Source: http://news.divise.eu/16/2017/05/polizia-municipale/
Timestamp: 2020-08-10 02:16:59+00:00
Document Index: 112591924

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 18', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.3', 'art. 117', 'art. 7', 'art.5', 'art. 8', 'art. 6', 'art. 4', 'art.138']

Polizia municipale | Divise APP, bandi di concorso e notizie
Scarica l’APP DIVISE free
La polizia municipale, in Italia, è un corpo di polizia locale ad ordinamento civile, che può essere costituito e gestito dagli enti locali, sia in forma autonoma oppure associata.
Il 3 maggio 1957 papa Pio XII, con una lettera apostolica, nominò San Sebastiano patrono dei vigili urbani. La festa ricorre il 20 gennaio di ogni anno.[1]
1.1 L’unità d’Italia
1.3 Il secondo dopoguerra e la legge 65/1986
5.1 Arruolamento e requisiti
5.2 Status giuridico
5.4 Nuclei, reparti e specializzazioni
6 Attività operativa
7 Veicoli in dotazione
8 Denominazione nelle lingue minoritarie d’Italia
9 Galleria d’immagini
Dopo l’unità d’Italia la legge comunale e provinciale del 1859 (il cosiddetto decreto Rattazzi), venne data la possibilità agli enti locali di dotarsi di proprie guardie, per vigilare sul rispetto dei propri atti normativi con l’autorizzazione dei governatori provinciali che potevano anche rifiutare la costituzione dei servizi. Nel 1907 Giovanni Giolitti, ministro dell’interno del governo Giolitti III, provvide a regolare la materia riunendo le “guardie di città” nel R.D. 31 agosto 1907, n. 690 dando la possibilità ai comuni italiani di poter provvedere alla vigilanza dei regolamenti locali a mezzo proprio personale che doveva essere preventivamente riconosciuto in possesso di titoli e requisiti necessari. Lo stesso art. 19 del testo unico del regio decreto 690/1907 prevedeva che con l’autorizzazione del Ministro dell’Interno i comuni potessero costituire un servizio di polizia municipale costituito da ufficiali, sottufficiali e guardie municipali ai quali non erano richiesti i requisiti delle altre “guardie”. Tali soggetti erano preposti all’esecuzione dei provvedimenti straordinari relativi all’igiene, all’edilizia e alla polizia locale e dipendeva esclusivamente dal sindaco. Oltre queste “guardie municipali” vi erano le “guardie dei comuni” la cui disciplina era sottoposta ai prefetti ed il servizio era disposto dai questori.
Durante il ventennio fascista, con diversi regi decreti legge (R.D.L 18 ottobre 1925 n. 1846, R.D.L 9 marzo 1936 n. 472 e R.D.L 20 febbraio 1939 n. 326) vennero istituite le divisioni speciali di pubblica sicurezza per le città di Roma, Napoli e Palermo con la conseguente soppressione dei Corpi dei vigili urbani e dei guardiani dei giardini. Tali agenti di pubblica sicurezza, definiti ai sensi di legge “Guardie metropolitane” provenienti dal Corpo degli agenti di pubblica sicurezza e dall’esercito, assunsero le funzioni di polizia urbana e di polizia campestre. Gli ufficiali, i sottufficiali e i vigili urbani dei Corpi dei vigili urbani e dei guardiani dei giardini di queste tre città in possesso dei requisiti necessari furono ammessi alla selezione per il Corpo degli Agenti di pubblica sicurezza, come stabilito dal regio decreto n. 690/1907.
Il secondo dopoguerra e la legge 65/1986
Solo nell’immediato secondo dopoguerra italiano furono ricostituiti i vari corpi dei vigili urbani e dei guardiani dei giardini e soppresse le divisioni speciali di pubblica sicurezza e le guardie metropolitane. Con lo sviluppo esponenziale della circolazione automobilistica nei centri urbani, ai vigili urbani ed ai guardiani dei giardini, sotto la denominazione originaria di Guardie municipali che riassumeva tutti i Corpi di polizia urbana, venne anche affidato un ruolo di primo piano nella regolamentazione e nel controllo del traffico nei centri abitati, ruolo che tuttora identifica nell’immaginario collettivo questa figura professionale. Significativa è l’istituzione della rotonda elevata in piazza Venezia a Roma a ricordo di quello che furono i primi vigili del traffico. Tuttavia, alla luce del trasferimento di competenza agli enti locali con il d.P.R. 24 luglio 1977 n. 616, che specifica all’art. 18 polizia locale urbana e rurale:
« Le funzioni amministrative relative alla materia «polizia locale urbana e rurale» concernono le attività di polizia che si svolgono esclusivamente nell’ambito del territorio comunale e che non siano proprie delle competenti autorità statali. »
I vigili urbani, ovvero le guardie municipali che costituivano l’area di vigilanza urbana, trovarono infine una nuova disciplina con la legge 7 marzo 1986 n. 65 (“Legge quadro sull’ordinamento sulla polizia municipale”), ed assunsero la denominazione odierna di operatori di polizia municipale, ed obbligatoriamente inquadrati in tali corpi posti alla gestione ed alle dipendeze degli enti locali[2]
La fonte principale è costituita dalla legge 7 marzo 1986 n. 65 (Legge-quadro sull’ordinamento della polizia municipale) e dalle rispettive leggi regionali specifiche che ne disciplinandola formazione degli appartenenti, le caratteristiche delle uniformi e dei relativi distintivi di grado, le caratteristiche dei mezzi e gli strumenti operativi in dotazione ai corpi e servizi che i comuni italiani possono liberamente decidere se costituire o meno. Per strumenti operativi restano esclusi dalla disciplina della legge regionali le armi e tutti gli strumenti atti ad offendere o finalizzati all’offesa, che sono soggetti ad approvazione della Commissione consultiva centrale per le armi,di cui all’art. 6 della legge 18 aprile 1975 n.110 ed autorizzati dal Ministro dell’interno, come stabilisce la Costituzione e la legge statale, confermato dalla sentenza della Corte Costituzionale n.167/2010 e ribadito dalla sentenza 35/2011.
Al Sindaco (o Presidente della Provincia) compete vigilare sull’espletamento del servizio di polizia municipale/locale e impartire le direttive a tal fine necessarie, spettando al Comandante del Corpo o Servizio (il Corpo viene istituito solo in presenza di almeno sette operatori) l’addestramento e l’impiego tecnico/operativo degli appartenenti. Gli appartenenti alla polizia municipale o locale svolgono nel territorio di competenza e nei limiti demandati dalle leggi le funzioni loro attribuite dall’art.3 e 5 della legge n. 65/1986. Infine, la polizia municipale è inoltre disciplinata da disposizione legislative regionali, poiché la legge quadro è spesso integrata in ogni regione da leggi specifiche che disciplinano, ad esempio, gli aspetti relativi ai distintivi di grado, la foggia delle uniformi e dei mezzi di servizio.
La polizia municipale può essere organizzata in corpo, su conforme deliberazione dell’organo assembleare dell’ente locale, quando il numero degli addetti sia pari o superiore a sette. In tal caso, la polizia municipale o locale viene elevata al rango di ramo autonomo di amministrazione dell’ente locale e il relativo responsabile assume la denominazione di comandante, il quale risponde direttamente al sindaco od all’assessore a ciò delegato, del rispetto delle direttive nonché dell’addestramento, della disciplina e dell’impiego tecnico-operativo degli appartenenti al Corpo.
Ove l’ente locale abbia istituito il corpo di polizia municipale/locale, il suo ordinamento e la sua organizzazione saranno disciplinati con apposito regolamento, che di norma deve prevedere:
polizia giudiziaria;
polizia stradale; (solo nel territorio di competenza)
funzione ausiliaria di pubblica sicurezza;[4]
funzioni di polizia tributaria (per i tributi dell’ente locale);
ausilio al personale sanitario nell’esecuzione dei trattamenti sanitari obbligatori.[5]
La funzione di tutela dell’ordine pubblico può essere svolta anche dal personale di polizia locale, in ausilio alle altre forze di polizia italiane, sulla base degli accordi tra il Sindaco ed il Prefetto al quale compete istituzionalmente il compito di garantire l’ordine pubblico (sub. art. 117 Cost. materia di esclusiva competenza statale) e la sicurezza pubblica.[6]
Arruolamento e requisiti
La nomina del personale della polizia municipale avviene attraverso concorso pubblico, con bando di concorso deliberato dalla giunta del comune italiano interessato, e pubblicato sulla gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana. Tra i requisiti è necessario, per coloro che non abbiano prestato il servizio militare di leva in Italia, la frequentazione di un corso di abilitazione all’uso delle armi da fuoco presso un poligono di tiro gestito dalla Unione Italiana Tiro a Segno, previo superamento con esito positivo dello stesso. Vi sono limiti per l’immissione a ruolo di operatore di polizia municipale per gli obiettori di coscienza al servizio militare di leva (a loro infatti è vietato l’utilizzo delle armi) salvo rinuncia a tale status.[7]
Il contratto di lavoro può essere sia a tempo determinato che a tempo indeterminato; tuttavia possono anche essere banditi concorsi per l’assunzione a tempo determinato di tipo stagionale o part-time. I requisiti generali per l’assunzione sono quelli previsti dalla normativa statale sul personale dipendente degli enti locali; il rapporto di lavoro è regolato dal CCNL Regioni ed autonomie locali.
Per l’accesso in categoria D, quella in cui sono inquadrati i comandanti, istruttori direttivi ed i coordinatori, è necessario un diploma di laurea, requisito introdotto dalla riforma Brunetta del 2009, potevano accedere in categoria D – tramite concorso interno – anche dipendenti non in possesso di laurea.[1]
La qualifica di agente di pubblica sicurezza è attribuita con decreto di approvazione emanato dal Prefetto, previa comunicazione al Sindaco[8] su richiesta del di questi previo accertamento del possesso dei seguenti requisiti:
Secondo il codice di procedura penale italiano, nell’elenco degli agenti di polizia giudiziaria con competenza generale, gli operatori della polizia municipale sono definiti guardie dei comuni,[9] come confermato ed esplicitato nel comunicato ufficiale del Ministero di Grazia e Giustizia[10](GU Serie Generale n.250 del 24-10-1988 – Suppl. Ordinario n. 93) in cui viene illustrato il contenuto di ogni articolo del C.P.P., nella parte riguardante la polizia giudiziaria.
Ai sensi della legge 65/1986 sono qualificati operatori, come da disposizione ordinamentale in via generale tratta ancora dall’art. 7 comma 3 lettera c) della legge sopra richiamata, mentre i quadri intermedi sono qualificati coordinatori ed addetti al controllo; il comandante viene definito responsabile del Corpo. Il prefetto revoca la qualità ausiliaria di agente di p.s. qualora vengano meno i requisti, senza che ciò faccia venire meno la qualifica di Agente/Ufficiale, come stabilito all’art.5 della legge n. 65/1986. Anche la Cassazione con diverse sentenze, sia civili che penali, ha identificato le guardie dei comuni con gli operatori di polizia municipale riconoscendo un potere d’intervento per reati di qualsiasi genere.[11]
Il decreto del Ministero dell’Interno 4 marzo 1987 n. 145 (Norme concernenti l’armamento degli appartenenti alla polizia municipale ai quali è conferita la qualità di agente di pubblica sicurezza), modificato dal d.m. 18 agosto 1989, n. 341 stabilisce le modalità di porto e detenzione e il tipo di armamento che può essere adottato con regolamento del consiglio comunale ed è per esclusiva difesa personale dell’operatore titolare dell’autorizzazione.
Inoltre, ai sensi dell’art. 8 del d.m. 4 marzo 1987 n. 145 agli operatori di polizia municipale è consentito il porto dell’arma, senza licenza, secondo i rispettivi regolamenti comunali, oltre che nel territorio del comune di appartenenza nel quale prestano servizio per raggiungere dal proprio domicilio il luogo di servizio e viceversa. La scelta di armare o meno il corpo/servizio è rimessa alla potestà decisionale del Consiglio comunale che provvede con proprio regolamento in relazione all’esigenza di difesa personale, assumendosi le responsabilità verso terzi per i danni prodotti dal dipendente. Lo stesso d.m. 145/1987 individua nella “tessera di riconoscimento” della polizia municipale un sostitutivo di una comune licenza di porto d’armi, soggetta a rinnovo annuale previo accertamento del permanere dei requisiti stabiliti per il rilascio del porto d’armi. Non è consentito all’operatore della polizia municipale, come per gli operatori dei corpi di polizia dello Stato, portare armi non previste dalla legge nazionale e secondo le modalità stabilite dai rispettivi regolamenti locali. L’arma assegnata dal comune secondo le modalità stabilite con regolamento dell’Ente, a norma del d.m. 4 marzo 1987 n. 145 può essere portata nell’ambito del territorio di appartenenza anche al di fuori del servizio quando questo è espressamente previsto dal regolamento approvato dal consiglio comunale che si fa carico degli effetti civili dell’utilizzo dell’arma da parte del proprio dipendente.
Riguardo l’armamento, la Commissione consultiva centrale per le armi di cui all’art. 6 legge 18 aprile 1975 n. 110 aveva determinato che le cosiddette mazzette di segnalazione sono armi proprie comunicando, attraverso il Ministero dell’interno – Dipartimento della pubblica sicurezza – Ufficio per l’amministrazione generale – Ufficio per gli affari della polizia amministrativa e sociale n.557/PAS.12982(10) 8 datata 29 marzo 2011, le procedure di cui all’art. 4 legge 110/1975 come conseguenti l’adozione di questo strumento. Sullo stesso argomento vedasi anche quanto stabilito in merito alle bombolette di gas OC con parere del gabinetto del ministro n. 17119/110 del gennaio 2006.[1]
Successivamente il Ministero dell’Interno si è espresso più volte in maniere differenti (parere n.557/PAS.12982(10)8 del 29/3/2011) durante le varie richieste pervenute dai vari Comandi e spesso si è sollevato un vero e proprio conflitto tra Stato e Regioni, alla luce della già citata Riforma del Titolo V con la quale viene demandata alla Regione di “…disciplinare le caratteristiche dei mezzi e degli strumenti operativi in dotazione a Corpi e Servizi…” [1], indicando le prese di posizione del Ministero come un “sconfinamento” nel contesto normativo, che permette alle Regioni dunque di dotare gli operatori di validi sistemi di autotutela.
Nuclei, reparti e specializzazioni
A seconda delle dimensioni territoriali dell’ente e dell’organico in forza presso il Comando di riferimento, l’organigramma può includere più o meno Nuclei e/o Reparti specialistici a seconda delle esigenze e delle professionalità presenti. I vari nuclei o reparti cambiano denominazione a seconda delle diverse realtà operative ma è possibile elencarne alcune presenti in maniera diffusa nei comandi di maggiori dimensioni:
Nucleo infortunistico o reparto radiomobile[12]
Nucleo investigazioni scientifiche[13]
Nucleo tributi (con esclusivo riferimento ai tributi di competenza dell’ente locale)
Cinofili[14]
Nucleo lacuale (e/o sommozzatori)[15]
A questo elenco, non esaustivo e puramente generico, si affiancano una serie di altri Nuclei o Reparti che si vengono a creare a seconda delle problematiche insite nel territorio. A coordinare le unità e il personale su territorio vi è una centrale operativa, la quale si occupa di processare le chiamate e inviare le pattuglie ove viene richiesto l’intervento.
Negli ultimi tempi la polizia municipale (locale) si è contraddistinta in indagini e operazioni riguardanti:
Alle attività di cui sopra si aggiunge l’attività d’istituto di polizia stradale (ex artt. 11 e 12 D.Lgs 285/1992) attività in cui le polizia locali nel tempo si sono via via sempre più specializzati a garanzia della sicurezza nella circolazione sulle strade con numerosi servizi svolti attraverso posti di controllo e anche mediante strumentazioni sofisticate (telelaser, autovelox, alcool test, drug test, pese mobili ecc.). I nuclei che si occupano di “sicurezza stradale e codice della strada”, negli ultimi tempi, hanno implementato le attività di prevenzione e repressione, in diversi casi anche in coordinamento con le sale operative degli altri organi di polizia. Innumerevoli le denunce penali per guida in stato d’alterazione psicofisica (dovuta all’abuso di alcool e all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope), guida senza patente o perché revocata, uso o falsificazione di documenti (patenti, carte di circolazione, certificati e contrassegni di assicurazione) ecc.
La polizia municipale (o locale) è un organo di polizia che per il proprio legame con il territorio di appartenenza annovera tra i suoi obiettivi primari la Sicurezza Urbana, anche alla luce delle modifiche apportate a tale significato con il Decreto del 5 agosto 2008 del Ministero degli Interni che ha ridefinito i concetti di incolumità pubblica e di sicurezza urbana, individuando l’ambito dei nuovi poteri dei Sindaci, non come amministratori locali, ma nella loro veste di Ufficiali di Governo.
In ausilio alle varie forze dell’ordine, partecipa a numerosissimi servizi di ordine pubblico, disposti e diretti dall’autorità provinciale di pubblica sicurezza. Presente per tanto presso manifestazioni, gare sportive, concerti, eventi particolari oppure di presidio in occasione di disordini o di altre situazioni dove vi sia necessità di mantenere l’ordine e la sicurezza pubblica.
La polizia locale utilizza tutta la gamma di veicoli utili per l’espletamento dei servizi dei propri nuclei e reparti.[16]
bighe elettriche[17]
elicotteri reparto volo Polizia Roma Capitale[18][19]
aerei leggeri[20]
Queste targhe hanno dimensioni e foggia analoghe a quelle civili, sebbene i caratteri alfanumerici abbiano dimensioni più piccole delle targhe normali, e portano inoltre la scritta per esteso “POLIZIA LOCALE” in colore blu, sopra la numerazione progressiva. Quest’ultima per le autovetture è del tipo “YA 000 AA” dove la lettera “Y” è fissa mentre i restanti caratteri saranno progressivi. Il lotto inaugurale con la combinazione YA 000 AA è stata attribuita alla provincia di Ancona avvenuta in data 19 gennaio 2009.
Le targhe per i motocicli di polizia locale sono di forma quadrata, con numerazione progressiva del tipo “YA 00000” disposta su due righe, dove la lettera “Y” è fissa. Riportano la scritta per esteso “POLIZIA LOCALE” in colore blu, tra le due righe della numerazione.
Per la guida di tali veicolo è previsto il possesso della patente di guida stabilita all’art.138 codice della strada, per la conduzione di veicoli adibiti al servizio di polizia stradale.
Forze Armate e di Polizia: perché il rinnovo del contratto può essere rinviato
CARABINIERI, GENERALE TRUGLIO “MOTOROLA MTP850 POTENZIALMENTE PERICOLOSA”. SINDACATO MILITARI: SOSPENDERNE L’USO
© 2019 All Rights Reserved. "DIVISE United People" è un marchio di Maxcoom Srl - P.Iva 04774540753