Source: http://www.jus.unitn.it/cardozo/Review/Contract/Peiranis-1995/peyr4.html
Timestamp: 2017-11-23 03:43:49+00:00
Document Index: 94623823

Matched Legal Cases: ['art. 1327', 'art. 1327', 'art. 1327', 'art. 1326', 'sentenza ', 'art. 1327', 'art. 1326', 'art. 1327', 'art. 1327', 'art. 1327', 'art. 1326']

Il rinnovo del contrratto di appalto
4. La pronuncia in epigrafe si segnala per aver ricollegato il rinnovo del contratto di appalto, a condizioni mutate rispetto al rapporto contrattuale precedente, proposto dalla Iveco Fiat, all'esecuzione data dalla Tecno Pulishman che aveva continuato a svolgere il servizio di pulizia. La Cassazione tuttavia, dopo aver qualificato in punto di fatto la proposta di riduzione dei corrispettivi della Iveco come proposta di rinnovo per il 1984, parla, in punto di diritto, di rilevanza del comportamento esecutivo della società di pulizie come attinente ad un momento modificativo del contratto in corso tra le parti e non ad un momento perfezionativo dello stesso. Tale soluzione non è assolutamente condivisibile in quanto:
1) il contratto era definitivamente scaduto il 29 febbraio 1984;
2) non si può parlare di una proroga del contratto in corso in quanto la stessa presuppone la continuazione del rapporto contrattuale alle stesse condizioni precedenti;
3) il contegno esecutivo dell'oblato non potrebbe avere rilevanza in riferimento all'ipotesi di modifica di un contratto in corso perché, come si è visto in precedenza, esso può produrre gli effetti di un'accettazione soltanto in quanto l'oblato esegua, con un'ingerenza nella sfera altrui, una prestazione cui non era tenuto1.
Pertanto l'affermazione della Corte, secondo la quale "la modificazione del contratto in corso tra le parti, come proposta dall'Iveco Fiat", va ricollegata "all'esecuzione datasi dalla Tecno Pulishman", si presenta come un mero "obiter dictum" non necessario per la soluzione del caso di specie e non rilevante ai fini di un'eventuale estensione della disciplina del silenzio, così come si è venuta delineando nel campo della formazione del contratto, alla diversa fattispecie della modifica di un contratto in corso tra le parti. Nel caso concreto si trattava di un'ipotesi di rinnovo di contratto a condizioni diverse rispetto al precedente rapporto e quindi la rilevanza attribuita dalla Corte al comportamento esecutivo dell'oblato attiene pur sempre ad un momento conclusivo del contratto e non modificativo dello stesso.
Ma anche inserendo la decisione in questione in quel corpo di pronunce relative al procedimento di formazione del contratto, la soluzione adottata dalla Corte, alla luce dei principi generali affermati dalla stessa, non è così pacifica come potrebbe sembrare a prima vista. Nel caso di specie, non è possibile rinvenire una di quelle ipotesi in cui troverebbe applicazione, secondo l'indirizzo tradizionale della giurisprudenza, l'art. 1327 c.c., cioè un caso in cui l'esecuzione della prestazione senza preventiva risposta sia imposto in modo necessario dalla proposta, dalla natura dell'affare o dagli usi. Pur tuttavia la Cassazione conferma l'applicazione dell'articolo in questione alla fattispecie concreta.
Il giudice di secondo grado ha giustificato la decisione ricorrendo alla solita teoria dell'accettazione implicita o manifestazione tacita di volontà: la continuazione dell'esecuzione del servizio di pulizie, di fronte ad una proposta di riduzione dei corrispettivi per il contratto relativo all'anno successivo, costituisce manifestazione tacita della volontà di accettare. Questa motivazione non può essere condivisa: la continuazione dell'esecuzione della prestazione non manifesta univocamente la volontà di accettare la proposta di decurtazione dei corrispettivi, essendo perfettamente compatibile anche con la volontà di rinnovare o prorogare il contratto alle condizioni precedenti, tanto più che la Tecno Pulishman non ha neanche accettato di incontrare la controparte per discutere la proposta. Di comportamento concludente si può semmai parlare in riferimento alla circostanza che la società di pulizie, di fronte alle trattenute operate dalla controparte non ha opposto contestazioni per ben otto mesi, dimostrando così di accettarle. Ma la Corte afferma inequivocabilmente che, al momento della prima trattenuta, il contratto si era già concluso.
La Cassazione, tuttavia, non parla più di comportamento concludente o manifestazione tacita di volontà ma sembra voler applicare direttamente, senza l'intermediazione del giudizio di concludenza, l'art. 1327 c.c. al comportamento esecutivo dell'oblato. Se questa fosse la vera "ratio" della decisione se ne dovrebbe dedurre che, con questa sentenza, la Corte ha superato i suoi "precedenti" sul punto venendo ad estendere l'applicazione dell'art. 1327 c.c. al di là di quelli che sono i limiti che la giurisprudenza ha tradizionalmente imposto alla disposizione in questione. Infatti, dopo un ossequio formale all'impostazione tradizionale2, la Cassazione verrebbe poi ad applicare la norma ad un'ipotesi in cui l'esecuzione senza preventiva risposta non è imposta in modo necessario dalla volontà del proponente, dagli usi o dalla natura dell'affare ma è, tutt'al più, autorizzata, ad un caso cioè che non giustificherebbe una deroga ai principi di cui all'art. 1326 c.c.
La sentenza si inserirebbe allora in quel procedimento evolutivo, che può dirsi completamente realizzato nell'ordinamento americano mentre nel nostro è ancora in corso, volto a dare al procedimento di formazione del contratto mediante esecuzione un carattere di normalità. La Corte verrebbe cioè ad applicare una "ratio" analoga a quella utilizzata dai giudici americani nel caso Anderson: nelle ipotesi in cui al proponente è per lo più indifferente che l'oblato reprometta o proceda senz'altro all'esecuzione della prestazione, quest'ultimo ha la possibilità di scegliere tra un' "acceptance by performance" o un' "acceptance by promise", ma se esegue una prestazione cui non era tenuto ma soltanto autorizzato, realizzando così un'ingerenza nella sfera giuridica altrui, rimane vincolato al regolamento contrattuale predisposto dalla proposta per questa eventualità.
Ma che questa non fosse l'intenzione della Corte è abbastanza evidente: se veramente la giurisprudenza avesse voluto applicare l'art. 1327 c.c. al caso di specie, avrebbe dovuto concludere che la perfezione del contratto di appalto a corrispettivo modificato rispetto al rapporto precedente si sarebbe realizzata il primo giorno in cui, dopo la scadenza del contratto, la società di pulizie si è recata negli stabilimenti della Fiat continuando l'esecuzione del servizio e non nel momento della prima trattenuta.
In conclusione la decisione della Corte si presenta ambigua e incoerente. I giudici avevano due possibilità per attribuire rilevanza al comportamento esecutivo dell'oblato ai fini della perfezione del nuovo contratto:
1) potevano avvalersi della teoria del comportamento concludente o manifestazione tacita di volontà e ricondurre il caso di specie nell'ambito del procedimento di formazione del contratto di cui all'art. 1326 c.c.;
2) oppure estendere il campo d'applicazione dell'art. 1327 c.c. ai casi in cui l'oblato, iniziando un'esecuzione cui non era tenuto ma solo autorizzato, realizza un'ingerenza nella sfera giuridica altrui.
Ma, una volta imboccata l'una o l'altra di queste strade, avrebbero dovuto percorrerla fino in fondo e trarne le dovute conseguenze: identificare cioè il momento di conclusione del contratto, nel primo caso, con lo scadere di un termine ragionevole successivo alla prima trattenuta entro il quale non ci fossero state contestazioni da parte dell'oblato o, nel secondo caso, con il primo giorno in cui, dopo la scadenza del rapporto precedente, la società ha continuato l'esecuzione della prestazione stessa.
L'affermazione della Corte, secondo la quale l'accordo sul punto si sarebbe realizzato nel momento della prima trattenuta, non permette invece di capire quale principio la stessa intendesse applicare. In particolare non si capisce se, nel caso in cui l'oblato avesse contestato la trattenuta in un termine ragionevole, la soluzione sarebbe stata diversa. Infatti, se la Corte ha inteso dare rilevanza al comportamento esecutivo dell'oblato in quanto manifestazione tacita della volontà di accettare, le contestazioni dell'oblato avrebbero escluso la concludenza stessa dell'atteggiamento del soggetto agente, mentre se la soluzione è stata dettata dalla semplice applicazione al caso di specie dell'art. 1327 c.c., le contestazioni dell'oblato non sarebbero state rilevanti ai fini della decisione, in quanto il contratto si sarebbe già perfezionato anteriormente, al momento dell'inzio dell'esecuzione della prestazione.
1 L'affermazione fatta nel testo sembra in aperto contrasto con Cass., 15 gennaio 1973, n. 126, in Giur.it., 1974, I, 1, 1573 che ha ricondotto la modifica del contratto di agenzia in corso tra le parti, cos� come proposta dal preponente, al comportamento dell'oblato che aveva continuato ad eseguire la propria attivit�. La soluzione della Corte non � condivisibile in quanto la rilevanza del comportamento esecutivo dell'oblato attiene al momento perfezionativo del contratto e non quello modificativo dello stesso ma pu� essere giustificata dal fatto che il contratto d'agenzia era un contratto di durata a tempo indeterminato e quindi la proposta di modifica poteva essere interpretata come un recesso unilaterale seguito da una proposta di conclusione di un contratto nuovo a provvigioni modificate rispetto al precedente. A seguito di una tale interpretazione il caso presenta non poche similitudini con quello in esame: in entrambe le ipotesi concrete il comportamento esecutivo dell'oblato acquista rilevanza in quanto esecuzione di una prestazione cui non era tenuto ma soltanto autorizzato e che lo vincola, pertanto, al regolamento contrattuale predisposto dal proponente. Sul diverso valore del silenzio tra modifica del contratto e conclusione dello stesso si veda C.M.MAZZONI, Il silenzio come comportamento modificativo del rapporto contrattuale, in Giur.it., 1974, I, 1, 1573; V.CARBONE, Il diverso valore del silenzio tra conclusione del contratto e modifica dello stesso, in Corr. giur., 1993, 1181; SCHLESINGER, Sui poteri di modificazione (ius variandi) del rapporto contrattuale, in Giur.comm., 1992, 18 ss. 2 La Cassazione ripete infatti la massima ricorrente secondo la quale "l'art. 1327 c.c. costituisce un temperamento ai principi dell'art. 1326 c.c. sulla conclusione del contratto e prevede che ove la prestazione per richiesta del proponente o per la natura dell'affare o secondo gli usi debba eseguirsi senza una preventiva risposta, il contratto si intende concluso nel momento e nel luogo in cui si � iniziata l'esecuzione".