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Timestamp: 2017-03-30 10:37:36+00:00
Document Index: 141781926

Matched Legal Cases: ['art. 2054', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 2054', 'sentenza ', 'art. 2054', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 360', 'art. 2054', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 2054']

Corte di Cassazione, 26 gennaio 2012, n. 1144 la presunzione di colpa ex art. 2054, comma 2, c.c. non opera se la responsabilità del sinistro è esclusivamente addebitabile ad una vettura non identificata
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1144, depositata il 26 gennaio 2012, ha sancito che, in materia di circolazione stradale, la presunzione di pari responsabilità nella causazione del sinistro stradale prevista dall’art. 2054, comma 2, c.c. secondo cui nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito, opera esclusivamente in due casi: - se sia impossibile accertare con indagini specifiche le modalità del sinistro e le rispettive responsabilità;
- se non sia possibile stabilire con certezza l'incidenza delle singole condotte colpose nella causazione dell'evento;
Pertanto, la presunzione ex art. 2054, comma 2, c.c. ha carattere strettamente sussidiario e non può certo applicarsi nel caso in cui risulti che l’incidente si sia verificato per esclusiva colpa di uno dei conducenti. E tale presunzione non opera nemmeno nell’ipotesi, tutt’altro che remota, in cui la responsabilità del sinistro sia esclusivamente addebitabile al comportamento tenuto dal conducente di un’autovettura non identificata. Ciò detto, passiamo all’analisi del casus decisus. Un’autovettura di colore rosso, non identificata, si immetteva repentinamente in una strada a doppio senso di marcia, non concedendo la precedenza alle autovetture che sopraggiungevano e non sfruttando la lunga corsia di accelerazione a sua disposizione. In tal modo costringeva il conducente di una Ford Fiesta che sopraggiungeva ad invadere la semicarreggiata riservata al senso opposto. Tale manovra, però, causava un primo impatto con l’autovettura rossa, ed un successivo frontale con una Fiat Panda, veicolo antagonista. Il conducente della Panda ricorreva in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento, nei due precedenti gradi di giudizio, della presunzione di pari responsabilità in capo al conducente della Fiesta. Ma la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1144/2012, ha rigettato il ricorso in quanto, dalla ricostruzione della dinamica dell’incidente, non soggetta a riesame in sede di legittimità, era emerso che l’unica responsabilità del sinistro era addebitabile al conducente dell’autovettura non identificata e tanto basta ad escludere l’operatività della presunzione ex art. 2054, comma 2, c.c.. Corte di Cassazione, Sezione Sesta Civile, 26 gennaio 2012, n. 1144 In fatto e in diritto Nella causa indicata in premessa, è stata depositata la seguente relazione: 1 La sentenza impugnata (App. Trieste 3.11.2009), confermando quella di primo grado, ha, per quanto qui rileva, rigettato l'appello della M. e - sia pure sulla base di elementi fattuali parzialmente diversi da quelli ricostruiti dal primo giudice - ha ribadito che fattore causale esclusivo del sinistro era stato il comportamento tenuto dal conducente della vettura rossa rimasta non identificata; inducevano ad escludere la corresponsabilità della V. : a. la mancata concessione della precedenza da parte dell'auto rossa e il mancato sfruttamento ad opera della stessa della lunga corsia di accelerazione, tanto che la V. non si potè rendere conto che detta auto avrebbe invaso la sua corsia; b. quanto alla velocità, la circolazione stava avvenendo su importante arteria munita di diritto di precedenza e quella in concreto tenuta dalla V. non era stata ritenuta dal CTU rapportabile all'evento; c. il punto d'urto, localizzato in corrispondenza del parafango e della ruota posteriore dell'auto della V. , non era compatibile che una manovra di sorpasso dell'auto rossa da parte della prima, manovra che era quindi da escludersi. 2. Ricorre per cassazione la M. , con quattro motivi; gli intimati non hanno svolto attività difensiva. 3. Il ricorso denuncia: dal 1 al 3^ motivo, violazione art. 132 c.p.c. e 111 Cost., in relazione all'art. 360 n. 5 c.p.c. per omessa e contraddittoria motivazione, rispettivamente circa: 3.1. il punto decisivo dell'incidenza causale del fattore velocità dell'auto condotta dalla V. ; 3.2. la questione decisiva relativa alla determinazione del punto di contatto tra la Fiesta e l'auto rossa ed all'accertamento del funesto sorpasso dell'auto rossa da parte della V. ; 3.3. la questione decisiva della consistenza dell'urto tra la Fiesta e l'auto rossa e la conseguente incidenza causale nella determinazione dello scontro frontale con la Panda; nel 4^ motivo: 3.4. Violazione degli artt. 141, 142, 145 C.d.S. 342 d.p.r. n. 495/92 2054, 1 e 2 comma e 2697 c.c. perché gli elementi di fatto di cui ai predetti motivi rappresentavano comportamento gravemente colposo da porre a fondamento della responsabilità della V. . 3.2. Le censure - da trattarsi congiuntamente data l'intima connessione, essendo tutte volte a contestare la ricostruzione dell'incidente - implicano accertamenti di fatto e valutazioni di merito. Ripropongono, in particolare, un'inammissibile "diversa lettura" delle risultanze probatorie, ove si tenga presente il consolidato orientamento di questa S.C. secondo cui in tema di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l'apprezzamento del giudice di merito, in ordine alla ricostruzione delle modalità di un incidente ed al comportamento delle persone alla guida dei veicoli in esso coinvolti, si concreta in un giudizio di mero fatto, che resta insindacabile in sede di legittimità quando sia adeguatamente motivato ed immune da vizi logici e da errori giuridici, e ciò anche per quanto concerne il punto se il conducente di uno dei veicoli abbia fornito la prova liberatoria di cui all'art. 2054 c.c. (Cass. n. 15434/04; 11007/03; v. anche Cass. n. 13085/07; 4009 e 4660/06). La sentenza impugnata, invece, ha congruamente spiegato le ragioni della propria decisione. 3.3. Quanto al quarto motivo, va ribadito che "l'accertamento della colpa esclusiva di uno dei conducenti libera l'altro dalla presunzione della concorrente responsabilità, la quale è fissata solo in via sussidiaria dall'art. 2054, secondo comma, c.c., nonché dall'onere di dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno; la prova liberatoria per il superamento di detta presunzione di colpa non deve necessariamente essere fornita in modo diretto - e cioè dimostrando di non aver arrecato apporto causale alla produzione dell'incidente - ma può anche indirettamente risultare tramite l'accertamento del collegamento eziologico esclusivo dell'evento dannoso con il comportamento dell'altro conducente (Cass. 9550/09; 29883/08; 5226/06; 6094 e 3006/01; 4648/99). Nello stesso senso si è affermato che, in tema di scontro tra veicoli, la presunzione di uguale concorso di colpa dei conducenti di cui al secondo comma dell'art. 2054 c.c. costituisce criterio di distribuzione della responsabilità che opera sul presupposto - nella specie, insussistente - dell'impossibilità di accertare con indagini specifiche le modalità del sinistro e le rispettive responsabilità, oppure di stabilire con certezza l'incidenza delle singole condotte colpose nella causazione dell'evento, sicché l'utilizzabilità della presunzione postula, l'infruttuoso espletamento dell'attività istruttoria (Cass. n. 1317/06). 4. - Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376, 380 bis c.p.c. ed il rigetto dello stesso. La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata ai difensori delle parti costituite. Non sono state presentate memorie, né conclusioni scritte. Ritenuto che: a seguito della discussione sul ricorso in camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione; che il ricorso deve perciò essere dichiarato inammissibile; non v'è motivo di provvedere sulle spese del presente giudizio nei confronti della parte intimata, non avendo questa svolto attività difensiva; visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ.. P.Q.M. Rigetta il ricorso.