Source: http://www.ateneoweb.com/taxelex-documento/circolare-inps-n153-del-24082015.html
Timestamp: 2016-12-09 05:57:17+00:00
Document Index: 24558811

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Circolare INPS n.153 del 24.08.2015 REGISTRAZIONE GRATUITA
Circolare INPS n.153 del 24.08.2015 Riduzione dei limiti retributivi di cui agli articoli 23 bis e 23 ter del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 operata ai sensi dell’art. 13 del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66 convertito con modificazioni dalla legge 23 luglio 2014, n. 89 – effetti sul calcolo dei trattamenti di quiescenza e di fine servizio e fine rapporto degli iscritti alla gestione dipendenti pubblici dell’Inps.
4. Liquidazione delle prestazioni nelle more dell’adeguamento delle procedure gestionali
L’art. 13, comma 1, del decreto legge 24 aprile 2014, n. 66 convertito con modificazioni dalla legge 23 luglio 2014, n. 89 "Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale” ha fissato in 240.000 euro annui il limite retributivo riferito al primo presidente della Corte di cassazione da far valere, a decorrere dal 1° maggio 2014, quale livello remunerativo massimo onnicomprensivo annuo per chiunque riceve emolumenti o retribuzioni a carico delle finanze pubbliche, secondo quanto previsto dagli articoli 23-bis e 23-ter del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.
Dal 1° gennaio 2014, ai sensi dell’art. 1, commi 471 e seguenti, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, è stato esteso anche ai soggetti che hanno rapporti di lavoro dipendente o autonomo con le altre amministrazioni pubbliche e con le autorità indipendenti. L’art. 13 del decreto legge n. 66/2014 convertito dalla legge n. 89/2014, interviene per ridurre la misura del limite in argomento, come ricordato nel paragrafo 1.
- titolari di rapporti lavoro dipendente o autonomo con pubbliche amministrazioni statali ovvero con amministrazioni la cui disciplina organizzativa è attratta dall’ambito statale[1], di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ivi incluso il personale in regime di diritto pubblico di cui all’art. 3 del decreto stesso[2], a partire dal 17 aprile 2012 (giorno di entrata in vigore del d.P.C.m. 23 marzo 2012); - componenti e presidenti delle autorità amministrative indipendenti, a partire dal 17 aprile 2012 (giorno di entrata in vigore del d.P.C.m. 23 marzo 2012);
In base agli articoli 23-bis e 23-ter del decreto legge 201/2011 ed al d.P.C.m. 23 marzo 2012, concorrono al raggiungimento del livello remunerativo massimo tutti gli emolumenti corrisposti nell’ambito di rapporti lavoro subordinato o autonomo (da computarsi anche in modo cumulativo, in caso di rapporti plurimi con la stessa o più amministrazioni, enti e società) erogati ai soggetti appartenenti alle categorie elencate al punto 2.1.
Occorre poi precisare che, con riferimento ai compensi degli amministratori delle società non quotate, controllate direttamente o indirettamente dal Ministero dell’economia e delle finanze, ad eccezione delle società che emettono strumenti finanziari sui mercati regolamentati, il decreto del Ministro dell’economia del 24 dicembre 2013, n. 166, in attuazione di quanto previsto dall’art. 23-bis del decreto legge n. 201/2011, ha fissato limiti, commisurati alle dimensioni ed alla complessità delle società amministrate, in misura proporzionale al trattamento economico del primo presidente della Corte di cassazione.
- 50% del trattamento economico del primo presidente della Corte di cassazione, per gli amministratori della società della terza fascia (ARCUS, ISTITUTO LUCE, ITALIA LAVORO, RAM, SOGESID, STUDIARE SVILUPPO). 3. Gli effetti del limite ai fini previdenziali
L’art. 13 del decreto legge n. 66/2014 convertito dalla legge n. 89/2014, prevede, al comma 4, che la riduzione fino al limite di 240.000 euro opera, ai fini dei trattamenti previdenziali, con riferimento alle anzianità contributive maturate a decorrere dal 1° maggio 2014. Per trattamenti previdenziali si intendono sia le prestazioni pensionistiche sia i trattamenti di fine servizio e fine rapporto, comunque denominati, erogati ai destinatari della norma in esame, richiamati nel punto 2.1. 3.1 Trattamenti pensionistici
Si sottolinea che la riduzione in esame incide su tutte le quote di pensione che concorrono alla determinazione del trattamento pensionistico: per la retribuzione da prendere a base per il calcolo della quota di cui all’articolo 13, lettera a), del Dlgs n. 503/1992 la riduzione in esame opererà secondo le modalità di seguito illustrate.
In applicazione dell’art. 13, comma 4 del decreto legge n. 66/2013 convertito con modificazioni dalla legge n. 89/2014, la retribuzione da prendere a base per il calcolo della quota A di pensione viene determinata dalla somma tra la retribuzione, così come individuata dagli articoli 23-bis e 23-ter del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni e integrazioni moltiplicata per l’anzianità contributiva maturata alla data del 30 aprile 2014, e la retribuzione prevista dall’art. 13, comma 1 del decreto legge n. 66/2013 convertito con modificazioni dalla legge n. 89/2014 moltiplicata per l’anzianità contributiva maturata dal 1° maggio 2014 fino all’effettiva cessazione dal servizio, rapportata all’intera anzianità contributiva posseduta.
Anzianità contributiva dal 01/05/2014 al 31/10/2014: 6 mesi [(€. 311.658,53*510)+(€.240.000,00*6)]/516 = €.310.825,29 Retribuzione da utilizzare per la quota A di pensione.
Gli effetti della disposizione di cui al comma 4 dell’art. 13 del decreto legge n. 66/2014 convertito con modificazioni dalla legge n. 89/2014 variano a seconda del tipo di prestazione.
Diverso, invece, è l’effetto delle disposizioni suddette sui trattamenti di fine servizio[3], in quanto modificano, esclusivamente per le categorie di cui al punto 2.1, le regole di calcolo della prestazione, che risulta così determinata dalla somma di due importi parziali:
Gli effetti degli incrementi dell’anzianità utile conseguenti al riscatto di periodi operano, invece, per quell’importo della prestazione nel cui arco temporale di riferimento è stata prodotta la domanda. Pertanto, poiché la retribuzione utile presa a base del calcolo del contributo di riscatto è quella spettante all’atto della domanda, se quest’ultima è stata presentata entro il 30 aprile 2014 gli effetti dell’incremento dell’anzianità utile sono considerati con riferimento al primo importo; diversamente, l’effetto dell’incremento dell’anzianità utile opera sul secondo importo se la domanda di riscatto è stata presentata a partire dal 1° maggio 2014.
Qualora le amministrazioni dovessero rappresentare, in sede di comunicazione dei dati utili per il calcolo delle predette prestazioni, cifre superiori a quelle sopra citate, gli operatori delle sedi effettueranno la riduzione entro il limite delle voci che concorrono a determinare le basi di calcolo. Tenuto conto delle indicazioni contenute nella circolare del Dipartimento della funzione pubblica n. 8 del 3 agosto 2012, tale riduzione deve essere effettuata, nell’ordine, sugli emolumenti dovuti per lo svolgimento di incarichi aggiuntivi, sul trattamento accessorio variabile, trattamento accessorio fisso e continuativo, sul trattamento fondamentale.
- decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 24 dicembre 2013, n. 166
[1] Come precisato nella circolare del Dipartimento della Funzione pubblica n. 8 del 3 agosto 2012, rientrano in quest’ambito: la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Consiglio di Stato, la Corte dei conti, l’Avvocatura dello Stato, il Cnel, i Ministeri, l’Amministrazione autonoma dei monopoli, le agenzie di cui al d.lgs. n. 300/1999, gli enti pubblici non economici nazionali, gli enti parco, gli enti di ricerca nazionali, le scuole.
[3] I trattamenti di fine servizio sono: l’indennità di buonuscita, per i dipendenti civili e militari delle amministrazioni statali; l’ indennità premio di servizio, per i dipendenti delle regioni, della autonomie locali e del Servizio sanitario nazionale; l’indennità di anzianità per i dipendenti degli enti pubblici non economici, degli enti di ricerca e degli altri enti pubblici non iscritti all’Inps ai fini del trattamento di fine servizio. Altri utenti hanno acquistato
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