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Timestamp: 2019-06-25 04:28:22+00:00
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Convocazione e omessa comunicazione del verbale assembleare: Cassazione 12300 del 2011
Una questione complessa in materia di onere della prova, convocazione e omessa comunicazione del verbale. Si ringrazia Alessandro Pedicone per la collaborazione
15.06.2011 - pag. 78144
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SECONDA SEZIONE CIVILE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati;
Oggetto COMUNIONE E CONDOMINIO
R.G.N. 28493/2005 - Presidente - - Rel. Consigliere - - Consigliere - - Consigliere - Ud. 19/04/2011 PU - Consigliere Dott. LUCIO MAZZIOTTI DI CELSO Dott. VINCENZO MAZZACANE Dott. LINA MATERA Dott. BRUNO BIANCHINI Dott. CESARE Sempronio PROTO ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso 28493-2005 proposto da;
Tizia Tizia Tizia, domiciliata ex lege in ROMA presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall'avvocato ... Caio ;
- ricorrente - contro CONDOMINIO Alfa P.I.... in persona dell'Amministratore e del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, ..., presso lo studio dell'avvocato..., che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato ...; - resistente - nonche' contro Caio ... elettivamente domiciliato in ROMA, ..., presso lo studio dell'avvocato ..., che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato ...;
- resistente con memoria - avverso la sentenza n. 456/2004 della CORTE D'APPELLO di MESSINA, depositata il 25/11/2004;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 19/04/2011 dal Consigliere Dott. VINCENZO MAZZACANE;
udito l'Avvocato GIACOMO FERRARI difensore del CONDOMINIO, che si costituisce come difensore anche nell'interesse di Caio con delega a margine di memoria di costituzione solo per la discussione orale e che chiede il rigetto del ricorso;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. MASSIMO FEDELI che ha concluso per il rigetto del ricorso.
Con atto di citazione del 1-4-2001 Tizia Tizia, premesso di essere proprietaria di una unita' immobiliare sita in Messina, ..., ricadente nel complesso residenziale "...", conveniva in giudizio dinanzi ai Tribunale di Messina Caio Caio in proprio e quale amministratore del Condominio Alfa, assumendo che il Condominio in oggetto era amministrato in modo contrario alla legge ed in violazione dei diritti dell'esponente nella qualita' di condomina; in particolare sosteneva che le delibere adottate dall'assemblea del 25-3-2001 erano nulle in quanto la convocazione con lettera Racc.ta A/R del 13-4-2001 era pervenuta dopo la data fissata per l'assemblea.
L'attrice avanzava altre doglianze e chiedeva la sospensione delle delibere del 25-3-2001, la sospensione dei lavori relativi all'impianto elettrico, la rimozione dei paletti al centro della carreggiata, e la declaratoria di responsabilita' dell'amministratore, con la condanna dello stesso al risarcimento dei danni.
Si costituiva in giudizio il Caio in proprio e nella suddetta qualita' contestando le domande attrici, facendo rilevare in particolare che nella riunione del 25-3-2001 non era stata adottata alcuna delibera se non di rinvio, e che l'amministratore non aveva autorizzato l'esecuzione dei lavori indicati dalla Tizia, che erano invece stati autorizzati dal Consiglio dei Condomini in modo legittimo.
Successivamente si costituiva in giudizio Sempronio quale nuovo amministratore del suddetto Condominio facendo proprie le domande e le eccezioni gia' formulate.
Il Tribunale adito con sentenza dei 28-10-2002 rigettava le domande attrici.
Proposto gravame da parte della Tizia cui resisteva il Caio in proprio e quale amministratore del predetto Condominio la Corte di Appello di Messina con sentenza del 25-11-2004 ha rigettato l'impugnazione.
Per la cassazione di tale sentenza la Tizia ha proposto un ricorso affidato a sette motivi; il difensore del Condominio " Alfa" ha partecipato all'udienza di discussione; il Caio non ha svolto attivita' difensiva in questa sede.
Con il primo motivo la ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 112 e 183 c.p.c. ed erronea motivazione, censura la sentenza impugnata per aver ritenuto insussistente l'interesse ad agire dell'esponente in ordine alla domanda di impugnazione di una delibera assembleare di cui non conosceva il contenuto e che nessun pregiudizio poteva arrecarle, dato che l'assemblea era stata rinviata per mancanza di locali.
La Tizia, premesso che la legittimazione ad agire attribuita dall'art. 1137 c.c. non e' subordinata alla deduzione ed alla prova di uno specifico interesse diverso da quello relativo alla rimozione dell'atto, assume che l'omessa convocazione dell'esponente per l'assemblea del 25-3-2001 legittimava la stessa ad agire per l'annullamento della delibera impugnata per contrarieta' alla legge; aggiunge che la circostanza che la suddetta assemblea condominiale non si era tenuta per indisponibilita' delle sede era stata resa nota alla ricorrente soltanto dalla lettura della comparsa di costituzione depositata dal Caio, e che a seguito di tale contestazione l'istante aveva rinunciato alla istanza di sospensione delle delibere adottate in data 25-3-2001; rileva che comunque, attesa l'irregolarita' della convocazione, l'amministratore del Condominio era tenuto a risarcire i danni causati dalla propria inefficienza per la rinnovazione degli atti nulli.
Infine la Tizia evidenzia che l'avvenuta rinuncia alla domanda di sospensione dell'esecuzione delle delibere impugnate aveva comportato implicitamente anche la rinuncia alla domanda di annullamento di tali delibere, domanda alla quale l'esponente non aveva potuto rinunciare espressamente avendo il giudice omesso il rinvio all'udienza per gli incombenti previsti dall'art. 183 c.p.c.
La Corte territoriale ha correttamente affermato che, poiche' il termine per impugnare le delibere condominiali da parte dei condomini assenti decorre dalla data di comunicazione delle delibere stesse, la Tizia, prima di impugnare una delibera di cui non conosceva il contenuto, avrebbe dovuto attendere la comunicazione della stessa, essendo prima di tale conoscenza carente di interesse in proposito, posto che l'interesse ad impugnare una delibera condominiale nasce dal pregiudizio che un condomino puo' ricevere dalla esecuzione della stessa, che deve essere indicato come motivo di impugnazione; ha quindi evidenziato che nella specie la delibera impugnata non poteva arrecare in radice nessun pregiudizio alla Tizia, dato che la riunione assembleare era stata rinviata per mancanza di locali; in proposito, ritenute condivisibili tali statuizioni comunque non oggetto di censure specifiche, e' appena il caso di osservare che il richiamo della ricorrente al principio sostenuto da questa stessa Corte - secondo cui in tema di azione di annullamento delle deliberazioni delle assemblee condominiali, la legittimazione ad agire attribuita dall'art. 1137 c.c. ai condomini assenti e dissenzienti non e' subordinata alla deduzione ed alla prova di uno specifico interesse diverso da quello alla rimozione dell'atto impugnato, essendo l'interesse ad agire richiesto dal'art. 100 c.p.c. come condizione dell'azione di annullamento anzidetta costituito proprio dall'accertamento dei vizi formali da cui sono affette le deliberazioni (Cass. 23-3-2001 n. 4270) - e' irrilevante nella fattispecie dove, come si e' riferito, nell'assemblea del 25-3-2001 non era stata assunta alcuna delibera.
La Corte territoriale ha poi escluso che la Tizia avesse ricevuto un qualsiasi danno dalla suddetta convocazione di assemblea neppure sotto l'aspetto di una pretesa inefficienza dell'amministratore, che in effetti aveva inviato tempestivamente all'appellante l'avviso di convocazione con lettera raccomandata R.R. del 13-3-2001 per la riunione del 25-3-2001, e che pertanto non poteva essere ritenuto responsabile per l'eventuale ritardo con cui l'avviso era pervenuto alla destinataria.
Infine con riferimento all'ultimo profilo di censura si rileva che il giudice di appello ha affermato che la Tizia all'udienza del 21-9-2001, mentre aveva rinunciato alla domanda di sospensione delle delibere assembleari del 25-3-2001, aveva mantenuto ferma l'autonoma domanda di annullamento delle stesse; ed e' evidente che nessuna preclusione sussisteva ad una rinuncia in tal senso.
Con il secondo motivo la ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 1136 c.c. e 66 disp. att. c.c., sostiene che il giudice di appello, affermando che le opere di cui l'appellante asseriva l'illegittimita' erano state approvate dal Consiglio dei Condomini nell'assemblea del 5-8- 2000, e che quindi la Tizia avrebbe dovuto impugnare tale ultima delibera, ha trascurato di considerare che il verbale della riunione del 5-8-2000 non era mai stato notificato all'esponente, che quindi non avrebbe potuto impugnare tempestivamente alcunche'; a tal punto, comunque, la Corte territoriale avrebbe dovuto verificare la regolare convocazione e costituzione della riunione del Consiglio dei Condomini del 5-8-2000 e, in assenza di documenti giustificativi, si sarebbe dovuto ritenere nulle o annullare le delibere adottate in quella sede.
Con il terzo motivo la Tizia, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1135-1136 c.c. ed erronea motivazione, censura la sentenza impugnata per aver ritenuto la legittimita' delle opere approvate dal Consiglio dei Condomini non tenendo conto che, come eccepito dall'esponente, i lavori contestati e le relative spese non avrebbero potuto essere deliberati in quanto non contemplati nell'ordine del giorno del Consiglio dei Condomini del 5-9-2000.
Le enunciate censure, da esaminare contestualmente in quanto connesse, sono inammissibili.
La Corte territoriale, premesso che tutte le opere di cui l'appellante assumeva l'illegittimita' erano state approvate dal Consiglio dei Condomini - organo regolarmente previsto nel regolamento di condominio ed avente le deleghe degli altri condomini per deliberare - nell'assemblea del 5-8- 2000 e ribadite in quella del 30-1-2001, ha sostenuto che la Tizia, al fine di contestare la regolarita' delle decisioni del predetto organo, avrebbe dovuto tempestivamente impugnare le relative delibere, e non limitarsi a dedurne la illegittimita'.
Orbene deve rilevarsi che con i motivi in esame la ricorrente, deducendo che il verbale della riunione del Consiglio dei Condomini non le era mai stato comunicato, e che inoltre non era prevista nell'ordine del giorno della riunione suddetta l'approvazione della esecuzione dei lavori contestati e delle relative spese, prospetta una questione, che implica un accertamento di fatto, non trattata dalla sentenza impugnata; pertanto la ricorrente, al fine di evitare una sanzione di inammissibilita' per novita' delle censure suddette, aveva l'onere — in realta' non assolto — non solo di allegare l'avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di appello, ma anche di indicare in quale atto del giudizio precedente lo avesse fatto, per dar modo a questa Corte di controllare "ex actis" la veridicita' di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la questione stessa.
Con il quarto motivo la ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 1120-1121 c.c., assume che erroneamente la Corte territoriale ha ritenuto inammissibile in quanto costituente domanda nuova la richiesta di declaratoria di illegittimita' dell'ad. 12 del regolamento di condominio; infatti era stato il giudice di primo grado a far discendere la legittimita' delle delibere impugnate dal suddetto art. 12, che a suo dire autorizzava l'amministratore ad eseguire spese straordinarie quando fossero urgenti, con il parere favorevole del Consiglio dei Condomini; comunque la Tizia aveva sempre sostenuto che i lavori contestati non avrebbero potuto giammai essere considerati straordinari ed urgenti.
La censura e' in parte infondata ed in parte inammissibile.
Sotto un primo profilo deve rilevarsi che il convincimento della sentenza impugnata circa il carattere di novita' della domanda dell'appellante relativa al riconoscimento dell'illegittimita' dell'art. 12 del regolamento di condominio e' confermata dalle stesse deduzioni contenute nel motivo in esame laddove, lungi dal sostenere di aver gia' sollevato la questione in oggetto nel primo grado di giudizio, la ricorrente si limita ad affermare che secondo il giudice di primo grado la legittimita' delle delibere impugnate discendeva da quanto previsto da tale articolo in materia di poteri dell'amministratore di eseguire spese straordinarie per lavori urgenti.
Per il resto la censura, prospettando la natura non straordinaria ne' urgente dei lavori approvati dal Consiglio dei Condomini, si rivela inammissibile alla luce delle argomentazioni svolte in sede di esame del secondo e del terzo motivo di ricorso in ordine alla mancata impugnazione da parte della Tizia delle delibere del suddetto organo del 5-8-2000 e del 30-1-2001.
Con il quinto motivo la ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 183-184 c.p.c., premesso che il giudice di primo grado all'udienza di trattazione aveva assunto la causa a riserva per decidere sulle questioni preliminari e, sciogliendo la riserva, aveva rinviato la causa per la precisazione delle conclusioni, sostiene l'erroneita' dell'assunto del giudice di appello che aveva ritenuto legittima tale ordinanza, atteso che la riserva avrebbe dovuto essere assunta solo in ordine alla richiesta di sospensiva, e non violare il diritto di difesa dell'esponente e non precludere alla stessa la facolta' di richiedere mezzi di prova e quella di rinunciare alla domanda di annullamento della delibera del 25-3-2001; inoltre i termini di cui all'art. 183 quinto comma c.p.c. non erano stati richiesti perche' le parti attendevano soltanto una pronuncia limitata alla richiesta di sospensione della delibera impugnata.
La censura e' inammissibile.
La Corte territoriale ha rilevato che il giudice di primo grado all'udienza di precisazione delle conclusioni aveva preso in riserva la decisione e, non ritenendo la necessita' di assunzione di mezzi istruttori, peraltro non richiesti da parte attrice, aveva correttamente rinviato la causa per la precisazione delle conclusioni.
Orbene la ricorrente, nel prospettare l'impossibilita' di articolare i propri mezzi istruttori, aveva l'onere, in realta' non assolto, di indicare specificatamente il contenuto di essi al fine di permettere a questa Corte il controllo in ordine alle decisivita' dei fatti da provare, che deve essere effettuato sulla scorta delle deduzioni contenute nel ricorso.
Con il sesto motivo la ricorrente, deducendo violazione e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c., sostiene che, a fronte di una serie articolata di domande formulate dall'esponente, la sentenza impugnata si era pronunciata solamente sulla domanda di sospensione dell'efficacia delle delibere adottate nell'assemblea del 25-3-2001.
La Corte territoriale ha rigettato il motivo di appello formulato dalla Tizia secondo il quale il giudice di primo grado non si era pronunciato su alcune domande proposte dall'attrice, affermando che la sentenza impugnata aveva seguito un "iter" logico in base al quale erano state rigettate globalmente tutte le domande attinenti alle dedotte irregolarita' di gestione da parte dell'amministratore, senza che fosse necessario esaminarle partitamente.
Orbene, premesso che tale statuizione non e' stata censurata specificatamente in questa sede, si rileva, in ordine alla natura delle altre domande sulle quali il giudice di appello non si sarebbe pronunciato, che esse riguardano sia l'impugnativa delle delibere che sarebbero state assunte nell'assemblea del 25-3-2001, sia le spese straordinarie stanziate per l'installazione del nuovo cancello, per la collocazione di paletti e per l'impianto elettrico — citofonico; in proposito e' agevole richiamare, quanto alla prima domanda, le argomentazioni svolte in occasione dell'esame del primo motivo di' ricorso e, quanto alla seconda domanda, che la Corte territoriale ha affermato che tutte le opere di cui l'appellante deduceva l'illegittimita' erano state approvate dal Consiglio dei Condomini con delibere del 5-8-2000 e del 30-1-2001, entrambe non impugnate dalla Tizia, come gia' osservato in sede di esame del secondo e del terzo motivo di ricorso.
Con il settimo motivo la Tizia, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1130-1131 c.c., censura la sentenza impugnata per aver disatteso l'eccezione formulata dall'istante di irregolarita' della costituzione in giudizio degli amministratori del Condominio Caio Caio ed Sempronio sia perche' tardiva sia perche' riconosceva la legittimita' degli stessi a stare in giudizio per resistere alla impugnazione di una delibera, trattandosi di controversia che rientrava nelle loro normali attribuzioni; la ricorrente, premesso che l'eccezione proposta era stata tempestiva, in quanto formulata allorche' l'esponente aveva avuto cognizione che nessuna delibera autorizzativa a stare in giudizio era stata adottata, afferma che la rappresentanza giudiziale di un condominio non discende "ope legis", ma necessita di apposita autorizzazione assembleare.
Premesso che il giudice di appello ha affermato che ai sensi del combinato disposto degli artt. 1130 e 1131 c.c. l'amministratore e' legittimato ad agire in giudizio per resistere all'impugnazione di una delibera senza specifica autorizzazione assembleare, trattandosi di una controversia che rientra nelle sue normali attribuzioni, si rileva che il motivo in esame, cosi' come formulato, non contiene una specifica censura alla "ratio decidendi" sopra enunciata, riguardante la legittimita' dell'amministratore di Condominio ad agire in giudizio senza autorizzazione assembleare con riferimento alla impugnativa di una delibera.
La Corte Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento in favore del Condominio Alfa di euro 200,00 per spese e di euro 1000,00 per onorari di avvocato oltre accessori di legge.
Cosi' deciso in Roma il 19-4-2011 Il Consigliere estensore Il Presidente Depositato a Roma IL 7.6.2011
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