Source: http://sportelegge.gazzetta.it/2011/06/01/il-calcioscommesse-e-la-deriva-del-pallone-dal-campo-di-calcio-alle-aule-di-tribunale/
Timestamp: 2017-07-26 20:30:11+00:00
Document Index: 160460198

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 110', 'art. 1', 'art. 416', 'art 2', 'art. 116', 'art. 114', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'art 9']

Il Calcioscommesse e la deriva del pallone: dal campo di calcio alle aule di tribunale | Sport e Legge
Sport e Legge  01 giugno 2011 Il Calcioscommesse e la deriva del pallone: dal campo di calcio alle aule di tribunale
Ennesimo scandalo nel mondo del calcio legato ancora una volta al fenomeno delle scommesse nel calcio, che torna e ritorna come un’ onda che non si infrange tra squalifiche, multe, retrocessioni e coinvolgimento di nomi eccellenti.
E’ di oggi infatti la notizia, riportata da molti quotidiani sportivi (e non solo) che la Procura di Cremona a seguito di una lunga inchiesta che vede più di 40 nomi iscritti nel registro degli indagati tra ex giocatori di serie A, calciatori di serie cadette , dirigenti di società, diversi titolari di agenzie di scommesse e liberi professionisti, avrebbe arrestato ben 16 persone emettendo sette ordinanze di custodia cautelare in carcere e nove ordinanze di concessione degli arresti domiciliari con l’accusa di aver condizionato il risultato di vari incontri dei campionati di calcio di serie B e di Lega Pro. A creare particolare scalpore, visto che purtroppo la notizia in sé dell’esistenza di giri di scommesse ormai non fa più notizia, è la notorietà delle persone coinvolte.
Tra i nomi illustri coinvolti nello scandalo figurerebbero, infatti, quelli di personaggi molto noti negli ambienti sportivi come per esempio Beppe Signori ex capitano della Lazio e attaccante della Nazionale, per il quale sarebbero stati addirittura disposti gli arresti domiciliari. Dall'ordinanza firmata dal Gip di Cremona sembrerebbe, infatti, desumersi che l’ex attaccante fosse un elemento centrale di un gruppo di scommettitori operante in Bologna, arrivando addirittura a scommettere su una gara di Serie A (Inter- Lecce) ben 150 mila euro .
Vittime della maxi retata sarebbero inoltre altri personaggi noti come Antonio Bellavista (ex capitano del Bari), etichettato anche come un pilastro del gruppo di scommettitori, nonché i giocatori dell'Ascoli Vittorio Micolucci e Vincenzo Sommese, oltre Gianfranco Parlato (ex giocatore di serie B e C in oggi collaboratore del Viareggio Calcio) e Mauro Bressan, 40 anni (ex centrocampista di Fiorentina, Genoa, Venezia, Foggia, Bari, Cagliari), e Marco Paoloni, attuale portiere del Benevento: questi ultimi tutti colpiti dalla misura degli arresti domiciliari. Altri nomi eccellenti coinvolti nello scandalo, e attualmente indagati, sarebbero poi quelli di Stefano Bettarini, ex giocatore della Sampdoria, e Christian Doni, capitano dell'Atalanta.
Gli inquirenti, comunque, non escludono che dal materiale sequestrato nel corso di diverse perquisizioni effettuate sia a casa degli indagati sia in alcune ricevitorie e studi professionali, potrebbero emergere elementi e indizi tali da allungare l’elenco delle persone coinvolte.
La cosa maggiormente preoccupante, che emergerebbe poi dalle carte dell’inchiesta, sarebbe però la probabile esistenza di una vera organizzazione criminale che era in grado di “gestire” (con tanto di “tariffario di massima per la compera delle partite”) contemporaneamente quasi 5 incontri di calcio e nella quale i calciatori e gli ex giocatori professionisti arrestati dalle forze dell’ordine avrebbero assunto specifici compiti e ruoli con il comune intento di manipolare gli incontri al fine di trarne un indebito vantaggio. I timori degli investigatori sarebbero poi ulteriormente accresciuti della presenza tra gli scommettitori anche di alcuni gruppi “di dubbia provenienza” (tra cui spicca una figura denominata lo “zingaro”) composti in prevalenza da albanesi e slovacchi che avrebbero “investito” nelle scommesse ingenti capitali di denaro di cui non sarebbe nota la "provenienza”, con ciò quindi non escludendo che dietro il tutto ci potrebbero anche essere episodi di riciclaggio.
Gli scenari futuri che si profilano all’orizzonte sono molteplici in quanto accanto all’inchiesta della magistratura ordinaria è presumibile che si affiancherà anche l’inchiesta interna della giustizia sportiva.
Più in particolare in sede ordinaria è probabile che gli indagati saranno tutti sottoposti ad un processo penale che li vedrà imputati per il reato di frode sportiva di cui all’art. 1 L. 401/89 e art. 110 c.p. (a titolo di concorso di persone nel reato) proprio perché in concorso tra loro potrebbero aver offerto, promesso o compiuto atti fraudolenti diretti ad ottenere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione. La Legge 13 dicembre 1989, n. 401 disciplina infatti gli “Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di competizioni agonistiche”.
L’art. 1 in particolare è dedicato alla c.d. Frode in competizioni sportive e prevede che “chiunque” e quindi anche i soggetti non tesserati alla FIGC “offre o promette denaro o altra utilità o vantaggio a taluno dei partecipanti ad una competizione sportiva organizzata dalle federazioni riconosciute dal CONI [..] al fine di raggiungere un risultato diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione, ovvero compie altri atti fraudolenti volti al medesimo scopo, è punito con la reclusione da un mese ad un anno e con la multa da lire € 258 a € 1.032. Nei casi di lieve entità si applica la sola pena della multa. Le stesse pene si applicano al partecipante alla competizione che accetta il denaro o altra utilità o vantaggio, o ne accoglie la promessa. Se il risultato della competizione è influente […] i fatti[…] sono puniti con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da € 2.582 a € 25.822”.
Allorchè poi i pubblici ministeri dovessero rinvenire nella vicenda in esame l’effettiva sussistenza di una organizzazione criminale, allora il quadro si potrà sicuramente aggravare, in quanto se il coinvolgimento degli indagati dovesse andare al di là di un mero accordo occasionale (e quindi di un mero concorso di persone nel reato) andando invece a rivestire i contorni di un autentico vincolo associativo teso alla realizzazione di un vasto programma criminoso, allora oltre i predetti reati agli imputati potrebbe essere contestato anche il reato di cui all’art. 416 c.p. (Associazione a delinquere) per il quale, infatti, occorre che 2 o più persone si associno anche in forma rudimentale ma allo scopo di commettere più delitti: il reato in particolare sussisterebbe solo per il fatto di partecipare all’associazione indipendentemente dal compimento o meno degli illeciti. Le pene (che per l’ipotesi base vanno dalla reclusione da 3 a 7 anni) varieranno poi a seconda del peso e dei ruoli rivesti all’interno dell’organizzazione, distinguendo, infatti, la legge penale tra gli associati le figure dei capi, dei promotori, degli organizzatori ecc. .
In sede sportiva, invece, poiché l’ art 2 L. 401/89 prevede che “Gli organi della disciplina sportiva, ai fini esclusivi della propria competenza funzionale, possono chiedere copia degli atti del procedimento penale ai sensi dell’art. 116 del codice di procedura penale fermo restando il divieto di pubblicazione di cui all’art. 114 dello stesso codice.”, è presumibile che i soggetti che in oggi sono tesserati/affiliati per la FIGC saranno deferiti per l’illecito di cui agli art. 6 (divieto di scommesse ) e 7 (illecito sportivo) del Codice di Giustizia Sportiva della FIGC.
L’art. 6 CGS prevede, infatti il divieto per i soggetti dell’ordinamento federale ( dirigenti, soci, tesserati delle società, ecc.)di“effettuare o accettare scommesse, direttamente o per interposta persona, anche presso i soggetti autorizzati a riceverle, o di agevolare scommesse di altri con atti univocamente funzionali alla effettuazione delle stesse, che abbiano ad oggetto i risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della FIFA, della UEFA e della FIGC”.
La violazione del divieto comporta la sanzione della inibizione o della squalifica non inferiore a diciotto mesi. In caso di responsabilità diretta della società il fatto è punito con la sanzioni della penalizzazione di punti, l’esclusione dal campionato di competenza, la retrocessione all’ultimo posto e la revoca dello scudetto, anche congiuntamente in relazione alle circostanze e alla gravità del fatto.
L’art. 7 del CGS disciplina, invece, l’illecito sportivo e l’obbligo di denuncia prevedendo che il compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti ad alterare lo svolgimento o il risultato di una gara o di una competizione ovvero ad assicurare a chiunque un vantaggio in classifica costituisce illecito sportivo.
Se viene accertata la responsabilità della società il fatto è punito, a seconda della sua gravità, in caso di responsabilità diretta con le sanzioni dell’esclusione dal campionato di competenza, della retrocessione all’ultimo posto e della revoca dello scudetto. In caso di responsabilità oggettiva sarà altresì applicata, oltre alle pene anziviste, anche la sanzione della penalizzazione in classifica . Ai singoli soggetti riconosciuti responsabili di illecito sportivo sarà invece applicata la sanzione non inferiore all’inibizione o alla squalifica per un periodo minimo di tre anni.
Resta fermo in ogni caso che i singoli soggetti dell’ordinamento sportivo che siano venuti a conoscenza in qualunque modo della possibile commissione di detti atti, hanno il dovere di informarne, senza indugio, la Procura federale della FIGC, venendo altrimenti sanzionati.
Infine, segnaliamo che anche in sede sportiva è prevista ex art 9 CGS – e quindi se ne ricorreranno i presupposti anche contestabile – la figura dell’”Associazione finalizzata alla commissione di illeciti” che ricorre in particolar modo quando tre o piùsoggetti tenuti all’osservanza delle norme e degli atti federali si associano allo scopo di commettere illeciti. In tal caso per il solo fatto di partecipare all’associazione la norma prevede per i colpevoli l’applicazione delle sanzioni della squalifica e inibizione. Gli eventi citati, purtroppo, dimostrano come il fenomeno delle scommesse sia tutt’altro che in via estinzione e palesa anche una certa recidiva, soprattutto degli atleti, nel percorrere e ripercorrere determinate situazioni. A fare da monito, quindi, non sono quindi bastati i numerosi episodi – e relative sanzioni – che si sono succeduti nel corso degli anni. A partire dai fatti del 1927, quando il Torino si vide revocato lo scudetto per la combine del derby, passando per la bagarre del 1980, che coinvolse nomi noti della massima serie come per es. Manfredonia e Giordano della Lazio, Albertosi e Morini del Milan, nonchè l’allora presidente Felice Colombo, tutti assolti dalla giustizia ordinaria (in allora la legge non copriva i fatti), ma condannati da quella sportiva che fece retrocedere Milan e Lazio in serie B. Miracolato eccellente fu solo Paolo Rossi salvato dall'amnistia del 1982 grazie alla quale potè anche partecipare a quei Mondiali di Spagna che portarono poi all’Italia il terzo titolo iridato. Fino ad arrivare,dopo un periodo di calma apparente al 2001 quando il fenomeno esplose di nuovo con l’inchiesta per presunti tentativi di combine su Atalanta-Pistoiese di Coppa Italia e poi, a distanza di pochi anni, ancora nel 2004 con le indagini a carico di Modena, Sampdoria e Siena e alcuni dei loro giocatori ( tra cui per es. Stefano Bettarini che se la cavò con cinque mesi di stop inferti dalla giustizia sportiva). Il Modena riuscì ad evitare la retrocessione, mentre le altre squadre coinvolte furono solo sanzionate con una multa. Pertanto, passando per Calciopoli 2006, dove però l’”affaire” ineriva più che altro episodi di “corruzione”, e per la Germania nel 2009, dove 15 persone finirono in manette nell'ambito di un'inchiesta su un giro di scommesse illegali legato a incontri di campionati europei e coppe internazionali truccati in una decina di Paesi europei (3 partite della Champions, 12 dell'Europa League e diverse gare dei massimi campionati di Austria, Bosnia, Ungheria, Slovenia, Croazia e Turchia), ecco allora nel 2011 l’ennesimo scandalo legato al calcio scommesse.
E altro pare bollire in pentola…come la situazione del Potenza e l’inchiesta partita nel 2010.
Che dire.. palla al centro si ricomincia… scommettiamo!?! Elisa Brigandì