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Timestamp: 2019-06-20 05:59:22+00:00
Document Index: 6168457

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 1227', 'art. 1680', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Vacanza sfumata a causa del ritardo ferroviario
Posted on 18 febbraio 2013 17 febbraio 2015 by Avv. Francesca Zambonin
Vacanza sfumata a causa del ritardo ferroviario: inquadramento giuridico sulla responsabilità di Trenitalia
Giudice di Pace di Pescara, sentenza 14 febbraio 2012
Dott.ssa Emilia Maria Della Fazia
Con l’atto di citazione gli attori esponevano di aver acquistato, presso l’agenzia “Fai Viaggi e Turismo” di Sulmona, un pacchetto turistico, per due persone, con destinazione Grecia, per il periodo dall’01.08.2009 al 10.08.2009.
L’imbarco per la Grecia era previsto da Bari alle ore 20,00 dell’01.08.2009.
Gli attori decidevano di raggiungere Bari in treno e prenotavano, presso la stessa agenzia, i biglietti ferroviari.
Sennonché, il treno IC n. 533, scelto per raggiungere Bari, che sarebbe dovuto arrivare alla stazione di Bari centrale alle ore 18:40, quel giorno arrivava alle ore 20,02. con ben 87 minuti di ritardo.
Tale ritardo impediva agli attori di imbarcarsi per la Grecia e non riuscivano a trovare un altro imbarco o trasporto alternativo, per cui erano costretti a pernottare a Bari e non riuscivano a partire, neppure il giorno successivo, per mancanza di posti liberi.
Pertanto, i Sigg. (…)erano costretti a rinunciare al viaggio.
Al rientro a Sulmona si recavano presso l’agenzia viaggi per cercare di usufruire la parte restante della vacanza, ma ciò non era possibile, poiché il trasporto ferroviario non era compreso nel pacchetto acquistato.
Pertanto, con raccomandata del 10.10.2009, chiedevano a Trenitalia il risarcimento del danno subito.
Su queste premesse gli attori convenivano in giudizio la Trenitalia S.p.A., in persona del legale rappresentante, al fine di sentirla condannare al pagamento in loro favore, della somma di euro 935,00, oltre al ristoro del danno esistenziale, da liquidarsi secondo equità.
Si costituiva in giudizio la convenuta Trenitalia che riconosceva il ritardo, sosteneva che, comunque durante il viaggio si erano verificati accadimenti imprevedibili ed eccezionali, ma nel contempo aveva adottato tutte le azioni correttive possibili, attese anche le difficoltà riscontrate per l’eccessiva affluenza dei viaggiatori, del periodo estivo.
Inoltre, la convenuta faceva rilevare che il trasporto ferroviario trova la sua regolamentazione nel Regolamento CE n. 1371/07, nella Legge n. 911/35 di conversione del R.D.L. n. 1948/34 e nella Legge n. 9/09, allegato art. 3, co. 1 bis, lett. e). L’art. 13 delle condizioni generali di trasporto prevede che, in caso di ritardi e interruzioni, il viaggiatore ha diritto al risarcimento del danno derivatogli dal ritardo, dalla soppressione del treno, da mancata coincidenza, da interruzioni soltanto nei casi e limiti previsti dagli artt. 11 e 12″. Infine la Trenitalia si opponeva al risarcimento del danno esistenziale, per mancanza dei presupposti.
Pertanto la convenuta concludeva per il rigetto delle domande di parte attrice.
La causa veniva istruita avanti il Giudice di Pace di Sulmona che con sentenza n. 75/11 del 30.03.2011 declinava la propria competenza per territorio a favore del Giudice di Pace di Pescara.
La causa veniva tempestivamente riassunta dagli attori.
Si costituiva nuovamente la convenuta Trenitalia che insisteva nelle proprie richieste.
Fallito il tentativo di conciliazione, veniva acquisito il fascicolo d’ufficio del procedimento n. 220/10 svolto avanti il Giudice di Pace di Sulmona, in modo da non rinnovare l’istruttoria già svolta, e all’udienza del 31.01.2012, previa precisazione delle conclusioni, la causa veniva riservata per la decisione.
Le lamentele degli attori nei confronti della convenuta, per non aver ottenuto l’esatto adempimento del contratto di trasporto ferroviario da loro concluso, con l’acquisto dei biglietti a Sulmona, per recarsi da Pescara a Bari trovano riscontro dalle risultanze processuali.
In modo particolare dalla testimonianza resa dalla Sig.ra (…) avanti il Giudice di Pace di Sulmona, all’udienza del 18.02.2011.
Tale teste ha riferito, tra l’altro, che gli attori avevano chiesto una soluzione alternativa, senza esito alcuno.
La società Trenitalia ha rifiutato il risarcimento assumendo che il trasporto di persone sulle Ferrovie dello Stato, trova la sua regolamentazione nella legge speciale R.D.L. n. 1949 dell’11.10.1934. convertito dalla legge n. 911/1935, che all’art. 11, prescrive che il viaggiatore ha diritto al risarcimento del danno derivandogli dal ritardo, dalla soppressione del treno, da mancata coincidenza, da interruzioni esclusivamente nei casi e nei limiti previsti dagli artt. 9 e 10, qualunque sia la causa e l’inconveniente che dà luogo alla domanda di indennizzo. Dette norme limitano il risarcimento, in favore del viaggiatore, al rimborso del biglietto qualora non sia stato effettuato il viaggio o al riconoscimento di una percentuale sul costo del biglietto a seconda della durata del ritardo.
Tale normativa non può essere condivisa, al riflesso che la responsabilità della Trenitalia nei confronti del passeggero ha natura contrattuale, in quanto l’acquisto del biglietto determina la nascita di un” rapporto contrattuale, poiché quest’ultimo configura il prezzo pubblico, per l’utilizzazione del servizio. In tale relazione contrattuale l’utente si obbliga a pagare il prezzo per l’utilizzo del servizio e la Trenitalia si impegna ad eseguire la controprestazione.
Inoltre, agli attori viene riconosciuto il danno da vacanza rovinata che è qualcosa di diverso e ulteriore rispetto al semplice pregiudizio economico.
Esso si configura come un danno non patrimoniale (morale soggettivo) che viene definito come quello dovuto allo stress, un disagio ed una sofferenza transeunti per lo stravolgimento delle aspettative della qualità e della serenità della vacanza che non è stata goduta, per inadempimento contrattuale della Trenitalia.
L’art. 1227 c.c. nello stabilire che il risarcimento non è dovuto per i danni subiti dal creditore per colpa propria, obbliga con ciò stesso il giudice ad accertare tutti i fattori causali del pregiudizio, così da imporgli di indagare d’ufficio sull’eventuale concorrenza di colpa del danneggiato e della sua incidenza sulla genesi del danno.
In citazione, gli attori hanno riferito che in quel periodo (01.08.2009) era prevedibile un traffico intenso per cui avevano deciso di raggiungere Bari in treno ma non hanno tenuto conto che le stesse problematiche potevano riproporsi anche viaggiando in treno.
Quindi, i Sigg. (…) dovevano calcolare che il treno da loro scelto poteva arrivare a destinazione in ritardo, il treno viaggiava già in ritardo alla stazione di Pescara, gli attori avrebbero dovuto rivolgersi al personale delle Ferrovie dello Stato in modo da cercare rapidamente altri treni alternativi per raggiungere, nel più breve possibile, Bari o servizi sostitutivi, così evitare di perdere rimbarco per la Grecia.
Il Giudice di Pace di Pescara, definitivamente pronunciando sulla domanda promossa da (…) nei confronti della Trenitalia S.p.A., in persona del legale rappresentante, così provvede:
– accoglie la domanda e per l’effetto condanna la Trenitalia S.p.A. a pagare in favore degli attori la somma di euro 717,50, oltre interessi legali da oggi al soddisfo;
condanna la convenuta Trenitalia S.p.A. al pagamento, in favore degli attori, delle competenze di giudizio che liquida in complessivi euro 500,00 di cui euro 50.00 per esborsi, euro 300.00 per diritti ed euro 150.00 per onorari, oltre spese generali, i.v.a. e c.a.p. come per legge.
Pertanto, in applicazione del principio espresso dal brocardo “lex specialis derogat generali“, nonché per quanto espressamente previsto dall’art. 1680 c.c. citato, fino al 1992 era pacifico che il trasporto di persone sulle Ferrovie dello Stato trovasse la sua regolamentazione nella legge speciale R.D.L. n.1948 dell’11/10/1934 convertito dalla legge n.911/1935.
Sul punto, va segnalata ancora una volta la sentenza del Giudice di Pace di Belluno secondo cui, anche volendo ammettere un’astratta derogabilità della normativa codicistica in favore della disciplina dettata dal R.D.L. n. 1948/34, non si potrebbe certamente ammettere che la dicitura stampata dietro ai biglietti consenta la deroga degli artt.33, 34, 35 e 36 del Codice del Consumo, i quali pongono a tutela del Consumatore in generale condizioni molto rigorose (7).
Pertanto, aderendo alle considerazioni del Giudice di Pace di Belluno sulla vessatorietà e nullità delle clausole limitative della responsabilità della Spa Trenitalia si riaffermerebbe l’applicabilità della normativa generale, con conseguente condanna della società di trasporti al risarcimento di tutti i danni subiti dall’utente a causa dell’inadempimento o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la stipulazione del contratto di trasporto.
Nella sentenza in esame, il Giudice di Pace di Pescara nulla dice circa la diatriba esistente sull’applicabilità o meno della legge generale anziché della legge speciale, né della eventuale nullità della clausola di limitazione di responsabilità in quanto vessatoria rispetto ai diritti sanciti dal D.Lgs. n. 206/2005: al contrario, si limita a riferire che la responsabilità di Trenitalia nei confronti del passeggero debba ritenersi di natura contrattuale – nascendo dall’acquisto da parte del viaggiatore del biglietto – e pertanto, in caso di inadempimento dell’obbligazione assunta, l‘utente abbia diritto a vedersi riconoscere il danno patrimoniale e non patrimoniale.
La risarcibilità di tale voce di danno nei pacchetti “tutto compreso” dipende dal fatto che il danno non patrimoniale rientra tra i “casi previsti dalla legge”.
Non si deve dimenticare infatti che il viaggio acquistato dagli attori del procedimento in esame non comprendesse il percorso ferroviario, acquistato separatamente dagli attori medesimi, e non costituisse, pertanto, parte del pacchetto turistico.
Al contrario, il Giudice di Pace di Pescara, ne riconosce la risarcibilità in base alla circostanza che gli attori, a causa dell’inadempimento contrattuale, abbiano subito “stress, disagi e sofferenze per lo stravolgimento delle aspettative della qualità e serenità della vacanza che non è stata goduta”, ignorando, totalmente, l’orientamento, in tema di risarcibilità del danno non patrimoniale delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 26972 del 11/11/2008.
ARTICOLO PUBBLICATO SULLA RIVISTA IL GIUDICE DI PACE DI IPSOA EDITORE
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