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Timestamp: 2017-01-24 13:11:57+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.21', 'art. 1', 'art. 3', 'art.1', 'art. 11', 'art. 138', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 5']

M5 Autonomia scolastica considerazioni | Scuola Semplice
M5 Autonomia scolastica considerazioni
HomeM5 Autonomia scolastica considerazioni AUTONOMIA SCOLASTICA-D.P.R.275/99- CONSIDERAZIONI
Il DPR 275/1999, Regolamento attuativo dell’art.21 della Legge 59/97, disegna la disciplina normativa della nuova Scuola dell’Autonomia, che ha avuto decorrenza giuridica dal 1° settembre 2000. Il nuovo regolamento di contabilità, D.M. 44/2001, a partire dal 01/01/2002, ha consentito di dare concreta applicazione alla flessibilità didattica ed organizzativa, punto qualificante della nuova scuola.
Nell’art. 1 è espresso il principio secondo il quale le istituzioni scolastiche sono «espressioni di autonomia funzionale», che «si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione,formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana, adeguati ai diversi contesti, alla domanda delle famiglie e alle caratteristiche specifiche dei soggetti coinvolti, al fine di garantire il loro successo formativo, coerentemente con le finalità e gli obiettivi generali del sistema di istruzione”.
Al fine di ottimizzare il servizio le Istituzioni scolastiche:
- progettano liberamente la propria organizzazione, in coerenza con i bisogni del contesto interno ed esterno, fatto salvo il rispetto dei vincoli del calendario scolastico regionale, del monte orario dei curricoli e della calendarizzazione in non meno di cinque giorni settimanali delle attività;
- progettano il proprio POF, elaborato dal Collegio dei docenti in coerenza con le linee di indirizzo del Consiglio d’Istituto, che costituisce il documento identificativo della progettualità organizzativa e didattica della Scuola, orientata in primo luogo al perseguimento del successo formativo degli allievi attraverso la piena fruizione del diritto all’apprendimento ed alla crescita educativa.
Il POF è adottato dal Consiglio d’Istituto per la sua competenza finanziaria ed organizzativa, nonché per il riscontro del rispetto delle indicazioni offerte.
All’ obiettivo della promozione culturale e della formazione della persona umana devono essere orientate tutte le forme di flessibilità didattico-organizzativa, di ricerca, sperimentazione e sviluppo ed in particolare le Istituzioni Scolastiche autonome:
definiscono le modalità di utilizzo della quota di flessibilità del 20%
promuovono l’individualizzazione e personalizzazione dei percorsi per gli alunni in difficoltà
attuano l’articolazione modulare del monte ore annuo delle singole discipline
organizzano il raggruppamento modulare -orizzontale e verticale- degli alunni
aggregano le discipline per aree ed ambiti multidisciplinari
definiscono gli adattamenti del calendario scolastico.
Sulla questione del 15%, inizialmente determinato, di spazio per le scuole per promuovere la flessibilità didattico-organizzativa si è registrata un’importante innovazione:
il D.M. 28 dicembre 2005 : la quota oraria del monte ore annuale riservata alle istituzioni scolastiche aveva elevato lo spazio della flessibilità dal 15% al 20% per gli istituti che sperimentavano i piani di studio del II ciclo, mentre il D.M. 13 giugno 2006, n.46, ha elevato a favore di tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado la quota del 15% riservata alle scuole al 20% per la realizzazione di interventi sui curricoli e sugli orari previsti dai vigenti ordinamenti.
L’impegno dei docenti può esser differenziato in funzione delle scelte metodologiche e didattiche: ad esempio l’articolazione dell’orario di respiro settimanale può avere un diverso tipo di distribuzione delle ore in base a specifico progetto di modularizzazione dell’orario in relazione alla costruzione di specifiche risposte a bisogni formativi rilevati.
I punti critici dell’autonomia scolastica sono individuabili in alcuni aspetti problematici di un’autonomia che al momento risulta essere ancora virtuale:
- continuano a provenire dall’alto direttive che sono in contrasto con il processo di deregulation, che comprimono il diritto e la responsabilità all’autogestione orientata ad una più efficace organizzazione dei processi interni e ad un output di servizi qualitativamente elevati verso l’esterno;
- salvaguardato il diritto dei cittadini ad un servizio sostanzialmente uniforme su tutto il territorio nazionale, lo spazio riservato alla flessibilità va riempito con proposte che tengano conto delle specifiche domande locali;
- il processo graduale di sviluppo dell’autonomia deve essere ancora sostenuto da un capillare ed intenso piano di aggiornamento e di assistenza perché le scuole cambino mentalità e capacità perché siano in grado di decidere su tutta una serie di problemi, mentre per decenni si sono limitate ad eseguire diligentemente decisioni prese in altre sedi.
Gli operatori scolastici, docenti, ATA, non più passivi esecutori, dovranno parallelamente farsi carico di analizzare e decodificare situazioni del tutto nuove e di valutare il modo non solo migliore di dare risposte adeguate, corrette anche sotto il profilo giuridico;
- l’assenza di un vero organico funzionale crea difficoltà insormontabili di gestione dell’offerta formativa in modo ampliato;
- inoltre l’attribuzione della personalità giuridica e di una più ampia autonomia non hanno tout court slegato la Scuola dal sistema organizzativo-amministrativo statale (l’impianto e la mentalità burocratica).
La legge-delega 59/97 e le conseguenti disposizioni attuative hanno senza dubbio rafforzato l’autonomia delle istituzioni scolastiche degli istituti tecnici, professionali e di alcune scuole artistiche, che già in parte ne usufruivano, estendendola alle scuole di ogni ordine e grado, ma essa rimane circoscritta all’ambito funzionale.
Allo stato attuale è impossibile ipotizzare una totale autonomia delle scuole statali, in quanto ciò suppone un processo di estrema deregulation del sistema scolastico e l’approdo ad un modello decisamente privatistico, sicché il vero problema della scuola dell’autonomia è quello del rapporto tra limiti imposti dalla normativa statale (e, in seguito, regionale) e la spinta ad una maggiore indipendenza.
Il modello autonomistico fin qui realizzato risulta essere un sistema ibrido, a metà strada tra pubblico e privato, tra centralismo e liberismo, analogamente a quanto sta avvenendo in molti paesi europei ed extra-europei, con particolare riferimento a quelli di cultura anglosassone. Le recenti indagini svolte in questo ambito hanno evidenziato l’esistenza di due estremi:
a) paesi in cui le scuole fruiscono di poca autonomia ( per esempio in molti cantoni elvetici o negli stati sud-americani);
b) paesi che hanno decentralizzato molte decisioni anche in campi tradizionalmente di esclusiva competenza statale, come la scelta dei docenti, ( per esempio in Nuova Zelanda o in Svezia).
Risulta comunque maggioritario il numero dei paesi che presentano situazioni analoghe a quella in atto in Italia, con diversificati mix di competenze decisionali ripartite tra scuole, enti locali e organismi regionali.
Sostanzialmente la scuola dell’autonomia, chiamata a nuovi compiti, tende a strutturarsi in organismo flessibile, aperto al cambiamento, capace di cogliere la domanda esplicita ed implicita di formazione e di istruzione proveniente da una società caratterizzata dalla complessità (Luhmann).
La sua genesi è strettamente correlata alle epocali trasformazioni in atto sul piano tecnologico e socio-economico, di cui sono tangibili espressioni la crisi della famiglia, il tramonto dei valori tradizionali per lo più soppiantati da artificiali “miti” consumistici, la crescente domanda di istruzione e formazione connessa ai processi di crescente democratizzazione in atto su scala planetaria, la globalizzazione dei mercati.
Alla scuola, parte attiva e propositiva del tessuto socio-culturale, comunità aperta al cambiamento ed all’interazione sinergica con il territorio, si richiedono pertanto risposte nuove, al momento anche non individuabili, che sottendono capacità di auscultazione attenta e critica dei bisogni e organizzazione flessibile ed aperta, adeguata a produrre risposte efficaci alla domanda, sempre più personalizzata, di formazione, garantendo all’alunno-cittadino il diritto di esercitare opzioni formative rispondenti alle proprie inclinazioni. ed esigenze.
Il Dirigente scolastico dovrà essere in grado di predisporre strategie adeguate, coerenti con le approfondite analisi a cui dovranno essere sottoposti i problemi della scuola.
L’autonomia delle scuole, oltre che ad innovare la prassi pedagogica, introduce una nuova cultura amministrativa, fondata su una nuova ripartizione delle competenze decisionali e sulla gestione della complessità, ossia sulla stretta interazione tra i diversi soggetti e i diversi ambiti decisionali.
Essa inoltre presuppone una fattiva integrazione in rete delle scuole, pur nel rispetto di un ampio margine di libertà di singoli Istituti, al fine di garantire un’offerta formativa equilibrata ed equa su tutto il territorio nazionale e nel contempo fervida di apporti qualitativamente elevati che siano il prodotto dell’interazione delle singole scuole collegate in un sistema integrato, nell’ambito del quale la competizione non potrà assumere il profilo discriminatorio di un errato meccanismo di concorrenza, tra scuole e tra pubblico e privato, ma piuttosto dovrà essere molla di innovazione e crescita in direzione di una sempre maggiore qualità dell’offerta.
ANALISI DI ALCUNI ISTITUTI RILEVANTI DEL REGOLAMENTO
ARTICOLO 8 (DEFINIZIONE DEI CURRICOLI)
8.1- Il M.P.I. definisce per i diversi tipi ed indirizzi di studio per dare un carattere nazionale ed unitario del sistema formativo:
gli obiettivi generali del processo formativo (prerogativa del M.P.I. è determinare gli obiettivi generali e specifici per ogni tipo ed indirizzo di studio);
l’orario obbligatorio annuale complessivo, della quota nazionale obbligatoria e della quota riservata alle istituzioni scolastiche;
gli indirizzi generali circa la valutazione degli alunni e il riconoscimento dei crediti e dei debiti formativi;
i criteri generali per l’organizzazione dei percorsi formativi finalizzati all’ed. permanente degli adulti, da attuare nel sistema integrato di istruzione, formazione, lavoro.
IL CURRICOLO È COMPOSTO DA:
1) discipline/attività fondamentali (parte maggiore)
2) discipline elettive/opzionali (parte minore, sempre obbligatorie).
Al di fuori del curricolo si pongono le attività facoltative aggiuntive non obbligatorie.
8.2- le scuole determinano il curricolo obbligatorio per i propri alunni, avvalendosi della discrezionalità prevista dall’art. 3 discipline/attività opzionali (quadro di offerte a disposizione delle scuole, alternative tra le quali operare la scelta) e le discipline/attività elettive (proposte delle singole scuole che potranno essere ideate, elaborate e realizzate direttamente in loco dalle scuole).
8.3- nel coniugare i due contributi (nazionale e locale) del curricolo si valorizzano sia le risorse, le attese e la cultura del territorio, che il carattere nazionale ed unitario del sistema formativo.
8.4- il curricolo di ogni scuola si caratterizza per la sua aderenza alle situazioni concrete, in riferimento alle caratteristiche degli allievi ed alle domande del territorio; (economiche, culturali, istituzionali) senza creare conflitti o separatezza tra i modelli organizzativi
8.5- il curricolo può essere personalizzato in relazione a progetti, azioni o accordi internazionali; il baricentro delle scelte educative viene spostato verso il territorio con pericoli di ingerenza e condizionamenti da parte degli enti e poteri locali (politici, economici, sociali).
8.6- le innovazioni e le variazioni curricolari debbono comunque sempre essere concordate e condivise con gli studenti e le famiglie, anche se è auspicabile una certa stabilità del POF.
Le responsabilità, i compiti e le funzioni delle ISTITUZIONI ED ENTI LOCALI a supporto dell’autonomia scolastica
ENTI LOCALI: programmazione scolastica territoriale e di integrazione dei diversi sistemi formativi (scuola, formazione professionale, apprendistato ecc.); azioni di riorganizzazione degli insediamenti scolastici sul territorio
STATO: compiti e funzioni relativi a “istruzione universitaria, ordinamenti scolastici, programmi scolastici, organizzazione generale dell’istruzione scolastica e stato giuridico del personale”. (art.1).
MINISTERO P.I.: – definisce il quadro delle discipline fondamentali, gli standard di apprendimento, i criteri di organizzazione dei curricoli
- restano comuni a tutte le scuole dello stato: le finalita’, i traguardi generali, i grandi obiettivi formativi
- l’organizzazione delle scuole autonome dovra’ rispettare gli standard nazionali di funzionamento.
SCUOLE: spazi decisionali in materia di curricolo (ogni scuola ha il suo P.O.F.), di scelte organizzative (con ampi margini di flessibilita’ nell’articolazione di tempi, spazi e gruppi), e di gestione del personale (limitatamente a prestiti e scambi di personale tra scuole diverse in rete, oppure reperimento di competenze specialistiche, non disponibili all’interno della scuola, direttamente sul mercato “esterno” delle consulenze e delle collaborazioni professionali.
Le scelte didattiche autonome della scuola non possono basarsi solo sulla quota locale del curricolo, tanto meno sull’area facoltativa (aggiuntiva) che potrà ampliare ed integrare con nuovi corsi ed attivita’ laboratoriale, si dovrà agire anche sulla parte standardizzata delle discipline, avvalendosi della flessibilità organizzativa.
OPPORTUNITÀ OFFERTE DALL’AUTONOMIA:
variazione della quantità dei tempi delle discipline, nell’ambito della fascia di oscillazione e di compensazione del 20% dell’orario.
diversa distribuzione dei tempi delle discipline durante l’anno scolastico (quadrimestralmente, periodi intensivi ecc.).
articolazione delle unità di insegnamento in tempi diversi dei 60 minuti.
scomposizione del curriculum annuale di una disciplina in sequenze delimitate (moduli) meglio rispondenti ai bisogni ed alle caratteristiche degli allievi, e che favoriscono un effettivo processo di individualizzazione e di sostegno alla motivazione.
superamento del gruppo classe come unica e fissa aggregazione degli allievi, costituendo gruppi più articolati e mobili (piccoli gruppi, gruppi di interesse, laboratori, classi aperte).
Decreto ministeriale 26 giugno 2000, n. 234: Regolamento, recante norme in materia di curricoli nell’autonomia delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275 (in G.U. 25 agosto 2000, n. 198)
Art. 1 – Curricoli delle istituzioni scolastiche autonome
A decorrere dal 1° settembre 2000, e sino a quando non sarà data concreta attuazione alla legge 10 febbraio 2000, n.30, gli ordinamenti e relative sperimentazioni funzionanti nell’anno scolastico 1999/2000, sia per quanto riguarda i programmi di insegnamento che l’orario di funzionamento delle scuole di ogni ordine e grado, ivi compresa la scuola materna, costituiscono, in prima applicazione dell’articolo 8 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, i curricoli delle istituzioni scolastiche alle quali è stata riconosciuta autonomia a norma dell’articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59.
Ai curricoli come definiti nel comma 1 si applicano tutti gli strumenti di flessibilità organizzativa, didattica e di autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo, secondo quanto previsto dal piano dell’offerta formativa di ciascuna istituzione scolastica.
Art. 2 – Obiettivi specifici di apprendimento
Nell’ambito dei curricoli di cui all’articolo 1 ciascuna istituzione scolastica, può riorganizzare, in sede di elaborazione del piano dell’offerta formativa, i propri percorsi didattici secondo modalità fondate su obiettivi formativi specifici di apprendimento e competenze degli alunni, valorizzando l’introduzione di nuove metodologie didattiche, anche attraverso il ricorso alle tecnologie multimediali.
Al termine dell’anno scolastico ogni istituzione scolastica valuta gli effetti degli interventi di cui al comma 1, che devono tendere al miglioramento dell’insegnamento e dell’apprendimento al fine di far conseguire a ciascun alunno livelli di preparazione adeguati al raggiungimento dei gradi più elevati dell’istruzione ed all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro.
Art. 3 – Quota nazionale e quota riservata alle istituzioni scolastiche
La quota oraria nazionale obbligatoria dei curricoli di cui all’articolo 1 è pari all’85% del monte ore annuale delle singole discipline di insegnamento comprese negli attuali ordinamenti e nelle relative sperimentazioni.
La quota oraria obbligatoria dei predetti curricoli riservata alle singole istituzioni scolastiche è costituita dal restante 15% del monte ore annuale; tale quota potrà essere utilizzata o per confermare l’attuale assetto ordinamentale o per realizzare compensazioni tra le discipline e attività di insegnamento previste dagli attuali programmi o per introdurre nuove discipline, utilizzando i docenti in servizio nell’istituto, anche in attuazione dell’organico funzionale di cui alla normativa citata in premessa, ove esistente in forma strutturale o sperimentale.
Il curricolo obbligatorio è realizzato utilizzando tutti gli strumenti di flessibilità organizzativa e didattica previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 1999.
In particolare le istituzioni scolastiche, nell’ambito degli strumenti di flessibilità di cui al comma 3, rilevate le diverse esigenze formative degli alunni, promuovono, anche con percorsi individuali, la valorizzazione degli alunni più capaci e meritevoli ed il recupero di quelli che presentano carenze di preparazione, e garantiscono efficaci azioni di continuità e di orientamento didattici.
L’adozione, nell’ambito del piano dell’offerta formativa, di unità di insegnamento non coincidenti con l’unità oraria non può comportare la riduzione dell’orario obbligatorio annuale, costituito dalle quote di cui ai commi 1 e 2, nell’ambito del quale debbono essere recuperate le residue frazioni di tempo.
Art. 4 – Curricoli delle singole istituzioni scolastiche
In applicazione dell’articolo 1 restano confermati gli ordinamenti e relative sperimentazioni in atto in ciascuna istituzione scolastica nell’anno scolastico 1999/2000, con le specificità di cui ai commi seguenti.
Per la scuola materna, sino a quando non sarà data concreta attuazione alla legge 10 febbraio 2000, n.30, sono confermati gli orientamenti delle attività educative adottati con decreto del Ministro della P.I. 3 giugno 1991, pubblicato nella G.U. n.138 del 15.6.1991.
In attesa della ridefinizione dell’orario di funzionamento della scuola dell’infanzia in relazione agli standard concernenti la qualità del servizio di cui all’articolo 8, comma 1, lettera f) del D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, ciascuna istituzione scolastica, valorizzando la flessibilità didattico-organizzativa già sperimentata a partire dalla C.M. n.70, prot. n.639 del 25.2.1994, individua tutte le modalità atte a garantire l’utilizzazione ottimale dell’organico dei docenti da assegnarsi nella misura di due per ogni sezione funzionante ad 8-10 ore giornaliere e, in relazione a particolari situazioni di fatto esistenti, nella misura di uno per ogni sezione ad orario ridotto, fermo restando l’orario obbligatorio di servizio dei docenti.
Nell’istruzione tecnica ed artistica – nell’ambito dell’offerta formativa dei rispettivi settori – le istituzioni scolastiche possono adottare – nei limiti della dotazione organica determinata dai relativi decreti emanati di concerto con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica – i progetti sperimentali coordinati a livello nazionale, ancora esistenti alla data dell’a.s. 1999/2000, sia nel caso in cui si trovino ad attuare percorsi di ordinamento rispetto ai quali a livello nazionale vi è un progetto sperimentale coordinato, sia che intendano sostituire indirizzi sperimentali autonomi già autorizzati, sia nel caso di nuova istituzione di un indirizzo per il quale vi è un progetto sperimentale coordinato.
Art. 5 – Adempimenti delle scuole
L’attuazione delle disposizioni di cui al presente regolamento non comporta l’adozione di decreti autorizzativi. 2. Le istituzioni scolastiche dovranno comunque comunicare ai competenti uffici centrali e periferici del Ministero della pubblica istruzione le scelte curricolari effettuate in base all’articolo 4, al fine di consentire all’amministrazione e al suo sistema informativo la predisposizione delle procedure connesse alla gestione del personale.
D.M. MIUR 31.01.2006, n. 775: Progetto Nazionale di Innovazione.
Art. 1 – Progetto di innovazione
Per le motivazioni e le finalità espresse in premessa, è promosso, ai sensi dell’art. 11 del dPR 8.3.1999, n. 275, un progetto, in ambito nazionale, concernente l’introduzione di innovazioni riguardanti gli ordinamenti liceali e l’articolazione dei relativi percorsi di studio, come previsti dal d.l.vo n. 226/05.
Le innovazioni, da attuarsi nell’anno scolastico 2006-2007, limitatamente alle prime classi, sono aperte alla libera adesione degli istituti di istruzione secondaria superiore e si caratterizzano come laboratori di ricerca, di approfondimento e di analisi sugli aspetti connessi ai profili ordinamentali delle otto tipologie liceali previste dal decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, nonché alle confluenze individuate con il decreto 28 dicembre 2005.
Il progetto è attuato nel rispetto della distribuzione territoriale dell’offerta formativa, definita per l’a.s. 2006/07, nel contesto della programmazione della rete scolastica di cui all’art. 138, c. 1 lett. b) del d.l.vo 31.3.1998, n. 112, secondo la tabella di confluenza degli ordinamenti vigenti nei nuovi licei previsti dal d.lvo 226/05, di cui al dm 28.12.2005 più volte citato.
Le istituzioni scolastiche deliberano la realizzazione del progetto innovativo, anche in maniera parziale e per singoli profili ordinamentali, sempreché le risorse professionali e strumentali disponibili consentano l’attivazione dei piani di studio personalizzati nelle forme previste dall’art. 3, commi 1 e 2 del decreto legislativo 226/2005.
Nel contesto degli accordi territoriali stipulati tra gli Uffici scolastici regionali e le Regioni per la realizzazione dei percorsi sperimentali di istruzione e formazione professionale, previsti dall’Accordo quadro in sede di Conferenza unificata 19.6.2003, le istituzioni scolastiche impegnate nel progetto innovativo, in particolare quelle con percorsi liceali articolati in indirizzi, gli istituti professionali e le strutture accreditate dalle Regioni, ove sono attivati i citati percorsi di istruzione e formazione professionale, possono raccordarsi tra loro sul piano logistico ed organizzativo, costituendo insieme un centro polivalente denominato “campus” o “polo formativo”. A tal fine i competenti Direttori Generali degli Uffici scolastici regionali stipulano specifiche intese con le Regioni interessate.
Il progetto innovativo relativo al Liceo musicale e coreutico, limitatamente alla prima classe, può essere realizzato non solo dagli istituti che si avvalgono di docenti in possesso di abilitazione all’insegnamento di strumento musicale, ma anche da istituti che, pur non disponendo in proprio delle necessarie risorse professionali e strumentali, abbiano stipulato, in rapporto alla o alle sezioni da istituire, apposite convenzioni con conservatori musicali, istituti musicali pareggiati, Accademia nazionale di danza. Le convenzioni possono essere altresì stipulate con qualificate strutture accreditate dalla Direzione generale per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica. Gli istituti assicurano prioritariamente la continuità educativa agli alunni licenziati dalle scuole medie a indirizzo musicale e a quelli che frequentano i conservatori musicali.
L’adesione al progetto è deliberata dagli organi collegiali di istituto secondo la normativa vigente, con particolare riferimento all’art. 3 del dPR n. 275/99. Gli istituti interessati devono preventivamente acquisire l’assenso delle famiglie degli alunni destinatari del progetto innovativo.
Per la formazione delle classi coinvolte nel progetto valgono le norme vigenti in materia di formazione delle classi.
Art. 2 – Quadro di riferimento dell’iniziativa
Il quadro di riferimento del progetto innovativo è rappresentato dal decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226 e dai documenti ad esso allegati.
l’articolazione dell’orario annuale delle lezioni in attività e insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti, attività e insegnamenti obbligatori a scelta dello studente, e attività e insegnamenti facoltativi;
la progettazione, nel quadro degli obiettivi generali del processo formativo e degli obiettivi specifici di apprendimento, così come definiti nelle Indicazioni nazionali per i Piani di studio personalizzati allegate al decreto legislativo, di Unità di Apprendimento caratterizzate da obiettivi formativi adatti e significativi per i singoli allievi e volte a garantire la trasformazione delle capacità di ciascuno in reali e documentate competenze.
Le istituzioni scolastiche rivolgono particolare attenzione alle problematiche della valutazione, eventualmente anche attraverso l’utilizzo del Portfolio delle competenze personali descritto nell’Allegato C al decreto legislativo n. 226/2005.
Nell’ambito delle attività e degli insegnamenti obbligatori a scelta dello studente, come individuati nel Piano degli studi relativo al percorso liceale oggetto dell’innovazione, gli istituti assicurano prioritariamente la realizzazione degli approfondimenti relativi alle discipline obbligatorie per tutti gli studenti definite nel Piano degli studi relativo al percorso liceale prescelto; e ciò, anche in rapporto al disposto di cui all’art. 3, comma 4 del decreto legislativo.
Nell’ambito delle attività e degli insegnamenti di cui al punto 4, gli istituti assicurano, nei limiti delle risorse professionali a disposizione e tenuto conto del numero dei richiedenti, la realizzazione delle attività e degli insegnamenti diversi dagli “approfondimenti relativi alle discipline obbligatorie” per tutti gli studenti, con riferimento al percorso liceale considerato.
Per la organizzazione delle attività e degli insegnamenti facoltativi, che devono essere coerenti con il profilo educativo, culturale e professionale dello studente al termine del percorso liceale oggetto di innovazione, gli istituti, nell’ambito delle risorse professionali, strumentali e finanziarie a disposizione, tengono conto delle richieste degli studenti e delle famiglie.
Gli studenti sono tenuti alla frequenza delle attività e degli insegnamenti facoltativi prescelti. La frequenza è gratuita. Al fine di ampliare e razionalizzare le scelte, gli istituti possono organizzarsi in rete.
Gli istituti possono incrementare il monte ore annuale relativo alle attività e agli insegnamenti facoltativi, definito dagli articoli 5, 6, 7, 8, 9, 10 e 11 del decreto legislativo n. 226/2005, nei limiti delle risorse a disposizione.
Per la scelta delle attività e degli insegnamenti elettivi, obbligatori e facoltativi, gli studenti si avvalgono dei servizi di tutorato organizzati dagli istituti.
Art. 3 – Articolazione del progetto da parte delle istituzioni scolastiche
Gli istituti interessati elaborano il proprio progetto di innovazione in funzione della piena valorizzazione dell’autonomia scolastica e in coerenza con i requisiti di cui all’art. 2 del presente decreto.
Il progetto attesta l’avvenuta verifica delle condizioni di fattibilità ed individua eventuali fabbisogni aggiuntivi nonché le azioni di monitoraggio delle attività da porre in essere in funzione dei risultati da raggiungere.
Il progetto, una volta autorizzato dal Direttore Generale dell’ufficio scolastico regionale, secondo quanto previsto dal successivo art. 5, è recepito nel Piano dell’Offerta Formativa delle scuole interessate.
Ai fini della realizzazione del progetto di innovazione, i docenti e il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario sono utilizzati nel rispetto dei complessivi obblighi di servizio, previsti dai contratti collettivi, che possono essere assolti anche sulla base di una apposita programmazione plurisettimanale.
Il progetto è attivato nell’ambito della flessibilità organizzativa e metodologico-didattica prevista dal regolamento sull’autonomia scolastica e dal nuovo ordinamento.
Le innovazioni sono realizzate tenendo conto delle disponibilità di bilancio delle singole istituzioni scolastiche interessate, delle risorse acquisibili in ambito regionale e di finanziamenti mirati a livello nazionale, previsti in bilancio.
Il progetto innovativo è sostenuto e assistito da strutture di supporto, consulenza e monitoraggio di livello locale e nazionale.
Art. 4 – Formazione del personale
Nel quadro delle iniziative generali di formazione, sono assicurate al personale scolastico coinvolto nella innovazione opportune azioni di formazione in servizio, con metodologie qualificate ed interattive, quali l’e-learning integrato. Tali attività possono realizzarsi all’interno della scuola, anche in forma di ricerca-azione o in gruppi di miglioramento, in collegamento con l’INDIRE, gli IRRE, i servizi del territorio, le reti di scuole e gli istituti universitari e di ricerca.
Nell’ambito degli accordi di cui al comma 5 dell’articolo 1 sono promosse iniziative di formazione congiunta dei docenti e degli operatori coinvolti nel progetto innovativo, al fine di favorire la circolazione delle esperienze in materia di progettazione dei piani di studio personalizzati e di agevolare la realizzazione di iniziative finalizzate ai passaggi previsti dalla legge n. 53/2003, articolo 2, comma 1, lettera i) e dal decreto legislativo n. 226 del 2005.
Nell’ambito del progetto le scuole devono prevedere tempi adeguati per attività collegiali di progettazione, documentazione, preparazione dei materiali, verifica e valutazione.
Art. 5 – Piano regionale delle scuole aderenti al progetto di innovazione
Le scuole inviano le delibere di adesione al progetto innovativo al competente ufficio scolastico regionale.
Il Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale, dopo aver constatato che le delibere di adesione attestino l’avvenuta verifica delle condizioni di fattibilità, e dopo aver verificato l’esistenza della possibilità, da parte dell’Amministrazione scolastica, di interventi aggiuntivi e di supporto, atti a superare eventuali difficoltà per l’attuazione del progetto, redige il Piano regionale delle istituzioni scolastiche inserite nel progetto medesimo.
Il Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale interviene, a seguito di motivate richieste da parte delle scuole interessate alla innovazione, per assicurare le risorse disponibili, eventualmente anche con il ricorso ai finanziamenti messi a sua disposizione ai sensi della legge 18.12.1997, n. 440.
Il Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale trasmette alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici il Piano regionale delle istituzioni scolastiche inserite nel progetto in questione, corredato di relazione illustrativa degli aspetti salienti delle iniziative di innovazione e dei mezzi con cui farvi fronte.
Art. 6 – Organismi di supporto e sviluppo del progetto di innovazione
Al fine di sostenere le iniziative del progetto e di dare sviluppo al processo di innovazione nella scuola secondaria superiore sono istituiti un Osservatorio nazionale ed Osservatori regionali. Gli Osservatori definiscono, ai diversi livelli di competenza, criteri per il monitoraggio del progetto innovativo. Acquisiscono, altresì, gli elementi informativi necessari per la valutazione degli esiti e per la diffusione e l’approfondimento della conoscenza del disegno riformatore.
L’Osservatorio Nazionale è istituito presso il Dipartimento per lo sviluppo dell’istruzione del MIUR. La composizione dell’Osservatorio Nazionale è definita con decreto del Ministro.
L’Osservatorio regionale è istituito, con provvedimento del Direttore Generale presso ogni Ufficio scolastico regionale. Il predetto Osservatorio è composto dal Direttore Generale dell’Ufficio scolastico regionale, che lo presiede, da ispettori tecnici della scuola secondaria, da rappresentanti dell’IRRE, dell’Università, degli Enti Locali interessati nonché da docenti rappresentanti delle scuole statali e paritarie coinvolte nel progetto.
Per lo svolgimento dei suoi compiti l’Osservatorio si avvale di gruppi tecnici di supporto alle istituzioni scolastiche interessate.
D.M. MIUR 28.12.2005.
La quota oraria nazionale obbligatoria, riservata alla realizzazione del nucleo fondamentale dei piani di studio, omogeneo su base nazionale, è pari all’80% del monte ore annuale delle singole attività e discipline obbligatorie per tutti gli studenti, così come definito negli allegati C2, C4, C5, C6 e C7 al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226. Nei licei articolati in indirizzi (liceo artistico, liceo economico, liceo tecnologico) la predetta quota oraria nazionale obbligatoria è pari all’80% del monte ore annuale delle singole discipline e attività obbligatorie per tutti gli studenti nonché, a partire dal primo anno del secondo biennio, delle singole attività e discipline obbligatorie di indirizzo, così come definito negli allegati C1, C3 e C8 al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226.
La quota oraria riservata alle singole istituzioni scolastiche, e da esse determinata nell’ambito degli indirizzi definiti dalle Regioni, sulla base dell’esercizio della loro potestà legislativa, ai sensi dell’articolo 27, comma 1, lettera c) del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, è costituita dal restante 20% del monte ore annuale obbligatorio di cui al comma 1.
Ai sensi dell’articolo 27, comma 1, lettera c) del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226, la quota oraria di cui al comma 2 è determinata dalle istituzioni scolastiche nell’ambito degli indirizzi definiti dalle Regioni in coerenza con il Profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e di formazione per il sistema dei licei (Allegato B al decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226) e con le Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati dei percorsi liceali (Allegati C, C/1, C/2, C/3, C/4, C/5, C/6, C/7 e C/8 al predetto decreto legislativo).
Le istituzioni scolastiche utilizzano, anche parzialmente, la quota di cui ai commi 2 e 3:
a) per confermare il piano ordinamentale degli studi; b) per realizzare compensazioni tra le attività e le discipline previste nei piani di studio; c) per introdurre nuove discipline, avvalendosi per l’insegnamento di esse dei docenti in servizio nell’istituto, nei limiti delle disponibilità del bilancio dell’istituto medesimo e secondo le norme dettate dai vigenti contratti collettivi di lavoro.
Il decremento orario di ciascuna disciplina e attività non può essere comunque superiore al 20% del relativo monte orario annuale.
In vista della definizione, da parte delle Regioni, degli indirizzi di cui ai commi 2 e 3, i direttori degli Uffici scolastici regionali, previa ricognizione delle esigenze delle istituzioni scolastiche, offriranno, a richiesta delle medesime Regioni, ogni opportuna collaborazione ai fini dell’individuazione dei bisogni formativi del territorio da correlare anche alle reali potenzialità delle istituzioni scolastiche.