Source: https://www.recyclind.it/ita/1790/lineeguidaperilcalcolodellapercentualediraccoltadifferenziatadeirifiutiurbani/
Timestamp: 2020-07-10 20:12:26+00:00
Document Index: 71234321

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 205', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 205', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 184', 'art. 182', 'art. 184', 'art. 198', 'art. 4', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 38']

Linee guida per il calcolo della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani | Recycling Industry
Le presenti linee guida forniscono indirizzi e criteri per il calcolo della percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti urbani e assimilati raggiunta in ciascun comune, al fine di uniformare, sull’intero territorio nazionale, il metodo di calcolo della stessa.
I contenuti delle linee guida sono da intendersi come disposizioni alle quali le singole regioni si attengono nella formulazione del proprio metodo per calcolare e verifi care le percentuali di raccolta differenziata ai fini del raggiungimento degli obiettivi prefi ssati dalla norma nazionale vigente.
Il principio alla base del documento risiede anche nella necessità di creare un complesso di raccomandazioni tecniche, da applicarsi in modo omogeneo sull’intero territorio nazionale, al fine di rendere confrontabili, sia a livello temporale che spaziale, i dati afferenti a diversi contesti territoriali.
Per raccolta differenziata ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, art. 183, comma 1, lettera p), si intende «La raccolta in cui un flusso di rifiuti è tenuto separatamente in base al tipo ed alla natura al fi ne di facilitarne il trattamento specifico».
La raccolta differenziata rappresenta lo strumento cardine dell’economia circolare, perché raccogliendo le singole frazioni in modo separato si contribuisce alla riduzione della pericolosità dei rifi uti, si favorisce il trattamento specifi co e la valorizzazione dei rifi uti che diventano risorse e, quindi, un’opportunità di sviluppo economico per il Paese, riducendo al contempo l’impatto complessivo sulla salute e sull’ambiente.
Il decreto legislativo n. 152/2006 all’art. 205 individua i seguenti obiettivi di raccolta differenziata da raggiungere in ogni ambito territoriale
ottimale, se costituito, ovvero in ogni comune:
L’art. 1, comma 1108 della legge 27 dicembre 2006 n. 296 ha disposto che «Al fine di realizzare rilevanti risparmi di spesa ed una più efficace utilizzazione delle risorse finanziarie destinate alla gestione dei rifiuti solidi urbani, la Regione, previa diffi da, provvede tramite un commissario ad acta a garantire il governo della gestione dei rifi uti a livello di ambito territoriale ottimale con riferimento a quegli ambiti territoriali ottimali all’interno dei quali non sia assicurata una raccolta differenziata dei rifi uti urbani pari alle seguenti percentuali minime:
La direttiva quadro sui rifi uti 2008/98/CE prevede all’art. 11, paragrafo 2, lettera a) che, entro il 2020, la preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio di rifiuti quali, come minimo, carta, metalli, plastica e vetro provenienti dai nuclei domestici, e possibilmente di altra origine, nella misura in cui tali flussi di rifiuti sono simili a quelli domestici, siano aumentatati complessivamente almeno al 50% in termini di peso. Di conseguenza, per promuovere il riciclaggio di «alta qualità» (direttiva 2008/98/CE, art. 11, paragrafo 1) gli Stati membri «istituiscono la raccolta differenziata dei rifiuti, ove essa sia fattibile sul piano tecnico, ambientale ed economico e al fi ne di soddisfare i necessari criteri qualitativi per i settori di riciclaggio pertinenti. Entro il 2015 la raccolta differenziata sarà istituita almeno per i seguenti rifiuti: carta, metalli, plastica e vetro».
La direttiva 2008/98/CE, pur non prevedendo target di raccolta differenziata, richiede, dunque, che si proceda all’attivazione della stessa e che siano conseguiti obiettivi di preparazione per il riutilizzo e riciclaggio almeno per le quattro frazioni sopra indicate (carta, metalli, plastica e vetro).
Tale direttiva è stata recepita in Italia con il decreto legislativo 3 dicembre 2010 n. 205, di modifi ca del decreto legislativo n. 152/2006, che rafforza le indicazioni della direttiva in merito alla raccolta differenziata, stabilendo che la raccolta differenziata deve riguardare almeno le seguenti frazioni:
L’art. 205, comma 3 -quater, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, modifi cato dall’art. 32, della legge 28 dicembre 2015, n. 221, dispone che «La Regione, avvalendosi del supporto tecnico-scientifico del gestore del catasto regionale dei rifiuti o di altro organismo pubblico che già svolge tale attività, definisce, con apposita deliberazione, il metodo standard per calcolare e verificare le percentuali di RD dei rifiuti solidi urbani e assimilati raggiunte in ogni comune, sulla base di linee guida definite, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. La Regione individua i formati, i termini e le modalità di rilevamento e trasmissione dei dati che i comuni sono tenuti a comunicare ai fini della certificazione della percentuale di RD raggiunta, nonché le modalità di eventuale compensazione o di conguaglio dei versamenti effettuati in rapporto alle percentuali da applicare.»
Il comma 2 dello stesso art. 32 recita: «L’adeguamento delle situazioni pregresse, per il raggiungimento delle percentuali di raccolta differenziata come previste dalla vigente normativa, avviene nel termine massimo di ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.»
Il decreto 8 aprile 2008 del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare disciplina i centri di raccolta dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato elencando le tipologie di rifiuti che possono essere ivi conferiti.
Si applicano le defi nizioni di cui agli articoli 183 e 218 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, nonché i criteri di classifi cazione dei rifiuti urbani di cui all’art. 184, comma 2 e, ai fi ni dell’attuazione della raccolta differenziata dei rifiuti organici, i criteri dell’art. 182 -ter del medesimo decreto.
La raccolta differenziata: indirizzi metodologici generali
Viene di seguito descritto l’approccio metodologico da adoperare per il computo della raccolta differenziata e della produzione totale dei rifiuti urbani.
Ai fini del calcolo della percentuale di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti prodotti devono essere considerati i quantitativi di rifiuti che rispondono ai seguenti requisiti: essere classificati come rifi uti urbani, in conformità alla classificazione dei rifiuti di cui all’art. 184 del decreto legislativo n. 152/2006, tramite attribuzione di uno dei Codici EER di cui all’allegato della «Decisione della Commissione europea 2000/531/CE e successive modifiche ed integrazioni, o come rifiuti assimilati agli urbani in base ad esplicita previsione dei singoli regolamenti comunali ai sensi dell’art. 198, comma 2, lettera g; essere raccolti in modo separato rispetto agli altri rifiuti urbani e raggruppati in frazioni di cui all’elenco riportato nel paragrafo successivo, per essere avviati prioritariamente a recupero di materia. In particolare, ai fini del calcolo dell’ammontare di rifiuti raccolti in modo differenziato, vengono prese in considerazione le seguenti frazioni:
vetro, carta, plastica, legno, metalli: i quantitativi di rifi uti di imballaggio o di altre tipologie di rifiuti, anche ingombranti, costituiti da tali materiali raccolti separatamente ed avviati alla preparazione per il riutilizzo, al riciclaggio o prioritariamente al recupero di materia; multimateriale (o combinata): i quantitativi di rifiuti derivanti dalla raccolta congiunta di più frazioni merceologiche in un unico contenitore; ingombranti misti a recupero: ingombranti raccolti separatamente dai rifiuti indifferenziati ed inviati a impianti di trattamento finalizzati al recupero. Nei casi in cui non sia disponibile il dato relativo alle quantità destinate a operazioni di riciclaggio/recupero, l’intero flusso deve essere escluso dal computo della raccolta differenziata; frazione organica: costituita dalla frazione umida e dalla frazione verde proveniente dalla manutenzione di giardini e parchi; rifiuti da raccolta selettiva: frazioni omogenee di rifiuti raccolti in modo separato al fine di garantire una corretta e separata gestione delle stesse rispetto al rifiuto indifferenziato. Si tratta di particolari tipologie di rifiuti pericolosi e non, di provenienza domestica, ad esempio farmaci, contenitori T/FC, vernici, inchiostri ed adesivi che, anche qualora destinati allo smaltimento, vengono raccolti separatamente al fine di garantire una chiara riduzione di pericolosità dei rifiuti urbani e di facilitarne un trattamento specifico; compresi tutti i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche di cui all’art. 4, comma 1 lettera l) del decreto legislativo 14 marzo 2014, n. 49, avviati a trattamento adeguato; rifiuti di origine tessile: manufatti tessili di vario tipo (ad esempio abiti, coperte, scarpe, tovaglie, asciugamani, etc.) e gli imballaggi tessili; rifiuti da spazzamento stradale a recupero: rifiuti da spazzamento raccolti separatamente dai rifiuti indifferenziati ed inviati a impianti di trattamento finalizzati al recupero. Nei casi in cui non sia disponibile il dato relativo alle quantità destinate a operazioni di riciclaggio/recupero, l’intero flusso deve essere escluso dal computo della raccolta differenziata; altre tipologie di rifiuti: tipologie di rifiuti raccolti separatamente, come indicate al punto 4.2 dell’Allegato 1 del decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare 8 aprile 2008 «Disciplina dei centri di raccolta dei rifi uti urbani raccolti in modo differenziato, come previsto dall’art. 183, comma 1, lettera mm) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modifi che» che specifica le tipologie di rifiuti che possono essere conferite al centro di raccolta comunale. Relativamente ai quantitativi massimi procapite conferibili si rinvia a quanto disciplinato dai singoli regolamenti comunali. È data facoltà alle Regioni, di conteggiare nella quota di raccolta differenziata, i rifiuti avviati a compostaggio domestico, di prossimità e di comunità che, secondo quanto indicato dalla decisione 2011/753/EU recante «Regole e modalità di calcolo per il rispetto degli obiettivi di riciclaggio e recupero dei rifiuti», rientra tra le operazioni di riciclaggio dei rifiuti.
P C =ΣVc i *p s *4
P C = peso del compostaggio (Kg);
p s = peso specifi co della frazione organica pari a 500 Kg/m 3 ;
ΣVc i = volume totale delle compostiere assegnate dal comune (m 3 );
Per il compostaggio di prossimità e di comunità si rimanda al decreto di attuazione dell’art. 183, comma 1, lettera qq -bis ) del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modifi cato dall’art. 38 della legge 28 dicembre 2015, n. 221.
Nell’ammontare del rifiuto urbano indifferenziato prodotto sono da computare le seguenti tipologie di rifiuto: rifiuti indifferenziati (EER 200301); ingombranti avviati a smaltimento; rifiuti da spazzamento stradale avviati a smaltimento.
Sono da considerarsi «frazioni neutre»: i rifiuti derivanti dalla pulizia di spiagge marittime e lacuali e rive dei corsi d’acqua in quanto, se annoverati, penalizzerebbero i comuni con particolare collocazione geografica; rifiuti cimiteriali.
Al computo della percentuale di raccolta differenziata non sono applicate correzioni di tipo demografi co in quanto la percentuale di raccolta differenziata è calcolata come rapporto tra quantitativi di rifiuti raccolti e quantitativi totali di RU prodotti.
I criteri includenti ed escludenti sono suscettibili di eventuali modifiche ed integrazioni che si dovessero rendere necessarie a seguito dell’entrata in vigore di nuove normative nazionali in materia di rifiuti.
Linee guida per il calcolo per la raccolta differenziata in Italia