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Timestamp: 2019-05-20 13:26:52+00:00
Document Index: 63555436

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 474', 'art. 648', 'art. 712', 'art. 640', 'art. 133', 'art. 474', 'art. 474', 'art. 530', 'art. 648']

vendita di borse contraffatte: ricettazione+478? - [ Penale :: Da collega a Collega ] - FORUM AVVOCATI & Praticanti Avvocati
Autore Topic: vendita di borse contraffatte: ricettazione+478? (Letto 3450 volte)
« il: 29 Gen 2007, 23:54 »
salve ragazzi, mi è capitato per la prima volta di dover difendere il classico vu cumpra sorpreso a vendere borse contraffatte per la strada (9 borse).
ora ci troviamo alla prima udienza in seguito a decreto di citazione.
su quest'ultimo pende l'accusa di ricettazione+commercio di prodotti con segni falsi.
io credo che per le modalità con le quali si è svolta la sua attività, più per l'evidente mancanza di originalità dei prodotti, si possa parlare di falso grossolano. e conseguentemente sarebbe impossibile parlare di 478. e perciò cadrebbe pure la ricettazione in quanto reato presupposto.
dico male, ragazzi?
avete chiarimenti da darmi in merito?
qual è la situazione giurisprudenziale attuale?
« Risposta #1 il: 30 Gen 2007, 06:57 »
sei fortunato ad avere queste imputazioni..
In effetti la vendita di cose contraffatte risponde anche a reati diversi e piu gravi quale quella stabilita nella legge del diritto di autore che costituisce una causa di espulsione specifica, revoca della licenza e cosi via il chè costituisce reato specifico della ricettazione, ma di recente la giurisprudenza li identifica autonomi.
per il falso grossolano mi pare difficile che l'elemento psicocologico possa essere atteso. posto che non sorgono dubbi che chi vende non sappia cosa stia vendendo. insomma non siamo in presenza di una bic... percepibile a tutti poiche oggi alcuni falsi sono veramene fatti bene..
cmq che centra il 478 c.p.?
fasaffa
« Risposta #2 il: 31 Gen 2007, 10:26 »
vuoi dire 474??
« Risposta #3 il: 31 Gen 2007, 11:27 »
c'è una sentenza del tribunale di benevento che può esserti utile per la tua difesa, ma considera che la cassazione (a cui si stanno conformando i giudici di merito nelle ultime pronunce) ha, anche recentemente (confermando una pronuncia del 2004), ribadito (con sentenza 30 agosto 2006 - Pres. Foscarini, Est. Pizzuti) che anhce in caso grossolanità del falso non si può parlare di reato impossibile.
N° 585/2000 Sent. N° 22/2000 R.G. Tribunale N° 4601/1999 N.R.
L'anno 2000, il giorno 23 del mese di maggio
il Giudice dr. Rosario BAGLIONI
con l'intervento del P.M. in persona del dott. Marcella Pizzillo ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente
CONTRO................. ................. nato in Senegal il 20.6.1968. Domicilio eletto in Napoli al Corso Novara n. 3.
Libero-contumace.IMPUTATO
In ordine al reato p. e p.
A) dall'art. 474 c.p. perché, quale esercente commercio ambulante, deteneva per vendere ovvero poneva in vendita n. 129 cappellini con segni distintivi vari tra cui FILA e NIKE contraffatti;
B) dall'art. 648 c.p. perché, al fine di trarne profitto per sé o per altri, acquistava o comunque riceveva conoscendone la illecita provenienza il materiale di cui sopra, abusivamente contraffatto da altri.
Accertato in Benevento il 2.7.1999.
Il P.M. chiede la condanna ad anni due e mesi uno di reclusione e lire 1.500.000 di multa.
L'Avv. Luigi A.M. Ferrone chiede l'assoluzione perché il fatto non sussiste e, in subordine, per il capo B), derubricazione nelle ipotesi di cui all'art. 712 c.p. ovvero 648, co. 2, c.p. Minimo della pena con benefici.
................. ................. è stato tratto a giudizio per rispondere di entrambi i reati contestati in rubrica.
All'esito dell'istruttoria dibattimentale, in contumacia dell'imputato, escussi i testi di lista, P.M. e difesa hanno concluso nei termini in epigrafe trascritti.
L'imputato va dichiarato responsabile del reato di ricettazione, sia pure nella forma più lieve prevista dall'art. 640, co. 2, c.p., mentre va mandato assolto dal reato di cui al capo A) della rubrica perché il fatto non sussiste.
Ed invero, le deposizioni rese dai testi ................. e ................., entrambi appartenenti al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Benevento, nonché il verbale di sequestro in atti, hanno dimostrato inequivocabilmente che il prevenuto, compiutamente identificato, è stato sorpreso mentre deteneva per la vendita 129 cappellini con marchi contraffatti Nike e Fila.
I testi hanno, infatti, precisato che i cappellini erano indubbiamente esposti al pubblico per la vendita ("erano adagiati su un panno") e che la falsità era rilevabile immediatamente ("era rilevante ed evidente a prima vista"), anche per la qualità scadente del materiale utilizzato per la contraffazione, al punto tale da consentire ad una persona di normale esperienza di accorgersi dell'inganno.
Queste, in breve, le risultanze dell'istruttoria dibattimentale.
Alla luce di quanto sopra esposto, sussistono validi elementi per ritenere provato unicamente il reato di ricettazione, oggetto del capo B) della rubrica, sia pure nella forma attenuata prevista dal capoverso della citata norma, con la conseguenza che deve ritenersi superata ogni eventuale altra questione relativa alla possibilità del concorso tra le due fattispecie criminose contestate.
Ed invero, la condotta di ricezione o di acquisto di prodotti con marchi contraffatti (contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa che ha invocato un recente orientamento della Cassazione che, in contrasto con l'indirizzo prevalente, ha ritenuto le opere abusive o con marchi contraffatti, in quanto risultato di lavorazioni o manipolazioni di cose materiali, prodotto e non provento di reato, onde nell'ipotesi di detenzione per la vendita di opere abusivamente duplicate non sussisterebbe il delitto di ricettazione, con riguardo al momento della ricezione o dell'acquisto di tali opere, per la mancanza nel caso in esame del reato presupposto) integra il reato di ricettazione in quanto il materiale per cui è causa deve ritenersi provento del reato compiuto dal produttore e l'imputato, nel momento in cui lo ha ricevuto, non poteva non accorgersi e, comunque, non poteva non essere a conoscenza della provenienza illecita dello stesso.
La ricettazione appare, comunque, di speciale tenuità, sia per il valore della merce, in verità esiguo, che per le qualità soggettive del reo, che è del tutto incensurato.
In applicazione dei criteri di cui all'art. 133 c.p., si stima pena adeguata alla concreta gravità del fatto quella di mesi quattro di reclusione e lire 200.000 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali (pena base, mesi sei di reclusione e lire 300.000 di multa, ridotta per la concessione delle attenuanti generiche a quella sopra indicata).
La mancanza di precedenti penali induce ad applicare il beneficio della sospensione condizionale.
A diverse conclusioni è, invece, possibile pervenire in ordine al reato di cui all'art. 474 c.p.
Nel caso di specie, avendo i testi chiaramente evidenziato la grossolanità delle falsificazioni, in considerazione della scarsa qualità del prodotto e del prezzo eccessivamente basso rispetto al prezzo comunemente praticato nel mercato, l'azione posta in essere deve ritenersi inidonea e, quindi, tale da non trarre in inganno: in sostanza la punibilità del reato deve ritenersi esclusa quando manca la possibilità dell'inganno ossia quando il falso è così grossolano da essere percepito da chiunque e non soltanto da una persona di particolare preparazione e competenza.
Nel caso che ci occupa, alla luce delle caratteristiche della merce, già ampiamente sopra descritte, ci si trova in presenza di un'ipotesi tipica di falso innocuo ed impossibile, essendo lo stesso percepibile da qualsiasi acquirente di comune esperienza, con la conseguenza che la contraffazione cessa di rappresentare un fattore sviante della libera determinazione del compratore.
Discende che l'imputato va mandato assolto dal reato di cui all'art. 474 c.p. perché il fatto non sussiste.
La merce in sequestro va comunque confiscata e distrutta, non essendone possibile la commercializzazione.
Letto l'art. 530 c.p.p. assolve l'imputato dal reato di cui al capo A) della rubrica perché il fatto non sussiste.
Letti gli artt. 533 e 535 c.p.p. dichiara ................. ................. colpevole del reato di cui all'art. 648, co. 2, c.p. (così qualificata l'imputazione di cui al capo B) della rubrica) e, concesse le attenuanti generiche, lo condanna alla pena di mesi quattro di reclusione e lire 200.000 di multa, oltre al pagamento delle spese processuali. Pena sospesa.
Ordina la confisca e la distruzione del corpo di reato in sequestro.
Benevento 23 maggio 2000
Dott. Rosario Baglioni
Depositato in cancelleria il 26.6.2000
« Risposta #4 il: 31 Gen 2007, 12:26 »
si ma alcune ultime sentenze della cass. intendono assai restrittivamente il falso grossolano
« Risposta #5 il: 31 Gen 2007, 12:36 »
si, infatti l'avevo premesso nel mio post.
anzi, rileggendo il tuo post mi sono resa conto che dicevi cosa diversa.
comunque dipende dal reato contestato e soprattutto bisogna considerare che alcune sentenze della cassazione (v. 19512 del 2006) derivano da ricorso contro provvedimento del tribunale del riesame
« Risposta #6 il: 03 Feb 2007, 12:08 »
Beh anche io la metterei sul piano del falso grossolano considerando il fatto che di solito gli oggetti in questione non sono mai delle copie fedeli degli originali . Esempio Gucci porta a suguire il made in Itay nel 99% dei casi non vedi marocchi che hanno la dicitura esatta ... in pratica sono delle porcherie... non so' forse oggi sn troppo stralunata ...
« Risposta #7 il: 05 Feb 2007, 11:50 »
se ti danno il falso grossolano mangio un gatto col pelo..
non lo danno neanche per i documenti falsi stampati sulla carta del formaggio..
se riesci patteggia e tanti saluti
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