Source: http://www.camerapenalenovara.it/ReatiControPubblicaAmministrazioneGiustizia.html
Timestamp: 2020-04-04 12:55:54+00:00
Document Index: 93984578

Matched Legal Cases: ['sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'art. 388', 'art. 479', 'art. 372', 'art 341', 'art. 341', 'sentenza ', 'art. 337', 'art. 22', 'art. 482', 'art. 477', 'art. 49', 'art. 385', 'art. 385', 'art. 340', 'art. 340', 'art.530', 'sentenza ']

Sostituzione di persona – utilizzo nel proprio profilo whatsapp di immagine riferita ad altra persona – insussistenza del reato
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Nella fattispecie in esame l’imputato era stato denunciato dalla ex suocera in quanto utilizzava, come proprio profilo whatsapp, un’immagine che ritraeva l’ex suocero, morto da alcuni anni.
Secondo il Tribunale di Novara tale condotta non integra gli estremi del reato di sostituzione di persona, non essendo, tra le altre cose, univocamente interpretabile come comportamento volto a sostituire la propria all’altrui persona. Difetta, pertanto, la stessa materialità del reato.
Falsità commessa dal privato in atto pubblico. Atti societari trascritti nel registro della Camera di Commercio. Insussistenza dell’attitudine probatoria
Con la sentenza in esame il Tribunale di Novara ha assolto un commercialista imputato di falso in atto pubblico per avere inviato alla CCIAA, al fine della loro registrazione, alcuni verbali assembleari falsi. Il Tribunale di Novara ha ritenuto che il fatto non costituisse reato in quanto nessuna norma attribuisce attitudine probatoria all’attività dei funzionari della CCIAA in ordine al contenuto degli atti di cui ricevono il deposito.
Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice - Art. 388 c.p. – Bene giuridico tutelato dalla fattispecie – eseguibilità del comando giudiziale – elementi costitutivi del reato – compimento di atti simulati o fraudolenti volti alla sottrazione all’ingiunzione di eseguire la sentenza
Nel caso in esame il Tribunale di Novara, ripercorrendo l’inquadramento sistematico del reato di cui all’art. 388 c.p., ha assolto un soggetto la cui compagna aveva acquistato all’asta dei beni a lui pignorati su istanza della ex moglie, creditrice in ragione del mancato versamento del mantenimento: in particolare, secondo il Tribunale, il fatto che ad acquistare i beni oggetto di pignoramento fosse la compagna dell’imputato non comporta la sussistenza di una condotta fraudolenta, posto che i beni non furono né sottratti né occultati prima dell’avvio della procedura e che la creditrice fu parzialmente soddisfatta nel proprio credito dalla vendita dei beni all’asta.
Evasione - elemento soggettivo – esclusione
“Non può ritenersi qualificata dal dolo necessario per la sussistenza del delitto di evasione la condotta di colui che, ristretto agli arresti domiciliari e prospettando l’impossibilità di protrarre la convivenza con i familiari, richieda telefonicamente l’intervento presso il proprio domicilio del personale di polizia preposto ai controlli sull’esecuzione della misura e successivamente attenda l’arrivo degli operanti sull’uscio dell’abitazione” (Cass. pen., sez. VI, 13.4.2010 n. 16673; cfr. pure, sulla stessa ratio, Cass. pen., sez. VI, 5.2.2013 n. 25583).
388 c.p. - sottrazione beni pignorati – idoneità di qualsiasi azione diretta ad eludere il vincolo
Costituisce sottrazione di beni pignorati anche il trasferimento di essi in un luogo non autorizzato dal giudice dell'esecuzione, finché non intervenga pronuncia giudiziale di cessazione del vincolo. Il reato, inoltre, è configurabile non solo quando la rimozione sia obiettivamente idonea ad impedire la vendita della cosa pignorata, ma anche quando crei per gli organi della procedura esecutiva ostacoli o ritardi al reperimento del compendio esecutato, e comunque, allorché si ponga in essere un’azione diretta ad eludere il vincolo, cioè a rendere impossibile o difficile la realizzazione delle finalità cui la cosa, per effetto del vincolo stesso, è rivolta, e ciò anche senza una materiale amotio.
Concorso del privato nel falso ideologico – elemento materiale del 479 c.p. - esclusione
Ai fini della configurazione materiale del reato di cui all’art. 479 c.p., occorre che il P.U. attesti falsamente fatti da lui compiuti o avvenuti alla sua presenza, dichiarazioni da lui ricevute ovvero fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità.
Non integra l'ipotesi di falsità per induzione l'individuazione dell’autore di una violazione cui gli operanti pervengano sulla base delle sole indicazioni rassegnate dall’imputato. Tale individuazione non riveste quella fede privilegiata richiesta dalla norma per la sussistenza materiale del reato e costituisce, per converso, il risultato dell’attività investigativa o ricostruttiva dei verbalizzanti, cui sono pervenuti non sulla base di una loro constatazione diretta, sebbene della valutazione degli elementi acquisiti in sede di accertamento.
Art. 372 C.P. – sussistenza dell’elemento soggettivo
Qualora sussista una discrasia tra quanto dichiarato a s.i.t. e quanto poi dichiarato in dibattimento da persona straniera sentita a s.i.t. senza l’ausilio di un interprete, difettando la prova tranquillante della sussistenza dell’elemento soggettivo di cui all’art. 372 c.p., l’imputata dovrà essere assolta perché il fatto non costituisce reato.
Art. 341 bis c.p. – Oltraggio a pubblico ufficiale – Estinzione del reato mediante risarcimento – art 341 bis ultimo comma
Il Tribunale di Novara, nella fattispecie, ha ricollegato al pagamento dell’importo di € 250,00 per ognuno dei pubblici ufficiali il cui onore era stato offeso, e di € 500,00 per l’ente di appartenenza degli stessi, gli effetti estintivi del reato, di cui all’art. 341 bis ultimo comma c.p..
Art. 483 C.P. – sussistenza
La falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico ricorre solo qualora il privato attesti falsamente in un atto pubblico fatti che l’attestante ha il dovere giuridico di esporre veridicamente e dei quali l’atto è destinato a provare la verità.
Calunnia – Elemento soggetivo – Coincidenza tra momento rappresentativo - consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato - e momento volitivo – intenzionalità dell’incolpazione
Con la sentenza in esame la Suprema Corte, pronunciandosi in ordine a un caso riveniente dal Tribunale di Novara (condanna poi confermata dalla Corte d’Appello di Torino), accolto il ricorso della difesa sottolineando, una volta di più, come, in tema di calunnia, l’attenzione dell’interprete debba dirigersi con particolare scrupolo sull’elemento soggettivo. In particolare, per ritenere integrato, dovrà aversi riguardo alla perfetta coincidenza tra momento rappresentativo, dato dalla consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato, e momento volitivo, costituito dall’intenzionalità dell’incolpazione.
Istigazione alla corruzione – caratteristiche dell’offerta corruttiva – serietà
In tema di istigazione alla corruzione, la serietà dell’offerta deve essere necessariamente correlata al tipo di controprestazione richiesta, alle condizioni dell’offerente e del pubblico ufficiale e alle circostanze di tempo e di luogo in cui l’episodio si è verificato, considerato che l’offerta deve essere in grado di turbare psicologicamente il destinatario sicchè sorga il rischio di una sua accettazione (nel caso di specie il Tribunale ha ritenuto che non rivestisse il carattere di serietà l’offerta di € 50 fatta urlando in mezzo a una strada e alla presenza di diversi testimoni da una persona in stato di ubriachezza a due Carabinieri affinché non procedessero ad accertamenti sulla sua persona).
Resistenza a p.U. - Nesso violenza o minaccia con atto del p.U
Per la configurabilità del reato di resistenza a pubblico ufficiale ex art. 337 c.p. è indispensabile il collegamento funzionale tra la violenza o la minaccia e l’atto di ufficio o di servizio che l’agente pubblico è chiamato a svolgere. Anche se la condotta aggressiva o minatoria è posta in essere durante il completamento della attività ispettiva del pubblico ufficiale, non sussiste il reato nel caso in cui alcun nesso sia dato cogliere sotto il profilo motivazionale tra quest’ultima e la scomposta azione violenta del prevenuto, quando ad esempio essa sia frutto solo dell’esaltazione alcolica o mero sfogo di rabbia e ostilità nei confronti del p.U..
Violenza nel reato di resistenza a p.U. - integra reato quando è diretta a neutralizzare l'azione; continuazione tra resistenza e detenzione di munizioni – condizioni – esclusione
Nel reato di resistenza a pubblico ufficiale la violenza o la minaccia deve consistere in un comportamento potenzialmente idoneo ad opporsi all’atto che il p.u. o l’incaricato di pubblico servizio sta legittimamente compiendo e deve in modo concreto palesare il proposito di interdirne o ostacolarne il compimento. Anche il solo divincolarsi posto in essere da un soggetto fermato dalla P.G. integra il requisito della violenza, e non una mera resistenza passiva, quando non costituisce una reazione spontanea ed istintiva al compimento dell’atto del p.U. ma un vero e proprio impiego di forza diretto a neutralizzarne l’azione ed a sottrarsi alla presa, guadagnando la fuga (cfr., Cass. pen., sez. VI, 11/02/2010, n. 8997).
Tra la resistenza a P.U. e la detenzione illecita di munizioni non è ravvisabile il vincolo della continuazione nel caso in cui il primo reato costituisca un evento del tutto nuovo ed imprevedibile, in alcun modo riconducibile allo stesso programma criminoso elaborato nel momento in cui l’imputato decideva di ricevere e detenere a casa le munizioni.
Simulazione ex 367 cp – configurabilità – specifica accusa di reato con consapevolezza che non sia stato commesso
L'atto di sporgere una denuncia falsa e strumentale non configura falsa attestazione a pubblico ufficiale, bensì il più grave fatto di simulazione di reato ai sensi del 367 cp. Questo si perfeziona ogniqualvolta il soggetto agente non si limita ad attestare falsamente al P.U. con una dichiarazione contenuta in un atto pubblico, fatti dei quale quell’atto è destinato a provare la verità, ma formula una specifica accusa di reato, così da far inutilmente instaurare un procedimento penale per i necessari accertamenti, con la consapevolezza della falsa segnalazione di un reato che in realtà si sa non essere stato commesso.
Lavoratore subordinato privo del permesso di soggiorno – responsabilità del datore di lavoro – soggetto attivo
La fattispecie penale di cui all’art. 22, comma 12, D.Lgs. 286/1998 prevede la punibilità del datore di lavoro che occupi alle proprie dipendenze un soggetto privo del necessario permesso di soggiorno o con permesso scaduto e non rinnovato.
La lettera della norma, nonché il costante orientamento della Corte di Cassazione, permettono di ritenere che si tratti di un reato proprio e, in quanto tale, esso potrà essere commesso solo ed esclusivamente dal datore di lavoro.
Nel caso specifico, il Giudice ha ritenuto di assolvere gli imputati dal reato ascritto, per non averlo commesso, poiché la responsabilità penale non può essere estesa anche ai soggetti individuati come amministratori di fatto di una società individuale.
Falsità materiale commessa da privato ex art. 482 c.p. in relazione all’art. 477 c.p. – ipotesi di falso grossolano – non configurabile se l’alterazione è rilevante.
Nel fare propria l’interpretazione della Corte di Cassazione, il Giudice rileva che può configurarsi l’ipotesi di “falso grossolano”, tale da escludere la sussistenza del reato ex art. 49 c.p., quando vi è un’alterazione irrilevante della realtà e non vi sia incidenza sull’interpretazione dell’atto.
Nel caso di specie il Giudice ha ritenuto pienamente configurabile il reato contestato, atteso che il documento falso esibito, se pur vero che ha da subito insospettito gli Agenti di Polizia, era stato confezionato con modalità tali da trarre in inganno la pubblica fede, ovvero coloro che lo esaminassero con minori conoscenze e minore perizia rispetto all’operante.
Evasione ex art. 385 c.p. – insussistenza dell’elemento soggettivo – assoluzione
Non risulta integrato l’elemento soggettivo del reato di evasione ex art. 385 c.p. nel caso in cui l’imputato, in regime di arresti domiciliari, si allontani dal predetto luogo per trasferirsi presso altro domicilio preavvertendo i Carabinieri competenti per i controlli, nonché la Corte d’Appello, senza che quest’ultima abbia ancora autorizzato il trasferimento.
Il Giudice ha stabilito che, sebbene risulti integrato l’elemento oggettivo del reato, lo stesso non può dirsi per l’elemento soggettivo poiché ha ritenuto che l’imputato non abbia agito allo scopo di violare la misura cautelare in atto, al contrario non si sarebbe premurato di formalizzare istanza alla Corte d’Appello, né avrebbe avvisato le Forze dell’Ordine.
Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità ex art. 340 c.p.- ostacolo non rimovibile – esclusione
Non può dirsi interrotto un servizio pubblico qualora al suo funzionamento venga opposto un ostacolo rimovibile. Il reato di interruzione di pubblico servizio si configura, infatti, solo qualora l’ostacolo posto sia impossibile da rimuovere e gli operatori non abbiano la possibilità di proseguire nell’esercizio del proprio lavoro.
Nel caso specifico, il Giudice ha ritenuto di assolvere l’imputata dal reato ex art. 340 c.p. poiché il guscio contenente un neonato e poche borse avrebbero potuto essere facilmente rimossi dall’autobus sul quale erano stati appoggiati dall’imputata.
Art. 372 C.P. – testimonianza resa nella causa civile - oggettiva incertezza
In presenza di una situazione di oggettiva incertezza, l’imputato deve essere assolto dal reato a lui ascritto, ai sensi del comma 2 dell’art.530 cpp, perché il fatto non sussiste, qualora anche il giudice civile dia atto nella sentenza del contesto di oggettiva confusione esistente in ordine ai rapporti di debito - credito tra le parti, tant’è vero che il giudice della causa civile non aveva ritenuto di dover trasmettere gli atti al P.M. perché procedesse in ordine al reato di falsa testimonianza.
Pagina aggiornata al 10 Dicembre 2017