Source: https://indiritto.it/2010/04/28/banche-la-commissione-di-massimo-scoperto-nella-sentenza-della-corte-di-cassazione-penale-n-12028-del-2010/
Timestamp: 2020-07-06 22:56:21+00:00
Document Index: 44479954

Matched Legal Cases: ['art. 644', 'art. 2', 'art. 1815', 'art. 644', 'sentenza ', 'art. 644', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 644']

Banche: la commissione di massimo scoperto nella Sentenza della Corte di Cassazione Penale n. 12028 del 2010 – indiritto
Avv. Gerlando Gibilaro	Diritto Bancario, Diritto Penale	 28 aprile 2010 23 Minutes
Per quanto a noi interessa, preliminarmente la Corte chiarisce che: “Con la legge 7 marzo 1996 n. 108, il legislatore ha novellato il reato di usura di cui all’art. 644 c.p., delineando una disciplina in chiave tendenzialmente oggettiva che fa perno su un rapporto di sproporzione fra le prestazioni, predeterminato attraverso una procedura amministrativa. In linea generale il reato di usura comune si configura per l’oggettivo superamento del tasso-soglia degli interessi, indipendentemente dalla condizione della persona offesa, salvo che non si verifichi comunque un abuso delle condizioni di difficoltà economica o finanziaria della vittima“.
Dopo una breve analisi circa:
la procedura amministrativa volta a rilevare in modo oggettivo il livello medio dei tassi d’interesse praticato dalle banche e dagli altri intermediari finanziari autorizzati, (ancorando il disvalore sociale collegato al concetto di usura al superamento di tale livello-soglia, aumentato della metà);
il percorso che l’autorità amministrativa deve compiere per “fotografare” l’andamento dei tassi finanziari;
gli obblighi della Banca d’Italia nella sua qualità di Organo di Vigilanza;
e le istruzioni di vigilanza diramate dalla Banca d’Italia per la rilevazione dei tassi effettivi globali medi praticati dal sistema bancario e finanziario;
la Corte entra nel vivo dell’analisi della natura della commissione di massimo scoperto, facendo esplicito riferimento alla definizione data proprio dalle Istruzioni di vigilanza:
Tale commissione è strutturalmente connessa alle sole operazioni di finanziamento per le quali l’utilizzo del credito avviene in modo variabile, sul presupposto tecnico che esista uno “scoperto di conto”. Pertanto, analoghe commissioni applicate ad altre categorie di finanziamento andranno incluse nel calcolo del TEG“.
Traendo le dovute conseguenze, la Corte osserva che “Risulta evidente, pertanto, che tale voce non costituisce un interesse in senso tecnico, bensì una commissione, vale a dire un onere posto in relazione allo “scoperto di conto corrente”, che trova giustificazione quale parziale ristoro per la minore redditività che la banca subisce dovendo tenere a disposizione risorse liquide, oltre l’affidamento concesso“.
Posta, in tale maniera, la natura e la conseguente definizione della commissione di massimo scoperto, la Corte di Cassazione non può che concludere che “Ciò comporta che, nella determinazione del tasso effettivo globale praticato da un intermediario finanziario nei confronti del soggetto fruitore del credito deve tenersi conto anche della commissione di massimo scoperto, ove praticata”.
Già in passato la Giurisprudenza aveva rilevato come la commissione di massimo scoperto fosse priva di una reale giustificazione con riferimento ai rapporti intrattenuti tra banca e cliente/correntista. Tuttavia la Banca d’Italia aveva a mezzo di circolari dichiarato di non doversi conteggiare per il calcolo del Tasso Effettivo Globale Medio assunto come paramentro del Tasso Soglia oltre il quale il tasso applicato si considera come usurari.
Ora è bene rammentare, come fatto dalla Consulta, che l’art. 2 bis del D.L. 29/11/2008 n. 185, convertito con la legge 28 gennaio 2009 n. 2, al comma 1 disciplina le clausole contrattuali aventi ad oggetto la commissione di massimo scoperto, ridimensionandone l’operatività. Al comma secondo precisa che: “gli interessi, le commissioni, le provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione, a favore della banca, dipendente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente (…) sono comunque rilevanti ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 del codice civile, dell’art. 644 del codice penale e degli articoli 2 e 3 della legge 7 marzo 1996, n. 108.”
Le banche, secondo una certa interpretazione della legge, secondo alcuni – secondo altri raggirando il dettato normativo – hanno applicato dei tassi estremamente vicini al tasso soglia non conteggiando, tuttavia, la commissione di massimo scoperto.
Nonostante il divieto sancito dal D.L 185/2008 (L. 2/2009) in ordine all’applicazione di tale commissione, pare che diverse banche continuino surrettiziamente ad applicarla, seppur con diverse denominazioni (commissione per scoperto di conto, commissione per mancanza di fondi, commissione per il servizio di affidamento). In tal senso, sembrerebbe che, comunque, tale commissione non dovrebbe essere illegittima a condizione tuttavia che, come detto, sia correttamente computata nel conteggio del tasso effettivo globale.
Segnaliamo, inoltre, sul tema in questione un interessante commento dell’Avv. Giuseppe Rossodivita (avvocato e segretario del Comitato Radicale per la Giustizia “Piero Calamandrei”) apparso su Radio Radicale (e rilasciato con licenza Creative Commons attribuzione 2.5.).
http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/302341?30105
Di seguito il testo della Sentenza n. 12028/2010
In particolare la sentenza n. 8551/2009 di questa Sezione ha preso in considerazione il problema della pretesa violazione dell’art. 644, IV comma c.p. insito nel metodo di calcolo utilizzato dalla Banca d’Italia per la rilevazione del tasso effettivo globale, che non terrebbe conto della voce “commissione di massimo scoperto, ma si è limitata a rilevare che “il metodo di calcolo dei tassi effettivi globali medi previsto dalla Banca d’Italia è stato integralmente accolto nei decreti ministeriali emessi ai sensi dell’art. 2 L. 108/96 nei quali è espressamente previsto che le banche debbano attenervisi al fine di verificare il rispetto del limite di cui all’art. 2 comma 4 della legge 7 marzo 1996 n. 108”, senza ulteriormente indagare sulla conformità dell’esito della procedura amministrativa, così ritualmente espletata, alle disposizioni di cui al IV comma dell’art. 644 c.p. con riferimento agli elementi di cui obbligatoriamente si deve tenere conto per la determinazione del tasso di interesse usurario.
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