Source: https://www.assiteca.it/2020/05/covid19-responsabilita-231/
Timestamp: 2020-07-13 08:45:04+00:00
Document Index: 3133899

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 25', 'sentenza ']

AssitecaBlog AssitecaNewsSicurezza sul lavoroCovid-19: responsabilità amministrativa del datore di lavoro in tema di salute e sicurezza
28 Maggio 2020 28 Maggio 2020 / Per Valentina Bellini / Sicurezza sul lavoro/	consulenza • coronavirus • covid 19 • Dlgs 231 • gestione dei rischi aziendali • modello 231/	0 Commenti
La mancata osservanza delle norme per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro comporta gravi rischi nel caso si verifichi un contagio. Implementare e tenere aggiornato un modello di organizzazione, gestione e controllo permette alla società di provare che la commissione di un eventuale reato considerato dal D.Lgs. 231/2001 non deriva da una propria “colpa organizzativa”.
Recentemente, con la sentenza n. 13575/20 depositata il 5 maggio 2020, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato con forza alcuni principi inerenti la responsabilità amministrativa delle società correlata alla sicurezza sul lavoro, ricordando così alle aziende che sono tenute a dotare i propri dipendenti di dispositivi di protezione adeguati alle mansioni assegnate.
Ciò non poteva non suscitare riflessioni e valutazioni in merito alle conseguenze che tali principi potrebbero causare con riferimento ai nuovi rischi sul lavoro legati al Covid-19, considerato che il contagio da Coronavirus nei luoghi di lavoro deve essere considerato dal datore di lavoro e dall’INAIL come un vero e proprio infortunio sul lavoro, così come sancito dal Decreto Cura Italia.
Implementiamo e aggiorniamo modelli 231 a tutela della responsabilità dell’ente.
Responsabilità in tema di salute e sicurezza sul lavoro
Innanzitutto, pare doveroso analizzare una pronuncia della Corte di Cassazione che, a seguito di un grave infortunio sul lavoro, ha rigettato il ricorso di una società condannando la stessa ai sensi dell’art. 25-septies del D. Lgs. n. 231/2001, confermando perciò la sentenza del Tribunale di Venezia, il quale aveva affermato che la causa dell’incidente sul lavoro era stata sia la non consegna di dispositivi di protezione individuali (DPI) idonei al tipo di lavorazione svolta dal dipendente poi infortunatosi, sia la non effettuazione di un’adeguata formazione, anche sotto forma di aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) in merito agli specifici rischi del processo produttivo.
La Corte di Cassazione ha in primo luogo ribadito la sussistenza del requisito dell’interesse o vantaggio richiesto dall’art. 5 del D. Lgs. n. 231/2001, rappresentato in questo caso da un risparmio sui costi e da una maggiore produttività. Infatti la società, non acquistando DPI idonei e non svolgendo un’adeguata formazione del personale anche attraverso l’aggiornamento del DVR in merito agli specifici rischi del processo produttivo, aveva risparmiato sulle spese ad essi legate; inoltre, non avendo applicato le condotte contenitive del rischio imposte dal Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro che avrebbero rallentato l’attività produttiva, aveva ottenuto un maggior guadagno.
In secondo luogo, la Corte di Cassazione ha affermato l’esistenza del nesso causale fra la violazione delle predette norme sul Testo Unico e l’infortunio del dipendente. Invero, l’utilizzo di idonei DPI avrebbe evitato l’infortunio del lavoratore e la conoscenza del rischio e delle idonee condotte contenitive dello stesso avrebbero potuto aiutare il dipendente ad adottare comportamenti idonei durante il processo produttivo.
Dalla disamina del caso si può dedurre che, qualora un dipendente o un terzo contraesse il Covid-19 all’interno dei luoghi di lavoro, potrebbe insorgere un’eventuale responsabilità sia del datore di lavoro per i reati di lesioni colpose e omicidio colposo commessi in violazione delle norme ex D. Lgs. n. 81/2008, sia della società ai sensi del D. lgs. n. 231/2001, visto che, nel novero dei reati presupposto di quest’ultimo, figurano all’art. 25-septies anche le predette fattispecie.
Tuttavia, affinché le predette responsabilità si determino, deve in primo luogo realizzarsi il nesso causale fra contesto lavorativo e contagio e, solo in presenza di tale nesso, dimostrabile anche con presunzioni, l’evento potrà effettivamente essere qualificato quale infortunio / malattia sul lavoro.
In secondo luogo, secondo la sentenza sopra citata, le responsabilità del datore di lavoro e della società dipenderanno rispettivamente dalla sussistenza del nesso causale tra l’evento di lesioni colpose o omicidio colposo e la non corretta applicazione delle norme in materia di sicurezza sul lavoro e/o della normativa emergenziale, e dalla commissione del predetto reato nell’interesse o a vantaggio della società, che nel caso di un contagio da Covid-19 potrebbero essere ravvisati, ad esempio, nel risparmio conseguente al mancato acquisto dei DPI specifici (guanti, mascherine, gel igienizzanti etc.), o dalla mancata riduzione dell’attività produttiva, attuata attraverso il distanziamento, il divieto di assembramenti, gli scaglionamenti etc.
La CIRCOLARE INAIL n. 22 del 20 maggio 2020 fornisce chiarimenti in merito alla tutela infortunistica da Covid-19 in occasione di lavoro.
In particolare, a integrazione e precisazione delle prime indicazioni fornite con la circolare n. 13 del 3 aprile 2020, la circolare ribadisce che:
l’Inail fornisce tutela infortunistica ai lavoratori che hanno contratto l’infezione SARS-Cov-2 in occasione di lavoro, secondo il consolidato principio giuridico che equipara la causa virulenta alla causa violenta propria dell’infortunio.
La circolare precisa inoltre i criteri e la metodologia su cui l’Istituto si basa per ammettere a tutela i casi di contagio da nuovo coronavirus avvenuti in occasione di lavoro e chiarisce le condizioni per l’eventuale l’avvio dell’azione di regresso. Si precisa quindi che in assenza di una comprovata violazione delle misure di contenimento del rischio di contagio indicate dai provvedimenti governativi e regionali, sarebbe molto arduo ipotizzare e dimostrare la colpa del datore di lavoro.
Infine nella circolare viene chiarito che il riconoscimento dell’origine professionale del contagio non ha alcuna correlazione con i profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro nel contagio medesimo, che è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1, comma 14 del d.l. 16 maggio 2020, n.33.
Il testo integrale della circolare si può scaricare a questo link: https://www.inail.it/cs/internet/atti-e-documenti/note-e-provvedimenti/circolari/circolare-inail-n-22-del-20-05-2020.html
La gestione del rischio contagio
Quali sono quindi le misure precauzionali che possono incidere positivamente sulla responsabilità del datore di lavoro e dell’ente?
Innanzitutto, un primo punto di partenza potrebbe essere rappresentato dall’aggiornamento del DVR attraverso la consultazione del medico aziendale competente, al fine di adottare, dopo un’adeguata valutazione dei rischi specifici e delle attività sensibili, un protocollo di sicurezza anti-contagio, che integrerà le misure già in essere.
Inoltre, il “Protocollo di regolamentazione condiviso: pulizia e sanificazione in azienda”, firmato da Governo e Confindustria il 14 marzo 2020, indica in tredici punti le misure precauzionali che devono essere adottate per ridurre il rischi di contagi e che possono essere sostituite “con altre equivalenti o più incisive secondo le peculiarità della propria organizzazione, previa consultazione delle rappresentanze sindacali aziendali”. Tra queste possono essere citate:
la regolamentazione delle modalità di ingresso e di uscita del personale dipendente e dei terzi, in modo da ridurre il contatto sociale e garantire il distanziamento fra le persone;
il controllo della temperatura corporea, effettuato all’ingresso della struttura con strumenti di rilevamento termico a distanza;
pulizia, sanificazione dei locali e fornitura dei DPI idonei;
elaborazione di procedure al fine di gestire le persone sintomatiche, rispettando la normativa sulla privacy e sul trattamento dei dati personali.
Le misure precauzionali dovranno perciò essere recepite in protocolli aziendali, predisposti e adottati possibilmente di concerto con i sindacati, che integreranno il Modello di organizzazione, gestione e controllo e i sistemi di compliance aziendali già presenti in materia di infortuni sui luoghi di lavoro.
Importanti saranno, infine, i flussi informativi verso l’Organismo di Vigilanza, il quale ha il principale compito di verificare l’adozione di tutte le misure idonee a tutelare la salute dei dipendenti e dei terzi da parte della società e, in caso di riscontro di carenze procedurali, di suggerire al Consiglio di Amministrazione l’immediata adozione delle predette misure, in modo da evitare così l’insorgere della responsabilità amministrativa ex d. lgs. n. 231/2001.