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Timestamp: 2020-07-13 21:15:28+00:00
Document Index: 167238694

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 81', 'sentenza ', 'art. 234', 'art. 2702', 'art. 354', 'art. 234', 'art. 189', 'art. 234', 'art. 616']

Mezzi Di Prova - Cassazione Penale 03/02/2016 N° 4400 - Legge semplice
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Mezzi Di Prova – Cassazione Penale 03/02/2016 N° 4400
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Numero: 4400
Testo completo della Sentenza Mezzi di prova – Cassazione Penale 03/02/2016 n° 4400:
S.M., n. a (OMISSIS), rappresentato e assistito dall’avv. Enzo Domenico Spina, di fiducia;
avverso la sentenza n. 400/2014, emessa dalla Corte d’appello di Brescia, seconda sezione penale, in data 09.06.2014;
preso atto della ritualità delle notifiche e degli avvisi;
udita la requisitoria del Sostituto procuratore generale Dott. Aurelio Galasso che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
sentita la discussione del difensore del ricorrente, avv. Enzo Domenico Spina, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.
2. Avverso detta sentenza, nell’interesse di S.M., viene proposto ricorso per cassazione per i seguenti motivi:
– inosservanza del disposto dell’art. 360 c.p.p. , nella parte in cui la Corte territoriale ha escluso che l’attività di estrapolazione di immagini dal sistema di videosorveglianza costituisca un accertamento tecnico irripetibile (primo motivo);
– illogicità della motivazione ed erronea applicazione dell’art. 81 c.p. , nella parte in cui la Corte territoriale ha escluso il riconoscimento del vincolo della continuazione tra l’impugnato provvedimento e la sentenza emessa in data 15.12.2009 dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Mantova.
2. Con il primo motivo, il ricorrente reitera l’eccezione di inutilizzabilità delle immagini acquisite attraverso l’attività di estrapolazione compiuta sui sistemi di video-sorveglianza esistenti presso gli istituti di credito Credem di Sassuolo e Mantovabanca di (OMISSIS), trattandosi – a suo dire – di accertamento tecnico irripetibile espletato in difformità delle garanzie difensive sancite dal codice di rito.
2.1. La Corte d’appello ha ritenuto infondata la doglianza difensiva riconoscendo come l’attività si fosse risolta “… in una mera operazione materiale di copiatura, ovvero di trasposizione delle immagini registrate su supporti magnetici, che non ha comportato nessuna attività interpretativa o rielaborativa… e neppure alcuna compromissione dei fotogrammi originali registrati nei sistemi di video-sorveglianza degli istituti di credito, sicchè… non è dato comprendere per quale ragione tale accertamento di polizia giudiziaria debba essere ritenuto irripetibile…”.
2.2. Assume il ricorrente come la Corte territoriale, a supporto di tale assunto, abbia fatto riferimento ad un precedente giurisprudenziale (Sez. 1^, sent. n. 23035/2009) del tutto inconferente in quanto attinente ad ipotesi di “stampa di un qualsiasi documento redatto su supporto informatico” per nulla assimilabile a quella di estrapolazione di immagini da sistemi di videosorveglianza.
3. Rileva il Collegio come, sulla base dell’art. 234 c.p.p. , comma 1, (che prevede espressamente l’acquisizione di documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante fotografia, cinematografia, fonografia o altro), la videoregistrazione contenente la rappresentazione di un fatto va ritenuta prova documentale avente requisiti particolari, trattandosi di un documento figurativo non caratterizzato, cioè, dalla scrittura, bensì di norma dalle immagini del tipo testimoniale, in quanto contenente la descrizione testimonianza di un fatto, e diretto perchè da la descrizione immediata degli avvenimenti.
3.1. La videoregistrazione, quindi, non essendo una scrittura privata, non è soggetta ai fini dell’utilizzazione processuale alle regole imposte dall’art. 2702 c.c. , onde non necessita di sottoscrizione, mentre la sua autenticità (correlazione filmato- mezzo di registrazione, individuazione modalità d’uso dell’apparecchio, tempi e luoghi delle riprese, assenza di tagli o manipolazioni, ecc.) deve essere invece accertata caso per caso (Sez. 5, sent. n. 10309 del 18/10/1993, dep. 15/11/1993, Fumero).
3.2. Altro, e tutt’affatto diverso, problema è distinguere, nell’ambito delle operazioni tecniche da compiere, cosa debba intendersi per “rilievi” di cui all’art. 354 c.p.p. , e cosa si configuri invece come “accertamento”. A tal riguardo, rientrano nei rilievi tecnici tutte le attività materiali che, pur richiedendo un grado (più o meno elevato) di capacità tecnica, non comportano la valutazione critica dei risultati di tali attività (si pensi ad esempio al sopralluogo in una scena criminis); rientrano, invece, nella categoria degli accertamenti tecnici, in quanto frutto di elaborazione critica, l’estrapolazione di fotogrammi non solo a livello frame (fotogramma) ma anche a livello campo da un supporto ed il successivo raffronto di questi con le fotografie di determinati soggetti al fine di evidenziare eventuali affinità e/o compatibilità (Sez. 2, sent. n. 4523 del 10/11/1992, dep. 27/11/1992, P.M. in proc. Arena ed altro; del tutto consequenziale è poi la questione relativa all’analisi del nastro magnetico, ed in particolare se l’esame si configuri come accertamento ripetibile o non ripetibile per una corretta formalizzazione dell’atto al fine della utilizzabilità in dibattimento e se detto esame possa essere eseguito su una copia del filmato in reperto).
3.3. La Suprema Corte ha, inoltre, affrontato anche il tema della validità scientifica dei risultati di una consulenza o perizia tecnica affermando che il giudice ha l’onere di verificare la validità scientifica dei criteri e dei metodi d’indagine utilizzati allorchè essi si presentino come nuovi e sperimentali, e perciò non sottoposti al vaglio di una pluralità di casi ed al confronto critico tra gli esperti del settore, sì da non potersi considerare ancora acquisiti al patrimonio della comunità scientifica (Sez. 2, sent. n. 2751 del 16/04/1997, dep. 11/08/1997 P.M. in proc. Vezzoni).
4. In tema di documenti, l’art. 234 c.p.p. , richiede che vengano acquisiti in originale, potendosi acquisire copia solo quando l’originale non è recuperabile; poichè, tuttavia, l’attuale codice di procedura penale non ha accolto il principio della tipicità dei mezzi di prova (tant’è che l’art. 189 c.p.p. , si occupa espressamente de “le prove non disciplinate dalla legge”), il giudice può ben utilizzare quale elemento di prova anche la copia di un documento, purchè idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti (cfr., Sez. 5, sent. n. 10309/1993, cit.). Riguardo alla natura dell’atto, tale operazione, così come la successiva estrapolazione di immagini, viene considerata ripetibile.
E, la Suprema Corte ha già avuto modo di evidenziare la ritualità, ex art. 234 c.p.p. , dell’utilizzazione di fotografie estratte da video riprese eseguite dalla polizia giudiziaria (queste ultime ritualmente acquisite al dibattimento), non sussistendo alcuna disposizione normativa che prescriva l’esecuzione di particolari incombenti per l’estrapolazione di singole foto dalla videoregistrazione eseguita (cfr. in tal senso, Sez. 4, sent. n. 1344 del 13/12/1995, dep. 06/02/1996, Petrangeli, Rv. 204058), ma dovendosi considerare questa nient’altro che alla stregua di una operazione materiale volta a consentire una più diretta e adeguata lettura di un segmento del documento già acquisito, inidonea di per sè a alternarne o comprometterne il contenuto probatorio (cfr., da ultimo, Sez. 4, sent. n. 22397 del 07/05/2015, dep. 27/05/2015, Balabes).
6. Alla pronuncia consegue, per il disposto dell’art. 616 c.p.p. , la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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