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Timestamp: 2020-04-04 22:37:35+00:00
Document Index: 154778934

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360']

Sentenza Cassazione Civile n. 12786 del 22/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12786 del 22/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 22/05/2017, (ud. 06/04/2017, dep.22/05/2017), n. 12786
sul ricorso 16384-2016 proposto da:
R.A., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso
GIUSEPPE LAUDANTE;
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VELLETRI 21, presso
lo studio dell’avvocato LORENZO MAZZEO, che la rappresenta e
avverso la sentenza n. 2721/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
Rilevato che, con sentenza resa in data 15/6/2015, la Corte d’appello di Napoli ha confermato la decisione con la quale il giudice di primo grado ha rigettato la domanda proposta da R.A., in proprio e quale genitore della minore G.P., per la condanna della Generali Italia s.p.a. (quale impresa designata dal Fondo di garanzia per le vittime della strada) al risarcimento dei danni subiti dalle attrici a seguito del sinistro stradale dedotto in giudizio, imputabile a un soggetto rimasto sconosciuto, a seguito del quale avrebbe perso la vita il congiunto G.N.;
che a sostegno della decisione assunta, la corte territoriale ha rilevato l’inammissibilità dell’impugnazione proposta dalla R., non avendo la stessa adeguatamente sottoposto a censura critica la valutazione probatoria condotta dal giudice di primo grado, avendo quest’ultimo esaminato gli elementi probatori acquisiti al giudizio in modo corretto ed esauriente, tale da escludere in radice la fondatezza della domanda originariamente proposta dalla R., non essendo emersa alcuna valida prova circa l’effettiva verificazione del sinistro stradale dedotto in giudizio;
che avverso la sentenza d’appello, R.A., in proprio e nella qualità spiegata, ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un unico motivo d’impugnazione;
considerato che, con il ricorso proposto, la R. censura la sentenza impugnata per violazione dell’art. 2697 e segg. c.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), per avere la corte territoriale omesso di procedere all’esame del decreto di archiviazione adottato ad esito delle indagini relative al decesso di G.N., nel corso delle quali furono assunti a sommarie informazioni testimoniali taluni soggetti la cui deposizione avrebbe consentito di ritenere certa l’effettiva verificazione del fatto storico consistito nel sinistro stradale dedotto in giudizio;
che, sotto altro profilo, il giudice a quo avrebbe erroneamente valutato il contenuto delle deposizioni testimoniali acquisite nel corso del giudizio, nel loro complesso coerenti, sovrapponibili e idonee ad assicurare con certezza la conferma delle deduzioni indicate dall’attrice a fondamento della domanda risarcitoria proposta;
che, in particolare, sotto il profilo della violazione di legge, la ricorrente risulta aver prospettato le proprie doglianze attraverso la denuncia di un’errata ricognizione della fattispecie concreta, e non già della fattispecie astratta prevista dalle norme di legge richiamate (operazione come tale estranea al paradigma del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 3), neppure coinvolgendo, la prospettazione critica della R., l’eventuale falsa applicazione delle norme richiamate sotto il profilo dell’erronea sussunzione giuridica di un fatto in sè incontroverso, avendo la ricorrente propriamente insistito nella prospettazione di una diversa ricostruzione dei fatti di causa, rispetto a quanto operato dal giudice a quo;
che, quanto al profilo del vizio di motivazione, la ricorrente si è spinta a delineare i tratti di un vaglio di legittimità esteso al riscontro di pretesi difetti o insufficienze motivazionali (nella prospettiva dell’errata interpretazione o configurazione del valore rappresentativo degli elementi di prova esaminati) del tutto inidonei a soddisfare i requisiti imposti dal nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5;
che, infatti, il giudice d’appello ha puntualmente dato atto dell’esito degli accertamenti effettuati nel corso delle indagini penali, raffrontandoli con le testimonianze acquisite nel corso del giudizio, e concludendo, nel corretto esercizio della discrezionalità allo stesso spettante, per l’insufficienza di riscontri probatori idonei a confermare l’effettiva verificazione del sinistro dedotto in giudizio secondo la ricostruzione pretesa dall’odierna ricorrente;
che, sulla base di tali premesse, dev’essere rilevata l’inammissibilità delle odierne censure della ricorrente, siccome destinate a provocare l’esercizio di competenze estranee al controllo di mera legittimità rimesso alla Corte di cassazione;
che alla dichiarazione dell’inammissibilità del ricorso segue la condanna della ricorrente al rimborso, in favore della Generali Italia s.p.a., delle spese del giudizio di legittimità, secondo la liquidazione di cui al dispositivo.
Condanna la ricorrente al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 6.000,00, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, e agli accessori come per legge.