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Timestamp: 2020-08-06 02:02:59+00:00
Document Index: 117286018

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 369', 'art. 360', 'art. 2724', 'sentenza ', 'art. 652', 'sentenza ', 'art. 369', 'art. 2724', 'art. 652', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 12151 del 14/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12151 del 14/06/2016
Cassazione civile sez. III, 14/06/2016, (ud. 10/03/2016, dep. 14/06/2016), n.12151
sul ricorso 500/2014 proposto da:
G.L., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in
MANFREDINI, rappresentata e difesa dall’avvocato ALBERTO RUSSO
R.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CELIMONTANA
rappresenta e difende unitamente all’avvocato FRANCO PECCHIOLI
avverso la sentenza n. 1175/2013 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,
BASILE Tommaso, che ha concluso per l’inammissibilità o il rigetto.
1. R.G. ottenne decreto ingiuntivo, con condanna in solido della nuora G.L. e del figlio Ro.Gi. alla restituzione della somma di oltre 20 Euro, sulla base del mutuo loro concesso e attestato dal versamento di assegni circolari sul conto corrente intestato alla nuora. L’opposizione proposta solo dalla G., sostenendo che il denaro era stato dato al figlio, oramai coniuge da lei separato, venne respinta dal Tribunale, con decisione confermata dalla Corte di appello di Firenze (sentenza del 23 luglio 2013).
Avverso la suddetta sentenza G.L. propone ricorso affidato a due motivi.
R.G. resiste con controricorso.
I motivi sono preliminarmente inammissibili per la violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, con la conseguenza che la Corte non è posta in grado di valutare prioritariamente la decisività delle censure avanzate.
1.1.Sia la prima che la seconda censura si fondano su documenti assunti come essenziali. a) Il riconoscimento del debito da parte del solo figlio (e marito separato della ricorrente), in collegamento con la conferma dell’avvenuto prestito con la testimonianza, da parte del cognato ( C.A.), che secondo l’assunto della ricorrente, sarebbe inattendibile e avrebbe potuto essere smentita dall’ammissione della propria testimone (propria figlia convivente);
testimonianza che il giudice ha ritenuto generica e manifestamente irrilevante e che ora si censura per omessa motivazione ai sensi del novellato art. 360 c.p.c., n. 5 e per violazione dell’art. 2724 c.c. (primo motivo).
b) Una sentenza penale di appello di assoluzione del suocero creditore dall’accusa di frode per non meglio precisati stessi fatti, evocata (con il secondo motivo) assumendo la violazione dell’art. 652 c.p.p..
1.2.Dei suddetti documenti (riconoscimento del debito da parte del marito, testimonianza del cognato, sentenza penale di assoluzione) non è neanche sintetizzato il contenuto nel ricorso, con la conseguenza che è difficile anche riportarlo in questa sede. Mancata sintesi che rileva ai fini dell’inammissibilità, prima ancora della omessa indicazione in ricorso della parte, (punto) del documento, rilevante rispetto alle censure. Inoltre, è assente qualunque indicazione del tempo del loro deposito e della fase del giudizio in cui è avvenuta; nè tali documenti sono stati allegati al ricorso ai sensi dell’art. 369 cit. o ne è stata indicata la loro collocazione nel fascicolo di parte.
Tali considerazioni sono assorbenti rispetto ad ogni valutazione sulla pertinenza della invocazione dell’art. 2724 c.c. (primo motivo) e dell’art. 652 c.p.p. (secondo motivo).
2. Le spese, liquidate sulla base dei parametri vigenti, seguono la soccombenza.
LA CORTE DI CASSAZIONE dichiara inammissibile il ricorso; condanna la ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese processuali del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 2.500,00, di cui Euro 200,00 per spese, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.