Source: http://www.filcams.cgil.it/doc-finanziaria-2004-il-decretone-2-2/
Timestamp: 2018-12-15 17:20:34+00:00
Document Index: 119899290

Matched Legal Cases: ['in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 155', 'art. 28', 'art. 28', 'art. 107', 'art. 155', 'art. 47', 'art. 155', 'art. 2514', 'art. 2', 'art. 106', 'sentenza ', 'sentenza ']

“Doc” Finanziaria 2004, il decretone 2
ItaliaOggi (documenti)
ItaliaOggi continua la pubblicazione del testo del decreto legge 269 convertito ieri in legge dalla camera dei deputati
3. Nel comma 2 dell’articolo 11 della legge 14 agosto 1993, n.344, recante la disciplina dei fondi comuni d’investimento mobiliare chiusi, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: ´La predetta aliquota è ridotta al 5 per cento, qualora il regolamento del fondo preveda che non meno dei due terzi del relativo attivo siano investiti in azioni ammesse alla quotazione nei mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione Europea di società di piccola o media capitalizzazione e, decorso il periodo di un anno dalla data di avvio o di adeguamento del regolamento alla presente disposizione, il valore dell’investimento nelle azioni delle predette società non risulti inferiore, nel corso dell’anno solare, ai due terzi del valore dell’attivo per più di due mesi successivi al compimento del predetto periodo; il valore dell’attivo è rilevato dai prospetti del fondo al netto dell’eventuale risparmio d’imposta, ricollegabile ai risultati negativi della gestione, contabilizzato nei prospetti medesimi. Devono essere tenuti a disposizione dell’Amministrazione finanziaria fino alla scadenza dei termini stabiliti dall’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, anche su supporto informatico, appositi prospetti contabili che consentano di verificare l’osservanza del requisito minimo d’investimento previsto dal periodo precedente. Ai predetti effetti per società di piccola o media capitalizzazione s’intendono le società con una capitalizzazione di mercato non superiore a 800 milioni di euro determinata sulla base dei prezzi rilevati l’ultimo giorno di quotazione di ciascun trimestre solare. Il risultato della gestione si determina sottraendo dal valore del patrimonio netto del fondo alla fine dell’anno al lordo dell’imposta sostitutiva accantonata, aumentato dei rimborsi e dei proventi eventualmente distribuiti nell’anno e diminuito delle sottoscrizioni effettuate nell’anno, il valore del patrimonio netto del fondo all’inizio dell’anno, i proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio soggetti ad imposta sostitutiva e il 60 per cento dei proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi d’investimento collettivo del risparmio di cui al quarto periodo del comma 1 dell’articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n. 77, nonché i proventi esenti e quelli soggetti a ritenuta a titolo d’imposta.’.
4. Nel comma 3 dell’articolo 9 della legge 23 marzo 1983, n.77, sull’istituzione e disciplina dei fondi comuni d’investimento mobiliare, nel comma 4 dell’articolo 11-bis del decreto legge 30 settembre 1983, n.512, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 novembre 1983, n.649, recante la disciplina del regime tributario dei fondi comuni esteri di investimento mobiliare, già autorizzati al collocamento nel territorio dello Stato, e nel comma 4 dell’articolo 11 della legge 14 agosto 1993, n.344, sull’istituzione e disciplina dei fondi comuni d’investimento mobiliare chiusi, dopo il secondo periodo, sono aggiunti i seguenti: ´Il credito d’imposta riconosciuto sui proventi derivanti dalla partecipazione ai fondi di cui al secondo periodo del comma 2 costituisce credito d’imposta limitato fino a concorrenza del 9 per cento di detti proventi e ad esso si applicano le disposizioni dei commi 3-bis e 3-ter dell’articolo 11 e dei commi 1-bis e 1-ter dell’articolo 94 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917. L’imposta corrispondente al credito d’imposta limitato di cui al precedente periodo è computata, fino a concorrenza dell’importo del credito medesimo, nell’ammontare delle imposte di cui al comma 4 dell’articolo 105 del medesimo testo unico secondo i criteri previsti per gli utili indicati al n.2) del predetto comma.’.
5. Nel comma 1 dell’articolo 14 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n.124, recante la disciplina delle forme pensionistiche complementari, il secondo periodo è sostituito dai seguenti: ´Il risultato si determina sottraendo dal valore del patrimonio netto al termine di ciascun anno solare, al lordo dell’imposta sostitutiva, aumentato delle erogazioni effettuate per il pagamento dei riscatti, delle prestazioni previdenziali e delle somme trasferite ad altre forme pensionistiche, e diminuito dei contributi versati, delle somme ricevute da altre forme pensionistiche nonché dei redditi soggetti a ritenuta, del 54,55 per cento dei proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi d’investimento collettivo del risparmio di cui al quarto periodo del comma 1 dell’articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n.77, dei redditi esenti o comunque non soggetti ad imposta e il valore del patrimonio stesso all’inizio dell’anno. I proventi derivanti da quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio soggetti ad imposta sostitutiva con l’aliquota del 12,50 per cento concorrono a formare il risultato della gestione se percepiti o se iscritti nel rendiconto del fondo e su di essi compete un credito d’imposta del 15 per cento. Il credito d’imposta compete nella misura del 6 per cento nel caso in cui gli organismi d’investimento collettivo del risparmio siano assoggettati ad imposta sostitutiva delle imposte sui redditi sul risultato della gestione con l’aliquota del 5 per cento.’.
6. Nel comma 3 dell’articolo 14 del decreto legislativo 21 aprile 1993, n.124, recante la disciplina delle forme pensionistiche complementari, le parole: ´nonché la ritenuta prevista, nella misura del 12,50 per cento,’ sono sostituite dalle seguenti: ´nonché le ritenute previste, nella misura del 12,50 per cento e del 5 per cento,’.
7. Nel comma 1 dell’articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n.77, sull’istituzione e disciplina dei fondi comuni d’investimento mobiliare, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: ´La ritenuta è operata con l’aliquota del 5 per cento, qualora il regolamento dell’organismo d’investimento preveda che non meno dei due terzi del relativo attivo siano investiti in azioni ammesse alla quotazione nei mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione Europea di società di piccola o media capitalizzazione e, decorso il periodo di un anno dalla data di avvio o di adeguamento del regolamento alla presente disposizione, il valore dell’investimento nelle azioni delle predette società non risulti inferiore, nel corso dell’anno solare, ai due terzi del valore dell’attivo per più di un sesto dei giorni di valorizzazione del fondo successivi al compimento del predetto periodo; il valore dell’attivo è rilevato dai prospetti periodici dell’organismo d’investimento. Nel caso in cui il regolamento dell’organismo d’investimento sia stato adeguato alla presente disposizione successivamente al suo avvio, sui proventi maturati fino alla data di adeguamento la ritenuta è operata con l’aliquota del 12,50 per cento. I soggetti incaricati residenti tengono a disposizione dell’Amministrazione finanziaria fino alla scadenza dei termini stabiliti dall’articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, il regolamento dell’organismo d’investimento e le eventuali modifiche, nonché, anche su supporto informatico, appositi prospetti contabili che consentano di verificare l’osservanza del requisito minimo d’investimento previsto dal periodo precedente. Ai predetti effetti per società di piccola o media capitalizzazione s’intendono le società con una capitalizzazione di mercato non superiore a 800 milioni di euro determinata sulla base dei prezzi rilevati l’ultimo giorno di quotazione di ciascun trimestre solare’.
8. Il comma 4 dell’articolo 10-ter della legge 23 marzo 1983, n.77, è sostituito dal seguente:
´4. Nel caso in cui le quote o azioni di cui al comma 1 sono collocate all’estero, o comunque i relativi proventi sono conseguiti all’estero senza applicazione della ritenuta, detti proventi, se percepiti al di fuori dell’esercizio d’impresa commerciale, sono assoggettati a imposizione sostitutiva, secondo le disposizioni di cui all’articolo 16-bis del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917, con le stesse aliquote di ritenuta previste nel comma 1.’.
9. Nel comma 1 dell’articolo 9 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n.461, recante la disciplina del rimborso d’imposta per i sottoscrittori di quote di organismi di investimento collettivo del risparmio italiani, dopo le parole: ´al pagamento di una somma pari al 15 per cento’ sono aggiunte le seguenti: ´dei predetti proventi, qualora siano erogati da organismi di investimento collettivo soggetti ad imposta sostitutiva con l’aliquota del 12,50 per cento, e al 6 per cento, qualora siano erogati da organismi d’investimento collettivo soggetti ad imposta sostitutiva con l’aliquota del 5 per cento’.
10. Nel comma 4 dell’articolo 9 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n.461, recante l’esenzione da imposta sostitutiva degli organismi d’investimento collettivo italiani sottoscritti esclusivamente da soggetti non residenti, il primo periodo è sostituito dal seguente: ´Nel caso di organismi d’investimento collettivo mobiliare le cui quote o azioni siano sottoscritte esclusivamente da soggetti non residenti di cui al comma 3, gli organismi medesimi sono esenti dall’imposta sostitutiva sul risultato della gestione altrimenti dovuta con le aliquote del 12,50 e 5 per cento.’.
11. Nel comma 4 dell’articolo 7 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n.461, recante la disciplina dell’imposta sostitutiva sul risultato maturato delle gestioni individuali di portafoglio, dopo le parole: ´di cui alla legge 25 gennaio 1994, n.86,’ sono inserite le seguenti: ´il 60 per cento dei proventi derivanti dalla partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio di cui al quarto periodo, del comma 1, dell’articolo 10-ter, della legge 23 marzo 1983, n.77,’.
11-bis. Sono abrogati l’articolo 3 della legge 9 gennaio 1991, n.19, il regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 luglio 1999, n. 392, nonché il regolamento di cui al decreto del Ministro del tesoro emanato di concerto con i Ministri degli affari esteri, delle finanze, dell’industria, del commercio e dell’artigianato e del commercio con l’estero 19 ottobre 1998, n. 508, concernenti l’istituzione e il funzionamento del ´Centro di servizi finanziari ed assicurativi di Trieste’.
1. Ai fini del presente decreto si intendono per: ´confidi’, i consorzi con attività esterna, le società cooperative, le società consortili per azioni, a responsabilità limitata o cooperative, che svolgono l’attività di garanzia collettiva dei fidi; per ´attività di garanzia collettiva dei fidi’, l’utilizzazione di risorse provenienti in tutto o in parte dalle imprese consorziate o socie per la prestazione mutualistica e imprenditoriale di garanzie volte a favorirne il finanziamento da parte delle banche e degli altri soggetti operanti nel settore finanziario; per ´confidi di secondo grado’, i consorzi con attività esterna, le società cooperative, le società consortili per azioni, a responsabilità limitata o cooperative, costituiti dai confidi ed eventualmente da imprese consorziate o socie di questi ultimi o da altre imprese; per ´piccole e medie imprese’, le imprese che soddisfano i requisiti della disciplina comunitaria in materia di aiuti di Stato a favore delle piccole e medie imprese determinati dai relativi decreti del Ministro delle attività produttive e del Ministro delle politiche agricole e forestali; per ´testo unico bancario’, il decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385, e successive modificazioni e integrazioni; per ´elenco speciale’, l’elenco previsto dall’articolo 107 del testo unico bancario; per ´riforma delle società’, il decreto legislativo 17 gennaio 2003, n.6. In sede di prima applicazione, e fino alla chiusura del terzo esercizio, il consiglio di amministrazione è composto dai soggetti indicati all’articolo 3 della legge 14 ottobre 1964, n. 1068.
5. L’uso nella denominazione o in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico delle parole ´confidi’, ´consorzio, cooperativa, società consortile di garanzia collettiva dei fidi’ ovvero di altre parole o locuzioni idonee a trarre in inganno sulla legittimazione allo svolgimento dell’attività di garanzia collettiva dei fidi è vietato a soggetti diversi dai confidi.
19. Ai confidi costituiti sotto forma di società cooperativa non si applicano il secondo comma dell’articolo 2545-quater del codice civile introdotto dalla riforma delle società e gli articoli 11 e 20 della legge 31 gennaio 1992, n.59. L’obbligo di devoluzione previsto dall’articolo 2514, comma primo, lettera d), del codice civile, come modificato dalla riforma delle società, si intende riferito al Fondo di garanzia interconsortile al quale il confidi aderisca o, in mancanza, ai Fondi di garanzia di cui ai commi 20, 21, 25 e 28.
20-bis. Ai fini delle disposizioni recate dal comma 20 i confidi che riuniscono cooperative e loro consorzi debbono associare complessivamente non meno di 5 mila imprese e garantire finanziamenti complessivamente non inferiori a 300 milioni di euro.
21. I fondi di garanzia interconsortile sono gestiti da società consortili per azioni o a responsabilità limitata il cui oggetto sociale preveda in via esclusiva lo svolgimento di tale attività, ovvero dalle società finanziarie costituite ai sensi dell’articolo 24 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.114. In deroga all’articolo 2602 del codice civile le società consortili possono essere costituite anche dalle associazioni di cui al comma 20.
23. I confidi che non aderiscono a un fondo di garanzia interconsortile versano annualmente una quota pari allo 0,5 per mille dei finanziamenti complessivamente garantiti, entro il termine indicato nel comma 22, al Ministero dell’economia e delle finanze; le somme a tale titolo versate fanno parte delle entrate del bilancio dello Stato. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, una somma pari all’ammontare complessivo di detti versamenti è annualmente assegnata ai Fondi di garanzia indicati dai commi 25 e 28. I confidi, operanti nel settore agricolo, la cui base associativa è per almeno il 50 per cento composta da imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, versano annualmente la quota alla Sezione Speciale del Fondo Interbancario di garanzia, di cui all’articolo 21 della legge 9 maggio 1975, n. 153, e successive modificazioni.
24. Ai fini delle imposte sui redditi i contributi versati ai sensi dei commi 22 e 23, nonché gli eventuali contributi, anche di terzi, liberamente destinati ai fondi di garanzia interconsortile o ai Fondi di garanzia previsti dai commi 25 e 28, non concorrono alla formazione del reddito delle società che gestiscono tali fondi; detti contributi e le somme versate ai sensi del comma 23 sono ammessi in deduzione dal reddito dei confidi o degli altri soggetti eroganti nell’esercizio di competenza.
25. Il Fondo di garanzia costituito presso il Mediocredito Centrale spa ai sensi dell’articolo 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n.662, è conferito in una società per azioni, avente per oggetto esclusivo la sua gestione, costituita con atto unilaterale dallo Stato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Il capitale sociale iniziale della società per azioni è determinato con decreto del Ministro delle attività produttive, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministero delle politiche agricole e forestali. La società per azioni assume i diritti e gli obblighi del Fondo di garanzia proseguendo in tutti i suoi rapporti, anche processuali, anteriori al conferimento. I privilegi e le garanzie di qualsiasi tipo costituiti o prestate a favore del Fondo di garanzia conservano il loro grado e la loro validità in capo alla società per azioni, senza necessità di alcuna formalità o annotazione. L’atto costitutivo attribuisce agli amministratori la facoltà di aumentare il capitale sociale a norma dell’articolo 2443 del codice civile con offerta delle nuove azioni ai confidi, anche tramite le loro associazioni nazionali di rappresentanza, alle società indicate nel comma 21, alle Regioni, alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, alle banche, agli enti gestori di altri fondi pubblici di garanzia al fine del loro conferimento nella società per azioni e agli ulteriori soggetti pubblici e privati eventualmente individuati dallo statuto della società. Lo statuto fissa altresì un limite massimo di possesso azionario per i nuovi soci, diversi da quelli che apportino altri fondi pubblici di garanzia, non superiore al 5 per cento del capitale sociale. In ogni caso lo Stato, le Regioni e gli altri enti pubblici conservano congiuntamente la maggioranza assoluta del capitale sociale. Le operazioni di garanzia effettuate dalla società per azioni di cui al presente comma beneficiano della garanzia dello Stato nei limiti delle risorse finanziarie attribuite.
28. L’intervento del Fondo di garanzia di cui all’articolo 2, comma 100, lettera b), della legge 23 dicembre 1996, n.662, è riservato alle operazioni di controgaranzia dei confidi operanti sull’intero territorio nazionale nonché alle operazioni in cogaranzia con i medesimi. La controgaranzia e la cogaranzia del Fondo sono escutibili per intero, a prima richiesta, alla data di avvio delle procedure di recupero nei confronti dell’impresa inadempiente. Le eventuali somme recuperate dai confidi sono restituite al Fondo nella stessa percentuale della garanzia da esso prestata.
29. L’esercizio dell’attività bancaria in forma di società cooperativa a responsabilità limitata è consentito, ai sensi dell’articolo 28 del testo unico bancario, anche alle banche che, in base al proprio statuto, esercitano prevalentemente l’attività di garanzia collettiva dei fidi a favore dei soci. La denominazione di tali banche contiene le espressioni ´confidi’, ´garanzia collettiva dei fidi’ o entrambe.
30. Alle banche di cui al comma 29 si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni contenute negli articoli da 5 a 11, da 19 a 28 e da 33 a 37, del testo unico bancario.
´4-bis. Il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, determina i criteri oggettivi, riferibili al volume di attività finanziaria e ai mezzi patrimoniali, in base ai quali sono individuati i confidi che sono tenuti a chiedere l’iscrizione nell’elenco speciale previsto dall’articolo 107. La Banca d’Italia stabilisce, con proprio provvedimento, gli elementi da prendere in considerazione per il calcolo del volume di attività finanziaria e dei mezzi patrimoniali. Per l’iscrizione nell’elenco speciale i confidi devono adottare una delle forme societarie previste dall’articolo 106, comma 3.
4-sexies. Ai confidi iscritti nell’elenco speciale si applicano gli articoli 107, commi 2, 3, 4 e 4-bis, 108, 109, 110 e 112. La Banca d’Italia dispone la cancellazione dall’elenco speciale qualora risultino gravi violazioni di norme di legge o delle disposizioni emanate ai sensi del presente decreto legislativo; si applica l’articolo 111, commi 3 e 4.’.
33. Le banche e i confidi indicati nei commi 29, 30, 31 e 32 possono, anche in occasione delle trasformazioni e delle fusioni previste dai commi 38, 39, 40, 41, 42 e 43, imputare al fondo consortile o al capitale sociale i fondi rischi e gli altri fondi o riserve patrimoniali costituiti da contributi dello Stato, delle regioni e di altri enti pubblici senza che ciò comporti violazione dei vincoli di destinazione eventualmente sussistenti, che permangono, salvo quelli a carattere territoriale, con riferimento alla relativa parte del fondo consortile o del capitale sociale. Le azioni o quote corrispondenti costituiscono azioni o quote proprie delle banche o dei confidi e non attribuiscono alcun diritto patrimoniale o amministrativo né sono computate nel capitale sociale o nel fondo consortile ai fini del calcolo delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell’assemblea.
34. Le modificazioni del contratto di consorzio riguardanti gli elementi indicativi dei consorziati devono essere iscritte soltanto una volta l’anno entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale attraverso il deposito dell’elenco dei consorziati riferito alla data di approvazione del bilancio.
35. Gli amministratori del consorzio devono redigere il bilancio d’esercizio con l’osservanza delle disposizioni relative al bilancio delle società per azioni. L’assemblea approva il bilancio entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio ed entro trenta giorni dall’approvazione una copia del bilancio, corredata dalla relazione sulla gestione, dalla relazione del collegio sindacale, se costituito, e dal verbale di approvazione dell’assemblea deve essere, a cura degli amministratori, depositata presso l’ufficio del registro delle imprese.
Ai consorziati spetta il diritto di esaminare i libri indicati nel presente comma e, per quelli indicati nei numeri 1) e 2), di ottenerne estratti a proprie spese. Il libro indicato nel numero 1) del presente comma può altresì essere esaminato dai creditori che intendano far valere la responsabilità verso i terzi dei singoli consorziati ai sensi dell’articolo 2615, secondo comma del codice civile, e deve essere, prima che sia messo in uso, numerato progressivamente in ogni pagina e bollato in ogni foglio dall’ufficio del registro delle imprese o da un notaio.
37. L’articolo 155, comma 4, del testo unico bancario è sostituito dal seguente:
´4. I confidi, anche di secondo grado, sono iscritti in un’apposita sezione dell’elenco previsto dall’articolo 106, comma 1. L’iscrizione nella sezione non abilita a effettuare le altre operazioni riservate agli intermediari finanziari iscritti nel citato elenco. A essi non si applica il titolo V del presente decreto legislativo’.
39. I confidi possono altresì fondersi con altri confidi comunque costituiti. Alle fusioni possono partecipare anche società, associazioni, anche non riconosciute, fondazioni e consorzi diversi dai confidi purché il consorzio o la società incorporante o che risulta dalla fusione sia un confidi o una banca [di credito cooperativo Soppresso] di cui al comma 29.
40. Alla fusione si applicano in ogni caso le disposizioni di cui al libro V, titolo V, capo X, sezione II del codice civile; a far data dal 1° gennaio 2004, qualora gli statuti dei confidi partecipanti alla fusione e il progetto di fusione prevedano per i consorziati eguali diritti, senza che assuma rilievo l’ammontare delle singole quote di partecipazione, non è necessario redigere la relazione degli esperti prevista dall’articolo 2501-sexies del codice civile, come modificato dalla riforma delle società. Il progetto di fusione determina il rapporto di cambio sulla base del valore nominale delle quote di partecipazione, secondo un criterio di attribuzione proporzionale.
43. Le società cooperative le quali divengono confidi sotto un diverso tipo associativo a seguito di fusione o che si trasformano ai sensi del comma 38 non sono soggette all’obbligo di devoluzione del patrimonio ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui all’articolo 11, comma 5, della legge 31 gennaio 1992, n.59, a condizione che nello statuto del confidi risultante dalla trasformazione o fusione sia previsto l’obbligo di devoluzione del patrimonio ai predetti fondi mutualistici in caso di eventuale successiva fusione o trasformazione del confidi stesso in enti diversi dal confidi ovvero dalle banche di cui al comma 29.
46. Gli avanzi di gestione accantonati nelle riserve e nei fondi costituenti il patrimonio netto dei confidi concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio in cui la riserva o il fondo sia utilizzato per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio o dall’aumento del fondo consortile o del capitale sociale. Il reddito d’impresa è determinato senza apportare al risultato netto del conto economico le eventuali variazioni in aumento conseguenti all’applicazione dei criteri indicati nel titolo I, capo VI, e nel titolo II, capo II, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917, e successive modificazioni.
47. Ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive i confidi, comunque costituiti, determinano in ogni caso il valore della produzione netta secondo le modalità contenute nell’articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.446, e successive modificazioni.
49. Le quote di partecipazione al fondo consortile o al capitale sociale dei confidi, comunque costituiti, e i contributi a questi versati costituiscono per le imprese consorziate o socie oneri contributivi ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917, e successive modificazioni. Tale disposizione si applica anche alle imprese e agli enti di cui al comma 10, per un ammontare complessivo deducibile non superiore al 2 per cento del reddito d’impresa dichiarato; è salva ogni eventuale ulteriore deduzione prevista dalla legge.
56. Le modificazioni delle iscrizioni, delle voci e dei criteri di bilancio conseguenti all’attuazione del presente articolo non comportano violazioni delle disposizioni del codice civile o di altre leggi in materia di bilancio, né danno luogo a rettifiche fiscali.
57. I confidi che hanno un volume di attività finanziaria pari o superiore a cinquantuno milioni di euro o mezzi patrimoniali pari o superiori a 2.600.000 euro possono, entro il termine di diciotto mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, chiedere l’iscrizione provvisoria nell’elenco speciale di cui all’articolo 107 del testo unico bancario. La Banca d’Italia procede all’iscrizione previa verifica della sussistenza degli altri requisiti di iscrizione previsti dagli articoli 106 e 107 del testo unico bancario. Entro tre anni dall’iscrizione, i confidi si adeguano ai requisiti minimi per l’iscrizione previsti ai sensi del comma 32. Trascorso tale periodo, la Banca d’Italia procede alla cancellazione dall’elenco speciale dei confidi che non si sono adeguati. I confidi iscritti nell’elenco speciale ai sensi del presente comma, oltre all’attività di garanzia collettiva dei fidi, possono svolgere, esclusivamente nei confronti delle imprese consorziate o socie, le sole attività indicate nell’articolo 155, comma 4-quater, del testo unico bancario. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 155, comma 4-ter, del medesimo testo unico bancario.
58. Il secondo comma dell’articolo 17 della legge 19 marzo 1983, n.72, è abrogato.
59. L’articolo 33 della legge 5 ottobre 1991, n.317, è abrogato.
60. Nell’articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n.446, sono soppresse le seguenti parole: ´, e in ogni caso per i consorzi di garanzia collettiva fidi di primo e secondo grado, anche costituiti sotto forma di società cooperativa o consortile, previsti dagli articoli 29 e 30 della legge 5 ottobre 1991, n.317, iscritti nell’apposita sezione dell’elenco previsto dall’articolo 106 del decreto legislativo 1° settembre 1993, n.385′.
61. Nell’articolo 15, comma 1, della legge 7 marzo 1996, n.108, le parole: ´consorzi o cooperative di garanzia collettiva fidi denominati ”Confidi”, istituiti dalle associazioni di categoria imprenditoriali e dagli ordini professionali’ sono sostituite dalla seguente: ´confidi, di cui all’articolo 13 del decreto legge 30 settembre 2003, n. 269′.
61-bis. La garanzia della Sezione Speciale del Fondo Interbancario di garanzia, istituita con l’articolo 21 della legge 9 maggio 1975, n.153, e sue successive modificazioni, può essere concessa alle banche e agli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’articolo 107 del decreto legislativo 1 settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni, a fronte di finanziamenti a imprenditori agricoli di cui all’articolo 2135 del codice civile, ivi comprese la locazione finanziaria e la partecipazione, temporanea e di minoranza, al capitale delle imprese agricole medesime, assunte da banche, da altri intermediari finanziari o da fondi chiusi di investimento mobiliari. La garanzia della Sezione Speciale del Fondo Interbancario di garanzia è estesa, nella forma di controgaranzia, a quella prestata dai confidi operanti nel settore agricolo, che hanno come consorziati o soci almeno il 50 per cento di imprenditori agricoli ed agli intermediari finanziari iscritti nell’elenco generale di cui all’articolo 106 del medesimo decreto legislativo. Con decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti i criteri e le modalità per la concessione delle garanzie della Sezione Speciale e la gestione delle sue risorse, nonché le eventuali riserve di fondi a favore di determinati settori o tipologie di operazioni.
1. All’articolo 113 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, come modificato dal comma 1 dell’articolo 35 della legge 28 dicembre 2001, n.448, sono apportate le seguenti modifiche:
a) nella rubrica le parole: ´di rilevanza industriale sono sostituite dalle seguenti: ´di rilevanza economica’;
´1. Le disposizioni del presente articolo che disciplinano le modalità di gestione ed affidamento dei servizi pubblici locali concernono la tutela della concorrenza e sono inderogabili ed integrative delle discipline di settore. Restano ferme le altre disposizioni di settore e quelle di attuazione di specifiche normative comunitarie. Restano escluse dal campo di applicazione del presente articolo i settori disciplinati dai decreti legislativi 16 marzo 1999, n. 79 e 23 maggio 2000, n. 164′;
c) al comma 4, lettera a), le parole: ´con la partecipazione maggioritaria degli enti locali, anche associati,’ sono sostituite dalle seguenti: ´con la partecipazione totalitaria di capitale pubblico’ e, in fine, sono aggiunte, le seguenti parole: ´,a condizione che gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano’;
´5. L’erogazione del servizio avviene secondo le discipline di settore e nel rispetto della normativa dell’Unione europea, con conferimento della titolarità del servizio:
c) a società a capitale interamente pubblico a condizione che l’ente o gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano.’;
e) al comma 7, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ´Le previsioni di cui al presente comma devono considerarsi integrative delle discipline di settore.’;
f) al comma 12, primo periodo, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ´mediante procedure ad evidenza pubblica da rinnovarsi alla scadenza del periodo di affidamento’;
g) al comma 13, il primo periodo è sostituito dal seguente: ´Gli enti locali, anche in forma associata, nei casi in cui non sia vietato dalle normative di settore, possono conferire la proprietà delle reti, degli impianti, e delle altre dotazioni patrimoniali a società a capitale interamente pubblico, che è incedibile.’;
´15-bis. Nel caso in cui le disposizioni previste per i singoli settori non stabiliscano un congruo periodo di transizione, ai fini dell’attuazione delle disposizioni previste nel presente articolo, le concessioni rilasciate con procedure diverse dall’evidenza pubblica cessano comunque entro e non oltre la data del 31 dicembre 2006, senza necessità di apposita deliberazione dell’ente affidante. Sono escluse dalla cessazione le concessioni affidate a società a capitale misto pubblico privato nelle quali il socio privato sia stato scelto mediante procedure ad evidenza pubblica che abbiano dato garanzia di rispetto delle norme interne e comunitarie in materia di concorrenza, nonché quelle affidate a società a capitale interamente pubblico a condizione che gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano.’;
h-bis). Dopo il comma 15-bis è aggiunto il seguente: ´15-ter. Il termine del 31 dicembre 2006, di cui al comma 15-bis, può essere differito ad una data successiva, previo accordo, raggiunto caso per caso, con la Commissione europea, alle condizioni sotto indicate:
b) nel caso in cui, entro il termine di cui al lettera a), un’impresa affidataria, anche a seguito di una o più fusioni, si trovi ad operare in un ambito corrispondente almeno all’intero territorio provinciale ovvero a quello ottimale, laddove previsto dalle norme vigenti; in questa ipotesi il differimento non può comunque essere superiore a due anni’.
2. All’articolo 113-bis del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo n.267 del 2000, introdotto dal comma 15 dell’articolo 35 della legge 28 dicembre 2001, n.448, sono apportate le seguenti modifiche:
a) nella rubrica le parole: ´privi di rilevanza industriale’ sono sostituite dalle seguenti: ´privi di rilevanza economica’;
b) al comma 1, alinea, le parole: ´privi di rilevanza industriale’ sono sostituite dalle seguenti: ´privi di rilevanza economica’;
c) al comma 1 la lettera c) è sostituita dalla seguente:
´c) società a capitale interamente pubblico a condizione che gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano’;
3. All’articolo 35 della legge 28 dicembre 2001, n.448, sono abrogati i commi 2, 3, 4, 5 e 16; al comma 7 del medesimo articolo 35 le parole: ´nei termini stabiliti dal regolamento di cui al comma 16 del presente articolo’ sono sostituite dalle seguenti: ´al termine dell’affidamento’.
1. Nell’articolo 24 della legge 27 dicembre 2002, n.289, i commi 1 e 2 sono soppressi.
1. Nel rispetto e nei limiti della normativa comunitaria, le disposizioni di cui ai commi da 1 a 4 dell’articolo 5 del decreto legge 28 dicembre 2001, n.452, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n.16, già prorogate al 31 dicembre 2002 con l’articolo 1, comma 4-bis, del decreto legge 8 luglio 2002, n.138, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 agosto 2002, n.178, come modificate dall’articolo 3, comma 1, lettera c), del decreto legge 24 settembre 2002, n.209, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n.265, si applicano, con le medesime modalità ed effetti, anche per il periodo dal 1 gennaio al 31 dicembre 2003. Per tale periodo i termini e i riferimenti temporali contenuti nelle predette disposizioni, ferme nel resto, sono così rideterminati:
a) la riduzione dell’aliquota prevista dal comma 1 del predetto articolo 5 è fissata con riferimento al 31 dicembre 2002;
2. Per gli interventi previsti dall’articolo 2, comma 3, del decreto legge 28 dicembre 1998, n.451, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1999, n.40, come prorogati dall’articolo 45, comma 1, lettera c), della legge 23 dicembre 1999, n.488, è autorizzata a decorrere dall’anno 2003 un’ulteriore spesa di 10.329.138 euro. Ai relativi oneri si provvede con quota parte delle entrate recate dal presente decreto. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
a) le disposizioni in materia di riduzione di aliquote di accisa sulle emulsioni stabilizzate, di cui all’articolo 24, comma 1, lettera d), della legge 23 dicembre 2000, n.388, nonché la disposizione contenuta nell’articolo 1, comma 1-bis, del decreto legge 28 dicembre 2001, n.452, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n.16;
b) le disposizioni in materia di aliquota di accisa sul gas metano per combustione per uso industriale di cui all’articolo 4 del decreto legge 1° ottobre 2001, n.356, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2001, n.418;
c) le disposizioni in materia di agevolazione per le reti di teleriscaldamento alimentate con biomassa ovvero con energia geotermica, di cui all’articolo 6 del decreto legge 1° ottobre 2001, n.356, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2001, n.418.
2. Per l’anno 2003 non si fa luogo all’emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dall’articolo 8, comma 5, della legge 23 dicembre 1998, n.448, con il quale sono stabiliti gli aumenti intermedi delle aliquote delle accise sugli oli minerali, sul carbone, sul coke di petrolio, sull’´orimulsion’, nonché sulle emulsioni stabilizzate di cui all’articolo 24, comma 1, lettera d), della legge 23 dicembre 2000, n.388, occorrenti per il raggiungimento progressivo della misura delle aliquote decorrenti dal 1° gennaio 2005.
La disposizione reca una disciplina compiuta dell’attività dei consorzi di garanzia collettiva dei fidi. I confidi sono costituiti da pmi industriali, commerciali, turistiche e di servizi, da imprese artigiane e agricole, sotto forma di consorzi con attività esterna, di società cooperative, consortili per azioni (a responsabilità limitata o cooperative), che forniscono garanzie sussidiarie alle pmi associate. In altre parole, per attività di garanzia collettiva dei fidi deve intendersi l’utilizzazione di risorse provenienti in tutto o in parte dalle imprese consorziate o socie per la prestazione mutualistica e imprenditoriale di garanzie volte a favorirne il finanziamento da parte delle banche e degli altri soggetti operanti nel settore finanziario. A tale definizione deve essere aggiunta quella di confidi di secondo grado che fa riferimento ai consorzi con attività esterna, alle società cooperative, consortili per azioni, a responsabilità limitata o cooperative, costituiti dai confidi ed eventualmente da imprese consorziate o socie di questi ultimi o da altre imprese. I confidi devono operare a vantaggio delle pmi o delle strutture che soddisfano i requisiti della disciplina comunitaria in materia di aiuti di stato a favore delle pmi. I confidi, salvo quanto stabilito dal comma 32 dell’art. 13 in commento, svolgono esclusivamente l’attività di garanzia collettiva dei fidi e i servizi a essa connessi o strumentali, nel rispetto delle riserve di attività previste dalla legge. Nell’ambito di tale operatività possono essere prestate garanzie personali e reali, stipulati contratti per realizzare il trasferimento del rischio, utilizzati depositi indisponibili costituiti presso i finanziatori delle imprese consorziate o socie in funzione di garanzia.
Il patrimonio netto dei confidi, comprensivo dei fondi rischi indisponibili, non può essere inferiore a 250 mila euro.
Dell’ammontare minimo del patrimonio netto almeno un quinto è costituito da apporti dei consorziati o dei soci o da avanzi di gestione. Al fine del raggiungimento di tale ammontare minimo si considerano anche i fondi rischi costituiti mediante accantonamenti di conto economico per far fronte a previsioni di rischio sulle garanzie prestate.
Quando, in occasione dell’approvazione del bilancio d’esercizio, risulta che il patrimonio netto è diminuito per oltre un terzo al di sotto del minimo stabilito dal comma 12 dell’art. 13 in esame, gli amministratori sottopongono all’assemblea gli opportuni provvedimenti. Se entro l’esercizio successivo la diminuzione del patrimonio netto non si è ridotta a meno di un terzo del minimo, l’assemblea che approva il bilancio deve deliberare l’aumento del fondo consortile o del capitale sociale ovvero il versamento, se lo statuto ne prevede l’obbligo per i consorziati o i soci, di nuovi contributi ai fondi rischi indisponibili, in misura tale da ridurre la perdita a meno di un terzo; in caso diverso deve deliberare lo scioglimento del confidi.
Se, per la perdita di oltre un terzo del fondo consortile o del capitale sociale, questo si riduce al di sotto del minimo stabilito, gli amministratori devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del fondo o del capitale e il contemporaneo aumento del medesimo a una cifra non inferiore a detto minimo, o lo scioglimento del confidi. Per i confidi costituiti come società consortili per azioni o a responsabilità limitata restano applicabili le ulteriori disposizioni del codice civile vigenti in materia di riduzione del capitale per perdite.
Oltre i libri e le altre scritture contabili prescritti tra quelli la cui tenuta è obbligatoria il consorzio deve tenere:
1) il libro dei consorziati, nel quale devono essere indicati la ragione o denominazione sociale ovvero il cognome e il nome dei consorziati e le variazioni nelle persone di questi;
2) il libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’assemblea, in cui devono essere trascritti anche i verbali eventualmente redatti per atto pubblico;
3) il libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’organo amministrativo collegiale, se questo esiste;
I primi tre libri devono essere tenuti a cura degli amministratori e il quarto a cura dei sindaci. Ai consorziati spetta il diritto di esaminare i libri indicati nel presente comma e, per quelli indicati nei numeri 1) e 2), di ottenerne estratti a proprie spese. Il libro indicato nel numero 1) può essere esaminato anche dai creditori che intendano far valere la responsabilità verso i terzi dei singoli consorziati ai sensi dell’articolo 2615, secondo comma, e deve essere, prima che sia messo in uso, numerato progressivamente in ogni pagina e bollato in ogni foglio dall’ufficio del registro delle imprese o da un notaio.
Va poi ricordato che l’uso nella denominazione o in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico delle parole confidi, consorzio, cooperativa, società consortile di garanzia collettiva dei fidi o di altre parole o locuzioni idonee a trarre in inganno sulla legittimazione allo svolgimento dell’attività di garanzia collettiva dei fidi, è vietato a soggetti diversi dai confidi. Chiunque contravviene a questo disposto è punito con la medesima sanzione prevista dall’articolo 133, comma 3, del Testo unico bancario. I confidi fruiscono di tutti i benefici previsti dalla legislazione vigente a favore dei consorzi e delle cooperative di garanzia collettiva fidi. Ai fini delle imposte sui redditi i confidi, comunque costituiti, si considerano enti commerciali. Gli avanzi di gestione accantonati nelle riserve e nei fondi costituenti il patrimonio netto dei confidi concorrono alla formazione del reddito nell’esercizio in cui la riserva o il fondo sia utilizzato per scopi diversi dalla copertura di perdite di esercizio o dall’aumento del fondo consortile o del capitale sociale.
Il reddito d’impresa è determinato senza apportare al risultato netto del conto economico le eventuali variazioni in aumento conseguenti all’applicazione dei criteri indicati nel titolo I, capo VI, e nel titolo II, capo II, del Testo unico delle imposte sui redditi, di cui al Tuir.
Ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive i confidi, comunque costituiti, determinano in ogni caso il valore della produzione netta secondo le modalità contenute nell’articolo 10, comma 1, del dlgs 15 dicembre 1997, n. 446, e successive modificazioni.
Relativamente all’imposta sul valore aggiunto non si considera effettuata nell’esercizio di imprese l’attività di garanzia collettiva dei fidi.
Per quanto riguarda le imposte sui redditi, le trasformazioni e le fusioni effettuate tra i confidi non danno luogo in nessun caso al recupero di tassazione dei fondi in sospensione di imposta dei confidi che hanno effettuato la trasformazione o partecipato alla fusione.
Le operazioni di fusione fra confidi sono soggette all’imposta di registro in misura fissa.
L’evoluzione del fenomeno della garanzia mutualistica in Italia, che si esplica attraverso le cooperative e i consorzi di garanzia collettiva fidi, segna una fase di crescita, che postula una puntuale regolamentazione della materia, anche in considerazione dell’attenzione che le istituzioni comunitarie vi hanno dedicato, per l’estensione del fenomeno stesso in numerosi stati membri. I confidi costituiscono uno strumento determinante per favorire l’accesso al credito delle pmi, uno strumento che opera in pratica in tutti i settori economici. Attraverso l’espletamento dell’attività di garanzia, i confidi accrescono le possibilità di credito delle imprese minori associate e aumentano la loro forza contrattuale consentendo l’applicazione delle migliori condizioni del mercato del credito. In tale contesto l’articolo 13 recepisce la regolamentazione dei confidi recata dal Testo unificato dei vari disegni di legge sulla materia, proposto dal comitato ristretto disciplina dell’attività di garanzia collettiva dei fidi, costituito in seno alla 6» commissione del senato.
Le novità introdotte dalla Finanziaria 2004 riguardano innanzitutto la modifica dell’art. 155 del Testo unico bancario (ovvero il dlgs 1/9/1993, n. 385, e successive modificazioni e integrazioni), ma anche le prestazioni di garanzie a favore dell’amministrazione finanziaria per rimborsi di imposte, la gestione di finanziamenti agevolati, la possibilità di attività di intermediazione finanziaria. In sostanza, l’estensore della manovra finanziaria 2004, approvata da consiglio dei ministri, ha inteso utilizzare la struttura dei confidi sia per agevolare lo smistamento di fondi e risorse a favore delle imprese, sia per ottenere maggiori garanzie in ordine ai meccanismi che regolano i rimborsi di imposte da parte dell’erario. In via residuale, e sulla base di limiti fissati dalla Banca d’Italia, alcuni consorzi fidi potrebbero esercitare anche attività di intermediazione finanziaria.
L’esercizio dell’attività bancaria in forma di società cooperativa a responsabilità limitata è consentito, ai sensi dell’art. 28 del dlgs 1° settembre 1993, n. 385, anche alle banche che in base al proprio statuto esercitano prevalentemente l’attività di garanzia collettiva dei fidi a favore dei soci. La denominazione di tali banche contiene le espressioni confidi, garanzia collettiva dei fidi o entrambe.
A tali banche si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni contenute nei commi da 5 a 11, da 19 a 28 e il capo V, sezione II, del dlgs 1° settembre 1993, n. 385. A tale proposito la Banca d’Italia emana disposizioni attuative, tenuto conto delle specifiche caratteristiche operative delle banche sopra descritte.
All’articolo 155 del Testo unico bancario, dopo il comma 4, sono inseriti:
- il 4-bis, secondo il quale il ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia, determina i criteri oggettivi, riferibili al volume di attività finanziaria e ai mezzi patrimoniali, in base ai quali sono individuati i confidi che sono tenuti a chiedere l’iscrizione nell’elenco speciale previsto dall’articolo 107. La Banca d’Italia stabilisce, con proprio provvedimento, gli elementi da prendere in considerazione per il calcolo del volume di attività finanziaria e dei mezzi patrimoniali. Per l’iscrizione nell’elenco speciale i confidi devono adottare una delle forme societarie previste dall’articolo 106, comma 3,
- il 4-ter, secondo cui i confidi iscritti nell’elenco speciale esercitano in via prevalente l’attività di garanzia collettiva dei fidi;
- il 4-quater, in base al quale i confidi iscritti nell’elenco speciale possono svolgere, prevalentemente nei confronti delle imprese consorziate o socie, la prestazione di garanzie a favore dell’amministrazione finanziaria dello stato, al fine dell’esecuzione dei rimborsi di imposte alle imprese consorziate o socie; la gestione, ai sensi dell’articolo 47, comma 2, di fondi pubblici di agevolazione; la stipula, ai sensi dell’articolo 47, comma 3, di contratti con le banche assegnatarie di fondi pubblici di garanzia per disciplinare i rapporti con le imprese consorziate o socie, al fine di facilitarne la fruizione;
- il 4-quinquies, per il quale i confidi iscritti nell’elenco speciale possono svolgere in via residuale, nei limiti massimi stabiliti dalla Banca d’Italia, le attività riservate agli intermediari finanziari iscritti nel medesimo elenco;
- il 4-sexies, il quale prevede, nei confronti dei confidi iscritti nell’elenco speciale, l’applicazione degli articoli 107, commi 2, 3, 4 e 4-bis, 108, 109, 110 e 112. La Banca d’Italia, inoltre, dispone la cancellazione dall’elenco speciale qualora risultino gravi violazioni di norme di legge o delle disposizioni emanate ai sensi del presente decreto legislativo; si applica l’articolo 111, commi 3 e 4.
I confidi che hanno un volume di attività finanziaria pari o superiore a 51 milioni di euro o mezzi patrimoniali pari o superiori a 2,6 milioni di euro possono, entro il termine di 18 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto, chiedere l’iscrizione provvisoria nell’elenco speciale. La Banca d’Italia procede all’iscrizione previa verifica della sussistenza degli altri requisiti di iscrizione previsti dagli articoli 106 e 107 del Testo unico bancario. Entro tre anni dall’iscrizione, i confidi si adeguano ai requisiti minimi per l’iscrizione sopra previsti. Trascorso tale periodo la Banca d’Italia procede alla cancellazione dall’elenco speciale dei confidi che non si sono adeguati. I confidi iscritti nell’elenco speciale, oltre all’attività di garanzia collettiva dei fidi, possono svolgere, esclusivamente nei confronti delle imprese consorziate o socie, le sole attività indicate nell’articolo 155, comma 4-quater, del Testo unico bancario. Resta fermo quanto previsto dall’articolo 155, comma 4-ter, del medesimo Testo unico bancario.
Com’è noto, nell’esercizio dell’attività di garanzia collettiva dei fidi possono essere prestate garanzie personali e reali, stipulati contratti volti a realizzare il trasferimento del rischio, nonché utilizzati in funzione di garanzia depositi indisponibili costituiti presso i finanziatori delle imprese consorziate o socie. I confidi sono costituiti da pmi, ma la partecipazione è estesa anche alle imprese di maggiori dimensioni, rientranti nei limiti dimensionali determinati dall’Ue ai fini degli interventi agevolati dalla Banca europea per gli investimenti (purché non rappresentino più di 1/6 della totalità delle imprese consorziate o socie). I confidi possono aderire a un fondo di garanzia interconsortile, o versare una quota pari all’1 per mille dei finanziamenti garantiti al ministero delle finanze La novità formulata dal legislatore della Finanziaria 2004 trae origine dall’art. 28 del dlgs n. 385/93 secondo cui l’esercizio dell’attività bancaria in forma di società cooperativa a responsabilità limitata è consentito anche alle banche che, in base al proprio statuto, esercitano prevalentemente l’attività di garanzia collettiva dei fidi a favore dei soci (la denominazione di tali banche contiene le espressioni confidi, garanzia collettiva fidi). La Banca d’Italia potrà emanare disposizioni attuative della legge finanziaria, relativamente a tale argomento, tenuto conto delle specifiche caratteristiche operative delle suddette banche. I consorzi fidi, dunque, dovranno iscriversi nell’elenco speciale previsto dall’art. 107 del Testo unico bancario, in base ai criteri oggettivi determinati dal ministro dell’economia e delle finanze (attività finanziaria e mezzi patrimoniali). I confidi iscritti in tale elenco potranno, ai sensi dell’art. 155, comma 4-quater innovato dalla Finanziaria, svolgere prevalentemente nei confronti delle imprese consorziate o socie le seguenti attività:
- prestazioni di garanzie a favore dell’amministrazione finanziaria dello stato al fine dell’esecuzione dei rimborsi di imposte alle imprese consorziate o socie;
- gestione dei fondi pubblici di agevolazione;
- stipula, ai sensi dell’art. 47 comma 3 del Testo unico bancario, di contratti con le banche assegnatarie di fondi pubblici di garanzia, per disciplinare i rapporti con le imprese consorziate o socie, al fine di facilitarne la fruizione;
Inoltre, il rinnovato art. 155 del Testo unico bancario, al comma 4-quinquies, prevede che i confidi potranno, in via residuale, e nei limiti indicati dalla banca d’Italia, esercitare attività riservate agli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale. I confidi che hanno un volume di attività finanziaria pari o superiore a 51 milioni di euro o mezzi patrimoniali pari o superiori a 2,6 milioni di euro possono, entro 18 mesi dall’entrata in vigore della Finanziaria 2004, chiedere l’iscrizione provvisoria nell’elenco speciale.
Ai confidi possono partecipare anche imprese di maggiori dimensioni rientranti nei limiti dimensionali determinati dall’Unione europea ai fini degli interventi agevolati della Banca europea per gli investimenti (Bei) a favore delle pmi, purché complessivamente non rappresentino più di un sesto della totalità delle imprese consorziate o socie.
Gli enti pubblici e privati e le imprese di maggiori dimensioni che non possono far parte dei confidi possono sostenerne l’attività attraverso contributi e garanzie non finalizzati a singole operazioni; essi non divengono consorziati o soci né fruiscono delle attività sociali, ma i loro rappresentanti possono partecipare agli organi elettivi dei confidi con le modalità stabilite dagli statuti, purché la nomina della maggioranza dei componenti di ciascun organo resti riservato all’assemblea. Quanto sopra, trova applicazione anche ai confidi di secondo grado.
Il fondo consortile o il capitale sociale di un confidi non può essere inferiore a 100 mila euro, fermo restando per le società consortili l’ammontare minimo previsto dal codice civile per la società per azioni.
La quota di partecipazione di ciascuna impresa non può essere superiore al 20% del fondo consortile o del capitale sociale, né inferiore a 250 euro.
Ai confidi costituiti sotto forma di società cooperativa non si applicano il primo e il secondo comma dell’articolo 2525 cc, come modificato dalla riforma delle società. I confidi non possono distribuire avanzi di gestione di ogni genere e sotto qualsiasi forma alle imprese consorziate o socie, neppure in caso di scioglimento del consorzio, della cooperativa o della società consortile, ovvero di recesso, decadenza, esclusione o morte del consorziato o del socio. Ai confidi costituiti sotto forma di società cooperativa non si applicano il secondo comma dell’articolo 2545-quater del codice civile introdotto dalla riforma delle società e gli articoli 11 e 20 della legge 31 gennaio 1992, n. 59. L’obbligo di devoluzione previsto dall’art. 2514, comma primo, lettera d), del codice civile, come modificato dalla riforma delle società, si intende riferito al Fondo di garanzia interconsortile al quale il confidi aderisca o, in mancanza, ai Fondi di garanzia di cui ai commi 20, 21, 25 e 28. I confidi che riuniscono complessivamente non meno di 15 mila imprese e garantiscono finanziamenti complessivamente non inferiori a 500 milioni di euro possono istituire, anche tramite le loro associazioni nazionali di rappresentanza, fondi di garanzia interconsortile destinati alla prestazione di controgaranzie e co-garanzie ai confidi.
I fondi di garanzia interconsortile sono gestiti da società consortili per azioni o a responsabilità limitata il cui oggetto sociale preveda in via esclusiva lo svolgimento di tale attività, ovvero dalle società finanziarie costituite ai sensi dell’articolo 24 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114. In deroga all’articolo 2602 cc le società consortili possono essere costituite anche dalle associazioni.
I confidi aderenti a tali Fondi versano annualmente, entro un mese dall’approvazione del bilancio, un contributo obbligatorio pari all’1 per mille dei finanziamenti complessivamente garantiti. Gli statuti dei fondi di garanzia interconsortili possono prevedere un contributo più elevato.
I confidi che non aderiscono a un fondo di garanzia interconsortile versano annualmente una quota pari all’1 per mille dei finanziamenti complessivamente garantiti al ministero dell’economia e delle finanze; le somme a tale titolo versate fanno parte delle entrate del bilancio dello stato. Con decreto del ministro dell’economia e delle finanze, una somma pari all’ammontare complessivo di detti versamenti è annualmente assegnata ai Fondi di garanzia.
Ai fini delle imposte sui redditi i contributi versati, nonché gli eventuali contributi, anche di terzi, liberamente destinati ai fondi di garanzia interconsortile o ai Fondi di garanzia non concorrono alla formazione del reddito delle società che gestiscono tali fondi; detti contributi e le somme versate sono ammessi in deduzione dal reddito dei confidi o degli altri soggetti eroganti nell’esercizio di competenza.
Il Fondo di garanzia costituito presso il Mediocredito centrale spa dall’art. 2, comma 100, lettera a), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, è conferito in una società per azioni, con oggetto esclusivo la sua gestione, costituita con atto unilaterale dallo stato entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto. Il capitale sociale iniziale della società per azioni è determinato con decreto del ministro delle attività produttive, di concerto con il ministro dell’economia. La società per azioni assume i diritti e gli obblighi del Fondo di garanzia proseguendo in tutti i suoi rapporti, anche processuali, anteriori al conferimento. I privilegi e le garanzie di qualsiasi tipo costituiti o prestate a favore del Fondo di garanzia conservano il loro grado e la loro validità in capo alla società per azioni, senza necessità di alcuna formalità o annotazione.
L’atto costitutivo attribuisce agli amministratori la facoltà di aumentare il capitale sociale a norma dell’articolo 2443 cc con offerta delle nuove azioni ai confidi, anche tramite le loro associazioni nazionali di rappresentanza, alle società, alle regioni, alle Cciaa, alle banche, agli enti gestori di altri fondi pubblici di garanzia al fine del loro conferimento nella società per azioni e agli ulteriori soggetti pubblici e privati eventualmente individuati dallo statuto della società. Lo statuto fissa altresì un limite massimo di possesso azionario per i nuovi soci, diversi da quelli che apportino altri fondi pubblici di garanzia, non superiore al 5% del capitale sociale. In ogni caso lo stato, le regioni e gli altri enti pubblici conservano congiuntamente la maggioranza assoluta del capitale sociale.
L’intervento della società per azioni è rivolto in via prioritaria alle operazioni di controgaranzia delle garanzie, cogaranzie o controgaranzie prestate nell’esercizio esclusivo o prevalente dell’attività di rilascio delle garanzie dai propri soci, intendendosi per tali anche i confidi appartenenti alle associazioni socie. L’intervento è rivolto in via prioritaria alle garanzie, cogaranzie e controgaranzie prestate a prima richiesta.
L’intervento del Fondo di garanzia di cui all’articolo 2, comma 100, lettera b), della legge 23 dicembre 1996, n. 662, è riservato alle operazioni di controgaranzia dei confidi operanti sull’intero territorio nazionale nonché alle operazioni in cogaranzia con i medesimi. La controgaranzia e la cogaranzia del Fondo sono escutibili per intero, a prima richiesta, alla data di avvio delle procedure di recupero nei confronti dell’impresa inadempiente. Le eventuali somme recuperate dai confidi sono restituite al Fondo nella stessa percentuale della garanzia da esso prestata.
I confidi già costituiti alla data di entrata in vigore del decreto in esame hanno tempo due anni decorrenti da tale data per adeguarsi ai requisiti disposti (in ordine al patrimonio netto, anche in seguito a perdite d’esercizio, quote minime di partecipazione, al fondo consortile); anche decorso tale termine, i confidi in forma cooperativa già costituiti alla data di entrata in vigore del presente decreto non sono tenuti ad adeguarsi al limite minimo della quota di partecipazione (determinato nella misura del 20%).
Per i confidi che si costituiscono, nei cinque anni successivi alla data di entrata in vigore del decreto, tra imprese operanti nelle zone ammesse alla deroga per gli aiuti a finalità regionale, di cui all’articolo 87, paragrafo 3, lettera a), del trattato Ce, la parte dell’ammontare minimo del patrimonio netto costituito da apporti dei consorziati o dei soci o da avanzi di gestione deve essere pari ad almeno un decimo del totale.
Le imprese e gli enti pubblici appartenenti ai confidi, che alla data di entrata in vigore del decreto partecipano al Fondo consortile o al capitale sociale dei confidi, anche di secondo grado, possono mantenere la loro partecipazione, fermo restando il divieto di fruizione dell’attività sociale.
I confidi che gestiscono fondi pubblici di agevolazione possono continuare a gestirli fino a non oltre tre anni dalla stessa data. Fino a tale termine i confidi possono prestare garanzie a favore dell’amministrazione finanziaria dello stato al fine dell’esecuzione dei rimborsi di imposte alle imprese consorziate o socie.
I confidi, anche di secondo grado, sono iscritti in un’apposita sezione dell’elenco previsto dall’art. 106, comma 1. L’iscrizione nella sezione non abilita a effettuare le altre operazioni riservate agli intermediari finanziari iscritti nel citato elenco.
I confidi possono trasformarsi in uno dei tipi associativi indicati precedentemente e nelle banche di credito cooperativo, anche qualora siano costituiti sotto forma di società cooperativa a mutualità prevalente o abbiano ricevuto contributi pubblici o privati di terzi.
Le banche e i confidi indicati possono, anche in occasione delle trasformazioni e delle fusioni, imputare al fondo consortile o al capitale sociale i fondi rischi e gli altri fondi o riserve patrimoniali costituiti da contributi dello stato, delle regioni e di altri enti pubblici senza che ciò comporti violazione dei vincoli di destinazione eventualmente sussistenti, che permangono, salvo quelli a carattere territoriale, con riferimento alla relativa parte del fondo consortile o del capitale sociale. Le azioni o quote corrispondenti costituiscono azioni o quote proprie delle banche o dei confidi e non attribuiscono alcun diritto patrimoniale o amministrativo né sono computate nel capitale sociale o nel fondo consortile ai fini del calcolo delle quote richieste per la costituzione e per le deliberazioni dell’assemblea.
Le modificazioni del contratto di consorzio riguardanti gli elementi indicativi dei consorziati devono essere iscritte soltanto una volta l’anno entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale attraverso il deposito dell’elenco dei consorziati riferito alla data di approvazione del bilancio. Gli amministratori del consorzio devono redigere il bilancio d’esercizio con l’osservanza delle disposizioni relative al bilancio delle società per azioni. L’assemblea approva il bilancio entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio ed entro 30 giorni dall’approvazione una copia del bilancio, corredata dalla relazione sulla gestione, dalla relazione del collegio sindacale, se costituito, e dal verbale di approvazione dell’assemblea deve essere, a cura degli amministratori, depositata presso l’ufficio del registro delle imprese.
I confidi possono fondersi tra loro. Alle fusioni possono partecipare anche società, associazioni, anche non riconosciute, fondazioni e consorzi diversi dai confidi purché il consorzio o la società incorporante o che risulta dalla fusione sia un confidi o una banca di credito cooperativo.
Alla fusione si applicano in ogni caso gli articoli 2501 e seguenti del codice civile; qualora gli statuti dei confidi partecipanti alla fusione e il progetto di fusione prevedano per i consorziati eguali diritti, senza che assuma rilievo l’ammontare delle singole quote di partecipazione, non è necessario redigere la relazione degli esperti prevista dall’articolo 2501-sexies del codice civile, come modificato dalla riforma delle società. Il progetto di fusione determina il rapporto di cambio sulla base del valore nominale delle quote di partecipazione, secondo un criterio di attribuzione proporzionale.
Anche in deroga a quanto previsto dagli articoli 2500-septies, 2500-octies e 2545-decies del codice civile, introdotti dalla riforma delle società, le deliberazioni assembleari necessarie per le trasformazioni e le fusioni sono adottate con le maggioranze previste dallo statuto per le deliberazioni dell’assemblea straordinaria. Le trasformazioni e le fusioni non comportano in alcun caso per i contributi e i fondi di origine pubblica una violazione dei vincoli di destinazione eventualmente sussistenti.
Le società cooperative le quali divengono confidi sotto un diverso tipo associativo a seguito di fusione o che si trasformano non sono soggette all’obbligo di devoluzione del patrimonio ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione di cui all’articolo 11, comma 5, della legge 31 gennaio 1992, n. 59, a condizione che nello statuto del confidi risultante dalla trasformazione o fusione sia previsto l’obbligo di devoluzione del patrimonio ai predetti fondi mutualistici in caso di eventuale successiva fusione o trasformazione del confidi stesso in enti diversi dal confidi ovvero dalle banche di credito cooperativo.
Le quote di partecipazione al fondo consortile o al capitale sociale dei confidi, comunque costituiti, e i contributi a questi versati costituiscono per le imprese consorziate o socie oneri contributivi ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del Tuir e successive modificazioni. Tale disposizione si applica anche alle imprese e agli enti (pubblici e privati) che possono far parte dei confidi, per un ammontare complessivo deducibile non superiore al 2% del reddito d’impresa dichiarato (è fatta salva ogni eventuale ulteriore deduzione prevista dalla legge).
Più europeo l’assetto dei servizi pubblici locali ridisegnato dall’articolo in commento. Il nuovo testo dell’articolo 113 del dlgs 267/2000 introduce la distinzione tra servizi di rilevanza economica e servizi privi di tale rilevanza. Si abbandona, dunque, l’intento di riconnettere la disciplina di tutela per il mercato a servizi dotati di una caratterizzazione produttiva di carattere industriale, per riservare l’applicazione dell’articolo 113 ai servizi di carattere economico.
La riforma, tuttavia, in tal modo, ripropone il problema dell’esatta distinzione tra servizi di rilevanza economica e servizi che ne sono privi. La caratteristica del rilievo economico, se si intende riferita la rilevanza economica alle modalità gestionali, non può mancare in nessuna attività imprenditoriale, anche se maggiormente rivolta ai servizi sociali o, comunque, non strettamente produttivi.
Il comma 1 del nuovo testo, oltre a escludere dal suo campo di applicazione la disciplina dell’elettricità e del gas naturale, e a confermare l’applicabilità della normativa di settore e comunitaria, intende risolvere il problema dell’effettiva competenza della legge statale a interferire sulla materia dei servizi pubblici locali, che non essendo menzionata né al comma 2, né al comma 3, dell’articolo 117 della Costituzione, potrebbe ricadere nella competenza esclusiva della legislazione regionale.
Per tale ragione la novella afferma che la disciplina dei servizi pubblici locali, in quanto attinente alla gestione e all’affidamento delle connesse attività, concerne la materia della tutela della concorrenza, che spetta alla competenza dello stato, precisando che si tratta di normativa inderogabile (evidentemente dalle leggi regionali) e integrativa di quella di settore.
La novella mantiene inalterata la possibilità della separazione della gestione delle reti e degli impianti dall’attività di erogazione, se prevista dalla normativa di settore.
In questo caso, la modifica al comma 4, lettera a), dell’articolo 113 del Testo unico sull’ordinamento locale prevede che l’affidamento diretto dei servizi a rilevanza economica non avvenga più in favore di società di capitali a partecipazione maggioritaria degli enti locali. Occorrerà, invece, la partecipazione totalitaria del capitale pubblico e che l’ente dominus eserciti sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e, ancora, che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano.
Si intende, così, adeguare la normativa italiana ai principi enunciati dalla Corte di giustizia Ce nella sentenza 18 novembre 1999, n. 107, alla quale si è di recente ispirato il Consiglio di stato con la , sezione V, con la sentenza 18 settembre 2003, n. 5361.
Decisioni giurisprudenziali da cui è scaturito il principio secondo il quale le amministrazioni pubbliche possono legittimamente affidare in via diretta servizi a persone giuridiche distinte, a condizione che su di esse esercitino un controllo analogo a quello svolto nei riguardi dei servizi gestiti direttamente e purché che il soggetto controllato effettui la sua attività prevalentemente a beneficio dell’amministrazione controllante.
Al ricorrere di tali presupposti, l’affidamento diretto non determina la violazione dei principi di concorrenza previsti dalla normativa europea.
L’articolo 14 del dl 269/2003 ridisegna l’assetto dei servizi pubblici locali, applicando in maniera estesa questo principio.
Infatti, il comma 5 novellato dell’articolo 115, sempre in omaggio ai principi europei sulla concorrenza, prevede che la titolarità della funzione dell’erogazione del servizio avvenga, nel rispetto della normativa europea e di settore, in favore di soggetti che garantiscano la concorrenzialità nell’individuazione del capitale privato. Pertanto l’affidamento a società di capitali interamente in mano privata avviene necessariamente con gare a evidenza pubblica. L’affidamento a società a capitale misto è ammesso, purché il socio privato sia scelto mediante procedure di gara, nel rispetto delle linee di indirizzo fissati dalle autorità competenti. In terzo luogo, si prevede l’affidamento a società a capitale interamente pubblico, purché ricorrano le medesime. condizioni previste dal comma 4, lettera a), visto in precedenza.
Anche la cessione delle partecipazioni degli enti locali al capitale delle società già costituite, di cui al comma 12 dell’articolo 113 novellato, deve seguire i principi della concorrenza, e deve avvenire mediante procedure a evidenza pubblica. Il nuovo testo del comma 13, in coerenza con quanto precedentemente disposto, consente il conferimento della proprietà delle reti alle società di gestione esclusivamente a capitale interamente pubblico.
Nuove anche le regole per il periodo di transizione, fissate dai commi 15-bis e 15-ter dell’articolo 113. Il primo prevede la cessazione ex lege al 31/12/06 delle concessioni rilasciate con procedure diverse dall’evidenza pubblica, con esclusione delle concessioni a società miste, nelle quali il privato sia stato individuato con procedure a evidenza pubblica, e a società a capitale interamente pubblico, secondo le regole della giurisprudenza comunitaria.
Il comma 15-bis consente il differimento dei termini visti prima, consentito in base ad accordi con la Ue.
Rilevanti modifiche sono apportate anche all’articolo 113-bis. L’affidamento diretto dei servizi privi di rilevanza industriale a società è ammesso a condizione che il capitale sia interamente pubblico e che gli enti pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e che la società realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente o gli enti pubblici che la controllano.
Di rilievo l’abrogazione del comma 16 dell’articolo 35 della legge 448/2003, il quale rinviava a un regolamento governativo l’individuazione dei servizi aventi natura industriale.
Ripristinata la normativa sulle acquisizioni di beni e servizi antecedente alle modifiche apportate dall’articolo 24 della legge 289/2002.
L’articolo 15 del dl 269/2003 abrogando i commi 1 e 2 del citato articolo 24, completa l’opera di azzeramento delle misure restrittive sulle acquisizioni di beni e servizi, avviata con la legge 212/2003 di conversione del dl 143/2003.
Dunque, le gare comunitarie per acquisire beni e servizi tornano a essere obbligatorie solo quando la base di gara sia superiore ai 200 mila diritti speciali di prelievo. Non si applica più la restrittiva soglia di 50 mila euro, introdotta dalla scorsa legge finanziaria.
Il regime degli affidamenti, dunque, ritrova il suo ordinario assetto. Anche se la legge di conversione del dl 269 ha mantenuto in vigore il testo del comma 5 dell’articolo 24 della legge 289/2002, che prevede l’invio alla Corte dei conti delle comunicazioni relative alle gare per trattativa privata.
Tale comma è stato considerato dalla maggior parte degli interpreti e dalle stesse sezioni unite della Corte dei conti strettamente connesso ai commi 1 e 2 oggi abrogati. La sua permanenza potrebbe creare problemi operativi e interpretativi, in quanto una lettura rigida del comma potrebbe portare a ritenere obbligatorie le comunicazioni per tutte le trattative, di qualunque importo.
Sono prorogate al 31 dicembre 2003 le agevolazioni sul gasolio per autotrazione impiegato dagli autotrasportatori già previste del decreto legge 28 dicembre 2001, n. 452 all’articolo 5, con una copertura di 308 milioni di euro. Il provvedimento riguarda in particolare l’aliquota sul carburante per autotrazione prevista nell’allegato 1 al Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative.
L’agevolazione opera mediante riduzione dell’aliquota dell’accisa sul gasolio per autotrazione utilizzato dagli esercenti le attività di trasporto merci con veicoli di massa massima complessiva superiore a 3,5 tonnellate. La riduzione si applica inoltre agli enti pubblici e alle imprese pubbliche locali esercenti l’attività di trasporto, alle imprese esercenti autoservizi di competenza statale, regionale e locale e agli enti pubblici e alle imprese esercenti trasporti a fune in servizio pubblico per trasporto di persone.
La riduzione dell’aliquota è fissata con riferimento al 31 dicembre 2002. Il decreto che stabilirà le modalità per la regolazione contabile dei crediti di imposta e l’eventuale rideterminazione dell’aliquota sarà pubblicato entro il 31 gennaio 2004. La domanda di rimborso dovrà essere presentata entro il 31 marzo 2004.
Viene previsto un’ulteriore assegnazione al Comitato centrale per l’albo degli autotrasportatori di oltre 10 milioni di euro per la protezione ambientale e per la sicurezza della circolazione, anche con riferimento all’utilizzo delle infrastrutture, da realizzare mediante apposite convenzioni con gli enti gestori delle stesse. Tali somme si vanno ad aggiungere a quanto già previsto dalle precedenti assegnazioni.
Attraverso l’articolo 17 del collegato si dispone il rinnovo, per il periodo dall’entrata in vigore del presente decreto al 31 dicembre 2004, di alcune agevolazioni, a carattere temporaneo, in materia di accise per le imprese, disposte dall’articolo 21 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, che ha terminato la propria efficacia il 30 giugno 2003.
In particolare al comma 1, lettera a), è stabilito il rinnovo della riduzione delle aliquote di accisa sulle emulsioni stabilizzate di gasolio e olio combustibile con acqua, anche autoprodotte dagli utilizzatori. Le emulsioni di acqua in gasolio o in olio combustibile, in misura variabile dal 12 al 15% in peso, impiegate per carburazione o per combustione, sono soggette ad accisa ai sensi dell’articolo 21 del citato Testo unico di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504. Alle stesse emulsioni, anche qualora prodotte dal medesimo soggetto che le utilizza, è applicata una favorevole aliquota di accisa, stabilita, in via temporanea, dall’articolo 24, comma 1, lettera d), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, inferiore a quella che dovrebbe essere applicata in relazione al contenuto in idrocarburi dell’emulsione stessa; tale disposizione è stata, successivamente, più volte prorogata, e da ultimo, fino al 30 giugno 2003, dal comma 1 dell’articolo 21 della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
La lettera b) del comma 1 rinnova invece le disposizioni in materia di aliquota di accisa sul gas metano impiegato in combustione per usi industriali contenute nell’articolo 24 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, che ha accordato, in via temporanea, dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2001, agli utenti che conseguono consumi superiori a 1,2 milioni di metri cubi annui, negli usi sopra menzionati, un’aliquota di accisa ridotta del 40% rispetto a quella prevista per la generalità degli usi industriali.
Tale misura è stata riproposta dall’articolo 1 del dl. 30 giugno 2001, n. 246, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2001, n. 330, per il periodo 1° luglio 2001-30 settembre 2001 e dall’articolo 4 del dl 1° ottobre 2001, n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2001, n. 418, per il periodo 1° ottobre 2001-31 dicembre 2001.
Successivamente tale ultima disposizione è stata ulteriormente prorogata, da ultimo, fino al 30 giugno 2003, dall’articolo 21, comma 2, della legge 27 dicembre 2002, n. 289.
La lettera c) del comma 1 rinnova, dalla data di entrata in vigore del presente decreto al 31 dicembre 2004, le disposizioni in materia di agevolazione per il calore fornito dalle reti di teleriscaldamento alimentate da biomassa ovvero con energia geotermica.