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Timestamp: 2020-07-11 21:43:15+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 1456', 'art. 1333', 'art. 22', 'art. 1325', 'art. 1418', 'art. 9', 'art. 1226', 'art. 93', 'art. 15']

Contratto telefonico: violazione obblighi contrattuali: risarcimento danni (M.Cuomo)
Domenica 16 Ottobre 2011 14:48	Maria Cuomo
Risoluzione anticipata del contratto da parte dell'utente. Modifica, ex uno latere, dei criteri di conteggio degli importi dovuti da parte del gestore telefonico: illegittimità. Prelievo delle somme dovute in data antecedente alla scadenza della fattura. Restituzione somme e risarcimento del danno non patrimoniale (Giudice di Pace di Ottaviano - Sentenza 18.06.2010).
Nella causa civile iscritta al n. 1338/010 r.g. assegnata a sentenza il 11/6/010
AAA SSS nato il 00/00/82 a Scafati CF AAASSS 82XXX I483 M res. in Colle D’Anchise alla via SSS CCC, N.. rapp.to e difeso congiuntamente e disgiuntamente dagli Avv.ti Mmm e Fff AAA , presso il cui studio in Terzigno alla Via Aaa, ... elett.te domiciliano giusta mandato a margine dell’atto di citazione; - attore –
Gestore Telefonico SPA in persona del legale rapp.te con sede in Milano alla ....,.. cap 00000 , rapp.ta e difesa dall’Avv. EEE PPP C.F. EEE PPP 00D00 H50XX, tutti elett.te dom.ti in S. AAA alla Via Rrr, ..., giusta procura a margine della copia della citazione notificata ( il procuratore ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni relative al procedimento a mezzo fax al n. 06 000000 ovvero a mezzo e-mail all’indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ; -convenuta -;
OGGETTO: Violazione di obblighi contrattuali e risarcimento.
La domanda proposta dalla parte attrice con l’atto di citazione ritualmente notificato volta ad ottenere l’annullamento della fattura n. xxxxxx4 e la condanna della spa Gestore Telefonico alla restituzione della somma pari ad euro 852,78 indebitamente incassata, oltre al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti a causa dell’inadempimento contrattuale è parzialmente fondata e, per quanto di ragione, deve essere accolta.
La titolarità ad agire ed a resistere nel presente giudizio è stata documentalmente provata per cui si deve ritenere che il contraddittorio sia stato correttamente instaurato.
Va quindi dichiarata la PROPONIBILITA’ DELLA DOMANDA per essere stata, la stessa, ritualmente preceduta dal tentativo di conciliazione . La delibera 182/02 CONS, in esecuzione della legge detta, all’art. 3 prevede che: “gli utenti singoli o associati, ovvero gli organismi di telecomunicazioni, che lamentino la violazione di un proprio diritto o interesse protetti da un accordo di diritto privato, o dalla norma in materia di telecomunicazioni attribuite alla competenza dell’autorità e che intendono agire in giudizio, sono tenuti a promuovere preventivamente un tentativo di conciliazione dinanzi al CORECOM competente per territorio”.
Con riferimento al caso di specie, però, va evidenziato come in Campania, l’organo competente per il tentativo obbligatorio di conciliazione (CO RE COM), non sia stato ancora istituito per cui, stante l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione occorreva adire, in alternativa a questo, “altri organi non giurisdizionali di risoluzione delle controversie” come espressamene previsto dall’art. 12 della Delibera 19.6.2002 n. 180 CONS.
Preso atto della copia della istanza per la Conciliazione presentata alla Camera di Commercio di Napoli, nonché del verbale negativo di conciliazione, l’obbligo imposto dalla legge deve ritenersi assolto per cui la domanda deve ritenersi proponibile e procedibile.
Passando all’esame del merito, va evidenziato quanto segue:
Contrariamente a quanto ritenuto dal procuratore della società convenuta, ritiene questo Magistrato che l’attore abbia adeguatamente fornito la prova della violazione da parte della SPA Gestore Telefonico degli obblighi contrattuali e nonché l’obbligo di correttezza e di buona fede nei confronti dell’altro contraente.
In effetti, nel caso in esame, è emerso in maniera inconfutabile che a seguito della richiesta di portabilità del numero telefonico ad un altro operatore, la società convenuta, ha modificato unilateralmente, senza alcun consenso ovvero senza alcuna specifica pattuizione i criteri di fatturazione, applicando all’utente una tariffa decisamente svantaggiosa rispetto a quella di cui al contratto in atti.
E, se è vero che dalla lettura del contratto intercorso tra le parti, si rileva che il ritardato o mancato adempimento anche parziale da parte del cliente agli obblighi di pagamento di cui al paragrafo “3” del contratto ovvero il pagamento dei conti con modalità diverse rispetto a quelle pattuite al paragrafo “1” avrebbero dato al Gestore Telefonico la facoltà di risoluzione ex art. 1456 c.c., non è men vero che proprio nel contratto è riportato che, di tale volontà il CLIENTE VA INFORMATO mediante comunicazione.
Il rispetto di tale clausola sopra richiamata, avrebbe dovuto indurre la società convenuta al dovere di informativa prima di procedere alla diversa fatturazione, piuttosto che all’esito della erogazione di un servizio a condizioni diverse rispetto a quelle note al cliente consumatore.
E sul punto, la spa Gestore Telefonico, non ha prodotto alcun documento attestante tale specifica previsione come punto di specifico accordo intercorso con il consumatore per la qual cosa, ritenuta insussistente l'ipotesi di cui all'art. 1333 c.c.( Contratto con obbligazioni del solo proponente) , considerato che, dall'applicazione dei diversi parametri di calcolo, derivava un onere economico, nemmeno contenuto, mensile a carico dell’altro contraente, deve ritenersi integrata da parte della spa Gestore Telefonico, anche la violazione dell’art. 22 del codice del consumo che vieta le informazioni poco chiare e lineari, e, comunque insufficienti ad indurre il consumatore medio ad operare, in piena autonomia, delle scelte aventi conseguenze economiche pregiudizievoli.
Nel nostro sistema, peraltro, non sussiste alcuna qualificazione in termini di espressione della volontà del silenzio come tale, al di fuori dell'ipotesi appena ricordata contenuta nell'ari. 1333c.c., ove il principio è quello della necessità del rifiuto, vale a dire che, poiché il principio generale è individuato nell'art. 1325 c.c. (requisiti del contratto), e poiché l'accordo delle parti è previsto quale primo requisito per l'esistenza del contratto; sanzionata l’assenza dell’accordo con la nullità, ai sensi dell'art. 1418 c.c., deriva che, nel caso che ci occupa, mancando l’accordo ch prevedeva una diversa possibilità di fatturazione in caso di recesso anticipato, il comportamento tenuto dalla spa Gestore Telefonico deve ritenersi illegittimo ed illegittima va ritenuta la fatturazione con le diverse modalità di calcolo.
Del resto, in materia di contratti del consumatore, alla luce della ritenuta necessità, di stampo pubblicistico, di protezione ulteriore a cagione della diversa forza economica connaturale al soggetto imprenditore rispetto all'utente o fruitore finale, sussistono norme specifiche ulteriormente restrittive rispetto alla disciplina generale: tale è l'art. 9 contenuto nel D.Lgs. 22.5.1999 di attuazione della direttiva CEE97/7 ove si legge la necessità di una previa ordinazione qualora la fornitura comporti richiesta di pagamento ed espressamente, nel comma 2, si indica "la mancata risposta non significa consenso"; tale norma prevede il divieto per forniture al di fuori della disciplina di insorgenza del rapporto così regolamentata; nel caso in esame siamo in presenza dunque di violazione di divieto e , quindi, in assenza di un valido contratto.
Né si potrebbe ritenere giustificato il comportamento della società per il danno che la stessa assume di aver subito dal recesso anticipato, posto che a garanzia del recesso, era contrattualmente prevista l’applicazione di una penale corrispondente ad euro 167,00, comunque incassata a mezzo di prelievo dalla carta di credito.
Per quanto sopra, in accoglimento della domanda proposta dall’AAA, la società telefonica va certamente condannata alla restituzione in favore dell’attore delle somme indebitamente percette, ammontanti non già ad euro 852,78 ( importo complessivo della fattura) bensì ad euro 595,68, quale importo percepito in più rispetto a quello cui la società di telefonia avrebbe avuto diritto in ragione del contratto sottoscritto con la parte attrice (che, in effetti, avrebbe dovuto versare euro 90,00 quale canone mensile e la sanzione di euro 167,00, contrattualmente prevista), oltre agli interessi legali dalla data di avvenuta riscossione al saldo.
Per quanto attiene alla richiesta di risarcimento del danno, alla luce di quanto innanzi, deve certamente ritenersi dovuto alla parte attrice, il rimborso delle spese della procedura di conciliazione nella misura di euro 40,00 oltre interessi dalla domanda .
Vanno poi, riconosciuti, a titolo di risarcimento, la somma di euro 0,12 a titolo di interessi per l’avvenuto prelievo delle somme dalla carta di credito 5 giorni prima rispetto alla data di scadenza della fattura, oltre gli interessi che matureranno su tale cifra dalla data della pronuncia al saldo .
La violazione della normativa comunitaria e le norme stabilite in favore del consumatore per quanto agli obblighi di correttezza e buon fede, giustificano, così come espressamente previsto, la richiesta di condanna al risarcimento del danno non patrimoniale che, dato l’oggetto, deve ritenersi difficilmente determinabile e, quindi, liquidabile in via equitativa ex art. 1226 c.c. Considerata la numerosa corrispondenza intercorsa con la società al fine di evitare la lite ed anche l’infruttuosità del tentativo di conciliazione proposto dalla parte , si stima giusto di determinare il danno non patrimoniale conseguente anche alla denunciata situazione di impotenza e di frustrazione per la difficoltà di avere giustizia, nella misura di euro 250,00 oltre interessi dalla data della pronuncia al saldo .
Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate, tenuto conto del deposito della nota spese, delle tariffe attualmente vigenti, della durata del processo, della attività istruttoria espletata e del grado di difficoltà della presente controversia come da dispositivo, con attribuzione ai procuratori ex art. 93 c.p.c..
Il Giudice di pace definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa e respinta, così decide:
1) Accoglie parzialmente la domanda e quindi condanna la SPA Gestore Telefonico, in persona del legale rapp.te, alla restituzione, in favore della parte attrice della somma di € 595,68 , oltre interessi dalla data di avvenuto pagamento al saldo.
2) Condanna la società convenuta al rimborso della somma di euro 40,00 a titolo di rimborso delle spese di procedura oltre interessi dalla domanda ed al pagamento della somma di euro 0,12 a titolo di interessi che sarebbero maturati qualora l’importo fosse stato riscosso il giorno di scadenza della fattura, oltre interessi dalla data della pronuncia al saldo;
3) Condanna altresì la spa Gestore Telefonico al risarcimento del danno non patrimoniale nella misura di euro 250,00 oltre interessi dalla pronuncia al saldo;
4) Condanna la società convenuta, nella persona del legale rapp.te p.t., al pagamento delle spese processuali , da distrarsi in favore degli avvocati Mmm e Fff AAA che si liquidano complessivamente in Euro 1.180,00 di cui Euro 66,00 per spese (di cui euro 36,00 esenti); Euro 574,00 per diritti; ed Euro 540,00. per onorari , oltre IVA e CPA e rimborso forfettario del 12,5 % ex art. 15 LP
Così deciso in Ottaviano il 18/06/010 .
» Telefonia. Tentativo conciliazione presso Camera di Commercio: improcedibilità della domanda (A. Ventimiglia)
Il tentativo di conciliazione è uno strumento deflattivo che persegue lo scopo di favorire la soluzione stragiudiziale della generalità delle liti in materia di utenze telefoniche e, attesa la materia del presente giudizio, che ha ad oggetto il...