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Timestamp: 2018-11-15 07:05:11+00:00
Document Index: 76239444

Matched Legal Cases: ['art.640', 'art.483', 'art.483', 'art.530', 'art.530', 'art.544']

RISCOSSIONEPENSIONE
Reati contro la fede pubblica– falso e truffa – elemento psicologico – fattispecie
Nell'ipotesi in cui un soggetto, in sede di riscossione di trattamento pensionistico, attesti falsamente l'esistenza in vita del beneficiario e sussista il ragionevole dubbio, in considerazione del breve lasso di tempo dal decesso e della pronta restituzione dell'indebito, che il medesimo non ne fosse a conoscenza, sussiste un errore di fatto che, escludendo l'elemento soggettivo del reato, impone l'assoluzione
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI MARSALA Sezione Distaccata di Partanna
II Tribunale in composizione monocratica
in persona della dott.ssa Roberta Nodari
alla pubblica udienza del 13 febbraio 2003, ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura del dispositivo, la seguente
G.L., nata a.. il.. ed ivi residente nella via…; libera contumace.
a) del reato di cui allart.640, 1^ e 2^ co. c.p. perché, in qualità di delegata alla riscossione della pensione di V.S., deceduto in data.., con gli artifìci e raggiri di cui alla condotta sub b), inducendo in errore il funzionario delle Poste addetto al pagamento circa l'esistenza in vita del pensionato, procurava a sé un ingiusto profìtto di lire 292.000 pari all'ammontare del rateo della pensione relativo al mese di maggio 1999; con l'aggravante di aver commesso il fatto ai danni di un ente pubblico;
b) del reato di cui allart.483 c.p. perché, sottoscrivendo la ricevuta di pagamento del rateo della pensione sopra indicata, attestava a pubblico ufficiale in atto pubblico l'esistenza in vita del titolare della pensione, V. S., in realtà deceduto ..
Fatti commessi in …..l'11.5.1999.
Con l'intervento del Pubblico Ministero dott.ssa Stefania Di Tullio e dell’avv.Gianni Caracci quale sostituto processuale del Difensore di fiducia dell'imputata avv.Giuseppe Gruppuso.
il Pubblico Ministero ha chiesto l'assoluzione dell'imputata perché il fatto non costituisce reato;
il Difensore ha chiesto l'assoluzione dell'imputata perché il fatto non sussiste.
Con decreto di citazione emesso dal Gip in sede il 19.12.2000, a seguito di opposizione a decreto penale di condanna. G. L. veniva tratta a giudizio dinanzi al Tribunale di Marsala - sezione distaccata di Partanna, in composizione monocratica, per rispondere dei reati a lei ascritti in rubrica.
Ritualmente citata in giudizio e non comparsa in udienza, senza addurre alcun legittimoimpedimento, veniva dichiarata contumace.
Preliminarmente il Tribunale revocava il decreto penale di condanna n.933 emesso dal Gipin sede il 25.10.2000 nei confronti dell'imputata.
Aperto il dibattimento, il P.M. chiedeva di provare i fatti di cui all'imputazione mediantel'esame del teste di lista e la produzione del cedolino di riscossione del rateo della pensione.
La Difesa, nulla osservando, chiedeva l'esame del proprio teste e dell'imputata.
Il Tribunale ammetteva le prove indicate dalle parti e procedeva all'audizione del funzionario dell'Inps dr.Culmone Salvatore e della figlia dell'imputata, B. A., che dichiarava di non avvalersi della facoltà di astensione prevista dalla legge per i prossimi congiunti, rinunciando la Difesa all'esame dell'imputata.
Inoltre venivano acquisiti il certificato di morte di V. S. ed il bollettino di avvenuto versamento all'Inps per la restituzione dell'indebito.
In ultimo, dichiarata l'utilizzabilità degli atti e delle prove assunte, il P.M. e la Difesa precisavano le conclusioni rispettivamente indicate in udienza.
Tanto premesso, all'esito dell'istruttoria dibattimentale svolta è emerso che G. L. era titolare di una delega per la riscossione della pensione di categoria VO/S, in convenzione internazionale con gli Stati Uniti, n. 3 85 2281 di cui era titolare V.S. nato a ….
Come è rilevabile dal timbro dell'Ufficio Postale sulla ricevuta di pagamento, G.L. ha riscosso il rateo di pensione di £ 292.000, relativo al mese di maggio 1999, in data 12.5.99 e dunque in epoca successiva alla morte di V. S. avvenuta 1'8.5.99 ( cfr. certificato di morte del Comune di S.... e certificato di morte negli Stati Uniti ).
Ciò nonostante, nel riscuotere il suddetto rateo di pensione. G. L. ha sottoscritto la dichiarazione prestampata del seguente tenore: "Nella mia qualità di delegato o di tutore, attesto, sotto la mia responsabilità, l'esistenza in vita del pensionato".
Il dr.Culmone ha riferito che la somma riscossa è stata rimborsata dal!'imputata con versamento di conto corrente postale in favore dell'inps in data 1.4.2000 (cfr. ricevuta di versamento in atti) a seguito della richiesta di restituzione avanzata dall'Istituto.
Ciò posto, osserva il Tribunale che le risultanze dibattimentali danno prova, sotto un profilo meramente oggettivo, della commissione da parte dell'imputata di fatti integranti i reati di
truffa aggravata ai danni dello Stato e di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico a lei ascritti in rubrica.
In particolare, emerge documentalmente la falsa attestazione compiuta dal!'imputata apponendo la propria firma sotto la dichiarazione di esistenza in vita del titolare della pensione, che invece era deceduto 1'8.5.99 ( cfr. certificato di morte ).
Ciò nonostante, nel sottoscrivere la ricevuta di riscossione in data 12.5.99, ha dichiarato cosa contraria al vero e precisamente l'esistenza in vita di V. S. benché lo stesso fosse già deceduto 1'8.5.99.
E' dunque integrato, quantomeno sotto un profilo oggettivo, il reato di cui all'art.483 c.p. contestato al capo B) della rubrica, in quanto la dichiarazione mendace resa dall’ imputata all'impiegato postale configura una falsa attestazione resa a pubblico ufficiale in atto pubblico: invero, la ricevuta di riscossione, attraverso cui viene certificato l'avvenuto pagamento del rateo di pensione, è indubbiamente un atto avente rilevanza giuridica di atto pubblico proprio perché attesta l'estinzione del debito pensionistico gravante in capo all'istituto previdenziale e l'avvenuto soddisfacimento del credito vantato dal pensionato. Parimenti, l'impiegato postale, nel provvedere al materiale pagamento della prestazione previdenziale al pensionato o al suo delegato, opera nella veste di pubblico ufficiale. E' infatti orientamento consolidato in giurisprudenza - sia pure con riguardo alla diversa fattispecie del versamento della tassa di circolazione automobilistica con bollettino di conto corrente postale - che la ricevuta di conto corrente postale costituisce atto pubblico poiché in essa è consacrata l'attività svolta dal pubblico ufficiale postale in relazione alla riscossione dell'importo della tassa ed è diretta a documentare il fatto dell'avvenuto pagamento della tassa, giuridicamente rilevante ai fini della circolazione del veicolo (cfr. Cass., sez.V, 22.9.1989; Cass., sez.V, 29.11.1988 ed altre conformi ).
Analogamente, nel caso in esame, la ricevuta di conto corrente postale attesta l'avvenuta erogazione della pensione in favore del titolare e la sua riscossione da parte della delegata e dunque dimostra l'avvenuto assolvimento del debito pensionistico da parte dell'Istituto previdenziale attraverso il materiale pagamento per mezzo dell'impiegato postale.
Osserva poi il Tribunale che, attraverso la dichiarazione non veritiera resa all'impiegato postale, l'imputata, inducendo in errore lo stesso circa l'esistenza in vita di V.S., si è procurata un ingiusto profìtto corrispondente all'importo del rateo di pensione relativo al mese di maggio '99 pari a £ 292.000, rispetto al quale non poteva vantare alcun diritto.
Invero, il credito pensionistico ha carattere strettamente personale e matura fino a quando il prensionato rimanga in vita, mentre con il decesso del medesimo, esso cessa automaticamente.
Il delegato alla riscossione, essendo abilitato alla ricezione del pagamento soltanto per conto del pensionato, non ha più alcun titolo per riscuoterlo dopo la morte del titolare.
Sicché è integrato, sotto un profilo oggettivo, anche il delitto di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico.
Tuttavia, le emergenze processuali hanno evidenziato la mancanza assoluta dell'elemento soggettivo dei reati precisati in imputazione, avendo l'imputata posto in essere le relative condotte in assoluta buona fede per essere incorsa in un errore di fatto.
E' infatti emerso che V. S., cognato dell'imputata ( ovvero marito della sorella di G. L. ), viveva negli Stati Uniti d'America ove è deceduto l’8.5.1999 ( cfr.l certificato di decesso proveniente da tale paese ).
La notizia della sua morte non è tuttavia giunta immediatamente in Italia, come ha riferito B. A., perché i familiari dello stesso lo hanno comunicato ai parenti italiani solodopo qualche giorno a causa di problemi giudiziari.
In particolare, la notizia è stata data personalmente a B. A. il 13.5.99 ovvero il giorno dopo rispetto a quello in cui è stato riscosso il rateo di pensione.
Pertanto, nel momento in cui G. L. ha sottoscritto la dichiarazione di esistenza in vita di V. S. ed ha percepito, quale delegata, il rateo della sua
pensione, era del tutto in buona fede dal momento che, per quanto a lei risultava, il cognatoera ancora in vita.
Del resto, considerato che tra il giorno del decesso e quella della riscossione della pensioneè passato un brevissimo lasso di tempo - appena 4 giorni - e tenuto conto del fatto che il V. è deceduto in un Paese straniero, appare verosimile che la notizia della sua mortepossa essere stata data a distanza di qualche giorno, anche a causa delle indagini svolte nell'immediatezza del suo decesso avvenuto non per cause naturali.
Ne consegue che G. L. è incorsa in un errore di fatto che esclude l'elemento soggettivo dei reati contestati.
Del resto, la buona fede dell'imputata è confermata anche dal suo comportamento successivo, avendo la medesima provveduto in termini a restituire l'indebito all'Inps non appena richiesto dall'Istituto Previdenziale (cfr. versamento con bollettino di conto corrente
postale dell'1.4.2000).
Per tali ragioni G. L. deve essere assolta, ai sensi dell'art.530 comma 1 c.p.p., dai reati ad essa ascritti in rubrica perché il fatto non costituisce reato.
Visto l'art.530 c.p.p.;
assolve G. L. dai reati a lei ascritti perché il fatto non costituisce reato.
Visto l'art.544 comma 3 c.p.p.;
fìssa in giorni 45 il termine per il deposito della motivazione.
Partanna, 13 febbraio 2003.
Roberta Nodari