Source: http://www.difesadellinformazione.com/38/un-caso-di-doppio-abuso-su-minore/
Timestamp: 2013-05-24 07:40:50+00:00
Document Index: 17539948

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 52', 'art. 7', 'art. 13', 'art. 52', 'art. 7']

I genitori dei due bambini ricorrono al Garante per la Protezione dei Dati Personali. Secondo il Garante, le informazioni riportate dai quotidiani sulla vicenda sono “sicuramente sovrabbondanti e non indispensabili per rappresentare compiutamente la vicenda”, nonché diffuse in violazione dell’art. 13 D.P.R. n. 448/1988 e dell’art. 52, comma 5°, codice della privacy. Il Garante pone l’accento anche sulla violazione dell’art. 7 del codice di deontologia, che vieta al giornalista “di diffondere dati idonei ad identificare, anche indirettamente, soggetti minori comunque coinvolti in fatti di cronaca”.
Ciò posto, il Garante “vieta all’editore e al direttore responsabile delle testate giornalistiche […] l’ulteriore diffusione delle informazioni idonee, anche indirettamente, a identificare i due minori”, prescrivendo agli stessi “l’adozione delle misure necessarie per conformare i trattamenti ai principi richiamati […] e di astenersi da ulteriori trattamenti in difformità dei medesimi principi”.
(Garante per la Protezione dei Dati Personali, 10 marzo 2004)
Il Garante ha riscontrato la violazione di più norme. L’art. 13, comma 1°, D.P.R. n. 448/1998, secondo cui nei procedimenti penali “sono vietate la pubblicazione e la divulgazione, con qualsiasi mezzo, di notizie o immagini idonee a consentire l’identificazione del minorenne comunque coinvolto nel procedimento”. L’art. 52, comma 5°, del codice della privacy, che impone a “chiunque diffonde sentenze o altri provvedimenti giurisdizionali dell’autorità giudiziaria di ogni ordine e grado” di “omettere in ogni caso […] le generalità, altri dati identificativi o altri dati anche relativi a terzi dai quali può desumersi anche indirettamente l’identità di minori”. E l’art. 7, comma 1°, del codice di deontologia, che vieta al giornalista non solo di pubblicare i nomi di minori coinvolti in fatti di cronaca, ma anche di fornire “particolari in grado di condurre alla loro identificazione”.
Tra l’altro, il Garante fa correttamente notare come in questo caso non vi fossero nemmeno quei “fini di giustizia e di polizia” che gli artt. 97, comma 1°, L. n. 633/1941 e 8, comma 2°, codice di deontologia considerano presupposto per una legittima divulgazione delle immagini di una persona. Il reato è stato commesso “in solitudine”. Non si parla, cioè, di un reato “a lesività diffusa”, ossia di un tipo di reato che presenta più vittime. Di conseguenza, la divulgazione dell’immagine della donna arrestata non poteva essere ritenuta utile per il lavoro investigativo. Qui la violazione è stata commessa anche nei confronti della stessa arrestata.