Source: https://www.msda.it/novit%C3%A0/
Timestamp: 2018-01-21 16:19:13+00:00
Document Index: 4041136

Matched Legal Cases: ['art.4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 589', 'art. 590', 'art.7', 'art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art.10', 'art.2043', 'art. 12', 'art. 13', 'art.14', 'art.15', 'sentenza ', 'sentenza ']

MSDA: Novità
RIFORMA DELLA RESPONSABILITÀ MEDICA
Giusto equilibrio o tentativo di limitare il risarcimento del danno?
Il 17 marzo 2017 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 64 la legge 8 marzo 2017, n. 24 recante "Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie", approvata dal Parlamento il 28 febbraio scorso.
Dopo il tentativo, a dire il vero poco riuscito, della legge Balduzzi, che ha creato più confusione che dare certezze, il Parlamento è intervenuto, dopo anni di dibattito parlamentare, per disciplinare in maniera organica la materia della responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, cercando di contemperare l’esigenza di ridurre la mole del contenzioso medico legale ed il conseguente fenomeno della medicina difensiva, garantendo contemporaneamente al paziente la possibilità di essere risarcito in tempi certi e più rapidi nel caso in cui subisca dei danni.
La prima parte della legge Gelli contiene disposizioni (artt. da 1 a 4) sulla sicurezza delle cure e della persona assistita, la creazione di sistema di risk management in capo alle strutture sanitarie e sociosanitarie, l’attribuzione al Difensore civico della funzione di garante del diritto alla salute, l’istituzione dei Centri regionali per la gestione del rischio e l’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza in sanità e sull’obbligo di trasparenza dei dati in capo alle strutture nei confronti degli interessati aventi diritto.
E sicuramente positivo, in materia di trasparenza dei dati (art.4), l’obbligo delle direzioni sanitarie delle strutture di fornire in termini rapidissimi (entro 7 giorni dalla presentazione della richiesta da parte degli interessati aventi diritto) la documentazione sanitaria disponibile relativa al paziente, preferibilmente in formato elettronico, con eventuali integrazioni da fornirsi in ogni caso, entro il termine massimo di 30 giorni (nella speranza che le integrazioni non diventino la regola per derogare sistematicamente al termine ristretto).
Di maggiore interesse sono le disposizioni che si occupano degli aspetti relativi all’attività dell’esercente la professione sanitaria.
L’art. 5 stabilisce che gli esercenti le professioni sanitarie, nell'esecuzione delle prestazioni sanitarie si attengono, salve specificità del caso concreto, alle raccomandazioni indicate dalle linee guida elaborate da enti e istituzioni pubbliche e private nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie iscritte in un apposito elenco istituito e regolamentato con decreto del Ministro della salute, da emanare entro 90 giorni alla data di entrata in vigore della legge e da aggiornare con cadenza biennale. In mancanza delle suddette raccomandazioni, gli esercenti le professioni sanitarie si attengono alle buone pratiche clinico-assistenziali.
Le linee guida e gli aggiornamenti delle stesse saranno integrati nel Sistema nazionale per le linee guida (SNLG). L'Istituto superiore di sanità pubblicherà sul proprio sito internet le linee guida e gli aggiornamenti delle stesse indicati dal SNLG, previa verifica della conformità del rigore metodologico adottato a standard definiti e resi pubblici dallo stesso Istituto, nonché della rilevanza delle evidenze scientifiche dichiarate a supporto delle raccomandazioni.
L’intento è quello di esaminare la condotta dell'esercente tramite regole di comportamento approvate dalla comunità scientifica, salva la specificità del caso concreto, invece che lasciare l’accertamento al giudizio personale del Consulente d’ufficio, che spesso non fornisce al giudice le necessarie informazioni scientifiche che gli permettano di individuare quale sia la regola tecnica applicabile al caso di specie.
C’è però anche il rischio contrario, e cioè di arrivare a riconoscere come virtuose pratiche indotte dalle esigenze del bilancio e dalle compagnie di assicurazione, dettate più dalla necessità di tutelare la posizione del medico che non quella del paziente.
In ogni caso, la dicitura “salve specificità del caso concreto” è di notevole rilevanza, in quanto il rispetto delle stesse non impedisce al giudice di valutare discrezionalmente il caso concreto, potendosi così evitare l’automatica conseguenza di ritenere sempre incolpevole il comportamento dell’esercente la professione sanitaria che abbia rispettato le linee guida, che spesso sono redatte da soggetti diversi e con metodi difformi tra di loro.
L’art. 6 introduce nel codice penale l'articolo 590-sexies "Responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario", il quale stabilisce che, se i reati di omicidio colposo (art. 589 c.p.) e lesioni personali colpose (art. 590 c.p.) sono commessi nell'esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste escludendo la punibilità, qualora l'evento si è verificato a causa di imperizia, quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto. Conseguentemente viene abrogato il comma 1, dell'articolo 3, del decreto-legge 158/2012 (decreto Balduzzi), convertito, con modificazioni, dalla legge 189/ 2012, in materia di responsabilità professionale dell'esercente le professioni sanitarie, che prevede che l'esercente la professione sanitaria che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, non risponde penalmente per colpa lieve.
Resta però difficile comprendere quale sia la condotta perita – e cioè ispirata a linee guida adeguate al caso concreto- che però sia nello stesso tempo imperita e dunque non punibile grazie al nuovo articolo 590-sexies del codice penale. Se era intenzione del legislatore alleggerire la responsabilità penale dell’operatore sanitario, sembra che la norma non colga nel segno. La norma, così come formulata e riferendosi solo all’imperizia (e non anche alla negligenza ed imprudenza) sembra avere un ridotto ambito di applicazione, fatta salva la creatività della giurisprudenza a cui siamo abituati, sempre più spesso imputabile, ultimamente, agli spazi lasciati aperti dal legislatore.
In materia di responsabilità civile interviene invece l’art.7, stabilendo al 1°comma che la struttura sanitaria o sociosanitaria pubblica o privata che, nell’adempimento della propria obbligazione, si avvalga dell’o pera di esercenti la professione sanitaria, anche se scelti dal paziente e ancorché non dipendenti della struttura stessa, risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del codice civile (responsabilità contrattuale), delle loro condotte dolose o colpose. Il 3° comma dispone poi che l’esercente la professione sanitaria, invece, risponde del proprio operato ai sensi dell’articolo 2043 del codice civile (responsabilità extracontrattuale), salvo che abbia agito nell’adempimento di obbligazione contrattuale assunta con il paziente.
Ma abbiamo imparato che l’obbligazione contrattuale non deriva solo dalla sussistenza di un contratto in senso stretto ma anche dall’istituto del “contatto sociale” creato dalla giurisprudenza, che ha precisato che il “contatto” che si crea nel momento in cui un soggetto l’esercente) esegue una prestazione (la prestazione sanitaria) cui, a rigore, non è contrattualmente tenuto nei confronti del beneficiario (il paziente) fa sorgere, in capo al primo ed a favore del secondo, veri e propri obblighi giuridici di comportamento (obblighi di protezione), di contenuto del tutto analogo rispetto a quelli che sarebbero sorti se fra le parti fosse intercorso un contratto: ciò fa sorgere vere e proprie obbligazioni contrattuali in assenza di contratto.
Se, come sembra, l’introduzione della legge Gelli sancirà il definitivo abbandono di tale teoria, (residuando la responsabilità contrattuale del medico solo in caso di un contratto in senso stretto), ci sarà una netta diversificazione delle due posizioni, spostando il rischio sul soggetto maggiormente capiente. Se invece tale teoria non verrà abbandonata dalla giurisprudenza, ci sarà certamente un inversione dell’onere della prova a carico del paziente, che dovrà attingere agli argomenti oggetto della teoria del contatto sociale, ma non saranno molti i casi in cui l’esercente potrà essere considerato alla stregua di un semplice passante e quindi responsabile solo extracontrattualmente.
Lo stesso 3° comma stabilisce poi che giudice debba tener conto, nella determinazione del risarcimento anche della condotta dell'esercente, introducendo formalmente la funzione punitiva della responsabilità civile (già presente in giurisprudenza), che rende possibile per il giudice stabilire una condanna ad un risarcimento maggiore se ritiene che l’errore dell’esercente sia stato causato da grave imprudenza e/o negligenza.
Il comma 4, infine, dispone che il danno conseguente all’attività della struttura sanitaria o sociosanitaria, pubblica o privata, e dell’esercente la professione sanitaria sarà risarcito sulla base delle tabelle di cui agli articoli 138 e 139 del codice delle assicurazioni private, uniformando così la liquidazione del danno, ma riducendolo ad importi sensibilmente inferiori rispetto a quelli previste dalle tabelle elaborate dalla giurisprudenza, tendendo ad un sistema indennitario piuttosto che risarcitorio, facendo così un nuovo favore alle compagnie di assicurazione dopo la limitazione dei risarcimenti nella r.c. auto.
L’art. 8 introduce (in alternativa al procedimento di mediazione), quale condizione di procedibilità della domanda di risarcimento, l’obbligo di proporre ricorso per accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’ar-ticolo 696-bis del codice di procedura civile dinanzi al giudice competente, con partecipazione obbligatoria per tutte le parti, comprese le compagnie assicuratrici.
La domanda giudiziale è procedibile solo se la conciliazione non riesce o il relativo procedimento non si conclude entro il termine perentorio di sei mesi dal deposito del ricorso.
Le imprese di assicurazione, nell’ambito di tale procedimento, hanno l’obbligo di formulare l’offerta di risarcimento del danno ovvero comunicare i motivi per cui ritengono di non formularla. Ed In caso di sentenza a favore del danneggiato, quando l’impresa di assicurazione non ha formulato l’offerta di risarcimento nell’ambito del procedimento di consulenza tecnica preventiva, il giudice trasmette copia della sentenza all’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) per gli adempimenti di propria competenza. Non solo: in caso di mancata partecipazione, il giudice, con il provvedimento che definisce il giudizio, condanna le parti che non hanno partecipato al pagamento delle spese di consulenza e di lite, indipendentemente dall’esito del giudizio, oltre che ad una pena pecuniaria, determinata equitativamente, in favore della parte che è comparsa alla conciliazione.
Vedremo se ciò sarà sufficiente a stimolare la conciliazione in maniera più efficace di quanto sino ad ora fatto con il tentativo obbligatorio di mediazione, che non ha avuto gli effetti benefici sperati.
L’art. 9 disciplina invece l’azione di rivalsa o di responsabilità amministrativa della struttura sanitaria nei confronti dell’esercente la professione sanitaria.
Può essere esercitata solo in caso di dolo o colpa grave dell’esercente e, se lo stesso non è stato parte del giudizio o della procedura stragiudiziale di risarcimento del danno, si può agire nei suoi confronti solo dopo l’avvenuto risarcimento (sulla base di titolo giudiziale o stragiudiziale) ed entro un anno dall’avvenuto pagamento.
La decisione pronunciata nel giudizio promosso contro la struttura sanitaria o sociosanitaria o contro l’impresa di assicurazione non fa stato nel giudizio di rivalsa se l’esercente la professione sanitaria non è stato parte del giudizio ed in nessun caso la transazione è opponibile all’esercente la professione sanitaria nel giudizio di rivalsa.
La misura della rivalsa e quella della surrogazione richiesta dall’impresa di assicurazione, per singolo evento, e solo in caso di colpa grave, non possono superare una somma pari al valore maggiore del reddito professionale, ivi compresa la retribuzione lorda, conseguito nell’ anno di inizio della condotta causa dell’evento o nell’anno immediatamente precedente o succes-sivo, moltiplicato per il triplo. Tali limiti valgono solo per il personale dipendente ma non per chi presti attività al di fuori di una delle strutture o che presti la sua opera all’interno della stessa in regime libero-pro-fessionale ovvero che si avvalga della stessa nell’adempimento della propria obbligazione contrattuale assunta con il paziente.
Gli articoli 10 e 11 disciplinano gli obblighi assicurativi a carico delle strutture sanitarie ed agli esercenti la professione sanitaria.
L’art.10 prevede, al 1° comma, per la responsabilità contrattuale ex artt.1218 e 1228 cod.civ., in capo alle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private, l’obbligo di copertura assicurativa o di altre analoghe misure per la responsabilità civile verso terzi e per la responsabilità civile verso prestatori d’opera, anche per danni cagionati dal personale a qualunque titolo operante presso le strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche e private, compresi coloro che svolgono attività di formazione, aggiornamento nonché di sperimentazione e di ricerca clinica. La disposizione del primo periodo si applica anche alle prestazioni sanitarie svolte in regime di libera professione intramuraria ovvero in regime di convenzione con il Servizio sanitario nazionale nonché attraverso la telemedicina.
Viene previsto anche l’obbligo, per le stesse strutture, di copertura assicurativa od altre idonee misure per la responsabilità extracontrattuale ex art.2043 cod.civ, nel caso in cui il danneggiato esperisca azione direttamente nei confronti del professionista.
Al 2° comma viene invece previsto l’obbligo di copertura assicurativa in capo all’esercente la professione sanitaria che svolga la propria attività al di fuori di una delle strutture o che presti la sua opera all’interno delle stesse in regime libero-professionale ovvero che si avvalga delle stesse nell’adempimento della propria obbligazione contrattuale assunta con il paziente.
Il 3° comma poi, in un’ottica di completezza e distribuzione del risarcimento, prevede, per ciascun esercente la professione sanitaria operante a qualunque titolo in strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private, l’obbligo della stipula, con oneri a proprio carico, di un’adeguata polizza di assicurazione per colpa grave, per il caso di azione amministrativa della Corte dei conti per danno erariale o di rivalsa in sede civile nei suoi confronti.
Le strutture pubblicano nel proprio sito internet la denominazione dell’impresa che presta la copertura assicurativa (con l’indicazione per esteso dei contratti e delle le clausole assicurative) ovvero le altre analoghe misure che determinano la copertura assicurativa.
Rimane il solito dubbio sulle forme equivalenti (altre idonee misure) che si sostanziano nella cosiddetta auto-assicurazione delle regioni o delle aziende ospedaliere, che suscita sempre perplessità in ordine alle competenze ed alle capacità patrimoniali delle strutture di farsi realmente carico dei danni generati dai propri dipendenti.
L'arti. 11 stabilisce l’ambito temporale della garanzia assicurativa, prevedendone un’estensione agli eventi accaduti nei dieci anni antecedenti la conclusione del contratto assicurativo, purché denunciati all'impresa di assicurazione durante la vigenza temporale della polizza. In caso di cessazione definitiva dell’attività professionale per qualsiasi causa deve essere previsto un periodo di ultrattività della copertura per le richieste di risarcimento presentate per la prima volta entro i dieci anni successivi e riferite a fatti generatori della responsabilità verificatisi nel periodo di efficacia della polizza, incluso il periodo di retroattività della copertura. L’ultrattività è estesa agli eredi e non è assoggettabile alla clausola di disdetta.
L'art. 12, introduce in ambito sanitario la possibilità per il danneggiato, mutuata dal modello Rca, di agire direttamente nei confronti dell'impresa di assicurazione della struttura sanitaria e del libero professionista, naturalmente entro i limiti delle somme per le quali è stato stipulato il contratto di assicurazione. Nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione della struttura è litisconsorte necessario la struttura medesima; nel giudizio promosso contro l’impresa di assicurazione dell’esercente è litisconsorte necessario l’esercente la professione sanitaria. L’impresa di assicurazione, l’esercente la professione sanitaria e il danneggiato hanno diritto di accesso alla documentazione della struttura relativa ai fatti dedotti in ogni fase della trattazione del sinistro.
L'art. 13 dispone che le strutture e le imprese di assicurazione, nel caso di instaurazione del giudizio promosso nei loro confronti dal danneggiato, informino l’esercente, entro dieci giorni dalla ricezione della notifica dell’atto introduttivo, mediante posta elettronica certificata o lettera raccomandata con avviso di ricevimento contenente copia dell’atto introduttivo del giudizio. Le strutture e le imprese di assicurazione entro dieci giorni comunicano all’esercente la professione sanitaria, con gli stessi mezzi, l’avvio di trattative stragiudiziali con il danneggiato, con invito a prendervi parte. L’omissione, la tardività o l’incompletezza delle comunicazioni preclude l’ammissibilità delle azioni di rivalsa o di responsabilità amministrativa.
L’art.14 fornisce un’ulteriore tutela ai soggetti danneggiati, prevedendo l’istituzione del Fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria, alimentato dal versamento di un contributo annuale dovuto dalle imprese autorizzate all’esercizio delle assicurazioni per la responsabilità civile per i danni causati da responsabilità sanitaria.
Il Fondo risarcisce i danni cagionati da responsabilità sanitaria qualora il danno sia di importo eccedente rispetto ai massimali previsti dai contratti di assicurazione stipulati dalla struttura ovvero dall’esercente la professione sanitaria, o qualora la struttura sanitaria o l’esercente risultino assicurati presso un’impresa che al momento del sinistro si trovi in stato di insolvenza o di liquidazione coatta amministrativa o vi venga posta successivamente; o quando la struttura o l’esercente siano sprovvisti di copertura assicurativa per recesso unilaterale dell’impresa assicuratrice ovvero per la sopravvenuta inesistenza o cancellazione dall’albo dell’impresa assicuratrice stessa.
L’art.15 riforma la disciplina della nomina dei consulenti tecnici d'ufficio e dei periti nei giudizi di responsabilità sanitaria, stabilendo che nei procedimenti civili e nei procedimenti penali aventi ad oggetto la responsabilità sanitaria, l’autorità giudiziaria affida l’espletamento della consulenza tecnica e della perizia ad un medico specializzato in medicina legale e a uno o più specialisti nella disciplina che abbiano specifica e pratica conoscenza di quanto oggetto del procedimento. Gli stessi non devono essere in posizione di conflitto di interessi nello specifico procedimento o in altri connessi ed essere in possesso di adeguate e comprovate competenze nell’ambito della conciliazione acquisite anche mediante specifici percorsi formativi.
Gli albi dei consulenti per il civile e dei periti per il penale devono essere aggiornati con cadenza almeno quinquennale, al fine di garantire, oltre a quella medico-legale, un’idonea e adeguata rappresentanza di esperti delle discipline specialistiche riferite a tutte le professioni sanitarie, tra i quali scegliere per la nomina tenendo conto della disciplina interessata nel procedimento.
Queste sono le coordinate di riferimento della nuova normativa. Alla legge Gelli conseguiranno numerosi decreti attuativi, che contribuiranno o meno alla riuscita della riforma.
Entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, ad esempio, dovranno essere fissare i requisiti minimi di garanzia delle polizze assicurative, dato che allo stato la legge per ora prevede un per strutture e medici obbligo di assicurarsi, ma non quello in capo alle di assicurare tutti i tipi di rischio.
Un altro possibile profilo di criticità della legge e quello dell’eccessivo rinvio alle linee guida, spesso disomogenee tra di loro e non presenti per tutti i tipi di interventi.
Scopo dichiarato della nuova legge sulla responsabilità professionale è quello di far lavorare i medici con più serenità, senza la paura di sequele giudiziarie che ha portato ad una vera e propria crisi del sistema di cura con una crescita esponenziale della medicina difensiva, garantendo contemporaneamente ai pazienti una maggiore sicurezza di ottenere il risarcimento in caso d'errore.
Dopo anni di incertezza, sembra finalmente che la legge Gelli sia destinata a disciplinare in maniera organica la materia, purché all’esito della sua attuazione venga realmente raggiunto l’intento del sufficientemente bilanciamento di interessi tra operatori sanitari e pazienti, fornendo un sistema di assicurazione della responsabilità medica che sia sostenibile dal settore senza che risulti pregiudicato il diritto del cittadino a vedersi equamente ristorato il danno subito nel caso di errore medico.
MEDICI Ex SPECIALLIZZANDI 1999-2007: finalmente per la prima volta sì applica il trattamento economico più remunerativo
La sentenza della Corte d'Appello di Napoli ha dato il via ad altro e nuovo orientamento del giudice ordinario a tutti i medici che abbiano frequentato il corso di specializzazione tra l’anno 1999 e l’anno 2007
La Corte di Appello di Napoli ha riconosciuto il diritto dei medici iscritti alle scuole di specializzazione negli anni dal 1999 al 2007 a percepire il trattamento retributivo e previdenziale previsto dal d.lgs. 368/1999 e non, invece, quello (penalizzante) previsto dal d.lgs. 257/1991, applicato illegittimamente fino all’anno 2007. Questa sentenza è la prima, o una delle prime, nel panorama della giurisprudenza di merito ed apre la strada ad un nuovo orientamento del giudice ordinario e dà ottime speranze a tutti i medici che abbiano frequentato il corso di specializzazione tra l’anno 1999 e l’anno 2007 e che vogliano far valere il loro diritto alla adeguata remunerazione del periodo di formazione.
Più precisamente, la Corte di Appello ha accolto la domanda di risarcimento dei danni proposta nei confronti dello Stato italiano, nell’interesse di un medico che ha frequentato la scuola di specializzazione negli anni dal 1998/1999 al 2002/2003, dichiarando la Presidenza del Consiglio dei Ministri responsabile per il tardivo adeguamento dell’ordinamento interno all’ordinamento comunitario.
L’ordinamento giuridico italiano, infatti, pur avendo recepito, con il d.lgs. 17.8.1999, n. 368, la direttiva comunitaria 93/16/Ce, ed avendo quindi modificato l’assetto normativo instaurato dal precedente d.lgs. 257/1991, ha differito l’entrata in vigore delle norme regolanti il nuovo status giuridico ed economico dei medici in formazione specialistica all’anno accademico 2006/2007.
In conseguenza di tale scelta, tutti i medici che hanno seguito i corsi di specializzazione nel periodo che va dall’entrata in vigore del d.lgs. 368/1999 al 2007 sono stati ingiustamente pregiudicati rispetto ai loro colleghi, in quanto hanno percepito una retribuzione molto più bassa di quella loro spettante.
In sintesi, in accoglimento dell’appello proposto con il nostro patrocinio la Corte di Appello di Napoli ha condannato la Presidenza del Consiglio dei Ministri a risarcire il danno quantificato nella differenza tra il trattamento economico percepito e quello dovuto in base ai dd.P.C.M. 7 marzo, 6 luglio e 2 novembre 2007, oltre interessi legali.
Peraltro la Corte di Appello ha anche chiarito che il termine decennale di prescrizione decorre dalla pubblicazione del d.P.C.M. del 2007 che ha fissato la retribuzione dei medici in formazione specialistica, poiché solo da quella data vi è stata cognizione piena del danno subito.
Ciò vuol dire che i medici che hanno frequentato i corsi di specializzazione nel periodo tra il 1999 e il 2007 sono ancora in tempo per proporre autonoma azione risarcitoria.
NUOVE PARTNERSHIPS
MSDA, tramite la consulenza e l’assistenza giudiziale prestate nella settore della responsabilità civile, ad enti sanitari privati e pubblici e medici dipendenti o in libera professione, ha maturato una notevole esperienza, con specifico riferimento al rischio sanitario ed ai profili di responsabilità ad esso correlati.
In quest’ottica ha recentemente stipulato una convenzione con la SIC (Società Italiana di Chirurgia), la SPIGC (Società Polispecialistica Italiana dei Giovani Chirurghi), nonche la SICE-Italia (Società Italiana di Chirurgia Endoscopica e Nuove Tecnologie)
Grazie alla convenzione, gli iscritti a tali società avranno la possibilità di ricevere assistenza e consulenza legale in tutte le problematiche relative alla propria attività.