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Timestamp: 2020-04-05 03:59:03+00:00
Document Index: 106517928

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Sentenza Cassazione Civile n. 3937 del 14/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3937 del 14/02/2017
Cassazione civile, sez. VI, 14/02/2017, (ud. 28/09/2016, dep.14/02/2017), n. 3937
sul ricorso 21780-2015 proposto da:
D.M.F.O., elettivamente domiciliato in ROMA VIA R. ROMEI
35, presso lo studio dell’avvocato MARIO DI MARCO, rappresentato e
difeso dall’Avvocato ALESSANDRO MARCHETTI, giusto mandato a margine
persona Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,
avverso la sentenza n. 839/38/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
regionale del LAZIO, emessa l’11/02/2015 e depositata il 12/02/2015;
28/09/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GIULIA IOFRIDA.
D.M.F.O. propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che si è costituita al solo fine di partecipare all’eventuale udienza di discussione), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Lazio n. 839/38/2015, depositata in data 12/02/2015, con la quale – in controversia concernente l’impugnazione di avvisi di accertamento emessi per IRPEF dovuta, in relazione agli anni d’imposta 2001,2002 e 2003, a seguito di una verifica fiscale eseguita nei confronti della Gold Star srl, di cui il D.M. era stato amministratore, e del controllo delle movimentazioni bancarie sul conto corrente intestato al contribuente, – e stata confermata la decisione di primo grado, che aveva respinto il ricorso del contribuente.
In particolare, i giudici d’appello, nel respingere il gravame del D.M., hanno sostenuto che, a fronte della presunzione di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art.32, il contribuente avrebbe dovuto fornire dimostrazione “punto su punto delle somme risultanti dal conto corrente” e, nella specie, ciò non era avvenuto (“le operazioni come descritte dalla parte non trovavano una valida motivazione relativamente alle loro modalità di svolgimento, non corrispondono gli importi, nessuna prova viene data che le somme indicate siano state utilizzate per le attività dichiarate ed infine le elargizioni da parte della madre e della madre e della zia non risultano dimostrate”), con conseguente legittimità degli atti impositivi impugnati.
1. Il ricorrente lamenta, con unico motivo, “l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivaione”, ex art. 360 c.p.c., n. 5, su di un punto decisivo della controversia, vale a dire la prova contraria offerta dal contribuente, in appello, al fine di giustificare le contestate movimentazioni bancarie.
La denuncia, riferita all’art. 360 c.p.c., n. 5, deve essere vagliata in base al testo di tale disposizione risultante delle modifiche recate dal D.L. n. 83 del 2012, poichè la sentenza impugnata risulta depositata in data successiva all’11 settembre 2012.
Si rileva che, nel mezzo di ricorso, non si indicano fatti storici (della cui deduzione nel giudizio di merito venga dato conto nel rispetto del canone dell’autosufficienza del ricorso per cassazione) il cui esame, omesso nella sentenza gravata, avrebbe portato ad una diversa ricostruzione dei fatti di causa, ma ci si limita a criticare l’apprezzamento delle risultanze processuali operato dal giudice di merito, contrapponendo a tale apprezzamento quello ritenuto più corretto dalla parte e sviluppando, peraltro del tutto genericamente, argomenti di mero fatto che non possono essere scrutinati in sede di legittimità.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.
Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della ricorrenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.