Source: http://consiglioaperto.blogspot.com/2013/02/
Timestamp: 2017-06-27 03:41:45+00:00
Document Index: 93380406

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 96', 'art. 1123', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 183', 'art.13', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 21', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 380', 'sentenza ', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 2']

consiglioaperto: febbraio 2013
GIUSTIZIA: VENERDI' E SABATO 2° RAPPORTO SU GIUSTIZIA CIVILE ITALIANA.
(AGENPARL) - A Roma, presso la Corte di cassazione - Aula magna, venerdì 1 marzo (dalle 9.30 alle 19) e sabato 2 marzo (dalle 9.30 alle 13.30) ci saranno due giorni di dibattito e confronto dal contenuto fortemente pratico tra gli esponenti più prestigiosi dell’avvocatura (soprattutto civilistica), della magistratura (a partire dal primo presidente della Cassazione, al vicepresidente del Csm, al presidente dell'Anm) e dell’università sulla giustizia civile e sulle prospettive di riforma del processo in vista dell'inizio della nuova legislatura.
"Partendo dal presupposto che tutti conosciamo le carenze di uomini e mezzi della giustizia e che i reiterati tentativi di riforma della giustizia civile hanno dato esiti negativi (peggiorando anzi la situazione), è necessario che Avvocatura e Magistratura unite si 'rimbocchino le maniche' e facciano comunque funzionare la Giustizia nei termini massimi previsti dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (e cioè tre anni per il giudizio di primo grado, due anni per giudizio di appello ed uno per quello di cassazione). Tutto ciò non è assolutamente velleitario, ma è certamente possibile, come dimostrano le note esperienze di alcuni grandi uffici giudiziari (ad esempio corte d’appello e tribunale di Torino, tribunale di Genova)".
Spiega Renzo Menoni, presidente dei civilisti italiani. I lavori si articolano in quattro sessioni. Venerdì mattina, a partire dalle 9.30, dopo l'introduzione del presidente Uncc Renzo Menoni, del primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo e del vicepresidente del Csm Michele Vietti, si terrà la prima sessione: 'Le riforme che si sono succedute dagli anni '90 ad oggi hanno migliorato il funzionamento della giustizia civile? Bilancio di un ventennio'.
Nel pomeriggio, dalle 14.30 in poi, altre due sessioni: 'Il processo civile può funzionare, hic et nunc, senza ulteriori riforme legislative?' e 'I mezzi alternativi per la risoluzione delle controversie (arbitrato - conciliazione partecipativa - mediazione)'.
Sabato, dalle 9.30 alle 13.30, tavola rotonda su 'Riflessioni e proposte' alla quale partecipano il presidente del Cnf Guido Alpa, i professori Federico Carpi (presidente dell'Associazione italiana fra gli studiosi del processo civile) e Claudio Consolo, il primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo, il presidente dell'Uncc Renzo Menoni e il presidente dell'Anm Rodolfo Sabelli.
Condominio:il creditore del Condominio può agire esecutivamente anche contro i singoli condomini, ma solo in proporzione alle rispettive quote.
Questo è il principio ribadito dalla III sezione della Suprema Corte, con la sentenza n. 4238 dell’8 novembre 2012, depositata il 20 febbraio 2013.
Infatti, la Cassazione, con la sentenza a Sezioni Unite n. 9148/08, aveva stabilito il seguente principio di diritto: “…considerato che l’obbligazione ascritta a tutti i condomini, ancorché comune, è divisibile trattandosi di somma di danaro e che la solidarietà nel condominio non è contemplata da alcuna disposizione di legge, prevale l’intrinseca parziarietà dell’obbligazione, di talché, conseguita la condanna dell’amministratore, quale rappresentante dei condomini, il creditore può procedere all’esecuzione individualmente nei confronti dei singoli condomini, secondo la quota di ciascuno e non per l’intero”.
Nel caso deciso dalla sentenza che qui si commenta, il ricorrente aveva impugnato la sentenza del Tribunale di Roma che aveva accolto, parzialmente, l’opposizione all’esecuzione da egli presentata nei confronti di S.G. e relativa alla procedura esecutiva promossa da quest’ultimo.
La questione riguardava una sentenza con cui il Tribunale aveva condannato il Condominio di via XXX a pagare al condomino S.G. la somma di € 100.000 oltre interessi quantificati in ben 70.938,76 €; a seguito di detta pronuncia, il condomino S.G. aveva iniziato l’esecuzione nei confronti del condomino poi opponente, poiché il Condominio aveva pagato il debito di cui alla sentenza solo parzialmente.
Il condomino “vittorioso”, aveva quindi notificato atto di precetto, nei confronti del condomino F.N., per l’importo residuo di € 115.396,69, con la conseguenza che il suddetto aveva immediatamente proposto opposizione sostenendo, oltre al fatto che egli era stato parte del giudizio dinanzi al Tribunale e aveva transatto la questione, che in ogni caso egli avrebbe potuto rispondere solo per la propria quota, pari a € 7.067,69 e non certo per l’intero debito condominiale.
Si era costituito il condomino opposto, sostenendo che l’opponente sarebbe stato tenuto al pagamento integrale, in quanto obbligato in solido con il condominio.
Il Tribunale, in accoglimento dell’opposizione all’esecuzione, stabilì che il condomino opposto aveva diritto di procedere con l’esecuzione nei confronti di N.F. per la sola somma di € 2.958,23, relativa alla quota di sua proprietà, e non per l’intero, condannando l’opposto al pagamento delle spese legali.
In seguito, N.F. propose ricorso in Cassazione, con due motivi, mentre il condomino G.S. (l’opposto) ha resistito con controricorso e ricorso incidentale, anch’esso affidato a due motivi.
Il ricorrente insisteva sul fatto che, avendo egli definito il giudizio con transazione, non avrebbe dovuto essere destinatario degli effetti della sentenza.
La Suprema Corte ha rigettato tutti i ricorsi, considerandoli infondati. In particolare, oltre a considerare infondati i motivi meno importanti, quali quelli relativi all’avvenuta transazione (che era stata raggiunta per la posizione personale ma non per quella di condomino) e alla mancata condanna per responsabilità aggravata ai sensi dell’art. 96 c.p.c., ha affrontato ancora una volta un tema, quale quello della possibilità di escutere i singoli condomini per debiti del condominio, assai dibattuto in passato.
Infatti, sino all’emissione del già citato principio di diritto, la giurisprudenza era stata alquanto altalenante, tanto che in alcuni casi era stata consentita l’esecuzione, nei confronti del singolo condomino, per l’intero debito.
La Suprema Corte, in questo caso, si è uniformata al principio di diritto enunciato nel 2008, che prevede la possibilità, per il creditore del Condominio, di agire nei confronti del singolo condomino, ma esclusivamente nei limiti della rispettiva quota parte: “considerato che l’obbligazione ascritta a tutti i condomini, ancorché comune, è divisibile, trattandosi di somma di danaro; che la solidarietà nel condominio non è contemplata da nessuna disposizione di legge e che l’art. 1123 cit, interpretato secondo il significato letterale e secondo il sistema in cui si inserisce, non distingue il profilo esterno e quello interno; rilevato, infine, che – in conformità con il difetto di struttura unitaria del condominio, la cui organizzazione non incide sulla titolarità individuale dei diritti, delle obbligazioni e della relativa responsabilità – l’amministratore vincola i singoli nei limiti delle sue attribuzioni e del mandato conferitogli in ragione delle quote: tutto ciò premesso, le obbligazioni e la susseguente responsabilità dei condomini sono governate dal criterio dalla parziarietà.
Ai singoli si imputano, in proporzione alle rispettive quote, le obbligazioni assunte nel cosiddetto “interesse del condominio”, in relazione alle spese per la conservazione e per il godimento delle cose comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza.
Pertanto, le obbligazioni dei condomini sono regolate da criteri consimili a quelli dettati dagli artt. 752 e 1295 cod. civ., per le obbligazioni ereditarie, secondo cui i coeredi concorrono al pagamento dei debiti ereditali in proporzione alle loro quote e l’obbligazione in solido di uno dei condebitori tra gli eredi si ripartisce in proporzione alle quote ereditarie.
Per quanto riguarda la richiesta di considerare i singoli condomini come responsabili in solido, la suddetta sentenza, emanata come detto dalle Sezioni Unite, ha stabilito che “nessuna norma di legge espressamente dispone che il criterio della solidarietà si applichi alle obbligazioni dei condomini” e che, quindi, il singolo condomino debba rispondere del debito condominiale solo per la quota di sua proprietà e non sia tenuto al pagamento, in solido con il condominio, dell’intero debito.
Di conseguenza, in applicazione di detti principi, ha ritenuto corretta la decisione del Tribunale che, riducendo la cifra dovuta dall’opponente nei limiti della quota di proprietà, ha ritenuto validi, nei confronti di N.F., il precetto e il pignoramento posti in essere da parte di S.G. e ha rigettato ricorso, controricorso e ricorso incidentale, compensando le spese del giudizio di Cassazione.
Avv. Luca Tantalo del Foro di Roma
Il Cnf ha predisposto lo schema di decreto dei nuovi parametri forensi, in attuazione dell’articolo 13 del nuovo ordinamento professionale, che sarà inviato “nei prossimi giorni” agli Ordini, alle Associazioni, alla Cassa forense e all’Oua per opportuna consultazione.
Il punto della situazione, alla luce del nuovo ordinamento e “della necessità di provvedere al più presto per superare il decreto Parametri 140/2012” (assunto sulla base del decreto Cresci-Italia e impugnato davanti al Tar del Lazio, per eccesso di potere a causa degli ingiustificati abbattimenti dei valori) è stato fatto dal plenum del Cnf nella seduta amministrativa di venerdì scorso, a conclusione della quale è stata licenziata la proposta della commissione coordinata da Aldo Morlino.
UNISA: convegno organizzato dal Corso Perfezionamento Diritto Unione Europea.
Porcellum (Legge n. 270/2005): come funzionano legge elettorale, astensione e premio maggioranza.
L’attuale legge elettorale svuota di significato le elezioni e toglie al Parlamento la sua funzione “rappresentativa”, ma l’astensione dal voto non servirà a evitare l’attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione vincitrice.
Fu lo stesso Calderoli, suo inventore, a soprannominare l’attuale legge elettorale “Porcellum”, per via del perverso funzionamento che lascia all’elettore solo un minimo margine decisionale.
A scegliere infatti il candidato che andrà ad occupare il seggio non è il cittadino, ma la segreteria del partito al momento del deposito della lista elettorale.
Questo vuol dire che il cittadino, dentro l’urna, può scegliere solo il simbolo (il partito) e non anche il candidato. Per esempio: qualora l’elettore ponesse la propria fiducia sull’ultimo candidato nella lista, a passare il turno sarebbe sempre, per primo, il capolista e solo dopo questi, se avanzano seggi, anche gli altri candidati in ordine decrescente.
In altre parole, il cittadino subisce la precedente scelta fatta a tavolino dai partiti. I politici vengono “imposti” e, di fatto, gli elettori non possono decidere i propri rappresentanti. La critica, ovviamente, è che tale legge elettorale toglie alle elezioni il proprio significato democratico.
L’elettore vota tracciando un solo segno (una “X” o un semplice tratto) sul solo contrassegno della lista prescelta. Nel caso di coalizioni tra più partiti, il segno va sempre posto solo sul simbolo della singola lista che si intende votare e non sull’intera coalizione. Se il segno della “X” dovesse sconfinare su altri simboli, il voto si intende riferito al contrassegno su cui insiste la parte prevalente del segno stesso ed è dunque valido.
La coalizione più votata è considerata quella che ottiene la maggioranza relativa, ossia la maggioranza dei cittadini che si sono recati alle urne e il cui voto sia valido. Non viene quindi considerata, ai fini del calcolo della maggioranza, l’intera popolazione italiana avente diritto al voto, ma solo quella che abbia materialmente votato.
Alla coalizione più votata viene attribuito il cosiddetto premio di maggioranza (consistente nel 55% dei seggi a disposizione): e ciò a prescindere da quale sia la percentuale di voti raccolta e dalle schede nulle (non votanti e schede nulle non vengono quindi conteggiate nel premio di maggioranza). Gli unici limiti che le liste o le coalizioni devono superare sono solo le soglie di sbarramento .
Queste precisazioni sono particolarmente importanti per sfatare le voci circa l’utilità dell’astensione dal voto, utile – secondo alcuni – a evitare il premio di maggioranza. Facciamo un esempio. Immaginiamo una popolazione di 100 persone e tre partiti candidati (“A”, “B” e “C”). Mettiamo che 40 persone si astengano dal voto e le altre 50 invece vadano a votare. Poniamo che 20 persone votino per “A”, 13 per “B” e 7 per “C”. In tal caso, “A” otterrà il premio di maggioranza, nonostante ben il 40% dei cittadini si sia astenuta dal voto. Con la conseguenza che, chi non intende andare a votare dovrà accettare di subìre la scelta fatta, al posto suo, dagli altri elettori.
Come funziona il premio di maggioranza.
Il funzionamento del premio di maggioranza è diverso tra Camera e Senato.
In entrambi i casi, il premio consiste nel garantire al vincitore delle elezioni il 55% dei seggi. Tuttavia, al Senato, il premio funziona su base regionale (e non nazionale, come alla Camera).
Per poter conquistare i seggi, ogni partito deve ottenere un numero minimo di voti: è ciò che si chiama “sbarramento”.
Lo sbarramento alla Camera. Per occupare i seggi alla Camera, ogni partito o lista deve ottenere almeno il 4% dei voti nazionali; le coalizioni di più partiti, invece, per superare lo sbarramento, devono ottenere almeno il 10%.
Le liste collegate a una coalizione che abbia superato lo sbarramento partecipano alla ripartizione dei seggi solo se superano il 2% dei voti; partecipa inoltre alla ripartizione il primo partito al di sotto di questa soglia all’interno della stessa coalizione.
Lo sbarramento al Senato. Per occupare i seggi al Senato, ogni partito o lista deve ottenere almeno l’8% dei voti mentre le coalizioni devono ottenere almeno il 20%.
Le liste collegate ad una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 3% dei voti. La differenza con la Camera è che le soglie e il premio di maggioranza non sono calcolati sui voti nazionali, ma su base regionale.
Per tale motivo alcune regioni, più popolose (e quindi con diritto a più seggi) risultano più importanti di altre ai fini del calcolo delle maggioranze.
Abolizione dell’appello: da Mentana è Ingroia che imita Crozza (documento UCPI).
In una campagna elettorale in cui il tema delle riforme di giustizia viene in genere maltrattato, il meno che ci si poteva aspettare da un giornalista di vaglia come Enrico Mentana, era un invito ad Antonio Ingroia ad esporre con chiarezza il contenuto di alcune delle paradossali idee che propaganda, come quella di abrogare il giudizio di appello.
Invece, di fronte all'affermazione dell’ex pm - che senza riuscire a spiegare si limitava a rispondere che a contrastare questa assurdità sarebbero solo le Camere Penali - Mentana è stato al gioco, traducendo l'affermazione del candidato nel trito clichè degli avvocati che sono contro per ragioni di bottega preoccupati di perdere, con l’appello, qualche occasione di lavoro.
Con ciò è sfumata l’occasione di ricordare al candidato non solo le serie ragioni giuridiche che militano contro questa boutade - e si ritrovano in qualsiasi documento licenziato dall’Unione Camere Penali Italiane da una ventina di anni ad oggi – ma anche, molto più semplicemente, che senza l’appello Enzo Tortora sarebbe morto “camorrista”.
Destino infame che toccherebbe ogni anno - se la proposta di Ingroia diventasse legge - anche a molti altri cittadini le cui condanne, sbagliate, vengono riformate dalle Corti di Appello.
Ma se il giornalista, per parafrasare la rozza logica che tanto piace a certi procuratori, “poteva non sapere”, Ingroia invece ben conosce quelle motivazioni e la loro fondatezza, condivisa dai migliori giuristi, anche quelli che di processi non vivono.
Lui, almeno, avrebbe dovuto rifiutare la scorciatoia banalizzante, precisando il proprio pensiero attraverso la confutazione dei motivi - serissimi - che gli vengono opposti dagli avvocati penalisti italiani nell’interessi di tutti i cittadini.
Il candidato ha condiviso al volo una scorciatoia così triviale e, sfoderando il suo sorriso ammiccante – quello che allude ma non dice per mancanza di argomenti - si è trasformato nella sua più riuscita imitazione: Crozza.
Solo che non ha fatto ridere.
Unione Camere Penali Italiane La Giunta Roma, 22 febbraio 2013
Riflessioni e orientamenti per le prossime elezioni politiche.
Cari fedeli, solo dopo lunga riflessione ho deciso di dirvi parole di orientamento per il prossimo appuntamento elettorale.
Di parole ne avete sentite tante in queste settimane; di promesse ne sono state fatte molte. Io non ho nessuna promessa da farvi. Spero solo che le mie parole non siano confuse con altre, perché non nascono da preoccupazioni politiche.
2. E’ necessario avere ben chiaro quali sono le linee architettoniche del nuovo edificio; e quindi anche quale profilo intendiamo dare alla nostra comunità nazionale. Ve lo indico, alla luce del grande Magistero di Benedetto XVI. * La vita di ogni persona umana, dal concepimento alla sua morte naturale, è un bene intangibile di cui nessuno può disporre. Nessuna persona può essere considerata un peso di cui potersi disfare, oppure un oggetto – ottenuto mediante procedimenti tecnici [procreazione artificiale] – il cui possesso è un’esigenza della propria felicità.
* La dicotomia Stato–Individuo è falsa perché astratta. Non esiste l’individuo, ma la persona che fin dalla nascita si trova dentro relazioni che la definiscono. Esiste pertanto una società civile che deve essere riconosciuta. Lo Stato è un bene umano fondamentale, purché rispetti i suoi confini: troppo Stato e niente Stato sono ugualmente e gravemente dannosi.
* Il sistema economico deve avere come priorità il lavoro: l’accesso al lavoro e il mantenimento del medesimo. Esso non può essere considerato una semplice variabile del sistema. Il mercato, bene umano fondamentale, deve configurarsi sempre più come cooperazione per il mutuo vantaggio e non semplicemente come competizione di individui privi di legami comunitari.
Se con giudizio maturo riteniamo che nessun programma politico rispetti tutti e singoli i suddetti beni umani, diamo la nostra preferenza a chi secondo coscienza riteniamo meno lontano da essi, considerati nel loro insieme e secondo la loro oggettiva gerarchia. 4. Raccomando ai sacerdoti e ai diaconi permanenti di rimanere completamente fuori dal pubblico dibattito partitico, come richiesto dalla natura stessa del ministero sacro e da precise norme canoniche.
+ Carlo Caffarra Arcivescovo di Bologna
Condominio: quali sono le delibere assembleari nulle oppure annullabili.
Corte di Cassazione, VI sezione civile, sentenza 13 febbraio 2013, n.3586.
“In tema di condominio negli edifici, debbono qualificarsi nulle delibere dell’assemblea condominiale prive degli elementi essenziali, le delibere con oggetto impossibile o illecito (contrario all’ordine pubblico, alla morale o al buon costume), le delibere con oggetto che non rientra nella competenza dell’assemblea, le delibere che incidono sui diritti individuali sulle cose o servizi comuni o sulla proprietà esclusiva di ognuno dei condomini, le delibere comunque invalide in relazione all’oggetto. Debbono, invece, qualificarsi annullabili le delibere con vizi relativi alla regolare costituzione dell’assemblea, quelle adottate con maggioranza inferiore a quella prescritta dalla legge o dal regolamento condominiale, quelle affette da vizi formali, in violazione di prescrizioni legali, convenzionali, regolamentari, attinenti al procedimento di convocazione o di informazione dell’assemblea, quelle genericamente affette da irregolarità nel procedimento di convocazione, quelle che violano norme richiedenti qualificate maggioranze in relazione all’oggetto”(nello stesso senso, vedi Cass. Sez. II n. 4014/2007; Cass. Sez. II n. 17014/2010).
Roma,18/2/2013.
Vicepresidente CSM
Oggetto: nesso di causalità tra avvocati e lunghezza processi.
ho letto sulla stampa delle Sue dichiarazioni — per la verità non nuove — circa una correlazione tra la durata dei processi e il numero degli avvocati italiani.
Pur condividendo quanto da Lei affermato circa l’abnorme numero di avvocati in Italia e circa le responsabilità dell’Avvocatura in questa crescita patologica dell’Albo forense, vorrei raccontarLe brevemente — a titolo di esempio — di una controversia da me patrocinata.
Nel marzo del 2011 un mio cliente ha ricevuto una citazione per un’azione di riduzione e divisione ereditaria; essendo convenuti in giudizio diversi soggetti residenti in varie parti d’Italia, all’udienza di prima comparizione (18 luglio 2011) abbiamo verificato che il servizio postale aveva recapitato l’atto di citazione ad uno dei convenuti 48 giorni dopo la richiesta di notifica.
Non essendo stato rispettato il termine a comparire per il convenuto (rimasto contumace), il Giudice ha disposto la rinnovazione della notifica.
Alla successiva udienza del 31/1/2012, instaurato correttamente il contraddittorio, abbiamo appreso che il Giudice togato — assegnatario della controversia — era stato nel frattempo trasferito in Corte d’Appello e, quindi, la causa era stata riassegnata ad un GOT.
Il Giudice onorario, dopo lo scambio delle memorie ex art. 183 c.p.c., ha trattenuto la causa in riserva sulle richieste istruttorie (24/4/2012); ma al momento di sciogliere la riserva, ha dovuto rimettere il fascicolo al Presidente di Sezione, tenuto conto che la materia del contendere non consentiva la trattazione ad un GOT.
Quindi, sostituito il GOT con un nuovo Giudice togato e fissata la nuova udienza per la trattazione al 6/2/2013, abbiamo appreso che anche il nuovo Giudice togato era stato trasferito, questa volta al penale.
Pertanto, il nuovo GOT ha rinviato sic et simpliciter e per distribuzione la causa al 16/4/2013, in occasione della quale — con ogni probabilità — dovrà rimettere nuovamente il fascicolo al Presidente di Sezione per l’assegnazione ad un nuovo Giudice togato.
Insomma, oltre 2 anni di pendenza di giudizio e nessun risultato per le parti coinvolte nel procedimento.
A questo punto, rispettosamente, Le chiedo: siamo certi che la durata dei processi sia d ’attribuire agli avvocati?
E altrettanto rispettosamente Le chiedo: - Potrebbe il CSM assumere un po’ di prudenza prima di trasferire ad un nuovo ufficio un magistrato, verificandone lo stato del ruolo pendente? - Potrebbe il CSM diramare una circolare ai capi degli uffici, invitandoli a selezionare con il codice di iscrizione a ruolo le cause da assegnare ai GOT? - Potrebbe il CSM occuparsi di verificare il funzionamento del sistema delle notifiche a mezzo del servizio postale?
Sono certo che il miglioramento del sistema giudiziario del nostro Paese non può che passare da una presa d’atto di tutti gli operatori della Giustizia degli errori fino ad ora commessi; e questi certamente coinvolgono anche l’Avvocatura.
Ma confondere travi e pagliuzze non consente di compiere passi in avanti.
RIFORMA FORENSE: Le priorità nell'attuazione. Nuova circolare del CNF.
Il CNF comunica che è stata inviata ai Consigli dell'Ordine la circolare n. 5-C-2013, a firma del presidente Guido Alpa, per illustrare le priorità nell’attuazione della nuova disciplina dell’ordinamento forense.
Il primo regolamento che verrà alla luce è quello relativo allo Sportello del cittadino, che presso gli Ordini forensi ha il compito di fornire informazioni sulle prestazioni professionali degli avvocati e sull’accesso alla giustizia, in fase di ultimazione.
Tale scelta è stata assunta nell’ottica di garantire un servizio utile alla collettività. Seguiranno i regolamenti per la composizione dei Consigli distrettuali di disciplina e per il procedimento disciplinare; il regolamento per la formazione continua; il regolamento per la istituzione e l’organizzazione delle scuole forensi.
Sul tema dei parametri, la circolare segnala che è in fase di ultimazione la proposta che il CNF deve rendere al ministero della giustizia , come previsto dall’articolo 13, comma 6, della legge 247/2012. Proposta sulla quale saranno consultati gli Ordini e destinata a superare il decreto ministeriale 140/2012, impugnato al Tar del Lazio per eccesso di potere.
MASCHERIN (SEGRETARIO CNF): A BREVE SARANNO APPROVATI I NUOVI PARAMETRI PER IL COMPENSO PROFESSIONALE, MIGLIORATIVI DEI PRECEDENTI.
Intervenendo all'assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana, tenutasi oggi a Roma, nella quale sono state approvate molte importanti delibere il cui contenuto sarà diffuso a partire da lunedì prossimo, il Segretario del Consiglio Nazionale Forense, Andrea Mascherin, rispondendo alle specifiche domande di noi delegati, ha dichiarato che l’approvazione dei parametri relativi ai compensi forensi costituisce una priorità.
Entro la prossima settimana – ha dichiarato Mascherin- in ottemperanza all’obbligo previsto dalla legge di riforma forense che ci impone di proporli ogni 2 anni, licenzieremo la bozza dei nuovi parametri.
Entro 15 giorni questa bozza di parametri sarà inviata, in via telematica e secondo legge, all’OUA, agli Ordini, alla Cassa Forense ed Associazioni per ricevere i relativi pareri sul contenuto, che sarà migliorativo rispetto a quelli della Severino, che pure riprendono in parte alcune posizioni dell’avvocatura.
I nuovi parametri si basano anche sull’art.13 della nuova legge professionale, che recupera il concetto di decoro e, quindi, prevederanno compensi più congrui.
RESPONSABILITA' DELL'AVVOCATO: solo se è provato che la sua condotta ha recato pregiudizio al cliente.
L'avvocato risponde dei danni (responsabilità professionale), quando il comportamento dello stesso abbia causato pregiudizio nei confronti del cliente, ovvero quando l'assistenza legale che è stata prestata, a causa di un non corretto adempimento, causi pregiudizio al cliente.
Il nesso di causalità tra la condotta del legale ed il danno avuto, deve essere provato.
Per ottenere il risarcimento,il cliente deve dimostrare l'effettivo danno subito ossia che se l'avvocato avesse tenuto una condotta diversa, diverso sarebbe stato l'esito della vicenda ottenendo il riconoscimento delle proprie ragioni.
Così non sussiste la responsabilità professionale dell'avvocato per il solo fatto di non aver prestato corretto adempimento nell'attività professionale.
Corte di Cassazione Terza Sezione Civile, Sentenza n. 2638/2013
LITE CONCLUSASI CON TRANSAZIONE: DETERMINAZIONE DELL'ONORARIO DELL'AVVOCATO.
Nella determinazione degli onorari dell'avvocato in una lite conclusasi con transazione poichè per la sussistenza delle reciproche concessioni ciascuna parte non è vincitrice nè perdente, la determinazione del valore della causa va compiuta avendo riguardo alla somma effettivamente corrisposta e non a quella originariamente richiesta a nulla rilevando che il pagamento sia a carico del cliente o dell'avversario.
Corte di Cassazione Civile sentenza n. 3660 del 14 febbraio 2013.
OUA: IL MINISTERO DIA URGENTEMENTE IL VIA LIBERA AI NUOVI PARAMETRI DEI COMPENSI DEGLI AVVOCATI.
L'OUA auspica una pronta pubblicazione delle modifiche ai parametri dei compensi degli avvocati dopo il recente parere del Consiglio di Stato.
Il testo recepisce, almeno in parte, le richieste avanzate dall'avvocatura alla vigilia del Congresso Forense di Bari, migliorando le tariffe (fasce basse) precedentemente stabilite dal Ministero di Giustizia.
L'Oua, quindi, chiede da un lato al Ministero guidato dalla Severino di chiarire le ragioni di questa lunga situazione di stallo e di indicare tempi e modi del definitivo varo del decreto, dall'altro al Cnf di intervenire in tal senso esprimendo un parere favorevole, in attesa di elaborare le nuove tabelle come previsto dalla nuova legge forense.
Per Nicola Marino, presidente OUA: "E' urgente varare la nuova riformulazione dei parametri, nonostante il parere critico del Consiglio di Stato. Il testo è migliorativo e raccoglie, in parte, le proposte presentate dall'Oua e dalle Associazioni, e illustrate anche nel corso del recente Congresso Forense a Bari. Tra le novità principali l'aumento delle fasce basse, decreti ingiuntivi e precetti. Chiediamo in tal senso un impegno forte del Cnf, insieme a tutta l'avvocatura, affinché il ministero dia il via libera alle nuove tabelle: è necessario vista la grave situazione economica in cui versa la categoria".
Giudice unico nelle opposizioni a decreto ingiuntivo, emesso per i compensi professionali degli avvocati. Nelle opposizioni a decreto ingiuntivo, emesso per i compensi professionali degli avvocati non si applica il rito collegiale: è quanto ha deciso, con ordinanza del 31 gennaio 2013, il Tribunale di Torino, sez. I civile (giudice Vincenzo Toscano).
Nel caso specifico una società in nome collettivo aveva contestato il decreto ingiuntivo ottenuto da un avvocato a titolo di compensi professionali. Nell’atto di opposizione la Società evidenziava una sproporzione del compenso richiesto ed in corso di causa è sorto il problema sul rito applicabile.
Il Tribunale di Torino ha ritenuto che alle controversie sui compensi degli avvocati si applica il rito monocratico in camera di consiglio (articoli 702-bis e seguenti del codice di procedura civile), tanto sulla base dell’art. 14 del d.lgs. 159-2011 (cd “tagliariti”), che ha dettato nuove regole per le controversie in materia di liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato.
Per queste cause si applica il rito sommario di cognizione e, più precisamente, il dlgs 159-2011 dispone che le controversie previste dall'articolo 28 della legge 13 giugno 1942 n. 794, e l’opposizione proposta a norma dell‘articolo 645 del codice dì procedura civile contro il decreto ingiuntivo riguardante onorari, diritti e spese spettanti ad avvocati per prestazioni giudiziali, sono regolate dal rito sommario di cognizione; inoltre la norma dichiara che il tribunale decide in composizione collegiale.
Peraltro l’articolo 3 del decreto 159-2011 prevede che quando la causa è giudicata in primo grado in composizione collegiale, il presidente del collegio designa il giudice relatore. Da queste disposizioni il tribunale di Torino fa discendere che la legge esclude il rito collegiale per le cause di opposizione al decreto.
Secondo l’ordinanza in commento l‘interpretazione è avvalorata dal fatto che l‘articolo 702-bis comma 1 del codice di procedura civile, non è stato abrogato ed è esperibile solo in caso di competenza funzionale monocratica del tribunale.
Nella decisione, infine, si legge che una diversa interpretazione (rito collegiale) porta ad un risultato irragionevole: per le cause relative al pagamento di onorari di avvocato, introdotte con il rito ordinario pieno o sommario il giudice rimarrebbe monocratico, mentre diverrebbe collegiale per le cause di opposizione al decreto ingiuntivo. Pubblicato da
Amministratore di condominio non può più essere un avvocato.
L’avvocato non potrà più svolgere le funzioni di amministratore di condominio: le due cariche sono incompatibili.
È quanto prevede la nuova riforma forense approvata di recente e meglio dettagliata dal Consiglio Nazionale Forense nelle proprie f.a.q.
Il ruolo di amministratore consiste infatti nello svolgere un’altra attività di lavoro autonomo, in modo continuativo o professionale; invece la recente riforma esclude che l’avvocato possa esercitare “qualsiasi attività di lavoro autonomo svolta continuativamente o professionalmente”.
Vengono escluse dal divieto di attività autonome continuative e professionali solo quelle di tipo scientifico, letterario, artistico e culturale, che potranno essere liberamente esercitabili dal legale.
Iscrizione obbligatoria: i Presidenti degli Ordini convocati presso CassaForense.
CASSA FORENSE: Obbligo di iscrizione alla previdenza forense.
Il Presidente della Cassa Forense ha comunicato che "In data 2 febbraio 2013 è entrata in vigore la legge 31 dicembre 2012 n. 247 (Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense) che modifica in modo sostanziale il regime dell'iscrizione alla Cassa di Previdenza Forense.
In particolare l'art. 21 comma 8 dispone che "l'iscrizione agli Albi comporta la contestuale iscrizione alla Cassa Nazionale di previdenza e assistenza Forense" e quindi l'iscrizione alla Cassa Forense, già prevista obbligatoriamente per tutti gli iscritti agli Albi che esercitino la professione con carattere di continuità -cioè raggiungano prefissati limiti minimi di reddito o di volume d'affari professionali-, viene ora fatta coincidere con il momento dell'iscrizione agli Albi, a prescindere da tali parametri reddituali.
La Cassa disciplinerà i termini e le modalità amministrative dell'iscrizione alla previdenza forense, tenendo conto degli istituti dell'iscrizione retroattiva e dei benefici ex art. 14 l.141/92 per gli ultraquarantenni, nonché gli effetti previdenziali della cancellazione dagli Albi richiesta dopo l'entrata in vigore dell'emanando regolamento".
Infedele patrocinio: commette reato l’avvocato che consiglia al cliente di violare la legge.
Stop ai «consigli professionali» azzardati. Commette infedele patrocinio l’avvocato che consiglia al cliente di violare la legge, come presentare la dichiarazione Iva usando fatture false, anche se il professionista ha ricevuto il consenso dell’assistito.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 6703 del 20 febbraio 2012, ha confermato la condanna pronunciata dalla Corte d’Appello di Trento a carico di un legale che aveva consigliato al cliente, accusato di frode fiscale, di presentare la dichiarazione Iva usando fatture false.
Dunque il professionista è stato definitivamente condannato a un anno di reclusione (con la condizionale) e a 516 euro di multa.
L’uomo si era sempre difeso sostenendo che il suo era un semplice consiglio, peraltro, si legge nel ricorso al Palazzaccio, tutto da dimostrare.
Ma né il punto sulla contestata ricostruzione dei fatti né quello riguardante il consenso dell’assistito.
In proposito la sesta sezione penale ha precisato che «deve considerarsi integrato il reato di infedele patrocinio in quanto l'obbligo dell'avvocato di difendere gli interessi della parte assistita, incontra il limite dell'osservanza della legge: lo stesso codice deontologico forense, prevede all'art. 36, che l'assistenza dell'avvocato al proprio cliente deve essere condotta nel miglior modo possibile, ma nel limite del mandato ricevuto e nell'osservanza della legge e dei principi deontologici».
Infatti, ad avviso del Collegio di legittimità, è del tutto condivisibile la sentenza di merito là dove riconosce che il comportamento dell'imputato si è tradotto «nell'istigazione a presentare una dichiarazione IVA non veritiera, che costituisce violazione del dovere di correttezza, previsto dalla norma deolontologica, e realizza inoltre il nocumento agli interessi della parte richiesto dalla norma incriminatrice, rappresentato dalla commissione del reato di cui all'art. 2 d.lgs. n. 74 del 2000».
Non basta. Né vale ad escludere la colpevolezza dell’avvocato «il sostanziale consenso che il cliente ha dato al suo avvocato, sottoscrivendo la dichiarazione secondo le indicazioni di quest'ultimo». Infatti, «il consenso deve ritenersi privo di rilevanza e inidoneo ad escludere il reato di cui all'art. 380 c.p., in quanto il criterio di valutazione della condotta del professionista non riguarda l'incarico ricevuto, ma il dovere professionale».
OUA: IL MINISTERO PROSEGUE A TAPPE FORZATE LA CHIUSURA DI QUASI 700 SEDI DEI GIUDICI DI PACE.
SESSANTA GIORNI DAL 28 FEBBRAIO IL TERMINE ULTIMO PER I COMUNI PER POTER SALVARE L’UNICO UFFICIO GIUDIZIARIO SUL TERRITORIO.
NICOLA MARINO, PRESIDENTE OUA: «SBAGLIARE È UMANO, MA PERSEVERARE IN UN PROGETTO IRRAZIONALE, INADEGUATO E INCOSTITUZIONALE È UN ASSURDO. SI FISSANO “BUROCRATICAMENTE” I TERMINI PER I COMUNI AFFINCHÈ SI FACCIANO CARICO DI TUTTE LE SPESE PER EVITARE LA CHIUSURA DELLA SEDE DEL GIUDICE DI PACE, TUTTO CIO' IN PIENA POLITICA DI TAGLI AGLI ENTI LOCALI. NON SI PREVEDE ALCUNA ALTERNATIVA PER I CITTADINI.
DOPO LA FAMIGERATA REVISIONE DEGLI ORGANICI DEI GIUDICI, CON COROLLARIO DI PROTESTE ANCHE IN ZONE AD ALTA DENSITÀ DI LOTTA ALLA CRIMINALITÀ COME LA SICILIA (81 MAGISTRATI IN MENO, CRITICHE DELLA STESSA ANM). ECCO UN ALTRO PASSO FALSO. ANDIAMO INCONTRO AL CAOS.
L'Organismo Unitario dell'Avvocatura si rivolge alle forze politiche e ai candidati al Parlamento chiedendo di contrastare gli interventi di attuazione relativi alla revisione della geografia giudiziaria. L’Oua dopo aver fortemente criticato la recente proposta di revisione della pianta organica dei giudici, contesta anche l’ultima nota redatta dal Ministro della Giustizia (sul proprio sito) in cui si preannuncia la pubblicazione nel Bollettino Ufficiale del 28 febbraio prossimo dell'elenco dei Giudici di Pace soppressi.
Da questa data (e in virtù delle norme di cui al decreto legislativo156 del 2012), sottolinea l’Oua, scatteranno i 60 giorni in cui i Comuni interessati dovranno fare espressa richiesta per il mantenimento dell'Ufficio, assumendone in proprio tutti i costi, con esclusione dei soli stipendi per i Giudici.
Nello stesso comunicato il Ministero ha, pure, precisato che non saranno ritenute valide le istanze già presentate fino ad oggi da molte amministrazioni e che queste ultime dovranno rinnovare la richiesta sempre nei 60 giorni indicati.
Per Nicola Marino, presidente Oua: «Questo provvedimento è sbagliato non solo perchè "azzera" la giustizia di prossimità, ma anche per ragioni di opportunità: infatti in diverse sedi giudiziali sono state sollevate questioni di legittimità costituzionale, mentre in altre sono ci sono già stati dei rinvii alla Consulta (Pinerolo, Alba, Montepulciano). Non ha senso, quindi, avviare un processo di questo tipo: è una fuga in avanti pericolosa e costosa basata su una normativa dai chiari profili di incostituzionalità. Si prosegue così a tappe forzate nel solco di quanto fatto già con la revisione della pianta organica dei giudici: un'altra decisione evidentemente inadeguata come dimostrano le proteste in zone ad alta densità di lotta alla criminalità come la Sicilia, dove sono stati tagliati 81 magistrati (con le dure critiche dell’Anm e del presidente della Regione Crocetta)».
La proposta dell’Oua è chiara e la esplicita, Marcello Luparella, coordinatore della Commissione Geografia Giudiziaria: «Serve un’immediata sospensione del provvedimento: sarebbe oltremodo opportuno attendere la decisione della Corte Costituzionale prima di avviare il procedimento di revisione dei Giudici di Pace, che è il più devastante e radicale di tutti: interessa in Italia ben 675 Uffici e coinvolge altrettante amministrazioni comunali».
Roma, 8 febbraio 2013 Pubblicato da
ANF: Perifano, sui parametri stallo tra ministero della Giustizia e Cnf.
"Con l'entrata in vigore della nuova legge forense, i disagi per gli avvocati si moltiplicano. A farne le spese, tanto per iniziare, il nuovo decreto ministeriale sui parametri concordato a novembre con le rappresentanze dell'Avvocatura, già esaminato dal Consiglio di Stato, molto atteso dalla categoria e che si ferma a un passo dalla pubblicazione''.
È quanto afferma il segretario generale dell'Associazione nazionale forense, Ester Perifano.
"Secondo la riforma appena approvata, infatti -prosegue Perifano - spetta al Cnf il compito di proporre al Ministro i nuovi parametri, un iter diverso da quello attualmente vigente e che ha spiazzato il ministero della Giustizia. Su questo punto, la riforma provoca una situazione di stallo a danno dei già magri compensi degli avvocati, che ci auguriamo venga al più presto risolta".
Il segretario generale dell'Anf aggiunge: "perdiamo purtroppo tanto tempo prezioso: era stato raggiunto un buon accordo con il ministro, nonostante l'assenza al tavolo del Cnf, e ora rischiamo di dover iniziare tutto daccapo. I nuovi parametri, predisposti secondo il nuovo iter, rischiano di dover ritornare addirittura al Consiglio di Stato".
"Ci auguriamo – conclude Perifano - che il Cnf provveda tempestivamente a quanto è di propria competenza, collaborando attivamente per sbloccare la situazione di stallo e consentendo, finalmente, la pubblicazione del nuovo Decreto, da tempo definito con gli uffici ministeriali, che gli avvocati attendono da mesi''. Pubblicato da
De Tilla: "Servono barriere per l'accesso alla professione".
Tribunale Civile di Salerno: sospensione elettorale.
Sempre più colleghi segnalano le irrisorie liquidazioni dei compensi dell' avvocato nelle cause di valore che oscillano tra i 1000 e 1500 euro: si liquidano compensi non superiori (a volte di poco) ai duecento euro. Allora poichè quando mi capita di chiamare l'idraulico per controllare il mio scaldino a gas, questi mi chiede 40 euro solo per il cosiddetto diritto di visita, vorrà dire che pretendo pure io 40 euro per ogni "visita" che compio anche nelle cause di valore basso.
Visito il cliente, visito le carte, visito il computer per la citazione, la visito gli uffici notifica per la spedizione e il ritiro, visito l' ufficio per l' iscrizione a ruolo, visito il Giudice nella prima udienza, visito ancora l' udienza per la richiesta di prove, per la prova, per la nomina del consulente, per la precisazione delle conclusioni, visito nuovamente il fascicolo per la comparsa conclusionale, visito l' ufficio per chiedere e rititare la sentenza e poi notificarla e ritirarla, fanno cioè in tutto 16 visite.
Ho diritto a 640 euro. Sono anch'io idraulico.
Cassazione III civile del 04.09.2012, n. 14818 “Le Sezioni Unite di questa Corte (cfr S.U. n.15376/2009), componendo il precedente contrasto giurisprudenziale hanno recentemente statuito il principio, secondo cui “in tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante da circolazione di veicoli e di natanti, relativamente a fatto antecedente al 1 maggio 1993, per persona danneggiata, ai sensi dell’art. 21 della legge 24 dicembre 1969 n. 990, deve intendersi non solo la vittima diretta dell’incidente, ma anche i prossimi congiunti o gli aventi causa della stessa, così che i conseguenti danni non devono necessariamente essere soddisfatti tutti nell’ambito del massimale previsto per ogni singola persona, ma il limite del risarcimento è, distintamente per ciascun danno, quello previsto per ciascuna persona danneggiata, fermo nel complesso il massimale per singolo sinistro (c.d. massimale catastrofale)”
OUA: SUI MINORI INACCETTABILE LO SPOSTAMENTO DI ALCUNE MATERIE AI GIUDICI ORDINARI, MANTENENDO LA FALLIMENTARE ESPERIENZA DEL TRIBUNALE PER I MINORI.
NICOLA MARINO, OUA: “INVECE CHE FARE LE NECESSARIE RIFORME, SI CONTINUA CON I MICRO INTERVENTI. INACCETTABILE IL MANTENIMENTO DELL’ATTUALE TRIBUNALE DEI MINORI E CONTEMPORANEAMENTE L’AFFIDAMENTO DI ALCUNE MATERIE AI MAGISTRATI ORDINARI. UN DUALISMO UTILE SOLO PER MANTENERE UN SISTEMA COSTOSO E INEFFICACE.
SERVE UN PROVVEDIMENTO SERIO PER L’ISTITUZIONE DI SEZIONI SPECIALIZZATE CHE SUPERI L’ATTUALE SITUAZIONE”
LA PROPOSTA DELL’OUA: CHIUSURA DEL TRIBUNALE PER I MINORI, ISTITUZIONE DI SEZIONI SPECIALIZZATE NEI TRIBUNALI ORDINARI.
L’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) critica con forza il recente intervento di modifica dell’articolo 38 delle disposizioni di attuazione del codice civile, relativo ai minori.
Per Nicola Marino, presidente Oua: «La tutela della famiglia e dei minori rende necessaria una riforma, più volte disattesa, volta ad individuare un organo dotato di specifica giurisdizione per tutte le controversie attinenti a queste materie. Il nuovo testo, invece, dopo avere delimitato i giudizi di competenza del tribunale per i minorenni, che rimane in piedi con tutte le sue incongruenze e con un rapporto costi-benefici a perdere (e molte presidenze in gioco che andrebbero eliminate), stabilisce la competenza del tribunale ordinario solo su alcune specifiche questioni, creando, oltretutto un assurdo dualismo».
«I minori – continua il presidente Oua - anche a causa di una non più accettabile distribuzione spesso conflittuale di competenze fra diversi organi giudiziari, restano, quindi, non sufficientemente tutelati nelle relazioni e nei contrasti familiari. Il paradosso è che da domani presso il Tribunale ordinario un avvocato potrebbe trovarsi a discutere una causa di famiglia con un giudice non “specialista”, che si occupa normalmente di altre materie. È un passo indietro e un ulteriore pasticcio per il nostro malandato sistema giustizia con gravi conseguenze per i soggetti, appunto, più deboli e meno protetti. E che mal si concilia, oltretutto, con i principi che hanno ispirato le recentissime norme in materia di revisione della geografia giudiziaria».
L'OUA e le maggiori associazioni in famiglia in questi ultimi anni, con impegno e costanza, hanno avanzato al Parlamento, anche con audizioni nelle Commissione competenti, un’ipotesi di Riforma complessiva che prevede, innanzitutto, la soppressione del Tribunale dei Minori.
«Servono interventi seri e adeguati – conclude Nicola Marino – la nostra proposta è l’istituzione di sezioni specializzate per la famiglia e i minori presso ogni Tribunale ordinario. Questo provvedimento consentirebbe una più rapida riforma ordinamentale, la semplificazione dei riti e delle competenze, non implicherebbe alcun onere aggiuntivo e garantirebbe infine l’attuazione dei principi del giusto processo. Alle forze politiche chiediamo un impegno preciso, affinché nel prossimo Parlamento si facciano le necessarie modifiche».
Roma, 4 febbraio 2013.
La legge Balduzzi ha depenalizzato la colpa medica lieve?
Cassazione Penale VI Sez. sentenza n. 268/2013. La nuova normativa art. 3 della legge 8 novembre 2012 (legge Balduzzi) ha parzialmente decriminalizzato le fattispecie colpose in materia di colpa medica: con conseguente applicazione dell'art. 2 c.p.p..
L’innovazione esclude la rilevanza penale delle condotte connotate da colpa lieve, che si collochino all'interno dell'area segnata da linee guida o da virtuose pratiche mediche, purché esse siano accreditate dalla comunità scientifica.
In applicazione dell’indicato principio è stata annullata con rinvio la condanna per omicidio colposo nei confronti di chirurgo che, nell’esecuzione di intervento di ernia discale recidivante, aveva leso vasi sanguigni con conseguente emorragia letale.
Al giudice di merito è stato chiesto di riesaminare il caso per determinare se esistano linee guida o pratiche mediche accreditate afferenti all’esecuzione dell'atto chirurgico in questione e se l'intervento eseguito si sia mosso entro i confini segnati da tali direttive e, nell’affermativa, se nell’esecuzione dell'atto chirurgico vi sia stata colpa lieve o grave. Pubblicato da
MOLTI SI CHIEDONO ANCORA PERCHE' I FASCICOLI DI CAUSA NON SI TROVANO.........