Source: https://www.studiomarchetti.net/it/news/2020-03-05-smart-working-suggerimenti-pratici-aziende-professionisti/
Timestamp: 2020-04-01 08:54:30+00:00
Document Index: 50949950

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 23', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3']

Smart working: i suggerimenti pratici per aziende e professionisti - Studio Marchetti Osimo - Ancona
In questi giorni di emergenza si è molto sottolineata l’opportunità del lavoro da remoto con il ricorso allo smart working (o lavoro agile), che il Governo ha autorizzato per tutte le aziende nelle aree direttamente e indirettamente interessate dall’emergenza. Modalità di lavoro che con il DPCM 1° marzo 2020 (ora sostituito dal DPCM 4 marzo 2020) è stata estesa a tutto il territorio nazionale in ragione dello stato di emergenza di cui alla Deliberazione del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020.
Al fine di evitare il diffondersi su tutto il territorio italiano e all’estero dell’epidemia, il Governo ha adottato alcune misure restrittive e urgenti per le aree territoriali dei Comuni e delle Regioni del Nord Italia direttamente interessati dal contagio del virus: Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione d’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini per la Lombardia; Vò per il Veneto ((D.L. n. 6/2020 e il D.P.C.M. 23 febbraio 2020). Misure che ha poi integrato con alcune misure straordinarie e preventive previste per le Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto (D.L. n. 6/2020 e DPCM 25 febbraio 2020) e quindi con la conferma delle misure per i comuni della zona rossa e per le Regioni Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, con estensione ad alcune Province (Pesaro e Urbino, Savona) e, in alcuni casi, all’intero territorio nazionale (DPCM 1 marzo 2020 che ha previsto dalla data di pubblicazione nella GU avvenuta sempre il 1° marzo la cessazione dell’efficacia dei due decreti precedenti, sostituito dal DPCM 4 marzo 2020).
Con riguardo specifico al lavoro agile, in forza dei primi decreti e quindi da ultimo del DPCM 4 marzo 2020, ne è oggi consentito il ricorso in tutto il territorio nazionale - fino al 31 luglio 2020 per effetto del richiamo alla Deliberazione del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020 - nel rispetto delle disposizioni di legge in materia (artt. 18-23 L. n. 81/2017) e anche in assenza degli accordi individuali. A tal fine il decreto autorizza espressamente l’assolvimento degli obblighi in materia di informativa su salute e sicurezza sul lavoro (art. 23 L. n. 81/2017) anche in via telematica.
L’INAIL ha messo a disposizione sul proprio sito un modello di informativa.
Cosa fare per sfruttare questa opportunità in modo da non compromettere troppo l’operatività quotidiana e il sistema impresa dapprima nelle Regioni interessate dai primi provvedimenti e, oggi, con estensione a tutto il territorio nazionale? E’ davvero necessario procedere alla comunicazione obbligatoria preventiva di avvio del lavoro agile prevista dall’art. 23 comma 1 della L. n. 81/2017?
L'art. 3 del DPCM 23 febbraio 2020 (poi abrogato dall’art. 2 del DPCM 25 febbraio 2020) autorizzava nell'ambito delle aree considerate a rischio l'applicazione del lavoro agile "in via automatica" anche in assenza di accordo individuale.
Il DPCM 25 febbraio 2020, all'art. 2 prevedeva invece l'applicazione del lavoro agile per i datori di lavoro aventi sede legale o operativa nelle Regioni in esso indicate (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte e Liguria) e per i lavoratori ivi residenti o domiciliati svolgenti attività lavorativa fuori da tali territori "in via provvisoria fino al 15 marzo 2020", anche in assenza di accordo individuale (sempre nel rispetto dei principi dettati dalle disposizioni di legge in materia).
Il nuovo Decreto datato 4 marzo 2020 all’art. 1, lettera n), autorizza l’adozione della modalità lavoro agile su tutto il territorio nazionale e per la durata dello stato di emergenza (ossia fino al 31 luglio 2020) per ogni rapporto di lavoro subordinato e sempre nel rispetto dei principi e delle disposizioni di legge in materia.
Si ritiene pertanto “superabile” in questa fase l’obbligo di comunicazione preventiva – anche se il Ministero ha previsto a tali fini in forza delle disposizioni iniziali contenute nell’art. 3 del D.P.C.M. 23 febbraio 2020 di caricare a sistema un’autocertificazione - considerando che l’obbligo di comunicazione è direttamente connesso dalla legge all’accordo individuale – che deve peraltro essere caricato ordinariamente sulla piattaforma - e l’emergenza, supportata dalla Deliberazione del Consiglio dei Ministri 31 gennaio 2020 autorizza e rende quindi legittimo proprio in forza della situazione contingente legata al rischio epidemiologico il provvisorio superamento dell’obbligo formale dell’accordo individuale.
D’altra parte basterebbe pensare alle implicazioni pratiche e amministrative che sarebbero richieste alle imprese (soprattutto quelle di grande dimensione) in questo momento e certamente un adempimento in più sarebbe oltremodo difficoltoso da gestire tanto più che anche l’obbligo di Informativa, che riveste un’importanza ben maggiore dovendo essere consegnata al lavoratore, può essere assolto con modalità molto più semplici e in via telematica.
Il decreto autorizza il lavoro nel rispetto dei principi guida dettati in materia. Ciò in pratica significa che per poter attivare in questa fase contingente il lavoro agile sono necessari alcuni presupposti tecnici e organizzativi che vanno concretamente presi in considerazione, anche al fine di evitare abusi e per non allontanarsi troppo dagli obiettivi di fondo della procedura telematica di comunicazione preventiva:
· Innanzitutto, l’effettiva disponibilità degli strumenti di lavoro oppure l’utilizzo in via eccezionale degli strumenti propri (eventualità prevista peraltro anche dalla disciplina in materia di telelavoro), previa autorizzazione da parte dell’Amministratore di sistema (soprattutto per ragioni di privacy e riservatezza dei dati);
Nelle aziende, invece, che non abbiano in corso alcun progetto si consiglia di predisporre comunque un breve decalogo di regole di comportamento cui accompagnare la comunicazione interna legata all’invio dell’Informativa su salute e sicurezza sul lavoro. Ciò renderà comunque tracciabile la definizione di quell’insieme di regole che la legge identifica come principi guida in materia di lavoro agile e aiuterà la progettazione una volta superata la fase dell’emergenza.
Fonte: https://www.ipsoa.it/documents/lavoro-e-previdenza/amministrazione-del-personale/quotidiano/2020/03/05/smart-working-suggerimenti-pratici-aziende-professionisti