Source: http://www.ordinecdlna.it/n-1032020-del-03072020/
Timestamp: 2020-08-08 02:41:02+00:00
Document Index: 81521661

Matched Legal Cases: ['art. 46', 'art. 80', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 7', 'art. 103', 'art. 3', 'art. 3']

N° 103/2020 del 03/07/2020 – Ordine cdlna
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L’INL, con nota n. 298 del 24 giugno scorso, ha chiarito che il divieto di licenziamento, di cui all’art. 46 del decreto “Cura Italia”, si applica anche all’inidoneità sopravvenuta alla mansione.
Come noto, il decreto “Cura Italia”, DL 18/2020 – convertito dalla L. 27/2020 -, ha disposto il divieto dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo per il periodo 17.03.2020 – 17.08.2020 (termine quest’ultimo, modificato dall’art. 80 del D.L. 34/2020, c.d. “decreto Rilancio”), nonché il divieto di avviare procedure di licenziamento collettivo di cui alla Legge 223/91, sia in corso di CIGS (art. 4), sia per riduzione di personale (art. 24).
Più segnatamente, la norma in questione, nella sua formulazione letterale vigente, prevede: “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto [17.03.2020, n.d.r.] l'avvio delle procedure di cui agli articoli 4,5 e 24, della legge 23 luglio 1991, n. 223 è precluso per cinque mesi e nel medesimo periodo sono sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell'appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d'appalto. Sino alla scadenza del suddetto termine, il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell'articolo 3, della legge 15 luglio 1966, n. 604. Sono altresì sospese le procedure di licenziamento per giustificato motivo oggettivo in corso di cui all'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604”.
In buona sostanza, dal 17 marzo 2020 al 17 agosto 2020
l'avvio delle procedure di cui agli articoli 4 e 24 L. 223/91
Le procedure artt. 4 e 24 della L. 223/91 avviate dopo la data del 23/02/2020
Le procedure ex art. 7 della L. 604/66 (procedura già sospesa dall’art. 103 del Cura Italia)
Più in dettaglio, è bene precisare che l’art. 3 della L. 604/66 prevede che si configuri un giustificato motivo oggettivo ogni volta che vi siano ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.
In detta fattispecie la giurisprudenza ha sempre sussunto anche i licenziamenti determinati da sopravvenuta inidoneità alla mansione, atteso che la impossibilità di ricollocare il lavoratore, in altre posizioni compatibili con il suo status, obbligo nascente dal c.d. “repechage”, attiene a motivi afferenti l’organizzazione imprenditoriale.
Su tale aspetto, in particolare, interviene la nota in commento dell’Ispettorato nazionale del Lavoro, n. 298 del 24.06.2020, chiarendo quanto segue.
Innanzi tutto, l’Ispettorato precisa che il legislatore ha inteso conferire alla norma un carattere generale, con la conseguenza che devono ritenersi ricomprese nel suo alveo tutte le ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell'art. 3 della L. n. 604/1966.
Pertanto, anche l'ipotesi della sopravvenuta impossibilità a rendere la prestazione lavorativa specifica deve essere ascritta alla fattispecie del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, atteso che l'inidoneità sopravvenuta alla mansione impone al datore di lavoro la verifica in ordine alla possibilità di ricollocare il lavoratore in attività diverse riconducibili a mansioni equivalenti o inferiori, anche attraverso un adeguamento dell'organizzazione aziendale (cfr. Cass. Civ., sez. lav., sent. n. 27243 del 26 ottobre 2018; Cass. Civ., sez. lav., sent. n. 13649 del 21 maggio 2019).
Concludendo, per l’effetto, che la disciplina prevista dagli articoli 46 e 103 del D.L. n. 18/2020 riguardi anche i licenziamenti per sopravvenuta inidoneità alla mansione.
Alla luce, invece, anche delle interpretazioni dottrinali finora emanate si ritiene possibile licenziare per:
Recesso per superamento del periodo di comporto
Recesso dei dirigenti