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Timestamp: 2018-09-18 20:20:04+00:00
Document Index: 19110658

Matched Legal Cases: ['art. 112', 'art. 110', 'Cass. Sez. ', 'art. 51', 'art. 112', 'art. 110', 'art. 110', 'art. 80', 'art. 110']

Codice penale Art. 110 codice penale: Pena per coloro che concorrono nel reato
Quando più persone (1) concorrono nel medesimo reato (2), ciascuna di esse soggiace alla pena per questo (3) (4) stabilita (5), salve le disposizioni degli articoli seguenti.
(1) La pluralità dei concorrenti costituisce il primo requisito essenziale del concorso di persone. Occorre, dunque, che il reato (che può essere commesso anche da un solo soggetto) sia di fatto realizzato almeno da due persone. Si ha, poi, comunque, concorso, con l’applicazione della relativa disciplina, anche quando uno dei due compartecipi (se il reato è commesso da due persone) o più compartecipi (due se, ad esempio, il reato è commesso da tre persone), siano non punibili o non imputabili, come si desume, in particolare dall’art. 112 u.c. [v. →]. Quest’ultimo prevede l’applicabilità delle aggravanti (del numero di persone, della promozione e direzione dell’azione criminosa e dell’induzione alla stessa di persone sottoposte da parte di chi abbia autorità su di esse) anche quando uno dei compartecipi non è punibile né imputabile. Ulteriore conferma può ricavarsi dagli artt. 111 e 119 [v. →].
Il nostro ordinamento non ammette, dunque, la figura del cd. autore mediato, ossia del soggetto che si avvalga di un altro essere umano, non punibile o non imputabile per altra causa, per compiere un reato, e che ne risponda come nell’esecuzione monosoggettiva. Sono, dunque, riconducibili al fenomeno del concorso e alla relativa disciplina (e non alla figura dell’autore mediato, come sostenuto da altra parte della dottrina) le ipotesi del costringimento fisico a commettere un reato [v. 46], del reato commesso per un errore determinato dall’altrui inganno [v. 48], della coazione morale [v. 54 u.c.], della determinazione in altri dello stato di incapacità allo scopo di far commettere un reato [v. 86], della determinazione al reato di persona non imputabile o non punibile [v. 111].
(2) La realizzazione del reato costituisce il secondo elemento essenziale perché si abbia concorso. Non occorre, tuttavia, che il reato sia consumato, ma la condotta deve essere punibile quanto meno a titolo di tentativo [v. 56].
È bene ricordare infatti che, nel nostro ordinamento, non è punibile il semplice accordo o la semplice istigazione quando ad essi non segua la commissione di un reato, almeno sotto forma di tentativo di reato [v. 115].
(3) Ciascun concorrente deve contribuire causalmente al verificarsi dell’evento. Il contributo potrà configurarsi sia come materiale (partecipandosi alla preparazione e all’esecuzione del reato) sia come morale (partecipandosi alla fase ideativa del reato). Quanto alle concrete tipologie di contributo concorsuale astrattamente configurabili, AN TOLISEI distingue, nelle ipotesi di partecipazione materiale o fisica, tra:
— l’autore in senso stretto, che è chi compie un’azione che, da sola, è conforme a quella descritta nel modello astratto del reato (la cd. azione tipica);
— il coautore, che è chi, insieme ad altri, esegue in tutto o in parte, l’azione tipica;
— il partecipe, che è chi pone in essere un’azione che, di per sé, non realizza la fattispecie criminosa (esempio: il palo nel furto).
Per le ipotesi di partecipazione psichica, è possibile distinguere tra:
— determinatore, ossia colui che fa sorgere in altri un proposito criminoso, che prima non esisteva (ad es.: il cd. mandante);
— istigatore, per tale intendendosi il compartecipe che si limita a rafforzare in un’altra persona un proposito criminoso già esistente.
A differenza della cd. connivenza non punibile, la quale postula che l’agente mantenga un comportamento meramente passivo, il concorso può essere manifestato in forme che agevolano la condotta illecita, anche solo assicurando all’altro concorrente nel reato lo stimolo all’azione criminosa, o un maggiore senso di sicurezza nella propria condotta, rendendo in tal modo palese una chiara adesione alla condotta delittuosa (Cass. 2-5-2006, n. 15023).
Quanto al concorso materiale, la dottrina più recente ritiene punibili non soltanto quelle condotte atipiche che siano condizioni necessarie per la verificazione dell’evento, ma anche quelle che lo abbiano semplicemente agevolato.
In tal modo, difatti, si rendono punibili condotte che, pur non risultando indispensabili alla commissione del reato, non possono, tuttavia, rimanere impunite (si pensi, ad esempio, a chi offra la chiave per aprire una cassaforte al ladro che l’avrebbe comunque scassinata) per il loro indubbio disvalore penale. Questa stessa dottrina, tuttavia, si divide circa il momento, antecedente alla commissione del reato (ossia ex ante), ovvero successivo alla stessa (ossia ex post), rispetto al quale valutare l’efficacia agevolatrice delle condotte stesse. Secondo il giudizio ex ante, sarebbero punibili tutte quelle condotte che appaiano idonee, prima della commissione del delitto, ad agevolarne l’esecuzione, anche se poi, in concreto, nessuno ausilio abbiano fornito alla stessa. Sulla base del giudizio ex post sono invece punibili solo quelle condotte che effettivamente hanno agevolato la esecuzione del reato. I sostenitori di questa forma di giudizio muovono dalla considerazione che una valutazione ex ante se appare consona al tentativo (dove l’azione non viene portata a compimento) non lo è rispetto a fattispecie che, invece, sono portate a conclusione e per le quali si può valutare l’effettivo ausilio fornito da ciascun contributo. L’intervento del concorrente, inoltre, può essere apportato anche in corso d’opera, anche quando l’azione criminosa sia iniziata all’insaputa del correo sopravvenuto. Per converso, non si configura alcun concorso nel caso in cui l’attività diretta a favorire i correi sia posta in essere dopo la consumazione del reato, salvo che tale aiuto sia stato preventivamente promesso, con l’effetto di rafforzare l’altrui proposito criminoso (Cass. 22-3-2005, n. 11452). Sempre ad avviso della Cassazione, il contributo concorsuale assume rilevanza non solo quando abbia efficacia causale, ponendosi come condizione dell’evento lesivo, ma anche quando assuma la forma di un contributo agevolatore, e cioè quando il reato, senza la condotta di agevolazione, sarebbe ugualmente commesso, ma con maggiori incertezze di riuscita o difficoltà. Ne deriva che, a tal fine, è sufficiente che la condotta di partecipazione si manifesti in un comportamento esteriore idoneo ad arrecare un contributo apprezzabile alla commissione del reato, mediante il rafforzamento del proposito criminoso o l’agevolazione dell’opera degli altri concorrenti, e che il partecipe, per effetto della sua condotta, idonea a facilitarne l’esecuzione, abbia aumentato la possibilità della produzione del reato, poiché in forza del rapporto associativo diventano sue anche le condotte degli altri concorrenti (Cass. 25-9-2012, n. 36818).
Anche quanto al concorso morale (del determinatore, istigatore), devono considerarsi punibili soltanto quelle condotte che abbiano esercitato un’effettiva influenza sulla volontà dell’agente, influenza che deve essere valutata (anche qui secondo taluni ex ante e secondo altri, ex post), tenuto conto, cioè, delle modalità di realizzazione del reato. In ogni caso occorre, per la punibilità, che l’istigazione: non sia generica (come, ad esempio, l’esortazione a vivere con il provento di delitti); non si risolva in una mera connivenza o adesione al proposito criminoso altrui (ad esempio nel compiacimento per il reato da altri commesso); non si rivolga ad una cerchia indeterminata di persone (ad esempio, agli spettatori di una trasmissione televisiva). In tal senso, la Cassazione ha attribuito rilievo all’adesione ed alla giustificazione del fatto criminoso, specificando, tuttavia, che, presupponendo il concorso morale nel reato un’effettiva influenza sull’autore materiale del fatto, perché sussista, è necessario che l’adesione sia manifestata in presenza dell’autore materiale del reato, prima che questi lo commetta, rafforzandone il proposito criminoso. Ne consegue che, per quanto aberrante e riprovevole sul piano etico, l’adesione o giustificazione morale — manifestata successivamente al fatto — non integra gli estremi del concorso morale (Cass. 30-5-2003, n. 23916). La medesima Corte ha, altresì, attribuito rilievo a fini di concorso, anche alla mera presenza durante l’iter esecutivo del reato, quando in tal modo si agevola e rafforza l’altrui proposito criminoso (Cass. 22-5-2003, n. 22762).
La molteplicità delle forme nelle quali può manifestarsi il concorso morale impone al giudice l’obbligo di motivare adeguatamente sulla prova dell’esistenza di una reale partecipazione nella fase ideativa o preparatoria del reato, specificando sotto quale forma essa si sia manifestata, in rapporto di causalità efficiente con le attività poste in essere dagli altri concorrenti, non potendosi confondere l’atipicità della condotta criminosa concorsuale, pur prevista dall’art. 110 c.p., con l’indifferenza probatoria circa le forme concrete del suo manifestarsi nella realtà (Cass. Sez. Un. 24-11-2003, n. 45276; Cass. 5-2-2008, n. 5631).
Non occorre, invece, che il reato commesso sia quello istigato o determinato [v. 116]. Per l’istigazione realizzata dall’agente provocatore, vedi l’art. 51.
(4) Ultimo requisito del concorso è la volontà di cooperare nel reato. Non è, cioè, sufficiente che ciascun concorrente abbia la coscienza e la volontà del fatto criminoso (ossia il dolo richiesto per la punibilità della corrispondente figura monosoggettiva), ma è necessario che ciascuno abbia coscienza di concorrere con altri alla realizzazione del reato. Sui profili psicologici del concorso di persone significativa è una recente pronuncia della Cassazione, secondo la quale, ai fini della sussistenza del concorso di persone nel reato, se non occorre la prova di un previo concerto tra i concorrenti, è necessario, nondimeno, dimostrare che ciascuno di essi abbia agito per una finalità unitaria con la consapevolezza del ruolo svolto dagli altri e con la volontà di agire in comune (Cass. 29-11-2012, n. 46309). Inoltre, nel caso in cui taluno abbia deciso di subentrare in un progetto criminoso da altri intrapreso, è necessaria una più attenta motivazione del giudice di merito in ordine al dolo di partecipazione, occorrendo la dimostrazione che il subentrante conoscesse quanto già realizzato dai singoli compartecipi, quanto fosse ancora da realizzare e quali fossero i compiti specifici di ciascuno (Cass. 12-6-2003, n. 25705).
(5) È questo il principio della pari responsabilità dei compartecipi [v. Libro I, Titolo IV , Capo III ], attenuato però dalla possibilità per il giudice di diminuire la pena quando il contributo risulti di minima importanza [v. 114].
Si discute se la disciplina dettata dagli artt. 110 ss. per il concorso eventuale di persone nel reato sia applicabile anche al concorso necessario, che si verifica allorquando il reato può essere commesso soltanto da un certo numero di persone (es.: rissa [v. 588]). La dottrina più recente è nel senso dell’applicabilità di tale disciplina, che ha carattere generale, purché si tratti di norme che non siano espressamente derogate dalla disciplina appositamente prevista per il reato plurisoggettivo (così l’aggravante del numero di persone di cui al n. 1 dell’art. 112 non sarà applicabile ai delitti di cui agli artt. 305 e 416 [v. →]). È invece escluso che possa essere punito ex art. 110 il compartecipe necessario che la legge non prevede espressamente debba essere punito (si pensi, ad esempio, al concusso [v. 317]). In alcuni reati a concorso necessario, infatti, per ragioni d’opportunità, il legislatore esclude la punibilità di taluno dei concorrenti (cd. reati plurisoggettivi impropri; sono, invece, propri i reati plurisoggettivi nei quali sono puniti tutti i concorrenti [v. 319]). È chiaro che, ove si accogliesse l’orientamento che sostiene la punibilità ex art. 110 anche del compartecipe necessario per il quale la legge prevede espressamente che non debba essere punito, si andrebbe a violare il principio di legalità e, comunque, il divieto di analogia in malam partem [v. 1]. È, al contrario possibile il concorso eventuale nel concorso necessario da parte di soggetti diversi dai compartecipi necessari, che realizzano condotte diverse da quelle tipiche (si pensi a chi istighi l’amico a cimentarsi in un duello, poi realizzatosi): in questa ipotesi, anzi, si applicherà la disciplina del concorso eventuale a tutti i concorrenti, siano essi eventuali o necessari.
In tema di associazione di tipo mafioso, la condotta di partecipazione è riferibile a colui che si trova in rapporto di stabile ed organica compenetrazione con il tessuto organizzativo della associazione criminale, tale da implicare, più che uno "status" di appartenenza, un ruolo dinamico e funzionale, in esplicazione del quale l'interessato prende parte al fenomeno associativo, rimanendo a disposizione del sodalizio per il perseguimento dei comuni fini criminosi; ne consegue che è da considerare "intraneus" - e non semplice "concorrente esterno" - il soggetto che, consapevolmente, accetti i voti dell'associazione mafiosa e che, una volta eletto a cariche pubbliche, diventi il punto di riferimento della cosca mettendosi a disposizione, in modo stabile e continuativo, di tutti gli affiliati della consorteria, alla quale rende conto del proprio operato. (Rigetta, Trib. lib. Reggio Calabria, 25/06/2014 )
Il concorso di persone nel reato richiede, per la sua configurazione, un contributo partecipativo, morale o materiale, alla condotta criminosa altrui, in difetto del quale si è nel campo della connivenza non punibile. Nell'ipotesi di illecita detenzione di stupefacente non potrà parlarsi di concorso nel reato se il soggetto in questione mantiene un comportamento meramente passivo, irrilevante - sotto il profilo causale - per la realizzazione della condotta detentiva altrui (esclusa, nella specie, l'ipotesi di concorso per il soggetto trasportato su una vettura in cui era stata rinvenuta della droga, atteso che tale soggetto non aveva partecipato né all'acquisto della sostanza né al suo occultamento).
Cassazione penale sez. IV 26 novembre 2014 n. 1859
In tema di concorso di persone nel reato, in una moderna impostazione del profilo causale, specialmente nei contesti di reità plurisoggettiva, è necessario che sia provata in termini concreti la specifica condotta di partecipazione di ciascun correo, delineando in maniera sufficientemente preciso il singolo apporto eziologico confluito nell'impresa comune.
Tribunale S.Maria Capua V. sez. II 18 agosto 2014 n. 2454
In tema di stupefacenti, nell'ipotesi di più reati, la configurabilità della circostanza aggravante dell'ingente quantità di cui all'art. 80, comma 2, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, va verificata in relazione a ciascuno di essi, e non in relazione alla sommatoria delle quantità oggetto delle diverse condotte, salvo che sia individuabile un'antecedente condotta riferita all'intero, solo frazionato in successive quote; parimenti, nell'ipotesi che la materiale disponibilità della sostanza sia divisa tra più persone, la somma delle diverse quantità ben può rilevare ai fini del superamento del dato ponderale necessario per la sussistenza di detta circostanza, solo qualora tra le stesse sia ravvisabile il concorso ex art. 110 c.p. (Annulla in parte con rinvio, Trib. lib. Catania, 30/01/2014 )
Cassazione penale sez. fer. 11 agosto 2014 n. 47749