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Timestamp: 2018-11-15 12:40:29+00:00
Document Index: 112091229

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 15', 'art. 60', 'art. 15', 'art. 60', 'art. 13', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 34', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 48', 'art. 38', 'art. 30', 'art. 25', 'art. 13']

Novità fiscali dell'11 maggio 2011 | Commercialista Telematico
Novità fiscali dell'11 maggio 2011
Novità fiscali del 11 maggio 2011
1) Comunicazione Unica per la nascita d’Impresa: implementazione nuove funzionalità per le aziende agricole autonome
2) Accertamenti esecutivi: sull’Iva accertata non pagata sono state tolte le sanzioni
3) Legge privacy: semplificazioni alle aziende
4) Compensi in nero da dichiarare a cura del lavoratore
5) Per il riporto perdite delle fusioni, il limite del patrimonio netto si calcola sulla base dell’ultimo bilancio
6) Rientra nell’attività istituzionale del circolo l’attività di rimessaggio di barche
7) Tax free refund: parere della Fondazione studi Consulenti Lavoro
8) Atti da controlli automatizzati delle dichiarazioni: misura e ravvedibilità delle sanzioni applicate
L’Inps, con la precedente circolare n. 41 del 26.03.2010 (punto 5) ha disciplinato, tra l’altro, le modalità telematiche delle denunce di iscrizione delle aziende agricole autonome, per le quali è prevista la compilazione di un’apposita sezione nella piattaforma informatica di ComUnica.
Ai servizi telematici già presenti su tale portale si aggiungono le nuove funzioni di gestione delle denunce di variazione e cancellazione presentate dalle aziende agricole autonome o dai loro intermediari.
Al pari delle predette attività di iscrizione, il canale web di ComUnica diviene l’unica modalità di invio per le denunce menzionate.
Gli applicativi di interconnessione e scambio dati tra gli enti coinvolti nel sistema Comunica consentono di gestire, esclusivamente con modalità telematica, le istanze di:
– variazione del nucleo CD che comporti nuova iscrizione di un componente il nucleo;
– variazione che comporti cancellazione di un componente il nucleo familiare CD;
– variazione che comporti cancellazione dell’azienda IAP/CD.
Le altre tipologie di istanze – iscrizioni/cancellazioni a periodo chiuso, variazioni dei dati dell’azienda, del titolare e dei componenti e delle informazioni inerenti le colture e i terreni – continueranno al momento ad essere presentate secondo le consuete modalità.
Al riguardo, l’Inps ha precisato che sono in corso le attività di ingegnerizzazione dei servizi web delle istanze che costituiranno, a breve, ulteriori implementazioni del portale informatico di ComUnica.
La procedura denominata “Gestione domande telematiche” è disponibile in Intranet – Servizi per l’agricoltura – Autonomi.
L’abilitazione a tale procedura, che consente la gestione delle istanze citate, avviene tramite il sistema “identity management “, nel quale sono stati inseriti gli utenti già abilitati alla procedura “ modello CD1”, le cui funzioni sono disabilitate e trasferite nella nuova applicazione.
Le sedi Inps provvedono all’istruttoria delle denunce pervenute tramite ComUnica secondo le consuete modalità.
Qualora le stesse ravvisino, in tale fase, la necessità di effettuare modifiche dei dati inviati potranno, inserita in fase istruttoria la domanda, visualizzare, modificare e stampare i dati già presenti.
Nel caso di modifica d’ufficio dei dati dovrà essere inviata agli interessati la comunicazione di avvio del procedimento.
Completata la fase istruttoria, se la domanda risulterà “Accolta“, viene visualizzata un’icona che consente di inviare la pratica all’archivio centrale e, ad esito positivo dell’invio, saranno aggiornati gli archivi di gestione.
Al riguardo viene precisato che, il comma 4 dell’art. 9 del D.L. 31 gennaio 2007, n. 7 convertito, con modificazioni, nella legge 2 aprile 2007, n.40, fissa nel termine massimo di 7 giorni la data entro la quale le Amministrazioni competenti comunicano all’interessato e all’ufficio del registro delle imprese, per via telematica, i dati definitivi relativi alle posizioni registrate.
Pertanto, in relazione ai momenti temporali sopra indicati ed agli obblighi che ne derivano, trascorsi inutilmente i 7 giorni successivi a quello dal quale le richieste di variazioni sono presenti nella nuova procedura, come peraltro già avviene per le aziende che operano con il sistema DM/UniEMens (cfr. messaggio INPS n.28736 del10/12/2009), le richieste di cancellazione/variazione verranno automaticamente accolte.
Nell’ipotesi in cui ci siano più richieste di variazione, ciascuna verrà gestita in maniera autonoma e l’esito finale è visualizzato soltanto nel momento in cui tutte le variazioni sono state effettuate.
Infine, l’Inps ha precisato che la domanda verrà automaticamente respinta in tutti i casi in cui i dati che individuano l’azienda (identificativo, codice fiscale) non corrispondano a quelli presenti negli archivi di gestione.
(Inps, messaggio n. 10347 del 09 maggio 2011)
Niente sanzione sull’Iva accertata e non pagata entro 60 giorni dalla notifica dell’accertamento.
Nell’ambito dell’accertamento esecutivo, la previsione (Decreto Legge sviluppo approvato dal governo lo scorso 5 maggio) di non applicare sanzioni per il mancato pagamento non ha soltanto l’effetto di scongiurare l’applicazione della sanzione in conseguenza della nuova modalità di riscossione dei tributi, ma anche quello di cancellare la sanzione fino a oggi applicabile per quanto riguarda l’Iva.
In tale ambito si porrà, pertanto, la questione dell’efficacia retroattiva della norma, in base al principio del favor rei codificato nell’ordinamento sanzionatorio.
Nell’attuale sistema, le imposte sul reddito e l’Irap dovute in base agli accertamenti degli uffici dell’Agenzia delle Entrate sono riscosse mediante iscrizione a ruolo, eventualmente in misura frazionata in caso di presentazione del ricorso, ai sensi dell’art. 15 del D.p.r. n. 602/1973.
Fatte salve le particolari procedure di definizione agevolata, quindi, il contribuente al quale sia stato notificato l’accertamento deve aspettare, per effettuare il pagamento, la successiva cartella.
Non è così per l’Iva accertata, la quale, ai sensi dell’art. 60, comma 1, del D.p.r. 633/1972, deve essere pagata dal contribuente entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento (soltanto in caso di presentazione del ricorso si applica, anche per la riscossione dell’Iva accertata, l’art. 15 del D.p.r. n. 602/1973).
Per conseguenza, se il contribuente non impugna l’avviso di accertamento non deve attendere la notifica della cartella a seguito dell’omesso pagamento dell’Iva, la quale configura una violazione dell’obbligo stabilito dall’art. 60 del D.p.r. n. 633/1972, sanzionabile ai sensi dell’art. 13, comma 2, del D.Lgs. n. 471/97. Tale disposizione, infatti, punisce con la sanzione del 30%.
L’unificazione della riscossione con l’accertamento avvenuto con l’art. 29 del D.L. n. 78/2010, con conseguente attribuzione del carattere di esecutività all’avviso di accertamento, poteva far ritenere che la predetta sanzione non fosse più applicabile neppure nel settore dell’Iva, in considerazione del fatto che, nel nuovo sistema, l’accertamento incorpora la funzione del ruolo e della cartella, per cui il tributo può ritenersi iscritto a ruolo.
Tuttavia, l’Agenzia delle Entrate, nel corso della videoconferenza di ItaliaOggi del 14 gennaio 2011 ha manifestato un diverso avviso, affermando che, a fronte del mancato pagamento delle somme dovute in base all’accertamento esecutivo, si rende dovuta la predetta sanzione, evidentemente anche per le imposte dirette.
Adesso la questione è stata definitivamente risolta dal citato Decreto Legge sviluppo che ha apportato all’art. 29 del dl 78/2010 alcune modifiche, tra cui quella diretta a stabilire che la sanzione amministrativa prevista dall’art. 13 del D.Lgs. n. 471/97 non si applica nei casi di omesso, carente o tardivo versamento delle somme dovute, nei termini previsti, sulla base degli accertamenti esecutivi.
Con i nuovi accertamenti (quelli, cioè, emessi dal 1 luglio 2011 e relativi ai periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2007 e successivi), la sanzione prevista dall’art. 13 non sarà più dovuta, pertanto, neppure per il mancato pagamento dell’Iva accertata.
Per l’ordinaria attività amministrativa e contabile il documento programmatico sulla sicurezza (DPS) è sostituito da una autocertificazione.
Inoltre, le aziende possono conservare i curriculum degli aspiranti collaboratori e i dati delle persone giuridiche finiscono fuori dal campo di applicazione del codice della privacy (D.Lgs. n. 196/2003).
Sono queste le novità del Decreto sviluppo, tese a ridurre l’impatto degli adempimenti burocratici per imprese e professionisti.
In primo luogo si prevede che le tutele relative alla riservatezza dei dati personali sono limitate alla tutela dei cittadini (e cioè delle persone fisiche): Conseguentemente non trovano applicazione nei rapporti tra imprese; o meglio i dati delle persone giuridiche, imprese, enti e associazioni (quindi, non solo, come ora previsto, i dati relativi alle attività economiche) possono essere trattati senza vincoli, sempre che si tratti di trattamenti per finalità amministrativo – contabili.
Questa semplificazione è, in realtà, una esenzione: Non si applica il codice della privacy ai dati di persone giuridiche, imprese, enti o associazioni.
Con questo ci si allinea ad altri ordinamenti europei.
Una semplificazione del Decreto sviluppo riguarda i curricula ricevuti dalle imprese, professionisti ed enti.
Attualmente bisogna dare l’informativa all’interessato e sussiste il problema del consenso per il caso di descrizione di dati sensibili.
Il decreto esclude temporaneamente l’obbligo di dare l’informativa privacy (art. 13 del D.Lgs. n. 196/2003) per poter conservare il curriculum.
In particolare, con l’aggiunta di un comma all’art. 13 del codice della privacy, viene adesso stabilito che l’informativa non è dovuta in caso di ricezione di curricula spontaneamente trasmessi dagli interessati ai fini dell’eventuale instaurazione di un rapporto di lavoro. Solo al momento successivo in cui ci sarà un primo contatto, il titolare del trattamento (per es. l’azienda che convoca l’interessato) sarà tenuto a fornire, anche durante il colloquio con il candidato, gli elementi dell’informativa.
Documento sicurezza (DPS)
Possono fare una autocertificazione senza obbligo di DPS (documento programmatico sulla sicurezza) i soggetti che trattano soltanto dati personali non sensibili e che trattano come unici dati sensibili e giudiziari quelli relativi ai propri dipendenti e collaboratori, anche se extracomunitari, compresi quelli relativi al coniuge e ai parenti.
E questa la nuova versione dell’art. 34, comma 1-bis, del codice della privacy, introdotta dal Decreto sviluppo.
La nuova semplificazione è rimarchevole: non si parla più solo di dati sanitari e sindacali, ma si parla ora di tutti i dati sensibili e giudiziari; nella versione vigente la platea degli interessati è ristretta a dipendenti e collaboratori, nella versione del Decreto sviluppo, il trattamento di dati di coniugi e parenti del dipendente è compatibile con la semplificazione.
L’autocertificazione, resa dal titolare del trattamento, deve essere resa a pena di responsabilità penali (dpr 445/2000) e deve attestare il trattamento dei soli dati elencati in osservanza delle misure minime di sicurezza previste dal codice della privacy e dal disciplinare tecnico contenuto nell’allegato B).
Inoltre il decreto sviluppo ribadisce che, in relazione ai trattamenti dei dati dei dipendenti, loro coniugi e parenti, e anche ai trattamenti comunque effettuati per correnti finalità amministrativo – contabili, in particolare presso piccole e medie imprese, liberi professionisti e artigiani, il Garante può ulteriori semplificazioni nel DPS e misure minime.
A tal fine, come è noto, il Garante ha già introdotte alcune semplificazioni (provvedimento 27 novembre 2008) a favore di amministrazioni pubbliche e società private che utilizzano dati personali non sensibili o che trattano come unici dati sensibili dei dipendenti quelli relativi allo stato di salute o all’adesione a organizzazioni sindacali (la nuova disposizione del decreto sviluppo potrebbe comportare un aggiornamento anche dei presupposti del DPS semplificato) e piccole e medie imprese, liberi professionisti o artigiani che trattano dati solo per fini amministrativi e contabili.
In base al provvedimento del Garante, i soggetti interessati, tra l’altro, possono impartire agli incaricati le istruzioni in materia di misure minime anche oralmente e devono aggiornare i programmi di sicurezza (antivirus) almeno una volta l’anno, e effettuare backup dei dati almeno una volta al mese. Procedure semplificate sono state indicate anche per chi tratta dati senza l’impiego di sistemi informatici.
La Suprema Corte (Cassazione, sentenza n. 9867 del 5 maggio 2011) interviene sugli obblighi del sostituito d’imposta.
Per i compensi in nero, il lavoratore è tenuto ad inserirli nella dichiarazione dei redditi e a calcolare l’imposta.
Nei casi di percezione di un compenso in nero, quindi, quando la ritenuta non è stata operata dal datore “su emolumenti che comunque costituiscono componente di reddito”, è il lavoratore a dover provvedere alla dichiarazione dei relativi proventi al fine di consentire il calcolo dell’imposta sull’imponibile alla cui formazione quei proventi hanno concorso.
Il soggetto obbligato al pagamento del tributo è comunque anche il lavoratore contribuente in quanto “l’intervento del “sostituto” lascia inalterata la posizione del “sostituito”, il quale è specificamente gravato dell’obbligo di dichiarare i redditi assoggettati a ritenuta”.
(Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, nota del 09 maggio 2011)
5) Per il riporto perdite delle fusioni, il limite del patrimonio netto si calcola sulla base dell’ultimo bilancio chiuso anche se non ancora approvato
Dall’importo del capitale e delle riserve devono comunque essere decurtati i conferimenti e i versamenti dei soci effettuati negli ultimi 24 mesi.
Nella circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 54/E del 9 maggio 2011, riguardante la disciplina del riporto perdite, viene precisato che il limite del patrimonio netto si calcola sulla base dell’ultimo bilancio chiuso, anche se non ancora approvato.
Dall’importo del capitale e delle riserve devono essere decurtati i conferimenti e i versamenti dei soci degli ultimi 24 mesi.
La suddetta circolare è scaturita da una istanza di interpello in cui la fusione risaliva al 2009 e si era perfezionata con la stipula e l’iscrizione dell’atto nel 2010.
Per la società che aveva presentato l’istanza, il riferimento all’ultimo bilancio le cui perdite sono riportabili, deve intendersi al rendiconto già approvato dall’assemblea oppure quello prima della fusione.
Per le Entrate, mancando una norma precisa, per il confronto con l’importo delle perdite, il patrimonio si deve avvicinare quanto più possibile a quello della data dell’operazione.
Nella suddetta istanza una società che ha deliberato la fusione nel 2009 e con atto di fusione stipulato ed iscritto nel mese di febbraio 2010 chiedeva quale fosse l’ultimo bilancio da considerare.
L’Agenzia ha risposto che in tale fattispecie il bilancio da considerare è quello chiuso al 31 dicembre 2009, (cioè, il patrimonio netto emergente al 31.12.2009) ossia l’ultimo chiuso prima della data di efficacia giuridica della fusione, sebbene in tale data esso non fosse ancora stato approvato.
(Agenzia delle Entrate, risoluzione n. 54/E del 09 maggio 2011)
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4626 del 2011, ha stabilito che le prestazioni di rimessaggio barche effettuate dai circoli e dalle associazioni sportive dilettantistiche nell’ambito delle proprie finalità istituzionali sono fuori dall’Iva.
Ciò poiché tali attività non possono essere assimilate alle attività di deposito merci o servizi portuali, le quali rientrano sempre tra le attività commerciali dell’ente non profit, che, in quanto tali, sono soggette ad imposizione.
In particolare, il comma 4, art. 4, del D.P.R. n. 633/1972 prevede il non assoggettamento ad Iva per le attività rese agli associati dietro corrispettivo dagli enti non lucrativi (nel caso di specie rese da associazioni sportive dilettantistiche), a condizione che le stesse rientrino nelle proprie finalità istituzionali contemplate nello statuto sociale.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 4626 del 2011)
Vendita di beni da commercianti al dettaglio a cittadini non residenti nella UE senza Iva con la possibilità di mettere in atto due metodi applicativi alternativi tra loro.
E’ questa la sostanza di quanto viene riportato dalla Fondazione studi dei Consulenti del Lavoro nel parere n. 10 del 04 maggio 2011 (pubblicato sul sito del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro il 10.05.2011), emesso a seguito di un quesito posto da un commerciante al dettaglio di calzature, teso a sapere, se avesse sbagliato, nell’ambito della vendita ad un cittadino statunitense, a non avere applicato l’Iva sulla fattura.
Dal canto suo la citata Fondazione ha rilasciato il seguente quadro degli adempienti.
Gli operatori nazionali, quando si trovano a cedere beni a soggetti privati domiciliati o residenti fuori della Unione Europea (fatta eccezione per i soggetti aventi residenza o domicilio a San Marino), possono vedersi richiesto da costoro di non assoggettare ad IVA l’operazione.
A tal fine devono, tuttavia, essere presenti le seguenti condizioni:
a) il valore complessivo dei beni ceduti deve essere superiore a € 154,94 (IVA inclusa), e ciò deve risultare dalla fattura rilasciata dal commerciante al cliente privato domiciliato o residente in un paese UE (art. 48 del Reg. UE 15/03/2011, n. 282);
b) i beni che devono in prospettiva uscire dal territorio italiano, nei bagagli personali (quindi, per uso personale o familiare), e dirigersi fuori dal territorio della UE entro il terzo mese successivo all’effettuazione della cessione. I bagagli possono anche essere affidati alla compagnia aerea per la spedizione a destinazione e il successivo ritiro presso l’aerostazione nel settore arrivo merci senza essere accompagnati dal viaggiatore (C.M. n. 280/1998), ma in quest’ipotesi il viaggiatore deve lasciare l’Italia con scalo diretto nel Paese di residenza, senza effettuare tappe intermedie (C.M. n. 171/1999).
Per quanto concerne, in particolare, la condizione b), sono oggetto di tale disciplina i beni (il beneficio non si applica, invece, alle prestazioni di servizi) che appartengono alle seguenti categorie merceologiche:
– articoli sportivi; oggetti di oreficeria e di gioielleria;
– computer e accessori; strumenti e accessori musicali;
– apparecchi di telefonia; cosmetici; accessori per autoveicoli; prodotti alcolici e
Queste cessioni sono da considerarsi operazioni non imponibili (art. 38-quater del DPR n. 633/1972) ai fini dell’Iva e consentono al commerciante italiano di portare regolarmente in detrazione l’Iva concernente il loro acquisto.
Queste vendita, tuttavia, non partecipano alla formazione dello “status” di esportatore abituale, non costituiscono “plafond” né, infine, consentono di richiedere il rimborso a norma dell’art. 30 del decreto IVA.
Per poter applicare la disciplina in questione, gli operatori nazionali devono, inoltre, trovarsi in una delle seguenti condizioni:
1) essere commercianti al dettaglio;
2) essere grossisti e, contemporaneamente, sussistere i seguenti presupposti:
– Iscrizione al REC e autorizzazione amministrativa anche per il commercio al
– dotazione di apposito locale, distinto da quelli destinati alla vendita all’ingrosso;
– la quantità di beni venduta non deve essere sproporzionata rispetto a quella
normalmente rientrante nell’uso personale o familiare.
Per quanto espresso sopra la citata Fondazione studi indica le due possibili modalità applicative (suggerendo, tuttavia, solo la seconda) che il cedente nazionale può utilizzare (si tratta due modalità di fatturazione e di assoggettamento dell’operazione ad imposta, alternative una all’altra):
Secondo una prima metodologia, piuttosto rischiosa, l’operatore italiano può cedere i beni al soggetto extra-comunitario senza applicazione dell’IVA (operazione non imponibile), la quale, pertanto, dovrà essere scorporata dal prezzo di vendita.
In alternativa, (viene espressamente consigliata), l’operatore nazionale può emettere una normale fattura con applicazione dell’imposta (è possibile anche utilizzare un documento denominato “tax free shopping chèque” – RM n. 601594/1989), salvo, poi, rimborsare (mediante accredito su conto corrente, a mezzo assegno bancario, ecc) al soggetto estero, direttamente o tramite apposite società che operano presso i principali aeroporti italiani e valichi di frontiera, l’IVA addebitata nel momento in cui in cui gli viene successivamente restituita, secondo le modalità concordate con il viaggiatore, la fattura vistata dalla dogana di uscita secondo quanto esposto in precedenza.
La fattura emessa dovrà essere regolarmente annotata nel registro delle vendite come operazione imponibile, salvo, poi, una volta ricevuta la fattura “vistata”, recuperare l’imposta “a credito” previa annotazione sul registro degli acquisti di cui all’art. 25 del DPR 633/72.
Con questo metodo, rileva la Fondazione, il venditore si mette al riparo da possibili sorprese derivanti dalla perdita dell’Iva.
Anche sulle “indebite” compensazioni, purché siano rilevate nell’ambito dei controlli automatizzati delle dichiarazioni, si applica la minore sanzione del 30%.
Pertanto, in tale sede, non verrà applicata la pesante sanzione che varia dal 100% al 200%, voluta dal Decreto Legge 185/2008 per punire l’utilizzo in F24 di crediti inesistenti.
Comunicazione blocca ravvedimento
L’altra precisazione dell’Agenzia delle Entrate contenuta nella circolare n. 18/E del 10 maggio 2011 (e sempre relativa alle conseguenze degli accertamenti da 36-bis e 54-bis) riguarda i casi in cui la comunicazione degli esiti del controllo automatizzato preceda la scadenza del termine a disposizione del contribuente per sfruttare il “ravvedimento lungo”.
L’art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997 prevede, infatti, la riduzione a 1/8 delle sanzioni (la misura era pari a 1/10 per le violazioni commesse fino al 31 gennaio 2011) se la regolarizzazione avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione.
La stessa norma, però, “chiude la strada” al beneficio nel caso la violazione sia stata già constatata, siano iniziati accessi, ispezioni, verifiche, oppure “altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore o i soggetti solidalmente obbligati, abbiano avuto formale conoscenza”. Di fatto, quindi, la comunicazione di irregolarità blocca il ravvedimento.
L’Agenzia delle Entrate ha comunque precisato che la “chiusura” opera solo riguardo alle irregolarità riscontrabili nell’ambito del controllo automatizzato.
(Agenzia delle Entrate, circolare n. 18/E del 10 maggio 2011)