Source: https://www.tarasconsulenze.it/category/risarcimento/
Timestamp: 2020-06-03 22:31:01+00:00
Document Index: 104269494

Matched Legal Cases: ['art. 148', 'art.1', 'art. 1494', 'art. 2043', 'art. 5', 'art. 5']

Risarcimento Archivi - Taras Consulenze Assicurative
Categoria: Risarcimento
Proroga scadenza e sospensione dell’assicurazione auto per Coronavirus
Il Governo nel Decreto Cura Italia ha previsto la sospensione dell’assicurazione auto per Coronavirus fino al 31 luglio 2020, ma l’auto non può circolare né essere parcheggiata su strada pubblica.
Nel Decreto Cura Italia per contrastare l’emergenza economica causata dalla pandemia del Coronavirus Covid-19 è prevista anche la proroga della scadenza dell’assicurazione auto e moto, solo per le polizze in scadenza tra il 21 febbraio e 30 aprile 2020.
La proroga inserita nel decreto allunga di 30 giorni la validità delle assicurazioni scadute durante questi due mesi di emergenza nazionale. Per Coronavirus il Governo ha previsto la proroga della revisione auto e della patente di guida in scadenza in questo periodo. Alcune Regioni è stata decisa anche la sospensione del bollo auto.
Inoltre gli automobilisti possono chiedere alle proprie compagnie di assicurazione una sospensione del contratto per i veicoli non utilizzati fino al 31 luglio, a patto che siano fermi in box privato o garage ed al riparo da qualsiasi possibile forma di incidente.
Proroga scadenza assicurazione auto
La proroga della scadenza dell’assicurazione auto per Coronavirus vale solo per le polizze nel periodo compreso tra il 21 febbraio e 30 aprile 2020 ed obbliga le compagnie a raddoppiare il periodo di tolleranza che va applicato alla scadenza.
Chi ha già rinnovato la propria polizza, magari procedendo al rinnovo on-line, nel 2021 ha visto allungare di 15 giorni il periodo di validità dell’assicurazione del proprio veicolo. Ad esempio se il contratto nel 2020 è scaduto il 27 marzo 2020 il prossimo anno la scadenza della copertura è posticipata all’11 aprile 2021.
L’estensione della proroga della copertura assicurativa è valida dunque solo per le polizze in scadenza fino al 30 aprile 2020 e dopo questa data, salvo ulteriori proroghe in successivi decreti, si tornerà ai 15 giorni soliti.
Sospensione dell’assicurazione auto, come fare?
Per risparmiare del denaro sull’assicurazione auto, in questo periodo di emergenza Coronavirus in cui le auto sono forzatamente ferme, si può anche procedere alla sospensione dell’assicurazione momentaneamente. Infatti quasi tutte le compagnie prevedono questa possibilità ma è necessario verificarne l’esistenza sul contratto dell’assicurazione oppure contattando direttamente la compagnia assicurativa.
Per attivare la sospensione momentanea alcune compagnie prevedono la procedura on-line, altre l’invio di una raccomandata A/R. I costi variano in base alla compagnia assicurativa, alcune l’applicano gratuitamente, altre invece prevedono un sovraprezzo al momento della stipula del contratto.
Il risparmio stimato per un automobilista, che scegliesse di sospendere per 1 mese l’RC auto, è di circa 40 euro. Se invece si optasse per la sospensione massima concessa fino al 31 luglio, il risparmio potrebbe arrivare a circa 145 euro. A proposito di risparmio fino ad ora solo UnipolSai ha previsto un bonus di un mese, ovvero un voucher di importo pari a un dodicesimo del premio pagato da utilizzare come riduzione di prezzo al momento del rinnovo.
Multa per assicurazione sospesa
Ricordati che se procedi alla sospensione dell’assicurazione non devi lasciarla parcheggiata in aree pubbliche perché altrimenti rischi una pesante sanzione, ovvero il sequestro dell’auto ed una multa che sfiora gli 800 euro. L’emendamento, (proposta di modifica n. 125.2 (testo 2) al DDL n. 1766), specifica che “il veicolo per cui l’assicurato ha chiesto la sospensione non può in alcun caso né circolare né stazionare su strada pubblica o su area equiparata a strada pubblica in quanto temporaneamente privo dell’assicurazione obbligatoria”.
Possono quindi fare richiesta di sospensione solo coloro che hanno la possibilità di parcheggiare il veicolo in un’area privata, come ad esempio un box, un posto auto condominiale o un ricovero privato. Se la sospensione dovesse riguardare anche le garanzie accessorie, come la copertura furto-incendio, gli atti vandalici o la kasco, in caso di sinistro il proprietario non ha diritto al rimborso.
Inoltre per quel periodo non puoi usare l’auto neanche per gli spostamenti urgenti perché ti verrà applicata la multa normalmente prevista per chi circola senza assicurazione, che va da 779 a 3.119 euro.
Esposto Codacos: sospensione assicurazione e rimborsi per tutti
La sospensione delle polizze Rc auto ed eventuali rimborsi legati all’emergenza Coronavirus devono valere in modo indistinto per tutti gli assicurati, indipendentemente se l’autovettura assicurata è parcheggiata in garage o su strada.
Lo chiede il Codacons, che invia una istanza a Governo, Ania e Ivass. Il lockdown imposto dal Governo impone infatti l’impossibilità del veicolo a circolare liberamente, misura che vale anche nel caso in cui il mezzo sia parcheggiato su area pubblica – scrive il Codacons – tale circostanza rimuove a monte ogni differenza tra i veicoli custoditi in luogo privato e veicoli parcheggiati su strada, ed una eventuale limitazione della sospensione delle polizze solo in favore dei mezzi assicurati custoditi in garage determinerebbe una inaccettabile disparità di trattamento a danno di coloro che non dispongono di garage privati.
Il Codacos ricorda che il contratto di assicurazione è contraddistinto dalla presenza di alcuni elementi necessari, quali il rischio e nella situazione attuale è tendente allo zero a causa del crollo dell’incidentalità sulle strade italiane, come conseguenza dei limiti agli spostamenti.
Perciò auspica parità di trattamento a tutti gli automobilisti attraverso la sospensione delle coperture assicurative sino al 31.7 per gli assicurati, indipendentemente dal luogo di custodia dell’autovettura, e il rimborso parziale delle polizze Rc auto, anche tramite voucher, per i mesi di assicurazione non goduti.
(fonte: https://www.newsauto.it/)
Un’ipotesi frequente in materia di sinistri stradali è quella dell’incidente che coinvolge più veicoli, come accade, ad esempio, nel caso del c.d. tamponamento a catena. In questa ipotesi non opera il sistema dell’indennizzo diretto e occorre richiedere il risarcimento all’impresa assicuratrice del veicolo responsabile del sinistro.
Nelle ipotesi in cui un incidente stradale abbia coinvolto più veicoli non può trovare applicazione la procedura di risarcimento diretto.
L’ipotesi più frequente di questo tipo di sinistri è rappresentata dal c.d. tamponamento a catena nel quale più veicoli incolonnati vanno a collidere l’uno contro l’altro a seguito della forza d’urto impressa dall’ultimo mezzo della colonna.
Non potendo applicarsi la procedura di risarcimento diretto il danneggiato è tenuto a richiedere il risarcimento al conducente del mezzo responsabile del sinistro (nell’esempio richiamato si tratterà del conducente dell’ultimo mezzo della colonna) e alla Compagnia assicuratrice del mezzo in questione.
La richiesta di risarcimento e la procedura di liquidazione
Il danneggiato deve richiedere il risarcimento dei danni subiti (fisici, patrimoniali e non patrimoniali) inviando una lettera raccomandata:
alla Compagnia che assicura il mezzo responsabile del sinistro
facoltativamente al proprietario e al conducente del mezzo responsabile del sinistro.
Come abbiamo visto non opera in questo caso il sistema dell’indennizzo diretto ma la procedura di risarcimento è quella disciplinata dall’art. 148 del Codice delle Assicurazioni Private.
Infatti, una volta ricevuta la richiesta di risarcimento la Compagnia apre il sinistro e ne da comunicazione al danneggiato inviandogli una comunicazione che contiene i riferimenti della pratica (numero di sinistro, ufficio che provvede alla trattazione, recapiti telefonici e orari nei quali è possibile contattare il liquidatore).
Entro 90 giorni dal ricevimento della documentazione la Compagnia assicuratrice è obbligata a
formulare al danneggiato un’offerta di risarcimento;
comunicare al danneggiato i motivi per i quali ritiene di non formulare nessuna offerta (si pensi al caso in cui la Compagnia ritiene che il sinistro non sia mai avvenuto).
Il termine è ridotto a 60 giorni nel caso in cui il danneggiato abbia subito solo danni a cose.
L’offerta viene generalmente preceduta da una richiesta di visita medico legale presso un professionista di fiducia della Compagnia per la valutazione dei danni fisici piuttosto che da una richiesta di perizia. In questo caso il danneggiato non può rifiutarsi di acconsentire agli accertamenti. Se si rifiuta il termine di 90 giorni per effettuare l’offerta resta sospeso. Ciò significa che finché il richiedente non si mette a disposizione per la visita non potrà pretendere di essere tutelato davanti al giudice.
Se la documentazione è incompleta la Compagnia deve segnalarlo al richiedente entro 30 giorni e il termine per effettuare l’offerta rimane sospeso finché la documentazione non viene integrata.
Questa è ovviamente la situazione più comune dal momento che non sempre il danneggiato è in possesso immediatamente di tutta la documentazione utile a dimostrare l’entità dei danni subiti. Il danno alla persona, infatti, può essere correttamente valutato solo dopo che la vittima ha terminato le cure e la riabilitazione. Solo in questo momento può essere correttamente quantificata la percentuale di invalidità (c.d. invalidità permanente) che l’incidente lascia al danneggiato.
Quando viene formulata l’offerta può accadere che:
il danneggiato dichiari di accettare l’offerta: la Compagnia deve procedere al pagamento entro 15 giorni dal momento in cui riceve l’accettazione;
il danneggiato dichiari di non accettare l’offerta: la Compagnia deve procedere al pagamento dell’importo previsto nell’offerta medesima entro 15 giorni. La somma viene considerata quindi un anticipo rispetto al risarcimento complessivo;
il danneggiato non si pronunci entro 30 giorni dal momento in cui riceve l’offerta: la Compagnia deve procedere al pagamento dell’importo previsto nell’offerta medesima entro 15 giorni. La somma viene considerata quindi un anticipo rispetto al risarcimento complessivo.
In ogni caso il danneggiato può ricorrere al Giudice (sia esso il Giudice di Pace o il Tribunale a seconda dell’importo del danno) solo se il termine per effettuare l’offerta (di 60 o 90 giorni a seconda delle situazioni) è scaduto senza che la Compagnia abbia comunicato le sue intenzioni.
Tuttavia questa regola va oggi coordinata con l’obbligo, introdotto dal D.L n. 132/2014, di tentare, prima di ricorrere al Giudice, di trovare una soluzione amichevole con la Compagnia assicuratrice mediante il procedimento di negoziazione assistita con l’assistenza di un avvocato.
Questo nuovo procedimento prevede che la parte che ha subito un danno debba invitare la controparte a tentare la conciliazione sottoscrivendo una convenzione con la quale le parti stesse concordano nel cooperare in buona fede e lealtà per risolvere la controversia facendosi assistere ciascuna da degli avvocati. La parte che riceve l’invito ha tempo 30 giorni per dare una risposta. Se in questo termine non fornisce un riscontro oppure offre una risposta negativa è possibile ricorrere al Giudice. Se invece le parti sottoscrivono la convenzione la procedura deve chiudersi (positivamente o meno) in un termine determinato dalla legge.
A CHI DEVE ESSERE INDIRIZZATA LA RICHIESTA DI RISARCIMENTO DEL DANNO
Alla sede legale della Compagnia che assicura il veicolo responsabile del sinistro;
facoltativamente al conducente e al proprietario del mezzo responsabile del sinistro
COSA DEVE INDICARE LA RICHIESTA DI RISARCIMENTO
La richiesta di risarcimento deve contenere:
il nominativo del soggetto che ha diritto al risarcimento
il luogo, i giorni e le ore in cui le cose danneggiate sono disponibili (per non meno di cinque giorni non festivi) per l’ispezione diretta ad accertare l’entità del danno
le circostanze nelle quali è avvenuto il sinistro
l’età, l’attività e il reddito del danneggiato
l’entità delle lesioni subite
l’attestazione medica che dimostri l’avvenuta guarigione
una dichiarazione attestante che il danneggiato non ha diritto ad alcuna prestazione da parte di istituti che gestiscono assicurazioni sociali obbligatorie (come ad esempio l’INAIL) oppure una dichiarazione che specifici di quali prestazioni il danneggiato può beneficiare
lo stato di famiglia della vittima in caso di incidente mortale
l’indicazione delle autorità di pubblica sicurezza intervenute
l’indicazione delle autorità sanitarie intervenute.
COME OTTENERE IL RISARCIMENTO DEL DANNO
Il danneggiato deve inviare una richiesta alla Compagnia che assicura il veicolo [v. modello].
Se la richiesta è incompleta la Compagnia richiede entro 30 giorni le integrazioni (il termine per l’offerta resta sospeso fino alla ricezione delle integrazioni).
Entro 90 giorni (60 in caso di soli danni a cose) la Compagnia formula un’offerta o comunica i motivi per i quali non intende formulare nessuna offerta.
Entro 30 giorni il richiedente deve comunicare se accetta o se rifiuta
se non si pronuncia la Compagnia procede al pagamento entro 15 giorni e la somma viene considerata come un anticipo rispetto al danno eventualmente maggiore;
se accetta la Compagnia procede al pagamento entro 15 giorni da quando ha notizia dell’accettazione:
se rifiuta la Compagnia procede al pagamento entro 15 giorni da quando ha notizia del rifiuto e la somma viene considerata come un anticipo rispetto al danno eventualmente maggiore;
se le parti non trovano un accordo nell’ambito della procedura di liquidazione del danno è possibile rivolgersi al Giudice soltanto dopo avere tentato di conciliare la vertenza nell’ambito della c.d. negoziazione assistita (ovverosia una procedura con la quale le parti cercano di trovare un accordo mediante l’assistenza obbligatoria di avvocati)
la parte danneggiata mediante il proprio legale deve invitare la controparte a sottoscrivere una convenzione di negoziazione con la quale le parti stesse concordano nel cooperare in buona fede e lealtà per risolvere la vertenza
la parte invitata deve fornire una risposta entro 30 giorni
se la risposta manca o è negativa è possibile ricorrere al Giudice
se la risposta è positiva si apre la negoziazione che può risolversi con una conciliazione (che deve essere scritta) oppure con un mancato accordo (ed in questo caso è possibile rivolgersi al Giudice).
La richiesta di risarcimento danni può essere presentata:
in proprio seguendo in prima persona l’iter della pratica
attraverso un legale di fiducia
D.Lgs. 07/09/2005, n. 209 – Artt. 283-292
(Fonte: “Diritti e Risposte“)
Per una consulenza: info@tarasconsulenze.it – Mobile: +39 335 1208061
Con decreto del 6 novembre 2017, il Mipaaf ( Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e del Turismo) ha approvato il Piano assicurativo agricolo 2018 per l’accesso ai contributi PAC per la gestione del rischio.
> PSR 2014-2020 – via a domande per assicurazioni agricole agevolate
Il Piano assicurativo agricolo 2018 disciplina l’accesso ai contributi previsti
dal Regolamento Ue n. 1305/2013 sul Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), nell’ambito della Politica Agricola Comune (PAC), per la copertura assicurativa dei rischi agricoli relativi alle produzioni vegetali, alle strutture aziendali e agli allevamenti zootecnici.
Come nei Piani precedenti, la copertura assicurativa deve essere riferita all’intero ciclo produttivo o di accrescimento di ogni singola coltura o allevamento o all’anno solare e deve comprendere:
l’intera produzione per ciascuna tipologia di prodotto vegetale coltivata all’interno di un territorio comunale;
l’intera mandria o l’intero prodotto ottenibile dalla stessa per ciascuna specie animale allevata all’interno di un territorio comunale;
le intere superfici occupate dalle strutture aziendali all’interno di un territorio comunale.
> AGEA – contributi per assicurazione produzioni vegetali 2017
Determinazione dei valori assicurabili
I valori assicurabili, con polizze agevolate, delle produzioni vegetali e animali, dei mancati redditi per il periodo di fermo degli allevamenti zootecnici colpiti da epizoozie e dei costi per il ripristino delle strutture aziendali e per lo smaltimento delle carcasse di animali morti, sono calcolati applicando i prezzi unitari di mercato stabiliti con decreto del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali.
In particolare, i valori assicurabili delle produzioni devono essere calcolati applicando tali prezzi unitari alla produzione media annua calcolata ai sensi del regolamento UE n. 1305/2013 e del decreto ministeriale del 12 gennaio 2015.
Combinazioni dei rischi assicurabili
Le tipologie colturali assicurabili e le diverse avversità atmosferiche e le fitopatie ammissibili alla copertura assicurativa agevolata sono dettagliate negli allegati al decreto Mipaaf, insieme alla metodologia di calcolo dei parametri contributivi e alle diverse garanzie previste.
Le coperture assicurative che coprono la mancata resa (quantitativa o quanti/qualitativa) delle produzioni vegetali possono avere diverse combinazioni:
a) polizze che coprono l’insieme delle avversità elencate all’allegato 1, punto 1.2 (avversità catastrofali + avversità di frequenza + avversità accessorie);
b) polizze che coprono l’insieme delle avversità elencate all’allegato 1, punto 1.2.1 (avversità catastrofali) e almeno 1 avversità di cui al punto 1.2.2.1 (avversità di frequenza);
c) polizze che coprono almeno tre delle avversità elencate all’allegato 1, punto 1.2.2 (avversità di frequenza e avversità accessorie);
d) polizze che coprono l’insieme delle avversità elencate all’allegato 1, punto 1.2.1. (avversità catastrofali);
e) polizze sperimentali;
f) polizze che coprono due delle avversità elencate all’allegato 1, punto 1.2.2.1 (avversità di frequenza).
Gli schemi di polizza dovranno prevedere una soglia di danno superiore al 30% da applicare sull’intera produzione assicurata per Comune, ad eccezione delle tipologie di polizze senza soglia di danno. La quantificazione del danno dovrà essere valutata con riferimento al momento della raccolta come differenza tra resa effettiva e resa assicurata, tenendo conto anche della eventuale compromissione della qualità.
Le strutture aziendali sono assicurabili unicamente con polizze in cui sono comprese tutte le avversità obbligatorie elencate in allegato al decreto, a cui si possono aggiungere le avversità facoltative.
I costi di smaltimento delle carcasse animali sono assicurabili unicamente con polizze in cui sono comprese tutte le cause di morte da epizoozie elencate, sempre che non siano risarciti da altri interventi comunitari o nazionali. Le polizze possono comprendere anche le morti dovute ad altre cause.
Le produzioni zootecniche per la copertura mancato reddito e abbattimento forzoso sono assicurabili unicamente con polizze in cui sono comprese tutte le epizoozie obbligatorie per singola specie assicurata, cui possono essere aggiunte in tutto o in parte quelle facoltative.
Le produzioni zootecniche assicurate per la garanzia mancato reddito possono coprire anche le diminuzioni di reddito dovute ai provvedimenti previsti per le aree perifocali.
Spesa ammessa al contributo
La spesa premi ammissibile a contributo è pari al minor valore risultante dal confronto tra la spesa premi ottenuta applicando i parametri contributivi calcolati con i dati assicurativi agevolati acquisiti nel Sistema di gestione del rischio e la spesa premi risultante dal certificato di polizza.
Le percentuali contributive massime sulla spesa ammessa variano per ogni combinazione coltura, struttura o allevamento/tipologia di polizza/garanzia, in particolare:
a) polizze con soglia di danno, relative a:
colture (compresa l’uva da vino)/eventi assimilabili a calamità naturali, fitopatie, infestazioni parassitarie secondo le combinazioni previste: fino al 60% o al 65% della spesa ammessa a seconda delle combinazioni;
allevamenti/epizoozie/mancato reddito e abbattimento forzoso: fino al 65% della spesa ammessa;
allevamenti/squilibri igrotermometrici/riduzioni produzioni di latte: fino al 65% della spesa ammessa;
allevamenti/andamento stagionale avverso/mancata o ridotta produzione di miele: fino al 65% della spesa ammessa;
polizze sperimentali: fino al 65% della spesa ammessa.
b) polizze senza soglia di danno, relative a:
strutture aziendali/eventi assimilabili a calamità naturali ed altri eventi climatici: fino al 50% della spesa ammessa;
allevamenti/animali morti per qualunque causa/smaltimento carcasse: fino al 50% della spesa ammessa.
Termini di sottoscrizione delle polizze
Per accedere ai contributi le polizze assicurative singole ed i certificati per le polizze collettive devono essere sottoscritti entro le date ricadenti nell’anno a cui si riferisce la campagna assicurativa indicate:
a) per le colture a ciclo autunno primaverile entro il 31 maggio;
b) per le colture permanenti entro il 31 maggio;
c) per le colture a ciclo primaverile entro il 31 maggio;
d) per le colture a ciclo estivo, di secondo raccolto, trapiantate entro il 15 luglio;
e) per le colture a ciclo autunno invernale e colture vivaistiche entro il 31 ottobre;
f) per le colture che appartengono ai gruppi di cui alle lettere c) e d) seminate o trapiantate successivamente alle scadenze indicate, entro la scadenza successiva.
Per le misure di sostegno pubblico alla spesa assicurativa agricola agevolata non sono previsti criteri di valutazione/selezione delle domande, quindi qualora le risorse disponibili non fossero sufficienti a coprire le aliquote massime di aiuto previste, la misura del contributo sarà determinata a consuntivo tenuto conto delle disponibilità di bilancio.
> Decreto ministeriale del 6 novembre 2017
PAC – Politica Agricola Comune
(Fonte FASI – Angela Lamboglia | 05 Gennaio 2018 )
Dal primo maggio 2018 è entrato in vigore il codice IUR.
Molti si staranno chiedendo di cosa si tratta, cercherò di fare chiarezza su questo argomento.
Come tutti sapranno, l’attestato di rischio è una sorta di “pagella” nella quale vengono riportati eventuali sinistri avvenuti negli ultimi 5 anni con un determinato veicolo. Tale documento viene emesso dalla compagnia con la quale si è assicurati, ed è reso disponibile al cliente circa un mese prima della scadenza del contratto.
Molti di voi avranno notato che in questo documento viene riportato un “periodo di osservazione” che ha la durata di 10 mesi. Parte dal momento in cui viene emessa la polizza e termina due mesi prima dello scadere del contratto. Se si dovesse verificare un incidente in questo lasso di tempo verrà indicato nell’attestato di rischio, con conseguente peggioramento della classe di merito e aumento del premio assicurativo.
Ma cosa succede se il sinistro avviene dopo il periodo di osservazione?
In questo caso la compagnia non segnalerà il sinistro sull’attestato di rischio, pertanto la classe di merito rimarrà invariata fino all’anno successivo. Accadeva cosi che alcuni clienti sfruttassero questa scappatoia per assicurarsi con una compagnia differente, la quale non essendo a conoscenza del sinistro avrebbe mantenuto la classe di merito intatta anche negli anni futuri.
Con il CODICE IUR (IDENTIFICATIVO UNIVOCO DI RISCHIO) tutto questo cambia.
Ogni contratto al momento dell’emissione viene infatti abbinato ad un codice IUR, tramite il quale le compagnie avranno modo di segnalare eventuali sinistri avvenuti successivamente all’emissione dell’attestato di rischio, garantendo che questi vengano segnalati l’anno successivo, anche se il cliente decidesse di cambiare compagnia.
Spero di aver chiarito i vostri dubbi!
Nel prossimo articolo vi parlerò dell’estensione di copertura sulla polizza RCA, a presto!
(Fonte: aliceininsuranceland)
Pubblicato il 14 Luglio 2018 16 Luglio 2018
L’importanza di essere tutelati da una garanzia RC Prodotto
Esiste una sottile distinzione tra RC prodotti e garanzia di fornitura. Differenza a volte rimarcata dal dubbio su quando inizia il rischio d’impresa e quando invece il fatto è inerente ad un’attività assicurata o assicurabile. Il tutto è storicamente poi annacquato dall’utilizzo o meno di clausole ed estensioni che possono complicare ulteriormente il quadro complessivo. Ci riferiamo ad esempio al danno patrimoniale puro (o danno finanziario puro) inserito nei wording e nelle richieste di copertura più per moda che per conoscenza degli effetti concreti di questa estensione specifica. Per questa ragione cercheremo di analizzare tutti i punti principali che distinguono le varie tipologie di evento provando a focalizzarci sulle linee distintive che marcano il confine fra una fattispecie e l’altra.
Cosa copre la RC prodotti
La copertura è esemplificata dall’oggetto dell’assicurazione del testo ANIA, utilizzato come riferimento dalla maggior parte delle compagnie:
Oggetto dell’assicurazione “La Società si obbliga a tenere indenne l’Assicurato di quanto questi sia tenuto a pagare quale civilmente responsabile, ai sensi di legge, a titolo di risarcimento (capitale, interessi e spese) di danni involontariamente cagionati a terzi da difetto dei prodotti descritti in polizza – per i quali l’Assicurato riveste in Italia la qualifica di produttore – dopo la loro messa in circolazione, per morte, per lesioni personali e per distruzione o deterioramento materiale di cose diverse dal prodotto descritto in polizza, rivelatosi difettoso, in conseguenza di un fatto accidentale verificatosi in relazione ai rischi per i quali è stipulata l’assicurazione”.
Condizione essenziale affinché la copertura assicurativa sia efficace è che ci siano le seguenti condizioni contemporaneamente:
a) che l’assicurato sia responsabile civile ai sensi di legge (ossia per fatto illecito o RC extracotrattuale);
b) in conseguenza di difetto di prodotto del quale l’assicurato rivesta la qualifica di produttore;
c) la copertura esiste solo se il prodotto è stato messo in circolazione;
d) perché la copertura sia efficace bisogna che ci sia un danno ad una o più persone (morte e/o lesioni personali) o un di uno o più danni a cose diverse dal prodotto descritto in polizza;
e) il prodotto deve rivelarsi difettoso in seguito ad un fatto accidentale.
Tralasciando tutte le problematiche connesse ai punti, b), c) ed e) ci concentriamo sui punti a) e d) oggetto del presente studio.
Come tutelare la propria azienda dal rischio di produrre, importare o vendere prodotti difettosi?
Che il prodotto nasca difettoso è insito nel rischio di impresa, e ogni azienda dovrebbe quindi tutelarsi per non danneggiare il proprio business.
Secondo la normativa italiana (D. Lgs. 206/2005 – Codice del Consumo, che recepisce la Direttiva Comunitaria n. 374/85) un prodotto è difettoso se non è idoneo allo scopo per cui è stato progettato e quando non offre la sicurezza che dovrebbe.
Il concetto di sicurezza è stato appositamente concepito in modo molto ampio per tutelare sia l’integrità fisica del consumatore, sia i suoi beni. Accanto infatti ai danni dovuti tradizionalmente a difetti in fase di progettazione o fabbricazione, il produttore è chiamato a rispondere anche dei danni conseguenti ai difetti manifestatisi durante l’uso del prodotto da parte dell’utente.
Quello che è bene sapere, però, è che la responsabilità per i danni materiali e diretti che tale prodotto può causare non è solo da imputare al produttore, inteso come fabbricante del prodotto finito, di una sua componente o della materia prima.
E’ infatti da ritenere responsabile insieme al produttore:
chi appone sul prodotto il proprio nome, il marchio o un altro segno distintivo;
chi importa prodotti da paesi esteri alla comunità europea;
chi vende prodotti di cui non si possono identificare né il produttore né l’importatore.
Un esempio su tutti: le informazioni e le istruzioni per l’utilizzo di un prodotto devono poter essere pienamente comprese da qualsiasi utilizzatore e prevenire fraintendimenti o erronee interpretazioni che, per la direttiva 374/1985, porterebbero quasi inevitabilmente alla configurazione della responsabilità del produttore.
E’ a carico del danneggiato la dimostrazione del danno subito, del difetto del prodotto e la documentazione del nesso di causalità fra il danno e il difetto.
E’ quindi importante tutelare la propria impresa sottoscrivendo una polizza di Responsabilità Civile Prodotti, una copertura per la responsabilità gravante sul produttore per i danni, materiali e diretti a cose e persone, causati da prodotti difettosi dopo la vendita e in relazione alla fabbricazione (compresa la progettazione) e alla commercializzazione.
Le polizze RC prodotto di base escludono solitamente i danni subiti dall’azienda a causa di prodotti difettosi: non sono quindi rimborsabili le spese per la riparazione e la sostituzione della merce, per il ritiro dal mercato, per gli indennizzi pari al controvalore della merce, i danni da inquinamento al suolo, all’atmosfera e alle acque.
E’ possibile però completare la propria copertura con la garanzia Ritiro dei prodotti (per i propri e per i prodotti di terzi realizzati con i componenti difettosi) per coprire le spese sostenute per il richiamo dei prodotti difettosi o non conformi, comprese le spese per lo smontaggio e il rimontaggio degli articoli o la loro distruzione. Sono incluse le spese relative all’attività di comunicazione e di trasporto, e quelle relative alle ore di lavoro straordinario corrisposte al personale.
Per tutelare al meglio l’azienda e il business dal rischio inquinamento è consigliabile sottoscrivere una polizza di Responsabilità ambientale, che possa offrire una copertura completa sia per la Responsabilità Civile sia per la Responsabilità Ambientale.
La garanzia RC Prodotto è solitamente impostata secondo la formula “Claims Made”: è quindi previsto un periodo di retroattività, che può essere più o meno ampio in base agli accordi presi con la compagnia assicuratrice. Sono così assicurati tutti i danni le cui richieste di risarcimento pervengono durante il periodo di validità della polizza.
E’ bene ricordare che le garanzie operano in tutto il mondo ma con alcune limitazioni in USA, Canada e Messico, paesi in cui le regole in materia sono molto più severe e dove possono essere inflitte sanzioni pecuniarie molto elevate. Prima di esportare in questi Paesi, quindi, per tutelarsi al meglio, è opportuno affidarsi al proprio Broker di fiducia, così che possa stipulare la polizza con una compagnia che appartenga a un network internazionale con una sede anche in uno di questi paesi. E’ anche consigliabile effettuare una valutazione legale della possibile esposizione ai potenziali risarcimenti, ai danni e operare un assiduo controllo qualitativo dei prodotti presidiando anche la supply chain.
La Responsabilità Civile Prodotto
Responsabilità civile del fabbricante del prodotto per eventuali errori di progettazione, concezione, fabbricazione, assemblaggio, etichettatura, distribuzione del prodotto stesso, quanto abbia recato danni a cose o alle persone dopo la consegna a terzi. Rischio che può essere regolarmente assicurato dalla polizza di Responsabilità Civile chiamata: RC Prodotto.
Tale polizza si obbliga a tenere indenne l’Assicurato di quanto questi sia tenuto a pagare, quale civilmente responsabile, a titolo di risarcimento di danni involontariamente cagionati a terzi dal difetto dei prodotti risultanti in polizza, dopo la loro consegna a terzi, per morte, per lesioni personali e per danneggiamenti a cose, in conseguenza di un fatto accidentale verificatosi in relazione ai rischi per i quali è stipulata l’assicurazione.
Sulla base della tipologia di danno da difettosità del prodotto si precisa quanto segue: 1) non risultano in garanzia quegli eventi che si configurano quali fornitura di un prodotto non idoneo, l’uso del quale non ha determinato alcun danno alle persone (lesioni) o alle cose, ma ha determinato solo l’inutilizzo del prodotto, che di per sé non è un danno risarcibile a termine di polizza; 2) l’intervento di sostituzione del prodotto difettoso si configura quale danno non rientrante nella garanzia prestata dalla polizza, anche se gli interventi stessi sono finalizzati ad evitare il prodursi del danno (per tale necessita esiste sul mercato assicurativo la garanzia Recall – ritiro prodotto – che comprende tale rischio).
La disciplina della responsabilità per danno da prodotti difettosi è stata radicalmente innovata dalla Direttiva comunitaria 374 del 1985.
L’art.1 della Direttiva dichiara: “Il produttore è responsabile del danno causato da difetti del prodotto”.
Prima di tutto è opportuno chiarire i concetti fondamentali di produttore e prodotto.
Per produttore s’intende:
Il fabbricante del prodotto finito o qualunque altro soggetto che apponga il proprio nome, marchio o altro segno distintivo sul prodotto o sulla sua confezione.
Per prodotto s’intende:
ogni bene mobile, anche se incorporato in altro bene mobile o immobile.
La responsabilità del produttore per il danno causato da un suo prodotto difettoso è giuridicamente diversa a seconda che si tratti di danno alle cose o di danno alle persone.
Danno alle cose: se il prodotto difettoso ha danneggiato una cosa, bisogna fare un’ulteriore distinzione:
se la cosa danneggiata appartiene ad un altro imprenditore o rivenditore, si tratta di responsabilità contrattuale per vizi della cosa venduta (art. 1494 comma 2° c.c.): il produttore dovrà risarcire il danno se non prova di avere, senza colpa, ignorato i vizi della cosa venduta;
e la cosa danneggiata appartiene all’utilizzatore finale, si tratta invece di responsabilità da fatto illecito (art. 2043 c.c.), con una variante ispirata ad esigenze di protezione del consumatore: non spetta a questo di provare il rapporto di causalità fra difetto del prodotto e danno subito, perché si presume la colpa del produttore, il quale dovrà risarcire il danno a meno che non provi che il danno non poteva essere causato dal suo prodotto. L’inversione dell’onere della prova, fa sì che la responsabilità da fatto illecito diventi responsabilità oggettiva, imputabile al produttore, indipendentemente dalla prova della sua colpa, per il solo fatto di avere messo in circolazione un prodotto difettoso.
Danno alle persone: nel caso in cui il prodotto difettoso cagioni un danno ad una persona, indipendentemente dal fatto che questa sia rivenditore o utilizzatore finale, il produttore risponde per responsabilità oggettiva.
SIGNIFICATO TECNICO-GIURIDICO DI “SICUREZZA DEL PRODOTTO”
La direttiva comunitaria si ispira al principio fondamentale, per cui ogni prodotto industriale, qualunque sia l’uso cui è destinato, deve poter essere utilizzato in condizioni di sicurezza. E l’art. 5 precisa che “un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze”.
Il concetto di sicurezza del prodotto è stato concepito in modo molto ampio, al fine di proteggere totalmente il consumatore nella sua integrità fisica e nei suoi beni. Per sicurezza s’intende infatti:
– non solo l’effettiva idoneità all’uso per cui quel prodotto è stato concepito,
– ma anche la sicurezza che il grande pubblico può legittimamente attendersi.
L’estensione del concetto di “sicurezza del prodotto” comporta, a carico del produttore, un aumento considerevole dei danni a lui imputabili, dovuti a difetti del prodotto. Infatti, accanto ai danni dovuti tradizionalmente per difetti in fase di progettazione o fabbricazione, il produttore, alla luce della nuova disciplina, è chiamato a rispondere anche dei danni conseguenti a difetti manifestatisi nell’uso del prodotto da parte dell’utente.
In teoria la mancanza di cautele e diligenza da parte dell’utente nell’uso di un prodotto dovrebbe escludere la responsabilità del produttore, ma alla luce della nuova disciplina il confine fra i doveri di sicurezza del produttore e uso diligente dell’utilizzatore è diventato estremamente labile. Non basta più che il produttore fornisca agli utenti semplici informazioni sulle caratteristiche del prodotto o superficiali istruzioni d’uso. Come si ricava dal su richiamato art. 5, egli deve “tenere conto di tutte le circostanze”. Pertanto le informazioni e le istruzioni devono poter essere pienamente comprese da qualsiasi utilizzatore, di qualsiasi formazioni culturale, per prevenire fraintendimenti o erronee interpretazioni che, per la direttiva 374/1985, porterebbero quasi inevitabilmente alla configurazione della responsabilità del produttore.
LA SICUREZZA DEL PRODOTTO NELLE NORME ISO
Data la severità della disciplina in tema di responsabilità da prodotto difettoso, è quanto mai necessario che i Sistema Qualità si preoccupino di garantire, accanto alla qualità del prodotto, anche la sua sicurezza. La norma UNI EN ISO 9000/1, in particolare, dispone:
l’identificazione di norme di sicurezza applicabili al singolo prodotto;
l’esecuzione di prove di valutazione del progetto, proprio al fine di verificarne la sicurezza;
un’attenta analisi delle istruzioni e delle avvertenze all’utilizzatore, dei manuali d’uso o di manutenzione, del materiale promozionale, ecc., allo scopo di contenere al massimo interpretazioni errate nell’uso del prodotto;
la predisposizione di mezzi di rintracciabilità per facilitare il richiamo del prodotto;
la previsione di piani di emergenza, per intervenire su prodotti che si rivelino difettosi o insicuri.
Forse fra i requisiti del Sistema Qualità, si tende a tralasciare quello della sicurezza, che trova menzione solo in questa norma, ma esiste un evidente rapporto di interconnessione fra qualità e sicurezza di un prodotto, in forza del quale l’una è requisito intrinseco dell’altra e viceversa:
– in fase di progettazione di un prodotto, fra i requisiti di qualità che devono essere tenuti presente, c’è quello della sicurezza, nel senso che ogni progetto deve concepire il prodotto conforme alle norme di sicurezza previste per la sua tipologia;
– in fase di realizzazione del prodotto (realizzazione intesa in senso lato, comprensiva quindi del processo produttivo vero e proprio e di tutte le attività successive alla produzione), la qualità diventa a sua volta un requisito della sicurezza, nel senso che un Sistema Qualità funzionante ed efficace può garantire che il prodotto finito sia conforme a tutti i requisiti previsti in fase di progettazione, fra i quali quello fondamentale della sicurezza, e di conseguenza sia privo di difetti di fabbricazione che potrebbero rivelarsi pericolosi per l’utente finale.
Premesso ciò siamo in grado di mettere a disposizione del potenziale cliente un’attività di consulenza e supporto decisionale mirata a fornire le migliori soluzioni.
(Fonte AssiPMI)
Pubblicato il 15 Giugno 2018 16 Luglio 2018
Il welfare sveglia le polizze malattia
Assicurazioni – Emerge dai dati sulla raccolta premi appena pubblicati dall’ania
L’anno scorso i prodotti collettivi che prevedono il rimborso delle spese mediche hanno registrato una crescita della nuova produzione del 101% a 240 mln. Salgono Unipol e Generali. Lievita Rbm
(di Anna Messia)
Lo sviluppo del welfare aziendale, sostenuto anche dalla legge di Bilancio 2018, l’anno scorso ha fatto lievitare la raccolta delle polizze malattia. Gli italiani continuano a utilizzare enormi risorse per curarsi privatamente, con una spesa di tasca propria che ha superato i 35 miliardi e che non sembra arrestarsi, mentre i flussi di spesa veicolati tramite fondi sanitari o polizze sono ancora limitati. Ma scorrendo i dati sulla raccolta premi delle polizze infortuni e malattia, appena pubblicati da Ania, emerge che l’anno scorso le polizze collettive, in particolare quelle che prevedono il rimborso delle spese mediche, hanno registrato una nuova produzione in crescita del 101,5% rispetto all’anno prima superando 240 milioni. Qualcosa insomma si sta muovendo. Va sottolineato che si tratta di nuova raccolta, ovvero di nuova produzione, mentre se si guarda ai premi complessivi del settore malattia, ovvero allo stock, pari a fine 2017 a 2,7 miliardi, la crescita è solo del 9,4%. Mentre i 2,7 miliardi di premi del ramo malattia sono ancora meno di un quinto dei 13,8 miliardi che gli italiani spendono per assicurare l’auto. In ogni caso si tratta di un segnale significativo e di un raddoppio importante per il settore e, come detto, ha riguardato in particolare le polizze collettive che prevedono il rimborso delle spese mediche, che rappresentano oltre tre quarti (77%) della raccolta malattia. Una spinta cui ha contributo «in modo significativo la copertura offerta da casse sanitarie privatistiche o da aziende in favore dei propri dipendenti», sottolineano dall’Ania. Di tale spinta hanno beneficiato un po’ tutte le compagnie di assicurazione che operano nel settore. Il gruppo assicurativo Unipol , leader nel ramo malattia con 631,9 milioni di euro di premi, che rappresentano il 23,37% del mercato, lo scorso anno ha registrato per esempio una crescita dei premi del 7,7%, mentre Generali , seconda in classifica con 575,4 milioni di premi, ha registrato uno sviluppo del 4,3%. Il balzo in avanti più evidente è stato però registrato da Rbm Assicurazione Salute, compagnia specializzata nel settore, che ha visto i premi malattia crescere l’anno scorso del 21,7% a 430,1 milioni. Subito dopo si è collocato il gruppo Allianz , che l’anno scorso ha registrato un aumento dei premi malattia decisamente importante: + 17,6% a 262,1 milioni. Insomma, sono molte le società che nel 2017 in questo comparto hanno registrato crescite a doppia cifra percentuale (Cattolica +20,8% e Aviva +10,5%). Tra le prime dieci l’unica compagnia che non ha avuto sviluppi nel ramo malattia è stata Reale Mutua, ferma a 138,7 milioni (-3,5%). Ma ce poi un’altra assicurazione, che non rientra tra le top ten, ma che balza agli occhi perché ha fatto segnare addirittura una crescita del 40,8%: si tratta di Poste Vita, tredicesima compagnia nella classifica Ania del ramo malattia con 24,6 milioni. In questo caso i volumi sono più contenuti ma l’impennata della raccolta è il segnale dell’attenzione che anche il gruppo postale guidato da Matteo Del Fante ha posto sul comparto malattia, come annunciato del resto nel nuovo piano industriale presentato al mercato a fine febbraio scorso. (riproduzione riservata)
Nel 2016 la percentuale delle famiglie in possesso di almeno una polizza sanitariaera pari al 6,9%, in forte aumento rispetto a quanto rilevato sia nel 2014 (3,3%) sia nel 2012 (4,0%); in termini assoluti le famiglie assicurate erano circa 1,7 milioni (0,8 e 1,0 nel 2014 e nel 2012, rispettivamente).
Tra le famiglie assicurate, il numero medio di coperture, ponderato per la rappresentatività campionaria, era pari a 1,4 (1,06 e 1,1). La maggioranza delle famiglie con almeno una copertura sanitaria risiedeva al Nord (9,6%; 4,9% e 5,6% nelle due precedenti rilevazioni), seguita dalle famiglie con residenza al Centro (8,3%; 3,6% e 5,8%) e da quelle del Sud (2,1%; 0,8% e 0,7%).
E’ quanto emerge dell’Indagine Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane relativa al 2016.
La diffusione di coperture sanitarie varia sensibilmente a seconda della condizione professionale del capofamiglia, inteso come il maggior percettore di reddito.
I lavoratori autonomi tendono infatti a ricorrere di più alle assicurazioni sanitarie. Ciò è confermato anche dall’ultima indagine, anche se la differenza con i lavoratori dipendenti si è ridotta notevolmente.
Nel 2016 la diffusione di polizze tra i lavoratori autonomi era pari a 10,3% (7,2% nel 2014 e 9,5% nel 2012), mentre tra i lavoratori dipendenti era quasi del 10% (3,4% e 4,3%). Per i capifamiglia in condizione non professionale la percentuale era significativamente più bassa (2,9%, 2,3% e 2,4%).
Pubblicato il 20 Marzo 2018 16 Luglio 2018
CYBER RISK: tutti ne parlano, ma come si affronta davvero?
Un convegno a Roma per discutere, in maniera strategica e propositiva, del Cyber Risk
“I dati dell’undicesima edizione del Rapporto CLUSIT 2017 sulla sicurezza ICT in Italia indicano che il 2016 è stato l’anno peggiore sull’evoluzione delle minacce cyber e del loro relativo impatto sulle persone. Dalla necessità di individuare i reali strumenti per affrontare e fronteggiare questo rischio è nata l’idea del convegno“Cyber Risk: tutti ne parlano, ma come si affronta davvero?” che CONFASSOCIAZIONI Digital in collaborazione con AIP (Associazione Informatici Professionisti) ha organizzato per il prossimo 23 giugno a Roma presso CONFINDUSTRIA (Viale dell’Astronomia, 30 – Sala G Piano 1 con inizio alle ore 9.30)durante il quale diversi esperti del settore si confronteranno per affrontare, mitigare e integrare la gestione del Cyber Risk nell’Enterprise Risk Management”. Lo ha dichiarato Andrea Violetti, Presidente di CONFASSOCIAZIONI Digital.
“I numeri parlano chiaro: 1.050 gli incidenti noti classificati come gravi, quindi con un alta incidenza di danno economico, reputazione e diffusione di dati sensibili – ha continuato Violetti, che è anche Past President AIP -. Cresce del 117% la guerra delle informazioni, mentre diventa a quattro cifre l’incremento degli attacchi compiuti con tecniche di phishing e social engineering (+1.166%). Il settore più colpito è la sanità (+102%), seguito dalla Distribuzione Moderna (+70%), dall’area finance e banche (+64%) e dalle infrastrutture critiche (+15%). Aumentano gli attacchi verso Europa e Asia mentre in termini assoluti a registrare il numero di attacchi più elevato degli ultimi 6 anni sono il cyber crime (+ 9,8%) e il cyber warfare (+117%). A registrare una lieve flessione verso il ribasso sono gli attacchi con finalità di cyber espionage (-8%) e cyber hacktivism (-23%)”.
“Viviamo nell’era 4.0 – ha aggiunto il presidente CONFASSOCIAZIONI, Angelo Deiana – dove velocità, rischio, incertezza sono dietro l’angolo. Ma dove ci sono anche tantissime opportunità. Dove prevale un nuovo stile di vita. Dove a vincere sono le persone che hanno la capacità di interconnettersi senza impoverirsi o guerreggiare, ma piuttosto arricchirsi di nuovi saperi. Un obiettivo questo che CONFASSOCIAZIONI, la rete delle reti, ha avuto chiaro fin dall’inizio e che manifesta ogni volta sia necessario come lo è il convegno del prossimo 23 giugno. Sviluppare le competenze, individuare i rischi, superarli piuttosto che sfuggirli e ampliare il più possibile la conoscenza sono i nostri driver. Perché è noto che il sapere, da qualsiasi prospettiva lo si guardi e lo si consideri, rende liberi ed efficienti.”
“Il tema della cyber security, nonostante i dati negativi espressi prima, anzi proprio grazie a tali numeri – ha proseguito il Past President AIP – è finalmente entrato nelle agende di manager pubblici e privati, politici e legislatori. Prova concreta di ciò le diverse azioni legislative e regolatorie tra cui: le nuove linee guida Agid sulle misure minime di sicurezza ICT per le pubbliche amministrazioni e sui profili di competenza dell’area digital; la Direttiva UE 2016/1148 recante misure comuni di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione Europea; il nuovo Regolamento Europeo 2016/679 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e alla libera circolazione dei dati e il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 febbraio 2017 sugli indirizzi per la protezione cibernetica e la sicurezza informatica nazionale. Un’attenzione, questa, nata dalla consapevolezza diffusa che la minaccia cyber è trasversale e che ogni serio approccio a questo rischio deve essere multidisciplinare, collaborativo e posizionato al più alto livello di governance”.
“Ulteriore dato certo è il fatto che la sicurezza di uno stato – ha concluso il Presidente CONFASSOCIAZIONI Digital, Andrea Violetti – è data non solo più dai confini fisici, ma anche da quelli virtuali e un’impresa dei nostri tempi decide se investire in un paese non solo se lo reputa sicuro e stabile da un punto di vista economico e politico, ma anche se sono sicuri i suoi sistemi informativi e i dati in esso contenuti. Da qui capire quale ruolo devono avere le professioni digital risulta la conditio sine qua non per andare avanti in sicurezza e produttività”.
(Fonte: AIP – ITCS -[Associazione Informatici Professionisti – Italian Computer Society])
Proroga scadenza e sospensione dell’assicurazione auto per Coronavirus 7 Maggio 2020
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