Source: http://www.studiolegalemarcomori.it/effetti-declaratoria-dincostituzionalita-legge-elettorale/
Timestamp: 2017-10-19 12:48:55+00:00
Document Index: 147733691

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 134', 'art. 136', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Effetti della declaratoria d'incostituzionalità della legge elettorale. La morte della certezza del diritto. - Avv. Marco Mori
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Uno dei temi più dibattuti negli ultimi mesi nel nostro paese è quello relativo alle conseguenze della sentenza della Corte Costituzionale n. 1/2014 che ha dichiarato l’illegittimità della Legge elettorale che ha formato l’attuale Parlamento.
Con detta sentenza si è sostanzialmente scoperta l’acqua calda, ovvero che il cd. “porcellum” era ed è costituzionalmente illegittimo e ciò sia in riferimento al premio di maggioranza che alla mancata possibilità per l’elettore di esercitare la propria preferenza in ordine ad uno specifico candidato. In questa sede ciò che mi preme sottolineare non sono le ragioni giuridiche che hanno portato a questa sentenza ma gli effetti della stessa nell’ordinamento.
Sul punto la Corte Costituzionale nella parte motiva della pronunzia si è così espressa: “È evidente, infine, che la decisione che si assume, di annullamento delle norme censurate, avendo modificato in parte qua la normativa che disciplina le elezioni per la Camera e per il Senato, produrrà i suoi effetti esclusivamente in occasione di una nuova consultazione elettorale, consultazione che si dovrà effettuare o secondo le regole contenute nella normativa che resta in vigore a seguito della presente decisione, ovvero secondo la nuova normativa elettorale eventualmente adottata dalle Camere.
Dunque di cosa stiamo dibattendo? La Corte chiaramente ha affermato che la composizione attuale dei due rami del Parlamento costituisce situazione giuridica esaurita e che dunque la legittimazione a legiferare delle Camere ad oggi permane. Tuttavia la situazione è ben diversa rispetto a quanto prospettato nella citata sentenza che risulta affetta da gravi errori sia sotto il profilo logico che giuridico.
In primo luogo occorre chiedersi quali siano i poteri della Corte Costituzionale e se conseguentemente la stessa avesse o meno la possibilità di pronunciarsi, con gli effetti propri del giudicato, su qualcosa di diverso dalla mera declaratoria di incostituzionalità della norma oggetto del suo esame o di quelle consequenziali ad essa. Effettivamente vi sono solidi argomenti giuridici per ritenere che la pronunzia in merito all’attuale legittimazione del Parlamento sia assolutamente incidentale e dunque non vincolante nel nostro ordinamento e ciò in quanto la determinazione degli effetti dell’incostituzionalità di una norma non rientra affatto nei poteri che la Costituzione conferisce ai sensi dell’art. 134 alla Corte stessa.
-L’art. 136 Cost., a piena conferma il ragionamento dello scrivente, dispone: “Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”. Dunque è la Costituzione a determinare quali siano gli effetti della declaratoria d’incostituzionalità e non la Corte Costituzionale. Secondo la Costituzione dunque la norma dichiarata incostituzionale non viene abrogata ma perde efficacia nell’ordinamento. La perdita di efficacia è qualcosa di ben più profondo di una semplice abrogazione di norma in quanto presuppone la retroattività degli effetti della pronuncia della Corte. Di palmare evidenza che se un Parlamento illegittimo nella sua composizione continua tranquillamente a legiferare gli effetti della norma dichiarata incostituzionale permangono vivi più che mai nell’ordinamento, anzi in verità più il Parlamento legifera e più gli effetti della legge dichiarata incostituzionale si diffondono e si moltiplicano! Se poi il Parlamento da il via ad un ampia revisione Costituzionale, volta peraltro a cancellare la sovranità e l’indipendenza del paese, siamo davvero difronte ad un atto sostanzialmente eversivo.
Ma a livello pratico tutto ciò cosa comporta? Comporta la morte dello Stato di diritto e l’apertura di una fase di assoluta incertezza degli equilibri istituzionali del paese. Infatti innegabilmente ancora oggi è possibile sostenere in giudizio che qualsivoglia legge emessa dal Parlamento successivamente alla pubblicazione della sentenza n. 1/2014 è costituzionalmente illegittima. Solo laddove tale questione arrivasse nuovamente sul tavolo della Corte Costituzionale sarebbe possibile per la stessa pronunziare sentenza avente efficacia di giudicato sul punto, circostanza che non si è verificata con la sentenza di cui si discute in cui oggetto del contendere era unicamente la legge elettorale. Pertanto ad oggi ogni nuova legge emanata dal Parlamento è potenzialmente passibile di essere dichiarata illegittima dalla stessa Corte Costituzionale che del tutto legittimamente potrebbe (francamente dovrebbe) mutare l’orientamento espresso in via unicamente incidentale nella sentenza di cui si dibatte.
Costituzionalmente parlando vi è una solo organo istituzionale che ha il potere, anzi il dovere, di porre fine a questa situazione di potenziale cortocircuito dovuta dall’apertura di una fase di grave incertezza del diritto che potrebbe esplicitarsi anche tra molti anni con conseguenze catastrofiche: trattasi del Presidente della Repubblica, unico soggetto giuridico che può sciogliere le Camere.
Il livello di cortocircuito istituzionale potrebbe poi arrivare ad esiti davvero surreali se l’attuale Parlamento arrivasse addirittura a modificare la Costituzione stessa e ciò con buona pace del ragionamento che vede nella sua proclamazione una situazione giuridica ormai esaurita. Tanto esaurita da poter modificare la Costituzione stessa! (Tutto ciò non era avvenuto quando scrissi questo pezzo ma purtroppo è avvenuto oggi…)
E’ chiaro che il Parlamento, quale organo istituzionale detentore del potere legislativo, ha la sua legittimazione unicamente in forza della sovranità popolare che rappresenta. Un Parlamento che non esprime suddetta sovranità esercita il potere legislativo ad esso conferito in via palesemente abusiva creando uno strappo costituzionale senza precedenti. Dunque i ragionamenti della Corte Costituzionale sul punto non possono essere condivisi fermo restando che non hanno alcuna efficacia giuridica nell’ordinamento per le ragioni sopraesposte.
-Sul medesimo argomento si invita anche alla lettura del seguente interessante ed ampiamente condivisibile articolo di Antonio Riviezzo – Ricercatore in Diritto costituzionale – Università di Sassari. Clicca qui
Si aggiunge anche il pezzo di Luciano Barra Caracciolo, Presidente della V Sez. del Consiglio di Stato, anch’esso durissimo nell’evidenziare i gravi errori compiuti dai Giudici della Corte Costituzionale: Clicca qui.
La rielezione di Napolitano, riflessioni sotto il profilo costituzionale. - Avv. Marco Mori
[…] Diverso e più interessante invece e’ il tema legato alla declaratoria di incostituzionalità della legge elettorale ed alle sue conseguenze che ho trattato in questo articolo (clicca qui per leggerlo). […]