Source: https://www.leggioggi.it/2018/10/16/permessi-104-attivita-estranee-assistenza-disabile/
Timestamp: 2019-05-21 16:29:49+00:00
Document Index: 102746355

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Permessi 104, ok ad attività extra assistenza personale: ecco quando | LeggiOggi
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Cassazione: ok anche ad attività che non rientrano nella mera assistenza personale al disabile, ma comprendano azioni che la persona non riesce a svolgere in autonomia
Le attività svolte dal lavoratore con i permessi 104 non devono ridursi alla mera assistenza personale al familiare disabile presso la sua abitazione, ma possono comprendere ogni azione che lo stesso non sia in grado di svolgere autonomamente.
Permessi 104, assistenza personale: il ricorso in Cassazione
Questo il pensiero della Cassazione nella sentenza n. 23891/2018 pubblicata il 2 ottobre scorso. Secondo la Suprema Corte il concetto di assistenza personale dev’essere inteso in senso ampio, dovendosi configurare l’abuso dei permessi solo qualora il lavoratore li utilizzi per altre attività, estranee all’aiuto in favore del disabile nell’attendere alle faccende quotidiane.
La controversia giunta all’esame della Cassazione trae le mosse dal licenziamento per giusta causa di un dipendente cui il datore aveva contestato l’utilizzo dei permessi 104 per fini estranei all’assistenza dei familiari disabili (nello specifico madre e sorella).
Dalla fase istruttoria era emerso che nei periodi di fruizione dei permessi il soggetto si era dedicato ad una serie di incombenze in favore dei familiari, come fare la spesa o recarsi allo sportello Postamat (ove la madre aveva acceso un libretto di risparmio postale).
Soccombente in primo e secondo grado il datore ricorreva in Cassazione.
Permessi 104, assistenza personale: il parere della Cassazione
La Cassazione, nel rigettare il ricorso, ha evidenziato, come da precedenti sentenze, che la condotta del lavoratore subordinato che si avvalga del “permesso di cui all’art. 33, L. n. 104 del 1992 non per l’assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività, integra l’ipotesi di abuso di diritto, giacché tale condotta si palesa nei confronti del datore di lavoro come lesiva della buona fede, privandolo ingiustamente della prestazione lavorativa in violazione dell’affidamento riposto nel dipendente ed integra, nei confronti dell’Ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un’indebita percezione dell’indennità ed uno sviamento dell’intervento assistenziale”.
Permessi 104, assistenza personale: aiuto non continuo né esclusivo
La stessa Cassazione ha già avuto modo di chiarire (sentenza n. 54712/2016) che l’assistenza al familiare non deve necessariamente essere svolta durante l’orario di lavoro, considerato che i permessi sono studiati per permettere al beneficiario, afferma la Corte, di avere “a disposizione l’intera giornata per organizzare al meglio l’assistenza in modo tale da potersi ritagliare uno spazio per compiere quelle attività che non sono possibili (o comunque difficili) quando l’assistenza è limitata in ore prestabilite e cioè dopo l’orario di lavoro”.
Ne consegue che nei giorni di permesso l’assistenza non dev’essere continua ed esclusiva, essendo sufficiente che la stessa sia prestata con costanza e con una flessibilità dovuta alle esigenze del richiedente.
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E’ necessario che l’assenza del dipendente sia collegata o comunque conseguenza delle necessità di cura e aiuto del familiare, come il ritagliarsi del tempo per la propria vita sociale, cui il richiedente avrebbe difficilmente potuto dedicarsi dopo il lavoro.
Secondo la Cassazione infatti (sentenza n. 4106/2016) l’art. 33 della L. n. 104/92 dev’essere interpretato come norma che tutela gli interessi della persona con handicap e riconosce una serie di benefici a favore delle persone che ad essa si dedicano.
Tuttavia, ha ammonito la Suprema Corte (sentenza n. 54712/2016), che la possibilità di dedicarsi ad impegni estranei all’assistenza del familiare, non deve tradursi nell’interpretare i giorni di permesso esclusivamente come periodi di ferie, cui il dipendente può attingere a proprio piacimento, durante i quali non si dedichi ad alcuna attività in favore dell’assistito.
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C.A. 23 gennaio 2019 at 10:24
il diritto al pedinamento del dipendente dato al datore di lavoro è una ulteriore minaccia nei confronti del lavoratore. Questi può essere licenziato per giusta causa per illecito utilizzo della 104 anche se la stessa invece è stata utilizzata correttamente. Sta poi al lavoratore doversi impegnare in una causa di reintegro con tutto ciò che ne consegue ma per anni (fino a sentenza di reintegro) su questi pende una accusa di truffa ai danni dello stato inibendo la possibilità di trovare un nuovo lavoro e tutto ciò perché il lavoratore ha avuto la pessima idea di chiedere il corretto inquadramento delle proprie mansioni, svolte in maniera ottimale come riconosciuto dalla stessa azienda. L’investigatore è riuscito a vedere il dipendente entrare in abitazione o in un centro commerciale ma non ha visto le persone che erano con lui, ed uno di questi era la persona assistita. Forse è il caso che qualcuno pensi anche a ciò e ponga rimedio. L’abuso è una cosa da condannare ma anche il datore di lavoro deve essere penalmente sanzionato per la diffamazione del lavoratore e non limitarsi al reintegro o al risarcimento del danno.
Drup 16 ottobre 2018 at 23:15
Anch’io ritengo che sia giusto.
marco candeloro 16 ottobre 2018 at 19:11
La verita’ e’ che queste ” interpretazioni” della legge 104, un vero e proprio conflitto di giurisprudenza tra cassazione penale e cassazione civile se si esamina la sentenza della cassazione penale del dicembre 2015 , hanno messo il datore di lavoro nella condizione di poter licenziare chiunque ne usufruisca . Oramai non conta piu’ nulla essere andati in vacanza durante le ore di assistenza o essersi assentati per un’ora dalla dimora dell’assistito . Si viene licenziati e basta . E questo le aziende lo sanno , un’arma micidiale nelle mani del datore di lavoro fino a quando non si fara’ chiarezza ( come nell’articolo sopra , ); in molti casi un infimo espediente per ridurre i costi licenziando il personale .
Non e’ anche questo abuso del diritto ?