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Timestamp: 2020-06-05 21:44:13+00:00
Document Index: 121485915

Matched Legal Cases: ['art. 120', 'art. 25', 'art. 1283', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 1283', 'art. 1283', 'art. 1283', 'art. 1283', 'art. 1283']

capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi
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La nullità del patto di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi e la prescrizione dell'azione di ripetizione dell'indebito le Sezioni Unite del 2010
questioni giuridiche in tema di interessi bancari
SSU 2004 su la capitalizzazione trimestrale
Le questioni sottoposte al giudizio per cassazione riguardavano rapporti di conto corrente definitisi in data precedente all'entrata in vigore del d.lgs. n. 342/1999, con il quale è stato modificato l'art. 120 del d.lgs. n. 385/1993 (Testo Unico Bancario). Ad essi non era, quindi, applicabile la disciplina dettata, in attuazione della richiamata normativa, dalla Delibera emessa il 9 febbraio 2000 dal Cicr, recante «Modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi scaduti nelle operazioni poste in essere nell'esercizio dell'attività bancaria e finanziaria», in G.U., 22 febbraio 2000, n. 43. Perciò, anche per effetto della declaratoria d'incostituzionalità dell'art. 25, comma 3, del citato d.lgs. n. 342/1999, pronunciata dalla Corte costituzionale con l'ordinanza 17 ottobre 2000, n. 425, la disciplina cui occorreva fare riferimento era esclusivamente quella antecedente al 22 aprile 2000 (data di entrata in vigore della menzionata delibera del Cicr).
Su tale base era, quindi, stata dichiarata nelle pregresse fasi del giudizio di merito la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi a carico del cliente, che figurava nei contratti di conto corrente bancario dallo stesso stipulati, in conformità all'orientamento già espresso dalle Sezioni Unite, secondo cui la legittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi a debito del correntista bancario va esclusa anche con riguardo al periodo anteriore alle decisioni con le quali la Suprema Corte, ponendosi in contrasto con l'indirizzo giurisprudenziale sin lì seguito, aveva accertato l'inesistenza di un uso normativo idoneo a derogare al precetto dell'art. 1283 c.c. (Sez. Un. civ., 4 novembre 2004, n. 21095). discendeva, quindi, la pretesa del correntista di ripetere quanto indebitamente versato a titolo di interessi illegittimamente computati a suo carico dalla banca, ed occorreva stabilire se, all'accoglimento di tale pretesa, ostasse una già maturata prescrizione.
Il principio espresso nella prima massima era stato seguito da una parte della giurisprudenza di merito: nel senso che l'azione volta a ottenere la restituzione di somme indebitamente pagate a titolo di capitalizzazione trimestrale degli interessi, ha natura di azione per indebito oggettivo, con la conseguenza che esse divengono esigibili nel momento in cui il diritto diviene azionabile, ovverosia alla chiusura del rapporto di conto corrente con conseguente applicabilità della prescrizione decennale decorrente da detto momento, v., ad esempio, Trib. Pescara 23 dicembre 2009, in Pqm, 2010, I, 43; Trib. Bergamo 29 maggio 2006, in Corr. merito, 2006, 981. Nel senso invece che il dies a quo coincide con quello in cui è stato effettuato il pagamento indebito, vale a dire con quello in cui gli interessi passivi vengono effettivamente percepiti dalla banca, normalmente mediante compensazione contabile con le poste attive a favore del correntista, cfr. Trib. Genova 4 gennaio 2008, in Guida al diritto, 2008, n. 18, p. 83 (in quest'ultima decisione si precisa che quando il conto è in attivo tale percezione avviene al momento della liquidazione e imputazione sul conto, dovendo escludersi che il momento iniziale del termine di prescrizione decennale decorra dalla chiusura definitiva del rapporto; quando invece il conto è in passivo, non vi è percezione effettiva di interessi da parte della banca ma un incremento del suo credito, per cui non decorre alcun termine prescrizionale). Già secondo Cass. 9 aprile 1984 n. 2262, il momento iniziale del termine di prescrizione decennale per il reclamo delle somme indebitamente trattenute dalla banca a titolo di interessi su un'apertura di credito in conto corrente (nella specie, perché calcolati in misura superiore a quella legale senza pattuizione scritta), decorre dalla chiusura definitiva del rapporto, trattandosi di un contratto unitario che dà luogo a un unico rapporto giuridico, anche se articolato in una pluralità di atti esecutivi, sicché è solo con la chiusura del conto che si stabiliscono definitivamente i crediti e i debiti delle parti tra loro. Secondo Cass. 13 aprile 2005 n. 7651, qualora con sentenza sia dichiarata la nullità del titolo sulla base del quale è stato effettuato un pagamento, la domanda di restituzione dà luogo a un azione di ripetizione di indebito oggettivo il cui termine di prescrizione inizia a decorrere non dalla data della decisione ma da quella del pagamento effettuato al momento della stipula del contratto dichiarato nullo, atteso che la pronuncia di nullità del negozio, essendo di mero accertamento, ha efficacia retroattiva con caducazione fin dall'origine dell'atto e della modifica della situazione giuridica preesistente, e ciò non diversamente da quanto accade nell'ipotesi di ripetizione del pagamento effettuato in base a norma successivamente dichiarata incostituzionale.
Cassazione civile sez. un. 02 dicembre 2010 n. 24418
L'interpretazione data dal giudice di merito all'art. 7 del contratto di conto corrente bancario, stipulato dalle parti in epoca anteriore al 22 aprile 2000, secondo la quale la previsione di capitalizzazione annuale degli interessi contemplata dal comma 1 di detto articolo si riferisce ai soli interessi maturati a credito del correntista, essendo invece la capitalizzazione degli interessi a debito prevista dal comma successivo su base trimestrale, è conforme ai criteri legali d'interpretazione del contratto ed, in particolare, a quello che prescrive l'interpretazione sistematica delle clausole; con la conseguenza che, dichiarata la nullità della surriferita previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'art. 1283 c.c., (il quale osterebbe anche ad un'eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna.
Dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi in una apertura di credito in conto corrente, per il contrasto con il divieto di anatocismo sancito dall'art. 1283 c.c., gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna, perché il medesimo art. 1283 osterebbe anche a una eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale e perché nemmeno potrebbe essere ipotizzato come esistente, un uso, anche non normativo, di capitalizzazione con quella cadenza.
È conforme ai criteri legali di interpretazione del contratto, in particolare all'interpretazione sistematica delle clausole, l'interpretazione data dal giudice di merito ad una clausola di un contratto di conto corrente bancario, stipulato tra le parti in data anteriore al 22 aprile 2000, e secondo la quale la previsione di capitalizzazione annuale degli interessi, pattuita nel comma 1 di tale clausola, si riferisce ai soli interessi maturati a credito del correntista, essendo, invece, la capitalizzazione degli interessi a debito prevista nel comma successivo, su base trimestrale , con la conseguenza che, dichiarata la nullità della previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale , per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'art. 1283 c.c. (il quale osterebbe anche ad un'eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista devono essere calcolati senza operare alcuna capitalizzazione .
L'azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati con riguardo ad un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta all'ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell'ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati. Infatti, nell'anzidetta ipotesi ciascun versamento non configura un pagamento dal quale far decorrere, ove ritenuto indebito, il termine prescrizionale del diritto alla ripetizione, giacché il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell'esecuzione di una prestazione da parte del "solvens" con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell'"accipiens".
con la conseguenza che, dichiarata la nullità della surriferita previsione negoziale di capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito dall'art. 1283 c.c., (il quale osterebbe anche ad un'eventuale previsione negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista debbono essere calcolati senza operare capitalizzazione alcuna".
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