Source: https://www.antonellapedone.com/articoli/il-datore-deve-versare-i-contributi-per-lo-straniero-irregolare
Timestamp: 2020-02-28 20:11:48+00:00
Document Index: 117765736

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 22', 'art. 2126', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 3']

La Cassazione ha affermato l'obbligo del datore di lavoro di versare i contributi anche se il lavoratore è uno straniero senza permesso di soggiorno.
Il contratto di lavoro stipulato con un extracomunitario privo di permesso di soggiorno è nullo in quanto viola una norma imperativa, ossia l'articolo 22[1] del Decreto Legislativo n. 286/98.
Il datore di lavoro, tuttavia, ha comunque l'obbligo di retribuire il lavoratore che di fatto ha svolto attività lavorativa nonchè l'obbligo di versare i contributi.
Tale principio è stato affermato dalla Cassazione, chiamata a pronunciarsi su un ricorso proposto da un datore di lavoro che era stato raggiunto da un verbale di accertamento dell'INPS, con il quale veniva intimato il pagamento dei contributi non versati e delle relative sanzioni.
Il ricorrente sosteneva che, essendo stata accertata in sede penale (con sentenza di patteggiamento) l'assunzione di lavoratori extracomunitari privi di permesso di soggiorno, favorendo la permanenza (degli stessi) nel territorio dello Stato, tale reato impedisce l'emersione degli effetti propri di un contratto (lecito) o di un rapporto di lavoro di fatto (illegittimo) e che, pertanto, l'INPS non può chiedere il pagamento dei contributi evasi.
La Cassazione, con la sentenza del 6 ottobre 2010, n. 2259, ha rigettato il ricorso, affermando che: "In tema di prestazioni lavorative rese dal lavoratore extracomunitario privo del permesso di soggiorno, l'illegittimità del contratto per violazione di norme imperative (art. 22 del t.u. immigrazione) poste a tutela del prestatore di lavoro (art. 2126 cod. civ.), sempre che la prestazione lavorativa sia lecita, non esclude l'obbligazione contributiva e retributiva a carico del datore di lavoro in coerenza con la razionalità complessiva del sistema che vedrebbe altrimenti alterate le regole del mercato e della concorrenza ove si contentisse a chi viola la legge sull'immigrazione di fruire di condizioni più vantaggiose rispetto a quelle cui è soggetto il datore di lavoro che rispetti la disciplina in tema di immigrazione (Cassazione, sentenza del 26 marzo 2010, n. 7380)".
^Articolo 22 (1) Lavoro subordinato a tempo determinato e indeterminato. (Legge 6 marzo 1998, n. 40, art. 20; legge 30 dicembre 1986, n. 943, artt. 8, 9 e 11; legge 8 agosto 1995, n. 335, art. 3, comma 13).
9. Le questure forniscono all'INPS e all'INAIL, tramite collegamenti telematici, le informazioni anagrafiche relative ai lavoratori extracomunitari ai quali è concesso il permesso di soggiorno per motivi di lavoro, o comunque idoneo per l'accesso al lavoro, e comunicano altresì il rilascio dei permessi concernenti i familiari ai sensi delle disposizioni di cui al titolo IV; l'INPS, sulla base delle informazioni ricevute, costituisce un «Archivio anagrafico dei lavoratori extracomunitari», da condividere con altre amministrazioni pubbliche; lo scambio delle informazioni avviene in base a convenzione tra le amministrazioni interessate. Le stesse informazioni sono trasmesse, in via telematica, a cura delle questure, all'ufficio finanziario competente che provvede all'attribuzione del codice fiscale. (2)
11-bis. Lo straniero che ha conseguito in Italia il dottorato o il master universitario di secondo livello, alla scadenza del permesso di soggiorno per motivi di studio, può essere iscritto nell’elenco anagrafico previsto dall’articolo 4 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 7 luglio 2000, n. 442, per un periodo non superiore a dodici mesi, ovvero, in presenza dei requisiti previsti dal presente testo unico, può chiedere la conversione in permesso di soggiorno per motivi di lavoro. (3)
12. Il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno previsto dal presente articolo, ovvero il cui permesso sia scaduto e del quale non sia stato chiesto, nei termini di legge, il rinnovo, revocato o annullato, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa di 5000 euro per ogni lavoratore impiegato. (4)
(1) Articolo così sostituito dalla Legge 30 luglio 2002, n. 189.
(2) Comma così modificato dalla Legge 27 dicembre 2002, n. 289.
(3) Comma inserito dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94.
(4) Comma così modificato dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92.