Source: https://www.avvocatocivilistaroma.it/impossibile-la-convalida-di-sfratto-sulla-notifica-ex-art-143-c-p-c/
Timestamp: 2020-04-06 15:29:25+00:00
Document Index: 1456294

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 143', 'art. 660', 'sentenza ', 'art.143', 'art.143', 'art.660']

Impossibile la convalida di sfratto sulla notifica ex art. 143 c.p.c. | Avvocato Civilista Roma
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La notificazione ai sensi dell’art. 143 c.p.c. dell’intimazione di licenza o sfratto all’intimato è incompatibile con il procedimento sommario per convalida di sfratto, essendo evidentemente impossibile inviare all’intimato l’avviso di cui all’art. 660 c.p.c.
Il tutto con la conseguenza che il Tribunale non potrà convalidare lo sfratto, dovendo necessariamente procedere al mutamento del rito e proseguire il giudizio ordinario-locatizio, in cui, invece, troverà applicazione la contumacia, non essendovi preclusioni di sorta alla notifica per irreperibilità.
L’interpretazione, di cui alcuni avevano dubitato della costituzionalità, risulta ormai confermata da C. Cost. 17/01/2000 n. 15.
In questo senso anche il Tribunale di Roma, con sentenza n. 24294/2014, secondo cui: “Poiché la notifica dell’intimazione era avvenuta ai sensi dell’art.143 c.p.c il Giudice disponeva il mutamento del rito, denegando il rilascio. Infatti la notificazione ex art.143 c.p.c è da ritenersi incompatibile con il procedimento per convalida sul rilievo che sarebbe comunque impossibile inviare al conduttore l’avviso di cui all’u.c. dell’art.660 c.p.c sicchè in tal modo la notificazione si tradurrebbe in una finzione legale di conoscenza.
Sotto un profilo teleologico, infatti, le caratteristiche della notificazione in oggetto fanno ritenere più che probabile che in capo all’intimato non si realizza una effettiva conoscenza dell’atto, circostanza in palese contrasto con le finalità di assicurare che l’intimato, in relazione alla natura speciale del procedimento ed alla gravità delle conseguenze che potenzialmente ne derivano, abbia contezza della pendenza del procedimento. Tali conclusioni sono state ribadite anche dalla Corte Costituzionale che ha giudicato non irragionevole la preclusione della convalida in caso di irreperibilità oggettiva o assoluta dell’intimato, così avallando la interpretazione del giudice a quo (Pret. Reggio Calabria 10.7.98) (C. Cost. 17.1.2000 n.15)”.