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Timestamp: 2018-05-28 03:17:30+00:00
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Parere in merito al condono Tarsu del comune di Lecce - [Legali.com]
Articolo pubblicato online il 5 settembre 2012
In merito al suddetto regolamento il Presidente della X Commissione di Controllo, On. Antonio Rotundo, mi ha chiesto di redigere il presente parere, alla luce della recente sentenza della Corte Suprema di Cassazione � Sez. Tributaria Civile � n. 12679 del 30/05/2012, depositata in cancelleria il 20/07/2012 (in allegato al presente parere).
Secondo la suddetta sentenza, il potere dei Comuni di stabilire condoni sui tributi propri non � esercitabile senza ben precisi limiti temporali, nel senso che i condoni possono essere fatti solo per i periodi di imposta precedenti al 2002 e non per gli anni successivi.
Di conseguenza, alla luce della suddetta sentenza della Corte di Cassazione, il condono TARSU del Comune di Lecce � da ritenere illegittimo perch� riferito agli anni dal 2006 al 2011.
Il legislatore fiscale, con la L. n. 289 del 27/12/2002, entrata in vigore il 1� gennaio 2003, all’articolo 13 ha disciplinato tassativamente la definizione dei tributi locali.
"1. Con riferimento ai tributi propri, le Regioni, le Province ed i Comuni possono stabilire, con le forme previste dalla legislazione vigente per l’adozione dei propri atti destinati a disciplinare i tributi stessi, la riduzione dell’ammontare delle imposte e tasse loro dovute, nonch� l’esclusione o la riduzione dei relativi interessi e sanzioni, per le ipotesi in cui, entro un termine appositamente fissato da ciascun ente, non inferiore a sessanta giorni dalla data di pubblicazione dell’atto, i contribuenti adempiano ad obblighi tributari precedentemente in tutto o in parte non adempiuti.
"2. Le medesime agevolazioni di cui al comma 1 possono essere previste anche per i casi in cui siano gi� in corso procedure di accertamento o procedimenti contenziosi in sede giurisdizionale"�.
Tenuto conto che la L. n. 289/2002 riguardava una serie di condoni fiscali di natura erariale (per esempio Irpef, Irpeg, Iva ecc.), per i quali il termine di presentazione delle domande di condono scadeva il 1� giugno 2004, il legislatore, invece, solo per i tributi locali non aveva previsto il termine ultimo di presentazione delle domande di condono, lasciando agli enti locali la possibilit� di stabilire diversi termini di presentazione, logicamente successivi al 1� giugno 2004, ma sempre riferiti ad obblighi tributari "precedentemente in tutto o in parte non adempiuti"�, cio� riferiti agli anni sino al 2002, in quanto la L. n. 289 citata entrava in vigore il 1� gennaio 2003.
Il preciso riferimento normativo era chiaro, in quanto l’avverbio "precedentemente"� doveva logicamente essere riferito ai periodi di imposta oggetto della definizione condonistica e non poteva certo riferirsi alla pubblicazione dell’atto del Comune, in quanto quel riferimento la normativa lo indicava soltanto per precisare che il termine per la presentazione delle domande di condono non doveva assolutamente essere inferiore a sessanta giorni (art. 13, comma 1, cit.).
In definitiva, i condoni fiscali degli enti locali dovevano essere riferiti solo ai periodi di imposta sino al 2002 e non agli anni successivi, anche perch� non si poteva consentire un condono aperto "sine die"�, costituzionalmente illegittimo.
I succitati principi sono stati ultimamente confermati dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 12679/12, che ha ritenuto illegittima la delibera del Comune di Roma n. 31/09 che aveva previsto un condono in materia di tassa sulla pubblicit� riferita all’anno 2003, ai sensi dell’art. 13, comma 2, della L. n. 289/09 cit..
In particolare, i giudici di legittimit� hanno stabilito i seguenti importanti principi.
1)	Innanzitutto, va osservato al riguardo che l’art. 13, primo comma, citato, con riferimento ai tributi propri del Comune, ovvero quelli la cui titolariet� giuridica ed il cui gettito siano integralmente attribuiti al suddetto ente, consente la definizione in via amministrativa, mediante la riduzione dell’ammontare delle imposte e tasse dovute all’ente medesimo, nonch� dei relativi interessi e sanzioni, di quelle situazioni pendenti con i contribuenti che non abbiano dato luogo all’emissione di atti impositivi od a controversie in sede giurisdizionale. Sempre che, a tenore del medesimo articolo, nel termine fissato da ciascun ente "i contribuenti adempiano ad obblighi tributari precedentemente in tutto o in parte non adempiuti"�.
Il secondo comma dell’art. 13 citato, poi, consente all’ente territoriale di stabilire le "medesime agevolazioni di cui al comma 1"� anche per i casi in cui siano gi� in corso procedure di accertamento o procedimenti contenziosi in sede giurisdizionale, conseguendo, in siffatte ipotesi, alla presentazione dell’istanza di definizione da parte del contribuente, ed a domanda del medesimo, la sospensione del procedimento giurisdizionale in corso, in qualunque stato e grado questo sia eventualmente pendente.
Scrivono i giudici di legittimit�:
"Ebbene, come � dato desumere, in modo del tutto inequivoco dalle disposizioni succitate, la possibilit� per il contribuente di conseguire la sospensione del giudizio in corso � ipotesi ricorrente nel caso di specie � � ancorata, dall’art. 13 L. n. 289/02, alla concomitante presenza di due specifici presupposti:
a)	che si tratti di obblighi tributari precedenti l’entrata in vigore della legge in questione;
b)	che, alla data di entrata in vigore della predetta legge, le procedure di accertamento o i procedimenti contenziosi in sede giurisdizionale fossero gi� stati instaurati"�.
2)	Di conseguenza, proprio alla luce dei suddetti, corretti principi, la Corte di Cassazione ha dichiarato l’illegittimit� del condono del Comune di Roma perch� adottato in violazione dell’art. 13 cit., "che delimitava temporalmente - mediante il visto riferimento agli obblighi non adempiuti dal contribuente prima dell’entrata in vigore di detta legge, ed alla necessit� che, a tale data, fossero gi� pendenti i procedimenti contenziosi in sede giurisdizionale � il potere dei Comuni di stabilire condoni sui tributi propri, potere non esercitabile, dunque, sine die dall’amministrazione comunale"�.
3)	I giudici di legittimit� continuano nel ribadire che "Non pu� revocarsi in dubbio, infatti, che le potest� concesse dalla legge alle amministrazioni locali in materia di tributi � siano esse relative all’imposizione fiscale, o piuttosto, come nella specie, all’esenzione o alla riduzione del carico tributario gravante sui contribuenti � non possono che essere esercitate nei limiti, anche temporali, imposti dalla norma primaria alle amministrazioni medesime. Le esigenze di omogeneit� di funzionamento dell’intero sistema tributario, evidenziate dal disposto degli articoli 3 (uguaglianza di trattamento dei debitori di tributi diversi da quelli locali), 23 (riserva di legge in materia di prestazioni obbligatorie) e 119, comma 2, Costituzione (coordinamento della finanza pubblica locale con quella nazionale), comportano, invero, la necessit� che il legislatore nazionale intervenga a fissare le grandi linee di detto sistema, definendo gli spazi ed i limiti entro i quali possono essere esercitati le potest� attribuite, in materia fiscale, anche agli enti locali territoriali (confronta Corte Costituzionale n. 37/2004)"�.
4)	Da tutti i principi sopra esposti i giudici di legittimit� precisano che: "Ne discende che l’esercizio di un potere in materia tributaria, da parte dell’ente locale, una volta che sia spirato il termine, previsto dalla legge statale autorizzativa, entro il quale tale potest� poteva essere esercitata, comporta la carenza del potere medesimo e la conseguente disapplicazione da parte del giudice ordinario dell’atto assunto in violazione della norma attributiva della potest� esercitata, nonostante il decorso del termine su indicato (Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 2097/75)"�.
5)	In conclusione, nel caso concreto, la Corte di Cassazione ha deciso nel modo seguente:
"poich� l’art. 13 L. n. 289/2002 concedeva all’amministrazione comunale la potest� di adottare il solo, specifico, condono ivi previsto, temporalmente delimitato attraverso i riferimenti suesposti, l’adozione di un ulteriore condono, a distanza di ben sette anni dalla normativa primaria succitata, determina l’illegittimit� del condono medesimo per carenza di potere che va dichiarata da questa Corte, anche ai sensi dell’art. 363 c.p.c."�.
Infatti, la Corte di Cassazione ha eccezionalmente applicato l’art. 363 del codice di procedura civile "principio di diritto nell’interesse della legge"� che testualmente dispone al terzo comma:
"Il principio di diritto pu� essere pronunciato dalla Corte anche d’ufficio, quando il ricorso proposto dalle parti � dichiarato inammissibile, se la Corte ritiene che la questione decisa � di particolare importanza"�.
In definitiva, proprio perch� la Corte di Cassazione, d’ufficio, ha stabilito in maniera chiara e precisa il suddetto principio di diritto, tutti i giudici tributari sono obbligati ad adeguarsi ed a disapplicare i regolamenti comunali che non rispettano i suesposti principi, ai sensi e per gli effetti dell’art. 7, comma 5, D.Lgs. n. 546 del 31/12/1992.
a)	che si tratti di obblighi tributari precedenti l’entrata in vigore della Legge n. 289/2002 (cio� 31-12-2002);
b)	che, alla data di entrata in vigore della predetta legge, la procedura di accertamento od i procedimenti contenziosi in sede giurisdizionale fossero gi� stati instaurati.
Infatti, secondo i giudici di legittimit�, come in precedenza precisato, il potere dei Comuni di stabilire condoni non pu� essere esercitato <>, ma il suddetto potere deve sempre essere esercitato nei limiti anche temporali imposti dalla norma primaria, cio� entro il 31-12-2002. Questo principio deve rispettarsi per esigenze di omogeneit� di funzionamento dell’intero sistema tributario, evidenziate dagli articoli 3, 23 e 119, comma 2, della Costituzione, che comportano la necessit� che il legislatore nazionale intervenga sempre a fissare le grandi linee di detto sistema, definendo gli spazi ed i limiti entro i quali possono essere esercitate le potest� attribuite, in materia fiscale, anche agli Enti locali territoriali (come pi� volte stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 37/2004).
Ne discende che l’esercizio di un potere in materia tributaria, da parte dell’ente locale, una volta che sia spirato il termine del 31-12-2002 previsto dalla legge statale autorizzativa, entro il quale tale potest� poteva essere esercitata, comporta la carenza del potere medesimo e la conseguente disapplicazione da parte del giudice dell’atto assunto in violazione della norma attributiva della potest� esercitata, nonostante il decorso del termine suindicato (Cassazione Sez. Unite n. 2097/75).
Infine, non bisogna dimenticare che, ai sensi e per gli effetti dell’art. 52, comma 1, D.Lgs. n. 446/97, il Comune, con proprio regolamento, non pu� mai disciplinare l’individuazione e la definizione di fattispecie imponibili, che sono di esclusiva competenza dello Stato e, quindi, non pu� prevedere ipotesi condonistiche per imponibili che, invece, lo Stato aveva previsto solo per i periodi d’imposta fino al 2002 e non agli anni successivi.
Il Segretario Generale del Comune di Lecce. Dott. Vincenzo Specchia, su richiesta del Presidente della Commissione Controllo e Garanzia, On. Antonio Rotundo, ha rilasciato in data 29/08/2012 il parere di legittimit� sulla delibera riguardante il condono TARSU.
In particolare, il suddetto parere richiama la nota n. 2195/2004 del Dipartimento delle Politiche Fiscali secondo la quale i Comuni "hanno la facolt� di definire i propri rapporti tributari e di disciplinare autonomamente termini, proroghe, forme e modalit� di attuazione della sanatoria rientrando pienamente nel potere riconosciuto agli enti territoriali dal citato art. 13 della L. n. 289 del 2002"�.
In ogni caso, il Segretario Generale precisa che "Nelle more gli enti territoriali devono valutare l’opportunit� di adottare i regolamenti che possano essere, de jure condendo, inficiati"�, pur ribadendo la legittimit� della delibera consiliare n. 56 del 1� agosto 2012, pubblicata all’albo dal 03 al 17 agosto 2012 senza opposizioni e, pertanto, esecutiva, come risulta dall’attestazione del Vice Segretario Generale rilasciata in data 21 agosto 2012.
1)	La nota n. 2195/04 del Dipartimento delle Politiche Fiscali non autorizzava assolutamente i Comuni a fare i condoni per i periodi di imposta successivi al 2002 ma indicava semplicemente la facolt� di disciplinare i termini di presentazione dei condoni, sempre limitatamente ai periodi di imposta precedenti il 2002 e mai ai periodi d’imposta successivi.
2)	L’importante sentenza della Corte di Cassazione n. 12679 del 20-07-2012 � stata pronunciata ai sensi dell’art. 363 del codice di procedura civile, che testualmente prevede:<>. Questo vuol dire che i giudici di legittimit� hanno chiarito come tutti devono interpretare l’art. 13 della Legge n. 289/2002 ed a questa interpretazione sono vincolati tutti gli operatori del diritto, sia contribuenti sia enti locali.
3)	Da quanto sopra esposto non c’� alcun contrasto tra la circolare ministeriale e la sentenza della Corte di Cassazione, e qualora fosse evidenziato questo contrasto non c’� dubbio che si deve seguire sempre l’interpretazione data dalla Corte di Cassazione, quale massimo organo di legittimit� giurisdizionale.
4)	L’art. 13 della Legge n. 289/2002 non ha bisogno di alcuna modifica, perch� l’interpretazione corretta � quella data dalla Corte di Cassazione, precedente alla delibera del Comune di Lecce. Non � necessaria alcuna ulteriore circolare ministeriale perch� i giudici di legittimit� si sono espressi in modo chiaro e tassativo.
Oltretutto, proprio perch� la Corte di Cassazione ha stabilito, in modo chiaro e preciso, il principio di diritto di cui sopra, non ci sar� alcun ripensamento in merito.
In base ai principi chiaramente e tassativamente espressi dalla Corte di Cassazione con la pi� volte citata sentenza n. 12679/12, si deve ritenere illegittimo il regolamento per la definizione agevolata della TARSU, approvato con la delibera n. 56/2012 del Consiglio Comunale di Lecce, perch� riguarda i periodi d’imposta dal 2006 al 2011 e, di conseguenza, lo stesso deve essere ritirato in autotutela.
molti contribuenti difficilmente utilizzeranno il condono in mancanza di certezze, con il rischio di doversi trovare nella stessa situazione del contribuente di Roma che, pur avendo fatto il condono per l’imposta di pubblicit� relativa all’anno 2003, in Cassazione ha perso la causa ed ha dovuto pagare tutta l’imposta con le relative sanzioni;
infine, il Comune di Lecce pu� essere oggetto di giudizio dinanzi alla Corte dei Conti per danno erariale, per non aver incassato le sanzioni amministrative della TARSU per gli anni dal 2006 al 2011 utilizzando un regolamento totalmente illegittimo ed in contrasto con i principi pi� volte ribaditi dalla Corte di Cassazione.
SI ALLEGA LA SENTENZA N. 12679 DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE � SEZIONE TRIBUTARIA CIVILE � DEL 30/05/2012, DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 20/07/2012
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