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Timestamp: 2018-11-17 22:29:58+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1226', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, III sezione, sentenza depositata il 27/4/2011, n. 9422. Non è risarcibile la lesione del “diritto al tempo libero” - Avvocato Renato D'Isa
Corte di Cassazione, III sezione, sentenza depositata il 27/4/2011, n. 9422. Non è risarcibile la lesione del “diritto al tempo libero”
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Corte di cassazione – Sezione III civile – Sentenza depositata il 27 aprile 2011, n. 9422. Non è risarcibile la lesione del diritto al tempo libero
Non è possibile ritenere il diritto al tempo libero come diritto fondamentale dell’uomo e, nella sola prospettiva costituzionale, come diritto costituzionalmente protetto e ciò per la semplice ragione che il suo esercizio è rimesso alla esclusiva autodeterminazione della persona, che è libera di scegliere tra l’impegno instancabile nel lavoro e il dedicarsi, invece, a realizzare il suo tempo libero da lavoro e da ogni occupazione.
Sentenza 22 marzo – 27 aprile 2011, n. 9422
(Presidente Filadoro – Relatore Uccella)
Con l’unico motivo insufficiente ed incongrua motivazione (art. 360 n. 5 c.p.c.) il ricorrente si duole che erroneamente il giudice dell’appello non avrebbe riconosciuto in capo a lui il diritto al tempo libero come vero e proprio diritto soggettivo, non riconducibile ai diritti della personalità tutelai dagli artt. 2 e 3 Cost.[1] e non dotati di autonoma caratterizzazione, anche perché, esaminando la domanda dell’attore, in parte qua, il giudice avrebbe rinvenuto, erroneamente, a suo avviso, una contraddizione, in quanto il criterio risarcitorio a tal fine si sarebbe basato sul valore dell’ora di lavoro maggiorato del 40%.
Questa, in estrema sintesi, la doglianza, con la quale si censura la sentenza anche per non avere determinato il danno secondo il disposto dell’art. 1226 c.c.[2].
Ciò posto in linea di pura teoria del diritto, va affermato che il richiamo all’autorevole sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte (S.U. n.26972/08[3]) non appare conferente per il caso di specie, anzi la decisione sembra rafforzativa della sentenza impugnata.
Infatti, egli ha chiesto di determinare il danno sulla base del criterio dell’ora lavorativa maggiorata del 40%. E su questo, corretta è la risposta dei giudice dell’appello, il quale qualifica la domanda come eventuale richiesta di perdita di chances, peraltro, mai oggetto di contraddittorio tra le parti.
Sorrento, 5/4/2011.
[1]Art. 2.
[2] Articolo 1226 c.c. Valutazione equitativa del danno
Se il danno [1218, 1223] non può essere provato (A) nel suo preciso ammontare (B), è liquidato dal giudice con valutazione equitativa [2056].
(A) L’impossibilità della prova va intesa in senso relativo, nel senso che è impossibile anche la prova che potrebbe essere prodotta solo a costo di affrontare grandi difficoltà.
(B) Intanto può procedersi alla liquidazione equitativa del danno in quanto il danno risulti provato nella sua esistenza.
[3]Le massime estratte dalla sentenza n. 26972 del 2008
Il danno non patrimoniale, quando ricorrano le ipotesi espressamente previste dalla legge, o sia stato leso in modo grave un diritto della persona tutelato dalla Costituzione, è risarcibile sia quando derivi da un fatto illecito, sia quando scaturisca da un inadempimento contrattuale.
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2018-08-24T12:46:18+00:005 maggio 2011|Cassazione civile 2011, Illecito aquiliano (o extracontrattuale), Sentenze - Ordinanze|0 Commenti