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Timestamp: 2020-01-27 09:59:00+00:00
Document Index: 115400899

Matched Legal Cases: ['art. 378', 'art. 2', 'art. 97', 'art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 12', 'art. 14']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 19822 - pubb. 01/06/2018
Compressione del diritto all'oblio a favore del diritto di cronaca
Cassazione civile, sez. I, 20 Marzo 2018, n. 6919. Est. Valitutti.
In tema di riservatezza, dal quadro normativo e giurisprudenziale nazionale ed europeo (artt. 8 e 10, comma 2, CEDU e 7 e 8 della c.d. "Carta di Nizza"), si ricava che il diritto all'oblio può subire una compressione, a favore dell'ugualmente fondamentale diritto di cronaca, solo in presenza dei seguenti presupposti: 1) contributo arrecato dalla diffusione dell'immagine o della notizia ad un dibattito di interesse pubblico; 2) interesse effettivo ed attuale alla diffusione dell'immagine o della notizia; 3) elevato grado di notorietà del soggetto rappresentato, per la peculiare posizione rivestita nella vita pubblica del Paese; 4) modalità impiegate per ottenere e dare l'informazione, che deve essere veritiera, diffusa in modo non eccedente lo scopo informativo, nell'interesse del pubblico, e scevra da insinuazioni o considerazioni personali; 5) la preventiva informazione circa la pubblicazione o trasmissione della notizia o dell'immagine a distanza di tempo, in modo da consentire il diritto di replica prima della sua divulgazione al pubblico. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
1. Con atto di citazione notificato il 15 luglio 2005, V.A., detto " A." conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Roma, la RAI - Radiotelevisione Italiana s.p.a., chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti per effetto della messa in onda - da parte della trasmissione "(*)" di (*) del (*) - di un servizio che riproduceva un episodio concernente un tentativo di intervista, non andato a buon fine per il rifiuto del cantante, registrato dalla troupe della medesima trasmissione in data (*), ossia circa cinque anni prima, e già mandato in onda a quell'epoca dalla RAI. Il Tribunale adito, con la decisione n. 529/2007, rigettava la domanda.
4. Il ricorrente ha depositato memoria ex art. 378 c.p.c. Il P.G. ha concluso come in epigrafe.
1. Osserva - in via pregiudiziale - la Corte che rivestono carattere assorbente, rispetto alle altre, le censure contenute nel secondo e nel quarto motivo del ricorso per cassazione proposto dal V. Con tali censure il ricorrente - denunciando la violazione e falsa applicazione dell'art. 2 Cost. e L. n. 633 del 1941, art. 97, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 - si duole del fatto che la Corte d'appello - con riferimento alla seconda trasmissione della "(*)", andata in onda il (*) - abbia ritenuto inesistente il dedotto diritto all'oblio, ed abbia considerato scriminato il carattere lesivo dei commenti alle immagini dal legittimo esercizio dell'esimente del diritto di satira. Il carattere centrale ed assorbente di detti motivi, nell'economia del ricorso, è posto, del resto, in luce dallo stesso svolgimento dei fatti.
1.1. Dall'esame degli atti e dell'impugnata sentenza si evince, infatti, che la sera del (*), il noto cantante A. più conosciuto come " A." - V., all'uscita di un ristorante nel quale si era intrattenuto a cena con amici, veniva avvicinato da una troupe della trasmissione televisiva "(*)" di (*), che richiedeva all'astista il rilascio di una intervista. Il V. - come si evince dalla sentenza di appello - non nascondeva il proprio disappunto per la presenza degli inviati della trasmissione, e rifiutava in modo secco e perentorio quanto richiestogli. L'episodio veniva mandato in onda nella suddetta trasmissione, corredato da un commento sarcastico dell'inviato il quale - alla fine - si chiedeva ironicamente: "Chissà perchè è così nervoso? Ma a Natale non si dovrebbe essere più buoni?".
A distanza di circa cinque anni, e cioè il (*), veniva mandato in onda un secondo servizio, che riproponeva le stesse immagini del (*), inserite - senza autorizzazione alcuna da parte del cantante - all'interno di una "classifica dei personaggi più antipatici e scorbutici del mondo dello spettacolo", creata dalla "(*)", e nella quale al V. veniva assegnato il secondo posto. Il commento fatto a corredo delle immagini, questa volta era del seguente tenore: "E chissà, forse V.A. non è più abituato alle luci della ribalta. Del resto, ormai è molto tempo che non lo illuminano più".
E', pertanto, del tutto evidente che carattere centrale rispetto alle altre doglianze proposte in giudizio dal V. riveste la dedotta illegittimità della trasmissione del (*), per violazione del diritto all'oblio conseguente alla messa in onda di immagini registrate cinque anni prima, e l'affermato carattere lesivo della propria reputazione dei commenti ivi posti a corredo delle immagini.
2.1.1. In una vicenda concernente il trattamento di dati personali da parte di un motore di ricerca (Google Spain), la Corte di Giustizia ha, invero, affermato che siffatta attività "può incidere significativamente sui diritti fondamentali al rispetto della vita privata e alla protezione dei dati personali", atteso che - muovendo dal nominativo di una persona - è possibile, per qualsiasi utente di Internet, accedere ad una visione complessiva strutturata delle informazioni relative a quella persona presenti in rete. Il che impone la ricerca di un giusto equilibrio tra l'interesse degli utenti di Internet all'informazione ed i diritti fondamentali della persona, previsti dall'art. 8 della CEDU e artt. 7 e 8 della Carta di Nizza, nonchè dall'art. 12, lett. b) e art. 14, comma 1, lett. a) della Direttiva 95/46/CE, relativa alla tutela delle persone fisiche. E ciò con particolare riferimento ai casi nei quali - come in quello oggetto della pronuncia, concernente un pignoramento effettuato nei confronti di un cittadino spagnolo, interamente definito da svariati anni e la cui menzione era ormai priva di qualsiasi rilevanza - sussiste un diritto dell'interessato all'oblio su determinati fatti o vicende che non rivestono più interesse alcuno per il pubblico.
Occorre, poi, avere riguardo alle "modalità impiegate per ottenere l'informazione" ed al "contenuto della pubblicazione", che devono, non soltanto riferirsi a notizie vere, accertate come tali sulla base di "fonti affidabili e verosimili", ma devono essere altresì non eccedenti rispetto allo scopo informativo; e tali sono state ritenute nel caso di specie, avendo la Corte accertato che dette modalità erano "prive di (.) insinuazioni o considerazioni personali", e che il giornale aveva informato l'interessato dell'imminente pubblicazione dell'articolo, per consentirgli di esercitare il suo diritto di replica prima della divulgazione della notizia (Corte EDU, 19/10/2017, Fuschsmann c/o Germania).
E', in realtà, innegabile che la reiterata messa in onda delle immagini televisive concernenti l'episodio in questione ha avuto come finalità unica di consentire l'inserimento del cantante nella trasmissione "(*)", allo scopo di renderlo inconsapevole partecipante ad una classifica dei personaggi "più antipatici e scorbutici del mondo dello spettacolo", inventata dalla stessa trasmissione, consentendo, in tal modo, il soddisfacimento di un interesse esclusivamente divulgativo, per finalità commerciali e di audience del gestore televisivo.
Depositato in Cancelleria il 20 marzo 2018.