Source: http://www.studiolegalebm.com/versamenti-sul-conto-corrente-vale-ancora-la-presunzione-reddito-professionisti-2/
Timestamp: 2019-06-24 10:45:50+00:00
Document Index: 134333377

Matched Legal Cases: ['art.32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.1']

A seguito dell’intervento della Corte Costituzionale sull’art.32 D.P.R. N°600/1973, è nato un acceso dibattito sia in dottrina che in giurisprudenza, in ordine alla possibilità di “presumere”, fino a prova a contraria, che tutti i versamenti effettuati sul conto corrente del professionista, debbano ancora considerarsi quali componenti attive del reddito.
L’orientamento della Corte di Cassazione sul punto è diviso.
Da un lato, un primo orientamento, che conta un minor numero di pronunce, che vorrebbe la presunzione di reddito, per tutti i versamenti effettuati sul conto corrente del professionista, venuta meno a seguito della sentenza della Corte Costituzionale N°228/2014; dall’altro, un secondo orientamento, più recente e maggioritario, disposto a riconoscere, soltanto per i prelevamenti eseguiti dal professionista, l’esclusione dal campo fiscalmente rilevante, mentre per i versamenti continuerebbe ad applicarsi la normale presunzione di reddito.
A parere di chi scrive, invece, la citata sentenza della Corte Costituzionale impedisce l’applicazione generale della presunzione di maggior reddito, tanto ai prelevamenti quanto ai versamenti rinvenuti sul conto corrente dei professionisti.
Viceversa, per poter giungere al risultato giuridico, di considerare la “bocciatura” della Corte Costituzionale, limitata ai soli prelevamenti, Quest’ultima avrebbe dovuto emettere una sentenza d’illegittimità parziale interpretativa della norma, con individuazione specifica che la predetta era da intendersi incostituzionale, limitatamente alla parte in cui prevedeva la possibilità di applicare la presunzione, che i prelevamenti fossero posti come componenti attive di reddito, qualora non giustificati, anche ai professionisti.
La dichiarazione d’ illegittimità delle parole “o compensi”, invece, quale sentenza d’incostituzionalità, di tipo “testuale”, impedisce l’equiparazione, ai fini della presunzione, tra attività d’impresa e quella da lavoratore autonomo, poiché si è eliminato ab origine la modifica della citata disposizione, apportata dalla Legge N°311, art.1 comma 402, che aveva reso possibile tale estensione.
A nostro parere il fatto che la Corte Costituzionale abbia dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma, limitatamente alle parole “o compensi”, comporta l’elisione per intero della modifica apportata con la Finanziaria del 2005 (L. N°311/2004) rimanendo ininfluente, ai fini che ci occupano, la circostanza che abbia motivato il proprio convincimento valorizzando più un aspetto (prelevamenti) che l’altro (versamenti).
A cura di Avv. Cristian Baiocchi