Source: http://www.processopenaleegiustizia.it/Article/Archive/index_html?ida=729&idn=56&idi=-1&idu=-1
Timestamp: 2020-04-06 05:45:05+00:00
Document Index: 135454531

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 244', 'art. 247', 'art. 253', 'sentenza ', 'art. 191', 'art. 8', 'art. 191', 'sentenza ', 'art. 191', 'art. 191', 'art. 191', 'art. 111', 'art. 191', 'art. 191', 'art. 191', 'art. 185', 'art. 185', 'art. 134', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 533']

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Con la sua pronuncia, la Corte costituzionale ha stabilito che l’illegittimità della perquisizione non ha come conseguenza l’inutilizzabilità a fini probatori del sequestro del corpo del reato che resta un atto dovuto.
PAROLE CHIAVE: perquisizioni - sequestro probatorio - inutilizzabilità
The idol of the seizure as a “due act” that prevents the relative declaration of illegitimacy when the search is illegitimate
With its ruling, the Constitutional Court has ruled that the illegality of the search does not result in useless for probative purposes of the seizure of the body of the crime that remains a due act.
Ispezioni, perquisizioni e sequestri - La quaestio sollevata. La giurisprudenza europea di riferimento - Il quadro costituzionale retrospettivo. La sentenza della Corte edu Brazzi - Il quadro costituzionale prospettico. L’incidenza, non rilevata, dell’art. 111, comma 4, Cost. - L’inammissibilità come sanzione “diffusiva”. Il sequestro quale “atto dovuto” - L’inutilizzabilità derivata - L’art. 111, comma 4, Cost.: l’applicazione pratica - Il trattamento del sequestro quale “atto dovuto” - NOTE
Ispezioni, perquisizioni e sequestri
Ispezioni (art. 244 c.p.p.), perquisizioni (art. 247 c.p.p.) e sequestro (art. 253 c.p.p.) rappresentano tipicamente gli strumenti e il prodotto delle investigazioni condotte dal Pubblico Ministero e operate dalla Polizia Giudiziaria (artt. 347 ss. c.p.p.) a fini acquisitivi [1], che chiamano in causa i soggetti passivi coinvolti e i loro beni. Si tratta, infatti, di iniziative coattive, la cui messa in campo non può essere “ricusata” dai soggetti incisi da quelle misure, nel momento in cui vengono instaurate. L’impiego dei relativi istituti assicurano al processo penale dati e reperti rilevanti ai fini del thema decidendum [2]. Il riferimento a tali apporti riguarda, per esempio, il perquisito, la sua sfera personale e le consistenze patrimoniali, esposte al vincolo dell’indisponibilità del sequestro, ciò che suscita il problema e l’interrogativo della individuazione di un punto di equilibrio e del bilanciamento tra i diversi interessi in gioco, del singolo e della collettività [3], i quali confluiscono nell’area dei due noti modelli processuali (inquisitorio ed accusatorio) per le grandezze giuridiche che tematizzano [4]. I tre istituti, sul piano dell’appartenenza sistematica, sono riconducibili al quadrante dei mezzi di ricerca della prova (l’altro è riservato ai mezzi di prova), che ricomprende anche le intercettazioni di comunicazioni [5]. In [continua ..]
La quaestio sollevata. La giurisprudenza europea di riferimento
La Corte costituzionale nella sentenza dell’ottobre 2019 [6] si occupa dei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 191 del codice di procedura penale, promossi dal G. u. p. del Tribunale di Lecce con due analoghe ordinanze del 2017, avuto riguardo - appunto - ai richiamati atti di perquisizione e ispezione, compiuti dalla polizia giudiziaria al di fuori dei casi tassativamente previsti dalla legge [7]. La quaestio sollevata evoca, quale parametro di giudizio, gli artt. 3, 13, 14 e 117, comma 1, Cost., quest’ultimo in riferimento all’art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU, Roma 4 novembre 1950) [8], censurando (il giudice a quo) l’art. 191 c.p.p. - nei termini in cui è interpretato dalla prevalente giurisprudenza di legittimità - nella parte in cui “non prevede che la sanzione dell’inutilizzabilità ai fini della prova riguardi anche gli esiti probatori, ivi compreso il sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, degli atti di perquisizione ed ispezione compiuti dalla [polizia giudiziaria] fuori dei casi tassativamente previsti dalla legge o comunque non convalidati dall’[autorità giudiziaria] con provvedimento motivato, nonché la deposizione testimoniale in ordine a tali attività”. In una sola ordinanza i parametri costituzionali [continua ..]
Il quadro costituzionale retrospettivo. La sentenza della Corte edu Brazzi
Il Giudice investito della quaestio, che chiama in causa - possiamo dire - l’insufficienza e la scarsa attitudine del dettato inserito all’art. 191 c.p.p., la cui rubrica si intitola «Prove illegittimamente acquisite», a “gestire” una giurisprudenza riottosa a dichiarare «l’inutilizzabilità» (incipit dell’art. 191, comma 2, c.p.p.) in taluni casi nevralgici, la giudica inammissibile [30]. Già la dottrina ha messo in luce, dopo la codificazione della generale regola di esclusione probatoria denominandola “inutilizzabilità”, che il corrispondente enunciato, inserito all’art. 191 c.p.p., sia espressione di una norma «dotata di una chiarezza soltanto apparente … non … sufficientemente perspicua, sollevando una un serie di questioni interpretative di difficile soluzione» [31]. Secondo il giudice rimettente gli artt. 13 e 14 Cost. prevedono il potere, da parte dell’autorità di pubblica sicurezza, di procedere, di propria iniziativa, a ispezione personale e a perquisizione, sia personale che domiciliare, in casi di necessità ed urgenza con atti che devono essere, in tempi ravvicinati, convalidati, stabilendo la regula iuris dell’inefficacia quando non interviene la convalida. Tale esito negativo di improduttività di effetti ulteriori riafferma il carattere assolutamente temporaneo [continua ..]
Il quadro costituzionale prospettico. L’incidenza, non rilevata, dell’art. 111, comma 4, Cost.
La Corte adita respinge l’impostazione del giudice rimettente, ma “viziando” la propria decisione per almeno due ragioni (che diventano tre, ma la terza è comune al giudice a quo, per quanto deducibile). L’organo ad quem muove dalla categoria dell’inutilizzabilità. Ovviamente, il riferimento deve concentrarsi sulla c. d. inutilizzabilità patologica, distinta dalla quella c.d. fisiologica [34] (cioè «il più importante precipitato tecnico del principio di separazione tra le fasi … concerne quegli atti di indagine che, pur formatisi validamente in ossequio alle norme che li disciplinano e senza violare alcun divieto probatorio, tuttavia non possono essere utilizzati per la decisione dibattimentale perché assunti unilateralmente nel corso delle indagini» [35]). Questa seconda forma rappresenta una figura autocorrettiva che contrassegna e delimita l’appartenenza dei due accertamenti (quello minore predibattimentale o “regionale” e quello maggiore del giudizio), ciò che permette al sistema di non scadere nel degrado antiselettivo, come si è verificato, certamente, con l’indistinto“ principio di non dispersione dei mezzi di prova”, l’idolum theatri [36], concepito, nella spirito di una controriforma, da un collegio del tutto imbevuto, ancora, della “cultura” inquisitoria e che ha rifiutato, [continua ..]
L’inammissibilità come sanzione “diffusiva”. Il sequestro quale “atto dovuto”
La Corte costituzionale, pur a fronte di due ordinanze di rimessione motivate e fortemente articolate, le ha giudicate inammissibili, ciò che rappresenta l’emarginazione più radicale della domanda di incostituzionalità dell’art. 191 c.p.p. Si tratta di argini, posti all’ingresso della porta d’ingresso del Palazzo della Consulta, oramai in uso, probabilmente nella forma patologica dell’abuso come si è già notato, presso altri organismi giudiziari, specialmente presso la Corte di cassazione, per sfoltire il carico giudiziario. La Corte di cassazione è divenuta (o viene raffigurato come) un corpo saturo, per l’elevata quantità dei ricorsi di cui è destinataria e, verosimilmente, temendo di essere sopraffatta [51] o ritenendo di non dovere gestire un carico di lavoro oltre un certo limite predeterminato, lancia segnali all’esterno, agli aspiranti ricorrenti. Ma, trattandosi di un sottotesto, e quindi di un linguaggio indiretto ed extradichiarativo, sta all’interprete potarlo alla luce. Così i suoi provvedimenti, specie quelli che declinano la competenza della Corte ad occuparsi di domande che non superano la soglia di ammissibilità delle doglianze addotte [52], diventano predittivi - statuiscono sui ricorsi e solo in una certa misura, e valgono anche pro futuro - per gli scenari che possono instaurarsi. La tacita [continua ..]
L’inutilizzabilità derivata
I compilatori del codice di procedura penale introducendo con l’art. 191 la figura dell’inutilizzabilità quale categoria che soddisfacesse la domanda di trattamento delle “prove illegittimamente acquisite” (così la rubrica dell’art. 191 cit.) - e che risalirebbe alla dottrina di J. Goldschmidt [70] - ebbero chiaro che dell’invalidità stavano occupando spazi nuovi, un raggio d’azione e un canone interpretativo diverso dalla tradizione [71]. Però non chiarirono o definirono i rapporti con la sanzione tradizionale della nullità, licenziando un testo tanto misurato quanto inappagante, se confrontato con le diverse disposizione che disciplinano le nullità degli atti (artt. 177-186 c.p.p.). Al riguardo, sfruttando la norma di chiusura del­l’art. 185 c.p.p., il suo ventaglio onomastico, potrebbe riguardare la categoria dell’inutilizzabilità come riferibile alle «nullità concernenti le prove» (art. 185, comma 4, c.p.p.). Questa approssimativa assimilazione intersanzionatoria potrebbe pure scorgersi all’art. 134, comma 1, c.p.p.: «quando l’inosservanza non importa nullità o altra sanzione processuale». Testo inappagante, dunque, che ha attirato le osservazioni e gli interrogativi della dottrina: «alle potenzialità insite nella fattispecie si contrappongono peraltro ancora oggi i limiti derivanti [continua ..]
L’art. 111, comma 4, Cost.: l’applicazione pratica
Alla penale responsabilità è riservata una disposizione ad hoc, sebbene per dettare un principio generale e generico (per esempio, si parla di “interrogatorio” e non di esame). Questo è così declinato: «La colpevolezza dell’imputato non può essere provata sulla base di dichiarazioni rese da chi si è sempre sottratto all’interrogatorio da parte dell’imputato o del suo difensore» (art. 111, comma 4, II periodo, Cost.) [74]. Questo segmento normativo dell’art. 111 Cost. ha un tratto testuale che lo accomuna all’altro, precedente, segmento presente al comma 3 del citato art. 111 («facoltà … di interrogare o far interrogare») [75]. È fuori discussione il collegamento, non estemporaneo, tra prova e giudizio [76], che nel caso sia di condanna, richiede una “speciale” prova, quella che sappia dirigere il giudice fuori dalle sabbie mobili dell’incertezza e lo guidi quindi «al di là di ogni ragionevole dubbio» (art. 533, comma 1, c.p.p. [77]). Si tratta dell’importazione, nel diritto nazionale, della “beyond any reasonable doubt rule”, vessillo del sistema processuale penale anglosassone e divenuto, per noi, «manto regale di ogni ordinamento processuale democratico» [78] . La regola acquista un valore finale: «per dichiarare l’imputato [continua ..]
Il trattamento del sequestro quale “atto dovuto”
Il fine cui mira la perquisizione (scrutatio) è tipicamente l’adprehensio rei [91] e il mezzo per contrastarla è l’occultamento materiale, quale vis (dispiegata) uguale e contraria, valicabile mediante i gemellari occhi e mani. Alla perquisizione, quale mezzo coattivo di ricerca della prova (e non della notizia di reato), può farsi legittimamente ricorso solo se sia stato già individuato il tema probatorio, nella cui cornice lo stru­mento euristico acquista i caratteri della concretezza e specificità [92]. Così, la motivazione deve accompagnare il sequestro, poiché non può mancare almeno il fumus (il «fondato motivo» che si celino corpora delicti) [93], per giustificare il sacrificio patrimoniale. L’autorevole dottrina pone un quesito, al riguardo: «se l’autorità giudiziaria non indica per iscritto l’urgenza di intervenire oppure si risolve a indicare delle ragioni che non implicano affatto l’ur­genza? Si potrebbe profilare l’irritualità dell’operazione ... pervenire all’inutilizzabilità delle cose sequestrate, a meno che non prevalgono le usuali esigenze di efficientismo … legate al brocardo male captum bene retentum» [94], a cui fa da contrappunto l’altro simil stabunt, simul cadent. Il secondo versante di trattamento della complessa [continua ..]