Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12590-del-18-05-2017
Timestamp: 2020-01-23 08:42:06+00:00
Document Index: 73635587

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 3', 'art. 46', 'art. 116', 'art. 116', 'art. 360', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 12590 del 18/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12590 del 18/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 18/05/2017, (ud. 05/04/2017, dep.18/05/2017), n. 12590
sul ricorso 20187-2015 proposto da:
AMTER SPA, in persona dell’Amministratore Delegato e legale
ANTONINO SGROI, LELIO MARITATO, EMANUELA DE ROSE e CARLA D’ALOISIO;
avverso la sentenza n. 51/2015 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
1. che la Corte di appello di Genova, pronunziando sull’appello di Amter s.p.a., ha confermato la decisione di primo grado che aveva rigettato il ricorso in opposizione proposto dalla società avverso l’avviso di addebito avente ad oggetto crediti INPS per contributi dovuti a titolo di cigs, cigo e mobilità nei periodi ivi specificati;
3. che il primo motivo di ricorso con il quale, deducendosi plurime violazioni di norme di diritto, si censura la decisione impugnata per avere ritenuto dovuti i contributi per cigs e cigo e il secondo motivo di ricorso, con il quale, deducendosi violazione e falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, art. 14, si censura la decisione impugnata per avere affermato l’obbligo ai contributi di mobilità, sono manifestamente infondati alla luce della giurisprudenza consolidata di questa Corte (v., tra le altre, Cass. ord. n. 9185 del 2015, sent. n. 14847 del 2009, n. 5816 del 2010, n. 19087, n. 20818, n. 20819, n. 22318, n. 27513 del 2013, n. 14089, n. 13721 del 2014) la quale ha ripetutamente affermato che le società a capitale misto (tra le quali, per come pacifico, è annoverabile la società odierna ricorrente) aventi ad oggetto l’esercizio di attività industriali, sono tenute al pagamento dei contributi previdenziali previsti per la cassa integrazione guadagni e la mobilità;
3.2. che, in particolare, come chiarito da Cass. n. 7332 del 2017, ciò che sembra dirimente è che, in ogni caso, abbia o meno natura innovativa il disposto del D.Lgs. n. 148 del 2015, art. 10, asserzione quest’ultima già confutata da precedenti decisioni di questa Corte (v. Cass. ord. 12 maggio 2016, n. 9816; Cass. 31 dicembre 2015, n. 26202; Cass., 29 dicembre 2015, n. 26016, e numerose altre, secondo cui non è dato in ferire dall’art. 10, su citato e dal D.Lgs. cit. art. 20, – che definisce il campo di applicazione delle norme in materia di intervento straordinario di integrazione salariale senza far riferimento alle imprese a capitale in parte o totalmente pubblico – che in precedenza le società a capitale misto non erano soggette alla contribuzione per cassa integrazione ordinaria e straordinari) -, l’intervento successivo operato dal legislatore con la legge di stabilità del 2015 ha comunque ripristinato il D.Lgs. del CpS n. 869 del 1947, art. 3, espressamente escluso dalla disposizione abrogatrice contenuta nell’art. 46;
4. che il terzo motivo di ricorso è manifestamente infondato nella parte in cui, deducendosi plurime violazioni di legge, si censura la decisione per avere respinto la domanda di annullamento c/o riduzione delle sanzioni civili nonchè degli interessi e degli accessori, è manifestamente in fondato;
4.1 che la decisione impugnata è, infatti, conforme alla consolidata giurisprudenza di questa Corte la quale ha ritenuto che non è consentita nessuna indagine sull’elemento soggettivo del debitore della contribuzione al fine dell’esclusione o della riduzione di tale obbligo, neanche ove l’omissione sia indotta da interpretazioni giurisprudenziali o amministrative più favorevoli allo stesso debitore (v., anche Cass. n. 5088 del 1995, e n. 16093 del 2014);
4.2. che questa Corte ha altresì chiarito che non sussistono i presupposti per farsi luogo all’applicazione in misura ridotta delle sanzioni, ai sensi della L. n. 388 del 2000, art. 116, comma 10, essendo tale riduzione espressamente ancorata al pagamento dei contributi nel termine fissato dagli enti impositori, circostanza pacificamente non verificatasi (v. tra le altre, Cass. n. 27513 del 2013, n. 25386 del 2014, n. Cass. n. 13170 del 23.6.2016, ed escluso, in assenza del presupposto rappresentato dal versamento dei contributi dovuti, il ricorrere delle condizioni per l’applicazione delle sanzioni aggiuntive in misura ridotta ai sensi dell’art. 116, comma 15, lett. a) (explurimis, ord. n. 4077 del Cass. n. 17654 del 2009);
5. che in base alle considerazioni che precedono, applicato l’art. 360 – bis c.p.c., n. 1, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile;
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di lite che liquida in Euro 1.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese forfettarie nella misura del 15%, oltre accessori di legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della società ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.