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Timestamp: 2019-07-19 00:23:42+00:00
Document Index: 60094952

Matched Legal Cases: ['art. 1136', 'art. 66', 'art. 67', 'art. 67', 'art. 72', 'art. 67', 'art. 67', 'sentenza ', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 66', 'art. 1136', 'art. 66', 'art. 1136', 'art. 66', 'art 2712', 'sentenza ', 'art. 66', 'art. 2702', 'art. 1138', 'art. 1129', 'art. 1138']

Amministrazioni Condominiali Falcioni - Pagina 2 di 3 - P.I. 03003600800Amministrazioni Condominiali Falcioni | P.I. 03003600800 | Pagina 2
Gruppo whatsapp del condominio. Ma ha valore legale?
Pubblicato il 8 Febbraio 2019 da Nunzia Falcioni
Nel nostro palazzo un gruppo di famiglie ha attivato un gruppo whatsapp condominiale. Ma che senso ha usare un social se, come sembra, non ha alcun valore legale?
Creare un gruppo whatzapp può essere utile al condominio, per mettersi in contatto più velocemente sia con l’amministratore sia con tutti i condomini dello stabile.
Cara Signora, nella nostra rubrica Salvacondominio non avevamo ancora affrontato questo argomento, ma sono sempre più numerosi gli amministratori e i condomini che organizzano chat comuni su whatsapp per scambiarsi informazioni, confrontarsi prima delle assemblee, proporre e discutere questioni da mettere all’ordine del giorno. Si tratta di un mezzo veloce e facilmente accessibile per coordinarsi o per segnalare eventuali problemi di amministrazione e di gestione, che però va usato in modo appropriato, altrimenti può rappresentare un rischio. Primo fra tutti, quello di peggiorare i rapporti tra vicini di casa e tra amministratore e condomini, spesso molto precari e per questo a volte poco facilitati dall’uso di un mezzo social e multigenerazionale, che però richiede un uso sapiente e diplomatico della comunicazione scritta e immediata.
Ma chi può creare un gruppo whatsapp condominiale? Il servizio può essere attivato dall’amministratore, preventivamente autorizzato dall’assemblea, o da parte di un gruppo di condomini. In ogni caso, occorre acquisire preventivamente l’autorizzazione di tutti i partecipanti al gruppo, mentre le informazioni devono essere trattate nel rispetto della riservatezza della privacy di ognuno. Bisogna ricordare comunque che il social non è un mezzo valido e legale per fare una delega o per esprimere un voto. Né tantomeno per convocare un’assemblea, comunicazione che va effettuata attraverso raccomandata a/r, lettera consegnata a mano o posta elettronica certificata, strumenti che non possono in nessun modo essere sostituiti da un semplice messaggio whatsapp, seppure con doppia spunta blu. Pertanto non ha valore legale, ma solo di contatto.
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Donna urla di notte per far smettere di abbaiare i cani, denunciata.
Pubblicato il 1 Febbraio 2019 da Nunzia Falcioni
Donna urla di notte, denunciata. L’atto di urlare di notte è idoneo a disturbare potenzialmente la quiete e il riposo di un numero indeterminato di persone. La tranquillità pubblica, essendo un particolare aspetto dell’ordine pubblico, è salvaguardata dallo Stato.
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Trasformazione di una finestra del muro perimetrale in porta: è illegittima
Pubblicato il 28 Gennaio 2019 da Nunzia Falcioni
In tema di condominio, negli edifici ove in particolar modo vi sono locali adibiti ad uso commerciale, la trasformazione della finestra del muro perimetrale condominiale in una porta non costituisce un uso più intenso della cosa comune. Infatti tale trasformazione è illegittima in quanto altera la destinazione e la funzione dell’apertura.
In un condominioTizio aveva chiamato in giudizio Caio, in quanto, quest’ultimo, senza il consenso di tutti i condomini,per cui senza la aggioranza, aveva trasformato una finestra esistente sul muro perimetrale dello stabile condominiale in una porta, mettendo in comunicazione un locale destinato a bar con altro spazio esterno di proprietà del medesimo convenuto. Ad avviso dell’attore, in tal modo era stata realizzata un’opera illegittima.
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Deleghe in assemblea: quante ne può avere un condòmino?
Pubblicato il 23 Gennaio 2019 da Nunzia Falcioni
Prendere una delega per rappresentare un condòmino all’assemblea condominiale vuol dire assumere un incarico di mandato, finalizzato al compimento di un atto giuridico vincolante (il voto) per il proprio rappresentato
Partecipazione all’assemblea condominiale di persona o per delega
La partecipazione all’assemblea è un diritto insopprimibile dei condòmini.
Ciascun condòmino (o meglio, avente diritto, come specificato dall’art. 1136 c.c.) ha diritto di essere informato per tempo (almeno cinque giorni prima della così detta prima convocazione, cfr. art. 66 disp. att. c.c.) dello svolgimento della riunione per potervi partecipare e per poterlo fare conoscendo adeguatamente gli argomenti che saranno oggetto di discussione.
La partecipazione all’assemblea, dice l’art. 67 delle disposizioni di attuazione del codice civile, può avvenire in due modi:
La partecipazione personale consiste nel presenziare all’assemblea, esprimendo il proprio voto sugli argomenti posti in discussione.
La partecipazione per delega avviene mediante attribuzione del potere di rappresentanza da un’altra persona. Il delegato è chi conferisce tale potere, il delegante chi assume la rappresentanza. L’art. 67 summenzionato, dichiarato inderogabile dal successivo art. 72 disp. att. c.c.) specifica che la delega deve essere scritta.
Il delegato, una volta constata la validità della delega, deve essere considerato presente in assemblea a tutti gli effetti di legge. Ciò vuol dire, ad esempio, che il delegato dovrà essere considerato come se fosse lì in assemblea personalmente ai fini del computo dei quorum costitutivi, ai fini dell’impugnativa delle delibere, ecc.
Due, quattro, dieci o addirittura tutti i condòmini: nessuna limitazione preventiva era preveduta dal legislatore. I regolamenti condominiali rappresentano l’unica fonte di eventuali limiti.
La legge citata ha cambiato le regole; per espressa previsione del primo comma dell’art. 67 disp. att. c.c. dall’entrata in vigore di quella legge «Se i condomini sono più di venti, il delegato non può rappresentare più di un quinto dei condomini e del valore proporzionale».
Insomma l’eccesso è concorrente, ossia deve riguardare tanto il numero di condòmini, quanto quello di millesimi.
Il regolamento condominiale può prescrivere limiti più stringenti, ma, stante l’inderogabilità dell’art. 67 disp. att. c.c., non può eliminare il divieto in esame, nemmeno se si tratta di regolamento contrattuale.
Il ruolo del presidente dell’assemblea nella verifica delle deleghe
Chi ha il dovere di controllare la regolarità delle deleghe e conseguentemente ammettere la partecipazione delegato all’assemblea?
Risposta: il presidente dell’assemblea condominiale, quale garante del corretto svolgimento della riunione, ha il potere/dovere di verificare che la delega esista (sia data in forma scritta) e che il condòmino delegato non ecceda il numero prescritto dalla legge ovvero quello più stringente eventualmente previsto dal regolamento condominiale.
Se non ci si dovesse accorgere del superamento del limite, la delibera dovrebbe essere considerata impugnabile, nella specie, per chi scrive, annullabile in ragione di violazione di norme attinenti la partecipazione e votazione in assemblea.Deleghe in eccesso: come comportarsi se si verifica che un condomino ne ha prese più del consentito?
I condomini presenti per delega devono essere conteggiati ai fini del calcolo del quorum deliberativo e costitutivo dell’assemblea.
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Amministratori di condominio: non sono tutti uguali. Un breve vademecum per i condòmini
Pubblicato il 16 Gennaio 2019 da Nunzia Falcioni
Nell’attuale situazione, scegliere un amministratore con la certezza della sua professionalità è come un terno al lotto. Come dico sempre sarcasticamente ai miei condòmini, è anche una questione di fortuna.
Abbiamo visto, ad esempio, la scorsa settimana, come solo la giurisprudenza, con la sentenza del Tribunale di Padova n. 818 del 24 marzo 2017, abbia sancito che il mancato aggiornamento periodico da parte dell’amministratore può essere causa di revoca e rende la nomina nulla per l’anno in questione.
Ma i condòmini cosa possono fare per tutelarsi al riguardo, specie se l’amministratore si rifiuta di esibire i documenti attestanti i suoi aggiornamenti?
In mancanza di un albo, o collegio o registro che dir si voglia, non esiste un ente terzo, neutrale, autorevole, oggi come oggi, in grado di rassicurare e tutelare i condòmini alla ricerca dell’amministratore formato, competente e preparato.
Non si può non sottolineare che qualcosa non quadra, in quanto all’amministratore di condominio è demandato il compito complesso e delicato di tutelare il patrimonio immobiliare dei propri condòmini, con l’assunzione di responsabilità civili e penali senza pari, se rapportate a quelle di tutti gli altri professionisti.
Chiunque, in qualsiasi qualsiasi settore è responsabile per i soli atti e comportamenti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni, mentre l’amministratore di condominio, lo è anche, civilmente e penalmente, per conseguenze di delibere contra legem e per eventi accidentali.
In altre parole, l’amministratore è soggetto all’anomalia di essere responsabile di eventi casuali (es. tegola che cade dal tetto e ammazza un passante) o poste in essere da terzi, anche contro la propria volontà (es. rifiuto da parte dell’assemblea di ottemperare alle norme di legge, in materia di sicurezza degli impianti, poichè ritenute troppo costose).
Nella malaugurata ipotesi di accadimento fortuito è di fondamentale importanza che l’amministratore sia non solo assicurato, ma riesca a dimostrare di avere agito sempre con diligenza e competenza per la tutela dell’incolumità dei condòmini e dei terzi; nel caso di delibere contra legem assunte dall’assemblea, per non incorrere in tragiche e spiacevoli conseguenze, l’amministratore ha solo una strada, quella delle dimissioni.
A fronte del delicatissimo compito dell’amministratore, che implica anche il possesso di altre doti fondamentali, quali l’abilità di gestire i rapporti conflittuali, la negoziazione, la diplomazia, la pazienza, l’efficienza e la tempestività in caso d’urgenza (elenco esemplificativo e non certo esaustivo), i due unici criteri che tuttavia, oggi, guidano i condòmini nella scelta di un amministratore, sono il prezzo ed il passaparola.
Qualcuno potrebbe obiettare che esistono le associazioni, ma non è obbligatorio essere iscritti per esercitare la professione di amministratore e comunque le associazioni non sono in grado di garantire sull’operato, la correttezza e la formazione degli associati, poiché di fatto non esistono oggettivi metodi di controllo.
Mentre il passaparola è sempre un buon biglietto da visita, in quanto rappresentativo della reputazione e testimone dell’operato dell’amministratore, discorso diverso va fatto sul prezzo, che diventa spesso l’unico metro di giudizio per i condòmini pigri, disinformati o menefreghisti, in quanto uno dei luoghi comuni più diffusi (ed erronei) è che “gli amministratori sono tutti uguali”.
Non lo sono in termini di organizzazione interna di studio: dipendenti e collaboratori, gestione privacy, strumenti informatici, software utilizzati ecc…
Occorrerebbe avere più rispetto per la professione dell’amministratore e valutare di conseguenza il reale valore del servizio offerto, sulla base di parametri di qualità oggettivi e non di errati luoghi comuni.
In genere si tende a pagare volentieri qualcosa di cui si percepisce il valore, mentre si è mal disposti a farlo per qualcosa che si giudica “intercambiabile”, come nel caso dell’amministratore, a causa di un retaggio culturale che non riconosce adeguata dignità professionale al ruolo.
Credo che questo sia motivo di riflessione, perchè, citando Oscar Wilde: “oggi la gente conosce il prezzo di tutto e il valore di nulla”. Niente di più vero.
Ecco, in sintesi una carrellata di 10 regole pratiche da seguire, dettate dall’esperienza:
Stabilire un rapporto chiaro ed onesto fin dall’inizio: è inutile dire che va tutto bene, quando nel condominio vi sono alti tassi di morosità e litigiosità e l’immobile cade a pezzi.
Richiedere altrettanta trasparenza nella presentazione dell’offerta economica, tramite tariffario dettagliato e nella presentazione dei servizi offerti: reperibilità, sito internet, documenti on line, tempistiche d’intervento in caso di urgenze manutentive, in caso di morosità, ecc…
Esaminare il curriculum professionale dell’amministratore e gli attestati di formazione di base, della formazione periodica e dell’esperienza maturata sul campo.Verificare se l’amministratore rende pubblici questi dati sul suo sito.
Rendersi conto dell’organizzazione di studio, verificare gli orari d’ufficio e verificare periodicamente la possibilità di esaminare il giornale di cassa, i documenti contabili, i contratti ecc…previo appuntamento.
Richiedere obbligatoriamente la polizza professionale dell’amministratore.
Verificare l‘associazione di appartenenza (se iscritto).
Come corollario, che vale comunque per qualsiasi professione, occorre giudicare anche la capacità comunicativa e la capacità di ascolto dell’amministratore, rammentando nel contempo, informandosi preventivamente, quali siano, nel rapporto condòmino-amministratore i rispettivi diritti e doveri, per evitare pericolosi malintesi legati ad errate aspettative.
Il rapporto di mandato è un rapporto di fiducia, che si istituisce se l’impegno profuso dall’amministratore, finalizzato alla buona gestione operativa, viene verificato ed apprezzato dal condomino, nell’ottica di una reciproca soddisfazione, avendo come obiettivo il bene comune e non gli interessi dei singoli.
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Basti pensare che spetta al Presidente dirigere lo svolgimento dell’assemblea condominiale, attraverso l’utilizzo di poteri di direzione e moderazione del dibattito, con facoltà di decidere una durata degli interventi uguale per tutti i partecipanti alla riunione (Cass. n. 24132/2009). Continua a leggere→
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Convocazione dell’assemblea di condominio con messaggi sms e whatsapp: profili di validità
Pubblicato il 4 Dicembre 2018 da Nunzia Falcioni
Convocazione assemblea: nella prassi condominiale gli amministratori, dietro insistenza dei condòmini, utilizzano inviare degli sms.
Negli ultimi trent’anni il mondo della comunicazione è stato rivoluzionato dall’introduzione di nuovi strumenti di dialogo, più veloci ed efficaci rispetto al passato, a cominciare dagli sms, per finire alle più recenti applicazioni di messaggistica istantanea, che fanno parte del vivere quotidiano di tantissime persone e vengono utilizzati, spesso, anche in ambito condominiale.
Basti pensare, ad esempio, ai numerosi amministratori di condomini, che utilizzano tali strumenti di comunicazione, per rispondere alle segnalazioni inoltrate dai condòmini, oppure, per sollecitare un pagamento, o addirittura, per convocare gli stessi condòmini alle assemblee condominiali.
Nella prassi condominiale sono tanti gli amministratori che, in modo semplice ed economico, dietro insistenza dei condòmini, utilizzano inviare degli sms, per convocare le riunioni di condominio.
Tale prassi è agevolata anche dagli appositi software dedicati alla gestione condominiale, che consentono all’amministratore di condominio di utilizzare delle applicazioni veloci, per inviare direttamente sul numero di cellulare dei condòmini, gli sms contenenti l’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale.
Ma non basta, si pensi anche ai gruppi WhatsApp, riservati ai condòmini ed all’amministratore, per dialogare non solo delle riunioni di condominio, ma anche delle più svariate questioni condominiali, che fanno registrare chat intrise di messaggi, ad ogni ora del giorno, con lagnanze di tutti i tipi.
Ebbene, per quanto riguarda la convocazione dell’assemblea condominiale, l’utilizzo di tali strumenti sta ingenerando l’idea che il dialogo telematico multicanale possa essere considerato come alternativo all’utilizzo degli specifici mezzi di comunicazione indicati dal codice civile. Sotto tale profilo è noto che, ai sensi dell’art. 66 comma 3 Disp. Att. Cod. Civ., la convocazione dell’assemblea condominiale debba essere inviata mediante lettera raccomandata, fax, posta certificata (PEC) o tramite consegna a mano. In questo caso il legislatore ha inteso tipizzare il quadro normativo, con specifiche forme di comunicazione, al fine di garantire l’effettiva conoscibilità delle convocazioni assembleari.
Di preciso, la finalità perseguita dal legislatore, con l’art. 66 comma 3 Disp. Att. Cod. Civ., è quella di assicurare al destinatario un alto grado di conoscibilità dell’avviso di convocazione inviato dall’amministratore di condomino.
Tuttavia, ai fini del perfezionamento della notifica è sufficiente che l’avviso di convocazione entri nella disponibilità del destinatario, nei termini previsti dall’art. 66 comma 1 Disp. Att. Cod. Civ. e cioè cinque giorni prima della data fissata per la riunione di prima convocazione.
Sul punto si osserva che, prima della L. 220/12 valeva il principio della libertà delle forme, in quanto l’art. 1136 c.c. non prescriveva particolari modalità di notifica dell’avviso di convocazione dell’assemblea e pertanto l’amministratore era facoltizzato ad utilizzare qualsiasi forma idonea al raggiungimento dello scopo, tant’è che l’avvenuta comunicazione poteva essere provata anche da elementi univoci dai quali risultava che il condomino aveva concretamente ricevuto la notizia (Cass. n. 1033/1995).
Addirittura, la convocazione poteva essere comunicata anche oralmente, in base al principio della libertà delle forme, salvo che il regolamento non prescrivesse specifiche modalità di notifica dell’avviso (Cass. n. 8449/2008).
Attualmente, invece l’avviso di convocazione dell’assemblea soggiace al rispetto dei mezzi tassativamente elencati nel novellato art. 66 comma 3 Disp. Att. Cod. Civ., in quanto trattasi di norma inderogabile. Peraltro, l’assemblea condominiale, ai sensi dell’art. 1136 comma 4 Cod. Civ., non può deliberare se non consta che tutti gli aventi di diritto siano stati convocati, tant’è che, ai sensi dell’art. 66 Disp Att. Cod. Civ., il vizio di omessa convocazione o la convocazione fuori termine integrano un vizio di annullabilità della delibera condominiale.
In questi casi spetta al condominio, ovvero all’amministratore, l’onere di provare l’avvenuta convocazione dei condòmini all’assemblea condominiale.
Purtuttavia, non è da escludere, in via risolutiva, che un sms o un messaggio WhatsApp possano avere validità probatoria, in quanto la giurisprudenza ha ritenuto che i messaggi elettronici possano assurgere a prova, nell’ambito giudiziale, sebbene le pronunce dei giudici si riferiscano a materie differenti da quella condominiale.
In termini probatori, i messaggi Whatsapp sono stati considerati, a tutti gli effetti, delle prove documentali riconducibili all’art 2712 c.c., e cioè alle cosiddette riproduzioni meccaniche in genere, che formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, salvo disconoscimento degli stessi fatti o cose a cui si riferiscono, da parte del soggetto nei confronti del quale vengono utilizzati (Trib. di Ravenna, sentenza 231/2017).
Di recente, sotto il profilo della forma scritta, è stato ritenuto legittimo un licenziamento notificato a mezzo Whatsapp (Trib. Catania ord. del 27/06/2017).
Per quanto riguarda gli sms, è principio consolidato, che siano utilizzabili come prova in giudizio, al punto di giustificare l’addebito di una separazione a carico del coniuge infedele (Cass. n. 5510/2017).
Tali decisioni sono segni dei tempi e potrebbero interessare anche la materia condominiale, anche perché i giudici ammettono, sempre più spesso, l’utilizzo in giudizio dei colloqui privati, come gli scambi di messaggi, sms e Whatsapp, tra singoli o in gruppo.
Peraltro, se è vero che l’unico intento del legislatore, nel prescrivere i mezzi tassativi, per l’inoltro dell’avviso di convocazione assembleare, è quello di garantire la sfera di conoscibilità del destinatario, è pur vero che il destinatario della convocazione potrebbe, comunque, venirne a conoscenza, con mezzi diversi.
Immaginiamo, per esempio, che l’amministratore, dietro richiesta scritta dell’interessato, anziché utilizzare i mezzi prescritti dal legislatore, inoltri, sul numero di cellulare del condomino, un messaggio sms o Whatsapp, contenente l’avviso di convocazione e, di seguito, lo stesso condomino risponda all’amministratore, con un altro messaggio, nel quale dichiara di aver ricevuto la notizia.
Nell’ipotesi, sembra difficile che il condomino interessato possa eccepire di non aver ricevuto l’avviso di convocazione, rilevando il mancato utilizzo dei mezzi di cui all’art. 66 comma 3 Disp. Att. Cod. Civ., in quanto il messaggio ricevuto potrebbe essere considerato come una valida prova, nell’ambito di un procedimento giudiziario.
L’unica difficoltà che si registra è quella di provare che il testo esibito dall’amministratore, davanti al giudice, sia effettivamente quello presente sul cellulare dell’interessato, e cioè sia stato effettivamente spedito e ricevuto.
Di solito, ai fini della prova, si usa uno screenshot, da screen che significa “schermo” e shot che vuol dire “scatto fotografico”, cioè si scatta una foto dello schermo dello smartphone, con impressa la conversazione.
Oppure, un altro metodo, forse più sicuro, potrebbe essere quello di far leggere il messaggio ad una persona, che sia disposta a testimoniare in giudizio dichiarando, davanti al giudice, di aver letto lo stesso messaggio personalmente.
In tutti i modi, come succede per le email, prive di firma digitale, spetterà sempre al giudice decidere se i messaggi abbiano valore probatorio e cioè se abbiano o meno l’efficacia di una scrittura privata prevista dall’art. 2702 c.c., che fa piena prova fino a querela di falso.
Per tali ragioni è consigliabile che l’amministratore trasmetta l’avviso di convocazione dell’assemblea condominiale, sempre e soltanto, con i mezzi previsti dal codice civile.
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Regolamento di condominio: cosa c’è da sapere
Pubblicato il 28 Novembre 2018 da Nunzia Falcioni
Regolamento di condominio, quali ne siano l’origine ed il procedimento di formazione e quando abbia natura contrattuale.
Il regolamento di condominio, quali ne siano l’origine ed il procedimento di formazione e, quindi, anche quando abbia natura contrattuale, si configura, in relazione alla sua specifica funzione di costituire una sorta di statuto della collettività condominiale, come atto volto ad incidere con un complesso di norme giuridicamente vincolanti per tutti i componenti di detta collettività, su un rapporto plurisoggettivo concettualmente unico ed a porsi come fonte di obblighi e diritti non tanto per la collettività come tale, quanto, soprattutto, per i singoli condomini. Cass. 29 novembre 1995 n. 12342
Non sussiste alcuna violazione di legge nella previsione del regolamento condominiale che stabilisca le caratteristiche, i requisiti e i titoli che deve avere l’amministratore del condominio.
Invero, in tema di condominio negli edifici, l’art. 1138 c.c., comma 4, pur dichiarando espressamente non derogabile dal regolamento (tra le altre) la disposizione dell’art. 1129 c.c., la quale attribuisce all’assemblea la nomina dell’amministratore e stabilisce la durata dell’incarico (Sez. 2, Sentenza n. 13011 del 24/05/2013, Rv. 626458), non preclude però che il regolamento condominiale possa stabilire che la scelta dell’assemblea debba cadere su soggetti (persone fisiche o persone giuridiche) che presentino determinare caratteristiche, requisiti o titoli professionali. Cass. 30 novembre 2016 n. 24432
Il conduttore che si è impegnato a rispettare le clausole contenute in un regolamento condominiale può essere chiamato in causa per risoluzione del contratto, ove si sia reso inadempiente rispetto a tale impegno. Trib. Monza 7 settembre 2016 n. 2395
Nell’ambito dei regolamenti condominiali vanno distinte le clausole con contenuto tipicamente regolamentare dalle clausole contrattuali le quali devono essere approvate all’unanimità. E’ fuori discussione che una clausola, che limita ad un determinato uso un immobile escludendo gli altri possibili, costituisce limitazione del diritto di proprietà.
Pertanto le norme del regolamento condominiale, che incidono sulla utilizzabilità e sulla destinazione delle parti dell’edificio, in particolare sullo stato giuridico di una cosa comune, come nella specie le scale, hanno carattere convenzionale e, se predisposte dall’originario proprietario dello stabile, debbono essere accettate dai condomini nei rispettivi atti di acquisto ovvero con atti separati, e, se invece deliberate dall’assemblea condominiale, debbono essere approvate all’unanimità (cfr. tra le tante, Cass. 11 febbraio 1977 n. 621).
E, non potendo formare oggetto di decisione assembleare a maggioranza, sono assolutamente nulle le deliberazioni delle assemblee condominiali lesive dei diritti di proprietà comune. Cass. 20 marzo 2015 n. 5657
Le clausole del regolamento condominiale di natura assembleare, anche se approvate con il consenso di tutti i condòmini, possono essere modificate con le maggioranze indicate dall’art. 1138 c.c. Cass. 6 maggio 2014 n. 9681 Continua a leggere→
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