Source: http://www.lintellettualedissidente.it/italia-2/lettera-aperta-ai-senatori-del-m5s-sul-ddl-cirinna/
Timestamp: 2018-03-18 06:02:33+00:00
Document Index: 6998613

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 44', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 44', 'art. 46', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 604', 'art. 12']

Lettera aperta ai senatori del M5S sul Ddl Cirinnà | L' Intellettuale Dissidente
Lettera aperta ai senatori del M5S sul Ddl Cirinnà
Lorenzo Borré, presidente del nostro circolo dei lettori romano e promotore del convegno svoltosi nel mese di marzo a Roma "L'era del post-umano. Ideologia, Tecnica e Società nel XXI secolo", ha scritto questa lettera ai senatori pentastellati. La nostra strategia, in qualità di pensatoio indipendente e laico, è stata espressa qualche mese fa: l'unico modo per liberarci dai diritti civili è portare il M5S dalla nostra parte
Caro Portavoce, a breve sarai chiamato a discutere e a votare sul DDl Cirinnà che, al’art. 5 recita: «All’articolo 44 lettera b) della legge 4 maggio 1983, n. 184 dopo la parola “coniuge” sono inserite le parole “dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”». L’art. 44 della 184 novellato sarebbe pertanto del seguente tenore: “ I minori possono essere adottati anche quando non ricorrono le condizioni di cui al comma 1 dell’articolo 7: a) da persone unite al minore da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre; b) dal coniuge o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso nel caso in cui il minore sia figlio anche adottivo dell’altro coniuge; c) quando il minore si trovi nelle condizioni indicate dall’articolo 3, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e sia orfano di padre e di madre; d) quando vi sia la constatata impossibilita’ di affidamento preadottivo”.
L’art. 5 del DDL, così formulato, e su cui il sondaggio indetto il 28.10.2014 sul portale non si è pronunciato (in quanto il quesito -che peraltro è stato cambiato in corso di votazione- non faceva riferimento alla stepchild adoption e tantomeno all’adozione di bambini resi intenzionalmente orfani attraverso il rciorso all’eterologa o alla maternità surrogata) consentirebbe dunque “l’adozione -da parte del partner dello stesso sesso- del figlio biologico dell’altro partner” anche nei casi in cui il bambino sia nato grazie al ricorso a procedure di maternità surrogata e di fecondazione eterologa.
A tal proposito, per quanto riguarda la filiazione attuata attraverso la maternità surrogata, è da evidenziare che la legislazione ucraina e quelle degli stati degli USA ove è praticata, per citare solo due casi, consentono di registrare negli atti di nascita dello Stato civile il nome del solo padre biologico (con totale obliterazione dell’identità della madre), con la conseguenza che Il padre biologico, riconosciuto come tale dall’Ordinamento di detti Stati, ha dunque il diritto di veder riconosciuto tale status anche nel nostro Ordinamento, con conseguente trascrizione del rapporto di filiazione nel Registro degli atti dello Stato civile.
Vediamo dunque quali sarebbero gli effetti dell’eventuale approvazione dell’art. 5 de DDL Cirinnà: se il padre biologico del bambino prodotto con la maternità surrogata avesse contratto (o contraesse successivamente) un’unione civile con un partner dello stesso sesso, questi ben potrebbe -grazie all’art. 5- adottare il minore nato grazie alla cessione di gameti da parte di una “donatrice” (remunerata) e al ricorso all'”affitto” dell’utero di un’altra donna.
Non solo: l’art. 5 consentirebbe inoltre, di fatto, l’adozione dei minori da parte di coppie omosessuali anche nel nostro Paese, dando ingresso -in via mediata- alle adozioni omogenitoriali riconosciute in altri Paesi.
Vediamo il perchè: le coppie dello stesso sesso possono accedere all’adozione di minori in ben 21 Paesi: Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia, Norvegia, Danimarca, Austria, Islanda, Malta, Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Brasile, Uruguay, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda.
Orbene: grazie al DDL Cirinnà – che prevede l’adozione del figlio adottivo del partner dello stesso sesso- il minore adottato da una coppia omossessuale in uno di questi Stati, ben potrebbe essere (ri)adottato in Italia.
Laddove, infatti uno dei due partner della coppia che ha adottato un minore in uno di quegli Stati, si trasferisse in Italia e contraesse un unione civile con un partner dello stesso sesso, questi, ai sensi del novellato art. 44, potrebbe adottare il minore.
E’ inoltre da evidenziare che nelle ipotesi di adozione di un minore prodotto con il ricorso ad una procedura tecnologica (fecondazione eterologa e maternità surrogata), non sarebbe applicabile la norma di salvaguardia di cui all’art. 46 L. 184/83, che preclude l’adozione in caso di opposizione dell’altro genitore biologico, in quanto -appunto- in caso di maternità surrogata e di fecondazione eterologa l’altro genitore biologico è ignoto (e nella maternità surrogata sono ignote sia la madre genetica, la “donatrice” dei gameti, che quella biologica, la locatrice dell’utero).
Sostanzialmente dunque, l’art. 5 del DDL Cirinnà si pone, come succedaneo (o surrogato, per restare in tema) dell’art. 3 di detto DDL 393, presentato al Senato nel maggio del 2013 da mezzo gruppo parlamentare del M5S, con cui si vorrebbe introdurre nel nostro Ordinamento l’istituto “della filiazione tra persone dello stesso sesso coniugate”, e in forza del quale “Il coniuge dello stesso sesso è considerato genitore del figlio dell’altro coniuge fin dal momento del concepimento in costanza di matrimonio, anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata”.. Con il DDL Cirinnà si sostituisce alla rivendicazione del diritto alla “filiazione omogenitoriale”, quella del diritto della “adozione omogenitoriale”, ma i presupposti sono gli stessi: la modifica dell’attuale statuto antropologico con l’introduzione del concetto ideologico di “omogenitorialità”.
L’art. 5 del DDL Cirinnà introduce dunque, implicitamente, il diritto di adottare un bambino che è stato reso intenzionalmente “orfano” di uno dei due genitori, e per l’esattezza del genitore “donatore” o “surrogante”, da parte di chi ha coscientemente fatto ricorso a una procedura di filiazione che porta alla espulsione, dalla vita del concepito, del genitore biologico (il quale dovrebbe poi essere “surrogato” dal partner dell’altro genitore biologico che ha fatto ricorso a detta procedura). Nella fattispecie, a fronte della vuota formula ideologica di “genitorialità intenzionale” sembra dunque fa preferire quella più brutale, ma aderente ai fatti, di “orfanizzazione intenzionale”.
Non sono più in ballo, dunque, le istanze di riconoscimento di applicazione di misure di solidarietà sociale tra persone dello stesso sesso, nè quelle volte a garantire assistenza al bambino nel caso di morte del genitore biologico “noto”, caso per il quale sarebbe sufficiente prevedere l’istituto dell’affidamento.
In buona sostanza il DDL in questione mira a accogliere nel nostro Ordinamento, in via indiretta o “di principio”, l’istituto della filiazione omogenitoriale attuata attraverso la fecondazione eterologa e/o la maternità surrogata e quindi a fondare uno statuto antropologico incentrato:
E’ poi appena il caso di ricordare che la maternità surrogata è vietata dal nostro ordinamento (ed esattamente dalla legge 40/2004) e che con il DDL Cirinnà così formulato si verrebbe a ratificare il ricorso a procedure che non solo sono penalmente rilevanti, ma che ripugnano alla maggior parte della popolazione italiana. A coloro che, nonostante quanto sopra evidenziato, affermano che non è nelle loro intenzioni approvare- con l’art. 5 del DDL Cirinnà- anche i casi di maternità surrogata, e che tali pratiche ricorrono anche coppie eterosessuali, propongo di sostenere un emendamento che estenda alle fattispecie penali previste dalla Legge 40/2004, quanto previsto dall’art. 604 c.p. per i reati connessi all’estero a danni dei minori, introducendo il seguente comma 11 all’art. 12 della Legge n. 40/2004, “il cittadino italiano che, anche all’estero, ricorra a pratiche di filiazione attuate attraverso surrogazione di maternità, anche se consensuale, è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro” nonché il seguente 12° comma: “alla condanna o all’applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale per i delitti previsti dall’undicesimo comma del presente articolo conseguono: 1) la perdita della responsabilità genitoriale; 2) l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela o all’amministrazione di sostegno”.
– Prima lettera di Lorenzo Borré: clicca qui
– Articolo “Come liberarci dalla tirannia dei diritti civili”: clicca qui
– Video integrale del convegno “L’era del post-umano. Ideologia, Tecnica e Società nel XXI secolo”: clicca qui