Source: https://www.voxzerocinquantuno.it/fascismo-nostalgia-canaglia-di-jacopo-bombarda/
Timestamp: 2019-09-16 06:30:04+00:00
Document Index: 30536370

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 293', 'art. 612', 'art. 612', 'art. 590', 'art. 575']

Fascismo: nostalgia canaglia, di Jacopo Bombarda n
Fascismo: nostalgia canaglia, di Jacopo Bombarda
3 agosto 2017 3 agosto 2017 Vox zerocinquantuno
Molto si è parlato, di recente, della proposta di legge ad opera del deputato PD Emanuele Fiano di introdurre una nuova fattispecie di reato: la propaganda fascista e nazifascista. Fiano, il cui padre Nedo è sopravvissuto alla Shoah, è per ovvi motivi molto sensibile al tema. Nonostante si possa non essere sempre d’accordo con le proposte dell’ala renziana del PD, in questo caso ritengo la sua iniziativa più che sensata, prima di tutto dal punto di vista giuridico, e provo a spiegare perchè.
Il ministro Fiano (Foto da italiaoggi.it).
L’obiezione “in diritto” mossa alla proposta Fiano è duplice.
Da un lato, sostengono in molti, punire la propaganda fascista e nazifascista rappresenta una “intollerabile” limitazione della libertà di pensiero, garantita dalla Costituzione. L’argomentazione è priva di fondamento. La Corte Costituzionale, in una nota pronuncia, ha affermato ciò che dovrebbe essere ovvio a tutti: “il concetto di limite è insito nel concetto di diritto”. In particolare, la libertà di parola garantita dall’art. 21 Cost. incontra dei limiti anche per quanto riguarda l’attività di soggetti ai quali tale libertà deve essere garantita in misura massima. Così, giornalisti, attori (in particolar modo satirici), commentatori, agiscono entro maglie molto larghe ma non inesistenti: si tratta del limite della cd. “continenza”, che impedisce di adottare linguaggi e stili totalmente avulsi dal contesto e miranti solo a diffamare (questo in tal caso il reato) gratuitamente l’obiettivo di turno. Fa specie poi notare come molti di quelli che lamentano la lesività della libertà di pensiero e parola della proposta Fiano siano gli stessi che, non appena un artista o un giornalista esprime opinioni o critiche sgradite, invocano – non di rado con successo – sanzioni e censure.
La seconda obiezione è quella mossa fra i tanti da Marco Travaglio: non c’è bisogno di un nuovo reato ad hoc, essendo già punito il reato di apologia del fascismo e vietata la ricostituzione del disciolto partito fascista. In effetti, di questo si occupano la XII Disp. Tr. della Costituzione e la Legge 645/1952 (la “Legge Scelba”) che a essa dà attuazione. Ma le ragioni di Fiano risultano più convincenti perché la sua proposta, inserire un art. 293 bis nel C.P., mira a punire in modo particolare l’attività di propaganda, anche alla luce delle enormi evoluzioni nel campo della tecnologia e delle comunicazioni, tali per cui, con poca fatica e mezzi relativamente modesti, si possono produrre effetti di enorme portata. Si tratterebbe, in parole povere, di un’integrazione non certo superflua, che si serve di una tecnica legislativa già sperimentata negli ultimi anni con risultati persino discreti (occorre riconoscere che su tale tecnica Travaglio nutre forti dubbi da sempre, convinto che sia possibile dare un’interpretazione flessibile e adeguata ai tempi di norme già esistenti, piuttosto che crearne di nuove). Si pensi al reato di atti persecutori (cd. “stalking”, art. 612 bis c.p.; l’art. 612 punisce genericamente il reato di minaccia), o, caso ancor più emblematico, all’omicidio “stradale”, divenuto autonoma fattispecie criminosa (art. 590 bis c.p.), con una propria cornice sanzionatoria del tutto slegata da quella dell’omicidio comune (art. 575 c.p.).
Esiste anche un’altra obiezione, non giuridica, secondo cui occuparsi ancora di fascismo è roba vecchia, mentre i veri problemi sono altri. Insomma, il solito “benaltrismo” all’italiana, smentito peraltro dai fatti.
Un tema centrale delle passate e prossime tornate elettorali in tutta Europa è stato e sarà l’immigrazione: su questo le destre di tutto il continente si attrezzano per costruire campagne ogni volta più aggressive e dissimulano sempre meno contenuti ma anche atteggiamenti e “liturgie” oggettivamente fascisti (lo ha giustamente notato anche Maria Laura Giolivo nell’editoriale [1] sul numero del mese scorso).
Alcuni dei cartelli della spiaggia fascista di playa Punta Canna a Chioggia (foto da La Stampa).
Alcuni dei cartelli della spiaggia fascista di playa Punta Canna a Chioggia (foto da lindro.it).
Del resto, persino in Italia, sino a pochi anni fa vicende come quella della “spiaggia fascista di Chioggia” non si sarebbero mai verificate; fatto grave, preoccupante, vergognoso che tutto sommato ha ricevuto poca attenzione mediatica. Forse limitarsi alla mera produzione legislativa non basta, senza una parallela e continua attività politica (tematica oggetto di un bel dibattito fra Maurizio Viroli e Antonio Padellaro sul FQ del 19 luglio scorso).
In GB, Corbyn ha conseguito un risultato enorme, in termini percentuali e numerici, raccogliendo una marea di consensi proprio in quelle aree storicamente laburiste, operaie e dalle condizioni di vita più dure, i cui abitanti si stavano progressivamente allontanando dal Labour per diventare “obiettivi” di UKIP, e lo ha fatto lanciando messaggi chiari (sublimati nel bellissimo e indovinato slogan “for the many, not for the few”) il succo di uno dei quali è stato: “i nemici, la vera causa delle vostre difficoltà, non sono gli immigrati che stanno peggio di voi, ma i ricchi”.
Tuttavia, latitando per ora in Italia un pensiero politico solidaristico, egualitario e di lungo respiro, ben venga almeno un’iniziativa legislativa che affronti di petto, in modo corretto nella tecnica e ineccepibile nel merito, una piaga sempre attualissima.
#In copertina: Militanti di estrema destra al cimitero Maggiore (Newpress) da Il giorno.it
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