Source: http://www.verdediritto.it/terre-e-rocce/12-terre-e-rocce-da-scavo/31-terre-e-rocce.html
Timestamp: 2020-02-23 19:00:44+00:00
Document Index: 42885809

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 186', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 12', 'art. 184', 'art. 39', 'art. 184', 'art. 186', 'art. 49', 'art. 184', 'art. 186']

verdediritto.it - Quadro normativo
Le due procedure di infrazione
Il combinato disposto degli articoli 8 comma 2 lett c) e 7 comma 3 lett. c) del D. Lgs. n. 22/97, meglio noto come Decreto Ronchi, escludeva dalla fattispecie dei rifiuti, i materiali non pericolosi derivanti dalle attività di scavo.
L’esclusione predetta veniva intesa dalla Unione Europea come una elusione della normativa sui rifiuti al fine di considerare le terre e rocce da scavo, catalogate a livello comunitario come rifiuti speciali, (Rif. CER- 170503 e 170504),dei non rifiuti.
Per tale ragione l’Italia subiva una prima procedura di infrazione - Rif. (SG(97)7860, 95/2184 - con la lettera di messa in mora del 23.09.97.
Successivamente, il nostro Parlamento provvedeva all’eliminazione della norma illegittima, ovvero all’abrogazione dell’intero comma 2 dell’art. 8, del D. Lgs. n. 22/97 mediante l’art. 1 del D. Lgs. dell’08.11.1997 n. 389.
Tuttavia, ancora in seguito il legislatore italiano con il comma 1 dell’art. 10 della Legge 23.03.2001 n. 93, provvedeva a reinserire l’esclusione della fattispecie delle terre e rocce da scavo dall’applicazione della normativa sui rifiuti, modificando l’art. 8 del D. Lgs. n. 22/97 al cui comma 1 veniva aggiunta la lettera f-bis): “le terre e le rocce da scavo destinate all'effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati, con esclusione di materiali provenienti da siti inquinati e da bonifiche con concentrazione di inquinanti superiore ai limiti di accettabilità stabiliti dalle norme vigenti”
In questa nuova disposizione, il wording utilizzato risente degli influssi comunitari, laddove, ad esempio, si riferisce al concetto di “effettivo utilizzo”, che si ritroverà successivamente nella nozione di sottoprodotto.
Tale esclusione veniva giustificata attraverso l’interpretazione autentica recata dall’art. 1, comma 17 della Legge 21.12.2001 n. 443 meglio nota come legge Lunardi.
Nonostante gli sforzi interpretativi l’Italia subiva una seconda procedura di infrazione con lettera di messa in mora del 26.06.2002- Rif. (C(2002)2201).
Successivamente veniva adottata la legge comunitaria del 31.10.2003 n. 306 che all’art. 23 modificava i commi 17, 18 e 19 dell’art. 1 della L. n. 443/2001.
In questi ultimi due interventi normativi vengono introdotti nozioni e condizioni come “ciclo produttivo" e "assenza di trasformazioni preliminari,” che si ritroveranno in seguito nel concetto di sottoprodototto e nei criteri di distinzione dello stesso dall'idea di rifiuto.
Nel corso del 2006 veniva adottato il testo unico ambientale che, all’art. 186, disciplinava le terre e rocce da scavo riportando il contenuto dei commi 17, 18 e 19 dell’art. 1 della Legge n. 443/2001, così come modificati dai commi 17 e 18 dell’art. 23 della Legge comunitaria n. 306/2003.
Questa prima versione dell’art. 186 venne aspramente criticata in quanto, sul piano tecnico, presentava delle incongruenze macroscopiche come l’approccio prettamente tabellare e, ancora più grave, l’accertamento sul sito di destinazione che concretizzava un controllo a posteriori che non poteva garantire il rispetto della normativa e che si presentava, pertanto, come una condizione contra legem.
L’art. 186 del D. Lgs. n. 152/2006 veniva successivamente modificato dal primo decreto correttivo al TU ambientale, il D. Lgs. n. 4/2008, e dal secondo decreto correttivo, D. Lgs. n. 208 del 30.12.2008, che aggiungeva, all’articolo predetto, il comma 8 ter.
La vera modifica alla disciplina delle terre e rocce da scavo avviene però con il quarto decreto correttivo ovvero con il Decreto Legislativo 3 dicembre 2010 n. 205 che, all’art. 12, in attuazione della direttiva comunitaria ambiente 2008/98/CE, aggiunge al T.U. ambientale l’art. 184 bis recante la fattispecie del “sottoprodotto”.
La contemplazione del “sottoprodotto” ha definitivamente sancito, anche in Italia, la certezza di una dicotomia giuridico-ambientale sottoprodotto-rifiuto in cui non c’è spazio per un tertium genus come le terre e rocce da scavo che, pertanto, dovranno rientrare nell’una o nell’altra categoria giuridica.
Per questa ragione l’art. 39 del D. Lgs. n. 205/2010, inoltre, dispone sia l’adozione di un regolamento per la disciplina dei sottoprodotti (ai sensi del comma 2 dell’art. 184 bis del D. Lgs. n. 152/06), sia l’abrogazione dell’art. 186 all’entrata in vigore del predetto regolamento.
Infine, l’art. 49 del D. L. 24.01.2012 n. 1, convertito nella legge 24.03.2012 n. 27 ha stabilito che l’utilizzo delle terre e rocce da scavo deve essere regolamentato con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.
Tale decreto doveva essere adottato entro 60 giorni dalla legge di conversione e doveva stabilire le condizioni alle quali le terre e rocce da scavo fossero considerate sottoprodotti ai sensi dell’art. 184 bis del D. Lgs. n. 152/06.
L’art. 186 del T.U. ambientale in materia di terre e rocce da scavo avrebbe dovuto essere considerato abrogato dall’entrata in vigore del predetto regolamento.
In questo modo il legislatore lascia nel T.U. ambientale soltanto sottoprodotti e rifiuti e delega la disciplina puntuale delle terre e rocce da scavo ad un regolamento che, come vedremo, si rifà comunque alle due predette categorie ermeneutiche.