Source: https://www.tidona.com/lart-23-tuf-e-la-sottoscrizione-del-contratto-quadro/
Timestamp: 2020-02-22 12:31:23+00:00
Document Index: 172490857

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 1325', 'art. 1352', 'art. 1352', 'art. 1418', 'art. 23']

L’art. 23 Testo Unico Finanziario e la sottoscrizione del contratto-quadro | Studio Legale Tidona e Associati | Diritto Bancario e Finanziario
9 Dicembre 2009 In Diritto bancario
Il commento è stato pubblicato in GIURISPRUDENZA ITALIANA, 2009, FASC. 7, PP. 1682-1686.
1. Introduzione. – 2. La nullità dei contratti d’intermediazione finanziaria per inosservanza di requisiti formali. – 3. La forma degli ordini. – 4. Conseguenze della nullità del contratto-quadro.
Le condizioni del contratto d’intermediazione finanziaria possono, teoricamente, essere negoziate con l’intermediario, anche se – nella realtà dei fatti – spesso gli investitori non si premurano nemmeno di leggere attentamente i contratti; ancor meno di trattarne le condizioni. Generalmente il testo contrattuale viene predisposto dalla banca. Non di rado capita che gli investitori si limitino a farsi spiegare velocemente i termini essenziali del rapporto, per poi firmare un lungo testo, senza avere realmente preso conoscenza di tutte le condizioni che regolano la relazione.
Vista da un’altra prospettiva, la forma scritta – richiesta da legge e regolamento per il contratto d’intermediazione finanziaria – può essere utile a fini probatori. Nel caso in cui sorgano contestazioni fra le parti, il fatto di avere un testo scritto consente di ricostruire quelle che sono state le pattuizioni fra i contraenti. La forma scritta può dunque giocare un ruolo importante ex post, nel momento in cui sorgono dissidi fra le parti. Ecco allora che, contratto alla mano, si può chiedere il rispetto di certe clausole che vi erano state inserite oppure si può contestare la validità di determinate pattuizioni.
Con riguardo ai costi, è innegabile che il formalismo accresce i costi transattivi[7]. A ciò si aggiunga che la necessità della forma scritta dei contratti d’intermediazione finanziaria, unita alla complessità tecnica della materia, spinge gli intermediari ad avvalersi di consulenti legali nella predisposizione dei contratti. Ciò produce l’effetto di aumentare il costo dei servizi finanziari, oneri che – in definitiva – sono gli stessi risparmiatori a sostenere. Tali costi si giustificano, dal punto di vista economico, se sono finalizzati al conseguimento di un qualche beneficio (ad esempio certezza del diritto e tutela del contraente debole) e se i vantaggi prevalgono rispetto ai costi.
Con riguardo al secondo aspetto cui si accennava (la potenziale incomprensibilità dei testi contrattuali), si deve preliminarmente osservare che la forma scritta – in sé e per sé – è certamente utile, poiché consente teoricamente di fissare con trasparenza le condizioni che regolano il rapporto contrattuale. Ciò nonostante, il rischio è che i contratti divengano pressoché incomprensibili per i non-addetti ai lavori. La necessità d’inserire tutti gli elementi richiesti da legge e regolamento nonché la complessità della materia fanno sì che, nella prassi, vengano predisposti dei contratti di dimensioni considerevoli, i quali rischiano di disinformare il cliente attraverso l’eccesso d’informazioni. Si può così verificare un effetto-paradosso: le disposizioni di legge e di regolamento intendono tutelare l’investitore (quale soggetto debole del rapporto obbligatorio) mediante l’informazione, ma finiscono per confondergli le idee. In altre parole vi è il rischio che, al posto di ridurre le asimmetrie informative, le prescrizioni eccessive dei regolatori le lascino sostanzialmente inalterate o – addirittura – le incrementino.
Si potrebbe in effetti ipotizzare che il contratto mancante di sottoscrizione dell’investitore sia nullo non tanto per inosservanza di forma quanto per mancanza dell’accordo delle parti. Si è già accennato sopra al fatto che la nullità del contratto può realizzarsi per diverse ragioni, fra cui la mancanza di uno dei requisiti indicati dall’art. 1325 c.c. Fra questi requisiti rientra l’accordo delle parti, che – in linea di principio – non può dirsi debitamente manifestato in assenza di apposizione della sottoscrizione.
Al contratto d’intermediazione finanziaria fanno però seguito operazioni di compravendita di strumenti finanziari. L’investitore impartisce un ordine all’intermediario e questi vi dà esecuzione. Eseguito l’ordine, l’operazione è perfezionata: il cliente ha acquistato gli strumenti finanziari. Non appena si procede a un investimento – in esecuzione del contratto d’intermediazione finanziaria – viene, dunque, a esistenza un rapporto contrattuale ulteriore rispetto al contratto-quadro.
Le parti, nell’esercizio della loro autonomia contrattuale, possono tuttavia prevedere – nel contratto-quadro – la forma scritta per gli ordini. Ricorre allora una forma convenzionale, che si presume voluta per la validità (art. 1352 c.c.). In questo senso ha deciso, ad esempio, il Tribunale di Milano, affermando che la mancata osservanza della forma convenzionale pattuita per gli ordini determina la nullità del contratto[12]. La Corte di cassazione ha stabilito che la presunzione prevista dall’art. 1352 c.c. può essere superata nel caso in cui si pervenga, sulla base dei criteri ermeneutici di cui agli artt. 1362 e segg. c.c., a una interpretazione certa di senso contrario[13]. Altrimenti la forma si ritiene voluta per la validità.
Banche – Disciplina degli intermediari – Servizi e attività di investimento – Svolgimento dei servizi e delle attività – Contratti – Inosservanza della forma scritta – Nullità del contratto (C.c., art. 1418; D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 23).
Omissis. – Ciò premesso, ritiene il Collegio che la domanda in esame sia fondata.