Source: https://www.avvalimenti.it/category/news/?doing_wp_cron=1581954791.7105131149291992187500
Timestamp: 2020-02-17 15:53:14+00:00
Document Index: 52084288

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 38', 'art. 4', 'art. 120', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 36', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 277', 'art. 45', 'art. 2615', 'art. 47', 'art. 45', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 83', 'art. 216', 'art. 83', 'art. 47', 'art. 89']

News – Avvalimenti
Pubblicato gennaio 3, 2019 | Da avvalimento
Atto di segnalazione n. 5 del 12 dicembre 2018
Recante la proposta di modifica dell’ambito soggettivo dell’art. 80 del Codice dei contratti pubblici
Approvato dal Consiglio dell’Autorità con delibera 1141 del 12 dicembre 2018
Nel decreto semplificazione, c’è spazio solo per gli illeciti professionali!
Pubblicato dicembre 18, 2018 | Da avvalimento
Norme in materia di semplificazione e accelerazione delle procedure negli appalti pubblici
1. All’articolo 80, comma 5, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, la lettera c) e’ sostituita dalle seguenti: «c) la stazione appaltante dimostri con mezzi adeguati che l’operatore economico si e’ reso colpevole di gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la sua integrita’ o affidabilita’;
c-bis) l’operatore economico abbia tentato di influenzare indebitamente il processo decisionale della stazione appaltante o di
ottenere informazioni riservate a fini di proprio vantaggio oppure abbia fornito, anche per negligenza, informazioni false o fuorvianti
suscettibili di influenzare le decisioni sull’esclusione, la selezione o l’aggiudicazione, ovvero abbia omesso le informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento della procedura di selezione;
c-ter) l’operatore economico abbia dimostrato significative o persistenti carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione per inadempimento ovvero la condanna al risarcimento del danno o altre
sanzioni comparabili; su tali circostanze la stazione appaltante motiva anche con riferimento al tempo trascorso dalla violazione e alla gravita’ della stessa;».
2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano alle procedure i cui bandi o avvisi, con i quali si indicono le gare, sono pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, nonche’,in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi,
alle procedure in cui, alla medesima data, non sono ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte.
Col primo motivo l’appellante denuncia l’errore commesso dal Tribunale nel respingere la censura con cui era stato dedotto che la liquidazione coatta della So.Co.Fat. non avrebbe potuto incidere sui requisiti di partecipazione del CNCP trattandosi di vicenda organizzativa interna a quest’ultimo, irrilevante nei rapporti esterni con la stazione appaltante. Componente del RTI capeggiato dalla Engie Servizi sarebbe stato, infatti, il solo CNCP, per cui solo questo avrebbe assunto la veste di concorrente.
Il dolo è fondato
Ciò significa che il rapporto organico che lega le cooperative consorziate, ivi compresa quella incaricata dell’esecuzione dei lavori, è tale che l’attività compiuta dalle consorziate è imputata unicamente al consorzio (in termini Cons. Stato, A. P., 20/5/2013, n. 14; Sez. V, 17/7/2017, n.3505).
Dalle considerazioni svolte discende che nella fattispecie la messa in liquidazione della So.Co.Fat. non poteva incidere sui requisiti di partecipazione del CNCP e conseguentemente non poteva determinare l’esclusione dalla gara del RTI capeggiato dalla Engie Servizi.
A quanto sopra è appena il caso di aggiungere che dalle considerazioni svolte deriva, per logica conseguenza, che l’estromissione della So.Fo.Cat. non impatta col divieto di apportare modifiche soggettive del concorrente nella fase dell’evidenza pubblica.
Pronto un decreto legge con il ritorno al regolamento di attuazione e più discrezionalità per le stazioni appaltanti (supportate da ANAC anche in veste di “consulente”); si potranno affidare i lavori al prezzo più basso fino alla soglia dei 5,2 milioni e di utilizzare la procedura negoziata fino a 2,5 milioni.
Prende così forma lo «smontaggio» del codice dei contratti pubblici già annunciato.
Nello schema di decreto legge sulle semplificazioni, che entro 60 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta dovrà essere convertito in legge, un primo intervento consiste nella messa a regime della progettazione «semplificata» per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria cosi da consentire l’affidamento dei lavori sulla base di un progetto definitivo meno articolato e quindi di ricorrere al l’appalto integrato. Si semplifica inoltre la fase di affidamento dei contratti di lavori sotto i 5,5 milioni alzando da un milione a 2,5 milioni il limite per l’utilizzo delle procedure negoziate. Per il subappalto si elimina l’esclusione del concorrente per carenza di requisiti del subappaltatore e si rende facoltativa la richiesta della terna dei subappaltatori. Una importante novità è rappresentata dalla facoltà di utilizzo del criterio prezzo più basso per i lavori di importo inferiore alla soglia comunitaria, quando l’affidamento degli stessi avviene, in generale, sulla base del progetto esecutivo e per i lavori di manutenzione ordinaria; «ciò in quanto, in tali ipotesi appare oneroso e anti economico l’utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa».
Il futuro nuovo codice (da completare entro un anno) dovrà «restituire alle disposizioni semplicità e chiarezza di linguaggio, nonché ragionevoli proporzioni dimensionali quanto al numero degli articoli, dei commi e delle parole». Si tratterà di una regolazione per disciplina soprattutto «per principi» quindi molto vicina alle direttive e dal tagli semplificato, possibilmente diversificata per lavori, forniture e servizi che assicuri l’efficienza e la tempestività delle procedure di affidamento di gestione e di esecuzione.
L’idea portante della riforma è puntare sulla «discrezionalità e responsabilità delle stazioni appaltanti, anche nell’ottica di assicurare maggiore flessibilità nell’utilizzo delle procedure di scelta del contraente», ma con il supporto dell’Anac (nell’ambito della vigilanza collaborativa, ma anche come consulente delle stazioni appaltanti) e di altre pubbliche amministrazioni. Per i contratti sotto la soglia comunitaria, viene inserita la possibilità per la stazione appaltante di esaminare le offerte tecniche ed economiche prima di effettuare la verifica dei requisiti di cui all’articolo 80. Viene anche semplificata la disciplina del Dgue (documento di gara unico europeo) per assicurare maggiormente la semplificazione nei sistemi e nelle procedure che prevedono una preliminare fase di ammissione, per lavori servizi e forniture di importo inferiore alla soglia comunitaria.
RIBADITA LA CONDOTTA DEL CONCORRENTE
Pubblicato novembre 6, 2018 | Da avvalimento
Tar Napoli, sez. I, 2 novembre 2018, n. 6423
(….) Questo Tribunale aderisce al consolidato orientamento giurisprudenziale, a mente del quale “sussiste in capo al concorrente il dovere di dichiarare tutte le vicende pregresse, concernenti fatti risolutivi, errori o altre negligenze, comunque rilevanti ai sensi del ricordato art. 38, comma 1, lett. f), occorse in precedenti rapporti contrattuali con pubbliche amministrazioni diverse dalla stazione appaltante, giacché tale dichiarazione attiene ai principi di lealtà e affidabilità contrattuale e professionale che presiedono ai rapporti tra partecipanti e stazione appaltante, senza che a costoro -OMISSIS- consentito scegliere quali delle dette vicende dichiarare sulla base di un soggettivo giudizio di gravità, competendo quest’ultimo soltanto all’amministrazione committente” (cfr. TAR Campania, sez. VIII, sentenza, 5 giugno 2018, n. 3690 che richiama Cons. Stato, Sez. V, 15/12/2016, n. 5290; 4/10/2016, n. 4108; 26/7/2016, n. 3375; 19/5/2016, n. 2106; 18/1/2016, n. 122; 25/2/2015, n. 943; 11/12/2014, n. 6105; 14/5/2013, n. 2610; Sez. IV, 4/9/2013, n. 4455; Sez. III, 5/5/2014, n. 2289).
La stazione appaltante dispone, invero, di una sfera di discrezionalità nel valutare quanto eventuali precedenti professionali negativi incidano sull’affidabilità di chi aspira a essere affidatario di un contratto e tale discrezionalità può essere correttamente esercitata solo disponendo di tutti gli elementi necessari a garantire una compiuta formazione della volontà (Consiglio di Stato, sez. V, sent. 14/2/18 n. 956).
Pubblicato in News, Novembre 2018
Cons. St., sez. III, 26 ottobre 2018, n. 6082
PROCEDURA NEGOZIATA – LIMITI ALL’UTILIZZO DEL MEPA
Pubblicato novembre 2, 2018 | Da avvalimento
5.1. Il provvedimento ministeriale, impugnato in primo grado, ha infatti «richiesto l’evidenza dell’indizione di una selezione finalizzata alla formazione di un elenco di fornitori, ma di una indagine esplorativa di mercato preliminare alla selezione così come richiesto dalla norma di riferimento, ovvero l’evidenza dei criteri utilizzati per la scelta dei fornitori da un albo di operatori economici in uso presso la stazione appaltante».
5.2. Anche quando la stazione appaltante è obbligata a scegliere operatori economici presenti sul mercato elettronico, come è nel caso di specie (circostanza, questa, non contestata dallo stesso Ministero appellante), essa non è esonerata dall’obbligo di esperire una indagine esplorativa o, almeno, di indicare i criterî utilizzati per la scelta degli operatori, non potendosi distinguere tale ipotesi, come ha sostenuto l’odierna appellata nel ricorso proposto in primo grado (p. 23-25 del ricorso), da quella nella quale il ricorso al mercato elettronico e alla procedura interamente telematica gestita da Consip sia facoltativo per la stazione appaltante.
5.3. Evidente è, infatti, che in entrambe le ipotesi, per usare le parole stesse del Comune nel ricorso di primo grado, in assenza di criterî di scelta predeterminati non vi sia nessuna garanzia di imparzialità della scelta medesima, ben potendo la singola stazione appaltante invitare alla gara solo alcuni operatori perché, in ipotesi, più graditi e non invece quelli in grado di fornire le migliori garanzie nell’esecuzione della commessa nell’interesse pubblico.
5.4. Le stesse Linee Guida n. 4 dell’ANAC, approvate dal Consiglio dell’Autorità con delibera n. 1097 del 26 ottobre 2016 e aggiornate al d. lgs. n. 56 del 19 aprile 2017 con la delibera n. 206 del 1° marzo 2018, hanno chiarito, al punto 5.1.1., lett. c), che le stazioni appaltanti possano dotarsi, nel rispetto del proprio ordinamento, di un regolamento in cui vengano disciplinati, tra gli altri, i criterî di scelta dei soggetti da invitare a presentare offerta a seguito di indagine di mercato o attingendo all’elenco degli operatori economici propri o da quelli presenti nel mercato elettronico delle pp.aa. o altri strumenti similari gestiti dalle centrali di committenza di riferimento.
5.5. L’opportunità di indicare almeno tali criterî risponde all’esigenza di evitare che il ricorso al mercato elettronico, sia esso facoltativo o, come in questo caso, obbligatorio per le stazioni appaltanti, si presti comunque a facili elusioni della concorrenza, poiché la stazione appaltante deve selezionare, in modo non discriminatorio, gli operatori da invitare, in numero proporzionato all’importo e alla rilevanza del contratto e, comunque, in numero almeno pari a cinque, sulla base dei criterî definiti nella determina a contrarre ovvero nell’atto equivalente.
5.6. Si vuole così evitare che anche il ricorso a cataloghi del mercato elettronico o standardizzati, in uso presso le stazioni appaltanti, presti il fianco all’aggiramento dei principî atti ad assicurare imparzialità, trasparenza, e par condicio tra gli operatori economici, quando pure qualificati e iscritti in detti elenchi, con la scelta di eventuali operatori “graditi” da invitare finanche in tali elenchi.
5.7. Ora, nel caso di specie, né l’una né l’altra modalità di preselezione (indagine di mercato o indicazione dei criteri selettivi) è stata posta in essere dal Comune appellato in quanto né la determina a contrarre né alcun altro atto del Comune stesso hanno evidenziato con esattezza i criterî di scelta dei cinque operatori presenti sul mercato elettronico.
5.8. Né giova al Comune appellato opporre, da ultimo nella propria memoria difensiva depositata il 26 luglio 2018, che esso avrebbe indicato nella determina a contrarre o nel capitolato allegato i criterî di selezione perché, diversamente da quanto esso afferma, nessun criterio di selezione è stato indicato per individuare gli operatori economici da invitare, rinvenendosi in tali atti e, in particolar modo, nel capitolato d’oneri solo l’oggetto e l’importo dell’appalto, i tempi e i luoghi di consegna, i soggetti ammessi e i requisiti di ammissione (art. 4: «sono ammessi a partecipare alla procedura i soli soggetti invitati alla presente RDO, in quanto iscritti negli elenchi di cui al ME.PA CONSIP Bandi: Hardware, Software e Servizi ICT (ICT 2009)», con una formulazione, ancora una volta, all’evidenza generica e tautologica perché rinvia al ME.PA), i criterî di aggiudicazione, le modalità di presentazione delle offerte, le modalità di verifica dei requisiti e gli oneri e gli obblighi a carico del fornitore.
TERMINI PER IMPUGNARE L’ESCLUSIONE
Tar Bari, sez. III, 15 ottobre 2018, n. 1297
(..) Rilevato infatti che, come recentemente evidenziato da questo giudice (cfr. Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 4180 del 9 luglio 2018), “la disposizione in parola (art. 120, comma 2 bis, cod. proc. amm.: n.d.e.) non implica l’assoluta inapplicabilità del generale principio sancito dagli artt. 41, comma 2 e 120, comma 5, ultima parte, del cod. proc. amm., per cui, in difetto della formale comunicazione dell’atto – o, per quanto qui interessa, in mancanza di pubblicazione di un autonomo atto di ammissione sulla piattaforma telematica della stazione appaltante – il termine decorre, comunque, dal momento dell’intervenuta piena conoscenza del provvedimento da impugnare, ma ciò a patto che l’interessato sia in grado di percepire i profili che ne rendano evidente la lesività per la propria sfera giuridica in rapporto al tipo di rimedio apprestato dall’ordinamento processuale. In altri termini, “la piena conoscenza dell’atto di ammissione della controinteressata, acquisita prima o in assenza della sua pubblicazione sul profilo telematico della stazione appaltante, può dunque provenire da qualsiasi fonte e determina la decorrenza del termine decadenziale per la proposizione del ricorso” (Cons. St. 5870 del 2017)”;
Evidenziato che, laddove si tratti – come nella specie – della impugnazione di un provvedimento di esclusione, la conoscenza dei relativi profili lesivi deve ritenersi insita nella percezione della sua adozione da parte dell’impresa esclusa, tanto più se acquisita congiuntamente a quella delle relative ragioni determinanti;
IL CONSIGLIO DI STATO CHIARISCE I REQUISITI DEL CONSORZIO STABILE CON IL 50/2016
Pubblicato ottobre 18, 2018 | Da avvalimento
il regime dei consorzi stabili, con particolare riferimento al criterio del c.d. cumulo alla rinfusa, si palesa – nella fase di transizione dal previgente d. lgs. n. 163/2006 all’attuale Codice dei contratti – piuttosto complessa, incerta e travagliata, accompagnata com’è da un non perspicuo e persino confuso regime transitorio che ha visto comprensibilmente elaborare difformi intendimenti della giurisprudenza di prime cure (significativo, come si dirà, il contrasto maturato tra la sentenza oggetto della odierna impugnazione e la difforme ricostruzione operata da T.A.R. Lazio, Sez. I quater, 25 gennaio 2017, n. 1324 e, per vario rispetto, da T.A.R. Campania – Napoli, sez. I, 28 giugno 2017, n. 3507).
5.1.- Come è noto, la figura del consorzio stabile è stata inizialmente prevista e regolata dall’art. 10, comma 1, lett. c), della L. 11 febbraio 1994, n. 109, frutto, come non si è mancato di notare, di una “tipizzazione normativa” del fenomeno della cooperazione tra imprese, che ha visto maturare nel tempo il riconoscimento delle associazioni temporanee di imprese e dei consorzi di cooperative di produzione e lavoro regolati dalla L. 25 giugno 1909, n. 422, con l’art. 20, L. 8 agosto 1977, n. 584, e la disciplina dei consorzi ordinari, con L. 17 febbraio 1987, n. 80.
L’art. 36, comma 1 del d. lgs. 12 aprile 2006, n. 163 definiva consorzi stabili “quelli […] formati da non meno di tre consorziati che, con decisione assunta dai rispettivi organi deliberativi, abbiano stabilito di operare in modo congiunto nel settore dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture, per un periodo di tempo non inferiore a cinque anni, istituendo a tal fine una comune struttura di impresa”.
Il comma 7 dello stesso articolo prevedeva che il consorzio stabile si qualificasse “sulla base delle qualificazioni possedute dalle singole imprese consorziate”, con ciò prefigurando una eccezione alla regola generale posta dall’art. 35, a mente del quale “i requisiti di idoneità tecnica e finanziaria [dovessero] essere posseduti e comprovati dagli stessi, secondo quanto previsto dal regolamento, salvo che per quelli relativi alla disponibilità delle attrezzature e dei mezzi d’opera, nonché all’organico medio annuo, che [avrebbero dovuto essere] computati cumulativamente in capo al consorzio ancorché posseduti dalle singole imprese consorziate”.
5.2.- Era, in siffatto contesto, opinione diffusa, soprattutto in ambito dottrinale, che tale disciplina fosse da riferirsi esclusivamente agli appalti di lavori (del resto, il citato comma 7 dell’art. 35 disciplinava l’acquisizione della qualificazione con riferimento alle categorie di opere generali o specialistiche nonché alle prestazioni di progettazione e costruzione, con ciò riproducendo la disposizione di cui all’art. 20 del d.P.R. 25 gennaio 2000, n. 34, così come sostituito dall’art. 1 del d.P.R. 10 marzo 2004, n. 93, recante, per l’appunto, il “Regolamento per l’istituzione di un sistema di qualificazione unico dei soggetti esecutori di lavori pubblici”): donde l’intendimento che, in materia di servizi e di forniture, dovesse valere, anche per i consorzi, la regola generale.
Inoltre, l’art. 277, comma 3, riferendosi ai soli consorzi stabili per servizi e forniture, prevedeva che, per la partecipazione del consorzio alle gare, i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi posseduti dai singoli consorziati relativi alla disponibilità delle attrezzature e dei mezzi d’opera, nonché all’organico medio annuo, andassero senz’altro sommati; laddove i restanti requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi andavano sommati con esclusivo riferimento ai consorziati esecutori.
Nel riassunto quadro normativo, in dottrina era stato evidenziato come sembrasse delinearsi per i consorzi stabili di lavori, da un lato, e per quelli di servizi e forniture, dall’altro, un distinto sistema di qualificazione e di dimostrazione del possesso dei requisiti per la partecipazione alle gare: a) i primi, come chiarito, potevano cumulare i requisiti posseduti dalle singole imprese consorziate, ancorché non indicate come esecutrici dei lavori; b) i secondi avrebbero potuto cumulare i soli requisiti posseduti dai consorziati relativi alla disponibilità delle attrezzature e dei mezzi d’opera, nonché all’organico medio annuo, non anche i restanti requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi, i quali potevano essere sommati a quelli delle sole imprese consorziate indicate come esecutrici.
5.3 – Si trattava, con ogni evidenza, di un quadro normativo frammentato e non del tutto perspicuo: non a caso la successiva (e consolidata) elaborazione giurisprudenziale ne ha fornito una lettura dichiaratamente “estensiva” (ovvero più propriamente “generalizzante”), ritenendo, in definitiva, applicabile il criterio del c.d. “cumulo alla rinfusa” non solo ai consorzi stabili operanti nel settore dei lavori, quanto anche a quelli operanti nei servizi e nelle forniture (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 10 maggio 2013, n. 2563, seguita, inter alia, da Id.., Sez. III, 25 febbraio 2014, n. 895 e, ancora da ultimo, da Id., Sez. V, 23 febbraio 2017, n. 849).
Siffatta lettura muoveva dalla natura del consorzio stabile, quale “impresa operativa che fa leva sulla causa mutualistica e realizza, nella sostanza, una particolare forma di avvalimento che poggia direttamente sul patto consortile e sulla causa mutualistica” (cfr. Cons. Stato, n. 2563/2913 cit.): proprio per questa sua natura, il consorzio stabile avrebbe potuto avvalersi di qualsiasi contributo (in termini di requisito) dei consorziati, senza dover ricorrere allo strumento dell’avvalimento, potendo comunque, in alternativa, qualificarsi con requisiti posseduti in proprio e direttamente.
5.4.- Il d. lgs. 18 aprile 2016, n. 50, recante il nuovo Codice dei contratti pubblici, nel delineare i tratti distintivi dei consorzi stabili, riproduce solo in parte la disciplina previgente.
In particolare, l’art. 45, dedicato agli operatori economici, definisce consorzi stabili quelli costituiti anche in forma di società consortili ai sensi dell’art. 2615 ter c.c., tra imprenditori individuali, anche artigiani, società commerciali, società cooperative di produzione e lavoro, “formati da non meno di tre consorziati che, con decisione assunta dai rispettivi organi deliberativi, abbiano stabilito di operare in modo congiunto nel settore dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture per un periodo di tempo non inferiore a cinque anni, istituendo a tal fine una comune struttura di impresa” (comma 2, lett. c).
Inoltre, l’art. 47, comma 1 dispone che i requisiti di idoneità tecnica e finanziaria per l’ammissione alle procedure di affidamento (dei consorzi stabili, come anche dei consorzi di cooperative di cui all’art. 45, comma 2 lett. b) debbano essere posseduti e comprovati con le modalità previste dal codice, “salvo che per quelli relativi alla disponibilità delle attrezzature e dei mezzi d’opera, nonché all’organico medio annuo, che sono computati cumulativamente in capo al consorzio ancorché posseduti dalle singole imprese consorziate”.
Il comma 2, nella sua originaria formulazione, introduceva, peraltro, per i soli consorzi stabili, una deroga alla statuizione contenuta nel comma 1, operante per i primi cinque anni dalla costituzione: periodo nel quale gli stessi avrebbero potuto, ai fini della partecipazione alla gara, cumulare i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi posseduti dalle singole imprese consorziate esecutrici.
Sembrava, per tal via, superato, a regime, il criterio del c.d. cumulo alla rinfusa: i soli requisiti posseduti dalle imprese consorziate suscettibili di valorizzazione cumulativa in capo al consorzio erano, infatti, quelli relativi alla disponibilità delle attrezzature e dei mezzi d’opera ed all’organico medio annuo. La deroga introdotta dal comma 2 dell’art. 47 per i primi cinque anni di costituzione dei consorzi stabili, avrebbe, invece, consentito di cumulare tutti i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi, posseduti, però, dalle sole imprese consorziate indicate come esecutrici.
5.5.- Sennonché, l’apparente linearità della nuova disciplina (già prospetticamente condizionata dalla riscrittura del comma 2 dell’art. 47, che sarebbe stata operata, nei sensi di cui subito si dirà, dal correttivo approvato con d. lgs. n. 56/2017, entrato in vigore il 20 maggio 2017) era, in certa misura, turbata dal regime transitorio scolpito all’art. 83, comma 2 del Codice, il quale, nel disciplinare i criteri di selezione, disponeva (nella formulazione antecedente alla sua correzione) che “per i lavori, con linee guida dell’ANAC” (da adottare entro un anno dalla data di entrata in vigore del Codice) sarebbero stati disciplinati “i requisiti e le capacità che [dovevano] essere posseduti dal concorrente, anche in riferimento ai consorzi di cui all’articolo 45, lettere b) e c)”, statuendo, in prospettiva intertemporale che, fino all’adozione delle ridette Linee guida, avrebbe trovato applicazione l’art. 216, comma 14, il quale, a sua volta, statuiva che avrebbero continuato ad applicarsi, sia pure con un (non perspicuo) limite della compatibilità, le disposizioni di cui alla Parte II, Titolo III del d.P.R. 5 ottobre 2010, n. 207, sopra richiamate.
(…) 5.8.1.- Sul piano testuale, non può, anzitutto, essere trascurato il dato che l’art. 83, comma 2, riferisce espressamente le linee guida dell’ANAC ai soli “lavori”: a fronte di ciò, la circostanza che il successivo periodo non replicherebbe siffatta indicazione limitativa appare non rilevante, sia perché si tratterebbe di indicazione obiettivamente superflua, in quanto desumibile dall’immediato co-testo sintattico prima ancora che dal contesto, sia perché – soprattutto – l’inciso conclusivo richiama pur sempre le Linee guida di cui al primo periodo, riferite, appunto, ai soli lavori.
Ne discende che il rinvio della piena operatività dell’art. 47 all’adozione delle linee guida riguarda i soli consorzi stabili di lavori, non quelli di servizi (o di forniture).
18 ottobre 2018 : SCATTA L’OBBLIGO DEL DGUE ELETTRONICO
Dopo il 18 aprile che ha visto l’obbligo da parte dei concorrenti di presentare esclusivamente
il DGUE, adesso dal 18 ottobre gli impegni passano alle s.a. , le quali dovranno indicare nelle procedure pubblicate la piattaforma online dove compilare il DGUE, pertanto dovranno dotarsi di un vero e proprio gestionale del Dgue, oppure dovranno ricorrere ad altri sistemi di gestione informatica.
Ciò è previsto dall’art. 89 comma 1