Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-2452-codice-civile-responsabilita-e-partecipazioni
Timestamp: 2018-08-16 22:16:25+00:00
Document Index: 92548114

Matched Legal Cases: ['art. 2278', 'art. 1176', 'art. 2452', 'art. 2280', 'art. 2394', 'art. 2280']

Codice civile Art. 2452 codice civile: Responsabilità e partecipazioni
Nella società in accomandita per azioni i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali, e i soci accomandanti sono obbligati nei limiti della quota di capitale sottoscritta (1). Le quote di partecipazione dei soci sono rappresentate da azioni.
Solidarietà: [v. 1292]; Responsabilità illimitata: [v. 2291]; Azioni: [v. 2325].
Soci accomandatari: partecipano alla gestione ed alla direzione della società, assumendo responsabilità illimitata e solidale sì da rispondere anche con il patrimonio personale, sia pure in via sussidiaria, delle obbligazioni della società sorte nel periodo in cui hanno ricoperto la carica di amministratore.
Soci accomandanti: non partecipano alla gestione della società; sono obbligati unicamente al conferimento (cioè a fornire alla società il proprio apporto) e rispondono nei confronti dei terzi nei limiti del medesimo (responsabilità limitata).
(1) È bene sottolineare che accomandanti e accomandatari non esprimono posizioni azionarie differenti, non formano, cioè, categorie distinte di azioni, ai sensi degli artt. 2348 e 2376. In particolare, dall’acquisto dell’azione deriva l’acquisto della posizione di socio non amministratore a responsabilità limitata (accomandante). Solo per il socio cui viene attribuito il potere di amministrazione, scatta la responsabilità illimitata con la corrispondente acquisizione della qualità di socio accomandatario.
Cassazione civile sez. I 31 agosto 2005 n. 17585
Il comportamento del liquidatore di una società che abbia dimostrato di operare ingiustificatamente un distinguo tra le pretese dei vari creditori della società, omettendo di pagare il debito della società nei confronti di una s.r.l., non appare privo di censure. Difatti è pacifico che egli, a fine mandato, aveva pagato tutti i debiti della società, ad eccezione di quello riferito alla s.r.l., che rimaneva l'unica pendenza. Il tribunale ritiene che il suddetto comportamento, che ha di fatto privilegiato alcuni creditori a scapito di uno, si ponga in violazione delle norme di comportamento ricavabili dagli art. 2278 c.c. e 2452 c.c. L'esito della controversia pendente con la s.r.l. e quella in liquidazione, invero, ha acclarato definitivamente che la società debitrice non aveva alcuna valida giustificazione per opporsi al credito della s.r.l. A sua volta il liquidatore, nella pendenza di un giudizio di opposizione che rendeva incerta la pretesa del creditore, comunque azionata per via giudiziale, ha omesso di verificare la possibilità di un componimento bonario della vicenda, che certamente sarebbe stata a vantaggio della società rappresentata, e ha proceduto al pagamento degli altri creditori, nonostante l'incapienza dei fondi per pagare tutti i debiti della società, determinando inevitabilmente un pregiudizio alle ragioni di un creditore che, altrimenti, avrebbe dovuto essere equamente distribuito tra tutti i creditori, nel rispetto della "par condicio creditorum". La responsabilità del liquidatore verso la società, così come quella dell'amministratore per inadempienza dei doveri inerenti alla carica, ha indubbiamente carattere contrattuale, e mantiene tale aspetto anche qualora essa sia fatta valere dai creditori sociali, trattandosi di oneri inerenti alla carica rivestita: resta, dunque, a carico del liquidatore, una volta provata dal creditore la riconducibilità dell'attività generatrice di pregiudizio dell'attività gestoria, provare la non imputabilità al medesimo del fatto dannoso per assenza di colpa, secondo gli "standards" previsti nell'art. 1176, comma 2, c.c. (vale a dire, tenendo conto della difficoltà dell'attività prestata e del profilo professionale mediamente richiesto sulla base dell'uomo "eiusdem condicionis et professionis"). Ragionando sulla base delle norme ex art. 2452 e 2278 c.c. già citate, il liquidatore ha le stesse responsabilità previste per gli amministratori. Nell'art. 2280 c.c., inoltre, si ravvisa il divieto per il liquidatore, fintantoché non siano stati interamente soddisfatti i creditori sociali, di effettuare qualsivoglia ripartizione del patrimonio sociale. Non discostandosi la responsabilità dei liquidatori da quella prevista per gli amministratori, pertanto, la tutela dei creditori della società, pur non enucleandosi espressamente nel principio della "par condicio creditorum" (previsto solo nelle procedure concorsuali che si aprono in caso di insolvenza della società), si attua indirettamente e necessariamente con la salvaguardia dell'integrità del capitale sociale (art. 2394 c.c.), costituente la garanzia tipica predisposta a favore dei creditori. Entro tale logica, dunque, si deve ricondurre l'art. 2280 c.c., laddove pone il divieto di anticipare riparti tra i soci che si pongano in contrasto con le ragioni dei creditori sociali. La valutazione dell'operato dei liquidatori, pertanto, non può prescindere dalla finalità stessa della liquidazione che consiste nell'accertamento definitivo e nella divisione tra i soci dell'eventuale utile finale dell'attività economica
esercitata in comune, che viene per ciò stesso a riflettersi positivamente anche sui creditori sociali, dovendosi indefettibilmente passare attraverso il loro soddisfacimento. La valutazione dell'operato del liquidatore, dunque, deve operarsi tenendo conto della ricostruzione giuridica sopra proposta. In quest'ottica, la responsabilità del liquidatore convenuto verso il creditore sociale non discende tanto da un mandato "ex lege" conferito a protezione degli interessi dei creditori, difficilmente configurabile solo sulla base delle norme sopra citate, bensì nel mandato più generale posto a tutela del patrimonio sociale nella delicata fase della liquidazione, in cui esso si deve dimostrare capiente ai fini del pagamento dei debiti sociali e, solo eventualmente, ai fini della divisione dei cespiti tra i soci. Alla luce di quanto sopra, pertanto, appare evidente che il comportamento emissivo del liquidatore, che non ha considerato un credito verso la società posta in liquidazione, e ha esaurito la liquidità della società pagando solo gli altri creditori, si profila come un atto di "mala gestione" censurabile e ingiustificato, atteso che anche le situazioni che possono apparire incerte debbono essere tenute in conto ai fini dell'attività di pagamento e della redazione del bilancio di liquidazione, non potendo certamente essere obliterate.