Source: http://www.filcams.cgil.it/sentenza-cassazione-sezione-lavoro-9-10-2000-n-13457/
Timestamp: 2018-10-15 18:17:13+00:00
Document Index: 21806042

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 8']

Sentenza Cassazione Sezione Lavoro 9-10-2000, n. 13457
IL LICENZIAMENTO PER RIDUZIONE DI PERSONALE DEVE ESSERE ATTUATO CON IMMEDIATEZZA, AL TERMINE DELLA PROCEDURA
– Non sono ammissibili sanatorie tardive dei vizi procedurali (Cassazione Sezione Lavoro n. 13457 del 9 ottobre 2000, Pres. De Musis, Rel. Sciarelli).
Nel febbraio del 1996 la S.p.A. Italcementi ha attuato un licenziamento collettivo richiamandosi alla legge 23 luglio 1991 n. 223 che disciplina tra l’altro l’istituto della mobilità.
Cinque dei lavoratori collocati in mobilità hanno impugnato il licenziamento davanti al Pretore di Bergamo, per inadempimento da parte dell’Italcementi dell’obbligo previsto dall’art. 4, comma 9, della legge n. 223/91, secondo cui, esaurita la procedura per la riduzione di personale, contestualmente al collocamento dei dipendenti in mobilità, l’azienda deve comunicare all’Ufficio Regionale del Lavoro, alla Commissione Regionale per l’impiego e alle organizzazioni sindacali “l’elenco dei lavoratori collocati in mobilità, con l’indicazione per ciascun soggetto del nominativo, del luogo di residenza, della qualifica, del livello di inquadramento, dell’età, del carico di famiglia, nonché con puntuale indicazione delle modalità con le quali sono stati applicati i criteri di scelta”.
Il Pretore, con sentenza emessa nell’ottobre del 1997, ha annullato i licenziamenti e ha ordinato la reintegrazione dei lavoratori. L’Italcementi non ha eseguito la reintegra e, nel gennaio del 1998 ha inviato ai cinque lavoratori una lettera con la quale, premesso di avere provveduto alla comunicazione prevista dall’art. 4, comma 9, della legge n. 223/91, ha dichiarato che in seguito a ciò i precedenti licenziamenti avevano ripreso efficacia.
I lavoratori hanno impugnato questo provvedimento davanti al Pretore di Bergamo, sostenendo che la tardiva comunicazione eseguita dall’azienda in base all’art. 4 della legge n. 223/91 non era idonea a sanare i precedenti licenziamenti.
Il Pretore ha accolto il ricorso dei lavoratori, ordinando nuovamente la loro reintegrazione e condannando l’azienda al risarcimento del danno. La sua decisione è stata confermata, in grado di appello, dal Tribunale di Bergamo. La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 13457 del 9 ottobre 2000, Pres. De Musis, Rel. Sciarelli) ha rigettato il ricorso dell’azienda, escludendo la possibilità che l’inadempienza all’obbligo di comunicazione previsto dalla legge n. 223 del 1991 possa essere sanata in un momento successivo.
La complessa procedura di cui all’art. 4 della legge 223 del 1991 – ha affermato la Corte – è in funzione di un particolare momento e di particolari condizioni: il particolare momento è quello di crisi aziendale che giustifica il provvedimento; le particolari condizioni sono date dalla situazione comparativa dei vari lavoratori che, presa doverosamente in esame e adeguatamente considerata, determina la scelta dei lavoratori da licenziare.
Entrambi tali elementi devono sussistere nel momento in cui, a conclusione della procedura viene disposto il licenziamento. Pretendere, come nel caso in esame, che il licenziamento cominci a produrre i suoi effetti ben oltre la conclusione della procedura di cui all’art. 4 (nel caso di specie: un anno e mezzo dopo che i licenziamenti erano stati comunicati ai lavoratori) – ha affermato la Corte – significherebbe alterare tutti i presupposti e le condizioni che hanno giustificato il licenziamento: 1) il momento di crisi aziendale può essere stato superato o ridotto e circoscritto; 2) la situazione comparativa fra lavoratori può essere tutt’affatto mutata, essendo potute intervenire, nel frattempo, cessazioni di rapporti lavorativi o mutamento nelle situazioni personali, lavorative o familiari, già prese a raffronto per la scelta dei lavoratori da licenziare.
Ne consegue – ha aggiunto la Corte – che il licenziamento collettivo può avere validità ed efficacia solo nell’osservanza delle norme imperative procedurali che lo regolano e che ne consentono l’adozione nell’obbligatoria osservanza di 120 gg. dalla conclusione della procedura di cui ai commi 6, 7 e 8 della legge n. 223 del 1991 (art. 8, comma 4 legge n. 148 del 1993). Sussiste in materia un obbligo di immediatezza, di tal che una comunicazione tardiva alle organizzazioni sindacale e agli uffici del lavoro, in quanto al di fuori dei tempi previsti per la procedura culminante col licenziamento collettivo, è preclusa.