Source: http://astratto.info/altri-esempi-normativi-rilevanti.html
Timestamp: 2018-10-20 23:03:38+00:00
Document Index: 165559563

Matched Legal Cases: ['art. 114', 'art. 115', 'art. 18', 'art. 1173', 'art. 1174', 'art. 2043', 'art. 2058', 'art. 2043', 'art.2043', 'art. 2043', 'art. 20482', 'art. 2049', 'art. 2050', 'art. 2600', 'art. 1681', 'art. 843', 'art. 1038', 'art. 14', 'art. 41', 'art. 114', 'art. 1151', 'art. 2', 'art. 1176', 'art. 2043', 'art. 1151', 'art. 2043', 'art. 2046', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2046', 'art. 1223', 'art. 40', 'art. 41', 'art. 1223']

Altri esempi normativi rilevanti
“Io danneggio gli altri soltanto guidando la mia macchina. Contribuendo alla congestione del traffico, io aggiungo qualcosa al ritardo degli altri automobilisti, per non parlare della loro pressione del sangue. La presenza della mia auto sulla strada, anche se guido con attenzione, sia pure in minima parte aumenta la possibilità che gli altri abbiano un incidente. I gas di scarico della mia macchina inquinano l’aria che gli altri respirano” (McMillan, 119)
Si sono già fatti esempi di atti dannosi:
immissioni che non superano la “normale tollerabilità”
atti di concorrenza
NOTARE: ci sono due attività in contrasto tra loro; una danneggia l’altra; nel momento in cui il danno arrecato ad una attività non viene risarcito, automaticamente si privilegia l’altra.
a) Responsabilità del produttore (d.lgs. 206/05)
art. 114: “il produttore è responsabile del danno cagionato da difetti del suo prodotto”
art. 115: “ 1. Prodotto, ai fini delle presenti disposizioni, è ogni bene mobile, anche se incorporato in altro bene mobile o immobile. 2. Si considera prodotto anche l'elettricità”
b) Danno ambientale (art. 18, l. 349/1986)
“1. Qualunque fatto doloso o colposo in violazione di disposizioni di legge o di provvedimenti adottati in base a legge che comprometta l'ambiente, ad esso arrecando danno, alterandolo, deteriorandolo o distruggendolo in tutto o in parte, obbliga l'autore del fatto al risarcimento nei confronti dello Stato”
art. 1173: Fonti delle obbligazioni. “Le obbligazioni derivano da contratto, da fatto illecito, o da ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità dell'ordinamento giuridico”.
Quale obbligazione ha fonte nel fatto illecito?
Chi ne sono i soggetti?
Quale è l’interesse del creditore soddisfatto dalla relativa prestazione? (art. 1174 c.c.)
Rileggiamo l’art. 2043 c.c.: “qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”
obbligazione di risarcire il danno (riparare il pregiudizio sofferto; “reintegrazione”)
“colui che ha commesso il fatto” (ma v. diapositiva 12, 15 s. ) ed il danneggiato
Interesse alla eliminazione della lesione patrimoniale subita
Quali sono le differenze tra l’obbligazione che nasce da fatto illecito e l’obbligazione che sorge da contratto?
Vediamone alcune …
Obbligazione da fatto illecito: (non un bene prima inesistente nel patrimonio del creditore ma) la “reintegrazione” (v. art. 2058)
Obbligazione da fatto illecito: “colui che ha commesso il fatto” (art. 2043) o il soggetto di volta in volta indicato dalla legge (artt. 2047 ss.)
Obbligazione da fatto illecito: interesse alla riparazione del danno subito (ristabilimento dello status quo ante)
Obbligazione da fatto illecito: il danneggiato deve provare il fatto, la colpa o comunque il collegamento col convenuto, i danni, il rapporto di causalità
Uno sguardo alla tecnica normativa:
la responsabilità per colpa (art.2043 c.c.) è configurata come regola generale in omaggio alla tradizione (e secondo l’impostazione dell’epoca)
La fattispecie indeterminata e le clausole generali
Analizziamo i seguenti esempi tratti da disposizioni del codice civile o di leggi speciali:
art. 2043 c.c.: “qualunque fatto doloso o colposo obbliga … a risarcire il danno”
art. 20482: “I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un'arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti …”
art. 2049: “I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze …”
art. 2050 c.c.: “Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento …”
art. 2600 c.c.: “se gli atti di concorrenza sleale sono compiuti con dolo o con colpa, l'autore è tenuto al risarcimento dei danni … accertati gli atti di concorrenza, la colpa si presume
art. 1681 c.c. : “… il vettore risponde dei sinistri che colpiscano la persona del viaggiatore durante il viaggio e della perdita o dell'avaria delle cose che il viaggiatore porta con sé, …” (?)
art. 843 c.c.: “Il proprietario deve permettere l'accesso e il passaggio nel suo fondo … al fine di costruire o riparare un muro o altra opera propria del vicino oppure comune. Se l'accesso cagiona danno, è dovuta un'adeguata indennità”
art. 1038 c.c.: “Prima di intraprendere la costruzione dell'acquedotto, chi vuol condurre acqua per il fondo altrui deve pagare … l'indennità per i danni …”
art. 14, d. lgs. 22/1997: “L'abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul suolo e nel suolo sono vietati. È altresì vietata l'immissione di rifiuti di qualsiasi genere, allo stato solido o liquido, nelle acque superficiali e sotterranee …”
art. 41 Cost. “l’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana”
Art. 104, d.lgs. 206/05: “il produttore immette sul mercato solo prodotti sicuri”
Art. 112 , d.lgs. 206/05: “il produttore che immette sul mercato prodotti pericolosi … è punito con la pena dell’arresto …”
art. 114, d. lgs. N. 206/05: “il produttore è responsabile del danno cagionato da difetti del suo prodotto”
Alcune osservazioni …
Tutti gli esempi sopra elencati fanno riferimento ad attività.
Gli eventuali danni provocati a terzi (le c. d. “esternalità”) debbono essere risarciti (illecito).
Altre attività sono del pari permesse, ma le loro “esternalità” determinano a carico dell’agente solo l’obbligo di pagare “un’indennità” (c.d. “atto lecito dannoso”)
Infine altre attività sono vietate (illecita è l’attività)
In altre parole, le disposizioni elencate mirano a risolvere “il problema della responsabilità civile”:
tutte le attività umane (possono determinare danni i quali) hanno un costo che si riverbera sugli altri. Chi deve sopportare questo costo ? Per evitare questo costo si deve rinunciare all’attività e ai suoi benefici?
Se il costo sociale è ritenuto insopportabile in rapporto ai benefici l’attività è vietata
Se non si vuole rinunciare ai benefici, occorre decidere cosa fare dei costi:
Quali danni (e relativi costi) prendere in esame: tutti o solo alcuni
Lasciarli a carico della vittima
Traslarli sull’agente o su un terzo
Ripartirli tra questi soggetti e in che misura
Porli a carico della società
Funzione delle regole di responsabilità civile:
Allocare i costi sociali delle attività umane nel modo storicamente ritenuto più efficiente
Si può addirittura abbozzare una sorta di (mini) storia dell’ordinamento economico-sociale e dei suoi riflessi giuridici
No beni diversi dalle cose
Cosa può tutelare l’istituto della responsabilità civile?
il codice civile italiano del 1865 costituisce la traduzione del codice civile francese del 1804.
entrambi sono espressione delle ragioni dei proprietari terrieri (alla fine del settecento prevale e viene codificata la configurazione della proprietà come diritto “sacro ed inviolabile della persona”)
ai primi dell’ottocento dall’Inghilterra si diffonde nell’Europa continentale quell’impetuoso impulso allo sviluppo economico-sociale che va sotto il nome di “rivoluzione industriale”
dunque, le esigenze economico-sociali all’epoca avvertite sono:
tutela dell’impresa, nel senso di non addossare ad essa costi tali che potessero frenarla
gli strumenti concettuali, che traducono all’interno della responsabilità civile queste esigenze, sono:
la limitazione dei danni risarcibili alla lesione dei diritti soggettivi assoluti
l’enfatizzazione dell’elemento soggettivo (“nessuna responsabilità senza colpa”)
“Diritti soggettivi assoluti” sono storicamente i diritti reali e soprattutto la proprietà e la vita, l’integrità fisica
art. 1151 c.c. 1865: “qualunque fatto dell’uomo, che arreca danno ad altri, obbliga quello per colpa del quale è avvenuto, a risarcire il danno”
par. 823 BGB: “chi deliberatamente o per negligenza lede ingiustamente la vita, il corpo, la salute, la proprietà o un ulteriore simile diritto di altri, è tenuto verso questi al risarcimento del danno che ne deriva”
il risultato operazionale di queste premesse (apparentemente) teoriche era che quanti esercitassero un’attività dovevano risarcire solo quei danni alla proprietà (o alla vita) che derivassero da una condotta negligente loro direttamente ascrivibile (riflessi – ad esempio - su danni ai terzi e infortuni sul lavoro)
questo impianto privilegiava (la proprietà e) l’impresa ed è stato scalzato quando lo scenario è mutato perché nel corso del 900
l’industria è giunta a maturazione e quindi non è più giustificata sul piano economico-sociale l’esenzione dal costo delle “esternalità”
Lo sviluppo tecnologico ha reso possibile esercitare attività in numero sempre crescente e potenzialmente sempre più dannose …
… la ricchezza trascende la proprietà terriera
anche grazie allo sviluppo economico assumono forza valori e interessi prima regressivi
Tutto ciò si traduce (diap.41 e 42)
in termini di politica del diritto:
Ampliamento dei danni risarcibili
Mutamento della funzione della responsabilità civile che non mira più alla reintegrazione del singolo danneggiato, ma alla prevenzione dei danni onde limitarne il costo sociale
Tutto ciò si traduce (diap. 41 e 42).
Art. 832 c.c.: “il proprietario ha il diritto di godere e disporre delle cose … con l’osservanza dei limiti stabiliti dall’ordinamento giuridico.”
Artt. 2049 e 2050 c.c.
art. 2 Cost.: “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo … e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà … economica e sociale.”
Art. 422 Cost.: “la proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina … i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale. ”
Responsabilità del produttore (da “il produttore è responsabile del danno cagionato da difetti del suo prodotto” del 1988, a “il produttore deve immettere sul mercato solo prodotti sicuri” del 1995).
Obiettivi di politica del diritto connessi alla responsabilità civile:
non (solo) la reintegrazione del singolo danneggiato, ma (soprattutto) la prevenzione dei danni onde limitarne il costo sociale
Una comune regola d’esperienza:
La più banale forma di prevenzione di un incidente è quella di indurre i soggetti coinvolti a prendere tutte le misure necessarie per evitare il danno
Art. 43 c.p.: “è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza, imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline”
Negligenza: violazione delle regole sociali che descrivono la condotta di un soggetto attento ed oculato nel raggiungimento dei suoi fini
Imprudenza: violazione delle modalità imposte dalle regole sociali nell’espletamento di certe attività
Imperizia: violazione delle regole tecniche generalmente seguite in un certo settore
L’indeterminatezza di queste definizioni non deve sorprendere. Si tratta di formule utilizzate per significare che un determinato comportamento concreto è conforme a quello che ragionevolmente ci si attende in un determinato contesto economico-sociale da chi svolge un’attività da cui possa derivare un danno …
Nella fattispecie il notaio aveva identificato la parte sulla base del documento, sulla base della dichiarazione delle parti di conoscersi, sulla base del fatto che la persona presentatasi come venditore ha prodotto ordinanza di estinzione del processo esecutivo sull’immobile venduto
una valutazione più tecnica della redazione della norma in questo caso può aiutare a capire:
si tratta di “clausole generali”. di nozioni indeterminate che vengono concretizzate nel singolo caso concreto per esprimere il concetto che la condotta dell’agente è quella che ci si poteva ragionevolmente attendere in quella data situazione
cfr. art. 1176, secondo comma, c.c.:
“nell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’esercizio di un’attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata”
la valutazione della “colpa” consiste nello stabilire se il danneggiante – nel compiere una determinata attività – ha adottato una “certa quantità di cautele” onde evitare il danno. il ché equivale a dire che l’obbligo di risarcire i danni arrecati “per colpa” rappresenta la sanzione per la mancata adozione di quella “certa quantità di cautele”
quindi – una volta adottata quelle determinate misure di prevenzione – l’agente sarà esente da responsabilità
agente:adotta misure di prevenzione “socialmente richieste” perché sa che esse sono sufficienti ad esonerarlo da responsabilità
Una premessa di carattere generale: vi è una connessione sistematica tra proprietà, beni e tutela aquiliana: i beni sono gli strumenti per la soddisfazione degli interessi ritenuti meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento. La distruzione di quegli strumenti determina il diritto al risarcimento del danno, che per tale via si configura come ulteriore forma di tutela di quegli stessi interessi
art. 2043 c.c.: qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che lo ha commesso a risarcire il danno”
art. 1151 c.c. 1865 sembra codificare in modo assoluto il principio alterum non laedere (neminem laedere)
gli artt. 823 B.G.B. e 2043 c.c. sembrano individuare il criterio selettivo dei danni risarcibili attraverso tecniche normative differenti
in realtà un criterio selettivo è sempre stato individuato - a prescindere, di fatto, dalla lettera dei vari testi legislativi - in rapporto alle condizioni socio-economiche (v. “inquadramento storico”)
lesione del “diritto di credito”
Il “fatto” di cui all’art. 2043 c.c. come si colloca rispetto alla tradizionale griglia “fatto, atto, negozio”?
giurisprudenza penale: si ha incapacità di intendere e volere quando siano compromessi “i processi conoscitivi, valutativi e volitivi del soggetto, eliminando od attenuando grandemente la capacità di percepire il disvalore sociale del fatto e di autodeterminarsi autonomamente”
Ciò significa che per l’art. 2046 c.c., affinché sia produttivo dell’obbligo di risarcire il danno, il fatto di cui all’art. 2043 c.c. deve essere posto in essere da chi sia consapevole delle conseguenze del fatto medesimo e ciò malgrado lo compia egualmente
è non un fatto, ma un atto giuridico
in realtà la complessità DELLE fattispecie da cui deriva la responsabilità civile giustifica l’adozione del termine “fatto”
al di là dell’inquadramento dogmatico del “fatto” ex art. 2043 c.c., l’art. 2046 c.c. pone due problemi:
il suo significato all’interno delle regole di responsabilità civile
la sua applicabilità solo alla responsabilità per colpa o anche ad altri tipi di responsabilità
fine delle regole di responsabilità civile: incentivare l’adozione di un determinato livello di misure preventive degli incidenti
in caso di responsabilità oggettiva non ha senso stabilire se, al momento dell’incidente, l’esercente l’attività pericolosa o il custode dell’immobile fossero capaci di intendere e volere
A cosa serve il nesso di causalità?
“il problema del nesso causale assume il proprio senso giuridico come problema della estensione della responsabilità del soggetto convenuto in giudizio”, in quanto, a seconda della teoria accolta, si escludono o si includono determinati danni dall’ambito della risarcibilità
In altre parole il “nesso di causalità” serve per rispondere alle seguenti domande:
La lesione ingiusta riscontrata nel caso concreto è riconducibile all’agente, o comunque a colui che in astratto appare responsabile?
Quali conseguenze della lesione devono essere traslate dalla vittima al responsabile?
Le risposte a queste domande non sono rimesse alla fisica meccanica, ma alla teoria della causalità giuridica adottata nel caso concreto.
E vedi infatti …
t. della conditio sine qua non: è responsabile dell’evento chiunque abbia posto in essere un qualsiasi fatto che, nella serie causale, costituisca un antecedente necessario dell’evento medesimo, il quale, dunque, non si sarebbe prodotto senza quel fatto
t. della “prevedibilità dell’evento”: è responsabile l’autore dell’antecedente necessario che sia stato in grado di figurarsi l’evento
t. della “causalità adeguata”: sono conseguenze giuridicamente rilevanti solo gli eventi che rientrino – secondo la normale esperienza - in una normale sequenza causale
Teoria dello scopo della norma violata: ad un determinato evento, posto in essere in violazione di una norma, possono ricondursi solo i danni che la norma medesima mirava ad evitare
Proprio la varietà di teorie e la diversità delle conseguenze di ciascuna conferma come il “nesso di causalità” non sia un elemento di stampo naturalistico, ma giuridico-valutativo
E se è tale, il riferimento indeclinabile non può che essere alle norme
art. 1223 c.c.: “Il risarcimento del danno per l'inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta”
art. 40 c.p.: “Rapporto di causalità. Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l'evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l'esistenza del reato, non è conseguenza della sua azione od omissione. Non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”
art. 41 c.p.: “Concorso di cause. Il concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, anche se indipendenti dall'azione od omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l'azione od omissione e l'evento. Le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità, quando sono state da sole sufficienti a determinare l'evento. In tal caso, se l'azione od omissione precedentemente commessa costituisce per sé un reato, si applica la pena per questo stabilita. Le disposizioni precedenti si applicano anche quando la causa preesistente o simultanea o sopravvenuta consiste nel fatto illecito”
Il danno, lo “evento dannoso”, quale “conseguenza immediata e diretta” della condotta del responsabile (art. 1223 c.c.; 40 c.p.)
Il ruolo delle cause “indipendenti dall’azione od omissione” del responsabile …
ed in particolare delle cause sopravvenute
Se le cause “indipendenti dall’azione” del responsabile non escludono il rapporto di causalità tra l’azione medesima e il danno, significa che il legislatore ha adottato la t. della conditio sine qua non, vale a dire la t. secondo la quale è responsabile l’autore di un qualsiasi evento che abbia concorso alla verificazione del fatto medesimo
Questo rilievo incide sull’interpretazione della locuzione “conseguenza immediata e diretta”, nel senso che le cause indipendenti non fanno venire meno il rapporto di “immediatezza” tra fatto del responsabile e danno, sempre che il fatto del responsabile sia configurabile come “antecedente necessario” del danno stesso
al contrario, il rapporto di immediatezza è reciso dalle “cause sopravvenute” quando “sono state da sole sufficienti a determinare l’evento”. la causa sopravvenuta esclude la responsabilità del danno quando è sufficiente da sola a spiegare il prodursi del danno stesso
rimane senza risposta nella legge l’interrogativo sulla natura del rapporto che deve sussistere tra un “evento dannoso” e l’azione del responsabile perché il primo possa dirsi “conseguenza” della seconda
il nesso di causalità tra un fatto e l'evento lesivo ricorre quando questo rientri tra le conseguenze normali ed ordinarie del fatto, e che l'antecedente medesimo non sia poi neutralizzato (Cass. 20 febbraio 1998 n. 1857).
Per accertare il suddetto nesso il giudice deve valutare tutti gli elementi della fattispecie, al fine di stabilire se il fatto era obiettivamente e concretamente (cioè con riferimento a quel singolo caso contingente) idoneo a produrre l'evento (Cass. 11 settembre 1998 n. 9037; Cass. 15-02-2003, n. 2312).
“Nel sistema risarcitorio civilistico un evento dannoso è da considerare causato da un altro se il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo (cosiddetta teoria della "conditio sine qua non"): ma nel contempo non è sufficiente tale relazione causale per determinare una causalità giuridicamente rilevante, dovendosi, all’interno delle serie causali così determinate, dare rilievo a quelle soltanto che, nel momento in cui si produce l’evento causante, non appaiano del tutto inverosimili c.d. t. della causalità adeguata” (cass. 2 gennaio 2002, n. 5)
Cass., sez. III, 29-10-2003, n. 16226:
Nella responsabilità oggettiva il nesso eziologico tra il soggetto obbligato a risarcire il danno e quest’ultimo consiste in una fattispecie complessa costituita da un lato dalla causazione del danno ricollegabile alla cosa, ad un animale o ad una persona; e dall’altro da un rapporto giuridico (e/o eccezionalmente di mero fatto) tra detto soggetto obbligato e tale cosa, animale o persona.