Source: http://www.giurcost.org/decisioni/trVII/AltaCorte/0063-53.html
Timestamp: 2020-02-17 13:21:22+00:00
Document Index: 167679378

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 14', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 14']

Consulta OnLine - Alta Corte per la Regione siciliana - Decisione n. 63 del 1953
Decisione 6 febbraio 1953 - 28 maggio 1953, 63
sul ricorso del Presidente della Regione contro la legge nazionale 11 luglio 1952, e. 1641, concernente «Modificazioni alla legge sul monopolio dei sali e tabacchi 17 luglio 1942, n. 907»
Presidente; PERASSI; Relatore: VASSALLI; P. M.: EULA. — Regione Siciliana. (Avv.ti ORLANDO CASCIO, PARESCE) - Presidenza Consiglio (Avv. St. ARIAS).
Ritenuto che la legge 17 luglio 1942, n. 907, regolandosi il monopolio di Stato dei sali, dal quale restano esclusi la Sicilia, la Sardegna, le isole minori, la provincia di Zara e i comuni di Livigno e di Campione d’ Italia, disciplinavasi all’art. 14 l’introduzione, nel territorio dello Stato soggetto a monopolio, di derrate contenenti cloruro sodico e in tale disposizione subordinavasi al pagamento di uno speciale « diritto di monopolio» la introduzione nel detto territorio degli estratti di carne o di vegetali, i brodi condensati, le minestre preparate e i condimenti per brodi e minestre; che con la disposizione impugnata della posteriore legge dell’11 luglio 1952, n. 1641, si è esteso l’obbligo del pagamento del diritto di monopolio ad altri prodotti contenenti il cloruro di sodio in essi incorporato, e precisamente alle carni e ai pesci salati, nonché ai formaggi e al burro salato.
Ritenuto che tale disposizione è stata dalla Regione impugnata per illegittimità costituzionale, assumendosi in modo generale la violazione dell’impegno costituzionale, presupposto e base dello Statuto - regionale, secondo il quale le Assemblee centrali dovrebbero astenersi. dalla emanazione di norme che direttamente contrastino con gli scopi perseguiti dallo Statuto predetto, contrasto il quale si verificherebbe nella specie col rendere più difficile di quanto non fosse prima dell’autonomia regionale lo smercio nell’Italia continentale di derrate prodotte nell’isola, quali i prodotti della industria casearia, che costituisce una delle maggiori risorse dell’agricoltura isolana, i prodotti dell’industria conserviera ittica, nonché le olive salate, i capperi, la conserva di pomodoro, gli agrumi in salamoia, rispetto ai quali prodotti l’incidenza del diritto di monopolio è tale, secondo la difesa della Regione, da compromettere o distruggere attività rilevanti o modeste, tutte collegate al fiorire dell’economia siciliana; e ricercandosi più specifico fondamento alla censura nelle disposizioni dell’art. 14 dello Statuto, il quale accorda alla Regione una potestà legislativa esclusiva per quanto attiene all’incremento della produzione agricola e industriale, e dell’art. 36 dello Statuto stesso, il quale, nell’elencare le entrate riservate allo Stato, non avrebbe fatto cenno del monopolio del sale, e per ciò nei riguardi delle entrate provenienti dai monopoli avrebbe fissato la situazione rispetto alla Sicilia nei termini espressi dalla legislazione vigente alla entrata in vigore dello Statuto regionale, precludendo con ciò allo Stato la possibilità di aggravare le condizioni della industria e del commercio nell’isola.
Ritenuto che la censura, opportunamente ricondotta dalla discussione orale nei termini più propriamente giuridici, conformi all’ufficio di quest’Alta Corte qual è il sindacare se siasi verificato uno sconfinamento dai limiti di competenza dello Stato in materia tributaria, risultanti dall’art. 36 dello Statuto regionale, non si manifesta assistita da congruo fondamento.
L’art. 36 dello Statuto, col sancire che al fabbisogno finanziario della Regione si provvede con i redditi patrimoniali della Regione e a mezzo di tributi deliberati dalla medesima e (al comma secondo) che sono riservate allo Stato le imposte e le entrate del tabacco e del lotto, pone delle norme le quali, se pur destinate ad essere ulteriormente sviluppate, contengono un principio attributivo di competenza legislativa e di spettanza in materia tributaria, il quale non è in alcun modo violato dalla legge statale in esame.
Codesta legge non introduce nuovi monopoli in Sicilia: la Sicilia resta esente dal monopolio del sale; lo Stato non fa che dettare una disciplina diversa e più compiuta per ciò che attiene alla introduzione, nel territorio soggetto a monopolio, di prodotti che provengono da territori posti al di fuori di tale ambito. Non si disconosce che una tale diversa disciplina possa avere effetti indiretti nell’ambito della Regione, riflettendosi sulle possibilità di espansione nelle provincie continentali di derrate prodotte nell’isola; ma in ciò si manifesta una ripercussione di carattere economico del provvedimento, che involge considerazioni di merito ed esula dal sindacato commesso a questa Alta Corte. La quale, richiamata anche in questa occasione a verificare il limite territoriale del provvedimento impugnato, non può non rilevare che, come da un lato la potestà legislativa della Regione è circoscritta nei confini territoriali della medesima, entro i quali le sue statuizioni devono esaurirsi così, d’altro lato, allo Stato spetta la più ampia potestà per quanto riguarda il restante territorio; né pertanto limiti di competenza sono violati quando non si abbia invadenza diretta, com’è nel caso in oggetto, in cui il provvedimento legislativo dello Stato tocca la produzione siciliana solo in quanto, varcando i confini dell’isola, essa entri nel territorio soggetto al monopolio del sale. Ne è fuori luogo rilevare, a conferma e in certa guisa a controllo delle suesposte considerazioni, come il provvedimento attraverso la relazione ministeriale e le discussioni parlamentari appaia essenzialmente determinato da una preoccupazione di difesa della finanza statuale. Dice la relazione ministeriale al disegno di legge presentato alla Camera il 15 febbraio 1952: «Il pagamento del tributo per i prodotti salati introdotti dalla Sicilia e dalla Sardegna risponde a un opportuno criterio di giustizia tributaria, Inoltre, è da considerare che, essendo ammessa l’agevolazione del drawback per i prodotti esportati, l’amministrazione, per le merci di provenienza esportate può essere esposta al rimborso di imposta che di fatto non ha riscosso». E il relatore on. Valsecchi, alla Camera, il 9 maggio 1952: «Ritengo doveroso far rilevare la misura del diritto di monopolio: i prodotti pagheranno un diritto corrispondente all’agevolazione accordata per l’esportazione, vale a dire corrispondente alla somma che viene restituita, all’esportazione, su parte del prezzo pagato per l’acquisto del sale ». «La non assoggettazione ad imposta di prodotti provenienti dalle isole congiunta al drawback al momento della esportazione viene ad originare, da parte dello Stato, un rimborso di somme che non ha mai riscosso».
L’Alta Corte rigetta il ricorso della Regione Siciliana avverso lo art. 14 della legge 11 luglio 1952, n. 1641, recante: «modificazioni alla legge sul monopolio dei sali e dei tabacchi 17 luglio 1942, n. 907 ».