Source: http://www.csvbari.com/obblighi-fiscali-di-un-associazione-non-riconosciuta-che-gestisce-un-servizio-accoglienza-immigrati/
Timestamp: 2016-02-11 04:22:59+00:00
Document Index: 118451819

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 8', 'art. 5', 'art.\n7', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 28', 'art. 143', 'art. 28', 'art. 8', 'art. 8']

Centro di servizio al volontariato San Nicola – Obblighi fiscali di un’associazione non riconosciuta che gestisce un servizio accoglienza immigrati
Obblighi fiscali di un’associazione non riconosciuta che gestisce un servizio accoglienza immigrati
08 ago, 2007 La nostra è un’associazione non riconosciuta. Stiamo gestendo in convenzione con il Comune un servizio di accoglienza per immigrati. Quali sono gli adempimenti fiscali? Il Comune ci ha chiesto di emettere fattura, siamo obbligati?
L’organizzazione di servizi a pagamento da parte delle OdV copre i settori più disparati e avviene con varie modalità organizzative, spesso con l’intervento di enti pubblici. Questi ultimi possono limitarsi ad appoggiare dei progetti rivolti agli utenti finali erogando dei contributi oppure possono diventare veri e propri committenti del servizio, tramite la stipula di convenzioni.
La L. 266/91 e le singole leggi regionali prevedono espressamente che le OdV possano stipulare convenzioni con gli enti pubblici. Le convenzioni altro non sono che contratti in cui le parti individuano il tipo di servizio, le sue caratteristiche operative, i parametri di controllo e il prezzo. Normalmente gli enti pubblici usano lo schema della convenzione per superare i problemi legati alla gestione degli appalti di pubblici servizi, con i connessi obblighi di pubblicità e di aste. I rapporti convenzionati delle OdV con gli enti pubblici vanno accuratamente studiati per capirne il corretto regime fiscale. Infatti le convenzioni possono prevedere lo svolgimento di un servizio contro:
il mero rimborso delle spese vive sostenute e documentate, spesso con la fissazione di un tetto massimo per rispettare gli stanziamenti di bilancio dell’ente pubblico;
un corrispettivo fisso a prescindere dalla documentazione delle spese sostenute
un contributo fisso come sub b) con l’obbligo di chiedere una quota di partecipazione agli utenti di importo stabilito dalla stessa convenzione;
un rimborso spese documentate come sub a) con la facoltà di svolgere liberamente ulteriori prestazioni indicate in convenzione, se richieste dagli utenti del servizio, ma con le tariffe massime in essa indicate.
Queste prestazioni di servizi spesso integrano, in astratto, i requisiti dell’“impresa commerciale” (abitualità, corrispettivo, organizzazione). Per capirne il regime fiscale vanno armonizzate al caso specifico più norme agevolative, diverse per quanto riguarda le II.DD. e l’IVA. Per le II.DD. si può fare riferimento a tre grandi classi di agevolazioni:
esenzioni derivanti dal regime ONLUS
esenzioni derivanti dal regime OdV (-> attività marginali)
esenzioni derivanti dal contenuto sociale della convenzione (ex art. 143, comma 3, lett. b), TUIR).
Per l’IVA si può fare riferimento solo ai principi generali del tributo o all’esclusione soggettiva prevista per le OdV dall’art. 8 della L. 266/91.
a) Il mero rimborso spese
La L. 266/91 indica tra gli introiti delle OdV i “rimborsi derivanti da convenzioni” (art. 5, 1^ comma, lett. F e anche art.
7, 2^ comma). Il D.M. 25/5/95, sulle attività marginali, ribadisce che “non rientrano, comunque, tra i proventi delle attività commerciali e produttive marginali quelli derivanti da convenzioni” (art. 1, 3^ comma). Su questa linea si muove lo schema tipo di convenzione di varie Regioni con formule ad esempio: “elencare in dettaglio gli eventuali oneri e spese ammessi a rimborso, precisando anche l’eventuale quota parte delle spese generali di funzionamento dell’organizzazione che vengono imputate alla convenzione. … Eventuali spese oggettivamente non documentabili saranno rimborsate su presentazione di apposita dichiarazione firmata dal Presidente dell’organizzazione; l’importo di dette spese dovrà comunque essere marginale rispetto alla spesa globalmente rimborsata.”
A volte anche con la precisazione dei termini del problema in questo modo: “l’obbligatorietà della rendicontazione documentata delle spese sostenute ed ammesse a rimborso, oltre che per disposizione delle leggi in materia di volontariato, è anche resa necessaria per obblighi di rispetto delle norme fiscali incidenti. Si ricorda infatti che anche nell’ambito convenzionale tra Istituzione Pubblica e organizzazioni di volontariato, affinché non vi sia assoggettamento ad imposta, l’eventuale rapporto economico deve essere cosa diversa dal pagamento del prezzo di una prestazione, segno distintivo della ‘commercialità’. Facendo riferimento alla lett. F) dell’art. 5 della L. 266/91, si deve osservare che l’espressione ‘rimborsi derivanti da convenzioni’, che l’art. 7 della stessa L. 266/91 classifica come ‘rimborso spese’, nel caso delle organizzazioni di volontariato dovrebbe essere intesa (come vuole l’art. 2, comma 2) come il recupero di spese effettivamente sostenute per l’esercizio di una attività di carattere sociale, e non già come un corrispettivo di una prestazione, cioè come un ricavo. In quest’ultimo caso non si potrebbero evitare ripercussioni di carattere fiscale. Da ciò l’obbligatorietà per i soggetti impegnati in rapporti convenzionali di creare le condizioni probatorie più favorevoli per comprovare il rispetto di quanto suddetto.”
In sostanza in un rapporto convenzionale che prevede il mero rimborso delle spese vive documentate viene a mancare il “prezzo” come elemento tipico della vita dell’impresa, per cui cessa anche il rischio d’impresa, inteso come rischio per il gestore di non coprire i costi con i ricavi. Ne deriva che in questo caso l’OdV non esercita attività d’impresa e non è soggetta agli obblighi fiscali conseguenti (contabilità fiscale, IRES). Ai fini IVA l’OdV è coperta dal fatto che non si tratta di esercizio di impresa, per cui manca il requisito soggettivo ex art. 4 del D.P.R. 633/72, oppure si può invocare l’esclusione da IVA ex art. 8 L. 266/91.
Si ricorda che questa impostazione supera i limiti delle agevolazioni ONLUS che NON riguardano l’IVA, ma solo le imposte dirette (per quanto qui ci riguarda). Tuttavia è bene segnalare che, anche in questo caso, in assenza di chiarimenti ministeriali o di pronunce dell’Agenzia per le ONLUS, le amministrazioni pubbliche seguono criteri opposti, spesso all’interno della stessa Regione o Provincia: alcune accettano la semplice rendicontazione, altre richiedono comunque l’emissione di regolare fattura IVA.
b) Presenza di un corrispettivo fisso
In questo caso la situazione è più delicata, perché viene a mancare la coincidenza con l’importo esposto nella rendicontazione delle spese vive sostenute. Se il corrispettivo erogato dall’ente pubblico non eccede i costi di diretta imputazione (come capita quasi sempre), si potrebbe cercare di sostenere (con la certezza di contestazione da parte del fisco) che si tratta pur sempre di un’attività svolta con il sistema (sostanziale anche se non formale) del rimborso spese. Se si vuole sostenere questa tesi è bene che l’OdV trattenga ai propri atti un bilancio in cui sia evidenziata questa situazione, in cui compaiano entrate proprie a copertura del disavanzo (es. offerte, liberalità varie, quote dei soci, ecc.).
In via generale si è costretti a ritenere che si tratta di una prestazione di tipo imprenditoriale, per cui eventualmente soccorrono una o più delle agevolazioni citate sopra (ONLUS, OdV). Ai fini IVA si può solo invocare l’esclusione per le OdV.
c) Contributo fisso e quota degli utenti
In questo caso si tratta di un’attività d’impresa, in cui il prezzo del servizio viene pagato da due diversi soggetti: l’ente pubblico promotore del servizio e l’utente. In questo caso occorre verificare l’ampiezza delle agevolazioni (ONLUS, OdV). Ai fini IVA occorre emettere la fattura oppure godere dell’esclusione soggettiva ex art. 8 L. 266/91.
d) Rimborso spese e attività libere
In questo caso si tratta, a ben vedere, di due attività diverse:
una in convenzione con l’ente pubblico a regime di rimborso spese,
l’altra libera (ed eventuale) con prezzo “amministrato”.
La prima attività rientra nell’ipotesi già detta sopra sub a) per cui si può sostenere che non siamo di fronte all’esercizio di un’impresa.
La seconda attività è d’impresa per cui occorre verificare la possibilità di godere delle varie agevolazioni (ONLUS, OdV). Ai fini IVA occorre emettere la fattura oppure godere dell’esclusione soggettiva delle OdV ex art. 8 L. 266/91.
I contributi pubblici e la ritenuta del 4%
I contributi erogati da enti pubblici (e anche privati) ad una associazione relativamente ad una attività ritenuta fiscalmente d’impresa commerciale, sono potenzialmente ricavi tassabili e sono anche soggetti alla ritenuta d’acconto del 4% prevista dall’art. 28 del D.P.R. 600/73. Non sono soggette a ritenuta del 4% i contributi erogati da enti pubblici o privati nei seguenti casi:
iniziative sociali convenzionate con enti pubblici ex art. 143, 3^ comma lett. B), TUIR
contributi erogati alle OdV/ONLUS
attività nel settore della musica, balletto e teatro (L. 800/1967)
contributi erogati alle associazioni sportive dilettantistiche (limitatamente a quelli erogati dal CONI, dalle Federazioni e dagli enti di promozione sportiva)
contributi per acquisto di beni strumentali.
Successivamente all’entrata in vigore del regime ONLUS è stato modificato l’art. 28 del D.P.R. 600/73 per cui la ritenuta del 4% deve essere applicata sui contributi erogati anche da enti privati (es. fondazioni bancarie), oltre che da enti pubblici, sempre per attività d’impresa commerciale. In dottrina si ritiene che per le ONLUS, stante l’esenzione totale da IRES degli utili dell’impresa, competa l’esenzione da ritenuta anche per i contributi erogati da enti privati.
I contributi sono sempre esclusi da IVA, in quanto si tratta di mere cessioni di denaro. Ai fini della tassazione IRES seguono il regime fiscale dell’attività d’impresa cui sono collegati, per cui saranno esenti o imponibili secondo i casi.
L’OdV operante senza partita iva con regime della L. 266/91 non può emettere fattura, per cui la certificazione dei corrispettivi per le prestazioni effettuate è costituita da una nota di addebito, secondo il seguente schema:
Organizzazione di volontariato ________________________________________
iscritta alla sezione__________ del Registro regionale del Volontariato, n. iscriz. _______
sede nel Comune di________________________________________________
via/piazza________________ tel.________ fax ________ cod. fiscale________________
Data __________, ___ _________
__________________________(denominazione)
(indirizzo) (cap) (comune)
(codice fiscale) (P.IVA)
Nota di Addebito n°______ / _____
Ass. xxx
Prestazioni svolte dall’organizzazione di volontariato: __________________________
• ___________________________________________________ €. _________
Totale €. _________
Non soggetta ad IVA ai sensi dell’art. 8, comma 2 della L. 266/91.
Esente da bollo ai sensi dell’art. 8, comma 1 della L. 266/91
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