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Timestamp: 2019-08-19 03:44:12+00:00
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Estratto di ruolo impugnabile per notifica irregolare della cartella. - Il Commentario del Merito
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ESTRATTO DI RUOLO IMPUGNABILE SE LA CARTELLA NON VIENE NOTIFICATA REGOLARMENTE.
Corte di Cassazione civile, Sezioni Unite, sentenza nr. 19704 del 2 ottobre 2015
La distinzione fra ruolo ed estratto di ruolo è una tematica estremamente controversa, in particolar modo per quanto riguarda le possibilità di impugnazione dei due singoli atti. Difatti, se il ruolo rappresenta un atto esecutivo, che, inserito nell’ambito della cartella esattoriale, viene notificato con la stessa e può essere impugnato, l’estratto di ruolo è stato considerato, fino alla pronuncia in questione, un mero atto interno all’Ente concessionario che non poteva essere impugnato e veniva rilasciato su richiesta dell’interessato, semplicemente per renderlo edotto sulla propria posizione debitoria.
Una società impugnava dinanzi alla competente Commissione tributaria provinciale una cartella di pagamento oltre i termini perentori di impugnazione previsti dalla legge, assumendo di esserne venuta a conoscenza solo dall’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dall’Agente della riscossione.
I Giudici di primo grado dichiaravano l’inammissibilità del ricorso, ritenendo che solo formalmente l’atto opposto era la cartella, atteso che l’opposizione riguardava, in realtà, l’estratto di ruolo, che è “atto interno dell’Agente della riscossione, non rientrante tra quelli tassativamente indicati dal primo comma dell’art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992”.
La decisione veniva confermata anche dai Giudici di secondo grado, i quali affermavano innanzitutto che la richiesta all’Agente della riscossione del rilascio di copia dell’estratto di ruolo non poteva comportare la riapertura dei termini per impugnare una cartella non tempestivamente opposta, ancorché per asserito difetto di notifica. I medesimi ribadivano altresì la inammissibilità dell’impugnazione avverso l’estratto di ruolo, rilevando non solo la mancata indicazione dello stesso nel novero degli atti impugnabili ex art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992, ma anche la carenza del requisito della “coattività della prestazione tributaria ivi espressa” e, dunque, della idoneità a costituire “provocatio ad opponendum”, senza che per ciò stesso potesse lamentarsi una compressione del diritto di difesa del contribuente, al quale era riservata comunque la possibilità di dolersi della inesistenza della notifica della cartella in sede di impugnazione di atti successivi (pignoramenti, fermi o ipoteche).
La società proponeva ricorso per cassazione, assumendo che l’estratto di ruolo può essere oggetto di ricorso, in quanto parziale riproduzione del ruolo, che a sua volta è atto impugnabile, e che non rileva la natura interna dello stesso, poiché tramite esso il ricorrente viene a conoscenza di una determinata pretesa tributaria avanzata nei suoi confronti, e da ciò scaturisce la nascita dell’interesse all’azione.
Con ordinanza interlocutoria n. 16055 del 2014, il Collegio della Corte di Cassazione rimetteva la questione alle Sezioni Unite, al fine di risolvere la vexata questio relativa all’impugnabilità dell’estratto di ruolo. In particolare, la questione si poneva poiché l’estratto di ruolo non rientra tra gli atti tipici avverso cui è possibile proporre ricorso: tuttavia, al comma 3 dell’art. 19 del D.Lgs. n. 546/1992 si legge che gli atti diversi da quelli indicati nella stessa norma non sono impugnabili autonomamente e che la mancata notificazione di atti autonomamente impugnabili, adottati precedentemente all’atto notificato, ne consente l’impugnazione unitamente a quest’ultimo.
Secondo la sentenza esaminata è ammissibile l’impugnazione della cartella (e/o del ruolo) che non sia stata (validamente) notificata e della quale il contribuente sia venuto a conoscenza attraverso l’estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta dall’Agente della riscossione, senza che a ciò sia di ostacolo il disposto dell’ultima parte del terzo comma dell’art. 19 del D.Lgs. n. 546 del 1992. Un orientamento innovativo e chiarificatore della grande incertezza sul tema.
La Corte afferma che il contribuente possa impugnare l’estratto di ruolo e la cartella di pagamento non validamente notificata, anche se ne venga a conoscenza per la prima volta mediante l’estratto di ruolo rilasciatogli dall’Agente della riscossione, senza dover necessariamente attendere uno specifico atto di intimazione per potersi difendere. Ciò, sulla base della considerazione per la quale “una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 19 citato impone di ritenere che la ivi prevista impugnabilità dell’atto precedente non notificato unitamente all’atto successivo notificato non costituisca l’unica possibilità di far valere l’invalidità della notifica di un atto del quale il contribuente sia comunque legittimamente venuto a conoscenza e pertanto non escluda la possibilità di far valere tale invalidità anche prima, nel doveroso rispetto del diritto del contribuente a non vedere senza motivo compresso, ritardato, reso più difficile ovvero più gravoso il proprio accesso alla tutela giurisdizionale quando ciò non sia imposto dalla stringente necessità di garantire diritti o interessi di pari rilievo rispetto ai quali si ponga un concreto problema di reciproca limitazione”.
Non può infatti escludersi che il contribuente abbia interesse a contrastare l’avanzamento del procedimento di imposizione e di riscossione il più presto possibile, ragion per cui non può essergli negata la facoltà di far valere, appena avutane conoscenza, la invalidità della notifica della cartella di pagamento tramite l’estratto di ruolo.
Appare evidente come il contribuente non dovrà più necessariamente attendere la notifica di un atto successivo per impugnare unitamente a quest’ultimo anche l’atto presupposto non notificato, ma potrà ricorrere avverso l’estratto di ruolo e impugnare tramite esso anche l’originario atto mai ricevuto, nel caso di specie l’estratto di ruolo.
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