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Timestamp: 2020-05-28 06:01:16+00:00
Document Index: 55946241

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Sentenza Cassazione Civile n. 11902 del 10/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11902 del 10/06/2016
Cassazione civile sez. III, 10/06/2016, (ud. 09/02/2016, dep. 10/06/2016), n.11902
sul ricorso 17926/2013 proposto da:
Z.S., (OMISSIS), Z.M.
(OMISSIS), Z.E. (OMISSIS), tutte nella
qualità di eredi di Z.C., domiciliate ex lege in ROMA,
presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentate e
difese dall’avvocato ANNA MARIA PASCALE giusta procura speciale a
CAMERA DI COMMERCIO, DELL’INDUSTRIA E DELL’ARTIGIANATO DI (OMISSIS),
in persona del suo legale rappresentante p.t. il Presidente Dott.
C.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA
BAIAMONTI 4, presso lo studio dell’avvocato ROSARIA INTERNULLO,
rappresentata e difesa dall’avvocato GIOVANNI MONTELLA giusta
procura speciale a margine del controricorso e ricorso incidentale;
Z.S. (OMISSIS), Z.M.
(OMISSIS), Z.E. (OMISSIS), D.
avverso la sentenza n. 948/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 13/03/2013, R.G.N. 948/2013;
09/02/2016 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA;
udito l’Avvocato ANNA MARIA PASCALE;
udito l’Avvocato GIOVANNI MONTELLA;
Nel 2002, Z.C. convenne in giudizio la Camera di Commercio Industria ed Artigianato di (OMISSIS). Espose che nel 1984 aveva ceduto la sua quota di partecipazione della Elettronica Sud s.n.c. a tale G.M.. Che casualmente, nel 1998, da una visura presso la Camera di Commercio aveva scoperto non solo di essere ancora indicato come socio della predetta società ma, addirittura, come socio fallito giacchè la stessa società ed i soci erano stati dichiarati falliti con sentenza del tribunale di Avellino del 7 aprile 1989. Si rivolse alla Camera di Commercio che corresse il dato nel 1998. Ma, effettuata visura nell’ottobre del 2002, apprese che il suo nome era stato inserito nell’elenco degli interdetti. Pertanto l’attore chiese che fosse accertato l’illegittimo comportamento della Camera di Commercio e l’esistenza di gravi danni personali ed all’immagine procuratigli con condanna al risarcimento integrale degli stessi.
La Camera di Commercio di (OMISSIS), costituitasi, contestò tutte le domande.
Il Tribunale di Avellino accolse la domanda del Z. e accertata la responsabilità della Camera di Commercio di (OMISSIS) per i fatti lamentati la condannava al risarcimento dei danni nella misura di Euro 200.000.
2. La decisione è stata parzialmente confermata dalla Corte d’Appello di Napoli, con sentenza n. 948 del 13 marzo 2013. La Corte ha confermato la sentenza di primo grado sull’an ma ha ridotto il quantum da Euro 200.000 a Euro 20.000.
3. Avverso tale decisione, Z.S., M. ed E., eredi di C., propongono ricorso in Cassazione sulla base di 9 motivi, illustrati da memoria.
3.1 Resiste con controricorso e ricorso incidentale condizionato la Camera di Commercio dell’Industria e dell’Artigianato di (OMISSIS).
4.1. Con il primo motivo, le ricorrenti deducono la “violazione e falsa applicazione di legge, in relazione agli artt. 2, 3, 4, 32, 36, 41 Cost., artt. 1, 6 e 23 Direttiva 95/46/CE nonchè gli artt. 8, 9, 10 CEDU, omesso esame ed insufficiente motivazione in ordine a punti decisivi quali il danno alla persona anche in tema di trattamento di dati personali ed il danno alla salute, punti decisivi della controversia prospettati dalle Z. – omessa pronuncia ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4, 5”.
Lamentano la erroneità della decisione della corte di merito perchè non ha risarcito il danno subito dallo Z. alla reputazione personale e commerciale in un ambito proporzionato dalla diffusione anche informatica, oltre il danno al suo onore violato ed alla sua identità personale, ne tantomeno risarcisce il danno psichico provato da perizia psichiatrica.
4.2. Con il secondo motivo, denunciano la “violazione e falsa applicazione delle norme di diritto per aver violato in tema di procedimento e di diritto agli artt. 1226 e 2056 c.c., nonchè art. 115 c.p.c., incorrendo così non solo nel vizio omissivo ma anche di violazione di legge e in procedendo, ricorribile ex art. 360, comma 1, nn. rispettivamente 3 e 4 – nonchè violazione dell’art. 115 c.p.c.. Per l’interpretazione illegittima delle risultanze processuali in ordine a punti decisivi. Omessa pronuncia”.
Lamentano che la Corte di Appello di Napoli non applica al caso concreto i dettami degli artt. 1226 e 2056 c.c., come interpretati dalla giurisprudenza della cassazione, già a partire dalle sentenze del 2008, che impongono un ristoro omnicomprensivo del bene persona incorrendo così anche nella violazione delle norme sottese alla liquidazione equitativa ed in particolare quelle per la liquidazione del danno non patrimoniale.
4.3. Con il terzo motivo, le Z. lamentano la “ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti avendo omesso la Corte di Appello di esaminare tra i fatti decisivi per la equa liquidazione del danno la durata dell’evento corposo pari a 14 anni, che già solo porterebbe a far sovrapporre gli esiti quantistici delle due sentenze”.
I giudici del merito hanno omesso di esaminare e considerare che il comportamento della Camera di Commercio di (OMISSIS) ha inciso sulla persona di Z.C. e sulla sua identità personale e professionale che è stata malamente rappresentata a causa dell’errore commesso dalla Camera di commercio per un periodo di tempo di circa 15 anni.
4.4. Con il quarto motivo, le Z. lamentano la “violazione o falsa applicazione delle norme di diritto tra cui art. 112 c.p.c., ricorribile ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 ovvero n. 4, per nullità della sentenza o del procedimento in merito alla necessaria attenzione ed esame delle questioni devolute dalla sentenza e dall’appello”.
Si dolgono del fatto che la corte territoriale abbia omesso di verificare tutti gli elementi considerati dal primo decidente, omettendo di analizzare la durata della iscrizione negativa. Ed ha altresì violato la legge in quanto il giudizio di appello non è un nuovo giudizio ma un giudizio vincolato alle questioni oggetto del primo grado ed alle domande devolute dall’appellante. Pertanto non poteva non tener conto dei motivi che la sentenza di primo grado dichiarava sottesi alla decisione, ossia la gravità e la durata della violazione, e solo partendo dall’esame di quegli elementi avrebbe eventualmente potuto riformare la predetta decisione.
4.5. Con il quinto motivo, le Z. lamentano la “violazione e falsa applicazione delle norme di diritto (sempre anche, tra le altre, l’art. 112 c.p.c.) per aver di fatto attuato una reformatio in peius rispetto a quanto devoluto dall’appellante”.
4.6. Con il sesto motivo, le Z. lamentano la “violazione falsa applicazione delle norme di diritto art. 2727 c.c. e segg. e artt. 115 e 116 c.p.c., per aver violato le norme procedurali in tema di applicazione della prova per presunzione in tema di danno patrimoniale da mancato lavoro”.
I primi 6 motivi possono essere esaminati congiuntamente perchè vertono tutti sulla asserita illegittimità dei capi della sentenza di appello che ha riformato, riducendolo, il danno non patrimoniale oltre che sull’omesso esame relativo al danno patrimoniale e di perdita di chance, ed infine sulla negazione del riconoscimento dell’aggravamento sopravvenuto del danno biologico già riconosciuto.
Tali motivi sono tutti in parte infondati ed in parte inammissibili.
E’ principio consolidato di questa Corte che con la proposizione del ricorso per Cassazione, il ricorrente non può rimettere in discussione, contrapponendone uno difforme, l’apprezzamento in fatto dei giudici del merito, tratto dall’analisi degli elementi di valutazione disponibili ed in sè coerente. L’apprezzamento dei fatti e delle prove, infatti, è sottratto al sindacato di legittimità, dal momento che nell’ambito di detto sindacato, non è conferito il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice di merito, cui resta riservato di individuare le fonti del proprio convincimento e, all’uopo, di valutare le prove, controllarne attendibilità e concludenza e scegliere, tra le risultanze probatorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione (Cass. 7921/2011).
I motivi sono anche generici. Nel giudizio di legittimità è onere del ricorrente indicare con specificità e completezza quale sia il vizio da cui si assume essere affetta la sentenza impugnata. Sono inammissibili quei motivi che non precisano in alcuna maniera in che cosa consiste la violazione di legge che avrebbe portato alla pronuncia di merito che si sostiene errata, o che si limitano ad una affermazione apodittica non seguita da alcuna dimostrazione (Cass. 15263/2007).
Infatti la sentenza dei giudici di merito è priva di qualsivoglia vizio logico giuridico perchè sono stati esaminati e valutati tutti i danni lamentati, sulla base delle prove prodotte. Ed anche per quanto riguarda l’omesso esame del danno patrimoniale e di perdita di chance il giudice ha ampiamente e condivisibilmente motivato il proprio convincimento (pag. 11 della sentenza).
4.7. Con il settimo motivo, le Z. lamentano “omesso esame di un elemento essenziale del giudizio e violazioni di legge art. 112 c.p.c., per mancata corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato in merito alla richiesta di risarcimento per perdita di chanche e per aver violato le norme procedurali in tema di applicazione della prova per presunzione art. 2727 c.c. e anche art. 2050 c.c.”.
Si dolgono che giudici del merito omettono di decidere sul capo di appello incidentale dedicato alla perdita di chanche.
Anche tale motivo è infondato. E’ principio consolidato di questa Corte quello secondo il quale non è configurabile il vizio di omessa pronuncia quando una domanda, pur non espressamente esaminata, debba ritenersi – anche con pronuncia implicita – rigettata perchè indissolubilmente connessa con altra domanda, che ne costituisce il presupposto e il necessario antecedente logico – giuridico, decisa e rigettata dal giudice (Cass. n. 17580/2014). Nel caso di specie il giudice del merito ha ritenuto non provate le invocate occasioni di lavoro perdute, necessario presupposto per il danno richiesto, con accertamento di fatto scevro da vizi logico-giuridici.
4.8. Con l’ottavo motivo, le Z. lamentano “nella violazione dell’art. 345 c.p.c. e nullità della sentenza, in pane qua, e del procedimento, nonchè nell’omesso esame di fatto decisivo è incorsa la Corte d’Appello di Napoli che ha ritenuto inammissibile, e domanda nuova, l’aggravamento dei danni psichici richiesto e comunque ne ha rigettato l’accoglimento nel merito omettendo di esaminare i fatti dedotti sul nesso tra stress e tumore”.
Le ricorrenti non colgono la ratio decidendi della sentenza, che, sì, afferma l’inammissibilità della domanda perchè nuova, ma poi aggiunge, nel merito, che la malattia di cui è risultato affetto non può dirsi dipendente dal suo stato di malessere psicologico, trattandosi di un problema oncologico la cui genesi va ricercata in degenerazioni fisiche di altra natura (pag. 11 sentenza). Pertanto, nessun vizio di violazione di legge può essere addebitato al giudice del merito.
4.9. Con il nono motivo, le Z. lamentano che “ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la sentenza va cassata per violazione di norme di diritto e nel procedimento per violazione dell’art. 112 c.p.c., nonchè art. 345 c.p.c., per aver condannato alla restituzione di quanto pagato in virtù della sentenza di primo grado, ove non chiesta tale domanda di restituzione se non nelle note conclusionali e non entro la prima udienza utile dopo il pagamento ovvero nel definitivo termine delle conclusioni rese prima della dimensione in decisione”.
Correttamente il giudice dell’appello si è pronunciato in merito alla restituzione delle somme versate. Infatti il diritto alla restituzione sorge direttamente in conseguenza della riforma della sentenza, la quale, facendo venir meno “ex tunc” e definitivamente il titolo delle attribuzioni in base alla prima sentenza, impone di porre la controparte nella medesima situazione in cui si trovava in precedenza. Ne consegue che in ogni caso non incorre nel vizio di omessa pronuncia il giudice di appello il quale, nel riformare completamente la decisione impugnata, non dispone la condanna della parte vittoriosa in primo grado a restituire gli importi ricevuti in forza dell’esecuzione della sentenza appellata, atteso che tale obbligo sorge automaticamente, quale effetto consequenziale, dalla riforma della sentenza.
5. Con l’unico motivo di ricorso incidentale condizionato, la Camera di Commercio di Avellino lamenta la “insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine ad un punto decisivo della controversia ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Si duole del fatto che la sentenza impugnata afferma la esistenza di un danno biologico di carattere psichico, basandosi sulle risultanze di una c.t.u. svolta nel giudizio di primo grado. Il ricorso incidentale rimane assorbito dal rigetto del ricorso principale.
6. La Corte, decidendo sui ricorsi riuniti, rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito il ricorso incidentale condizionato.
Sussistono giusti motivi per compensare le spese del giudizio di legittimità
la Corte rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito il ricorso incidentale condizionato. Spese compensate.