Source: https://www.studiotecnicopagliai.it/altezza-interna-270-ml-nelle-abitazioni-analisi-e-riferimenti-normativi/
Timestamp: 2018-08-15 16:28:16+00:00
Document Index: 15758108

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art.34', 'art.19', 'art. 34', 'art. 24', 'art.34']

Ambito nazionale, Articoli, Edilizia
Negli interventi sul patrimonio edilizio esistente l’aspetto delle altezze interne emerge continuamente, sintetizziamolo nel vademecum di questo aspetto igienico-sanitario.
Ricevo spesso richieste di consulenze su questo aspetto edilizio frequente e relativo al vasto patrimonio edilizio esistente nei centri urbani.
Occorre premettere che la materia delle altezze interne è di matrice igienico sanitario, ovvero un valore costituzionalmente garantito e non derogabile in quanto materia di prevalente interesse pubblico rispetto all’interesse privatistico. Detto ciò, proviamo a ripercorrere l’evoluzione normativa.
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Le Istruzioni ministeriali del 20 giugno 1896
Ovviamente spunta subito una norma di epoca postunitaria su cui in questa sede omettiamo la critica (le puoi consultarle da qui).
Questo provvedimento a quanto pare ha avuto vigore fino alla sua successiva modifica, avvenuta col seguente provvedimento emesso sempre da un ministero, ovvero il:
Decreto ministeriale Sanità 5 luglio 1975 (G.u. n. 190 del 18 luglio 1975)
Il provvedimento fu pubblicato quando ormai l’ondata della espansione edilizia postbellica stava per attenuarsi, e c’era necessità di uniformare i vari regolamenti edilizi e di “polizia urbana” relativi agli aspetti igienico sanitari.
Con esso furono anche rivisti e qualificati aspetti come superfici minime di vani principale e accessori, rapporti illuminanti minimi, ventilazione e impiantistiche, addirittura menzionando velatamente l’acustica per la prima volta tra i requisiti igienici e di salubrità edilizia.
La norma ovviamente ha avuto valore per gli interventi “rilevanti” e sostanziali effettuati dopo la sua emanazione.
Il decreto ebbe lieve modifica nel 1999 proprio in merito alla parte delle altezze interne.
Focalizzando l’articolo 1 del provvedimento relativo alle altezze interne si evince che, riportiamo per esteso, ammette la deroga agli edifici situati in comunità montane.
L’altezza minima interna utile dei locali adibiti ad abitazione è fissata in m 2,70 riducibili a m 2,40 per i corridoi, i disimpegni in genere, i bagni, i gabinetti ed i ripostigli.
Nei comuni montani al di sopra dei m 1000 sul livello del mare può essere consentita, tenuto conto delle condizioni climatiche locali e della locale tipologia edilizia, una riduzione dell’altezza minima dei locali abitabili a m 2,55.
Le altezze minime previste nel primo e secondo comma possono essere derogate entro i limiti già esistenti e documentati per i locali di abitazione di edifici situati in ambito di comunità montane sottoposti ad interventi di recupero edilizio e di miglioramento delle caratteristiche igienico sanitarie quando l’edificio presenti caratteristiche tipologiche specifiche del luogo meritevoli di conservazione ed a condizione che la richiesta di deroga sia accompagnata da un progetto di ristrutturazione con soluzioni alternative atte a garantire, comunque, in relazione al numero degli occupanti, idonee condizioni igienico-sanitarie dell’alloggio, ottenibili prevedendo una maggiore superficie dell’alloggio e dei vani abitabili ovvero la possibilità di una adeguata ventilazione naturale favorita dalla dimensione e tipologia delle finestre, dai riscontri d’aria trasversali e dall’impiego di mezzi di ventilazione naturale ausiliaria.
(comma aggiunto dall’articolo 1 del D.m. Sanità 9 giugno 1999)
Legge 457/78 per l’edilizia residenziale
In seguito fu emanato il provvedimento legislativo all’interno del quale c’è un apposito articolo dedicato alle altezze interne, di cui è bene rileggerne i passi:
Art. 43 comma 2:
L’applicazione delle norme previste dal presente articolo non deve comportare aumenti nelle densità abitative consentite dagli strumenti urbanistici vigenti, ne’ nelle superfici coperte derivanti dagli indici volumetrici di utilizzazione delle aree previste dagli stessi strumenti urbanistici.
ANALISI COMPARATIVA TRA LE DUE NORME
quale contenuto e valore prevale tra il DM 15 Luglio 1975 (decreto ministeriale) rispetto alla Legge parlamentare 457/78 emanata dopo il decreto? Ritengo prevalente il contenuto della legge stessa;
Deroghe e applicazioni:
per il DM del 1975 l’efficacia è obbligatoria in ogni ipotesi salvo interventi di recupero immobili esistenti in aree di comunità montane, mentre per la L. 457/78 l’obbligo di altezze minime interne non si applica per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente specificando inoltre la sua valenza sui regolamenti edilizi allora vigenti;
Se posso esprimere una mia opinione tecnica, ritengo opportunamente applicabile la prevalenza dell’ultimo provvedimento della L. 457/78.
La norma sopraggiunta intendeva evitare l’impossibilità di effettuare interventi di recupero su un patrimonio edilizio esistente assai diffuso in Italia.
Esso era dettato anche da una ratio di buon senso tecnico, rendendo esplicito l’impossibilità tecnica di effettuare interventi di adeguamento “sostanziale” in ambiti come centri storici, nuclei edilizi storici sparsi e la variegata edilizia rurale che ancora oggi è assai diffusa sul territorio.
Spesso ho ricevuto e risposto a richieste di consulto relativi a ristrutturazione e risanamenti di unità immobiliari situate nei centri storici, e puntualmente mi viene chiesto come comportarsi di fronte a cambi d’uso coi vani alti 2,60 ml: per queste ipotesi ritengo applicabile la non operatività perentoria delle altezze minime.
Un buon senso tecnico, dovrebbe comunque mitigare il mancato rispetto dell’altezza minima con interventi migliorativi e compensativi quali aumento dei rapporti illuminanti ove possibili (sopratutto se parliamo di centri storici o edifici vincolati).
ALTEZZA MINIMA 2,68 ML. CHE FARE ?
Ho ricevuto spesso anche richieste di consulti relativi ai vani abitabili con altezza minima di 2,68 ml e che quindi non sarebbero rispettosi del termine perentorio di 2,70 ml per l’agibilità: proviamo a distinguere come segue.
vani legittimati Ante DM 05/07/1975 e L. 457/78:
in tal caso è possibile effettuare l’intervento senza obbligo di adeguamento dell’altezza minima;
vani edificati post DM e L. 457/78:
per essi le cose non si mettono bene. Non esistendo neppure un chiaro articolo sulla tolleranza nelle misure di cantiere contemplata dal T.U. dell’edilizia, è molto difficile sostenere la posizione di conformità igienico sanitaria.
Qualcuno potrà obbiettare richiamando in causa la tolleranza nazionale del 2% prevista dal comma 2-ter all’art. 34 DPR 380/01: in quella fattispecie il termine di “altezza” non è relativo all’altezza interna dei locali, bensì all’altezza di calcolo per i volumi.
Infatti quella norma ha una ratio puramente urbanistica, di indici fondiari e superfici coperte, piuttosto che di natura edilizia costruttiva.
Salvo qualche raro regolamento edilizio che ho potuto visionare, non esistono possibilità di invocare “tolleranze costruttive di cantiere” rispetto alle misure progettuali; in tali casi non saprei cosa consigliare, se non provare a modificare ove possibile le altezze operando sugli intradossi ed estradossi dei solai di calpestio e soffitto;
Sull’argomento dell’altezze interne ti propongo di:
Contattarmi per una consulenza:
Vedere questo video: commentalo iscrivendoti sul canale;
altezza internaaltezza minimarequisiti
Impianti termici e tecnici: pratiche edilizie necessarie per essi
15/05/2018 alle 20:45
In caso di trasformazioni sostanziali come quella che intende fare, non c’è possibilifa di poter ottenere la deroga.
Ulteriori dettagli li troverà in questo video: https://youtu.be/kcTQ_TDH7Io
15/05/2018 alle 19:54
buona sera, avendo un locale c2 in una zona centrale dove sussistono forti restrizioni,inteso che non vanno in deroga alle leggi vigenti un locale c2 con altezza media di 2,2 mt può essere definito cantina? considerato che no ha le altezze di 2,4mt? anche se costruito nel 145? grazie mille
27/12/2017 alle 10:21
in teoria no, ma se posso darle un consiglio, prima di presentare una pratica simile chiederei un parere ASL per cautela.
26/12/2017 alle 19:33
ho un ereditato un monolocale, che è sito a Napoli ed è degli anni 30. Il bagno e la cabina cottura sono alti 230cm. Possono bloccarmi la pratica edilizia che ho intenzione di presentare in sanatoria per spostamento tramezzi interni? Grazie e buone festività.
14/03/2017 alle 17:44
Salve, lasci il quesito sotto forma di commento in questo filmato, previa iscrizione al mio canale YouTube, risponderò presto https://www.youtube.com/channel/UCbev7-dnvnacqgf1lDnWCrQ/discussion
14/03/2017 alle 17:39
In una ristrutturazione ho un P.T. alto 190 cm + solaio 25 cm + altezza P.1° 320 cm, per un totale di 535 cm. Senza modificate l’imposta del tetto, posso secondo Voi con applicazione del DM 26-6-2015, posso spostare il solaio per ottenere un’altezza al P.T. di 240 cm + nuovo solaio da 35 cm + altezza al piano 1° di 260 cm, installando pavimento radiante sia al piano terra che primo?
03/03/2017 alle 11:42
Buongiorno io volevo sapere una cosa. Un appartamento del 1920 di circa 35 metri quadrati altezza 3,90 con abitabilita approvata.
Nel 2003 essendo ultimo piano e’ stata fatta una sopraelevazione abbassando il solaio ottenendo un bilivelli di 2,40 e il piano superiore di 1,90 e mi e’ stata bloccata dal comune perche’ avevo sforato dalla dia di 35 cm ora, cosa posso fare per sanare il tutto.,le altezze mi portano qualche disagio quali sono le altezze di obbligo per i due piani l’abitabilita’ ci sta sempre grazie
01/03/2017 alle 15:36
Certo che si, il DM parla di deroga ai 2,70 per un massimo di 10 cm.
01/03/2017 alle 13:54
Desidero ristrutturare una porzione di rustico, le altezze interne sono 2,70. Secondo Lei è possibile sfruttare il DM 26-6-2015 per un impianto radiante a soffitto, con una altezza finale di 2,60 ? Sembra che nessuno sia a conoscenza di questa possibilità.
Grazie della sua cordiale risposta, Gabriele
27/02/2017 alle 21:01
dovrei studiare più specificatamente la fattispecie
Fabio Perrone ha detto:
27/02/2017 alle 13:17
Salve .. vorrei porre i miei dubbi a riguardo dell’altezza della mia nuova casa ancora da finire…
l’altezza da pavimento a solaio e di oltre 2,80 m , pero vorrei fare una controsoffittatura in cartongesso per tutta la zona giorno, quasi 110mq ..
facendo due calcoli mi sono accorto ,che con il ribasso , mi ritrovo ad avere un altezza inferiore ai 2,70 , precisamente intorno i 2,65 .. può esser un problema per avere agibilità e abitabilità da parte del comune ??
grazie infinite per la vostra collaborazione .
16/01/2017 alle 09:26
in effetti….. quoto Gabriele
Gabriele Cocci ha detto:
15/01/2017 alle 00:22
L’articolo di legge è scritto malissimo, ma concordo con lisa.
Primo perché l’aggiunta “per singola unità imobiliare” non avrebbe senso in un contesto di volumetria di edificio.
Secondo perché un edificio più basso del 2% sarebbe legittimo, ma non lo sarebbero le nità immobiliari al suo interno.
Se chi formula le norme fosse un po’ più attento a non renderle così pluralmente interpretabili, forse avvocatura dello Stato, Consulta e Cassazione avrebbero un po’ meno lavoro.
15/12/2016 alle 18:06
occorre capire meglio la disposizione della sagoma planivolumetrica dei due spazi, inoltre andrebbe conosciuto se ammesso dal vostro regolamento comunale in materia.
15/12/2016 alle 17:21
praticamente dovrei fare un cambio di destinazione di un locale magazzino a civile abitazione,
la struttura con altezza maggiore è di 3,20 con affiancata una piccola struttura di altezza media 1,90, il locale di 3,20h è di 25 metriquadri quindi inferiore al minimo di 28,
La mia domanda è : sfruttando quel locale affiancato, potrei fare una stanza da bagno, sfruttando una parte del locale di 3,20 per fare una altezza media di 2,4 cosi da guadagnare quei 3 mq minimi?.
spero di essere stato chiaro attendo una risposta. Grazie in anticipo
14/12/2016 alle 12:34
In questo caso, non avendomi specificato che si trattasse di installazione di nuovo impianto termico in edificio esistente è ammissibile.
Marco Luciani ha detto:
14/12/2016 alle 11:07
Grazie della velocissima risposta. Quindi il caso citato del signor Riccardo (Decreto 26 giugno 2015) in un altro commento non trova applicazione qui? anche in questo caso e’ stato installato un impianti radiante a pavimento.
13/12/2016 alle 17:07
come scritto in alcuni articoli, purtroppo la tendenza generale è quella di un approccio perentorio da parte degli enti pubblici, in quanto non esiste neppure una tolleranza di legge, fatto salva normativa regionale e comunale che, comunque, non potrebbe incidere su questo aspetto perchè norma di principio.
13/12/2016 alle 12:54
sto valutando l’acquisto di un appartamento facente parte di un fabbricato la cui costruzione e’ anteriore al 1 Settembre 1969. Il fabbricato e’ stato profondamente ristrutturato e riqualificato dal punto di vista energetico (ora in classe A) con Permesso di Costruire per ristrutturazione. Le opere relative all’appartamento di mio interesse completate come documentato da apposita comunicazione di eseguita attività per varianti. . L’altezza interna e’ di soli e’ di 2 metri e 68/69 centimetri. Ci sono rischi per l’abitabilita’? L’immobile NON si trova in una delle zone con altezza minima ridotta.
02/11/2016 alle 09:11
certo, è ante decreto 15 luglio 1975
01/11/2016 alle 21:07
HO UNA CASA DEL 1870 CON SOFFITTO A VOLTE, L’ALTEZZA SOTTO TRAVE E’ 2,62 E PUNTO MASSIMO 2.77 , PUO’ RIENTRARE NELL’ ALTEZZA ABITAZIONE ?
16/10/2016 alle 17:39
ciao, non ho trovato quello che hai scritto tu nell’allegato 1.mi puoi indicare dove lo hai letto con precisione ?
20/09/2016 alle 20:14
Ottima informazione Riccardo, mi aiuti a capire se effettivamente applicabile alla mia abitazione:
L’immobile degli anni 50 ha al piano terra un altezza di 2,36 dove ci piacerebbe fare cucina e salotto, pensavamo di “scavare” per recuperare l’altezza dei 34 cm e in più vorremmo applicare il riscaldamento a pavimento, quindi un totale di 34+15 cm. Osservando il decreto che ci propone, potrei “scavare” 10 cm in meno e abbassare il fastidioso gradino che si andrebbe a creare. Ho capito bene?
Grazie mille – Valentina
13/09/2016 alle 16:54
Non sono sicuro di aver compreso il tipo di intervento che farete, quindi preferisco sorvolare sugli aspetti strutturali (la vedo dura e anche particolarmente sconsigliata la sua ipotesi); se mantiene le strutture ritengo non abbia obbligo di adeguare le altezze perchè preesistenti al decreto, in quanto non dovrebbe modificare la sagoma della sua porzione di proprietà.
Tuttavia non conoscendo bene il caso e in assenza di elaborati tecnici e di presa visione del vs regolamento comunale, prenda la mia indicazione con le dovute riserve che manifesto.
12/09/2016 alle 22:24
Sto valutando l’acquisto di un immobile con soffitto alto 2,50 m in possesso di abitabilità, perchè costruito nei primi anni ’70.
Trattasi di un attico. Se lo comprassimo lo raderemmo al suolo internamente (escluso colonne portanti per ristrutturarlo interamente.
La domanda è se in questo caso dobbiamo portare il soffitto obbligatoriamente a 2,70 o no, supponendo che sia possibile da un punto di vista strutturale.
Ho notato che il pianerottolo dell’ascensore ha un soffitto di 3 m e su esso si apre la botola che accede al tetto. Pertanto la mia domanda è se sia obbligatorio portare il soffitto almeno a 2,70m o no.
03/09/2016 alle 13:55
Ottima informazione Riccardo, grazie. A breve ci farò un articolo utile ai colleghi.
03/09/2016 alle 07:47
In realtà da poco c’è una deroga.
Nell’Allegato 1 del Decreto 26 giugno 2015 – Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici, si trovano le maggiori novità riguardanti i sistemi radianti e vi si legge:
4. Negli edifici esistenti sottoposti a ristrutturazioni importanti, o a riqualificazioni energetiche come definite all’articolo 2, comma 1, lettere l-vicies ter), e l-vicies quater), del decreto legislativo, con le precisazioni di cui ai paragrafi 1.3 e 1.4 del presente Allegato, nel caso di installazione di impianti termici dotati di pannelli radianti a pavimento o a soffitto e nel caso di intervento di isolamento dall’interno, le altezze minime dei locali di abitazione previste al primo e al secondo comma, del decreto ministeriale 5 luglio 1975, possono essere derogate, fino a un massimo di 10 centimetri.
Installando quindi un sistema radiante, l’altezza minima interna non sarà più 2.7 metri, ma 2.6 metri, aprendo per molti edifici esistenti la possibilità di sostituire i vecchi impianti a termosifoni con un nuovo sistema radiante a pavimento o a soffitto.
14/07/2016 alle 15:27
direi che i termini di risarcimento siano ampiamente decorsi.
13/07/2016 alle 23:56
In una serie di villette costruite nel 1982 è stata ricavata una mansarda “quasi abitabile” , abbassando il solaio del piano semiinterrato dai 240 cm di Legge (e credo di progetto) ai 202 cm effettivi.
I 36 cm così recuperati, sono serviti ad alzare il soffitto della mansarda stessa.
Gli altri due piani, hanno altezze regolamentari di 270 cm.
La porta di accesso alla mansarda è alta cm 180; se togliamo i 36 cm, vediamo bene che non sarebe stato possibile entrarci.
E’ chiaramente anche abusiva la stessa scala di accesso in muratura; nelle planimetrie non c’è.
Dato che si tratta di abusi edilizi non sanabili e non ripristinabili (come puoi alzare il solaio di un piano?), mi risulta che la pena sia la demolizione del fabbricato.
La mia domanda è: in caso di denuncia e conseguente sopralluogo da parte della Polizia Municipale, le persone che hanno acquistato le villette (alcune nel 1982, altre poco tempo fa), verranno indennizzate?
Potranno rivalersi sul costruttore/progettista?
Grazie per un parere…
Salve Carlo, è verò la norma è fumosa, riferita alle violazioni urbanistico-edilizie, ema eraltro scollegata nell’enunciato a valutazioni di carattere igienico-sanitario, vedi DM 5 luglio 1975, ed ai risvolti sull’agibilità o abitabilità che dir si voglia. Ho trovato un’interessante circolare della Regione Emilia Romagna riferita alla normativa regionale e al DPR 380/2001 art.34 comma 2 ter, e dove in modo chiaro si enuncia che anche il divario del 2% (in più o in meno) della misura dell’altezza, tra cui quella minima dei locali abitativi stabilita dal DM 5 luglio 1975, non dà origine a violazione edilizia. Immagino tu la conosca, ma in ogni caso questo il link:
http://territorio.regione.emilia-romagna.it/codice-territorio/notizie/circolare-sullapplicazione-della-norma-relativa-alla-tolleranza-costruttiva-art.19-bis-l.r.-23-del-2004
Peccato che la Toscana , dove lavoro, non abbia una circolare analoga!!
11/05/2016 alle 07:53
Salve Lisa, il tuo ragionamento è condivisibile e vorrei che fosse possibile applicarlo. Resta il fatto che la norma è scritta in maniera fumosa.
10/05/2016 alle 12:06
Ho letto con interesse. Su altezza e tolleranza abbiamo il solito pastrocchio all’italiana!! Osservo che l’art. 34 c.2 ter del DPR 380/2001(al di là degli intenti) non mi pare che possa riferirsi a parametri con valenza solo urbanistici, dato che il testo non include riferimento agli spessori di solaio che sommati all’altezza delle unità immobiliari determinano l’altezza complessiva del fabbricato da considerarsi per il calcolo del volume. A sostegno di questa mia interpretazione osservo che il comma in oggetto parla anche di “cubatura”, parametro nel quale incide invece l’altezza considerata come somma di quella interna + lo spessore di solaio (vedi ad esempio definizone volume virtuale dell’unità immobiliare di cui all’art. 24c.2 DPGRT n.64/2013) . Non credete quindi che l’altezza alla quale ci si riferisce nel DPR 380/2001 art.34 c. 2 ter debba intendersi proprio come altezza interna consentando pertanto una tolleranza del 2% per variazioni di altezze rispetto al progetto? E trattandosi di dettato normativo sucessivo al DM 1975 non ritenete che debba essere prevalente? un cordiale saluto a tutti
26/04/2016 alle 09:17
Esattamente così; la questione igienico sanitaria meriterebbe di essere riesaminata alla luce di nuove tecnologie e consapevolezze raggiunte nel campo dell’edilizia.
a presto Carassini.
Lucio Carassini ha detto:
24/04/2016 alle 12:34
Per quanto riguarda il criterio di natura igienico sanitario, bisognerebbe tener conto di tanti altri aspetti, non solo dell’altezza. Come per il criterio del rapporto aeroilluminante (generalmente 1/8 della superficie calpestabile).
Non si tiene conto, ad esempio, dell’esposizione / orientamento, quando ventilazione e luce cambia notevolmente; della disposizione degli ambienti e le relative aperture, locali in comunicazione con finestre esposte a nord e sud, si crea “corrente”; quando invece l’affaccio è unico, con la stessa esposizione, non succede.
13/04/2016 alle 13:30
la norma del 1978 esclude l’applicazione dal patrimonio edilizio esistente; consiglio di controllare anche il regolamento edilizio comunale.
12/04/2016 alle 18:47
Scusami Carlo se ritorno sulla questione delle altezze interne per i centri storici: il mio caso riguarda un cambio di destinazione d’uso di un locale C2 (magazzino) con h=2,60, a residenza; da quello che ho capito non è fattibile e non ci sono deroghe sebbene l’immobile ricada in un centro storico? Grazie dell’attenzione
05/03/2016 alle 10:11
Si ripete quanto già detto molte altre volte: l’Italia è un paese di ignoranti superficiali ancorché scolarizzato.
04/03/2016 alle 16:02
2,70 metri – ovviamente solo in italia – è un’altezza minima uscita fuori dall’enalotto. Infatti negli USA in base all’International Residential Code, redatto su basi di ricerca scientifica e tecnologica, l’altezza minima dei locali abitabili è di circa 2,14 metri. Anche negli altri paesi europei l’altezza minima per gli ambienti abitabili è sotto i 2,70 metri (solitamente 2,40). Solo gli italiani con i loro 2,70 scoppieranno di salute grazie a leggi “benpensate” e vecchie come il cippo…
In Australia l’altezza minima per cucina, bagni e corridoi è 2,10 metri mentre è 2,40 per le stanze abitabili.
Il risparmio energetico si riflette anche sulla salubrità della popolazione, ma non la pensano così i dotti italici legiferanti.
04/03/2016 alle 10:46
E’ vero sul piano energetico, ma non sarebbe migliorativo sul piano igienico sanitario.
04/03/2016 alle 09:45
Il risparmio e l’efficienza energetica nelle abitazioni sarebbero superiori se le altezze minime fossero inferiori a 2,70 e portate ad almeno 2,40 metri.
05/02/2016 alle 21:41
Bravo, concordo in pieno… Si parla sempre del “legislatore che non ha fatto intendere cosa voleva dire” magari se fosse un tecnico che lavora sul campo forse alcune cose andrebbero meglio… Saluti
04/02/2016 alle 10:34
ciao Franco, grazie del feedback. In verità la faccenda del 2% non è ben chiara, bisognerebbe che certe norme fossero scritte dagli “insider”.
04/02/2016 alle 00:03
Ciao Carlo, io tutto bene, grazie, riguardo al 2% ti posso dire che consultandomi con qualche tecnico comunale che conosco, mi hanno riferito di poterlo applicare alle misure progettuali, compreso larghezze, lunghezze ed altezze interne, salvo i minimi del dm75. Poi non ho mai approfondito troppo, per quello ho letto volentieri il tuo articolo cercando spunti.
30/01/2016 alle 15:47
Sui sottotetti vi è un capitolo a parte legato anche alle specifiche norme regionali.
Per quanto riguarda il 2% delle tolleranze non è ben chiara la ratio del Legislatore; da una parte si riferisce alla singola unità immobiliare, dall’altra si riferisce a parametri prettamente urbanistici e non anche edilizi.
Credo che l’intento normativo fosse circoscritto agli aspetti planivolumetrici della singola unità, in quel caso l’altezza è da ritenersi (a mio avviso, e aggiungo purtroppo!) riferita all’altezza di calcolo del volume.
30/01/2016 alle 11:23
La legge dei sottotetti se non erro parla di altezza media quale linea teorica o ideale tra il punto più alto ed il punto più basso e deroga i requisiti igienico sanitari in quanto legge apposita per consentire il riutilizzo ai fini abitativi del sottotetto. Per tutte le altre altezze ho sempre sostenuto come affermi te che altezze di 2,68-2,38 non sono regolari in quanto non esiste deroga ai requisiti igienico sanitari minimi. Poi si parla di 2 cm é chiaro, ma possono creare problemi. La legge del 2% parla solo di tolleranze su misure progettuali e di cantiere.
27/01/2016 alle 20:57
ciao Pier Francesco, interessante il tuo quesito.
Saresti gentile da approfondire il concetto di altezza volumetrica e per quale norma regionale fai riferimento ?
pier francesco secli ha detto:
Ma l altezza e da considerarsi come altezza metrica o volumetrica. Infatti dopo la legge sui sottotetti la stessa concezione di come misurare l altezza è modificata.
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