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Timestamp: 2018-04-26 11:46:26+00:00
Document Index: 43847637

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 15', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 693', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 19', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 19', 'art. 26']

CIRCOLARE FISCALE DICEMBRE 2017
Ai Signori Clienti
VERSAMENTO DELL’ACCONTO IVA PER L’ANNO 2017
GLI OMAGGI NATALIZI
MODIFICHE ALLA DISCIPLINA DELLO SPESOMETRO
SANZIONI PER L’OBBLIGO DI POS ANCORA INCERTE
TERMINI PIÙ STRINGENTI PER L’EMISSIONE DELLE NOTE DI CREDITO IVA
PRINCIPALI SCADENZE DAL 16 DICEMBRE 2017 al 15 GENNAIO 2018
1. INVENTARIO DI MAGAZZINO DI FINE ANNO
Ogni anno al 31 dicembre le imprese il cui periodo d’imposta coincide con l’anno solare devono procedere alla valutazione del magazzino in relazione alle giacenze di merci, semilavorati, materie prime, sussidiarie e di consumo, prodotti in corso di lavorazione, lavori in corso su ordinazione e prodotti finiti. L’inventario deve essere redatto, con indicazione del metodo utilizzato per la valutazione, conservato presso la sede ed esibito in tempo reale in caso di accertamento; in mancanza l’impresa può essere soggetta ad accertamento induttivo da parte della amministrazione finanziaria.
Possono verificarsi due fattispecie:
l’azienda ha l’obbligo di tenuta della contabilità di magazzino (di cui si dirà più avanti), in tal caso l’importo dell’inventario di fine anno emerge dalla coincidenza con tali scritture contabili;
l’azienda non è tenuta ai fini fiscali alla contabilità di magazzino, in tal caso la valutazione ha lo scopo di verificare la corrispondenza delle reali giacenze di magazzino e deve riguardare sia i beni presenti presso i magazzini dell’impresa (che presso i depositi e le unità locali) sia le disponibilità presso terzi (merci in conto deposito o in conto lavorazione). Non rientrano nel computo i beni che pur presenti in impresa (o depositi o unità locali) siano giuridicamente di proprietà di terzi (beni in deposito, lavorazione o visione). La merce in viaggio, se di proprietà dell’impresa, va inclusa fra le rimanenze anche se non ancora pervenuta in magazzino.
Beni da inserire in inventario
Nella valutazione del magazzino dovranno essere seguiti alternativamente i metodi del costo medio ponderato annuale, del Fifo, del Lifo (continuo o a scatti annuali o mensili).
Per gli immobili alla cui produzione è diretta l'attività dell'impresa si includono nel costo gli interessi passivi sui prestiti contratti per la loro costruzione o ristrutturazione. Se tra la valutazione del magazzino eseguita con tali metodi ed i costi correnti dei beni dovesse rilevarsi una differenza apprezzabile, essa dovrà essere riportata nella nota integrativa con specificazione per categoria di beni.
Per gli esercenti attività di commercio al minuto che adottano il metodo del prezzo al dettaglio, si potrà compilare una distinta di tutte le merci in rimanenza al 31/12/17, la cui somma dei prezzi di vendita, scorporata della percentuale di ricarico, determinerà il valore delle rimanenze, illustrando opportunamente i criteri e le modalità di calcolo adottate.
Il costo dei beni fungibili (beni di massa la cui rimanenza non è identificabile rispetto ad un particolare acquisto) può essere calcolato con il metodo della media ponderata ovvero con quello Lifo o Fifo.
Ricordiamo che l’obbligo di tenuta fiscale delle scritture ausiliarie di magazzino, secondo quanto previsto dall’articolo 1, D.P.R. 695/1996, riguarda i contribuenti che, per almeno due periodi di imposta consecutivi (l’obbligo scatta dal secondo periodo di imposta successivo),
I due predetti parametri devono essere valutati congiuntamente ai fini della sussistenza dell'obbligo.
2. PAGAMENTO COMPENSI AMMINISTRATORI
Si ricorda alla clientela di studio che l’erogazione dei compensi all’organo amministrativo deve essere effettuata avendo riguardo a 3 specifici aspetti:
il rispetto del principio di cassa;
la verifica della esistenza di una decisione dei soci (o di altro organo societario competente per la decisione) che preveda una remunerazione proporzionata e adeguata;
il coordinamento con l’imputazione a Conto economico.
La deducibilità dei compensi deliberati per l’anno 2017 è subordinata all’effettivo pagamento dei medesimi, secondo il principio di cassa.
In particolare, si possono distinguere due differenti situazioni a seconda del rapporto che lega l’amministratore alla società:
(viene emesso cedolino paga) I compensi sono deducibili dalla società nel 2017, a condizione che siano pagati non oltre il 12 gennaio 2018 (c.d. principio della cassa “allargata”)
Amministratore con partita Iva
(viene emessa fattura) I compensi sono deducibili dalla società nel 2017, a condizione che siano pagati non oltre il 31 dicembre 2017
Ipotizzando che le somme in questione siano pari o superiori alla soglia fissata dalla normativa antiriciclaggio (e quindi non possano essere pagate in contanti), è necessario che entro la suddetta scadenza:
sia consegnato un assegno bancario “datato” all’amministratore;
sia disposto il bonifico a favore dell’amministratore.
Ovviamente, ricordiamo che il compenso all’amministratore dovrà essere stato opportunamente deliberato dall’assemblea dei soci per un importo proporzionato all’opera svolta dall’amministratore stesso. Il tutto, al fine di evitare eventuali contestazioni da parte dell’Amministrazione finanziaria. Inoltre, sarà bene indicare in delibera che all’importo indicato si dovrà aggiungere il carico previdenziale secondo la specifica situazione del beneficiario.
L’esistenza della delibera
Per poter dedurre il compenso, oltre alla materiale erogazione (pagamento) secondo quanto sopra ricordato, è necessario che sussista una specifica decisione del competente organo societario; diversamente, pur in assenza di contestazioni da parte dei soci e pur in presenza di un bilancio regolarmente approvato, il Fisco può contestare la deducibilità del costo.
È quindi necessario che il compenso sia espressamente previsto da una apposita delibera assembleare; a tal fine si può far riferimento al fac simile di delibera allegato alla presente informativa.
Nella tabella che segue sono riepilogate le possibili soluzioni che è bene verificare per l’anno 2017 e adottare in previsione del prossimo avvio del 2018.
senza compenso È consigliabile che l’assemblea dei soci deliberi in merito alla assenza della remunerazione, per evitare che, in caso di future contestazioni, il beneficiario possa reclamare un compenso per l’opera svolta
Amministratore con compenso stabile erogato in rate mensili (oppure con diversa periodicità) nel corso dell’anno L’assemblea che assegna il compenso deve precedere la materiale erogazione del compenso all’amministratore.
Ipotizzando, a titolo di esempio, che sia assegnato - per l’anno 2018 - un compenso annuo di 120.000 euro, da pagarsi in 12 rate al termine di ciascun mese, si dovrà osservare la seguente scaletta temporale:
mese di gennaio (antecedentemente al primo pagamento): assemblea dei soci che delibera il compenso all’amministratore per l’intero anno 2018;
mese di gennaio (dopo l’assemblea): erogazione della prima tranche mensile;
mese di febbraio: erogazione seconda tranche mensile; etc..
Talune società prevedono una ratifica a posteriori dei compensi dell’organo amministrativo già erogati precedentemente (ad esempio, in sede di approvazione del bilancio 2017, nell’aprile 2018, si ratifica il compenso già erogato nel corso del 2017); tale comportamento pare comunque sconsigliabile, resta preferibile la delibera che precede la materiale erogazione del compenso
Amministratore con compenso stabile, cui viene destinata una erogazione straordinaria Nulla vieta che l’assemblea dei soci decida di assegnare una quota ulteriore di compenso all’amministratore, in aggiunta a quanto già deliberato.
Ad esempio, in aggiunta al caso precedente, si ipotizzi che i soci (a novembre 2018), decidano di assegnare un compenso straordinario di ulteriori 30.000 euro, in aggiunta ai 120.000 euro già deliberati. Anche in questa ipotesi, l’unico vincolo da rispettare è che la decisione preceda la materiale erogazione del compenso
Amministratore con compenso annuo erogato in unica soluzione L’assemblea dei soci deve precedere il momento di erogazione del compenso, a nulla rilevando che la decisione sia assunta in corso d’anno e che si decida di remunerare il lavoro dell’amministratore per l’intero periodo.
mese di ottobre 2018: l’assemblea dei soci delibera il compenso di 120.000 euro per l’intero anno 2018;
mese di ottobre 2018 (dopo l’assembla): la società eroga il compenso in una o più rate (ad esempio, 40.000 euro a ottobre, 40.000 euro a novembre, 40.000 euro a dicembre 2018)
Amministratore con compenso deliberato in anni precedenti, a valere anche per il futuro Per evitare l’incombenza della ripetizione dell’assemblea, alcune società prevedono un compenso che possa valere anche per più annualità.
Ad esempio, si ipotizzi che la società, nell’anno 2013, abbia assunto la seguente delibera:
“… all’amministratore unico viene assegnato un compenso di 120.000 euro annui per l’anno 2013 e per i successivi, sino a nuova decisione dei soci. Il pagamento dovrà avvenire in 12 rate da erogarsi alla scadenza di ciascun mese solare”.
In tal caso, l’erogazione potrà avvenire tranquillamente anche per le successive annualità, senza dover rispettare alcuna ulteriore formalità.
Va posta attenzione, in tal caso, al contenuto della delibera, nella quale sarebbe bene prevedere anche la seguente clausola:
“… in relazione alla annualità a partire dalla quale i soci dovessero decidere diversamente da quanto oggi stabilito, si dovrà provvedere con una specifica decisione da assumersi entro e non oltre il giorno 10 del mese di gennaio dell’anno a partire dal quale si intende modificare la remunerazione”.
Questa accortezza consente di evitare che si producano problemi legati al c.d. incasso “giuridico”, vale a dire la finzione per la quale il Fisco possa prevedere, ove il compenso non sia erogato, un pagamento seguito da una immediata restituzione delle somme alla società
Il compenso già deliberato e non pagato
Si presti attenzione al fatto che, in tempi di crisi, spesso le società provvedono al pagamento di una parte del compenso già deliberato e, in corso d’anno, si accorgono del fatto che l’onere non è più sostenibile; sorge allora la tentazione di eliminare il compenso. Spesso si verbalizza una rinuncia da parte dell’amministratore all’incasso del compenso; è bene evitare tale modalità, in quanto (nel solo caso di amministratore anche socio della società) il Fisco presume che il medesimo compenso sia stato figurativamente incassato e poi restituito alla società sotto forma di finanziamento.
Ciò determinerebbe l’obbligo di tassazione del compenso stesso.
È allora preferibile che l’assemblea decida di adeguare il compenso prima della sua maturazione, sulla scorta del fatto che non sussistono più le condizioni per l’erogazione della remunerazione.
Fac simile delibera per riconoscimento dei compensi agli amministratori
Oggetto: TITOLO
_________ Srl
Sede in ___________ - Via _______________, n. ____
Capitale sociale versato ___________,00 euro
Codice fiscale, Partita Iva e n. iscrizione Registro Imprese: _______________
Verbale assemblea ordinaria del 15 gennaio 2018
Il giorno 15 del mese di gennaio dell’anno 2018 alle ore 20:00, presso la sede in ____________, Via __________________ n. ___, si è tenuta l'assemblea generale ordinaria della società ____________ Srl per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:
definizione del compenso spettante agli amministratori;
Assume la Presidenza a norma di statuto ___________________ il quale, constatata la presenza in proprio dei soci portatori dell'intero capitale sociale dichiara l’assemblea regolarmente costituita e chiama a fungere da segretario __________________, che accetta.
Si passa quindi allo svolgimento dell'ordine del giorno.
Il presidente propone che, in ragione delle mansioni amministrative assegnate, venga corrisposto a decorrere dall’esercizio 2018 un compenso pari a ________________ euro (__________/00) a favore dell’amministratore ______________. Tale importo si riferisce al compenso lordo spettante all’amministratore, a cui aggiungere gli oneri previdenziali di legge.
Dopo ampia discussione, l'assemblea all’unanimità
di approvare i compensi ordinari degli amministratori come sopra descritti, stabilendo espressamente che tali compensi avranno efficacia a partire dall’esercizio 2018, per tale annualità e per le successive, sino a futura eventuale modifica.
Alle ore 21:00, null'altro essendovi a deliberare, e posto che nessun altro chiede la parola, previa redazione, lettura e unanime approvazione del presente verbale la seduta è tolta.
_______________ Il Presidente
3. VERSAMENTO DELL’ACCONTO IVA PER L’ANNO 2017
Entro il prossimo 27 dicembre 2017 i soggetti che eseguono le operazioni mensili e trimestrali di liquidazione e versamento dell’Iva sono tenuti a versare l'acconto per l’anno 2017. Per la determinazione degli acconti, come di consueto, sono utilizzabili tre metodi alternativi che riportiamo in seguito. L’acconto va versato utilizzando il modello di pagamento F24, senza applicare alcuna maggiorazione a titolo di interessi, utilizzando alternativamente uno dei seguenti codici tributo:
6013 Æ per i contribuenti che effettuano la liquidazione dell’Iva mensilmente
6035 Æ per i contribuenti che effettuano la liquidazione dell’Iva trimestralmente
Determinazione dell’acconto
Per la determinazione dell'acconto si possono utilizzare tre metodi alternativi: storico, analitico, o previsionale.
Modalità di determinazione dell’acconto
I metodi per determinare l’acconto Iva storico 88% dell’imposta dovuta in relazione all’ultimo mese o trimestre dell’anno precedente
analitico liquidazione “straordinaria” al 20 dicembre, con operazioni effettuate (attive) e registrate (passive) a tale data
previsionale 88% del debito “presunto” che si stima di dover versare in relazione all’ultimo mese o trimestre dell’anno
Le modalità di calcolo, relativamente a ciascun metodo, sono riassunte nella tabella che segue.
Metodo storico Con questo criterio, l'acconto è pari all'88% dell’Iva dovuta relativamente:
· al mese di dicembre 2016 per i contribuenti mensili;
· al saldo dell’anno 2016 per i contribuenti trimestrali;
· al 4° trimestre dell'anno precedente (ottobre/novembre/dicembre 2016), per i contribuenti trimestrali “speciali” (autotrasportatori, distributori di carburante, odontotecnici).
In tutti i casi, il calcolo si esegue sull’importo dell’Iva dovuta al lordo dell’acconto eventualmente versato nel mese di dicembre 2016. Se, a seguito della variazione del volume d'affari, la cadenza dei versamenti Iva è cambiata nel 2017, rispetto a quella adottata nel 2016, passando da mensile a trimestrale o viceversa, nel calcolo dell'acconto con il metodo storico occorre considerare quanto segue:
· contribuente mensile nel 2016 che è passato trimestrale nel 2017: l'acconto dell'88% è pari alla somma dell'Iva versata (compreso l’acconto) per gli ultimi 3 mesi del 2016, al netto dell'eventuale eccedenza detraibile risultante dalla liquidazione relativa al mese di dicembre 2016;
· contribuente trimestrale nel 2016 che è passato mensile nel 2017: l'acconto dell'88% è pari ad un terzo dell'Iva versata (a saldo e in acconto) per il quarto trimestre del 2016; nel caso in cui nell’anno precedente si sia versato un acconto superiore al dovuto, ottenendo un saldo a credito in sede di dichiarazione annuale, l’acconto per il 2017 è pari ad un terzo della differenza tra acconto versato e saldo a credito da dichiarazione annuale
Metodo analitico Con questo criterio, l'acconto risulta pari al 100% dell'Iva risultante da una liquidazione straordinaria, effettuata considerando:
· le operazioni attive effettuate fino al 20 dicembre 2017, anche se non sono ancora state emesse e registrate le relative fatture di vendita;
· le operazioni passive registrate fino alla medesima data del 20 dicembre 2017.
Tale metodo può essere conveniente per i soggetti a cui risulta un debito Iva inferiore rispetto al metodo storico. L’opportunità di utilizzare tale metodo, rispetto a quello “previsionale”, descritto di seguito, discende dal fatto che, sebbene oneroso sotto il profilo operativo, non espone il contribuente al rischio di vedersi applicare sanzioni nel caso di versamento insufficiente, una volta liquidata definitivamente l’imposta
Metodo previsionale Analogamente a quanto avviene nel calcolo degli acconti delle imposte sui redditi, con questo criterio l'acconto da versare si determina nella misura pari all'88% dell'Iva che si prevede di dover versare per il mese di dicembre dell'anno in corso per i contribuenti mensili o per l'ultimo trimestre dell'anno in corso per i contribuenti trimestrali. Anche tale metodo risulta conveniente per il contribuente nelle ipotesi in cui il versamento dovuto risulti inferiore a quello derivante dall'applicazione del metodo storico. Con questo metodo, contrariamente agli altri due, vi è il rischio di vedersi applicare sanzioni nel caso di versamento che risulta, una volta liquidata definitivamente l’Iva, inferiore al dovuto
L’acconto in situazioni straordinarie o particolari
Contabilità separate: in questo caso il versamento dell’acconto avviene sulla base di tutte le attività gestite con contabilità separata, compensando gli importi a debito con quelli a credito, con un unico versamento complessivo;
Operazioni di fusione: nelle ipotesi di fusione, propria o per incorporazione, la società risultante dalla fusione o l’incorporante assume, alla data dalla quale ha effetto la fusione, i diritti e gli obblighi esistenti in capo alle società fuse o incorporate, che risultano estinte per effetto della fusione stessa.
Sono esclusi dal versamento dell’acconto Iva i soggetti di cui alla seguente tabella:
Casi di esclusione dal versamento dell’acconto Iva
· soggetti con debito di importo inferiore a 103,29 euro;
· soggetti che hanno iniziato l’attività nel 2017;
· soggetti cessati prima del 30 novembre 2017 (mensili) o del 30 settembre 2017 (trimestrali);
· soggetti a credito nell’ultimo periodo (mese o trimestre) dell’anno precedente;
· soggetti ai quali, applicando il metodo “analitico”, dalla liquidazione dell’imposta al 20 dicembre 2017 risulta un'eccedenza a credito;
· soggetti che adottano il regime forfettario dal 1° gennaio 2017;
· soggetti che hanno adottato il regime dei “minimi” di cui all’articolo 27, comma 1 e 2, D.L. 98/2011;
· soggetti che nel corso del 2017 sono usciti dal regime dei minimi;
· soggetti che presumono di chiudere l’anno in corso a credito, ovvero con un debito non superiore a 116,72 euro, e quindi che in pratica devono versare meno di 103,29 euro (88%);
· produttori agricoli esonerati (articolo 34, comma 6, D.P.R. 633/1972);
· soggetti che applicano il regime forfetario ex L. 398/1991;
· soggetti esercenti attività di intrattenimento (articolo 74, comma 6, D.P.R. 633/1972);
· soggetti che effettuano solamente operazioni esenti o non imponibili
Split payment: regole particolari per l’anno 2017
L’articolo 5, comma 2-bis, D.M. 23 gennaio 2015 stabilisce che “I soggetti di cui al comma 01 effettuano il versamento di cui all’articolo 6, comma 2, L. 405/1990, secondo le modalità ivi previste tenendo conto anche dell’imposta divenuta esigibile ai sensi del presente decreto”.
In pratica, quindi, i soggetti tenuti all’applicazione della scissione dei pagamenti che risultino identificati agli effetti dell’Iva, nell’effettuazione del versamento del c.d. acconto Iva “devono tener conto dell’imposta assolta sugli acquisti che è dovuta direttamente all’erario per effetto di quanto previsto dall’articolo 17-ter, D.P.R. 633/1972. In particolare, i soggetti che versano l’imposta separatamente ai sensi del comma 01 dovranno effettuare un ulteriore versamento per tener conto anche dell’imposta assoggettata al meccanismo dello split payment. Altresì, per i soggetti che annotano le fatture ai sensi del comma 1, l’acconto Iva va calcolato su un dato complessivo che comprende l’imposta assoggettata allo stesso meccanismo”.
Ai fini dell’acconto Iva, che dovrà essere determinato secondo uno dei metodi (storico, previsionale o effettivo) previsti dalla specifica disciplina, le P.A. e società soggetti passivi Iva dovranno tenere conto dell’imposta versata all’Erario nell’ambito della scissione dei pagamenti.
Infine, l’articolo 2, comma 4, D.M. 27 giugno 2017 stabilisce che “per l'anno 2017 i soggetti di cui all'articolo 5, comma 01, effettuano il versamento di cui all'articolo. 6, comma 2, L. 405/1990, tenendo conto, nel caso in cui sia determinato sulla base del versamento effettuato nell'anno precedente, dell'ammontare dell'imposta divenuta esigibile, ai sensi del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze del 23 gennaio 2015, nel mese di novembre 2017, ovvero, nell'ipotesi di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017”.
Pertanto, in caso di applicazione del metodo storico:
le P.A. e società che versano separatamente l’imposta dovuta sulle operazioni in split payment (versamento diretto), dovranno operare un ulteriore versamento di acconto, determinato sulla base dell’ammontare dell’imposta da scissione dei pagamenti divenuta esigibile nel mese di novembre 2017, ovvero, in caso di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017.
le P.A. e società che, invece, annotano le fatture nel registro Iva vendite o corrispettivi (metodo della liquidazione) dovranno determinare l’acconto sulla base di calcolo come definito per la categoria di contribuenti cui appartengono (mensile, trimestrale, etc.); a tale base dovrà essere aggiunto l’ammontare dell’imposta divenuta esigibile secondo le disposizioni sulla scissione dei pagamenti nel mese di novembre 2017 per i contribuenti con liquidazione mensile, ovvero, in caso di liquidazione trimestrale, nel terzo trimestre del 2017.
4. GLI OMAGGI NATALIZI
Come capita ogni anno al termine dell’esercizio e in concomitanza con l’arrivo del natale le aziende provvedono ad omaggiare i propri clienti, fornitori, dipendenti e terzi di un dono e/o di una cena natalizia.
La scelta tra le diverse tipologie di omaggio può essere dettata da svariati fattori, tuttavia dal punto di vista fiscale occorre tener conto dei limiti di deducibilità dei costi e della relativa detraibilità dell’Iva, ed è pertanto necessario identificare:
la tipologia dei beni oggetto dell’omaggio,
le caratteristiche del soggetto ricevente.
In merito al primo discrimine occorre difatti distinguere, come si è già detto, tra dipendenti, clienti, consulenti, agenti e rappresentanti o altri soggetti terzi rispetto all’impresa.
Relativamente ai beni, invece, occorre differenziare tra beni acquisiti appositamente per essere omaggiati e omaggi costituiti da beni oggetto dell’attività di impresa.
I costi sostenuti per l’acquisto di beni ceduti gratuitamente a terzi la cui produzione o il cui scambio non rientra nell’attività propria dell’impresa sono:
integralmente deducibili dal reddito di impresa nel periodo di sostenimento, se di valore unitario non superiore a 50 euro;
qualificati come spese di rappresentanza.
Valore unitario inferiore a 50 euro integralmente deducibili
Valore unitario superiore a 50 euro la spesa rientra tra quelle di rappresentanza
In merito alle spese di rappresentanza occorre ricordare che a far data dal 1° gennaio 2016 il testo dell’articolo 108, comma 2, Tuir è stato modificato. Nella sua versione attuale esso lega la deducibilità delle spese di rappresentanza sostenute nel periodo di imposta ai requisiti di inerenza, come stabiliti con decreto del Mef (tenuto conto anche della natura e della destinazione delle stesse), e di congruità.
L’inerenza si intende soddisfatta qualora le spese siano:
Quanto alla congruità essa andrà determinata rapportando:
il totale delle spese imputate per competenza nell’esercizio
con i ricavi e proventi della gestione caratteristica del periodo di imposta in cui sono sostenute (come risultanti da dichiarazione).
Le nuove soglie contenute nel testo dell’articolo 108, Tuir sono le seguenti:
1,5% dei ricavi e altri proventi fino a 10 milioni di euro;
0,6% dei ricavi e altri proventi per la parte eccedente 10 milioni di euro e fino a 50 milioni;
Superato il limite di deducibilità così stabilito, la restante parte delle spese sono da intendersi indeducibili con necessità di operare apposita variazione in aumento in dichiarazione dei redditi.
Nuove percentuali di deducibilità valide dal 2016
Fino a 10 milioni di euro 1,5%
Oltre i 10 milioni e fino a 50 milioni di euro 0,6%
Oltre 50 milioni di euro 0,4%
In merito all’Iva il D.P.R. 633/1972 afferma che non è ammessa la detrazione dell’Iva relativa alle spese di rappresentanza, tranne quelle sostenute per l’acquisto di beni di costo unitario non superiore a 50 euro.
spese di rappresentanza di importo non superiore a 50 euro detraibilità del 100%
spese di rappresentanza superiori a 50 euro indetraibilità del 100%
In taluni casi, a essere destinati a omaggio sono i beni che costituiscono il “prodotto” dell’azienda erogante o i beni che l’azienda commercializza. La precisa individuazione della documentazione relativa al bene omaggiato è tutt’altro che agevole e, quasi sempre, la successiva destinazione a omaggio del bene richiede una rettifica delle scelte (in termini di classificazione contabile) originariamente operate:
dal punto di vista reddituale, tali beni acquistati o prodotti per la commercializzazione e successivamente destinati a omaggio costituiscono spesa di rappresentanza, con la conseguenza che andrà cambiata la classificazione contabile degli stessi e andranno rispettate le regole già esposte per la deduzione dei costi (le medesime previste nel caso di omaggio di beni che non rientrano nell’attività di impresa);
dal punto di vista Iva, la cessione gratuita deve essere assoggettata a imposta (tramite fattura al cliente, con o senza rivalsa; solitamente si preferisce l’utilizzo dell’autofattura o del registro omaggi) sulla base del prezzo di acquisto o, in mancanza, del prezzo di costo dei beni, determinato nel momento in cui si effettua la cessione gratuita.
Nel caso in cui i destinatari degli omaggi siano i dipendenti dell’impresa, il costo di acquisto di tali beni va classificato nella voce “spese per prestazioni di lavoro dipendente” e non nelle spese di rappresentanza; pertanto, tali costi saranno interamente deducibili dalla base imponibile al fine delle imposte dirette, a prescindere dal fatto che il bene sia o meno oggetto di produzione e/o commercio da parte dell’impresa.
Ai fini Iva, invece, nel caso di cessione gratuita a dipendenti di beni che non rientrano nell’attività propria dell’impresa, l’imposta per tali beni è indetraibile e la loro cessione gratuita è esclusa dal campo di applicazione dell’Iva.
L’acquisto e la successiva cessione gratuita di beni la cui produzione o il cui commercio rientra nell'attività propria dell'impresa segue il medesimo trattamento già commentato relativamente agli omaggi effettuati nei confronti di soggetti terzi (clienti, fornitori, etc.).
Si ricorda che le erogazioni liberali in natura (sotto forma di beni o servizi o di buoni rappresentativi degli stessi) concesse ai singoli dipendenti costituiscono reddito di lavoro dipendente per questi ultimi se di importo superiore a 258,23 euro nello stesso periodo d’imposta (se di importo complessivo inferiore a 258,23 euro sono esenti da tassazione). Pertanto, il superamento per il singolo dipendente della franchigia di 258,23 euro comporterà la ripresa a tassazione di tutti i benefits (compresi gli omaggi) erogati da parte del datore di lavoro.
Omaggi a clienti/fornitori Omaggi a dipendenti
Il costo sostenuto all’atto dell’acquisto costituisce spesa di rappresentanza, indipendentemente dal valore unitario del bene, e la sua deducibilità è integrale fino al limite dell’1% dei compensi percepiti nel periodo di imposta (oltre tale limite l’importo degli acquisti per omaggi non risulta più deducibile). Gli omaggi di beni acquisiti appositamente a tal fine di valore imponibile inferiore a 50 euro scontano la piena detrazione dell’imposta, mentre quelli di valore superiore a 50 euro sono caratterizzati dalla totale indetraibilità dell’Iva Il costo di acquisto degli omaggi va classificato nella voce “spese per prestazioni di lavoro dipendente” e non nelle spese per omaggi; pertanto, tali costi sono interamente deducibili dalla base imponibile al fine delle imposte dirette. L’Iva è indetraibile
5. MODIFICHE ALLA DISCIPLINA DELLO SPESOMETRO
Con la recente conversione in legge del D.L. 148/2017 viene introdotto un nuovo articolo 1-ter, rubricato “Disposizioni relative alla trasmissione dei dati delle fatture emesse e ricevute”, che prevede importanti modifiche in relazione all’adempimento previsto dall’articolo 21, D.L. 78/2010 (cosiddetto “spesometro”).
Di seguito le modifiche introdotte.
Senza sanzioni la ripresentazione dei dati relativi al primo semestre 2017
Per ogni fattura non comunicata è prevista la sanzione che va da 2 euro a fattura fino a 1.000 euro a trimestre, e, in caso di errore corretto entro i primi 15 giorni dalla scadenza, la sanzione scende a 1 euro a fattura e 500 euro per il trimestre. Nessuna di queste sanzioni verrà applicata in relazione a errori commessi nella trasmissione dei dati relativi al primo semestre 2017 (sia con riferimento all’adempimento dello “spesometro” di cui all’articolo 21, D.L. 78/2010 che al regime opzionale di cui all’articolo 1, comma 3, D.Lgs. 127/2015) qualora i dati esatti vengano trasmessi entro e non oltre il 28 febbraio 2018 (data di scadenza anche dello spesometro relativo al secondo semestre dell’anno 2017).
Dal 2018 la trasmissione torna trimestrale con facoltà di invio semestrale
A partire dalle fatture emesse e ricevute nell’anno 2018 la trasmissione telematica torna ad essere trimestrale, come peraltro previsto dall’originario provvedimento normativo che regola l’adempimento. Sarà comunque data facoltà ai contribuenti di poter trasmettere i dati con cadenza semestrale, riproponendo quindi la stessa tempistica già seguita per l’anno d’imposta 2017.
Dati anagrafici semplificati
Con riferimento ai dati anagrafici di clienti e fornitori sarà possibile limitare la trasmissione al solo numero di partita Iva per i soggetti passivi o al solo codice fiscale per i soggetti che non agiscono nell’esercizio di imprese, arti e professioni, oltre alla data e al numero della fattura, alla base imponibile, all’aliquota applicata e all’imposta nonché alla tipologia dell’operazione ai fini dell’Iva nel caso in cui l’imposta non sia indicata in fattura.
Reintrodotta la facoltà di trasmettere il documento riepilogativo
Per le fatture emesse e ricevute di importo inferiore a 300 euro, registrate cumulativamente ai sensi dell’articolo 6, commi 1 e 6, D.P.R. 695/1996, sarà facoltà dei contribuenti trasmettere i dati del documento riepilogativo. Torna in questo modo la semplificazione già concessa nel precedente “spesometro” in vigore fino al 31 dicembre 2016. Anche per questo documento sarà possibile trasmettere la sola partita Iva del cedente o del prestatore per il documento riepilogativo delle fatture attive, e la sola partita Iva del cessionario o committente per il documento riepilogativo delle fatture passive, oltre ovviamente alla data e il numero del documento riepilogativo nonché l’ammontare imponibile complessivo e l’ammontare dell’imposta complessiva distinti secondo l’aliquota applicata.
6. SANZIONI PER L’OBBLIGO DI POS ANCORA INCERTE
L’obbligo dei professionisti di munirsi di POS (Point Of Sale), per consentire ai propri clienti di saldare le parcelle tramite pagamenti elettronici, continua a presentare incertezze in ordine alle ricadute sanzionatorie. Ciò anche in esito all’approvazione definitiva, nel CdM dell’11 dicembre scorso, del DLgs. di attuazione della Direttiva 2015/2366/UE, sui servizi di pagamento nell’Unione europea, e di adeguamento al Regolamento n. 751/2015/UE, sulle commissioni interbancarie per operazioni con carte di pagamento. Il Governo, infatti, non ha ritenuto opportuno recepire le osservazioni formulate in materia nel parere (favorevole) approvato dalla Commissione Finanze della Camera, che, oltre a paventare una delimitazione del campo di applicazione di tale obbligo, ne prospettava anche una sanzionabilità in via amministrativa con una somma fino a 30 euro. Ne consegue che, in materia, al momento, tutto rimane immutato. Questo il sintetico quadro della situazione: ai sensi dell’originario art. 15 comma 4 del DL 179/2012, innanzitutto, “dal 1° gennaio 2014” i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, avrebbero dovuto accettare anche pagamenti effettuati attraverso “carte di debito”. Ma l’adempimento, in ragione dell’assenza di sanzioni espresse, è stato inteso quale mero onere suscettibile di determinare solo la fattispecie della mora del creditore (artt. 1206 ss. c.c.), che non libera il debitore dall’obbligazione. Quanto alla portata del disposto normativo, infatti, l’art. 15 comma 5 del DL 179/2012 precisava che, con uno o più decreti ministeriali, sarebbero stati disciplinati gli eventuali importi minimi, le modalità e i termini, anche in relazione ai soggetti interessati, di attuazione della disposizione di cui sopra. In forza di tale prescrizione è stato adottato il decreto interministeriale 24 gennaio 2014, in base al quale l’obbligo di accettare pagamenti effettuati attraverso carte di debito si sarebbe applicato a tutti i pagamenti di importo superiore a 30 euro per l’acquisto di prodotti o la prestazione di servizi. In sede di prima applicazione, e fino al 30 giugno 2014, inoltre, l’obbligo di accettazione di pagamenti elettronici sarebbe valso solo per le attività commerciali o professionali che avessero presentato un fatturato, nell’anno precedente a quello in corso del quale era effettuato il pagamento, superiore a 200.000 euro. Il DM, poi, fissava la sua entrata in vigore al 28 marzo 2014 e precisava come, con un successivo decreto – mai intervenuto – sarebbe stato possibile: individuare nuove soglie e nuovi limiti di fatturato rispetto a quelli già fissati; disporre l’estensione degli obblighi a ulteriori strumenti di pagamento elettronici, anche con tecnologie mobili. L’art. 9 comma 15-bis del DL 150/2013 ha sostituito, nell’ambito dell’art. 15 comma 4 del DL 179/2012, le parole “30 giugno 2014” alle precedenti “1° gennaio 2014”. E, quindi, la ricordata disciplina, a partire dal 30 giugno 2014, era divenuta applicabile nei confronti di tutti gli operatori coinvolti rispetto a richieste di pagamenti superiori a 30 euro. Sulla materia è, poi, intervenuta la legge di stabilità 2016 (art. 1 comma 900 della L. 208/2015). Una prima novità ha riguardato l’art. 15 comma 4 del DL 179/2012, imponendosi l’accettazione dei pagamenti non solo tramite carte di debito, ma anche con carte di credito (salvi i casi di oggettiva impossibilità tecnica). Ulteriori modifiche sono state apportate all’art. 15 comma 5 del DL 179/2012. Da un lato, è stato soppresso qualsiasi riferimento a eventuali importi minimi; dall’altro, si è precisato che decreti ministeriali attuativi avrebbero dovuto prevedere, accanto alle modalità e ai termini di attuazione della previsione normativa, anche le fattispecie costituenti illecito e l’importo delle relative sanzioni amministrative pecuniarie. Anche in ragione della mancata predisposizione di tali provvedimenti attuativi, con talune osservazioni del ricordato parere, la Commissione Finanze della Camera ha invitato il Governo a valutare l’opportunità di sostituire l’art. 15 comma 4 del DL 179/2012 con il seguente: “A decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito e carte di credito; tale obbligo non trova applicazione nei casi di oggettiva impossibilità tecnica e nelle seguenti fattispecie: a) vendita di valori bollati; b) pagamento delle tasse automobilistiche; c) pagamento delle sanzioni per le violazioni del Codice della strada; d) vendita di carburanti per autotrazione; e) esercizio di attività professionale esclusivamente nei rapporti tra professionisti. Sono in ogni caso fatte salve le disposizioni del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231”.Il nuovo comma 5 dell’art. 15, inoltre, avrebbe dovuto precisare che le sanzioni amministrative, rimesse al prossimo DM, dovevano essere conformi a quanto stabilito dall’art. 693 c.p. (sanzione amministrativa fino a 30 euro). Peraltro, si trattava di mere “osservazioni” (e non di “condizioni”), rispetto al rilascio del parere favorevole, che il Governo non ha ritenuto opportuno prendere in considerazione.
7. TERMINI PIÙ STRINGENTI PER L’EMISSIONE DELLE NOTE DI CREDITO IVA
Le disposizioni contenute nell’art. 2 del DL 50/2017 che ha modificato, restringendoli, i termini per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA, rendono superata la regola secondo cui la nota di variazione deve essere emessa al più tardi con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui si è verificato il presupposto per operare la variazione in diminuzione (ex multis ris. Agenzia delle Entrate 17 febbraio 2009 n. 42). L’art. 26 comma 2 del DPR 633/72 fornisce un elenco delle fattispecie al verificarsi delle quali il cedente o prestatore ha la facoltà di ridurre la base imponibile e conseguentemente di portare in detrazione l’imposta corrispondente alla variazione, registrandola secondo le disposizioni di cui all’art. 25. Dalla lettura della norma risulta chiaro come, al fine di determinare i nuovi termini per l’emissione delle note di credito, occorra trovare un coordinamento fra le disposizioni contenute negli artt. 19, 25 e 26 del DPR 633/72, tenendo conto che le novità riguardano le sole note di variazione emesse dal 1° gennaio 2017. Una prima opportuna riflessione va fatta in ordine al momento a decorrere dal quale è possibile l’emissione della nota. Sul punto la prassi sembra essere concorde nel ritenere che il cedente/prestatore possa operare la variazione in diminuzione in coincidenza con il momento di insorgenza del diritto alla detrazione IVA (ris. Agenzia delle Entrate 16 maggio 2008 n. 195). A titolo meramente esemplificativo, nell’ipotesi di mancato pagamento del corrispettivo da parte del cessionario o committente, a causa di procedure esecutive individuali rimaste infruttuose, il dies a quo è individuato dall’art. 26 comma 12 lett. a) del DPR 633/72 nel momento in cui dal verbale di pignoramento redatto dall’ufficiale giudiziario risulta che presso il terzo pignorato non vi sono beni o crediti da pignorare. Sempre a titolo di esempio, se il mancato pagamento del corrispettivo consegue ad una procedura fallimentare, il momento di insorgenza del diritto alla detrazione è rappresentato dalla data in cui la procedura è risultata infruttuosa (secondo la Corte di Giustizia Ue, causa C-246/16, però, attendere la chiusura del fallimento potrebbe essere eccessivo, al fine di affermare l’infruttuosità della procedura). Ciò premesso, atteso che le variazioni in diminuzione dell’imponibile, a differenza di quelle in aumento, sono facoltative, solo attraverso la procedura di cui all’art. 26 del DPR 633/72 è possibile esercitare il diritto alla detrazione ad esse relativo. È necessario quindi che il cedente o prestatore provveda all’emissione della nota di variazione e che la stessa venga registrata nel registro degli acquisti (ris. Agenzia delle Entrate 18 marzo 2002 n. 89). L’art. 19 del DPR 633/72, così come modificato dall’art. 2 del DL 50/2017, prevede che il diritto alla detrazione possa essere esercitato al più tardi con la dichiarazione relativa all’anno in cui tale diritto è sorto. Il novellato art. 25 consente l’annotazione “anteriormente alla liquidazione periodica nella quale è esercitato il diritto alla detrazione e comunque entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione della fattura e con riferimento al medesimo anno”. Il soggetto che emette la nota di credito è lo stesso che può detrarre. Il termine per la registrazione delle note di credito, peraltro, non risulterebbe influenzato dalle modifiche all’art. 25, se non per il fatto che si è ridotto il termine per esercitare il diritto alla detrazione ex art. 19 del DPR 633/72. Difatti, a differenza di quanto avviene per la generalità delle fatture passive, a nulla rileverebbe la correlazione del termine di registrazione con la data di ricezione del documento, considerato che il soggetto emittente la nota di credito è il medesimo che esercita il diritto alla detrazione. Un’interpretazione sistematica delle menzionate disposizioni porterebbe dunque ad affermare che la nota di variazione si possa emettere al più tardi entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui si è verificato il presupposto per operare la variazione in diminuzione, fermo restando che il documento sia stato registrato entro il termine suddetto. Se, ad esempio, un’operazione viene meno nel 2018 per una delle cause descritte nell’art. 26 comma 2 del DPR 633/72, la nota di credito può essere emessa (e registrata) dal cedente o dal prestatore entro e non oltre il 30 aprile del 2019, termine per la presentazione della dichiarazione IVA relativa al periodo in cui si è verificato il presupposto per operare la variazione in diminuzione.
8. PRINCIPALI SCADENZE DAL 16 DICEMBRE 2017 al 15 GENNAIO 2018
Di seguito evidenziamo i principali adempimenti 16 dicembre 2017 al 15 gennaio 2018, con il commento dei termini di prossima scadenza.
In primo piano vengono illustrate, le scadenze originali delle imposte d’esercizio, si ricorda che esse sono valide per tutte le imposte e i contributi derivanti dalla autoliquidazione posta in essere nel modello Redditi 2017.
dicembre Versamenti Iva mensili
Scade oggi il termine di versamento dell'Iva a debito eventualmente dovuta per il mese di novembre (codice tributo 6011).
Scade oggi il termine per il versamento dei contributi Inps dovuti dai datori di lavoro, del contributo alla gestione separata Inps, con riferimento al mese di novembre, relativamente ai redditi di lavoro dipendente, ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, a progetto, ai compensi occasionali, e ai rapporti di associazione in partecipazione.
Versamento del saldo Imu e Tasi 2017
Scade oggi il termine ultimo per effettuare il versamento del saldo Imu e Tasi 2017 per i soggetti proprietari di immobili o di diritti reali di godimento sugli stessi.
- sulle indennità di cessazione del rapporto di collaborazione a progetto.
Termine ultimo per procedere alla regolarizzazione, con sanzione ridotta pari al 3%, degli omessi o insufficienti versamenti di imposte e ritenute non effettuati, ovvero effettuati in misura ridotta, lo scorso 16 novembre.
Scade il termine per il versamento dell’acconto dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione del Tfr, maturata nell’anno 2017.
dicembre Presentazione dichiarazione periodica Conai
Scade oggi il termine di presentazione della dichiarazione periodica Conai riferita al mese di novembre, da parte dei contribuenti tenuti a tale adempimento con cadenza mensile.
dicembre Presentazione elenchi Intrastat mensili
Scade oggi, per i soggetti tenuti a questo obbligo con cadenza mensile, il termine per presentare in via telematica l'elenco riepilogativo degli acquisti e delle vendite intracomunitarie effettuate nel mese precedente.
Versamento dell’acconto Iva 2017
Scade oggi il termine ultimo per effettuare il versamento dell’acconto Iva 2017 da parte dei contribuenti mensili e trimestrali (codice tributo 6013 per i soggetti che effettuano le liquidazioni con cadenza mensile e 6035 per i soggetti trimestrali).
Omesso versamento Iva – reato penale
Scade oggi il termine per versare l’importo dell’Iva relativa al 2016 al fine di non incorrere nella sanzione penale.
gennaio Presentazione elenchi Intra 12 mensili
Ultimo giorno utile per gli enti non commerciali e per gli agricoltori esonerati per l’invio telematico degli elenchi Intra-12 relativi agli acquisti intracomunitari effettuati nel mese di ottobre.
Scade oggi il termine per il versamento dell’imposta di registro sui contratti di locazione nuovi o rinnovati tacitamente con decorrenza 1° gennaio 2017.
Invio comunicazione per applicazione ritenuta ridotta su provvigioni
Per ottenere l’applicazione della ritenuta d’acconto ridotta al 20% della provvigione è necessario inviare entro oggi al committente, preponente o mandante la comunicazione con la quale si dichiara di avvalersi, in via continuativa, dell’opera di dipendenti o di terzi.
Trasmissione telematica all’Agenzia delle entrate dei dati relativi alle fatture emesse e ricevute
Scade oggi per il 2018 il termine per esercitare l’opzione telematica per trasmettere a far data dal 1° gennaio all’Agenzia delle entrate i dati di tutte le fatture emesse e ricevute, nonché delle relative variazioni.
gennaio Registrazioni contabili
Circolari dicembre 20, 2017 Consulenti AssociatiComments are closed Permalink a: