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Timestamp: 2018-03-23 22:58:02+00:00
Document Index: 2418388

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 129', 'art. 54', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 41', 'art. 2', 'art. 54', 'art. 4', 'Cass. Sez. ', 'art. 2', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 54', 'art. 2045', 'art 54']

Non punibili gli extracomunitari per i Cd contraffatti - Italian: Chat - Club Myce - Knowledge is Power
Non punibili gli extracomunitari per i Cd contraffatti
arrubiu 2001-03-20 10:09:52 UTC #1
(Trib. Roma 15.2.2001)
Gli extracomunitari che vendono per strada CD riprodotti illegalmente non sono punibili sotto il profilo penale. Questo perchÃ© il danno sociale provocato dal commercio illegale dei compact Ã¨ minimo (al massimo si puÃ² chiedere il risarcimento per via civilistica) mentre la diffusione a livello mondiale di grandi network come Napster "si sono mossi da tempo in senso anticopyright e hanno permesso copie di massa". Una sentenza coraggiosa e a suo modo innovativa quella emessa da Gennaro Francione, giudice della quinta sezione del Tribunale di Roma. Due i punti cardine del provvedimento. Da una parte il fatto che in questo caso la norma penale "Ã¨ desueta di fatto per l'abitudine di molte persone di tutti i ceti sociali che ricorrono all'acquisto dei cd o li scaricano da Internetâ€¦". Dall'altra la costatazione oggettiva che i quattro senegalesi per i quali era stata chiesta la condanna sono in condizioni di tale indigenza da far scattare la non punibilitÃ . In altre parole secondo il giudice Francione il ricavato della vendita dei CD contraffatti era l'unica forma di sostentamento per gli imputati. (27 febbraio 2001)
Sentenza del 15 febbraio 2001 della quinta sezione del Tribunale di Roma
Tizio, colto in possesso di cd sprovvisti di contrassegno SIAE e abusivamente duplicati, Ã¨ stato tratto a giudizio, chiamato a rispondere dei reati di cui alla rubrica.
In via preliminare il Giudice, dopo aver accertato che non risultano nelle carte del P. M. atti tendenti a dimostrare che il prevenuto straniero abbia altre forme di sostentamento oltre quella illecita rilevata, invitava le parti a svolgere i loro rilievi, considerando che ricorresse un caso di obbligo di immediata declaratoria di causa di non punibilitÃ ex art. 129 c.p.p. per aver l'imputato agito in stato di necessitÃ essendo mosso nella sua azione di venditore di cd contraffatti dalla necessitÃ di salvare se stesso dal pericolo attuale di un danno grave alla salute e alla vita rappresentato dal bisogno alimentare non altrimenti soddisfatto.
Essendosi opposto il P. M. per la declaratoria de quo e avendo la difesa concordato, il Giudice si ritirava in Camera di Consiglio per la decisione, rilevando la sussistenza dell'esimente ex art. 54 c. p.[1] sulla base delle seguenti considerazioni.
In via preliminare va notato che la vecchia giurisprudenza secondo cui l'onere della prova incombeva all'imputato risulta superata dal nuovo 111 della Cost. e dal giusto processo instaurando per il quale, nella paritaria posizione delle parti, Ã¨ compito del giudice, in un rinnovato spirito del favor rei, valutare anche d'ufficio giÃ a monte qualunque elemento possa escludere la responsabilitÃ del prevenuto.
arrubiu 2001-03-20 10:10:56 UTC #2
La consuetudine Ã¨ una manifestazione della vita sociale che si concreta in un'attivitÃ costante ed uniforme dello Stato-comunitÃ (Tesauro). Ad essa puÃ² essere attribuita funzione di mezzo d'interpretazione di principi e norme (consuetudine interpretativa) ma anche di fatto idonea a disapplicare la norma scritta(consuetudine abrogativa).
Il nostro ordinamento considera contra legem la consuetudine abrogativa perchÃ© contraria al dettato dell'art. 8 delle preleggi che comporta l'applicabilitÃ della consuetudine(usi) solo se richiamata da leggi e regolamenti.
Anche la legge penale va interpreta alla luce del mondo concreto in cui si sviluppa, con tensione dinamica e non statica ad evitare una discrasia tra il dover essere normativo e quello reale. "La dottrina - come leggiamo in Antolisei - Ã¨ concorde nell'attribuire alla consuetudine la piÃ¹ grande importanza nell'interpretazione della legge, specie nei riguardi dei fatti che sono valutati in diverso modo nei vari ambienti sociali"(F. Antolisei, Manuale di diritto penale, Parte generale - GiuffrÃ¨ Milano, 1969, p. 51-52, in cui si cita il Codex iuris canonici <ca. 29>: Consuetudo est optima legum interpres). Secondo Antolisei Ã¨ addirittura da ammettersi la consuetudine integratrice o praeter legem che sorga per integrare i precetti della legge qualora essa non si risolva in danno dell'imputato (F. Antolisei, ibid.).
La legge e la giustizia vanno applicate in nome del popolo ad esso spettando la sovranitÃ (art. 1 della Cost.) e il metro di questa sintonia Ã¨ proprio la rispondenza piena del popolo alle leggi penali emanate dal Parlamento, il quale puÃ² andare "controcorrente" quando contraddica lo spirito del comune sentire della popolazione che ad esso ha dato mandato, incorrendo in tal maniera di fatto nella disapplicazione della norma scritta.
arrubiu 2001-03-20 10:11:51 UTC #3
Nel caso di specie la norma repressiva di base, la protezione penalistica - e non meramente civilistica del diritto d'autore - Ã¨ desueta di fatto per l'abitudine di molte persone di tutti i ceti sociali, che, in diuturnitas, ricorrono all'acquisto di cd per strada o li scaricano da Internet. Anche grossi network come Napster si sono mossi da tempo in senso anticopyright e hanno permesso copie di massa dell'arte musicale. Fenomeno appena sfiorato dalle recenti sentenze degli USA che si sono espresse nel senso di regolamentare la materia della riproduzione di massa, ma con un pagamento ridottissimo in un nuovo mercato dove il guadagno dei produttori Ã¨ quantificato su "minimi diffusissimi". In linea con questa strategia si Ã¨ espresso recentemente il Parlamento europeo con la direttiva per "la protezione del diritto d'autore nella societÃ dell'informatica" avanzando al piÃ¹ l'ipotesi di un equo compenso per gli autori per la diffusione globale della loro opera.
Il fatto Ã¨ che la strategia del regalo Ã¨ uno dei punti centrali nel mondo digitale, tanto che si parla di free economy, economia del gratis appunto, o di gift economy, economia del regalo. "Nell'etÃ dell'accesso si passa da relazioni di proprietÃ a relazioni di accesso. Quello di proprietÃ privata Ã¨ un concetto troppo ingombrante per questa nuova fase storica dominata dall'ipercapitalismo e dal commercio elettronico, nella quale le attivitÃ economiche sono talmente rapide che il possesso diventa una realtÃ ormai superata"(Vedi New economy in http://mediamente.rai.it/biblioteca).
L'azione degli oligopoli produttivi appare quindi in contrasto con l'art. 41 della Cost. secondo cui l'iniziativa economica privata libera "non puÃ² svolgersi in contrasto con l'utilitÃ sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertÃ , alla dignitÃ umana". Solo un'arte a portata di tasca di tutti i cittadini e soprattutto dei giovani puÃ² essere a livello produttivo umanitaria e sociale come richiesto dalla Costituzione, per far sÃ¬ che davvero tutti possano godere dei prodotti artistici.
arrubiu 2001-03-20 10:12:31 UTC #4
In definitiva, se compito dello Stato ex art. 2 della Costituzione Ã¨ rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che si frappongono al libero ed egualitario sviluppo della comunitÃ , risulta la normativa penalistica a favore del copyright tendenzialmente abrogata di fatto ad opera dello stesso popolo per desuetudine, con azione naturale tendente a calmierare le sproporzioni economiche del mercato capitalistico in materia. Tale consuetudine non Ã¨ quella abrogativa canonica ex lege ma di fatto incide sull'interpretazione della norma penalistica, quanto meno nel senso di far percepire al giudice quanto possa essere ridotta la forza cogente di una norma espressa, imposta ma non accettata dalla maggioranza del consesso sociale. Nel contempo permette di rilevare come ai fini dell'enunciando stato di necessitÃ il fatto del vendere cassette per sopravvivere Ã¨ piÃ¹ che proporzionato al pericolo connesso alla lesione del copyright (art. 54 ult. parte co. 1[1]).
L'azione di depenalizzazione strisciante e non legalizzata del fenomeno trova appiglio de iure condendo nei lavori della Commissione ministeriale per la riforma del codice penale (istituita con d.m. 10 ottobre 1998) che nel progetto preliminare di riforma del codice penale avanza il principio della necessaria offensivitÃ del fatto, e soprattutto, quello della sua irrilevanza penale.
La Commissione ha preso innanzitutto atto del fatto "che il principio di necessaria offensivitÃ costituisce ormai connotato pressochÃ© costante dei piÃ¹ recenti progetti riformatori. Esso ha trovato ingresso nello schema di legge-delega Pagliaro, che in uno dei primi articoli, collocato non a caso subito dopo la enunciazione del principio di legalitÃ , invita a "prevedere il principio che la norma sia interpretata in modo da limitare la punibilitÃ ai fatti offensivi del bene giuridico" (art. 4 comma 1). Ed Ã¨ stato enunciato a tutto campo nel Progetto di revisione della seconda parte della Costituzione, licenziato il 4 novembre 1997 dalla Commissione Bicamerale: "non Ã¨ punibile chi ha commesso un fatto previsto come reato nel caso in cui esso non abbia determinato una concreta offensivitÃ ".
La Commissione ritiene che, al di lÃ delle opinioni specifiche di ciascuno sulle modalitÃ di inserimento di tale principio nel codice, le posizioni sopra enunciate esprimano la esigenza insopprimibile di ancorare, anche visivamente, la responsabilitÃ penale alla offesa reale dell'interesse protetto, nel quadro di un diritto penale specificamente finalizzato a proteggere i (piÃ¹ rilevanti) beni giuridici".
Anche sul campo della concreta offensivitÃ la New economy ha dimostrato come addirittura la diffusione gratuita delle opere artistiche acceleri paradossalmente la vendita anche degli altri prodotti smistati nei canali ufficiali, e se ciÃ² vale nello spazio virtuale di Internet deve valere anche nello spazio materiale con vendita massiccia di prodotti-copia che alimentano l'immagine e la vendita dello stesso prodotto smistato in via "legale".
Naturalmente in questa sede la depenalizzazione in re, per mancanza di una reale offesa al copyright(tutelabile al piÃ¹ civilmente ma non penalmente), non puÃ² essere ancora invocata e lo si potrÃ probabilmente con la riforma del codice penale, ma il dato acquista rilievo di fatto ai fini di stabilire la proporzione dell'azione svolta dai venditori di cd con l'offesa arrecata ai diritti d'autore.
In tema di stato di necessitÃ , a fronte dei dubbi interpretativi suscitati dall'espressione "danno grave alla persona", ancora la Commissione succitata ci illumina avendo proposto di "chiarire quali beni siano effettivamente "salvabili" (lo schema di legge-delega Pagliaro sembra considerare rilevanti agli effetti della esimente tutti gli interessi personali propri o altrui, siano essi oggetto di pericolo di un danno grave o non grave, attengano alla integritÃ fisica o a quella morale della persona, compensando tuttavia questo ampliamento con una drastica delimitazione della scriminante sul terreno della proporzione)".
Quanto ai venditori di cd per strada Ã¨ fatto notorio che trattasi di soggetti privi di lavoro, in condizioni spesso di schiacciante subordinazione. Notoria non egent probatione, i fatti notori non richiedono prova dal momento che la nozione di fatto de quo rientra nella comune esperienza. Si aggiunga che dalle carte processuali non emergono elementi per dedurre che il prevenuto avesse altre forme di sussistenza e si puÃ², quindi, presumere che la vendita del prevenuto oggi incriminato sia fatta esclusivamente per il proprio sostentamento vitale.
Nel caso di specie Ã¨ innegabile che il venditore di cd Ã¨ un extracomunitario che agisce spinto dal bisogno di alimentarsi. Una vecchia giurisprudenza escludeva lo stato di necessitÃ per chi agisca spinto da necessitÃ attinenti all'alimentazione "poichÃ© la moderna organizzazione sociale, venendo incontro con diversi mezzi ed istituti agli indigenti, agli inabili al lavoro e ai bisognosi in genere, elimina per costoro il pericolo di restare privi di quanto occorre per <omissis> il loro sostentamento quotidiano"(Cass. Sez. III 24 maggio 1961, P. M. c. De Leo, Giust. pen. 1962, II 81, m. 68).
Trattasi di giurisprudenza riferentesi a un contesto sociale diverso da quello attuale dove l'entrata in massa di extracomunitari rende praticamente impossibile predicare l'esistenza di organizzazioni atte ad accoglierli e a nutrirli in massa. E quindi piÃ¹ che mai si pone il problema di affrontare modi e forme del loro sostentamento, rendendosi necessario ampliare il concetto di stato di bisogno quando vengano da essi commesse infrazioni minime al consesso sociale, soprattutto in materie ai limiti del danno puramente civile, ove questo stesso mai esista. CiÃ² Ã¨ tanto piÃ¹ vero ove si pensi che il fondamento della scriminante Ã¨ stato colto nell'istinto della conservazione, incoercibile nell'uomo (Maggiore, Diritto Penale, Parte generale, 5a ed., Bologna 1951, p. 319).
Tale inquadramento risponde anche a principi fondamentali garantiti dalla Costituzione come i diritti inviolabili dell'uomo(art. 2 della Cost.), in cui Ã¨ da ricomprendersi il diritto a nutrirsi, e il diritto alla salute (art. 32 della Cost.) compromesso naturalmente in chi, non riuscendo a procurarsi un lavoro normale suo malgrado, non abbia i mezzi minimi per il suo sostentamento alimentare. Le norme costituzionali testÃ© citate rendono anche edotti della gravitÃ del danno (attuale e continuato) derivante alla persona dalla mancanza assoluta di mezzi per sostentarsi, altro requisito richiesto dalla giurisprudenza costante (Cass. sez. III, 4 dicembre 1981, n. 10772) per potersi configurare lo stato di necessitÃ da mettere in rapporto col danno in concreto arrecato.
In conclusione, tenendo anche conto che ex art. 4 della Cost. Ã¨ compito dello Stato garantire il diritto al lavoro e promuovere le condizioni che rendano effettivo questo diritto, non c'Ã¨ fine di lucro illecito "penalmente" in chi venda per strada cd a prezzo ridotto (in linea con la New Economy) al fine di procurarsi da mangiare, con azione accettata e condivisa dalla maggioranza del consesso sociale. Quell'azione, formalmente contra legem, Ã¨ scriminata da uno stato di necessitÃ (art. 54 c.p.[1]) connesso alla sopravvivenza degli extracomunitari entrati nel nostro paese senza alcuna regolamentazione lavorativa, essendo la loro attivitÃ di venditori operanti per sopravvivere assolutamente necessaria per sopravvivere e proporzionata al pericolo di danno(minimo se non inesistente visto il numero modesto di cassette contra legem trovate) arrecato ai produttori.
Necessitas non habet legem, quindi. Difetta l'antigiuridicitÃ del comportamento incriminato per mancanza del danno sociale rilevante ai fini penalistici, anche se non si puÃ² escludere un risarcimento civilistico alla SIAE ex art. 2045 c.c.[2] da coltivare e realizzare eventualmente in sede civile.
Si ordinerÃ confisca e distruzione del materiale in sequestro.
assolve Tizio dai reati ascrittigli perchÃ© i fatti non costituiscono reato per aver agito in stato di necessitÃ ex art 54 c.p.[1].
CosÃ¬ deciso in Roma il 15.2.2001
Kay 2001-03-20 10:26:59 UTC #5
Sara' anche una buona notizia, ma a me sembra eccessivo!
Come dall'altra parte e' eccessivo la zelo della RIAA!
fulvium 2001-03-20 12:57:06 UTC #6
Non so se essre contento o...preoccupato.
Vendere cd contraffatti (e nella mia cittÃ si vendono parecchi prog. originali duplicati - non solo cd audio) puÃ² essere assimilato alla copiatura con sprotezione ?
Se fosse cosÃ¬ sarei contento. Se, invece, il giudice ha preso la sua decisione influenzato dal fatto che a vendere cd contraffatti siano stati dei senegalesi .... sono preoccupato perchÃ¨... italiano.
Pinco 2001-03-20 18:59:15 UTC #7
Penso che sarebbe difficile per noi dimostrare che Ã¨ l'unica fonte di sostentamento
Geky 2001-03-21 07:20:03 UTC #8
Peccato che poco + di una settimana fa abbiano arrestato 1 senegalese che vendeva cd di musica e psx in stazione dei treni a Vicenza!Con se ne a veva + di 100 e i carabinieri l'hanno preso e messo in ghebba....
dogy 2001-03-21 08:03:32 UTC #9
ragazzi......ogni giudice la vede a modo suo e noi italiani come al solito la prendiamo.........sapete dove!!!!
non c'Ã¨ pezza ne arrestano uno e ne lasciano 100.
bye dogy