Source: http://www.litis.it/2011/09/26/cassazione-civile-sezione-lavoro-sentenza-n-18955-del-16092011/
Timestamp: 2020-05-27 22:48:13+00:00
Document Index: 62414617

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 360', 'e contrario', 'art. 360', 'art. 7', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 115', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360']

Cassazione Civile, Sezione Lavoro, Sentenza n. 18955 del 16/09/2011 – Litis.it
1. La sentenza attualmente impugnata – riformando parzialmente la sentenza del Tribunale di Messina n 262/2005 – dichiara illegittimo il licenziamento intimato dalla società [OMISSIS] S.N.C. a [OMISSIS] , ordina la reintegra del lavoratore nel posto di lavoro, condanna la suddetta società al risarcimento del danno subito dal [OMISSIS] per il licenziamento in misura pari a una indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, oltre al versamento dei contributi assistenziali e previdenzial[OMISSIS]
c) comunque, il comportamento ascritto al [OMISSIS] non rientra tra le situazioni per la cui gravità è stata prevista la sanzione del licenziamento, in sede di contrattazione;
g) non può, quindi, essere condivisa la valutazione del datore di lavoro, secondo cui il comportamento del [OMISSIS] avrebbe violato i doveri fondamentali a suo carico, in qualità di lavoratore.
2 – Il ricorso della [OMISSIS] s.n.c., illustrato da memorie, domanda la cassazione della sentenza per tre motivi; resiste con controricorso [OMISSIS]
1.1 – Con il primo motivo di ricorso, illustrato da quesiti di diritto, si denuncia: a) in relazione all’art. 360, n. 3, [OMISSIS]c., violazione e falsa applicazione dell’art. 7, comma 1, della legge 20 maggio 1970, n. 300; b) in relazione all’art. 360, n. 5, [OMISSIS]c., omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d’ufficio.
Si rileva che la Corte d’appello ha affermato l’illegittimità del licenziamento intimato al [OMISSIS] in considerazione del mancato adempimento, da parte del datore di lavoro, dell’onere della preventiva affissione del codice disciplinare, senza considerare che, in base alla giurisprudenza di legittimità, tale incombente non è necessario laddove il comportamento del lavoratore sia palesemente contrario alla legge, al contratto e ai valori comunemente accettati, come è accaduto nella specie, avendo il lavoratore tenuto un comportamento di manifesta insubordinazione sfociato nell’abbandono del posto di lavoro.
2. Con il secondo motivo di ricorso, illustrato da quesiti di diritto, si denuncia: a) in relazione all’art. 360, n. 3, [OMISSIS]c., violazione e falsa applicazione dell’art. 7, comma 1, della legge 20 maggio 1970, n. 300, nonché degli artt. 2104, 2106 e 2119 cod. civ.; b) in relazione all’art. 360, n. 5, [OMISSIS]c., omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d’ufficio.
Si contesta che la Corte d’appello abbia escluso che il comportamento contestato possa rientrare tra le situazioni per la cui gravità è stata prevista la sanzione del licenziamento, nella contrattazione collettiva. 3 – Con il terzo motivo di ricorso, illustrato da quesiti di diritto, si denuncia: a) in relazione all’art. 360, n. 3, [OMISSIS]c., violazione e falsa applicazione dell’art. 115 cod. proc. civ.; b) in relazione all’art. 360, n. 5, [OMISSIS]c., omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile d’ufficio.
Il primo e il secondo motivo del ricorso – da trattare congiuntamente, data la loro intima connessione – non sono fondat[OMISSIS]
Le relative censure sono incentrate sull’asserita erroneità della fondamentale affermazione contenuta nella sentenza impugnata di illegittimità del licenziamento intimato al [OMISSIS] in considerazione del mancato adempimento, da parte del datore di lavoro, dell’onere della preventiva affissione del codice disciplinare.
Dall’applicazione dei suddetti principi all’attuale fattispecie si desume che la Corte d’appello di Messina, ricostruendo il complessivo comportamento del [OMISSIS] sulla base di una adeguata valutazione delle risultanze probatorie, ha ritenuto di escludere che esso possa essere considerato come “grave insubordinazione” o comportamento arrecante un pregiudizio tale da consistere in una violazione dei doveri fondamentali e quindi da potere costituire, di per sé, giusta causa di recesso.
In particolare il Giudice del merito ha evidenziato che, dalla suddetta ricostruzione dei fatti, appare con evidenza che il [OMISSIS] , sia perché si è allontanato dal posto di lavoro poco prima della fine dell’orario giornaliero sia per l’atteggiamento collaborativo dimostrato nel giorno immediatamente successivo all’episodio stigmatizzato dal datore di lavoro, manifestando invano la propria disponibilità a, riprendere il lavoro, in realtà non ha tenuto una condotta corrispondente ad una volontà di interrompere bruscamente il rapporto.
5.- La suddetta conclusione appare corretta e ben motivata, sicché i primi due motivi del ricorso sono da respingere.
6 – Quanto detto a proposito dei motivi precedentemente esaminati porta, di per sé, all’infondatezza anche del terzo motivo.
a) è inammissibile il motivo di ricorso per cassazione con il quale la sentenza impugnata venga censurata per vizio di motivazione, ai sensi dell’art. 360, n. 5, [OMISSIS]c., qualora esso intenda far valere la rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice al diverso convincimento soggettivo della parte e, in particolare, prospetti un preteso migliore e più appagante coordinamento dei dati acquisiti, atteso che tali aspetti del giudizio, interni all’ambito di discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e dell’apprezzamento dei fatti, attengono al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi del percorso formativo di tale convincimento rilevanti ai sensi della disposizione citata. In caso contrario, infatti, tale motivo di ricorso si risolverebbe in una inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e dei convincimenti del giudice di merito, e perciò in una richiesta diretta all’ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, estranea alla natura ed alle finalità del giudizio di cassazione (Cass. 26 marzo 2010, n. 7394; Cass. 6 marzo 2008, n. 6064);
7 – Poiché, nella specie, è evidente che, al di là dell’apparente invocazione di vizi di motivazione e di violazione di legge, in realtà si prospetta una diversa lettura delle risultanze istruttorie al fine di ottenere una nuova pronuncia sul fatto estranea alla natura ed alle finalità del giudizio di cassazione, il terzo motivo è comunque da respingere.
8.- In sintesi, il ricorso va respinto. Le spese, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.
La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali del presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 30,00 per esborsi, Euro 2000,00 per onorario, oltre IVA, CPA e spese general[OMISSIS]
Depositata in Cancelleria il 16 settembre 2011
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