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Timestamp: 2018-06-19 17:24:21+00:00
Document Index: 89285342

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 1', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 45', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art. 4']

Biaggio Lelli
1 Giustizia & Sentenze Il commento alle principali sentenze N Omessi versamenti. La prova è nel 770 La SC conferma la condanna a carico dell imprenditore Categoria: Contenzioso Sottocategoria: Reati tributari Il reato di omesso versamento delle ritenute certificate può essere dimostrato dal PM attraverso la produzione in giudizio del Modello 770. Tale documento è prova del rilascio delle certificazioni e quindi del pagamento delle retribuzioni. È quanto ha sostenuto la Corte di Cassazione Terza Sezione Penale, che con la sentenza 12 maggio 2014 n ha confermato la condanna inflitta dai giudici di merito a un imprenditore bresciano. La massima Il reato di omesso versamento delle ritenute certificate può essere dimostrato dal PM attraverso la produzione del Modello 770. Tale documento è prova del rilascio delle certificazioni e quindi del pagamento delle retribuzioni. È quanto si ricava dalla sentenza 12 maggio 2014 n della Corte di Cassazione Terza Sezione Penale. Il reato Il reato di omesso versamento di ritenute certificate è stato introdotto nell ordinamento penale tributario dall articolo 1, comma 414, della Legge n. 311 del 2004 (Finanziaria 2005), che ha aggiunto al D.Lgs. n. 74/2000 l articolo 10-bis secondo il quale è punibile, con la reclusione da sei mesi a due anni, chiunque non versi, entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto d imposta, ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d'imposta. 1
2 Si tratta di un reato proprio perché il potenziale autore può essere esclusivamente il sostituto d imposta, quale unico soggetto legittimato: o a operare le ritenute; o a rilasciare la relativa certificazione; o a versare il corrispondente importo all Erario. Ai sensi degli articoli 23 e seguenti del D.P.R. n. 600 del 1973, rivestono la qualifica di sostituto d imposta i seguenti soggetti: o società; o enti; o associazioni; o condominio; o persone fisiche che esercitano imprese commerciali o agricole o arti e professioni; o enti pubblici come Regioni, Province, Comuni; o amministrazione postale; o istituti di credito; o amministrazioni dello Stato. Il delitto contemplato dall articolo 10-bis è ricompreso tra reati di pura omissione in quanto si configura nel caso di mancato versamento all Erario delle ritenute operate e certificate entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto d'imposta. Si consuma, pertanto, ogniqualvolta il mancato versamento riguardi le ritenute per le quali la legge impone il rilascio della certificazione, ossia in relazione a quelle operate su: o redditi da lavoro dipendente; o redditi di lavoro autonomo; o redditi di capitale e diversi, se il sostituto è tenuto a rendere la dichiarazione in tale veste, indicando il nominativo dei singoli percettori. Sotto il profilo soggettivo è sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza del sostituto d imposta dell omesso versamento nel termine stabilito dalla legge. Il reato di omesso versamento di ritenute certificate è entrato in vigore il 1 gennaio 2005 ed è applicabile alle omissioni dei versamenti relativi all anno Le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione hanno infatti precisato che l'art. 10-bis D.Lgs 10 marzo 2000, n. 74, inserito dall'art. 1, comma 414, Legge 30 dicembre 2004, n. 311, ed entrato in vigore in data 1 gennaio 2005, ( ), è applicabile anche alle omissioni dei versamenti delle ritenute alla fonte relative all'anno 2004, senza che ciò comporti violazione del principio di irretroattività della norma penale. 2
3 Le Sezioni Unite hanno anche sancito l applicabilità congiunta della sanzione penale con quella amministrativa intercorrendo fra l articolo 10- bis D.Lgs. n. 74/00 e il comma 1 dell articolo 13 n. 471/97 un rapporto non di specialità ma di progressione illecita. Prova del dolo e del pagamento delle retribuzioni Stando alla giurisprudenza di legittimità, nel reato di omesso versamento di ritenute certificate la prova del dolo è insita nella duplice circostanza: 1. del rilascio della certificazione al sostituito 2. della presentazione della dichiarazione annuale (Mod. 770), che riporta le trattenute effettuate. Il debito verso l Erario, concernente il versamento delle ritenute, è collegato con quello dell erogazione degli emolumenti ai collaboratori, sicché, ogni qual volta il sostituto d imposta provvede alle erogazioni, sorge a suo carico l obbligo di accantonare le somme dovute al Fisco, organizzando le ricorse disponibili in modo da adempiere all obbligazione tributaria (cfr. Cass. n. 5477/2014). Sempre secondo la SC, la prova dell avvenuta erogazione delle retribuzioni ai sostituiti, può essere fornita dalla pubblica accusa mediante: 1. documenti; 2. testimoni; 3. indizi. Di conseguenza è stata affermata la sufficienza ai fini probatori della produzione, a opera del PM, del modello 770 proveniente dallo stesso datore di lavoro (vedi Cassazione, sentenze n del 2012, n del 2013 e, dal ultimo, n del 2014). Sentenza n /14 E proprio in tale filone giurisprudenziale che si inserisce la sentenza 12 maggio 2014 n oggi in esame. Con essa la Terza Sezione Penale ha infatti sostenuto che il reato di omesso versamento delle ritenute certificate può essere dimostrato dal PM attraverso la produzione del Modello 770 perché tale documento è prova del rilascio delle certificazioni e quindi del pagamento delle retribuzioni. Il caso Gli Ermellini hanno confermato la condanna inflitta dalla Corte d appello di Brescia a un imprenditore. A parere della Corte territoriale, la presentazione dei Modelli 770, con allegate le attestazioni nominative, era indice delle operate ritenute e dell avvenuto rilascio delle attestazioni. 3
4 La difesa La SC L imputato ha contestato tale affermazione evidenziando che il PM, nel corso delle indagini, si era rivolto all Agenzia delle Entrate, la quale aveva comunicato di essere impossibilitata a verificare se il sostituto d imposta avesse provveduto a rilasciare le certificazioni. Circostanza, questa, che avrebbe dovuto fare rilevare alla Corte d appello l assenza di prova in merito alla consegna delle certificazioni relative alle somme trattenute e da versare all Erario, per cui, in mancanza di tale presupposto, non poteva dirsi configurato il reato contestato. Ebbene, le argomentazioni difensive dell imputato non hanno trovato terreno fertile presso le aule del Palazzaccio. A giudizio degli Ermellini, la Corte d appello di Brescia ha correttamente ritenuto che la prova del rilascio della certificazione (e quindi dell effettiva corresponsione delle retribuzioni e delle trattenute operate) potesse ricavarsi da un dato assolutamente non equivoco (ossia il Mod. 770), poiché proveniente dallo stesso datore di lavoro obbligato. In altre parole, la Corte territoriale ha giustamente ritenuto non necessario verificare, sostituito per sostituito, se questi ultimi avessero ricevuto l attestazione (Mod. CUD o altro) da parte dell imputato, poiché la presentazione della dichiarazione Mod. 770, con allegate le attestazioni nominative, è indice inequivocabile delle operate ritenute e delle rilasciate certificazioni. In conclusione, la Suprema Corte rigetta il ricorso dell imprenditore, condannandolo al pagamento delle spese processuali. Cass. Sez. III pen. n /2014 La massima Per provare il reato di omesso versamento di ritenute certificate è sufficiente la dichiarazione del sostituto di imposta, non essendo necessarie le certificazioni rilasciate ai sostituiti. Il Modello 770, con allegate le attestazioni nominative, è indice inequivocabile delle operate ritenute e delle rilasciate certificazioni. L esimente della forza maggiore Come si è detto, l elemento soggettivo del reato di omesso versamento di ritenute certificate è integrato dal dolo generico, richiedendosi la coscienza e volontà di non versare all Erario le ritenute effettuate (coscienza e volontà che deve investire anche la soglia dei 50mila euro che fonda la rilevanza penale cfr. Cass. 5467/2014), essendo dunque irrilevante il fine perseguito dall agente e non richiedendosi che il comportamento illecito sia dettato dallo scopo di evadere le imposte. 4
5 Il contribuente-imprenditore potrà però andare esente da responsabilità penale ove dimostri che l omesso versamento delle ritenute certificate non sia dipeso da una sua scelta, ma da una causa di forza maggiore, ossia da un fatto assolutamente imprevisto e imprevedibile. Il giudice del merito potrà quindi ravvisare, con apprezzamento insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, l assenza del dolo e l assoluta impossibilità di adempiere l obbligazione erariale. Occorre tuttavia che siano stati assolti gli oneri di allegazioni che, per quanto attiene ad esempio la crisi di liquidità, si risolvono nella dimostrazione: o della non imputabilità all imprenditore della crisi economica; o e che la crisi stessa non ha potuto essere fronteggiata adeguatamente tramite il ricorso a idonee misure da valutarsi in concreto. Bisogna cioè dimostrare che non sia stato possibile per il contribuente reperire le risorse necessarie a consentirgli il corretto puntuale adempimento delle obbligazioni tributarie, pur avendo poste in essere tutte le possibili azioni, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale, dirette a consentirgli di recuperare, in presenza di una improvvisa crisi di liquidità, quelle somme necessarie ad assolvere il debito erariale, senza esservi riuscito per cause indipendenti dalla sua volontà e ad egli non imputabili (cfr. Cass. n. 5477/2014. Si vedano anche Cass. n. 5467/2014 e n /2014). Insomma, l impossibilità ad adempiere, quando è dovuta al dissesto economico aziendale e personale, configura l esimente della forza maggiore.ex art. 45 c.p. - Riproduzione riservata - 5
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