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Timestamp: 2016-10-28 08:39:17+00:00
Document Index: 169457663

Matched Legal Cases: ['art. 195', 'art. 12', 'art. 38', 'art. 7', 'art 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art.185', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.2059', 'art.2043', 'art. 32', 'art.2059', 'art.2059', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 92', 'sentenza ']

⭐1. Crisi economica e rafforzamento delle tutele del consumatore come strategia di crescita nelle politiche economiche dell Unione europea
1. Crisi economica e rafforzamento delle tutele del consumatore come strategia di crescita nelle politiche economiche dell Unione europea
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1 Nuove frontiere della tutela del turista-consumatore nello spazio giuridico europeo e antiche diatribe domestiche: riflettendo sul c.d. danno da vacanza rovinata * di Giancarlo A. Ferro ** (27 giugno 2014) SOMMARIO: 1. Crisi economica e rafforzamento delle tutele del consumatore come strategia di crescita nelle politiche economiche dell Unione europea La tutela del turista consumatore nell Unione europea: brevi cenni sul quadro normativo di riferimento La tutela comunitaria del turista acquirente di viaggi all inclusive: la direttiva 314/90 con particolare riguardo agli interventi della Corte di giustizia sul requisito della solvibilità dell organizzatore La direttiva n. 314 del 1990 ed il c.d. danno da vacanza rovinata nella giurisprudenza comunitaria: il caso Leitner - 5. Il risarcimento dei danni non patrimoniali ed il danno da vacanza rovinata nell ordinamento nazionale: storia di un tormento(-ne) tutto italiano Basta poco per piangere? Una chiosa finale sull individuazione di un diritto costituzionale alla vacanza serena nella giurisprudenza comune prima dell adozione del Codice del turismo. 1. Crisi economica e rafforzamento delle tutele del consumatore come strategia di crescita nelle politiche economiche dell Unione europea Negli interventi che mi hanno preceduto è stato più volte fatto richiamo al nuovo volto dei diritti sociali nello spazio giuridico europeo. In particolare, si è fatto riferimento a modelli di Welfare strutturalmente lontani dall impianto originario (e teorico) dello Stato sociale. Del resto, come è stato evidenziato nelle relazioni del Prof. Castorina e della Prof.ssa Alaimo, la crisi economica globale e, quindi, la progressiva erosione delle risorse pubbliche disponibili non solo hanno determinato una riduzione dei livelli di prestazione ma hanno, altresì, imposto una rimeditazione delle tradizionali dommatiche sulla natura dei diritti sociali e sugli strumenti di garanzia di questi 1. La crisi economica ha ancor più dimostrato soprattutto a livello europeo la forte interdipendenza delle economie, l integrazione tra i mercati, la difficoltà dei singoli Stati di porre in essere strumenti di risanamento in totale autonomia e senza coordinamento con le politiche di risanamento imposte dall Unione, tal che le scelte domestiche in materia economica finiscono spesso per rappresentare la proiezione immediata della governance economica europea 2. * Scritto sottoposto a referee. Testo dell intervento al Seminario dal titolo Diritti sociali e nuove istanze di tutela per il cittadino consumatore, tenutosi a Catania il 21 marzo 2014, nell ambito delle attività del progetto europeo - Azione Jean Monnet - New strategies for democratic development and political integration in Europe, (responsabile scientifico Prof.ssa Adriana Ciancio). 1 Per maggiori ragguagli cfr., a mero titolo esemplificativo, A. MORRONE, Teologia economica vs. teologia politica?, Appunti su sovranità dello Stato e «diritto costituzionale globale», in Quad. cost., n. 4, 2012, 829 ss.; Id., Crisi economica e diritti. Appunti per lo Stato costituzionale in Europa, ivi, n. 1, 2014, 79 ss.; C. SALAZAR, Crisi economica e diritti fondamentali. Relazione al XXVIII Convegno annuale dell AIC, in Rivista AIC, 4, 2013, passim. 2 Sul punto, la letteratura è assai copiosa. Basti qui il richiamo al recente volume monografico di E. RAFFIOTTA, Il governo multilivello dell economia. Studio sulle trasformazioni dello Stato costituzionale in Europa, Bologna, 2013, passim ma ivi in particolare 53 ss. Interessanti spunti di riflessione possono trarsi, inoltre, da A. CIANCIO, Quali prospettive per l integrazione politica in Europa dopo le elezioni?, in Federalismi.it, n. 11, 2014, passim, ma ivi, in particolare, 2 s., nonché T.F. GIUPPONI, Il principio costituzionale dell equilibrio di bilancio e la sua attuazione, in Quad. cost., n.1, 2014, 51 ss. 12 Per riprendere le parole contenute nella c.d. Strategia Europa 2020, se è pur vero che la contrazione delle risorse disponibili impone drastiche misure di contenimento della spesa pubblica, è tuttavia necessario coniugare il tutto con obiettivi di crescita «intelligente, inclusiva e sostenibile». Al di là di ogni considerazione sull altisonanza (ma, al contempo, astrattezza) degli attribuiti utilizzati, tra le misure ritenute idonee al raggiungimento dello scopo, vi è quella di stimolare la domanda dei consumatori, in quanto «politiche dei consumatori di dimensione europea ben concepite e attuate possono, tenendo conto delle loro esigenze, mettere i consumatori in grado di compiere scelte informate che favoriscono la concorrenza e di contribuire al raggiungimento dell'obiettivo di una crescita sostenibile e basata su un uso efficiente delle risorse. Dare maggior forza ai consumatori significa predisporre un solido quadro di principi e di strumenti che permetta loro di contribuire allo sviluppo di un'economia intelligente, sostenibile e inclusiva» 3 Nell ottica dell Unione, pertanto, le politiche comunitarie devono mirare al potenziamento delle tutele nei confronti del consumatore, rendendo quest ultimo soggetto attivo nel mercato. In particolare, la c.d. educazione del consumatore concetto sul cui contenuto non posso nascondere qualche perplessità - ed il riconoscimento di precisi diritti in capo ad esso sono pur sempre collocati nel quadro di un implementazione delle logiche concorrenziali proprie del mercato unico europeo. Tra concorrenza e tutela del consumatore, dunque, insiste un rapporto bidirezionale. Per un verso, un mercato concorrenziale rafforza il consumatore in quanto pone quest ultimo nella condizione di poter scegliere l offerta migliore. Per altro verso, invece, accrescere la consapevolezza, l educazione e le tutele del consumatore rappresenta un motore per la concorrenza, in quanto il consumatore entra, per dir così, con fiducia sul mercato. 2. La tutela del turista consumatore nell Unione europea: brevi cenni sul quadro normativo di riferimento Nell ambito delle politiche volte alla tutela del consumatore, particolare attenzione è stata rivolta dall Unione alla tutela del turista consumatore oggetto del presente intervento - in considerazione dell importanza del mercato del turismo per lo sviluppo economico comunitario. La centralità della materia turismo è, peraltro, dimostrata dalla riforma dei Trattati istitutivi introdotta con il Trattato di Lisbona entrato in vigore nel Invero, l art. 195, Titolo XXII, TFUE, rubricato Turismo attribuisce all Unione una competenza, complementare in materia di Turismo. L Unione è, dunque, competente in termini di coordinamento rispetto a politiche che rimangono nella sfera decisionale degli Stati membri e porrà in essere azioni volte a completare l attività degli Stati membri nella materia del turismo, per il perseguimento delle finalità indicate nel citato art Tra tali finalità vi è, in primo luogo, quella di creare un ambiente favorevole allo sviluppo dell economia del settore, incoraggiando la competitività delle imprese turistiche europee. Garantire la concorrenza nel settore turistico come in altri ambiti del mercato significa al contempo garantire elevati standard di qualità del servizio turistico e, soprattutto per quel che qui interessa, un elevato livello di protezione del turista-consumatore, in 3 In questi termini, Comunicazione della Commissione europea su Un agenda europea dei consumatori Stimolare la fiducia e la crescita (2012). 23 conformità ai principi del Trattato (art. 12 TFUE) e della Carta dei diritti fondamentali (art. 38). La tutela del turista-consumatore è affidata a numerosi atti di diritto comunitario derivato, volti a censurare in particolare pratiche commerciali scorrette, pubblicità ingannevoli e/o aggressive, fattispecie queste che, alterando la concorrenza, finiscono per ledere i diritti dei consumatori. Tra gli interventi di maggior rilievo possono qui ricordarsi la direttiva n. 82/470/CEE (relativa alle misure destinate a favorire l esercizio effettivo della libertà di stabilimento e della libera prestazione di servizi per le attività non salariate di taluni ausiliari dei trasporti e dei titolari di agenzie di viaggio), la direttiva n.84/641/cee (in materia di assistenza turistica), la direttiva n. 73/239/CEE (che disciplina la libertà di stabilimento degli organizzatori di viaggi tutto compreso) ed il regolamento CE 261/2004, che prevede misure di tutela nei confronti dei consumatori/viaggiatori in caso di ritardo prolungato o cancellazione del volo aereo La tutela comunitaria del turista acquirente di viaggi all inclusive: la direttiva 314/90 con particolare riguardo agli interventi della Corte di giustizia sul requisito della solvibilità dell organizzatore L esigenza di tutelare il turista ed i suoi diritti in quanto consumatore si è vieppiù accresciuta anche in considerazione dei recenti sviluppi nel mercato dei viaggi, dovuti soprattutto all espansione delle modalità di acquisto on line di interi pacchetti turistici o di singoli servizi turistici. In tali ipotesi, infatti, è più forte il rischio di un possibile conflitto tra i diritti del turista e gli interessi commerciali dell impresa: il turista-consumatore acquista spesso il prodotto solo sulla base delle informazioni contenute nei depliant predisposti dall operatore e non può verificare la veridicità e la qualità dei servizi acquistati se non dopo essere partito per il viaggio. Questa situazione pone il turista in una condizione di sostanziale debolezza rispetto alla controparte professionale. Ai fini che qui interessano, ruolo di assoluta preminenza nell ambito della materia che ci occupa è da attribuire alla direttiva peraltro attualmente sottoposta a procedura di aggiornamento 5 n. 314 del 1990, c. d. direttiva viaggi tutto compreso, recepita nel nostro ordinamento dapprima con il d. lgs. 111 del 1995, poi trasfuso nel Codice del consumo e da ultimo inserito per quel che attiene la disciplina dei contratti di viaggio - nel Codice del turismo (d. lgs. 79 del 2011) 6. 4 Oggetto di numerosi interventi della Corte di giustizia, che hanno allargato, in via interpretativa, la fera di tutela riconosciuta al consumatore di servizi turistici, su cfr., almeno, Corte di giustizia (Grande Sezione) sent. 26 febbraio 2013, causa C-11/11 nonché Corte di giustizia (Terza Sezione) sent. 22 novembre 2012 causa C139/11. 5 Vedi, sul punto, la proposta di revisione formulata dalla Commissione europea il 9 luglio 2013, reperibile all indirizzo nella quale si invita a tener conto, in sede di riforma, della crescente tendenza ad acquistare i cosiddetti "pacchetti dinamici" online anziché i tradizionali di pacchetti prestabiliti. Come pacchetto dinamico è da intendersi un prodotto che consiste in almeno due diversi servizi (trasporto, alloggio e/o altri servizi turistici) per un solo viaggio, offerti o venduti in combinazione contemporaneamente dallo stesso fornitore o da fornitori economicamente collegati, e di cui l'acquirente può combinare e adattare il contenuto secondo le sue preferenze. 34 Attraverso tale disciplina, il legislatore comunitario ha cercato di contemperare, da una parte le pretese di tutela dell'utente turista e, dall'altra, le esigenze di esercizio dell'attività di impresa turistica in condizioni di economicità e concorrenzialità. Nella direttiva 314/1990 sono presenti numerose disposizioni a tutela del turista consumatore, tra le quali spiccano quelle che riconoscono in capo al professionista tour operator venditore del pacchetto turistico precisi obblighi di informazione nei confronti dell acquirente e specifici doveri di assistenza. Per la centralità assunta in numerose pronunce della Corte di giustizia, merita menzione l art. 7 della direttiva che prescrive l obbligo per l organizzatore o il venditore di garantire anche in caso di fallimento o insolvenza, il rimborso dei fondi depositati come acconto o importo totale o il rimpatrio del consumatore. Di recente il giudice di Lussemburgo 7 ha chiarito che questa disposizione deve essere interpretata nel senso che rientra nel suo campo di applicazione una situazione nella quale l insolvenza dell organizzatore del viaggio è dovuta alla condotta fraudolenta del medesimo. Tra le pronunce che hanno direttamente investito l art 7 della direttiva sui viaggi tutto compreso occorre ricordare la sentenza Dillenkofer 8, con la quale, nel precisare che la direttiva in parola implica la completa tutela dei consumatori-turisti anche contro i rischi di insolvenza e fallimento dell operatore, assai frequenti nel settore dei viaggi tutto compreso, è stato condannato lo Stato tedesco, che non aveva ancora reso tali norme valide nel proprio ordinamento giuridico. Stesse conclusioni, stavolta ai danni dello Stato Austriaco, nel caso Rechberger 9 del Di particolare rilievo è, inoltre, la sentenza AFS c. Finlandia 10, ove la Corte di Giustizia ha forse fatto un passo indietro nella tutela del consumatore turista. Infatti, la AFS è un associazione finlandese senza scopo di lucro che opera nel campo degli scambi scolastici su scala internazionale. In Finlandia la direttiva è stata adottata con due leggi che stabiliscono che gli organizzatori di viaggi devono essere iscritti in un registro e dare tutte le garanzie per far fronte al rischio di insolvenza stipulando un assicurazione riconosciuta dall Ufficio nazionale del consumo. Tale Ufficio aveva invitato l AFS ad iscriversi nell apposito registro. Secondo il diritto finlandese, infatti, l associazione in questione doveva essere inclusa tra gli organizzatori di viaggi. Al rifiuto dell AFS seguì la sospensione dalle attività disposta dall Ufficio nazionale del consumo. L Associazione fece ricorso sostenendo che l attività da essa svolta fosse da 6 In realtà, la prima risposta alle esigenze di tutela del turista nei confronti dell operatore commerciale è contenuta nella Convenzione di Bruxelles sui contratti di viaggio (CCV) del 23 aprile 1970, ratificata in Italia con l. 27 dicembre 1977, n Corte di giustizia (Quinta sezione), sent. 16 febbraio 2012, C-134/11. 8 Corte di giustizia, sent. 8 ottobre 1996, C-178/94. 9 Corte di giustizia, sent. 15 giugno 1999, C-140/ Corte di giustizia (Quinta sezione), sent. 11 febbraio 1999, C-237/5 considerare sociale e, come tale, non sottoposta alla predetta disciplina sui viaggi all inclusive. La Corte di Lussemburgo ha accolto la lettura offerta dalla difesa della ricorrente, escludendo pertanto l estensione delle tutele previste dalla direttiva 314/90 agli scambi scolastici organizzati da associazioni no profit, poiché in tale ipotesi non sarebbero rilevabili gli elementi identificativi di un viaggio tutto compreso. Non v è dubbio, tuttavia, che la pronuncia della Corte - accogliendo una lettura formalista della disciplina comunitaria ed incentrando ogni ragionamento sui caratteri strutturali dell organizzatore piuttosto che sui diritti dei fruitori del servizio turistico - ha finito per privare gli studenti-turisti-consumatori delle stringenti garanzie poste dalla direttiva contro l inadempimento contrattuale dell operatore commerciale. 4. La direttiva n. 314 del 1990 ed il c.d. danno da vacanza rovinata nella giurisprudenza comunitaria: il caso Leitner Ma veniamo al punctum crucis della nostra riflessione. La direttiva 90/314 (art. 5) prevede una particolare tutela risarcitoria a favore del turistaconsumatore, per danni conseguenti ad inadempimento dell'organizzatore o del venditore. Non vi sono problemi nell ammettere che il consumatore debba essere risarcito per la perdita della parte del pacchetto turistico non usufruita e per le spese aggiuntive sostenute. Più problematica è, invece, da subito parsa la questione alla luce del solo dettato della direttiva - se dovesse essere o meno risarcita anche l'impossibilità di utilizzare, parzialmente o in toto, il periodo di vacanza come momento di riposo e di divertimento, soprattutto in occasione di eventi unici ed irripetibili. In altri termini, si discuteva anche in ambito comunitario sulla risarcibilità oltre che del danno materiale (c.d. corporale) dovuto all inesatta esecuzione del contratto di viaggio all inclusive, anche del danno non patrimoniale (c.d. morale), derivante dalla delusione delle aspettative di poter godere pienamente della sospirata vacanza 11. Con la nota sentenza Leitner la Corte di Giustizia ha risolto l arcano 12. La vicenda prendeva le mosse da una richiesta di risarcimento per danni morali, avanzata dai genitori di una giovane turista austriaca, che a seguito di un soggiorno presso un club turistico aveva accusato sintomi di un'intossicazione da salmonella. L adito giudice austriaco riconobbe, in primo grado, alla piccola Leitner solo il diritto ad un risarcimento per le sofferenze fisiche causate dall'intossicazione alimentare e respinse la domanda fondata sul risarcimento del danno morale per il mancato godimento della vacanza. Infatti, «anche se le sensazioni spiacevoli e le impressioni negative provocate dalla delusione sono da qualificare come danni morali in base al diritto austriaco, esse non possono formare oggetto di indennizzo, poiché nessuna legge austriaca prevede espressamente il risarcimento di un danno morale di tale natura». 11 Tema tutt altro che nuovo nel contesto europeo. Ed infatti, mentre nell ordinamento tedesco il danno da vacanza rovinata configurato come danno patrimoniale - è stato codificato con la legge relativa al contratto di viaggio (Reisvertragsgesetz del 4 maggio 1970, su cui ampi approfondimenti in R. PARDOLESI, Turismo organizzato e tutela del consumatore: la legge tedesca sul contratto di viaggio, in Riv. dir. civ., 1981, 59 ss.), negli ordinamenti di common law (primo tra tutti quello inglese) i giudici rinoscevano, già dagli anni settanta del secolo scorso, il diritto al risarcimento del danno da mental distress causato dall inadempimento di un contratto turistico. 12 Corte di giustizia (Sesta sezione), sent. 12 marzo 2002, C-168/00, in Foro it., IV, 2002, 329 ss. con nota di Calmieri. 56 Il giudice d appello, pur condividendo il punto di vista del giudice di primo grado per quanto riguardava il diritto austriaco, ritenne che l'applicazione dell'art. 5 della direttiva avrebbe potuto condurre ad una diversa soluzione. Tuttavia, considerò la formulazione dell'art. 5 della direttiva non sufficientemente precisa per consentire di trarne una conclusione certa per quanto riguarda il danno morale. Sollevò, pertanto, questione pregiudiziale d interpretazione dinnanzi alla Corte lussemburghese. La Corte di Giustizia Europea ha ricordato, preliminarmente, che l'art. 5, n. 2, primo comma, della direttiva 90/314 impone agli Stati membri di adottare «le misure necessarie affinché l'organizzatore di viaggi risarcisca i danni arrecati al consumatore dall'inadempimento o dalla cattiva esecuzione del contratto». Inoltre, nel secondo e terzo 'considerando' della direttiva risulta che essa ha per scopo, in particolare, l'eliminazione delle divergenze accertate tra le normative e le prassi nei diversi Stati membri in materia di viaggi "tutto compreso" e atte a generare distorsioni di concorrenza tra gli operatori dei diversi Stati membri. Nel settore dei viaggi "tutto compreso" l'esistenza di un obbligo di risarcire i danni morali in taluni Stati membri e la sua mancanza in altri avrebbe avuto come conseguenza notevoli distorsioni di concorrenza, tenuto conto del fatto che in questo ambito si rilevano frequentemente danni morali. Secondo la Corte, del resto, l art. 5 della direttiva mira ad offrire una tutela ai consumatori e nell'ambito dei viaggi turistici, il risarcimento del danno per il mancato godimento della vacanza ha per gli stessi un'importanza particolare. È alla luce di tali considerazioni, pertanto, che il giudice di Lussemburgo ha ritenuto di dover interpretare l'art. 5 della direttiva. Infatti, se tale disposizione «si limita, nel suo n. 2, primo comma, a rinviare in modo generale alla nozione di danni, si deve rilevare che, prevedendo, al suo n. 2, quarto comma, la facoltà per gli Stati membri di ammettere che, per quanto riguarda i danni diversi da quelli corporali, l'indennizzo sia limitato in virtù del contratto, a condizione che tale limitazione non sia irragionevole, la direttiva riconosce implicitamente l'esistenza di un diritto al risarcimento dei danni diversi da quelli corporali, tra cui il danno morale». Ne consegue che l'art. 5 della direttiva deve essere interpretato nel senso che il consumatore ha diritto al risarcimento del danno morale derivante dall'inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in occasione di un viaggio "tutto compreso". Al di là degli esiti sicuramente rispondenti alle esigenze, progressivamente manifestatesi nella società, di una maggior tutela del turista consumatore nelle ipotesi di inadempimento dell organizzatore, deve rilevarsi che il ragionamento dei giudici di Strasburgo per giungere al riconoscimento del diritto al risarcimento del danno morale da vacanza rovinata è stato condotto lungo il crinale delle logiche pro-concorrenziali, con ciò confermando la tradizionale tendenza della Corte comunitaria verso letture economicamente orientate dei diritti 13. Condivisibile è, pertanto, l opinione critica espressa da uno dei primi commentatori della pronuncia che, nel metterne in rilievo il carattere ellittico, censurava la configurazione 13 Si vedano, sul punto, le stringenti riflessioni di A. CIANCIO, A margine dell evoluzione della tutela dei diritti fondamentali in ambito europeo tra luci ed ombre, in Federalismi.it, n. 21, 2012, passim. Ulteriori approfondimenti, sotto diversi angoli visuali, in, D. BUTTURINI, La tutela dei diritti fondamentali nell ordinamento costituzionale italiano ed europeo, Napoli, 2009, soprattutto 211 ss.; E. CASTORINA, Due profili del cammino per la Costituzione europea: tutela dei diritti e separazione dei poteri nel Trattato di Lisbona, in Studi in onore di Luigi Arcidiacono, Torino 2010, 563 ss.; G. CHIARA, La tutela della concorrenza sul piano costituzionale e comunitario, in E. Castorina (a cura di), Profili attuali e prospettive di diritto costituzionale europeo, Torino 2007, 335 ss. 67 delle norme poste a garanzia dei consumatori siccome dipendenti dal profilo concorrenziale e non, come sarebbe stato auspicabile, dotate di autonoma garanzia Il risarcimento dei danni non patrimoniali ed il danno da vacanza rovinata nell ordinamento nazionale: storia di un tormento(-ne) tutto italiano Spostando la focale di osservazione dall ordinamento comunitario a quello italiano, il punctum crucis si trasforma in vero e proprio punctum dolens. Ed infatti, pur essendo ben presto divenuto un cavallo di battaglia delle (e talvolta abusato dalle) associazioni dei consumatori, sostenute da sovrabbondanti pronunce dei giudici di pace, il danno da vacanza rovinata è stato oggetto di un intenso dibattito, in parte modellato sulle evoluzioni giurisprudenziali domestiche in tema di risarcimento del danno extrapatrimoniale. Ed infatti, sebbene alcuni lo abbiano ricondotto nell alveo dell art c.c. qualificandolo come danno patrimoniale contrattuale 15 ed altri come autonoma voce di danno, risarcibile a prescindere dalla sua natura patrimoniale o meno 16, la querelle sulla natura del danno da vacanza rovinata si è per lo più incentrata attorno l interpretazione dell art c.c., a norma del quale il danno extrapatrimoniale è risarcibile nei soli casi determinati dalla legge. In alcuni arresti giurisprudenziali, è stato negato che tale danno potesse considerarsi un danno di natura extrapatrimoniale risarcibile ai sensi dell art c.c.. Infatti, non costituendo il danno da vacanza rovinata, di per sé, la conseguenza di un reato penale, non avrebbe potuto esserne riconosciuta la risarcibilità 17. Tale approccio ermeneutico rifletteva, del resto, l orientamento giurisprudenziale che individuava i limiti di operatività della disposizione codicistica alle sole ipotesi di danno conseguente ad illecito derivante da reato (c.d. danno morale soggettivo), dovendosi ricercare la ratio dell art c.c. nel suo originario collegamento con l art.185 c.p.. In seguito, sotto la spinta della dottrina più sensibile alla rinnovata architettura costituzionale, fondata sul valore personalista, si giunse ad una svolta con la famosa sentenza della Corte Costituzionale n.184 del 1986 (c.d. sentenza Dell Andro). Come noto, in detta pronuncia, il giudice delle leggi delineò una tripartizione del sistema risarcitorio. In particolare, specificando che il disposto dell art.2059 c.c. dovesse essere limitato esclusivamente al danno morale subiettivo - inteso come transeunte turbamento dell animo derivante dall illecito - individuò accanto alla figura del danno patrimoniale, il tertium genus del danno biologico risarcibile ai sensi dell art.2043 c.c., in combinato disposto con l art. 32 Cost. 14Il riferimento è a M. FRAGOLA, Tutela del turista e danno risarcibile: la Corte di giustizia riconosce la risarcibilità del danno esistenziale da vacanza rovinata alla luce dell ordinamento comunitario, in Riv. dir. civ., 2003, Cfr. M. RIGUZZI, Il danno da vacanza rovinata, in Dir. turismo, 2003, 8 ss. 16 Così, Trib. Milano, 7 febbraio 2002, in Danno e resp., 2003, Cfr. Trib. Venezia, sent. n del 2000 ove si è ritenuto «di non poter accogliere la domanda di risarcimento dei danni non patrimoniali c.d. da vacanza rovinata atteso che la limitazione della risarcibilità alle sole conseguenze penali degli illeciti aquiliani (art c.c.) non appare, allo stato della legislazione, superabile». 78 Tale orientamento ha segnato per lungo tempo il passo della giurisprudenza in materia di risarcimento del danno non patrimoniale, fino a quando con le sentenze nn e 8828 del 2003 la Corte di cassazione ha ridefinito, in parte qua, il sistema della responsabilità civile. Secondo la Suprema Corte di legittimità, infatti, avrebbe dovuto ricondursi nell alveo dell art.2059 c.c. ogni fattispecie di danno non patrimoniale, «comprendente ogni ipotesi in cui sia leso un valore inerente alla persona» e non più soltanto il danno morale soggettivo conseguente ad illecito penale. Il requisito della previsione legislativa di cui all art.2059 c.c. sarebbe stato, peraltro, pienamente soddisfatto dalle norme costituzionali, in quanto esse, nel momento in cui attribuiscono rilievo ad un bene giuridico, non possono non assicurare implicitamente allo stesso la tutela minima costituita dal risarcimento del danno. Tale sistema bipolare del risarcimento dei danni (patrimoniali ed extrapatrimoniali) fu consacrato definitivamente dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 233 del 2003 nella quale si specificò che un interpretazione costituzionalmente orientata dell art c.c., porta a ritenervi ricompreso ogni danno di natura non patrimoniale derivante da lesione di valori inerenti alla persona. Secondo il giudice delle leggi, dunque, dovevano essere ricompresi entro i confini dell art c.c. il danno morale soggettivo, inteso come «transeunte turbamento dello stato d animo della vittima», il danno biologico «inteso come lesione dell interesse, costituzionalmente garantito, all integrità psichica e fisica della persona, conseguente ad un accertamento medico (art. 32 Cost.)» e «il danno spesso definito in dottrina ed in giurisprudenza come esistenziale» che «deriva dalla lesione di (altri) interessi di rango costituzionale inerenti alla persona» 18. Lungo questo crinale, che di fatto assegna al giudice comune il compito «di selezionare i diritti di rango costituzionale dall insieme degli interessi individuali di varia natura emergenti dalla società» 19, si colloca l oscillazione della giurisprudenza in materia di ascrivibilità del danno da vacanza rovinata entro le figure di danno extrapatrimoniale individuate dal giudice delle leggi e dalla Corte di Cassazione. Si segnala, in primo luogo, un isolato arresto giurisprudenziale, secondo cui il danno da vacanza rovinata avrebbe dovuto configurarsi come un danno biologico «che attiene al pregiudizio subito dalla salute, intesa in senso lato, dell individuo, avuto riguardo alla proiezione negativa sul suo futuro esistenziale delle conseguenze dell evento dannoso, sotto l aspetto delle limitazioni al libero sviluppo della personalità a causa della lesione subita nella propria integrità biopsichica, con i conseguenziali risvolti deteriori anche nella vita di relazione» 20. Secondo altra prospettiva, il danno da vacanza rovina deve essere ascritto nel più ampio genus del danno esistenziale, in quanto lesivo del bene-vacanza, inteso quale peculiare momento di realizzazione della persona umana, tutelato, quindi, dall art. 2 Cost.. 18 Sul punto, cfr. E. LAMARQUE, L attuazione giudiziaria dei diritti costituzionali, in Quad. cost., 2008, 272 ss., nonchè A. CARIOLA, Schema a tesi per uno strudio sulla responsabilità civile nella giurisprudenza costituzionale: le posizioni formali assunte dalla corte e le esigenze di risarcimento integrale delle situazioni giuridiche lese, in A.Cariola A.Corsaro G.D Allura F.Florio, I danni: verso quali prospettive?, Torino, 2008, 123 ss.. 19 E. LAMARQUE, op. ult. cit., 277 s. 20 G.d.P. Siracusa, 26 marzo 1999, in Giust. civ., 2000, I,9 Pertanto, la sussistenza di un interesse di rango costituzionale inerente alla persona, violato dalla condotta dell organizzatore del viaggio, renderebbe per ciò solo operante la tutela ex art c.c. e la condizione della tipizzazione ex lege dell illecito sarebbe pienamente realizzata dalla copertura offerta dall art. 2 Cost. al bene-vacanza 21. Senz altro maggioritario è da considerare l orientamento che colloca il danno da vacanza rovinata nella categoria del danno contrattuale extrapatrimoniale di natura morale. Secondo tale lettura, infatti, si tratterebbe di un danno consistente «nel pregiudizio rappresentato dal disagio e dalla afflizione subiti dal turista viaggiatore per non aver potuto godere pienamente della vacanza come occasione di svago e di riposo conforme alle proprie aspettative, vedendo così definitivamente compromesse la possibilità di realizzare un progetto teso al miglioramento delle potenzialità psico-fiscihe, attraverso l allentamento delle tensioni nervose connaturate all intensità della vita moderna e al miglioramento delle complessive condizioni di vita per la conseguita capacità di reinserirsi nell abituale contesto sociale, familiare, e lavorativo ed affrontare così gli aspetti negativi in maniera meno drammatica e più distesa» 22. In quest ottica la risarcibilità prima dell adozione del Codice del consumo di cui più oltre si dirà avrebbe sì trovato fondamento nell art c.c., ma non tanto in virtù della tutela costituzionale del bene-vacanza, quanto della previsione di tale risarcibilità da parte della specifica normativa (art. 13 CVV e, successivamente, art. 13 del d. lgs. 111 del 1995, poi trasfuso nell art. 92 Cod. cons.), che prevede il risarcimento di ogni ulteriore danno patito dal consumatore e dipendente dalla mancata esecuzione del contratto. L inquadramento del danno da vacanza rovinata e l individuazione dei limiti della sua risarcibilità devono oggi essere svolti alla luce - oltre che del Codice del turismo - del mutato orientamento giurisprudenziale in materia di danno extrapatrimoniale. Con le ben note sentenze di San Martino del che potremmo definire dotte, anche se non prive di alcune zone d ombra il giudice della nomofilachia ha ritenuto non ammissibile nel nostro ordinamento «l'autonoma categoria di danno esistenziale, inteso quale pregiudizio alle attività non remunerative della persona, atteso che: ove in essa si ricomprendano i pregiudizi scaturenti dalla lesione di interessi della persona di rango costituzionale, ovvero derivanti da fatti-reato, essi sono già risarcibili ai sensi dell'art cod. civ., interpretato in modo conforme a Costituzione, con la conseguenza che la liquidazione di una ulteriore posta di danno comporterebbe una duplicazione risarcitoria; ove nel danno esistenziale si intendesse includere pregiudizi non lesivi di diritti inviolabili della persona, tale categoria sarebbe del tutto illegittima, posto che simili pregiudizi sono 21 Discorre di «pregiudizio conseguente alla lesione dell interesse del turista di godere pienamente del viaggio organizzato come occasione di piacere, di svago o di riposo, senza essere costretto a soffrire quel disagio psicofisico che talora si accompagna alla mancata realizzazione in tutto o in parte del programma previsto, avuto riguardo alla particolare importanza che normalmente si attribuisce alla fruizione di un periodo di vacanza adeguato alle proprie aspettative», F. MORANDI, Il danno da vacanza rovinata, in P. Cendon P. Ziviz (a cura di), Il danno esistenziale. Una nuova categoria della responsabilità civile, Milano 2000, 628. In giurisprudenza, cfr., ex multis, G.d.P. Roma, 18 novembre 2002 e G.d.P. Napoli, 19 gennaio Trib. Castellamare di Stabia 29 marzo 2005, in Contratti, 2005, Vedi in senso conforme, nella copiosa giurisprudenza,trib. Roma, 6 ottobre 1989, in Resp. civ. prev., 1992, 263, che costituisce il primo esempio di risarcimento del danno da vacanza rovinata, sub specie di danno morale, nonché Cass., , n , in Danno e resp, 2009, Cass. SS. UU., sent , nn , 26973, e Vedere altro
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