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Timestamp: 2020-04-02 04:05:44+00:00
Document Index: 65215327

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 199', 'art. 6', 'art. 408', 'art. 30', 'art. 199', 'art. 6', 'art. 408', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 101', 'art. 111', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 30', 'art. 261']

BOLOGNA IMOLA CASALECCHIO AVVOCATO ESPERTO CONVIVENZE DIRITTI INTERRUZIONE CONVIVIENZE Pur mancando una legge organica sulla convivenza non fondata sul matrimonio, il legislatore nazionale non ha mancato di disciplinare, e con accresciuta intensità in tempi recenti, settori di specifica rilevanza della stessa, anche al di là della filiazione (dove l'eliminazione di ogni residua discriminazione tra i figli è stata sancita, nel rispetto dell'art. 30 Cost., dalla L. 10 dicembre 2012, n. 219). Basti pensare - sole per citare alcuni esempi - all'art. 199 c.p.p., per la facoltà di astenersi dal deporre concessa al convivente dell'imputato; agli artt. 342 bis e 343 ter c.c., introdotti dalla L. 4 aprile 2001, n. 154, sull'estensione al convivente degli ordini di protezione contro gli abusi familiari; alla L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 6, cosi come sostituito ad o-pera della L. 28 marzo 2001, n. 149, per gli effetti della convivenza precedente al matrimonio sulla stabilità del vincolo ai fini dell'adozione; all'art. 408 c.c., cosi come novellato dalla L. 9 gennaio 1994, n. 6, per la scelta dell'amministratore di sostegno, che può cadere anche sulla persona stabilmente convivente; al D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art - Avvocato a Bologna , avvocato a Bologna Sergio Armaroli
BOLOGNA IMOLA CASALECCHIO AVVOCATO ESPERTO CONVIVENZE DIRITTI INTERRUZIONE CONVIVIENZE Pur mancando una legge organica sulla convivenza non fondata sul matrimonio, il legislatore nazionale non ha mancato di disciplinare, e con accresciuta intensità in tempi recenti, settori di specifica rilevanza della stessa, anche al di là della filiazione (dove l’eliminazione di ogni residua discriminazione tra i figli è stata sancita, nel rispetto dell’art. 30 Cost., dalla L. 10 dicembre 2012, n. 219). Basti pensare – sole per citare alcuni esempi – all’art. 199 c.p.p., per la facoltà di astenersi dal deporre concessa al convivente dell’imputato; agli artt. 342 bis e 343 ter c.c., introdotti dalla L. 4 aprile 2001, n. 154, sull’estensione al convivente degli ordini di protezione contro gli abusi familiari; alla L. 4 maggio 1983, n. 184, art. 6, cosi come sostituito ad o-pera della L. 28 marzo 2001, n. 149, per gli effetti della convivenza precedente al matrimonio sulla stabilità del vincolo ai fini dell’adozione; all’art. 408 c.c., cosi come novellato dalla L. 9 gennaio 1994, n. 6, per la scelta dell’amministratore di sostegno, che può cadere anche sulla persona stabilmente convivente; al D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209, art
da Sergio Armaroli | Feb 5, 2019 | Senza categoria
BOLOGNA IMOLA CASALECCHIO AVVOCATO ESPERTO CONVIVENZE DIRITTI INTERRUZIONE CONVIVIENZE
– Il Tribunale di Roma, in accoglimento della domanda possessoria presentata da M.G. in data 6 luglio 1998, accertato il lamentato spoglio, condannò L.L. a reintegrare il ricorrente nel compossesso dell’appartamento sito in (OMISSIS), oltre al risarcimento del danno, da liquidarsi in separata sede.
– Con sentenza depositata in data 31 gennaio 2006, la Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado, rigettando il gravame della L.
– Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello la L. ha proposto ricorso, con atto notificato il 2 marzo 2007, sulla base di quattro motivi.
– Va, in primo luogo, respinta l’eccezione preliminare, sollevata dalla difesa del controricorrente, di inammissibilità dei motivi di ricorso perchè non corredati dai conclusivi quesiti di diritto.
– Con il primo motivo, rubricato “violazione e falsa applicazione degli artt. 1140, 1141, 1142, 1143, 1144, 1146, 1168, 1417, 2696, 2721, 2722, 2723 e 2729 c.c., e artt. 115 e 116 c.p.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, si contesta la sussistenza della situazione di compossesso in capo al M., poichè non sarebbe stata tenuta in adeguata considerazione la dichiarazione, resa nell’atto di compravendita del 24 marzo 1998, di trasferimento del possesso alla L.. Ad avviso della ricorrente, la situazione di compossesso non sarebbe compatibile con la cessione della proprietà tramite stipula di contratto di compravendita, che sottintenderebbe l’inesistenza di qualsiasi altra situazione di fatto in capo all’alienante. Erroneamente la Corte di merito avrebbe “dato ingresso a una prova testimoniale volta a dimostrare la simulazione parziale dell’atto pubblico di vendita… nella parte in cui l’alienante si sarebbe in realtà riservato il possesso ed il compossesso”.
– Con il quarto motivo (violazione o falsa applicazione degli artt. 183 e 184 c.p.c., art. 101 c.p.c.; art. 111 Cost.; ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) si censura che la Corte d’appello abbia confermato la ritualità della domanda di risarcimento del danno, nonostante questa fosse stata proposta soltanto all’udienza di precisazione delle conclusioni. La ricorrente evidenzia la non configurabilità di un’accettazione implicita della tardiva richiesta di risarcimento del danno. Non si potrebbe in alcun modo rintracciare nella comparsa conclusionale alcun riferimento da cui possa trarsi un’accettazione del contraddittorio in merito alla richiesta della controparte di risarcimento del danno, e di conseguenza una possibile sanatoria della sua tardiva proposizione.
– Il ricorso, rigettato nei primi tre motivi, è accolto limitatamente al quarto mezzo.
E’ vero che giurisprudenza consolidata di questa Corte (tra le altre, da ultimo, Cass. n 23968/2010) afferma che la mera convivenza del coniuge con altra persona non incide di per sè direttamente sull’assegno di mantenimento. E tuttavia, ove tale convivenza assuma i connotati di stabilità e continuità, e i conviventi elaborino un progetto ed un modello di vita in comune (analogo a quello che, di regola caratterizza la famiglia fondata sul matrimonio: come già si diceva, arricchimento e potenziamento reciproco della personalità dei conviventi, e trasmissione di valori educativi ai figli (non si deve dimenticare che obblighi e diritti dei genitori nei confronti dei figli sono assolutamente identici, ai sensi dell’art. 30 Cost. e art. 261 c.c., in ambito matrimoniale e fuori dal matrimonio), la mera convivenza si trasforma in una vera e propria famiglia di fatto (al riguardo, Cass., n. 4761/1993).
A quel punto il parametro dell’adeguatezza dei mezzi rispetto al tenore di vita goduto durante la convivenza matrimoniale da uno dei partner non può che venir meno di fronte all’esistenza di una famiglia, ancorchè di fatto. Si rescinde così ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale e, con ciò, ogni presupposto per la riconoscibilità di un assegno divorzile, fondato sulla conservazione di esso(v. s.u. 2 punto Cass. 2003 n. 11975).