Source: https://www.diritto.it/uso-legittimo-delle-armi-da-parte-del-personale-appartenente-al-corpo-di-polizia-penitenziaria/
Timestamp: 2017-11-25 03:41:03+00:00
Document Index: 9466501

Matched Legal Cases: ['art.53', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 53', 'art.53', 'art. 327', 'art. 339']

Brunetti Carlo, 3 maggio 2007
SOMMARIO: 1. Premessa – 2. L’uso legittimo delle armi nell’ordinamento italiano – nozione – 3. Evoluzione storica di una scriminate “autoritaria” – 4. Uso legittimo delle armi da parte del personale appartenente al Corpo di polizia penitenziaria.
Le fattispecie previste, del resto, prevedono diverse possibilità, ad esempio taluni disastri potrebbero essere realizzati con azioni delittuose a consumazione istantanea (per impedire le quali sarebbe perciò ammesso l’uso delle armi nella fase preparatoria, se essa debba inevitabilmente produrre la consumazione del reato ove non interrotta), mentre la consumazione del sequestro di persona potrebbe ovviamente essere assai durevole. Si pone, inoltre, la questione della determinazione del momento conclusivo della consumazione, con l’esempio tipico della fuga e della sua qualificabilità in ordine alla flagranza. Proprio in ordine alla fuga, il diritto comunitario (Convenzione europea dei diritti dell’uomo del 4 novembre 1950, articolo 2, n. 2) ha introdotto una previsione (da considerarsi cogente) che ammette l’uso legittimo delle armi "per eseguire un arresto regolare", considerando quindi illecito l’atto del sottrarsi alla cattura e superiormente urgente completare l’arresto, e pertanto – secondo interpretazione sempre più diffusa – sollevando da responsabilità penale anche nel caso in cui si ricorra alle armi nella fase di fuga.
Dubbi di maggior spessore sulla norma si sono in realtà sollevati circa il fine di vincere una resistenza all’Autorità, che induce a considerazioni circa la potenziale eccessiva discrezionalità di tale previsione. Da taluni si è anche sostenuta la pericolosità possibile di una contrapposizione drastica fra l’uso legittimo delle armi per vincere la resistenza all’Autorità e la legittimazione della resistenza all’atto arbitrario del pubblico ufficiale, poiché, si sostiene, potrebbe aprire a scenari di aperto conflitto armato nei quali ciascuno si ritenga legittimato alla neutralizzazione dell’antagonista, in pratica – in esito di paradosso – la fattispecie del duello.
Il rispetto, quindi, dei parametri imposti dall’articolo 53 codice penale deve essere improntato ad estremo rigore per evitare eccessi che importerebbero gravi conseguenze penali per il personale coinvolto. L’uso delle armi – recita l’articolo 53 codice penale – è legittimo quando vi è la necessità (non la mera opportunità o la sola utilità) di respingere una violenza o di vincere una resistenza.
Carlo BRUNETTI[24]
[1] V. STEIN, Uso legittimo delle armi (art.53 c.p.). Considerazioni generali, in Riv. Pen., 1936, 699 ss.
[2] V. MOMMSEN, Römishes Strafreecht in Systematiches Handbuch der Deutschen Rechtswissenschaft, Lipsia, 1899, sez. I, parte IV, 38 ss., 146, 271, 298 e ss.
[6] V. ad esempio, i fatti accaduti negli anni 1970 – 1980 a Milano, Torino, Roma; i fatti di Genova in occasione del G8 2001; le recenti manifestazioni avvenute in diverse città italiane contro la TAV e quelli avvenuti all’inizio dell’anno in corso a Parigi, originati dalla contestata legge sui nuovi contratti di lavoro per i giovani (CPE).
[11] Cfr E. ALTAVILLA, Uso legittimo delle armi, in Nuovo Dig. it., Torino, 1940, XII, 2, 768; V. STEIN, Uso legittimo delle armi. Considerazioni generali, in Rivista penale, 1936,706; DI VICO, Dell’eccesso nell’uso legittimo delle armi (artt.33 e 55 cod. pen.), in Riv. Pen. , 1933, 882 ss.; R. PANNAIN, Manuale di diritto penale, Torino, 1967, 747; E. CADONI, Interpretazione ed applicazione dell’art. 53 del codice penale, in Riv. Pol., 1970, 129: F. MANTOVANI, Diritto penale – parte generale -, IV ed., Padova, 2001, 282.
[15] P. PISA, Osservazioni sull’uso legittimo delle armi, in Annali della Facoltà di giurisprudenza dell’Universitàdi Genova, 1971, 145 ss; il quale, ai fini dell’interpretazione dell’art. 53, ritiene semplicistica la rigida contrapposizione fra l’età liberale ed il regime fascista recuperandone il valore ricorrendo all’interpretazione evolutiva e adducendo l’impossibilità di “poter interpretare l’art. 53 alla luce di quello stesso indirizzo politico ispiratore ma che oggi ha subito notevole metamorfosi, sino ad essere completamente sostituito da un indirizzo politico opposto, con quella relazione inversa che sussiste tra un regime autoritario ed uno democratico.” Cfr, inoltre, G. FIANDACA- E. MUSCO, Diritto penale – parte generale, cit. 254; F. MANTOVANI, Diritto penale, cit., 280; P. PISA, Osservazioni, cit. 145 – 148; V. STEIN, Uso legittimo, cit., 697-705; G. MARINUCCI – E. DOLCINI, Manuale di diritto penale — parte generale, II ed., Milano, 2004, 168; per il quale fondamento della causa di giustificazione de qua è da individuarsi nella “manifestazione radicale della visione dei rapporti individuo-autorità che è tipica di uno stato autoritario come quello italiano degli anni trenta: il potere di coercizione dello stato può esercitarsi anche attraverso l’uso delle armi (di qualsiasi specie in dotazione o no al p.u.) e/o di altri mezzi di coazione (sfollagente, candelotti lacrimogeni, forza fisica nelle "cariche" in servizio di O.P.) quando è necessario rimuovere ostacoli che, in forma di violenza o resistenza, vengano frapposti alla pubblica autorità.”.
[16] Cfr. DI VICO, Dell’eccesso, cit., 142 ss.; V. STEIN, Uso legittimo, cit. , 707; G. FIANDACA – E. MUSCO, Diritto penale, cit., 262. Non è mancato, inoltre, chi, nello stesso ordine di idee, ha messo, in luce una certa relazione tra l’introduzione dell’art.53 c.p. e la mancata riproduzione, nel codice Rocco, della specifica causa di non punibilità prevista dagli artt. 192 e 199 del codice Zanardelli, della “reazione agli atti arbitrari del pubblico ufficiale”. A riguardo, cfr P. PISA, Osservazioni, cit., 149 e R. VENDITTI, La reazione agli atti arbitrari del pubblico ufficiale, Milano, 1954, 24 ss. e 49 ss. I motivi addotti a ragione della mancata riproduzione nel codice Rocco della causa di non punibilità in oggetto vengono indicati nella Relazione Ministeriale, Lavv. Prep., vol. II, 141, nel senso che il privato, a tutela del proprio diritto eventualmente leso dall’atto arbitrario del pubblico ufficiale, poteva pur sempre fare ricorso alla legittima difesa. Tuttavia, R. SPIZUOCO, La reazione agli atti arbitrari del pubblico ufficiale, Napoli, 1962; fa presente come l’articolo 52 c.p., in materia ebbe applicazione scarsa e indecisa, ma che tuttavia la giurisprudenza fu sempre sensibile nel temperare la troppo rigorosa applicazione del principio dell’autorità.
[17] L. ALIBRANDI, L’uso legittimo, cit., 1 ss. La ricerca di carattere storico sulla causa di giustificazione in esame evidenzia l’assenza nei codici penali ottocenteschi di specifiche disposizioni sull’uso legittimo delle armi o, più in generale, della coazione fisica da parte delle forze di polizia. Il Code Napoleon, infatti, prevedeva quali cause di giustificazione, ipotesi riconducibili alla legittima difesa (artt.211 ss.) e all’adempimento di un dovere imposto dalla legge e dalla legittima difesa (art. 327). Nello stesso senso v. anche codici che ad esso si sono ispirati, come ad esempio il codice penale per il ducato di Parma (artt.355 – 356). Nel codice penale del granducato di Toscana, invece, si rileva l’importanza dell’art. 339 che contempla l’omicidio e le lesioni personali per un eccesso di difesa, qualora si siano oltrepassati i limiti imposti dalle necessità. Nel codice penale del regno Lombardo Veneto (1803), oltre al paragrafo 27 che prevede la legittima difesa, un certo interesse, nel quadro della ricerca di possibili precedenti, sia pure indiretti di carattere normativo, riveste anche il paragrafo 6, che testualmente sancisce: “Qualunque sia l’occasione da cui abbia avuto origine un ammutinamento, se in esso persiste con l’opporsi alle dissuasioni premesse dalla magistratura e con l’aggiungere mezzi effettivamente violenti, in modo che a ricondurre la quiete e l’ordine sia d’uopo impiegare una forza straordinaria, allora vi è ribellione e chiunque ha parte in tale ammutinamento si fa reo di questo delitto”. In proposito, ai fini del presente lavoro possono essere significative, le parole “impiegare una forza straordinaria“, che viene evidentemente giustificata a priori essendo essa contrapposta ad un comportamento violento dei partecipanti e sorretta dalla necessità di riportare l’ordine. Manca, ad ogni modo, anche in questo codice, una norma a carattere generale che espressamente e in ogni caso giustifichi l’impiego delle armi e della coazione fisica da parte di un pubblico ufficiale.
[18] F. MANTOVANI, Diritto penale – parte generale-, cit., 282.
[24] Dirigente penitenziario e docente di Diritto Penitenziario presso il Master di II livello organizzato dalla Seconda Università di Napoli – Facoltà di Medicina. E’ uno dei curatori del portale web Diritto & Civiltà presente alla pagina www.dirittopenitenziario.net.