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Timestamp: 2020-01-25 20:36:59+00:00
Document Index: 131395104

Matched Legal Cases: ['art. 1227', 'art. 1223', 'art. 41', 'art. 1223', 'art. 9', 'art. 1223', 'art. 1223', 'art. 1223', 'art. 13', 'art. 1']

Civile III civile n. 28986 Anno 2019 - testo integrale Sentenza
Civile III civile n. 28986 Anno 2019
Medico · responsabilita' · salute · danno · risarcimento · civile · assicurativo · tabelle · milano
La Corte d'appello doveva stabilire in primo luogo se fosse vero quanto dedotto dall';attore, e cioè che fu l'infortunio del 2004 a rendere necessaria la protesi d'anca.
- ricorrente - contro Caio Caio Caio , elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI PORTA PINCIANA 6, presso lo studio dell'avvocato GIOVANNI CRISOSTOMO SCIACCA, PU 1 Civile Sent. Sez. 3 Num. 28986 Anno 2019 Presidente: TRAVAGLINO GIACOMO Relatore: ROSSETTI MARCO Data pubblicazione: 11/11/2019 Corte di Cassazione - copia non ufficiale rappresentato ? e ? difeso ? dall';avvocato ? RAFFAELLA GIANOLA;
FATTI DI CAUSA 1. Nel 2013 Caio Caio Caio convenne dinanzi al Tribunale di ... la società ,Alfa s.p.a. e Sempronio Sempronio Sempronio, esponendo che;
2. La Alfa si costituì negando che l'infortunio del 2004 avesse causato le conseguenze dannose descritte dall';attore, e comunque contestando il criterio in base al quale l'attore pretendeva che il suo danno alla salute fosse stimato; allegò di avere già versato all'attore la somma di euro 12.000, che doveva ritenersi satisfattiva.
-) pertanto il risarcimento dovuto dall';attore andava liquidato non già monetizzando una invalidità di grado pari al 6,5%, ma calcolando la differenza tra il valore monetario del grado di invalidità permanente di cui la vittima era già portatrice prima dell'infortunio (60%), ed il grado di invalidità permanente complessivamente residuato all'infortunio (66,5%).
RAGIONI DELLA DECISIONE 1. Il primo motivo di ricorso.
(c) l'infrazionabilità del nesso di causalità materiale tra condotta ed evento di danno è confermata indirettamente dall';art. 1227 c.c.: tale norma, infatti, prevedendo la riduzione della responsabilità nel solo caso di concorso causale fornito dalla vittima, implicitamente esclude la frazionabilità del nesso nel caso di concorso di cause naturali con la condotta del responsabile.
Sotto questo aspetto spetterà al giudice, dopo avere accertato la causalità materiale e la colpa dell'offensore, stabilire quali, tra le teoricamente infinite conseguenze dannose provocate dall';evento di danno (la lesione del diritto) costituiscano conseguenza "immediata e diretta" di quello, e quali no, comparando le condizioni del danneggiato precedenti l'illecito, quelle successive all'evento imputabile, e quelle che si sarebbero determinate a prescindere da questo.
In definitiva, il sistema della legge (gli artt. 40 e 41 c.p. da un lato, l'arart. 1223 c.c. dall';altro) impone la distinzione tra l'imputazione causale dell'evento di danno e la successiva indagine volta all'individuazione e quantificazione delle singole conseguenze pregiudizievoli.
In questo caso infatti la preesistenza della patologia costituisce una concausa naturale dell'evento di danno, ed il concorso del fatto dell'uomo con la concausa naturale rende quest'ultima giuridicamente irrilevante in virtù del precetto dell'equivalenza causale dettato dall';art. 41 c.p. (come ripetutamente affermato da questa Corte: Sez. 3 -, Ordinanza n. 30922 del 22/12/2017, Rv. 647123 - 01; Sez. 3, Sentenza n. 24204 del 13/11/2014, Rv. 633497 - 01; Sez. 3, Sentenza n. 9528 del 12/06/2012, Rv. 622956 - 01;
Infatti l'art. 1223 c.c. esclude dalla risarcibilità i danni che non siano conseguenza "immediata e diretta" del fatto illecito. Pertanto se i postumi permanenti causati dall';illecito non sono stati punto aggravati dalle menomazioni preesistenti, ciò vuol dire che essi nella loro interezza sono conseguenza esclusiva del fatto illecito. Le preesistenze non li hanno amplificati, e se non li hanno amplificati quei postumi vanno ritenuti sono una conseguenza immediata dell'illecito, perché a produrli non ha concorso alcun fattore esterno.
(b) di eventuali preesistenze si deve tenere conto, al momento della liquidazione, monetizzando l'invalidità accertata e quella ipotizzabile in caso di assenza dell'illecito, e sottraendo l'una dall';altra entità.
Il principio venne ribadito dall';art. 9 del r.d. 31.1.1904 n 51, il cui regolamento di attuazione (r.d. 13.3.1904 n. 141), agli artt. 94 e 96, dispose;
Come già accennato, la liquidazione del danno alla salute deve essere rispettosa dei criteri dettati dall';art. 1223 c.c., e l'art. 1223 c.c. esclude dal novero dei danni risarcibili le conseguenze mediate ed indirette della condotta illecita od inadempiente.
Dopodiché, essendo una parte del suddetto pregiudizio slegata eziologicamente dall';evento illecito, per una stima del danno rispettosa dell'art. 1223 c.c. non dovrà farsi altro che trasformare in denaro il grado preesistente di invalidità, e sottrarlo dal valore monetario dell'invalidità complessivamente accertata in corpore.
3) la menomazione preesistente può essere concorrente o coesistente col maggior danno causato dall';illecito;
a) stimando in punti percentuali l'invalidità complessiva dell'individuo (risultante, cioè, dalla menomazione preesistente più quella causata dall';illecito), e convertendola in denaro;
c) sottraendo l'importo (b) dall';importo (a).
La Corte d'appello, infatti, non ha mai affermato quel che la ricorrente pretende di farle dire: e cioè l'avere da un lato negato che l'infortunio del 2004 avesse aggravato quello del 1998; e dall';altro avere contraddittoriamente liquidato il danno ritenendo che le lesioni avessero provocato "un aggravamento delle condizioni di salute preesistenti".
La Corte d'appello doveva stabilire in primo luogo se fosse vero quanto dedotto dall';attore, e cioè che fu l'infortunio del 2004 a rendere necessaria la protesi d'anca. Doveva, poi, liquidare il danno concretamente accertato.
4.2. Il rigetto del ricorso costituisce il presupposto, del quale si dà atto con la presente sentenza, per il pagamento a carico della parte ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione, ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (nel testo introdotto dall';art. 1, comma 17, legge 24 dicembre 2012, n. 228).