Source: http://www.puntosicuro.it/sicurezza-sul-lavoro-C-1/altro-C-8/in-tema-di-valore-etico-della-salute-sicurezza-sul-lavoro-AR-15541/
Timestamp: 2016-05-26 10:37:40+00:00
Document Index: 108311053

Matched Legal Cases: ['art.\n2', 'art. 2', 'art. 41', 'art. 2087', 'art.\n32', 'art. 9', 'art. 46', 'art. 2087', 'art. 15', 'art.\n2087', 'art. 20', 'art. 29', 'art. 35', 'art.36', 'art. 18', 'art. 26', 'art. 33']

14 gennaio 2016 - Cat: Altro
Dalla Costituzione al Decreto 81: quale deve essere il valore etico attribuibile alla sicurezza sul lavoro. Di Pietro Ferrari.
Di fronte al profilarsi di
pericolose involuzioni -anche in sede di Commissione europea- rispetto alle
politiche di prevenzione e protezione in ambito lavorativo, è forse non inutile
fermarsi a considerare quello che deve essere il valore etico attribuibile alla
sicurezza sul lavoro (altri ha detto, e dirà, sul valore propriamente
Se davvero vogliamo ragionare,
oggi, intorno al tema del valore etico della sicurezza sul lavoro, non
possiamo esimerci dallo sforzo di individuare, di “ricostruire” la traccia
storica che ci consenta di articolare il discorso.
E' una traccia <antica> e
di straordinaria importanza quella che si vuole considerare: essa rappresenta
il solco tracciato molti anni fa dalla Costituzione della Repubblica per
regolare il nostro vivere civile e democratico.
Datore di Lavoro RSPP - Datore di Lavoro RSPP (Rischio Basso) - Aggiornamento 6 oreCorso online di aggiornamento per Datori di Lavoro RSPP (DLSPP) nelle aziende a Rischio Basso Perché dunque partire dalla
Costituzione? E cosa rappresenta la nostra Costituzione?
Le Costituzioni, in generale,
rappresentano le regole fondamentali che una organizzazione sociale complessa,
qual è lo stato democratico moderno, adotta per regolare il proprio
Ma la nostra Costituzione ha, in
più, una caratteristica: essa è nata, alla fine della tragica esperienza della
seconda guerra mondiale, dalla lotta di resistenza. In questa lotta, i lavoratori
(operai e contadini) hanno svolto, con le proprie organizzazioni, un ruolo
fondamentale ed hanno pagato un grave prezzo per giungere al giorno della
Con questa lunga lotta, alfine
vittoriosa, la classe dei lavoratori si è emancipata definitivamente dalla
condizione di subalternità, ponendo la dignità ed il valore del suo ruolo quale
base fondante della convivenza sociale.
E' per questo che nel primo
articolo dei Principi Fondamentali la Carta Costituzionale stabilisce che “L'Italia
è una Repubblica fondata sul lavoro”. A differenza di quanto stabilito nel
previgente “Statuto Albertino”, all'interno del quale il cardine del sistema
dei diritti statutari era costituito dal diritto di proprietà.
Ma facciamo ora un passo indietro
e torniamo a quella fase storica denominata “Periodo costituzionale
transitorio” che è compresa tra il 25 luglio 1943 (caduta del governo fascista,
arresto di Mussolini e nomina del generale Badoglio quale capo del Governo) ed
il 1°gennaio 1948 (entratain vigore della Costituzione).
Nel periodo compreso tra la
caduta del governo fascista e l'ingresso a Roma delle truppe alleate (4 giugno
1944) si affermò un nuovo soggetto politico unitario, il CLN (Comitato di
Liberazione Nazionale) il quale raggruppava i partiti e
le forze che dalla clandestinità avevano combattuto prima il regime
fascista, e poi l'occupazione nazi-fascista.
Dopo la liberazione di Roma il
CLN entrò a far parte del nuovo governo ed il suo presidente, Ivanoe Bonomi, fu
nominato Presidente del Consiglio. Nel frattempo continuavano però
l'occupazione nazifascista e la lotta partigiana nel nord dell'Italia laddove
operava, in clandestinità, il CLN - Alta Italia.
L'anno successivo, conclusa
vittoriosamente la lotta di liberazione (25 aprile 1945), gran parte del
territorio nazionale veniva ricondotto sotto l'autorità formale del governo
“romano” e la sovranità formale del Re. Nuovo Presidente del Consiglio venne
nominato Ferruccio Parri, comandante partigiano del Partito d'Azione, il quale
provvide a istituire il Ministero per la Costituente con il compito di
raccogliere e coordinare i materiali necessari per il lavoro di elaborazione e
stesura che l'Assemblea Costituente sarebbe stata chiamata a svolgere.
Le elezioni del 2 giugno 1946 che
chiamavano i cittadini -e per la prima volta le donne- al voto, li impegnavano
a effettuare la scelta tra monarchia e repubblica e, altresì, a scegliere i
componenti dell'Assemblea Costituente: vinse la scelta repubblicana (con 12.717.923
voti contro 10.719.284) e venne eletta l'Assemblea, con l'assegnazione dei 556
seggi alle diverse parti politiche.
L'Assemblea Costituente della
Repubblica Italiana cominciò i suoi lavori il 25 giugno 1946 in quanto organo
preposto alla stesura di una Carta Costituzionale per la nuova forma dello
Stato italiano: la Repubblica democratica.
La Commissione incaricata di
stendere il progetto generale (cd. “commissione dei 75”) concluse i suoi lavori
nel gennaio 1947. Dopodiché (marzo '47) iniziò il dibattito sul testo in
Qual è dunque il compito che si
poneva ai costituenti? e come lo affrontarono?
In primo luogo si poneva il
difficile compito di ricostituire il tessuto sociale e identitario, dopo le
tragiche lacerazioni prodotte dalla guerra. Si trattava, perciò, anche di
portare a compimento il difficile processo di riconciliazione nazionale;
condizione, questa, necessaria non soltanto per giungere a sentirsi tutti
<cittadini della stessa nazione> ma, altresì, per poter avviare il
faticoso percorso della ricostruzione materiale ed economica.
Per giungere a ciò i padri
costituenti compresero che avrebbero dovuto formulare, nel testo
costituzionale, “i diritti inalienabili e imprescrittibili della persona
umana come presupposto e limite legale permanente all'esercizio di ogni
pubblico potere”, prima ancora che le parti relative ai rapporti civili,
economici e di ordinamento della Repubblica.
E compresero (nonostante l'ultima
lacerazione nel frattempo intervenuta con la rottura del Patto di unità
nazionale) che questo obiettivo generale si sarebbe potuto raggiungere
soltanto tramite lo strumento del compromesso, utilizzato per mediare e
comporre le diverse posizioni.
C'è però compromesso e
Nel caso dei costituenti si
trattò di un compromesso alto. Perché essi si sentirono pienamente investiti
del compito straordinario al quale venivano chiamati in quel preciso frangente
storico e lo affrontarono con un atteggiamento che non è retorico definire
sacrale. Come ebbe a dire uno di essi “La Costituzione è veramente una cosa
sacra; la Costituzione è per il popolo la legge propria che lo garantisce e lo
tutela; è la legge che esso primieramente si dà e che scaturisce dalla sua
situazione storica, dalle sue esigenze morali e religiose e da tutto
quell'insieme che forma il popolo stesso. Noi dobbiamo dare a questa
Costituzione un prestigio di fronte al paese che la renda veramente sacra.”
Italiana entrò in vigore il 1 gennaio 1948.
Se torniamo ora a cercare di
stabilire le connessioni rispetto a quello che è il nostro argomento -cioè che
cosa si voglia e si debba intendere per valore etico della sicurezza sul
lavoro-, dobbiamo subito verificare il dettato costituzionale nelle
formulazioni dettate nei suoi “Principi Fondamentali” (artt. da 1 a 12), e poi
le parti in cui definisce i diritti e i doveri dei cittadini (artt. da 13 a
- L'Italia è una Repubblica
- La sovranità appartiene al
popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
- La Repubblica riconosce e
garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, ...
- Tutti i cittadini hanno pari
dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, ...
- E' compito della Repubblica
rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la
libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana ...
- La Repubblica riconosce a
tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano
- Ogni cittadino ha il dovere di
svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o
una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
- La Repubblica tutela la
salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività,
e garantisce cure gratuite agli indigenti. - ....
- La Repubblica tutela il
- Cura la formazione e
l'elevazione professionale dei lavoratori
- La donna lavoratrice ha gli
stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al
lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della
sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una
speciale e adeguata protezione.
- L'iniziativa economica è
- Non può svolgersi in
contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza,
Vediamo dunque come la nostra
Costituzione stabilisca qui -per quanto di interesse al nostro ragionamento-
alcuni diritti fondamentali e, in quanto tali, inalienabili e garantiti (art.
2). Vale a dire, diritti cd. indisponibili.
Essi sono: il diritto alla salute
(artt. 2, 32, 35, 37, 41), il diritto al lavoro (artt. 1, 2, , 4, 35, 37, 41),
la pari dignità sociale di tutti i cittadini (artt. 3, 4).
Non è difficile notare quanto già
accennato all'inizio rispetto alla nuova dignità conquistata dal ruolo del
lavoratore. Notare cioè come il complesso degli
articoli citati vada a reticolare una sorta di <combinato disposto> che
concorre a definire il principio, riconosciuto e garantito dalla Repubblica
Italiana su decisione
del Legislatore costituzionale (art. 2), ad avere un lavoro che sia
sano, sicuro e dignitoso.
La stessa importantissima
iniziativa economica/imprenditoriale è sottoposta al limite di non potersi
svolgere in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla
sicurezza e alla dignità del lavoratore (art. 41). Sotto questo aspetto,
decisivo risulta quanto dettato dall'art. 2087 del codice civile (1942);
articolo ormai considerato universalmente come <norma di chiusura>
rispetto alla legislazione e alle politiche di prevenzione in materia di salute
L'imprenditore è tenuto ad
adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità
fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.
Ma il dettato costituzionale dice
un'altra cosa ancora, anch'essa decisiva: dice che non solo la salute (e dunque
la salute e sicurezza sul lavoro) è un diritto fondamentale dell'individuo ma
che, nel contempo, essa è un interesse fondamentale della collettività (art.
32). Dunque la condizione di salute del singolo lavoratore -come di qualunque
cittadino- è un problema per tutta la collettività ed ha perciò diritto alla tutela
più alta prevista dalla norma superprimaria, la Costituzione appunto.
E' su queste fondamenta che nel
decennio successivo alla entrata in vigore della Costituzione si svilupperà una
legislazione -molto avanzata per quel tempo- in materia di prevenzione e
protezione dei lavoratori nell'ambiente di lavoro (la cosiddetta “legislazione
tecnica” della metà degli anni '50) sotto forma prevalentemente di DPR (Decreto
Fondamentali il DPR 547/55 “Norme
per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”, il DPR 164/56 “Norme per la prevenzione
degli infortuni sul lavoro nelle costruzioni” e il DPR 303/56 “Norme
generali per l'igiene del lavoro”
Caratteristica di questo tipo di
legislazione era quella di essere di tipo impositivo. Essa imponeva cioè
al datore di lavoro una serie puntuale di obblighi da rispettare e/o di misure da adottare,
ad es. con riguardo alle protezioni nei macchinari o all'igiene degli ambienti,
la cui violazione costituiva violazione di legge diversamente sanzionata, anche
con sanzioni penali. Il lavoratore, per suo conto, doveva limitarsi ad ubbidire
alle eventuali disposizioni impartite dal datore di lavoro. E comunque a rispettare gli apprestamenti protettivi
In generale è da riconoscere che questo sistema di
normative ha rappresentato, in qualche misura, un elemento di protezione che ha
mantenuto la sua validità praticamente fino ai nostri giorni. L'abrogazione di
quel sistema avverrà solo con l'emanazione del Dlgs. 81/08 (ma consistenti tracce
“tecniche” sono ancora rinvenibili nei suoi Allegati).
Si dovranno attendere circa 40
anni perché, con il decreto legislativo n. 626 del 19 settembre 1994, questa
logica venisse capovolta in positivo. Anche se, per il vero, la legge 300/70
(cd. Statuto dei lavoratori) col suo art. 9 aveva in certa misura prefigurato e anticipato la futura direttrice
(Tutela della salute e
dell'integrita' fisica)
I lavoratori, mediante loro rappresentanze, hanno diritto di controllare l'applicazione delle norme per la prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali e di
promuovere la ricerca, l'elaborazione e l'attuazione di tutte le misure idonee
a tutelare la loro salute e la loro integrita' fisica.
Il D.Lgs. 626/94 venne emanato in
(tardo) accoglimento della Direttiva della Comunità Economica Europea n. 391
del giugno 1989 “Direttiva del Consiglio concernente l'attuazione di misure
volte al miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il
lavoro”. La norma comunitaria obbliga infatti gli Stati membri a recepire
nelle rispettive legislazioni le Direttive europee.
Naturalmente, rispetto alle
diverse materie, la Direttiva Comunitaria si limita a dettare le condizioni
generali minime e inderogabili rispetto alle quali gli Stati membri sono
chiamati al recepimento, adeguandole alle normazioni nazionali. Senza dunque
poter trascurare o stravolgere le indicazioni generali dettate dalla Direttiva.
Vale infatti il divieto espresso all'abbassamento delle tutele.
Il D.Lgs. 626 ha capovolto il
modo di concepire la problematica della prevenzione e protezione in materia di
salute e sicurezza sul lavoro (avrebbe anzi dovuto cambiarne radicalmente
l'approccio).
Questa, infatti, non è più
relegata al solo rispetto, da parte del datore di lavoro, di una serie di norme
a carattere “tecnico” (e al conseguente obbligo di disciplina da parte dei
lavoratori) ma si espande a tutti gli attori -nuovi- della prevenzione nei
luoghi di lavoro e a tutti i rischi individuabili in ogni specifica
Anzi proprio questa “partecipazione
equilibrata” (per usare il linguaggio della Direttiva 89/391/CEE) è la
condizione essenziale perché il sistema della prevenzione possa operare
Tra le nuove figure previste dal
D.Lgs. 626 si segnalano il Responsabile del Servizio
di Prevenzione e Protezione aziendale (RSPP), con il compito di collaborare
con il datore di lavoro nella valutazione dei rischi e nella elaborazione del
Documento di Valutazione dei Rischi e di coordinare il servizio di prevenzione
e protezione nelle figure degli addetti (ASPP); il medico competente (MC), che
partecipa alla valutazione dei rischi e provvede alla sorveglianza sanitaria
nei casi previsti dalla normativa vigente; il Rappresentante dei Lavoratori per
la Sicurezza (RLS), il quale deve ricevere, a cura del datore di lavoro, una
adeguata e specifica formazione, venire consultato rispetto alla valutazione
dei rischi e ai programmi della prevenzione e che, più in generale, ha il
compito di verificare che le condizioni di tutela vengano
adottate e costantemente rispettate.
Per la prima volta, il D.Lgs. 626
prevede anche l'obbligo per il datore di lavoro di fornire ai lavoratori una
informazione e formazione sufficienti, adeguate e non episodiche.
Nei suoi circa 14 anni di
vigenza, il D.Lgs. 626/94 (con le modifiche e integrazioni successivamente intervenute
sul testo originario) ha offerto grandi possibilità per il miglioramento delle
condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e suscitato negli RLS sensibili
aspettative in questo senso.
Purtroppo, pur riconoscendo al
decreto una funzione protettiva e -grazie all'apparato sanzionatorio-
deterrente rispetto alle ipotesi di violazione, pur riconoscendo agli enti
istituzionalmente preposti alla vigilanza (in primo luogo i Servizi di
Prevenzione delle ASL) un impegno significativo, ciò che è venuto a mancare è
stato proprio lo spirito collaborativo che informava la legge e, prima ancora,
la direttiva comunitaria, la quale rappresenta fonte primaria e inderogabile.
In via generale non è stata cioè
superata, da parte delle imprese, la diffidenza nel far partecipare i
lavoratori e le loro rappresentanze alla organizzazione della prevenzione;
anche perché, non di rado, quest'ultima risultava ignorata, o percepita come
costo “non sostenibile” e inutile aggravio burocratico. (non pare inutile richiamare, in questo
contesto, l'inattuata previsione costituzionale dell'art. 46: “Ai fini della
elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della
produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare,
nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.”)
A ciò si aggiunga che, permanendo
in vigore tutta la complessa decretazione degli anni '50 e quella via via
succedutasi, s'era venuta a determinare una sorta di “iperfetazione” di leggi e
regolamenti che rendevano la materia di difficile accessibilità e
Il problema che, a quest'altezza,
si poneva al legislatore, era quello di accorpare, armonizzandola ed
integrandola, una legislazione/normazione vasta e complessa; per di più
soggetta, a progressive rivisitazioni e modifiche.
Tale problema, a dire il vero,
era già stato posto dalla legge di riforma sanitaria del 1978 (la 833/78
“Istituzione del servizio sanitario nazionale”) nella parte in cui
sollecitava il legislatore a procedere ad un riassetto e a una rivisitazione
A partire da allora, si
succedettero diverse prefigurazioni di “riforma” e una proposta organica (ma
scellerata) di Testo Unico che il governo del 2005 fu poi costretto a ritirare, sostanzialmente in conseguenza della pronuncia
sfavorevole del Consiglio di Stato e del parere negativo delle Regioni.
Quella esigenza, posta già dalla
legge del 1978, venne finalmente risolta dal legislatore del 2008 con
l'emanazione del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81.
legislativo del 9 aprile 2008, n. 81, che si presentava fattualmente come
Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro pur non avendone
qualificazione formale, soddisfaceva alla delega formulata un anno prima dalla
legge 123/07 “Misure in tema di salute e sicurezza e delega al Governo per
il riassetto e la riforma della normativa in materia”.
Il Governo è delegato ad
adottare, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge,
uno o più decreti legislativi per il riassetto e la riforma delle disposizioni
vigenti in materia di salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro,
Cosa fa il D.Lgs. 81/08,
modificato dal decreto integrativo e
correttivo 106/09?
Esso adempie al compito di
rendere omogenea ed aggiornata (rispetto alle direttive comunitarie, alla normazione tecnica internazionale ed alla
giurisprudenza consolidata) tutta la materia di salute e sicurezza nei luoghi
di lavoro. Dunque anche abolendo grandissima parte della precedente
legislazione di riferimento o, per certa parte, incorporandola.
Non è qui compito di addentrarci
in specifiche valutazioni dei contenuti del Testo Unico.
Nostro compito è invece quello di
individuare gli elementi di tali contenuti che possano riconnetterci al
ragionamento su che cosa debba intendersi per <valore etico della
sicurezza>.
Tali elementi sono quelli che
“riassumono” e richiamano il dettato -e lo spirito- costituzionale, saldando
(soprattutto) gli articoli 35 e 41 della Costituzione con la norma generale
stabilita dall'art. 2087 del codice civile.
interesse della collettività;
− l'iniziativa
economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da
recar danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana;
− l'imprenditore
è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la
particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare
l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro.
Ecco dunque che l'art. 15 del
D.Lgs. 81/08 elencando diffusamente le misure di tutela definisce il
sovraordinato obbligo generale di sicurezza posto a carico del datore di lavoro dall'art.
2087. In primo luogo nei confronti dei lavoratori; e però anche nei
confronti di terzi -presenti sul luogo di lavoro- e dell'ambiente esterno (si
pensi solo ai danni da emissioni nocive o da smaltimento di rifiuti tossici).
E tuttavia anche il lavoratore è
sottoposto all'obbligo di sicurezza: nei confronti di sé stesso, come nei
confronti dei colleghi di lavoro, come nei confronti di terzi, ad es.
lavoratori di altre imprese che si trovino a operare su quel luogo di lavoro,
visitatori, clienti etc. .
Ciò proprio perché la salute -che
è un bene indisponibile (cioè non riducibile, né contrattabile)- non
rappresenta soltanto un diritto fondamentale dell'individuo (si parla,
giuridicamente, di diritto soggettivo perfetto) ma, nel contempo, rappresenta
un interesse altrettanto fondamentale per la collettività; basti pensare agli
altissimi costi umani, sociali ed economici degli infortuni e delle malattie
E' per questo che l'art. 20 del
Dlgs. 81/08 procede a definire gli obblighi dei lavoratori,
indicando nel primo comma l'obbligo generale:
1. Ogni lavoratore deve
prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone
presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni od
omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi
Vediamo dunque come il cerchio
del ragionamento vada a chiudersi.
Abbiamo percorso e considerato,
sia pure in modo estremamente sintetico, una <lunga storia>.
E' la nostra storia. Quella dei
nostri padri e dei “padri” costituenti.
Storia fatta dalle donne e dagli
uomini di questa Repubblica (res publica) democratica (démos cràtos) [1],
dalle loro intelligenze e dalla loro passione, per una società progressiva.
di faticoso avanzamento sociale, del tutto diverso dalle “magnifiche
sorti e progressive” della celebre critica leopardiana.
In questo senso, dobbiamo
intendere l'etica, sul piano socio-politico, come
il complesso delle leggi più nobili delle quali una società si dota per
regolare il proprio svolgimento.
E invece, sul piano morale, essa
deve intendersi -secondo le parole di Antigone nella grande tragedia di
Sofocle- come le “eterne leggi non scritte”.
cosa pubblica e potere del popolo, dunque governo da parte del popolo della
cosa pubblica; in questo senso anche costituzione democratica (cfr. politeia -che è il termine platonico
tradotto come “Repubblica”-, in L. Rocci. diz. Greco-Italiano: b) spec. governo
democratico; costituzione democratica; repubblica, Isocrate; Seneca; Demostene).
Commenta questo articolo!Rispondi Autore: Massimo Gili06/03/2016 (22:27:29)Bando MIUR Piemonte 2016
•	individuazione dei fattori di rischio, analisi e valutazione di tutti i rischi, individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro e per le varie attività degli Uffici dell’USR, sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione, delle modalità operative, delle caratteristiche e stato della manutenzione degli edifici in cui gli Uffici sono ubicati, compresi la redazione, revisione, aggiornamento del DVR esistente e del Piano di gestione emergenze, per le parti che lo richiedono, comprese, ove necessario, le planimetrie dei Piani di sfollamento, e comprese le rielaborazioni di cui all’art. 29 c. 3 •	elaborazione, per quanto di competenza, delle misure preventive e protettive di cui all’articolo 28, comma 2 e dei sistemi di controllo di tali misure;
•	elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attività degli Uffici dell’USR;
•	proposta e svolgimento dei programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
•	partecipazione alle consultazioni e riunioni in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro, ad eventuali riunioni con l’Ente proprietario dell’edificio o organi competenti in materia di sicurezza, alla riunione periodica annuale di cui all’articolo 35 nonché alle altre riunioni periodiche di cui all’art. 35 c. 4 •	informativa ai lavoratori di cui all’art.36;
•	sopralluoghi periodici necessari a valutare i rischi e alla revisione del DVR, in collaborazione con il Medico Competente e RLS;
•	segnalazione scritta tempestiva di possibili criticità e vulnerabilità dell’edificio e consulenza nell’elaborazione di richieste all’Ente Proprietario ai sensi dell’art. 18 c. 3 e di circolari interne a tutela del personale supporto costante al Datore di Lavoro e ai Dirigenti per qualsiasi problematica inerente la salute e la sicurezza dei lavoratori; •	eventuali sopralluoghi richiesti dal DL, su chiamata, per insorgenza di interventi non programmabili ed urgenti; •	partecipazione, elaborazione di reportistica, verbalizzazione e quanto necessario ad attestare la regolarità della Riunione periodica annuale; •	organizzazione ed assistenza all’annuale prova di evacuazione, diretta ed organizzata dal Coordinatore dell’emergenza interno dell’Ufficio; •	verifica della completezza della documentazione e della rispondenza ai requisiti di sicurezza degli stabili ed elaborazione per ogni edificio di un prospetto elencante le carenze tecniche /documentali da inviare all’Ente Proprietario; •	-redazione del DUVRI di cui all’art. 26 per la parte di competenza del Datore di Lavoro/Dirigente o, nei casi in cui il DUVRI non fosse prescritto, dei Piani di coordinamento per tutti gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria;
•	Reperibilità telefonica nei casi di emergenza, ispezioni degli organi di vigilanza, consulenze urgenti, per tutto il periodo di svolgimento dell’incarico e nell’orario di funzionamento degli uffici; •	Presenza nelle sedi degli Uffici dell’USR, per quanto possibile, su chiamata del Datore di Lavoro/Dirigenti per far fronte a situazioni di rischio improvviso che richiedano un sopralluogo immediato o per fornire consulenza tecnica in occasione delle ispezioni degli organi di vigilanza; •	Aggiornamento normativo in materia di sicurezza e salute dei lavoratori, tramite e –mail all’Uff. che verrà indicato, degli estremi e del testo integrale dei nuovi provvedimenti, nonché di una sintesi con le istruzioni applicative degli adempimenti a carico del Datore di Lavoro
QUESTO è IL VALORE ETICO DELLA SICUREZZA?
Rispondi Autore: carmelo catanoso07/03/2016 (10:18:45)Leggendo quanto proposto da Gili, viene da chiedersi come mai nessun PM si sia mai chiesto, a fronte di un reato d'evento, quale fosse l'importo con cui era stato aggiudicato l'appalto di servizi e se l'importo fosse stato tale da permettere al soggetto aggiudicatario di espletare compiutamente almeno gli obblighi previsti dall'art. 33 del D. Lgs. n° 81/2008. Ricordo che fin dai primi anni '80 ci sono pronunce della Cassazione Penale che censurano il comportamento di committenti che avevano aggiudicato lavori con un importo tale che non avrebbero palesemente permesso la corretta e completa esecuzione degli stessi in riferimento alla sicurezza. Questo principio che è quello della cosiddetta "culpa in eligendo" dovrebbe trovare spazio anche in queste situazioni dove si affidano incarichi a questi prezzi (il collega che prende questo lavoro a questo prezzo, in genere ne prende altri 30 identici con una qualità del servizio offerto facilmente immaginabile). Se andassimo a rapportare il compenso di 800 euro all'ora di lavoro, il collega verrebbe pagato meno del 50% di quanto viene retribuita una colf. Evidentemente, è questa la reale considerazione che le nostre istituzioni hanno delle funzioni del RSPP. Visto che in Italia abbiamo un sistema prevenzionale da manutenzione a guasto, sarebbe il caso che qualche PM, al prossimo grave infortunio, si svegliasse anche in una Regione come il Piemonte dove, fino a qualche mese fa, si aprivano inchieste praticamente su qualunque cosa, ed andasse ad intervenire su una delle cause prime della genesi di questi eventi. Per la situazione strutturale dei nostri edifici scolastici, stendiamo un velo pietoso........