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Timestamp: 2019-03-25 21:10:20+00:00
Document Index: 84232258

Matched Legal Cases: ['art. 617', 'art. 617', 'art. 617', 'art. 51', 'art. 612', 'sentenza ']

Art. 617 codice penale: Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche | La Legge per tutti
Violazione del domiclio e delle comunicazioni personali
Risponde del reato di cui all'art. 617 comma 1 c.p. il padre che registra clandestinamente le conversazioni telefoniche intervenute tra la moglie separata e i figli minori della coppia, i quali possono opporre ai genitori una propria sfera di riservatezza, non essendo idonea a escludere la fraudolenza della condotta la circostanza che l'imputato avesse comunicato al coniuge l'intenzione di agire in tal senso, né potendosi invocare come causa di giustificazione il diritto/dovere del genitore di vigilare sulle comunicazioni effettuate o ricevute dai figli minori. Conferma App. Ancona 7 marzo 2013
Cassazione penale sez. V 17 luglio 2014 n. 41192
Ai fini della configurabilità del delitto previsto dall'art. 617 c.p., la fraudolenza della condotta qualifica il mezzo usato per prendere cognizione della comunicazione, con la conseguenza che, lo strumento utilizzato deve caratterizzarsi per la sua idoneità ad eludere la possibilità di percezione della captazione da parte dei soggetti tra i quali intercorre la comunicazione. (Fattispecie relativa alla presa di cognizione da parte di un genitore del contenuto delle conversazioni telefoniche tra i suoi figli minori e l'altro genitore, mediante registrazione, in relazione alla quale la Corte ha osservato che la fraudolenza non potesse essere esclusa dalla asserita consapevolezza dell'altro genitore della preannunciata intenzione dell'imputato di registrare le telefonate). (Rigetta, App. Ancona, 07/03/2013 )
Nel delitto previsto dall'art. 617 c.p., la presa di cognizione fraudolenta di un genitore del contenuto delle conversazioni telefoniche tra i suoi figli minori e l'altro genitore, non è scriminata ai sensi dell'art. 51 c.p. quando il diritto/dovere di vigilanza sulle comunicazioni del minore, che giustifica l'intrusione nella sfera di riservatezza del fanciullo solo se determinata da una effettiva necessità, non viene esercitato in maniera funzionale al perseguimento delle finalità per cui il potere è conferito (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata la quale aveva escluso che la interferenza del padre potesse essere giustificata con un generico riferimento alla esigenza di prevenire il pericolo di una non precisata cattiva influenza sui figli da parte della madre, invero autorizzata ai colloqui dal Tribunale per i Minorenni). (Rigetta, App. Ancona, 07/03/2013 )
In merito all'imputazione del prevenuto per i reati previsti e puniti dagli art. 612 e 617 c.p., merita conferma la sentenza di condanna inferta in prime cure laddove la responsabilità penale possa desumersi senza incertezze dalle dichiarazioni della persona offesa, coniuge legalmente separata dell'imputato. In tema di valutazione della testimonianza della persona offesa dal reato, le dichiarazioni della stessa vanno vagliate con opportuna cautela, compiendo un esame penetrante e rigoroso atteso che tale testimonianza può essere assunta da sola quale fonte di prova unicamente se sottoposta a un riscontro di credibilità oggettiva e soggettiva senza peraltro che ciò implichi la necessità di riscontri esterni. Nel caso di specie non sussiste alcuna ragione per dubitare dell'attendibilità della persona offesa che rendendo dichiarazioni coerenti, non ha mostrato alcun astio o rancore, né ragioni di vendetta nei riguardi dell'imputato.
Corte appello Palermo sez. III 08 ottobre 2012 n. 3625