Source: http://milella.blogautore.repubblica.it/2012/12/04/e-adesso-distruggere-subito/
Timestamp: 2017-09-20 00:26:48+00:00
Document Index: 184011946

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 90', 'art. 90', 'art. 15', 'art. 90', 'art. 271', 'art. 271', 'sentenza ', 'art. 111', 'art. 111']

E adesso distruggere subito - Toghe - Blog - Repubblica.it
E adesso distruggere subito
Sarebbe sbagliato se la procura di Palermo, dopo la decisione della Consulta, attendesse ancora. Il passo obbligato adesso è uno solo, nel rispetto dovuto tra istituzioni. Chiedere al gip, nel giro di poche ore, di distruggere le telefonate di Napolitano con Mancino. Sarebbe un errore, un atto di arroganza, attendere le motivazioni della sentenza. Nelle poche righe del comunicato della Corte c'è già tutto quello che i pm dell'inchiesta Stato-mafia devono sapere.
Scritto in Senza categoria | 312 Commenti »
tisancul 7 dicembre 2012 alle 11:34
il pagellone dei prof. monti QUASI TUTTI ZERO TAGLIATO !
Perché se ne devono andare
Cala il sipario sulla dolorosa parentesi di Monti.
NON IMPORTA CHI VA AL POTERE MA
UN GOVERNO STILE MONTI E' STATO
IL FALLIMENTO DEL POPOLO ITALIANO
ALTRO CHE RISANAMENTO ECONOMICO !
TUTTI GLI ITALIANI STANNO VENDENDO TUTTO
PER SOPRAVVIVERE E STARE ANCORA A QUESTO
MONDO ! VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
tisancul 7 dicembre 2012 alle 11:48
Scontrini, blitz a Palermo:
nella 'movida' notturna
regolari soltanto due locali
Palermo, nel mirino della Finanza pub,
birrerie, drinkerie e paninoteche:
21 su 23 non rilasciano lo scontrino.
Un discopub, inoltre,
è stato chiuso per lavoro nero .
PERCHE' GLI ITALIANI EVADONO LE TASSE ??
PERCHE' IL FISCO E' OPPRIMENTE .
PERCHE' NON SI CREDE NELLO STATO IN
MANCANZA DI DIRITTI E DI LAVORO.
PERCHE' NON C'E' GIUSTIZIA FISCALE .
PERCHE' IL PAESE E' CORROTTO E NON
SI HA ALCUNA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI.
E DIVERSI ALTRI MOTIVI .
Gigas 7 dicembre 2012 alle 12:57
ESISTE UNA LEGGE …
Non risulta nessun reato comune, che possa giustificare, l’interessamento di una procura, verso il Capo dello stato. Ne tanto meno l’intercettazione indiretta puo’ essere un mezzo attraverso il quale cogliere in flagranza di reato chi Presiede il Consiglio superiore della magistratura, ovvero una delle funzioni proprie del Presidente della Repubblica. L’ex senatore Mancino e il Presidente della Repubblica, parlavano di coordinamento…
Lei dovrebbe rinfrescarsi la memoria , sulle funzioni e le prerogative che sono proprie del presidente della repubblica, in quanto riconosciute nella costituzione.
Rhaegar 7 dicembre 2012 alle 10:45
Rhaegar 7 dicembre 2012 alle 14:37
Caro Gigas, credo sia lei che dovrebbe rinfrescarsi la memoria: la Procura non ha colto in flagranza di reato Napolitano, ne voleva farlo, le intercettazioni sono operate da macchine, nessuno poteva immaginare che Mancino avesse un filo diretto con Napolitano per cercare di risolvere i suoi guai.
Ad essere intercettato era Mancino (indagato), nessuno se l'è mai presa con il capo dello Stato.
Secondo, coordinamento di che?
Mancino è un privato cittadino al momento, e cmq non spetta al PDR coordinare alcunchè in materia di indagini, se è questo il coordinamento a cui si riferiva.
Mancino ha chiamato Napolitano perchè era preoccupato per gli affari suoi, era una telefonata del tutto privata come può essere quella che lei fa con il suo migliore amico che ha bisogno di consiglio.
Non è certo un caso, che il destinatario fosse oltre che il PDR anche il Presidente del CSM, ma questa a livello di opportunità politica è solo un'aggravante, mica un'attenuante.
Lucia mdv 7 dicembre 2012 alle 15:56
Esiste a Milano una Associazione che si chiama il Clubino. Ne fanno parte un numero ristretto di persone che hanno non so quali peregrine caratteristiche. So che ha sede in una Piazza del Centro accanto a...
Siamo stati informati che qualche anno fa quando un industriale delle maglie chiese di entrare a farne parte, la sua richiesta fu respinta: eppure doveva essere nata, quella richiesta, su qualche solida premessa. Più difficile capirne il fine. Fatto sta...
Ecco, mi servo dell'immagine del Clubino, per affermare che sì la nostra Costituzione certi princìpi li afferma, ma la realtà-realtà dimostra poi e spesso il perdurare di altri. Un po', mica tanto eh, ma un bel po' da Ancien Régime.
O certe notizie servono a creare casi sui quali dissertare, a puntate, e far prendere posizione: a far spender tempo..
O siamo nella repubblica dei Clubini: per cui quando si viene a qualche caso concreto di doveri e diritti, saltano fuori talmente tanti distinguo, per avallare l'idea che siamo uguali ma che in quel particolare caso vige un altro principio... Quel particolare caso, e non è mai il solo, fa diventare secondario il principio a cui ci parrebbe dovercisi tutti attenere..
Insomma, deve venirci il dubbio che a dire che non capiamo, rischiamo di apparire inadatti ad essere semplici cittadini consapevoli. Figurarsi poi se pretendessimo qualcosa di più: tipo dire la nostra per ottenerne un riscontro DA CHI SA.
E' un arzigogolo il mio, me ne rendo conto: ma certe cose sono tanto complesse da non poter proprio darne e averne una spiegazione? Il principio Tantum valet auctoritas quantum valent rationes fa parte forse di un mondo che é solo di fantasia?
Torquemada il Misericordioso 7 dicembre 2012 alle 16:24
Lei fa bene ad avere dei dubbi, ne ho molti anch'io tant'è che per commentare sul FQ adesso uso il nick Dubitoergosum ma il mio problema è che a forza di dubitare a volte dubito anche dei miei stessi dubbi e quindi raggiungo delle certezze. Quando raggiungo delle certezze il mio dubbio è questo : dovrei dubitare anche delle mie certezze ? Siccome dubito di poterne dubitare, allora aspetto che altri sollevino dei dubbi nei confronti delle mie certezze. Dubitando dei dubbi di coloro che dubitano delle mie certezze, le mie certezze a volte si rafforzano e a volte si indeboliscono ma mi rimane sempre in sospeso un dubbio, quello che per me è il dubbio più importante : riuscirei a conoscere qualcosa se non dubitassi sempre di tutto e dunque anche dei miei stessi dubbi ? Ne dubito.
Riguardo ai suoi dubbi, non credo di poter risolverli tutti ma mi sorge il dubbio che potrei tentare di risolvere almeno quelli che mi sembrano essere i tre dubbi più importanti ovvero il dubbio n° 3, il dubbio n° 7 ed il dubbio n° 8.
E' necessario cominciare dal dubbio n° 8 perché tutta la catena deduttiva si sviluppa proprio dalla corretta interpretazione della legge 5 giugno 1989 n. 219 e delle sue implicazioni : in particolare il comma 3 dell'art. 7 della legge in questione stabilisce esplicitamente che il PdR, mentre è ancora in carica, non può essere sottoposto a "provvedimenti che dispongono intercettazioni telefoniche o di altre forme di comunicazione, ovvero perquisizioni personali o domiciliari, nonche' quelli che applicano misure cautelari limitative della liberta' personale nei confronti degli inquisiti" nemmeno nel caso in cui fosse messo in stato d'accusa dal Parlamento per i reati previsti dall'art. 90 della Costituzione, ovvero per i reati per i quali non può essere considerato immune da responsabilità nell'esercizio delle sue funzioni.
Se il PdR, mentre è ancora in carica, non può essere intercettato direttamente nemmeno per i reati per i quali non può essere considerato immune da responsabilità e per i quali può essere messo in stato d'accusa, a maggior ragione il PdR non potrà essere intercettato direttamente, mentre è ancora in carica, in relazione ad altre ipotesi di reato.
Perché il PdR può essere intercettato direttamente solo dopo la sospensione dalla carica ? Perché nell'intercettare direttamente il PdR mentre è ancora in carica si verificherebbe automaticamente ed inevitabilmente una violazione della segretezza delle comunicazioni del PdR mentre esercita ancora le sue funzioni e questo è espressamente proibito dall'art. 90 in connessione con l'art. 15 della Costituzione. Non solo : se il PdR venisse sottoposto ad intercettazioni dirette mentre è ancora in carica, gli atti riferibili al suo profilo funzionale verrebbero automaticamente "monitorati" e valutati dall'AG, la qual cosa è espressamente proibita sempre dall'art. 90.
Per evitare queste contraddizioni ed eventuali menomazioni delle sue prerogative costituzionali, il PdR può essere intercettato direttamente solo dopo la sospensione dalla carica.
Se non è possibile violare la segretezza delle comunicazioni del PdR, mentre è ancora in carica, tramite intercettazioni telefoniche e/o ambientali direttamente disposte dall' AG, a maggior ragione non è possibile violarne la segretezza tramite intercettazioni "indirette" e/o "casuali" ( che detto per inciso potrebbero essere disposte ad arte ) perché la valutazione delle stesse presuppone un'intrusione indebita dell' AG nella sfera dell'autonomia, dell'indipendenza, della libertà e dell'irresponsabilità funzionale che la Costituzione assegna al PdR e comporta un "monitoraggio" dei suoi atti che è lesivo delle prerogative del PdR.
In estrema sintesi : la legge 5 giugno 1989 n. 219 stablisce espressamente che il PdR, se fosse messo in stato d'accusa dal Parlamento per i reati di attentato alla Costituzione e di alto tradimento, potrebbe essere intercettato solo dopo la sospensione dalla carica. Questa semplice norma ha una ricaduta immediata sul regime delle c.d. "intercettazioni dirette" ( che in nessun caso, per la ragione di cui si è detto, possono essere disposte nei confronti del PdR mentre è ancora in carica ) e sul regime delle c.d. "intercettazioni indirette e/o casuali" ( in questo caso la valutazione delle stesse comporta automaticamente una violazione delle prerogative del PdR)
Ne consegue che in nessun caso è possibile intercettare direttamente il PdR mentre è ancora in carica ed è un atto illegittimo valutare eventuali intercettazioni indirette e/o casuali
Ergo, intercettazioni che per loro natura non sono in alcun modo utilizzabili o valutabili devono e possono essere distrutte immediatamente.
Appoggiarsi all'art. 271 cpp è del tutto pertinente non tanto perché è impensabile che la riservatezza del PdR sia meno protetta della riservatezza di un avvocato e/o di un prete ma soprattutto perché il caso del PdR può rientrare perfettamente tra i casi "non consentiti dalla legge" come previsto dal comma 1 dell'articolo in questione che stablisce che " I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora le stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge o qualora non siano state osservate le disposizioni previste dagli articoli 267 e 268 commi 1 e 3."
Se si parte dal presupposto che in linea di principio sia proibito valutare eventuali intercettazioni indirette e/o casuali alle quali partecipa il PdR e se si considera che solo la prima intercettazione di una serie può essere considerata "casuale" mentre tutte le altre, anche se in numero poco rilevante, non possono più essere considerate in senso stretto "casuali" ma vanno considerate prevedibili e/o probabili e quindi non più soggette alla pura casualità, è evidente che si determina la situazione prefigurata nel comma 1 dell'art. 271 cpp ovvero i risultati di tali intercettazioni non potranno essere utilizzati perché le intercettazioni sono state eseguite nonostante il divieto di violare la segretezza delle comunicazioni del PdR durante il mandato, quindi "fuori dei casi consentiti dalla legge".
Rimane un ultimo dubbio . la sentenza della Corte, nel passaggio in cui stablisce che non spettava alla Procura di PA di omettere di chiedere al giudice l'immediata distruzione [ delle intercettazioni ] "ai sensi dell'articolo 271, 3° comma, c.p.p. e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti" determina una contraddizione stridente con il principio del contraddittorio di cui all’art. 111 della Costituzione ?
La risposta è no, la contraddizione è solo apparente perché il comma 5 dell'art. 111 recita :
"La legge regola i casi in cui la formazione della prova non ha luogo in contraddittorio per consenso dell'imputato o per accertata impossibilità di natura oggettiva o per effetto di provata condotta illecita."
Evidentemente la Corte ha ritenuto che la "natura oggettiva" delle intercettazioni "indirette" e/o "casuali" alle quali partecipa il PdR sia tale da rendere impossibile il contraddittorio delle parti : infatti in questo caso il contraddittorio costituirebbe un'ulteriore ed insanabile violazione delle prerogative presidenziali.
Spero di aver chiarito i suoi dubbi perché se così non fosse mi verrebbe il dubbio di non essermi spiegato bene o peggio ancora di non avere capito nulla.
P.S. Sul caso Mancino dirò la mia in un intervento a parte
Lucia mdv 7 dicembre 2012 alle 17:59
Voglio aggiungere che quando un più giovane deputato, dentro il Parlamento della Repubblica Italiana inviò al Presidente del Consiglio da poco insediato, un "Caro Mario" con un seguito di cameratesche confidenziali parole (il tutto su un foglietto intestato Camera dei Deputati), quel Mario, mentre parlava all'Assemblea tenne a lungo in mano il foglio aperto e con la prima pagina rivolta verso gli astanti.
Un gesto di trasparenza tanto opportuno quanto inopportuno risultava ed era stato, nel contesto, il messaggio ricevuto. Per quella via tutti avrebbero potuto leggerlo.
Ora voglio fare l'indovina. A Monti in questi giorni torneranno in mente certe parote della madre. Quelle che all'inizio egli stesso ha ricordato, in un momento di distrazione (forse).
"Alla larga dalla Politica!"
tisancul 7 dicembre 2012 alle 18:32
L’Italia fra povertà e ansia
Sos ceto medio .
E l’oro e i gioielli finiscono in vendita
Italiani «oltre la sopravvivenza»: per contrastare
la crisi hanno venduto i `gioielli´ di famiglia, oro,
mobili e opere d’arte, hanno eliminato sprechi
e eccessi, i redditi sono tornati indietro di 20 anni.
VERGOGNA INFINITA PER COLPA DI GOVERNANTI
INCAPACI E INCONCLUDENTI IL NOSTRO PAESE
E' ALLO SFASCIO E PRESTO SARA' COME LA GRECIA
E I PAESI DEL SESTO MONDO ! FORMIAMO LA TERZA
REPUBBLICA CIVILE E DEMOCRATICA ! FUORI GLI
INCAPACI !
(segue tutto l'inno... che ho cancellato. l.mi.)
Gigas 7 dicembre 2012 alle 21:01
Se vuole, può anche continuare al fare lo scemo per non andare in guerra, tanto la guerra l'ha di già provocata, e l'ha anche persa. Non se la abbia a male.
Ad essere intercettato era Mancino (indagato), nessuno se l’è mai presa con il capo dello Stato.
Torquemada il Misericordioso 7 dicembre 2012 alle 22:07
Vorrei fare alcune osservazioni sul "caso Mancino"
Vorrei partire dall'appello di Sandra Bonsanti "E adesso Mancino parli"
http://temi.repubblica.it/micromega-online/e-adesso-mancino-parli/
Chiedere a Mancino di aprirsi e dire tutto quello che sa è sacrosanto ma attenzione, se gli si chiede "di raccontare cosa accadde quel primo luglio del ’92 nel suo nuovo ufficio al Viminale: chi era presente, cosa si disse, cosa gli fu detto sull’uccisione di Falcone e sulle richieste della Cupola" si rischia di fare un buco nell'acqua perché Mancino potrebbe già aver raccontato tutto quel che sa su quel breve e fugace incontro avuto con Paolo Borsellino quel giorno al Viminale.
Ritenere che Mancino custodisca un segreto su quell'incontro del 1° luglio è probabilmente un errore perché Il personaggio chiave di quel giorno non è Nicola Mancino, tant'è che Borsellino, quando la sera stessa chiama il collega Natoli, non parla dell'incontro avuto con Mancino ma si preoccupa per l'incontro avuto con Bruno Contrada perché Contrada sapeva dell'interrogatorio segreto di Mutolo.
Sotto questo profilo la dichiarazione fatta ieri da Agnese Borsellino è del tutto fuorviante : quando Paolo Borsellino la sera del 1° luglio le dice "‘Ho respirato aria di morte" ha in mente Bruno Contrada, Nicola Mancino non c'entra per nulla.
Naturalmente Mancino potrebbe sapere molte cose sui fatti tragici del '92 e del '93 perché all'epoca è stato Ministro dell'Interno ma questo non vuol dire che Mancino sia stato un protagonista attivo della c.d. "trattativa Stato-mafia".
Comunque, piuttosto che incalzarlo sul fantomatico incontro del 1° luglio 1992, bisognerebbe incalzarlo su una affermazione fatta il 25 novembre del 2011 nel corso di una delle conversazioni intercettate con il consigliere giuridico del PdR :
D’Ambrosio: «Fanno un passo avanti e due indietro, due passi avanti e quattro indietro… perché gli conviene tenere aperte queste… voragini per poi infilarci ogni volta la cosa che più gli fa comodo in quel momento… ».
Mancino: «Mo’ pure questa cosa di Dell’Utri… ma io so Dell’Utri che cosa ha fatto! Ma mi sembra che… diciamo è rafforzativa della tesi secondo cui Dell’Utri, per conto anche di Berlusconi, ha fatto trattative… ».
D’Ambrosio: «Sì, ma insomma sono sempre le stesse cose che ormai ricicciano… non mi sembra che c’è una cosa determinante, non lo so…»
"ma io so Dell’Utri che cosa ha fatto!" ??!!
Come mai nessuno ha puntato il dito su questa affermazione di Mancino e si è preferito invece alimentare una campagna di stampa diffamatoria nei confronti del PdR ?
P.S. Sul "caso Mancino" ci sarebbero altre cose da dire ma per ora mi fermo qui
Domenico Corradini H. Broussard 8 dicembre 2012 alle 21:21
Per un’opinione molto ma molto simile alla mia e che se non sbaglio risponde almeno in parte ai dubbi del Signor Torquemada il Misericordioso, mi permetto di rinviare al post del collega Prof. Paolo Becchi.
Non me ne voglia il Signor Torquemada il Misericordioso se non ha avuto tempo e modo di rispondergli. Questo in ogni caso il mio indirizzo di posta elettronica: dchb@libero.it.
Concordo: «De omnibus dubitandum est».
Qui il post del collega Prof. Paolo Becchi che appunto esprime un’opinione molto ma molto simile alla mia.
http://temi.repubblica.it/micromega-online/non-siamo-tutti-uguali-davanti-alla-legge-le-prerogative-di-re-giorgio/
Torquemada il Misericordioso 9 dicembre 2012 alle 21:00
@ Prof. Domenico Corradini H. Broussard
Gentile Prof. Corradini,
ho letto l'intervento del Prof. Becchi ed il nuovo contributo del Principe Prof. Cordero ma entrambi gli interventi mi lasciano dubbioso per non dire perplesso