumenti di pagamento che consentano al promotore una indebita appropriazione - per diminuire il proprio grado di responsabilità e per richiamare le regole dell'art. 1227 c.c..
E' appena il caso di ricordare che i principi di cui alla sentenza n. 8229 del 2006 sono stati ribaditi e confermati più volte in seguito (v., tra le altre, le sentenze 24 luglio 2009, n. 17393, 25 gennaio 2011, n. 1741, e 24 marzo 2011, n. 6829).
Nè possono essere invocate - a sostegno di un ipotetico mutamento della giurisprudenza di questa Corte - altre pronunce le quali hanno riconosciuto la possibilità di configurare un concorso di colpa da parte dell'investitore in presenza di situazioni, del tutto diverse, dalle quali risulti con evidenza che egli era perfettamente a conoscenza delle attività non trasparenti del promotore. In tali casi, infatti, l'utilizzo del denaro contante come mezzo di pagamento è indice di una situazione anomala che, se non può essere qualificata come collusione, di certo è indice di consapevole acquiescenza alla violazione delle regole gravanti sul promotore (sentenze 11 giugno 2009, n. 13529, e 13 dicembre 2013, n. 27925). Ma è evidente che i principi contenuti in queste ultime pronunce -le quali non sono affatto in contrasto con le altre sopra richiamate - non si adattano in alcun modo al caso di specie.
1.2. I richiami contenuti nel ricorso ad ulteriori pronunce di questa Corte, fra le quali le sentenze 6 luglio 2006, n. 15383 e n. 15384, sono del tutto inconferenti, in quanto si tratta di pronunce riguardanti la fattispecie, del tutto diversa, dell'obbligo di custodia dell'amministrazione pubblica in relazione ai beni demaniali.