Source: http://www.vitalianofacchetti.it/index.php/notizie/111-imu-dichiarazione-e-saldo
Timestamp: 2019-11-12 15:43:23+00:00
Document Index: 171943454

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 13', 'art. 817', 'art. 5', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 50']

IMU DICHIARAZIONE E SALDO
DICHIARAZIONE e SALDO 2012
2. Casi particolari di presentazione della dichiarazione Imu
3. Saldo Imu 2012
5. Ravvedimento operoso
Dal 2012, l’imposta municipale unica (Imu) ha, come noto, soppiantato la previgente imposta comunale sugli immobili (Ici): fra gli adempimenti strumentali del nuovo tributo municipale vi è, in particolare, quello della dichiarazione degli immobili posseduti, che risulta però necessaria solo per la comunicazione delle variazioni rilevanti intervenute a partire dal corrente anno.
Non può così sostenersi un generalizzato obbligo di prima dichiarazione agli effetti dell’Imu: la nuova imposta, infatti, mantiene valide le informazioni contenute nelle precedenti dichiarazioni Ici dei contribuenti, ma solo se e in quanto compatibili con la nuova legislazione.
La non perfetta coincidenza della regolamentazione dei due tributi municipali, in altri termini, obbliga all’adempimento dichiarativo anche in determinate situazioni per le quali non si sono verificati cambiamenti in quanto a soggettività passiva e/o all’immobile oggetto dell’imposizione, ma per il solo effetto del mutamento di disciplina: è il caso del diverso perimetro delle esenzioni riconosciute.
Il modello dichiarativo, approvato con D.M. 30.10.2012, è sostanzialmente analogo rispetto a quello adottato agli effetti Ici: esso è costituito da una prima pagina di identificazione del soggetto passivo, in cui vanno riportati i suoi dati (nome, cognome, indirizzo, recapiti, ecc.), e da una seconda facciata descrittiva degli immobili per cui viene presentata la denuncia (indirizzo, categoria catastale, rendita o reddito dominicale, percentuale e mesi di possesso, ecc.). Viene però eliminata la «copia per l’elaborazione meccanografica», viceversa prevista ai fini Ici, con la conseguenza che la dichiarazione Imu andrà compilata in soli due originali, uno per il contribuente e uno per il Comune.
Quando sussiste l’obbligo
A differenza di quanto contenuto nelle prime bozze, l’obbligo di presentazione della denuncia riguarda soltanto i contribuenti per i quali i Comuni hanno deliberato riduzioni di aliquote. La dichiarazione non deve essere invece presentata se:
· non sono intervenute variazioni rispetto all’ultima dichiarazione Ici presentata in relazione all’immobile (la dichiarazione è invece dovuta, ad esempio, in caso di immobile che acquista o perde la qualifica di abitazione principale del contribuente);
· gli elementi rilevanti ai fini dell’imposta dipendono da atti per i quali sono applicabili le disposizioni previste nell’ambito della disciplina del modello unico informatico (Mui), né se le relative informazioni sono comunque a disposizione del Comune. A tal fine, va tenuto conto che:
– oggigiorno i notai utilizzano obbligatoriamente il Mui praticamente per tutti gli atti da essi formati o autenticati;
– pur transitando dal Mui, vanno comunque dichiarati gli atti relativi alle compravendite di aree edificabili;
– dal 15.10.2012 è obbligatorio l’utilizzo del Mui per tutti gli atti societari soggetti a iscrizione presso il Registro delle imprese e che implichino una variazione nell’intestazione degli immobili (Provv. Agenzia Territorio 8.8.2012). Pertanto, in ipotesi di operazioni straordinarie della vita d’impresa, quali, ad esempio, fusioni e scissioni, avvenute dalla metà di ottobre in avanti non dovrebbe essere più necessaria la dichiarazione (che era invece richiesta in ambito Ici): tuttavia, le istruzioni ministeriali affermano genericamente la persistenza di tale obbligo (che parrebbe però dover essere limitato, per coerenza, solo al caso di operazioni avvenute prima della metà di ottobre 2012);
– non sono da dichiarare gli immobili acquisiti in dipendenza di successione e debitamente dichiarati, in quanto le relative denunce sono trasmesse dall’Agenzia delle Entrate ai Comuni.
In generale, tutte le variazioni oggettive e soggettive denunciate al Catasto non dovranno essere dichiarate, in quanto direttamente riscontrabili nelle banche dati catastali: è il caso della rendita attribuita a un immobile ex novo o modificando quella che già gli era stata attribuita in precedenza.
Ne discende che, in sostanza, la dichiarazione andrà unicamente presentata nei seguenti casi:
· immobili che godono di riduzioni ai fini Imu: si tratta essenzialmente di quelli dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, quelli di interesse storico o artistico e quelli che, conformemente alle disposizioni nazionali che concedono tale facoltà ai Comuni, effettivamente fruiscono di aliquote ridotte rispetto all’ordinaria in base ai regolamenti comunali (immobili d’impresa o professionali, immobili posseduti da soggetti passivi Ires, immobili locati, fabbricati dell’impresa costruttrice destinati alla rivendita, ecc.);
· le informazioni nella banca dati catastale non sono state aggiornate dal contribuente mediante le apposite procedure e richieste;
· il Comune non dispone delle notizie rilevanti ai fini dell’imposizione.
Non è comunque necessaria la presentazione della denuncia laddove il Comune abbia predisposto specifiche modalità/adempimenti ai fini del riconoscimento delle agevolazioni stabilite con il proprio regolamento e il contribuente si sia attenuto a tali prescrizioni.
Nel nuovo contesto Imu, la dichiarazione dovrà essere presentata entro 90 giorni dall’evento che ha comportato il mutamento, anche in questo marcando una significativa differenza rispetto al regime Ici, ove tali variazioni erano invece da dichiarare (fatte salve eventuali diverse disposizioni comunali in merito all’istituzione di una comunicazione Ici con regolamentazione specifica) entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi in relazione a tutte le variazioni intervenute nell’anno solare precedente.
Se questa è la previsione generale, per il 2012, anno di introduzione del nuovo tributo e nel corso del quale, come detto, vanno dichiarate anche quelle posizioni in relazione alle quali la situazione fiscale ai fini Imu è cambiata rispetto a quella Ici, vige un regime transitorio: originariamente, infatti, l’adempimento riferito al pregresso avrebbe dovuto avere come scadenza per gli interessati il 30.9.2012, termine entro il quale avrebbero peraltro dovuto essere comunicati anche i mutamenti intervenuti nei primi mesi dell’anno (se oltre il predetto termine ordinario di 90 giorni dalla data di cui sopra).
I consistenti ritardi nell’approvazione del modello di dichiarazione (reso disponibile solo da fine ottobre 2012) hanno però reso inevitabile la proroga del termine di presentazione: per il corrente anno, dunque, la situazione esistente all’1.1.2012 e i mutamenti intervenuti fino al 2.9.2012 (novantesimo giorno antecedente alla scadenza di fine novembre) devono essere dichiarati entro il 30.11.2012, () utilizzando il modello approvato con D.M. 30.10.2012. Come già sperimentato nel contesto Ici, la presentazione potrà aversi in forma cartacea direttamente presso gli Uffici del Comune in cui sono situati gli immobili, ovvero a mezzo del sistema postale, previa raccomandata a/r inviata al medesimo ente comunale, con busta chiusa e indicazione, all’esterno, dell’anno di riferimento accanto alla dicitura «Dichiarazione Imu».
Il D.M. 30.10.2012 precisa che, nel caso di immobile insistente sul territorio di più Comuni, andrà presentata una dichiarazione a ciascuna municipalità interessata.
Il Comune è tenuto a rilasciare ricevuta dell’avvenuta presentazione nel solo caso di presentazione brevi manu.
La vera novità, tuttavia, riguarda le modalità di presentazione del modello: viene, infatti, prevista anche la possibilità della trasmissione telematica della dichiarazione, possibile però solo se si utilizza la posta elettronica certificata (pec).
Nel caso di soggetti residenti all’estero è poi lasciata libertà di trasmettere il modello con lettera raccomandata o altri mezzi equivalenti da cui possa rilevarsi la data di spedizione che, per i soggetti esteri come per quelli italiani, rappresenta la data di presentazione del modello in ipotesi di utilizzo del servizio postale.
È comunque possibile verificare presso il Comune competente se questi ha deliberato, come è in sua facoltà fare, altre modalità di presentazione della dichiarazione Imu, fermo restando che, in tali casi, il D.M. 30.10.2012 impone alle municipalità di «dare ampia informazione ai contribuenti al fine di consentire il corretto adempimento dell’obbligazione tributaria».
Resta inteso che, a partire dall’1.12.2012, in caso di mutamenti rilevanti agli effetti del nuovo tributo, l’interessato dovrà osservare la scadenza dei 90 giorni seguenti per la presentazione della dichiarazione in esame: si potrà fruire di tale previsione in relazione ai fabbricati rurali non accatastati in precedenza e iscritti entro il 30.11.2012 (cfr. art. 13, co. 14-ter, D.L. 201/2011, conv. con modif. dalla L. 214/2011), data ultima a partire dalla quale potrà essere conteggiato il termine per la dichiarazione del mutamento intervenuto (scadenza che, per tali immobili, diviene quindi quella del 28.2.2013).
Per le variazioni intervenute prima del novantesimo giorno antecedente al 30.11.2012 si può comunque presentare la denuncia nel termine di 90 giorni dal mutamento, così come chiarito dalla C.M. 18.5.2012, n. 3/DF e confermato dalle istruzioni al modello Imu: coerentemente, ad esempio, se l’obbligo dichiarativo è sorto il 3.10.2012, il contribuente è ammesso a presentare la dichiarazione Imu entro il 31.12.2012.
Va infine tenuto conto che, ai sensi dell’art. 13, co. 12-ter, D.L. 201/2011, «la dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi sempre che non si verifichino modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell’imposta dovuta».
I soggetti tenuti alla dichiarazione sono, in linea di principio, quelli assoggettati all’imposta e, pertanto:
· il proprietario o il titolare di un diritto reale (usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi o superficie) di immobili;
· il concessionario (e non il concedente), nel caso di concessione su aree demaniali;
· il locatario (utilizzatore), nel caso del contratto di locazione finanziaria: anche in questo caso, pertanto, non è il proprietario (vale a dire intermediario finanziario, banca o società di leasing) a essere tassato, ma il suo avente causa, per tutto il periodo di durata del contratto di leasing. L’obbligo, tuttavia, è anche sulla società di leasing, nel caso di risoluzione anticipata del contratto di locazione finanziaria o di mancato esercizio del diritto di riscatto da parte del locatario.
Peraltro, è bene evidenziare alcune fattispecie particolari di soggetti tenuti alla dichiarazione:
· l’amministratore di condominio per conto di tutti i condomini, con una dichiarazione separata per ciascuno di essi (e una, eventualmente, anche per l’immobile dell’amministratore medesimo appartenente al condominio). Stesse previsioni valgono nel caso di multiproprietà, ove, parimenti, l’obbligato è l’amministratore;
· il custode/amministratore giudiziario, qualora il provvedimento del giudice ponga a suo carico anche tale onere in ipotesi di misure conservative o cautelari a carico di persone indagate.
Non sono poi espressamente considerati nelle istruzioni ministeriali:
· il caso in cui l’immobile è stato oggetto di vendita nell’ambito delle procedure di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa: la dichiarazione dovrebbe essere presentata dal rappresentante della procedura (curatore o commissario liquidatore);
· il fatto che il soggetto passivo del tributo è anche il gestore dei beni facenti parte del patrimonio immobiliare pubblico di cui al D.L. 351/2001, conv. con modif. dalla L. 410/2001.
Si ricorda che permane in ambito Imu la semplificazione in funzione della quale, se più persone sono titolari di diritti reali sull’immobile (come nel caso di comproprietari o di proprietà piena per una quota e di usufrutto per la restante quota), ciascuno di essi, pur essendo in linea di principio tenuto a dichiarare la quota di sua spettanza, può adempiere all’obbligo di dichiarazione anche per gli altri, presentando la cd. dichiarazione congiunta, purché comprensiva di tutti i contitolari.
Sono infine tenuti alla dichiarazione, nei casi previsti, anche i residenti all’estero che posseggono immobili situati in Italia.
2. CASI PARTICOLARI di PRESENTAZIONE
della DICHIARAZIONE IMU
Si affrontano, di seguito, i casi più diffusi per i quali si verifica l’obbligo di prima dichiarazione agli effetti dell’Imu, con adempimento in scadenza il 30.11.2012. Stesse considerazioni valgono per coloro i quali si trovano nelle situazioni descritte da settembre 2012 in avanti, con la differenza che essi dovranno procedere alla presentazione della dichiarazione entro i 90 giorni successivi alle intervenute variazioni.
«Prima casa»
Non è di regola dovuta la dichiarazione in relazione all’abitazione principale del soggetto passivo e/o alla presenza di eventuali figli conviventi di età non superiore a 26 anni (eventualità che permette di godere di una riduzione di almeno 50 euro per ciascuno di essi), in quanto il Comune può reperire le relative informazioni direttamente dall’Anagrafe.
Va però dichiarata la «prima casa» nel momento in cui non è immediatamente possibile, per l’ente impositore, comprendere quale essa sia, avendo il contribuente a disposizione più immobili che potenzialmente possiedono i relativi requisiti e restando a sua discrezione la scelta del fabbricato per cui godere del più favorevole trattamento: si tratta principalmente del caso dei coniugi con residenza separata all’interno dello stesso Comune, ipotesi per cui è possibile per solo una delle due unità immobiliari beneficiare delle agevolazioni previste ai fini Imu con riguardo all’abitazione principale.
Peraltro, differentemente da quanto avveniva in ambito Ici, l’Imu si applica solo su un’unità immobiliare anche se ve ne sono due contigue, autonomamente accatastate, adibite unitariamente a residenza e dimora della famiglia, anche se intestate l’una al marito e l’altra alla moglie: pure in questo caso, la scelta di quale agevolare come «prima casa» dovrà essere comunicata al Comune dall’interessato previa presentazione della dichiarazione Imu.
Nei casi di equiparazione alla «prima casa», in base a delibera comunale, dell’abitazione posseduta (proprietà o usufrutto) dall’anziano o disabile che ha acquisito la residenza in casa di cura o assistenza a seguito di ricovero permanente, la presentazione della dichiarazione non è necessaria, mentre lo è per il residente all’estero, laddove la sua casa nella municipalità sia considerata direttamente adibita ad abitazione principale in base alle decisioni assunte dall’ente pubblico territoriale.
Nella particolare ipotesi di «prima casa» insistente sul territorio di più Comuni, le istruzioni ministeriali precisano che l’Imu andrà corrisposta a ciascuno di essi proporzionalmente alla superficie relativa, ripartendo conseguentemente la base imponibile e applicando proporzionalmente anche le detrazioni (eventualmente diverse) da ciascuno di essi previste in relazione alla «prima casa»: la dichiarazione dovrà in tal caso essere presentata alle sole municipalità in cui l’interessato non ha la residenza anagrafica, indicando nel campo «Annotazioni» che si è in presenza di «Immobile destinato ad abitazione principale la cui superficie insiste su territori di Comuni diversi» (e per il quale, secondo la prassi, anche quelli che non «vedono» l’iscrizione anagrafica del contribuente sono tenuti a garantire al fabbricato il trattamento dell’abitazione principale ai fini Imu).
In tale ipotesi, ai fini Imu sull’immobile si considera in essere un diritto di abitazione dell’assegnatario, indipendentemente dal fatto che il proprietario del fabbricato sia, eventualmente, l’altro coniuge.
Le istruzioni ministeriali precisano che, tuttavia, la dichiarazione non andrà compilata se l’immobile è ubicato nel Comune in cui è stato celebrato il matrimonio o in cui è nato almeno uno dei coniugi, posto che, in tali casi, le informazioni saranno già disponibili alla municipalità per effetto delle comunicazioni previste dalla legge.
Il coniuge sarà, dunque, tenuto alla dichiarazione della casa assegnata solo se questa non è nel Comune di nascita sua o del partner o in quello del matrimonio.
Connesso a quanto sopra illustrato è il tema delle pertinenze che possono fruire delle agevolazioni tributarie stabilite per la «prima casa»: si tratta al massimo di una per ciascuna delle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, cosicché, anche in questo caso, in presenza, ad esempio, di più box auto, spetterà al contribuente decidere quale dovrà essere assoggettato al trattamento previsto per l’abitazione principale.
Le istruzioni ministeriali affermano, tuttavia, che le pertinenze dell’abitazione principale non vanno in linea di principio dichiarate, in quanto i relativi dati possono essere autonomamente acquisiti dai Comuni; va però dichiarata l’area pertinenziale del fabbricato qualora s’intenda per essa fruire delle riduzioni di aliquota previste per la «prima casa».
A parere di chi scrive, peraltro, è comunque opportuna la presentazione della dichiarazione in ogni caso in cui si sia in presenza di più pertinenze appartenenti alla medesima categoria catastale fra quelle agevolabili, ai fini dell’esplicitazione della scelta operata in merito a quale di esse possa godere del trattamento agevolato. Per maggiore tutela, peraltro, la presentazione potrebbe essere consigliabile in ogni caso di pertinenza posseduta, così da esplicitare la volontà di asservire effettivamente la stessa all’immobile principale, evitando contestazioni riguardo al rispetto della condizione soggettiva prevista dall’art. 817 c.c. Ovviamente tale cautela non appare necessaria se la pertinenza non è autonomamente accatastata, in quanto, in tal caso, l’esistenza del vincolo di asservimento all’abitazione principale dovrebbe risultare di per sé già evidente.
Le fattispecie di esenzione Imu comportano, in via generale, l’obbligo di presentazione della dichiarazione: in particolare, gli immobili esenti degli enti non commerciali implicano la necessità dell’adempimento dichiarativo anche se le condizioni di esenzione erano già presenti prima del 2012, mentre per quanto concerne le nuove modalità, vigenti dall’1.1.2013, di determinazione della quota esente dei fabbricati da questi posseduti, da effettuarsi, in caso di immobili a uso commerciale e non, in base a dichiarazione resa dagli interessati, occorrerà attendere il decreto ministeriale che dovrà individuare, in particolare, gli elementi rilevanti allo scopo.
Per quanto concerne, invece, i fabbricati rurali a uso strumentale ubicati in Comuni montani o parzialmente montani, parimenti esenti da Imu, l’appendice alle istruzioni al modello escludono l’obbligo di dichiarazione, in quanto la ruralità dell’immobile, risultante da atto dell’Agenzia del Territorio, permette comunque all’ente impositore di avere a disposizione i dati che gli sono necessari.
Devono essere comunque dichiarati anche i terreni agricoli posseduti e condotti da imprenditori agricoli professionali, per effetto delle agevolazioni Imu previste dalla disciplina.
Dovranno, inoltre, essere dichiarati tutti quei fabbricati per cui l’esenzione in precedenza vigente agli effetti Ici non è stata più replicata nell’ambito della disciplina Imu e, pertanto:
· fabbricati a destinazione culturale ex art. 5-bis, D.P.R. 601/1973;
· fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili, recuperati al fine di essere destinati alle attività volte all’assistenza, all’integrazione sociale e alla tutela dei diritti delle persone handicappate, limitatamente al periodo in cui essi sono adibiti direttamente allo svolgimento delle attività predette;
· immobili utilizzati da enti non commerciali destinati esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché alle attività religiose di cui all’art. 16, lett. a), L. 222/1985.
Poiché la dichiarazione Imu è necessariamente da presentare in tutte quelle ipotesi in cui le relative informazioni non sono direttamente acquisibili dal Comune, entro il 30.11.2012 andranno dichiarati:
· i terreni edificabili posseduti prima del 2012 o acquistati da più di 90 giorni (benché la relativa compravendita transiti dal sistema notarile): per tali tipologie di immobili, infatti, la base imponibile Imu non è data da un valore catastale, ma da quello di mercato all’1.1 dell’anno. Il valore dell’area edificabile andrà poi comunicato anche per gli anni successivi a quello di acquisto, se e nella misura in cui ne sia variato il valore all’1.1 di ciascuna annualità successiva. Rientra nella fattispecie anche il caso di area fabbricabile in seguito a demolizione del fabbricato in precedenza esistente;
· i terreni agricoli divenuti edificabili nel corso del 2012: in questo caso la dichiarazione è dovuta per mutamento «strutturale» nell’oggetto di imposizione;
· gli immobili in leasing non precedentemente dichiarati ai fini Ici;
· gli immobili oggetto di atti di concessione amministrativa su aree demaniali;
· i fabbricati classificabili nella categoria catastale D, non censiti, interamente posseduti da imprese, per i quali la base imponibile Imu è data dal valore contabile, opportunamente rivalutato con coefficienti diversi in relazione alle diverse annualità in cui sono eventualmente stati registrati il costo d’acquisto e i costi incrementativi: in tal caso, la dichiarazione per le variazioni intervenute va presentata entro 90 giorni dalla chiusura del periodo d’imposta ai fini Irpef/Ires;
· le riunioni di usufrutto non risultanti in Catasto;
· la nascita o l’estinzione dell’usufrutto o di altri diritti reali quali uso, abitazione, enfiteusi o superficie (salvo tali fatti non siano stati dichiarati in Catasto o comunque mediante utilizzo del Mui);
· gli immobili assegnati in via provvisoria al socio della cooperativa edilizia a proprietà divisa, posto che l’assegnatario è soggetto passivo, ma non vi è ancora un atto notarile da cui risulti il trasferimento della proprietà a suo favore;
· l’immobile assegnato al socio della cooperativa edilizia a proprietà divisa o di cui ne è variata la destinazione ad abitazione principale;
· l’immobile concesso in locazione dagli Iacp e simili;
· le parti comuni degli edifici (locali adibiti a: portineria e alloggio del portiere, lavanderia, riscaldamento centrale, stenditoi e servizi comuni in genere) accatastate autonomamente come bene censibile: in tal caso, se vi è condominio, sarà l’amministratore a procedere alla dichiarazione per conto di tutti i condomini;
· gli immobili in multiproprietà;
· in linea generale, secondo le istruzioni ministeriali, tutti gli altri casi in cui il Comune non è a conoscenza di dati catastali o che siano comunque rilevanti ai fini Imu: si tratta di un’ipotesi residuale che consiglia di procedere alla dichiarazione in tutti quei casi in cui si sia in una situazione di incertezza.
Il 17.12.2012 (in quanto il 16.12.2012, termine ordinario, cade di domenica) è in scadenza il saldo dell’Imu per il 2012.
Il principio generale è quello per cui dal totale dell’Imu dovuta per l’intero anno andrà scomputato l’acconto di giugno o, per quanto concerne la «prima casa», gli acconti di giugno e settembre, laddove l’interessato abbia proceduto al versamento in tre rate (possibilità ammessa dalla normativa per quest’anno).
Benché, infatti, l’Imu vada ordinariamente versata in due quote di eguale importo, una entro il 16.6 e l’altra entro il 16.12 dell’anno di riferimento, risolvendosi quindi, per chi possiede l’immobile per tutto l’anno, nel pagamento del 50% in ciascuna delle citate scadenze, il modo di procedere di cui sopra appare quello inevitabilmente da seguire in questo anno di prima applicazione del tributo, contraddistinto da una serie di peculiarità e variazioni interpretative, quando non normative. Si pensi che, ad esempio, per gli immobili rurali strumentali, il versamento dell’acconto 2012 andava rapportato al 30% dell’imposta dovuta, mentre il saldo 2012 andrà conteggiato per differenza fra il tributo totale dell’anno e quanto già versato in acconto; se si tratta di fabbricati rurali iscritti al Catasto terreni e regolarizzati, invece, non era proprio dovuto l’acconto di giugno 2012 e tutta l’imposta sarà corrisposta in un’unica soluzione entro metà dicembre 2012.
Per la mancata presentazione della dichiarazione Imu si applica la sanzione dal 100% al 200% dell’Imu dovuta, con un minimo di 51 euro, mentre se la dichiarazione è presentata, ma risulta infedele, la sanzione va dal 50% al 100% della maggior Imu emergente. Negli altri casi (dichiarazione irregolare), le sanzioni variano da 51 euro a 258 euro, che si applicano anche nel diverso caso della mancata o inesatta risposta ai questionari e richieste di informazioni avanzati dal Comune.
In caso di omesso o carente versamento dell’Imu è, invece, applicabile sull’importo non versato la sanzione del 30% prevista dall’art. 13, D.Lgs. 471/1997.
In tutti i casi di cui sopra, ferma restando la possibilità di riduzione a 1/3 delle ammende per acquiescenza alle contestazioni di omessa o infedele dichiarazione, ci si potrà avvalere del ravvedimento operoso, che può essere fruito nel cd. termine breve (sanzione ridotta a 1/10 in caso di effettuazione dell’adempimento nei 30 giorni dall’omesso versamento o nei 90 giorni dall’omessa dichiarazione), con possibilità di ulteriore riduzione a 1/15 di tale ammenda per ogni giorno di ritardo nel pagamento, se questo è effettuato nei 15 giorni successivi alla scadenza ordinaria.
Il ravvedimento cd. lungo (che comporta la riduzione della sanzione «ad un ottavo del minimo, se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni (...) avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro un anno dall’omissione o dall’errore» – art. 13, co. 1, lett. b), D.Lgs. 472/1997) può essere fatto valere solo se la violazione è sanata entro il termine di presentazione della dichiarazione Imu e, quindi, parrebbe, una volta superata la disciplina transitoria per la situazione preesistente al 1.1.2012, entro i 90 giorni seguenti alla variazione rilevante agli effetti del tributo municipale. Sarebbe però bene un chiarimento ministeriale sul fatto che valga comunque il termine dell’anno dalla commissione della violazione, in quanto non si è in presenza di una dichiarazione periodica (ipotesi cui fa riferimento l’art. 13, D.Lgs. 472/1997).
Il Comune è libero di prevedere poi altre fattispecie in cui è possibile ricorrere al ravvedimento operoso.
La sanzione, unitamente agli interessi (oltre che all’imposta), va versata con il codice tributo dell’Imu, separatamente per la quota statale e per quella municipale, barrando la casella «RAVV» nel Mod. F24.
Deve, peraltro, essere ricordato che:
· per il 2012, come confermato dalla C.M. 18.5.2012, n. 3/DF, non saranno punibili gli errori commessi in sede di versamento dell’acconto di giugno 2012 (e anche quello di settembre, per chi ha deciso di pagare in tre rate il dovuto per la «prima casa»), se determinati dalle nuove norme Imu che abbiano creato «obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria», mentre saranno ordinariamente punibili le violazioni per le quali non possono essere ritenuti sussistere tali incertezze;
· in via generale (e, quindi, per i versamenti 2012 che non rientrano nell’esimente di cui sopra e per quelli degli anni successivi), prima di procedere con il ravvedimento operoso è sempre opportuno verificare sul sito Internet comunale se l’ente impositore si sia o meno avvalso della possibilità di temperare le sanzioni in caso di adempimento spontaneo da parte del contribuente, come consentito dall’art. 50, L. 449/1997.
Per quanto attiene alla prima delle esimenti di cui sopra, va ad esempio notata la particolare situazione degli immobili appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibiti ad abitazione principale dei soci assegnatari e degli alloggi regolarmente assegnati dagli Istituti autonomi per le case popolari: per essi, infatti, la norma dispone che non si applica la riserva della quota d’imposta a favore dello Stato.
Tale disposizione è stata da ultimo interpretata chiarendo che, visto che la normativa non prevede l’esonero della quota statale, vi è sì una rinuncia a quest’ultima, ma non un’esenzione dalla corrispondente aliquota dovuta dai contribuenti.
Di conseguenza, è da intendersi che il Legislatore abbia voluto destinare al Comune tutto il gettito del tributo (non più decurtato della quota statale) e non invece ridurre dallo 0,76% allo 0,38% l’aliquota di base applicabile agli immobili in questione (Dipartimento delle Finanze, Nota 15.6.2012, prot. 12507; risposta all’interrogazione parlamentare 28.6.2012, n. 5-07216).
Tuttavia, si era in precedenza fatta strada una diversa esegesi della previsione in esame: ad esempio, Federcasa, con Circolare n. 100/2012, richiamando una Nota della Regione Lombardia sulla base di una risposta dalla stessa ottenuta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, indicava che gli Iacp e le cooperative edilizie a proprietà indivisa fossero invece «esenti» dal versamento della quota statale.
Chi, pertanto, non avesse corrisposto la prima rata utilizzando l’aliquota-base del 7,6 per mille, ma quella dimezzata dello 0,38% in sede di acconto, potrà, si ritiene, ragionevolmente invocare la sussistenza dell’«obiettiva incertezza sulla portata e sull’ambito di applicazione della norma tributaria», in quanto i chiarimenti di cui sopra sono giunti proprio a ridosso del termine di versamento, quando non oltre e, in ogni caso, ben difficilmente avrebbero potuto ragionevolmente essere per tempo conosciuti dagli interessati.