Source: https://www.studiolegaleantolini.it/it/acquistare-un-prodotto-contraffatto-non-costituisce-reato-cass.-pen.-s.u.-08-giugno-2012-n.-22225
Timestamp: 2020-08-07 01:28:13+00:00
Document Index: 36435625

Matched Legal Cases: ['art. 648', 'art. 712', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 712', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 334', 'art. 213', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 2', 'in fine', 'art. 13', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 174', 'art. 1']

Acquistare un prodotto contraffatto non costituisce reato -
Il Tribunale osservava che l'elemento oggettivo della fattispecie era previsto dal delitto di cui all'art. 648 c.p., dalla contravvenzione di cui all'art. 712 c.p., e, infine, dall'illecito amministrativo di cui alD.L. 14 marzo 2005, n. 35, art. 1, comma 7, convertito dalla L. 14 maggio 2005, n. 80; e che, pertanto, la distinzione tra i diversi illeciti doveva essere individuata nell'elemento soggettivo.
5. La costituita parte civile Rolex s.a., con due distinte note del 9 settembre 2011 e del 23 ottobre 2010, chiedeva il rigetto del ricorso sostenendo che l'intervento legislativo del 2009 ha voluto precludere al privato acquirente "ogni possibilità di fuga", ampliando il sistema sanzionatorio, che ora ricomprenderebbe una serie di condotte che, in passato, si ponevano ai margini dell'applicabilità della contravvenzione di incauto acquisto ovvero al di fuori di ogni tipo di previsione normativa. Tale conclusione si ricaverebbe, in primo luogo, dall'interpretazione della volontà legislativa, che sarebbe nel senso dell'inasprimento della risposta repressiva al dilagante fenomeno della contraffazione mediante l'allargamento delle ipotesi punitive anche al campo delle sanzioni amministrative; in secondo luogo, dall'osservazione per cui la ricettazione ha caratteristiche strutturali, ben evidenziate anche dalle Sezioni Unite penali con la sentenza n. 12433 del 2010 (in tema di configurabilità del dolo eventuale nella ricettazione), del tutto diverse da quelle della contravvenzione di cui all'art. 712 c.p., sicchè, benchè l'illecito amministrativo possa essere considerato speciale rispetto a quest'ultima fattispecie, non altrettanto potrebbe dirsi rispetto al delitto di ricettazione.
Alla luce di tali richiami, la Corte di cassazione sarebbe chiamata a leggere in chiave penalistica la norma di cui al D.L. n. 35 del 2005, art. 1, comma 7, convertito dalla L. n. 80 del 2005, così come modificata nel 2009, in tal modo adempiendo all'obbligo, oramai riconosciuto dalla sua stessa giurisprudenza, di interpretare il diritto nazionale in modo conforme alla normativa comunitaria.
Deve ancora registrarsi una sentenza pronunciata in materia di acquisto di sostanze farmaceutiche assoggettate ad un titolo di proprietà industriale, che incidentalmente esamina la disposizione delD.L. n. 35 del 2005, art. 1, comma 7, alla luce delle novelle intervenute nel settore, in particolare laL. 23 luglio 2009, n. 99, ed afferma che, sulla base di tale disposizione, la quale punisce con una semplice sanzione amministrativa l'acquisto di beni assoggettati a privativa industriale, "è di per sè categoricamente da escludersi che il fatto possa essere punito come reato, ostandovi all'evidenza il principio di specialità sancito dalla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 9" (Sez. 2, n. 14053 del 15/03/2011, Fredducci).
3. Dovendosi raffrontare il delitto di ricettazione con l'illecito amministrativo, occorre tener presenti i criteri sull'individuazione della norma speciale di recente ridefiniti dalla giurisprudenza di legittimità, posto che il concorso di norme tra fattispecie penali e violazioni amministrative è disciplinato dalla L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 9, in base al quale, se uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, si applica la disposizione speciale piuttosto che il concorso tra sanzione penale e violazione amministrativa. Le Sezioni Unite,con la sentenza n. 1963 del 28/10/2010, dep. 2011, Di Lorenzo, Rv. 248722, pronunciandosi in tema di rapporti tra l'art. 334 c.p., e l'art. 213 C.d.S., comma 4, hanno affermato che "rilevante è, nel testo dell'art. 9, la differenza rispetto all'art. 15 c.p., laddove, invece di parlare di stessa materia, si fa riferimento allo stesso fatto. Non è, però, da ritenere che con questa formula il legislatore abbia inteso fare riferimento alla specialità in concreto, dovendosi al contrario ritenere che il richiamo sia fatto alla fattispecie tipica prevista dalle norme che vengono in considerazione, evitando quella genericità che caratterizza l'art. 15 c.p., con il riferimento alla materia. Valgono infatti, nel caso di concorso tra fattispecie penali e violazioni di natura amministrativa, le medesime considerazioni (...) sulla necessità che il confronto avvenga tra le fattispecie tipiche astratte e non tra le fattispecie concrete. Il che, del resto, è confermato dal tenore dell'art. 9 che, facendo riferimento al fatto punito, non può che riferirsi a quello astrattamente previsto come illecito dalla norma e non certo al fatto naturalisticamente inteso".
248864, in tema di rapporti tra frode fiscale e truffa aggravata ai danni dello Stato, hanno affermato che in caso di concorso di norme penali che regolano la stessa materia, il criterio di specialità di cui al l'art. 15 c.p., richiede che, ai fini della individuazione della disposizione prevalente, il presupposto della convergenza di norme può ritenersi integrato solo in presenza di un rapporto di continenza tra le norme stesse, alla cui verifica deve procedersi mediante il confronto strutturale tra le fattispecie astratte configurate e la comparazione degli elementi costitutivi che concorrono a definirle.
Successivamente il D.L. 30 settembre 2005, n. 203, art. 2, comma 4 bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 2 dicembre 2005, n. 248, ha apportato le seguenti modificazioni: "al comma 7, al primo periodo, dopo le parole: sanzione amministrativa pecuniaria sono inserite le seguenti: da 100 Euro e sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: Qualora l'acquisto sia effettuato da un operatore commerciale o importatore o da qualunque altro soggetto diverso dall'acquirente finale, la sanzione amministrativa pecuniaria è stabilita da un minimo di 20.000 Euro fino ad un milione di Euro. Le sanzioni sono applicate ai sensi della L. 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni. Fermo restando quanto previsto in ordine ai poteri di accertamento degli ufficiali e degli agenti di polizia giudiziaria dalla citata L. n. 689 del 1981, art. 13, all'accertamento delle violazioni provvedono, d'ufficio o su denunzia, gli organi di polizia amministrativa".
Già quest'ultima modifica potrebbe essere sufficiente a ritenere la specialità dell'illecito amministrativo rispetto agli acquisti effettuati dall'acquirente finale sulla base del solo testo della disposizione vigente alla data di entrata in vigore della L. n. 99 del 2009, in applicazione del principio formulato dalle citate Sezioni Unite n. 1963 del 2011 (v. retro par. 3), laddove si afferma che la L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 9, è diretto a "privilegiare la specialità" in tutti i casi in cui, ad una condotta penalmente sanzionata, si aggiunga, soprattutto se ciò avvenga in tempi successivi rispetto all'entrata in vigore della prima norma, una disciplina normativa che la preveda anche come violazione amministrativa, ciò che appare evidente nel caso di specie, in cui il legislatore ha manifestato chiaramente il suo intento con una mirata e selezionata eliminazione della clausola di specialità.
Del resto, la previsione di un semplice illecito amministrativo per gli acquirenti finali di prodotti contraffatti rende la normativa in esame congruente con quella relativa all'acquisto di supporti audiovisivi, fonografici o informatici o multimediali non conformi alle prescrizioni legali, in relazione ai quali la suddetta sentenza delle Sezioni Unite ha ritenuto che, a seguito dell'entrata in vigore delD.Lgs. 9 aprile 2003, n. 68, si configuri una fattispecie penalmente rilevante a carico di coloro che effettuino l'acquisto a fine di commercializzazione, "configurandosi l'illecito amministrativo previsto dalla L. n. 633 del 1941, art. 174 ter, soltanto quando l'acquisto o la ricezione siano destinati a uso esclusivamente personale". La sostituzione, nel D.L. n. 35 del 2005, art. 1, comma 7, della parola "intellettuale" con quella "industriale" evidenzia il chiaro intento del legislatore di attuare proprio un parallelismo sanzionatorio tra le ipotesi di acquisto per uso personale di prodotti "provenienti" dalle violazioni dei diritti di esclusiva intellettuale e quelle di acquisto di prodotti "provenienti" dalla violazione dei diritti di proprietà industriale.