Source: http://www.bugli.it/2019/04/20/fiscale-imposte-indirette-iva-obblighi-dei-contribuenti-comunicazione-delle-operazioni-transfrontaliere-2/
Timestamp: 2019-08-20 21:17:45+00:00
Document Index: 34712769

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 50', 'art. 1', 'art. 17']

Fiscale – Imposte indirette – IVA – Obblighi dei contribuenti – Comunicazione delle operazioni transfrontaliere – STUDIO BUGLI
Fiscale – Imposte indirette – IVA – Obblighi dei contribuenti – Comunicazione delle operazioni transfrontaliere
Operazioni nei confronti di soggetti passivi privi di partita IVA – Rilevanza ai fini della comunicazione (risposta interpello Agenzia delle Entrate 27.3.2019 n. 85)
Con la risposta a interpello 27.3.2019 n. 85, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti rilevanti in merito alle operazioni che i soggetti passivi IVA devono comunicare nell’ambito del c.d. “esterometro”, previsto dall’art. 1 co. 3-bis del DLgs. 127/2015. La risposta esamina, in particolare, gli acquisti effettuati da soggetti italiani presso soggetti esteri che operano nel regime delle “piccole imprese”.
L’art. 1 co. 3-bis del DLgs. 127/2015 dispone che i soggetti passivi IVA residenti o stabiliti in Italia sono tenuti a trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate e ricevute verso e da soggetti non stabiliti in Italia.
Sono escluse dall’obbligo le operazioni per le quali:
– è stata emessa una bolletta doganale;
– è stata emessa o ricevuta una fattura elettronica di cui all’art. 1 co. 3 del DLgs. 127/2015.
Con la risposta a interpello n. 85/2019, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che la nuova comunicazione riguarda tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi verso e da soggetti non stabiliti in Italia, senza ulteriori limitazioni. Pertanto, ai fini dell’adempimento:
– assume rilievo soltanto la circostanza che la controparte dell’operazione non sia stabilita in Italia, indipendentemente dalla sua natura;
– non è significativa la circostanza che l’operazione sia o meno rilevante ai fini IVA nel territorio nazionale.
Dovrebbe concludersi, dunque, che ai sensi dell’art. 1 co. 3-bis del DLgs. 127/2015 devono essere comunicate con l’esterometro sia le operazioni effettuate nei confronti di privati, sia le operazioni effettuate nei confronti di soggetti passivi IVA, purché si tratti, in entrambi i casi, di soggetti non residenti e non stabiliti in Italia (senza che abbia rilievo, inoltre, la circostanza che l’operazione sia fuori campo IVA in Italia).
Operazioni con soggetti in regime delle “piccole imprese”
Il caso esaminato con la risposta a interpello n. 85/2019 riguarda, in particolare, gli acquisti effettuati da soggetti passivi IVA italiani presso una società di diritto inglese che presta servizi di consulenza e che è soggetta al regime delle “piccole imprese” (artt. 281 e ss. della direttiva 2006/112/CE).
Poiché la società prestatrice, in virtù del regime adottato, è priva del numero identificativo IVA, si pone il dubbio circa l’obbligo dei cessionari italiani di inserire i dati di tali acquisti nel relativo esterometro.
Alla luce dei criteri sopra richiamati, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che anche gli acquisti effettuati presso soggetti esteri in regime delle “piccole imprese” devono essere inclusi nella comunicazione di cui all’art. 1 co. 3-bis del DLgs. 127/2015.
Secondo parte della stampa specializzata, la circostanza che tali operazioni siano da includere nell’esterometro potrebbe indurre a ritenere che l’obbligo di inviare la comunicazione riguardi tutti i soggetti passivi residenti e stabiliti in Italia, compresi i soggetti che si avvalgono del regime di vantaggio o del regime forfetario. Per altro verso, viene rilevato che il limitato interesse economico derivante della mancata comunicazione delle operazioni effettuate da parte dei soggetti “minori” dovrebbe portare, come già accaduto in passato per il c.d. “spesometro”, a escludere tali soggetti dall’obbligo in parola (cfr. Santacroce B. “L’esterometro non esclude le operazioni verso i consumatori finali”, Il Sole – 24 Ore, 28.3.2019, p. 23).
Distinzione rispetto alla disciplina INTRASTAT
Con la risposta n. 85/2019, l’Agenzia delle Entrate precisa che non possono considerarsi applicabili, ai fini dell’esterometro, i chiarimenti forniti in materia di INTRASTAT, e in particolare quelli contenuti nella circolare 21.6.2010 n. 36, secondo cui il modello INTRASTAT non deve essere presentato in caso di acquisti di beni o servizi presso soggetti in regime delle “piccole imprese”.
Si sottolinea, dunque, la differenza tra l’ambito applicativo della disciplina INTRASTAT (art. 50 co. 6 del DL 331/93) e l’ambito applicativo del nuovo obbligo di comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere.
Operazioni con soggetti extra-UE
Si osserva che l’obbligo di comunicazione di cui all’art. 1 co. 3-bis del DLgs. 127/2015 riguarda anche gli acquisti di beni e servizi da soggetti extra-UE. Tali operazioni, infatti, sono documentate mediante autofattura i sensi dell’art. 17 co. 2 del DPR 633/72, e questa non è emessa in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio.
Pertanto, anche a seguito dell’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, gli acquisti di beni e servizi effettuati da soggetti IVA italiani presso soggetti stabiliti nel Regno Unito dovranno essere inclusi nella comunicazione dei dati delle operazioni transfrontaliere. (Fonte:EUTEKNE)
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