Source: http://www.slideserve.com/bowie/come-far-fronte-ad-una-tutela-insoddisfacente
Timestamp: 2017-08-20 10:36:59+00:00
Document Index: 166774385

Matched Legal Cases: ['art. 2598', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'artt 4', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 517', 'art.517', 'art.517']

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Come far fronte ad una tutela insoddisfacente?PowerPoint Presentation
Come far fronte ad una tutela insoddisfacente?
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Come far fronte ad una tutela insoddisfacente? - PowerPoint PPT Presentation
Come far fronte ad una tutela insoddisfacente?. Avv. Lorenzo Biglia Via Lanzone, n. 31 Milano. Nel 1992 è stato costituito il Giurì del Design per iniziativa congiunta di ADI (Associazione per il Disegno Industriale) e Confindustria.
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Via Lanzone, n. 31
Nel 1992 è stato costituito il Giurì del Design per iniziativa congiunta di ADI (Associazione per il Disegno Industriale) e Confindustria.
E’ composto da giuristi,designers e da imprenditori (nominati dall’ADI e da Confindustria),oltre che da esperti di problemi di mercato e della materia relativa alla tutela del consumatore.
L’obiettivo del Giurì del Design è quello di tutelare e valorizzare le creazioni del disegno industriale,ricercando per esso un livello di protezione sufficientemente elevato da evitare usurpazioni.
Per realizzare ciò, è stata predisposta una procedura improntata su canoni di economicità,snellezza e rapidità,ed incentrata su regole di correttezza condivise da progettisti,produttori e consumatori delle creazioni di disegno industriale.
Obiettivo e funzione del Giurì del design
Obiettivo: offrire una forma evoluta di protezione del disegno industriale, colmando, come si è detto, le lacune dell’ordinamento nazionale;
Funzione: assicurare che le creazioni di disegno industriale vengano realizzate con prestazioni proprie, senza imitazioni o comportamenti sleali. Vengono, pertanto, sanzionate con le suddette finalità, ancorché non censurabili secondo le norme di altri ordinamenti.
Tutto ciò al fine di garantire il corretto sviluppo della logica concorrenziale nel settore del design industriale.
Procedura di fronte al Giurì
L’attivazione della procedura di fronte al Giurì avvieneper il tramite di istanza, proponibile tanto dal progettista, quanto dal produttore, quanto dal consumatore, a fronte di un interesse attuale,anche di natura morale, e con facoltà di intervento adesivo di parti terze.
I membri del Giurì, più che una valutazione di liceità strettamente giuridica, sono chiamati ad effettuare un giudizio fattuale e a svolgere una approfondita valutazione tecnica in merito ai percorsi ideativi dei soggetti in causa.
Il Giurì del Design non si pronuncia sulla base di norme civilistiche,ma unicamente sulla base del Codice di Autodisciplina del Design ed applicando lo stesso, formula le proprie autonome determinazioni.
Compito del Giurì è in definitiva quello di effettuare una valutazione circa la conformità di determinate fattispecie allo speciale ordinamento previsto dal Codice di Autodisciplina del Design.
Il Codice di Autodisciplina si prefigge di realizzare una tutela specifica a favore di chi opera nel settore del design contro comportamenti imitativi e di concorrenza sleale.
Tale tutela anche se autonoma va ad aggiungersi, senza evidentemente escluderla, a quella degli organi di giurisdizione ordinaria.
Il Codice di Autodisciplina può inoltre essere visto nell’ordinamento statuale come specificazione di principi e regole di correttezza professionale direttamente riconducibili alla clausola dell’art. 2598 n. 3 c.c., secondo cui:
“compie atti di concorrenza sleale chiunque si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale idoneo a danneggiare l’altrui azienda”.
Risultati dell’attività del Giurì del Design
Uno dei fondamentali risultati è quello di aver spostato l’attenzione dai problemi di tutela della forma,di per sé considerata,a quelli della tutela dell’attività di design intesa in senso ampio => ciò che si vuole tutelare è il capitale umano , e cioè lo sforzo nascente dalla collaborazione tra designers e imprenditori.
Dal Codice di Autodisciplina emerge che il design riguarda non solo l’apparenza visuale del prodotto, ma la decorazione, la forma e la funzione. Come si apprende da una determinazione del Giurì del 1998, “esso riguarda la complessità del progetto, la combinazione delle proprietà tecniche, estetiche e comunicazionali del prodotto stesso”.
=>Si tratta di un’osservazione che consente di mettere in rilievo lo scarto che corre tra tutela statuale del design e tutela garantita dall’organo autodisciplinare.
Lo scarto tra tutela statuale e tutela garantita dall’organo autodisciplinare è ancora più evidente se si considera l’art. 5 del Codice di Autodisciplina che “prevede che deve essere evitata l’imitazione nonché lo sfruttamento sistematico delle forme, delle linee, dei colori e comunque degli elementi significativi degli oggetti di disegno industriale altrui. Il principio va applicato con particolare rigore allorché comportamenti imitativi possano trarre in inganno il consumatore sulla provenienza dei prodotti”.
=> E’chiaro come oggetto della tutela sia l’attività di innovazione e ricerca posta in essere dal mondo imprenditoriale e dai designers rispetto a condotte sleali di concorrenti che,attraverso l’imitazione dei prodotti,mirano ad appropriarsi del lavoro altrui.
Codice di Autodisciplina del Design: comportamenti sleali dall’organo autodisciplinare è ancora più evidente se si considera
Art. 4: Sono considerati sleali, e devono essere evitati, l’imitazione o lo sfruttamento abusivo o senza causa del risultato del lavoro altrui. In particolare è considerata sleale la ripresa di un’altrui prestazione, senza apporto originale o innovativo, con sfruttamento del risultato del lavoro altrui.
Art. 5: Deve essere evitata l’imitazione nonché lo sfruttamento sistematico delle forme, delle linee, dei colori e comunque degli elementi significativi degli oggetti di disegno industriale altrui. Il principio va applicato con particolare rigore allorché i comportamenti imitativi possano trarre in inganno il consumatore sulla provenienza dei prodotti.
Gli articoli sopra menzionati indicano a quale livello debba svolgersi la concorrenza nel campo del design, introducendo così dei limiti al generale principio di libera concorrenza e imponendo un livello concorrenziale che non degeneri nella semplice riproduzione del lavoro altrui senza alcun apporto creativo; si sanziona infatti la mera riproduzione o lo sfruttamento de lavoro altrui e non il fatto che un’opera possa fungere da “ispirazione”per la creazione di un’altra opera .
Lo scopo,dunque,è quello di promuovere una “moralizzazione” del settore, il cui fine è rappresentato da un corretto sviluppo della logica concorrenziale.
In particolare, con riferimento all’art. 5 del Codice di Autodisciplina il Giurì ha affermato che l’imitazione è da considerare inaccettabile quando è particolarmente spinta nei confronti di un prodotto che viene apprezzato con carattere di particolare novità dalla clientela.
Ha sostenuto inoltre che, anche qualora il comportamento vietato venga posto in essere in modo inconsapevole, ciò non toglie tuttavia che il prodotto realizzato in tal modo debba considerarsi inaccettabile.
Sempre con riferimento all’art. 5 del Codice di Autodisciplina, laddove sancisce che deve essere evitata l’imitazione degli elementi significativi degli oggetti di disegno industriale altrui, il Giurì ha precisato che, indipendentemente da qualsiasi valutazione estetica e/o tecnica-funzionale, sono considerati sleali/scorrette le condotte dirette a riprendere in maniera ingiustificata gli elementi “significativi”, per usare un’espressione civilistica “caratterizzanti” o per usare l’espressione del legislatore europeo “individualizzanti”.
Il Giurì del Design e le sue determinazioni dall’organo autodisciplinare è ancora più evidente se si considera
Il settore è risultato essere “affollato”, pertanto pochi elementi di differenziazione possono essere sufficienti a caratterizzare progetti diversi.
Tuttavia, sussiste l’evidente volontà di riprodurre l’aspetto formale della linea della ricorrente da parte dei prodotti della resistente:
“La serie di prodotti della resistente non suscita un’impressione differente su un eventuale consumatore,pur essendo differente il progetto originale da cui nascono le diverse linee di prodotti. La resistente ha ripreso significativamente le forme e gli elementi caratterizzanti dei prodotti della ricorrente,anche se non in modo identico e anche se limitatamente agli aspetti estetici più evidenti.
Si riscontra la violazione degli artt 4 e 5 del Codice di Autodisciplina”.
Il Giurì del Design non ritiene ai sensi degli artt. 4 e 5 del Codice di Autodisciplina che vi sia stata imitazione o ripresa pedissequa del risultato del lavoro della ricorrente.
“Tuttavia riscontra una forte ispirazione da parte della resistente al concetto innovativo dei forni della ricorrente e di conseguenza invita la resistente ad ulteriori interventi di differenziazione per distinguere i propri modelli di forni da quelli dell’istante”.
Il Giurì del Design non ritiene che il prodotto del resistente costituisca imitazione o sfruttamento abusivo o senza causa del prodotto del ricorrente.
“ Il modello del ricorrente non costituisce opera di design originale in quanto recupera linguaggi e codici dello stile retrò in voga in anni passati e questa ripresa di concetti noti, sfruttati anche dalla resistente, potrebbero dar vita ad atto di concorrenza sleale la cui competenza spetta al Giudice Ordinario”.
Il Giurì del Design e le sue determinazioni
Il Giurì del Design e le sue determinazioni resistente costituisca imitazione o sfruttamento abusivo o senza causa del prodotto del ricorrente.
Il Giurì ritiene che se la semplice ripresa ingiustificata di una forma, di una linea, di un colore può essere giudicata scorretta, a maggior ragione, l’imitazione di una forma che rivesta un’ulteriore funzione distintiva, caratterizzante o individualizzante va considerata scorretta. In primo luogo perché lede il diritto del designer a non essere confuso con dei concorrenti. In secondo luogo perché tale condotta è potenzialmente idonea a trarre in inganno il consumatore sulla provenienza del prodotto di design.
Il Giurì ha precisato più volte che il concetto di PROVENIENZA del prodotto deve essere inteso in senso lato, serve cioè ad identificare la fonte produttiva intesa a sua volta come affidamento qualitativo e delle caratteristiche attese.
Il Giurì in alcune determinazioni ha sostenuto che quando un prodotto riprende la concezione, la struttura e l’effetto visivo di un altro, non si può non ravvisare un caso di imitazione e di ripresa di altrui prestazione, anche se i due modelli differiscono per la qualità dei materiali utilizzati.
E dato che l’effetto visivo è il medesimo, il comportamento imitativo è idoneo a trarre in inganno il consumatore sulla provenienza del prodotto.
Il disegno industriale resistente costituisca imitazione o sfruttamento abusivo o senza causa del prodotto del ricorrente.
La progettazione di prodotti industriali, la loro realizzazione, il controllo del loro ciclo di vita fino alla loro dismissione, rappresentano momenti di sintesi e di decisioni complesse che investono una molteplicità di nuove competenze tecniche, nuove forme di espressione artistica, nuovi mestieri e nuovi contenuti sociali ed etici.
L’analisi del prodotto industriale consente di comprendere il nostro tempo, di riflettere sul rapporto che l’artefatto stabilisce con un mercato senza confini territoriali, con l’omologazione della cultura nel cosiddetto villaggio globale.
Ormai la figura del progettista del prodotto industriale si esprime in molte declinazioni: il designer non cura semplicemente l’estetica di un prodotto, ma profili tematici sempre più articolati e specialistici.
Si sono ormai diversificati ambiti come:
Il product design: si intende la progettazione e produzione del prodotto industriale in sé considerato;
Il component design: si intende l’attività di progettazione di uno specifico componente del prodotto industriale. Tale attività comporta una valutazione circa il materiale da utilizzare, il costo, il peso, circa l’affidabilità del componente nel tempo, circa la durata in termini di usura, la sua funzionalità nel contesto in cui verrà impiegato, la sua praticità ed efficienza,nonché il suo aspetto esteriore.
Il fashion design: si intende l’attività di progettazione di abbigliamento ed accessori.
Il lighting design: si intende l’attività di progettazione di fonti di luce artificiali e di sistemi di luce per fini domestici o urbanistici. E’ un settore in continua evoluzione grazie alle tante novità tecnologiche.
Il design strategico: si intende il progetto dell’innovazione di processo e di prodotto.
Il managment design: si intende l’ individuazione delle strategie necessarie per realizzare un prodotto di design e per poi commercializzarlo. Vengono curati tutti gli aspetti: dallo sviluppo dell’idea fino alla realizzazione e poi appunto alla commercializzazione del prodotto.
L’ecodesign: si intende il controllo e la gestione della ecoefficienza del prodotto.
Occorre menzionare anche il design e la progettazione di eventi culturali, la progettazione degli spazi museali e di prodotti per i musei, la progettazione di prodotti e sistemi di prodotto per aree di particolare pregio, come i centri storici o le aree archeologiche.
Va ricordato anche il design della comunicazione visiva, multimediale e interattiva, ovvero la progettazione, con appropriatezza di linguaggi, di strumenti e tecnologie per la grafica di prodotti editoriali, per packaging e prodotti di immagine coordinata, per le immagini di sintesi e animazione, per l’uso di reti informatiche.
Il disegno industriale e il designer resistente costituisca imitazione o sfruttamento abusivo o senza causa del prodotto del ricorrente.
Il designer opera, dunque, nei settori in cui si esprimono i più alti livelli d’innovazione tecnologica, in cui si impostano le strategie per produzioni destinati a scenari di prospettiva, elaborando oggetti tecnici, oggetti d’uso non ancora in produzione, prefigurando nuove e inimmaginabili prestazioni dell’artefatto, nuovi materiali e insospettabili applicazioni degli stessi.
Nuovi scenari del design resistente costituisca imitazione o sfruttamento abusivo o senza causa del prodotto del ricorrente.
Il design, nelle sue diverse forme e sfaccettature, influenza il costume, determina nuovi comportamenti nei sistemi di relazione fra le persone, incide sul portato materico della società contemporanea: nell’innovazione dei prodotti e dei processi produttivi e nella loro progettazione.
In questo quadro la stessa nozione di design, non tanto in termini semantici, quanto nella realtà del fare progetto si ridefinisce come un’attività consapevole in grado di formalizzare oggetti e/o servizi e nuovi prodotti per vecchi e nuovi bisogni.
Dunque il design deve intendersi come progettualità applicata a beni di largo consumo, pensato per tutti i settori produttivi e imprenditoriali.
Pensiamo al design di artefatti che mettono a sistema relazioni immateriali attraverso prodotti materiali, come la SMART CARD, oggetto minimo nella forma e massimo nei contenuti.
Una carta plastificata sulla quale sono inseriti piccoli processori capaci di elaborare e contenere dati.
Oltre a funzionare come carta di credito, le carte magnetiche sono utilizzate come schede telefoniche, come chiavi per aprire porte di sicurezza, come mezzi di accesso ai programmi della TV digitale.
E allora è interessante riflettere sul fatto che proprio la smart card rappresenta uno dei più importanti fattori di trasformazione nei nostri comportamenti.
Pensiamo, per esempio,alle carte per i concorsi dei supermercati o dei distributori di benzina che registrano i punti accumulati per ogni spesa; oppure alle tessere identificative, come quelle utilizzate per i negozi di alcuni stilisti, che raccolgono informazioni sul singolo cliente per andare incontro ai suoi gusti adattando il più possibile l’offerta.
La smart card diventa quindi anche uno strumento che può essere utilizzato nella costruzione stessa delle strategie aziendali.
Oggi il design utilizza nuovi metodi e strumentazioni informatiche che consentono di interfacciarsi con i processi produttivi attraverso relazioni sempre più strette, che determinano vere e proprie mutazioni nella pratica e nei fondamenti della progettazione: oggi, ad esempio, è possibile passare direttamente dalla fase di progettazione a quella di produzione attraverso macchine a controllo numerico.
Attraverso queste macchine a controllo numerico, la sequenza integrata progetto – produzione consente di ottenere artefatti di serie, ma consente anche la diversificazione dei prodotti. Il progettista, infatti, sulla base di linguaggi codificati, può impartire ordini, entrando nella rete e interagendo direttamente con la produzione, e determinando così le specifiche per la personalizzazione degli oggetti.
Il design e il designer oggi resistente costituisca imitazione o sfruttamento abusivo o senza causa del prodotto del ricorrente.
Il design oggi è essenziale nelle strategie di marketing: diviene risorsa in grado di trasformare i dati dell’osservazione sociale in rappresentazione sintetica e, attraverso la creatività, diviene risorsa in grado di proporre qualcosa che non c’è per rispondere ad esigenze nuove.
Il designer diventa, invece, una figura complessa le cui competenze di volta in volta si confrontano con un’organizzazione produttiva e commerciale le cui condizioni di riferimento sono la macchina, l’informazione e l’automazione, ovvero tecnologie in continua evoluzione che richiedono un costante e approfondito aggiornamento.
In conclusione, il design, interpretato nel tradizionale compito di dare forma ai prodotti, rinnova il suo statuto disciplinare ricomprendendo nella sua sfera di riferimento tutta la complessità della progettazione industriale.
La tutela del disegno industriale resistente costituisca imitazione o sfruttamento abusivo o senza causa del prodotto del ricorrente.
Perché il design sia tutelabile ai sensi del c.p.i. occorre che sia “nuovo” e che “abbia carattere individuale”:
L’art. 32 c.p.i. dispone che “un disegno o modello è nuovo se nessun disegno o modello identico è stato divulgato anteriormente alla data di presentazione della domanda di registrazione”;
L’art. 33 c.p.i. dispone,invece, che “un disegno o modello ha carattere individuale se l’impressione generale che suscita nell’utilizzatore informato differisce dall’impressione generale suscitata in tale utilizzatore da qualsiasi disegno o modello che sia stato divulgato prima della data di presentazione della domanda di registrazione”.
Sono previste 2 forme di tutela:
La prima,una tutela senza necessità di registrazione per tre anni;
La seconda è una tutela che si ottiene con la registrazione e che dura cinque anni a decorrere dalla data di presentazione della domanda. Il titolare può ottenere la proroga della durata per uno o più periodi di cinque anni fino ad un massimo di venticinque anni dalla data di presentazione della domanda di registrazione.
Per la tutelabilità,invece, ai sensi del diritto d’autore occorre la sussistenza del requisito del “carattere creativo”, nonché quello del “valore artistico” .
Nonostante siano stati fatti passi avanti rispetto alla normativa previgente (per l’accesso del design alla brevettabilità e alla tutela del diritto d’autore veniva,infatti,richiesta la sussistenza dei requisiti “dello speciale ornamento”e della “scindibilità”), ancora oggi vi è l’impressione di una lettura spesso insoddisfacente del problema della tutela del design.
Ciò dipende dall’equivoco di far coincidere la tutela del design con la tutela della forma del prodotto industriale;ma il design è un progetto globale ed oltre alla forma rilevano molti elementi quali i materiali, le modalità di costruzione, di utilizzo, di riciclo, i colori, il costo etc.
Si parla, infatti, di prodotto nuovo anche solo per il cambiamento di uno di questi elementi.
Il design, prima ancora che forma del prodotto, èattività: di progettazione, di ideazione, di evoluzione tecnica di un prodotto industriale.
Il ruolo del designer,pertanto,non è limitato ad un intervento sui soli profili di aspetto dell’oggetto,venendo invece in gioco tutti i plurimi fattori propri della progettazione industriale.
L’attività di design tanto nella fase di ideazione quanto di realizzazione implica sforzi economici consistenti,a partire già dal momento della ricerca e della sperimentazione. Investimenti rispetto ai quali si pone una necessità di tutela che intervenga ancor prima della fase finale della commercializzazione del prodotto sul mercato.
Nell’ottica della realizzazione di un mercato che sia efficiente e concorrenziale al tempo stesso, a dover essere protetto allora è soprattutto lo sforzo produttivo e creativo dell’impresa e del designer, a fronte di appropriazioni da parte dei concorrenti.
Necessità di una tutela più efficace contro l’appropriazione del lavoro altrui
Il concorrente che si appropria di un lavoro altrui, si procura un ingiustificato arricchimento da cui consegue anche un danno in capo al consumatore.
Ciò perché pure l’impresa “virtuosa” verrà disincentivata ad innovare, e spinta piuttosto ad appiattire la propria attività su prodotti consolidati e a basso costo ideativo, riducendo la propria attività concorrenziale sul solo fattore prezzo, e non più sulla qualità del prodotto.
Legislazione statale l’appropriazione del lavoro altrui
Gli strumenti legislativi dettati in materia di disegno industriale forniscono risposte del tutto insoddisfacenti;
Insoddisfacenti sono del resto anche i tempi della giustizia statale rispetto all’esigenza di rapida definizione che caratterizza, in modo particolare, le controversie in materia di diritto industriale e diritto d’autore.
La tutela penale del design l’appropriazione del lavoro altrui
In particolare è diffuso l’atteggiamento di diffidenza nei confronti della tutela penale del design.
Si dimentica,evidentemente che,rispetto alla normativa civilistica,con il ricorso alla tutela penale si possono ottenere risultati importanti.
L’art. 517 c.p. riguarda la vendita di prodotti industriali con segni mendaci: “Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell’ingegno o prodotti industriali,con nomi,marchi,o segni distintivi nazionali o esteri,atti a indurre in inganno il compratore sull’origine,provenienza o qualità dell’opera o del prodotto,è punito,se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge,con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a ventimila euro”.
Appare legittimamente ipotizzabile un’interpretazione estensiva della norma che consenta di introdurre nell’oggetto materiale del reato le opere del disegno industriale in generale.
L’imitazione dell’oggetto di design,della forma di esso,si accompagna peraltro sempre all’apposizione sulla copia di nomi,marchi,segni distintivi diversi da quelli del prodotto originale e quindi ingannevoli,ed alla mancata indicazione dell’autore,ovvero all’indicazione di un autore diverso da quello vero.
Poter invocare l’art.517 c.p. a tutela del design appare oggi ancora più allettante proprio alla luce di quelle tendenze normative che hanno condotto ad un inasprimento della pena pecuniaria prevista dall’art.517 c.p.:la l.80/2005 ha infatti portato la pena della multa da lire 2 milioni a euro 20 mila.
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