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Timestamp: 2017-10-20 04:57:27+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 112', 'sentenza ']

SENTENZA N. 4158
Né può assumere rilievo decisivo, rispetto alla doverosa e rigorosa prova della conoscenza del contenuto di un provvedimento e dei suoi profili di illegittimità, un esposto o una diffida in cui soggetti terzi e diversi dichiarino di scrivere “in rappresentanza” di altra persona senza documentare alcun mandato. Né vi è prova che l’interessata, che non è residente nell’immobile ubicato in Santo Spirito alla via Carnia n. 7, dichiaratamente destinato a “residenza estiva”, abbia avuto contezza dell’ultimazione dei lavori alla data invocata dall’appellante incidentale riferita alla copertura del torrino (28 febbraio 2012), in disparte il rilievo che la comunicazione di ultimazione dei lavori reca la data del 9 aprile 2013, successiva dunque alla stessa proposizione del ricorso.
1.) Anna Laura De Corato è proprietaria in Santo Spirito (frazione del Comune di Bari) di un edificio ubicato alla via Carnia frontistante su tale via altro edificio appartenente a Francesco Tatoli, al quale, con permesso di costruire n. 12-2012 del 7 aprile 2010 è stata assentita, la demolizione e ricostruzione.
L’interessata, con il ricorso in primo grado 775/2012, ha impugnato il titolo edilizio, deducendo con unico motivo:
Violazione dell’art. 3 lettera d) d.P.R. n. 380/2001. Eccesso di potere per sviamento e erroneità dei presupposti. Violazione dei principi generali in materia urbanistica. Violazione degli artt. 18 e 46 N.T.A. del P.R.G., perché, anziché la ricostruzione con rispetto della volumetria e della sagoma preesistente, è stata consentita la realizzazione di un edificio di volumetria maggiore e con sagoma diversa.
In particolare, in sostituzione del precedente edificio condonato, composto di unico piano terra con tetto inclinato, è stata autorizzata la realizzazione di un edificio con solaio di copertura piano, torrino, e piano seminterrato.
Nel giudizio si sono costituiti il Comune di Bari e il controinteressato intimato che hanno dedotto l’irricevibilità, inammissibilità e infondatezza del ricorso.
2.) Con sentenza n. 369 del 26 febbraio 2015, il T.A.R. ha disatteso le eccezioni pregiudiziali di tardività del ricorso, e d’inammissibilità per omessa impugnazione di d.i.a. in variante e dell'autorizzazione alla sistemazione di marciapiede all'intorno dell'edificio, e ha accolto il ricorso, ritenendo che il nuovo edificio sia diverso per volume (dovendosi computare almeno in parte il piano interrato, da considerare seminterrato almeno in parte, secondo l'originario piano di campagna) e per sagoma (in relazione alla presenza del torrino).
2.) Con appello principale notificato il 24-28 aprile 20115 e depositato il 24 aprile 2015, il Comune ha impugnato la predetta sentenza, deducendo in sintesi le seguenti censure:
1) Erronea valutazione in ordine alla conoscenza del permesso di costruire – tardività del ricorso – irricevibilità, perché sin dal 22 marzo 2011 (data di relazione del servizio di polizia edilizia) il cantiere era impiantato e i lavori in corso, con cartello indicante la tipologia e la data di avvio delle opere.
2) Erronea interpretazione della normativa in materia di demolizione e ricostruzione - erronea valutazione dei presupposti in fatto e diritto, perché in ogni caso il torrino, in quanto destinato a ospitare il vano scala con accesso al lastrico solare, è volume tecnico non computabile, e l'altro volume considerato non può computarsi in quanto totalmente interrato.
A sua volta, Francesco Tatoli, con atto spedito per la notificazione il 7 maggio 2015 e depositato il 26 maggio 2015, richiamata l'archiviazione dell'indagine penale avviata sull'intervento edilizio, ha dedotto in sintesi:
1) Erroneità e ingiustizia della sentenza nella parte in cui ha respinto le eccezioni di irricevibilità del ricorso in primo grado, perché per un verso l’esposto in data 21 aprile 2011, a firma dei signori Vito Domenico Di Donna e Antonella Fivizzano, è stato sottoscritto “…anche in rappresentanza della sig.ra Anna De Corato”; in ogni caso, l'intervento alla data del 28 febbraio 2012 era completato, essendo stata completata la copertura del torrino, sicché l’impugnativa, notificata il 16 maggio 2012 è tardiva.
2) Erroneità e ingiustizia della sentenza nella parte in cui ha accolto il ricorso in primo grado nel merito, perché il volume computabile è inferiore a quello del fabbricato originario, poiché il volume ulteriore non è computabile in quanto totalmente interrato (e comunque essendo stata la censura dedotta in modo inammissibile con memoria, irrituale e tardiva) non potendosi considerare l'originario piano di campagna, e non occorrendo comunque alcun piano particolareggiato.
Con la memoria di costituzione, depositata l’11 giugno 2015, l'appellata, a sua volta, ha sostenuto l'infondatezza degli appelli, principale e incidentale:
- quanto alla riproposta eccezione di tardività, richiamando la comunicazione di ultimazione dei lavori in data 9 aprile 2013, quindi addirittura successiva alla proposizione del ricorso;
- quanto al merito, costituendo il torrino di accesso al lastrico solare piano un’evidente modifica della sagoma originaria e contestando che esso possa qualificarsi come volume tecnico, nonché in relazione al volume ulteriore che non può considerarsi completamente interrato in quanto è stato modificato e innalzato l'originario piano di campagna.
L’appellata ha altresì riproposto censura assorbita dal primo giudice, relativa all'esubero volumetrico della nuova costruzione rispetto a quella originaria che era stata oggetto di condono edilizio.
Con ordinanza n. 3138 del 15 luglio 2015 in relazione all’esigenza di pervenire alla decisione di merito re adhuc integra è stata accolta l’istanza autonoma di sospensiva presentata dall’appellante incidentale Francesco Tatoli.
Dopo il deposito di memorie difensive e di replica 4, 14 e 16 giugno 2016, l’appello, all’udienza del 7 luglio 2016 è stato discusso e riservato per la decisione.
3.) Gli appelli principale e incidentale sono infondati e devono essere rigettati, con la conseguente conferma della sentenza gravata.
3.1) In ordine all’eccezione di irricevibilità del ricorso in primo grado, come riproposta con il primo motivo di ciascuno dei due appelli, è agevole rilevare che essa è sfornita di supporto probatorio.
E’ infatti evidente che in relazione alle censure dedotte con l’impugnativa, non già l’avvio delle opere, come documentato dalla relazione della squadra di vigilanza edilizia richiamata dal difensore del Comune di Bari, sebbene solo il loro completamento consentiva di apprezzarne l'inviluppo planovolumetrico e la diversità di sagoma rispetto all'edificio demolito.
Né può assumere rilievo decisivo, rispetto alla doverosa e rigorosa prova della conoscenza del contenuto di un provvedimento e dei suoi profili di illegittimità, un esposto o una diffida in cui soggetti terzi e diversi dichiarino di scrivere “in rappresentanza” di altra persona senza documentare alcun mandato.
Né vi è prova che l’interessata, che non è residente nell’immobile ubicato in Santo Spirito alla via Carnia n. 7, dichiaratamente destinato a “residenza estiva”, abbia avuto contezza dell’ultimazione dei lavori alla data invocata dall’appellante incidentale riferita alla copertura del torrino (28 febbraio 2012), in disparte il rilievo che la comunicazione di ultimazione dei lavori reca la data del 9 aprile 2013, successiva dunque alla stessa proposizione del ricorso.
3.2) Nel merito, sono destituite di fondamento anche le censure dedotte con il secondo motivo di ciascuno dei due appelli perché:
- è incontestabile la diversità della sagoma del nuovo edificio rispetto a quello demolito, in relazione alla realizzazione di un ampio torrino di accesso al lastrico solare, e alla giacitura piana della copertura, rispetto a quella dell’edificio originario, privo di torrino e con tetto inclinato sia ben diversa da quella dell'edificio originario, privo ovviamente di torrino e con tetto inclinato;
- un manufatto può considerarsi interrato e quindi da escludere dal computo della volumetria per la parte che fuoriesce dal piano strada se in quanto questo coincida con l’originario piano stradale, non anche quando, come nel caso di specie, quest’ultimo sia stato modificato, come del pari è pacifico.
4.) In conclusione entrambi gli appelli devono essere rigettati, con conferma della sentenza gravata, avendo il Collegio esaminato e toccato tutti gli aspetti rilevanti a norma dell’art. 112 c.p.c., in aderenza al principio sostanziale di corrispondenza tra il chiesto e pronunciato (come chiarito dalla giurisprudenza costante: ex plurimis, per le affermazioni più risalenti, Cass. civ., sez. II, 22 marzo 1995, n. 3260, e, per quelle più recenti, Cass. civ., sez. V, 16 maggio 2012, n. 7663), laddove gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a condurre a una conclusione di segno diverso.
5.) Il regolamento delle spese del giudizio d’appello, liquidate come da dispositivo e poste in solido a carico degli appellanti, segue la soccombenza.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) così provvede sull’appello principale n.r. 3977 del 2015 e sul correlato appello incidentale autonomo:
1) rigetta l’appello principale e l’appello incidentale e, per l’effetto, conferma la sentenza del T.A.R. per la Puglia, Sede di Bari, Sezione III, n. 369 del 26 febbraio 2015;
2) condanna il Comune di Bari, in persona del Sindaco pro-tempore, e Francesco Tatoli, in solido, alla rifusione, in favore di Anna De Corato, delle spese del giudizio d’appello, liquidate in ragione di € 3.000,00 (tremila/00) per ciascuna delle parti appellanti, e quindi di complessivi € 6.000,00 oltre accessori di legge (I.V.A., C.P.A. e 15% a titolo di rimborso di spese generali), oltre al rimborso del contributo unificato.