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Timestamp: 2018-02-25 19:35:20+00:00
Document Index: 176640782

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 490', 'art. 485', 'art. 491', 'art. 86', 'art. 16']

Sanzioni amministrative - Ordinanza Ingiunzione – accettazione eredità con beneficio d’inventario – fermo amministrativo - 10.03.2014. - - Giudice di Pace
Sanzioni amministrative - Ordinanza Ingiunzione – accettazione eredità con beneficio d’inventario – fermo amministrativo - 10.03.2014. -
Scritto da Redazione on 12 Giugno 2014 . Postato in Sanzioni Amministrative
“la ricorrente, avendo accettato l’eredità con beneficio d’inventario già dall’anno 2008, ben avrebbe potuto, e dovuto, compiere quegli atti necessari a non determinare pericolo alla circolazione stradale, rientrando fra questi rimedi la copertura assicurativa del veicolo (che, secondo il verbale n. E3486/2012, risultava lasciato in sosta “in via Moscatello Pietro n. 18…sprovvisto del relativo contrassegno assicurativo”) o il ricovero del mezzo in luogo non aperto al pubblico passaggio”.
In via preliminare, si rileva che nella fattispecie per cui è causa si applica – quale lex specialis – il D.M. 150/11 che, all’art. 7 comma 8 dispone che “nel giudizio di primo grado le parti possono stare in giudizio personalmente. L'amministrazione resistente può avvalersi anche di funzionari appositamente delegati”.
Cosi’, nello specifico, la Suprema Corte (Cass. Civ. 2085/2005), laddove precisa che “l'ordinanza ingiunzione prefettizia di irrogazione delle sanzioni per infrazioni… come tutti i provvedimenti riservati al prefetto - è legittima anche se emessa e sottoscritta dal vice prefetto, a nulla rilevando la mancanza della espressa menzione delle ragioni di assenza o di impedimento del prefetto; ciò in quanto questi può di diritto essere sostituito dal vicario in tutte le sue funzioni e attribuzioni, senza necessità di espressa delega per il procedimento e il provvedimento“.
“In particolare – sostiene altra pronuncia della Suprema Corte - non occorre che la motivazione de qua esponga anche l’iter logico giuridico seguito per giustificare l’an ed il quantum della sanzione irrogata, ben potendo tale iter essere esposto in sede di giudizio di opposizione“ (Cass. Civ., 17/06/1997 n. 5425).
L’accettazione con beneficio di inventario è una dichiarazione resa con atto pubblico attraverso cui l'erede dichiara di accettare con beneficio di inventario, evitando, in tal modo, la confusione del suo patrimonio con quello del defunto (ex art. 490 c.c.).
In particolare con l'accettazione beneficiata l'erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti : in tal modo l'erede eviterà una damnosa ereditas, estinguendo tutti i pesi che gravano sull'eredità solo con l'attivo dell'asse ereditario senza intaccare il suo patrimonio.
Secondo la legge, la dichiarazione di accettazione deve essere preceduta o seguita dall'inventario.
L'erede che accetta l'eredità con beneficio di inventario può, infatti, trovarsi o meno nel possesso dei beni ereditari.
Se è nel possesso dei beni ereditari (art. 485 c.c.), questi deve fare l'inventario entro tre mesi dal giorno dell'apertura della successione o della notizia della devoluta eredità : se non fa l'inventario entro i tre mesi, si considera che abbia accettato puramente e semplicemente ; ugualmente accade se compiuto l'inventario, entro di quaranta giorni dal compimento medesimo non dichiara se accetta o rinuncia all'eredità.
Con l'accettazione con beneficio d'inventario, in buona sostanza, il chiamato all'eredità diventa comunque erede, ma i suoi poteri sul patrimonio del defunto non saranno certamente quelli pieni che gli sarebbero derivati dalla accettazione pura e semplice : con l'accettazione beneficiata, infatti, l'erede diviene l'amministratore del patrimonio del de cuius, patrimonio che amministra nel suo interesse e in quello dei creditori e dei legatari; proprio perché l'erede amministra pur sempre delle cose sue, l'art. 491 c.c. prevede la sua responsabilità per l'amministrazione solo per colpa grave.
Orbene, nel caso di specie, l’opponente eccepiva che il veicolo contravvenzionato era già stato sottoposto a fermo amministrativo, ma “il provvedimento di fermo amministrativo di un bene mobile registrato - regolato dall'art. 86 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, nel testo vigente dopo le modifiche recate con l'art. 16 del d.lgs. 26 febbraio 1999, n. 46 - secondo il quale il concessionario può eseguirlo sui beni mobili registrati del debitore d'imposta mediante iscrizione del provvedimento che lo dispone nei registri mobiliari, è preordinato (solo, n.d.r.) all'espropriazione forzata, atteso che il rimedio, disciplinato da norme collocate nel titolo II sulla riscossione coattiva delle imposte, si inserisce nel processo di espropriazione forzata esattoriale quale mezzo di realizzazione del credito” (così, fra le altre, Cass. Civ.14701/2006).