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Timestamp: 2019-05-25 02:59:54+00:00
Document Index: 130718479

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 18', 'art. 41', 'art. 18', 'art. 1474', 'art. 1474', 'art. 1277', 'art. 1224', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 41', 'art. 872', 'art. 1218', 'sentenza ']

La sostituzione automatica della clausola che riservi al venditore la proprietà esclusiva dell’area destinata a parcheggio ai sensi dell’art. 41-sexies della l. n. 1150 del 1942, come introdotto dall’art. 18 della l. n. 765 del 1967 - Renato D'Isa
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La sostituzione automatica della clausola che riservi al venditore la proprietà esclusiva dell’area destinata a parcheggio ai sensi dell’art. 41-sexies della l. n. 1150 del 1942, come introdotto dall’art. 18 della l. n. 765 del 1967
Corte di Cassazione, sezione sesta civile, ORDINANZA 12 settembre 2018, n.22154.
ORDINANZA 12 settembre 2018, n.22154
– Presidente D’Ascola
– Relatore Scarpa
2. Nel determinare il prezzo normalmente praticato dall’alienante, al quale ci si deve rapportare ai sensi dell’art. 1474, comma 1, c.c., corrispondente, appunto, a quello di mercato, occorre far riferimento al tempo della conclusione del contratto (nella specie, 21 gennaio 1971). Il prezzo determinato ai sensi dell’art. 1474, comma 1, c.c. ha natura di debito di valuta, con conseguente applicabilità della disciplina dettata dall’art. 1277 c.c. e, in caso di ritardo nell’adempimento, della disciplina ex art. 1224, comma 2, c.c., per cui, al contrario di quanto compiuto dalla Corte d’Appello di Lecce, il liquidato corrispettivo del diritto d’uso sull’area non può essere suscettibile di automatica rivalutazione per effetto del processo inflattivo della moneta, né vanno accordati interessi con funzione compensativa sulla somma dovuta aumentata gradualmente nell’intervallo di tempo trascorso fra la conclusione del contratto e la liquidazione operata in sentenza
Con sentenza del 12 dicembre 2001 il Tribunale di Taranto rigettò la domanda dei signori T. e F. , rilevando che all’epoca del rogito l’area in questione non era stata ancora asservita, e che lo sarebbe stata solo con il successivo atto del 16 aprile 1971, e quantificò in Lire 5.000 mensili per metro quadrato il corrispettivo che gli stessi attori avrebbero dovuto versare ai convenuti per l’utilizzo del parcheggio. Avverso detta sentenza proposero appello i signori T. e F. e la Corte d’appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, con sentenza del 20 ottobre 2003, riformò parzialmente la decisione del Tribunale, confermando, tuttavia, l’obbligo dei signori T. e F. di corrispondere agli eredi Se. un corrispettivo del diritto loro riconosciuto. Per la cassazione di tale sentenza proposero ricorso in via principale T.M. e F.C. , e la Corte di Cassazione, con sentenza 1 agosto 2008, n. 21003, accolse il secondo ed il terzo motivo del ricorso principale, cassò la sentenza impugnata nei limiti delle censure accolte e rinviò la causa alla Corte d’appello di Lecce. La Corte di Cassazione osservò in proposito: ‘In tema di spazi riservati a parcheggio nelle nuove costruzioni ai sensi dell’art. 41 sexies l. n. 1150 del 1942, secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, qualora operi, per legge, a favore degli acquirenti delle singole unità abitative, il diritto d’uso del parcheggio in contrasto con (o in assenza della) volontà contrattuale, spetta al venditore originario il diritto all’integrazione del prezzo, che ha la funzione di riequilibrare il sinallagma funzionale del contratto (v., tra le altre, Cass. 6.9.2007, n. 18691; 9.9.2003, n. 13143). Tuttavia, quelle ragioni di equità che sono poste a base della richiamata conclusione non possono spingersi al punto di sovvertire, attraverso il riconoscimento di una sorta di canone perpetuo, a titolo di corrispettivo, il sistema di garanzie dal quale è circondata l’affermazione della configurabilità di un diritto di uso dell’area destinata a parcheggio. 5.3. – Nella specie, la Corte di merito, nel confermare, sul punto, la decisione del primo giudice – il quale aveva quantificato in L. 5000 mensili per metro quadrato il corrispettivo per l’uso del parcheggio -, non si è attenuta al principio di diritto sopra indicato, ponendo a carico degli attuali ricorrenti un canone fisso, senza alcuna determinazione di durata, configurabile quale corrispettivo dell’uso del parcheggio, e non come integrazione del prezzo della vendita per effetto di detto uso, non convenuto in sede di stipulazione del contratto. 6 – Con la terza doglianza, si lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 872 c.c., comma 2, e art. 1218 cod. civ., artt. 115, 116, 228 cod. proc. civ., ed ancora artt. 2697, 2730, 2733 cod. civ., nonché insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia. Sarebbe illegittimo il rigetto della domanda risarcitoria da danno da qualificarsi contrattuale, avanzata dagli attuali ricorrenti per essere stati privati della disponibilità delle aree vincolate a parcheggio ed essere stati, così, costretti a servirsi, allo scopo, di autorimesse a pagamento, avendo mantenuto i Se. la esclusiva disponibilità del locale in questione. Irrilevante sarebbe, al riguardo, il rilievo secondo il quale gli attuali ricorrenti avrebbero, per un certo arco temporale, parcheggiato, verso corrispettivo, una loro autovettura nel locale di cui si tratta, in quanto il danno sarebbe stato comunque sussistente. 7.1. – La censura è fondata. 7.2. – È sufficiente rilevare, al riguardo, che il danno determinato dalla necessità di parcheggiare l’autovettura in un’autorimessa a pagamento risulta in re ipsa, salva la determinazione successiva della entità dello stesso’.
La Corte di Lecce, giudice di rinvio, avvalendosi delle conclusioni del CTU all’uopo nominato, ha così determinato in Euro 169,59 il corrispettivo del riconoscimento del diritto d’uso dell’area destinata a parcheggio, ‘con riferimento ai valori immobiliari esistenti al 1971’, disponendone la rivalutazione dalla data dell’atto di acquisto (21 gennaio 1971) fino alla data della sentenza, nonché la maggiorazione di interessi legali maturati su tale somma via via annualmente rivalutata dal 1971, oltre interessi legali fino al soddisfo sulla somma liquidata in sentenza, ‘trattandosi in tale ipotesi di debito di valuta’.
La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Lecce in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di cassazione