Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20120301.htm
Timestamp: 2017-11-19 10:35:29+00:00
Document Index: 59368685

Matched Legal Cases: ['art. 1813', 'sentenza ', 'art. 1461', 'art. 1813', 'art. 1813', 'art. 1813', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1813', 'art. 39', 'art. 1822', 'art. 1322', 'art. 1813', 'sentenza ', 'art. 1325', 'art. 1813', 'art. 39', 'art. 2821']

Brevi note sull'erogazione del danaro nel mutuo - Magistra Banca e Finanza
Il contratto di mutuo è un contratto reale, nel quale la consegna del bene costituisce elemento necessario per il perfezionamento del negozio. Questo principio, risultante già dalla definizione legislativa di contratto di mutuo, appare però scalfito da alcune particolarità, che si andranno ad analizzare in questo articolo. Normalmente la stipulazione del contratto e la consegna del danaro sono contestuali. In alcuni casi, come nel credito fondiario, ciò – tuttavia - non avviene necessariamente. A ciò si aggiunga che, nell’ipotesi della promessa di mutuo, la consegna del bene è espressamente rinviata a un momento futuro.
In questo articolo non ci si occuperà del contratto di mutuo in generale (non essendo questa la sede adatta, non fosse altro per i limiti di spazio concessi), bensì di una particolarità che lo caratterizza: la necessità che la consegna del bene o, più frequentemente, del danaro - oggetto del contratto - sia contestuale alla stipulazione del medesimo[1].
Secondo la definizione legislativa di mutuo, la consegna del bene è circostanza essenziale per il perfezionamento del contratto. Evidenzieremo tuttavia come vi siano alcune discipline particolari che concorrono ad attenuare la valenza di tale regola. Oltre al fatto che la consegna del danaro avviene ormai con grande frequenza con modalità diverse dalla consegna materiale, si deve tenere conto che nel credito fondiario – in forza di espressa previsione di legge - la stipulazione del contratto e l’erogazione del danaro possono formare oggetto di atti separati: qui vi può dunque essere scissione temporale fra l’espressione dell’accordo delle parti e la consegna del danaro[2]. A ciò si aggiunga che, nella promessa di mutuo, non vi è alcuna consegna immediata del bene, che viene anzi – sulla base di un apposito accordo - rimandata a un momento futuro.
Elemento caratteristico del contratto di mutuo è la “consegna” del bene. L’oggetto della consegna può consistere in “danaro” oppure in “altre cose fungibili”, anche se - nelle economie moderne - il mutuo ha quasi sempre a oggetto del danaro. Questa distinzione acquisterà, nel corso dei ragionamenti che si cercheranno di svolgere in questo articolo, una sua particolare rilevanza, considerato che – mentre per le “altre cose fungibili” non esistono particolari alternative alla consegna fisica dei beni - nel caso del danaro esistono più alternative alla consegna materiale. Anzi: si può ritenere che la consegna fisica del danaro rappresenti oggi un’ipotesi residuale, di scarsa rilevanza pratica. Ciò pone dinanzi alla necessità di dare un’interpretazione ampia della nozione di “consegna”, se si vuole che la disciplina positiva del contratto di mutuo continui ad avere una sua utilità.
Dall’elemento lessicale appena esaminato (uso del termine “consegna” nell’art. 1813 c.c.) si ricava la necessità della consegna per il perfezionamento del contratto di mutuo: il mutuo viene per tale ragione qualificato come contratto “reale”, non essendo sufficiente il consenso delle parti alla dazione in mutuo del bene. Il significato di contratto “reale”, quale opposto a “consensuale”, è stato spiegato dalla Corte di cassazione a sezioni unite in una sentenza del 2005[8]. La Cassazione evidenzia come i contratti si perfezionino di regola con il semplice consenso delle parti (c.d. principio consensualistico)[9]. Ci sono però alcuni contratti speciali per i quali il consenso - pur sempre necessario - non basta, in quanto il contratto è perfetto soltanto con la consegna della cosa, con la “traditio” alla controparte del bene. Prima della consegna non c’è contratto, ma solo uno dei due elementi della fattispecie complessa (consenso + traditio) di cui è composto il contratto reale. Pertanto la consegna non è effetto obbligatorio del contratto, ma elemento costitutivo del medesimo.
Vi è da chiedersi per quale ragione il legislatore esiga che abbia luogo la consegna del bene nel contratto di mutuo (così come, del resto prevede - in modo analogo - per gli altri contratti reali).
Si vuole evitare che, sulla base del mero consenso, il mutuante si trovi obbligato a dare a mutuo i beni promessi – perdendone la disponibilità - senza possibilità di ripensare la propria decisione. Se è costitutiva la consegna (e dunque un fatto materiale in aggiunta alla relativa dichiarazione), la decisione del mutuante può diventare il frutto di una riflessione maggiore. Il requisito della realità, insomma, “combatte” la possibile spontaneità dell’elargizione. Bisogna però dire che questa spiegazione può - forse - convincere con riferimento alla dazione di beni sì fungibili, ma non reperibili poi così facilmente sul mercato, rispetto ai quali il mutuante può temere che diventi difficile la restituzione. Non pare invece che la citata ratio sia particolarmente soddisfacente nel caso di beni ampiamente fungibili. Inoltre questa spiegazione convince maggiormente nel caso di mutuo gratuito (quando il mutuante non riceve degli interessi come controprestazione) che nell’ipotesi di mutuo oneroso, fattispecie quest’ultima - ovviamente - più ricorrente nella prassi. Nel mutuo oneroso è ragionevole assumere che il mutuante si decida all’operazione mosso dal desiderio di lucrare gli interessi e ben possa, pertanto, assumere il rischio di controparte. Infine non si deve dimenticare che il mutuo è frequentemente abbinato a una garanzia per la restituzione dei beni (ciò avviene sempre, ad esempio, nel caso di mutuo fondiario). In questi casi il mutuante è tutelato in altro modo, nel senso che – in caso di mancata spontanea restituzione – può attivare la garanzia. Si pensi al caso del danaro dato a mutuo da una banca: qui è ben difficile sostenere che questa debba essere tutelata facendo posticipare il perfezionamento del contratto al momento della consegna, in quanto sussisterebbe il pericolo che essa si vincoli solo sulla base del mero consenso. L’istituto di credito esercita un’attività professionale, lucra un guadagno dalla concessione del finanziamento e accompagna la dazione del danaro a una garanzia: per queste ragioni non si vedono ostacoli di fondo alla possibilità che il contratto di mutuo si perfezioni sulla base del solo consenso. È pertanto ragionevole assumere che la menzionata ratio della natura reale del contratto di mutuo abbia oggi perso buona parte della sua finalità di protezione del mutuante.
Sempre in un’ottica di tutela del mutuante, nel caso in cui il mutuo fosse stato ideato dal legislatore come contratto consensuale, sarebbe stato delicato il periodo intercorrente fra l’accordo delle parti e l’erogazione del danaro. In ipotesi, difatti, le capacità finanziarie del mutuatario potrebbero peggiorare, fino al punto da mettere a repentaglio la possibilità di restituire i beni. In condizioni del genere parrebbe iniquo costringere il mutuante a consegnare comunque la cosa in esecuzione del contratto di mutuo consensuale concluso fra le parti. Anche questa argomentazione - a sostegno del carattere reale del mutuo - non appare tuttavia sufficientemente convincente, in quanto esistono delle disposizioni di carattere generale che si occupano della fattispecie: il riferimento è all’art. 1461 c.c. sul mutamento delle condizioni patrimoniali dei contraenti, ai sensi del quale ciascun contraente può sospendere l’esecuzione della prestazione da lui dovuta, se le condizioni patrimoniali dell’altro sono divenute tali da porre in evidente pericolo il conseguimento della controprestazione. Dunque il mutuante, che pure ha promesso di dare a mutuo, può rifiutarsi di effettuare la propria prestazione se le condizioni del mutuatario peggiorano.
Cambiando la prospettiva, un’ipotizzabile ragione della necessità della consegna dei beni - nel contratto di mutuo - è data dall’esigenza di tutelare il mutuatario. La finalità del mutuo, vista nell’ottica del mutuatario, è quella di far conseguire a quest’ultimo la disponibilità del bene. Esigendo la legge la consegna immediata, tale obiettivo viene soddisfatto il prima possibile, evitando il pericolo che il mutuatario debba agire in giudizio per ottenere l’adempimento dell’obbligo di consegna in caso di rifiuto del mutuante. Anche con riferimento a questa ratio si possono, peraltro, sollevare delle obiezioni. In particolare si può osservare che tale rischio è comune a tutti i rapporti contrattuali, nel senso che – una volta assunte reciproche obbligazioni – può ovviamente ben capitare che una delle parti non adempia come aveva promesso. Non si capisce perché proprio nel contratto di mutuo tale esigenza dovrebbe essere più forte.
A tal riguardo si può osservare che il carattere reale del contratto di mutuo, con le rigidità che esso presenta, risulta oggi - per varie ragioni e sotto diversi profili - attenuato. Esistono difatti nel nostro ordinamento altre disposizioni di legge nonché interpretazioni giurisprudenziali che riducono la valenza di natura reale del contratto in esame. Il riferimento è, essenzialmente, alle seguenti circostanze:
Il termine “consegna”, usato dal legislatore nell’art. 1813 c.c., non viene definito dalla legge. Ciò è ben comprensibile dal momento che il codice civile, nella sua tecnica di legislazione, non si avvale del meccanismo delle definizioni (come è noto, un approccio diverso viene seguito dal legislatore in altri contesti normativi; si tratta in genere delle normative di attuazione del diritto comunitario). La tecnica legislativa di usare delle definizioni presenta il pregio di offrire uno strumento di miglior interpretazione del testo normativo. Tale tecnica, però, presenta anche lo svantaggio di essere rigida, “cristallizzando” una certa definizione: soprattutto nelle aree in cui vi è veloce evoluzione, le definizioni rischiano di essere superate in breve tempo. Nel caso che qui interessa, la disciplina attuale del contratto di mutuo – come è noto - risale al 1942, periodo nel quale certe modalità moderne di trasferimento del danaro non erano nemmeno immaginabili. Proprio questa considerazione di ordine storico, e la conseguente necessità di un adattamento ai tempi, legittima un’interpretazione ampia del termine “consegna” di cui all’art. 1813 c.c., che tenga conto delle evoluzioni tecnologiche.
Non è dunque un caso che, secondo gli orientamenti della giurisprudenza, la consegna non deve necessariamente coincidere con la dazione “materiale” del bene; essa viene invece interpretata dai giudici come necessità che il mutuatario entri nella disponibilità “giuridica” della cosa. Questa interpretazione per così dire “evoluta” del requisito della consegna è preferibile se si vuole consentire al mutuo, come tipo contrattuale, di avere ancora oggi un’ampia applicazione pratica. Nel mondo moderno (suggestivamente definito come cashless society, società senza danaro contante[11]) sarebbe difficilmente praticabile prevedere forzatamente la necessità della consegna in natura (cioè in contanti) di somme ingenti. Per effetto della tecnologia, le modalità di consegna del danaro sono – ai nostri tempi – considerevolmente differenti rispetto a quanto avveniva in passato. Basta riflettere sul fatto che - nella terminologia corrente - non si parla più di “consegna” del danaro, bensì di “trasferimento” del medesimo.
L’accredito su conto corrente viene però pacificamente equiparato dalla giurisprudenza alla consegna, ai fini dell’art. 1813 c.c. In questo senso è esemplare la statuizione della Corte di cassazione, contenuta in una sentenza del 2001, secondo cui l’accreditamento sul conto corrente determina la disponibilità giuridica della somma ed è con l’accredito che il mutuo viene a esistenza[13]. Ma già nel 1994 la Cassazione aveva affermato che il mutuo è contratto di natura reale che si perfeziona con la consegna di una determinata quantità di danaro (o di altra cosa fungibile) ovvero con il conseguimento della disponibilità giuridica di questa da parte del mutuatario, la quale può ritenersi sussistente - come equipollente della traditio - nel caso in cui il mutuante crei un autonomo titolo di disponibilità in favore del mutuatario, in modo tale da determinare l’uscita della somma dal proprio patrimonio e l’acquisizione della medesima al patrimonio di quest’ultimo[14]. In altre parole si tratta di una consegna simbolica del danaro. Non diversamente aveva deciso una sentenza della Corte di cassazione del 1992, secondo cui il mutuo si perfeziona con il conseguimento da parte del mutuatario - come equipollente della consegna - della disponibilità giuridica della somma mutuata, la quale può ritenersi sussistente nel caso in cui il mutuante crei un autonomo ed esclusivo titolo di disponibilità in favore del mutuatario[15]. La creazione di un titolo autonomo significa che la somma esce dal patrimonio del mutuante per entrare in quella del mutuatario. A questo punto vi è disponibilità giuridica in quando il mutuatario può disporre liberamente dell’importo ricevuto, anche senza il consenso del mutuante[16].
Quello che preme qui rilevare è che, in ambedue le modalità oggi più frequenti di trasferimento di danaro (assegni e bonifico), si utilizzano strumenti diversi dalla consegna fisica del danaro, anche se - alla fine - si ottiene lo stesso risultato della consegna materiale. Se ci si ancorasse a un’interpretazione rigida del requisito della “consegna” di cui all’art. 1813 c.c., si dovrebbe giungere alla conclusione che un contratto di mutuo non si è perfezionato con tali modalità di pagamento, mancando la consegna materiale del bene. Proprio per adattare la nozione classica di “consegna” alle caratteristiche tecnologiche dei nostri tempi, la giurisprudenza ha sviluppato un significato ampio di consegna del danaro, identificando la consegna con il fatto che il mutuatario ottenga la disponibilità giuridica della somma.
Anche in presenza di simili modalità di conclusione del contratto deve anzitutto escludersi, con ragionevole certezza, che ci si trovi di fronte a due distinti contratti[17]. Il contratto è unico ed è il contratto di credito fondiario, cui si applicano – ma solo in quanto non derogate dalla normativa speciale - le disposizioni sul mutuo previste dal codice civile. Del resto l’art. 39 comma 2 t.u.b. parla letteralmente di “atti”, non di “contratti”, e – certamente – l’erogazione del danaro non può considerasi in sé come un contratto. Per le medesime ragioni è da ritenersi che non si possa qualificare la stipulazione notarile come “contratto preliminare” e l’erogazione del danaro come “contratto definitivo”.
La promessa di mutuo consiste nell’assunzione dell’obbligazione di dare il bene promesso. Sussiste dunque la possibilità di limitarsi a promettere di dare a mutuo (senza immediata consegna del bene). Ne consegue l’obbligo di consegnare la cosa, obbligo a cui ci si può sottrarre solo nel caso indicato nell’art. 1822 c.c.: quando le condizioni patrimoniali della controparte peggiorano. Il legislatore ha cioè previsto espressamente una soluzione al pericolo indicato sopra: quello che il mutuante si trovi – in forza di propria promessa - costretto a dare i beni a un mutuatario in condizioni finanziarie divenute difficili, con il rischio concreto che quest’ultimo non possa restituirli.
Sotto un altro profilo, e più in generale, su può affermare che il carattere reale del contratto di mutuo non impedisce ai contraenti - nell’esercizio della loro autonomia privata (art. 1322 c.c.) - di creare dei contratti di mutuo atipici, che si caratterizzano per il fatto di trasformare il contratto da reale a consensuale. In questa ottica il contratto si considera perfezionato per il semplice fatto che le parti concordano l’una di dare a mutuo e l’altra di prendere a mutuo: la consegna avverrà in un momento futuro e costituisce esecuzione dell’obbligazione assunta dal mutuante nei confronti del mutuatario.
Di contratto atipico di mutuo si è occupata la Corte di cassazione[23]. La Cassazione afferma che il contratto di finanziamento, autonomo e distinto dal mutuo in senso proprio, è un contratto consensuale e atipico che assolve funzione creditizia. In particolare il finanziamento legale, dove sono già individuati i soggetti erogatori e i soggetti che possono beneficiare del finanziamento, deve riconoscersi come obbligatorio e consensuale con l’effetto che la somma da corrispondere - normalmente per stati di avanzamento con contestuale controllo della progressiva realizzazione dello scopo - rappresenta l’esecuzione dell’obbligazione. A differenza di quanto si verifica nel mutuo, la consegna di una determinata quantità di danaro costituisce l’oggetto di un’obbligazione del finanziatore anziché elemento costitutivo del contratto[24].
Un altro aspetto problematico riguarda l’identificazione del soggetto a cui deve avvenire la consegna del danaro. Secondo il testo dell’art. 1813 c.c. la consegna deve avvenire “all’altra” parte, cioè al mutuatario. Nonostante tale tenore letterale si pone la questione di capire se sia possibile che venga a esistenza un valido contratto di mutuo anche nel caso in cui la consegna avvenga a un terzo. Sopra si è rilevato che per “consegna” del bene si intende non solo la consegna fisica della cosa, bensì – più ampiamente - il fatto che il mutuatario ne ottenga la disponibilità giuridica. Sulla base di questa premessa si può ritenere che sia lecito che la consegna fisica dal danaro avvenga a un terzo. In altre parole si può ritenere valido un accordo di mutuante e mutuatario, accessorio al contratto di mutuo, in forza del quale il danaro deve essere consegnato a un terzo. Il meccanismo funziona così: 1) con il contratto di mutuo il danaro viene “messo giuridicamente a disposizione” del mutuatario; 2) però il danaro viene consegnato a un terzo.
Sempre la Corte di cassazione, nel 1995, ha deciso che - nel contratto di mutuo – l’estremo della consegna della cosa mutuata ricorre anche quando la consegna venga eseguita dal mutuante non direttamente al mutuatario, ma a un terzo, in pagamento di un’obbligazione dello stesso mutuatario, in quanto il risultato pratico che si realizza in tal modo è lo stesso che si realizzerebbe con la consegna materiale del danaro al mutuatario, il quale proprio attraverso il danaro preso a mutuo è in grado di soddisfare l’interesse a estinguere un precedente suo debito[27].
Di una simile fattispecie si è infine occupata la Corte di cassazione in una sentenza del 1992[28]. La disponibilità giuridica sorge in capo al mutuatario allorché costui può disporre della somma mutuata “invito” mutuante. Nell’atto possono essere contenute specifiche pattuizioni, consistenti nell’incarico - che il mutuatario dà al mutuante – d’impiegare la somma mutuata per soddisfare un interesse di esso mutuatario meritevole di tutela. In tal caso, pur non avvenendo la consegna materiale della somma, la consegna deve considerarsi come avvenuta – c.d. consegna simbolica – perché le parti, consensualmente, hanno posto in essere un meccanismo giuridico diretto a evitare, considerandolo attuato, il duplice – inutile – trasferimento della somma mutuata dal mutuante al mutuatario e da costui di nuovo all’altro, con l’incarico di trasferirla secondo le istruzioni. La convenuta destinazione della somma, difatti, presuppone necessariamente che questa sia (fittiziamente) entrata nel patrimonio del mutuatario, che (solo) perciò ha potuto determinarne l’impiego concreto. Diversa, secondo la Cassazione, è la situazione allorché con il contratto il mutuatario autorizzi il mutuante a trattenere la somma mutuata, senza disporre contestualmente la specifica destinazione della stessa. In tal caso la somma rimane nella disponibilità del mutuante perché la somma stessa né ha ricevuto una specifica convenzionale destinazione né ha costituito oggetto di una specifica regolamentazione, che, innovando il titolo di appartenenza della somma stessa, l’abbia per ciò posta nella esclusiva disponibilità giuridica del mutuatario. La Corte di cassazione conclude pertanto nel senso che l’autorizzazione conferita al mutuante a trattenere la somma va interpretata quale mera pattuizione consensuale di rinvio della consegna, con conseguente procrastinazione del momento perfezionativo del contratto[29].
[4] È quasi superfluo ricordare che, essendo il mutuo uno dei tanti contratti tipici previsti nel nostro ordinamento, è necessario che esso soddisfi i requisiti previsti per il contratto in generale: l’accordo delle parti, la causa, l’oggetto e la forma (art. 1325 c.c.). L’accordo delle parti è l’incontro delle dichiarazioni di volontà dei contraenti: una parte intende dare a mutuo, l’altra intende prendere a mutuo. Certamente l’elemento del consenso è essenziale affinché venga a esistenza il contratto. Il problema è che - nel contratto di mutuo - l’accordo non basta, dovendosi aggiungere la consegna del bene (secondo quanto prescrive l’art. 1813 c.c.). Ciò non pare invece essere necessario nel credito fondiario, laddove si stabilisce che la stipulazione del contratto e l’erogazione del denaro possono formare oggetto di atti separati (art. 39 comma 2 t.u.b.). Bisogna peraltro rilevare che questa disposizione speciale si limita a distinguere i due momenti in cui si compie l’operazione, ma – nel fare ciò – non esclude che la consegna del danaro sia elemento costitutivo del contratto. Approfondiremo questo aspetto più avanti. La causa del contratto di mutuo, come pure del credito fondiario, consiste nel fatto che una parte ha bisogno di danaro per realizzare un certo obiettivo, mentre la controparte (una banca) esercita professionalmente l’attività bancaria, consistente nella concessione di finanziamenti, al fine di trarne lucro mediante la percezione d’interessi sul mutuo erogato. L’oggetto del contratto di mutuo consiste nella concessione di un finanziamento di un certo importo. Nel credito fondiario tale finanziamento deve essere di medio oppure lungo termine, con esclusione dei finanziamenti a breve. Per quanto riguarda infine il requisito della forma, di norma il contratto di mutuo non richiede il rispetto di forme particolari. Tuttavia una regola diversa vale nel caso di credito fondiario, in quanto in questa tipologia di finanziamento deve esserci la garanzia con ipoteca di primo grado su immobili. E, secondo la disposizione del codice civile, la concessione di ipoteca deve farsi per atto pubblico o per scrittura privata, sotto pena di nullità (art. 2821 comma 1 c.c.).
[5] Questa diversità di tecnica legislativa nella descrizione dei due istituti non deve ovviamente sorprendere, considerato che sono contenuti in testi normativi differenti: del mutuo viene data una definizione per ragioni di uniformità sistematica, costituendo uno dei tanti contratti tipici regolati nel codice civile la cui disciplina si apre – appunto - con l’enunciazione della nozione.
[10] Fra le sentenze più recenti che contengono una statuizione del genere si può segnalare Cass., 2 aprile 2007, n. 8120, ai sensi della quale il mutuo è contratto di natura reale che si perfeziona con la consegna di una determinata quantità di danaro (o di altre cose fungibili) ovvero con il conseguimento della disponibilità giuridica da parte del mutuatario. Si veda inoltre Cass., 5 luglio 2001, n. 9074, secondo cui la natura reale del contratto di mutuo non richiede in via tassativa che la cosa mutuata sia materialmente consegnata dal mutuante al mutuatario, l’esigenza del requisito della “traditio” potendo ritenersi soddisfatta - in determinati casi - allorquando il risultato pratico concretamente raggiunto s’identifichi con quello che si sarebbe realizzato con la consegna materiale del bene mutuato.