Source: http://www.webgiuridico.it/sentenze2019/32792-2019.htm
Timestamp: 2020-01-25 16:44:36+00:00
Document Index: 25201625

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Corte Suprema di Cassazione sentenza 32792/2019
Sentenza 32792/2019
Azione di responsabilità aquiliana ex art. 2054 c.c. - Richiesta di risarcimento all'impresa designata previo espletamento delle formalità di cui all’art. 22 l. 990 del 1969
In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, anche in caso di azione di responsabilità aquiliana ex art. 2054 c.c. esperita dal danneggiato da sinistro stradale è indispensabile, a pena di improponibilità della domanda, la previa formulazione della richiesta all'assicuratore con le modalità previste dall'art. 22 della l. n. 990 del 1969, alla quale non può considerarsi equipollente la costituzione di parte civile nel processo penale (nella specie, concluso con sentenza di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p.) di cui la compagnia assicuratrice non sia stata parte.
Corte di Cassazione, Sezione 3 civile, Sentenza 13 dicembre 2019, n. 32792 (CED Cassazione 2019)
1.La Corte di Appello di Napoli con sentenza n. 1135/2017 - accogliendo parzialmente l'impugnazione proposta da Al. Fr., Gi. So., Al. Ga. e Al. An. nei confronti di Na. Ro. e della compagnia Generali Italia Assicurazioni S.p.A., quale Impresa designata per la Regione Campania alla gestione dei sinistri a carico del Fondo di Garanzia delle Vittime della strada - ha riformato la sentenza n. 2570/2010 del Tribunale di Nola in punto di quantificazione del danno morale; e, per l'effetto, ha condannato la compagnia assicurativa al pagamento in favore degli eredi di ulteriori somme (precisamente: in favore di Al. Fr. e di Gi. So. dell'ulteriore somma di euro 23.832 e in favore di Al. Ga. e di Al. An. dell'ulteriore somma di euro 11.056,81, oltre accessori) a titolo di risarcimento danni in relazione al sinistro occorso in data (OMISSIS), in conseguenza del quale aveva perso la Vi. il loro congiunto Vi. Al.; confermando nel resto la sentenza di primo grado e, per quanto qui interessa, nella parte in cui il Tribunale di Nola aveva dichiarato l'improponibilità della domanda risarcitoria da essi proposta nei confronti di Na. Ro..
2.Era accaduto che nel 2002 i predetti Al. Fr., Gi. So., Al. Ga. e Al. An., avevano convenuto in giudizio innanzi al Tribunale di Nola Na. Ro. e la Generali Assicurazioni S.p.A., nella suddetta qualità, per ottenere il risarcimento dei danni subiti a causa della morte del loro congiunto Al. Vi.. A fondamento della loro domanda avevano dedotto che: in data (OMISSIS) alle ore 2200 circa in Palma Campania, lungo la via (OMISSIS), Na. Ro., alla guida dell'autovettura Lancia Y10, tg. (OMISSIS), di proprietà di Su. Pa., aveva avviato l'autovettura dalla stessa condotta, accelerando nonostante fosse ad essa aggrappato Al. Vi., il quale, a causa di ciò, era rovinato al suolo; che in tale frangente, quest'ultimo, quando ancora si trovava sul manto stradale, era stato investito da un autoveicolo proveniente dal senso opposto di marcia che, dopo l'impatto, aveva proseguito senza prestargli soccorso; a causa delle descritte e concorrenti condotte Al. Vi., era deceduto; sul luogo del sinistro erano intervenuti i CC di Palma Campania; il procedimento penale instaurato nei confronti di Na. Ro. si era concluso con la sentenza n.(OMISSIS) pronunciata ex art. 444 c.p.p.; la responsabilità del sinistro mortale occorso al loro congiunto doveva ascriversi al concorso delle condotte gravemente colpose poste in essere sia da Na. Ro. che dal conducente del veicolo non identificato.
Si era costituita Na. Ro., la quale: aveva chiesto il rigetto della domanda attorea, essendo stata determinata la condotta ascrittale dagli attori come causalmente concorrente nella produzione del sinistro de quo dall'aver agito per legittima difesa (stante la necessità di sottrarsi all'aggressione posta in essere dall'Al. nei confronti suoi e di Pa. Su., trasportato sull'auto da lei condotta, negli attimi immediatamente precedenti l'investimento); aveva evidenziato altresì che sotto il profilo eziologico la condotta imprudente tenuta dall'Al., e cioè l'essersi quest'ultimo aggrappato alla vettura da lei condotta, doveva ritenersi la causa esclusiva del suo successivo investimento; in via subordinata, aveva chiesto in via riconvenzionale l'accertamento delle rispettive responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nel sinistro.
Si erano altresì costituite le Generali Assicurazioni, nella suddetta qualità, le quali aveva contestato la domanda, sostenendo in particolare il difetto di legittimazione attiva degli istanti; l'assenza di responsabilità in capo al conducente il veicolo non identificato (dovendosi ascrivere la produzione del sinistro esclusivamente alla condotta di guida tenuta dall'altra convenuta Na. Ro.); il concorso di colpa della vittima del sinistro e l'eccessivo ammontare della spiegata pretesa risarcitoria. Tanto premesso, la compagnia aveva chiesto che fosse dichiarata l'esclusiva responsabilità della convenuta Na. ovvero, in subordine, il concorso di colpa tra quest'ultima e lo stesso Al. Vi. e che, in ogni caso, nell'eventualità in cui fosse riconosciuta una sia pur minima responsabilità del conducente li veicolo non identificato, la condanna fosse contenuta nei limiti del massimale di legge.
A causa del decesso del procuratore della Na., il giudizio era stato dichiarato interrotto, ma, a seguito della sua riassunzione ad opera degli attori, la predetta era rimasta contumace. Il Giudice di primo grado, espletata istruttoria documentale:
-da un lato, aveva dichiarato l'improponibilità della domanda nei confronti di Na. Ro., dichiarando interamente compensate le spese di lite in ordine al rapporto processuale tra gli attori e la convenuta;
- dall'altro, aveva dichiarato il concorso di colpa nella misura del 30% del conducente del veicolo sconosciuto nella causazione dell'evento dannoso ed aveva condannato la compagnia Generali Assicurazioni S.p.A., nella qualità di impresa designata, al pagamento in favore di Al. Fr. e Gi. So., genitori del defunto Al. Vi., della somma di E 48.000,00 ciascuno, oltre interessi sulla somma originaria di euro 38.137,46, rivalutata di anno in anno secondo gli indici Istat Foi dalla data del fatto (23/5/1998) alla data di pubblicazione della sentenza e da tale data, sulla somma interamente rivalutata ed al tasso legale annuo, fino al soddisfo; nonché al pagamento di euro 6.513,318 in favore di Al. Ga. e An., oltre interessi sulla somma originaria di euro 5.175,02, rivalutata di anno in anno secondo gli indici Istat Foi dalla data del fatto (23/5/1998) alla data di pubblicazione della sentenza e da tale data, sulla somma interamente rivalutata ed al tasso legale annuo, fino al soddisfo; ed aveva condannato la Generali Assicurazioni S.p.A. nella suddetta qualità, al pagamento di un terzo delle spese processuali, con attribuzione al procuratore antistatario, dichiarandole compensate per la restante parte.
Avverso tale sentenza avevano proposto appello Al. Fr., Gi. So., Al. Ga. e Al. An., i quali: in primo luogo, avevano contestato la dichiarazione di improponibilità della domanda nei confronti di Na. Ro., in quanto frutto di manifesta erronea qualificazione della domanda esercitata come azione ex art 2054 c.c., laddove nel caso di specie la domanda doveva essere correttamente inquadrata nella previsione normativa dell'art. 2043 cc.; quindi, avevano contestato l'erronea applicazione dell'art.22 L.990/1969 e la violazione dell'artt. 72 e ss c.p., avevano altresì censurato la erronea applicazione degli artt. 40 e 41 c.p. in ordine alla valutazione del nesso di causalità tra le condotte e l'evento, nonché la violazione dell'art 1227 c.c. in ordine alla determinazione del grado di colpa con contestuale omessa pronuncia sul grado di colpa attribuita alla Na. Ro. e alla stessa Vittima; infine avevano sostenuto la erronea liquidazione del danno non patrimoniale.
Si era costituita l'appellata Generali Assicurazioni, la quale, riportandosi alle precedenti difese, aveva contestato l'appello e ne aveva chiesto il rigetto con conferma dell'impugnata sentenza.
Non si era costituita Na. Ro., benché regolarmente citata, restando, pertanto, contumace.
E la Corte territoriale con la impugnata sentenza ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado nei termini sopra indicati.
3. Avverso la sentenza della Corte territoriale avevano proposto ricorso gli originari attori, articolando due motivi.
Aveva resistito con controricorso Na. Ro.. Ed i ricorrenti, in vista dell'adunanza di sesta che si sarebbe svolta in data 12 aprile 2019, avevano depositato memoria a sostegno del ricorso.
Questa Corte, ad esito della suddetta adunanza, ha disposto il rinvio della causa alla trattazione in pubblica udienza sul presupposto che "taluni degli argomenti agitati dalle parti" potevano avere rilevanza nomofilattica.
In vista dell'odierna udienza pubblica, Na. Ro. ha depositato memoria a sostegno del controricorso.
All'odierna udienza pubblica il Procuratore Generale ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso, mentre i difensori delle parti hanno insistito nell'accoglimento delle rispettive già articolate richieste.
1.Al. Fr., Gi. So., Al. Ga. e Al. An. censurano la sentenza impugnata per due motivi.
1.1. Con il primo motivo, articolato in relazione all'art. 360 n.3 c.p.c., denunciano violazione e/o falsa applicazione dell'art. 22 della legge n. 990/1969 e degli artt. 2043 e 2054 c.c. nella parte in cui la Corte territoriale ha dichiarato a sua volta improponibile la domanda rìsarcitoria da essi formulata nei confronti di Na. Ro.. Rilevano che detta domanda era stata erroneamente qualificata ex art. 2054 c.c., costituendo invece - come espressamente indicato fin dall'atto introduttivo del giudizio di primo grado - riproposizione della azione civile di risarcimento del danno, che era stata proposta mediante costituzione di parte civile nel procedimento penale a carico della Na. (conclusosi con sentenza n. 752/01 del Tribunale di Nola, che aveva applicato alla Na. la pena richiesta, condannandola alla rifusione delle spese di costituzione e rappresentanza sostenute dalla parte civile). Richiamando precedente di questa Corte (e in particolare la sentenza n. 3278/1997), sostengono che, in caso di condanna con sentenza penale irrevocabile del danneggiante, la vittima dell'illecito può azionare la pretesa risarcitoria in sede civile anche senza preventivo espletamento delle formalità previste dall'art. 22 della legge n. 990/1969 (formale costituzione in mora, con invio preventivo di richiesta di risarcimento danni in sede stragiudiziale ed attesa del correlato spatium deliberandi). Deducono che al più l'azione da essi proposta avrebbe dovuto essere qualificata come richiesta di risarcimento danni ex art. 2043 c.c.
1.2. Con il secondo ed ultimo motivo, articolato in relazione all'art. 360 n. 5 c.p.c., denunciano violazione dell'art. 112 c.p.c. con omesso esame del fatto controverso e decisivo costituito dal fatto che essi, quali eredi del congiunto Vi. Al., avevano inteso riproporre, dinanzi al giudice civile, l'azione già esperita in sede penale, al fine di ottenere il risarcimento dei danni, a seguito di una sentenza ex art. 444 c.p.p. divenuta irrevocabile. Si dolgono che la corte territoriale ha dichiarato l'improponibilità della domanda nonostante che essi avevano espressamente indicato a più riprese nell'atto di appello che non era necessario il preventivo espletamento delle formalità di cui all'art. 2 della legge n. 990/1990 (per le ragioni sopra indicate).
2. I motivi - che vengono qui trattati congiuntamente, in quanto entrambi diretti ad affermare che la Corte territoriale avrebbe errato nel ritenere improponibile la domanda nei confronti di Na. Ro. - sono entrambi infondati.
La Corte territoriale nella impugnata sentenza ha confermato la sentenza di primo grado nella parte in cui il Tribunale di Nola aveva inquadrato la domanda risarcitoria proposta dagli attori nell'ambito della previsione normativa di cui all'art. 2054 c.c., sulla base delle seguenti argomentazioni:
-gli attori avevano indirizzato la loro pretesa risarcitoria nei confronti della Na., quale conducente del veicolo Lancia Y10 di proprietà di Su. Pa., sostenendone la responsabilità attraverso la descrizione della condotta dalla stessa tenuta nell'occasione (laddove aveva avviato la vettura ed aveva accelerato la marcia, nonostante l'Al. si fosse aggrappato alla portiera, in tal modo provocandone la caduta lungo la via di (OMISSIS));
-il sinistro era quindi connesso con la circolazione del veicolo condotto dalla Na., trovandosi lo stesso al momento del verificarsi dell'evento dannoso, su una strada di uso pubblico o su area a questa equiparata, in una condizione riconducibile ad una fase della circolazione, presupposto dell'operatività dell'art. 2054 c.c..
Così inquadrata la domanda, la Corte territoriale ha correttamente ritenuto gli attori onerati della preventiva richiesta con raccomandata di cui all'art. 22 della legge n. 990/1969 nei confronti dell'assicuratore del veicolo condotto dalla Na., in quanto:
-tale condizione di proponibilità opera non solo nel caso di azione diretta ai sensi dell'art. 18 della legge suddetta ma anche di azione di responsabilità aquiliana a norma dell'art.2054 c.c.; ed è posta dalla legge senza distinzione tra le persone contro cui venga proposta, cumulativamente o singolarmente, per cui è improponibile anche la domanda ex art. 2054 c.c., promossa contro il proprietario o il conducente del veicolo, qualora la domanda non sia stata proposta oltre il termine di 60 giorni dalla richiesta di risarcimento all'assicuratore r.c.a.;
-il principio dell'improponibilità dell'azione di risarcimento da parte del danneggiato, prima che siano decorsi 60 giorni dalla relativa richiesta avanzata per mezzo di raccomandata, non trova applicazione esclusivamente nel caso in cui il danneggiato sia stato nell'incolpevole impossibilità di identificare l'assicuratore e di provvedere al detto adempimento, in base al principio "ad impossibilia nemo tenetur"; ma tale incolpevole impossibilità ricorre quando il responsabile civile abbia rifiutato di indicare l'assicuratore al danneggiato che glielo abbia richiesto con lettera raccomandata, mentre nel caso di specie non vi era prova che gli attori, prima intraprendere il giudizio, avessero inviato lettera di messa in mora alla impresa che assicurava per la RCA la vettura, né che avessero richiesto l'indicazione dell'assicuratore di questa, senza averne risposta;
- la costituzione di parte civile nel processo penale non poteva essere considerata equipollente alla preventiva richiesta, in quanto al processo penale non aveva partecipato la compagnia assicuratrice quale responsabile civile.
I ricorrenti, a sostegno del loro assunto, evocano il principio affermato da questa Corte con sentenza n. 3278 del 16/4/1997, ma trascurano che la fattispecie sottesa a quel precedente concerneva un processo penale, definito con sentenza penale di condanna passata in giudicato, nel quale era stata parte la compagnia assicuratrice, mentre la fattispecie sottesa al ricorso in esame concerne un procedimento penale definito con sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, nella quale la compagnia assicuratrice non è stata parte.
Ne consegue che i ricorrenti - poiché (non hanno proseguito in sede civile una domanda risarcitoria già compiutamente esercitata in sede penale, ma) hanno proposto una domanda ex art. 2054 c.c. nei confronti della Na. ed ex lege n. 990/1969 nei confronti del Fondo di Garanzia - avrebbero dovuto far precedere detta domanda dal previo esperimento delle formalità previste dall'art. 22 della citata legge speciale.
Poiché ciò non è avvenuto, la domanda risarcitoria proposta in sede civile nei confronti della Na. correttamente è stata ritenuta improponibile da entrambi i giudici di merito.
3. Nonostante il rigetto del ricorso, avuto riguardo alla disposizione dell'art. 91 c.p.c. nella formulazione vigente al momento di introduzione del giudizio di merito (giugno 2002), si ravvisano giusti motivi per dichiarare integralmente compensate tra le parti le spese relative al presente giudizio di legittimità.
La Corte rigetta il ricorso e dichiara integralmente compensate tra le parti le spese processuali relative al giudizio di legittimità.
Ai sensi dell'art. 13 comma 1-quater del d.P.R. n. 115 del 2002, inserito dall'art. 1 comma 17 della I. n. 228 del 2012, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ad opera di parte ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis del citato art. 13.