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Timestamp: 2018-09-19 00:10:24+00:00
Document Index: 33592362

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art.10', 'art.7', 'art.12', 'art.7', 'art.42', 'art.37', 'art.10', 'art.7']

IL COLLEGIO DI MILANO. - Prof. Antonella Sciarrone Alibrandi Membro designato dalla Banca d'italia - PDF
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1 IL COLLEGIO DI MILANO composto dai signori: - Prof. Avv. Antonio Gambaro Presidente - Prof. Antonella Sciarrone Alibrandi Membro designato dalla Banca d'italia - Prof. Avv. Emanuele Cesare Lucchini Guastalla Membro designato dalla Banca d'italia - Dott. Mario Blandini Membro designato dal Conciliatore Bancario Finanziario (Estensore) - Avv. Guido Sagliaschi Membro designato dal C.N.C.U. nella seduta del 12 luglio 2011 dopo aver esaminato il ricorso e la documentazione allegata; le controdeduzioni dell intermediario e la relativa documentazione; la relazione istruttoria della Segreteria tecnica FATTO Con ricorso del 14 marzo 2011 la ricorrente esponeva quanto segue. La ricorrente, titolare di una carta ricaricabile rilasciata dalla convenuta, prima di un viaggio negli Stati Uniti, programmato dal 4 al 19 ottobre 2010, aveva ricaricato la predetta carta per un importo pari a 2.000,00; dopo alcuni utilizzi regolari, la carta era stata bloccata su iniziativa della convenuta in data 19/10/2010; il 29/10/2010, dopo aver contattato la filiale e ricevute istruzioni sulle modalità da seguire, aveva richiesto lo sblocco della carta. Il 7/12/2010 la ricorrente, ha presentato un reclamo all intermediario facendo rilevare i disagi subiti sia per il blocco della carta, avvenuto senza essere avvisata (trovandosi senza alcun supporto finanziario e dovendo pagare alberghi e ristoranti.. ), sia per i tempi necessari per lo sblocco della stessa. Per tali disguidi richiedeva la rifusione dei danni patiti quantificati nell importo di 1.000,00. Il successivo 11/12/2010 la ricorrente, dopo aver visionato la movimentazione, ha presentato un ulteriore reclamo per disconoscere le seguenti operazioni, per un totale di 1.032,40 effettuate a favore di un esercente di Hong Kong: 17/10/2010 euro 525,23; 18/10/2010 euro 507,17. Nel richiedere il rimborso dei prelievi fraudolenti l interessa specificava che il ritardo della denuncia all A.G. era dovuto alla circostanza che, essendo la carta bloccata, la stessa era stata impossibilitata a visionare i movimenti. Nell occasione faceva rilevare le lungaggini per lo sblocco della carta nonché la necessità di rivolgersi all associazione dei consumatori. L intermediario, con nota del 14/12/2010, informava la ricorrente di non poter procedere al rimborso dell importo chiesto in quanto, dalle verifiche effettuate, era emerso che: - le citate operazioni erano state disposte su siti identificati come sicuri in quanto gli esercenti partecipano al protocollo 3d Secure; Pag. 2/6
2 - le predette operazioni erano avvenute con il corretto impiego delle credenziali di utilizzo, che sono di esclusiva conoscenza dell interessato e la cui conservazione ricade sotto la propria responsabilità. Ciò premesso, la ricorrente, assistita dall associazione dei consumatori, ha chiesto il rimborso di: ,40, pari all ammontare dei prelievi fraudolenti; - 500,00 o somma equitativamente stabilita dal Collegio a titolo di refusione di spese e danni patiti per far valere i propri diritti; - 20,00 quale rimborso delle spese per la procedura. A sostegno dell istanza, la predetta associazione - dopo aver fatto rinvio ai maggiori dettagli riportati nella nota dell 8 marzo 2011 di accompagno del ricorso - ha sinteticamente fatto rilevare che: - la ricorrente ha utilizzato la carta secondo le istruzioni e desiderata dell intermediario; - l evento fraudolento non è alcun modo iscrivibile alla stessa; - l intermediario ha riposto con ritardo alle richieste del cliente e non sembra aver posto in essere né le necessarie cautele né quanto necessario per recuperare la somma indebitamente sottratta. Al ricorso resiste la convenuta che, con le sue controdeduzioni del 16 maggio 2011, ha preliminarmente sintetizzato la controversia, concernente il disconoscimento dei prelievi fraudolenti, effettuati a valere sulla carta prepagata, per 1.032,40 e di cui viene chiesta la restituzione, evidenziando, tra l altro che: - il 17/01/2008 era stata rilasciata alla ricorrente la carta prepagata n. [ ]325 in sostituzione di una precedente carta n. [.]236, con accettazione delle relative condizioni contrattuali (allegato1); - il 17 ed il 18/10/2010 erano stati regolarmente disposti n. 2 pagamenti on-line, rispettivamente di 525,23 e di 507,17 direttamente sul sito internet specifico a favore di un soggetto terzo, esercente di e-commerce, aderente al circuito Visa (allegato 2); - il 19/10/2010 alle ore 21:40 veniva posto un blocco temporaneo e cautelativo sulla carta a causa della particolare movimentazione rilevata in quei giorni che alternava pagamenti on-line e prelievi da ATM esteri in Florida ; - il 29/11/2010 su apposita richiesta della titolare ed appurato che la carta non era passata in alcun punto di Compromissione 1 era stato rimosso il blocco; - il 9/12/2010 alle ore 10:34 la ricorrente aveva richiesto il blocco della carta tramite numero verde (allegato 3). Nel merito della questione, l intermediario ha chiesto il rigetto del ricorso in quanto: - le operazioni contestate sono transazioni e-commerce per l'acquisto di beni o servizi per le quali non occorre l'uso fisico della carta, ma dei dati della stessa, compreso il nome del titolare che sulla carta non è riportato; pertanto le operazioni non sono avvenute fisicamente ad Hong Kong come sostenuto nel ricorso ; - le transazioni risultano eseguite mediante la corretta autenticazione avvenuta con l'inserimento di tutti i dati e dei codici di accesso per il riconoscimento del titolare, come da richiesta pervenuta dal circuito VISA successivamente agli accertamenti sui dati della carta eseguiti dal circuito stesso; - il sito sul quale sono state effettuate le citate operazioni viene identificato come sicuro 2 (allegato 4); Pag. 3/6
3 - le credenziali di utilizzo della carta sono di esclusiva conoscenza del titolare che è responsabile della loro custodia; una volta verificata la genuinità e paternità nonché l inserimento delle corrette credenziali di utilizzo della carta, le transazioni vengono eseguite. L intermediario ha poi fatto rilevare che: - durante l arco temporale in cui la ricorrente ha dichiarato di essere stata all estero, oltre ai prelievi da ATM bancari esteri, ed alle due operazioni contestate, la carta è stata utilizzata per altre 6 operazioni on-line della stessa natura di quelle contestate, che la titolare non ha disconosciuto (allegato 5); - la ricorrente non ha minimamente affermato di avere operato su computer dotati di sistemi di protezione elevata e costantemente aggiornati e, soprattutto, di non aver utilizzato dispositivi condivisi e/o a disposizione di individui terzi. La convenuta ha poi fatto notare che nel periodo in cui la ricorrente si trovava all estero è stato effettuato un prelievo ATM in Italia, con l utilizzo di un altra carta intestata alla stessa ricorrente, per il quale era quindi indispensabile la presenza fisica della carta e la digitazione del PIN. Tale situazione, a detta della convenuta, confermerebbe che l interessata non abbia adempiuto agli obblighi di corretta custodia e di uso esclusivamente personale previsti dall'art.2 delle Condizioni, cedendo almeno una delle due carte a persona terza, configurandosi un comportamento colposo della ricorrente che porterebbe ad escludere ogni responsabilità dell'intermediario circa le operazioni non riconosciute come proprie in tale lasso di tempo. Nel prosieguo, la convenuta dopo aver richiamato le norme contrattuali che disciplinano l uso dello strumento e gli obblighi posti a carico delle parti (cfr. nota istruttoria) - ha ulteriormente rimarcato che le operazioni on line sono state correttamente eseguite, escludendo eventuali ipotesi di inadempimento contrattuale. Viceversa, ha fatto rilevare come la ricorrente asserendo semplicemente di aver sempre custodito scrupolosamente i dati relativi alla carta, non ha dichiarato di non aver fornito a terzi i dati in base ai quali è consentito effettuare transazioni on line. Ha poi aggiunto che l'utilizzo esclusivo per acquisti on line comporta l'effettuazione dell'operazione esclusivamente presso i siti degli esercenti (la qual cosa non esclude la diffusione dei dati della carta). L intermediario, dopo aver richiamato le certificazioni che comprovano l adozione di sistemi di sicurezza e garanzia di transazioni online affidabili e sicure e la conformità dei sistemi stessi a standard di sicurezza ed organizzativi (all. 7) e nell escludere la propria responsabilità sui fatti occorsi, ha chiesto, infine, all ABF di respingere il ricorso in quanto infondato. DIRITTO Premesso che il fatto in esame è avvenuto in data 17/18 ottobre 2010, il Collegio ritiene necessario, in limine, individuare il paradigma giuridico da applicare per pervenire ad una corretta decisione della controversia. A questo fine, si ricorda che, con decreto legislativo n.11 del adottato in attuazione della direttiva 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno - è stato statuito che (art.10/2) quando l utilizzatore di servizi di pagamento neghi di avere autorizzato un operazione di pagamento eseguita, l utilizzo di uno strumento di pagamento registrato dal prestatore di servizi di pagamento non è, di per sé, necessariamente sufficiente a dimostrare che l operazione sia stata autorizzata dall utilizzatore Pag. 4/6
4 medesimo,né che questi abbia agito in modo fraudolento o non abbia adempiuto con dolo o colpa a uno o più degli obblighi di cui all art.7. Merita, poi, menzione il successivo art.12/3 il quale detta: salvo il caso in cui l utilizzatore abbia agito con dolo o colpa grave ovvero non abbia adottato le misure idonee a garantire la sicurezza dei dispositivi personalizzati che consentono l utilizzo dello strumento di pagamento.. prima del blocco.l utilizzatore medesimo può sopportare per un importo comunque non superiore complessivamente a 150 euro la perdita derivante dall utilizzo indebito dello strumento di pagamento conseguente al suo furto o smarrimento laddove il successivo comma 4 recita che qualora abbia agito in modo fraudolento o non abbia adempiuto ad uno o più obblighi di cui all art.7 con dolo o colpa grave,l utilizzatore sopporta tutte le perdite derivanti da operazioni di pagamento non autorizzate e non si applica il limite di 150 euro di cui al comma precedente. Ciò premesso, è necessario verificare quale sia la corretta soluzione della controversia alla luce delle regole sopra riportate, considerato che tali regole sono vigenti dal 1 marzo 2010 (art.42)e ricordando (art.37/5 recante disposizioni transitorie) che le norme del citato decreto sostituiscono le condizioni contrattuali concernenti le fattispecie ivi disciplinate. Da tali regole, risulta evidente, ex art.10/2,che, a fronte del comportamento della Ricorrente che ha negato di avere autorizzato le operazioni disconosciute - l onere di provare o che la operazione fosse stata autorizzata dal cliente o che questi avesse agito in modo fraudolento, rendendosi inadempiente, infine, agli obblighi previsti dall art.7,incombesse sull intermediario. Rileva, in concreto, il Collegio, all esito di un esame complessivo delle acquisite emergenze procedimentali, che l onere gravante sull intermediario non è stato assolto. La convenuta ha attestato le proprie difese sul richiamo alle condizioni contrattuali, trascurando di ricordare e considerare che le norme del decreto n.11/2010 prevalgono sulle condizioni contrattuali. Se la domanda di rimborso dell importo delle operazioni disconosciute,detratta la franchigia di euro 150,00, può essere accolta per le ragioni dianzi esposte, non accoglibile è la domanda risarcitoria, in ordine alla quale la ricorrente non ha allegato e tanto meno dimostrato i dati fattuali che consentissero a questo Collegio di desumere la prova circa la effettiva esistenza e consistenza del danno lamentato. Ritenuto, in punto di diritto e di fatto, quanto sopra argomentato, l intermediario è tenuto a risarcire la ricorrente della somma di euro 882,40, detratta la franchigia di euro 150,00 sulla somma di cui alle operazioni disconosciute. P.Q.M. Il Collegio accoglie parzialmente il ricorso e dispone che l intermediario risarcisca alla ricorrente la somma di euro 882,40. Il Collegio dispone, inoltre, ai sensi della vigente normativa, che l intermediario corrisponda alla Banca di Italia la somma di euro 200,00 quale contributo alle spese di procedura e, alla ricorrente, la somma di euro 20,00, quale rimborso della somma versata alla presentazione del ricorso. IL PRESIDENTE Pag. 5/6
Decisione N. 897 del 14 febbraio 2014