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Timestamp: 2017-06-26 21:58:32+00:00
Document Index: 146366588

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 353', 'e contrario', 'art. 353', 'art. 46', 'art. 46', 'art.\n97', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 193', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 193', 'sentenza ']

NEWSLETTERS07_28_2011_16_43_51 by Studio Legale Stefanelli - issuu
STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011STUDIO LEGALESTEFANELLI
Luglio 2011avv. Silvia Stefanelli
avv. Andrea Stefanelli
cassazionistiINDICE
Convegni3Diritto degli Appalti
Avvalimento al 100% e inconfondibilita’ con il subappalto………………….4
Presentazione offerte coordinate da parte di diverse società integra ilavv. Adriano Colombanreato di turbativa d'asta………………………………………………………………………4
Il giusto rapporto fra il principio del “tempus regit actum” e quelloavv. Alessandra Delli Pontidello “jus superveniens”………………………………………………………………………5avv. Edoardo Di GioiaL’obbligo di segretezza dei plichi di gara e le modalita’ di loroavv. Valeria Fabbriconservazione devono essere adottati in tutte le gare, anche se la lexavv. Eleonora Lenzispecialis non lo prevede espressamente……………………………………………..5dott. Annamaria Cicerone
dott. Andrea Marinelli
dott.ssa Claudia Patti
Dott. Federico BreschiDiritto delle Imprese
Il documento di valutazione dei rischi (d.lgs. 81/2008) deve essere
rinnovato anche in caso di successione societaria………………………………7
Garanzia nelle vendite
Il venditore deve risarcire anche le spese del consumatore………………..7
È legittimo un licenziamento per giusta causa comprovato da controllo
audiovisivo autorizzato?.........................................................................740139 Bologna - via Calanco 11
tel 0039 051 6241209
fax 0039 051 0821641
www.studiolegalestefanelli.itPrivacy
La privacy nella gestione di rapporti di outsourcing…………………………….8
Responsabilità Imprese (D.lgs. 231/2001)
Il d.lgs. 231/2001 nelle holding……………………………………………………………9
Vi può essere pubblicità occulta anche senza pagamento di somme di
denaro…………………………………………………………………………………………………9STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011Diritto della Sanità
Il trasferimento di un ambulatorio medico non richiede una nuova
autorizzazione ………………………………………………………………………………….10
Interessante sentenza – anche alla luce della mediazione - sul rapporto
tra accordo transattivo e responsabilità erariale……………………………….10
Comunicazioni40139 BOLOGNA, VIA CALANCO 11 - TEL 0516241209 -FAX +390510821641- WWW.STUDIOLEGALESTEFANELLI.ITPagina 2 di 11STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011Convegni
MASTER APPALTI
AVV.ANDREA STEFANELLILE GARE E I CONTRATTI IN AMBITO SANITARIO: DALLE MODALITÀ DI ACQUISTO ALLA
PARTICOLARE FORMULAZIONE DEI CONTRATTIMEDIA CONSULTING
ROMA - 27 OTTOBRE 2011
TORINO – 17 NOVEMBRE
CAGLIARI – 24 NOVEMBRE
AVV.ANDREA STEFANELLILA PERENNE RIFORMA DEL CODICE DEI CONTRATTI PUBBLICI: LE NOVITÀ INTRODOTTE DAL
DECRETO LEGGE 70/2011
ROGA ITALIA, MILANO 23 SETTEMBRE 2011
AVV.SILVIA STEFANELLISIOLA – MONZA 1 OTTOBRE 2011
CONCILIAZIONE E MEDIAZIONE: AMBITI DI APPLICAZIONE E PROSPETTIVE
AVV.SILVIA STEFANELLISTUDI CLINICI SUI PRODOTTI COSMETICI
TEMAS S.R.L. - FORUM INSTITUTE OF MANAGEMENT GMBH – MILANO 4 OTTOBRE 2011
AVV.ALESSANDRA DELLI PONTIRUOLO E RESPONSABILITÀ DEL DELEGATO ALLA SICUREZZA
ASSOCIAZIONE A.N.D.E.S., ROMA – 29 LUGLIO 201140139 BOLOGNA, VIA CALANCO 11 - TEL 0516241209 -FAX +390510821641- WWW.STUDIOLEGALESTEFANELLI.ITPagina 3 di 11STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011Diritto degli Appalti
Avvalimento al 100% e inconfondibilita’ con
il subappaltodella presentazione dell’offerta di gara – direttamente
dal soggetto partecipante.Consiglio Stato, VI°, 13/6/2011, n. 3565Avv. Andrea StefanelliConsiglio Stato, V°, 20/6/2011, n. 3698
Sebbene in materia di certificazione SOA, il Consiglio
di Stato ha di recente assunto una posizione che, se
fosse da ritenersi relativa ad un principio generale (e
quindi estendibile a tutti i casi di avvalimento), con
buona probabilità “stravolgerebbe” completamento
detto istituto per come finora siamo stati abituati a
conoscerlo. Sostiene infatti il Consiglio di Stato che
vada escluso il concorrente che, non possedendo i
requisiti per ottenere la qualificazione SOA per una
determinata categoria (OG10), si è fatto prestare i
requisiti da altro soggetto anch’esso non dotato della
categoria per mancanza (a sua volta) di sufficienti
requisiti per ottenerla, ciò in quanto “la finalità
dell’avvalimento non è quella di arricchire la capacità tecnico
o economica del concorrente, ma quella di consentire a
soggetti che ne siano privi di concorrere alla gara ricorrendo
ai requisiti di altri soggetti se ed in quanto da questi
integralmente ed autonomamente posseduti”. Ciò significa
che il prestito del requisito non può essere parziale
(allo scopo di colmare quello che il concorrente, da
solo, non possiede) ma deve essere al 100%, ovvero
l’ausiliario deve possedere la totalità del requisito
richiesto e lo deve prestare totalmente, per evitare
uno “spezzettamento” dei requisiti nonché la
sommatoria di tanti “piccoli” requisiti per giungere
-solo aritmeticamente- al risultato del possesso del
100% del complessivo richiesto.
Altrettanto interessante è la decisione del Consiglio di
Stato che distingue la figura dell’avvalimento - che è
un istituto di soccorso al concorrente già in sede di
gara, attraverso cui è possibile integrare la carenza di
requisiti - da quella del subappalto, che invece
rappresenta una modalità di svolgimento dei lavori nel
senso che un soggetto, già pienamente qualificato ed in
possesso di tutti i requisiti necessari, può subappaltare
ad altro soggetto una parte dei lavori, restando fermo
che i requisiti devono essere posseduti - al momento
40139 BOLOGNA, VIA CALANCO 11 - TEL 0516241209 -La presentazione di offerte coordinate da
parte di diverse società integra il reato di
Cass. Penale, Sentenza 16333, 26 aprile 2011
Recentemente la Cassazione Penale (Sentenza 16333,
26 aprile 2011) è tornata ad occuparsi di turbativa
d'asta nell'ambito di pubbliche gare; l'art. 353 c.p.
sancisce che chiunque, con violenza o minaccia o con
doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti,
impedisce o turba la gara ovvero ne allontana gli
offerenti, è punito con la reclusione da sei mesi a
cinque anni e con multa fino ad euro 1.032. Nel caso
in esame è stato contestato a due Direttori degli
Ospedali riuniti di Foggia, ad un Consigliere
Regionale nonché al Presidente di una cooperativa di
vigilanza di aver turbato, in concorso tra loro e
mediante accordo preventivo, una gara relativa
all'affidamento triennale del servizio di vigilanza, allo
scopo di favorire la cooperativa stessa. Alla condanna
del 1° grado era seguita l'assoluzione della Corte di
Appello, che non aveva dato rilevanza al collegamento
tra le varie società, reputandolo sostanziale e rilevante
solo su un piano amministrativo. Di diverso avviso è
invece risultata la suprema Corte di Cassazione, che ha
accolto l'impugnazione promossa dal Procuratore
Generale argomentando che la conoscibilità del
collegamento (formale o sostanziale) non si traduce
automaticamente nella liceità penale degli accordi
preventivi intercorsi e che quindi la Corte d’Appello
ben avrebbe dovuto considerare la fattispecie come
rientrante nei cd. reati di pura condotta e pericolo,
ipotesi in cui l'evento giuridico si sostanzia nella vera
messa in pericolo del bene o valore tutelato dalla
norma penale. Ad essere contrario alle legge, quindi,
è l'esistenza dell'accordo preventivo perché, se idoneo
ad influire sull'esito della gara, varrebbe a violare i
beni giuridici tutelati dalla norma e cioè la libertà di
partecipazione nonché la libera effettiva concorrenza.
In definitiva, sostiene la Corte, ciò che rileva non è il
FAX +390510821641- WWW.STUDIOLEGALESTEFANELLI.ITPagina 4 di 11STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011mero dato del collegamento tra società - in quanto
esso rimane pur sempre solo un indice di irregolarità quanto piuttosto (e ben diversamente) la circostanza
che detto indice possa acquisire rilevanza penale
quando si provi che, in concreto, vi è stato un accordo
sugli specifici contenuti delle singole e formalmente
autonome offerte. Occorre da ultimo ricordare che
l'art. 353 c.p., avendo subìto recentemente la
modifica sanzionatoria che ha innalzato il livello della
pena detentiva, esplica rilevanti conseguenze sul piano
procedurale, rendendo possibile sia l'arresto
facoltativo in flagranza, sia le misure coercitive
personali, ivi compresa la custodia cautelare in
carcere.
Avv. Adriano ColombanIl giusto rapporto fra il principio del “tempus
regit actum” e quello dello “jus
superveniens”
Adunanza Plenaria Cons.Stato 24/5/2011, N.9
Un problema che da sempre si pone all’entrata in
vigore di una nuova normativa è quale sia la sua
corretta applicazione alle situazioni già in essere e, per
risolverlo, spesso il Legislatore dedica a tale
argomento un apposito articolo rubricato, appunto,
“disposizioni attuative e transitorie”, in cui dispone se
è prevista (o meno) efficacia retroattiva alle norme di
nuova introduzione. La questione tuttavia si complica
nei procedimenti amministrativi ed, in particolar
modo, nei concorsi e gare pubbliche, che possono
esser stati indetti in vigenza di una certa disciplina per
poi concludersi dopo l’entrata in vigore della nuova
normativa, che magari modifica le modalità di
valutazione delle offerte e/o titoli messi in gara; la
questione che si pone è dunque se l’iter valutativo non
ancora esperito (e per cui la legge “nuova” potrebbe
trovare valida applicazione) non debba tuttavia
svolgersi ancora in forza della vecchia in quanto la
partecipazione dei concorrenti è stata “pensata” in
forza della precedente legge e, quindi, avrebbe potuto
essere ben diversa nell’ipotesi in cui i concorrenti
fossero stati a conoscenza dei nuovi profili normativi.
Per risolvere questo annoso problema è giunta
finalmente la decisione dell’Adunanza Plenaria n.
9/2011 secondo cui, in materia di pubblici concorsi,
le disposizioni normative sopravvenute e relative
40139 BOLOGNA, VIA CALANCO 11 - TEL 0516241209 -all’ammissione dei candidati, alla valutazione dei loro
titoli nonché allo svolgimento dei procedimenti
concorsuali non possono trovare applicazione per le
procedure già in itinere alla data della loro entrata in
vigore, in quanto “il principio del tempus regit actum
attiene alle sequenze procedimentali composte di atti dotati di
propria autonomia funzionale e non anche ad attività (quale
è quella di espletamento di un concorso) interamente
disciplinate dalle norme vigenti al momento in cui essa ha
inizio”. Pertanto, mentre le leggi vigenti al momento
dell’indizione di una procedura devono essere
applicate (anche se non espressamente richiamate nel
bando), per le norme sopravvenienti “non è
configurabile alcun rinvio implicito nella lex specialis”, né
dette “modificano di regola i concorsi già banditi, anche se
retroattive, a meno che diversamente non sia espressamente
stabilito dalle norme stesse”. Tale precisazione risulta di
fondamentale importanza anche per l’interpretazione
circa la corretta applicazione del nuovo comma 1-bis
dell’art. 46 del D.Lgs. n. 163/2006, come introdotto
dal Decreto-Legge 13/5/2011, n. 70 convertito in
Legge 12/7/2011, n. 106, che specificamente indica
le cause d’esclusione dalle pubbliche gare e conclude
“i bandi e le lettere di invito non possono contenere ulteriori
prescrizioni a pena d’esclusione. Dette prescrizioni sono
comunque nulle”. Alla luce delle conclusioni assunte
dall’Adunanza Plenaria può quindi ritenersi che tale
disposizione “dirompente” per il concetto stesso di lex
specialis - in quanto d’ora innanzi le Stazioni appaltanti
non potranno piu’ introdurre ulteriori cause
d’esclusione non previste da detto art. 46, comma 1bis ed inserire la richiesta di eventuali altri requisiti
ma solo ai fini valutativi (e non piu’ partecipativi) non vale tuttavia per tutte le gare il cui bando risulti
già pubblicato prima della data del 13/5/2011
d’entrata in vigore del Decreto-sviluppo (poi
convertito in legge).
Avv. Andrea StefanelliL’obbligo di segretezza dei plichi di gara e le
modalita’ di loro conservazione devono
essere adottati in tutte le gare, anche se la lex
specialis non lo prevede espressamente
Consiglio Stato, VI°, 23/6/2011, n. 3803
FAX +390510821641- WWW.STUDIOLEGALESTEFANELLI.ITPagina 5 di 11STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011La Commissione di gara deve adottare tutte le misure
idonee e necessarie a garantire la segretezza degli atti
di gara nonché a conservare i plichi di partecipazione,
cercando in tal modo di prevenire tutti i rischi di una
loro eventuale manomissione, con l’espresso obbligo
di verbalizzare le cautele assunte nonché l’indicazione
del “nominativo di colui cui siano materialmente consegnati i
plichi” nonché de “l’ufficio cui sono consegnati e [.]
conservati”, e la necessità di verbalizzare dette modalità40139 BOLOGNA, VIA CALANCO 11 - TEL 0516241209 -di conservazione dei plichi sussiste anche in assenza di
un’espressa previsione nella lex specialis di gara, in
quanto trattasi di una disposizione cd.
“eterointegrativa” (cioè applicabile anche in assenza di
un suo preciso obbligo disposto dagli atti di gara),
poiché diretta derivazione “dei principi enunciati dall’art.
97 Cost. di buon andamento e di imparzialità cui deve
conformarsi l’azione amministrativa”.
Avv. Andrea StefanelliFAX +390510821641- WWW.STUDIOLEGALESTEFANELLI.ITPagina 6 di 11STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011Diritto delle Imprese
Il documento di valutazione dei rischi (d.lgs.
81/2008) deve essere rinnovato anche in caso di
successione societaria
Corte di Cassazione, 21/6/2011 n.24820
La vicenda processuale da cui la Corte di Cassazione ha
preso le mosse vedeva imputato il legale rappresentante
di una società per avere omesso di elaborare il
documento di valutazione dei rischi (DVR), compresa la
programmazione delle misure da adottare per
migliorare i livelli di sicurezza. L'imputato si difendeva
sostenendo che il DVR ed il piano per migliorare le
misure di sicurezza erano già state adottate dalla società
che era stata assorbita da quella da lui rappresentata; le
due società peraltro svolgevano la medesima attività
negli stessi stabilimenti. Secondo la tesi della difesa
pertanto la società subentrata avrebbe adempiuto ai
propri obblighi facendo proprio il DVR e la
programmazione della società assorbita.
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso ritenendo
che l'obbligo di redigere ed elaborare il DVR è posto dal
D.Lgs. 81/2008 a carico del datore di lavoro e deve
essere sempre attuale e pertinente alle concrete
modalità di svolgimento del lavoro all'interno
dell'azienda. Ancora una volta dunque la Corte di
Cassazione ha ribadito la necessità di garantire la
dinamicità del documento valutativo del rischio, che
deve sempre essere adeguato ai mutamenti delle
condizioni di lavoro o della situazione aziendale.consumatore si estende anche alle spese per il ripristino
della conformità del bene, tutte addossate al venditore.
È quanto ribadito con la recente sentenza Corte di
Giustizia UE, Prima Sezione, sentenza 16 giugno 2011,
cause riunite C-65/09 e C-87/09.
Il caso esaminato dalla Corte si estendeva a due diverse
fattispecie riguardanti, in entrambi i casi, l'acquisto e
l'installazione di prodotti difettosi. La normativa di
riferimento, del Parlamento UE 1999/44/CE,
prescrive che se il bene venduto in buona fede dal
venditore risulta difettoso, questi è tenuto a rimuoverlo
dal luogo in cui il consumatore lo ha installato e a
montarvi il bene sostitutivo.
La tutela del consumatore si estende - coma già visto anche alle spese per il ripristino della conformità del
bene, mediante riparazione o sostituzione, che sono
interamente addossate al venditore.
Solo qualora il ripristino risulterà impossibile, il
compratore potrà pretendere la riduzione del prezzo o
la risoluzione del contratto.
La Corte, pertanto, non considera iniqua la decisione di
addossare al venditore le spese di rimozione del bene
difettoso, per la seguente ragione: in una situazione in
cui nessuna delle parti ha agito colpevolmente, ed in cui
il compratore ha adempiuto correttamente ed
integralmente la propria obbligazione, si ritiene
legittimo porre a carico del venditore le spese per la
rimozione e conseguente installazione del prodotto
difettoso precedentemente venduto.
La sentenza stabilisce però anche che il rimborso può
essere limitato a un importo proporzionato al valore del
bene conforme e all’entità del difetto di conformità.avv. Eleonora Lenziavv. Silvia StefanelliGARANZIA NELLE VENDITE
Il venditore deve risarcire anche le spese del
(Corte di Giustizia UE, 16 giugno 2011, cause
riunite C-65/09 e C-87/09.
In caso di vendita di beni di consumo, il venditore è
tenuto a rispondere verso il consumatore di qualsiasi
difetto di conformità del prodotto e la tutela del
40139 BOLOGNA, VIA CALANCO 11 - TEL 0516241209 -DIRITTO DEL LAVORO
È legittimo un licenziamento per giusta causa
autorizzato?
(Cass. Civ., Sez. Lav., 22/03/2011, n.6498)
La Suprema Corte di Cassazione ha stabilito la
legittimità di un licenziamento comminato per giusta
FAX +390510821641- WWW.STUDIOLEGALESTEFANELLI.ITPagina 7 di 11STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011causa, comprovato dalle riprese delle telecamere a
circuito chiuso installate per motivi di sicurezza e
prevenzione degli infortuni sul lavoro. In primo grado il
Tribunale aveva respinto le richieste del datore di
lavoro, stabilendo che le telecamere poste nei luoghi di
lavoro non possono essere utilizzate per controllare
l'attività dei lavoratori. La Corte d'Appello invece ha
confermato, in riforma della sentenza di primo grado, la
possibilità di avvalersi delle riprese video nell'ipotesi in
cui il lavoratore sia edotto che la propria attività è
sottoposta a registrazione per fini diversi da quelli del
controllo datoriale. In tale ipotesi il lavoratore che
ponga in essere condotte illecite (quale è quella di furto
all'interno dell'azienda) ben può essere licenziato
legittimamente anche se la prova del fatto deriva dalla
ripresa delle telecamere. Tale ultimo orientamento è
stato confermato dalla Cassazione che ha respinto il
ricorso del lavoratore sul presupposto che “l'installazione
di impianti audiovisivi autorizzati consentono il
controllo diretto ad accertare comportamenti illeciti dei
lavoratori, quando tali comportamenti riguardino
l'esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal
rapporto di lavoro e non la tutela dei beni estranei al
rapporto stesso, dovendo escludersi che l'insopprimibile
esigenza di evitare condotte illecite da parte dei
dipendenti possa assumere portata tale da giustificare un
sostanziale annullamento di ogni forma di garanzia della
dignità e riservatezza del lavoratore”
Dott. Andrea MarinelliPRIVACY
La privacy nella gestione di rapporti di
Provvedimento generale Garante privacy del 15
giugno 2011, n.230 (G.U.4 luglio 2011, n.153)
Quando un’azienda delega all’esterno un’attività, come
banalmente accade con il consulente del lavoro o il
commercialista, spesso omette di regolarizzare i rapporti
sotto il profilo della privacy esponendosi così al rischio
di rispondere per illeciti o carenze di terzi.
Rientra in queste ipotesi anche la commissione di una
campagna pubblicitaria ad un’agenzia pubblicitaria o il
conferimento di un mandato ad un agente, rapporti
questi che hanno comportato sempre qualche dubbio
40139 BOLOGNA, VIA CALANCO 11 - TEL 0516241209 -interpretativo in termini di responsabilità sotto il profilo
del trattamento dati.
Ad esempio come sono suddivise le responsabilità in
tema di trattamento dei dati dei consumatori/ utenti
contattati dall’agente o dalle agenzie? Tale tema è oggi di
grande attualità considerando l’entrata in vigore del
registro delle opposizioni.
Molte infatti le segnalazioni arrivate al Garante della
ricezione di comunicazioni indesiderate per finalità
promozionale nonostante la registrazione nel Registro.
Vediamo di capire la problematica.
Un’azienda commissione ad un agente o a un’agenzia
pubblicitaria la realizzazione di una campagna
promozionale che richiede di contattare telefonicamente
degli utenti. La campagna quindi comporta un
trattamento dati.
Chi è “responsabile” di quel trattamento?
Chi risponde degli eventuali illeciti dell’agenzia
pubblicitaria? Come ci si può tutelare?
A questi interrogativi cerca di dare risposta il Garante
nel Provvedimento generale del 15 giugno 2011,
n.230: Titolarità del trattamento di dati personali in
capo ai soggetti che si avvalgono di agenti per attività
promozionali, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 4 luglio
2011, n.153.
Il provvedimento del Garante.
L’interessante provvedimento fornisce ai titolari del
trattamento degli importanti elementi per gestire e
organizzare la problematica privacy nei rapporti con le
agenzie, applicabili tuttavia in tutti i casi di trattamento
dati effettuato da soggetti terzi (ad es. commercialista,
agente, etc..).
In sintesi il Garante ha precisato che le agenzie o gli
agenti che in outsourcing effettuano trattamento di dati
personali non possono essere considerati quali titolari
autonomi di dati: solo formalmente, infatti, sono
autonomi, sostanzialmente i veri e soli titolari sono le
aziende/ committenti. Le aziende poi dovranno
nominare, anche attraverso apposita clausola del
contratto, le agenzie e gli agenti Responsabili del
trattamento (art. 29 codice privacy), vincolandoli anche
al rispetto di quanto previsto dalla nuova normativa sul
telemarketing e sul Registro delle opposizioni.
Questo vale per qualsiasi tipo di marketing e di attività
non solo promozionale delegate in outsourcing dal
FAX +390510821641- WWW.STUDIOLEGALESTEFANELLI.ITPagina 8 di 11STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011Nel caso del marketing, poi sono le aziende committenti
che decidono sulle finalità delle campagne pubblicitarie,
impartiscono istruzioni, anche attraverso modulistica ad
hoc e controllano l’attività degli agenti. In generale
quindi, l’esame dei trattamenti realizzati in outsourcing,
che è uno degli elementi da descrivere nel DPS, è
necessario anche per la realizzazione corretta delle
nomine agli esterni secondo le figure previste dal codice.
Nello steso DPS gli agenti o le agenzie dovranno essere
indicato come soggetti che trattano dati all’esterno.
Infine si precisa che il Garante, ha concesso 60 giorni di
tempo alle aziende dalla pubblicazione del presente
provvedimento per regolamentare i rapporti in
avv. Alessandra Delli PontiRESPONSABILITÀ
231/2001)IMPRESE(D.LGS.Il d.lgs. 231/2001 nelle holding
Corte di Cass. 20/06/2011 n. 24583
La responsabilità amministrative delle imprese si applica
alle holding solo quando l’amministratore di queste è
direttamente coinvolto nell’affare illecito o è complice
di chi ha commesso il reato. Smussa gli angoli la Corte di
Cassazione nel riconoscere sempre e comunque la
responsabilità amministrativa di una holding.
Una maxi inchiesta sulla sanità pugliese offre l’occasione
alla Cassazione di fissare alcuni paletti sull’applicabilità
della legge 231 in caso di holding. In particolare, ecco
cosa ha precisato la Cassazione.
La holding o altre società del gruppo possono
rispondere ai sensi della legge 231 ma è necessario che il
soggetto che agisce per conto delle stesse concorra con il
soggetto che commette il reato: non è sufficiente un
generico riferimento al gruppo per affermare la
responsabilità della società ai sensi della 231.
Il gruppo deve aver ottenuto dall’illecito
qualche forma di utilità: “il reato presupposto sia stato
commesso nell’interesse o vantaggio dell’ente, interesse o
vantaggio che debbono essere verificati in concreto, nel senso
che la società deve riceve una potenziale o effettiva utilità,
ancorché non necessariamente di carattere patrimoniale
derivante dalla commissione del reato presupposto”.
I vertici del gruppo devono aver commesso un
reato 231.
40139 BOLOGNA, VIA CALANCO 11 - TEL 0516241209 -Assoluzione quindi nel caso esaminato dalla Corte per la
holding coinvolta, poiché non vi era alcun elemento per
ritenere che gli autori del reato avessero agito anche per
l’interesse dell’Ente.
avv. Alessandra Delli PontiPUBBLICITÀ
Vi può essere pubblicità occulta anche senza
pagamento di somme di denaro
Corte di Giustizia 9 giugno 2011 C-52/2010
Interessante sentenza della Corte di Giustizia 9 giugno
2011 C-52/2010 circa la pubblicità occulta di un
trattamento odontoiatrico. Nella fattispecie esaminata
dalla Corte, accadeva che un'emittente televisiva greca
trasmetteva un servizio su un trattamento odontoiatrico
che, secondo il Consiglio nazionale per la
radiotelevisione greca, aveva le caratteristiche di
pubblicità occulta. L'emittente televisiva eccepiva
quanto contestatole sostenendo, che non essendo stato
provato il pagamento di alcun corrispettivo, non era
possibile dimostrare la sussistenza di una pubblicità
occulta. In questo senso secondo la televisione greca non
vi era violazione della Dir 89/552 si considera inoltre
“intenzionale”, la pubblicità realizzata dietro compenso o
altro pagamento. La questione veniva, così, sottoposta
all'attenzione della Corte di Giustizia che, allontanandosi
da quanto disposto dalla direttiva n. 89/552, riteneva il
pagamento non necessario per provare la clandestinità di
uno spot.È vero, infatti, proseguiva la Corte, che l'art. 1
della direttiva considera “intenzionale” la presentazione
di un servizio o di un prodotto, quando realizzata dietro
compenso, ma il pagamento non è l'unico modo per
dimostrare l' avvenuta pubblicità occulta: lo scopo
pubblicitario non può essere negato solo per la
mancanza del relativo pagamento.
Pertanto, a parere della Corte: “non può essere escluso che
la normativa di uno Stato membro preveda, oltre all'esistenza
di un compenso o altro pagamento, ulteriori criteri che
consentano di ritenere provato il carattere intenzionale di una
pubblicità clandestina”. Per completezza si ricorda che la
Dir. 89/552/CEE, recepita in Italia con il regolamento
del Garante per la comunicazione n. 538/01, che tutela
i consumatori contro le pubblicità occulte.
avv. Silvia Stefanelli
FAX +390510821641- WWW.STUDIOLEGALESTEFANELLI.ITPagina 9 di 11STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011Diritto della Sanità
AUTORIZZAZIONE SANITARIARESPONSABILITÀ ERARIALEIl trasferimento di un ambulatorio medico non
richiede una nuova autorizzazioneInteressante sentenza – anche alla luce della
mediazione - sul rapporto tra accordo transattivo
e responsabilità erariale(Consiglio Stato 19/3/2011 n. 1692
Nello scarso (per non dire nullo) panorama
giurisprudenziale delle sentenze relative all’autorizzazione
sanitaria degli studi professionali si segnala la recente
decisione del GIP di Bari del 27/4 2011 che ha mandato
assolto un odontoiatra che aveva trasferito il proprio studio
professionale (già autorizzato) dando solo una mera
comunicazione al Comune.
Più esattamente questi sono i fatti. Un odontoiatra titolare
di studio professionale debitamente autorizzato decideva di
trasferire il proprio studio in altro indirizzo nell’ambito
dello stesso comune. Anziché chiedere una nuova
autorizzazione, provvedeva solo all’invio di una mera
comunicazione al Comune stesso. A seguito di un controllo
i NAS inviavano gli atti al PM competente, configurando la
violazione dell’art. 193 del T.U.LL.SS.: ciò in quanto la
mera comunicazione del trasferimento non avrebbe
configurato (secondo i NAS) una procedura autorizzativa
valida. In altre parole l’odontoiatra pur provvisto di
autorizzazione relativamente al primo studio, non sarebbe
risultato autorizzato nel secondo studio. Di diverso avviso il
GIP di Bari che con la sentenza indicata fa chiarezza su tale
materia. Secondo il giudice infatti il mero trasferimento da
un luogo, peraltro nell'ambito dello stesso territorio
comunale, di un ambulatorio medico non richiede un
nuovo rilascio della prescritta autorizzazione. Ed ancora si
legge in sentenza che: “ .Quella prevista dall'art. art. 193 t.u.
27 luglio 1934 n. 1265 presuppone la verifica della idoneità
igienico-sanitaria che coinvolge non solo gli ambienti in senso
stretto ma, più in generale, anche l'affidabilità della struttura nel
suo complesso, tenendo conto anche delle attrezzature, delle
apparecchiature e della loro organizzazione-conduzione da parte
del soggetto richiedente, nonché di ogni altra circostanza che possa
comunque influire sulla qualità del servizio”. Pertanto secondo
il giudice, poiché l'ambulatorio controllato dai NAS non
aveva una struttura e un apparato organizzativo diverso
rispetto a quello precedentemente esercitato dall'imputato,
non deve considerarsi necessaria una nuova autorizzazione.
40139 BOLOGNA, VIA CALANCO 11 - TEL 0516241209 -(Corte dei Conti 1/2/2011)
È ormai prassi costante che alla cura del paziente ed al
conseguente trattamento sanitario concorra un equipe di
professionisti; si definisce pertanto attività medicochirurgica in equipe quella contraddistinta dalla
partecipazione e collaborazione di più professionisti medici
e sanitari che operano, interagendo tra loro, allo scopo di
raggiungere un fine comune: la cura del paziente. Ostacoli
al raggiungimento del predetto fine potrebbero
determinare una responsabilità corale d'equipe, in merito
alla quale si è di recente pronunciata la Corte dei Conti
Lombardia con la recente sentenza del 1/2/2011. Il caso è
quello di un paco di garze dimenticate nell’addome di una
paziente nel corso di un parto cesareo. A seguito di tale
fatto l’ospedale raggiungeva un accordo transattivo con il
paziente e quindi pagava un risarcimento danni. A quel
punto la procura regionale della Corte dei Conti conveniva
in giudizio un medico ginecologo per sentirli condannare al
pagamento, in favore dell'azienda ospedaliera, della somma
pagata da quest'ultima a titolo transattivo. Data piena
dimostrazione del nesso causale, ossia della circostanza che
la garza fosse stata dimenticata dall'equipe medica proprio
nel corso del predetto intervento, si riconosceva accanto
alla responsabilità contabile del medico ginecologo ed
altresì quella corale dell'intera equipe. Ed infatti, per
l'attività di rimozione delle garze, si ravvisava una specifica
responsabilità degli infermieri e strumentisti adibiti a tale
compito nonché, ovviamente, del chirurgo, in quanto
responsabile della buona riuscita dell'intervento nel suo
complesso. In ragione di tale responsabilità diffusa, la quota
di danno riconducibile al comportamento gravemente
colposo del medico ginecologo veniva determinata in una
quota pari al 60% della somma pagata a titolo transattivo,
rispondendo quest'ultimo solo delle conseguenze della
scarsa attenzione posta in essere nella qualità sia di membro
dell'equipe, sia di supervisore del lavoro della stessa in
qualità di chirurgo.
FAX +390510821641- WWW.STUDIOLEGALESTEFANELLI.ITPagina 10 di 11STUDIO LEGALE STEFANELLILETTERA INFORMATIVA LUGLIO 2011CALENDARIO:ComunicazioniLUGLIO
luglio 2011: Ruolo e
Responsabilità del Delegato alla
sicurezza (avv. Alessandra Delli Lo Studio Legale Stefanelli resterà chiuso dal 13 al 21 agosto compresi.
Ponti)
SETTEMBRE23 settembre ‘11: La perenne
riforma del codice dei contratti
pubblici: le novità introdotte dal
decreto legge 70/2011 (avv.
Andrea Stefanelli)
1 ottobre ‘11: Conciliazione e
mediazione: ambiti di applicazione
e prospettive (avv. Silvia Stefanelli)
4 ottobre ‘11 : Studi clinici sui
prodotti cosmetici (avv. Silvia
Stefanelli)
27 ottobre ‘11: Le gare e i contratti
in ambito sanitario: dalle modalità
di acquisto alla particolare
formulazione dei contratti (avv.
17 novembre ‘11: Le gare e i
contratti in ambito sanitario: dalle
modalità di acquisto alla
particolare formulazione dei
contratti (avv. Andrea Stefanelli)
27 novembre 2011: Le gare e i
contratti (avv. Andrea Stefanelli)Si ricorda che il nuovo numero di fax dello Studio è:+390510821641
Chiunque fosse interessato a ricevere copia dei documenti relativi alle notizie segnalate
può richiederle direttamente all’indirizzo s.stefanelli@studiolegastefanelli.itAll pages:1234567891011InfoStackLikeShareDownloadMoreNEWSLETTERS07_28_2011_16_43_51 Published on Dec 3, 2011 avv. Adriano Colomban avv. Alessandra Delli Ponti avv. Edoardo Di Gioia avv. Valeria Fabbri avv. Eleonora Lenzi dott. Annamaria Cicerone dot...See MorestudiostefanelliFollowRead moreRead moreSimilar toPopular nowJust for youGo explore