Source: https://www.confesercentiravenna.it/codice-etico/
Timestamp: 2019-05-27 00:16:26+00:00
Document Index: 119330730

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 316', 'art. 316', 'art. 317', 'art. 318', 'art. 319', 'art. 319', 'art. 640', 'art. 640', 'art. 453', 'art. 2621', 'art. 2622', 'art. 2623', 'art. 2624', 'art. 2625', 'art. 2626', 'art. 2627', 'art. 2628', 'art.2629', 'art. 2632', 'art. 2633', 'art. 2636', 'art. 2637', 'art. 2638', 'art. 600']

Codice Etico della Confesercenti Provinciale di Ravenna - Confesercenti della Provincia di Ravenna
Codice Etico della Confesercenti Provinciale di Ravenna
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Codice Etico della Confesercenti Provinciale di RavennaConfesercenti Ravenna2018-08-16T14:12:02+00:00
Approvato all’unanimità dalla Assemblea Provinciale durante la seduta del 12/04/2016
La CONFESERCENTI Provinciale di Ravenna – Confederazione Italiana Imprese Commerciali, Turistiche e dei Servizi – (di seguito denominata anche Ente o Organizzazione), intende perseguire i propri scopi nel rispetto della Legge e nella condivisione dei valori espressi nella Carta Costituzionale e, per tale motivo, intende promuovere un Codice Etico che impegni tutte le sue componenti, nella volontà di prestare il proprio contributo alla crescita economica e civile del Paese, ad adottare comportamenti ispirati al rispetto delle leggi, al senso di responsabilità, all’integrità morale nonché al rispetto dell’interesse generale della Confesercenti Provinciale di Ravenna e del sistema confederale.
L’adozione del Codice Etico impegna la Confesercenti Provinciale di Ravenna, dal singolo imprenditore associato, ai dipendenti, ai rappresentanti in organismi esterni e fino ai massimi vertici, al rispetto dello stesso nel perseguimento degli scopi stabiliti al fine di non pregiudicare in alcun modo l’ambito associativo e l’intero sistema o danneggiare l’immagine degli stessi nei confronti dell’opinione pubblica, della stampa o delle Pubbliche Amministrazioni.
Il Codice Etico impegna tutti i destinatari dello stesso ad attuare con trasparenza e rispettare modelli di comportamento ispirati a legalità, autonomia e integrità.
Il presente codice etico deve ritenersi integrativo dello statuto della Confesercenti Provinciale di Ravenna, ai sensi dell’art. 3, comma 4, delle Legge n. 180/2011.
Il presente codice etico, infatti, rappresenta anche l’attuazione dei principi dello “Statuto delle imprese” di cui alla Legge n. 180/2011 per assicurare, in modo etico, lo sviluppo della persona attraverso il lavoro. La Confesercenti Provinciale di Ravenna, le imprese associate ed i rispettivi rappresentanti nonchè i destinatari tutti del presente codice etico riconoscono, quale valore fondante, il rifiuto di ogni rapporto con organizzazioni criminali o mafiose e con soggetti che fanno ricorso a comportamenti contrari alla legge al fine di contrastare e ridurre le forme di controllo delle imprese e dei loro collaboratori che alterano di fatto la concorrenza. Le imprese associate respingono e contrastano ogni forma di estorsione, usura o altre tipologie di reato, poste in essere dalle predette organizzazioni. Il codice Etico è costituto da 11 articoli e si compone di due parti. Nella prima parte sono contenute le norme di comportamento generali che devono informare ogni ambito della attività professionale e confederativa dell’associato e dei dipendenti della Confesercenti Provinciale di Ravenna. Nella seconda, invece, sono stabiliti ed approfonditi i principi che costituiscono la struttura del modello di organizzazione, gestione e controllo volto alla prevenzione dei reati rilevanti ai sensi del D. Lgs. 8 giugno 2001 n. 231. La Confesercenti Provinciale di Ravenna si impegna a favorire la massima diffusione del presente codice etico. Una volta adottato da parte dell’Assemblea Provinciale, esso dovrà essere portato a conoscenza degli interessati i quali avranno il diritto e l’obbligo di applicarlo, richiedere spiegazioni in caso di dubbi, segnalare eventuali lacune riscontrate anche al fine di procedere ad un suo eventuale aggiornamento.
La presente premessa costituisce parte integrante e sostanziale del presente codice etico.
ARTICOLO N. 1 – DESTINATARI DEL CODICE ETICO.
Il Codice Etico è diretto agli associati, ai vertici associativi, ai dipendenti, ai collaboratori ed ai rappresentanti della Confesercenti Provinciale di Ravenna in organismi esterni, i quali devono ispirare il proprio comportamento professionale ed associativo al rispetto dei seguenti impegni.
I candidati ai vertici associativi della Confesercenti Provinciale di Ravenna (previsti dallo Statuto) si impegnano a fornire, su richiesta delle istanze competenti, tutte le informazioni necessarie al fine di dimostrare il possesso di comportamenti personali, professionali ed associativi ineccepibili.
Confesercenti Provinciale di Ravenna promuove il rispetto e l’educazione alla legalità e assume l’impegno di comportarsi con equità e giustizia verso tutti i propri dipendenti e collaboratori rispettandone la dignità, i diritti e garantendone la crescita professionale.
Tutti i dipendenti della Confesercenti Provinciale di Ravenna, in qualsiasi livello di inquadramento ed indipendentemente dalla natura del rapporto lavorativo, sono tenuti a:
rispettare puntualmente tutte le disposizioni e procedure previste dal modello di organizzazione, gestione e controllo volto alla prevenzione dei reati rilevanti ai sensi del D. Lgs n. 231/2001 così come previste nella seconda parte del presente Codice Etico;
svolgere l’attività lavorativa nell’interesse della Confesercenti Provinciale di Ravenna, attenendosi alle indicazioni degli organi associativi e direttivi al fine di conseguire i risultati indicati dalla Confederazione;
informare e concordare con la Confesercenti Provinciale di Ravenna in ordine ad eventuali incarichi, rapporti di lavoro o collaborazione esterni;
tenere un comportamento diretto a tutelare gli interessi della Confesercenti Provinciale di Ravenna, anche in termini patrimoniali, evitando comportamenti pregiudizievoli per l’immagine, la reputazione, il patrimonio e le finanze della Confesercenti Provinciale di Ravenna, nel rispetto dei doveri di diligenza ed affidamento inerenti al rapporto di lavoro subordinato.
Gli associati, i responsabili eletti negli organi confederali, i dipendenti ed i soggetti, anche esterni alla Confesercenti Provinciale di Ravenna, che, su designazione degli organi di questa, vengono nominati in organismi di enti, società, istituzioni pubbliche o private, sono tenuti a:
a svolgere il loro mandato nell’interesse dell’Ente designante e nel rispetto degli orientamenti che la Confesercenti Provinciale di Ravenna deve loro fornire;
I designati alla nomina negli organismi esterni alla Confesercenti Provinciale di Ravenna prima di accettare la carica, devono sottoscrivere una dichiarazione con cui dichiarino espressamente di essere a conoscenza delle norme del Codice Etico ed in particolare di quanto stabilito al presente articolo. Il rifiuto di sottoscrivere la dichiarazione è impeditivo alla designazione.
La seconda parte del presente Codice Etico, unitamente alla prima che stabilisce le norme di comportamento generali, stabilisce i principi generali del Modello di organizzazione, gestione e controllo al fine di prevenire la commissione dei reati rilevanti ai sensi del D. Lgs. n. 231/2001.
Le disposizioni della seconda parte del Codice Etico si applicano : a) ai membri degli organi dirigenti della Confesercenti Provinciale di Ravenna e, quindi, ai membri della Presidenza, della Giunta o organi equivalenti, al Presidente, al Vice Presidente, al Direttore, al Vice Direttore, o cariche equivalenti nonché a tutti coloro che esercitino, anche di fatto, la gestione ed il controllo della Confesercenti Provinciale di Ravenna; b) ai dirigenti, dipendenti, ai collaboratori ed a tutti coloro che, direttamente o indirettamente, sono soggetti alla direzione ed alla vigilanza degli organi e dei soggetti di cui alla lettera a);
E’ opportuno portare a conoscenza di tutti i destinatari del presente Codice che, con il decreto Legislativo n. 231 emanato l’8 giungo 2001 in attuazione della Legge 29 settembre 2000 n. 300 ed entrato in vigore il 4 luglio 2001 (di seguito “Decreto Legislativo n. 231”), il legislatore italiano ha adeguato la normativa interna alle convenzioni internazionali in materia di responsabilità delle persone giuridiche, alle quali l’Italia aveva già da tempo aderito. In particolare, si tratta della Convenzione di Bruxelles del 26 luglio 1995 sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità Europee, della Convenzione firmata a Bruxelles il 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione nella quale siano coinvolti funzionari della Comunità Europea o degli Stati membri e della Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali.
Il Decreto Legislativo n. 231, recante la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica (di seguito collettivamente denominati “Enti” e singolarmente “Ente”), ha introdotto, nell’ordinamento giuridico italiano, un regime di responsabilità amministrativa – assimilabile sostanzialmente alla responsabilità penale – a carico degli Enti per alcuni reati, tassativamente elencati, ove commessi nel loro interesse o vantaggio da:
a) persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione degli Enti stessi o di una loro unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone fisiche che esercitino, anche di fatto, la gestione e il controllo degli Enti medesimi;
b) persone fisiche sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti indicati al punto precedente, se la commissione del reato sia stata resa possibile dall’omissione di vigilanza.
La responsabilità dell’Ente si aggiunge a quella della persona fisica che ha commesso materialmente il reato. La suddetta responsabilità, inoltre, si configura anche in relazione a reati commessi all’estero, sempre che ciò sia avvenuto nell’interesse o a vantaggio di un Ente che abbia in Italia la sua sede principale e purché per la loro repressione non proceda lo Stato del luogo in cui i reati siano stati commessi.
Tale normativa, pertanto, sancisce, in via definitiva ed a livello di fonte di rango primario, una responsabilità diretta degli Enti con l’irrogazione di sanzioni, conseguente all’accertamento di determinati reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’Ente da rappresentanti, manager e dipendenti dell’Ente. Il giudice penale competente per i reati commessi dalle persone fisiche accerta anche le violazioni riferibili all’Ente. Tale elemento, unitamente al fatto che la stessa normativa prevede espressamente l’estensione di tutte le garanzie previste per l’imputato anche all’Ente,fa sì che si possa in sostanza parlare di responsabilità penale dell’Ente. Le sanzioni applicabili all’Ente sono pecuniarie e interdittive, oltre alla confisca dei beni e alla pubblicazione della sentenza. Le sanzioni pecuniarie si applicano sempre attraverso un sistema di quote, il cui importo è stabilito dal giudice in relazione a determinati parametri, tra cui la gravità del fatto e il grado di responsabilità dell’Ente.
Le sanzioni interdittive implicano:
sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni che sottendono alla commissione dell’illecito;
Parimenti applicabili dal giudice sono il sequestro preventivo sui beni suscettibili di confisca ed il sequestro conservativo in ipotesi di pericolo di dispersione delle garanzie per gli eventuali crediti dello Stato (spese di giustizia, sanzione pecuniaria).
In caso di delitto tentato, le sanzioni non si applicano nel caso in cui l’Ente abbia volontariamente impedito la realizzazione o il compimento dell’evento.
Attualmente la responsabilità diretta dell’Ente deriva da una vasta quanto eterogenea compagine di reati, sinteticamente così raggruppabili, a titolo esemplificativo ma non esaustivo:
reati attinenti i rapporti con la Pubblica Amministrazione:
malversazione a danno dello Stato (art. 316 bis c.p.),
indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316 ter c.p.),
concussione (art. 317 c.p.), corruzione per un atto d’ufficio (art. 318 c.p.),
corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 c.p.),
corruzione in atti giudiziari (art. 319 ter c.p.),
truffa in danno dello Stato o altro ente pubblico (art. 640, comma 2, n. 1 c.p.),
truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640 bis c.p.),
falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo (art. 453 e ss. c.p.), ai quali l’applicazione del D.Lgs. n. 231/01 è stata estesa con il D.L. n 350/01, convertito nella L. n. 409/01
reati in materia societaria, introdotti nel Codice Civile a seguito del D.Lgs. n. 61/02:
false comunicazioni sociali (art. 2621 c.c.),
false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori (art. 2622 c.c.),
falso in prospetto (art. 2623 c.c.),
falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di revisione (art. 2624 c.c.),
impedito controllo (art. 2625c.c.),
indebita restituzione dei conferimenti (art. 2626 c.c.),
illegale ripartizione degli utili e delle riserve (art. 2627 c.c.),
illecite operazioni sulle azioni o quote sociali e della società controllante (art. 2628 c.c.),
operazioni in pregiudizio dei creditori (art.2629 c.c.), formazione fittizia del capitale (art. 2632 c.c.),
indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori (art. 2633 c.c.),
illecita influenza sull’assemblea (art. 2636 c.c.),
aggiotaggio (art. 2637 c.c.),
ostacolo all’esercizio delle funzioni dell’Autorità di Vigilanza (art. 2638 c.c.).
Sono, inoltre, richiamate anche talune specifiche fattispecie di reato penale-societario previste dalla Parte V, Titolo I bis, Capo II del Testo Unico di cui al D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58, ed in particolare:
abuso di informazioni privilegiate,
il Decreto Legislativo n. 231 prevede, inoltre, anche una serie di reati, eterogenei sia dal punto di vista delle finalità perseguite che degli interessi tutelati:
i reati aventi finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico previsti dal Codice Penale o da leggi speciali, ai sensi della L. n. 7/03 recante “Ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale per la repressione del finanziamento del terrorismo, fatta a New York il 19 dicembre 1999, e norme di adeguamento dell’ordinamento interno”,
i delitti contro la personalità individuale previsti dal Codice Penale (art. 600 e ss. c.p.) in base alla L. n. 228/03.
Il Decreto Legislativo n. 231 trova applicazione nel caso in cui taluno dei reati previsti sia commesso da:
soggetti in posizione apicale, ovvero amministratori, direttori generali, preposti a sedi secondarie, direttori di funzione dotati di autonomia finanziaria e funzionale, nonché coloro che anche solo di fatto esercitano la gestione e il controllo dell’Ente;
persone sottoposte alla direzione o vigilanza dei soggetti sopraindicati, intendendosi come tali anche coloro che si trovino a operare in una posizione non formalmente inquadrabile in un rapporto di lavoro dipendente ma comunque subordinata alla vigilanza dell’Ente per cui agiscono.
Condizione essenziale perché l’Ente sia ritenuto responsabile del reato è che il fatto sia stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’Ente stesso.
L’Ente perciò risponde sia che l’autore del reato lo abbia commesso con intenzione di perseguire un interesse esclusivo o concorrente dell’Ente, sia che si riveli comunque vantaggioso per l’Ente medesimo. In quest’ultimo caso, tuttavia, nonostante il vantaggio conseguito, la responsabilità dell’Ente resta esclusa se risulti che l’autore del reato ha agito al fine di perseguire un interesse esclusivamente proprio o comunque diverso da quello dell’Ente.
Il Decreto Lgs. n. 231/2001, in ipotesi di reato commesso da soggetto apicale, esclude la responsabilità dell’Ente nel caso in cui l’Ente medesimo dimostri che:
il compito di vigilare sul funzionamento, l’osservanza e l’aggiornamento del Modello è stato affidato a un organismo dell’Ente, dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
le persone hanno commesso il reato eludendo intenzionalmente il Modello di Organizzazione e di Gestione;
non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo preposto al controllo.
In ipotesi di reato commesso da soggetto sottoposto all’altrui direzione o vigilanza, l’ente è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza.
ARTICOLO N. 2 – ORGANISMO DI VIGILANZA.
L’Organismo di vigilanza sul funzionamento e sul rispetto del presente Codice Etico è il Collegio di Garanzia di Confesercenti Provinciale di Ravenna, il quale viene messo a conoscenza dei provvedimenti adottati a seguito delle violazioni delle norme stabilite nel presente Codice Etico e propone eventuali modifiche e aggiornamenti da apportare dandone comunicazione alla Giunta. L’Organismo di vigilanza è dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo.
ARTICOLO 3 – RISPETTO DEL CODICE ETICO
La Confesercenti Provinciale di Ravenna, con l’adozione del presente Codice Etico e del modello di organizzazione, gestione e controllo, si impegna ad adottare procedure, regolamenti o istruzioni volti ad assicurare che i valori fin qui affermati siano rispecchiati nei comportamenti di ogni comparto della propria organizzazione, prevedendo, ove del caso e fermo il rispetto della disciplina applicabile, specifici sistemi sanzionatori delle eventuali violazioni.
Qualunque soggetto collegato alla Confesercenti Provinciale di Ravenna e destinatario del presente Codice Etico dovrà segnalare tempestivamente, in forma non anonima, all’Organismo di vigilanza, anche per il tramite del proprio superiore gerarchico, le eventuali violazioni o induzione alla violazione di norme di legge o di regolamento, di prescrizioni del presente codice o di procedure interne od ogni irregolarità o negligenza nello svolgimento delle funzioni attribuite commesse all’interno dell’Organizzazione e che possano, a qualunque titolo, coinvolgere la stessa in reati rilevanti ai sensi del D. lgs n. 231/2001.
L’Organismo di vigilanza dovrà svolgere le necessarie verifiche in ordine alle segnalazione pervenute, al fine di accertare i fatti e di promuovere le iniziative più opportune, ivi inclusa la proposta di irrogazione nei confronti dei responsabili di misure sanzionatorie, quando applicabili e secondo le modalità previste dalla legge, dagli accordi collettivi, dai contratti, così come previsto dal Modello di organizzazione, gestione e controllo.
Nessuna conseguenza negativa deriverà in capo di chi abbia fornito, in buona fede, o effettuato una segnalazione. E’, in ogni caso, assicurata la riservatezza dell’identità dei segnalanti, fatti salvi gli obblighi di legge.
ARTICOLO 4 – ETICITA’ DEI COMPORTAMENTI
Saranno considerati eticamente non corretti tutti quei comportamenti, e, pertanto, vietati, attraverso i quali i destinatari del Codice procureranno a sé stessi o alla Confesercenti Provinciale di Ravenna un indebito vantaggio.
ARTICOLO 5 – CONFLITTO DI INTERESSI
ARTICOLO 6 – RAPPORTI CON LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E PUBBLICI FUNZIONARI
nel caso di ausilio di un consulente o soggetto “terzo” nel rapporto con la P.A, accertarsi che lo stesso sia stato reso edotto sul Codice Etico e sul Modello di organizzazione, gestione e controllo e che si sia impegnato a rispettarlo.
ARTICOLO 7 – RICHIESTA FONDI PUBBLICI
Ove la Confesercenti Provinciale di Ravenna presenti domanda per ottenere fondi pubblici dello Stato, si dovrà attenere alle procedure nel rispetto della legge, del presente Codice Etico e delle procedure interne anche al fine di astenersi dalla commissione di reati rilevanti ai sensi del D. Lgs n. 231/2001.
ARTICOLO N.8 – LIBERTA’ ASSOCIATIVA NELLA LEGALITA’
Le imprese associate e i loro rappresentanti riconoscono, tra i valori fondanti dell’Associazione, il rifiuto di ogni rapporto con organizzazioni criminali o mafiose e con soggetti che fanno ricorso a comportamenti contrari alla legge, al fine di contrastare e ridurre le forme di controllo delle imprese e dei loro collaboratori che alterano di fatto la libera concorrenza. Coerentemente, le imprese che aderiscono alla Confesercenti Provinciale di Ravenna respingono e contrastano ogni forma di estorsione, usura o altre tipologie di reato, poste in essere da organizzazioni criminali o mafiose, e collaborano con le forze dell’ordine e le istituzioni, denunciando, anche con l’assistenza dell’Associazione, ogni episodio di attività illegale di cui sono soggetti passivi.
ARTICOLO N.9 – VIOLAZIONI DEL CODICE ETICO- SANZIONI
I principi espressi nel presente Codice Etico sono parte integrante delle condizioni che regolano i rapporti fra tutti coloro che si relazionano all’interno della Confesercenti Provinciale di Ravenna. Eventuali violazioni del Codice Etico daranno luogo all’applicazione di sanzioni nei confronti degli autori.
Per i soggetti indicati alle lettere a) e b), indicati nel secondo periodo della seconda parte del presente Codice, le violazioni del presente codice costituiscono lesione del rapporto fiduciario con la Confesercenti Provinciale di Ravenna ed integrano un illecito disciplinare che sarà disciplinato sulla base del sistema disciplinare appositamente adottato dalla Confesercenti Provinciale di Ravenna a norma del Dls n. 231/2001 come parte integrante del modello di organizzazione, gestione e controllo, restando inteso che l’applicazione delle sanzioni disciplinari prescinde dall’instaurazione dell’eventuale processo penale.
Nei casi di violazione da parte di soggetti terzi o da parte degli associati potrà, nei casi più gravi, disporsi l’interruzione del rapporto.
Ogni violazione dei principi e delle disposizioni contenute nel presente Codice Etico da parte dei destinatari dovrà essere prontamente segnalata all’organismo di vigilanza appositamente istituito con il presente Codice Etico.
ARTICOLO 10 – MONITORAGGIO ED AGGIORNAMENTO DEL CODICE
Il presente codice, unitamente al Modello di organizzazione, gestione e controllo, è annualmente fatto oggetto di verifica ed eventuale aggiornamento, su proposta dell’Organismo di vigilanza e previa approvazione della Giunta.
ARTICOLO 11 – DIFFUSIONE DEL CODICE ETICO
La diffusione del Codice Etico avverrà con la modalità più efficace in modo da garantire la conoscenza dello stesso nell’ambito della Confesercenti Provinciale di Ravenna (pubblicazione sul periodico dell’Associazione e sul sito internet www.confesercentiravenna.it e/o trasmissione via e-mail e/o posta e/o fax e/o consegna a mani).