Source: http://studiolobrutto.blogspot.com/2014/04/
Timestamp: 2018-03-18 05:35:29+00:00
Document Index: 3567303

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 25', 'art. 17', 'art. 25', 'art. 35', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 26', 'art. 26']

SICUREZZA E QUALITA': aprile 2014
Sentenza Cassazione sul comportamento del Coordinatore della sicurezza
Il Tribunale ha condannato alla pena stimata di giustizia, nonché al risarcimento del danno e al pagamento di provvisionali, il legale rappresentante di una società, committente e responsabile di alcuni lavori edili, nonché il coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione per avere causato, per colpa, la morte di un operaio dipendente dell’impresa esecutrice gestita dalla società deceduto per le conseguenze subite a causa di una caduta dall'alto. La Corte d'Appello, esprimendosi sull'impugnazione di entrambi gli imputati, ha assolto il coordinatore per la sicurezza per non avere commesso il fatto, revocando nei suoi confronti le statuizioni civili, mentre ha confermata la penale e civile responsabilità del committente. Quest’ultimo ha ricorso in cassazione lamentando il trattamento diverso riservatogli rispetto al coordinatore nonostante che le ragioni che avevano imposto l'assoluzione del coordinatore avrebbero dovuto estendersi anche alla sua posizione. Lo stesso committente ha fatto notare, infatti, che il coordinatore per la sicurezza era stato assolto perché era stato accertato documentalmente che l’esecutore dei lavori, facendo in merito una comunicazione sia a lui che al coordinatore, si era formalmente impegnato per iscritto a custodire il cantiere sotto la sua esclusiva responsabilità fino alla messa in sicurezza del cantiere stesso, tenendo comunque sospesi i lavori, per cui tale adempimento avrebbe dovuto portare anche alla sua assoluzione. Il committente ha fatto notare altresì che la Corte territoriale nell’assumere la propria decisione non aveva espressa alcuna motivazione.
Il ricorso è stato ritenuto fondato dalla Corte di Cassazione che non ha condiviso le decisioni assunte dalla Corte di Appello la quale aveva ritenuto sufficiente che il coordinatore, perché fosse esonerato dalle sue responsabilità, avesse più volte chiesto all’impresa ed al committente di sospendere i lavori e di chiudere il cantiere. “Nel caso in cui il coordinatore per la sicurezza”, ha quindi sostenuto la Corte suprema, “constati l'obiettiva necessità di sospendere i lavori e ciò non ottenga, per esonerarsi da responsabilità non ha strada diversa da quella di dimettersi dall'incarico, il cui mantenimento risulterebbe del tutto incompatibile con una situazione fattuale, a lui ben presente, che ponga a rischio l'incolumità dei lavoratori addetti al cantiere”.
A definitivo rafforzamento del convincimento di non colpevolezza del coordinatore i Giudici della Corte territoriale avevano messo in evidenza che lo stesso, in fase d'appello, aveva esibita documentazione attestante la custodia esclusiva del cantiere da parte dell’impresa che si era impegnata altresì a non proseguire i lavori fino a quando non avesse esibito tutta la documentazione necessaria ad attestare la messa in sicurezza del cantiere medesimo per cui avevano ritenuto verosimile che i lavori fossero proseguiti all'insaputa del coordinatore per la sicurezza. Se l’appaltatore si era affermato custode esclusivo del cantiere obbligandosi a mantenerne sospesa ogni attività almeno in attesa della piena messa in sicurezza dello stesso, ha quindi sostenuto la Sez. IV, restavano da chiarire le ragioni per le quali il rappresentante legale dell'impresa committente doveva essere considerato colpevole di essere venuto meno ai propri doveri di garante a differenza del coordinatore per la sicurezza, chiarimenti che secondo la Sez. IV la Corte territoriale non aveva comunque fornito nell’esprimere le motivazioni nella propria sentenza.
Alla luce di quanto sopra detto quindi nonché a causa della carenza motivazionale che aveva reso palesemente illogica e contraddittoria l'affermazione di colpevolezza espressa nei confronti del committente, la Corte di Cassazione ha pertanto annullata la sentenza impugnata emanata dalla Corte di Appello disponendo il rinvio degli atti alla stessa per una nuova valutazione sul punto.
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Chiarimenti sulla "collaborazione" del medico competente
La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri ha chiesto alla Commissione interpelli del Ministero del lavoro di conoscere la corretta interpretazione dell’art. 25 (Medico competente), c. 1, del TU 81/2008.
L’interesse è rivolto al valore del termine “collabora” che appare nel testo di legge. Nel quale – lett. a) del c.1 – si legge che: “il medico competente collabora con il datore di lavoro e con îl servizio di prevenzione e protezione:
alla valutazione dei rischi anche ai fini delta programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria;
alla predisposizione della attuazione delle misure per la tutela dalla salute e della integrità psico-fsica dei lavoratori;
all’attivîtà dî formazione e informazione nei confronti de! lavoratori, per la parte di competenza;
alla organizzazione del servizio di primo soccorso”..
Per la successiva lettera m) il medico competente partecipi a) alla programmazione e b) al controllo dell’esposizione dei lavoratori i cui risultati gli sono forniti con tempestività ai fini delta valutazione del rischîo e della sorveglianza sanitaria.
“Collaborazione e partecipazione” che, secondo la Commissione, attribuiscono al medico competente un ruolo di maggiore rilevanza nel sistema di organizzazione della prevenzione aziendale, sicuramente più ampio rispetto a quello assegnato dall’ art. 17 del DLs 626/1994. Il quale “limitava” l’operato del MC “alla predisposizîone dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psico-fisica dei lavoratori…sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione dell’azienda ovvero dell’unità produttiva e delle situazioni di rischio…”.
L’ampliamento, con l’art. 25 del TU 81/08, estende la competenza , come detto sopra , anche alla programmazione… alla sorveglianza sanitaria, e all’attività di formazione e servizio di primo soccorso. Inoltre, l’art. 35 c. del DLgs n. 106/2009* ha introdotto la sanzione penale per la violazione degli obblighi di collaborazione alla valutazione dei rischi.
A corredo dell’interpretazione fornita nell’interpello, la Commissione rinvia alla sentenza della Cassazione n. 1856 del 15/01/2013, nella quale viene sottolineato che al medico competente “non è affatto richiesto l’adempimento di un obbligo altrui quanto, piuttosto, lo svolgimento del proprio obbligo di collaborazione, espletabile anche mediante l’esauriente sottoposizione al datore di lavoro dei rilievi e delle proposte in materia di valutazione dei rischi che coinvolgono le sue competenze professionalî in materia sanitaria…”.
Il tutto fa concludere che l’obbligo di collaborazione del medico competente “vada inteso in maniera attiva” anche nella valutazione dei rischi aziendali tenuto conto che lo stesso, prima di redigere il protocollo sanitario, deve avere una conoscenza dei rischi presenti… acquisita sulla base dalle informazioni ricevute dal datore di lavoro ma anche attraverso l’espletamento dei propri obblighi sanciti dall’art. 25 dello stesso TU e cioè:
a) visita degli ambienti di lavoro, durante la quale il MC interagisce con il datore di lavoro, il Rspp, il Rls e dialoga con i lavoratori;
b) sorveglianza sanitaria (elementi di conoscenza contenuti nella cartella sanitaria).
l’autocertificazione di idoneità tecnico professionale.
La risposta della Commissione interpelli.
Per il rispetto degli adempimenti previsti dal c. 1 dell’art. 26*, sono sufficienti:
** Se non ricorrono le condizioni per l’elaborazione del Duvri, si deve fare riferimento a quanto contenuto nel c. 2 dell’art. 26 (“…i datori di lavoro, ivi compresi i subappaltatori: a) cooperano all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi sul lavoro incidenti sull’attività lavorativa oggetto dell’appalto; b) coordinano gli interventi di protezione e prevenzione dai rischi cui sono esposti i lavoratori, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’esecuzione dell’opera complessiva”).