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Timestamp: 2018-04-24 16:38:30+00:00
Document Index: 65718974

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 147', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 93', 'art. 34', 'art. 69', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 147', 'art. 147', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 147', 'art. 147', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 147', 'art. 147', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 147', 'art. 47', 'art. 4', 'art. 147', 'art. 147', 'art. 2', 'art. 147', 'art. 2', 'art. 147', 'art. 27', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 147', 'art. 47']

Art. 147 codice penale: Rinvio facoltativo della esecuzione della pena
Codice penale Art. 147 codice penale: Rinvio facoltativo della esecuzione della pena
L’esecuzione di una pena può essere differita (1):
2) se una pena restrittiva della libertà personale deve essere eseguita contro chi si trova in condizioni di grave infermità fisica (2);
3) se una pena restrittiva della libertà personale deve essere eseguita nei confronti di madre di prole di età inferiore ai tre anni (3).
Nel caso indicato nel n. 1, la esecuzione della pena non può essere differita per un periodo superiore complessivamente a sei mesi, a decorrere dal giorno in cui la sentenza è divenuta irrevocabile, anche se la domanda di grazia è successivamente rinnovata (4).
Nel caso indicato nel n. 3 del primo comma, il provvedimento è revocato, qualora la madre sia dichiarata decaduta dalla responsabilità genitoriale sul figlio ai sensi dell’articolo 330 del codice civile, il figlio muoia, venga abbandonato ovvero affidato ad altri che alla madre (5) (6).
Il provvedimento di cui al primo comma non può essere adottato o, se adottato, è revocato se sussiste il concreto pericolo della commissione di delitti (7).
(1) L’ambito di operatività concerne anche le sanzioni sostitutive della semidetenzione e della libertà controllata (l. 689/1981).
(2) La gravità della malattia fisica implica, da una parte, l’oggettiva serietà del male (es.: pericolo per la vita del condannato); dall’altra, un giudizio relativistico che tenga conto delle condizioni di efficienza sanitaria del singolo istituto carcerario.
Come ha ben osservato la Corte di Cassazione, dovrà tenersi conto della «possibilità di fruire, in stato di libertà, di cure e trattamenti sostanzialmente diversi e più efficaci rispetto a quelli che possono essere prestati in regime di detenzione».
È necessario, dunque, che la malattia da cui è affetto il condannato sia grave, cioè tale da porre in pericolo la vita o da provocare rilevanti conseguenze dannose e, comunque, da esigere un trattamento che non si possa facilmente attuare nello stato di detenzione, operando un bilanciamento tra l’interesse del condannato ad essere adeguatamente curato e le esigenze di sicurezza della collettività (Cass. 13-1-2012, n. 972).
Sul tema, la Cassazione ha ulteriormente precisato che il giudice deve tener conto, indipendentemente dalla compatibilità o meno dell’infermità con le possibilità di assistenza e cura offerte al condannato dal sistema carcerario, anche dell’esigenza di non ledere il fondamentale diritto alla salute e il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità, previsti dagli artt. 32 e 27 Cost. (Cass. 25-1-2016, n. 3262).
Non rientra tra le gravi infermità fisiche, per le quali l’art. 147 consente il rinvio facoltativo dell’esecuzione della pena, lo stato di grave debilitazione fisica conseguente a patologia anoressica (Cass. I, 21-8-97).
(3) Numero così sostituito ex art. 1, c. 2, l. 8-3-2001, n. 40.
(4) Tale differimento non può superare complessivamente i sei mesi, a decorrere dal giorno in cui la sentenza è divenuta irrevocabile, anche nell’ipotesi in cui la decisione sulla grazia non sia stata assunta in questo lasso di tempo, giacché la ratio legis è quella di impedire qualsiasi attività dilatoria con una puntuale e ragionevole determinazione di un periodo di sospensione valido in ogni caso e senza alcun riferimento alla eventuale decisione sulla grazia, la cui tempestività è assolutamente irrilevante (Cass. 9-1-2004, n. 475).
(5) Comma dapprima sostituito ex art. 1, l. 8-3-2001, n. 40, e successivamente così modificato ex art. 93, c. 1, lett. h), d.lgs. 28-12-2013, n. 154 (Riforma filiazione), in vigore dal 7-2-2014.
Per un cenno al fondamento di tale ultimo correttivo, all’evoluzione della normativa concernente i rapporti familiari, culminata nel medesimo, nonché alla nozione di responsabilità genitoriale, si rinvia a quanto detto sub art. 34 c.p.
(6) Cfr. anche art. 69, l. 689/1981.
(7) Comma aggiunto ex art. 1, c. 4, l. 40/2001 cit.
Rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena.
Una volta richiesti dal condannato il differimento dell'esecuzione della pena o la detenzione domiciliare per motivi di salute, la ritenuta insussistenza delle condizioni per la concessione del rinvio dell'esecuzione non obbliga il giudice a motivare anche sul diniego della misura richiesta in via subordinata, stante l'identità dei presupposti che legittimano l'applicazione dell'una o dell'altra misura. (Dichiara inammissibile, Trib.sorv. Torino, 01/04/2014 )
Cassazione penale sez. fer. 28 agosto 2014 n. 38036
In tema di detenzione domiciliare, ai fini della concessione del rinvio dell'esecuzione della pena detentiva per grave infermità fisica, il giudice deve valutare se le condizioni di salute del condannato siano, o non, compatibili con le finalità rieducative della pena stessa, e con le possibilità concrete di reinserimento sociale conseguenti alla rieducazione. Dovrà, quindi, disporre il differimento dell'esecuzione qualora, tenuto conto dell'infermità e di un'eventuale prognosi infausta "quoad vitam" a breve scadenza, l'espiazione appaia contraria al senso di umanità per le eccessive sofferenze da essa derivanti o priva di significato rieducativo. Altrimenti, ove le condizioni di salute, pur particolarmente gravi, non presentino tali caratteristiche di sofferenza o di prognosi infausta, ma richiedano comunque i contatti con i presidi sanitari, ammetterà il condannato alla detenzione domiciliare ai sensi di detta disposizione.
Cassazione penale sez. I 09 luglio 2014 n. 4284
Il provvedimento di rigetto della richiesta di differimento dell'esecuzione della pena per grave infermità fisica è affetto da vizio di motivazione solo se l'omesso riferimento alle necessità di tutela del diritto alla salute e al divieto di trattamenti contrari al senso di umanità si combina con l'accertata sussistenza di un quadro patologico particolarmente grave, capace "ictu oculi" di essere causa di una sofferenza aggiuntiva proprio per effetto della privazione dello stato di libertà, nonostante il regime di detenzione possa assicurare la prestazione di adeguate cure mediche. (Annulla con rinvio, Trib.sorv. Roma, 03/10/2013 )
Ai fini del differimento facoltativo dell'esecuzione della pena per infermità fisica, il grave stato di salute va inteso come patologia implicante un serio pericolo per la vita o la probabilità di altre rilevanti conseguenze dannose, eliminabili o procrastinabili con cure o trattamenti tali da non poter essere praticati in regime di detenzione inframuraria, neppure mediante ricovero in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura ai sensi dell'art. 11 l. 26 luglio 1975 n. 354. (Fattispecie nella quale è stato ritenuto corretto il diniego del rinvio dell'esecuzione nei confronti di un condannato affetto da broncopneumopatia, epilessia, sindrome ansiosa-depressiva). (Rigetta, Trib.sorv. Perugia, 11/04/2013 )
Cassazione penale sez. I 05 marzo 2014 n. 37216
In tema di differimento facoltativo della pena detentiva, ai sensi dell'art. 147 comma 1 n. 2 c.p., è necessario che la malattia da cui è affetto il condannato sia grave, cioè tale da porre in pericolo la vita o da provocare rilevanti conseguenze dannose e, comunque, da esigere un trattamento che non si possa facilmente attuare nello stato di detenzione, operando un bilanciamento tra l'interesse del condannato ad essere adeguatamente curato e le esigenze di sicurezza della collettività. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva negato il differimento ad un detenuto che aveva rifiutato un ciclo di fisiokinesiterapia e che non necessitava di costanti contatti con presidi sanitari esterni). Rigetta, Trib.sorv. Bari, 26/03/2013
Cassazione penale sez. I 18 dicembre 2013 n. 789
Sono inammissibili le q.l.c. dell'art. 147 c.p., censurato, in riferimento agli art. 2, 3, 27, comma 3, e 117, comma 1, cost., in relazione all'art. 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, "nella parte in cui non prevede, oltre ai casi ivi espressamente contemplati, l'ipotesi di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena quando essa debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità". Pur essendo sussistente il vulnus denunciato dai rimettenti e pur dovendosi affermare la necessità che l'ordinamento si doti di un rimedio idoneo a garantire la fuoriuscita dal circuito carcerario del detenuto che sia costretto a vivere in condizioni contrarie al senso di umanità, le questioni sono inammissibili per la pluralità di soluzioni normative che potrebbero essere adottate; pluralità che fa escludere l'asserito carattere “a rime obbligate” dell'intervento additivo sull'art. 147 c.p. Non sarebbe tuttavia tollerabile l'eccessivo protrarsi dell'inerzia legislativa in ordine al grave problema individuato nella presente pronuncia (sentt. n. 12 del 1966, 1 del 1969, 376 del 1997, 266 del 2009, 23, 135 del 2013).
Corte Costituzionale 22 novembre 2013 n. 279
Nei giudizi di legittimità costituzionale in via incidentale dell'art. 147 c.p., censurato, in riferimento agli art. 2, 3, 27, comma 3, e 117, comma 1, cost., in relazione all'art. 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, "nella parte in cui non prevede, oltre ai casi ivi espressamente contemplati, l'ipotesi di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena quando essa debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità", sono inammissibili gli atti di intervento depositati oltre il termine stabilito dall'art. 4, comma 4, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale (ord. n. 150 del 2012).
In considerazione della pluralità di possibili configurazioni dello strumento normativo occorrente per impedire che si protragga un trattamento detentivo contrario al senso di umanità e per il rispetto della priorità di valutazione da parte del legislatore sulla congruità dei mezzi per raggiungere un fine costituzionalmente necessario, sono inammissibili le q.l.c., sollevate in riferimento agli art. 2, 3, 27, comma 3, e 117, comma 1, cost., quest'ultimo in relazione all'art. 3 Cedu, dell'art. 147 c.p., nella parte in cui non prevede, oltre ai casi espressamente contemplati, l'ipotesi di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena quando essa debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità. (Nel dichiarare l'inammissibilità delle questioni, la Corte ha affermato che non sarebbe tollerabile l'eccessivo protrarsi dell'inerzia legislativa in ordine al grave problema individuato nella pronuncia).
Vanno dichiarate inammissibili le q.l.c. dell'art. 147 c.p., sollevate, in riferimento agli art. 2, 3, 27 comma 3 e 117 comma 1 cost., quest'ultimo in relazione all'art. 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con la l. 4 agosto 1955 n. 848.
Il rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena nei confronti di madre di prole di età inferiore a tre anni richiede esclusivamente la prova della nascita del figlio ed un giudizio prognostico in ordine alla sussistenza del concreto pericolo di commissione di delitti ma non impone alcun onere a carico della madre istante di provare l'affidamento del minore ad essa stessa; la circostanza dell'affidamento del minore a persone diverse dalla madre è, infatti, considerata espressamente dal comma terzo dell'art. 147 c.p. come una delle possibili cause di revoca del beneficio e l'onere della sua dimostrazione incombe sul p.m. Annulla con rinvio, Trib. sorv. Firenze, 17/05/2012
Cassazione penale sez. I 12 aprile 2013 n. 26678
Il rinvio obbligatorio o facoltativo dell'esecuzione della pena per motivi di salute ex artt. 146 e 147 c.p. può essere concesso solo ove si abbia riguardo a patologie così gravi da comportare prognosi infausta, e cioè rischio serio, e prossimo quoad vitam, ovvero si rendano necessari trattamenti terapeutici non praticabili in ambito carcerario (escluso, nella specie, il rinvio della pena, atteso che il quadro clinico del ricorrente non era tale da rappresentare profili di particolare gravità ed in ogni caso risultava monitorabile in ambito carcerario: la patologia rilevante era costituita da un disturbo da adattamento al carcere con spunti depressivi ed ansiosi tale da scatenare un forte calo del tono dell'umore, che poteva essere affrontata con l'ausilio ed il supporto di personale e che, con apposita terapia, aveva mostrato un sensibile regresso).
Cassazione penale sez. I 12 aprile 2013 n. 27661
La detenzione domiciliare di cui all'art. 47 ter comma 4 l. n. 354 del 1975, applicabile anche nel caso di cui all'art. 4 bis stessa legge, può essere disposta unicamente ove sussistono le condizioni di grave infermità fisica che giustificherebbero il rinvio della esecuzione della pena ex art. 147 c.p. Rigetta, Trib.sorv. Ancona, 13/06/2012
Cassazione penale sez. I 05 aprile 2013 n. 18439
È rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'art. 147 c.p. nella parte in cui non prevede, oltre ai casi tassativamente indicati, l'ipotesi di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena quando quest'ultima debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità, per violazione degli art. 2, 3, 27, c.3, 117, c.1, cost.
Sezione Sorveglianza Venezia 18 febbraio 2013 n. 427
È rilevante e non manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'art. 147 c.p. nella parte in cui non prevede, oltre ai casi tassativamente indicati, l'ipotesi di rinvio facoltativo dell'esecuzione della pena quando quest'ultima debba svolgersi in condizioni contrarie al senso di umanità, per violazione degli art. 2, 3, 27 comma 3, 117 comma 1 cost.
Sezione Sorveglianza Venezia 13 febbraio 2013
Non è manifestamente infondata la questione di costituzionalità dell'art. 147 c.p., nella parte in cui non prevede, oltre alle tassative ipotesi espressamente indicate, la possibilità del rinvio dell'esecuzione della pena quando quest'ultima debba avvenire in condizioni contrarie al senso di umanità, per contrasto con gli art. 27 comma 3 e 117 comma 1 cost., quest'ultimo nella parte in cui recepisce l'art. 3 della convenzione europea dei diritti dell'uomo, ratificata dall'Italia con l. 4 agosto 1955 n. 848; e con gli art. 2 e 3 cost., che tutelano, rispettivamente, la dignità della persona umana come valore inviolabile, la razionalità giuridica e la coerenza costituzionale.
Va cassata, perché carente e contraddittoria, l'ordinanza che respinge le istanze di differimento di pena ai sensi dell'art. 147 c.p. e di detenzione domiciliare, ai sensi dell'art. 47 ter, comma 1 ter legge 354 del 1975, allorchè non fornisca adeguata motivazione in ordine alla possibilità che un anziano di 80 anni, malato del Morbo di Alzheimer in stadio abbastanza avanzato, possa reiterare condotte che presupponevano notevole competenza tecnica e giuridica e piena padronanza mentale, nonché facilità e competenza nei rapporti interpersonali (nella specie, il detenuto svolgeva nell'ambito dell'associazione criminale a cui aderiva la funzione organizzativa di garantire la continuità dei rapporti tra i membri arrestati o latitanti e i membri incaricati di proseguire l'attività dell'associazione, con l'ulteriore funzione di addetto ai problemi finanziari, ossia incaricato del trasferimento dei capitali all'estero).
Cassazione penale sez. I 15 gennaio 2013 n. 2872