Source: http://www.camera.it/leg17/522?tema=il_sistema_di_produzione_biologico
Timestamp: 2017-11-20 15:37:32+00:00
Document Index: 164854272

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 6', 'art.10', 'art. 11', 'art. 14', 'art.12', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 16', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 24', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 22', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 28', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 10', 'art. 33', 'art. 15', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 26', 'art.11']

informazioni aggiornate a venerdì, 5 maggio 2017
L'Aula della Camera ha approvato, il 2 maggio 2017, in prima lettura, il Testo unificato delle proposte di legge C. 302 Fiorio e C. 3674 Castiello, in materia di sviluppo e competitività della produzione agricola e agroalimentare e dell'acquacoltura effettuate con metodo biologico. Il testo approvato prosegue il suo iter presso il Senato.
Testo unificato sulla produzione con metodo biologico
Normativa italiana nel settore dell'agricoltura biologica
Il Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità
L'agricoltura biologica è un metodo di produzione legato alla coltivazione e all'allevamento che ammette solo l'impiego di sostanze naturali, presenti cioè in natura, escludendo l'utilizzo di sostanze di sintesi chimica (concimi, diserbanti, insetticidi).
Tale metodo è definito, a livello comunitario, dal regolamento (CE) n. 834/07, relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici, e dal suo regolamento di applicazione (CE) 889/08.
A questi due regolamenti e al regolamento (CE) 1235/2008, anch'esso di applicazione del reg. 834/2007 per quanto riguarda il regime di importazione di prodotti biologici dai paesi terzi, ha dato attuazione, in primis, il D.M. 27 novembre 2009, n. 18354.
Il Regolamento (CE) n. 834/2007 del 28 giugno 2007, oltre a introdurre una nuova disciplina in materia, ha abrogato il regolamento (CEE) n. 2092/91, il primo atto legislativo dell'Unione europea in materia di produzione biologica di prodotti agricoli. Agli articoli 8 e 9 di quest'ultimo regolamento ha dato attuazione il decreto legislativo n. 220/1995, come meglio si vedrà in seguito.
Il testo unificato, come approvato dall'Assembea della Camera, si compone di 16 articoli e reca "Disposizioni per lo sviluppo e la competitività della produzione agricola e agroalimentare e dell'acquacoltura effettuate con metodo biologico", con esclusione del settore dei controlli.
Come è noto la produzione agricola biologica è regolata dalla normativa comunitaria e più specificamente dal regolamento (CE) n. 834/07 e dal suo regolamento di applicazione (CE) 889/08. La normativa nazionale, intervenuta con il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 220, definisce gli ambiti operativi nazionali.
L'articolo 1 definisce l'oggetto e le finalità.
Quanto al primo viene meglio specificato che il campo di intervento interessa :
i distretti biologici;
l'organizzazione della produzione e del mercato;
gli strumenti finanziari per la ricerca e per la realizzazione di campagne di informazione.
Quanto alla finalità l'agricoltura con metodo biologico viene definità attività di interesse nazionale con funzione sociale in quanto basata sulla qualità dei prodotti, su un metodo che garantisce la sicurezza alimentare, il benessere animale e la tutela dell'ambiente e della biodiversità. Il metodo dell'agricoltura biodinamica è equiparato a quello dell'agricoltura biologica se conforme al regolamento (CE) 834 del 2007.
L'articolo 2 specifica, poi, che per autorità nazionale si intende il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, chiamato a svolgere attività di indirizzo e di coordinamento per l'attuazione della normativa europea in ambito nazionale.
L'articolo 3 individua come autorità locali le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le quali sono chiamate a svolgere le attività tecnico-scientifiche ed amministrative relative alla produzione con metodo biologico.
L'articolo 4 istituisce il Tavolo tecnico per l'agricoltura biologica al quale viene affidato il compito di definire gli indirizzi e le priorità per il Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica nonché di esprimere pareri sui provvedimenti di carattere nazionale ed europeo in merito alla produzione biologica. Il Tavolo propone, altresì, interventi per l'attività di promozione dei prodotti biologici e organizza almeno un incontro annuale per confrontare le esperienze dei distretti biologici.
L'articolo 5 prevede che il Dicastero agricolo adotti il Piano d'azione nazionale per l'agricoltura biologica contenente interventi per:
sostenere la costituzione di forme associative per rafforzare la filiera del biologico;
stimolare enti pubblici ad utilizzare il biologico nella gestione del verde;
incentivare la ricerca.
L'articolo 6 istituisce, nello stato di previsione del MIPAAF, il Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica che sostituisce, rivedendone le finalità, il Fondo per l'agricoltura biologica e di qualità già previsto a legislazione vigente. Il Fondo è destinato al finanziamento del Piano d'azione, con una quota di almeno il 30 per cento da destinare alla ricerca e all'innovazione nonchè a percorsi formativi in ambito universitario (ai sensi dell'art. 8, comma 2, lettera d)). Il Fondo è alimentato dal contributo annuale dovuto per la sicurezza alimentare, che è stato istituito nella misura del 2 per cento del fatturato dell'anno precedente relativo alla vendita di prodotti fitosanitari; tale contributo è già previsto a legislazione vigente. Innovativa risulta, invece, l'introduzione di sanzione in caso di mancato pagamento del contributo.
L'articolo 7 prevede che, al fine di favorire l'aggregazione imprenditoriale e l'integrazione tra le diverse fasi della filiera dei prodotti biologici, lo Stato sostenga la stipula di contratti di rete tra le imprese della filiera biologica, nonchè la costituzione di cooperative tra produttori del settore biologico.
L'articolo 8 delinea le modalità attraverso le quali operare il sostegno alla ricerca tecnologica ed applicata nel settore.
A tal fine, viene previsto che:
a) siano promossi specifici percorsi formativi in ambito universitario;
b) sia destinata alla ricerca in campo biologico, svolta dal Consiglio nazionale delle ricerche, una quota parte delle risorse del Fondo ordinario per l'attività degli enti e delle istituzioni di ricerca finanziati dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
c) siano previste specifiche azioni di ricerca nel piano triennale di attività del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria;
d) sia destinato - come anticipato - almeno il 30 per cento delle risorse del Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica, di cui all'all'art. 6, ai programmi di ricerca e al finanziamento dei percorsi formativi di cui alla lett. a).
L'articolo 9 è volto a promuovere la formazione professionale teorico-pratica nel settore, da parte di Stato, regioni e province autonome di Trento e Bolzano.
Gli articoli 10, 11 e 12 dettano nuove ed innovative disposizioni in materia di organizzazione della produzione e del mercato, fornendo una definizione di:
distretti biologici (art.10), intendendosi per tali i sistemi produttivi locali, anche a carattere interprovinciale o interregionale, nei quali sia significativa la produzione con metodo biologico, con metodologie colturali locali, nel rispetto dei criteri della sostenibilità ambientale. Essi si caratterizzano per un'integrazione tra attività agricole ed altre attività economiche e per la presenza di aree paesaggistiche rilevanti. Possono parteciparvi gli enti locali che adottano politiche di tutela delle produzioni biologiche, di difesa dell'ambiente, di conservazione del suolo agricolo e di difesa della biodiversità.
Le finalità dei distretti biologici sono quelle di:
a) promuovere l'uso sostenibile delle risorse naturali;
b) favorire un approccio territoriale anche al di fuori dei confini amministrativi;
c) semplificare, per gli agricoltori biologici operanti nel distretto, l'applicazione delle norme di certificazione biologica ed ambientale;
d) favorire lo sviluppo dei processi di preparazione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti bioogici;
e) promuovere le attività connesse, quali la vendita diretta di prodotti biologici, l'attività agrituristica, la tutela e valorizzazione della biodiversità agricola e l'agricoltura sociale;
f) promuovere una maggiore diffusione, a prezzi congrui, dei prodotti biologici.
I partecipanti al distretto costituiscono un Comitato direttivo incaricato della rappresentanza delle istanze amministrative, economiche e commerciali del medesimo distretto, che avanza, in particolare, la richiesta di riconoscimento alla regione di appartenenza.
organizzazioni interprofessionali (art. 11), intendendosi quelle della filiera dei prodotti biologici - riconosciute dal MIPAAF - costituite da e per iniziativa dei rappresentanti delle attività economiche connesse alla produzione, alla trasformazione e al commercio di tali prodotti e aventi come finalità (co. 1) di:
a) migliorare la conoscenza e la trasparenza della produzione, anche mediante la pubblicazione di dati statistici;
b) coordinare le modalità di immissione dei prodotti sul mercato;
c) redigere contratti tipo - per la vendita di prodotti agricoli biologici - compatibili con la vigente normativa dell'Unione europea;
d) valorizzare il potenziale di tali prodotti;
e) fornire le informazioni e svolgere ricerche perchè la produzione sia orientata al fabbisogno del mercato e alle aspettative dei consumatori;
f) tutelare e promuovere l'agricoltura biologica attraverso attività di ricerca per l'individuazione di metodi di produzione sostenibili;
g) promuovere il consumo di tali prodotti.
Si possono associare, con funzione consultiva, le organizzazioni rappresentative dei consumatori e dei lavoratori del settore agricolo ed agroalimentare, anche per acquisire il parere sui progetti di regole valevoli erga omnes ai sensi dei successivi commi da 8 a 10 (co.2).
Al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali è affidato il compito di riconoscere, controllare e vigilare sulle Organizzazioni interprofessionali (co.4).
Con decreto del Ministro delle politiche agricole è riconosciuta una sola organizzazione interprofessionale a livello nazionale o a livello della medesima circoscrizione economica; in caso di concorso tra più domande, il riconoscimento è concesso all'organizzazione maggiormente rappresentativa (co.5)
L'organizzazione interprofessionale deve avere i seguenti requisiti (co.6) :
a) essere un'associazione costituita ai sensi dell'art. 14 e seguenti del codice civile e riconosciuta ai sensi del D.P.R. n. 361 del 2000;
b) avere uno statuto che persegua una o più finalità tra quelle precedentemente indicate e che preveda regole per la rappresentanza democratica della propria base associativa;
c) rappresenti almeno il 30 per cento del valore della produzione o, in caso di operatività limitata ad una circoscrizione economica, il 40 per cento del valore dei prodotti commercializzati nella medesima circoscrizione o ,comunque, il 25 per cento dei medesimi a livelo nazionale.
Le organizzazioni interprofessionali possono:
- costituire fondi per il conseguimento dei fini istituzionali;
- imporre contributi e regole obbligatorie per tutte le imprese aderenti, purchè non violino il principio di libera concorrenza;
- richiedere al MIPAAF che alcuni accordi e decisioni siano resi obbligatori, per un periodo circoscritto, anche nei confronti degli operatori non aderenti all'organizzazione, ai quali potrà parimenti essere richiesto un contributo obbligatorio (co.8).
La richiesta di estensione delle regole è disposta per un periodo limitato dal Ministero su richiesta dell'organizzazione purchè le regole siano state adottate con il voto favorevole di almeno l'85% degli associati, salvo che lo statuto disponga maggioranze più elevate (co.9). L'estensione è obbligatoria per tutti gli operatori del settore anche se non aderenti all'organizzazione interprofessionale; in caso di violazione delle regole, l'operatore economico è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 1.000 euro ad un massimo di 50.000 euro. L'entità della sanzione è determinata in base all'entità della regola violata che, fermo restando il limite massimo, non può comunque superare il 10 per cento del valore dei contratti stipulati.
intese di filiera (art.12), intendendosi quelle proposte dal Tavolo di filiera al Ministero e sottoscritte dagli organismi maggiormente rappresentativi a livello nazionale nel settore della produzione, trasformazione e commercializzazione (co.1) .
Esse sono volte a:
- valorizzare le produzioni derivanti dalla produzione biologica;
- favorire i processi di preparazione e trasformazione dei prodotti biologici, anche attraverso l'ottimizzazione di costi di produzione;
- preservare il territorio, l'ambiente, la salute pubblica, le risorse naturali e la biodiversità;
- garantire la tracciabilità delle produzioni;
- promuovere le attività connesse;
- promuovere, infine, la creazione e lo sviluppo dei distretti biologici (co.2).
Le intese non possono comportare restrizioni alla concorrenza; possono, però, prevedere accordi per una programmazione della produzione o per un programma di miglioramento della qualità che abbia come conseguenza diretta una limitazione del volume di offerta (co.3) . L'intesa è comunicata al Ministero che ne cura la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, previa verifica della compatibilità comunitaria e sentita l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (co. 4);
organizzazioni di produttori biologici (art. 13) intendendosi quelle che sono riconosciute dalle regioni secondo criteri che sono definiti con decreto del Ministro delle politiche agricole, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni (co.1).
Il riconoscimento di tali organizzazioni - che sono costituite in forma di società di capitali, società cooperative o società consortili ai sensi del codice civile - avviene quando tra le finalità statutarie sia prevista una delle seguenti finalità:
a) commercializzazione in forma associata della produzione;
b) attivazione di un programma operativo in merito alla programmazione della produzione, alla gestione delle crisi di mercato, alla riduzione dei costi di produzione, alla stabilizzazione dei prezzi di produzione, alla promozione di pratiche colturali rispettose dell'ambiente e della qualità delle produzioni e alla determinazione di prezzi di vendita trasparenti (co.3).
Per essere riconosciute devono prevedere nello statuto (co.4):
- l'obbligo per i soci di applicare le regole dettate dall'organizzazione in materia di produzione, commercializzazione e tutela ambientale;
- l'obbligo per i soci di versare i contributi finanziari e di partecipare ai programmi operativi;
- la possibilità di aderire ad un sola organizzazione di prodotto;
- la quota minima della produzione dei soci da conferire;
- la durata minima del vincolo associativo;
- le regole volte a garantire ai soci il controllo democratico dell'organizzazione;
- le regole relative all'ammissione di nuovi aderenti;
- le sanzioni applicabili in caso di violazione degli obblighi statutari;
- le regole contabili e di bilancio;
- l'obbligo per i soci di fornire le informazioni richieste dall'organizzazione a fini statistici e di programmazione.
L'articolo 14 prevede che gli agricoltori che producono varietà di sementi biologiche iscritte nel registro nazionale delle varietà da conservazione, nei luoghi dove tali varietà si sono sviluppate hanno diritto alla vendita diretta e in ambito locale e possono procedere al libero scambio delle stesse. Per le sementi biologiche non iscritte ad alcune registro evolute e adattate nell'ambiente di coltivazione è riconosciuto il diritto di vendita diretta agli altri agricoltori in ambito locale in una quantità limitata di sementi.
L'art. 15 reca l'abrogazione di alcune disposizioni legislative, mentre l'art. 16 contiene una norma di salvaguardia in base alla quale le disposizioni della legge si applicano nelle regioni a stastuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le disposizioni dei rispettivi statuti e delle relative norme di attuzione, anche con riferimento alla legge costituzionale n. 3 del 2001.
Decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali 27 novembre 2009, n. 18354, che ha dato attuazione al regolamento (CE) n. 834/07 e ai relativi regolamenti di applicazione (CE) 889/08 e 1235/2008.
L'art. 1 del suddetto decreto ricorda che lo stesso attua il reg. (CE) n. 834/2007 e i relativi regolamenti comunitari di applicazione, completando a livello nazionale il quadro normativo di riferimento. Indica poi le aree tematiche d'intervento, che vengono disciplinate nei successivi articoli del decreto. Ricorda altresì che per MIPAAF, ai fini del decreto, si deve intendere il suo Dipartimento delle politiche di sviluppo economico e rurale, Direzione generale dello sviluppo agroalimentare, qualità e tutela del consumatore, Ufficio agricoltura biologica.
L'art. 2 prevede che, con decreto ministeriale, sentito il parere del Comitato consultivo per l'agricoltura biologica ed ecocompatibile e di intesa con la Conferenza Stato-Regioni, vengano previste norme nazionali relative alla etichettatura ed al controllo dei prodotti provenienti da operazioni di ristorazione collettiva.
L'art. 3 indica le norme di produzione vegetale, tra le quali spicca quella che "la fertilità del suolo e la prevenzione delle malattie è mantenuta mediante il succedersi nel tempo della coltivazione di specie vegetali differenti sullo stesso appezzamento". Vengono inoltre richiamati i documenti giustificativi che attestano la necessità di ricorrere a concimi ed ammendanti, o ai prodotti per la protezione dei vegetali contro i parassiti e le malattie, seguendo le relative definizioni e prescrizioni tecniche.
L'art. 4 è relativo alla produzione animale e, in particolare, all'apicoltura. Si prevede poi che in un'azienda biologica possano essere introdotti solo animali allevati in modo biologico, con la precisazione che solo quando non siano disponibili animali biologici in numero sufficiente possono essere introdotti in un'azienda biologica animali allevati in modo non biologico. Al fine di verificare questa disponibilità di animali biologici viene istituita e mantenuta, presso il MIPAAF, una banca dati su base volontaria, contenente le informazioni sulla disponibilità di animali allevati con metodo biologico. La banca dati informatizzata è costituita dalle informazioni provenienti dai produttori ed è previsto che sia consultabile presso il sito del SINAB (Sistema di informazione nazionale sull'agricoltura biologica): www.sinab.it.
L'art. 5 concerne i prodotti trasformati. In particolare si prevede che per "prodotto ottenuto principalmente da ingredienti di origine agricola" si intenda un prodotto in cui gli ingredienti di origine agricola rappresentano più del 50% in peso della totalità degli ingredienti. Si regolamenta poi l'uso del nitrito di sodio e del nitrato di potassio nella trasformazione dei prodotti a base di carne.
L'art. 6 disciplina il cosiddetto periodo di conversione, ossia il periodo di passaggio dall'agricoltura convenzionale a quella biologica.
L'art. 7 pone le norme di produzione eccezionali, con riferimento, in particolare, alla stabulazione fissa di animali nelle piccole aziende, alla gestione di unità apistiche a fini di impollinazione, all'uso di animali non biologici e di cera d'api non biologica, all'uso di sementi o di materiale di moltiplicazione vegetativa non ottenuti con il metodo di produzione biologico. Si prevede infine che in caso di circostanze calamitose, le regioni e le province autonome, in determinate zone del loro territorio, utilizzino l'uso di mangimi non biologici per un periodo non superiore ad un anno. Al fine di informare la Commissione europea sulle deroghe concesse, entro un mese dal rilascio delle stesse, le regioni e le province autonome ne danno notizie al MIPAAF nel minor tempo possibile.
L'art. 8 è relativo all'etichettatura e prevede le indicazioni obbligatorie, in attuazione dell'art. 24 del regolamento (CE) n. 834/2007.
L'art. 9 disciplina il sistema di controllo, prevedendo, in particolare, ai fini della tracciabilità dei prodotti in tutte le fasi della produzione, preparazione e distribuzione, che gli organismi di controllo attribuiscano un numero di codice a tutti gli operatori controllati.
L'art. 10 concerne la trasmissione di informazioni. E' disposto, in primis, che l'elenco degli operatori controllati al 31 dicembre dell'anno precedente debba essere trasmesso, entro il 31 gennaio di ogni anno, dagli organismi di controllo al MIPAAF e alle regioni e province autonome in cui è esercitata l'attività di ciascun operatore. Seguono disposizioni di dettaglio e, in particolare, relativi al dovere di invio al MIPAAF, da parte degli organismi di controllo, di dati statistici relativi agli operatori controllati.
L'art. 11 detta la procedura per la concessione e il rinnovo dell'autorizzazione all'importazione di prodotti biologici da Paesi terzi. Questo articolo è stato modificato, da ultimo, dall'art. 8, comma 7, del D.M. 1° febbraio 2012, n. 2049, decreto che, tra l'altro, ha istituito il Sistema informativo biologico - SIB). Anche le disposizioni transitorie e finali, di cui all'art. 12, sono state modificate dal suddetto D.M. 1° febbraio 2012. Seguono, infine, diversi allegati al decreto.
Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 220, recante "Attuazione degli articoli 8 e 9 del regolamento CEE n. 2092/91 in materia di produzione agricola ed agroalimentare con metodo biologico" ha previsto che:
il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali sia l'Autorità designata per il coordinamento delle attività amministrative e tecnico scientifiche relative all'applicazione della normativa comunitaria sulla produzione biologica (art. 1);
venga istituito presso il medesimo Ministero il Comitato di valutazione degli organismi di controllo, con il compito di esprimere pareri sull'adozione dei provvedimento di autorizzazione degli organismi di controllo (art. 2);
gli organismi di controllo che vogliono svolgere l'attività di controllo presentano la relativa istanza al Mipaaf; il Ministro si pronuncia entro novanta giorni, con proprio decreto, sentito il suddetto Comitato e gli organismi di controllo autorizzati possono esercitare la propria attività su tutto il territorio nazionale (art. 3);
il Mipaaf e le regioni esercitano la vigilanza sugli organismi di controllo; ciascuna regione, all'esito dei controlli, propone la revoca dell'autorizzazione in caso di riscontrata assenza dei requisiti prescritti (art. 4);
gli organismi autorizzati esercitano i controlli previsti secondo un piano-tipo, che viene trasmesso dallo stesso organismo alle regioni e al Mipaaf; quest'ultimo, sentite le regioni, può formulare rilievi entro trenta giorni dal ricevimento (art. 5). Per l'elenco degli organismi autorizzati si rinvia al seguente link del MIPAAF: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6189
Gli articoli 6, 7, 8 e 9 del suddetto decreto legislativo n. 220/1995 sono stati abrogati dall'art. 7, comma 1 della legge 28 luglio 2016 n. 154 (c.d. collegato agricolo).
Contestualmente, il medesimo art. 7 ha disposto che:
a) è istituito presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, previa intesa con la Conferenza unificata, il Sistema informativo per il biologico (SIB), che utilizza l'infrastruttura del Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN), al fine di gestire i procedimenti amministrativi degli operatori e degli organismi di controllo previsti dalla normativa europea relativi allo svolgimento di attività agricole e di acquacoltura con metodo biologico;
b) i modelli di notifica dell'attività di produzione con metodo biologico, i programmi annuali di produzione, le relazioni di ispezione dell'attività di produzione e i registri aziendali, nonchè la modulistica relativa al controllo delle produzioni zootecniche di cui all'allegato III del decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali 4 agosto 2000, (supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 211 del 9 settembre 2000), sono definiti, previa intesa con la Conferenza unificata, sentite le rappresentanze degli operatori biologici e degli organismi di certificazione autorizzati, con decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, favorendo il ricorso all'uso dei sistemi informativi e lo scambio dei dati fra questi.
c) il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali istituisce l'elenco pubblico degli operatori dell'agricoltura e dell'acquacoltura biologiche, sulla base delle informazioni contenute nel SIB;
d) le regioni dotate di propri sistemi informatici per la gestione dei procedimenti relativi all'agricoltura e all'acquacoltura biologiche, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, attivano i sistemi di cooperazione applicativa della pubblica amministrazione necessari a garantire il flusso delle informazioni tra il SIB e i sistemi regionali. In mancanza dell'attivazione dei sistemi di cooperazione applicativa entro il predetto termine, gli operatori utilizzano il SIB.
L'abrogato art. 6 del decreto legislativo n. 220 del 1995 prevedeva che gli operatori che producono con metodo biologico notificano l'inizio attività alle regioni e alle province autonome nel cui territorio è ubicata l'azienda; copia della notifica è trasmessa anche all'organismo di controllo autorizzato. In caso di attività di importazione la notifica doveva essere indirizzata anche al Mipaaf; il successivo art. 7 (anch'esso abrogato) concerneva la modulistica; l'art. 8 era relativo agli elenchi regionali e l'art. 9 agli elenchi nazionali.
L'art. 22 della medesima legge 28 luglio 2016, n. 154, prevede che i Comuni possano definire idonee modalità di presenza e di valorizzazione dei prodotti agricoli a chilometro zero, provenienti da filiera corta e di quelli derivanti dall'agricoltura biologica.
Direttiva del MIPAAF (ICQRF) n. 13318 del 3 luglio 2015, in materia di misure di controllo rinforzato a carico degli operatori nel settore dell'agricoltura biologica.
Nella suddetta direttiva, in particolare, si conferma il ruolo preminente svolto dal Dipartimento dell'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agro-alimentari (ICQRF) del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali nel coordinamento delle attività di vigilanza nei confronti del settore biologico, con la potestà di richiedere agli organismi di controllo (OdC) misure di controllo rinforzate a carico di operatori interessati da particolari criticità, al fine, in particolare, di evitare attività fraudolente. Gli organismi di controllo comunicano via PEC all'Ufficio ICQRF territoriale e alla Regione/i competente/i per sede operativa e legale, l'inserimento dell'operatore nel programma di controllo rinforzato, nonché, alla fine del periodo, gli esiti delle misure rinforzate. La suddetta direttiva chiosa ricordando che, qualora gli organismi di controllo "non applichino le misure di controllo rinforzato e non provvedano ad aggiornare la documentazione di sistema, l'ICQRF, quale Autorità di vigilanza ai sensi dell'articolo 1, comma 1047, della legge n. 296/06, si riserva la facoltà di attivare la procedura di cui all'articolo 21-quater della legge n. 241/90, per la possibile sospensione dell'autorizzazione all'OdC, fino a che l'OdC non applichi le misure e gli adeguamenti richiesti".
DECRETO del MIPAAF del 12 marzo 2014 (GU n. 99 del 30/4/2014) recante "Disposizioni per la designazione dei laboratori che possono eseguire l'analisi dei campioni prelevati durante i controlli in agricoltura biologica ai sensi dell'art. 12 del Reg. (CE) n. 882 del 29 aprile 2004 e successive modifiche ed integrazioni".
Per un approfondimento sui sistemi di controllo della produzione biologica in Italia, si rinvia al seguente documento dell'INEA del 2013: http://dspace.inea.it/bitstream/inea/766/1/Sistema_controllo_prodotti_bio_INEA.pdf.
Si segnala, infine, che all'inizio del 2016 il MIPAAF ha predisposto un Piano strategico nazionale per lo sviluppo del sistema biologico, che è stato approvato in sede di Conferenza Stato-regioni il 24 marzo 2016.
Il Piano è strutturato in tre parti:
l'analisi di contesto, che consente la definizione dei punti di forza, debolezza, opportunità e minacce (SWOT analysis) da cui far discendere gli obiettivi e le azioni del piano;
la definizione della strategia di sviluppo del sistema biologico in Italia, con l'individuazione degli obiettivi di Piano;
10 azioni (oltre a un allegato sulle tematiche prioritarie di ricerca & innovazione in agricoltura biologica e biodinamica).
Le 10 azioni sono le seguenti (comunicato stampa del MIPAAF del 25 marzo 2016):
Azione 1 - Biologico nei Piani di Sviluppo Rurale (PSR) - Uniformare le modalità di applicazione della misura di sostegno all'agricoltura bio prevista dai PSR tra le diverse Regioni italiane. Indirizzare a favore del settore anche altre azioni previste dai PSR. Particolare attenzione viene data alla formazione specifica per diffondere l'approccio agro-ecologico.
Azione 5 - Semplificazione della normativa sul biologico - Favorire la semplificazione della normativa di settore, anche sulla base delle novità legislative dell'Unione europea, attraverso il coinvolgimento delle Amministrazioni regionali.
Azione 7 - Biologico Paper Less – Informatizzazione - Sviluppare il SIB - Sistema di Informazione del Biologico, in linea con quanto previsto dal Piano Agricoltura 2.0, per favorire la connessione con le altre banche dati utili per il settore con l'obiettivo di semplificare le procedure a carico degli operatori.
Azione 8 - Revisione normativa sui controlli (D.Lgs. 220/95) - Migliorare l'efficacia del sistema di controllo e certificazione in Italia a garanzia delle imprese biologiche e dei consumatori.
Regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio del 28 giugno 2007 , relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici e che abroga il regolamento (CEE) n. 2092/91 (versione consolidata al regolamento (UE) N. 517/2013 ).
Le norme del regolamento n. 834/2007 interessano:
b) l'uso di indicazioni riferite alla produzione biologica nell'etichettatura e nella pubblicità.
e) lieviti utilizzati come alimenti o come mangimi.
Le operazioni di ristorazione collettiva non sono soggette al presente regolamento.
La produzione biologica si basa sulle seguenti prescrizioni:
divieto di uso OGM, salvo una percentuale minima entro lo 0,1% considerata non accidentale;
divieto di uso di radiazioni ionizzanti per il trattamento di alimenti o mangimi;
è ammesso che un'azienda agricola possa dedicarsi a diversi tipologie di produzione; in tal caso è richiesta, comunque, una separazione per le unità di azienda dedite alla produzione secondo procedimento biologico;
per la produzione vegetale è richiesto:
l'utilizzo di tecniche di lavorazione che implementino il contenuto di materia organica del suolo e limitino l'inquinamento dell'ambiente;
la concimazione con concime naturale o con i soli concimi ed ammendanti appositamente autorizzati per la tipo di produzione (è escluso l'uso di concimi minerali azotati);
l'utilizzo di tecniche naturali di prevenzione per i danni provocati da parassiti e, in caso di grave danno per la coltura, l'utilizzo dei soli fitosanitari autorizzati;
l'utilizzo di sole sementi e materiali di propagazione vegetale biologici,
per la produzione di alghe marine è prescritto che:
le zone di crescita siano di levata qualità ecologica e la raccolta non pregiudichi l'habitat naturale;
la coltivazione deve essere con l'utilizzo di pratiche sostenibili, garantendo che la raccolta di alghe marine giovani allo stato brado avvenga su base periodica per supplire alle coltivazioni domestiche, e non siano utilizzati fertilizzanti eccetto nelle installazioni domestiche e solo se appositamente autorizzati;
per la produzione animale è previsto che:
gli animali biologici nascono e sono allevati in aziende biologiche; in caso di animali immessi dopo esser stati allevati con metodo non biologico, possono essere considerati tali dopo un periodo di conversione; solo al termine del quale possono essere etichettati come biologici;
le pratiche zootecniche devono essere indirizzate per garantire il benessere animale in termini di densità, condizioni di stabulazione, accesso agli spazi all'aria aperta, riduzione al minimo del sovrapascolo, riduzione dei tempi per il trasporto, separazione con gli altri animali non allevati con metodo biologico;
riguardo alla riproduzione: essa avviene con metodi naturali (è ammessa l'inseminazione artificiale), non deve essere indotta con ormoni, è vietata la clonazione e il trasferimento di embrioni, deve essere scelta la razza appropriata;
riguardo all'alimentazione, devono principalmente essere ottenuti mangimi dalla stessa azienda in cui sono tenuti gli animali o da aziende per mangimi biologici o esclusivamente materie prime per mangimi non biologici espressamente autorizzati; non è consentito l'uso di stimolanti e di amminoacidi sintetici;
riguardo alla prevenzione delle malattie e alle cure veterinarie, i medicinali veterinari allopatici di sinesi chimica, compresi gli antibiotici, possono essere utilizzati solo in caso di necessità, è consentita l'utilizzazione di medicinali veterinari ad azione immunologica;
riguardo alle norme di produzione per animali d'acquacoltura, l'allevamento è basato principalmente su giovani stock provenienti da riproduttori biologici, le pratiche zootecniche sono improntate al rispetto del benessere animale, tenendo separati gli animali allevati con metodo biologico dagli altri, non è ammessa l'ibridazione artificiale, sono ammessi esclusivamente mangimi biologici o quelli espressamente autorizzati
la Commissione europea autorizza l'uso di determinati prodotti, utilizzabili per scopi fitosanitari, concimi e ammendanti, materie prime per mangimi non biologiche, additivi per mangimi, prodotti per la pulizia
per la produzione di alimenti trasformati, essa deve essere separata dalle altre produzioni, possono essere utilizzati ingredienti di origine agricola non biologici solo se autorizzati ed inclusi in un elenco ristretto e se non sono disponibili alternative e il mancato utilizzo renderebbe impossibile produrre o conservare gli alimenti;
per l'etichettatura si prevede la facoltà di utilizzare il logo specifico non solo quando è stato adottato il metodo di produzione biologica ma anche quando tutti gli ingredienti del prodotti sono stati ottenuti conformemente a tale metodo. Per utilizzare la dizione riferita alla produzione biologica nella denominazione di vendita occorre che gli alimenti trasformati siano conformi alle condizioni del punto precedente ed almeno il 95% in peso degli ingredienti di origine agricola sia biologico. Nell'etichetta compare anche il numero di codice dell'organismo di controllo, il logo comunitario, ed in tal caso, un'indicazione del luogo in cui sono state coltivate le materia prime agricole di cui il prodotto è composto (in tal caso nello stesso campo visivo sarà indicato "Agricoltura UE"/"Agricoltura non UE"/ Agricoltura UE/non UE: in questo ultimo caso si intende che parte della materia prima è coltivata in UE e parte fuori);
quanto ai sistemi di controllo (articoli 27-31) ogni Stato membro designa una o più Autorità competenti responsabili dei controlli la cui natura e frequenza sono determinate in base ad una valutazione del rischio di irregolarità. Ai sensi degli articoli 1 e 4 del decreto legislativo n. 220 del 1995 il MIPAAF è l'Autorità per quanto concerne il controllo e il coordinamento delle attività amministrative e tecnico-scientifiche inerenti l'applicazione della normativa comunitaria in materia di agricoltura biologica, mentre la vigilanza sugli organismi di controllo autorizzati è esercitata dal medesimo MIPAAF (e, in particolare, ai sensi dell'art. 1, comma 1047 della legge n. 296 del 2006, dall'«Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari») e dalle regioni e provincie autonome, per le strutture ricadenti nel territorio di propria competenza. In ogni caso, tutti gli operatori sono sottoposti ad una verifica almeno una volta l'anno, ad eccezione dei grossisti che trattano esclusivamente prodotti in imballaggi preconfezionati e degli operatori che vendono prodotti al consumatore o all'utilizzatore finale, a condizione che questi operatori: non li producano, non li preparino, li immagazzinino solo in connessione con il punto di vendita o non li importino da un Paese terzo o non abbiano subappaltato tali attività a terzi (art. 28, paragrafo 2 del regolamento n. 834/2007). L'attività può essere delegata purché l'organismo possieda l'esperienza necessaria, sia dotato di personale sufficiente e abbia le caratteristiche di imparzialità rispetto agli interessi coinvolti. Le Autorità competenti non possono delegare agli organismi di controllo: la vigilanza e l'audit di altri organismi di controllo; la competenza a concedere eccezioni. Prima di immettere i prodotti sul mercato, i produttori con metodo biologico notificano la loro attività alle Autorità competenti ed assoggettano la loro impresa al sistema di controllo. Ove sia riscontrata un'irregolarità da parte dell'Autorità di controllo, viene assicurato che nell'etichettatura e nella pubblicità dell'intera partita non sia fatto riferimento al metodo di produzione biologico se ciò è proporzionato alla gravità dell'irregolarità (per l'attuazione a livello di ordinamento interno si veda, di seguito - in particolare – la descrizione più ampia del citato decreto legislativo n. 220 del 1995).
Regolamento (CE) n. 889/2008 della Commissione del 5 settembre 2008 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici, per quanto riguarda la produzione biologica, l'etichettatura e i controlli (versione consolidata con l'ultima modifica intervenuta con il Regolamento di esecuzione (UE) 2016/73 della Commissione del 29 aprile 2016).
Si segnalano del suddetto regolamento, in particolare, il Titolo III (articoli 57-62) in materia di etichettatura e il Titolo IV (artt. 63-92 septies), relativo ai controlli.
Il Titolo IV del regolamento n. 889/2008, nello specifico, è suddiviso in 11 capi concernenti, rispettivamente:
requisiti minimi di controllo;
requisiti di controllo specifici per:
i vegetali e i prodotti vegetali ottenuti dalla produzione agricola o dalla raccolta spontanea;
per le alghe marine;
per gli animali e i prodotti animali ottenuti dall'allevamento;
per la produzione di animali di acquacoltura;
per le unità addette alla preparazione di prodotti vegetali, di prodotti a base di alghe, di prodotti animali e di prodotti animali dell'acquacoltura, nonché di alimenti contenenti tali prodotti;
per l'importazione di prodotti biologici da Paesi terzi;
per le unità addette alla produzione, alla preparazione o all'importazione di prodotti biologici, che hanno parzialmente o interamente appaltato a terzi tali operazioni;
per le unità addette alla preparazione di mangimi; infrazioni e scambio di informazioni;
vigilanza da parte delle autorità competenti.
Regolamento (CE) n. 1235/2008, nella versione consolidata al Regolamento di esecuzione (UE) 2016/1330 della Commissione, del 2 agosto 2016, recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio per quanto riguarda il regime di importazione di prodotti biologici dai paesi terzi.
a) l'art. 3, paragrafo 1 del suddetto regolamento n. 1235/2008 - in attuazione dell'art. 32, paragrafo 2, del regolamento n. 834 del 2007 - prevede che la Commissione europea rediga un elenco (che viene inserito nell'allegato I al regolamento) degli organismi e delle autorità di controllo riconosciuti ai fini della valutazione della conformità – secondo la normativa dell'Unione europea - dei prodotti biologici importati da Paesi terzi, mentre l'art. 4, paragrafo 1, precisa che per la compilazione del primo elenco sono prese in considerazione solo le domande complete ricevute anteriormente al 31 ottobre 2016;
b) la Commissione – ai sensi dell'art. 7, paragrafo 1 - redige anche un elenco di paesi terzi riconosciuti, ai sensi dell'articolo 33, paragrafo 2, del regolamento n. 834/2007, ossia paesi terzi il cui sistema di produzione soddisfa princìpi e norme di produzione equivalenti a quelli di quest'ultimo regolamento e le cui misure di controllo siano di efficacia equivalente (l'elenco dei Paesi, con le relative specifiche, è indicato all'allegato III del regolamento n. 1235/2008);
c) la Commissione redige altresì – secondo l'art. 10, paragrafo 1 - un elenco degli organismi e delle autorità di controllo riconosciuti ai fini dell'equivalenza, ai sensi dell'articolo 33, paragrafo 3, del regolamento n. 834/2007, ossia per il riconoscimento dei prodotti biologici importati non ai sensi delle due suddette procedure. L'elenco figura nell'allegato IV del regolamento n. 1235/2008.
Nei casi b) e c) si tiene conto, ai fini della valutazione dell'equivalenza, delle linee guida del Codex alimentarius CAC/GL 32, predisposto dalla FAO e dalla WHO (art. 33, paragrafi 2 e 3 del regolamento n. 834 del 2007).
Si segnala, infine, l'art. 15 del regolamento n. 1235 del 2008, relativo ai prodotti non conformi, il quale prevede, in particolare, al paragrafo 1, che l'immissione in libera pratica nell'Unione europea di prodotti non conformi alle disposizioni del regolamento (CE) n. 834/2007 è subordinata alla soppressione del riferimento alla produzione biologica dalle etichettatura, dai documenti di accompagnamento e dalla pubblicità di tali prodotti.
Proposte all'esame delle istituzioni europee
Il 24 marzo 2014 la Commissione europea ha pubblicato nuove proposte in materia di produzione biologica e di etichettatura dei prodotti biologici, con l'intento di ovviare alcune carenze del sistema attuale e di fugare le preoccupazioni dei consumatori e dei produttori. Nell'ultimo decennio, infatti, il mercato UE dei prodotti biologici ha quadruplicato la sua estensione.
Si tratta della proposta di regolamento COM(2014)180 - che intende, in primis, sostituire la disciplina posta dal citato regolamento (CE) n. 834/07, migliorandone la normativa - e del Piano di azione (COM(2014)179).
Le novità rispetto alla normativa vigente sono sostanzialmente rese necessarie, oltre che dall'allineamento con all'allegato 1 del TFUE, recante l'elenco dei prodotti agricoli (2009), dalle novità intervenute negli ultimi anni.
In particolare: il regolamento (UE) n. 1169/2011 sulle informazioni alimentari ai consumatori (per la definizione di "ristorazione collettiva", di "ingrediente", di "etichettatura" per le disposizioni sull'immissione di taluni prodotti sul mercato); il regolamento (UE) n.1308/2013 (immissione dei prodotti sul mercato) il regolamento (UE) n.1307/2013 (definizione di "superficie agricola"); il regolamento (CE) n.1107/2009 (definizioni di "vegetali", "prodotti vegetali", "prodotti fitosanitari"; il regolamento (UE) n.1380/2013 (definizione di "acquacoltura"); il regolamento (UE) n.1305/2013 (per la definizione di "circostanze calamitose").
Ad avviso della Commissione europea, la produzione biologica deve continuare a rispettare una serie di principi che rispecchiano fedelmente le aspettative dei attenzione ai consumatori. Ai fini di una migliore leggibilità, le norme di produzione specifiche sono riunite in un allegato del regolamento proposto.
Quanto alle norme di produzione è prevista la soppressione delle eccezioni, salvo ove occorrano misure temporanee a sostegno del proseguimento o del ripristino della produzione biologica in seguito a circostanze calamitose.
Le aziende agricole biologiche devono essere aziende interamente biologiche, interamente gestite in conformità ai requisiti applicabili alla produzione biologica; il riconoscimento retroattivo del periodo di conversione in linea di principio non viene considerato ulteriormente possibile.
Gli ingredienti agricoli che rientrano nella composizione dei prodotti biologici trasformati devono essere esclusivamente biologici.
Ad eccezione delle microimprese, gli operatori del comparto biologico, diversi dagli agricoltori o dai produttori di alghe marine o animali d'acquacoltura, sono tenuti a mettere a punto un sistema che consenta di migliorare le proprie prestazioni in campo ambientale.
Il sistema dei controlli prevede il consolidamento di tutte le disposizioni in un testo legislativo unico nell'ambito della proposta della Commissione per un regolamento sui controlli ufficiali e altre attività ufficiali nel settore dei mangimi e dei prodotti alimentari. La proposta mira ad eliminare la possibilità di esentare determinate categorie di dettaglianti di cui al regolamento (CE) n. 834/2007, che ha dato luogo a interpretazioni e pratiche divergenti tra gli Stati membri e ha comportato difficoltà a livello di gestione, di supervisione e di controlli.
L'approccio ai controlli ufficiali basato sul rischio viene rafforzato sopprimendo l'obbligo di verificare annualmente la conformità di tutti gli operatori, prevista dal regolamento (CE) n. 834/2007. Ciò consentirebbe di adeguare la frequenza dei controlli, tramite atti delegati che saranno adottati in conformità al emanando regolamento sui controlli ufficiali, in modo tale che gli operatori con un basso profilo di rischio possano essere sottoposti a ispezioni materiali meno frequenti (a intervalli superiori a un anno) e/o meno esaustive, mentre gli operatori a rischio più elevato siano sottoposti a controlli più mirati. Di particolare interesse, in relazione alla certificazione nel biologico, risulta il Capo V della suddetta proposta di regolamento, in materia di disposizioni concernenti la certificazione: sistema di certificazione (art. 24), certificato biologico (art. 25) e gruppi di operatori (art. 26), per i quali sono previste modalità di controlli interni ed è conferito alla Commissione il potere di ricorrere ad atti delegati e di esecuzione per la composizione, la dimensione, le responsabilità la portata e la frequenza dei controlli.
Il nuovo regolamento introduce inoltre disposizioni specifiche destinate ad accrescere la trasparenza per quanto concerne le tariffe, che possono essere imposte ai fini del controllo, e rafforza le disposizioni relative alla pubblicazione dell'elenco degli operatori insieme ad informazioni sulla loro stato di certificazione.
Per i piccoli agricoltori viene introdotto un sistema di certificazione di gruppo al fine di ridurre i costi di ispezione e di certificazione e gli oneri amministrativi, rafforzare le reti locali, contribuire allo sviluppo di certificazione di gruppo ed assicurare parità di condizioni con gli operatori dei paesi terzi.
Sono introdotte, altresì, disposizioni specifiche per rafforzare la tracciabilità e la prevenzione delle frodi: gli operatori non potranno essere controllati da autorità o organismi di controllo diversi per gli stessi gruppi di prodotti nei diversi stadi della filiera biologica.
Ulteriori disposizioni sono finalizzate ad armonizzare le misure da adottare qualora siano rilevati prodotti e sostanze non autorizzati. In tale contesto, potrebbero verificarsi casi in cui agli agricoltori è vietato commercializzare i propri prodotti come biologici a causa della presenza non intenzionale di prodotti o sostanze non autorizzati.
La Commissione potrà autorizzare gli Stati membri a concedere pagamenti nazionali volti a indennizzare le perdite sostenute in tali casi.
Gli Stati membri potranno inoltre ricorrere alla politica agricola comune (PAC) per coprire in tutto o in parte tali perdite.
La proposta definisce infine le misure a livello dell'intera Unione per le principali categorie di inadempienze, al fine di garantire parità di trattamento tra gli operatori e un mercato interno correttamente funzionante, preservando la fiducia dei consumatorie lasciando al tempo stesso impregiudicata la determinazione delle sanzioni, competenza degli Stati membri.
ll regime commerciale è adattato al fine di migliorare la parità di condizioni per gli operatori biologici dell'Unione europea e dei paesi terzi e per meglio garantire la fiducia dei consumatori. La possibilità di concludere accordi di equivalenza con i Paesi terzi viene mantenuta mentre il sistema di equivalenza unilaterale è gradualmente soppresso.
Il Piano di azione si pone l'obiettivo" di sostenere la crescita del settore, grazie anche alla modifica del quadro normativo esplorando in particolare nuove vie a medio e lungo termine che consentano di ottenere soluzioni alle sfide poste dalla domanda e dall'offerta". Sono individuate le seguenti tre aree d'azione prioritarie: aumentare la competitività dei produttori biologici; consolidare e rafforzare la fiducia del consumatori nei confronti del regime europeo per l'agricoltura e gli alimenti biologici nonché nei confronti dei prodotti biologici importati; rafforzare la dimensione esterna del regime di produzione biologica dell'UE.
All'interno delle suddette, tre aree, vengono quindi elencate diciotto azioni specifiche, da realizzare entro la scadenza del 2020, a cura della Commissione europea.
Iter presso le istituzioni europee
La proposta di regolamento, che segue la procedura legislativa ordinaria, è tuttora all'esame delle istituzioni europee. In particolare, da novembre 2015 sono in corso i negoziati tra Consiglio e Parlamento europeo per concordare un testo comune. Durante la riunione del Consiglio agricoltura e pesca del 27 e 28 giugno 2016, la Presidenza ha fornito un resoconto dello stato dei negoziati, sottolineando i significativi progressi conseguiti sulla maggior parte delle questioni, inclusi punti sensibili quali le importazioni, e i controlli, nonché i prodotti e le sostanze non autorizzati.
In occasione del Consiglio agricoltura e pesca del 15-16 dicembre 2014, la Presidenza italiana aveva elaborato un testo di compromesso sulla proposta di regolamento, riformulando i primi 19 articoli e soffermandosi, in particolare, sui seguenti punti:
1) reintroduzione delle aziende miste, ex art.11 del regolamento in vigore (CE/834/2007);
2) introduzione di deroghe all'uso di sementi, animali e novellame non biologici, in linea con la normativa in vigore;
3) eliminazione dell'obbligo di mettere in atto un sistema di gestione ambientale;
4) possibilità di utilizzare ingredienti non biologici per la preparazione di alimenti e mangimi;
5) riduzione del numero di atti delegati.
Pur restando aperte numerose questioni, la Presidenza italiana aveva inteso fornire linee-guida con l'obiettivo di raggiungere un primo orientamento generale parziale entro la fine del 2014, lasciando alle future presidenze il prosieguo dei lavori.
Il dibattito è proseguito nelle riunioni del 16 marzo 2015 e del 16 giugno 2015, quando è stato raggiunto un orientamento generale sulla riforma, che ha rappresentato il punto di partenza per i negoziati con il Parlamento europeo.
Il 13 ottobre 2015 la Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo ha approvato la relazione - che contiene una serie di emendamenti al testo della Commissione -, dando così mandato al relatore di aprire i negoziati interistituzionali sulla base del nuovo testo. In particolare, è stato approvato un emendamento che elimina le soglie per l'uso di pesticidi, preferendo l'introduzione di misure precauzionali. In sostanza, se si sospetta la presenza di un pesticida non autorizzato, il prodotto finale non potrà portare l'etichetta biologica fino a che non siano completate ulteriori indagini. Se ritenuto necessario, la Commissione potrà, dopo il 2020, mettere a punto una proposta legislativa per impostare soglie massime per le sostanze non autorizzate e la compensazione degli agricoltori per la contaminazione inevitabile. Sono state inoltre abbassate le percentuali fissate dalla Commissione per quanto riguarda la provenienza dell'alimentazione e dei mangimi degli animali dall'unità di produzione stessa o, qualora ciò non sia possibile, dalla stessa regione in cooperazione con altre aziende biologiche.
Contrariamente alla proposta originaria, la Commissione agricoltura del Parlamento europeo insiste sul fatto che l'agricoltura biologica richiede un regime di controlli su misura lungo tutta la catena per evitare frodi alimentari. Pur sostenendo i piani della Commissione europea per rendere i controlli più fondati sul rischio, i parlamentari europei hanno previsto almeno un controllo annuale sul posto per tutte le aziende agricole biologiche.
Da parte italiana sono state espresse perplessità sulle norme in tema di residui di sostanze non ammesse, frequenza dei controlli e norme sulle importazioni, che - come modificate - sembrerebbero non garantire una concorrenza leale tra i produttori biologici europei e quelli dei Paesi terzi.
Esame presso la XIII Commissione della Camera
Si ricorda che sulla predetta proposta di regolamento e sul collegato "Piano di azione per il futuro della produzione biologica nell'Unione europea (COM(2014)179)" la XIII Commissione della Camera ha approvato, il 4 dicembre 2014, un documento finale a norma dell'articolo 127 del Regolamento (DOC XVIII n. 17).
Approfondimenti sulla disciplina comunitaria
Per approfondimenti sulla proposta di regolamento COM(2014)180 si rinvia al relativo dossier dell'Ufficio rapporti con l'Unione europea: http://documenti.camera.it/leg17/dossier/Pdf/ES024.pdf
Lo stato del negoziato in corso tra Consiglio e Parlamento europeo, per un testo comune della suddetta proposta di regolamento, è stato citato nell'ultima parte del comunicato del Consiglio "Agricoltura e pesca" del 27-28 giugno 2016: http://www.consilium.europa.eu/it/meetings/agrifish/2016/06/27-28/.
La proposta di regolamento COM(2014)180, esaminata dal Consiglio, risulta ancora in attesa di prima lettura da parte del Parlamento europeo al 24 ottobre 2016.
Per una sintesi del Piano di azione (COM(2014) 179) si veda:
http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=cellar:ec175077-e5f5-4e4c-9c1b-25845dc60013
Link dell'Unione europea sull'agricoltura biologica: https://ec.europa.eu/agriculture/organic/index_it.htm (in italiano); in particolare sulla certificazione biologica: https://ec.europa.eu/agriculture/organic/organic-farming/what-is-organic-farming/organic-certification/index_en.htm (disponibile quest'ultima sezione solo in lingua inglese, francese e tedesca) e https://ec.europa.eu/agriculture/organic/consumer-trust/index_en.htm (anche questa non disponibile in italiano).
Per completezza, si riporta di seguito, il link al tema web della Camera dei deputati sulla normativa in materia di "Produzione ed etichettatura dei prodotti biologici: le proposte dell'UE".
Il contributo deve essere effettuato in due rate semestrali che scadono rispettivamente il 15 luglio ed il 15 gennaio, a partire dalla semestralità scadente il 15 luglio 2000 con riferimento al fatturato annuo dei prodotti relativo all'anno precedente (D.M. 14 luglio 2000).
La tabella che segue fornisce un prospetto delle entrate del capitolo 3583 negli anni 2015-2018.
10.973.498
Anno 2015: Rendiconto generale dello Stato (dati di cassa-somme versate). Anni 2016-2018: previsioni di entrata assestate dal disegno di legge di assestamento 2016 (a legislazione vigente).
L'articolo 59 dispone anche che, con le entrate derivanti dai contributi predetti sia istituito il Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità.
Si consideri che, sulla riassegnazione al Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità delle somme derivanti dal contributo per la sicurezza alimentare, ha inciso il divieto di riassegnazione di cui all'articolo 2, commi 615 e 616 ed elenco 1, della legge 244/2007 (legge finanziaria per il 2008).
Conseguentemente, l'importo da assegnare a questo Fondo a valere sulle entrate da vendita di pesticidi è, allo stato, determinato forfettariamente, in ragione del fatto che solo quota parte delle predette entrate (ai sensi della citata legge n. 244/2007) affluiscono ad un Fondo unico, iscritto sul cap. 2314/Mipaaf, il cui stanziamento è annualmente determinato dalla legge di bilancio. Tale capitolo - data la sua natura rimodulabile - è stato peraltro soggetto nel tempo a numerosi accantonamenti e conseguenti tagli lineari.
La tabella che segue dà indicazione della evoluzione delle risorse che affluiscono al capitolo 2314/Mipaaf.
(previsioni di spesa - dati di competenza, in euro)
3.176.076
3.058.809
3.049.932
3.001.409
Anno 2015: Rendiconto generale dello Stato. Anni 2016-2018: ripartizione in capitoli legge di bilancio 2016-2018.
Nella Nota integrativa al DDL bilancio 2015-2017 si è affermato che la dotazione si è stabilizzata (negli anni 2014 e 2015) a seguito delle numerose richieste avanzate dall'Amministrazione, a circa 3 milioni di euro annui in funzione delle somme da destinare al Fondo per la ricerca nel settore biologico in Agricoltura, cap. 7742 pg.2/MIPAAF.
Sul capitolo 7742 pg.2/MIPAAF destinato al "Fondo per la ricerca nel settore dell'agricoltura biologica e di qualità" viene trasferita, dunque, quota parte delle somme derivanti dal capitolo 2314/Mipaaf.
La tabella che segue dà indicazione della evoluzione delle risorse che affluiscono, in conto competenza, al capitolo 7742, pg.2/MIPAAF.
Anno 2015: Rendiconto generale dello Stato, previsioni definitive di competenza. Anni 2016-2018 ripartizione in capitoli legge di bilancio 2016-2018.
Le previsioni assestate per il 2016 (disegno di legge di assestamento 2016), in conto cassa, ammontano, per il suddetto capitolo/piano di gestione, a 2.303.037 euro.
Si consideri, infine, che il citato articolo 59 (comma 5) della legge n. 488 del 1999 prevede che, a partire dal 1° gennaio 2001, il Ministro delle politiche agricole e forestali, entro il 30 aprile di ciascun anno, trasmetta al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni dell'articolo 59 stesso, con particolare riguardo ai contributi erogati a valere sulle risorse del Fondo di cui al comma 2-bis (si tratta dell'ulteriore Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica e di qualità) e alla realizzazione dei programmi di cui al articolo 59. L'ultima relazione risulta trasmessa alla Camera dei deputati il 7 settembre 2016 (DOC. CLXXVI, n. 2).