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Timestamp: 2018-05-25 05:12:36+00:00
Document Index: 80006410

Matched Legal Cases: ['art. 42', 'art. 53', 'art. 133', 'art. 42', 'art. 21', 'art. 42', 'art. 2', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 42']

A dar corso alla richiesta di istruzioni formulata dal commissario ad acta fanno da insuperabile ostacolo i limiti esterni della giurisdizione del G.A., che valgono peraltro anche per il giudizio di ottemperanza in senso proprio. Conseguentemente, il TAR non può valutare nel merito la richiesta di istruzioni del commissario ad acta riguardanti la determinazione dell'indennità dovuta ai sensi dell'art. 42 bis del DPR n. 327/2001, in quanto eventuali giudizi circa la sola congruità delle somme liquidate restano di competenza del G.O. in conformità all'art. 53 t.u. e all'art. 133, comma 1, lett. g), c.p.a..
TERMINE DI P.U.: CINQUE ANNI DALLA DEFINITIVA ESECUTIVITÀ DELLA DICHIARAZIONE
Il decreto di esproprio non può considerarsi tardivo quando sia adottato entro il termine di 5 anni dalla definitiva esecutività della dichiarazione di pubblica utilità dell'opera, e ciò anche se in un provvedimento amministrativo sia stata fissata la durata senza riferimento alla pubblicazione, dalla quale tuttavia non si può prescindere.
42BIS IN OTTEMPERANZA: NON SERVE LA COMUNICAZIONE DI AVVIO DEL PROCEDIMENTO NÉ UNA PARTICOLARE MOTIVAZIONE
Nel caso in cui sussista un ordine giudiziale di provvedere a procedere negozialmente all'acquisizione dell'area pubblica oppure ad emanare un provvedimento di acquisizione ex art. 42 bis, una volta non trovato l'accordo con il ricorrente, il provvedimento acquisitivo è da intendersi come vincolato, con la conseguenza che la sola violazione dell'onere procedimentale di trasmettere la comunicazione di avvio del procedimento è inidonea a incidere sulla validità del provvedimento ai sensi dell'art. 21 octies della l. n. 241 del 1990, e con l'ulteriore conseguenza che il carattere sostanzialmente vincolato del provvedimento incide sullo stesso onere motivazionale gravante sull'amministrazione resistente.
SOLO CON METODI ANALITICI RICOSTRUTTIVI ASSUMONO RILIEVO GLI INDICI DI FABBRICABILITÀ
Solo nell'applicazione di metodi analitico-ricostruttivi, diretti ad accertare, ai fini indennitari, il valore di trasformazione di suolo edificabile, assumono rilievo le questioni circa l'adozione di determinati indici di fabbricabilità, circa lo scorporo di quote di superficie destinate a spazi pubblici e opere pubbliche e circa la detrazione degli oneri di urbanizzazione dal valore del fondo edificato, e, dunque, si deve tenere conto anche della densità volumetrica esprimibile in base agli indici di fabbricabilità della zona urbanistica. Qualora, invece, la valutazione sia condotta con il metodo sintetico-comparativo, occorre riferirsi al prezzo pagato per immobili omogenei e, dunque, avvalersi soltanto di indicazioni di mercato, che già risentono delle peculiari caratteristiche e condizioni costruttive proprie della medesima zona, quali anche connesse a prescrizioni e parametri urbanistici.
PEEP: UNA VOLTA INIZIATO L'ESPROPRIO, IL COMUNE DEVE CONCLUDERLO
Sebbene in astratto l'attività di pianificazione urbanistica sia assistita da ampia discrezionalità amministrativa e i privati non possano avanzare pretese in merito alla stessa, residua ben poca discrezionalità nell'ipotesi in cui l'amministrazione abbia concordato con gli interessati l'attuazione del piano di edilizia economica popolare mediante la cessione volontaria delle aree e la corresponsione, a titolo di compenso, di determinati diritti edificatori, sussistendo in capo ai proprietari un interesse legittimo pretensivo alla sollecita conclusione del procedimento espropriativo iniziato. Ciò rende irrilevante il fatto che il piano di zona sia stato adottato muovendo da un atto di iniziativa pubblica, non essendo controverso l'avvio del procedimento di pianificazione, bensì la conclusione di esso; la mancanza di un termine espresso per la conclusione del procedimento non esclude che si possa fare riferimento al termine legale di 30 giorni per i procedimenti non specificamente regolamentati sotto tale profilo.
42-BIS: NOVANTA GIORNI DI TEMPO PER PROVVEDERE A FAR DATA DALL'ISTANZA DEL PROPRIETARIO
In assenza di uno specifico termine nell'art. 42-bis (carenza di grave pregiudizio per gli interessi pubblici, poiché esposti ad un lievitare nel tempo dell'onere risarcitorio derivante dall'illecito) ed in applicazione dell'art. 2, L. n. 241/1990, sussiste l'obbligo di provvedere a fronte di una domanda del privato tesa a sollecitare l'applicazione della norma ex art. 42-bis cit., nell'ordinario termine di 90 giorni per la conclusione del procedimento di carattere obbligatorio. Infatti nell'attuale quadro normativo, le Amministrazioni hanno l'obbligo giuridico di far venir meno - in ogni caso - l'occupazione "sine titulo" e, quindi, di adeguare comunque la situazione di fatto a quella di diritto.
42-BIS: PROCEDIMENTO AVVIABILE SU ISTANZA DI PARTE
Il proprietario può esperire un'azione avverso il silenzio qualora l'Amministrazione occupi illegittimamente un immobile senza restituire il bene e senza esperire la procedura di acquisizione ex art. 42-bis del d.p.r. n. 327/2001. Invero, seppure il citato art. 42-bis non contempli espressamente un avvio del procedimento ad istanza di parte, deve ritenersi che il proprietario possa sollecitare l'Amministrazione ad avviare il relativo procedimento e che la stessa abbia l'obbligo di provvedere al riguardo, essendo l'eventuale inerzia dell'Amministrazione configurabile quale silenzio-inadempimento impugnabile di fronte al giudice amministrativo. L'amministrazione è tenuta pertanto a dare riscontro all'istanza formulata da parte ricorrente con un provvedimento espresso, valutando se acquisire l'area oppure non acquisirla e conseguentemente restituire il terreno al legittimo proprietario.
LE INDENNITÀ AGGIUNTIVE SI AGGIUNGONO AL VALORE VENALE DEL BENE, E NON SI DETRAGGONO DALLO STESSO
All'affittuario coltivatore diretto del fondo espropriato spetta un'indennità aggiuntiva autonoma rispetto all'indennità di espropriazione, che trova fondamento nella diretta attività di prestazione d'opera sul terreno espropriato e nella situazione privilegiata che gli artt. 35 Cost. e segg., assicurano alla posizione del lavoratore. Proprio in ragione della natura aggiuntiva di tale indennità, la stessa non va detratta da quella di espropriazione, non potendo escludersi, anche in base alla giurisprudenza della CEDU, che, in presenza della necessità di tener conto della particolare posizione del coltivatore espropriato, l'espropriante possa andare incontro ad esborsi - preventivamente valutabili - complessivamente superiori al valore di mercato del bene ablato, senza che ciò costituisca violazione del limite previsto dall'art. 42 Cost.
L'opera pubblica può essere realizzata in violazione delle distanze dai confini in quanto il permesso di costruire per la sua realizzazione può essere adottato in deroga ai limiti di distanza dai confini in base a specifiche disposizioni regionali, e, comunque, alla costruzione di un'opera pubblica da parte della P.A. non sono applicabili le norme sulle distanze. Pertanto tale attività, non potendo qualificarsi illecita, non dà diritto al risarcimento dei danni a favore del privato proprietario.
LE CONTROVERSIE SULLO SCONFINAMENTO SONO DEVOLUTE AL GIUDICE ORDINARIO
Nell'ipotesi di c.d. sconfinamento, che ricorre qualora la realizzazione dell'opera pubblica abbia interessato un terreno diverso o più esteso rispetto a quello considerato dai presupposti provvedimenti amministrativi di approvazione del progetto, la dichiarazione di pubblica utilità, pur emessa, è riferibile ad aree diverse da quelle di fatto trasformate, sicché l'occupazione e/o trasformazione del terreno da parte della P.A. si configura come un comportamento di mero fatto, perpetrato in carenza assoluta di potere, che integra un illecito a carattere permanente, lesivo del diritto soggettivo (c.d. occupazione usurpativa), onde l'azione risarcitoria del danno che ne è conseguito rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, a nulla rilevando l'art. 42-bis del d.P.R. n. 327 del 2001.
Le elezioni sono vinte da uomini e donne principalmente perché la maggior parte della gente vota contro qualcuno piuttosto che per qualcuno (Franklin Pierce Adams)