Source: https://www.laleggepertutti.it/173603_fuoristrada-si-applica-il-codice-della-strada
Timestamp: 2019-02-18 11:34:28+00:00
Document Index: 94319926

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 38', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 38', 'art. 11', 'art. 38', 'art. 11']

Quali regole si applicano al suv o al fuoristrada che circola su un terreno sterrato fuori dalla strada pubblica?
Hai finalmente acquistato il tuo primo fuoristrada e ora muori dalla voglia di provarlo su un bel terreno accidentato di campagna: tra buche, pendii e fiumi, la tua nuova vettura può dare il meglio e portarti là dove, altrimenti, non saresti mai potuto arrivare. Così vai fuori città e ti metti subito alla guida oltre le recinzioni dei campi. Ma, come te, c’è un altro patito di suv che sbuca all’improvviso. In un secondo le due auto si scontrano e fanno un incidente. Incidente che non può definirsi «stradale» visto che nessuno di voi due è su una pubblica via ma in piena campagna. Chi doveva dare la precedenza in questo caso? Quali sono i limiti di velocità da rispettare? A chi spetta osservare lo stop? Insomma, il rischio è di non sapere quali regole applicare. Ed è solo allora che ti chiedi se al fuoristrada si applica il codice della strada (sempre che, ovviamente, si trovi fuori-dalla-strada). La risposta a questa interessante domanda è stata fornita di recente dal Tar Piemonte [1].
Secondo i giudici amministrativi, ai fuoristrada che si trovino in zone sterrate, e quindi “fuori dalla strada”, non si applicano le regole del codice della strada. Spetta invece alla Regione disciplinare la circolazione fuoristrada dei veicoli a motore poiché entrano in gioco le diverse disposizioni locali sull’uso corretto del territorio.
La disciplina della circolazione con i mezzi fuoristrada è poco chiara e non sempre univoca. Come dire: Regione che vai, regole che trovi. Di solito i sentieri e le strade sterrate vengono assimilati alle strade ordinarie con conseguente applicazione del codice stradale. In tali casi l’ente proprietario della strada, in genere il Comune o la Regione, adotta una disciplina specifica con tanto di segnaletica. Ma questo non avviene sempre, anzi è un caso eccezionale. La regola è piuttosto opposta: molte Regioni hanno infatti scelto di regolare la circolazione fuoristrada con disposizioni particolari, per finalità di tutela dell’ambiente. Ed è proprio questa l’interpretazione fornita dal Collegio con l’interessante sentenza in commento. In pratica, se non c’è una disposizione specifica, alla guida fuoristrada non si applica il codice stradale ma la legge regionale sulla tutela del territorio. La Regione ha infatti ampia facoltà di intervento in materia di protezione degli habitat naturali e «la circolazione su strade sterrate con mezzi motorizzati può essere di fastidio per la fauna selvatica e può provocare inquinamento». Ad esempio in Piemonte è previsto che i Comuni possano introdurre deroghe al generale divieto individuando dei tracciati permanenti dedicati al fuoristrada.
[1] Tar Piemonte, sent. n. 965/17
6.2. Il Collegio non ritiene la censura fondata per la ragione che i due corpi normativi richiamati dalla ricorrente, e cioè il Codice della Strada sul versante della legislazione statale, e le leggi della Regione Piemonte n. 32/82 e n. 45/89 sul versante della legislazione regionale, disciplinano materie completamente differenti, trattandosi nel primo caso della disciplina della circolazione e della sicurezza stradale e nel secondo caso di leggi che disciplinano l’uso del territorio, ed hanno pertanto finalità diverse ed un oggetto diverso, di guisa che nessun raffronto diretto è possibile operare tra le disposizioni statali e quelle regionali rilevanti nel caso di specie: del resto, nel senso che l’abrogazione tacita ai sensi dell’art. 10 L. n. 62/53 opera tra norme che abbiano il medesimo oggetto si veda anche la pronuncia di Cassazione civile, sez. III, 20/12/2012, n. 23634, secondo la quale “..il principio secondo il quale la legge statale emanata successivamente a quella regionale, che abbia regolato il medesimo oggetto, non ha effetto abrogativo della preesistente legislazione regionale, trova il proprio limite nel caso in cui la norma statale sopravvenuta ponga principi diversi da quelli cui la precedente disciplina era ispirata, in forza della regola dettata dall’art. 10, l. n. 62 del 1953 che, pur specificamente riguardando le regioni a statuto ordinario, deve ritenersi applicabile anche alla legislazione concorrente delle regioni a statuto speciale.”.
8. Con il terzo motivo la Federazione ricorrente assume la illegittimità della circolare regionale della cui impugnazione si tratta per contrasto con l’art. 11 della L.R. 32/82, come modificato dalla L.R. n. 30/2009, nella misura in cui prevede il potere dei comuni di individuare, anche in deroga al divieto di compiere percorsi fuoristrada con mezzi motorizzati, percorsi per fini turistici e sportivi non competitivi, ma ciò solo su tracciati “permanenti”. Più in dettaglio parte ricorrente rileva che secondo la circolare regionale “i percorsi fuoristrada per mezzi motorizzati eventualmente individuati devono avere carattere permanente nel tempo, non soddisfacendo esigenze del tutto transitorie e contingenti ed essendo vietato l’uso indistinto del territorio comunale per attività e manifestazioni fuoristrada su tracciati estemporanei e provvisori”, mentre la norma regionale stabilisce che “Le unioni dei comuni o i comuni, in assenza di queste disciplinano l’utilizzo di tali percorsi con proprio regolamento in coerenza con le finalità di tutela della presente legge e previa valutazione della stabilità idrogeologica, delle condizioni del tracciato e della compatibilità con le attività turistiche e le componenti naturalistiche e ambientali del territorio interessato. Tali percorsi hanno una durata non superiore a cinque anni ed il loro eventuale rinnovo può avvenire solo previa valutazione della sussistenza delle condizioni di idoneità verificate in sede di prima individuazione”. Secondo la ricorrente, dunque, la circolare regionale indebitamente limiterebbe l’utilizzo con mezzi motorizzati, a fini sportivi non competitivi, di percorsi fuoristrada, escludendo che a tali fini possano essere utilizzati percorsi individuati in via estemporanea ed occasionale, introducendo così un limite che non sarebbe affatto contemplato dalla norma regionale.
8.1. Anche questa censura è completamente destituita di fondamento. L’intenzione del legislatore regionale di consentire l’utilizzo di mezzi motorizzati sui percorsi fuoristrada escludendo tuttavia la possibilità di utilizzare percorsi individuati in via occasionale, magari ad hoc per un certo tipo di manifestazione, emerge in modo chiaro dalla norma, che si preoccupa anzitutto di circoscrivere la possibilità in questione ai soli “tracciati già esistenti”, che devono essere dotati a tale scopo di “opportuna segnalazione”: ciò implica evidentemente il fatto che il tracciato sul quale i comuni possono consentire l’utilizzo di mezzi motorizzati a scopi turistici o sportivi non competitivi deve essere preesistente alla eventuale manifestazione turistica o sportiva non competitiva e deve essere dotato di una apparenza tale che solo un uso prolungato nel tempo può conferire. Del resto la norma conferisce ai comuni il potere di effettuare, relativamente ai tracciati che abbiano le anzidette caratteristiche, una attività ricognitiva – finalizzata appunto alla individuazione dei percorsi fuoristrada sui quali le amministrazioni comunali ritengono di poter consentire il passaggio di mezzi motorizzati – che richiede però, come dianzi precisato, la preesistenza del percorso, che quindi non può essere individuato in via estemporanea: e ciò, a parere del Collegio, sia per una questione di sicurezza – dal momento che solo il tracciato ben visibile può essere adeguatamente segnalato -, sia per una questione di tutela dell’ambiente, giacché così procedendo si evita di andare a ferire l’ambiente anche laddove esso non risulti già compromesso a seguito di un precedente utilizzo.
9.3. Peraltro l’art. 38 lett. d) sanziona con una pena più grave l’organizzazione, sui percorsi individuati ai sensi dell’art. 11 comma 3, di manifestazioni “in caso di mancato rispetto delle prescrizioni impartite ai fini dello svolgimento delle manifestazioni e gare motoristiche fuoristrada …” nonché l’organizzazione di manifestazioni sportive competitive “in difetto delle procedure previste dalla l.r. 40/1998 o per le manifestazioni e le gare motoristiche fuoristrada prive dell’autorizzazione in deroga ai sensi del comma 5 bis dell’art. 11 o realizzate in difformità dalla stessa…”: infatti l’art. 11 comma 5 bis della L.R. 32/1982 – introdotto dalla L.R. n. 30/2009 – prevede che in deroga al divieto di cui all’art. 11 comma 1 e 2 i comuni possono, al massimo per due volte all’anno, autorizzare sui percorsi individuati ai sensi del comma 3, lo svolgimento di manifestazioni sportive competitive di durata non superiore a 3 giorni ciascuna. In alternativa i percorsi di cui all’art. 11 comma 3 possono essere utilizzati per manifestazioni competitive previo esperimento della procedura di impatto ambientale prevista dalla L.R. 40/98, la quale avrà ad oggetto non la singola gara ma il tracciato, che in caso di esito positivo potrà essere utilizzato più volte.
– l’uso di percorsi fuoristrada non individuati ai sensi dell’art. 11 comma 3, con mezzi motorizzati, è sanzionata in via generale dall’art. 38 comma 1 lett. c), a prescindere dall’utilizzo a fini competitivi o meno;
– l’uso dei percorsi individuati ai sensi dell’art. 11 comma 3, con mezzi motorizzati ed a fini sportivi competitivi è sanzionato ai sensi dell’art. 38 comma 1 lett. d), quando non siano state preliminarmente acquisite le autorizzazioni ai sensi della L.R. 40/98 o ai sensi dell’art. 11 comma 5 bis, o quando la manifestazione sportiva competitiva non rispetti le eventuali prescrizioni apposte alle autorizzazioni citate.