Source: http://www.tasse-fisco.com/famiglia-e-matrimonio/calcolo-assegno-divorzile-mantenimento-coniuge-figli-ex-moglie/32179/
Timestamp: 2019-05-24 05:27:39+00:00
Document Index: 97161946

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HOMEPAGE / Famiglia e Matrimonio / Calcolo assegno mantenimento divorzile ex moglie, figli o coniuge
Tasse-Fisco 23 Gennaio 2019	Famiglia e Matrimonio 2 commenti
Vediamo come effettuare il calcolo dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge dopo divorzio o separazione anche alla luce dell’ultima recente sentenza che ha introdotto il principio di autosufficienza economica a quella del tenore di vita. Sarà possibile quindi immaginati, con una adeguata ricostruzione delle dotazioni patrimoniali di beni mobili ed immobili, capacità reddituali e stile di vita quale potrebbe essere l’assegno di mantenimento sia in caso di presenza di figli che non.
Elementi rilevanti ai fini della determinazione dell’assegno per il coniuge
Il giudice richiede, in sede di separazione o divorzio una dichiarazione in cui ciascuna parte deve attestare l’eventuale possesso o proprietà e disponibilità sia dei mobili sia immobili nel seguito elencate più in dettaglio per fornire una guida pratica al calcolo. Il punto di partenza è la dichiarazione dei redditi sia questa modello 730 o modello Unico che nella quasi totalità dei casi indica la rappresentazione della capacità reddituale minima dei coniugi. “I coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del Tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il Tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenore di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria“.
Un esempio già più calibrato potrebbe essere rappresentato quello dell’ISEE della famiglia dal quale devono emergere non solo i beni o diritti di cui siete titolari ma anche di quelli di cui semplicemente disponete. Non parliamo di possesso o utilizzo ma di diritti reali come usufruito, diritto di abitazione, comodato d’uso gratuito, nudo proprietà e altri.
Se qualcuno vi presta o peggio ancora vi affitta in nero un immobile questo non rientra nelle disponibilità di cui sopra ma è escluso.
La Cassazione nella storica sentenza del 2017 elenca gli indici da tenere in considerazione per la determinazione del livello di autosufficienza del coniuge
il possesso di redditi di qualsiasi natura (fondiari, di capitale, di lavoro autonomo o dipendente, diversi)
il possesso di cespiti patrimoniali mobiliari e immobiliari (qualsiasi diritto su di essi deve essere quantificato)
la capacità e possibilità effettive di lavoro personale (Stato fisico e mentale)
Mantenimento del tenore di vita o autosufficienza
La quantificazione dell’assegno qualora dovesse passare per il mantenimento del tenore della moglie o del marito avrebbe ad oggetto una ricostruzione fedele delle dotazioni patrimoniali e della capacità reddituale al pari di quello che avviene per il redditometro passato.
Nel nuovo mondo la determinazione avviene in base al criterio dell’autosufficienza invece si fa maggiormente riferimento al nuovo redditometro che individua nelle statistiche nazionali di consumi un importante punto di riferimento per la determinazione di equi valori ai fini della ricostruzione dell’effettivo assegno spettante.
Sicuramente le statistiche Istat non potranno essere prese asetticamente ma si dovranno apportare dei correttivi che prendano in considerazione l’effettiva condizione del nucleo familiare. Tuttavia si può partire da quelle.
Calcolo del reddito disponibile per l’assegno di mantenimento dei figli e del coniuge
L’assegno di mantenimento, a dispetto di quello che si possa credere, non viene determinato prendendo asetticamente la dichiarazione dei redditi partendo dal reddito lordo Irpef e stabilendo una percentuale forfettaria ma viene calcolato sulla base del calcolo del reddito disponibile del coniuge che deve corrisponderlo. Il calcolo avviene prendendo quindi il reddito netto desumibile dalla dichiarazione, nettato delle imposte, tasse e contributi versati all’erario o organismi di previdenza complementare o assistenziale.
Nel caso in cui la moglie o anche la convivente more uxorio di fatto lavori ed abbia una RAL – Reddito Annuo Lordo in media (25-35 mila euro annui) è difficile pensare che gli sia corrisposto un assegno di mantenimento per via del fatto che da sola è autonoma con la sua fonte di reddito. Non saranno necessarie altre integrazioni. Fino al 2016 questo non era così ma fortunatamente il mondo è cambiato.
Nel caso del reddito da lavoro dipendente saranno sufficienti le buste paga dell’ultimo anno di imposta precedente o alla base dell’ultima dichiarazione presentata da cui si evidenzia il reddito percepito in busta paga. Basterà prenderla e leggere l’ultima riga o lo si potrà desumere anche dagli estratti conto bancari se, come immagino, vi accreditano, mensilmente entro il 27 del mese lo stipendio o la pensione.
Qualche giudice, sbagliando o un pò per ignoranza tributaria, richiede le dichiarazioni degli ultimi tre anni anche nel caso di lavori autonomi o liberi professionisti che magari hanno avuto nell’ultimo anno una flessione del volume d’affari per ovvi motivi (dinamiche di mercato, crisi liquidità, mancati incassi, etc, etc).
Fattispecie questa che negli ultimi anni ha caratterizzato proprio il mondo dei lavoratori autonomi. In siffatta ipotesi fare una media delle ultime tre dichiarazione dei redditi è assolutamente non corretto e crea un danno per il coniuge che paga l’assegno. Sarà pertanto importante portare un prospetto di determinazione del reddito disponibile che vedremo nel seguito di facile comprensione per chi, come i Giudici o gli avvocati sono meno avvezzi ad utilizzare e hanno meno affinità con numeri e dichiarazioni. Il rischio quindi è di poter determinare un assegno, a svantaggio naturalmente del soggetto che lo eroga. Il criterio della media delle ultime tre dichiarazioni è quindi palesemente un errore di calcolo.
Vediamo nel seguito quali sono le componenti che devono essere considerate nel calcolo dell’assegno a decremento del reddito disponibile del marito (o in rari casi della moglie non collocataria dei figli)
Alloggio: Canoni di locazione o casa in affitto
Elemento importante nella determinazione dell’assegno mensile e da non sottovalutare riguarda il fatto che il reddito disponibile del coniuge deve tenere in considerazione l’eventuale canone di affitto pagato al coniuge uscente per l’affitto di una abitazione dove andare a vivere.
Il fatto che il genitore non collocatario dei figli non abbia una casa dove vivere è un elemento che deve essere tutelato dal giudice. Si dovrà pertanto sottratte al reddito disponibile una quota pari al canone annuo di una abitazione in grado di soddisfare le esigenze abitative sue e dei figli. Per fare un esempio con due stanze saranno necessarie almeno due stanze. Inoltre, se possibile, la casa dovrà essere situata nelle vicinanze dei figli per consentirgli una facile accesso e visita dei figli.
Per fare un esempio per una casa in una grande città una casa con due stanze ed un soggiorno si possono pagare in media tra 900 – 1200 euro al mese a seconda delle città e della zona e delle caratteristiche dell’immobile.
Il discorso non vale se il coniuge abbia già un’altra casa in quanto non ha esigenze abitative in questo caso.
Se la casa, come spesso accade è del marito e ci abitano i figli con la moglie, il calcolo dovrà tenere conto del fatto che la moglie soggiorna in una casa non sua per cui dovrà corrispondere al marito, figurativamente parlando, una somma per il canone di locazione riportata al suo effettivo utilizzo. Possiamo immaginare una somma di poche centinaia di euro al mese. Se dovessi quantificare l’utilizzo della casa del marito alla moglie potrei prendere il costo di una stanza per cui parliamo di 300-400 euro mese.
Sembrano sciocchezze ma già vediamo come la base di calcolo in queste ipotesi si è ridotta di 1200 euro per la casa da affittare e di altre 400 per la quota della propria casa utilizzata dalla moglie.
La scelta della nuova casa dove andare a vivere dovrà essere possibilmente vicina ai figli e dovrà avere un numero di stanze tale da poterli ospitare durante la settimana o il weekend; dalla scelta, inutile dirlo, il marito (perchè purtroppo ancora spesso si arriva alla collocazione dei figli nella casa con la madre seppur l’affido figura congiunto) non dovrà arricchirsi o incrementare il proprio stile di vita a svantaggio delle disponibilità economiche dei figli.
Per fare questo basterà una ricerca approfondita dei contratti di locazione di case con le suddette caratteristiche nella zona ove sono domiciliati i figli da cui emerga il prezzo del canone mensile congruo
Si dovranno inoltre prendere le medie nazionali stabilite ISTAT per i consumi di alimenti e bevande, abbigliamento e calzature in base alla tipologia di nucleo familiare di appartenenza. Il calcolo del vitto dovrà considerare anche i pernotti eventualmente riconosciuti al marito per cui se parliamo di due notti alla settimana il fabbisogno del marito dovrà essere calcolato prendendo le medie ISTAT di un nucleo familiare composto da una persona per 5 giorni alla settimana e 2 prendendo a riferimento quello composto da più persone quante sono i figli e l’eventuale nuova famiglia del marito o moglie che hanno tutto il diritto di rifarsi una famiglia.
Nel calcolo del reddito disponibile da inserire come base di calcolo per la determinazione dell’assegno di mantenimento mensile per i figli è necessario considerare anche le spese personali indispensabili per il coniuge rimasto senza figli. Gestione manutenzione dell’auto per andare al lavoro, mezzi pubblici, cura e igiene personale, spese mediche o terapie necessarie al mantenimento del suo stato di salute fisica e soprattutto mentale: dopo un divorzio si esce spesso sconvolti :-)
Qui sta il problema che nuoce ai figli perché solitamente, senza alcun criterio a mio avviso accettabile, molti giudici affermano che le spese straordinarie sono stabilite al 50% ma senza alcun motivo che richiami a criteri di coerenza e congruità. Ciò in quanto, se è stata stabilito ad esempio il 30% del reddito disponibile per le spese ordinarie questo dovrebbe essere definito anche per quelle straordinarie altrimenti si presta il fianco a strumenti di ritorsione o aggiramento della norma. La moglie potrebbe richiedere ingiustificatamente la contribuzione a spese straordinarie che non ritiene opportune o che vanno contro i propri principi di educazione o che, peggio ancora, potrebbero essere utilizzate dalla moglie per appropriarsi di denaro che non utilizza per scopi familiari.
Se a questo aggiungiamo che le richieste spesso delle spese straordinarie o contributi extra passa per i figli è facile pensare come un criterio a due binari nuoccia al dialogo tra componenti della famiglia in ci i figli spesso sono in mezzo sono la parte lesa..
Cosa si intende per spese straordinarie
Per spese straordinarie si intendono la scuola se privata, attività sportive, la baby sitter, interventi, medicine, etc, assistenza, l’acquisto di un’autovettura per il figlio o il motorino o le vacanze.
Per le vacanze tuttavia dovrebbe prevalere il buon senso per cui se ciascuno dei genitori ha diritto alla metà del periodo di vacanze allora le spese dovrebbero essere divise a metà per cui in pratica ciascun genitore dovrebbe pagare la propria vacanza ai figli. Inutile dire che le spese straordinarie non sono obbligatorie ossia nessuno impone ad un genitore di dover mandare il figlio alla scuola più prestigiosa e la moglie non può pretenderlo in quanto l’affidante è congiunto per cui entrambi i genitori hanno diritto a indirizzare l’educazione dei figli in base ai propri desideri ma questo può, come spesso accade per una serie di ragioni (tra cui le ripicche delle ex mogli o ex mariti) non essere in sintonia con quelli dell’altro coniuge. Qui non c’è rimedio se non quello di trovare degli accordi privatamente e quando questo non è possibile ricorrere al giudice. Inutile dire di fare appello al buon senso e alla tutela dell’equilibrio dei figli che dovrebbero essere fuori dalle dinamiche e litigi dei genitori ma spesso ci finiscono in mezzo involontariamente.
Revisione o modifica assegno di mantenimento
L’assegno infatti non si cristallizza per l’eternità e può essere rimodulato in base ai cambiamento della composizione e della vita dei figli. Un esempio sono per esempio le accresciute spese per ldunivrsità dei figli, oppure eventuali corsi di qualunque genere oppure una nuova famiglia sia della moglie a cui sono stati assegnati i figli sia anche del marito. La revisione degli importi originariamente stabiliti passa per una nuova istanza al Giudice o mediante un nuovo accordo se si è passati attraverso una mediazione civile con conciliazione.
Voci Assegno di mantenimento
Per quello che concerne la ricostruzione delle dotazioni patrimoniali sarà piuttosto semplice ricostruirne la composizione per quello che concerne i beni mobili registrati. Nel seguito l’elenco che nel seguito ha rappresentato il punto di rifermento per la ricostruzione del tenore di vita e l’applicazione del redditometro ammonti italiani. Vi anticipo che questo strumento di ricostruzione sintetica del reddito è stata fortemente depotenziata e credo che quest’ultima sentenza sia proprio il riflesso di una razionalizzazione di molte scelte in precedenza dotate dai giudici che ormai stonano proprio.
Elenco beni per la ricostruzione del tenore di vita
proprietà immobiliari, multi proprietà, leasing, etc registrati e non presso pubblici registri per cui principalmente casa
autovetture, moto, motocicli
aerei elicotteri, etc
oggetti di valore e di lusso primi tra tutti gioielli, pellicce
azioni, partecipazioni, certificati di deposito, partecipazioni, quote societarie, obbligazioni, fondi,
assicurazioni, polizze vita, morte, etc etc,)
saldo dei conti correnti disponibili intestati a figli e coniugi
eventuali canoni di locazione pagati nel corso dell’anno per la famiglia
Sentenza 2017 per Determinazione assegno divorzile di mantenimento
Tuttavia dopo la sentenza della Cassazione Civile, sez. I, sentenza 10/05/2017 n° 11504 la configurazione di questi beni non pesa direttamente sulla determinazione dell’assegno di mantenimento tanto per i figli quanto per l’ex coniuge. Il reddito disponibile infatti non sarà influenzato da quelli beni che per il giudice non saranno altro che beni di lusso che non dovranno fornire una misurazione dell’effettivo fabbisogno economico del marito ma al più potranno dare una indicazione del tenore di vita assunto dai figli prima della separazione.
L’onere della prova della mancanza degli adeguati mezzi o dei motivi oggettivi per poterseli procurare, graverà sulla parte richiedente l’assegno, che dovrà dimostrare la circostanza con “tempestive, rituali e pertinenti” allegazioni e deduzioni fiscali.
I redditi conseguiti in pendenza di matrimonio e i relativi risparmi infatti restano in capo al soggetto che li ha prodotti. In sintesi i vostri guadagno o le vostre disponibilità del conto corrente resteranno nelle vostre disponibilità.
Altra recente sentenza di Cassazione n.18287 del 2018 tuttavia attribuiscono all’assegno anche una natura anche assistenziale all’assegno e non solo di compensazione nella differenza di guadagni tra moglie e marito.
Sappiamo che la precedente norma, articolo 5, legge 898/70, calcolava la disponibilità e la capacità reddituale del soggetto più forte e in base al tenore di vita pregresso, durata del matrimonio, motivi della separazione e possibilità di consolidamento di una posizione individuale simile a quella pregressa calcolava l’assegno. Nasce così la generazione delle mogli a spasso e il marito disperato e senza figli. Cito anche la Cassazione n. 11490/1990.
Finalmente si arriva alla sentenza n. 11504/2017 dell Sezioni Unite della Corte di Cassazione e la sentenza n.18287/2018 che realizza il concetto di parità tra i coniugi nella sostanza affermando che l’analisi deve andare sulle scelte concretamente prese.
Per fare un esempio tipico se uno dei due coniugi ha scelto di fare il part time per stare insieme ai figli per anni ed ha rinunciato alla carriera (potenziale perchè non sta scritto da nessuna parte che l’avrebbe fatta…anzi…i Giudice dovrà valutare principalmente se il marito o l’altro coniuge era d’accordo nella scelta e anche il possibile risparmio di denaro che questo potrebbe aver comportato (esempio una tata per andare a prendere i figli a scuola). Si dovrà valutare quindi se il divario economico esistente tra i coniugi sia frutto di scelte condivise.
Dotazioni e capacità reddituali
In seguito dovrete indicare anche una media mensile delle spese sostenute per il mantenimento della famiglia per la spesa, utenze domestiche, condominio, donne di servizio, scuola dei bambini, lo sport, pagamento di canoni di leasing, rate del mutuo, spese di ristrutturazione, viaggi frequenti per svago etc).
A tal proposito potete consultare un elenco molto esaustivo di tutte le voci sotto la lente del fisco in modo da indicarle nella auto dichiarazione. In caso di omessa indicazione di una o più di queste e successivo controllo disposto dal Giudice potrebbe non essere facile poi difendere la propria posizione. Vi segnalo quindi l’articolo di approfondimento dedicato alle 100 voci monitorate dal fisco che potrebbe esservi utile per descrivere più compiutamente e correttamente la vostra situazione complessiva dal punto di vista del patrimonio e della capacità di reddito esprimibile ciascun anno.
Altri elementi qualitativi da prendere in considerazione
Nella determinazione delle condizioni economiche dovrete anche considerare il contributo economico dato dalla moglie in termini di gestione delle faccende domestiche. Il punto focale risiede nel mantenimento delle condizioni economiche prima della separazione ed il loro precedente tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori anche se con la sentenza del maggio 2017 si apre un filone molto interessante che va a premiare più l’autosufficienza in luogo del mantenimento del tenore.
Inoltre ne emergono anche altri come:
impegno dei genitori nella gestione della vista dei figli, tempo trascorso con i figli.
contributo alle faccende domestiche dell’uno o dell’altro;
Il fine è quello di arrivare alla determinazione del reddito complessivo della famiglia, distinguendo il consumo dei figli da quello per il coniuge per un corretta ripartizione del reddito familiare secondo un principio di equità che tuteli soprattutto il mantenimento delle condizioni dei figli nei limiti delle attuali possibilità di entrambi i coniugi e al diritto al proprio mantenimento.
Equità nel calcolo
Vi sono poi anche alcuni criteri di equità a cui deve ispirarsi il giudice nella quantificazione dell’assegno che sono l’apprezzabile divario economico tra gli ex. La cosa che più ci rincuora è che questa valutazione non è sterile ma passa attraverso le rinunce della moglie o del marito per avere/ subire questa differenza.
Inoltre si va a guardare anche le possibilità che ha un coniuge di colmare questo divario. Con questo non sono molto d’accordo perché questa valutazione passa per troppe variabili esogene e storie, come la scelta dell’università o del percorso scolastico che si collocano in epoca antecedente all’inizio della relazione stessa.
Alcuni riferimenti a cui allinearsi
Lo so che volete la soluzione pratica ma è corretto fornirvi anche gli strumenti metodologici che possono consentire di portare all’attenzione del vostro legale o del Giudice eventuali ulteriori informazioni qualitative in grado di aiutare a rappresentare meglio la situazione familiare al fine di non appesantire eccessivamente il contributo economico di uno dei due coniugi, in genere quello del marito, a vantaggio solo della moglie.
Il giudice di merito deve accertare, quale indispensabile elemento di riferimento ai fini della valutazione di congruità dell’assegno, il tenore di vita di cui i coniugi avevano goduto durante la convivenza, quale situazione condizionante la qualità e la quantità delle esigenze del richiedente, accertando le disponibilità patrimoniali dell’onerato.
Guadagni in nero del Marito: come provarli al Giudice
Spesso capita anche che il marito percepisca dei guadagni in nero che non sono desumibili dalle informazioni presenti nelle anagrafi tributarie; questo è il motivo per cui il Giudice richiede una auto dichiarazione nella quale il coniuge deve indicare le informazioni sopra riportate, indipendentemente dal fatto che le abbia dichiarate o meno all’agenzia delle entrate.
Inutile dire che sul piatto abbiamo il rischio di dover corrispondere ad un persona con cui forse non abbia più nulla a che fare se non fosse per i figli, un assegno. Per di più capita che il paparino le rifili sottobanco contanti ogni mese e lei si guardi bene dal dirlo davanti al Giudice privilegiando solo il proprio tornaconto personale. In questo caso quindi gli interessi sono contrastanti e spesso capita di sentire dalla parte di ex mariti o ex mogli il desiderio di nascondere dotazioni patrimoniali o finanziarie alla moglie e viceversa (in genere proveniente dai genitori).
Non è un caso che la nuova categoria di poveri in Italia sia stata proprio quella degli ex mariti costretti a dare assegni di mantenimento per mantenere il tenore di vita della famiglia quando è empiricamente dimostrabile che a fronte del divorzio o della separazione l’effetto cumulativo delle capacità di spesa viene meno. Non credo ci volesse così tanto tempo a capire che il criterio del tenore di vita non fosse sostenibile dopo la separazione o il divorzio se non a scapito della persona che, non solo perde la possibilità di vivere con i figli, ma deve anche accollarsi un maggiore onere che non può essere coperto con nuove entrate, se non in rari casi.
L’altro coniuge potrà portare qualunque elemento di prova per dimostrare ciò dinnanzi a al giudice come estratti conto, ricevute, scontrini, contratti non registrati etc. Non potrà essere appellata nemmeno la privacy quale elemento ostativo alla dimostrazione di un maggiore reddito prodotto dal coniuge in quanto l’interesse e la salvaguardia del tenore di vita dei figli è prioritario. Sappiate che l’onere della prova è a carico del coniuge e che l’importante è fornirne le prove altrimenti davanti al Giudice si perde di credibilità e si rischia l’effetto contrario.
Anche le donazioni dei genitori della moglie o anche del marito sono elementi che possono portare al rideterminazione dell’assegno di mantenimento laddove si provi che si abbia a disposizione un reddito più elevato per via delle continue regalie dei genitori. Questo vale naturalmente sia nel caso della moglie sia nel caso del marito.
I casi più tipici di occultamento del reddito sono:
l’intestazione fittizia di beni patrimoniali a soggetti terzi o utilizzo di prestanome;
momentaneo svuotamento del conto in banca.
Non è un caso che qui entrano in gioco investigatori privati e la bravura degli avvocati tesa a scovare sacche di reddito non dichiarate e non emerse dalle auto dichiarazioni rese al Giudice. Tuttavia non sono assolutamente d’accordo con questo perché la separazione porta con sé proprio il ridimensionamento delle condizioni di vita della famiglia in cui l’ex marito non può e non dove essere l’unico soggetto inciso della nuova configurazione della famiglia.
Il Giudice qualora ravvedi una situazione poco chiara e trasparente del coniuge può disporre o interessare l’agenzia delle entrate che avrà il compito di verificare l’effettiva capacità contributiva. Uno strumento utile a tale scopo è il redditometro per la ricostruzione dell’effettivo reddito necessario all’autosufficienza del coniuge e che abbiamo più volte avuto il modo di trattare e contattare qualche hanno fa per la difficoltà e le presunzioni sulle quali poggiava i propri calcoli.
Il Giudice poi potrà tenerne conto come no anche se non tenerne conto sarebbe motivo di appello della decisione questo è indubbio.
Con riguardo alla norma di riferimento si ricorda che l’art. 5. Legge 1° dicembre 1970, n. 898 stabilisce che con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il Tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive […].
Disponibilità dei beni di familiari o parenti
I beni e servizi oggetto di controllo e di valutazione non sono solo quelli di cui si è proprietari ma anche di quelli di cui potete disporre per cui anche le eventuali , case, barche, etc di cui si dispone per esempio grazie ai genitori o parenti possono rientrare nel computo.Più precisamente la norma recita che rientrano nel concetto di disponibilità della persona fisica i beni che a qualsiasi titolo o anche di fatto utilizza o fa utilizzare i beni o riceve o fa ricevere i servizi ovvero sopporta in tutto o in parte i relativi costi, a patto che non siano relativi esclusivamente ad attività di impresa o all’esercizio di arti o professioni e tale circostanza risulti da idonea documentazione.
Se prendiamo a riferimento un nucleo familiare di 4 persone con un reddito del marito di 45 mila euro e casa di proprietà del marito, l’assegno mensile potrebbe aggirarsi intorno ai 350-450 euro mensili. Se siete interessati alla corretta quantificazione un primo passo è quello di avere il modello ISEE che aiuterà tutti nella determinazione dell’effettiva capacità di reddito.
Attenzione alla corretta applicazione della sentenza
Viene introdotto un criterio di calcio dell’autosufficienza ma non è detto che sia applicato in modo unico. Laddove infatti si provi che le scelte del coniuge in passato sono state frutto di imposizioni del marito o viceversa che i marita sia stato costretto a rinunce in favore della moglie è plausibile che il giudice riconosco una sorte di equo indennizzo o rimborso di queste e che sia quantificato nell’assegno.
Volete raccontare le vostre esperienze personali per cercare di portare elementi e spunti utili di riflessione o anche semplicemente di SFOGO che possano servire anche per altri?
Statistiche su Matrimoni e Divorzi
Nel seguito qualche numero indicativo delle statistiche su matrimonio nel territorio e
Tipo dato 2013 2014 2015 2016 2017
matrimoni civili % (territorio dal 2017) 42,5 43,1 45,3 46,9 49,5
regime di comunione dei beni % (territorio dal 2017) 30,5 29,5 29 27 27,8
matrimoni con almeno uno straniero % (territorio dal 2017) 13,4 12,8 12,4 12,6 14,5
indice di primo nuzialità sposi – valori per mille (territorio dal 2017) .. .. .. .. 419
indice di primo nuzialità spose – valori per mille (territorio dal 2017) .. .. .. .. 465,1
sposi al secondo matrimonio o successivi % (territorio dal 2017) 10,8 11 11,8 12,7 14
spose al secondo matrimonio o successivi % (territorio dal 2017) 9,6 10,1 10,5 11,2 12,5
tasso di nuzialità totale sposi – valori per mille (territorio dal 2017) .. .. .. .. 443
tasso di nuzialità totale spose – valori per mille (territorio dal 2017) .. .. .. .. 500,1
quozienti di nuzialità – valori per mille (territorio dal 2017) .. .. .. .. 3,2
matrimoni civili % (territorio 2010-2016) 42,5 43,1 45,3 46,9 ..
regime di comunione dei beni % (territorio 2010-2016) 30,5 29,5 29 27 ..
matrimoni con almeno uno straniero % (territorio 2010-2016) 13,4 12,8 12,4 12,6 ..
indice di primo nuzialità sposi – valori per mille (territorio 2010-2016) 431,6 421,1 429,5 449,6 ..
indice di primo nuzialità spose – valori per mille (territorio 2010-2016) 475,5 463,4 474,6 496,9 ..
sposi al secondo matrimonio o successivi % (territorio 2010-2016) 10,8 11 11,8 12,7 ..
spose al secondo matrimonio o successivi % (territorio 2010-2016) 9,6 10,1 10,5 11,2 ..
tasso di nuzialità totale sposi – valori per mille (territorio 2010-2016) 452,7 441,2 450,6 473,4 ..
tasso di nuzialità totale spose – valori per mille (territorio 2010-2016) 504,4 492,3 504,5 530,8 ..
quozienti di nuzialità – valori per mille (territorio 2010-2016) 3,2 3,1 3,2 3,4 ..
Descrizione Italia 2015
numero di separazioni di coppie miste 9.443,00
durata media della convivenza matrimoniale nelle separazioni (anni) 17,00
durata media della convivenza matrimoniale nelle separazioni concesse dal tribunale (anni) 17,00
durata media della convivenza matrimoniale nelle separazioni consensuali extragiudiziali (anni) 18,00
separazioni di coppie miste (valori percentuali) 10,30
separazioni con marito italiano per nascita e moglie straniera o italiana per acquisizione (valori percentuali) 68,40
separazioni con moglie italiana per nascita e marito straniero o italiano per acquisizione (valori percentuali) 31,60
separazioni esaurite con rito consensuale nelle coppie miste (valori percentuali) 76,10
durata media della convivenza matrimoniale (anni) nelle separazioni di coppie miste 11,00
separazioni da matrimoni civili nelle coppie miste (valori percentuali) 76,00
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24 Maggio 2018 at 06:20
Sua moglie non ha diritto a non farla entrare nell’abitazione né tantomeno a limitare la presenza e frequenza con cui vede i suoi figli se non previo accordo consensuale con lei che, qualora non raggiunto deve essere notificato in via giudiziale o extragiudiziale. In sintesi i ci arrivate regolarvi da soli o si va dal giudice con due avvocati. Al momento pertanto sua moglie è passibile di denuncia o se fa la str…potrebbe dire che lei ha abbandonato casa il che sarebbe un paradosso ma le posso assicurare che quando marito e moglie litigano esce fuori il peggio di noi. La moglie di un mio amico si inventò che il marito la stava picchiando quando non era vero e chiamò la polizia…fortuna intervenne il figlio di otto anni e disse che la madre diceva bugie….per cui si tuteli prima di restare fregato. Mi rendo conto che nella vostra situazione la parola avvocati significa maggiori spese ma è un passaggio obbligato se non venite insieme ad una conclusione amichevole che comunque non formalizza una situazione di fatto che ha anche dei risvolti economici. Di fatto il suo nucleo familiare sta cambiando e con questo obbligo di dimora, residenza, agevolazioni fiscali, richieste di assegno….avete bisogno di farvi aiutare. Forza e coraggio passerà anche questa!
Salve. La mia situazione è molto complicata. Da 5 anni mia moglie ha chiesto il divorzio tutt’ora non è avvenuto per mancanza di soldi. Sono disoccupato ma con lavori occasionali riesco si e no a guadagnare da i 100 – 200 € al mese, mia moglie lavora e non (4 – 6 mesi all’anno con un stipendio di circa 700 – 750 € al mese), sta in affitto in una casa e vive con nostra figlia di 11 anni per un totale di affitto di 450 € al mese più spese di consumo (bollette). Cerco di aiutarli il più possibile con quello che riesco a guadagnare in più aiutato da i miei genitori che percepiscono 1000 € di pensione mensilmente insieme da dove togliere spese di affitto ed altro. Da notare che da 5 anni io vivo con i miei genitori. Ora per mancanza di lavoro anche di mia moglie e cambiamenti sentimentali, sta chiedendo assegno mensile e per di più non vuole che io vada a casa loro spesso come prima. Da precisare che non avevo nessun limite di acceso in quella casa e anche perché avevo le chiavi da lei dato. Da qualche giorno le mi ha riferito che causa New Entry nella sua vita non devo più avere acceso in questa casa perché inciderebbe negativamente sul suo nuovo rapporto. Da precisare che il divorzio non e stato mai concluso. De Iuri siamo ancora sposati. Non so cosa devo fare e come comportarmi. Sono aperto a qualsiasi suggerimento.