Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2015&numero=221
Timestamp: 2020-08-13 19:58:09+00:00
Document Index: 132957512

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 8']

Sentenza 221/2015 (ECLI:IT:COST:2015:221)
Deposito del 05/11/2015; Pubblicazione in G. U. 11/11/2015 n. 45
Norme impugnate: Art. 1, c. 1°, della legge 14/04/1982, n. 164.
Massime: 38589 38590
Atti decisi: ord. 228/2014
Massima n. 38589 Massima successiva
Intervento in giudizio - Soggetti che non sono parti del giudizio principale e non sono titolari di un interesse qualificato - Inammissibilità.
Nel giudizio di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 2, 3, 32, e 117, primo comma, Cost., in relazione all'art. 8 CEDU, dell'art. 1, comma 1, della legge 14 aprile 1982, n. 164 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso), è inammissibile l'intervento dell'Associazione Radicale Certi Diritti, dell'Associazione ONIG - Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere, della Fondazione Genere Identità Cultura, dell'Associazione ONLUS MIT - Movimento d'Identità Transessuale e dell'Associazione Volontario Libellula, in quanto non sono parti del giudizio principale né rivestono la posizione di terzi legittimati a partecipare al giudizio incidentale, bensì sono investite soltanto da effetti riflessi della pronuncia costituzionale
Nel senso che la partecipazione al giudizio di legittimità costituzionale è circoscritta, di norma, alle parti del giudizio a quo, oltre che al Presidente del Consiglio dei ministri e, nel caso di legge regionale, al Presidente della Giunta regionale, ai sensi degli artt. 3 e 4 delle norme integrative per i giudizi dinanzi alla Corte costituzionale, v. le citate ordinanze allegate alla sentenza n. 134/2013 e all'ordinanza n. 318/2013.
Nel senso che l'intervento di soggetti estranei al giudizio principale è ammissibile soltanto per terzi titolari di un interesse qualificato, inerente in modo diretto e immediato al rapporto sostanziale dedotto in giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalla norma o dalle norme oggetto di censura, v., ex plurimis, i seguenti provvedimenti: l'ordinanza letta all'udienza del 7 ottobre 2014, confermata con sentenza n. 244/2014; l'ordinanza letta all'udienza dell'8 aprile 2014, confermata con sentenza n. 162/2014; l'ordinanza letta all'udienza del 23 aprile 2013, confermata con sentenza n. 134/2013; l'ordinanza letta all'udienza del 9 aprile 2013, confermata con sentenza n. 85/2013.
Massima n. 38590 Massima precedente
Stato civile - Rettificazione giudiziale di attribuzione di sesso - Presupposto della intervenuta modificazione dei caratteri sessuali della persona - Asserita lesione del diritto fondamentale alla propria identità di genere, in ragione della necessità di trattamenti clinici altamente invasivi e pericolosi per la salute - Asserita irragionevolezza - Insussistenza - Normativa che lascia all'interprete il compito di definire il perimetro della presupposta modificazione e delle modalità attraverso le quali realizzarla, alla luce dei diritti della persona - Non fondatezza, nei sensi di cui in motivazione.
Non è fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell'art. 1, comma 1, della legge 14 aprile 1982, n. 164, impugnato, in riferimento agli artt. 2, 3, 32, 117, primo comma, Cost., e 8 CEDU- in quanto, stabilendo che la rettificazione dell'attribuzione anagrafica di sesso si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell'atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali, subordinerebbe irragionevolmente l'esercizio del fondamentale diritto all'identità di genere a trattamenti sanitari pericolosi per la salute. Tale disposizione costituisce l'approdo di un'evoluzione culturale ed ordinamentale volta al riconoscimento del diritto all'identità di genere quale elemento costitutivo del diritto all'identità personale, rientrante a pieno titolo nell'ambito dei diritti fondamentali della persona. Interpretata alla luce dei diritti della persona, la mancanza di un riferimento testuale alle modalità attraverso le quali si realizza la modificazione porta ad escludere la necessità, ai fini dell'accesso al percorso giudiziale di rettificazione anagrafica, del trattamento chirurgico, il quale costituisce solo una delle possibili tecniche per effettuare l'adeguamento dei caratteri sessuali. Tale esclusione appare, peraltro, il corollario di un'impostazione che, in coerenza con i supremi valori costituzionali, rimette al singolo la scelta delle modalità attraverso le quali realizzare, con l'assistenza del medico e di altri specialisti, il proprio percorso di transizione, che deve comunque riguardare gli aspetti psicologici, comportamentali e fisici che concorrono a comporre l'identità di genere. Rimane così ineludibile un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto e del suo carattere definitivo. Rispetto ad esso il trattamento chirurgico costituisce uno strumento eventuale, di ausilio al fine di garantire, attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, il conseguimento di un pieno benessere psichico e fisico della persona. Il ricorso alla modificazione chirurgica risulta, quindi, autorizzabile in funzione di garanzia del diritto alla salute, laddove lo stesso sia volto a consentire alla persona di raggiungere uno stabile equilibrio psicofisico, in quei particolari casi nei quali la divergenza tra il sesso anatomico e la psicosessualità sia tale da determinare un atteggiamento conflittuale e di rifiuto della propria morfologia anatomica. In tal senso, quindi, il trattamento chirurgico non si configura come prerequisito necessario per accedere al procedimento di rettificazione, bensì come un possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico.
Sulla portata della legge n. 164 del 1982 in materia di rettificazione anagrafica di attribuzione di sesso e sul concetto di identità sessuale, v. la citata sentenza n. 161/1985.
legge 14/04/1982 n. 164 art. 1 co. 1
convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Roma 04/11/1950) art. 8