Source: https://fiscotoday.it/prima-casa-e-trasferimento-di-residenza-come-evitare-complicazioni-fiscali/
Timestamp: 2020-06-06 14:10:45+00:00
Document Index: 96078695

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 380', 'art. 375', 'art. 1', 'art. 2697', 'art. 16', 'Cass. Sez. ', 'art. 18', 'Cass. Sez. ', 'art.5']

Prima casa e trasferimento di residenza, come evitare complicazioni fiscali – Fiscotoday
L’Agenzia delle Entrate aveva però notificato alla contribuente un avviso di liquidazione dell’imposta di registro, che avrebbe dovuto essere versata secondo l’aliquota ordinaria e non agevolata, e di irrogazione delle sanzioni a seguito della revoca delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa. Nel contenzioso scaturito, il primo grado aveva dato ragione alla contribuente, ma la pronuncia di appello aveva capovolto la situazione.
In Cassazione la contribuente ribadiva il fatto che aveva provveduto, entro i termini quinquennali disposti dalla legge, ad acquistare un altro immobile da destinare a propria residenza.
I supremi Giudici, con la sentenza del 7 ottobre 2015, n. 20042, nell’annullare la pronuncia di secondo grado accogliendo il ricorso introduttivo proposto dalla contribuente, e negando la legittimità della revoca delle agevolazioni “prima casa”, in linea con quanto già affermato dalla precedente pronuncia n. 8847/15, hanno anche affermato che: “l’agevolazione prevista dalla norma […] può essere mantenuta solo se l’acquisto sia seguito dalla effettiva realizzazione della destinazione dell’immobile acquistato ad abitazione propria, anche in riferimento a ciascuno dei plurimi acquisti che il contribuente possa avere effettuato nell’arco del tempo previsto dalla legge dopo la rivendita dell’immobile originariamente acquistato, in termini tali che per ciascuno degli acquisti intermedi il contribuente sia onerato di dimostrare l’effettiva realizzazione dell’intento, in virtù del concreto trasferimento della propria residenza anagrafica nell’unità abitativa correlata”.
“l’agevolazione prevista dalla norma […] può essere mantenuta solo se l’acquisto sia seguito dalla effettiva realizzazione della destinazione dell’immobile acquistato ad abitazione propria”
Fonte: www.tcnotiziario.it; www.teleconsul.it; www.misterfisco.it.
Cassazione del 7 ottobre 2015, n. 20042
Ordinanza 16 settembre 2015, n. 18187
La CTR di Milano ha respinto l’appello dell’Agenzia – appello proposto contro la sentenza n. 99/06/2009 della CTP di Modena che aveva accolto il ricorso del contribuente M.M.- ed ha così annullato l’avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni afferente ad imposta registro, ipotecaria e catastale su atto di compravendita di data 22.11.2005 fondato sulla revoca dell’agevolazione per l’acquisto (in comunione coniugale) della prima casa, per non avere l’acquirente assunto la residenza nel comune in cui è sito l’immobile entro il termine di mesi 18 dalla data dell’atto.
La predetta CTR – dopo avere rilevato che il ritardo nell’assunzione della residenza era stato di soli sette giorni (se riferito alla stipula dell’atto) tanto da doversi considerare tempestivo in riferimento alla data della registrazione – ha motivato la decisione ritenendo l’Agenzia non poteva avvalersi esclusivamente delle risultanze del certificato di residenza, giacché l’esiguità del ritardo comprovava la buona fede del contribuente. D’altra parte, la certificazione comunale non poteva che avere fatto riferimento “alla data di completamento della pratica di asseverazione della residenza”, mentre il termine di decadenza di mesi 18 non poteva considerarsi un “termine invalicabile”, dovendosi dare rilevanza a situazioni idonee ad impedire la realizzazione dell’intento e dovendosi dare rilevanza al trasferimento effettivo della residenza piuttosto che all’espletamento della pratica burocratica espletata dall’Amministrazione comunale.
Il ricorso – ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c. assegnato allo scrivente relatore – può essere definito ai sensi dell’art. 375 c.p.c.
Infatti, con il motivo di impugnazione (improntato alla violazione dell’art. 1 della tariffa parte I nota II-bis, lettera A del DPR n. 131/1986, dell’art. 2697 cc e del D.Lgs. 546/1992) la parte ricorrente si duole del fatto che il giudice dell’appello abbia violato la anzidetta disposizione nella parte in cui prevede un termine perentorio di diciotto mesi per l’assunzione della residenza nel comune in cui si trova l’immobile, termine che si comprova solo con la certificazione anagrafica (le cui risultanze, nella specie non erano mai state contestate dalla parte contribuente) e che non può essere superato dalla prova di situazioni di fatto che restano irrilevanti ai fini della previsione di legge.
Pacifico in fatto che la certificazione anagrafica acquisita in causa evidenzi l’esistenza di un ritardo di giorni 7 nell’assunzione della residenza rispetto al termine di legge, non può che considerarsi contrario alla previsione normativa il rilievo che il giudicante ha ritenuto di attribuire alla supposizione che il contribuente avesse assunto “di fatto” la dimora anticipatamente rispetto all’esito della pratica burocratica. L’eventuale discrepanza tra la realizzazione fattuale dell’intento abitativo e l’assunzione della residenza anagrafica non può costituire strumento per l’elusione del termine normativamente previsto, secondo il costante orientamento di legittimità: “I benefici fiscali spettanti per l’acquisto della prima casa, previsti dall’art. 16 del D.L. 22 maggio 1993, n. 155 (convertito nella legge 19 luglio 1993, n. 243), spettano unicamente a chi possa dimostrare in base alle risultanze anagrafiche di risiedere o lavorare nel comune dove ha acquistato l’immobile, senza che a tal fine possano essere prese in considerazione situazioni di fatto contrastanti con le risultanze degli atti dello stato civile” (Sez. 5, Sentenza n. 1173 del 21/01/2008; Sez. 6-5, Ordinanza n. 1530 del 02/02/2012; Cass. Sez. 5, Sentenza n. 2266 del 03/02/2014).
D’altro canto, l’ambiguità del rilievo del giudicante secondo il quale “è di tutta evidenza che il Comune non può che avere fatto riferimento alla data di completamento della pratica di asseverazione della residenza che, in tutta evidenza, è avvenuta in data antecedente a quella certificata”, induce a porre in evidenza un dato significativo di cui la recente giurisprudenza di legittimità tiene conto e cioè che “la prevalenza del dato anagrafico sulle risultanze fattuali deve tener conto della unicità del procedimento amministrativo inteso al mutamento dell’iscrizione anagrafica, sancito anche dall’art. 18, 2° comma, DPR 30 maggio 1989, n. 223 (contenente il regolamento anagrafico della popolazione residente) che, nell’affermare la necessità della saldatura temporale tra cancellazione dall’anagrafe del comune di precedente iscrizione ed iscrizione in quella del comune di nuova residenza, stabilisce che la decorrenza è quella della dichiarazione di trasferimento resa dall’interessato nel comune di nuova residenza; di guisa che il beneficio fiscale della «prima casa» spetta a coloro che, pur avendone fatto formale richiesta, al momento dell’acquisto dell’immobile non abbiano ancora ottenuto il trasferimento della residenza nel comune in cui è situato l’immobile stesso” (Cass. Sez. 6-5, Ordinanza n. 110 del 08/01/2015; Cass. 5 settembre 2014, n. 18770; Cass. 26 ottobre 2007, n. 22528; ed in precedenza Cass. 15412/08 ed altre).
Per contro, è dato normativo solo di recente acquisito nell’ordinamento (a decorrere dalla data di vigenza dell’art.5, comma 3, del D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito in legge, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, L. 4 aprile 2012, n. 35) quello secondo il quale “l’ufficiale d’anagrafe, nei due giorni lavorativi successivi alla presentazione delle dichiarazioni di cui al comma 1, effettua le iscrizioni anagrafiche. Gli effetti giuridici delle iscrizioni anagrafiche e delle corrispondenti cancellazioni decorrono dalla data della dichiarazione”. In epoca antecedente (quale quella nella quale si sono svolti i fatti di causa), non può -quindi- escludersi che la certificazione anagrafica possa avere fatto riferimento non alla data della richiesta ma a quello dell’avvenuto inserimento in atti ovvero a date successive.
“I benefici fiscali spettanti per l’acquisto della prima casa, spettano unicamente a chi possa dimostrare di risiedere o lavorare nel comune dove ha acquistato l’immobile, senza che a tal fine possano essere prese in considerazione situazioni di fatto contrastanti con le risultanze degli atti dello stato civile”
Se perciò il giudicante ha inteso muovere nelle sue considerazioni – come sembra – da un’acclarata discrepanza tra la data dell’inizio della procedura di trasferimento della residenza e quella di certificata conclusione del procedimento, non resta che concludere che la pronuncia deve essere senz’altro cassata per l’erronea applicazione dei principi di diritto desumibili dalla previsione di legge, nel mentre spetterà al medesimo giudice del merito rinnovare il proprio apprezzamento dei fatti che sono provati in giudizio onde fare applicazione a questi ultimi dei principi che sono stati dianzi indicati.
Pertanto, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio per ragione di manifesta fondatezza.
che la relazione è stata notificata agli avvocati delle parti; che non sono state depositate conclusioni scritte, né memorie; che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e, pertanto, il ricorso va accolto; che le spese di lite possono essere regolate dal giudice del rinvio.
Accoglie il ricorso. Cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR Lombardia che, in diversa composizione, provvederà anche sulle spese di lite del presente giudizio.