Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1241-codice-civile-estinzione-per-compensazione
Timestamp: 2019-07-15 19:34:58+00:00
Document Index: 145343976

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art 2917', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 42', 'art. 1223']

Art. 1241 codice civile: Estinzione per compensazione | La Legge per tutti
Quando due persone (1) sono obbligate l’una verso l’altra, i due debiti si estinguono per le quantità corrispondenti, secondo le norme degli articoli che seguono (2).
Compensazione: quando due soggetti sono debitori e allo stesso tempo creditori l’uno nei confronti dell’altro la (—) comporta l’estinzione dei debiti fino alla concorrenza dello stesso valore, mentre resta in vita l’eventuale residuo di ammontare maggiore.
(1) Anche se la norma parla di «persone», ciò che rileva è che i crediti devono appartenere a due patrimoni diversi, anche se poi il titolare di essi sia un unico soggetto.
(2) L’art. 8, c. 1, l. 27-7-2000, n. 212 (Statuto del contribuente) dispone: «L’obbligazione tributaria può essere estinta anche per compensazione».
La compensazione risponde ad esigenze di economia degli atti giuridici (è inutile dar luogo a due adempimenti reciproci, quando entrambi possono essere evitati) e di garanzia (il creditore evita così il rischio di adempiere senza ricevere a sua volta l’adempimento).
L'art 2917 cod. civ., ai sensi del quale l'estinzione del credito pignorato per cause verificatesi in epoca successiva al pignoramento non ha effetto in pregiudizio dei creditori, non si riferisce soltanto ai fatti volontari (quali il pagamento, la novazione, la rimessione), ma a qualunque causa estintiva, in quanto il pignoramento comporta l'indisponibilità e la separazione dal restante patrimonio del credito pignorato, che resta, pertanto, insensibile a tutte le posteriori cause di estinzione, ivi compresa la compensazione legale per effetto della coesistenza dei reciproci crediti e debiti verificatasi dopo il pignoramento. Cassa con rinvio, App. Potenza, 22/02/2007
Cassazione civile sez. I 15 maggio 2014 n. 10683
A seguito della presentazione della dichiarazione finale dei redditi da parte del curatore, il credito vantato dall' amministrazione finanziaria nei confronti di un imprenditore fallito, che con la chiusura della procedura ritorna "in bonis", non può essere opposto in compensazione con un debito della stessa amministrazione verso la "massa dei creditori", sia perché diversi sono i soggetti delle opposte ragioni di dare ed avere, in quanto il credito opposto dall'Erario ha come soggetto passivo l'imprenditore fallito mentre quello fatto valere dal fallimento con la dichiarazione finale è un credito della massa, sia perché - compensando tali opposte ragioni di dare e avere - verrebbero pregiudicati illegittimamente i creditori concorsuali, per la violazione del principio di parità di trattamento. (Principio affermato ai sensi dell'art. 360 bis, comma 1 n. 1, c.p.c.). Rigetta, Comm. Trib. Reg. Roma, 13/02/2012
Cassazione civile sez. VI 20 marzo 2014 n. 6478
L'eccezione di "compensatio lucri cum damno" è finalizzata ad accertare se il danneggiato abbia conseguito un vantaggio in conseguenza dell'illecito, del quale tener conto ai fini della liquidazione del risarcimento, e non mira, invece, a verificare l'esistenza di contrapposti crediti. Ne consegue che la relativa deduzione non integra una eccezione in senso stretto e non è soggetta alle relative preclusioni. Rigetta, App. Roma, 07/05/2007
Cassazione civile sez. III 20 gennaio 2014 n. 992
In tema di risarcimento da emotrasfusione infetta, la "compensatio lucri cum damno" tra l'indennizzo corrisposto al danneggiato ai sensi dell'art. 1 Legge 25 febbraio 1992, n. 210 e il risarcimento richiesto al Ministero della Sanità per l'omessa adozione di adeguate misure di emovigilanza, integra un'eccezione in senso lato, rilevabile d'ufficio e proponibile per la prima volta anche in appello. Rigetta, App. Roma, 14/05/2007
Cassazione civile sez. III 20 gennaio 2014 n. 991
In caso di illegittima occupazione di un fondo privato da parte della p.a., nonché di irreversibile trasformazione del fondo medesimo da parte della stessa p.a., il soggetto privato ha diritto alla restituzione del proprio fondo ove la p.a. non eserciti lo speciale "potere sanante" previsto dall’art. 42 bis del d.P.R. 8 giugno 2011, n. 2001 (applicabile anche "a fatti anteriori" alla sua entrata in vigore in virtù dell’espressa previsione contenuta al comma 8). In ogni caso, l’accoglimento della domanda restitutoria esclude, per definizione, l’esistenza di un danno da perdita del fondo, restando da quantificare il danno da mancato godimento del bene durante il periodo di occupazione, nonché quello da perdita di valore del bene, al netto dell’eventuale beneficio goduto dal privato nel caso in cui lo stesso benefici dell’opera realizzata dalla p.a. sul suo fondo (in base al principio generale della "compensatio lucri cum damno", ricollegabile alle norme di cui agli art. 1223, 1241 e 2043 del codice civile, che opera tutte le volte in cui il danneggiato abbia tratto dalla condotta lesiva anche un vantaggio patrimoniale, quale conseguenza immediata e diretta della stessa).
T.A.R. Cagliari (Sardegna) sez. II 11 gennaio 2014 n. 15
A seguito dell'annullamento degli atti della procedura ablatoria, al privato spetta una tutela risarcitoria in relazione al danno da mancato godimento del bene durante il periodo di occupazione e a quello derivante da perdita di valore del fondo. In tal caso, tuttavia, si dovrà verificare se vi siano i presupposti per l'applicazione del principio generale della "compensatio lucri cum danno", ricollegabile al c.c. artt. 1223, 1241 e 2043, il quale opera tutte le volte in cui il danneggiato abbia tratto dalla condotta lesiva (nella specie posta in essere dalla pubblica mministrazione) anche un vantaggio patrimoniale, quale conseguenza immediata e diretta della stessa. In questo caso infatti, in sede di quantificazione del danno risarcibile, si dovrà tener conto dei benefici conseguiti.
Il giudizio di opposizione alla stima delle indennità di espropriazione e di occupazione temporanea, al pari di quello volto alla determinazione giudiziale del giusto indennizzo, devoluti alla competenza in unico grado della Corte di appello, sono circoscritti alle questioni relative all'ammontare di dette indennità nei rapporti tra espropriante ed espropriati, dovendo la Corte non pronunciare condanna dell'espropriante al relativo pagamento, ma limitarsi ad ordinare il deposito presso la Cassa depositi e prestiti della differenza tra il superiore importo liquidato in sede giudiziaria e quello fissato in sede amministrativa. Ne consegue che l'espropriante non può opporre in compensazione proprie autonome ragioni di credito vantate nei confronti delle controparti ed inerenti a rapporti diversi, il cui accertamento esula dall'oggetto dei giudizi in questione e che sono insuscettibili di contrapporsi all'obbligo di deposito degli indennizzi imposto dalla legge. Rigetta, App. Roma, 13/03/2006
Cassazione civile sez. I 21 agosto 2013 n. 19323