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Timestamp: 2020-05-25 22:50:29+00:00
Document Index: 162790844

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 5']

Home Page » LEGITTIMO PER IL CONSIGLIO DI STATO IL DINIEGO ALL'ACCESSO CIVICO GENERALIZZATO DI FICIESSE PER CONOSCERE I COSTI DI FUNZIONAMENTO IN ORE/PERSONA DEI TROPPI LIVELLI GERARCHICI DELLA GDF(SEI RISPETTO AI TRE DELLA P.S.). SI VA ALLA CEDU | Ficiesse
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È stata pubblicata la sentenza del Consiglio di Stato (scaricabile DA QUI) sull’accesso civico generalizzato presentato il 28 settembre 2018 dall’Associazione Finanzieri Cittadini e Solidarietà - Ficiesse al Comando Generale della Guardia di Finanza per conoscere le quantità esatte di ore/persona impiegate dal Corpo negli anni 2016, 2017 e 2018 aggregati per livelli gerarchici, diventati sei nel 2019 (nazionale, interregionali, regionali, provinciali, gruppi e reparti di esecuzione diretta del servizio) a fronte dei tre della Polizia di Stato (Dipartimento, Questure e Commissariati).
Informazioni sulle ore/persona di cui il Corpo dispone DAGLI ANNI '90 grazie a un evolutissimo sistema "activity based" denominato SIRIS (Sistema informativo sugli impieghi delle risorse umane).
In sintesi, i Giudici di Palazzo Spada hanno confermato la sentenza emessa dal TAR di Roma affermando che i controlli civici sull’efficienza allocativa della Guardia di Finanza, sebbene così FORTEMENTE AGGREGATI e afferenti ad ANNI COMPLETAMENTE TRASCORSI, costituiscono un "concreto pericolo" e "un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi inerenti alla sicurezza pubblica e l’ordine pubblico, alla sicurezza nazionale, alla difesa e alle questioni militari".
Totale rispetto, da parte nostra, ma non condivisione della decisione e, trattandosi di una LIBERTÀ FONDAMENTALE riconosciuta dagli articoli 1, 2, 97 e 118 della Costituzione italiana e dall'articolo 10 della Convenzione europea dei dirittti dell'uomo, presenteremo ricorso alla CEDU.
Riteniamo, infatti, di decisivo rilievo per la Democrazia che tutte le Istituzioni siano gestite nella MASSIMA TRASPARENZA e che quindi sia sempre consentita alla SOCIETÀ CIVILE l'analisi e la valutazione delle SOLUZIONI ORGANIZZATIVE ADOTTATE dalle Pubbliche Amministrazioni e dei RISULTATI EFFETTIVI OTTENUTI in termini di costi sostenuti, di quantità e qualità dei servizi pubblici prodotti in favore di cittadini e imprese e di risultati conseguiti IN OGNI SINGOLO TERRITORIO DEL PAESE.
Deve essere escluso l’accesso generalizzato, oltre che quello cd. semplice, avente ad oggetto la documentazione della Guardia di Finanza suscettibile di rivelare gli aspetti organizzativi - nell’ambito dei quali è essenziale la componente delle risorse umane - costituenti i punti di forza o di debolezza dell’organizzazione delle funzioni pubbliche tutelate, in quanto tale esclusione è coerente con l’obiettivo di evitare che la conoscenza di tali informazioni venga utilizzata per mettere in pericolo le funzioni primarie dello Stato; tale obiettivo è conseguito, in una equilibrata applicazione del limite previsto dall’art. 5-bis, comma 1, lett. a), b) e c), d.lgs. n. 33 del 2013, secondo un canone di proporzionalità, proprio del test del danno, rispetto alle eccezioni assolute richiamate dal comma 3 dello stesso articolo, attraverso il rinvio ad interessi che già erano oggetto di protezione rispetto all’accesso cd. semplice (1)
(1) La Sezione ha deciso una controversia avente ad oggetto l’istanza di accesso civico generalizzato con cui è stato richiesto alla Guardia di Finanza di conoscere il numero totale di ore/persona impiegate in attività di produzione diretta nell'intero territorio nazionale, espresso in modo aggregato e non distinto per singole missioni istituzionali. Tale istanza era stata respinta dall’Amministrazione.
Così, l’accesso civico - che è rifiutato per evitare un pregiudizio concreto alla tutela degli interessi inerenti alla sicurezza pubblica e l’ordine pubblico, alla sicurezza nazionale, alla difesa e alle questioni militari (art. 5-bis cit. lett. a), b) e c) - per il tramite del rinvio del comma 3 all’art. 24 della l. n. 241 del 1990, sottostà ad un divieto assoluto “nei confronti dell’attività della pubblica amministrazione diretta all’emanazione di atti….amministrativi generali di pianificazione e di programmazione” (art. 24, comma 1, lett. c), che ne prevede la perimetrazione attraverso l’individuazione delle categorie di documenti formati dalle Amministrazioni di settore e sottratti all’accesso ex art. 24, comma 2, cit.).
E’ difficile escludere che dall’ampia richiesta di accesso, sia pure relativa solo al parametro delle ore/persona impiegate, non sia quanto meno possibile inferire - tanto più con l’uso combinato dei nuovi strumenti tecnologici e degli innovativi strumenti di indagine, propri della scienza gestionale applicata alla organizzazione delle risorse umane – informazioni utili concernenti quelle aree sottratte all’accesso civico dalle disposizioni del d.m. prima esposte, con possibile pericolo di un pregiudizio ai superiori interessi pubblici tutelati.
D’altra parte, la garanzia a presidio della portata generale e “democratica” del diritto di accesso generalizzato come conformato dalla riforma del 2016 - individuata dal legislatore nella necessità di un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici cui ha attribuito priorità nella scala di valori per poter fondare un legittimo diniego - non può che apprezzarsi e tradursi in un giudizio probabilistico. Con la conseguenza che, se è vero che – come deduce l’appellante, richiamando un arresto di questo Consiglio (sez. III, n. 1546 del 2019) – per fondare un legittimo diniego non è sufficiente il rischio di un pregiudizio generico e astratto, non può negarsi che sia, invece, idoneo il pericolo concreto di un pregiudizio desunto secondo un giudizio di probabilità che parta, come nella fattispecie, da basi concrete.
Infatti, escludere dall’accesso generalizzato, oltre che da quello cd. semplice, la documentazione suscettibile di rivelare gli aspetti organizzativi - nell’ambito dei quali è essenziale la componente delle risorse umane - costituenti i punti di forza o di debolezza dell’organizzazione delle funzioni pubbliche tutelate, è coerente con l’obiettivo di evitare che la conoscenza di tali informazioni venga utilizzata per mettere in pericolo le funzioni primarie dello Stato. E tale obiettivo è conseguito, in una equilibrata applicazione del limite previsto dall’art. 5-bis, comma 1, lett. a), b) e c), d.lgs. n. 33 del 2013, secondo un canone di proporzionalità, proprio del test del danno, rispetto alle eccezioni assolute richiamate dal comma 3 dello stesso articolo, attraverso il rinvio ad interessi che già erano oggetto di protezione rispetto all’accesso cd. semplice.