Source: http://fermaequitalia.org/
Timestamp: 2018-10-24 03:39:55+00:00
Document Index: 159143993

Matched Legal Cases: ['art. 72', 'art. 72', 'art.72', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 1', 'art. 35', 'art. 41', 'art. 47', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 53', 'art 47']

Ferma Equitalia – Il sito ufficiale
Questa la nostra proposta di legge del 2011. Da allora, molti dei problemi sono rimasti insoluti, e in altri casi si è intervenuti in senso peggiorativo rispetto a piccoli progressi fatti, come in termini di pignorabilità della prima casa. Nel frattempo abbiamo anche lanciato il sito NEMICA BANCA per fornire un aiuto concreto ai cittadini contro gli abusi delle banche e della stessa Equitalia.
– Impedire ad Equitalia di iscrivere ipoteche su immobili destinati ad abitazione principale per crediti inferiori ad almeno il 30% del valore dell’immobile stesso.
– Impedire il pignoramento di beni strumentali dell’impresa e di una percentuale di credito superiore al 20% del totale iscritto in bilancio;
– Obbligare Equitalia ad applicare il tasso di interesse legale nella rateazioni dei crediti;
– Revocare ad Equitalia la possibilità di condurre indagini finanziarie;
– Diminuire la percentuale pagata ad Equitalia sui piccoli crediti riscossi e raddoppiare quella sui grandi crediti (ad esempio superiori al milione di euro) per incentivare ulteriormente l’ente di riscossione a perseguire i grandi evasori.
Disegno di Legge recante modifiche ed integrazioni al D.P.R. 602 del 29 settembre 1973 “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito”
1. Le disposizioni della presente legge recano modifiche ed integrazioni in materia di riscossione delle imposte sul reddito al fine di regolamentare le procedure di pignoramento di beni mobili e di espropriazione immobiliare previste dal DPR 602 del 29 settembre 1973
Art. 2 – Modifica all’art. 72bis D.P.R. 602 del 29 settembre 1973 in materia di pignoramento dei crediti verso terzi
1. All’art. 72bis D.P.R. 602 del 29 settembre 1973 dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: “1-bis. Il pignoramento nei confronti di esercenti arti, imprese e professioni può avvenire per un massimo del 20 per cento dei crediti del debitore verso terzi detenuti al momento della notifica dell’atto di pignoramento. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministero dell’Economia e Finanza, con proprio decreto di natura non regolamentare, definisce i criteri per l’individuazione della base di calcolo per la definizione del limite percentuale”.
Art. 3 – Introduzione dell’art.72ter D.P.R. 602 del 29 settembre 1973 in materia di divieto di pignoramento di beni mobili strumentali nei confronti di esercenti arti, imprese e professioni
1. Nel D.P.R. 602 del 29 settembre 1973 si introduce il seguente articolo: “ Articolo 72ter – Divieto di pignoramento di beni strumentali nei confronti di esercenti arti, imprese e professioni. 1. I beni mobili strumentali all’esercizio di arti, imprese e professioni non sono pignorabili. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministero dell’Economia e Finanza, con proprio decreto di natura non regolamentare, definisce i criteri di qualificazione della strumentalità dei beni mobili ai fini della presente disposizione di legge”.
Art. 4 – Modifica all’art. 76 D.P.R. 602 del 29 settembre 1973 in materia di espropriazione immobiliare
1. All’art. 76 D.P.R. 600 del 29 settembre 1973 dopo il primo comma viene aggiunto il seguente: “1-bis. Il concessionario può procedere all’espropriazione immobiliare di edifici abitativi destinati ad abitazione principale della persona fisica debitrice soltanto per importi superiori al 20 per cento del valore dell’immobile determinato sulla base della Banca Dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia del Territorio e comunque per un importo non inferiore ai 20.000 euro. Tale limite può essere aggiornato con Decreto del Ministero dell’Economia e Finanze”
2. All’art. 76 D.P.R. 600 del 29 settembre 1973 dopo il secondo comma sono aggiunti i seguenti: “3. I beni immobili strumentali all’esercizio di arti, imprese e professioni non sono espropriabili. Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministero dell’Economia e Finanza, con proprio decreto di natura non regolamentare, definisce i criteri di qualificazione della strumentalità dei beni immobili ai fini della presente disposizione di legge.”
Relazione illustrativa al DDL
Il Disegno di legge in esame reca modifiche ed integrazioni al D.P.R. 602 del 29 settembre 1973 “Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito”.
Con tale intervento normativo non si procede ad una riforma dell’intera materia, ma si vogliono porre limiti e correttivi alla disciplina esistente.
In particolare tale intervento si rende necessario come conseguenza di una situazione generale che si è venuta a creare in tutta Italia a seguito di particolari comportamenti posti in essere da Equitalia, concessionario della riscossione dei crediti erariali e contributivi. Sebbene sia un sacro dovere quello di pagare le imposte sulla base della capacità contributiva e i contributi previdenziali dei lavoratori la procedura di riscossione coattiva portata avanti dal suddetto concessionario ha riguardato, anche per importi relativamente bassi, beni strumentali e crediti delle imprese nonché fabbricati residenziali destinati ad abitazione principale mettendo a repentagli altri diritti costituzionalmente garantiti.
Lo scopo di tale intervento normativo è quello di contemperare l’attuazione pratica e coattiva dell’art. 53, comma 1 della Costituzione con altri principi costituzionali che devono essere garantiti al pari, se non di più, di quello previsto dall’art. 53. Si tratta del diritto al lavoro sancito sia dall’art. 1 che dall’art. 35, della libertà d’impresa sancito all’art. 41 e del diritto alla proprietà dell’abitazione come stabilito dall’art. 47 comma 2.
Per questi motivi, col presente D.D.L., si intende porre i seguenti limiti alle possibilità di pignoramento ed espropriazione immobiliare:
– all’art. 2, viene previsto che, nei confronti di esercenti arti, imprese e professioni, possano essere pignorati crediti per un massimo del 20% di quelli posseduti. I crediti devono essere posseduti al momento della notifica dell’atto di pignoramento e viene rimandato al Ministero dell’economia e Finanze di determinare, tramite regolamento, quali crediti rientrino nella base di calcolo del predetto 20%. Con tale norma si vuol garantire la necessaria liquidità indispensabile per il proseguimento dell’attività economica.
– all’art. 3, viene prevista la totale impignorabilità dei beni mobili strumentali all’esercizio di arti, imprese e professioni. Si vuole garantire, con tale norma, la possibilità al debitore di proseguire nella propria attività e la tutela del posto di lavoro degli eventuali dipendenti. Cosa che non potrebbe essere fatta nel caso di pignoramento degli strumenti indispensabili per lo svolgimento dell’attività economica. Viene rimesso al Ministero il compito di determinare nello specifico i criteri di strumentalità dei beni mobili, criteri che verranno necessariamente mutuati dai principi contabili nazionali ed internazionali.
All’art. 4 comma 1 si introduce un limite minimo per l’espropriazione immobiliare di unità immobiliari destinate ad abitazione principale del debitore. In particolare la norma prevede che non si possa procedere all’espropriazione per somme inferiori al 20% del valore dell’immobile. Tale 20% deve essere calcolato sulla base del valore determinato mediante le rilevazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare a cura dell’Agenzia del Territorio. E comunque, a prescindere, dal valore ottenuto con l’applicazione della suddetta percentuale non potrà essere iniziata una procedura di espropriazione per un importo, in valore assoluto, inferiore a 20.000,00 euro. Con tale norma si intende tutelare il diritto alla casa, in particolare tale diritto non può essere violato per cifre irrisorie rispetto al valore dell’immobile. Si precisa che tale limite vale solo per le abitazioni principali e non per l’eventuale restante patrimonio immobiliare del debitore.
All’art. 4 comma 2 viene introdotto il divieto di pignorabilità dei beni immobili strumentali per le stesse motivazioni espresse in relazione ai beni mobili strumentali. Viene rimesso al Ministero il compito di determinare i requisiti, sempre mutuati dai principi contabili nazionali ed internazionali, utilizzati per la definizione di “strumentalità” dell’immobile.
Che cos’è questa proposta di legge?
E’ una proposta che mira a far modificare alcuni articoli del Decreto del Presidente della Repubblica n. 602 del 1973 che regola l’attività di riscossione delle imposte da parte degli enti pubblici.
Mira a porre alcuni paletti invalicabili all’attività di riscossione esercitata da Equitalia. In particolare si tratta di stabilire un importo minimo sotto al quale non può essere pignorata l’abitazione principale ad un cittadino, si tratta di impedire che alle imprese vengano pignorati i beni utilizzati nell’attività lavorativa oppure che vengano pignorati tutti i crediti. Teniamo a precisare che questa non è una legge “contro” Equitalia ma una legge che ponga un minimo di freno allo strapotere di Equitalia nei confronti di cittadini che, in anni di grave crisi economica come questa, possono aver accumulato dei debiti e che rischiano pure di vedersi portare via la casa o di dover chiudere l’azienda.
Per quali motivi volete porre questi paletti?
Perché se è giusto e doveroso pagare le tasse così come stabilito dall’art. 53 della Costituzione è altrettanto giusto tutelare il diritto alla proprietà dell’abitazione sancito dall’art 47 comma 2 e il diritto al lavoro garantito dagli articoli 4 e 25. E’ necessario che tutti questi principi costituzionali vengano conciliati tra loro. Inoltre lo consideriamo necessario per impedire ad Equitalia dei veri e propri abusi (come successo a Genova dove sono stati rinviati a giudizio i funzionari ed i dirigenti della società) e per garantire che le imprese possano continuare la propria attività nonostante i debiti: se per pagare le imposte arretrate viene tolto ad un agricoltore il trattore come farà a mandare avanti la propria impresa? Oppure se vengono pignorati tutti i crediti dell’impresa come farà questa a fare fronte anche ai più minimi adempimenti periodici?
Quali sono questi paletti?
Per quanto riguarda l’abitazione del debitore questa non potrà essere oggetto di azioni esecutive per debiti inferiori al 30% del valore dell’immobile determinato sulla base della Banca Dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) tenuta dall’Agenzia del Territorio e comunque non inferiore, in valore assoluto, a 20.000 euro. Per quanto riguarda, invece, i beni strumentali all’impresa deve essere prevista l’assoluta impignorabilità degli stessi, mentre per i crediti dell’impresa vantati verso terzi Equitalia potrà effettuare il pignoramento fino al massimo del 20% dell’importo totale. Se togliamo alle aziende gli strumenti per produrre reddito, oppure togliamo tutti i crediti e quindi l’intera liquidità futura, rischiamo solo di far finire in strada l’imprenditore e i suoi dipendenti. Tra l’altro, nel caso delle abitazioni pignorate e poi cedute all’asta si andrebbero anche ad ingrassare le tasche dei soliti avvoltoi che alle aste immobiliari acquistano gli immobili al 30-40% del valore effettivo. Un doppio insulto alle famiglie ed alle persone in difficoltà economica.
Cosa intendete per abitazione del debitore?
Intendiamo l’abitazione principale del debitore, cioè quella presso la quale ha la residenza. Quella, e soltanto quella, deve godere delle garanzie previste dalla nostra proposta di legge. Se possiede altre case quelle non potranno essere tutelate e quindi rientreranno nella vecchia normativa che regola la riscossione delle imposte.
Cosa intendete per beni strumentali?
Intendiamo tutti quei beni impiegati direttamente nell’attività dell’imprenditore al fine di produrre reddito: l’auto per l’agente di commercio, il trattore per l’agricoltore, la betoniera per l’imprenditore edile, il forno per il fornaio ed il pizzaiolo. Questo solo per fare alcuni esempi. Ovviamente non rientrano in questa categoria i beni che costituiscono l’oggetto dell’attività dell’impresa: un imprenditore edile avrà il diritto alla non pignorabilità del capannone che utilizza per magazzino, ma se ha in bilancio alcuni appartamenti ancora da vendere questi saranno pignorabili, così come un calzaturificio che non si vedrà pignorare le macchine che compongono la manovia ma potrà vedersi pignorare le scarpe che conserva in magazzino in attesa di essere vendute. La nostra proposta di legge comunque rimanda al Ministero dell’Economia e Finanze la determinazione, nello specifico, di ciò che si intende per beni strumentali per ogni tipo di attività, anche perchè non è sufficiente che un imprenditore iscriva in bilancio un bene per considerarlo automaticamente come strumentale, altrimenti ci troveremo col dentista che considera strumentale alla propria attività la Ferrari o la barca a Porto Cervo. Si tratta solo di beni strettamente necessari per la prosecuzione dell’attività d’impresa.
Perchè proponete un limite alla pignorabilità dei crediti verso terzi?
Perchè i crediti altro non sono che liquidità differita per l’impresa. Quando equitalia pignora tutti i crediti mette l’impresa in uno stato di insolvenza verso i fornitori, i dipendenti e lo Stato stesso. In pratica l’anitcamera del fallimento.
Perché Casapound Italia non dovrebbe essere considerata dalla parte degli evasori con questa proposta?
Perché CasaPound ritiene che la lotta all’evasione fiscale sia una questione di emergenza nazionale. Ma non per questo Equitalia può essere autorizzata ad “azzannare” qualsiasi bene di cittadini ed imprese, perché per incrementare le entrate erariali si rischia di danneggiare irrimediabilmente il tessuto economico e sociale nazionale. Riteniamo inoltre che debbano essere perseguiti, senza tregua e senza pietà, i grandi evasori cioè coloro che devono allo Stato più di 500.000 euro. Che poi sono quelli che usano tutti i metodi più subdoli per non pagare: società in paradisi fiscali, partecipazioni incrociate, utilizzo di scatole cinesi societarie, abusi del diritto, esterovestizioni ecc. ecc. Proprio per questo chiediamo che la percentuale pagata ad Equitalia sugli incassi nei confronti dei grandi debitori debba essere molto più alta rispetto a quello sui piccoli incassi, mentre adesso è la stessa per tutti i tipi di credito riscosso.
Anche la revisione della percentuale è prevista nella proposta?
No, perché la percentuale è prevista da una Convenzione che viene firmata da Equitalia con gli enti impositori, in primis l’Agenzia delle Entrate e l’INPS. Però noi richiediamo che in tale Convenzione le percentuali vengano riviste.
Richiedete altri provvedimenti?
Sì. E’ stata paventata l’ipotesi di concedere ad Equitalia il potere di effettuare indagini finanziarie. Quel potere deve restare limitato solo agli organi dell’Amministrazione Finanziaria (Guardia di Finanza ed Agenzia Fiscali) altrimenti rischieremo, in un futuro prossimo, di finire come negli USA dove lo Stato può bloccare i conti correnti bancari senza avvertire il contribuente. Noi siamo contrari a qualsiasi passo in questa direzione.
Cosa ne pensate di quegli enti locali che hanno deciso di avocare a sé le funzioni di riscossione precedentemente delegate ad Equitalia?
Pensiamo che sia solo un sistema per creare nuovi posti pubblici e che, probabilmente, costeranno più di quanto riusciranno a produrre. Perché una struttura adibita alla riscossione costa parecchio, richiedendo funzionari esperti che conoscano a menadito le norme sulla riscossione, avvocati in servizio permanente per le azioni esecutive e collegamenti a banche dati per avere il quadro della situazione patrimoniale dei debitori sempre sotto controllo. Sono dei costi fissi enormi che pochi comuni possono sostenere e coprire interamente con le entrate da riscossione su ruolo. Equitalia invece offrendo il servizio a tutti riesce a svolgere un buon servizio a costi contenuti perché con i grandi numeri realizza delle forti economie di scala ed inoltre è a maggioranza pubblica (il 51% è detenuto dall’Agenzia delle Entrate). Quello che noi chiediamo è che l’azione di Equitalia sia maggiormente regolata a garanzia dei cittadini e delle imprese.
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