Source: http://news.ilcaso.it/news_1988/14-11-16/Nessuna_SCIA_per_il_commercio_elettronico_di_auto_nuove_e_usate
Timestamp: 2019-07-21 12:53:35+00:00
Document Index: 35481531

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 11', 'sentenza ']

Decisione: Sentenza n. 1821/2016 Consiglio di Stato - Sezione V
L'atto di diniego si basava sul rilievo che «l'attività di vendita di auto nuove ed usate non può essere esercitata mediante il commercio elettronico di cui all'art. 21 del D. Lgs. 114/98 in quanto il bene di scambio, nel caso di specie auto nuove o usate, rientra nella categoria dei beni mobili registrati per cui data la natura giuridica degli stessi, è necessaria la sottoscrizione del contratto di compravendita, anche ai fini della successiva registrazione al P.R.A. Tale tesi risulta avvallata da quanto disposto all'art. 11 del D. Lgs. n. 70/2003, che disciplina i casi di esclusione dei contratti di beni di scambio che non possono essere oggetto di commercio elettronico».
Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio - Roma, nel decidere il ricorso presentato dalla società, aveva così motivato:
«Il contratto di compravendita di un'automobile non richiede la forma scritta ad substantiam, ma si perfeziona, così come la vendita di qualsiasi bene mobile, con il semplice consenso delle parti validamente manifestato.
La forma scritta, però, è richiesta ai fini della trascrizione al Pubblico Registro Automobilistico e, può essere sostituita, ai sensi dell'art. 6, comma 3, r.d. 29 luglio 1927, n. 814, nel caso di vendita verbale, da dichiarazione autenticata sottoscritta dalla sola parte venditrice.
Pertanto, ai fini della validità ed efficacia del trasferimento di proprietà del bene non rileva la circostanza della non eseguita trascrizione dell'atto di alienazione presso il P.R.A., che, invece, configura uno strumento di pubblicità legale e di tutela in quanto volto a dirimere i conflitti che dovessero sorgere tra aventi causa dal medesimo venditore che vantino diritti sullo stesso bene.
Tuttavia, appare indubitabile che - richiedendo il contratto, sia pure al fine di costituire uno strumento di pubblicità legale e di risoluzione di conflitti tra più aventi causa dal medesimo dante causa, la sottoscrizione di almeno una delle due parti, la parte venditrice, e l'esercizio di pubblici poteri, funzionale all'esecuzione della trascrizione presso il P.R.A. - la fattispecie rientra tra le cause di esclusione del commercio elettronico di cui all'art. 11 d. lgs. n. 70 del 2013.
L'attività avente ad oggetto il commercio di veicoli, intesa nel senso del perfezionamento della vendita degli stessi, pertanto, non può avvenire in forma elettronica per espressa previsione legislativa.
Diversamente, può senz'altro essere effettuata in forma elettronica l'attività di offerta al pubblico degli autoveicoli al pubblico, che costituisce una fase antecedente al perfezionamento del contratto di compravendita attraverso il quale avviene il trasferimento di proprietà del bene verso il pagamento di un prezzo».
La società deduce che il TAR avrebbe ritenuto applicabile l'art. 11 del D. Lgs. n. 70/2003 anche ai contratti in cui l'intervento degli organi contemplati non è richiesto "ad substantiam", e per il Consiglio di Stato le doglianze della società sono fondate.
Infatti, per il Collegio «la trascritta disposizione va intesa nel senso che restano esclusi dal campo di applicazione del decreto legislativo n. 70/2003, i contratti in relazione ai quali l'intervento degli organi ivi contemplati è necessariamente richiesto ai fini della validità o dell'efficacia del negozio.
La norma non è, dunque, applicabile alla compravendita di autoveicoli, la quale, com'è noto, si perfeziona, al pari della vendita di qualsiasi bene mobile, per mezzo del semplice consenso fra le parti e non richiede, perciò, né la forma scritta “ad substantiam", né l'intervento di alcun particolare organo (Cass. Civ., Sez. III, 11/4/2006, n. 8415).
Quella della trascrizione al P.R.A. costituisce, peraltro, una fase del tutto eventuale, essendo rimessa alla volontà dell'interessato la facoltà di richiederla.».
Il Consiglio di Stato ha quindi accolto l'appello e, per l'effetto, in riforma della sentenza impugnata, è stato accolto il ricorso di primo grado, con annullamento del provvedimento impugnato.