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Timestamp: 2016-12-04 03:54:10+00:00
Document Index: 135370411

Matched Legal Cases: ['art. 170', 'art. 77', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 77', 'art. 167', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2808', 'art. 170', 'sentenza ', 'art. 77', 'art. 170', 'art. 77', 'sentenza ', 'art. 170', 'sentenza ', 'art. 169', 'art. 2810', 'arti 169', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 170', 'art. 2808', 'art. 77', 'art. 2821', 'art. 2817', 'art. 2818', 'art. 77', 'art. 2817', 'art.\n2818', 'art. 67', 'art. 16', 'art. 77', 'art. 2808', 'art. 77', 'art. 170', 'art. 170', 'sentenza ', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 76', 'art. 3', 'art. 169', 'art.\n167', 'art. 169', 'art. 169', 'art. 169', 'art. 77', 'art. 169', 'art. 77', 'art. 2817', 'art. 169', 'art. 2818', 'art.\n2817', 'art. 2818', 'art. 170', 'art. 2740', 'art.\n170', 'art. 2808', 'art. 170', 'art. 2817', 'art. 2818', 'art. 170', 'art. 170', 'art. 170', 'art. 169', 'art. 2817', 'art. 2817', 'art. 170', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 2817', 'art. 2818', 'art. 169', 'art. 170', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 2810', 'art. 77', 'art. 170', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 170', 'art. 170', 'art. 77', 'sentenza ', 'art. 77', 'art. 170', 'art. 170', 'sentenza ', 'art. 170', 'art. 77', 'art. 170', 'art. 170', 'sentenza\n', 'sentenza\n', 'art. 170', 'art. 170', 'art. 77', 'sentenza ', 'art. 170', 'sentenza\n', 'sentenza ']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 5 marzo 2013, n.5385
DOMENICA 4 DICEMBRE AGGIORNATO ALLE 4:54	Sezioni
FAMIGLIA (FONDATA E NON SUL MATRIMONIO) Fondo patrimoniale CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 5 marzo 2013, n.5385MASSIMAQualora il coniuge che ha costituito un fondo patrimoniale familiare conferendovi un suo bene agisca contro il suo creditore chiedendo, in ragione della sua appartenenza al fondo, la declaratoria, ai sensi dell'art. 170 cod. civ., della illegittimità dell'iscrizione di ipoteca che egli abbia fatto sul bene, deve allegare e provare che il debito per cui è stata iscritta l'ipoteca è stato contratto per uno scopo estraneo ai bisogni della famiglia e che il creditore era a conoscenza di tale circostanza. Tali oneri sussistono anche in relazione all'iscrizione di ipoteca ai sensi dell'art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973.CASUS DECISUSG.R..B. ha proposto ricorso per cassazione contro Equitalia Romagna s.p.a., quale società incorporante Equitalia Ravenna s.p.a., già Ravenna Riscossione s.p.a. e già SO.RI.T. Ravenna s.p.a. avverso la sentenza della Corte d'Appello di Bologna del 15 settembre 2009, che ha rigettato l'appello da lui proposto contro la sentenza del Tribunale di Ravenna che aveva rigettato la domanda proposta il 7 aprile 2003 da esso ricorrente contro Pallora SO.RI.T. s.p.a. per ottenere la cancellazione dell'ipoteca legale iscritta da detta società il 18 dicembre 2002 per Euro 5.651,90, ai sensi dell'art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 ed a garanzia di un credito tributario derivante da una cartella esattoriale relativa a crediti I.N.P.S., sulla sua quota - paritaria con la moglie - di comproprietà di un immobile.
La domanda del B. si era basata sull'allegazione che la quota ipotecata si riferiva ad un immobile che i due coniugi avevano costituito in fondo patrimoniale per i bisogni della famiglia ai sensi dell'art. 167 c.c. con un atto pubblico del maggio 1996 e che come tale, non essendo essa suscettibile di esecuzione forzata, non poteva nemmeno essere ipotecata.
P.2. Al ricorso ha resistito con controricorso la Equitalia Romagna s.p.a..
p.3. Il ricorrente ha depositato memoria.
TESTO DELLA SENTENZACORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III CIVILE - SENTENZA 5 marzo 2013, n.5385 - Pres. Uccella – est. Frasca
Con il primo motivo di ricorso si deduce 'violazione e falsa applicazione
di legge ex art. 360, n. 3 c.p.c. in relazione agli artt. 77 d.P.R. 602/73 e
170 cod. civ.'.
il secondo motivo di ricorso si lamenta 'violazione e falsa applicazione
dei legge ex art. 360 n. 3.p.c. in relazione agli artt. 2808 e 2810 cod. civ.
ed agli artt. 169 e 170 cod. civ.'.
il terzo motivo 'violazione e falsa applicazione di lege ex art. 360 n. 3,
c.p.c. in relazione ah'art. 2808 cod. civ.'.
tre motivi contestano la motivazione della decisione impugnata là dove ha
escluso che l'iscrizione ipotecaria cui procedette l'esattore potesse
considerarsi un atto vietato dall'art. 170 c.c..
Il primo motivo critica la sentenza per avere giustificato tale conclusione a
motivo che l'iscrizione ipotecaria non è atto esecutivo, bensì soltanto atto
costitutivo della garanzia patrimoniale. La critica è svolta invocando Cass.
sez. un. n. 4077 del 2010, nel punto in cui ha ravvisato la ragione per
affermare l'illegittimità dell'iscrizione di ipoteca per debiti di valore
inferiore ad Euro 8.000,00 nell'essere l'iscrizione preordinata e strumentale
all'espropriazione immobiliare.
sostiene che, poiché l'ipoteca di cui all'art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 è
atto finalizzato alla successiva esecuzione sul bene ipotecato, la sua
strumentalità rispetto alla successiva esecuzione giustificherebbe che la
costituzione dell'ipoteca sia assoggettata allo stesso limite previsto
dall'art. 170 c.c. in relazione al fondo patrimoniale per l'espropriazione
forzata. D'altro canto, si argomenta, il titolo in base al quale può procedersi
all'iscrizione di ipoteca è lo stesso sulla base del quale può procedersi
all'esecuzione, cioè il ruolo (art. 77 primo comma, d.P.R. n. 633 del 1972).
Il secondo motivo critica, invece, l'affermazione della sentenza impugnata che,
ad ulteriore giustificazione della ritenuta sottrazione dell'iscrizione
ipotecaria al regime dell'art. 170, ha addotto che essa non potrebbe essere
ritenuta di per illegittima, in quanto, avendo l'ipoteca funzione di garanzia e
non avendo il fondo durata illimitata, il dispiegarsi della funzione di
garanzia è possibile durante la vita del fondo, restando vietata soltanto
l'esecuzione. Tale affermazione della sentenza impugnata non terrebbe conto che
in tal modo: a) si contraddirebbe la stessa funzione dell'ipoteca di
attribuzione di un diritto di soddisfarsi sul bene nonostante l'alienazione ad
un terzo, posto che i beni del fondo patrimoniale, essendo destinati a
soddisfare i bisogni della famiglia non sono alienabili liberamente, bensì
soltanto con l'autorizzazione del tribunale ai sensi dell'art. 169 c.c.; b) si
verificherebbe un contrasto con il disposto dell'art. 2810 n. 1 c.c., che
esclude l'assoggettabilità ad ipoteca dei beni incommerciabili, quali sarebbero
quelli appartenenti al fondo patrimoniale in ragione di quel regime; c) si
determinerebbe un contrasto con lo stesso profilo funzionale del fondo
patrimoniale, in quanto il vincolo ipotecario, pur non potendo portare
all'esecuzione, si concreterebbe in “una limitazione attuale ed immediata
all'amministrazione, al valore intrinseco ed alla disponibilità del bene, in
costanza del fondo patrimoniale stesso frustrandone di fatto le finalità, così
come tutelate dagli arti 169 e 170 cod. civ.”, cioè quelle tede ad assicurare
il soddisfacimento dei bisogni della famiglia, che potrebbe anche giustificare
un'alienazione del bene con destinazione del ricavato sempre ai bisogni della
stessa. Cosa che era accaduto nel caso di specie, nel quale al momento
dell'iscrizione ipotecaria il Tribunale di Ravenna, in data 27 settembre 2001,
aveva già autorizzato la cessione dell'immobile per le esigenze familiari
connesse all'acquisto di una casa di abitazione in Spagna, dove la famiglia B.
si era già trasferita per ragioni lavorative. Alienazione che l'iscrizione
ipotecaria aveva di fatto impedito per la compressione del valore commerciale
dell'immobile, la cui utilità si era ridotta, pur in costanza di esistenza del
fondo, al solo godimento diretto o indiretto, cioè mediante la consecuzione di
eventuali frutti civili.
queste complessive considerazioni si fa discendere che l'iscrizione ipotecaria
su beni del fondo patrimoniale confliggerebbe con l'impiego del bene per i
bisogni della famiglia e, quindi, si pone in contrasto con gli artt. 169 e
170.c.
Il terzo motivo critica l'affermazione finale della sentenza impugnata con cui
la Corte bolognese si è così espressa: “diverso problema è quello - accennato
nella sentenza impugnata - della eventuale inopponibilità della ipoteca al
fondo patrimoniale durante la sua esistenza, ma tale problema è estranea alla
presente controversia, posto che il B. ha chiesto la cancellazione del vincolo
sul presupposto della sua illegittimità in quanto atto vietato dall'art. 170
c.c. e non la declaratoria di una sua eventuale inefficacia relativa”.
critica è svolta adducendosi che, una volta condiviso l'avviso che l'ipoteca
non possa produrre gli effetti normalmente supposti dall'art. 2808 c.c. non
avrebbe senso ipotizzare un'inefficacia se non assoluta.
L'esame dei tre motivi può procedere congiuntamente, in quanto essi pongono
sotto distinti profili, un unico problema, quello della legittimità
dell'iscrizione ipotecaria in generale su un bene conferito nel fondo
riferimento alla fattispecie oggetto di lite, peraltro, il problema si
specifica in un sottoproblema, posto che il regime dell'iscrizione ipotecaria
che viene in rilievo è quello speciale dell'ipoteca prevista dall'art. 77 del
d.P.R. n. 633 del 1972, che ha natura di ipoteca prevista dalla legge (e,
dunque, non volontaria ai sensi dell'art. 2821 c.c.), ma non è assimilabile né
a quella c.d. legale di cui all'art. 2817 c.c., né a quella giudiziale di cui
all'art. 2818 c.c., come recentemente è stato affermato da questa Corte, con
riferimento alla problematica fallimentare. Si veda Cass. n. 3232 del 2012,
secondo cui “L'iscrizione di ipoteca ai sensi dell'art. 77 del d.P.R. 29
settembre 1973, n. 602 sugli immobili del debitore e dei coobbligati al
pagamento dell'imposta, non è riconducibile ali1 ipoteca legale prevista
dall'art. 2817 cod. civ., né è ad essa assimilabile, mancando un preesistente
atto negoziale, il cui adempimento il legislatore abbia inteso garantire; essa,
peraltro, neppure può accostarsi all'ipoteca giudiziale, prevista dall'art.
2818 cod. civ. con lo scopo di rafforzare l'adempimento di una generica
obbligazione pecuniaria ed avente titolo in un provvedimento del giudice, in
quanto quella in esame si fonda su di un provvedimento amministrativo. Ne
deriva che, non rientrando nel disposto dell'art. 67, primo comma, n. 4 legge
fall., l'ipoteca in questione non è suscettibile di revocatoria fallimentare,
limitata a quelle volontarie e giudiziali” (in senso conforme Cass. n. 3397 del
in questione, infatti, è certamente prevista dalla legge, ma nel senso che è
direttamente dalla legge che deriva la legittimazione dell'esattore
all'iscrizione, la quale, però, almeno di norma, avviene sulla base di una sua
scelta e con una manifestazione provvedimentale, salvo per il caso previsto dal
comma secondo della norma, che, in tutte le varie versioni di essa succedutesi
nel tempo (a far tempo dalla prima versione introdotta dall'art. 16 del d.lgs.
n. 46 del 1999) prevede una certa doverosità dell'iscrizione in presenza di
taluni presupposti. L'iscrizione avviene, dunque, sulla base, di norma,
dell'esercizio di un diritto potestativo dell'esattore nello svolgimento delle
sue funzioni coattive e, quindi, sulla base del potere autoritativo lato sensu
amministrativo connesso alle sue funzioni, tant'è vero che non è richiesto
l'intervento del giudice.
ragione di tali caratteristiche l'ipoteca di cui all'art. 77 sfugge, dunque,
all'incasellamento in una delle categorie di cui al terzo comma dell'art. 2808
c.c. e si connota come una fattispecie del tutto particolare.
rileva ancora che il problema che è posto a questa Corte concerne ratione
temporis il testo dell'art. 77 citato vigente al momento dell'iscrizione
ipotecaria, ma, in realtà, la sua soluzione prescinde dalle varie versioni
della norma succedutesi nel tempo, investendo la stessa legittimità
dell'iscrizione in riferimento all'art. 170 del codice civile.
Il Collegio ritiene che la motivazione con cui la Corte territoriale ha
ritenuto che l'iscrizione ipotecaria di cui trattasi non fosse preclusa
dall'art. 170 c.c. e fosse, dunque, legittima, non sia corretta, ma, nel
contempo, sulla base di quanto è messo in grado di percepire senza bisogno di
accertamenti di fatto, ritiene che il dispositivo della sentenza impugnata
debba ritenersi conforme a diritto sulla base di una diversa motivazione.
p.3.1.
Prendendo le mosse, come postula parte ricorrente nel primo motivo, dalla
sottolineatura del profilo funzionale che le Sezioni Unite hanno dato
all'iscrizione di cui all'art. 77, sia pure ad altro effetto, va ricordato che
Esse hanno affermato che “In tema di riscossione coattiva delle imposte,
l'ipoteca prevista dall'art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973, rappresentando un
atto preordinato e strumentale all'espropriazione immobiliare, soggiace agli
stessi limiti per quest'ultima stabiliti dall'art. 76 del medesimo d.P.R., come
da ultimo modificato dall'art. 3 del d.l. n. 203 del 2005, conv. in legge n.
248 del 2005, e non può, quindi, essere iscritta se il debito del contribuente
non supera gli ottomila Euro”.
sottolineatura, peraltro, assume importanza ai fini della soluzione del
problema in esame, ma non un'importanza decisiva.
ricerca della soluzione del problema, ad avviso del Collegio, deve avvenire
partendo dalla disciplina del fondo patrimoniale e segnatamente attraverso la
considerazione della lettura che recentemente la Prima Sezione Civile di questa
Corte, cioè Cass. n. 13622 del 2010 ha dato dell'atteggiarsi del fondo verso i
terzi esaminando la previsione dell'art. 169 c.c., là dove fa riferimento alle
condizioni alle quali è possibile fra l'altro ipotecare i beni immobili facenti
parte del fondo patrimoniale. Tale lettura è stata nel senso di restringere
l'ambito di applicazione della previsione della norma - che considera, accanto
all'ipotecare, l'alienare, il dare in pegno ed il comunque vincolare i beni -
tanto nel significato di regola generale (cioè in mancanza di previsione da
parte dell'atto di costituzione del fondo di tali possibilità), quanto in
presenza di una simile previsione, esclusivamente agli atti di costituzione di
ipoteca (ed agli altri contemplati) provenienti dalla volontà del titolare del
bene conferito nel fondo (cioè il coniuge, oppure il terzo cui allude l'art.
167, primo comma, c.c.). In sostanza, si è condivisibilmente ritenuto che
l'art. 169 regoli esclusivamente l'ipotesi di costituzione volontaria di
ipoteca sul bene conferito nel fondo da parte del coniuge proprietario del bene
oppure del terzo che ha costituito il fondo. Se nell'atto di costituzione del
fondo non è stata espressamente prevista la facoltà di concedere ipoteca, essa
non può essere esercitata da quei soggetti. Se quella previsione vi è stata
essa soggiace alle condizioni di cui alla norma.
tutto al di fuori dell'art. 169 è stata collocata la fattispecie in cui non
venga in rilievo il problema dell'ipoteca costituita volontariamente dal
coniuge o dal terzo, ma si pretenda di far valere un'ipoteca su un bene del
fondo da parte di un soggetto estraneo alla costituzione del fondo e ciò, è
stato detto, anche se chi ha costituito il fondo abbia autorizzato
l'ipotecabilità, intendendosi essa riferita solo ai soggetti titolari dei beni
costituenti il fondo.
lettura della norma, evidentemente, lascia al di fuori dell'art. 169 sia
l'ipotesi di ipoteca legale sia quella di ipoteca giudiziale. E ciò, perché in
tal caso non viene in rilievo la volontà del coniuge o del terzo costituente il
fondo, bensì una 'volontà' esterna all'ambito soggettivo del fondo e,
particolarmente o derivante dalla stessa automatica previsione di legge o da un
terzo, nel caso di ipoteca giudiziale (posto che pur sempre in tal caso è
necessaria un'iniziativa del creditore per l'iscrizione).
è palese che anche la costituzione della stessa ipoteca di cui all'art. 77,
supponendo un'iniziativa di un soggetto estraneo al fondo (qual è l'esattore),
si colloca al di fuori della fattispecie dell'art. 169 come letta dalla Prima
Sezione, al cui orientamento questa sezione intende prestare adesione.
deriva che il problema della possibilità di un'iscrizione ipotecaria legale o
giudiziale o - per quanto interessa - secondo la fattispecie particolare
dell'art. 77 dev'essere risolto sulla base delle altre norme regolatrici del
p.3.2.
Rispetto all'ipoteca legale ed a quella giudiziale, essendosi la disciplina del
fondo inserita nel Codice Civile con la riforma del diritto di famiglia, il
rapporto fra la normativa di generale previsione di dette forme di ipoteca e
quella particolare del fondo si deve risolvere - tanto più per il fatto che la
disciplina del fondo è stata collocata all'interno del Codice, di cui faceva
parte la disciplina di dette forme di ipoteca - nel senso che, se si rinviene
nella regolamentazione del fondo stesso un principio che non risulta
compatibile o risulta compatibile solo entro certi limiti con la possibilità
che sui beni del fondo si possa iscrivere un'ipoteca legale o giudiziale, per
come è previsto dalla normativa generale sull'ipoteca, il rapporto va
individuato nel senso che la lex posterior specialis espressasi con
l'introduzione della disciplina del fondo ha inteso derogare a quella generale
delle due ipotesi di ipoteca sopra indicate.
va rilevato che, se si considera l'ipotesi di cui all'art. 2817, cioè quella
dell'ipoteca legale, una volta considerato che la fattispecie del n. 1,
supponendo che vi sia stata alienazione dell'immobile, finisce per collocarsi
nell'ambito dell'art. 169, nel senso che non può che ripetere la disciplina
dell'atto di alienazione (per cui diventerà decisivo il fatto che se l'atto di
alienazione sia stato possibile o meno ai sensi di quella norma) ed una volta
rilevato che l'ipotesi del n. 2 non risulta interferire con l'ipotesi che si
abbia un fondo patrimoniale, risulta da considerare effettivamente quella del n.
3 ed è per essa che il problema accennato si pone, potendo l'imputato o il
responsabile civile cui essa allude identificarsi con il coniuge o con il terzo
che ha costituito il fondo.
lo stesso problema si pone in generale per l'ipoteca giudiziale, posto che il
debitore cui allude l'art. 2818 può ben essere il coniuge o il terzo che ha
costituito il fondo.
p.3.3.
Ai fini della soluzione del problema, essendo sia l'ipoteca di cui all'art.
2817 n. 3 sia quella di cui all'art. 2818 c.c. ricollegati a fattispecie che
originano da fatti costitutivi che dipendono da evenienze che suppongono il
coinvolgimento di un terzo estraneo alla costituzione del fondo patrimoniale e,
quindi, di una sua iniziativa diretta alla costituzione dell'ipoteca, l'interprete
deve interrogarsi sulla presenza nella disciplina del fondo patrimoniale di una
norma che, regolando la posizione dei terzi rispetto al fondo, s presti a
regolare anche la situazione del terzo che voglia iscrivere ipoteca ai sensi
delle dette norme.
norma di questo contenuto esiste e si rinviene nell'art. 170 c.c. Essa si
occupa della possibilità dell'esecuzione su beni e sui frutti del fondo e sotto
tale profilo evoca chiaramente un'esecuzione di iniziativa di un terzo estraneo
norma non esclude in modo assoluto l'esecuzione, ma la condiziona all'essere la
situazione per cui si procede e deve essere coattivamente realizzata (che viene
chiamata 'debito', ma, correlativamente, evoca il
'credito') insorta “per scopi estranei ai bisogni della famiglia” e
conosciuta dal creditore come tale. La formulazione della norma, evocando
direttamente l'esecuzione, sembrerebbe porre una previsione che nelle
intenzioni del legislatore parrebbe diretta a regolare soltanto l'inizio
dell'esecuzione. Onde potrebbe pensarsi che la norma si occupi solo di regolare
l'evocazione nella sostanza di tre distinte situazioni, quella dei “debiti che
il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni
della famiglia” e, a contrario, quella dei “debiti che il creditore non
conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”,
nonché quella dei “debiti contratti per scopi non estranei ai bisogni della
famiglia” e, quindi, assunti per soddisfare tali bisogni [evidentemente dal
soggetto che ha costituito il fondo conferendovi un bene e che normalmente
dovrebbe rispondere, secondo la regola generale dell'art. 2740 c.c. con il suo
patrimonio e, quindi, anche con esso], evidenzia che in realtà il legislatore
ha voluto dettare una regola che non riguarda tanto l'inizio dell'esecuzione,
bensì la forza stessa del titolo che potrebbe astrattamente svolgere la
funzione di titolo per l'esecuzione sul bene facente pare del fondo
patrimoniale, perché, evidentemente, formatosi contro il coniuge o contro il
terzo che costituì il fondo.
p.3.4.
Ne deriva allora che l'oggetto vero e proprio della regola dettata nell'art.
170 finisce per essere l'efficacia verso il fondo dei 'titoli' che
potrebbero giustificare l'esecuzione su un bene facente parte del fondo
patrimoniale. L'esistenza di tale efficacia o al contrario la sua inesistenza
sono il vero oggetto di disciplina della norma e non, come potrebbe
riduttivamente credersi, l'inizio dell'esecuzione.
se si accetta tale esegesi della norma, poiché l'ipoteca in generale ai sensi
dell'art. 2808 “attribuisce al creditore il diritto di espropriare anche in
confronto del terzo acquirente” e, quindi, prima ancora, se terzo acquirente
non vi sia, verso chi ha dato o è tenuto alla garanzia con il bene oggetto di
ipoteca il debitore, ne viene che la norma dell'art. 170 si presta anche a
regolare le condizioni in presenza delle quali un titolo che, ai sensi del n. 3
del'art. 2817 o dell'art. 2818 c.c. potrebbe astrattamente giustificare
l'insorgenza dell'ipoteca su un bene conferito nel fondo patrimoniale e,
quindi, in proiezione l'esecuzione su di esso, può in concreto svolgere tale
altri termini la norma dell'art. 170 se regola l'efficacia sui beni del fondo
di titoli che possono giustificare l'esecuzione su di essi, si presta a
regolare l'efficacia dei titoli che giustificano l'iscrizione di ipoteca ai
sensi degli artt. 2817 n. 3 e 2818 e, quindi, sono funzionali all'esecuzione.
consegue che l'ipoteca può iscriversi alle stesse condizioni alle quali un
titolo esecutivo formatosi a carico del coniuge o del terzo che ha conferito il
bene potrebbe essere fato valere su di esso.
fatto che l'iscrizione di ipoteca potrebbe insistere sul bene senza che si dia
corso all'esecuzione, così svolgendo cioè solo funzione di garanzia in vista di
un'attività esecutiva da esercitarsi solo quando il bene fosse non più parte
del fondo non è, d'altro canto, sufficiente ad escludere quanto appena
affermato, una volta che si consideri che Part. 170 vuole regolare le
condizioni alle quali un titolo ottenuto da un terzo ed idoneo a consentire
l'esecuzione, potrebbe farsi valere a questo scopo sul bene compreso. Poiché,
una volta iscritta, l'ipoteca comporta che il bene possa essere esecutato è
sufficiente tale idoneità a giustificare l'attrazione della fattispecie nel
regime dell'art. 170. E non v'è nemmeno bisogno di fare leva sul fato che
l'iscrizione si risolve comunque in un peso sul bene e come tale evoca la
nozione del 'vincolare i beni facenti parte del fondo patrimoniale',
contenuta nell'art. 169.
p.3.5.
Discende da quanto osservato che l'insorgenza su un bene compreso in un fondo
patrimoniale dell'ipoteca si può avere sempre nel caso di “debito contratto per
scopo non estraneo ai bisogni della famiglia” dal coniuge o dal terzo che l'ha
conferito (si può pensare che una simile possibilità, normale per la
fattispecie da cui può originare l'ipoteca giudiziale, possa al limite
configurarsi anche per l'ipoteca di cui al n. 3 del'art. 2817 c.c.: si pensi ad
un'attività delittuosa del coniuge o del terzo che costituì il fondo che sia
stata compiuta per uno scopo di quel genere e ciò soprattutto nell'ottica
riguardante il responsabile civile), mentre, nel caso di debito contratto per scopi
estranei ai bisogni della famiglia, l'ipoteca può ancora insorgere
legittimamente se il creditore non sia stato consapevole di tale estraneità e
non può invece legittimamente insorgere se al contrario il creditore sia stato
consapevole di quella estraneità.
disciplina del fondo patrimoniale risulta, dunque, contenere fin dalla sua
introduzione anche una regola che consentiva e consente di individuare
l'atteggiarsi delle fattispecie di costituzione non volontaria dell'ipoteca,
cioè quelle dell'ipoteca legale (sia pure con sostanziale riferimento
all'ipotesi del n. 3 dell'art. 2817, come s'è detto) e quella dell'ipoteca
coordinamento fra le due discipline si poteva dire realizzato dal legislatore
con la regola dell'art. 170, interpretata nel senso su indicato.
Può passarsi ora all'esame della questione del rapporto fra la disciplina del
fondo patrimoniale e quella dell'ipoteca di cui all'art. 77 del d.P.R. n. 602
tal caso si è in presenza di una norma sopravvenuta rispetto sia alla
disciplina generale dell'ipoteca sia a quella del fondo.
già veduto che la fattispecie di ipoteca dell'art. 77 si presenta con
peculiarità che non consentono di collocarla né nell'ambito dell'art. 2817 né
nell'ambito dell'art. 2818 c.c..
circostanza che non si tratta di ipoteca che sorge da atto di costituzione del
coniuge (o del terzo) che costituì il fondo la colloca certamente al di fuori
della disciplina della norma dell'art. 169. Viceversa, le sue particolarità non
sono sufficienti a sottrarla alla disciplina dell'art. 170 per come sopra
ricostruita. In tanto, la nuova lex spedalis espressa nell'art. 77 non contiene
alcun indice che si preoccupi di dettare una regola a sua volta speciale quando
il bene faccia parte di un fondo patrimoniale. D'altro canto, non è possibile
ritenere che il legislatore nell'introdurre l'art. 77 abbia inteso, con la
previsione della possibilità di iscrivere l'ipoteca da esso prevista, sottrarre
tale possibilità alla osservanza da parte dell'esattore di eventuali regole
particolari pregresse esistenti in ragione della particolare condizione del
bene del debitore cui allude l'art. 77.
potrebbe, così sostenersi, che l'esattore, se il bene è incommerciabile ai
sensi dell'art. 2810 n. 1 c.c. possa iscrivere ipoteca. In sostanza, non è
dubitabile che l'art. 77 debba coordinarsi con la disciplina generale
dell'ipoteca.
mancanza di indici contrari, l'essere l’iscrivibilità delle ipoteche non
volontarie sui beni del fondo patrimoniale sostanzialmente disciplinata
dall'art. 170, una volta coniugata con la caratterizzazione dell'ipoteca di cui
all'art. 77 come fattispecie di ipoteca certamente non volontaria e derivante
da un atto di un soggetto terzo rispetto al fondo, non ha potuto che comportare
la conseguenza della soggezione della fattispecie dell'art. 77, quando il bene
del debitore fa parte del fondo patrimoniale, nell'ambito della disciplina
dello stesso art. 170 per come sopra interpretata.
Dev'essere,
pertanto, affermato il seguente principio di diritto: “l'art. 170 c.c., nel
regolare in generale, facendo riferimento alla finalità per cui è stato
contratto il debito ed alla conoscenza di tale finalità quando essa non sia
stata il soddisfacimento di bisogni della famiglia, i limiti entro i quali un
titolo formatosi a carico del coniuge (o del terzo) che ha costituito il fondo
patrimoniale conferendovi il bene, per debiti da lui contratti, può
giustificare l'esecuzione sul bene stesso, individua anche le condizioni alle
quali il titolo relativo al debito può giustificare l'iscrizione di un'ipoteca
non volontaria e, quindi, anche dell'ipoteca di cui all'art. 77 del d.P.R. n.
602 del 1973. Ne consegue che l'esattore può iscrivere tale ipoteca su beni
appartenenti al coniuge o al terzo che li hanno conferiti nel fondo, qualora il
debito del coniuge o del terzo sia stato contratto per uno scopo non estraneo
ai bisogni familiari e, quando, ancorché sia stato contratto per uno scopo
estraneo a tali bisogni, il titolare del credito per cui l'esattore procede
alla riscossione non conosceva tale estraneità. Viceversa, l'esattore non può
iscrivere l'ipoteca su detti beni e l'eventuale iscrizione è illegittima se il
creditore conosceva tale estraneità”.
motivazione della sentenza impugnata, dunque, non appare corretta, là dove ha
ritenuto che in generale l'ipoteca di cui all'art. 77 possa essere iscritta,
perché l'art. 170 si riferisce agli atti esecutivi e l'iscrizione di ipoteca
tale non è.
tesi affermata dalla Corte territoriale non tiene conto che l'art. 170 va
inteso nei sensi sopra indicati, cioè come regolatore delle condizioni alle
quali il titolo è idoneo a giustificare l'esecuzione sul bene facente parte del
fondo in relazione alla causa del debito e, gradatamente, a seconda della
conoscenza o non conoscenza della funzionalizzazione del debito a bisogni
estranei alla famiglia. Di modo che la strumentalità dell'ipoteca proprio
all'esecuzione impone di ritenere che la possibilità dell'iscrizione di ipoteca
sia regolata allo stesso modo.
soluzione cui si è pervenuti non è dissimile da quanto ha affermato Cass. n.
7880 del 2012, resa dalla Sezione Tributaria della Corte.
Tuttavia, l'erroneità della motivazione della sentenza impugnata, come s'è
preannunciato, non comporta che il suo dispositivo sia errato.
considerato che il coniuge (o il terzo) titolare del bene facente parte del
fondo patrimoniale che si faccia attore contestando la legittimità
dell'iscrizione ipotecaria perché avvenuta al di fuori delle condizioni
legittimanti previste dall'art. 170 assume l'onere di allegare e dimostrare i
fatti costitutivi dell'illegittimità dell'iscrizione.
tali fatti vi è, innanzi tutto, l'essere stato il debito del coniuge (o del terzo)
in relazione al quale si è proceduto all'iscrizione, contratto per uno scopo
estraneo ai bisogni della famiglia. Inoltre, egli deve allegare e dimostrare
che tale estraneità era conosciuta dal creditore che abbia iscritto l'ipoteca.
oneri di allegazione e di prova si configurano anche quando si proponga contro
l'esattore domanda di declaratoria della illegittimità dell'iscrizione di
un'ipoteca iscritta ai sensi dell'art. 77.
risulta dalla citazione introduttiva del giudizio di merito, che si rinviene
nel fascicolo del giudizio di primo grado di parte ricorrente, contenuto nel
fascicolo depositato in questo giudizio di legittimità, che il B. (punto 1)
allegò che l'ipoteca era stata iscritta “a garanzia del credito derivante da
una cartella esattoriale relativa a crediti INPS” e, quindi, del tutto
genericamente nel successivo punto 4 che il credito “per il quale il
concessionario sta procedendo”, non poteva giustificare l'iscrizione “non
trattandosi di obbligazione contratta nell'interesse della famiglia o per
l'amministrazione del fondo patrimoniale, a sensi dell'art. 170 cod. civ.”.
allegazione era del tutto generica quanto alla ragione per cui il credito non
si sarebbe potuto ritenere contratto nell'interesse della famiglia, non
potendosi reputare che ciò derivasse automaticamente dall'essere il credito
riferibile all'I.N.P.S., ed inoltre era del tutto omissiva dell'indicazione
della conoscenza di tale circostanza da parte del soggetto creditore per conto
del quale l'esattore procedeva.
citazione, del resto, non conteneva istanze istruttorie volte ad accertare la
circostanza allegata. La quale, d'altro canto, non risultava nemmeno dai
documenti prodotti, posto che dal documento 1, evocato al punto 1 e che si
rinviene nello stesso fascicolo emerge che la cartella esattoriale fa
riferimento a tre codici di tributo, il 18073 relativo a 'somme aggiuntive
versamento contributi FIS', l’8094 relativo a 'contributi
IVS/percentuale sul minimale', e 8095 relativo a 'somme aggiuntive
omesso versamento contributi IVS'. Tali indicazioni nulla dicono in ordine
all'attività in relazione alla quale si era prodotto il debito e,
particolarmente, nulla dicono che consenta l'apprezzamento di cui all'art. 170.
ricordato che la giurisprudenza di questa Corte (ex multis, si veda Cass. n.
15862 del 2009; anteriormente Cass. 8991 del 2003; n. 12998 del 2008), ha
affermato che “Il criterio identificativo dei crediti il cui soddisfacimento
può essere realizzato in via esecutiva sui beni conferiti nel fondo patrimoniale
va ricercato non già nella natura delle obbligazioni (legale o contrattuale),
ma nella relazione esistente tra il fatto generatore di esse ed i bisogni della
famiglia, essendo irrilevante l'anteriorità o posteriorità del credito rispetto
alla costituzione del fondo, atteso che il divieto di esecuzione forzata non è
limitato ai soli crediti (estranei ai bisogni della famiglia) sorti
successivamente alla sua costituzione, ma vale anche per i crediti sorti
anteriormente, salva la possibilità per il creditore, ricorrendone i
presupposti, di agire in via revocatoria. (Nell'enunciare il suddetto principio
la S.C. ha precisato che vanno ricompresi nei bisogni della famiglia anche le
esigenze volte al pieno soddisfacimento ed all'armonico sviluppo della famiglia
nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, con esclusione solo
delle esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente
speculativi”.
nell'atto introduttivo del giudizio vi era una situazione nella quale la
domanda non era corredata da una precisa allegazione dei fatti giustificativi
della richiesta di declaratoria della illegittimità dell'iscrizione ed anzi
tali allegazioni erano del tutto generiche.
canto, è vero che la resistente, costituendosi, come emerge dalla comparsa di
risposta che si rinviene nel fascicolo di primo grado presente nel suo
fascicolo, a sua volta non svolse allegazioni specifiche circa l'origine del
credito, ma, in disparte che, di fronte alla genericità delle avversarie
allegazioni non aveva l'onere di farlo, va rilevato che in chiusura della
comparsa essa risulta avere sostenuto l'infondatezza anche 'in fatto'
della domanda avversaria, e, dunque, risulta avere contestato la generica
allegazione avversaria. Ciò avrebbe dovuto indurre il B. a svolgere opportuna
attività prima di precisazione della sua domanda sui punti sui quali risultava
generica nei sensi sopra detti e, quindi, conseguente attività istruttoria.
Ora, è pacifico - emerge dal ricorso e ne da conferma la stessa sentenza
impugnata - che la causa passò in decisione senza che fosse sollecitata dalle
parti un'attività istruttoria e, dunque, l'intero giudizio si è svolto ed è
stato deciso nei due gradi di merito nella situazione emergente dagli atti
introduttivi rispettivi delle parti.
tale situazione, per quello che questa Corte constata senza che occorrano
accertamenti di fatto, che non siano dati dall'esame delle legittime produzioni
delle parti in questo giudizio di legittimità, la domanda del B. avrebbe dovuto
essere rigettata perché i suoi fatti costitutivi inerenti l'estraneità del
debito al bisogno familiare e la conoscenza di tale estraneità da parte del
creditore il cui credito l'esattore riscuoteva non erano dimostrati ed anzi
nemmeno specificamente allegati quanto alla prima e non allegata quanto alla
domanda avrebbe dovuto essere rigettata dal giudice di primo grado per tale
ragione e la stessa cosa, non avendolo fatto quel giudice, avrebbe dovuto fare
la Corte territoriale.
constatazione dell'esistenza di tale ragione di rigetto dev'essere fatta ora da
questa Corte come ragione che rende conforme a diritto il dispositivo di
rigetto della sentenza, previa correzione della motivazione nei sensi su
è possibile in tale situazione far luogo a cassazione con rinvio (come, invece,
accaduto nel caso deciso dalla sezione tributaria, con la già citata sentenza
n. 7880 del 2012, nel quale vi era apposito motivo sulle condizioni previste
dall'art. 170, che il giudice di merito aveva omesso di accertare ed il rinvio
fu ritenuto necessario per tale ragione), perché il giudizio di rinvio sarebbe
del tutto superfluo, in quanto non potrebbe portare che alla constatazione che
la domanda è stata basata su fati costitutivi generici e soprattutto indimostrati
e non potrebbe che essere respinta, dato il carattere chiuso del giudizio di
principio di diritto che giustifica il rigetto del ricorso è, dunque, il
seguente: “qualora il coniuge che ha costituito un fondo patrimoniale familiare
conferendovi un suo bene agisca contro il suo creditore chiedendo, in ragione
della sua appartenenza al fondo, la declaratoria, ai sensi dell'art. 170 cod.
civ., della illegittimità dell'iscrizione di ipoteca che egli abbia fatto sul
bene, deve allegare e provare che il debito per cui è stata iscritta l'ipoteca
è stato contratto per uno scopo estraneo ai bisogni della famiglia e che il
creditore era a conoscenza di tale circostanza. Tali oneri sussistono anche in
relazione all'iscrizione di ipoteca ai sensi dell'art. 77 del d.P.R. n. 602 del
1973. In sede di giudizio di cassazione contro una sentenza di merito che abbia
rigettato la domanda ritenendo non soggetta all'art. 170 l'iscrizione di
ipoteca, la Corte di cassazione, qualora constati che i detti oneri risultano inadempiuti,
deve rigettare il ricorso, previa correzione della motivazione della sentenza
impugnata”.
La complessità delle questioni esaminate e la stessa esistenza di una
correzione della motivazione della sentenza impugnata giustificano ampiamente la
compensazione delle spese del giudizio di cassazione.
Corte rigetta il ricorso. Compensa le spese del giudizio di cassazione.