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Timestamp: 2018-04-19 19:16:53+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art.6', 'art.186', 'art. 1', 'art.2']

Rifiuti contenenti idrocarburi (l`art. 6-quater della legge 27/12/2009, n. 13): pasticcio all`italiana (prima parte)
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A. Pierobon (La Gazzetta degli Enti Locali 6/4/2009) - Maggioli Editore
Com’è noto il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208 (1), coordinato con la legge di conversione 27 febbraio 2009, n. 13 recante: `Misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell`ambiente` all’art. 6-quater, inserito in sede di conversione, disciplina i `Rifiuti contenenti idrocarburi` così stabilendo: `1. La classificazione dei rifiuti contenenti idrocarburi ai fini dell`assegnazione della caratteristica di pericolo H7, «cancerogeno», si effettua conformemente a quanto indicato per gli idrocarburi totali nella Tabella A2 dell`Allegato A al decreto del Ministro dell`ambiente e della tutela del territorio e del mare 7 novembre 2008, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 284 del 4 dicembre 2008`.
L’intervento normativo de quo si collega anche alla questione delle terre e rocce da scavo nell’ambito delle procedure di bonifica dei suoli (2), posto che la presenza nel suolo di idrocarburi richiama la problematica della metodica di analisi ai fini del loro rilevamento, il che comporta– ognun se ne avvede – l’emergere di problematiche di non poco conto in termini gestionali e di responsabilità.
Invero l’argomento, per la sua tecnicità e difficoltà, risulta incomprensibile ad un non addetto ai lavori dotato di un buon retroterra chimico e di esperienza di laboratorio (3).
In presenza di diverse posizioni in parte qua, peraltro tutte autorevoli, fra le quali fondamentali sono quelle dell’allora Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici (APAT ora Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, I.S.P.R.A.) e dell’Istituto Superiore Sanità (I.S.S.), ma pure di molte ARPA regionali, e, come sovente accade anche di talune Procure della Repubblica, l’avvento dell’art.6-quater è stato salutato come una sorta di ritorno al principio di legalità (4) .
Si rammenta come un precedente indirizzo sia stato dettato dal Ministero dell’Ambiente, con nota direttoriale prot.20577/QdV/DI/V del 19 ottobre 2006, che aveva fatto propria la posizione precauzionistica della Comunità Europea, individuante il rifiuto pericoloso nel solo limite del superamento della concentrazione totale di idrocarburi (o anche per oli minerali) allo 0,1%, ciò in particolare considerando la metodologia analitica diffusa ai fini della determinazione degli oli minerali (idrocarburi C10-C40 di cui al D.M. 3 agosto 2005 (5)). Un altro delicato problema riguarda l’applicabilità dei limiti previsti dall’appena citato D.M. 3 agosto 2005 e/o di quelli della Deliberazione Comitato Interministeriale del 27 luglio 1984, ai fini della classificazione dei rifiuti come pericolosi (o non) e dell’analisi per l’ammissibilità (o meno) dei rifiuti nelle discariche. Più esattamente, agli effetti dello smaltimento in discarica, possono essere “vigenti”, secondo i casi, paradossalmente anche (in “contemporanea”) tutte le suddette norme tecniche, in quanto, per stabilire se – ai fini dello smaltimento - un rifiuto sia da considerarsi pericoloso (o T/N) si utilizza ancora la D.C.I. 1984, che non è valevole però ai fini della classificazione e le autorizzazioni, di volta in volta, richiamano siffatto “mosaico” normativo, per cui lo scenario sembra essere….“naif”.
Più esattamente, come evincibile nella documentazione (dossier) dei lavori parlamentari, redatti per l’esame della conversione del d.l. 208/2008, viene riportato `in proposito, quanto sottolineato nel recente documento di marzo 2008 sulla classificazione dei rifiuti, redatto da ARPA Veneto e Regione Veneto (6). In tale documento si legge, con riferimento alla procedura di classificazione di rifiuti contenenti idrocarburi, che “i suggerimenti di APAT (oggi ISPRA) e ISS (Istituto superiore di Sanità), oltre che ad evidenziare che la normativa vigente non consente di ottenere una risposta definitiva sull’argomento in parola, forniscono le ragioni tecniche e le modalità operative per un approccio scientifico alla soluzione della problematica”. Nello stesso documento viene poi ricordato che “l’APAT con nota 8/6/2006, precisa che «relativamente al parametro generico di idrocarburi ai fini della verifica della pericolosità (in termini di potenziale cancerogenicità) del rifiuto contaminato da idrocarburi per il quale non sia possibile conoscere, puntualmente, l’attività che lo ha generato e, quindi la natura dell’olio contaminante è da individuarsi nel superamento del valore limite dello 0,1%. Si assume che se la concentrazione totale di idrocarburi in un rifiuto risulta superiore allo 0,1% e la concentrazione di uno dei marker ricercati è superiore, nell’olio, al suo valore di soglia (0,005%, 50 ppm, nel caso del benzo[a]pirene) il rifiuto è da considerarsi pericoloso». Si evidenzia che APAT afferma che ai fini dell’attribuzione della pericolosità la concentrazione limite del marker è da riferirsi alla sola frazione idrocarburica e non al rifiuto nel suo complesso. Il documento rammenta poi che “l’ISS con nota del 5/7/2006 dissente da APAT sulla fattibilità del metodo in quanto non è esente da problemi applicativi […]. D’altra parte afferma che appare eccessivamente conservativa l’applicazione del valore di 1000 ppm (0.1%) di idrocarburi come limite per la classificazione del rifiuto come cancerogeno: tale approccio implicherebbe infatti che tutti gli idrocarburi, indipendentemente dalla loro composizione e provenienza, siano da considerare cancerogeni. In conclusione, ISS ritiene che la classificazione di un rifiuto industriale come cancerogeno, laddove in tale rifiuto siano presenti residui di idrocarburi, debba essere effettuata determinando nel rifiuto la presenza di marker cancerogeni bassobollenti, con particolare riferimento quindi agli idrocarburi policiclici aromatici. Considerando eccessivamente riduttivo limitare l’analisi alla sola ricerca del benzo(a)pirene, che può essere accettato come unico marker di cancerogenesi per un taglio petrolifero, ma non per un rifiuto data la sua estrema variabilità di composizione, l’indagine analitica dovrebbe essere estesa a tutti gli idrocarburi policiclici aromatici espressamente classificati come cancerogeni dall’Unione Europea nell’Allegato I alla direttiva 67/548/CEE, e cioè il dibenzo(ah)antracene, benzo[a]antracene; benzo[def]crisene; benzo[e]acefenantrilene; benzo[e]pirene; benzo[j]fluorantene; benzo(k)fluorantene. Si evidenzia inoltre che ISS differentemente da APAT afferma che ai fini dell’attribuzione della pericolosità la concentrazione limite del marker è da riferirsi al totale del rifiuto nel suo complesso”. Nello stesso documento viene poi evidenziato che “il Ministero dell’Ambiente in data 19-10- 2006, dopo una disanima dei sopra illustrati pareri, ritiene condivisibile l’approccio più conservativo che prevede la classificazione di un rifiuto come pericoloso se la concentrazione totale di idrocarburi è uguale o superiore allo 0,1 % senza peraltro esplicitare le ragioni tecniche della propria scelta”.
Con la disposizione in commento, ora per la classificazione in parola (ai fini dell’assegnazione della caratteristica di pericolo H7, “cancerogeno”) si rinvia alla tabella A2 (7), dell’allegato A, al Decreto Ministero dell’ambiente 7 novembre 2008 (8).
Peraltro, recentemente, l’O.P.C.M. n.3704 del 17 settembre 2008 (9) relativo ai materiali di dragaggio della laguna sembra - parimenti – aver “sposato” l’indirizzo dell’I.S.S..
(1) In Gazzetta Ufficiale n. 304 del 31 dicembre 2008.
(2) `in particolar modo in Italia, in cui ancor oggi di fatto la bonifica di un suolo avviene fondamentalmente tramite l’escavazione del suolo contaminato e l’avvio a discarica` così la più esperta dottrina di L. MUSUMECI, Bonifica di siti contaminati, Milano, Edizioni Ambiente, 2008, pag.110.
Si veda anche il comma 1, dell’art.186 del D.Lgs. 152/2006, ove nell’elencare le condizioni per l’utilizzo delle terre e rocce per reintegri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati, alla lettera “e” prevede che venga accertato che i materiali da scavo `non provengano da siti contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi del titolo V della parte quarta`, mentre la lettera “f” dispone che `le loro caratteristiche chimico e chimico-fisiche siano tali che il loro impiego nel sito prescelto non determini rischi per la salute e per la qualità delle matrici ambientali interessate ed avvenga nel rispetto delle norme di tutela delle acque superficiali e sotterranee, della flora, della fauna, degli habitat e delle aree naturali protette. In particolare deve essere dimostrato che il materiale da utilizzare non è contaminato con riferimento alla destinazione d’uso del medesimo, nonché la compatibilità di detto materiale con il sito di destinazione`.
(3) Per la parte precipuamente tecnica sono debitore, manifestando apprezzamento anche la loro onestà e incondizionabilità intellettuale, oltre che per la loro indubbia preparazione sul tema, agli amici G.ANGELUCCI, direttore dipartimento rifiuti della Provincia Autonoma di Bolzano e B.LAVEZZI, esperto legislativo di un grande laboratorio chimico ambientale privato.
(4) Cfr. P.FICCO, Idrocarburi e rifiuti: l’iter di conversione in legge del Dl 208 mette la parola “fine” ad uno psicodramma molto italiano, www.reteambiente.com in collaborazione con Greenreport, Roma 18 febbraio 2009.
(5) 5 Il D.M. 3 agosto 2005 recepisce la Decisione del Consiglio del 19 dicembre 2002 (pubblicata sulla G.U.C.E. del 16 gennaio 2003) che definisce le procedure e i criteri di ammissibilità, nonché i relativi metodi di campionamento e di analisi,con certune decorrenze.
(6) Cfr. http://www.ambientediritto.it/dottrina/Dottrina_2008/classificazione.pdf.
(7) ove vengono elencati i parametri chimici da controllare sui sedimenti portuali da sottoporre a dragaggio ed i relativi limiti di quantificazione richiesti.
(8) Sul D.M. 7 novembre 2008 si vedano: F.PERES, Il dragaggio dei sedimenti nella legge n. 84/1994 e nel d.m. 7 novembre 2008, www.filodiritto.com, articolo datato 01/02/2009; S.D’ANGIULLI, Al via il dragaggio dei porti nei siti di bonifica di interesse nazionale, Rifiuti-Bollettino di informazione normativa, Edizioni Ambiente, n.2/2009, pag.6 ss. Il D.M è il primo provvedimento che indica, espressamente, nell’allegato, i valori di riferimento e dei markers al fine di stabilirne la pericolosità. Se una sostanza raggiunge il limite dello 0,1%, si supera la tabella e si devono analizzare i markers, ove questi superino determinate concentrazioni allora il rifiuto si classifica come pericoloso o non. Questi limiti dei markers sembrano essere stati – cautelativamente - fissati al “ribasso”.
(9) `Disposizioni urgenti di protezione civile` in G.U. n. 221 del 20.9.2008, ove `Visti il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri con il quale e` stato prorogato, fino al 31 dicembre 2008, lo stato di emergenza socio economico ambientale nella laguna di Venezia in ordine alla rimozione dei sedimenti inquinati nei canali portuali di grande navigazione, l`ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3383 del 3 dicembre 2004 e successive modificazioni ed integrazioni, nonche` le note del 29 luglio e 4 settembre 2008 del Commissario delegato per tale emergenza e del 5 agosto 2008 della Direzione generale per la qualita` della vita del Ministero dell`ambiente e della tutela del territorio e del mare` così dispone con l’art. 1. `1. I materiali di dragaggio dei canali portuali di grande navigazione della laguna di Venezia, classificati «oltre C Protocollo 1993», possono essere refluiti nella cassa di colmata denominata«Molo Sali», ad esclusione di quelli definiti pericolosi in quanto presentano valori superiori a quelli indicati in Allegato D, parte quarta del decreto legislativo n. 152 del 2006. Ai fini della classificazione come pericoloso del materiale di dragaggio per il parametro «idrocarburi», si applicano i criteri indicati dall`Istituto superiore di sanita` nella nota n. 0036565 del 5 luglio 2006. 2. Agli effetti della classificazione del materiale di dragaggio di cui trattasi, fanno fede i risultati ottenuti a seguito della realizzazione del «Piano di caratterizzazione ambientale dei canali industriali inclusi nella perimetrazione del Sito di bonifica di interesse nazionale di Venezia - Porto Marghera» predisposto dall`Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare e dal Magistrato alle acque di Venezia, approvato dalla conferenza di servizi del 6 agosto 2004 e validati dall`Agenzia regionale per la protezione e prevenzione ambientale del Veneto. 3. Qualora al termine delle attivita` di refluimento in cassa di colmata i materiali di dragaggio presentino valori di concentrazione superiori ai limiti fissati dalla vigente normativa in materia di bonifica per la specifica destinazione d`uso della struttura di contenimento, devono essere adottate misure di sicurezza che garantiscano la tutela della salute e dell`ambiente.L`accettabilita` delle concentrazioni residue degli inquinanti eccedenti i valori limite deve essere accertata attraverso una metodologia di analisi di rischio con procedura diretta, riconosciuta a livello internazionale, che assicuri, per la parte di interesse, il soddisfacimento dei «Criteri metodologici per l`applicazione dell`analisi di rischio sanitaria ai siti contaminati» elaborati dall`Agenzia per la protezione dell`ambiente e per i servizi tecnici, dall`Istituto superiore di sanita` e dalle Agenzie regionali per la protezione dell`ambiente.`. In pratica l’art.2 di questa ordinanza prevede che i fanghi da dragaggio aventi un contenuto in idrocarburi superiore a 1000 mg/kg, debbano essere classificati come pericolosi secondo l’oramai notissimo parere dell’I.S.S. prot.0036565 del 5 luglio 2006.