Source: http://docplayer.it/9429359-Criteri-e-linee-guida-sull-inquinamento-acustico.html
Timestamp: 2019-05-21 07:15:28+00:00
Document Index: 73235704

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art.4', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 4']

CRITERI E LINEE GUIDA SULL INQUINAMENTO ACUSTICO - PDF
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1 REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA CRITERI E LINEE GUIDA SULL INQUINAMENTO ACUSTICO (ART. 4 DELLA LEGGE QUADRO 26 OTTOBRE 1995, N. 447)
2 SOMMARIO Il presente documento tecnico detta le linee guida regionali in tema di inquinamento acustico ed è articolato nelle seguenti parti: PARTE I - Normativa di riferimento. pag Normativa nazionale. 3 PARTE II - Classificazione acustica dei territori comunali pag Premesse 5 2. Principali riferimenti normativi Definizioni e simbologia 5 4. Definizione delle classi Valori limite di riferimento Criteri per la classificazione acustica Metodologia operativa Metodo qualitativo Metodo quantitativo Aree territoriali di riferimento: unità acusticamente omogenee (u.a.o.) Fasi della zonizzazione acustica Individuazione delle zone in classe I Individuazione delle zone in classe V e VI Individuazione delle zone in classe II, III e IV Classificazione della viabilità stradale e ferroviaria Zonizzazione in prossimità degli aeroporti Aree destinate a spettacolo a carattere temporaneo, mobile o all aperto Ottimizzazione e verifica della zonizzazione acustica Analisi critica Tecniche di rilevamento e di misurazione dell inquinamento acustico Criticità Rappresentazione della zonizzazione Approvazione del Piano di classificazione acustica Tempi di approvazione del Piano di classificazione Poteri sostituitivi 21 PARTE III - Risanamento del territorio comunale... pag Premesse Piani di risanamento acustico delle Imprese Piani di risanamento comunali. 22 PARTE IV - Tecnico competente in acustica ambientale.. pag Premesse Riconoscimento del titolo professionale Elenchi regionali Schema di domanda PARTE V - Impatto acustico e clima acustico. pag Premesse Opere e attività soggette alla predisposizione della documentazione di impatto acustico Documentazione di impatto acustico Valutazione previsionale del clima acustico Modalità di presentazione della documentazione Verifiche.. 32 PARTE VI - Attività rumorose temporanee.. pag. 33 2
3 1. Premesse Autorizzazioni. 33 3
4 PARTE I NORMATIVA DI RIFERIMENTO 1. Normativa nazionale Si ritiene opportuno riportare di seguito la normativa nazionale con i riferimenti alle Direttive europee: D.Lgs. 15 Agosto 1991, n. 277 Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell'art. 7 della Legge 30 Luglio 1990 n. 212 (G.U. n. 200 del Suppl. ord. n. 53). D.P.C.M. 01 marzo 1991 Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell'ambiente esterno (G.U. n. 57 del 08/03/91). Legge 26 ottobre 1995, n. 447 Legge quadro sull'inquinamento acustico (G.U. n. 254 del Suppl. ord. n. 125). D.M. Ambiente 11 dicembre 1996 Applicazione del criterio differenziale per gli impianti a ciclo produttivo continuo (G.U. n. 52 del 04/03/97). D.P.C.M. 18 settembre 1997 Determinazione dei requisiti delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante (G.U. n. 233 del 06/10/97). D.M. Ambiente 31 ottobre 1997 Metodologia del rumore aeroportuale (G.U. n. 267 del 15/11/97). D.P.C.M. 14 novembre 1997 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore (G.U. n. 280 del 01/12/97). D.P.C.M. 05 dicembre 1997 Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici (G.U. n. 297 del 22/12/97). D.P.R. 11 dicembre n. 496 Regolamento recante norme per la riduzione dell'inquinamento acustico prodotto dagli aeromobili civili (G.U. n. 20 del 26/01/97). D.P.C.M. 19 dicembre 1997 Proroga dei termini per l'acquisizione ed installazione delle apparecchiature di controllo e registrazione nei luoghi di intrattenimento danzante e di pubblico spettacolo d cui al D.P.C.M. 18/09/97 (G.U. n. 296 del 20/12/97). D.M. Ambiente 16 marzo 1998 Tecniche di rilevamento e di misurazione dell'inquinamento acustico (G.U. n. 76 del 01/04/98). D.P.C.M. 31 marzo 1998 Atto di indirizzo e coordinamento recante criteri generali per l'esercizio dell'attività del Tecnico competente in acustica, ai sensi dell'art. 3, comma 1, lettera b), e dell'art. 2, commi 6,7 e 8, della legge 26 ottobre 1995, n. 447 "Legge quadro sull'inquinamento acustico" (G.U. n. 120 del 26/05/98). D.P.R. 18 novembre 1998, n. 459 Regolamento recante norme di esecuzione dell'articolo 11 della legge 26 ottobre 1995, n. 447, in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario (G.U. n. 2 del 04/01/99). Legge 09 dicembre 1998, n. 426 Nuovi interventi in campo ambientale (G.U. n. 291 del 14/12/98). D.P.C.M. 16 aprile 1999, n. 215 Regolamento recante norme per la determinazione dei requisiti acustici delle sorgenti sonore nei luoghi di intrattenimento danzante e di pubblico spettacolo e nei pubblici esercizi (G.U. n. 153 del 02/07/99). D.M. Ambiente 20 maggio 1999 Criteri per la progettazione dei sistemi di monitoraggio per il controllo dei livelli di inquinamento acustico in 4
5 prossimità degli aeroporti nonché criteri per la classificazione degli aeroporti in relazione al livello di inquinamento acustico (G.U. n. 225 del 24/09/99). D.P.R. 09 novembre 1999, n. 476 Regolamento recante modificazioni al decreto del Presidente della Repubblica 11 dicembre 1997, n. 496, concernente il divieto di voli notturni. D.M. Ambiente 03 dicembre 1999 Procedure antirumore e zone di rispetto negli aeroporti (G.U. n. 289 del 10/12/99). D.M. Ambiente 29 novembre 2000 Criteri per la predisposizione, da parte delle società e degli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto o delle relative infrastrutture, dei piani degli interventi di contenimento e abbattimento del rumore (G.U. n. 285 del 06/12/00). D.P.R. 03 aprile 2001, n. 304 Regolamento recante disciplina delle emissioni sonore prodotte nello svolgimento delle attività motoristiche, a norma dell'articolo 11 della legge 26 novembre 1995, n. 447 (G.U. n. 172 del 26/07/01). D.M. Ambiente 23 novembre 2001 Modifiche all'allegato 2 del decreto ministeriale 29 novembre Criteri per la predisposizione, da parte delle società e degli enti gestori dei servizi pubblici di trasporto o delle infrastrutture, dei piani degli interventi di contenimento e abbattimento del rumore (G.U. n. 288 del 12/12/01). D.M. Giustizia 30 maggio 2002 Adeguamento dei compensi spettanti ai periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite su disposizione dell'autorità giudiziaria in materia civile e penale. (G.U. n 182 del 05/08/02). Legge del 13 luglio 2002, n. 179 Disposizioni in materia ambientale (G.U. n 189 del 13/08/02). D.Lgs. 4 settembre 2002, n. 262 Attuazione della direttiva 2000/14/CE concernente l'emissione acustica ambientale delle macchine ed attrezzature destinate a funzionare all'aperto (G.U. n 273 del 21/11/02 - Suppl. ord. n 214). Legge 31 ottobre 2003, n. 306 Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'italia alle Comunità europee. Legge comunitaria (G.U. n. 266 del 15/11/03 - Suppl. Ordinario n. 173) - Art. 14 Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni comunitarie in materia di tutela dall'inquinamento acustico. D.M. Ambiente e Tutela del Territorio 1 aprile 2004 Linee guida per l'utilizzo dei sistemi innovativi nelle valutazioni di impatto ambientale. (G.U. n. 84 del 09/04/04). D.P.R. 30 marzo 2004, n. 142 Disposizioni per il contenimento e la prevenzione dell'inquinamento acustico derivante dal traffico veicolare, a norma dell'articolo 11della legge 26 ottobre 1995, n. 447 (G.U. n. 127 del 01/06/04). Circolare 6 settembre Ministero dell'ambiente e tutela del territorio Interpretazione in materia di inquinamento acustico: criterio differenziale e applicabilità dei valori limite differenziali (G.U. n. 217 del 15/09/04). D.Lgs. 17 gennaio 2005, n. 13 Attuazione della direttiva 2002/30/CE relativa all'introduzione di restrizioni operative ai fini del contenimento del rumore negli aeroporti comunitari.(g.u. n. 39 del 17/02/05). 5
6 PARTE II CLASSIFICAZIONE ACUSTICA DEI TERRITORI COMUNALI 1. Premesse Il presente documento tecnico si prefigge lo scopo di fornire una metodologia generale per la classificazione acustica dei territori comunali della Regione Sardegna. Tale classificazione consiste nell assegnare a ciascuna porzione omogenea di territorio una delle sei classi individuate dal D.P.C.M. 1 marzo 1991, sulla base della prevalente ed effettiva destinazione d uso del territorio. L obiettivo è quello di prevenire il deterioramento di zone non inquinate e di fornire un indispensabile strumento di pianificazione, di prevenzione e di risanamento dello sviluppo urbanistico, commerciale, artigianale ed industriale. 2. Principali riferimenti normativi Le norme specifiche di riferimento relative ai Piani di classificazione acustica sono contenute nei seguenti provvedimenti legislativi: - D.P.C.M. 1 marzo 1991 Limiti massimi di esposizione al rumore negli ambienti abitativi e nell ambiente esterno; - Legge 26 ottobre 1995 n 447 Legge quadro sull inquinamento acustico; - D.P.C.M. 14 novembre 1997 Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore; - DM 16 marzo 1998 tecniche di rilevamento e misurazione. Si riportano inoltre per l inquinamento da: - traffico ferroviario, il D.P.R. 18 novembre 1998, n. 459 e il DM 29 novembre 2000; - traffico veicolare, il D.L.vo 30 aprile 1992, n. 285 e il DPR 30 marzo 2004, n. 142; - traffico aereo, il D.P.R. 11 dicembre 1997, n. 496 e il DM 29 ottobre Definizioni e simbologia La classificazione acustica o più semplicemente zonizzazione costituisce un atto di governo del territorio, in quanto ne disciplina l uso e ne vincola le modalità di sviluppo. A tal riguardo, la vigente normativa prescrive che sia effettuato un coordinamento della zonizzazione con gli strumenti urbanistici in vigore nei Comuni e con gli altri piani elaborati in campo ambientale P.U.C., (P.R.G.), Piani paesistici etc. Al fine della predisposizione del progetto di zonizzazione, assumono particolare rilevanza le definizioni e le simbologie adottate. In particolare per quanto riguarda le prime, si fa riferimento a quanto previsto all art. 2 della legge quadro n 447/95, mentre per le seconde è utile fare riferimento alle indicazioni ed alle raccomandazioni elaborate in sede nazionale dall U.N.I. ed in sede internazionale dalla I.S.O., in merito alle modalità di rappresentazione delle mappe di rumore del territorio (UNI 9884 caratterizzazione acustica del territorio mediante la descrizione del rumore ambientale ). 4. Definizione delle classi Nella successiva tabella si riportano le classi nelle quali deve essere suddiviso il territorio comunale e le relative definizioni individuate dal D.P.C.M. 1 marzo 1991 e ribadite dalla legge 447/95 nonchè dal successivo D.P.C.M. 14 novembre Classificazione del territorio comunale Classe I Aree particolarmente protette Descrizione Rientrano in questa classe le aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione: aree ospedaliere, scolastiche, aree destinate al riposo ed allo svago, aree residenziali rurali, aree di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici, ecc. 6
7 II Aree destinate ad uso prevalentemente residenziale III Aree di tipo misto IV Aree di intensa attività umana V Aree prevalentemente industriali VI Aree esclusivamente industriali Rientrano in questa classe le aree urbane interessate prevalentemente da traffico veicolare locale, con bassa densità di popolazione, con limitata presenza di attività commerciali ed assenza di attività industriali e artigianali. Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densità di popolazione, con presenza di attività commerciali, uffici, con limitata presenza di attività artigianali e con assenza di attività industriali; aree rurali interessate da attività che impiegano macchine operatrici; aree portuali a carattere turistico. Rientrano in questa classe le aree urbane interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di attività artigianali; le aree in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie; le aree portuali a carattere commerciale-industriale, le aree con limitata presenza di piccole industrie. Rientrano in questa classe le aree interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni. Rientrano in questa classe le aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi. 5. Valori limite di riferimento Così come definiti dall art. 2 della legge n. 447/95 si riportano le sotto indicate definizioni: - valori limite di emissione: il valore massimo di rumore che può essere emesso da una sorgente sonora, misurato in prossimità della sorgente stessa; - valori limite di immissione: il valore massimo di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell ambiente abitativo o nell ambiente esterno, misurato in prossimità dei ricettori; - valori di attenzione: il valore di rumore che segnala la presenza di una potenziale rischio per la salute umana o per l ambiente; - valori di qualità: i valori di rumore di immissione da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo con le tecnologie e le metodiche di risanamento disponibili, per realizzare gli obiettivi di tutela previsti dalla citata legge n. 447/95. I valori di cui sopra sono determinati in funzione della tipologia della sorgente, del periodo della giornata e della destinazione d uso della zona da proteggere. Per quanto riguarda i valori limite di immissione essi sono distinti in: - valori limite assoluti, determinati con riferimento al livello equivalente di rumore ambientale; - valori limite differenziali, determinati con riferimento alla differenza tra il livello equivalente di rumore ambientale ed il rumore residuo. Si riportano pertanto le sotto indicate tabelle di riferimento: Classi di destinazione d uso del territorio Valori limite di emissione Leq in db(a) Tempi di riferimento Diurno (06,00-22,00) I aree particolarmente protette Notturno (22,00-06,00) II aree prevalentemente residenziali III aree di tipo misto
8 IV aree di intensa attività umana V aree prevalentemente industriali VI aree esclusivamente industriali Valori limite assoluti di immissione Leq in db(a) Classi di destinazione d uso del territorio Tempi di riferimento Diurno (06,00-22,00) I aree particolarmente protette Notturno (22,00-06,00) II aree prevalentemente residenziali III aree di tipo misto IV aree di intensa attività umana V aree prevalentemente industriali VI aree esclusivamente industriali Diurno (06,00-22,00) Valori limite differenziali di immissione Tempi di riferimento Notturno (22,00-06,00) db 5 db 3 Tali valori non si applicano: - nelle aree classificate nella classe acustica VI; - se il rumore misurato a finestre aperte sia inferiore a 50 db(a) durante il periodo diurno e 40 db(a) durante il periodo notturno; - se il livello del rumore ambientale misurato a finestre chiuse sia inferiore a 35 db(a) durante il periodo diurno e 25 db(a) durante il periodo notturno. Inoltre tali valori non si applicano alla rumorosità prodotta: - dalle infrastrutture stradali, ferroviarie, aeroportuali e marittime; - da attività e comportamenti non connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali; - da servizi e impianti fissi dell'edificio adibiti ad uso comune, limitatamente al disturbo provocato all'interno dello stesso. Valori di qualità (di immisione) Leq in db(a) Classi di destinazione d uso del territorio Tempi di riferimento Diurno (06,00-22,00) I aree particolarmente protette Notturno (22,00-06,00) II aree prevalentemente residenziali III aree di tipo misto IV aree di intensa attività umana V aree prevalentemente industriali VI aree esclusivamente industriali
9 6. Criteri per la classificazione acustica Per procedere alla suddivisione in classi del territorio, è necessario analizzare una realtà non sempre immediatamente riconoscibile e classificabile, in considerazione dell elevato livello di articolazione del sistema insediativo e del forte livello di antropizzazione del territorio. Si forniscono di seguito alcuni criteri metodologici per facilitare e rendere omogenea tale operazione. Date le notevoli implicazioni connesse con l adozione della zonizzazione acustica, è opportuno che la metodologia adottata nelle diverse situazioni esaminate, abbia come finalità quella di pervenire ad una precisa lettura della prevalente ed effettiva destinazione d uso del territorio stesso. Sono pertanto importanti sia le analisi preliminari, di carattere conoscitivo (analisi del P.U.C. /P.R.G., degli altri piani e strumenti urbanistici, analisi di carte tematiche sulla viabilità, sulla dislocazione delle attività e dei servizi e sulla densità della popolazione), sia gli approfondimenti di carattere quantitativo, specialmente per l assegnazione delle classi II, III e IV. Il criterio di base per l individuazione e la classificazione delle differenti zone acustiche del territorio dovrà pertanto essere legato sia alle prevalenti condizioni di effettiva fruizione del territorio stesso, sia all evoluzione dei vigenti strumenti urbanistici (linee guida del P.U.C. e piani di viabilità), nonché tenere conto della progettazione di nuove strade e programmazione di nuovi interventi. In particolare: - la classificazione in zone deve essere adottata dai Comuni come parte integrante e qualificante del Piano regolatore, evitando l accostamento di zone con differenze di livello assoluto di rumore superiori a 5 db(a). Tuttavia è ammessa la possibilità di adiacenza fra zone appartenenti a classi non contigue quando esistano discontinuità morfologiche tali da assicurare il necessario abbattimento del rumore; - nei casi in cui non sia possibile procedere come sopra indicato, è prevista la possibilità di adiacenza di zone appartenenti a classi non contigue ( differenze maggiori di 5 db(a)), purché con adozione di idoneo Piano di risanamento. La classificazione che preveda contatto di aree di classi non contigue deve essere evidenziata e giustificata nella relazione tecnica del Piani di classificazione; - occorre evitare di creare micro-suddivisioni di aree, per non ottenere una suddivisione troppo frammentata, ma individuare invece aree omogenee o comunque ambiti funzionali significativi, tenendo conto anche delle preesistenti destinazioni d uso del territorio; - è necessario individuare eventuali aree da destinare ad attività di intrattenimento anche a carattere temporaneo e/o all aperto, prevedendo idonee fasce orarie per lo svolgimento delle stesse. Quale criterio generale sono sconsigliate le eccessive suddivisioni del territorio ed una eccessiva semplificazione che porterebbe a classificare vaste aree del territorio in classi elevate. Per quanto riguarda le fonti informative appare opportuno fare riferimento in prima analisi alle fonti statistiche ufficiali. Ad esse ci si può riferire per ragioni di facile reperibilità, omogeneità e confrontabilità dei dati. Con riferimento alle fonti statistico-censuarie, le informazioni di carattere socio-economico utilizzabili derivano dalle rilevazioni decennali dell ISTAT: - censimento generale della popolazione; - censimento generale dell industria, commercio, artigianato e servizi. La reperibilità dei dati su base automatizzata e georeferenziata costituisce una indubbia potenzialità sotto il profilo del loro uso in ambienti di calcolo di maggiore dettaglio e raffinatezza. In assenza di tali dati si dovrà fare riferimento ad altre fonti, costituite principalmente da: - i servizi anagrafici ed elettorali dei Comuni, per la costruzione di un set di dati demografici utili a qualificare in maniera sufficiente la popolazione esposta; - eventuali altri servizi con anagrafiche di settore (ruoli delle tasse smaltimento rifiuti, acquedotto, ecc.) utili a ricostruire il quadro di dettaglio delle attività d impresa, commercio ed artigianato con i precisi riferimenti localizzativi; - le Camere di Commercio, per supplire alla mancanza di informazioni sui diversi rami di attività economica e sulle loro caratteristiche strutturali (numero di unità locali e di addetti).in tal caso si dovrà predisporre un indagine suppletiva diretta a raccogliere le stesse informazioni strutturali per il settore pubblico non censito dalla Camera di Commercio. 9
10 Da un punto di vista strettamente metodologico, è consigliabile iniziare la progettazione con l individuazione delle zone caratterizzate dall appartenenza alle classi I, V e VI, in quanto più facilmente identificabili in base alle particolari caratteristiche di fruizione del territorio o alle specifiche indicazioni degli strumenti urbanistici vigenti, per poi proseguire con l assegnazione delle classi II, III e IV. 7. Metodologia operativa Lo studio di settore relativo alla classificazione delle aree sopra citate si indirizza su due approcci metodologici che potremmo definire qualitativo e quantitativo, i quali comunque convergono alla fine verso una comune politica di salvaguardia del territorio dall inquinamento acustico, evitando di ridurre la zonizzazione ad una semplice fotografia della situazione esistente. Sintetizzando, il metodo qualitativo sfrutta l indeterminatezza dei criteri contenuti nella legislazione nazionale in materia introducendo, fin dalla prima fase di elaborazione della bozza di zonizzazione, la volontà politica comunale nell individuazione di queste aree. Nel metodo quantitativo invece gli indirizzi comunali sono posposti ad una fase successiva, utilizzando un metodo basato su indici oggettivi per elaborare una bozza di suddivisione del territorio. L esperienza ha mostrato l efficacia del metodo quantitativo nei Comuni dove la compenetrazione tra le varie classi può maggiormente sfuggire ad una analisi qualitativa, in particolare per l estensione del nucleo urbano. Tuttavia poiché le esperienze regionali sviluppate in questi anni hanno evidenziato in genere l inadeguatezza, in alcune situazioni, di metodi sempre puramente qualitativi o quantitativi, si ritiene opportuno, pur privilegiando per quanto possibile l oggettività del metodo quantitativo che il progettista si avvalga, a seconda delle circostanze, anche dei benefici del metodo qualitativo. 8. Metodo qualitativo I principi di fondo che hanno costituito la base per la formulazione di un metodo qualitativo tengono conto delle seguenti considerazioni: - lo spazio di autonomia ed il margine delle scelte per la gestione del territorio devono essere assolutamente lasciati alla singola Amministrazione comunale, fatte comunque salve le determinazioni derivanti dalla pianificazione sovracomunale; - i parametri quantitativi possono risultare non parimenti validi per territori comunali estremamente variabili per numero di abitanti; - la necessità di valutazioni distinte per attività e insediamenti che, pur appartenendo alle stesse categorie economiche e tipologie produttive, evidenziano notevoli peculiarità ai fini dell impatto acustico; - la constatazione che la classificazione è pur sempre un atto basato su scelte politico-amministrative e di pianificazione del territorio, da correlare strettamente all attività urbanistica e ai vincoli economici ed ambientali. La classificazione del territorio è pertanto ottenuta come risultato di un attenta analisi del territorio sulla base del Piano Regolatore vigente e delle destinazioni d uso esistenti e previste. In particolare l applicazione ottimale del metodo qualitativo è riservata principalmente all individuazione delle aree da inserire nelle classi I, V e VI in quanto più facilmente identificabili nei vigenti Strumenti urbanistici. 9. Metodo quantitativo La procedura di tipo quantitativo è da preferirsi, in particolare, per l individuazione delle zone in classe II, III e IV. Essa prevede l individuazione ed il calcolo di indici e parametri caratteristici del territorio quali densità di popolazione, di attività commerciali e di attività industriali, da assegnare alle unità acusticamente omogenee (u.a.o.) nelle quali dovrà essere suddiviso il territorio comunale. La procedura da adottarsi si sviluppa secondo le seguenti linee: Adozione di parametri: indicatori di valutazione Attribuzione ai parametri: indicatori di valori numerici predeterminati Somma dei punteggi e attribuzione della classe 10
11 10. Aree territoriali di riferimento: unità acusticamente omogenee (u.a.o.) L unità territoriale è la base di partenza per la definizione della zonizzazione acustica e più essa è piccola più precisa sarà la classificazione. A tal proposito la scelta dell unità censuaria quale unità di riferimento diventa quasi obbligatoria in quanto risulta difficile avere informazioni riferite a porzioni di territorio più piccole. Per ovviare al rischio di ottenere una classificazione estremamente frammentata appare senz altro opportuno in questo caso procedere all individuazione di sezioni di censimento più vaste, purché acusticamente omogenee, attraverso l accorpamento di diverse unità censuarie per dare origine alle unità acusticamente omogenee (u.a.o.). In mancanza delle unità censuarie si può procedere attraverso l individuazione e numerazione degli isolati, intendendo per isolato un edificio o un insieme di edifici contigui, ovvero ogni costruzione organicamente strutturata ed eventualmente intervallata da cortili o giardini e che può essere circondata da: spazi destinati alla viabilità (vie, strade, vicoli, piazze, ecc.); limiti geomorfologici (fossi, canali, fiumi, crinali, ecc.); limiti individuati da opere infrastrutturali (ferrovie, ponti e recinzioni, ecc.). La procedura di individuazione degli isolati dovrà pertanto essere seguita nei Comuni privi di unità censuarie di riferimento. Si riportano di seguito alcune utili indicazioni: - la suddivisione del territorio in u.a.o. deve coprire totalmente l area comunale compresi i corsi d acqua, laghi, le zone disabitate, ecc.; - ogni u.a.o. deve essere costituita da un solo corpo di terreno delimitato sulla carta da una linea spezzata chiusa; - in nessun caso una u.a.o può comprendere territori di più località abitate; - le zone di montagna disabitate, le paludi, i laghi devono costituire una u.a.o. a sé stante solo se di una certa consistenza territoriale; - i limiti delle u.a.o. devono essere individuati in corrispondenza di entità cartograficamente definite (limiti di località abitata, aree di circolazione, corsi d acqua, linee di displuvio, confini amministrativi, ecc.); - la suddivisione del territorio comunale in u.a.o. deve permettere la ricostruzione delle più rilevanti ripartizioni territoriali sotto il profilo socio-economico, urbanistico o altro, quali ad esempio le zone urbanistiche, i quartieri, ecc.; - i limiti delle u.a.o. devono essere tracciati seguendo la mezzeria delle strade, dei corsi d acqua, dei ponti o comunque i particolari cartografici evidenti. La suddivisione del territorio comunale in u.a.o. consentirà in particolare di procedere all applicazione del metodo quantitativo come di seguito riportato. 11. Fasi della zonizzazione acustica Per la predisposizione della prima bozza di zonizzazione si potrà pertanto procedere nel seguente modo: a) si analizzano a scopo conoscitivo gli strumenti urbanistici vigenti, il loro stato di attuazione ed ogni altra informazione utile sul territorio e si verifica la corrispondenza tra destinazione urbanistica e destinazioni d uso effettive; b) si individuano alcune localizzazioni particolari, quali zone industriali e artigianali, ospedali e case di cura, scuole, parchi, ecc.; c) si ipotizzano le zone di classi I, V e VI (aree protette e aree industriali); d) per le aree intermedie, classi II, III e IV, si procede ad una prima assegnazione delle classi, senza tenere conto del contributo delle infrastrutture di trasporto, applicando un metodo di tipo quantitativo attraverso l analisi di parametri indicatori; e) si sovrappone una griglia con la classificazione della viabilità principale e le relative fasce di pertinenza; f) si definisce la bozza di zonizzazione quantificando l apporto del rumore provocato dal traffico insistente nelle zone esaminate e si prende atto di eventuali necessità di variazione di classe sulla prima ipotesi di zonizzazione effettuata. Alle fasi precedentemente descritte dovrà far quindi seguito l operazione di aggregazione delle aree omogenee per poi procedere, come più avanti illustrato, ad una verifica ed ottimizzazione dello schema di zonizzazione ottenuto ed all analisi critica dello stesso. 12. Individuazione delle zone in classe I 11
12 Si tratta delle aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro fruizione. La vigente normativa indica, relativamente a tali zone, le aree ospedaliere e scolastiche, le aree destinate al riposo ed allo svago, le aree residenziali rurali, le aree di particolare interesse urbanistico ed i parchi pubblici. Tra le varie aree da collocare in classe I, si possono inserire anche le aree di particolare interesse storico, artistico ed architettonico, nonché le zone F del P.U.C. o del P.R.G. nel caso in cui l Amministrazione comunale ritenga che la quiete rappresenti un requisito assolutamente essenziale per la loro fruizione, con la conseguente limitazione delle attività ivi permesse. Tenuto conto inoltre che un alta percentuale del territorio regionale è tutelata con vincoli ambientali e paesaggistici, il progettista dovrà prendere in considerazione le reali esigenze di crescita e di sviluppo del territorio, al fine di non associare, in maniera automatica, tali aree con particolari vincoli alle zone classificate in classe I. I parchi pubblici non urbani verranno classificati come aree particolarmente protette solo nel caso di dimensioni considerevoli ed al fine di salvaguardarne l uso prettamente naturalistico. Le piccole aree verdi di quartiere ed il verde a fini sportivi non si ritiene necessario invece considerarli come zone di massima tutela, proprio perché la quiete non rappresenta un requisito fondamentale per la loro fruizione, così come assumono la classe della zona a cui appartengono le strutture scolastiche o sanitarie inserite in edifici di civile abitazione, riservando la maggior tutela ai complessi scolastici e sanitari. Poiché spesso i complessi scolastici e sanitari, come detto, sono collocati in prossimità della viabilità principale, può accadere che essi ricadano all'interno delle fasce di pertinenza della viabilità stessa o comunque siano inseriti in aree caratterizzate dalla presenza di elevati livelli di rumorosità prodotti dal traffico veicolare. Nei casi in cui l'estensione delle aree non sia tale da configurare tali edifici come veri e propri poli scolastici o ospedalieri, in cui siano proponibili interventi specifici in esterno, si ritiene opportuno classificare i singoli edifici e le loro aree di pertinenza di modeste dimensioni in modo analogo alle aree circostanti interessate dalla viabilità, mantenendo comunque la possibilità di raggiungere migliori condizioni dal punto di vista acustico nelle strutture più sensibili a mezzo di interventi passivi sugli stessi edifici (le aree da tutelare possono mantenere eventualmente la propria classe attraverso l attuazione dei necessari interventi di bonifica). Si ritiene utile menzionare anche la possibilità di suddividere le zone di classe I in tre sottozone con differente coefficiente di priorità. Indicativamente tale ulteriore suddivisione potrebbe interessare: - le aree ospedaliere; - le aree scolastiche; - le aree a verde pubblico ed altre zone per le quali abbia rilevanza la quiete sonora. Detta suddivisione trae origine dalle differenti caratteristiche e dai diversi tempi di fruizione delle zone medesime, nonché dalla diversa condizione della popolazione utente. In particolare si fa presente che: - la zona ospedaliera è utilizzata per l intero arco delle 24 ore da una popolazione a rischio e comunque in condizioni di minore resistenza; - nella zona scolastica risiede una popolazione selezionata con caratteristiche relativamente omogenee per un ben definito arco della giornata; - le aree destinate al verde pubblico ed alla quiete è fruita per intervalli di tempo generalmente limitati da una popolazione non selezionata. 13. Individuazione delle zone in classe V e VI Per l identificazione delle classi V e VI (aree prevalentemente ed esclusivamente industriali) non sussistono in genere particolari problemi, in quanto esse sono spesso individuate da zone precise del Piano Regolatore Generale. Va tuttavia osservato che in genere non esistono aree industriali del tutto prive di insediamenti abitativi, pertanto nella classe VI si dovrà ammettere la presenza di abitazioni occupate da personale con funzioni di custodia. Per tali insediamenti, al fine di proteggere adeguatamente le persone, si dovranno disporre degli interventi di isolamento acustico, poiché nelle zone in classe VI non sono applicabili i valori limite differenziali di immissione (D.P.C.M. 14 novembre 1997, art.4). Inoltre, dovranno essere posti dei vincoli sulla 12
13 destinazione d'uso di queste abitazioni, in modo che non possano essere separate come proprietà dal resto della fabbrica. Può inoltre accadere che alcune zone classificate come industriali nel P.R.G. non abbiano avuto uno sviluppo significativo; è pertanto importante fare riferimento alla cartografia riguardante lo stato di attuazione del P.R.G. o comunque a dati statistici sul numero e la tipologia delle attività industriali presenti al fine di pianificarne lo sviluppo, soprattutto nei riguardi delle zone limitrofe. 14. Individuazione delle zone in classe II, III e IV In conseguenza della distribuzione casuale delle sorgenti sonore negli ambiti urbani più densamente edificati, risulta in generale più complessa l individuazione delle classi II,III e IV a causa dell assenza di nette demarcazioni tra aree con differente destinazione d'uso; in particolare, il D.P.C.M. 1 marzo 1991 non fornisce indicazioni sufficienti per l'individuazione di tali zone. Per l individuazione delle classi sopra citate, caratterizzate da una rilevante influenza delle attività umane e del traffico veicolare, l esperienza ha mostrato l utilità dell impiego del metodo quantitativo. Un problema da non sottovalutare nell'approccio quantitativo è la disponibilità dei parametri di valutazione, aggiornati e informatizzati in maniera tale da poter essere facilmente utilizzati per gli scopi della zonizzazione. Come precedentemente accennato tale metodo prevede l utilizzo di una serie di parametri indicatori ai quali vanno attribuiti, in maniera predeterminata, specifici valori numerici. Al fine della semplificazione della metodologia proposta appare opportuno che il progettista individui, nella porzione di territorio preso in esame, le aree territorialmente omogenee, costituite da un certo numero di particelle censuarie o unità acusticamente omogenee (u.a.o.), che risultino ben delimitate sia orograficamente che geograficamente e che presentino caratteristiche proprie di una sola delle sei classi in esame. Per tali aree dovranno essere valutati i sotto indicati parametri: Densità di popolazione Densità di attività commerciali Densità di attività artigianali/industriali Volume di traffico In prima analisi si ritiene opportuno procedere all esame dei soli primi tre parametri indicatori ai fini di una preliminare classificazione acustica dell area territoriale omogenea considerata, per poi determinare su di essa l influenza derivante dal traffico urbano ivi insistente. Si riporta pertanto la sotto indicata tabella con i primi tre parametri considerati: Parametri Classi di variabilità a densità di popolazione nulla bassa media alta b densità di attività commerciali nulla bassa media alta c densità di attività artigianali/industriali nulla bassa media alta Punteggio L attribuzione di valori numerici ai sopraindicati parametri tiene conto che per ciascuno di essi siano previste 4 classi di variabilità: nulla,bassa, media ed alta. Si riportano di seguito i valori di soglia dei primi tre parametri con la relativa attribuzione della classe di variabilità: Parametro a 13
14 Densità di popolazione D = ab/ha Classe di variabilità 0 Nulla 50 Bassa da > 50 a 150 Media > 150 Alta La densità di popolazione D è espressa in numero di abitanti per ettaro. Parametro b Densità di attività commerciali C = sup. % Classe di variabilità 0 Nulla 1,5 Bassa da > 1,5 a 10 Media > 10 Alta La densità di attività commerciali C, comprensiva delle attività di servizio, viene espressa dalla superficie occupata dall attività rispetto alla superficie (fondiaria) totale della zona omogenea considerata. Parametro c Densità di attività artigianali/industriali A = sup. % Classe di variabilità 0 Nulla 0,5 Bassa da > 0,5 a 5 Media > 5 Alta La densità di attività artigianali/industriali A, ivi comprese piccole attività industriali, inserite nel contesto urbano, viene espressa dalla superficie occupata dalle attività rispetto alla superficie totale della zona omogenea considerata. Per ciascuna area o zona omogenea, come precedentemente accennato, vengono pertanto determinati, per i tre parametri considerati, i valori dei corrispondenti punteggi la cui somma consente di effettuare l attribuzione delle classi. Poiché la somma totale dei punteggi può assumere valori da 0 a 9, saranno identificate come zona II tutte le aree il cui punteggio totale sia compreso tra 0 e 3, come zona III quelle il cui punteggio sia compreso tra 4 e 6 ed infine come zona IV quelle con punteggio superiore a 6, così come riportato nella sotto indicata tabella: Prima assegnazione delle zone II, III e IV in base al punteggio totale Punteggio totale dei parametri (a+b+c) Da 0 a 3 Classe di destinazione d uso II 14
15 Da 4 a 6 Da 7 a 9 III IV Il metodo quantitativo anzi descritto tende ad oggettivare la classificazione secondo criteri generali, una volta stabilite le soglie delle classi di variabilità dei parametri considerati. Come precedentemente indicato, la successiva fase di analisi dovrà valutare l influenza dell eventuale traffico veicolare/ferroviario nelle zone esaminate. 15. Classificazione della viabilità stradale e ferroviaria Considerata la loro rilevanza per l impatto acustico ambientale, le infrastrutture stradali e ferroviarie sono elementi di primaria importanza ai fini della redazione del Piano di classificazione acustica comunale. Per tali infrastrutture non si applica il disposto degli articoli 2, 6 e 7 (valori limite di emissione, valori di attenzione e valori di qualità) del D.P.C.M. 14 novembre Per quanto concerne il traffico veicolare è ampiamente dimostrato che nelle aree urbane esso costituisce la principale fonte d inquinamento acustico e conseguentemente, per consentire una compiuta classificazione acustica del territorio, risulta necessario considerarne il relativo apporto, tenuto conto delle caratteristiche specifiche delle varie strade. Si propone pertanto di far riferimento al D.L.vo 30 aprile1992, n. 285 e s.m.i. e nello specifico all art. 2, ove vengono classificate le varie tipologie stradali in relazione alle loro caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali. Il citato art. 2 prevede che le strade siano classificate secondo le seguenti tipologie: A B C D E F Autostrade Strade extraurbane principali Strade extraurbane secondarie Strade urbane di scorrimento Strade urbane di quartiere Strade locali Al fine di una prima classificazione acustica si ritiene opportuno attribuire alla rete stradale le sotto indicate classi di destinazione d uso del territorio, differenziate a seconda della tipologia della infrastruttura considerata. Infrastrutture stradali Descrizione delle tipologie Strade ad intenso traffico (orientativamente oltre i 500 veicoli l'ora) e quindi le strade primarie e di scorrimento, le tangenziali, le strade di grande comunicazione, specie se con scarsa integrazione con il tessuto urbano attraversato e le aree interessate da traffico ferroviario Strade di quartiere (orientativamente con un traffico compreso tra 50 e 500 veicoli l'ora) e quindi le strade prevalentemente utilizzate per servire il tessuto urbano. Strade locali (orientativamente con un flusso di traffico inferiore ai 50 veicoli l'ora) prevalentemente situate in zone residenziali. Classi IV III II Si evidenzia che, nell ambito del rumore stradale e ferroviario, disciplinato dal D.P.R. 30 marzo 2004, n. 142 assumono particolare rilievo le fasce fiancheggianti le infrastrutture considerate (carreggiate), denominate fasce di pertinenza. Tali fasce presentano ampiezze variabili in relazione al genere e alla categoria dell infrastruttura e per esse vengono stabiliti dei valori limite di immissione riferiti alla sola rumorosità prodotta dal traffico sull infrastruttura medesima, così come riportato nelle sopra citate norme. 15
16 Tali valori limite sono differenziati, oltre che secondo le categorie sopra citate, anche per periodo diurno o notturno e per infrastruttura in esercizio o di nuova costruzione. È da precisare che solo al di fuori delle fasce di pertinenza il rumore prodotto dalle infrastrutture concorre direttamente al livello di rumore complessivo immesso, che dovrà opportunamente essere valutato dal progettista al fine di una compiuta classificazione acustica delle zone sotto esame. Tali fasce di pertinenza costituiscono di fatto fasce di esenzione relative alla sola rumorosità prodotta dal traffico stradale sull arteria a cui si riferiscono, rispetto al limite di zona locale, che dovrà invece essere rispettato dall insieme di tutte le altre sorgenti che interessano detta zona. In considerazione di quanto sopra, gli insediamenti abitativi all interno delle fasce potranno essere sottoposti ad un livello di rumore aggiuntivo rispetto a quello massimo della zona cui la fascia appartiene. Inoltre è importante osservare che le strade di quartiere o locali sono considerate parte integrante dell area di appartenenza al fine della classificazione acustica, ovvero, per esse non si ha fascia di pertinenza. Infine, nella procedura di assegnazione definitiva delle classi II, III e IV alle infrastrutture stradali, si dovrà tenere conto dei sotto indicati casi: - strada con valore limite accettabile di rumore più basso rispetto alla zona attraversata: la strada viene classificata con lo stesso valore limite della zona circostante; - strada posta tra due zone a classificazione acustica differente: la strada viene classificata con il valore acustico della zona con limite di accettabilità più elevato; - strada con valore limite più elevato rispetto a quello della zona attraversata: il valore limite attribuito alla strada non viene variato e si estende per una superficie compresa tra le file di edifici frontistanti o, in mancanza di edifici, per una superficie di larghezza pari a trenta metri, a partire dal ciglio della strada stessa. Per quanto riguarda l inquinamento acustico prodotto dal traffico ferroviario esso è disciplinato in particolare dal D.P.R. 18 novembre 1998, n. 459 che individua, tra l altro, ai lati dell infrastruttura, analogamente al caso del traffico veicolare, delle fasce di pertinenza di ampiezza di m. 250, all interno delle quali l infrastruttura non è soggetta ai limiti derivanti dalla classificazione acustica comunale ma solo a quelli stabiliti nel succitato decreto. Si precisa che, anche in questo caso, solo al di fuori delle fasce di pertinenza il rumore prodotto dall infrastruttura ferroviaria concorre direttamente al livello di rumore complessivo immesso. Per quanto concerne l attribuzione delle classi all infrastruttura medesima, il D.P.C.M. 14 novembre 1997 indica la classe IV per le aree poste in prossimità delle linee ferroviarie. Tuttavia ciò non esclude la possibilità di assegnare la classe V o la classe VI in prossimità delle suddette infrastrutture, nel caso di linee ad intenso traffico ferroviario o in presenza di insediamenti commerciali o industriali. Appare senz altro possibile anche l attribuzione della classe III, come nel caso di linee ferroviarie locali, se le caratteristiche delle aree prossime all infrastruttura ferroviaria e quelle del traffico che si svolge sulla stessa lo consentano. In particolare l adozione della classe III appare opportuna nel caso di linee con un piccolo numero di transiti in periodo diurno e la quasi assenza di traffico in periodo notturno. 16. Zonizzazione in prossimità degli aeroporti Per il rumore prodotto dal traffico aereo e dalle attività aeroportuali, l impostazione adottata dalla vigente normativa è stata quella di una considerazione svincolata dalla zonizzazione acustica generale. Infatti ai sensi del D.M. 31 ottobre 1997, all Ente Nazionale per l Aviazione Civile è stata assegnata la competenza per l istituzione delle Commissioni aeroportuali con il compito di procedere alla zonizzazione delle aree in prossimità degli aeroporti. Per tali aree è prevista la suddivisione nelle zone, A, B e C, a seconda dell impatto acustico ivi prodotto dall attività aeroportuale medesima, soggette a specifici vincoli urbanistici. La zonizzazione acustica si applicherà alle aree in prossimità degli aeroporti tenendo conto della pressione antropica generata dalla presenza delle infrastrutture (traffico, presenza di esercizi commerciali, ecc.), ma senza che il rumore prodotto dall attività aeroportuale specifica concorra al raggiungimento del livello di rumorosità immessa. In tal caso, valgono particolari modalità di misura e valutazione, nonché limiti di zona dell intorno aeroportuale, espressi con indici descrittori specifici. Pertanto, per quanto riguarda gli aeroporti, i Comuni interessati dovranno prevedere una saldatura tra la zonizzazione delle aree limitrofe all infrastruttura e quella del proprio territorio. 17. Aree destinate a spettacolo a carattere temporaneo, mobile o all aperto. 16
17 Fermi restando i vincoli stabiliti dal D.P.C.M. n. 215 del 16 aprile 1999, le aree destinate a spettacolo a carattere temporaneo, mobile e all aperto devono avere caratteristiche tali da non penalizzare acusticamente le possibili attività delle aree dove sono localizzati i recettori più vicini, consentendo per questi un agevole rispetto dei limiti di immissione. Non deve essere pertanto creato disagio alla popolazione residente nelle vicinanze, anche in relazione a tutti gli aspetti collegati alle manifestazioni (quali per es. il traffico indotto). La scelta di tali aree dovranno essere individuate nel Piano di classificazione acustica, dovrà essere fatta compatibilmente con la presenza di ricettori sensibili, quali ospedali e case di cura. 18. Ottimizzazione e verifica della zonizzazione acustica Analisi critica Avendo operato una prima classificazione acustica del territorio con riferimento ai dati socio-economici, urbanistici e di traffico, relativi alle aree omogenee considerate, si presenta la necessità di evitare una classificazione estremamente variegata (cosiddetto effetto a macchia di leopardo ) che renderebbe poco gestibile la stessa zonizzazione acustica. Fatte salve le aree particolarmente protette per le quali l attribuzione della classe di zonizzazione è chiaramente definita dalla legge, per l accorpamento delle micro-aree il progettista dovrà procedere secondo criteri che consentano di individuare, nei limiti del possibile, aree con caratteristiche omogenee, sia sotto il profilo della conformazione fisico-spaziale, sia sotto quello di ambiti funzionali significativi e, in ogni caso, con l obiettivo di salvaguardare le aree di classe inferiore. Lo schema di zonizzazione così ottenuto dovrà essere sottoposto ad una procedura di verifica nonché ad una analisi critica al fine dell ottenimento della bozza finale. In particolare dovrà essere verificata la compatibilità della classificazione acustica ottenuta con gli strumenti urbanistici approvati ed in via di approvazione, tenuto conto delle linee di indirizzo politico relative allo sviluppo del territorio. Occorrerà infatti procedere ad eventuali revisioni della prima bozza di zonizzazione qualora aree omogenee di territorio siano risultate di dimensioni troppo estese al fine di caratterizzarne adeguatamente il territorio in esame. In tal caso potrà essere utile fare riferimento a confini fisici materiali quali fiumi, canali etc., oltre che alle delimitazioni degli strumenti urbanistici vigenti. Potrà essere inoltre necessario verificare se la condizione di divieto di contatto di aree di classe non contigua sia stato rispettato e in caso contrario giustificarne lo stato di necessità nella relazione tecnica, prevedendo anticipatamente la fattibilità di un idoneo piano di risanamento. L Amministrazione comunale potrà inoltre valutare la possibilità di inserimento in IV zona di eventuali aree che il P.U.C. o P.R.G. individua come aree industriali (classe V o VI), purché le stesse, per tipologia e caratteristiche costruttive degli opifici, siano tali da rispettare sempre i limiti di rumore previsti in IV zona. Analogamente dovrà essere oggetto di attenta valutazione il caso in cui l area da tutelare e la principale sorgente di rumore siano contigue (ad esempio: ospedale che si affaccia su una strada a grande traffico). In tal caso il conflitto potrà essere risolto attraverso la rilocalizzazione di uno dei due vincoli (costruzione di nuovo ospedale o deviazione della strada) o la creazione di una barriera antirumore tale da consentire il salto di classe (progetto di risanamento). L analisi critica, scaturita dal confronto tra i progettisti e gli Uffici dell Amministrazione comunale, dovrà successivamente coinvolgere i vari soggetti interessati (Enti pubblici, Associazioni varie, privati cittadini) come di seguito specificato, le cui osservazioni e critiche potranno concorrere alla definizione della bozza progettuale definitiva da sottoporre alle necessarie approvazioni. 19. Tecniche di rilevamento e di misurazione dell inquinamento acustico Al fine della redazione del progetto di zonizzazione acustica, per quanto riguarda l impiego della strumentazione occorrente e delle tecniche di rilevamento e misurazione, i tecnici competenti in acustica ambientale sono vincolati al rispetto delle vigenti normative di settore e in particolare del D.M. 16 marzo Criticità Non è previsto un numero minimo di rilievi acustici da effettuarsi dal progettista in sede di redazione del Piano di classificazione acustica. Le eventuali misure di rumorosità, comunque, devono essere intese come accertamenti tecnici finalizzati a individuare tutte le situazioni in cui sia difficile l assegnazione di una particolare zona ad una determinata classe acustica. Particolare attenzione dovrà essere rivolta nei casi accertati di superamento dei valori di attenzione, di cui all art. 6 del D.P.C. 14 novembre 1997 e nel caso previsto dal comma 1 lett. a) dell art. 4 della legge 17
18 n. 447/95, in quanto gli stessi comportano l obbligo da parte dell Amministrazione comunale della predisposizione ed adozione del Piano di risanamento acustico. Nella tabella seguente si riportano i valori limite di attenzione: Classi di destinazione d uso del territorio Valori limite di attenzione Leq in db(a) Diurno 1 ora (06,00-22,00) Tempi di riferimento Notturno 1 ora (22,00-06,00) Diurno TL (06,00-22,00) Notturno TL (22,00-06,00) I aree particolarmente protette II aree prevalentemente residenziali III aree di tipo misto IV aree di intensa attività umana V aree prevalentemente industriali VI aree esclusivamente industriali Il tempo a lungo termine (TL) rappresenta il tempo all'interno del quale si vuole avere la caratterizzazione del territorio dal punto di vista della rumorosità ambientale in modo da consentire la valutazione di realtà specifiche locali. Il superamento anche di uno dei valori di cui sopra comporta l adozione dei Piani di risanamento. Per le aree industriali vale il superamento del solo valore relativo al tempo a lungo termine (TL). I valori di attenzione non si applicano alle fasce territoriali di pertinenza delle infrastrutture stradali, ferroviarie, marittime ed aeroportuali. 21. Rappresentazione della zonizzazione Il Piano di classificazione acustica, che dovrà essere elaborato anche su supporto informatico, dovrà contenere: - una relazione tecnica che descriva in dettaglio le procedure adottate per la suddivisione del territorio comunale e l attribuzione delle specifiche classi; - gli elaborati cartografici di riferimento. I suddetti elaborati tecnici dovranno inoltre indicare le principali criticità emerse. Per quanto riguarda la scala di rappresentazione della zonizzazione si ritiene opportuno adottare la scala 1: per tutto il territorio comunale, eventualmente la scala 1:5.000 (o 1:2000) per le parti più densamente urbanizzate o nel caso di piccoli Comuni. Al fine di uniformare le rappresentazioni delle zonizzazioni comunali, per quanto attiene l aspetto grafico cromatico, si prescrive quanto segue: Cromatismi della classificazione del territorio Classe I II III IV V VI Colore Verde Giallo Arancione Rosso Viola Blu Cromatismi delle zone aeroportuali 18
19 zona A B C colore Grigio scuro Grigio Grigio chiaro Gli elaborati grafici dovranno comprendere le seguenti carte tematiche: - il Piano Urbanistico Comunale (PUC) o Piano Regolatore Generale (PRG); - le aree censuarie e/o la carta delle unità acusticamente omogenee (u.a.o); - le infrastrutture di trasporto significative ai fini della classificazione acustica; - la classificazione delle infrastrutture di trasporto (fasce di pertinenza); - i ricettori sensibili (complessi scolastici, ospedali, case di cura, ecc.); - la rappresentazione delle aree di classe I, V e VI; - la rappresentazione delle aree di classe II, III e IV; - la rappresentazione finale della classificazione acustica; - la rappresentazione delle criticità emerse e l indicazione dei punti di misura. 22. Approvazione del Piano di classificazione acustica Al fine della redazione del Piano di classificazione acustica comunale appare auspicabile, per quanto sopra detto, una stretta attività di collaborazione tra i progettisti e i competenti Uffici dell amministrazione comunale. La procedura di definizione e approvazione del Piano dovrà prevedere le seguenti fasi: 1) predisposizione di una prima bozza di zonizzazione acustica; 2) adozione della stessa con provvedimento amministrativo del Comune; 3) pubblicazione sull Albo pretorio; 4) trasmissione della bozza all ARPAS e ai Comuni limitrofi ( per i comuni con ab < ), per eventuali osservazioni; 5) convocazione Comitato tecnico (per i Comuni con ab ); 6) trasmissione alla Provincia della bozza definitiva di zonizzazione con la richiesta di parere; 7) approvazione del Piano di classificazione acustica con provvedimento amministrativo del Comune. Un aspetto rilevante della su indicata procedura prevede pertanto che, prima della approvazione da parte dell Amministrazione comunale, il Piano di classificazione acustica debba ottenere il parere favorevole della Provincia. A tal proposito, a seguito dell elaborazione di una prima bozza di zonizzazione acustica, il Comune procede con provvedimento amministrativo all adozione della stessa e alla pubblicazione sull Albo pretorio al fine di acquisire eventuali osservazioni in merito. Per i centri abitati più rilevanti dal punto di vista dell inquinamento acustico, si ritiene opportuno che la bozza di zonizzazione venga sottoposta alle osservazioni di un apposito Comitato tecnico prima dell espressione del parere di competenza da parte dell Amministrazione provinciale. 19
20 La convocazione del predetto Comitato tecnico è obbligatoria per i Comuni con popolazione complessiva, residente e fluttuante, maggiore o uguale a abitanti. Tale convocazione dovrà avvenire entro trenta giorni dalla data del provvedimento di adozione della prima bozza di zonizzazione acustica. L Amministrazione comunale interessata dovrà pertanto indire apposita riunione prevedendo la partecipazione dei sotto indicati soggetti: - rappresentanti della stessa Amministrazione comunale, con particolare riferimento al personale degli uffici di Urbanistica, Ambiente, Viabilità e Traffico; - progettisti della zonizzazione acustica, (tecnico competente in acustica ambientale ed eventuale tecnico esperto in pianificazione territoriale e ambientale); - rappresentanti dei Comuni limitrofi; - rappresentante dell Associazione Nazionale Comuni d Italia della Sardegna (A.N.C.I. Sardegna); - rappresentante regionale dell Assessorato Difesa Ambiente; - rappresentante regionale dell Assessorato degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica; - rappresentante dell Agenzia Regionale per la Protezione dell Ambiente (A.R.P.A.S.); - rappresentante della Provincia di appartenenza; - rappresentanti delle associazioni sindacali e delle associazioni di imprenditori e ambientalisti. L amministrazione comunale, apportate eventuali modifiche alla bozza di zonizzazione acustica, trasmette alla Provincia entro trenta giorni dalla chiusura dei lavori del predetto Comitato la bozza definitiva di zonizzazione con la richiesta di parere e con allegato il verbale del suddetto Comitato. Copia della documentazione dovrà essere contestualmente trasmessa all Assessorato regionale della Difesa dell Ambiente. Per quanto riguarda invece i Comuni con popolazione inferiore ai abitanti, essi sono obbligati a trasmettere la prima bozza di zonizzazione, entro quindici giorni dalla data di adozione della stessa, alle Amministrazioni comunali confinanti territorialmente e all Agenzia Regionale per la Protezione dell Ambiente, al fine di eventuali osservazioni che dovranno essere formulate entro il termine perentorio di quarantacinque giorni. Entro trenta giorni dalla data di ricevimento delle suddette osservazioni i Comuni interessati trasmettono alla Provincia la bozza di zonizzazione definitiva con la richiesta di parere corredata di tutte le osservazioni acquisite. Copia della documentazione dovrà essere contestualmente trasmessa all Assessorato regionale della Difesa dell Ambiente. L amministrazione Provinciale, entro novanta giorni dal ricevimento della documentazione di cui sopra, formula all Amministrazione comunale richiedente le proprie valutazioni sotto forma di parere da inviarsi contestualmente alla Regione. In particolare la Provincia, in sede di esame della bozza definitiva del Piano, dovrà verificare la coerenza ai vigenti strumenti di pianificazione sovra ordinati al livello comunale. Nello specifico, il suddetto parere dovrà tenere in debito conto che il Piano sia stato redatto nel rispetto delle linee guida regionali di cui al presente documento tecnico e particolare attenzione dovrà essere prestata alle eventuali incongruenze progettuali che potranno emergere dall esame e dal confronto delle zonizzazioni effettuate dai comuni limitrofi. Eventuali modifiche apportate dall amministrazione comunale alla bozza definitiva di zonizzazione, a seguito delle indicazioni dalla Provincia in sede di rilascio del parere, dovranno essere formalmente comunicate all Assessorato Regionale della Difesa dell Ambiente. L Amministrazione comunale, trascorsi trenta giorni dall acquisizione del parere favorevole da parte della Provincia senza che i competenti Uffici della Regione si siano formalmente pronunciati in merito, approva il Piano di classificazione acustica del proprio territorio attraverso Deliberazione del Consiglio comunale. 23. Tempi di approvazione del Piano di classificazione Le Amministrazioni comunali approvano il Piano di classificazione acustica secondo la seguente tempistica: - 3 marzo 2006 per i Comuni con popolazione inferiore a abitanti; - 3 giugno 2006 per i Comuni con popolazione compresa tra e abitanti; - 3 settembre 2006 per i Comuni con popolazione superiore a abitanti. La Provincia, su motivata richiesta dell Amministrazione comunale, può concedere una deroga non superiore a centottanta giorni. 20