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Timestamp: 2018-06-21 14:52:09+00:00
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INDAGINE CONOSCITIVA SUL SETTORE DELLA GDO IC43 - PDF
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1 INDAGINE CONOSCITIVA SUL SETTORE DELLA GDO IC43 PREMESSA GENERALE... 4 PRIMA PARTE I SOGGETTI E LE FORME DELLA COMPETIZIONE ORIZZONTALE NELLA GDO... 8 CAPITOLO I LA GDO: CARATTERISTICHE, FORMATI DISTRIBUTIVI E MERCATI Distribuzione Moderna e Dettaglio tradizionale Diffusione territoriale della GDO Formati distributivi Mercati APPENDICE AL CAPITOLO I: L approccio utilizzato dalle singole NCA nella definizione del mercato rilevante CAPITOLO II CARATTERISTICHE E POSIZIONAMENTO DEGLI OPERATORI Le tipologie di operatori L incidenza delle diverse categorie di operatori Il posizionamento degli operatori a livello nazionale Il posizionamento degli operatori nei mercati locali Cenni di confronto internazionale CAPITOLO III LA DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA Premessa Caratteristiche delle principali catene della DO I sistemi cooperativi Coop e Conad Coop Italia Conad Le altre catene della Distribuzione Organizzata L integrazione all interno dei gruppi della DO L inquadramento concorrenziale delle catene della DO APPENDICE AL CAPITOLO III: Caratteristiche delle catene della DO CAPITOLO IV IL FENOMENO DEL FRANCHISING Definizione e descrizione del rapporto di franchising Il quadro normativo di riferimento Il franchising nel settore della GDO La diffusione del franchising nella GDO in Italia Le caratteristiche dei contratti di franchising nella GDO in Italia Conclusioni CAPITOLO V LE SUPERCENTRALI D ACQUISTO
2 5.1 Definizione e storia Il ruolo delle supercentrali nella negoziazione degli acquisti Composizione e importanza delle supercentrali I mutamenti di composizione e di importanza delle supercentrali Caratteristiche delle supercentrali attualmente presenti sul mercato Evoluzione delle supercentrali: da centrali di acquisto a centrali strategiche? Spunti di riflessione sull impatto concorrenziale delle supercentrali APPENDICE AL CAPITOLO V: La valutazione concorrenziale delle supercentrali nei precedenti dell Autorità II PARTE LE RELAZIONI VERTICALI GDO-FORNITORI E GLI STRUMENTI DI INTERVENTO DELL AUTORITA ANTITRUST CAPITOLO I L ANALISI ECONOMICA DELLE RELAZIONI GDO-FORNITORI Premessa Il buyer power Definizioni L impatto sul benessere del consumatore Le fattispecie antitrust Le concentrazioni Gli accordi tra acquirenti Le condotte unilaterali e le restrizioni verticali Il trade spending e le altre condizioni connesse ai rapporti di fornitura Definizioni e principali caratteristiche La letteratura economica L originaria articolazione del dibattito Il dibattito più recente L approccio antitrust La valutazione concorrenziale L efficienza L impatto sulle dinamiche competitive dei settori a valle L impatto sulle dinamiche competitive dei settori a monte CAPITOLO II LE CARATTERISTICHE DELLA CONTRATTAZIONE GDO-FORNITORI Premessa I soggetti e le modalità della contrattazione Gli elementi della contrattazione: sconti e compensi Le principali voci di sconto Le principali voci di contribuzione Gli elementi di problematicità della contrattazione CAPITOLO III L INDAGINE CAMPIONARIA SUI FORNITORI Premessa La definizione del campione Il contenuto del questionario I risultati ottenuti Le caratteristiche delle imprese del campione
3 I cluster relativi al potere contrattuale Le forme e i tempi della contrattazione Le richieste di variazione unilaterali e le forme di ritorsione Il rispetto dei termini di pagamento Le voci di sconto I contributi Il grado di non apprezzamento dei contributi L incidenza complessiva degli sconti L incidenza complessiva dei contributi L esito complessivo delle negoziazioni L omogeneità delle condizioni di acquisto La variabilità delle condizioni in funzione del potere contrattuale CAPITOLO IV ARTICOLO 62 DELLA L. N. 27/2012 E ARTICOLO 9 DELLA L. N. 192/98 COME STRUMENTI ALTERNATIVI DI TUTELA CONTRO IL BUYER POWER Premessa Il sistema normativo a favore delle imprese in posizione di debolezza contrattuale Le soluzioni normative Le forme di regolazione delle relazioni verticali nel settore alimentare L esperienza inglese L esperienza francese L esperienza comunitaria L art. 62 L. n. 27/2012: Presupposti di applicazione Le fattispecie previste dall articolo L art. 62, co. 1 e 3: certezza giuridica e trasparenza dei rapporti negoziali L art. 62, comma 2 e il divieto di comportamenti sleali La rilevanza, ai sensi dell art. 62, delle prassi adottate dalla GDO Art. 62 e abuso di dipendenza economica Significativo squilibrio e abuso di dipendenza economica Conclusioni RISULTATI E CONCLUSIONI I principali esiti dell indagine e la loro interpretazione concorrenziale Le forme organizzative Le centrali di acquisto Il grado di concentrazione Le relazioni tra fornitori e distributori Conclusioni e linee di policy dell Autorità
4 PREMESSA GENERALE 1. La presente indagine conoscitiva sul settore della Grande Distribuzione Organizzata (d ora in avanti anche GDO) ha preso le mosse, tra l altro, dalla percezione di un clima di crescente tensione, in Italia così come in altri Paesi europei, fra il mondo produttivo e quello della grande distribuzione in relazione alle concrete modalità di contrattazione delle condizioni di acquisto dei prodotti da distribuire: l Autorità ha infatti ricevuto negli ultimi anni svariate segnalazioni da parte di soggetti attivi nel settore della produzione alimentare, fornitori della GDO, in merito a presunti comportamenti vessatori e/o anticoncorrenziali delle catene della distribuzione moderna in fase di contrattazione delle condizioni di acquisto dei prodotti. In particolare, la crescente concentrazione nel tempo del settore distributivo e il conseguente rafforzamento del potere di mercato delle principali catene avrebbero condotto ad un diffuso sbilanciamento del potere contrattuale nella fase di acquisto dei prodotti, che si estrinsecherebbe - secondo quanto lamentato dai produttori - nella frequente imposizione, da parte della grande distribuzione, di condizioni contrattuali non eque, quando non addirittura vessatorie. Tali condizioni non si esaurirebbero nella definizione del prezzo di acquisto del prodotto e degli sconti di natura commerciale, ma comprenderebbero anche la richiesta di ingenti importi da versare alle imprese della GDO a titolo di remunerazione dei servizi di distribuzione (fee di accesso, contributi promozionali, compensi per esposizione preferenziale, per servizi di centrale, ecc.), tutti complessivamente indicati con il termine trade spending. 2. Le richiamate tensioni, come pure le più generali problematiche legate al funzionamento della catena alimentare, con particolare riferimento al ruolo su di essa esercitato dalla moderna distribuzione, risultano fortemente avvertite anche a livello comunitario 1, ove sono stati avviati numerosi studi, indagini e tavoli di lavoro specificatamente volti ad approfondire tali tematiche. In alcuni Paesi europei, peraltro, il dibattito su tali tematiche è sfociato nell introduzione di specifiche forme di regolazione delle relazioni verticali tra fornitori e catene della GDO, in qualche caso sollecitate dalle stesse autorità antitrust o che comunque prevedono forme di coinvolgimento di tali autorità nell attività di vigilanza e/o di enforcement delle disposizioni regolatorie. 3. L aumento della problematicità delle relazioni contrattuali tra la GDO e i propri fornitori, acuitasi peraltro nella recente fase di contrazione dei consumi, si inserisce in un contesto di profonda trasformazione del settore, la quale ha comportato, in Italia, non soltanto un incremento del potere di mercato delle catene della GDO, sia sui mercati della vendita che su quelli dell acquisto, ma anche una crescente diversificazione delle modalità di crescita dei gruppi distributivi: l aumento del grado di concentrazione nel settore, in particolare, avviene ed è avvenuto mediante un crescente ricorso a diverse forme di aggregazione di tipo 1 Ciò appare testimoniato anche dalla recente conclusione o apertura di indagini conoscitive di natura analoga a quella italiana da parte di diverse altre autorità nazionali di concorrenza, nonché dalla costituzione in ambito europeo di un High Level Forum - cui partecipano i governi degli Stati membri e i principali stakeholders del mondo della produzione e della distribuzione - sul funzionamento della Food Supply Chain e sulle problematiche contrattuali B2B nel settore considerato. 4
5 contrattuale, piuttosto che strutturale, che si traducono in affiliazioni, intese di acquisto e altri tipi di alleanze di tipo associativo o consortile che modificano in modo sostanziale la geografia dei soggetti che agiscono e si confrontano sui diversi mercati. 4. Ne è sorta quindi l esigenza di monitorare ed analizzare le caratteristiche evolutive del settore, valutandone i possibili aspetti di criticità concorrenziale sia sotto il profilo delle dinamiche di competizione orizzontale che sotto quello delle relazioni verticali con i fornitori. In tale contesto, e come già evidenziato nel provvedimento di avvio, l indagine si propone di ricostruire ed esaminare sotto il profilo delle possibilità criticità concorrenziali: i) il recente sviluppo delle caratteristiche strutturali e di funzionamento del settore della GDO ii) le relazioni verticali tra la GDO e i propri fornitori. Il lavoro si sviluppa in tal senso su due principali filoni di approfondimento analitico, articolandosi in due parti distinte. 5. Il primo filone riguarda sostanzialmente l individuazione dei diversi livelli sui quali si gioca la competizione orizzontale tra gli operatori, con riferimento sia ai soggetti (imprese e/o raggruppamenti di imprese) tra i quali si sviluppa il confronto concorrenziale, sia agli ambiti territoriali e di mercato nei quali si sviluppa tale confronto. A tal fine, è stata quindi realizzata, anche tenendo conto delle diverse modalità di appartenenza e/o di affiliazione ai gruppi, una ricostruzione delle caratteristiche strutturali del settore, in termini di numero e tipologia degli operatori presenti, tipologia e diffusione dei diversi formati distributivi, grado di concentrazione a livello nazionale e locale, distintamente per i gruppi di imprese e per le diverse aggregazioni presenti (capitoli I e II della prima parte). Poiché l analisi del grado di concentrazione sottende l individuazione degli ambiti nei quali si esplica la dinamica concorrenziale, sono state altresì sviluppate alcune riflessioni sull approccio utilizzato dall Autorità nella delimitazione dei mercati rilevanti, anche attraverso un confronto con l impostazione adottata a livello europeo e da altre autorità di concorrenza nazionali. 6. Una specifica e approfondita analisi è stata inoltre effettuata sulle caratteristiche e il livello di integrazione delle varie forme di aggregazione non societaria tra imprese del settore, e segnatamente: i gruppi della Distribuzione Organizzata (DO) (capitolo III della prima parte), il franchising (capitolo IV) e le supercentrali di acquisto (capitolo V), al fine di valutarne i riflessi sulle dinamiche competitive del settore. Tali modalità organizzative e di cooperazione tra operatori costituiscono infatti, almeno per la dimensione e le caratteristiche che il fenomeno assume, un assoluta peculiarità del sistema distributivo nazionale, idonea ad incidere fortemente sulle forme della competizione orizzontale e sul potere di mercato che ciascuna impresa detiene sia sui mercati di vendita che su quelli dell acquisto dei prodotti. 7. Il secondo filone di approfondimento, relativo alle relazioni contrattuali tra la GDO alimentare e i propri fornitori, risponde invece alla duplice esigenza di: i) ricostruire un quadro informativo il più possibile completo in merito alle concrete forme e modalità di negoziazione utilizzate a livello nazionale; ii) valutarne i possibili effetti e implicazioni, sia sotto il profilo 5
6 squisitamente concorrenziale, sia sotto il più generale profilo dell efficienza complessiva della filiera e, conseguentemente, del welfare del consumatore. 8. La seconda parte dell indagine contiene un primo capitolo (capitolo I della Parte II) esclusivamente dedicato all ampio dibattito teorico che si è sviluppato, soprattutto di recente, sia in merito ai possibili effetti del buyer power, cui sembrano potersi ricondurre i principali elementi di problematicità delle condotte lamentate dai produttori, sia con riferimento allo specifico fenomeno del trade spending, il cui impatto sull efficienza e sulle dinamiche competitive del settore distributivo e dei settori produttivi a monte appare ancora largamente controverso. 9. Viene quindi effettuata (capitolo II) una ricostruzione delle concrete modalità con le quali la distribuzione moderna si rapporta con i propri fornitori, con riferimento alla natura e alle caratteristiche delle voci di costo trattate, ai soggetti che prendono parte alla trattativa, ai diversi livelli della stessa, ai tempi e alle modalità di svolgimento della contrattazione complessiva. L analisi è in larga parte basata su informazioni acquisite direttamente dalle imprese mediante: i) una serie di audizioni mirate; ii) le risposte fornite dalle principali catene distributive a un dettagliato questionario appositamente predisposto; iii) le risposte fornite dai produttori alimentari a un ampia richiesta di informazioni inviata per il tramite delle principali associazioni di categoria. 10. Infine, allo scopo di verificare l effettiva esistenza e la concreta diffusione delle pratiche lamentate, nonché di analizzarne le caratteristiche e l eventuale relazione con una situazione di squilibrio contrattuale tra le parti, l Autorità ha realizzato, in collaborazione con l Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare ISMEA (di seguito ISMEA), una vasta e specifica indagine campionaria, rivolta a un campione di quasi 500 imprese agro-alimentari che intrattengono rapporti con la GDO. I risultati della rilevazione sono illustrati nel capitolo III. L indagine campionaria rappresenta una base informativa del tutto originale, oltre che particolarmente estesa, sulle modalità contrattuali in uso a livello nazionale, che consente numerose e differenziate chiavi di lettura dei fenomeni osservati in funzione di variabili quali: le dimensioni aziendali del fornitore, il settore merceologico di attività, la forza del marchio, la catena distributiva cliente, ecc Le richiamate tensioni e problematiche di relazioni verticali nell ambito della catena alimentare sono state anche le motivazioni alla base della recente emanazione dell art. 62 del d.l. n. 1/2012, recante Disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari, che ha attribuito all Autorità la vigilanza sull applicazione di una serie di specifici divieti, tra i quali quello di adottare condotte commerciali sleali nelle relazioni commerciali di fornitura lungo le filiere agricole alimentari. Pertanto, nella presente fase di start up dell applicazione della nuova competenza da parte dell Autorità, l analisi dei contenuti e delle problematiche applicative di tale norma è apparsa un opportuna integrazione dell indagine, volta ad improntare i criteri interpretativi e applicativi della norma stessa ad una sostanziale coerenza, e ove possibile complementarità, con gli obiettivi e gli strumenti propri della legislazione a tutela della concorrenza. 6
7 12. L ultimo capitolo dell indagine, pertanto, è dedicato a una disamina dei contenuti dell articolo 62 della legge 24 marzo 2012, n. 27, ricostruendone altresì la portata sistematica: in particolare, saranno esaminati e discussi i collegamenti funzionali della nuova norma con la normativa a tutela della concorrenza e con la disciplina dell abuso di dipendenza economica, ponendo specifica attenzione alla nozione di significativo squilibrio nella relazione commerciale, introdotta dal recente decreto attuativo dell art. 62 citato e decisiva per la definizione del campo di applicazione della norma stessa e per una concreta attivazione della nuova competenza da parte dell Autorità. 7
8 PRIMA PARTE I soggetti e le forme della competizione orizzontale nella GDO 8
9 CAPITOLO I LA GDO: CARATTERISTICHE, FORMATI DISTRIBUTIVI E MERCATI 1.1 Distribuzione Moderna e Dettaglio tradizionale Definizioni 13. Con il termine Distribuzione Moderna (o Grande Distribuzione Organizzata - GDO) ci si riferisce ad un insieme di punti vendita gestiti a libero servizio, organizzati su grandi superfici e, generalmente, aderenti ad un organizzazione o ad un gruppo che gestisce una serie di punti vendita contrassegnati da una o più insegne commerciali comuni (la c.d. catena distributiva). La Distribuzione Moderna, costituendo una risposta del mercato alle mutate condizioni della domanda, in termini di preferenze e abitudini di acquisto dei consumatori, ha in parte integrato, in parte sostituito il tradizionale sistema di distribuzione al dettaglio, rappresentandone una necessaria evoluzione: molti dei tradizionali esercizi commerciali di vicinato, infatti, hanno ceduto la propria licenza alle catene distributive o si sono essi stessi trasformati in punti vendita della GDO, modificando il format distributivo, la formula organizzativa e i criteri gestionali. 14. Con specifico riferimento al formato, gli esercizi commerciali facenti parte della GDO vengono suddivisi e raggruppati in quattro tipologie, che si differenziano tra di loro per dimensione, ampiezza (numero prodotti) e profondità (numero referenze per ogni prodotto) degli assortimenti, caratteristiche espositive, posizionamento di prezzo, numerosità delle casse, presenza di banchi per i prodotti freschi, disponibilità di parcheggi e ulteriori servizi resi al consumatore. Le fonti regolamentari e la prassi del settore hanno, in particolare, identificato le quattro tipologie di formato distributivo descritte qui di seguito, tutte con superficie di vendita superiore ai 200 mq. Le prime tre categorie di punto vendita (supermercato, ipermercato, superette), in particolare, risultano identificate sulla base della classe dimensionale della superficie di vendita, mentre l ultima (discount) risulta definita in modo meno univoco, sulla base di un insieme di parametri di tipo qualitativo. 2 Supermercato: Esercizio di vendita al dettaglio operante nel campo alimentare, organizzato prevalentemente a libero servizio con pagamento all'uscita, che dispone di una superficie di vendita superiore ai 400 mq e di un vasto assortimento di prodotti di largo consumo ed in massima parte preconfezionati, nonché, eventualmente, di alcuni articoli non alimentari di uso domestico corrente. Il numero di referenze offerte da un supermercato è generalmente compreso tra e articoli. Tuttavia, l'ampiezza e la profondità della gamma di prodotti offerti, la 2 Le definizioni riportate in corsivo sono state elaborate a fini statistici e concordate in sede di Ministero Industria Commercio e Artigianato da un gruppo di lavoro ad hoc, composto da funzionari del Ministero stesso e da esperti delle associazioni imprenditoriali di settore, delle regioni, dell'istat e di istituzioni di studio e di ricerca. 9
10 dimensione del bacino d'utenza, così come la presenza di altri servizi, quali la disponibilità di parcheggio, l'orario di apertura, il numero di casse, ecc. variano considerevolmente in funzione della dimensione del punto vendita. I supermercati vengono infatti ulteriormente distinti in: piccoli (dimensione compresa tra i 400 mq e gli 800 mq), medi (dimensione compresa tra gli 800 mq e i mq) e grandi (il segmento dei c.d. superstore, di dimensione compresa tra i mq e i mq). I supermercati di piccola e media dimensione sono prevalentemente ubicati nelle zone più centrali dei singoli comuni, non dispongono sempre di parcheggi e svolgono soprattutto un servizio di prossimità o di quartiere, attraendo i consumatori dislocati in un raggio di distanza generalmente compreso entro i 15 minuti. I supermercati di grandi dimensioni sono invece prevalentemente localizzati in zone più periferiche e hanno un'area di gravitazione maggiore (generalmente compresa entro i 20 minuti di auto). Essi hanno inoltre un numero di referenze molto alto, paragonabile a quello degli ipermercati, e, come gli ipermercati, devono obbligatoriamente disporre di un adeguato parcheggio. Ipermercato: Esercizio al dettaglio con superficie di vendita superiore ai mq, suddiviso in reparti (alimentare e non alimentare), ciascuno dei quali aventi, rispettivamente, le caratteristiche di supermercato e di grande magazzino. L'ipermercato è organizzato prevalentemente a libero servizio, deve disporre obbligatoriamente di un adeguato parcheggio e offre un assortimento di prodotti molto vasto, composto da un numero di referenze generalmente compreso tra e (inclusi i prodotti non alimentari). Il bacino di attrazione dell'ipermercato può essere, per i punti vendita di maggiori dimensioni, anche pari o superiore ai 30 minuti di percorrenza in auto. All interno degli ipermercati viene ulteriormente distinto il segmento degli iperstore, compreso tra i 2500 e i 4000 metri quadrati. Superette: Punto vendita al dettaglio di prodotti alimentari o grocery organizzato come un supermercato, con libero servizio e pagamento all'uscita. Si distingue dal supermercato per la superficie, che è compresa tra i 200 e i 400 mq". La superette offre una gamma relativamente ampia, ma generalmente poco profonda (numero di marche e di referenze per ciascun prodotto) di prodotti alimentari. Svolge un servizio di prossimità e attira consumatori in un raggio che generalmente non supera i 10 minuti di percorrenza. Le superette vengono anche denominate minimercati, secondo le definizioni utilizzate dall Osservatorio Nazionale sul Commercio del Ministero dello Sviluppo Economico. Tuttavia, nell uso corrente, il termine minimercato viene utilizzato in senso più ampio, ad indicare tutti i negozi alimentari non specializzati e a libero servizio di dimensione compresa tra i 100 e i 400 mq. Discount: Punto vendita al dettaglio organizzato integralmente a libero servizio, con una superficie generalmente compresa tra i 200 e i mq e con una gamma di prodotti alquanto limitata (è disponibile un numero di referenze solitamente inferiore a 1.000) che esclude, nella maggior parte dei casi, il reparto freschissimo e i prodotti di marca. 10
11 Questa tipologia di punti vendita differisce dalle precedenti per l'utilizzo di attrezzature espositive molto semplici, per la rapida rotazione dello stock e per la fornitura ai clienti di un servizio ridotto. Tali fattori rientrano in una generale politica di riduzioni di costi che consente ai discount di posizionarsi a un livello di prezzo inferiore rispetto alle altre categorie di punti vendita. I discount possono essere a loro volta distinti in: hard discount, formula di derivazione tedesca, nella quale viene perseguita una politica molto spinta di riduzione dei costi attraverso l'utilizzo di un esiguo numero di dipendenti, un'esposizione "spartana" delle merci e un assortimento rigorosamente limitato ai prodotti confezionati e non di marca; soft discount, formula nella quale la politica di riduzione dei costi è meno marcata ed è quindi prevista la presenza di un certo numero di prodotti di marca e a peso variabile. Generalmente gli hard discount hanno anche dimensione più contenuta rispetto ai soft discount. 15. Esiste infine una categoria di punti vendita, che qui di seguito indicheremo come minimarket, costituita da punti vendita di dimensione compresa tra i 100 e i 200 mq, gestiti però a libero servizio e affiliati, in molti casi, a una catena distributiva più ampia. L inclusione di tale categoria di punti vendita nel settore della GDO, piuttosto che nel settore della distribuzione tradizionale non viene effettuata con criteri uniformi dalle società di ricerche di mercato e dagli stessi operatori e soggetti attivi nel settore. Nella banca dati della società Nielsen, utilizzata nella presente indagine per molte delle elaborazioni illustrate nel prosieguo del lavoro, i punti vendita a libero servizio di dimensione compresa tra i 100 e 400 mq (superette + mimarket) vengono tutti considerati parte del settore della GDO e inclusi in una tipologia distributiva denominata Libero Servizio. Grafico. n Classificazione punti vendita GDO: Libero servizio Supermercati Ipermercati Minimarket Superette Piccoli Medi Superstore Iperstore (neg. vicinato) (Grandi superm.) Discount La normativa che regola il rilascio delle autorizzazioni commerciali per il dettaglio tradizionale e per la distribuzione moderna utilizza una linea di demarcazione tra i due settori ulteriormente diverse da quella appena illustrata, definendo esercizi di vicinato (e quindi distribuzione tradizionale ) i negozi aventi superficie di vendita non superiore a 150 mq, nei comuni con popolazione residente inferiore a abitanti, e non superiore a 250 mq, nei comuni con popolazione residente superiore a abitanti. 11
12 17. Esiste dunque un area di sovrapposizione, sia pure molto limitata, tra il dettaglio tradizionale e la distribuzione moderna, costituita da quei punti vendita di dimensione compresa tra i 100 e i 250 mq che possono essere considerati esercizi di vicinato con riferimento alle caratteristiche dimensionali del punto vendita e al numero di abitanti del comune, ed esercizi della GDO con riferimento alla modalità di gestione a libero servizio e all eventuale appartenenza del punto vendita ad una più ampia catena distributiva. Incidenza della GDO sulla distribuzione alimentare al dettaglio 18. Come noto, la distribuzione moderna nel settore alimentare e dei prodotti di largo consumo, introdotta in Italia a partire dagli inizi degli anni 60, ha avuto un vertiginoso sviluppo nel corso degli ultimi decenni ed è tuttora in fase di espansione, sebbene a ritmi decisamente meno sostenuti rispetto agli anni 80 e Date le scarse possibilità di espansione dei consumi alimentari, almeno in termini quantitativi, la crescita del settore della distribuzione moderna è avvenuta e avviene sostanzialmente a scapito della distribuzione tradizionale, la quale potrebbe essere oramai prossima, soprattutto in alcune aree del Paese, ad una dimensione minima fisiologica, difficilmente oggetto di ulteriore compressione. 20. Sulla base di stime di fonte Federdistribuzione 3 - Mappa del Sistema Distributivo in Italia (riferite ai soli punti vendita di superficie superiore ai 200 mq), dal 1996 al 2010 la distribuzione moderna alimentare ha avuto una crescita pari al 71% circa in termini di giro d affari, passando da circa 48 miliardi a circa 82 miliardi di euro. Nello stesso periodo, il giro d affari del dettaglio tradizionale si è ridotto del 55% circa, essendosi altresì incrementato del 10% il giro d affari dei canali distributivi diversi, quali il commercio ambulante, gli acquisti diretti presso le aziende agricole, ecc.. In termini di numero di punti vendita, dal 1996 al 2009 si è registrato un incremento del 47% circa degli esercizi della GDO e una diminuzione del 18% circa dei punti vendita del dettaglio tradizionale. Gli andamenti descritti sono stati molto più accentuati sino al 2000, mostrando invece un netto rallentamento negli anni più recenti. 21. In termini di incidenza sul totale del commercio alimentare, fresco e confezionato, la distribuzione moderna è passata dal 50% circa del 1996 all attuale 72%. A fronte di tale andamento si sono registrati una netta contrazione del dettaglio tradizionale, passato dal 41% circa del 96 all attuale 18%, e un leggero rafforzamento del peso degli altri canali (commercio ambulante, gli acquisti diretti presso le aziende agricole, ecc.), passati dal 9,2% al 10,6%. Anche il trend di crescita dell incidenza della GDO sul totale delle vendite al dettaglio di prodotti alimentari, tuttavia, sembra oramai in netto rallentamento: negli ultimi anni, infatti, 3 Federdistribuzione è un organismo di coordinamento e di rappresentanza delle catene della distribuzione moderna. 12
13 tale incidenza è cresciuta a tassi decisamente più contenuti e progressivamente decrescenti (cfr grafico n. 1.2). Grafico. n. 1.2 Andamento del fatturato della GDO alimentare fatt. GDO fatt. GDO Fonte: elaborazione interna su dati Federdistribuzione Grafico n Evoluzione dell incidenza dei canali distributivi (% fatturato) 100% 80% 40,6 27,1 22,1 20,8 19,5 19,2 18,5 18,3 60% 40% 63,1 67,7 68,9 70,2 70,4 71,3 71,6 20% 50,2 0% %GDO % tradiz. % ambulanti Fonte: elaborazione interna su dati Federdistribuzione 1.2 Diffusione territoriale della GDO 22. La diffusione della GDO e la sua incidenza come canale distributivo non sono uniformi sul territorio nazionale. Dalla tabella e dal grafico che seguono, è infatti evidente come le differenze a livello regionale siano particolarmente marcate, sia considerando l incidenza numerica dei punti vendita della GDO sul totale degli esercizi commerciali del settore alimentare, sia considerando la diffusione delle superfici di vendita della GDO, misurata in termini di metratura disponibile per migliaia di abitanti. In proposito, è possibile osservare un complessivo maggiore sviluppo nelle regioni del 13
14 Centro e del Nord del Paese, in presenza però di svariate e significative eccezioni. Ad esempio, la Toscana, la Liguria e il Lazio si collocano su livelli di sviluppo non dissimili da quelli delle regioni meridionali, mentre la Sardegna, la Calabria e l Abruzzo presentano uno sviluppo della distribuzione moderna in tutto paragonabile, quando non addirittura superiore, a quello delle regioni centro-settentrionali. Tabella n. 1.1 Incidenza e diffusione regionale della GDO - gen Numero punti vendita Metratura GDO REGIONE Alimentare di cui GDO incid.% Totale mq Mq/1000ab SARDEGNA , ,6 FRIULI , ,8 UMBRIA , ,2 MARCHE , ,4 VENETO , ,1 CALABRIA , ,6 PIEMONTE , ,7 ABRUZZO , ,1 LOMBARDIA , ,2 TRENTINO , ,3 VALLE D'AOSTA , ,3 BASILICATA , ,0 MOLISE , ,9 EMILIA-ROMAGNA , ,9 SICILIA , ,4 PUGLIA , ,2 LAZIO , ,9 LIGURIA , ,9 TOSCANA , ,2 CAMPANIA , ,6 Totale complessivo , ,5 Fonte: elaborazione interna su dati ACNielsen, Mse, Istat. Grafico n Diffusione territoriale GDO mq*1000 abitanti 2011 mq*1000ab 450,0 400,0 350,0 300,0 250,0 200,0 150,0 100,0 50,0 0,0 SARDEGNA FRIULI UMBRIA MARCHE VENETO CALABRIA PIEMONTE ABRUZZO LOMBARDIA TRENTINO VALLE D'AOSTA BASILICATA MOLISE EMILIA-ROMAGNA SICILIA PUGLIA LAZIO LIGURIA TOSCANA CAMPANIA mq*1000ab Fonte: elaborazione interna su dati ACNielsen. 14
15 23. E altresì interessante notare come non emerga una correlazione stretta tra lo scarso grado di penetrazione della GDO e il suo tasso di sviluppo, espresso in termini di crescita percentuale del numero di punti vendita e, soprattutto, della loro metratura complessiva. Infatti, come si può notare dal grafico 1.5, regioni come la Campania e la Puglia, caratterizzate da una scarsa penetrazione della GDO, ne hanno fatto anche registrare uno sviluppo, tra il 2009 e il 2010, scarso o addirittura negativo (nel caso della Puglia). Grafico n Sviluppo regionale della GDO Var.% 2010/ ,0 15,0 10,0 5,0 0,0-5,0 VALLE D'AOSTA TRENTINO SICILIA LIGURIA BASILICATA EMILIA-ROMAGNA variazioni % 2010/2009 Fonte: elaborazione interna su dati ACNielsen. p.ti vendita mq VENETO LOMBARDIA LAZIO PIEMONTE MARCHE TOSCANA CALABRIA SARDEGNA UMBRIA MOLISE FRIULI CAMPANIA ABRUZZO PUGLIA Considerato il livello di diffusione di gran lunga inferiore alla media nazionale, anche la crescita della GDO in Toscana è stata molto contenuta, diversamente da quanto invece verificatosi in Liguria, Lazio e Sicilia, regioni anch esse caratterizzate da scarsa penetrazione della GDO. Tassi di sviluppo molto elevati si sono verificati anche in Trentino e Valle d Aosta, già caratterizzate da uno sviluppo della GDO in linea con la media nazionale. 24. La scarsa correlazione apparentemente esistente tra diffusione regionale della GDO e tassi di sviluppo potrebbe spiegarsi, oltre che con una certa disomogeneità territoriale nelle preferenze e abitudini di acquisto dei consumatori, anche con la diversità delle politiche e delle regolamentazioni adottate a livello regionale con riguardo ai criteri di rilascio delle autorizzazioni amministrative. 15
16 1.3 Formati distributivi Struttura 25. Come evidenziato nel grafico che segue (grafico n. 1.6), il canale distributivo preponderante nell ambito della GDO è costituito dai supermercati, sia in termini di incidenza sulle vendite complessive (43,4%) che di metratura (42%). Seguono il canale degli ipermercati (28,8% incidenza sulle vendite e 24,26% sulla metratura complessiva), quello dei discount (13,3% e 15%, rispettivamente in termini di incidenza sulle vendite e sulla metratura complessiva) e delle superette (9,44% e 11,69%). Grafico n. 1.6 Incidenza canali della GDO Pesi dei canali gen ,00 40,00 30,00 20,00 10,00 0,00 LIS Super ette SUP IPR DIS Numero p.v. MQ totali Q. mercato Fonte: elaborazione interna su dati Nielsen Diversa, ovviamente, l incidenza delle diverse tipologie di punti vendita in termini numerici, inversamente proporzionale alla dimensione media. Il libero servizio, in particolare, comprensivo sia delle superette ( mq), che dei punti vendita di dimensioni inferiori ( mq), risulta di gran lunga la tipologia prevalente, assorbendo il 54% dei punti vendita complessivi della GDO. Interessante, al riguardo, notare come, anche all interno del libero servizio, risulti preponderante la componente dei punti vendita più piccoli, con dimensione inferiore ai 200 mq (minimercati o LIS1), che costituiscono sostanzialmente un evoluzione dei tradizionali negozi di vicinato, dai quali si distinguono per l affiliazione ad una catena distributiva e/o per la presenza di una o più casse all uscita. Tale specifico segmento rappresenta circa il 30% dei punti vendita complessivi e solo il 5% circa delle vendite. 16
17 Evoluzione 26. La struttura della GDO, in termini di formati distributivi 4, si è evoluta nell ultimo decennio a favore delle tipologie dimensionali più estese e dei discount. Considerando, infatti, soltanto i formati distributivi di ampiezza superiore ai 200 mq, si può notare come (cfr. grafico n. 1.7), dal 2000 al 2010, si sia sostanzialmente incrementata l incidenza, in termini di metri quadri di vendita, sia dei discount che degli ipermercati, a scapito di quella dei supermercati e delle superette. Ciò in un contesto di forte espansione di tutte le tipologie distributive considerate (cfr. tab. n. 1.2), complessivamente aumentate, nel corso del decennio considerato, in misura pari al 35% in termini di numero di punti vendita (passati dai del 2001 ai del 2011) e al 55% in termini di superficie complessiva (passata da circa 10,2 milioni di mq nel 2001 a 15,8 milioni di mq nel 2011). Tabella n Evoluzione struttura formati GDO dal gen al gen MQ totali N. punti vendita MQ medi Var.% Var.% Var.% DIS % % % Superette % % % SUP % % % IPR % % % Totale GDO % % % Fonte: elaborazione interna su dati Nielsen 27. E interessante notare (cfr. grafico n. 1.7) come, nell ambito della categoria dei supermercati, si possa chiaramente identificare una differenziazione dei grandi supermercati (SUP2, di dimensione pari o superiore ai mq), i quali hanno sostanzialmente seguito l andamento degli ipermercati, dai supermercati di dimensione medio-piccola (SUP1, di dimensione inferiore ai mq), i quali hanno invece subito una netta contrazione dell incidenza complessiva, alla stregua delle superette (LIS2). 4 Nell analisi dell evoluzione della struttura distributiva dell ultimo decennio, in termini di incidenza dei diversi formati, sono stati esclusi i punti vendita a libero servizio di dimensione compresa tra i 100 e i 200 mq in quanto, tra il 2005 e il 2006, sono state apportate alcune modifiche alla banca dati Nielsen che rendono non confrontabili i dati per tale specifica formula distributiva: dal 2006 in avanti, infatti, dalla banca dati Nielsen emergerebbe un consistente incremento della numerica di punti vendita, dovuto però esclusivamente dalla maggiore copertura di rilevazione adottata anche per il formato distributivo dei c.d. minimercati (di dimensione compresa tra i 100 e i 200 mq). 17
18 Grafico n. 1.7 Evoluzione della struttura distributiva della GDO(*) Incidenza% delle tipologie di vendita in termini di mq gen e gen ,0 50,0 40,0 51,8 45,1 30,0 22,1 26, ,0 10,0 14,9 12,6 11,2 16,2 0,0 LIS2 SUP IPR DIS 45,0 40,0 35,0 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 14,9 12,6 41,2 33,4 10,6 11,8 22,1 26,1 11,2 LIS2 SUP1 SUP2 IPR DIS 16,2 Fonte: elaborazione interna su dati Nielsen (*) LIS2= superette; SUP1= supermercati <1.500mq; SUP2 =supermercati da mq in su La struttura dei diversi formati della GDO espressa in termini di ripartizione della metratura complessiva non differisce in modo sostanziale dalla struttura espressa in termini di ripartizione delle vendite (cfr. grafico n. 1.8), se non per una maggiore incidenza percentuale, in termini di fatturato, delle tipologie di dimensioni più elevate, le quali consentono evidentemente anche una maggiore redditività per metro quadro. Anche il grafico n. 1.8, pertanto, evidenzia un incremento dell importanza, nell ultimo decennio, delle formule ipermercato e discount. 18
19 Grafico n. 1.8 Evoluzione della struttura dei format distributivi della GDO (incidenza % sulle vendite complessive) 100% 90% 80% 70% 60% 50% 40% 30% 20% 10% 0% 9,2 14,0 25,2 30,3 53,6 45,7 12,0 9, DIS IPR SUP Superette Fonte: elaborazione interna su dati Nielsen 29. Dai dati relativi all evoluzione strutturale dei formati distributivi dell ultimo triennio 5 (grafico n. 1.9), risulta essere ancora in corso la tendenza alla crescita dell importanza dei discount, mentre emerge un rallentamento della crescita degli ipermercati. Evidenze in merito alla netta battuta d arresto dello sviluppo della formula distributiva caratterizzata da esercizi di grandissime dimensioni sembrano emergere anche, e in modo più evidente, dalle rilevazioni Istat sull andamento delle vendite del commercio a dettaglio (tab. n. 1.3), dalle quali risulta che, dal 2010 al 2011, gli ipermercati sono stati l unico formato distributivo della GDO alimentare a subire una diminuzione delle vendite, espresse in valori correnti. 30. Nell ultimo triennio, infine, sembra essersi verificato un leggero decremento dell incidenza della categoria dei punti vendita di piccola dimensione, sia in termini di metratura che in termini di vendite, a fronte però di una sostanziale stabilità della sua incidenza numerica. Tabella n. 1.3 Commercio al dettaglio a prezzi correnti per tipologia di esercizio Tipologia di esercizio Gen-Dic 2011/Gen-Dic 2010 Esercizi non specializz. a prevalenza alimentare: -0,6 Ipermercati -2,4 Supermercati +0,5 Discount +1,6 Fonte: Istat 5 Nei dati relativi all ultimo triennio (grafico n. 1.9), è stato incluso anche il formato denominato LIS1 (relativo ai punti vendita di dimensione compresa tra i 100 e i 200 mq), in quanto in tali anni la metodologia di rilevazioni adottata da Nielsen è stata maggiormente uniforme, consentendo i confronti intertemporali anche per tale formato di vendita. 19
20 Grafico n. 1.9 Evoluzione della struttura dei formati distributivi gen gen Incidenza % sulla metratura, sulla numerica e sulle vendite Evoluzione incidenza formati - MQ 50,0 40,0 30,0 20,0 10,0 0,0 DIS IPR LIS1 LIS2 SUP ,0 30,0 25,0 20,0 15,0 10,0 5,0 0,0 Evoluzione incidenza formati - numero P.V. DIS IPR LIS1 LIS2 SUP ,0 40,0 30,0 20,0 10,0 0,0 Evoluzione incidenza formati - vendite DIS IPR LIS1 LIS2 SUP Fonte: ns. elaborazioni su dati Nielsen 20