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Timestamp: 2020-04-01 00:59:56+00:00
Document Index: 144215650

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 2', 'art. 2050', 'art. 2052', 'art. 2050', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 1227']

TRACCIA 1 -Parere di diritto civile 2016 - Formazione Giuridica
TRACCIA 1 -Parere di diritto civile 2016
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TRACCIA 1 – Cause ed effetti
Poiché tuttavia, anche decorso tale periodo, il bambino continua a lamentare una evidente sintomatologia dolorosa e non riesce a muovere la mano, i signori Beta lo fanno visitare da uno specialista che, dopo aver effettuato una radiografia in una diversa proiezione, si avvede dell’esistenza di una frattura (non evidenziata al momento della visita al Pronto soccorso) che, a causa del tempo ormai trascorso, non può più consolidarsi se non attraverso un intervento chirurgico, da effettuarsi quanto prima.
Cass. Civ., Sez. III, 9/4/2015, n. 7093
Cass. Civ., Sez. Un., 11.01.2008, n. 581:
Ai sensi degli art. 40 e 41 c.p., un evento è da considerarsi causa di un altro se, ferme restando le altre condizioni, il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo; ma l’applicazione di tale principio, temperato dalla regolarità casuale, ai fini della ricostruzione del nesso eziologico, va applicata alla peculiarità delle singole fattispecie normative di responsabilità civile, dove muta la regola probatoria, per cui mentre nel processo penale vige la regola della prova “oltre il ragionevole dubbio”, nel processo civile vige la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non”.
Riferimenti ai materiali
Schema fatto illecito, par. 1 Introduzione e struttura del fatto e par 2. Il fondamento della responsabilità extracontrattuale: l’autoresponsabilità e l’allocazione del rischio (Lezione 4, file 4)
Variazioni sulla responsabilità aggravata (Lezione 4, file 4bis)
In relazione alla causalità civile, si veda anche la D2 del parere “Cause ed effetti” (Lezione 5, file 2.1)
I La soluzione del caso proposto impone la disamina della tematica della responsabilità civile con particolare riferimento alle fattispecie di responsabilità aggravata di cui agli artt. 2050 e 2052 c.c..
D1 La previsione del risarcimento del danno ingiusto si giustifica sulla base del principio fondamentale del neminem laedere, già conosciuto in epoche storiche precedenti alla nostra, secondo cui non deve provocarsi alcun nocumento alla sfera giuridica altrui. Oggi il dibattito circa il significato e le sue ultime proiezioni si arricchisce a seguito dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana: questa, all’art. 2, impone il dovere di solidarietà in capo ai consociati, con ciò facendo richiamo al principio giuridico dell’autoresponsabilità secondo il quale si è sempre tenuti a rispondere dei propri comportamenti non soltanto verso i terzi ma, in primo luogo, verso se stessi, con la conseguente possibilità di subire una diminuzione patrimoniale. Il sistema della responsabilità civile è funzionale a consentire, nella prospettiva di rimediare ai danni prodottisi, la loro redistribuzione: le regole di responsabilità civile dettano i criteri redistributivi che individuano i soggetti che si ritiene li debbano sopportare, attuando così scelte di politica del diritto; sono protagonisti di queste scelte il legislatore e il giudice, attraverso l’interpretazione delle norme. Quest’ultima esigenza di allocazione del rischio e della distribuzione dei costi del danno è particolarmente avvertita nell’esercizio delle attività che espongono i terzi a rischi: il legislatore, in queste ipotesi, individua i soggetti che sono nella migliore posizione di controllare e gestire detti rischi e ai quali sono quindi imputate le eventuali conseguenze dannose che si possono venire a creare, anche considerato che l’esercente l’attività consegue da questa un profitto. Nell’attuazione del descritto meccanismo, la via individuata dal legislatore è quella di alleggerire il carico probatorio al danneggiato, addossandolo in modo rigoroso all’assunto danneggiante: si parla in proposito di fattispecie di responsabilità aggravata, in cui quest’ultimo viene onerato della prova di un fatto positivo che sia estraneo a quella che viene definita sfera di azione; in altre parole, la condotta del danneggiante diviene irrilevante per l’esclusione della sua responsabilità.
f Nel caso in esame il piccolo Tizio, nel corso di una lezione di equitazione avvenuta all’interno del maneggio gestito e organizzato dalla società Alfa, veniva disarcionato dal cavallo montato e cadeva rovinosamente a terra procurandosi una lesione personale. Al fine allora di individuare quale sia la più idonea azione per tutelare le ragioni dei signori Beta, quali esercenti la responsabilità genitoriale sul piccolo Tizio, occorre verificare la riconducibilità del fatto occorso a una fattispecie di responsabilità aggravata.
D2/F/G In tale prospettiva d’indagine viene anzitutto in rilievo la fattispecie di cui all’art. 2050 c.c., in cui il legislatore valuta l’intrinseca potenzialità offensiva dell’attività svolta: la pericolosità, in particolare, non attiene alla condotta del soggetto agente, in termini di imprudenza, imperizia o negligenza, ma al dato oggettivo dell’attività svolta che presenta un’attitudine offensiva superiore al normale. Deve dunque affermarsi che esistono attività pericolose di per sé, e attività svolte in modo pericoloso, che divengono cioè pericolose in relazione al caso concreto; ciò in quanto il carattere di pericolosità non deve essere considerato in astratto ma deve essere verificato in concreto. Così, nel caso della gestione d’una scuola d’equitazione, può verificarsi la ricorrenza in concreto di un’attività pericolosa in base alle modalità con cui viene impartito l’insegnamento, alle caratteristiche degli animali impiegati e alla qualità degli allievi. Ne discende logicamente che impartire una lezione a un allievo inesperto perché fanciullo o, comunque, principiante, può costituire un’attività pericolosa; e anzi, proprio in ragione della necessità di accertamento in concreto del carattere di pericolosità, anche nel caso in cui l’allievo fosse esperto, ben potrebbero sussistere circostanze obiettive idonee ad integrare la fattispecie in parola: si tratta di una valutazione di fatto che è rimessa al prudente apprezzamento del giudice. Quanto all’operare del meccanismo di responsabilità, può considerarsi ormai consolidato l’orientamento interpretativo che imputa la responsabilità risarcitoria in presenza del solo nesso di causalità tra l’esercizio dell’attività e il danno, senza che possa assumere rilievo la diligenza della condotta dell’esercente detta attività.
Sotto diverso profilo, viene altresì in rilievo la fattispecie di cui all’art. 2052 c.c. che individua nel proprietario dell’animale il soggetto tenuto a risarcire il danno da questo causato. Tale fattispecie, che deriva dall’istituto dell’actio de pauperie, assume una presunzione di responsabilità in capo al proprietario dell’animale o a colui che se ne serve, da ritenersi integrata nel momento in cui l’animale viene in contatto con il danneggiato: l’assunto deriva dall’applicazione del principio cujus commoda, ejus et incommoda, per cui chi tragga un beneficio – specialmente patrimoniale – dall’utilizzo di un animale, deve poi sopportare il peso economico del danno da questo eventualmente causato. Anche qui, come già nel caso dell’art. 2050 c.c., la prova liberatoria non può essere rinvenuta nella condotta di chi abbia il controllo dell’animale, cosicché diviene irrilevante la circostanza della normale mansuetudine dello stesso e il fatto che il danno sia stato cagionato da un suo improvviso e imprevedibile impulso. Così, nel caso qui in esame, la fattispecie risulta integrata per il fatto che l’animale assegnato al piccolo Tizio si era dimostrato nervoso; e non vi è dubbio che assegnare a un allievo non esperto – perché alla seconda lezione – la conduzione di un simile animale costituisca condotta inidonea a prevenire il rischio poi puntualmente verificatosi.
Emerge allora una doppia possibilità di azione di cui i signori Beta potranno beneficiare, particolarmente efficace in relazione alla presunzione di responsabilità – e di rigorosità della prova liberatoria – che le fattispecie di cui agli artt. 2050 e 2052 c.c. consentono di addossare alla società Alfa; il medesimo contenuto che la prova liberatoria assume in entrambe le predette fattispecie, peraltro, consente il loro utilizzo in via alternativa (Cass. Civ., Sez. III, 9/4/2015, n. 7093).
Deve inoltre aggiungersi, per concludere sul punto, che non assume alcuna rilevanza il fatto che la società Alfa avesse fatto sottoscrivere ai signori Beta una dichiarazione di esonero da ogni responsabilità per i danni eventualmente derivanti dallo svolgimento della pratica sportiva: con tale dichiarazione di esonero l’esercente l’attività di maneggio ha inteso prevedere una causa di esclusione della propria responsabilità legata all’accettazione del rischio da parte dell’atleta o, più precisamente, considerata la minore età di Tizio, da parte dei genitori titolari della responsabilità genitoriale e legittimati perciò a esprimere l’accettazione stessa; tuttavia, nemmeno l’accettazione del rischio di cui si discute è idonea a escludere la responsabilità qualora sia imputabile all’organizzatore o, meglio, all’istruttore, una colpa generica per violazione dell’ordinaria regola di diligenza, ovvero una colpa specifica per la violazione di una regola di salvaguardia dell’allievo. Tale principio di diritto, ancora ribadito dalla sentenza sopra citata, se vale nell’ipotesi ordinaria di responsabilità ex art. 2043 c.c., assume a maggior ragione efficacia nelle ipotesi di responsabilità qui in esame, che già di per sé presumono la colpa dell’istruttore; nè potrà affermarsi una concorrente responsabilità dell’allievo, rilevante ai sensi dell’art. 1227 c.c., che è del tutto mancante nel caso di specie.
D3 Nell’affermazione della responsabilità della società Alfa e nell’individuazione delle conseguenze risarcitorie, dovrà comunque tenersi conto del fatto che la permanente invalidità che residuerà al piccolo Tizio è conseguente anche all’errata diagnosi effettuata al Pronto Soccorso, dove non è stata rilevata l’esistenza di una frattura non risolta neppure dal successivo intervento chirurgico, benché correttamente eseguito. In proposito viene in rilievo il principio di diritto secondo il quale al responsabile del danno potranno essere imputate le sole conseguenze risarcitorie che possano dirsi obiettivamente prevedibili nel momento dell’azione imputata, attraverso un giudizio da compiersi ex ante secondo il criterio della regolarità causale, cosiddetto di prognosi postuma, avente matrice penalistica. Nel caso in esame non può che affermarsi come imprevedibile la più grave invalidità derivata dall’errata diagnosi per cui, di quest’ultima, sarà chiamata a rispondere la struttura sanitaria che ha eseguito colpevolmente l’esame diagnostico, e non la società Alfa. Quest’ultima, tuttavia, non potrà invocare la circostanza a discarico della propria responsabilità: va infatti rilevato che, quando alla verificazione di un determinato evento contribuiscano più concause, ovvero diversi antecedenti che si inseriscono nella serie causale, ciò non implica nessuna elisione del nesso eziologico laddove le stesse non siano da sole sufficienti a determinare l’evento (c.d. principio dell’equivalenza delle condizioni di cui a Cass. Civ. Sez. Un., 11/1/2008, n. 581).
C In conclusione, i signori Beta, quali esercenti la responsabilità genitoriale sul piccolo Tizio, potranno agire nei confronti della società Alfa, esercente l’attività di maneggio, ai sensi degli artt. 2050 e 2052 c.c. per domandare il risarcimento del danno, tanto patrimoniale quanto non patrimoniale, conseguente alla caduta da cavallo e consistito nella forte contusione al polso destro. Inoltre, in relazione alla successiva necessità di intervento derivata dalla mancata diagnosi della frattura non rilevata dal Pronto Soccorso, gli stessi signori Beta potranno rivolgere una domanda risarcitoria non nei confronti del gestore del maneggio, al quale non è imputabile una conseguenza dannosa non prevedibile al momento della caduta da cavallo, ma alla struttura sanitaria che ha eseguito l’esame diagnostico, attraverso le ordinarie regole della responsabilità contrattuale. Deve precisarsi che l’esistenza di due concause non esclude la responsabilità della società Alfa, non potendosi affermare che la mancata diagnosi sia causa esclusiva del danno patito dal piccolo Tizio. Si aggiunge infine che, sul piano patrimoniale, è perfettamente risarcibile l’intera somma di € 10.000,00, trattandosi di conseguenza diretta e immediata dell’evento di danno e il cui pagamento si è reso necessario solo per ragioni di urgenza che non sono quindi imputabili a una scelta dei coniugi Beta.