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Timestamp: 2018-10-15 10:51:58+00:00
Document Index: 32590982

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art.2', 'art.3', 'art.5', 'art.6', 'art.7', 'art.18', 'art.20', 'art.21', 'art.8', 'art.5', 'art. 15', 'art.5', 'art. 12', 'art.13', 'art.14', 'art. 97']

Già in precedenza, come si ricava dalle deliberazioni della Comunità di Filattiera dalla fine del XVI secolo, molto frequenti erano le richieste inoltrate al Governo centrale di Firenze di poter spendere parte delle entrate del comune per riparare ai danni provocati dal Magra alle coltivazioni ed alla strada. La licenza di spendere veniva concessa per un periodo di tre anni e le entrate, se insufficienti, potevano essere integrate con un dazio sopra la massa dell’estimo. Il capitano e soprattutto il cancelliere dovevano controllare che i denari fossero “spesi bene e con risparmio”. A partire dal 1652 venne fatto uno stanziamento annuale per la spesa delle more o ripari sul Magra. Il Consorzio idraulico dei fiumi Capria e Magra fu costituito nel 1798: il governo toscano affidò l'incarico all'ingegnere Salvador Falleri di Firenze di formare una nuova imposizione sui terreni compresi nella Piana di Filattiera. L’ingegnere produsse una carta topografica, purtroppo scomparsa, comprendente il perimetro dei terreni tassati, ed un libro catastale con la descrizione degli stessi. Tutti i possessori di terreni compresi nell'area in questione furono sottoposti a tassazione per concorrere alle spese necessarie per il mantenimento o la costruzione dei ripari. Il Falleri individuò tre diverse classi di imposizione, ossia tre diversi rapporti di tassazione, in ragione della maggiore o minore vicinanza dei terreni ai fiumi: onerosa per quei terreni più vicini e conseguentemente più soggetti a danneggiamenti (indicati nella carta con il colore rosso), meno gravosa per quelli più lontani (indicati con il colore verde), ulteriormente inferiore per quelli assai lontani (indicati con il colore giallo).
L’unico documento dell’archivio di Filattiera ove siano visibili le tre fasce d’imposizione stabilite nel 1798 è la perizia eseguita da Cesare Cappelli, ingegnere idraulico del Circondario di Pontremoli, per il "Buonificamento del Piano Ghiaioso di tal nome adiacente al fiume Magra" del 1833. La pianta dimostrativa allegata comprende il cosiddetto Piano Ghiaioso e la Piana coltivata di Filattiera: la prima fascia individuata dal Falleri, soggetta ad una maggiore tassazione, era la più ampia e si estendeva fino poco al di sotto dell’abitato di Migliarina; la seconda, più ristretta aveva come limite la strada, allora provinciale, della Cisa; la terza comprendeva i rimanenti terreni della Piana, fino al piede delle colline.
I confini del Consorzio, in seguito alla suddetta bonifica della zona delle Ghiare e al conseguente ampliamento del cartone di imposizione del Falleri, erano rappresentati a nord dal torrente Caprio, e a sud dal torrente Monia.
I documenti più antichi del Consorzio, oltre alla Descrizione dell’imposizione del fiume Magra del Falleri, si datano dagli anni ’20 del 1800.
All’amministrazione dell’imposizione sovraintendevano tre deputati, tra i quali uno era il presidente. A questa concorreva anche un camarlingo, eletto dai deputati, con mandato triennale, che aveva il compito di formare il saldo, compilare il dazzaiolo e procedere all’esazione dell’imposta stabilita. Annualmente a primavera o all’inizio dell’estate venivano effettuate visite alle opere sui fiumi per verificarne lo stato: in tali occasioni i deputati erano affiancati dall’ingegnere idraulico del Circondario di Pontremoli, poiché il Consorzio non aveva ancora un proprio perito idraulico. L’ingegnere redigeva il verbale delle visite e le perizie per eventuali lavori da farsi. Queste dovevano essere omologate dal Vicario Regio del tribunale di Bagnone. Veniva quindi formato il ruolo di riparto dell’imposta sottoposto all’approvazione della Reale Camera di Soprintendenza Comunitativa di Pisa.
I lavori si eseguivano nei mesi estivi con l’impiego della popolazione di Filattiera ed erano seguiti da uno o più assistenti; tra gli operai vi erano numerose donne. I nominativi, i compensi orari e le giornate di lavoro venivano indicati su apposite tabelle sulla base delle quali il camarlingo provvedeva ai pagamenti.
Dalle perizie redatte dall’ingegnere si può ricavare il metodo di costruzione delle more: sul fondo andava posto uno strato di calcina forte spenta di recente e “rena”, poi venivano messi grandi sassi ridotti a faccia piana disposti su spianate regolari. Nel caso di inondazioni nel periodo invernale, quando non era possibile realizzare opere definitive per arginare l’acqua del fiume, si costruivano dei cavalletti provvisori costituiti da pali di legno messi per dritto e per traverso e tra questi veniva fatto un muro a secco. Sotto la dominazione parmense alle riunioni del consiglio di amministrazione del comprensorio o consorzio, tenute presso la prefettura di Pontremoli, partecipavano il prefetto, che aveva la carica di presidente, o il segretario della prefettura di Lunigiana in sua vece, il podestà di Filattiera, il deputato della Società del consorzio e l’ingegnere incaricato della prefettura provinciale di Lunigiana, Acque e strade, sezione di Pontremoli. Non vi era più il camarlingo: il ruolo era compilato a cura della Direzione delle contribuzioni dirette e doveva essere reso esecutorio dal prefetto; le riscossioni venivano fatte dal cassiere comunale di Villafranca previa trasmissione delle cartelle d’avviso a ciascun quotizzato. Lo stato concorreva alle spese del comprensorio per il suolo della strada maestra pontremolese, dal 1849 statale.
Il 5 luglio 1856 il Dipartimento dell’Interno approvò la deliberazione del corpo ingegneri sullo stabilimento di un comprensorio privato progettato dall’ingegnere Vincenzo Montecchini sulla riva sinistra del Magra nella parrocchia di Scorcetoli, tra il muraglione di Santa Giustina ed il torrente Capria, nel Comune di Filattiera ed in piccola parte in quello di Pontremoli. Un deputato rappresentava la massa degli interessati; del consiglio di amministrazione faceva parte anche il podestà. Il comprensorio rimase attivo solo per poco tempo: alla fine di gennaio del 1857 gli interessati chiesero lo scioglimento della società. Nel 1872 i principali interessati progettarono di ripristinarlo ma senza esito. Nello stesso anno fu progettato un consorzio lungo la riva destra del Caprio, denominato di “Ponticello”, ma non fu mai realizzato.
Le basi adottate nel 1798 per il Consorzio idraulico dei Fiumi Capria e Magra vennero mantenute anche in seguito, come indicato nello Statuto del Consorzio, redatto dall’Assemblea Generale degli Interessati il 5 novembre del 1868, sulla base della legge del 20 marzo 1865 sui consorzi idraulici, ed approvato dalla prefettura il 17 giugno 1869. Si riportano qui di seguito, in sintesi, le principali disposizioni dei 25 articoli in cui era suddiviso. I terreni compresi nel perimetro del Consorzio dovevano pagare in ragione di superficie e non di rendita imponibile; le tre classi concorrevano alla spesa totale in ragione di 5 decimi la prima, 4 decimi la seconda ed un decimo la terza (art.1). Il governo concorreva per la quarta della spesa totale (art.2). Il consorzio era amministrato da una deputazione (o consiglio di amministrazione) di durata triennale, formata da quattro deputati più due supplenti eletti dall’Assemblea Generale. La Deputazione nominava in proprio seno un presidente ed un vicepresidente (art.3). I bilanci ed i conti del Consorzio erano deliberati dall’Assemblea, le cui deliberazioni erano prese a maggioranza relativa di voti. Anche all’interno di questa venivano eletti un presidente ed un vicepresidente che rimanevano in carica per tre anni (art.5). Le adunanze della Deputazione e dell’Assemblea si tenevano presso la sottoprefettura di Pontremoli. La Deputazione era incaricata di provvedere alla riscossione delle somme occorrenti al Consorzio e di stabilire come erogarle nell’ambito dei lavori (art.6). Essa era sussidiata da un segretario, un ingegnere ed un tesoriere (art.7). Il segretario era incaricato di tenere il protocollo, di compilare il bilancio, di redigere i processi delle deliberazioni e delle adunanze (art.18); il tesoriere era tenuto a curare la riscossione e ad estinguere i mandati di pagamento (art.20). Tra gli impiegati del Consorzio vi erano inoltre uno o più assistenti, secondo le necessità, alla sorveglianza dei lavori (art.21).
Le deliberazioni della Deputazione dovevano essere a maggioranza assoluta di voti (art.8). Ogni anno nel mese di maggio i membri della Deputazione con il concorso dell'ingegnere effettuavano una visita alle difese sui fiumi per verificare lo stato delle stesse (art.5); visite straordinarie potevano essere fatte in caso di inondazioni o qualora un proprietario si sentisse minacciato da gravi danni (art. 15). L’ingegnere aveva l’incarico di stendere il processo verbale della visita (art.5) e di indicare approssimativamente l’importo della spesa di eventuali lavori; su questa base la Deputazione formava il bilancio, che doveva essere approvato dall’Assemblea e ripartiva le somme dovute tra gli interessati mediante un ruolo (art. 12).
Successivamente l’ingegnere redigeva le perizie definitive dei lavori necessari (art.13).
L’esecuzione dei lavori era affidata per pubblico incanto o per trattative private (lavori in economia) nel caso di importi non ingenti o qualora la Deputazione lo ritenesse vantaggioso per il Consorzio (ad esempio in caso di urgenze) (art.14).
Negli anni successivi poche furono le variazioni e le nuove disposizioni rispetto a quanto stabilito dallo statuto. Le adunanze della Deputazione e dell’Assemblea dal 1891 si tennero nella sala del Comune di Filattiera alla presenza di un rappresentante del governo (così come in precedenza). Tra l’ultimo ventennio dell’ 800 e l’inizio del ‘900 gran parte del carteggio del Consorzio riguarda la compartecipazione dello Stato e delle Ferrovie alle spese consortili. Frequenti erano le domande di sussidio statale, non sempre accettate: nel 1886, con lettera della sottoprefettura, si precisava che ai sensi dell’art. 97 della citata legge del 20 marzo 1865 sui consorzi idraulici lo Stato concorreva nelle spese dei consorzi per spese utili alla navigazione o che influivano sulla sicurezza di opere nazionali, per il massimo di un quarto, e non per ordinaria manutenzione o amministrazione. Dalla fine dell’800 la Società italiana per le strade ferrate del Mediterraneo scrisse più volte al Presidente del Consorzio per sollecitare la pratica relativa alla propria compartecipazione nelle spese consortili. La quota doveva essere determinata in base alla misura dei terreni costituenti la sede ferroviaria, compresi nella giurisdizione del Consorzio. La pratica risulta ancora pendente nel 1905 e probabilmente non fu mai portata a compimento (anche se non se ne fa più menzione nei documenti) se una deliberazione dell’Assemblea del 1898 stabiliva che, essendo la ferrovia opera nazionale, il concorso nelle spese spettava al governo e la richiesta dell’amministrazione ferroviaria non poteva essere accolta.
All’inizio del ‘900 vennero proposte alcune modifiche allo statuto, relative al numero dei componenti della Deputazione, alla validità delle adunanze relativamente al numero dei partecipanti (non contemplato nello Statuto) e al servizio di esattoria e tesoreria del Consorzio che fu affidato all’esattore tesoriere del comune.
A partire dal 1906 il Consorzio dovette provvedere all’assicurazione degli operai impiegati alle more, stipulando una polizza collettiva con la ditta assicuratrice degli infortuni sul lavoro del Monte dei Paschi di Siena.
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