Source: http://patrimoniosos.it/rsol.php?op=getlaw&id=330
Timestamp: 2020-07-08 06:39:48+00:00
Document Index: 124221995

Matched Legal Cases: ['in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine', 'in fine']

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzolaio. Ne ha facoltà.
VALERIO CALZOLAIO. Signor Presidente, il gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo esprimerà un voto favorevole sull'integrazione proposta all'articolo 9 della Costituzione italiana. Lo facciamo senza grande clamore e grande enfasi. Ogni discussione che punta a modificare la Costituzione ci vede sempre riflettere e contribuire con grande cautela, non solo per la pessima esperienza maturata in questa legislatura, ma più in generale perché consideriamo la Costituzione italiana - in particolare, la prima parte - un testo che ha costituito per decenni un punto di equilibrio e di progresso nel nostro paese ed anche di civiltà dell'ordinamento giuridico. Quindi, non riteniamo scontato che si debba aggiornare ed aggiustare ogni comma. Certo, la questione della tutela ambientale era importante e noi abbiamo contribuito in modo determinante alla stesura del testo.
Vorrei ricordare anche al relatore che la prima proposta dallo stesso avanzata premetteva all'articolo 9 una serie di formulazioni non adeguate.
Noi, invece, abbiamo detto fin dal primo momento che non ci convinceva alcuna modifica dell'articolo 9 che sostituisse qualche frase già ivi contenuta o che si premettessero delle frasi.
L'articolo 9, in vigore dal 1948, ha costituito un ostacolo allo scempio e alla distruzione delle risorse e dell'ambiente. Certamente non è stato sempre sufficiente, ma è stato un ostacolo importante. È sulla base dell'attuale formulazione che, negli anni Ottanta e Novanta è stato possibile per la giurisprudenza costituzionale affermare in modo sempre più chiaro e netto - e già oggi, quindi, questo è un risultato della costituzione materiale del nostro paese - che l'ambiente è un valore costituzionalmente protetto, garantito e non disponibile. Per questo, avremmo accettato correzioni di quella formulazione soltanto se avessimo non solo formalizzato un valore già dichiarato dalla giurisprudenza costituzionale, ma anche integrato quel valore con una visione positiva di nuovi diritti e di nuovi principi.
In effetti, nel testo predisposto dalla Commissione questo è presente. Innanzitutto, c'è la formalizzazione del diritto dell'ambiente. Lo ha detto molto bene ieri il collega Acquarone, che è competente ed esperto della materia, oltre che un'importante presenza in quest'aula in molti dibattiti di rilievo costituzionale: si formalizza un diritto e ciò non è male. È sicuramente già qualcosa in più, maturo, opportuno e che quindi già giustificava di per sé l'integrazione dell'articolo 9.
Si parla di tutela dell'ambiente; però, si aggiungono anche altri elementi che abbiamo proposto, quali la tutela delle biodiversità. Abbiamo già detto nel dibattito sugli emendamenti quanto questa notazione sia importante per l'evoluzione positiva e non puramente conservativa dei diritti collegati alle tematiche ecologiche e ambientali.
In secondo luogo, si riprende esattamente la stessa formulazione già inserita nell'articolo 117, votato nella scorsa legislatura, con cui per la prima volta è apparsa nella nostra Costituzione il termine «ambiente». In quell'articolo si parla di ambiente e di ecosistema come competenza dello Stato; qui opportunamente richiamiamo nella I parte della Costituzione la tutela dell'ambiente e degli ecosistemi, adottando un plurale che noi,
fin dalla predisposizione della proposta di legge, avevamo suggerito come la formulazione migliore, che consente anche ai tanti singoli ecosistemi, talvolta piccoli o più ampi, come i laghi o le Alpi, di avere un riferimento nella Costituzione della Repubblica.
In terzo luogo, finalmente si fa riferimento alla promozione del rispetto degli animali. Consideriamo che questa sia un'acquisizione importante. Ripeto che avremmo preferito che ci si limitasse alla tutela dell'ambiente e degli ecosistemi e si rinviasse il resto ad una legge costituzionale. Ma, una volta che si accetta la strada di aggiungere elementi essenziali, per noi è fondamentale che sia scritto nella Costituzione che si promuove la vita anche di quello che è un vivente non umano, in particolare gli animali. Essi sono ormai diventati parte costitutiva dell'esperienza quotidiana di milioni e milioni di persone nel nostro paese, probabilmente di miliardi di persone sul pianeta.
Inoltre, vi sono stati dei miglioramenti anche di carattere minore: ad esempio, nella proposta del Senato si faceva ancora riferimento alla Nazione, un termine che nella I parte della Costituzione è stato adottato in pochi casi e che poi, via via, ha subito una evoluzione nel corso del dibattito sulla riforma della Costituzione. Abbiamo insistito sul termine Repubblica, che è il soggetto che resta principale, perché era quello fondante anche dell'originario articolo 9 della Costituzione.
Abbiamo apprezzato in questo senso il lavoro del relatore e lo sforzo compiuto per dare ai verbi il giusto peso. Non si tratta di una tutela generica, ma si gioca con vari verbi per consentire di articolare questa tutela. Un conto è promuovere, un altro è solo tutelare o proteggere.
Abbiamo apprezzato, quindi, lo sforzo di definizione da cui è scaturito un testo piuttosto pulito ed ordinato. Tuttavia, gli emendamenti da noi presentati non sono stati presi in considerazione.
Ripeto, voteremo a favore del provvedimento in esame, ma vogliamo sottolineare la ragione politica - e mi dispiace che alcuni colleghi dell'opposizione non l'abbiano colta - che ha impedito al relatore di discutere davvero in quest'aula. La proposta di modifica dell'articolo 9 nasce da un'esigenza del partito di Alleanza nazionale di costruire un alibi ideologico nei confronti di un ministro che ha concretamente operato contro e non a favore dell'ambiente italiano.
GIORGIO CONTE. Ma cosa dici?
VALERIO CALZOLAIO. Si è limitato a dichiarazioni di principio su qualche tema, ma spesso ha favorito o consentito - lui dice subito - scelte concrete contro la difesa dell'ambiente e contro politiche ambientali utili alla qualità della vita nel nostro paese. Questa è la ragione per cui il dibattito è stato ingessato. Non si poteva toccare nulla, anzi vi era il dubbio che Alleanza Nazionale e la Lega, come già avvenuto in Commissione, non votassero il testo in esame. Vedremo cosa succederà in quest'aula, perché tale atteggiamento è importante anche rispetto al Senato.
Non possiamo parlare solo della nostra Assemblea, ma dobbiamo ricordare l'atteggiamento del Governo al Senato. In questa sede, infatti, il Governo si è rimesso all'Assemblea, ma al Senato aveva condiviso il testo sbagliato che tutelava l'ambiente naturale. Tale dizione non voleva dire nulla, anzi peggiorava quanto è già presente nell'ordinamento costituzionale italiano grazie alle sentenze della Corte costituzionale.
Voteremo a favore del provvedimento in esame ed abbiamo favorito lo spirito costituente. Non siamo del tutto soddisfatti, ma non ci siamo formalizzati in modo geloso sui nostri emendamenti. Tuttavia, notiamo un dibattito ingessato per una ragione politica: questo è l'elemento che tutte le opposizioni avrebbero dovuto fortemente e nettamente sottolineare.
Alleanza Nazionale ha cercato un alibi ideologico, chiedendo una delega all'inizio della legislatura per poi non fare nulla. Dopo il disegno di legge di delega, il capo di gabinetto del ministro ha inviato una lettera a tutti funzionari dicendo loro di non fare più nulla perché stava per essere conferita una delega che, dopo tre anni, non è ancora arrivata. Allo stesso modo, Alleanza Nazionale ha cercato un alibi ideologico con la modifica costituzionale. La dizione «ambiente naturale» era ridicola ed era stata contestata non solo dalle associazioni, ma da tutti i costituzionalisti e - come sa il relatore - da tutti coloro che abbiamo audito in Commissione affari costituzionali.
L'esigenza politica era quella di coprire l'inerzia e l'inattività con un alibi ideologico. Con i nostri emendamenti volevamo mostrare l'impossibilità per il relatore e per la maggioranza di arrivare ad una discussione serena che arricchisse, precisasse, affinasse un testo sul quale avevamo già votato favorevolmente.
Sottolineo la differenza di atteggiamento da parte del Governo. Rileggendo i resoconti del Senato, si può notare quale sia stato l'atteggiamento del Governo. In questa sede il Governo si è rimesso all'Assemblea. Vedremo quale sarà l'esito della votazione. Ci auguriamo che tutti facciano quello che noi abbiamo fatto: contribuire con spirito costituente ad un testo dignitoso, senza formalizzarsi sulle proprie posizioni.
Ci auguriamo che anche il Senato tenga conto dello sforzo compiuto dalla Camera. Tuttavia, proprio per la cautela che abbiamo nei confronti della nostra Carta costituzionale e per la suddetta preoccupazione politica, abbiamo voluto consentire all'Assemblea di discutere su alcuni emendamenti e ci rammarichiamo che ciò non sia avvenuto. Riteniamo si sia trattato di un errore da parte del relatore non averli accolti, perché alcuni di essi miglioravano il testo predisposto dalla Commissione.
Con la constatazione di tale fragilità politico-culturale della maggioranza che oggi guida il nostro paese, confermiamo il voto favorevole del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo sul provvedimento in esame (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-L'Ulivo).
ALFONSO GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che abbiamo fatto un buon lavoro e che stiamo compiendo un atto veramente importante. Stiamo introducendo all'articolo 9, che fa parte dei principi fondamentali della nostra Carta costituzionale, nuovi concetti, che ci derivano dalla storia della terra e dell'umanità, intervenuti negli anni che ci separano dal 1948. Insisto: introduciamo, aggiungiamo, non sostituiamo il testo costituzionale, ma arricchiamo il dettato costituzionale.
Riconosciamo quindi che esso non ha perso affatto validità, ma che necessita di essere aggiornato, poiché nuovi problemi materiali e nuove consapevolezze sono cresciute in tutti questi anni. Noi poggiamo sulle spalle dei nostri padri costituenti e, grazie a loro, possiamo oggi vedere più lontano di quanto essi non potessero allora prevedere. Per queste ragioni, colleghi della maggioranza, la modifica dell'articolo 9 della Costituzione non potrà essere usata, né da voi né da nessun altro, come una specie di foglia di fico per coprire le vergogne delle modifiche dei 43 articoli della seconda parte della Costituzione, della quale abbiamo discusso nelle scorse settimane, fino a pochi giorni fa.
Non mi riferisco solamente al fatto che il metodo scelto per la discussione dell'articolo 9 è stato diverso, e cioè che da più parti politiche si è concorso positivamente ad un unico fine. Così come non mi riferisco solamente al fatto che il voto, che si prepara in quest'aula, e mi auguro al Senato, sarà di tali proporzioni da poter rendere non necessario, in base all'ultimo comma dell'articolo 138 della Costituzione, un referendum confermativo popolare. Voglio invece riferirmi più profondamente - anche se questo è un dato più soggettivo che oggettivo, ma appunto siamo donne e uomini, in quest'aula - alla qualità di questo dibattito. Io vi ho concorso poco, poiché non ho potuto partecipare a tutti i lavori preparatori della Commissione. Tuttavia, avendo ascoltato gli interventi dei colleghi - da Boato a tutti gli altri, non li cito tutti per non escludere qualcuno - e avendo apprezzato la gentilezza d'animo e l'apertura culturale del relatore, onorevole Schmidt, so che una volta tanto siamo stati all'altezza di essere dei veri «costituenti», nel significato profondo di questo termine.
Naturalmente, so - e voi lo sapete meglio di me - che vi è, nel concerto internazionale, un dibattito tra i giuristi su che cosa sia la Costituzione, che può essere così riassunto: la stesura della Costituzione conclude un processo di acquisizione di conoscenze, di consapevolezze e di sentimenti da parte dei popoli ai quali vuole ispirarsi o, invece, essa apre tale processo? Nel primo caso, è evidente che si sottolinea il nesso tra il legislatore e tutti i movimenti reali che agiscono nella società; nel secondo caso, si sottolinea la sua funzione di apristrada. È evidente che coloro che hanno messo mano ad un progetto di Costituzione europea - che purtroppo domani sarà firmata e che non condivido, non perché non condivida l'esigenza di una Costituzione, ma perché non condivido il metodo tecnicistico con il quale si è giunti a quel testo - propendono più per la seconda interpretazione.
Non penso che noi, qui, registriamo solamente un umano sentire. Però, credo che la prima tesi sia più valida della seconda. Credo cioè che sia meglio e che sia non solo più prudente, ma più giusto per un legislatore - soprattutto se è un legislatore costituente - assorbire ciò che è già stato prodotto nel pensiero e nella materialità delle relazioni sociali all'interno di un determinato contesto.
Quindi, a tale testo, che il gruppo di Rifondazione comunista si accinge a votare favorevolmente, hanno contribuito non solo l'insorgenza di nuovi problemi, che erano neppure concepibili nel 1948, ma soprattutto il delinearsi di una consapevolezza dei medesimi (che si è espressa in filoni importanti di pensiero ecologista e che ha attraversato, seppure con diversa proporzione, le destre come le sinistre); vi hanno anche concorso i movimenti, da quelli contadini a quelli intellettuali, nonché quelli di pensiero, come i movimenti di massa. Qualcuno ha fatto ironia, a volte, sui medesimi; ha cercato di presentare i senza terra del Brasile come un gruppo di disperati o il movimento francese di José Bové come un nugolo di reazionari in difesa del roquefort.
Oggi tutti costoro che, avventatamente, hanno espresso giudizi sprezzanti nei confronti di movimenti reali si trovano di fronte ad un testo che è il prodotto più di quei movimenti che non dell'autonoma nostra intelligenza. Non voglio sminuire la validità del nostro lavoro, soprattutto di quello dei colleghi che vi hanno partecipato con più passione e continuità; anzi, la mia è una sopravvalutazione, non nel senso che è eccessiva e pleonastica, ma nel senso che enfatizzo il ruolo che il Parlamento si è assunto. Mi riferisco al fatto di essere finalmente in sintonia, in corrispondenza di amorosi e intellettuali sensi con un popolo mondiale e, soprattutto, con i nostri giovani, che sul tema ambientale hanno costruito una loro nuova consapevolezza sociale.
Quanti giovani entrano nella vita sociale e si appassionano alla politica, ai dibattiti, non perseguendo le strade del conflitto di classe, che pure è più vivo che mai, o semplicemente quelle delle letture, che pure vanno incrementate, dei libri, ma attraverso la difesa dell'ambiente, di un albero, di una zona, di un patrimonio artistico o di un animale!
Questa è una nuova strada; vuol dire che la sensibilità umana si è aperta a ciò che la circonda e smette di pensare che la natura sia nemica dell'uomo o che sia un dato intoccabile. Per questo, la visione puramente naturalistica che emergeva dal testo del Senato non poteva andare bene.
È una vecchia questione e la filosofia mondiale ha molto discettato su questo tema. Vi era chi pensava che gli antichi fossero migliori dei moderni perché non avevano compromesso l'ambiente come i moderni; vi era poi chi pensava che si sarebbe potuto fare tutto quello che l'uomo voleva, perché la natura non poneva limiti. Erano due modi di pensare sbagliati. Già sul finire del Seicento, un autore di fiabe, Charles Perrault, con cui abbiamo educato i nostri figli, in una querelle sugli antichi e i moderni, introduceva il primato dei moderni sugli antichi, e la grande cultura francese da Luigi XIV in poi rielaborò questa teoria.
Poi, però, si esagererò e si pensò che l'uomo non avesse limiti, che la produzione non poteva accettare elementi di freno, che la produttività fosse in sé un bene infinito. La cultura del limite introdotta nella seconda parte del Novecento ha corretto questo modo di pensare e oggi ritengo, sperando di recepire quanto di meglio è stato affermato, per quel poco che so su questo tema, che il rapporto tra uomo e ambiente non è mai statico nell'uno e nell'altro senso, ma è sempre dinamico.
Ma, proprio per questa ragione, la tutela dell'ambiente, dell'altro da sé che non sia umano, del vegetale come del vivente non umano, è un diritto che deve essere riconosciuto e che deve essere protetto dalla stessa volontà umana e in questo senso costituisce un limite che necessita di essere costituzionalizzato. Questo è il nostro moderno Leviatano.
Ho iniziato questo dibattito ricordando, già in sede di discussione generale, che nel gennaio del prossimo anno ricorreranno cento anni dalla pubblicazione della teoria della relatività ristretta di Albert Einstein.
Concludo, quindi, con una citazione di Einstein morente, che mi è molto cara: «Mi sento così solidale con ogni corpo e con ogni corpo vivente che non mi importa dove comincia e dove finisce l'individuo». Questa mi pare la migliore descrizione della relazione tra l'uomo e l'ambiente, della compenetrazione tra l'io e i molti.
Con questa modifica costituzionale forniamo una dimostrazione di civiltà: spero che chi ci seguirà la apprezzerà e potrà fare ancora meglio di quanto noi siamo riusciti a fare (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione comunista e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maninetti. Ne ha facoltà.
LUIGI MANINETTI. Signor Presidente, nel preannunciare il voto favorevole del gruppo dell'UDC, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.
LAURA CIMA. Vorrei sottolineare che alcuni principi da noi evidenziati durante il dibattito, sia in Commissione sia in aula, sui quali abbiamo poi deciso di escludere la votazione da parte dell'Assemblea per dimostrare l'unità di tutta la Camera sulla presente riforma, sono principi ai quali teniamo e in ordine ai quali porteremo avanti la nostra battaglia.
Mi riferisco alla brevettabilità, che rappresenta la questione più importante rispetto al futuro della ricerca scientifica, del business nonché dell'ambiente naturale e dell'ecosistema del nostro pianeta.
Ritengo dunque che le affermazioni svolte dal relatore - che mi auguro vorrà ripetere nel suo successivo intervento - siano da questo punto di vista molto chiare, come anche la questione relativa al diritto all'acqua (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-L'Ulivo).
GIORGIO CONTE. Signor Presidente, preannuncio il voto favorevole del gruppo di Alleanza nazionale ad un testo che giudichiamo soddisfacente, anche se avremmo preferito fossero recepite alcune indicazioni contenute nell'emendamento Vascon 1.8.
Con il testo attuale rimane aperta una pericolosa interpretazione che speriamo possa essere scongiurata dal buonsenso.
Infine, vorrei esprime grande apprezzamento per il lavoro svolto dalla Commissione, che ha cercato la massima convergenza possibile, anche a fronte di particolari rinunce. Non posso che apprezzare tale impostazione e pertanto annuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale.
LUIGINO VASCON. Signor Presidente, contrariamente all'onorevole Giorgio Conte, annuncio il voto di astensione da parte del gruppo della Lega Nord Federazione Padana. Ci dispiace di non poter esprimere voto favorevole, ma d'altra parte l'enorme lacunosità del testo non ci permette di andare oltre. Purtroppo, chi ha redatto il provvedimento, sia nella fase istruttoria che in quella conclusiva, vi ha lasciato grosse lacune.
Troppo spesso chi ha il compito di redigere i testi su cui i deputati sono chiamati a legiferare e ad esprimere il proprio voto, non si avvale di conoscenze dirette e scientificamente adeguate. Esistono esempi di totale lontananza e ignoranza degli argomenti trattati. Su alcuni provvedimenti, i relatori e deputati dimostrano la lontananza del mondo reale da quello burocratico, cartaceo e legislativo. L'aspetto grave è che poi le leggi ricadono sugli stessi cittadini che ci hanno mandato in quest'aula. L'ignoranza, la superficialità e il condizionamento, che spesso gioca un ruolo pericolosissimo, porta alla votazione di leggi al buio, o meglio, non chiaramente delineate, contenenti norme non chiare, interpretative, di comodo politico che non rispettano la maggioranza eletta in questo Parlamento.
Si tratta di norme condizionate da pressioni interne ed esterne, votate da chi non riesce a dire di no o crede di essere nel giusto e, ottusamente, non ascolta consigli, non vede e non legge quanto potrebbe rendere i testi licenziati più efficaci e a misura d'uomo. Tutto questo non ci mette nella condizione di poter esprimere voto favorevole; infatti siamo a conoscenza di come vanno le cose. Con il nostro emendamento abbiamo cercato di migliorare il testo, tanto che tutti i deputati intervenuti, con l'eccezione del relatore, ne hanno apprezzato la bontà.
Mi viene in mente la favola della volpe e dell'uva. La volpe diceva che l'uva era acerba, ma in realtà non aveva l'umiltà di ammettere che non arrivava a coglierla. I limiti umani prevaricano i precetti legislativi che poi ricadono sulla gente, su chi lavora e opera concretamente e non sta seduto comodamente al caldo. Infatti, le leggi devono essere rispettate.
Come stavo dicendo, manca la misura che mette in rapporto il legislatore con il mondo esterno, ponendolo nelle condizioni di toccare con mano la realtà. Quando esprimiamo un voto, dobbiamo tener conto del peso che quel gesto assume.
Ma vedo che non c'è peggior sordo di chi non vuole intendere. Potrei continuare il mio intervento, ma correrei il rischio di utilizzare aggettivi non consoni alla dignità di quest'aula. Pertanto, mi limito a confermare il voto di astensione del nostro gruppo, perché non ci ritroviamo nel testo del provvedimento.
GIULIO SCHMIDT, Relatore. Chiedo di parlare.
GIULIO SCHMIDT, Relatore. Signor Presidente, la Commissione ha lavorato per un anno con passione, competenza e profondità, insieme a costituzionalisti, sociologi, esponenti della società civile ed associazioni. Ci troviamo oggi, con umiltà ed orgoglio, a consegnare al Senato un arricchimento dell'articolo 9, degno non soltanto dell'articolo 9 stesso ma del complesso dei principi fondamentali della nostra Costituzione.
Ringrazio tutti, maggioranza e opposizione, e tutti coloro che, all'interno del Parlamento, hanno contribuito al raggiungimento di questo risultato. Ringrazio il presidente Bruno che, come sempre, ci ha consentito di compiere un lavoro istruttorio approfondito. Ringrazio gli uffici, e tutti coloro che hanno creduto nei nuovi valori del terzo millennio e nella modernità della nostra Costituzione (Applausi).
PROPOSTE DI LEGGE COSTITUZIONALE: ROCCHI ED ALTRI; LION ED ALTRI; SCHMIDT ED ALTRI; COLUCCI ED ALTRI; MILANESE ED ALTRI; CALZOLAIO ED ALTRI; D'INIZIATIVA DEI SENATORI SPECCHIA ED ALTRI (APPROVATA, IN UN TESTO UNIFICATO, IN PRIMA DELIBERAZIONE, DAL SENATO); CIMA ED ALTRI; MASCIA ED ALTRI: MODIFICA ALL'ARTICOLO 9 DELLA COSTITUZIONE IN MATERIA DI AMBIENTE E DI ECOSISTEMI (705-2949-3591-3666-3809-4181-4307-4423-4429)
(A.C. 705 - Sezione 1)
ARTICOLO UNICO DEL TESTO UNIFICATO DELLA COMMISSIONE
1. All'articolo 9 della Costituzione, dopo il secondo comma, è aggiunto il seguente:
«Tutela l'ambiente e gli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni. Protegge le biodiversità e promuove il rispetto degli animali».
PROPOSTE EMENDATIVE RIFERITE ALL'ARTICOLO UNICO DEL TESTO MODIFICATO
«La Repubblica riconosce l'ambiente e gli ecosistemi quali valori fondamentali e li tutela sulla base di principi stabiliti con legge costituzionale. Protegge le biodiversità. Promuove lo sviluppo sostenibile e il rispetto degli animali».
1. 1. Calzolaio, Leoni, Montecchi, Amici, Vigni, Maran.
«La Repubblica riconosce e tutela l'ambiente e gli ecosistemi secondo principi stabiliti con legge costituzionale. Protegge le biodiversità. Promuove lo sviluppo sostenibile e il rispetto degli animali».
1. 2. Calzolaio, Leoni, Amici, Vigni, Maran, Coluccini, Montecchi.
Al comma 1, capoverso, primo periodo, sostituire le parole da: e gli ecosistemi fino alla fine del comma con le seguenti: , gli ecosistemi e le biodiversità anche nell'interesse delle future generazioni.
1. 18. Vascon.
Al comma 1, capoverso, primo periodo, dopo la parola: ecosistemi aggiungere le seguenti: sulla base dei principi di reversibilità, precauzione e responsabilità.
1. 15. Mascia, Alfonso Gianni, Vendola, Titti De Simone.
Al comma 1, capoverso, primo periodo, sostituire le parole: , anche nell'interesse delle future generazioni con le seguenti: . Promuove il diritto all'acqua e lo sviluppo sostenibile.
1. 3. Calzolaio, Leoni, Vigni, Maran, Amici, Montecchi, Coluccini.
Al comma 1, capoverso, primo periodo, sostituire le parole: , anche nell'interesse delle future generazioni con le seguenti: . Promuove l'accesso all'acqua e lo sviluppo sostenibile.
1. 4. Calzolaio, Leoni, Maran, Vigni, Amici, Coluccini.
Al comma 1, capoverso, primo periodo, sostituire le parole: , anche nell'interesse delle future generazioni con le seguenti: . Promuove lo sviluppo sostenibile.
1. 5. Leoni, Calzolaio, Amici, Vigni, Maran.
Al comma 1, capoverso, primo periodo, aggiungere, in fine, le parole: e sancisce la non brevettabilità della vita.
1. 16. Cima, Pecoraro Scanio, Lion, Bulgarelli, Cento, Zanella.
Al comma 1, capoverso, secondo periodo, sostituire le parole: e promuove il rispetto degli animali con le seguenti: . Promuove il rispetto degli animali e il diritto all'acqua.
1. 6. Calzolaio, Leoni, Montecchi, Amici, Vigni, Maran.
Al comma 1, capoverso, secondo periodo, sostituire le parole: e promuove il rispetto degli animali con le seguenti: . Promuove il rispetto degli animali e l'accesso all'acqua.
1. 7. Calzolaio, Leoni, Montecchi, Amici, Vigni, Maran.
Al comma 1, capoverso, secondo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , il diritto all'acqua e lo sviluppo sostenibile.
1. 8. Calzolaio, Amici, Leoni, Maran, Vigni, Montecchi, Bielli.
Al comma 1, capoverso, secondo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , l'accesso all'acqua e lo sviluppo sostenibile.
1. 9. Calzolaio, Leoni, Vigni, Amici, Maran, Coluccini.
Al comma 1, capoverso, secondo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , secondo principi stabiliti con legge costituzionale.
1. 11. Calzolaio, Leoni, Amici, Maran, Montecchi, Coluccini.
Al comma 1, capoverso, secondo periodo, aggiungere, in fine, le parole: , sulla base di principi stabiliti con legge costituzionale.
1. 10. Calzolaio, Leoni, Vigni, Amici, Maran, Coluccini.
Al comma 1, capoverso, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Una legge costituzionale definisce i principi della tutela dell'ambiente.
1. 12. Calzolaio, Leoni, Amici, Vigni, Maran, Coluccini.
Al comma 1, capoverso, aggiungere, in fine, il seguente periodo: Garantisce l'accesso effettivo all'acqua a tutti quale diritto umano e sociale.
1. 17. Cima, Pecoraro Scanio, Lion, Bulgarelli, Cento, Zanella.