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Timestamp: 2018-08-18 07:33:54+00:00
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Matched Legal Cases: ['art.9', 'art.1', 'art. 16', 'art. 27', 'art.16', 'art.27', 'art.17', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 16', 'art.17', 'art.17', 'art.17', 'art. 8', 'art.28', 'art.28', 'art. 19', 'art.17', 'art.41']

Norme di Attuazione. Titolo I - Disposizioni Generali. ed integrazione dei sistemi di difesa - PDF
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1 Norme di Attuazione Titolo I - Disposizioni Generali 1 Titolo I - Disposizioni Generali ARTICOLO 1 Finalità e contenuti del Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico 1. Il Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico del Bacino Nord Occidentale della Campania costituisce Piano Stralcio del Piano di Bacino, ai sensi dall articolo 12 della legge 4 dicembre 1993, n. 493, e possiede, per effetto dell articolo 17 della legge 18 maggio 1989, n. 183, e dell art.9 della legge della Regione Campania 7 febbraio 1994, n. 8, valore di piano territoriale di settore. Il Piano Stralcio è lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale sono pianificate e programmate le azioni, le norme d uso del suolo e gli interventi riguardanti l assetto idrogeologico del territorio di competenza dell Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania. 2. Ai sensi dell articolo 17 della legge n. 183/1989 e successive modifiche ed integrazioni, dell articolo 1, commi 1, 4, 5 e 5-bis del decreto legge n. 180/1998 convertito dalla legge n. 267/1998, e successive modifiche ed integrazioni, nonché ai sensi degli articoli 1 e 1-bis del decreto legge 12 ottobre 2000, n. 279, convertito con modificazioni dalla legge 11 dicembre 2000, n. 365, e tenuto conto del D.P.C.M , il Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico del bacino regionale Nord Occidentale della Campania: a) individua le aree a rischio idrogeologico molto elevato, elevato, medio e moderato, ne determina la perimetrazione, stabilisce le relative prescrizioni; b) delimita le aree di pericolo idrogeologico quali oggetto d azioni organiche per prevenire la formazione e l estensione di condizioni di rischio; c) indica gli strumenti per assicurare coerenza tra la pianificazione stralcio di bacino per l assetto idrogeologico e la pianificazione territoriale della Regione Campania, anche a scala provinciale e comunale; d) individua le tipologie per la programmazione e la progettazione preliminare degli interventi di mitigazione o eliminazione delle condizioni di rischio e delle relative priorità, a completamento ed integrazione dei sistemi di difesa esistenti. 3. In tutte le aree perimetrate con situazioni di rischio o di pericolo il piano persegue in particolare gli obiettivi di: a) salvaguardare, al massimo grado possibile, l incolumità delle persone, l integrità strutturale e funzionale delle infrastrutture e delle opere pubbliche o d interesse pubblico, l integrità degli edifici, la funzionalità delle attività economiche, la qualità dei beni ambientali e culturali; b) impedire l aumento dei livelli attuali di rischio oltre la soglia che definisce il livello di rischio accettabile di cui ai successivi artt. 16 e 27, non consentire azioni pregiudizievoli per la definitiva sistemazione idrogeologica del bacino, prevedere interventi coerenti con la pianificazione di protezione civile; c) prevedere e disciplinare i vincoli e le limitazioni d uso del suolo, le attività e gli interventi antropici consentiti, nelle diverse tipologie d aree soggette a condizioni di rischio e di pericolosità, subordinatamente ai risultati d appositi studi di compatibilità idraulica o idrogeologica; d) stabilire norme per il corretto uso del territorio e delle risorse naturali nonché per l esercizio compatibile delle attività umane a maggior impatto sull equilibrio idrogeologico del bacino; e) porre le basi per l adeguamento della strumentazione urbanisticoterritoriale, con la costituzione di vincoli, prescrizioni e destinazioni d uso del suolo in relazione ai diversi gradi di rischio e di pericolo; f) conseguire condizioni accettabili di sicurezza del territorio mediante la programmazione degli interventi non strutturali ed interventi strutturali e la definizione dei piani di manutenzione, completamento ed integrazione dei sistemi di difesa esistenti; g) programmare la sistemazione, la difesa e la regolazione dei corsi d acqua, anche attraverso la moderazione delle piene e la manutenzione delle opere, adottando modi d intervento che privilegino la conservazione ed il recupero delle ca- 83
2 Norme di attuazione ratteristiche naturali del territorio; h) prevedere la sistemazione dei versanti e delle aree instabili a protezione degli abitati e delle infrastrutture, adottando modi d intervento che privilegino la conservazione ed il recupero delle caratteristiche naturali del territorio; i) definire i criteri e le tipologie d intervento necessari alla manutenzione delle opere in funzione del grado di sicurezza compatibile e del rispettivo livello d efficienza ed efficacia; j) indicare le necessarie attività di prevenzione, di allerta e di monitoraggio dello stato dei dissesti. 4. A questi scopi inoltre il Piano Stralcio: a) costruisce un quadro conoscitivo dei processi di versante e fluviali attraverso la raccolta, l organizzazione e l integrazione delle conoscenze disponibili, in modo da rappresentare il quadro dei fenomeni dell intero bacino su elaborati cartografici in scala al 1: b) individua e perimetra le aree classificate pericolose ed a rischio idrogeologico, considerando la propensione ai dissesti e le rispettive interferenze con la presenza di beni e interessi vulnerabili; ARTICOLO 2 Elaborati del piano 1. Il piano è costituito dagli elaborati individuati nell allegato Elenco Elaborati del Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico. ARTICOLO 3 Ambiti territoriali d applicazione 1. Il Piano Stralcio con le relative norme d attuazione e prescrizioni si applica al territorio del bacino idrografico regionale di competenza dell Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania, così come individuato dalla legge della Regione Campania 7 febbraio 1994, n.8 e ai sensi del D.P.R. 1 giugno 1998 suppl. ord. N ottobre 1998 alla G.U. n Il perimetro del bacino Nord Occidentale della Campania è specificamente indicato nella cartografia allegata al piano. ARTICOLO 4 Procedimento di adozione e pubblicità del Piano Stralcio 1. Il Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico è adottato, dal Comitato Istituzionale dell Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania, tenuto conto delle determinazioni assunte a seguito della Conferenza Programmatica (art.1-bis d.l. n. 279/00, conv. con legge n. 365/00) indetta dalla Regione Campania, alla quale partecipano le Province ed i Comuni interessati. La Conferenza, in luogo del parere di cui al comma 9 dell articolo 18 della legge n. 183/1989, si esprime sulla coerenza tra il progetto di Piano Stralcio e gli altri strumenti di pianificazione territoriale con particolare riferimento all integrazione a scala provinciale e comunale dei contenuti del piano. 2. L Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania provvede alla pubblicazione dell avviso di adozione del Piano Stralcio sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania. 3. Copie integrali del Piano adottato sono depositate presso l Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania, la Regione Campania e le Province di Avellino, Benevento, Caserta e Napoli. Di tale deposito è data comunicazione ai Comuni interessati. 4. I Comuni provvedono a pubblicare nell albo pretorio, per la durata di almeno trenta giorni, comunicazione dell avvenuta pubblicazione dell avviso di adozione del Piano Stralcio sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania e della comunicazione dell avvenuto contestuale deposito della documentazione e delle prescrizioni di piano nelle sedi di cui al precedente comma 3. ARTICOLO 5 Efficacia ed effetti del Piano Stralcio 1. Fino alla data di adozione del Piano Stralcio restano in vigore le misure di salvaguardia e di mitigazione del rischio adottate dall Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania in sede di approvazione del Piano Straordinario per le aree a rischio idrogeologico ex lege 226/ Le presenti norme di attuazione e prescrizio- 84
3 Titolo I - Disposizioni Generali 1 ni sono tutte immediatamente vincolanti dalla data di adozione del Piano Stralcio da parte del Comitato Istituzionale dell Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania. 3. Ai sensi dell articolo 1-bis, comma 5, della legge n. 365/2000, le previsioni e le prescrizioni del Piano Stralcio adottato costituiscono variante agli strumenti urbanistici vigenti. 4. A decorrere dalla data di adozione del piano, le amministrazioni comunali non possono rilasciare concessioni ed autorizzazioni in contrasto con il contenuto delle norme di attuazione e delle prescrizioni del Piano Stralcio relativamente alle aree perimetrate, ed assumono gli eventuali provvedimenti inibitori e sanzionatori. 5. I provvedimenti di autorizzazione e concessione in sanatoria, non ancora emanati e relativi ad abusi edilizi realizzati entro il 31 dicembre 1993 all interno delle aree perimetrate dal presente piano, possono essere perfezionati positivamente, anche con opere di completamento e di adeguamento statico, solo a condizione che - considerate natura, destinazione dei lavori eseguiti e rilevanza delle alterazioni prodotte - gli interventi abusivamente realizzati non abbiano comportato l insorgere di condizioni di rischio non accettabile. La soglia che definisce il livello di rischio accettabile è descritta ai successivi art. 16, comma 5 e art. 27, comma Sono fatti salvi gli interventi oggetto di regolare autorizzazione, concessione e provvedimenti equivalenti, i cui lavori sono stati iniziati prima dell adozione del piano, ivi compresi quelli a diverso titolo autorizzati su zone di territorio vincolate dal Piano Straordinario (ex lege 226/99), e, per questi ultimi, solo a condizione che considerata natura, destinazione dei lavori eseguiti e rilevanza delle alterazioni prodotte, gli interventi realizzati o in procinto di essere completati, non comportano l insorgere di condizioni di rischio non accettabile. La soglia che definisce il livello di rischio accettabile è descritta ai successivi art.16, comma 5 e art.27, comma Il Piano Stralcio è coordinato con i programmi nazionali, regionali e locali di sviluppo economico e di uso del suolo; ai suoi indirizzi ed obiettivi, entro 12 mesi dall approvazione del Piano ad opera del Consiglio Regionale, vanno adeguati gli strumenti di pianificazione settoriale, che a completamento di quelli indicati all art.17, comma 4, della Legge 183/1989 sono di seguito individuati: piani territoriali e programmi regionali di cui alle legge n. 984/1977, nei settori della zootecnia, della produzione ortofrutticola, della forestazione, dell irrigazione, delle colture mediterranee, dell utilizzazione e valorizzazione dei terreni collinari e montani, della vitivinicoltura; piani di tutela delle acque; piani di smaltimento e gestione dei rifiuti; piani di bonifica; piani delle attività estrattive; pianificazione di reti e servizi infrastrutturali di rilevanza strategica ed economicosociale; pianificazioni agroforestali e piani di assestamento forestale; pianificazione dell uso del territorio per attività produttive (industriali, commerciali, e/o comunque di rilevante valore socio-economico). 8. Per le finalità di cui al precedente comma, nonché per l efficacia, efficienza ed economicità dell azione della pubblica amministrazione, il coordinamento del piano con gli strumenti di pianificazione settoriale è oggetto di concertazione da perseguire, entro 12 mesi dall approvazione del Piano ad opera del Consiglio Regionale, anche attraverso specifiche Conferenze di Servizi alle quali partecipa l Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania che ha adottato il piano. 9. I Comuni interessati introducono nei certificati di destinazione urbanistica informazioni sulla perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico. 10. La decorrenza della data di adozione delle Norme di Attuazione del Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico coincide con la data di ufficiale pubblicazione sul BURC del testo della delibera di adozione del Piano da parte del Comitato Istituzionale. ARTICOLO 6 Pareri dell Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania 1. Fatto salvo quanto previsto dall art. 14 della Leg. reg. 8/94, nonché tutto quanto stabilito dalle norme del presente piano, al Comitato Istituziona- 85
4 Norme di attuazione le (o al Comitato Tecnico per espressa delega dello stesso Comitato Istituzionale) dell Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania sono preventivamente sottoposti per un parere obbligatorio: a) i piani territoriali di coordinamento provinciale; b) gli strumenti urbanistici comunali, loro varianti e piani attuativi; c) piani regolatori delle aree di sviluppo industriale; d) i piani regionali di settore nelle materie di cui all articolo 17 della legge n. 183/1989, all uopo richiamati al comma 7 dell art. 5 del presente disposto; e) i piani regionali delle attività estrattive; f) i progetti di realizzazione, ristrutturazione, restauro e risanamento conservativo di opere pubbliche localizzate in aree, delimitate dal piano, a pericolosità e rischio idrogeologico; g) i programmi e le opere di intervento per la mitigazione del rischio. h) lo studio di compatibilità idraulica di cui al comma 6 dell art. 16; i) lo studio di compatibilità idrogeologica di cui al comma 5 dell art
5 Capo I - Prescrizioni comuni per le aree a rischio idraulico ARTICOLO 7 Disposizioni generali per le aree a rischio idraulico e per gli interventi ammissibili 1. Gli elaborati tecnici individuati nell allegato Elenco Elaborati del Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico definiscono per il bacino idrografico Nord Occidentale della Campania le aree a rischio idraulico molto elevato (R4), elevato (R3), medio (R2) e moderato (R1). 2. In tutte le aree a rischio idraulico si applicano, oltre a quelle del presente Titolo II, le disposizioni del Titolo IV. 3. Nelle aree a rischio idraulico continuano a svolgersi le attività antropiche ed economiche esistenti alla data di adozione del Piano Stralcio, osservando le cautele e le prescrizioni disposte dal presente Titolo II ai Capi II, III e IV. 4. Nelle stesse aree sono consentiti esclusivamente i nuovi interventi indicati nei Capi II, III e IV del presente Titolo II, anche con riferimento ai paragrafi 3.1.a) e 3.1.b) del D.P.C.M. 29 settembre 1998, nel rispetto delle condizioni e delle prescrizioni generali stabilite nei commi seguenti e nello studio di compatibilità idraulica di cui all articolo Tutte le nuove attività, opere e sistemazioni e tutti i nuovi interventi consentiti nelle aree a rischio idraulico devono essere, rispetto alla pericolosità idraulica dell area, tali da: a) migliorare o comunque non peggiorare le condizioni di funzionalità idraulica; b) non costituire in nessun caso un fattore di aumento della pericolosità idraulica né localmente, né nei territori a valle o a monte, producendo significativi ostacoli al normale libero deflusso delle acque ovvero causando una riduzione significativa della capacità di invaso delle aree interessate; c) non costituire un elemento pregiudizievole all attenuazione o all eliminazione delle specifiche cause di rischio esistenti; d) non pregiudicare le sistemazioni idrauliche definitive né la realizzazione degli interventi previsti dalla pianificazione di bacino o dagli strumenti di programmazione provvisoria e urgente; e) garantire condizioni adeguate di sicurezza durante la permanenza di cantieri mobili, in modo che i lavori si svolgano senza creare, neppure temporaneamente, un ostacolo significativo al regolare deflusso delle acque, un significativo aumento del livello di rischio o del grado di esposizione al rischio esistente; f) limitare l impermeabilizzazione superficiale del suolo impiegando tipologie costruttive e materiali tali da controllare la ritenzione temporanea delle acque anche attraverso adeguate reti di regimazione e di drenaggio; g) rispondere a criteri di basso impatto ambientale; è pertanto raccomandato, ogni qualvolta possibile, l utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica. 6. Nelle aree perimetrate a rischio idraulico ed interessate anche da rischio da dissesto di versante, le prescrizioni relative si applicano contemporaneamente e si sommano ciascuna operando in funzione della rispettiva finalità. 7. Le disposizioni più restrittive, tra quelle di cui al comma precedente, prevalgono sempre su quelle meno restrittive. 8. Nelle parti del territorio, indicate singolarmente dal piano come area ad elevata suscettibilità di allagamento ubicata al piede di valloni, per le quali è possibile accertare il livello di pericolosità ed il relativo grado di rischio solo mediante studi, rilievi e indagini di dettaglio, la realizzazione di ogni attività, intervento ed opera è subordinata alla preventiva verifica dell estensione areale e dell intensità del possibile evento di crisi mediante gli studi di compatibilità idraulica di cui al successivo art Tutti gli interventi e le opere destinate alla prevenzione ed alla protezione del territorio dal rischio idraulico devono essere sottoposti, dall amministrazione territorialmente competente, ad un idoneo piano di azioni ordinarie di manutenzione, tese a garantirne nel tempo la necessaria funzionalità. 10. I Piani di Protezione Civile di cui alla legge 87
6 Norme di attuazione 225/1992 devono essere adeguati ai contenuti del presente Piano Stralcio. 11. Nelle aree perimetrate contestualmente da diverso livello di pericolosità da alluvionamento e da esondazione prevale e viene perimetrata la classe di rischio più elevata, la quale deriva dalla sovrapposizione delle condizioni di pericolosità maggiori ai valori esposti nella determinata area; si applica la disposizione relativa alla classe di rischio così determinata; 12. Per i manufatti isolati rappresentati in cartografia, se non rientranti nelle perimetrazioni areali dei diversi gradi di rischio, in relazione alla classe di pericolosità in cui essi ricadono, è applicata la norma relativa alla classe di Rischio risultante dall incrocio tra la classe di pericolosità e/o suscettibilità relativa ed il valore esposto che è assunto, per detti manufatti isolati, al livello più elevato. 13. Per gli ambiti areali che il piano indica come aree soggette ad attività di studio finalizzate alla verifica dell intensità del possibile evento di crisi lo studio è condotto dall amministrazione Comunale e/o dalle Province territorialmente interessate a pianificare e programmare l uso urbanistico delle aree in questione. ARTICOLO 8 Studi di compatibilità idraulica 1. I progetti per gli interventi, le opere e le attività consentiti nelle aree delimitate a rischio idraulico sono accompagnati dallo studio di compatibilità idraulica, commisurato al tipo di intervento proposto e con i contenuti di cui all articolo 37 ARTICOLO 9 Interventi per la mitigazione del rischio idraulico 1. Nelle aree perimetrate a rischio idraulico sono ammessi: a) gli interventi idraulici e le opere idrauliche per la messa in sicurezza delle aree e per la riduzione o l eliminazione del rischio; b) gli interventi di sistemazione e miglioramento ambientale finalizzati a ridurre il rischio idraulico, che favoriscano tra l altro la ricostruzione dei processi e degli equilibri naturali, il riassetto delle cenosi di vegetazione riparia, la ricostituzione della vegetazione spontanea autoctona. Tra tali interventi sono compresi i tagli di piante stabiliti dall autorità forestale o idraulica competente per territorio per assicurare il regolare deflusso delle acque, tenuto conto di quanto disposto dal decreto del Presidente della Repubblica 14 aprile 1993, Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni recante criteri e modi per la redazione dei programmi di manutenzione idraulica e in coerenza ai contenuti tecnici di cui all allegato del Piano Stralcio denominato quaderno delle opere tipo, riferiti alle attività consigliate in campo agricolo, forestale e silvo-pastorale in relazione alle condizioni di rischio considerate; c) gli interventi urgenti delle autorità idrauliche e di protezione civile competenti per la salvaguardia di persone e beni a fronte di eventi pericolosi o situazioni di rischio eccezionali. ARTICOLO 10 Ipotesi di delocalizzazione dalle aree a rischio idraulico 1. Per l eventuale approvazione di misure di delocalizzazione da parte della Regione Campania in applicazione dell articolo 1, comma 5, del decreto legge n. 180/1998 convertito con modificazioni dalla legge n. 267/1998, e successive modifiche ed integrazioni, entro dodici mesi dall adozione del Piano Stralcio, l Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania individua a fini ricognitivi le infrastrutture, le attività ed i manufatti in condizioni di rischio idraulico molto elevato per i quali sono impossibili o inefficaci interventi di mitigazione. 88
7 Titolo II - Rischio Idraulico 2 Capo II - Rischio idraulico molto elevato ARTICOLO 11 Interventi consentiti nelle aree a rischio idraulico molto elevato 1. Nelle aree a rischio idraulico molto elevato del bacino idrografico Nord Occidentale della Campania sono consentiti esclusivamente tutti gli interventi e le attività espressamente ammessi ai sensi del presente Titolo II. 2. Nelle aree a rischio idraulico molto elevato si applicano le disposizioni del Titolo IV. ARTICOLO 12 Interventi consentiti sul patrimonio edilizio 1. Tutti gli interventi, di cui al presente articolo, devono essere attuati senza aumenti di superficie o volume utile, entro e fuori terra, e senza aumento del carico urbanistico. 2. Nelle aree perimetrate a rischio idraulico molto elevato sono esclusivamente consentiti in relazione al patrimonio edilizio esistente: a) la manutenzione ordinaria e la demolizione di edifici senza ricostruzione; b) la manutenzione straordinaria, il restauro, il risanamento conservativo ed interventi di adeguamento igienico-sanitario; c) gli interventi finalizzati a mitigare la vulnerabilità del patrimonio edilizio; d) l installazione di impianti tecnologici essenziali e non altrimenti localizzabili a giudizio dell autorità competente; e) gli interventi di sistemazione e manutenzione di superfici scoperte di edifici esistenti (rampe, muretti, recinzioni, opere a verde e simili); f) i mutamenti di destinazione d uso, a condizione che gli stessi non comportino aumento del rischio, inteso quale incremento di uno o più dei fattori che concorrono a determinarlo, secondo la formulazione di cui al punto 2.1 del DPCM 29 settembre 1998; g) l adeguamento degli edifici alle norme vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche ed in materia di sicurezza sul lavoro. 3. Gli interventi di cui alle lettere a), f) e g), non richiedono lo studio di compatibilità idraulica. ARTICOLO 13 Interventi consentiti in materie di opere ed infrastrutture a rete pubbliche o di interesse pubblico 1. Nelle aree perimetrate a rischio idraulico molto elevato sono ammessi esclusivamente: a) gli interventi necessari per la manutenzione ordinaria e straordinaria di opere e infrastrutture, a rete o puntuali, pubbliche e di interesse pubblico; b) la realizzazione, l ampliamento o la ristrutturazione delle opere e delle infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico, riferite a servizi pubblici essenziali che non siano altrimenti localizzabili o per le quali il progetto sottoposto all approvazione dell autorità competente dimostri l assenza di alternative tecnicamente ed economicamente sostenibili, e sempre a condizione che risultino coerenti con la pianificazione degli interventi di emergenza di protezione civile e che siano realizzate preventivamente o contestualmente idonee opere di mitigazione del rischio; c) gli interventi di adeguamento degli impianti esistenti di depurazione delle acque e di smaltimento dei rifiuti, principalmente per aumentarne le condizioni di sicurezza e igienico-sanitarie di esercizio o per acquisire innovazioni tecnologiche; d) gli interventi di edilizia cimiteriale, a condizione che siano realizzati negli spazi interclusi e nelle porzioni libere degli impianti esistenti; e) la realizzazione di sottoservizi a rete interessanti tracciati stradali esistenti; f) l esecuzione di opere di allacciamento alle reti principali. 2. I vincoli di cui ai precedenti commi non si applicano per le opere pubbliche per le quali alla data di adozione del piano siano iniziati i lavori. L uso e la fruizione delle predette opere sono comunque subordinati all adozione dei piani di protezione civile ex lege 225/92 e del relativo sistema di monitoraggio e allerta. 89
8 Norme di attuazione Capo III - Rischio idraulico elevato ARTICOLO 14 Interventi consentiti nelle aree a rischio idraulico elevato 1. Nelle aree a rischio idraulico elevato del bacino idrografico Nord Occidentale della Campania sono consentiti esclusivamente tutti gli interventi e le attività espressamente ammessi ai sensi del presente Titolo II. 2. Nelle aree a rischio idraulico elevato sono consentiti tutti gli interventi e le attività possibili nelle aree a rischio molto elevato. ARTICOLO 15 Interventi consentiti sul patrimonio edilizio 1. Nelle aree a rischio idraulico elevato sono consentiti sul patrimonio edilizio esistente: a) gli interventi di ristrutturazione edilizia e di ricostruzione di edifici demoliti, sempre che lo studio di compatibilità idraulica di cui all articolo 37 dimostri che le superfici destinate ad uso abitativo o comunque economicamente rilevante sono realizzate a quote compatibili con la piena di riferimento; b) gli ampliamenti di edifici esistenti esclusivamente per motivate necessità di adeguamento igienicosanitario, valutate e certificate espressamente nel provvedimento di concessione e verificate dallo studio di compatibilità idraulica; c) le realizzazioni di manufatti non qualificabili come volumi edilizi, senza necessità dello studio di compatibilità idraulica nei casi in cui non sia richiesta la concessione edilizia. 90
9 Titolo II - Rischio Idraulico 2 Capo IV - Rischio idraulico medio e moderato ARTICOLO 16 Interventi consentiti nelle aree a rischio idraulico medio e moderato 1. Nelle aree a rischio medio e moderato sono consentiti tutti gli interventi e le attività possibili nelle aree a rischio molto elevato ed elevato alle medesime condizioni prescritte dalle presenti norme. 2. Nelle aree a rischio idraulico medio e moderato ricadenti in porzioni di aree classificate dal piano a pericolosità idraulica P2 e P1, così come definite al successivo art.17, sono consentiti tutti gli interventi e le attività a condizione che siano compatibili con la piena di riferimento e siano realizzati con soluzioni progettuali idonee e corredate da un adeguato studio di compatibilità idraulica. 3. Nelle aree a rischio idraulico medio e moderato ricadenti in porzioni di aree classificate dal piano a pericolosità idraulica Pm e Pb così come definite al successivo art.17, sono consentiti tutti gli interventi e le attività a condizione che siano realizzati con soluzioni progettuali idonee e corredate da un adeguato studio di compatibilità idraulica. 4. Nelle aree a rischio idraulico medio e moderato ricadenti in porzioni di aree classificate dal piano a pericolosità idraulica P4, P3 e Pa così come definiti al successivo art.17, sono consentiti interventi ed attività a condizione che: a) il livello di pericolosità dell area sia preliminarmente eliminato o ridotto; b) il livello di rischio determinato dalle nuove opere ed attività non sia superiore alla soglia del rischio accettabile di cui al successivo comma 5. c) Si effettui lo studio di compatibilità idraulica di cui all art. 8 che contempli le verifiche di cui ai precedenti punti a) e b); 5. Si definisce come rischio accettabile, in area soggetta a pericolo idraulico, quel livello di rischio che realizza contemporaneamente le seguenti condizioni: a) il rischio determinato dalle nuove opere ed attività da eseguire non sia superiore al valore R2 secondo la definizione di cui al D.P.C.M. 29 settembre 1998; b) i costi che gravano sulla collettività per lo stato di rischio che si andrà a determinare siano minori dei benefici socioeconomici conseguiti dall opera o dall attività; 6. L approvazione dello studio di cui al punto c) del precedente comma 4 è di competenza dell Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania. 91
10 Norme di attuazione Capo V - Pericolosità idraulica ARTICOLO 17 Definizione di area soggetta a pericolo idraulico 1. E definita area pericolosa quella in cui i dati disponibili indicano condizioni di pericolo per: a) allagamenti provocati da esondazioni di alvei naturali e artificiali; b) invasione per fenomeni di trasporto liquido e solido da alluvionamento. 2. Nelle aree pericolose di cui al punto a) del precedente comma 1 sono definiti i seguenti livelli di pericolosità: a) pericolosità moderata P1; b) pericolosità media P2; c) pericolosità elevata P3; d) pericolosità molto elevata P4. 3. Nelle aree pericolose di cui al punto b) del precedente comma 1 sono definiti i seguenti livelli di pericolosità: a) pericolosità bassa Pb; b) pericolosità media Pm c) pericolosità alta Pa. 4. Le metodologie di definizione dei livelli di pericolosità sono indicate nel paragrafo Valutazione della Pericolosità dei fenomeni di esondazione contenuto nella Relazione Generale. 92
11 Capo I - Prescrizioni comuni per le aree a rischio da dissesti di versante ARTICOLO 18 Disposizioni generali per le aree a rischio da dissesti di versante e per gli interventi ammissibili 1. Gli elaborati tecnici individuati nell allegato Elenco Elaborati del Piano Stralcio per l Assetto Idrogeologico delle presenti norme definiscono per il bacino idrografico Nord Occidentale della Campania le aree a rischio da dissesti di versante molto elevato (R4), elevato (R3), medio (R2) e moderato (R1). 2. In tutte le aree a rischio da dissesti di versante si applicano, oltre a quelle del presente Titolo III, le disposizioni del Titolo IV. 3. Nelle aree a rischio da dissesti di versante continuano a svolgersi le attività antropiche ed economiche esistenti alla data di adozione del Piano Stralcio osservando le cautele e le prescrizioni disposte dal presente Titolo III, Capi II, III e IV. 4. Nelle stesse aree sono consentiti esclusivamente i nuovi interventi indicati nei Capi II, III e IV del presente Titolo III, anche con riferimento ai paragrafi 3.2.a) e 3.2.b) del D.P.C.M. 29 settembre 1998, nel rispetto delle condizioni e delle prescrizioni generali stabilite nei commi seguenti e nello studio di compatibilità idrogeologica di cui all articolo Tutte le nuove attività, opere e sistemazioni e tutti i nuovi interventi consentiti nelle aree a rischio da dissesti di versante, rispetto alla pericolosità dell area, devono essere tali da: a) migliorare o comunque non peggiorare le condizioni di sicurezza del territorio e di difesa del suolo; b) non costituire in nessun caso un fattore di aumento della pericolosità da dissesti di versante, attraverso significative e non compatibili trasformazioni del territorio nelle aree interessate; c) non compromettere la stabilità dei versanti; d) non costituire elemento pregiudizievole all attenuazione o all eliminazione definitiva delle specifiche cause di rischio esistenti; e) non pregiudicare le sistemazioni definitive delle aree a rischio né la realizzazione degli interventi previsti dalla pianificazione di bacino o dagli strumenti di programmazione provvisoria e urgente; f) garantire condizioni adeguate di sicurezza durante la permanenza di cantieri mobili, in modo che i lavori si svolgano senza creare, neppure temporaneamente, un significativo aumento del livello di rischio o del grado di esposizione al rischio esistente; g) limitare l impermeabilizzazione superficiale del suolo impiegando tipologie costruttive e materiali tali da controllare la ritenzione temporanea delle acque anche attraverso adeguate reti di regimazione e di drenaggio; h) rispondere a criteri di basso impatto ambientale, è pertanto raccomandato, ogni qualvolta possibile, l utilizzo di tecniche di ingegneria naturalistica. 6. Nelle aree perimetrate a rischio da dissesto di versante ed interessate anche da rischio idraulico, le prescrizioni relative si applicano contemporaneamente e si sommano ciascuna operando in funzione della rispettiva finalità. 7. Le disposizioni più restrittive, tra quelle di cui al comma precedente, prevalgono sempre su quelle meno restrittive. 8. Nelle parti del territorio, indicate singolarmente dal piano come Suscettibili a fenomeni di invasione di materiale detritico-fangoso, per le quali è possibile accertare il livello di pericolosità ed il relativo grado di rischio solo mediante studi, rilievi e indagini di dettaglio, la realizzazione di ogni attività, intervento ed opera è subordinata alla preventiva verifica dell estensione areale e dell intensità del possibile evento di crisi mediante gli studi di compatibilità idrogeologica di cui all art tutti gli interventi e le opere destinate alla prevenzione ed alla protezione del territorio dal rischio da dissesti di versante devono essere sottoposti, dall amministrazione territorialmente competente, ad un idoneo piano di azioni ordinarie di manutenzione tese a garantire nel tempo la neces- 93
12 Norme di attuazione saria tutela dell equilibrio geostatico e geomorfologico dei territori interessati. 10. I Piani di Protezione Civile di cui alla legge 225/1992 devono essere adeguati ai contenuti del presente Piano Stralcio. 11. Per i manufatti isolati, rappresentati in cartografia, se non rientranti nelle perimetrazioni areali dei diversi gradi di rischio, in relazione alla classe di pericolosità in cui essi ricadono, va applicata la norma relativa alla classe di Rischio risultante dall incrocio tra la classe di pericolosità e/o suscettibilità relativa ed il valore esposto che è assunto, per detti manufatti isolati, al livello più elevato. 12. per gli ambiti areali, che il piano indica come aree soggette ad attività di studio finalizzate alla verifica dell intensità del possibile evento di crisi, lo studio è condotto dall amministrazione Comunale e/o dalle Province territorialmente interessate a pianificare e programmare l uso urbanistico delle aree in questione. ARTICOLO 19 Studio di compatibilità idrogeologica 1. I progetti per gli interventi, le opere e le attività consentiti nelle aree delimitate a rischio da dissesto di versante sono accompagnati dallo studio di compatibilità idrogeologica commisurato al tipo di intervento proposto e con i contenuti di cui all articolo 39. ARTICOLO 20 Interventi di mitigazione del rischio da dissesti di versante 1. Nelle aree perimetrate a rischio molto elevato da dissesti di versante sono ammessi: a) gli interventi di bonifica e di sistemazione delle aree di possibile innesco e sviluppo dei fenomeni di dissesto nonché le opere di difesa attiva e passiva; b) gli interventi di sistemazione e miglioramento ambientale finalizzati a ridurre i rischi, sempre che non interferiscano negativamente con l evoluzione dei processi e degli equilibri naturali, e favoriscano la ricostituzione della vegetazione spontanea autoctona purché coerenti alle prescrizioni tecniche di cui tecnici di cui all allegato del Piano Stralcio denominato quaderno delle opere tipo riferito alle attività consigliate in campo agricolo, forestale e silvopastorale in relazione alle condizioni di rischio considerate; c) gli interventi urgenti delle autorità di difesa del suolo e di protezione civile competenti per la salvaguardia di persone e beni a fronte di eventi pericolosi o situazioni di rischio eccezionali. ARTICOLO 21 Ipotesi di delocalizzazione dalle aree a rischio molto elevato da dissesti di versante 1. Per l eventuale approvazione di misure di delocalizzazione da parte della Regione Campania in applicazione dell articolo 1, comma 5, del decreto legge n. 180/1998 convertito con modificazioni dalla legge n. 267/1998, e successive modifiche ed integrazioni, entro dodici mesi dall adozione del Piano Stralcio l Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania individua a fini ricognitivi le infrastrutture, le attività ed i manufatti in condizioni di rischio da dissesti di versante molto elevato per i quali sono impossibili o inefficaci interventi di mitigazione. 94
13 Titolo III - Rischio da dissesti di versante 3 Capo II - Rischio molto elevato da dissesti di versante ARTICOLO 22 Interventi consentiti nelle aree a rischio molto elevato da dissesti di versante 1. Nelle aree a rischio molto elevato da dissesti di versante del bacino idrografico Nord Occidentale della Campania sono consentiti esclusivamente tutti gli interventi e le attività espressamente ammessi ai sensi del presente Titolo III. 2. Nelle aree a rischio molto elevato da dissesti di versante si applicano le disposizioni del Titolo IV. ARTICOLO 23 Interventi consentiti sul patrimonio edilizio 1. Ferme restando le disposizioni generali per gli interventi ammissibili nelle aree a rischio da dissesti di versante di cui all articolo 18, tutti gli interventi di cui al presente articolo devono essere attuati senza aumenti di superficie o volume utile, entro e fuori terra, e senza aumento del carico urbanistico. 2. Nelle aree perimetrate a rischio molto elevato da dissesti di versante sono esclusivamente consentiti in relazione al patrimonio edilizio esistente: a) la manutenzione ordinaria e la demolizione di edifici senza ricostruzione; b) la manutenzione straordinaria, il restauro, il risanamento conservativo ed interventi di adeguamento igienico-sanitario; c) gli interventi finalizzati a mitigare la vulnerabilità del patrimonio edilizio; d) l installazione di impianti tecnologici essenziali e non altrimenti localizzabili a giudizio dell autorità competente; e) gli interventi di sistemazione e manutenzione di superfici scoperte di edifici esistenti (rampe, muretti, recinzioni, opere a verde e simili); f) i mutamenti di destinazione d uso, a condizione che gli stessi non comportino aumento del rischio, inteso quale incremento di uno o più dei fattori che concorrono a determinarlo, secondo la formulazione di cui al punto 2.1 del DPCM 29 settembre 1998; g) l adeguamento degli edifici alle norme vigenti in materia di eliminazione delle barriere architettoniche ed in materia di sicurezza sul lavoro. 3. Gli interventi di cui alle lettere a), f) e g) non richiedono lo studio di compatibilità idrogeologica. ARTICOLO 24 Interventi consentiti in materia di opere e infrastrutture pubbliche e di interesse pubblico 1. Nelle aree perimetrate a rischio molto elevato da dissesti di versante sono ammessi esclusivamente: a) gli interventi necessari per la manutenzione ordinaria e straordinaria di opere e infrastrutture a rete o puntuali pubbliche e di interesse pubblico. b) la realizzazione, l ampliamento o la ristrutturazione delle opere e delle infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico riferite a servizi pubblici essenziali che non siano altrimenti localizzabili o per le quali il progetto sottoposto all approvazione dell autorità competente dimostri l assenza di alternative tecnicamente ed economicamente sostenibili, e sempre a condizione che risultino coerenti con la pianificazione degli interventi di emergenza di protezione civile ed a condizione che siano realizzate preventivamente o contestualmente idonee opere di mitigazione del rischio. c) gli interventi di adeguamento degli impianti esistenti di depurazione delle acque e di smaltimento dei rifiuti, principalmente per aumentarne lecondizioni di sicurezza e igienico-sanitarie di esercizio o per acquisire innovazioni tecnologiche; d) gli interventi di edilizia cimiteriale, a condizione che siano realizzati negli spazi interclusi e nelle porzioni libere degli impianti esistenti; e) la realizzazione di sottoservizi a rete interessanti tracciati stradali esistenti. I relativi studi di compatibilità idrogeologica devono essere predisposti per i soli sottoservizi che comportano opere significative; f) l esecuzione di opere di allacciamento alle reti principali; 2. I vincoli di cui ai precedenti commi non concernono le opere pubbliche per le quali alla data di adozione del piano siano stati iniziati i lavori. L uso e la fruizione delle predette opere sono comunque subordinati all adozione dei piani di protezione civile ex lege 225/92 e del relativo sistema di monitoraggio e allerta. 95
14 Norme di attuazione Capo III - Rischio elevato da dissesti di versante ARTICOLO 25 Interventi consentiti nelle aree a rischio elevato da dissesti di versante 1. Nelle aree a rischio elevato da dissesti di versante del bacino idrografico Nord sono consentiti esclusivamente tutti gli interventi e le attività espressamente ammessi ai sensi del presente Titolo III. 2. Nelle aree a rischio elevato da dissesti di versante sono consentiti tutti gli interventi e le attività possibili nelle aree a rischio molto elevato. ARTICOLO 26 Interventi consentiti sul patrimonio edilizio 1. Nelle aree ad elevato rischio da dissesti di versante sono consentiti sul patrimonio edilizio esistente: a) gli interventi di ristrutturazione edilizia e di ricostruzione di edifici demoliti, sempre che sia verificata la fattibilità da un adeguato studio di compatibilità idrogeologica; b) gli ampliamenti di edifici esistenti esclusivamente per motivate necessità di adeguamento igienico-sanitario, valutate e certificate espressamente nel provvedimento di concessione e verificate dallo studio di compatibilità idrogeologica; c) le realizzazioni di manufatti non qualificabili come volumi edilizi, senza necessità dello studio di compatibilità idrogeologica nei casi in cui non sia richiesta la concessione edilizia. Capo IV - Rischio medio e moderato da dissesti di versante ARTICOLO 27 Interventi consentiti nelle aree a rischio medio e moderato da dissesti di versante 1. Nelle aree a rischio medio e moderato sono consentiti tutti gli interventi e le attività possibili nelle aree a rischio molto elevato ed elevato alle medesime condizioni prescritte dalle presenti norme. 2. Nelle aree a rischio da dissesti da versante medio e moderato ricadenti in porzioni di aree classificate dal piano a pericolosità da dissesti da versante P1, così come definite al successivo art.28, sono consentiti tutti gli interventi e le attività a condizione che siano realizzati con soluzioni progettuali idonee e corredate da un adeguato studio di compatibilità idrogeologica. 3. Nelle aree a rischio medio e moderato ricadenti in porzioni di aree classificate dal piano a pericolosità da dissesti da versante P3 e P2 così come definiti al successivo art.28, sono consentiti interventi ed attività a condizione che: a) il livello di pericolosità dell area sia preliminarmente eliminato o ridotto; b) il livello di rischio determinato dalle nuove opere ed attività non sia superiore alla soglia del rischio accettabile di cui al successivo comma 4. c) Si effettui lo studio di compatibilità idrogeologica di cui all art. 19 che contempli le verifiche di cui ai precedenti punti a) e b); 4. Si definisce come rischio accettabile, in area soggetta a pericolo da dissesti da versante, quel livello di rischio che realizza contemporaneamente le seguenti condizioni: a) il rischio determinato dalle nuove opere ed attività da eseguire non sia superiore al valore R2 secondo la definizione di cui al D.P.C.M. 29 settembre 1998; b) i costi che gravano sulla collettività per lo stato di rischio che si andrà a determinare siano minori dei benefici socioeconomici conseguiti dall opera o dall attività. 5. L approvazione dello studio di cui al punto c) del precedente comma 3 è di competenza dell Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania. 96
15 Titolo III - Rischio da dissesti di versante 3 Capo V - Pericolosità relativa (suscettibilità) di dissesto da versante (frane) ARTICOLO 28 Definizione di area soggetta a pericolo relativo da dissesto da versante 1. E definita area soggetta a pericolo relativo da dissesto da versante (in senso di suscettibilità al dissesto) quella in cui i dati disponibili indicano condizioni atte a favorire: a) fenomeni di innesco / trasferimento di corpi frana; b) invasione da materiale di frana. 2. Nelle aree pericolose di cui ai punti a) e b) del precedente comma 1 sono definiti i seguenti livelli di pericolosità: a) pericolosità bassa P1; b) pericolosità media P2; c) pericolosità elevata P3. 3. Il livello P1 di cui alla lettera a) del precedente comma deve considerarsi corrispondente ai livelli P1 e P2 di pericolosità idraulica indicati all art.17 delle presenti norme. 4. Le metodologie di definizione dei livelli di pericolosità relativa (in senso di suscettibilità) sono indicate nel paragrafo Valutazione della Pericolosità dei fenomeni franosi contenuto nella Relazione Generale. 97
17 Capo I - Prescrizioni generali per l assetto idrogeologico ARTICOLO 29 Finalità e contenuti 1. Le disposizioni del presente Titolo IV contengono prescrizioni generali e specifiche di obiettivo nonché linee guida in materia di assetto e gestione del territorio, destinazioni di uso del suolo, criteri di realizzazione di interventi e modi di esercizio di attività economiche o altre attività antropiche allo scopo di assicurare la prevenzione dai pericoli idrogeologici nel bacino Nord Occidentale della Campania e di impedire la nascita di nuove situazioni di rischio a carico degli elementi definiti vulnerabili dal D.P.C.M. 29 settembre 1998 o dal presente Piano Stralcio. ARTICOLO 30 Disposizioni generali 1. I nuovi interventi, le nuove opere e le nuove azioni per le quali non è previsto lo studio di compatibilità idraulica o idrogeologica, se ricadenti nelle aree perimetrate a rischio R1 non devono incrementare uno dei fattori che concorrono alla definizione del grado di rischio determinando il superamante della soglia del rischio accettabile (R2); se ricadenti nelle altre classi di rischio (R2-R3-R4) non devono incrementare uno dei fattori che concorrono alla definizione del grado di rischio, in modo da determinare l elevazione del rischio relativo all area interessata. L amministrazione deputata al rilascio della concessione, all emanazione del provvedimento autorizzativo, certifica l avvenuto rispetto della prescrizione di cui al presente comma. 2. Per le aree esterne ai perimetri urbani nella porzione di territorio compresa nella fascia di rispetto dei corpi idrici, individuata in 10 metri dalla sponda ai sensi dell art.41 del decreto legislativo 11 maggio 1999 n.152, sono consentiti esclusivamente interventi ed opere tese all attenuazione degli effetti degli eventi di piena, di miglioramento della qualità delle acque, del livello di biodiversità e più in generale delle capacità omeostatiche del sistema generale. 3. In tutte le aree inondabili, nei locali interrati o comunque posti sotto il livello della piena di riferimento è vietato detenere macchinari elettrici, sostanze tossiche o nocive, materiali d uso potenzialmente inquinanti. L uso e la fruizione dei predetti locali sono comunque subordinati all adozione dei piani di protezione civile ex lege 225/92 e del relativo sistema di monitoraggio e allerta. ARTICOLO 31 Criteri per le azioni di riqualificazione ambientale e di recupero naturalistico 1.Gli interventi in materia di difesa del suolo devono essere progettati e realizzati anche in funzione della salvaguardia e della promozione della qualità dell ambiente. 2. Quando l intervento prevede la costruzione di opere, è necessario adottare metodi di realizzazione tali da non compromettere in modo irreversibile le funzioni biologiche dell ecosistema in cui sono inserite e da arrecare il minimo danno possibile alle comunità vegetali ed animali presenti, rispettando contestualmente i valori paesaggistici dell ambiente fluviale, vallivo, collinare, montano e litoraneo. 3. Nel momento della progettazione preliminare, devono essere esaminate diverse soluzioni, tenendo conto, nella valutazione costi-benefici, anche dei costi e dei benefici di tipo ambientale, optando per la soluzione che realizza il miglior grado di integrazione tra i diversi obiettivi. 4. Gli interventi di riqualificazione e recupero ambientale promossi dall Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania e dalle amministrazioni competenti nelle aree di interesse del Piano Stralcio rispondono alle finalità di ripristinare le zone umide, sviluppare la biodiversità e le specie vegetali autoctone, rispettare i processi naturali spontanei. 5. L Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania promuove ogni utile iniziativa con i Comuni e gli altri soggetti interessati per acquisire ed 99
18 Norme di attuazione utilizzare aree utili per l incremento e la realizzazione di zone di esondazione controllata. ARTICOLO 32 Tutela e gestione quantitativa delle risorse idriche 1. In applicazione dell articolo 3 del decreto legislativo n. 275/1993 e dell articolo 23, comma 1, del decreto legislativo n. 152/1999, l Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania, adottato il Piano Stralcio per il Bilancio Idrico, esprime il parere sulla compatibilità delle domande per nuove concessioni e utilizzazioni di risorse idriche, ai fini del controllo sull equilibrio del bilancio idrico o idrologico, anche tenendo conto delle indicazioni derivanti dal Piano Stralcio per l assetto idrogeologico. ARTICOLO 33 Esercizio delle attività agricole 1 Al fine di prevenire l insorgenza di condizioni di pericolosità e di rischio nell esercizio delle attività agricole sul territorio: a) sono sostituiti entro due anni dall adozione del piano i metodi di irrigazione non compatibili con le esigenze dell equilibrio idrogeologico dei terreni, individuati dall Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania; b) sono incentivate le colture ad alto fusto e le colture estensive anche prative; c) lungo i versanti collinari sono incentivati gli impianti arborei su suolo inerbito; d) per le altre colture lungo i versanti collinari si prescrivono i metodi di lavorazione meccaniche dei suoli agricoli riportate nell allegato del Piano Stralcio denominato quaderno delle opere tipo. 2. Sono inibiti nuovi interventi di miglioramento fondiario che comportino modifiche alla geometria originaria dei versanti o intensificazione delle produzioni. 3.Tutti i nuovi interventi di natura agro-forestale devono essere realizzati senza comportare esboschi né modifiche della morfologia dei luoghi tali da compromettere le condizioni di stabilità. 4. L Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania promuove azioni coordinate con altri enti pubblici con l obiettivo di inserire aziende agricole delle aree oggetto del piano all interno del quadro comunitario di misure agroambientali previste nell ambito dei programmi per l impiego dei fondi strutturali in particolare allo scopo di: a) contenere gli effetti negativi di alcune tecniche agricole sull equilibrio idrogeologico dei terreni; b) avviare sperimentazioni di turnazioni di riposo nella lavorazione dei terreni; c) ristrutturare i sistemi irrigui; d) trasformare determinati seminativi in prati permanenti o pascoli; e) introdurre le minime lavorazioni meccaniche del suolo per la conservazione della struttura e l accrescimento ponderale della materia organica dei suoli; f) promuovere l adozione delle più adeguate tipologie di sistemazione superficiale dei suoli di montagna e di collina. ARTICOLO 34 Esercizio delle attività silvocolturali 1. Entro la fascia di rispetto di dieci metri dalle sponde al fine di disciplinare gli interventi sulla vegetazione che avvengono anche in occasione di specifiche attività di manutenzione e contenimento delle stesse è essenziale: a) verificarne la compatibilità idraulica, la progettazione deve prevedere la conservazione delle caratteristiche di naturalità degli ambienti fluviali; b) in linea di massima la vegetazione va sempre mantenuta, soprattutto nelle zone di espansione naturale dove si può sviluppare una vegetazione più matura ; c) ove è dimostrabile che questa interferisca con gli eventi di piena, si può ricorrere ad interventi mirati, volti a mantenere le associazioni vegetali in condizioni giovanili ed al taglio degli individui ad alto fusto morti, pericolanti o debolmente sradicati; d) nel caso di tagli di sfollamento, per evitare che i parametri ambientali, irraggiamento, temperatura, umidità, etc., varino repentinamente al taglio della vegetazione, provvedere ad alternare la manutenzione sulle due sponde effettuandola in tempi diversi. 100
19 Titolo IV - Disposizioni per la tutela del territorio per l assetto idrogeologico 4 2. In tutte le aree di interesse del Piano Stralcio sono ammesse le opere di miglioramento del patrimonio forestale. I rimboschimenti devono avere forma ed andamento irregolari ogni qualvolta l andamento e le caratteristiche dei terreni lo consentano e non devono aumentare le condizioni di pericolo o di rischio. Nel caso di aree boscate governate a regime ceduo, semplice o composto, l obiettivo è la conversione in fustaia disetanea. Si consiglia la ripetizione di tagli ogni 8-10 anni con rilascio delle matricine migliori. Le matricine dette anche riserve o salve devono assolvere le seguenti funzioni: a) provvedere alla disseminazione naturale per avere piante nate da seme le quali sostituiscono man mano le ceppaie che si esauriscono assicurando il mantenimento della normale densità e produttività del ceduo; b) protegge il ceduo dall eccessivo irraggiamento e dal vento, specialmente nel primo periodo di sviluppo dei polloni; c) fornire legname da opera. In questo modo nel periodo medio di anni si otterrà la sostituzione del ceduo con la fustaia. Il pascolo va comunque escluso in tutte le aree soggette ad incendio o nelle aree boschive trattate a taglio raso e comunque non prima che l altezza media arborea abbia raggiunto i due metri d altezza. Per tutti i casi contemplati valgono le prescrizioni di polizia forestale della legislazione vigente. 3. I vigenti piani di assestamento forestale raccolgono l indicazione dei precedenti commi, disciplinano i lavori di sistemazione idraulico-forestale e non ammettono altre attività o interventi incompatibili con le condizioni di rischio o di pericolo. ARTICOLO 35 Disciplina delle attività estrattive 1. In preparazione del parere di cui all articolo 6, comma 1 lettera e), il piano di settore della Regione Campania in materia di attività estrattive è sottoposto ad uno studio di compatibilità idraulica e idrogeologica ai sensi degli articoli 37 e 39 delle presenti norme di attuazione. Lo stesso piano stabilisce i criteri e le linee guida degli interventi di ripristino e sistemazione delle aree estrattive, anche in corso di coltivazione, per quanto attiene agli interessi della tutela dal pericolo idrogeologico. 2. Il piano regionale di settore assicura che tutte le attività estrattive limitino per quanto possibile il consumo di suolo, adottino prevalentemente i metodi della coltivazione in sotterraneo e provvedano alla mitigazione degli impatti ed al ripristino ambientale delle aree di coltivazione normalmente in modo graduale e progressivo secondo lo sviluppo delle estrazioni, curando i rimodellamenti del suolo secondo la morfologia dei luoghi. 3. I depositi temporanei di materiali estrattivi non costituenti rifiuti ai sensi del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modifiche ed integrazioni sono consentiti nelle sole aree inondabili classificate a rischio R2, R1 e ricadenti in area a livello di pericolosità idraulica classificata P1 e Pb nonchè nelle aree classificate a rischio da dissesto da versante R1 e ricadenti in area a livello di pericolosità da dissesto da versante classificata P1, purchè all interno delle aree di estrazione autorizzate ed operative, conformemente alle autorizzazioni ottenute ed a condizione che l esistenza e le modalità di costituzione dei depositi ed i relativi termini siano comunicati all Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania. 4. Nelle aree perimetrate a rischio idraulico molto elevato ed elevato, l estrazione di materiali litoidi cessa entro un anno dall entrata in vigore del presente piano, sempre che non si tratti di estrazioni collegate ad interventi necessari alla messa in sicurezza delle aree, al mantenimento ed al ripristino della sezione utile di deflusso, alla conservazione dell efficienza delle opere idrauliche, alla tutela dell equilibrio geostatico e geomorfologico delle aree circostanti, in conformità con la normativa di settore vigente. 5. Nelle aree perimetrate a rischio idraulico molto elevato ed elevato, a rischio molto elevato ed elevato da dissesti di versante l autorità regionale competente sospende tutte le attività estrattive in corso, comprese quelle di materiali litoidi dalle zone di alveo, dalle quali derivi un grave pericolo di 101
20 Norme di attuazione dissesto capace di mettere a rischio la sicurezza delle persone e degli insediamenti, fino alla realizzazione degli interventi di messa in sicurezza o di mitigazione del rischio, salvi gli altri provvedimenti previsti dall articolo 1, comma 5 bis, del decreto legge n. 180/1998 convertito con modificazioni nella legge n. 267/1998, e successive modifiche ed integrazioni. 6. Nelle aree oggetto del piano, l escavazione di materiale sciolto o litoide a fini di ricerca archeologica è ammessa previo studio di compatibilità idraulica e idrogeologica e a condizione di ricollocare il materiale scavato nello stesso sito o nella stessa zona di scavo. 7. Le aree di cava abbandonate, quelle chiuse e in corso di dismissione in attuazione del presente piano sono assoggettate ad interventi di messa in sicurezza e ripristino ambientale in applicazione della normativa regionale di settore. 102