Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-903-codice-civile-luci-nel-muro-proprio-o-nel-muro-comune
Timestamp: 2018-12-17 08:53:34+00:00
Document Index: 76059514

Matched Legal Cases: ['art. 903', 'art. 902', 'art. 903', 'art. 880', 'art. 903', 'art. 900']

Art. 903 codice civile: Luci nel muro proprio o nel muro comune | La Legge per tutti
Le luci possono essere aperte dal proprietario del muro (1) contiguo al fondo altrui.
Se il muro è comune, nessuno dei proprietari può aprire luci senza il consenso (2) dell’altro; ma chi ha sopraelevato il muro comune può aprirle nella maggiore altezza a cui il vicino non abbia voluto contribuire.
(1) L’articolo ribadisce che l’apertura di luci regolari è una facoltà compresa nel diritto di proprietà, quindi tale facoltà non si prescrive per non uso, ma solo per rinuncia o per la costituzione di una servitù.
(2) Per aprire una luce sul muro comune occorre il consenso dell’altro proprietario, in quanto tale intervento sul muro è considerato come innovazione della cosa comune.
Con riguardo all’art. 903 c.c., qualora non si sia verificato acquisto del diritto di servitù, da accertarsi attraverso il giudizio petitorio, il comproprietario ha diritto di chiedere la chiusura delle luci aperte sul muro comune senza il suo consenso.
Tribunale Firenze 22 settembre 2014
La servitù di aria e luce non può essere acquistata per usucapione, in quanto l'apertura di fìnestre lucifere costituisce un diritto del proprietario, ed il vicino può pretendere, a norma dell'art. 902 c.c., che esse siano rese conformi alle prescrizioni di legge, se irregolari, mentre la servitù di luce è, invece, ipotizzabile ed usucapitile, se la luce è aperta nel muro comune, poiché in tal caso, l'apertura di luci è vietata senza il consenso del proprietario ex art. 903 c.c.
Tribunale Nocera Inferiore sez. II 18 ottobre 2013 n. 1182
Cassazione civile sez. II 28 febbraio 2013 n. 5055
Il proprietario di un immobile che nell'effettuazione di lavori all'interno della proprietà abbia eliminato dei lucernari di cui godeva il proprietario sottostante, su richiesta di quest’ultimo, è tenuto alla eliminazione dei lavori eseguiti con la rimessione in pristino dello stato dei luoghi. A nulla rileva nemmeno la concessione edilizia in sanatoria, producendo questa effetti esclusivamente nei rapporti tra privato costruttore e p.a., senza incidere sui diritti dei terzi eventualmente pregiudicati dall'attività edificatoria.
Tribunale Nola 20 marzo 2012
In caso di apertura di luci nel muro divisorio tra proprietà confinanti, da considerarsi comune ai sensi dell'art. 880 c.c., deve applicarsi il disposto dell'art. 903 c.c., il quale, oltre a consentire, al comma 1, l'apertura al proprietario di luci nel muro proprio che sia contiguo al fondo altrui, stabilisce, al comma 2, come regola di ordine generale, che "se il muro è comune, nessuno dei proprietari può aprire luci senza il consenso dell'altro". Di conseguenza, il diritto a mantenere le luci può essere in tale ipotesi diversamente acquisito solo iure servitutis.
Cassazione civile sez. II 11 giugno 2007 n. 13649
Qualora si aprano fra un vano e l'altro dell'edificio condominiale, le luci, essendo prive della connotazione della precarietà e della mera tolleranza, sono sottratte alla disciplina prevista dagli art. 900-904 c.c. con riferimento all'ipotesi in cui le stesse si aprano sul fondo altrui; pertanto, è possibile - a favore di chi ne beneficia - acquisire la relativa servitù, per destinazione del padre di famiglia, o per usucapione, in virtù del possesso correlato all'oggettiva esistenza dello stato di fatto nel quale si manifesta l'assoggettamento parziale di in immobile a servizio od utilità dell'altro. (Nella specie è stata affermata l'esistenza, per effetto del possesso ad usucapionem, della servitù gravante sul terrazzino del sovrastante vano (ubicato nell'edificio condominiale), nel quale si apriva - fuoriuscendo con un "torrino" verticale - una condotta che, partendo da un foro praticato nel solaio del sottostante terraneo, svolgeva la funzione, oltre che di "lucernario", di "sfiatatoio"a favore di quest'ultimo).
Cassazione civile sez. II 22 giugno 2006 n. 14442