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Timestamp: 2019-05-26 04:54:15+00:00
Document Index: 95558728

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Elenco articoli per l'Anno di Pubblicazione 2017
Omessi versamenti senza cumulo giuridico
Le irregolarità che si esauriscono nel tardivo od omesso versamento dell'imposta non sono soggette alla continuazione disciplinata dall’articolo 12 del D.Lgs.472/97, in quanto tale istituto concerne i comportamenti potenzialmente incidenti sulla determinazione dell'imponibile o sulla liquidazione del tributo, mentre il ritardato o il mancato pagamento attengono al tributo già liquidato, per il quale l’articolo 13 del D. Lgs. 471/97 prevede un trattamento sanzionatorio proporzionale ed autonomo per ciascuna violazione commessa. Con l’affermazione di questo principio – ribadito nell’ordinanza n. 27068/2017 - la Corte di Cassazione sembra aver abbandonato l’approccio opposto, favorevole ai contribuenti, assunto in altre precedenti occasioni, per tutte dalla recente sentenza n. 21570 del 26 ottobre 2016.
L’Agenzia chiarisce l’acconto storico dei Comuni
Con un ulteriore intervento chiarificatore, giunto ormai quasi allo scoccare dell’ultima ora e rappresentato dalla circolare n. 28/E di venerdì scorso, l’Agenzia delle Entrate ha fatto sapere di ritenere che le speciali modalità di calcolo dell’acconto Iva per l’anno 2017, ove determinato con il metodo “storico”, riguardino esclusivamente le pubbliche amministrazioni riconducibili nell’ambito soggettivo della scissione dei pagamenti solo a partire dal 1° luglio 2017. Così facendo, il calcolo dell’anticipazione in scadenza tra pochi giorni potrà essere effettuato adottando il “normale” sistema fondato sull’osservazione dei soli dati della liquidazione dell’ultimo mese o trimestre dell’anno precedente, senza più correre alcun rischio di sanzione.
Acconto 2017 “speciale” per i Comuni
L’acconto Iva per il 2017, in scadenza il 27 di questo mese, sarà certamente ricordato come il più oneroso degli ultimi anni – se non di sempre – per tutti gli organi di PA assoggettati allo split payment e ciò non tanto perché tale istituto influisce fisiologicamente sull’entità dell’anticipazione in scadenza, visto che la stessa cosa è accaduta già dodici mesi fa, ma a causa della discussa disposizione una tantum prevista al comma 4 dell’articolo 2 del decreto 27 giugno 2017, la quale “suggerisce”, quantomeno, a tutti i Comuni di prendere in seria considerazione l’ipotesi di abbandonare, almeno per quest’anno, il tradizionale metodo di calcolo definito come “storico”.
Le PA e le società split fanno “cassa”
I chiarimenti della circolare 27/E in tema di acconto Iva non aggiungono null’altro che non fosse già stato specificato dalla relazione di accompagnamento al provvedimento di modifica del D.M. 23 gennaio 2015 e, dunque, si limitano a confermare che la maggiorazione della base di calcolo, in caso di adozione del metodo storico, riguarda, indistintamente, tutte le PA. Considerati i canoni ermeneutici previsti dalla legge – nella circostanza utilmente riassumibili nel principio dell’in claris - e tenuto conto che la posizione dell’Agenzia risulta assolutamente chiara e, per di più, meramente ripetitiva della spiegazione fornita dall’estensore della norma d’eccezione, è evidente che qualunque interpretazione diversa da quella letterale non può che esporre l’ente a rischi (evitabili) di contestazione,
Nuovi esoneri dallo split payment
La circolare 27/E, emanata a chiarimento delle novità introdotte nella disciplina dello split payment dal D.L. 50/2017, contiene molte conferme ed alcune novità interessanti, tra cui spicca, senza dubbio, l’affermazione secondo cui tra le situazioni di esonero dalla scissione dei pagamenti, motivate da ragioni di semplificazione, figurano anche i rapporti nei quali entrambe le parti soggiacciono agli obblighi di tale istituto ed intrattengono rapporti di credito e debito reciproco, nonché i casi in cui il fornitore della PA agisca in base ad un contratto di permuta o per effettuare una dazione in pagamento.
Il fisco spiega le novità dello split
A distanza di circa due anni dal secondo ed ultimo intervento ufficiale sul tema della scissione dei pagamenti l’Agenzia delle entrate è tornata sull’argomento per fornire chiarimenti sulle novità introdotte dal D.L. 50/2017, confermando molte delle asserzioni contenute nelle circolari 1/E e 15/E del 2015 e, nondimeno, offrendo talvolta una lettura inattesa, come accade, ad esempio, per la sostanziale abrogazione della dichiarazione prevista dal comma 1-quater dell’articolo 17-ter.
L’Iva nelle operazioni complesse
L’assoggettamento ad imposta sul valore aggiunto della cessione di un intero fabbricato, composto da più porzioni che, di per sé stesse, la disciplina vigente tasserebbe facendo uso di aliquote diverse - laddove ognuna di queste fosse oggetto di un’operazione a sé stante – può risultare particolarmente gravoso a causa della tesi rigorosa sostenuta non soltanto dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate ma, soprattutto, anche dall’opinione, apparentemente consolidata, della Corte di Cassazione. Il tema compare nell’ordinanza della Suprema Corte n. 9661/2017, del 14 aprile scorso.
I rebus sul rimborso “anomalo” Iva
Proseguono gli interventi della Corte di Cassazione sul delicato tema della decadenza dal diritto al rimborso cosiddetto “anomalo” – intendendosi per tale quello che non nasce dalle circostanze previste dall’articolo 30 del D.P.R. 633/72, ma dalla commissione di errori a proprio danno da parte del soggetto passivo, non rimediabili con altre modalità o strumenti giuridici - nei quali i giudici di legittimità pervengono alla conclusione senza considerare che, in ambito Iva, il concetto di “pagamento” indebito non è immediatamente individuabile, date le particolarità della struttura e del funzionamento del tributo.
Split payment: novità dal 1 gennaio 2018
Il decreto collegato alla legge di bilancio 2018 interviene, ancora una volta, sul già ampio e complesso perimetro soggettivo di applicazione del regime della scissione dei pagamenti, obbligando tutti i fornitori – ivi inclusi gli stessi enti locali all’atto dell’emissione delle proprie fatture attive – ad aggiornare per tempo le procedure interne, nella prospettiva di avere rapporti con nuove società o nuovi enti attratti allo split a far data dal 1 gennaio 2018, prime fra tutte le fondazioni partecipate dai Comuni per una percentuale complessiva del capitale non inferiore al 70%. La novità – l’ennesima di questa seconda parte dell’anno in corso – è contenuta all’articolo 3 del D.L. 148/2017, tuttora in attesa di conversione.
Detrazione “abbreviata” alle porte
L’attuale termine per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti, così come risultante dopo le modifiche apportate dal D. L. 50/2017, richiede anche ai Comuni una ricognizione delle posizioni eventualmente ancora pendenti, sebbene il rischio di arrivare fuori tempo massimo per rispettare il dettato del novellato articolo 19 del D.P.R. 633/72 appaia estremamente contenuto o, comunque, limitato ad alcune situazioni marginali, legate a possibili “dimenticanze” avvenute nel corso di annualità precedenti. In ogni caso, oggetto dell’indagine devono essere le inevitabili connessioni esistenti con la disposizione che prevede l’applicazione della scissione dei pagamenti, nella relativa articolata declinazione attuale, rispetto all’individuazione del momento di esigibilità.
Le case comunali ed il mero godimento
L'attività di locazione degli immobili comunali non può essere considerata come il mero godimento del patrimonio dell’ente, anche qualora il canone corrisposto risulti inferiore a quello di mercato, dal momento che una conclusione diversa si porrebbe non solo in contrasto con le disposizioni contenute nella direttiva 112/2006 e nel D.P.R. 633/72, ma si rivelerebbe anche non coerente con una presa di posizione assunta recentemente dall’Agenzia delle Entrate, seppur nell’ambito di un comparto impositivo diverso e rispetto alla peculiare ipotesi dell’assegnazione agevolata dei beni.
Premi Inail: deducibilità anche nell’Irap “retributiva”
Le somme che il Comune versa in favore dell’Inail, a titolo di premio per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro dei dipendenti impiegati nelle attività assoggettate ad Irap attraverso il metodo cosiddetto “retributivo” – di cui al primo comma dell’articolo 10 bis del D. Lgs. 446/97 – rappresentano un onere deducibile dalla base imponibile, allo stesso modo di quanto accade nell’ambito del sistema di calcolo alternativo, previsto dal successivo secondo comma della medesima disposizione, con riferimento alle attività aventi rilevanza ai fini Iva. Questa innovativa, quanto interessante, affermazione è opera dei giudici della quinta sezione della Corte di Cassazione ed è contenuta all’interno di due sentenze gemelle che hanno deciso sulle istanze di rimborso presentate da un’azienda ospedaliera.
L’Iva nel leasing traslativo
Il contratto di locazione finanziaria le cui condizioni sono tali per cui l’esercizio dell’opzione di acquisto del bene che ne forma l’oggetto risulta essere l’unica scelta economicamente razionale che il locatario potrà fare, giunto alla regolare conclusione del rapporto, rientra nella fattispecie prevista dall’articolo 14, paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2006/112 e, quindi, è assimilabile ad una cessione ai fini dell’applicazione dell’Iva.
L’Iva nel pagamento “diretto” del subappaltatore
Il pagamento effettuato da una pubblica amministrazione, in veste di stazione appaltante l’esecuzione di un lavoro o di un’opera, direttamente a mani del subappaltatore - ai sensi e per gli effetti dell’articolo 105 del D. Lgs. 50/2016 – non contrasta con le norme del D.P.R. 633/72, ma deve essere conciliato con le regole di funzionamento dello split payment, dal momento che lo schema giuridico che è alla base dell’obbligo imposto dal codice dei contratti al committente pubblico è quello definito dal Codice Civile come “delegazione di pagamento”.
Errori a sfavore: niente limiti davanti al giudice
La rimozione degli effetti economici negativi determinati da errori di compilazione della dichiarazione annuale commessi dal soggetto passivo a proprio sfavore non deve necessariamente avvenire attraverso la presentazione di una dichiarazione integrativa di cui all’attuale comma 6 bis dell’articolo 8 del D.P.R. 322/98, in quanto è sempre possibile far valere la corretta determinazione dell’imposta dovuta, o del credito spettante, in sede di impugnazione del primo atto opponibile emesso dall’Amministrazione finanziaria. Il principio - recentemente sostenuto anche dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione - è stato ribadito nella sentenza n. 17507, sempre dei supremi giudici, depositata lo scorso 14 luglio.
Nel modello Iva il vecchio credito “dimenticato”
Il credito risultante da una dichiarazione annuale regolarmente presentata che, per errore, non sia stato riportato in quella dell’anno successivo può essere recuperato dal soggetto passivo, anziché attraverso lo strumento del rimborso, tramite l’indicazione del relativo importo all’interno di uno qualunque dei modelli i cui termini di presentazione scadono entro il termine decennale di prescrizione. E’ questa l’interessante conclusione raggiunta dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 1964/2017 con riferimento proprio al caso di un Comune.
Il versamento da Intra 12 trova il suo codice
Il versamento a mezzo F24 o F24E dell’imposta dovuta dai Comuni e dagli enti non commerciali in genere che effettuano acquisti di beni e servizi da soggetti non residenti in Italia, destinati ad essere utilizzati nell’ambito di attività non rilevanti ai fini Iva, ha finalmente trovato un codice specifico – ossia, rispettivamente, il “6043” ed il 622E denominati “IVA sugli acquisti modello INTRA 12 - art. 49 del DL n. 331/1993” – grazie alla risoluzione n. 91/E del 14 luglio scorso.
L’installazione di impianti di terzi e l’Iva
La scrittura privata autenticata dal segretario comunale che sancisce l’accordo con il quale viene consentita a terzi la possibilità di installare, sul tetto di una piscina, un impianto fotovoltaico è qualificabile come un contratto di locazione, e non come un come un atto costitutivo del diritto reale di superficie, con quanto di conseguenza in ambito fiscale e, in particolare, sotto il profilo dell’applicazione delle disposizioni pertinenti del D.P.R. 633/72. Il chiarimento proviene dalla Commissione Tributaria Regionale del Piemonte.
Dubbi e problemi pratici dello spesometro
Con l’approssimarsi della scadenza per l’invio del cosiddetto “nuovo spesometro” – e sempre in attesa della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto che ha disposto la proroga sino al 28 di questo mese, ad oggi soltanto preannunciata da un comunicato stampa – i Comuni stanno ultimando le operazioni prodromiche all’estrapolazione dei dati delle fatture necessaria per la generazione del file Xml da trasmettere attraverso il canale telematico dedicato alla fatturazione elettronica e devono affrontare e risolvere alcuni dubbi o, talvolta, anche criticità.
Opzione Irap e dipendenti non esclusivi
I Comuni alle prese, in questi giorni, con la redazione del modello Irap e che, avendo esercitato l’opzione per il calcolo col metodo commerciale, vogliono sfruttare la possibilità di risparmiare anche sulle retribuzioni erogate ai dipendenti impiegati, allo stesso tempo, in attività a carattere sia commerciale che istituzionale, devono prestare molta attenzione all’utilizzo di criteri di ripartizione difformi da quello ammesso dalla normativa vigente, in quanto esiste una sola eccezione teoricamente accettabile in sede di eventuale controllo - ma solo perché elaborata a livello di prassi, essendo tra l’altro priva, di per sé, di valide motivazioni giuridiche - comunque pur sempre basata sul confronto tra entrate.
Alienazione degli immobili e soggettività
L’alienazione di locali comunali in precedenza utilizzati come uffici o depositi, oppure destinati ad ospitare scuole, non sconta l’applicazione dell’Iva – ma dell’imposta di registro – in quanto non è configurabile, in capo all’ente proprietario, lo svolgimento di un’attività a carattere imprenditoriale rispetto alla realizzazione di tali atti di cessione e, quindi, non sussiste il presupposto soggettivo richiesto dal quarto comma dell’articolo 4 del D.P.R. 633/72. La precisazione proviene dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 19812/2017) e merita di essere segnalata non tanto per l’epilogo della vicenda – giacché si tratta solo dell’ultimo di una serie abbastanza recente di interventi, da parte dei giudici di legittimità, sullo stesso argomento, tutti sostanzialmente convergenti verso la medesima soluzione del problema interpretativo – quanto per le imprecisioni o, peggio, per i vizi logici che caratterizzano il contorno della decisione.
Spesometro: proroga al 28 settembre
Un comunicato stampa del Mef ha anticipato la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale di un Dpcm che dispone la proroga al prossimo 28 settembre del termine per l’invio della comunicazione dei dati delle fatture, attive e passive, emesse o registrate nel primo semestre dell’anno in corso – meglio noto come “nuovo spesometro”, per rimarcare la distinzione rispetto all’analogo adempimento relativo alle annualità 2016 e precedenti - in luogo dell’attuale scadenza fissata al 18 settembre. Il differimento riguarda unicamente tale obbligo e non anche quello dell’invio dei dati sulle liquidazioni dei mesi di aprile, maggio e giugno, ovvero del secondo trimestre dell’anno, che rimane quindi confermato per il 18 (il 16 scade di sabato) del corrente mese.
Certificazione dell’impianto senza reverse
L’attività di verifica degli impianti elettrici di messa a terra che si conclude con il rilascio dell’attestazione di conformità alla normativa vigente non ricade nel perimetro di applicazione del meccanismo dell'inversione contabile di cui all'articolo 17, sesto comma, lettera a-ter) - quand’anche realizzati da ditte che possono eseguire interventi di manutenzione o di installazione - ma deve essere gestita secondo le regole ordinarie di adempimento dell’imposta. Il chiarimento proviene dall’Agenzia delle Entrate in risposta all’istanza di interpello presentata da un organismo abilitato dal Ministero delle attività produttive.
L’integrativa a favore è “irretroattiva”
La dichiarazione integrativa a favore cosiddetta “ultrannuale” - come risultante al termine delle modifiche apportate dall’articolo 5 del D.L. 193/2016, aventi efficacia a decorrere dal 24 ottobre 2016 - è utilizzabile, per la rettifica di annualità precedenti, solo a partire da tale data, e ciò dal momento che la novità non ha comportato alcuna sostanziale sanatoria dei modelli “migliorativi” trasmessi in precedenza senza rispettare il vincolo temporale previsto dal previgente comma 8-bis dell’articolo 2 del D.P.R. 322/98. E’ questa la conclusione che deriva dal combinato disposto delle istruzioni ai modelli dichiarativi relativi al periodo di imposta 2016 e della risposta fornita dal sottosegretario del Mef ad un recente question time tenutosi in commissione Finanze alla Camera.
Pubbliche amministrazioni: lo split “segue” la fatturazione elettronica
La convulsa situazione creata dall’ampliamento dell’ambito soggettivo dell’articolo 17 ter del D.P.R. 633/72 anche ai soggetti pubblici costituiti in forma societaria – con la creazione di elenchi consultabili sul sito del Mef – ha generato qualche imbarazzo interpretativo anche agli organi della Pubblica Amministrazione, a causa del rapido succedersi, dapprima, dell’introduzione del comma 5-bis nel regolamento di attuazione dello split payment, e, successivamente, a distanza di pochi giorni, della sua modifica.
Il recupero dell’Iva se l’inerenza è “mediata”
L’Iva gravante sulle spese sostenute da un Comune nell’interesse di altri soggetti – quali, ad esempio, altri enti locali, affidatari/concessionari di servizi o partecipate - non può essere portata in detrazione, in quanto il fatto che il beneficiario effettivo eserciti attività che conferiscono tale diritto, e che quindi esista un nesso con esse, non rileva a questo particolare fine, ma è comunque possibile evitare tale penalizzazione attraverso l’addebito del servizio reso. L’ordinanza della Corte di Giustizia nella causa C-28/16 entra nel merito di una fattispecie – quella dell’interposizione reale tra fornitori di servizi, in primis quelli relativi alle varie utenze, ed i soggetti che materialmente traggono utilità dalle prestazioni - abbastanza diffusa nel mondo delle autonomie locali, generando talvolta problemi di ordine fiscale derivanti dall’esatta definizione del diritto alla detrazione dell’imposta applicata dal cedente o prestatore stesso.
Contributo o prezzo: la Cassazione “copia” la Corte UE
La distinzione tra una mera dazione di denaro, esclusa da imposizione per carenza del presupposto oggettivo, ed il pagamento del prezzo di una prestazione deve essere operata in base all’insegnamento della Corte di Giustizia sul tema della definizione del carattere oneroso di un’operazione e, più precisamente, assumendo la necessità di individuare un nesso diretto tra le reciproche obbligazioni delle parti. La sentenza n. 1568 del 23 giugno scorso – da cui è tratta tale conclusione - segna un punto di svolta nella produzione giurisprudenziale di legittimità sulla complessa questione della rilevanza o meno delle erogazioni di denaro che hanno luogo con modalità tali da far sorgere il dubbio sull’effettiva natura di corrispettivo della somma versata, piuttosto che di semplice movimentazione finanziaria del tutto scollegata da un impegno a rendere, in cambio, un determinato servizio.
Spesometro: possibile proroga e chiarimenti
Mentre comincia già a circolare l’ipotesi di una proroga del termine di trasmissione della comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute – il cosiddetto “spesometro” – ad almeno tutto il 30 settembre prossimo, con sostanziale slittamento minimo di circa due settimane rispetto all’attuale scadenza, fissata al 18 dello stesso mese, la Direzione Centrale ha diramato alcuni ulteriori chiarimenti sulla compilazione del modello che, per la prima volta, annovera anche gli enti locali tra i soggetti tenuti all’invio, sebbene di fatto limitatamente alle sole operazioni attive,
Attività cessate: la vendita di asset a distanza di anni
La vendita di immobili in precedenza destinati allo svolgimento di attività comunali a carattere commerciale, che però intervenga a notevole distanza di tempo dal momento in cui l’ente ha terminato ogni possibile forma di utilizzo economico della struttura per la realizzazione di operazioni aventi natura imprenditoriale, non può essere considerata come l’atto conclusivo della fase liquidatoria e, in quanto tale, non deve essere assoggettata ad Iva, per carenza del presupposto soggettivo, ma a quella proporzionale di registro. E’ questo il principio affermato dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 16543/2017 al termine di una vicenda che non è infrequente nella realtà dei Comuni e che va gestita con estrema attenzione sin da principio, onde evitare il rischio di conseguenze economiche negative che possono talvolta risultare anche pesantissime per l’ente.
Lo status Iva delle unità organizzative comunali
Le unità organizzative, iscritte al bilancio comunale e prive di personalità giuridica, sono diverse dalle aziende speciali e dalle società in house e quindi non possono essere considerate come soggetti passivi Iva autonomi rispetto all’ente di appartenenza, dal momento che, in genere, non dispongono di beni propri, ma si limitano a gestire quelli di proprietà del Comune, nel cui nome ed interesse svolgono la propria attività. E’ questo il chiarimento fornito dal sottosegretario all’Economia durante un recente question time alla Camera.
Le novità al regolamento della scissione
Il decreto 27 giugno 2017 ha apportato alcune importanti novità al funzionamento della scissione dei pagamenti – che continua ad essere disciplinato dall’originario provvedimento attuativo, rappresentato dal decreto 23 gennaio 2015 – che riguardano anche i soggetti già indicati nell’articolo 17 ter vigente dalla prima ora, ma che risultano applicabili in via sostanzialmente facoltativa, fatta eccezione per la modifica del calcolo dell’acconto Iva in scadenza a dicembre dell’anno in corso.
La vendita di immobili comunali sotto costo
Un Comune che, dopo aver appaltato la costruzione di un immobile, proceda alla successiva cessione dello stesso ad un prezzo inferiore, anche notevolmente, ai costi di edificazione, deve essere considerato soggetto passivo ai fini dell’imposta sul valore aggiunto e, come tale, ha diritto alla detrazione dell’intero importo del tributo assolto per la realizzazione del fabbricato, anche qualora il cessionario destini quest’ultimo ad attività non aventi carattere economico. E’ questo il parere espresso dalla Corte UE nell’ambito del procedimento C-267/15.
La fattura dell’appalto non “segue” l’esecuzione dei lavori
Le prestazioni rese in esecuzione di un contratto di appalto non devono essere fatturate al momento dell’effettiva ultimazione ed accettazione dei lavori, ma, al più tardi, entro il momento in cui interviene il pagamento, totale o parziale, di tali servizi, in ossequio a quanto espressamente stabilito dalla norma di cui all’articolo 6 del D.P.R. 633/72 e delle disposizioni contenute nella direttiva 122/2006. La precisazione – che proviene dalla CTR dell’Emilia Romagna, attraverso la sentenza n. 1251/7/2017 – potrebbe sembrare inutile agli occhi di un Comune committente, attese le conseguenze derivanti dall’applicazione del regime della scissione del pagamento, ma in realtà non lo è.
Lo split si allarga a professionisti e partecipate
La conversione in legge del D.L. 50/2017 ha confermato, senza correzioni significative, le modifiche al perimetro soggettivo, sia attivo che passivo, dell’articolo 17 ter del D.P.R. 633/72, estendendone la portata, in particolare, alle società sottoposte al controllo degli enti pubblici statali e locali, dal lato dei cessionari e committenti, ed ai lavoratori autonomi o imprenditori soggetti alla ritenuta d’imposta o d’acconto sui redditi, dal lato dei cedenti o prestatori con decorrenza a partire dalle fatture emesse in data 1 luglio. Ne consegue che, in questi come nei prossimi giorni, i Comuni dovranno prestare attenzione ai cambiamenti della disciplina, in entrambe le possibili direzioni. In primo luogo, e quale problematica verosimilmente prevalente, si porrà la questione dell’eventuale rifiuto dei documenti che, sebbene emessi con data 30 giugno o precedente, risulteranno trasmessi solo nel mese di luglio.
Reverse o split errato: il fisco non chiarisce le sanzioni
La circolare 16/E del 11 maggio scorso, diramata dall’Agenzia delle Entrate a commento e chiarimento delle molteplici novità apportate dal D. Lgs. 24 settembre 2015, n. 158 alla disciplina sanzionatoria delle irregolarità che possono essere commesse in sede di gestione del cosiddetto “reverse charge”, non ha nemmeno sfiorato gli aspetti che più interessavano gli enti locali, su tutti la punibilità o meno dell’applicazione errata dello split payment in luogo dell’inversione contabile e viceversa.
Pagamento e novità dell’Irap commerciale
I Comuni che in questi giorni si sono accorti di aver realizzato - nel qual caso in maniera certamente inconsueta - una base imponibile positiva rispetto al calcolo del tributo regionale effettuato secondo le previsioni del secondo comma dell’articolo 10 bis del D. Lgs. 446/97 devono individuare i termini entro cui provvedere al versamento del saldo per il periodo d’imposta 2016 ed il primo acconto per il 2017, a meno di non voler adottare il metodo previsionale, confidando nel probabile carattere di eccezionalità del valore positivo della produzione netta. Sulla tempistica di tale adempimento, peraltro, incide la modifica disposta dall’articolo 7-quater, comma 19, del D.L. 22ottobre 2016, n. 193.
La violazione delle regole sulla compensazione
Il recente inasprimento dei limiti e delle condizioni poste a presidio del regolare utilizzo dell’istituto della compensazione dei crediti risultanti da dichiarazioni annuali o infrannuali attraverso l’uso del modello F24 ha ampliato le possibilità di incorrere in violazioni che possono comportare l’applicazione delle sanzioni proprie dell’omesso o del tardivo versamento di imposte, nonostante l’effettiva sussistenza e correttezza dell’eccedenza. A fronte di tanto rigore, tuttavia, va registrata la posizione della giurisprudenza di merito, la quale fa invece uso dei principi di diritto dell’Unione per mitigare le conseguenze di tali irregolarità.
Senza fattura i servizi sanitari delle farmacie comunali
Contrariamente a quanto sembrava assodato in seguito ai chiarimenti di una direzione regionale, le prestazioni di natura sanitaria rese dalle farmacie comunali non devono essere certificate tramite il rilascio della fattura, salvo che ciò non venga richiesto espressamente dal cliente, in quanto risulta applicabile l’esonero previsto dall’articolo 22 del D.P.R. 633/72 in caso di acquisto di beni o servizi effettuato presso locali aperti al pubblico. E’questa l’essenza del parere formulato a livello centrale e divulgato attraverso la risoluzione 60/E del 12 maggio scorso.
Proroga e spiegazioni per la dichiarazione Iva trimestrale
A corredo sostanziale dell’annunciato DPCM che ha disposto la proroga al 12 giugno del termine per l’invio della dichiarazione dei dati Iva, che sarebbe scaduto oggi 31 maggio, l’Agenzia delle Entrate ha reso note le risposte ad alcuni quesiti sulla presentazione del modello, entrando anche specificamente nel merito dell’indicazione delle operazioni passive effettuate dalle pubbliche amministrazioni in regime di scissione dei pagamenti.
Senza Iva la dazione in pagamento di tributi
Il trasferimento della proprietà di un bene immobile, da parte di un soggetto passivo Iva, a beneficio dell’erario di uno Stato membro o di un ente territoriale, che venga disposto a titolo di estinzione di un pregresso debito di natura tributaria, non costituisce una cessione di beni a titolo oneroso ai fini dell’imposta sul valore aggiunto e, pertanto, non deve essere gravato dal prelievo quale dazione in pagamento. E’ questa la sorprendente conclusione cui è giunta la Corte di Giustizia al termine della sentenza nella causa C-36/16, depositata l’11 maggio scorso, destinata a rivoluzionare letteralmente i rapporti dei Comuni con i propri contribuenti, in senso chiaramente favorevole per le pubbliche amministrazioni creditrici.
Compensazioni e detrazione: i primi chiarimenti
Le novità introdotte dal decreto legge 50/2017, entrato in vigore il 24 aprile scorso, in materia di compensazioni orizzontali e di esercizio del diritto alla detrazione hanno trovato i primi chiarimenti da parte dell’Amministrazione finanziaria, grazie, rispettivamente, alla pubblicazione della risoluzione n. 57/E del 4 maggio 2017 ed alla presa di posizione del Direttore, Rossella Orlandi, assunta in sede di audizione presso le Commissioni riunite di Bilancio. Entrambi gli interventi scongiurano l’ipotesi dell’interpretazione più sfavorevole per i contribuenti, anche se il notevole restringimento dei tempi per portare in deduzione l’imposta assolta continua a destare perplessità.
I servizi “strettamente connessi” alla formazione
Le prestazioni “strettamente connesse” a quella didattica – come tali destinate, quindi, ad essere considerate esenti – non sono soltanto quelle rese in favore di coloro che frequentano una scuola o un corso d’insegnamento, ma anche quelle offerte a terzi nell’ambito di un progetto di formazione professionale che preveda esercitazioni pratiche, sotto condizione di non fornire servizi che entrino in concorrenza diretta con quelli offerti da altre imprese che invece applicano l’imposta in maniera ordinaria. E’ questa la conclusione raggiunta dai giudici dell’Unione al termine dell’analisi delle circostanze dedotte nella causa C 699/15, avente ad oggetto il trattamento da riservare all’esecuzione, da parte degli studenti di un istituto, di servizi di ristorazione e di intrattenimento, dietro pagamento di un corrispettivo (introitato dallo stesso istituto).
La Cassazione ed il rapporto tra tasse, autorità e Iva
L’ordinanza n. 5627/2017 della terza sezione della Cassazione - con la quale i giudici di legittimità hanno confermato che il diritto dell’utente al rimborso dell’Iva erroneamente applicata dal gestore del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti alla tariffa di igiene urbana si prescrive nel termine ordinario di dieci anni, anziché in quello più breve quinquennale - contiene alcune affermazioni molto importanti in via di principio, in quanto attengono la definizione del presupposto soggettivo ed oggettivo del tributo armonizzato in caso di proventi incassati da organi della Pubblica Amministrazione.
Iva complessa sulla cessione dell’acqua
Sebbene possa a prima vista stupire, la cessione o la somministrazione di acqua, intesa nelle diverse forme che possono interessare anche un Comune, in qualità sia di cedente o prestatore - ossia come gestore dell’acquedotto o come titolare di installazioni che erogano il prodotto dietro pagamento di un corrispettivo specifico - che di semplice acquirente, costituisce un’operazione ad elevata complessità sul piano fiscale, a causa delle incertezze interpretative che caratterizzano le norme della Tabella A che prevedono l’applicazione dell’aliquota ridotta al 10%.
Scissione e detrazione: modifiche e dubbi
Come già anticipato nei giorni scorsi dagli organi di stampa, la manovra correttiva dei conti pubblici – che è stata formalizzata attraverso il D.L. 50/2017 del 24 aprile scorso – ha apportato modifiche molto importanti in materia di Iva, destinate a complicare ulteriormente sia l’applicazione della scissione dei pagamenti, a causa sia di un considerevole ampliamento soggettivo, tanto attivo quanto passivo, dell’articolo 17 ter del D.P.R. 633/72, che l’esercizio del diritto alla detrazione, agli effetti della drastica riduzione del termine di decadenza concesso dal novellato articolo 19 del medesimo decreto.
I nuovi adempimenti Iva per i “distributori” comunali
Sono molteplici le conclusioni, di diretto interesse dei Comuni, che possono essere tratte dall’esame del Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate n. 61936, pubblicato il 30 marzo scorso, in merito all’obbligo di trasmissione al fisco dei dati relativi ai proventi della vendita di beni e servizi attraverso apparecchiature automatiche dotate di determinate caratteristiche tecniche, ma prive della cosiddetta “porta di comunicazione”, ed il loro denominatore comune è che gli enti locali devono affrontare ulteriori adempimenti a carattere comunicativo con l’Amministrazione finanziaria, in aggiunta a quelli, molto più conosciuti, aventi ad oggetto il nuovo “spesometro” e le liquidazioni periodiche Iva.
Fatture e registri Iva 2016: conservazione elettronica entro fine anno
La procedura di conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche emesse e, soprattutto, ricevute dai Comuni durante il 2016, nonché di ogni altro documento avente rilevanza fiscale – ivi inclusi, pertanto, anche i registri previsti dagli articoli 23 e seguenti del D.P.R. 633/72 - eventualmente tenuto in formato digitale dovrà essere completata entro il 31 dicembre dell’anno in corso, nonostante il termine di trasmissione della dichiarazione annuale Iva sia stato differenziato da quello valevole per le imposte sui redditi, con ampia anticipazione del primo sul secondo. Il chiarimento proviene dall’Agenzia delle Entrate, attraverso la risoluzione n. 46/2017.
Le novità sullo split payment, sulla detrazione e sulla compensazione
Secondo quanto riportato dalla stampa specializzata negli ultimi giorni, il decreto che accompagnerà il cosiddetto Def, attuandone le misure economiche e finanziarie, conterrà alcune importanti novità anche in materia di Iva, andando a modificare in maniera incisiva tanto il perimetro della scissione dei pagamenti - grazie anche alla proroga sino a tutto il 2020 - quanto, soprattutto, uno dei pilastri su cui si fonda il meccanismo stesso del tributo, vale a dire l’esercizio del diritto alla detrazione. In vista anche la riduzione del limite al di sotto del quale è possibile effettuare la compensazione orizzontale del credito Iva senza il visto di conformità, o la sottoscrizione dell’organo di controllo, apposto sulla dichiarazione annuale da cui emerge l’eccedenza utilizzata a scomputo dei debiti.
La sosta veicolare tramite “app” e “sms”
Il pagamento della sosta veicolare senza emissione del tradizionale biglietto o ticket che certifica la transazione tra il proprietario del mezzo ed il gestore del parcheggio – come accade in caso di utilizzo, sempre più diffuso, di strumenti “a distanza”, quali le cosiddette “app”, scaricabili da smartphone o tablet, o la normale messaggistica “sms” – può comportare qualche dubbio in merito alle tempistiche ed alle modalità con le quali occorre adempiere agi obblighi vigenti in materia di imposta sul valore aggiunto.
Il fisco spiega l’omesso F24 a saldo zero
L’omessa presentazione del modello F24 a saldo zero costituisce una violazione non formale, punibile con la sanzione prevista dal comma 2-bis dell’articolo 15 del D. Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, che può essere tuttavia mitigata, grazie all’istituto del ravvedimento operoso, provvedendo all’invio tardivo della delega di pagamento ed al versamento dell’importo ridotto previsto dall’articolo 13 del D. Lgs. 472/97 e modulato in base al tempo trascorso dal termine ultimo di adempimento. Lo chiarisce la risoluzione n. 36/E del 20 marzo scorso.
La trasmissione dei dati delle liquidazioni periodiche
Il modello di comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche Iva approvato dal provvedimento direttoriale n. 58793 del 27 marzo 2017 si presenta decisamente più strutturato di quanto non fosse lecito attendersi, in quanto è richiesta l’indicazione di informazioni ulteriori rispetto al mero saldo finale dei conteggi mensili o trimestrali, di fatto finendo per assomigliare all’abrogata “Comunicazione dei dati annuali Iva”, dalla cui trasmissione, peraltro, gli enti locali sono sempre stati esonerati.
Spesometro: esonero per il 2016 ed istruzioni per il 2017
Un comunicato stampa, apparso il 24 marzo sul sito dell’Agenzia delle Entrate, ha reso noto che è in corso di emanazione un provvedimento del Direttore che esclude, anche per il 2016, le Amministrazioni pubbliche e quelle autonome dall’invio del cosiddetto “spesometro”, mentre un ulteriore provvedimento pubblicato lunedì scorso ha definito le informazioni da trasmettere e le modalità per la comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute, nonché delle liquidazioni periodiche Iva di cui agli articoli 21 e 21-bis del decreto legge 31 maggio 2010, n.78. Si è quindi finalmente conclusa l’attesa, da parte dei Comuni, dell’esonero totale dall’adempimento comunicativo riferito al trascorso periodo d’imposta.
L’Iva e la compensazione delle partite consortili
Nell’ambito del funzionamento dei consorzi, ivi inclusi anche quelli intercomunali, che svolgono attività rilevanti ai fini Iva, tramite e per conto dei consorziati, in qualità di mandatari senza rappresentanza, non è possibile sottrarre all’applicazione del tributo gli importi eventualmente “compensati”, dovendosi considerare tale lo scomputo, in sede di definizione dei rapporti finanziari interni, di una parte del prezzo del servizio reso dal consorziato con la quota di costi generali consortili imputabili al medesimo consorziato, in base allo statuto o altro regolamento. L’avvertimento, per così dire, proviene dalla Corte di Cassazione, attraverso la sentenza n. 5398 del 3 marzo 2017.
La natura non ammortizzabile dell’immobile locato
Gli immobili comunali destinati ad essere concessi in locazione nell’ambito di un’attività di gestione rilevante ai fini fiscali, nonché soggetta al regime di imponibilità, non possono essere classificati, ai fini delle regole in tema di rimborso dell’imposta sul valore aggiunto, come beni “ammortizzabili”, in quanto suscettibili di essere utilizzati autonomamente, rispetto al loro impiego imprenditoriale, e non inseriti durevolmente nel ciclo produttivo. Con questa motivazione la sentenza n. 6196/2017 della Corte di Cassazione ha smentito l’operato dei giudici d’appello.
La sproporzione del costo non rettifica l’Iva
Nonostante alcuni precedenti univoci nel ritenere che il fisco non possa negare il diritto alla detrazione contestando il presunto carattere antieconomico dell’operazione di acquisto realizzata dal soggetto passivo, la Corte di Cassazione è nuovamente dovuta tornare sull’argomento, annullando la decisione di una Commissione regionale che, sorda a questo insegnamento, aveva invece riconosciuto all’Amministrazione tale potere.
Scadenze e correzioni alla dichiarazione Iva 2017
I temporanei rallentamenti nelle reti di trasmissione delle dichiarazioni che si sono verificati il 28 febbraio 2017 hanno indotto l’Agenzia delle entrate a concedere tre giorni di tempo in più per trasmettere il modello Iva 2017, senza che tale riconoscimento, tuttavia, possa essere tecnicamente considerato come una “proroga” del termine previsto dalla legge, con quanto di conseguenza sotto il profilo delle varie scadenze che trovano, nell’ultimo giorno utile stabilito dalla legge, il momento di decorrenza.
Nella RSA non c’è “uso domestico”
Il mancato perseguimento della finalità lucrativa da parte del gestore di una residenza assistenziale non assume alcun rilievo ai fini dell’imposta sul valore aggiunto, nel senso che l’attività svolta all’interno della struttura assume ugualmente il carattere oggettivamente commerciale richiesto dal quarto comma dell’articolo 4 del D.P.R. 633/72, e quindi, non può valere neppure agli effetti dell’applicazione dell’aliquota agevolata alla somministrazione di energia elettrica per “uso domestico” prevista dal n. 103 della Tabella A, parte III, allegata al decreto Iva.
La comunicazione Iva “in economia”
Gli enti che non gestiscono i registri Iva attraverso l’uso di un applicativo del programma di contabilità generale, oppure quelli che, pur disponendo di tale collegamento, ma magari dovendo comunicare al fisco un numero molto limitato di informazioni, non vogliono sostenere i più che probabili costi aggiuntivi per l’implementazione dell’attuale sistema informatico potrebbero prendere in seria considerazione l’ipotesi di utilizzare il software messo a disposizione gratuitamente dall’Agenzia delle Entrate.
La detrazione nel reverse charge
L’applicazione del reverse charge non è sempre gestita, dai programmi di contabilità utilizzati dai Comuni, con le medesime modalità e ciò non solo perché l’inversione contabile costituisce un istituto particolare ed a carattere derogatorio, ma anche in quanto coesiste con la norma che prevede il differimento dell’esigibilità al pagamento. Succede così non di rado, specie al momento di analizzare i registri Iva in occasione della predisposizione della dichiarazione annuale, di scoprire che la doppia annotazione della fattura di acquisto – la quale rappresenta l’adempimento cardine su cui è imperniato il meccanismo in esame – non è avvenuta all’interno dello stesso mese, ma con uno sfasamento temporale.
Il fisco spiega l’utilizzo del credito “errato”
Una risposta alla recentissima manifestazione “Telefisco” sulla corretta applicazione della sanzione collegata all’infedeltà della dichiarazione annuale – anche se non espressamente riferita al comparto dell’imposta sul valore aggiunto – sembra risolvere un serio problema interpretativo che si pone ogniqualvolta un Comune si accorga di aver operato detrazioni non spettanti, magari a seguito della trasmissione di modelli integrativi, ed abbia altresì proceduto ad effettuare delle compensazioni orizzontali. Il tema è particolarmente sentito soprattutto sul piano penale, in quanto la predetta situazione non è suscettibile di conseguenze solo sotto il profilo sanzionatorio amministrativo, ma può sfociare anche nella commissione del reato previsto dall’articolo 10-quater del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74.
Comuni e comunicazioni Iva 2017: esonero solo parziale
Nell’attesa, sempre fiduciosa, del provvedimento di esonero totale dei Comuni dall’obbligo di trasmissione dello spesometro relativo al 2016, le amministrazioni locali hanno incassato la parziale esclusione dal medesimo adempimento per l’anno in corso e, in linea di principio, anche per quelli successivi, per effetto dei primi chiarimenti diramati dall’Agenzia delle Entrate attraverso la circolare n. 1/E del 7 febbraio scorso. Tuttavia, volendo commentare brevemente l’intervento, pare scontato affermare che la presa di posizione della Direzione Centrale abbia deluso le aspettative.
Accessi stradali e pubblica autorità: senza Iva il pedaggio
L’ente statale o locale che offra l’accesso ad una strada pubblica dietro pagamento di un pedaggio agisce in qualità di pubblica autorità e non deve essere considerato soggetto passivo Iva neppure qualora l’ordinamento nazionale non preveda alcuna privativa nello svolgimento di tale attività economica, così come nel caso in cui esistano già altri operatori privati “concessionari” del medesimo servizio, in quanto si tratta di situazioni in cui non si può verificare una distorsione della concorrenza di una certa importanza. Sono queste le due importanti conclusioni alle quali è giunta la Corte di Giustizia nella sentenza nella causa C-344/15, depositata il 19 gennaio scorso.
La Corte Ue e le esclusioni dal pro-rata
La decisione dei giudici europei nella causa C-378/15 non si è limitata a confermare la compatibilità della disciplina interna - nella parte in cui prevede che la percentuale di cui all’articolo 19 bis venga applicata alla totalità degli acquisti effettuati dal soggetto passivo “misto”, a prescindere dall’effettiva destinazione dei beni o dei servizi alle attività imponibili o esenti - ma ha altresì precisato quali siano le condizioni da rispettare affinché le operazioni esenti, di carattere immobiliare o finanziario, vadano escluse dal computo del pro-rata.
Novità Iva: “vending machine” comunali in dubbio
Il nuovo obbligo di comunicazione dei corrispettivi della vendita di beni e servizi incassati attraverso apparecchiature distributrici automatiche dotate di determinate caratteristiche tecniche - le cosiddette “vending machine” – rappresenta un’altra delle novità dell’anno in corso che richiederà uno specifico intervento chiarificatore, da parte dell’Agenzia delle Entrate, allo scopo di escludere espressamente tutte le fattispecie che possono riguardare un ente locale, come, ad esempio, le installazioni che erogano acqua o consentono la pesa pubblica attraverso l’inserimento di monete, gettoni o altri strumenti di pagamento.
L’Iva non detratta a rimborso “breve”
Il termine di presentazione dell’istanza di rimborso cosiddetto “anomalo” - poiché causato dalla mancata inclusione nel quadro VF dell’imposta assolta su alcune operazioni di acquisto e, quindi, non dal ricorrere dei presupposti stabiliti dall’articolo 30 del D.P.R. 633/72 - decorre dalla data del pagamento e non da quella, ultima, entro la quale il soggetto passivo avrebbe potuto portare in detrazione l’Iva indicata nella fattura passiva dimenticata. E’ questa la conclusione raggiunta dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 27221 del 28 dicembre scorso, con motivazioni tutt’altro che condivisibili, però.
L’incertezza dei comuni per lo “spesometro” del 2016 e le “comunicazioni” del 2017
E’ obiettivamente difficile, in questo momento, esprimere un giudizio sull’attuale situazione di attesa, da parte di tutti i comuni, del “consueto” esonero dalla presentazione della comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva, di cui al previgente articolo 21 del decreto-legge 31 maggio 2010, n.78, per il periodo d’imposta appena trascorso, in considerazione della stretta relazione esistente tra tale adempimento e quello introdotto, anzi modificato, dal decreto legge 193/2016 in relazione alle fatture attive e passive emesse e ricevute a partire dal 1 gennaio 2017.
Novità e conferme del Modello Iva 2017
A distanza di pochi mesi dalla presentazione della dichiarazione Iva per l’esercizio 2015 i Comuni e gli altri enti locali devono già pensare alla trasmissione del modello riferito all’ultimo periodo d’imposta, a causa dell’anticipazione del termine finale al 28 febbraio prossimo, e quindi dispongono di tempi insolitamente molto limitati per effettuare i necessari controlli sui registri e per predisporre i calcoli richiesti dalla normativa vigente.
La Corte UE salva il “prorata”
La norma italiana che impone di applicare il pro-rata di detrazione alla totalità indistinta dei beni e dei servizi acquistati dal soggetto passivo è compatibile con la disciplina europea e, segnatamente, con gli articoli della sesta direttiva che definiscono il funzionamento della deduzione in ipotesi di svolgimento di molteplici attività sottoposte a regimi impositivi differenti. Con questa decisione, nella causa C-378/15, la Corte di Giustizia ha letteralmente salvato l’impianto del D.P.R. 633/72 composto dal quinto comma dell’articolo 19 e dall’articolo 19 bis dalla (sostanziale) cancellazione che, all’esatto contrario, era stata invece proposta dall’Avvocato Generale nelle proprie conclusioni.