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Timestamp: 2017-12-14 08:21:11+00:00
Document Index: 97018033

Matched Legal Cases: ['art. 58', 'art. 276', 'art. 196', 'art. 210', 'art. 23', 'art. 15']

collocamento fuori ruolo/
Il collocamento fuori ruolo è la destinazione di un dipendente pubblico ad una amministrazione o organo diversi da quello di appartenenza, per svolgervi temporaneamente una prestazione lavorativa. Pertanto, viene modificato il rapporto di servizio, poiché si instaura temporaneamente un rapporto di lavoro con un ente diverso da quello di provenienza. Il fondamento di tale istituto è riconducibile a un criterio di buona amministrazione, poiché attraverso il collocamento fuori ruolo un ente pubblico può avvalersi di un dipendente di altra amministrazione, per lo svolgimento di attività che non rientrano tra i compiti di quest’ultima e che, tuttavia, sono attinenti agli interessi istituzionali di quella che conferisce l'incarico.
La norma di riferimento è l’art. 58 del Testo Unico degli impiegati civili dello Stato, che si applica, ai sensi dell’art. 276, comma 3, R.D. n. 12 del 1941, anche ai magistrati, per i quali gli artt.196 e 210 del R.D. 12/1941 dettano specifiche disposizioni.
In particolare, l’art. 196 prevede la destinazione di magistrati al Ministero della Giustizia, per lo svolgimento di funzioni amministrative. A sua volta, l’art. 210 disciplina il collocamento fuori ruolo per lo svolgimento di incarichi “non previsti da leggi o da regolamenti”. In tal caso, l’amministrazione di destinazione può essere lo stesso Ministero della Giustizia, ovvero altro ente pubblico; in tale ultimo caso, è però necessario il “consenso” del Ministro della Giustizia.
La legge non prevede limiti specifici relativi all’amministrazione di destinazione o al tipo di incarico.
Ulteriori, e numerose, ipotesi di collocamento fuori ruolo dei magistrati sono poi previste in leggi speciali, che hanno ampliato il catalogo sopra descritto. A titolo di esempio, possono essere menzionati: gli incarichi presso organi ed enti che svolgono attività di natura giurisdizionale o paragiurisdizionale, previsti dalla normativa internazionale o sovranazionale; gli incarichi presso autorità di garanzia; gli incarichi in ausilio agli organi di Governo, i c.d. incarichi di diretta collaborazione (d.l n. 217 del 2001, convertito il l. n. 317 del 2001).
Le funzioni diverse da quelle giudiziarie presso organi pubblici possono essere svolte, inoltre, anche in regime di aspettativa (che, in definitiva, determina il collocamento fuori ruolo, pur con un diverso regime giuridico) (art. 23 bis d.lgs. n. 165 del 2001).
Un’ulteriore disciplina del collocamento fuori ruolo è contenuta nell’art. 15 della l. 195/1958 (istitutiva del C.S.M.), relativamente alla destinazione dei magistrati al Ministero della Giustizia e al conferimento ai magistrati di incarichi previsti dalla legge ed estranei alle loro funzioni; elemento comune è il potere del Consiglio superiore della magistratura di deliberare il collocamento fuori ruolo. Ciò al fine di preservare la garanzia dell’inamovibilità dei magistrati, affidando tutti i provvedimenti sullo status dei magistrati all’organo di governo autonomo. Anche il più recente intervento normativo in materia (l. n. 190 del 2012) ha ribadito la necessità della delibera di autorizzazione del Consiglio superiore, che valuta le esigenze di servizio dell’ufficio di provenienza del magistrato e le compara a quelle dell’amministrazione che richiede il magistrato stesso.
Un ulteriore vincolo è legato al limite massimo di magistrati che possono essere collocati fuori ruolo, limite che attualmente è fissato a duecento unità (ai sensi del d.l. n. 143 del 2008, convertito in l. n. 181 del 2008). Tale previsione è funzionale a contemperare una duplice esigenza: per un verso, evitare un eccessivo allontanamento dei magistrati dagli uffici giudiziari e, per altro verso, consentire comunque, entro determinati limiti, che i magistrati possano apportare il proprio patrimonio di conoscenze ed esperienze professionali ad altre amministrazioni statali o internazionali.
Come detto, il Consiglio superiore è titolare del potere di autorizzare il collocamento fuori ruolo.
Il procedimento presuppone un atto di conferimento dell’incarico da parte di altro ente o organo, l’assenso del magistrato interessato e il consenso del Ministro della Giustizia, qualora la richiesta provenga da un ente diverso dal Ministero stesso.
Il poteri del CSM sono regolamentati dalla normativa primaria e dalla Circolare n. 13778 del 2014, che disciplina nel dettaglio le condizioni formali e sostanziali per concedere l’autorizzazione.
Gli incarichi autorizzabili sono:
quelli di diretta collaborazione, previsti dalla legge, presso organi istituzionali (capo di gabinetto, capo di gabinetto vicario, capo ufficio legislativo, capo ufficio legislativo vicario, nonché incarichi apicali assimilabili ai medesimi);
quelli caratterizzati dall’esercizio di funzioni giudiziarie e giurisdizionali presso organismi internazionali (ivi compresi gli incarichi di magistrato di collegamento e quelli di coordinamento di attività giudiziarie e giurisdizionali);
quelli presso il Ministero della giustizia.
Tutti gli altri incarichi possono essere autorizzati solo ove vi sia l’esigenza di attribuirli esclusivamente a magistrati.
Le condizioni per l'autorizzazione riguardano: la qualificazione professionale minima per il collocamento fuori ruolo, la situazione dell'ufficio di provenienza, l'eventuale periodo già trascorso fuori ruolo dal magistrato. Il Consiglio, inoltre, valuta la compatibilità dell’incarico con le funzioni esercitate dal magistrato, verificando la disciplina in base alla quale questi viene chiamato a svolgere funzioni fuori ruolo, il tipo di attività da svolgere, l’opportunità dell’incarico stesso in relazione a possibili condizionamenti dell'indipendenza e imparzialità dell'interessato, le esigenze dell’ufficio di appartenenza.
Al fine di garantire la trasparenza del proprio operato e di rendere conoscibili i tipi di incarico svolti dai magistrati, è presente, sul sito internet del C.S.M., una pagina contenente l’albo dei magistrati attualmente collocati fuori dal ruolo organico della magistratura o che nel corso della loro carriera hanno svolto incarichi fuori ruolo.