Source: https://www.nicolavitopoliseno.com/2011/11/
Timestamp: 2019-12-15 15:27:54+00:00
Document Index: 17716677

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'art. 39', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 7']

novembre 2011 ~ Avv. Nicolavito Poliseno - Studio Legale e Tributario in Bari
Le gravi anomalie nella gestione dell'impresa giustificano l'accertamento induttivo
Corte di Cassazione n.11645 del 2011
Il ricorso all'accertamento induttivo sulla base di elementi concreti, quali le gravi anomalie riscontrate nel rapporto tra ricavi ed immobilizzazioni tecniche e tra ricavi ed oneri per il personale dipendente, nonché nella situazione patrimoniale-finanziaria della società, caratterizzata da un cospicuo indebitamento verso le banche, giustificano, secondo i giudici della Cassazione, il ricorso all’accertamento induttivo da parte dell’Amministrazione Finanziaria.
Difatti, in presenza di un comportamento assolutamente contrario ai canoni dell'economia, che il contribuente non spieghi in alcun modo, è legittimo l'accertamento ai sensi dell'art. 39, primo comma, lett. d), del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, che consente all'ufficio delle imposte di desumere l'esistenza di attività non dichiarate o l'inesistenza di passività dichiarate anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti, e così di prescindere in tutto o in parte - in base al secondo comma della citata disposizione - dalle risultanze del bilancio e dalle scritture contabili.
Cassazione n.23309 del 2011
Il principio dell’affidamento statuito dall’art. 10 della L.212/2000 non può essere invocato dal contribuente il cui comportamento, ab origine, è stato contrario al dovere di correttezza e carente del requisito soggettivo della buona fede. In particolare, precisano i giudici di legittimità, “In tema di legittimo affidamento del contribuente di fronte all’azione dell’Amministrazione finanziaria, ai sensi dell’art. 10, commi primo e secondo, legge n. 212 del 2000 (cd. Statuto del contribuente), che tale tutela ha voluto esplicitamente offrire, costituisce situazione tutelabile quella caratterizzata: a) da un’apparente legittimità e coerenza dell’attività dell’Amministrazione finanziaria,in senso favorevole al contribuente; b) dalla buona fede del contribuente, rilevabile dalla sua condotta, in quanto connotata dall’assenza di qualsiasi violazione del dovere di correttezza gravante sul medesimo; c) dall’eventuale esistenza di circostanze specifiche e rilevanti, idonee a indicare la sussistenza dei due presupposti che precedono. Infatti, i casi di tutela espressamente enunciati dal comma secondo del cit. art. 10 (attinenti all’area della irrogazione di sanzioni e della richiesta di interessi), riguardanti situazioni meramente esemplificative e legate a ipotesi ritenute maggiormente frequenti, non limitano la portata generale della regola, idonea a disciplinare una serie indeterminata di casi concreti” Cass,N.17576/2002, n.2133/2002, n. 14782/2001”.
E’ valido l’atto notificato all'addetto al servizio del contribuente destinatario
Corte di Cassazione n.23822 del 2011
La notifica dell’avviso di accertamento a mezzo del servizio postale a persona che si definisce addetta “al servizio del destinatario” è validamente eseguita ed esonera l’agente postale dall’eseguire “indagini” volte ad accertare la corrispondenza al vero delle dichiarazioni rese dal ricevente.
Questo il principio espresso dai giudici di legittimità secondo cui “nell’ipotesi di notificazione a mezzo del servizio postale, qualora, per l’impossibilità di effettuare la consegna del piego personalmente al destinatario, lo stesso, L. n. 890 del 1982, ex art. 7, comma 2, sia stato come nella specie consegnato, nel luogo indicato sulla busta che contiene l’atto e nel rispetto dell’ordine stabilito da detta norma, a persona dichiaratasi addetta “al servizio del destinatario”, l’agente postale non è tenuto ad accertare la corrispondenza al vero della dichiarazione, essendo sufficiente che essa concordi con la situazione apparente, consistente nella presenza del consegnatario nei luoghi indicati dalla norma, gravando sul destinatario l’onere di provare l’inesistenza della qualità dichiarata dal consegnatario (v. sez. 5^, n. 13063/2006). In questa prospettiva, è consolidato (v. sez. 3^, n. 1605/2005) che l’invalidità della notifica non può essere sostenuta sulla base del solo difetto di rapporto di lavoro subordinato tra consegnatario e destinatario, essendo, invece, sufficiente che esista tra i due una relazione idonea a far presumere che il primo porti a conoscenza del secondo l’atto ricevuto, come si desume dalla generica qualifica di “addetto” richiesta dal legislatore”