Source: https://mercutioblog.wordpress.com/2014/05/25/brevi-appunti-sulla-responsabilita-medico-professionale/
Timestamp: 2018-10-23 14:29:06+00:00
Document Index: 99865772

Matched Legal Cases: ['art. 1228', 'art. 1176', 'art. 2236', 'art. 2059', 'art. 1223', 'art. 41', 'art. 41', 'sentenza ', 'sentenza ']

Brevi appunti sulla responsabilità medico-professionale | L'uomo della pioggia
Brevi appunti sulla responsabilità medico-professionale
Ritorno sul tema di particolare interesse: la natura contrattuale della responsabilità medica.
L’analisi che segue pone ad oggetto le problematiche legata al rapporto tra il paziente e la struttura ospedaliera sul presupposto della natura contrattuale della responsabilità medica che impone all’Azienda ospedaliera di rispondere ex art. 1228 c.c., dei fatti dolosi o colposi posti in essere da tutti i dipendenti di cui si avvale.
In particolare, la responsabilità dell’ente ospedaliero (e del medico dipendente) postula la violazione dei doveri inerenti allo svolgimento dell’attività sanitaria, tra i quali quello della diligenza, che va a sua volta valutato con riguardo alla natura dell’attività e che, in rapporto alla professione di medico chirurgo, implica scrupolosa attenzione e adeguata preparazione professionale; il medico chirurgo è tenuto alla diligenza del debitore qualificato previsto dall’art. 1176, secondo comma, c,c, mediante il rispetto di tutte le regole e gli accorgimenti che, nel loro insieme, costituiscono la conoscenza della professione medica. Il richiamo alla diligenza sta a significare applicazione di regole tecniche all’esecuzione dell’obbligo, e pertanto assume la valenza di un criterio generale ed oggettivo e non soggettivo.
In sostanza, la diligenza assume un duplice significato:
1. parametro di imputazione del mancato adempimento;
2. criterio di determinazione del contenuto dell’obbligazione.
In tema di onere probatorio, incombe sul paziente l’onere di dimostrare quali siano state le modalità di esecuzione ritenute inidonee; Non bisogna infatti dimenticare che l’attività sanitaria è prestazione di mezzi. Orbene, dalla natura contrattuale della responsabilità dell’ente gestore del servizio sanitario nei confronti del paziente discende l’applicazione diretta, qualora la prestazione implichi la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà la norma di cui all’art. 2236 c.c., che limita la responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave: tale limitazione attiene esclusivamente alla perizia, con esclusione dell’imprudenza e della negligenza. Incombe sulla struttura sanitaria l’onere di dimostrare che la prestazione (sanitaria) implicava la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà (Cass. 4 febbraio 1998 n. 1127).
Nessuna incompatibilità deve dirsi invece sussistente tra la natura contrattuale della responsabilità dell’ente ospedaliero e del medico dipendente e la risarcibilità del danno non patrimoniale subito dal paziente (ciò secondo la più recente ricostruzione ermeneutica della giurisprudenza di legittimità che riconduce all’art. 2059 c.c. anche il danno biologico, oltre che quello morale: Cass. 12 maggio 2003, n. 7281): a decidere della risarcibilità del danno non patrimoniale generato da un fatto illecito (ex contractu) è la natura dell’interesse leso (che deve essere di rilevanza costituzionale) e non quella della natura della responsabilità che viene in gioco (contrattuale o extracontrattuale); in questi termini ha espressamente concluso SS. UU. n. 26972 del 2008.
Nell’ambito della responsabilità civile un essenziale punto di partenza per l’indagine in merito alla sussistenza del c.d. rapporto di causalità in fatto (contrapposto alla causalità giuridica, nella quale sono determinante le conseguenze dannose che il resposnabilità dovrà risarcire, che rinviene la propria regolamentazione nell’art. 1223 c.c.) è rappresentato dalla teorica dell’equivalenza delle cause – che corrisponde al but for test di common law – e per la quale è causa ogni condizione in mancanza della quale l’evento non si sarebbe verificato; non ogni condizione astrattamente considerata, però, ma quelle che vengono in rilievo sulla base dello specifico criterio di imputazione che si ritiene operante nel caso di specie; nell’imputazione per colpa non la mera violazione di una regola di condotta è sufficiente a fondare la responsabilità, è necessario che risulti che quella violazione di una regola di condotta è sufficiente a fondare la responsabilità. è necessario che risulti che quella violazione si stata la causa dell’evento.
Ciò posto, la verifica della causalità richiede il ricorso al giudizio controfattuale “costituito secondo la tradizionale doppia formula, nel senso che: a) la condotta umana è condizione necessaria dell’evento se, eliminata mentalmente dal novero die fatti realmente accaduti l’evento non si sarebbe verificato; b) la condotta umana non è condizione necessaria se, eliminata mentalmente mediante il medesimo procedimento, l’evento si saranno ugualmente verificato […] si è osservato che in tanto può affermarsi chem operata l’eliminazione mentale dell’antecedente costituito dalla condotta umana, il risultato non si sarebbe verificato in quanto si sappia <<già da prima>> che da un determinata condotta scaturisca o no, un determinato evento” (così Cass. pen. SS.UU., 10 luglio 2002 n. 27, Franzese, pres. Marvulli, est. Canzio); lo schema condizionalistico deve pertanto essere integrato dal criterio di sussunzione sotto leggi scientifiche, che possono avere natura “universale” o “statistica”, le quali ultime si limitano ad affermare che il verificarsi di un evento è accompagnato dal verificarsi di altro evento in una certa percentuale di casi e con frequenza relativa e non assoluta.
L’individuazione della legge scientifica di copertura ha portata tipizzante, eliminando gli ampi margini di discrezionalità e indeterminatezza che, altrimenti, contrassegnerebbero il giudizio controfattuale.
In sede di imputazione della responsabilità civile i rigorosi criteri formulati dalla Suprema Corte ai fini dell’accertamento della causalità in sede di imputazione della responsabilità penale (che rispondono ad evidenti esigenze garantistiche, nonché alla tassatività delle fonti di responsabilità penale e di personalità della stessa ex artt. 25 e 27 Cost.) possono però essere attenutati, considerando sufficiente che la condotta incriminata abbia aumentato le chance di verificazione di eventi lesivi del tipo di quello che la norma di condotta colposamente violata tendeva a prevenire;
Costituisce elemento del sistema della causalità materiale, operante sia in sede di imputazione della responsabilità civile che in quella del fatto-reato, il principio di equivalenza delle caus, posto dall’art. 41 c.p., in base al quale se la produzione di un evento è riferibile a più azioni od omissioni, deve riconoscersi a ognuna di esse efficienza causale. Tale principio trova il suo temperamento nel principio di causalità efficiente, desumibile dal secondo comma dell’art. 41 c.p, in base al quale l’evento dannoso deve essere imputato esclusivamente all’autore della condotta sopravvenuta, solo se questa condotta risulti tale da rendere irrilevante le altre cause preesistenti, ponendosi al di fuori delle normali linee di sviluppo della serie causale già in atto (da ultimo Cass. n. 19297 del 2006); in sede civile si aggiunge che all’interno delle serie causali così individuate può essere dato rilievo esclusivamente a quelle relazioni causali che si presentino come effetto non del tutto imprevedibile, secondo il principio della c.d. regolarità causale (cfr da ultimo Cass. n. 4791 del 2007)
Le critiche alla suddetta teoria della regolarità causale da parte della dottrina, la quale non ha mancato di sottolineare che ove il giudizio di causalità adeguata venisse compiuto con la valutazione ex ante verrebbe a coincidere con il giudizio di accertamento della ssssitenza dell’elemento soggettivo, sono state risolte dalla più recente giurisprudenza di legittimità precisando che ciò che rileva è che l’evento sia prevedibile “non da parte dell’agente ma, per così dire, da parte delle regole delle stesse un giudizio di non imprevedibilità dell’evento” (così Cass. SS. UU. N. 580 DEL 2008);
Ferma ,a comunanza dei principi logico-giuridici che regolano il nesso causale, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la citata sentenza n., 580 del 2008, ribadendo un principio già espresso dalla Terza Sezione Civile con sentenza n. 21619 del 2007, hanno rilevato che ciò che muta tra il processo penale e quello civile è la regola probatoria, nel senso che mentre il primo vige la regola della prova “oltre il ragionevole dubbio”, nel secondo vige la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non”, stante la diversità dei valori in gioco nel processo penale tra accusa e difesa e l’equivalenza di quelli in gioco nel processo civile tra le due parti contendenti;
Anche la Corte di Giustizia CE ha finito per accogliere la tesi per cui la causalità non possa che poggiarsi su logiche di tipo probabilistico (con sentenze n. 295 del 13 luglio 2005 e n. 12 del 15 febbraio 2005, citate da Cass. SS.UU. n. 580 del 2008 la Corte europea ha accolto espressamente il criterio del “maggiormente probabile”).
Da ultimo il giudice di legittimità con la pronuncia n. 975 del 2009, resa in materia di responsabilità medica, ha statuito che, stante la natura contrattuale della responsabilità della struttura sanitaria dedotta in giudizio, grava sul danneggiato l’onere di fornire la prova del contratto e dell’aggravamento della situazione patologica (o dell’insorgenza di nuove patologie per effetto dell’intervento) e del relativo nesso di causalità con l’azione o l’omissione dei sanitari, restando a carico dell’obbligato – sia esso il sanitario o la struttura – la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile; tuttavia, l’insuccesso o il parziale successo di un intervento di routine, o comunque con alte probabilità di esito favorevole, implica di per sè la prova dell’anzidetto nesso di causalità, giacché tale nesso, in ambito civilistico, consiste anche nella relazione probabilistica competa tra comportamento ed evento dannoso, secondo il criterio, ispirato alal regola della normalità causale, del “probabile che non”