Source: http://www.sistemapiemonte.it/suapbdcfo/visualizzaScheda?istat=001191&tipo=EndoTipo2&idp=1824
Timestamp: 2017-11-19 08:33:59+00:00
Document Index: 112740388

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 32']

Installazione impianti elettrici, idraulici ed altri lavori di costruzione
La segnalazione di inizio attività deve essere presentata alla Camera di Commercio nella cui circoscrizione è ubicata la sede legale dell’impresa. La procedura è abilitante ai sensi dell’articolo 9 del DPR n. 558/1999.
Le attività di installazione degli impianti all'interno degli edifici sono disciplinate dal Decreto n. 37 del 22 gennaio 2008 s.m.i. concernente l'attuazione dell'art. 11-quaterdecies, comma 13, lettera a), della Legge n. 248 del 02/12/2005, recante riordino delle disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all'interno degli edifici.
L’attività di impiantistica comprende la realizzazione degli impianti per edifici civili ed industriali.
Classificazione impianti:
a) impianti elettrici: di produzione, trasformazione, trasporto,
c) impianti di riscaldamento, di climatizzazione, di condizionamento e di refrigerazione di qualsiasi natura o specie,comprese le opere di evacuazione dei prodotti della combustione e delle condense, e di ventilazione ed aerazione dei locali;
L’esercizio delle attività di cui sopra è subordinato al possesso di requisiti tecnico-professionali da parte dell´imprenditore o di altro soggetto specificamente preposto.
Costituisce requisito una delle seguente caratteristiche:
diploma o qualifica di scuola secondaria superiore con specializzazione relativa al settore di attività, seguito da due anni continuativi di inserimento in un'impresa del settore. Questo periodo è ridotto ad un anno per l'attività relativa agli impianti idrici e sanitari, lettera d).
titolo o attestato di formazione professionale seguito da quattro anni consecutivi di inserimento presso un´impresa del settore. Questo periodo è ridotto a due anni per l'attività relativa agli impianti idrici e sanitari, lettera d).
Dal disposto di cui al comma 1 dell’art. 3 del D.M. n. 37/2008 si ricava che l’esercizio delle attività di cui all’articolo 1 del decreto 37 è subordinato al possesso dei requisiti professionali o da parte del titolare dell’impresa individuale, o del legale rappresentante di società ovvero da un responsabile tecnico “da essi preposto con atto formale”, che sia in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 4 del medesimo decreto.
Il responsabile tecnico e, dunque, in alcuni casi, colui che surroga il titolare o i soci (privi dei necessari requisiti tecnico-professionali richiesti) nell’esercizio materiale dell’attività di installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione degli impianti e, quindi, nella parte dell’attività dell’impresa di prevalente rilievo tecnico.
Il responsabile tecnico, preposto all’esercizio di una delle attività rientranti nell’ambito di applicazione del decreto in argomento,come è stato più volte precisato anche nella vigenza della precedente normativa in più Circolari ministeriali, deve avere un “rapporto di immedesimazione con l’impresa”; deve, pertanto, essere o dipendente, o socio o familiare o in possesso di apposita procura institoria.
Il termine “immedesimazione”, come ha precisato a suo tempo il Ministero dell’Industria, con la Circolare n. 3342/C del 22 giugno 1994, va interpretato in senso stretto e cioè “riferito alla necessità dell’esistenza, oggettiva e biunivoca, di un rapporto diretto del responsabile tecnico con la struttura operativa dell’impresa”.
Nel caso in cui il responsabile tecnico non sia lo stesso imprenditore, il rapporto di immedesimazione – continua lo stesso Ministero – deve concretizzarsi in una forma di collaborazione con quest’ultimo che consenta al “preposto-responsabile tecnico” di operare in nome e per conto dell’impresa, impegandola sul piano civile con il proprio operato e con le proprie determinazioni, sia pure limitatamente agli aspetti tecnici dell’attività della stessa.
Il Ministero delle attività produttive è intervenuto tra le altre, sulla figura del responsabile tecnico, con la Circolare n. 3600/C del 6 aprile 2006, ribadendo che “Perché i requisiti posseduti dal responsabile tecnico siano riferibili direttamente all’impresa deve intercorrere, tra il primo e la seconda, un rapporto di immedesimazione”.
Il responsabile tecnico deve cioè assumere con l’impresa un “vincolo stabile e continuativo”, che comporti un rapporto diretto con la struttura operativa dell’impresa e lo svolgimento di un costante controllo sui servizi della stessa offerti.
il lavoratore dipendente,
il socio prestatore d’opera,
l’institore,
l’associazione in partecipazione.
Circa la possibilità che il ruolo del responsabile tecnico di un’impresa individuale di installazione impianti possa essere espresso anche da una società tra professionisti, il Ministero dello Sviluppo Economico, con nota del 25 luglio 2007, prot. 7583, ha espresso parere negativo. La problematica è stata superata dal disposto di cui all’art. 2, dell’art. 3 del D.M. n. 37/2008, nel quale viene introdotto un nuovo principio che toglie ogni dubbio: il responsabile tecnico può svolgere tale funzione per una sola impresa e la qualifica è incompatibile con ogni altra attività continuativa.
Pertanto, al responsabile tecnico di un’impresa – come ha recentemente ribadito il Ministero dello Sviluppo Economico – è escluso l’esercizio di attività autonoma ovvero di attività subordinata presso terzi, dovendo essere esclusivo il rapporto professionale che tale soggetto intrattiene con l’impresa, pena la mancanza del requisito richiesto dalla vigente normativa (Si veda: Nota del Ministero dello Sviluppo Economico del 8 agosto 2008, Prot. 0016827)
Le forme di nomina del responsabile tecnico
Nel nuovo decreto, per la prima volta, all’art. 3, comma 1, si parla esplicitamente di nomina di responsabile tecnico attraverso un “atto formale”.
La responsabilità tecnica delle imprese artigiane
Per quanto riguarda le imprese artigiane, è necessario tener presente che, in base al disposto di cui all’art. 2, della legge n. 443 del 1985 (legge-quadro per l’artigianato) la figura del responsabile tecnico si identifica necessariamente con il titolare dell’impresa, qualora si tratti di ditta individuale, con uno dei soci, qualora si tratti di società.
Art 5 c. 6 , D.Lgs. n. 25.07.1998, n. 286, art. 32 c. 1 bis e 1 ter
Allo Sportello Unico Associato di Pinerolo
A seguito della presentazione della Segnalazione certificata di inizio attività al SUAP ed alla Camera di Commercio competente per territorio.
La SCIA deve essere presentata al SUAP ed al Registro Imprese della Camera di Commercio di competenza nel giorno dell'inizio dell'attività economica e allegata ad un modello di Comunicazione Unica e di iscrizione/variazione al Registro. Per maggiori informazioni e per scaricare l’apposita modulistica consultare il sito della Camera di Commercio competente per territorio. La documentazione sarà inviata agli Enti competenti per la verifica dei requisiti e dei presupposti per lo svolgimento dell'attività e/o l'esecuzione dell'intervento. In esito all'attività di controllo potrà essere comunicata l'esigenza di eventuali integrazioni ed entro 60 giorni dalla data di ricevimento della SCIA, potranno essere adottati motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell'attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l'interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall'amministrazione, in ogni caso non inferiore a 30 giorni. E’ fatto comunque salvo il potere dell'amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies della legge 214/1990 e s.m.i..