Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-9232-del-10-04-2017
Timestamp: 2020-05-29 00:36:52+00:00
Document Index: 84840975

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 650', 'art. 380', 'art. 366', 'art. 369', 'art. 291', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 9232 del 10/04/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 9232 del 10/04/2017
Cassazione civile, sez. VI, 10/04/2017, (ud. 09/03/2017, dep.10/04/2017), n. 9232
sul ricorso 5872/2015 proposto da:
SAN MICHELE CASA DI CURA MEDICAL HOTEL SPA, in persona del legale
TAGLIAMENTO 76, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE NACCARATO,
che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati FRANCO VAZIO,
FABIO CARDONE;
SIPAR SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FLAMINIA VECCHIA 691, presso
lo studio dell’avvocato MARCO FABIO LEPPO, che la rappresenta e
difende unitamente all’Avvocato RENATO ZANFAGNA;
avverso la sentenza n. 868/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
partecipata del 09/03/2017 dal Consigliere Dott. RAFFAELE FRASCA.
1. La s.p.a. San Michele Casa di Cura Medical Hotel ha proposto ricorso per cassazione contro la s.r.l. Sipar avverso la sentenza del 27 giungo 2014, con cui la Corte d’Appello di Genova, in accoglimento dell’appello dell’intimata ed in riforma della sentenza di primo grado, resa dal Tribunale di Savona, Sezione Distaccata di Albenga, che l’aveva accolta, ha rigettato l’opposizione a precetto, proposta da essa ricorrente avverso un’esecuzione forzata minacciata sulla base di un decreto ingiuntivo.
2. Mentre il Tribunale aveva ritenuto che la notificazione del titolo esecutivo fosse affetta di inesistenza e che per tale ragione la doglianza circa la sua formazione fosse deducibile con l’opposizione al precetto, viceversa la Corte territoriale ha ritenuto che la fattispecie di inesistenza della notificazione invocata dall’opponente – consistente nell’essere avvenuta la notificazione nell’edificio in cui aveva sede la qui ricorrente, ma non al piano in cui tale sede era situata, bensì ad altro piano, dove aveva sede altra società affittuaria dell’azienda della ricorrente, ed a persona non dipendente nè addetta rispetto ad essa – non fosse configurabile e sussistesse una fattispecie di nullità della notificazione del decreto ingiuntivo, che si sarebbe dovuta far valere con l’opposizione ai sensi dell’art. 650 c.p.c..
3. Al ricorso ha resistito con controricorso l’intimata.
4. Essendosi ravvisate le condizioni per la trattazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., nel testo modificato dal D.L. n. 168 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 197 del 2016, è stata formulata dal relatore designato proposta di definizione del ricorso con declaratoria di manifesta inammissibilità sotto distinti profili e, gradatamente, con dichiarazione di manifesta infondatezza. Il decreto di fissazione dell’udienza camerale e la proposta sono stati notificati agli avvocati delle parti.
5. Non sono state depositate memorie.
1. Il Collegio condivide le valutazioni della proposta del relatore nel senso dell’inammissibilità ai sensi dell’art. 366 c.p.c., n. 6, e, gradatamente, nel senso dell’infondatezza.
2. Sotto il primo aspetto si rileva che il motivo di ricorso si fonda su atti processuali, costituiti dalla relata di notificazione del decreto ingiuntivo e da una prova testimoniale, ma riguardo ad essi non si fornisce l’indicazione specifica richiesta dalla norma (Cass. (ord.) n. 22303 del 2008 e Cass. sez. un. n 28547 del 2008; Cass. sez. un. n 7161 del 2010; Cass. 7455 del 2013; con specifico riferimento agli atti processuali Cass. sez. un. n. 22726 del 2011): infatti, non si dice se e dove detti atti sarebbero esaminabili in questo giudizio di legittimità, ove prodotti agli effetti dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, e nemmeno, quanto alla prova testimoniale si dice in che udienza, evidentemente di primo grado, venne espletata. Inoltre, alla stregua di quanto ammette Cass. sez. un. n. 22726 del 2011 neppure 9i dice, quanto al relativo verbale, di voler fare riferimento – trattandosi di atto processuale che non è nella disponibilità della ricorrente in originale, ma potrebbe esserlo solo in copia, alla sua presenza nel fascicolo d’ufficio del giudice d’appello, ove in esso fosse stato acquisito quello di primo grado.
3. Quanto alla infondatezza, essa emerge dal principio di diritto secondo cui “Il luogo in cui la notificazione del ricorso per cassazione viene eseguita non attiene agli elementi costitutivi essenziali dell’atto, sicchè i vizi relativi alla sua individuazione, anche quando esso si riveli privo di alcun collegamento col destinatario, ricadono sempre nell’ambito della nullità dell’atto, come tale sanabile, con efficacia ex tunc, o per raggiungimento dello scopo, a seguito della costituzione della parte intimata (anche se compiuta al solo fine di eccepire la nullità), o in conseguenza della rinnovazione della notificazione, effettuata spontaneamente dalla parte stessa oppure su ordine del giudice ex art. 291 c.p…” (Cass. sez. un. n. 14916 del 2016).
Nella specie, la pretesa inesistenza della notificazione riguarderebbe il luogo in cui sarebbe avvenuta, se si intende inerente ad esso anche il piano dell’edificio.
Ciò, si osserva non senza che debba anche rilevarsi che la circostanza che nella specie, secondo la prospettazione della ricorrente, la notifica sia stata ricevuta dalla società affittuaria tramite un soggetto persona fisica ad essa riferibile, ma sempre in situazione in cui la ricorrente era destinataria della notificazione, si presta ad evidenziare in via presuntiva, da superarsi dalla stessa ricorrente, che l’affittuaria non fosse essa stessa incaricata della ricezione degli atti. Di modo che appare più che dubbio che vi fosse finanche una nullità della notificazione.
4. Il ricorso è dichiarato inammissibile e comunque sarebbe stato manifestamente infondato.
5. Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo ai sensi del D.M. n. 55 del 2014.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna la ricorrente alla rifusione alla resistente delle spese giudiziali, liquidate in Euro seimila, oltre duecento per esborsi, ed oltre alle spese generali al 15% e agli accessori come per legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del citato art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta – 3 Civile, il 9 marzo 2017.