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Timestamp: 2018-06-18 20:02:42+00:00
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L'assurdità della legge - Page 9 - Stormfront
05-19-2016, 11:34 AM #81
PISA: ESPULSO, RIENTRATO, ARRESTATO, LIBERATO. COSI’ FUNZIONA STRADE SICURE
SAN GIULIANO TERME-PISA- Un tunisino immigrato illegale è stato fermato ieri pomeriggio da vigili di ronda con i paracadutisti, alla stazione di Ripafratta. Era stato espulso un anno fa e riaccompagnato nel suo Paese a spese del contribuente.Il foglio di via era per tre anni. Per questo è stato arrestato e portato in questura a Pisa, sprovvisto di documenti e permesso di soggiorno e con soldi in tasca di dubbia provenienza. La violazione – dice la norma- fa scattare l’arresto, ma l’uomo è stato subito liberato su disposizione del pubblico ministero.
Sembrarebbe quasi comica ( involontariamente) la dichiarazione del sindaco:
«Esprimo molta soddisfazione per l’operato degli agenti dei militari, frutto del lavoro continuo del controllo del territorio, segno che l’operazione Strade sicure non riguarda solo il capoluogo».
PISA: ESPULSO, RIENTRATO, ARRESTATO, LIBERATO. COSI’ FUNZIONA STRADE SICURE | Congedati Folgore
05-24-2016, 09:01 PM #82
Il giudice perdona il "No Expo": aveva le molotov senza stoppini
Assolto tedesco accusato di avere materiale esplodente: in auto aveva bottiglie e benzina, bastoni e punteruoli
Cristina Bassi - Mar, 24/05/2016 - 08:31
Milano - Assolto: non intendeva fabbricare molotov e non girava armato per la città. È arrivata ieri mattina la sentenza - che farà discutere - sul No Expo 28enne tedesco che aveva raggiunto Milano per partecipare al corteo del Primo Maggio 2015.
Quello in cui le vie del centro furono messe a ferro e fuoco dagli antagonisti.
Daniel Frank Steinmetz, studente di Giurisprudenza a Francoforte, faceva parte di un gruppo di anarchici arrivati dalla Germania qualche giorno prima della violenta manifestazione. Aveva trascorso la notte insieme ai compagni in una casa occupata del quartiere Giambellino, era stato fermato il 28 aprile in una retata della Digos. In un'auto con targa tedesca, «presumibilmente in uso» all'imputato secondo la ricostruzione degli inquirenti, erano stati sequestrati (dal verbale della polizia): due bastoni da passeggio con manico ricurvo e punta in acciaio, una tanica con cinque litri di olio per motore, un estintore da 1 chilo, una tanica con cinque litri di benzina, 13 paia di guanti, quattro bottiglie di birra vuote, una bottiglia di vetro sigillata con acqua, una vanga da campeggio pieghevole, due attrezzi da giardinaggio, due imbuti in plastica, una chiave inglese, una chiave a «T», un cappello di lana, un rotolo di carta assorbente da cucina, un rotolo di carta igienica, due cartoline del gruppo anarchico «Spazio comune cuore in gola», tre punteruoli con manico in acciaio. Secondo la Procura, questi oggetti servivano a fabbricare bombe molotov e a fare del male durante il corteo.
Le accuse erano di detenzione di materiale esplodente, per cui è arrivata l'assoluzione «perché il fatto non sussiste». E di porto di armi improprie: assoluzione «per non aver commesso il fatto». Il pm aveva chiesto l'assoluzione per la prima imputazione e la condanna a otto mesi di carcere per la seconda. I difensori del giovane, Eugenio Losco e Mauro Straini, si sono detti «soddisfatti» per il verdetto. In udienza - come si legge nelle motivazioni del giudice Stefano Corbetta depositate immediatamente - hanno sottolineato che «all'interno del veicolo non furono trovati pezzi di stoffa, né stoppini ma solo un rotolo di carta assorbente da cucina e uno di carta igienica». Scrive il giudice: «È quantomeno dubbio che, per qualità e per quantità, il materiale sequestrato a bordo dell'auto fosse concretamente idoneo alla costruzione di bombe molotov». Non solo: «La vettura a bordo della quale furono rinvenuti gli oggetti poi sequestrati era pacificamente di proprietà di Boguschewski Jurgen Ralf, cui il veicolo fu poi riconsegnato». A carico di Boguschewski, come di Steimetz, il prefetto ha emesso un decreto di allontanamento dall'Italia. Nel cruscotto della macchina, che al momento dell'arresto era parcheggiata sotto la casa occupata, c'erano le fotocopie dei documenti dell'imputato insieme al libretto di circolazione in originale intestato al proprietario. «È presumibile - continua Corbetta - che l'imputato sia arrivato in Italia con Boguschewski (entrambi furono identificati nell'alloggio 20 e nel veicolo fu rinvenuta la fotocopia dei documenti di identità di Steinmetz), ma si tratta di una mera ipotesi» non riscontrata e «non è stato provato alcun contributo causale fornito dall'imputato alla detenzione del materiale sequestrato». Finora per i fatti del Primo Maggio c'erano stati patteggiamenti e condanne in abbreviato fino a due anni. Altri quattro imputati per devastazione e incendio sono ancora sotto processo.
Il giudice perdona il "No Expo": aveva le molotov senza stoppini - IlGiornale.it
05-26-2016, 01:03 AM #83
Il legale dei proprietari: "Nessuno considera il valore affettivo"
Rubare un gatto è un furto di poco conto e non può essere considerato un reato. Lo ha stabilito la prima sezione penale del Tribunale di Roma, assolvendo una donna che sette anni fa si è appropriata del micio dei vicini. Pongo, questo il nome del felino, non potrà quindi riabbracciare la sua famiglia. "Sono basito - ha commentato l'avvocato Daniele Bocciolini, legale dei proprietari del gatto -. Nessuno ha tenuto conto del valore affettivo dell'animale".
Per capire fino in fondo cosa c'è dietro la decisione dei giudici, bisognerà attendere la pubblicazione delle motivazioni, ma sicuramente la sentenza farà discutere a lungo. "Già è assurdo che un animale venga tecnicamente considerato al pari di un oggetto - ha spiegato l'avvocato a Il Giornale - ma qui si è pensato solo al valore economico, senza tenere contro del valore affettivo che può avere un animale dell'esistenza di una persona".
05-28-2016, 04:31 AM #84
Hanno finanziato il terrorismo. Hanno allestito, tra Napoli e Milano, centrali di contraffazione di documenti da smerciare sul mercato clandestino delle identità fantasma.
Hanno promosso collette e raccolto soldi da inviare ai fratelli del «Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento». Hanno dato ospitalità a combattenti ricercati in patria e ne hanno reclutati di nuovi da inviare nelle terre del jihad, nel Nordafrica e in Cecenia e in Afghanistan per portare avanti la Guerra Santa. Sono stati condannati in primo grado per aver costituito una «associazione con finalità di terrorismo internazionale» operante in Algeria. Ma, i tempi biblici della giustizia italiana, ha permesso loro di fuggire. Di tornare a casa dove hanno trovato un'inaspettata amnistia che, di fatto, chiude qualsiasi capitolo con la magistratura tricolore. Perché la Corte d'appello di Napoli non ha ancora fissato l'udienza del dibattimento-bis.
È la storia dei 19 reclutatori della cellula islamista che, nel 2009, venne sgominata da due inchieste condotte dalle Procura di Milano e di Napoli, poi riunificate in sede processuale.
I 19 imputati, secondo la ricostruzione dei carabinieri del Ros, avevano addirittura impiantato attività commerciali in Lombardia e in Campania per fare business e racimolare migliaia di euro da spedire ai gruppi sunniti impegnati in un colpo di Stato in Algeria, come nel caso del leader della formazione Djamel Lounici. I giudici partenopei hanno riconosciuto che i miliziani, oltre a offrire «sostegno finanziario» e «assistenza legale» ai complici coinvolti in altre inchieste in Italia, si preoccupavano pure di «indottrinare ideologicamente» i nuovi arrivati. Compito, quest'ultimo, assolto dall'ex vice imam della moschea di corso Arnaldo Lucci, a Napoli. Nella primissima fase delle indagini, i servizi di intelligence ipotizzarono una collaborazione diretta con la camorra del centro storico, capeggiata dal boss Edoardo Contini, per la fabbricazione di patenti e carte d'identità false. Le settimane di attesa, intanto, son diventati mesi. E mesi gli anni.
Se tutto andrà bene, l'Appello malgrado le insistenze della Procura che ha premura di chiudere il fascicolo e di arrivare a sentenza potrà iniziare tra non meno di sei mesi. Sicuramente dopo l'estate, forse tra ottobre e novembre. Ma è un provvedimento che arriva in ritardo, comunque. Già dal 2013, gli algerini hanno abbandonato definitivamente l'Italia. Hanno riallacciato i rapporti con la madrepatria, e hanno deciso di rifarsi una vita nel paese che avevano contribuito a insanguinare agli inizi del Duemila. Hanno ottenuto la cancellazione delle condanne riportate in Algeria, e si sono sistemati. Qualcuno ha addirittura aperto un ristorante.
Corte distratta, in fuga 15 di Al Qaida - IlGiornale.it
06-04-2016, 07:12 PM #85
Giuseppe Parente Sabato, Giugno 04, 2016
La decisione di CasaPound di raggiungere in gruppo il Municipio (una ventina di persone tra militanti e simpatizzanti) in occasione della prima riunione del nuovo consiglio comunale sarà vagliata sotto il profilo penale dalla Procura della Repubblica. All’indomani delle polemiche politiche (innescate dalla comparazione delle immagini del gruppo di CasaPound con le foto della marcia fascista del 1921 ripresa nello stesso punto di via Portici) l’ufficio politico della Questura ha inviato una segnalazione alla Procura per una valutazione dell’episodio.
Il procuratore aggiunto Markus Mayr ha aperto un fascicolo per presunta violazione dell’articolo 18 del testo unico di pubblica sicurezza che detta disposizioni in materia di riunioni pubbliche e assembramenti in luoghi pubblici. L’articolo dispone che i promotori di una riunione in luogo pubblico o aperto al pubblico debbano dare avviso dell’iniziativa al Questore almeno tre giorni prima dell’evento. Lo stesso articolo prevede per i contravventori pene piuttosto severe anche se a titolo di contravvenzione e cioè sino a sei mesi di arresto con un’ammenda da 103 a 413 euro. Il fascicolo è stato affidato al sostituto procuratore Daniela Pol che dovrà valutare se per i fatti in questione si possa effettivamente parlare di riunione promossa preventivamente (con omesso avviso al Questore).
In un comunicato stampa il consigliere di CasaPound sostiene infatti di essersi recato a piedi in Municipio assieme agli altri due consiglieri eletti partendo dalla sede del movimento in via Cesare Battisti e di aver incontrato, strada facendo «amici, elettori e militanti» che avrebbero deciso spontaneamente di accompagnare i consiglieri eletti in Municipio.Delle circa 20 persone, una aveva una bandiera tricolore portata in consiglio (nella tribuna del pubblico). Il procedimento avviato dalla Procura non fa riferimento alla legge Mancino che persegue la diffusione di idee basate sull’odio razziale e sulla discriminazione per motivi etnici, nazionali o religiosi. In base agli accertamenti della Digos (foto o testimonianze) non risulta che il passaggio dei consiglieri di CasaPound in via Portici sia stato accompagnato da saluti romani o slogan fascisti. Sulla vicenda ieri sera ha preso posizione, in termini ironici, anche Giorgio Holzmann che si chiede quali profili di reato possano essere ravvisati «se un gruppo di cittadini decide di andare in Municipio». «Non ho notizia di vetrine sfondate, di poliziotti picchiati, di auto incendiate - scrive Holzmann - forse perchè queste azioni sono esclusiva dei centri sociali tanti cari ad una certa sinistra che se li coccola e ben si guarda di chiedere provvedimenti contro di loro. Stanno rasentando il ridicolo»
CasaPound, c’Ã¨ l’inchiesta sulla «marcetta nera» di Bolzano « <b>FascinAzione</b>
06-07-2016, 10:52 AM #86
Come scrive La Nuova di Venezia e Mestre, il pubblico ministero lo aveva condannato a otto mesi di reclusione, ma Moretti ribalta tutto: "La colpa non è del senegalese, ma di chi si è fatto truffare con facilità". Così è stato deciso e così il senegalese l'ha scampata. Ieri, in tribunale sono stati sentiti alcuni venditori esperti di orologi e hanno confermato che "la contraffazione era proprio grossolana ed era impossibile non accorgersene".
06-09-2016, 03:26 PM #87
Confermata dalla Cassazione l'archiviazione della denuncia presentata da quattro abitanti del Veneto, "nativi" della regione, che si si erano offesi per aver sentito Oliviero Toscani - intervistato il due febbraio 2015 alla radio da 'La Zanzara' - affermare che "i veneti sono un popolo di ubriaconi, alcolizzati atavici, i nonni, i padri, le madri: poveretti i veneti, non è colpa loro se uno nasce in quel posto, è un destino. Basta sentire l'accento veneto: è da ubriachi, da alcolizzati, da 'ombretta', da vino".
Cassazione, dire "veneti popolo di ubriaconi non Ã¨ un insulto". Assolto Toscani - Repubblica.it
06-14-2016, 06:39 PM #88
[COLOR=#555555 !important]Claudio Cartaldo - Mar, 14/06/2016 - 17:38
Direzione: casa sua. Ai domiciliari, certo, ma comunque più comodo che dietro le sbarre. La motivazione del giudice di Pisa suona, più o meno così: "Non è più pericoloso dopo un anno di carcere".
06-15-2016, 05:44 AM #89
Incubo Calabria: i giudici depositano in ritardo sentenze e motivazioni, e i mafiosi escono dal carcere
Il processo di Rosarno in sei anni e mezzo non è neanche arrivato alla sentenza di primo grado, i boss di Cosa Mia sono fuori per decorrenza dei termini dopo due gradi di condanna. Ma le autorità non intervengono
'ndranghetisti condannati in primo grado e in appello "graziati" da un giudice che, undici mesi dopo la sentenza, non ha ancora depositato le motivazioni; un processo per mafia che si riapre con cinque anni di ritardo; un altro processo, quello ai caporali di Rosarno, che a sei anni dall'inizio non è ancora arrivato neanche a una sentenza di primo grado. Questa è la situazione della giustizia inCalabria.
Il caso di "Cosa mia" - Nessuno dice nulla di una situazione sempre più imbarazzante, che viene raccontata in un articolo pubblicato sulla "Stampa". Dove si approdondisce in particolare un caso, quello noto come "Cosa mia". Un processo che si sviluppa nel 2010 da un'indagine della Procura di Reggio Calabria sulle famiglie della piana di Gioia Tauro, che negli anni Ottanta-Novanta danno vita a una sanguinosa guerra di mafia, con 52 omicidi. Un'inchiesta fa luce sulle cosche che controllano i lavori della Salerno-Reggio, con una tangente del 3% alle imprese, mascherate dalla voce "tassa ambientale" o "costo sicurezza".
Si fa il processo, mobilitando i reparti speciali per la delicatezza e la pericolosità della materia, e nel 2013 arrivano 42 condanne per 300 anni di carcere. Tutto confermato in appello, a luglio 2015. C'è il passaggio in Cassazione: e i tempi per fare tutto, prima che scadano i termini della custodia cautelare (sei anni), ci sono, visto che i boss sono stati arrestati nel giugno 2010. Peccato che i termini siano scaduti una settimana fa senza che alla Suprema Corte siano neanche arrivate le carte, ferme in Corte d'Assise a Reggio perché il giudice Stefania Di Rienzo non ha depositato le motivazioni. Dopo undici mesi.
Il risultato: tre imputati con doppia condanna per associazione mafiosa sono liberi. Altri dieci erano usciti sempre per scadenza dei termini della custodia cautelare. Un fatto pesante, che rafforza decisamente il potere della 'ndrangheta.
Processo Revenge e di Rosarno - Anche perché non si tratta di un caso isolato. Proprio in questi giorni a Catanzaro c'è l'appello del processo Revenge, dove alla sbarra ci sono sette imputati di mafia. Doveva partire nel 2011. Ce ne sono voluti cinque per costituire un collegio di giudici. Per il processo di Rosarno, sei anni non sono bastati per arrivare a sentenza. E così, nella regione con il record di Comuni commissariati per infiltrazioni mafiose, la 'ndrangheta, come dice l'ultima relazione della Direzione investigativa antimafia, continua a operare un "atavico, asfissiante strangolamento del territorio" e a rappresentare "un pesante fattore frenante per lo sviluppo economico e sociale". Le autorità che dovrebbero occuparsene che fanno?
06-22-2016, 02:33 PM #90
Concessa l'attenuate a un professore che allunga le mani sulle sue alunne.
Come spiega la Cassazione: "Perché non c’è 'reiterazione' della condotta quando la violenza viene esercitata non sulla stessa persona ma, ogni volta, su vittime differenti".
Il professore, come ci spiegano dal sito La legge è uguale per tutti, "esercitata violenza non sulla stessa persona ma, ogni volta, su vittime differenti". E quindi meriterebbe un pena più salata. E invece no. Abusando di vittime diverse di volta in volta non ci sarebbe la reiterazione. E quindi si guadagna l'attenuante.
Il sito La legge è uguale per tutti parla chiaro: "Una condotta reiterata aggrava sì la lesione, ma quando la vittima è una sola; non altrettanto può dirsi quando i soggetti passivi sono diversi: in questa evenienza – scrive la Cassazione – il pregiudizio subito dalla persona offesa è certamente minore rispetto al caso in cui la violenza sia perpetrata più volte in danno di una stessa persona. Ecco che allora non c’è alcun limite ad applicare l’attenuante". Il parere della Corte Suprema non è stato influenzato nemmeno dal fatto che le violenze fossero avvenute a scuola.
Come precisano i giudici: "Non si deve sovrapporre la gravità del fatto sulla procedibilità penale del medesimo". Ovvero non è detto che una violenza perpetrata a scuola non è da ritenersi più grave.
La sentenza della Cassazione: "Violentare piu donne e meno grave di una sola" - IlGiornale.it