Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25460-del-10-10-2019
Timestamp: 2020-03-28 21:27:03+00:00
Document Index: 11996379

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 32', 'art. 360', 'art. 8']

Sentenza Cassazione Civile n. 25460 del 10/10/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25460 del 10/10/2019
Cassazione civile sez. I, 10/10/2019, (ud. 09/09/2019, dep. 10/10/2019), n.25460
sul ricorso 21123/2018 proposto da:
I.J.O., elettivamente domiciliato in Roma Via
Cunfida, 16 presso lo studio dell’avvocato Visentin Maria che lo
Ministero Dell’interno Protezione Internazionale Di Frosinone,
(OMISSIS), Ministero Dell’interno Protezione Internazionale Di Roma
(OMISSIS), Ministero Dell’interno (OMISSIS);
avverso il decreto del TRIBUNALE di ROMA, depositata il 14/05/2018;
Il Tribunale di Roma sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione Europea, con decreto in data 14/5/2018, ha confermato il provvedimento di rigetto pronunciato dalla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Roma in ordine alle istanze avanzate da I.J.O. nato in (OMISSIS), volte, in via gradata, ad ottenere il riconoscimento dello status di rifugiato, del diritto alla protezione sussidiaria ed il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.
Il richiedente asilo proveniente dalla Nigeria aveva riferito alla Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Roma di essere fuggito dal proprio paese perchè non voleva prendere il posto del padre aderente alla setta degli (OMISSIS). Avverso il decreto del Tribunale di Roma ha proposto ricorso per cassazione affidato a cinque motivi.
Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione del dovere di cooperazione istruttoria officiosa, così come previsto dal D.Lgs. 25 del 2008, art. 8 in ordine all’accertamento della situazione oggettiva relativa al Paese di origine, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4.
Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 7 e 14 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il Tribunale ha escluso i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria nonostante le condizioni sociopolitiche del paese di origine. Con il quarto motivo di ricorso il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, lett. C) e D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32 in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, in quanto la Corte, nonostante la situazione di vulnerabilità e le violenze subite dal ricorrente, non ha riconosciuto il diritto alla protezione umanitaria.
Il Tribunale di Roma ha confermato il provvedimento della Commissione Territoriale ritenendo non credibili le affermazioni del ricorrente in quanto incoerenti, inattendibili ed inverosimili, comunque relative ad un fatto meramente privato e familiare che non giustificava la richiesta di protezione internazionale.
In riferimento ai presupposti per la concessione della protezione sussidiaria il Giudice ha correttamente ritenuto, con motivazione coerente ed esaustiva che le minacce a ragione di un episodio di carattere meramente privatistico e l’assenza di situazioni di violenza generalizzata ed indiscriminata e di conflitto armato interno o internazionale nel paese d’origine ed in particolare nella zona di provenienza del ricorrente, come risultante dai siti on line e reports maggiormente accreditati consultati dal giudice, escludano il diritto alla protezione sussidiaria.
In ordine poi ai motivi di carattere umanitario oppure risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato Italiano, in costanza dei quali lo straniero risulta titolare di un diritto soggettivo al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (Cass., sez. un., n. 19393/2009 e Cass., sez. un., n. 5059/2017), il giudice ha escluso una situazione di vulnerabilità inerente ai diritti umani fondamentali.
Inoltre, così come previsto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 per l’accertamento della situazione oggettiva relativa al Paese di origine, il Tribunale territoriale non è venuto meno al dovere di cooperazione istruttoria, avendo semplicemente ritenuto, a monte, che i fatti lamentati non costituiscano un ostacolo al rimpatrio nè integrino un’esposizione seria alla lesione dei diritti fondamentali della persona tenuto anche conto della concreta possibilità di accesso alla protezione interna da pericoli derivanti da soggetti non statuali, non risultando dimostrata la sua assenza.
Per quanto sopra si impone il rigetto del ricorso. Nulla per le spese in mancanza di attività difensiva.