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Timestamp: 2018-10-22 22:49:11+00:00
Document Index: 3357132

Matched Legal Cases: ['art. 2361', 'art. 101', 'sentenza ', 'art. 107', 'art. 37', 'art. 5', 'art. 13']

Novità fiscali del 28 novembre 2007. In evidenza:per dedurre fiscalmente le perdite su crediti non occorre lo stato di insolvenza del debitore; società amministrata da altra società: le responsabilità personali degli amministratori; saldo ICI 2007 | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 28 novembre 2007. In evidenza:per dedurre fiscalmente le perdite su crediti non occorre lo stato di insolvenza del debitore; società amministrata da altra società: le responsabilità personali degli amministratori; saldo ICI 2007
1) Società amministrata da altra Società: Restano le responsabilità personali degli amministratori<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Come è noto la Camera di Commercio di Milano ha iscritto nel registro delle imprese una società a responsabilità limitata avente come amministratore un’altra società a responsabilità limitata.
La decisione di iscrivere al registro delle imprese la società ha trovato il suo fondamento giuridico nell’art. 2361, comma 2 del Codice civile.
E’ stata ritenuta corretta interpretazione della Camera di Commercio di Milano.
Peraltro, in sede di redazione dell’atto costitutivo, il Notaio adempie ad una verifica di legittimità formale e sostanziale dell’atto, ai sensi degli artt. 2189, 2200, 2463 e 2330 del Codice civile, e il suddetto avvenimento non è stato ritenuto, dal Notaio rogante, in contrasto con la normativa vigente.
La riforma del diritto societario ha chiarito che una società di capitali può essere socia di una società di persone e che le norme applicabili alle società di persone prevedono che l’amministrazione spetti a ciascuno dei soci, salvo diversa pattuizione
Tuttavia, una parte della dottrina ha messo in luce talune perplessità sulla responsabilità degli amministratori, per il venire meno della responsabilità personale estesa a tutto il patrimonio del soggetto amministratore per i danni cagionati.
In realtà qualora la società amministratore non avesse un patrimonio sufficiente a coprire i danni di cui si sia accertata la responsabilità, si potrebbe manifestare uno stato d’insolvenza e, attraverso il fallimento, coinvolgere gli amministratori di tale società personalmente.
(Nota 1/2007 Gruppo di studio giovani del C.N.R.C.)
2) Perdite su crediti esteri: Per dedurre fiscalmente le perdite non occorre che sia accertato lo stato di insolvenza del debitore
Per ritenere deducibili le perdite su crediti come componenti negative del reddito d’impresa (soprattutto, se nei confronti di debitore estero), non è necessario che il creditore fornisca la prova di essersi positivamente attivato per conseguire una dichiarazione giudiziale dell’insolvenza del debitore, essendo sufficiente che le perdite contestate risultino (solo e comunque) documentate in modo certo e preciso.
Pertanto, non necessita l’accertamento dell’insolvenza del debitore tra gli elementi costitutivi del diritto del contribuente alla deduzione.
Inoltre, nei casi di rapporti con operatori stranieri per stabilire la certezza della perdita non è possibile pretendere la dichiarazione di insolvenza del debitore, e si deve, invece, appurare l’esistenza di convenzioni internazionali vincolanti atte a stabilire le modalità idonee a perseguire il debitore (nel proprio stato estero) per potere ottenere il pagamento del debito.
La Suprema Corte ha, infine, osservato che, in tali casi, non rilevano i motivi della perdita. Infatti, per rispetto della normativa fiscale occorre soltanto che la perdita sia certa e precisa, nonché effettiva e determinata.
In particolare, la decisione imprenditoriale di transigere con un proprio cliente non rende indeducibile la perdita conseguente.
Si ricorda come l’art. 101, comma 5, del T.U.I.R. (D.P.R. n. 917/1986), stabilisce che le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi.
Ciò, invece, non occorre se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali.
A tal fine il debitore si considera assoggettato a procedura concorsuale dalla data della sentenza dichiarativa del fallimento o del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa o del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo o del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.
Infine, il suddetto principio, consolida la posizione della medesima Corte Suprema, contenuta nella precedente Sentenza n. 3862/2001 (in tema di imposte sui redditi, non è necessario, al fine di ritenere deducibili le perdite su crediti quali componenti negative del reddito d’impresa, che il creditore fornisca la prova di essersi positivamente attivato per conseguire una dichiarazione giudiziale dell’insolvenza del debitore e, quindi, l’assoggettamento di costui ad una procedura concorsuale, essendo sufficiente che tali perdite risultino documentate in modo certo e preciso, atteso che secondo le norme del TUIR, le perdite su crediti sono deducibili, oltre che, in ogni caso, se il debitore é assoggettato a procedure concorsuali, quando, comunque, risultino da elementi certi e precisi.
(Corte di Cassazione, Sentenza, Sez. Trib., n. 23863 del 19.11.2007)
3) Giudici tributari: Pubblicato in G.U. il regolamento che ha individuati i criteri di valutazione della professionalità
Il Ministero dell’Economia e delle finanze ha individuato i criteri per la valutazione della professionalità dei giudici tributari.
Si tratta dei criteri che si applicano ai concorsi interni per la copertura dei posti di presidente, di presidente di sezione, di vice presidente e di componente delle commissioni tributarie provinciali e regionali.
(D.M. Ministero economia e Finanze n. 219 del 02.11.2007, , pubblicato in G.U. n. 275 del 26.11.2007)
4) Criteri di iscrizione dei confidi nell’elenco speciale
Sono stati pubblicati in G.U. i criteri di iscrizione dei confidi nell’elenco speciale previsto dall’art. 107, comma 1, del D.Lgs. n. 385/1993.
(Decreto Ministero dell’Economia e delle Finanze del 09.11.2007, pubblicato in G.U. n. 275 del 26.11.2007)
5) In scadenza il saldo ICI 2007
Entro il prossimo 17.12.2007 (poiché il 16.12.2007, nuovo termine di scadenza, cade di domenica) i possessori di immobili dovranno saldare il debito di imposta per l’ICI 2007, tenuto conto di quanto già anticipato come acconto nel mese di giugno 2007.
Naturalmente se l’acconto (in misura del 50%) è stato calcolato con le aliquote 2006 (come correttamente molti contribuenti avranno fatto), adesso il contribuente deve determinare l’imposta con i valori di riferimento deliberato dai comuni per il 2007 (e se le aliquote, e le altre condizioni, fossero le stesse, si verserebbe l’ulteriore 50%).
Per tale fine (calcolo del saldo) occorre avere prima la base imponibile dei fabbricati, che è pari alla rendita catastale iscritta alla data del 1.1.2007, aumentata del 5% e poi moltiplicata per il coefficiente della categoria catastale alla quale appartiene l’immobile.
Dall’importo ottenuto va poi sottratto quanto pagato in acconto, versando la rimanente somma.
Il tributo colpisce tutti gli immobili situati in Italia, destinati a qualsiasi uso (compresi quelli strumentali o alla cui produzione è diretta l’attività dell’impresa), in forza di possesso, a titolo di piena proprietà o in forza di un diritto reale di godimento: usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi o superficie
Sono tenuti ad effettuare il versamento:
– Il proprietario di fabbricati, aree fabbricabili o terreni agricoli;
– l’usufruttuario dell’immobile (la titolarità della nuda proprietà, invece, non rileva ai fini del tributo);
– il titolare del diritto d’uso che si serve dell’immobile;
– il coniuge superstite col diritto di abitazione per l’immobile di proprietà del defunto o in comunione ad entrambi i coniugi. Viceversa non è costitutivo del diritto d’abitazione il provvedimento di assegnazione della casa al coniuge separato o divorziato;
– il superficiario per il diritto di superficie, mentre il concedente (nudo proprietario) è escluso;
– i titolari del diritto di enfiteusi (enfiteuti);
– il socio della cooperativa edilizia, non a proprietà indivisa, sull’alloggio assegnatogli, ancorché in via provvisoria;
– gli utilizzatori di immobili insistenti su aree demaniali in concessione.
– i conduttori degli immobili concessi in leasing (utilizzatori) a decorrere dalla data di locazione
L’imposta colpisce i seguenti immobili:
– fabbricati (sono soggetti i fabbricati iscritti o che devono essere iscritti in catasto, e cioè ogni costruzione stabilmente infissa al suolo ed ogni sua porzione, capace di generare un reddito autonomo, e le loro pertinenze
– terreni agricolo (sono i terreni effettivamente destinati all’impresa agricola
– aree fabbricabili (sono le aree utilizzabili a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici generali o attuativi, o in base alle possibilità effettive di edificazione determinate secondo i criteri previsti agli effetti dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità.
L’art. 37, co. 2 del D.L. 223/2006 ha precisato che un’area è da considerare fabbricabile se utilizzata a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale, indipendentemente dall’approvazione della Regione e dall’attuazione di strumenti attuativi del medesimo).
Immobili non soggetti all’imposta
Non sono soggetti ad ICI i seguenti immobili:
– Fabbricati rurali;
– fabbricati strumentali alla zootecnia (sono considerati strumentali all’esercizio dell’agricoltura, e non sono tassabili, se almeno un quarto dei mangimi è ottenuto dal terreno);
– terreni incolti;
– orticelli: Non sono soggetti ad imposta gli appezzamenti di terreno, ancorché adibiti alla coltivazione agricola, di carattere accessorio ai fabbricati;
– terreni agricoli montani e di collina: I terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina sono esenti dall’imposta;
– terreni edificabili utilizzati a scopi agricoli da coltivatore diretto: Non sono considerati edificatori, ancorché inclusi in strumenti urbanistici, i terreni su cui persiste l’utilizzazione agricola, a condizione che siano posseduti e condotti da persone fisiche con qualifica di coltivatori diretti o di imprenditori agricoli a titolo principale, iscritte negli elenchi comunali delle persone soggette all’obbligo dell’assicurazione per invalidità, vecchiaia e malattia.
I Comuni, con regolamento, possono prevedere condizioni più restrittive per negare la qualità edificatoria del terreno;
– terreni non agricoli e non edificabili;
– i fabbricati degli enti non commerciali destinati ad essere utilizzati elusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricreative e sportive e legate al culto, anche se tali attività hanno natura commerciale, purchè non esclusiva.
La base imponibile dei fabbricati censiti è pari alla rendita catastale iscritta in catasto, alla data del 1.1.2007, aumentata del 5%, e ulteriormente moltiplicata per il coefficiente:
– 34%, per i negozi iscritti in categoria catastale C/1;
– 50%, per gli studi ed edifici privati di categoria A/10 e per gli immobili a destinazione speciale della gruppo catastale D;
-140%, per i fabbricati censiti in categoria B (art. 5, co. 6 del D.L. 3/10/2006 n. 262);
– 100%, in ogni altro caso (gruppi catastali A, escluso A/10; e C, escluso C/1).
Per i soli fabbricati classificabili nel gruppo catastale “D” e non iscritti in catasto e posseduti da imprese, il valore imponibile è determinato, alla data di inizio di ciascun anno solare (o, se successiva, alla data di acquisizione), applicando dei coefficienti, aggiornati annualmente, al costo iscritto in inventario dei fabbricati medesimi.
Per i terreni agricoli la base imponibile viene conteggiata moltiplicando il reddito dominicale di ciascun terreno (verificabile dalla visura catastale) rivalutato del 25% e quindi moltiplicato per il coefficiente 75. Per i coltivatori diretti esistono specifiche riduzioni.
Le aree fabbricabili la base imponibile è data dal valore venale di mercato alla data del 1° gennaio dell’anno di imposizione.
Una volta ottenuta la base imponibile occorre moltiplicarla per l’aliquota prevista dalla delibera comunale su cui è situato l’immobile, detraendo sul risultato ottenuto le eventuali detrazioni se dovute.
L’imposta deve essere rapportata sia alla quota di possesso dell’immobile, sia ai mesi nei quali il soggetto passivo è titolare del diritto reale.
L’ICI è dovuta proporzionalmente ai mesi dell’anno solare durante i quali si è protratto per almeno 15 giorni la titolarità del diritto reale. Se il possesso si è protratto per oltre 15 giorni, il mese è computato per intero.
Influenzano il calcolo dell’ICI dovuta per l’anno 2007 tutte le variazioni intervenute nel corso dello stesso anno, e che interverranno fino al prossimo 15 dicembre compreso.
Per i soggetti che hanno adibito l’unità immobiliare ad abitazione principale, spetta una detrazione pari a € 103,29 che deve essere ragguagliata ai mesi di possesso in cui l’immobile è adibito ad abitazione principale, nonché alla quota di comproprietà tra tutti i soggetti residenti a titolo principale l’immobile.
I Comuni, con proprio regolamento, possono deliberare alternativamente:
– una riduzione fino al 50% dell’imposta dovuta per l’abitazione principale;
– un aumento della detrazione da € 103,29 a un massimo di € 258,23.
L’imposta comunale sugli immobili si pagava, precedentemente, solo con il modello di bollettino di conto corrente postale, intestato al Comune o al concessionario della riscossione, ovvero con il modello F24 nei soli comuni convenzionati con l’Amministrazione Finanziaria.
Adesso (dal 2007) è, invece, possibile utilizzare per tutti i comuni il modello di pagamento unificato (modello F24). Ciò consente ai contribuenti di compensare tutti i crediti e i debiti tributari.
Ai fini del calcolo del saldo dovuto, si deve tenere presente, che con la prima rata si è provveduto al versamento del 50% dell’imposta, calcolata, in base alla situazione esistente nell’anno in corso 2007, applicando “in via provvisoria” l’aliquota e le eventuali detrazioni spettanti (ad es. per abitazione principale) relative all’anno 2006.
Quindi, la seconda rata, a saldo, deve essere calcolata tenendo conto delle aliquote ed eventuali detrazioni deliberate per l’anno 2007, sottraendo quanto già versato a giugno a titolo di acconto.
I codici da utilizzare nella “sezione ICI ed altri tributi locali” sono i seguenti:
3905 – imposta comunale sugli immobili (ICI) per crediti Ici
3907 – imposta comunale sugli immobili (ICI) per sanzioni
Il versamento minimo è stato fissato in 12 euro salvo diversa previsione del regolamento comunale (infatti, ciascun Comune ha la facoltà di derogare a tale limite, per cui occorre visionare i vari regolamenti comunali) e deve essere arrotondato all’unità di euro.
Compilazione del versamento
Nel modello di versamento, il contribuente deve indicare, oltre all’importo dovuto, le proprie generalità, il codice fiscale e il comune in cui si trova il fabbricato oggetto dell’imposte. Devono inoltre essere indicati: il numero dei fabbricati o il numero delle unità situate in ciascun comune e l’anno di imposta.
Il contribuente deve barrare la casella per il versamento a saldo, indicando separatamente gli importi espressi in euro, per terreni agricoli, aree fabbricabili, abitazione principale, altri fabbricati e infine la detrazione per l’abitazione principale.
Il contribuente che non esegui i versamenti delle imposte alle scadenza prescritte, incorre nella sanzione pari al 30% delle imposte, oltre agli interessi di ritardato versamento (pari al 2,50%).
Nell’ipotesi che il contribuente si dimentichi di versare l’acconto o saldo Ici per l’anno 2007 è possibile (purché la violazione non sia stata già contastata) rimediare facendo ricorso all’istituto del ravvedimento operoso, di cui all’art. 13 del D. Lgs. 472/1997 ai sensi del quale è possibile beneficiare di una riduzione delle sanzioni: nella misura di 1/8 del minimo (3,75%) se la regolarizzazione avviene entro il termine di 30 giorni dalla scadenza; di 1/5 del minimo (6%) se la regolarizzazione degli errori o omissioni avviene entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo.
Nel modello di versamento è inserita una casella riservata al ravvedimento operoso, che deve essere barrata nel caso in cui il contribuente voglia regolarizzare la propria posizione tributaria, avvalendosi di tale ravvedimento.
In tale ipotesi, il contribuente deve indicare nella casella relativa agli immobili a cui si riferisce il versamento, l’importo corrispondente alla sola imposta.
La somma complessivamente da versare deve comprendere oltre l’imposta anche le sanzioni e gli interessi.