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Timestamp: 2020-04-02 22:17:22+00:00
Document Index: 76595674

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 860', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 366', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 2203 del 31/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2203 del 31/01/2011
Cassazione civile sez. trib., 31/01/2011, (ud. 03/06/2010, dep. 31/01/2011), n.2203
CONSORZIO BONIFICA MEDIA PIANURA BERGAMASCA in persona del Presidente
ROMA VIALE DELLE MILIZIE 22, presso lo studio dell’avvocato FILANTI
GIANCARLO, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato DI
VITA ANTONIO, giusta delega a margine;
S.G., S.L., S.M.I., quali
eredi di S.P., elettivamente domiciliati in ROMA VIA
DELLE MILIZIE 48, presso lo studio dell’avvocato CORVASCE FRANCESCO,
rappresentati e difesi dall’avvocato MANTOVANI FRANCESCO, giusta
avverso la sentenza n. 39/2006 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
BRESCIA, depositata il 06/02/2006;
udito per il ricorrente l’Avvocato FILANTI, che ha chiesto
Con sentenza n. 39/63/06 del 6/2/2006 la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia rigettava il gravame interposto dal Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca nei confronti della pronunzia della Commissione Tributaria Provinciale di Bergamo di parziale accoglimento dell’opposizione spiegata dai sigg.ri S.L. ed altri, quali eredi del sig. S.P., in relazione a cartella di pagamento emessa dalla società Bergamo Esattorie s.p.a., per conto del Consorzio di Bonifica della Media Pianura Bergamasca, a titolo di mancato versamento dei contributi di bonifica per l’anno 2002.
Con il 2 motivo il ricorrente denunzia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 860 c.c. R.D. n. 215 del 1933, artt. 10 e 11, D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 7, 36, art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4.
Si duole che, nel riconoscere “valore vincolante al contenuto di un atto di transazione stipulato iure privatorum nel 1830 (in epoca pre unitaria)”, il giudice dell’appello abbia sostanzialmente disapplicato “provvedimenti amministrativi definitivi (piani di riparto dei contributi consortili)”, e non abbia considerato che “la fonte del potere impositivo del Consorzio di Bonifica Della Media Pianura Bergamasca è indisponibile ed inderogabile, attesa la natura tributaria non solo dei contributi di bonifica, ma anche dei contributi di irrigazione, in coerenza con la natura pubblica dell’attività di bonifica e di irrigazione (v. L.R. Lombardia n. 7 del 2003, art. 1)”.
Lamenta non essersi dal giudice dell’appello considerato che “si è in sostanza di fronte ad un caso di nullità sopravvenuta per contrasto con norme imperative successive alla conclusione dell’atto transattivo, o, secondo una diversa configurazione, di “perdita di ulteriore efficacia” in quanto la norma sopravvenuta “priva il rapporto della capacità di produrre effetti ulteriori”, e che la nullità della transazione non era stata “invocata” nel “giudizio davanti al Tribunale di Bergamo”, venendo “eccepita per la prima volta in questo giudizio”.
Sebbene l’esposizione sommaria dei fatti di causa non deve necessariamente costituire una premessa a sè stante ed autonoma rispetto ai motivi di impugnazione, è tuttavia indispensabile, per soddisfare la prescrizione di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, che il ricorso, almeno nella parte destinata alla esposizione dei motivi, offra, sia pure in modo sommario, una cognizione sufficientemente chiara e completa dei fatti che hanno originato la controversia, nonchè delle vicende del processo e della posizione dei soggetti che vi hanno partecipato, in modo che tali elementi possano essere conosciuti soltanto mediante il ricorso, senza necessità di attingere ad altre fonti, ivi compresi i propri scritti difensivi del giudizio di merito, la sentenza impugnata ed il ricorso per cassazione (v. Cass. 23/7/2004, n. 13830; Cass., 17/4/2000, n. 4937; Cass., 22/5/1999, n. 4998).
Già sotto l’assorbente profilo dell’autosufficienza, va posto in rilievo come il medesimo faccia richiamo ad atti e documenti del giudizio di merito (es., alla “cartella di pagamento impugnata”, al “ricorso” con il quale “impugnava la cartella di pagamento” de qua, alla “documentazione versata in atti (docc. 3 e doc. 4 del fascicolo di primo grado dell’Ente impositore)”, alla “sentenza de Tribunale di Bergamo n. 1274/2000”, al “nuovo Piano di Classifica”, alla “relazione tecnica, a firma del prof. Veronesi dell’Università di Bologna … (doc. 2 del fascicolo di primo grado)”, all'”allegata relazione tecnica (doc. 5 de fascicolo di primo grado)”. all'”accordo tra la Compagnia della Roggia Coda di Serio e il Comune di Bergamo (doc. 6 del fascicolo di primo grado)”, alla “transazione del 1830”, alla “sentenza nr. 39/04 pronunciata il 2/3/2004 (doc. B del fascicolo di secondo grado)” dalla “Commissione Tributaria Provinciale di Bergamo, sez. 9”, all’atto di “appello” dell'”Ente impositore”, al “proprio ricorso in appello”, ai “provvedimenti amministrativi definitivi (piani di riparto dei contributi consortili) rimasti pacificamente inoppugnati”, alla “quota-parte di contributo relativo alle opere ed all’attività consortile riconducibili al comprensorio di bonifica irrigua denominato “Roggia Serio e derivate”, di cui fa parte anche la cd. Roggia Coda di Serio”) di cui lamenta la mancata o erronea valutazione, limitandosi a meramente rinviare agli atti del giudizio di merito, senza invero debitamente riprodurli nel ricorso.
Va in ogni caso osservato che il 2 motivo, là dove viene evocata “la nullità della transazione” de qua prospetta invero, come eccepito dal controricorrente, profili di novità, nè il ricorrente ha d’altro canto al riguardo osservato il principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità in base al quale allorquando viene come nella specie denunziato errar in procedendo ex art. 112 c.p.c. va specificamente indicato anche l’atto difensivo o il verbale di udienza nei quali le domande o le eccezioni sono state proposte, onde consentire al giudice di verificarne, in primo luogo, la ritualità e la tempestività, e, in secondo luogo, la decisività (v. Cass., 31/1/2006, n. 2138; Cass. 27/1/2006, n. 1732; Cass., 4/4/2005, n. 6972; Cass., 23/1/2004, n. 1170; Cass., 16/4/2003, n. 6055), essendo al riguardo noto che, pur divenendo la Corte di legittimità in tale ipotesi giudice anche del fatto (processuale) ed abbia quindi il potere-dovere di procedere direttamente all’esame e all’interpretazione degli atti processuali, preliminare ad ogni altra questione si prospetta invero quella concernente l’ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è stato esposto, con la conseguenza che, solo quando sia stata accertata la sussistenza di tale ammissibilità diviene possibile valutare la fondatezza del motivo medesimo, sicchè esclusivamente nell’ambito di quest’ultima valutazione la Corte di Cassazione può e deve procedere direttamente all’esame ed all’interpretazione degli atti processuali (v. Cass., 23/1/2006, n. 1221).
Per tale via, infatti, come si è sopra osservato, lungi dal censurare la sentenza per uno dei tassativi motivi indicati nell’art. 360 c.p.c., il ricorrente in realtà sollecita, contra ius e cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte di cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 800,00, di cui Euro 600,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori di legge.