Source: http://www.professionisti.it/frontend/articolo_news/30158/iva-norme-italia-ue-in-conflitto
Timestamp: 2018-10-15 18:52:16+00:00
Document Index: 153707498

Matched Legal Cases: ['art. 40', 'art. 6', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 68', 'art. 39', 'art. 93', 'art. 69']

Iva, norme Italia-Ue in conflitto
La fatturazione differita della cessione intracomunitaria influenza l'aliquota Iva applicabile all'acquisto. Questo, almeno, in base alle norme comunitarie, che però, sul punto, non trovano puntuale riscontro nelle norme nazionali: per queste ultime, infatti, occorre rapportarsi al momento di effettuazione dell'operazione (o «fatto generatore»), mentre le prime attribuiscono rilievo al momento di esigibilità dell'imposta.
In relazione alla variazione dell'aliquota scattata il 1° ottobre 2013, la conseguenza della discrasia è che l'acquisto di beni partiti dalla Danimarca a settembre 2013, ma arrivati in Italia e fatturati a ottobre, va tassato con l'aliquota del 21% in base alle regole interne e con quella del 22% secondo le regole dell'Ue. All'origine della questione, il mancato recepimento, nell'ordinamento interno, delle disposizioni in materia di esigibilità dell'imposta degli acquisti intracomunitari.
Secondo il principio costantemente affermato dalla prassi, in caso di variazione normativa dell'aliquota, la nuova aliquota si applica alle «operazioni effettuate» dalla data della sua entrata in vigore; attualizzando, l'aliquota del 22%, così elevata dall'art. 40 del dl n. 98/2011 a decorrere dal 1° ottobre 2013, si applica alle operazioni effettuate da tale data, mentre a quelle effettuate precedentemente (ancorché fatturate dopo) continua ad applicarsi l'aliquota del 21%.
In occasione del precedente aumento dell'aliquota ordinaria del 2011, nella circolare n. 45/E del 12 ottobre 2011 è stato ribadito che, ai fini in esame, il momento di effettuazione delle operazioni deve essere individuato in base alle disposizioni che contengono la relativa disciplina, recate, per quanto concerne le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, dall'art. 6 del dpr 633/72, per quanto concerne gli acquisti intracomunitari di beni, dall'art. 39 del dl n. 331/93, e per quanto concerne le importazioni, dall'articolo 201 del codice doganale comunitario. Il richiamato art. 39, come modificato dal 1° gennaio 2013, stabilisce che gli acquisti intracomunitari si considerano effettuati, in linea generale, al momento dell'inizio del trasporto o della spedizione dal territorio dello stato membro di provenienza, fatta salva l'eventuale emissione anticipata della fattura, nel qual caso l'effettuazione dell'operazione coincide con la data della fattura, limitatamente all'importo fatturato.
Tale previsione generale è sostanzialmente conforme alla direttiva Iva (2006/112/Ce del 28 novembre 2006), il cui art. 68 stabilisce infatti che il «fatto generatore» dell'imposta si verifica al momento dell'effettuazione dell'acquisto intracomunitario di beni, acquisto che si considera effettuato nel momento in cui è considerata effettuata la cessione di beni analoghi nel territorio dello stato (e dunque, alla consegna o spedizione dei beni, e non all'arrivo a destinazione come era invece previsto dall'art. 39 nella versione in vigore fino al 31 dicembre 2012).
Come si è detto, nella disciplina interna, per stabilire qual è l'aliquota applicabile agli acquisti intracomunitari, occorre fare riferimento al momento di effettuazione dell'acquisto, ossia al «fatto generatore», come sopra individuato. In tal senso anche la recente circolare Assonime n. 30 del 1° ottobre 2013.
Altra cosa dice però la norma comunitaria. Mentre, infatti, il primo comma dell'art. 93 della direttiva enuncia il principio conforme per cui «l'aliquota applicabile alle operazioni imponibili è quella in vigore nel momento in cui si verifica il fatto generatore dell'imposta», il secondo comma, derogando a tale principio, stabilisce che, per talune operazioni, fra cui gli acquisti intracomunitari, l'aliquota applicabile è quella in vigore nel momento in cui l'imposta diventa esigibile. In base alla disposizione dell'art. 69, della quale non c'è traccia nella normativa italiana, negli acquisti intra Ue di beni l'Iva diventa esigibile al momento dell'emissione della fattura, oppure alla scadenza del termine per l'emissione (quindicesimo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificato il fatto generatore) se nessuna fattura è stata emessa entro tale termine. Secondo queste disposizioni, quindi, all'acquisto intra Ue di beni partiti dallo stato di origine a settembre 2013, arrivati in Italia e fatturati a ottobre, dovrebbe applicarsi l'aliquota del 22%, vigente al momento dell'esigibilità dell'imposta, e non quella del 21% vigente al momento dell'effettuazione dell'operazione.