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Timestamp: 2020-07-05 21:06:23+00:00
Document Index: 20823412

Matched Legal Cases: ['art. 1218', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1176', 'art. 2236', 'art. 2236', 'art. 2236']

La responsabilità dell’odontoiatra nell’ordinamento civile: accertamento e valutazione. - Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario
Autori: Antonio Federici
Titolo: La responsabilità dell’odontoiatra nell’ordinamento civile: accertamento e valutazione.
Pagine: pp. 346-360
La responsabilità dell’odontoiatra nell’ordinamento civile: accertamento e valutazione.
1) Per una ricognizione dell’impatto della legge Gelli-Bianco sulla responsabilità professionale in odontoiatria si consente di rinviare a precedenti considerazioni di chi annota: ved. A. Federici, Il nuovo modello di responsabilità nel settore odontoiatrico, in DoctorOS, 2017, 532-542.
2) « Dall’esame della documentazione in possesso del ctu non risulta che sia stato rilasciato dalla paziente un consenso informato scritto; tuttavia dalla presenza in atti di prospetti terapeutici (sia pure alcuni non completi) il ctu ha ipotizzato che il convenuto abbia trasmesso all’attrice informazioni sufficienti, anche in merito ad eventuali rischi, ipotesi che tuttavia appare in contrasto con l’affermazione relativa alla mancanza di un’approfondita valutazione prognostica »; l’asserzione si pone in linea con quella giurisprudenza che ritiene irrilevante il mancato assolvimento dell’obbligo di informazione quando esso non possa apportare alcuna altra utilità oltre quella già conseguita con l’espressione del consenso al trattamento (« In materia di responsabilità per attività medico-chirurgica, se il paziente conosce perfettamente quale sia l’intervento cui si accinge ad essere sottoposto, con relative conseguenze, rischi e complicazioni, l’eventuale inadempimento, da parte del medico, dell’obbligo di informarlo è giuridicamente irrilevante, per l’inconcepibilità di un valido nesso di causa tra detto inadempimento e le conseguenze dannose del vulnus alla libertà di autodeterminazione », Cass. civ., sez. III, 27 marzo 2018, n. 7516, in Foro it., 2018, I, 2401).
3) Cfr. Cass. civ., sez. III, 27 novembre 2012, n. 20984, in Giur. it., 2014, 276.
4) Il contratto di norma è la fonte delle rispettive obbligazioni e la responsabilità è definita dalla normativa sull’inadempimento (art. 1218 c.c.).
5) G. Draetta - F. Montagna, La responsabilità professionale dell’odontoiatra. Il consenso, la documentazione, l’onorario e l’assicurazione, Lingomed, 2008, 1, 8.
6) « Prima di iniziare un trattamento su un paziente, è necessario ottenere un valido consenso .... Quando un paziente accetta di iniziare un piano di trattamento, deve esserci con l’odontoiatra un accordo chiaro, che definisca gli scopi e la natura del trattamento, la responsabilità del paziente, i costi e il livello di impegno richiesto per garantire la riuscita. Anche se l’accordo può essere verbale o implicito, è comunque prudente ottenere un consenso a beneficio di una maggiore chiarezza per entrambe le parti ... Le varie opzioni di trattamento possono essere presentate al paziente a voice, fornendo tute le necessarie spiegazioni. Nei casi complessi e difficili occorrerà una chiara esposizione dei costi in relazione alle diverse opzioni terapeutiche ... ». (Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia 2017, 235, disponibili su https//:www.salute.gov/imgs/C_17_pubblicazioni_2637_allegato.pdf, visionato il 31 dicembre 2018).
7) Si pensi, ad es., al preventivo, dove sono indicate, con il costo, anche le prestazioni ed un seppur rudimentale piano di esecuzione.
8) Anche se si tratta di una conclusione che collide con la più restrittiva rappresentazione del consenso quale strumento di libera scelta del paziente (cd. consenso informato).
9) Anche se, con riferimento alla responsabilità penale, la giurisprudenza proprio nel campo dell’odontoiatria ha mostrato maggiore rigore (ved. Cass. pen., sez. IV, 27 gennaio 2017, n. 10271, in Rass. dir. farmaceutico, 2017, 1019) e comunque rimane ancora irrisolta la questione della autonoma tutelabilità del diritto alla libera determinazione del paziente (ved., da ult., Cass. civ., sez. III, 28 giugno 2018, n. 17022, Rep. Foro it., 2018, voce Sanità pubblica e sanitari, n. 107).
10) Storicamente, per ragioni che qui per economia di ragionamento non possono essere approfondite, l’odontoiatria, scarsamente rappresentata nei LEA, è stata esercitata come attività privata in forma libero professionale.
11) Art. 1, comma 153, legge 4 agosto 2017, n. 124; ved. G. Nicolin, Medicina difensiva in odontoiatria, in Notiziario dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Venezia, 01. 2016, 13 ss.
12) Come peraltro suggerito nelle Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia 2017, 70, cit. (ved. nota 6).
13) Ved. R. Nicolò, Istituzioni di diritto privato, Giuffrè, Milano, 1962, 45.
14) Cfr. R. Cataldi - C. Matricardi - F. Romanelli - S. Vasgnoni - V. Zatti, La responsabilità professionale del medico, Maggioli, Rimini, 2009, 355 s.
15) Ved. G. Iadecola, La colpa professionale del medico, in G. Iadecola - M. Bona, La responsabilità dei medici e delle strutture sanitarie, Giuffrè, Milano, 2009, 68.
16) Ved. A. Di Majo, Delle obbligazioni in generale, Commentario del Codice Civile Scialoja-Branca, Zanichelli-Il Foro Italiano, Bologna, 1985, 116.
17) Ved. Cass. civ., sez. un., 11 gennaio 2008, n. 577, in Foro it., 2008, I, 455.
18) Ponendosi in linea con quanto prescritto dal’art. 1, co. 152, l. n. 124/2017, il quale dispone che i titoli e le specializzazioni possedute, in un libero mercato, sono funzionali alla scelta consapevole del cliente (“Al fine di assicurare la trasparenza delle informazioni nei confronti dell’utenza, i professionisti iscritti ad ordini e collegi sono tenuti ad indicare e comunicare i titoli posseduti e le eventuali specializzazioni”).
19) Nella sicurezza delle cure come definita dall’art. 1 l. n. 24/2017 l’importanza della prevenzione, misura alla quale è funzionale la capacità professionale, è particolarmente rimarcata dalla dottrina, in quanto ritenuto lo strumento più efficace per eliminare la possibilità di verificarsi dell’errore, anche quando quest’ultimo non avrebbe idoneità a produrre il danno (cd. errore innocuo) (cfr. G. Carpani, Sicurezza delle cure in sanità, in Guida alle nuove norme sulle responsabilità nelle professioni sanitarie, in G. Carpani - G. Fares (a cura di), Giappichelli, Torino, 2017, 18.
20) La giurisprudenza già aveva avuto occasione di evidenziare che anche quando il professionista sanitario opera nel libero mercato ha un obbligo qualificato di formazione in quanto deve costantemente adeguare conoscenze e competenze e tenersi aggiornato (cfr. T.A.R. Lazio, Roma, sez. III, 5 marzo 2007, n.2038, Foro amm. TAR, 2007, 3, 965).
21) Dunque, il connubio tra l’art. 1176 e l’art. 2236 c.c. rimane la piattaforma normativa sulla quale poggia l’intero sistema, nonostante la l. n. 24/2017, a differenza della l. n. 189/2012, non faccia più espresso richiamo dell’art. 2236 c.c. (comunque la matrice su cui poggia l sistema non è stata innovata poiché la colpa continua ad essere valutata sempre con il riferimento primordiale all’art. 2236 c.c. (Cass. pen., sez. IV, 20 aprile 2017, n. 28187, in Foro it., 2017, II, 493, Riv. pen., 2017, 749, Guida al dir., 2017, fasc. 28, 72, Giust. pen., 2017, II, 385, Giur. it., 2017, 2199, Resp. medica, 2017, 379, Danno e resp., 2017, 727, Rass. dir. farmaceutico, 2017, 742, Riv. it. medicina legale, 2017, 713, Dir. pen. e proc., 2017, 1369, Arch. circolaz., 2018, 19).