Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7309-del-22-03-2017
Timestamp: 2020-05-27 00:56:04+00:00
Document Index: 122370197

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 281', 'art. 352', 'art. 360', 'art. 112']

Sentenza Cassazione Civile n. 7309 del 22/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7309 del 22/03/2017
Cassazione civile, sez. II, 22/03/2017, (ud. 03/05/2016, dep.22/03/2017), n. 7309
M.G., rappresentato e difeso, per procura speciale a
margine del ricorso, dagli Avvocati Giovanni e Marcello Magnano di
San Lio, presso lo studio dei quali in Roma, via dei Gracchi n. 187,
è elettivamente domiciliato;
Q.S., rappresentato e difeso, per procura speciale a
margine del controricorso, dagli Avvocati Antonio Colavincenzo e
Vincenzo Palomba, presso lo studio dei quali in Roma, via Ajaccio n.
14, è elettivamente domiciliato;
per la cassazione della sentenza della Corte d’appello di Roma n.
3186/12, depositata in data 13 giugno 2012;
maggio 2016 dal Consigliere relatore Dott. Stefano Petitti;
sentiti, per il ricorrente, l’Avvocato Marcello Magnano di San Lio e,
per il controricorrente, l’Avvocato Q.S., con delega;
PATRONE Ignazio, che ha chiesto il rigetto del ricorso.
1. – L’avvocato Q.S. chiedeva, e otteneva, decreto ingiuntivo per il pagamento, da parte di M.G., della somma di Euro 43.442,10, quale saldo degli onorari e dei diritti dovutigli per l’attività professionale svolta in favore del M. in una causa di risarcimento danni, conclusasi con la condanna del Condominio di (OMISSIS), al pagamento, in favore del M., della somma di Euro 9.598,15, a fronte della richiesta di danni per circa ventisei miliardi di lire. In quel giudizio la richiesta di danni era relativa agli effetti, sulla galleria d’arte dell’opponente e sulle opere d’arte in essa custodite, della rottura di un tubo di scarico di natura condominiale; domanda non accolta, se non in minima parte, non essendo risultato provato il nesso di causalità tra allagamento e danni riportati dalle opere d’arte presenti in galleria al momento del sinistro.
2. Il Tribunale di Roma rigettava l’opposizione e la domanda riconvenzionale.
3. Avverso questa decisione il M. proponeva appello.
3. – Avverso la decisione della Corte d’appello M.G. ha proposto ricorso per cassazione affidato a sette motivi.
1. – Con il primo motivo – rubricato “violazione degli artt. 352, 190 e 281-sexies c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4. Error in procedendo, nullità della sentenza e del procedimento. Conseguente violazione dei diritti di difesa” – il ricorrente censura la sentenza impugnata per avere la Corte d’appello proceduto nelle forme dell’art. 281-sexies c.p.c., pur essendo devoluta la controversia al giudice di appello in composizione collegiale. La struttura della decisione ai sensi della citata disposizione, infatti, sarebbe compatibile esclusivamente con la decisione riservata al giudice monocratico, e quindi con la decisione che il Tribunale può adottare in caso di appello avverso sentenze del giudice di pace, ma non anche con la decisione rimessa alla Corte d’appello, che sarebbe disciplinata esclusivamente dall’art. 352 c.p.c..
2. – Con il secondo motivo il ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, violazione dell’art. 112 c.p.c., sostenendo che la Corte d’appello avrebbe pronunciato su di una domanda non proposta e non avrebbe invece esaminato quella effettivamente proposta. Nel mentre, infatti, la domanda spiegata con l’opposizione a decreto ingiuntivo era unicamente quella di negare il compenso reclamato dall’Avvocato Q. per l’attività professionale spiegata nel giudizio risarcitorio dinnanzi al Tribunale di Roma a causa delle negligenze professionali espressamente riconosciute sia dal Tribunale che, in sede di gravame, dalla stessa Corte d’appello, quest’ultima, assume il ricorrente, avrebbe deciso la causa di opposizione a decreto ingiuntivo come se oggetto della stessa fosse una domanda – in realtà mai proposta – di risarcimento del danno nei confronti del professionista. In particolare, il ricorrente rileva che la valutazione probabilistica effettuata dalla Corte d’appello non aveva senso, atteso che nessuna istanza risarcitoria era stata proposta nei confronti del Q., essendo la riconvenzionale finalizzata a paralizzare la richiesta di pagamento fatta dal professionista, in relazione ad un compenso non dovuto per le evidenziate negligenze. Del pari era del tutto inutile accertare quale sarebbe stato il risultato raggiunto in caso di ammissione della prova testimoniale.