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Timestamp: 2017-12-17 17:26:02+00:00
Document Index: 23091354

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ']

Luca Ricci il Mar Mag 03, 2016 11:44 pm
AUTOVELOX, SENZA INCIDENTI NIENTE RILEVAZIONE REMOTA
Autore: Alessandro Casale - Dirigente, Comandante polizia locale comune capoluogo di provincia.
Va riformata la sentenza del Giudice amministrativo che ha dichiarato illegittimo il decreto con il quale il Prefetto ha eliminato un tratto di strada statale ubicata in territorio comunale tra quelli sui quali è possibile procedere a rilevazione automatica della velocità mediante autovelox, nel caso in cui il G.A., ai fini della declaratoria della illegittimità del decreto prefettizio, disattendendo peraltro le conclusioni cui è giunto il verificatore appositamente nominato, abbia sostituito il proprio apprezzamento discrezionale a quello delle autorità amministrative competenti (il Prefetto, e per quanto di ragione l’A.N.A.S. e gli altri organismi intervenuti a titolo consultivo), nella valutazione del criterio fondamentale del "tasso di incidentalità" della medesima strada, previsto dall’art. 4, comma 2, del d.l. n. 121/2002 e s.m.. lo ha stabilito il CONSIGLIO DI STATO, SEZ. III – con la sentenza 26 agosto 2014 n. 4321. Ha osservato la sentenza in rassegna che, per disattendere il giudizio del verificatore (e, implicitamente, anche quello conforme del Prefetto e dell’A.N.A.S.) il T.A.R. ha dovuto darsi carico di discutere analiticamente forma, posizione e dimensioni dell’area utilizzabile come piazzola di sosta per la contestazione diretta ai trasgressori, giungendo alla conclusione che una siffatta utilizzazione potrebbe provocare qualche difficoltà al traffico nel caso che si voglia procedere al fermo di un veicolo di lunghezza superiore ai 12 metri (peraltro si potrebbe obiettare che dandosi tale eventualità, la stessa presenza dei vigili accertatori consentirebbe di ovviare agli inconvenienti).
In tal modo il giudice amministrativo ha sostituito un proprio apprezzamento discrezionale a quello delle autorità amministrative competenti (il Prefetto, e per quanto di ragione l’A.N.A.S. e gli altri organismi intervenuti a titolo consultivo), in una situazione nella quale le valutazioni di queste ultime non apparivano errate ictu oculi - tanto è vero che il verificatore non le considerava tali e che la sentenza le ha contraddette solo per un profilo marginale.
L’atto del Prefetto, di cui all’art. 4, comma 2, d.l. n. 121/2002 (come modificato dalla legge di conversione n. 168/2002 e ulteriormente modificato dal decreto legge n. 151/2003), di determinazione dei tratti di strada nei quali è possibile procedere a rilevazione automatica della velocità senza la presenza di operatori (gergalmente detto autovelox) è ampiamente discrezionale ed ispirato a complessive valutazioni di opportunità/necessità dell’installazione degli apparecchi automatici; ciò nell’àmbito di un sistema - frutto di una insindacabile scelta del legislatore - che non prevede che l’installazione degli apparati in questione sia la regola generale (con l’eccezione, in ipotesi, dei luoghi individuati come "non idonei" dal Prefetto), bensì che la regola generale sia il divieto, tranne che nei luoghi individuati con apposito provvedimento.
I criteri indicati nell’art. 4, comma 2, comma 2, d.l. n. 121/2002 e s.m., per la determinazione dei tratti di strada nei quali è possibile procedere a rilevazione automatica della velocità mediante autovelox sono chiaramente solo indicativi e non già tassativi, e neppure esaustivi. In ogni caso il criterio primario ed essenziale che si desume dalla norma è quello del "tasso di incidentalità"; una volta che l’apprezzamento di questo criterio abbia dato esito negativo (e cioè abbia portato a concludere che in un determinato tratto di strada, sotto questo profilo, non vi è la necessità di installare un autovelox), appare sostanzialmente superfluo discettare se le conformazione dei luoghi sia tale da ostacolare in qualche misura l’accertamento delle violazioni con le modalità ordinarie. Altrimenti si dovrebbe dire che sia doveroso collocare apparecchi automatici dovunque non sia agevole arrestare la marcia dei supposti trasgressori, ancorché sotto ogni altro profilo manchino i presupposti per adottare tale misura; il che appare estraneo al sistema della disciplina positiva.
Tuttavia, nelle strade extraurbane di tipo C (art. 2 del codice della strada) - e tale è quella di cui si discute – le iniziative degli organi di polizia stradale sono limitate ai tratti di strada previamente individuati dal Prefetto con apposito provvedimento, da emettere "sentiti" gli organi di polizia stradale competenti per territorio e su "parere conforme" dell’ente proprietario della strada.
(b) ha confermato il decreto impugnato, nella parte in cui considera che il tratto >
Note: nella individuazione del tratto di strada da assoggettare a controllo della velocità in remoto, il criterio primario ed essenziale che si desume dalla norma è quello del "tasso di incidentalità".
di strada in questione non si caratterizza per una particolare frequenza di incidenti dovuti ad eccesso di velocità;
Si potrebbe forse discutere dell’interesse a ricorrere (o della legittimazione) sotto altro profilo: e cioè con riferimento alla considerazione che l’atto del Prefetto, di cui all’art. 4, comma 2, d.l. n. 121/2002 e s.m., non si qualifica come una "autorizzazione" rispetto alla quale si possano riconoscere interessi legittimi pretensivi. Si tratta invece di un atto di programmazione (ampiamente discrezionale) al quale gli organi di polizia stradale sono chiamati a concorrere mediante un parere non vincolante ("sentiti..."), con il quale si esaurisce ogni loro funzione al riguardo. In questa prospettiva si potrebbe dubitare che le scelte del Prefetto (e dell’ente proprietario della strada, il cui parere è invece vincolante) siano impugnabili dai singoli organi di polizia municipale a tutela delle proprie funzioni. Ma poiché l’eccezione non è stata posta in questi termini il Collegio (a maggior ragione in grado di appello) non deve approfondire la questione.
Il punto centrale (non esplicitamente formulato nell’atto di appello, ma desumibile dal contesto) è che l’atto del Prefetto, di cui all’art. 4, comma 2, cit., è ampiamente discrezionale ed ispirato a complessive valutazioni di opportunità/necessità dell’installazione degli apparecchi automatici. Ciò nell’àmbito di un sistema (frutto di una insindacabile scelta del legislatore) che non prevede che l’installazione degli apparati in questione sia la regola generale (con l’eccezione, in ipotesi, dei luoghi individuati come "non idonei" dal Prefetto), bensì che la regola generale sia il divieto, tranne che nei luoghi individuati con apposito provvedimento.
In ogni caso, come dedotto nell’atto d’appello, il criterio primario ed essenziale che si desume dalla norma è quello del "tasso di incidentalità". Una volta che l’apprezzamento di questo criterio abbia dato esito negativo (e cioè abbia portato a concludere che in un determinato tratto di strada, sotto questo profilo, non vi è la necessità di installare un autovelox), appare sostanzialmente superfluo discettare se le conformazione dei luoghi sia tale da ostacolare in qualche misura l’accertamento delle violazioni con le modalità ordinarie. Altrimenti si dovrebbe dire che sia doveroso collocare apparecchi automatici dovunque non sia agevole arrestare la marcia dei supposti trasgressori, ancorché sotto ogni altro profilo manchino i presupposti per adottare tale misura: il che appare estraneo al sistema della disciplina positiva.
8. Ora, poiché la sentenza appellata è esplicita (alle pagine 12 e 13) nell’affermare che nella specie il provvedimento impugnato resiste alle censure relativamente al criterio del "tasso di incidentalità" – il che non è stato oggetto di appello incidentale da parte del Comune - ciò avrebbe dovuto rendere precluse, o comunque irrilevanti, ulteriori considerazioni.