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Timestamp: 2020-04-04 14:55:43+00:00
Document Index: 134068761

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 378', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 21', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 360', 'art. 64', 'art. 1306', 'art. 1294', 'art. 38', 'art. 9', 'art. 5']

Sentenza Cassazione Civile n. 15027 del 16/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15027 del 16/06/2017
Cassazione civile, sez. trib., 16/06/2017, (ud. 24/02/2017, dep.16/06/2017), n. 15027
sul ricorso 2581-2016 proposto da:
V.V., elettivamente domiciliata in ROMA VIA SAN TOMMASO
D’AQUINO 116, presso lo studio dell’avvocato ANTONINO DIERNA,
rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE VACCARO giusta delega
avverso la sentenza n. 4650/2015 della COMM.TRIB.REG.SEZ.DIST. di
SIRACUSA, depositata il 10/11/2015;
1. L’Agenzia delle entrate ricorre su due motivi contro V.V., che resiste con controricorso e memoria ex art. 378 c.p.c., avverso la sentenza della CTR della Sicilia, sezione dist. di Siracusa, n. 4650/16/15, con la quale, confermando la sentenza di primo grado, è stato accolto il ricorso proposto dalla contribuente avverso il provvedimento di silenzio rifiuto opposto dall’Amministrazione sull’istanza di rimborso del 90% dell’IRPEF, corrisposta per gli anni 1990, 1991, 1992 mediante le ritenute effettuate e versate all’Amministrazione finanziaria dal datore di lavoro/sostituto di imposta, istanza presentata dal lavoratore dipendente/sostituito in adesione alla disposizione sul condono previste dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, in data 19.12.2007.
2. La CTR, dopo aver affermato che il beneficio riconosciuto dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, spettava non solo a coloro che non avevano adempiuto al materiale versamento del tributo, ma anche ai contribuenti che la avevano assolta, in quest’ultimo caso nella forma del rimborso, ha disatteso l’eccezione di tardività dell’istanza di rimborso per decorrenza del termine biennale D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 21, sulla considerazione che il termine a quo doveva farsi decorrere dal 1.03.2008, in ragione della successione di norme nel tempo ed in particolare di quanto disposto dalla L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, ed ha respinto l’appello dell’Agenzia così confermando l’accoglimento del ricorso introduttivo originario.
1.1. L’eccezione di inammissibilità del ricorso per mancato deposito della copia notificata della sentenza è inammissibile perchè formulata in maniera generica e priva di autosufficienza, attesa la produzione documentale di parte.
1.2. Si deve passare all’esame del ricorso.
Con il primo motivo si denuncia la violazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) con riferimento alla statuizione della Commissione che ha riconosciuto il diritto della contribuente al rimborso del 90% delle imposte versate. Secondo la ricorrente l’agevolazione in esame era riservata solo ai sostituti di imposta, in base alle dichiarazioni a modello 770, e non ai lavoratori dipendenti sostituiti: a sostegno richiama l’Ordinanza n.2057/1990 del Ministero per il coordinamento della Protezione Civile (di seguito OPCM) e la Risoluzione n. 23/E del 23.02.2005 dell’Agenzia delle entrate.
1.3. Con il secondo motivo si denuncia la violazione della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665, art. 1, u.c. (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) rimarcando che tale norma trova applicazione solo per i soggetti che hanno eseguito i versamenti delle imposte e, quindi, solo per i sostituti.
2.1. I motivi possono essere trattati congiuntamente per connessione e vanno respinti perchè infondati.
3.3. In particolare, sul piano della solidarietà passiva, vigono i principi secondo i quali “In tema di accertamento delle imposte sui redditi, il fatto che il sostituto di imposta sia definito D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 64, comma 1, come colui che, in forza di legge, è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, non toglie che anche il sostituito debba ritenersi fin dall’origine obbligato solidale al pagamento dell’imposta, e non solo in relazione alla fase di riscossione, sicchè anch’egli è soggetto al potere di accertamento ed a tutti i conseguenti oneri, fermo restando il diritto di regresso verso il sostituto che, dopo aver eseguito la ritenuta, non l’abbia versata all’erario” (Cass. nn. 12076/2016, 19034/2014, 8504/2009), con ciò riconoscendosi la applicabilità dei principi disciplinanti le obbligazioni solidali, ivi compreso quello di cui all’art. 1306 c.c. riguardante l’estensione del giudicato, non essendo di ostacolo a tale conclusione nè la diversità della fonte normativa delle obbligazioni relative a sostituto e sostituito, nè il carattere meramente strumentale di quella del sostituto rispetto all’altra, operando nella specie la presunzione stabilita dall’art. 1294 c.c., secondo la quale i condebitori sono ritenuti obbligati in solido se dalla legge o dal titolo non risulta diversamente, e ciò in ragione della unicità della prestazione, almeno fino alla concorrenza della ritenuta dovuta dal sostituto.
3.4. Quanto alla solidarietà attiva, che è posta alla base della domanda di rimborso sulla quale si controverte nel presente giudizio, è stato affermato con condiviso principio che “In tema di rimborso delle imposte sui redditi, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, sono legittimati a richiedere all’Amministrazione finanziaria il rimborso della somma non dovuta e ad impugnare l’eventuale rifiuto dinanzi al giudice tributario sia il soggetto che ha effettuato il versamento (cd. “sostituto d’imposta”), sia il percipiente delle somme assoggettate a ritenuta (cd. “sostituito”).” (Cass. 16105/2015; cfr. Cass. nn.14911/2007, 5653/2014).
4.1. Nel caso in esame la domanda di rimborso è stata fondata sulla disposizione introdotta dalla L. 27 dicembre 2002, n. 289, “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”, che all’art. 9 (rubricato: “Definizione automatica per gli anni pregressi”), comma 17 (nella versione risultante dalle modifiche introdotte dal D.L. 24 dicembre 2002, n. 282, art. 5 bis, comma 1, lett. c), n. 10, conv. nella L. 21 febbraio 2003, n. 27) ha previsto una specifica procedura di condono a favore delle popolazioni colpite dal sisma del 1990.
4.4. Dette conclusioni giurisprudenziali, ampiamente consolidate (conf. Cass. nn. 10242/2013, 22507 – 13047 – 12084 e 9687/ 2012; v. in gen. Cass. nn. 19037/2014, 3832/2012), hanno trovato ulteriore conferma nel più recente intervento del legislatore, con la L. n. 190 del 2014, art .1, comma 665 altro perno sul quale è incentrata la doglianza in esame.
5.2. In tal modo è stata recepita in sede legislativa la possibilità per i contribuenti di accedere alla sanatoria mediante istanza di rimborso, come elaborata dalla giurisprudenza, con esclusione dei soli soggetti che svolgono attività di impresa – circostanza che non ricorre nel caso in esame -.
9.2. Il ricorso va, pertanto, rigettato su tutti i motivi.