Source: http://www.studio-legale-diritto-avvocati-roma.lazio.it/avvocato-penalista/sanzioni-penali.html
Timestamp: 2018-01-23 16:01:53+00:00
Document Index: 66601384

Matched Legal Cases: ['art. 17', 'art. 133', 'art. 61', 'art. 62', 'art. 56', 'art. 85', 'art. 187', 'art. 17', 'art. 314', 'art. 434']

Ai sensi dell’art. 17 c.p. le pene principali si distinguono in: ergastolo, reclusione, multa per i delitti; arresto e ammenda per le contravvenzioni.
Il codice penale prevede anche la disciplina per le pene accessorie, complementari rispetto alle prime, nel senso che le possono accompagnare ma mai sostituire (ad esempio, l'interdizione dai pubblici uffici o dall'esercizio di una professione).
Le pene possono essere applicate solo dal giudice, espressione di un potere superiore, democraticamente accettato.
La scelta è frutto di una valutazione discrezionale, che tiene conto di parametri fissati dalla legge, spazia tra una forbice di minimo e massimo edittale e determina il quantum da infliggere al reo. Qui l'attività dello studio legale penale riveste un ruolo fondamentale.
Misura della Pena
Il magistrato deve considerare le circostanze e la complessiva gravità del fatto.
Ai sensi dell’art. 133 c.p. tali elementi si desumono: dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall’oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalità dell’azione; dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato;dalla intensità del dolo o dal grado della colpa.
Occorre tenere in considerazione anchela capacità a delinquere e il carattere del colpevole; i precedenti penali e giudiziali e, in genere, la condotta e la vita del reo, antecedenti al fatto;la condanna contemporanea e susseguente al reato; le condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo.
Circostanze attenuanti e aggravanti
Le circostanze aggravanti comuni sono indicate all’art. 61 c.p.
La più utilizzata è quella che dà luogo alla c.d. colpa cosciente, ossia avere agito, nei delitti colposi, nonostante la previsione dell’evento.
Si tratta di una figura attinente all’elemento psicologico del reato, che sta a metà strada tra il dolo e la colpa.
Spesso si confonde con il dolo eventuale anche se tra le due ricorrono profonde differenze.
Premesso che la legge prevede solo il dolo e la colpa, la giurisprudenza ha adottato altre classificazioni inserendo nel dolo “eventuale” la condotta di chi, prevedendo il rischio di un evento accetta la sua verificazione, con volontà e coscienza, mentre nella colpa “cosciente” colui che si rappresenta un fatto ma esclude la conseguenza dannosa, perché ad esempio confida nelle proprie capacità.
Altre circostante aggravanti ricorrenti sono aver agito per motivi abietti o futili, ossia per motivi che rivelano nell’agente un certo grado di perversitàodimostrano sproporzione tra il movente e l’azione delittuosa; aver commesso il reato per eseguirne un altro o occultarne un altro;avere, nei delitti contro il patrimoniocagionato un danno patrimoniale di rilevante gravità; aver commesso il fatto con abuso di poteri, o con violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione;aver commesso il fatto con abuso di autorità o di relazioni domestiche, ovvero con abuso di relazione di ufficio, di prestazione d’opera, di coabitazione o di ospitalità.
Il successivo art. 62 c.p. prende in considerazione le circostanze attenuanti, che se applicate determinano una riduzione della pena.Ricorrente è la richiesta di una sanzione inferiore per il riconoscimento dello stato d’ira, determinato da un fatto ingiusto altrui, meglio conosciuto come attenuante della provocazione.
Essa ha natura soggettiva e viene ammessa quando esiste l’elemento soggettivo dello stato d’ira e quello oggettivo del fatto ingiusto perché contro diritto.
Tenuità del Danno
Ancora, spesso viene diminuita la pena per la tenuità del danno, nei delitti contro il patrimonio ovvero nel caso di ravvedimento operoso, per avere prima del giudizio, riparato interamente il danno mediante il risarcimento di esso o restituzioni, nonché l’essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell’ultimo capoverso dell’art. 56, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.
L'elemento psicologico della colpevolezza
Il fatto di reato per essere punibile deve presentare ogni elemento costitutivo, tra cui quello psicologico della colpevolezza. Questa rappresenta il legame tra il fatto oggettivo e il momento volitivo e consente di attribuire la responsabilità penale all’agente.
Compongono la colpevolezza il dolo e la colpa, entrambi formati da un momento rappresentativo dell’evento, ma distinti per la mancanza, nella colpa, della volontà del reato.
Sussiste il dolo quando l'evento dannoso o pericoloso è voluto e previsto dall'autore.
Si ritiene voluto non solo l'evento che costituisce il fine in vista del quale il soggetto abbia tenuto una determinata condotta, ma anche quell'evento che l'agente si sia rappresentato come conseguenza della propria condotta, pur avendo agito per uno scopo diverso.
Il dolo presenta diversi gradi di intenzione, ma una volta che viene riconosciuto dal giudice, determina l’imputabilità del reo.
In altri termini l’autorità giudicante, ritenuto esistente tale elemento psicologico, applica la pena, a prescindere se esso sia ad esempio intenzionale o eventuale.
La colpa invece deriva da negligenza, imprudenza, imperizia ovvero dall'inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline nell'esercizio di una attività.
Essa presenta, come anticipato, la caratteristica della non volontarietà dell’evento e anche in questo caso può presentarsi in diversi modi, ossia come grave, lieve, lievissima.
Diversa dalla colpevolezza è l’imputabilità del fatto: un soggetto può agire con dolo o colpa ma non essere punibile perché è assente la capacità di intendere e volere, ossia comprendere il valore e le conseguenzedella propria condotta (art. 85 c.p.).
Il codice di rito indica in via presuntiva in quali casi sia assente tale capacità e quindi quando sia da escludere o attenuare la punibilità.
Si tratta della minore età, infermità di mente, sordomutismo, ubriachezza, azione di stupefacenti (artt. 88- 98).
È da precisare tuttavia che l'incapacità non esclude l'imputabilità quando la stessa sia dovuta a colpa del soggetto.
A tal proposito si differenzia tra ubriachezza accidentale e quella volontaria o colposa. Quest’ultima sussiste qualora il reo si ponga volontariamente in stato di incapacità di intendere o di volere, al fine di commettere un reato o procurarsi una scusa: qui la imputabilità non è esclusa e la pena è aggravata.
Altra situazione è l'ubriachezza abituale, presente nel soggetto dedito al consumo di sostanze alcoliche: neppure in tal caso l’ubriachezza esclude l'imputabilità e la pena è aggravata. La disciplina menzionata vale anche per l'imputabilità derivante dall'assunzione di sostanze stupefacenti.
Non sempre essere colpevoli di un reato significa dover subire una pena, come nel caso in cui il giudice conceda la sospensione condizionale.
Si tratta di un beneficio applicabile qualora s’infligga una pena restrittiva della libertà personale non superiore a 2 anni, se la condanna riguarda un adulto, a 3 anni, se la condanna riguarda un minore di 18 anni, 2 anni e 6 mesi, se il reato è stato commesso da persona di età compresa tra 18 e 21 anni o da chi abbia compiuto i 70 anni.
La sospensione condizionale della pena è ammessa solo se, avuto riguardo alla gravità del fatto, il giudice presume che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori reati, tanto è vero che non può essere concessa a chi abbia riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto.
La sospensione può avvenire per un terminedi 5 anni, se la condanna è per un delitto, di 2 anni, se la condanna è per una contravvenzione.
Se entro questo tempo il condannato non commette un delitto o una contravvenzione della stessa indole e adempie gli obblighi impostigli dal giudice, il reato è estinto e la pena non viene scontata.
Per quanto concerne le fonti normative, troviamo la disciplina dei soggetti agli artt. 1-107 c.p.p., mentre quella delle prove agli art. 187- 271 c.p.p. Le indagini preliminari e l’udienza preliminare sono previste nel libro V c.p.p. mentre i riti speciali sono contenuti nel libro VI. Nel codice penale l’art. 17 ss. prevede le regole sulle pene, mentre i delitti sono contenuti nel libro II. Tra questi ricordiamo i delitti contro la p.a. (art. 314 ss.), quelli contro la persona (artt. 575 ss.) e quelli contro il patrimonio (art. 434 ss.).