Source: https://issuu.com/teme_online/docs/teme_2011-01-gennaio
Timestamp: 2017-07-27 18:16:40+00:00
Document Index: 118636902

Matched Legal Cases: ['art. 32', 'art. 32', 'art. 21', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 21', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 81', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 81', 'art. 81', 'sentenza ', 'art. 128', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 64', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 42', 'art. 44', 'art. 68', 'art. 69', 'art. 83', 'art. 3', 'art. 59', 'art. 59', 'art. 34', 'art. 59', 'art. 82', 'art. 83', 'art. 287', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 45', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.\n444', 'sentenza ', 'art. 444', 'art. 79', 'art. 79', 'art. 48', 'art. 1374', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 29', 'art2000', 'art2000']

Teme - Gennaio 2011 by Assoael - issuu
TEME - TECNICA E METODOLOGIA ECONOMALEIl sistema portatile per
il monitoraggio del PT/INR
AccuratoMENSILE
ISSN 1723-93381 11
•Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale - 70% - Roma - Trib. Viterbo n.393 del 13/04/93 Anno 49 - N° 1 - Gennaio 2011
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in SanitàMartinez/Moscuzza:
della P.A. nella
materia degli
appalti pubbliciD’Ambrosio:
sanità, in
Abruzzo si
cambiaIn copertina:
Immagine di Antonio TomaselloTecnica e metodologia economale
Anno 49 - Gennaio 2011
www.fareonline.it1.115Redazione
Gianni Conti - Salvatore Coronato - Francesco Fondi
Massimo Masetti - Salvatore Torrisi - Corrada Valle
Lombardia - Calogero Calandra
A.O. San Paolo - Via di Rudinì, 8 - 20142 Milano
Tel. 02.81842122 - Fax. 02.8184400
calogero.calandra@ao-sanpaolo.it
assoael.teme@virgilio.it6Impaginazione e Stampa
A. Pistola 21 - 01033 Civita Castellana (VT).Autorizzazione del Tribunale di Viterbo n. 393 del 13/04/93Servizio Sanitario Nazionale: quale formazione per gli addetti agli
normazioneAcquisti in sanità: in Abruzzo si cambia
Vittorio D’Ambrosio9valutazione performanceMisurazione della performance in Sanità, non solo
Flavio Flamini13pubbliche gareCriteri del prezzo più basso e offerta economicamente
vantaggiosa: i limiti entro cui può muoversi la P.A.
Pierluigi Piselli16normativaL’elemento soggettivo nella responsabilità per danni della P.A.
nella materia degli appalti pubblici
F. Martinez, D. Moscuzza21appalti verdiPremio compraverde, etica e responsabilità sociale
Giuseppe Solazzi24Abbonamento ordinario annuale Euro 100,00
Iscrizione R.O.C. n. 7852editorialeGiovanni MinardiDirettore responsabile
Tel. 393.5564782 - e.mail: redazione@teme.itsommariogestioneMonitoraggio e controllo per i servizi in outsourcing:
il modello dell’Azienda ULSS 9 Treviso
C. Dario, G. Roberti, S. Andres, G. Magliocca, G. Bizzarri, A. Carnio, C. Schiavon31accordo quadroL’accordo quadro
Stefania Margaria34dalle associazioni35juris aula37gli esperti rispondono38news43elenco fornitoriDiritti RiservatiASSOCIATO ALL’U.S.P.I.
Chiuso in tipografia il 31/1/2011...uno spazio per comunicare,
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dedicato agli operatori della sanità
Teme è l’organo ufficiale di comunicazione ed informazione della
F.A.R.E. - Federazione delle Associazioni Regionali Provveditori
Economi del SSN - ed ha, tra i suoi principali obiettivi, quello di tenere
aggiornati continuamente i lettori sulla evoluzione legislativa nell’ambito degli acquisti di beni e servizi e sui temi dell’innovazione tecnologica, organizzativa e gestionale in sanità pubblica e privata.
Teme nasce nel 1962 come strumento formativo e di sussidio per
l’aggiornamento professionale dei provveditori e degli economi della
sanità. In tutti questi anni la rivista si è imposta all’attenzione dei
propri lettori quale efficace strumento di informazione per l’alto valore
degli argomenti trattati, per l’elevata competenza e prestigio dei suoi
autori. Attraverso la sua linea editoriale la rivista si pone quale punto
d’incontro fra le diverse realtà degli operatori per evidenziare le eccellenze e riservare uno spazio di confronto con le aziende fornitrici di
beni e servizi in sanità....è ora anche online!
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quello di “essere sulla notizia”, bensì quello di portare al lettore gli
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• Organismi di consulenza tecnica e giuridica
• Aziende produttrici e fornitrici di beni & servizi per la sanità
• Enti & Istituzioni”4TEME 1.11editorialeServizio Sanitario Nazionale: quale
formazione per gli addetti agli acquisti?
Presidente A.C.E.P.Le Aziende Sanitarie e Ospedaliere, sono certamente le strutture che fanno gli acquistipubblici più importanti sotto il profilo economico. Il Settore Sanitario ha, pertanto, un
importate ruolo nell’economia nazionale e deve essere quindi, anche per questo, sostenuto. Occorre poi, allo stesso tempo, tornare a dare fiducia e professionalità all’operato
dei Provveditori. Il disavanzo economico-finanziario, accumulato negli ultimi quindici
anni dalle Regioni, pur se in diversa misura, ha creato significative difficoltà operative
e per certi aspetti “strategiche” perché, proprio a causa di questo, molte Regioni sono
state commissariate. Fra queste, la Campania. Il problema del risanamento economico
ha fatto introdurre sostanziali novità nel modo di gestire, ad esempio, nelle strutture
preposte agli acquisti si è iniziato con le unioni di acquisto, per poi passare alle aree
vaste ed in ultimo alle centrali d’acquisto regionale. A questo proposito va detto che
queste nuove strutture, pur se operanti da circa dieci anni, non hanno risolto o per
essere più precisi, non hanno contribuito a risolvere il problema del disavanzo. È per
questo che ritengo che a tal proposito sarebbe tempo che si iniziasse una riflessione
e un confronto sulla base della documentazione dei fatti ormai acquisita. Le ultime
esperienze citate hanno poi evidenziato un’altra problematica: per fare buoni acquisti
occorre avere professionisti formati a tale ruolo. In Italia non esiste una formazione
specifica per il personale dei servizi di Provveditorato – Economato, nonostante sia
chiaro a tutti come sia impossibile improvvisarsi in questa professione che se pur non
difficilissima è pur sempre molto difficoltosa. La FARE ha cercato di occupare questo
“vuoto” formativo anche attraverso l’impegno delle sue associazioni sparse sul territorio, tra cui l’ACEP. È da tempo ormai infatti, che noi della FARE ci prendiamo cura
dell’aspetto formativo degli operatori amministrativi addetti ai servizi di Provveditorato e di Economato ed anche dei servizi Economico Finanziari. Ciò è ampiamente
dimostrato dai seminari di studio e dalle riunioni di lavoro organizzati nel corso degli
anni. Noi che crediamo che il Provveditore sia l’unico competente a gestire l’acquisto,
abbiamo investito energie e risorse per curare tutte le molteplici sfaccettature della sua
professionalità affinché chi opera nel settore sia in grado in ogni circostanza di coniugare norma ed efficienza degli acquisti. Nei seminari di studio della FARE e delle Associazioni regionali, vengono per questo presentati ed affrontati temi e simulazioni di
situazioni lavorative che offrono al Provveditore importanti spunti formativi finalizzati
ad un’operatività capace di utilizzare la normativa, al punto che questa non debba mai
rappresentare un ostacolo all’azione dei servizi di provveditorato. Solo per portare qualche esempio sulle tematiche affrontate nei nostri incontri posso ricordare quelle relative al completamento della procedura; alle modalità di pubblicazione di un bando di
gara o sulla esecuzione di ricerche e di analisi di mercato; l’impostazione dei documenti
di gara; la pianificazione e la predisposizione degli appalti più importanti e complessi
ecc. Mi sia consentita a questo punto di esprimere con orgoglio un apprezzamento alla
FARE e anche alla mia associazione ACEP per il lavoro di formazione svolto negli anni
e che continuerà in quelli a venire, perché è convinzione della FARE e delle Associazioni
Regionali che la “formazione” oltre ad essere importante è indispensabile.
TEME 1.115normazioneAcquisti in sanità:
in Abruzzo si cambia
Dott. Vittorio D’Ambrosio
Provveditorato – U.O.C.
Azienda U.S.L. Teramo1.
Tale provvedimento normativo
aveva introdotto una serie di modifiche, in particolare agli artt. dal
32 al 37 della L.R. 24 dicembre
1996, n. 146 contenuti nel Titolo
V dedicato alla disciplina dei contratti. Tali modifiche sono state
poi ulteriormente messe a punto
con un successivo provvedimento
legislativo regionale e cioà la L.R.
34/2007 (Disposizioni di adeguamento normativo e per il funzionamento delle strutture).2.
cfr. art. 32 comma 3, L.R. 24 dicembre 1996, n. 146.3.
Importo della c.d. “soglia comunitaria” vigente all’epoca dell’emanazione della L.R.4.
cfr. art. 32 comma 5, L.R. 24 dicembre 1996, n. 146.6TEME 1.11L’art. 21 della L.R. 10 gennaio 2011 n. 1
(Legge finanziaria regionale 2011) ridisegna
completamente l’assetto regionale in materia di acquisizione di beni e servizi da parte
delle Aziende UU.SS.LL. contenuto nella L.R.
24 dicembre 1996 n. 146 e s. m. ed i. (Norme in materia di programmazione, contabilità, gestione e controllo delle Aziende del
Servizio sanitario regionale, in attuazione
del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.
502, così come modificato dal decreto legislativo 7 dicembre 1993, n. 517), sia per
quanto concerne il quadro organizzativo a
livello di Giunta, e sia per ciò che riguarda
le modalità e procedure acquisitive a livello
di singole Aziende Sanitarie.
Il precedente sistema normativo
e l’Ufficio unico degli acquisti
Per comprendere la portata innovativa delle disposizioni recentemente introdotte,
risulta preliminarmente opportuno descrivere il previgente sistema normativo.
Già nel 2004 la disciplina regionale in materia di contratti delle Aziende UU.SS.LL.
per acquisto di beni e servizi contenuta nel
Titolo V della L.R. 146/1996, era stata modificata con la L.R. 26 aprile 2004, n. 151
(Legge finanziaria regionale 2004) che aveva introdotto l’Ufficio unico degli acquisti,
nell’ambito del proliferarsi, a livello nazionale, di forme di centralizzazione degli acquisti volte a perseguimento degli obiettivi
di contenimento della spesa.
In particolare, la nuova formulazione
dell’art. 32 della L.R. 24 dicembre 1996 che
era scaturita dalle modifiche introdottedalla richiamata L.R. n. 15/2004, prevedeva
la creazione di un ufficio a livello regionale,
denominato appunto “Ufficio unico degli
acquisti”, da istituirsi con deliberazione di
Giunta ed investito, tra le altre, delle seguenti competenze2:
a) scelta del contraente tramite le procedure previste dalle vigenti normative in
materia di acquisto di beni e servizi da
parte delle pubbliche amministrazioni,
per contratti superiori ad € 211.000,003
oltre I.V.A. di legge;
b) promozione e sviluppo di convenzioni
regionali che aggreghino la domanda di
beni e servizi da parte delle Aziende sanitarie Locali ed Ospedaliere a livello regionale, anche per contratti con importi
inferiori al valore indicato al precedente
Tale impostazione, da cui scaturiva l’obbligo per le Aziende UU.SS.LL. di trasmettere
all’Ufficio unico degli acquisti “apposita
nota contenente l’indicazione dei beni e
servizi da acquistare, dei prezzi stimati e
di ogni altro elemento necessario per la
procedura di acquisizione”4, di fatto, sottraeva alle Aziende qualsiasi competenza
in merito all’esperimento delle procedure
ad evidenza pubblica “sopra soglia”, con la
conseguenza che alle amministrazioni sanitarie venivano attribuite competenze del
tutto residuali, circoscritte esclusivamente
alle procedure acquisitive per importi inferiori alla soglia comunitaria.
Dal quadro delineato, risulta facilmente
intuibile come l’applicazione tout court di
tale normativa, e senza una valida attivitànormazioneregionale di programmazione ed organizzazione dell’Ufficio, aveva determinato una
situazione di forti inefficienze che vedeva,
da un lato, le Aziende UU.SS.LL. inoltrare
sistematicamente all’Ufficio unico le richieste di acquisto e, dall’altro, l’Ufficio
stesso (oltretutto sprovvisto di adeguata
organizzazione) di fatto paralizzato nella
sua attività ed impossibilitato a far fronte
alla mole di richieste di attivazione delle
Per ovviare a tale situazione, con L.R. 23
giugno 2006, n. 20 (Misure per il settore sanità relative al funzionamento delle
strutture sanitarie ed all’utilizzo appropriato dei regimi assistenziali del macrolivello ospedaliero e territoriale e per la loro
regolazione) venne introdotto il comma
7-bis all’art. 32 della L.R. n. 146/1996 che
prevedeva che “entro trenta giorni dal ricevimento della nota di cui al comma 5, l’Ufficio unico degli acquisti può autorizzare
l’Azienda Sanitaria interessata ad espletare
la procedura di aggiudicazione nel rispetto degli atti trasmessi, ovvero avvia, entro
i successivi trenta giorni, la procedura di
aggiudicazione”. In tal modo però, nei fatti, la semplice facoltà per l’Ufficio unico di
autorizzare l’Azienda Sanitaria all’espletamento della gara, divenne la regola e, fatte
salve sporadiche iniziative di aggregazione
della domanda a livello regionale, le procedure di acquisto per le Aziende UU.SS.LL.
già particolarmente complesse, sono state
ulteriormente aggravate dalla necessità di
attivare la fase preliminare rappresentata,
appunto, dalla richiesta di indizione dellagara rivolta all’Ufficio unico con conseguente necessità di attendere, nei trenta
giorni di legge, l’autorizzazione regionale
all’espletamento della procedura.
Il nuovo assetto ed i Comitati
Sorvolando sulle difficoltà pratiche e di
carattere operativo che hanno caratterizzato l’attività regionale in ambito di acquisti sanitari nel corso degli anni, il modello
dell’Ufficio unico degli acquisti non è mai
decollato nei fatti ed è rimasto sempre più
Solo recentemente si è preso atto del fallimento di tale modello e con l’art. 21 della
L.R. 10 gennaio 2011 n. 1 si è definitivamente giunti alla soppressione del sistema
di acquisti centralizzati regionali incentrato sull’Ufficio unico degli acquisti.
La nuova normativa, nel modificare l’art. 32
della L.R. 24 dicembre 1996, n. 146 e s. m.
ed i., prevede l’istituzione, presso la Direzione
Politiche della Salute della Giunta regionale,
di due gruppi tecnici di lavoro e precisamente il Comitato Direttivo per la Centralizzazione degli Acquisti ed il Comitato Esecutivo per
la Centralizzazione degli Acquisti.
Il Comitato Direttivo è composto dal Dirigente del servizio Programmazione Economico Finanziaria e Controllo di Gestione
delle Aziende Sanitarie della Direzione Politiche della Salute e dai Direttori Generali delle Aziende U.S.L., mentre il Comitato
Esecutivo è composto dai Responsabili degli Acquisti designati dai Direttori Generali
delle Aziende U.S.L.
I due Comitati si avvalgono del supportoTEME 1.117normazione5.
comma 5 art. 32 L.R. 146/2006
così come riformulato dall’art. 21
della L.R. 10 gennaio 2011 n. 1.8TEME 1.11tecnico della CONSIP S.pA., nel contesto
del sistema a rete di cui all’art. 1, comma
457 della legge 27 dicembre 2006, n. 296
(Legge finanziaria 2007) finalizzato ad armonizzare i piani di razionalizzazione della
spesa e a realizzare sinergie nell’utilizzo
degli strumenti informatici per l’acquisto
Per quanto concerne le loro competenze,
al Comitato Direttivo spetta la definizione
delle linee di indirizzo per la programmazione annuale degli acquisti, l’approvazione del Piano Operativo predisposto dal
Comitato Esecutivo, la designazione delle
Aziende capofila per le unioni di acquisto,
la delega alla CONSIP per l’espletamento
di eventuali specifiche gare aggregate. Al
Comitato Esecutivo spetta invece la redazione e proposizione al Comitato Direttivo
del Piano Operativo Annuale degli Acquisti.
Con riferimento alle modalità acquisitive
di beni e servizi per importi superiori alla
soglia comunitaria, a differenza del previgente assetto normativo che rimetteva la
competenza interamente in capo all’Ufficio
unico degli acquisti, salvo nei casi in cui
le singole Aziende UU.SS.LL. venivano da
questo autorizzate all’espletamento della
gara in forma individuale, le nuove disposizioni prevedono sostanzialmente una pluralità di fattispecie acquisitive, che lascia
di fatto aperta la porta a soluzioni diverse,
a seconda della specifica esigenza o della
particolare categoria merceologica oggetto
di acquisto e precisamente:
“a) Procedura in Unione di Acquisto “tradizionale”: l’Azienda Sanitaria che esercita il ruolo di “capofila”, individuata con
decisione del Comitato Direttivo, procede all’espletamento della procedura di
gara fino all’aggiudicazione definitiva,
nonché la gestione di eventuali contestazioni relativamente alla procedura di
gara. La stipula dei contratti è a caricodelle singole Aziende Sanitarie;
b) Procedura in Unione di Acquisto con
gara telematica: l’Azienda Sanitaria
“capofila”, individuata con decisione del
Comitato Direttivo, procede all’espletamento della procedura di gara telematica con l’eventuale supporto della
c) Gara aggregata con delega a CONSIP
S.p.A.: su proposta del Comitato Direttivo, CONSIP S.p.A. procede all’espletamento dell’intera procedura di gara, ivi
compresa la stipula dei relativi contratti. In tal caso, le singole Aziende Sanitarie interessate sono coinvolte sia per
ciò che concerne la definizione dei fabbisogni sia nella definizione delle caratteristiche tecniche del capitolato di
gara. Le Aziende Sanitarie sono altresì
responsabili della successiva gestione
dei contratti;
d) Adesione alle Convenzioni stipulate da
CONSIP S.p.A. da parte delle singole
Aziende U.S.L.;
e) Procedura individuale ad evidenza pubblica: in tal caso, la procedura di gara
sarà espletata direttamente dalla singola Azienda per le merceologie per le
quali il Comitato Direttivo non ritiene
opportuno il ricorso alle ipotesi di cui ai
punti precedenti”5.
In attesa della adozione da parte della
Giunta Regionale di apposita deliberazione con cui verranno istituiti i due Comitati
e delle prime linee operative, ci si auspica che il nuovo panorama degli acquisti
in Sanità ridisegnato dalla L.R. 10 gennaio
2011 n. 1 realizzi nella pratica, con scelte
ispirate al buon senso ed all’equilibrio, un
giusto contemperamento tra spinte accentratrici di aggregazione della domanda ed
autonomia aziendale delle amministrazioni
sanitarie nella definizione delle politiche e
strategie di acquisto.valutazione performarceMisurazione della performance in
Sanità, non solo un obbligo di legge
Lavalutazione delle performance è
un argomento recentemente portato
alla ribalta da provvedimenti legislativi
che la impongono in molti ambiti della Pubblica Amministrazione, da quella
centrale come i Ministeri passando per
Province e Comuni, fino alla Sanità1.
Se da un lato è quindi un procedimento
legato a precisi obblighi legislativi, recentemente regolati ed esplicitati con
indicazioni operative assolutamente
stringenti da delibere di Commissioni2
e da regolamenti interni, dall’altro è un
argomento che poco si associa nell’immaginario comune con concetti di ottimizzazione delle risorse e dei processi, che invece possono portare grandi
vantaggi sia nell’amministrazione della
“cosa pubblica” in generale che della
Sanità in particolare, dove peraltro tali
concetti sono ben noti anche se non
sempre adeguatamente valorizzati.
È utile, quando si parla di valutazione,
sgombrare il campo da molti fraintendimenti che possono, generando incomprensioni, impedire l’utilizzo di tale
strumento fino a renderlo inattuabile:
la valutazione è sempre un processo
di confronto ed è un fenomeno umano naturale, nel senso che ogni essere
umano è portato a giudicare – cioè a
paragonare – ciò che ha di fronte con
quello che ritiene corretto o ingiusto,
buono o cattivo, conveniente o inutile,
attribuendo così un giudizio utilizzando scale di valore e priorità.
Quando però si utilizza il processovalutativo all’interno di una organizzazione, a maggior ragione se tale organizzazione presenta una forte dose
di atipicità come le organizzazioni in
ambito sanitario3, questo deve poggiare su pilastri condivisi e riconosciuti,
sopratutto perché si misurano le performance, cioè si esprime un giudizio
di valore sulle azioni di un lavoratore o
di un intera organizzazione.
La performance, quindi, è la capacità di un lavoratore di rispondere con
il proprio operato alle aspettative ed
alle richieste dell’organizzazione (performance individuale) o la capacità
dell’organizzazione di svolgere il ruolo
per cui è stata costruita (performance
organizzativa).
In qualsiasi processo di valutazione
della performance, sia essa individuale che organizzativa, per arrivare ad
esprimere un giudizio il più possibile
oggettivo ed inconfutabile è necessario
però passare per tappe intermedie senza le quali tutto il percorso rischia di
crollare prima di poter essere portato a
La prima di queste tappe sulla strada per la definizione di un modello di
valutazione della performance individuale “utile ed inattaccabile” è senza
dubbio la valutazione delle posizioni
che riguarda l’analisi delle posizioni
organizzative di una struttura ed esamina per ciascuna di esse finalità, responsabilità, compiti e necessità fino a
costruire un profilo, cioè l’insieme del-Flavio Flamini
Sales Manager di Pegaso 2000
Esperto di sistemi di valutazione
ed analisi organizzativa in Pubblica
Amministrazione e Sanità1.
Cfr. Delibera
28/10/2010.CiVIT113del2.
Ad esempio la Delibera 112 della
CiVIT, Commissione indipendente
per la Valutazione, la Trasparenza
e l’Integrità delle amministrazioni
pubbliche, del 28 ottobre 2010.3.
Atipicità legate alla modalità di
fornitura del servizio o alle fonti di
sostentamento, ad esempio.TEME 1.119valutazione performarcele competenze richieste per ricoprire
in maniera adeguata una determinata
La mappatura delle posizioni prescinde dalle persone che le ricoprono, è un
processo che non può essere condotto
solo dall’interno anche perché richiede
uno sguardo il più possibile neutro e
riguarda l’intera organizzazione perché
esamina spesso anche i rapporti tra le
Il risultato della valutazione di una
posizione è definito “profilo ideale” o
meglio ancora profilo di riferimento e
dipende in maniera determinante non
solo dalla tipologia di struttura in cui
la posizione opera ma anche da aspetti esterni alla struttura. Ne consegue
quindi che due profili identici in strutture differenti o in strutture simili ma
in ambiti differenti potranno essere
assolutamente diversi tra loro. Per fare
un esempio concreto il ferrista di sala
operatoria non ha lo stesso profilo di
riferimento per ciascuna sala operatoria di ciascun reparto chirurgico, in
ciascuna struttura, per tutte le regioni
Uno dei primi e più tangibili risultati
dell’analisi delle posizioni – che può
essere parte di una più ampia analisi organizzativa – è senza dubbio laLa valutazione delle performance
è un argomento portato alla
ribalta da provvedimenti legislativi
che la impongono in molti ambiti
da quella centrale come i
Ministeri fino alla Sanità
10TEME 1.11possibilità di analizzare e semplificare
i processo, sviluppando dei sistemi di
controllo ed analisi. Ma l’utilizzo più
importante resta quello di utilizzare la
mappatura della posizione per il confronto con il profilo reale.
Si capisce immediatamente il valore
di questa prima tappa: senza di essa
il confronto con qualsiasi profilo reale risulta impossibile, o peggio ancora
empirico, quindi qualsiasi processo di
valutazione inutile e facilmente criticabile perché “soggettivo”.
Una volta compilato il profilo di riferimento per le posizioni organizzative
non rimane che strutturare il sistema
di valutazione delle prestazioni del
lavoratore, ossia la misurazione del
contribuito da lui fornito agli obiettivi
Tale misurazione del contributo avviene sempre almeno a due livelli: un
livello quantitativo, per evidenziare i
risultati ottenuti in base agli obiettivi assegnati, un livello qualitativo, per
evidenziare i comportamenti tenuti nel
Ciascuno di questi prevede il confronto
tra prestazione resa e prestazione attesa, mentre nel primo caso è possibile
considerare come prestazione attesa
l’obiettivo assegnato, spesso numerico, dotato di un proprio peso a sottolinearne l’importanza strategica, ed
eventualmente di un valore di soglia,
la prestazione attesa per la valutazione
qualitativa non può non essere il profilo di riferimento frutto della mappatura delle posizioni.
Il processo di valutazione della prestazione poi deve essere temporalmente
strutturato, e prevedere all’interno del
periodo di valutazione, generalmente
annuale, dei momenti intermedi in cuivalutazione performanceverificare l’ operato proprio e/o altrui
alla luce degli obiettivi assegnati; l’articolazione ideale di tali momenti può
prevedere una autovalutazione, perché
sia possibile giudicare direttamente i
frutti del proprio lavoro, la valutazione
del superiore ed un momento di colloquio tra valutato e valutatore.
Qualsiasi sistema di valutazione, infine,
dovrebbe prevedere un premio da assegnare in base alla capacità di ognuno
di collaborare agli obiettivi aziendali
attraverso il raggiungimento dei propri
Va sottolineato però che il valore di
un sistema di valutazione della performance prescinde dal premio e deve
essere ricercato nell’aumento della
motivazione e nella chiarificazione dei
processi, nella possibilità per ciascuno
di sentirsi parte attiva dell’organizzazione e magari ritrovare il significato
profondo del proprio lavoro.
Una volta chiarito il profilo di massima di qualsiasi processo di valutazione
sorge spontanea la domanda sulla sua
effettiva applicabilità al mondo della
Innanzitutto va notato come la Sanità,
al contrario del resto della P.A., conosca da tempo i concetti di valutazione
e misurazione delle performance per
una legge in vigore da oltre 15 anni:
questo attribuisce un vantaggio enorme in termini di cultura e di familiarità
con l’argomento.
Sfortunatamente si registra talvolta un
utilizzo di tali sistemi spesso disarticolato e perciò con il tempo tali procedure, non potendo portare a risultati utili,
hanno subito un progressivo appiattimento fino ad arrivare ad essere un
mero adempimento burocratico senza
alcuna utilità.È altrettanto innegabile che i processi medici non permettono l’utilizzo di
sistemi precostituiti o preconfezionati:
la stessa letteratura, se tratta di performance individuali ed organizzative,
dimentica che i livelli organizzativi in
Sanità sono ben più di due, dovendo
misurare oltre a quella individuale e di
organizzazione anche la performance
di equipe, di reparto, di struttura semplice e complessa.
Ne deriva che non tutti i sistemi possono essere “adattati”, piuttosto devono essere pensati, sviluppati ed implementati ad hoc e spesso per ciascuna
Azienda Ospedaliera e per ciascuna
Azienda Sanitaria.
Le strutture sanitarie italiane, inoltre,
sono organizzazioni molto complesse
che coinvolgono moltissime persone in
realtà spesso non semplici da raffigurare, quindi qualsiasi processo di valutazione deve prevedere strumenti ben
più adeguati e mirati che semplici files
o peggio ancora documenti cartacei la
cui gestione ed elaborazione richiede
tempo e risorse, aumentando sorprendentemente i costi, inserendo possibilità di errori ed inficiandone quindi i
risultati ed i possibili vantaggi.
Invece il nuovo impulso che la Sanità
potrebbe ricevere dal processo di misurazione delle performance se sfruttatoLa valutazione è sempre un
fenomeno umano naturale:
ogni essere umano è portato a
giudicare – cioè a paragonare –
ciò che ha di fronte con quello
che ritiene corretto o ingiusto
TEME 1.1111valutazione performarceadeguatamente potrebbe condurre a
dei risultati enormi e altrettanto sorprendenti, proprio laddove i margini
di miglioramento sono più auspicabili,
come testimoniano alcuni per ora timidi tentativi già in atto.
Innanzitutto una seria analisi organizzativa potrebbe individuare con dati
oggettivi picchi di produttività da supportare o aree di intervento definite
e precise; l’analisi organizzativa e la
mappatura delle posizioni potrebbero
quindi supportare il dirigente nell’ottimizzazione e nella semplificazione
delle strutture, fornendogli una solida
base di dati affidabili ed oggettivi da
utilizzare per semplificare i processi e
consentire un migliore utilizzo delle risorse, sia umane che economiche.
Un valido processo di valutazione delle performance, se ben articolato ed
altrettanto chiaramente strutturato,
pensato appositamente per la struttura
sanitaria e con la struttura sanitaria,
potrebbe inoltre facilitare il dipendente
alla riscoperta del valore e del significato del proprio lavoro, aumentando la
motivazione personale e contribuendo
così al miglioramento dei servizi.
Le potenzialità della tecnologia informa-Per arrivare ad esprimere
un giudizio il più possibile
oggettivo ed inconfutabile è
necessario però passare per
tappe intermedie senza le
quali tutto il percorso rischia di
crollare prima di poter essere
12TEME 1.11tica potrebbero poi fare il resto: il sistema
di valutazione dovrebbe seguire l’intero
flusso, dalla definizione degli obiettivi
all’elaborazione dei dati passando dalla
rilevazione delle misurazioni alla stesura
dei documenti previsti, e dovrebbe essere
consultabile da ciascun valutato, magari
su una piattaforma via internet tramite
login e password per avere la possibilità di conoscere chiaramente dove è valutato o quali margini di miglioramento
Il sistema di misurazione del merito potrebbe tenere in considerazione anche
dati extra-lavorativi, magari caratteristiche che non emergono o che non
sono utili per il ruolo ricoperto ma che
potrebbero essere valorizzati in maniera diversa, potrebbe essere utilizzato da
ciascuno e dalla struttura per gestire altri
processi secondari, come il fascicolo del
personale, la partecipazione ai corsi ed i
crediti ECM, la partecipazione a congressi o a progetti mirati, magari anche gli
strumenti assegnati: magari il sistema
potrebbe integrarsi con gli altri sistemi
informatici del mondo amministrativo,
per cruscottizzare informazioni provenienti da altri ambiti come il controllo di
gestione, il sistema di accessi e presenze
o i sistemi di payroll.
Per ciò che riguarda il livello tecnologico, soluzioni informatiche capaci di supportare adeguatamente questi processi,
dedicate alla Sanità esistono ed esistono
anche gli obblighi di legge che li impongono; come sempre, la possibilità che tali
attività non finiscano per essere la sommatoria di meri adempimenti ma porti al
e del livello di servizio, anche in periodi
di crisi e di ristrettezze economiche, è la
sfida che ciascun amministratore si trova
già da ora ad affrontare.pubbliche gareCriteri del prezzo più basso e offerta
economicamente vantaggiosa: i limiti
entro cui può muoversi la P.A.
L’art. 81 del “Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”
(D.lgs 163 del 12 aprile 2006) asserisce
che « Nei contratti pubblici, fatte salve le
disposizioni legislative, regolamentari o
amministrative relative alla remunerazione di servizi specifici, la migliore offerta e’
selezionata con il criterio del prezzo piu’
basso o con il criterio dell’offerta economicamente piu’ vantaggiosa. Le stazioni
appaltanti scelgono, tra i criteri di cui al
comma 1, quello piu’ adeguato in relazione alle caratteristiche dell’oggetto del
contratto, e indicano nel bando di gara
quale dei due criteri di cui al comma 1
sara’ applicato per selezionare la migliore offerta. Le stazioni appaltanti possono
decidere di non procedere all’aggiudicazione se nessuna offerta risulti conveniente o idonea in relazione all’oggetto
del contratto».
Il predetto articolo pone un principio di
equivalenza fra i criteri di aggiudicazione
in esso previsti ed è frutto di varie modifiche e integrazioni legislative. L’art. 21
della previgente legge 109/94, infatti, disponeva che i soggetti aggiudicatori per
l’affidamento degli appalti dovessero utilizzare esclusivamente il criterio del prezzo più basso. Successivamente la legge 1
agosto 2002, n. 166, introduceva il comma 1-ter all’art. 21 della legge 109/94,
il quale disponeva l’applicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa
solo per gli appalti sopra soglia e solo per
quelli che presentavano una prevalente
componente tecnologica o con rilevanzadelle possibili soluzioni progettuali.
Con la redazione dell’art. 81 del D.lgs 163
del 2006, invece, la Pubblica Amministrazione è posta nella condizione di poter
scegliere il criterio di valutazione delle
offerte più adeguato, in relazione alle
caratteristiche dell’oggetto del contratto,
tra prezzo più basso e offerta economicamente vantaggiosa.
Tale discrezionalità non può che trovare
la sua ragion d’essere nei due obiettivi fondamentali perseguiti in ambito di
appalti pubblici: la garanzia della libera
concorrenza e la selezione della migliore
offerta, intesa quest’ultima come quella
che garantisce maggiormente la realizzazione di una finalità pubblica. Da tale
considerazione discende la sindacabilità
del criterio prescelto solo in caso di manifesta illogicità, inadeguatezza o travisamento. Tuttavia tale discrezionalità non
può essere priva di vincoli.
La PA, infatti, nell’operare la scelta discrezionale, deve tenere in particolare considerazione «i principi della libera circolazione
delle merci, della libertà di stabilimento e
della libera prestazione dei servizi, nonchè
principi che ne derivano, quali i principi di
parità di trattamento, di non discriminazione, di riconoscimento reciproco, di proporzionalità e di trasparenza»1. Inoltre il
legislatore europeo, rammenta l’esistenza
«dei bisogni e degli interessi della collettività» quali vincoli all’operato discrezionale
della PA, asserendo che «al fine di garantire
la parità di trattamento, i criteri di aggiudicazione dovrebbero consentire di raf-Avv. Pierluigi Piselli
Cancrini Piselli1.
Considerando 46 della Direttiva
della Unione Europea 2004/18/CE.TEME 1.1113pubbliche gare2.
della Unione Europea 2004/18/CE.frontare le offerte e di valutarle in maniera
oggettiva. Se tali condizioni sono soddisfatte, criteri di aggiudicazione economici
e qualitativi, come quelli relativi al rispetto
di requisiti ambientali, possono consentire
all’amministrazione aggiudicatrice di rispondere ai bisogni della collettività pubblica interessata»2.
Per di più la scelta, tra due criteri astrattamente equiordinati, deve essere fatta
considerando da un lato l’unicità e l’automatismo del criterio del prezzo più basso e
dall’altro la pluralità e variabilità dei criteri
per definire l’offerta economicamente più
vantaggiosa, quali il prezzo, la qualità, il
pregio tecnico, il servizio successivo alla
vendita, l’assistenza tecnica, ecc.
Sul punto,Dottrina e Giurisprudenza concordano nel ritenere che il criterio del
prezzo più basso è un parametro oggettivo e trasparente che può favorire un pieno
e corretto svolgimento del processo competitivo, del quale, tuttavia, si è fatto unL’art. 81 del “Codice dei contratti
pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture” asserisce che
«Nei contratti pubblici, fatte
salve le disposizioni legislative,
regolamentari o amministrative
relative alla remunerazione
di servizi specifici, la migliore
offerta e’ selezionata con il
criterio del prezzo piu’ basso
o con il criterio dell’offerta
piu’ vantaggiosa»
14TEME 1.11uso distorto e strumentale al conseguimento dell’aggiudicazione , spesso frustrando i principi di parità di trattamento,
di non discriminazione, di riconoscimento
reciproco, di proporzionalità e di trasparenza. Sul punto è intervenuta l’Autorità
per la Vigilanza sui Contratti Pubblici che,
con deliberazione n. 65 del 16/07/2009,
ha stabilito che «L’utilizzo del criterio del
prezzo più basso è ammesso nelle gare
di appalto solo nelle ipotesi in cui la lex
specialis non lascia all’iniziativa delle imprese concorrenti margini di definizione
dei contenuti dell’appalto, predefinisce e
descrive tutti gli elementi progettuali e si
svolge mediante operazioni in larga misura standardizzate, individuando in modo
preciso il complesso delle prestazioni e
la concreta organizzazione del lavoro,
sicché l’unica variabile in questo caso è
costituita dal prezzo, rimesso appunto
all’offerta di ciascun concorrente. Pertanto, ogniqualvolta l’oggetto del contratto
sia oltremodo elementare e standardizzato (determinazione n. 5 del 2008) si giustificherà la scelta del criterio del prezzo
più basso; al contrario, qualora l’oggetto
del contratto sia più articolato, di talché
occorrerà tenere conto di una pluralità di
elementi, anche qualitativi, e non solo del
prezzo, la scelta dovrà orientarsi verso il
criterio dell’offerta economicamente più
Sebbene, dunque, la concorrenza rappresenti il valore attorno al quale ruota
il mercato delle opere pubbliche, la preoccupazione attuale è che la PA possa
contrattare oltre i valori di convenienza
e sotto gli standard riconosciuti. Anche
il Consiglio di Stato si è recentemente
pronunciato relativamente al trend del
massimo ribasso. Con la Sentenza n. 8408
del 3 dicembre 2010 l’Ecc.mo Collegio ha
spiegato che «è da considerare manife-pubbliche garestamente illogica la scelta del criterio del
prezzo più basso quando la legge di gara
attribuisca rilievo ad aspetti qualitativi
variabili dell’offerta, in riferimento al particolare valore tecnologico delle prestazioni, al loro numero, al livello quantitativo e qualitativo dei servizi di formazione
del personale e di manutenzione delle apparecchiature. In questi casi la pluralità di
elementi presi in considerazione dalla lex
specialis si pone in contrasto con la caratteristica unicità del criterio del prezzo
più basso comportando la violazione degli
articoli 81 e 82 del d. lgs. n. 163 del 2006».
.Il Tar Piemonte, inoltre, in una recentissima sentenza (n. 1 del 4 gennaio 2011),
conformemente al Consiglio di Stato, ha
sostenuto che « è illogica la scelta del criterio del prezzo più basso quando la legge
di gara attribuisca rilievo ad aspetti qualitativi variabili dell’offerta, in riferimento al particolare valore tecnologico delle
prestazioni, al loro numero, al loro livello
quantitativo e qualitativo».
La PA quindi è chiamata a valutare attentamente quale criterio porre a base
di gara. Atteso che l’articolazione di una
gara non si esaurisce nell’indicazione del
criterio di valutazione delle offerte prescelto ma impone delle regole volte a
migliorare la stessa performance della PA
nel ruolo come negoziatore.
In tal senso uno strumento fondamentale
è la programmazione dei lavori pubblici
prevista dall’art. 128 del Codice dei Contratti Pubblici. La suddetta disposizione
prevede che l’attività di realizzazione
dei lavori pubblici si debba svolgere sulla
base di un programma triennale e di suoi
aggiornamenti annuali che le amministrazioni aggiudicatrici predispongono e
Il programma triennale costituisce momento attuativo di studi di fattibilità edi identificazione e quantificazione dei
propri bisogni che le amministrazioni aggiudicatrici predispongono nell’esercizio
delle loro competenze.
Gli studi di fattibilità sono finalizzati a
comprendere costi, sistemi e modalità
di realizzazione dell’opera. Inoltre attraverso la programmazione può essere
verificato quali siano i migliori sistemi di
affidamento, ovvero quelli che assicurino
la migliore qualità d’intervento rispetto
la tipologia dell’opera che volta per volta
deve essere progettata e realizzata.
Tale meccanismo impedisce che un’offerta venga valutata esclusivamente in base
al prezzo e dunque alla convenienza economica. Gli Enti Pubblici, del resto, sono
consapevoli che un’offerta eccessivamente conveniente può nascondere costi aggiuntivi, successivi, spesso più consistenti
dell’originario ribasso ottenuto.Dottrina e Giurisprudenza
concordano nel ritenere il
un parametro oggettivo e
trasparente che può favorire un
pieno e corretto svolgimento del
processo competitivo, del quale,
tuttavia, si è fatto un uso distorto
e strumentale al conseguimento
dell’aggiudicazione , spesso
frustrando i principi di parità di
trattamento, non discriminazione,
riconoscimento reciproco,
TEME 1.1115normativaL’elemento soggettivo
nella responsabilità per danni della P.A.
Avv. Davide Moscuzza
Studio legale associato16TEME 1.11Con una recente pronuncia della Corte
di Giustizia CE (30 settembre 2010 causa
C-314), il massimo organo giurisdizionale
comunitario ha rinforzato con chiarezza
la tesi per la quale il privato che lamenti
un danno provocatogli dalla P.A. a causa
dell’illegittimo svolgersi di una procedura
ad evidenza pubblica, non debba dimostrare, ai fini dell’ottenimento del risarcimento, il dolo o la colpa dell’Amministrazione, trattandosi in sostanza di una
responsabilità di tipo oggettivo, che deriva in modo automatico dall’illegittimità
Le conseguenze di tale importantissima
pronuncia sono dirompenti e si innestano, a livello nazionale, nel graduale processo di allargamento dei confini della
responsabilità civile delle Pubbliche Amministrazioni.
È noto che fin dalla celeberrima sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n.
500 del 1999 la giurisprudenza italiana
ha delineato un modello di responsabilità
civile dell’Amministrazione parametrato
sulla responsabilità extracontrattuale (ex
art. 2043 c.c.) o responsabilità da fatto
Con la scelta di tale modello il privato,
oltre al danno ingiustamente subito e
al nesso di causalità tra quest’ultimo e
la condotta della P.A., deve in ogni caso
provare la colpa (o il dolo) dell’Amministrazione, e, nel caso di specie, l’indagine
del giudice non dovrà limitarsi “al solo
accertamento dell’illegittimità del provvedimento in relazione alla normativa adesso applicabile, bensì estesa anche alla
valutazione della colpa […]della P.A. intesa come apparato, che sarà configurabile
nel caso in cui l’adozione e l’esecuzione
dell’atto illegittimo (lesivo dell’interesse
del danneggiato), sia avvenuta in violazione delle regole di imparzialità, di correttezza e di buona amministrazione […],
quali limiti esterni alla discrezionalità”.
In seguito alla pronuncia delle Sezioni
Unite, la giurisprudenza amministrativa
si trovò dinanzi al problema della valutazione concreta della condotta colposa
In particolare ci si chiedeva se qualsiasi
violazione dei parametri di diligenza, prudenza e perizia della condotta, oltre che
dei principi di buon andamento ed imparzialità da parte della P.A., a prescindere
dalla loro gravità, potesse integrare la
colpa dell’Amministrazione: a tale quesito la giurisprudenza rispose riconoscendo
soltanto alla violazione grave la dignità di
condotta lesiva generatrice dell’obbligo di
risarcire il danno e legando la gravità della violazione all’inescusabilità dell’errore
compiuto, con prova a carico del privato.
Può difatti leggersi che: “se la violazione
appare grave e se essa matura in un contesto nel quale all’indirizzo dell’Amministrazione sono formulati addebiti ragionevoli, specie sul piano della diligenza e
della perizia, il requisito della colpa potrà
dirsi sussistente”; al contrario, “se una
violazione è l’effetto di un errore scusabile dell’Autorità, non potrà configurare
il requisito della colpa” (Cons. Stato, sez.normativaIV, 14 giugno 2001, n. 3169; nello stesso
senso Cons. Stato, sez. VI, 18 dicembre
2001, n. 6281).
Tale orientamento, però, comportava per
il privato oneri probatori assai gravosi e
così, negli anni successivi, si formò il diverso indirizzo giurisprudenziale secondo
cui il privato può provare la colpa della
P.A. affidandosi alla presunzione semplice nascente dall’illegittimità dell’atto
amministrativo lesivo (Cons. Stato, sez.
IV, 10 agosto 2004, n. 5500; Cons. Stato,
sez. IV, 29 luglio 2008, n. 3723; Cons. St.,
sez. VI, 9 giugno 2008, n. 2763). Secondo
questo orientamento spettava quindi alla
P.A. la dimostrazione dell’esistenza di una
causa esimente di responsabilità.
Nella materia degli appalti pubblici va
sottolineato che secondo l’orientamento
prevalente, per ottenere la condanna al
risarcimento del danno sarebbe sufficiente dimostrare, ad esempio, l’illegittimità
dell’esclusione dalla gara d’appalto; di
contro all’Amministrazione spetterebbe la dimostrazione dell’assenza di dolo
o colpa, provando che si sia trattato di
un errore incolpevole (“spetterà di contro all’amministrazione dimostrare che
si è trattato di un errore scusabile, configurabile, ad esempio, in caso di contrasti
giurisprudenziali, di formulazione incerta
di una norma da poco entrata in vigore, di
rilevante complessità del fatto”(cfr. Cons.
Stato, sez. VI, 23 marzo 2009, n. 1732).
In definitiva l’approccio della stragrande
maggioranza dei giudici nazionali sulla
questione, pur oscillando tra diverse mo-dulazioni del regime probatorio, non ha
mai seriamente messo in dubbio la necessità di dimostrare l’elemento soggettivo (nelle forme del dolo o della colpa)
ai fini dell’ottenimento di una pronuncia
di condanna della P.A. a risarcire il danno
occorso al privato a seguito dell’illegittima condotta.
Su tale quadro nazionale si è innestata la
sentenza della CGCE già citata, la quale
ha confermato, precisandolo, l’orientamento inaugurato già nel 2004, laddove aveva sancito “l’incompatibilità con
il diritto europeo della disciplina nazionale che subordinasse il risarcimento del
danno alla dimostrazione da parte del
danneggiato del dolo o della colpa della
Stazione appaltante, dal momento che
tale prova, in determinati casi, finisce per
divenire estremamente difficile, se non
addirittura impossibile” (Corte di Giustizia, 14 ottobre 2004, Commissione c.È noto che fin dalla celeberrima
sentenza delle Sezioni Unite della
Cassazione n. 500 del 1999 la
giurisprudenza italiana ha delineato
un modello di responsabilità
civile dell’Amministrazione
parametrato sulla responsabilità
extracontrattuale (ex art. 2043 c.c.)
o responsabilità da fatto illecito
TEME 1.1117normativaRepubblica Portoghese, causa C-275/03).
In pratica il soggetto leso dall’atto illegittimo rischierebbe di essere privato della
concreta possibilità di essere risarcito per
il pregiudizio subito, ovvero di ottenerlo
tardivamente, a causa del fatto che la
dimostrazione della prova dell’elemento
soggettivo (colpa) in capo all’Amministrazione si rivela in determinati casi assai difficile, se non impossibile.
Come abbiamo visto in precedenza la
giurisprudenza nazionale aveva reagito
in maniera piuttosto rigida, arroccandosi
sulla teoria dell’irrinunciabile dimostrazione dell’elemento soggettivo dell’Amministrazione (pur con diversi orientamenti sull’intensità dell’onere probatorio;
per una diversa ricostruzione, in linea con
il giudice comunitario, si veda la quanto
mai isolata pronuncia Tar Abruzzo, sez. II,
4 settembre 2008 n. 1050).
Questo è il contesto in cui è giunta la
recente pronuncia dalla Corte di Giustizia, la quale ha confermato la sostanziale
irrilevanza dell’elemento soggettivo della
colpa (o del dolo) nel riconoscimento del
danno.In seguito alla pronuncia delle
Sezioni Unite, la giurisprudenza
amministrativa si trovò dinanzi
al problema della valutazione
concreta della condotta colposa
della P.A.: ci si chiedeva se
qualsiasi violazione dei parametri
di diligenza, prudenza e perizia
della condotta potesse integrare
la colpa dell’Amministrazione
18TEME 1.11Il giudice comunitario ha infatti affermato che la direttiva del Consiglio 21 dicembre 1989, 89/665/CEE, la quale coordina
le disposizioni relative all’applicazione
delle procedure di ricorso in materia di
aggiudicazione di appalti pubblici di forniture e lavori, come modificata dalla
direttiva del Consiglio 18 giugno 1992,
92/50/CEE, “deve essere interpretata nel
senso che osta ad una normativa nazionale, la quale subordini il diritto ad ottenere un risarcimento a motivo di una
violazione della disciplina sugli appalti
pubblici da parte di un’amministrazione aggiudicatrice al carattere colpevole
di tale violazione, anche nel caso in cui
l’applicazione della normativa in questione sia incentrata su una presunzione di
colpevolezza in capo all’amministrazione
suddetta, nonché sull’impossibilità per
quest’ultima di far valere la mancanza
di proprie capacità individuali e, dunque,
un difetto di imputabilità soggettiva della
violazione lamentata”.
La Corte, pertanto, ha affermato che non
è possibile subordinare il risarcimento del
danno al riconoscimento dell’elemento di
colpevolezza nella condotta della Stazione appaltante: in tal senso, la pronuncia
in questione ha statuito che la normativa
comunitaria “non indica in alcun modo
che la violazione delle norme sugli appalti pubblici atta a far sorgere un diritto al
risarcimento a favore del soggetto leso
debba presentare caratteristiche particolari, quale quella di essere connessa
ad una colpa, comprovata o presunta,
dell’amministrazione aggiudicatrice oppure quella di non ricadere sotto alcuna
causa di esonero da responsabilità”.
Da ciò può discendere sicuramente il
problema di dover coniugare la maggior ampiezza delle pretese risarcitorie dei privati con l’esigenza, di naturanormativapubblicistica, di dare certezza all’azione pubblica.
Per tale motivo il giudice comunitario ha
dunque voluto esporre alcune considerazioni tese a giustificare la sostanziale
elisione dell’elemento soggettivo dalla
tematica in questione: per un verso, gli
Stati membri possono prevedere, per questa tipologia di ricorsi, ragionevoli termini
a pena di decadenza, in modo da impedire che i concorrenti di una gara pubblica possano in ogni momento denunciare
violazioni della suddetta normativa; per
altro verso, gli stessi Stati hanno la facoltà di limitare il risultato ottenibile in giudizio alla concessione di un risarcimento .
Nelle immediatezze della pronuncia appena analizzata la giurisprudenza nazionale non può dirsi allineata alle posizioni
del giudice comunitario.
Ad oltre 3 mesi dalla sentenza della Corte
di Giustizia, non si è dunque ancora delineato un preciso orientamento su tale
questione e ciò rende estremamente difficile prevedere l’esito dei giudizi amministrativi in materia di appalti, quantomeno
sotto il profilo specifico del risarcimento.
A tal riguardo, le ultimissime pronunce dei giudici amministrativi restano in
maggioranza ancorate alla tradizionale
impostazione che impone la dimostrazione anche dell’elemento soggettivo della
colpa (o del dolo) dell’Amministrazione.
Significativa, in questo senso, Cons. Stato, sez. V, 18 novembre 2010, n. 8091, secondo cui “chi proponga ricorso con domanda risarcitoria è tenuto a dimostrare
che, anche dopo l’annullamento dell’atto
contestato a lui non favorevole, sussiste
ancora nei suoi confronti un pregiudizio
derivante dalla condotta della P.A., caratterizzata dall’elemento della colpa” (conforme, TAR Piemonte, sez. I, 19 novembre
2010, n. 4156, ove si stabilisce che “gra-va sul danneggiato l’onere di provare tutti
gli elementi costitutivi della domanda di
risarcimento del danno per fatto illecito
(danno, nesso causale e colpa)”. Il principio è oggi ribadito dall’art. 64 del codice
del processo amministrativo, secondo cui
spetta alle parti l’onere di fornire gli elementi di prova che siano nella loro disponibilità riguardo i fatti posti a fondamento delle domande e delle eccezioni”(nella
medesima scia cfr. TAR Campania, Salerno sez. I, 5 ottobre 2010, n. 11618).
Altra sentenza in controtendenza rispetto
alla recente Corte di Giustizia e, inoltre,
riaffermativa della teoria della responsabilità solo per colpa grave, è Cons. Stato,
sez. V, 25 novembre 2010 n. 8229, nella
quale può leggersi che: “Costituisce invero giurisprudenza consolidata che, ai fini
dell’ammissibilità della domanda di risarcimento del danno a carico della pubblica
Amministrazione, non è sufficiente il solo
annullamento del provvedimento lesivo,
ma è inoltre necessario che sia configurabile la sussistenza dell’elemento soggettivo del dolo ovvero della colpa. Per poter
disporre il risarcimento dei danni è quindi
necessaria la previa verifica della circostanza se l’adozione e l’esecuzione dell’at-A tal riguardo, le ultimissime
pronunce dei giudici
amministrativi restano in
maggioranza ancorate alla
tradizionale impostazione
che impone la dimostrazione
anche dell’elemento soggettivo
della colpa (o del dolo)
TEME 1.1119normativato impugnato sia avvenuta in violazione
delle regole di imparzialità, correttezza
e buona fede, alle quali l’esercizio della
funzione deve costantemente ispirarsi.
In sede di accertamento della responsabilità della pubblica Amministrazione per danno a privati conseguenti ad
un atto illegittimo da essa adottato il
Giudice amministrativo può quindi affermare la responsabilità solo quando
la violazione risulti grave e commessa
in un contesto di circostanze di fatto e
in un quadro di riferimenti normativi e
giuridici tali da palesare la negligenza
e l’imperizia dell’organo nell’assunzione del provvedimento viziato, negandola invece quando l’indagine conduce
al riconoscimento dell’errore scusabile
per la sussistenza di contrasti giudiziari, per l’incertezza del quadro normativo
di riferimento o per la complessità della
situazione di fatto (in termini: Consiglio
Stato, sez. V, 13 aprile 2010, n. 2029)”.
In tale contesto poche sono le pronunce di giudici amministrativi che hannoLa Corte ha infatti ritenuto
che gli Stati membri non
possono subordinare la
concessione di un risarcimento
al riconoscimento del carattere
colpevole della violazione della
normativa sugli appalti pubblici
commessa dall’amministrazione
aggiudicatrice (TAR Lombardia,
Brescia, sez. II, 4 novembre
2010, n. 4552)
20TEME 1.11invece seguito l’orientamento comunitario: in particolare, una recentissima
sentenza del TAR Lombardia, richiamando proprio la citata pronuncia della
CGCE, ha statuito che “il profilo dell’accertamento della sussistenza della colpa
è destinato a perdere consistenza alla
luce della recente sentenza della Corte di Giustizia CE, sez. III – 30/9/2010
(causa C-314/2009) .La Corte ha infatti
ritenuto che gli Stati membri non possono subordinare la concessione di un
risarcimento al riconoscimento del carattere colpevole della violazione della
normativa sugli appalti pubblici commessa dall’amministrazione aggiudicatrice” (TAR Lombardia, Brescia, sez. II,
4 novembre 2010, n. 4552; nella stessa direzione, inoltre, sembra inserirsi
la recente pronuncia TAR Piemonte,
sez. II, 29 ottobre 2010 n. 3939). Nella medesima pronuncia TAR Lombardia, i giudici hanno statuito altresì che
non è accettabile neppure l’inversione
dell’onere probatorio a carico dell’amministrazione aggiudicatrice, poiché
esso genererebbe “il rischio che l’offerente pregiudicato da una decisione illegittima di un’amministrazione aggiudicatrice venga comunque privato del
diritto di ottenere un risarcimento per
il danno causato da tale decisione, nel
caso in cui l’amministrazione suddetta
riesca a vincere la presunzione di colpevolezza su di essa gravante”.
In conclusione va detto che la giurisprudenza nazionale sarà chiamata, nei
prossimi mesi, a chiarire definitivamente
la propria posizione in merito alla rilevanza (o meno) dell’elemento soggettivo
nella responsabilità della P.A. per lesione
da interesse legittimi e che tale questione rivestirà certamente un ruolo centrale nell’ambito degli appalti pubblici.appalti verdiPremio compraverde,
Da qualche tempo, i temi del rispetto
ambientale e dell’etica sociale hanno
cominciato a farsi strada tra la società civile. Ci si rende conto che ognuno deve dare il proprio contributo per
la salvaguardia del pianeta che non è
“cosa nostra”, ma che ci è stato affidato
per un utilizzo intelligente e razionale
ed abbiamo l’obbligo di consegnarlo integro alle future generazioni, senza ferirlo mortalmente con un utilizzo egoistico e smodato delle risorse.
Gli ultimi due Congressi della F.A.R.E.
hanno posto in risalto i doveri etici e di
responsabilità sociale della categoria,
cui consegue la necessità di far seguire
azioni concrete volte a metterli in pratica. Agire con Etica e Responsabilità sociale, non significa limitarsi a garantire
concorrenzialità e trasparenza, questi
sono doveri giuridici, ma vuol dire adottare per libera scelta personale principi
e regole comportamentali per perseguire
nel miglior modo possibile il bene comune; non limitarsi ad adempiere ai propri
doveri, ma contribuire allo sviluppo ed al
miglioramento della società assumendo
gratuitamente un ruolo attivo.
È in questo contesto che anche i Provveditori sono chiamati a fare la propria
parte. E la possono fare in molti modi:
uno di questi è quello di stimolare le
Aziende con cui lavorano ad intraprendere la strada degli acquisti verdi. Diverse sono le ragioni a favore di questa
Sotto il profilo etico, la Pubblica Am-ministrazione deve rappresentare per
la gente comune un esempio di agire
virtuoso ed uno stimolo a perseguire
il bene comune: lo Stato non può sollecitare i cittadini a comprare vetture
ecologiche, carta riciclata, alimenti biologici se poi la P.A. non è la prima ad
Sotto il profilo economico, é notorio che
per dimensioni, numero di dipendenti
e giro d’affari, le Aziende Sanitarie ed
Ospedaliere molto spesso rappresentano
le più grandi realtà socio-economiche
del territorio di riferimento e costituiscono un eccezionale volano economico. Da qui consegue la possibilità di stimolare i fornitori ad innovare in senso
ecologico processi e prodotti. Strategicamente si tratta di passare da una situazione nella quale subiamo il mercato
che ci induce ad acquistare ciò che le
imprese ci propongono, ad un ruolo attivo e propulsivo del mercato stesso.
Ultimo, ma non per importanza, gli acquisti verdi si adattano perfettamente alla mission aziendale che è anche
quella di prevenire e la prevenzione si
sposa perfettamente con il rispetto per
Come fare? Non si tratta di rivoluzionare il nostro modo di agire, ma spesso
di mandare dei segnali, di fornire degli
stimoli al mercato.
Il Codice degli Appalti insieme ai tanti
problemi, ha fornito anche importanti
opportunità in tema di appalti verdi. Le
norme cui fare riferimento sono: art. 2,Giuseppe Solazzi
Desenzano del GardaTEME 1.1121appalti verdibox 1
oGGETTo DI VALUTAZIoNE (in grassetto)PUNTEGGIo MASSIMoAppalti che hanno per oggetto categorie di prodotti per i quali esiste
l’ecoetichettatura Ecolabel o marchio similare
ProDoTTo A rIDoTTo IMPATTo AMbIENTALE
Mezzo di prova: Etichetta Tipo I-ISO 14024 (ECOLABEL, Blauer Angel, White Swan,
o equivalenti);
La valutazione delle certificazioni di marchio ecologico di prodotto è subordinata
alla loro stampigliatura sull’etichetta del contenitore o prodotto presentato come
campione (se richiesto).
Appalti che hanno per oggetto prodotti in legno
ProDoTTo fAbbrICATo NEL rISPETTo DEI rEqUISITI DI GESTIoNE
Mezzo di prova: Certificazione FSC o PEFC
o equivalenti, posseduta
dal concorrente o da almeno uno dei fabbricanti dei prodotti offerti.
Appalti che hanno per oggetto acquisti di apparecchiature/computer
Mezzo di prova: Certificazione Energy Star o equivalente.
Appalti in genere
rIDUZIoNE/UTILIZZo IMbALLAGGI rISPETToSI DELL’AMbIENTE
Per il trasporto delle merci, prova di utilizzo di pallet ottenuti da legni provenienti
da foreste e piantagioni certificate FSC o PEFC o equivalenti;
Inserire quando vengono richiesti prodotti fabbricati nell’ambito di processi
socialmente ed eticamente sostenibili
rISPETTo DEI DIrITTI UMANI E DEI LAVorATorI E ADoZIoNE DI CrITErI DI
Mezzo di prova: Certificazione etica SA 8000 o AA 1000 o OHSAS 18001 o
equivalenti, possedute dal concorrente o da almeno 1 dei produttori dei prodotti
offerti.Punti ___
quantità/tipologia dei
prodotti offerti in gara
del marchio ecologico.
Punti ____
quantità/tipologia
dei prodotti offerti in
gara che rispettano i
Punti ____Punti ____
In caso di possesso
di più certificazioni,
saranno, comunque,
attribuiti non più di
___ puntiIl possesso delle certificazioni e dei marchi di cui sopra viene assunto dalla Stazione
Appaltante quale garanzia del rispetto dei requisiti di basso impatto ambientale/
fabbricazione nell’ambito di processi socialmente ed eticamente sostenibili. In
luogo delle certificazioni e dei marchi sopra indicati saranno accettati documenti
o altri mezzi di prova dai quali si evinca chiaramente il rispetto dei criteri previsti
per l’attribuzione delle certificazioni/marchi.
art. 42, art. 44, art. 68, art. 69, art. 83.
Essi ci consentono, pur con alcune cautele, nel rispetto dei principi di trasparenza e concorrenzialità, di riservare un
occhio di riguardo a prodotti ed imprese
che operano nel campo della green eco22TEME 1.11nomy. Certamente si tratta di introdurre
nei documenti di gara ulteriori variabili,
foriere di difficoltà e problemi. Infatti,
sotto il profilo documentale, la gara
deve essere costruita in modo coerente,
esplicitando sin dal bando l’intenzioneappalti verdidi acquistare/appaltare beni e servizi
a ridotto impatto ambientale. Tale coerenza deve trovare poi riscontro nel
capitolato speciale dove le ecoetichettature non devono essere richieste pena
esclusione, ma bisogna sempre dare la
possibilità ai concorrenti di provare in
altro modo il possesso di caratteristiche
verdi, pur non certificate. Infine, è necessario costruire una griglia di punteggi premiante per le ditte che propongono prodotti/servizi verdi, ma non eccessivamente discriminante per coloro che
offrono prodotti/servizi tradizionali. Un
esempio è riassunto nel box 1.
Come detto, intraprendere la strada
degli appalti verdi significa aggiungere
complessità ad un settore che già di per
sé è difficoltoso, caratterizzato da una
legislazione complessa ed instabile, da
una giurisprudenza ondivaga, cavillosa e formalista, nonché da un sistema
imprenditoriale arretrato che non raramente cerca di vincere le gare nelle aule
dei tribunali piuttosto che in campo
Ed allora perché i Provveditori dovrebbero avventurarsi su questa via? Qui
ritornano i temi dell’Etica e della Responsabilità Sociale con i quali abbiamo
aperto l’articolo: il dovere non giuridico,
ma morale di fare qualcosa in più del
dovuto per il bene comune; la spinta ad
innovare per migliorare, senza la quale
Fortunatamente, alcune volte, l’im-pegno viene anche premiato. È questa
l’occasione per ricordare a tutti i lettori
di Teme che ogni anno, nei primi giorni del mese di ottobre, presso la Fiera
di Cremona si tiene il Forum Internazionale Compravende che ha lo scopo
di mettere in rapporto gli attori della
green economy: fornitori e consumatori. Nell’ambito di tale manifestazione
viene annualmente bandito il Premio
Compravende che si pone l’obiettivo
di riconoscere pubblicamente gli Enti
Pubblici che si sono contraddistinti per
aver pubblicato bandi verdi od attuato
concrete attività di promozione ed implementazione degli acquisti verdi. Il
concorso prevede diverse sezioni, una di
queste dedicato alle Aziende del S.S.N.
(per approfondimenti vedi box n. 2).
Quest’anno il premio per le Aziende
Sanitarie è stato attribuito all’Azienda
Ospedaliera di Desenzano del Garda che
ha partecipato al concorso con la procedura riguardante la fornitura di Cancelleria (la procedura è pubblicata sul sito
www.fareonline.it , “servizi” “benchmarking”).
Questo articolo vuole essere uno stimolo per tutti i colleghi Provveditori affinché, pur tra tutte le difficoltà ed i problemi che incontrano quotidianamente,
si impegnino per intraprendere la strada
degli appalti verdi e partecipino al Premio Compravende, mandando così alla
società civile un chiaro segnale dell’impegno etico e sociale della categoria.box 2
Per informazioni sul Premio Compravende:
www.compraverde.itTEME 1.1123gestioneMonitoraggio e controllo per i servizi
in outsourcing: il modello dell’Azienda
Direttore Generale ULSS 9
Direttore Amministrativo ULSS 9
Economato ULSS 9 Treviso
G. Magliocca
Dirigente Servizio Provveditorato
Direttore Tecnico di Noveservizi Srl
A. Carnio
Personale dell’Area Monitoraggio
contratti di Noveservizi Srl
C. Schiavon
contratti di Noveservizi Srl24TEME 1.11Le evoluzioni legislative e il cambiamento
dei paradigmi che hanno investito la sanità
nell’ultimo decennio hanno posto l’attenzione delle organizzazioni ai propri processi core sanitari e socio-sanitari. Questo ha
indotto le organizzazioni stesse a trovare
soluzioni alternative per la gestione dei
processi di supporto, per i quali l’esternalizzazione ha visto un’evoluzione esponenziale attraverso l’affidamento all’esterno
di alcuni servizi tra cui la ristorazione, il
lavanolo, la gestione delle apparecchiature biomedicali, la sterilizzazione, i call
center, ecc. Se l’esternalizzazione diviene
quindi una scelta strategica aziendale è
necessario mettere in atto dei meccanismi
che possano garantire all’organizzazione di
mantenere “la guida del processo esternalizzato”.
Per far sì che ciò avvenga, analizzando le
tre principali fasi della gestione dei processi caratterizzate da planning, execution
e governance, risulta necessario svolgere al meglio la fase di planning del processo, lasciando l’esecuzione al fornitore
(outsourcer), ma mantenendo comunque
le redini della governance del processo
stesso. Questo approccio è richiesto, pur se
espresso in forma diversa, anche dal Codice dei Contratti Pubblici all’articolo 119, il
quale recita “… la esecuzione dei contratti
aventi ad oggetto lavori, servizi, forniture, è
diretta dal responsabile del procedimento o
da altro soggetto, nei casi e con le modalità stabilite dal regolamento. Per i lavori,
detto regolamento stabilisce le tipologie
e gli importi massimi per i quali il respon-sabile del procedimento può coincidere
con il direttore dei lavori. Per i servizi e le
forniture, il regolamento citato individua
quelli di particolare importanza, per qualità e importo delle prestazioni, per i quali il
direttore dell’esecuzione del contratto deve
essere un soggetto diverso dal responsabile
del procedimento …”.
Riprendendo le tre fasi di gestione dei
processi, è quindi necessario che l’azienda
metta in atto:
•	una	buona	pianificazione	del	processo	da	esternalizzare, attraverso la costruzione
di un capitolato che espliciti al meglio
le necessità e le interfacce interne per
un buon funzionamento. In questa fase
è anche necessario progettare il sistema
di monitoraggio e controllo del processo
affidato in outsourcing al fine di definire
le basi per la messa in atto della governance;
•	l’esecuzione	delle	attività	del	processo	da parte dell’outsourcer;
•	l’attuazione	del	sistema	di	monitoraggio	e controllo al fine di monitorare l’andamento del processo e mettere in atto le
opportune azioni di miglioramento per
garantire che si raggiungano le performance richieste dai diversi stakeholder
(portatori di interesse).
È evidente che in tale configurazione il
rapporto con il fornitore non deve essere
semplicemente un rapporto cliente-fornitore, ma si deve spingere verso un rapporto
di partnership al fine di creare valore aggiunto per entrambi gli attori in gioco.gestioneIl modello di monitoraggio e controllo
Il modello di monitoraggio e controllo, rispondente alle esigenze di cui sopra, è formato da tutti quei processi finalizzati ad
osservare e misurare l’esecuzione del processo del servizio, in modo da identificarne
per tempo i rischi e i potenziali problemi ed
intraprendere, quando necessarie, le azioni
correttive volte a rimettere il servizio in linea con la prestazione richiesta.
Si potrà notare, pertanto, come tale sistema, garantendo in primis la facoltà di
monitorare la prestazione, si ponga come
obiettivo principe l’osservazione e la misurazione della stessa, identificandone gli
scostamenti rispetto a quanto richiesto.
Nella logica così definita, l’applicazione di
eventuali penali, per servizi resi al di sotto
della soglia di accettazione, è stata considerata come un mero corollario di tale
impianto, il quale, pertanto, non si pone in
un’ottica “punitiva”, bensì di costante monitoraggio e miglioramento prestazionale.
Lo scopo e la finalità che si sono volute
individuare per tale sistema risultano perciò duplici, consistendo sia nella verifica
del servizio reso, sia, nel caso risultasse
necessario, nell’indicazione delle azioni di
miglioramento da applicare.
Al fine di garantire quanto sopra specificato, l’esigenza primaria è stata quella di
definire le aree sulle quali il controllo e
monitoraggio vanno eseguiti. Di qui l’individuazione di quattro diverse aree di misura (Figura 1):
1) controllo dei requisiti: la relativa attività ha lo scopo di appurare l’esistenza ofIGUrA 1
ed il fornitoreLivelli
di servizio1
del requisiti
contrattoGoVErNo
ProCESSo4Customer
SatisfactionLe aree e gli attori
interessati dal modello
di monitoraggio e controllo2AuditGestore
fornitore3Utilizzatore
ed il fornitoremeno dei requisiti minimi ed essenziali
del servizio, senza i quali il servizio stesso non può considerarsi tale.
2) monitoraggio dei livelli-performance
del servizio (Service Level Agreement):
la relativa attività di monitoraggio del
risultato del servizio ha lo scopo di valutare la bontà dell’andamento del processo di erogazione dello stesso, attraverso l’analisi di specifici indicatori. Ciò
può condurre a diverse soglie di accettazione, in particolare: prestazione conforme al servizio richiesto, prestazione
conforme al servizio richiesto ma da
migliorare, prestazione da rifiutarsi per
il bassissimo livello qualitativo prestato.
In questo modo è possibile accertare
la capacità della Ditta di rispettare il
livello del servizio richiesto, oltre che
di comprendere la capacità di attivare
azioni di miglioramento nel caso gli in-TEME 1.1125gestionedicatori evidenzino performance sotto
3) monitoraggio della customer satisfaction dei fruitori del servizio: lo scopo
di tale attività è quello di conoscere il punto di vista dei destinatari del
servizio, ossia degli effettivi fruitori
del servizio stesso, in modo tale che,
dall’elaborazione dei risultati raccolti,
si possa individuare l’effettivo gradimento di quanto prestato dal fornitore
adottando anche le opportune azioni di
miglioramento qualora lo si ritenesse
4) esecuzione di audit del processo: gli
audit consentono di valutare la capacità del fornitore del servizio di: gestire
il processo conformemente a quanto
richiesto, valutare le modalità di esecuzione del processo, valutare l’avanzamento delle azioni di miglioramento
condivise a seguito dell’analisi dei dati
di performance e della customer satisfaction. L’esecuzione di audit avviene
conformemente alla norma ISO 19.011
“Linee guida per gli audit dei sistemi di
gestione per la qualità e l’ambiente”.
Il passo successivo, al fine di poter applicare correttamente tale approccio, consiste nell’individuare gli strumenti e le modalità capaci di dare concreta attuazione
all’intero sistema. Criterio guida è quello
per cui tale sistema deve essere posto in
essere attraverso la combinazione di strumenti e modalità capaci di garantire l’ottimizzazione del rapporto tra l’efficacia del
controllo ed il relativo costo.
È proprio in questa fase di progettazione
del sistema che il giusto mix di strumenti e
modalità di controllo devono trovare il proprio equilibrio tra costi ed efficacia, quindi
si potranno definire:
•	tipologie di controlli e monitoraggi diverse ma tra loro integrabili, quali,
26TEME 1.11per esempio, un controllo fisico posto in
essere dalla stessa azienda, o un controllo documentale riferito a documenti
e/o dati forniti dal prestatore del servizio stesso o da soggetti terzi preposti
all’occorrenza all’esecuzione di attività
di verifica. Si potranno altresì avere dei
controlli diretti sui fruitori del servizio,
con un’indagine sugli effettivi destinatari
dello stesso, chiara modalità quest’ultima di esplicazione della customer satisfaction;
•	strumenti di controllo, attraverso i quali le diverse tipologie di controllo di cui
sopra vengono a concretizzarsi, quali per
esempio check list, confronto di più flussi
informativi, controllo eseguito dal fornitore, report di andamento degli indicatori, ecc;
•	livelli di campionamento del controllo che potranno variare da un controllo
casuale, al controllo totale ed infine al
controllo statistico, al fine di conferire al
controllo il livello di affidabilità richiesto
senza necessariamente richiedere una
quantità elevata di risorse impiegate per
eseguire i controlli stessi;
•	tempi necessari per il controllo, ossia la
quantificazione delle giornate/uomo necessarie per l’attuazione e la messa in opera del sistema di monitoraggio e controllo.
Si sottolinea come tale fase di progettazione vada a rappresentare un vantaggio sia
per l’azienda, che ne avrà un conseguente impatto sul servizio ricevuto, sia per
l’outsourcer, che, allo stesso modo, ne avrà
un impatto sulla modalità di erogazione
del servizio. Questi ulteriori aspetti portano
inevitabilmente ad osservare come il modello di monitoraggio e controllo in tutti i
suoi elementi vada definito in funzione del
tipo di servizio/processo esternalizzato, in
modo da adattarlo alle specificità di ciascuno di questi.gestioneIl funzionamento del modello
Il modello di monitoraggio e controllo così
come sopra concepito, è pertanto caratterizzato dalla necessità di:
- valutare l’avanzamento delle attività del
servizio (dove ci troviamo);
- confrontare le prestazioni fornite
dall’outsourcer e quelle dovute dallo
stesso secondo quanto contrattualmente
previsto (dove dovremmo essere);
- definire e controllare le azioni correttive
volte a rimuovere i problemi e/o evitare i
rischi in modo da ristabilire il livello prestazionale dovuto (come dobbiamo continuare).
Ad ogni buon conto, nel porre in essere tale
attività, è innanzitutto necessario tenere
in considerazione che l’individuazione di
un corretto monitoraggio deve essere tale
da rappresentare un efficace deterrente, al
fine di garantire una corretta esecuzione
del servizio da parte dell’outsourcer. Infatti,
il fine ultimo dell’intero impianto è quello
di individuare margini e strumenti di miglioramento e/o correzione del servizio.
Ciò premesso, si osserva come (vedi figura
2), una volta eseguiti i controlli nelle differenti aree e secondo le diverse modalità,
e, valutati i risultati conseguiti, l’azienda
adotterà le misure più opportune a seconda delle risultanze conseguite.Nello specifico, nel caso in cui i controlli
diano esito completamente positivo, per il
fornitore non vi sarà alcuna conseguenza,
essendo la prestazione resa totalmente
conforme a quanto richiesto e necessario.
Diversamente, qualora nel corso dei controlli vengano rilevate delle non conformità
ma, le stesse, non siano comunque pregiudizievoli per il servizio, l’outsourcer dovrà
adottare delle azioni di miglioramento in
modo da conformare lo stesso a quanto
Dette azioni di miglioramento rappresentano una chiara espressione di un rapporto di
partnership tra azienda e fornitore, dal momento che le stesse vanno condivise tra le
parti, in modo da individuare, di concerto,
i mezzi più convenienti per garantire, nel
proseguo del rapporto, l’esecuzione corretta ed il miglioramento della prestazione.
Per rendere chiaro tale principio, basti pensare al caso in cui l’outsourcer, nell’esecuzione del servizio di lavanolo, consegni alla
sede di destinazione una quantità di prodotti superiore a quella dovuta, allo scopo
di mettere in condizione gli utilizzatori di
non rimanere mai senza materiale. In realtà il fornitore, nel consegnare un numero di
beni superiore, non garantisce un migliore
e maggior servizio, dal momento che ciò
può determinare per l’azienda il sorgere difIGUrA 2
Attuazione del sistema di monitoraggio e controllo
requisitiLivelli di esercizioAudit
oK?Attuazione azione
correttiva e penaleSìCustomer SatisfactionSì
NoPregiudica il servizio?
Attivazione azione
di miglioramentoModalità di funzionamento
del sistema di monitoraggio e controlloTEME 1.1127gestioneproblematiche quali, per esempio, quelle
legate ad una corretta gestione degli spazi,
spesso inadeguati a contenere l’esubero di
materiale consegnato. Ancora, è possibile
che nel servizio di ristorazione l’outsoucer
consegni il pasto sebbene il paziente risulti
già dimesso. In tutti questi casi, l’azienda
ed il fornitore dovranno analizzare l’accaduto e sviluppare delle sinergie di azioni
finalizzate al miglioramento del processo
e del servizio. Ciò all’evidenza, nella logica
di un costante dialogo e confronto tra le
parti, garante di una costante e proficua
crescita per entrambe.
È qui evidente la ratio fondamentale del
sistema adottato, volta, come sopra precisato, a garantire una corretta esecuzione
della prestazione in un’ottica di costante
Ad ogni buon conto, resta tuttavia impregiudicata la facoltà per l’azienda di procedere con una riduzione del canone del servizio, laddove emerga che il fornitore non
abbia garantito i livelli prestazionali dallo
Solo nel caso in cui, nel corso di detti controlli, si rilevassero €non conformità€ di
particolare rilievo, il modello prevede la facoltà di applicare le relative penali. In tale
ipotesi, una volta individuate le condizioni
di rifiuto per ogni singolo servizio, qualorafIGUrA 3
ContestazioniPenalirisoluzione
contrattorequisiti
del servizio444Livelli
del servizio444Customer
Satisfaction44Audit44Struttura concettuale del sistema sanzionatorio28TEME 1.11nel corso del controllo l’azienda rilevi delle
non conformità capaci di pregiudicarlo, la
stessa ha la facoltà di attivare degli strumenti sanzionatori ad hoc.
Quest’ultimo elemento del sistema di monitoraggio e controllo ci porta inevitabilmente ad affrontare nello specifico la dinamica e i meccanismi del sistema sanzionatorio, che, in relazione ad ogni singolo
elemento oggetto del controllo, sia capace
di individuare precise forme di sanzione.
Sul punto, si sottolinea come la logica utilizzata e ritenuta più appropriata, al fine
di applicare le diverse categorie sanzionatorie, è stata quella di procedere in modo
graduale e progressivo (vedi figura 3).
Nell’impianto tracciato, ciò si riflette non
soltanto nel fatto di voler investire diversamente le quattro diverse aree sulle quali il
controllo viene ad esplicitarsi, prevedendo
degli strumenti sanzionatori più incisivi per
alcune di esse, ma anche nel calibrare, in
modo crescente, in relazione alla gravità
dell’inadempienza, le diverse forme sanzionatorie all’interno di ciascuna delle aree
Per rendere chiaro il meccanismo di funzionamento del sistema sanzionatorio, è utile
riportare a fini esemplificativi un caso concreto riguardante il servizio di ristorazione.
Può accadere infatti che, al termine di un
controllo sulla temperatura dei pasti forniti,
si appuri che il fornitore ha consegnato dei
pasti freddi. In questo caso l’Azienda U.l.s.s.
procederà dapprima con l’invio di una contestazione scritta, in cui si indicherà la non
conformità rilevata e le conseguenti azioni da adottare al fine di evitare il ripetersi
dell’accaduto, poi all’applicazione di una
determinata penale corrispondente ad un
valore economico predeterminato.
Continuando nel caso preso in esame
nell’ipotesi in cui, tale inadempienza sia
reiterata e abbia comportato delle gravigestioneconseguenze per l’azienda, tali da compromettere la continuità del rapporto, l’estrema ratio rimane quella di procedere con la
risoluzione del contratto. È evidente come,
in questo caso, vista la peculiarità e rilevanza dell’area di controllo, l’azienda abbia
a disposizione molteplici strumenti sanzionatori, compresa la facoltà di interrompere
il rapporto di servizio con il fornitore.
Risultati diversi si conseguono esaminando,
al contrario, la customer satisfaction, per la
quale, volendo calibrare le forme sanzionatorie ai diversi campi oggetto di controllo, gli strumenti utilizzabili dall’azienda
nel caso di non completo gradimento del
servizio da parte dei fruitori dello stesso, sono rappresentate, in prima battuta,
da contestazioni scritte e, nel caso di un
giudizio di customer satisfaction degli utilizzatori inferiore a determinate soglie stabilite, dall’applicazione di una determinata
L’esperienza dell’Ulss 9 Treviso
Per quel che concerne la fattispecie concreta di applicazione del suddetto modello,
è da premettere come il progressivo sviluppo della realtà dell’Azienda ULSS 9, e le
sempre più vaste aree in cui la stessa è stata chiamata ad operare, ha fatto nascere
il problema di dover affidare a terzi parte
delle proprie attività, e, di conseguenza,
di dover gestire e controllare al meglio le
L’esigenza di adottare un modello di monitoraggio e controllo con le caratteristiche
e i meccanismi sopra descritti, si è imposta
quindi nella realtà sanitaria trevigiana, anche con particolare riguardo ai sevizi affidati in outsourcing ricompresi nel project
financing finalizzato alla realizzazione
della Cittadella Sanitaria, oggi in fase di
Proprio un progetto di tal fatta, primaesperienza per la sanità trevigiana, ha fatto sentir ancor più la necessità di dover
pensare ad un sistema capace di osservare l’andamento dei servizi affidati a ditte
esterne, in modo da individuarne per tempo i rischi e le potenziali problematiche e,
nel caso in cui fosse necessario, individuare
le eventuali azioni di miglioramento da attuare.
Tutto ciò a vantaggio e tutela, non solo
dell’Azienda in sé considerata, ma anche
della bontà del servizio erogato, e, conseguentemente, dei suoi fruitori.
I campi in cui si è andati ad agire sono stati molteplici e di natura e tipologia completamente diversa l’una dall’altra. Nello
specifico, per quel che concerne i servizi
ricompresi nel project financing, ovvero i
servizi di pulizie, ristorazione, lavanolo e
sterilizzazione, assistenza e manutenzione
tecnica relativa alle apparecchiature elettromedicali, ci si è occupati della progettazione del sistema di monitoraggio e controllo. Diversamente, per i servizi ad oggi
già esternalizzati (ristorazione, lavanolo,
sterilizzazione, centro unico prenotazioni,
servizio noleggio fotocopiatrici, pulizie,
manutenzione apparecchiature elettromedicali, elisoccorso e service della dialisi) il
compito non è stato solamente quello diUna volta individuate le
condizioni di rifiuto per ogni
singolo servizio, qualora nel
corso del controllo l’azioneda
rilevi delle non conformità capaci
di pregiudicarlo, la stessa ha la
facoltà di attivare degli strumenti
sanzionatori ad hoc
TEME 1.1129gestioneprovvedere alla progettazione del sistema
ma, di darne altresì effettiva attuazione attraverso la predisposizione di un piano di
controllo e l’esecuzione degli effettivi strumenti a ciò volti.
Punto di partenza, comune in entrambe le
esperienze, è stato innanzitutto quello di
esaminare i contratti relativi ai servizi affidati in outsourcing, andandone ad identificare le eventuali criticità presenti e le
priorità di intervento, per poi determinare
le possibili soluzioni, capaci di soddisfare le esigenze dell’Azienda. Oltre all’ideazione e alla creazione di alcune regole e
principi generali validi per tutti i servizi de
quibus, per ognuno di essi, alla luce delle
peculiarità individuate, sono stati definiti
i diversi oggetti sui quali concretamente
eseguire il monitoraggio, nonché gli strumenti e modalità per attuarlo. È evidente,
pertanto, come un impianto così pensato
possa garantire all’Azienda un incremento
dell’efficienza dei servizi resi, nonché una
riduzione dei costi per mancati servizi e
servizi non conformi.
Date tali premesse, è evidente come la
definizione di un sistema di monitoraggio
e controllo appaia un’operazione poten-Ulteriore vantaggio nell’adozione
di un impianto di tal fatta è
ravvisabile nella possibilità di
garantire un costante dialogo tra
l’Azienda e la Ditta prestatrice
del servizio, nell’ottica di una
reciproca e continua integrazione
tra le rispettive realtà
30TEME 1.11zialmente di facile ed agevole ideazione,
in quanto, individuati gli elementi sui
quali eseguire il controllo, è sufficiente
determinare gli strumenti e le modalità
più opportune ed efficaci attraverso cui
eseguire concretamente il monitoraggio.
Resta invece di più complessa realizzazione il momento di esecuzione concreta delle operazioni di controllo e monitoraggio.
La bontà di tale sistema, non si limita alla
facilità nella sua definizione, ma si traduce altresì in una evidente utilità nella gestione del servizio, di volta, in volta, preso
in considerazione. Infatti, si può rilevare
come l’impianto definito per l’Azienda
ULSS di Treviso sia capace di ottimizzare
l’erogazione oltre che la fruizione del singolo servizio, andando altresì a cautelare
lo stesso personale operante all’interno
dell’Azienda; si pensi, per esempio, alla
riduzione dei rischi al momento della liquidazione delle fatture o alla riduzione
di possibili guasti o blocchi nel funzionamento dei servizi, etc.. Appare pertanto
evidente come la fase di progettazione
del sistema sia un momento fondamentale per garantire, non solo l’efficacia dei
controlli, ma, soprattutto, per assicurare
l’oggettività e obiettività dei risultati a
cui si perviene.
Per concludere, va altresì rilevato che
ulteriore vantaggio nell’adozione di un
impianto di tal fatta è ravvisabile nella
possibilità di garantire un costante dialogo tra l’Azienda e la Ditta prestatrice
del servizio, nell’ottica di una reciproca
e continua integrazione tra le rispettive
attività, al fine di garantire un processo di
costante miglioramento nelle prestazioni
dei servizi, dove l’elemento sanzionatorio
rappresenta l’estrema ratio, applicabile
solo in caso di gravi inadempimenti, non
costituendo certo il fine per cui l’Azienda
adotta tale sistema.accordo quadroL’accordo quadro
L’accordoquadro è disciplinato nel
D.Lgs. 163/2006 agli artt. 3, punto 13,
e 59; lo stesso è definito come “un accordo concluso tra una o più stazioni
appaltanti e uno o più operatori economici, il cui scopo è quello di stabilire le
clausole relative agli appalti da aggiudicare durante un dato periodo, in particolare per quanto riguarda i prezzi e,
se del caso, le quantità previste” (art. 3
numero 13, D.Lgs. 163/2006).
Il fine principale del legislatore è quello
di garantire alla stazione appaltante un
vantaggio economico ed un risparmio
delle attività procedimentali di gara,
evitando di ricorrere periodicamente
alla stipula di molteplici contratti di
fornitura dall’oggetto simile o identico,
con l’accorpamento, in un’unica gara,
degli acquisti, a carattere ripetitivo e
costante nel tempo, di beni omogenei e
di piccola entità (es. oggetti di cancelleria, arredi, informatici).
Riguardo la natura giuridica, l’accordo
quadro è configurato alla stregua di un
contratto normativo1, con la funzione di prefissare clausole e condizioni
di contratti eventuali e futuri stipulati
tra le parti (es. qualità, pregio tecnico,
prezzo e termini).
È un contratto ad effetti obbligatori, in
quanto in capo alle parti non sorgono
diritti reali, ma consente alla stazione
appaltante di selezionare uno o più offerenti con i quali questa si vincola per
tutti gli appalti successivi di un certo
tipo.Ha una durata pluriennale, massima di
4 anni, e presenta caratteri di flessibilità, semplificazione e modernizzazione
dell’attività contrattuale delle Pubbliche Amministrazioni.
Riguardo all’ambito di applicazione, l’accordo quadro viene utilizzato in via principale per gli appalti di forniture e servizi,
non per gli appalti di lavori pubblici.
Infatti, in materia di lavori, lo stesso è
ammesso esclusivamente in relazione ai
lavori di manutenzione, mentre non ne
è consentito l’utilizzo per la progettazione e per gli altri servizi di natura intellettuale; unicamente nel caso in cui i
lavori presentino caratteri di serialità e
prestazioni standardizzate, sarà possibile concludere un accordo quadro.
Mediante la procedura del differimento
stabilita dal D.Lgs. 6/2007, l’applicazione dell’accordo quadro è stata rinviata
al 2 agosto 2007.
Attualmente, sono state predisposte alcune gare, atte alla conclusione di un
accordo quadro, sebbene la disciplina
in merito sarà effettivamente operativa soltanto con il regolamento attuativo del codice degli appalti pubblici, a
tutt’oggi peraltro non in vigore.
fasi per la stipula del contratto
Esistono 2 tipologie di accordo quadro:
- Accordo quadro concluso con un solo
operatore economico(comma 4 art. 59);
- Accordo quadro concluso con più operatori economici, in numero non inferiore a tre (commi 5-6-7-8 art. 59).Dott.ssa Stefania Margaria
dell’Università degli Studi di Torino1.
Esistono 3 tipologie di contratto
normativo, a seconda del numero
dei soggetti investiti e degli effetti
- unilaterale: lo schema e le clausole dell’accordo vincolano una
delle parti ed un soggetto terzo;
- bilaterale: lo schema e le singole clausole vincolano le parti
stesse del contratto normativo,
e vi è un solo operatore economico;
- plurilaterale: il contratto è stipulato da più parti (vi sono 7
operatori economici), gli effetti
operano nei rapporti tra le stesse e tra queste e soggetti terzi.
La figura dell’accordo quadro si
inserisce nella seconda e terza
tipologia, a seconda che ci siano
uno o più operatori economici.TEME 1.1131accordo quadro2.
Cfr. S.C.R. Piemonte, s.p.a. gara
n. 1/2010 “Fornitura di estratti
allergenici per terapia iposensibilizzante specifica (ITS) ed estratti
allergenici per diagnostica in vitro
da destinarsi al Servizio Sanitario
della Regione Piemonte”; Città
di Torino, gara n. 52/2008 “Accordo quadro per la fornitura di
arredi speciali su misura occorrenti ai servizi comunali”; gara n.
120/2008 “Accordo quadro per il
servizio di accoglienza residenziale e accompagnamento all’inclusione sociale per stranieri”.In entrambe le situazioni può essere utilizzato il sistema dell’asta elettronica.
Nel secondo caso, i contratti successivi
possono essere stipulati senza un nuovo
confronto competitivo (comma 6), ossia
tutte le condizioni e le clausole vengono stabilite in via anticipata prima di
stringere l’accordo quadro e non vi è
più spazio per un’eventuale e successiva negoziazione; si utilizza, pertanto,
un criterio distributivo, incentrato sul
meccanismo della rotazione. Un esempio di gara senza ulteriore competizione è quella indetta dalla S.C.R. Piemonte s.p.a. e pubblicata sulla G.U.C.E.
il 19.01.2010, relativa alla fornitura di
estratti allergenici per terapia iposensibilizzante specifica (ITS) ed estratti
allergenici per diagnostica in vivo da
destinarsi al Servizio Sanitario della
Oppure, (comma 8) non vengono definite tutte le condizioni dei successivi contratti e pertanto queste saranno
oggetto di un nuovo confronto competitivo; una fattispecie di questo tipo è
quella della gara indetta dalla Città di
Torino per la fornitura di arredi speciali
su misura occorrenti ai servizi comunali
(n. 52/2008).Il fine principale del
legislatore è quello di garantire
alla stazione appaltante
un vantaggio economico
ed un risparmio delle attività
procedimentali di gara,
evitando di ricorrere alla stipula
di molteplici contratti di fornitura
32TEME 1.11L’istituto si suddivide in 2 fasi principali:
a) gara pubblica - selezione del/i
fornitore/i (formeranno una sorta di
elenco) mediante procedura aperta o ristretta, progettazione e determinazione delle singole clausole
e variabili ai fini della conclusione
dell’accordo quadro;
b) confronto negoziale - aggiudicazione dei singoli contratti agli operatori inseriti nell’elenco e firmatari
Partendo dall’analisi degli esempi di
accordo quadro realizzati dalla Città di
Torino e dalla S.C.R. Piemonte s.p.a.2, si
•	nelle due gare indette dalla Città di
Torino, riguardo alla fase sub a vengono ammessi a partecipare tutti i
concorrenti che soddisfano i requisiti di cui all’art. 34 D.Lgs. 163/2006,
mediante una procedura aperta; l’accordo quadro concluso non determina
tutte le condizioni di fornitura, pertanto nella fase sub b c’è un nuovo
confronto negoziale.
Invece, nella gara indetta dalla S.C.R.
Piemonte s.p.a., è stata utilizzata una
procedura ad evidenza pubblica, senza
un nuovo confronto competitivo, per
cui i singoli ordinativi effettuati dalle
A.S.L. alla ditta aggiudicatrice vengono realizzati alle condizioni stabilite in
precedenza mediante l’accordo quadro,
in cui è già stabilito il criterio di aggiudicazione. In questo caso, l’aggiudicazione si basa su una graduatoria finale,
elaborata tenendo conto delle offerte
tecniche ed economiche dei concorrenti, e si privilegia il criterio della rotazione per l’affidamento del singolo appalto
(comma 7 art. 59).
Tuttavia, non appare così chiaro il mo-accordo quadrotivo della scelta di utilizzare una procedura aperta, con la redazione di una
graduatoria dei concorrenti aggiudicatari, ai fini della conclusione dell’accordo quadro, per la fornitura di vaccini, in
quanto prodotti specifici, confezionati
solamente da alcune ditte e pressoché
tutti indispensabili, per cui, qualora
un prodotto non rientri nella graduatoria finale, sarà comunque acquistato
mediante procedura negoziata, perché
necessario per curare una determinata
•	I concorrenti che soddisfano i requisiti descritti nel bando di gara e pertanto ritenuti idonei, sono inseriti in un
elenco3. Nel bando di gara della S.C.R.
Piemonte s.p.a. vengono indicati tutti
i requisiti di capacità tecnica, economica e finanziaria che i concorrenti
devono possedere per poter partecipare alla procedura; appare, tuttavia,
superflua, una richiesta di tal genere,
poiché per l’immissione in commercio
dei vaccini è necessario e sufficiente
che il prodotto abbia ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio (A.I.C.). Considerando, inoltre,
che la scelta finale del vaccino spetta
comunque al medico specialista che
lo prescrive.
•	Riguardo alla fase sub b, nelle gare
attivate dalla Città di Torino viene poi
utilizzata una procedura negoziata per
stipulare i successivi contratti con gli
operatori ritenuti idonei. Infatti, nella
gara n. 52/2008, quando si presenta
la necessità di acquistare un arredo
su misura, i concorrenti dell’elenco
vengono invitati ad effettuare un sopralluogo e successivamente devono
presentare un elaborato tecnico e la
relativa offerta economica della fornitura. Nella gara n. 120/2008, inve-ce, a seconda del tipo di struttura richiesta, i concorrenti dell’elenco, che
possiedono le strutture idonee al caso
concreto, vengono invitati a presentare l’elaborato tecnico più la relativa
•	Nella gara relativa agli estratti allergenici, il corrispettivo contrattuale è
fissato nell’accordo quadro (prezzo
unitario per ciascun prodotto, che
comprende la fornitura dello stesso
ed i servizi connessi) ed è il listino
di riferimento per l’intera durata del
contratto, e probabilmente, la scelta
dell’utilizzo dell’accordo quadro deriva dalla necessità di standardizzare e
bloccare per un periodo di tempo, non
superiore a 3 anni dalla conclusione
dello stesso, i prezzi dei vaccini.
Infine, il criterio di aggiudicazione
dell’accordo quadro può essere:
- il prezzo più basso (art. 82 D.Lgs.
163/2006), come per la fornitura di
arredi comunali;
- l’offerta economicamente più vantaggiosa (art. 83 D.Lgs. 163/2006),
come per il servizio di accoglienza
residenziale e accompagnamento per
stranieri.3.
Ai sensi dell’art. 287, comma 1 del
Regolamento di Attuazione, qualora si applichi la rotazione tra le
ditte inserite nell’elenco, per determinare l’ordine di priorità nella
scelta, si terrà conto delle risultanze della procedura di gara in
base ai criteri di valutazione delle
offerte, e del contenuto delle singole offerte.Attualmente, sono
state predisposte alcune
gare, atte alla conclusione
di un accordo quadro,
sebbene la disciplina in merito
sarà effettivamente operativa
soltanto con il regolamento
attuativo del codice degli
TEME 1.1133dalle associazioniUna borsa di studio
per ricordare Claudia
AndreaÊ Franzo34TEME 1.11Claudia è stata un’amica carissima, una preziosissima collega, un’indimenticabile collaboratrice, per anni componente del Consiglio Direttivo e poi Presidente del Collegio Sindacale dell’A.P.E. (Associazione Provveditori Economi – Piemonte e Valle d’Aosta).
Amava il suo lavoro al quale si dedicava con onestà,passione, competenza, professionalità, integrità morale, dedizione; la sua esperienza ha contribuito alla
crescita del Servizio cui era assegnata e dell’Associazione.
Allegra, sincera, dotata di un particolare senso di humor, disponibile,si entusiasmava per le iniziative che riteneva utili per la crescita professionale, con
umanità, in amicizia; tutte qualità che permettevano di fare “gruppo”; credeva
profondamente nell’Amicizia.
Affrontava le avversità con l’ottimismo, la voglia di vivere, sdrammatizzando le
situazioni più complicate
La Sua dipartita ha lasciato un vuoto incolmabile tra gli Amici ed i Colleghi.
Per ricordarLa, l’A.P.E. in collaborazione con l’A.S.L. CN 1 e delle ditte SCA Hygiene Products, Molnlycke Health care, Ra.se.co ha ritenuto di assegnare, in Sua
memoria, una borsa di studio, il cui bando prevedeva:
- uno stage di ricerca di 4 mesi, per 18 ore settimanali, da svolgersi presso la
S.C. Acquisti dell’A.S.L.CN 1 di Cuneo
- la stesura di n. 2 tesine su argomenti attinenti la funzione acquisti in aziende
A seguito della valutazione delle domande pervenute, l’apposita commissione
ha assegnato la borsa di studio alla D.ssa Stefania Margarina, laureata in Giurisprudenza presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di
Terminati gli adempimenti previsti dal bando, si è provveduto, in occasione
della giornata di formazione organizzata a Savigliano in data 4 dicembre 2010.
alla consegna della suddetta borsa di studio.juris aula
in collaborazione conSecondo un consolidato
indirizzo giurisprudenziale, da cui non vi è motivo
di discostarsi, le valutazioni in ordine alla gravità
delle condanne riportate
dai concorrenti ad una
gara ad evidenza pubblica
ed alla loro incidenza sulla moralità professionale
spettano esclusivamente
e già al concorrente medesimo. Questi è pertanto
obbligato a indicare tutte
le condanne riportate, non
potendo operare alcuna
selezione delle condanne
eventualmente riportate
ed omettendo pertanto la
dichiarazione di alcune di
esse sulla base meri criteri personali (C.d.S., sez. IV,
10 febbraio 2009, n. 740;
sez. V, 6 dicembre 2007, n.
6221).
(cfr. art. 38, primo comma,
lett. c) D. Lgs. 12 aprile
2006, n. 163)L’esistenza di false dichiarazioni sul possesso dei
requisiti, quali la mancata
dichiarazione di sentenze penali di condanna, siRassegna giurisprudenziale
configura come causa autonoma di esclusione.
(cfr. art. 38 D. Lgs. 12 aprile 2006, n. 163)
Tratte da Consiglio di Stato, Sez.VI, 11 maggio 2010,
n. 2822, Impresa Vitali
Pietro s.r.l. contro Comune
di Lecco e Sofia Scavi s.r.l.Il Comune dichiarava
l’Impresa Alfa decaduta
dall’aggiudicazione
dell’appalto della manutenzione periodica e straordinaria di strade, verde
e impianti tecnologici in
quanto, a seguito dei controlli d’ufficio sulla veridicità delle dichiarazioni
rese in sede di partecipazione alla gara, era stata
accertata la omessa indicazione di sentenze penali
di condanna pronunciate
nei confronti dei signori
Beta, Gamma e Delta.
Alfa proponeva di conseguenza ricorso davanti
al competente Tar che lo
rigettava perché, risultando pacifica “l’esistenza di sentenze penali dicondanna non indicate
in sede di gara, spettava
unicamente all’amministrazione appaltante la
valutazione della rilevanza delle sentenze penali
di condanna ai fini della
e non già all’impresa partecipante, cui pertanto
incombeva l’obbligo di
una precisa, completa e
veritiera dichiarazione: la
palese violazione di tale
obbligo caso giustificava
il provvedimento impugnato; ciò senza contare
che nel caso di specie, tra
le sentenze penali di condanna non indicate, una
riguardava la violazione
in materia di rifiuti, sicuramente influente sulla
moralità professionale”.
La società Alfa ricorreva
in appello per violazione dell’art. 38 D. Lgs. n.
163/2006 in combinato disposto con l’art. 45
paragrafo 1 direttiva CE
2004/18. In particolare,
si legge nella motivazione in punto di fatto
della decisione del Con-siglio di Stato, “secondo
la società appellante, il
mero accertamento della mancata indicazione
di una sentenza penale
di condanna nella dichiarazione resa ai fini della
non poteva comportare
l’automatica esclusione
dalla gara e l’adozione del
provvedimento di decadenza dall’aggiudicazione
dall’appalto, essendo ciò
in palese contrasto con la
normativa europea, imponendo invece la valutazione della rilevanza di quelle condanne ai fini della
valutazione che in concreto era assolutamente
mancata, tanto più che la
sentenza (cui avevano fatto riferimento i giudici di
primo grado) ed i relativi
fatti erano molto risalenti
Nella fattispecie, osserva
il Collegio “il Capitolato
speciale di gara, disciplinando le modalità di
presentazione delle offerte, stabiliva che, ai fini
TEME 1.1135juris auladella partecipazione alla
gara, ogni concorrente
doveva far pervenire un
plico contenente due buste, l’una contraddistinta
con la lettera A, recante
la documentazione, l’altra, contraddistinta con la
lettera B, recante l’offerta
La busta A avrebbe dovuto
contenere una serie di documenti, tra cui “b) autocertificazione attestante
il possesso dei requisiti di
capacità generale, esplicitati nello schema allegato
al presente disciplinare
(ALL. 2) e di qualificazione,
resa dal legale rappresentante”.
L’ all. 2 del disciplinare, in
particolare, richiedeva, al
punto 3, “la dichiarazione
del legale rappresentate della ditta concorrente circa la sussistenza o
meno di sentenze di condanna passate in giudicato oppure di applicazione
della pena su richiesta
(anche condanne per le
quali sia stato disposto il
beneficio della non menzione), ai sensi dell’art.
444 c.p.p., nei confronti
36TEME 1.11del titolare o del direttore tecnico (per il caso di
impresa individuale), dei
soci o del direttore tecnico (per il caso di società in
nome collettivo o in accomandita semplice), degli
amministratori muniti dei
poteri di rappresentanza o
del direttore tecnico (per
ogni altro tipo di società
o consorzio) e, infine, per
tutti i concorrenti, di tutti i soggetti (da indicare
nominativamente) cessati
dalla carica nel triennio
antecedente la data di
di gara”.
Alfa, in qualità di legale
rappresentante dell’Impresa, nel modello all. 2 allegato alla domanda di partecipazione alla gara, dopo
aver indicato al punto 2 i
nominativi degli amministratori muniti di rappresentanza e del direttore
tecnico, aveva dichiarato
che nei confronti degli
indicati amministratori e
direttore tecnico non era
stata pronunciata alcuna
sentenza di condanna passata in giudicato oppure
di applicazione della penasu richiesta (ivi comprese
condanne per le quali fosse intervenuto il beneficio
della non menzione, ai
sensi dell’art. 444 c.p.p.)
Dagli accertamenti d’ufficio avviati dalla stazione
appaltante sulla veridicità delle dichiarazioni rese
è tuttavia emersa la non
veridicità di tale autodichiarazione, a causa delle
sentenze penali di condanna risultate esistenti
Beta e Gamma.
Di qui il rigetto dell’appello
perché, afferma il Collegio,
“secondo un consolidato
selezione delle condanneeventualmente riportate
6221)”.
Peraltro, conclude l’organo giudicante, “sul punto
deve ricordarsi che è stato altrettanto condivisibilmente affermato che
l’esistenza di false dichiarazioni sul possesso dei
dichiarazione di sentenze penali di condanna,
si configura come causa
autonoma di esclusione
(sez. V, 12 aprile 2007, n.
1723). D’altra parte, deve
escludersi che tale omissione possa considerarsi di
scarsa importanza ai fini
del procedimento di gara
e dell’obbligo di corretto
comportamento dei concorrenti, atteso che in tal
modo la stazione appaltante non è stata messa
in condizione di svolgere
proprio la necessaria valutazione sulla moralità
professionale dell’impresa
concorrente”.gli esperti rispondonoSulla comunicazione dell’annullamento
dell’aggiudicazione provvisoria
Un nostro lettore ci chiede di sapere se l’ente appaltante, nell’ipotesi di annullamento del provvedimento di aggiudicazione provvisoria, sia tenuto a darne comunicazione al soggetto provvisoriamente aggiudicatario.
PA ConsultantPer rispondere al quesito del
nostro lettore, va innanzitutto ricordato che, quanto ai
profili normativi, l’art. 79 del
D. Lgs. n. 163/2006, rubricato
“Informazioni circa i mancati
inviti, le esclusioni e le aggiudicazioni”, stabilisce che:
“In ogni caso l’amministrazione comunica di ufficio:
a) l’aggiudicazione definitiva,
tempestivamente e comunque entro un termine non
superiore a cinque giorni, …;
b-bis) la decisione, a tutti i
candidati, di non aggiudicare
un appalto…”
Va dunque rilevato che la
norma fa esplicito riferimento alla sola aggiudicazione
definitiva e non anche a quella provvisoria. Alla luce della
lettera della disposizione legislativa citata un punto fermo è pertanto rappresentato
dal fatto le comunicazioni
dovute sono soltanto quelle
relative al provvedimento di
Il tenore della norma sembrerebbe già indicare che
non vi sono analoghi obblighi
relativamente all’aggiudicazione provvisoria, e ciò vale
sia per quanto concerne la
sua adozione che per l’eventuale l’annullamento della
A tale conclusione era già
pervenuta in passato la giuri-sprudenza, in base alla quale
“mentre nel caso di annullamento d’ufficio dell’aggiudicazione provvisoria di una
gara pubblica non è richiesta
alcuna comunicazione di avvio del procedimento, essa è
invece, di regola, obbligatoria
nel caso in cui l’atto di autotutela abbia ad oggetto l’aggiudicazione definitiva, in ragione della posizione di vantaggio che il provvedimento
amministrativo ha costituito
in capo all’impresa aggiudicataria” (T.A.R. Lazio–Roma,
sez. III quater, 27.3.2009, n.
Più recentemente, lo stesso
Tar Lazio, chiamato a decidere se la mancata comunicazione dell’avvio del procedimento di autotutela renda
illegittima la decadenza
dall’aggiudicazione provvisoria, ha avuto modo di precisare che: “…la p.a., che si
determini all’annullamento,
in sede di autotutela, di una
gara d’appalto, non è tenuta
a darne previa comunicazione … all’aggiudicatario provvisorio atteso che l’aggiudicazione provvisoria ha natura
di atto endoprocedimentale,
inserendosi nell’ambito della procedura di scelta del
contraente come momento
necessario ma non decisivo,
posto che la definitiva indi-viduazione del concorrente,
cui affidare l’appalto, risulta
cristallizzata soltanto con
l’aggiudicazione definitiva.
Pertanto, versandosi ancora
nell’unico procedimento iniziato con l’istanza di partecipazione alla gara, e vantando
in tal caso l’aggiudicatario
provvisorio solo una mera
aspettativa alla conclusione del procedimento, non si
impone la comunicazione di
avvio del procedimento di
(cfr. Consiglio Stato , sez. V,
23 giugno 2010, n. 3966)”
(T.A.R Lazio-Roma, Sez. II
quater, 22 novembre 2010, n.
33742).
In tal modo il T.A.R., ritenendo pienamente legittima la
decadenza dall’aggiudicazione provvisoria anche in assenza di una qualche previa
comunicazione, non fa altro
che confermare quanto già
stabilito indirettamente a
livello legislativo (v. art. 79
sopra citato) in ordine agli
obblighi di comunicazioni in
capo alla P.A.
In conclusione, è da ritenere
obbligatoria la sola comunicazione dell’annullamento
del provvedimento di aggiudicazione definitiva e non
anche di quella provvisoria.
TEME 1.1137newsNews - News - News - News - News
Avv. Andrea StefanelliDELIbErAZIoNE AUTorITà VIGILANZA CoNTrATTI PUbbLICI 3/11/2010
(APProVATA IN DATA 20/12/2010)
A seguito della sostituzione del “CUP” con il “CIG”e, quindi, stante l’esigenza d’imporre
l’obbligo del CIG per tutte le gare (anche sotto i 150.000 €), l’Autorità di Vigilanza ha colto
l’occasione (!) per modificare anche l’importo dei contributi da versare per la partecipazione alle pubbliche gare.
Così con la presente deliberazione, in vigore dal 1 gennaio 2011, si è previsto che le Stazioni appaltanti richiedano il CIG per tutte le gare indipendentemente dal tipo di procedura
adottata (quindi anche per le negoziate ed i cottimi) nonché dal loro valore; relativamente
poi all’obbligo di pagamento del contributo, gli Enti appaltanti sono esentati per le gare
d’importo inferiore ai 40.000 €, mentre per i concorrenti rimane il limite dei 150.000 € procedendo tuttavia, per gli altri scaglioni di valore, ai seguenti aumenti:
•	gare	fino	a	150.000	esente
•	gare	da	150.000	e	fino	a	300.000	20	e
•	gare	da	300.000	e	fino	a	500.000	35	e
•	gare	da	500.000	e	fino	a	800.000	70	e
•	gare	da	800.000	e	fino	a	1.000.000	80	e
•	gare	da	1.000.000	e	fino	a	5.000.000	140	e
•	gare	da	5.000.000	e	fino	a	20.000.000	200	e
•	gare	oltre	i	20.000.000	500	e
Risulta poi confermato che il pagamento del contributo è condizione d’ammissibilità alla
gara e che la mancata dimostrazione dell’avvenuto versamento è causa d’esclusione ex
lege, mentre, per le gare multilotti, occorre procedere al versamento in corrispondenza del
valore di ogni lotto a cui si intende partecipare.ProroGA PEr LA VErIfICA A CAMPIoNE
Consiglio Stato, IV°, 13/12/2010, n. 8739
Il termine previsto dall’art. 48 del Codice appalti inizia a decorrere il giorno del sorteggio
a campione ed ha natura perentoria (10 gg. solari), il cui mancato rispetto provoca l’esclusione dalla gara; è tuttavia possibile chiedere una proroga di tale termine (che talvolta può
risultare troppo “stringente”, quando la mole degli originali dei documenti da produrre è
molto consistente) se si dimostra l’oggettiva impossibilità ad osservarlo (ad es. diniego o
ritardo nel rilascio di detti documenti da parte di altre PP.AA.) ma sempreché tale richiesta
venga presentata “prima” della scadenza dei 10 giorni, con ciò significando che formulare
istanza di proroga al decimo giorno è stato considerato, dal Consiglio di Stato, come un
ingiustificato ritardo (a dimostrazione dell’inerzia dell’operatore sorteggiato) e quindi sanzionato il suo mancato rispetto (con la relativa esclusione).
38TEME 1.11newsI PAGAMENTI NEGLI APPALTI DEVoNo ESSErE “TrACCIATI”
Legge 17/12/2010, n. 217 di conversione (con modificazioni) del DL 12/11/2010, n. 187
Nella precedente newsletter si è dato conto della pubblicazione del decreto-legge
12/11/2010, n. 187 di modifica della legge 13/8/2010, n. 136 relativa alla tracciabilità dei
flussi finanziari, con la precisazione che il decreto-legge (immediatamente esecutivo) se
non fosse stato convertito entro 60 giorni sarebbe decaduto; in data 18/12/2010 è stata
pubblicata la legge n. 217 di conversione di detto d.l.n. 187/2010, cui sono state apportate
tuttavia le seguenti modificazioni: a) in termini d’applicabilità della l.n. 136/10 ai contratti
sottoscritti precedentemente, mentre il decreto-legge prevedeva un obbligo d’adeguamento alla l.n. 136010 “entro centottanta giorni” dall’entrata in vigore (quindi fino al 7/3/2011),
la legge di conversione fa invece correttamente decorrere i 180 gg. dalla “sua” entrata in
vigore (19/12/2010) cosicché il termine decade il 16/6/2011, data ultima quindi entro cui
occorre adeguare i contratti precedentemente siglati; in ogni modo, al fine di ”agevolare”
l’attività d’adeguamento, lo stesso Legislatore ha previsto che, ai sensi dell’art. 1374 cod.
civ., tutti i contratti (dopo il 16/6 p.v.) saranno comunque automaticamente integrati con
le clausole di cui all’art. 3, commi 8 e 9 l.n. 136/10; ciò significa che i contraenti che intendono adeguare i loro contratti lo possono fare entro il 16/6 mentre, per tutti gli altri,
decorsa detta data, i contratti di subappalto e/o subfornitura risulteranno già automaticamente adeguati; b) è poi previsto un innalzamento dell’importo per le spese giornaliere
da 500 e a 1.500 e, a cui si può provvedere anche con strumenti diversi dal bonifico (è
tuttavia sempre vietato l’uso dei contanti), cui s’aggiunge la possibilità di costituire un
“fondo-cassa” (sempre con bonifico) da cui attingere per le spese giornaliere, costituito
a favore di uno (o piu’) dipendenti e fermo restando l’obbligo di rendicontazione. Tutte le
altre modifiche apportate agli artt. 3 e 6 della legge 1/8/2010 n. 136 da parte degli artt. 6 e
7 del decreto-legge 12/11/2010, n. 187 sono confermate e quindi, a partire dal 18/12/2010,
hanno forza di legge.
È ILLEGITTIMo ChE UNA STAZIoNE APPALTANTE CoSTITUISCA UNA SoCIETà CoN
UN oPErATorE PrIVATo A CUI AffIDA UN SErVIZIo PUbbLICo SENZA L’INDIZIoNE
DI UNA PUbbLICA GArA
Corte Giustizia Europea 22/12/2010, C-215/09
La Corte di Giustizia CE è tornata ancora sulla questione della costituzione, da parte di una
Pubblica Amministrazione, di una società mista pubblico-privata (con scelta del partner
privato senza indizione di alcuna gara), cui successivamente viene affidata (alla medesima
società mista) un servizio pubblico per affidamento diretto ovvero, anche in tal caso, senza
l’indizione di pubblica gara, per confermare che tale modalità d’assegnazione viola la libera
concorrenza ed il principio di parità di trattamento in quanto favorisce indebitamente quel
partner privato che, scelto “a piacimento” della P.A. per costituire la società mista, si vede
poi affidato un appalto pubblico - ancorché non direttamente, ma attraverso la suddetta
società mista - che, al contrario, avrebbe dovuto legittimamente essere aggiudicato tramite gara pubblica.
TEME 1.1139Azienda Unità Sanitaria Locale Di Modena
Ai sensi degli artt.6 della L.67/1987 e 16 della L.50/94, si pubblicano i seguenti dati relativi al Bilancio d’esercizio 2009, di cui
alla delibera del Direttore Generale nr. 64 del 27 Aprile 2010
STATo PATrIMoNIALE - ATTIVo (in migliaia di Euro)
Conti d’ordineSTATo PATrIMoNIALE - PASSIVo (in migliaia di Euro)
Perdita esercizio 2009
Conti d’ordineCoNTo ECoNoMICo (in migliaia di Euro)
Compartecipazione alla spesa sanitaria (tickets)
Perdita dell’esercizio2009
308866434
35740338
70773806
251214228
712436369
231887302009
276867660
-5501162
-84764528
-10871210
175730760
9852472
497702927
22832645
1.133.468.064
57.783.201
24.551.619
12.371.508
17.970.275
11.939.298
10.448.374
1.268.532.339
119.145.479
804.292.402
281.386.387
11.916.780
25.495.140
10.084.912
1.252.573.435
15.958.904
-5.814.972
-1.627.100
1.223.535
20.611.577
-10.871.210
Dr. Giuseppe CaroliTEME 1.114040TEME 3.10regione Piemonte - Azienda ospedaliera Universitaria San Luigi Gonzaga - orbassano (To)
Ai sensi dell’art. 6 della Legge 25/02/1987 n. 61 si pubblicano i seguenti dati relativi al bilancio d’esercizio consolidato esercizio finanziario anno 2008 in migliaia di euro.
STATo PATrIMoNIALE - ATTIVo (in migliaia di Euro)20082007191.369
45.088.144
6.034.297
57.984.013
17.614.433
126.926.682
5.988.323240.227
45.751.196
5.151.769
58.598.792
19.860.468
129.620.979
5.564.3972008200736.227.034
83.431.557
5.977.718
5.988.32336.966.951
3.509.405
84.067.915
5.076.708
5.564.397CoNS al 31/12/2008 (totali)CoNS al 31/12/2007 (totali)IMMobILIZZAZIoNI
Conti d’ordineCoNTo ECoNoMICo (in migliaia di Euro)VALorE DELLA ProDUZIoNE
contributi c/esercizio
proventi e ricavi diversi
concorsi, recuperi, rimborsi per attività tipiche
compartecipazione alla spesa per prestazioni sanitarie
ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali (suddiviso per singolo conto)
ammortamento dei fabbricati
ammortamenti delle altre immobilizzazioni materiali
accantonamenti tipici dell’esercizio
differenza tra valore e costi della produzione A-B
sopravvenienze ed insussistenze
Utile o perdita di esercizio42.139.924
96.131.558
1.299.658
1.964.789
2.800.098
144.336.02737.034.080
90.253.429
1.023.024
2.720.732
133.177.26543.914.745
19.312.433
4.377.668
48.404.983
10.361.448
5.945.019
1.703.865
1.725.749
-882.528
476.463
139.409.735
4.926.29236.225.353
18.358.577
3.069.205
46.111.001
9.961.567
5.627.184
1.653.429
1.825.809
-622.983
2.504.866
128.910.178
4.267.087197
-1.064.228273
-927.8013.167
4.204.612
4.891.428
-686.81617.846
3.470.585
4.595.581
-1.124.996TEME 1.1141regione Piemonte - Azienda Sanitaria Locale To5 - Chieri (To)
Ai sensi dell’art. 29 della legge regionale n. 8 del 18/01/1995 si pubblicano i seguenti dati - espressi in euro - relativi al bilancio d’esercizio 2008,
di cui alla determinazione del Direttore Generale n. 783 del 12/07/2010 approvata dalla Giunta Regionale con provvedimento n. 35-571 del
06/09/2010. I dati sono comparati con quelli dell’esercizio precedente.STATo PATrIMoNIALE - ATTIVo (in migliaia di Euro)AL 31/12/2008AL 31/12/2007Totale A - Immobilizzazioni80.491.50981.124.374Totale B - Attivo circolante134.032.241114.944.567Totale C - Ratei e risconti
Totale D - Conti d’ordineSTATo PATrIMoNIALE - PASSIVo (in migliaia di Euro)
Totale A - Patrimonio netto
Totale B - Fondi per rischi ed oneri
Totale C - Trattamento fine rapporto
Totale D - Debiti
Totale E - Ratei e risconti
Totale F - Conti d’ordineCoNTo ECoNoMICo (in migliaia di Euro)16.984.76818.889.027231.508.518214.957.96822.446.14327.039.527AL 31/12/2008AL 31/12/200747.618.08747.386.1396.046.8677.889.097865.000650.000174.371.976156.854.4792.606.5882.178.253231.508.518214.957.96822.446.14327.039.527AL 31/12/2008AL 31/12/2007Totale A - Valore della produzione511.635.417Totale B - Costi della produzione500.921.710479.135.112-10.713.707-8.950.229-3.041.804-2.431.320Differenza tra Valore e Costi della Produzione
Totale C - Proventi ed oneri finanziari
Totale D - Rettifiche di valore di attività finanziarie488.085.34100Totale E - Proventi ed oneri straordinari-1.237.491-125.883risultato prima delle imposte6.434.4126.393.0268.612.1318.129.6622.177.719-1.736.6362.177.7191.736.63600Imposte e tasse
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Produzione e commercializzazione di sistemi biomedicali
all’avanguardia per il trattamento delle malattie croniche.GlaxoSmithKline S.p.A.
Direzione Affari Regionali: 045 921 9819
Fax: 045 921 8097
Mail: onofrio.n.palombella@gsk.comPall Corporation è Leader nella Filtrazione di Fluidi nel Settore
Industriale, Farmaceutico e Medicale. La Filtrazione è una sofisticata
tecnologia che permette la purificazione da particelle e microrganismi
di olii, aria, vapore, fluidi complessi e acqua. Pall Lifesciences
comprende la Divisione Farmaceutica dedicata alla filtrazione
e validazione nella produzione di farmaci e la Divisione Medical
dedicata all’area Sanitaria.
La filtrazione in ambito sanitario comprende Dispositivi Medici
con Marchio CE quali filtri per Cardiochirurgia, produzione
Emocomponenti, Laparoscopia, Ventilazione Meccanica, Terapia
Endovenosa e Rete Idrica. La Struttura di Pall Italia Comprende uno
stabilimento di produzione sacche per Emocomponenti ad Ascoli Piceno.
Lo stabilimento è bacino di utenza per Europa, Australia e Nuova
Zelanda. Filtri per la trasfusione di sangue ad alta efficienza di rimozione
leucocitaria. Sistemi di separazione cellulare per la concentrazione di
cellule staminali. Sistemi di protezione della rete idrica sanitaria quali
step di pre filtrazione e filtri sterilizzanti al punto d’uso per i pazienti ad
alto rischio di contaminazione da patogeni dell’acqua.
La nuova sede di Pall Italia a Milano, comprende il Laboratorio
Europeo di Pall LifeSciences certificato ISO 9001: Vision 2000,
sito di Validazione e Certificazione di step di filtrazione in ambito
Farmaceutico e analisi delle Acque Sanitarie.Novartis Farma S.p.A.
www.novartis.itSCA
Prodotti monouso per l’assistenza dei pazienti incontinenti
e per l’igiene personale dell’ospite.
Via S. Quasimodo, 12 - 20025 Legnano (MI)
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servizio clienti incontinence:
Tel. 0331 443895 - Fax 0331 443883La SESAT s.r.l., leader sul territorio da oltre 15 anni, offre un
servizio di consegna direttamente a domicilio degli assistiti dei
seguenti presidi: stomia (sacche, placche per colo/ileo/uro
stomia, ecc.) cateterismo (cateteri interni, esterni, sacche urina,
ecc.) diabetici (strisce, lancette, aghi, siringhe, ecc.) ortopedici
La gamma di prodotti che SESAT offre è la più completa presente
sul mercato, dispone infatti dei presidi di tutte le principali case
produttrici, garantendo così la “libera scelta” all’utente finale.
La consegna domiciliare della fornitura è più conveniente per
l’Ente e più soddisfacente per l’Assistito, perché offre una serie
di vantaggi:
•	servizi	offerti	ad hoc finalizzati all’ottimizzazione della spesa,
che comportano un ulteriore sconto aggiuntivo
•	risparmio	sugli	eventuali	costi	dovuti	alla	distribuzione	diretta	da parte degli Enti
Grazie ad una politica di dialogo costante ed approfondita con
tutti gli operatori sanitari, la SESAT rappresenta il partner migliore
per le Aziende A.S.L.
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Via della Stazione, snc - 81030 Gricignano di Aversa (CE)
Tel. 081.8133388 - Fax 081.8133424elenco fornitori10Da oltre 150 anni Smith & Nephew sviluppa dispositivi medici
innovativi per gli operatori sanitari di tutto il mondo ed è leader
in ognuno dei segmenti nei quali è focalizzata: Ortopedia, Wound
Management ed Endoscopia. La divisione Endoscopy è leader
di settore perchè offre una gamma di prodotti unica oltre a
numerosi servizi a valore aggiunto che la rendono un partner
più che un fornitore. Il suo catalogo include telecamere 3 CCD
Full HD endoscopiche e tutti gli accessori per la visualizzazione,
il trattamento e l’archiviazione dell’immagine, sistemi di
resezione meccanica, manuale e a radiofrequenza, dispositivi
elettromedicali per la gestione della pressione intrarticolare. Gli
strumentari chirurgici e i relativi impianti per la riparazione dei
tessuti molli per Ginocchio, Spalla, Piccole Articolazioni ed Anca
ne completano il porfolio.
Nell’ambito del Wound Management Smith & Nephew è leader
nel settore delle medicazioni avanzate. Il suo portafoglio prodotti
è il più completo del mercato ed include medicazioni, farmaci e
dispositivi elettromedicali per la cura di ferite croniche, acute ed
ustioni. Con un patrimonio di competenze che non ha eguali nel
wound care, offre supporto clinico, formativo e gestionale, per
favorire la diffusione di un approccio orientato all’efficienza ed
Via De Capitani, 2a - 20041 Agrate Brianza (MB)
Tel. 039 60941 - Fax 039 6515358•	attrezzature	e	prodotti	di laboratorioA.MENARINI DIAGNOSTICS S.rl.
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•	detergenti
•	disinfettantiDivisione OPM
Antisettici e disinfettanti per trattamento di: mani, cute,
ferite, mucose, strumenti, apparecchiature e superfici.
info.bbitalia@bbraun.com - www.bbraun.itStrumenti e diagnostici per: ematologia, chimica clinica,
immunochimica, diagnostica molecolare, data system,
critical care, analisi delle urine e diabetologia.	Servizi di igiene e sanificazione
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•	attrezzatureServizi di lavaggio con noleggio di biancheria, divise ed
Via Pontina km 31,700 - 00040 Pomezia (RM)
Tel. 06 911861 - Fax 06 9107077 - info@lavin.itSistemi originali ONETOUCH® Ultra®, ONETOUCH® Ultra®2,
ONETOUCH® UltraSmartTM e ONETOUCH UltraEasyTM
Divisione della Johnson & Johnson Medical SpA
Tel.: 02 647421 - Fax: 02 6431326 - www.LifeScan.it12•	materiali	e	macchine	per l’igiene ambientale
•	prodotti	per	l’igiene	personaleServizi di detergenza, noleggio e gestione dei prodotti
tessili di uso sanitario, disinfezione e sterilizzazione di
tessuto e strumentario chirurgico
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Sede e stabilimento: Via Sambrioli, 1 - Travagliato (Bs)
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Tel. 0331 443895 - Fax 0331 443883PFE S.p.A. offre supporto professionale e completo alle
strutture pubbliche e private nella fornitura dei servizi
integrati. Gestione servizi di pulizia e sanificazione
in ambito sanitario e non, ausili arato, guardaroba
e lavanderia, giardinaggio, custodia immobili, video
ispezione e sanificazione condotte aerauliche, portierato,
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Via Saldarini Catelli,1 - 22070 Grandate Como (Italia)
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Tel. 031 382111 (ric. aut.) - Fax 031 382400 - Telex 380253TEME 1.1147elenco fornitoriDivisione OPM
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www.dealfa.itAzienda leader di dispositivi medici fondata nel 1856 e operante
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Nephew è leader nel settore delle medicazioni avanzate ed il suo
portafoglio prodotti è il più completo del mercato, includendo
medicazioni, farmaci e dispositivi elettromedicali per la cura
di ferite croniche, acute ed ustioni. Con un patrimonio di
competenze che non ha eguali nel wound care, offre supporto
clinico, formativo e gestionale, per favorire la diffusione di un
approccio orientato all’efficienza ed all’appropriatezza delle cure.
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animali contaminate da isotopi radioattivi, rottami metallici
contaminati, materiali radiferi. Interventi di bonifica
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info@microdisegno.com - www.microdisegno.comQuesta rubrica è riservata alla comunicazione
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nei vari settori merceologici e dei servizi.1.11
cambiaAll pages:135789101112131415161718192021222324252627282930313233343536373839404142434445464748495052InfoSaveLikeShareDownloadMoreTeme - Gennaio 2011 Published on Feb 3, 2011 Mensile di tecnica ed economia sanitariateme_onlineFollowRead moreRead moreSimilar toPopular nowJust for youGo explore