Source: http://diesse.org/servizi/l-esperto-risponde/l-esperto-risponde-2011-12
Timestamp: 2018-01-23 05:41:21+00:00
Document Index: 116830812

Matched Legal Cases: ['art. 356', 'art. 485', 'art. 13', 'art. 16', 'art. 13', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 33', 'art. 117', 'art. 3', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 4', 'art. 37', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 459', 'art. 3', 'art. 459', 'art. 19', 'art. 459', 'art. 459', 'art. 3', 'art. 19']

Quesito n.17 - Riconoscimento del servizio pre-ruolo prestato nelle scuole non statali
Domanda: Sono un'insegnante della scuola secondaria superiore dal 1996, che ha svolto ininterrottamente attività di docenza da ottobre 1996 a giugno 2002 presso un istituto magistrale legalmente riconosciuto gestito da un ente ecclesiastico. Successivamente ho iniziato ad insegnare nella scuola statale e dal 1/09/2008 sono passata di ruolo. All'atto della presentazione del modello J11 e del relativo Allegato D non mi è stato riconosciuto il punteggio del servizio pre-ruolo prestato presso il suddetto istituto magistrale. L'Allegato D alla nota n. 4 testualmente cita: «Il servizio pre-ruolo nelle Scuole secondarie è valutato se prestato in scuole statali e pareggiate...». Dai certificati di servizio a me rilasciati dall’istituto si evince che si trattava di una scuola convenzionata (D.M. 27/11/1957) e dai timbri depositati al CSA (in seguito alla chiusura avvenuta nel 2002) e dai Diplomi, si evince che si trattava di scuola "legalmente riconosciuta".
La mia domanda è la seguente: dire che una scuola è legalmente riconosciuta equivale a dire che è pareggiata (in quanto quella scuola rilasciava dei titoli legali ed era gestita da un ente ecclesiastico)? Ci sono dei riferimenti normativi a tal proposito che possano chiarire la questione?
Risposta: La norma definisce scuole “pareggiate” le scuole autorizzate a rilasciare un titolo di studio avente valore legale, gestite da un ente pubblico territoriale (Comune, Provincia o Regione) oppure da un ente ecclesiastico; per essere pareggiata la scuola deve essere stata riconosciuta legalmente. La differenza tra legale riconoscimento e pareggiamento sta nel fatto che il personale della scuola pareggiata deve (doveva) essere stato assunto secondo gli stessi criteri della scuola statale. L’art. 356 del TU, D.L.vo n. 297/1994, stabilisce infatti che la concessione del “pareggiamento” avviene a condizione che la scuola abbia già ottenuto il riconoscimento legale e:
In sostanza, il personale non poteva essere assunto per “chiamata diretta”, come avveniva normalmente nelle scuole legalmente riconosciute e ora nelle paritarie. La discriminante per il riconoscimento del servizio pre-ruolo è qui: se l’assunzione temporanea è stata effettuata per chiamata diretta, la scuola, pur essendo legalmente riconosciuta e in grado di rilasciare titoli validi, non era pareggiata e, quindi, il servizio ivi prestato non è riconosciuto ai fini dell’anzianità di servizio nella scuola statale (D.L.vo n. 297/1994, art. 485, comma 1).
I riferimenti normativi sono agli artt. 352, 355, 356 e 360 del Testo Unico della scuola, D.L.vo n. 297/1994.
Quesito n.16 - Le ferie del collaboratore del preside
Domanda: Sono secondo collaboratore del DS, quest’anno per la prima volta, in un liceo scientifico.
Vorrei sapere come deve essere predisposto il piano ferie e come personalmente mi devo regolare per la richiesta visto che il mio preside non si pronuncia ancora a tal proposito.
Non ho trovato a riguardo una normativa chiara. Grazie.
Risposta: Il riferimento alle ferie del personale docente è l’art. 13 dell’attuale CCNL dei docenti, mentre la disciplina relativa alla fruizione delle ferie e delle festività soppresse per il personale con qualifica dirigenziale ha come riferimento l’art. 16 del C.C.N.L. – Area V della Dirigenza – sottoscritto in data 11 aprile 2006 e confermato nelle premesse del C.C.N.L. siglato in data 15 luglio 2010.
Al fine di corrispondere ad alcune richieste di chiarimenti sulla normativa che regola le ferie per i dirigenti, nonché al contenzioso istauratosi a seguito di rilievi da parte della Ragioneria Territoriale dello Stato, il MIUR ha fornito alcune importanti precisazioni con nota 19 gennaio 2012 prot. n. 1829.
Il piano ferie deve essere concordato con il dirigente, ovviamente per garantire la presenza a scuola di almeno una delle figure. Resta prioritario che ai docenti, in quanto dipendenti, siano salvaguardati i propri diritti sindacali. Nel caso di insormontabili difficoltà nel pianificare la presenza, vale la pena fare riferimento al comma 10 del menzionato art. 13 del CCNL.
Quesito n.15 - Adozione libri di testo
Domanda: Lavoro come insegnante di lettere presso una scuola statale secondaria di primo grado. Per l’adozione dei libri di testo c’è la consuetudine di scegliere il nuovo libro da adottare insieme, cioè tra i colleghi della stessa materia in modo che la "scelta" sia per tutti uguale (per favorire i ripetenti, i fratelli, mi dicono...).
Se volessi adottare un libro di testo diverso è mio diritto o qualcuno si può opporre?
Risposta: L’adozione dei libri di testo, come stabilisce l’art. 7 del D.L.vo n. 297/1994, rientra nei compiti attribuiti al Collegio dei docenti, dopo aver sentito il parere dei Consigli di classe. La prima fase di valutazione dei testi rappresenta quindi un’occasione importantissima per la partecipazione dei genitori, e degli studenti nelle superiori, alle attività scolastiche e per la loro collaborazione con il corpo insegnante. Nella normativa di riferimento viene infatti auspicata la costituzione di comitati misti, formati da docenti, genitori e studenti, per operare un’analisi preliminare sia dei testi già in uso che delle nuove proposte editoriali. Il criterio di fondo che presiede a questa delicata operazione è definito dall’art. 4 del Regolamento sull’Autonomia DPR n. 275/99, il quale stabilisce che la scelta, l’adozione e l’utilizzazione delle metodologie e degli strumenti didattici, ivi compresi i libri di testo, debbono essere coerenti con il Piano dell’Offerta Formativa e attuate con criteri di trasparenza e tempestività.
La normativa, negli ultimi anni, ha inoltre introdotto dei vincoli circa la cadenza pluriennale (ogni cinque anni per la scuola primaria e ogni sei per la scuola secondaria di I e di II grado) delle adozioni e, per quelle da effettuare nel corrente anno scolastico, relative all’a.s. 2012/2013, l’obbligo che i libri di testo siano redatti in forma mista (parte cartacea e parte in formato digitale) o interamente scaricabili da internet. Pertanto, per l’anno scolastico 2012/2013 non possono più essere adottati né mantenuti in adozione testi scolastici esclusivamente cartacei.
L’adozione di un testo unico per tutte le sezioni è molto frequente negli ultimi anni (per varie ragioni), soprattutto negli istituti in cui si ricorre al comodato d’uso o comunque si cerca di andare incontro alle famiglie in condizioni di disagio. Nulla toglie che se ci sono le motivazioni la prassi possa non essere seguita, ma dipende dall’indirizzo e dagli obiettivi che i Consigli di classe e/o i dipartimenti si pongono. Bisogna infatti sottolineare che i libri sono adottati dal Collegio dei docenti, non dal singolo insegnante: infatti è il Collegio docenti che dà l’approvazione ufficiale alle proposte degli insegnanti. Sappiamo anche che, in genere, il Collegio dei docenti approva, anche sulla fiducia, ciò che l’insegnante propone (e questo è buon senso). Il Collegio nelle sue delibere deve seguire le modalità stabilite dal regolamento; sarebbe opportuno, però, che si salvaguardasse il principio della libertà di insegnamento (art. 33 della Costituzione – parte generale – e art. 117 del Titolo V della Costituzione), nonché quanto previsto nel Regolamento sull’autonomia, DPR n. 275/99, art. 3, comma 2: «Il Piano dell’offerta formativa… comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità».
Quesito n.14 - Attribuzione delle cattedre
Domanda: Insegno storia e filosofia al liceo socio-psico-pedagogico. Ieri in collegio docenti il preside ci ha informato intorno alla sua decisione di assegnare le ore di storia del triennio del socio-psico-pedagogico e del linguistico agli insegnanti di lettere, per salvaguardare una cattedra di lettere. La notizia ci ha abbastanza meravigliato, perché ci sembrava opportuno che il dirigente ci chiedesse un parere in sede di dipartimento o almeno ci comunicasse le sue intenzioni in modo esplicito, al fine di discutere con lui in quali classi fosse opportuno assegnare le ore di storia ai docenti di Lettere. Abbiamo avuto l'impressione che una cattedra intera di 18 ore debba essere riempita da ore di storia .... I docenti precari (ce ne sono due) vedono sfumare in questo modo ogni possibilità di insegnamento.
Vorremmo capire tre questioni:
-	di fronte ad un collega che rischia di perdere la cattedra per il nuovo piano orario della riforma, è questa l'unica soluzione possibile?
-	a chi spetta la decisione di assegnare le ore di storia agli insegnanti di Lettere? Per legge è a totale discrezione del dirigente? Il collegio, il dipartimento non hanno voce in capitolo? Cosa dice la normativa in proposito?
-	non hanno alcun valore le considerazioni didattiche quali: la continuità didattica, le competenze?
Risposta: Occorre distinguere se la decisione del Capo d’Istituto è limitata alle sole classi terze, che dal prossimo anno saranno interessate dalla riforma, oppure è stata estesa anche alle classi quarte e quinte, che saranno ancora di vecchio ordinamento.
Nell’ipotesi che la decisione sia stata limitata alle classi terze (riformate), il Capo d’Istituto sta evidentemente agendo secondo norma “a salvaguardia” del posto di lavoro di docenti di ruolo titolari nella scuola, che altrimenti potrebbero perdere posto. Infatti, anche per il prossimo anno valgono, per l’attribuzione delle ore di insegnamento, le disposizioni relative ai cosiddetti “insegnamenti atipici”, in quanto non sono ancora state ridefinite le classi di concorso in rapporto ai nuovi insegnamenti previsti dalla riforma della secondaria di II grado.
Con la Nota prot. n. 2320 del 29 marzo 2012 sono state definite le confluenze nelle attuali classi di concorso delle discipline relative ai primi tre anni di corso degli istituti di II grado riformati. Alla Nota sono allegati gli orari annuali dei primi tre anni con le attribuzioni di ciascuna disciplina ad una o più classi di concorso; nel caso dei licei delle Scienze Umane e Linguistico gli orari sono riportati rispettivamente negli allegati G e D. Per quanto concerne le due ore settimanali di storia del terzo anno, entrambi gli allegati indicano la titolarità alle classi di concorso: 37/A, 50/A e 51/A. In proposito la Nota afferma che «gli insegnamenti che trovano confluenza in più classi di concorso del pregresso ordinamento devono essere trattati come insegnamenti “atipici” la cui assegnazione alle classi di concorso deve prioritariamente mirare a salvaguardare la titolarità dei docenti presenti nell’istituzione scolastica, la ottimale determinazione delle cattedre e la continuità didattica». La priorità, quindi, deve essere data alla salvaguardia del posto di lavoro dei docenti di ruolo titolari nella scuola e solo dopo vanno prese in considerazione la qualità ottimale degli insegnamenti e la continuità didattica. Qualora nella scuola ci sia «più di un titolare di insegnamenti “atipici”, si darà la precedenza a coloro che, in relazione al numero dei posti, risulteranno collocati con il maggior punteggio nella graduatoria di istituto unificata incrociando la varie graduatorie». Solo se non esistono problemi di esubero di titolari «il dirigente scolastico, d’intesa con l’Ufficio scolastico territoriale, e sulla base del parere del collegio dei docenti, provvederà ad attribuire la classe di concorso in coerenza con il POF, assicurando una equilibrata distribuzione dei posti alla classi di concorso al fine di venire incontro alle aspettative dei docenti inclusi nelle graduatorie ad esaurimento, evitando di assegnare tutte le ore ad una classe di concorso a discapito di altre».
Diversa è la questione relativa alle ultime due classi di vecchio ordinamento, per le quali i criteri di attribuzione delle cattedre, a norma del T.U. – D.L.vo n. 297/1994 (art. 10, comma 4), sono definiti dal Collegio dei Docenti in relazione al Piano dell’Offerta Formativa. È bene comunque in proposito ricordare che la scelta dell’attribuzione delle cattedre ai docenti è una prerogativa del Capo d’Istituto, anche se la sua azione non può prescindere dai criteri stabiliti in proposito dal Collegio dei Docenti; potrà discostarsene, ma dovrà anche motivare in modo esauriente la propria decisione.
Quesito n.13 - Esami di Stato I ciclo per allievi con DSA
Domanda: Sono un'insegnante di inglese delle scuola secondaria di I grado ed ogni anno mi trovo sempre più in difficoltà rispetto al trattamento all'esame dei ragazzi con DSA. Nella C.M. del 31 maggio leggo: «Per i candidati con diagnosi di disturbo specifico di apprendimento (DSA), che hanno seguito un percorso didattico ordinario, con la sola dispensa dalle prove scritte ordinarie di lingua/e straniera/e, la commissione sottopone i candidati medesimi a prova orale sostitutiva delle prove scritte». Premesso che per esperienza ritengo che soprattutto i ragazzi con questo disturbo abbiamo bisogno di un supporto scritto perché l'orale risulta per loro difficoltoso essendo mancante di punti di riferimento, non capisco se sia possibile oppure no dispensare un alunno dalle prove scritte, il che vuol dire biecamente per un insegnante dispensarlo da due obiettivi su quattro: ricezione scritta (leggere e rispondere a dello domane) e produzione scritta. La Circolare di cui io sono a conoscenza afferma che gli alunni con DSA sono obbligati a sostenere tutte e le stesse prove scritte degli altri ragazzi, utilizzando gli strumenti dispensativi e compensativi del caso e invita gli insegnanti a non valutare la forma ma il contenuto. Questo non è più valido? La dispensa di cui si parla nella C.M. del 31 maggio è possibile per tutti i DSA e quindi se messa in atto durante l'anno può essere applicata anche in sede d'esame, oppure è solo ed esclusivamente per coloro che hanno un grave disturbo? e come valuto io la gravità? Qual è la normativa a cui mi devo attenere? Grazie.
Risposta: In attuazione delle disposizioni contenute nella Legge n. 179/2010, il MIUR è intervenuto sui disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) con il Decreto 12 luglio 2011, al quale sono allegate apposite Linee Guida per il diritto allo studio. In particolare, l’art. 4 del decreto individua le misure educative e didattiche che le scuole debbono provvedere e attuare nei confronti degli allievi con DSA, mentre l’art. 5 stabilisce con chiarezza che è compito della scuola garantire ed esplicitare per essi gli «interventi didattici individualizzati e personalizzati, anche attraverso la redazione di un Piano didattico personalizzato, con l’indicazione degli strumenti compensativi e delle misure dispensative adottate». Il successivo art. 6 specifica invece le particolari forme di verifica e di valutazione, periodica e finale, cui vanno sottoposti i medesimi allievi. Il comma 5 dell’art. 6 si occupa specificamente delle misure da prendere nei confronti degli allievi DSA in relazione alle prove scritte relative alle lingue straniere, al fine di individuare per essi le migliori strategie di apprendimento. Lo stesso comma 5 indica chiaramente competenze le modalità per la dispensa degli allievi DSA dalle prove scritte. Il penultimo periodo del comma stabilisce inoltre che «in sede di esami di Stato, conclusivi del primo e del secondo ciclo di istruzione, modalità e contenuti delle prove orali – sostitutive delle prove scritte – sono stabiliti dalle Commissioni, sulla base della documentazione fornita dai consigli di classe».
La CM n. 48/2012 raccoglie in un unico documento, al quale viene attribuito “carattere permanente”, tutte le istruzioni riguardanti l’esame di Stato conclusivo del I ciclo di istruzione, che negli ultimi anni si sono succedute e consolidate. Per quanto riguarda gli allievi DSA, la CM raccoglie e ripropone le disposizioni stabilite dalla norma principale (il decreto 12 luglio 2011), mettendole in relazione con gli adempimenti prescritti alle scuole dalla norma stessa. Per quanto riguarda, in generale, le prove scritte stabilisce che i candidati con DSA «possono utilizzare per le prove scritte gli strumenti compensativi previsti dal piano didattico personalizzato (PDP) o da altra documentazione, redatta ai sensi dell’art. 5 del D.M. 12 luglio 2011», aggiungendo inoltre che può essere consentita loro «la utilizzazione di apparecchiature e strumenti informatici nel caso in cui siano stati impiegati per le verifiche in corso d’anno o comunque siano ritenuti utili nello svolgimento dell’esame, senza che venga pregiudicata la validità delle prove». Quanto poi alle prove scritte delle lingue comunitarie, per i candidati affetti da DSA la CM distingue chiaramente due casi. Il primo riguarda coloro che «hanno seguito un percorso didattico differenziato, con esonero dall’insegnamento della/e lingua/e straniera/e, e che sono stati valutati dal consiglio di classe con l’attribuzione di voti relativi unicamente allo svolgimento di tale piano»; costoro «possono sostenere prove differenziate, coerenti con il percorso svolto, finalizzate al solo rilascio dell’attestazione di cui all’art. 13 del D.P.R. n. 323/1998» (si tratta della normativa specifica per gli allievi portatori di handicap). Nel secondo caso (presumibilmente il più diffuso), riguarda i candidati con DSA «che hanno seguito un percorso didattico ordinario, con la sola dispensa dalle prove scritte ordinarie di lingua/e straniera/e»; in tal caso «la commissione sottopone i candidati medesimi a prova orale sostitutiva delle prove scritte», che predispone, quanto a modalità e contenuti, «sulla base della documentazione fornita dal consiglio di classe».
Nel caso in cui la scuola risultasse inadempiente rispetto alle disposizioni di cui all’art. 4 del decreto 12 luglio 2011, è compito della Commissione d’esame (come già evidenziato) definire le modalità d’esame per gli allievi affetti da DSA.
La CM n. 48/2012, dato il suo dichiarato “carattere permanente”, costituisce ora l’unico riferimento attuativo per quanto riguarda lo svolgimento delle prove degli esami di Stato a conclusione del I ciclo di istruzione.
Quesito n.12 - Il congedo biennale della legge n. 104/92
Domanda: Sono un'insegnante di sostegno nella scuola media. Ho preso un periodo del congedo biennale offerto a coloro che convivono con un familiare con legge 104 e accompagnamento. Ora, mi trovo nelle condizioni di dover prolungare questo periodo di astensione per seguire e accudire mia madre, poiché deve continuare delle terapie per i suoi problemi di salute non ancora risolti. Fino a quando potrei continuare senza creare problemi alla didattica (cambio supplente..) e senza disperdere giorni? Se riuscissi a riprendere alla fine di aprile rientrerei sulle classi a me assegnate o sarei utilizzata in altre mansioni senza svolgere gli esami? Come vengono conteggiati i giorni del congedo; sono conteggiate anche le festività e i giorni delle vacanze pasquali o natalizie?
Risposta: L’art. 37 del CCNL vigente prevede che nel caso di assenza per oltre 150 giorni, con rientro dopo il 30 aprile, o, si badi bene, di assenze per oltre 90 giorni nelle classi terminali, il supplente, per assicurare la continuità didattica, rimane in costanza di rapporto fino al termine degli esami, mentre il docente titolare viene utilizzato in altre mansioni. Nel computo dei giorni sono considerati anche quelli di sospensione dell’attività didattica.
Nel caso di congedo biennale previsto dalla legge 104/92, vanno considerati tutti i giorni, compresi i festivi: il periodo non deve essere continuativo e il beneficiario può comunque chiedere di interrompere l’assenza e rientrare in servizio e/o di assentarsi di nuovo, fino alla scadenza dei due anni. Scaduti i due anni dovrà fare ricorso a congedi non retribuiti.
Quesito n.11 - Accorpamenti e aggregazioni tra istituti
Domanda: Salve, sono un docente che insegna in un istituto statale secondario, recentemente accorpato ad un altro istituto a seguito del ridimensionamento scolastico. Volevo chiedere che differenza c'è tra accorpamento e aggregazione di istituti e in quali casi si perde il codice dell'Istituto nonché le graduatorie interne dell'istituto? Grazie
Risposta: I provvedimenti di accorpamento vengono adottati in attuazione dell’art. 21, commi 2 e 3 della Legge 15/03/1997, n. 59 e secondo il regolamento di cui al D.P.R. 233/98, nonché in ottemperanza della recente legge 15 luglio 2011, n. 111, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 recante disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria, e le successive modificazioni introdotte dal governo Monti che hanno portato a 600 per gli istituti secondari di secondo grado e 1000 per i nuovi istituti comprensivi il numero minimo di studenti per il riconoscimento dell'autonomia. Le istituzioni scolastiche fuse per “unione” ed “incorporazione” costituiscono una unica istituzione scolastica dotata di personalità giuridica e di autonomia amministrativa.
Di solito l’accorpamento avviene nella forma della fusione per unione, o fusione propriamente detta, quando due o più istituzioni scolastiche che si concentrano, vengono sciolte o cessano la loro esistenza trasferendo i loro complessi istituzionali ad una istituzione scolastica di nuova costituzione. L’istituzione assume un nuovo codice meccanografico. Nel caso di unione di due scuole dello stesso tipo (liceo con liceo, itc con itc ecc.) la denominazione rimane inalterata (liceo, itc, ecc.) e l’organico delle due scuole confluisce in un nuovo organico unitario; nel caso di tipologie diverse (es. itc+iti, ecc.), la scuola diventa un I.I.S. (Istituto di Istruzione Superiore) e gli organici restano distinti.
Nella fusione per incorporazione, l’incorporante conserva la propria autonomia e continua ad esistere, mentre l’istituzione scolastica assorbita si estingue. Non vi è pertanto la costituzione di una nuova istituzione scolastica, ma soltanto la concentrazione dei patrimoni presso una istituzione scolastica esistente a cui fa riscontro la scomparsa dell’altra. Si costituisce un unico organico, secondo lo stesso iter descritto in precedenza.
Quesito n.10 - Esami di Stato del primo ciclo e prove INVALSI
Domanda: Insegno inglese in una scuola media. Si sa qualcosa dell'ipotesi ventilata per una prova Invalsi di inglese durante gli esami di stato 2011-2012? ci sarà? non ci sarà? sarà sostituiva della classica prova di inglese?
Risposta: Al momento non ci sono disposizioni diverse da quelle già impartite in occasione dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione per l’a.s. 2010/11. Restano pertanto vigenti i riferimenti legislativi all’art. 3 del DPR n. 122/09, il cui comma 4 così recita: «4. Alla valutazione conclusiva dell'esame concorre l'esito della prova scritta nazionale di cui all'articolo 11, comma 4-ter, del decreto legislativo n. 59 del 2004, e successive modificazioni. I testi della prova sono scelti dal Ministro tra quelli predisposti annualmente dall'Istituto nazionale per la valutazione del sistema di istruzione (INVALSI), ai sensi del predetto comma 4-ter».
In particolare, il comma 4-ter ivi citato stabilisce quanto segue: «4-ter. L’esame di Stato comprende anche una prova scritta, a carattere nazionale, volta a verificare i livelli generali e specifici di apprendimento conseguiti dagli studenti. I testi relativi alla suddetta prova sono scelti dal Ministro della pubblica istruzione tra quelli predisposti annualmente dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (INVALSI), conformemente alla direttiva periodicamente emanata dal Ministro stesso, e inviati alle istituzioni scolastiche competenti».
La Direttiva n. 87/2011, riguardante la definizione dei criteri generali che l’INVALSI dovrà osservare nella predisposizione dei testi della prova scritta a carattere nazionale nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione per l’anno scolastico 2011/2012, prevede che essa sia «volta a verificare le conoscenze e le abilità acquisite dagli studenti in italiano e matematica, avendo riguardo agli obiettivi generali e specifici di apprendimento previsti dalle Indicazioni per il curricolo al termine del primo ciclo di istruzione». Non sono previste prove per altre materie.
Quesito n.9 - Alunni con problemi comportamentali non certificati
Domanda: Insegno in una scuola primaria e ci troviamo di fronte ad un caso difficile: in una terza abbiamo un alunno con problemi comportamentali seri, privo di certificazione in quanto il genitore si rifiuta di sottoporlo a visita. Gli atteggiamenti messi in atto dall'alunno, spesso rendono difficoltoso il normale procedimento delle attività didattiche. Vorremmo sapere se è legale far uscire fuori dalla classe l'alunno stesso durante crisi comportamentali, affidandone la vigilanza al collaboratore scolastico per brevi periodi; avremmo pensato di inserire tale possibilità nel regolamento di Istituto così da darne carattere di ufficialità e generalizzazione a tutti gli alunni. Ci chiediamo se ciò sia possibile, e soprattutto su chi ricade la responsabilità in caso il bambino si fa male fuori dalla classe mentre si trova col collaboratore.
Risposta: I problemi comportamentali cui si fa riferimento nel quesito, proprio perché “seri” non giustificano in modo assoluto l’allontanamento dalla classe per un affidamento al personale ATA, il quale non ha né le competenze specifiche per affrontare la situazione, né il dovere professionale di gestirle, soprattutto quando tali situazioni non si configurano come occasionali ma ricorrenti, e quindi bisognose di modalità di affronto “ordinarie”. Né può valere l’inserimento di una forma di “affidamento” nel Regolamento.
Il problema va affrontato alla radice. Innanzi tutto occorre coinvolgere i genitori nel prendere consapevolezza dei comportamenti del proprio figlio e nella necessità di una indagine su quali ne possano essere le motivazioni.
Sappiamo però che spesso i genitori cercano di difenderlo minimizzando la consistenza dei suoi comportamenti inadeguati (“a casa è vivace ma non così ingestibile”), non comprendendo le difficoltà degli insegnanti considerati incapaci di trovare modalità: percepiscono quindi come un attacco della scuola ciò che viene loro comunicato, ma quel che è peggio si sentono criticati, inadeguati, si sentono in colpa ed è in parte comprensibile che reagiscano pensando che sia la scuola ad essere inadeguata.
Da parte della scuola occorre perciò procedere attraverso l’utilizzo di modalità comunicative non “colpevolizzanti” per evitare che si instauri un circolo vizioso.
In particolare è auspicabile instaurare quel “contratto educativo”, un dialogo che consenta di condividere le modalità educative, di stabilire omogeneità di comportamenti tra casa e scuola, di utilizzare i compiti a casa come terreno su cui lavorare insieme.
Il Regolamento di Istituto deve invece prevedere una serie di provvedimenti disciplinari anche sanzionatori di comportamenti scorretti, naturalmente considerando che tali provvedimenti hanno sempre finalità educativa, tendono a rafforzare il senso di responsabilità e mirano al ripristino di rapporti corretti all'interno della comunità scolastica, nonché al recupero dello studente. Di fronte a reiterati comportamenti scorretti da parte dell’alunno e alla mancata collaborazione della famiglia, il Consiglio di classe potrà fare utilmente riferimento a quanto previsto nel Regolamento per garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche e quindi il diritto all’apprendimento di tutti i ragazzi, per ricondurre il comportamento dello studente nell’alveo della correttezza e, non ultimo, per evitare che possano crearsi situazioni pericolose per l’incolumità di tutti.
Quesito n.8 - TFA: prove d’accesso, esperienza lavorativa e servizio d’insegnamento
Domanda: Sono docente di terza fascia con 10 anni di esperienza in aziende e oltre 360 gg. d’insegnamento in ambito scolastico. Prossimamente ci saranno i nuovi TFA nei quali non viene minimamente riconosciuta l'esperienza lavorativa. Ma come si può parlare di riforma degli Istituti Professionali e dei Tecnici se alle materie di area tecnologica possono accedere all’insegnamento solo neolaureati o professori senza esperienza nelle aziende, visto che saranno ammessi solo per test di logica o di teoria? Potete spiegarmi quali sono, nel dettaglio, le prove di accesso al TFA e quali sono i contenuti? Saranno privilegiati i neolaureati o l’esperienza d’insegnamento conta qualcosa? Vi ringrazio in anticipo per le risposte che potrete farmi avere.
Risposta: L’art. 15 del DM n. 249/2010 sulla formazione iniziale dei docenti stabilisce che l’accesso al TFA transitorio a fini abilitanti consegue al superamento di tre prove di selezione consistenti in:
test nazionale (commi 6 e 7 del citato art. 15) predisposto dal MIUR che «mira a verificare le conoscenze disciplinari relative alle materie oggetto di insegnamento di ciascuna classe di concorso e le competenze linguistiche di lingua italiana» ed è «costituito da 60 quesiti, ciascuno formulato con quattro opzioni di risposta, fra le quali il candidato ne deve individuare l'unica esatta. Un numero pari a 10 quesiti sono volti a verificare le competenze in lingua italiana, anche attraverso quesiti inerenti la comprensione di uno o più testi scritti. Gli altri quesiti sono inerenti alle discipline oggetto di insegnamento della classe di concorso» (art. 1, commi 8 e 9, del DM 11 novembre 2011, in fase di registrazione);
prova scritta (comma 9, art. 15) stabilita da ciascuna sede universitaria affidataria del corso di TFA secondo i seguenti criteri:
«a) l'oggetto è costituito da una o più discipline ricomprese nella classe di concorso cui il percorso di tirocinio formativo attivo si riferisce;
f) nel caso di classi di concorso relative a discipline scientifiche o tecniche, la prova scritta può essere integrata da una prova pratica in laboratorio» (art. 1, comma 12 del DM 11 novembre 2011);
prova orale (comma 11, art. 15), sempre predisposta da ciascuna sede universitaria «tenendo conto delle specificità delle diverse classi di concorso» (art. 1, comma 14, del DM 11 novembre 2011).
Una volta superate le prove di selezione così configurate, sarà formata una graduatoria sommando i punteggi conseguiti nelle tre prove con quelli derivanti dai titoli accademici e dell’eventuale servizio prestato (art. 15, comma 14); in particolare, il comma 13, lettera a), dell’art. 15 stabilisce per il servizio prestato i seguenti punteggi:
«I) 360 giorni: 4 punti;
II) da 361 a 540 giorni: 8 punti;
IV) da 721 giorni, 2 punti ogni ulteriori 180 giorni».
Non è prevista la valutazione di attività lavorative diverse da quelle d’insegnamento.
L’accesso al TFA è definito dalla graduatoria così costituita, fino al completamento del numero di posti previsto dal bando. Inoltre, è previsto uno “sconto” sui crediti del TFA: «il servizio prestato per almeno 360 giorni vale a coprire 10 dei crediti formativi relativi all'articolo 10, comma 3, lettera b) e 9 dei crediti formativi relativi all'articolo 10, comma 3, lettere c) e d)» [sostanzialmente oltre metà dei crediti derivanti dal tirocinio a scuola e una quota parte dei CFU relativi ai corsi di didattica disciplinare e dei laboratori pedagogico-didattici, ndr]. Inoltre, «nel caso in cui i soggetti di cui al presente comma svolgano attività di insegnamento nelle istituzioni scolastiche del sistema nazionale dell'istruzione, le convenzioni di cui all'articolo 12, comma 1 sono stipulate con le istituzioni scolastiche ove essi prestano servizio, anche se non accreditate ai sensi del medesimo articolo, in modo da consentire l'effettivo svolgimento del tirocinio senza interrompere la predetta attività».
Quesito n.7 - Valutazione intermedia nel biennio riformato
Domanda: Chiedo chiarimenti in merito alla normativa sulla valutazione datata 18/10/2011 che obbliga alla valutazione scritta e orale (intermedia) nelle discipline di fisica e scienze con solo due ore settimanali nei nuovi licei scientifici. Una follia! Il nostro Dirigente scolastico ci ha espressamente detto che non si può optare per una sola valutazione intermedia. Al limite si possono sostituire le prove orali con degli scritti. Ma allora mi domando: che senso ha il voto orale?
Risposta: La CM n. 94/2011 fornisce “indicazioni operative” riguardo alle valutazioni degli apprendimenti degli allievi in corrispondenza degli scrutini intermedi nella secondaria di II grado, con particolare riferimento al primo biennio dei nuovi ordinamenti.
Alla circolare sono allegate tre tabelle che riportano, per ogni percorso (liceo, istituto tecnico e istituto professionale), l’indicazione delle «tipologie di prove e le corrispondenti modalità di espressione del voto in sede di scrutini intermedi» (scritto, orale, pratico o grafico) per ciascuna disciplina del biennio. Dopo aver premesso che le indicazioni in questione sono temporanee, in attesa delle modifiche da apportare al DPR n. 122/09 sulla valutazione degli alunni, ricorda che le tabelle sono state individuate tenendo conto «delle esperienze realizzate dalle scuole» lo scorso anno. Ricorda inoltre che «la previsione di più voti è contemplata per le discipline nelle quali la produzione scritta, pratica o grafica sia irrinunciabile, anche alla luce delle Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento dei percorsi liceali e delle distinte Linee guida per gli istituti tecnici e per gli istituti professionali». Ancora, la circolare sottolinea che comunque «le istituzioni scolastiche potranno individuare e adottare, nella loro autonomia e nell’ambito delle prove previste per ciascun insegnamento (scritte, orali, pratiche e grafiche), modalità e forme di verifica che ritengano funzionali all’accertamento dei risultati di apprendimento», salvaguardando così l’autonomia professionale dei docenti.
La CM n. 94/2011 fornisce esplicitamente “indicazioni” e non prescrizioni; circostanziate e motivate, ma non prescrittive. Con delibera motivata, assunta a maggioranza, il Collegio dei docenti può decidere di operare diversamente da dette indicazioni, fermo restando l’obbligo di esplicitare nel POF, in modo trasparente e coerente, metodi e criteri utilizzati per le valutazioni in rapporto ai curricoli così come delineati nelle Indicazioni nazionali o nelle Linee guida.
Quesito n.6 - Accesso al TFA degli ammessi alle vecchie SSIS e recupero dei CFU mancanti
Domanda: Mi sono laureato nel 2005 in Lettere all’Università di Bari e ho sostenuto e vinto ivi la classe di concorso 43A-50A dell’allora SSIS, congelandola col pagamento delle spese necessarie per poter accedere a un Dottorato di Ricerca in Italianistica, che ho conseguito nel 2009. Mi mancano però due esami per poter accedere al TFA, e ho pensato di recuperarli iscrivendomi ai corsi singoli, con ulteriore esborso. Il problema è che non so, perché nessuno negli uffici competenti me lo sa dire, nel caso il TFA in Puglia parta prima di febbraio 2012 (prima data disponibile a norma di legge per poter sostenere esami nell’a.a. 2011-2012), se potrò essere ammesso al TFA senza aver sostenuto quegli esami prima, e in caso contrario se perderò il diritto a entrare nel TFA senza sostenere le prove iniziali per l’accesso alla formazione abilitante in classe 43A-50A, che, ripeto, ho già vinto nel 2005 e che per non rifare più e mantenere il diritto acquisito ho "congelato" pagando all’Università fior di quattrini. Preciso che quei due esami non li ho finora sostenuti semplicemente perché, finito il Dottorato, la SSIS non c’era più e non si sapeva da cosa sarebbe stata sostituita. Infine, se sosterrò quei due famosi esami a febbraio del 2012 e mi sarà proibito di accedere al primo TFA che partirà, potrò accedere eventualmente al prossimo sempre senza sostenere la prova iniziale? Insomma, dovrò rassegnarmi a perdere il diritto che ho acquisito, vincendo e pagando, per l’accesso diretto ai corsi per l’abilitazione oppure ho qualche speranza?.
Risposta: La risposta al quesito non è facile, perché i riferimenti normativi disponibili non contemplano esplicitamente il suo caso.
La norma dell’ art. 15 del Regolamento sulla formazione iniziale dei docenti (DM n. 249/2010) al comma 17 stabilisce che: “Coloro che hanno superato l’esame di ammissione alle scuole di
specializzazione per l’insegnamento secondario, che si sono iscritti e hanno in seguito sospeso la frequenza delle stesse conseguono l’abilitazione per le classi di concorso per le quali era stata effettuata l’iscrizione attraverso il compimento del tirocinio formativo attivo di cui all’articolo 10 senza dover sostenere l’esame di ammissione e con il riconoscimento degli eventuali crediti”. Stando alla lettera del comma soltanto coloro che, superato l’esame di ammissione, si sono iscritti e in seguito hanno sospeso la frequenza della SSIS possono accedere direttamente al TFA senza dover sostenere le prove di selezione. Non basta quindi aver superato gli esami di ammissione, ma bisogna anche essersi iscritti al corso. Accertato questo punto, l’accesso al TFA dovrebbe avvenire senza selezione, a domanda.
Per quanto riguarda i requisiti per il TFA, ricordiamo che sono gli stessi che erano richiesti per l’accesso alle vecchie SSIS, con la differenza che in queste ultime era consentito il loro perfezionamento acquisendo i crediti mancanti durante il corso SSIS; con il TFA ciò non sembra essere più possibile (art. 3, comma 6 del Regolamento).
Sul punto, però, a parziale rettifica del Regolamento, è intervenuta la Nota ministeriale n. 1065 del 29 aprile 2011 la quale, riguardo alle condizioni per l’accesso al TFA stabilite al comma 1 dell’art. 15, afferma che rientrano nella categoria degli ammissibili “coloro che, entro l’anno accademico 2010/2011, si iscrivano a corsi singoli volti all’acquisizione dei crediti o agli esami necessari a completare i requisiti richiesti per l’accesso”. Stando a questa interpretazione, essendo lei già da tempo iscritto ai corsi singoli per il recupero dei CFU mancanti, dovrebbe avere tutti i titoli per accedere direttamente al TFA ai sensi del comma 17 sopra citato, indipendentemente dal termine entro cui conseguirà detti CFU; la Nota, infatti, non specifica la scadenza entro la quale debbono essere sostenuti gli esami.
È d’obbligo precisare che la nostra è una risposta basata sull’interpretazione della norma, come sopra riferita, ma non ha il valore dell’ufficialità che solo un documento del MIUR può possedere.
Quesito n.5 - Sul Collaboratore Vicario decide il Capo d’Istituto
Domanda: Sono una insegnante non laureata in servizio presso un istituto comprensivo, dove attualmente svolgo anche la funzione di Collaboratore Vicario del Dirigente scolastico. Vorrei sapere se la normativa in vigore prevede che tale funzione può essere svolta solo da docenti laureati.
Risposta: Il Consiglio di Stato, in una pronuncia riguardante l’istituzione della dirigenza scolastica, tra l’altro afferma che “relativamente alla figura del Collaboratore Vicario, prevista per il Capo d'Istituto dall'articolo 396 del D.L.vo 297/94, essa non sembra trovare spazio nel sistema della dirigenza scolastica" e che, in caso di assenza, il dirigente scolastico deve ricorrere all’affidamento temporaneo delle proprie funzioni “ad uno dei suoi collaboratori, ove si tratti di impedimenti di breve durata". Quindi conclude: “ora, poiché tra le funzioni riservate non c'è (né vi sarebbe potuta essere) quella relativa alla posizione giuridica del docente vicario e poiché la designazione di quest'ultimo spetta al capo d'istituto, come aspetto specifico della gestione del personale ne deriva come corollario che allo stesso dirigente spetti la determinazione della posizione giuridica del suo principale collaboratore".
Da quanto sopra si deduce che l’affidamento temporaneo di funzioni vicarie del dirigente scolastico è decisione rimessa completamente alla valutazione personale del Capo d’Istituto, che provvederà alla scelta nell’ambito dei propri docenti collaboratori.
Quesito n.4 - TFA transitorio e certificazione del livello B2 nella lingua inglese
Domanda: Sono un insegnante non abilitato e insegno nella scuola secondaria dall'A.S. 2005-2006.
Nella primavera del 2008 ho conseguito il titolo di Dottore di Ricerca e attendevo di iscrivermi alle SSIS nell'autunno dello stesso anno quando il ministro Gelmini bloccò tali scuole di specializzazione. Ho continuato ad insegnare come supplente fino a giugno scorso, partecipando sempre alle commissioni di maturità come commissario esterno.
Ora attendo i tanto sperati TFA per "sanare" la mia situazione. Volevo chiedere informazioni sulle reali tempistiche per quanto concerne l'attivazione dei corsi e, inoltre, se è comunque obbligatorio all'inizio o alla fine del percorso avere la certificazione delle competenze B2 nella lingua inglese. Su quest'ultimo punto, nonostante tutti ne parlino non ho ancora le idee del tutto chiare.
Risposta: Il bando per il primo corso di TFA dovrebbe essere emanato entro il prossimo mese di novembre, ma non c'è stata sinora alcuna pronuncia ufficiale da parte del MIUR in proposito.
Per quanto riguarda le lingua inglese non esiste alcun riferimento nel Regolamento (DM n. 249/2010) a certificazioni di competenze da produrre per l'accesso alle prove di selezione al TFA transitorio (art. 15, comma 1), né il medesimo Regolamento prescrive che all'interno del corso di TFA (sia transitorio, sia a regime) debba essere conseguita alcuna certificazione di livello di competenze in lingua inglese (si vedano in proposito l'art. 10 del Regolamento e la Tabella 11 allegata).
Il riferimento al livello B2 delle competenze in lingua inglese è stabilito solo all'art. 3 del Regolamento, che si occupa dei nuovi percorsi di laurea magistrale per l'insegnamento; il comma 4 stabilisce, infatti, che costituisce parte integrante di tali percorsi formativi "l'acquisizione delle competenze linguistiche di lingua inglese di livello B2 previste dal 'Quadro comune europeo di riferimento per le lingue' adottato nel 1996 dal Consiglio d'Europa. La valutazione o la certificazione di dette competenze costituisce requisito essenziale per conseguire l'abilitazione".
Quesito n.3 - È possibile l’accorpamento di classi ad anno appena iniziato?
Domanda: Insegno in due classi seconde di scuola primaria attualmente composte da 15 e 13 alunni.
La prossima settimana la classe da 15 alunni diventerà di 14, poiché un'alunna straniera torna in Romania. Ciò può comportare l'accorpamento delle due classi ad anno iniziato? Attualmente siamo 3 insegnanti su queste 2 classi: la terza insegnante rimane in organico a disposizione del plesso o di tutti e 3 i plessi che compongono l'Istituto?
Risposta: Lo Schema di Regolamento sulla Riorganizzazione della rete scolastica del 22.12.2008 – art. 12, prevede classi “con un numero di alunni non inferiore a 15 e non superiore a 26, elevabile fino a 27 qualora residuino resti”, a meno che esse non accolgono alunni con disabilità. Per il solo a.s. 2009-2010, per le istituzioni scolastiche individuate in un apposito piano generale di riqualificazione dell’edilizia scolastica adottato dal MIUR d’intesa con il MEF, è confermato il limite massimo di 25 bambini per classe, secondo la previgente normativa (DM. 331/98 – art. 15). In quest'anno scolastico il numero è ancora elevato in caso di necessità a 28 alunni per classe. Pertanto meraviglia già che siano state costituite classi al di sotto del numero minimo, a meno che (il quesito non lo specifica) non si tratti di situazioni logistiche particolari (aule di ridotta cubatura, scuole di montagna o piccole isole, etc.). In ogni caso ad anno avviato, è pressoché impossibile che l'Ufficio territorialmente competente accorpi le classi, proprio perchè su di esse e le conseguenti dotazioni di organico si sono determinati i movimenti del personale docente. È però possibile che il Dirigente scolastico decida, avendo a disposizione locali idonei ad ospitare la classe numerosa, di farne una sola ed utilizzare la/le risorse aggiuntive di docenti per iniziative di vario genere: recupero/potenziamento dell'offerta formativa, lavoro per classi aperte, su gruppi alunni che necessitano compresenza, etc. Ovviamente, occorre in proposito una specifica delibera da parte del Collegio dei docenti.
Quesito n.2 - La contrattazione in caso di aggregazioni di scuole
Domanda: Sono dirigente di un istituto comprensivo dal 1° settembre 2011, esito di aggregazione di una scuola media con una sede staccata di un circolo didattico in cui sono funzionanti una scuola primaria e una dell’infanzia. Entro pochi giorni dovranno essere definiti gli adempimenti in ordine alla contrattazione integrativa di istituto e ho la necessità di trattare con i rappresentanti dell’intero organico. Le RSU esistenti sono state nominate dai componenti l’organico della scuola media, i quali sono già stati ritenuti non rappresentativi dai docenti della scuola primaria e dell’infanzia. Ho chiesto alle organizzazioni sindacali territoriali l’indizione di nuove elezioni o la stipula del contratto integrativo con le stesse. Sorvolo sulle resistenze in merito sia delle RSU esistenti, sia delle organizzazioni sindacali presenti a scuola. Con chi devo stipulare il contratto integrativo di istituto?
Risposta: Se l’accorpamento è avvenuto tra due scuole diverse, le RSU sono da considerare automaticamente decadute e debbono essere indette nuove elezioni. Nel frattempo, tutta la contrattazione va svolta con la sola componente relativa alle rappresentanze provinciali delle OO.SS. firmatarie del contratto nazionale. Qualora dette rappresentanze non dovessero presentarsi alla contrattazione (almeno dopo un paio di convocazioni, ma si tratta di un numero di cortesia...) il DS procede autonomamente, producendo il contratto integrativo senza le firme sindacali (è quanto prevede il CCNL vigente all’art. 6, commi 4 e 5).
Se, invece, alla scuola principale sono state aggregate solo sedi distaccate, plessi, ecc. di un'altra istituzione, restano in vigore le RSU della scuola principale, che contratteranno pertanto come rappresentative di tutto l'istituto, indipendentemente dal fatto che i rappresentanti eletti siano "riconosciuti" o meno dagli altri docenti.
Quesito n.1 - Gli esoneri del collaboratore vicario
Domanda: Nel mio Istituto, un Tecnico commerciale, quest’anno abbiamo un preside reggente, che deve seguire complessivamente otto plessi scolastici, pertanto nella nostra scuola potrà essere presente solo uno o due giorni la settimana. Dietro sua richiesta, il Collegio docenti ha individuato come vicepreside una collega, che ha accettato a condizione di avere una riduzione dell’orario. Il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale ha comunicato in via informale di non poter concedere questa riduzione a causa delle restrizioni introdotte dalla Finanziaria. Faccio presente che nella nostra scuola ci sono 48 classi normali e quattro di serale; senza un vicepreside la situazione diverrebbe insostenibile. C’è una via d’uscita a questa situazione?
Risposta: L’art. 459 del Testo Unico (dlgs n. 297/94), riguardante "esoneri e semiesoneri per i docenti con funzioni vicarie", è stato interamente modificato dalla legge n. 350/2003 (art. 3, comma 88). Il nuovo comma 3 dell’art. 459 stabilisce che negli istituti secondari di I e II grado i docenti vicari "possono ottenere l’esonero quando si tratti di istituti e scuole con almeno 55 classi, o il semiesonero quando si tratti di istituti e scuole con almeno 40 classi".
La legge n. 111/2011 (art. 19, comma 6) è intervenuta a luglio scorso sull’art. 459 modificato, abrogandone esclusivamente il comma 4, che riduceva di 1/5 il numero di classi necessarie per ottenere l’esonero o il semiesonero (44 e 32 classi, rispettivamente) nel caso in cui la scuola funzionasse con sezioni staccate o sedi coordinate. Pertanto, seppure le 52 classi (48 ordinarie e 4 di serale) dell’istituto in questione non garantiscono la possibilità di ottenere l’esonero totale dall’insegnamento della vicepreside, sono comunque più che sufficienti per la riduzione d’orario a 9 ore settimanali (compatibilmente con la composizione della cattedra). L’USP non ha alcun motivo per negare alla docente il semiesonero, tanto più che le condizioni di affidamento in reggenza della scuola ne rendono maggiormente gravosa la gestione ordinaria.
[Normativa di riferimento: 1) dlgs n. 297/94, art. 459, come modificato dall’art. 3, comma 88, della legge n. 350/2003; 2) legge n. 111/2011, art. 19, comma 6.]