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Timestamp: 2019-02-19 02:32:46+00:00
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Legge 40 toccala: maggio 2009
Etichette: Iniziative, SMA
Legge 40. Sacconi e Roccella annunciano nuove linee guida. Antinori: saranno scritte da non-esperti
Il Governo vigilerà sul funzionamento dei centri per la procreazione medicalmente assistita (pma). Lo rendono noto il ministro al Welfare Maurizio Sacconi e la sottosegretaria Eugenia Roccella, nel corso di una conferenza stampa per la presentazione delle procedure che porteranno, da qui alla fine dell'anno, alla stesura delle nuove linee guida sulla legge 40."Non vogliamo essere vessatori con i centri per la pma, ma vogliamo assicurare l'assoluta trasparenza, in modo che possano emergere le buone pratiche e premiare i centri migliori", ha spiegato Roccella durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi.La sottosegretario, che ha menzionato anche l'ipotesi di assegnazione di "bollini" ai vari centri, ha fatto l'esempio del congelamento degli embrioni in vista dell'impianto: "Se un centro fa molta crioconservazione, vuol dire che non si è seguito il criterio del congelamento di un numero strettamente necessario di embrioni e vi è, dunque, un problema relativo alla salute della donna".Le nuove linee guida terranno conto di due elementi non presenti in quelle approvate dal Governo Prodi (Livia Turco ministro della Salute). In primo luogo, il documento applicativo della legge 40 terrà conto di una recente sentenza della Corte costituzionale che ne ha modificato alcuni punti "senza - precisa Sacconi - modificarne l'impianto". La Consulta, tra l'altro, ha depennato il limite di tre embrioni crioconservabili, affidando al medico, volta per volta, la decisione in materia. Roccella ha ammesso che, a questo punto, la situazione sarà differenziata ma si è detta fiduciosa che non si verificherà un boom di ricorsi a questa pratica. Le linee guida, in secondo luogo, recepiranno il decreto 191 del 2007 che, recependo una direttiva Ue, prevedeva la qualità, la sicurezza e la tracciabilità delle cosiddette 'biobanche', alle quali - ora - verranno assimilati i centri di pma. Proprio l'applicazione di questo decreto avrà, tra gli effetti pratici, quello dell'invio di "ispezioni" governative a questi centri per il rilevamento del loro funzionamento.Al fine di preparare le linee guida recependo questi due elementi il Governo ha disposto la costituzione di due nuove strutture, un 'Osservatorio sull'applicazione del decreto legislativo n.191/2007 alla procreazione medicalmente assistita' e una 'Commissione di studio sulle problematiche relative agli embrioni conservati nei centri di procreazione medicalmente assistita'. Prima della loro pubblicazione, le linee guida governative dovranno ricevere l'approvazione del Consiglio superiore di sanità.
ANTINORI, IN COMMISSIONE MINISTERO 'NON ESPERTI' - "Nella Commissione di studio sui problemi legati alla crioconservazione degli embrioni istituita dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, sono stati chiamati esperti 'non-esperti'". A sottolinearlo e' Severino Antinori, ginecologo e presidente della World Association of Reproductive Medicine (Warm), principale ricorrente contro la legge 40 sulla fecondazione assistita di fronte alla Corte costituzionale, che il mese scorso ha definito la normativa parzialmente illegittima.Antinori lamenta di non essere stato interpellato nonostante sia "l'inventore della tecnica innovativa della vitrificazione degli embrioni, che assicura loro il 99% di sopravvivenza"."Se la maggiore preoccupazione della Roccella e' la crioconservazione - dice Antinori all'Adnkronos Salute - non si capisce come mai non mi abbia chiamato per avere l'apporto di questa nuova tecnica. Il congelamento infatti comporta un 40% di morte degli embrioni, al contrario della vitrificazione che azzera quasi questa eventualita'. Evidentemente nelle nuove linee guida, ancora una volta, non si ascoltera' la voce della scienza. Il sottosegretario mostra nuovamente la sua inadeguatezza al ruolo - conclude Antinori - e per questo torno a chiedere ancora una volta al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di sollevarla dalla sua carica".
Aduc - 28 maggio 2009
L'Espresso - 29 maggio 2009
Dopo la sentenza della Consulta, è scontro tra i centri medici sulle regole per la fecondazione assistita È come se si ritrovassero di colpo all’aria aperta, uscendo da un posto buio dove erano rimasti a lungo. Più o meno devono sentirsi così i medici della procreazione assistita, dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha messo decisamente le mani nella legge 40, cancellando prescrizioni odiose come l’obbligo di produrre solo tre embrioni e di impiantarli tutti, riempiendo l’Italia di gemelli e anche di trigemini (3 per cento dei nostri nati contro lo 0,8 per cento della media europea). E che nelle motivazioni ha scardinato l’architrave stessa della legge, cioè la difesa a oltranza dell’embrione, privilegiando invece la donna e la sua salute come aveva fatto la legge sull’aborto. Ma come spesso succede, non a tutti la libertà ritrovata ha fatto lo stesso effetto.
Mentre fra avvocati e pazienti fervevano incontri e convegni all’insegna dell’ottimismo, i medici si dividevano in tendenze diverse. E intanto la sottosegretaria alla Salute Eugenia Roccella, che non si è mai stancata di definire la legge 40 come la migliore possibile, tesseva la sua tela per limitare le aperture. I primi a scendere in campo sono stati due pionieri della procreazione assistita in Italia, Luca Gianaroli e Annapia Ferraretti, responsabili del centro Sismer di Bologna e in prima fila ai tempi dei referendum. Stavolta però i due medici hanno scelto la strada della prudenza. Convinti, al contrarlo di altri specialisti, che le novità della Consulta abbiano reso la legge 40 «difficilmente applicabile in modo non controverso», hanno scritto un protocollo dove in sostanza si stabiliscono delle indicazioni di comportamento: per esempio, contenere al minimo la creazione e il congelamento di embrioni, dotandosi di regole comuni e abbandonare quei parametri solo in casi eccezionali. A queste regole promettono di attenersi i medici che firmano il documento, per assicurare i migliori risultati alle pazienti, ma anche per tranquillizzare chi, nel governo e non solo, guarda con preoccupazione alla moltiplicazione degli embrioni e alle altre novità.
«La sostanza è che non vogliamo strafare. In un periodo storico come questo non si passa da un momento all’altro dal niente al tutto», dice Adolfo Allegra dell’Andros di Palermo, un altro dei promotori. Sottoscritto da una quarantina di centri pubblici e privati sui più di 300 che operano in Italia, il protocollo e l’associazione a cui ha dato vita, Bo 1840, ha sollevato molte diffidenze. Ha infastidito l’incontro che intanto Gianaroli aveva avuto con la Roccella assieme al presidente della società italiana di Ginecologia Giorgio Vittori e a Mauro Costa dei Galliera di Genova. Al punto che Claudia Livi, la presidente dei Cecos, una catena di centri diffusi in tutta Italia, ha scritto alla Roccella per ricordarle che quella piccola delegazione «non era rappresentativa del pensiero degli operatori del settore». Molti di loro infatti, come la stessa Livi nel suo centro fiorentino Demetra, non intendono mettere sotto condizione la libertà che si sono improvvisamente trovati fra le mani. «Non abbiamo bisogno di primi della classe ad indicarci la strada. Ogni donna è un caso diverso e spetta al singolo medico decidere che cosa è meglio fare, dopo averne discusso con la paziente e ottenuto il suo consenso informato», dice Livi, che è già in piena attività. Maggiori le difficoltà negli ospedali pubblici. Ci eravamo dovuti rassegnare a un lavoro dimezzato, per certi aspetti umiliante, mentre negli altri paesi la ricerca andava avanti. Adesso dobbiamo riprenderne le fila, ristrutturare i laboratori, rimettere al lavoro i biologi», dice Guido Ragni del Policlinico Mangiagalli di Milano, assediato dalle richieste di numerose coppie.
E sono proprio i pazienti, riuniti in un’associazione di varie migliaia di persone, la spina dorsale dei centro Hera di Catania, con il suo vulcanico presidente Nino Guglielmino che guida l’ala dei medici più libertari e al protocollo di Bologna preferirebbe un documento molto meno impegnativo. «Da noi c’è un grande entusiasmo, quasi un clima di festa. Torneremo a far nascere un bambino al giorno come ai vecchi tempi», promette Guglielmino. Sono in buona parte suoi pazienti e gli uomini e le donne che via via hanno fatto ricorso in tribunale contro gli aspetti più punitivi della legge 40. E adesso il progetto di Guglielmino è di continuare su questa strada, portando in tribunale altri punti abnormi delle norme: come l’obbligo della donna di farsi impiantare comunque l’embrione una volta che l’ovocita è fecondato, o come la proibizione di ricorrere alle tecniche per i portatori di malattie genetiche se non sono sterili. «Smonteremo un pezzo dopo l’altro quella legge, perché ormai il varco è aperto», promette Gianni Baldini, l’avvocato che per conto dell’associazione Madre Provetta ha portato una coppia fino alla Corte costituzionale.
E intanto si muovono anche le donne infertili, a cominciare dalle turiste della provetta che spesso annullano i viaggi all’estero già prenotati, aumentando il numero da tempo crescente delle richieste. Se infarti il nostro ministero della Salute ha potuto vantarsi delle nascite in aumento nonostante la legge, è dipeso dal fatto che nel frattempo sono cresciute a ritmo accelerato le coppie della provetta, ben 55 mila nel 2007 contro le 43 mila del 2005. Un segnale di quanto l’infertilità aumenti e allo stesso tempo un grande business, che contribuisce al nervosismo di molti centri. Fra le altre novità c’è infatti in arrivo anche in Italia l’applicazione di una direttiva europea sulla conservazione dei tessuti e delle cellule, per cui i centri per la procreazione assistita saranno equiparati a quelli per i trapianti e di conseguenza il livello di qualità richiesto sarà particolarmente alto. Ottima notizia per i pazienti, un po’ meno per vari professionisti del settore, timorosi che in un paese come il nostro ci si possa servire di queste norme anche per mettere in riga i medici meno schierati con chi comanda.
E qui torna in campo Eugenia Roccella, che ha definito le motivazioni della sentenza della Consulta «preoccupanti» e sufficientemente ambigue da fornire a qualche centro l’alibi per avviare pratiche fuori legge». Nel mirino della sottosegretaria, infallibile punto di riferimento del Vaticano e dei teodem, c’è la diagnosi preimpianto, che serve ad evitare la trasmissione delle malattie genetiche ma che secondo il fronte cattolico porterà alla ricerca del bambino perfetto, insomma all’eugenetica nazista. Preoccupata di riconquistarsi uno spazio che è molto diminuito da quando il laico sottosegretario Fazio, con cui erano noti gli scontri, è diventato viceministro della Salute, Roccella dubita anche che la sentenza della Corte autorizzi il congelamento degli embrioni. E così, con un colpo a sorpresa, ha annunciato la nascita di due commissioni, una per controllare che i centri non commettano abusi, l’altra appunto sul congelamento. Tutto questo proprio alla vigilia dell’apertura a Riccione del grande congresso che riunisce per la prima volta tutte le società scientifiche della riproduzione assistita e dove si confronteranno le proposte e gli interrogativi di queste settimane. Un modo abbastanza deciso per far capire a Riccione a chi ancora spetta di dare la linea.
Procreazione medicalmente assistita, due nuove commissioni
Il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e il Sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, hanno presentato il 27 maggio in una conferenza stampa a palazzo Chigi due nuovi gruppi di lavoro sulla procreazione medicalmente assistita, uno dei settori di frontiera della medicina legata alle nuove tecnologie. La gestione dei centri che erogano questo tipo di servizi ha bisogno infatti di una governance adeguata, che risponda a requisiti di qualità e sicurezza per i pazienti che vi hanno accesso, e allo stesso tempo tenga conto della legislazione nazionale e dei problemi giuridici, etici e scientifici che questo tipo di tecnologie continuamente pone. Nuove normative europee, insieme a recenti sentenze della magistratura, impongono un adeguamento nella organizzazione della PMA in Italia. In particolare, è necessario tenere conto dei seguenti punti:
Con il pronunciamento della Consulta l’impianto della legge 40 non è cambiato. Si possono creare embrioni solo a fini di procreazione e restano i divieti alla loro crioconservazione, soppressione e alla selezione a fini eugenetici. Il numero di embrioni da creare resta quello “strettamente necessario”, senza indicazioni nel testo di legge di un numero massimo. Sarà il medico a stabilire caso per caso, in scienza e coscienza, il numero “strettamente necessario”: la Consulta ha introdotto cioè nella legge 40 il principio di non vincolatività per il medico, analogamente a quanto già previsto nella legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, principio reso ora più forte dal punto di vista costituzionale. Rimangono eccezioni alla crioconservazione, con una maggiore sottolineatura circa la tutela della salute della donna.
E’ necessario che i centri PMA nel nostro paese si adeguino alle normative europee che regolano la qualità, la sicurezza e la tracciabilità delle cellule che vengono raccolte, conservate e trattate nei centri stessi: la direttiva 23/2004, recepita in Italia con il decreto n.191 del novembre 2007, fornisce tali criteri. Il Sistema Sanitario Nazionale ha già attuato tali norme per quanto riguarda le biobanche ad uso terapeutico presenti nel nostro territorio (ad esempio le banche dei tessuti, come ad es. le cornee). Le stesse norme europee ci impongono di estendere tali criteri ai centri PMA, i quali, raccogliendo, conservando e trattando cellule riproduttive, rientrano nella direttiva suddetta e nelle due direttive derivate in corso di recepimento e dovranno adeguare le proprie procedure agli standard europei. Ciò migliorerà la qualità e la sicurezza dei nostri centri PMA, dando maggiore trasparenza alle procedure seguite anche attraverso una informazione più consapevole alle coppie che vi si rivolgeranno. A questo scopo è istituita una commissione denominata “Osservatorio sull’applicazione del decreto 191 alla procreazione medicalmente assistita” per verificare le modalità di attuazione delle direttive europee nell’ambito della procreazione medicalmente assistita in Italia.
La recente sentenza della Corte Costituzionale che ha modificato alcuni aspetti della legge 40 sulla PMA richiede innanzitutto un adeguamento nella formulazione del consenso informato da parte delle coppie, consenso che finora è stato regolato da un decreto ministeriale a firma dei Ministeri di Grazia e Giustizia e della Salute. Di grande importanza, ai fini della formulazione del consenso, ma anche per la stessa organizzazione dei centri PMA, è poi la questione relativa agli embrioni crioconservati presenti nei centri stessi. Le modalità di gestione degli embrioni da parte dei centri stessi – dalla logistica alla possibilità o meno di definire uno stato di abbandono – impongono questioni di tipo giuridico, etico e scientifico che vanno individuate per essere poi eventualmente affrontate con appositi provvedimenti legislativi. Il Ministero ha quindi istituito una seconda commissione, denominata“Commissione di studio sulle problematiche relative agli embrioni conservati nei centri di Procreazione Medicalmente Assistita” con il compito di affrontare le questioni di carattere giuridico, etico e scientifico relative alla conservazione degli embrioni nei centri di procreazione medicalmente assistita, e alla formulazione del consenso informato da parte delle coppie.
Ministerosalute.it / 28 maggio 2009
Conferenza stampa per il concerto di Stefano Dall'Armellina a favore di Famiglie SMA onlus (scusate la qualità del video ma a casa nostra Eden TV si prende malissimo)
Corriere della Sera - 27 maggio 2009
Dopo la sentenza della Consulta sul numero di ovociti
Incertezza dei medici: «Serve un protocollo comune»
MILANO - Dopo la sentenza il caos. I giudici della Corte Costituzionale hanno cambiato la legge 40 sulla fecondazione assistita rimettendo nelle mani dei medici la scelta del numero di ovociti da inseminare ma molti centri, soprattutto pubblici, continuano ad applicare le vecchie regole: si fecondano al massimo tre ovociti e si trasferiscono tutti gli embrioni prodotti in un unico e contemporaneo impianto. «Prima di cambiare vogliamo essere sicuri di cosa possiamo o non possiamo fare — dice Andrea Gallinelli, responsabile del maggiore centro di Pma (Procreazione medicalmente assistita) della Toscana, l'Ospedale della Versilia a Viareggio —. Con gli altri medici stiamo cercando di stabilire una linea comune, in modo da non lasciare al singolo la patata bollente. Per partire aspettiamo un via libera dalla Regione». Stessa linea nel centro diretto da Guido Ambrosini all'Università di Padova: «Questa legge non è chiara — dice —. In realtà lascia al ginecologo la possibilità di fecondare in base alla caratteristica della paziente ma qual è il limite? Se una donna di 43 anni produce 15 ovociti, io, che in scienza e coscienza vorrei fecondarli tutti, posso farlo? Abbiamo paura della reazione del ministero, vorremmo regole certe. Per questo ho interpellato anche i Nas. Presto, comunque, applicheremo la legge».
PANORAMA DISOMOGENEO - Il risultato è un'Italia disomogenea con comportamenti diversi da ospedale a ospedale. Un problema non da poco che tocca il 10-15% dei cittadini in età fertile. Nel 2007 sono state più di 55mila le coppie che si sono sottoposte a cure nel nostro Paese e sono nati oltre novemila bambini. Un altro numero imprecisato, sicuramente migliaia, ha oltrepassato la frontiera. Ora i pazienti sono confusi. In Lombardia, per esempio, la maggior parte dei centri ha varato un documento che recepisce la sentenza: «Gli avvocati sono stati chiarissimi — dice Guido Ragni, consulente del Centro di sterilità della Mangiagalli — se uno non cambia rischia le penalità pecuniarie previste dalla legge 40. Noi siamo obbligati a produrre gli embrioni necessari a un serio tentativo». L'idea è quella di partire da una griglia divisa in fasce d'età. Se una donna ha meno di 35 anni si insemineranno sei ovociti, se ne ha tra i 35 e i 40 si arriverà ad otto. Passati i quaranta si feconda tutto. Ovviamente peseranno anche altre considerazioni: la qualità del liquido seminale, i precedenti fallimenti e il tipo di risposta ovarica della donna. «Abbiamo previsto una serie di eccezioni — spiega ancora Ragni —, per esempio si feconderanno tutti gli ovociti se la paziente ha avuto un tumore oppure soffre di trombofilia o se rischia l'iperstimolazione ovarica». Un protocollo simile, promosso dalla Società italiana studi di medicina della riproduzione (Sismer), è stato firmato da oltre 40 centri, pubblici e privati, sparsi in tutta Italia. «La sentenza ci permette di offrire alle pazienti il massimo di possibilità riducendo al minimo il congelamento — dice Anna Pia Ferraretti, responsabile del Sismer di Bologna —. Poi è chiaro che ogni centro agirà come crede. È proprio questa la novità, si può diversificare».
LE POSIZIONI - Ma c'è anche chi è convinto che la legge 40 così com'era desse già il massimo di chance alle donne in cerca di un figlio. «Da noi non è cambiato niente — dice Eleonora Porcu, responsabile del centro di fecondazione del Sant'Orsola di Bologna —. Io mi rifaccio alla mia esperienza professionale, ho risultati paragonabili alla media europea fecondando tre ovociti, a volte anche solo due, con una percentuale che, nelle donne fino a 35 anni, sfiora il 50%. Noi stiamo già tutelando la salute delle donne e questo senza dover congelare embrioni. L'idea di ritrovarsi di nuovo con i bidoni di azoto liquido pieni mi sembra veramente anacronistica». Al San Raffaele di Milano sono di fronte a un dilemma. La natura cattolica della Fondazione imporrebbe di non congelare embrioni ma la Corte Costituzione ha stabilito che la donna ha diritto ad un numero di embrioni congruo per effettuare un serio tentativo. Conciliare le due cose sembra impossibile. Per chiarirsi le idee i medici si sono dati appuntamento il prossimo week end a Riccione dove sperano di mettersi d'accordo definitivamente su un protocollo comune. «Sarà il primo congresso confederato di tutte le società di medicina della riproduzione — dice Filippo Ubaldi, direttore clinico del centro g.en.e.r.a. a Roma —. Io però non sono d'accordo sullo stabilire una griglia con un numero fisso di ovociti da inseminare. La Corte Costituzionale ha tolto il numero, non vedo perché dobbiamo rimetterlo noi». Le pazienti sono in fibrillazione. Dopo aver gioito per la sentenza ora si sentono prese in giro. Nei forum si scambiano informazioni sui centri per boicottare quelli che si comportano come se nulla fosse accaduto. «Se li conosci li eviti» è il loro motto. La Fiapi (Federazione italiana pazienti infertili) sollecita le socie a farsi mettere per iscritto dall'ospedale che intende procedere come prima in modo da poter poi ricorrere alle vie legali. «Siamo pronti a fare causa — dice Federica Casadei, presidente e fondatrice di Cerco un bimbo, portale sull'infertilità con 22mila utenti — con denuncia per danni perché sottoporre una donna a ripetute stimolazioni costa molti soldi ai contribuenti. Se i medici hanno paura ad applicare la legge cambino mestiere». Indignato è Carlo Flamigni, esperto di fecondazione artificiale, oggi nel Comitato nazionale di bioetica: «I medici sono un branco di codardi. Hanno paura di punizioni ministeriali. Troveranno il coraggio di fare il loro dovere solo quando le pazienti li porteranno in tribunale. La sentenza è chiara e nessuna legge potrà più cambiare il principio sancito dalla Corte e allora che aspettano?».
LINEE-GUIDA - Al ministero, intanto, preparano le linee guida soprattutto per aderire alle direttive europee che impongono un innalzamento dei livelli qualitativi di tutti i centri che utilizzano cellule umane a scopo terapeutico. Oggi, in una conferenza stampa, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e la sottosegretaria alla Sanità Eugenia Roccella, annunceranno la nascita di due commissioni, quella sulla procreazione assistita, che vigilerà sul funzionamento della legge 40, e quella sulla crioconservazione. «Per le linee guida — spiega Roccella al Corriere — ci vorrà qualche mese ma le differenze tra centro e centro rimarranno perché sono una conseguenza della sentenza della Corte Costituzionale che dà una maggiore responsabilità al medico. Noi, intanto, daremo indicazioni di massima attraverso la Società italiana di ginecologia. Il divieto di crioconservazione, comunque, è rimasto ma con delle deroghe». Ma se un centro decide di fecondare sei ovociti e, ottenuti tre embrioni, trasferirne solo due, congelandone uno, è nella legalità? «Sì, lo è — risponde Roccella —. Comunque questi dubbi si supereranno con le linee guida ma il problema ora è adeguarsi all'Europa. Bisogna rifare tutto. In Italia non tutti i centri possono offrire i livelli di qualità che vengono richiesti adesso. Per questo abbiamo bisogno di tempo. E a quel punto anche le ispezioni diventeranno un obbligo»
«E congeliamo gli embrioni»
MILANO — Una mattina come un'altra, l'11 maggio scorso, all'Humanitas è avvenuta una piccola rivoluzione. Le pazienti si sono presentate, come sempre all'alba, chi per controllare la stimolazione in corso, chi per il pick up ma questa volta l'enorme struttura pubblica di Rozzano (Milano), che vanta ben 2.500 cicli di fecondazione all'anno, ha valicato il limite dei tre ovociti. Da allora ogni paziente è un caso a sé. Capelli arruffati, occhiali vezzosamente colorati, Paolo Emanuele Levi Setti, responsabile di medicina della riproduzione, si aggira per i corridoi con l'aria visibilmente soddisfatta. «La Corte — dice — ha rimesso nelle mani del medico quello che solo per la Pma (Procreazione medicalmente assistita n.d.r.) era stato rubato ma contemporaneamente ci ha dato un'enorme responsabilità. E noi ce la prendiamo volentieri». Come hanno reagito le coppie al cambiamento? «Le coppie più informate sono contentissime. Hanno fatto persino una festa. Per le altre c'è un po' di confusione. Una quota non piccola non si è ancora resa conto dell'accaduto. Altre, invece, hanno problemi etici a crioconservare e in quel caso noi siamo tenuti a rispettare il loro desiderio». E se una donna vi chiede di fecondare tutti gli ovociti? «La scelta rimane al medico. Non è che siamo al supermercato della fertilità. Però c'è una grande partecipazione dei pazienti al percorso. Il punto fermo è che la Corte ha stabilito che la tutela più alta è quella della madre. Insemineremo molti ovociti se l'età della donna è più avanzata o se l'uomo ha problemi di fertilità. Invece in una donna giovane, con buone probabilità di avere una gravidanza, che produce tanti ovociti, si pensa a fecondarne una parte per arrivare a trasferire uno o due embrioni. Quelli sovrannumerari che evolvono verranno congelati ed una parte degli ovociti crioconservati».
LA SCELTA DEGLI EMBRIONI - C'è una scelta degli embrioni? «Una scelta naturale. Degli embrioni che si fertilizzano in genere al massimo un 50% si sviluppa fino alla quinta giornata». Per le coppie, dunque, non c'è più motivo di andare all'estero? «Molti andavano all'estero per congelare embrioni ma poi magari tornavano a mani vuote. In verità se si congela bene si congela poco. Più si va in Paesi con leggi meno restrittive e meno embrioni verranno congelati perché si può scegliere. Ora in Italia siamo competitivi, abbiamo più chance che in Svizzera o in Germania. Non stiamo parlando di fare eugenetica, non è una selezione, ci sono embrioni che si sviluppano e altri che non crescono. E se non cresci non ti impianti. Certo rimane un motivo serio per andare all'estero». Quale? «Chi ha problemi di menopausa precoce, chi è sopravvissuto a un tumore, le donne ancora giovani di 40-42 anni con ovaie che non funzionano più subiscono una limitazione e un obbligo all'esilio perché in Italia la fecondazione eterologa (con donazione di sperma o ovuli n.d.r.) rimane vietata. E per queste persone la sofferenza è indicibile. Il divieto, tra l'altro, apre la via al commercio dei gameti che in Italia era proibito quando si poteva fare l'eterologa. Mentre all'estero questo avviene eccome». Per loro c'è una soluzione possibile? «Si potrebbe rendere donabili gli embrioni crioconservati prima della legge e da ora in poi. In questo momento la coppia si impegna ad usarli nel più breve tempo possibile ma potrebbe scegliere di donarli se fosse previsto dalle linee guida».
Mo. Ri. Sar.
Legge 40 dopo la Consulta, centri per la procreazione assistita firmano protocollo comune
Oltre 40 centri per la procreazione assistita (Pma) hanno firmano un protocollo comune di comportamento dopo la sentenza della Consulta che ha in parte bocciato la legge 40 sulla procreazione, stabilendo, tra l'altro, che sia il medico a decidere circa il numero di embrioni da produrre e prevedendo la possibilita' di crioconservare gli embrioni non impiantati. Lo rende noto la Societa' italiana Studi di Medicina della Riproduzione (Sismer).La Sismer, infatti, si e' fatta promotrice di un tavolo di lavoro tra centri pubblici e privati per arrivare a definire un protocollo comune di comportamento sul quale operare e, tra un anno, confrontarsi. Il documento ha visto l'adesione di oltre 40 centri di PMA distribuiti in tutta Italia.'La sentenza della Corte - rileva il direttore scientifico Sismer Anna Pia Ferraretti - ha introdotto nuovi elementi nell'applicazione della Legge 40: con estrema chiarezza ha eliminato le rigidita' imposte dalla legge. Da oggi anche i trattamenti per l'infertilita' riacquistano la dignita' di ogni procedura medica impostando un percorso personalizzato'.'Concordando sulla necessita' di offrire alle coppie il massimo dell'efficacia terapeutica ed il minimo dei rischi per la salute, di contenere al massimo la creazione di embrioni in eccesso, e quindi la loro crioconservazione, e di tutelare la salute dei nascituri, limitando le gravidanze multiple - spiega la Sismer - i centri hanno deciso di allinearsi ad un comune comportamento nel proporre alla coppia un piano terapeutico individualizzato per quanto riguarda il numero di ovociti da inseminare ed il numero di embrioni da trasferire nell'utero della paziente'. In concreto, le coppie saranno valutate secondo una 'griglia' che tiene conto dell'eta' della donna, della qualita' del liquido seminale, di precedenti fallimenti e del tipo di risposta ovarica. L'elaborazione di questi dati potra' dare indicazioni sul numero degli embrioni da formare.
Aduc - 26 maggio 2009
Istituzione commissione procreazione medicalmente assistita e commissione crioconservazione
Domani, alle ore 16,00, nella sala stampa di Palazzo Chigi, il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi, e il Sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, terranno una conferenza stampa che avrà per tema: “L’istituzione della Commissione sulla procreazione medicalmente assistita e la Commissione sulla crioconservazione”.
Legge 40. A poche settimane dalla sentenza della Consulta gia' diminuiti i viaggi all'estero
Trattamenti sempre piu' mirati, personalizzati, non invasivi, per garantire un'alta percentuale di successi (attualmente tra 20 e 40%) e al contempo una bassa percentuale di gravidanze multiple, trasferendo il numero opportuno di ormoni per la situazione, attentamente valutata dal medico, per ogni donna. Dopo la recente sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato parzialmente illegittimo il testo della 'Legge 40' del 2004 sulla procreazione assistita, e' questa una delle tendenze emerse dal Convegno promosso dal Centro di Ginecologia e di Medicina della Riproduzione - GynePro 'Aggiornamenti in tema di Procreazione Medicalmente Assistita e Diagnosi Prenatale', che si sta svolgendo a Bologna. Gli esperti che hanno partecipato alla tavola sugli effetti della recente sentenza della Corte Costituzionale in merito alla Legge 40 del 2004 che norma la procreazione assistita, ritengono che le coppie potranno evitare piu' facilmente la 'migrazione' all'estero (attualmente sono 10.000) e rivolgersi con maggiore serenita' ai centri italiani, poiche' la sentenza, pubblicata l' 8 maggio, di fatto annulla il limite degli ovociti fertilizzabili e amplia le possibilita' di crioconservazione degli embrioni, anche se - e' stato rilevato - permangono dubbi e incertezze sulla reale applicabilita' della diagnosi di preimpianto. Il ruolo del medico viene comunque rafforzato e al centro dell'attenzione viene posta la salute psicofisica della donna.
Aduc - 23 maggio 2009
La stessa attenzione che poniamo noi di "Salute" ogni settimana nel costruire un settimanale di qualità. Ma il nostro lavoro di divulgazione non è esente da errori, valutazioni sbagliate, superficialità, enfasi: insomma tutto che quello che riguarda, in negativo, l'informazione. Con una differenza, non trascurabile, per chi scrive di salute, medicina, ricerca, benessere: i rischi sono maggiori, perché quel che scriviamo può generare illusioni tra persone che soffrono. Inoltre sappiamo di avere un pubblico molto preparato, attento, curioso, più sensibile rispetto alle notizie che pubblichiamo, positive o negative che siano.
Madri surrogate a Creta per cinque coppie italiane
Corriere della Sera - 18 maggio 2009
Gravidanze in affitto in una clinica «low cost»
Il gonfiore si vede appena, è una pancia da quarto mese di gravidanza. Il parto è previsto per metà ottobre quando a Chania, sulla costa nord-occidentale di Creta, l'acqua è ancora abbastanza calda da farci il bagno. Il bimbo, che sta crescendo dentro un corpo che non è quello di sua madre, sarà il primo figlio di italiani nato in Grecia con la tecnica dell'utero in affitto: la coppia romana — sui 40 anni, sposata, ceto medio — ha fornito il «materiale genetico», il resto lo fa una madre surrogata. Ma nella stessa clinica di Chania, il Mediterranean Fertility Center & Genetic Services, sono in corso altre quattro gestazioni «italiane»: Creta, ultima arrivata fra le mete di quel turismo procreativo che ha bisogno del ventre di un'altra per un figlio che altrimenti non nascerebbe, sta recuperando terreno in fretta.
La madre in affitto è un tabù che lentamente si va sgretolando. In Italia è vietata e infatti le coppie fuggono all'estero: 100-150 all'anno. Metà si informa, poi si arrende; l'altra metà torna a casa con il figlio. Un dato non statistico, perché di ufficiale in questo settore c'è ben poco, ma raccolto sul campo fra i professionisti che vedono i pazienti prendere la strada d'oltreconfine. In Francia (dove è illegale) si è ricominciato a discuterne con una «guerra» di appelli, pro e contro. L'ultimo, contrario all'apertura, è stato ispirato dalla signora Jospin. In Grecia la legge è del 2005: consentita solo ai greci, i cittadini Ue possono rivolgersi al giudice per ottenere «un'estensione» del diritto. In cambio, debbono prendere casa e restare nel Paese almeno per il periodo della gravidanza. «È importante che la coppia resti vicino alla madre surrogata — dice Ioannis Jacumakis, direttore del Centro dove sono in corso le gestazioni "italiane"—. È difficile accettare di avere un figlio partorito da un'altra, ma se si crea un buon rapporto, è tutto meno complicato».
Il New York Times ha pubblicato il tariffario: 25 mila dollari per una madre surrogata indiana, il triplo se si vuole «giocare» in casa con una madre «di pancia» americana, leggi locali e con il bambino che nasce in un ospedale statunitense. Per gli italiani ci sono da aggiungere i costi della trasferta. «Ho avuto pazienti che hanno deciso di andare in California: ottime garanzie sanitarie e certificati in ordine, con il nome della madre surrogata che non compare sui documenti del bambino», dice Pasquale Bilotta, ginecologo romano della clinica di fertilità Alma Res, una lunga pratica di «uteri in affitto» finché l'ordine dei medici prima e la legge poi non l'hanno stoppato. Il preventivo è 100 mila dollari per un programma. Altrove si spende meno: nell'Est europeo o in Ucraina fra i 40 e i 45 mila euro. I rischi, più che sanitari, sono burocratici: in assenza di leggi che tutelino i genitori «genetici» è possibile succeda di tutto, anche restare impigliati in un giro di ricatti, con avvocati ed agenzie che rilanciano continuamente la richiesta di soldi. «A un mese e mezzo dalla nascita del bambino, c'è una coppia fiorentina che ancora non riesce a rientrare dalla Russia», racconta Bilotta. Ma è Creta l'ultimo indirizzo per gli italiani spaventati dalle tariffe Usa: 9 mila euro per la madre in affitto (la cifra è fissata per legge), 2-3 mila euro per le spese mediche, a cui bisogna però aggiungere il costo degli avvocati, per il ricorso al giudice e del lungo soggiorno nel paese.
La maternità surrogata è un groviglio di incertezze, etiche e giuridiche. Il fatto che ora un'attrice, Sarah Jessica Parker, la Carrie di Sex and the city, decida di ricorrere alla stessa tecnica per la nascita dei suoi gemelli, ha riacceso il dibattito. I blog americani si sono scatenati e i commenti, in genere, non sono teneri. «Dov'è la linea di confine fra il ragionevole e il troppo? — si chiede Lisa Belkin sul New York Times —. Ora che la scienza ha creato apparentemente infiniti modi per diventare genitori, come si fa a capire quando è il momento di fermarsi?». La storia personale dell'attrice ha aggiunto però altra carne al fuoco. Se la pratica fino ad oggi pareva riservata da un pubblico ristretto — coppie gay, soprattutto, oppure donne con seri problemi a concepire — l'utero in affitto sembra diventare la quadratura del cerchio: avere un figlio, ma senza il peso della gravidanza e senza dover mettere fra parentesi la carriera.
Una sorta di seconda rivoluzione sessuale: se la pillola ha liberato le donne dalle maternità indesiderate, l'utero in affitto potrebbe liberarle (non tutte) dalle gravidanze tout court, senza rinunciare ai figli. Alex Kuczynski, giornalista del New York Times, elenca tutto quello che la scelta di una baby sitter biologica — «la donna a cui ho lasciato il mio bambino prima della nascita» — le ha consentito di fare: fino al nono mese (dell'altra) ha continuato a bere birra, a gettarsi con la canoa giù dalle rapide del fiume Colorado, a fare corse di 60 miglia in montagna, «persino a andare al Super Bowl». Fin qui la provocazione, il lato ludico e consolatorio di nove mesi per il resto infiniti. Poi c'è la faccia sporca della transazione: l'ansia da gestire, l'esperienza inedita della totale perdita del controllo, la disistima di sé. «La verità è che volevo essere lei, invidiavo quel suo utero più affidabile del mio», chiude la giornalista. «Le situazioni in cui il problema non è risolvibile se non con l'utero in affitto sono pochissime — dice Enrico Semprini, professionista milanese specializzato in fecondazione assistita —. La contrattistica è molto pesante, la litigiosità ha riempito gli scaffali degli uffici legali statunitensi, e anche gli aspetti psicologici e emotivi sono impegnativi». La differenza con le altre forme di contributo eterologo è enorme, insiste il medico: «Ho ex pazienti che sono andati negli Usa a farlo. Alla fine, ricevo la telefonata e una foto. È una pratica estraniante». «In California la donatrice di utero riceve mediamente 30 mila dollari, poco più di 22 mila euro: chi si lancerebbe in questa impresa se non avesse anche una motivazione, diciamo così, umanitaria? — riprende Bilotta, difendendo la procedura —. Tutto questo parlare di mercimonio mi pare esagerato. Conosco coppie che tutti gli anni vanno negli Stati Uniti a trovare la madre surrogata o la invitano persino in Italia, per Natale».
Associazione mondiale di medicina riproduttiva: Berlusconi licenzi subito Roccella
"Chiedo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che si dichiara difensore della liberta', di fare dimettere il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella dal suo incarico. In caso contrario, dai prossimi giorni iniziero' uno sciopero della fame davanti a Palazzo Chigi". Ad annunciarlo, in seguito alle dichiarazioni della Roccella sulla legge 40 che regola la fecondazione assistita, e' Severino Antinori, presidente della World Association for Reproductive Medicine (Warm) e principale ricorrente davanti alla Corte Costituzionale contro alcuni punti della normativa, che ad aprile scorso sono stati dichiarati costituzionalmente illegittimi.
"Il sottosegretario ha ribadito oggi che la legge 40 non e' cambiata, che la sentenza della Consulta non l'ha scalfita - dice Antinori all'Adnkronos Salute - quando invece la normativa e' cambiata eccome: l'interesse procreativo delle coppie infertili e' diventato prevalente rispetto ai diritti dell'embrione. La Roccella dice anche che la diagnosi preimpianto non si puo' fare. Questo comportamento talebano e integralista nuocera' a milioni di coppie che riceveranno un messaggio falso. E' ingerenza palese, sprezzante di cio' che la Corte Costituzionale ha fissato in maniera definitiva". Antinori, che annuncia l'intenzione di querelare la Roccella, chiede dunque a Berlusconi le dimissioni del sottosegretario, "altrimenti daro' inizio a uno sciopero della fame a oltranza".
Aduc - 15 maggio 2009
Associazione mondiale di medicina riproduttiva accusa la Rai di censura
"Molte trasmissioni televisive del servizio pubblico censurano o alterano le informazioni che riguardano la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge 40 che regola la fecondazione assistita. Lancio un appello a Sergio Zavoli, presidente della commissione di Vigilanza Rai, affinche' intervenga". Ad affermarlo e' stato Severino Antinori, presidente della World Association of Reproductive Medicine (Warm) e principale ricorrente alla Consulta contro la normativa, a margine di un convegno organizzato oggi a Roma dalla Societa' italiana di fertilita' e sterilita' (Sifes).
"La televisione pubblica dovrebbe diffondere tutte le notizie frutto della sentenza 151 del 2009, che ha dichiarato parzialmente illegittima la legge 40. Ci sono infatti ancora molte persone che si recano all'estero per sottoporsi a trattamenti di fecondazione assistita o alla diagnosi preimpianto, quando ormai anche nel nostro Paese queste tecniche sono del tutto lecite. Alcune trasmissioni hanno addirittura affermato che in Italia la diagnosi preimpianto non si puo' fare. Bisogna fare attenzione - conclude - perche' ormai l'attacco del Vaticano e' soprattutto mediatico".
Aduc - 14 maggio 2009
Commissione europea valuta rimborso per italiani costretti ad andare all'estero
"La Commissione europea sta valutando i ricorsi di alcuni cittadini italiani sul rimborso dei cicli di procreazione medicalmente assistita a cui si sono sottoposti all'estero. Le spese sanitarie sostenute fuori dai confini nazionali spesso vengono rimborsate, ma non quelle per questi trattamenti". Lo spiega Filomena Gallo, avvocato e presidente dell'associazione Amica cicogna, nel corso di una convegno sulla legge 40, ieri alla Camera a Roma.
"La Commissione, che dovrebbe pronunciarsi entro luglio -prosegue- dovra' valutare se, in questi casi di mancati rimborsi, c'e' stata una violazione degli obblighi comunitari".
Dalla questione della pillola abortiva RU486 alla pillola del giorno dopo, dal Testamento biologico alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, 'tutto e' la traduzione di una concezione di fondo che ha perso di vista la liberta' di scelta del cittadino'. E' l'accusa della vicepresidente del Senato Emma Bonino, secondo la quale 'in Italia la situazione istituzionale e' comatosa'.
Il fatto, ha affermato Bonino intervenendo al convegno, e' che 'non c'e' piu' un'istituzione che tenga', anche se 'cio' non vuol dire che non bisogna richiamare ciascuno al proprio dovere'.
Nei settori sanitari, ha avvertito Bonino anche ricordando il fenomeno del 'turismo sanitario' verso la Svizzera per ottenere la pillola RU486, 'si rileva un forte fenomeno di 'turismo' verso altri Paesi'. Questa, ha detto, e' 'una situazione allarmante, anche perche' la competenza giuridica e' degli stati membri e l'Europa difficilmente puo' intervenire'.
In Italia, ha concluso Bonino riferendosi alle polemiche sulla legge 40, 'e' tutelato solamente l'embrione; non appena si cresce, i diritti vengono affievoliti'.
"Stiamo assistendo a una sistematica distruzione dello Stato di diritto" che si colloca "in una stagione politica pessima, che nasce, non a caso, da una cultura politica che e' altrettanto pessima". L'accusa arriva dall'ex Garante della privacy Stefano Rodota', docente di Diritto civile all'universita' Sapienza di Roma, nel corso del convegno.Un 'verdetto', quella della Consulta sul provvedimento che regola la fecondazione assistita in Italia, "molto netto e importante -secondo Rodota'- costruito attorno a dei pilastri dello Stato di diritto", che segnano "alcuni cardini dell'intero sistema costituzionale". In particolare, il giurista richiama "l'articolo 3 e l'articolo 32" della Carta, "difesi" dalla sentenza della Corte Costituzionale.
Rodota' ha tenuto a precisare che "ora non ci si puo' fermare di fronte a questa sentenza. In realta' - afferma rivolgendosi alle associazioni dei pazienti infertili che oggi hanno annunciato la costituzione in Federazione nazionale delle stesse - ci indica un cammino, delineando davanti a noi un percorso piu' solido su cui muoversi".
Aduc - 13 maggio 2009
Corriere della Sera - 17 maggio 2009
La Consulta ha ribaltato la legge 40: quali regole per fecondazione assistita e diagnosi preimpianto
MILANO - Basta con gli «emigranti per un figlio», i «paradisi del­la provetta» e quant’altro il linguaggio giornalistico si è inventato in questi cinque anni per descrivere il disa­gio delle coppie infertili in cerca del bebè altrove. Una recentissima sentenza della Corte Costituzionale ha ribal­tato gran parte dei divieti della legge 40 sulla feconda­zione assistita (no alla crea­zione di più di tre embrioni, no al congelamento, no alle indagini genetiche sull’embrione), riallineando l’Italia alla maggior parte degli pae­si europei. I punti chiave del cambiamento sono la possibilità di fecondare tutti gli embrioni che si ritiene necessario, di trasferirne in utero quanti sembra utile per ottenere la gravidanza e di congelare gli altri per eventuali successivi tentativi. Ma si apre anche la strada alla diagnosi preim­pianto (per farlo sono neces­sari diversi embrioni) in ca­so di malattie genetiche, messa all’indice dalla legislazione varata cinque anni fa. Uno scenario nuovo che dovrebbe arrestare la fuga al­l’estero delle coppie con pro­blemi di fertilità e permette­re ai centri che operano nel­l’ambito della fecondazione assistita di lavorare con una certa tranquillità. Ma non era di tranquillità l’atteggia­mento prevalente fra gli spe­cialisti riuniti a Roma pochi giorni fa; sembravano, piuttosto, preoccupati di capire meglio che cosa diventa leci­to e cosa è ragionevole aspet­tarsi nel prossimo futuro. Lo hanno fatto con giuri­sti esperti in materia in un convegno organizzato dalla Società italiana di fertilità e sterilità a Palazzo Marini. La libertà ritrovata fa paura — ha detto qualcuno —, cosa comprensibile visto il ribal­tamento che la sentenza del­la Corte Costituzionale ha de­terminato in questa com­plessa materia. Evidentemente basandosi su principi «forti», ma quali esattamente?
TUTELA DELL'EMBRIONE - «Il principio cardine cui si è ispirata la Corte è cha la tutela dell’embrione anziché assoluta (co­me previsto dalla legge 40, ndr), deve essere limitata dalla necessità di trovare un giusto bilanciamento con la tutela delle esigenze di pro­creazione — ha spiegato Ma­rilisa D’Amico, ordinario di diritto costituzionale all’uni­versità Statale di Milano —. In sostanza si 'affievolisce' la tutela dell’embrione per assicurare possibilità concre­te di gravidanza. La Corte ha quindi stabilito che una cop­pia ha diritto al trattamento più adatto nel suo singolo caso, concordato con il me­dico che si assume piena­mente la responsabilità della strategia scelta. Va comun­que precisato che la decisio­ne della Corte è una senten­za 'manipolativa' che riscri­ve la legge per renderla com­patibile con la Costituzione; ha, perciò, un valore incon­futabile. Non troveranno spazio perciò ipotesi come quelle ventilate dal Movimento per la Vita, che alla sentenza vuole contrappor­re la 'tutela giuridica del­l’embrione' ». «Il legislatore di fatto ave­va considerato la donna co­me mero strumento di pro­creazione e aveva annullato completamente la figura del medico e la sostanza dell’at­to terapeutico: ora gli ridà autonomia e libertà di offri­re alla coppia il trattamento che ritiene più idoneo — precisa l’avvocato fiorentino Maria Paola Costantini — . Che cosa succederà adesso? Il ministero dovrà stilare nuove linee guida che armo­nizzino il testo della legge 40 con la presa di posizione del­la Corte costituzionale». E la diagnosi preimpian­to? Già una serie di pronunciamenti del Tribunale di Ca­gliari e del Tar del Lazio, in seguito a richieste di diagno­si genetiche pre-impianto per gravi malattie eredita­rie, aveva aperto la strada al­la sua fattibilità in Italia. «Ora, con questa sentenza, la Corte ha dichiarato illegit­time le limitazioni al nume­ro di di embrioni producibi­li e alla crioconservazione, rendendola finalmente praticabile ». precisa Marilisa D’Amico. In sostanza non ci sono più limiti agli esami per conoscere lo stato di salute dell’embrione e, una volta effettuata la diagnosi geneti­ca prima dell’impianto, è possibile congelare gli em­brioni malati trasferendo in utero soltanto quelli sani o, al massimo, portatori sani della malattia (per lo più si tratta di talassemia e di fi­brosi cistica).
IL RUOLO DEL MEDICO - Si tratta in conclusione di una piccola rivoluzione che riporta sulla scena il medico come figura «forte» delle scelte di cura e enfatizza il patto terapeutico fra lui e le pazienti. «Paradossalmente, da domani per noi medici il lavoro diventa più difficile; utilizzare tre ovociti e trasfe­rire gli embrioni formati è si­curamente più semplice che capire le reali necessità caso per caso — afferma Andrea Borini, direttore scientifico del centro Tecnobios di Bolo­gna — . Non è possibile ipo­tizzare il numero 'giusto' di embrioni che bisogna crea­re. Si dovrà tornare ad utiliz­zare una serie di parametri, quale l’età della donna e i tentativi infruttuosi prece­denti. Spero, però, che non si arrivi al paradosso oppo­sto, che le coppie infertili considerino più attraenti i centri che utilizzeranno mol­ti ovociti». Come dire: dopo i danni della carestia, il rischio è che si punti un po’ troppo sul­l’abbondanza. Vedremo..
Legge 40: se la destra ci riprova dopo la sentenza della consulta
L'Unità - 13 Maggio 2009
Un mese fa, quando la Corte Costituzionale bocciò parzialmente la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, eliminando alcune delle sue parti più controverse, la maggioranza di centro-destra, si affannò a spiegare che la sentenza non ne intaccava comunque l`impianto. Ora disponiamo delle motivazioni della sentenza, ed emerge chiaramente la pretestuosità di quelle affermazioni: si tratta di una bocciatura senza appello della legge.
Non poteva che essere così. La Corte Costituzionale ha detto "no" ad una legge irragionevole e iniqua, che in ossequio a finalità ideologiche non ha alcun rispetto per la salute della donna e la libertà della scienza: diritti che, giova ricordarlo, sono espressamente tutelati e garantiti dalla Costituzione. Viene sancito che non spetta al legislatore individuare di volta in volta il numero di embrioni ido- neo «per assicurare un serio tentativo di procreazione assistita, riducendo al minimo ipotizzabile il rischio per la salute della donna e del feto».
E viene detto che il limite dei tre embrioni per volta da impiantare contemporaneamente in utero, viola l`articolo 3 della Costituzione, «sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello di uguaglianza». Esattamente quello che come associazione Luca Coscioni avevamo sostenuto fin dal primo momento. Si tratta di una sentenza importante: consente una maggiore tutela della salute della donna; e restituisce quella necessaria flessibilità di scelta sulla quantità di ovuli da impiantare che spetta alla professionalità del medico valutare, caso per caso. Una sentenza che potrà contribuire a ridurre l`avvilente fenomeno del turismo procreativo. La Società italiana di studi di medicina della riproduzione ricorda che sono circa 10mila ogni anno le coppie costrette a rivolgersi a centri esteri di procreazione assistita.
Ora occorrerà vigilare. La sottosegretaria al Welfare Eugenia Roccella, all`indomani della sentenza, ha promesso nuove linee guida per i centri specializzati che giustamente lamentano la mancanza di indicazioni concrete. Da questa maggioranza ci si può benissimo aspettare il tentativo di inserire disposizioni che ripristino il divieto di analisi pre-impianto e cerchino di annullare la sentenza della Corte Costituzionale. Per questo propongo un tavolo condiviso fra società scientifiche, istituzioni e associazioni di pazienti, con naturalmente - se vorrà partecipare - il vice-ministro alla Sanità Ferruccio Fazio; un tavolo che consenta di identificare un percorso nuovo, nell`interesse della salute delle donne.
Copresidente ass.ne Luca Coscioni, deputata radicale, membro del PD alla Camera.
Repubblica — 12 maggio 2009 pagina 5 sezione: GENOVA
OGNI anno mille coppie liguri inseguono il sogno di avere un figlio, nonostante i problemi di infertilità. Ma solo 400, in media, riescono ad essere seguite, tentando la fecondazione artificiale presso uno dei due unici centri esistenti (San Martino e Galliera). Qualcuno abbandona, mentre almeno cinquecento altre coppie si rivolgono a centri in altre città, in particolare Lombardia (dove i punti sono 58) e Toscana, con costi aggiuntivi per sé e per la Regione Liguria, e con difficoltà sempre crescenti. Anche quelle di ottenere spiegazioni, confrontarsi con altre donne nella stessa situazione, con altre coppie che hanno vissuto speranze e delusioni, magari ripetute più volte; perché bisogna tenere conto che solo il 25% circa dei tentativi di inseminazione va a frutto, porta cioè alla nascita di un bambino. Per questo anche a Genova si vuole organizzare l' associazione "Sos infertilità", promossa (unica in italia) dalla Provincia di Milano, e che copre quindi via telefono e web l' intera Italia. Ieri mattina in Provincia un convegno promosso dall' associazione ha fatto il punto della situazione; Comune e Provincia, attraverso gli assessori Papi e Torti, hanno promesso di trovare una sede, una sorta di "sportello" perché le coppie e i medici possano incontrarsi, confrontarsi e avere informazioni. ma anche la rete dei consultori potrebbe essere una prima rete di base, per evitare che si vadano solo ad intasare le liste d' attesa. Peraltro, ha spiegato l' assessore regionale alla Sanità Montaldo, si sta cercando di potenziare il servizio, con il nuovo laboratorio del San Martino che dovrebbe essere pronto già nei prossimi mesi; ma è chiaro che il problema esiste. «L' intenzione è quella di utilizzare le esperienze vissute, a partire dalla mia, per creare migliori condizioni di informazione e di accesso ai servizi» spiega Daniela Benghi, la promotrice di Sos Infertilità a Genova.
Per informazioni: www.sosinfertilita.net
Repubblica — 12 maggio 2009 pagina 19 sezione: CRONACA
ROMA - Due giorni di convegni alla Camera dedicati al futuro della fecondazione assistita dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Oggi saranno di scena le associazioni, domani sarà la volta dei massimi esperti medici e legali che da anni si occupano del problema e che hanno presentato i ricorsi vincenti.
Ecco le motivazioni della sentenza che ha sancito la parziale incostituzionalità della controversa normativa sulla fecondazione assistita.
Lo scorso 9 maggio è stata depositata la sentenza che dichiara in parte incostituzionale l‘articolo 13 della legge 40. L’obbligo di produrre al massimo 3 embrioni e di impiantarli contemporaneamente viola l’articolo 3 della Costituzione nel duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello diuguaglianza, in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili. Viola inoltre l’articolo 32 per il pregiudizio alla salute della donna “ed eventualmente [...] del feto ad esso connesso” Questa decisione riafferma principi fondamentali, conquistati nel corso degli anni. Non può non tornare alla memoria, infatti, la sentenza n. 27 del 1975, che ha preceduto la legge sulla interruzione volontaria di gravidanza (194/1978): “Non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare“ Lo stesso bilanciamento di diritti viene affermato dalla legge 194: autorizzando una donna ad interrompere la gravidanza, la 194 sancisce che il diritto di non portare avanti la gravidanza è più forte del diritto dell’embrione a vivere e a nascere.
RISTABILIRE IL GIUSTO SENSO DI MARCIA - La Legge 40 ha tracciato una strada contromano: a cominciare dall’affermazione di principio dell’articolo 1, secondo cui devono essere assicurati i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. Da questa affermazione di principio ha fatto derivare la maggior parte dei divieti contenuti negli articoli seguenti, incurante delle gravi violazioni conseguenti. Già tre procedimenti (del Tribunale di Firenze e del Tar Lazio) avevano anticipato la direzione di questa sentenza. La Corte ha riaffermato anche un principio di buon senso: non si può stabilire in modo tanto rigido il numero di embrioni da impiantare, perché questo dipende dalle condizioni di ogni singola donna. Proprio come sarebbe insensato stabilire come curare un mal di pancia in modo assoluto e aprioristico. Dipende dal mal di pancia, dalle ragioni della sua insorgenza e dalle condizioni generali del sofferente. L’obbligo di impiantare tutti e 3 gli embrioni ha causato un aumento delle gravidanze plurime: in seguito alla legge 40 in Italia esiste il 3,5% di rischio, mentre in Europa tale rischio è prossimo allo zero - proprio perché le modalità di impianto sono decise in base alla valutazione di ogni singolo caso. La conseguenza della bocciatura del comma 2 dell’articolo 14 comma 2 è la “deroga al principio generale di divieto di crioconservazione”. Gli embrioni prodotti, ma non impiantati per ragioni mediche, potranno essere crioconservati e utilizzati per un successivo tentativo di impianto. La possibilità di crioconservare sottrae la donna alla necessità di sottoporsi inutilmente a più cicli di stimolazione ormonale e al prelievo chirurgico degli ovociti. Insomma i giudici costituzionali affermano che “in materia di pratica terapeutica la regola di fondo deve essere la autonomia e la responsabilità del medico, che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte professionali”.
LES JEUX SOINT FAIT - Inoltre, in linea con la sentenza del 1975, stabiliscono che la tutela “dell’embrione non è comunque assoluta, ma limitata dalla necessità di individuare un giusto bilanciamento con la tutela della esigenza di procreazione”.I fautori della legge 40 si rassegnino: contro questa sentenza non si può nulla. Il parlamento non può legiferare in senso diverso. Le linee guida non hanno la forza, essendo amministrative, di contrastare la legge nella sua nuova veste. La soddisfazione per la decisione della Consulta ha un sapore bizzarro: assomiglia alla soddisfazione che avremmo se qualcuno ci avesse investito sulle strisce pedonali 5 anni fa causandoci molti danni e oggi ci chiedesse scusa per averci rovinato l’acconciatura e gli abiti. Pur concedendo che sia meglio di niente, le conseguenze più gravi di una legge insensata e coercitiva sono ancora in piedi. E condannano i cittadini italiani a essere discriminati in alcuni diritti fondamentali, come quello alla salute e all’equità di trattamenti, e a frustrare il legittimo desiderio di diventare genitori.
Il Tempo - 10 maggio 2009
Arriva la svolta. La Corte di Cassazione boccia parte della "legge 40": il medico potrà scegliere il numero di embrioni da impiantare.
Esulta il professor Severino Antinori, pioniere della fecondazione assistita, il quale, nel suo fondamentale ricorso alla Corte Costituzionale, in occasione del referendum, aveva fatto osservare che l'obbligo di utilizzare al massimo tre embrioni per volta, da impiantare contemporaneamente, durante un procedimento di fecondazione assistita, violava l'articolo 3 della Costituzione «sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello di uguaglianza, perché il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili».
La norma creava problemi anche per l'articolo 32 per «il pregiudizio alla salute della donna, ed eventualmente del feto a esso connesso». Accogliendo in sostanza nella sua totalità quest'argomentazione la Corte Costituzionale, ha in parte bocciato la «legge 40» sulla procreazione assistita stabilendo l'«autonomia e responsabilità del medico» nel determinare di volta in volta il numero necessario di embrioni da impiantare, e «riducendo al minimo ipotizzabile il rischio per la salute della donna, ed eventualmente del feto».
La sentenza conferma il ricorso al congelamento di quegli embrioni «prodotti ma non impiantati per scelta medica». La norma in vigore, fino ad oggi, consentiva la conservazione a bassissima temperatura in appositi contenitori solo in caso di non prevedibile malattia acuta della donna. Secondo la Corte resta «salvo il principio secondo cui le tecniche di produzione non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario», tuttavia a stabilire tale numero saranno «accertamenti demandati al medico», con l'esclusione della previsione «dell'obbligo di un unico e contemporaneo impianto e del numero massimo di embrioni da impiantare».
Tutti i rischi e i problemi, secondo la Corte, si verificano perché la legge 40 «non riconosce al medico la possibilità di una valutazione del singolo caso sottoposto al trattamento, con conseguente individuazione, di volta in volta, del limite numerico di embrioni da impiantare». Il professor Antinori, che è stato il primo a presentare ricorso insiste, oggi, sull'assurdità (addirittura talebana secondo il ginecologo) del limite dei tre embrioni, causa di una moltiplicazione dei cicli di fecondazione con un aumento dei rischi di una iperstimolazione ovarica con tutte le conseguenze».
L'aspirante mamma rischiava di essere oberata di farmaci, tollerabili per un tentativo, ma improponibili in forma continuativa. «È una grande vittoria della nostra civiltà giuridica - conclude - che permetterà di evitare a centinaia di mamme i viaggi della speranza all'estero con un aggravio di spese e una perdita spesso della qualità dell'assistenza». La parola adesso alla sottosegretaria al Welfare con delega alla bioetica, Eugenia Roccella, che dovrà emanare le nuove norme di attuazione della legge sulla fecondazione assistita dopo la Sentenza della Consulta.
Corriere della Sera - 9 maggio 2009
ROMA - Sarà più libero il medico. Libero di scegliere le cure migliori e meno rischiose per le coppie. Valutando anche la possibilità di mettere da par­te gli embrioni «prodotti ma non impiantati». È la deroga al divieto di congelamento la ve­ra sorpresa della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha parzialmente bocciato la legge 40 sulla procreazione medical­mente assistita. Nelle motiva­zioni scritte dal giudice Alfio Finocchiaro e pubblicate ieri dopo oltre un mese di attesa si riconosce al ginecologo «auto­nomia e responsabilità» nello stabilire di volta in volta quan­ti ovociti fecondare (attual­mente c’era un limite di tre). Non solo. Potrà decidere quan­ti «frutti» della provetta trasfe­rire nell’utero. Alcuni dei divieti fondamen­tali della legge secondo il giudi­ce violano l’articolo 3 della Co­stituzione «sotto il duplice pro­filo del principio di ragionevo­lezza e di quello di eguaglianza in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a si­tuazioni dissimili. Violano inol­tre l’articolo 32 «per il pregiudi­zio alla salute della donna ed eventualmente del feto».
La sentenza in teoria rivolu­ziona già da oggi l’attività dei centri. Il medico potrà valutare ad esempio se sia il caso di fe­condare quattro ovociti e, una volta ottenuti un certo numero di embrioni, stabilire di non impiantarli tutti in un’unica so­luzione, come invece era previ­sto. La Corte però chiarisce che «resta salvo il principio se­condo cui le tecniche non de­vono creare un numero di em­brioni superiore a quello stret­tamente necessario». La preoc­cupazione di base resta quella di evitare che si riempiano di nuovo i bidoni di azoto liqui­do, la sostanza usata per la crio­conservazione. Nel complesso però la Consulta smonta lo steccato che ha delimitato l’at­tività dei centri di fecondazio­ne artificiale negli ultimi 5 an­ni. La considerazione di fondo è che «la tutela dell’embrione non è assoluta» ma che occor­re trovare «un bilanciamento con l’esigenza di procreazio­ne ». Resta in piedi l’ultimo pi­lastro, il divieto di diagnosi preimpianto (se i genitori so­no portatori di malattie geneti­che si possono selezionare gli embrioni sani), barriera che era però stata in parte abbassa­ta con la modifica delle linee guida allegate alla legge da par­te dell’ex ministro della Salute, Livia Turco. E proprio le linee guida do­vranno essere cambiate, alla lu­ce della sentenza.
Il sottosegre­tario al Welfare Eugenia Roccel­la intende muoversi presto: «La legge resta al suo posto pur con le modifiche forzate. Emerge un’incoerenza interna alla Corte. La sentenza rispetta­va l’impianto del testo, le moti­vazioni vanno oltre. Non cono­scono i dati. Ci sono passaggi ambigui». Carlo Casini, del Mo­vimento per la Vita, si dice indi­gnato per una «decisione che offende la ragione e l’egua­glianza tra gli esseri umani». Il sottosegretario all’Interno, Al­fredo Mantovano, parla di «ide­ologica non condivisione» da parte dei giudici. Per la sinistra è una rivincita. «È stata piena­mente confermata la ragione dei ricorrenti e di tutti quelli che avevano denunciato iniqui­tà », affermano i Radicali. «Non si possono fare le leggi igno­rando la scienza», commenta il senatore Pd Ignazio Marino. Barbara Pollastrini, deputata del Pd, chiede al Parlamento di rivedere la legge.
I centri esultano: ora potremo scegliere quelli migliori
Corriere della Sera - 9 maggio 2009 - Pagina 020/021
ROMA - La paziente sul lettino ha il volto teso ma contento. Sa di essere fortunata. È una delle prime a poter beneficiare della sentenza della Consulta che ha cancellato una parte della legge 40. I sei ovociti che ha prodotto sono stati tutti inseminati. Si sono formati sei embrioni, i tre migliori sono stati trasferiti. Gli altri sono rimasti in coltura e il giorno dopo hanno smesso di crescere. Soltanto poche settimane fa questa procedura sarebbe stata impossibile. Siamo al centro Raprui di Severino Antinori. «Sono fiero che esista in Italia un' istituzione come la Consulta - dice visibilmente soddisfatto visto che la sentenza è frutto di un suo ricorso al Tar del Lazio - e siamo pronti da subito a dare battaglia legale su altri fronti». Qui, da un anno, si fa anche la diagnosi preimpianto, resa ora ancora più facile dalla possibilità di avere un congruo numero di embrioni a disposizione. E altri centri sono pronti a seguire l' esempio. Alla Tecnobios da domani si cambia. «Potremo finalmente offrire alle donne il miglior trattamento possibile - dice entusiasta Andrea Borini, responsabile del centro -. E riusciremo anche a non sprecare embrioni come vuole la legge». Regole nuove anche all' Humanitas di Milano. «Si ricomincia finalmente a fare i medici - spiega Paolo Levi Setti, responsabile della medicina della riproduzione -. Feconderemo più o meno ovociti caso per caso. E li porteremo a blastocisti (uno stadio avanzato, ndr) in modo da evitare di avere embrioni in sovrannumero». Plaude alla sentenza anche Anna Pia Ferraretti del Sismer: «Quel limite fisso per tutte le coppie era assurdo. Ora basta viaggi all' estero». Più prudente Eleonora Porcu, responsabile del centro di fecondazione del Sant' Orsola di Bologna: «Secondo me nella pratica non cambierà molto. Il principio è sempre lo stesso: non generare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario».
Quanti ovociti si possono fecondare? Il medico ha la possibilità di decidere caso per caso. L'orientamento generale è di inseminare fino a otto ovociti nel caso di una donna giovane e anche dodici ovociti nel caso di una quarantenne. Gli embrioni che si formeranno saranno portati ad uno stadio avanzato (blastocisti) in modo da attuare una selezione naturale e trasferire nell' utero soltanto quelli con un' alta probabilità di attecchimento
Il congelamento degli embrioni ora è possibile? Sì, ma con misura. La sentenza dà la possibilità di congelare quegli embrioni «prodotti ma non impiantati per scelta medica». I centri saranno comunque tenuti a rispettare l' impianto della legge e a non sprecare embrioni. Per questo si tenderà a congelare solo gli embrioni che arriveranno ad uno stadio avanzato (blastocisti)
Quanti embrioni saranno trasferiti nell' utero della paziente? Ancora una volta la scelta spetterà al medico. In una donna giovane, senza grandi problemi, saranno trasferiti uno o due embrioni per evitare il rischio di una gravidanza plurigemellare, come ormai avviene in tutta Europa. In una quarantenne si potrà arrivare anche a cinque o sei perché le possibilità di successo sono molto più basse
La diagnosi preimpianto ora è possibile? Il divieto era già stato cancellato un anno fa dalle linee guida di Livia Turco che recepivano le sentenze dei tribunali. Ma il limite dei tre ovociti da fecondare rendeva l' analisi quasi impossibile. Ora invece i medici potranno avere più embrioni a disposizione. Resta un problema: solo le coppie sterili (e non quelle portatrici di malattie genetiche) possono accedere al test.
Corte costituzionale - Sentenza 8 maggio 2009, n. 151
http://www.eius.it/giurisprudenza/2009/048.asp#ixzz0EzyB2Wse&A
Procreazione, Consulta: decide il medico su numero embrioni
Il Messaggero - 8 maggio 2009
ROMA (8 maggio) – Autonomia e responsabilità del medico nello scegliere il numero di embrioni da impiantare e ricorso al congelamento degli embrioni non impiantati: sono due importanti principi contenuti nella motivazioni per cui la Corte Costituzionale ha parzialmente bocciato la legge 40 sulla procreazione assistita. Avere previsto la produzione di non più di tre embrioni per volta, da impiantare contemporaneamente, viola l'art. 3 della Costituzione «sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello di uguaglianza, in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili», e viola anche l'art. 32 per «il pregiudizio alla salute della donna - ed eventualmente (...) del feto - ad esso connesso». La sentenza, scritta dal giudice Alfio Finocchiaro, è stata depositata stamani e fissa due importanti principi: l'«autonomia e responsabilità del medico» nello stabilire di volta in volta il numero necessario di embrioni da impiantare, «riducendo al minimo ipotizzabile il rischio per la salute della donna, ed eventualmente del feto»; il ricorso al congelamento di quegli embrioni «prodotti ma non impiantati per scelta medica» (sino ad oggi, invece, la legge consentiva la crioconservazione solo in caso di non prevedibile malattia acuta della donna). Secondo la Corte Costituzionale resta «salvo il principio secondo cui le tecniche di produzione non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario», tuttavia a stabilire tale numero saranno «accertamenti demandati, nella fattispecie concreta, al medico», con l'esclusione della previsione dell'«obbligo di un unico e contemporaneo impianto e del numero massimo di embrioni da impiantare». In questo modo - sottolinea la Corte nella sentenza n. 151 - si elimina «sia la irragionevolezza di un trattamento identico di fattispecie diverse, sia la necessità, per la donna, di sottoporsi eventualmente ad altra stimolazione ovarica, con possibile lesione del suo diritto alla salute». La «logica conseguenza» della bocciatura del limite di tre embrioni (art.14 comma 2) è - aggiunge la Consulta - una «deroga al principio generale di divieto di crioconservazione»; deroga che «determina la necessità del ricorso alla tecnica di congelamento con riguardo agli embrioni prodotti ma non impiantati per scelta medica». Per questo motivo, dunque, la Consulta ha dichiarato illegittimo anche l'art.14 comma 3 della legge 40 «nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, come stabilisce tale norma, debba essere effettuata senza pregiudizio per la salute della donna».
Mantovano: sentenza consulta. «È compito della Corte costituzionale censurare la legge ordinaria, nelle parti in cui confligge con la Costituzione. Non è compito della Corte costituzionale riscrivere una legge ordinaria sulla base della propria ideologica non condivisione». Così il sottosegretario al'Interno, Alfredo Mantovano, commenta le motivazioni. «Dalla motivazione della sentenza - rileva Mantovano - emerge che la Consulta ha preferito la seconda strada alla prima. Quando infatti essa richiama il principio di eguaglianza per censurare le norme sulla fecondazione artificiale trascura che uno dei soggetti coinvolti è il concepito, che il primo articolo della legge riconosce espressamente titolare di diritti; se la Corte introduce la crioconservazione, e quindi ammette la futura distruzione di un numero consistente di concepiti, con questo non garantisce l'eguaglianza dei diritti riconosciuti». In realtà, prosegue il sottosegretario, «è evidente che per la Corte il concepito non è soggetto di diritti, ed è in questa posizione ideologica, prima che giuridica, che essa si sostituisce arbitrariamente a un legislatore del quale non condivide le scelte».
Sindrome X Fragile: nato bebe' sano con selezione ovocitaria
Repubblica - 6 maggio 2009
E' nata da poche settimane la prima bambina sana da coppia 'a rischio' di trasmissione di sindrome dell'X fragile, ottenuta mediante la tecnica di selezione ovocitaria, come confermano le analisi genetiche effettuate al momento della nascita. A dare la notizia sono stati Ermanno Greco, direttore del Centro di Medicina della Riproduzione dell'European Hospital di Roma, dove e' stata coordinata la procedura di Pma e la biopsia degli ovociti, e Francesco Fiorentino, direttore del laboratorio Genoma di Roma, presso cui e' stata eseguita l'analisi genetica di diagnosi preconcepimento. La stretta sinergia e l'expertise delle suddette equipe ha permesso di confermare il successo ottenuto con la nascita, a Rieti, di una bambina 'sana' non colpita da Sindrome di Charcot Marie Tooth, una malattia neurologica su base genetica materna. La X fragile e' la forma piu' comune di ritardo mentale dopo la sindrome di Down, che interessa circa un maschio ogni 4 mila e una femmina ogni 6 mila. "La coppia si e' rivolta a noi chiedendoci di effettuare la diagnosi preconcepimento - ha affermato Greco - Hanno avuto in precedenza un figlio colpito da questa grave malattia: e' quindi legittimo e comprensibile il desiderio ed il diritto dei genitori di dare un fratellino o una sorellina sana al loro figlio". La diagnosi genetica pre-concepimento, "mira a selezionare gli ovociti sani da quelli malati, prodotti da donne portatrici di malattie genetiche", ha spiegato Fiorentino. Cio' e' realizzato eseguendo l'analisi genetica dell'ovocita, mediante biopsia del primo globulo polare, prima della sua fertilizzazione. In questo modo vengono sottoposti a fecondazione in vitro solo gli ovociti sani della paziente, senza il timore quindi di creare embrioni malati e, soprattutto, senza la necessita' di effettuare una selezione embrionaria a finalita' eugenetica. Tale procedura, quindi, permette di effettuare la diagnosi preimpianto di malattie genetiche e cromosomiche sugli ovociti, prima che avvenga il concepimento, e non sugli embrioni. Grazie alla nuova tecnica, si risolve definitivamente il problema della selezione genetica degli embrioni e dell'eliminazione degli embrioni malati.
Salute di Repubblica - 7 maggio 2009
Prima c'erano (e ci sono) i cosiddetti viaggi della speranza. Poi ha preso piede il turismo procreativo. Adesso è in via di sviluppo il turismo abortivo. Non si tratta di scelte ideologiche compiute da migliaia di persone, ma di viaggi obbligati, dettati in larga misura da uno stato di necessità. Le cause sono varie: un sistema sanitario che non riesce a coprire sempre al meglio i bisogni di assistenza e cura dei pazienti; leggi inique; norme inapplicate e comportamenti discutibili dei responsabili sanitari e dei camici bianchi. Tutto ciò non solo è ingiusto: è anche dannoso per le tasche dei cittadini e per l'economia del Paese.I viaggi della speranza. Ad essere sinceri, non sono tanti come nel passato. E, in larga parte, sono poco giustificabili. Perché oggi in Italia abbiamo altissime professionalità, buone strutture e una discreta organizzazione sanitaria. Le situazioni positive le riscontriamo però soltanto in alcune regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia), mentre il resto si presenta come un quadro a macchia di leopardo. Eppure, anche nelle zone del Sud infestate dalla criminalità, possiamo trovare isole di efficienza e di professionalità. E infatti i viaggi della speranza avvengono di più all'interno del territorio nazionale. Tuttavia c'è un buco nero che accomuna l'intero Paese: i tempi di attesa. Talvolta si è costretti ad andare all'estero perché la malattia non aspetta. Il turismo procreativo è invece un fenomeno degli ultimi anni, che si è aggravato dal momento dell'approvazione della legge 40, sulla procreazione assistita. Difficilmente si può trovare, nel nostro ordinamento, una legge più balorda, che ha costretto migliaia e migliaia di coppie ad andare altrove, per cercare di far nascere un figlio. Questa legge è costata troppo, dal punto di vista umano ed economico, e ha fatto soffrire donne e uomini, grazie all'ideologismo esasperato che ha permeato l'impianto legislativo. Ora, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato alcuni punti della 40, limitativi per la fecondazione, molti sono convinti che il turismo procreativo diminuirà. Lo speriamo. E speriamo che il governo non voglia ribaltare in qualche modo la sentenza della Consulta: sarebbe un nuovo attentato alla salute delle donne.Il turismo abortivo. Colpisce esclusivamente le donne, costrette spesso a vivere in solitudine questo dramma. Come sta avvenendo con i viaggi in Canton Ticino, dove nel 2008 è stato registrato un aumento vertiginoso degli aborti, determinato dalle italiane: l'anno scorso sono state 221 su un totale di 682 che hanno fatto ricorso all'interruzione di gravidanza. Come mai questi passaggi oltrefrontiera così frequenti? In Italia la RU 486, la pillola abortiva, che si usa da quasi dieci anni in tutta Europa, è ferma da moltissimo tempo all'Aifa, l'Agenzia Italiana del Farmaco. Per averla, bisogna richiederla all'estero, come fanno in alcuni (pochi), ospedali. Anche l'aborto chirurgico è faticoso, perché i tempi di attesa possono essere lunghissimi (e pericolosi). La causa? Troppi anestesisti e medici obiettori. Appena tre su dieci non lo sono. Con il dovuto rispetto verso chi, per motivi etici, dichiara di non poter eseguire un aborto, dico che ci dovrebbe essere altrettanto rispetto verso le donne, perché c'è una legge, la 194, che le tutela e che non viene attuata. Il governo e le Regioni devono salvaguardare l'obiezione di coscienza e garantire che la 194 venga applicata in tutte le strutture. Se questo non accade è per responsabilità di qualcuno che se ne frega della salute delle persone.
Salute di Repubblica - 30 aprile 2009
Dal sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, riceviamo questa replica alle affermazioni del responsabile del centro Tecnobios Procreazione.
Il Dr. Borini, responsabile scientifico del centro Tecnobios Procreazione, ha sostenuto in una lettera a Repubblica Salute dello scorso 19 aprile che le mie dichiarazioni sulla sentenza della Corte Costituzionale in merito alla legge 40 "hanno creato confusione" e che i centri di Pma "non possono essere lasciati soli". L'eventuale confusione, in realtà, nasce casomai da un'interpretazione prematura e forzata della sentenza della Corte da parte di alcuni. La sentenza, infatti, ha rispettato e confermato l'impianto della legge, limitandosi a riaffermare il sacrosanto principio della salute della donna e ad affidare una più ampia discrezionalità e responsabilità al medico. Nessun cambiamento radicale, dunque.Il ministero ha immediatamente annunciato nuove linee guida, fornendo la "risposta pragmatica" che il dr. Borini chiede. Anzi, avremmo già dovuto emanare nuove linee guida per adeguare l'Italia alle nuove direttive europee in tema di sicurezza, qualità e tracciabilità di cellule e tessuti (decreto 191/2007), ma abbiamo ritenuto più corretto aspettare il pronunciamento della Consulta per poter tenere conto anche delle modifiche al testo di legge eventualmente introdotte.Quanto al rapporto con i centri di Pma, è già in calendario per il 7 maggio prossimo - e il dr. Borini dovrebbe saperlo - un primo incontro con i rappresentanti dei centri per un confronto sugli eventuali problemi posti dal dopo sentenza. Aggiungo anche che è intenzione del ministero creare in tempi brevi un osservatorio permanente sulla Procreazione Medicalmente Assistita e che per favorire un immediato dialogo con i singoli centri, appena saranno note le motivazioni della sentenza e pubblicate in gazzetta le variazioni al testo della legge 40, sarà attivo presso il ministero un indirizzo di posta elettronica (osservatoriopma@sanita.it ) per segnalare le eventuali criticità riscontrate dai singoli centri nell'applicazione delle norme sulla PMA.
Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute