Source: http://concordati.ilcaso.it/sezioni/ProcCivile/ultime_pubblicate
Timestamp: 2020-05-28 15:30:28+00:00
Document Index: 136207920

Matched Legal Cases: ['art. 83', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 630', 'art. 1', 'art. 363', 'art. 553', 'art. 310', 'art. 309', 'art. 313', 'art. 43', 'art. 43', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 653', 'art. 393', 'art. 395', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 111', 'art. 6']

Covid-19 e presenza del Giudice in ufficio.
Covid-19 – Presenza del Giudice in ufficio – Questione di legittimità costituzionale – Non manifesta infondatezza.
E’ non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 83 c. 7 lett. F del D.L. 18/2020 convertito nella L. 27/2020 così come modificato dall'art. 3 comma 1 lett. C del D.L. 28/2020 per il palese contrasto con gli artt. 3, 32, 77 e 97 Cost. limitatamente alle parole "con la presenza del giudice nell'ufficio giudiziario e"; letto l'art. 23 della L. 87 del 11 marzo 1953 e 295 c.p.c. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 19 May 2020.
I provvedimenti con i quali venga dichiarata l'estinzione del processo esecutivo in ipotesi diverse da quelle tipizzate dal codice sono impugnabili esclusivamente con l'opposizione agli atti esecutivi.
I provvedimenti con i quali venga dichiarata l'estinzione del processo esecutivo in ipotesi diverse da quelle tipizzate dal codice sono impugnabili esclusivamente con l'opposizione agli atti esecutivi e non già col reclamo ex art. 630 c.p.c., il quale, ove proposto, deve essere dichiarato inammissibile anche d'ufficio. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 29 April 2020, n. 8404.
Controversie in tema di telecomunicazioni: il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione dà luogo a improcedibilità e non a improponibilità.
Controversie tra gli organismi di telecomunicazione e gli utenti – Tentativo di conciliazione – Mancanza – Improponibilità della domanda – Esclusione – Improcedibilità – Sussistenza.
In tema di controversie tra gli organismi di telecomunicazione e gli utenti, il mancato previo esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, previsto dall'art. 1 della l. n. 249 del 1997 per poter introdurre una controversia in materia di telecomunicazioni, dà luogo alla improcedibilità e non alla improponibilità della domanda; ne consegue che, ove difetti tale adempimento, il giudizio debba essere sospeso con concessione di un termine per svolgere il tentativo di conciliazione e prosegua all'esito di esso, non potendosi definire, come nell'ipotesi dell'improponibilità, con una pronuncia in rito. (Principio enunciato nell'interesse della legge ex art. 363, comma 3, c.p.c.). (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 28 April 2020, n. 8241.
Titolo esecutivo nei confronti di condebitori solidali e abuso degli strumenti processuali.
In tema di esecuzione forzata, non viola gli obblighi di correttezza e buona fede e non contravviene al divieto di abuso degli strumenti processuali il creditore di due o più debitori solidali che, in forza del medesimo titolo, intraprenda un'azione esecutiva nei confronti di uno di essi dopo aver ottenuto, nei confronti di un altro condebitore, un'ordinanza di assegnazione ex art. 553 c.p.c., fintanto che quest'ultima non sia adempiuta dal terzo pignorato sino all'integrale concorrenza del credito azionato, fermo restando il divieto - la cui inosservanza va dedotta con opposizione esecutiva - di conseguire importi superiori all'ammontare del credito stesso. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 24 April 2020, n. 8151.
Danno ambientale: giurisdizione amministrativa ed ordinaria.
Danno ambientale - Impugnazione dei provvedimenti amministrativi relativi - Giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo - Danni alla salute o alla proprietà causati dal medesimo fatto generatore del danno ambientale - Azione risarcitoria e inibitoria - Giurisdizione del giudice ordinario - Sussistenza - Conformità dell’azione nociva a provvedimenti autorizzativi della P.A. - Incidenza sul sistema di riparto della giurisdizione - Esclusione - Fondamento - Incidenza sui poteri del giudice ordinario - Limiti.
In materia di danno ambientale, sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ai sensi dell'art. 310 del d.lgs. n. 152 del 2006, le controversie derivanti dall'impugnazione, da parte dei soggetti titolari di un interesse alla tutela ambientale di cui al precedente art. 309, dei provvedimenti amministrativi adottati dal Ministero dell'ambiente per la precauzione, la prevenzione e il ripristino ambientale, restando invece ferma la giurisdizione del giudice ordinario in ordine alle cause risarcitorie o inibitorie promosse da soggetti ai quali il fatto produttivo di danno ambientale abbia cagionato un pregiudizio alla salute o alla proprietà, secondo quanto previsto dall'art. 313, comma 7, dello stesso decreto legislativo. L'eventualità che l'attività nociva sia svolta in conformità a provvedimenti autorizzativi della P.A. non incide sul riparto di giurisdizione (atteso che ai predetti provvedimenti non può riconoscersi l'effetto di affievolire diritti fondamentali dei terzi) ma esclusivamente sui poteri del giudice ordinario, il quale, nell'ipotesi in cui l'attività lesiva derivi da un comportamento materiale non conforme ai provvedimenti amministrativi che ne rendono possibile l'esercizio, provvederà a sanzionare, inibendola o riportandola a confomità, l'attività rivelatasi nociva perché non conforme alla regolazione amministrativa, mentre, nell'ipotesi in cui risulti tale conformità, dovrà disapplicare la predetta regolazione ed imporre la cessazione o l'adeguamento dell'attività in modo da eliminarne le conseguenze dannose. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 23 April 2020, n. 8092.
Cumulo di cause scindibili: l'evento interruttivo relativo a una delle parti (nella specie, apertura del fallimento ex art. 43, comma 3, l.fall.) non spiega effetti nei confronti delle altre.
In caso di cumulo di cause scindibili, l'evento interruttivo relativo a una delle parti (nella specie, apertura del fallimento ex art. 43, comma 3, l.fall.) non spiega effetti nei confronti delle altre, le quali, pertanto, anche laddove il giudice non disponga la separazione delle cause, non sono tenute a riassumere il processo; conseguentemente, qualora la riassunzione non sia stata tempestivamente effettuata nell'interesse della parte colpita dal suddetto evento, l'estinzione si verifica nei soli confronti di quest'ultima, continuando il processo nei confronti degli altri litisconsorti. (Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza d'appello che - confermando la decisione di primo grado in una causa di opposizione a decreto ingiuntivo instaurata con un unitario atto di citazione dal debitore principale e da due fideiussori, i quali avevano dedotto altresì la mancata sottoscrizione delle fideiussioni - aveva ritenuto che il fallimento del soggetto garantito spiegasse effetto interruttivo sull'intero processo, con conseguente estinzione dello stesso a seguito della mancata tempestiva riassunzione da parte dei condebitori solidali). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 April 2020, n. 8123.
Opposizione a decreto ingiuntivo, cassazione con rinvio della sentenza di accoglimento dell'opposizione e conseguenze della mancata riassunzione tempestiva del giudizio.
Qualora la sentenza di merito di accoglimento dell'opposizione a decreto ingiuntivo sia cassata con rinvio, in caso di mancata riassunzione del processo nel termine prescritto non trova applicazione l'art. 653 c.p.c., secondo cui a seguito dell'estinzione del processo di opposizione il decreto che non ne sia munito acquista efficacia esecutiva, bensì il disposto dell'art. 393 c.p.c., alla stregua del quale all'omessa riassunzione consegue l'estinzione dell'intero procedimento e, quindi, anche l'inefficacia del provvedimento monitorio; in tale ipotesi, l'erroneità della declaratoria di esecutorietà del decreto ingiuntivo inefficace deve essere fatta valere con l'opposizione all'esecuzione e non con la revocazione ex art. 395, comma 1, n. 5, c.p.c., strumento utilizzabile quando il provvedimento revocando sia in contrasto col giudicato precedente e non con quello formatosi successivamente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 April 2020, n. 8114.
Nell'azione di risarcimento del danno cagionato da animali selvatici a norma dell'art. 2052 c.c. la legittimazione passiva spetta in via esclusiva alla Regione.
Danni da fauna selvatica - Ente responsabile dei danni - Individuazione - Legittimazione esclusiva della Regione - Sussistenza - Rivalsa nei confronti di altro ente - Condizioni.
Nell'azione di risarcimento del danno cagionato da animali selvatici a norma dell'art. 2052 c.c. la legittimazione passiva spetta in via esclusiva alla Regione, in quanto titolare della competenza normativa in materia di patrimonio faunistico, nonché delle funzioni amministrative di programmazione, di coordinamento e di controllo delle attività di tutela e gestione della fauna selvatica, anche se eventualmente svolte - per delega o in base a poteri di cui sono direttamente titolari - da altri enti; la Regione può rivalersi (anche mediante chiamata in causa nello stesso giudizio promosso dal danneggiato) nei confronti degli enti ai quali sarebbe in concreto spettata, nell'esercizio di funzioni proprie o delegate, l'adozione delle misure che avrebbero dovuto impedire il danno. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 20 April 2020, n. 7969.
Esecuzione forzata: pendenza di procedimenti con identità di causa petendi e petitum, consumazione del potere processuale e istanza di sospensione basata su censure diverse.
Esecuzione forzata – Pendenza di due procedimenti con identità di causa petendi e petitum – Consumazione del potere processuale – Istanza di sospensione.
E’ inammissibile l’opposizione a pignoramento che sia basata su petitum e causa petendi già posti a fondamento di una precedente opposizione a precetto, con la precisazione che il giudice del secondo procedimento potrà tuttavia pronunciarsi sull’istanza di sospensione formulata in seconda istanza a condizione che la stessa sia basata su censure che non siano state sottoposte alla cognizione del primo giudice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 April 2020.
Differimento dell'udienza per emergenza Coronavirus e ragionevole durata del processo.
Procedimento civile – Art. 111 Cost. – Art. 6 par. 1 CEDU – Grave pregiudizio – Dichiarazione di urgenza ex Art. 83 co. 3, lett. a) D.L. n. 18/2020.
In virtù dell’art. 111 Cost. e art. 6 par. 1 CEDU, qualora il differimento dell’udienza comporti (anche potenzialmente) il superamento del termine biennale di ragionevole durata del processo, rischiando di arrecare grave pregiudizio alle parti, può essere dichiarata l’urgenza ai sensi dell’83 co. 3, lett. a) D.L. n. 18/2020. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata) Appello Venezia, 08 April 2020.
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