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Timestamp: 2019-09-19 17:05:41+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.42', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 9', 'art 9', 'sentenza ', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 5', '§ 3', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 595', 'art. 36', 'art. 54', 'art. 36', 'art. 54', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 41', 'art. 42', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 42', 'art. 42', 'sentenza ', 'sentenza ']

Tributaria Archivi - Pagina 3 di 25
Corte di cassazione, sez. trib. sentenza n. 14243 del 8 luglio 2015
Corte di Cassazione, sez. Trib., sentenza n. 13738 del 3 luglio 2015
P. G., residente in Veglie (Le), rappresentata e difesa dall’Avv.
****************, ricorre contro l’Agenzia delle Entrate/Direz.Prov.le di Lecce in relazione all’avviso di accertamento n. omissis per l’importo di € 33.007,00, notificato in data il 03/03/2014 ed emesso per l’anno d’imposta 2009:
l’avviso di accertamento risulta firmato dalla Dr.ssa Angela M.Ayroldi, su delega del Direttore Provinciale Dr. Adolfo Del Giacco.
Infatti, secondo la costante giurisprudenza della Corte Costituzionale “nessun dubbio può nutrirsi in ordine al fatto che il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito di un’amministrazione pubblica debba avvenire previo esperimento di un pubblico concorso e che il concorso sia necessario anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti già in servizio. Anche il passaggio ad una fascia funzionale comporta l’accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate ed è soggetto, pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso” (sentenze della Corte Costituzionale n. 194 del 2002, n. 217 del 2012, n. 7 del 2011, n. 150 del 2010 e 11.293 del 2009).
Occorre precisare, infatti, che, in base allo Statuto dell’Agenzia delle Entrate (approvato con delibera del Comitato direttivo n. 6 del 13/12/2000, aggiornato fino alla delibera del Comitato di gestione n. 11 del 21/03/2011) ed in base al Regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle Entrate (approvato con delibera del Comitato direttivo n. 4 del 30/11/2000, aggiornato tino alla delibera del Comitato di gestione n. 57 del 27/12/2012), le Direzioni Provinciali dell’Agenzia delle Entrate sono sempre uffici di livello dirigenziale ed i relativi dirigenti, legittimamente nominati, devono sottoscrivere gli avvisi di accertamento o delegare altri dirigenti, a seconda della rilevanza e complessità degli atti.
Nella presente controversia, a seguito di precise eccezioni da parte dell’Avv. ****************, alla luce della sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale, ribadite e precisate durante la discussione orale all’udienza del 19/05/2015, l’Agenzia delle Entrate non ha opposto alcuna valida documentazione, limitandosi a confermare che era “notorio” che il Dr. ***************** era dirigente a seguito di concorso, ed il c.d. “notorio” non può essere certo preso in considerazione da questa Commissione, perché non di pubblico dominio.
Quindi, mancando la prova documentale e certificata che il Dr. ***************** era un legittimo dirigente, titolare della Direzione Provinciale di Lecce, a seguito di regolare concorso pubblico, l’avviso di accertamento in contestazione deve essere annullato, ai sensi e per gli effetti dell’art.42, primo e terzo comma, DPR. n. 600/73, perché atto discrezionale e non vincolato.
Multe illegittime se prodotte da autovelox non sottoposti a verifiche periodiche (Corte Costituzionale, 18/6/2015, n. 113)
Le multe prodotte dagli autovelox che non vengono controllati periodicamente sono illegittime. A dirlo è la Corte costituzionale, che nella sentenza 113/2015 ha bocciato le regole del Codice della strada nella parte in cui non prevedono che tutti gli apparecchi siano sottoposti a verifiche periodiche di funzionalità e taratura.
composta dai signori: Presidente: ********************; Giudici : **************, ************, ****************, ***********, ***************, *********************, ******************, Giuliano AMATO, ****************, ***************, *****ò *****,
udito nella camera di consiglio del 29 aprile 2015 il Giudice relatore ***********.
***********, Redattore
***********************, Cancelliere
F.to: ************************
Volo cancellato, passeggero rimane senza assistenza a terra per 24 ore: risarcimento ‘mini’, perchè non è stata provata la ‘sofferenza’ subita. (Corte di Cassazione, 10/6/2015, n. 12088)
Il Caso: cittadino italiano passa un giorno e una notte a Parigi, perchè il volo di ritorno a casa viene cancellato. L’uomo chiede che la compagnia aerea venga condannata al risarcimento dei danni subiti (da lui quantificati nella misura di euro 1.202,95) per la cancellazione di un volo, il ritardo nel far ritorno alla sua destinazione e la violazione da parte della compagnia aerea degli obblighi di assistenza a terra in caso di ritardi e cancellazioni.
Il Tribunale di Verona condannava la compagnia aerea a corrispondere a N. la sola somma di euro 52,95 titolo di risarcimento per le spese vive sostenute a terra durante l’attesa del nuovo volo, e compensava integralmente le spese di entrambi i gradi di giudizio.
I giudici della Suprema Corte confermano il risarcimento ‘minimal’ di neanche 60 euro: il danno patrimoniale non è risarcibile perché è “mancata la prova di una sofferenza“, soprattutto tenendo presente che “il passeggero avrebbe ben potuto attivarsi per evitare o contenere il danno, reperendo una soluzione alloggiativa in albergo, evitando così di dormire in aeroporto”.
Non discutibile il diritto del passeggero all’assistenza a terra, ma, in questo caso, ad avviso dei giudici, l’uomo non ha ‘certificato’ l’esistenza di “una sofferenza di gravità tale da far sorgere un diritto risarcitorio”.
Corte di Cassazione, sez. III Civile, 10 giugno, n. 12088
N.G. nel 2005 conveniva in giudizio dinanzi al Giudice di Pace di Verona la Air France s.a., per sentirla condannare al risarcimento dei danni subiti (da lui quantificati nella misura di euro 1.202,95) per la cancellazione di un volo, il ritardo nel far ritorno alla sua destinazione e la violazione da parte della compagnia aerea degli obblighi di assistenza a terra in caso di ritardi e cancellazioni.
Esponeva che, in transito all’aeroporto di ********** di ritorno da *********, il N. veniva informato della cancellazione del suo volo con destinazione finale Verona e della necessità di mettersi in lista d’attesa sul volo successivo. Il N. provvedeva a inserirsi nella lista d’attesa, trascorreva tutta la giornata in aeroporto ma alla chiamata del volo indicatogli non poteva salire a bordo benché munito di regolare documento di volo perché tutti i posti erano occupati. La compagnia aerea non si preoccupava di procurargli i pasti né gli trovava una sistemazione in albergo, quindi il passeggero trascorreva tutta la notte in aeroporto per poi prendere la mattina dopo lo stesso volo 2060 da lui originariamente acquistato, riuscendo a tornare a casa il giorno successivo rispetto a quanto originariamente previsto.
Egli proponeva appello, evidenziando che la sua domanda risarcitoria era legata alla mancata assistenza a terra di Air France, dopo la cancellazione del suo volo dovuta ad uno sciopero del quale la compagnia aerea era già a conoscenza.
Il Tribunale di Verona, in parziale accoglimento dell’appello, condannava la Air France a corrispondere al N. la sola somma di euro 52,95 titolo di risarcimento per le spese vive sostenute a terra durante l’attesa del nuovo volo, e compensava integralmente le spese di entrambi i gradi di giudizio.
Con il primo motivo di ricorso, si denuncia l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ex art. 360, c.p.c. il laddove il Tribunale di Verona, pur riconoscendo l’applicabilità alla fattispecie dell’art. 9 del Reg.CE 2612004, ha poi escluso la risarcibilità del danno non patrimoniale nel caso concreto in quanto la violazione degli obblighi di assistenza da parte della convenuta in mancanza di specifiche allegazioni dell’attore non poteva ritenersi fonte di una sofferenza di gravità tale da far sorgere un diritto risarcitorio.
L’art 9 del reg. CE n. 261 2004 così prevede
– o qualora siano necessari uno o più pernottamenti, o
-.o qualora sia necessario un ulteriore soggiorno, oltre a quello previsto dal passeggero;
c) al trasporto tra l’aergporto e il luogo di sistemazione bergo o altro).
Come correttamente osservato nella sentenza impugnata, l’obbligo di assistenza a terra in favore del passeggero, in caso di significativi ritardi o di cancellazione del volo, sussiste anche nel caso in cui il ritardo o la cancellazione siano dovuti ad eventi eccezionali non imputabili al vettore, diversamente dal diritto del passeggero alla compensazione pecuniaria prevista dall’art. 7 del regolamento. La validità di tale affermazione esce confermata dal recente arresto della Corte di Giustizia, che con sentenza del 31.1.2013 (resa nel procedimento C-1211 relativo alla situazione di alterazione del trasporto aereo internazionale causata dall’evento naturale del tutto eccezionale della eruzione del vulcano islandese ***********öku11) ha correttamente evidenziato come nel regolamento 2612004 non vi è alcuna disposizione che riconosca, al di là delle «circostanze eccezionali» menzionate all’art. 5, § 3, una distinta categoria di eventi «particolarmente eccezionalv>, tali da liberare il vettore da tutti i suoi obblighi. La ricorrenza di «circostanze eccezionali», come uno sciopero nazionale è idonea unicamente ad esonerare il vettore dall’obbligo di corrispondere la compensazione pecuniaria, non anche a liberarlo dall’obbligo di prestare assistenza ai passeggeri ai sensi dell’art. 9 del regolamento.
La questione sottoposta all’attenzione della Corte è quindi quella di verificare se, in caso di violazione degli obblighi di assistenza a terra previsti dall’ars. 9 del reg. CE n. 2612004 da parte della compagnia aerea, il passeggero abbia diritto al risarcimento del danno non patrimoniale, e se l’eventuale fondamento di tale diritto risarcitorio possa essere reperito nella stessa normativa di origine comunitaria o se occorra far riferimento alle regole e ai limiti risarcitoci del diritto interno.
Alla stregua del quadro normativo attuale, e degli attuali arresti interpretativi della Corte di Giustizia e di questa Corte in merito, la conclusione cui è pervenuta la sentenza impugnata ( la violazione degli obblighi di assistenza da parte della convenuta, in mancanza di specifiche allegazioni dell’attore, non può ritenersi idonea a giustificare una sofferenza di gravità tale da far sorgere un diritto risarcitorio)appare corretta. Soccorre in questo senso la sentenza n. 83 del 13.10 2011 della Corte di Giustizia UE, III sezione, resa nel procedimento C-8310, la quale esclude che la fonte dell’obbligo risarcitorio del danno non patrimoniale possa essere considerata in questo caso la stessa fonte sovranazionale (interpretata nel senso che, a fronte della violazione di quegli obblighi, attribuisca la dignità di danno risarcibile al disagio ed allo stress che il passeggero deve subire in conseguenza di tali inadempimenti contrattuali). Con questa sentenza i Giudici di Lussemburgo sono stati chiamati a pronunciarsi in via pregiudiziale, in merito all’interpretazione degli artt. 2, letti} e 12 del Regolamento (CE) n. 261/2004 concernente regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato. Con la seconda questione, che è quella che ci interessa, viene domandato alla Corte se, a titolo di « risarcimento supplementare » di cui all’art. 12 del menzionato Regolamento, il giudice nazionale, conformemente alle norme nazionali, possa condannare il vettore aereo a risarcire qualunque tipo di danno, incluso quello di natura morale, risultante da un inadempimento del contratto di trasporto aereo; si domanda, inoltre, se tale risarcimento possa comprendere le spese che i passeggeri hanno dovuto sostenere a causa dell’inadempimento da parte del vettore aereo dell’obbligo di) offrire sostegno e assistenza a norma degli artt. 8 e 9 del Regolamento (CE) n.261/2004.
Il Caso: fulcro della questione è la competenza su una vicenda diffamatoria nata nel contesto del noto social network. Per il Giudice di pace ci si trova di fronte a una diffamazione aggravata dall’impiego di un mezzo di pubblicità; per i giudici del Tribunale, invece, non è configurabile tale aggravante, per la semplice ragione che postare un commento negativo sulla ‘bacheca Facebook’ di una persona non implica pubblicazione né diffusione del relativo contenuto offensivo, possibile, se non attivati, dalla parte offesa specifici meccanismi di protezione della privacy.
Alla luce della velocissima evoluzione del web, la S.C. ricorda che i reati di ingiurie e diffamazione possono essere commessi a mezzo di internet.
I Giudici affermano che un messaggio pubblicato su Facebook ha “potenzialmente la capacità di raggiungere un determinato numero di persone, sia perché, per comune esperienza, ‘bacheche’ di tal natura racchiudono un numero apprezzabile di persone (senza le quali la ‘bacheca Facebook’ non avrebbe senso), sia perché l’utilizzo di ‘Facebook’ integra una delle modalità attraverso le quali gruppi di soggetti socializzano le rispettive esperienze di vita, valorizzando, in primo luogo, il rapporto interpersonale, che, proprio per il mezzo utilizzato, assume il profilo del rapporto interpersonale allargato ad un gruppo indeterminato di aderenti al fine di una costante socializzazione”.
Corte di Cassazione, sez. I Penale, 8 giugno 2015, n. 24431
Ed infatti, il reato tipizzato al terzo comma dell’art. 595 c.p.p. quale ipotesi aggravata del delitto di diffamazione trova il suo fondamento nella potenzialità, nella idoneità e nella capacità del mezzo utilizzato per la consumazione del reato a coinvolgere e raggiungere una pluralità di persone, ancorchè non individuate nello specifico ed apprezzabili soltanto in via potenziale, con ciò cagionando un maggiore e più diffuso danno alla persona offesa. D’altra parte lo strumento principe della fattispecie criminosa in esame è quello della stampa, al quale il codificatore ha giustapposto “qualsiasi altro mezzo di pubblicità”, giacchè anche in questo caso, per definizione, si determina una diffusione dell’offesa ed in tale tipologia, quella appunto del mezzo di pubblicità, ha fatto rientrare la lezione ermeneutica della corte, ad esempio, un pubblico comizio (Sez. 5, n. 9384 del 28/05/1998, *******, Rv. 211471) ovvero (Sez. 5, 6/4/11, n. 29221, rv. 250459) l’utilizzo, al fine di inviare un messaggio, della posta elettronica secondo le modalità del “farward” e cioè verso una pluralità di destinatari. Detti arresti risultano infatti argomentati con il rilievo che, sia un comizio che la posta elettronica, vanno considerati mezzi di pubblicità, giacchè idonei a provocare una ampia e indiscriminata diffusione della notizia tra un numero indeterminato di persone.
La CTP di Lecce annulla parzialmente una cartella esattoriale ad un’azienda in difficoltà (CTP Lecce, 5/6/2015, n. 2042/02/15)
Equitalia sud Spa, in data 25/07/2014, notificava all’Istituto (Omissis) SRL la cartella esattoriale di pagamento n. (omissis) di € 33.129,66, relativamente all’anno d’imposta 2009.
Nello specifico, tale cartella di pagamento fa riferimento a somme dovute a seguito del controllo automatizzato effettuato ai sensi dell’art. 36 bis DPR. n. 600/73 e dell’art. 54 bis DPR. n. 633/72, in relazione al controllo della dichiarazione Mod. Unico 2010, presentata per il periodo d’imposta 2009.
La Società, tramite l’Avv. **************** che la rappresenta e difende, ha presentato tempestivo ricorso a questa Commissione Tributaria, notificato anche all’Agenzia delle Entrate di Lecce, con le seguenti eccezioni di diritto e di merito:
– nullità della cartella di pagamento per difetto di motivazione;
– nullità della cartella di pagamento per difetto di sottoscrizione;
– nullità della cartella di pagamento per mancata notificazione della comunicazione dell’esito del procedimento ex art. 36 bis DPR. n. 600/73 ed art. 54 bis DPR. n. 633/72.
– infondatezza della pretesa tributaria nel merito;
– in subordine, illegittimità dell’irrogazione delle sanzioni perché non si è tenuto conto della forza maggiore (art. 6, comma 5, D.Lgs. n. 472 del 18/12/1997), come documentato negli allegati nn. 12, 13, 14, 15, 16 del ricorso introduttivo.
Equitalia Sud Spa si è costituita in giudizio, depositando la relativa documentazione.
Anche l’Agenzia delie Entrate di Lecce si è costituita in giudizio, contestando le eccezioni di parte e depositando la relativa documentazione.
La Commissione, all’udienza del 09/12/2014, ha accolto l’istanza di sospensione.
Alla pubblica udienza del 19/05/2015 tutte le parti del processo, dopo ampia ed approfondita discussione orale, si sono riportate ai rispettivi scritti difensivi ed hanno
chiesto l’accoglimento delle proprie tesi difensive.
Il ricorso deve essere parzialmente accolto e devono essere annullate le sanzioni amministrative di € 868,05 e di € 26.999,98, ai sensi e per gli effetti dell’art. 6, comma 5, D.Lgs. n. 472/97.
Il ricorso non merita accoglimento per il difetto di motivazione perché, anche se nella cartella esattoriale è indicato genericamente l’omesso o carente versamento, la ******à era stata messa nelle condizioni di conoscere esattamente il debito d’imposta con la raccomandata dell’avviso di irregolarità, in all. n. 3 delle controdeduzioni dell’Agenzia delle Entrate di Lecce dell’01/12/2014.
Anche l’eccezione del difetto di sottoscrizione deve essere respinta perché la cartella esattoriaie, come tassativamente previsto dalla legge, indica il responsabile del procedimento di iscrizione a ruolo nella persona del Dr. *****************.
Invece, deve essere accolta l’eccezione dell’illegittimità dell’irrogazione della sanzioni amministrative, in base all’art. 6, comma 5, citato.
Il suddetto articolo dispone:
“Non è punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore”.
La giurisprudenza di merito e di legittimità, citata ed allegata dal difensore della società ricorrente, ha più volte chiarito che l’esimente della forza maggiore deve dipendere da fatti estranei alla volontà del contribuente.
Nella fattispecie, la ******à ha dimostrato e documentato, con allegati mai contestati dagli Uffici fiscali, che nel corso degli ultimi anni dell’attuaie crisi congiunturale molti clienti hanno deciso di rinunciare ad alcuni servizi ritenuti non indispensabili o a richiedere servizi diversi, magari con qualità inferiore e ad un costo inferiore, con contestuale venir meno dei clienti stessi e conseguente aumento dei crediti non riscossi.
Di conseguenza, nessun dolo, né tanto meno nessuna colpa, può essere addebitabile in capo alla ******à ricorrente, tanto è vero che:
– moltissimi clienti non hanno effettuato i dovuti pagamenti per i servizi resi con riferimento agli anni 2007, 2008 e 2009, come da elenco in allegato n. 12 del ricorso introduttivo;
– moltissimi clienti non hanno mantenuto l’impegno di pagamento per l’anno 2009, come risulta dai relativi decreti ingiuntivi cui la ******à è dovuta ricorrere, essendo risultato vano ogni tentativo di recuperare il credito in via bonaria, come documentato con l’allegato n. 13 del ricorso introduttivo;
— nell’anno 2009, la ******à, con molti sacrifici e nonostante la crisi, ha provveduto ad effettuare qualche versamento IVA relativo agli anni 2008 e 2009, come documentato con l’allegato n. 14 del ricorso introduttivo, per cui non si può certo parlare di colpa del contribuente che, dove è stato possibile, ha cercato di fare il proprio dovere;
– così come, nell’anno 2010, la ******à ha effettuato qualche versamento IVA riferito all’anno 2009, come documentato con l’allegato n. 15 del ricorso introduttivo;
– Infine, allo scopo di attestare le difficoltà economiche in cui versava, la ******à ha depositato tutte le fatture relative agli anni 2007, 2008 e 2009 non pagate, come documentato con l’allegato n. 16 del ricorso introduttivo.
Di conseguenza, nella fattispecie, è applicabile l’art. 6, comma 5, D.Lgs. n. 472 del 18 dicembre 1997.
La Commissione, in parziale accoglimento del ricorso, dichiara non dovute le sanzioni amministrative di € 868,05 e di € 26.999,98; rigetta nel resto.
Avvisi di accertamento: annullati perchè firmati da un funzionario non abilitato (CTP Lecce, 5/6/2015, n. 2043/02/2015)
L. C., residente in Veglie (Le), rappresentato e difeso dall’Avv. ****************, ricorre contro l’Agenzia delle Entrate/Direz.Prov.le di Lecce in relazione all’avviso di accertamento n. (omissis) per l’importo di € 31.681,00, notificato in data il 04/03/2014 ed emesso per l’anno d’imposta 2009: l’avviso di accertamento risulta firmato dalla Dr.ssa Angela M. Ayroldi, su delega del Direttore Provinciale Dr. Adolfo Del Giacco.
Avverso l’avviso di accertamento il ********** ha presentato tempestivo ricorso, eccependo:
– la nullità del1’avviso di accertamento per difetto di motivazione;
— la nullità deil’avviso di accertamento per violazione dell’art. 41 Bis DPR. n. 600/73;
— la nullità dell’avviso di accertamento perché fondato unicamente sulla ristretta base societaria;
— nel merito, richiama le ragioni esposte in sede di ricorso avverso l’accertamento emesso nei confronti della società (Omissis) SRL n. (omissis) per il medesimo anno d’imposta 2009, il cui maggior reddito accertato è stato imputato pro-quota ai due soci P. G. (51%) e L. C. (49%).
L’Agenzia delle Entrate si è costituita in giudizio con controdeduzioni prot. n. 20 14/42046, ribadendo le ragioni della propria pretesa impositiva, ritenuta pienamente provata.
Alla pubblica udienza del 19/05/2015 le parti, dopo ampia ed approfondita discussione orale, si sono riportate ai rispettivi scritti difensivi ed alie rispettive eccezioni di diritto e di merito.
L’avviso di accertamento in contestazione deve essere annullato ai sensi dell’art. 42, primo e terzo comma, dei DPR. n. 600/73, già nella premessa citato, alla luce di quanto disposto dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 37 del 25/02/2015.
5) dell’art. 1, comma 14, del D.L. n. 150 del 30/12/2013, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della Legge n. 15 del 27/02/2014;
6) dell’art. 1, comma 8, del D.L. n. 192 del 31/12/2014.
Tutte le succitate norme sono state dichiarate incostituzìonali in riferimento agli artt. 3, 51 e 97 della Costituzione.
Infatti, secondo la costante giurisprudenza della Corte Costituzionale “nessun dubbio può nutrirsi in ordine al fatto che il conferimento di incarichi dirigenziali nell’ambito di un’amministrazione pubblica debba avvenire previo esperimento di un pubblico concorso e che il concorso sia necessario anche nei casi di nuovo inquadramento di dipendenti già in servizio. Anche il passaggio ad una fascia funzionale comporta l’accesso ad un nuovo posto di lavoro corrispondente a funzioni più elevate ed è soggetto, pertanto, quale figura di reclutamento, alla regola del pubblico concorso” (sentenze della Corte Costituzionale n. l94 del 2002, n. 217 del 2012, n. 7 del 2011, n.150 del 2010 e n. 293 del 2009).
Di conseguenza, alla luce della suddetta sentenza, sono decaduti, con effetto retroattivo, dagli incarichi dirigenziali tutti coloro che erano stati nominati in base alle succitato norme dichiarate incostitnzionali e, di conseguenza, devono ritenersi illegittimi tutti gli avvisi di accertamento firmati da dirigenti nominati in base alle leggi dichiarate incostituzionali.
Occorre precisare, infatti, che, in base allo Statuto dell’Agenzia delle Entrate (approvato con delibera del Comitato direttivo n. 6 del 13/12/2000, aggiornato fino alla delibera del Comitato di gestione n. 11 del 21/03/2011) ed in base al Regolamento di amministrazione dell’Agenzia delle Entrate (approvato con delibera del Comitato direttivo n. 4 del 30/11/2000, aggiornato fino alla delibera del Comitato di gestione n. 57 del 27/12/2012), le Direzioni Provinciali dell’Agenzia delle Entrate sono sempre uffici di livello dirigenziale ed i relativi dirigenti, legittimamente nominati, devono sottoscrivere gli avvisi di accertamento o delegare altri dirigenti, a seconda della rilevanza e complessità degli atti.
— “gli accertamenti sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’Ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato” (primo comma);
Di conseguenza, se l’avviso di accertamento è firmato da un non-dirigente, l’atto discrezionale e non vincolato è viziato da nullità assoluta, ai sensi dell’art. 21 septies della Legge n. 24l del 07 agosto 1990, che testualmente dispone:
“E’ nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali, che è viziato da difetto assoluto di attribuzione, che è stato adottato in violazione o elusione dei giudicato, nonché negli altri casi espressamente previsti dalla legge, come, appunto, prevede il citato art. 42, terzo comma.
— la figura del personale appartenente alla nona qualifica professionale soltanto in casi eccezionali può sostituire il dirigente in caso di assenza o impedimento o può tenere la reggenza dell’ufficio, in attesa della destinazione del dirigente titolare;
Di conseguenza, se un non-dirigente firma un avviso di accertamento, lo stesso è nullo e non vale il riferimento all’ufficio di appartenenza, che si applica nella diversa ipotesi di firma illeggibile, ipotesi totalmente diversa da quella oggetto del presente giudizio (in tal senso, Cassaz. Sentenze n. 874/09, n. 9673/04, n. 10773/06, n. 12768/06 e n. 9600/07), né è ammessa la conservazione dell’atto illegittimo.
Nel caso in questione, inoltre, non si può invocare la figura del c.d. “funzionario di fatto”, che, invece, è applicabile quando gli atti adottati dal funzionario sono favorevoli ai terzi destinatari (come, per esempio, i rimborsi tiscali) ma non certo quando, come nella fattispecie in esame, gli atti sono sfavorevoli al contribuente, come lo sono gli avvisi di accertamento (sentenze del Consiglio di Stato n. 6/1993, n. 853 del 20 maggio 1999).
In ogni caso, quando il contribuente eccepisce la violazione del più volte citato art. 42, l’onere della prova spetta sempre all’Agenzia delle Entrate, che deve contrastare le eccezioni di parte con prove documentali valide ed appropriate (Cassazione, sent. n.17400/12, n. 14626/00, n. 14195/00, n. 14942 del 21/12/2012 depositata in cancelleria il 14 giugno 2013).
A fronte del mancato assolvimento dell’onere probatorio da parte del soggetto onorato, il giudice tributario non è tenuto ad acquisire d’ufiicio le prove, in forza dei poteri istruttori attribuitigli dall’art. 7 D.Lgs. n. 546/92, perché tali poteri sono meramente integrativi e non esonerativi dell’onere probatorio principale (Cassazione, sentenza n. 10513/2008).
Nella presente controversia, a seguito di precise eccezioni da parte dell’Avv. ****************, alla luce delta sentenza n. 37/2015 della Corte Costituzionale, ribadite e precisate durante la discussione orale all’udienza del 19/05/2015, l’Agenzia delle Entrate non ha opposto alcuna valida documentazione, limitandosi a confermare che era “notorio” che il ***************** era dirigente a seguito di concorso, ed il c.d. “notorio” non può essere certo preso in considerazione da questa Commissione, perché non di pubblico dominio.
Quindi, mancando la prova documentale e certificata che il Dr. ***************** era un legittimo dirigente, titolare della Direzione Provinciale di Lecce, a seguito di regolare concorso pubblico, l’avviso di accertamento in contestazione deve essere annullato, ai sensi e per gli effetti dell’art. 42, primo e terzo comma, DPR. n. 600/73, perché atto discrezionale e non vincolato.
Oltretutto, l’Ufficio non ha neppure provato in sede contenziosa che il delegato alla lirma era, a sua volta, dirigente per concorso pubblico o funzionario della nona qualifica direttiva, ai sensi dell’art. 42, primo comma, DPR. n. 600/73 (Cass. Sent.n. 17400/2012 e n. 14942/2013).
Tenuto conto della particolarità della questione trattata, soprattutto alla luce della recente sentenza n 37/2015 della Corte Costituzionale, appare equo compensare le spese.
Avviso di accertamento firmato da un funzionario illegittimo: è nullo (CTP di Lecce, 4/06/2015, n. 1909/05/2015)
Cartella esattoriale: per la prima volta in Italia annullata la Tares, storica sentenza della CTP di Lecce (CTP di Lecce, 1/6/2015, n. 1891/02/15)