Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-30539-del-22-11-2019
Timestamp: 2020-06-02 21:57:13+00:00
Document Index: 87139941

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 40', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 24', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 3']

Sentenza Cassazione Civile n. 30539 del 22/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 30539 del 22/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 22/11/2019, (ud. 11/09/2019, dep. 22/11/2019), n.30539
sul ricorso 16521-2018 proposto da:
avverso la sentenza n. 9888/6/017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
La Commissione tributaria provinciale di Napoli, con sentenza 18085/17, sez. 46, accoglieva il ricorso proposto dalla Safin spa avverso l’avviso di liquidazione n. (OMISSIS) per imposta di registro laddove quest’ultima era stata calcolata in misura proporzionale.
Si costituiva la contribuente chiedendo il rigetto del gravame.
Il giudice di seconde cure, con sentenza 9888/6/2017, accoglieva parzialmente l’appello principale ritenendo che l’avviso di accertamento riguardava solo il decreto ingiuntivo e non anche la cessione di credito, contratto sottostante al decreto ingiuntivo.
Con l’unico motivo di ricorso la società ricorrente deduce la violazione del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 40, della L. n. 212 del 2000, art. 7, della L. n. 241 del 1990, art. 3, e dell’art. 24 cost., laddove la sentenza impugnata ha ritenuto legittimo il mutamento dell’imposta di registro da proporzionale a fissa operato dall’Agenzia delle Entrate soltanto a seguito della notifica del ricorso introduttivo della controversia.
Con tale motivo sostiene che vi sarebbe stata in corso di causa una illegittima modifica del presupposto impositivo da parte dell’Agenzia poichè l’atto impugnato non reca alcun riferimento alla tassazione in misura fissa contenendo esso l’importo in Euro affiancato dalla dicitura “REGISTRO ALTRE VOCI -PROP”.
Sotto tale profilo l’Ufficio avrebbe mutato il presupposto dell’imposizione sostenendo che l’imposta fissa era stata duplicata in applicazione del principio di enunciazione ai sensi del D.P.R. n. 131 del 1986, art. 22, riportando il decreto ingiuntivo sottoposto ad imposta di registro il riferimento ad un atto di cessione del credito non sottoposto alla imposta in questione che dunque veniva applicata in aggiunta a quella sul decreto ingiuntivo.
Parimenti, in relazione ad altre imposte si è affermato, ad esempio, che: in tema di IRAP il presupposto impositivo è costituito dall’esistenza di una autonoma organizzazione(Cass.9786/18); in tema di imposta comunale sulla pubblicità il presupposto impositivo non è la concreta utilizzazione del mezzo pubblicitario mediante il quale il messaggio viene diffuso, bensì la mera disponibilità di un mezzo destinato al potenziale uso pubblicitario (Cass. 12783/18); in tema di imposta comunale sugli immobili (ICI), il presupposto impositivo del tributo è costituito del D.Lgs. n. 504 del 1992, ex art. 3, dalla proprietà o altro diritto reale sul bene (Cass. 13061/17) e così via.
Dalla documentazione allegata al ricorso risulta infatti, che l’avviso di liquidazione era stato emesso “in relazione al decreto ingiuntivo n. 000006276/12 del 25/9/12 emesso dal trib. Napoli e per i seguenti motivi: TU imposta di registro D.P.R. n. 131 del 1986, omesso pagamento imposte ed oneri accessori dovuti su decreto ingiuntivo tra Safin spa vs P.C.”
E’ ben vero che nel suo prosieguo l’avviso di liquidazione indica la somma liquidata in Euro 392,00 con la dizione “registro: altre voci prop.” ma tale indicazione, a prescindere da ogni disquisizione sul significato del termine “prop”, riguarda esclusivamente la determinazione dell’ammontare dell’imposta e non il suo presupposto.
Circa il potere per il giudice di stabilire l’aliquota applicabile ed il suo importo non possono sussistere dubbi…avendo questa Corte già avuto occasione di affermare, in generale, che in sede di giudizio tributario il giudice può quantificare il debito fiscale scendendo nel merito della pretesa tributaria (Cass. 13868/10) e, più in particolare, che in tema di accertamento di maggior valore ai fini dell’imposta di registro, le Commissioni tributarie, oltre alla possibilità di confermare o annullare l’atto dell’amministrazione hanno il potere di ritoccare la stima operata dall’Ufficio, non potendo, tuttavia, sopperire alla carenza di prova del credito impositivo (Cass. 1728/18); circostanza quest’ultima non contestata dalla società ricorrente che non ha dedotto neppure in appello di non dovere l’imposta di registro per il decreto ingiuntivo.
Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile. Segue alla soccombenza la condanna al pagamento delle spese del presente giudizio liquidate come da dispositivo. Si compensano le spese della fase di merito in ragione del parziale accoglimento in detta fase del ricorso introduttivo