Source: http://www.privacy.it/archivio/garanterisp200109281.html
Timestamp: 2018-03-25 01:39:07+00:00
Document Index: 28978690

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 13', 'art. 4']

L'ordinanza del giudice civile diretta ad acquisire un certificato penale e dei carichi pendenti di una parte, in quanto volta ad acquisire elementi di valutazione utili per un giudizio in corso, rientra tra i trattamenti svolti "per ragioni di giustizia nell'ambito di uffici giudiziari" ai quali al momento non si applicano le disposizioni relative alla presentazione di ricorsi al Garante.
Tali disposizioni non sono parimenti applicabili al connesso trattamento di dati effettuato presso il casellario giudiziale per adempiere all'ordinanza del giudice
In data odierna, con la partecipazione del prof. Stefano Rodotà, presidente, del prof. Giuseppe Santaniello, vice presidente, del prof. Gaetano Rasi e dal dott. Mauro Paissan, componenti, e del dott. Giovanni Buttarelli, segretario generale;
esaminato il ricorso presentato dal Sig. XY, rappresentato e difeso dall'avv. XZ presso il cui studio in XW ha eletto domicilio
dell'Ufficio del casellario giudiziale presso il Tribunale di XW;
Il ricorrente lamenta che, nell'ambito di una controversia fra lo stesso ed un "editore televisivo", il giudice istruttore presso il Tribunale di XW abbia ordinato all'Ufficio del casellario giudiziale del medesimo tribunale di "esibire il certificato penale e quello relativo ai carichi pendenti" dell'interessato.
Ad avviso del ricorrente la richiesta del giudice sarebbe illegittima, non avendo lo stesso "effettuato alcuna comparazione tra il rango costituzionale del diritto alla riservatezza" dell'interessato "e quello del mero diritto patrimoniale della convenuta". L'interessato ha pertanto diffidato l'Ufficio del casellario a non fornire al giudice istruttore i certificati richiesti ed ha poi presentato ricorso ai sensi dell'art. 29 della legge n. 675.
Il trattamento di dati al quale si riferisce il ricorso rientra da un lato tra quelli svolti "nell'ambito del servizio del casellario giudiziale...o, in base alla legge, nell'ambito del servizio dei carichi pendenti nella materia penale" (art. 4, comma 1, lett. c), legge n. 675/1996) e, dall'altro (con riferimento alle iniziative intraprese dal menzionato giudice istruttore), fra i trattamenti svolti "per ragioni di giustizia, nell'ambito di uffici giudiziari..." (art. 4, comma 1, lett. d), legge n. 675/1996).
A tali trattamenti si applicano al momento solo alcune disposizioni della legge n. 675/1996 specificamente elencate nel comma 2 del citato art. 4, fra le quali non sono compresi nè l'art. 13 (esercizio del diritto di accesso ai dati), nè l'art. 29 (in materia di ricorsi al Garante) della medesima legge.
Pertanto, nei confronti dei trattamenti del tipo in questione non può essere proposto un ricorso ai sensi dell'art. 29, nè può essere presentata una previa istanza ai sensi del citato art. 13, essendo solamente possibile sollecitare, attraverso una richiesta o l'invio di una segnalazione o reclamo al Garante, la verifica della rispondenza dei trattamenti di dati ai requisiti stabiliti dalla legge o dai regolamenti (artt. 31, comma 1, lett. d) e p) e 32, in relazione al citato art. 4, comma 2).
Sulla base della documentazione prodotta dall'interessato non emergono, peraltro, ragioni che giustifichino un autonomo intervento di questa Autorità, in quanto le operazioni di trattamento svolte dall'autorità giudiziaria e quelle richieste al competente Ufficio del casellario rientrano nell'ambito di
un'attività istruttoria volta ad acquisire elementi di prova e di giudizio rispetto ad una controversia in essere. Tale attività non risulta svolta in modo illegittimo e in contrasto con la normativa sulla protezione dei dati personali.