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Timestamp: 2020-01-25 08:07:26+00:00
Document Index: 115741279

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 68', 'art. 360', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 19', 'art. 32', 'art. 38', 'art. 360', 'art. 19', 'art. 38', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 360', 'art. 100', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 12', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 34050 del 19/12/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 34050 del 19/12/2019
Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, (ud. 12/06/2019, dep. 19/12/2019), n.34050
sui ricorso 19065-2012 proposto da:
e difeso dall’avvocato MARIO MUSSI;
avverso la sen7enza n, 18/2012 della COMM.IRIE,REG. di VENEZIA,
Nel corso del 2009, l’Ufficio di Feltre notificò all’arch. C.S. tre avvisi di accertamento, relativi ad IRPEF, IRAP e IVA, per gli anni dal 2004 al 2006. In particolare, quanto al 2006 (oggetto del presente ricorso), si contestarono al contribuente, in via analitica, redditi da lavoro autonomo non dichiarati per Euro 2.075,00, nonchè un reddito sintetico per Euro 123.176,00; conseguentemente, vennero riprese a tassazione maggiore IRPEF per Euro 34.952,00 (oltre addizionali per Euro 1.482,00), maggiore IVA per Euro 416,00 e maggiore IRAP per Euro 44,00. Inoltre, venne irrogata una sanzione complessiva (per le tre annualità) pari ad Euro 104.123,25 – determinata avuto riguardo alla violazione più grave per infedele dichiarazione IRPEF per l’anno 2004 – di cui Euro 37.411,00 riferibile all’anno 2006.
Il contribuente propose un unico ricorso avverso i tre avvisi di accertamento dinanzi alla C.T.P. di Belluno, che provvide dapprima alla separazione delle cause, per ciascuna annualità, e in seguito, con riferimento all’avviso per il 2006, accolse parzialmente il ricorso con sentenza n. 147/02/10, pubblicata il 28.12.2010, annullando il rilievo sull’accertamento sintetico e confermando quello analitico, senza però statuire sulle sanzioni. Proposto gravame dal C. in relazione ai capi a sè sfavorevoli, nonchè appello incidentale dall’Ufficio in relazione all’accertamento sintetico, la C.T.R. del Veneto, con sentenza n. 18/16/12 del 3.4.2012 rigettò l’appello principale e dichiarò inammissibile l’appello incidentale.
C.S. ricorre ora per cassazione, sulla base di sette motivi, cui resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.
1.2 – Con il secondo motivo, si denuncia omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, nonchè violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, artt. 12 e 19, e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 68, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5. Il ricorrente evidenzia che la C.T.R., nel rideterminare la sanzione ai sensi del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 12, comma 5, ha deciso di avallare il procedimento proposto dall’Ufficio all’esito dei giudizi di primo grado sui tre accertamenti, uno dei quali (quello del 2004) era stato però totalmente annullato dalla C.T.P., con sentenza passata in giudicato: l’Ufficio, quindi, aveva quantificato la sanzione unica per gli anni 2005 e 2006 in Euro 44.202,00, ed in tal guisa la C.T.R. aveva irrogato la sanzione finale. Secondo il ricorrente, tale determinazione è totalmente immotivata e non chiarisce il percorso logico-giuridico seguito dalla C.T.R.
Rileva in ogni caso il C. che, all’esito dei giudizi di merito, risultano dovute maggiori imposte pari a complessivi Euro 15.041,00, sicchè la determinazione della sanzione come effettuata dalla C.T.R. sarebbe pari addirittura a quasi il triplo dell’imposta evasa, in violazione di qualsiasi previsione normativa.
Secondo il ricorrente, la C.T.R. è incorsa in un ulteriore errore quanto alla sanzione applicata, avendo avallato il prospetto dell’Ufficio, che aveva considerato quale sanzione più grave una supposta sanzione IVA pari ad Euro 25.700,00, pari all’importo dei prelievi bancari ingiustificati; tuttavia, la normativa in rubrica che fissa la sanzione, in tali casi, in misura non superiore al 100% dell’imposta evasa, pari ad Euro 5.140,00. La C.T.R., quindi, è incorsa anche nella violazione dell’art. 6 cit., comma 8, avendo commisurato la sanzione in discorso al 100% dell’imponibile ai fini IVA, anzichè della stessa imposta evasa.
1.4 – Con il quarto motivo, si denuncia violazione o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 19, art. 32, comma 2, art. 38, comma 3, degli artt. 2727 e 2729 c.c., nonchè vizio motivazionale, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.
Il ricorrente evidenzia che, in relazione alla differenza positiva di cassa, non rilevata in contabilità, aveva sostenuto non potersi presumere che detta differenza sia stata utilizzata per acquisire servizi o prestazioni di terzi in nero nell’ambito dell’attività professionale, cui necessariamente conseguono compensi non dichiarati, come invece ritenuto dall’Ufficio, e ciò perchè nessuna norma consente una tale presunzione. E ciò tanto più che, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 19, alcuna norma lo obbliga (in quanto lavoratore autonomo) a tenere in contabilità un conto cassa o un conto banca, sicchè la circostanza che tali conti venissero invece utilizzati aveva rilevanza meramente interna. Ha dunque errato la C.T.R. nell’attribuire rilievo alle risultanze di detti conti, da cui risultavano i prelevamenti contestati (di natura meramente tecnica, in ragione delle caratteristiche del software utilizzato); così facendo, e nonostante manchi in tal senso esplicito riferimento in sentenza, la C.T.R. sembra essersi mossa, secondo il ricorrente, non tanto applicando le presunzioni semplici di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 3, bensì la presunzione di cui all’art. 32, comma 2, del D.P.R. cit. (rectius, art. 32, comma 1, n. 2, n.d.e.), ossia come se i prelevamenti dal conto cassa potessero equipararsi ai prelevamenti bancari, in applicazione analogica della suddetta norma. Da qui, conseguentemente, discende anche la violazione del divieto di doppia presunzione, giacchè la C.T.R. ha nella sostanza ritenuto che spese presunte abbiano a propria volta generato compensi non dichiarati. Infine, la questione viene denunciata anche sotto il profilo del vizio di motivazione, non avendo la C.T.R. mostrato di prendere in considerazione alcuna giustificazione addotta da esso ricorrente circa le ragioni dell’apparente “ammanco”.
1.5 – Con il quinto motivo, si lamenta la nullità della sentenza, per violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Il ricorrente rileva di non aver mai sollevato la questione della mancata allegazione del prospetto di calcolo all’avviso impugnato, sicchè la C.T.R. non avrebbe potuto emettere le relative statuizioni contenute nella sentenza.
1.6 – Con il sesto motivo, si lamenta la nullità della sentenza, nonchè la contraddittorietà della motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 4 e 5. Il ricorrente si duole del fatto che la C.T.R., benchè nel dispositivo della sentenza impugnata abbia dichiarato l’inammissibilità dell’appello incidentale dell’Ufficio, ne abbia pur tuttavia esaminato il merito in motivazione, accogliendo in parte i rilievi dello stesso Ufficio. La pronuncia, quindi, è contraddittoria ed è idonea sul punto a giustificare l’interesse all’impugnazione, perchè ha inciso anche sulla compensazione delle spese, disposta dal giudice d’appello.
1.7 – Con il settimo motivo, infine, si denuncia violazione o falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c., comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.
Nel compensare integralmente le spese, secondo il ricorrente, la C.T.R. non ha tenuto conto della evidente sproporzione tra il valore dell’appello principale respinto, e quello dell’appello incidentale dichiarato inammissibile.
2.1 – Il primo, il quinto ed il sesto motivo, da valutarsi congiuntamente perchè implicanti valutazioni in parte comuni, sono inammissibili per difetto d’interesse, ex art. 100 c.p.c.
Infatti, premesso che “Sussiste contrasto insanabile tra dispositivo e motivazione, che determina la nullità della sentenza, solo quando il provvedimento risulti inidoneo a consentire l’individuazione del concreto comando giudiziale e, conseguentemente, del diritto o bene riconosciuto” (Cass. n. 26077/2015; nello stesso senso, Cass. n. 26074/2018), non si vede in cosa la posizione del contribuente possa dirsi lesa.
Infatti, da un lato, con la sentenza impugnata, la C.T.R. – pur avendo pronunciato, in dispositivo, il rigetto dell’appello principale proposto dal contribuente – ha inequivocamente dato atto, in motivazione, della fondatezza delle doglianze del C. riguardo alle sanzioni, poi rideterminate. Altra questione, invece, attiene alla correttezza di detta rideterminazione, ma sarà esaminata nello scrutinio del secondo e terzo motivo.
Dall’altro lato, pur essendo evidente che la C.T.R., riguardo alla questione della allegazione del prospetto di calcolo, è incorsa in un grossolano errore da “copia-incolla”, giacchè nella presenta causa detta questione non era stata proposta, riguardando il solo anno 2005, è ancor più evidente che il contribuente non ha patito alcun pregiudizio dal pur sussistente errore, nè dalla contraddittorietà della motivazione denunciata col sesto mezzo, comunque inidonea a determinare la nullità della sentenza impugnata, ut sopra. Infatti, dalla lettura della motivazione, si evince con sufficiente chiarezza che la C.T.R. ha sostanzialmente perpetuato nell’errore sulla questione della allegazione del prospetto di calcolo, giungendo comunque ad una declaratoria di inammissibilità dell’impugnazione dell’Ufficio sulla questione nodale “di merito” sottesa all’appello incidentale, in senso del tutto favorevole al contribuente. In ogni caso, non è dato dunque riscontrare, sul punto, l’interesse ad impugnare in capo al C., neanche alla luce della statuizione sulla compensazione delle spese, come si dirà tra breve.
3.1 – Il secondo e il terzo motivo sono invece fondati.
Infatti, la C.T.R., investita dell’impugnazione relativa all’accertamento del 2006, pur effettuando una valutazione complessiva delle annualità 2005 e 2006, aì fini della determinazione della sanzione finale, ai sensi del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 12, comma 5, è evidentemente incorsa da un lato nel denunciato vizio motivazionale, e dall’altro in una evidente violazione del D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 12, comma 5.
Da un lato, infatti, essa, richiamando oscuramente l’operato dell’Ufficio circa la rideterminazione delle sanzioni all’esito dei giudizi, liquidandole complessivamente nell’importo di Euro 44.202,00, non spiega minimamente quale sia stato il percorso logico-giuridico da essa seguito nel riconoscere la correttezza della ricostruzione operata dall’Ufficio stesso, neanche riguardo alla individuazione della sanzione più grave, su cui poi operare il cumulo ex art. 12 cit., comma 5.
Dall’altro, tenendo conto dell’annullamento definitivo dell’intero avviso concernente l’anno 2004, nonchè di quelli relativi agli anni 2005 e 2006, seppur limitatamente all’accertamento sintetico del reddito (tutt’ora sub iudice), non può certo definirsi conforme a legge una determinazione della sanzione complessiva che appare prima facie del tutto slegata rispetto alle imposte accertate come dovute, stando alle statuizioni provvisoriamente adottate dalla stessa sentenza impugnata, nonchè alla coeva decisione sul periodo d’imposta precedente.
Non senza dire che, alla luce delle statuizioni adottate da questa Corte in pari data in relazione al ricorso n. 18063/2012 R.G., concernente quest’ultima annualità, occorre comunque procedere, in sede di rinvio, ad una nuova definitiva determinazione delle sanzioni, nel rispetto del più volte richiamato D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 12, comma 5.
4.1 – Il quarto motivo è in parte inammissibile, ed in parte infondato.
Occorre, dunque, una preliminare attività di individuazione del ragionamento asseritamente irrispettoso di uno o di tutti tali paradigmi compiuto dal giudice di merito e, quindi, è su di esso che la critica di c.d. falsa applicazione si deve innestare ed essa postula l’evidenziare in modo chiaro che quel ragionamento è stato erroneamente sussunto sotto uno o sotto tutti quei paradigmi”.
5.1 – Il settimo motivo, infine, è infondato.
6.1 – In definitiva, sono accolti il secondo e il terzo motivo del ricorso, rigettati i restanti. La sentenza impugnata è quindi cassata in relazione, con rinvio alla C.T.R. del Veneto, in diversa composizione, che – previa rideterminazione della sanzione specificamente riferibile all’anno 2006 – procederà a determinare quella complessiva per le annualità 2005 e 2006, provvedendo anche sulle spese del giudizio di legittimità.
la Corte accoglie il secondo e il terzo motivo del ricorso e rigetta nel resto. Cassa in relazione e rinvia alla C.T.R. del Veneto, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.