Source: https://www.slideshare.net/pdl-approfondimenti/art-18-lirresistibile-leggerezza-delle-opinioni
Timestamp: 2017-07-28 08:04:36+00:00
Document Index: 54719282

Matched Legal Cases: ['art.18', 'art.18', 'art.18', 'art. 1811', 'art. 18', 'art. 8', 'art.18', 'art.18', 'art. 18', 'art.18', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 18']

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51 i dossier www.freefoundation.com ARTICOLO 18L’irresistibile leggerezza delle opinioni30 marzo 2012 a cura di Renato Brunetta 2.
Indice2  Siamo gli unici in Europa  Il dossier di Confindustria  Gli altri paesi europei  L’art.18 dello Statuto dei Lavoratori  La riforma dell’articolo 18  Ma la Cgil voleva la riforma dell’articolo  Nel 2001 ci prova Berlusconi  Nel 2010 ci riprova Berlusconi. Napolitano dice no  Poi arriva il governo Monti e…  …il Pd è disposto a trattare  Il licenziamento economico nel pubblico impiego  Una normativa già esiste: ci aveva pensato il governo Berlusconi  Licenziamenti facili? Il punto del Professore Cisnetto  (apparente) maggiore flessibilità in uscita  Le dichiarazioni 3.
Siamo gli unici in Europa3  Il reintegro nel posto di lavoro come rimedio "normale ed esclusivo" in caso di licenziamento valutato come illegittimo dal giudice avviene nellUnione europea, oltre che in Italia, solo in Austria e in Portogallo.  E quanto si legge nella scheda sui licenziamenti nellUe contenuta nel libro "I licenziamenti individuali in Italia e nellUnione europea" a cura di Franco Toffoletto ed Emanuela Nespoli (Egea, 2008).  Inoltre, il dossier presentato l’11 gennaio 2012 da Confindustria al ministro del Welfare Elsa Fornero sull`occupazione negli Stati Ue, dimostra la scarsa competitività delle imprese italiane e le differenze normative con il resto dellEuropa in merito alla flessibilità in entrata ed uscita e agli ammortizzatori sociali. 4.
Il dossier di Confindustria (1/2)4  La flessibilità in entrata dell`Italia è allineata al resto d`Europa: la percentuale di occupati temporanei tra i dipendenti in Italia è del 12,8%, dato superiore al Regno Unito (6,1%) ma inferiore alla Germania, 14,7%, mentre in Francia si sale al15% (in Spagna si arriva addirittura al 24,9%).  Quanto agli ammortizzatori sociali, i dati presentati da Confindustria evidenziano come la spesa per il sostegno al reddito dei disoccupati in percentuale sul Pil è tornata a crescere in tutti i paesi dal 2008, ma in Italia (1,39% nel 2009) rimane più bassa che in altri paesi. 5.
Il dossier di Confindustria (2/2)5  Quanto alla flessibilità in uscita, sono stati messi a confronto quattro Paesi in particolare: Danimarca, Germania, Francia e Regno Unito.  Dall’analisi effettuata emerge che l`istituto del reintegro del lavoratore a seguito di licenziamento illegittimo «è una possibilità prevista dalla legge ma è raro che si verifichi» in Danimarca, «è possibile ma raramente applicata» in Germania, «è prevista unicamente nel caso di licenziamento discriminatorio» in Francia, mentre nel Regno Unito «non c`è obbligo ma se il giudice impone la reintegrazione e il datore si rifiuta, lo stesso giudice può imporre il pagamento di un’indennità ulteriore rispetto a quella di base e a quella di compensazione». 6.
Gli altri paesi europei (1/2)6  Vediamo i casi europei nel dettaglio per poi capire al meglio lo stato in cui si trova il nostro paese e le sterili polemiche che ne derivano.  FRANCIA:  non esiste reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo;  Si ha diritto a un risarcimento del danno pari a 6 mesi di retribuzione più una quota delle retribuzione per ogni anno di anzianità aziendale.  GERMANIA:  il reintegro è teoricamente previsto ma il giudice su richiesta delle parti può non disporlo. 7.
Gli altri paesi europei (2/2)7  REGNO UNITO:  il reintegro esiste in teoria ma il datore di lavoro può rifiutare la reintegrazione pagando un compenso aggiuntivo.  Lindennità risarcitoria può essere pari al massimo a 90.000 euro.  SPAGNA:  non esiste il reintegro nel posto di lavoro mentre è prevista una quota di risarcimento sulla retribuzione legata agli anni di anzianità fino a un massimo di 42 mesi di salario.  SVEZIA:  il licenziamento illegittimo può essere sospeso dal giudice. In alternativa alla sospensione c‘è un risarcimento variabile tra 16 e 32 mesi di retribuzione (tra 24 e 48 se il lavoratore ha 60 anni o più). 8.
La situazione italiana8  ITALIA:  la legge 15 luglio 1966, n. 604, norme sui licenziamenti individuali, prevede che il licenziamento individuale possa avvenire solo per giusta causa o giustificato motivo.  Larticolo 18 dello Statuto dei lavoratori (legge 20 maggio 1970, n. 300, prevede che il giudice che valuti il licenziamento illegittimo "ordini" al datore di lavoro (nelle aziende con oltre 15 dipendenti) il reintegro del dipendente nel posto di lavoro. Il dipendente può scegliere in alternativa il risarcimento pari a 15 mensilità.  Nelle aziende più piccole il lavoratore illegittimamente licenziato ha diritto solo a un risarcimento (da 2,5 a14 mensilità). 9.
L’art.18 dello Statuto dei Lavoratori (1/2)9  Partiamo da una disamina preliminare dei contenuti.  Larticolo 18 dello Statuto dei Lavoratori prevede l’implementazione della cosiddetta tutela reale, disciplinando il caso di licenziamento illegittimo (perché effettuato senza comunicazione dei motivi, perché ingiustificato o perché discriminatorio) di un singolo lavoratore:  nelle unità produttive con più di 15 dipendenti (5 se agricole)  nelle unità produttive con meno di 15 dipendenti (5 se agricole) se lazienda occupa nello stesso comune più di 15 dipendenti (5 se agricola)  nelle aziende con più di 60 dipendenti 10.
L’art.18 dello Statuto dei Lavoratori (2/2)10  Inoltre, in caso di licenziamento illegittimo, prevede che lazienda reintegri il lavoratore e paghi una sanzione pecuniaria, rendendo di fatto nullo il licenziamento stesso  Dispone la reintegrazione del lavoratore e non la riassunzione, perché altrimenti il dipendente perderebbe lanzianità di servizio e i diritti acquisiti con il precedente contratto  Lonere della prova della legittimità del licenziamento spetta allazienda, che deve dimostrare al giudice del lavoro (non al normale giudice civile) la fondatezza dei motivi alla base del provvedimento preso 11.
La riforma dell’art. 1811  La riforma dell’articolo 18 proposta dal governo Monti prevede che il licenziamento possa avvenire:  per motivi economici, attinenti all’attività produttiva e all’organizzazione del lavoro, senza possibilità di reintegro, salvo il caso il lavoratore possa dimostrare davanti al giudice che si tratta di un licenziamento strumentale  per motivi disciplinari, dove il giudice potrà decidere tra un indennizzo e un reintegro  per il licenziamento valutato discriminatorio il giudice decide il reintegro. Nella lettera di licenziamento sarà obbligatoria l’indicazione dei motivi. L’indennità sarà decisa dal giudice tra 15 e 27 mensilità 12.
Ma la Cgil voleva la riforma dell’articolo (1/4)12  Bisogna tornare indietro di 30 anni per trovare la radice del forte dibattito sui problemi creati dall’articolo 18, al quale, per esempio, si fanno risalire le cause della mancata crescita e competitività delle aziende italiane, e di un possibile ostacolo agli investimenti dall’estero  Infatti già nel 1985 il Cnel, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, approvò un documento preparato dalla Commissione Lavoro, della quale facevano parte figure storiche del sindacato come Boni, Benvenuto e Lama  Un documento frutto di tre anni di lavori in gran parte coordinati dal padre dello Statuto stesso, Gino Giugni, e che doveva essere trasformato in una proposta di legge al parlamento 13.
Ma la Cgil voleva la riforma dell’articolo (2/4)13  Nella premessa al documento del Cnel sulla revisione dellordinamento legislativo sul rapporto di lavoro l’articolo 18 “veniva accusato” di «assurde disparità di trattamento», perché «contrappone unarea ristretta di lavoratori iperprotetti a unarea molto più vasta di lavoratori privi di qualunque protezione», quelli delle aziende fino a 15 dipendenti  Si affermava che «l’esperienza applicativa dell’articolo 18 dello Statuto non suggerisce un giudizio positivo sull’istituto della reintegrazione, che nei termini generali in cui è previsto nel nostro diritto non trova riscontro in alcun altro ordinamento» 14.
Ma la Cgil voleva la riforma dell’articolo (3/4)14  La commissione proponeva quindi, guardando anche allora al modello tedesco, di limitare il diritto al reintegro solo ai licenziamenti discriminatori come era previsto (si spiega nel documento) nel testo originario dello Statuto presentato dal ministro del Lavoro Giacomo Brodolini, poi modificato in Parlamento  Per gli altri licenziamenti si suggeriva invece la riassunzione o l’indennizzo a scelta del datore di lavoro  Inoltre, nel documento veniva criticato quel sovraffollamento di norme che creano «sperequazioni irrazionali di trattamento, perfino la possibilità di trattamenti radicalmente diversi» per lo stesso lavoratore 15.
Ma la Cgil voleva la riforma dell’articolo (4/4)15  Questo si sommava all’esigenza di limitare l’obbligo di reintegrazione ai licenziamenti viziati per forma e alla discriminazione, ma estendo questa tutela anche ai lavoratori delle imprese con più di 5 dipendenti al tempo esclusi  In tutti gli altri casi, si legge nel documento, dovrebbe essere lasciato al datore di lavoro la scelta tra la riassunzione del lavoratore ingiustamente licenziato oppure il pagamento di una penale a titolo di risarcimento  I componenti della commissione avevano la consapevolezza che un sistema farraginoso e fortemente diversificato di tutele finisse per essere dannoso per imprese e lavoratori  Ma alla fine? Non se ne fece più nulla. Per lex sindacalista Giorgio Benvenuto la contrarietà delle imprese fu determinante 16.
Nel 2001 ci prova Berlusconi16  Dopo circa 15 anni, verso la fine del 2001, un primo vero tentativo di riforma fu portato avanti dal governo Berlusconi, che approvò il disegno di legge delega 848 (Legge Biagi)  Tale disegno prevedeva, tra l’altro, la sospensione dell’art. 18 (sostituzione del diritto al reintegro col risarcimento) in tre casi:  per le aziende emergevano dal nero;  per quelle che, assumendo, superavano i 15 dipendenti;  Per i contratti a termine trasformati a tempo indeterminato  La sospensione è sperimentale per 4 anni  Contro questo provvedimento la Cgil e la sinistra ingaggiano una battaglia senza precedenti, culminata nella manifestazione della Cgil di Sergio Cofferati al Circo Massimo il 23 marzo 2002 17.
Nel 2010 ci riprova Berlusconi, Napolitano dice no17  Ancora un governo Berlusconi, nel 2010, prova a intervenire sull’articolo 18, ma in maniera indiretta, con il collegato lavoro del ministro Sacconi che prevedeva la «clausola compromissoria» con cui al momento dell’assunzione azienda e lavoratore si impegnano a demandare a un arbitro, che decide secondo equità, anziché al giudice le possibili controversie, comprese quelle sui licenziamenti.  Ma qui fu il presidente della Repubblica Napolitano a intervenire costringendo il governo a far marcia indietro. 18.
Poi arriva il governo Monti e…18  Passa meno di un anno e, nella manovra di Ferragosto (dl 138/2011) viene introdotto l’art. 8 che autorizza aziende e sindacati a stipulare accordi riguardanti anche le conseguenze del licenziamento (tranne quello discriminatorio) in deroga all’art.18  Il provvedimento viene approvato, ma il 22 settembre Confindustria, Cgil, Cisl, Uil e Ugl si impegnano formalmente a non utilizzare l’articolo 8 per quanto riguarda i licenziamenti  Ma il tutto dura poco, a novembre cade Berlusconi e arriva il governo di Mario Monti. Il 18 dicembre, nella prima intervista da ministro del Lavoro, Elsa Fornero, dice al Corriere della Sera che l’obiettivo è combattere la precarietà, allargare la rete degli ammortizzatori, ma che si discuterà anche dell’articolo 18, perché non ci possono essere «totem» 19.
…il Pd è disposto a trattare19  Quando il governo Berlusconi propose la modifica di tale articolo, le battaglia che ne derivò fu, non solo di carattere politico, ma soprattutto di carattere morale.  La sinistra, con in testa i sindacati, si opposero con tutte le loro forze ad un cambiamento definito da Angela Finocchiaro «una brutta pagina per i lavoratori italiani. Si è aperta la strada alla manomissione dellart.18: E un ulteriore attacco al diritto del lavoro».  Stupisce quindi la disponibilità al confronto da parte della sinistra, che da sempre si è levata a baluardo di qualunque modifica dei diritti dei lavoratori soprattutto se raffrontato con l’oltranzismo degli anni passati. 20.
Il licenziamento economico nel pubblico impiego20  Il Ministro Patroni Griffi ha affermato in una lettera al Messaggero del 27 marzo scorso che il pubblico impiego si salverà dalla riforma dell’articolo 18. Il licenziamento per motivi economici non «può trovare applicazione nel pubblico», in quanto in questi casi c’è «una disciplina ad hoc»:  scattano, infatti, una serie di procedure «che portano alla mobilità dei lavoratori presso altre amministrazioni e alla eventuale collocazione in disponibilità con trattamento economico pari all’80% dell’ultimo stipendio per due annualità».  La legge, insomma, esiste già e, quindi, la riforma del lavoro, per quel che riguarda l’articolo 18, non si deve estendere al pubblico impiego, dice in sostanza il ministro che sembra più che altro intenzionato a disinnescare una delle possibili forti ragioni di contestazione nel corso del dibattito parlamentare sul provvedimento. 21.
Una normativa già esiste: ci aveva pensato il governo Berlusconi (1/2)21  La normativa a cui il Ministro fa riferimento è la legge 12 novembre 2011, n. 183 (legge di stabilità 2012), licenziata dal governo Berlusconi, nella quale sono state inserite le norme promosse dal Ministro Brunetta.  In particolare l’articolo 16, Disposizioni in tema di mobilità e collocamento in disponibilità dei dipendenti pubblici, prevede che le disposizioni, già contenute nellarticolo 33 del decreto legislativo 31 marzo 2001, n. 165, costituiscono i meccanismi, cogenti e sanzionatori, per assicurare una maggiore efficienza complessiva della pubblica amministrazione e un più razionale utilizzo delle risorse umane disponibili per il triennio 2012-2014.  Si fissa il principio che la sostituzione dei dipendenti cessati dal servizio presso le pubbliche amministrazioni è consentita solo entro i limiti percentuali e di spesa indicati anno per anno dalla normativa in materia di assunzioni e di contenimento della spesa di personale. 22.
Una normativa già esiste: ci aveva pensato il governo Berlusconi (2/2)22  Si prevede, inoltre, che tanto il regime del turn-over delle pubbliche amministrazioni quanto i relativi i limiti percentuali e di spesa vengano fissati annualmente in sede di definizione delle politiche finanziarie, con lintroduzione di un sistema di vincoli, incentivi e disincentivi. 23.
Licenziamenti facili? Il punto del Professore Cisnetto (1/3)23  «Una diffusa cecità è causa di un giudizio alterato: si preferisce sindacare sui licenziamenti invece che concentrarsi sulla drammatica situazione delloccupazione» queste le parole di Enrico Cisnetto di domenica scorsa al Messaggero.  Il Professore spiega chiaramente quali siano le controversie interne alle reazioni «iper emotive (“si vogliono i licenziamenti facili”) suscitate dalla riforma del mercato del lavoro – che semmai può essere criticata perché troppo timida, ma che comunque merita di essere difesa – e i dati forniti ieri da Confindustria su quanto stia mordendo la recessione (-1% nel primo trimestre 2012), con la previsione di un ulteriore calo occupazionale».  Spiega giustamente come sia paradossale che si discuta intorno al problema di come distinguere se la fine del rapporto di lavoro sia davvero per “motivi economici”, e se sia giusto che in questi casi al lavoratore spetti solo un indennizzo e non la possibilità di essere reintegrato da un giudice, quando sono migliaia i posti di lavoro che la crisi cancella in automatico, lo voglia o no l’impresa e il sindacato. 24.
Licenziamenti facili? Il punto del Professore Cisnetto (2/3)24  Ma essendo questo il nocciolo della questione, bisogna capire quale sia il vero pericolo che si cela dietro le nuove regole della cosiddetta “flessibilità in uscita”.  Analizzando le parole del Magistrato Rita Sanlorenzo, giudice del lavoro attualmente alla Corte d’appello di Torino, è preoccupante che la riforma confermi il ruolo centrale della magistratura, considerando anche i tempi biblici nello smaltimento delle cause.  “La riforma dell’articolo 18 è di fatto l’avallo del licenziamento sostanzialmente arbitrario, un segnale forte alle imprese a sentirsi libere dai vincoli dell’articolo 41 della Costituzione, il cui significato viene stravolto” afferma il Magistrato, che prosegue: “invece di sanzionare l’illegalità, la si incentiva”, tanto che “suona come una beffa sostenere che si combatte il precariato”, perchè questa scelta segna “l’abbandono della frontiera della difesa della dignità del lavoratore”. 25.
Licenziamenti facili? Il punto del Professore Cisnetto (3/3)25  Il dubbio che si pone a questo punto Cisnetto è lecito: «ma un’impresa che avesse una controversia con un dipendente può partire perdente in partenza perché viene giudicata da chi ha un simile pregiudizio?»  Il rischio, infatti, non è solo quello paventato dal sindacato – “si faranno passare come dovuti a ragioni economiche i licenziamenti discriminatori” – ma anche e soprattutto il suo contrario: far passare per discriminatorio un licenziamento economico. Finendo per alzare di molto la percentuale, oggi sotto il 10%, di cause basate sull’impugnazione dell’articolo 18.  E peggio sarà se in Parlamento la mediazione politica spingerà ad una scelta tipicamente italiana: creare “commissioni di conciliazione” o, peggio, istituire la figura di un ombudsman. Altro che il “modello tedesco” tanto invocato (che però si basa sulla cogestione). 26.
(apparente) maggiore flessibilità in uscita26 Tanto rumore per nulla?! Come dice un vecchio detto popolare sembra che la montagna, fatta di settimane di contrattazione febbrile, abbia partorito (ancora una volta) un topolino  Non sembra esserci nessun reale vantaggio per le imprese sopra i 15 dipendenti per la flessibilità in uscita  Anzi, al contrario, la pseudo riforma dell’Articolo 18 contribuirà solo a rendere il quadro dei licenziamenti ancora più incerto di quanto lo sia già ora  L’ossessivo ricorso alla magistratura non è una soluzione efficiente, soprattutto in relazione ai documentati ritardi accumulati dalla giustizia italiana  Il risultato sarà probabilmente un aumento esponenziale dei procedimenti di contenzioso in tema di licenziamenti per ragioni disciplinari 27.
LE DICHIARAZIONI Allegato 28.
Pd contro art. 18 Repubblica, 3-3-201028  Anna Finocchiaro: "Con quello che si è votato oggi in senato si è scritta una brutta pagina per i lavoratori italiani. Si è aperta la strada alla manomissione dellart.18: E un ulteriore attacco al diritto del lavoro". 29.
Sacconi, "Riformeremo presto lart. 18" TGCOM24, 1-11-201129  Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, conferma che "adesso riformiamo larticolo 18 dello Statuto dei lavoratori, faremo presto questa cosa". Durante la registrazione della trasmissione "Matrix", Sacconi ha detto al sindaco di Firenze, Matteo Renzi: "Voglio vedere come reagirai tu per primo". "Ogni qualvolta affrontiamo il tema della liberalizzazione del mondo del lavoro, incontriamo un fronte terribile, non solo in Parlamento".  "Cè un pezzo dItalia fortemente resistente che traduce in contrapposizione ideologica cose estremamente semplici". 30.
Sacconi, "Riformeremo presto lart. 18" TGCOM24, 1-11-201130  In un botta e risposta con il sindaco di Firenze, il ministro del Lavoro ha più volte fatto riferimento alla riforma dellarticolo 18. E un errore, dice, parlare di licenziamenti facili. "Non si sta discutendo di questo, si sta discutendo come non rendere i licenziamenti impossibili", prevedendo anche "un grosso indennizzo".  Per Maurizio Sacconi questo "benedetto, o maledetto" tema va affrontato anche se "non è certamente popolare, perché non è facile spiegare che rendendo più facili i licenziamenti si aumentano i posti di lavoro. Non sono temi facili, ma sappiamo che in questo tempo dobbiamo decidere anche le cose più difficili e impopolari". Lo ha detto ricordando "lamico" Marco Biagi, il giuslavorista vittima del terrorismo. 31.
Napolitano, "Non stiamo aprendo ai licenziamenti facili" Corriere della Sera, 23-3-201231  «Non credo che stiamo per aprire le porte a una valanga di licenziamenti facili, sulla base della modifica dellarticolo 18, anche perché bisogna sapere a cosa si riferisce larticolo 18». Così Giorgio Napolitano ha risposto a chi gli chiedeva conto delle preoccupazioni sul rischio di licenziamenti facili a seguito della riforma del lavoro pensata dal governo.  «I problema più drammatici - ha detto il presidente della Repubblica parlando coi cronisti al termine della cerimonia alle Fosse Ardeatine - sono le crisi aziendali, le aziende che chiudono, i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro non attraverso larticolo 18 ma per il crollo di determinate attività produttive».  «Bisogna puntare soprattutto a nuovi investimenti, nuovi sviluppi e nuove iniziative in cui possano trovare sbocco soprattutto i giovani». 32.
Cazzola, "La riforma dell’Articolo 18 è troppo leggera" AGI, 24-3-201232  "Un’attenta lettura del documento del Governo sul mercato del lavoro mette in evidenza "l’insostenibile leggerezza" della riforma dellarticolo 18".  Lo rileva il deputato Pdl Giuliano Cazzola. "In materia di licenziamenti disciplinari, che sono poi quelli assolutamente maggioritari, la decantata soluzione alla tedesca si rivela essere reinterpretata allitaliana. Non è vero - spiega -che il giudice ha libertà di scegliere tra reintegra e indennizzo, perchè sono puntigliosamente indicati i casi - prevalenti - in cui il giudice deve ordinare la reintegra e quelli - marginali e in generale dipendenti da vizi di forma - in cui è possibile limitarsi allindennizzo. Emerge sempre più, dunque, lo squilibrio tra le nuove regole del recesso e quelle a modifica dellaccesso. Che il nuovo presidente della Confindustria non se ne sia accorto è molto grave". 33.
Alfano Corriere della Sera, 25-3-201233  «Noi non possiamo ammettere l inaccettabile pregiudizio secondo cui gli imprenditori utilizzerebbero la nuova normativa in modo fraudolento».  «La riforma varata "salvo intese" significa che non c è un testo scritto, che i tempi del provvedimento non sono certi e che la Cgil non ha revocato lo sciopero».  «Se fosse una schedina del totocalcio avrebbe totalizzato zero. È una cosa che penalizza il governo rispetto alla sua capacità di decisione, che dunque ne esce più debole di ieri».  «O si accetta il punto individuato dal governo dopo settimane di trattative, oppure non si può questionare sul solo articolo 18. Se il Pd intende intervenire su quello, anche noi possiamo intervenire su altro». 34.
Bersani: Paese pronto ma art. 18 da cambiare Il Sole 24 ore, 27-3-201234  «La riforma del lavoro ha molti aspetti positivi e deve andare in porto, Monti non corre alcun pericolo e non cè alcuna crisi di governo allorizzonte: ma la norma sullarticolo 18 va cambiata estendendo il modello tedesco (è cioè il giudice a decidere tra indennizzo e reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa) anche ai licenziamenti di natura economica. Bersani ha dunque annunciato una sorta di task force per la battaglia in Parlamento: «Fisseremo un opportuno presidio sul lavoro, un tavolo con gruppi parlamentari e partito per seguire la vicenda, anche in relazione con le forze sociali».  «La nostra proposta è di cambiamento dellarticolo 18, non di conservazione della norma così comè. Adesso i toni possono abbassarsi. Si può arrivare in tempi rapidi a un risultato ragionevole con un dibattito parlamentare serio, costruttivo, positivo». 35.
Vendola: “Il centrosinistra andrà in pezzi” Il Giornale, 27-3-201235  «Se il Partito democratico cederà sulle modifiche allarticolo 18 il centrosinistra andrà a pezzi».  «Cambiare l’articolo 18 può essere drammatico. Se nel centrosinistra si contribuisce a stracciare questa bandiera nel nome di una modernità oscena e repellente, possono innescarsi conseguenze molto importanti». 36.
Camusso: “La controriforma non passerà” Il Sole 24 ore, 29-3-201236  «Se questo Paese ce lo chiede, la controriforma sul mercato del lavoro e articolo 18 non passerà».  Lancia un appello ai lavoratori «a fare assemblee ovunque, parlare con le altre organizzazioni sindacali per rafforzare in loro la certezza che questa battaglia può essere vinta. Ci vuole una straordinaria campagna di orientamento che va dagli appelli alla raccolta delle firme, dalle assemblee agli scioperi, perché non cé solo il Governo che vuole cambiare queste norma ma ci sono anche Confindustria e le Associazioni». Recommended
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