Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-terzo/titolo-viii/capo-i/art1144.html
Timestamp: 2020-03-31 23:15:09+00:00
Document Index: 163564946

Matched Legal Cases: ['art. 1144', 'art. 1144', 'art. 688', 'art. 688', 'art. 1144', 'art. 1144', 'sentenza ', 'art. 1144', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1144', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 1144 codice civile - Atti di tolleranza - Brocardi.it
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Articolo 1144 Codice civile
Dispositivo dell'art. 1144 Codice civile
Gli atti compiuti con l'altrui tolleranza non possono servire di fondamento all'acquisto del possesso(1).
(1) Il codice non regola in modo esauriente l'acquisto del possesso, ma si limita a brevi richiami contenuti in varie disposizioni.
È possibile, tuttavia, sostenere che l'acquisto del possesso si verifica qualora venga in essere il potere di fatto sulla cosa (il c.d. corpus del possesso) e nasca la volontà di possederla (il c.d. animus possidendi).
Ciò suppone, allo scopo di dar vita ad un rapporto materiale con la cosa, la disponibilità della stessa, che può essere conseguenza del contributo del precedente possessore, per esempio tramite la consegna della cosa, oppure della materiale apprensione della cosa da parte del nuovo possessore.
L'acquisto del possesso può, altresì, aversi tramite la successione o l'accessione nello stesso (v. 1146).
Il codice non prevede la perdita del possesso.
Si può sostenere, al contrario, che esso viene meno in assenza di almeno uno degli elementi che lo compongono (il corpus o l'animus).
La perdita del possesso può essere conseguenza di un fatto riconducibile al possessore, oppure a terzi, o essere dovuto a cause oggettive.
Nella prima ipotesi, essa deriva da un'espressione di volontà manifesta o meno (per esempio l'abbandono della cosa), dalla quale si possa evincere l'intenzione di non possedere più la cosa.
Nella seconda, invece, la perdita del possesso fa seguito ad una vicenda relativa al terzo, quale potrebbe essere lo spoglio del bene. In questo caso l'effetto di essa è immediato, ma esiste pur sempre la possibilità di recuperare il potere di fatto sulla cosa esercitando l'azione di reintegrazione, il cui esperimento nel rispetto dei termini può comportare che il possesso preso in considerazione, ai fini dell'usucapione, come non interrotto.
Nell'ultima ipotesi, la perdita del possesso è conseguenza delle più varie circostanze oggettive, come, per esempio, il perimento della cosa, lo smarrimento di un bene mobile, l'occupazione della cosa da parte della pubblica amministrazione.
“ Possessio ad usucapionem ”
Spiegazione dell'art. 1144 Codice civile
Gli atti di tolleranza
Il concetto di « atti compiuti con l'altrui tolleranza » non ha bisogno di essere illustrato: è invece da notare da un lato come nel nuovo codice il principio abbia una portata più vasta che non nel codice del 1865, dove era stato accolto con riferimento al solo possesso legittimo; dall'altro come sia stato, per contro, soppresso l'accenno agli « atti meramente facoltativi » che l'art. 688 abbinava, quanto agli effetti, agli atti di semplice tolleranza.
La soppressione è logica poiché, come giustamente rileva la Relazione al Re Imperatore, se gli atti facoltativi si identificano con le facoltà che rientrano nella sfera del diritto di cui alcuno è titolare, è ovvio che sull'astensione dall'esercizio di tali facoltà non possa altri fondare il suo possesso; se invece si identificano con gli atti che si compiono per mera concessione, essi non si differenziano dagli atti di tolleranza che per la forma espressa, anziché tacita, della concessione.
Può avvenire che l'essere gli atti compiuti con l'altrui tolleranza influisca sull'animus o sul corpus del possesso: questa non è pero che una conseguenza necessaria della tolleranza, la quale è pienamente compatibile con l'esistenza dell'uno e dell'altro requisito. L' impedimento che essa costituisce alla nascita del possesso è, infatti, di carattere del tutto estrinseco.
A ciò consegue che, sebbene in materia non trovino applicazione le presunzioni esaminate precedentemente, l'onere della prova sul punto incombe, secondo i principi generali, a chi allega la tolleranza.
536 La regola del codice del 1865 (art. 688), relativa alla inidoneità degli atti meramente facoltativi o di semplice tolleranza a servire di fondamento all'acquisto del possesso legittimo, è riprodotta solo in parte nell'art. 1144 del c.c.. Ho soppresso il riferimento di questa regola ai possesso legittimo, il quale nel nuovo sistema non costituisce più una categoria o un grado del possesso. Ho anche ritenuto inutile fare cenno degli atti facoltativi, poiché, se questi atti s'identificano con quelle facoltà che rientrano nella sfera del diritto di cui alcuno è titolare, è ovvio che sull'astensione dall'esercizio di tali facoltà non può altri fondare il suo possesso; se invece si identificano con quegli atti che si compiono per mera concessione, essi non si differenziano dagli atti di tolleranza che per la forma espressa, anziché tacita, della concessione medesima.
Massime relative all'art. 1144 Codice civile
Cass. civ. n. 9275/2018
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9275 del 16 aprile 2018)
Cass. civ. n. 9661/2006
Al fine di stabilire se la relazione di fatto con il bene costituisca una situazione di possesso ovvero di semplice detenzione dovuta a mera tolleranza di chi potrebbe opporvisi, come tale inidonea, ai sensi dell'art. 1144 c.c., a fondare la domanda di usucapione, la circostanza che l'attività svolta sul bene abbia avuto durata non transitoria e sia stata di non modesta entità, cui normalmente può attribuirsi il valore di elemento presuntivo per escludere che vi sia stata tolleranza, è destinata a perdere tale efficacia nel caso in cui i rapporti tra le parti siano caratterizzati da vincoli particolari, quali quelli di parentela o di società, in forza di un apprezzamento di fatto demandato al giudice di merito (nel caso di specie, la S.C., in applicazione di tale principio, ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso ogni efficacia presuntiva alla suddetta circostanza, con riferimento alla domanda di usucapione di un terreno che, durante il periodo interessato, era stato di proprietà di una società per azioni di cui l'attore era uno dei due soci).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9661 del 27 aprile 2006)
Cass. civ. n. 17876/2003
In materia di possesso, non è configurabile un atteggiamento di tolleranza del proprietario, che — come tale — esclude una situazione possessoria a favore del terzo, allorché l'uso del bene da parte di quest'ultimo sia prolungato nel tempo o, avvenendo contro la volontà del proprietario, non possa fondarsi sull'altrui compiacenza. (La Corte, nel formulare il principio sopra riportato, ha confermato la decisione dei giudici di appello che — accogliendo l'azione di reintegrazione nel possesso della servitù di passaggio esercitata per alcuni anni nonostante l'opposizione dei proprietari del fondo servente — avevano ritenuto l'esistenza di una situazione di possesso tutelabile, dovendo escludersi che, per le modalità indicate l'uso del bene fosse avvenuto per mera tolleranza dei proprietari del fondo servente).
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17876 del 24 novembre 2003)
Cass. civ. n. 16956/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 16956 del 29 novembre 2002)
Cass. civ. n. 1384/1998
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1384 del 11 febbraio 1998)
Cass. civ. n. 12133/1997
La mera conoscenza dell'altrui potere di fatto sulla cosa non implica tolleranza del suo esercizio, la quale è caratterizzata dalla condiscendenza del dominus derivante da rapporti di buon vicinato, di parentela, di amicizia, di cortesia o di opportunità manifestata al destinatario in modo che quest'ultimo ne abbia consapevolezza e nell'usufruire del bene abbia sempre presente l'eventualità e la legittimità del sopravveniente divieto.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12133 del 1 dicembre 1997)
Gli atti di tolleranza traendo origine dall'altri condiscendenza, da rapporti di familiarità, amicizia o buon vicinato, integrano un elemento di transitorietà e di saltuarietà, per cui in mancanza di una prova contraria specifica deve escludersi che sia stato esercitato per tolleranza il passaggio sul fondo altrui, praticato per parecchi anni.
Cass. civ. n. 3563/1991
Dopo l'adozione ed esecuzione del provvedimento di occupazione d'urgenza, l'eventuale protrarsi del godimento del fondo da parte del privato deve ascriversi a mera tolleranza della P.A., e, pertanto, non può integrare possesso, come tale tutelabile davanti al giudice ordinario.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 3563 del 5 aprile 1991)
Cass. civ. n. 4631/1990
Gli atti di tolleranza, che secondo l'art. 1144 c.c. non possono servire di fondamento all'acquisto del possesso, sono quelli che implicano un elemento di transitorietà e saltuarietà comportando un godimento di modesta portata, incidente molto debolmente sull'esercizio del diritto da parte dell'effettivo titolare o possessore, e soprattutto traggono la loro origine da rapporti di amicizia o familiarità (o da rapporti di buon vicinato sanzionati dalla consuetudine), i quali, mentre a priori ingenerano e giustificano la permissio, conducono per converso ad escludere nella valutazione a posteriori la presenza di una pretesa possessoria sottostante al godimento derivatone. Pertanto nell'indagine diretta a stabilire, alla stregua di ogni circostanza del caso concreto, se una attività corrispondente all'esercizio della proprietà o altro diritto reale sia stata compiuta con l'altrui tolleranza e quindi sia inidonea all'acquisto del possesso, la lunga durata dell'attività medesima può integrare un elemento presuntivo, nel senso dell'esclusione di detta situazione di tolleranza, qualora si verta in tema di rapporti non di parentela, ma di mera amicizia o buon vicinato, tenuto conto che nei secondi, di per sé labili e mutevoli, è più difficile il mantenimento di quella tolleranza per un lungo arco di tempo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 4631 del 22 maggio 1990)
In tema di servitù di passaggio, la sporadicità dell'esercizio dell'uso relativo non denota che questo si verifichi per mera tolleranza, allorquando sia accertato che il passaggio corrisponde ad un interesse che non richiede una frequente utilizzazione del transito. (Nella specie passaggio attraverso una chiostrina di proprietà esclusiva per accedere al tetto di proprietà condominiale al fine di procedere alla manutenzione dello stesso).
Cass. civ. n. 3487/1978
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3487 del 11 luglio 1978)
Cass. civ. n. 1307/1975
Il passaggio esercitato sul fondo altrui, in base a concessione (espressa o tacita) fondata su condiscendenza dettata da rapporti di parentela, amicizia, buon vicinato, e non dovuta a mera inerzia del proprietario, è incompatibile, ancorché protrattosi per lungo tempo, con l'intenzione di attuare un potere di fatto sulla cosa corrispondente al contenuto della proprietà o di altro diritto reale e, conseguentemente, non può servire all'acquisto del possesso.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1307 del 9 aprile 1975)