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Timestamp: 2019-03-20 13:29:47+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 177', 'art. 191', 'sentenza ', 'art. 720', 'art. 720', 'art. 720', 'art. 159']

lexforo - Immobile non comodamente divisibile: a chi spetta in caso di comunione legale?
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Immobile non comodamente divisibile: a chi spetta in caso di comunione legale?	 PDF | Stampa |	 E-mail
Orbene, il regime della comunione legale è il regime patrimoniale automatico dei coniugi, salva diversa pattuizione tra di essi.
Tale tipologia di comunione si distingue da quella ordinaria in quanto i coniugi non sono titolari pro quota dei beni in essa contenuti (enucleati dall’art. 177 c.c.), risultando in solido proprietari dell’intero finché la comunione perdura.
Ed invero il Legislatore ha espressamente individuato, all’art. 191 c.c., le ipotesi di scioglimento della comunione legale a seguito delle quali i coniugi possono operare la divisione in parti eguali dell’attivo, al netto dei rimborsi e delle restituzioni dovute.
La Corte Costituzionale, con la nota sentenza n. 311 del 1988, recepita ed avallata dalle successive pronunce della Cassazione, ha chiarito la differenza tra comunione ordinaria e legale, qualificando la seconda come una “comunione senza quote”, rispetto alla quale non è ammessa la partecipazione di estranei. Nei rapporti con i terzi, pertanto, ciascun coniuge può disporre dell’intero bene comune con il consenso dell’altro, consenso che si porrebbe, secondo la giurisprudenza maggioritaria, come negozio unilaterale autorizzativo volto a rimuovere un limite all’esercizio del potere dispositivo in capo all’altro coniuge.
In particolare, nel caso sottoposto all’attenzione della IV Sezione della Corte di Cassazione veniva censurata la decisione adottata in sede di gravame con cui un immobile non comodamente divisibile ed appartenente in comproprietà a cinque soggetti, tra cui due coniugi in comunione legale, era stato assegnato a questi ultimi in applicazione dei principi vigenti in materia di comunione legale.
Nell’ipotesi di immobili non divisibili per ragioni di pubblica economia o igiene, l’art. 720 c.c. – riferendosi nello specifico alle divisioni ereditarie – prevede il principio per cui tali beni vadano attribuiti al coerede – o ai coeredi – che di essi detengono la quota maggiore. La norma prevede poi l’extrema ratio della vendita dell’immobile all’incanto, ove i coeredi non si accordino per la divisione.
Ed invero la Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso principale, ha confermato il riferito orientamento giurisprudenziale, ribadendo che il regime patrimoniale della comunione legale non sia equiparabile alla comunione ordinaria, trattandosi di una titolarità solidale e non per quota, principio che necessariamente deve applicarsi anche nel caso di immobile non divisibile.
Ne discende pertanto che la Corte di Appello di Firenze, nell’attribuire la titolarità dell’immobile ai coniugi contitolari della quota maggioritaria, non ha leso il principio di favor divisionis sancito dall’art. 720 c.c. poiché, atteso che i coniugi non possono disporre del bene pro quota, essi erano in ogni caso comproprietari in misura maggiore rispetto agli altri, condizione richiesta dalla norma per procedere all’assegnazione di un cespite non divisibile.
La Suprema Corte ha così stabilito il seguente principio di diritto: “Nell'ipotesi di immobili non comodamente divisibili l'attribuzione dell'intero immobile in comproprietà ai coniugi, contitolari in regime patrimoniale di comunione legale dei beni della quota maggiore, non è in contrasto con il principio del favor divisionis al quale è informato l'art. 720 c.c., tenuto conto della considerazione unitaria del diritto dei coniugi i quali - a stregua della disciplina prevista dall'art. 159 c.c. e ss., - non sono titolari di un diritto di quota di cui possano disporre - come avviene nella comunione ordinaria - ma sono solidalmente titolari di un diritto sui beni comuni di cui ciascuno dei coniugi può disporre senza il consenso dell'altro”.