Source: http://www.amministrazionicondominialifalcioni.it/tag/rifiuti/
Timestamp: 2018-09-22 23:25:30+00:00
Document Index: 73762719

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 674', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 660', 'art. 660', 'sentenza ']

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NUNZIA FALCIONI
Raccolta differenziata dei rifiuti in condominio
Pubblicato il 9 marzo 2018 da Nunzia Falcioni
La raccolta differenziata ha creato problematiche a causa di condòmini che lasciano le loro buste di spazzature indifferenziata nei contenitori dei vicini
Raccolta differenziata: la stessa ha comportato l’insorgere di problematiche nuove a causa dei condòmini “pigri”, i quali, accanto ai mastelli di quelli diligenti, lasciano le loro buste di spazzature indifferenziata oppure per fare un dispetto le depositano nei contenitori dei vicini.
Nella mia esperienza di amministratore capita spesso di ricevere foto di esterni condominiali invasi dalle buste di spazzatura di coloro i quali trovano difficoltoso ritirare i mastelli e seguire il calendario della raccolta differenziata; gli altri condòmini, esasperati, mi telefonano lamentandosi dello scempio che c’è di fronte al proprio palazzo e mi trovo costretto a spiegare che più che chiamare una ditta delle pulizie per rimuovere la spazzatura, il sottoscritto non ha nessun potere sanzionatorio sulle “persone”, che si rendono responsabili di comportamenti indegni di membri di un contesto civile.
La circostanza che fa arrabbiare ancora di più coloro che fanno la raccolta differenziata in maniera corretta è il fatto che, se venisse elevata una multa da parte delle autorità competenti in queste circostanze, il destinatario di essa sarebbe l’intero condominio e non solo gli “incivili” per colpa dei quali è stata comminata. Continua a leggere→
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Rifiuti, gettarli dai piani superiori: quali sanzioni si rischiano
Pubblicato il 10 dicembre 2017 da Nunzia Falcioni
Rifiuti,chi getta in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato cose atte a offendere persone, è punito con l’arresto o con l’ammenda fino a € 206.
Con la sentenza n. 15662/16 la Cassazione ha ritenuto non meritevole di accoglimento il ricorso proposto da una condomina avverso il Condomino per ottenere il risarcimento dei danni conseguenti al getto di immondizia dai piani superiori nel proprio che la vedeva costretta a provvedere a una tettoia protettiva.
Rifiuti: cosa succede buttarli dai piani superiori?
Giova ricordare, che il getto di cose pericolose è una fattispecie di reato prevista e punita dal codice penale in particolare dall’art. 674 c.p. che recita:
“Chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a euro 206”.
Ha natura contravvenzionale punibile a titolo di dolo o di colpa.
Alcuni precedenti giurisprudenziali evidenziano che per la sussistenza della contravvenzione non si richiede che il fatto sia stato nocivo alle persone in dipendenza del getto stesso, essendo sufficiente l’attitudine della cosa gettata a cagionare effetti dannosi (Cass. 3 aprile 1988, n. 4537 ).
Nel caso di specie la condomina lamentava violazione degli artt. 1703, 1710, 1218, 1129 c.c. in relazione alla sentenza emessa dalla Corte d’ Appello che aveva escluso la responsabilità in capo al condominio e all’amministratore di condominio.
La Suprema Corte intervenuta richiamava il regolamento condominiale.
“In esso si vieta espressamente il lancio di immondizia o di oggetti dai piani superiori prevedendo delle sanzioni in caso di violazioni”.
Conseguentemente, l’evento non poteva imputarsi al condominio perchè non erano stati individuati i “trasgressori”.
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Condominio, accumulare rifiuti nel cortile comune costituisce reato
Pubblicato il 22 novembre 2017 da Nunzia Falcioni
Accumulare rifiuti all’interno del cortile del condominio integra il reato di molestie e disturbo,salvo il caso in cui il cortile non sia ad uso esclusivo.
Condominio: accumulare materiale ferroso e legnoso all’interno del cortile comune integra il reato di molestie e disturbo alle persone, salvo il caso che il cortile non sia ad uso esclusivo. È quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza 2754/2017, esaminando la vicenda di un padre e una figlia, responsabili del reato di cui all’art. 660 Codice penale e condannati dal Tribunale di Como al pagamento di 300 euro di ammenda per aver procurato molestia e disturbo a un condomino, vicino di casa mediante l’accumulo, appunto, di materiale legnoso e ferroso all’interno del cortile condominiale e a ridosso del muro della finestra della sua abitazione.
A meno che l’utilizzo dello spazio non sia esclusivo
Il Tribunale aveva osservato che “la prova dei comportamenti molesti tenuti dagli imputati, consistiti nell’accumulo di legna, in quantità superiore al fabbisogno di una famiglia, e di una mole di materiale vario proprio in prossimità delle finestre del vicino emergeva dalle dichiarazioni di quest’ultimo e dalla documentazione fotografica acquisita agli atti che ritraeva le condizioni di estrema sporcizia e disordine a ridosso del muro dell’appartamento della parte lesa”. I due imputati presentavano ricorso in appello, deducendo che i fatti erano accaduti in un cortile di loro esclusiva proprietà. Pertanto, la molestia non sarebbe stata arrecata in un luogo pubblico o aperto al pubblico come richiede l’art. 660 Codice penale.
La Corte di Cassazione, si legge nella sentenza, ha ricordato il principio di diritto secondo il quale “si intende aperto al pubblico il luogo cui ciascuno può accedere in determinati momenti ovvero il luogo al quale può accedere una categoria di persone che abbia determinati requisiti. Devono, pertanto, essere considerati luoghi aperti al pubblico l’androne di un palazzo e la scala comune a più abitazioni” (Sez. 6 n. 9888 del 6 giugno 1975, T., rv. n. 131021; adde: Sez. 1 n. 28853 del 16/06/2009, L., Rv. 244301). Ha anche ribadito l’ulteriore principio secondo il quale “per integrare il requisito della pubblicità del luogo di commissione del reato è sufficiente che, indifferentemente, il soggetto attivo ovvero quello passivo si trovino – almeno uno di essi – in luogo pubblico o aperto al pubblico”.
Nella vicenda in esame, i comproprietari del cortile del condominio, erano soltanto gli imputati e due condòmine, le quali avevano confermato che il suddetto spazio era utilizzato unicamente da padre e figlia. Ragion per cui, motivano i giudici della Cassazione, “deve ritenersi del tutto pacifico e fuori discussione che la condotta dei ricorrenti si è sviluppata in luogo privato e che in luogo privato si trovava il destinatario delle ritenute molestie”. Ciò ha portato a escludere la rilevanza penale dei disturbi lamentati, per mancanza del requisito oggettivo, e ad annullare la sentenza impugnata in appello, senza rinvio, perché il fatto non sussiste.
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