Source: http://vittimedellacaccia.org/component/content/article/63-sentenze/1138-deroghe-veneto-litalia-ancora-condannata-dalla-corte-ue.html
Timestamp: 2018-04-23 22:58:09+00:00
Document Index: 54184067

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ']

Sentenza della Corte Europea vs Italia - Deroghe Veneto 11.11.2010
Giovedì 11 Novembre 2010 10:12
DEROGHE VENETO
L'ITALIA ANCORA CONDANNATA dalla CORTE UE - LA SENTENZA INTEGRALE
"Poiché la Regione Veneto ha adottato e applicato una normativa che autorizza deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici senza rispettare le condizioni stabilite all’art. 9 della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’art. 9 di tale direttiva. (...) La Repubblica italiana è condannata alle spese".
Nella causa C-164/09,
19 In via preliminare, si deve ricordare che la sussistenza di un inadempimento deve essere valutata alla luce della situazione esistente nello Stato membro interessato alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato e che la Corte non può tenere conto dei mutamenti successivamente intervenuti (v., segnatamente, sentenze 11 gennaio 2007, causa C-183/05, Commissione/Irlanda, Racc. pag. I-137, punto 17, e 14 ottobre 2010, causa C-535/07, Commissione/Austria, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 22).
22 Orbene, la Corte ha ammesso la possibilità di derogare al divieto di cacciare siffatte specie di uccelli, in particolare per il motivo di cui all’art. 9, n. 1, lett. c), di detta direttiva (v., in tal senso, sentenza 16 ottobre 2003, causa C-182/02, Ligue pour la protection des oiseaux e a., Racc. pag. I-12105, punto 10).
23 Quanto alla possibilità, prevista all’art. 9 della direttiva, di derogare al regime restrittivo della caccia di cui all’art. 7 della medesima direttiva, la Corte ha sottolineato che essa soggiace a tre condizioni. In primo luogo, lo Stato membro deve limitare la deroga al caso in cui non vi sia un’altra soluzione soddisfacente. In secondo luogo, la deroga deve basarsi su almeno uno dei motivi tassativamente elencati all’art. 9, n. 1, lett. a), b) e c), della direttiva. In terzo luogo, la deroga deve rispondere ai precisi requisiti di forma di cui a detto art. 9, n. 2, requisiti volti a limitare le deroghe allo stretto necessario e a permettere la vigilanza da parte della Commissione (v., in tal senso, sentenza 7 marzo 1996, causa C-118/94, Associazione Italiana per il WWF e a., Racc. pag. I-1223, punto 21).
24 Come ripetutamente dichiarato dalla Corte, tra le condizioni da soddisfare affinché la caccia che deroga all’art. 7 della direttiva possa essere autorizzata ai sensi dell’art. 9, n. 1, lett. c), della medesima direttiva figura quella relativa all’assenza di un’altra soluzione soddisfacente (v., in tal senso, sentenze Ligue pour la protection des oiseaux e a., cit., punto 8, nonché 9 giugno 2005, causa C-135/04, Commissione/Spagna, Racc. pag. I-5261, punto 18).
25 Trattandosi di un regime eccezionale, che deve essere di stretta interpretazione e far gravare l’onere di provare la sussistenza dei requisiti prescritti, per ciascuna deroga, sull’autorità che ne prende la decisione, gli Stati membri sono tenuti a garantire che qualsiasi intervento riguardante le specie protette sia autorizzato solo in base a decisioni contenenti una motivazione precisa e adeguata riferentesi ai motivi, alle condizioni e alle prescrizioni di cui all’art. 9, nn. 1 e 2, della direttiva (v. sentenza 8 giugno 2006, causa C-60/05, WWF Italia e a., Racc. pag. I-5083, punto 34).
35 Quanto all’addebito relativo all’errata valutazione del criterio delle «piccole quantità» stabilito all’art. 9, n. 1, lett. c), della direttiva, si deve rammentare che il documento della Commissione del 24 novembre 1993, intitolato «Seconda relazione sull’esecuzione della direttiva 79/409/CEE concernente la conservazione degli uccelli selvatici» [COM(93) 572 def.], indica che, in conformità dei lavori del comitato ORNIS, occorre considerare come «piccola quantità» qualsiasi prelievo inferiore all’1% della mortalità annua totale della popolazione interessata (valore medio) per le specie che non possono essere cacciate e dell’ordine dell’1% per le specie che possono essere oggetto di azioni di caccia, intendendo per «popolazione interessata», in relazione alle specie migratrici, la popolazione delle regioni che forniscono i principali contingenti che frequentano la regione in cui si esercita la deroga durante il periodo della sua applicazione (v., segnatamente, sentenza 15 dicembre 2005, causa C-344/03, Commissione/Finlandia, Racc. pag. I-11033, punto 53).
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