Source: http://www.consiglioregionale.calabria.it/upload/integrali_aula/9_88_11092014.htm
Timestamp: 2019-06-18 13:09:24+00:00
Document Index: 38271317

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 55', 'art. 50', 'art.23', 'art.43', 'art. 35', 'art. 35', 'art 35']

SEDUTA DI GIOVEDI’ 11 SETTEMBRE 2014
La seduta inizia alle 18,25
Annunzio di interrogazioni a risposta scritta
Annunzio di risposta scritta a interrogazioni
E’ pervenuta risposta scritta alla interrogazione numero 550 del 4 agosto 2014 a firma del consigliere Naccari Carlizzi.
Prego i colleghi di prendere posto, così iniziamo e cerchiamo di recuperare il tempo che abbiamo perduto in Conferenza dei capigruppo.
Ha chiesto di parlare il consigliere Chiappetta. Ne ha facoltà.
CHIAPPETTA Gianpaolo (Nuovo Centro destra)
Presidente, ho chiesto di intervenire subito dopo questa lunga Conferenza dei capigruppo che, tra le altre cose, ha visto anche l’audizione di rappresentanti di alcune categorie.
Abbiamo audito, come Conferenza dei capigruppo anche allargata ad altri consiglieri a dire il vero, i vertici della Fondazione Campanella con i quali abbiamo ancora una volta discusso le problematiche e le criticità che attraversa la Fondazione e rispetto a cui abbiamo individuato – di intesa con la Giunta regionale – un percorso che speriamo possa portare ad una soluzione delle stesse problematiche che sia la più ampia e la più condivisa possibile. Abbiamo audito anche una delegazione di lavoratori Lsu e Lpu e anche in questo contesto abbiamo cercato di ipotizzare una soluzione sempre di intesa con i colleghi della minoranza e con i membri dell’Esecutivo regionale in relazione a quelle che vengono definite le difficoltà legate al Patto di stabilità.
Presidente, volevo qui in Aula evidenziare anche le risultanze che si sono avute in sede di Conferenza dei capigruppo nel senso che abbiamo lungamente parlato – anche e soprattutto – per tentare di trovare la soluzione - la presidente Stasi ha individuato la possibile data delle elezioni al 23 novembre - per cercare di eliminare eventuali cause ostative alla individuazione della data. Abbiamo come maggioranza stabilito di addivenire – ed è il motivo per il quale adesso portiamo in Aula il provvedimento – ad una soluzione sulla modifica alla legge elettorale che è relativa solo ed esclusivamente a quelli che sono stati i motivi di impugnativa del Governo verso di essa.
Si è deciso a proposito del premio di maggioranza di trovare la soluzione in relazione anche a quella che sarà la nuova composizione del Consiglio regionale. Sappiamo tutti che il prossimo Consiglio regionale sarà formato da 30 e non più da 50 membri e quindi tutto ciò che è relativo all’attribuzione del premio di maggioranza è conseguenziale alla composizione dello stesso Consiglio regionale.
Così come abbiamo ipotizzato, anche rispetto a quelli che erano stati i motivi della impugnativa proposta verso le quote, vale a dire sia per ciò che riguarda la lista sia per ciò che riguarda la coalizione, delle quote diverse che adesso tentiamo di ripristinare e che rispettivamente erano la quota per la lista al 4 per cento e per la coalizione all’8 per cento.
Abbiamo anche valutato la possibilità in relazione a quelli che sono i provvedimenti che sono stati inseriti all’ordine del giorno rispettivamente al punto 3 e al punto 4, vale a dire le nomine e anche i provvedimenti già licenziati dalle competenti Commissioni consiliari, individuati come indifferibili e urgenti. In sede di Conferenza dei capigruppo e – devo dire la verità – anche in stretta sintonia con i membri dell’Esecutivo, cercando anche di addivenire ad una soluzione che potesse avere l’avallo anche dei colleghi capigruppo di minoranza, abbiamo ipotizzato - e lo sottoponiamo all’esame e alla approvazione dell’Aula - che per ciò che riguarda i provvedimenti inseriti al quarto punto all’ordine del giorno, quelli che naturalmente presentano la caratterizzazione della indifferibilità e della urgenza - anche dei provvedimenti legislativi che sono stati varati qualche mese addietro nell’ambito delle rispettive Commissioni alla unanimità e con l’importante, significativo e rilevante apporto da parte dei colleghi della minoranza - che, nelle more, prima delle elezioni, si possano assumere questi provvedimenti caratterizzati dalla indifferibilità e urgenza, la cui certificazione in un certo qual modo viene riconosciuta come tale anche dai competenti uffici della Giunta e del Consiglio regionale.
Così come anche per le nomine. Si è alimentata in questi giorni una polemica politica che credo ci stia tutta, a pochi giorni dalle elezioni regionali, relativamente alla capacità da parte della Giunta e del Consiglio di procedere ad alcune nomine, a meno che le stesse non siano state considerate indifferibili ed urgenti.
Anche qui in sede di Conferenza dei capigruppo la maggioranza ha ritenuto di avere una sua posizione che è la seguente: di procedere dando la delega al Presidente del Consiglio regionale affinché possa procedere nei prossimi giorni e possa effettivamente assumere tutte quelle iniziative in relazione alle nomine che presentino anche qui i caratteri della indifferibilità e della urgenza; perché si tratta di andare a ricoprire dei ruoli importanti all’interno di taluni enti e organismi che non possono consentirsi assolutamente di non procedere nella loro attività.
Ecco perché, Presidente, ho chiesto di intervenire, per resocontare – in un certo qual modo – quel che è accaduto in Conferenza dei capigruppo evidenziando quello che ho esplicitato rispetto alla modifica della legge elettorale che dovrà vertere esclusivamente su quelli che sono stati i motivi di impugnativa proposti dal Governo verso il provvedimento che a suo tempo era stato varato e anche perché per quanto riguarda i punti che sono stati previsti al numero 3 e al numero 4 si possa procedere così come è stato evidenziato in Conferenza dei capigruppo.
Il consigliere Chiappetta ha posto una serie di questioni che sono state frutto del lavoro in Conferenza dei capigruppo. Se magari poi qualche capogruppo di minoranza vuol prendere la parola per dir la propria.
Presidente, se non ho capito male – ho ascoltato con grande attenzione le parole del collega Chiappetta – mi è sembrato di capire che ci sarà un’altra seduta per alcuni provvedimenti approvati in Commissione e che hanno i caratteri della indifferibilità e della urgenza.
Tra questi provvedimenti che sono diversi e veramente urgenti e indifferibili mi permetto – in via del tutto eccezionale – di sottoporre all’attenzione dell’Assemblea un provvedimento che io più volte ho sollevato nelle sedute precedenti: il progetto di legge numero 551/9^ che è collegato all’agricoltura e che andrà a modificare alcune leggi, approvato alla unanimità dalla seconda Commissione nella seduta del 15 aprile.
In via del tutto eccezionale pur prendendo atto e adeguandomi rispetto a quanto sottolineato dal consigliere Chiappetta, pregherei questo Consiglio, signor Presidente, di voler valutare il contenuto della nota fatta pervenire alla Segreteria dell’Assemblea dal direttore generale del dipartimento agricoltura perché, valutando i caratteri della urgenza – che io considero assolutamente tali –, si possa procedere in questa seduta all’esame del progetto di legge numero 551/9^; fermo restando che gli altri li andremo a discutere nella seduta che verrà convocata prossimamente e comunque prima dei famosi 45 giorni.
Vorrei chiedere anche l’inserimento all’ordine dei lavori di un ordine del giorno a mia firma e del consigliere Maiolo che riguarda la possibilità di stipulare una convenzione tra la Regione Calabria e la sede regionale della Rai per valorizzare la tutela delle minoranze linguistiche presenti in Calabria.
Le chiedo scusa, Presidente.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Principe. Ne ha facoltà.
Presidente, in Conferenza dei capigruppo ci siamo espressi con grande chiarezza anche sulla valenza istituzionale di questa seduta che ha ragione di esistere perché c’è una impugnativa del Governo sulla legge elettorale. Che lei abbia inserito questo all’ordine del giorno lo trovo legittimo ed è inutile spiegare le ragioni.
In Conferenza dei capigruppo ci siamo espressi chiaramente dicendo che siamo nettamente contrari all’inserimento all’ordine del giorno di altri punti.
Posso, Presidente?
Ha chiesto di intervenire il consigliere De Gaetano. Ne ha facoltà.
Chiedo l’inserimento di un ordine del giorno - non si tratta di una legge o di una previsione di spesa – che impegna la Giunta regionale a pagare una serie di categorie di lavoratori che non sono pagati da mesi, in particolare i sorveglianti idraulici, gli Lsu e Lpu, i lavoratori dell’Ara, quelli dei Parchi nazionali, i forestali che aspettano da 4-8 mesi le mensilità arretrate.
Chiediamo che il Consiglio regionale approvi un ordine del giorno approvato che impegni la Giunta a pagare immediatamente queste categorie di lavoratori.
Per quanto riguarda gli ordini del giorno che sono stati proposti, sia quello a firma del consigliere Imbalzano sia quello a firma del consigliere De Gaetano in aggiunta anche all’ordine del giorno di cui abbiamo discusso che riguarda i lavoratori precari Lsu che hanno manifestato davanti alla sede del Consiglio e che abbiamo incontrato come Conferenza dei capigruppo, ritengo possano essere inseriti all’ordine dei lavori perché c’è, in tal senso, la volontà unanime di tutto il Consiglio regionale.
Possiamo votare la proposta di inserimento dell’ordine del giorno a firma del consigliere Imbalzano.
Pongo in votazione la proposta di inserimento dell’ordine del giorno a firma del consigliere De Gaetano.
Pongo in votazione l’inserimento all’ordine del giorno del provvedimento che riguarda gli Lsu e gli Lpu che abbiamo concordato e che voteremo durante i lavori del Consiglio.
Abbiamo, quindi, approvato l’inserimento di tre ordini del giorno.
Per quanto riguarda gli altri provvedimenti, che hanno il carattere dell’indifferibilità e dell’ urgenza, li ho inseriti all’ordine del giorno. Vista però l’ora tarda e considerato che ci siamo dilungati in Conferenza dei capigruppo per una serie di problematiche e di emergenze della Calabria – abbiamo fatto tardi anche e soprattutto per questo – direi, rispetto alla proposta dei consiglieri Chiappetta e Imbalzano, visto che si prevede che ci sarà un’ultima seduta di Consiglio regionale in cui dovremo nominare i componenti del Collegio dei revisori dei conti, organismo fondamentale per lo svolgimento dell’attività sia della Giunta sia del Consiglio soprattutto in questa fase pre-elettorale, di prevedere un incontro antecedente a quella seduta con i capigruppo per valutare nel merito i provvedimenti, assistiti anche dal Segretario generale, ed inserire quelli che possiedono i caratteri dell’indifferibilità e dell’urgenza.
Da parte mia nulla osta rispetto a questo percorso previa acquisizione del parere tecnico, naturalmente. Anche questi provvedimenti che erano per oggi noi li rinviamo alla prossima seduta di Consiglio, così come la questione delle nomine che citava il consigliere Chiappetta che – se ho ben capito – nel suo intervento diceva “deleghiamo il Presidente del Consiglio per effettuare le nomine con i poteri sostitutivi”.
Se c’è la volontà del Consiglio di poter procedere così, concludiamo i vari punti all’ordine del giorno.
Presidente, mi scusi, ma non ho capito questo ultimo aspetto relativo alle nomine. Se me lo può spiegare meglio.
Il consigliere Chiappetta nel suo intervento aveva chiesto di delegare la Presidenza ad effettuare le nomine indifferibili ed urgenti. Siccome c’è un punto all’ordine del giorno che stiamo trattando adesso perché è frutto di un intervento iniziale, chiedeva di delegare la Presidenza del Consiglio ad esercitare i poteri sostitutivi per quanto attiene le nomine che sono inserite qui all’ordine del giorno.
Presidente, lei conosce già il nostro pensiero che in Conferenza dei capigruppo ho chiesto cortesemente al Segretario di verbalizzare.
Siamo assolutamente contrari a che si proceda a qualunque nomina. Si è aspettato tanto e due mesi non sono la fine del mondo. Si va finalmente alle elezioni, dopo tanta insistenza soprattutto da parte nostra. Il nuovo Presidente del Consiglio metterà questo punto all’ordine del giorno.
Pertanto, per quanto ci riguarda siamo fermamente contrari a che si proceda.
Il consigliere Principe è contrario, quindi, a delegare il Presidente per quanto attiene le nomine.
Lei ribadisce, consigliere Chiappetta?
Vorrei intervenire su questo, Presidente.
Stavo dicendo che quando arriveremo al punto – poiché siamo nella discussione iniziale – le darò la parola. Stavo solo riassumendo i punti previsti.
Il consigliere Chiappetta parlava anche della questione che attiene lo sbarramento di coalizione. Noi abbiamo un provvedimento legislativo che recepisce in toto le obiezioni del Governo.
Noi possiamo procedere - guardo la minoranza perché avevo sentito anche posizioni diversificate su questo argomento - e chiedo al capogruppo del Partito democratico: procediamo col recepire le eccezioni e le obiezioni che il Governo ci fa?!
Quindi il Consiglio regionale, invece di costituirsi alla Corte costituzionale, decide di prendere atto delle eccezioni che il Governo ha mosso per evitare sia eventuali prolungamenti del turno elettorale - perché potrebbe provocare anche questo una eventuale opposizione – sia eventuali strascichi post-elettorali di ricorsi vari. Stiamo parlando dello sbarramento.
Se siamo d’accordo, votiamo il provvedimento, recependo esclusivamente le obiezioni del Governo. Oggi si era detto anche di individuare uno sbarramento un po’ più alto di coalizione prevedendolo nell’8 per cento. Se ne era discusso in Conferenza dei capigruppo e abbiamo avuto la valutazione positiva degli esperti sia del Ministero degli affari regionali sia del Ministero degli interni. Ma vorrei sapere da parte vostra se va bene lo sbarramento così come è stato proposto oppure no.
Penso che sia una discussione che dobbiamo fare alla luce del sole e davanti a tutti. Se il consigliere Chiappetta proponeva uno sbarramento più alto dell’8 per cento di coalizione, se c’è una volontà da parte della minoranza, noi procediamo a votare, se non c’è volontà da parte della minoranza recepiamo le questioni del Governo e andiamo avanti con l’ordine del giorno.
Proposta di legge numero 594/9^ di iniziativa del consigliere Talarico F., recante: “Modifiche alla legge regionale del 7 febbraio 2005, n. 1 (Norme per l’elezione del Presidente della Giunta regionale e del Consiglio regionale)”
Presidente, penso che lei conosca molto bene la posizione del gruppo del Partito democratico e anche di altri amici e compagni della minoranza. Posizione che lei conosce e che noi abbiamo formalizzato con una apposita proposta di legge.
Riteniamo che il ritorno alla vecchia normativa, di fatto, significhi un recepimento dei rilievi governativi che attengono a due punti: un premio di maggioranza che non può portare ad una maggioranza superiore al 55 per cento, contenuta nella vecchia legge, ed un rilievo sullo sbarramento di coalizione ritenuto troppo alto. Col ritorno alla vecchia legge questo sbarramento tornerebbe al 5 per cento.
Noi abbiamo una posizione istituzionale e politica molto chiara. Quella politica sembra del tutto evidente: noi abbiamo avversato nonostante qualche informazione sbagliata ad importanti quotidiani nazionali, il gruppo del Pd ha sempre avversato le modifiche approvate dalla maggioranza alla legge elettorale.
Avendo assunto con chiarezza questa posizione, chiarezza vuole che noi stasera chiediamo il ritorno a quella normativa che volevamo non fosse minimamente toccata. Questo è l’aspetto politico.
L’aspetto istituzionale – questo è evidenziato nella nostra proposta di legge – porta ad un ritorno in toto alla vecchia legge elettorale. Il nostro Consiglio è oggi convocato in virtù di una impugnativa del Governo.
Non dimentichiamo che il Consiglio è stato congedato il 3 giugno e siamo non in una situazione di normalità ma le prerogative del Consiglio vengono esercitate o in caso di indifferibilità ed urgenza oppure – come nel caso in ispecie che diventa indifferibile ed urgente – per porre rimedio ad una legge elettorale sbagliata che rischia di inficiare anche la validità del prossimo Consiglio regionale.
Ergo, il ritorno alla legge antica deve essere integrale, compresi i 5 collegi elettorali. Se ci fossero ritorni di tipo parziale con modifiche, andremmo ad incocciare con quelle che a nostro modesto avviso sono oggi le prerogative del Consiglio.
Questa è la chiara posizione del gruppo del Partito democratico ed io mi fermo qui nel senso che noi questa responsabilità siamo pronti ad assumercela in pieno con chiarezza e trasparenza perché manterremmo una coerenza rispetto ad una idea che avete avuto della legge elettorale che col ritorno all’antica disposizione dà anche una risposta positiva al Governo che a quel punto dovrebbe ritirare, chiaramente, la sua impugnativa.
Possiamo votare il testo per recepire le eccezioni da parte del Governo.
Presidente, ho sottoscritto la proposta del gruppo del Partito democratico e mi trovo perfettamente d’accordo con l’intervento del consigliere Principe, soprattutto dal punto di vista del carattere politico del provvedimento.
Invito, però, ancora una volta questo Consiglio a riflettere un po’ su quella che è la partecipazione dei cittadini alla nostra attività consiliare e politica verso il futuro perché sono perfettamente convinto che questo meccanismo elettorale, dovuto alla riduzione dei consiglieri regionali e soprattutto dovuto allo sbarramento killer del 15 per cento, abbia allontanato molti cittadini dalla politica.
Credo che sia giusto, anche in un momento in cui viene approvato un provvedimento che non vede la parte della minoranza, di cogliere lo spirito del Governo che si è impuntato soprattutto su due elementi: la grossa disparità del premio di maggioranza che noi recepiamo e quello della quota di sbarramento per le coalizioni.
Tornando a livello della quota di sbarramento credo che sia giusto riportarlo allo stato originale come si chiede nel progetto di legge, di riportarlo al 5 per cento e non all’8 per cento che è l’elemento di chiarezza; se noi recepiamo il provvedimento, al Governo dobbiamo portare lo sbarramento per le coalizioni al 5 per cento nella legge. Invito la maggioranza che farà questo, poiché questo non incide ma coglie lo spirito del Governo, a ridurre la quota di voto per le liste che partecipano al 3 per cento.
Volevo solo dire questo, anche se nel complesso del progetto che ha presentato il gruppo del Partito democratico io mi ci ritrovo perché lì si ritorna all’antico; siccome siamo all’antico tutto rimane uguale. Ma se dobbiamo modificare anche del 3 per cento solo in più la quota di sbarramento per le coalizioni si può anche allora modificare la quota di sbarramento per le liste che partecipano ad una coalizione. Grazie.
Presidente, farò un intervento molto breve per ribadire le posizioni che con efficacia il presidente Principe ha riassunto sia dal punto di vista istituzionale sia politico in merito a questa vicenda.
In particolare, così come ho fatto nel corso della Conferenza dei capigruppo sarei per il ripristino nella sua integralità della vecchia norma elettorale per una serie di ragioni ma, principalmente, per quella che risiede nella ricomposizione e nel riconoscimento dei 5 collegi, così come la precedente normativa prevedeva.
Questo mi sembrerebbe - e trovo di difficile contestazione questa estensione particolarmente rispettosa in un momento nel quale alcuni rimaneggiamenti istituzionali sembrerebbero per alcuni versi pregiudicare la salvezza di alcuni fondamenti democratici - andare incontro ad istanze dei territori che nella loro dimensione esigua descrivono, peraltro, una criticità sociale maggiore rispetto ad altri territori. Impedire loro o comunque rendere difficile a questi territori la facoltà di esprimere direttamente un proprio rappresentante in seno al Consiglio regionale significherebbe, a parer mio, – e non solo credo – davvero mortificare definitivamente in modo drammatico aspettative che sono troppo datate perché le istituzioni manifestino una propria indifferenza.
E’ per questo che sostengo la proposta – così come ho sottoscritto – del gruppo del Partito democratico come - mi pare di capire - tutta la minoranza. Sarebbe auspicabile che anche dall’altra parte di questa Aula si compisse uno sforzo attraverso il quale si manifesti, coralmente da parte dei componenti questa Assemblea, una attenzione da parte di chi ha maggiori bisogni rispetto ad altri. Grazie.
Sarò anche io sintetico, Presidente.
Intanto per ribadire i concetti che sono stati espressi dal collega Principe e richiamati anche dal collega De Masi.
Ricordo che - come il collega Principe ha illustrato – c’è una proposta che abbiamo depositato e che va ad abrogare quello che io definii un obbrobrio giuridico e cioè la pseudo riforma della legge elettorale. Avevo preconizzato rispetto alla incoerenza e rispetto alla incostituzionalità, cosa che si è puntualmente verificata.
Il collega De Masi ha fatto riferimento anche ad altri aspetti che riguardano l’assetto delle circoscrizioni.
E’ stato grave modificare le regole del gioco mentre la partita era già iniziata.
Riteniamo che l’unico modo per rispondere e per far cessare la materia del contendere, della impugnativa del Governo, sia quello di approvare la proposta che abbiamo depositato che, sostanzialmente, riporta alla condizione originaria e quindi è la risposta più coerente per sanare una situazione che ha messo alla berlina questo Consiglio e l’intera istituzione.
Ribadisco, Presidente, che dobbiamo discutere e porre ai voti la proposta che abbiamo depositato.
Consigliere Giordano, lo dico a tutti coloro che hanno sottoscritto questa proposta: io non posso correre il rischio di andare ad approvare qualche atto legislativo che provoca interruzione dell’ormai avviata campagna elettorale.
Siamo qui esclusivamente per recepire delle obiezioni che il Ministero ha fatto su una legge che abbiamo approvato.
Ritornare indietro e andare ad abrogare la norma che abbiamo approvato, approvarne un’altra, significherebbe correre un rischio incredibile che per quanto mi riguarda non voglio assolutamente correre.
Quindi o siamo seri - e lo dico a coloro che hanno sottoscritto questa proposta di legge che vuol dire ritornare indietro - oppure interrompo tutta la seduta di Consiglio regionale e ce ne andiamo prima di approvare qualsiasi tipo di norma.
Qui dobbiamo approvare le obiezioni che ci sono pervenute da parte del Ministero. Abbiamo parlato per ore in Conferenza dei capigruppo, adesso siamo in Aula e approviamo questo.
L’unica obiezione che è venuta dal consigliere Chiappetta che è frutto di discussione riguarda l’8 per cento.
Se la minoranza non è disponibile all’8 per cento che riguarda l’innalzamento dello sbarramento della terza coalizione si dica chiaro e andiamo ad approvare le obiezioni del Governo.
Non vi inventate nessun tipo di proposta legislativa che per quanto mi riguarda viene rigettata al mittente e io sono nettamente contrario e lo dico a coloro che hanno sottoscritto questa proposta di legge che è pervenuta in questo momento al banco della Presidenza.
Non perdiamo altro tempo e procediamo a votare le modifiche come abbiamo detto in Conferenza dei capigruppo.
Ha chiesto di parlare il consigliere Sulla. Ne ha facoltà.
Credo che stiamo giocando a rimpiattino ma sarebbe il caso che le posizioni si chiarissero fino in fondo, soprattutto anche a chi, poi, deve informare i cittadini sulle questioni che si svolgono in questo consesso.
La posizione del gruppo del Partito democratico sulla legge elettorale mi pare che fosse chiara fin dal primo momento. Cioè per noi non era assolutamente opportuno – non solo non era necessario – ma era una stonatura e comunque costituiva un problema di serietà modificare una legge elettorale quando ci avviavamo ad una competizione elettorale.
Abbiamo detto con molta forza che la legge elettorale non andava modificata. La proposta, quindi, del gruppo del Partito democratico era chiarissima: per noi la legge elettorale non andava toccata per nulla. Semmai si poteva prevedere anche qualcosa ma in previsione della prossima campagna elettorale e non che si potesse modificare in corsa lo strumento che decide la rappresentanza dei calabresi a livello regionale.
Dopo di che, invece, la maggioranza ha ritenuto di volerla modificare.
Ora anche questa cosa di inciuci che tutti insieme facciamo, lavoriamo... Non c’è nessun inciucio! Ci sono posizioni nettamente distinte. Per noi la legge elettorale non andava toccata e anche adesso, per noi, la legge elettorale non va toccata.
Siamo quindi per riportare tutto a come era prima delle modifiche, non pezzi sì o pezzi no. Tutto. Se invece la maggioranza intende – come è nelle sue prerogative democratiche – decidere un altro percorso, darsi delle modifiche e propinare delle modifiche, lo faccia: è nelle prerogative della maggioranza. Ma deve essere chiara e netta la nostra non condivisione e non adesione a questo percorso, per cui per noi la legge deve rimanere quella che era. Se si vuole riportare facendo delle modifiche ulteriori perché bisogna rispondere al Governo…
Quello che noi proponiamo rispondeva al Governo perché se noi riportiamo tutto come era prima non c’erano motivi perché il Governo impugnasse presso la Corte costituzionale la legge.
La cosa è chiara, signor Presidente, e per noi la partita della legge elettorale non è stata mai aperta perché è stata aperta dall’altra parte e l’altra parte la chiudesse e rendesse conto agli elettori calabresi delle scelte che fa: il 5, l’8, il 10, il 12 il 25 per noi sono tutti giochetti che sarebbe stato necessario e utile non toccare e adesso sarebbe necessario non riproporre più.
Perché c’è una confusione talmente enorme nella gente che osserva che, insomma, faremmo bene a non crearne di ulteriori.
Se si deve dare risposta al Governo la si dia in modo – chiediamo solo questo – che non si possa compromettere il ritorno alle urne e anche qui questo balletto di annunciare per il 23 ma lo dirò il 16, lo scrivo il 16 ma voteremo il 23… ma perché lo devo dire il 16 se siamo per il 23? Lo si facesse subito, stamattina. Perché si devono fare tutti questi giochetti? Annuncio ogni volta una data che non è quella che verrà rispettata? Allora di tutte queste cose ormai i calabresi hanno le tasche piene per cui modificate, fate quel che volete. Noi non parteciperemo a questo gioco, non ci importerà nulla, risponderete voi di quel che fate.
L’unica cosa che vi chiediamo, per favore, fate in modo che si torni subito al voto. Mi pare che sia chiara la posizione del gruppo del Partito democratico.
NUCERA Giovanni (Nuovo Centro Destra)
Presidente, chiedo di intervenire per due ordini di motivi: uno perché sono stato anche io presentatore di una legge di modifica alla legge elettorale a seguito della decisione del Consiglio dei ministri del 10 luglio 2014 che in parte impugnava la nostra legge elettorale e la rimandava al mittente – parlo della legge 8 – con alcune osservazioni di carattere sicuramente tecnico ma osservazioni che intaccano per certi aspetti non solo la decisione del Consiglio ma la tenuta stessa del castello elettorale così come era stato fatto. L’ho fatto diligentemente dal mio punto di vista, assumendomi la libertà di essere un consigliere regionale con autonomia di giudizio e con libertà di espressione della sua funzione e del suo ruolo all’interno di quest’Aula perché, al di là dei gruppi e delle coalizioni, al di là dell’appartenere a questo o a quello schieramento politico, c’è il consigliere regionale con la sua cultura, la sua storia, il suo modo di intendere e vedere la sua visione della vita, della società e della politica che si impone a quello che deve essere un dettato che molte volte cala dall’alto e che tante altre volte siamo costretti a digerire per via di norme tecniche che sempre più tendono a incidere e ad invadere la sfera della discrezionalità e della libertà dell’azione dei parlamentari – in questo caso regionali – dove sostanzialmente ti obbligano a fare delle cose.
Molto diligentemente ho posto questo progetto di legge depositato alla Segreteria del Consiglio regionale il 30 luglio 2014, protocollo numero 35281. A fronte delle richieste che provenivano dalla coalizione di maggioranza e di minoranza, a fronte della necessità di essere il più possibile esaustivo rispetto ad una domanda che il Consiglio dei Ministri pone alla Regione Calabria sulla legge elettorale e con la pressione continua, ripetuta e costante che noi abbiamo oltre che dagli organi dello Stato da parte della stampa perché si vada al più presto ad elezioni e vi sia un governo regolare alla Regione Calabria, con atto di umiltà, abbandonata l’idea del sostegno delle mie idee su quella che doveva essere la legge elettorale e accettate le regole della democrazia - che a fronte di una non piena condivisione, già all’interno della mia stessa maggioranza, delle proposte da me avanzate - ho “ritirato” il mio progetto di legge - perché è depositato – quindi non ho insistito.
Vengo qui oggi in Aula dopo aver assistito, in parte, alla riunione dei capigruppo e mi ritrovo un progetto di legge - non capisco dove il collega Sulla fosse durante la giornata di oggi – datato data odierna, dopo giorni e giorni di dibattito che ci sono stati, riunioni, incontri, momenti di riflessione su quello che doveva essere questa modifica da parte alla legge elettorale e ci ritroviamo con un progetto di legge che smentisce tutto ciò che la sinistra diligentemente aveva costruito in questi giorni, in queste settimane e in queste ore, con tante dichiarazioni di stampa, con tanta volontà di andare avanti e con tanta determinazioni a dire che bisogna andare al voto.
Egregi amici miei, dovete sapere che se questa legge elettorale dovesse trovare oggi accoglimento in quest’Aula, noi ci ritroveremmo nuovamente ad un punto di impatto da cui non si torna indietro.
Ciò significa – questa è la conferma – rispetto a tutte le cose che si sono dette in questi ultimi 3 mesi che la sinistra non vuole le elezioni e che trova tutti i motivi per mettere in campo atteggiamenti dilatori per non andare al voto; che la sinistra è impantanata nelle sue pastoie interne e non riesce a proporre altro che annullare tutto e tornare indietro, magari tornare probabilmente anche alla rivoluzione russa, nella mente di qualcuno certamente.
Allora si pone un problema di legittimità democratica anche del modo in cui si lavora e con cui pongono gli accordi dopo un’intera giornata della Conferenza dei capigruppo.
Invece di fare due passi avanti oggi, qui, a quest’ora, in questo momento, in quest’Aula ne abbiamo fatti indietro 32. Questa è la verità. Una sinistra che non riesce a cogliere quella che è l’evoluzione che abbiamo voluto affrontare con molto garbo in Conferenza dei capigruppo, dove ci erano stati indicati dei numeri; ed i numeri in politica molte volte quando si parla di percentuali e di leggi elettorali senza ombra di dubbio non sono qualcosa di aleatorio ma sono le volontà del popolo, i voti, quegli strumenti che ci permettono di garantire la rappresentanza democratica all’interno dei parlamenti.
Oggi che questo presidenzialismo ha annullato la democrazia e il potere di rappresentanza che il popolo aveva nel nostro sistema democratico, ha annullato quel modo di essere e della forma di cultura che avevamo come struttura di formazione dello Stato democratico, nato dopo la seconda guerra mondiale, avevo sentito il bisogno di presentare questo mio progetto di legge che superava in parte anche la difficile maglia delle rappresentanze.
Non è possibile che intorno ad un candidato Presidente ci siano una miriade di liste: 12, 18, 16 a sostenerlo in una regione di 2 milioni di abitanti. Ne sono sufficienti 5 e che la selezione avvenga a valle, avvenga lì dove c’è il bisogno di selezionare quella che è la classe dirigente e non far liste mettendo dentro chiunque e poi vediamo il giorno dopo le liste quel che succede fra arresti, assenti, indagini e commistioni varie che si manifestano.
Ecco perché c’è la necessità che sulla legge elettorale che è l’anima, il fulcro di un sistema democratico ci fosse chiarezza. Invece no: alla chiarezza oggi questa sinistra sta dimostrando di anteporre l’interesse di parte del tutto chiedendo l’abbattimento al 5 per cento di quella che era la formula utilizzata fino ad oggi per la soglia delle coalizioni chiedendo l’abbattimento del tutto al 3 per cento.
Allora si abbia il coraggio di dire che vogliamo abbattere il sistema bipolare, il sistema presidenziale e andiamo ad un proporzionale puro dove la libertà delle coalizioni ci consente di esprimere meglio il significato della rappresentanza.
Però la stessa sinistra si guarda bene dall’inserire gli elementi di discriminazione all’interno della capacità di esser rappresentanti del popolo calabrese. Si guarda bene perché non fa una battaglia su quelli che sono i principi di incandidabilità e di ineleggibilità dei cittadini che non hanno i requisiti sufficienti per poter essere al nostro stato ma ci si rimette alla norma regionale.
E la Calabria non è una regione qualsiasi, la Calabria è la Calabria con i suoi rischi, i suoi pericoli, le sue devianze, le sue posizioni anche istituzionali, con la ‘ndrangheta che per combatterla deve avere contrafforti duri e forti e duri soprattutto all’interno delle istituzioni.
Ecco la legge delle incandidabilità e delle ineleggibilità cosa significano: abbattere le sovrapposizioni.
Su tutto questo, cari amici, la legge elettorale che ci propone all’ultimo momento in limine mortis il Consiglio regionale, questa sinistra che dice di aver vinto già le elezioni, è una legge elettorale che veramente, perdonatemi di dirlo, ci riporta agli anni della befana.
Siamo agli anni della concretezza e agli anni in cui la Calabria ha bisogno di un governo certamente forte, di un governo subito e pienamente legittimato nelle sue funzioni, di un governo che sappia rappresentare le angosce e le speranze delle Calabria.
Consigliere Nucera, gli arresti di questo Consiglio non sono da addebitare alla sinistra.
Chiedo scusa al Consiglio.
Hai diritto di parlare.
Quindi sotto questo punto di vista, ribadisco, Presidente: se c’è un progetto di legge da presentare con le procedure fatte, ce ne sono due in circolazione. Di uno ne abbiamo preso atto in questo istante ma uno è depositato agli atti fin dal 30 luglio 2014.
La regola del gioco è valida fin quando tutti quanti siamo nelle condizioni di poterla offrire.
Consigliere Nucera, lei dovrebbe avere un po’ più ritegno perché la storia di questo Consiglio ci dice altre cose. Abbia ritegno e sia educato con i suoi colleghi.
Brevemente, signor Presidente, ho sentito il consigliere Nucera ma siccome ho un improvviso annebbiamento della vista vorrei sapere se è di maggioranza o di opposizione perché, chiaramente, tutto cambia a seconda del fatto che il consigliere Nucera sia di maggioranza o di opposizione. Perché se è di opposizione, giustamente, si rivolge all’altra parte politica perché ha la maggioranza per prendere decisioni. Se è di maggioranza vuol dire che oltre all’annebbiamento della vista ho anche un annebbiamento della mente e volevo chiarimenti in merito.
Non ci sono altre richieste di parola. Prego i capigruppo di avvicinarsi al banco della Presidenza.
Riprendiamo i lavori. Ha chiesto di parlare il consigliere Chiappetta. Ne ha facoltà.
Grazie, Presidente, siamo in dirittura di arrivo rispetto al punto all’ordine del giorno inframmezzato, tra l’altro, anche da una ulteriore discussione tenutasi fino a qualche minuto fa al banco della Presidenza con i Presidenti dei gruppi.
L’ho detto in apertura dei lavori quando ho evidenziato la necessità che si dovesse andare ad una integrazione della legge regionale che recepisse quelle che sono state le prescrizioni dettate dal Governo, dal Ministero degli Interni e dal dipartimento affari regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Si è sviluppata una discussione, fra le altre cose l’ha evidenziato bene il collega Nucera, rispetto alla consapevolezza da parte di talune forze politiche che predicano una cosa e poi fanno esattamente il contrario.
Non voglio reintervenire su questa questione perché credo che sarà successivamente oggetto di un approfondimento sui temi della campagna elettorale, rispetto a questa volontà che abbiamo da sempre dimostrato di voler procedere abbastanza speditamente per un ritorno alle urne, cosa che di fatto si voleva evitare ancora oggi attraverso la presentazione di un’altra proposta di legge che avrebbe potuto avere anche le censure successive da parte del Consiglio dei Ministri.
Ecco perché io, Presidente, chiedo all’Aula ed invito ad un ulteriore senso di responsabilità anche i colleghi della minoranza nel recepire le prescrizioni e nell’adeguare le modifiche normative a quelle che sono le prescrizioni imposte dal Consiglio dei Ministri circa il chiarimento rispetto al premio di maggioranza e soprattutto l’individuazione, così come ho avuto modo di dire nell’intervento introduttivo, delle quote di sbarramento che sono quelle relative al 4 per cento per la lista e all’8 per cento per la coalizione.
Ecco perché inviterei lei, Presidente, affinché si proceda alla votazione del testo secondo le indicazioni e i suggerimenti che sono stati recepiti nell’intervento iniziale e ribaditi in questa ulteriore precisazione. Grazie.
Ha chiesto di parlare il consigliere Adamo. Ne ha facoltà.
ADAMO Nicola (PD)
Presidente, intervengo sull’ordine dei lavori e volevo capire, cogliendo l’invito che faceva il collega Chiappetta e quindi l’opportunità di andare ad eliminare il contenzioso che le osservazioni e le prescrizioni del Consiglio dei Ministri fanno alla nostra legge, come procediamo e su quali e quante proposte siamo chiamati a pronunciarci.
Ho avuto la consegna di una proposta di cui lei è unico firmatario ma so di essere firmatario di un altro progetto di legge insieme al gruppo del Pd e forse anche ad altri – che non è stato distribuito – e volevo chiederle se oltre a questi due progetti, cioè il suo con tanto di relazione illustrativa e quello di cui sono, tra gli altri del gruppo del Pd, anche io firmatario se ci sono altri progetti di legge, se ne sono stati presentati altri.
Nel caso in cui non siano stati presentati altri progetti di legge e permangono questi due, non avendo avuto altre sedi dopo la Conferenza dei capigruppo si è svolta nella giornata odierna pongo un problema di verifica della procedibilità.
Mi spiego. Di solito il legislatore regionale, anche quando il Governo impugna le leggi, difende le proprie leggi di fronte alla Consulta.
Però, trattandosi di un caso straordinario, in una soluzione oltretutto di elezioni anticipate oggi abbiamo scelto una via non rituale. Diciamo, cioè, al Governo che ci boccia parte della nostra legge che quest’Aula ha votato per una ragione di Stato, superiore al merito legislativo, per non ostacolare il percorso che ci porti a votare prima possibile, per non subordinare la legittimità persino della indizione delle elezioni al pronunciamento della Consulta autonomamente ed in via del tutto unilaterale rinviamo il Consiglio regionale in seduta straordinaria per eliminare gli oggetti del contenzioso.
Perfetto. Però come giustamente Ella e l’Ufficio di Presidenza ha formulato in base alla estensione dell’ordine del giorno ciò non impedisce a quest’Aula di stare dentro il tema delle modifiche della legge elettorale.
Mi consenta: una volta che si apre giustamente e legittimamente questo percorso, penso che sia legittimo ed ammissibile che quest’Aula voti un progetto di legge sulla introduzione della preferenza di genere, cosa che questo Consiglio non ha ancora fatto.
Ci possono essere altre parti del testo di legge che noi stessi abbiamo votato e che oggi non negherebbero la sovranità di quest’Aula di suggerire nuove modifiche.
Perché le faccio queste osservazioni sull’ordine dei lavori? Perché se i progetti di legge dovessero essere solo il suo e quello che mi auguro – che non abbiamo ancora distribuito – sia stato accettato dal gruppo consiliare del Pd, chiedo una sospensione.
Per esempio, sulla preferenza di genere o anche su altre parti è legittimo che venga data la possibilità ad ognuno di questi consiglieri regionali di presentare emendamenti di modifica al testo. Rimane, poi, competenza, proprietà e sovranità dell’Aula rigettare, votarli o bocciarli, ma non è impedito nella forma del procedimento discutere temi che vadano oltre le osservazioni del Governo.
Ripeto: l’irritualità è che questa volta giustamente lo facciamo e bene. Il Consiglio regionale non difende la propria legge; addirittura non aspetta l’esito della Consulta e accoglie le indicazioni del Governo, ma nel contempo a quest’Aula non può essere impedito – giacché ci siamo – anche una eventuale rivisitazione della legge in altre sue parti.
Consigliere Adamo, in Conferenza dei capigruppo ci siamo dati un percorso preciso, snello e lineare e cioè che tutte le proposte di modifica presentate alla norma venissero ritirate per agevolare e accelerare il processo.
Ci troviamo di fronte ad una materia molto delicata che potrebbe determinare ulteriori impugnative da parte del Governo, proprio per evitare qualsiasi tipo di pericolo e proprio per le motivazioni che diceva lei, l’Aula, in maniera eccezionale e fuori dalla normalità, si riunisce per prendere atto delle obiezioni del Governo ed evitare contenziosi e problemi sia sulla data delle elezioni sia nel merito del provvedimento.
L’unico dubbio tra maggioranza e minoranza, per cui io ho distribuito un testo del 5 e dell’8 per cento, riguardava la percentuale di sbarramento della coalizione; tutte le altre problematiche - visto che ne avevamo discusso il 3 giugno - si erano già in parte votate e si erano affrontate nel merito; erano state totalmente escluse, tant’è che abbiamo invitato il consigliere Guagliardi a ritirare le proposte presentate. Anche il collega Nucera aveva presentato altre norme e le abbiamo ritirate; la consigliera Albano aveva presentato la norma sulla doppia preferenza di genere e l’abbiamo invitata a ritirarla.
Gli unici due testi che oggi bisogna votare e che mi sono permesso di presentare all’Aula, recependo le obiezioni del Governo, sono quelle che avete nelle cartelle. L’Aula si deve pronunciare esclusivamente su queste questioni: recepimento delle obiezioni del Governo che facciamo nostre; e sulla diversa valutazione sulla percentuale di sbarramento; la maggioranza che dice l’8 per cento di sbarramento, peraltro concordato da quello che diceva anche col Governo degli affari regionali e del Ministero attraverso la Giunta regionale sulla legittimità della norma, e quello che dice la minoranza e cioè, se ho ben capito: “ristabiliamo esattamente il 5 per cento come si votava prima”.
L’unica obiezione è questa e detto questo dobbiamo procedere a votare. Peraltro è passato diverso tempo. Se ritorniamo ancora a votare sulle singole proposte avanzate dai consiglieri diventa una cosa interminabile.
Siccome il decreto di indizione delle elezioni dovrà essere emanato nei prossimi giorni, vorrei che questa norma - che noi approviamo e che sarà promulgata – sia la norma che servirà alla campagna elettorale e che farà quindi parte del decreto di indizione delle elezioni.
Questo ci eravamo detti in Conferenza dei capigruppo. Lei non ne faceva parte ma questo è l’accordo che era stato raggiunto.
Presidente, se è così, le chiedo il rispetto delle prerogative del consigliere regionale. Lei non può impedire al consigliere regionale su una legge di questa portata straordinaria di esprimersi secondo il percorso che lo Statuto e il Regolamento prevedono.
Che significa tutto questo? Significa innanzitutto che sono firmatario di un progetto di legge rispetto al quale risulta che il gruppo del Pd in una Conferenza dei capigruppo ne ha motivato la ragione politica e anche istituzionale.
Sono firmatario di una proposta che chiede il ripristino della vecchia legge elettorale e non me la ritrovo tra le proposte votabili, lei non ha distribuito questo testo. Rivendico innanzitutto il diritto di votare quel testo. Io non l’ho avuto.
In quel testo ovviamente c’è una filosofia che secondo me è di forte responsabilità istituzionale non di contrastare le prescrizioni del Governo ma di evitare rischi di ulteriore esposizione.
Non fare altri azzardi, non trovarci nella condizione che nei prossimi giorni possiamo avere nuove prescrizioni; pertanto ritornare alla vecchia legge è una tutela dell’immagine e della responsabilità del Consiglio regionale ma in questo vuol dire che tutto ciò che è stato modificato dalla vecchia legge ho almeno il diritto di difenderla.
Per esempio, la vecchia legge prevedeva il voto disgiunto, non una questione di poco conto: voto disgiunto o congiunto? E’ una questione dirimente rispetto al modo in cui si interpreta il principio della elezione diretta del Presidente della Giunta regionale.
Il mandato che si chiede è un duplice mandato da parte del voto del cittadino o è un voto di fatto unico? E’ una differenza sostanziale. Essendo all’ordine del giorno “modifiche alla legge elettorale” non può essere preclusa a me la possibilità di presentare una proposta di modifica su questa questione.
So che è stato presentato – almeno così mi si dice -, pare che ci siano stati altri colleghi che hanno presentato e consegnato all’Ufficio di Presidenza progetti di legge di questo tipo. Vorrei che si mettessero in votazione. Poi l’Aula li boccia e a quel punto nulla osta ma non si può dire “non votiamo perché andiamo in contrasto col Governo”.
Se votiamo per ripristinare il voto disgiunto e votiamo secondo il sistema delle elezioni precedenti non obietti nulla, non abbia nulla da prescrivere, però il diritto di votarlo noi ce l’abbiamo.
Se la Conferenza dei capigruppo ha deciso di seguire una linea di questo tipo che non è quella di creare problemi ma di aiutare e rafforzare l’impianto legislativo, coerente con l’impostazione del governo, non può essere impedito a più di un consigliere regionale e a me stesso, anche in dissenso col mio gruppo, di presentare una proposta di modifica perché non so che fine abbia fatto il progetto di legge, se c’è o non c’è. Si dice che ci sia.
Altrimenti persino in dissenso col mio gruppo non può essermi impedito di presentare un progetto di legge sul voto disgiunto e di metterlo ai voti. Poi l’Aula lo boccia e ne prendo atto. Solo questo sto chiedendo.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Chiappetta. Ne ha facoltà.
Intervengo non per replicare alle considerazioni espresse dal consigliere Adamo – del quale, tra l’altro, ho grande considerazione e stima che non deriva soltanto da un’appartenenza territoriale, ma da un’esperienza istituzionale vissuta insieme anche negli anni passati – ma a me sembra di non comprendere bene – o lo comprendo, ma probabilmente non lo comprendono altri – di che cosa si stia parlando e che cosa, da qui a poco, voteremo.
Lo vorrei ricordare anche perché mi sembra un atteggiamento un poco ondivago, non del collega Adamo, ma del gruppo del Partito democratico nella sua interezza, perché – lo ha ricordato bene il Presidente del Consiglio, Talarico, lo vorrei ricordare anche a me – i lavori della seduta di Consiglio, così come anche i lavori di altre sedute precedenti, vengono normalmente preceduti da un’apposita Conferenza dei capigruppo, in cui ogni Presidente esplicita il pensiero del gruppo di appartenenza che, quasi sistematicamente, per quello che riguarda taluni gruppi, viene disatteso completamente in Aula. Lo ha ricordato bene il Presidente del Consiglio, Talarico, e lo vorrei ricordare ancora qui, ma soltanto per un attimo e senza alcuna vis polemica.
Credo che occorra mettersi d’accordo su che cosa possa o non possa fare questo Consiglio regionale che – lo vorrei ricordare – opera in regime di prorogatio dal 3 giugno; perché vede, collega Adamo, il Presidente del suo gruppo, in qualsiasi occasione istituzionale – e mi riferisco alla Conferenza dei capigruppo, così come ai lavori in Aula – ci sta continuamente ripetendo, anche ossessivamente, che questo Consiglio regionale non è assolutamente legittimato ad assumere alcuna iniziativa legislativa – lo ha ribadito ancora oggi in Conferenza dei capigruppo e ad inizio dei lavori – salvo poi presentare una proposta di legge di ulteriore modifica della legge elettorale. Vorrei capire a quale ratio ispiratrice corrisponda, se non a quella – io credo che si evidenzi sotto traccia - di consentire un ulteriore eventuale differimento della data delle elezioni.
Il presidente Talarico lo ha evidenziato bene e credevo di averlo evidenziato anch’io in apertura dei lavori: qua si tratta di correggere alcune prescrizioni che sono state imposte dal Consiglio dei Ministri, ed è uno dei motivi per i quali, collega Adamo, non sono neanche presentabili le modifiche né sulla preferenza di genere –, ma non perché non si voglia parlare della preferenza di genere –, né tantomeno sul voto disgiunto o su altre cose. Si tratta soltanto di correggere alcune disposizioni per impedire che ulteriori modificazioni della legge elettorale, che potrebbero essere aggiuntive rispetto al testo presentato dal Presidente del Consiglio, Talarico, possano inficiare il processo che di fatto si è già aperto, che porterà questo Consiglio regionale da qui a qualche mese, a due mesi, ormai, il 23 novembre, alle elezioni.
Ecco perché, presidente Talarico, la invito a mettere in votazione il testo, così per come è stato ampiamente discusso, prima in Conferenza dei capigruppo e ancora in Aula, sì da poter modificare, correggendole, quelle che sono state le indicazioni-prescrizioni del Governo alle quali questo Consiglio o, meglio, questa maggioranza si vuole adeguare.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Guagliardi. Ne ha facoltà.
Credo che un altro intervento serva un po’ a farci riflettere, soprattutto sulla proposta fatta dal consigliere Chiappetta del tot che riguarda la soglia di sbarramento per la coalizione, però – dobbiamo dirlo anche perché adesso ci siamo calmati, il clima è un po’ più stemperato – mi sembra che oggi stiamo giocando una sorta di sfida non alla sciabola, ma allo stiletto, in cui sostanzialmente c’è un tentativo legittimo di riportare il Consiglio regionale alla vecchia legge elettorale del 2005 e successive modificazioni, che comporta cinque circoscrizioni provinciali, il voto disgiunto, una soglia di sbarramento del 4 e 5 per cento, cioè delle disposizioni che possono anche essere recepite e che ci aiuterebbero a superare il giudizio negativo del Governo per la parte che riguarda la quota di sbarramento. Infatti, se non sbaglio – e c’è un testo del Presidente che sta girando – il Governo ha eccepito sul premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale approvata a giugno e che è lo stesso premio di maggioranza stabilito nella vecchia legge regionale, cioè noi o ritorniamo all’antico o rivediamo questa proposta di legge, comunque dobbiamo decidere sulla quota di maggioranza che deve passare dal 20 per cento al 10 per cento.
Questo è un dato su cui dobbiamo comunque intervenire sia che venga accolta la proposta di modifica anche a mia firma che ha presentato il gruppo del Partito democratico sia che si debba discutere la proposta presentata dal presidente Talarico, che riporta correttamente la discussione avvenuta in Conferenza dei capigruppo, in cui si è eliminata tutta la discussione sul voto di genere, sulle questioni del voto disgiunto, cioè si è portato il voto all’essenziale.
Ora, credo che il Governo, quando ha eccepito sullo sbarramento catastrofico che aveva fatto questo Consiglio regionale di portare al 15 per cento la quota di sbarramento, non si sia rapportato con il progetto dell’Italicum, che comunque aumenta le quote di sbarramento per i partiti a livello nazionale, ma ha valutato la sentenza della Corte costituzionale rispetto alla legge pasticcio, quella nazionale – adesso mi sfugge l’aggettivo usato – cioè la Corte costituzionale …
Non la legge “truffa” ultima, quella di Berlusconi del 2005, come si chiamava?
Quella successiva? Non è il “Mattarellum”, il “Porcellum”. La Corte costituzionale ha criticato la quota di sbarramento del “Porcellum” che era attestato attorno all’8 per cento. E’ lì che ha posto il problema che non c’è una giusta valutazione sulla rappresentanza delle formazioni che scendono in campo per concorrere al Parlamento nazionale.
Ora, se voi riportate la quota di sbarramento allo stesso livello che ha criticato la Corte costituzionale per il “Porcellum”, credo che siamo di fronte al rischio di un’ulteriore impugnativa. Le cose che dice il consigliere Nucera sul fatto che vogliamo andare a votare a marzo sono belle fandonie, perché è molto probabile, se questo è un Governo coerente con se stesso, che di fronte ad una quota di sbarramento pari all’8 per cento per la coalizione, possa decidere di non ritirare il proprio ricorso alla Corte costituzionale.
Ecco perché non sono d’accordo con la proposta che fa il consigliere Chiappetta, perché se noi riportiamo lo sbarramento alla quota originale, 4 e 5 per cento, sono anche disponibile a votare favorevolmente il provvedimento presentato dal presidente Talarico, ma se, utilizzando le segnalazioni che ci fa il Governo di una modifica della legge, noi facciamo soltanto finta di recepire la legge e poi ci attestiamo sugli stessi livelli, probabilmente stiamo giocando veramente a non comprenderci.
Il “no” della Corte costituzionale è sull’8 per cento, formalmente, che è sul “Porcellum”, perché i ricorrenti alla Corte costituzionale l’hanno fatto sul “Porcellum” il ricorso che ha dato ragione, che ha messo fuori gioco la relativa...
Ecco, volevo soltanto dire questo. Qui si dice che ognuno di noi vuole rinviare le elezioni: fare questo, aumentare all’8 per cento lo sbarramento di coalizione, comporta anche questo rischio.
Intervengo brevemente, perché ero andato via, quindi non ho capito bene una parte dell’intervento del consigliere Chiappetta, ma vorrei ribadire che il comportamento del nostro gruppo, dall’inizio della Conferenza dei capigruppo sino a questo momento, è di una linearità impressionante. Poi si può discutere nel merito se la nostra proposta è utile, è ben meditata. A nostro avviso, è utile e ben meditata.
Ripeto telegraficamente! Il Governo ha impugnato due profili: il premio di maggioranza da riportare al 55 per cento e lo sbarramento di coalizione da fissare al 15 per cento, ritenuto eccessivo e lesivo del gioco democratico. Nel momento in cui noi presentiamo una proposta di legge che riporta in vita la legge che voi avete modificato il 3 giugno, noi accogliamo esattamente quello che è l’assunto del Governo, perché, ritornando alla vecchia legge elettorale, ritorniamo ad uno sbarramento di coalizione del 5 per cento, quindi nessuno può dire che è lesivo del gioco democratico, e ad un premio di maggioranza del 55 per cento.
Non so se il consigliere Chiappetta è stato distratto, ma in Conferenza dei capigruppo noi abbiamo sostenuto con linearità questo assunto. Poiché a volte ognuno di noi conosce i propri vizi e i vizi collettivi, se ricorda il dottore Minniti – che non mi sente – prima di aprire bocca, ho preteso che si verbalizzasse questa posizione. Quindi, tra le posizioni assunte in Conferenza dei capigruppo e la posizione in Aula, c’è una continuità lapalissiana che si spiega con un dato politico.
Noi abbiamo avversato la vostra legge del 3 giugno e continuiamo stasera ad avversare questa legge, dicendo che è stata sbagliata e, per ovviare agli errori, abbiamo proposto di ritornare all’antico. Questo è, questa è la posizione che manteniamo, pur riconoscendo – ma lo abbiamo detto dal primo momento – che questo Consiglio che, a mio avviso, non è in una pienezza totale per legiferare dal momento che è stato congedato il 3 giugno per una fine anticipata della legislatura, –questa non è una fine normale della legislatura – su un argomento così fondamentale come la legge elettorale non può che intervenire sullo spunto di una censura e per le censure fatte dal Governo.
La nostra proposta di legge si incanala perfettamente in questo alveo.
Ci sono altri interventi? Possiamo procedere a votare il testo.
Presidente, non mi ha risposto: quante proposte di modifica sono state presentate e quali?
Non mettetemi in difficoltà, sapete come io lavori in Consiglio regionale dal primo giorno: c’è la Conferenza dei capigruppo che ha assunto una decisione, io sono qui per difenderla. Poi, se il singolo consigliere arriva con proposte di modifica… cioè abbiamo discusso tre ore! Io penso che tutti i gruppi siano rappresentati con i rispettivi capigruppo. Non mi mettete in difficoltà, sapete qual è il mio modo di ragionare su questi argomenti. C’è la Conferenza dei capigruppo, abbiamo discusso, gli emendamenti li abbiamo esclusi, molti esponenti della maggioranza li hanno ritirati. Non forzate su determinate questioni perché sapete che avete la mia avversione e contrarietà. È stato così dal primo giorno della legislatura, figuriamoci l’ultimo giorno!
Ha chiesto di intervenire il consigliere Giordano, ne ha facoltà.
Presidente, non devo parlare di proposte di modifica, ma vi pregherei di riavvolgere il nastro al 3 giugno del 2014, quando in quest’Aula, nonostante gli appelli accorati e vibrati che abbiamo fatto affinché non si procedesse a votare una legge che era palesemente incostituzionale, la maggioranza si è intestata questa ultima perla di questa legislatura travagliata, approvando il prodotto del quale stasera stiamo discutendo.
Fa bene il collega Principe a ricordare a tutti che questo è un Consiglio congedato: qui, stasera, siamo presenti soltanto al fine di mettere ordine alle storture di cui vi siete macchiati approvando la legge piena di vizi, che sono stati contestati puntualmente dal Governo.
Non voglio ripetere, Presidente, lei ha un testo… Il collega Principe, nella Conferenza dei capigruppo ha espresso la posizione del gruppo del Partito democratico – che poi è la posizione dell’intera minoranza – ed è stata declinata con un atto consiliare, con una proposta di legge che non è un emendamento, che riporta alla legge originaria, recependo puntualmente quelle che sono state le contestazioni. Riteniamo che questa sia la strada maestra. Non è stato nemmeno consentito ai consiglieri di avere un’istruttoria sui provvedimenti.
Noi abbiamo questa proposta che è vagliata, meditata, che secondo noi mette al riparo da ogni possibile censura, perche non siamo sicuri che ciò avverrebbe con la vostra proposta e sarebbe un’ulteriore beffa verso la Calabria e i calabresi.
Quindi, noi vi chiediamo, Presidente, che il testo di legge che abbiamo presentato venga posto regolarmente ai voti. Non esiste, lei non può ledere il diritto iniziativa e la prerogativa dei consiglieri regionali. C’è un progetto di legge e lei lo deve porre regolarmente ai voti.
Consigliere Giordano, anche lei ha partecipato alla Conferenza dei capigruppo, quindi era lì, e non mi sembra che da parte di nessuno dei capigruppo sia venuto fuori che fosse stato presentato un progetto di legge da discutere nel merito in Aula. Io l’ho appreso oggi, presentato oggi pomeriggio.
Noi ci siamo attardati a parlare di determinati argomenti, tra cui quello dello sbarramento dell’8 per cento e del 5 per cento. Questa è stata la discussione di merito che abbiamo avuto.
Quindi, rispetto a questo argomento, io – ripeto – pongo ai voti quello che abbiamo deciso in Conferenza dei capigruppo. Questo è il testo venuto fuori dalla discussione di merito che abbiamo avuto, quindi procediamo con la votazione dell’articolo…
(Interruzione del consigliere Adamo)
Pongo ai voti questo provvedimento che, naturalmente, avrà bisogno di coordinamento formale, che prevede il recepimento di tutte le obiezioni da parte del Governo, con l’unica modifica dello sbarramento di coalizione non al 5 per cento, ma all’8 per cento. Quindi, con questa unica modifica nel testo predisposto si accolgono tutti i rilievi del Governo. Ci sarà bisogno anche del coordinamento formale e di un’altra modifica che riguarda la circoscrizione elettorale di Catanzaro, che diventa competente anche per la provincia di Vibo Valentia e per la provincia di Crotone, visto che abbiamo individuato una nuova circoscrizione.
Quindi, io pongo ai voti questo provvedimento. Articolo 1…
Presidente, scusi, intervengo sull’ordine dei lavori, altrimenti metto una dichiarazione a verbale.
A me risulta – mi è stato appena consegnato – che al protocollo numero 39362 dell’11 settembre 2014, con la classificazione 2.5, sia stata presentata questa proposta di legge a firma di numerosi consiglieri. Chi è il primo firmatario? Penso sia il consigliere Sandro Principe, capogruppo del Partito democratico. E’ in discussione o non è in discussione questo progetto di legge? E’ o meno al nostro esame, alla nostra attenzione?
Se è così e deve essere così, non si capisce perché lei non lo vuole mettere in votazione, secondo me, non possiamo votare, prima la riforma.
Le ho detto le tre motivazioni, per tre volte: la prima motivazione che le ho detto è che la Conferenza dei capigruppo non ha discusso di questo provvedimento e c’è stato un accordo per fare determinate cose; seconda motivazione, ci sono problematiche tecnico-giuridiche per cui non si può approvare una norma che potrebbe rimettere in gioco tutto, comprese le elezioni per eventuali ulteriori ricorsi che ci possono essere, sinceramente non mi sento; terza, mi sembra che la proposta di legge sia stata presentata oggi pomeriggio in Aula e non certamente nei tempi giusti previsti dal Regolamento.
Quindi ci sono tre motivazioni che mi portano a dire di “no” a questo provvedimento, per cui io non lo posso nemmeno sottoporre ai voti, perché nel momento in cui lo sottopongo ai voti, vado a smentire tutte queste tre ragioni.
Quindi, per quanto mi riguarda, non è un provvedimento ammissibile, accoglibile, nemmeno per la votazione, anche se lei dice: “Va beh, tanto c’è la maggioranza che lo boccia”. No, io preferisco seguire alla lettera le varie questioni, quindi considerarlo inammissibile dal punto di vista legislativo e dunque procedere poi alla votazione che lei dice.
Presidente, ma lei mi deve spiegare…
Io le chiedo formalmente, perché andremo… Questa è un atto di verbalizzazione integrale.
Le chiedo perché il suo disegno di legge “Modifica della legge regionale 7 febbraio 2005, n. 1”, a firma del consigliere Talarico, che porta protocollo numero 39118 dell’11 settembre 2014, classificazione 2.5, è ammissibile e il disegno di legge presentato dal gruppo del Partito democratico che porta la stessa dicitura con protocollo numero 39362, sempre dell’11 settembre 2014 con classificazione 2.5, non è ammissibile. Me lo spieghi lei, perché il suo sì e questo no, me lo deve spiegare. Dov’è agli atti quello che lei sta dicendo?
Certo, la Conferenza dei capigruppo, il metodo, lo so, lo so bene, anche io sono stato capogruppo, è convenzionale, ma lei sa bene che, anche quando la Conferenza dei capigruppo funziona e funziona bene, comunque non è preclusa l’espressione del diritto-dovere del consigliere regionale di dire la sua opinione, anche in dissenso con il gruppo, e non siamo in questo caso, perché qui c’è una proposta presentata da tutto il gruppo con lo stesso protocollo, la stessa data e la stessa classificazione della sua.
Perché la sua proposta deve essere messa in votazione e questa no?
Poi mi consenta, Presidente, mi sembra più a rischio la discussione sul 5 o sull’8 o sul 12 percento e non un disegno di legge che dice “votiamo con la vecchia legge” che - siamo certi, per averci votato più volte, sicuramente un paio di volte – che sia costituzionale in tutti i sensi. Questo lo voglio capire.
La differenza è che quello che ho presentato io l’ho presentato prima della Conferenza dei capigruppo, questo è arrivato in Aula sui banchi della Presidenza.
Questi sono due provvedimenti che io ho presentato alla Conferenza dei capigruppo, la sua è arrivata in Aula mentre stavamo discutendo. Quindi mi sembra una cosa talmente ovvia che non si può accogliere.
Stiamo perdendo tempo! La posizione è chiara, l’ha esplicitata ancora una volta il consigliere Adamo. Sinceramente, non capisco! Per quanto ci riguarda, la nostra posizione è molto chiara: noi non siamo per nessuna modifica. Ci possono fare anche una nuova legge elettorale, ma vale per la prossima legislatura. Se vogliamo, ci sediamo, ma per la prossima legislatura, per questa non si possono cambiare le regole nel corso della partita.
Volete rispondere con lo sbarramento dell’8 per cento? Fatelo, qual è il problema? Noi non dobbiamo proprio… Io non voto, perché o si ritorna alla vecchia legge o non voto. Più chiaro di così si muore! Questa è la posizione del consigliere Sulla. Spero che il gruppo - che su questa linea si era orientato - voti allo stesso modo, altrimenti, in dissenso dal gruppo, voterò così, perché chi scrive deve sapere chiara qual è… E’ inutile che il collega Chiappetta cerchi di dire la posizione… La posizione è lineare: noi non vogliamo modificare nulla! Per la prossima legislatura introduciamo tutto quello che volete, ma per questa fatevela voi, rispondete come volete, noi non ci stiamo.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Principe, ne ha facoltà.
Sarò telegrafico. Non voglio entrare nel merito delle problematiche del protocollo, che è un problema suo e non nostro, ma al fine della sua decisione, Presidente, le vorrei ricordare che noi in Conferenza dei capigruppo abbiamo anticipato questa posizione. C’erano, intanto, dei colleghi che lavoravano per estendere il testo, tant’è che il collega Giordano è venuto a sottopormi una proposta di testo, tuttavia il Segretario generale e lei soprattutto sapete benissimo che di questa posizione del gruppo del Partito democratico di ritornare alla legge originaria è stata formalmente resa edotta la Conferenza dei capigruppo. Poi per quanto concerne gli aspetti protocollari, è lei il Presidente e decide come meglio crede ma, per onestà intellettuale, tenga conto di questo fatto.
Eravate tutti presenti alla Conferenza dei capigruppo!
Ha chiesto di intervenire l’assessore Dattolo. Ne ha facoltà.
DATTOLO Alfonso, assessore all’urbanistica
Oggi, per tante ragioni, ho avuto la possibilità di assistere alla Conferenza dei capigruppo, forse ci vorrebbe anche un po’ più di chiarezza, tenuto conto dei motivi per i quali oggi è stato convocato questo Consiglio regionale.
Ritengo che si debba intervenire su un unico aspetto. Sembra strano che all’interno del gruppo del Partito democratico che, come diceva prima il capogruppo Principe, ha avuto bisogno di fare una riunione per decidere sull’unico punto che era in discussione, dopo alcuni aspetti che sono stati evidenziati dal collega Principe, si dica “evitiamo di andare a fare cose che siano diverse da quelle per le quali il Governo è intervenuto”. Questo per chiarezza, perché l’ha detto lei e su questo ci siamo uniformati, a cominciare dal capogruppo Bruni, e su tutto il resto.
In merito a quella legge elettorale, – dico al collega Sulla – su cui per la verità sono intervenuti dando anche un contributo, anche se in pochi, i colleghi del Partito democratico, con argomentazioni sul voto disgiunto, comprendevo la richiesta del collega Adamo che condividevo, perché è stata frutto di una discussione. Oggi, proprio per evitare di aprire nuove pagine che possano farci di nuovo riprendere la scena nazionale, si tratta di stabilire con coerenza e correttezza – dico anche al collega Guagliardi – di non alimentare o di costruire su questa legge altri probabili focolai che possono innestarsi e di essere chiari su un preciso dettato che viene dal Governo, decidendo se scendere dall’8 al 5 per cento per le soglie di sbarramento. E’ una scelta, ma non si può andare oltre perché – ripeto – correremmo il rischio, e non vedo queste ulteriori necessità, di aver convocato una riunione per far pensare che ancora si cerchi di portare avanti questa legislatura.
Con coerenza, con onestà, perché altrimenti dovremmo sospendere la seduta per dieci minuti per consentire alla minoranza di fare una riunione per decidere quello che vuole fare, perché noi non abbiamo dubbi e stiamo proseguendo con una certa linearità, ma soffermiamoci solo su quelle che sono le impugnative che il Governo ha fatto. Per il resto, diceva qualcuno ed io approvo, non è più tempo. Il tempo è scaduto e almeno, con un certo senso di responsabilità, chiudiamo al meglio questa legislatura.
Possiamo procedere a votare con autorizzazione al coordinamento formale sull’articolato.
Pongo in votazione l’articolo 2. Nell’articolato c’è scritto “liste provinciali”, ma si chiamano “liste circoscrizionali”. Questo bisogna modificarlo in coordinamento formale.
Per dichiarazione di voto, ha chiesto di intervenire il consigliere Adamo. Ne ha facoltà.
Il sottoscritto dichiara di non aver partecipato al voto sulla proposta di legge con firmatario unico il consigliere Francesco Talarico, protocollo numero 39118 dell’11 settembre 2014, classificazione 2.05, perché ritiene illegittima la procedura seguita dalla Presidenza del Consiglio regionale, dal momento che un altro progetto di legge presentato da tutti i consiglieri regionali del Pd e che porta il protocollo numero 39362, sempre dell’11 settembre 2014, classificazione 2.5, e che chiedeva sostanzialmente il ripristino della vecchia legge elettorale, non è stato messo in votazione. La disparità di trattamento sull’ammissibilità del progetto di legge espone il voto di questa sera che si è appena svolto a profili di illegittimità, rispetto ai quali mi riservo di adire, se è il caso, anche la via giudiziale.
Aggiungo al suo documentato intervento che la proposta da lei presentata non è stata neanche numerata, perché è una proposta che è arrivata direttamente in Aula, quindi la stessa non ha avuto nemmeno un numero assegnato come progetto legislativo, proprio a testimonianza che la sua proposta era totalmente irricevibile.
Per metterlo a verbale, la debbo contestare perché sono stato informato ufficialmente in quest’Aula che il capogruppo del Partito democratico, consigliere Sandro Principe, ha formalizzato questa proposta alla Conferenza dei capigruppo.
Ho provveduto esclusivamente a dire, perché rimanga agli atti il mio dire, che è supportato da quello che il Segretario generale mi ha provveduto ad indicare.
Come lei e tutti i colleghi capogruppo sapete, io ho illustrato la proposta poi formalmente presentata, chiedendo peraltro alla Segreteria di verbalizzare. Per la verità, neanche la sua proposta era stata distribuita nella Conferenza dei capigruppo, quindi da questo punto di vista eravamo nelle stesse condizioni: illustrazione da parte del capogruppo del Partito democratico, illustrazione condivisa dai colleghi capigruppo di minoranza, e illustrazione da parte sua.
C’è una differenza: il provvedimento che ho illustrato era già all’ordine del giorno da cinque giorni - perché cinque giorni prima era stato convocato il Consiglio, e all’ordine del giorno c’era “modifiche legislative” – e ha ad oggetto le modifiche che il Ministero ha eccepito e che erano note a tutti i consiglieri regionali da un paio di mesi, mentre la proposta che lei ha illustrato in Conferenza dei capigruppo e presentato in Aula è arrivata in quel momento.
Penso che argomenti del genere, così importanti e delicati, andrebbero quantomeno presentati in largo anticipo, per dare la possibilità a tutti di dire la propria.
MAIOLO Mario (PD)
Uguale protocollo, Presidente.
Proposta di provvedimento amministrativo numero 283/9^ d’Ufficio, recante: “Elezione dei tre membri del Collegio regionale di garanzia elettorale (art. 13, legge regionale 25/2009)”
Non c’è bisogno di procedere, perché il candidato alle primarie, Corbelli, ha rinunciato, quindi non c’è bisogno di eleggere nulla perché non si faranno più le primarie per legge.
Terzo punto: le nomine, come da elenco allegato.
Voglio intervenire, Presidente.
Sì, se lo dice. Un attimo, ha chiesto di intervenire il consigliere Chiappetta. Ne ha facoltà.
Presidente, così come ho detto in apertura dei lavori, do la delega a lei perché proceda rispetto alle nomine che dovranno avere le caratterizzazioni della indifferibilità e dell’urgenza.
Presidente, dopo quello che ha detto l’Avvocatura dello Stato riguardo alle nomine in sanità, per analogia, credo che il Consiglio regionale non possa fare nessuna nomina. Questo è un Consiglio regionale sciolto, a 45 giorni dalle elezioni o poco più è una cosa immorale fare le nomine! Noi, come centro-sinistra, come Partito democratico, siamo contrarissimi e, se voi andrete avanti, adiremo tutte le vie, dalla Corte dei conti alla magistratura, contro questa brutale iniziativa che vorrete prendere.
Dovete essere seri: c’è già un parere da parte dell’Avvocatura dello Stato che ha impedito alla Giunta regionale di nominare i manager della sanità con incarico scaduto, per la stessa cosa non potete fare queste nomine. E’ un atto elettorale di bassa lega! Su questo faremo una battaglia campale.
Non ci sono altri punti, se non l’ordine del giorno sugli emolumenti arretrati.
Se si vota, chiedo l’appello nominale.
No, è stata solo una proposta.
Non si può? Perfetto.
Ha chiesto di intervenire il consigliere Naccari Carlizzi. Ne ha facoltà.
Non lo so, io non ho capito bene questa proposta. Se il capogruppo Chiappetta l’ha fatta come offerta di una discussione all’Aula oppure se c’è un provvedimento amministrativo che è stato depositato per gli stessi motivi per cui – come lei giustamente sostiene – c’è bisogno di una stretta aderenza alla normativa esistente.
Poiché non mi pare che ci sia alcuna proposta, non ci è stata distribuita, immagino che nessuno voglia rubricarla adesso, perché sarebbe un atto chiaramente fuori da ogni logica, peraltro sarebbe stato logico ed anche corretto sotto il profilo amministrativo farlo precedere da un inserimento all’ordine del giorno dell’atto di delega, cosa che non c’è e, di conseguenza, ciò che non esiste non può in alcun modo essere tenuto in considerazione. Va da sé che le considerazioni giuridiche che l’Avvocatura dello Stato ha posto a base del parere negativo circa la legittimazione della Giunta a provvedere e a fare nomine nel settore della sanità valgono ancora di più per quanto riguarda le nomine del Consiglio, perché mentre la Giunta è autorizzata a compiere atti di ordinaria amministrazione, il Consiglio è autorizzato a compiere solo atti indifferibili ed urgenti, perché è del tutto logico che la legislazione non può vedere un atto di ordinaria amministrazione, ma solamente un atto indifferibile ed urgente.
Di conseguenza, mi sembra che ci siano ragioni insuperabili, cioè ragioni che solamente soggetti irresponsabili potrebbero prendere in considerazione, ragion per cui qui si ferma quella che è la discussione di natura politica e di natura istituzionale. Nella misura in cui voi vorrete andare avanti su questo percorso, vi assumerete la responsabilità di costringerci a trasmettere gli atti agli organi competenti per il vaglio giurisdizionale delle responsabilità contabili e di natura penale.
Quindi procediamo con l’ordine del giorno: ci sono tre ordini del giorno.
Ordine del giorno protocollo numero 39361 di iniziativa del consigliere Imbalzano “Sulla stipula di una convenzione tra la Regione Calabria e la sede Rai Calabria”
Il primo è a firma del consigliere Imbalzano: “Sulla stipula di una convenzione tra la Regione Calabria e la sede Rai Calabria”, che abbiamo già inserito. Ne do lettura:
la legge regionale numero 15 del 30 Ottobre 2003 "Norme per la tutela e la valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale delle minoranze linguistiche e storiche di Calabria", vigente, e' considerata norma di eccellenza nel panorama italiano per la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche;
il Programma operativo regionale Calabria FERS finanzia il Progetto integrato a sviluppo regionale di valenza strategica (PISR) "Minoranze linguistiche" che si attua attraverso tre Progetti Integrati di Sviluppo Locale (PISL), uno per ciascuna minoranza linguistica: Greci di Calabria, Albanesi e Occitani, per un importo finanziario pari a 14.4 Meuro;
i predetti interventi dei PISL non fanno ricorso ad interventi specifici di comunicazione radiofonica e televisiva in lingua, al fine di incrementare e diffondere la lingua parlata delle varie minoranze linguistiche;
all'articolo 18 della richiamata legge regionale si prevede che: “1. In base a convenzioni da stipularsi tra la Regione e la sede regionale RAI per la Calabria e le emittenti radiotelevisive private sentito il CO.RE.COM. Calabria, nei programmi radiofonici e televisivi regionali sono inseriti programmi culturali, educativi e di intrattenimento nelle lingue di minoranza albanese, greca, occitanica”,
la Giunta regionale a dare attuazione a quanto previsto all'articolo 18 ed in particolare:
- a procedere alla stipula della convenzione tra Regione Calabria e Sede Regionale RAI, che per la Calabria dovrà avere al massimo la durata di tre anni, rinnovabile, individuando le relative risorse finanziarie;
- a sostenere la stipula di convenzioni specifiche tra la RAI S.p.A e la Presidenza del Consiglio dei Ministri a tutela delle Minoranze Linguistiche presenti in Calabria: grecanici, occitani e arberesh, sulla scorta delle migliori esperienze regionali di Italia: Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia, e Provincie di Trento e Bolzano.”
Ordine del giorno protocollo numero 39358 di iniziativa dei capigruppo “Sul pagamento degli stipendi ai lavoratori Lsu/Lpu”
Ordine del giorno di iniziativa dei capigruppo “Sul pagamento degli stipendi ai lavoratori Lsu/Lpu”.
Questo è l’ordine del giorno che abbiamo discusso con i lavoratori Lsu-Lpu, firmato dai capigruppo di maggioranza e minoranza, di cui do lettura:
“Il Consiglio regionale della Calabria,
ci sono circa 5000 lavoratori LSU/LPU che aspettano i pagamenti delle mensilità arretrate dal 2013, nonché le mensilità di agosto e settembre 2014;
la Presidente f.f. della Giunta regionale ha assicurato ai lavoratori, nel corso di un incontro, che le risorse necessarie per saldare i suddetti arretrati sono nella disponibilità del bilancio regionale, ma che le stesse non possono essere erogate ai lavoratori poiché si sforerebbe il Patto di stabilità,
il Presidente f.f. della Giunta regionale nonché gli assessori al bilancio ed al lavoro di procedere al pagamento immediato delle spettanze ai lavoratori LSU/LPU con le risorse già disponibili, procedendo, allo scopo, all'eventuale sforamento del Patto di stabilità e di reperire ed impegnare, altresì, le somme necessarie per garantire i pagamenti fino al 31/12/2014”.
Ordine del giorno protocollo numero 39167 di iniziativa dei consiglieri De Gaetano, Guccione, Giordano “Sulla situazione in cui versano alcuni lavoratori calabresi”
Ultimo ordine del giorno, di iniziativa dei consiglieri De Gaetano, Guccione, Giordano “Sulla situazione in cui versano alcuni lavoratori calabresi”, di cui do lettura:
i 308 lavoratori impegnati nel servizio di sorveglianza idraulica non hanno ancora percepito le mensilità di giugno, luglio e agosto;
sebbene il Governo, in data 27 luglio, a seguito della Legge di Stabilità, abbia inviato alla Regione Calabria 25 milioni di euro da destinare al bacino LSU-LPU, questi lavoratori debbono ancora percepire 4 mensilità relative al 2013 e la mensilità di agosto 2014;
gli oltre 50 dipendenti dell'A.R.A. Calabria (Associazione Regionale Allevatori Calabria) attendono ancora 20 mensilità arretrate;
anche i lavoratori dei Parchi Nazionali si trovano a dover ricevere delle mensilità arretrate;
la situazione nel ritardo dei pagamenti degli stipendi da parte della Regione è ormai diventata cronica, con grave danno per questi suoi lavoratori costretti a subire, con le famiglie, una situazione di perenne disagio, nonostante la preziosa attività che essi svolgono in settori delicati per la Calabria,
la Giunta regionale a sbloccare con urgenza le risorse necessarie al pagamento di tutte le mensilità arretrate da destinare a questi lavoratori che sono quotidianamente impegnati al servizio della collettività calabrese.”
L’ordine del giorno impegna la Giunta a sbloccare con urgenza le risorse necessarie al pagamento di tutte le mensilità arretrate da destinare ai 308 lavoratori di sorveglianza idraulica, ai lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità, agli oltre 50 lavoratori dell’Ara e ai lavoratori dei parchi nazionali.
Queste mensilità sono arretrate da parecchio tempo, quindi con quest’ordine del giorno si impegna la Giunta a pagare immediatamente queste mensilità arretrate.
Non ci sono altri punti, quindi la seduta termina.
La seduta termina alle 20,49
Ha chiesto congedo il sottosegretario Dima.
Annunzio di proposta di provvedimento amministrativo e sua assegnazione a Commissione
“Corecom - Programma delle attività per l’anno 2015 e relativo fabbisogno finanziario” (P.P.A. n. 309/9^)
Annunzio di proposta di legge e sua assegnazione a Commissione
E’ stata presentata alla Presidenza la seguente proposta di legge di iniziativa del consigliere Talarico F. – “Modifica alla legge regionale 7 febbraio 2005, n. 1 (Norme per l’elezione del Presidente della Giunta regionale e del Consiglio regionale)” (P.L. n. 594/9^)
Trasmissione di relazione
La Corte dei Conti, Sezione delle autonomie, funzione di referto al Parlamento, con nota n. 900 del 31 luglio 2014, ha trasmesso la relazione della sezione delle autonomie sugli andamenti della finanza territoriale – Analisi dei flussi di cassa per gli esercizi finanziari 2011, 2012, 2013 – approvata con deliberazione n. 20/SezAut/2014/Frg depositata in data 23 luglio 2014.
La Giunta regionale ha trasmesso copia della seguente deliberazione di variazione al bilancio per l’esercizio finanziario 2014:
Deliberazione Giunta regionale n. 331 del 6 agosto 2014.
i procedimenti disciplinari a carico di dipendenti delle amministrazioni pubbliche sono regolamentati dal DL n.165 del 30 marzo 2001;
l’art. 55 bis stabilisce al comma 1 che per infrazioni di minore gravità, con sanzioni superiori al rimprovero verbale ed inferiori alla sospensione dal servizio per più di 10 giorni, il procedimento disciplinare viene svolto secondo le disposizioni del comma 2 dal responsabile della struttura, con qualifica dirigenziale, in cui il dipendente lavora;
quando il responsabile della struttura non ha qualifica dirigenziale o comunque per le infrazioni punibili con sanzioni più gravi di quelle indicate, il procedimento disciplinare si svolge secondo le disposizioni del comma 4;
il comma 4 dello stesso articolo stabilisce che ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, individua l'ufficio competente per i procedimenti disciplinari;
il predetto ufficio contesta l'addebito al dipendente, lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, istruisce e conclude il procedimento secondo quanto previsto nel comma 2. La violazione dei termini di cui al presente comma comporta, per l'amministrazione, la decadenza dall'azione disciplinare, ovvero, per il dipendente, dall'esercizio del diritto di difesa;
l'articolo 50, comma 5, dello Statuto stabilisce che nell'esercizio della potestà statutaria, legislativa e regolamentare, la Regione provvede a disciplinare il regime contrattuale dei dirigenti, l'attribuzione e la revoca degli incarichi, l'accertamento delle responsabilità e la comminazione delle sanzioni nonché ad istituire il ruolo dei dirigenti della Regione e il ruolo dei dirigenti del Consiglio regionale;
si è appreso che il Dipartimento organizzazione e personale della Giunta regionale stia procedendo alla notifica di provvedimenti disciplinari a diversi dipendenti per fatti per i quali sono state svolte indagini, recentemente chiuse, dalla polizia giudiziaria;
fermo restando che l'amministrazione è tenuta a perseguire e sanzionare le condotte illegittime, ove accertate, poste in essere dai dipendenti, è indispensabile che il procedimento disciplinare sia svolto e portato a termine dal competente Ufficio regolarmente costituito, come previsto dal DL 165/2001 -:
se l'ufficio procedimenti disciplinari della Giunta regionale sia stato istituito e disciplinato sulla base di apposito regolamento, secondo quanto previsto dall'art. 50, comma 5, dello Statuto regionale;
se i provvedimenti adottati o adottandi siano stati assunti o saranno assunti sulla base di formale istruttoria tesa ad acquisire prove documentali ed ogni altro elemento probatorio sui fatti contestati, al di là delle indagini svolte dalla polizia giudiziaria rilevanti ai fini del procedimento penale;
se si è considerato che eventuali sanzioni irrogate senza una formale e regolare costituzione dell'Ufficio competente, e senza una regolare istruttoria da parte dello stesso ufficio, possono determinare la illegittimità o nullità delle sanzioni, con conseguente esposizione dell'amministrazione ad azioni di risarcimento danni e responsabilità per danno erariale da parte di chi ha adottato gli atti illegittimi.
(553; 07.08.2014)
Naccari Carlizzi, Franchino, Adamo, Ciconte. Al Presidente della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
come riportato da note di stampa, con decreto del 14 maggio c.a. il Gup del Tribunale di Cosenza, dott.ssa Giusy Ferrucci, ha disposto il rinvio a giudizio, fra gli altri, del direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Cosenza, avv. Paolo Maria Gangemi, per avere liquidato somme in favore dell'avv. G.I. del Foro di Reggio Calabria, procurando un ingiusto vantaggio patrimoniale al sopra detto professionista, nonché un ingiusto danno all'Azienda ospedaliera di cui il Gangemi è direttore generale;
il direttore generale dell'Asp di Cosenza è stato rimosso con DPGR n. 235/14 a seguito di misura interdittiva giudiziale, irrogatagli (cui è seguito il rinvio a giudizio) per ipotesi di reato analoga a quella contestata al Gangemi;
ad oggi il Gangemi non è stato oggetto di alcun provvedimento di rimozione, peraltro dovuto dalla Giunta quale obbligo d'ufficio;
è manifesta la difformità di comportamento della Giunta regionale riguardante due casi analoghi, che costituisce un incomprensibile modus operandi;
si rileva l'inopportunità, laddove il nominativo del Gangemi rientrasse nel nuovo elenco degli aspiranti all'incarico di direttore generale delle Aziende sanitarie ed ospedaliere regionali, della nomina di vertice aziendale a qualsiasi titolo -:
se il direttore generale Gangemi ha comunicato al Presidente della Regione ed al Dipartimento della Salute il provvedimento emesso dal Tribunale nei suoi confronti, così come ha prontamente fatto il direttore generale dell'ASP di Cosenza nello stesso giorno in cui ha ricevuto la misura interdittiva;
se, in carenza di tale comunicazione, cosa che costituirebbe un fatto gravissimo alla luce dei doveri di lealtà nei confronti dell'amministrazione di cui si è espressione, la Giunta regionale non ne sia ugualmente venuta a conoscenza, in forza del poderoso ufficio stampa a sua disposizione;
perché la Giunta regionale manifesti difformità di comportamento nel trattare due casi analoghi.
(554; 07.08.2014)
Guccione. Alla Presidente f.f. della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
il direttore generale dell'Azienda Ospedaliera, Gangemi, è stato oggetto di rinvio di giudizio con decreto del 15 maggio emesso dal Tribunale di Cosenza con l'accusa di avere gonfiato due parcelle di contenziosi affidati ad avvocato esterno all'Azienda (del foro di Reggio Calabria) procurando, insieme ad altri dirigenti dell'Azienda, "un ingiusto vantaggio patrimoniale all'avv. G.I. e un danno ingiusto all'Azienda ospedaliera, entrambi di rilevante gravità" (oltre 170 mila euro)";
contrariamente al comportamento assunto nei confronti del direttore generale dell'ASP di Cosenza, Scarpelli, rimosso dall'incarico con DGR n. 255/2014 in quanto oggetto di procedura interdittiva da parte della Magistratura (seguita da rinvio a giudizio per avere esternalizzato una serie di contenziosi), la Giunta non adottava alcun provvedimento di rimozione a carico del direttore generale Gangemi;
il sub Commissario governativo, Gen. Pezzi, trasmetteva al dirigente generale ff del Dipartimento Tutela della salute, con lettera del 15 luglio, il decreto di rinvio a giudizio dei Gangemi chiedendo, contestualmente, l'adozione dei provvedimenti consequenziali in quanto la condotta del Gangemi è stata posta in essere in danno dell'Azienda;
nonostante tale richiesta del sub Commissario Pezzi, la Giunta continuava a non adottare alcun provvedimento di rimozione nei confronti del Gangemi;
il sostituto dirigente generale del Dipartimento Tutela della salute comunicava, in data 14 agosto, al direttore generale Gangemi la risoluzione del contratto "a far data dal 25 luglio" in quanto non era intervenuto alcun provvedimento di proroga;
tale risoluzione era assolutamente dovuta e logica a seguito del rinvio a giudizio del Gangemi per fatti commessi in danno dell'azienda;
inopinatamente, il dirigente generale f.f, che avrebbe dovuto proporre l'immediata rimozione del Gangemi anche su precisa richiesta del sub Commissario Pezzi, ripristinava la figura del Gangemi a direttore generale dell'Azienda ospedaliera;
il sub Commissario Pezzi, in data 21 agosto, reiterava la richiesta e chiedeva al dirigente generale del Dipartimento la riproposizione alla Giunta dello schema di delibera di decadenza dall'incarico di direttore generale del Gangemi, a far data dal 15 maggio 2014, giorno dell'avvenuto rinvio a giudizio. Il sub Commissario rammentava, altresì, che un’eventuale proroga di diritto o di fatto del Gangemi avrebbe legittimato, anche sotto il profilo economico, la posizione alla guida dell'Azienda mentre già da tempo lo stesso avrebbe dovuto essere sollevato dall'incarico per effetto dell'attuale posizione processuale, della quale non avrebbe ritenuto nemmeno opportuno rendere partecipe il Dipartimento;
il comportamento omissivo ipotizzato dal sub Commissario da parte del Gangemi che, contrariamente al direttore Scarpelli (il quale ha prontamente comunicato al Presidente ed al Dipartimento, nello stesso giorno, la ricezione dell'interdittiva giudiziaria) non ha ritenuto di notiziare né l'organo politico-istituzionale che lo aveva nominato (Presidente e Giunta) né l'organo tecnico (Dipartimento Tutela della Salute) contravvenendo all'obbligo di lealtà che vincola i dirigenti all'amministrazione;
tutta la vicenda presenta anche risvolti di carattere giudiziario penale e contabile;
il direttore generale dell'Azienda ospedaliera è anche oggetto, insieme ad altri, di un altro rinvio a giudizio per la morte del sig. C.R. avvenuta nell'ospedale Annunziata nel Luglio 2013, evento sul quale relazione del direttore nazionale del Centro sangue afferma testualmente, fra l'altro: “Non entrando nel merito di considerazioni di carattere squisitamente giuridico, che non fanno parte delle competenze del Team ispettivo, occorre rilevare che, al di là di ogni ragionevole dubbio, la predetta situazione di grave criticità del Servizio ha costituito elemento certamente favorente la produzione di unità di globuli rossi contaminate, senza la presenza delle quali gli eventi non si sarebbero verificati. Si evidenzia, peraltro, che tale conclusione è contenuta sia nel Rapporto del Gruppo regionale del 18 e 19 luglio, sia nel Rapporto del Comando NAS di Cosenza del 31 luglio, e che il complesso degli accadimenti è comunque, in linea generale, da ricondurre ad una grave disfunzione sistemica del Servizio, che l'Azienda era comunque tenuta a presidiare e correggere. a maggior ragione dopo il Rapporto di verifica del 17 e 18 settembre” -:
le motivazioni per cui la Giunta non ha proceduto alla rimozione del Gangemi dall'incarico di direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Cosenza adottando un comportamento assolutamente difforme rispetto alla vicenda giudiziaria del direttore generale dell'ASP di Cosenza e, soprattutto, non dando alcun conto alla specifica richiesta avanzata dal sub Commissario governativo Gen. Pezzi.
(555; 04.09.2014)
Guccione, De Gaetano. Alla Presidente f.f. della Giunta regionale. Per sapere – premesso che:
gli impianti di risalita di Lorica sono fermi dal febbraio 2013 e in questo lasso di tempo non sono emerse prospettive concrete per garantire la proroga dell'impianto ed anzi questo blocco ha prodotto danni gravissimi alla stagione invernale 2012/2013 e che il problema, in mancanza di interventi risolutori, rischia di riproporsi uguale per la prossima stagione turistica 2014-2015;
il decreto cosiddetto Sblocca Italia nell'ambito delle norme regolamentari previste dal decreto del Ministero dei trasporti relative alla scadenza di vita tecnica degli impianti a fune, ha previsto la possibilità della proroga per gli impianti la cui vita tecnica è scaduta da non oltre due anni dall'entrata in vigore della presente norma;
va considerata la centralità di questa struttura in una strategia complessiva finalizzata a rilanciare l'economia di un'area a grande vocazione turistica;
la vita tecnica dell'impianto di Lorica è scaduta il 23 febbraio 2013, ed è pertanto rientrante nella specifica norma -:
se l'assessore e il dipartimento competente nell'ambito della Regione Calabria intendano impegnare l'ARSAC a predisporre tutti gli atti amministrativi nonché finanziari per garantire la proroga dell'impianto di Lorica nelle modalità previste dal decreto cosiddetto Sblocca Italia, nelle more dell'ammodernamento della intera struttura;
se l'atto d'indirizzo previsto dalla legge di riforma dell'Agenzia ARSAC non sia utilizzato a fini elettoralistici e clientelari sia per ciò che concerne l'organizzazione del personale che per l'utilizzo delle strutture viste le imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale.
(556; 04.09.2014)
Con decreto distrettuale del 17 novembre 1967 il Distretto minerario di Napoli accordava alla Società Montecatini-Edison Spa la concessione mineraria di salgemma denominata Timpa di Salto localizzata nel territorio di Belvedere Spinello (Kr);
l'attività mineraria veniva regolarmente avviata e costruite a nord dell'abitato di Ciro Marina tutte le opere necessaria ad espletare l'attività mineraria utilizzando il metodo della idrodissoluzione sotterranea, che prevedeva la costruzione di un salinodotto per 41Km ed un impianto di trattamento corredato delle necessarie infrastrutture di base, opere riconosciute dal Ministero dell'Industria - Direzione Generale Miniere, con DM del 5 giugno 68 di pubblica utilità;
alla Montecatini-Edison Spa subentrava nella concessione di tale attività la Società Syndial Spa del Gruppo Eni che continuava nella produzione di cloruro sodico, prodotto mercantile impiegabile nell'industria chimica per la produzione di cloro e soda caustica;
tale concessione risulta scaduta alla data del 26 novembre 2012 e che la concessionaria non ha chiesto proroga, terminando così la produzione e abbandonando di fatto il sito;
la legge mineraria impone al concessionario come da R.D. del 29 luglio 1927 n. 1443 il mantenimento in efficienza dell'impianto e sue pertinenze sino al passaggio a bene indisponibile della Regione Calabria e che tale passaggio non è ancora avvenuto;
in base agli art.23 e 32 del suddetto R.D. sono da intendersi pertinenze alla miniera di Belvedere Spinello il salinodotto e l'impianto di trattamento, anche se ricadenti al di fuori del perimetro di concessione, opere tra l'altro riconosciute di pubblica utilità e che versano, invece, in un completo stato d'abbandono;
l'art.43 stabilisce che la miniera la cui concessione sia stata oggetto di rinuncia o di decadenza può essere nuovamente concessa e che per la “Timpa di Salto” esiste già una richiesta di concessione per la riapertura;
il ritorno alla produzione costituisce un elemento determinante per lo sviluppo economico del l'area sia per gli aspetti occupazionali diretti che per l'indotto capace di generare, atteso che l'Italia, tra l'altro, importa dall'estero circa 700 mila tonnellate all'anno di cloruro sodico;
l'inerzia con cui il Dipartimento delle Attività produttive sta affrontando la questione sta contribuendo ad azzerare, causa degrado, il valore del patrimonio pertinenziale con danni stimabili per oltre 7 mln di euro -:
perché la Regione non ha imposto alla Syndial il pieno rispetto della legge mineraria e, in particolare, il mantenimento in efficienza degli impianti;
chi pagherà i danni per non aver ottemperato a tutte le prescrizioni atte a preservare le potenzialità produttive del sito, visto che la Regione non ha inteso intraprendere alcuna iniziativa legale contro la Syndial;
perché, ad oggi, le procedure di passaggio degli impianti esistenti a bene indisponibile della Regione non è avvenuto;
chi spiegherà ai giovani della valle del Neto e del Cirotamo che un sito produttivo capace di dare lavoro a 100 persone oltre all'indotto è fermo li ad ammuffire da quasi 2 anni per l'inerzia delle strutture regionali preposte e di chi governa di fronte ad un atteggiamento dilatorio, quello della Syndial Eni, non concesso nelle altre regioni d'Italia.
(550; 04.08.2014)
Risposta – “Occorre, preliminarmente, ricordare che con la legge regionale n. 40/2009 del 05/11/2009 e il Regolamento regionale di attuazione n. 3/2011 del 05/05/2011 le competenze relative alle concessioni minerarie, precedentemente delegate alle Provincie con la legge regionale n. 34/2002, sono state attribuite nuovamente alla Regione Calabria, rimanendo in capo alle Provincie Fattività dì ispezione e vigilanza.
In merito all'asserita inerzia della Regione sulla vicenda in argomento, è stata cura dell'Assessorato scrivente chiedere, tempestivamente, una Relazione agli uffici competenti, dalla quale si evince, chiaramente, tutta Fattività posta in essere dal Dipartimento Attività Produttive.
Dando un ordine cronologico agli eventi, con nota del 09/11/2012 (acquisita al Dipartimento il 14/11/2012 al n. di prot. 378094) la Società Syndial ha comunicato che non intendeva richiedere il rinnovo della concessione mineraria n. 241 del 1967, in scadenza il 26/11/2012; con la prefata nota la Società ha, altresì, comunicato che avrebbe trasmesso, entro la data di scadenza, il "Piano di messa in sicurezza e monitoraggio del territorio" (dalle comunicazioni periodiche trasmesse dalla Società Syndial si evince che già dall'anno 2008 erano state sospese l'attività estrattiva nella Miniera di Belvedere Spinello Timpa del Salto e la lavorazione della salamoia presso lo stabilimento di Punta Alice).
Pertanto, il Dipartimento Attività Produttive ha avviato le procedure relative all'art. 35 del R.D. 1443/1927 per la consegna della Miniera e delle relative pertinenze alla Regione Calabria e per l'approvazione del piano di messa in sicurezza e monitoraggio, trasmesso, in data 28/02/2013, al Dipartimento Politiche dell'Ambiente per la "Valutazione di incidenza Ambientale" (il citato progetto è stato, anche, sottoposto al parere del Comitato Tecnico dell'ORAE, che lo ha esaminato nell'ultima seduta del 31/07/2014 e, per la sua conclusiva definizione, il Dipartimento Attività Produttive ha invitato, con nota prot n. 252481 del 04/08/2014, i tecnici della Società Syndial al fine di ricevere chiarimenti ed eventuali integrazioni).
Sin dalle prime fasi della consegna della Miniera è sorta una problematica sulle pertinenze della stessa ed, in particolare, il Salinodotto e l'impianto di Punta Alice. A tale riguardo, è necessario precisare che il Sindaco del Comune di Cirò Marina (nota del 21/02/2013) sostiene che il salinodotto e l'impianto di Punta Alice sono pertinenze della miniera di Timpa del Salto; di contro, la Società Syndial (note del 13/03/2013, del 29/03/2013 e 06/05/2013 e incontro del 16/04/2013) sostiene la non appartenenza dei succitati impianti alle pertinenze della miniera. Senza entrare nel merito delle contrapposte interpretazioni, ma al solo fine di rendere comprensibile quanto accaduto nel prosieguo, appare doveroso segnalare che, con nota n. 4179 dei 11/07/1991, il Ministero dell'Industria del Commercio e dell'Artigianato - Corpo delle Miniere - Distretto di Napoli ha trasmesso alla Soc. Montecatini - Milano ed alla Montecatini Miniera di Belvedere Spinello copia del Verbale n. 67/91 (stilato il 18-19/06/1991 dall'ing. Arnaldo Vioto del Distretto Minerario di Napoli nella miniera Timpa del Salto) sull'elenco delle pertinenze minerarie e, nello stesso, non sono rappresentate come pertinenze né il salinodotto né lo stabilimento di "Punta Alice".
L'attività dei Dipartimento è stata, quindi, scandita da una serie di incontri volti al perfezionamento delle procedure:
con nota del 03/06/2013 prot. n. 187051 il Dipartimento ha invitato la Società Syndial ad una riunione, tenutasi in data 07/06/2013 presso gli uffici regionali, per l'avvio delle procedure previste dall'art. 35 del Regio Decreto, durante la quale sono riemerse le problematiche relative alle pertinenze della miniera;
con nota del 18/06/2013 prot. n. 205005 il Dipartimento ha invitato la Società Syndial e l'Amministrazione Provinciale di Crotone - dandone notizia, per conoscenza, al Sindaco del Comune di Belvedere Spinello e all'agenzia delle Dogane di Catanzaro - per redigere, tramite sopralluogo presso la Miniera di Belvedere, il "Verbale di consistenza" per l'attuazione di quanto previsto dall'art 35 del R.D. n. 1443/1927 e per rilevare se le attività manutentive e di controllo erano state effettuate secondo i programmi generali dei lavori che erano stati comunicati, fissando quale data dell'incontro il giorno 3 luglio 2013 e rinviandola, successivamente, con nota del 01/07/2013 prot. n. 218495, al giorno 10 luglio 2013 per "sopravvenuti impedimenti istituzionali": contestualmente, il Dipartimento ha chiesto al Sindaco di Belvedere Spinello ed al Sindaco di Girò Marina, rispettivamente con note Prot. n. 222030 e Prot. n. 222027 del 03/07/2013, di voler autorizzare la presenza di una unità del Corpo dei Vigili urbani comunali al fine di supportare l'espletamento delle predette attività. Alla data stabilita, è stato effettuato il sopralluogo per la ricognizione generale dello stato dei luoghi, in occasione del quale la società Syndial ha ribadito che le pertinenze della Miniera coincidono con quelle già individuate e riportate nel citato verbale del Distretto Minerario di Napoli del 11/07/1991, ma si è dichiarata disponibile a fornire un documento con l'indicazione degli interventi di adeguamento delle pertinenze, posti in essere successivamente al verbale n. 67/91. Detto documento, a parere dei rappresentanti regionali, non può essere preso come riferimento assoluto e definitivo per la riconsegna della Miniera, quindi gli stessi hanno chiesto di effettuare, comunque, un sopralluogo presso il salinodotto e lo stabilimento di Punta Alice. A tale richiesta i rappresentati della Syndial si sono opposti, in quanto, a loro dire, il carattere "non pertinenziale" delle aree le escluderebbe da qualsiasi ipotesi giurisdizionale da parte della Regione. Alla luce di quanto esposto, il sopralluogo si è concluso senza alcun verbale.
I risultati del sopralluogo, tuttavia, sono stati riportati dal Dipartimento in una Relazione, prot. n. 242111 del 22/07/2013, e notificati alla Società Syndial, con nota raccomandata prot. n. 242342 del 22/07/2013, a valere quale processo verbale del sopralluogo e quale diffida a provvedere alla trasmissione al Dipartimento di un documento attestante la consistenza del complesso minerario entro il 31/07/2013.
Con nota del 31/07/2013, la Società Syndial si è opposta, fermamente, alla redazione del documento di consistenza ribadendo che il salinodotto e lo stabilimento di Punta Alice non rientrano nelle pertinenze minerarie ed ha invitato l'Amministrazione regionale ad annullare la Relazione trasmessa, minacciando di adire le vie legali;
con nota del 15/11/2013 prot. n. 358420, l'Avvocatura Regionale ha trasmesso al Dipartimento Attività Produttive il Ricorso della Società Syndial presentato al TAR nel quale chiede l'annullamento della Relazione del sopralluogo;
con nota n. 4293 del 08/01/2014 il Dipartimento Attività Produttive ha trasmesso all'Avvocatura Regionale "Memoria difensiva" ed in pari data, con nota prot. n. 4196, ha richiesto all'Avvocatura Regionale un parere circa l'appartenenza alle pertinenze minerarie del salinodotto e dello Stabilimento di Punta Alice.
Alla luce di quanto sopra esposto, la Regione è in attesa di conoscere le determinazioni del TAR, al fine di avviare apposita procedura comparativa di evidenza pubblica, come da normativa vigente.”
Proposta di legge numero 594/9^ recante: “Modifiche alla legge regionale del 7 febbraio 2005, n. 1 (Norme per l’elezione del Presidente della Giunta regionale e del Consiglio regionale)” (Del. n. 410 – L.R. n. 19/2014)
(Modifiche all'articolo 1, L.r. 1/2005)
1. All'articolo 1 della legge regionale 7 febbraio 2005, n. 1 (Norme per l'elezione del Presidente della Giunta regionale e del Consiglio regionale) sono apportate le seguenti modifiche:
a) il secondo periodo del comma 2 è soppresso;
b) al comma 2 quater viene aggiunto il seguente periodo: "Per la Circoscrizione di cui al precedente periodo l'Ufficio centrale circoscrizionale è istituito presso il Tribunale di Catanzaro;
c) il comma 3 è sostituito dal seguente: "3. Non sono ammesse al riparto dei seggi le liste circoscrizionali il cui gruppo, anche se collegato a una lista regionale che ha superato la percentuale dell'8 per cento, non abbia ottenuto, nell'intera Regione, almeno il 4 per cento dei voti validi.".
(Modifiche all'articolo 4, L.r. 1/2005)
1. All'articolo 4 della L.r. 1/2005 sono apportate le seguenti modifiche ed integrazioni:
a) al comma 1 le parole da "Ai sei seggi" fino a "7 febbraio 2005 n. 1," sono sostituite dalle seguenti parole "Ai seggi da assegnare con sistema maggioritario";
b) alla lettera e) del comma 1, primo e secondo periodo, della L.r. 1/2005 le parole: "60 per cento" sono sostituite dalle seguenti parole: "55 per cento";
c) alla fine del terzo periodo della lettera e) del comma 1 vengono aggiunti i seguenti periodi: "Tali seggi aggiuntivi vengono tolti alle liste circoscrizionali non collegate al candidato alla carica di Presidente eletto a partire dai seggi assegnati con il resto minore o il minor voto residuo ai sensi del nono comma e, in subordine, qualora tutti i seggi siano stati assegnati con quoziente intero in sede circoscrizionale, vengono tolti i seggi attribuiti alle liste circoscrizionali non collegate al candidato alla carica di Presidente eletto che hanno riportato la minore cifra elettorale. A parità anche di queste ultime si procede a sorteggio. ";
d) la lettera f) del comma 1 è abrogata.
Ordine del giorno protocollo numero 168 di iniziativa dei consiglieri Imbalzano, Maiolo “Sulla stipula di una convenzione tra la Regione Calabria e la sede Rai Calabria”
la legge regionale 15 del 30 ottobre 2003 “Norme per la tutela e la valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale delle minoranze linguistiche e storiche di Calabria” è considerata norma di eccellenza nel panorama italiano per la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche;
il Programma operativo regionale Calabria FESR finanzia il Progetto Integrato a Sviluppo Regionale di valenza strategica (PISR) “Minoranze linguistiche” che si attua attraverso tre Progetti Integrati di Sviluppo Locale (PISL), uno per ciascuna minoranze linguistica: Greci di Calabria, Albanesi e Occitani, per un importo finanziario pari a 14,4 Meuro;
l’articolo 18 della richiamata legge regionale prevede che in base a convenzioni da stipularsi tra la Regione e la sede regionale RAI per la Calabria e le emittenti radiotelevisive private sentito il CO.RE.COM. Calabria, nei programmi radiofonici e televisivi regionali sono inseriti programmi culturali, educativi e di intrattenimento nelle lingue di minoranze albanese, greca, occitana,
la Giunta regionale della Calabria a dare attuazione a quanto previsto dall’articolo 18 ed in particolare:
a procedere alla stipula della convenzione tra Regione Calabria e Sede Regionale RAI per la Calabria, che dovrà avere al massimo la durata di tre anni, rinnovabile, individuando le relative risorse finanziarie;
a sostenere la stipula di convenzioni specifiche tra la RAI S.p.A. e la Presidenza del Consiglio dei Ministri a tutela delle Minoranze Linguistiche presenti in Calabria: grecanici, occitani e arbereshe, sulla scorta delle migliori esperienze regionali d’Italia: Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Province di Trento e Bolzano.
Ordine del giorno protocollo numero 169 di iniziativa dei capigruppo Chiappetta, Grillo, Serra, Bruni, De Masi, Guagliardi “Sul pagamento degli arretrati ai lavoratori Lsu/Lpu”
ci sono circa 5000 lavoratori LSU/LPU che aspettano i pagamenti delle mensilità arretrate dal 2013 nonché le mensilità di agosto e settembre 2014;
il Presidente f.f. della Giunta regionale ha assicurato i lavoratori, nel corso di un incontro, che le risorse necessarie per saldare i suddetti arretrati sono nella disponibilità del bilancio regionale, ma che le stesse non possono essere erogate ai lavoratori poiché si sforerebbe il Patto di stabilità,
il Presidente f.f. della Giunta regionale nonché gli Assessori al bilancio ed al lavoro a provvedere al pagamento immediato delle spettanze ai lavoratori LSU/LPU con le risorse già disponibili, procedendo, allo scopo, all’eventuale sforamento del Patto di stabilità ed a reperire ed impegnare, altresì, le somme necessarie per garantire i pagamenti fino al 31.12.2014.
Ordine del giorno numero 170 di iniziativa dei consiglieri De Gaetano, Guccione, Giordano “In merito alla situazione di alcuni lavoratori calabresi”
sebbene il Governo, in data 27 luglio, a seguito della Legge di Stabilità, abbia inviato alla Regione Calabria 25 milioni di euro da destinare al bacino LSU-LPU, questi lavoratori devono ancora percepire 4 mensilità relative al 2013 e la mensilità di agosto 2014;
gli oltre 50 dipendenti dell’A.R.A. Calabria (Associazione Regionale Allevatori Calabria) attendono ancora 20 mensilità arretrate;
che anche i lavoratori dei Parchi Nazionali si trovano a dover ricevere delle mensilità arretrate;
la situazione nel ritardo dei pagamenti degli stipendi da parte della Regione è ormai diventata cronica, con grave danno per questi lavoratori costretti a subire, con le famiglie, una situazione di perenne disagio, nonostante la preziosa attività che essi svolgono in settori delicati per la Calabria,
la Giunta regionale a sbloccare con urgenza le risorse necessarie al pagamento di tutte le mensilità arretrate da destinare a questi lavoratori che sono quotidianamente impegnati al servizio della collettività calabrese.