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Timestamp: 2018-12-19 13:49:34+00:00
Document Index: 175035240

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 2', 'art. 50', 'art. 53', 'art. 109', 'art. 49', 'art. 1', 'art. 61', 'art. 109', 'art.55', 'sentenza ', 'art. 10']

Novità fiscali del 30 novembre 2011, i contributi alla gestione separata INPS per il 2012 | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 30 novembre 2011, i contributi alla gestione separata INPS per il 2012
1) Contributi alla Gestione separata Inps a decorrere dal 2012
2) Lavoro intermittente: orario flessibile in tutti i settori di attività
3) Domestici: datori di lavoro sotto controllo Inps, per discontinuità del rapporto arriva questionario Inps
4) Domande trattamento richiamo alle armi solo in via telematica
5) Bonus ricerca a portata ampia
6) Eventi calamitosi: le indicazioni dell’Agenzia
7) Esenzione dalle tasse per auto e moto d’epoca: niente iscrizione all’ASI o alla FMI per i veicoli ultraventennali
8) Organismi di mediazione dei consigli forensi: trattamento fiscale di proventi e contributi
9) Modello Q: arriva la conferma della pluriefficacia del modello Unilav anche per extraue
10) Comunicazioni per i lavori usuranti
11) Regime IVA prestazioni di servizi relativi alla gestione dei Fondi pensione
12) F24: nuove causali contributo per l’Inpdap
L’art. 22, comma 1, della Legge 183/2011 (Legge di stabilità per 2012) ha previsto che a decorrere dal 2012 sia disposto l’aumento dell’1% dell’aliquota contributiva per gli iscritti alla Gestione separata Inps (art. 2, comma 26, Legge 8.8.1995, n. 335).
– al 27,72% per i soggetti non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie;
– al 18% per gli iscritti ad altre forme di previdenza obbligatorie o titolari di pensione.
– titolari di rapporto di collaborazione coordinata e continuativa e a progetto previsti dall’art. 50, comma 1, lett. c-bis), D.P.R. 917/1986;
– coloro che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al comma 1 dell’art. 53, D.P.R. 917/1986, non tenuti all’iscrizione ad appositi Albi;
– incaricati alla vendita a domicilio con ricavi annui superiori a euro 5.000;
– associati in partecipazione con apporto di sola attività lavorativa;
– coloro che svolgono attività di lavoro autonomo occasionale, se il reddito annuo derivante dall’attività supera euro 5.000;
– medici in formazione specialistica ed alcuni titolari di borse di studio di specializzazione universitaria.
Flessibilità delle prestazioni lavorative attivabile in tutti i settori produttivi, con orario di lavoro da decidere a seconda delle esigenze aziendali.
Sono queste le principali caratteristiche del lavoro intermittente (job on call o a chiamata), un istituto che negli ultimi anni ha permesso, non solo al turismo e al commercio, di occupare lavoratori che altrimenti sarebbero rimasti privi di occupazione o avrebbero aumentato i numeri del sommerso.
I settori interessati alla flessibilità che questo contratto consente, infatti, sono molteplici ed in continuo aumento.
Un contratto che piace perché garantisce coperture previdenziali, assistenziali e assicurative, pur lasciando alle parti un ampio margine sui tempi di utilizzo.
Al lavoro intermittente è applicabile la disciplina del rapporto a termine senza vincoli e il lavoro a tempo parziale senza determinazione preventiva dell’orario di lavoro.
Il Ministero del lavoro, intervenuto più volte con numerosi interpelli sulla materia, ha chiarito e confermato che, pur trattandosi di un contratto di lavoro subordinato, al lavoro a chiamata non si applica la disciplina del lavoro a tempo determinato in merito alle ragioni che ne legittimano il ricorso di cui al DLgs n. 368/01.
Allo stesso modo, in caso di riassunzione del medesimo lavoratore con contratto di lavoro intermittente non sarà necessario il rispetto del periodo minimo previsto dal DLgs che regola il contratto a termine.
Stesso dicasi per l’ipotesi di assunzione a tempo determinato “ordinario” dopo un lavoro intermittente.
L’intermittente si differenzia dal contratto a tempo parziale con clausole elastiche o flessibili che possono essere adottate solo se l’apposizione delle stesse è prevista dalla contrattazione collettiva che ne regola i limiti e le modalità di variazione unilaterale, da parte del datore, di collocazione temporale e di durata della prestazione lavorativa.
In capo al lavoratore, inoltre, nel part-time si determina il diritto a percepire una compensazione aggiuntiva.
Le ragioni per scegliere tra le due tipologie vanno ricercate nelle modalità in cui si esplica la prestazione lavorativa (es. esigenze certe, ma imprevedibili per la chiamata e organizzazione flessibile delle risorse per il part-time).
Il trattamento economico e normativo per il lavoratore non può essere complessivamente meno favorevole rispetto a quello di un lavoratore di pari livello e mansioni, ma andrà riproporzionato in ragione della prestazione eseguita.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 28.11.2011)
Arrivano ai datori di lavoro domestico i questionari dell’Istituto pur in presenza di pagamenti regolari. Si tratta di richieste volte a conoscere i motivi delle eventuali interruzioni dei pagamenti risultanti dagli archivi Inps.
Il tempo assegnato per rispondere è di 30 giorni, in assenza i contributi saranno addebitati anche per il periodo mancante negli archivi.
Lo rende noto il messaggio Inps n. 21381/11.
INPS – Messaggio 11 novembre 2011, n. 21381 (Invio lettere a datori di lavoro domestico).
Dal mese di ottobre 2011 fino al mese di gennaio 2012, saranno spedite lettere indirizzate a datori di lavoro domestico che, pur avendo sempre regolarmente versato i contributi dovuti, risulta che da un determinato periodo non hanno più effettuato alcun pagamento oppure i cui pagamenti presentano alcune discontinuità prima di cessare.
L’individuazione dei destinatari è stata eseguita in base ai seguenti parametri:
– rapporti di lavoro attivi con inizio entro il 31.12.2009; viene precisato che sono state acquisite in via automatica cessazioni comunicate esclusivamente sul bollettino di c/c e, nei limiti del possibile, verificati eventuali decessi del datore di lavoro;
– sono stati esclusi i rapporti di lavoro emersi ex lege 102/2009;
– il periodo contributivo preso in esame è dal IV° trimestre 2006.
Inoltre è stata comunque effettuata un’ ulteriore verifica generale, escludendo i soggetti a cui è stata inviata la lettera di accoglimento dell’assunzione, con termini di pagamento ancora in corso.
Nel testo delle lettere, che vengono allegate per opportuna conoscenza, differenziate a secondo che sia presente un’assenza totale di versamento dopo una determinata data oppure siano presenti discontinuità nei pagamenti prima dell’assenza totale di versamenti, il datore di lavoro viene invitato a:
– provvedere alla comunicazione della cessazione, con le modalità stabilite con circolare 49 del 2011 (sito internet o Contact Center con riconoscimento tramite PIN);
– ad inviare al Contact Center tramite fax copia e ricevuta della comunicazione di cessazione già presentata ma non registrata, utilizzando l’apposito modulo allegato alle lettere;
– a comunicare l’avvenuto pagamento di trimestri risultanti scoperti o eventuali motivi di sospensione dell’obbligo contributivo (permessi non retribuiti, maternità, malattia oltre quanto riconosciuto dal CCNL) direttamente utilizzando il servizio on line “Estratto contributivo” messo a disposizione sul sito internet dell’Istituto con messaggio n. 21009 del 7 novembre 2011, oppure al Contact Center, inviando via fax copia delle ricevute di pagamento, o dichiarando nelle note del modulo citato i motivi di sospensione dell’obbligo contributivo per il periodo di riferimento.
Il Contact Center procederà all’acquisizione di tutte le cessazioni comunicate, mentre invierà alle sedi competenti le copie delle ricevute dei pagamenti che non risultano nell’ estratto contributivo. Il Contact Center, inoltre, provvederà a raccogliere eventuali segnalazioni di sospensione dell’obbligo contributivo, per il successivo inserimento di tale dato nell’estratto.
Le sedi, quindi, dovranno provvedere ad acquisire giornalmente, fino all’esaurimento degli invii – dati i termini indicati nelle lettere per la risposta – le informazioni provenienti sia dal sistema FASE che dal Contact Center, riscontrando i versamenti dichiarati, anche attraverso l’apposita funzione della procedura LAVDOM per la ricerca dei pagamenti, che sarà rilasciata dalla data di pubblicazione del presente messaggio e, all’esito positivo, inserendo detti pagamenti nell’estratto contributivo.
In via centralizzata si provvederà, in base alle acquisizioni effettuate dalle sedi e dal Contact Center, a verificare i riscontri dati alle lettere inviate per ulteriori adempimenti conseguenti a mancate segnalazioni nei termini richiesti.
Lettera datori di lavoro con versamenti interrotti
La informiamo che in base alle verifiche effettuate non risultano più versati contributi dal __/__/____ per il /la Sig/ra Nome Cognome (codice rapporto di lavoro XXXXXXXXX).
Nel caso in cui il motivo del mancato pagamento fosse la cessazione del rapporto di lavoro, La preghiamo di comunicarlo entro 30 giorni:
– al Contact Center chiamando il numero verde gratuito 803 164;
– direttamente, dalla sezione Servizi on line del sito www.inps.it, seguendo il percorso: Al servizio del cittadino>>Autenticazione con PIN/Autenticazione con CNS>>Servizi rapporto di lavoro domestico>>Iscrizione rapporto di lavoro/Variazione rapporto.
Se avesse già provveduto a segnalare la cessazione (che al momento non risulta ancora acquisita nei nostri archivi) potrà, anche per evitare sanzioni da parte del Ministero del Lavoro, inviare copia della comunicazione già effettuata via fax al numero 800803164, utilizzando il modulo allegato.
Nel caso in cui Lei avesse, invece, provveduto al versamento di contributi per il periodo indicato, che non risultano accreditati, potrà comunicarne l’avvenuto versamento:
– inviando via fax copia delle ricevute di pagamento, utilizzando il modulo allegato;
– accedendo alla sezione Servizi on line del sito www.inps.it, seguendo il percorso: Al servizio del cittadino>>Autenticazione con PIN/Autenticazione con CNS>>Servizi rapporto di lavoro domestico>>Estratto contributivo, e inserendo gli estremi dei versamenti indicati nei trimestri che risultano privi di pagamenti.
Nel caso in cui non giunga alcun riscontro entro 30 giorni dal ricevimento di questa comunicazione, in mancanza delle informazioni richieste provvederemo a quantificarLe i contributi dovuti comprensivi degli oneri aggiuntivi.
Le ricordiamo che il mancato versamento degli importi non consente l’accredito dei contributi sull’estratto conto che l’Istituto mette a disposizione dei collaboratori domestici da Lei impiegati. I contributi sono necessari per il pagamento delle prestazioni pensionistiche e assistenziali cui hanno diritto.
Le ricordiamo, inoltre, che per accedere ai servizi del Contact Center o sul Web è necessario essere muniti di un codice PIN rilasciato dall’Inps.
Per richiedere il Suo Pin è sufficiente chiamare il numero verde (803 164) oppure effettuare la richiesta direttamente on line (www.inps.it), attraverso la funzione “il PIN on line”.
Lettera datori di lavoro con versamenti intermittenti prima dell’interruzione.
La informiamo che in base alle verifiche effettuate non risultano più versati contributi dal __/__/____ per il /la Sig/ra Nome Cognome (codice rapporto di lavoro XXXXXXXXX) che, inoltre, risultano non versati anche nei seguenti trimestri:
TRIMESTRE ANNO
Nel caso in cui Lei avesse provveduto al versamento dei contributi che non risultano accreditati, o per detti periodi ci siano motivi di sospensione dell’obbligo contributivo (per esempio: permesso non retribuito fruito dal collaboratore domestico) potrà:
– comunicare al Contact Center numero verde gratuito 803 164, la motivazione della sospensione dell’obbligo contributivo o inviare via fax copia dei versamenti, utilizzando il modulo allegato;
– utilizzare direttamente l’apposita funzione disponibile dalla sezione Servizi on line del sito www.inps.it, seguendo il percorso: Al servizio del cittadino>>Autenticazione con PIN/Autenticazione con CNS>>Servizi rapporto di lavoro domestico>>Estratto contributivo .
Inoltre, nel caso in cui il rapporto di lavoro sia terminato, potrà comunicarne la cessazione:
Se invece già avesse provveduto a segnalare la cessazione (che al momento non risulta ancora acquisita nei nostri archivi) potrà, anche per evitare eventuali sanzioni da parte del Ministero del Lavoro, inviare copia della comunicazione effettuata via fax al numero 800803164, utilizzando il modulo allegato.
On line la modulistica, da aprile 2012 unico canale consentito.
Lo rende noto l’Inps on il messaggio n. 21995 del 22 novembre 2011.
Trattamento di richiamo alle armi – Processo di telematizzazione – Funzionalità modulistica on-line
A seguito della determinazione del Presidente dell’Istituto n. 277 del 24 giugno 2011 (G.U. n. 227 del 29 settembre 2011) avente ad oggetto “Istanze e Servizi INPS – Presentazione telematica in via esclusiva – Decorrenza”, è stata avviata la procedura di telematizzazione per le domande di liquidazione del trattamento di richiamo alle armi che dovranno essere presentate unicamente mediante il canale telematico a partire dal 1 aprile 2012.
A tale scopo è stata resa disponile on-line la necessaria modulistica:
– modello IR27 – SR 80 (trattamento di richiamo alle armi).
Nel rimarcare l’importante novità, rappresentata dalla telematizzazione delle domande di prestazioni, si rammenta che il periodo transitorio, durante il quale saranno comunque ammesse anche le modalità di presentazione cartacea, terminerà il 31 marzo 2012. I dettagli procedurali verranno poi forniti con una successiva circolare.
Credito d’imposta ad ampio raggio per le imprese che investono in progetti di ricerca realizzati da Università o da Enti di ricerca.
Per determinare il bonus ricerca bisogna raffrontare dei valori omogenei per cui se l’incentivo riguarda le commesse affidate a istituti di ricerca esterni, la spesa incrementale su cui applicare l’incentivo si determina confrontando le spese agevolative dell’anno alle medesime spese esterne verso istituti di ricerca dell’ultimo triennio di riferimento.
Possono accedere al credito d’imposta tutte le imprese, anche quelle costituite dopo l’entrata in vigore del decreto sviluppo, le stabili organizzazioni e gli enti non commerciali, e sono agevolabili la ricerca fondamentale, la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale, con la sola esclusione della ricerca interna.
Sono questi alcuni dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 51/E del 28 novembre 2011, che ha fornito le istruzioni operative per le aziende che decidono di fruire del credito d’imposta, istituito dal D.L. n. 70 del 2011, per il finanziamento di progetti di ricerca da realizzare con Università ed Enti pubblici di ricerca.
Il credito d’imposta può essere fruito da tutte le imprese che effettuano investimenti in progetti di ricerca commissionati a Università o a Enti pubblici di ricerca, indipendentemente dalla forma giuridica, dalle dimensioni aziendali e dal settore economico in cui operano.
Pertanto, possono godere dell’agevolazione anche gli enti commerciali, per l’attività commerciale eventualmente esercitata, le stabili organizzazioni, le imprese che hanno intrapreso l’attività a partire dal 14 maggio 2011 (entrata in vigore del cd. Decreto Sviluppo).
Quali investimenti sono agevolabili
Gli investimenti ammessi al beneficio sono relativi alle attività di ricerca fondamentale, di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale, con esclusione delle attività di ricerca interna e delle spese di ricerca sostenute direttamente dalle imprese relative a beni o servizi messi a disposizione delle Università per la realizzazione del progetto di ricerca cui l’impresa compartecipa.
Oltre alle Università ed agli enti pubblici di ricerca, possono essere individuate altre strutture finanziabili, strutture a cui le imprese possono commissionare progetti di ricerca per essere ammessi al beneficio fiscale.
Attività di ricerca ed investimenti agevolabili
L’accesso al beneficio riguarda tutte le tipologie di ricerca, purché rientranti almeno in una delle nozioni di “ricerca fondamentale”, “ricerca industriale” e “sviluppo sperimentale”, come definite nella disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore di ricerca, sviluppo e innovazione, di cui alla comunicazione della Commissione n. 2006/C 323/01.
Il credito di imposta compete, però, solo nei casi in cui il progetto sia commissionato a Università o a enti pubblici di ricerca.
Al riguardo, l’Agenzia esclude dall’ambito applicativo della misura la cd. “ricerca interna”, cioè la ricerca svolta direttamente dall’impresa, seppure nell’ambito di progetti di ricerca complessi svolti in compartecipazione tra l’Università o l’ente di ricerca e l’impresa finanziatrice.
Difatti, viene precisato che tra gli investimenti agevolabili sono in ogni caso escluse le spese di ricerca sostenute direttamente dalle imprese, anche se relative a beni o servizi messi a disposizione delle Università o degli enti per la realizzazione del progetto di ricerca finanziato.
Un’importante precisazione relativa ai costi ammissibili riguarda, in particolare, il rispetto del requisito dell’inerenza, previsto all’art. 109, comma 5, del Tuir, ciò ai fini dell’integrale deducibilità dall’imponibile delle imprese.
Inoltre, data la natura automatica del credito, per il quale non è richiesta la presentazione di un’istanza, l’Agenzia ha ribadito la necessità che le imprese beneficiarie conservino la documentazione, da esibire in sede di controllo, attestante l’ammissibilità e l’effettività, oltre all’inerenza, delle spese sostenute rispetto all’attività di impresa esercitata.
Momento di realizzo dell’investimento
A parere delle Entrate, essendo agevolabile la ricerca svolta su commissione a soggetti esterni, le relative spese si considerano sostenute alla data di ultimazione della prestazione, oppure, in caso di stati di avanzamento lavori, alla data di accettazione degli stessi da parte del committente, indipendentemente dalla durata del contratto.
Sul punto, si evidenzia che sono ammissibili anche le spese relative a progetti di ricerca che, alla data di decorrenza del periodo di applicazione dell’agevolazione, risultino già “avviati”.
Come calcolare il credito d’imposta
Il credito d’imposta viene riconosciuto nella misura del 90% dell’importo che eccede la media degli investimenti effettuati nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2010 e nei due precedenti.
Per conseguenza, per definire la misura del credito d’imposta spettante, occorre calcolare la media degli investimenti in ricerca effettuati nel triennio 2008-2010 per confrontarla con l’importo degli investimenti realizzati in ciascuno dei periodi agevolabili.
Ad es., per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, ai quali compete il credito d’imposta per gli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2011 al 31 dicembre 2012, il triennio di riferimento, per il calcolo della media degli investimenti effettuati, è compreso tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2010.
Nell’ipotesi in cui in nessuno dei tre esercizi di riferimento siano stati sostenuti costi di ricerca, la percentuale del credito d’imposta sarà applicabile all’intero ammontare dei costi sostenuti in ciascuno dei due periodi agevolabili.
Il credito maturato in riferimento a ciascun periodo di imposta agevolabile, fruibile esclusivamente in compensazione mediante il modello F24, va ripartito in tre quote annuali di pari importo, ed è utilizzabile dal giorno successivo alla realizzazione dell’investimento incrementale.
Tuttavia, il medesimo credito di imposta non può essere utilizzato in compensazione per i seguenti versamenti:
– Contributi previdenziali dovuti da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali, comprese le quote associative;
– contributi previdenziali e assistenziali dovuti dai datori di lavoro e dai committenti di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa, di cui all’art. 49, comma 2, lettera a), del Tuir;
– premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, dovuti ai sensi del Testo unico approvato con il D.p.r. n. 1124/1965;
– altre entrate individuate con decreto del ministro dell’Economia e delle Finanze, di concerto con i ministri competenti per settore;
– credito di imposta spettante agli esercenti sale cinematografiche.
Unico adempimento richiesto ai fini dell’accesso al credito è quello relativo all’obbligo di indicare l’importo spettante nel quadro RU nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta nel corso del quale il credito stesso è maturato, vale a dire il periodo di imposta in cui sono stati realizzati gli investimenti agevolabili.
Rimane, comunque, l’obbligo di indicare il credito anche nel modello di dichiarazione relativo al periodo di imposta nel corso del quale lo stesso viene utilizzato in compensazione.
Inoltre, per i soggetti con periodo di imposta coincidente con l’anno solare il credito maturato in riferimento agli investimenti realizzati:
– nel 2011 è fruibile per un terzo dell’importo maturato, negli anni 2011, 2012 e 2013;
– nel 2012 è fruibile, per un terzo dell’importo maturato, negli anni 2012, 2013 e 2014.
– Il credito maturato in riferimento agli investimenti realizzati nel periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010 è fruibile, per un terzo dell’importo maturato, nel medesimo periodo di imposta e in ciascuno dei due successivi;
– il credito maturato in riferimento agli investimenti realizzati nel secondo periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2010 è fruibile, per un terzo dell’importo maturato, nel medesimo periodo di imposta agevolato e in ciascuno dei due successivi.
Altresì, il credito d’imposta non è soggetto al limite annuale di utilizzo pari a 250mila, introdotto dall’art. 1, comma 53, della legge 244/2007, per la generalità dei crediti di imposta indicati nel quadro RU della dichiarazione dei redditi.
Quale ulteriore precisazione, l’Agenzia afferma che la quota del credito spendibile in ciascun anno (corrispondente a un terzo del credito di imposta maturato) costituisce il limite massimo di fruibilità del credito, ma non anche minimo.
Infatti, in caso di mancato utilizzo in tutto o in parte di tale importo nei predetti limiti, ad esempio per insufficienza di versamenti da effettuare nell’anno, l’ammontare corrispondente potrà essere riportato in avanti e utilizzato nel corso dei periodi di imposta successivi.
Dal lato fiscale, il credito di imposta per la ricerca scientifica è irrilevante. Esso, infatti, non concorre alla formazione del reddito né del valore della produzione netta ai fini dell’Irap; non rileva ai fini della determinazione della quota di interessi passivi deducibile dal reddito d’impresa ai sensi dell’art. 61 del Tuir, né a quelli della determinazione della quota di spese e altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, deducibile dal reddito d’impresa ai sensi dell’art. 109, comma 5, del Tuir.
Le imprese possono cumulare il credito d’imposta con altre agevolazioni o contributi pubblici concessi a fronte della medesima tipologia di spese in ricerca.
L’Agenzia delle Entrate annuncia la disapplicazione delle sanzioni per i ritardi nei pagamenti.
Con il comunicato stampa del 28 novembre 2011, l’Agenzia delle Entrate è intervenuta sugli eventi calamitosi che hanno colpito le province di Massa Carrara e Messina e l’isola d’Elba.
In attesa dei provvedimenti che potranno prevedere la ridefinizione dei termini degli adempimenti tributari, per i contribuenti interessati da tali eventi sarà valutata la disapplicazione per causa di forza maggiore delle sanzioni previste per eventuali ritardi nell’effettuazione dei citati adempimenti.
Nessun obbligo di iscrizione all’ASI, Automobilclub Storico Italiano, e/o alla FMI, Federazione Motociclistica Italiana, per fruire dell’esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 112/E del 29 novembre 2011, ha dissipato i dubbi di un contribuente sardo sulla relazione tra l’iscrizione ai club e la possibilità di usufruire dell’esenzione per i veicoli ultraventennali di particolare interesse storico e collezionistico.
In particolare, tale Agenzia ha chiarito che i veicoli che possono usufruire dell’esenzione dal pagamento delle tasse automobilistiche sono quelli specificatamente individuati dall’ASI e dalla FMI con apposite determinazioni, ma non è richiesta l’iscrizione a questi club per poter godere delle agevolazioni.
Se il veicolo non è ricompreso nelle apposite determinazioni stilate dall’ASI o dalla FMI, il proprietario può documentare il “particolare interesse storico e collezionistico” con un’attestazione rilasciata dagli stessi enti.
I proventi conseguiti dagli organismi di mediazione istituiti dai consigli degli ordini degli avvocati, sia che costituiscano dipartimenti degli stessi consigli, sia che si configurino come enti autonomi, sono sempre fiscalmente rilevanti ai fini Iva e Ires.
I contributi erogati all’organismo, quando questo è costituito come dipartimento del consiglio dell’ordine, rappresentano invece soltanto movimentazioni di denaro nell’ambito dello stesso soggetto.
Si tratta dei chiarimenti che ha fornito l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 113/E del 29 novembre 2011.
Profilo fiscale dell’attività di mediazione
L’attività di mediazione si configura come un’attività economica organizzata, finalizzata all’assistenza di due o più parti nella ricerca di una conciliazione extragiudiziale di controversie in materia civile o commerciale.
Sotto il profilo fiscale, l’attività di mediazione si qualifica, quindi, come attività organizzata in forma d’impresa volta alla prestazione di servizi e rientra nell’ambito di applicazione dell’art.55 del Tuir.
L’Iva va sempre corrisposta
Gli importi versati agli organismi di mediazione, sono sempre da considerarsi corrispettivi di prestazioni di servizi imponibili ai fini Iva.
L’attività di questi organismi, infatti, non è riconducibile ad attività non commerciali di tipo pubblicistico, quali, ad esempio, la tenuta dell’albo degli avvocati e del registro dei praticanti o la verifica della pratica forense.
Contributi fuori Ires per i dipartimenti
Altra cosa, invece, è il trattamento dei contributi se l’organismo di mediazione rappresenta un dipartimento del consiglio.
In questa ipotesi, infatti, i proventi dell’attività di mediazione concorrono alla determinazione del reddito d’impresa dell’organismo mediatore, mentre i contributi erogati rappresentano soltanto movimentazioni di denaro nell’ambito dello stesso soggetto.
Il Ministero conferma l’abolizione del contratto di soggiorno per l’assunzione di stranieri regolarmente soggiornanti.
Il Ministero del lavoro con la circolare n. 4773 del 28 novembre 2011 ha comunicato che dal 15 novembre 2011 tutti i datori che assumono lavoratori extraue regolarmente soggiornanti in Italia non dovranno più compilare il modello Q.
Gli obblighi sono assolti mediante l’invio dei dati richiesti all’interno del modello Unilav preventivo all’assunzione già modificato dal 30 aprile 2011.
Stessa semplificazione vale per Pa, lavoro su navi, somministrazione e modelli di variazione del rapporto conseguenti a modifica aziendale (5 giorni).
L’abolizione è prevista anche per il lavoro domestico, poiché la comunicazione preventiva effettuata all’Inps assolve l’obbligo di presentazione del mod. Q.
Pubblicati il Decreto Interministeriale del 20 settembre 2011 e la nota del 28 novembre 2011 con i quali vengono fornite nuove disposizioni ed indirizzi operativi in merito alla presentazione delle domande di pensionamento anticipato dei lavoratori che svolgono attività usuranti ed alle comunicazioni in materia.
In particolare, tale decreto semplifica ulteriormente la procedura alla quale le aziende dovranno attenersi prevedendo, tra l’altro, l’utilizzo di un solo modello informatico disponibile sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e su Cliclavoro, da utilizzare sia per la comunicazione dell’inizio delle attività “a catena” sia per quella necessaria al monitoraggio e alla rilevazione dei lavoratori che svolgono attività usuranti, che dovrà avvenire entro il 31 marzo di ogni anno in riferimento all’annualità precedente.
Viene ricordato che il modello LAV_US che i datori di lavoro dovranno compilare per adempiere all’obbligo comunicazione è disponibile on line sul sito del Ministero del Lavoro e su Cliclavoro.
Il sistema metterà poi i modelli compilati a disposizione delle Direzioni Territoriali del Lavoro e degli Istituti previdenziali competenti.
Se le attività riguardano solo alcune fasi e si configurano come autonome prestazioni di servizi, materiali o tecniche, devono essere tassate con aliquota ordinaria
Il trattamento ai fini dell’Iva da applicare ai servizi di gestione amministrativa e contabile dei fondi pensione forniti da un soggetto esterno dipende da quanto stabilito nell’ambito del singolo contratto; vanno quindi esaminate, di volta in volta, le situazioni concrete.
Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione 114/E del 29 novembre 2011, la quale ha richiamato l’orientamento espresso dalla Corte di giustizia europea con la sentenza del 4 maggio 2006.
Da premettere che le prestazioni di servizi relative alla gestione dei fondi comuni d’investimento e dei fondi pensione rientrano tra le operazioni esenti individuate dall’art. 10, primo comma, n. 1), del Dpr 633/1973.
Ciò che necessita affinché sia possibile fruire del regime di esenzione Iva per l’attività di gestione amministrativa e contabile dei fondi fornita da un gestore esterno, frazionata in servizi differenziati, è che questi costituiscano un “insieme distinto, valutato globalmente” (ad esempio, la sola messa a disposizione di un sistema informatico da parte del Service non può beneficiare del regime di esenzione).
Inoltre, è necessario verificare se la responsabilità del soggetto esterno è limitata alle prestazioni tecniche (imponibili) oppure si estende ai servizi specifici ed essenziali, operazioni per le quali è prevista l’esenzione.
Occorrerà, perciò, valutare di volta in volta le diverse situazioni definite nell’ambito di ciascun rapporto contrattuale per poter stabilire l’applicabilità dell’esenzione, dal momento che, se i servizi resi dal Service riguardano solo alcune fasi della gestione amministrativa e contabile del fondo pensione e si configurano come autonome prestazioni di servizi o mere prestazioni materiali o tecniche, vanno assoggettati a Iva con aliquota ordinaria.
Numerose causali, tra nuove e ridenominate, sono 47, ognuna è associata a una delle diverse casse previdenziali, tutte comunque amministrate dall’Istituto nazionale preposto alla gestione delle pensioni “pubbliche”.
Si tratta delle causali necessarie per fare confluire, tramite F24, i contributi dovuti all’Inpdap.
Su richiesta dell’Istituto nazionale previdenziale dei dipendenti pubblici, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione 115/E del 29 novembre 2011, oltre alle neoistituzioni e al ritocco dei nomi, ha provveduto alla soppressione di 3 causali contributo ormai obsolete.
In particolare, tale documento di prassi concerne l’istituzione, ridenominazione e soppressione delle causali contributo, per il versamento, tramite modello F24EP, dei contributi di spettanza dell’Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti Pubblici (INPDAP).
Ogni causale identifica la natura dei versamenti ed è abbinata alla specifica cassa previdenziale, comunque gestita dall’Inpdap.
Nel modello di pagamento unificato trovano posto nella sezione “altri enti previdenziali ed assicurativi”, situata immediatamente sotto gli spazi riservati all’Inail, dentro il campo “causale contributo” e, naturalmente, la colonna da considerare è quella degli “importi a debito versati”.
Sospensione di contributi e premi assicurativi per Ischia: istruzioni INAIL