Source: http://chieri5stelle.it/2016/11/01/06-la-riforma-costituzionale-letta-da-un-ingegnere-art-71/
Timestamp: 2018-04-25 14:18:00+00:00
Document Index: 117704288

Matched Legal Cases: ['art 71', 'art 71', 'art 71', 'art.71', 'art.71', 'art 70', 'art 72']

06 – LA RIFORMA COSTITUZIONALE LETTA DA UN INGEGNERE – art 71 | Chieri - Movimento 5 Stelle
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06 – LA RIFORMA COSTITUZIONALE LETTA DA UN INGEGNERE – art 71
1 novembre 2016 in Notizie 5 stelle Chieri
Negli articoli precedenti è stato definito in quali ambiti il Senato potrà legiferare collettivamente con la camera dei deputati.
La Costituzione vigente conferisce, attraverso l’art.71, pari dignità all’iniziativa legislativa di Camera, Senato e Governo, e in misura minore al popolo. Oggi, ciascun senatore o deputato può depositare liberamente un progetto di legge che poi viene assegnato alle commissioni competenti per poi proseguire il suo iter fino all’eventuale promulgazione.
La riforma costituzionale impone un grosso ostacolo all’iniziativa legislativa del senato che non rientri nell’ambito dell’articolo 70 (funzione legislativa collettiva): non sarà più sufficiente depositare un disegno di legge per poterlo sottoporre all’esame delle commissioni ma i Senatori dovranno necessariamente deliberare a maggioranza assoluta la richiesta di esame del disegno di legge. Si viene a creare così un pre-giudizio su una proposta di legge che senza un esame in commissione, senza una discussione che avrebbe potuto produrre modifiche e accordo sul testo, rischia di bocciare a priori in modo assolutamente illogico una buona proposta di legge. Inoltre, se un senatore volesse proporre l’esame di un ddl dovrebbe spendere tempo ed energie enormi solo per guadagnare il consenso dei suoi colleghi che, ricordiamolo, saranno distribuiti sul territorio nazionale ad esercitare il loro mandato di consiglieri regionali e sindaci. Questo articolo, rischia di bloccare qualsiasi iniziativa legislativa del Senato.
La modifica dell’art.71 prevede ulteriori novità riguardanti l’iniziativa legislativa e la partecipazione popolare.
L’ordinamento vigente prevede che 50.000 cittadini possano sottoscrivere e presentare una legge, mentre la nuova Costituzione prescriverà la firma di 150.000 cittadini. E’ chiaro che l’iniziativa che provenga da cittadini o associazioni non sponsorizzate rimarrà ulteriormente ostacolata perché priva di risorse che permettano di organizzare campagne di raccolta firme massicce; al contrario, verranno avvantaggiate tutte quelle organizzazioni che potranno godere di sponsorizzazioni (per esempio dai partiti o da qualsiasi altro soggetto con grandi disponibilità economiche) che renderanno la raccolta firme molto più organizzata ed efficace. L’accesso all’iniziativa legislativa popolare sarà quindi ulteriormente legato alle possibilità economiche di chi lo vorrà esercitare: un metodo in contrasto con il principio di equità che la Costituzione dovrebbe garantire.
L’esame della proposta di iniziativa popolare, oggi demandata alla buona volontà del parlamento poiché non esistono scadenze nei regolamenti che ne impongano l’analisi entro un certo tempo, dovrà avvenire in tempi definiti dai futuri regolamenti. Anche in questo caso occorre una forte iniezione di fiducia sperando che queste promesse si trasformino in atti a tutti gli effetti. Com’è possibile concedere il proprio accordo ad un testo che rimanda continuamente ad altre leggi e regolamenti che non esistono ancora?
Si introduce infine il nuovo strumento del referendum propositivo e di indirizzo. E’ lodevole l’intenzione ma, anche in questo caso, questi strumenti dovranno essere normati con leggi non ancora scritte. Una nuova richiesta di fiducia incondizionata.
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