Source: http://www.bianchiandpartners.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4&Itemid=109
Timestamp: 2020-06-07 00:37:50+00:00
Document Index: 32815941

Matched Legal Cases: ['art.2477', 'art. 2435', 'art.2477', 'art.14', 'art. 2447', 'art. 6', 'art. 6', 'art.6', 'art. 2477']

Categoria: Corporate Governance
“SINDACO UNICO”: IL PREZZO DELLA CRISI DEVE ESSERE PAGATO DAL CONTROLLO AZIENDALE?
Il Collegio Sindacale alla luce del D.Lgs. n.39/2010 – Compiti del Collegio Sindacale - Quali le novità: Srl e Spa - La ratio sottesa alla norma – La riduzione inevitabile di controllo – Applicazione della norma in riferimento al D.Lgs. n.231/2001 – Conclusioni
Il Collegio Sindacale alla luce del D.Lgs. n. 39/2010
Prima di procedere alla rilevazione delle novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2012, in materia di Collegio Sindacale, è opportuno sottolineare il fatto che solo un anno fa questa materia è stata oggetto di discussione e variazione.
Il D.Lgs del 27 gennaio 2010 n. 39[1] ha modificato ed integrato l’art.2477 del codice civile. In particolare la società a responsabilità limitata ha l’obbligo del Collegio Sindacale se:
a) ha capitale sociale non inferiore a quello minimo stabilito per le Società per Azioni, pari a Euro 120.000,00;
c) controlla un’altra società obbligata alla revisione legale dei conti;
d) ha superato per due esercizi consecutivi due dei limiti indicati dal primo comma dell’art. 2435-bis (totale dell’attivo dello Stato Patrimoniale pari a 4.400.000 euro, ricavi delle vendite e delle prestazioni di 8.800.000 euro, dipendenti occupati in media durante l’esercizio in numero pari o superiore a 50 unità).
La nomina deve avvenire entro trenta giorni dal giorno di approvazione del bilancio e se non si provvede sarà competenza del giudice nominare il Collegio Sindacale. L’obbligo viene meno, invece, se per due esercizi consecutivi i limiti sopra citati non vengono superati.
È opportuno sottolineare che nel caso in cui si applica il disposto di cui l’art.2477 c.c. automaticamente nasce anche l’obbligo della nomina del revisore legale dei conti. Quest’ultimo obbligo può essere svolto dallo stesso Collegio Sindacale in virtù di quanto disposto dal comma 5 dello stesso articolo, salvo che l’atto costitutivo non disponga diversamente.
Compiti del Collegio Sindacale
La funzione del Collegio Sindacale è quella di vigilare sull’osservanza della legge e dei principi contenuti nello Statuto, sul rispetto della corretta amministrazione, sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e societario nonché sul concreto funzionamento.
Il collegio sindacale può essere considerato il baluardo della legalità all’interno della società. Baluardo che influenza, inevitabilmente, l’opinione degli stakeholders.
Le funzioni del collegio sindacale possono essere brevemente riassunte in cinque punti:
1) deve vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto sociale;
2) deve vigilare sul rispetto dei principi di corretta amministrazione;
3) deve vigilare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile e sul suo funzionamento;
4) deve svolgere, dal 2004[2], il controllo contabile, a meno che esso non sia stato affidato ad un revisore contabile[3];
5) dal 2012 è Organo di vigilanza della 231/2001 (la questione verrà trattata nel prosieguo dell’elaborato).
Quali le novità: Srl e Spa
La Legge 12 novembre 2011, n. 183, nota come Legge di stabilità 2012, approvata in via definitiva dal Parlamento il 12 novembre 2011 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale del 14 novembre 2011, n. 265, all’art.14 intitolato “Riduzione degli oneri amministrativi per le imprese e cittadini” ai commi 13-14 ha introdotto novità in materia di diritto societario, con particolare riferimento all’organo di controllo delle spa e delle srl che adottano il modello tradizionale di governance.
Il comma 13 del citato articolo recita: “l’articolo 2477 del codice civile è così sostituito: “Art. 2477 – (Sindaco e revisore legale dei conti). – l’atto costitutivo può prevedere, determinandone le competenze e poteri, la nomina di un sindaco o di un revisore.
La nomina del sindaco è obbligatoria se il capitale sociale non è inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni.
La nomina del sindaco è altresì obbligatoria se la società:
c) per due esercizi consecutivi ha superato due dei limiti indicati dal primo comma dell’articolo 2435bis.
L’obbligo di nomina del sindaco di cui alla lettera c) del terzo comma cessa se, per due esercizi consecutivi, i predetti limiti non vengono superati.
Nei casi previsti dal secondo e terzo comma si applicano le disposizioni in tema di società per azioni; se l’atto costitutivo non dispone diversamente, la revisione legale dei conti è esercitata dal sindaco.
L’assemblea che approva il bilancio in cui vengono superati i limiti indicati al secondo e terzo comma deve provvedere, entro trenta giorni, alla nomina del sindaco. Se l’assemblea non provvede, alla nomina provvede il tribunale su richiesta di qualsiasi soggetto interessato.”
Con la Legge di Stabilità viene a modificarsi l’art. 2447 del codice civile prevedendo una modifica, in determinate situazioni, del collegio sindacale. Tale organo da collegiale viene ad essere organo monocratico, tanto che la rubrica del nuovo articolo 2447 è “Sindaco e revisore legale”.
Inoltre, il comma 14 dello stesso articolo prevede che: “all’articolo 2397 del codice civile è aggiunto, infine, il seguente comma: Per le società aventi ricavi o patrimonio netto inferiore a 1 milione di euro lo statuto può prevedere che l’organo di controllo sia composto da un sindaco unico, scelto tra i revisori legali iscritti nell’apposito registro.”
È data, quindi, facoltà alle Società per Azioni, con un volume d’affari o un patrimonio netto inferiore a un milione di euro, dietro specifica previsione statutaria, di optare in tema di collegio sindacale per un organo monocratico in sostituzione dei tre o cinque membri previsti fino all’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2012, a condizione che il sindaco sia scelto tra i revisori legali iscritti nell’apposito registro.
La ratio sottesa alla norma
L’intento del provvedimento è la riduzione dei costi di gestione della società, in particolare di quei costi che si riferiscono al controllo contabile e della legalità. La semplificazione sarebbe il frutto della riduzione dei componenti del Collegio Sindacale da 3 o 5 membri ad un unico soggetto, il Sindaco Unico.
Con tale previsione il legislatore ha inteso concentrare in un unico soggetto quei compiti che erano attribuiti all’organo collegiale, senza però modificare in alcun modo le funzioni dell’organo di controllo stesso e prevedendo per il sindaco unico lo svolgimento di tutti quei compiti che in precedenza erano svolti da tre/cinque soggetti.
Questo, se in un primo momento riduce l’ammontare del compenso che spetta all’organo di controllo, al contrario minaccia la credibilità dell’organo stesso e conseguentemente della struttura di governance.
Il mercato, più che l’ordinamento, ha consentito al collegio sindacale di essere percepito dagli stakeholders come presidio professionale indipendente, a salvaguardia della correttezza, della trasparenza e della fedeltà dell’informativa societaria.
La riduzione inevitabile di controllo
Il Collegio Sindacale, quale organo di controllo e garanzia, dà, grazie alla propria attività, un’informazione al mercato garantendo quest’ultimo del corretto operare della società nel rispetto dello statuto e della legge.
Il controllo del collegio sindacale è un controllo di legalità perché i sindaci verificano il rispetto della legge e dello statuto. Inoltre essi verificano l'adeguatezza dell'organizzazione amministrativa e contabile e la corretta amministrazione della società segnalando all'assemblea eventuali fatti rilevanti. I sindaci possono denunciare al tribunale eventuali irregolarità riscontrate nella gestione.
Potrebbero essere considerati garanti dei diritti delle minoranze e nello stesso tempo in presenza di giudizio positivo può essere motivo di vanto dell’organo amministrativo.
L’attività del collegio sindacale influenza l’opinione degli stakeholders e di riflesso ogni sua variazione ha un impatto rilevante sul mercato.
La diminuzione dei membri porterebbe l’inevitabile riduzione del controllo aziendale, nonché di quel valore aggiunto apportato dalla diversità professionale che si può riscontrare solo in un organo collegiale.
L’azienda che voglia avere un certo peso a livello nazionale ed internazionale e, soprattutto, che voglia accedere alla valutazione delle proprie performance (sempre più richiesta dal sistema creditizio) deve dimostrare di aver fatto proprie quella serie di procedure atte a garantire la trasparenza nella gestione. Forte della sua collegialità il collegio sindacale rappresenta l’organo societario atto a garantire la trasparenza. Collegialità che è sinonimo di ponderazione e condivisione delle scelte nonché di affidabilità dei controlli ma che, soprattutto, rappresenta indipendenza rispetto all’organo gestorio e all’assemblea a garanzia di tutti gli stakeholder.
Applicazione della norma in riferimento al D.Lgs. 231/2001
Il Collegio Sindacale, in forza al modificato art. 6 del D.Lgs 231/2001, può svolgere anche le funzioni dell’organismo di vigilanza dei modelli organizzativi per prevenire la responsabilità da reato delle persone giuridiche.
Con decorrenza 1 gennaio 2012 avrà effetto il nuovo comma 4-bis dell'art. 6 D. Lgs. 8 giugno 2001 n. 231 relativo ai soggetti in posizione apicale e modelli di organizzazione dell'ente: “Nelle società di capitali il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza e il comitato per il controllo della gestione possono svolgere le funzioni dell’organismo di vigilanza di cui al comma 1, lettera b)."
Il citato art.6 comma 4-bis del Decreto afferma che l’organismo di vigilanza della legge 231 è impersonato con l’organo sindacale; qualunque composizione esso abbia e quindi anche monocratica? Se la risposta fosse negativa, e quindi l’Odv può essere impersonato dal Collegio sindacale solo nel caso in cui questo sia organismo collegiale, si potrebbe porre l’attenzione sul fatto che le società a cui è rivolta la semplificazione si vedranno costrette a nominare l’odv a differenza delle società che non sono oggetto della semplificazione e, quindi, avranno l’obbligo di nominare un altro organo collegiale (e la semplificazione?). Se la risposta, invece, fosse positiva il soggetto che in virtù del Decreto si trova ad operare singolarmente vedrà aumentare le proprie responsabilità.
L’ordinanza 4-14 aprile 2003 del Tribunale di Roma, inoltre, ha precisato che per garantire la maggior autonomia dell’Odv è preferibile un organismo i cui componenti siano estranei dagli organi sociali presenti, tra questi i sindaci.
Alla luce di quanto detto in precedenza, varie sono state le modifiche apportate negli ultimi anni all’organo sociale: collegio sindacale. Per ultima la composizione dell’organo da organo collegiale a organo monocratico, giustificando il provvedimento con la semplificazione degli oneri di gestione per le imprese coinvolte. A questa si aggiunge la maggior responsabilità che viene assegnata al Sindaco quale personificazione dell’organismo di vigilanza.
L’aumento della responsabilità può essere assunta dal sindaco che alla luce del provvedimento agisce come soggetto unico alla “precedente tariffa”? Non si può escludere a priori un’eventuale variazione in aumento del compenso in base alla considerazione che è variato il numero dei componenti ma non i compiti da svolgere (che sono aumentati!). Può questo incentivare la presenza di soggetti “poco qualificati/professionali” con politiche di prezzo al ribasso? E questo non si ripercuote sull’attività dell’organo sociale?
Se la ratio del provvedimento, espressa in termini di compensi, può in un primo momento apparire suggestiva, dall’analisi di cui sopra si evince che per risparmiare un pò di euro (tutto da verificare!) si potrebbe incorrere in un “cattivo” modello di corporate governance. In tale ottica va, quindi osservato, che il costo del Collegio Sindacale rappresenta un investimento e non un mero organo che risponde ad un obbligo di legge o statutario.
La norma non può prevedere una riduzione degli oneri a carico delle società senza una relativa diminuzione dei compiti e delle responsabilità che fanno capo all’organo!
In conclusione, per quanto detto sopra, seppur il legislatore ha voluto con il provvedimento ridurre i costi inerenti la gestione delle società di piccole e medie dimensioni, questa riduzione non è così scontata e per di più si vedrebbe minacciata la credibilità dell’organo e della società stessa.
Di recente, il D.L. 5/2012 ha delineato alcuni aspetti riguardanti il Sindaco Unico, lasciando, però, punti poco chiari nell’applicazione della norma, soprattutto se si considerano le Srl.
Infatti, la norma, con riferimento alle Srl, non specifica se il sindaco unico debba essere un revisore legale lasciando così dubbi nel momento della nomina; questo si tende, comunque, a desumere poiché alle Srl si applica la disciplina delle Spa (nuovo art. 2477, co 5 c.c.) nelle quali si fa espressamente riferimento ad un revisore in caso di sindaco unico. Altri punti di domanda, inoltre, sorgono se pensiamo ai sindaci supplenti: questi, in caso di sindaco unico, debbono essere nominati? La norma non specifica.
Infine, se una Srl ha il proprio collegio sindacale in scadenza nell’anno 2012, bisognerà analizzare il contratto sociale per la nomina del Sindaco Unico:
- se il contratto prevede un organo collegiale, sarà necessario modificare l’atto costitutivo per poter nominare il sindaco unico;
- se il contratto sul tema nulla prevede o rimanda all’articolo 2477 c.c. sembra ammissibile la nomina dell’organo di controllo in forma monocratica senza apportare modifiche statutarie.
Alla luce di ciò, sul tema “Sindaco Unico” sono ancora molti i punti da chiarire!
[1] In attuazione della direttiva 2006/43/2010.
[2] D. Lgs. N. 6 del 3/1/2003, noto come Riforma del diritto societario.
[3] Il revisore contabile è obbligatorio per le società tenute al bilancio consolidato.