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Timestamp: 2019-06-20 22:34:23+00:00
Document Index: 141925985

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 84']

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L’obbligo dell’effettuazione delle verifiche periodiche ai sensi del D.P.R. 462/01, in capo al datore di lavoro, è sancito oltre che dal citato decreto anche dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 81/08 art. 80, 87, 296-7).
In particolare la periodicità delle verifiche è stabilita dallo stesso D.P.R. 462/01:
Art.4: “Il datore di lavoro è tenuto ad effettuare regolari manutenzioni dell'impianto, nonché a far sottoporre lo stesso a verifica periodica ogni cinque anni, ad esclusione di quelli installati in cantieri, in locali adibiti ad uso medico e negli ambienti a maggior rischio in caso di incendio per i quali la periodicità è biennale.”
Art.6 Impianti in luoghi con pericolo di esplosione: “Il datore di lavoro è tenuto ad effettuare regolari manutenzioni dell'impianto, nonché a far sottoporre lo stesso a verifica periodica ogni due anni."
Cosa fare nel caso in cui in un unico luogo di lavoro sono presenti alcuni ambienti per i quali è prevista la verifica biennale e altri per i quali è prevista la verifica quinquennale ?
Rigurardo a questa questione, la guida CEI 0-14 consiglia prioritariamente di effettuare la verifica ogni due anni per l'intero impianto, a patto che il locale che prevede la periodicità biennale sia quello a superficie ed attività prevalente.
La suddetta guida consente anche di effettuare le verifiche con periodicità differente (ogni due anni nell'ambiente biennale e ogni cinque anni nell'ambiente quinquennale) ma solo quando “i luoghi e le attività che comportano verifiche biennali sono isolate o compartimentate in maniera che i rischi provenienti da questi ambienti restino confinati in questi luoghi e non si possano estendere agli altri e/ o quando gli ambienti da sottoporre a verifica biennale riguardino soltanto ambienti o attività secondarie o residue".
L’ Installatore realizza l’impianto ed esegue le verifiche previste dalle norme e dalle disposizioni di legge sull’impianto stesso, quindi rilascia al datore di lavoro, la dichiarazione di conformità ai sensi dell’art. 7 del DM 37/08 e compilata in base al modello previsto dall’allegato I o II. La dichiarazione è datata e viene sottoscritta dall’installatore e dal responsabile tecnico dell’ impresa che ha realizzato l’ impianto. Nel caso di impianti elettrici installati in luoghi con pericolo di esplosione, il rilascio della dichiarazione di conformità non vale come Omologazione dell'Impianto.
Dopo il ricevimento della dichiarazione di conformità il datore di lavoro puòMETTERE IN ESERCIZIO L’IMPIANTO, cioè iniziare l’attività lavorativa.
Entro trenta giorni dalla messa in esercizio dell’impianto IL DATORE DI LAVORO INVIA ALL’ISPESL E ALL’ASL/ARPA territorialmente competenti (nei comuni in cui sia stato attivato lo Sportello Unico per le attività produttive, le due copie vanno inviate ad esso, che provvederà all’inoltro ai soggetti competenti) una copia della dichiarazione di conformità (senza allegati) insieme ad un modello di trasmissione della dichiarazione di conformità in cui si descrive localizzazione,tipologia e dimensioni dell’impianto. L’ISPESL rilascia un attestato di avvenuta ricezione della dichiarazione di conformità al fine di documentare l’adempimento dell’obbligo.
L’ASL/ARPA, entro due anni, effettua la prima verifica sull’impianto (non coincide con la verifica periodica), che ha valore di OMOLOGAZIONE. [Ricordiamo che l’omologazione è l’atto amministrativo che attesta la conformità dell’impianto considerato alla regola d’arte e alle leggi vigenti in materia e che si riferisce solo a primi o nuovi impianti: se l’impianto viene rifatto anche in maniera sostanziale, non si parla più di omologazione ma di verifica straordinaria].
Il datore di lavoro è tenuto ad effettuare regolare MANUTENZIONE degli impianti.
il datore di lavoro è tenuto a far sottoporre gli impianti a VERIFICA PERIODICA. La richiesta di verifica, tramite un apposito modulo, può essere fatta all’ASL/ARPA oppure ad ORGANISMI ABILITATI DAL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO. Queste verifiche sono a carico del datore di lavoro. La richiesta di verifica deve essere:
BIENNALE IN OGNI CASO
Tale verifica non può essere effettuata dagli installatori.
Una volta eseguita la verifica, l’ORGANISMO rilascia un VERBALE al datore di lavoro, il quale lo deve conservare ed esibire in caso di controllo degli organi di vigilanza e per le successive verifiche.
Diagramma degli adempimenti di Legge
DECRETO 22 gennaio 2008, n. 37. Regolamento concernente l'attuazione dell'articolo 11-quaterdecies, comma 13, lettera a) della legge n. 248 del 2 dicembre 2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti
Modello di Trasmissione della Dichiarazione di Conformità (da inviare all'ISPESL per impianti nuovi)
Diagramma degli adempimenti di legge per impianti elettrici installati nei luoghi con pericolo di esplosione
L’ Installatore realizza l’impianto ed esegue le verifiche previste dalle norme e dalle disposizioni di legge sull’impianto stesso, quindi rilascia al datore di lavoro, la dichiarazione di conformità ai sensi dell’art. 7 del DM 37/08 e compilata in base al modello previsto dall’allegato I o II. La dichiarazione è datata e viene sottoscritta dall’installatore e dal responsabile tecnico dell’ impresa che ha realizzato l’ impianto. Il rilascio della dichiarazione di conformità è a tutti gli effetti l’OMOLOGAZIONE dell'impianto.
Entro trenta giorni dalla messa in esercizio dell’impianto IL DATORE DI LAVORO INVIA ALL’ISPESL E ALL’ASL/ARPA territorialmente competenti (nei comuni in cui sia stato attivato lo Sportello Unico per le attività produttive, le due copie vanno inviate ad esso, che provvederà all’inoltro ai soggetti competenti) una copia della dichiarazione di conformità (senza allegati) insieme ad un modello di trasmissione della dichiarazione di conformità in cui si descrive localizzazione,tipologia e dimensioni dell’impianto. L’ISPESL rilascia un attestato di avvenuta ricezione della dichiarazione di conformità al fine di documentare l’adempimentodell’obbligo.
Sulla base dei moduli ricevuti l’ISPESL può effettuare delle VERIFICHE A CAMPIONE sulla conformità degli impianti alla normativa vigente.
biennale: per gli impianti installati nei cantieri, nei locali ad uso medico, negli ambienti a maggior rischio in caso di incendio.
Diagramma degli adempimenti di legge a cura del datore di lavoro per impianti elettrici di messa a terra e dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche
L' impianto elettrico di messa a terra è il sistema di protezione contro i contatti indiretti attraverso l’interruzione automatica dell’alimentazione.
Una circolare ISPESL definisce la verifica dell’impianto di terra come “la verifica del sistema di protezione contro i contatti indiretti con interruzione automatica dell’alimentazione, nel significato della regola dell’arte ai sensi della legge 186/68, in particolare delle norme CEI 64-8, CEI 11-1 e delle corrispondenti norme IEC e documenti di armonizzazione europea”.
La Guida CEI 0-14 definisce impianto di terra l’insieme dei dispersori, dei conduttori di terra, dei conduttori equipotenziali, dei nodi principali di terra e dei conduttori di protezione destinati a realizzare la messa a terra di protezione. Essa intende inoltre che, ai fini del decreto, facciano parte dell’impianto di terra anche i segnalatori di primo guasto (ove esistano) e i dispositivi di protezione dalle sovracorrenti o dalle correnti di dispersione predisposti per assicurare la protezione dai contatti indiretti.
Non sono soggette all’obbligo di verifica di cui all’art. 4 comma 1 del DPR 462/01 gli impianti elettrici che basano la loro protezione dai contatti indiretti su un differente metodo (ad. es.doppio isolamento o separazione elettrica) né gli impianti di terra realizzati per altri scopi differenti dalla protezione dai contatti indiretti (ad. es. protezione catodica, messa a terra degli SPD, ecc.).
Dispositivi di protezione contro scariche atmosferiche
Sono soggette all’obbligo di verifica di cui all’art. 4 comma 1 del DPR 462/01 le installazioni ed i dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, relativi a strutture non auto protette.
In base all'art. 84 del Dlgs. 81/08, secondo il quale "Il datare di lavoro provvede affinché gli edifici, gli impianti, le strutture, le attrezzature, siano protetti dagli effetti dei fulmini con sistemi di protezione realizzati secondo le norme di buona tecnica", tutti gli impianti di protezione, relativi a strutture che secondo le norme CEI 81/10 risultano "non auto protette", devono essere verificati.
Qualora le strutture siano autoprotette secondo la normativa CEI vigente e per esse non vengano conseguentemente installati impianti e/o dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche, il datore di lavoro deve conservare la relazione tecnica sulla valutazione del rischio di fulminazione ed esibirla a richiesta degli organi di vigilanza.
Per verifica dell'impianto di protezione dalle scariche atmosferiche si deve intendere la verifica del sistema di protezione dalle fulminazioni dirette e indirette.
Prima del Dlgs 233/03 per individuare i "luoghi con pericolo di esplosione" si faceva riferimento alle Tabelle A e B del DM 22/12/58 ( a cui si applicavano gli artt. 329 e 331 del DPR 547/55).
Con l'entrata in vigore del Dlgs 233/03 cambia l’individuazione dei luoghi con pericolo di esplosione ai sensi dell’applicazione del DPR 462/01. Non si esegue più essere una classificazione convenzionale basata su una tabella, ma occorre fare riferimento ad una classificazione effettiva dei luoghi pericolosi.
Infatti, secondo il Dlgs 233/03, :
Il datore di lavoro deve denunciare all’ASL/ARPA gli impianti elettrici realizzati nelle aree classificate come zona 0 e zona 1 in caso di presenza di gas, e gli impianti elettrici realizzati nelle aree classificate come zona 20 e zona 21 in caso di presenza di polveri;
Il datore di lavoro provvede affinché le installazioni elettriche nelle aree classificate come zone 0, 1, 20 o 21 siano sottoposte alle verifiche biennali previste dal DPR 462/01.
Negli impianti nei quali la classificazione porta ad avere solo zone 2 o 22 non deve essere effettuata la denuncia (fermo restando l’obbligo ad effettuare regolari controlli e manutenzioni).
Nei casi però in cui occorra la denuncia e la verifica periodica (zone 0-1-20-21), tale verifica dovrà riguardare l’intero impianto del luogo con pericolo di esplosione e quindi anche quello relativo alle zone 2 e 22 (chiarimento della guida CEI 0-14). Questa verifica deve comprendere, oltre all’impianto elettrico, anche l’idoneità di eventuali macchine pericolose al luogo di installazione.
Per la classificazione delle zone pericolose si fa riferimento alla norma CEI 31-30 per quanto riguarda le atmosfere esplosive in presenza di gas e alla norma CEI 31-52 per quanto riguarda le atmosfere esplosive in presenza di polveri combustibili.
CLASSIFICAZIONE DELLE AREE A RISCHIO DI ESPLOSIONE
Zona 0 Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente
un'atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia.
Zona 1 Area in cui la formazione di un'atmosfera esplosiva, consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori o nebbia, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività.
Zona 2 Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva consistente in una miscela di aria e di sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapore o nebbia o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata.
Zona 20 Area in cui è presente in permanenza o per lunghi periodi o frequentemente un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell'aria.
Zona 21 Area in cui la formazione di un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile nell'aria, è probabile che avvenga occasionalmente durante le normali attività.
Zona 22 Area in cui durante le normali attività non è probabile la formazione di un'atmosfera esplosiva sotto forma di nube di polvere combustibile o, qualora si verifichi, sia unicamente di breve durata.
Per "normali attività" si intende la situazione in cui gli impianti sono utilizzati entro i parametri progettuali.
CEI 31-30 “Classificazione dei luoghi pericolosi” e successive modificazioni.
CEI 31-66 “Classificazione delle aree dove sono o possono essere presenti polveri combustibili” e successive modificazioni.
e le relative guide CEI 31-35 e CEI 31-56.
Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547. “Norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”
Decreto Ministeriale 22 dicembre 1958. Luoghi di lavoro per i quali sono prescritte le particolari norme di cui agli articoli 329 e 331 del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1955, n. 547.
Tel. 081.391.47.35
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