Source: http://www.meltingpot.org/Asilo-in-Europa-Il-Regolamento-Dublino-e-i-casi-di.html
Timestamp: 2017-06-25 03:33:06+00:00
Document Index: 73293692

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'sentenza ', 'art.15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15']

Asilo in Europa - Il Regolamento Dublino e i casi di dipendenza dall’assistenza di un’altra persona - Progetto Melting Pot Europa
Rubrica: Asilo in Europa
Sentenza sulla "clausola umanitaria". Un errore nel testo italiano del Regolamento?
Asilo in Europa - Il Regolamento Dublino e i casi di dipendenza dall’assistenza di un’altra persona
rubrica a cura di Alessandro Fiorini
Lo scorso 6 novembre la Corte di Giustizia dell’UE ha pronunciato un’altra sentenza di interpretazione del Regolamento Dublino II, a seguito di una domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte da un giudice austriaco.
Come era ampiamente previsto, a seguito dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona - che ha esteso la possibilità per i giudici nazionali di chiedere alla Corte di interpretare la normativa europea in materia di immigrazione e asilo - la giurisprudenza dei giudici di Lussemburgo in questo campo sta cominciando ad accumularsi piuttosto rapidamente.
Si tratta certamente di un buon segno dal punto di vista dell’uniformità dell’interpretazione delle regole europee in quanto, come spesso ripetiamo, le decisioni della Corte di Giustizia sono vincolanti non solo per il giudice che ha richiesto l’interpretazione, ma per tutti gli Stati membri. Anche questo dunque contribuisce alla costruzione del Sistema europeo comune di asilo.
Il caso di cui ci occupiamo oggi (Causa K, C-245/11) è poi particolarmente interessante in quanto riguarda l’interpretazione della cosiddetta "clausola umanitaria" prevista dall’art. 15 del Regolamento Dublino e perché, come vedremo meglio in seguito, la versione italiana del testo ci pare poco felice, per non dire fuorviante, rispetto alle versioni in altre lingue (fino a trasformare un obbligo per gli Stati in una mera facoltà!).
K. è una signora cecena che presentava nel 2008 una domanda di asilo in Polonia. Senza attendere la risposta, K. si spostava in Austria, dove presentava la sua seconda domanda. Lì vivevano già il figlio di K., con sua moglie (la nuora di K.) e i loro tre figli minori (di cui un neonato), già riconosciuti dall’Austria come rifugiati.
Le autorità austriache decidevano comunque di chiedere alla Polonia di riprendere in carico la signora K. e la Polonia acconsentiva. K. presentava ricorso e la Corte austriaca decideva di interrompere il procedimento e di chiedere alla Corte di Giustizia UE una pronuncia pregiudiziale sulla base delle seguenti domande:
1) se l’art. 15 del Regolamento Dublino II (cosiddetta "clausola umanitaria") debba essere interpretato nel senso che uno Stato membro, che non sarebbe competente all’esame della domanda di asilo in base ai criteri del Regolamento, lo divenga obbligatoriamente in un caso come quello di specie e se ciò valga anche in mancanza di una specifica richiesta in tal senso da parte dello Stato competente;
2) se l’art. 3 secondo comma del Regolamento Dublino II (cosiddetta "clausola di sovranità") debba essere interpretato nel senso che uno Stato membro, che non sarebbe competente all’esame della domanda di asilo in base ai criteri del Regolamento, lo divenga obbligatoriamente quando la competenza altrimenti prevista comporti la violazione dell’articolo 3 o dell’articolo 8 della CEDU (articolo 4 o 7 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE) e se, in questo caso, si possa far ricorso a una nozione di «trattamento inumano» e di «famiglia» diversa, e più ampia, rispetto a quella applicata dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo.
Circa la prima questione, la Corte nota innanzitutto che, mentre l’art. 15 primo paragrafo del Regolamento Dublino permette ampia discrezione agli Stati ("Qualsiasi Stato membro può ..."), il secondo paragrafo dello stesso articolo – cioè laddove si parla di persona dipendente dall’assistenza di un’altra a motivo di una gravidanza, maternità recente, malattia grave, serio handicap o età avanzata – restringe notevolmente tale potere, in quanto recita che in questo caso gli Stati
Obbligo o facoltà? La versione italiana dell’art. 15 (2) del Regolamento Dublino
L’art. 15 (2) del Regolamento Dublino recita:
"Nel caso in cui la persona interessata sia dipendente dall’assistenza dell’altra a motivo di una gravidanza, maternità recente, malattia grave, serio handicap o età avanzata, gli Stati membri possono lasciare insieme o ricongiungere il richiedente asilo e un altro parente che si trovi nel territorio di uno degli Stati membri, a condizione che i legami familiari esistessero nel paese d’origine."
Si veda peraltro il paragrafo 10 della sentenza di cui ci occupiamo oggi. Nella versione italiana compare, fra parentesi [], il testo dell’art.15 (2) come dovrebbe correttamente essere, privo del verbo "potere".
Riteniamo pertanto che si tratti di un errore della versione italiana dell’art. 15 (2) del Regolamento Dublino.
Non si tratta ovviamente di un particolare di poco conto in quanto, qualora si riuscisse a provare che una data situazione ricade nell’ambito di applicazione dell’art. 15 (2), in quel caso lo Stato interessato avrebbe non la facoltà ma l’obbligo (eccetto casi eccezionali) di assumersi la responsabilità di esaminare il caso. E’ vero che la nuova versione del Regolamento Dublino è ormai prossima all’adozione e che nel testo che dovrebbe essere votato dai co-legislatori la frase "incriminata" non compare più. Ma almeno fino all’entrata in vigore del nuovo Regolamento Dublino crediamo che a tale errore debba essere posto rimedio.
Quanto all’interpretazione dell’art. 15 secondo paragrafo del Regolamento Dublino, questi sono i passaggi a nostro avviso più importanti del ragionamento della Corte:
il testo dell’art. 15 (2) poi non esclude la possibilità che la persona dipendente dall’assistenza dell’altra non sia il richiedente asilo ma, come nel caso di specie, il familiare; tale interpretazione è conforme all’obiettivo generale della clausola umanitaria, che è quello di ricongiungere membri di una stessa famiglia, quando necessario per ragioni umanitarie (par. 33-35);
benché la definizione di "familiari" di cui all’art. 2 lett. i) del Regolamento Dublino non faccia riferimento né alla nuora, né ai nipoti di un richiedente asilo, essi possono essere ricompresi nel generico concetto di "altro parente" contenuto nell’art. 15 secondo paragrafo, che deve essere necessariamente più ampio del gruppo dei "familiari", come definiti all’art. 2 lett. i) (par. 38-43);
pertanto, qualora insorgano situazioni di dipendenza che rientrano fra quelle previste dall’art. 15 (2), se le persone si trovano in uno Stato membro diverso rispetto a quello competente in base ai criteri del Regolamento Dublino, tale Stato è "di regola" obbligato a lasciare assieme tali persone, a patto che il legame familiare esistesse già nel Paese di origine (par. 44). Esso dunque diventa lo Stato competente.
infine, con riferimento all’ultima parte della prima domanda, cioè se sia necessaria o meno una specifica richiesta rivolta dallo Stato originariamente competente allo Stato dove il richiedente si trova, la Corte fa riferimento all’obbligo per gli Stati membri di applicare il Regolamento Dublino in modo da garantire l’effettivo accesso alle procedure e da non pregiudicare l’obiettivo di un rapido espletamento delle domande (par. 48).
Qualora sia dimostrata una situazione di dipendenza ai sensi dell’art. 15(2) del Regolamento Dublino, le autorità dello Stato membro ove si trovano le persone non possono ignorare tale situazione; pertanto una specifica richiesta da parte dello Stato originariamente responsabile, oltre a non comparire nel testo dell’art. 15 (2), finirebbe solo per rallentare la procedura per la determinazione dello Stato competente (par. 49-52).
Questa dunque la risposta della Corte di Giustizia dell’UE alla prima domanda sottoposta dal giudice austriaco:
vedi sito Blog personale: Asiloineuropa.blogspot.org
[ 21 novembre 2012 ]
Europa, Regolamento Dublino