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Timestamp: 2016-09-29 08:22:28+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2113', 'art. 2113', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2103', 'sentenza ', 'art. 2103', 'art. 2103', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2113', 'art. 2113', 'art. 2113', 'art. 2113']

Accordo azienda-lavoratore riduzione retribuzione IL NETWORK DI COMMERCIALISTA TELEMATICO: COMMERCIALISTA TELEMATICO |
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Data Registrazione Sep 2007 Messaggi 378 Accordo azienda-lavoratore riduzione retribuzione
Una azienda con meno di 15 dipendenti in crisi economica si accorda con alcuni lavoratori, individualmente, per la riduzione temporanea della retribuzione, per la sola parte superminimo (quindi sempre nei limiti del CCNL Terziario), fino alla fine dell'anno, senza riduzione dell'orario di lavoro (tra l'altro trattasi di quadri). E' sufficiente l'accordo scritto oppure necessita l'intervento della DPL o dell'EBIT? Oppure si fa l'accordo scritto e si invia alla DPL?
Rispondi Citando 29-04-09, 03:06 PM #2 Studium Senior Member
Data Registrazione May 2008 Messaggi 810 Provo ad abbozzare una risposta. Da letture fatte nel tempo, di cui non ricordo per� i precisi riferimenti, mi � parso di capire che il superminimo non rientri, giurisprudenzialmente, negli elementi ritenuti indisponibili della retribuzione. Ci� comporta(rebbe) che, accondiscendendo per iscritto a ridurre e/o eliminare il superminimo: - non si potrebbe comunque eccepire nulla in fase ispettiva, laddove tutti gli altri elementi costituenti la giusta retribuzione (minimo, contingenza, tredicesima ecc.ecc.) vengano corrisposti; - non si potrebbe eccepire la nullit� in sede giudiziale - com'� nel caso dei diritti indisponibili - dell'accordo firmato. Prendilo solo come uno spunto, nulla toglie che ricordi male. Ciao
Rispondi Citando 29-04-09, 04:44 PM #3 cedolino Senior Member
Data Registrazione Apr 2008 Messaggi 506 Originariamente Scritto da Studium Provo ad abbozzare una risposta. Da letture fatte nel tempo, di cui non ricordo per� i precisi riferimenti, mi � parso di capire che il superminimo non rientri, giurisprudenzialmente, negli elementi ritenuti indisponibili della retribuzione. Ci� comporta(rebbe) che, accondiscendendo per iscritto a ridurre e/o eliminare il superminimo: - non si potrebbe comunque eccepire nulla in fase ispettiva, laddove tutti gli altri elementi costituenti la giusta retribuzione (minimo, contingenza, tredicesima ecc.ecc.) vengano corrisposti; - non si potrebbe eccepire la nullit� in sede giudiziale - com'� nel caso dei diritti indisponibili - dell'accordo firmato. Prendilo solo come uno spunto, nulla toglie che ricordi male. Ciao condivido, anche secondo me non verebbero intaccati i minimi di legge e ci sarebbe l'accordo tra le parti
Rispondi Citando 29-04-09, 06:06 PM #4 iam Senior Member
Data Registrazione Feb 2008 Messaggi 3,846 io non condivido invece! La Cassazione ha pi� volte affermato la nullit� di questi patti riduttivi, salvo che non ci sia contemporaneamente un mutamento di mansioni.
Non discutere mai con un idiota, ti trascina al suo livello e poi ti batte con l'esperienza Rispondi Citando 30-04-09, 05:59 PM #5 Studium Senior Member
Data Registrazione May 2008 Messaggi 810 Originariamente Scritto da iam io non condivido invece! La Cassazione ha pi� volte affermato la nullit� di questi patti riduttivi, salvo che non ci sia contemporaneamente un mutamento di mansioni. Per esempio, da guida al lavoro n.30 del luglio 2002, un commento a una sentenza della corte d'appello di Bologna: Ultima questione affrontata dal giudice di gravame, in senso comunque confermativo a quanto deciso sul punto dal giudice di prime cure, � quella inerente la domanda dell'appellante diretta ad ottenere la maggiorazione retributiva di L. 25.000.000 netti, concordata tra le parti in lite nel luglio 1994. La Corte d'Appello di Bologna rigetta anche questa domanda, in quanto il ricorrente aveva percepito la maggiorazione solo dal mese di giugno 1994 al mese di agosto dello stesso anno, mentre dal mese di settembre e fino alla fine del rapporto, gli era stata corrisposta la retribuzione originariamente stabilita. Sulla base di tale riscontro, e considerando che il ricorrente non ha provato di aver avanzato alcuna pretesa circa la corresponsione della maggiore retribuzione, il Collegio ha giudicato sussistente la rinuncia per comportamento concludente, con conseguente inapplicabilit� dell'art. 2113 c.c., stante la natura pienamente disponibile del diritto alla maggiorazione retributiva. Costituisce jus receptum che "alla rinuncia del superminimo, quale emolumento che si aggiunge alla contrattazione collettiva, non � applicabile la protezione garantita dalla legge e dalla contrattazione collettiva per i diritti derivanti da disposizioni inderogabili e pertanto irrinunciabili e intransigibili, come stabilito dall'art. 2113 c.c." (Cass. civ. sez. lav. 18 novembre 1985, n. 5655, in Giust civ. Mass. 1985; pi� recentemente, Trib. Milano, 10 dicembre 1997, in Orient giur. lav. 1997, pag. 1023). La decisione della Corte di non ricondurre questo punto della controversia sotto la previsione dell'articolo 2113 codice civile � corretta, anche alla luce del fatto che il dirigente, durante il periodo intercorrente nel periodo dal settembre 1994 al gennaio 1996, aveva comunque percepito la retribuzione normale. Tale circostanza non � marginale, perch� l'articolo 36, comma 1, Costituzione, trova applicazione anche nei confronti dei dirigenti (cfr. Cass. civ., sez. lav., 5 marzo 1987, in Orient giur. lav. 1987, pag. 411, in particolare pag. 416, in cui il Supremo Collegio richiama il principio enunciato da Corte Costituzionale 7 maggio 1975, n. 101, dove si afferma che "la mancanza di un orario quotidiano o settimanale, e quindi di un compenso speciale per il lavoro straordinario, non impedisce che i dirigenti e impiegati con funzioni direttive debbano ugualmente ricevere una retribuzione conforme al principio enunciato dall'articolo 36 Costituzione"). In altri termini, se il ricorrente avesse rinunciato anche alla retribuzione ordinaria, oltre che alla maggiorazione retributiva, la rinuncia della retribuzione corrispondente al precetto di cui all'articolo 36 Costituzione sarebbe stata riconducibile sotto la previsione di cui all'articolo 2113 codice civile, stante il principio espresso dalla Consulta nella sentenza n. 101/1975.
Un articolo del corriere della sera in merito alla sentenza grassettata del Tribunale di Milano: Ho rinunciato al superminimo per salvare il posto di lavoro Con tutto ci� siamo per� fermi al 2002. Di pi� recente ho trovato questo, articolo dal Quotidiano Giuridico IPSOA: Diritto del lavoro
Solo il corretto esercizio dello "ius variandi" pu� superare il principio della irriducibilit� della retribuzione ex art. 2103 c.c..
Andrea Stanchi ed Elisabetta Benzi, Avvocati in Milano
La Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11362 dell'8 maggio 2008, motivando sul principio della irriducibilit� della retribuzione disposto dall'art. 2103 c.c., ha accolto il ricorso promosso da un dirigente che si era dimesso per giusta causa, lamentando una illegittima riduzione della retribuzione, a seguito dell'applicazione di un diverso ccnl, come statuito da delibera del Consiglio di Amministrazione emanata in costanza di rapporto. Il dirigente rivendicava differenze retributive e indennit� sostitutiva del preavviso (nella specie si trattava dell'applicazione del ccnl dirigenti del settore agricolo in sostituzione del ccnl dirigenti industria). La Corte, richiamando il principio della irriducibilit� della retribuzione dettato dall�art. 2103 c.c., ha precisato che �la retribuzione concordata al momento dell�assunzione non � riducibile neppure a seguito di accordo tra il datore e il prestatore di lavoro ed ogni patto contrario � nullo in ogni caso in cui il compenso pattuito anche in sede di contratto individuale venga ridotto�. La Suprema Corte ha ulteriormente precisato che il superamento di tale principio � possibile solo in caso di legittimo esercizio, da parte del datore di lavoro, dello ius variandi . Infatti, �la garanzia della irriducibilit� della retribuzione si estende alla sola retribuzione compensativa delle qualit� professionali intrinseche essenziali delle mansioni precedenti, ma non a quelle componenti la retribuzione che siano erogate per compensare particolari modalit� della prestazione lavorativa, e cio� caratteristiche estrinseche non correlate con le prospettate qualit� professionali della stessa, e, come tali, suscettibili di riduzione una volta venute meno, nelle nuove mansioni, quelle caratteristiche estrinseche che ne risultavano compensate�. Nella specie - ha motivato la Corte-, non vi � stato uso dello �jus variandi� del datore di lavoro, posto che il dipendente ha continuato ad esercitare le sue mansioni dirigenziali gi� espletate in precedenza, senza alcuna variazione e non risulta in causa che il dipendente abbia aderito alla riduzione delle sue competenze, deliberata unilateralmente dalla societ�, essendosi dimesso in tronco. La sentenza, che non convince nell�affermazione limitata dei principi e nell�interpretazione della norma, si segnala perch� sembrerebbe equivoca nel segnalare una svolta interpretativa rispetto agli orientamenti pluridecennali consolidati che ammettevano, specie rispetto alla qualifica dirigenziale, accordi di modifica consensuale della retribuzione in senso anche peggiorativo purch� nel rispetto dei minimi tabellari (come espressione del principio dell�art. 36 Cost.: cfr. per tutte, in tema di dirigenti, Cass. 6083/1997). In realt�, la sentenza parrebbe non essere completamente chiara e da inquadrarsi all�interno di quell�orientamento che precisa che il principio della irriducibilit� della retribuzione opera nel limitato ambito del divieto di modifca in pejus della mansione, cossicch� laddove invece non vi sia declassamento professionale del lavoratore �le parti possono validamente stabilire nuovi patti introducendo consensualmente modifiche al contenuto del rapporto ed anche procedendo ad una nuova determinazione della retribuzione, riducendola nel suo ammontare� (cfr. Cass. 9473/87). (Cassazione civile Sentenza, Sez. Lav., 08/05/2008, n. 11362)
Importante la grassettatura: al di l� della sentenza (ok, tiro acqua al mulino di cui ormai ho deciso di farmi sostenitore ) l'orientamento definito pluridecennale da chi ha scritto l'articolo � quello della possibilit� di agire in senso peggiorativo sulla retribuzione, purch� nel rispetto dei minimi tabellari. Ciao
Rispondi Citando 30-04-09, 06:06 PM #6 jemar Senior Member
Data Registrazione Nov 2008 Messaggi 846 complimenti Studium, al di l� degli orientamenti, hai fatto un'utile ricerca x tutti noi grazie Rispondi Citando 30-04-09, 06:38 PM #7 iam Senior Member
Data Registrazione Feb 2008 Messaggi 3,846 Originariamente Scritto da Studium ...ok, tiro acqua al mulino di cui ormai ho deciso di farmi sostenitore ) ti sei fermato troppo presto... dai una occhiata alla sentenza 16106 del 27/10/2003. Il concetto di base �... come si fa ad essere sicuri che il lavoratore era veramente concorde....e non ha dovuto firmare "per forza" quell'accordo? (ed io francamente... mi sento di condividere in pieno) Non discutere mai con un idiota, ti trascina al suo livello e poi ti batte con l'esperienza Rispondi Citando 01-05-09, 02:56 PM #8 URBE74 Senior Member
Data Registrazione May 2007 Messaggi 449 La sentenza cui fa riferimento IAM in effetti sancisce un principio di "irriducibilit�" del salario. Tuttavia la stessa S.C., nella medesima, sancisce che alcuni elementi della retribuzione possono essere oggetto di revisione in peius. Si tratta in particolare di tutte quelle voci correlate a particolari caratteristiche oppure a circostanze di tempo e di luogo: si pensi ad esempio all'indennit� per disagiata sede o allo straordinario forfait. "Se un uomo non � disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui" E. Pound Rispondi Citando 01-05-09, 04:01 PM #9 Studium Senior Member
Data Registrazione May 2008 Messaggi 810 Originariamente Scritto da iam ti sei fermato troppo presto... dai una occhiata alla sentenza 16106 del 27/10/2003. Il concetto di base �... come si fa ad essere sicuri che il lavoratore era veramente concorde....e non ha dovuto firmare "per forza" quell'accordo? (ed io francamente... mi sento di condividere in pieno) Perfetto, sentenza molto chiara, e continuando a leggere in giro ho trovato ulteriori conferme Non si capisce, dunque, i due avvocati che scrivono per l'IPSOA di quali orientamenti consolidati vadano cianciando Quindi l'accordo di cui parla stsimar sarebbe nullo, giusto? (a prescindere dal fatto che qualcuno abbia modo e voglia, prima o dopo, di far valere tale nullit� entro un tempo "utile", ma questo � un altro discorso).
Rispondi Citando 02-12-09, 08:43 AM #10 Studium Senior Member
Data Registrazione May 2008 Messaggi 810 A prosecuzione del dibattito, e per completezza ulteriore, un recente parere della fondazione studi consulenti del lavoro, secondo cui il superminimo rientra sempre nella libera disponibilit� delle parti e, dunque, � riducibile: http://www.consulentidellavoro.it/pd...PARERE_N12.pdf RIDUZIONE DEL SUPERMINIMO INDIVIDUALE
Il superminimo individuale, quale emolumento che si aggiunge alla retribuzione prevista dalla contrattazione collettiva, � nella piena disponibilit� delle parti, non riguardando l�applicazione di disposizioni inderogabili della legge o dei contratti collettivi.
Pertanto, � sempre possibile che le parti, dopo aver stabilito in un accordo individuale l�erogazione del superminimo, ne prevedano con un successivo accordo l�eliminazione totale o parziale.
Il consenso del lavoratore ad un accordo di riduzione del superminimo pu� intervenire anche per comportamento concludente dello stesso lavoratore, che consiste nel fatto che egli continui a lavorare mostrando di adeguarsi alle nuove condizioni retributive. Tuttavia, il comportamento del lavoratore � per essere idoneo ad esprimere tacitamente la sua volont� � non deve essere motivato da un intento diverso da quello specifico di accettare le nuove condizioni peggiorative (Cass. 18 novembre 1985, n. 5655, in Mass. giur. it., 1985).
Viceversa, il superminimo individuale non pu� essere ridotto dalla contrattazione collettiva, di qualunque livello, n� tantomeno dal datore di lavoro con atto unilaterale.
Con riferimento all�art. 2113 Cod. Civ., l�accordo che modifica il superminimo non rientra nell�ambito della norma in questione, poich� non dispone di diritti gi� entrati nel patrimonio del lavoratore ma regola semplicemente il rapporto di lavoro per il futuro.
Anche la rinunzia del superminimo individuale da parte del lavoratore (o la transazione che abbia ad oggetto il superminimo individuale) che riguarda diritti gi� acquisiti dallo stesso lavoratore nel periodo passato, non rientra nell�ambito di applicazione dell�art. 2113 Cod. Civ., trattandosi di un diritto derivante dal contratto individuale e non da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi (art. 2113, primo comma, Cod. Civ.).
Di conseguenza, la rinunzia o la transazione effettuata in azienda � e quindi non nelle sedi qualificate di cui all�art. 2113 quarto comma Cod. Civ. (sede giudiziale, amministrativa, sindacale, o di certificazione) � � immediatamente valida e non pu� essere impugnata dal lavoratore (Trib. Milano 10 dicembre 1997, in Orient. giur. lav., 1997, 1023).
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