Source: http://www.laleggepertutti.it/138031_telefonata-ma-nessuno-parla-e-reato
Timestamp: 2017-01-23 22:55:53+00:00
Document Index: 139498065

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Telefonata ma nessuno parla: è reato?
Lo sai che? Pubblicato il 31 ottobre 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Telefonata ma nessuno parla: è reato? L’AUTORE: Redazione
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Anche la telefonata muta va considerata come molesta e quindi se reiterata integra il reato di stalking.
Se qualcuno ti squilla più volte sul telefono e, dopo la tua risposta, dall’altro lato della cornetta non c’è nessuno che parla, puoi sporgere querela. Puoi infatti sostenere di essere vittima di stalking. È quanto chiarisce la Cassazione con una recente sentenza [1].
Sono le cosiddette telefonate mute, quelle cioè in cui, dopo il tuo «Pronto?» non c’è nessuno che ti risponde. Potrebbe essere colpa della linea, di un guasto al telefono, dei sistemi di telemarketing che spediscono più chiamate a più destinatari, pronti a rispondere a chi per primo prende la cornetta, in modo da risparmiare tempo e procedere più speditamente alle promozioni commerciali. Ma potrebbe anche trattarsi di uno scherzo o di un deliberato modo di infastidire il destinatario delle telefonate. In quest’ultimo caso, se il comportamento si ripete più volte nel tempo, scatta il reato di stalking. E per poter denunciare il colpevole non c’è bisogno che la condotta sia reiterata in un lasso di tempo particolarmente considerevole. Ad esempio, in passato, il Consiglio di Stato ha ritenuto 19 sms in un mese rientranti nel reato di atti persecutori [2] se questi sono sufficienti a determinare nella vittima uno stato d’ansia.
Diversa sarebbe la conclusione se, nell’arco di un periodo di tempo particolarmente dilatato (20 mesi) le telefonate o gli sms siano pochi.
Se non è stalking, però, può scattare il reato di molestie [3], meno grave ma comunque denunciabile negli stessi termini (sempre tre mesi). Il codice penale, infatti, punisce chiunque, tramite telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestia o disturbo. La sanzione è l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516.
Lo stalking, rispetto alla molestia, richiede una condotta reiterata che porti un logoramento psichico nella vittima e una intimidazione capace di suscitare turbamento apprezzabile nella sua psiche o nelle abitudini di vita della stessa. Ebbene, le telefonate mute hanno indubbiamente lo scopo mi molestare e, quindi, anche se non c’è una voce dall’altro lato della cornetta, il “penale” scatta ugualmente.
[1] Cass. sent. n. 45547/2016.
[2] Cons. St. sent. n. 4241/16 del 13.10.2016.
Sentenza Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 4 luglio – 28 ottobre 2016, n. 45547
Presidente Vessichelli – Relatore Gorjan
Il Tribunale di Modena con la sentenza impugnata, resa a sensi dell’art. 425 cod. proc. pen. il 9.3.2016, ha dichiarato non doversi procedere nei riguardi del C. in ordine al delitto ex art. 612 bis cod. pen. per insussistenza del fatto.
Avverso la sentenza resa dal Tribunale ha proposto ricorso per cassazione il difensore fiduciario della parte civile, rilevando come concorreva violazione di legge in relazione all’ipotesi delittuosa contestata od almeno alla contravvenzione ex art. 660 cod. pen., poiché l’argomento utilizzato dal Giudice di Modena errato. Difatti come insegnava questa Suprema Corte non assumeva dirimente rilevanza l’aspetto quantitativo delle azioni violente o moleste in ordine al delitto, ex art. 612 bis cod. pen..
Inoltre non era stato valutato che, comunque, le telefonate, benché in numero non significativo se ragguardato l’intero periodo di imputazione, tuttavia risultavano intensificate in alcuni brevi periodi temporali sì da recar di certo molestia.
In effetto il ragionamento esposto dal G.U.P. presso il Tribunale appare adeguato a sostenere la soluzione adottata in relazione all’ipotesi accusatoria contestata, ossia il delitto ex art. 612 bis cod. pen. nella prospettiva dei cui all’art. 425 cod. proc. pen..
È unico dato, quindi, valutabile ai fini della penale responsabilità il numero di telefonate,da ritenersi moleste poiché generalmente mute, nel periodo di imputazione – circa 20 mesi – di certo riferibili all’utenza utilizzata dall’imputato. E sulla scorta di tale numero il Giudice modenese ha rettamente, anche ad opinione di questa Corte, ricavato la conclusine che, stante il numero esiguo rapportato all’ampio arco temporale, non potesse ritenersi posta in essere la condotta di logoramento psichico ed intimidazione atta a suscitar turbamento apprezzabile nella psiche ed abitudini di vita della parte lesa,siccome previsto dalla norma incriminatrice.
In effetto dette telefonate, proprio perché in gran parte mute, lumeggiano scopo di molestia,ma sotto tale profilo, pur risultando condotta ricompresa nella più ampia ipotesi criminosa contestata, il G.U.P. non ha valutata la questione.
Riguardo a detti rilevanti dati di fatto, configuranti l’ipotesi autonoma della contravvenzione ex art. 660 cod. pen., in effetto il Giudice di Modena non ha illustrato argomentazione alcuna per escludere la ben possibile riqualificazione giuridica della medesima condotta contestata.
Di conseguenza la sentenza impugnata va annullata ed il procedimento va rimesso al Tribunale di Modena per nuovo esame avuta presente anche la possibilità di riqualificare il fatto contestato nella contravvenzione ex art. 660 cod. pen..
In caso di diffusone del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 d.lgs. 196/03 in quanto disposto d’ufficio.
Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 29 settembre – 13 ottobre 2016, n. 4241
Col provvedimento emesso in data 18 agosto 2009, in applicazione del decreto legge n. 11 del 2009, come convertito nella legge -omissis-8 del 2009, il Questore della Provincia di Bologna ha ammonito l’appellante, con invito ad astenersi dal porre in essere atti persecutori nei confronti della signora -omissis-
Col ricorso -omissis-del 2009 (proposto al TAR per l’Emilia Romagna, Sede di Bologna), l’appellante ha impugnato il provvedimento emesso il 18 agosto 2009, chiedendone l’annullamento per violazione di legge ed eccesso di potere.
Il TAR, con la sentenza -omissis- del 2016, ha respinto il ricorso ed ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio.
Con l’appello in esame, l’interessato ha chiesto che, in riforma della sentenza del TAR, il ricorso di primo grado sia accolto.
A fondamento dell’impugnazione, egli ha dedotto col primo motivo (pp. 5-14) che il Questore avrebbe dovuto inviare l’avviso di avvio del procedimento, previsto dall’art. 7 della legge n. 241 del 1990, la cui assenza avrebbe anche comportato un difetto di istruttoria, ed avrebbe anche dovuto sentire le ‘persone informate dei fatti’.
Ritiene la Sezione che tali censure siano infondate e vadano respinte.
Col secondo motivo (v. pp 14-21), l’appellante ha dedotto che:
– quanto agli episodi successivi ad essa successivi, si sarebbe attribuito rilievo «ad alcuni SMS pervenuti da utenze fisse sempre diverse sul cellulare dell’esponenti, insufficienti ad integrare la fattispecie e la cui provenienza e riconducibilità … non è mai stata in nessun modo accertata né periziata»;
Ritiene la Sezione che anche tali censure siano infondate.
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