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Timestamp: 2020-08-04 03:35:02+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7462 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7462 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. VI, 23/03/2017, (ud. 18/01/2017, dep.23/03/2017), n. 7462
sul ricorso 882/2016 proposto da:
avverso la sentenza n. 984/25/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di FIRENZE del 17/04/2015, depositata il 28/05/2015;
L’Agenzia delle entrate ricorre per la cassazione della sentenza della CTR – Toscana, che il 28 maggio 2015 ha riformato la sentenza della CTP – Grosseto e disposto, a favore del Dott. B.A., medico di base convenzionato col SSN, il rimborso dell’IRAP versata per gli anni dal 2005 al 2008. Il contribuente resta intimato.
L’Agenzia delle entrate erroneamente censura – per violazione di norme di diritto sostanziali (D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3) – la sentenza d’appello laddove stima l’attività del contribuente priva del requisito dell’autonoma organizzazione per essere correlata col SSN ed essere espletata col solo ausilio di un ambulatorio attrezzato e di modeste spese per prestazioni di lavoro dipendente e/o afferenti l’attività professionale.
La decisione del giudice regionale è centrata essenzialmente su principi regolativi ora definitivamente certificati da Cass. Sez. U, Sentenza n. 9451 del 10/05/2016 (Rv. 639529) laddove si afferma che, in tema di imposta regionale sulle attività produttive, il presupposto dell’autonoma organizzazione richiesto dal D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive.
Dalla lettura combinata della sentenza d’appello e del ricorso per cassazione emerge che nella specie il thema decidendum riguarda l’utilizzo di un ambulatorio normalmente attrezzato e i modestissimi esborsi per prestazioni di lavoro dipendente e/o afferenti l’attività professionale, il tutto limitato a poche migliaia di euro all’anno. Il che esclude che i suddetti parametri siano superati dall’attività del contribuente, non risultando peraltro altre censure in punto di fatto neppure ai sensi del riformulato art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.