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Timestamp: 2019-02-16 11:20:45+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 106', 'art. 106', 'art. 117', 'art. 23', 'art. 1326', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 23']

CC | ComplianceNet
Posted by admin on Thursday, 13 November 2014
Online il n.1 con licenza “Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.” La nuova rivista ospita approfondimenti di carattere economico-fiscali in lingua italiana e in inglese. La sua prima uscita è dedicata interamente al fenomeno del tax gap.
È da oggi in rete, sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il primo numero di “Argomenti di discussione” .
La nuova pubblicazione dell’Amministrazione finanziaria nasce con l’obiettivo di divulgare i contributi e le analisi in lingua italiana e in lingua inglese su argomenti di economia, statistica, econometria e scienze delle finanze di rilievo per la mission delle Entrate.
Il primo numero, dedicato tutto al tema del tax gap, ospita un unico articolo (“An approach to assess how the activity of the Italian Revenue Agency affects compliance”) [pdf, 1.4 M, 33 pp. ], firmato dal responsabile scientifico Stefano Pisani (email).
Stefano Pisani, “An approach to assess how the activity of the Italian Revenue Agency affects compliance”, in “Argomenti di discussione” n. 1, 11 novembre 2014 (pdf, 1.4 M, 33 pp.). This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.
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Intervista a Ciro Strazzeri, presidente di Asso231 (10 luglio 2012)
Posted by Cristina Cellucci on Tuesday, 10 July 2012
Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it
ComplianceNet: Ciao Ciro e grazie per la collaborazione alle nostre iniziative. Vuoi presentarti rapidamente ai lettori di ComplianceNet?
Ciro Strazzeri: Sono un imprenditore che opera da circa un ventennio nella consulenza organizzativa, in particolare Risk Management & Auditing, in ambito nazionale ed internazionale. Sono nato a Catania dove mi sono laureato in Ingegneria e dove ho cominciato la mia attività professionale.
Gestisco un gruppo di aziende di consulenza con sedi in Italia e Romania e collaboro stabilmente con diverse realtà nazionali ed internazionali della consulenza, dell'auditing e della formazione. Dal 2001, grazie anche alla notevole esperienza maturata nel mondo confindustriale (dove ho incarichi a livello locale, regionale e nazionale) ho sviluppato una notevole esperienza nel settore 231/01, cercando con successo di diffondere la cultura dei "modelli 231" visti come veri e propri "Sistemi di Gestione della Responsabilità Amministrativa" coordinati ed integrati con i Sistemi di Gestione Qualità/Sicurezza/Ambiente/Etica già presenti nelle varie organizzazioni.
A tal proposito ho sviluppato una "Linea Guida" denominata GS 23101:2009 (qui l'indice in pdf) che rappresenta uno "standard" in stile ISO ed una metodologia di analisi dei rischi denominata ERMES (Enterprise Risk Management Evaluation Series), un insieme di strumenti di natura statistico-analitica, basata su metodologia FMEA (Failure Mode and Effects Analysis qui su Wikipedia in italiano), che consente alle organizzazioni (piccole o grandi che siano) di individuare i propri rischi e parametrarli in maniera oggettiva. Maggiori informazioni sulla mia pagina Linkedin e sul sito http://www.portale231.com/
ComplianceNet: Cos'è Asso231?
Ciro Strazzeri: Asso231 è un'associazione senza fini di lucro che riunisce i vari stakeholder del "mondo 231", con lo scopo di studiare da vari punti di vista e risolvere le problematiche connesse all'applicazione del decreto legislativo 231/2001 e, più in generale, dei temi del Risk Management, costituendo anche fonte di opportunità e scambio culturale-economico tra i propri associati.
ComplianceNet: C'era bisogno di un'altra associazione in ambito 231/2001?
Ciro Strazzeri: La nostra ambizione è riunire stabilmente ed istituzionalmente intorno ad uno stesso tavolo, per la prima volta, aziende, legislatori, mondo universitario, consulenti e Pubbliche Amministrazioni che qualificano i propri fornitori sulla base dei requisiti ex Dlgs 231/01.
A nostro avviso ogni categoria, finora, ha affrontato il "mondo 231" secondo il proprio specifico "punto di vista", arrivando come al solito ad un tira e molla di proposte che accontentano l'una e lasciano insoddisfatta l'altra.
Il fiore rappresentato nel nostro logo è emblematico della nostra mission: ogni petalo rappresenta una delle categorie di stakeholder che, dal proprio punto di vista, deve affrontare la tematica della Responsabilità Amministrativa (di fatto para-penale) delle organizzazioni:
organizzazioni/enti
università/istituzioni accademiche
ComplianceNet: Quanto costa iscriversi a Asso231 e quali sono i vantaggi "pratici" nell'associarsi?
Ciro Strazzeri: Asso231 al momento non chiede alcun contributo associativo e non lo farà sicuramente almeno fino al 2013, così come stabilito dall'Assemblea e come anche riportato nello Statuto consultabile nel sito. Riteniamo infatti che Asso231 debba fondarsi sul "volontariato" delle sue componenti, le quali avranno l'interesse di creare questa "casa del 231" nella quale ognuno potrà trovare il conforto della condivisione delle soluzioni alle spinose tematiche del 231.
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Read more about Il "presidio antiriciclaggio" negli intermediari finanziari ex art. 106 (Compliance Normativa n. 2)
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Compliance Normativa n. 2 – 19 dicembre 2011 – "Speciale antiriciclaggio" - indice degli articoli
Posted by Agatino Grillo on Sunday, 25 December 2011
È disponibile il secondo numero della rivista online "Compliance Normativa" dedicato all’antiriciclaggio.
Roberto Bramato Il "presidio antiriciclaggio"
negli intermediari finanziari ex art. 106 Disponibile dal 10 gennaio 2012
Il sito di "Compliance Normativa"
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Se la compliance è cultura (Compliance Normativa n. 2)
di Marco Pigliacampo
Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it; versione online su http://www.compliancenet.it/content/se-la-compliance-e-cultura e su http://www.compliance-normativa.it/article/se-la-compliance-e-cultura, data di pubblicazione: 5 dicembre 2011
Oggi compliance e cultura sono termini correlati quasi automaticamente negli interventi degli esperti, nei convegni e negli articoli. Anche le numerose iniziative di formazione interna avviate dalle banche testimoniano l'elevato grado di fiducia nell'idea che la compliance sia fondata sulla sostanza dei comportamenti aziendali più che sul mero adempimento delle norme – idea peraltro proposta dalla stessa regolamentazione. A ben guardare, però, non è così facile trovare evidenze di risultati concreti ed efficaci in termini di cambiamento delle culture aziendali. Resta la sensazione di un approccio ancora superficiale o che comunque non consideri sufficientemente alcune caratteristiche di fondo del tema.
L'esperienza sociale
Basta rileggere la definizione di cultura prodotta dalle scienze sociali per averne percezione: la cultura è "la disposizione ad affrontare la realtà che si costituisce negli individui in quanto membri di un gruppo sociale", essa comprende conoscenze, idee, simboli, valori e le "disposizioni all'azione che si concretizzano in schemi e tecniche di attività" (Tentori) [nota 1]. Se le persone esprimono la propria cultura attraverso l'azione, allora non dovrebbe accadere che la maggior parte degli interventi a proposito di cultura della compliance non consideri mai l'azione né l'interazione prodotte dagli individui. Invece torna spesso il termine diffusione, che ricorda un modello comunicativo che non richiede l'attivazione dei destinatari. L'utilizzo di tali termini (diffusione, programmazione, ecc.) rivela una concezione di cultura aziendale come strumento a disposizione del management, come fosse una leva gestionale su cui poter agire direttamente.
Questa concezione di cultura aziendale deriva dalla confusione tra cultura agita in azienda (che è quella propriamente aziendale) e cultura ideale dell'azienda (che è quella teorica spesso fissata nelle mission e nei codici di condotta). E' evidente a ogni manager che cambiare una dichiarazione di mission non cambia una cultura aziendale, eppure c'è ancora una certa superficialità nei progetti che vorrebbero incidere sui valori aziendali. Occorre focalizzare una volta per tutte che i valori non hanno nulla di ideale, ma sono principi di comportamento socializzati e interiorizzati dai membri di un'organizzazione attraverso l'esperienza sociale. Come un atto diventa abitudine eppoi costume, così un valore diventa valore sociale eppoi aziendale solo mediante le esperienze concrete e partecipate. Le persone dell'azienda comunicano costantemente i valori che guidano le loro azioni, in modo assolutamente automatico e inconsapevole. Almeno una delle definizioni di cultura ascoltate nei convegni ABI è sacrosanta: "la cultura è quello che faccio e come lo faccio quando non ci penso" (Carretta) [nota 2] . In tal senso, è assolutamente reale che una cultura orientata alla compliance implicherebbe comportamenti corretti anche in assenza di regole di condotta.
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La conclusione dei contratti bancari e finanziari: orientamenti giurisprudenziali (Compliance Normativa n. 2)
Posted by Fabio Civale on Wednesday, 21 December 2011
di Fabio Civale, avvocato
Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it; versione online su http://www.compliancenet.it/content/la-conclusione-dei-contratti-bancari... e su http://www.compliance-normativa.it/article/la-conclusione-dei-contratti-..., data di pubblicazione: 5 dicembre 2011
Nell'ambito dei rapporti bancari e finanziari la conclusione dei contratti avviene sovente attraverso lo scambio di proposta ed accettazione.
Come a tutti noto, sia l'art. 117 del d.lgs. 1° settembre 1993, n 385 (d'ora in poi, per brevità, "TUB") in materia di servizi bancari (nota 1), sia l'art. 23 del d. lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (d'ora in poi, per brevità, "TUF") prevedono che i contratti "sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti (…). Nei casi di inosservanza della forma prescritta, il contratto è nullo".
Di norma il cliente, dopo aver ricevuto la dovuta informativa pre-contrattuale, trasmette alla Banca una proposta contrattuale debitamente sottoscritta. La Banca, effettuate le opportune valutazioni e verifiche del caso, comunica al cliente l'accettazione della suddetta proposta contrattuale.
Giusto il disposto di cui all' art. 1326 c.c., la conclusione del contratto avviene, nell'ambito della suddetta operatività, nel momento in cui il Cliente riceve notizia dell'accettazione della Banca.
Occorre in primo luogo notare che, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, la conclusione del contratto inter absentes tramite scambio di proposta ed accettazione può avvenire validamente anche per quei contratti per i quali, come nel caso di specie, sia prevista una forma scritta ad substantiam (nota 2).
Nei giudizi promossi nei confronti delle banche, sempre più di frequente accade che i clienti contestino la nullità del rapporto avente ad oggetto la prestazione dei servizi di investimento o dei servizi bancari in quanto, a loro dire, il contratto non si sarebbe perfezionato non essendo stata ricevuta dal cliente preponente l'accettazione della Banca.
Nei casi in cui la Banca non sia in grado di provare di aver effettivamente perfezionato l'accordo quadro relativo ai servizi di investimento consegnando al cliente l'accettazione della proposta contrattuale, la giurisprudenza di merito ha di recente statuito in diverse pronunce la nullità del contratto normativo quadro e delle conseguenti operazioni di investimento (nota 3).
La nullità invocata dai clienti in questi casi discende dall'art. 23 del TUF che, come noto, prevede la forma scritta ad substantiam per il contratto normativo quadro avente ad oggetto i servizi di investimento.
Sebbene le funzioni della forma scritta richiesta ad substantiam possano ritenersi molteplici, quasi unanimemente si ritiene che la forma imposta dall'art. 23 del TUF sia da annoverarsi tra le forme o nullità c.d. "di protezione" a favore dell'investitore, ossia trattasi di presidio finalizzato a garantire sia la conoscibilità da parte del cliente delle condizioni contrattuali applicabili al rapporto, sia la certezza dei termini normativi ed economici della disciplina contrattuale.
A conferma che la forma prescritta ex art. 23 del TUF abbia i connotati tipici di una "forma di protezione" a favore del cliente, si richiama il contenuto testuale della suddetta norma che non impone che i contratti siano "conclusi" per iscritto, ma prevede che gli stessi siano "redatti" per iscritto.
In breve, l'art. 23 del TUF ha introdotto nel nostro ordinamento una "forma di protezione" finalizzata a rendere edotto e consapevole il cliente delle caratteristiche dei servizi di investimento prestati dall'intermediario e dei diritti e obblighi connessi ai contratti relativi agli stessi servizi di investimento.
La qualifica quale "forma di protezione" del disposto di cui all'art. 23 del TUF riverbera importanti conseguenze in relazione al tema della conclusione e perfezionamento dell'accordo contrattuale in quanto, ad avviso del Tribunale di Milano, nessuna nullità può essere fatta valere nel caso in cui il cliente abbia avuto contezza (scritta) delle condizioni contrattuali e sia carente solo la forma scritta dell'accettazione da parte della Banca.
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Read more about Il Collegio Sindacale con funzioni di Organismo di vigilanza: profili penalistici (Compliance Normativa n. 2)
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Antiriciclaggio: tecniche di analisi per l'individuazione delle anomalie nelle compravendite immobiliari (Compliance Normativa 2
Posted by admin on Tuesday, 20 December 2011
di Francesco Fontana e Emanuele Pugliese
Testo pubblicato con licenza http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/it; versione online su http://www.compliancenet.it/content/antiriciclaggio-tecniche-di-analisi-... e su http://www.compliance-normativa.it/article/antiriciclaggio-tecniche-di-a..., data di pubblicazione: 12 dicembre 2011
L'antiriciclaggio nel mercato immobiliare
Una forma classica di riciclaggio è l'investimento immobiliare. Solo nel 2011 in Italia sono avvenute quasi 600.000 compravendite di immobili ad uso residenziale.
Spesso infatti la struttura stessa delle transazioni impedisce al momento dell'effettiva stipulazione dell'atto l'individuazione di eventuali motivi di sospetto.
Come giustamente Paolo Righi, presidente della Fiaip, ha fatto notare in una sua recente intervista, è difficile per un agente immobiliare individuare l'origine del denaro. Certo la presenza di grossi quantitativi di denaro contante è sempre un indice di allarme, ma spesso i dettagli della transazione non sono disponibili o vengono ben mascherati dall'acquirente/venditore.
Questo articolo vuole mostrare una possibile tecnica di analisi del mercato immobiliare attraverso la ricerca di anomalie di prezzo temporali (prezzo dell'immobile nel tempo), spaziali (andamento rispetto agli immobili vicini) e strutturali (prezzo relativamente alla tipologia di immobile).
Molte sono le variabili che entrano in gioco quando viene definito il prezzo di un immobile, e non sempre sono evidenti e visibili. Pensiamo ad esempio all'apertura di un mercato vicino all'immobile. Sicuramente il prezzo della casa salirà per la comodità di poter effettuare acquisti, ma altrettanto probabilmente il mercato causerà rumore, sporcizia e difficoltà di parcheggio, il che comporterà un abbassamento del prezzo.
Come questa molte altre circostanze variano il prezzo: un amministratore di condominio poco presente, un vicino rumoroso, il tasso di furti in zona, ecc. Ma anche gli annunci di vendita o affitto della zona influenzeranno. Se il vicino di casa vende la casa a un certo prezzo e l'immobile è considerato simile al proprio, questo modificherà la stima effettuata.
D'altro canto, il valore catastale non tiene conto (e non deve tenere conto) di nessun fattore ambientale esterno, quindi risulta inutile per qualsiasi analisi di anomalia.
Per poter effettuare un'analisi corretta occorrerà dunque trovare e stabilire un indice che identifichi il valore effettivo dell'immobile valutandone la posizione, la tipologia e i fattori ambientali, senza tener conto delle fluttuazioni dovute proprio alle anomalie che stiamo cercando di individuare.
La costruzione dell'indice non vuole essere argomento di questo articolo, ma analizzare, seppure sommariamente, le caratteristiche dell'indice è indispensabile per poter correttamente interpretare la struttura del progetto sviluppato.
L'indice utilizzato in questo articolo è stato estratto da un'analisi dei prezzi di vendita degli immobili negli ultimi 2 mesi.
La mappa dei valori immobiliari
Quello che serve al nostro indice è la possibilità di effettuare un'analisi completa dei dettagli osservabili dell'appartamento ma anche di tutte quelle caratteristiche intrinseche e non altrettanto evidenti. Ci serve cioè una mappa che leghi gli appartamenti al loro valore, estrapolandolo dalla conoscenza di transizioni simili nella zona.
Ovviamente questo problema presenta numerose difficoltà, in quanto raramente è presente una compravendita recente di un appartamento simile nello stesso palazzo per stimare la transazione. Vi saranno però transazioni nelle vicinanze di case con caratteristiche diverse. Vi saranno transizioni distanti ma di case simili. Vi saranno transizioni recenti e meno recenti. Lo scopo dell'indice che costruiamo è esattamente stimare nel modo migliore, da queste informazioni, il prezzo che dovrebbe avere l'appartamento.
Questa operazione è stata effettuata tramite una regressione multidimensionale semi-parametrica.
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