Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/25543-la-disoccupazione.asp
Timestamp: 2019-02-18 06:30:45+00:00
Document Index: 76468374

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 10']

Guida alla disoccupazione, novità normative, diritti, indennità e profili giurisprudenziali
Avv. Daniele Paolanti - Il tema della disoccupazione è divenuto di strettissima attualità con l'acuirsi della crisi dei mercati finanziari che avviluppa, con significativo nerbo, non solo il Paese ed il continente europeo (o almeno la maggior parte di esso) ma finanche numerosi Paesi della Comunità internazionale i quali segnalano di come il fenomeno de qua rappresenti una grave piaga che ostacola il benessere e si frappone al sentimento di piena realizzazione dell'individuo.
Il diritto costituzionale al lavoro
I dati sul fenomeno della disoccupazione
I diritti e le indennità riconosciute ai disoccupati
Indennità di disoccupazione: l'ASPI
Indennità di disoccupazione: la NASPI
La giurisprudenza sull'indennità di disoccupazione
La stessa Carta Costituzionale contempla il diritto al lavoro nel novero dei diritti inalienabili dell'individuo, imponendo finanche l'obbligo per ciascun cittadino di contribuire materialmente e spiritualmente allo sviluppo del Paese. Si riporta, per completezza espositiva, il disposto dell'art. 4 della Carta Costituzionale: "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società".
Gli economisti, al fine di individuare le percentuali di disoccupazione nel Paese ma anche per tracciare indici sovranazionali, tendono a distinguere la disoccupazione volontaria da quella involontaria. È dato pressoché ineluttabile di come la disoccupazione maggiormente diffusa sia soprattutto quella giovanile, condizione che ha determinato e continua a determinare la diffusione delle migrazioni all'estero, in particolare verso Paesi che hanno una percentuale di disoccupazione più moderata ed un maggior numero di opportunità. Ad incrementare significativamente il fenomeno sono parametri quali la localizzazione geografica e, purtroppo ancora oggi, il sesso, ma di questi profili lasciamo che se ne occupino gli economisti e gli esperti di statistica. A noi interessano in questa sede i profili giuridici connessi al fenomeno della disoccupazione ed, in species, gli strumenti di tutela che il nostro ordinamento offre per coloro che sono gravati da detta condizione.
Come già anticipato, la nostra Carta Costituzionale garantisce il diritto al lavoro quale diritto inalienabile e proprio di ciascun cittadino e, conseguenzialmente, impone a ciascuno il dovere di contribuire con la propria attività al progresso materiale e spirituale del Paese ed al suo solido sviluppo. Il legislatore non ha potuto non prendere atto della sopravvenuta crisi dei mercati finanziari che avviluppa il continente europeo dal lontano 2007. La suddetta crisi si è estesa, con la sua inesorabile pervasività, finanche nel settore del mercato del lavoro e, pertanto, si è rivelato necessario intervenire con provvida accortezza per contrastare la piaga della disoccupazione riducendone gli effetti nocivi. Da qui, l'introduzione delle indennità ad hoc per chi versa in stato di disoccupazione per causa indipendente dalla propria volontà.
L'Aspi era una prestazione erogata a favore di coloro i quali avessero presentato domanda e si trovassero in stato di disoccupazione per una causa indipendente dalla loro volontà. Trovava disciplina nella Legge n. 92/2012 (c.d. Legge Fornero) il cui articolo 2 così prevedeva: "A decorrere dal 1° gennaio 2013 e in relazione ai nuovi eventi di disoccupazione verificatisi a decorrere dalla predetta data è istituita, presso la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, l'Assicurazione sociale per l'impiego (ASpI), con la funzione di fornire ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione un'indennita' mensile di disoccupazione". Nel comma 2 della prefata disposizione normativa si legge che sono compresi nell'ambito di applicazione dell'ASpI tutti i lavoratori dipendenti, ivi compresi gli apprendisti e i soci lavoratori di cooperativa che abbiano stabilito, con la propria adesione o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo, un rapporto di lavoro in forma subordinata, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 3 aprile 2001, n. 142, e successive modificazioni, con esclusione dei dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Parallelamente veniva istituita finanche la MINI ASPI che era una prestazione economica istituita per coloro i quali, a partire dal 1° gennaio 2013, fossero lavoratori dipendenti ed avessero perduto involontariamente l'occupazione. Con circolare n. 94 del 12/05/2015 l'INPS comunicava che "La NASpI sostituisce le indennità di disoccupazione ASpI e mini ASpI introdotte dall'art. 2 della legge n. 92 del 2012, con riferimento agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° maggio 2015".
Iniziamo con la disamina di questo strumento e cerchiamo di capire di cosa si tratta. La NASPI è stata introdotta con decreto legislativo numero 22/2015 (Disposizioni per il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati, in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183(GU n.54 del 6-3-2015)), attuativo della legge Delega 183/2014, il cui articolo 1 così dispone: "A decorrere dal 1° maggio 2015 è istituita presso la Gestione prestazioni temporanee ai lavoratori dipendenti, di cui all'articolo 24 della legge 9 marzo 1989, n. 88, e nell'ambito dell'Assicurazione sociale per l'impiego (ASpI) di cui all'articolo 2 della legge 28 giugno 2012, n. 92, una indennita' mensile di disoccupazione, denominata: «Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego (NASpI)», avente la funzione di fornire una tutela di sostegno al reddito ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione. La NASpI sostituisce le prestazioni di ASpI e mini-ASpI introdotte dall'articolo 2 della legge n. 92 del 2012, con riferimento agli eventi di disoccupazione verificatisi dal 1° maggio 2015". La Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego è una prestazione che viene erogata a favore di coloro i quali ne facciano domanda e che abbiano perso involontariamente l'occupazione. Può essere richiesta dagli apprendisti, dai soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato, dal personale artistico con rapporto di lavoro subordinato e dai dipendenti a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni. Per espressa previsione normativa possono richiedere l'erogazione della prestazione i lavoratori che: siano in stato di disoccupazione ai sensi dell'articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni; possano far valere, nei quattro anni precedenti l'inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione; possano far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l'inizio del periodo di disoccupazione. Ai sensi dell'art. 3 comma 2 del D.Lgs. 4 marzo 2015, n. 22 "La NASpI è riconosciuta anche ai lavoratori che hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa e nei casi di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta nell'ambito della procedura di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dall'articolo 1, comma 40, della legge n. 92 del 2012".
In questa sede riporteremo la posizione espressa dalla Suprema Corte la quale ha ammesso che "l'art. 9, comma 3 di tale D.Lgs. prevede che il lavoratore titolare di due o più rapporti di lavoro subordinato a tempo parziale che cessi da uno dei detti rapporti a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa, o di risoluzione consensuale intervenuta nell'ambito della procedura di cui alla L. n. 604 del 1966, art. 7 (come modificato dalla L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 40), e il cui reddito sia inferiore al limite utile ai fini della conservazione dello stato di disoccupazione, ha diritto, ricorrendo tutti gli altri requisiti, di percepire la NASPI in misura ridotta nei termini di cui al successivo art. 10 (a condizione che, entro trenta giorni dalla domanda di prestazione, comunichi all'INPS il reddito annuo previsto). Ciò testimonia d'un progressivo favor legislativo verso forme di sostegno commisurate al differenziale economico tra sussidio di disoccupazione e reddito percepito, piuttosto che di mantenimento di sussidi commisurati a singole unità di tempo (giorni, settimane, mesi) di inattività. In altre parole, alla logica binaria del "tutto o niente" in relazione ad una prescelta unità di tempo sostituisce quella quantitativa dell'aiuto parametrato al reddito percepito, soluzione che a sua volta risulta più prossima al risultato complessivo cui sono sostanzialmente pervenuti, nella vicenda in oggetto, i giudici di merito (Cassazione civile sez. lav. 18 gennaio 2016 n. 705)".
(23/03/2017 - Avv.Daniele Paolanti) • Foto: 123rf.com