Source: https://avvocatoimmigrati.it/cancellazione-della-residenza
Timestamp: 2018-06-21 10:03:29+00:00
Document Index: 23167349

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 3']

Ricorso Cancellazione della residenza
Cancellazione della residenza
Gli stranieri che vogliono presentare domanda di cittadinanza italiana per residenza si trovano spesso a fare i conti con un problema molto serio, che tocca proprio il requisito fondamentale del procedimento. Parliamo del cosiddetto “buco di residenza”.
Cosa comporta la cancellazione della residenza o buco di residenza
Subire un provvedimento di cancellazione anagrafica è un colpo durissimo per tutti gli stranieri che desiderano presentare la domanda di cittadinanza italiana.
Significa, infatti, che il numero degli anni di residenza in Italia dello straniero tornano a “zero”, perché la residenza deve essere continua e ininterrotta, e la cancellazione anagrafica ha proprio l’effetto di interrompere la residenza.
Immaginate lo straniero che viene cancellato dall’anagrafe dopo quasi 10 anni di residenza, e che di colpo, dall’idea di presentare la domanda di cittadinanza da lì a poco, si ritrova a dover aspettare di nuovo 10 anni!
Senza contare, che a volte l'interessato viene a sapere della cancellazione della residenza soltanto a procedimento in corso, addirittura quando il Ministero dell'Interno gli notifica il preavviso di diniego per, appunto, mancanza del requisito della residenza anagrafica ininterrotta.
Il pericolo di subire un provvedimento di cancellazione è sempre dietro l’angolo, anche considerato che la legge anagrafica (precisamente, l’art. 7, comma 3, del D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223), oltre alla ordinaria procedura di irreperibilità accertata, prevede un’ipotesi di cancellazione “accelerata” per quanto riguarda gli stranieri che omettono il rinnovo della dichiarazione di dimora abituale.
Spesso stranieri cancellati dall’anagrafe ci chiedono se possono comunque presentare la domanda di cittadinanza, avendo documenti in grado di dimostrare la loro presenza in Italia durante il tempo che va dalla cancellazione alla nuova iscrizione, ovvero durante il “buco di residenza”. La risposta è “no”.
Il Tar Lazio, ad esempio con la sentenza n. 9747/2014 del 29 maggio 2014, ha affermato che la residenza richiesta per poter presentare domanda di cittadinanza è quella anagrafica “alla cui assenza non è possibile ovviare mediante la produzione di dati ed elementi atti a comprovare aliunde la presenza sul territorio”.
Dunque, “Non si rivela utile a configurare il presupposto della residenza legale ultradecennale il mantenimento di una situazione residenziale di mero fatto, essendo invece a tal fine necessario che la stessa sia stata accertata in conformità alla disciplina interna in materia di anagrafe”.
Ne consegue che “l'interessato non può provare la residenza attraverso prove diverse dalla certificazione anagrafica perché la legge demanda ai registri anagrafici l'accertamento della popolazione residente e coerentemente l'art. 1 d.P.R. n. 362/1994 e l'art. 1 c. 2 d.P.R. n. 572/1993 impongono che la prova della residenza sia fornita attraverso l'esibizione del certificato di iscrizione nell'anagrafe della popolazione residente”.
Così, Consiglio di Stato, III^ Sezione, n. 6143/2011, sez. VI, 25 marzo 2009, n. 1788, Tar Lazio, sez. II - Quater, sent. n. 8741 del 6 agosto 2014, nn. 7858 e 5576 del 2013, n. 19121 e 10546 del 2012).
Bisogna concludere, pertanto, che l’unica possibilità per lo straniero con il “buco di residenza” di recuperare il suo sogno di presentare la domanda di cittadinanza italiana, senza dover attendere di nuovo 10 anni, è presentare un ricorso.
Fare ricorso per rimediare alla residenza interrotta o residenza cancellata
Il Ministero dell’Interno, con la circolare n. 17 del 04.07.2011, ha riconosciuto che “le controversie in materia di iscrizione e cancellazione nei registri anagrafici della popolazione coinvolgono situazioni di diritto soggettivo, in quanto, come anche affermato dalla giurisprudenza formatasi in materia, l'ordinamento anagrafico della popolazione residente è predisposto non solo nell'interesse della p.a. alla certezza sulla composizione ed i movimenti della popolazione, ma anche nell'interesse dei singoli individui ad ottenere le certificazioni anagrafiche ad essi necessarie per l'esercizio dei diritti civili e politici. Inoltre - chiarisce ancora la giurisprudenza - tutta l'attività dell'ufficiale d'anagrafe è disciplinata in modo vincolato, essendo rigidamente definiti i presupposti per le iscrizioni, mutazioni e cancellazioni anagrafiche, onde l'amministrazione non ha altro potere che quello di accertare la sussistenza dei detti presupposti" (ad es., tra le altre, Cass. Civ., Sezioni Unite, n. 449/2000, TAR. Piemonte n. 211/2011, TAR. Lombardia, n. 1737/2010; TAR. Lazio, n. 5172/2009).
Ne consegue che il ricorso contro il provvedimento di cancellazione anagrafica può essere presentato non solo al Prefetto quale autorità sovraordinata, ma anche al Giudice Ordinario, secondo le norme dettate dal codice di procedura civile.
Il ricorso anagrafico è preceduto da un intervento non contenzioso che ricomprende:
L'istanza di accesso agli atti, che consente al difensore di ottenere gli atti del procedimento di cancellazione, e quindi di verificare che la stessa sia stata disposta nel rispetto della legge;
La diffida ad adempiere, laddove l'esame degli atti abbia fatto emergere il diritto soggettivo dell'interessato a richiedere la revoca della cancellazione anagrafica. Con la diffida si chiede all'Ufficiale di Stato Civile del Comune competente di procedere all'annullamento della cancellazione anagrafica in autotutela.
Il nostro Studio si occupa delle istanze di accesso agli atti, delle diffide ad adempiere e dei ricorsi anagrafici in materia di cancellazione della residenza: solo un intervento legale ben strutturato può restituire la speranza a tanti stranieri, che per colpa di un “buco di residenza”, si vedono tagliati fuori dal poter presentare domanda di cittadinanza ai sensi dell’art. 9 della Legge n. 91/1992.
Cosa bisogna dimostrare per ottenere la revoca del provvedimento di cancellazione anagrafica?
Se la cancellazione dello straniero è stata disposta per irreperibilità, balza certamente in evidenza l’art. 3, comma 2, del D.P.R. 30 maggio 1989, n. 223 - nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente - per il quale: “Non cessano di appartenere alla popolazione residente le persone temporaneamente dimoranti in altri comuni o all’estero per l’esercizio di occupazioni stagionali o per causa di durata limitata”.
Pertanto, lo straniero cancellato per irreperibilità, può richiedere la revoca del provvedimento dimostrando la “temporaneità della sua assenza”, ovvero che la sua dimora “in altri comuni o all’estero” è stata determinata dalla necessità di attendere ad un’occupazione stagionale, o comunque per una “causa di durata limitata”: prova da fornire con documenti, quali contratti, utenze, e quanto altro possa dimostrare la sua presenza sul territorio nazionale.
L'obiettivo, in tal caso, è fare luce su circostanze di cui l'Amministrazione non era a conoscenza, o che comunque non ha valutato, al momento dell'emanazione del provvedimento di cancellazione, al fine di ottenere una nuova valutazione dei fatti.
In secondo luogo, per tutti i casi di cancellazione, il nostro Studio verifica, tramite l'istanza di accesso agli atti, che il provvedimento sia stato emesso nel rispetto delle forme di legge, avuto particolare riguardo alla legge anagrafica e al relativo regolamento di attuazione.
La revoca, pertanto, può essere richiesta anche per la presenza di vizi formali che invalidano il provvedimento, ad esempio, perché si accerta che è stata omessa la comunicazione di avvio del procedimento, o perché, nel caso di irreperibilità tout court, sono mancati i "ripetuti accertamenti, opportunamente intervallati", per un arco temporale di almeno un anno, come da Circolare Istat del 5 aprile 1990, n. 21, o per vizi di notifica del provvedimento stesso, ecc.
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