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Timestamp: 2018-01-18 13:44:46+00:00
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La Corte Costituzionale blocca la strategia energetica di Monti e Passera
Nuovo senso civico – Movimento Spontaneo di Cittadini Abruzzesi, 22 marzo 2013
L'11 marzo scorso la Corte Costituzionale ha emesso la sentenza n. 39/2013 (la potete leggere qui inserendo anno 2013 e numero della sentenza 39 nello schema che appare) che rappresenta uno strumento molto utile nelle battaglie che stiamo conducendo in difesa dei sacrosanti diritti delle nostre terre e popolazioni.
Qui di seguito pubblichiamo l'articolo de "Il Sole 24 Ore" che ne da notizia e spiegazione, ma prima di tutto vogliamo mettere in risalto due aspetti.
Il primo è che il principio di leale collaborazione dev'essere il criterio ispiratore dell'azione statale in funzione sostitutiva degli Enti Locali. La Corte Costituzionale ricorda che l'esercizio del potere sostitutivo non può prescindere dal ricorso ad adeguate garanzie di bilateralità (come ad esempio la costituzione di commissioni paritetiche, l'intervento di soggetti terzi con compiti di mediazione o la partecipazione delle Regioni nelle fasi preparatorie del provvedimento statale), del tutto assenti nella procedura di cui all'art. 61 comma 3 DL citato, che invece riteneva sufficiente il trascorrere di 60 giorni dalla scadenza del termine per l'intesa.
Il secondo ci dimostra ancora una volta lo scarsissimo attivismo della Regione Abruzzo nei suoi vertici istituzionali quando si tratta di argomenti quali, ad esempio, la petrolizzazione che coinvolgono le sensibilità e la partecipazione della stragrande maggioranza dei cittadini. Non a caso il ricorso in questione che ha portato a quest'importante sentenza è stato promosso dalle regioni Toscana, Puglia e Veneto.
Il Sole 24Ore riporta il commento alla sentenza n. 39/2013 della Corte Costituzionale su ricorso delle Regioni Toscana, Puglia e Veneto “Lo Stato non può dribblare l’intesa con le Regioni – scrive Il Sole24 Ore - nelle materie di competenza concorrente, nemmeno quando l’urgenza sia motivata da «gravi esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali», oppure allo scopo di «evitare un grave danno all’Erario». La Corte costituzionale, nella sentenza 39/2013 diffusa ieri (presidente Gallo, relatore Silvestri), ha accolto le obiezioni avanzate da Veneto, Puglia e Toscana al «semplifica-Italia» del Governo Monti (Dl 5/2012), e ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma (articolo 61, comma 3) che prevedeva la possibilità di evitare l’intesa con le Regioni nei casi in cui l’accordo non fosse arrivato nei tempi previsti. In pratica, quando scattavano le «gravi esigenze» appena citate si prevedeva la possibilità per lo Stato di agire in via unilaterale, nei casi in cui l’accordo con le Regioni non fosse spuntato nemmeno dopo 60 giorni la scadenza dei termini previsti. Esclusi da questo meccanismo sarebbero state solo le materie di «competenza esclusiva» regionale e i territori a Statuto autonomo, il cui pacchetto di competenze è definito da leggi costituzionali.
Il decreto semplificazioni (Dl 5/2012) prevedeva all’articolo 61, comma 3 la possibilità per lo Stato di emanare un atto sulle materie di competenza concorrente con le Regioni anche senza l’intesa con i Governatori, a due condizioni: che fossero scaduti da 60 giorni i termini per l’intesa e che a richiedere l’atto fossero «gravi esigenze di tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente o dei beni culturali», o la necessità di «evitare un grave danno all’Erario». La norma non si applicava alle materie di competenza esclusiva regionale e alle regioni a Statuto autonomo, le cui competenze sono fissate da leggi costituzionali.
La Corte costituzionale ha rilevato l’illegittimità della norma per il contrasto con due articoli della Carta: il 117, che disciplina la distribuzione di competenze fra Stato e Regioni, e il 120, che impone la «leale collaborazione» da parte dello Stato nell’esercizio di poteri sostitutivi.