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Timestamp: 2019-10-14 08:08:01+00:00
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ciampolillo pino: Alt a un impianto di biomasse stangata record sull'assessorato CHIARA BILLITTERI
Alt a un impianto di biomasse stangata record sull'assessorato CHIARA BILLITTERI
Alt a un impianto di biomasse stangata record sull'assessorato
Quattordici milioni di euro di risarcimento e una sentenza che potrebbe costituire un precedente molto delicato per la Regione. La tegola è caduta sull'assessorato al Territorio e ambiente ai primi di giugno, quando il Consiglio di giustizia amministrativa ha confermato una sentenza del Tar che obbligava l'amministrazione a pagare l'azienda New Energy per i ritardi nel via libera alla costruzione di un impianto di biomasse a Modica. Era il 2005 quando la società chiese alla Regione l'autorizzazione per realizzare un impianto destinato a produrre energia elettrica attraverso la combustione di farine animali: un processo che, se non svolto adeguatamente, produce diossina.
Proprio per scongiurare questa eventualità occorre che l'impianto sia progettato in modo tale da mantenere temperature adatte, cosicché nei gas generati dalla combustione la diossina sia al di sotto dei livelli previsti dalla legge. E le carte, la New energy, le aveva tutte in regola. Infatti in conferenza dei servizi venne espresso parere favorevole al rilascio del nulla osta. Mancava solo una cosa: l'autorizzazione all'emissione in atmosfera. Iniziò così un tunnel infinito di rimpalli di competenze che nel 2010 portarono la società a rivolgersi al Tar.
Nel frattempo, però, la Commissione provinciale di tutela ambientale riferì di una realtà totalmente «distorta e falsata», perché fin dalla prima istanza esaminata nel novembre 2005 l'organismo aveva chiesto e mai ottenuto una documentazione integrativa che desse garanzie sulla sicurezza dell'impianto. Eppure, alla fine, l'autorizzazione fu rilasciata, con la Regione che accusava la commissione di inadempienza e la New Energy che chiedeva i danni. Dopo quasi cinque anni, infatti, non solo l'autorizzazione non era mai arrivata, ma nel frattempo la società aveva perso 12 milioni e mezzo di euro di contributi europei che sarebbero serviti a finanziare l'impianto.
Alla fine l'impasse burocratica si è sbloccata con la concessione dell'autorizzazione, ma la New Energy aveva già chiesto un risarcimento che coprisse la previsione degli utili dal 2008 al 2010, e cioè il guadagno che la ditta avrebbe ottenuto se l'impianto fosse stato realizzato. Contro quella sentenza del Tar la Regione fece ricorso. Ma pochi mesi fa il Cga ha confermato tutto: l'assessorato al Territorio non solo dovrà risarcire la New Energy per un milione e 400 mila euro, ma si dovrà accollare da sola le spese per la realizzazione dell'impianto di conversione di energia che per colpa dei ritardi non fu mai costruito. La cifra ammonta in totale a 14 milioni di euro, che la Regione adesso dovrà sborsare in tempi di magra.
Ma la questione economica è solo uno degli aspetti che preoccupano i burocrati del'amministrazione in questi mesi: per la prima volta, infatti, Tar e Cga hanno calcolato un risarcimento sulle «spese presunte» e non su quelle effettivamente sostenute. Inoltre la Regione dovrà predisporre un finanziamento senza bando, cosa che gli uffici definiscono «abbastanza irrituale ». Un precedente che è una bomba innescata sugli altri contenziosi.
La centrale doveva sorgere a Modica: l'ok arrivò dopo anni i fondi Ue erano perduti
La sede dell'assessorato regionale al Territorio e ambiente
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2015/08/13/alt-a-un-impianto-di-biomasse-stangata-record-sullassessoratoPalermo02.html
N. 00416/2015 REG.PROV.COLL. N. 01233/2011 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIANA
in sede giurisdizionale ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 1233 del 2011,
proposto da: New Energy S.r.l., rappresentata e difesa dagli avv. Lucia Di Salvo, Paolo Angius, Francesco Surdi, Roberto Surdi, con domicilio eletto presso Roberto Surdi in Palermo, Via Ammiraglio Gravina n. 2/F;
contro Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente-Dipartimento dell'Ambiente, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale, domiciliata in Palermo, Via De Gasperi n. 81;
nei confronti di Assessorato Regionale Energia e Servizi di Pubblica Utilita'-Dipartimento Energia, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale, domiciliata in Palermo, Via De Gasperi n. 81;
Comune di Modica, non costituito; per la esecuzione della sentenza del CONSIGLIO DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA PER LA REGIONE SICILIA n. 01368/2010, resa tra le parti, concernente autorizzazione per un impianto di produzione di energia alimentato da biomasse;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 25 febbraio 2015 il Cons. Antonino Anastasi e uditi per le parti l’avv. F. Surdi e l'avv. dello Stato Tutino; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO e DIRITTO 1. In data 20.3.2006 New Energy presentò all’Assessorato Regionale competente un’istanza di autorizzazione unica ex art. 12 D. L. vo 387/2003 per la realizzazione di un impianto di energia elettrica alimentato da fonti alternative ( biomasse) nel territorio del comune di Modica.
Nella conferenza dei servizi del 27.10.2006 fu espresso parere favorevole salvo rilascio dell’autorizzazione ad emissioni in atmosfera da parte dell’ARTA. Da quel momento, pur essendosi la società attivata per conseguire detta autorizzazione, il procedimento sostanzialmente si è arrestato per concludersi solo nel 16 aprile 2010 con il rilascio dell’autorizzazione unica n. 150.
d) risarcimento per la perdita del contributo pubblico in conto impianti prima concesso e poi revocato per euro 12.929.504 da quantificarsi in alternativa nella concessione, previa fideiussione, di una somma pari all’importo del contributo stesso oppure ( se la società desiste dall’iniziativa) nel rimborso delle spese di progettazione e degli oneri amministrativi sostenuti nonchè del 10% di quanto speso da N.E. per acquistare l’area ASI ove doveva essere allocato l’impianto. g) quanto sopra con interessi legali dalla scadenza dei sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza fino al soddisfo.
In data 13.12.2013 il verificatore designato ( la d.ssa Maria Grazia Fusco, dirigente di II fascia del citato Dicastero) ha depositato la relazione di verificazione. La Parti hanno presentato memorie. In particolare N.E. ha presentato note critiche alla relazione di verificazione.
Nella camera di consiglio del 25 febbraio 2015 il ricorso è stato spedito in decisione. 2. Oggetto specifico della presente decisione è la quantificazione del danno da ritardo e aggravio procedimentale spettante all’impresa New Energy per effetto della sentenza del TAR Palermo n. 1478 del 2009 e della sentenza di questo Consiglio n. 1368 del 2010. Il calcolo dell’importo spettante all’impresa a tale titolo – secondo quanto statuito dalla sentenza in esecuzione – si ricava con operazione meramente aritmetiche dal reddito annuo netto potenzialmente conseguibile dall’impianto nel 2008. Secondo il verificatore detto utile 2008 può essere quantificato in misura minore se si ipotizza una entrata in esercizio dell’impianto nell’anno 2007 o alternativamente in misura maggiore se si ipotizza una entrata esercizio nell’anno 2008.
La rilevante differenza dipende dal fatto che per gli impianti entrati in esercizio nel 2008 gli incentivi furono maggiorati dalla legge n. 244/2007 ( finanziaria 2008). Al riguardo il Collegio non condivide le argomentazioni di N.E., la quale sostiene che l’avvio dell’esercizio non poteva che essere posteriore al 1.1.2008. Infatti il termine a quo per il calcolo del risarcimento da ritardo risulta fissato dalla sentenza del TAR ( sul punto pedissequamente confermata dalla sentenza ottemperanda) a centoventi giorni dalla prima conferenza ex art. 269 D. l. vo 152/2006 e quindi in sostanza, come sembra risultare dagli atti, al 23.2.2007.
Ora, il TAR non può aver definito un danno da ritardo decorrente da una certa data quantificandolo in termini di mancata percezione di utili senza contestualmente ipotizzare che a quella data l’impianto dovesse – teoricamente – funzionare. E’ lapalissiano infatti che un impianto non funzionante non possa produrre utili di sorta. Il vero è che nel metodo di calcolo definito dal TAR e approvato da questo Consiglio l’entrata in esercizio realisticamente ipotizzabile ( ad almeno dodici mesi dal febbraio 2007) non ha alcun rilievo, dovendosi invece per fictio ( e cioè in base al metodo di calcolo del risarcimento valorizzato in sede di cognizione) considerare coincidenti l’entrata in esercizio dell’impianto e il decorso del diritto al risarcimento del danno da ritardo nella percezione di utili.
Tanto chiarito sulla questione di fondo, le quantificazioni dell’utile 2008 cui perviene il verificatore risultano del tutto attendibili e convincenti ad avviso di questo Collegio, il quale le fa integralmente proprie. In particolare, limitando ora l’analisi alla voce del conto economico che N.E. maggiormente contesta, il metodo di calcolo dei costi di approvvigionamento delle biomasse solide e liquide privilegiato dal verificatore – nella misura in cui fa riferimento a dati medi nazionali desumibili dai listini dell’Agenzia Granaria di Milano e dell’Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli – risulta l’unico concretamente utilizzabile.
Certamente l’utilizzo di tabelle nazionali, anzichè locali, determina approssimazioni nel relativo conteggio: ma tale approccio metodologico appare inevitabile, attesa la sostanziale inattitudine probatoria dei documenti ( in particolare: dichiarazioni postume della ditta Ecologia italiana s.r.l.) presentati da N.E. nel corso dell’istruttoria . Ulteriormente, si rileva che il parametro operativo relativo al periodo di funzionamento potenziale annuo dell’impianto è stato definito dal verificatore in 7.000 ore e cioè ad un livello di sfruttamento così intensivo che nel 2008 solo due impianti in Italia risultano aver raggiunto. Al riguardo, la circostanza che le Parti concordassero invece nel prevedere un irrealistico livello di 8.000 ore non sembra rilevante, in quanto l’incarico conferito al verificatore da questo Consiglio era quello di pervenire ad una stima obiettiva dell’utile potenziale ritraibile dall’impianto. Da ultimo, per quanto riguarda il danno asseritamente derivante dalla mancata cessione a terzi dell’energia termica generata dall’impianto mediante una rete di teleriscaldamento, il relativo progetto ( all’epoca non presentato da NE in sede procedimentale) risulta ancora oggi privo di autorizzazione ed in uno stato del tutto preliminare: quindi l’utile ricavabile dalla cessione di calore era insuscettibile di incidere positivamente sul conto economico 2008 dell’impresa. In conclusione, in aderenza alla stima formulata dal verificatore, il reddito annuo netto ritraibile dall’impianto nell’anno 2008 va definito in euro 1.439.937 ( un milione quattrocentotrentanovemila novecentotrentasette).
Su questa base va definito, secondo i criteri dettati dal TAR e dalla sentenza ottemperanda, il risarcimento per il danno da ritardo e aggravio procedimentale. In conclusione, il ricorso di New Energy va accolto per quanto di ragione e per l’effetto va ordinato all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente di dare esecuzione alla sentenza di questo Consiglio n. 1368 del 2010 nel termine di giorni centoventi dalla comunicazione o se anteriore notificazione della presente sentenza.
In caso di inottemperanza è sin d’ora nominato commissario ad acta l’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente, con facoltà di delega a dirigente dell’Assessorato. Le spese della presente fase del giudizio sono compensate tra le Parti, vista la complessità delle questioni trattate.
Il compenso totale spettante al verificatore è definito in euro 10.000 ( diecimila) ed è posto carico dell’ARTA per euro 5.000 e di New Energy per euro 3.000, che si sommano all’anticipo di euro 2.000 già corrisposto dall’impresa. P.Q.M. Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, in sede giurisdizionale accoglie il ricorso in epigrafe nei termini di cui in motivazione e per l’effetto così decide:
f) ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa. Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 25 febbraio 2015 con l'intervento dei magistrati: Marco Lipari, Presidente Antonino Anastasi, Consigliere, Estensore Silvia La Guardia, Consigliere Giuseppe Mineo, Consigliere Alessandro Corbino, Consigliere
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 29/05/2015 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)
file:///C:/Users/PINO/Downloads/CGA%202015%20New%20Energy.pdf
per la riforma della sentenza del T.A.R. per la Sicilia - sede di Palermo (sez. I) - n. 1478 del 9 settembre 2009.
NEW ENERGY RICORSO AL TAR 1478 9 SETTEMBRE 2009:
http://ciampolillo-pinoisoladellefemmine.blogspot.it/2009/11/alcune-domande-al-sindaco-di-isola.html
NEW ENERGY TICORSO AL TAR 1478 9 SETTEMBRE 2009
http://www.ambientediritto.it/sentenze/2009/TAR/Tar_Sicilia_PA_2009_n.1478.htm
La New Energy ottiene risarcimento di 20 mln
Regione Siciliana condannata per lungaggini burocratiche
PALERMO. Una indagine interna per capire cosa abbia provocato l’intoppo che non ha consentito alla New Energy di Modica di ottenere il nulla osta per la realizzazione di un impianto per la produzione di energia da biomasse e che può costare alla Regione il rimborso di 20 milioni di euro all’azienda che, a causa delle lungaggini burocratiche, ha dovuto rinunciare al previsto contributo europeo. Il progetto era stato presentato nel 2005.
La sentenza con cui il Consiglio di giustizia amministrativa ha confermato quella emessa dal Tar nel settembre del 2009, è destinata a fare discutere, ma espone anche l’amministrazione regionale ad una serie di contenziosi davanti alla giustizia amministrativa che altre società, da anni in attesa di nulla osta, potrebbero avviare per ottenere quanto ad esse negato dalla burocrazia.
E’ la prima volta che una pubblica amministrazione subisce una condanna perché il procedimento amministrativo non si è concluso entro 180 giorni. La New Energy, grazie alla sentenza del Cga che ha ordinato un risarcimento di 20 milioni di euro, pari all’importo del contributo che la società avrebbe potuto ottenere dall’Ue, potrà realizzare il previsto impianto per la produzione di energia da biomasse. Con il giudizio di primo grado, emesso dal Tar il 9 settembre del 2009, la Regione era stata condannata a risarcire 13 milioni di euro, non riconoscendo gli ulteriori 7 milioni di euro chiesti come ristoro del mancato guadagno. Ma la sentenza fu impugnata davanti al Consiglio di giustizia amministrativa che ha accolto la tesi della società, invece che quelle della Regione.
A provocare il ritardo e quindi la condanna della Regione non sarebbero stati gli uffici centrali dell’assessorato al Territorio e Ambiente, ma la Commissione provinciale tutela ambiente (Cpta) di Ragusa che avrebbe fatto trascorrere i cinque anni, senza rilasciare i pareri di propria competenza, propedeutici per l’esame della pratica a livello centrale, cioè a Palermo dove l’iter avrebbe dovuto concludersi con un verdetto, positivo o negativo. Peraltro, nel frattempo, impianti analoghi a quello di Modica ne sono stati autorizzati diversi, uno di questi a Ribera, in provincia di Agrigento, dove la popolazione è insorta temendo eventuali miasmi che l’industria potrebbe generare.
Le New Energy di Modica, intanto, potrà realizzare il proprio progetto con i soldi che la Regione è stata condannata a pagare. Se mai, poi, saranno individuati i responsabili del ritardo l’amministrazione potrà chiedere a loro conto e ragione del danno erariale provocato. La vicenda ripropone la questione della lentezza della burocrazia regionale che con le sue lungaggini frena gli investimenti dei privati. Ciò non significa che si debbano autorizzare tutti i progetti presentati; occorrono regole rigide e nello stesso tempo veloci perché l’ambiente deve comunque essere salvaguardato.
La sicilia 09-11-2010
La mozione è stata alla fine approvata con 15 voti favorevoli, 3 contrari (Ragusa, Oliveri e Dinghile tutti dell’MPA) e 2 consiglieri assenti (Brisciana e Catanzaro). Segue la mozione proposta dal Consigliere Comunale Giovanni Di Caro.
«Premesso che con Decreto della Regione Sicilia è stata autorizzata la costruzione di un impianto per la produzione di energia elettrica e delle opere connesse,della potenza di 18,118 mwt e della potenza elettrica di 8,794mwe, alimentato da biomassa (olio vegetale);
che l’intero iter procedimentale,che ha portato all’emissione del suddetto decreto, si è svolto senza che la comunità cittadina ne abbia avuto effettiva conoscenza;
- che il consiglio comunale non è pregiudizialmente contrario alla realizzazione di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili» e considerato che: il suddetto impianto dovrebbe sorgere in una delle zone più pregiate della Sicilia da un punto di vista agrumicolo, posta a pochi chilometri dal centro abitato e dalle località balneari;
- che le emissioni prodotte da detto impianto si diffonderebbero nel raggio di decine di chilometri;- che si profila la concreta possibilità,nel breve e medio termine,che si realizzino sul territorio del nostro comune delle iniziative impreditoriali turistiche di notevole rilevanza e con importanti ricadute occupazionali;- che è fermo intendimento del comune di Ribera, in tutte le sue espressioni politico-amministrativee con il contributo delle Amministrazioni Provinciali e Regionali, favorire lo sviluppo turistico del nostro territorio:
- che, anche volendo, per pura ipotesi, prescindere da un eventuale rischio di inquinamento ambientale e di ricadute sulla salute pubblica (sulle quali in ogni caso, ci si riserva di svolgere gli opportuni approfondimenti), la realizzazione di tale impianto si appalesa inconciliabile con le legittime ambizioni di sviluppo turistico e con la già consolidata vocazione alle produzioni agricole di qualità presenti sul territorio».
«Premesso e considerato quanto sopra, il Consiglio comunale esprime la propria chiara e ferma contrarietà alla costruzione del suddetto impianto, ed impegna il sindaco e la giunta comunale a porre in essere tutte le inizitive legali, politiche ed amministrative volte a scongiurare i rischi connessi alla realizzazione della sopra indicata centrale. Invita il sindaco ed il presidente del consiglio comunale a trasmettere la presente mozione al Presidente della Regione Sicilia, al Presidente dell’Assemblea regionale siciliana, al Presidente della provincia regionale di Agrigento,al Presidente del consiglio provinciale ed ai Parlamentari nazionali e regionali eletti nella provincia di Agrigento, ed al Prefetto di Agrigento».
Un esempio di disinformazione giornalistica. E' evidente che il giornalista Miceli non ha letto nè la sentenza del TAR nè quella del CGA, in quanto entrambe condannano principalmente l'ARTA per avere richiesto pareri alla CPTA non dovuti neppure per legge. Nello stesso errore giornalistico era incorso il quotidiano La Repubblica ai tempi della sentenza del TAR. Allego la nota di rettifica inviatagli a suo tempo (profetica dei fatti attuali), la scheda del dossier della FP CGIL regionale presentato più di 2 anni fa sui disservizi e sugli sprechi dell'ARTA ed il comunicato stampa della FP CGIL regionale di ieri.
leggendo il tuo articolo ed in particolare il passo dove tu dici "per un'autorizzazione all'emissione di fumi in atmosfera (necessaria per qualsiasi impianto industriale) passano 3 anni. Ma prima di ottenere queste autorizzazioni, l'impresa deve avere un parere dal Comitato provinciale di tutela ambientale, che dipende sempre dalla Regione. Risultato? Altri sei mesi di attesa", mi sorprende constatare che si insista a riportare notizie senza accompagnarle delle necessarie osservazioni, finendo col darle in modo quantomeno generico ed impreciso. Eppure, sull'argomento delle Commissioni (non Comitato) provinciali per la tutela dell'ambiente, c.d. CPTA, come CGIL, per citare sempre la conferenza stampa del 30/09/2008, abbiamo scritto dettagliatamente e la documentazione che ha scoperchiato l'imbroglio ti è stata fornita a suo tempo. Non esiste alcun articolo di legge che prevede che l'ARTA, per il rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, debba richiedere un parere alle CPTA, tantomeno obbligatorio ma non vincolante. Questo "piccolo particolare" l'ho scoperto io nel 2006, andando a vedere, cosa che fino ad allora nessuno aveva approfondito, il tanto richiamato (da Anzà e Tolomeo) art. 17 della l.r. 39/77.
L'avere scoperto l'inesistenza della richiesta del parere alla CPTA ed avere rilasciato fino a dicembre 2006 le autorizzazioni come previsto dalla legge (cioè senza richiedere il parere inesistente e con grande semplificazione delle procedure e velocizzazione dei tempi, circa 30-45 giorni, compresa la conferenza dei servizi) è stato uno dei motivi per cui Tolomeo ed il compare dott. Anzà (allora soltanto presidente della CPTA di Messina) montarono le accuse, ormai rivelatesi fasulle, per sostituirmi con...il dott. Anzà (ora non solo presidente della CPTA di ME, ma anche responsabile - incompatibile - del servizio 3 "Tutela dall'inquinamento atmosferico"). I due hanno redatto una circolare (la trovi acclusa) con indicazioni false. Tutti sanno ma nessuno interviene. Se ne è accorto, purtroppo per loro, il TAR che, nel caso del ritardo accumulatosi nella concessione dell'autorizzazione alla ditta New Energy, ha pesantemente sanzionato (danno di circa 20 milioni di euro) l'ARTA ed il servizio 3. E' in corso l'appello al CGA, ma se la sentenza dovesse essere confermata sarebbero c... veramente amari, anche perchè la ditta ha aumentato la richiesta di risarcimento a circa 38 milioni di euro. Quindi, la legge non prevede la richiesta di parere ed allora perchè lo si continua a chiedere e perchè si mantengono ancora in vita organismi sostanzialmente inutili e dispendiosi (per il loro funzionamente occorrono ogni anno circa 330.000 euro) ? Altro che semplificazione e velocizzazione amministrativa ! Finalmente sembra che sia nell'aria un emendamento da inserire forse nella finanziaria per l'abolizione delle inutili CPTA.
Se Repubblica vuole chiarire i fatti e le cause di ciò che si configura con ben oltre l'illecito amministrativo (visto il falso in atto pubblico, poichè la Circolare citata ha dato origine ad un Decreto assessoriale firmato dall'assessore pro tempore Interlandi, oppure l'incompatibilità del dirigente che "si divide in due") lo staremo a vedere, altrimenti...silenzio ed ancora silenzio.
L'annuncio di un DDL di abolizione delle Commissioni Provinciali per la Tutela dell'Ambiente non solo suona come la scoperta dell'acqua calda, ma, in realtà, cerca di correre ai ripari per celare gravi responsabilità dell'Assessorato al Territorio e Ambiente già risapute da anni, con il fine di scaricarle sulle Commissioni. La CGIL, nella conferenza stampa del settembre 2008, ma la questione era nota dal 2006, aveva denunciato un fatto clamoroso, cioè che non esiste alcun articolo di legge (vedi art. 17 della L.R. 39/77 ed art. 18 della L.R. 78/80) che prevede la richiesta di un parere, meno che mai "obbligatorio ma non vincolante". da parte dell'Assessorato alle Commissioni. Eppure, con una circolare a firma dell'allora Dirigente Generale del Dipartimento Territorio, avallata da un Decreto Assessoriale, venivano impartite disposizioni in senso del tutto contrario alla legge. Non è un dettaglio che a proporre la circolare era stato il dirigente preposto (ancora oggi) al rilascio delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera e nominato contemporanemente, ma incompatibilmente, presidente di una delle Commissioni.
Caso più unico che raro, denunciava la CGIL, di dirigente che scrive a se stesso, risponde a se stesso, chiede fondi a se stesso, li eroga a se stesso e fa da controllore alle somme erogate e spese da se stesso. Tutto noto da tempo, quindi, ma c'è ora da chiedersi i motivi per cui l'Amministrazione, ma anche gli Organi di controllo, sono rimasti del tutto silenti ed acquiescenti. Ci voleva la sentenza del TAR per portare a galla l'imbroglio. I ritardi nel rilascio dei pareri non c'entrano un bel nulla, semplicemente perchè la legge non ne prevede la richiesta. Tutto qui.
A fronte dell'annunciato DDL, la CGIL chiede, a cominciare dall'Assessore Chinnici, in materia di trasparenza amministrativa : chi pagherà, se mai pagherà, per avere emanato direttive contrarie alla legge e per quali motivi questo è avvenuto ?
Il giorno 10 novembre 2010 20:33,
piero cannistraci lt;pierocannistraci@...> ha scritto:
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