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Timestamp: 2020-07-09 17:22:52+00:00
Document Index: 79771835

Matched Legal Cases: ['art. 111', 'art. 360', 'art. 32', 'art. 360', 'art. 116', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 96', 'art. 4', 'art. 156', 'in fine', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 333', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 2909', 'art. 324', 'art. 96', 'art. 111']

Discussione: diritti dei nonni sui nipoti
Risposte alla discussione: (Pagina: 13 )
maurizio3211
04/06/2008 12:11:49 SPERANDO DI FARE COSA GRADITA RIPORTO DI SEGUITO E PER AMORE DI CHIAREZZA RIPORTO IL PIU' RECENTE ASPETTO GIURISPRUDENZIALE DEL PROBLEMA.
CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza n. 244423/07 del 8 novembre 2007
Luccioli – Relatore Giusti Pm Caliendo – conforme
1. M. L. e L. P. L., nonni materni di L., nato nel 1992, e di C. G., nata nel 1994, si rivolsero, ai sensi degli artt. 333 e 336 cod. civ., al Tribunale per i minorenni di Roma, lamentando che, a causa dell'interruzione dei rapporti con la loro figlia E. e suo marito G. G., ad essi ricorrenti era impedito di vedere i nipoti , e chiedendo la pronuncia di un provvedimento che consentisse loro tali incontri.
Il Tribunale per i minorenni, dopo aver tentato inutilmente di far riprendere i rapporti tra i nonni ed i nipoti, con decreto in data 4 novembre 2004 incaricò il Servizio sociale di compiere attività di mediazione tra i genitori ed i nonni materni e di organizzare, valutata la disponibilità dei minori, incontri protetti con i nonni medesimi, con l'obiettivo di dirimere la conflittualità fino ad allora esistente.
2. La Corte d'appello di Roma, sezione per i minorenni, sentite le parti e la psicologa del Dipartimento materno infantile, con decreto reso pubblico mediante deposito in cancelleria il 23 gennaio 2006 ha respinto il reclamo proposto dai genitori di L. e di C.
2.1. Ad avviso della Corte territoriale, nella sua composizione specializzata, quello che va salvaguardato è l'interesse dei minori, che consiste nel vivere sereni e tranquilli, mantenendo buoni ed equilibrati rapporti con tutti i propri parenti, ivi compresi i nonni. La serenità di tali rapporti - hanno precisato i giudici del reclamo - non può venir imposta con un provvedimento giurisdizionale, ma è precipuo compito del giudice minorile operare al fine di garantire ai minori la serenità e l'equilibrio in detti rapporti.
Il provvedimento del Tribunale è, secondo la Corte d'appello, corretto e ben indirizzato, in quanto incarica personale di specifica competenza di attivarsi, nel modo ritenuto via via più opportuno al fine di stemperare la conflittualità esistente, in particolar modo tra madre e figlia, consentendo, così, ai nipoti di usufruire anche di un buon rapporto con i nonni, che è cosa importante per il loro equilibrio.
La Corte capitolina non ha, infine, ritenuto opportuno vincolare, come chiesto dai nonni, l'opera del Servizio incaricato con precise disposizioni, tenuto conto che per dirimere eventuali difficoltà nell'esecuzione del provvedimento è competente il giudice tutelare, il quale ha mezzi di intervento più rapidi e pertinenti.
3. Per la cassazione del decreto della Corte d'appello i coniugi G. G. ed E. L. G. hanno interposto ricorso, ai sensi dell'art. 111 della Costituzione, con atto notificato il 9 marzo 2007, sulla base di quattro motivi.
Hanno resistito, con controricorso, L. P. L. e M. L. In prossimità dell'udienza, i ricorrenti hanno depositato una memoria illustrativa.
1. Con il primo motivo, i ricorrenti, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 29 e 30 della Costituzione e degli artt. 333, 336 e 155 cod. civ., in relazione all'art. 360, numero 3), cod. proc. civ., pongono il quesito «se i nonni - quando nulla possa rimproverarsi ai genitori, che vivono non separati, ma anzi uniti fra di loro e con i loro figli - abbiano autonomo diritto di visita e di frequentazione con i nipoti, figli di genitori non separati».
Il secondo mezzo, prospettando violazione e falsa applicazione dell'art. 32, secondo comma, della Costituzione, in relazione all'art. 360, numero 3), cod. proc. civ., chiede a questa Corte «se il giudice possa imporre giudizialmente a genitori maggiorenni ed adulti trattamento psicoterapeutico ed incontri tra genitori e nonni, con accesa conflittualità».
Il terzo motivo è rubricato violazione e falsa applicazione dell'art. 116 cod. proc. civ., in relazione all'art. 360, numero 3), cod. proc. civ., nonché omessa e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti, in relazione all'art. 360, numero 5), cod. proc. civ. I ricorrenti domandano «se il giudice, allorché verifichi che i genitori sono stati traumatizzati negli anni della loro crescita in famiglia dai nonni dei propri figli ed in presenza di relazione dei Servizi sociali che ritiene non attuabile la relazione affettiva tra i nonni ed i nipoti, possa ritenere opportune le visite e le frequentazioni giudizialmente imposte tra nonni e nipoti, i quali sono sereni, equilibrati, ben educati ed hanno un buon rendimento scolastico, tanto più che, ove non imposte giudizialmente, le visite e le frequentazioni tra nonni e nipoti sono consentite dai genitori, anche alla presenza della zia materna».
Il quarto motivo prospetta la violazione e la falsa applicazione degli artt. 96 e 112 cod. proc. civ., in relazione all'art. 360, numero 3), cod. proc. civ., nonché omessa motivazione circa un punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti, in relazione al numero 5) del medesimo art. 360 cod. proc. civ. Esso si chiude con il quesito «se, allorché è richiesta la condanna al risarcimento dei danni ai sensi dell'art. 96 cod. proc. civ., il giudice abbia l'obbligo comunque di pronunciarsi e di motivare».
2. Preliminarmente, deve essere esaminata l'eccezione attinente alla ritualità del controricorso, sollevata, con la memoria depositata in prossimità dell'udienza, dai ricorrenti. Essi sostengono che la notifica del controricorso, effettuata in base alla legge 21 gennaio 1994, n. 53 (che facoltizza gli avvocati a procedere alle notificazioni degli atti civili), sarebbe nulla: sia perché la relata non sarebbe stata firmata dall'Avv. Nicola Romano (che ha proceduto ad eseguire la notifica in via diretta, ai sensi dell'art. 4 della citata legge), né vi sarebbe apposto il timbro dello stesso in calce; sia perché l'atto sarebbe stato vidimato in alto sulla decima pagina dall'Avv. Rossi, Consigliere dell'Ordine degli avvocati di Roma, per delega del Presidente, senza l'indicazione della delibera di delega al detto Consigliere. L'eccezione è infondata. A prescindere da ogni altra considerazione, è assorbente il rilievo che il denunciato vizio della notifica sarebbe in ogni caso sanato con effetto ex tunc per raggiungimento dello scopo, ai sensi dell'art. 156, ultimo comma, cod. proc. civ., a seguito del deposito, da parte dei ricorrenti, della memoria illustrativa in prossimità dell'udienza con cui (v. pag. 7, in fine) si confutano le deduzioni sollevate nel controricorso medesimo, in particolare con riguardo alla inammissibilità dell'impugnazione (cfr. Cass., Sez. I, 23 settembre 1986, n. 5705; Cass., Sez. III, 22 marzo 2005, n. 6152).
3. Passando all'esame del ricorso, è stata eccepita dai controricorrenti l'inammissibilità del ricorso straordinario per cassazione, giacché il provvedimento impugnato sarebbe non definitivo e privo di contenuto decisorio, di portata meramente ordinatoria-amministrativa, e come tale non idoneo ad incidere su posizioni di diritto soggettivo in conflitto.
L'eccezione è fondata, nei limiti di seguito precisati.
3.1. In una non recente pronuncia di questa Sezione (sentenza 24 febbraio 1981, n. 1115), è stato statuito - sulla premessa che l'esperibilità o meno del ricorso per cassazione, a norma dell'art. 111 della Costituzione, avverso il provvedimento camerale, reso dalla corte d'appello su reclamo avverso decreto del tribunale, va riscontrata, a prescindere dalla forma del provvedimento medesimo, a seconda che esso incida in via definitiva su posizioni di diritto soggettivo in conflitto, ovvero abbia portata meramente ordinatoria ed amministrativa - che tale esperibilità deve essere affermata con riguardo al provvedimento che decida, ai sensi degli artt. 333 e 336 cod. civ., sul conflitto insorto tra nonni e genitore esercente la potestà sul figlio minore, in ordine alla facoltà o meno di quest'ultimo di escludere visite o contatti tra il figlio stesso e detti nonni. In quell'arresto, la Corte operò una distinzione. Quando ha per oggetto la mera opportunità, nel caso concreto, di consentire ai nonni contatti con il nipote nonostante la contraria volontà dei genitori di quest'ultimo o le concrete modalità con cui il diritto di visita deve svolgersi, il ricorso per cassazione avverso il decreto della corte d'appello è inammissibile perché la valutazione di dette opportunità o modalità non acquista mai valore di giudicato. Detto ricorso è, invece, ammissibile allorché investe una questione preliminare di puro diritto, vale a dire la questione se, qualora manchi una prova specifica del pregiudizio effettivo subito dal minore per l'interruzione di qualsiasi rapporto con i nonni imposta dal genitore, quest'ultimo sia libero secondo il nostro ordinamento di insistere in tale suo atteggiamento come lecita estrinsecazione del suo diritto-dovere di potestà sui figli minori, senza che possa farsi ricorso all'applicazione dell'art. 333 cod. civ. anche qualora non deduca (o non riesca, a sua volta, a provare) che il loro contatto coi nonni sia nocivo per i figli stessi.
La giurisprudenza successiva, anche a Sezioni Unite, ha tuttavia escluso che, ai fini dell'ammissibilità del mezzo di impugnazione, la natura del provvedimento possa risultare ancorata, anziché alla valutazione dell'effetto dello stesso, al tipo di questione sollevata con il motivo di ricorso per cassazione. Si è infatti affermato che le statuizioni della corte d'appello emesse, ai sensi degli artt. 333 e 336 cod. civ., nel quadro degli atti "innominati" incidenti sull'esercizio della potestà dei genitori, non sono mai assistite dall'autorità della cosa giudicata sostanziale, risultando, per converso, caratterizzate dalla meno intensa efficacia propria dei provvedimenti camerali di volontaria giurisdizione, non risolutivi di alcun contrasto tra contrapposti diritti soggettivi, ma funzionali alla sola tutela interinale del minore (e, pertanto, soggetti a modifica o revoca da parte del giudice che li ha emessi); con la conseguenza che gli eventuali vizi del provvedimento impugnato (pur se, in concreto, sussistenti), non essendo idonei a produrre effetti irreparabili (ben potendosi adottare, in seguito, altra decisione, immune dagli errori denunciati), non possono essere legittimamente denunciati con il ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost. (Cass., Sez. Un., 23 ottobre 1986, n. 6220; Cass., Sez. I, 11 marzo 1987, n. 2528; Cass., Sez. I, 27 novembre 1987, n. 8825; Cass., Sez. I, 20 marzo 1998, n. 2934; Cass., Sez. I, 2 agosto 2002, n. 11582; Cass., Sez. Un., 15 luglio 2003, n. 11026; Cass., Sez. I, 20 ottobre 2005, n. 20333; Cass., Sez. I, 23 gennaio 2007, n. 1480).
Quest'ultimo orientamento deve essere qui ribadito.
Tale provvedimento, reso dalla corte d'appello in esito ad un procedimento ai sensi degli artt. 333 e 336 cod. civ., non è impugnabile con ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 Cost., perché privo dei requisiti della decisorietà (intesa come risoluzione di una controversia su diritti soggettivi o status) e della definitività (intesa come mancanza di rimedi diversi e nell'attitudine del provvedimento a pregiudicare con l'efficacia propria del giudicato quei diritti e quegli status), essendo revocabile in ogni tempo per motivi originari o sopravvenuti ed avendo la funzione non di decidere una lite tra soggetti - i nonni, da una parte, ed i genitori, dall'altra -, ma di controllare e governare gli interessi dei minori, essendo dettato a tutela e protezione di tali interessi e ponendosi, quindi, in funzione gestoria di essi. Conseguentemente, l'impugnato provvedimento non incide con attitudine al giudicato sull'attribuzione o sulla negazione di un bene della vita, neppure in relazione ad un arco di tempo determinato, appunto perché, potendo essere modificato o revocato in ogni momento, non fa stato nel senso di cui all'art. 2909 cod. civ. né dà luogo al giudicato in senso formale (art. 324 cod. proc. civ.).
4. Il provvedimento, reso in sede di reclamo, di regolamentazione della visita dei minori da parte dei nonni materni, ancorché non sia di per sé ricorribile per cassazione per le ragioni appena esposte, è tuttavia impugnabile con tale mezzo limitatamente alla parte - veicolata con il quarto motivo - recante l'omessa pronuncia in ordine alla domanda di condanna per responsabilità aggravata ai sensi dell'art. 96 cod. proc. civ.
Difatti, la pronuncia sulla responsabilità per lite temeraria, inerendo a posizioni giuridiche soggettive di debito e di credito discendenti da un rapporto obbligatorio autonomo rispetto a quello in esito al cui esame essa è stata adottata, ha i connotati della decisione giurisdizionale e l'attitudine al passaggio in giudicato, indipendentemente dalle caratteristiche - di volontaria giurisdizione - del provvedimento cui accede (cfr., in materia di pronuncia sulle spese nei provvedimenti di volontaria giurisdizione, Cass. , Sez. I, 19 settembre 2003, n. 13892 ; Cass., Sez. Un., 29 ottobre 2004, n. 20957; Cass., Sez. II, 29 dicembre 2004, n. 24140; Cass., Sez. II, 26 giugno 2006, n. 14742; Cass., Sez. I, 21 marzo 2007, n. 6805). Ma, pur essendo in sé proponibile il mezzo, il motivo è infondato, giacché l'avvenuta compensazione delle spese contiene un'implicita reiezione della domanda a causa dell'esclusione dei presupposti richiesti ai fini della condanna al risarcimento dei danni per responsabilità processuale aggravata (Cass., Sez. I, 30 marzo 2000, n. 3876).
17/06/2008 22:29:11 Cassazione: natura del provvedimento che riconosce il diritto di visita dei nonni verso i nipoti
Non è impugnabile con il ricorso per cassazione a norma dell’art. 111 della Costituzione il decreto, reso in sede di reclamo dalla Corte di Appello, che conferma le modalità di esercizio del diritto di visita dei nonni materni verso i nipoti stabilite dai primi giudici che,
nel caso di specie, avevano incaricato i servizi sociali di attivarsi nel modo ritenuto via via più opportuno al fine di stemperare la conflittualità esistente tra i nonni e i genitori, non separati, “consentendo così, ai nipoti di usufruire anche di un buon rapporto con i nonni, che è cosa importante per il loro equilibrio (…)”. E’ questo il principio espresso in una recente pronuncia dei giudici di legittimità (Sent. n. 24423/07) che, nel dichiarare inammissibile il ricorso promosso da due genitori non separati avverso tale provvedimento, hanno motivato la propria decisione sul fatto che lo stesso è “privo dei requisiti della decisorietà, (intesa come risoluzione di una controversia su diritti soggettivi o status) e della definitività (intesa come mancanza di rimedi diversi e nell’attitudine del provvedimento a pregiudicare con l’efficacia propria del giudicato, quei diritti e quegli status), essendo revocabile in ogni tempo per motivi originari o sopravvenuti ed avendo la funzione non di decidere una lite tra soggetti – i nonni, da una parte, e i genitori, dall’altra -, ma di controllare e governare gli interessi dei minori, essendo dettato a tutela e protezione di tali interessi e ponendosi, quindi, in funzione gestoria di essi”.
(Data: 16/12/2007 - Autore: Francesca Romanelli)
27/06/2008 12:31:44 Ciao a tutti, Sono (purtroppo) una nonna che ha combattuto per potere vedere il nipote e che ci ha già rimesso troppo in salute.Inutilmente. In Italia non esiste regolamentazione. Ora sono giunta ad una conclusione : carissimi figli/e nuore/generi tenetevi i vostri adorati pargoli, fateli crecere come accidenti volete, usateli come arma e strumento di ricatto ma andate tutti a quel paese.
Un caro e sinceri augurio vi faccio : che i vostri adorati figli rendano a voi la pariglia di quello che avete fatto a noi con gli interessi. Presto vi brucerete le mani costatando chi i figli li avete "generati" ma non sono vostri. Con tutto il cuore .
05/07/2008 19:46:02 Ciao Maurizio,leggo con rammarico il tuo intervento,ne resto deluso come lo sarai tu ma il mio modesto ed opinabile parere mi porta a consigliarti di non mollare,io non conosco la tua personale esperienza in merito ma essendo io toccato in prima persona da una faccenda negaiva a riguardo credo che non si debba mai lasciare nessuna via imbattuta,ti ricordo che in base all’articolo 317-bis del codice civile vi è un nostro diritto,non credo sia vero che in Italia non ci sia una legge che non tuteli i diritti di ogni individuo,io sto percorrendo la mia strada e credo otterro buoni frutti,forse hai perso la fiducia magari inciampando in senso metaforico in un legale poco attento,se vuoi esporre meglio la tua storia ti lascio il mio indirizzo:fabione.melis(chiocciola)yahoo.it
bynnye
16/11/2008 01:06:21 io non credevo che l ipocrisia potesse andare oltre...
se i nonni vanno per vie legali evidentemente hanno sbagliato in primis loro, e continuando a fare cosi continueranno solo ad aumentare il fuoco...
io mai e poi mai manderei mio figlio a dormire o ad andare a casa loro senze me e mio marito...non è il fatto di malafede è proprio che non mi fido di loro sono distratti e a 2 anni e mezzo il bimbo nn deve stare lontano dai genitori.
e poi io penso che se 2 persone durante la settimana lavorano e si vedono al massimo un ora il sabata(se non lavorano) o la domenica vorrebbero stare loro tre insieme come una famiglia e non devono andare per forza null a casa dei nonni se non vogliono.perche questo è solo che egoismo da parte dei nonni.
inoltre la legge per il diritto di visita non specifica quante volte, per me sarebbe anche troppo una volta al mese, visto che se fosse stato per loro starei a dormire sotto i ponti,meno male che c erano i miei genitori ad aiutarmi che non ringraziero mai abbastanza. è brutto dover pagare dei debiti dei miei suocere intestati a mio marito e sapere che loro hanno prese quasi 30.000,00 e se li sono tenuti per loro senza darci una mano.
Arianna&Giulio
26/04/2009 13:43:56 Salve! ho letto la discussione ma volevo esporre con precisione il nostro caso perchè siamo un po sconcertati...siamo una coppia di genitori e abbiamo una bambina che tra poco compirà 2 anni viviamo accanto a mia suocera. Sono sorti vari problemi culminati con la sua minaccia di mandarci gli assistenti sociali perchè è una settimana che non vede la bimba...effettivamente dopo le feste di pasqua in cui si è intrattenuta parecchio presso la nonna senza la nostra presenza (dato che i rapporti sono molto deteriorati e lei non ci ha voluti al pranzo di famiglia) ho deciso di non lasciargliela per un po visto che le fa fare di tutto e poi mi torna a casa piantando un sacco di capricci. La bimba è piccola e ancora non capisce le differenze sulle regole di una casa o l'altra e se ne approfitta quindi ogni volta che apro la porta di casa lei va di la...e non c'è verso di recuperarla se non trascinarla via in lacrime. Così evito di stare fuori con la bimba quando c'è lei (altrimenti non potrei starci io, che per altro non lavoro e quindi ho il tempo per badare alla bambina) o quando ho la macchina esco e vado al parco o a trovare amiche con bimbi...sono stata accusata di tenerla reclusa e di essere pazza, mentre con lei la bimba esce...bla bla...comunque ho deciso di lasciargliela solo in caso di necessità o per lo meno quando non può fare le cose che facciamo noi. Ho altresì deciso di equiparare (più o meno si intende) il tempo trascorso con lei a quello dell'altra nonna (mia mamma). Infine volevo sapere: ma può davvero fare una cosa del genere...mandarci gli assistenti sociali perchè magari non vede la bimba per una o due settimane? Ci sono volte in cui ho avuto bisogno più di una volta a settimana ma anche volte in cui non ce ne sarà o preferirò lasciarla anche a qualcun altro. mi devo preoccupare seriamente di queste minacce?
22/05/2009 15:39:29 SALVE!IO SONNO STRANIERA E HO UN FIGLIO DI 3 ANNI....
II GENITORII DEL MIO MARITTO NON HANNO MAI AVUTTO TEMPO PER IL MIO FIGLIO....NON VENGONO NEANCHE AL SUO COMPLEANNO ULTIMAMENTE...NON MI FIDO PIU DI LORO E NEANCHE DEL LORO COMPORTAMENTTO...VOGLIO SAPERRE E IO SONNO OBLIGATTA A LASIARE IL MIO FIGLIO DA SOLO CON LORO??E SE IO VOGLIO CHE NELLA LORO PRESENZA DEVE STARE IO O IL MIO MARITTO??GRAZIE!
02/06/2009 23:15:43 Ciao!
Io ho litigato con i genitori del mio compagno: prima di quel giorno la mia figlia maggiore di due anni e mezzo andava due interi giorni (dalle 9 della mattina fino alle 9 di sera) alla settimana dai nonni. Da quel maledetto mercoledì sera di ormai due mesi fa ho deciso di tagliare completamente i ponti per troppe cattiverie dette da entrambe le parti. Ora mia figlia va, ma solo accompagnata dal mio compagno perchè dopo avermi fatto capire che mi odiano, io non mi fido più di loro.
A loro così non va bene: vorrebbero obbligarmi a mandargli di nuovo la bambina come facevo prima, ma io non ce la faccio, non mi sentirei tranquilla, possono obbligarmi a fare una cosa del genere? Ionoltre mi hanno detto che se non gliela mando agiranno per vie legali: possono e che cosa possono ottenere?
io ho anche detto loro che possono venire quando vogliono a trovare mia figlia a casa da me tanto abitiamo a 500mt di distanza, ma loro non volgiono, vogliono che sia io a mandare mia figlia a casa loro.
ma io mi chiedo: perchè un genitore non può scegliere cosa fare dei propri figli? Possono i nonni decidere?
Quando mia figlia sta male o ha bisogno di qualcosa, non dice nonna/o, ma MAMMA!!!
mobilità guardie giurate diritti e doveri