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Timestamp: 2019-03-20 15:22:24+00:00
Document Index: 118623603

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 3']

Istanza di fallimento nei confronti di società di capitali, già costituita in italia e trasferitasi all’estero dopo il manifestarsi della crisi dell'impresa - Iusletter
Istanza di fallimento nei confronti di società di capitali, già costituita in italia e trasferitasi all’estero dopo il manifestarsi della crisi dell’impresa
Prima di accedere al commento della pronuncia in parola, pare preliminarmente opportuno ripercorrere brevemente la genesi dei giudizi di merito.
Il caso in esame nasce dal fatto che una società di capitali in liquidazione, dichiarata fallita con sentenza resa dal Tribunale di Udine, proponeva reclamo avverso detta declaratoria avanti la Corte d’Appello di Trieste.
Il principale motivo di doglianza posto alla base del ricorso era il difetto di giurisdizione del giudice italiano, assumendo la ricorrente di aver da tempo trasferito in Francia la propria sede legale.
A suffragio di quanto sostenuto, la società reclamante osservava inoltre che, essendo stata cancellata da oltre un anno dal registro delle imprese italiano, l’art. 10 l. fall., avrebbe comunque precluso la dichiarazione di fallimento della medesima, con ciò respingendo, infine, la ricorrenza delle condizioni poste dall’art. 1 l. fall., per la propria assoggettabilità alla procedura concorsuale.
La Corte d’appello di Trieste rigettava però il reclamo in discorso argomentando in particolare che, quanto alla giurisdizione, il trasferimento della sede della società all’estero appariva fittizio nonostante la reclamante assumesse di aver trasferito sin dal 2005 la propria sede in territorio francese ed avendo dato di ciò regolare pubblicità nel registro delle imprese italiano.
La società fallita proponeva quindi ricorso per Cassazione, prospettando ai Giudici di legittimità che la Corte territoriale avrebbe violato l’art. 3 del regolamento CE/1346/2000, laddove, nell’attribuire la competenza giurisdizionale per l’apertura di una procedura concorsuale al Tribunale dello Stato membro nel cui territorio si trova il centro principale degli interessi dell’impresa debitrice, pone espressamente una presunzione di corrispondenza di tale centro d’interessi con la sede legale della società, quale indicata nel registro delle imprese.
Del che, secondo la prospettazione della ricorrente, la giurisdizione competente rispetto alla procedura concorsuale avrebbe dovuto essere quella francese.
Invero, con la recentissima pronuncia in discorso, il Supremo Collegio sembra avere definitivamente tratteggiato i criteri di collegamento ai fini della corretta individuazione della giurisdizione applicabile in casi simili a quello oggetto di contesa.
Argomenta la Suprema Corte che, per individuare il centro degli interessi principali di una società debitrice, l’art. 3, n. 1, seconda frase, del citato regolamento n. 1346/2000 dev’essere interpretato nel senso che tale centro degli interessi – da intendere con riferimento al diritto dell’Unione – s’individua privilegiando il luogo dell’amministrazione principale della società, come determinabile sulla base di elementi oggettivi e, soprattutto, riconoscibili dai terzi.
Pertanto, qualora gli organi direttivi e di controllo di una società si trovino presso la sua sede statutaria ed in quel luogo le decisioni di gestione di tale società siano assunte in maniera riconoscibile dai terzi, la presunzione introdotta dalla menzionata disposizione del regolamento non è superabile; ma, viceversa, laddove il luogo dell’amministrazione principale della società non si trovi presso la sua sede statutaria, la presenza di valori sociali nonché l’esistenza di attività di gestione degli stessi in uno stato membro diverso da quello della sede statutaria di tale società, possono essere considerate elementi sufficienti a superare detta presunzione.
Ciò, beninteso, a condizione che una valutazione globale di tutti gli elementi rilevanti consenta di stabilire che, sempre in maniera riconoscibile dai terzi, il centro effettivo di direzione e di controllo della società stessa – nonché della gestione dei suoi interessi – sia situato in tale altro stato membro.
In questa logica, l’esistenza di una situazione reale, diversa da quella che si ritiene corrispondere alla collocazione ufficiale della sede statutaria, può anche consistere nel fatto che la società non svolge alcuna attività sul territorio dello stato membro in cui è formalmente collocata la sua sede sociale (cfr.: Corte giustizia Comunità Europee 2 maggio 2006, n. 341/04).
Le circostanze delineate, unitamente alla (non sempre astratta) difficoltà di notificare l’istanza di fallimento nel luogo indicato come sede legale, lasciano chiaramente intendere come la delibera di trasferimento sia preordinata allo scopo di sottrarre la società dal rischio di una prossima probabile dichiarazione di fallimento (in tale solco, già Cass., Sez. Un., 20 luglio 2011, n. 15880; ed in termini sostanzialmente analoghi, con riferimento ad un fittizio trasferimento della sede sociale in uno stato extracomunitario, Cass., Sez. Un., 3 ottobre 2011, n. 20144).
Quanto infine alla presunzione di coincidenza del centro degli interessi principali con il luogo della sede statutaria, stabilita dall’art. 3, par. 1, del citato regolamento n. 1346/2000 del 29 maggio 2000, essa deve quindi considerarsi vinta allorché nella nuova sede non sia effettivamente esercitata attività economica, né sia stato spostato presso di essa il centro dell’attività direttiva, amministrativa e organizzativa dell’impresa.
Alla luce di quanto sopra, gli Ermellini concludono quindi che spetta al giudice italiano la giurisdizione con riguardo all’istanza di fallimento presentata nei confronti di società di capitali – già costituita in Italia che, dopo il manifestarsi della crisi dell’impresa, abbia trasferito all’estero la sede legale – nel caso in cui i soci, chi impersona l’organo amministrativo ovvero chi ha maggiormente operato per la società, siano cittadini italiani senza collegamenti significativi con lo stato straniero.
(Giangiacomo Ciceri – g.ciceri@lascalaw.com)