Source: https://www.brocardi.it/codice-del-consumo/parte-iii/titolo-iii/capo-i/sezione-ii/art57.html
Timestamp: 2019-06-26 14:21:57+00:00
Document Index: 117450040

Matched Legal Cases: ['art. 57', 'art. 52', 'art. 53', 'art. 53', 'art. 57', 'art. 57']

Art. 57 codice del consumo - Obblighi del consumatore nel caso di recesso - Brocardi.it
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Articolo 57 Codice del consumo
Dispositivo dell'art. 57 Codice del consumo
relative all'articolo 57 Codice del consumo
Norma di riferimento: Articolo 57 Codice del consumo - Obblighi del consumatore nel caso di recesso | Quesito Q201922898
martedì 05/03/2019 - Sardegna
“Buongiorno, il mio è un dubbio su un reso che riguarda un orologio di secondo polso di un certo valore che ho acquistato dal portale ...omissis...
Ho rimandato indietro l'orologio tramite corriere assicurato entro i 14 giorni di tempo che la legge prevede per gli acquisti effettuati online, l'unica cosa che mi preoccupa è che preso dall'entusiasmo di indossare l'orologio ho levato gli adesivi protettivi.
Il venditore potrebbe farmi storie su questo e non ridarmi indietro i soldi?
L'articolo 57 del codice del consumo dice:Il consumatore è responsabile unicamente della diminuzione del valore dei beni risultante da una manipolazione dei beni diversa da quella necessaria per stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento dei beni.
Consulenza legale i 09/03/2019
L’atto posto in essere costituisce esplicitazione di quello che si definisce diritto di recesso, o c.d. diritto di ripensamento, diritto che può esercitarsi solo nelle compravendite tra venditore professionista e consumatore privato.
E’ soltanto a questo tipo di transazioni che si rivolge il Codice del Consumo, mentre in tutti gli altri casi (di contrattazione tra privati) le uniche norme che potranno invocarsi sono quelle dettate dal codice civile in materia di vizi e difetti della cosa venduta, le quali prevedono termini e presupposti ben precisi e molto più restrittivi.
Fortunatamente nel caso di specie non ci si trova in una situazione di quest’ultimo tipo.
Leggendo le “Condizioni generali di contratto” della piattaforma utilizzata per l’acquisto, al punto 3, rubricato “Descrizione del servizio” è detto che sulla piattaforma non vengono offerti oggetti in vendita e che qualsiasi rapporto contrattuale sarà formato esclusivamente tra il venditore e l’utente; viene anche precisato che l’adempimento dei contratti avviati sulla piattaforma avverrà esclusivamente tra il venditore e l’utente.
Ciò potrebbe in un primo momento indurre a pensare che ci si trovi al di fuori del campo di applicazione del Codice del consumo, in quanto la contrattazione viene a realizzarsi direttamente tra venditore e acquirente.
A convincerci del contrario, invece, è il fatto che, da un’ulteriore analisi della stessa piattaforma, ci si accorge che i venditori sono in realtà dei commercianti, a cui può indubbiamente attribuirsi quella veste di professionista richiesta dal Codice del Consumo perché le sue norme possano operare.
Così, rivestendo le parti interessate la qualifica di professionista e di consumatore, e trattandosi di contratto concluso via internet, senza la presenza fisica delle parti, sarà possibile per l’acquirente/consumatore recedere senza penalità e senza darne alcuna giustificazione, inviando al venditore una comunicazione entro 14 giorni dalla conclusione del contratto ovvero, nel caso di acquisto di beni, dal giorno in cui gli stessi sono stati ricevuti.
A stabilire ciò è l’art. 52 del codice consumo, il cui comma 2 lettera b) fa appunto decorrere il termine di 14 giorni dal giorno in cui il consumatore acquisisce il possesso fisico dei beni.
Occorre prestare attenzione, però, alle regole fissate dal Codice del consumo per l’esercizio di tale diritto. Infatti, il successivo art. 53 del codice consumo stabilisce che il consumatore, prima della scadenza dei 14 giorni, dovrà informare il commerciante venditore della sua decisione di esercitare il diritto di recesso dal contratto concluso, utilizzando o il modulo tipo di recesso allegato allo stesso contratto ovvero qualunque altra forma di dichiarazione in cui venga esplicitata la volontà di recedere (non è prevista alcuna forma particolare di trasmissione, ma si ritiene che il mezzo migliore per munirsi della relativa prova sia quello della raccomandata con ricevuta di ritorno ovvero dell’uso della PEC).
Nel caso di specie non viene specificato se è stato adempiuto l’obbligo posto dal suddetto art. 53 codice consumo; tuttavia, il successivo art. 57 codice consumo stabilisce al primo comma che il termine dei quattordici giorni deve intendersi rispettato se il consumatore rispedisce i beni al venditore prima della scadenza di tale periodo.
Pertanto, qualora non fosse stato già fatto, sarebbe bene accompagnare la già avvenuta restituzione del bene con una dichiarazione formale ed espressa di voler esercitare il diritto di recesso, possibilmente inviandola al venditore professionista secondo una delle modalità sopra dette.
Sempre l’art. 57 codice consumo, dispone che, in caso di restituzione del bene conseguente ad esercizio del diritto di recesso, il consumatore potrà andare incontro a responsabilità soltanto nel caso in cui abbia manipolato il bene in maniera difforme dall’uso che se ne può fare per individuarne la natura, le caratteristiche ed il funzionamento.
Tale facoltà di manipolazione del bene risponde proprio alla finalità per cui è stato previsto il diritto di recesso, ossia quella di consentire al consumatore di prendere reale contezza del bene nel momento in cui lo riceve e lo ha tra le mani (manipolazione proprio in questo senso), potendo anche constatarne la qualità con i propri occhi e, se occorre, eliminando ogni forma di protezione che possa impedirgli di fare ciò (gli adesivi protettivi possono di fatto anche falsare la reale consistenza dei materiali di cui il bene si compone o nascondere la presenza di eventuali graffi o imperfezioni di un certo rilievo, che potrebbero far pentire dell’acquisto effettuato).
Il professionista, una volta ricevuto il bene e la comunicazione della volontà del consumatore di esercitare il diritto di recesso, avrà l’obbligo di rimborsare tutti i pagamenti ricevuti in occasione della vendita, ivi compresi gli eventuali costi previsti per una consegna standard; per adempiere a tale obbligo di rimborso avrà a disposizione un periodo di tempo non superiore a 14 giorni, che cominceranno a decorrere dal momento in cui è stato informato dal consumatore della volontà di recedere.
Lo stesso professionista, tuttavia, accanto all’obbligo di rimborsare il consumatore, avrà anche il diritto di valutare e peritare l’oggetto, potendo far gravare sul consumatore una eventuale responsabilità per “diminuzione di valore” dell’oggetto stesso solo qualora risulti che ne sia stata fatta una manipolazione diversa da quella necessaria per stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento dello stesso (nessun perito potrà mai asserire che la rimozione degli adesivi protettivi possa influire sul valore intrinseco e/o sul funzionamento di un orologio, risultando al contrario quasi essenziale per esaltarne la reale qualità e natura).
Sulla scorta di quanto illustrato, dunque, deve concludersi dicendo che il professionista deve in ogni caso procedere al rimborso integrale di ogni somma entro 14 giorni dalla comunicazione di recesso o, al più tardi, dal momento in cui il bene è rientrato nella sua disponibilità.
Successivamente, se riesce con regolare perizia a dimostrare che la rimozione degli adesivi ha comportato un danno e, dunque, una diminuzione di valore dell’orologio (ipotesi che si ritiene del tutto improbabile), potrà avanzare pretesa di risarcimento del danno nei confronti del consumatore (ma in quel caso, pur in assenza di alcun parametro preciso di riferimento, vi saranno tutti i presupposti per potersi difendere e dimostrare che l’orologio non può aver subito alcun danno).