Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-866-codice-civile-vincoli-per-scopi-idrogeologici-e-per-altri-scopi
Timestamp: 2018-10-15 11:50:22+00:00
Document Index: 116933839

Matched Legal Cases: ['art. 866', 'art. 65', 'art. 1', 'art. 866', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 17', 'art. 886', 'art. 866']

Vincolo idrogeologico: vincolo conformativo, e non espropriativo, alla proprietà privata, ovvero una mera limitazione delle facoltà del proprietario dettata da ragioni di interesse pubblico. Il vincolo viene imposto attraverso un atto amministrativo e non è indennizzabile, dato che non ha natura espropriativa.
I cd. vincoli di bacino introdotti con il piano-stralcio di distretto per l'assetto idrogeologico - PAI - ovvero con il piano di bacino distrettuale ed i relativi piani stralcio, assumono la natura dei vincoli idrogeologici previsti dall'art. 866 c.c. e dalla normativa speciale di cui al r.d. 30 dicembre 1923 n. 3267. Secondo la disciplina in vigore di cui all'art. 65 d.lg. 3 aprile 2006 n. 152 il piano di bacino distrettuale ed i piani stralcio assumono una triplice funzione: una conoscitiva, una precettiva ed una programmatica consistente nell'indicare le modalità di intervento per ridurre il rischio ambientale sul territorio interessato.
T.A.R. Campobasso (Molise) sez. I 09 marzo 2012 n. 92
I vincoli per scopi idrogeologici, ai quali possono essere sottoposti i terreni che possono con danno pubblico subire denudazioni, perdere la stabilità o turbare il regime delle acque (art. 1 r.d.l. n. 3267 del 1923), costituiscono vere e proprie limitazioni della proprietà nell'interesse pubblico, in quanto le relative norme attribuiscono agli organi della P.A. competenti in materia di agricoltura e foreste poteri discrezionali incidenti sul libero esercizio del diritto di proprietà, limitandolo in vario modo. Ne deriva che il diritto del privato, sottoposto all'indicato potere discrezionale, sia nel momento dell'imposizione del vincolo che in quello successivo della gestione del bene, degrada ad interesse legittimo e non è tutelabile (neanche sotto il profilo risarcitorio) dinanzi all'autorità giudiziaria ordinaria.
Cassazione civile sez. un. 17 giugno 1996 n. 5520
A differenza di altre ipotesi di riscatto - come, ad esempio, quella che era prevista dall'ora abrogato art. 866 c.c. e che consentiva al concedente di riscattare il bene venduto dall'enfiteuta - nel diritto concesso, dall'art. 8 della l. 26 maggio 1965 n. 590, al coltivatore diretto del fondo rustico di riscattare il fondo medesimo in caso di alienazione da parte del proprietario e concedente ad un terzo, difetta ogni carattere di realità, non sussistendo alcun rapporto di tale natura tra il bene ed il soggetto che lo coltiva in virtù dei più vari titoli negoziali. In tale situazione trova applicazione l'art. 8 della richiamata legge n. 590 del 1965 per il quale il termine per proporre la relativa azione decorre dal giorno della trascrizione del contratto di compravendita tra il proprietario del fondo ed il terzo e non da quello in cui il riscattante ha avuto conoscenza di essa.
Cassazione civile sez. III 06 gennaio 1982 n. 6
La incidenza sulla proprietà privata degli oneri derivanti dalle disponibilità sui vincoli idrogeologici e forestali va riguardata non già in riferimento all'astratta previsione normativa, bensì in relazione agli specifici provvedimenti amministrativi che in base ad essa vengono in concreto imposti dalle competenti autorità. (Nella specie, era stata assunta la nullità, per illiceità dell'oggetto e della causa, del contratto di affitto di un terreno da adibire a pascolo, attività invece non consentita dal r.d. 30 dicembre 1923 n. 3267, La Suprema Corte, sulla scorta del principio che precede, ha disatteso tale motivo di gravame).
Cassazione civile sez. III 01 ottobre 1981 n. 5192
Ai sensi dell'art. 17 l. 6 agosto 1967 n. 765, dell'art. 886 c.c., l'altezza finale di tre metri per i muri di cinta non è estensibile al caso del muro tra fondi a dislivello che deve contenere e sorreggere la scarpata e il declivio la cui configurazione topografica e la cui spinta naturale costituiscono i coefficienti determinatori dell'altezza del muro di sostegno; pertanto, il detto muro può elevarsi oltre il limite massimo previsto dall'art. 866 c.c., quando la sua concreta funzionalità e strumentalità, in aderenza allo stato dei luoghi, lo esiga.
T.A.R. (Abruzzo) 27 novembre 1979 n. 138