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Timestamp: 2020-06-01 23:27:24+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 7620 del 24/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7620 del 24/03/2017
Cassazione civile, sez. trib., 24/03/2017, (ud. 03/10/2016, dep.24/03/2017), n. 7620
sul ricorso 16487-2012 proposto da:
B.G., SAN MARTINO COSTRUZIONI SRL in persona dell’Amm.re
avverso la sentenza n. 8/2012 della COMM. TRIB. REG. SEZ. DIST. di
1. Con sentenza del 05/12/2011 (dep. il 12/01/2012), la CTR di Milano Sezione distaccata di Brescia – ha respinto l’impugnazione proposta dal sig. B.G. e dalla società “San Martino S.r.l.”, rispettivamente venditore ed acquirente dei terreni oggetto dell’atto di vendita del (OMISSIS), avverso la sentenza del 08/11/2010 della CTP di Brescia che aveva accolto parzialmente il ricorso da essi proposto per l’annullamento dell’avviso di rettifica e liquidazione n. (OMISSIS) con cui l’Agenzia delle Entrate, in applicazione de D.P.R. n. 131 del 1986, artt. 51 e 52, aveva rettificato il valore dichiarato nell’atto (pari ad Euro 81.621,00) aumentandolo ad Euro 210.870,00.
Sulla incontestata premessa della estensione del terreno (pari a mq. 1.420), dell’indice di edificabilità edilizia applicabile (pari a 1,35 mc/mq) e della volumetria edificabile (mc. 1.917,00), l’Ufficio, in applicazione dei valori massimi dei listini camerali, tenuto conto dell’ubicazione, della consistenza, dell’appetibilità commerciale dei terreni, dei valori dichiarati in atti di compravendita per terreni similari, aveva attribuito il valore di Euro 110,00/mc, a fronte degli Euro 42,57/mc dichiarati.
1.2. il valore attribuito dall’Ufficio era effettivamente eccessivo perchè, considerato che i terreni non erano urbanizzati, avrebbe dovuto tenersi conto degli oneri per urbanizzazione primaria per la creazione di strade, parcheggi, marciapiedi, spazi a verde, fognature, rete di distribuzione del gas, acqua, energia elettrica, rete telefonica, verde alberato, nonchè della loro cessione gratuita al Comune, giusta convenzione stipulata con quest’ultimo;
1.3. quantificato il valore medio del terreno nella misura di Euro 108,00/mc, ricavato ponendo a base del calcolo quello minimo, pari ad Euro 90,00/mc, e quello massimo, pari ad Euro 125,00/mc, tenuto conto della sua ubicazione, lo ha ridotto ad Euro 98,00/mc, operando un’ulteriore riduzione di Euro 18,48/mc per l’incidenza degli oneri di urbanizzazione, giungendo così al valore finale di Euro 80,00/mc, valore giudicato congruo considerati quelli dichiarati dalla società “(OMISSIS) S.r.l.” per terreni facenti parte della stessa lottizzazione.
2. Per la cassazione della sentenza ricorrono il B. e la società “San Martino Costruzioni S.r.l.” articolando tre motivi.
1. Con il primo motivo i ricorrenti eccepiscono, ai sensi dell’art. 360 c.p.p., n. 4, il vizio di omessa motivazione, sotto il duplice profilo alternativo del difetto assoluto di motivazione o della motivazione apparente, e la conseguente violazione dell’art. 132 c.p.c..
1.2. così operando i Giudici dell’appello hanno omesso di fornire risposta alle questioni devolute con il gravame interposto avverso la sentenza di primo grado con cui rappresentavano che: a) i dati indicati nell’avviso di accertamento non erano (e non sono) sufficienti a consentire la consultazione e/o la visione degli atti richiamati, difettando sia la sede dell’Ufficio che la data di registrazione; b) la determinazione del valore era stata calcolata dall’Ufficio prendendo a riferimento, da un lato, il listino della Borsa Immobiliare di Brescia (che contempla aree complete di lottizzazione ed opere di urbanizzazione), dall’altro valori medi di altre aree similari della zona le cui caratteristiche, però, non sono in alcun modo indicate;
2.2. L’indicazione del solo anno di registrazione, della serie e del numero, non può ritenersi sufficiente a mettere il contribuente nella condizione di valutare compiutamente tutti gli aspetti connessi con l’accertamento, soprattutto nel caso di specie ove il richiamo sembrerebbe operato non ad un ulteriore atto di compravendita ma a più atti;
2.3. l’indicazione dei soli dati di registrazione e non dell’Ufficio dove l’atto è stato registrato, non consente di consultare e/o visionare l’atto e di verificare la sussistenza di tutti gli elementi di analogia che l’ufficio fa propri nell’elevare il verbale di accertamento;
Come già evidenziato nella premessa, la CTP aveva giudicato congruo il valore da essa calcolato alla luce di quelli indicati dalla stessa società per i terreni facenti parte della stessa lottizzazione ed indicati nell’avviso di accertamento. Sicchè sostenere che i Giudici di merito hanno dovuto elaborare criteri di valutazione autonomi perchè impossibilitati a valutare il contenuto degli atti richiamati nell’avviso di accertamento non è pertinente ed è deduzione che non coglie nel segno perchè l’indicazione degli atti di riferimento deve essere effettuata a favore del contribuente che ha interesse a richiederli e contestarli nel merito nella maniera più opportuna e producente (così Sez. 5, sentenza n. 16076 del 22/12/2000, Rv. 542848). Peraltro, come correttamente evidenziato dalla resistente, si tratta di atto di compravendita di cui la contribuente era in possesso in quanto parte contraente.
3.1. Sulla premessa che la CTR ha ritenuto superflua una perizia tecnica d’ufficio deducono che il consulente di parte aveva invece valutato in Euro 41,28 il valore di ogni metro cubo edificabile sulla scorta di calcoli che, prendendo le mosse dal valore dichiarato negli atti notarili stipulati in relazione a terreni edificabili urbanizzati all’interno della stessa lottizzazione e regolarmente prodotti in giudizio, tenevano conto della destinazione urbanistica dei terreni, della loto sfavorevole localizzazione, dell’incidenza delle spese di urbanizzazione, del costo per la monetizzazione degli standards non ceduti, delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, nonchè dell’utile di impresa.
3.2. Lamentano, di conseguenza, che la CTR ha totalmente omesso di indicare le ragioni della diversa quantificazione pur a fronte di una analitica consulenza di parte che lo rideterminava in maniera sensibilmente diversa.
La (apparente) divergenza tra le conclusioni del perito di parte e quelle della CTR non deriva dall’omessa valutazione di fatti e circostanze in tesi decisivi ai fini della soluzione, bensì dal diverso modo di procede ai relativi calcoli, posto che la perizia asseverata pone a base del calcolo il valore per metro quadro del terreno, così da ottenere, come dato di partenza, un valore per metro cubo inferiore al minimo indicato nei listini camerali, dal quale poi vengono sottratti i costi.
Ne consegue che il ricorso deve essere respinto e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese del giudizio di cassazione che si liquidano in Euro 3.200,00 oltre spese prenotate a debito.
La Corte rigetta il ricorso e condanna in solido i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di cassazione che liquida in Euro 3.200,00, oltre spese prenotate a debito.