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Timestamp: 2019-04-22 22:15:56+00:00
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I movimenti sul c/c bancario devono essere giustificati nell'ipotesi di reati tributari | Le Notizie di Ristretti
I movimenti sul c/c bancario devono essere giustificati nell'ipotesi di reati tributari
Il Sole 24 Ore, 11 aprile 2019
Reati tributari - Omessa dichiarazione dei redditi - Professionisti - Movimentazioni sul conto corrente - Devono essere giustificate. Le presunzioni previste dalle norme tributarie, pur non costituendo di per sé prova della sussistenza del reato, costituiscono dati di fatto che devono essere valutati dal giudice liberamente, insieme ad elementi di riscontro a riprova della illiceità della condotta. Sia i prelevamenti che i versamenti operati sul conto corrente devono essere imputati ai ricavi conseguiti dal contribuente nell'ambito della propria attività, se questi non dimostra o di averne tenuto già conto nella base imponibile o che sono estranei alla produzione del reddito. Il principio ha portata generale visto che si applica sia al reddito di impresa che a quello da lavoro autonomo e professionale. È del tutto irrilevante che la disposizione faccia riferimento al termine "ricavi" e non a quello di "compensi".
• Corte di cassazione, sezione III penale, sentenza 27 marzo 2019 n. 13334.
Finanze e tributi - Accertamento - Presunzioni legali in materia tributaria - Natura giuridica - Valore probatorio nel processo penale - Utilizzabilità - Condizioni - Limiti - Fattispecie. Le presunzioni legali previste dalle norme tributarie, pur potendo avere valore indiziario, non possono costituire di per sé fonte di prova della commissione del reato, assumendo esclusivamente il valore di dati di fatto, che devono essere valutati liberamente dal giudice penale unitamente a elementi di riscontro che diano certezza dell'esistenza della condotta criminosa. (Fattispecie nella quale la S.C. ha ritenuto inutilizzabile la presunzione contenuta nell'art. 32 d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, che configura come ricavi sia i prelevamenti che i versamenti operati su conti correnti bancari).
• Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 23 giugno 2013 n. 7078.
Finanze e tributi - Accertamento - Presunzioni legali in materia tributaria - Natura giuridica - Utilizzabilità per l'applicazione di misure cautelati reali - Sussistenza. Le presunzioni tributarie non costituiscono di per sé fonte di prova della commissione di un reato, ma, assumendo esclusivamente il valore di dati di fatto liberamente valutabili dal giudice, possono essere posti a fondamento di una misura cautelare reale (nella specie, sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente).
• Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 23 marzo 2013 n. 7078.
Tributi erariali diretti - Accertamento delle imposte sui redditi (tributi posteriori alla riforma del 1972) - Accertamenti e controlli - Poteri degli uffici delle imposte - In genere - Prelevamenti e versamenti sui conti correnti bancari - Imputazione ex art. 32 del d.p.r. n. 600 del 1973 a ricavi conseguiti nell'attività di impresa - Estensione al lavoro autonomo e professionale - Ammissibilità. In tema di accertamento delle imposte sui redditi, la presunzione di cui all'art. 32 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 - secondo cui sia i prelevamenti sia i versamenti operati sui conti correnti bancari vanno imputati ai ricavi conseguiti dal contribuente nella propria attività, se questo non dimostra di averne tenuto conto nella base imponibile oppure che sono estranei alla produzione del reddito - ha portata generale, nonostante l'utilizzo (nella versione applicabile "ratione temporis") dell'accezione "ricavi" e non anche di quella "compensi" ed è applicabile, quindi, non solo al reddito di impresa, ma anche al reddito da lavoro autonomo e professionale.
• Corte di cassazione, sezione tributaria, sentenza 27 giugno 2011 n. 14041.