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Timestamp: 2018-03-20 03:10:08+00:00
Document Index: 134102144

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 1', 'art. 118', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 12', 'art. 4', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 17', 'art. 16']

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LEGGE REGIONALE N. 13 DEL REGIONE UMBRIA
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1 LEGGE REGIONALE N. 13 DEL REGIONE UMBRIA Disciplina dei servizi e degli interventi a favore della famiglia. Fonte: BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE UMBRIA N. 9 del 24 febbraio 2010 IL CONSIGLIO REGIONALE ha approvato. LA PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE PROMULGA la seguente legge: TITOLO I PRINCIPI, FINALITA, STRUMENTI ARTICOLO 1 (Principi) 1. La Regione Umbria riconosce la famiglia quale nucleo fondante della società, secondo quanto previsto dalla Dichiarazione dei diritti dell uomo, dai Trattati internazionali in materia, dalla Costituzione, dallo Statuto regionale. 2. La Regione Umbria valorizza il nucleo familiare formato da persone unite da vincoli di coniugio, parentela e affinità, promuove e sostiene la funzione genitoriale nei compiti di cura, educazione e tutela del benessere dei figli. 3. La Regione Umbria, per l attuazione delle politiche di sostegno alla famiglia, si ispira ai principi di solidarietà, sussidiarietà e reciprocità nelle relazioni familiari, sviluppa e potenzia le politiche sociali regionali mediante azioni nell area della protezione sociale, dell abitare, della salute, del lavoro, dell organizzazione degli spazi di vita, dell istruzione, della formazione e del credito. 4. La Regione, in attuazione del principio di sussidiarietà di cui all articolo 118 della Costituzione, della legge regionale 4 dicembre 2006, n. 16 (Disciplina dei rapporti tra l autonoma iniziativa dei cittadini e delle formazioni sociali e l azione di Comuni, Province, Regione, altri Enti Locali e Autonomie funzionali in ordine allo svolgimento di attività di interesse generale secondo i principi di sussidiarietà e semplificazione) e degli articoli 16, comma 3, e 17 dello Statuto, riconosce l associazionismo familiare quale soggetto portatore di risorse e soggetto attivo nella programmazione regionale. ARTICOLO 2 (Finalità) 1. La Regione, nell ambito della propria attività di indirizzo e programmazione, anche in coerenza con quanto previsto dalla normativa nazionale e regionale in materia di sistema
2 integrato dei servizi sociali, con la presente legge si propone di: a) promuovere e garantire il diritto di libera scelta nei confronti dei soggetti erogatori di servizi e le pari opportunità tra donne e uomini; b) favorire il mantenimento e lo sviluppo di uno stretto rapporto tra le generazioni; c) implementare specifici interventi in favore di situazioni di particolare disagio causate da problemi economici o dalla presenza di persone prive di autonomia fisica o psichica; d) favorire la conciliazione delle esigenze familiari con quelle professionali; e) sostenere il lavoro di cura familiare, quale attività di primaria importanza per la vita della famiglia e della società. ARTICOLO 3 (Strumenti) 1. La Regione promuove e tutela la famiglia attraverso: a) il sostegno alle giovani coppie nella formazione di una nuova famiglia e nello svolgimento del ruolo genitoriale, con particolare riferimento ai primi tre anni di vita dei figli; b) il sostegno alle nuove famiglie mediante interventi che concorrono ad eliminare gli ostacoli di natura economica e sociale che ne impediscono la costituzione e lo sviluppo; c) la valorizzazione della responsabilità dei genitori nei doveri di cura, educazione ed istruzione dei figli; d) la promozione, anche in forma integrata, di iniziative pubbliche, di privato sociale e delle reti parentali, soprattutto con riferimento alle iniziative rivolte agli anziani ed ai minori; e) la predisposizione di programmi per la famiglia nelle situazioni di vulnerabilità o disagio e per il sostegno ai compiti di cura delle persone disabili, anziane e non autosufficienti; f) la tutela del benessere dei nuclei familiari, con particolare riguardo alle famiglie numerose, ai nuclei monogenitoriali, alle famiglie in crisi, ed a tutte le situazioni in cui siano presenti aspetti di criticità; g) la garanzia, nel rispetto del principio di uguaglianza e degli altri principi costituzionali, della libertà di scelta e della parità di trattamento tra gli iscritti alle scuole pubbliche, statali e paritarie; h) il supporto all inserimento ed al reinserimento nel mondo del lavoro delle persone che si sono dedicate al lavoro di cura familiare; i) l armonizzazione dei tempi di vita personale e professionale, per conciliare gli impegni familiari con l attività lavorativa, anche attraverso lo strumento del telelavoro; l) la valorizzazione dell associazionismo familiare attraverso l attribuzione di un ruolo attivo alle associazioni familiari nella programmazione, progettazione, realizzazione e valutazione del sistema dei servizi alla persona; m) la promozione del diritto della famiglia a svolgere liberamente le proprie funzioni sociali ed educative, anche attraverso il coinvolgimento e la partecipazione della stessa alla progettazione dei relativi interventi e servizi. TITOLO II SERVIZI, INTERVENTI E AZIONI PER LA FAMIGLIA ARTICOLO 4 (Servizi ed azioni generali) 1. La Regione, per il raggiungimento degli obiettivi di cui alla presente legge, nel definire gli interventi e i servizi a sostegno della famiglia, provvede:
3 a) al potenziamento di servizi socio-educativi per la prima infanzia, come previsti e disciplinati dalla legge regionale n. 30 del 22 dicembre 2005 (Sistema integrato dei servizi socio-educativi per la prima infanzia); b) al potenziamento delle attività dei consultori familiari per la famiglia, per la valorizzazione della maternità e paternità responsabile, per il sostegno alle gestanti ed alle madri in difficoltà, per la prevenzione dell abbandono alla nascita, per l ascolto ed il sostegno ai genitori durante la gravidanza, al momento della nascita e nella fase del post-partum, e per la tutela psicofisica delle donne vittime di violenza; c) allo sviluppo e al potenziamento dei servizi di mediazione familiare quali strumenti di supporto qualificato a coppie in crisi, allo scopo principale di sostenere i genitori nell individuazione delle decisioni più appropriate, con particolare riguardo agli interessi dei figli minori. ARTICOLO 5 (Sostegno alla funzione educativa e di cura dei soggetti in età minore) 1. La Regione, nel riconoscere la valenza sociale, educativa e formativa svolta dai genitori, promuove azioni formative e informative di sostegno alla genitorialità, anche all interno dei servizi socio-educativi e scolastici del territorio, finalizzate a riconoscere, sostenere e sviluppare le competenze dei genitori nel loro ruolo educativo e di cura. 2. La Regione promuove interventi di sostegno al rapporto genitori e figli, tesi a prevenire situazioni di rischio e disagio, mediante azioni di supporto alle relazioni familiari volte al superamento delle eventuali situazioni di crisi e disagio comunicativo e relazionale. Tali azioni consistono in: a) interventi socio-educativi territoriali, all individuo o al gruppo, volti al contrasto della devianza e dell esclusione sociale, valorizzando le risorse presenti nel tessuto sociale, per favorire processi di autoriconoscimento e di appartenenza; b) interventi socio-educativi domiciliari diretti alle famiglie con bambini che, per diversi motivi, hanno difficoltà ad assolvere agli impegni della vita quotidiana; c) azioni di mediazione fra soggetti a rischio e contesto di riferimento. 3. La Regione promuove la cultura dell accoglienza verso i minori, nonché opportunità diversificate per fornire risposte efficaci a bisogni di protezione, ospitalità ed affettività. 4. La Regione, nei limiti delle proprie competenze, sostiene l adozione e l affidamento familiare, nonché i servizi residenziali e semiresidenziali di tipo familiare o comunitario e gli interventi di prevenzione e contrasto al maltrattamento. ARTICOLO 6 (Assistenza socio-sanitaria e sanitaria alla famiglia) 1. La Regione tutela la maternità e la paternità responsabile nel rispetto dei principi etici di ciascuno, ed attraverso le aziende sanitarie regionali e con le strutture ed i servizi sociali del territorio, garantisce continuità assistenziale alla famiglia attraverso: a) l assistenza sanitaria e socio-sanitaria per la tutela della maternità e per la procreazione responsabile, anche medicalmente assistita; b) l assistenza sanitaria, psicologica e sociale, anche domiciliare, alle donne e alle famiglie in situazione di rischio sanitario e psicosociale, sia antecedente che successiva al parto, anche su
4 segnalazione dei punti nascita, nonché attraverso la promozione di reti di auto-aiuto; c) la prevenzione e riduzione delle cause di infertilità e abortività spontanea e lavorativa, nonché delle cause di potenziale danno per il nascituro, in relazione alle condizioni ambientali, ai luoghi di lavoro e agli stili di vita; d) le attività informative e di prevenzione tramite prestazioni sanitarie e psicologiche, anche riabilitative e post-traumatiche, alle vittime di violenza sessuale ed ai minori vittime di abuso, di grave trascuratezza e di maltrattamento; e) l assistenza sanitaria e socio-sanitaria a favore di famiglie che si prendono cura di persone con problemi psichiatrici, persone non autosufficienti e persone che assumono sostanze che provocano dipendenza. 2. Le Aziende unità sanitarie locali garantiscono mediante i propri consultori: a) l assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità e alla paternità responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine alla problematica minorile; b) l informazione relativa a questioni concernenti la sterilità, l infertilità e le tecniche di riproduzione medicalmente assistita, nonché l attività di orientamento verso i centri che praticano quest ultima e il raccordo operativo con gli stessi; c) la tutela della salute della donna e del concepito; d) l assistenza alla gestante, garantendole i necessari accertamenti medici e informandola sui diritti a lei spettanti come lavoratrice madre, e sui servizi offerti dalle strutture delle Aziende USL; e) l informazione a favore della maternità responsabile. 3. La Regione, le Aziende sanitarie regionali e i Comuni attuano gli interventi di cui ai commi 1 e 2 attraverso gli strumenti previsti dagli atti di programmazione regionale. ARTICOLO 7 (Interventi per le famiglie vulnerabili) 1. La Regione promuove forme di sostegno, anche mediante agevolazioni economiche, ai nuclei familiari che, per il combinarsi di più fattori, tra i quali l elevato numero dei figli, sono vulnerabili e più esposti al disagio e al rischio di povertà. 2. Per l attuazione di quanto disposto dal comma 1, la Regione e gli enti locali, nell ambito delle rispettive competenze, realizzano i seguenti interventi: a) erogazione diretta di benefici economici per la fornitura di beni e servizi essenziali per la vita familiare; b) agevolazioni per i costi di servizi pubblici e di tariffe, nei limiti delle normative vigenti; c) riduzione di costi di beni o servizi di uso familiare mediante convenzioni con produttori e distributori; d) integrazione al canone di locazione ed altre agevolazioni per l accesso all alloggio in locazione; e) agevolazioni per spese mediche e sanitarie; f) prestito sociale d onore; g) misure di sostegno all inserimento e reinserimento nel mondo del lavoro. 3. Con norme regolamentari, da emanarsi entro 180 giorni dall entrata in vigore della presente legge, vengono definiti le modalità, i criteri e le risorse per la realizzazione degli interventi di cui al comma 2, in armonia con quanto previsto dal Piano sociale regionale.
5 4. Le norme regolamentari di cui al comma 3, in coerenza con la presente legge, definiscono la categoria della vulnerabilità, tenendo presenti, in ogni caso, le seguenti situazioni di disagio: a) nascita di un altro figlio o adozione o affido; b) ingresso dei figli nel circuito dell istruzione; c) decesso, ovvero riduzione o perdita del reddito da lavoro da parte della persona di riferimento del nucleo familiare; d) scomposizione della famiglia; e) insorgenza di una malattia grave o di una dipendenza; f) perdita o difficoltà di accesso all alloggio; g) presenza o insorgenza in famiglia di una condizione di non autosufficienza; h) inabilità temporanea al lavoro di lavoratore autonomo, qualora sia unico titolare del reddito nell ambito del nucleo familiare, per periodi eccedenti la copertura assicurativa o in assenza di garanzie assicurative individuali. ARTICOLO 8 (Interventi per la famiglia in condizione di grave disagio) 1. Oltre agli interventi di cui all articolo 7, la Regione prevede specifiche misure per la famiglia in condizione di particolare disagio sociale, economico e relazionale. 2. A tal fine la Regione riconosce il valore della permanenza a domicilio di persone prive, anche parzialmente, di autonomia fisica o psichica, e la sostiene adottando apposite misure, in conformità con quanto previsto dagli strumenti normativi e programmatici regionali. 3. La Regione, inoltre, promuove ogni iniziativa idonea per consentire la modulazione e la flessibilità oraria delle prestazioni lavorative in base alle esigenze derivanti dai compiti di cura. 4. La Regione supporta anche economicamente la costituzione di strutture di tipo familiare per l accoglienza temporanea di donne e bambini vittime di violenza o in condizione di grave disagio. ARTICOLO 9 (Interventi per favorire l accesso alla casa delle famiglie) 1. La Regione promuove politiche abitative per la famiglia, con particolare riferimento ai nuclei familiari meno abbienti, mediante l ampliamento dell offerta di alloggi a canone contenuto, il sostegno economico per i canoni di locazione e l intervento per l insorgere di imprevedibili esigenze abitative, secondo quanto previsto dalla legge regionale , n. 23 (Norme di riordino in materia di edilizia residenziale pubblica) e in attuazione dell articolo 7 della presente legge. 2. La Regione sostiene le famiglie di nuova formazione e le giovani coppie mediante appropriate forme di supporto da definirsi nel piano triennale per l edilizia residenziale e nei programmi operativi annuali di cui agli articoli 2 e 3 della legge regionale 23/2003.
6 ARTICOLO 10 (Diritto allo studio) 1. La Regione rispetta e garantisce la libertà di scelta e di educazione dei genitori, nonché la parità di trattamento tra gli utenti di scuole ed università pubbliche, statali e paritarie. 2. La Regione prevede strumenti tesi ad assicurare un effettivo diritto allo studio e la concreta possibilità di beneficiare del pluralismo delle offerte educative a partire dalla prima infanzia, ivi compresi contributi diretti alle famiglie, anche nella forma di buoni scuola, nonché servizi e supporti finalizzati all abbattimento delle spese sostenute per la frequenza. ARTICOLO 11 (Interventi per l inserimento e reinserimento lavorativo) 1. La Regione adotta misure per favorire le aziende pubbliche o private che assumono con contratto part-time persone con figli fino a tre anni di età e sostiene in via prioritaria l inserimento lavorativo delle stesse. 2. La Regione promuove iniziative volte ad incentivare il reinserimento lavorativo del componente del nucleo familiare, che per compiti di assistenza nei confronti di minori o di cura nei confronti di persona non autosufficiente ha interrotto la precedente attività di lavoro. 3. La Regione favorisce inoltre il reinserimento lavorativo dei disoccupati con famiglia a carico. 4. Le iniziative di cui ai commi 2 e 3 consistono in: a) attività sistematica d informazione delle opportunità occupazionali esistenti tramite i servizi territoriali dedicati (Centri per l impiego e Servizi accompagnamento lavoro); b) programmi formativi specifici finalizzati al rientro nel mercato del lavoro; c) riconoscimento di riserva significativa di posti, comunque non superiore al 15%, nei percorsi di formazione professionale nell ambito delle politiche regionali della formazione. 5. La Regione favorisce con interventi economici la realizzazione di asili nido, anche con strutture presso le aziende, per favorire i genitori nell attività lavorativa. ARTICOLO 12 (Sostegno all adozione e all affidamento familiare) 1. La Regione, nei limiti della propria competenza, al fine di garantire la tutela e la salvaguardia dei minori in Umbria in situazione di difficoltà o di abbandono e per tutelare il loro diritto alla famiglia, sostiene l attività dei servizi territoriali e di tutti gli altri enti interessati negli adempimenti previsti dalle vigenti leggi in materia di adozione di minori e di affidamento familiare. 2. A tali fini la Regione: a) sostiene i servizi e le équipe territoriali per l adozione e promuove l affidamento familiare mediante apposite linee guida; b) promuove la collaborazione tra enti autorizzati e servizi pubblici, ai fini di un migliore inserimento dei minori nelle famiglie e nel contesto sociale, nonché ai fini della prevenzione
7 dei fallimenti adottivi; c) sostiene ed agevola le adozioni e gli affidamenti familiari di minori di età superiore ai 12 anni, con grave disabilità, con handicap accertato ai sensi dell articolo 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate); d) realizza un sistema di monitoraggio sul numero, sull andamento e sulla gestione delle adozioni, degli affidamenti e sui minori fuori famiglia accolti in strutture residenziali. ARTICOLO 13 (Riconoscimento del lavoro di cura familiare) 1. La Regione riconosce e valorizza il lavoro di cura familiare non retribuito derivante da responsabilità familiari, per l educazione dei figli o per la cura ed il sostegno dei membri della famiglia in situazione di non autosufficienza. ARTICOLO 14 (Associazioni Banche del tempo ) 1. Per favorire lo scambio di servizi di vicinato, facilitare l utilizzo dei servizi, favorire la produzione di beni relazionali nella comunità incentivando le iniziative di espressioni organizzate delle persone che intendono scambiare parte del proprio tempo a favore della famiglia per impieghi di reciproca solidarietà e interesse, la Regione favorisce la costituzione di associazioni denominate Banche del tempo. 2. Al fine di favorire e sostenere le attività di cui al comma 1, i Comuni possono realizzare e favorire la formazione di banche del tempo attraverso le seguenti modalità: a) disponendo l utilizzo di locali e l accesso ad eventuali servizi; b) assicurando o concorrendo all organizzazione di attività di promozione, formazione e informazione; c) stipulando convenzioni che prevedano scambi di tempo da destinare a prestazioni di mutuo aiuto in favore di genitori, famiglie e singoli cittadini. Tali prestazioni non devono costituire modalità di esercizio di attività istituzionali. ARTICOLO 15 (Coordinamento dei tempi della città) 1. I comuni, anche in forma associata, adottano piani territoriali degli orari, al fine di armonizzare i tempi delle città con le esigenze delle famiglie. 2. I piani di cui al comma 1 sono strumenti di carattere unitario per finalità e indirizzo, articolati in progetti, anche di carattere sperimentale, volti al coordinamento e all armonizzazione degli orari degli esercizi commerciali, dei servizi pubblici, degli uffici periferici delle amministrazioni pubbliche, dei trasporti pubblici, delle attività culturali e di spettacolo, nonché alla promozione del tempo per fini di solidarietà sociale.
8 ARTICOLO 16 (Associazionismo familiare) 1. In attuazione di quanto stabilito dall articolo 1, comma 4, le associazioni familiari concorrono alla formazione degli strumenti di programmazione nelle forme e nei modi stabiliti dalle disposizioni regionali, nazionali e dell Unione europea, secondo quanto previsto dall articolo 4 della legge regionale 28 febbraio 2000, n. 13 (Disciplina generale della programmazione). 2. La Regione favorisce e promuove le forme di associazionismo e autorganizzazione delle famiglie dirette a: a) organizzare esperienze di mutualità nel lavoro di cura familiare; b) realizzare interventi e servizi diretti a semplificare la vita quotidiana della famiglia; c) realizzare attività informative per la famiglia sui servizi disponibili sul territorio e sulle esperienze di solidarietà familiare come l adozione o l affido, ovvero sugli interventi previsti dalla presente legge; d) realizzare attività di formazione riguardanti le responsabilità familiari; e) svolgere qualunque altra attività conforme alle finalità della presente legge. ARTICOLO 17 (Disposizioni finanziarie) 1. Alla copertura degli oneri previsti dalla presente legge si provvede come segue: a) per il finanziamento degli interventi dell azione di sistema per le famiglie vulnerabili e più esposte al disagio ed al rischio di povertà di cui all articolo 7, è autorizzata, per l anno 2010, la spesa di euro ,00 a valere sulle risorse del fondo nazionale per le politiche sociali di cui alla legge , n. 328; b) al finanziamento degli interventi di cui agli articoli 4, 5, 8, 9, 10 comma 2, 11, 12 e 13, si provvede con le risorse previste da specifiche leggi regionali di settore e/o dal POR FSE 2007/2013, con particolare riferimento alle disposizioni relative a servizi sociali, tutela della salute, non autosufficienza, politiche alloggiative, servizi socio-educativi prima infanzia, formazione, diritto allo studio e prestito sociale d onore; c) per gli interventi di cui agli articoli 14, 15 e 16, è autorizzata per l anno 2010 la spesa di euro ,00 con imputazione nel bilancio di previsione 2010 nella UPB denominata Interventi per l espletamento di servizi e funzioni socio assistenziali (Cap n.i. e 2566 n.i.). Alla relativa copertura si fa fronte con contestuale riduzione di pari importo dello stanziamento della UPB (Cap. 6100). 2. La Giunta regionale, a norma della vigente legge regionale di contabilità, è autorizzata ad apportare le conseguenti variazioni, sia in termini di competenza che di cassa. Formula Finale: La presente legge regionale sarà pubblicata nel Bollettino Ufficiale della Regione. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Umbria. Data a Perugia, 16 febbraio 2010 LORENZETTI
9 Note: NOTE LAVORI PREPARATORI Proposta di legge: di iniziativa popolare, depositata alla Presidenza del Consiglio regionale in data 11 agosto 2008, atto consiliare n (VIII Legislatura); assegnato per il parere alle Commissioni consiliari permanenti III Sanità e servizi sociali con competenza in sede referente e I Affari istituzionali e comunitari con competenza in sede consultiva, in data 1 dicembre 2008; licenziato dalla III Commissione consiliare permanente il 3 febbraio 2010, recante il seguente titolo, così modificato: Disciplina dei servizi e degli interventi a favore della famiglia, con parere e relazione illustrata oralmente dal consigliere Masci (Atto n. 1429/BIS); esaminato ed approvato dal Consiglio regionale, con emendamenti, nella seduta del 9 febbraio 2010, deliberazione n AVVERTENZA Il testo della legge viene pubblicato con l aggiunta delle note redatte dalla Direzione Affari generali della Presidenza e della Giunta regionale (Servizio Affari istituzionali e Segreteria della Giunta regionale Sezione Norme regionali, decreti, ordinanze, atti consiliari e rapporti con il Consiglio regionale), ai sensi dell art. 8, commi 1, 3 e 4 della legge regionale 20 dicembre 2000, n. 39, al solo scopo di facilitare la lettura delle disposizioni di legge modificate o alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l efficacia degli atti legislativi qui trascritti. NOTE (AL TITOLO DELLA LEGGE) Note all art. 1, commi 1 e 4: La Dichiarazione Universale dei Diritti dell Uomo è stata adottata dall Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre La Costituzione della Repubblica italiana, promulgata dal Capo provvisorio dello Stato il 27 dicembre 1947 (pubblicata nella G.U. 27 dicembre 1947, n. 298, E.S.), è entrata in vigore il 1 gennaio 1948.Si riporta il testo dell art. 118, modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (in G.U. 24 ottobre 2001, n. 248): «Art. 118 Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza.i Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze.la legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali. Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.». La legge regionale 16 aprile
10 2005, n. 21, recante Nuovo Statuto della Regione Umbria (pubblicata nel B.U.R. 18 aprile 2005, n. 17, E.S.), è stata modificata con legge regionale 4 gennaio 2010, n. 1 (in S.O. al B.U.R. 5 gennaio 2010, n. 1). Il testo degli artt. 16, comma 3 e 17 è il seguente: «Art. 16Sussidiarietà.Omissis. 3. La Regione favorisce l autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati e delle formazioni sociali per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà. A tal fine incentiva la diffusione dell associazionismo ed in particolare la formazione e l attività delle associazioni di volontariato. Art. 17 Autonomie funzionali. 1. La Regione valorizza il ruolo delle autonomie funzionali anche per lo svolgimento di attività di interesse generale.». La legge regionale 4 dicembre 2006, n. 16, recante Disciplina dei rapporti tra l autonoma iniziativa dei cittadini e delle formazioni sociali e l azione di Comuni, Province, Regione, altri Enti Locali e Autonomie funzionali in ordine allo svolgimento di attività di interesse generale secondo i principi di sussidiarietà e semplificazione, è pubblicata nel B.U.R. 13 dicembre 2006, n. 57. Nota all art. 4, comma 1, lett. a): La legge regionale 22 dicembre 2005, n. 30, recante Sistema integrato dei servizi socioeducativi per la prima infanzia, è pubblicata nel S.O. n. 1 al B.U.R. 4 gennaio 2006, n. 1. Nota all art. 9: Il testo degli artt. 2 e 3 della legge regionale 28 novembre 2003, n. 23, recante Norme di riordino in materia di edilizia residenziale pubblica (pubblicata nel S.O. n. 1 al B.U.R. 10 dicembre 2003, n. 52), è il seguente: «Art. 2Programmazione regionale. 1. Gli indirizzi ed i criteri programmatici di carattere strategico finalizzati alla realizzazione delle politiche abitative previste nell articolo 1 sono contenuti nel piano triennale per l edilizia residenziale, che si attua attraverso programmi operativi annuali. 2. Con il piano triennale viene quantificata la dotazione del fondo di cui all articolo 4 nel periodo di riferimento è con successive leggi annuali di bilancio vengono rese disponibili le risorse per dare attuazione alle varie categorie di intervento previste nel piano. 3. Il piano triennale, secondo gli indirizzi definiti dal DAP, in armonia con la programmazione regionale di settore e con il Piano urbanistico territoriale, tiene conto delle finalità di cui all articolo 1 e dei fabbisogni primari, espressi anche da particolari categorie sociali. In particolare: a) stabilisce gli obiettivi generali nel triennio e indica le azioni in cui si articola la politica abitativa regionale, in relazione alle disponibilità delle risorse finanziarie; b) ripartisce i finanziamenti per le categorie di intervento ritenute prioritarie ed eventualmente per ambiti territoriali, in relazione anche alla disponibilità di aree edificabili, di edifici da recuperare e di programmi organici di intervento dei Comuni; c) tiene conto prioritariamente della necessità di recuperare, a fini abitativi, il patrimonio edilizio esistente nei centri urbani per limitare ulteriori fenomeni di espansione delle città, promuovendo politiche integrate di riqualificazione urbana e del sistema delle infrastrutture, di miglioramento dei servizi e della accessibilità dei centri storici;
11 d) indica i finanziamenti da destinare a specifiche categorie di utenti, tra i quali portatori di handicap, anziani, giovani, studenti universitari, cittadini extracomunitari; e) fissa l entità dei contributi che possono essere assegnati per ciascuna categoria d intervento entro i limiti massimi stabiliti dagli articoli 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 14; f) indica i requisiti generali di ammissibilità al finanziamento delle proposte, con riferimento alla qualità dei progetti ed alla capacità degli operatori pubblici e privati di realizzare e gestire, ove richiesto, gli immobili; g) riserva una quota di risorse per gli interventi a carattere sperimentale di cui all articolo 17; h) attiva un sistema di premialità rivolto alle Amministrazioni locali che maggiormente si impegnano, con proprie risorse o con riduzione delle imposte locali sugli immobili, per raggiungere gli obiettivi fissati ai sensi della presente legge. 4. Con apposite norme regolamentari sono disciplinate le procedure per la valutazione dell efficacia e dell efficienza degli interventi, identificando i parametri di riferimento. A tal fine sono considerati prioritari, insieme ad altri da individuare, i seguenti indicatori: a) la durata delle diverse fasi in cui si articola il processo di attuazione del piano, con l obiettivo di perseguire l ottimizzazione dei tempi e la semplificazione delle procedure; b) il rapporto tra le risorse impegnate e l incremento della disponibilità di alloggi sociali realizzati; c) il grado di soddisfacimento dell utenza degli interventi delle politiche abitative. 5. Il piano triennale è approvato dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, previa concertazione e partenariato istituzionale e sociale ai sensi dell articolo 5 della legge regionale 28 febbraio 2000, n Il piano triennale può essere aggiornato con la procedura adottata per la sua approvazione. Art. 3 Programmi operativi annuali. 1. Gli obiettivi generali del piano triennale sono attuati mediante programmi operativi annuali, di seguito denominati POA, approvati dalla Giunta regionale. 2. Il POA, inteso come programma processo alla cui formazione concorre una pluralità di soggetti, consta di un documento preliminare contenente le linee-guida, di una fase partecipativa sul documento preliminare, della raccolta di proposte mediante la convocazione del Comitato permanente per l edilizia residenziale, di cui all articolo 5, e di un documento definitivo, che, sulla base di criteri predeterminati dal Piano triennale e delle proposte degli Enti locali, seleziona definitivamente gli interventi da finanziare. 3. Con il documento preliminare la Giunta regionale, in relazione ai contenuti del piano triennale ed alle risorse definite annualmente con legge di bilancio, fissa i tempi e le procedure per la raccolta delle proposte dei Comuni, la localizzazione degli interventi degli operatori pubblici e privati e le modalità per la loro ammissione nel POA definitivo. 4. L insieme delle proposte formulate dai Comuni relative anche agli interventi di operatori privati è valutato ai fini del loro inserimento nel POA definitivo. 5. Il POA indica, per ciascuna categoria di intervento, l operatore pubblico o privato scelto per la realizzazione, l area o l immobile su cui intervenire ed inoltre:
12 a) l attestazione comunale della conformità dell intervento alla normativa urbanistica per assicurarne la rapida cantierabilità; b) la fonte di finanziamento; c) il contributo regionale assegnato e le modalità di erogazione; d) le procedure e le modalità di controllo dell attuazione del piano e di rendicontazione delle spese sostenute, nel caso di interventi pubblici; e) le prescrizioni tecniche ed i tempi per le realizzazioni degli interventi; f) i requisiti che devono essere posseduti dai beneficiari dei contributi e degli alloggi. 6. Il POA elenca gli interventi ammissibili al finanziamento che non trovano capienza nella disponibilità del programma. Tali interventi possono essere finanziati nel caso in cui, nel corso dell attuazione, si verifichino rinunce o revoche. 7. In sede di approvazione del POA la Giunta regionale individua il responsabile tecnico della sua attuazione. 8. Il responsabile dell attuazione assicura il costante monitoraggio dell avanzamento degli interventi e relaziona ogni sei mesi alla Giunta regionale. Lo stesso propone alla Giunta regionale la revoca dei finanziamenti per quegli interventi che non rispettano le scadenze prefissate dal POA. 9. In deroga a quanto previsto dall articolo 2 e dal presente articolo, la Giunta regionale dà attuazione, con propri atti, ad interventi straordinari promossi a livello nazionale o comunitario che richiedono una programmazione delle risorse incompatibile, nei tempi, con le procedure ordinarie previste dalla presente legge. 10. La Giunta regionale riferisce annualmente al Consiglio regionale sullo stato di avanzamento del POA.». Nota all art. 12, comma 2, lett. c): Si riporta il testo dell art. 4 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, recante Legge-quadro per l assistenza, l integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (pubblicata nel S.O. alla G.U. 17 febbraio 1992, n. 39): «4 Accertamento dell handicap. 1. Gli accertamenti relativi alla minorazione, alle difficoltà, alla necessità dell intervento assistenziale permanente e alla capacità complessiva individuale residua, di cui all articolo 3, sono effettuati dalle unità sanitarie locali mediante le commissioni mediche di cui all articolo 1 della legge 15 ottobre 1990, n. 295, che sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare, in servizio presso le unità sanitarie locali.». Nota all art. 16, comma 1: La legge regionale 28 febbraio 2000, n. 13, recante Disciplina generale della programmazione, del bilancio, dell ordinamento contabile e dei controlli interni della Regione dell Umbria (pubblicata nel S.O. al B.U.R. 2 marzo 2000, n. 11), è stata modificata ed integrata con leggi regionali 9 marzo 2000, n. 18 (in S.S. n. 3 al B.U.R. 15 marzo 2000, n. 14), 16 febbraio 2005, n. 8 (in B.U.R. 4 marzo 2005, n. 10, E.S.), 9 luglio 2007, n. 23 (in S.O. n. 1 al B.U.R. 18 luglio 2007, n. 32), 26 giugno 2009, n. 13 (in B.U.R. 29 giugno 2009, n. 29, E.S.) e 12 febbraio 2010, n. 9 (in S.S. n. 3 al B.U.R. 17 febbraio 2010, n. 8).
13 Il testo dell art. 4 è il seguente: «Art. 4 Soggetti della programmazione regionale. 1. Gli Enti locali, le associazioni rappresentative delle varie forme e settori di impresa, le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e autonomi, gli organismi rappresentativi degli interessi sociali, professionali, ambientali, culturali, del terzo settore e delle pari opportunità concorrono alla formazione degli strumenti di programmazione nelle forme e nei modi stabiliti dalle disposizioni regionali, nazionali e dell Unione Europea. 2. Sono interlocutori ordinari della Regione nella definizione degli strumenti della programmazione, le istituzioni, gli organi e le strutture dell Unione Europea, il Governo nazionale, le amministrazioni centrali dello Stato e i loro organi decentrati, le autonomie funzionali, le grandi agenzie di ricerca, le altre Regioni, il complesso degli enti pubblici.». Note all art. 17, commi 1, lett a) e c) e 2: La legge 8 novembre 2000, n. 328, recante Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, è pubblicata nel S.O. alla G.U. 13 novembre 2000, n La legge regionale 12 febbraio 2010, n. 10, recante Bilancio di previsione annuale per l esercizio finanziario 2010 e bilancio pluriennale , è pubblicata nel S.S. n. 4 al B.U.R. 17 febbraio 2010, n. 8. Per la legge regionale 28 febbraio 2000, n. 13, si veda la nota all art. 16, comma 1.