Source: http://www.ildocumentodigitale.com/il-dl-692013-e-il-futuro-dellagenda-digitale/
Timestamp: 2019-02-24 03:13:26+00:00
Document Index: 71308000

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 14', 'art. 16', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 64', 'art. 64', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 60', 'art. 35', 'art. 50', 'art. 19', 'art. 47', 'art. 50', 'art. 36', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 50', 'art. 21', 'art. 217', 'art. 217', 'art. 50']

IL DL 69/2013 E IL FUTURO DELL’AGENDA DIGITALE | Il Documento Digitale
IL DL 69/2013 E IL FUTURO DELL’AGENDA DIGITALE
[five_sixth][toggle Title=”Il Decreto Legge n. 69 del 21 giugno 2013″]Il Decreto Legge n. 69 del 21 giugno 2013, recante “Disposizioni urgenti per l’economia” (c.d. Decreto del Fare”), convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, ha adottato nuove misure per il rilancio dell’economia, per la giustizia civile, per il fondo di garanzia per le Pmi, per i crediti agevolati per le aziende, per Equitalia, per le Università, intervenendo anche sui temi dell’Agenda digitale.[/toggle][/five_sixth]
[dropcaps style=”fancy”]C[/dropcaps]on il Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69, recante “Disposizioni urgenti per l’economia” (c.d. Decreto del Fare”), convertito con modificazioni dalla Legge 9 agosto 2013, n. 98, il Legislatore ha inteso adottare nuove misure per il rilancio dell’economia, anche intervenendo sui temi dell’Agenda digitale, la cui cabina di regia è stata oggetto di alcune delle novità apportate: in effetti, questa verrà ora presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri (o da un suo delegato), il quale sarà responsabile anche della vigilanza sull’AGID (Agenzia per l’Italia digitale). Tale mutamento è evidentemente volto a cercare di superare il sostanziale immobilismo dell’Agenzia, probabilmente indotto dalla circostanza che la stessa era stata finora soggetta alla vigilanza di ben cinque Ministeri(1).
Peraltro, accanto alle novità di maggiore risalto mediatico – come la liberalizzazione dell’accesso alla rete internet tramite WIFI (art. 10), le misure in tema di domicilio digitale, documento unificato(2) e abolizione del fax per le comunicazioni tra pubbliche amministrazioni(3) (art. 14), la razionalizzazione dei CED in ambito pubblico (art. 16) e l’accesso alle banche dati pubbliche (art. 16 bis), le tempistiche di realizzazione del fascicolo sanitario elettronico (FSE) e del dossier farmaceutico (art. 17) – con il Decreto del Fare il Legislatore ha anche introdotto il Sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese (SPID)(4).
In effetti, novellando l’art. 64 del Codice dell’Amministrazione digitale (di cui al D.Lgs. n. 82/2005, CAD) “per favorire la diffusione di servizi in rete e agevolare l’accesso agli stessi da parte di cittadini e imprese, anche in mobilità, è istituito, a cura dell’Agenzia per l’Italia digitale, il sistema pubblico per la gestione dell’identità digitale di cittadini e imprese (SPID)”.
Nello specifico, si stabilisce che con l’istituzione del sistema SPID le pubbliche amministrazioni potranno consentire l’accesso in rete ai propri servizi solo mediante gli strumenti di cui al comma 1 dello stesso art. 64 del CAD (ossia la carta d’identità elettronica e la carta nazionale dei servizi, le quali dovrebbero peraltro essere sostituite dal documento unificato), ovvero mediante servizi offerti dal medesimo sistema SPID. In particolare, quest’ultimo è costituito come insieme aperto di soggetti pubblici e privati che, previo accreditamento da parte dell’Agenzia per l’Italia digitale, gestiscono i servizi di registrazione e di messa a disposizione delle credenziali e degli strumenti di accesso in rete nei riguardi di cittadini e imprese per conto delle pubbliche amministrazioni, in qualità di erogatori di servizi in rete, ovvero, direttamente su richiesta degli interessati.
Inoltre, è previsto che le caratteristiche del sistema SPID siano definite in un DPCM, adottato su proposta del Ministro delegato per l’innovazione tecnologica e del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, sentita l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, anche con riferimento:
al modello architetturale e organizzativo del sistema;
alle modalità e ai requisiti necessari per l’accreditamento dei gestori dell’identità digitale;
agli standard tecnologici e alle soluzioni tecniche e organizzative da adottare anche al fine di garantire l’interoperabilità delle credenziali e degli strumenti di accesso resi disponibili dai gestori dell’identità digitale nei riguardi di cittadini e imprese, compresi gli strumenti di cui al comma 1;
alle modalità di adesione da parte di cittadini e imprese in qualità di utenti di servizi in rete;
ai tempi e alle modalità di adozione da parte delle pubbliche amministrazioni in qualità di erogatori di servizi in rete;
alle modalità di adesione da parte delle imprese interessate in qualità di erogatori di servizi in rete.
Inoltre, la crescente importanza dei processi di digitalizzazione per la semplificazione e l’efficienza amministrativa si rintraccia anche nella novella introdotta all’art. 50 bis del Decreto del Fare, così come modificato dalla Legge di conversione n. 98/2013.
Tali disposizioni, infatti, potrebbero costituire un forte incentivo alla diffusione della fatturazione elettronica, poiché introducono per i soggetti titolari di partita IVA la possibilità di comunicare quotidianamente in via telematica all’Agenzia delle entrate i dati analitici delle fatture di acquisto e cessione di beni e servizi, incluse le relative rettifiche in aumento e in diminuzione(5), riconoscendo alcuni importanti vantaggi ai soggetti che intenderanno avvalersi di tale modalità telematica di comunicazione dei dati delle fatture.
In particolare, ai sensi del comma 3 dell’art. 50 bis, ai titolari di partita IVA che inoltreranno in via telematica i dati di fatturazione all’Agenzia delle entrate non si applicheranno alcune disposizioni normative riguardanti talunioneri, quali:
la comunicazione annuale dell’elenco clienti e fornitori(6) (c.d. spesometro);
l’obbligo di comunicazione di tutte le cessioni di beni e le prestazioni di servizi di importo superiore a 500 euro effettuate e ricevute, registrate o soggette a registrazione, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi cosiddetti black list (di cui al decreto del Ministro delle finanze in data 4 maggio 1999)(7);
la responsabilità solidale del cessionario con il cedente nel pagamento delle imposte, di cui all’art. 60 bis del D.P.R. n. 633/1972;
la responsabilità solidale dell’appaltatore nel caso di appalto di opere o di servizi, nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente dovute dal subappaltatore all’erario in relazione alle prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto;
le sanzioni al committente in caso di inosservanza della verifica del pagamento delle ritenute d’acconto dei dipendenti degli appaltatori e dei subappaltatori (art. 35, commi 28 e seguenti, del DL 4 luglio 2006, n. 223(8)).
Tali novità introdotte all’art. 50 bis del Decreto fare, dunque, sono evidentemente volte a incentivare l’adozione di un “ciclo elettronico” del processo di fatturazione – che va dal momento dell’emissione e ricezione della fattura(9) fino alla comunicazione dei relativi dati all’Amministrazione finanziaria – con l’obiettivo di perseguire, accanto alla massima semplificazione per i contribuenti(10), un efficace contrasto all’evasione fiscale.
Tuttavia, nonostante sia da considerarsi sicuramente positiva l’attenzione del Legislatore verso la digitalizzazione dei processi amministrativi e burocratici, occorre rilevare che gli interventi di riforma potrebbero essere più correttamente – e proficuamente – attuati regolamentando nella normativa di rango secondario l’adozione degli strumenti e delle infrastrutture informatiche individuate: ciò al fine di evitare che la necessaria tempestiva rincorsa ai cambiamenti tecnologici si traduca nell’offuscamento delle norme generali contemplate nella legge primaria, come forse già accade per il Codice dell’Amministrazione digitale. ©
Come previsto al momento della sua istituzione dall’art. 19 comma 1 decreto legge n. 83 del 22 giugno 2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012 n. 35.
In particolare, mentre in un primo momento con il Decreto Legge 69/2013 il legislatore aveva previsto una mera facoltà per i cittadini di richiedere, in sede di istanza di rilascio del documento in cui sono unificate la carta di identità elettronica (CIE) e la tessera sanitaria elettronica, una casella di posta elettronica certificata e di indicarla come domicilio digitale, con la legge di conversione n. 98/2013 ha, invece, previsto che il domicilio digitale venga assegnato automaticamente al cittadino all’atto della richiesta del nuovo documento unificato. In tema, “Domicilio digitale: il ritorno della CEC-PAC (e la fine del fax)”, di Luigi Foglia, www.forumpa.it.
L’articolo 14 del DL 69/2013, recante “Misure per favorire la diffusione del domicilio digitale”, in seguito alle modificazioni apportate dalla legge di conversione n. 98 del 9 agosto 2013, ha inserito delle piccole modifiche all’art. 47 del Codice dell’amministrazione digitale (D. Lgs. 82/2005), stabilendo che nei rapporti tra PA, ai fini della verifica della provenienza delle comunicazioni, è in ogni caso esclusa la trasmissione di documenti a mezzo fax. Sul punto, si veda il contributo di Andrea Lisi “Hanno ammazzato il fax… il fax è vivo!”, www.forumpa.it.
Art. 17 ter del DL n. 69/2013, così come modificato dalla Legge n. 98/2013.
All’art. 50 bis del DL n. 69/2013, così come modificato dalla Legge n. 98/2013, è inoltre previsto che gli stessi soggetti titolari di partita IVA trasmettano anche l’ammontare dei corrispettivi delle operazioni effettuate e non soggette a fatturazione, risultanti dagli appositi registri. Sono invece esclusi dalla segnalazione i corrispettivi relativi a operazioni, non soggette a fatturazione, effettuate dallo Stato, dalle regioni, dalle province, dai comuni e da altri organismi di diritto pubblico, nonché dai soggetti che applicano la dispensa dagli adempimenti di cui all’art. 36-bis del D:P:R. 26 ottobre 1972, n. 633.
Contemplata dall’art. 21 del DL 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 122/2010.
Prevista all’art. 1 del DL 25 marzo 2010, n. 40, convertito, con modificazioni, dalla Legge 22 maggio 2010, n. 73 e ss. mm. e ii.
Convertito, con modificazioni, dalla Legge 4 agosto 2006, n. 248, come da ultimo modificato dall’art. 50 dello stesso Decreto del Fare, n. 69/2013.
All’art. 21 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 (così come modificato dalla Legge 24 dicembre 2012, n. 228, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”, c.d. Legge di stabilità 2013, anche in attuazione della Direttiva 45/2010/UE) è stata introdotta la riformulata nozione di fattura elettronica, per la quale ora deve intendersi la fattura che è stata emessa e ricevuta in un qualunque formato elettronico (art. 217 della Direttiva 45/2010/UE); inoltre, la stessa disposizione precisa che la fattura, cartacea o elettronica, si ha per emessa all’atto della sua consegna, spedizione, trasmissione o messa a disposizione del cessionario o committente.In tal senso, sulla scorta dell’attuale definizione, non tutte le fatture telematiche possono rientrare nella definizione di fattura elettronica di cui all’art. 217 della Direttiva, ad esempio le fatture create in formato elettronico tramite un software di contabilità o un software di elaborazione di testi e successivamente inviate e ricevute in formato cartaceo non possono rientrare nella definizione della Direttiva 2010/45/UE; diversamente, le fatture create in formato cartaceo, poi scannerizzate, sottoscritte con firma elettronica avanzata (basata su un certificato qualificato e creata mediante un dispositivo per la creazione di firma sicura) e inviate e ricevute tramite posta elettronica, possono invece essere considerate fatture elettroniche ai sensi della normativa comunitaria. Da queste due ipotesi si rende evidente che per distinguere le fatture elettroniche da quelle cartacee non è rilevante il tipo di formato originario, telematico o cartaceo, della fattura, bensì la circostanza che la fattura sia in formato elettronico quando viene emessa (ossia messa a disposizione) e ricevuta.
Come espresso al comma 3 dell’art. 50 bis del DL 69/2013.◊
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