Source: https://www.laleggepertutti.it/141440_posso-affittare-un-appartamento-a-un-immigrato-clandestino
Timestamp: 2018-10-22 13:14:41+00:00
Document Index: 151136351

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Posso affittare un appartamento a un immigrato clandestino?
Non è reato dare in locazione o sublocazione un appartamento a un immigrato clandestino se mancano gli estremi dello sfruttamento della condizione di irregolarità.
La Cassazione sdogana l’affitto agli immigrati clandestini, privi cioè di permesso di soggiorno: con una sentenza pubblicata ieri [1], i giudici hanno chiarito che non commette reato, infatti, il padrone di casa che dà in locazione a un extracomunitario “irregolare” il proprio appartamento. Altrettanto dicasi nel caso di sublocazione. «Il fatto non costituisce reato» per usare le parole degli stessi giudici.
Cade quindi l’accusa per il reato di favoreggiamento della permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini [2] solo per il fatto di dare in affitto o in subaffitto un appartamento, almeno in assenza di altri elementi e comportamenti che comprovino l’esistenza del reato medesimo.
Quando scatta il reato? Secondo la giurisprudenza della Cassazione [3], il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina si avrebbe se il locatore trae un ingiusto vantaggio dalla situazione di irregolarità dello straniero, il che avviene quando il canone della locazione è sproporzionato o di gran lunga superiore ai prezzi di mercato.
La norma, infatti, recita nel seguente modo: «… Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di trarre un ingiusto profitto dalla condizione di illegalità dello straniero o nell’ambito delle attività punite a norma del presente articolo, favorisce la permanenza di questi nel territorio dello Stato …, è punito con la reclusione fino a quattro anni e con la multa fino a lire trenta milioni. Quando il fatto è commesso in concorso da due o più persone, ovvero riguarda la permanenza di cinque o più persone, la pena è aumentata da un terzo alla metà».
Ebbene, secondo la Suprema Corte, per configurare il reato in commento, nel caso di affitto di una casa a cittadino extracomunitario irregolare è essenziale che l’equilibrio delle prestazioni sia marcatamente sbilanciato a favore del padrone di casa ed in danno dell’extracomunitario irregolare, la cui condizione illegale è causa di sfruttamento economico e di prevaricazione. Ad esempio, è stato ritenuto congruo – e quindi non sufficiente per far scattare il reato – un canone di 200,00 euro mensili ad immigrati irregolari. Il prezzo non era infatti particolarmente oneroso tanto da far pensare a un favoreggiamento dell’illegalità.
In buona sostanza, il semplice dare in affitto un appartamento a un immigrato clandestino e irregolare non costituisce reato. Il crimine di favoreggiamento della permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini richiede qualcosa in più: il fine di trarre profitto dalla locazione allo straniero privo di permesso di soggiorno, il che si può desumere anche da condizioni contrattuali comunque gravose rispetto ai valori di mercato.
[1] Cass. sent. n. 50665/16 del 29.11.2016.
[2] Art. 12, comma 5, d.lg. n. 286/1998.
[3] Cass. sent. n. 20475/2013. Ctr. anche Cass. sent. n. 26457/2013: « Ai fini della configurabilità del reato di favoreggiamento della permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini, previsto dall’art. 12, comma 5, d.lg.25 luglio 1998 n. 286, non è sufficiente che l’agente abbia favorito la permanenza del clandestino mettendo a sua disposizione un’unità abitativa in locazione (si veda ora, il comma 5 bis dello stesso art. 12), ma è necessario che ricorra il dolo specifico, costituito dal fine di trarre un ingiusto profitto dallo stato di illegalità del cittadino straniero, che si realizza quando l’agente, approfittando di tale stato, imponga condizioni particolarmente onerose ed esorbitanti dal rapporto sinallagmatico. (Nella specie, è stata così annullata senza rinvio la sentenza di condanna, nella quale l’affermazione di responsabilità si era basata esclusivamente sulla destinazione dell’immobile, oggetto di locazione, senza che ci si fosse soffermati a valutare se vi era stato lo sfruttamento delle condizioni di immigrati clandestini dei conduttori, non desumibile di per sé dalla previsione del canone di locazione». Viene esclusa, nella specie, la sussistenza del reato de quo in capo all’imputato che aveva ospitato, dietro pagamento, due cittadini extracomunitari in un appartamento a lui affittato, atteso che i giudici del merito si erano limitati ad affermare che la parte agì per lucrare, o per far lucrare al proprietario dell’immobile, il canone di locazione, ritenuto per ciò solo oggetto di ingiusto profitto, a prescindere da ogni considerazione circa lo sfruttamento o meno delle condizioni di immigrati clandestini dei conduttori).
Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 18 ottobre – 29 novembre 2016, n. 50665
Presidente Zaza – Relatore Pistorelli
1.Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Milano, quale giudice di rinvio a seguito dell’annullamento della precedente pronunzia emessa nel grado, ha confermato la condanna di S.M. per il reato di favoreggiamento della permanenza nel territorio dello Stato di immigrati clandestini, cui aveva sublocato un appartamento dallo stesso preso in affitto nello svolgimento della sua attività di intermediazione immobiliare.
2.Avverso la sentenza ricorre l’imputato a mezzo dei proprio difensore deducendo violazione del vincolo di rinvio, errata applicazione della legge penale e vizi della motivazione in merito alla sussistenza del dolo specifico di ingiusto profitto richiesto per la sussistenza del reato, la cui prova sarebbe stata ritenuta sulla base di elementi irrilevanti ovvero a seguito di valutazioni prive di base fattuale. Con memoria depositata il 30 settembre 2016 il difensore dell’imputato ha ribadito le doglianze avanzate con il ricorso.
1.II ricorso è fondato e deve essere accolto.
2.Ribadendo i principi stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità ai fini della ricostruzione dei contenuto del dolo specifico dei reato in contestazione, il provvedimento di annullamento della Prima Sezione aveva assegnato al giudice del rinvio il ben definito obiettivo di dimostrare il carattere ingiusto del profitto ritratto nel caso di specie dall’imputato dalla locazione dell’immobile a cittadini extracomunitari. Obiettivo che la sentenza impugnata non ha raggiunto.
2.1 Come obiettato dal ricorrente, è innanzi tutto evidente I’apoditticità dei giudizio espresso dalla Corte territoriale sulla congruità o meno del canone di locazione applicato. Giudizio che si fonda su massime d’esperienza prive di una seria base fattuale di riferimento, posto che il margine di profitto della sublocazione non appariva così ampio da esimere i giudici del merito dall’ancorare la valutazione in questo senso operata ad un serio accertamento sul valore effettivamente attribuito dal mercato all’affitto dell’appartamento di cui si trattava.
2.2 In secondo luogo deve osservarsi come la Corte territoriale abbia ingiustificatamente svalutato il fatto che i primi due contratti di sublocazione vennero stipulati dal S. con cittadini extracomunitari regolarmente presenti nel territorio nazionale. Anche volendo ritenere effettivamente spropositato il margine di profitto della sublocazione (o anche solo il canone nel suo complesso), è infatti ovvio che nelle menzionate occasioni difettasse il presupposto dello sfruttamento della condizione di irregolarità dei locatario. Presupposto che certamente ricorre, invece, nel terzo episodio, dove, però, il profitto mensile ricavato dall’imputato si è ridotto di due terzi rispetto alle operazioni precedenti (invece di aumentare come sarebbe stato logico aspettarsi), mettendo seriamente in dubbio la stessa astratta possibilità di prospettare il suo carattere ingiusto.
2.3 Non è poi possibile, come ha invece cercato di fare la sentenza impugnata, riferire l’ingiustizia del profitto al canone di sublocazione nella sua interezza prescindendo dal fatto che, stornate le spese condominiali, per la maggior parte questo era assorbito da quello di locazione dovuto dal S. al proprietario dell’appartamento. Né di per sé rileva che gli utilizzatori finali dell’immobile fossero ulteriori cittadini extracomunitari irregolari formalmente estranei ai rapporto di sublocazione. Delle due l’una: o tale modalità di utilizzazione è frutto di autonoma iniziativa dei sublocatario non addebitabile all’imputato o il sublocatario è un mero schermo posto dallo stesso S. al fine di dissimulare il rapporto con gli utilizzatori. In assenza di evidenza alcuna di tale ultima eventualità – di cui per l’appunto non vi è traccia in alcuna delle sentenze di merito e che dunque rimane una mera supposizione – la Corte territoriale, pur riconoscendo implicitamente per vera la prima ipotesi, ha quindi cercato di fondare la responsabilità dell’imputato sostanzialmente sull’accettazione dei rischio della destinazione ultima dell’appartamento da parte dei sublocatario (peraltro muovendo dall’indimostrato presupposto dell’effettiva intrinseca sproporzione del canone nel suo complesso considerato), ricostruendo così l’elemento soggettivo sostanzialmente in termini di dolo eventuale, ovviamente incompatibile con quello specifico richiesto per la configurabilità del reato ascritto.
4.La sentenza deve dunque essere annullata, mentre la ricordata assenza di evidenze ulteriori trascurate dai giudici dell’appello, nonché di elementi in grado di far ritenere certamente sproporzionato il canone d’affitto, impongono che l’annullamento debba essere disposto senza rinvio perché il fatto non costituisce reato.