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Timestamp: 2020-08-12 04:50:39+00:00
Document Index: 97217412

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 809', 'art. 374', 'art. 809', 'art. 769', 'art. 782', 'art. 877', 'art. 809']

Sentenza Cassazione Civile n. 106 del 04/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 106 del 04/01/2017
Cassazione civile, sez. II, 04/01/2017, (ud. 21/10/2016, dep.04/01/2017), n. 106
sul ricorso 11494/2012 proposto da:
C.E., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI GRACCHI
187, presso lo studio dell’avvocato ANDREA ANTONELLI, rappresentata
e difesa dall’avvocato FURIO STRADELLA;
P.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COLA DI
RIENZO 190, presso lo studio dell’avvocato LUIGI FAVINO,
rappresentata difesa dall’avvocato ALBERTO TARLAO;
avverso la sentenza n. 816/2011 della CORTE D’APPELLO di TRIESTE,
udito l’Avvocato TARLAO Alberto, difensore della resistente che si
1. C.E. agì in giudizio davanti al Tribunale di Trieste nei confronti di P.C., chiedendo che le fosse restituito 1/3 del valore dei titoli, ammontanti alla somma di Euro 241.0040,60, posseduti dal di lei padre, morto ab intestato in (OMISSIS), il (OMISSIS), che la convenuta, nella qualità di delegata, aveva dato ordine alla banca di trasferire sul proprio conto, trattandosi di trasferimento senza causa, effettuato undici giorni prima del decesso del C. ed in base ad un atto nullo, in quanto privo della forma solenne prevista per la donazione.
La P., premettendo che il trasferimento era stato chiesto direttamente dal titolare e solo reiterato dalla delegata, non essendosi temporaneamente rinvenuto presso l’istituto di credito il primigenio ordine, non negava il trasferimento in di lei favore, affermando essersi trattato di una donazione indiretta di tipo remuneratoria (la donna, legata affettivamente al de cuius, se ne era presa attiva cura durante tutto il corso della malattia che lo aveva portato a morte ed aveva affrontato le spese funerarie), non necessitante della forma vincolata prevista per la donazione diretta.
3. La Corte di Appello di Trieste, investita dalla convenuta e nella resistenza dell’appellata, che domandava, con impugnazione incidentale, la condanna dell’appellante, in via alternativa, a restituire i titoli od a corrisponderne il controvalore, con sentenza n. 816/2011, accolse il gravame principale e, pertanto, rigettò ogni domanda di C.E.. Il Giudice di seconde cure, opinando in difformità rispetto a quello di prime, considerato che la donazione indiretta di cui all’art. 809, cod. civ., non necessita “di due negozi, uno fra donante e donatario, e l’altro fra donante e terzo che realizza lo scopo-donazione, ma basta anche un solo negozio”, del quale ultimo vanno rispettate le forme, ritenne ricorrere l’ipotesi perorata dall’appellante.
4. Con il primo motivo la ricorrente denuncia la falsa applicazione e violazione degli artt. 769, 782 ed 809 c.c., in relazione agli artt. 1834 e 1852 c.c., poichè la corte territoriale aveva erroneamente ritenuto che il mero trasferimento di titoli, privo di qualsiasi giustificazione causale, rappresentasse una donazione indiretta, non avendo colto l’essenza del relativo istituto.
Con il secondo motivo la ricorrente deduce l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo, in quanto la corte territoriale non aveva chiarito il perchè un mero ordine di trasferimento titoli dovesse essere considerato una donazione indiretta.
5. Reputa il Collegio sussistere l’opportunità di trasmettere gli atti al Primo Presidente per le sue valutazioni in ordine al disposto dell’art. 374 c.p.c., comma 2, e a tal fine osserva quanto segue.
L’art. 809, cod. civ., costituente norma di chiusura stabilisce, al suo primo comma che “Le liberalità, anche se risultano da atti diversi da quelli previsti dall’art. 769, sono soggette” a revocazione e a riduzione. Non si nutrono dubbi sull’inapplicabilità della forma solenne, prevista dall’art. 782 c.c., a tali liberalità, che, comunemente vengono dette donazioni indirette.
7. Il quadro, già di per sè non nitido in vitro, risulta non univoco attraverso il vaglio della casistica giurisprudenziale.
Si è sostenuta la sufficienza di un solo negozio, purchè capace di procurare l’effetto indiretto della liberalità (Sez. 1, n. 11327 del 15/11/1997, Rv. 509941; Sez. 2, n. 5410 del 7/12/1989, Rv. 464506).
Per contro in talune occasioni la Cassazione ha escluso ricorrere l’ipotesi della donazione indiretta per l’assenza di autonomia dell’effetto della gratuità (Sez. 2, n. 7507 del 30/3/2006, Rv. 594104, la quale ha così concluso per l’accollo interno, stante che la liberalità qui non sarebbe un effetto indiretto, ma la causa propria dell’accollo stesso). Analogamente per l’assenza di un contratto commutativo, che conservi la propria autonomia sostanziale, in quanto attui un effettivo scambio di beni o diritti, sia pure di valore non equivalente ed implicante una attribuzione patrimoniale in favore di una delle parti, e, di conseguenza, resti assoggettato alla disciplina giuridica che gli è propria anche per la parte rivolta all’indiretta realizzazione di detta liberalità (si trattava di un corrispettivo pattuito per il diritto di costruire in aderenza, spettante, ricorrendone i presupposti, in via automatica ex art. 877 c.c.) – Sez. 2, n. 526 del 24/1/1979, Rv. 396639 -. Infine, la donazione indiretta, concepita come mezzo per conseguire, attraverso l’utilizzazione di un negozio con causa tipica, un risultato pratico da questa divergente, non è stata ritenuta configurabile rispetto ai titoli di credito, per loro natura astratti, suscettibili di realizzare in modo diretto qualsiasi scopo voluto dalle parti (Sez. 1, n. 527 del 23/2/1973, Rv. 362546).
Ammessa, abbastanza uniformemente la ricorrenza dell’ipotesi allo studio, per la rinunzia, il contratto a favore del terzo, l’adempimento del terzo (che, si è evidenziato, a differenza dell’adempimento del debitore, ha natura negoziale, perchè “è un atto giuridicamente libero, caratterizzato dall’animus solvendi debiti alieni”), la donazione mista, la delegazione, l’espromissione, l’accollo, il trust e le cointestazioni bancarie o postali. La si è esclusa, invece, per i titoli di credito, per il comodato e la garanzia per debiti altrui. Sussiste, poi, tutta un’area, che in questa sede non si esplorerà, in quanto non direttamente utile allo scopo, delle ipotesi che si riscontrano nella vita delle società collegate ad un gruppo.
Assume rilievo, in relazione al tema processuale, evidenziare la mancanza di unanimità anche a riguardo degli atti non negoziali. Esclusi fermamente da taluno, vengono ammessi da altri, i quali, fanno riferimento ai casi, peraltro largamente di scuola, della semina, della piantagione, della costruzione su fondo altrui, della confessione giudiziale di un debito inesistente, della soccombenza volontaria in giudizio e financo della rinunzia a far valere decadenze o prescrizioni, con animo ovviamente liberale, teorizzando che la donazione indiretta non costituisce una categoria giuridica, ma economica. Nè si sono reputate decisive le osservazioni di segno contrario, secondo le quali l’effetto giuridico dell’arricchimento non deriva, in siffatti casi, dal fatto materiale, ma da un atto negoziale successivo e “se non v’è accordo, se non v’è negozio, vi è soltanto un atteggiamento di inerzia del soggetto, del titolare del diritto a cui si possono collegare gli effetti… ma non le conseguenze”. Si è, infatti, contrapposto che la liberalità non discende dalla rinunzia postuma a richiedere il compenso previsto dalla legge, ma dal fatto finalizzato all’altrui gratuito vantaggio.
La questione avrebbe opposta soluzione ove si ritenesse, come pure è plausibile, che l’art. 809 c.c., abbia inteso evocare qualunque mezzo utile allo scopo, sia esso fatto, atto giuridico in senso stretto o negozio giuridico.
Dispone la trasmissione degli atti al Primo Presidente.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte di Cassazione, il 21 ottobre 2016.