Source: http://www.michelepiras.it/archives/1296
Timestamp: 2017-04-28 17:47:58+00:00
Document Index: 175478934

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 372', 'art. 366', 'art. 372', 'art. 368', 'art. 374', 'art. 377', 'art. 379', 'art. 202']

Moby Prince: alla Camera è iniziata la discussione - Michele Piras - Camera dei Deputati - Democratici e Progressisti
24 luglio 20149 ottobre 2015 by Michele	“Nel giorno in cui la Costa Concordia ha lasciato l’Isola del Giglio un’altra nave ha ripreso lentamente la via del mare. Buon vento Moby Prince”
Oggi (24 luglio 2014) nella Commissione Trasporti riunita in sede referente è iniziata la discussione sulla proposta di legge per l’istituzione della Commissione d’Inchiesta sul disastro del Moby Prince (10 aprile 1991).
Per me è stata una fortissima emozione aver l’onere di rappresentare una istanza di verità e giustizia e voglio ringraziare ed abbracciare forte i familiari delle 140 vittime – quelli che conosco e quelli che spero di conoscere presto – per avermi dato la forza e la fiducia di fare la cosa più giusta: provarci.
Istituzione Commissione parlamentare d’inchiesta Moby Prince
Relazione On.Piras
La Commissione avvia oggi l’esame della proposta d’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul caso Moby Prince e questo è un fatto importante, sia per la ricostruzione storica dei tragici fatti del 1991 che in ragione del vasto movimento di opinione sviluppatosi sul tema, più recentemente tornato agli onori delle cronache locali e nazionali. In realtà ampia parte della vicenda, ancora oggi a distanza di tredici anni, è avvolta in un cono d’ombra che non ha consentito – finora – di fare piena luce sulle circostanze dell’incidente e sui fatti svoltisi nel porto di Livorno. Elemento che di per se annovera la tragedia del Moby Prince fra i grandi misteri nazionali.
Come è noto, la nave Moby Prince, della compagnia Moby Lines, in servizio sulla tratta Livorno-Olbia, nella notte del 10 aprile 1991 entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, ancorata in rada del porto. Perirono centoquaranta persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio e ci fu un unico superstite. Si tratta del più grave incidente accaduto in Italia nel settore del trasporto marittimo civile.
Sul disastro si è svolto il processo di primo grado presso il Tribunale di Livorno, iniziato il 29 novembre 1995 e conclusosi con la sentenza del 31 ottobre 1998 che assolse i quattro imputati perché “il fatto non sussiste”. Gli imputati erano il terzo ufficiale di coperta dell’Agip Abruzzo Valentino Rolla, accusato di omicidio colposo plurimo e incendio colposo; Angelo Cedro, comandante in seconda della Capitaneria di Porto e l’ufficiale di guardia Lorenzo Checcacci, accusati di omicidio colposo plurimo per non avere attivato i soccorsi con tempestività; Gianluigi Spartano, marinaio di leva, imputato per omicidio colposo per non aver trasmesso la richiesta di soccorso.
Il processo di secondo grado si è tenuto presso la III Sezione della Corte d’Appello di Firenze, che il 5 febbraio 1999 ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado dichiarando in particolare, rispetto alla sentenza di primo grado, di “non doversi procedere nei confronti del Rolla, l’ufficiale di coperta dell’Agip Abruzzo, in ordine ai reati ascrittigli perché estinti per intervenuta prescrizione”.
Successivamente, nel 2006, la procura della Repubblica di Livorno ha disposto la riapertura delle indagini preliminari sulla base dell’istanza depositata dall’avvocato Carlo Palermo per conto dei figli del comandante Ugo Chessa. Il 21 dicembre 2013, il Ministro della Giustizia Cancellieri, rispondendo all’interrogazione Piras 4-00226 ha ricordato che: “A seguito di tali indagini, in data 5 maggio 2010 la procura della Repubblica presso il tribunale di Livorno ha richiesto l’archiviazione del procedimento penale; detta richiesta è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari con provvedimento del 21 dicembre 2010”.
E’ in seguito a questa archiviazione che i familiari delle vittime della Moby Prince, riunite nell’Associazione 10 aprile e nell’Associazione 140 hanno sollecitato la costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, sollecitazione che la proposta in esame raccoglie.
Rimangono infatti molti aspetti della vicenda da chiarire.
Questi sono puntualmente individuati dall’articolo 1, comma 2, nell’ambito della definizione dei compiti della Commissione. Tra tali compiti rientra infatti la determinazione dei tempi di sopravvivenza minimi e massimi delle vittime del disastro imbarcate sulla nave Moby Prince. In proposito sono stati infatti avanzati dubbi rispetto al tempo stabilito dal collegio giudicante (30 minuti) che è stato alla base dell’assoluzione degli imputati legati alla Capitaneria di porto di Livorno (merita ricordare che a nessun soccorritore fu consentito di salire a bordo della nave fino al 12 aprile 1991). Altro aspetto rientrante nei compiti della Commissione è quello della determinazione delle circostanze della collisione tra la nave Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo, con particolare riferimento alla posizione e all’orientamento della petroliera.
Più fonti inducono infatti a nutrire dubbi sul fatto che la nave si trovasse effettivamente ancorata appena fuori dall’area di divieto di ancoraggio, come stabilito dalle sentenze, e non all’interno di tale area.
Altri aspetti rientranti nei compiti della Commissione sono: 1) l’accertamento delle condizioni in cui navigava la nave Moby Prince, con particolare riferimento allo stato degli organi di governo, dei sistemi di sicurezza e delle apparecchiature di comunicazione radiotelegrafiche; 2) l’accertamento dello svolgimento delle operazioni di soccorso svolte dalla capitaneria di Porto di Livorno nella notte del sinistro e nei giorni seguenti; 3) l’accertamento, anche mediante l’esame di documentazione in possesso delle autorità civili o militari italiane o di Stati esteri, della presenza di altre navi nella rada del porto di Livorno nella notte in cui si sono verificati gli eventi, con particolare riferimento a navi militari o ausiliarie delle Forze armate degli Stati Uniti d’America, e le loro eventuali correlazioni con lo svolgimento degli eventi; 3) l’accertamento se nello svolgimento delle indagini giudiziarie e dei procedimenti giurisdizionali si siano verificate interferenze o sviamenti, volti a pregiudicare l’accertamento dei fatti e delle connesse responsabilità. Con riferimento agli ultimi due punti ricordo infatti i numerosi indizi legati alla presenza di navi militari USA nella zona al momento dell’incidente.
In tal senso è stata avanzata dai familiari delle vittime l’ipotesi che la nave Moby Prince si sia trovata coinvolta involontariamente in un traffico d’armi segreto organizzato dalle autorità militari USA e autorizzato da quelle italiane, proprio nelle settimane che vedevano la conclusione dell’operazione militare internazionale Desert Storm contro l’Iraq di Saddam Hussein.
L’articolo 2, comma 1, prevede che la Commissione monocamerale sia composta da venticinque deputati scelti dal Presidente della Camera dei deputati in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, assicurando comunque la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo.
Per quanto riguarda il Presidente della Commissione, il comma 2 dispone che questi sia scelto dal Presidente della Camera dei deputati al di fuori dei componenti della Commissione. Questo aspetto merita un approfondimento.
È infatti opportuno segnalare che nei casi di istituzione di Commissioni monocamerali di inchiesta il Presidente è generalmente eletto o nominato all’interno dei componenti della Commissione stessa. La scelta di un presidente esterno ai componenti della Commissione designati dai gruppi è stata effettuata in passato quasi esclusivamente per commissioni bicamerali, istituite con legge, e anche in questo caso i precedenti di Presidente esterno sono poco numerosi e non sono recenti (l’ultimo caso risale al 1989 ed è relativo alla Commissione bicamerale sulla ricostruzione nei territori della Basilicata e della Campania colpiti dai terremoti del 1980 e 1981).
Tuttavia mi preme segnalare che la presente proposta di commissione d’inchiesta è stata depositata tenendo in considerazione la notizia di medesime iniziative annunciate al Senato della Repubblica, non in concorrenza con le medesime ma con la massima disponibilità – qualora se ne ravvisi l’opportunità e la volontà – ad elaborare un testo unificato ed a licenziare una commissione bicamerale.
Ai proponenti pareva tuttavia – e corre l’obbligo di sottolineare – che l’operatività e la funzionalità dello strumento d’indagine costituito dalla commissione possa essere maggiormente garantita dalla sua istituzione in uno solo dei rami del Parlamento, nella fattispecie la Camera dei Deputati, sede nella quale – attraverso la sopra citata interrogazione – è ripresa una discussione che da anni pareva ormai dimenticata.
I poteri della Commissione sono disciplinati dagli articoli 3, 4 e 5. L’articolo 3, comma 1, prevede che la Commissione proceda alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e con le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria. Per quanto riguarda i limiti ai poteri della Commissione, il comma 2 prevede che la Commissione non possa adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale, fatto salvo l’accompagnamento coattivo di cui all’articolo 133 del codice di procedura penale.
Ferme restando le competenze dell’autorità giudiziaria, in base al comma 3 inoltre, per le audizioni a testimonianza davanti alla Commissione si applicano le disposizioni degli articoli 366 e 372 del codice penale. Si tratta di due delitti contro l’attività giudiziaria: il rifiuto di uffici legalmente dovuti (art. 366) e la falsa testimonianza (art. 372). Per tali delitti sono previsti, rispettivamente, la reclusione fino a sei mesi o la multa da euro 30 a euro 516 (art. 366) e la reclusione da 2 a 6 anni (art. 372). In altre parole, se nel corso delle audizioni di fronte alla commissione si verificano le fattispecie di cui ai delitti richiamati (il rifiuto di azioni dovute o la falsa testimonianza), queste sono perseguite come se si fossero verificate nel corso di interrogatori dell’autorità giudiziaria.
Non è invece previsto il riferimento ad altri delitti contro l’attività giudiziaria, quali la calunnia (art. 368), la frode processuale (art. 374), l’intralcio alla giustizia (art. 377), il favoreggiamento (artt. 378-379), la rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale (art. 379-bis). Per i segreti di ufficio, professionale e bancario, il comma 4 prevede che si applichino le norme in vigore che prevedono diversi casi di opponibilità del segreto di fronte all’autorità giudiziaria, mentre per il segreto di Stato si applica quanto previsto dalla legge n. 124/2007. A tale ultimo proposito, ricordo che l’art. 202 del codice di procedura penale pone l’obbligo di astenersi dal deporre su fatti coperti dal segreto di Stato in capo a pubblici ufficiali, pubblici impiegati e incaricati di un pubblico servizio. E’ invece inopponibile il segreto di Stato per fatti di terrorismo o eversivi dell’ordine costituzionale ai sensi della L. 124/2007. L’articolo 4 disciplina la richiesta di atti e documenti, prevedendo al comma 1 che la Commissione possa richiedere copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organi inquirenti, nonché copie di atti e documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari.
L’articolo 5 , prevede, come di consueto, l’obbligo del segreto per tutto ciò che attiene agli atti e ai documenti di cui all’articolo 4, comma 2, per i componenti della Commissione, i funzionari e il personale di qualsiasi ordine e grado addetti alla Commissione ed ogni altra persona che collabori con essa o compia o concorra a compiere atti d’inchiesta oppure ne venga a conoscenza per ragioni d’ufficio o di servizio.
L’articolo 6 dispone in materia di organizzazione interna della Commissione e di copertura delle spese, che saranno poste a carico, nel limite massimo di 50.000 euro annui, del bilancio interno della Camera. Come tutte le Commissioni d’inchiesta monocamerali, istituite con atto non legislativo, la Commissione d’inchiesta sui fatti della Moby Prince cesserà comunque la propria attività con la fine della Legislatura. Il comma 3 dell’articolo 1 prevede che la Commissione riferisca alla Camera ogni volta che lo ritenga opportuno e comunque annualmente e al termine dei propri lavori la Commissione presenterà una relazione alla Camera. Si prevede inoltre espressamente che siano ammesse relazioni di minoranza.
Infine il mio vuole essere un appello accorato affinché finalmente si possa dare una risposta e una speranza di verità e giustizia ai familiari delle vittime, con i quali in questi mesi si è costruito un proficuo rapporto di collaborazione e che hanno sempre espresso la piena fiducia nella capacità del Parlamento italiano di operare affinché vengano dissolte le nubi e i dubbi e – per tale percorso – alleviato un dolore che dopo oltre due decenni ancora non si è dissolto.
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