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Timestamp: 2018-12-16 07:41:33+00:00
Document Index: 62950544

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 23', 'art. 71', 'art. 43', 'art. 17', 'art. 70', 'art. 44', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 70', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 70', 'art. 72', 'art. 70', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 16', 'art. 44', 'art. 71', 'art. 17', 'art. 43', 'art. 70', 'art. 70', 'sentenza ', 'art. 71', 'art. 52', 'art. 13']

N. 00145/2018 REG.PROV.COLL.
N. 01048/2008 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1048 del 2008, proposto da:
AMAN ULLAH WARRIACH, ASSOCIAZIONE CULTURALE ISLAMICA MUHAMMADIAH, rappresentati e difesi dall'avv. Emanuele Corli, con domicilio eletto presso il medesimo legale in Brescia, via Carini 1;
COMUNE DI BRESCIA, rappresentato e difeso dagli avv. Francesca Moniga e Andrea Orlandi, con domicilio eletto presso i medesimi legali in Brescia, corsetto S. Agata 11/B;
-	dei provvedimenti con i quali il Comune di Brescia (Settore Sportelli dell’Edilizia e delle Imprese) ha liquidato il contributo di costruzione della pratica edilizia n. 035065/06, avente ad oggetto i lavori di ristrutturazione (con cambio di destinazione d'uso da artigianale ad attrezzatura religiosa) eseguiti dall'Associazione Culturale Islamica Muhammadiah in un edificio situato in via della Volta 155;
-	del provvedimento del responsabile del Settore Sportelli dell’Edilizia e delle Imprese di data 4 settembre 2008, con il quale è stato ingiunto ai ricorrenti in solido il pagamento della somma di € 72.594,73, oltre alle spese e agli interessi legali, a titolo di contributo di costruzione per il predetto intervento edilizio;
-	nonché per l'accertamento della gratuità dell’intervento edilizio;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 novembre 2017 il dott. Mauro Pedron;
1.	L'Associazione Culturale Islamica Muhammadiah, attraverso il suo presidente, ha presentato al Comune di Brescia in data 17 agosto 2006 una DIA (pratica edilizia n. 035065/06) avente ad oggetto la ristrutturazione di un edificio situato in via della Volta. Questo titolo edilizio integrava una precedente DIA del 6 agosto 2004.
2.	La finalità dei lavori era la realizzazione di un centro di preghiera per l'approfondimento e la diffusione della cultura e della fede islamica (v. art. 1 dell’atto costitutivo dell’Associazione di data 10 aprile 1997). Di conseguenza, era previsto il cambio di destinazione d'uso dell’immobile da artigianale ad attrezzatura religiosa.
3.	Il responsabile del procedimento ha qualificato l’intervento edilizio come nuova costruzione a titolo oneroso, chiedendo l’allegazione del prospetto di autoliquidazione del contributo di costruzione (v. nota del 14 settembre 2006, notificata il 18 settembre 2006).
4.	Per conto dell’Associazione, il progettista, con nota del 19 settembre 2006, dopo aver rilevato che la DIA doveva ritenersi ormai consolidata per decorso del termine di trenta giorni ex art. 23 commi 1 e 6 del DPR 6 giugno 2001 n. 380, ha affermato il carattere gratuito dell’intervento edilizio. La gratuità deriverebbe dalla qualificazione come luogo di culto, tipologia inserita nella categoria delle opere di urbanizzazione secondaria ex art. 71 comma 2 della LR 11 marzo 2005 n. 12.
5.	A questa tesi ha replicato il responsabile del Settore Sportelli dell’Edilizia con nota del 22 dicembre 2006, nella quale si sottolineava, da un lato, che l’Associazione non poteva considerarsi ente esponenziale in materia religiosa, e dall’altro che l’intervento edilizio aveva comportato la totale demolizione e ricostruzione del fabbricato, circostanza idonea a giustificare l’applicazione delle tariffe relative alle nuove costruzioni.
6.	Su questi presupposti, il responsabile del Settore Sportelli dell’Edilizia e delle Imprese, con provvedimento del 4 settembre 2008, ha ingiunto all’Associazione e al suo presidente, in solido, il pagamento della somma di € 72.594,73, oltre alle spese e agli interessi legali, a titolo di contributo di costruzione.
7.	Contro i suddetti provvedimenti l’Associazione e il suo presidente hanno presentato impugnazione, formulando varie censure così sintetizzabili: (i) violazione del regime di gratuità previsto dagli art. 43 comma 2, e 71 comma 2, della LR 12/2005, nonché dall’art. 17 comma 3-c del DPR 380/2001, trattandosi di un intervento edilizio relativo a un’opera di urbanizzazione secondaria, la cui esecuzione corrisponde a un interesse pubblico; (ii) illegittimità costituzionale dell’art. 70 della LR 12/2005, nella parte in cui prevede limitazioni alla realizzazione di luoghi di culto da parte di confessioni religiose diverse dalla Chiesa Cattolica; (iii) in subordine, violazione dell’art. 44 della LR 12/2005, in quanto il contributo di costruzione dovrebbe essere calcolato non in base alle tariffe delle nuove costruzioni ma in base a quelle delle ristrutturazioni, oppure come differenza tra l’importo dovuto per la destinazione originaria e quello relativo alla nuova destinazione.
8.	Il Comune si è costituito in giudizio, chiedendo la reiezione del ricorso.
9.	Occorre precisare che il nuovo luogo di culto è ora conforme alla disciplina urbanistica, in quanto nella variante generale al PGT approvata con deliberazione consiliare n. 17 del 9 febbraio 2016 l’edificio dell’Associazione è stato classificato in zona R1 (Servizi Religiosi – Edifici per il culto). Questa previsione urbanistica costituisce ottemperanza alla sentenza del TAR Brescia n. 1176 del 28 dicembre 2013, pronunciata tra le stesse parti. Tale sentenza ha riconosciuto all’Associazione la qualifica di ente esponenziale in materia religiosa, e ha annullato la precedente versione del PGT, sia nella parte in cui era omessa una valutazione delle esigenze di servizi religiosi della comunità islamica presente nel territorio comunale, sia nella parte in cui era attribuita all’edificio dell’Associazione una destinazione scollegata dalle caratteristiche effettive dei luoghi.
10.	Sulle questioni rilevanti ai fini della decisione si possono svolgere le seguenti considerazioni:
(a)	occorre premettere che gli art. 70 e 72 della LR 12/2005, come innovati dall’art. 1 comma 1 della LR 3 febbraio 2015 n. 2, sono stati riscritti dalla Corte Costituzionale attraverso la sentenza n. 63 del 24 marzo 2016. La dichiarazione di incostituzionalità ha inciso, in particolare, sull’art. 70 commi 2-bis e 2-quater e sull’art. 72 commi 4 e 7-e della LR 12/2005, cancellando le disposizioni relative alle confessioni religiose non riconosciute, alla consulta regionale chiamata a esprimersi su tali confessioni, e agli aspetti del piano delle attrezzature religiose attinenti alla sicurezza pubblica. Nel complesso, la decisione ha definito i limiti dei poteri comunali nella regolazione dell’attività edificatoria avente ad oggetto i luoghi di culto, fornendo criteri interpretativi applicabili anche alle fattispecie anteriori al 2015, come quella in esame;
(b)	sotto il profilo soggettivo, disciplinato dall’art. 70 della LR 12/2005, possono concorrere alla realizzazione delle attrezzature di interesse comune destinate a servizi religiosi anche gli enti esponenziali delle confessioni religiose con le quali lo Stato non abbia stipulato un’intesa ai sensi dell'articolo 8 comma 3 della Costituzione;
(c)	mancando un’intesa, l’individuazione degli enti esponenziali delle confessioni religiose deve avvenire sulla base delle caratteristiche e delle scelte di ciascuna confessione. Le valutazioni al riguardo devono essere svolte in conformità al principio codificato nell’art. 2 della Costituzione, che riconosce l’autonomia delle formazioni sociali, e tutela quindi anche la pluralità delle forme associative con cui tali formazioni si organizzano;
(d)	proprio con riferimento al pluralismo delle associazioni rappresentative della realtà sociale, questo TAR, con la citata sentenza n. 1176/2013, ha riconosciuto all’Associazione ricorrente la qualifica di ente esponenziale in materia religiosa;
(e)	sotto il profilo oggettivo, non sembra contestabile che l’intervento edilizio abbia avuto come risultato la realizzazione di un luogo di culto, coerentemente con le finalità dell’Associazione. Nella relazione allegata alla DIA del 6 agosto 2004 era descritta una sala per la preghiera posta al piano terra, avente superficie pari a 544,73 mq. È vero che la stessa relazione prevedeva poi, tra gli spazi di servizio, la realizzazione di un negozio e di due appartamenti, ma si tratta di elementi secondari, e scorporabili ai fini del presente giudizio, rispetto alla sala per la preghiera;
(f)	i luoghi di culto realizzati da enti esponenziali di comunità appartenenti a una confessione religiosa rientrano tra le opere di urbanizzazione secondaria (v. art. 16 comma 8 del DPR 380/2001; art. 44 comma 4, e 71 comma 2, della LR 12/2005). Tale qualificazione si estende agli immobili destinati all'abitazione dei ministri del culto, e a quelli destinati ad attività di formazione religiosa (v. art. 71 comma 1 della LR 12/2005);
(g)	in quanto opere di urbanizzazione secondaria, i luoghi di culto sono esonerati dal contributo di costruzione ai sensi dell’art. 17 comma 3-c del DPR 380/2001 (v. anche art. 43 comma 2, e 71 comma 2, della LR 12/2005), purché si possano considerare realizzati “in attuazione di strumenti urbanistici”;
(h)	quest’ultimo requisito sussiste quando vi sia la certezza che il luogo di culto corrisponde a un interesse pubblico di natura urbanistica. Come in tutte le situazioni che coinvolgono interessi pubblici, le relative valutazioni sono rimesse all’amministrazione, e nello specifico al Comune, che ha competenza sulla pianificazione urbanistica e sull’attività edilizia. La prima condizione da rispettare perché vi sia corrispondenza con un interesse pubblico è la conformità urbanistica, non essendo ammissibili strutture a elevato impatto collocate al di fuori delle zone appositamente individuate dalla pianificazione. Come si è visto sopra, tale condizione è attualmente soddisfatta. In secondo luogo, è necessario che l’utilità della struttura sia accertata in concreto mediante una convenzione a fini urbanistici stipulata tra l’ente esponenziale e il Comune;
(i)	la previsione della convenzione era già presente nella versione originaria dell’art. 70 comma 2 della LR 12/2005, ed è ora collocata nell’art. 70 comma 2-ter della LR 12/2005. Neppure la versione originaria della norma consentiva all’amministrazione di interferire con l’attività religiosa o con profili attinenti alla sicurezza pubblica. Tantomeno la versione attualmente in vigore, che deve essere applicata nella lettura offerta dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 63/2016, ossia come norma ispirata alla finalità, tipicamente urbanistica, di assicurare lo sviluppo equilibrato e armonico dei centri abitati;
(j)	attraverso la convenzione devono quindi essere regolate le dotazioni tecnologiche e le modalità di utilizzazione della struttura, in modo da garantire che il luogo di culto sia idoneo sotto il profilo strutturale e funzionale, e si inserisca in modo armonioso nel contesto abitato (v. sentenze di questo TAR n. 3522 del 14 settembre 2010, e n. 344 dell’8 marzo 2016);
(k)	in mancanza della convenzione, che può essere stipulata anche a posteriori dopo il completamento dell’opera, rimane obbligatorio il versamento del contributo di costruzione, con i relativi accessori;
(l)	non possono comunque beneficiare dell’esenzione i locali che abbiano una destinazione d’uso diversa e distinta da quella del luogo di culto, qualora non siano assimilabili alle ipotesi elencate nell’art. 71 comma 1 della LR 12/2005;
(m)	per il caso in cui non sia stipulata una convenzione, e comunque per i locali non assimilabili al luogo di culto, il contributo di costruzione deve essere calcolato applicando le tariffe delle nuove costruzioni, in quanto vi è soluzione di continuità rispetto alla destinazione d’uso precedente. Si tratta di una soluzione di continuità qualificata direttamente dal legislatore. L’obbligo di equiparare i luoghi di culto alle nuove costruzioni deriva infatti dalla disciplina speciale dell’art. 52 comma 3-bis della LR 12/2005, che prevede sempre il rilascio di un permesso di costruire, anche quando la trasformazione in attrezzature religiose avvenga senza opere. Nello specifico, peraltro, il Comune ha sottolineato la perdita di continuità materiale tra l’edificio preesistente (demolito) e quello risultante dalla conclusione dei lavori, il che, associato al cambio di destinazione d’uso, esclude la presenza di una semplice ristrutturazione.
11.	Il ricorso deve quindi essere parzialmente accolto, nel senso che i provvedimenti oggetto di impugnazione sono annullati, ma allo stesso tempo viene accertato che l’esenzione dal contributo di costruzione riguarda soltanto il luogo di culto, non i locali con destinazione d’uso diversa e distinta, ed è subordinata alla stipula di una convenzione a fini urbanistici con il Comune.
12.	L’effetto conformativo della pronuncia vincola il Comune ad avviare senza ritardo una procedura di interlocuzione per la stipula della predetta convenzione. Il termine ragionevole per la conclusione della trattativa è individuato in sei mesi dal deposito della presente sentenza, salvo proroghe concordate dalle parti. Una volta acquisito l’esito della predetta interlocuzione, gli uffici comunali provvederanno, nel termine di 30 giorni, alla nuova liquidazione del contributo di costruzione eventualmente dovuto.
13.	Il carattere parziale e accertativo dell’accoglimento, e la necessità di un ulteriore passaggio in sede amministrativa, giustificano la compensazione delle spese di giudizio.
14.	Il contributo unificato è a carico dell’amministrazione ai sensi dell’art. 13 comma 6-bis.1 del DPR 30 maggio 2002 n. 115.
(b)	compensa le spese di giudizio;
(c)	pone il contributo unificato a carico del Comune.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 8 novembre 2017 con l'intervento dei magistrati: