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Timestamp: 2019-11-14 10:51:39+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2236', 'art. 2236', 'art. 2236', 'art. 1176', 'art. 1176', 'sentenza ']

Per comune ammissione, quella del medico si ritiene essere una tipica obbligazione di mezzi.
19.04.2007 - pag. 42076
1. - Per comune ammissione, quella del medico si ritiene essere una tipica obbligazione di mezzi. In essa, come afferma la S.C.:
2. - Circa l’invocabilità, a discolpa di un trattamento medico negligente, imprudente ed imperito, del disposto dell’art. 2236 c.c., si rammenta che il diritto vivente è nel senso di ritenere che la limitazione di responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave ivi prevista, si riferisca solo all’imperizia (intesa quale insufficiente preparazione di colui che opera) e non si applica ai danni causati a negligenza o imprudenza del professionista, per i quali egli risponde anche per colpa lieve.
In tal senso, Cass. 13 gennaio 2005, n. 583: «A norma dell'art. 2236 c.c., applicabile anche ai medici, qualora la prestazione implichi la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il prestatore d'opera risponde dei danni solo in caso di dolo o colpa grave. Va altresì rilevato che la limitazione di responsabilità professionale del medico chirurgo ai soli casi di dolo o colpa grave, ai sensi dell'art. 2236 c.c., attiene esclusivamente alla perizia, per la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, con esclusione dell'imprudenza e della negligenza. Pertanto il professionista risponde anche per colpa lieve quando per omissione di diligenza o di prudenza provochi un danno nell'esecuzione di un intervento operatorio o di una terapia medica. In altri termini la limitazione della responsabilità del medico alle sole ipotesi di dolo o colpa grave si applica unicamente ai casi che trascendono la preparazione media, ovvero perché la particolare complessità discende dal fatto che il caso non è stato ancora studiato a sufficienza, o non è stato ancora dibattuto con riferimento ai metodi da adottare (conff., ex plurimis, Cass. 16 febbraio 2001 n. 2335, idd., 18 novembre 1997 n. 11440, 12 agosto 1995 n. 8845, 11 aprile 1995 n. 4152, Corte cost. 22 novembre 1973 n. 166).
E, da ultimo, Cass. 5 luglio 2004 n. 12273, che pur nei casi di speciale difficoltà àncora l’attività medica al fondamentale precetto dell’art. 1176, comma 2, c.c.:
«Non possono mai difettare, neppure nei casi di particolare difficoltà, nel medico, gli obblighi di diligenza del professionista, che è un debitore qualificato ai sensi dell’art. 1176 comma 2 c.c., e di prudenza che, pertanto, pure nei casi di particolare difficoltà risponde anche per colpa lieve. Il medico, in particolare, se da un lato deve valutare con grande prudenza e scrupolo i limiti della propria adeguatezza professionale, ricorrendo anche all'ausilio di un consulto se la situazione non è così urgente da sconsigliarlo, dall'altro deve adottare tutte le possibili misure volte ad ovviare alle carenze strutturali ed organizzative incidenti sugli accertamenti diagnostici e sui risultati dell'intervento, ovvero, ove ciò non sia possibile, deve informarne il paziente, consigliandogli, se manca l'urgenza di intervenire, il ricovero in una struttura più idonea».
3. - Del pari spinoso, in subiecta materia, è il tema del nesso causale tra omessa e/o errata diagnosi ed evento, a proposito del quale non può non richiamarsi la giurisprudenza della S.C. che (a partire dalla notissima sentenza Franzese, che subito di seguito si riporta) in campo medico - chirurgico lo ritiene sussistente tutte le volte che dall’omissione dell’attività doverosa sia derivato un evento lesivo diverso (per quantità e qualità) da quello che la realizzazione della detta attività era volta ad evitare.
«In tema di accertamento del rapporto di causalità, con particolare riguardo allo specifico settore dell’attività medico - chirurgica, il nesso causale può essere ravvisato quando, alla stregua del giudizio controfattuale condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica - universale o statistica, si accerti che, ipotizzandosi come realizzata dal medico la condotta doverosa impeditiva dell’evento hic et nunc, questo non si sarebbe verificato, ovvero si sarebbe verificato ma in epoca significativamente posteriore o con minore intensità lesiva» (Cass. pen., sez. un., 11 settembre 2002, n. 30328).
Cass. pen., 16 agosto 1990, n. 11484: «In materia di responsabilità per colpa professionale sanitaria, al criterio della certezza degli effetti della condotta si può sostituire quello della probabilità di tali effetti e dell'idoneità della condotta a produrli. Quindi il rapporto causale sussiste anche quando l'opera del sanitario, se correttamente e tempestivamente intervenuta, avrebbe avuto non già la certezza, bensì serie ed apprezzabili possibilità di successo, tali che la vita del paziente sarebbe stata probabilmente salvata» (conf., ex multis, Cass. 23 gennaio 1989, n. 790).
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