Source: http://studiotanza.it/sentenze-1.html
Timestamp: 2020-04-01 11:50:47+00:00
Document Index: 62052120

Matched Legal Cases: ['art. 2730', 'art. 1988', 'art. 1988', 'art. 2732', 'art. 5', 'art. 2043']

Centrale dei Rischi della Banca d’Italia:
dal Tribunale di Lecce una originale ordinanza che tutela sia gli interessi degli utenti che l’erogazione del credito.
(dell' Avv. Antonio Tanza)
Storia: Un utente bancario stritolato dalle continue ed illegittime richieste di rientro avanzate dalla sua Banca si difendeva, citandola in giudizio, contestando una serie di nullità contrattuali che invalidavano parzialmente il rapporto di conto corrente e, dunque, tutte le appostazioni contabili relative alle varie partite del conto. La banca, per tutta risposta, provvedeva a comunicare il nominativo dell’utente “a sofferenza” presso la Centrale dei rischi della Banca d’Italia per un presunto debito di € 19.564,00, nonostante non ci fossero i requisiti: infatti, l’utente non solo non era “insolvente” ma non era neppure debitore della banca, come la CTU effettuata nel corso del giudizio civile ha evidenziato. A tal punto l’associato adusbef veniva attaccato, a seguito dell’illegittima e dolosa segnalazione, dagli altri istituti di credito che gli intimavano il rientro. Veniva presentato un ricorso cautelare al fine di interdire il grave ed irreparabile danno che detta segnalazione “a sofferenza” stava arrecando all’economia dell’azienda dell’utente. Il Tribunale di Lecce, con l’ordinanza del 25 agosto 2003, ha risolto, in maniera del tutto originale, sia i problemi dell’utente che quelli del credito. Infatti ha ordinato alla banca di precisare la sua segnalazione alla Centrale dei Rischi in Banca d’Italia dicendo “…che detto credito è in contestazione e che allo stato appare inesistente, considerate le risultanze della consulenza tecnico contabile disposta dal giudice della Sezione Distaccata di Campi Salentina (causa nr. 5083/99)”. Questa precisazione tutela sia il diritto degli altri istituti a conoscere l’infondatezza della segnalazione eseguita dall’istituto di credito sia quello dell’utente a vedere ridotti i danni derivati dall’illecito comportamento della banca. Per eventuali approfondimenti ed ordinanze inedite potete consultare il sito www.studiotanza.it , mentre al fine di aiutarci ad incrementare l’elenco delle sentenze emesse in favore dell’utenza inviate i Vs. documenti a studio.tanza@mail.clio.it. Un’ultima considerazione: l’annotazione del nominativo di un utente a incaglio o a sofferenza presso la Centrale dei rischi presso la Banca d’Italia è il minore dei mali, infatti, mentre la Centrale dei rischi è controllata, le altre banche private (Cfrif, Experian, ecc..) operano in assoluta libertà creando notevolissimi danni (basta vedere le recenti pronunce dell’Autorità Garante). Pubblichiamo di seguito l’ordinanza del Tribunale di Lecce.
- al decreto ingiuntivo nr. 4838/00
- alla data di pronuncia dello stesso: 07.08.00
- alla somma di cui si è intimato il pagamento: £ 25.579.128.
la procura speciale per l'amministrazione di un immobile concesso in locazione od affitto, la quale contempli il potere del procuratore di "procedere a sfratti ed atti esecutivi", deve intendersi comprensiva non soltanto della facolta' di promuovere il processo sommario, con intimazione di licenza per finita locazione o di sfratto per morosita', ma anche della facoltà di stare in giudizio nell'eventuale processo ordinario di cognizione che si instauri per effetto dell'opposizione dell'intimato, e, quindi, pure del potere di assumere direttamente, in via contenziosa ordinaria, analoghe iniziative processuali, con domanda diretta a conseguire una pronuncia di accertamento della cessazione del rapporto di locazione od affitto, od a una pronuncia costitutiva di risoluzione del rapporto medesimo, per inadempimenti del locatario od affittuario, ancorche' diversi dal mancato pagamento del canone (Cass., S.U., 6918/83).
La giurisprudenza infatti afferma – in assoluta sintonia con il disposto dell’art. 2730 c.c. - che per l’individuazione di una dichiarazione a contenuto confessorio, è necessaria l’indicazione di fatti sfavorevoli.
La dichiarazione di essere debitore costituisce riconoscimento di debito ai sensi dell'art. 1988 Cod. civ. e non confessione, la quale ha per oggetto fatti e non rapporti giuridici, od opinioni e valutazioni (Cass. 363/75).
La promessa di pagamento, anche quando sia titolata, perché contenente l'indicazione della causa debendi, non assume per questo natura confessoria, poiché, consistendo in una dichiarazione di volontà intesa ad impegnare il promittente all'adempimento della prestazione, oggetto della promessa, essa non può confondersi con la confessione, la quale consiste nella dichiarazione di fatti sfavorevoli al dichiarante, ed ha perciò il contenuto di una dichiarazione di scienza. Anche in tale ipotesi, pertanto, vige la regola - stabilita dall'ultima parte dell'art. 1988 Cod. civ. - secondo cui il promittente può dimostrare l'inesistenza della causa, e perciò la nullità della promessa; mentre le particolari limitazioni di prova poste dall'art. 2732 Cod. civ. (impossibilità di revocare la confessione non determinata da errore di fatto o da violenza) per la confessione, potranno trovare applicazione quando, nel contesto dello stesso documento, accanto alla volontà diretta alla promessa, coesista la dichiarazione di fatti storici dai quali scaturisce il rapporto fondamentale (Cass. 1972/75; Cass. 629/95).
Nella prestazione del servizio cosiddetto della "centrale rischi" la Banca d'Italia svolge un ruolo di mero esecutore materiale delle segnalazioni ricevute dalle banche e dalle società finanziarie, delle quali non può sindacare la fondatezza. L'eventuale rettifica inoltrata da un intermediario finanziario in ottemperanza ad una pronuncia giudiziaria sarebbe acriticamente registrata e resa immediatamente disponibile agli utenti del servizio. Nelle more del giudizio di merito, si possono verificare irreparabili e gravi compromissioni del diritto del ricorrente alla libera iniziativa economica, consistenti nella maggiore difficoltà di reperire credito sul mercato (Trib. Salerno, 22.04.02, in Giur. Comm., 2003, II, p. 210)
Il c.d. pactum de non petendo in perpetuum concluso fra il creditore e l'obbligato, pur non implicando remissione del debito e non dando perciò luogo all'estinzione del rapporto obbligatorio, determina l'attuale e perenne inesigibilità del credito nei confronti del debitore. La segnalazione alla Centrale rischi della Banca d'Italia dell'esistenza di un credito a sofferenza può derivare solo dall'incapacità del debitore di far fronte in modo ordinario alle proprie obbligazioni verso l'intermediario bancario o finanziario segnalante e non può essere fatta in funzione di uno stato di insolvenza desumibile da altri fattori. La non corretta segnalazione alla CEntrale rischi della Banca d'Italia dell'esistenza di un credito "a sofferenza" verso il cliente e' idonea non solo a produrre effetti pregiudizievoli di perdurante attualità, ma anche a determinare una progressiva accentuazione degli stessi, per cui può costituire il periculum in mora che giustifica la concessione di un provvedimento d'urgenza, consistente nell'ordine dato alla banca di eliminare la segnalazione del credito in questione da quelle a sofferenza (Trib. Napoli 22.10.02, in Giur. Mer., 2003, I, p. 207).
Va ordinata , con provvedimento d'urgenza, la revoca della segnalazione di un credito in sofferenza operata da un istituto di credito, alla Centrale rischi della Banca d'Italia, in difetto di accertamento di una condizione di difficolta' economico-finanziaria del cliente cui quella "sofferenza" sia riconducibile. Sussiste il periculum in mora che legittima la concessione del provvedimento d'urgenza nel caso di richiesta di revoca della segnalazione di una sofferenza alla Centrale rischi, poiche' la reiterazione mensile della segnalazione mina la possibilita' per il cliente di ricorrere al credito bancario, causando cosi' una lesione del "diritto all'impresa" (Trib. Palermo 04.11.02, in Giur. Mer., 2003, I, p. 207)
Ai fini della sussistenza del presupposto per la segnalazione di un credito a sofferenza, il debitore deve trovarsi in una situazione d'insolvenza, intesa come incapacita' di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni, secondo il significato del concetto elaborato in relazione all'art. 5 legge fallim., ovvero anche in una situazione che, in considerazione della liquidita' del soggetto, delle sue condizioni finanziarie complessive, della sua capacita' produttiva e/o reddituale, della situazione contingente di mercato in cui opera, dell'importo del credito accordato, dell'ammontare complessivo del credito ottenuto dal sistema creditizio e/o finanziario, ovvero di altri dati indicativi, induca a ritenere la riscossione del credito "a rischio", ossia delle probabilita' di successo non elevate. Pertanto, se e' vero che le banche sono tenute a segnalare le posizioni "a rischio", le stesse, tuttavia, devono operare una valutazione complessiva sulle condizioni economiche e finanziarie del cliente e non possono dar rilievo al semplice ritardo nel pagamento di un debito" (Trib. Salerno 22.04.02, in Dir. Fall., 2002, II, p. 407)
La segnalazione di crediti "in sofferenza", eseguita in difetto delle condizioni giustificative, legittima il ricorso alla tutela cautelare atipica in mancanza della quale la banca sarebbe sottratta ad ogni sindacato di merito nell'assolvimento delle incombenze imposte dall'autorita' di vigilanza. Non potendo il diritto di iniziativa economica e la reputazione commerciale essere risarciti interamente per equivalente, il pericolo presenta i requisiti sia dell'imminenza che dell'irreparabilita'. Per addivenire alla segnalazione di un credito "a sofferenza", la banca non puo' mai prescindere da un adeguato e ponderato apprezzamento dello stato di difficolta' economica e finanziaria del cliente. La contestazione della misura delle variazioni unilaterali e della capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori, anche quando attenga alla totalita' dei crediti vantati dalla banca e pur in mancanza di una pronunzia giudiziale, non e', di per se' sola, circostanza sufficiente a giustificare tale segnalazione. Una segnalazione erronea alla Centrale dei rischi puo' determinare la lesione del diritto di impresa, puo' incidere sul regime della libera concorrenza e sullo stesso sistema creditizio. Il danno per la lesione del diritto di impresa e' in re ipsa, essendo plausibilmente ostacolato il futuro svolgimento dell'attivita' imprenditoriale (Trib. Potenza, 04.05.01, in Giur. Comm., 2003, II, p. 210)
La segnalazione alla Centrale rischi dei nominativi degli attori e dei saldi negativi dei loro conti correnti da parte della banca prima della formale revoca degli affidamenti non e' condotta corrispondente ai canoni di diligenza professionale come codificati nelle regole proprie del settore emanate dalla Banca d'Italia. Tale condotta ben puo' quindi integrare specifico titolo di responsabilita' della banca verso i correntisti, in quanto il mancato rispetto delle regole di cautela individuate dall'ordinamento professionale risulta uno specifico indice sia della sussistenza di colpa rilevante ex art. 2043 cod. civ. sia della violazione dei canoni di correttezza e buona fede richiesti nello svolgimento di ogni rapporto obbligatorio secondo le norme generali ex artt. 1715, 1374, 1375 cod. civ.. Rispetto al profilo del danno alla immagine personale, l'accertamento di una lesione della onorabilita' della persona (vale a dire di una posizione soggettiva di per se' tutelata dall'ordinamento in quanto correlata alla stessa identità di ciascun individuo) determina in re ipsa anche l'accertamento di un danno risarcibile, da liquidarsi equitativamente e indipendentemente dalla prova di un concreto nocumento agli interessi commerciali e patrimoniali del soggetto leso (Trib. Milano 19.02.01, in Giur. It., 2002, p. 334)
Tralasciando l'ipotesi della perdita, in linea di massima può ritenersi che l'istituto di credito, per effettuare un corretto appostamento tra un incaglio non soggetto a segnalazione ed una sofferenza che va invece trasmessa debba, in pratica, stabilire se la controparte versi " in stato di insolvenza, anche non accertato giudizialmente, o in situazioni sostanzialmente equiparabili, indipendentemente dall'esistenza di garanzie o dalla previsione di perdita" (Trib. Cagliari 25.10.00, in BBTC, 2002, II, p. 442)
L'appostazione di un credito a sofferenza e la conseguente segnalazione presso la Centrale dei Rischi può avvenire solamente in caso di insolvenza, anche se non accertata giudizialmente, ovvero in situazioni equiparabili: per la prima ipotesi, e' chiaro il riferimento al concetto di insolvenza previsto dalla legge fallimentare, per cui la segnalazione in questione deve avvenire nelle ipotesi di cronica incapacità del correntista di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni; per quello che riguarda invece le "situazioni equiparabili", deve ritenersi che queste ricorrano nelle ipotesi di oggettiva difficoltà economica-finanziaria del correntista. Nell'ambito di un rapporto di conto corrente ed apertura di credito, la banca, avendo l'obbligo di comportarsi secondo buona fede, non deve procedere a segnalazioni presso la Centrale dei Rischi in assenza dei presupposti, ne', tanto meno, a segnalazioni abusive, e cioè intenzionalmente dirette a comunicare dati non veritieri riguardo ai propri clienti: ciò in considerazione dell'interesse del correntista a non subire segnalazioni che, oggettivamente, potrebbero pregiudicare il suo futuro accesso al credito e misure gravemente la sua reputazione commerciale, con conseguente danno non solo all'immagine imprenditoriale, ma anche strettamente patrimoniale, sotto il profilo della riduzione della possibilità di investimenti (Trib. Brindisi 26.09.00, in BBTC, 2002, II, p. 219)
Il giudice ritiene che tra le due cause vi sia un rapporto di continenza, essendo pacifico in giurisprudenza che Il giudicato sostanziale conseguente alla mancata opposizione di un decreto ingiuntivo copre non soltanto l'esistenza del credito azionato, del rapporto di cui esso e' oggetto e del titolo su cui il credito ed il rapporto stessi si fondano, ma anche l'inesistenza di fatti impeditivi, estintivi e modificativi del rapporto e del credito precedenti al ricorso per ingiunzione e non dedotti con l'opposizione (Cass. 15178/00).
Si auspica un intervento legislativo che regolamenti tassativamente le modalità di comunicazione ed iscrizione di dati sensibili alla Centrale dei rischi, precludendo altresì ad altre banche private di trattare i dati relativi al credito ed inibendo nei contratti standard finanziari e bancari la raccolta di autorizzazioni a trattare dati sensibili.
Lecce – Roma, 02 settembre 2003 Avv. Antonio Tanza