Source: https://www.terredifrontiera.info/archivi/sos-lucania/varie%20soslucania/Commento%20sentenza%20di%20Stato%20Parco%20Nazionale%20del%20Pollino.htm
Timestamp: 2019-09-19 06:43:43+00:00
Document Index: 45341753

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Commento sentenza di Stato Parco Nazionale del Pollino
alcuni di voi ci hanno chiesto il testo della sentenza, di altri (della maggioranza) abbiamo recepito la profonda preoccupazione rispetto ad una sentenza che "avrebbe" dato il "via libera" ad ogni attività di ricerca di idrocarburi nelle aree protette e nei parchi. Poichè una tale interpretazione è completamente errata e fa solo comodo alla compagnie petrolifere ed a qualche amministratore con la coscienza sporca, vi offriamo il testo completo della sentenza in questione e un nostro commento di carattere tecnico-giuridico. Vi invitiamo a leggere attentamente entrambi i documenti ed a sbatterli in faccia (in senso metaforico, si intende) a coloro che, ignoranti o semplicemente in mala fede, hanno interesse a diffondere una diversa lettura del provvedimento giudiziario.
L’interesse pubblico alla ricerca degli idrocarburi si presenta cedevole rispetto ai valori ambientali.
E' giunto il momento di sfatare il mito della "sentenza del Consiglio di Stato che consente le estrazioni petrolifere nel Parco del Pollino". Diffondere una simile falsa notizia può giovare alle compagnie petrolifere e agli amministratori locali succubi del re petrolio non certamente a chi si batte per la tutela della legalità e dell'ambiente.
Il Consiglio di Stato non ha emesso una sentenza innovativa ma ha confermato una giurisprudenza consolidata, esprimendosi sulla materia come aveva già fatto con la sua sentenza n. 637/99, che riguardava il Parco della Maiella e, come sempre, non ha autorizzato in generale alcunché ma ha esaminato un singolo atto, il diniego dell'Ente Parco del Pollino a concedere l'autorizzazione all'ENI s.p.a. e all' Enterprise Oil Italiana s.p.a ad eseguire le indagini geofisiche nell'area Parco, ritenendolo illegittimo perché non adeguatamente motivato ed in contrasto con le norme previste dalla legge quadro (L.6.12.1991 n. 394) e dalle misure di salvaguardia.
Secondo il Supremo Organo della Giustizia Amministrativa, le indagini geofisiche non rientrano tra quelle espressamente vietate nei parchi bensì tra quelle sulle quali l’Amministrazione “è chiamata ad esprimere una verifica tecnico-discrezionale circa l’armonizzabilità dell’intervento proposto con i valori ambientali”. E’ precisato, puntualmente, che “l’interesse pubblico alla ricerca degli idrocarburi si presenta cedevole rispetto ai valori ambientali” e che “ove non siano percorribili, anche con l’apporto collaborativo dell’Ente Parco, strade capaci di coniugare il complesso dei valori tutelati” si può ricorrere come “estrema soluzione” al diniego allo svolgimento di attività funzionali anche all’interesse primario della ricerca di idrocarburi. Nel caso di specie l'Ente Parco non ha motivato il diniego se non affermando che le indagini “sono in astratto considerate potenzialmente rischiose per l’ambiente e l’habitat del Parco, senza alcun approfondimento istruttorio”, mentre le compagne petrolifere hanno prodotto corposa documentazione tecnica, firmata da illustri professori, tesa a dimostrare che le indagini si sostanziano nello “scoppio di piccole cariche di esplosivo ….che non dà luogo ad emissioni di gas nell’atmosfera o di detriti e provoca vibrazioni, soltanto a qualche metro di distanza, di scarso rilievo (paragonabili a quelle prodotte dal passaggio di un autocarro)”.
Su questi dati, il Consiglio di Stato ha emesso la decisione e, essendo mancata in questo caso, come in quello del Parco della Maiella, “la verifica concreta degli interessi”, non poteva giudicare diversamente.
Eppure basta vivere nei territori interessati dalle indagini geofisiche per capire i danni incalcolabili che questo tipo di indagini causano all’ambiente. Altro che micro-esplosioni, altro che lievi vibrazioni! Parlate con gli abitanti della Val Camastra e della Val D’Agri, vi racconteranno di boati, di scosse sismiche tali da far cadere vecchi casolari e lesionare nuove case, di pozzi prosciugati, di sorgenti sparite subito dopo le esplosioni, di solchi profondi lasciati nel terreno, di alberi tagliati, di tratturi aperti nei boschi, di pezzi di tubi sparsi per le campagne, di tubi con cariche inesplose abbandonati nei fiumi. E cosa dire del telegramma della R.I.G. s.r.l. (una delle società che ha svolto le ricerche dal 1999 al 2000) che invitava i Comuni a informare i cittadini di non spaventarsi se sentivano scosse simili al terremoto nelle ore in cui facevano brillare gli esplosivi? O dei processi ancora in corso davanti al Tribunale di Potenza, iniziati da cittadini che hanno visto le loro case lesionarsi quando società con nomi diversi, ma uguali interessi e padroni, hanno eseguito le famigerate indagini 5 anni or sono? O di tutte le invasioni di terreni privati contro il consenso dei proprietari o di nascosto da loro, senza rispettare i decreti prefettizi? O, infine, tutti i risarcimenti non corrisposti da società, via via, con sempre meno capitale sociale?