Source: https://www.camera.it/leg17/465?tema=001sostegno_alle_imprese
Timestamp: 2020-05-29 05:16:01+00:00
Document Index: 100375835

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'sentenza ', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 23', 'art. 4', 'art. 24', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 30']

Commissione: X Attività produttive III Affari esteri
assicurare l'operatività di strumenti a favore delle piccole e medie imprese. Tra tali misure, va annoverata la cd. "Nuova Sabatini", il cd. super ammortamento e iperammortamento e la cd. "Tecno Sabatini", prorogati da ultimo con la legge di bilancio 2018, L. n. 205/2017, e alle attività di ricerca e sviluppo, con il potenziamento del relativo credito d'imposta e il cd. Patent box, cioè il regime opzionale di tassazione per i redditi derivanti dall'utilizzo di opere dell'ingegno, di brevetti industriali, di marchi, di disegni e modelli, da ultimo rivisto con il D.L. n. 50/2017. Le misure sopra citate si inseriscono peraltro, costituendo attuazione, del Piano Nazionale Industria 4.0, un pacchetto di interventi finalizzati a supportare l'evoluzione tecnologica nella progettazione, produzione e distribuzione di sistemi e prodotti manifatturieri, presentato dal Governo italiano a settembre 2016 sulla base dei risultati dell'omonima indagine conoscitiva parlemantare, in buona parte attuato con la legge di bilancio per il 2017 e parzialmente proseguito con alcune delle misure contenute nella legge di bilancio per il 2018.
Il sistema delle funzioni e dell'organizzazione e delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura – come disciplinato dalla legge 29 dicembre 1993, n. 580 e già modificato dal D. Lgs. 15 febbraio 2010, n. 23 – è stato recentemente oggetto di riforma ad opera del D. Lgs. 25 novembre 2016, n 219, di attuazione della delega di cui all'art. 10 della legge delega di riforma delle pubbliche amministrazioni (legge 7 agosto 2015, n. 124, c.d. "Legge Madia").
La Corte costituzionale, con la sentenza 8 novembre-13 dicembre 2017, n. 261 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 4, del D.lgs. 219/2016, nella parte in cui stabilisce che il decreto del Ministro dello sviluppo economico dallo stesso previsto deve essere adottato "sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano", anziché previa intesa con detta Conferenza. La Corte, nella medesima sentenza, ha tuttavia stabilito che le modifiche apportate dal D. Lgs. n. 219/2016 non hanno alterato i caratteri fondamentali delle camere di commercio, essendo stata "realizzata una razionalizzazione e riduzione dei costi del sistema camerale, confermando, tra le altre: l'attribuzione dei compiti in materia di pubblicità legale e di settore mediante la tenuta del registro delle imprese; le funzioni specificatamente previste dalla legge in materia di tutela del consumatore e della fede pubblica, vigilanza e controllo sulla sicurezza e conformità dei prodotti e sugli strumenti soggetti alla disciplina della metrologia legale; le competenze in materia di rilevazione dei prezzi e delle tariffe, rafforzando la vigilanza da parte del Ministero dello sviluppo economico" (cfr. anche sentenza n. 86 del 2017). Accanto a queste sono stati mantenuti compiti che incidono su competenze regionali, tenuto conto della perdurante attribuzione, tra le altre (in via meramente esemplificativa) delle funzioni di sviluppo e promozione del turismo, di supporto alle imprese, di orientamento al lavoro ed alle professioni nella parte in cui concernono anche dette competenze.
La sopra citata legge n. 124/2015, recante legge delega al Governo di riforma delle pubbliche amministrazioni, ha introdotto alcune disposizioni volte a semplificare i procedimenti amministrativi in favore dei cittadini e delle imprese. In particolare, l'articolo 5 ha delegato il Governo per:
In sede di attuazione, il Governo ha esercitato la delega con più decreti legislativi. Il primo di essi (D.Lgs. 30 giugno 2016, n. 126, c.d. "SCIA 1") contiene alcune disposizioni generali applicabili ai procedimenti relativi alle attività non assoggettate ad autorizzazione espressa. Si illustrano, di seguito, le principali novità introdotte dal D. Lgs. n. 126/2016.
Lo strumento agevolativo cd. "Nuova Sabatini" – istituito dall'articolo 2 del D.L. 21 giugno 2013, n. 69 (legge n. 98/2013) e successivamente rifinanziato ed esteso – è finalizzato a migliorare l'accesso al credito per investimenti produttivi e tecnologici delle piccole e medie imprese e rappresenta uno dei principali strumenti di sostegno adottati nel corso della legislatura. Il suo rifinanziamento e la sua estensione, avvenuti da ultimo con la legge di bilancio per il 2018 (L. n. 205/2017), sono stati iscritti dal Governo nell'ambito degli interventi cardine del Piano Industria 4.0 presentato nella Nota di Aggiornamento al DEF 2016, e in buona parte attuato con le ultime due manovre di finanza pubblica della legislatura, per cui si rinvia al relativo tema dell'attività parlamentare.
La tipologia degli investimenti in beni strumentali ammissibili al beneficio – inizialmente individuata in macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, nonché investimenti in hardware, software ed in tecnologie digitali (comma 1, art. 2 del D.L. n. 69/2013) - è stata estesa dalla legge di bilancio per il 2017 (Legge n. 232/2016) ai cd. investimenti "Industria 4.0": macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica aventi come finalità la realizzazione di investimenti in tecnologie, compresi gli investimenti in big data, cloudcomputing, banda ultralarga, cybersecurity, robotica avanzata e meccatronica, realtà aumentata, manifattura 4D, Radio frequencyidentification (RFID) e sistemi di tracciamento e pesatura dei rifiuti (articolo 1, comma 55 della legge di bilancio 2017). Per tali investimenti, è stata costituita apposita riserva di risorse pari al 20 percento di quelle stanziate dalla stessa legge di bilancio 2017 (articolo 1, comma 54 della legge di bilancio 2017) ed una maggiorazione del 30 percento dell'entità del contributo statale in conto impianti concedibile a valere sulle risorse stanziate (articolo 1, comma 56 della legge di bilancio 2017).
La legge di bilancio per il 2018 ha poi portato il termine per la concessione dei finanziamenti agevolati dal 31 dicembre 2018 fino alla data dell'avvenuto esaurimento delle risorse disponibili, da comunicarsi con avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale (articolo 1, commi 40-42 della legge n. 205/2017).
Successivamente, è intervenuto il D.L. n. 3/2015 (Legge n. 33/2015), che ha previsto la possibilità di riconoscere i contributi statali alle PMI anche a fronte di un finanziamento - compreso il leasing finanziario - non più necessariamente erogato a valere sul plafond di provvista CDP (articolo 8, comma 1). Con decreto interministeriale 25 gennaio 2016 è stata conseguentemente ridefinita la disciplina per la concessione ed erogazione del contributo statale in relazione ai predetti finanziamenti.
Ai sensi della normativa vigente, i finanziamenti a fronte degli investimenti sopra descritti, sono concessi alle MPMI (micro, piccole e medie imprese) per un importo non superiore a 2 milioni di euro, anche frazionato in più iniziative di acquisto, possono coprire fino al cento per cento dei costi ammissibili ed hanno una durata massima di cinque anni dalla stipula del contratto (commi 2 e 3 del D.L. n. 69/2013).
Sui finanziamenti ottenuti e in relazione agli investimenti realizzati, alle PMI beneficiarie è concesso, come accennato, un contributo statale in conto impianti pari all'ammontare degli interessi calcolati con le modalità stabilite dalla normativa secondaria attuativa della misura. Il contributo è concesso dal MISE e determinato in misura pari al valore degli interessi calcolati in via convenzionale su un finanziamento quinquennale di importo pari all'investimento al tasso del 2,75% (commi 4 e 5 del D.L. n. 69/2013, DD.MM. attuativi 27 novembre 2013 e 25 gennaio 2016 e Circolare 23 marzo 2016, n. 26673).
Ciascun finanziamento può essere assistito dalla garanzia del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese fino al massimo previsto dalla normativa vigente (80% dell'ammontare del finanziamento), con priorità di accesso ai sensi del D.M. attuativo 29 settembre 2015. Ai fini dell'accesso alla garanzia del Fondo di garanzia PMI, la valutazione economico-finanziaria e del merito creditizio dell'impresa è demandata al soggetto richiedente, nel rispetto di limiti massimi di rischiosità dell'impresa finanziata, misurati in termini di probabilità di inadempimento e definiti con il citato D.M. (comma 6 del D.L. n. 69/2013).
Nel corso della XVII legislatura, il Fondo è stato oggetto di interventi di rafforzamento (D.L. n. 69/2013), di molteplici interventi di rifinanziamento e, da ultimo, di un intervento organico di riforma quanto alle sue modalità operative. Il perno della riforma è stato in particolare l'adozione (in attuazione dell'art. 2, co.6, del medesimo D.L. n. 69/2013) di un modello più fine di valutazione del merito creditizio delle imprese, simile ai modelli di rating utilizzati dalle banche, in sostituzione del precedente sistema di credit scoring.
incremento, sull'intero territorio nazionale, della misura massima della garanzia diretta concessa dal Fondo fino all'80 per cento dell'ammontare dell'operazione finanziaria, con riferimento alle «operazioni di anticipazione di credito, senza cessione dello stesso, verso imprese che vantano crediti nei confronti di pubbliche amministrazioni» e alle «operazioni finanziarie di durata non inferiore a 36 mesi» e riconoscimento della misura massima di copertura della garanzia diretta fino all'80 per cento anche alle operazioni in favore di imprese ubicate in aree di crisi industriale ai sensi della relativa disciplina (articolo 27 del D.L. n. 83/2012) nonché alle operazioni garantite a valere sulla sezione speciale per le PMI trasportatrici di cui all'articolo 2, comma 2 del D.M. 27 luglio 2009;
il D.M. 29 settembre 2015, concernente le modalità di valutazione - ai fini dell'accesso al Fondo di garanzia - dei finanziamenti agevolati attraverso la misura della c.d. "Nuova sabatini" (art. 2 del D.L. n. 69/2013) per l'acquisto di beni strumentali di cui per le piccole e medie imprese;
il citato Decreto ministeriale 21 dicembre 2017approva dunque le modifiche e le integrazioni delle condizioni di ammissibilità di carattere generale del Fondo. Le disposizioni operative geerali si applicheranno a partire dalla data che sarà indicata con successiva circolare del gestore del Fondo di garanzia ì. Tale circolare sarà adottata non prima di quattro mesi dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del comunicato di adozione del decreto. Il comunicato è stato pubblicato nella G.U. n. 9 del 12 gennaio 2018.
Il Fondo è stato poi oggetto di ulteriori interventi. L'articolo 1, co. 7-8 della legge di stabilità 2015 (L. n. 190/2014) ha esteso l'operatività del Fondo di garanzia PMI anche alle cd. Mid Cap, modificando dunque la platea dei destinatari della garanzia del Fondo stesso che non sono più esclusivamente le piccole e medie imprese, ma le imprese con un numero di dipendenti non superiore a 499.L'avvio di tale misura - sospesa fino al 31 dicembre 2015 dall'articolo 3-bis D.L. n. 192/2014 - è stato comunicato con circolare 23 maggio 2016 n. 9 del Mediocredito Centrale.
la legge di stabilità 2014 (L. n. 147/2013) ha complessivamente disposto un incremento dell'autorizzazione di spesa relativa al Fondo (articolo 3, comma 4 D.L. n. 201/2011) di 80 milioni per il 2014 e 550 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016;
la legge di stabilità 2016 (L. n. 208/2015) ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro per ciascun anno del triennio 2016-2018, disponendo che tali risorse confluiscono direttamente:nella misura di 3 milioni di euro annui, in un'apposita sezione del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; nella misura di 7 milioni di euro annui, in un'apposita sezione del Fondo per la crescita sostenibile, di cui all'art. 23 del D.L. 83/2012; la legge di bilancio per il 2017 (L. n. 232/2016) ha poi autorizzato per le stesse finalità e con le stesse modalità sopra indicate l'ulteriore spesa di 10 milioni per l'anno 2019;
la stessa legge di stabilità 2016 (legge n. 208/2015) ha rifinanziato la Sezione speciale per l'autotrasporto del Fondo di Garanzia di 10 milioni di euro per l'anno 2016;
il D.L. n. 193/2016(articolo 13, comma 1), collegato alla manovra finanziaria 2017, ha rifinanziato il Fondo per l'anno 2016 nella misura di 895 milioni di euro, cui si aggiungono ulteriori 100 milioni a valere sugli stanziamenti del programma operativo nazionale (PON) "Imprese e competitività 2014-2010", a titolarità del Ministero dello Sviluppo economico (cfr. delibera CIPE del 1 dicembre 2016 e D.M. 13 marzo 2017)
All'indomani del sisma di agosto e ottobre 2016, sono state introdotte agevolazioni nell'utilizzo del Fondo di garanzia per le PMI in favore delle PMI residenti nelle zone colpite dal terremoto (articolo 19, D.L. n. 189/2016). Le stesse agevolazioni sono state poi estese alle PMI residenti nei territori delle zone colpite dal sisma del 18 gennaio 2017 (D.L. n. 8/2017).
E' stato poi dato sostegno alle imprese fornitrici di ILVA S.p.A. attraverso una riserva di accesso al Fondo di garanzia (articolo 2-bis, D.L. n. 1/2015, come integrato dall'articolo 8-ter del D.L. n. 3/2015, successivamente modificato dalla legge di stabilità 2016 e dal D.L. n. 191/2015).
La Consob ha adottato il Regolamento sulla raccolta di capitali di rischio da parte di start-up innovative tramite portali on-line, successivamente modificato nel tempo anche con l'introduzione del cd. whistleblowing.
Il decreto-legge n. 179/2012, adottato nella scorsa legislatura, ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la definizione di startup innovativa, ascrivendo a tale tipologia di impresa un vasto corpus normativo (artt. 25-32) che prevede nuovi strumenti e misure di vantaggio che incidono sull'intero ciclo di vita dell'azienda, dall'avvio alla fasi di espansione e maturità.
Nel corso dell'attuale legislatura, varie misure (contenute prevalentemente nei decreti-legge n. 3, 76 e 145 del 2013) hanno implementato la disciplina già contenuta nel decreto-legge n. 179/2012.
In particolare, il D.L. n. 3/2015 ha esteso l'ambito di applicazione della normativa agevolativa sulle startup innovative e ha introdotto semplificazioni per la redazione dell'atto costitutivo delle startup (art. 4, comma 10-bis, modificato dalla legge di bilancio per il 2017). Al riguardo, si è introdotta la possibilità - per i fondatori di startup innovative - di redigere e modificare l'atto costitutivo e lo statuto d'impresa mediante una piattaforma web dedicata, senza pagmento di imposte di bollo e delle imposte di registrazione fiscale dell'atto (cfr. i DD.MM: attuativi, D.M.17 febbraio 2016, D.M. 28 ottobre 2016 e successivo Decreto direttoriale del 4 maggio 2017. Quest'ultimo decreto ha individuato nel 22 giugno 2017 la data a partire dalla quale le startup innovative costituite online possono ricorrere alla piattaforma digitale anche per modificare il proprio atto costitutivo o il proprio statuto).
autorizzato l'INAIL, previa adozione di un apposito regolamento, da sottoporre all'approvazione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell'economia e delle finanze, a sottoscrivere quote di fondi comuni di investimento di tipo chiuso, dedicati all'attivazione di startup innovative, ovvero costituire e partecipare - anche con soggetti pubblici e privati, italiani e stranieri - a startup di tipo societario. La legge di bilancio per il 2018 (legge n. 205/2017, articolo 1, comma 416) è intervenuta sulla citata norma della legge di stabilità 2017 che autorizza l'INAIL a partecipare in start-up, in forma diretta e in forma indiretta, precisando che - per quanto concerne le aree della protesica e della riabilitazione - l'INAIL valuti prioritariamente i progetti e le attività dei distretti produttivi e di ricerca correlati alle funzioni e alle competenze dei propri centri protesici e riabilitativi, con particolare riferimento alle esigenze di sviluppo del polo integrato INAIL-regione Calabria di Lamezia Terme.
Il D.L. 145/2013 ha riformato la disciplina sulla nuova imprenditorialità nei settori della produzione dei beni e dell'erogazione dei servizi inserendo un nuovo Capo 01 nel D.Lgs. n. 185/2000, in sostituzione di quanto previsto dai Capi I, II e IV del medesimo D.lgs. che sono conseguentemente abrogati.
Inoltre, la riforma ha esplicitato che l'ammissibilità degli incentivi deve essere valutata nei limiti della disciplina europea sugli aiuti di stato di importanza minore (c.d. "de minimis") (Reg. n. 1407/2013/UE del 18 dicembre 2013, con effetto dal 1° gennaio 2014).
Quanto ai requisiti soggettivi ai fini dell'accesso ai benefici essi sono costituiti dalla novità dell'impresa (imprese costituite da non più di 12 mesi dalla data di presentazione della domanda di agevolazione); la dimensione dell'impresa: deve trattarsi di imprese di micro e piccola dimensione secondo la classificazione europea, di cui all'Allegato I del Reg. CE n. 800/2008, ossia un'impresa che occupa meno di 50 persone e realizza un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiori a 10 milioni di euro (piccola impresa) oppure un'impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo e/o un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro (microimpresa).
Il successivo D.L. n. 91/2014 (articolo 7-bis) ha completato il quadro, operando una riforma della disciplina degli incentivi a favore dei giovani imprenditori agricoli (imprese a prevalente o totale partecipazione giovanile) contenuta nel Capo III del Titolo I del D.Lgs. n. 185/2000, muovendosi in sostanziale simmetria con il primo intervento.
La legge di bilancio per il 2017 (articolo 1, comma 71 e 73 della L. n. 232/2016) ha rifinanziato gli interventi per l'Autoimprenditorialità (di cui al Titolo I del D.Lgs. n. 185/2000), autorizzando a tal fine la spesa di 47,5 milioni nel 2017 e di 47,5 milioni nel 2018.
Il D.L. 145/2013, c.d. Piano "Destinazione Italia" (convertito in legge n. 9/2014) ha operato una riforma della disciplina degli incentivi all'imprenditorialità nei settori della produzione dei beni e dell'erogazione dei servizi, attraverso l'inserimento del Capo 01 nel D.Lgs. n. 185/2000, recante misure in favore della nuova imprenditorialità nei settori della produzione dei beni e dell'erogazione dei servizi, di misure finalizzate a sostenere la creazione di micro e piccole imprese a prevalente o totale partecipazione giovanile o femminile e a sostenerne lo sviluppo attraverso migliori condizioni per l'accesso al credito. Gli incentivi sono applicabili in tutto il territorio nazionale: è stata infatti soppressa la disposizione che ne limitava l'applicazione alle aree svantaggiate del Paese.
La Sezione speciale "Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità" del Fondo centrale di garanzia per le PMI è stata costituita, nell'ambito del Fondo di garanzia per le PMI, con una Convenzione stipulata in data 14 marzo 2013 tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per le pari opportunità, il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'economia e finanze, poi approvata con decreto del 15 aprile 2013. Si tratta di uno strumento di incentivazione dell'imprenditoria femminile che mira a facilitare l'accesso al credito delle donne mediante la concessione di una garanzia pubblica. L'impresa femminile che si rivolge alla Sezione speciale non ottiene un contributo in denaro, ma ha la possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive sugli importi garantiti dal Fondo. La Sezione speciale offre infatti alle imprese femminili e alle professioniste la possibilità di prenotare direttamente la garanzia dello Stato attraverso l'invio di apposito modulo (voucher di prenotazione) al Gestore del Fondo tramite posta (raccomandata A/R o posta elettronica certificata) e la priorità di istruttoria e di delibera da parte del Comitato di gestione del Fondo.
Si ricorda in proposito che l'Ufficio del Ministro per le pari opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato istituito nel 1996. Il Dipartimento per le pari opportunità è stato istituito con il D.P.C.M. n. 405 del 28 ottobre 1997, modificato con il D.M. del 30 novembre 2000, il D.M. del 30 settembre 2004, D.P.C.M del primo marzo 2011 e D.M. del 4 dicembre 2012.
Con il decreto 27 marzo 2015, di approvazione dell'Atto aggiuntivo alla Convenzione, la possibilità di accedere agli interventi della Sezione speciale è stata estesa anche alle professioniste iscritte agli ordini professionali e a quelle aderenti alle associazioni professionali iscritte nell'elenco tenuto dal Ministero dello sviluppo economico.
Si segnala, infine, il Protocollo d'intesa per lo sviluppo e la crescita dell'imprenditorialità e dell'autoimpiego femminili, promosso dal Dipartimento per le Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, insieme al Ministero dello Sviluppo Economico, sottoscritto dall'ABI, Confindustria, Confapi, Rete Imprese Italia e Alleanza delle cooperative italiane, il quale prevede un piano di interventi a sostegno dell'accesso al credito per le oltre 1.400.000 imprese a prevalente partecipazione femminile e per le lavoratrici autonome. Il Protocollo, siglato il 4 giugno 2014 e prorogato il 16 febbraio 2016, prevede un piano di interventi a sostegno dell'accesso al credito delle imprese femminili e delle lavoratrici autonome, che le banche e gli intermediari finanziari aderenti si sono impegnati ad attuare. In dettaglio, possono accedere al piano di interventi previsti dal Protocollo, le micro, piccole e medie imprese (PMI), iscritte al Registro delle imprese, che rientrino nella definizione di impresa femminile di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a), della legge 25 febbraio 1992, n. 215, ossia: società cooperative e società di persone costituite in misura non inferiore al 60% da donne; società di capitali le cui quote di partecipazione spettino in misura non inferiore ai due terzi a donne e i cui organi di amministrazione siano costituiti per almeno i due terzi da donne; imprese individuali gestite da donne. Vi possono accedere, infine, le lavoratrici autonome e le lavoratrici libere professioniste, appartenenti a qualsiasi settore, senza alcuna eccezione. Infine, non sono previsti limiti di età.
In attuazione di quanto previsto dall'art. 24 del D. Lgs. n. 185/2000 e successive modificazioni, è stato emanato il D.M. 8 luglio 2015, n. 140 (Regolamento recante criteri e modalità di concessione delle agevolazioni di cui al Capo 0I del titolo I del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185) del Ministero dello Sviluppo Economico (di concerto con il Ministro dell'Economia e delle Finanze). Esso regola i criteri e le modalità di concessione delle agevolazioni riservate a micro e piccole nuove imprese a partecipazione giovanile o femminile. I programmi di investimento sono agevolati con un finanziamento a tasso zero, a copertura del 75% delle spese ammissibili. I progetti finanziabili dovranno essere caratterizzati da elementi quali: a) l'adeguatezza e la coerenza delle competenze possedute dai soci, per grado di istruzione ovvero pregressa esperienza lavorativa, rispetto alla specifica attività prevista dal piano d'impresa; b) la capacità dell'iniziativa di presidiare gli aspetti del processo tecnico-produttivo e organizzativo; c) l'introduzione di soluzioni innovative sotto il profilo organizzativo, produttivo o commerciale; d) le potenzialità del mercato di riferimento, vantaggio competitivo dell'iniziativa proponente e relative strategie di marketing; e) la sostenibilità economica e finanziaria dell'iniziativa, con particolare riferimento all'equilibrio e alla coerenza nella composizione interna delle spese ammissibili. L'art. 23 del citato D. Lgs. n. 185/2000 attribuisce all'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa S.p.a. - Invitalia il compito di provvedere alla selezione ed erogazione delle agevolazioni previste dal decreto medesimo.
Interessante segnalare, al riguardo, quanto recentemente evidenziato in un Comunicato di Unioncamere del 1° settembre 2017, con riferimento all'età media delle donne imprenditrici: le donne d'impresa, alla data del 30 giugno 2017, sono "due volte giovani", sia per data di avvio dell'attività sia per incidenza di imprenditrici under 35. Dal 2010 ad oggi sono state create 4 imprese femminili su 10 (solo 3 su 10 imprese maschili, invece, hanno meno di 7 anni). Inoltre, le 162.000 attività guidate da imprenditrici under 35 sono più del 12% del totale delle aziende a trazione femminile (1.325.438), mentre, tra gli uomini, sono l'8,5%. Le 554.000 imprese femminili nate negli ultimi 7 anni stanno lentamente modificando la mappa settoriale e geografica del "fare impresa" delle donne. Si evidenzia, infatti, che alcuni settori in cui la presenza femminile è sempre stata piuttosto consistente sembrano ridurre la propria appetibilità. Primo tra tutti l'agricoltura, in cui si concentra il 16,3% della presenza femminile nell'impresa, ma che rappresenta meno dell'11% delle imprese guidate da donne nate dopo il 2010. Negli ultimi 7 anni si è lievemente rafforzata la componente imprenditoriale delle donne nel turismo e nel commercio, con oltre 64.000 imprese nell'alloggio e nella ristorazione, 26.000 nel noleggio e nelle agenzie di viaggio e 155.000 nel commercio. Queste, complessivamente, rappresentano quasi il 45% delle imprese femminili create dal 2010. Tra le imprenditrici "matricole" aumenta poi l'inclinazione a cimentarsi in alcuni settori dei servizi a minor partecipazione femminile: oltre 13.000 le imprese femminili post 2010 nelle attività finanziarie e assicurative, più di 18.000 nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, poco meno di 11.000 nei servizi di informazione e di comunicazione.
Secondo quanto emerge da un'Analisi elaborata da Confcommercio e Unioncamere/Isnart del 27 ottobre 2017 sulle imprese femminili nel settore del turismo, presentata in occasione del 4° Forum di Terziario Donna Confcommercio, in Italia, nel secondo trimestre del 2017, svolgono attività turistiche oltre 459.000 imprese, pari al 7,6% delle imprese totali. Di queste, il 29,7% - quasi una su tre – è gestito da donne, contro un tasso medio di femminilizzazione pari al 21,8%. Considerando, invece, l'insieme delle imprese femminili presenti nel sistema economico italiano, quelle incentrate su attività ricettive, ristorative e di intermediazione turistica rappresentano complessivamente oltre il 10% delle imprese totali. Dal 2015 ad oggi, le imprese femminili nel turismo segnano un +4,9%, contro una crescita complessiva della filiera pari al +4,2%: trend a cui contribuisce soprattutto la performance del Sud. In valore assoluto, le imprese femminili nel settore sono più numerose a Roma (10.622 imprese femminili), Milano (5.597), Napoli (5.400), Torino (4.471), Brescia (3.262), Salerno (2.967), Bolzano (2.606), Firenze (2.367), Verona (2.322) e Genova (2.266). Sul totale delle imprese femminili attive nel turismo, l'81,3% è costituito da attività di ristorazione, il 13,8% da servizi di alloggio e il 5% attiene ai servizi di intermediazione svolti da agenzie di viaggio e tour operator.
Già i decreti-legge sviluppo (decreto-legge 83 del 2012) e sviluppo-bis (decreto-legge n. 179 del 2012) avevano aperto alle società non quotate la possibilità di accedere alla raccolta del capitale di debito. Con la riforma delle disposizioni civilistiche e fiscali relative alle cambiali finanziarie e ai titoli obbligazionari, dunque, anche alle società italiane non quotate è stato consentito il ricorso all'emissione di strumenti di debito destinati ai mercati domestici ed internazionali. Le PMI sono state così incentivate a ricorrere ai canali extrabancari di finanziamento (mediante emissione di cd. minibond, ovvero bond di PMI). Per i dati sulla diffusione del fenomeno si rinvia al sito dell'Osservatorio Minibond gestito, tra gli altri soggetti, dal Politecnico di Milano.
aggiornato a 3 maggio 2016
aggiornato a 9 luglio 2014
Disposizioni urgenti per il settore agricolo, la tutela ambientale e l'efficientamento energetico dell'edilizia scolastica e universitaria (D.L. Competitività)
Collana: Progetti di legge n°209, pubblicato il 29 luglio 2014
D.L. 23 dicembre 2013, n. 145 - Interventi urgenti di avvio del piano "Destinazione Italia", convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9
Collana: Progetti di legge n°108/3, pubblicato il 20 maggio 2014
Collana: Progetti di legge n°209/2, pubblicato il 2 agosto 2014
Circolare 4/E dell'Agenzia delle entrate
Proposta di regolamento UE sui fondi di investimento europei a lungo termine
Risoluzione della 6ª Commissione del Senato sulla proposta di regolamento UE sui fondi di investimento europei a lungo termine
Memoria Cassa Depositi e Prestiti depositata in occasione dell'audizione presso la X Commissione Attività Produttive della Camera dei deputati
aggiornato a 16 febbraio 2018
MEF: Linee guida per l’applicazione della normativa sui piani di risparmio a lungo termine
Per poter beneficiare dalla maggiorazione "rafforzata" i beni materiali e immateriali di cui ai predetti allegati A e B devono rispettare anche il requisito della "interconnessione" al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.(per approfondimenti, v. circolare Agenzia delle entrate n. 23/E del 26 maggio 2016 e risoluzione n. 74/E del 14 settembre 2016 e circolare N.4/E del 30/03/2017).
A livello nazionale, le politiche di sostegno all'internazionalizzazione sono gestite da un insieme di Ministeri e di Agenzie tecniche specializzate nei diversi tipi di intervento, che operano all'interno di una Cabina di regia per l'Italia internazionale, nella quale vengono elaborate le strategie programmatiche, attraverso un processo di consultazione delle organizzazioni imprenditoriali e di coordinamento tra i diversi soggetti, nazionali e locali. La Cabina di regia per l'internazionalizzazione è co-presieduta dal Ministro degli affari esteri e dal Ministro dello sviluppo economico. Vi partecipano il Ministro per i beni, le attività culturali e il turismo (che co-presiede per le materie di propria competenza), il Ministro dell'economia e finanze, il Ministro per le politiche agricole, alimentari e forestali, i Presidenti della Conferenza delle Regioni, di Unioncamere, Confindustria, Rete imprese Italia, Associazione bancaria italiana e Alleanza delle cooperative. I principali enti operativi sono, per i servizi reali, l'Italian Trade Agency (Ita-Ice Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane) e, per gli strumenti di supporto finanziario, la Cassa depositi e prestiti (Cdp S.p.A.), società per azioni controllata dal MEF, a cui fanno capo anche la SACE, agenzia per l'assicurazione dei crediti all'export, e la Società italiana per le imprese all'estero (SIMEST).
L'ICE-Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane è il principale organo competente all'attuazione del Piano di promozione del Made in Italy, tenuto conto delle intese raggiunte con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali per ciò che attiene agli interventi che riguardano il settore agroalimentare (cfr. infra).
La SACE S.p.A. – già Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero – è la società autorizzata a rilasciare garanzie e ad assumere rischi di carattere politico, economico, commerciale e di cambio ai quali sono esposti gli operatori nazionali nelle loro attività con l'estero e di internazionalizzazione dell'economia italiana. Nel 2012, ai sensi dell'articolo 23-bis del D.L. 7 luglio 2012, n. 95, nell'ambito di un più ampio piano di valorizzazione e dismissione di partecipazioni societarie pubbliche, Sace S.p.a. è stata interamente ceduta dallo Stato a Cassa depositi e prestiti S.p.A. In data 9 novembre 2012, Cassa Depositi e Prestiti S.p.A. ha acquistato l'intero capitale sociale di SACE dal Ministero dell'economia e delle finanze, avendo esercitato l'opzione di acquisto di cui all'art. 23-bis del D.L. n. 95/2012.
Tra gli interventi adottati nella XVII legislatura, si richiama in primis il Piano di promozione straordinaria del Made in Italy e per l'attrazione degli investimenti in Italia, la cui istituzione è stata prevista dall'art. 30 del D.L. n. 133/2014.
Il Piano è stato avviato nel 2015 e attuato negli anni successivi della legislatura. Per tale Piano, la legge di stabilità 2015 (legge n. 190/2014) ha inizialmente stanziato complessivi 130 milioni per il 2015, 50 milioni per il 2016 e 40 milioni per il 2017. Le risorse sono state successivamente implementate.
Il Piano Made in Italy nel suo complesso è stato poi rifinanziato per 110 milioni di euro per l'anno 2017 dalla legge di bilancio per il 2017. La medesima legge ha poi specificamente destinato un milione di euro per il 2017 al Ministero per lo sviluppo economico per le azioni da realizzare nell'ambito del Piano stesso.
Le risorse per il Piano per l'anno 2017, complessivamente stanziate dalla legge di stabilità 2015 e dalla legge di bilancio per il 2017, sono state successivamente ridotte per effetto dell'articolo 13 del D.L. n. 50/2017, e sono state complessivamente pari a 148 milioni di euro e ripartite con D.M. 13 aprile 2017.
Interventi sulla disciplina di tutela dei marchi (europei e nazionali)