Source: http://ospitiweb.indire.it/~notd0001/testi/il_telelavoro/parte_terza.htm
Timestamp: 2018-03-22 04:06:05+00:00
Document Index: 143283271

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3']

RELATIVI ALL'INTRODUZIONE E DIFFUSIONE DEL TELELAVORO
1. Quale va considerata come sede di lavoro nel telelavoro?
La sede di lavoro, secondo l'espressa previsione contenuta nell'art. 2, lett. c), del D.P.R. 70/99 è quella dell'Ufficio al quale il dipendente è assegnato.
La lettera b) del medesimo articolo stabilisce poi che la prestazione in telelavoro può essere svolta in qualsiasi luogo ritenuto idoneo, collocato al di fuori della sede di lavoro, con il supporto di tecnologie che consentano il collegamento con l'Amministrazione.
Da quanto previsto dalla normativa richiamata, pertanto, discende che la sede di lavoro, anche in caso di prestazione svolta in luogo diverso, continua ad essere quella dell'Ufficio al quale il dipendente è assegnato.
2. Come regolare i casi in cui il potenziale telelavoratore domiciliare, per accertate e contingenti necessità, si trova nella condizione di dover svolgere la propria prestazione lavorativa in luogo diverso dal proprio domicilio?
Vi possono essere dei casi in cui la richiesta di svolgere la prestazione in telelavoro nasce dall'esigenza di assistere un familiare non convivente, in un luogo quindi diverso dal domicilio del lavoratore.
In tal caso non sussistono problemi, in quanto l'art. 2, letto b) del D.P.R. 70/99 non pone limiti al luogo di svolgimento della prestazione al di fuori della sede di lavoro, purché si tratti di un luogo idoneo dove la prestazione sia tecnicamente possibile.
Effettuate le opportune verifiche sull'idoneità del luogo ove il lavoratore dovrà svolgere la sua prestazione lavorativa, quindi, l'Amministrazione potrà consentire anche la prestazione in telelavoro in luogo diverso dal domicilio del dipendente.
3. Per l'introduzione del telelavoro è necessario un contratto o accordo individuale tra Amministrazione e dipendente?
La normativa specifica sul telelavoro (D.P.R. 70/99) non impone alle Amministrazioni che intendano introdurre il tele lavoro di modificare il contratto individuale del dipendente da adibire a tale tipologia di prestazione.
L'atto di conferimento alle mansioni da svolgersi in telelavoro, pertanto, - ferma restando la volontarietà del dipendente - può assumere forma di determinazione unilaterale dell'amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, a norma dell'art. 5, comma secondo, del D.Lgs. n. 165 del 200, liberamente modificabile nell'esercizio dello stesso potere.
Lo svolgimento della prestazione lavorativa in telelavoro realizza uno specifico interesse del datore di lavoro pubblico, che consente di qualificare il mutamento delle modalità della prestazione medesima quale atto organizzativo dell'Amministrazione che lo dispone, così determinando una mera modifica delle modalità di esecuzione della prestazione lavorativa. Tuttavia occorre considerare che, ai sensi dell'art. 2, comma 3, del D.Lgs. 165/2001, i rapporti individuali di lavoro, a seguito della privatizzazione del rapporto di pubblico impiego, sono regolati contrattualmente.
4. Sussiste la responsabilità dell' Amministrazione per danni a terzi o a cose derivanti dall'espletamento della prestazione in telelavoro?
In forza dell'art. 2, comma 1, letto b), d.1g. 19 settembre 1994 n. 626, nelle p.a. di cui all'art. 1, comma 2, d.1g. 30 marzo 2001 n. 165, il datore di lavoro ai fini prevenzionali si caratterizza per i concreti poteri di gestione in ordine all'attività e all'ufficio centrale o periferico cui è preposto, al quale si aggiunge il requisito della qualifica dirigenziale ovvero dello svolgimento di mansioni direttive funzionalmente equivalenti.
Egli, per quanto attiene all'adempimento degli obblighi di sicurezza e di salute nei luoghi di lavoro, non deve sottostare alle decisioni dei soggetti preposti agli organi di governo e di vertice degli enti pubblici (titolari di funzioni di definizione dell'indirizzo politico ­programmatico e di legale rappresentanza), pur restando fermo il potere di controllo sul suo operato da parte degli organi di vertice di ciascuna amministrazione, che discende più in generale dal rapporto di servizio che li lega all'ente.
Il rapporto assicurativo con l'INAIL è diretto a coprire taluni specifici rischi del lavoratore ed a sollevare l'ente datore di lavoro dalla relativa responsabilità patrimoniale.
In caso di mutamento delle modalità della prestazione lavorativa in prestazione in telelavoro, l'Amministrazione effettuerà all'INAIL una formale comunicazione delle condizioni di svolgimento della prestazione, corredata da idonea documentazione atta a dimostrare l'assunzione delle cautele del caso in conformità agli obblighi sanciti dalla normativa ai fini della sicurezza sul lavoro.
La regolazione dei rapporti tra l'Amministrazione ed il suo dipendente in ordine ad eventuali infortuni, può trovare integrazione mediante un'apposita polizza assicurativa per la copertura dei rischi di responsabilità civile derivanti dallo svolgimento della prestazione in telelavoro. Al riguardo, l'art. 3, comma 5, lett. c) dell'Accordo Quadro prevede la possibilità che la contrattazione di ciascun comparto possa disciplinare forme di copertura assicurativa delle attrezzature in dotazione e del loro uso.
5. E' ammessa la possibilità di lavoro straordinario nel telelavoro?
In linea di principio, ove l'Amministrazione autorizzi preventivamente il dipendente in telelavoro ad effettuare ore di lavoro straordinario per motivate esigenze, non si ravvisano prec1usioni rispetto alla prestazione in sede, ben potendo l'Amministrazione verificare il prodotto del lavoro aggiuntivo svolto. E' lasciata alla contrattazione integrativa la facoltà di disciplinare la possibilità del ricorso al lavoro straordinario, in relazione alle caratteristiche delle attività svolte e nel rispetto delle reciproche garanzie.