Source: https://pensare.ovh/scoprire/it/Ubi_societas,_ibi_ius
Timestamp: 2018-03-17 12:17:10+00:00
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Matched Legal Cases: ['§ 2', '§ 2', '§ 10', '§ 16', '§ 10', '§ 10', '§ 10', '§ 13']

Ubi societas, ibi jus è una locuzione latina che significa "dove c'è una società (civile), lì vi è il diritto". Ogni società non può che fondarsi sul diritto, non può esservi alcuna società civile che non avverta l'esigenza di regolamentarsi.
La locuzione potrebbe derivare dalla frase "Ubi homo, ibi societas. Ubi societas, ibi jus. Ergo ubi homo, ibi jus".
Il Principio potrebbe sembrare di origine romanistica che sta ad indicare come l'uomo abbisogni necessariamente di regole giuridiche per poter vivere. Di fatto, se l'uomo è un "animale sociale" – per usare una espressione di Aristotele –, ossia necessariamente deve vivere con altri uomini e si relaziona costantemente con altri uomini, allora è necessaria la creazione di regole. Da qui l'espressione ubi societas ibi jus, ossia laddove vi è società allora lì vi è diritto.
La società romana è un classico esempio di ciò, dato che, a differenza dei popoli barbari, aveva leggi scritte in appositi codici, successivamente riorganizzati da Giustiniano, che diverranno la base per il successivo studio del diritto e che, in epoca successiva, saranno alla base dell'ordinamento giuridico di una parte del continente europeo grazie alle codificazioni di Napoleone.
Tuttavia, il filosofo del diritto Alessandro Levi (nel suo saggio del 1924 dal titolo Ubi societas ibi ius[1]) esordisce con la seguente confessione: «L'origine della frase, da cui si intitola questo Saggio – frase che oggi è diventata quasi un luogo comune fra i giuristi – è, almeno per quanto a me risulta, assai oscura. Non si trova essa, che io sappia, nelle fonti romane, neppure nelle più tarde. Fu da principio, una di quelle massime di scuola, tramandate dalla tradizione orale, e poi accolta dagli scrittori come un insegnamento così diffuso che non valesse la pena di ricercarne l'autore?[2]» . Levi si domanda ancora: «fu una verità asserita dagli interpreti del diritto romano? Oppure un principio per la prima volta affermato da qualche giusnaturalista?». E così conclude il discorso: «fino ad ora le mie indagini personali – non metodicamente, è vero, ma occasionalmente compiute – e le richieste rivolte in proposito a dotti cultori di storia del pensiero giuridico e filosofico son rimaste senza frutto. Mi auguro che questa mia confessione d'ignoranza mi procuri i desiderati lumi o, almeno, spinga qualche studioso a ricerche feconde di positivi risultati[3]» . A distanza di quasi trenta anni, l'auspicio non aveva dato frutti e Levi, nel 1953, confessava nuovamente: «L'origine e la storia di tale frase sono per quanto io ne ne so, tuttora sconosciute»[4].
Di recente il prof. Renato Federici ha pubblicato uno studio sulla genesi di queste due formule di grande successo[5]: Ubi societas, ibi ius; ubi ius, ibi societas; egli annota che la doppia formula fu utilizzata da Santi Romano nella parte iniziale della prima edizione dell'opera sua più celebre: L'ordinamento giuridico risalente al 1917[6]. In questa costruzione teorica, il concetto insito nella formula Ubi societas, ibi ius (dove esiste una società lì domina il diritto) assume un rilievo fondamentale. Infatti, per il Santi Romano le organizzazioni  umane (ovvero le istituzioni) hanno creato le prime norme e non viceversa[7]. Alle fondamenta di detta tesi ci sono, dunque, le due asserzioni: Ubi societas, ibi ius[8] (laddove si forma una società lì domina il diritto) e ubi ius, ibi societas[9] (ovunque campeggi il diritto ivi esiste una società).
«Il diritto prima di essere norma, prima di essere un semplice rapporto o una serie di rapporti sociali, è organizzazione»[10]. E quindi «ogni ordinamento giuridico è un'istituzione, e viceversa ogni istituzione è un ordinamento giuridico»[11]. “Ubi societas ibi ius” è anche il bel titolo assegnato alla raccolta di scritti di Storia del diritto del prof. Umberto Santarelli, curata da Andrea Landi[12]. Sulla benefica funzione della formula ubi societas, ibi ius, si può ricordare quella di Faustino De Gregorio. Egli ha puntualizzato che la teoria della pluralità degli ordinamenti giuridici che si fonda sulla formula «ubi societas ibi ius» è risultata essenziale per «svincolare totalmente l'ordinamento canonico da quello civile»[13].
Invece un altro scritto recente, elaborato dal prof. Piero Bellini[14], esprime un'opinione altamente critica sulla reale validità di una delle due formule. Quella secondo cui  “Ubi societas ibi ius”. Il dissenso si percepisce già dal titolo assegnato a questo studio: “Ubi societas ibi societas”. Questo saggio assai corposo, però, non apporta indizi nuovi circa l'aggiudicazione del conio delle due formule (“Ubi societas ibi ius”. “Ubi ius ibi societas”).
^ A. LEVI, Ubi societas, ibi ius, in Saggi di teoria del diritto, Zanichelli, Bologna, 1924 (Cfr. R. FEDERICI, “Ubi societas ibi ius”. “Ubi ius ibi societas”. Alla ricerca dell'origine e della funzione di due formule potenti, in contabilita-pubblica.it/Dottrina2017/Federici e in giuristidiamministrazione.com/.../alla-ricerca-dellorigine-del-significato (PDF), su www.giappichelli.it. URL consultato il 14 settembre 2017.
^ A. LEVI, Ubi societas, ibi ius, in Saggi di teoria del diritto, cit., p. 49. (PDF), su contabilita-pubblica.it.
^ A. LEVI, Teoria generale del diritto, Cedam, Padova, II ed., 1953, p. 36. Cfr. R. FEDERICI, “Ubi societas ibi ius”, cit., § 2. (PDF), su contabilita-pubblica.it.
^ [A. LEVI, Teoria generale del diritto, Cedam, Padova, II ed., 1953, p. 36. Cfr. R. FEDERICI, “Ubi societas ibi ius”, cit., § 2. R. FEDERICI, “Ubi societas ibi ius”. “Ubi ius ibi societas”. Alla ricerca dell'origine e della funzione di due formule potenti, cit] Controllare il valore del parametro url scheme (aiuto).
^ Santi ROMANO, L'ordinamento giuridico (1917/18); II edizione, Sansoni, Firenze, 1946, § 10., su treccani.it.
^ «Se si ha riguardo al momento in cui le istituzioni sorgono e quindi comincia ad aver vita il loro ordinamento, si vede subito che questo momento non è determinato da una norma preesistente» (SANTI ROMANO, L'ordinamento giuridico, cit., § 16, p.50). In questa occasione il Romano richiama nella nota 37 il suo precedente studio del 1901 L'instaurazione di fatto di un ordinamento giuridico e ribadisce la sua distanza dalla posizione di G. JELLINEK, che al Federici sembra sia stata ripresa da H. KELSEN in non pochi aspetti: laddove Jellinek faceva precedere il momento giuridico della istituzione dello Stato da una situazione non giuridica ma di fatto, Kelsen parla di norma fondamentale che si conosce a posteriori. Su questo aspetto fondamentale della tesi di Santi Romano già altrove il Federici si è pronunciato favorevolmente; anzi si è permesso di specificare che gli ordinamenti giuridici primordiali sono sorti naturalmente (in contemporanea e in analogia) con l'origine ancestrale delle lingue: Guerra o diritto? (III ed.), p. 44, 345; Il diritto come strumento delle scelte economiche e sociali delle classi dominanti e come prosecuzione della politica con mezzi accettati (o subiti) dalla popolazione, in Oltre i confini. Studi in onore di Giuseppe Burgio, Sapienza Università editrice, 2014, p. 234; Collegamenti ed intrecci fra origine delle lingue, delle religioni e dei sistemi giuridici, in Rivista di studi politici internazionali, 2015, p. 120 ss. (PDF), su contabilita-pubblica.it.
^ Cfr. Santi ROMANO, L'ordinamento giuridico, cit., § 10., su treccani.it.
^ Santi ROMANO, L'ordinamento giuridico, cit., §§ 10 (p. 27), 13 (p. 40)., su treccani.it.
^ Santi ROMANO, L'ordinamento giuridico, cit., § 10, p. 27; nello stesso senso, §§ 13, 14, 15, 16 (p.41 ss.; 46 ss.)., su treccani.it.
^ U. SANTARELLI, Ubi societas ibi ius. Scritti di Storia del diritto (a cura di A. LANDI), Giappicheli, Torino, 2010., su treccani.it.
^ F. DE GREGORIO, Omnis potestas a Deo. Tra romanità e cristianità, Giappichelli, Torino, 2013, vol. 2, p. 77 (seguito della nota 11)., su giappichelli.it.
^ P. BELLINI, “Ubi societas ibi societas”. Considerazioni critiche sul fortunato adagio “ubi societas ibi ius”, in Rivista internazionale di filosofia del diritto, 2011, p. 155 ss. e p. 345 ss.; ripubblicato in un volume collettaneo dal titolo: Giuristi della 'Sapienza'. Questioni di filosofia del diritto (Introduzione di B. ROMANO; presentazione di L. AVITABILE), Giappichelli, Torino, 2015, p. 44 ss. Critica analoga era stata esposta già da D. BARBERO, Il sistema del diritto privato (1945), ora in D. BARBERO e A. LISERRE e G. FLORIDIA, Il sistema del diritto privato, Utet, Torino, 2001, p. XIV s., su dialnet.unirioja.es.