Source: https://www.studiolegalemicheli.it/avvocato-penalista-lucca/
Timestamp: 2020-07-11 10:11:51+00:00
Document Index: 102459405

Matched Legal Cases: ['art. 415', 'art. 415', 'art. 27', 'art. 47', 'art. 48', 'art. 54', 'art. 47', 'art. 589', 'art. 581', 'art. 309', 'art. 309', 'art. 391', 'art. 310', 'art. 299', 'art. 311', 'art. 292']

Avvocato Penalista Lucca | Studio Legale Micheli
Cerchi un Avvocato Penalista a Lucca?
Avviso conclusione delle indagini – Decreto penale di condanna – Redazione di querele – Guida in stato di ebbrezza – Misure alternative alla detenzione – Omicidio stradale – Violazione dati personali – Reati fallimentari – Delitti contro il patrimonio – Delitti contro la pubblica amministrazione – Delitti contro la vita e l’incolumità individuale
Se desideri dimostrare il tuo grado di implicazione in un reato o ancor più la tua innocenza, possiamo offrirti una difesa penale esemplare.
Il nostro studio è esperto di diritto penale.
La materia del diritto penale è particolarmente delicata. Per chi viene coinvolto in un procedimento di tale natura è essenziale disporre dell’ausilio di professionisti muniti non solo di esperienza e competenze specifiche ma anche della sensibilità necessaria per la corretta gestione di tutte le problematiche sottese a tali situazioni.
Per il penalista è fondamentale, inoltre, fornire sempre un’informazione chiara e leale alla persona assistita, la cui miglior tutela è preciso dovere nonché vera “mission” del difensore penale ed è ciò a cui lo Studio Legale Micheli tende costantemente.
Il nostro studio ti offre:
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Vi è stato notificato avviso di conclusione delle indagini? Non disperate!
La legge n. 479/1999 (cd. Legge Carotti) ha introdotto nel codice di procedura penale l’art. 415 bis c.p.p.. La norma disciplina “l’avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari”.
Tale avviso prevede per l’indagato la notifica di un vero e proprio avvertimento circa la conclusione delle indagini svolte sul suo conto in relazione ad una ipotesi di reato nonché delle facoltà e dei diritti propri della posizione di persona sottoposta ad indagini.
Pertanto qualora abbiate ricevuto avviso di conclusione delle indagini, ai sensi dell’art. 415 bis c.p.p., non disperate, il vostro difensore potrà organizzare la sua difesa contrastando – ancora prima dell’eventuale giudizio – le deduzioni dell’Accusa.
Un’impresa ha imitato servilmente i tuoi prodotti?
Lo Studio Legale Micheli da anni affronta tematiche di concorrenza sleale, combattendo contro coloro che raggiungono il profitto danneggiando altri imprenditori e consumatori. Da noi potrai trovare tutta l’assistenza di cui hai bisogno per vedere riconosciuti i tuoi diritti.
Hai bisogno di essere difeso in un procedimento penale ove sei indagato del reato di guida in stato di ebbrezza?
Lo Studio Legale Micheli, con la sua esperienza nel settore, ti seguirà in ogni fase del processo.
La guida in stato di ebbrezza nell’ordinamento italiano è considerata un reato e sanzionata sulla base degli articoli 186 e 186-bis del Codice della strada.
Lo stato di ebbrezza è, in sostanza, quella condizione di alterazione psicofisica che consegue all’assunzione di sostanze alcoliche e snatura il comportamento dei soggetti che vi si trovino.
È esclusa dalla condotta sanzionata dagli articoli 186 e 186-bis del Codice della strada l’alterazione psicofisica derivante dall’assunzione di sostanze diverse dall’alcol, sia che si tratti ovviamente di medicinali, sia che si tratti di sostanze stupefacenti. Quest’ultima ipotesi, in ogni caso, chiaramente non è priva di conseguenze sul piano legale, ma è punita autonomamente come reato dall’articolo 187 del Codice della strada.
Hai la possibilità di scontare la pena al di fuori della struttura penitenziaria?
L’Ordinamento Penitenziario ha inteso valorizzare la funzione rieducativa della pena (art. 27 Cost.) agevolando le cd. misure alternative che si prefiggono lo scopo della risocializzazione del reo in società.
– affidamento in prova al servizio sociale (art. 47: il condannato a pena detentiva non superiore a tre anni può essere affidato in prova al Servizio sociale fuori dall’Istituto per un periodo uguale a quello della pena da scontare.
– semilibertà (art. 48: il detenuto condannato a pena detentiva non superiore a 6 mesi o che abbia scontato almeno la metà della pena, può trascorre parte del giorno fuori dal carcere e partecipare alle attività lavorative e istruttive.- liberazione anticipata (art. 54: il detenuto che prova di aver partecipato attivamente nell’opera di rieducazione, può ottenere la riduzione di gg. 45 per ogni semestre di pena detentiva effettivamente scontata);
– detenzione domiciliare (art. 47 ter: il detenuto condannato alla pena della reclusione non superiore a 4 anni e all’arresto, può ottenere di scontare la pena nella propria abitazione o in un altro luogo di privata dimora, se si tratta: – di donna incinta o che allatti o che abbia una prole di età inferiore a 5 anni; – di persona in gravi condizioni di salute; – di persona di età superiore a 60 anni se inabile anche parzialmente; – di minore degli anni 21 per comprovate esigenze di salute, di studio, di lavoro e di famiglia.
Con l’entrata in vigore della legge numero 41 del 23 marzo 2016 che ha introdotto questo nuovo reato, gli Avv. Micheli e Avv. Carignani hanno avuto modo di sperimentare personalmente gli aspetti di questa nuova fattispecie criminosa.
La sua regolamentazione, più nel dettaglio, è contenuta nel nuovo articolo 589-bis del codice penale.
L’omicidio stradale non è altro che una particolare fattispecie di omicidio colposo che si verifica ogni qualvolta venga posta in essere una delle condotte precisamente individuate dall’art. 589 bis, che si sostanziano in violazioni di alcune norme che disciplinano la circolazione stradale.
VIOLAZIONE IN MATERIA DI DATI PERSONALI
Sei indagato per il reato di violazione in materia dei dati personali?
Gli Avv. Micheli e Avv.Carignani possono offrirti la giusta difesa in giudizio grazie alla loro consolidata preparazione sulla tematica riguardante la violazione del Codice sulla Privacy.
La raccolta e il trattamento di dati personali porta con sé responsabilità e obblighi informativi per gli utenti da non sottovalutare. Difatti sussistono obblighi in capo al Titolare e Responsabile Privacy la cui violazione comporta l’irrogazione di sanzioni previste in caso di trattamento illecito dei dati personali.
Ebbene lo Studio offrirà tutta l’assistenza necessaria nel corso del procedimento penale grazie alla professionalità degli Avv. Micheli e Avv. Carignani.
Sei indagato per il reato di bancarotta fraudolenta?
Gli Avv. Micheli e Avv. Carignani nel corso degli anni si sono occupati ampiamente di quelli che sono i cosiddetti reati fallimentari.
Con la locuzione “reati fallimentari”, si indicano dei fatti penalmente rilevanti posti in essere dall’imprenditore commerciale o da altri soggetti, in un periodo antecedente alla dichiarazione di fallimento o durante il corso della procedura concorsuale.
Le condotte penalmente rilevanti che integrano la fattispecie di bancarotta fraudolenta sono molteplici.
Soprattutto abbiamo la condotta dell’imprenditore dichiarato fallito che ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni, oppure, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti, che ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizio ai creditori, e ha tenuto i libri o le altre scritture contabili in modo da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.
Sei indagato per il reato di furto?
Lo Studio Legale Micheli segue da sempre procedimenti penali che hanno ad oggetto i delitti contro il patrimonio.
I reati contro il patrimonio sono disciplinati nel titolo XIII, libro secondo, del codice penale (artt. 624-648 quater C.p.) e rispondono all’esigenza politico-criminale di repressione di condotte lesive degli altrui assetti patrimoniali. Si tratta di delitti che offendono, in via esclusiva o prevalente, diritti soggettivi o facoltà a contenuto economico-patrimoniale in capo a persone fisiche o giuridiche.
Le fattispecie delittuose contro il patrimonio sono fortemente diversificate tra loro e possono configurarsi con molteplici modalità.
Vi sono delitti che si realizzano mediante la sola aggressione unilaterale dell’altrui patrimonio da parte di un soggetto/agente come ad esempio nelle ipotesi di furto, di rapina o di appropriazione indebita.
Tali fattispecie hanno in comune l’altruità della cosa quale oggetto materiale della condotta punita.
In altri casi, ai fini della configurazione dei reati contro il patrimonio, il legislatore richiede la sussistenza di elementi ulteriori rispetto alla condotta tipica dell’agente – soggetto astrattamente destinatario della pena -.
Invero, ai fini della configurazione di altre fattispecie criminose contro il patrimonio (ad es. estorsione, truffa, insolvenza fraudolenta, circonvenzione di incapaci ed usura), si rende necessaria la cooperazione della vittima nella causazione materiale dell’illecito, ossia, il compimento da parte di questa di un atto, negoziale o materiale, ovvero, di un’omissione, ricollegabile agli artifizi o raggiri, minacce o violenza, perpetrati dall’autore del reato e tali da viziare la formazione della volontà della stessa persona offesa.
Infine, negli anni più recenti, l’esigenza legislativa di frapporre efficaci ostacoli all’arricchimento illecito derivante dall’attività della criminalità organizzata ha indotto il legislatore alla creazione di nuove figure di reato contro il patrimonio che esulano dallo schema codicistico tradizionale.
Infatti, ulteriori fattispecie di reato contro il patrimonio si realizzano attraverso la messa in circolazione e/o il reimpiego di beni o capitali illeciti, in quanto provenienti dalla commissione di una pregressa e specifica condotta costituente delitto (ad es. ricettazione o riciclaggio).
Sei indagato per il reato di peculato?
Gli Avv. Micheli e Avv. Carignani, negli anni, hanno spesso assunto la difesa di coloro che sono stati imputati dei delitti contro la pubblica Amministrazione, svolgendo il mandato difensivo con diligenza e caparbietà.
Il concetto di pubblica Amministrazione comprende tutta l’attività dello Stato. Viene, quindi, tutelata l’attività legislativa e giudiziaria. Sono delitti contro la pubblica l’Amministrazione tutti quelli che colpiscono l’attività funzionale dello Stato.
Tali delitti sono distinti dal codice in due classi:
– Delitti dei privati contro la pubblica Amministrazione.
Nei reati della prima classe l’offesa implica sempre una violazione dei doveri funzionali delle persone che esercitano mansioni pubbliche; nei delitti della seconda classe, invece, il turbamento è recato da individui che sono estranei all’attività funzionale colpita dall’azione criminosa.
DELITTI CONTRO LA VITA E L’INCOLUMITA’ INDIVIDUALE
Sei mai stato vittima di percosse?
Allo Studio Legale Micheli puoi trovare l’assistenza necessaria per ottenere, previo riconoscimento della responsabilità dell’imputato, un adeguato risarcimento del danno subito.
Il reato di percosse di cui all’art. 581 c.p. fa parte dei delitti contro la vita e l’incolumità individuale (capo I,titolo XII), i quali offendono l’interesse all’integrità fisica e morale della persona.
I delitti contro la vita prendono in considerazione condotte lesive del bene individuale dell’esistenza, mentre i delitti contro l’incolumità personale riguardano quelle aggressioni che ledono o pongono in pericolo l’integrità del singolo.
– riesame (art. 309 c.p.p.): proponibile da parte dell’imputato, avverso l’ordinanza di applicazione di una misura cautelare coercitiva, dinanzi al Tribunale del luogo ove ha sede la Corte d’Appello nel cui distretto è stato emessa l’ordinanza (c.d. Tribunale della libertà), nel termine di 10 giorni dall’ esecuzione o dalla notificazione della misura; non è proponibile quando si tratti di misura disposta a seguito di appello del pubblico ministero; con tale mezzo si attiva una verifica di tipo ampio (integralmente devolutivo), non vincolata a motivi specifici di impugnazione, che non è neppure strettamente necessario indicare; il Tribunale, cui è demandato il potere di confermare, annullare o riformare il provvedimento impugnato, deve sottoporre a verifica la sussistenza e l’attualità di tutte le condizioni di applicabilità della misura, potendo anche solo limitarsi a correggere la motivazione, purché tenendo conto in modo critico di tutte le ragioni proposte; per fare ciò, detto giudice, che non ha poteri istruttori d’ufficio, può avvalersi del materiale che gli è trasmesso ex art. 309 c. 5 c.p.p. e cioè degli atti posti a base della richiesta cautelare, ma anche del materiale prodotto dall’iniziativa delle parti; una tale conclusione è imposta dalla valorizzazione delle norme che prevedono le investigazioni della difesa (art. 391 octies cpp);
– appello cautelare (art. 310 c.p.p.): proponibile dal P.M., dall’imputato e dal suo difensore dinanzi al Tribunale della libertà avverso le ordinanze in materia di misure cautelari personali, per le ipotesi diverse dal riesame; in questo caso è necessario indicare i motivi di appello, anche se ciò non fa venir meno il dovere del Tribunale di esaminare anche i punti che siano indissolubilmente legati ai motivi di gravame e le questioni rilevabili d’ufficio; in particolare, quando vi sia appello del pubblico ministero avverso il rigetto di una misura da lui invocata, il Tribunale deve riconsiderare in via autonoma anche quelle condizioni di applicabilità, compresa l’attualità delle esigenze cautelari, non toccate dai motivi di impugnativa, in ossequio al disposto dell’art. 299, commi 1° e 3° c.p.p.; tale norma, di portata generale, esprime l’esigenza, propria dei provvedimenti de libertate, di una costante verifica, da condurre anche alla stregua di fatti sopravvenuti, della gravità indiziaria e della persistenza delle esigenze cautelari, anche in riferimento all’entità della sanzione irrogabile;
– ricorso per Cassazione (art. 311 c.p.p.): proponibile da parte del P.M. che ha richiesto l’applicazione della misura, dell’imputato e del suo difensore, avverso le ordinanze emesse dal Tribunale in seguito a riesame o appello, entro 10 giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell’avviso di deposito del provvedimento. I motivi di ricorso statisticamente più frequenti, relativi al difetto di una o più delle condizioni che legittimano la misura applicata, con riferimento alla gravità indiziaria o alle esigenze cautelari, devono essere introdotti secondo lo schema del giudizio di legittimità e, in particolare, devono evidenziare una violazione dell’ obbligo di motivazione previsto dai commi 2 lett. c e c bis e 2 ter dell’art. 292 c.p.p.