Source: https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=1977&numero=86
Timestamp: 2018-12-19 13:22:03+00:00
Document Index: 62168950

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 342', 'art. 352', 'art. 87', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 352']

Sentenza 86/1977 (ECLI:IT:COST:1977:86)
Udienza Pubblica del 13/04/1977; Decisione del 24/05/1977
Deposito del 04/05/1977; Pubblicazione in G. U. n. 0
Massime: 8843 8844 8845 8846 8847 8848 8849
Pubblicazione in "Gazz. Uff." n. 148 del 1 giugno 1977.
Pres. ROSSI - Rel. ROEHRSSEN
composta dai signori: Prof. PAOLO ROSSI, Presidente - Dott. LUIGI OGGIONI - Prof. VEZIO CRISAFULLI - Dott. NICOLA REALE - Avv. LEONETTO AMADEI - Dott. GIULIO GIONFRIDA - Prof. EDOARDO VOLTERRA - Prof. GUIDO ASTUTI - Dott. MICHELE ROSSANO - Prof. ANTONINO DE STEFANO - Prof. LEOPOLDO ELIA - Prof. GUGLIELMO ROEHERSSEN - Avv. ORONZO REALE - Dott. BRUNETTO BUCCIARELLI DUCCI - Avv. ALBERTO MALAGUGINI, Giudici,
nei giudizi riuniti di legittimità costituzionale degli artt. 342 e 352 del codice di procedura penale, promossi con ordinanze emesse il 5 e il 24 maggio 1976 dai giudici istruttori dei tribunali di Torino e di Roma, nel procedimento penale a carico di Sogno Rata del Vallino Edgardo ed altri, iscritte ai nn. 533 e 712 del registro ordinanze 1976 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 253 del 22 settembre 1976 e n. 10 del 12 gennaio 1977.
Con ordinanza 5 maggio 1976, emessa nel corso del procedimento penale a carico di Sogno Rata del Vallino Edgardo, Cavallo Luigi ed altri (n. 665 del 1975) il giudice istruttore presso il tribunale di Torino ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 342 e 352 c.p.p., limitatamente alla parte relativa al segreto politico- militare, in relazione agli artt. 101, 102 e 112 della Costituzione.
Secondo il giudice istruttore di Torino, nei casi su detti il segreto politico-militare sarebbe stato male invocato, in quanto il carattere della segretezza non potrebbe dedursi automaticamente dall'asserzione che i dati richiesti riguarderebbero attività di controspionaggio.
In particolare, non potrebbero considerarsi coperti dal segreto i nomi dei cittadini stranieri che avessero collaborato col Sogno in attività che potrebbero assumere rilevanza penale. Né potrebbero considerarsi coperte dal segreto politico- militare le notizie relative ad eventuali finanziamenti forniti al generale Miceli - e da questi eventualmente al Sogno o ad altri imputati - da servizi di sicurezza stranieri.
Osserva l'ordinanza che, a norma degli artt. 342 e 352 c.p.p., l'autorità giudiziaria, ritenendo non fondata l'allegazione del segreto politico-militare, dovrebbe fare rapporto al Procuratore generale presso la Corte d'appello, il quale dovrebbe informare il Ministro della giustizia; altro rapporto, a norma dell'art. 2 c.p.p., dovrebbe essere fatto al Procuratore della Repubblica, il quale però non potrebbe procedere per i delitti di falso ideologico e falsa testimonianza senza l'autorizzazione del Ministro stesso.
Tale normativa, secondo il giudice istruttore di Torino, contrasterebbe con gli artt. 101,102 e 112 della Costituzione per i seguenti motivi:
A sostegno di tale doglianza si citano le sentenze n. 40 del 1964 e n. 82 del 1976 della Corte costituzionale, la prima delle quali ha ritenuto costituzionalmente illegittima una legge che condizioni la pronuncia del giudice ad accertamenti di organi non giurisdizionali; la seconda che, accedendo alla tesi della costituzionalizzazione del segreto politico-militare (art. 52 della Costituzione), ha previsto la necessità di un bilanciamento fra l'interesse all'acquisizione della prova e l'interesse alla segretezza di fatti attinenti alla sicurezza dello Stato.
"Giudice di questo bilanciamento" - si osserva nell'ordinanza - "nel nostro sistema costituzionale non potrebbe certo essere la P.A.".
Risponderebbe invero ai principi della Costituzione che il conflitto fra l'interesse alla segretezza di taluni fatti di rilevanza politico-militare e l'interesse alla ricerca delle prove su fatti penalmente rilevanti fosse risolto dalla Corte costituzionale mediante la procedura dei conflitti di attribuzione.
Con ordinanza 24 maggio 1976 il giudice istruttore del tribunale di Roma - al quale il giudice istruttore del tribunale di Torino aveva trasmesso gli atti non inviati alla Corte costituzionale, essendosi dichiarato incompetente per territorio con sentenza di pari data all'ordinanza che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale - ha sospeso l'intero giudizio a quo e trasmesso alla Corte la restante documentazione.
2. - Preliminarmente deve osservarsi che - come riconosce la difesa della stessa parte privata nella memoria depositata il 29 marzo 1977 - la sentenza della Corte di cassazione (Sez. I Pen.) 30 dicembre 1974, n. 200O, dichiarativa della competenza dell'A.G. di Roma, riguardava il procedimento n. 902 del 1972, pendente presso l'ufficio d'istruzione del tribunale di Torino, e non il procedimento n. 665 del 1975, pendente presso lo stesso ufficio, nel corso del quale è stata sollevata la questione di legittimità costituzionale. È quindi da respingere la pretesa inammissibilità della questione, fondata sull'affermazione che con detta sentenza il giudice istruttore di Torino era già stato spogliato del procedimento a quo.
3. - Al contrario - anche se con consolidata giurisprudenza questa Corte, pur ritenendo che il potere di sollevare questioni di legittimità costituzionale spetta solo al giudice che deve applicare la norma impugnata, ha ritenuto non sindacabile da parte sua, nei giudizi in via incidentale, l'esistenza dei presupposti processuali relativi al giudizio a quo, ed in particolare della competenza del giudice - va presa attentamente in esame l'altra questione sollevata dalla parte privata, con la quale si contesta la ritualità dell'incidente di legittimità costituzionale, sotto il profilo che sarebbe stato sollevato da un giudice dichiaratosi esso stesso incompetente a ulteriormente conoscere del giudizio de quo.
Nella fattispecie, però, non ci si trova dinanzi ad un caso analogo a quello - risolto con la citata sentenza n. 109 del 1964 - di un giudice a quo che, nel sollevare la questione, si sia contemporaneamente dichiarato incompetente a decidere il merito della causa e ad applicare la norma impugnata, ma di fronte ad una situazione più complessa, per il sovrapporsi di fatti processuali anomali.
Il giudice istruttore di Torino, infatti, incompetente per territorio, ha espletato una voluminosa istruttoria, nel corso della quale sono venuti in applicazione gl'impugnati artt. 342 e 352 c.p.p. Egli, inoltre, non si è limitato ad emettere una sentenza d'incompetenza e contestualmente a sollevare la questione di legittimità costituzionale, ma ha inviato a questa Corte - in copia - solo una parte degli atti di causa, trasmettendoli integralmente, in originale, al giudice istruttore di Roma e sospendendo in parte il processo.
Ne consegue che la medesima, sollevata dal giudice istruttore di Torino dinanzi al quale le norme impugnate erano venute in applicazione e fatta propria dal giudice istruttore di Roma competente ratione loci a proseguire la istruttoria, può essere ritenuta ammissibile sotto questo primo profilo.
Pur essendo questi i limiti della denuncia proposta dal giudice a quo, la Corte ritiene che la questione di legittimità costituzionale delle citate norme nella parte in cui si riferiscono al "segreto politico o militare" (art. 342) ovvero (art. 352) a "segreti politici o militari dello Stato o altre notizie che possono nuocere alla sicurezza dello Stato o all'interesse politico, interno o internazionale, dello Stato", non possa essere convenientemente risolta senza delimitare con la maggiore esattezza possibile, sotto il profilo obbiettivo, il contenuto delle cennate espressioni in modo da dare ad esse una interpretazione che sia conforme ai principi della Costituzione.
Quando si parla di segreto politico-militare o di segreto di Stato si pone necessariamente un problema di raffronto o di interferenza con altri principi costituzionali (come appunto quello del rapporto con i principi che reggono la funzione giurisdizionale), sicché occorre dare una interpretazione la quale deve essere armonizzata ed inquadrata nel nostro assetto costituzionale. Un principio di segretezza che possa resistere anche dinanzi ad altri valori costituzionali, quali quelli tutelati dal potere giurisdizionale, deve, cioè, trovare, a sua volta, fondamento e giustificazione in esigenze anch'esse fatte proprie e garantite dalla Costituzione e che possano essere poste su un piano superiore.
Il primo concetto, quello di difesa della Patria, può avere una accezione molto larga ed abbracciare anche aspetti che vanno al di là di quel che in effetti merita di trovare una protezione che valga a superare (come si vedrà in prosieguo) altri principi che pur sono ritenuti essenziali nel nostro ordinamento costituzionale. Ma si può osservare che in altre disposizioni il concetto di difesa assume un significato più specifico, come nell'art. 87 Cost. che prevede un organo ad hoc denominato Consiglio supremo di difesa e che certamente, anche nel silenzio della norma, ha compiti attinenti in maniera rigorosa ai problemi concernenti la difesa militare e, pertanto, la sicurezza dello Stato.
E proprio a questo concetto occorre fare riferimento per dare concreto contenuto alla nozione del segreto politico-militare, ponendo il concetto stesso in relazione con altre norme della stessa Costituzione che fissano elementi e momenti imprescindibili del nostro Stato: in particolare vanno tenuti presenti la indipendenza nazionale, i principi della unità e della indivisibilità dello Stato (art. 5) e la norma che riassume i caratteri essenziali dello Stato stesso nella formula di "Repubblica democratica" (art. 1).
Consegue da ciò che, anche se la iniziativa di operazioni rientranti n quel concetto può partire da organi diversi e minori, nel momento nel quale si tratta di adottare le decisioni definitive e vincolanti non può non intervenire chi è posto al vertice della organizzazione governativa, deputata a ciò in via istituzionale.
Contraddire a questo principio significherebbe capovolgere taluni criteri essenziali del nostro ordinamento e, in fatto, eliminare praticamente il segreto ancor prima di una qualsiasi pronuncia del giudice e - può ben dirsi - nel momento stesso nel quale la questione della ammissibilità o meno del segreto fosse sottoposta ad un giudice.
È quella la sede normale di controllo nel merito delle più alte e più gravi decisioni dell'Esecutivo ed è, quindi, quella la sede naturale nella quale l'Esecutivo deve dare conto del suo operato rivestente carattere politico: è dinanzi alla rappresentanza del popolo, cui appartiene quella sovranità che potrebbe essere intaccata (art. 1, secondo comma, della Costituzione), che il Governo deve giustificare il suo comportamento ed è la rappresentanza popolare che può adottare le misure più idonee per garantire la sicurezza di cui trattasi.
Ed allora la potestà dell'Esecutivo non è illimitata. Essa è circoscritta, innanzi tutto, per quel che si è detto al n. 5, sotto un profilo oggettivo.
A tali motivazioni di norma si atterrà il giudice. Esse, tuttavia, possono, come di consueto, agevolare il sindacato politico del Parlamento e contribuire, in tal modo ad assicurare, con i mezzi che sono propri del Parlamento stesso, l'equilibrio fra i vari poteri, evitando situazioni che potrebbero sfociare in un conflitto di attribuzioni (vedi anche ord. n. 49 del 1977).
Conseguentemente la Corte ritiene che anche sotto questo ulteriore profilo si debba constatare una illegittimità costituzionale dei citati artt. 342 e 352 c.p.p., nella parte in cui non prevedono l'obbligo di motivare il provvedimento che definitivamente decide sul mantenimento del segreto di Stato, con che rimane caducato il procedimento previsto dal 2 periodo del terzo comma dell'art. 352.
dichiara l'illegittimità costituzionale degli artt. 342 e 352 c.c.p. nella parte in cui prevedono che il procuratore generale presso la Corte d'appello informi il Ministro per la grazia e la giustizia e non il Presidente del Consiglio dei ministri e nella parte in cui non prevedono che il Presidente del Consiglio dei ministri debba fornire, entro un termine ragionevole, una risposta fondata sulle ragioni essenziali dell'eventuale conferma del segreto.
F.to: PAOLO ROSSI - LUIGI OGGIONI - VEZIO CRISAFULLI - NICOLA REALE - LEONETTO AMADEI - GIULIO GIONFRIDA EDOARDO VOLTERRA - GUIDO ASTUTI - MICHELE ROSSANO - ANTONINO DE STEFANO - LEOPOLDO ELIA - GUGLIELMO ROEHRSSEN - ORONZO REALE - BRUNETTO BUCCIARELLI DUCCI - ALBERTO MALAGUGINI