Source: https://renatodisa.com/il-sindacato-sulla-motivazione-della-sentenza-da-parte-della-cassazione-ai-sensi-dellart-606-comma-1-lett-e/
Timestamp: 2019-02-16 07:55:55+00:00
Document Index: 112244054

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 606', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 606', 'sentenza ', 'art. 606', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ']

Il sindacato sulla motivazione della sentenza da parte della Cassazione ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e) - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione civile 2018 Il sindacato sulla motivazione della sentenza da parte della Cassazione ai sensi...
Il sindacato sulla motivazione della sentenza da parte della Cassazione ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e)
Corte di Cassazione, sezioni unite civili, Sentenza 3 ottobre 2018, n. 24136.
Sentenza 3 ottobre 2018, n. 24136
Data udienza 11 settembre 2018
SEZIONI UNITE CIVILI
Dott. SPIRITO Angelo – Primo Presidente f.f.
Dott. LAMORGESE Antonio – rel. Consigliere
Il sindacato sulla motivazione della sentenza da parte della Cassazione ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e), consiste nella verifica che essa non incorra in omissioni di elementi decisivi e sia effettiva, rappresentando le ragioni che il giudice ha realmente posto alla base della decisione. In particolare non può essere annullata la sentenza per vizio della motivazione in caso di omissione valutativa relativa a dati specifici ai quali non sia possibile attribuire un evidente carattere di decisività, anche se il ricorrente ritenga che avrebbero potuto indirizzare verso una decisione differente. La motivazione non deve altresì risultare contraddittoria e deve pertanto essere esente da incongruenze rilevanti tra le sue parti e da affermazioni tra loro inconciliabili. Infine non deve risultare manifestamente illogica e incompatibile con altri atti del processo.
Dott. MANNA Felice – Presidente di Sez.
Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere
Dott. CHINDEMI Domenico – Consigliere
Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere
Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere
Dott. RUBINO Lina – Consigliere
sul ricorso 9052-2018 proposto da:
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;
(OMISSIS), PROCURATORE GENERALE PRESSO LA CORTE DI CASSAZIONE;
avverso la sentenza n. 28/2018 del CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA, depositata il 12/02/2018.
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza dell’11/09/2018 dal Consigliere ANTONIO PIETRO LAMORGESE;
udito il Pubblico Ministero, in persona dell’Avvocato Generale Dott. MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso;
udito l’Avvocato Roberta Guizzi per l’Avvocatura Generale dello Stato.
La Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, con sentenza del 12 febbraio 2018, ha assolto il dott. (OMISSIS) dall’incolpazione ascrittagli per avere maturato ritardi nel deposito di sentenze civili redatte nel periodo dal 10 ottobre 2010 al 30 settembre 2015 e, in particolare, di n. 215 sentenze, quale giudice monocratico del Tribunale di Milano, delle quali n. 18 con ritardi ultrannuali, di n. 163 ordinanze civili riservate, delle quali n. 54 con ritardi ultrannuali, con picchi di ritardo massimo di n. 712 giorni per una sentenza e 981 per un’ordinanza.
La Sezione disciplinare ha rilevato che i ritardi, pur reiterati e gravi, non fossero ingiustificati, a norma del Decreto Legislativo 23 febbraio 2006, n. 109, articoli 1 e 2, lettera q), alla luce delle documentate giustificazioni addotte dal magistrato, di essere stato gravato da un considerevole carico di lavoro presso il Tribunale di Milano dove, a causa delle carenze di organico, svolgeva contemporaneamente le funzioni di giudice civile e dell’esecuzione, tanto da dovere celebrare un numero di udienze superiore alla media (quattro udienze settimanali) con estrema riduzione del tempo disponibile per la stesura dei provvedimenti, anche tenuto conto del tempo dedicato al ricevimento dei professionisti delegati al compimento delle operazioni di vendita nei processi esecutivi immobiliari; di avere ciononostante garantito una produzione nella media dell’ufficio e un livello qualitativo adeguato dei provvedimenti; di avere contribuito alle esigenze dell’ufficio, trattenendosi tutti i giorni in tribunale per oltre dieci ore e spendendo, nel corso della sua carriera, giunta quasi al termine, le proprie energie e il proprio tempo libero per la redazione dei provvedimenti con estremo scrupolo, al fine di renderli incensurabili in fase di impugnazione; la sentenza impugnata ha aggiunto che non si erano piu’ verificati ritardi nel deposito dei provvedimenti dopo il suo trasferimento presso la Corte d’appello di Milano, avvenuto con delibera del Csm del 17 febbraio 2016.
Avverso questa sentenza il Ministero della giustizia ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un motivo; il dott. (OMISSIS) non ha svolto attivita’ difensiva.
Con un unico motivo il Ministero della giustizia ha denunciato violazione e falsa applicazione del Decreto Legislativo n. 109 del 2006, articolo 1 e articolo 2, comma 1, lettera q), mancanza, contraddittorieta’ e manifesta illogicita’ della motivazione, in relazione all’articolo 606 c.p.c., comma 1, lettera b) ed e), in ordine alla valutazione delle giustificazioni fornite dall’incolpato, solo asserite e prive di riscontri oggettivi e comparati con riguardo al gravoso carico di lavoro, all’assidua presenza nell’ufficio e al numero di udienze settimanali, a fronte di ritardi ultrannuali che sono di per se’ sintomo di mancanza di operosita’ e/o di capacita’ organizzative.
Il motivo e’ infondato.
Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, il sindacato sulla motivazione delle sentenze della Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura, ai sensi dell’articolo 606 c.p.p., comma 1, lettera e), (Decreto Legislativo n. 109 del 2006, articolo 24), deve essere volto a verificare che essa: a) sia “effettiva”, ovvero realmente idonea a rappresentare le ragioni che il giudicante ha posto a base della decisione adottata; b) non sia “manifestamente illogica”, perche’ sorretta, nei suoi punti essenziali, da argomentazioni non viziate da evidenti errori nell’applicazione delle regole della logica; c) non sia internamente “contraddittoria”, cioe’ sia esente da insormontabili incongruenze tra le sue diverse parti o da inconciliabilita’ tra le affermazioni in essa contenute; d) non risulti logicamente ” incompatibile” con “altri atti del processo” (indicati in termini specifici ed esaurienti dal ricorrente), in misura tale da risultarne vanificata o radicalmente inficiata sotto il profilo logico: gli atti del processo invocati a sostegno del dedotto vizio di motivazione non devono semplicemente porsi in contrasto con particolari accertamenti e valutazioni del giudicante, ma devono essere autonomamente dotati di una forza esplicativa o dimostrativa tale che la loro rappresentazione risulti in grado di disarticolare l’intero ragionamento svolto dal giudicante, cosi’ da vanificare o da rendere manifestamente incongrua o contraddittoria la motivazione.
In particolare, l’omessa esposizione di elementi di valutazione, che il ricorrente ritenga tali da determinare una diversa decisione, ma che non siano inequivocabilmente muniti di un chiaro carattere di decisivita’, non possono dar luogo all’annullamento della sentenza, posto che non costituisce vizio della motivazione qualunque omissione valutativa che riguardi singoli dati estrapolati dal contesto, ma e’ solo l’esame del complesso probatorio entro il quale ogni elemento sia contestualizzato che consente di verificare la consistenza e la decisivita’ degli elementi medesimi, oppure la loro ininfluenza ai fini della compattezza logica dell’impianto argomentativo della motivazione (Cass. Sez. U. n. 21618/2017, n. 22092/2015, n. 8615/2009; Cass. pen. n. 9242/2013, n. 18163/2008).
Alla luce di detti principi, la sentenza impugnata sfugge alle censure svolte nel motivo, per la essenziale ragione che le stesse, singolarmente e globalmente considerate, si risolvono in una generica e apodittica critica dell’accertamento di fatto operato dalla Sezione disciplinare, cui si contrappongono opposte valutazioni, tra l’altro prive di base documentale e neppure dotate del necessario e chiaro carattere della decisivita’, rivelandosi inidonee ad inficiare la tenuta logica della motivazione (Cass. Sez. U. n. 21618 cit. e n. 28369/2017).
In particolare, va ribadito il principio secondo cui, in tema di responsabilita’ disciplinare del magistrato, qualora l’incolpato giustifichi i gravi e reiterati ritardi nel compimento degli atti relativi alle sue funzioni (deposito di sentenze civili), il giudice disciplinare deve valutare in concreto la fondatezza e serieta’ delle giustificazioni addotte, non potendo quei ritardi (nella specie, ultrannuali) essere imputati al magistrato a titolo di responsabilita’ oggettiva, fermo l’onere dell’interessato di fornire tutti gli elementi per valutare la fondatezza e serieta’ delle giustificazioni addotte (Cass. Sez. U. n. 2948/2016). E in particolare, ricorre l’esimente della giustificabilita’ del ritardo reiterato nel deposito dei provvedimenti oltre la soglia di illiceita’ prevista dalla norma ove l’attivita’ lavorativa dell’incolpato risulti inesigibile con riferimento alla gravosita’ del complessivo carico di lavoro nell’ufficio, alla qualita’ dei procedimenti trattati e definiti, agli indici di laboriosita’ e allo sforzo profuso per l’abbattimento dell’arretrato (Cass. Sez. U. n. 21624/2017).
A tali principi il Giudice disciplinare si e’ sostanzialmente attenuto, la’ dove, con adeguate valutazioni di fatto a lui riservate, ha analiticamente enunciato le ragioni del ritardo nel deposito dei provvedimenti, non dovuto ne’ a neghittosita’ ne’ a incapacita’ organizzativa del dott. (OMISSIS) – il quale ha comunque garantito una produttivita’ adeguata e un livello qualitativo soddisfacente dei provvedimenti giurisdizionali -, ma a un carico di lavoro nell’ufficio particolarmente gravoso che gli ha impedito di tenere, nell’intervallo temporale di riferimento, un diverso comportamento organizzativo idoneo a scongiurare i ritardi o, comunque, a ridurne la patologica dilatazione (Cass. Sez. U. n. 15813/2016).
In conclusione, il ricorso e’ rigettato.
Non v’e’ luogo a provvedere sulle spese.
Criteri di liquidazione del compenso solo in caso di scostamento dai parametri medi
Titolarità di un rapporto familiare e la pretesa risarcitoria
Proprietario non responsabile dell’inquinamento
Sentenze - Ordinanze17496
Corte di Cassazione12389
Diritto Penale e Procedura Penale6328
Diritto Civile e Procedura Civile6289
Sezioni Diritto3467
Diritto Amministrativo2695
Fideiussione, il contratto autonomo di garanzia e la polizza fideiussoria
Archivi Seleziona mese Febbraio 2019 (149) Gennaio 2019 (284) Dicembre 2018 (238) Novembre 2018 (209) Ottobre 2018 (345) Settembre 2018 (290) Agosto 2018 (166) Luglio 2018 (296) Giugno 2018 (262) Maggio 2018 (324) Aprile 2018 (299) Marzo 2018 (316) Febbraio 2018 (258) Gennaio 2018 (246) Dicembre 2017 (224) Novembre 2017 (306) Ottobre 2017 (300) Settembre 2017 (300) Agosto 2017 (125) Luglio 2017 (286) Giugno 2017 (247) Maggio 2017 (282) Aprile 2017 (252) Marzo 2017 (324) Febbraio 2017 (255) Gennaio 2017 (271) Dicembre 2016 (195) Novembre 2016 (267) Ottobre 2016 (285) Settembre 2016 (259) Agosto 2016 (124) Luglio 2016 (244) Giugno 2016 (299) Maggio 2016 (255) Aprile 2016 (238) Marzo 2016 (238) Febbraio 2016 (237) Gennaio 2016 (229) Dicembre 2015 (211) Novembre 2015 (217) Ottobre 2015 (248) Settembre 2015 (248) Agosto 2015 (114) Luglio 2015 (231) Giugno 2015 (236) Maggio 2015 (228) Aprile 2015 (215) Marzo 2015 (270) Febbraio 2015 (224) Gennaio 2015 (236) Dicembre 2014 (189) Novembre 2014 (226) Ottobre 2014 (276) Settembre 2014 (246) Agosto 2014 (67) Luglio 2014 (184) Giugno 2014 (204) Maggio 2014 (175) Aprile 2014 (207) Marzo 2014 (235) Febbraio 2014 (223) Gennaio 2014 (177) Dicembre 2013 (134) Novembre 2013 (172) Ottobre 2013 (205) Settembre 2013 (190) Agosto 2013 (57) Luglio 2013 (169) Giugno 2013 (129) Maggio 2013 (163) Aprile 2013 (112) Marzo 2013 (128) Febbraio 2013 (107) Gennaio 2013 (144) Dicembre 2012 (111) Novembre 2012 (148) Ottobre 2012 (156) Settembre 2012 (112) Agosto 2012 (83) Luglio 2012 (91) Giugno 2012 (96) Maggio 2012 (92) Aprile 2012 (88) Marzo 2012 (60) Febbraio 2012 (66) Gennaio 2012 (63) Dicembre 2011 (51) Novembre 2011 (69) Ottobre 2011 (62) Settembre 2011 (2) Agosto 2011 (1) Luglio 2011 (1) Giugno 2011 (2) Maggio 2011 (4) Aprile 2011 (5) Marzo 2011 (7) Febbraio 2011 (6) Gennaio 2011 (13) Dicembre 2010 (3)
È legittimo il licenziamento del dipendente pubblico, nella specie dell’Università, che,...
renatodisa - 5 Ottobre 2018