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Timestamp: 2020-04-01 01:53:51+00:00
Document Index: 155220547

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 2', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 117', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 2390 del 01/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2390 del 01/02/2011
Cassazione civile sez. I, 01/02/2011, (ud. 14/12/2010, dep. 01/02/2011), n.2390
P.G. (c.f. (OMISSIS)), domiciliato in ROMA,
06/11/2008, n. 599/08 V.G.;
P.G., con ricorso alla Corte d’appello di Napoli, proponeva, ai sensi della L. n. 89 del 2001, domanda di equa riparazione per violazione dell’art. 6 della C.E.D.U. a causa della irragionevole durata del giudizio instaurato dinanzi al T.A.R. Campania per risarcimento danno da mancato godimento del riposo lavorativo, giudizio iniziato nel luglio 2000 ed ancora pendente al momento della proposizione della domanda. La Corte d’appello, con decreto depositato il 6 novembre 2008, ritenuto che, rispetto ad una durata ragionevole di tre anni, il processo si fosse protratto per ulteriori 5 anni circa, liquidava per il danno non patrimoniale complessivi Euro 5.000,00 oltre alla quota di un terzo delle spese del procedimento, liquidata in Euro 1240,00 più accessori di legge.
Avverso tale decreto il P. ha proposto ricorso a questa Corte con atto notificato al Ministero Economia e Finanze il 9 luglio 2009, formulando otto motivi. Resiste il Ministero con controricorso.
Secondo l’istante, una volta accertata la violazione del termine ragionevole, la liquidazione dell’equo indennizzo dovrebbe effettuarsi, applicando la normativa CEDU secondo la giurisprudenza della Corte europea e disapplicando la L. n. 89 del 2001, art. 2, che con essa contrasti, in relazione non già al tempo eccedente la ragionevole durata bensì all’intera durata del processo, ed in misura non inferiore a Euro 1.500,00 per anno (motivi 1 e 2); nella specie peraltro il decreto non avrebbe motivato in ordine alla mancata osservanza di detti parametri (motivo 3). Inoltre, ratione materiae doveva essere liquidato un bonus di Euro 2.000,00, concernente la controversia su diritti inerenti a rapporti di lavoro, ed il giudice non si sarebbe pronunciato sulla relativa domanda così violando un orientamento consolidato della giurisprudenza della Corte europea (motivo 4) e l’art. 112 c.p.c. (motivo 5), nonchè l’obbligo di motivazione su un punto decisivo (motivo 6).
1.1.- I motivi settimo e ottavo denunciano violazione e falsa applicazione di legge in relazione alla disposta compensazione parziale delle spese processuali nonostante l’accoglimento della domanda, nonchè vizio di motivazione sul punto (art. 360 n. 3 e 5 c.p.c.).
2. – I motivi indicati nel p. 1 da esaminare congiuntamente perchè giuridicamente e logicamente connessi, sono infondati.
qualora ciò non fosse possibile, ovvero il giudice dubitasse della compatibilità della norma interna con la disposizione convenzionale interposta, dovrebbe investire la Corte Costituzionale della relativa questione di legittimità costituzionale rispetto al parametro dell’art. 117 Cost., comma 1 (cfr. Corte Cost. sentenze nn. 348 e n. 349 del 2007). D’altra parte, la compatibilità della normativa nazionale con gli impegni internazionali assunti dalla Repubblica Italiana con la ratifica della CEDU va verificata con riguardo alla complessiva attitudine della L. n. 89 del 2001 ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto ad una ragionevole durata del processo: come la stessa Corte europea ha riconosciuto, la limitazione, prevista dalla L. n. 89 del 2001, art. 2 dell’equa riparazione al solo periodo di durata irragionevole del processo di per sè non esclude tale complessiva attitudine della legge stessa (cfr. Cass. n. 16086/2009; n. 10415/2009; n. 3716/2008).
2.2 – Quanto alla liquidazione dell’indennizzo del danno non patrimoniale, va osservato che la Corte di merito, riconoscendo al ricorrente a tale titolo la somma di Euro 5.000,00 complessivi per cinque anni di durata irragionevole, non si è affatto discostata dai parametri (oscillanti tra 1000 e 1500 Euro per anno) normalmente adottati dalla Corte Europea in casi analoghi, ai quali ha fatto espresso riferimento. Ha dunque validamente esercitato la sua discrezionalità nella determinazione dell’indennizzo nel rispetto dello standard di base della CEDU, cui nessun argomento del ricorso impone e consente di derogare in melius.
2.3- Quanto al diniego di una somma forfetaria di Euro 2.000 (cd.
bonus) in relazione alla circostanza che il giudizio presupposto aveva ad oggetto una controversia di lavoro, deve respingersi la tesi che tale somma ulteriore vada riconosciuta automaticamente in ogni caso di controversia ci lavoro o previdenziale. La ragione di tale bonus, che la giurisprudenza europea riconosce laddove la particolare importanza di taluni giudizi induca a ritenere che il pregiudizio per la loro durata irragionevole sia stato maggiore di quello che si verifica nella generalità dei casi, postula l’accertamento e la valutazione nel caso specifico delle particolari circostanze alle quali sia da ricondurre tale eventuale maggior pregiudizio. Sì che, quando il giudice del merito nega tale ulteriore indennizzo forfetario, nella specie peraltro esprimendone le ragioni nella modestia della posta in gioco tale da escludere che quello specifico pregiudizio ulteriore sia stato sopportato dall’istante, la critica del punto della decisione non può essere affidata alla sola contraria postulazione che il bonus spetterebbe ratione materiae ed era stato richiesto – tanto meno, nella specie, che la decisione negativa non sarebbe motivata -, ma deve avere specifico riguardo alle concrete allegazioni – e se del caso alle prove – addotte nel giudizio di merito. Ciò che non è dato riscontrare nel ricorso in esame.
3.- Anche i motivi indicati nel p. 1.1, da esaminare congiuntamente perchè giuridicamente e logicamente connessi, sono infondati, in quanto: a) le spese del procedimento non sono state poste a carico della parte totalmente vittoriosa, bensì compensate per metà; b) la Corte di merito ha legittimamente esercitato tale facoltà discrezionale, rimessa al suo prudente apprezzamento, indicandone congruamente le ragioni nella natura e, soprattutto, nell’esito della lite: costituisce infatti – contrariamente a quanto argomentato dal ricorrente – idonea motivazione della disposta compensazione parziale il consistente ridimensionamento (da Euro 13.250 a Euro 5.000) della pretesa di indennizzo espressa dal ricorrente.
4.- Il ricorso deve pertanto essere rigettato, con la conseguente condanna del ricorrente al rimborso in favore del resistente delle spese di questo giudizio di cassazione, che si liquidano come in dispositivo.
La Corte rigetta il ricorso e condanna P.G. al rimborso in favore del Ministero dell’economia e della finanze delle spese di questo giudizio di cassazione, in Euro 700,00 per onorari oltre le spese prenotate a debito.