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Timestamp: 2019-05-23 17:08:29+00:00
Document Index: 18586491

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 3', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 498', 'art. 67', 'sentenza ']

PASQUALE GIULIANO, sottosegretario alla Giustizia
Con il decreto legislativo n. 139 del 28 giugno scorso, il Governo ha portato a compimento la prima riforma di adeguamento alle disposizioni comunitarie in tema di professioni. Una regolamentazione non solo ordinistica ma anche ordinamentale della professione di commercialista. I contenuti e le novità, nell'Editoriale del sottosegretario alla Giustizia Pasquale Giuliano.
Con il decreto legislativo n. 139 del 28 giugno 2005 - pubblicato nella G.U. n. 166 del 19 luglio 2005, Supplemento n. 126/L - il Governo ha onorato la delega conferitagli dal Parlamento con la legge 24 febbraio 2005, n. 34. Infatti, l' art. 2 della citata legge contiene disposizioni recanti la delega al Governo per l'istituzione dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
È stato formulato un complesso articolato (79 articoli) che tiene conto di tutti gli aspetti della professione e fornisce dettagliate disposizioni transitorie atte a disciplinare il processo di unificazione dei due ordini oggi esistenti (dei dottori commercialisti e dei ragionieri e periti commerciali); disposizioni destinate ad esaurire la loro funzione normativa allo scadere del periodo transitorio.
L'opzione del legislatore è stata quella di unificare due diverse - anche se collegate - figure professionali, organizzandole in un unico organismo di categoria: l'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
Lo schema di decreto legislativo in esame si compone di 79 articoli, suddivisi in 7 Capi:
Capo I Disposizioni Generali;
Capo II Gli Ordini territoriali;
Capo III Il Consiglio nazionale;
Capo IV Gli Albi, le Condizioni per esservi iscritti, i titoli professionali;
Capo V Il Procedimento disciplinare;
Capo VI Disposizioni transitorie;
Capo VII Disposizioni finali e di coordinamento.
Le novità salienti
Attraverso la istituzione, per legge, dell'albo unico, i dottori commercialisti ed i ragionieri commercialisti confluiscono nella medesima sezione di tale albo (Sezione A); mentre nella Sezione B è prevista la categoria professionale degli esperti contabili.
La previsione di un unico ordine professionale risponde alla direttiva comunitaria che vuole evitare la proliferazione degli ordini e consentire un maggiore concorrenza nell'esercizio della libera professione, con relativa adeguata tutela dei soggetti che usufruiscono delle competenze specifiche di tali professionisti; e ciò in aderenza al principio comunitario della libertà di concorrenza e del libero esercizio delle professioni
In effetti, a livello di Unione europea solo in Italia gli esperti in materia contabile si distinguono in dottori commercialisti e ragionieri commercialisti.
Fra i punti qualificanti vanno senz'altro citati i seguenti:
la previsione delle attività oggetto della professione, tra cui, l'attribuzione ai dottori commercialisti (dottori e ragionieri) dell'assistenza e della rappresentanza davanti agli organi della giurisdizione tributaria di cui al decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 545;
il compimento delle operazioni di vendita di beni mobili ed immobili, nonché la formazione del progetto di distribuzione, su delega del giudice dell'esecuzione; e ciò in armonia con i contenuti del decreto legge sulla competitività, recentemente convertito. Si tratta di una innovazione destinata a migliorare la giurisdizione nella fase dell'esecuzione, posto che il giudice si può avvalere di specifiche competenze professionali nella formazione del progetto di distribuzione;
l'attività di consulenza nella programmazione economica degli enti locali;
l'attività di valutazione tecnica dell'iniziativa di impresa e di asseverazione dei business plan per l'accesso a finanziamenti pubblici;
il monitoraggio ed il tutoraggio dell'utilizzo dei finanziamenti pubblici erogati alle imprese;
la redazione e la asseverazione delle informative ambientali, sociali e di sostenibilità delle imprese e degli enti pubblici e privati;
la certificazione degli investimenti ambientali ai fini delle agevolazioni previste dalle normative vigenti;
la valutazione, in sede di riconoscimento della personalità giuridica delle fondazioni e delle associazioni, dell'adeguatezza del patrimonio alla realizzazione dello scopo.
L'art. 3 lett. g) della legge delega n. 34 del 24 febbraio 2005 detta il principio relativo alla disciplina dell'uso di titoli professionali di "dottore commercialista", di "ragioniere commercialista" e di "esperto contabile", nonché del termine abbreviato di "commercialista", quest' ultimo utilizzabile solo dagli iscritti nella Sez. A) del nuovo Albo riservata ai laureati specialistici.
Orbene nel rispetto del principio di delega, l'art. 39 del D.Lgs. 28.06.2005 n. 139, pubblicato nella G.U. del 19 luglio 2005, prevede che, quando la riforma sarà a regime, agli iscritti nella sezione A) Commercialisti spetta il titolo professionale di "dottore commercialista".
Si è previsto, inoltre, che il termine abbreviato "commercialista" potrà essere utilizzato solo dagli iscritti nella Sezione A) Commercialisti dell'Albo, con la completa indicazione del titolo professionale posseduto (art. 39, comma secondo).
Quanto all'Albo unico, l'art. 61 D.Lgs. 139/2005 ne prevede la costituzione entro e non oltre il 28 febbraio 2008 da parte dei Consigli locali dei neoistituiti ordini. Per disciplinare questo periodo transitorio, l'art. 61 precisa che coloro che, alla data del 31.12.2007, sono compresi nell'Albo dei dottori commercialisti o in quello dei Ragionieri e periti commerciali saranno iscritti nella Sezione A) Commercialisti dell'Albo unificato, conservando l'anzianità della pregressa iscrizione.
Inoltre, viene disposto che spetta il titolo di "dottore commercialista" agli iscritti nella Sezione A) provenienti dalla precedente iscrizione nell'Albo dei dottori commercialisti: e che il titolo di "ragioniere commercialista" spetta agli iscritti transitati automaticamente nella Sezione A) dell'Albo unificato, provenienti dalla precedente iscrizione nell'Albo dei Ragionieri e periti commerciali.
È prevista, inoltre, un'adeguata tutela del titolo di "commercialista", utilizzabile tanto dai dottori commercialisti, quanto dai ragionieri commercialisti; ovviamente l'abuso del termine costituisce reato si sensi dell'art. 498 c.p.
L'art. 67, in attuazione del principio di delega, prevede che, nel periodo transitorio (dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2016), ai fini della composizione del Consiglio Nazionale la maggioranza dei componenti dovrà essere eletta fra i dottori commercialisti iscritti nella Sezione A) Commercialisti, garantendo la rappresentatività e la proporzionalità dei Ragionieri commercialisti.
L'elezione dovrà avvenire per liste separate con l'indicazione del Presidente per i dottori commercialisti e del Vice presidente per i ragionieri votate rispettivamente dai consiglieri dottori commercialisti e dai consiglieri ragionieri presenti negli ordini locali.
Anche per l'elezione degli ordini locali separazione dell'elettorato attivo e passivo. Gli ordini saranno composti da un numero di dottori commercialisti e ragionieri proporzionale al numero dei rispettivi iscritti all'atto della convocazione dell'assemblea elettorale.
Comunque, sempre nel solo periodo transitorio (2008-20017) le maggioranze e le presidenze spetteranno ai dottori commercialisti, così come previsto nella legge delega. Dopo il periodo transitorio "tutti votano tutti".
Spetta al Consiglio nazionale anche la proposta delle tariffe professionali, da adottare a cura del Ministro per la giustizia. In proposito, è interessante sottolineare che le tariffe professionali hanno resistito allo scrutinio di compatibilità con il quadro di riferimento comunitario (in particolare con l'Articolo 81 Trattato CE) in ragione del fatto che il procedimento di adozione si basa sull'imputazione dell'atto normativo ad un organo dello Stato (cfr. Corte di Giustizia Ce 19 febbraio 1999, in causa C-35/99, più nota come sentenza Arduino).
L'opzione prescelta è stata quella di cambiare il procedimento di adozione, spostando il relativo potere deliberativo dal Consiglio dei ministri al Ministro della giustizia, adottando, così, la stessa procedura adottata per le tariffe forensi, le quali hanno appunto già superato la pregiudiziale comunitaria.