Source: http://www.dirittoegiustizia.it/news/23/0000078113/C_e_un_giudice_a_Modena_terza_puntata.html
Timestamp: 2016-09-30 16:51:44+00:00
Document Index: 47713398

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 38', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 17', 'art. 18', 'art. 17', 'art. 24', 'art. 21', 'art. 700']

C�� un giudice � a Modena: terza puntata - PROFESSIONE | Diritto e Giustizia
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C�� un giudice � a Modena: terza puntata
di Paolo Rosa - Avvocato L’ordinanza del Tribunale di Modena a me pare importante perché indica la strada da percorrere sul presupposto che la delibera di iscrizione d’ufficio e l’intimazione del pagamento dei contributi è atto prodromico per la formazione di un titolo esecutivo, giudiziale o stragiudiziale che sia, ma che tale delibera non è essa stessa un titolo esecutivo in assenza di una espressa previsione in tal senso da parte della l. n. 247/2012 o del suo regolamento attuativo …
«Il Tribunale di Modena, letti gli atti, a scioglimento della riserva che precede;
- con ricorso del 9/2/16 la Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense reclamava il provvedimento reso dal Tribunale di Modena il 26/1/16 con cui era stata sospesa l’efficacia della delibera con cui il collega era stato iscritto d’ufficio alla Cassa Forense e gli era stato imposto di pagare la contribuzione minima per gli anni 2014 e 2015;
- affermava che: 1) la sospensione era originata dall’opposizione alla delibera che aveva svolto il collega, chiedendo la disapplicazione del regolamento attuativo dell’art. 21/8 e 9 L. n. 247/12, norma della quale prospettava l’illegittimità costituzionale sotto molteplici profili; 2) non vi era alcun fumus boni iuris poiché la norma che stabiliva la possibilità di prevedere una contribuzione minima era perfettamente aderente al dettato costituzionale, in considerazione del fatto che stabiliva il pagamento di contributi e non di imposte o tributi, il che escludeva i plurimi profili di illegittimità costituzionale denunciati, dovendosi viceversa ritenere che la contribuzione minima, peraltro prevista non solo per gli avvocati, era espressione del principio di solidarietà contributiva che ex art. 38 Cost. governava la materia; 3) non vi era inoltre periculum in mora poiché non v’era un pregiudizio irreparabile in ragione della modesta entità delle somme richieste e del fatto che un pregiudizio di natura economica non poteva considerarsi irreparabile visto che le somme pagate potevano essere eventualmente restituite; del resto con la sua privatizzazione non era venuta meno in alcun modo la sostenibilità finanziaria della Cassa, come invece paventato il collega; 4) in ogni caso la delibera opposta non costituiva titolo esecutivo e, quindi, nessuna sospensione poteva essere disposta;
- si costituiva in giudizio il collega chiedendo il rigetto del reclamo perché infondato in fatto e in diritto;
- quanto al fumus boni iuris affermava che: 1) l’art. 21/8 e 9 L. n. 247/12 era illegittimo poiché violava gli artt. 3, 23, 25, 53, 33 e 4/u.c. della Costituzione - oltre che l’art. 6/1 del Trattato dell’Unione Europea sulla libertà di concorrenza - imponendo agli iscritti una contribuzione minima indipendentemente dal reddito percepito il che costituiva una restrizione nella libertà di esercizio della professione forense, ingiustificata poiché compiuta in ragione del reddito percepito; 2) la medesima norma era poi illegittima perché presupponeva una sostenibilità economico-finanziaria della Cassa Nazionale Forense, in realtà inesistente; 3) era conseguentemente illegittimo il regolamento attuativo della norma, regolamento che, inoltre, era anche stato emanato tardivamente, oltre il termine previsto dalla stessa L. 247/12; 3) lo stesso regolamento poi contrastava sia con l’art. 3/5 L. n. 148/11, che stabiliva il principio per cui l’esercizio della professione era libero, sia con l’art. 21/9 della stessa L. n. 247/12, che stabiliva il principio per cui l’esercizio dell’attività forense era fondato sul giudizio intellettuale e non sulla capacità di reddito; affermava altresì la sussistenza del periculum in mora poiché si era dovuto sospendere volontariamente dall’Albo degli Avvocati e cancellarsi dalla Cassa Nazionale Forense per non essere costretto a pagare contributi non dovuti;
- all’udienza del 24/2/16, all’esito della discussione, il Collegio riservava la decisione;
- il reclamo è fondato e deve essere accolto;
- oggetto della domanda al giudice del reclamo è la revoca dell’ordinanza resa il 26/1/16 dal giudice di primo grado che ha sospeso la delibera della Giunta Esecutiva della Cassa Nazionale Forense del 28/11/14 con la quale la suddetta Cassa ha iscritto d’ufficio il collega e gli ha intimato il pagamento dei contributi - nella misura minima - per gli anni 2014 e 2015 (documento n. 11 di parte reclamata, con cui la delibera è stata comunicata);
- si tratta di atto che costituisce il presupposto per la formazione di un titolo esecutivo, giudiziale o stragiudiziale che sia, ma che non è esso stesso un titolo esecutivo, in assenza di una espressa previsione in tal senso da parte della L. n. 247/12 o del suo regolamento attuativo;
- d’altra parte l’eventuale recupero coattivo dei contributi dovuti e non pagati avviene da parte della Cassa Nazione Forense avviene a mezzo dell’esecuzione esattoriale; e infatti: “Quanto alla possibilità di avvalersi del sistema di riscossione mediante ruoli esattoriali pur dopo la privatizzazione della Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza Forense avvenuta in forza del D.Lgs n. 509 del 1994, basti ricordare la costante giurisprudenza di questa Suprema Corte secondo cui permane in capo alla Cassa medesima il potere di fare ricorso al ruolo esattoriale per la riscossione dei contributi … e ciò perché si tratta pur sempre di contribuzione obbligatoria per legge. Non a caso il D.Lgs n. 46 del 1999, art. 17, che pur prevede che si effettua “mediante ruolo la riscossione delle entrate dello Stato, anche diverse dalle imposte sui redditi, e di quelle degli altri enti pubblici, anche previdenziali, esclusi quelli economici”, al comma 3 stabilisce espressamente che “continua, comunque, ad effettuarsi mediante ruolo la riscossione delle entrate già riscosse con tale sistema in base alle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto”.
E’ - questo - il caso della L. 20 settembre 1980, n. 576, art. 18 comma 6 (che espressamente consente alla predetta Cassa la riscossione dei contributi insoluti a mezzo ruoli da essa compilati secondo le norme previste per la riscossione delle imposte dirette), il quale … non è stato oggetto di abrogazione né espressa né tacita e, essendo in vigore alla data del cit. D.Lgs. n. 46 del 1999, è rimasto salvo in virtù dell'inequivocabile disposto letterale del cit. art. 17, comma 3.
Inoltre, con il D.Lgs n. 46 del 1999 si è estesa la procedura della riscossione mediante ruolo ivi prevista anche ai contributi o premi dovuti agli enti previdenziali (art. 24, comma 1).
Le S.U di questa S.C. … hanno ribadito che anche nel nuovo sistema la controversia inerente a diritti ed obblighi che attengono ad un rapporto previdenziale obbligatorio conserva tale natura pur se originata da pretesa azionata dall’ente previdenziale mediante cartella di pagamento, in tal modo implicitamente avvalorando la persistenza del potere in questione in capo alla Cassa” (Cass. civ., sez. lav., n. 21735/15);
- né l’art. 21 citato o il suo regolamento attuativo, così come quello relativo ai contributi, prevedono espressamente la facoltà sospensione dell’efficacia della delibera;
- trattandosi di atto prodromico alla futura eventuale esecuzione forzata la sua sospensione può essere disposta solo se espressamente prevista, il che non è nel caso di specie;
- né può infine ritenersi che il ricorrente abbia svolto una domanda cautelare ex art. 700 c.p.c. poiché nel ricorso introduttivo non la prospetta in alcun modo, né con riferimento al fumus boni iuris né con riferimento al periculum in mora, avendo chiesto la sospensione per la prima volta in udienza in relazione alle argomentazioni svolte nel ricorso introduttivo; e non può avere alcun rilievo il fatto di fare espresso riferimento a tali requisiti per la prima volta nel grado del reclamo;
- la decisione in tal senso del presente reclamo esime dall’affrontare tutte le altre questioni prospettate;
- le spese saranno liquidate unitamente al merito della controversia;
in accoglimento del reclamo revoca la sospensione della delibera della Giunta Esecutiva della Cassa Nazionale Forense del 28/11/14 relativa al collega.
Modena, 24/2/16»
L’ordinanza del Tribunale di Modena a me pare importante perché… indica la strada da percorrere sul presupposto che la delibera di iscrizione d’ufficio e l’intimazione del pagamento dei contributi è atto prodromico per la formazione di un titolo esecutivo, giudiziale o stragiudiziale che sia, ma che tale delibera non è essa stessa un titolo esecutivo in assenza di una espressa previsione in tal senso da parte della legge 247/2012 o del suo regolamento attuativo.
Il Tribunale di Modena non ha affrontato tutte le altre questioni prospettate che saranno quindi decise dal Giudice all’udienza del 26 novembre p.v..
A questo punto una domanda si impone: se la Cassa non ha emesso l’atto applicativo volto alla riscossione coattiva dei contributi (cartella di pagamento) e, come ha eccepito nel reclamo, non vi era e non vi è in corso alcuna azione esecutiva per la riscossione dei contributi minimi, perché proporre reclamo?
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