Source: http://www.comitatoambientebuonconvento.it/report-del-wwf-siena-contro-loperato-del-consorzio-di-bonifica-6-toscana-sud/
Timestamp: 2018-07-16 12:31:53+00:00
Document Index: 134896280

Matched Legal Cases: ['art. 115', 'art. 115', 'art. 142', 'art.142', 'art. 115', 'art. 7', 'art. 75', 'art. 75', 'art.1', 'art. 1', 'art. 115', 'art. 75']

Report del WWF Siena contro l’operato del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud – Comitato per la valorizzazione del Paesaggio e dell'Ambiente di Buonconvento
OGGETTO: Operato del Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud” e
dell’Amministrazione Provinciale di Siena relativamente agli interventi di taglio
della vegetazione riparia lungo alcuni fiumi e torrenti della provincia di Siena.
Nel corso degli ultimi anni, con una intensificazione che si è verificata negli ultimi mesi, numerosi corsi d’acqua della provincia di Siena sono stati sottoposti al taglio distruttivo della vegetazione riparia, anche con l’uso di grandi macchinari operanti in alveo, che hanno trasformato lunghi tratti di fiumi e torrenti naturali in irriconoscibili “canali di scolo” le cui sponde, completamente prive di alberi, sono sottoposte ad una forte erosione, con il verificarsi di smottamenti ad ogni piena e di danni ingenti alle infrastrutture (es. ponte sul torrente Sorra). Come meglio illustrato in seguito, la funzionalità dei corsi d’acqua oggetto di intervento è stata irrimediabilmente alterata, e per molti aspetti gravemente compromessa.
Gli interventi sono stati realizzati da ditte autorizzate sia dalla Provincia di Siena, con semplici concessioni di taglio sul demanio idrico, sia dal Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud” nell’ambito delle programmate attività di bonifica. I corsi d’acqua
interessati sono il torrente Arbia, il fiume Ombrone, il torrente Tressa, il torrente Sorra, il torrente Riluogo ed altri torrenti minori.
La scrivente Associazione si rivolge alla Regione Toscana in riferimento alla Sua
qualità di Amministrazione:
• che ha istituito gli attuali comprensori di bonifica ed il riordino dei relativi enti gestori,
nonché che approva i piani di attività di bonifica (L.R. 79/2012).
• che predispone importanti atti di indirizzo per la gestione dell’intero territorio tramite il Piano di Indirizzo Territoriale ed in particolare con la sua integrazione
paesaggistica (Piano Paesaggistico regionale);
• che ha approvato il Piano ambientale ed energetico regionale che contiene al suo interno la Strategia regionale per la Biodiversità;
• che definisce e disciplina il Sistema Regionale per la Biodiversità, comprendente la Rete Ecologica regionale;
• che ha predisposto nel 2012 le “Linee guida per la gestione della vegetazione di
sponda dei corsi d’acqua secondo criteri di sostenibilità ecologica ed economica”;
• che, a seguito del riordino amministrativo delle province, sta procedendo nel
recepimento di molte delle competenze fino ad oggi in carico alle Amministrazioni Provinciali, comprese quelle di tutela del sistema della Biodiversità nonché di difesa del suolo.
Nel giro di cinque anni, con interventi progressivi, la vegetazione riparia di diversi corsi d’acqua in provincia di Siena è stata oggetto di tagli effettuati da parte di alcune ditte che hanno operato su autorizzazione della Provincia di Siena e del Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud” (talvolta indicato, più brevemente, CBTS).
A titolo esemplificativo, si riporta in Tabella 1 un elenco di alcune delle determine
dirigenziali (Provincia di Siena) o dei decreti dirigenziali o presidenziali (CBTS) collegati ai tagli in questione. I dati riportati derivano da quanto deducibile dalle informazioni contenute negli atti che è stato possibile consultare e confrontare sul campo. Pertanto, essendo molti atti privi di cartografie o informazioni dettagliate, la lunghezza totale degli interventi è sottostimata.
Gli atti della Provincia di Siena sono concessioni di taglio sul demanio idrico, rilasciate su richiesta di ditte private, che si sono accaparrate la biomassa asportata a fronte del pagamento di una quota (canone d’indennizzo) oscillante tra qualche centinaia e il migliaio di euro a km. I ricavi mostrati in tabella, per la Provincia di Siena, ammontano a circa 32.000 euro per un totale di circa 50 km.
Negli atti del Consorzio la ditta esecutrice è invece chiamata ad operare un “taglio
selettivo”, mirato alla “vegetazione presente nella sezione del corso d’acqua, nonché a quella morta o debolmente radicata”, per la “manutenzione ordinaria” del corso d’acqua. Un tipo di intervento per il quale il Consorzio, dichiarando che la biomassa di risulta “è di scarso e trascurabile valore commerciale” (si veda Foto 3), non paga la ditta, che in cambio può però portarsi via il legname proveniente dalle “pulizie” del fiume. Con questo meccanismo, come i fatti dimostrano, le ditte sono di fatto libere di non fare alcuna selezione, in modo da poter ricavare il maggior beneficio possibile dal taglio: non solo legname da cippato ma anche alberi sani e di diametro utile ad essere commerciato per altri usi.
La nostra Associazione evidenzia il contrasto fra le due situazioni autorizzative, che comportano il medesimo risultato (taglio distruttivo) a fronte di una valorizzazione economica differente della biomassa ricavata dalla vegetazione riparia (bene pubblico).
I tagli hanno irrimediabilmente alterato la funzionalità fluviale, compromettendone gravemente molti aspetti che interessano la sicurezza idraulica, la difesa del suolo, la tutela paesaggistica e funzioni ecologiche fondamentali legate alla capacità autodepurativa del fiume, alla conservazione generale della biodiversità e di habitat e Lo scopo finale del WWF è fermare e far regredire il degrado dell’ambiente naturale del nostro pianeta e contribuire a costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura.
Specie peculiari, al contrasto al riscaldamento delle acque e ai fenomeni di
I tagli autorizzati dalla Provincia sono stati effettuati in un arco di tempo più distribuito, mentre le operazioni del Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud” si sono concentrate nell’estate-autunno di quest’anno comportando un forte aumento della frequenza di intervento che ha incontrato una crescente opposizione di cittadini, movimenti e associazioni ambientaliste e, in ultimo, l’Università degli Studi di Siena.
Alle proteste che sono state riportate dai mezzi di informazione, i dirigenti del CBTS hanno in più occasioni rivendicato la legittimità del proprio operato con argomentazioni che a nostro avviso travisano il ruolo che la stessa Regione Toscana riconosce ai Consorzi con la L.R. 79/2012, denunciando altresì preoccupanti lacune conoscitive in materia di funzionalità fluviale generale e degli indirizzi normativi che interessano la questione.
Si elencano e commentano nel seguito gli ambiti normativi che gli interventi effettuati e le dichiarazioni rilasciate dai dirigenti del Consorzio di Bonifica Toscana Sud contraddicono in più punti e su vari livelli.
• la Direttiva “Acque” 2006/60/CE;
• la Direttiva “Alluvioni” 2007/60/CE;
• il D. Lgs. 152/2006 “Norme in materia ambientale”;
Normativa di ambito regionale:
• il Piano Paesaggistico Regionale;
• Il Piano ambientale energetico regionale;
• il Piano di gestione delle acque;
• le “Linee guida “per la gestione della vegetazione di sponda dei corsi d’acqua
secondo criteri di sostenibilità ecologica ed economica” della Regione Toscana;
• la Legge regionale 30/2015, “Norme per la conservazione e la valorizzazione del
patrimonio naturalistico-ambientale regionale”;
• la Legge regionale 79/2012, “Nuova disciplina in materia di consorzi di bonifica”.
La Direttiva “Acque” 2006/60/CE La Direttiva 2000/60/CE, conosciuta anche come WDF (Water Framework Directive o “Direttiva Acque”) è stata recepita nell’ordinamento nazionale tramite il D.Lgs 152/2006. Fra gli scopi della Direttiva vi sono quelli di impedire un ulteriore deterioramento, proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici e degli ecosistemi terrestri e delle zone umide direttamente dipendenti dagli ecosistemi acquatici, imponendo agli stati membri l’obiettivo di raggiungere uno stato buono delle acque superficiali (entro il 2015, se non diversamente derogato per specifici corsi dacqua). La condizione di stato delle acque superficiali (elevato, buono, sufficiente, insufficiente) valuta lo stato del corpo idrico (ad esempio un fiume) sotto il profilo ecologico e chimico, attraverso una precisa procedura tecnica che prende in considerazione specifici Elementi di classificazione definiti in:
• Elementi biologici (composizione e abbondanza della flora acquatica e dei
macroinvertebrati bentonici; composizione, abbondanza e struttura di età della
fauna ittica);
• Elementi idromorfologici a sostegno degli elementi biologici (regime idrologico;
continuità fluviale; condizioni morfologiche);
• Elementi chimici e fisico-chimici a sostegno degli elementi biologici;
• Elementi generali (condizioni termiche, condizioni di ossigenazione, salinità, stato
di acidificazione, condizioni dei nutrienti);
• Ricerca di inquinanti specifici.
Come stabilito e recepito anche da ISPRA e ARPAT, la qualità della struttura ripariale
fornisce un contributo diretto alla valutazione delle condizioni morfologiche del fiume
(Allegato 5 della Direttiva) e influisce in modo decisivo sulla qualità degli elementi
generali e degli elementi fisico-chimici a sostegno degli elementi biologic i, come
ampiamente dimostrato nella letteratura scientifica e come anche sinteticamente
ricordato nella recente lettera dell’Università degli Studi di Siena, pervenuta a molti Enti e anche alla nostra Associazione (copia allegata per conoscenza).
Non è il taglio di qualche albero che può alterare lo stato ecologico generale di un
fiume e nessuno mette in dubbio la necessità di intervenire in alcuni specifici casi per il perseguimento della sicurezza idraulica, ma i sistematici interventi distruttivi operati sui corsi d’acqua senesi sono inequivocabilmente giudicabili come attività degradanti, oltre che discutibili dal punto di vista idrogeologico, a forte impatto negativo e contrari alla Direttiva “Acque” 2006/60/CE recepita dalla normativa italiana con il D.Lgs 152/2006.
Si fa notare che la direttiva 2000/60/CE e la direttiva 2007/60/CE “Alluvioni” richiamata nel seguito, sottolineano la centralità della partecipazione pubblica locale nei processi di pianificazione ex-ante.
La stessa direttiva “Acque” inoltre introduce l’obbligo di predisporre piani di gestione dei bacini idrografici per tutti i distretti idrografici (si veda apposito paragrafo nel seguito) contenenti azioni finalizzate a garantire un buono stato ecologico e chimico delle acque, che la successiva direttiva “Alluvioni” 2007/60/CE riconosce come azioni volte a mitigare anche gli effetti degli alluvioni.
Infine, la stessa direttiva prevede deroghe ai principi generali di indirizzo orientati al miglioramento dello stato ecologico dei corpi idrici, ma in situazioni di particolare eccezionalità e secondo processi decisionali chiari e trasparenti.
Per la loro natura arbitraria e sistematica, non c’é davvero alcun modo di poter
considerare compatibili con la Direttiva 2006/60/CE sia gli interventi autorizzati dalla Provincia di Siena, sia gli interventi autorizzati (e quelli annunciati) dal Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud”.
La Direttiva “Alluvioni” 2007/60/CE La Direttiva 2007/60/CE, conosciuta anche come Flooding Directive o “Direttiva Alluvioni”, è stata recepita nell’ordinamento italiano dal D.Lgs 23 febbraio 2010, n. 49.
Scopo della direttiva è istituire un quadro per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni volto a ridurre le conseguenze negative per la salute umana, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche. Come precedentemente menzionato, la direttiva riconosce l’obbligo introdotto dalla direttiva 2000/60/CE “Acque” di predisporre piani di gestione dei bacini idrografici per tutti i distretti idrografici, al fine di raggiungere un buono stato ecologico e chimico delle acque, come azione strutturalmente funzionale al miglioramento della sicurezza idraulica.
La direttiva prevede che gli Stati membri predispongano piani di gestione del rischio alluvionale incentrati sulla prevenzione, sulla protezione e sulla preparazione, in cui si indichi come proteggere le zone soggette alle inondazioni con azioni che conferiscono maggiore spazio alla dinamica fluviale come, ad esempio, il ripristino di pianure alluvionali o la formazione di zone umide.
Gli interventi autorizzati dalla Provincia di Siena, pur avendo pesanti ripercussioni sulla funzionalità fluviale, sono determinati dalla banale richiesta di taglio di una impresa, e risultano quindi completamente avulsi da qualunque piano di attività conforme alla Direttiva 2007/60/CE “Alluvioni”.
Viceversa, non è noto in base a quali criteri siano stati stabiliti gli interventi predisposti dal Consorzio di Bonifica “Toscana Sud”, che nel loro insieme, per la loro arbitrarietà e per la loro sistematicità e per le argomentazioni con i quali sono stati giustificati, sono senza ombra di dubbio fuori dagli indirizzi della Direttiva 2007/60/CE “Alluvioni”.
Il D. Lgs. 152/2006 “Norme in materia ambientale”
Otre a recepire la Direttiva 2000/60/CE “Acque”, il D. Lgs. 152/2006 dedica l’art. 115 alla tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici, per cui è definita una fascia di rispetto di almeno 10 metri dalla sponda dei fiumi in cui le Regioni disciplinano gli interventi di trasformazione e gestione del suolo e del soprassuolo, “al fine di
assicurare il mantenimento o il ripristino della vegetazione spontanea nella fascia immediatamente adiacente i corpi idrici, con funzioni di filtro per i solidi sospesi e gli inquinanti di origine diffusa, di stabilizzazione delle sponde e di conservazione della biodiversità da contemperarsi con le esigenze di funzionalità dell’alveo”. Addirittura, la legge prevede che per garantire le finalità di cui al comma 1 (il mantenimento o il ripristino della vegetazione riparia), le aree demaniali dei fiumi, dei torrenti, dei laghi e delle altre acque possono essere date in concessione allo scopo di destinarle a riserve naturali, a parchi fluviali o lacuali o comunque a interventi di ripristino e recupero ambientale.
Anche in questo caso, la natura arbitraria e sistematica degli interventi autorizzati dalla Provincia di Siena e predisposti dal Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud”, rende l’operato degli Enti palesemente fuori dall’inquadramento normativo del D. Lgs. 152/2006, sia per la parte di recepimento della direttiva 2000/60/CE “Acque”, sia per la parte Terza (Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse titolo iii – tutela dei corpi idrici e disciplina degli scarichi), art. 115.
Il Piano Paesaggistico regionale, approvato (come integrazione paesaggistica al Piano di indirizzo territoriale) con Delibera di Consiglio regionale n. 37 del 27 marzo 2015, contiene numerosi indirizzi per la tutela dei corsi d’acqua, sia nella disciplina generale di piano che nella disciplina dei beni paesaggistici, in quanto i corsi d’acqua rientrano tra i beni paesaggistici tutelati per legge (art. 142 del Codice del Paesaggio). Inoltre molti corsi d’acqua (tra cui l’Arbia e affluenti, per rimanere nell’ambito di questo bacino, particolarmente colpito dai tagli in oggetto) sono individuati nella Rete Ecologica fine estate 2015. Pochi metri a valle passa la tappa n. 12 della Via Francigena, inaugurata pochi giorni
fa dal presidente della Provincia di Siena e dal Sindaco del Comune di Siena con queste parole: “La Francigena rappresenta il nostro modo di “fare” turismo, un turismo sostenibile, lento, conviviale,
che racconti ogni particolare delle nostre bellissime Terre di Siena”.
Regionale come “ direttrici di connessione fluviale da riqualificare” per i quali il Piano paesaggistico prevede specifici obiettivi e tutele.
Alcuni stralci ripresi dal Piano Paesaggistico bastano per ricordare quali dovrebbero essere i criteri con cui operare, quando necessario, sui corsi d’acqua:
Articolo 8 – Definizione e obiettivi generali dell’invariante strutturale “I caratteri ecosistemici del paesaggio”
1. I caratteri ecosistemici del paesaggio costituiscono la struttura biotica dei paesaggi toscani. Questi caratteri definiscono nel loro insieme un ricco ecomosaico, ove le matrici dominanti risultano prevalentemente forestali o agricole, cui si associano elevati livelli di biodiversità e importanti valori
2. L’obiettivo generale concernente l’invariante strutturale di cui al presente articolo è l’elevamento della qualità ecosistemica del territorio regionale, ossia l’efficienza della rete ecologica, un’alta permeabilità ecologica del territorio nelle sue diverse articolazioni, l’equilibrio delle relazioni fra componenti naturali,
seminaturali e antropiche dell’ecosistema.
Tale obiettivo viene perseguito mediante:
a) il miglioramento dei livelli di permeabilità ecologica delle pianure alluvionali interne e dei territori costieri;
b) il miglioramento della qualità ecosistemica complessiva delle matrici degli ecosistemi forestali e degli ambienti fluviali;
c) il mantenimento e lo sviluppo delle funzioni ecosistemiche dei paesaggi rurali;
d) la tutela degli ecosistemi naturali e degli habitat di interesse regionale e/o comunitario;
e) la strutturazione delle reti ecologiche alla scala locale.
Articolo 16 – Sistema idrografico della Toscana
1. Il Piano Paesaggistico riconosce il sistema idrografico composto da fiumi, torrenti, corsi d’acqua, nei
suoi elementi biotici, abiotici e paesaggistici, quale componente strutturale di primaria importanza per il territorio regionale e risorsa strategica per il suo sviluppo sostenibile.
2. Gli strumenti della pianificazione territoriale, gli atti di governo del territorio, i piani di settore e gli interventi, fatte salve le disposizioni di cui alla pianificazione di bacino, alle norme in materia di difesa dal rischio idraulico e tutela dei corsi d’acqua, oltre a quanto disciplinato al Capo VII, perseguono i seguenti
a) conservare e migliorare i caratteri di naturalità degli alvei, delle sponde, del contesto fluviale, come definito al comma 3, lettera a) e delle aree di pertinenza fluviale come riconosciute dai Piani di assetto idrogeologico;
b) salvaguardare i livelli di qualità e il buon regime delle acque, con particolare riferimento al mantenimento del Deflusso Minimo Vitale (DMV), al trasporto solido, alle aree di divagazione dell’alveo e quelle necessarie alla sua manutenzione e accessibilità;
c) tutelare la permanenza e la riconoscibilità dei caratteri morfologici, storico-insediativi, percettivi e identitari dei contesti fluviali;
d) conservare e valorizzare i servizi ecosistemic i offerti dagli ambienti fluviali, anche migliorando la qualità delle formazioni vegetali ripariali e dei loro livelli di maturità, complessità strutturale e continuità longitudinale e trasversale ai corsi d’acqua (mantenimento del continuum fluviale).
3.Gli enti territoriali e i soggetti pubblici negli strumenti della pianificazione territoriale, negli atti di governo del territorio, nei piani di settore, fatto salvo il rispetto dei requisiti tecnici derivanti da obblighi di legge per
la messa in sicurezza idraulica, provvedono a:
b) definire strategie, misure e regole e discipline volte a:
5. migliorare la qualità ecosistemica dell’ambiente fluviale, anche mediante interventi di ricostituzione della vegetazione ripariale, con particolare riferimento ai corridoi ecologici indicati come “direttrici di connessione fluviali da riqualificare” come individuati dalle elaborazioni del Piano Paesaggistico ;
6. tutelare gli habitat ripariali e fluviali di interesse regionale e/o comunitario e le relative fitocenosi e Lo scopo finale del WWF è fermare e far regredire il degrado
dell’ambiente naturale del nostro pianeta e contribuire a costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura.
9. perseguire la compatibilità ambientale e paesaggistica nella progettazione delle opere e delle infrastrutture ammesse in alveo e nelle aree di pertinenza fluviale privilegiando l’uso di materiali e tecnologie appropriate al contesto, oltre che nelle attività di taglio della vegetazione ripariale, anche in attuazione dei contenuti della Del.C.R. 155/1997;
10. riqualificare gli ecosistemi fluviali alterati, con particolare riferimento agli alvei degradati dalla presenza di materiali inerti derivanti da adiacenti attività di cave, miniere e relative discariche.
Disciplina dei beni paesaggistici
Articolo 8 I fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal R.D. 11 dicembre 1933, n.1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna. ( art.142. c.1, lett. c, Codice)
8.1. Obiettivi – Gli strumenti della pianificazione territoriale, gli atti di governo del territorio, i piani di settore e gli interventi, fatti salvi quelli necessari alla messa in sicurezza idraulica, devono perseguire i seguenti obiettivi:
a – tutelare la permanenza e la riconoscibilità dei caratteri naturalistici, storico-identitari ed esteticopercettivi delle sponde e delle relative fasce di tutela salvaguardando la varietà e la tipicità dei paesaggi fluviali, le visuali panoramiche che si aprono dalle sponde ed in particolare dai ponti quali luoghi
privilegiati per l’ampia percezione che offrono verso il paesaggio fluviale;
b – evitare i processi di artificializzazione degli alvei e delle fasce fluviali e garantire che gli interventi di trasformazione non compromettano i rapporti figurativi consolidati dei paesaggi fluviali, la qualità delle acque e degli ecosistemi;
c – limitare i processi di antropizzazione e favorire il ripristino della morfologia naturale dei corsi d’acqua e delle relative sponde, con particolare riferimento alla vegetazione ripariale;
d – migliorare la qualità ecosistemica dell’ambiente fluviale con particolare riferimento ai corridoi ecologici indicati come “direttrici di connessione fluviali da riqualificare” nelle elaborazioni del Piano Paesaggistico;
e – riqualificare e recuperare i paesaggi fluviali degradati;
f – promuovere forme di fruizione sostenibile del fiume e delle fasce fluviali.
8.2. Direttive – Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della pianificazione, negli atti di governo del territorio e nei piani di settore, ciascuno per la propria competenza, fatti salvi gli interventi necessari alla sicurezza idraulica privilegiando quelli coerenti con il contesto paesaggistico, provvedono a:
f – garantire che gli interventi volti a mantenere e ripristinare la funzionalità del reticolo idraulico, con particolare riferimento al fondovalle e alle aree di pianura, rispettino i caratteri ecosistemici, identitari e percettivi propri del contesto fluviale;
h – tutelare le formazioni vegetali autoctone (ripariali e planiziali) e individuare le fasce ripariali da sottoporre a progetti di riqualificazione, con particolare riferimento ai corridoi ecologici da riqualificare come individuati dagli elaborati del Piano Paesaggistico;
n – realizzare una gestione sostenibile delle periodiche attività di taglio della vegetazione ripariale, evitando alterazioni significative degli ecosistemi fluviali e della continuità e qualità delle fasce ripariali;
8.3. Prescrizioni
a – Fermo restando il rispetto dei requisiti tecnici derivanti da obblighi di legge relativi alla sicurezza idraulica, gli interventi di trasformazione dello stato dei luoghi sono ammessi a condizione che :
1 – non compromettano la vegetazione ripariale, i caratteri ecosistemici caratterizzanti il paesaggio fluviale e i loro livelli di continuità ecologica;
2 – non impediscano l’accessibilità al corso d’acqua, la sua manutenzione e la possibilità di fruire delle fasce fluviali;
3 – non impediscano la possibilità di divagazione dell’alveo, al fine di consentire il perseguimento di condizioni di equilibrio dinamico e di configurazioni morfologiche meno vincolate e più stabili;
4 – non compromettano la permanenza e la riconoscibilità dei caratteri e dei valori paesaggistici e storicoidentitari dei luoghi, anche con riferimento a quelli riconosciuti dal Piano Paesaggistico.
Nonostante tutti i corsi d’acqua interessati dai tagli siano elementi della Rete Ecologica Regionale e beni paesaggistici tutelati, e nonostante che gran parte del corso dell’Arbia, della Sorra e dell’Omborne siano comprese in un importantissimo “corridoio ecologico fluviale da riqualificare”, gli indirizzi del Piano Paeaggistico Regionale sembrano del tutto ignorati dal Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud”, sia a livello di pianificazione degli interventi, sia a livello della loro attuazione.
Il risultato è che gli interventi di taglio eseguiti peggiorano la naturalità delle fasce
fluviali, ne compromettono la funzionalità e danneggiano la loro funzione di corridoio ecologico su decine di chilometri. Inoltre, come accaduto regolarmente in simili situazioni nel passato, favoriranno senza dubbio la diffusione di specie aliene come la robinia e l’ailanto, che tutti sanno essere dannose alla stessa stabilità delle sponde oltre che alla conservazione della vegetazione autoctona.
Il Piano Ambientale Energetico Regionale
Ci interessa in questa sede riportare l’attenzione sulla Stategia regionale per la
Biodiversità contenuta nel Piano Ambientale Energetico Regionale approvato con
Deliberazione del Consiglio Regionale n. 10 dell’11 febbraio 2015. Negli interventi sui fiumi in provincia di Siena la Strategia regionale per la Biodiversità (Allegato B.1. al Piano), per la quale la Regione Toscana è stata una delle prime regioni italiane a lavorare, è stata anch’essa totalmente ignorata, al pari del Piano Paesaggistico Regionale. In realtà il documento contiene precisi indirizzi finalizzati a raggiungere specifici obiettivi e azioni per la tutela della biodiversità secondo standard pretesi da convenzioni internazionali e normativa ai più vari livelli. Secondo la Strategia regionale i corsi d’acqua toscani, in tutte le loro varianti di morfologia, habitat e specie, sono compresi nel target n. 4 “Ambienti fluviali e torrentizi, di alto, medio e basso corso”. Il target comprende nello specifico una buona fetta della biodiversità toscana da tutelare:
14 habitat di interesse comunitario e/o regionale, elevata presenza di specie vegetali e animali di interesse comunitario o regionale o inserite nelle liste di attenzione di RE.NA.TO., tra cui 43 specie di vertebrati (di cui 14 di pesci) e 21 di invertebrati.
L’obiettivo che la Regione Toscana si è data per il 2020 per questo target è quello di “Aumentare la qualità ecosistemica complessiva degli ambienti fluviali”, tramite gli obiettivi operativi e le azioni riportate nella seguente tabella 2.
Di questi importanti indirizzi e azioni non c’è traccia negli interventi in questione; tanto meno esiste giustificativo che spieghi le motivazioni per cui gli Enti competenti non li osservino.
Il Piano di gestione delle Acque (Distr. Appennino Settentr.)
Il D. Lgs. 152/2006, che ha recepito la Direttiva Acque 2000/60/CE, ha provveduto a definire i distretti idrografici italiani su cui sono definiti i Piani di gestione, ovvero lo strumento conoscitivo, strategico e programmatico attraverso cui applicare i contenuti della Direttiva Acque alla scala territoriale locale. Il distretto dell’Appennino settentrionale va dalla Liguria sino alle Marche, comprendendo Magra, Arno, Ombrone, Reno, Marecchia, Fiora, bacini regionali liguri, toscani, romagnoli e marchigiani.
Se, come abbiamo ben illustrato in precedenza, le operazioni attuate dalla Provincia di Siena e dal CBTS non rispettano i dettami generali della Direttiva Acque, volti a migliorare lo stato ecologico dei corpi idrici in generale, tali inottemperanze divengono ancora più marcate e significative considerando quanto rappresentato nel Piano.
OBIETTIVI OPERATIVI AZIONI
Miglioramento della compatibilità ambientale della gestione idraulica
AZIONE 1: Redazione e approvazione di linee guida/norme regionali per la gestione della
vegetazione ripariale.
AZIONE 2: Redazione buone pratiche per la gestione idraulica sostenibile del reticolo idrografico.
AZIONE 3: Attivazione di periodici corsi di formazione per gli enti competenti alla gestione
AZIONE 4: Realizzazione interventi per la mitigazione degli elementi di interruzione del continuum fluviale.
Miglioramento della qualità delle acque entro il
AZIONE 1: Completamento delle opere per la depurazione degli scarichi nel bacino del Fiume Arno.
AZIONE 2: Riduzione delle captazioni idriche in aree critiche.
AZIONE 3: Completamento bonifica siti inquinati e aree minerarie dismesse.
AZIONE 4: Realizzazione di azioni per la riduzione dell’inquinamento diffuso di origine agricola mediante Fasce Tampone Boscate e/o inerbite.
AZIONE 5: Redazione studio su rapporti tra bacini estrattivi pietre ornamentali e qualità delle acque.
AZIONE 6: Realizzazione di attività periodiche di promozione dell’ecoefficienza nell’uso delle risorse idriche.
AZIONE 7: Incentivi alla conversione al biologico delle attività agricole presenti nelle aree limitrofe alle zone umide o alle aree di pertinenza fluviale.
AZIONE 8: Interventi di risamento/riqualificazione degli ecosistemi torrentizi delle Alpi Apuane.
AZIONE 9: Aumento/mantenimento incentivi per favorire l’adozione di tecniche che consentano un risparmio idrico e di fertilizzanti e la riduzione dell’erosione del suolo.
Controllo/riduzione della presenza di specie aliene o di specie invasive entro il
AZIONE 1: Redazione ed approvazione del piano regionale per prevenire e mitigare gli impatti delle specie aliene.
AZIONE 2: Attivazione campagne di informazione e sensibilizzazione sulle specie aliene.
AZIONE 3: Redazione di un Piano d’azione per il controllo/riduzione dei robinieti negli habitat ripariali.
AZIONE 4: Realizzazione interventi di eliminazione di specie aliene.
Riduzione dei processi di frammentazione e
artificializzazione degli alvei, delle sponde e delle aree di pertinenza fluviale
AZIONE 1: Acquisizione del quadro conoscitivo sull’uso del suolo nelle aree di pertinenza ed individuazione aree di tutela fluviale.
AZIONE 2: Interventi di riqualificazione e ricostituzione degli habitat ripariali.
AZIONE 3: Individuazione e tutela di boschi ripariali di elevato valore quali “Boschi azioni speciali”.
AZIONE 4: Redazione buone pratiche e interventi per la rinaturalizzazione dei canali di bonifica.
AZIONE 5: Redazione di linee guida/norme per la valutazione ambientale (VIA, VI, VAS) di piani e progetti.
Tabella 2 Gli obiettivi operativi e le azioni per “Aumentare la qualità ecosistemica
complessiva degli ambienti fluviali” (Piano Energetico Regionale)
gestione delle Acque per il distretto idrografico in questione, in attuazione della
In tale Piano, a titolo esemplificativo, lo stato del torrente Arbia, tratto monte, è stato valutato come buono1 nel 2010, con l’obiettivo programmatico di mantenerlo in tale stato al 2015. Viceversa per il fiume Ombrone (tratto senese), per il torrente Arbia tratto valle, per il torrente Tressa e per il Fosso Riluogo, lo stato al 2010 era classificato come sufficiente, fissando come obiettivo di portarli allostato buono al 2021.
Il taglio della vegetazione riparia sul torrente Arbia a Pianella (tratto monte) è andato pertanto a incidere pesantemente su un ecosistema in buono stato, mentre i tagli più a valle fatti dal 2010 ad oggi hanno ulteriormente compromesso lo stato giudicato sufficiente nel 2010 (si ricorda che nel 2010 molti tratti del fiume Arbia avevano la struttura ripariale ancora intatta), allontanando il raggiungimento dell’obiettivo di stato buono al 2021, già in deroga per impossibilità di raggiungimento dell’obiettivo buono al 2015. Ad oggi non esiste valutazione tecnica aggiornata dello stato del torrente Arbia dopo le operazioni di taglio che ne hanno distrutto la vegetazione riparia, sostanzialmente per tutto il tratto valle. Per questo tratto, che non ha ormai quasi più caratteristiche di naturalità, lo stato del torrente è molto probabilmente oggi classificabile in insufficiente considerato anche come esso abbia perso su vasta scala
quelle caratteristiche di idoneità ecologica (come ombreggiamento e di conseguenza buona ossigenazione) necessarie agli organismi acquatici tra cui anche i pesci.
Tra le azioni individuate dal Piano per il raggiungimento degli obiettivi a livello di
bacino, vi é la Misura 44: attuazione dell’art. 115 del D. Lgs. 152/2006, riguardante la tutela delle aree di pertinenza dei corpi idrici superficiali, con mantenimento e ripristino della vegetazione spontanea nella fascia immediatamente adiacente dei corsi d’acqua, con funzione di filtro dei solidi sospesi e degli inquinanti di origine diffusa e per il mantenimento della biodiversità.
Sarebbe perlomeno auspicabile e opportuno sottoporre gli interventi sulla vegetazione riparia come quelli a cui abbiamo assistito a una seria valutazione, sia di efficacia idraulica, sia di conseguenze sullo stato ecologico. In caso contrario, la Regione si
1 Si ricorda che lo stato di un corpo idrico (elevato, buono, sufficiente, insufficiente) è definito dalla Direttiva 2000/60CE in riferimento a rigorosi parametri tecnici di valutazione, come brevemente citato in precedenza.
Le linee guida “per la gestione della vegetazione di sponda dei
corsi d’acqua secondo criteri di sostenibilità ecologica ed
economica” della Regione Toscana
La pubblicazione, del 2012, è il risultato del progetto GESPO – Gestione della
vegetazione di sponda secondo criteri di sostenibilità ecologica ed ambientale, attivato nel 2009 dalla Regione Toscana (ARSIA) d’intesa con la Provincia di Firenze, su richiesta del Consorzio di Bonifica dell’Area Fiorentina, e realizzato con il coordinamento scientifico dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali e la
partecipazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per la Valorizzazione del legno e delle Specie Arboree.
La problematica affrontata dal progetto GESPO nasce dall’esigenza degli enti gestori della rete idrografica minore (consorzi di bonifica, unione dei comuni, province) di mantenere in efficienza tale sistema, attraverso interventi razionali e innovativi di manutenzione e di ripulitura dalla vegetazione di sponda, individuando modelli di gestione in grado di ridurre il rischio idraulico, il peso finanziario degli interventi e il loro impatto ambientale.
Come rappresentato in questa sezione, nessuno degli interventi, sia della Provincia di Siena, sia del Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud”, soddisfa minimamente le linee guida regionali. La nostra associazione non può che condannare in modo netto il risultato ottenuto sul campo dai due Enti, ma con grande preoccupazione condanna in modo ancora più deciso le recenti dichiarazioni della dirigenza del CBTS, in grave contrasto con quanto indicato dalle linee guida regionali specificatamente redatte per orientare l’attività di bonifica.
Vista l’estensione del testo interessato, non ha senso riprodurre in questo documento
intere sezioni del testo regionale che sconfessano in modo inequivocabile gli approcci attuati per i corsi d’acqua senesi (e sostenuti come legittimi dal CBTS). Ci limitiamo ad elencarne i titoli: 1. Il ruolo degli ecosistemi ripari; 2. Criteri generali della pianificazione degli interventi di manutenzione della vegetazione in ambienti ripariali; 4. Linee guida.
In queste sezioni sopra menzionate il quadro di funzionalità fluviale di un corso d’acqua è preso in considerazione nella sua interezza in maniera chiara, e comprensibile sostanzialmente a chiunque. Non vi è ragione tecnica che possa giustificare la non adozione di queste linee guida, quantomeno da parte del Consorzio di Bonifica “Toscana Sud”.
Ci preme citare, a scopo esemplificativo, una breve porzione di testo ripreso
dall’introduzione del documento regionale, che ben rappresenta l’approccio corretto alla questione della bonifica:
“Le Linee guida fanno riferimento a torrenti montani e collinari caratterizzati da sezioni con un rapporto larghezza/profondità ridotto (<10), nei quali la vegetazione di sponda è in grado di influenzare significativamente la capacità di smaltimento delle piene.
In questi contesti la presenza di vegetazione ripariale è importante e vantaggiosa ai fini:
• idraulici e idrologici (regimazione dei deflussi, consolidamento delle sponde dei torrenti e dei versanti in genere);
• ecologici (costituzione di habitat diversificati per flora e fauna, rappresenta il “tessuto” di corridoi di collegamento per la migrazione e lo scambio genico tra le popolazioni sia animali che vegetali, effetto di filtro antinquinamento, ombreggiamento del corso d’acqua, fonte di nutrienti per le popolazioni acquatiche, ecc;)
• sociali (fruibilità dell’ambiente ripariale per fi ni ricreativi, sportivi, educativi, ludici);
• produttivi (legna per energia e da lavoro, selvaggina, miele, piante officinali, ecc).
Purtroppo, l’integrità ecologica dei corsi d’acqua e delle zone di pertinenza (casse di naturale espansione delle piene) è stata nel tempo minata dall’urbanizzazione a fini civili e industriali (canalizzazioni, impiego come vie economiche di smaltimento di inquinanti, ecc.), modificando quasi ovunque il rapporto ecosistemico tra il corso d’acqua e il territorio circostante. Ci troviamo
oggi spesso in presenza di restringimenti artificiali di alveo, ponti con scarsa luce, strade costruite allo stesso livello dell’altezza di piena e, peggio ancora, estese aree urbanizzate in alveo o quasi.
Cosa fare? Essendo utopico pensare di ripristinare lo “status quo ante”, occorre cercare di limitare il rischio (idraulico) per persone e cose (come prioritariamente previsto dalle normative) cercando una mediazione tra una visione più ingegneristica e una esclusivamente attenta alle giuste problematiche ecologiche. Occorre cioè arrivare a una gestione integrata che, attraverso un equilibrato amalgama delle diverse competenze, miri a valorizzare le funzioni positive svolte
dalla vegetazione e a ridurre nel contempo quelle negative per l’uomo. È quindi ovvio che le modalità operative con le quali si procederà alla realizzazione degli interventi di controllo/manutenzione della vegetazione varieranno in relazione alla situazione specifica. In ogni caso i lavori da effettuare in vicinanza di un corso d’acqua devono prevedere molte cautele, da realizzarsi attraverso un’attenta pianificazione: l’uso di qualunque attrezzatura rappresenta un rischio per l’ambiente acquatico, sia per l’eventuale passaggio dei mezzi sul terreno e nell’acqua, sia per quello, sempre presente, di possibili perdite di carburante e di oli idraulici.
Non c’é alcun modo per poter considerare compatibili con la Lineee Guida Regionali sia gli interventi autorizzati dalla Provincia di Siena, sia gli interventi autorizzati (e annunciati) dal Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud”.
La Legge regionale 30/2015, “Norme per la conservazione e la
valorizzazione del patrimonio naturalistico-ambientale
regionale”
La legge regionale 30/2015 detta disposizioni per la conservazione, la valorizzazione e la promozione del patrimonio naturalistico-ambientale regionale, che include il Sistema Regionale della Biodiversità. Quest’ultimo, complementare al sistema delle aree protette, è l’insieme delle aree soggette a disciplina speciale in quanto funzionali alla tutela delle specie ed habitat di interesse conservazionistico, che includono aree di collegamento ecologico funzionale “come i corsi d’acqua, con le relative sponde, essenziali per la migrazione, la distribuzione geografica e lo scambio genetico di
specie selvatiche” (articolo 2, comma 1, lettera p, del d.p.r. 357/1997), così come
individuate nel Piano paesaggistico regionale di cui sopra.
La legge riconosce uno specifico ruolo a queste aree, definito nell’art. 7 “Aree di
collegamento ecologico funzionale ed elementi strutturali e funzionali della rete
ecologica toscana”: “Le aree di collegamento ecologico funzionale e gli altri elementi funzionali e strutturali di cui all’articolo 5, comma 1, lette r a c), sono finalizzati a garantire la continuità fisico-territoriale ed ecologico-funzionale fra gli ambienti naturali e la connettività fra popolazioni di specie animali e vegetali. Esse assicurano la coerenza del sistema regionale della biodiversità e del sistema regionale delle aree naturali protette e, in un’ottica di reciproca funzionalità, concorrono a garantire la conservazione del patrimonio naturalistico regionale di cui all’articolo 1, comma 1.”
Per questo motivo ne prevede la tutela, in coerenza con quanto disposto dal Piano
paesaggistico regionale, anche con queste specifiche disposizioni all’art. 75 “Misure per la tutela e conservazione delle aree di collegamento ecologico funzionale”
1. Le aree di collegamento ecologico funzionale e gli altri elementi di cui all’articolo 7, sono individuati e disciplinati dagli strumenti di pianificazione e dagli atti di governo del territorio riconosciuti dalla l.r.
65/2014, nel rispetto delle previsioni del PIT con valenza di piano paesaggistico di cui all’articolo 88 della l.r. 65/2014, che ne definisce gli indirizzi per l’individuazione, la ricostituzione e la tutela al fine di assicurare i livelli ottimali della permeabilità ecologica del territorio regionale.
2. Gli enti competenti all’approvazione di piani o interventi incidenti sulle aree di collegamento ecologico funzionale definiscono le misure necessarie a mitigare gli eventuali effetti negativi sulla coerenza del sistema regionale della biodiversità e del sistema regionale integrato delle aree naturali protette. Tali misure di mitigazione sono realizzate a carico dei soggetti proponenti del piano o dell’intervento.
Anche in questo caso, la natura a rbitraria e sistematica degli interventi autorizzati dalla Provincia di Siena e predisposti dal Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud”, li rende palesemente fuori dall’inquadramento normativo della L.R. 30/2015 che riconosce i corsi d’acqua, con le relative sponde, funzionali alla conservazione del Sistema Regionale della Biodiversità . Non risultano messe in atto né prese nella dovuta considerazione le misure di mitigazione previste dall’art. 75 comma 2 della legge.
La Legge regionale 79/2012, “Nuova disciplina in materia di
consorzi di bonifica”.
Concludiamo questo documento richiamando l’art.1 della L.R. 79/2012 con cui la
Regione Toscana definisce il ruolo della bonifica, riconoscendola “quale attività di
rilevanza pubblica volta a garantire la sicurezza idraulica, la difesa del suolo, la
manutenzione del territorio, la tutela e valorizzazione delle attività agricole, del
patrimonio idrico, nonché dell’ambiente e delle sue risorse naturali”.
A fronte dell’ampio panorama normativo appena rappresentato, alla luce delle citate fonti tecniche, normative e scientifiche universalmente riconosciute, che conferiscono alla funzionalità fluviale nel suo complesso una pluralità di ruoli negli ambiti della sicurezza idraulica, della difesa del suolo, del paesaggio e di altri aspetti ecologici fondamentali, la nostra Associazione non riesce a riscontrare nulla di quanto la stessa Regione Toscana ha rappresentato nell’art. 1 della L.R. 79/2012 negli interventi predisposti (e annunciati) dal Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud”. Vorremmo a questo proposito ricordare quanto annunciato dagli esponenti del Consorzio sia sulla stampa che in una recente trasmissione televisiva locale.
Il Consorzio ribadisce che i tagli effettuati sono necessari a salvaguardare le opere infrastutturali e gli abitati dai danni provenienti da tronchi in alveo e a favorire la massima velocità dell’acqua, in modo da allontanare il pericolo di allagamenti.
Ribadisce che tali interventi sono stati realizzati solo dove strettamente necessario. A noi invece risulta che solo nella Valdarbia, tra Consorzio e Provincia, sono stati eliminati ben oltre 50 km di vegetazione fluviale. Non si tratta di interventi localizzati ma
estesi anche a comprensori (come la valle della Sorra o parte della Tressa e dell’Arbia)divaganti in ambiti agricoli, dove semmai l’interesse è quello che l’acqua rallenti per evitare veloci picchi di piena a valle. Il problema dei tronchi che otturano i ponti non si può certo risolvere eliminando tutti gli alberi su vasta scala e perdendo così la funzione della vegetazione riparia con danni ben maggiori, compresa la funzione di cattura del materiale in alveo svolta dalla stessa vegetazione.
Il Consorzio ribadisce che i tagli sono stati effettuati a costo zero per il contribuente (la Ditta si ripaga con il legname “di scarso valore economico e commerciale”) ma il costo per l’ambiente è altissimo, come è alto il prezzo dei servizi ecosistemici andati perduti (capacità di limitare l’erosione e i dissesti, capacità depurativa delle acque, ombreggiamento, valenza paesaggistica ecc.). Come cittadini, preferiamo pagare quegli interventi veramente necessari ed essere sicuri che questi vengano eseguiti con il dovuto rispetto per il bene pubblico. Se il Consorzio e la Provincia si limitano ad affidare a ditte private la gestione del “nostro” demanio idrico, significa che abdicano dalle loro funzioni gestionali e non si giustifica il loro ruolo.
La scrivente Associazione chiede alla Regione Toscana di predisporre urgentemente una verifica della coerenza delle azioni previste, a livello regionale, nei vari piani di bonifica predisposti dai Consorzi istituiti ai sensi della L.R. 79/2012 con l’impianto normativo rappresentato in questo documento. Per quanto riguarda la specifica situazione che si è determinata con il Consorzio di Bonifica 6 “Toscana Sud”, la scrivente Associazione chiede alla Regione che sia verificata la capacità tecnica, procedurale e gestionale del Consorzio nel poter gestire l’ampio ed articolato comprensorio di bonifica assegnatogli dalla L.R. 79/2012, che comprende aree e sistemi fluviali ad alta valenza naturalistica di rilevanza europea, oltre che territori dal valore paesaggistico di notorietà mondiale.
Inoltre, nell’ambito della riorganizzazione che sta seguendo la ristrutturazione
amministrativa del livello provinciale, chiediamo che la Regione:
• chiarisca le competenze in ambito fluviale per quanto riguarda le concessioni di
taglio della vegetazione riparia a scopi commerciali e la loro opportunità in
contesti naturalistici di alto pregio, anche considerando le finalità dei demani
idrici contenute nel D.Lgd . 152/2006;
• verifichi il livello di attuazione regionale delle disposizioni dettate dalle direttive
comunitarie 2000/60/CE e 2007/60/CE;
• verifichi il livello di attuazione regionale del D. Lgs. 152/2006 per quanto
riguarda la fascia di rispetto di almeno 10m dalla sponda dei fiumi in cui siano
disciplinati gli interventi di trasformazione e gestione del suolo e del
soprassuolo (art. 115);
• verifichi il livello di attuazione delle azioni della Strategia Regionale per la
• verifichi il livello di attuazione dell’art. 75 comma 2 della L.R. 30/2015;
• favorisca e promuova i meccanismi partecipativi sui temi sopracitati.
Auspichiamo che la Regione Toscana risponda a questo nostro documento con una presa di posizione politica forte, che imponga agli Enti coinvolti di cambiare
rapidamente e drasticamente metodi e scelte operative.
Rimanendo a disposizione per ulteriori chiarimenti, porgiamo i nostri distinti saluti.
Delegazione WWF Toscana