Source: https://www.filodiritto.com/lesigenza-di-tutela-cautelare-nella-procedura-della-mediazione
Timestamp: 2020-04-09 20:24:57+00:00
Document Index: 26441167

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 30', 'art. 31', 'art. 17', 'sentenza ', 'art. 55', 'art. 2043', 'art. 17']

L’esigenza di tutela cautelare nella procedura della mediazione | Filodiritto
Motivi aggiunti, motivazione dell’atto e difesa del contribuente nella fase della mediazione. Analisi di un caso
di Leonardo Leo, Maria Leo
mediazione, articoli professionisti, costituzionale, Diritto dei consumatori, Diritto processuale civile, diritto tributario
Inoltre, la risposta appare alquanto ardua se si pensa che reclamo e ricorso non sono due atti distinti e che la fase introduttiva del giudizio si scinde in tre, anziché in due, momenti diversi: la notificazione del “ricorso” resta invariata, ma, nel momento in cui essa avviene, l’atto non può svolgere la funzione che gli è propria, essendo provvisoriamente degradato a reclamo, cioè a istanza di revisione dell’atto contro cui si “ricorre”; vi è poi un tempo intermedio in cui si sviluppano reclamo e mediazione e, solo successivamente, decorre il termine per la costituzione in giudizio[1] .
Sulla natura processuale.
a)	il venir meno, per morte o altre cause, o la perdita della capacità di stare in giudizio di una delle parti, diversa dall’ufficio tributario, o del suo legale rappresentante o la cessazione di tale rappresentanza;
b)	la morte, la radiazione o sospensione dall’albo o dall’elenco di uno dei difensori incaricati ai sensi dell’art. 12.
2. L’interruzione si ha al momento dell’evento se la parte sta in giudizio personalmente e nei casi di cui al comma 1, lettera b). In ogni altro caso l’interruzione si ha al momento in cui l’evento è dichiarato o in pubblica udienza o per iscritto con apposita comunicazione del difensore della parte a cui l’evento si riferisce”.
Alla luce del dato letterale dell’articolo succitato, perché l’interruzione possa verificarsi, è sufficiente che il ricorso sia stato proposto, ossia che sia stato notificato, oppure inviato, oppure depositato[3] .
Infatti, coloro che vorranno riprendere il processo interrotto lo faranno secondo le forme stabilite dall’articolo 43 del D. Lgs. n. 546/92, ossia, entro sei mesi dalla data in cui è cessata la causa che ha determinato l’interruzione, tramite presentazione di un’istanza di trattazione al presidente di sezione della commissione, che provvede a norma dell’art. 30.
3. La comunicazione di cui all’art. 31, oltre che alle altre parti costituite nei luoghi indicati dall’art. 17, deve essere fatta alla parte colpita dall’evento o ai suoi successori personalmente. Entro un anno dalla morte di una delle parti la comunicazione può essere effettuata agli eredi collettivamente o impersonalmente nel domicilio eletto o, in mancanza, nella residenza dichiarata dal defunto risultante dagli atti del processo. La parte colpita dall’evento o i suoi successori possono costituirsi anche solo presentando documenti o memorie o partecipando alla discussione assistiti, nei casi previsti, da difensore incaricato nelle forme prescritte.
“Se uno degli eventi di cui al comma 1, lettera a), si verifica durante il termine per la proposizione del ricorso il termine è prorogato di sei mesi a decorrere dalla data dell’ evento. Si applica anche a questi termini la sospensione prevista dalla legge 7 ottobre 1969, n. 742”.
Altrimenti ci si dovrebbe domandare se sia ammissibile che, nelle more del reclamo, l’Agenzia delle Entrate possa procedere con l’iscrizione a ruolo. La risposta è negativa. Un simile comportamento si porrebbe in palese conflitto con la ratio del nuovo istituto[6] . Ciò prende le mosse dal fatto che la fase di reclamo/mediazione è, dal punto di vista strutturale, incompatibile con la prosecuzione della riscossione, visto che è funzionale alla definizione della lite.
La problematica più seria ed evidente si presenta quando oggetto del reclamo è la cartella di pagamento. Infatti, pur essendo un atto “non riconducibile all’attività dell’Agenzia delle Entrate”[7] , lo stesso diviene oggetto di reclamo sia quando il contribuente impugna il ruolo per contestarne la legittimità e il merito, sia quando si eccepisce la mancata notifica di un atto presupposto riconducibile all’attività dell’Agenzia delle entrate.
•	illegittimità della metodologia accertativa, ossia il fatto che l’Agenzia delle entrate non può procedere ad un controllo automatizzato della dichiarazione nel momento in cui effettua delle vere e proprie valutazioni giuridiche (come affermato dalla sentenza della Corte di Cassazione, la n. 5318 del 3/04/2012);
•	contestazioni riguardanti il merito della questione, ossia il fatto che la sostanza debba prevalere sulla forma, puntando la propria difesa sull’esistenza del credito emergente dalle liquidazioni periodiche;
•	il diritto al credito non può essere subordinato all’inerzia dell’ufficio che non ha proceduto, prima dell’emissione del ruolo, all’accertamento induttivo ex art. 55 del DPR 633/72 (magari anche richiesto dal contribuente in sede di notifica dell’avviso bonario).
In caso contrario sarebbe possibile ipotizzare una responsabilità ex art. 2043 c.c. in capo all’Amministrazione finanziaria che, nonostante espressa istanza, non abbia accordato la sospensione del ruolo nelle more dell’esame del reclamo, ossia in un arco temporale lasciato a totale discrezionalità dell’Amministrazione medesima[9] . Tutto questo, in ossequio all’orientamento ormai consolidato, secondo cui l’attività della pubblica amministrazione deve svolgersi nel rispetto della regola generale del neminem laedere anche laddove caratterizzata da profili di discrezionalità[10] .
In tale filone c’è poi chi, in maniera più radicale, per rimediare all’assurda esecuzione coattiva di somme oggetto di reclamo, profila una soluzione consistente nel richiedere l’abolizione dell’anacronistica riscossione provvisoria dei tributi accertati. In tale modo, non solo verrebbe meno uno dei profili di irragionevolezza della norma sul reclamo, ma, in linea generale, l’impianto della riscossione dei tributi diverrebbe più aderente alla situazione che si è creata con le innovazioni di recente apportate su tale comparto.[11] Ma, con la soluzione suesposta, rimarrebbe, comunque, priva di tutela l’impugnazione delle cartelle di pagamento.
L’altro filone, invece, giunge a profilare una evidente incostituzionalità dell’art. 17-bis del D.Lgs. n. 564/92[12] .
In questo modo, in mancanza di una norma adeguata che lo preveda e in mancanza di un coordinamento con le altre norme sul processo tributario, il contribuente dovrebbe poter , all’occorrenza ovviamente, presentare una copia del “ricorso” in Commissione tributaria con contestuale istanza di sospensione dell’esecutività dell’atto (ancora) reclamato. In tal modo sin dalla fase di mediazione ci sarebbe una parità, anche processuale, fra le parti poiché l’Agenzia saprebbe che sin da allora è sottoposta ad un vaglio dell’autorità giudiziaria senza far spaziare, senza alcun limite, la propria discrezionalità.
Ciò in quanto si avrebbe una discriminazione rispetto a chi, invece, può farlo perché è venuto a conoscenza di quei nuovi documenti in sede processuale.
Ma i motivi aggiunti sarebbero validi solo per quanto concerne la segnalazione del venditore e non anche la proposta di acquisto firmata anche dal contribuente perché conosciuta allo stesso.
È evidente che tutto ciò va a completo discapito del contribuente anche in sede processuale. Ciò perché una riflessione nasce naturale: prima l’oggetto del giudizio era rappresentato da due elementi: da una parte l’avviso di accertamento, dall’altra il ricorso del contribuente. In un momento successivo trovavano ingresso le controdeduzioni dell’Ufficio atte a contestare le eccezioni proposte nel ricorso. Ora le controdeduzioni dell’ufficio sono rappresentate dal rigetto del reclamo pertanto il contribuente si trova a doversi difendere due volte sulla stessa pretesa.
[1] “Dal reclamo al Processo” di Massimo Basilavecchia in Corriere Tributario n.12/2012 pagg. 841-844.
[2] “Le nuove prospettive della mediazione tributaria” di Vincenzo Busa in Corriere tributario n. 11/2012 pagg. 765-767.
[3] Da “Incidenti del processo” di Fabio Pace – edito da Ipsoa.
[5] F. Pistolesi “Ambito applicativo della mediazione tributaria e sospensione della riscossione”.
[6] Circolare n. 9/E del 2012 pag. 42.
[7] “La riscossione provvisoria e l’acquiescenza dopo l’introduzione del reclamo” di Andrea Carinci in Corriere Tributario n. 11/2011 pag. 777.
[8] Circ. n. 9/E del 2012 .
[9] Provv. Del 30 marzo 2012 del Direttore dell’Agenzia delle Entrate (prot. N. 2012/46586).
[10] “La riscossione provvisoria e l’acquiescenza dopo l’introduzione del reclamo 2 di Andrea Scalinci in corr. Tribu. N. 11/2012 pag. 779.
[11] “Fisco obbligato al risarcimento del danno economico causato dall’autotutela tardiva” di G. Marini in Corr. Trib. N. 22/2011 pag. 1831.
[12] 2un reclamo scoordinato rispetto a ruolo esecutivo e spese di lite” di Giuseppe Ingrao in dialoghi tributari n. 3/2012 pag. 288.
[13] “Tutela cautelare e mediazione tributaria” di Cesare Glendi in Corr. Trib. N. 12/2012 pagg. 845-852.
[14] “Nuovi profili della tutele cautelare tributaria” di C.Glendi in GT – Riv. Giur. Trib. N. 2/1997, pag. 169, commento a Comm. Trib. Prov. di Reggio Emilia, 12 novembre 1996, n. 783 e altre.
[15] “la sospensione della riscossione dei tributi fra autotutela amministrativa e tutela cautelare” in Studi in onore di V. Uckmar, Cedam, 1997, pag. 836.
Commissione trib. Prov. di Novara, sent. Del 1 novembre 1996, n. 13.
[16] Corte costituzionale, 23 novembre 1993, in GT – Riv. Giur. Trib. N. 2/1995 pag. 100, con commento di C. Glendi “Azione giudiziaria non più condizionata al ricorso amministrativo”. Premessa.