Source: http://www.galileilivorno.gov.it/index.php?option=com_content&view=article&id=436&Itemid=479
Timestamp: 2019-03-25 22:14:40+00:00
Document Index: 111590742

Matched Legal Cases: ['art. 92', 'art. 94', 'art. 94', 'art. 55', 'art. 55', 'art. 6', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ']

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1. Per i dipendenti di cui all'articolo 2, comma 2, resta ferma la disciplina attualmente vigente
in materia di responsabilità civile, amministrativa, penale e contabile per i dipendenti delle
2. Ai dipendenti di cui all'articolo 2, comma 2, si applicano l'articolo 2106 del codice civile e
l'articolo 7, commi primo, quinto e ottavo, della legge 20 maggio 1970, n. 300.
3. Salvo quanto previsto dagli articoli 21 e 53, comma 1, e ferma restando la definizione dei
doveri del dipendente ad opera dei codici di comportamento di cui all'articolo 54, la tipologia
delle infrazioni e delle relative sanzioni è definita dai contratti collettivi.
4. Ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, individua l'ufficio competente
per i procedimenti disciplinari. Tale ufficio, su segnalazione del capo della struttura in cui il
dipendente lavora, contesta l'addebito al dipendente medesimo, istruisce il procedimento
disciplinare e applica la sanzione. Quando le sanzioni da applicare siano rimprovero verbale e
censura, il capo della struttura in cui il dipendente lavora provvede direttamente.
5. Ogni provvedimento disciplinare, ad eccezione del rimprovero verbale, deve essere adottato
previa tempestiva contestazione scritta dell'addebito al dipendente, che viene sentito a sua
difesa con l'eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante
dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.
Trascorsi inutilmente quindici giorni dalla convocazione per la difesa del dipendente, la
sanzione viene applicata nei successivi quindici giorni.
6. Con il consenso del dipendente la sanzione applicabile può essere ridotta, ma in tal caso non
è più suscettibile di impugnazione.
7. Ove i contratti collettivi non prevedano procedure di conciliazione, entro venti giorni
dall'applicazione della sanzione, il dipendente, anche per mezzo di un procuratore o
dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato, può impugnarla dinanzi al
collegio arbitrale di disciplina dell'amministrazione in cui lavora. Il collegio emette la sua
decisione entro novanta giorni dall'impugnazione e l'amministrazione vi si conforma. Durante
tale periodo la sanzione resta sospesa.
8. Il collegio arbitrale si compone di due rappresentanti dell'amministrazione e di due
rappresentanti dei dipendenti ed è presieduto da un esterno all'amministrazione, di provata
esperienza e indipendenza. Ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento,
stabilisce, sentite le organizzazioni sindacali, le modalità per la periodica designazione di dieci
rappresentanti dell'amministrazione e dieci rappresentanti dei dipendenti, che, di comune
accordo, indicano cinque presidenti. In mancanza di accordo, l'amministrazione richiede la
nomina dei presidenti al presidente del tribunale del luogo in cui siede il collegio. Il collegio
opera con criteri oggettivi di rotazione dei membri e di assegnazione dei procedimenti
disciplinari che ne garantiscono l'imparzialità.
9. Più amministrazioni omogenee o affini possono istituire un unico collegio arbitrale mediante
convenzione che ne regoli le modalità di costituzione e di funzionamento nel rispetto dei
principi di cui ai precedenti commi.
10. Fino al riordinamento degli organi collegiali della scuola nei confronti del personale
ispettivo tecnico, direttivo, docente ed educativo delle scuole di ogni ordine e grado e delle
istituzioni educative statali si applicano le norme di cui agli articoli da 502 a 507 del decreto
legislativo 16 aprile 1994, n. 297.
1. Per il personale docente ed educativo delle scuole di ogni ordine e grado, continuano ad
applicarsi le norme di cui al Titolo I, Capo IV della Parte III del D.L.vo n. 297 del 1994 .
2. Nel rispetto delle competenze degli organi collegiali ed in attesa del loro riordino, al fine
di garantire al personale docente ed educativo procedure disciplinari certe, trasparenti e
tempestive, entro 30 giorni dalla stipula del presente contratto, le Parti regoleranno con
apposita sequenza contrattuale l’intera materia.
1. Il dipendente adegua il proprio comportamento all’obbligo costituzionale di servire
esclusivamente la Repubblica con impegno e responsabilità e di rispettare i princìpi di buon
andamento e imparzialità dell'attività amministrativa, anteponendo il rispetto della legge e
l'interesse pubblico agli interessi privati propri ed altrui.
2. Il dipendente si comporta in modo tale da favorire l'instaurazione di rapporti di fiducia e
collaborazione tra l'Amministrazione e i cittadini.
3. In tale contesto, tenuto conto dell'esigenza di garantire la migliore qualità del servizio, il
dipendente deve in particolare:
a) esercitare con diligenza, equilibrio e professionalità i compiti costituenti esplicazione del
profilo professionale di titolarità;
b) cooperare al buon andamento dell'istituto, osservando le norme del presente contratto,
le disposizioni per l'esecuzione e la disciplina del lavoro impartite dall'Amministrazione
scolastica, le norme in materia di sicurezza e di ambiente di lavoro;
e) nei rapporti con il cittadino, fornire tutte le informazioni cui abbia titolo, nel rispetto
delle disposizioni in materia di trasparenza e di accesso alle attività amministrative
previste dalla legge 7 agosto 1990 n. 241, dai regolamenti attuativi della stessa vigenti
nell'Amministrazione, nonché agevolare le procedure ai sensi del D.lgs. n. 443/2000 e del
DPR n. 445/2000 in tema di autocertificazione;
g) rispettare l'orario di lavoro, adempiere alle formalità previste per la rilevazione delle
presenze e non assentarsi dal luogo di lavoro senza l'autorizzazione del dirigente
h) durante l'orario di lavoro, mantenere nei rapporti interpersonali e con gli utenti
condotta uniformata non solo a princìpi generali di correttezza ma, altresì, all'esigenza di
coerenza con le specifiche finalità educative dell'intera comunità scolastica, astenendosi da
comportamenti lesivi della dignità degli altri dipendenti, degli utenti e degli alunni;
i) non attendere ad occupazioni estranee al servizio e ad attività lavorative, ancorché non
remunerate, in periodo di malattia od infortunio;
l) eseguire gli ordini inerenti all'esplicazione delle proprie funzioni o mansioni che gli siano
impartiti dai superiori. Se ritiene che l'ordine sia palesemente illegittimo, il dipendente
deve farne rimostranza a chi l'ha impartito dichiarandone le ragioni; se l'ordine è rinnovato
per iscritto ha il dovere di darvi esecuzione. Il dipendente, non deve, comunque, eseguire
l'ordine quando l'atto sia vietato dalla legge penale o costituisca illecito amministrativo;
m) tenere i registri e le altre forme di documentazione previste da specifiche disposizioni
vigenti per ciascun profilo professionale;
o) avere cura dei locali, mobili, oggetti, macchinari, attrezzi, strumenti ed automezzi a lui
affidati;
p) non valersi di quanto è di proprietà dell'Amministrazione per ragioni che non siano di
q) non chiedere né accettare, a qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilità in
connessione con la prestazione lavorativa;
r) osservare scrupolosamente le disposizioni che regolano l'accesso ai locali
dell'Amministrazione da parte del personale e non introdurre, salvo che non siano
debitamente autorizzate, persone estranee all'Amministrazione stessa in locali non aperti
al pubblico;
s) comunicare all'Amministrazione la propria residenza e dimora, ove non coincidenti, ed
ogni successivo mutamento delle stesse;
t) in caso di malattia, dare tempestivo avviso all'ufficio di appartenenza, salvo comprovato
u) astenersi dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere
direttamente o indirettamente propri interessi finanziari o non finanziari.
1. Le violazioni degli obblighi disciplinati dall'art. 92 del presente contratto danno luogo,
secondo la gravità dell'infrazione, previo procedimento disciplinare, all'applicazione delle
seguenti sanzioni disciplinari:
2. L'Amministrazione, salvo il caso del rimprovero verbale, non può adottare alcun
provvedimento disciplinare nei confronti del dipendente senza previa contestazione scritta
dell'addebito - da effettuarsi entro 20 giorni da quando il soggetto competente per la
contestazione, di cui al successivo art. 94, è venuto a conoscenza del fatto - e senza
averlo sentito a sua difesa con l'eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un
rappresentante dell'associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.
3. Il dipendente al quale sono stati contestati i fatti è convocato con lettera per la difesa
non prima che siano trascorsi cinque giorni lavorativi dall’accadimento del fatto che vi ha
dato causa. Trascorsi inutilmente 15 giorni dalla convocazione per la difesa del dipendente,
la sanzione è applicata nei successivi 15 giorni.
4. Nel caso in cui la sanzione da comminare non sia di sua competenza, ai sensi del
successivo art. 94, il dirigente scolastico, ai fini del comma 2, segnala entro 10 giorni,
all'ufficio competente i fatti da contestare al dipendente per l'istruzione del procedimento,
dandone contestuale comunicazione all'interessato.
5. Al dipendente o, su espressa delega al suo difensore, è consentito l'accesso a tutti gli
atti istruttori riguardanti il procedimento a suo carico.
6. Il procedimento disciplinare deve concludersi entro 120 giorni dalla data di
contestazione di addebito. Qualora non sia stato portato a termine entro tale data, il
procedimento si estingue.
7. L'ufficio competente per i procedimenti disciplinari sulla base degli accertamenti
effettuati e delle giustificazioni addotte dal dipendente, irroga la sanzione applicabile tra
quelle indicate al comma 1. Quando il medesimo ufficio ritenga che non vi sia luogo a
procedere disciplinarmente dispone la chiusura del procedimento, dandone comunicazione
all'interessato.
8. I provvedimenti di cui al comma 1 non sollevano il lavoratore dalle eventuali
responsabilità di altro genere nelle quali egli sia incorso.
10. Per quanto non previsto dalla presente disposizione si rinvia all'art. 55 del D.L.vo
1. Il rimprovero verbale, il rimprovero scritto e la multa sono inflitti dal dirigente
2. La sospensione dal lavoro e dalla retribuzione fino ad un massimo di 10 giorni, il
licenziamento con preavviso e il licenziamento senza preavviso sono inflitti dal Direttore
generale regionale.
gravità della mancanza ed in conformità di quanto previsto dall'art. 55 del D.L.vo n.
165/2001, il tipo e l'entità di ciascuna delle sanzioni sono determinati in relazione ai
seguenti criteri generali:
a) intenzionalità del comportamento, grado di negligenza, imprudenza, e imperizia
dimostrate, tenuto conto anche della prevedibilità dell'evento;
d) grado di danno o di pericolo causato all'Amministrazione, agli utenti o a terzi ovvero al
disservizio determinatosi;
e) sussistenza di circostanze aggravanti o attenuanti, con particolare riguardo al
comportamento del lavoratore, ai precedenti disciplinari nell'ambito del biennio previsto
dalla legge, al comportamento verso gli utenti;
2. La recidiva in mancanze già sanzionate nel biennio di riferimento comporta una
sanzione di maggiore gravità tra quelle previste nell'ambito della medesima fattispecie.
3. Al dipendente responsabile di più mancanze compiute con unica azione od omissione o
con più azioni od omissioni tra loro collegate ed accertate con un unico procedimento, è
applicabile la sanzione prevista per la mancanza più grave se le suddette infrazioni sono
punite con sanzioni di diversa gravità.
4. La sanzione disciplinare dal minimo del rimprovero verbale o scritto al massimo della
multa di importo pari a quattro ore di retribuzione si applica, graduando l'entità delle
sanzioni in relazione ai criteri di cui al comma 1, per:
a) inosservanza delle disposizioni di servizio, anche in tema di assenze per malattia,
nonché dell'orario di lavoro;
b) condotta non conforme a princìpi di correttezza verso i superiori o altri dipendenti o nei
confronti dei genitori, degli alunni o del pubblico;
c) negligenza nell'esecuzione dei compiti assegnati ovvero nella cura dei locali e dei beni
mobili o strumenti affidati al dipendente o sui quali, in relazione alle sue responsabilità,
debba espletare azione di vigilanza;
d) inosservanza degli obblighi in materia di prevenzione degli infortuni e di sicurezza sul
lavoro ove non ne sia derivato danno o disservizio;
dell'Amministrazione, nel rispetto di quanto previsto dall'art. 6 della legge n. 300 del
f) insufficiente rendimento, rispetto a carichi di lavoro e, comunque, nell'assolvimento dei
compiti assegnati;
g) violazione di doveri di comportamento non ricompresi specificatamente nelle lettere
precedenti, da cui sia derivato disservizio ovvero danno o pericolo all'Amministrazione, agli
utenti o ai terzi.
5. L'importo delle ritenute per multa sarà introitato dal bilancio della scuola e destinato ad
attività sociali a favore degli alunni.
6. La sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione
fino a un massimo di 10 giorni si applica, graduando l'entità della sanzione in relazione ai
criteri di cui al comma 1, per:
a) recidiva nelle mancanze previste dal comma 4 che abbiano comportato l'applicazione
del massimo della multa;
c) assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o arbitrario abbandono dello stesso; in
tali ipotesi, l'entità della sanzione è determinata in relazione alla durata dell'assenza o
dell'abbandono del servizio, al disservizio determinatosi, alla gravità della violazione dei
doveri del dipendente, agli eventuali danni causati all'Amministrazione, agli utenti o ai
f) comportamenti minacciosi, gravemente ingiuriosi, calunniosi o diffamatori nei confronti
dei superiori, di altri dipendenti, dei genitori, degli alunni o dei terzi;
g) alterchi con ricorso a vie di fatto negli ambienti di lavoro, anche con genitori, alunni o
h) manifestazioni ingiuriose nei confronti dell'Amministrazione, esulanti dal rispetto della
libertà di pensiero, ai sensi dell'art. 1 della legge 300 del 1970;
i) atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, che siano lesivi della dignità
della persona;
l) violazione di doveri di comportamento non ricompresi specificatamente nelle lettere
precedenti da cui sia, comunque, derivato grave danno all'Amministrazione, ai genitori,
agli alunni o a terzi.
a) recidiva plurima, almeno tre volte nell'anno, nelle mancanze previste nel comma 6,
anche se di diversa natura, o recidiva, nel biennio, in una mancanza tra quelle previste nel
medesimo comma, che abbia comportato l'applicazione della sanzione di dieci giorni di
sospensione dal servizio e dalla retribuzione;
b) occultamento, da parte del responsabile della custodia, del controllo o della vigilanza, di
fatti e circostanze relativi ad illecito uso, manomissione, distrazione o sottrazione di
somme o beni di pertinenza dell'Amministrazione o ad essa affidati;
d) assenza ingiustificata ed arbitraria dal servizio per un periodo superiore a dieci giorni
consecutivi lavorativi;
e) persistente insufficiente rendimento o fatti che dimostrino grave incapacità ad
adempiere adeguatamente agli obblighi di servizio;
f) condanna passata in giudicato per un delitto che, commesso fuori del servizio e non
attinente in via diretta al rapporto di lavoro, non ne consenta la prosecuzione per la sua
specifica gravità;
g) violazione dei doveri di comportamento non ricompresi specificatamente nelle lettere
precedenti di gravità tale, secondo i criteri di cui al comma 1, da non consentire la
prosecuzione del rapporto di lavoro.
a) terza recidiva nel biennio di: minacce, ingiurie gravi, calunnie o diffamazioni verso il
pubblico o altri dipendenti; alterchi con vie di fatto negli ambienti di lavoro, anche con
utenti;
b) accertamento che l'impiego fu conseguito mediante la produzione di documenti falsi e,
comunque, con mezzi fraudolenti;
d) condanna passata in giudicato per un delitto commesso in servizio o fuori servizio che,
pur non attenendo in via diretta al rapporto di lavoro, non ne consenta neanche
provvisoriamente la prosecuzione per la sua specifica gravità;
e) commissione in genere di fatti o atti dolosi, anche non consistenti in illeciti di rilevanza
penale per i quali vi sia obbligo di denuncia, anche nei confronti di terzi, di gravità tale da
non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto di lavoro.
9. Al codice disciplinare di cui al presente articolo deve essere data la massima pubblicità
mediante affissione in luogo accessibile a tutti i dipendenti. Tale forma di pubblicità è
tassativa e non può essere sostituita con altre.
(modificato dal DL 28 agosto 1995 n. 361, convertito con modificazioni dalla legge 27
ottobre 1995 n. 437)
1. Fino al riordinamento degli organi collegiali, le sanzioni disciplinari e le relative procedure
di irrogazione sono regolate, per il personale direttivo e docente, dal presente articolo e dagli
articoli seguenti.
2. Al personale predetto, nel caso di violazione dei propri doveri, possono essere inflitte le
d) la sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio per un periodo di sei mesi e l'utilizzazione,
trascorso il tempo di sospensione, per lo svolgimento di compiti diversi da quelli inerenti alla
funzione docente o direttiva;
3. Per il personale docente il primo grado di sanzione disciplinare è costituito dall'avvertimento
scritto, consistente nel richiamo all'osservanza dei propri doveri.
1. La censura consiste in una dichiarazione di biasimo scritta e motivata, che viene inflitta per
mancanze non gravi riguardanti i doveri inerenti alla funzione docente o i doveri di ufficio.
1. La sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio consiste nel divieto di esercitare la funzione
docente o direttiva, con la perdita del trattamento economico ordinario, salvo quanto disposto
dall'articolo 497. La sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio fino a un mese viene inflitta:
a) per atti non conformi alle responsabilità, ai doveri e alla correttezza inerenti alla funzione o
per gravi negligenze in servizio;
a) nei casi previsti dall'articolo 494 qualora le infrazioni abbiano carattere di particolare
c) per atti in violazione dei propri doveri che pregiudichino il regolare funzionamento della
scuola e per concorso negli stessi atti;
Art. 496 - Sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio per un periodo di sei mesi e
utilizzazione in compiti diversi
1. La sanzione della sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio per un periodo di sei mesi e
l'utilizzazione, dopo che sia trascorso il tempo di sospensione, nello svolgimento di compiti
diversi da quelli inerenti alla funzione docente o a quella direttiva connessa al rapporto
educativo, è inflitta per il compimento di uno o più atti di particolare gravità integranti reati
puniti con pena detentiva non inferiore nel massimo a tre anni, per i quali sia stata pronunciata
sentenza irrevocabile di condanna ovvero sentenza di condanna nel giudizio di primo grado
confermata in grado di appello, e in ogni altro caso in cui sia stata inflitta la pena accessoria
dell'interdizione temporanea dai pubblici uffici o della sospensione dall'esercizio della potestà
dei genitori. In ogni caso gli atti per i quali è inflitta la sanzione devono essere non conformi ai
doveri specifici inerenti alla funzione e denotare l'incompatibilità del soggetto a svolgere i
compiti del proprio ufficio nell'esplicazione del rapporto educativo
2. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione sono disposti i compiti diversi, di
corrispondente qualifica funzionale, presso l'Amministrazione centrale o gli uffici scolastici
regionali e provinciali, ai quali è assegnato il personale che ha riportato detta sanzione.
3. In corrispondenza del numero delle unità di personale utilizzate in compiti diversi ai sensi
del presente articolo, sono lasciati vacanti altrettanti posti nel contingente previsto dall'articolo
1. La sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio di cui all'articolo 494 comporta il ritardo di
un anno nell'attribuzione dell'aumento periodico dello stipendio.
2. La sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio di cui all'articolo 495, se non superiore a tre
mesi, comporta il ritardo di due anni nell'aumento periodico dello stipendio; tale ritardo e
elevato a tre anni se la sospensione è superiore a tre mesi.
3. Il ritardo di cui ai commi 1 e 2 ha luogo a decorrere dalla data in cui verrebbe a scadere il
primo aumento successivo alla punizione inflitta.
4. Per un biennio dalla data in cui è irrogata la sospensione da uno a tre mesi o per un triennio,
se la sospensione è superiore a tre mesi, il personale direttivo e docente non può ottenere il
passaggio anticipato a classi superiori di stipendio; non può altresì partecipare a concorsi per
l'accesso a carriera superiore, ai quali va ammesso con riserva se è pendente ricorso avverso il
provvedimento che ha inflitto la sanzione.
5. Il tempo di sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio è detratto dal computo dell'anzianità
di carriera.
6. Il servizio prestato nell'anno non viene valutato ai fini della progressione economica e
dell'anzianità richiesta per l'ammissione ai concorsi direttivo e ispettivo nei confronti del
personale che abbia riportato in quell'anno una sanzione disciplinare superiore alla censura,
salvo i maggiori effetti della sanzione irrogata.
b) per attività dolosa che abbia portato grave pregiudizio alla scuola, alla pubblica
amministrazione, agli alunni, alle famiglie;
c) per illecito uso o distrazione dei beni della scuola o di somme amministrate o tenute in
deposito, o per concorso negli stessi fatti o per tolleranza di tali atti commessi da altri operatori
della medesima scuola o ufficio, sui quali, in relazione alla funzione, si abbiano compiti di
d) per gravi atti di inottemperanza a disposizioni legittime commessi pubblicamente
nell'esercizio delle funzioni, o per concorso negli stessi;
e) per richieste o accettazione di compensi o benefici in relazione ad affari trattati per ragioni di
1. In caso di recidiva in una infrazione disciplinare della stessa specie di quella per cui sia stata
inflitta la sanzione dell'avvertimento o della censura, va inflitta rispettivamente la sanzione
immediatamente più grave di quella prevista per l'infrazione commessa. In caso di recidiva in
una infrazione della tessa specie di quella per la quale sia stata inflitta la sanzione di cui alla
lettera b), alla lettera c) o alla lettera d) del comma 2 dell'articolo 492, va inflitta,
rispettivamente, la sanzione prevista per la infrazione commessa nella misura massima; nel
caso in cui tale misura massima sia stata già irrogata, la sanzione prevista per l'infrazione
commessa può essere aumentata sino a un terzo.
1. Nel periodo di sospensione dall'ufficio è concesso un assegno alimentare in misura pari alla
metà dello stipendio, oltre agli assegni per carichi di famiglia.
2. La concessione dell'assegno alimentare va disposta dalla stessa autorità competente ad
infliggere la sanzione.
1. Trascorsi due anni dalla data dell'atto con cui fu inflitta la sanzione disciplinare, il
dipendente che, a giudizio del comitato per la valutazione del servizio, abbia mantenuto
condotta meritevole, può chiedere che siano resi nulli gli effetti della sanzione, esclusa ogni
efficacia retroattiva.
2. Il termine di cui al comma 1 è fissato in cinque anni per il personale che ha riportato la
sanzione di cui all'articolo 492, comma 2, lettera d).
1. Ai docenti non di ruolo, a qualsiasi titolo assunti, possono essere inflitte, secondo la gravità
della mancanza, le seguenti sanzioni disciplinari:
2. Le sanzioni di cui ai numeri 1) e 2) del comma 1 sono inflitte dal capo dell'istituto. Tutte le
sanzioni possono essere inflitte dal provveditore agli studi, che per quelle indicate ai numeri 4),
Allegato 5.
Vedi Circolare 88 del 08/11/2010
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