Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1487-codice-civile-modificazione-o-esclusione-convenzionale-della-garanzia
Timestamp: 2018-11-15 01:00:21+00:00
Document Index: 89489066

Matched Legal Cases: ['art. 1487', 'art. 45', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 1453', 'art. 1455']

I contraenti possono aumentare (1) o diminuire (2) gli effetti della garanzia e possono altresì pattuire che il venditore non sia soggetto a garanzia alcuna.
Quantunque sia pattuita l’esclusione della garanzia, il venditore è sempre tenuto per l’evizione derivante da un fatto suo proprio (3). E’ nullo ogni patto contrario (4).
Garanzia: [v. 1179]; Evizione: [v. 1483]; Nullità: [v. Libro IV, Titolo II, Capo XI].
(1) Ad esempio, le parti possono stabilire che il venditore sia tenuto a risarcire il danno che deriva al compratore per la perdita del bene, anche quando questa non dipenda da sua colpa.
(2) Si può stabilire, ad esempio, che il venditore non sia tenuto a risarcire il danno (salvo i limiti previsti dal comma 2). Non è, invece, possibile escludere l’obbligo del venditore di restituire il prezzo e di rimborsare le spese [v. 1488].
(3) Si ha evizione per fatto proprio del venditore quando, ad esempio, il terzo faccia valere contro il compratore un atto dispositivo (vendita) compiuto dal venditore prima della conclusione del contratto con il compratore stesso.
(4) Le parti potranno escludere la garanzia dell’evizione soltanto quando questa derivi da colpa lieve del venditore e sempreché il suo comportamento non violi norme di ordine pubblico [v. 12292].
L’autonomia contrattuale è, sì, molto ampia, ma non può mai giungere a spostare completamente il peso dell’operazione economica a carico di una sola delle parti.
In tema di vendita, poiché la garanzia per evizione ha la funzione di eliminare lo squilibrio delle prestazioni determinato dall'inadempimento del venditore, tale rimedio opera nei limiti del ripristino della situazione anteriore alla conclusione del contratto, anche in mancanza di colpa del venditore; non è peraltro necessario che il vittorioso intervento rivendicativo del terzo abbia la propria causa in un fatto preesistente alla vendita, ben potendo consistere tale responsabilità del venditore - tenuto per fatto suo proprio, ex art. 1487, comma 2, c.c. - anche in una condotta inadempiente successiva al contratto, purché sussista il nesso tra la perdita del diritto subita dal compratore e l'oggettivo inadempimento del venditore. (Principio affermato dalla S.C. con riguardo all'esercizio, da parte del curatore fallimentare della società prima venditrice, dell'azione di inefficacia ex art. 45 l. fall. della formalità - successiva al fallimento - del trasferimento di proprietà di autoveicolo, trascritto nel pubblico registro in modo, quindi, ormai inopponibile alla massa, con conseguente obbligo di restituzione del bene anche da parte del terzo subacquirente dall'avente causa dalla società fallita.
Cassazione civile sez. I 14 aprile 2011 n. 8536
La locazione finanziaria (cosiddetta leasing) si svolge come un rapporto trilaterale, in cui l'acquisto ad opera del concedente è effettuato per conto dell'utilizzatore con la previsione - quale elemento naturale del negozio - dell'esonero del primo da ogni responsabilità in ordine alle condizioni del bene acquistato per l'utilizzatore, essendo quest'ultimo a prendere contatti con il fornitore, a scegliere il bene che sarà oggetto del contratto ed a stabilire le condizioni di acquisto del concedente, il quale non assume direttamente l'obbligo di consegna, nè garantisce che il bene sia immune da vizi e presenti le qualità promesse, nè rimane tenuto alla garanzia per evizione. Pertanto, nel caso in cui il conduttore-utilizzatore abbia scelto direttamente il fornitore, abbia contrattato con lo stesso le condizioni della fornitura e si sia ricevuto le macchine, oggetto del contratto (sottoscrivendo i verbali di consegna e collaudo), la società concedente rimane esonerata da ogni responsabilità per i vizi della cosa, per i difetti di funzionamento o idoneità o mancanza di qualità della stessa, anche se sopravvenuti; con la conseguenza che restano attribuite all'utilizzatore le azioni di garanzia derivanti dalla compravendita delle macchine, nell'esercizio delle quali detto utilizzatore agisce nei confronti del fornitore facendo valere in nome proprio, non già un diritto altrui, bensì l'indicata garanzia, direttamente spettantegli in base ad una precisa previsione contrattuale dipendente dallo schema tipico della locazione finanziaria.
Cassazione civile sez. II 11 luglio 1995 n. 7595
Nel rapporto trilaterale di locazione finanziaria (c.d. leasing), in cui l'acquisto ad opera del concedente è effettuato per conto dell'utilizzatore con la previsione - quale elemento naturale del negozio - dell'esonero del primo da ogni responsabilità in ordine alle condizioni del bene acquistato per l'utilizzatore, essendo quest'ultimo a prendere contatti con il fornitore, a scegliere il bene che sarà oggetto del contratto e a stabilire le condizioni di acquisto del concedente, questi non assume direttamente l'obbligo di consegna, non garantisce che il bene sia immune da vizi e presenti le qualità promesse, nè rimane tenuto alla garanzia per evizione.
Cassazione civile sez. III 30 maggio 1995 n. 6076
Poiché l'operazione economica di locazione finanziaria (c.d. leasing) si svolge come un rapporto trilaterale in cui l'acquisto ad opera del concedente è effettuato per conto dell'utilizzatore con la previsione - quale elemento naturale del negozio - dell'esonero del primo da ogni responsabilità in ordine alle condizioni del bene acquistato per l'utilizzatore, essendo quest'ultimo a prendere contatti con il fornitore, a scegliere il bene che sarà oggetto del contratto e a stabilire le condizioni di acquisto del concedente, ne consegue che questi non assume direttamente l'obbligo di consegna, non garantisce che il bene sia immune da vizi e presenti le qualità promesse, nè rimane tenuto alla garanzia per evizione.
Cassazione civile sez. III 17 maggio 1991 n. 5571
In tema di locazione di immobili urbani ed in relazione a controversie instaurate dopo l'entrata in vigore della legge n. 392 del 1978, il conduttore convenuto per la risoluzione del contratto per morosità non può opporre di avere versato il canone nella misura legale, nè può il giudice, di ufficio, accertare in via incidentale l'effettiva misura del canone legale, essendo il relativo accertamento riservato alla cognizione del pretore a seguito di regolare azione del conduttore nelle forme e nei termini di cui agli art. 44 e 45 della citata legge. Ne consegue che fino a quando, in quest'ultimo giudizio, non sia stata accertata, con sentenza passata in cosa giudicata, l'esatta misura del canone legale, che venga a sostituire quello convenzionale, non può il conduttore rifiutarsi di versare gli aumenti di legge del canone richiestogli dal locatore, in quanto ciò provoca il venir meno dell'equilibrio sinallagmatico convenzionale e, pur costituendo il mancato versamento di detti aumenti inadempimento ex art. 1453 c.c., è compito del giudice di merito accertare, ai sensi dell'art. 1455 c.c., se l'inadempimento sia talmente grave da giustificare la risoluzione del contratto di locazione, avuto riguardo all'interesse del locatore a ricevere il canone nella misura prevista dagli aumenti di legge
Cassazione civile sez. III 03 febbraio 1995 n. 1325