Source: https://francescocolaci.wordpress.com/2016/10/09/detenuti-ed-internati-extracomunitari-percorsi-di-insermento-lavorativo-e-formativo/
Timestamp: 2018-03-19 20:28:39+00:00
Document Index: 95037631

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 407', 'art. 16', 'art. 28', 'art. 18', 'art. 22', 'art. 22', 'art. 5', 'art,18']

DETENUTI ED INTERNATI EXTRACOMUNITARI: PERCORSI DI INSERMENTO LAVORATIVO E FORMATIVO | Francesco Colaci's BLOG
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DETENUTI ED INTERNATI EXTRACOMUNITARI: PERCORSI DI INSERMENTO LAVORATIVO E FORMATIVO
Alcuni recenti provvedimenti riguardanti persone detenute straniere prive di permesso di soggiorno alle quali non è stato consentito di intraprendere o proseguire un’attivita’ d’impegno lavorativo e formativo nell’ambito di misure alternative alla detenzione, suggeriscono di evidenziare come la Legge 189/2002 ( c.d. LEGGE BOSSI-FINI ) nel modificare il DLgs 286/98 ( c.d. LEGGE TURCO-NAPOLITANO ) non entri nel merito relativo alle misure alternative alla detenzione nei confronti dei detenuti stranieri privi di autorizzazione al soggiorno ovvero titolari di soggiorno scaduto, revocato etc .
Infatti,su questo punto la Legge 189/2002 all’art. 14 ha integrato l’art. succesivo del DLgs 286/98 ( ESPULSIONE A TITOLO DI MISURA DI SICUREZZA), solo per la comunicazione al Questore e alla competente autorita’ consolare dell’adozione del provvedimento di custodia cautelare o della sentenza di condanna definitiva nei confronti dello straniero, onde procedere alla sua identificazione per dar corso alla misura dell’espulsione seguente alla cessazione del periodo di custodia cautelare o di esecuzione della pena.
Ulteriore novita’ e’ previsto dall’art. 15 della Legge 189/2002, che, sostituendo l’art. 16 del DLgs 286/98 ( ESPULSIONE A TITOLO DI SANZIONE SOSTITUTIVA DELLA DETENZIONE), dispone al comma 5 che “ nei confronti dello straniero, identificato, detenuto che si trova in taluna delle situazioni indicate nell‘art. 13 comma 2[1][1] che deve scontare una pena detentiva, anche residua, non superiore a due anni, è disposta l‘espulsione. Essa non puo’ essere disposta nei casi in cui la condanna riguarda uno o piu’ delitti previsti dall‘art. 407 comma 2 lettera a), del cpp, ovvero i delitti previsti dal presente Testo Unico“.
Inoltre, si ricorda che il comma 6 del citato articolo prevede che: “competente a disporre l‘espulsione di cui al comma 5 e’ il magistrato di sorveglianza, che decide con decreto motivato, senza formalità, acquisite le informazioni degli organi di polizia sull‘identità e sulla nazionalità dello straniero. Il decreto di espulsione è comunicato allo straniero che, entro il termine di dieci giorni, può proporre opposizione dinanzi al tribunale di sorveglianza. Il tribunale decide nel termine di venti giorni“.
L’esecuzione dell’espulsione e’ sospesa fino alla decorrenza dei termini di impugnazione o della decisione del Tribunale di sorveglianza. In ogni caso lo stato di detenzione permane fino a quando non siano stati acquisiti i necessari documenti di viaggio per l’esecuzione dell’espulsione che viene effettuata da parte del Questore con accompagnamento alla frontiera ( comma 7, art. 16 DLgs 286/98).
Come si desume da quanto sino riportato, circa la concedibilità ed applicabilità delle misure alternative alla detenzione a cittadini stranieri privi del permesso di soggiorno ovvero titolari di titolo di soggiorno scaduto o revocato, quindi, mancano elementi di novità ,il che porta a ritenere che alla fattispecie si debba ancora applicare quanto previsto dalla circolare del MINISTERO DEL LAVORO 15.03.1993, n. 27, trasmessa alle QUESTURE mediante la circolare del MINISTERO DELL’INTERNO 2.03.1994, n 8, la quale stabilisce che i cittadini stranieri sprovvisti di permesso di soggiorno “ sono tassativamente obbligati in forza di una decisione giurisdizionale, a permanere sul territorio italiano e a svolgere attivita’ lavorativa in alternativa alla pena detentiva, in forza di ordinanza del TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA o di un provvedimento di ammissione al lavoro esterno “
Sulla base di questo principio ,all’epoca dal Ministero di Grazia e Giustizia , la circolare 27/93 stabiliva che gli UPLMO ( oggi DtL ) rilasciavano “un apposito atto di avviamento al lavoro , prescindendo dalla iscrizione nelle liste di collocamento, dal possesso del permesso di soggiorno e dall‘accertamento di indisponibilità.” Il predetto atto doveva avere validità limitata al tipo di attivita’ lavorativa e al periodo indicati nel provvedimento e “non costituire titolo valido per la iscrizione nelle liste di collocamento alla cessazione del rapporto di lavoro per il quale è stato concesso “
La medesima circolare prevedeva infine, analoga procedura per i minorenni stranieri privi di permesso di soggiorno per i quali ,a seguito della sospensione del processo e messa alla prova è previsto “l‘avviamento al lavoro nel quadro di attivita’ di osservazione, trattamento e sostegno ai sensi dell‘art. 28 del DPR 48/98“
Dopo l’entrata in vigore del DLgs 286/98, la DIREZIONE REGIONALE DEL LAVORO di Milano emano’ la nota 11.01.2001 – richiamando quanto contenuto nella lettera circolare del Ministero di GRAZIA e GIUSTIZIA prot. 547671/10 del 12.04.1999,secondo cui: ” il permesso di soggiorno, per i detenuti e per gli internati extracomunitari avviati al lavoro extramurario in misura alternativa o ammessi al lavoro all‘esterno, non è necessario, attesa appunto la condizione di detenzione” non evidenziava elementi ostativi al persistere dell’applicabilita’ dell’apposita procedura di avviamento al lavoro delineata nella circolare n. 27/93.
Con la circolare del Ministero dell’Interno 2.12.2000 n . 300.C2000/706/P/12.229.39/1^DIV. venne chiarito che “in riguardo alla posizione di soggiorno dei cittadini stranieri detenuti ammessi alla misure alternative previste dalla legge, quali la possibilita’ di svolgere attivita lavorativa all‘esterno del carcere si rappresenta che la normativa vigente non prevede il rilascio del permesso di soggiorno ad hoc per detti soggetti. In queste circostanze non si reputa possibile rilasciare un permesso di soggiorno per MOTIVI DI GIUSTIZIA nè ad altro titolo, ben potendo l‘ordinanza del Magistrato di SORVEGLIANZA costituire ex se un‘autorizzazione a permanere nel territorio nazionale“.
Tale circolare precisava che “ la possibilita’ per gli stranieri di cui trattasi, di svolgere .attività di lavoro all‘esterno del carcere e’ stata disciplinata dalla circolare n 27/93 del Ministero del Lavoro e della Previdenza sociale con cui stato chiarito che e’ sufficiente un apposito atto di avviamento al lavoro rilasciato dagli Uffici provinciali del lavoro, di validita’ limitata al tipo di attivita’ lavorativa e a quel periodo indicato nel provvedimento giudiziario di ammissione al beneficio de quo“.
Tutto cio’ veniva ribadito anche a fronte di quesiti sottoposti da alcune QUESTURE al Ministero dell’Interno rispetto alla possibilita’ di poter concedere o meno la conversione del MOTIVO permesso di soggiorno rilasciato per MOTIVI DI GIUSTIZIA – eventualmente ottenuto durante lo svolgimento di una misura alternativa alla detenzione – a motivo di LAVORO SUBORDINATO al termine della misura alternativa medesima.
La Legge 189/2002 all’art. 18, riscrivendo l’art. 22 del DLgs 286/98 afferma che ” il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge il rinnovo, revocato o annullato, è punito con l‘arresto da tre mesi ad un anno e con l‘ammenda di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato“ ( comma 12)
Circa la possibilità che nei confronti di chi occupa alle proprie dipendenze cittadini stranieri cui sia stata concessa una misura alternativa, privi di permesso di soggiorno, o comunque nelle condizioni previste nel comma sopra citato, vengano applicate le sanzioni previste, è bene fare riportarsi a quanto stabilito dal Ministero della Giustizia – DAP . UFFICIO IV – DIVISIONE III -TRATTAMENTO E LAVORO -( con due note del 15.02.1999 prot. 545497 e del 16.03.1999 prot. 547899 ) in cui si chiariva che “ il divieto di occupare alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno non riguarda i detenuti extracomunitari che vengono ammessi al lavoro all‘interno del carcere. Cio’ in considerazione del fatto che il lavoro penitenziario presenta natura e caratteristiche proprie rispetto a quello ordinario“ Ed ancora: “per quanto concerne invece, il collocamento dei detenuti extracomunitari all‘esterno del carcere ed alle dipendenze di terzi il problema della necessità del permesso di soggiorno è gia stato affrontato nel 1993 ( circolare Ministero Lavoro 27/93) e la ratio di tale disposizione è da individuarsi nel fatto che i detenuti extracomunitari sono comunque obbligati a permanere sul territorio italiano in virtu’ di un provvedimento giurisdizionale ,mentre il problema relativo al possesso del permesso di soggiorno puo’ considerarsi superato in quanto le disposizioni contenute nella circolare suddetta (circolare Ministero del Lavoro n. 27/93) appaiono tuttora applicabili, visto che l‘art. 22 del T.U. 286/98 non sembra possedere carattere innovativo“.
Segnaliamo in ultimo, la circolare del Ministero dell’Interno 4.09.2001 P.N. 300/C/2001/3595/A/L264/1^ DIV, la quale prevede che: “l’art. 5 comma 4 del Dlgs 286/98 detta le condizioni a cui deve essere sottoposto il rinnovo del permesso di soggiorno, che riguardano i motivi e la sussistenza dei requisiti necessari al rilascio e la cui verifica deve essere effettuata dall‘Autorità di P.S. , nel caso di richiesta volta ad ottenere il rinnovo presentata da un cittadino extracomunitario in stato di detenzione, si deve precisare che l‘istanza non puo’ essere accolta, atteso che la verifica della sussistenza dei requisiti necessari, caratterizzanti la tipologia del permesso invocata,è obiettivamente superata dal provvedimento dell‘A.G. in forza del quale l‘interessato è detenuto. In sostanza, si puo’ ben sostenere che tale provvedimento contiene in se stesso la caratteristica di autorizzazione al soggiorno, rendendo vano un ulteriore intervento, peraltro di natura amministrativa, dell‘autorita’ di P.S.“ .
Considerato che tanto la circolare del Mlps, quanto le note sopra citate del Miniterno e del Ministero della Giustizia fanno riferimento esplicito ai cittadini stranieri detenuti ammessi alla misure alternative previste dalla legge, quali la possibilita’ di svolgere” attivita lavorativa ” all‘esterno del carcere senza che la normativa vigente preveda il rilascio del permesso di soggiorno ad hoc per detti soggetti, la medesima possibilita alle stesse condizioni e con identici limiti non puo’ non valere anche per lo svolgimento dei c.d. percorsi di inserimento con strumenti di mediazione al lavoro (borse lavoro e tirocini),che ben’inteso non hanno niente a che vedere con i tirocini disciplinati dalla legge 148/2011 ,dall’art,18 della lkegge n.192/97 ,dal DM n.142/98 ed infine in Abruzzo dalle DGRA n.154/2012 e n.704/14.
Infatti,tali strunentidi mediazio coivolgonom in particolare le ASL e i Comuni ,che hanno il compito di promuovere iniziative per realizzare progetti individualizzati d’integrazione lavorativa. Gli strumenti che consentono di supportare ogni inserimento sono molteplici e possono essere modulati da parte dei Servizi Pubblici Territoriali, secondo le specifiche situazioni della persona e dell’azienda, questi servizi e recentemente anche i Servizi Privati convenzionati, in raccordo con gli Uffici Educatori degli Istituti Penitenziari e con UEPE, si occupano dei contatti con le aziende esterne, progettando i singoli percorsi d’inserimento e fornendo il necessario supporto alla persona ed all’impresa.
il tirocinio formativo, stage di breve durata (un paio di mesi) che consente di verificare sul
campo le competenze lavorative della persona e le capacità di adattamento alle regole della vita esterna. Non sono previsti corrispettivi economici ma solo le coperture assicurative.
il tirocinio lavorativo ,che consente di apprendere sul luogo di lavoro abilità professionali. La durata è variabile (min. un mese/max dodici mesi), il tirocinante percepisce un contributo economico (importo circa € 300) erogato dal Servizio e a carico degli Enti Locali.
la borsa lavoro,che è finalizzata a costituire il rapporto di lavoro al termine del percorso di
formazione in azienda. Può durare da tre a max dodici mesi. Il borsista riceve un contributo
(variabile secondo il servizio che lo eroga e la durata della settimana lavorativa € 250/450 mensili) sempre a carico del Servizio, in molti casi sono anticipati dall’impresa.
Inoltre ,si aggiungere che la circolasre del Mlps n. 27 ,essendo datata 1993,prevede l’esonero per l’azienda ed il lavoratore detenuto l’esonero dagli adempimenti formali tipici dell’epoca in materia di avviamento al lavoro ,costituiti i da : richiesta aziendale all’ufficio di collocamento ,iscrizione nelle liste del collocamento del lavoratore ,il null’osta di avviamento rilasciato al datore di lavoro interessato dall’ufficio di collocamento.
Da tempo ormai i suddetti adempimenti sono stati superati dalle nuove normative,che,tra l’atro esonerano i lavorartori aspiranti all’occupazione dall’obbligi di prevenytiva iscrizione negli elenchi del collocamento e le aziende di richiedere e ricevere il nulla osta,adempimenti sostituiti dalla comunicazione on line obbligatoria preventiva di assunzione.
Il che non impedisce che continui ad applicarsi per l’assunzione al lavoro ovvero per i tirocini dei detenuti extrtracomunitari l’esonero di cui alla circolare del Mlps n.27/93,che regole vigenti impongono di porre in essere sia per le assunzioni ordinarie che per i tirocini disciplinati dalle disposizioni legislative ed amministrative sopra citate.
Il che significa che se le strutture dell’impiego ,ormai gestite dalle Regioni e tuttora transitoriamente dalle Province siano coinvolte tramite atti formali rimessi dai soggetti pubblici e privati coinvolti in dette esperienze in favore dei detenuti,alle medesime ,ad avviso di chi espone,spetta soltanto di riscontrare con una presa d’atto le comunicazioni pervenute ,informando per conoscenza gli organi di vigilanza ed in particolare l’Ispettorato del Lavoro e la Questura ,nonche’ gli istituti previdenziali ed assicurativi ,tenendo conto degli obblighi circa le tutele da garantire ai lavporatori per gli infortuni e la responsabilita’ civile verso terzi, che,malgrado tutto incombono ai soggetti attuatori delle esperienze lavorative e formative in parola.
-circolare n. 27 del 15 marzo 1993
, Ministero del Lavoro – Direzione generale per l’impiego,
-circolare del 12 aprile 1999 Dipartimento Amministrazione
Penitenziaria, e la lettera circolare 0444878 del 14 gennaio 2002
–Ministero dell’Interno -Circolare del 2 dicembre 20
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