Source: http://www.lavorofisso.com/appalti-pubblici-necessita-di-un-ccnl-leader/
Timestamp: 2018-07-21 07:30:44+00:00
Document Index: 108025593

Matched Legal Cases: ['art.30', 'art.30', 'sentenza ', 'art.1', 'art.51', 'art.4', 'art.4', 'art.7', 'sentenza ', 'art.36', 'art.1676', 'art.105']

Appalti pubblici: necessità di un CCNL "leader" | Lavoro Fisso
sabato 21 luglio 2018 | 08:30
Home I Contratti Appalti pubblici: necessità di un CCNL “leader”
Appalti pubblici: necessità di un CCNL “leader”
Al personale impiegato nei lavori oggetto di appalti pubblici e concessioni deve essere applicato il contratto nazionale e territoriale, se esistente, in vigore per il settore e per la zona ove si eseguono le prestazioni di lavoro. Gli accordi devono essere stipulati dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Con la nota n.14775 del 2016 il Ministero del lavoro ha richiamato l’attenzione degli ispettori sulla verifica del rispetto dei contratti collettivi nell’ambito degli appalti pubblici. Come individuare il CCNL “leader”?
La Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro, con la nota n.14775 del 26 luglio 2016, indirizzata alle proprie articolazioni periferiche, ha chiarito la rilevanza dei CCNL applicati nell’ambito degli appalti pubblici, anche alla luce della previsione contenuta nell’art.30, comma 4, del D.Lgs. n.50 del 2016, relativo agli appalti pubblici.
Si tratta di una sorta di “vademecum” che consente di ricapitolare tutta la materia anche per gli effetti correlati.
Criteri per la verifica dei CCNL
L’art.30, comma 4, ricorda che al personale impiegato nei lavori oggetto di appalti pubblici e concessioni deve essere applicato il contratto nazionale e territoriale, se esistente, in vigore per il settore e per la zona ove si eseguono le prestazioni di lavoro: gli accordi debbono risultare stipulati dalle associazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Viene, altresì, specificato che, qualora necessario, debba esser applicato il contratto collettivo il cui ambito di riferimento sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto o della concessione svolta dall’impresa anche in misura prevalente.
La norma, come si vede, è chiara e, d’altra parte, essa appare perfettamente costituzionale anche alla luce della sentenza della Consulta n.51/2015 sulla quale ci si tratterrà più avanti.
La disposizione appena citata ha, ovviamente, riflessi anche sulle imprese che, in regime di subappalto o sub concessione, hanno personale in forza: essa influisce direttamente o indirettamente anche su altri istituti.
Ci si riferisce, “in primis” al DURC ove la regolarità contributiva è collegata alla contribuzione versata sulla base dei parametri previsti dai contratti applicati, ma ci si riferisce anche alle agevolazioni ed agli esoneri contributivi legati alle assunzioni di personale. Qui il pensiero corre all’art.1, comma 1175 della legge n.296/2006 che, a tali fini, postula il rispetto del trattamento economico e normativo previsto dai “contratti leader” anche, se esistenti, a livello aziendale (non ci si dimentichi della valenza dell’art.51 del D.L.vo n.81/2015), ai benefici previsti dalle leggi n.190/2014 e n.208/2015, a quelli per le assunzioni dei lavoratori in NASpI o in mobilità ed a quelli in essere per gli “over 50” e per le donne ex art.4, commi da 8 ad 11, della legge n.92/2012.
Ovviamente, la verifica del CCNL applicato assume un particolare rilievo per gli ispettori del lavoro e per quelli degli Istituti previdenziali ai fini del calcolo della contribuzione obbligatoria che va versata sulla base delle retribuzioni scaturenti dal CCNL di categoria sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
La posizione espressa dal Dicastero del Lavoro con la nota che si commenta è del tutto in linea sia con precedenti indirizzi, concernenti l’edilizia, espressi nel corso del 2015, che con il parere n.6 del 4 febbraio dello stesso anno dell’ANAC (Autorità anti corruzione) che con riferimento alla obbligatorietà della iscrizione alla Cassa Edile ha affermato che “è necessario tenere presente l’oggetto dell’affidamento (e non le tipologie di attività eventualmente esercitate dall’operatore economico) che, nel caso in esame attiene in misura prevalente ….. alle attività previste dal CCNL del settore edile”.
Perché applicare il CCNL “leader”
La necessità dell’applicazione di un CCNL “leader” scaturisce anche da due altre norme:
a) dal vecchio regolamento di esecuzione del D.L.vo n.163/2006 ove, all’art.4, comma 1, del D.P.R. n.207/2010 si affermava che nei contratti di opere, servizi e forniture, l’esecutore, il subappaltatore ed i soggetti titolari di cottimi e subappalti sono tenuti a rispettare i contratti territoriali e nazionali stipulati dalle parti sociali comparativamente più rappresentative oltre che, ovviamente, le prescrizioni normative in materia di sicurezza, salute sul lavoro, assicurazione e contribuzione;
b) dal fatto che ai fini della determinazione del costo del lavoro è il contratto “leader” ad esser preso quale parametro di riferimento, nel senso che viene definita bassa, in maniera anomala, con esclusione dalla gara del partecipante, l’offerta che preveda un costo del personale inferiore ai minimi salariali retributivi indicati nelle tabelle predisposta, con cadenza annuale, dal Ministero del Lavoro sulla base dei valori economici definiti dalla contrattazione nazionale delle associazioni comparativamente più rappresentative, oltre che, ovviamente, dalle norme in materia previdenziale e di premi assicurativi.
Un discorso del tutto analogo va fatto per i soci lavoratori delle imprese cooperative ove l’art.7, comma 4, della legge n.31/2008 stabilisce che venga riconosciuto un trattamento economico complessivo non inferiore a quello, sottoscritto nella categoria, dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale: tale norma, che taglia fuori le associazioni datoriali e dei lavoratori che non sono tali, è stata oggetto di esame da parte della Corte Costituzionale che con la sentenza n.51 del 31 marzo 2015, pur nel rispetto della libertà sindacale, ne ha riconosciuto la legittimità anche in un’ottica di attuazione dell’art.36 della Costituzione.
Due parole, infine, vengono dedicate dalla nota ministeriale al rispetto della responsabilità solidale negli appalti pubblici, con un richiamo, in termini generali all’art.1676 c.c. ed all’art.105 del D.L.vo n.50/2016 che stabilisce una responsabilità esclusiva del contraente principale nei confronti della stazione appaltante pubblica ed una “in solido” dell’aggiudicatario con il subappaltatore con riferimento agli obblighi di natura retributiva e contributiva atteso che sull’affidatario incombe l’obbligo del rispetto integrale del contratto nazionale e di quello territoriale, rispondendo solidalmente per l’osservanza delle disposizioni da parte dei subappaltatori nei confronti del proprio personale.
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