Source: https://www.laleggepertutti.it/276425_prescrizione-abuso-edilizio-ultime-sentenze
Timestamp: 2019-03-19 02:51:44+00:00
Document Index: 179427835

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 181', 'sentenza ', 'art. 181', 'art. 181']

1 Prima della rimozione o sanatoria dell’abuso edilizio non decorre la prescrizione per la sanzione pecuniaria
2 La repressione di un abuso edilizio non è soggetto a termine di prescrizione o decadenza
3 L’abuso risalente nel tempo non esclude i poteri di controllo e sanzionatori del Comune, non soggetti a prescrizione
4 Permesso di costruire per la realizzazione di una tettoia
5 Per emanare l’ordine di demolizione dell’opera abusiva è necessaria comunque la pronuncia di sentenza di condanna
6 Il decorso del tempo dalla commissione dell’abuso edilizio non è idoneo ad ingenerare nel privato una situazione di legittimo affidamento
8 Abuso edilizio risalente nel tempo: l’ordine di demolizione resta atto dovuto
10 Edilizia: l’onere di allegare il momento iniziale della prescrizione spetta al ricorrente
Prima della rimozione o sanatoria dell’abuso edilizio non decorre la prescrizione per la sanzione pecuniaria
La repressione di un abuso edilizio non è soggetto a termine di prescrizione o decadenza
L’abuso risalente nel tempo non esclude i poteri di controllo e sanzionatori del Comune, non soggetti a prescrizione
La circostanza che l’abuso sia risalente nel tempo non esclude, in materia urbanistica ed edilizia, l’esercizio dei poteri di controllo e sanzionatori del Comune, poteri non soggetti a prescrizione o decadenza, in considerazione della fondamentale immanenza dell’interesse pubblico alla corretta gestione del territorio. Ne consegue che l’accertamento dell’illecito amministrativo e l’applicazione della relativa sanzione può intervenire anche a notevole distanza di tempo dalla commissione dell’abuso, senza che siffatta distanza nell’adozione delle misure sanzionatorie possa significare forme di sanatoria o il sorgere di affidamenti per situazioni ormai di fatto consolidate. Del resto, l’illecito edilizio ha carattere permanente, tale da conservare nel tempo la sua natura. Ne consegue, da un lato, che l’interesse del privato al mantenimento dell’opera abusiva è necessariamente recessivo rispetto all’interesse pubblico al rispetto della normativa urbanistico – edilizia, strumentale al corretto governo del territorio, leso in maniera duratura dall’abuso; dall’altro, che non sussiste alcuna necessità di motivare in modo particolare un provvedimento con il quale sia stata ordinata la demolizione di un manufatto, benchè sia trascorso un lungo lasso di tempo tra l’epoca della commissione dell’abuso e il momento dell’adozione dell’ordinanza di demolizione, posto che l’interesse pubblico al perseguimento dell’illecito è in re ipsa. Infatti, l’ordinamento tutela l’affidamento solamente se esso è incolpevole, mentre la realizzazione di un’opera abusiva si concretizza in una attività volontaria del responsabile contra legem in quanto tale non tollerabile per l’ordinamento. In altri termini, non può ammettersi un affidamento meritevole di tutela alla conservazione di una situazione illegale. Colui che realizza un abuso edilizio non può dolersi del fatto che l’Amministrazione, restando inerte, lo abbia in un certo modo avvantaggiato, adottando soltanto a notevole distanza di tempo i provvedimenti repressivi dell’abuso non sanabile.
Permesso di costruire per la realizzazione di una tettoia
Per emanare l’ordine di demolizione dell’opera abusiva è necessaria comunque la pronuncia di sentenza di condanna
Il decorso del tempo dalla commissione dell’abuso edilizio non è idoneo ad ingenerare nel privato una situazione di legittimo affidamento
La costruzione di un container, attrezzato per uso abitativo, occupante una superficie di 30 mq., in assenza del prescritto permesso di costruire configura reato di cui agli artt. 10,44 lett. b e c del d.P.R. n. 380/01. Non può invece ascriversi concorso formale di reati con il delitto paesaggistico. Infatti, alla luce della sentenza della Corte cost. n. 56/2016 s’impone la riqualificazione del delitto paesaggistico, e nel caso di specie del reato di cui agli artt. 142 e 181 del d.lg. 42/2004 per aver eseguito l’intervento di cui sopra, in zona sottoposta a vincoli paesaggistico (d.m. 13/11/1971) zona turistica “F4”, entro la fascia dei 350 metri dal mare in assenza della prescritta autorizzazione, in reato contravvenzionale, ai sensi dell’art. 181, comma 1, d.lg. 22 gennaio 2004 n. 42. Tale sentenza ha infatti delimitato l’applicabilità del precetto di cui all’art. 181, comma 1 bis, limitandola ai soli interventi volumetrici di rilevante consistenza, ed in particolare, nel caso di volumi edificati ex novo, solo a quellli superiori ai 1000 metri cubi. Poichè nel caso in esame i nuovi volumi edificati sul lotto risultano inferiori ai 1000 metri cubi, il fatto-reato deve essere inquadrato ai sensi dell’art. 181, comma 1, d.lg. 42/2004 con innegabili effetti sul termine di prescrizione, dovendo applicarsi il termine massimo di cinque anni. La decorrenza del termine di prescrizione dev’essere fatta risalire alla cessazione della condotta criminosa.
Abuso edilizio risalente nel tempo: l’ordine di demolizione resta atto dovuto
Anche nel caso di abuso risalente nel tempo, l’ordine di demolizione di opere edilizie abusive costituisce atto dovuto, non potendo il semplice trascorrere del tempo giustificare il legittimo affidamento del contravventore, poiché il potere di ripristino dello status quo non è soggetto ad alcun termine di prescrizione, né è tacitamente rinunciabile; in definitiva il semplice trascorrere del tempo non può legittimare una situazione di illegittimità e tanto meno può imporre all’amministrazione un obbligo di comparazione dell’interesse del privato alla conservazione dell’abuso con l’interesse pubblico alla repressione dell’illecito; in tali ipotesi occorre piuttosto dimostrare ben altro al fine di giustificare l’invocato affidamento, cioè dimostrare una piena cognizione dell’abuso in capo alla p.a. come risalente nel tempo, tale da creare una ragionevole aspettativa in capo al privato titolare del bene abusivo.
Edilizia: l’onere di allegare il momento iniziale della prescrizione spetta al ricorrente