Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/marzo01_4_6.htm
Timestamp: 2018-02-23 18:37:18+00:00
Document Index: 43809813

Matched Legal Cases: ['art. 59', 'art. 7', 'art.57', 'art.378', 'art. 60', 'art.58', 'art.14', 'art.315', 'art.15', 'art.17', 'art.10', 'art.1', 'art.3', 'art.9', 'art.17', 'art.17']

Condizioni generali di contratto nei contratti bancari - Capitolo 6
Condizioni generali di contratto nei contratti bancari - Capitolo 6°
Il confronto con altri ordinamenti consente di mettere a fuoco con maggiore nitidezza gli aspetti essenziali del modello italiano nelle relazioni tra imprenditori e consumatori, tra banche e clienti , con specifico riferimento ai rapporti tra disciplina legislativa , controllo amministrativo, ruolo dell'autoregolamentazione.
Negli Stati Uniti , una consolidata tradizionale attenzione ai problemi della protezione del consumatore ( è qui che è nato il movimento dei consumatori o "consumerism") ha dato origine a un complesso schema normativo a tutela dell'utenza bancaria , riconducibile a tre temi fondamentali . Il primo è quello della trasparenza delle condizioni contrattuali, introdotto dal Consumer Credit Protection Act del 1968 ; il secondo , collegato alla tematica dei diritti civili , intende evitare discriminazioni nella erogazione dei prestiti che non siano fondate su una efficiente valutazione del merito di credito , prevedendo tra l'altro , incentivi per soddisfare istanze ritenute meritevoli , come il sostegno finanziario della comunità del territorio di insediamento ; il terzo , emerso più di recente , attiene alla individuazione e al divieto di pratiche non corrette o ingannevoli sia nella concessione di finanziamenti sia nella modalità di estinzione dei rapporti.
I controlli sul rispetto della normativa risultano affidati alle autorità di vigilanza ; esse per talune fattispecie , sono abilitate a risolvere controversie individuali , ferma restando la competenza del giudice nel definire il risarcimento degli eventuali danni subiti dal cliente .88
Vediamo nei particolari come è articolato il titolo I della Consumer Credit Ptrotection Act , denominato Truth in lending act (TILA) , mirante a garantire che gli enti finanziari e creditizi chiariscano ai consumatori la natura le condizioni delle transazioni creditizie effettuate e gli oneri da sostenere : cioè quello che noi chiamiamo "trasparenza" e gli americani chiamano invece disclosure.
Ai sensi del "TILA" il costo totale del credito deve essere evidenziato nella duplice forma di finance charges e dell'annual percentage rate (APR). Le prime sono costituite dagli interessi , le spese di istruttoria del fido, i premi di assicurazione contro le insolvenze, i premi relativi ad altre assicurazioni accessorie ; l'APR costituisce una misura del tasso interno di rendimento dell'operazione ed esprime l'impatto delle finance charges sull'ammontare del prestito. All'inizio del rapporto viene consegnato un documento in cui vengono indicati i metodi di calcolo dell'onere finanziario, il tasso di interesse periodico ed il corrispondente APR teorico, l'ammontare deegli oneri esclusi dalle finance charges, il diritto di rendicontazione . Nell'estratto conto viene indicato anche l'APR , calcolato ex post ; si permette in questa maniera di effettuare una comparazione tra l'APR teorico e il costoeffettivo della utilizzazione del servizio.89
In Europa, invece, le regole in vigore nei principali paesi vanno oltre gli indirizzi mutuati dalle direttive comunitarie sul credito al consumo e presentano tratti comuni , affini a quelli italiani : la scelta di fissare nella legge alcuni principi generali in materia di trasparenza dei rapporti bancari ; l'assegnazione di poteri di normazione secondaria alle autorità amministrative, con la facoltà , in alcuni casi di definire forme e contenuti contrattuali ; la competenza delle autorità giudiziarie a intervenire nel merito delle vicende contrattuali tra banche e clienti . Va sempre più diffondendosi il ricorso a codici di autoregolamentazione tra operatori , a cui è demandata in sostanza la funzione di tradurre in prassi operative i principi di buona fede e correttezza enunciati dalla legge .
Nel Regno Unito abbiamo avuto nel 1977 , l'introduzione di una disciplina generale per tutti i contratti standard, l'Unfair Contract Terms, volta a introdurre forme di controllo dei contratti . Negli anni passati c'erano stati altri provvedimenti legislativi intesi a disciplinare alcuni aspetti delle clausole di esonero (rappresentano il problema per noi rappresentato dalle condizioni generali del contratto) e dei contratti standard in determinati settori. Tali provvedimenti si sono fatti nel corso degli anni sempre più penetranti sino ad arrivare al Consumer Protection Act del 1978.
L'Act è diretto a disciplinare l'attività negoziale delle imprese condotta con altre imprese, ovvero con i consumatori ; e istituisce diversi meccanismi di controllo a seconda delle due diverse ipotesi ; in entrambi i casi si fa riferimento al parametro della "ragionevolezza" come strumento di controllo giudiziale delle clausole. Il Consumer Protection Act una serie di norme che vietano seppure in maniera diversa le clausole di limitazione o di esclusione della responsabilità in ipotesi di danno alle persone o alle cose, le clausole di limitazione o di esclusione impiegate nei contratti e riferite alla responsabilità contrattuale , le clausole di risarcimento del danno, le clausole di garanzia dei beni di consumo.90
Per quanto riguarda specificatamente il settore bancario nel Regno Unito , la disciplina è stata introdotta con il Consumer Credit Act del 1974, a cui si sono aggiunte alcune disposizioni nel Banking Act del 1987 ; gli intermediari sono tenuti a rispettare il codice di comportamento elaborato dalle associazioni di categoria alla fine del 1991, aggiornato nel 1994.
Il codice detta regole in tema di trasparenza degli oneri per i servizi bancari ; riservatezza sui dati relativi alla clientela ; responsabilità per i danni derivanti dall'uso fraudolento delle carte di credito , in coerenza con una specifica raccomandazione della Comunità europea .Il rispetto della disciplina prevista dal codice non è sottoposto al controllo di alcuna specifica autorità : le eventuali controversie tra intermediari e clientela trovano soluzione per il tramite dell'Ombudsman, organismo creato su base volontaria dalle banche , fatta salva la competenza giurisdizionale .
Nell'ordinamento spagnolo , la banca centrale , in qualità di organo di vigilanza , non ha il potere di definire le controversie tra banche e clienti ;tuttavia ha istituito un apposito ufficio per i reclami il quale, al termine di una adeguata istruttoria , fornisce indicazioni sulle prassi bancarie più corrette, che comunque non risultano vincolanti per le parti.91
In Francia sulla base della disposizione della legge bancaria del 1984 che ha introdotto il cosiddetto "diritto al conto" per i cittadini , gli istituti di credito hanno adottato un codice di autoregolamentazione , la "Charte des services bancaires de base" , allo scopo di garantire un minimo di servizi bancari , in particolare di pagamento , anche alla clientela più modesta . La "Commission bancaire" può richiamare gli istituti di credito al rispetto di regole di deontologia professionale. La vera novità dell'ordinamento francese consiste nell'aver previsto l'istituzione di un Comitato Consultivo incaricato di approfondire i problemi legati al rapporto tra banca e cliente (art. 59 legge bancaria ). La composizione del comitato riflette in pieno l'indirizzo del legislatore di volere assicurare un equilibrio sostanziale di peso tra clientela e aziende di credito : otto membri appartenenti alla prima categoria e altrettanti alla seconda . A loro volta gli otto rappresentanti della clientela sono scelti nel settore dell'agricoltura , dell'imprenditoria industriale, dell'artigianato, dei commercianti e dei semplici consumatori depositanti. Inoltre il comitato comprende due rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative del personale bancario e due personalità scelte in ragione della loro competenza in materia bancaria e finanziaria .
Il Comitato Consultivo , che almeno una volta all'anno deve fare rapporto della sua attività al Consiglio Nazionale del Credito, deve proporre tutte le misure necessarie , sotto forma di avviso o do raccomandazione di carattere generale , a sanare eventuali ingiustizie, malfunzionamenti, soprusi che si venissero a verificare nel rapporto banca-cliente .
E' inoltre suo compito proporre , sulla scorta dell'esperienza acquisita, soluzioni idonee al perfezionamento degli istituti e delle prassi vigenti nel rapporto.
La pubblicità delle condizioni praticate dalla banca alla clientela è prevista nell'art. 7 del decreto di applicazione 84/708 della legge bancaria . L'articolo obbliga gli istituti di credito a portare a conoscenza della loro clientela e del pubblico le condizioni generali praticate per le operazioni effettuate presso di essi. Nessun riferimento , quindi, alle condizioni più strettamente bancarie (tassi, costo commissioni), la cui obbligatorietà era già stata sancita in precedenti atti legislativi.
Inoltre le aziende di credito sono tenute a ragguagliare i propri clienti, al momento dell'apertura di un conto , sulle condizioni di utilizzazione del conto stesso, sul prezzo dei differenti servizi ai quali essi possono avere accesso e sugli impegni reciproci che intercorrono tra banca e cliente in seguito all'apertura del rapporto.
Tuttavia nessuna indicazione è fatta , nel decreto, circa la forma con cui queste informazioni devono essere fornite al cliente . Se , difatti, l'iscrizione di questi dati non viene prevista ad substantiam all'interno del contratto stipulato dal cliente per aprire un conto , non è dato di vedere come il cliente stesso possa dimostrare di avere ricevuto tali informazioni al momento della stipula .
Attraverso la legge , inoltre, viene affermata la tutela indiscriminata del segreto bancario per i clienti delle aziende di credito (sia pubbliche che private ). L'art.57 , difatti , prevede l'applicazione dell'art.378 del codice penale a tutti i soggetti (membri del consiglio di amministrazione della banca e del consiglio di vigilanza , dipendenti) che violino il segreto professionale. Nei casi previsti dalla legge ,comunque il segreto bancario può essere infranto dalla Commissione Bancaria , dalla Banca di Francia e dall'autorità giudiziaria in caso di procedimenti penali.
Anche nel caso di imprese che si rivolgono alle banche per ottenere una aperture di credito a tempo indeterminato , la legge bancaria è intervenuta per assicurare la tutela degli interessi del contraente debole.
Le banche che intendono ridurre o interrompere un'apertura di credito a tempo indeterminato concessa a un'impresa , devono farlo previa notifica scritta e alla scadenza di un termine di preavviso fissato in sede di concessione del credito (art. 60 Legge Bancaria ).
Tuttavia questa disposizione viene a cadere nel caso in cui l'impresa non adempia gli obblighi contrattuali essenziali assunti nei confronti della banca ( non fornitura di garanzie promesse, violazione grave della legge e degli usi bancari etc...), ovvero nel caso in cui la situazione finanziaria dell'impresa risulti "irrimediabilmente compromessa".
Particolarmente interessante risulta ,infine, l'istituto introdotto dalla legge bancaria , all'art.58, del "diritto di un cittadino di disporre di un conto bancario" cui abbiamo accennato in precedenza . Qualora almeno due aziende di credito si rifiutino di aprire un conto di deposito ad un cittadino francese , egli può rivolgersi alla Banca di Francia per ottenere la designazione di un'azienda di credito presso cui aprire il conto. La designazione di un'azienda di credito da parte della Banca di Francia , comunque, non può essere intesa come un obbligo imposto alla stessa azienda di credito di aprire il conto al cittadino che ha subito almeno due rifiuti. E', difatti, fatto salvo , nelle condizioni del diritto positivo vigente in Francia , il diritto di un'azienda di credito di rifiutare l'apertura di un conto di credito o di mettervi fine. Tuttavia la Banca di Francia ha limitato tale diritto delle banche , con la circolare 84/152 del 26 agosto del 1984 (recante disposizioni sul diritto al conto), proibendo loro do rifiutare l'apertura di un conto di deposito in seguito a "incidenti che figurano nello schedario centrale degli chèques o in quello degli interdetti". Il conto che verrà aperto da un'azienda di credito designata dalla Banca di Francia sarà un conto limitato :niente libretto d'assegni, né carta di credito o bancomat, né possibilità di scoperto. Un conto, in sostanza , che deve limitarsi a garantire quel "servizio minimale di cassa" stabilito dalla circolare e che , nonostante non ne venga definita la consistenza , sembra possa identificarsi con le normali operazioni di accredito ed addebito e relativo computo degli interessi.92
Non dobbiamo dimenticare che in Francia vi è anche la legge n. 78-23 del 10 gennaio 1978 , cosiddetta Loi Scrivener che ha istituito un sistema di controllo contro le clausole abusive contenute nei contratti standard, stipulati tra un professionista e un consumatore, un controllo di tipo amministrativo.
Nei contratti conclusi tra operatori professionali e non professionali o consumatori, certe clausole possono essere proibite, limitate o regolamentati con decreti del Consiglio di Stato , emanati previo parere di una commissione sulle clausole abusive . La commissione è un organo consultivo e tecnico posto a fianco dei pubblici poteri per aiutarli a mettere appunto la regolamentazione delle clausole abusive. Le clausole così considerate sono quelle che appaiono imposte ai consumatori per mezzo di un abuso della situazione economica dell'imprenditore predisponente , e che conferiscono a quest'ultimo un vantaggio eccessivo.93
I commentatori francesi hanno fatto notare come , questo tipo di controllo abbia dato scarsi frutti e i lavori della commissione siano stati deludenti.
In Germania , la tutela si fonda sulla disciplina del credito al consumo ; sulle norme comuni in materia di imprese ; sulle disposizioni concernenti le condizioni generali di contratto . L'autorità di vigilanza esamina i reclami dei clienti soltanto per gli eventuali riflessi di natura prudenziale sugli intermediari bancari.
Sin dal 1885 le grandi banche tedesche ritennero opportuno definire "condizioni generali di contratto" al fine di salvaguardare gli interessi del cliente bancario dall'applicazione, in sede di contrattazione di regole indiscriminate ed arbitrarie , tutelando, contemporaneamente , il regolare svolgimento della concorrenza.
Ma, con il trascorrere degli anni , fu manifestata una certa insoddisfazione verso questa forma di autoregolamentazione , trattandosi di condizioni definite unilateralmente dal settore bancario e, in quanto tali , prive del riconoscimento legale che solo una normativa specifica , quale appunto una legge dello stato, avrebbe potuto garantire. Le "Condizioni generali di contratto adottate dalle banche private" furono sottoposte a revisione nel 1975 e nel 1977, per essere conformate ai disposti della legge A.G.B.G..
Attraverso vari passaggi, infatti, si era pervenuti , il 9 dicembre del 1976, all'approvazione di una legge quadro , la A.G.B.G. ( Gesetz Zur Regelung des Rechts der Allgemeinen Geschafsbedingungen), che stabilisce condizioni generali di contratto valide indistintamente per tutti i rapporti contrattuali che si pongono in essere tra imprenditori e consumatori finali. La legge contiene principi generali di diritto ai quali ogni norma particolare può farsi risalire : è quindi rivolta a tutti i rapporti negoziali che adottano condizioni generali di contratto specifiche riguardanti singoli settori di applicazione .
A questa legge quadro, che non applicabile alle condizioni generali di contratto adottate da persone giuridiche di diritto pubblico , il settore bancario si è dovuto , quindi, uniformare nel definire le proprie "condizioni generali di contratto".
In sostanza , la tutela degli interessi del consumatore bancario nella Repubblica Federale Tedesca avviene , specificatamente attraverso le "Condizioni generali di contratto adottate dalle banche private", che ogni consumatore sottoscrive alla stipula del contratto con la banca, e più in generale , attraverso le disposizioni della legge quadro A.G.B.G..
Un'ulteriore revisione delle condizioni si ebbe nel 1986 , per introdurre ulteriori clausole.
Le condizioni , come si evince dal titolo , non riguardano il settore bancario nel suo complesso, ma unicamente il settore privato : casse di risparmio e banche cooperative si sono dotate di condizioni che differiscono in alcuni punti, peraltro non in misura rilevante , da quelle delle banche private .
Le condizioni generali di contratto adottate dalle banche private , all'interno delle quali sono contenute condizioni speciali relative a particolari contratti (operazioni su valori mobiliari, deposito titoli, circolazione effetti ed assegni), si compongono di 47 articoli di cui almeno sei (dal 10 all'11 e dal 14 al 17) dettano disposizioni precise in materia di trasparenza bancaria e di pubblicità delle condizioni.
E' interessante notare come , tra le norme di carattere generale, sia certificata la natura del rapporto che intercorre tra banca e cliente : "un rapporto , recita testualmente il documento, di fiducia".
Il testo delle condizioni generali di contratto , come espressamente previsto in apertura del documento deve essere esposto in agenzia , oltre che fornito al cliente che ne faccia richiesta . La pubblicità delle condizioni generali di contratto praticate dalla banca è , quindi ritenuta essenziale nella fase preliminare del contratto.
All'interno dell'agenzia , inoltre, come risulta dall'art.14, deve essere affisso , o messo a disposizione del cliente , un "tariffario" contenente i tassi di interesse praticati dalla banca per le operazioni tipo di credito , ed un "listino prezzi" contenete il costo dei compensi dovuti alla banca per ogni servizio da essa reso. Entrambi rivestono , nel rapporto banca-cliente , un "valore determinante", nel senso che non è possibile derogare da essi.
Se , invece, la banca concede un credito fuori piazza , ovvero qualora la banca effettui prestazioni di servizi su ordine del cliente o nel suo presunto interesse , essa può stabilire il tasso di interesse ed i compensi a lei dovuti, riferendosi al principio di "valutazione più equa" contenuto all'art.315 del Codice Civile tedesco (B.G.B.). Queste disposizioni sono previste per il rapporto tra banca e clientela privata.
Dal 1986 , difatti, dopo la revisione delle "condizioni generali di contratto adottate dalle banche private" , è stata operata una discriminazione tra clientela privata e non. Nei rapporti con la clientela "non privata" , la banca non è tenuta ad esporre in cartelli o tariffari, i tassi di interesse praticati o l'ammontare dei compensi da essa richiesti : la banca fisserà i tassi di interesse di volta in volta , salvo non sia intercorsa tra le parti alcuna latra convenzione , sempre però, attenendosi al principio di "valutazione più equa".
Per quanto riguarda le comunicazioni alla clientela , la banca è tenuta a inviare l'estratto conto almeno una volta l'anno. Sarà compito del cliente, poi, verificare "l'esattezza e l'integrità della chiusura dei conti e degli estratti dei valori mobiliari, oltre che di ogni altro estratto o comunicazione (art.15).
Gli eventuali reclami della clientela circa il contenuto delle comunicazioni ricevute dalla banca , dovranno essere inviati ,entro e non oltre , un mese dalla ricezione delle comunicazioni . In assenza di reclami il contenuto delle comunicazioni si intenderà accettato ; tuttavia , anche dopo l'accettazione , i diritti legali del cliente, "derivati da fondate obiezioni sollevate dopo la scadenza del termine", restano intatti.
Le disposizioni relative alla risoluzione del contratto prevedono che entrambe le parti del contratto (cliente e banca) possano risolvere unilateralmente , salvo la sussistenza di patto contrario, i loro rapporti di affari continuativi , sia in modo parziale , che completo. Il patto contrario , inoltre, non esercita il suo effetto , e quindi autorizza alla risoluzione unilaterale , in presenza di un "rilevante motivo". Tra i motivi rilevanti adducibili dalla banca a sostegno della sua volontà risolutiva , l'art.17 prevede : il rilascio , da parte del cliente , di dichiarazioni inesatte circa la propria situazione finanziaria ; il deprezzamento , o l'esposizione a serie minacce, del patrimonio del cliente ; il mancato adempimento sempre del cliente , dell'obbligo di fornire o aumentare le garanzie richieste dalla banca entro un termine conveniente . In materia di risoluzione, comunque , il riferimento alla legge sulle condizioni generali di contratto , è particolarmente decisivo come vedremo più avanti.
Per comprendere appieno la filosofia che ha ispirato la stipula delle condizioni generali di contratto delle banche private torna utile esaminare l'art.10. L'articolo , revisionato nel 1986, stabilisce che la banca può fornire informazioni bancarie alla propria clientela o ad altri istituti di credito (qualora vi sia un interesse legittimo) sul conto di persone giuridiche e di commercianti iscritti nel registro del commercio , anch'essi a loro volta clienti della banca , sempre che non vi siano disposizioni contrarie . Per quanto riguarda le informazioni bancarie su qualsiasi altra persona o associazione è necessaria , invece l'autorizzazione dei diretti interessati. Le informazioni ottenibili riguardano accertamenti di ordine generale sulla situazione economica del cliente , sulla sua solvibilità, e non indicazioni precise sul montante di un conto, sui risparmi , sui depositi. La banca è responsabile , nei confronti di chi riceve le informazioni, solo in caso di errori gravi commessi nella trasmissione dei dati , o nel caso di inesattezze , o in caso di omissioni ingiustificate.
Per quel che attiene ,invece , le comunicazioni che la banca è tenuta a fornire alla propria clientela in base ad obblighi previsti dal contratto (estratto conto, eventuali modifiche di condizioni), la banca è responsabile anche per lievi negligenze .
In questa differenza di pesi e di misure , in sostanza, è riscontrabile quella acquisita consapevolezza delle banche private tedesche circa l'importanza della comunicazione con la propria clientela .94
Abbiamo visto che la A.G.B.G. detta i princìpi generali in materia di "condizioni generali si contratto", espressione con la quale , secondo l'art.1, debbono intendersi le condizioni contrattuali predisposte per una pluralità di contratti che , la parte che se ne avvale , pone all'altra all'atto della conclusione del contratto.
Lo spirito della normativa , volto a tutelare gli interessi del contraente più debole , ovvero della controparte di colui che si avvale delle condizioni , risalta particolarmente negli artt.3 e 9.
L'art.3 prende in esame le clausole a sorpresa , ossia quelle clausole di cui la controparte di chi se ne avvale , riferendosi alle circostanze e alla figura esteriore del contratto, non poteva certo sospettarne l'esistenza. In questo caso le clausole non entrano a far parte del contratto poiché il contraente , pur potendo, non ha preso visione della clausola o non ha potuto modificarla (si tratta di una classica norma in bianco).
L'art.9, invece , dichiara l'inefficacia di quelle clausole che, in violazione del principio generale di buona fede , sfavoriscono in misura sproporzionata la controparte di colui che se ne avvale . L'applicazione di questo articolo trova un uso frequente nelle controversie che si verificano tra banca e cliente per la risoluzione del contratto , che può essere effettuata unilateralmente (come previsto dall'art.17 delle "Condizioni generali di contratto adottate dalle banche private ), da ambo le parti , salvo l'esistenza di patto contrario. Il principio di buona fede, difatti, è il riferimento basilare per l'applicazione e la disapplicazione dell'art.17.
Tra le altre clausole da dichiarare inefficaci , l'A.G.B.G. opera una distinzione tra le clausole la cui applicazione e i cui effetti possono essere sindacati nel merito, e quelle , invece , in cui ciò non sia possibile.
Al primo gruppo ,tra le altre ,appartengono le clausole in base alle quali una delle parto :
* può riservarsi termini eccessivamente lunghi o non sufficientemente determinati per l'accettazione di una proposta , per l'esecuzione o la proroga di una prestazione da lei dovuta ;
* può recedere dal suo dovere di fornire la prestazione senza un motivo oggettivamente giustificato.
Al secondo gruppo appartengono clausole che poco hanno a che fare con i problemi della trasparenza e delle condizioni praticate dal contraente più forte.95
In Svezia si è avuta l'introduzione nel 1971 di un modello di controllo delle condizioni generali di contratto, valido per tutti i contratti standard e quindi anche per i contratti bancari, che prefigura l'intervento, in modo articolato, di un organo "amministrativo" (quale può essere definito l'Ombudsman dei consumatori) e di un organo giurisdizionale quale è la "Corte del mercato", tribunale speciale istituito nel 1970 a tutela del pubblico dei consumatori. Dispone la norma che ogni volta che un'impresa, nei rapporti commerciali con i consumatori, inserisca nel contratto "condizioni" che, in relazione alle modalità di pagamento e ad altre circostanze, risultano "improprie" nei confronti dei consumatori, la Corte del mercato può, ove l'interesse pubblico lo richieda , ingiungere all'impresa di non utilizzare più, in futuro, le stesse clausole o clausole omologhe , in quanto lesive degli interessi del pubblico.
Per quanto si riferisce più direttamente agli aspetti procedurali , il sistema che la legge delinea si articola nelle attività complementari del Konsument ombudsman e della Corte del mercato. Quest'ultima opera solo nei casi più gravi e non ha iniziativa propria, bensì agisce in seguito a domanda introdotta dall'Ombudsman. Nel caso tuttavia che questo organo decida di non inoltrare la domanda , l'iniziativa può essere assunta da gruppi o associazioni di commercianti, di consumatori o di lavoratori in modo da investire direttamente delle questioni di approvazione delle clausole "eccessive" la stessa Corte del mercato. La legge ,poi, consente all'Ombudsman di avviare contatti informali con le imprese al fine di ottenere da esse la "volontaria osservanza" delle regole legislative poste a tutela dei consumatori.96
Gli ordinamenti fin qui descritti , tranne chiaramente quello degli Stati Uniti , hanno dovuto fare i conti , come d'altronde l'ordinamento italiano , con la direttiva comunitaria 13/93 in tema di clausole abusive che nel capitolo successivo andiamo ad esaminare.