Source: https://www.laleggepertutti.it/116411_se-il-cane-morde-chi-gli-tira-la-coda-chi-risarcisce
Timestamp: 2018-09-25 21:57:45+00:00
Document Index: 49194257

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 606', 'art. 606', 'art. 672', 'art. 672']

Se il cane morde chi gli tira la coda chi risarcisce?
Responsabilità del padrone per animali in custodia: non si può parlare di caso fortuito anche se il cane viene stuzzicato da bambini che ci giocano in modo imprudente.
Rischia grosso in termini economici il padrone del cane che lo lascia senza guinzaglio o museruola, alla mercé dei bambini che ci giocano senza protezioni. Se, infatti, l’animale addenta qualcuno, sferrandogli un morso, a risarcire è sempre il proprietario o chi, in quel preciso momento, lo ha in custodia (perché affidatogli provvisoriamente dal padrone). E ciò vale anche se il cane ha solo una reazione istintiva e prevedibile al gesto sconsiderato del giovane che gli tira la coda o vi sale in groppa per cavalcarlo (l’episodio è avvenuto con un maremmano). È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Ad essa si è aggiunta, peraltro, una decisione del Tribunale di Vicenza [2] che sposa il medesimo orientamento.
Dei danni a cose o a terzi provocati dal cane risponde sempre il proprietario o chi ne è custode anche per un brevissimo lasso di tempo: egli deve prestare la massima attenzione e prudenza nella gestione dell’animale, cercando di prevedere le sue possibili reazioni. Per esempio, lasciare un cane in mano ai bambini, perché ci giochino, specie se di grossa taglia, è una condotta azzardata che lascia spazio a un ampio margine di rischio: il padrone deve essere in grado di prevedere il fatto che i ragazzini – proprio per la loro giovane età ed inesperienza – possano porre qualche condotta negligente come lo stuzzicare l’animale tirandogli la coda, toccandogli il muso, accarezzandolo contropelo o tentando di salirci di sopra. Tutte condotte che possono portare il cane a una reazione improvvisa e violenza, ma comunque prevedibile, così come prevedibile è il fatto che i bambini non sappiano come rapportarsi con l’animale e non immaginino minimamente quale fonte di pericolo possa essere il loro scherzo. Dunque, in questo caso, non ci si può aggrappare al caso fortuito, ossia al comportamento anomalo, istintivo e inevitabile del cane. Il risarcimento del danno è inevitabile.
Nel caso in cui il cane aggredisca qualcuno all’interno del cortile, il proprietario risponde dei danni provocati dal morso dell’animale se non dimostra che l’evento si sia verificato in maniera del tutto imprevedibile o a causa di un evento inevitabile e assolutamente eccezionale. Non basta, invece, per l’esonero dalla responsabilità la presenza del cartello “attenti al cane”.
[1] Cass. sent. n. 12690/16 del 29.03.2016
[2] Trib. Vicenza, sent. n. 2414 del 14.12.2015.
1. Con sentenza del 07/05/2015, il Tribunale di Trani in composizione monocratica ed in funzione di giudice d’appello, ha confermato la sentenza del Giudice di Pace di Ruvo di Puglia, appellata dall’imputato C.G., con la quale il predetto era stato condannato per il reato di cui agli artt. 113, 590 cod. pen. perché, avendo la temporanea disponibilità dei cane di razza “Terranova Maremmano” di proprietà della figlia, per colpa consistita in imprudenza e negligenza, cagionava al minore D.C.S. lesioni personali giudicate guaribili in gg. 30 con ulteriore periodo di gg. 20 di incapacità ad attendere alle ordinarie occupazioni, non adottando, in particolare, le cautele necessarie alla custodia dei cane, di grossa taglia, trascurando ogni vigilanza su di esso, consentendo che lo stesso entrasse in contatto senza museruola con minorenni, tra cui la p.o.
2. Quel giudice, in particolare, ha disatteso la tesi difensiva articolata con i motivi dei gravame, secondo cui l’evento si sarebbe verificato a causa della condotta della p.o. che avrebbe interrotto ogni collegamento eziologico con quella contestata all’imputato, essendo rimasto provato che la giovane vittima aveva cercato di cavalcare l’animale, determinandone l’aggressiva reazione.
Il Tribunale ha tuttavia rilevato che, a prescindere da tale circostanza, invero risultante dalle dichiarazioni testimoniali acquisite, la colpa dell’agente necessaria ad integrare il reato contestato era consistita nell’avere affidato a due minorenni inesperti un cane pericoloso, in quanto di grossa taglia.
3. L’imputato ha proposto ricorso per cassazione personalmente, deducendo il vizio ex art. 606 lett. b) ed e) c.p.p., con il quale ha formulato le stesse doglianze articolate nel gravame con riferimento al profilo della causalità, ribadendo che l’evento sì era verificato a causa della condotta della persona offesa.
Ha poi dedotto ulteriore vizio ai sensi dell’art. 606 lett. b) ed e) c.p.p., per avere il giudice dell’appello omesso di motivare in ordine alla richiesta di esclusione della parte civile e di disconoscimento dei risarcimento del danno, nonostante fosse emerso che la reazione dei cane era stata determinata dalla condotta posta in essere dalla p.o., rilevando anche l’insussistenza di un obbligo di adottare la museruola, essendo il cane custodito in campagna.
Le censure si risolvono nella riproposizione dei motivi dei gravame, senza che la parte si sia confrontata con la motivazione dei giudice d’appello che è del tutto coerente ai principi di diritto in materia, oltre che logica e scevra dai vizi dedotti con il ricorso.
Incontestato è infatti che l’imputato, anche se temporaneo detentore dell’animale, ne aveva tuttavia la custodia al momento dei fatto. Da tale posizione è derivato l’obbligo di custodire il cane, chiaramente violato dal C. che, dovendo pulirne la gabbia, lo affidava a due minorenni, consentendo che costoro si allontanassero con l’animale.
2. Sul punto, la Corte ritiene di non doversi discostare dai principi già formulati, proprio da questa sezione, allorché si è chiarito che, “In tema di omessa custodia di animali, l’obbligo di custodia sorge ogni qualvolta sussista una relazione anche di semplice detenzione tra l’animale e una data persona, in quanto l’art. 672 cod. pen. collega il dovere di non lasciare libero l’animale o di custodirlo con le debite cautele al suo possesso, da intendere come detenzione anche solo materiale e di fatto, non essendo necessaria un rapporto di proprietà in senso civilistico” (Sez. 4, n. 34813 del 02/07/2010, Rv. 248090).
Quanto alla esatta individuazione degli obblighi di custodia, ancora una volta si rinvia ai principi elaborati da questa Corte, secondo cui “La responsabilità del proprietario di un animale per le lesioni causate a terzi dall’animale stesso (nella specie, un cane) può essere affermata ove si accerti in positivo la colpa in forza dei parametri, stabiliti in tema di obblighi di custodia, dall’art. 672 cod. pen., nonostante l’intervenuta abrogazione di detto articolo” (Sez. 4 n. 43420 dei 17/07/2009, Rv. 245468).
Il giudice d’appello ha correttamente ricollegato la violazione di tali obblighi alla condotta di affidamento di un cane dì grossa taglia (che, peraltro, era custodito in una gabbia), senza idonee cautele, a due soggetti inesperti, prevedibilmente incapaci di far fronte alla sua eventuale aggressività, anche ove provocata dal comportamento di uno di essi.
3. Ne deriva l’infondatezza anche della residua doglianza poiché il comportamento della p.o., proprio alla luce della sua qualità, non poteva considerarsi anomalo, né imprevedibile e tale da interrompere il nesso di causalità tra l’evento e la condotta negligente ed imprudente dell’imputato.