Source: https://krlavoro.it/pagine/id310-Tipologie-di-apprendistato
Timestamp: 2017-11-23 11:09:39+00:00
Document Index: 79942822

Matched Legal Cases: ['art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 15', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 45', 'art. 7', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 42', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 42', 'art. 1']

APPRENDISTATO PER LA QUALIFICA E PER IL DIPLOMA PROFESSIONALE, IL DIPLOMA DI ISTRUZIONE SECONDARIA SUPERIORE E IL CERTIFICATO DI SPECIALIZZAZIONE TECNICA SUPERIORE – ART. 43 D.LGS. N. 81/2015.
La nuova formulazione dell’apprendistato di primo livello introduce importanti novità che ampliano le finalità dell’istituto e che, di conseguenza, ne modificano la struttura normativa.
In primo luogo, ai sensi dell’art. 43, comma 1, del D. Lgs. n. 81/2015, l’istituto novellato consente di conseguire non solo i titoli triennali o quadriennali del sistema di istruzione e formazione professionale, ma anche i titoli di scuola secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore (corsi IFTS) attraverso un percorso in grado di “coniugare” la formazione aziendale con quella professionale regolamentata dalle Regioni.
L’art. 43, comma 2, precisa che possono essere assunti con tale forma di apprendistato – in tutti i settori di attività – i giovani che hanno compiuto i 15 anni di età e fino al compimento dei 25.
La durata del contratto è determinata con riferimento alla qualifica o al diploma da conseguire e non può essere superiore a tre anni, ovvero a quattro nel caso di diploma professionale quadriennale.
L’art. 43, comma 3, stabilisce che la regolamentazione dell’istituto è rimessa alle Regioni e alla province autonome di Trento e Bolzano nel rispetto degli standard formativi da individuare con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’istruzione e il Ministro dell’economia, previa intesa raggiunta in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni.
Viene a cadere, rispetto al dettato del T.U. abrogato, il passaggio relativo alla consultazione delle parti sociali per la regolamentazione dei profili formativi.
In assenza di disciplina regionale il Ministero del lavoro regolerà l’esercizio dell’apprendistato di primo livello attraverso propri decreti.
L’art. 43, comma 4, in relazione alla durata complessiva dell’apprendistato di primo livello, stabilisce che il contratto di apprendistato dei giovani già qualificati e diplomati (che hanno, pertanto, concluso positivamente il percorso formativo di cui al comma 1 dell’art. 43) può essere prorogato fino ad un ulteriore anno, allo scopo di consolidare ed acquisire ulteriori competenze tecnico-professionali e specialistiche, utili anche al fine di ottenere il certificato di specializzazione tecnica superiore o il diploma di maturità professionale, all’esito del corso annuale integrativo di cui all’art. 15, comma 6, del D.Lgs. n. 226/2005.
La proroga di un anno al contratto di apprendistato di primo livello si applica anche nel caso in cui, al termine dei percorsi formativi specificati dall’art. 43, comma 1, l’apprendista non abbia conseguito la qualifica, il diploma, il certificato di specializzazione tecnica superiore o il diploma di maturità professionale all’esito del corso annuale integrativo.
L’art. 43, comma 5 prevede, inoltre, la possibilità di stipulare contratti di apprendistato di durata non superiore a quattro anni per i giovani iscritti a partire dal secondo anno della scuola secondaria superiore, finalizzati all’acquisizione del diploma di istruzione secondaria superiore, ovvero di competenze tecnico-professionali ulteriori e diverse rispetto a quelle contenute nei regolamenti scolastici vigenti.
La norma dispone, infine, che possono essere stipulati contratti di apprendistato di durata non superiore a due anni, per gli studenti che frequentano il corso annuale integrativo, che termina con l’esame di Stato.
L’art. 43, comma 6, dispone che, al fine di stipulare un contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, il datore di lavoro deve sottoscrivere un protocollo con l’istituzione formativa cui è iscritto lo studente. Suddetto protocollo stabilisce il contenuto e la durata degli obblighi formativi in capo al datore di lavoro sulla base degli standard formativi fissati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’istruzione e il Ministro dell’economia, previa intesa raggiunta in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni.
Con lo stesso decreto sono definiti i requisiti che le imprese devono possedere per svolgere il percorso di apprendistato e il monte orario massimo, sia della formazione scolastica, sia di quella aziendale.
La stessa norma, con riferimento alla formazione esterna da svolgersi nell’ambito del sistema di istruzione e formazione professionale regionale, stabilisce che la stessa – da impartirsi nell’ambito dell’istituzione formativa cui il giovane è iscritto – non può essere superiore al 60 per cento dell’orario ordinamentale del secondo anno e al 50 per cento per il terzo e quarto anno, nonchè per l’ulteriore anno finalizzato ad ottenere il certificato di specializzazione tecnica.
Per quanto concerne il profilo della retribuzione spettante all’apprendista nel corso del periodo formativo, l’art. 43, comma 7, riforma la disciplina previgente ed esonera il datore di lavoro da ogni obbligo retributivo per tutta la durata della formazione svolta nell’ambito dell’istituzione formativa.
L’apprendista deve essere remunerato solo per le ore di formazione interna, a carico del datore di lavoro, in misura pari al 10 per cento della retribuzione spettante, salvo diversa previsione della contrattazione collettiva di riferimento.
L’art. 43, comma 8, conferma la possibilità – già sancita nella disciplina precedente – di stipulare contratti di apprendistato a tempo determinato per lo svolgimento di attività stagionali, così derogando alla natura a tempo indeterminato di tale tipologia contrattuale.
La norma dispone, nello specifico, che – per le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano che abbiano definito un sistema di alternanza scuola-lavoro – i contratti collettivi di lavoro stipulati da associazioni di datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale possono prevedere specifiche modalità di utilizzo del contratto di apprendistato, anche a tempo determinato, per lo svolgimento di attività stagionali.
L’art. 43, comma 9, chiude la disciplina dell’apprendistato di primo livello e riconosce la possibilità di trasformare il contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore in apprendistato professionalizzante successivamente al conseguimento del titolo. In tal caso, la durata massima complessiva dei due periodi di apprendistato è rimessa alla contrattazione collettiva.
APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE – ART. 44 D.LGS. N. 81/2015.
La definizione e la disciplina dell’apprendistato professionalizzante restano invariate rispetto alla precedente formulazione del T.U.. La definizione perde il riferimento al “contratto di mestiere”.
L’art. 44, comma 1, stabilisce che l’apprendistato professionalizzante è finalizzato all’acquisizione di una qualifica professionale ai fini contrattuali.
Esso trova applicazione in tutti i settori di attività, pubblici e privati ed è rivolto a persone di età compresa tra i diciotto e i ventinove anni.
I soggetti già in possesso di una qualifica, ai sensi del D.Lgs. n. 226/2005, possono essere assunti con contratto di apprendistato professionalizzante fin dal compimento del diciassettesimo anno di età.
Il nuovo dettato della norma – art. 44, comma 1, seconda parte – chiarisce che la qualificazione professionale al cui conseguimento è finalizzato il contratto, è determinata dalle parti “sulla base dei profili o qualificazioni professionali previsti per il settore di riferimento dai sistemi di inquadramento del personale di cui ai contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”.
L’art. 44, comma 2, attribuisce agli accordi interconfederali e ai contratti collettivi nazionali il compito di stabilire, in base al tipo di qualificazione professionale da conseguire, la durata e le modalità di erogazione della formazione, la durata – anche minima – del periodo di apprendistato che, in ogni caso, non può superare i tre anni, ovvero i cinque per i profili professionali relativi alla figura dell’artigiano.
L’art. 44, comma 3, stabilisce che la formazione di tipo professionalizzante si svolge sotto la responsabilità dell’azienda e deve essere integrata, nei limiti delle risorse annualmente disponibili, dall’offerta formativa pubblica disciplinata dalle Regioni e dalle province autonome di Trento e Bolzano e finalizzata all’acquisizione delle competenze di base e trasversali, per una durata complessiva non superiore a 120 ore nel triennio e tenuto conto del titolo di studio e delle competenze dell’apprendista.
La norma stabilisce, altresì, che entro quarantacinque giorni dalla comunicazione dell’instaurazione del rapporto di apprendistato, la Regione informa il datore di lavoro circa le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica, anche con riferimento alle sedi e al calendario delle attività previste, avvalendosi anche delle associazioni dei datori di lavoro che si siano dichiarate disponibili sulla base delle Linee guida adottate dalla Conferenza permanente per i rapporti tra Stato e Regioni del 20 febbraio 2014.
Tali Linee guida specificano che l’offerta formativa pubblica è da intendersi obbligatoria nella misura in cui sia:
realmente disponibile per l’impresa e per l’apprendista;
definita obbligatoria dalla disciplina contrattuale vigente.
La durata dell’offerta formativa pubblica viene fissata, in linea generale, in:
120 ore per gli apprendisti privi di titolo di studio, in possesso di licenza elementare e/o della sola licenza di scuola secondaria di I grado;
Quanto ai contenuti della formazione pubblica, le Linee guida indicano, a titolo esemplificativo, alcune materie:
diritti e doveri del lavoratore e dell’impresa, legislazione del lavoro;
L’art. 44, comma 4, conferma la possibilità per le Regioni, le province autonome e le associazioni di categoria dei datori di lavoro di definire – anche nell’ambito della bilateralità – le modalità per il riconoscimento della qualifica di maestro artigiano o di mestiere.
L’art. 44, comma 5, ribadisce – anche per l’apprendistato di secondo livello – la previsione secondo cui i contratti collettivi stipulati dalle associazioni dei datori e prestatori di lavoro maggiormente rappresentative a livello nazionale, possono stabilire specifiche modalità di svolgimento del contratto di apprendistato, anche a tempo determinato, per i datori di lavoro che svolgono la loro attività in cicli stagionali.
APPRENDISTATO DI ALTA FORMAZIONE E RICERCA – ART. 45 D.LGS. N. 81/2015.
La fattispecie dell’apprendistato di alta formazione e ricerca, di cui all’art. 45, trova applicazione in tutti i settori di attività, pubblici e privati ed è finalizzata al conseguimento di titoli di studio universitari e di alta formazione (dottorati di ricerca; diplomi di istituti tecnici superiori di cui all’art. 7 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 gennaio 2008; pratica per l’accesso alle professioni ordinistiche).
Rispetto a quanto previsto dal Testo Unico viene meno la possibilità di conseguire il diploma di istruzione secondaria superiore, ora ricompreso nell’apprendistato di I° livello.
L’art. 45, comma 1, stabilisce che possono essere assunti con questa forma di apprendistato i soggetti di età compresa tra i diciotto e i ventinove anni in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore, ovvero di un diploma professionale quadriennale integrato o da un certificato IFTS o da diploma di maturità professionale ottenuto al termine del corso annuale integrativo previsto dalla normativa scolastica.
Come per l’apprendistato di I° livello, l’art. 45, comma 2, precisa che il datore di lavoro che intende stipulare il contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca deve sottoscrivere un protocollo con l’istituzione formativa o con l’ente di ricerca cui appartiene lo studente.
Suddetto protocollo stabilisce:
la durata e le modalità di svolgimento della formazione a carico del datore di lavoro (secondo lo schema definito con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’istruzione e il Ministro dell’economia, previa intesa raggiunta in sede di Conferenza permanente Stato-Regioni);
il numero dei crediti formativi riconoscibili a ciascuno studente in considerazione del numero di ore di formazione svolte in azienda.
Ai sensi dell’art. 45, comma 3, la formazione esterna all’azienda si svolge nell’istituzione formativa cui lo studente appartiene e non può superare il 60% dell’orario ordinamentale.
Il datore di lavoro è esonerato da qualunque obbligo retributivo per quanto riguarda le ore di formazione svolte presso l’istituzione formativa cui lo studente è iscritto.
Per la formazione svolta in azienda, al lavoratore spetta una retribuzione pari al 10% di quella che gli sarebbe dovuta.
Al riguardo, peraltro, i contratti collettivi possono stabilire diversamente.
L’art. 45, comma 4, specifica che la disciplina e la durata del contratto – per quanto attiene agli aspetti della formazione – sono rimesse alle Regioni, in accordo con le associazioni territoriali dei datori e prestatori di lavoro maggiormente rappresentative sul piano nazionale, le Università, gli istituti tecnici e professionali e altre istituzioni formative e di ricerca.
In assenza di regolamentazione regionale i profili formativi dell’apprendistato di alta formazione e di ricerca sono rimessi ad apposite convenzioni stipulate dai singoli datori di lavoro o dalle loro associazioni con le Università, gli istituti tecnici e professionali e ogni altre ente legittimato.
STANDARD PROFESSIONALI E FORMATIVI E CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE – ART. 46 D.LGS. N. 81/2015.
L’art. 46, comma 1, rinvia la definizione degli standard formativi dell’apprendistato ad un apposito decreto del Ministro del lavoro, di concerto con il Ministro dell’istruzione e il Ministro dell’economia, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.
L’art. 46, comma 2, specifica che la competenza per la registrazione della formazione nel libretto formativo del cittadino, da effettuare secondo le indicazioni del D. Lgs. n. 13/2013, spetta:
al datore di lavoro, nell’ipotesi di contratto di apprendistato professionalizzante, con riferimento alla formazione volta al conseguimento della qualificazione professionale ai fini contrattuali;
all’istituzione formativa o all’ente di ricerca di appartenenza dello studente nel contratto di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore e nel contratto di alta formazione e ricerca.
L’art. 46, comma 3, prevede l’istituzione del repertorio delle professioni presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, con l’obiettivo di armonizzare le qualifiche e le qualificazioni professionali conseguite durante l’apprendistato e consentire una correlazione tra standard formativi e standard professionali.
L’art. 46, comma 4, stabilisce che le competenze acquisite dall’apprendista sono certificate dall’istituzione formativa di provenienza dello studente, secondo le modalità di cui al citato D. Lgs. n. 13/2013.
DISPOSIZIONI FINALI – ART. 47 D.LGS. N. 81/2015.
L’art. 47, comma 1, richiama l’impianto sanzionatorio del T.U. abrogato.
in caso di mancata erogazione della formazione da parte del datore di lavoro “di cui egli sia esclusivamente responsabile e che sia tale da impedire la realizzazione delle finalità” stesse del contratto di apprendistato, ”il datore di lavoro è tenuto a versare la differenza tra la contribuzione versata e quella dovuta con riferimento al livello di inquadramento contrattuale superiore che sarebbe stato raggiunto dal lavoratore al termine del periodo di apprendistato, maggiorata del 100%, con esclusione di qualsiasi sanzione per omessa contribuzione”;
in caso di inadempimento nella erogazione della formazione stabilita dal Piano Formativo Individuale, accertato dal personale ispettivo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a seguito di controllo, l’ispettore adotta un “provvedimento di disposizione”, assegnando al datore di lavoro un congruo termine per adempiere. In caso di inottemperanza il datore di lavoro è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria;
violazione della disciplina generale di cui all’art. 42, riguardante la forma scritta del contratto e del piano formativo individuale; il divieto di retribuzione a cottimo; l’inquadramento dell’apprendista; la presenza di un tutore o referente aziendale: il datore di lavoro è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 600 euro che, in caso di recidiva, aumenta da 300 a 1.500 euro.
L’art. 47, comma 3, esclude i lavoratori assunti con contratto di apprendistato dal computo dei limiti numerici fissati da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di determinati normative e istituti.
L’art. 47, comma 4, prevede la possibilità di assumere con contratto di apprendistato i lavoratori in mobilità o beneficiari di un trattamento di disoccupazione, al fine della loro qualificazione o riqualificazione professionale.
L’art. 47, comma 5, fissa la disciplina del regime transitorio e stabilisce che – nelle Regioni e Province autonome, o nei settori in cui la normativa introdotta con il D. Lgs. n. 81/2015 non sia immediatamente operativa – trovano applicazione le regolazioni contrattuali vigenti.
L’art. 47, comma 6, prevede la possibilità di utilizzare il contratto di apprendistato di primo e terzo livello nel settore del pubblico impiego.
Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono definiti i criteri per il reclutamento, l’accesso e l’applicazione di tali tipologie contrattuali ai settori di attività pubblici.
AGEVOLAZIONI E BENEFICI DELL’APPRENDISTATO
Tutte le forme di apprendistato esaminate godono di benefici di carattere contributivo, economico e fiscale.
La contribuzione a carico dei datori di lavoro, dal 1° gennaio 2013 – per tutta la durata dell’apprendistato – è pari all’11,61% della base imponibile ai fini previdenziali; la contribuzione a carico dell’apprendista è pari al 5,84%. Tale beneficio viene concesso anche al termine dell’apprendistato per i dodici mesi successivi all’assunzione.
Per i datori di lavoro che hanno alle loro dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove, la Legge n. 183/2011 (c.d. Legge di stabilità 2012) ha previsto uno sgravio contributivo quasi totale nei primi tre anni di contratto (residua esclusivamente il contributo dell’1,61%, relativo all’Assicurazione Sociale Per l’Impiego - ASPI).
L’art. 47, comma 3, del D. Lgs. n. 81/2015, stabilisce che i lavoratori assunti con contratto di apprendistato non rientrano nella base di calcolo fissata da leggi e dai contratti collettivi per l’applicazione di determinati istituti.
Per quanto riguarda gli incentivi economici, l’art. 42, comma 5, lett. b) del T.U. riconosce la possibilità di inquadrare gli apprendisti fino a due livelli inferiori rispetto alla qualifica da conseguire, sulla base delle modalità stabilite dalla contrattazione collettiva nazionale.
In alternativa, la contrattazione collettiva può stabilire che la retribuzione dell’apprendista sia determinata in misura percentuale e proporzionata all’anzianità di servizio.
Infine, circa la normativa fiscale a carattere sostanzialmente agevolativo, è prevista la deducibilità, in sede di determinazione della base imponibile ai fini IRAP, delle “spese relative agli apprendisti”.
In proposito, il contratto di apprendistato gode – con decorrenza “dal periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014” – del beneficio introdotto dall’art. 1, comma 20, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (c.d. Legge di stabilità 2015), in relazione ai costi sostenuti dalle imprese per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato.
Alla luce di questa disposizione, il datore di lavoro fruisce – anche per gli apprendisti – della deduzione dell’intero ammontare degli oneri corrispondenti al costo del lavoro sostenuto per tali soggetti.
Ultimo aggiornamento il 2016-05-19 12:58:48