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Timestamp: 2018-08-18 17:50:36+00:00
Document Index: 178667155

Matched Legal Cases: ['art. 77', 'art. 84', 'art. 77', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 77', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 84', 'art. 77', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 84', 'art. 77', 'art. 84', 'sentenza ', 'art. 83']

Va data continuità, anche nella vigenza dell’art. 77 d.lgs. n. 50 del 2016, all’orientamento (sia pure non unanime) maturato in relazione all’art. 84 d.lgs. n. 163 del 2006, in relazione al quale la previsione di un numero dispari di componenti della commissione di gara non è espressione di un principio generale – Michele De Luca
Consiglio di Stato, sezione quinta, Sentenza 6 luglio 2018, n. 4143.
Va data continuità, anche nella vigenza dell’art. 77 d.lgs. n. 50 del 2016, all’orientamento (sia pure non unanime) maturato in relazione all’art. 84 d.lgs. n. 163 del 2006, in relazione al quale la previsione di un numero dispari di componenti della commissione di gara non è espressione di un principio generale, immanente nell’ordinamento, tale da determinare l’illegittimità della costituzione di un collegio avente un numero pari di componenti, essendo numerose le ipotesi di collegi, sia giurisdizionali che amministrativi, che operano (o che occasionalmente possono operare) in composizione paritaria
Sentenza 6 luglio 2018, n. 4143
Fondazione Od. Cu. Onlus, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Ma. Ro. e Gi. Lo. Pi., con domicilio eletto presso lo studio Gi. Lo. Pi. in Roma, via (….);
Associazione St. Di. No. Est., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Gianluigi Florian e Stefano Trubian, con domicilio eletto presso lo studio Irma Conti in Roma, via Barnaba Tortolini, 34;
As. s.r.l., non costituita in giudizio;
Visto l’atto di costituzione in giudizio dell’Associazione St. Di. No. Est.;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 8 febbraio 2018 il Cons. Giovanni Grasso e uditi per le parti gli avvocati Gi. Lo. Pi. e Gi. Fl.;
1.- Con atto di appello notificato nelle forme e nei tempi di rito, la Fondazione Od. Cu., come in atti rappresentata e difesa:
a) premetteva di gestire, per conto del Comune di (omissis), l’attività delle istituzioni museali presenti nel territorio comunale;
b) precisava che, in siffatta qualità, aveva attivato, in data 7 luglio 2016, procedura evidenziale ristretta, finalizzata alla individuazione, giusta il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, di un concessionario del servizio di attività didattica museale per il Museo archeologico “En. Be.” e la Pinacoteca “Al. Ma.”, per la complessiva durata di tre anni;
c) chiariva che – all’esito delle valutazioni rese, all’unanimità dei componenti, dalla istituita Commissione – era stata approvata la graduatoria di gara, che aveva visto prevalere, per entrambe le strutture, la società As., alla quale era stato, di conserva, immediatamente affidato il servizio, mercé sottoscrizione di apposita convenzione;
2.- Si costituiva in giudizio, per resistere al gravame, la Associazione St. Di. No. Est..
2.- Con un primo mezzo, è dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 84, comma 2, d.lgs. 163 del 2006 e dell’art. 77, comma 2, d.lgs. n. 50 del 2016, una a difetto del presupposto e contraddittorietà: avrebbe errato la sentenza nell’assumere violata la detta disposizione, nella parte in cui imporrebbe che la Commissione di gara fosse necessariamente costituita da un numero dispari di commissari.
a) premette che, dalla documentazione versata agli atti della causa, era dato, in punto di fatto, di ricavare che la Commissione di gara fosse, nella vicenda in esame, composta da due Consiglieri di Gestione della Fondazione (dott. Ga. ed arch. Ap.) e da due Conservatori del Museo Archeologico “En. Be.” e della Pinacoteca “Al. Ma.” (dott.ssa Mascardi e dr.ssa Bonifacio), per un totale di quattro componenti;
c) si mostra consapevole del (difforme) orientamento giurisprudenziale, maturato nella vigenza del d.lgs. n. 163 del 2006, per cui la violazione della regola non è tale da implicare l’illegittimità della costituzione di un collegio con un numero pari di componenti: nondimeno se ne discosta assumendo che il precetto – similmente presente all’art. 21, comma 5, l. n. 109 del 1994 e poi ribadito dall’art. 84, comma 2, d.lgs. n. 163 del 2006 – sarebbe stato riaffermato “categoricamente – e senza deroghe di sorta -” dall’art. 77, comma 2, d.lgs. n. 50 del 2016, al quale la procedura non avrebbe, perciò, potuto sottrarsi;
a) era già codificata dall’art. 4 r.d. 8 febbraio 1923, n. 422 (Emendamenti al D.L. Lgt. 6 febbraio 1919, n. 107, recante norme per l’esecuzione delle opere pubbliche, e al R.D. 12 febbraio 1922, n. 214) che – con esclusivo riferimento alla aggiudicazione mediante appalto concorso – prevedeva, per la “valutazione degli elementi economici e tecnici delle offerte”, la costituzione di una “Commissione di 3 o 5 membri da nominarsi di volta in volta dalla Amministrazione stessa” (sempreché non si fosse trattato di lavori, alla direzione dei quali fosse già “preposta una speciale Commissione tecnica”);
b) veniva riproposta – con estensione all’”affidamento delle concessioni mediante licitazione privata”, sul comune presupposto della imposizione del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa – dall’art. 2, commi 4 e 5 l. n. 109 del 1994 (Legge quadro in materia di lavori pubblici), che prevedeva “un numero dispari di componenti non superiore a cinque”;
2.3.- Se – nella successione nel tempo delle varie fonti – la norma è rimasta testualmente immutata, non è conferente l’assunto dell’appellata sentenza, che valorizza un’attitudine pretesamente categorica e perentoria della sola formulazione di cui all’ultima disposizione nel tempo, per desumerne un’implicita soluzione di continuità a fronte dell’orientamento maturato vigenti le disposizioni precedenti (e, segnatamente, l’art. 84, comma 2, d.lgs. n. 163/2006).
2.4.- Ne discende che – non essendo dato rinvenire, in diritto, ragioni per articolare difforme lettura di simile disposizione – va data continuità, anche nella vigenza dell’art. 77 d.lgs. n. 50 del 2016, all’orientamento maturato in relazione all’art. 84 d.lgs. n. 163 del 2006: in relazione al quale la prevalente giurisprudenza di questo Consiglio di Stato ritiene la regola non “espressione di un principio generale, immanente nell’ordinamento, tale da determinare l’illegittimità della costituzione di un collegio avente un numero pari di componenti, essendo numerose le ipotesi di collegi, sia giurisdizionali che amministrativi, che operano (o che occasionalmente possono operare) in composizione paritaria” (cfr. Cons. Stato, V, 26 luglio 2016, n. 3372; Id., III, 3 ottobre 2013, n. 4884; Id., III, 11 luglio 2013, n. 3730).
Non è, invero, in discussione il principio – che va ribadito- per cui la commissione giudicatrice di gare d’appalto è un collegio perfetto, che deve operare, in quanto tale, in pienezza della sua composizione e non con la maggioranza dei suoi componenti, con la conseguenza che le operazioni di gara propriamente valutative, come la fissazione dei criteri di massima e la valutazione delle offerte, non possono essere delegate a singoli membri o a sottocommissioni (cfr. Cons. giust. amm. sic,, 21 luglio 2008, n. 661; Cons. Stato, V, 22 ottobre 2007, n. 5502; Id., VI, 2 febbraio 2004, n. 324).
Nel caso di specie, in effetti, risulta dalla documentazione in atti che la Commissione, a composizione piena, preso atto di quanto predisposto dalle due sottocommissioni e svolta, in merito, un’”approfondita discussione”, ha determinato, in adesiva conformità, i punteggi definitivi da attribuire alle imprese offerenti: con ciò mostrando di far propri, in autonomia e nell’esercizio del proprio discrezionale apprezzamento, gli esiti dell’attività preparatoria dispiegata dalle costituite sottocommissioni.
(Sezione Quinta), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, respinge il ricorso di primo grado.
Condanna l’Associazione St. Di. No. Est. alla refusione delle spese di lite in favore della Fondazione appellante, che liquida in complessivi € 5.000 (cinquemila), oltre accessori di legge.
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