Source: https://www.fiscomania.com/2017/06/sanzioni-per-operazioni-soggette-a-reverse-charge/
Timestamp: 2018-07-19 21:21:44+00:00
Document Index: 47975022

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6']

Sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge - Fiscomania
Quali sono le sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge? In questo contributo andremo a vedere quali sono le possibili sanzioni applicabili ad operazioni soggette all’inversione contabile secondo quanto indicato dalla Circolare n. 16/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate, che affronta questo tema aiutando a sciogliere diversi dubbi sulla natura formale o meno delle violazioni collegate ad operazioni in cui il Reverse Charge non risulta correttamente applicato.
Quando un soggetto non effettua correttamente un’operazione soggetta a Reverse Charge, può incorrere in sanzioni disciplinate dai commi 9-bis e seguenti (9-bis.1, 9-bis.2, 9-bis.3), dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 471/97. Le sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge si possono distinguere a seconda delle varie fattispecie possibili di violazione.
In particolare vi è una sostanziale riduzione delle sanzioni relative ad operazioni che non comportano un mancato versamento di Iva nelle casse erariali. Il riferimento è ai commi 9-bis.1 e 9bis.2, per le ipotesi di irregolare assolvimento del tributo, che prevedono una sanzione in misura fissa (da €. 250 a €. 10.000).
Di seguito, con il presente contributo andremo con maggiore dettaglio a fornire un quadro chiaro e sintetico del funzionamento del sistema sanzionatorio in materia di Reverse Charge, allo scopo di individuare le fattispecie in cui, attraverso un comportamento proattivo, diretto a correggere eventuali errori, si possa evitare di incorrere, comunque, nell’applicazione di sanzioni.
Le Sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge: ambito applicativo
Operazioni verso San Marino e Città del Vaticano
Le Sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge
Sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge con detrazione dell’imposta
Le sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge: operazione non contabilizzata
Le sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge con imposta indetraibile
Le sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge: la mancata ricezione della fattura
Le sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge: le operazioni senza Iva
Errore sul fatto che eslude la punibilità
Codice tributo sanzione omesso reverse charge
Una prima importante precisazione riguarda l’individuazione delle operazioni in regime di Reverse Charge interessate dal sistema sanzionatorio in esame. Il regime del Reverse Charge si applica principalmente a quattro grandi settori, ovvero:
Le operazioni effettuate nei confronti di San Marino e della Città del Vaticano sono disciplinate entrambe al comma 2 dell’articolo 71 del DPR n. 633/1972.
La normativa impone ai cessionari di adempiere agli obblighi di assolvimento dell’imposta sugli acquisti (importazioni) di beni provenienti dai due citati “Paesi terzi” seconde le regole (di inversione contabile) contenute nel secondo comma dell’articolo 17 del DPR n. 633/72.
La Circolare n. 16/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate affronta l’argomento chiarendo che, pur in mancanza di uno specifico richiamo nel comma 9-bis alle disposizioni Iva concernenti i rapporti con la Repubblica di San Marino e la Città del Vaticano, il più favorevole regime sanzionatorio torna di cui all’articolo 9-bis risulti applicabile anche agli adempimenti connessi con gli acquisti di beni provenienti da tali territori.
In assenza di precise indicazioni nell’articolo 16 del D.M. 24 dicembre 1993, che regola i rapporti di interscambio con la Repubblica di San Marino, quanto indicato dall’Agenzia risulta dunque utile, in quanto consente di sostenere che l’operatore nazionale deve attendere la fattura non oltre quattro mesi dall’effettuazione dell’acquisto, avendo tempo nei successivi trenta giorni di regolarizzare l’operazione, così come previsto dall’ultima parte del comma 9-bis.
Passando alla disamina delle sanzioni di seguito troverete tutte le varie fattispecie di violazioni con le relative sanzioni per operazioni soggette a Reverse Charge irregolarmente effettuate dal contribuente.
La prima circostanza presa in considerazione dalla norma riguarda il comma 9-bis dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 471/97, il quale prevede che il cessionario o committente che, nell’esercizio di impresa, arti o professioni, non applica il Reverse Charge è punito con la sanzione fissa da €. 500 a €. 20.000.
Sempre che il cessionario o committente abbia diritto all’integrale detrazione dell’imposta che doveva essere assolta in relazione all’acquisto posto in essere.
Qualora, invece, ci si trovi nella fattispecie in cui l’imposta “è stata erroneamente assolta dal cedente o prestatore“, in luogo del cessionario o committente (ai sensi del comma 9-bis1), lo stesso è punito con la sanzione amministrativa fissa compresa tra €. 250 e €. 10.000 anziché con quella prevista dal primo periodo del comma 9-bis sopra citato (da €. 500 a €. 20.000).
Il secondo periodo del comma 9-bis, prevede la fattispecie in cui ancorché l’omissione del regime dell’inversione contabile non abbia alcun effetto sull’imposta (ipotesi di piena detraibilità).
La sanzione si applica in misura proporzionale dal 5% al 10% dell’imponibile, con un minimo di €. 1.000, se l’operazione non risulta neppure dalla contabilità tenuta ai fini delle imposte sui redditi.
Il terzo periodo del comma 9-bis, dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 471/97 si occupa di una fattispecie a carattere sostanziale: l’omissione del regime dell’inversione contabile in relazione a un operazione per la quale l’imposta, se fosse stata applicata, sarebbe risultata indetraibile (totalmente o parzialmente) in capo al cessionario o committente, a causa di limitazioni oggettive o soggettive (pro-rata) del diritto di detrazione.
In questo caso è prevista l’applicazione di una sanzione proporzionale che va dal 90% al 180% dell’imposta indetraibile, prevista per la dichiarazione infedele, di cui all’articolo 5, comma 4, del D.Lgs. n. 471/97, oltre che della sanzione per indebita detrazione di cui al sesto comma dello stesso articolo 6, pari al 90% dell’imposta, e questo nonostante che nella fattispecie il contribuente non abbia operato alcuna detrazione, avendo omesso di applicare il Reverse Charge.
L’ultimo periodo del comma 9-bis, dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 471/97 prevede che, in caso di operazione soggetta al regime dell’inversione contabile per la quale non sia ricevuta fattura o sia ricevuta fattura irregolare, si applicano le disposizioni dei precedenti periodi dello stesso comma 9-bis.
Pertanto le sanzioni ivi previste (in misura fissa o proporzionale), qualora “entro il trentesimo giorno successo” allo scadere del quarto mese dalla data di effettuazione dell’operazione (in ipotesi di mancato ricevimento della fattura) o, “avendo il fornitore emesso fattura irregolare“, entro i trenta giorni successivi, il cessionario o committente non informi l’Ufficio competente nei suoi confronti, provvedendo ad emettere l’autofattura o apposito documento integrativo, ed assolvere l’imposta entro lo stesso termine.
Ai sensi dell’articolo 9-bis.3, dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 471/97 prevede che quando il cessionario o committente applica il Reverse Charge per un’operazione che non è soggetta ad imposta, ovvero per operazioni esenti, non imponibili, o comunque non soggette ad imposta, l’Ufficio, in sede di accertamento, devono essere eliminati sia il debito che il credito Iva dalle liquidazioni periodiche.
Con particolare riferimento all’ambito applicativo del comma 9-bis.2 dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 471/97. Articolo relativo all’irregolare assolvimento dell’imposta mediante il meccanismo dell’inversione contabile
A fini esemplificativi, l’Amministrazione individua due ipotesi: l’acquisto di beni in Italia presso un soggetto dichiaratosi non residente, per il quale, successivamente, sia accertata la stabile organizzazione in Italia (c.d. stabile organizzazione occulta), e le prestazioni realizzate nel settore edilizio, di cui all’articolo 17, sesto comma, lettera a-ter), del DPR n. 633/1972, (prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento di edifici), carenti del requisito oggettivo, perché non direttamente attinenti all’edificio o a una sua pertinenza.
Al riguardo, vale la pena di richiamare la situazione di un’impresa che effettua servizi di pulizia di edifici e rientra nel regime forfetario dei minimi, introdotto dall’art. 1, commi da 54 a 89, della Legge n. 190/14, ove è prevista un’applicazione semplificata dell’imposta e l’esonero dalla maggior parte degli adempimenti, nonché l’indetraibilità dell’Iva assolta sugli acquisti.
Con riferimento all’esemplificazione proposta, non puà sottacersi come il contribuente, quando rientra nel regime dei minimi, è obbligato ad emettere fattura per le operazioni attive effettuate, non addebitando Iva, ma riportando in fattura l’annotazione “operazione in franchigia da IVA”.
Se poi si dovesse scoprire che il cedente/prestatore non rientrava nel regime dei minimi, non potrà essere attribuita al cliente alcuna responsabilità, avendo egli agito con diligenza e buona fede ed essendo stato indotto in errore soltanto dal comportamento del fornitore.
Questo fa emergere la configurazione di un errore sul fatto che esclude la punibilità, ai sensi dell’art. 6, comma 1, del D.Lgs. n. 472/97, per cui dovrebbe operare l’esclusione della colpevolezza del soggetto in base all’art. 5 del D.Lgs. n. 472/97 e la deroga al principio di responsabilità solidale, di cui all’art. 6, comma 9-bis.1 e 9-bis.2 del D.Lgs. n. 471/97.
In pratica, rispetto alla falsa rappresentazione della realtà, l’art. 6, comma 1, del D.Lgs. n. 472/97 esclude la responsabilità quando l’errore non è determinato da colpa. Il fattore discriminante è quindi costituito dalla causa dell’errore medesimo.
Se esso dipende da imprudenza, negligenza o imperizia, non rileva ai fini dell’esclusione della responsabilità. Tuttavia, se il trasgressore ha osservato la normale diligenza nella ricostruzione della realtà, l’errore in cui è incorso esclude la colpa richiesta dal precedente art. 5.
Omessa esecuzione
adempimenti da parte del
cessionario/committente Dal 5 al 10% dell’imponibile con un minimo di
1.000 euro se l’operazione non risulta dalla contabilità,
art. 6, comma 9-bis, D.Lgs. n. 471/1997
Da euro 500 a euro 20.000 in tutti gli altri casi,
ordinario al posto del reverse
charge Dal 90 al 180% dell’IVA, con un minimo di euro
del cessionario/committente, art. 6, comma 9-
bis.1, D.Lgs. n. 471/1997
Da euro 250 a euro 10.000 in tutti gli altri casi,
art. 6, comma 9-bis.1, D.Lgs. n. 471/1997
Applicazione del reverse
charge al posto del regime
ordinario Dal 90 al 180% dell’IVA, con un minimo di euro
D.Lgs. n. 471/1997
art. 6, comma 9-bis.2, D.Lgs. n. 471/1997
charge da parte del cessionario/committente
operazioni esenti, non imponibili
o non soggette Dal 5 al 10% dell’imponibile, con un minimo di
1.000 euro in caso di operazioni inesistenti, art. 6,
comma 9-bis.3, D.Lgs. n. 471/1997
Ricalcolo dell’IVA senza sanzione in tutti gli altri
casi, art. 6, comma 9-bis.3, D.Lgs. n. 471/1997
iva	2017-06-30