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Timestamp: 2019-05-26 12:24:41+00:00
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Art. 402 cod. proc. civile: Decisione | La Legge per tutti
Con la sentenza che pronuncia la revocazione il giudice decide il merito della causa e dispone l’eventuale restituzione di ciò che siasi conseguito con la sentenza revocata (1).
Il giudice, se per la decisione del merito della causa ritiene di dover disporre nuovi mezzi istruttori, pronuncia, con sentenza, la revocazione della sentenza impugnata e rimette con ordinanza le parti davanti all’istruttore (2).
Revocazione: [v. 395]; Mezzi istruttori: [v. 183]; Ordinanza: [v. 134]; Istruttore: [v. 168bis].
(1) Il procedimento di revocazione si svolge con una fase rescindente ed una rescissoria. Il giudizio rescindente si articola in due momenti: il primo è diretto a stabilire se l’istanza è ammissibile e procedibile; il secondo a determinare se i motivi proposti sono fondati. Il «iudicium rescissorium», invece, è volto a modificare o confermare, nel merito, la sentenza impugnata. La fase rescissoria può essere contestuale a quella rescindente. Se però sono necessarie ulteriori acquisizioni probatorie, la fase rescissoria sarà decisa autonomamente. La revocazione, in particolare, travolge completamente i capi della sentenza che sono frutto di errore. Il giudice deve procedere, nella fase rescissoria, ad un nuovo esame della controversia, prescindendo dalle rationes decidendi della sentenza revocata.
(2) Contro la sentenza che decide sulla revocazione non è più proponibile l’istanza di revocazione nonostante la pendenza del termine.
Effetti della decisione.
Nell’ipotesi in cui una sentenza della Corte d’appello venga impugnata sia per revocazione, sia per cassazione, e la Corte d’appello abbia dichiarato inammissibile l’istanza di revocazione, mentre la Corte di cassazione, in accoglimento del ricorso, abbia cassato con rinvio la sentenza impugnata, l’una e l’altra decisione devono ritenersi del tutto autonome, con la conseguenza che la sentenza della cassazione non esplica alcuna efficacia immediata nel giudizio di impugnazione per cassazione della sentenza della Corte d’appello dichiarativa dell’inammissibilità della revocazione, salvo che non sia venuto meno l’interesse a coltivare il ricorso. Cass. 20 luglio 2001, n. 990.
Le pretese restitutorie conseguenti alla riforma in appello della sentenza di primo grado possono trovare ingresso nella fase di gravame al fine di precostituire il titolo esecutivo per la restituzione (non conseguendo tale effetto alla mera sentenza di riforma e fermo restando che la condanna restitutoria deve essere subordinata al passaggio in giudicato e, in ogni caso, non può essere eseguita prima di quel momento), in tal senso deponendo sia evidenti ragioni di economia processuale sia l'analogia con quanto stabilito nell'art. 96, comma 2, e nell'art. 402, comma 1, c.p.c., rispettivamente per le esecuzioni ingiuste e per la pronuncia revocatoria.
Cassazione civile sez. III 11 giugno 2008 n. 15461
La sentenza pronunciata dal giudice di pace in sede di revocazione avverso una propria sentenza, resa, anteriormente alla novellazione dell’art. 339 c.p.c. da parte del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, in una causa decisa secondo equità, ove sia stata emanata dopo l’entrata in vigore del nuovo testo del citato art. 339, terzo comma, è impugnabile con l’appello e non con ricorso per cassazione, che, se proposto, deve essere dichiarato inammissibile (come verificatosi nella specie). Cass. 7 aprile 2009, n. 8370.