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Timestamp: 2020-01-24 02:50:58+00:00
Document Index: 117063633

Matched Legal Cases: ['art. 642', 'art. 86', 'art. 482', 'art. 642', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 336', 'sentenza ', 'art. 346', 'art. 346', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 642', 'sentenza ', 'art. 654', 'sentenza ', 'art. 653', 'sentenza ', 'art. 642', 'art. 482', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 642', 'art. 648', 'art. 642', 'art. 12', 'art. 671', 'sentenza ', 'art. 2740', 'art. 648', 'art. 633']

Art. 642 codice di procedura civile - Esecuzione provvisoria - Brocardi.it
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Articolo 642 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 642 Codice di procedura civile
Se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, il giudice, su istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l'esecuzione provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell'opposizione (1) (2).
L'esecuzione provvisoria può essere concessa anche se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo(3), ovvero se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere; il giudice può imporre al ricorrente una cauzione (4).
In tali casi il giudice può anche autorizzare l'esecuzione senza l'osservanza del termine di cui all'articolo 482 (5).
(1) Nel caso in cui il credito sia fondato su cambiale, assegno bancario o circolare, su certificato di borsa o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale, il giudice deve concedere la provvisoria esecuzione, non residuando alcuna possibilità per una sua valutazione discrezionale. L'elenco dei casi previsti dal primo comma si ritiene tassativo secondo l'opinione dottrinale prevalente, mentre, di diverso avviso è l'opinione giurisprudenziale, per cui la provvisoria esecuzione può essere concessa anche al di fuori delle ipotesi espressamente contemplate da tale disposizione, purchè gli atti su cui si fonda la domanda di ingiunzione abbiano caratteristiche sostanziali analoghe o addirittura identiche a quelle dei titoli elencati.
(2) I titoli privi di taluno dei requisiti di validità richiesti dalla legge sono ritenuti inidonei a legittimare la provvisoria esecuzione. Inoltre, è necessario precisare che per "atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato" si intende soltanto quello il cui oggetto immediato e diretto sia la solenne attestazione di un rapporto obbligatorio e non un qualunque atto dal quale possa evincersi la sussistenza di fatti idonei a generare il preteso credito.
(3) Nel caso in cui vi sia un pericolo di grave pregiudizio nel ritardo il giudice può valutare discrezionalmente la possibilità di concedere la provvisoria esecuzione al decreto concesso. Generalmente viene concessa nel caso in cui il debitore versi in stato di dissesto tale da far presumere la reale sussistenza di un pregiudizio per le ragioni creditizie.
(4) L'art. 86 disp. att. al c.p.c. regola le modalità di prestazione della cauzione. Nel caso di mancata prestazione della cauzione, secondo una parte della dottrina sarà impossibile per il creditore procedere ad esecuzione forzata sulla base del decreto ingiuntivo, secondo altra parte, vi sarà l'inefficacia del decreto ingiuntivo.
(5) Sempre nel caso in cui vi sia un fondato pericolo di pregiudizio nel ritardo, il giudice può, oltre a concedere la provvisoria esecutività al decreto ingiuntivo, dispensare il ricorrente dall'osservanza del termine dilatorio di 10 gg. di cui all'art. 482, mediante decreto.
Massime relative all'art. 642 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 24746/2006
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 24746 del 21 novembre 2006)
Cass. civ. n. 13444/2003
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13444 del 12 settembre 2003)
Cass. civ. n. 8043/2003
La domanda di ripetizione delle somme da corrispondersi in forza della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo opposto deve ritenersi implicitamente contenuta nell'istanza di revoca del decreto stesso, così come formulata nell'atto di opposizione, costituendo essa null'altro che un accessorio di tale istanza (ed il suo accoglimento risultando necessaria conseguenza, ex art. 336 c.p.c., dell'eliminazione dalla realtà giuridica dell'atto solutorio posto in essere). Ne consegue che la parte opponente che abbia visto accogliere l'opposizione e revocare il decreto senza, peraltro, che il primo giudice abbia emesso il conseguente provvedimento restitutorio, ha l'onere non già di gravare in via incidentale la sentenza (tale onere incombendo soltanto in relazione ai capi della pronuncia contenenti espresse statuizioni negative), bensì di riproporre, questa volta esplicitandola, la domanda restitutoria ex art. 346 c.p.c., sicché la mancata riproposizione di tale domanda non comporta la formazione di alcun giudicato interno (in assenza di una espressa pronuncia, in parte qua, del primo giudice), bensì l'insorgere di una mera preclusione alla successiva riproposizione, da rilevarsi su iniziativa di parte, con l'ulteriore conseguenza che, riproposta, in sede di giudizio di rinvio a seguito di annullamento della S.C., da parte dell'originario opponente, la domanda restitutoria, è onere dell'opposto eccepire tempestivamente detta preclusione ex art. 346 c.p.c., senza di che correttamente il giudice del rinvio prende in esame e statuisce nel merito sulla domanda predetta.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8043 del 22 maggio 2003)
Cass. civ. n. 1640/1999
L'opponente a decreto ingiuntivo la cui opposizione sia stata respinta con sentenza esecutiva ex lege, non può dolersi per la provvisoria esecuzione del decreto sotto il profilo del difetto delle condizioni di legge, qualora non abbia avanzato in corso di causa istanze che si ricolleghino alla pretesa irritualità della fase monitoria, difettando l'interesse a dedurre vizi del provvedimento d'ingiunzione che non spieghino effetti invalidanti, né comunque interferiscano sul giudizio di opposizione e sulla sua conclusione con pronunce di merito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1640 del 25 febbraio 1999)
Cass. civ. n. 2755/1995
Qualora la provvisoria esecuzione di un decreto ingiuntivo concessa a norma dell'art. 642 c.p.c. sia stata successivamente revocata, la sentenza che rigetta l'opposizione, pur se dichiarata provvisoriamente esecutiva, non determina l'automatica caducazione del provvedimento di revoca della clausola di provvisoria esecuzione ed il ripristino della clausola de qua, dovendo equipararsi il decreto ingiuntivo a quello per il quale la clausola non sia stata mai concessa, con la conseguenza che il decreto per costituire valido titolo esecutivo deve essere munito di esecutorietà con provvedimento dichiarativo-costitutivo ai sensi dell'art. 654 c.p.c., ove l'esecutorietà non sia stata dichiarata espressamente con la sentenza o l'ordinanza di cui al primo comma dell'art. 653 c.p.c.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2755 del 9 marzo 1995)
Cass. civ. n. 7118/1986
In base al coordinamento dei vari commi dell'art. 642 c.p.c., la facoltà di autorizzare l'esecuzione del decreto ingiuntivo senza l'osservanza del termine di cui all'art. 482 dello stesso codice è connessa alla concessione della provvisoria esecuzione del decreto medesimo e, quindi, riservata allo stesso giudice della ingiunzione, senza alcun riferimento alla competenza per la successiva esecuzione forzata.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 7118 del 2 dicembre 1986)
Cass. civ. n. 1161/1979
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1161 del 22 febbraio 1979)
relative all'articolo 642 Codice di procedura civile
Norma di riferimento: Articolo 642 Codice proc. civile - Esecuzione provvisoria | Quesito Q201617203
mercoledì 26/10/2016 - Sicilia
la nostra società ha citato in giudizio un'altra società per la corresponsione di canoni maturati per la locazione del lastrico solare del capannone industriale di nostra proprietà e per la cessione contemporanea di un progetto per un impianto fotovoltaico autorizzato di 345 kWh con scrittura privata tra le parti non autenticata.
Il nostro legale è ricorso alla formula del decreto ingiuntivo, che ci è stato concesso senza provvisoria esecutività, a cui la controparte si è opposta non riconoscendo la scrittura privata ed additandoci come inadempienti nei loro confronti e domandandoci in via riconvenzionale somme da corrispondere senza fornirne alcuna prova documentale.
Successivamente all'udienza di comparizione delle parti il giudice, in cui abbiamo richiesto ancora la concessione della provvisoria esecutività che non ci è stata nuovamente concessa, ci ha obbligati alla mediazione obbligatoria per la continuazione del giudizio.
Abbiamo svolto la mediazione, conclusasi in data 20/10 c.a., che ha avuto esito negativo data la posizione ostinata e dilatatoria della controparte che continua a percepire fondi pubblici dal GSE s.p.a. Abbiamo anche richiesto con istanza di accesso agli atti al GSE s.p.a lo storico dei fondi che la controparte ha ricevuto che sono quantificabili in circa 600 k€.
In questo verbale di mediazione negativa, che dovrebbe essere un documento esecutivo data l'autenticazione delle firme da parte del mediatore, la controparte ammetteva l'occupazione del lastrico dal 2012 ad oggi e quindi la dovuta corresponsione dei canoni maturati. Alla luce di ciò voglio chiedervi: è possibile utilizzare questa ammissione e quindi il verbale di mediazione negativa come prova del credito nella prosecuzione del giudizio? Il giudice può accettare il verbale come prova scritta del credito?
Vi scrivo per avere una vostra consulenza su qual'è la strada più ottimale, speditiva ed efficace da intraprendere data la notevole somma in gioco (200.000 € di canoni maturati, il decreto ingiuntivo è per 160k€).
Il nostro avvocato ci prospettava la strada del sequestro conservativo, potrebbe essere quella giusta?
La controparte non riconoscendo la scrittura privata ha implicitamente ammesso l'occupazione abusiva?
Abbiamo anche delle raccomandate in cui la controparte afferma l'esistenza del credito.
Il nostro obiettivo sarebbe quello di ottenere subito la provvisoria esecutività del decreto.
La prossima udienza è fissata per il 16/11 c.a.
Norme di interesse per la soluzione del caso di specie possono rinvenirsi negli artt. 642 e 648 del codice di procedura civile.
In particolare, ai sensi dell’art. 642 cpc l’esecuzione provvisoria può essere concessa allorchè il credito sia fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ovvero, ancora, se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, o se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore.
Giustamente, dunque, il giudice non ha concesso l’esecuzione provvisoria non risultando il credito fondato su uno degli atti summenzionati, ma soltanto da una scrittura privata, peraltro senza alcuna sottoscrizione autenticata.
Stesso discorso può esser fatto per la prima udienza di comparizione svoltasi a seguito dell’instaurazione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, trovando applicazione per tale fase l’art. 648 cpc, il quale impone al giudice di concedere l’esecuzione provvisoria (non concessa ex art. 642 cpc) soltanto per somme che non risultino contestate.
Nessuna efficacia esecutiva, peraltro, può attribuirsi al processo verbale redatto dal mediatore, sottoscritto da quest’ultimo e dalle parti e autenticato nelle firme allorchè attesti il mancato raggiungimento dell’accordo di mediazione in quanto, come può desumersi dall’art. 12 del Dlgs. 28/2010, rubricato “Efficacia esecutiva ed esecuzione”, soltanto il raggiunto accordo costituisce titolo esecutivo.
Tale verbale, invece, se contiene il riconoscimento dell’occupazione abusiva del lastrico solare, può senza dubbio essere utilizzato come prova nel giudizio di merito per il riconoscimento del diritto ad una indennità di occupazione, così come allo stesso scopo ci si potrà avvalere delle raccomandate inviate all’indirizzo della società debitrice e con le quali, sembra di capire, si sia riusciti a sollecitare una risposta contenente una dichiarazione del debitore dalla quale desumere l’esistenza del credito o l’impegno ad effettuare il pagamento.
Una volta sottoposti al giudice del merito tali ulteriori prove documentali, da cui poter far desumere anche un eventuale carattere dilatorio ed ostruzionistico del comportamento assunto dalla società debitrice, si ritiene sia una buona strada quella proposta dal legale di avvalersi del particolare strumento di garanzia previsto dall’art. 671 c.p.c., ossia chiedere al giudice di essere autorizzati ad eseguire un sequestro conservativo, che si suggerisce di eseguire nelle forme del pignoramento presso terzi, aggredendo i contributi che la società debitrice dovrà percepire dalla società Gestione Servizi energetici s.p.a.
In ordine alla possibilità di procedere a sequestro/pignoramento di tali contributi può invocarsi la sentenza della Corte di Cassazione n. 1113/2014, la quale ha statuito che anche i contributi erogati da soggetti pubblici non sfuggono al pignoramento, argomentando dalla circostanza che possono ritenersi sottratti al pignoramento solo i crediti espressamente qualificati come non aggredibili, senza che possano avere rilievo le finalità pubbliche che vengano danneggiate dalla perdita del contributo; in altri termini, secondo la S.C., il legislatore con l’art. 2740 c.c. vuole garantire maggiormente il creditore rispetto alle esigenze anche pubbliche che sono alla base di generici contributi, non rafforzati da una espressa causa di impignorabilità.
Infine, si ritiene opportuno evidenziare che uno strumento certo per ottenere la provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo opposto sarebbe stato quello previsto dall’ultimo comma dell’art. 648 cpc, norma che impone al giudice di concedere l’esecuzione provvisoria se la parte che l'ha chiesta offre cauzione per l'ammontare delle eventuali restituzioni, spese e danni.
Norma di riferimento: Articolo 642 Codice proc. civile - Esecuzione provvisoria | Quesito Q20101348
“L'immediata esecutività del decreto ingiuntivo è applicabile anche quando questi si basa su una busta paga non firmata dal datore di lavoro?”
Com’è noto, la busta deve essere firmata dal datore di lavoro o da chi ne fa le veci: in alternativa può bastare la sigla o un timbro del medesimo datore (difficile che almeno questo non sia presente sul documento).
Se il giudice ha già concesso la provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, ha probabilmente già delibato sull’idoneità della busta paga non firmata dal datore di lavoro a costituire prova scritta idonea a fondare la richiesta di decreto ingiuntivo ex art. 633 del c.p.c., potendo rivestire tale ruolo qualsiasi documento, anche proveniente da terzi, che, sebbene privo di efficacia probatoria piena nel giudizio di merito, risulti attendibile e tale sia valutato dal giudice in ordine al diritto azionato (si vedano Cass. 11 luglio 2006 n. 15706, 28 giugno 2006 n. 14980 e 9 ottobre 2000 n. 13429).
L’omessa sottoscrizione del datore di lavoro, quanto ai profili di rilevanza nel merito che può assumere, potrà essere dedotta con opposizione al decreto ingiuntivo.