Source: http://www.appe.pd.it/component/k2/7986-dal-decreto-dignita-uno-stop-ai-contratti-a-termine-e-altre-novita
Timestamp: 2018-09-25 03:39:14+00:00
Document Index: 121909495

Matched Legal Cases: ['art. 19', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 25']

Dal "Decreto Dignità" uno "stop" ai contratti a termine e altre novità | APPE Associazione Provinciale Pubblici Esercizi Padova
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 161 del 13 luglio 2018 il Decreto Legge n. 87 del 12 luglio 2018 (il cosiddetto decreto "Dignità"), approvato il 2 luglio 2018 dal Consiglio dei Ministri e riguardante misure urgenti in materia di contratto a tempo determinato, salvaguardia occupazionale e contrasto alla delocalizzazione delle imprese, lotta alla ludopatia e semplificazione fiscale.
Tale decreto legge è entrato in vigore dal 14 luglio 2018, a seguito della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Di seguito, si riporta una sintesi delle disposizioni del provvedimento.
Misure di contrasto al precariato
Il decreto-legge, con la modifica del primo comma dell'articolo 19 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, ha previsto che al contratto di lavoro subordinato possa essere apposto un termine di durata non superiore a 12 mesi, senza la necessità di indicare alcuna causale.
Tale termine può essere superato, e comunque non oltre 24 mesi, solo al verificarsi in una delle seguenti condizioni:
a) esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori;
a) esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria.
Il superamento del limite dei 24 mesi, per effetto di un unico contratto o di una successione di contratti, comporta la trasformazione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato dalla data di superamento.
Il contratto a tempo determinato può essere rinnovato solo a fronte delle esigenze descritte dal primo comma dell'articolo 19, e cioè: esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori o di esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria.
Il contratto può essere prorogato liberamente nei primi 12 mesi e, successivamente, solo in presenza delle esigenze sopra descritte e cioè: esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori o di esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria.
Il termine del contratto a tempo determinato può essere prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a 24 mesi, e, comunque, per un massimo di 4 volte nell'arco di 24 mesi, a prescindere dal numero dei contratti. Qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga.
Il decreto, per quanto riguarda le attività stagionali, oltre alla esenzione dallo "stop and go", ovvero la pausa tra la stipula di un rapporto e quello successivo, prevede che i contratti per attività stagionali possono essere rinnovati e prorogati anche in assenza delle condizioni previste all'art. 19 comma 1 del Decreto legge (esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività per esigenze sostitutive di altri lavoratori ed esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell'attività ordinaria.
L'apposizione del termine del contratto è priva di effetto se non risulta da atto scritto, una copia del quale deve essere consegnata dal datore di lavoro al lavoratore entro 5 giorni lavorativi dall'inizio della prestazione. Fanno eccezione i rapporti di lavoro di durata non superiore a 12 giorni.
L'atto scritto contiene, in caso di rinnovo, la specificazione delle esigenze in base alle quali è stipulato; in caso di proroga dello stesso rapporto tale indicazione è necessaria solo quando il termine complessivo eccede i 12 mesi.
Le nuove disposizioni di cui al comma 1 del Decreto trovano applicazione ai contratti di lavoro a tempo determinato (anche in somministrazione) stipulati successivamente all'entrata in vigore del decreto nonché ai rinnovi e proroghe dei contratti in corso al momento dell'entrata in vigore del decreto.
Il decreto-legge prevede, in occasione di ciascun rinnovo del contratto a tempo determinato, che il contributo addizionale pari all'1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, introdotto dall'articolo 2, comma 28, della legge 28 giugno 2012, n. 92 a carico dei rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato, sia aumentato dello 0,5%.
Il decreto legge in esame porta a 180 giorni dalla cessazione i termini per l'impugnazione del contratto a tempo determinato. L'impugnazione deve avvenire con le modalità previste dal primo comma dell'articolo 6 della legge 15 luglio 1966, n. 604.
In caso di licenziamento illegittimo nel contratto a tempo indeterminato a "tutele crescenti" l'indennità a carico del datore di lavoro passa da un minimo di 6 ad un massimo di 36 mensilità (in precedenza da 4 a 24 mensilità).
Il provvedimento contiene altresì una serie di disposizioni volte ad arginare il fenomeno della "delocalizzazione" delle attività economiche delle imprese.
viene stabilito che le imprese italiane o estere, operanti nel territorio nazionale, che hanno beneficiato di aiuti di Stato decadano dal beneficio qualora l'attività economica interessata o un'attività analoga o una loro parte, venga delocalizzata in Stati non appartenenti all'Unione europea (ad eccezione degli Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo) entro cinque anni dalla data di conclusione dell'iniziativa agevolata. L'impresa beneficiaria è sottoposta, inoltre, a sanzioni pecuniarie, applicate da ciascuna amministrazione titolare della misura di aiuto in questione, di importo da due a quattro volte quello del beneficio fruito;
viene altresì previsto un obbligo di mantenimento presso l'unità produttiva agevolata del personale impiegato ovvero degli addetti all'attività economica interessata dalle agevolazioni per un periodo pari ad almeno cinque anni dalla data di completamento dell'investimento. Qualora, fuori dei casi riconducibili a giustificato motivo oggettivo, tali imprese riducano i livelli occupazionali degli addetti all'unità produttiva o all'attività interessata dal beneficio nei cinque anni successivi alla data di completamento dell'investimento, esse decadono dal beneficio in presenza di una riduzione di tali livelli superiore al 10%; la decadenza dal beneficio è disposta in misura proporzionale alla riduzione del livello occupazionale ed è comunque totale in caso di riduzione superiore al 50%;
in aggiunta, il provvedimento subordina l'applicazione dei benefici dell'iper ammortamento di cui all'art. 1 comma 9 della Legge n.232/2016 alla circostanza che il processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese riguardi strutture produttive situate nel territorio dello Stato. Inoltre, viene introdotto un meccanismo di recupero delle agevolazioni concesse qualora, nel corso del periodo di fruizione del beneficio, i beni agevolati vengano ceduti a titolo oneroso o delocalizzati;
vengono inoltre chiariti quali costi sono ritenuti ammissibili ai fini dell'applicazione del credito d'imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo ex art. 3 comma 1 del DL n. 145/2013.
Dalla data di entrata in vigore del Decreto Legge è previsto il divieto di qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse con vincite di denaro, comunque effettuata e su qualunque mezzo, incluse le manifestazioni sportive, culturali o artistiche, le trasmissioni televisive o radiofoniche, la stampa quotidiana e periodica, le pubblicazioni in genere, le affissioni ed internet. Il divieto, a partire dal 1° gennaio 2019, si applica anche alle sponsorizzazioni e a tutte le forme di comunicazione di contenuto promozionale. Sono escluse dal divieto le lotterie nazionali a estrazione differita e i loghi sul gioco sicuro e responsabile dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli.
È prevista l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria commisurata nella misura del 5% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e in ogni caso non inferiore, per ogni violazione, ad un importo minimo di euro 50.000 a carico del committente, del proprietario del mezzo o del sito di diffusione o di destinazione e dell'organizzatore della manifestazione, evento o attività. Tuttavia, viene fatto salvo quanto dal D.L. Balduzzi che, in materia di divieto di pubblicità del gioco d'azzardo nel corso di trasmissioni televisive o radiofoniche e di rappresentazioni teatrali o cinematografiche rivolte ai minori prevede l'applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 100 mila a 500 mila euro.
I proventi delle sanzioni, secondo quanto previsto dal provvedimento, sono destinati al Fondo per contrasto al Gioco d'Azzardo Patologico (G.A.P.), previsto dalla Legge di Stabilità 2016.
Ai contratti di pubblicità in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del Decreto resta tuttavia applicabile, fino alla loro scadenza e comunque per non oltre un anno dalla data di entrata in vigore del Decreto, la normativa anteriormente vigente.
In materia di redditometro, il Decreto Legge modifica le modalità di approvazione del Decreto che il MEF approva ogni due anni, che consente di individuare gli elementi indicativi di capacità contributiva ai sensi dell'art. 38 del D.P.R. n. 600/1973. Nello specifico si sottopone alla preventiva consultazione di Istat e Associazioni dei consumatori la metodica di ricostruzione induttiva del reddito complessivo. Inoltre, viene abrogato, con effetto dall'anno di imposta in corso al 31 dicembre 2016, il Decreto del MEF del 16 settembre 2015, volto a disciplinare l'accertamento sintetico del reddito complessivo delle persone fisiche. Quindi, in sostanza, l'abrogazione comporta una sospensione immediata dei controlli sugli anni d'imposta 2016 e seguenti. Al contempo, vengono fatti salvi gli inviti dell'Agenzia delle Entrate a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell'accertamento per gli anni di imposta fino al 31 dicembre 2015. Viene altresì precisato che la nuova disposizione non si applica agli atti già notificati e non comporta il rimborso delle somme già pagate (art. 10);
è previsto, in materia di invio dei dati di fatturazione (cd. spesometro), che i contribuenti trasmettano telematicamente all'Agenzia delle Entrate i dati relativi al terzo trimestre del 2018 entro il 28 febbraio 2019 anziché entro il secondo mese successivo al trimestre. Per coloro che optino per l'invio a cadenza semestrale, i termini sono fissati rispettivamente al 30 settembre del medesimo anno per il primo semestre e al 28 febbraio dell'anno successivo per il secondo semestre;
viene prevista l'abolizione dello "split payment" di cui all'art. 1 comma 1 del D.L. n. 50/2017 per le prestazioni di servizi rese alla pubblica amministrazione i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta o a titolo di acconto ex art. 25 del D.P.R. n. 600/1973;
vengono abrogate le disposizioni contenute nella Legge di Bilancio per il 2018 relative, in particolare, alle società sportive dilettantistiche esercitate con scopo di lucro.
Si ricorda che modifiche o integrazioni al contenuto del decreto legge potranno essere apportate nell'iter parlamentare di conversione in legge.