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Timestamp: 2020-06-04 01:55:40+00:00
Document Index: 38735679

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 6', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 47', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 27', 'art. 16', 'art. 24', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 29', 'art. 8']

Incostituzionale la L.R. Abruzzo su SCIA e SUAP - prevale L. 241/1990
Autore Topic: Incostituzionale la L.R. Abruzzo su SCIA e SUAP - prevale L. 241/1990 (Letto 975 volte)
« Risposta #1 il: 27 Dicembre 2018, 18:01:15 »
SENTENZA N. 246 - ANNO 2018
La previsione regionale appena citata non coincide con quella statale dell’art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 126 del 2016 (che invece fa riferimento «all’edilizia e all’avvio di attività produttive»), e soprattutto non realizza una evidente semplificazione del procedimento, finendo anzi per tradursi in un’inutile complicazione per gli operatori economici che, di volta in volta, dovranno preventivamente stabilire se, ed eventualmente in che misura, essi sono tenuti alla CUR o alle diverse forme di comunicazione previste dalla normativa statale. In altre parole, l’intervento del legislatore abruzzese, lungi dal perseguire l’obiettivo dichiarato di realizzare una forma di «emplificazione» (così la rubrica dell’art. 6), comporta un aggravamento degli oneri cui sono tenuti i legali rappresentanti di un’impresa o i titolari di un’attività economica.
In questa sede vengono in rilievo solo le forme e le modalità con cui può avere luogo la conferenza decisoria, disciplinata al comma 2 dell’art. 14. In base a quanto disposto dal successivo art. 14-bis (Conferenza semplificata), questo tipo di conferenza si svolge di regola (e salvi i casi poi precisati ai commi 6 e 7 dello stesso articolo) in forma semplificata e in modalità asincrona (comma 1). In questo tipo di conferenza le comunicazioni avvengono secondo quanto previsto dall’art. 47 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice dell’amministrazione digitale), cioè «mediante l’utilizzo della posta elettronica o in cooperazione applicativa», essendo altresì previsto che «l documento può essere, altresì, reso disponibile previa comunicazione delle modalità di accesso telematico allo stesso».
Fuori dei casi appena visti – ossia nelle ipotesi di assenso condizionato che richieda modifiche sostanziali o di dissenso ritenuto superabile – all’esito della conferenza in modalità asincrona, l’amministrazione procedente convoca la riunione della conferenza in modalità sincrona (art. 14-bis, comma 6, della legge n. 241 del 1990). Ugualmente può convocare direttamente una conferenza simultanea (art. 14-bis, comma 7) «
ve necessario, in relazione alla particolare complessità della determinazione da assumere» ovvero su richiesta motivata delle altre amministrazioni o dei privati interessati. Quando è indetta in modalità sincrona, la conferenza si svolge con la partecipazione contestuale, ove possibile anche in via telematica, dei rappresentanti delle amministrazioni competenti» (art. 14-ter, comma 1).
Con riferimento alle determinazioni assunte all’esito di questo tipo di procedimenti, questa Corte ha chiarito che «l provvedimento unico non sostituisce i diversi provvedimenti emessi all’esito dei procedimenti amministrativi, di competenza eventualmente anche regionale, che possono interessare la realizzazione del progetto, ma li ricomprende nella determinazione che conclude la conferenza di servizi (comma 7 del nuovo art. 27-bis cod. ambiente, introdotto dall’art. 16, comma 2, del d.lgs. n. 104 del 2017). Esso ha, dunque, una natura per così dire unitaria, includendo in un unico atto i singoli titoli abilitativi emessi a seguito della conferenza di servizi che, come noto, riunisce in unica sede decisoria le diverse amministrazioni competenti. Secondo una ipotesi già prevista dal decreto legislativo 30 giugno 2016, n. 127 (Norme per il riordino della disciplina in materia di conferenze di servizi, in attuazione dell’articolo 2 della legge 7 agosto 2015, n. 124) e ora disciplinata dall’art. 24 [del d.lgs. n. 104 del 2017], il provvedimento unico regionale non è quindi un atto sostitutivo, bensì comprensivo delle altre autorizzazioni necessarie alla realizzazione del progetto. Evidente, allora, la riconducibilità della disposizione alla competenza esclusiva in materia ambientale, ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.» (sentenza n. 198 del 2018).
La disposizione è impugnata nella parte in cui prevede che «n ogni caso, le irregolarità riscontrate in sede di verifica derivanti dall’inosservanza dei requisiti minimi pubblicati ai sensi dell’articolo 6, comma 7, non possono dare luogo a provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività senza che prima sia stato concesso un termine congruo per la regolarizzazione non inferiore a centottanta giorni, salvo non sussistano irregolarità tali da determinare gravi pericoli per la popolazione, l’ambiente o l’ordine pubblico». Secondo il ricorrente essa violerebbe l’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost., per il tramite della norma interposta contenuta all’art. 29-decies, comma 9, del d.lgs. n. 152 del 2006, il quale prevede una serie di misure, graduate a seconda della gravità delle infrazioni: diffida, diffida e contestuale sospensione dell’attività, revoca dell’autorizzazione e chiusura dell’installazione, chiusura dell’installazione.
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 2, della legge reg. Abruzzo n. 51 del 2017, nella parte in cui non esclude dal suo ambito di applicazione le irregolarità riscontrate in sede di verifica delle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA);
« Ultima modifica: 27 Dicembre 2018, 18:01:33 da Staff Omniavis »