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Timestamp: 2020-06-03 04:15:16+00:00
Document Index: 13400649

Matched Legal Cases: ['art. 208', 'art. 495', 'art. 208', 'art. 197', 'art. 12', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 208', 'art. 64', 'art. 208', 'art. 197', 'art. 12', 'art. 197', 'art. 208', 'art. 133']

Art. 208 cod. proc. penale: Richiesta dell'esame | La Legge per tutti
Non comporta inutilizzabilità della prova la circostanza che la parte civile sia stata esaminata dopo la sua assunzione anche in qualità di testimone. (La S.C. ha specificato che l'art. 208 c.p.p. non impone un divieto al doppio esame ma si limita ad evidenziarne le superfluità consentendo al giudice di disattenderne la richiesta).
Cassazione penale sez. V 09 novembre 2012 n. 10951
Il mancato esame dell'imputato, anche se in precedenza ammesso dal giudice del dibattimento, non comportando alcuna limitazione alla facoltà di intervento, di assistenza e di rappresentanza dell'imputato medesimo, non integra alcuna violazione del diritto di difesa, tanto più alla luce della facoltà di rendere in ogni momento spontanee dichiarazioni. Annulla in parte con rinvio, App. Venezia, 14/12/2010
Cassazione penale sez. I 18 aprile 2012 n. 35627
La mancata ed ingiustificata comparizione dell'imputato all'udienza fissata per lo svolgimento del proprio esame rappresenta circostanza sufficiente per disporne la revoca e ciò pur in assenza dei presupposti legittimanti l'adozione dei provvedimenti di cui all'art. 495 c.p.p., commi 4 e 4 bis, il quale disciplina il regime della rinuncia e della revoca delle prove nel senso che, una volta che sono state ammesse, la rinuncia alle medesime può avvenire soltanto con il consenso dell'altra parte, mentre il giudice può revocarle solo qualora siano superflue, e ciò in quanto l'esame dell'imputato costituisce, al contrario, una prova peculiare poiché, a norma dell'art. 208 c.p.p., può essere espletata soltanto con il suo consenso o meglio con la sua collaborazione, non essendo possibile dare corso all'esame se l'imputato non si presenta ovvero se, pur presente, non risponde alle domande.
Tribunale Teramo 15 luglio 2011 n. 528
Anche in mancanza di una rinuncia del p.m. all'espletamento dell'esame dell'imputato, ritualmente ammesso e fissato, è legittima la revoca dell'ordinanza di ammissione, allorché l'imputato stesso non sia comparso all'udienza stabilita per l'incombente, adducendo un impedimento ritenuto non legittimo dal giudice. Dichiara inammissibile, App. Napoli, 29 maggio 2006
Cassazione penale sez. VI 25 febbraio 2009 n. 14914
In tema di esame di persone imputate in un procedimento connesso, i soggetti indicati nell'art. 197 comma 1 lett. a) c.p.p., imputati in procedimento connesso ex art. 12 comma 1 lett. a) c.p.p., sono radicalmente incompatibili con l'ufficio di testimoni e, pertanto, a essi non va dato l'ulteriore, avvertimento previsto dall'art. 64 comma 3 lett. c) c.p.p. (in applicazione di tale principio, la Corte, pur prendendo atto dell'ordinanza della Corte costituzionale n. 191 del 2003, secondo cui gli avvisi prescritti dall'art. 64 c.p.p. devono essere dati anche all'imputato esaminato in dibattimento, ha ritenuto utilizzabili le dichiarazioni etero-accusatorie rese in dibattimento da un c.d. collaboratore di giustizia, coimputato nei medesimi delitti, in quanto gli avvertimenti sub lett. a) e b), di cui all'art. 64 c.p.p., sono sostanzialmente desumibili in base agli art. 208 e 209 comma 2 c.p.p. che disciplinano l'esame dell'imputato, e la funzione dell'avvertimento sub lett. c) è, di fatto, assicurata dalla formazione della prova in contraddittorio).
Cassazione penale sez. II 25 ottobre 2005 n. 41052
Sono utilizzabili le dichiarazioni accusatorie nei confronti del coimputato - fatte in sede di esame dibattimentale dall'imputato del medesimo reato nell'ambito dello stesso procedimento - in assenza degli avvertimenti prescritti dall'art. 64 comma 3 c.p.p., in quanto tali avvertimenti riguardano l'interrogatorio della persona sottoposta ad indagini, garantendone il diritto al silenzio, e non si applicano all'esame dell'imputato nel dibattimento, disciplinato dagli art. 208, 401 comma 5 e 503 c.p.p., il quale ha una funzione del tutto diversa, essendo previsto per la fase dibattimentale in cui il contraddittorio tra le parti è pieno e il diritto di difesa può esplicarsi nella massima ampiezza; inoltre, detti avvertimenti, nella specie, sono superflui in quanto l'imputato non può assumere la veste di testimone per l'incompatibilità sancita dall'art. 197 comma 1 lett. a) c.p.p. in virtù della sussistenza della connessione di cui all'art. 12 comma 1 lett. a) c.p.p., e non essendosi verificate le condizioni di cui all'art. 197 bis comma 1 c.p.p.
Cassazione penale sez. V 14 giugno 2005 n. 46852
L'esercizio di facoltà processuali dell'imputato, quali quella di non consentire all'esame (art. 208 e 503 c.p.p.) o quella di non rilasciare dichiarazioni contro se stesso, non può essere valutato come parametro ai sensi dell'art. 133 c.p. per negare le circostanze attenuanti generiche; infatti l'esercizio di un diritto processuale non può legittimamente considerarsi come comportamento processuale negativo. (Nella specie, tuttavia, la S.C. ha ritenuto che l'erronea motivazione non aveva avuto influenza decisiva sul dispositivo, poiché le attenuanti richieste erano state negate in primo luogo per l'esistenza di precedenti penali che giustificavano ampiamente il diniego del beneficio).
Cassazione penale sez. III 26 ottobre 1995 n. 3654