Source: https://www.laleggepertutti.it/94558_tarsu-chi-inquina-paga-di-piu-ma-va-motivato
Timestamp: 2018-06-19 12:45:12+00:00
Document Index: 47802343

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 61', 'art.3', 'art. 97', 'art. 7', 'art. 24', 'art. 61', 'art. 97', 'art. 23', 'art. 61', 'art. 100', 'art.5', 'art. 1', 'art.5', 'art. 1', 'art. 65', 'sentenza ', 'art. 69', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 5']

Tarsu: chi inquina paga di più, ma va motivato
Lo sai che? Tarsu: chi inquina paga di più, ma va motivato
Imposta sui rifiuti, tariffe Tarsu, obbligo di motivazione del Comune della differenziazione dei costi tra abitazioni e alberghi.
Tarsu: il Comune, se intende differenziare le tariffe dell’imposta sui rifiuti tra abitazioni ed alberghi, deve spiegare il criterio logico che ha adottato per applicare tariffe decisamente differenziate anche per gli alberghi sprovvisti di ristoranti rispetto alle case di civile abitazione comunque produttive di rifiuti.
Secondo la Corte, infatti, è possibile differenziare le tariffe, ma le ragioni di un eventuale aumento delle stesse di determinate categorie di immobili rispetto ad altri (nel caso di specie, quasi del doppio) va debitamente motivato nell’ordinanza.
[1] Cons. St. sent. n. 3781/15 del 1.08.2015.
Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 4 giugno – 1 agosto 2015, n. 3781
Presidente Pajno – Estensore Prosperi
A. Violazione degli artt. 65, 68 e 69 del d.lgs. n. 507/1993. Eccesso di potere per carenza istruttoria, falsa presupposizione e difetto di motivazione. Violazione e falsa applicazione dell’art. 61 del d.lgs. 507/93. Violazione dell’art.3 della legge n. 241/1990. Violazione dell’art. 97 Cost. Violazione dei principi di buon andamento e trasparenza dell’azione amministrativa. Violazione dell’art. 7 dello Statuto dei contribuenti. Violazione del principio di parità di trattamento. Eccesso di potere per perplessità dell’azione amministrativa. Violazione del diritto di difesa ex art. 24 Cost;
B. Violazione dell’art. 61 del d.lgs. n. 507/1993 sotto ulteriore profilo. Eccesso di potere per perplessità dell’azione amministrativa. Carenza di motivazione. Eccesso di potere per violazione dei principi di trasparenza e buon andamento dell’azione amministrativa. Violazione dei principi di legalità;
C. Violazione degli artt. 65 e 68 del d.lgs. n. 507/1993. Violazione del principio “Chi inquina paga” e della direttiva comunitaria 2006/12/CE. Violazione del principio di uguaglianza. Eccesso di potere per erroneità dell’azione amministrativa, falsa presupposizione, irrazionalità ed illogicità manifesta;
D. Eccesso di potere per carenza motivazionale e carenza istruttoria sotto altro profilo. Violazione dei principi di trasparenza e di buon andamento dell’azione amministrativa (art. 97 Cost.). Eccesso di potere per perplessità. Omessa indicazione dell’addizionale comunale. Violazione dell’art. 23 Cost. Violazione del principio di legalità;
E. Illegittimità delle delibere tariffarie adottate in assenza della delibera statuente i criteri quantitativi e qualitativi di assimilazione dei rifiuti speciali urbani. Violazione del DPR 915/82 e d.lgs. 152/06. violazione dei principi di efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa. Violazione del principio “chi inquina paga”.
A.Violazione e malgoverno dell’art. 61 D. Lgs. n. 507 del 1993. Violazione dell’art. 100 c.p.c. Difetto di motivazione e travisamento dei fatti. Appare erronea il rigetto dell’eccezione di inammissibilità difetto di interesse con riferimento ai valori fissati in materia di TARSU per l’anno 2013, visto che gli aumenti rispetto al 2011 erano del tutto proporzionali e l’annullamento avrebbe comportato la reviviscenza delle tariffe valide per il 2012, caratterizzate dalla stessa sostenuta sproporzione e dunque senza possibilità di stabilire l’equilibrio preteso dai ricorrenti in primo grado.
2.Violazione e malgoverno dell’art.5 comma 4 quater D.L. 102/2013 introdotto dall’art. 1 comma 1 della legge di conversione n. 124 del 2013. Non sussistevano alla legislazione vigente regole che proibissero l’aumento delle tariffe TARSU, né possibilità di fare ricorso a risorse diverse derivanti dalla fiscalità generale: questa era solo una possibilità in via residuale in luogo dell’aumento o di un minore aumento delle tariffe TARSU.
3.Violazione e malgoverno dell’art.5 comma 4 quater D.L. 102/2013 introdotto dall’art. 1 comma 1 della legge di conversione n. 124 del 2013. Violazione e malgoverno dell’art. 65 D. Lgs. 507/1993. Violazione del principio “chi inquina paga”. Una volta esercitata la facoltà di proroga annuale della TARSU, andavano necessariamente confermati i criteri previsti per l’anno precedente e comunque la sentenza è discutibile anche nel merito, laddove asserisce che le residenze genererebbero una maggiore produzione di rifiuti di quella delle strutture alberghiere, come al contrario rilevato dalla giurisprudenza.
L’art. 69 del d.lgs. n. 507/1973 delinea, infatti, un procedimento di determinazione delle tariffe, con un atto che costituisce esercizio del potere da parte dell’ente locale per l’anno preso in considerazione. Deriva da ciò sia il fatto che decorso l’anno, occorre una nuova diversa esplicazione del potere da parte dell’Amministrazione per la determinazione delle nuove tariffe, sia il fatto che, una volta trascorso l’anno per il quale l’ente locale ha provveduto alla determinazione delle tariffe, il relativo provvedimento non è più produttivo di effetti; come, del resto, evidenzia la vicenda adesso sottoposta all’esame del Collegio, nella quale il riferimento alle tariffe del 2012 costituisce comunque il frutto di una nuova autonoma valutazione dell’ente locale. Esattamente, quindi, il giudice di primo grado ha osservato che con il provvedimento impugnato si è di fronte ad una nuova ed autonoma determinazione, rispetto a quella posta in essere nel 2012. Deriva da ciò che dall’annullamento del provvedimento impugnato non potrebbe, in ogni caso, conseguire la permanenza in vigore della determinazione tariffaria dell’anno precedente, avendo quest’ultima ormai prodotto ed esaurito i propri effetti. All’annullamento del provvedimento tariffario in sede giurisdizionale consegue, infatti il dovere dell’amministrazione di provvedere alla riedizione del potere esercitato, emendato dai vizi eventualmente riscontrati, mentre l’eventuale riferimento alle tariffe già adottate nel 2012 non potrebbe che essere il frutto di una nuova, autonoma valutazione, del Comune di Carovigno, con conseguente infondatezza dell’eccezione di inammissibilità prospettata con il primo motivo di gravame.
Né, in contrario, può valere l’affermazione dell’amministrazione appellante, alla stregua della quale il Comune avrebbe inteso esercitare la facoltà consentita dall’art. 5, quater, del d.l. n. 102 del 31 agosto 2013, in forza del quale, in deroga a quanto stabilito dall’art. 14, c. 46, del decreto legge n. 201 del 2011 e dal comma 3 dello stesso art. 5, “per l’anno 2013 il comune può determinare i costi del servizio e delle relative tariffe sulla base dei criteri previsti ed applicati nel 2012, con riferimento al regime del prelievo in vigore in tale anno”. Ed infatti, come esattamente osservato dal giudice di primo grado, il legislatore, nell’attesa della definizione di un nuovo riassetto della fiscalità locale, ha riconosciuto alle amministrazioni locali la possibilità di disciplinare il prelievo tributario applicando anche nell’anno 2013 lo stesso regime impositivo del 2012, (TARSU), con l’ulteriore specificazione, pure prevista nella disposizione richiamata, che la copertura dei costi eventualmente non coperti dal gettito del tributo avrebbe dovuto essere assicurato attraverso risorse diverse dai proventi TARSU, derivanti dalla fiscalità generale. Val quanto dire che con l’art. 5, c. quater del d.l. n. 102 del 2013 il legislatore ha consentito ai comuni che si esprimessero tempestivamente in tal senso, il mantenimento del preesistente regime tributario, e cioè quello relativo alla TARSU, come disciplinato dal d.lgs. n. 507 del 1973 ma non ha in alcun modo autorizzato gli enti locali a non applicare la disciplina propria di tale tributo. Il comune appellante avrebbe dovuto, pertanto, determinare la copertura del costo del servizio e le relative tariffe, nel rispetto delle disposizioni del d.lgs. n. 507 del 1973, ed avrebbe dovuto svolgere la prevista istruttoria sia pure sulla base dei criteri applicati nel 2012. Che le cose vadano in tal senso risulta, d’altra parte, confermato dallo stesso art. 5, c. quater, del d.l. n. 102 del 2013 che, con riferimento alla TARSU, non ha affatto prorogato (come sembrerebbe intendere il comune il concreto regime già previsto la deliberazione già adottata nel 2012, ma ha semplicemente consentito la determinazione dei costi e delle tariffe del servizio sulla base dei criteri previsti ed applicati nel 2012.
In contrario si osserva, infatti, che, per l’ipotesi che il comune continuasse ad applicare per il 2013 la TARSU in vigore per il 2012, la norma del decreto prevedeva la necessaria copertura dei costi eventualmente non coperti dal gettito del tributo, ponendoli a carico della fiscalità generale, e di risorse diverse dai proventi della tassa. La norma pone pertanto un divieto di far gravare la copertura dei costi eventualmente non coperti dal gettito del tributo con le risorse provenienti dal gettito della tassa, sicché il comune non avrebbe potuto in ogni caso approvare, come invece è avvenuto nel caso di specie, un aumento del 30% delle tariffe previste per la TARSU. Lo scopo della norma è, infatti, quello di evitare comunque qualunque possibile aumento della TARSU, prorogata per il 2013; con il conseguente obbligo, per le amministrazioni locali, di reperire la provvista eventualmente necessaria, attraverso risorse diverse derivanti dalla fiscalità generale, e non dai proventi della tassa.
Quest’ultima è stata, infatti, abrogata come ha esattamente osservato il Tribunale, a far data dal 1° gennaio 2013 dall’art. 14, c. 46, del d.l. n. 201 del 2011, sicchè appare evidente che il pagamento della stessa può essere previsto nel medesimo anno 2013. Né, in contrario, può valere quanto fatto presente dal comune, dal momento che l’art. 5, c. quater, del d.l. n. 102 del 2013, ha consentito l’applicazione, anche per il 2013, della TARSU, ma non ha in alcun modo inciso sull’abrogazione, a far data dal 1° gennaio 2013, dell’addizionale ECA, non avendo espressamente previsto, per l’anno 2013, una ultrattività del tributo soppresso dalla predetta data.