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Timestamp: 2018-05-23 15:02:17+00:00
Document Index: 148973056

Matched Legal Cases: ['art. 111', 'art. 111', 'art. 101', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 3', 'sentenza ']

LA TERZIETA' DEL GIUDICE NEL SISTEMA NORMATIVO NAZIONALE E COMUNITARIO.
I valori costituzionali di terzietÃ ed imparzialitÃ del giudice: dalla ricostruzione sistematica alla proclamazione espressa contenuta nellâ€™art. 111 Cost..
E' pacifico individuare il connotato essenziale della giurisdizione nel fatto di essere esercitata da soggetti che siano terzi ed imparziali rispetto agli interessi in gioco. Nel nostro ordinamento si tratta di principi espressamente proclamati nel testo dell'art. 111 Cost., come recentemente modificato dalla legge costituzionale 23.11.1999, n.2, ove si stabilisce che ogni processo debba svolgersi "davanti ad un giudice terzo ed imparziale".
Va comunque detto che numerosi commentatori hanno dubitato del contenuto innovativo della riforma costituzionale, argomentando che la centralitÃ del principio di terzietÃ ed imparzialitÃ del giudice si poteva giÃ cogliere nitidamente dal contesto dei valori costituzionali posti a fondamento e disciplina dell'attivitÃ giurisdizionale. Tanto che, proprio sul presupposto della sua esistenza, si Ã¨ sviluppata, sopratutto nell'ultimo decennio, una fiorente giurisprudenza costituzionale, tutta incentrata sulla definizione dei concetti di terzietÃ ed imparzialitÃ e sulla corrispondente costituzionalitÃ dei congegni codicistici posti a presidio degli stessi: l'incompatibilitÃ , l'astensione e la ricusazione.
E che i principi in discorso si potessero cogliere, implicitamente o esplicitamente, dalla Carta Costituzionale giÃ prima della novella del 1999, oltre che dalla stessa legislazione ordinaria, lo si desume proprio dai concetti individuati da tali filoni giurisprudenziali.
In particolare, il caposaldo del concetto di terzietÃ si sviluppava dalla lettura dell'art. 101 co. II, Cost. che, nello stabilire che "i giudici sono soggetti soltanto alla legge", presuppone necessariamente una salda indipendenza dell'organo decidente da qualsiasi fattore esterno alle norme di legge da applicare nel caso sottoposto al suo esame.
La figura di un organo giudicante oltre che indipendente ed imparziale anche in posizione di terzietÃ rispetto agli interessi in gioco nel processo Ã¨ stata poi costruita attorno ai parametri costituzionali ricavabili dagli artt. 3, 24 e 25 della costituzione.
Infatti, lâ€™art. 25, affermando che â€œnessuno puÃ² essere distolto dal giudice naturale precostituito per leggeâ€�, non fa altro che rispondere alle esigenze di imparzialitÃ , obiettivitÃ ed uniformitÃ connesse alla funzione giurisdizionale,
2devolvendola ad un organo naturalmente precostituito per legge prima dell'insorgere dell'azione giudiziaria; mentre l'art. 24 Cost., garantendo la generale possibilitÃ di agire in giudizio, nonchÃ¨ l'assoluta inviolabilitÃ del diritto di difesa, pone il nucleo essenziale del diritto alla tutela giudiziaria che costituisce senz'altro il solido presidio del diritto ad un giudizio equo ed imparziale.
Ora, se si coniugano tali principi con quello di uguaglianza posto dall'art. 3 Cost., ecco che emergono i caratteri essenziali del "giusto processo", la cui piena attuazione postula la terzietÃ -imparzialitÃ della giurisdizione. D'altra parte, si tratta di principi pure espressamente proclamati in trattati e convenzioni internazionali cui l'Italia aveva aderito ben prima della novella costituzionale del 1999.
Si pensi alla fondamentale importanza assegnata all'imparzialitÃ del giudice dagli strumenti normativi piÃ¹ significativi in tema di salvaguardia dei diritti naturali dellâ€™uomo: e cioÃ¨ negli artt. 6, numeri 1, 14 e 10, rispettivamente, della Convenzione europea dei di diritti dellâ€™uomo, del Patto internazionale sui diritti civili e politici e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. In tutte e tre le norme con identiche parole si afferma che: "Toute personne a droit Ã ce que sa cause soit entendue [...] par un tribunal indÃ©pendent et impartial".
Analoghi principi sono poi ricavabili dalla legislazione ordinaria: si pensi proprio alla disciplina codicistica in materia di incompatibilitÃ , astensione e ricusazione, nonchÃ¨ al capo II del titolo I dell'ordinamento giudiziario (articoli da 16 a 19), ove si disciplina proprio il regime delle incompatibilitÃ . per i magistrati ad esercitare funzioni proprio in vista della tutela dell'imparzialitÃ del giudice e del suo disinteresse per gli affari sottoposti alla sua competenza. Sulla scorta di tali principi ha operato la giurisprudenza costituzionale, affermando la costituzionalizzazione della regola del giusto processo e della necessitÃ di un giudice terzo ed imparziale anche in pronunce rese nella vigenza del codice Rocco.
Si pensi alla sentenza 15 dicembre 1986 n.268, nella quale la Corte, trattando della duplice funzione di inquirente e giudicante del Pretore, residuo caso di confusione delle figure di accusatore e giudice, aveva sottolineato che â€œ la coscienza sociale va sempre piÃ¹ chiaramente avvertendo lâ€™inderogabilitÃ di una rigorosa tutela della â€œterzietÃ â€� anche nella funzione del giudice-pretore; la Corte non potrebbe alla fine non rifletterla anche nella sua giurisprudenza, se i ritardi del legislatore dovessero perpetuarsiâ€� (in Cass. Pen. 1987, 495, pp. 685 ss.)."
Tuttavia, come si Ã¨ giÃ detto, il terreno in cui hanno trovato maggiore applicazione i principi in discorso Ã¨ stato il giudizio di legittimitÃ costituzionale delle norme del codice di procedura penale del 1989 in materia di incompatibilitÃ del giudice.
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