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Timestamp: 2020-01-28 23:15:37+00:00
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Delibere per consulenze tecniche, ripartizione spese e annullabilita': Cass.8010 del 2012
Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 30 marzo – 21 maggio 2012, n. 8010
"testimonianza dei condomini, termine impugnazione, decadenza"
Tante le questioni sottoposte all'attenzione della Cassazione, alcune nuove, altre infondate, altre di merito.
Si ripropone la necessita' di essere completi nei giudizi di merito.
30.05.2012 - pag. 81503
Presidente Triola – Relatore Matera Svolgimento del processo Con sentenza del 16-1-2007 il Tribunale di Pescara dichiarava inammissi bile per intervenuta decadenza l'impugnativa della delibera condominiale del 3-10-1997, e rigettava le altre impugnative proposte avverso le delibere condominiali del 4-12-1997 e del 17-2-2000 da V.L. nei confronti del Condominio (omissis) , condannando l'attrice alla rifusione delle spese di lite.
La V. proponeva appello avverso la predetta decisione, insistendo per l'accoglimento della domanda. Essa chiariva, in particolare, che l' impugnazione delle delibere condominiali del 4-12-1997 e del 17-2-2000 riguardava l' aggravio ingiustificato dei costi che essa condomina avrebbe sostenuto in relazione alla nomina, non necessaria, di un tecnico ed alla sostituzione di tutti i pannelli dei balconi, compresi quelli in buono stato conservativo; spese da ritenersi voluttuarie e non necessitate da alcuna imminente situazione di pericolo.
Con sentenza depositata in data 8- 7-2010 la Corte di Appello di L'Aquila, in parziale riforma della sentenza impugnata, riduceva le sp ese del giudizio di primo grado, rigettando per il resto l'appello.
Per la cassazione di tale sentenza ricorre la V. , sulla base di sette motivi.
Il Condominio resiste con controricorso, proponendo altresi' ricorso in cidentale, affidato a un unico motivo.
1) Con il primo motivo la ricorrente principale denunc ia la violazione dell'art. 112 c.p.c.. Sostiene che oggetto delle delibere impugnate del 4-12-1997 e del 17-2-2000 era esclusivamente la nomina di un consulente da parte del Condominio per la redazione di un computo metrico, ritenuto non necessario anche dal C.T.U. Rileva che il giudice del gravame, statuendo invece sulla necessita' dei lavori, ha omesso di pronunciare sul punto decisi vo della domanda, con conseguente violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
La Corte di Appello si e' pronunciata sulle censure mosse dall'appellante con il primo motivo di gravame, evidenziando (v. pag. 5 della sentenza impugnata) che "i lavori inerenti la eliminazione della situazione di pericolo conseguente alle lesioni presenti sui parapetti dei balconi" erano "urgenti e non piu' differibili", e che, pertanto, per l'assemblea condominiale appariva indispensabile "la nomina di un tecnico per la verifica e la quantificazione dei lavori da eseguirsi sui balconi in ragione della situazione di pericolo in atto".
Non sussiste, pertanto, il vizio di omessa pronuncia de nunciato dalla ricorrente.
2) Con il secondo motivo la V. lamenta la viol azione degli artt. 1130, 1135, 1137 c.c. e l'illogicita' della motivazione. Deduce che il giudice di appello e' incorso nel vizio di eccesso di potere, in quanto non si e' limitato ad esercitare il sinda cato di legittimita' sulle delibere assembleari impugnate, ma ne ha valutato il contenuto nel meri to, senza considerare, peraltro, che l'impugnativa proposta riguardava esclusivamente la nomina di un tecnico per la redazione di un computo metrico per la sostituzione dei pannelli.
Il motivo e' privo di fondamento, in quanto la Corte di Appello, nel dare atto che le delibere impugnate costituivano espressione del legittimo esercizio dei poteri discrezionali attribuiti all'assemblea condominiale, e nell'escludere che la spesa deliberata avesse car attere voluttuario, ha esercitato un sindacato di mera legittimita'.
3) Con il terzo motivo la ricorrente si duole della violazione degli artt. 2729, 2697 c.c., 115 e 116 c.p.c.. Sostiene che sia il giudice di primo grado che il giudice del gravame hanno travisato le risultanze della prova testimoniale ed hanno omesso di valutare le prove documentali. Rileva che i condomini, incapaci di testimoniare, in quanto parti in causa, hanno riferito che l'incarico dato al perito per la redazione del computo metrico serviva per la trasformazione del balcone, mai deliberata, e non certamente per la sostituzione dei pannelli; e che dal computo metrico redatto dall'architetto F.G. si evince che la deliberazione di sostituzione dei pannelli implicava l'intervento su parti di proprieta' esclusiva del singolo condomino.
Il motivo, nella parte in cui denuncia l'erronea valutazione della prova testimoniale, e' inammissibile, non avendo alcuna co rrelazione con le ragioni poste a base della decisione, nella quale non si fa alcun riferiment o alle deposizioni testimoniali rese dai condomini. Anche le deduzioni svolte riguardo al c ontenuto del computo metrico redatto dall'architetto F. sono inammissibili, non risultando che con i motivi di gravame l'appellante abbia posto in dubbio la natura comune dei beni oggetto di intervento, e non potendo la relativa questione essere sollevata per la prima volta in sede di legittimita'.
4) Con il quarto motivo la V. lamenta la violazione dell'art. 1135 n. 2 e 3 c.c., in relazione alla ritenuta inammissibilita' per intervenuta decadenza della delibera assembleare del 3-10-1997.
Sostiene che, contrariamente a quanto ritenuto da lla Corte di Appello, la delibera assembleare che modifica i criteri di ripartizione delle spese condominiali e' a ffetta da nullita' radicale deducibile senza limiti di tempo, e non meramente annullabile mediante impugnativa da proporsi entro il termine di trenta giorni.
Secondo il costante orientamento di questa Corte, riguardo alle delibere dell'assemblea di condominio aventi ad oggetto la ripartizione delle spese comuni, occorre distinguere quelle con le quali sono stabiliti i criteri di ripartizione ai sensi dell'art. 112 3 c.c. ovvero sono modificati i criteri fissati in precedenza, per le quali e' necessario, a pena di radicale nullita', il consenso unanime dei condomini, da quelle con le quali, nell'esercizio della attribuzioni assemblear i previste dall'art. 1135 n. 2 e 3 c.c., vengono in concreto ripartite le spese medesime, atteso che queste ultime, ove adottate in violazione dei criteri gia' stab iliti, devono considerarsi annullabili, e la relativa impugnazione va proposta nel termine di decadenza di trenta giorni previsto dall'art. 1137, ultimo comma, c.c. (Cass.
S.U. 7-3-2005 n. 4806; Cass. 9-2-1995 n. 1455; Cass. 8-6-1993, n. 6403).
Nel caso di specie, la Corte di Appello ha dato atto che la delibera assembleare del 3-10-1997 non ha riguardato la modifica dei criteri legali o convenzionali di ripartizione delle spese, ma la ripartizione in concreto tra i condomini delle spese, nell'ambito dei criteri gia' stabiliti.
Correttamente, pertanto, essa ha ritenuto che ricorresse una ipotesi di mera annullabilita' della delibera in esame, soggetta al termine di decadenza di trenta giorni dalla da ta di comunicazione ai condomini assenti.
5) Con il quinto motivo viene denunciata la violazione dell'art. 112 c.p.c., per avere il giudice di appello omesso di pronunciare sulla invocata cessazione della materia del contendere, dovuta al fatto che con successiva delibera del 7-1-2002 l'assemblea ha optato per la sostituzione dei pannelli.
Il motivo e' infondato, essendosi la Corte di Appello pronunciata sull'eccezione sollevata dall'appellante con il quarto motivo di gravame, escludendo che la nuova delibera abbia prodotto un effetto sostitutivo delle delibere impugnate.
Il motivo e' inammissibile per la sua genericita', non muovendo specifiche censure avverso le argomentazioni svolte dalla Corte di Appello, la quale, nel procedere alla liquidazione delle spese, ha ritenuto la causa di valore indeterminabile, sul rilievo che la stessa aveva ad oggetto l'impugnazione, per motivi diversi, di una serie di delibere assemblea e, quindi, non concernenti il solo incarico al consulente.
7) Con il settimo motivo, infine, la ricorrente lamenta che i giudici di primo e secondo grado hanno considerato i lastroni di cemento armato di proprieta' condominiale, laddove gli stessi, costituendo parte strutturale dei balconi a ggettanti e svolgendo una funzione protettiva delle singole unita' abitative, sono di proprieta' esclusiva dei condomini.
Il motivo e' inammissibile, prospettando una questione che, come si desume dalla lettura della sentenza impugnata, non e' stata dedotta in appello e che, pertanto, non puo' essere fatta valere nel presente giudizio di legittimita'.
8) Con l'unico motivo di ricorso incidentale il Condominio si duole della violazione degli artt. 91, 92 e 112 c.p.c., nonche' della contraddittorieta', illogicita' e carenza della motivazione. Sostiene che il quinto motivo di appello proposto dalla V. non si fondava sulla eccessiva liquidazione delle spese, bensi' sull'erronea individuazione dell o scaglione tariffario di riferimento; e che, pertanto, la Corte di Appello, avendo confermato che la causa era di valore indeterminabile, non avrebbe potuto ridurre le spese liquidate dai giudice di primo grado.
Il motivo e' inammissibile, in quanto la Corte di Appello, nel ridurre, in parziale accoglimento dell'ultimo motivo di gravame, le spese di primo grado in ragione della non complessita' della materia, ha implicitamente ritenuto che le censure dell'appellante investissero non solo l'individuazione dello scaglione ta riffario di riferimento, ma la liquidazione delle spese nel suo complesso, e sul punto sono mancate specifiche censure da parte del ricorrente incidentale, attraverso il preciso riferimento a dati testuali idonei a palesare l'erroneita' de lla valutazione espressa dal giudice di merito.
9) Per le ragioni esposte devono esse re rigettati sia il ricorso principale che quello incidentale. In ragione delle reciproca soccombenza delle parti, va disposta l'integrale compensazione delle spese del presente grado di giudizio.
Delibere per consulenze tecniche, ripartizione spese e annullabilita'
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