Source: http://www.compliancenet.it/category/compliancenet/antiriciclaggio?page=6
Timestamp: 2019-02-16 11:47:08+00:00
Document Index: 130687200

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

La Suprema Corte chiarisce che il reato di riciclaggio si considera radicato in Italia in ragione della ricorrenza di più elementi sintomatici, indicativi della consumazione del reato anche solo in parte in Italia
di Luca Bettinelli (web, email)
(Luca Bettinelli, web, email)
Read more about Giurisdizione italiana nelle ipotesi di riciclaggio commesso in parte all’estero (Studio La Scala, 16 giugno 2016)
Read more about Milano: il contrasto alla corruzione e al riciclaggio di denaro diretta streaming (16 giugno 2016)
Fonte: in pdf su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate
Fra Stati. Con una sola condotta legata al nostro Paese
Va riconosciuta la giurisdizione italiana per il reato di riciclaggio commesso in parte all’estero, quando nel territorio dello Stato si sia verificato anche solo un frammento della condotta che abbia oggettivo rilievo per la configurazione dell’illecito.
Integra il reato, inoltre, il mero trasferimento di denaro di provenienza delittuosa da un conto corrente ad un altro, diversamente intestato ed acceso presso un altro istituto bancario.
Ad affermare questi principi è la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24401 depositata ieri.
Un imprenditore veniva indagato per il reato di riciclaggio per aver investito denaro proveniente da frode fiscale commessa da un terzo soggetto.
Il Gip disponeva così il sequestro preventivo su beni mobili ed immobili riconducibili all’indagato e la misura era confermata dal Tribunale del riesame.
La difesa ricorreva in Cassazione, contestando sia la competenza per territorio dell’autorità giudiziaria italiana, poiché in realtà il denaro sarebbe stato movimentato all’estero, sia il fumus del reato.
In particolare era lamentata l’assenza di prova in ordine alla provenienza delittuosa della somma, frutto di un semplice prestito da parte di un terzo e confluito sul conto corrente dell’imprenditore indagato (regolarmente tracciabile).
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile.
Circa l’asserita incompetenza dell’autorità italiana, i giudici hanno rilevato che il reato di riciclaggio si considera radicato in Italia qualora ricorrano più elementi sintomatici, indicativi della consumazione del reato anche solo in parte nel territorio italiano.
La condotta delittuosa va infatti considerata in maniera unitaria, avendo riguardo alla complessiva attività di ripulitura del denaro.
Nella specie, il riciclaggio del provento dell’asserita evasione fiscale era stato effettuato tramite una società di diritto inglese, facente capo però all’indagato, il quale impartiva direttive dal territorio italiano.
Pertanto, era evidente che una parte della condotta si fosse verificata in Italia.
Quanto al fumus del reato, la Corte evidenzia che era stato provato tramite intercettazioni che il denaro trasferito dal terzo all’indagato – e da questo successivamente investito in ulteriori operazioni - fosse di provenienza illecita (frode fiscale).
La consistenza economica del trasferimento e l’assenza di qualunque rapporto contrattuale lecito sottostante provava poi la consapevolezza dell’indagato circa la provenienza illecita del denaro.
A tal fine viene ricordato dalla sentenza che integra di per sé un autonomo atto di riciclaggio - essendo tale reato a forma libera ed a consumazione prolungata, attuabile anche con modalità frammentarie e progressive - il mero trasferimento di denaro di provenienza delittuosa da un conto corrente ad un altro diversamente intestato, ed acceso presso un’altra banca.
L’indagato, destinatario dei bonifici e consapevole dell’illiceità dell’operazione, deve così ritenersi concorrente nell’attività di riciclaggio.
Da qui la conferma del sequestro a suo carico.
Read more about Per il riciclaggio giurisdizione italiana allargata (Il Sole 24 Ore, 14 giugno 2016)
Massima cautela sull’autoriciclaggio. Non va incoraggiata un’applicazione retroattiva del nuovo...
Penale. Negato il riconoscimento della condanna emessa in Svizzera quando il reato per l’Italia non esisteva
Massima cautela sull’autoriciclaggio.
Non va incoraggiata un’applicazione retroattiva del nuovo reato introdotto nel nostro ordinamento dall’anno scorso che porti al riconoscimento di una sentenza di condanna emessa in Svizzera.
Lo sottolinea la Corte di cassazione con la sentenza n. 21348 depositata ieri, scritta da Ersilia Calvanese, ex direttore dell’ufficio Affari europei e internazionali del ministero della Giustizia.
La pronuncia ha così accolto il ricorso presentato dalla difesa (ma per l’annullamento con rinvio si era pronunciato anche il sostituto procuratore generale Eugenio Selvaggi, ex capo del dipartimento Affari di giustizia di via Arenula).
La Corte d’appello di Venezia, invece, aveva riconosciuto la sentenza del tribunale federale di Bellinzona (Svizzera) con una condanna a 4 anni e 11 mesi di detenzione a carico di uomo accusato per reati in materia di stupefacenti, falsità in certificati e riciclaggio di denaro.
Alla sanzione detentiva si aggiungevano quelle accessorie – delle quali veniva contestata l’applicazione in Italia – dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici per 5 anni, del ritiro della patente e del divieto di espatrio per un anno.
La difesa aveva sostenuto, tra i motivi di ricorso, che la decisione dei giudici della Corte d’appello aveva applicato in maniera erronea l’articolo 733 comma 1 lettera e) del Codice di procedura penale, disposizione che disciplina i presupposti del riconoscimento, perché l’ordinamento italiano non puniva, all’epoca della commissione dei fatti, tra il marzo 2003 e l’ottobre 2009), l’ipotesi dell’autoriciclaggio per la quale l’imputato era stato condannato in Svizzera.
La Cassazione, nell’esaminare il caso, mette preliminarmente in evidenza come condizione generale per il riconoscimento è che il fatto per il quale l’imputato è stato punito all’estero costituisce reato, secondo la legge italiana del tempo in cui fu commesso.
Inoltre, va ricordato che il riconoscimento della sentenza svizzera, nel caso in esame, non è stato pronunciato per realizzare esigenze di cooperazione giudiziaria oppure per permettere l’esecuzione di misure penali in essa contenute, ma piuttosto per farne discendere effetti penali che, secondo la legge italiana, deriverebbero dalla condanna se questa fosse stata pronunciata in Italia.
Da una parte, allora, è vero che al tempo della commissione dei fatti sanzionati in Svizzera l’autoriciclaggio non era previsto dalla legge italiana come reato (oggi è l’articolo 648 ter-1 del Codice penale, in vigore dal 1°gennaio 2015) e questo impedisce il riconoscimento della condanna del tribunale di Bellinzona; tuttavia dalla Cassazione arriva una conclusione di annullamento con rinvio e non di annullamento tout court.
La Corte, infatti, avverte che una diversa sezione della Corte d’appello di Venezia dovrà valutare se, pur in assenza di una norma specifica, la condotta oggetto della condanna estera non può costituire comunque reato sulla base della lettura data dalle Sezioni unite nel 2014 con la sentenza n. 25191.
Interpretazione che considera soggetto attivo del reato anche chi ha commesso o concorso a realizzare il reato presupposto, «qualora abbia predisposto una situazione di apparenza giuridica e formale difforme dalla realtà circa la titolarità o disponibilità dei beni di provenienza delittuosa al fine di agevolare la commissione dei delitti di riciclaggio o reimpiego».
Read more about Autoriciclaggio senza forzature (Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2016)
Posted by admin on Friday, 13 May 2016
Fonte: www.dirittobancario.it/ , qui il testo completo in pdf (313 K, 9 pp.)
Dott. Filippo Berneri, Partner, AC Firm – Annunziata, Conso & Berneri
Con il recepimento della Direttiva in Italia, ad opera del D.Lgs. 72/2015, sono state introdotte alcune modifiche, da un lato, al D.Lgs 385/1993 (“Testo Unico Bancario” o “TUB”), con l’introduzione degli artt. 52-bis[2] e 52ter[3], e, dall’altro, al D.Lgs. 58/1998 (“Testo Unico della Finanza” o “TUF”), con l’introduzione dei nuovi artt. 8-bis[4] e 8-ter[5].
Continua a leggere su www.dirittobancario.it/ (qui il testo completo in pdf
Read more about Raffronto tra obblighi normativa whistleblowing e disciplina antiriciclaggio (DirittoBancario.it, 9 maggio 2016)
Moneyval: Rapporto 2016 (30 maggio 2017) (10)
Tax agreement between the Holy See and the Italian Republic (April 1st, 2015) (10)
Ranieri Razzante: "Da 2.500 euro vietato pagare con i contanti" (Sole 24 Ore del 19 agosto 2011) (10)