Source: http://www.biodiritto.org/index.php/item/1133-conway-supreme-court
Timestamp: 2019-04-23 02:03:50+00:00
Document Index: 20223399

Matched Legal Cases: ['art 8', 'sentenza ', 'art 8', 'art 8', 'sentenza ', 'art 8']

Noel Conway è un uomo affetto da una grave malattia terminale del motoneurone per cui necessita di ventilazione meccanica 23 ore al giorno. Quando scoprì che gli sarebbero rimasti solo alcuni mesi di vita, espresse il desiderio che un medico gli prescrivesse un farmaco letale con cui egli potesse, se lo avesse voluto, porre fine alla sua vita, evitando così una morte dolorosa. Tuttavia, la sezione 2(1) del Suicide Act del 1961 pone un blanket ban,vietando qualsiasi condotta di assistenza al suicidio. L’unica soluzione concessa è la morte per rifiuto della ventilazione meccanica assistita da cure palliative, non ritenuta “consistent with his human dignity” da parte del paziente.
Per questi motivi, Mr. Conway chiese alla High Court un judicial review del divieto in questione, sostenendo che violasse l’art 8 CEDU, articolo a tutela del rispetto della vita privata. Tuttavia, con ordinanza del marzo 2017, la Corte ne dichiarò l’inammissibilità.
La Court of Appeal concesse poi al ricorrente il diritto ad ottenere una rianalisi nel merito della questione innanzi alla High Court, la quale tuttavia riaffermò la propria posizione tramite sentenza (ottobre 2017). A seguito di tale rigetto, il ricorrente presentò richiesta di appello alla Court of Appeal, ritenuta ammissibile tramite ordinanza. Nella sua successiva pronuncia, nel giugno del 2018, la Corte asserì che non vi fosse violazione dell’art 8 CEDU e negò il diritto di accesso al suicidio assistito a Mr. Conway, il quale si rivolse allora alla Supreme Court.
Nel considerare l’ammissibilità del ricorso, la Supreme Court è chiamata a valutare se il caso di specie sollevi an arguable point of law of general public importance. A tal riguardo, la Corte non nutre dubbi circa l’interesse pubblico di una tale pronuncia, affermando inoltre che la distinzione fra “lasciar morire” e “compiere un’azione attiva nel causare la morte” è da secoli un tema centrale nel dibattito di common law. La Corte non manca di riconoscere l’importanza della Convezione Europea dei Diritti dell’Uomo per l’interpretazione del tema, tuttavia, nonostante l’art 8 CEDU tuteli il rispetto per la dignità e la libertà umana, afferma come questo vada bilanciato con ulteriori interessi in gioco. Questi ultimi sono i medesimi richiamati dalla Court of Appeal nella sentenza impugnata: protezione delle persone deboli e vulnerabili; “sanctity of life” e promozione della fiducia dei pazienti nei loro medici.
Sempre citando la giurisprudenza della Corte EDU (Nicklinson v United Kingdom, 2015), la Court of Appeal evidenzia come il tema del diritto all’assistenza al suicidio non goda di consenso generale a livello europeo. Pertanto, in accordo con la dottrina del margin of appreciation, spetta al singolo Stato membro decidere come regolare la questione.
A tal proposito, la Corte considera l’assetto costituzionale britannico e valuta l’opportunità di una sua pronuncia sul tema. Poiché nel Regno Unito il Parlamento è l’unica istituzione autorizzata a modificare la legge, la Supreme Court dovrebbe solo limitarsi a dichiarare l’incompatibilità del divieto con la CEDU, lasciando al Parlamento il dovere di agire come meglio ritiene. Il giudizio circa l’effettiva interferenza della section 2(1) del Sucide Act con l’art 8 CEDU, così come l’appropriatezza di un intervento della Corte, sono considerate da quest’ultima questioni su cui l’opinione dei “conscientious judges […] legitimately differ”.
Nel complesso, i giudici ritengono che le considerazioni sollevate da Mr. Conway e le eventuali conseguenze giuridiche susseguenti all’ottenimento del diritto all’assistenza al suicidio da parte di quest’ultimo, non giustifichino una permission to appeal.
La Supreme Court, “not without some reluctance” nega pertanto la possibilità di appello.
Letto 227 volte	Ultima modifica il Domenica, 03 Febbraio 2019 15:38
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