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Timestamp: 2020-08-11 21:19:09+00:00
Document Index: 140955058

Matched Legal Cases: ['art. 380', 'art. 617', 'art. 615', 'art. 615', 'art. 49', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 617', 'art. 25', 'art. 49', 'art. 36', 'art. 212', 'art. 12', 'art. 25', 'art. 226', 'art. 57', 'art. 617', 'art. 360', 'art. 617', 'art. 617', 'art. 3', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 366', 'art. 360', 'art. 91']

Sentenza Cassazione Civile n. 19619 del 19/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19619 del 19/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 19/07/2019, (ud. 04/04/2019, dep. 19/07/2019), n.19619
sul ricorso iscritto al numero 8595 del ruolo generale dell’anno
S.S. (C.F.: (OMISSIS)), avvocato difensore di sè stesso;
pro tempore rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello
2583/2017, pubblicata in data 31 agosto 2017;
Ricorre lo Stara, sulla base di sei motivi.
Il ricorrente ha inviato a mezzo posta memoria ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., comma 2.
Come già osservato nei suddetti precedenti, va quindi in primo luogo rilevato che in questa sede sono ammissibili, e verranno pertanto scrutinati – oltre che le censure per prospettati errori “in procedendo” – esclusivamente i profili di opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c., poichè ogni deduzione afferente all’inesistenza del titolo esecutivo e/o comunque al diritto di procedere ad esecuzione forzata, traducendosi in opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615, c.p.c., non è suscettibile di ricorso straordinario per cassazione “per saltum” a questa Corte. Ciò in ragione dell’appellabilità delle pronunce sulle opposizioni all’esecuzione di cui all’art. 615 c.p.c., secondo la disciplina applicabile “ratione temporis”, ai sensi della L. 18 giugno 2009 n. 69, art. 49, comma 2.
3.1 Con il primo motivo del ricorso si denunzia “Ex art. 360 c.p.c., n. 4, nullità della pronuncia qui impugnata per violazione degli artt. 112, 132 e 277, per mancata pronuncia sulle difese svolte in opposizione e ulteriormente illustrate nelle note autorizzate 05/12/2011, nella comparsa conclusionale 2-4/7/16 e di replica 24-25/7/16, (atti n. 1, 3, 5, 6, del fascicolo di primo grado qui prodotto), nella parte che qui occupa e precisamente quella relativa all’obbligo di notifica del titolo giurisdizionale posto a fondamento del ruolo”.
Con il secondo motivo si denunzia “Ex art. 360 c.p.c., n. 3 per violazione e falsa applicazione, in rapporto all’art. 617 c.p.c., -del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, a proposito della formazione delle cartelle; – del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 49, a proposito della valenza del ruolo riportato cartella; – del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36-bis e della giurisprudenza della Corte intestata in proposito; – dell’art. 212 TU 115/02 – della pronuncia Cassaz. penale 45773/08; delle disposizioni di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 12, art. 25 in specie; degli artt. 479-480 c.p.c. e del T.U. n. 115 del 2002, art. 226; – del principio relativo al divieto di duplicazione del titolo esecutivo; – del principio affermato dalla pronuncia Cassaz. Pen. 45773/08 e ancora da Cassaz. Pen. 7529/11; – dei principi affermati dalla pronunce della Cassazione civile 8267/2010 e 22398/09; – del principio di subordinazione delle norme regolamentari alle norme di legge; – dei principi di cui agli artt. 324 e 111 Cost.”.
Conseguenza e conferma della conformazione e della ratio della descritta disciplina è poi la disposizione di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 57, in base al quale – nella procedura di riscossione – non sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 617 c.p.c. relative alla regolarità formale ed alla notificazione del titolo esecutivo (nel senso appena indicato, cfr., in particolare: Cass., Sez. 3, Sentenza n. 2553 del 30/01/2019, Rv. 652486 – 01; nel medesimo senso, sostanzialmente, cfr. anche: Sez. 3, Sentenza n. 3021 del 08/02/2018, Rv. 647938 – 01).
3.2 Con il terzo motivo si denunzia “Ex art. 360 c.p.c., n. 3, per violazione e falsa applicazione, in rapporto all’art. 617 c.p.c.,: degli artt. 221 e 222 c.p.c.; – degli artt. 1365,1366 e 1367 c.c., e dei principi ivi enunciati in punto di interpretazione; degli artt. 615/3 c.p.p., e 610-127 c.p.p.”.
Con il quinto motivo si denunzia “Violazione e falsa applicazione in rapporto all’art. 617 c.p.c.: – della L. n. 241 del 1990, art. 3 e L. n. 212 del 2000, artt. 7-17; – del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 12 e 25, a proposito della formazione delle cartelle; – degli artt. 3-24 Cost. e artt. 111 e 97 Cost.; -con i principi di cui agli artt. 1365,1366 e 1367 c.c.”
Il terzo, il quarto ed il quinto motivo del ricorso sono logicamente connessi e quindi possono essere esaminati congiuntamente.
Il ricorrente deduce che, nel corso del giudizio di merito, l’amministrazione creditrice aveva prodotto alcuni estratti dei provvedimenti giudiziari (penali) in base ai quali erano stati iscritti a ruolo i crediti oggetto delle cartelle pagamento opposte, documenti in relazione ai quali egli aveva proposto querela di falso (dichiarata inammissibile) e dei quali aveva comunque contestato la utilizzabilità al fine dell’identificazione dei titoli dei crediti iscritti a ruolo. A suo dire, però, il tribunale avrebbe errato a ritenere la querela di falso proposta irrilevante ai fini della decisione (terzo motivo), non avrebbe tenuto conto della contestazione sull’utilizzabilità dei documenti in questione (quarto motivo) e comunque avrebbe erroneamente affermato la regolarità formale delle cartelle opposte, anche tenendo conto di quei documenti, sotto il profilo della idoneità delle indicazioni in esse contenute a consentire l’identificazione dei titoli posti a base dell’iscrizione a ruolo (quinto motivo).
Inoltre, l’eventuale mancato esame della contestazione del ricorrente relativa alla utilizzabilità ed al valore probatorio degli estratti prodotti dall’amministrazione, cui si fa riferimento nel quarto motivo, e cioè il mancato esame di una deduzione difensiva, non potrebbe in nessun caso costituire omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come riformulato dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54,convertito con modificazioni dalla L. n. 134 del 2012, introduce infatti nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, nel cui paradigma non è inquadrabile la censura concernente la omessa valutazione di deduzioni difensive (cfr., ex multis: Cass., Sez. 1, Ordinanza n. 26305 del 18/10/2018, Rv. 651305 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 14802 del 14/06/2017, Rv. 644485 – 01; Sez. 5, Sentenza n. 21152 del 08/10/2014, Rv. 632989 – 01).
In ogni caso, non vi è dubbio che il Tribunale abbia espressamente preso in esame le contestazioni dell’opponente in relazione alla regolarità formale delle cartelle di pagamento, accertando, sulla base di una valutazione di fatto sostenuta da motivazione non apparente nè insanabilmente contraddittoria sul piano logico, come tale non sindacabile nella presente sede, che le indicazioni in esse contenute erano sufficienti a consentire l’individuazione dei provvedimenti giudiziari posti a base delle sottostanti iscrizioni a ruolo. Nell’effettuare tale accertamento di fatto non ha affatto valutato gli estratti dei provvedimenti giudiziari prodotti dall’amministrazione in sede di opposizione, oggetto delle contestazioni del ricorrente, come elemento integrativo esterno delle indicazioni riportate nelle cartelle di pagamento e quindi della loro regolarità formale, ma ha fatto ad essi riferimento esclusivamente al fine di confermare l’intelligibilità e l’autosufficienza del contenuto delle cartelle per l’esatta individuazione dei provvedimenti giudiziari in questione.
Sotto questo profilo, anche al di là da un evidente difetto di specificità delle censure esposte nel quarto motivo (che non contengono la trascrizione e/o uno specifico richiamo all’integrale contenuto delle cartelle di pagamento di cui si discute, come richiesto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), è sufficiente osservare che con esse, nella sostanza, il ricorrente contesta accertamenti di fatto incensurabilmente operati dal giudice del merito, finendo in sostanza per chiedere una nuova e diversa valutazione delle prove.
Questa Corte, comunque, nei precedenti richiamati in premessa (Cass., Sez. 3, Sentenza n. 2553 del 30/01/2019; Sez. 3, Sentenza n. 2797 del 31/01/2019) ha già riconosciuto l’idoneità delle indicazioni contenute nelle cartelle di pagamento redatte in conformità al modello ministeriale a mettere il debitore intimato in condizione di identificare il titolo per cui si procede e le relative pretese creditorie, in modo da poter esercitare adeguatamente il proprio diritto di difesa, ed il ricorso non contiene elementi tale da indurre a rivedere tale orientamento.
3.3 Con il sesto motivo si denunzia “Ex art. 360 c.p.c., n. 3 per violazione e falsa applicazione degli artt. 91 c.p.c. e ss. in ordine alla liquidazione delle spese in favore degli opposti”.
L’assunto del ricorrente, secondo il quale il tribunale avrebbe dovuto disporre la compensazione delle spese del giudizio di merito, è manifestamente infondato. Essendo state le sue domande integralmente rigettate (nessun rilievo ha in tale ottica l’esito delle questioni pregiudiziali di rito e/o preliminari di merito che non si siano tradotte in specifiche domande giudiziali), il giudice del merito ha correttamente applicato il disposto dell’art. 91 c.p.c., secondo il quale la parte soccombente va condannata al rimborso delle spese in favore di quella vittoriosa (cd. principio di soccombenza).
Del resto, la facoltà di disporre la compensazione delle spese processuali tra le parti rientra nel potere discrezionale del giudice di merito, il quale non è tenuto a dare ragione con una espressa motivazione del mancato uso di tale sua facoltà, con la conseguenza che la pronuncia di condanna alle spese, anche se adottata senza prendere in esame l’eventualità di una compensazione, non può essere censurata in cassazione, neppure sotto il profilo della mancanza di motivazione (cfr. Cass., Sez. U, Sentenza n. 14989 del 15/07/2005, Rv. 582306 01; conf., in precedenza: Cass., Sez. 3, Sentenza n. 851 del 01/03/1977, Rv. 384463 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 1898 del 11/02/2002, Rv. 552178 – 01; Sez. L, Sentenza n. 10861 del 24/07/2002, Rv. 556171 – 01; Sez. 1, Sentenza n. 17692 del 28/11/2003, Rv. 572524 – 01; successivamente: Sez. 3, Sentenza n. 22541 del 20/10/2006, Rv. 592581 – 01; Sez. 1, Sentenza n. 28492 del 22/12/2005, Rv. 585748 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 7607 del 31/03/2006, Rv. 590664 – 01).