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TRATTATIVA STATO-MAFIA – PM DI MATTEO: "Ora abbiamo la certezza che la trattativa ci fu" | Controverso
TRATTATIVA STATO-MAFIA – PM DI MATTEO: “Ora abbiamo la certezza che la trattativa ci fu”
di Carmelo Schillaci 24 Aprile 2018 24 Aprile 2018 Lascia un commentoTRATTATIVA STATO-MAFIA – PM DI MATTEO: “Ora abbiamo la certezza che la trattativa ci fu”Attualità
Pochi giorni fa è arrivata una sentenza che si studierà nei libri di storia, la trattativa Stato-mafia. Per la prima volta politici che ricoprivano cariche istituzionali molto importanti, si sono ritrovati ad essere processati e poi condannati a fianco di mafiosi pluriomicidi.
Con molta rabbia il Pm Di Matteo ha commentato: “ Mentre i giudici saltavano in aria qualcuno nelle Istituzioni aiutava i boss a ottenere i risultati chiesti da Riina”. Mentre magistrati,poliziotti,giornalisti ed innocenti cittadini venivano uccisi da bombe o colpi di pistola, lo Stato attraverso tre alti ufficiali dei Carabinieri e politici, intraprendeva accordi con i boss di Cosa Nostra.
Dodici anni per gli ex vertici del Ros, Mario Mori e Antonio Subranni. Pena identica anche per Marcello Dell’ Utri, fondatore di Forza Italia e Antonino Cinà, medico fedelissimo di Totò Riina. Otto anni di carcere per l’ex capitano dei Carabinieri Giuseppe De Donno e ventotto per il boss Leoluca Bagarella. Tutti condannati secondo l’articolo 338 del codice penale, quello sulla violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. Le accuse per il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca sono state prescritte come richiesto dai Pm. Infine, c’è stata anche un assoluzione, quella dell’ ex ministro Nicola Mancino, che era stato accusato di falsa testimonianza.
Tutto incominciò nell’ autunno del 1991, dove Toto Riina in una riunione di Cosa Nostra, intraprese una decisione drastica, azioni terroristiche contro lo Stato, per rivendicare tutti i mafiosi condannati durante il maxiprocesso. Dove sono stati inflitti, grazie anche al lavoro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, più di duemila anni di carcere e diciannove ergastoli. Il 30 gennaio 1992 la Cassazione confermò la sentenza del maxiprocesso, dopo questo l’allora capo di Cosa nostra diede inizio alla sanguinosissima stagione stragista.
Il 12 marzo del 1992 venne ucciso l’onorevole Salvo Lima. Il 4 aprile dello stesso anno, anche il maresciallo Guazzelli, successivamente ci furono gli attentati ai giudici Giovanni Falcone il 23 maggio 1992 e Paolo Borsellino solamente 57 giorni dopo, il 19 luglio 1992. In seguito alla strage di Capaci, l’8 giugno 1992 fu approvato il decreto-legge “Scotti Martelli”, che introduceva il carcere duro riservato ai detenuti di mafia, l’articolo 41 bis. Successivamente agli attentati, alti vertici dei Ros, intrapresero trattative con Riina, attraverso la mediazione di Vito Ciancimino, all’ epoca sindaco di Palermo, dove grazie a lui, l’80% degli appalti della città era in mano alla mafia. Riina mise in campo il “papello”, cioè un foglio dove c’erano scritte tutte le richieste di Cosa nostra affinchè finissero le stragi.
1. Revisione sentenza maxi processo.
2. Annullamento 41bis.
3. Revisione dell’ art 416 bis C.P, reato di associazione mafiosa.
4. Riforma della legge sui pentiti.
5. Arresti domiciliari dopo i 70 anni d’età.
6. Chiusura delle super carceri.
7. Carcerazioni vicino alle case dei familiari.
8. Arresto solo in flagranza di reato.
9. Misure di prevenzione e rapporto con i familiari.
10. Riconoscimento dei benefici dissociati per i condannati per mafia.
Queste erano le richieste di Cosa nostra.
Il 15 gennaio 1993, si consuma l’arresto di Toto Riina.
Tutto fini’ quando ci fu una trattativa tra Silvio Berlusconi e Cosa nostra attraverso la mediazione di Marcello Dell’ Utri, dove gli promise benefici giudiziari e revisione del 41 bis, in cambio di aiuti elettorali e nel ’94 Berlusconi vinse le elezioni.
Alla fine del processo le dichiarazioni dei tre Pm, Di Matteo, Tartaglia e Teresi.
Di Matteo: “Che la trattativa ci fosse stata non occorreva che lo dicesse questa sentenza. Ciò che emerge oggi e che viene sancito è che pezzi dello Stato si sono fatti tramite delle richieste della mafia. Mentre saltavano in aria giudici, secondo la sentenza qualcuno nello Stato aiutava Cosa nostra a cercare di ottenere i risultati che Riina e gli altri boss chiedevano. È una sentenza storica”.
Tartaglia: “ Il verdetto dimostra che questo era un processo che doveva necessariamente celebrato. La procura ha lavorato bene, svolgendo con serietà e professionalità il proprio lavoro. Le polemiche e le critiche sono state esagerate: ma le abbiamo superate”.
Teresi: “ Questo processo e questa sentenza sono dedicati a Paolo Borsellino, a Giovanni Falcone e a tutte le vittime innocenti della mafia”. Inoltre ha aggiunto : “ Naturalmente va analizzato attentamente questo dispositivo, che in linea di massima conferma la tesi principale dell’ accusa, che ha riguardato l’ignobile scambio, chiamato semplicemente trattativa ma che nascondeva il ricatto della mafia allo Stato. Ricatto al quale si sono piegati alcuni elementi delle istituzioni, contribuendo a far sì che tale ricatto arrivasse nelle stanze più alte dello Stato perché venissero riconosciuti alla mafia benefici indicibili. È un processo che bisognava fare a tutti i costi. C’erano delle ipotesi d’accusa, e avevamo il dovere di procedere. Le carte ci dicono che abbiamo lavorato bene e che si trattava solo di rispondere a esigenza di giustizia e verità per i fatti accaduti nel paese tramortito dalla violenza nel 1992 e 1993”.
Oltre a questa sentenza storica, c’è un’ inchiesta bis sulla trattativa Stato-mafia. Essa vuole far uscire alla luce quali pressioni oltre a quelle di Marcello Dell’Utri, siano state esercitate sul governo di Silvio Berlusconi nel 1994.
I magistrati di Palermo indagano sul ruolo di Giuseppe Graviano, il boss delle stragi di Capaci e via D’Amelio, il quale qualche mese fa in un intercettazione affermava: “avevamo il paese in mano” riferendosi al periodo nella quale Berlusconi era a capo del governo. Inoltre lavorano sull’indagine riguardante il “tesoro” di Marcello Dell’Utri. Sono già stati risentiti i collaboratori di giustizia che hanno portato alla condanna per concorso esterno in associazione mafiosa dell’ ex senatore di Forza Italia. È emersa la dichiarazione di un altro collaboratore di giustizia, Francesco Marino Mannoia, il quale per la prima volta ha parlato degli affari di Cosa nostra con Berlusconi a Milano negli anni settanta. Lo stesso Mannoia che nel 1989 disse a Falcone che Berlusconi diede 20 milioni ai Grado e a Vittorio Mangano.
Sempre sulle intercettazioni di Graviano lavorano anche i magistrati di Firenze, i quali hanno riscritto Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri per concorso nelle stragi di Roma, Milano e Firenze del 1993.
Il pm Nino Di Matteo (s), il procuratore aggiunto Vittorio Teresi (s-2), il procuratore Francesco Messineo (c), e i pm Francesco Del Bene (d-2) e Roberto Tartaglia (d) nell’aula bunker del carcere Pagliarelli al processo sulla trattativa Stato-mafia, Palermo.
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