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Timestamp: 2019-12-15 11:19:07+00:00
Document Index: 16712329

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"Che la trattativa Stato-mafia ci fosse stata, come disse Rita Borsellino in una delle sue ultime interviste, non bisognava aspettare la sentenza della corte di Palermo. Era stato già sancito dalle corti di Assise di primo grado e di Appello di Firenze nei processi sulle cosiddette stragi nel continente. Quindi la trattativa c'è stata". E' intervenuto così l'ex magistrato, oggi in pensione, nonchè pm del processo Andreotti, Guido Lo Forte, davanti ad un affollatissimo atrio della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo durante il convegno, ancora in corso, dal titolo “Paolo Borsellino: strage di Stato. Sulle orme dei mandanti esterni”. Non solo, secondo l'ex magistrato, anche se del processo di Palermo sulla Trattativa Stato-mafia non si è ancora raggiunto l'ultimo grado di giudizio, e quindi si potrà parlare eventualmente solo in futuro di modifiche o ribaltamenti, dalla sentenza della Corte d'Assise di Palermo sono emersi "dei fatti indiscutibili". A tal proposito l'ex magistrato sostiene di stupirsi ancora quando, "come spesso accade, per privare di credibilità importanti sentenze sento parlare di presunta trattativa". La novità emersa dalla sentenza della corte di Palermo, ha ribadito Lo Forte, "è che viene tradotto in reato penale e in responsabilità individuale un fatto storico ma ciò nulla toglie alla rilevanza morale, al disvalore politico di una trattativa che si svolgeva tra alcuni settori dello Stato e Cosa nostra in un momento in cui c'erano le bombe".
Lo Forte si è inoltre espresso sul terzo livello o sulla Supercupola più volte accennata dai pentiti e dai collaboratori di giustizia. "Devo dire che la storia dimostra che esiste, non un terzo livello o una supercupola che governa dall'alto anche le organizzazioni criminali (e qui aveva ragione Borsellino quando non condivideva questa espressione) ma, come disse sempre il magistrato assassinato in via d'Amelio, delle relazioni tra Cosa nostra e le altre mafie e settori dell'economia, della finanza e delle istituzioni". Per tale ragione, ha aggiunto l'ex giudice, "ci sono tutti i motivi per ritenere che i delitti di quella terribile primavera-estate del 1992 siano frutto di una cooperazione, o quanto meno, di errori gravi posti in essere nel contrasto della mafia. Io confido - ha aggiunto - che oltre i frammenti si possa percorrere un ulteriore cammino però senza indulgere ad un facile ottimismo, perché devo rilevare che anche nei tempi recenti non sono mancanti e non mancano i segni di una tendenza a portare indietro le lancette dell'orologio della storia e a ripristinare una sorta di comoda partnership nel governo di determinate situazioni del Paese". "Non sembra definitivamente scongiurata - ha concluso Lo Forte - una sorta di reazione allergica ad una legalità tanto formalmente declamata a parole, ma in realtà mai condivisa e mal sopportata, ed insofferenza ai controlli che paradossalmente talvolta, più che far perdere consensi, ne fa guadagnare".
Video contributo del sostituto procuratore generale di Messina
“Il senso dell’istituzione CSM è quello di garantire l’indipendenza della magistratura dai controlli esterni, andarsi a discutere le nomine con gli esterni è più di un controllo esterno, è una consegna al potere esterno, il chè vanifica tutta l’impalcatura”. Sono queste le parole del sostituto procuratore generale di Messina, Felice Lima, rispondendo alle domande del caporedattore di ANTIMAFIADuemilaAaron Pettinari. Il magistrato ha parlato del terremoto che ha scosso e tutt’ora scuote Palazzo dei Marescialli, sede del CSM, a seguito degli scandali emersi sulle nomine dei magistrati.
"Ciò che è emerso è inaccettabile. I dati di fatto - ha commentato il magistrato - sono che questi scandali hanno fatto venire sui giornali cose che c’erano anche prima ma non si conoscevano. E peggio ancora cose che si conoscevano nella loro sostanza e venivano negate dai protagonisti che accusavano chi le denunciava di farneticazione e complottismo". Ma la vicenda emersa non è altro, secondo Lima, che l'esempio lampante della "sociologica" tendenza alla "conservazione" che caratterizza tutti i sistemi; siano essi politici, economici o giudiziari. "Tutti i sistemi tendono a mantenere lo status quo perché chi lì governa ha un suo vantaggio. - ha spiegato Lima - Ogni volta che c’è una crisi c’è l’opportunità di cambiare lo status quo e dipende dai cittadini. In questo momento ci sono forze che faticano tanto e si impegnano tanto per nascondere tutto e fare in modo che questi scandali alla fine passino come un piccolo temporale estivo, sta ai cittadini battersi perché questi scandali lasciano dei segni profondi di cambiamento reale".
Il sostituto procuratore di Messina si è poi soffermato sulle stragi del 1992-1993, uno dei temi principali della serata, e sulla ricerca delle verità. "Non si può scegliere tra dire la verità e non dirla. - ha detto il magistrato - Dire la verità è un dovere di tutti i pubblici funzionari quindi si resta sempre sgomenti all’idea che ancora non sappiamo la verità sulla strage di Ustica, Bologna e del 1992. In alcuni casi è fisiologico che tutta o parte della verità non si sappia perchè non siamo riusciti a scoprirlo c’è un limite umano fisiologico alla capacità di conoscere le cose. Ma in molti casi è assolutamente certo che la verità è stata non cercata e addirittura nascosta. Basti pensare al processo di via d’Amelio dove è emerso incontrovertibilmente che indipendentemente da chi ne siano stati gli autori c’è stata una grandissima mistificazione e revisione della verità, prova ne sia che ne siano stati revisionate, in senso processual-penalistico, le condanne dei presunti inizialmente autori della strage che oggi sono ritenuti innocenti rispetto a quei fatti. Ci sono tantissime cose palesemente false che invece sono state lasciate passare nel silenzio e sono state accettate più o meno supinamente". E la ragione per la quale si sa ancora poco su quella stagione di sangue è perché, sempre secondo il ragionamento di Lima, al popolo evidentemente "sta bene" così. "Il popolo sembra non capire che quando vuole una cosa veramente la ottiene - quindi - se noi dessimo prova che veramente vogliamo sapere la verità ce la darebbero. Il fatto è - ha concluso - che noi tutto sommato ci accontentiamo dei raccontini".
Appello Bongiovanni: ''Magistratura difenda i magistrati condannati a morte''
“Per avere fiducia nella magistratura dobbiamo vederla difendere i suoi magistrati condannati a morte dalla mafia”. Lo ha dichiarato Giorgio Bongiovanni, riferendosi al magistrato Nino Di Matteo al convegno che si sta svolgendo a Palermo in occasione del 27° anniversario della strage di via d’Amelio. Entrando poi nel vivo della vicenda, che vede l’allontanamento del sostituto procuratore nazionale antimafia, Nino Di Matteo, dal neonato pool che indaga sulle stragi e sui mandanti esterni, Bongiovanni ha riportato alla memoria le ultime intercettazioni emerse sulle indagini che vedono il coinvolgimento di Luca Palamara (ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati e componente del Csm fino allo scorso anno, indagato per corruzione dalla Procura di Perugia). Tale Palamara, parlando con il suo interlocutore, il sostituto procuratore nazionale antimafia Cesare Sirignano, avrebbe chiesto l'esclusione di Nino Di Matteo dal neonato pool.
Riprendendo le motivazioni di tale allontanamento voluto dal procuratore De Raho, Bongiovanni si è augurato che: “Le procure che hanno avuto il pm Di Matteo come coordinatore di indagini sulle stragi o come membro importante si siano espresse in suo sostegno, testimoniando il lavoro del magistrato”. Se la magistratura non si esprime in difesa dei suoi magistrati, - ha concluso, si potrebbe ritenere - “colpevole della loro delegittimazione”.
Borsellino: "Non accetto pezzi di mio fratello frammentati"
"Ieri ho rifiutato l'invito per la desecretazione della commissione antimafia, perché avevo la conferenza stampa alla casa di Paolo. Per questo mi è stato chiesto di scrivere una lettera che, però, non è stata letta. Anzi, mi è stato detto che era un attacco" così ha esordito Salvatore Borsellino nel corso del convegno che si sta svolgendo a Palermo in occasione del 27° anniversario della strage di via d'Amelio. "Cosa c'è scritto in quella lettera? Ho scritto che mio fratello è stato fatto a pezzi insieme ai ragazzi della scorta e che quei resti sono stati raccolti uno ad uno e messi in una scatola" ha proseguito Salvatore Borsellino.
"Io non voglio che i frammenti di mio fratello siano restituiti dallo Stato uno alla volta" ha continuato Borsellino riferendosi alle dichiarazioni del fratello Paolo desecretate in questi giorni.
"Io pretendo che qualcuno venga in via d'Amelio e che si inginocchi consegnando quell'agenda rossa mai distrutta" ha dichiarato con forza Borsellino.
"Anche Ayala avrebbe dovuto custodire e proteggere l'agenda rossa, tuttavia ha dato dieci versioni diverse e non ricorda a chi l'ha ceduta. Io credo che sono gli uomini a dover chiedere la verità terrena. Io gli ho fatto delle domande e Ayala ha risposto dicendo che Salvatore Borsellino ha problemi mentali. Era stato condannato in primo grado e nessun giornale lo ha ripostato" ha incalzato Borsellino.
Borsellino ha poi parlato dell'intercettazione da parte della procura di Palermo tra l'allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e l'ex ministro Nicola Mancino che successivamente è stata distrutta. "Sgarbi si è chiesto se Salvatore Borsellino goda di qualche immunità visto che il presidente della Repubblica non l'ha denunciato" ha spiegato il fratello del magistrato. "Sapete perché non mi ha denunciato? Perché pensa che io abbia in tasca una chiavetta e che io possa far ascoltare a tutti quelle intercettazioni che sono state fatte sentire. Ecco perché non mi querela".
Borsellino ha poi ha concluso parlando del Movimento delle agende rosse: "Da 10 anni il nostro movimento fa in modo che le istituzioni non vengano in via d'Amelio. Forse hanno paura di un'agenda rossa che si eleva in alto che ricorda che è stato ucciso un servitore dello Stato per portare avanti una trattativa". Continuando sulle commemorazioni della strage di via D'Amelio Salvatore Borsellino ha continuato dicendo: "Dieci anni fa, in una lettera, parlavo della trattativa e del fatto che via d'Amelio avesse rappresentato una strage di Stato. Chiediamo che vengano tolti i segreti di Stato su tutte le stragi, da Portella della Ginestra, alla strage di Capaci, di via d'Amelio, del Rapido 904, fino alla strage di Bologna al fallito attentato all'Addaura e alla morte di Antonino Agostino". Concludendo Borsellino ha detto: "Solo quando avremo la verità sulle stragi potremo avere pace ma fino a quel momento combatterò e, quando non potrò più farlo, ci saranno altri giovani che porteranno avanti questa lotta".
“Non è finita la strategia stragista della criminalità organizzata e dei mandanti esterni delle stragi che uccisero Falcone e Borsellino. E' solo in stand by, ora si vuole uccidere il magistrato Nino Di Matteo”. A dirlo è il direttore di AntimafiaDuemila, Giorgio Bongiovanni, durante il convegno organizzato in memoria della strage di via d’Amelio che 27 anni fa uccise Paolo Borsellino e gli agenti di scorta. Bongiovanni ha raccontato, di fronte l’elenco di fatti e di indagini degli ultimi anni, il vero e proprio progetto di morte di Cosa nostra nei confronti del magistrato palermitano, ricordando il tritolo acquistato dal pentito Vito Galatolo, i cecchini avvistati da alcuni ragazzi vicino al circolo di tennis frequentato dal pm e le relative intercettazioni dei mafiosi. Fino ad arrivare alle parole della procura di Caltanissetta, che ha indagato sul progetto di attentato verso Di Matteo: “si può verosimilmente dire che questo sia tuttora in corso e che cosa nostra ha decretato la morte di Di Matteo”.
Il direttore di ANTIMAFIADuemila ha evidenziato come il progetto potrebbe non coinvolgere solo Cosa nostra: “Il pentito Vito Galatolo racconta che Matteo Messina Denaro ha raccomandato un artificiere, dicendo ‘ve lo mando io non è di Cosa nostra’” .
“C’è una ragione per fermare questo magistrato? - si è chiesto Bongiovanni- Di Matteo ha interrogato, assieme ai colleghi del processo trattativa Stato mafia, l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e dalla sentenza è emerso che lo stesso ha mentito”. Forse, ha continuato Bongiovanni, Di Matteo va fermato perché potrebbe arrivare ad indagare fino ai vertici dello Stato?”. Tuttavia il direttore di AntimafiaDuemila ricorda che, a suo avviso, il magistrato non ha mai violato il segreto istruttorio nonostante egli abbia continuato ad intervenire durante convegni ed in pubblico.
Tartaglia: "Finché non daremo risposta alle domande sulle stragi non possiamo chiudere la stagione del '92 e del '93"
"Fino a quando non riusciremo a dare una risposta ad alcune domande sulla stagione delle stragi non possiamo dire che questa sia chiusa o lontana nel tempo, come qualcuno cerca di far credere in ogni modo". Sono queste le parole del consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, Roberto Tartaglia, trasmesse tramite la proiezione video durante il convegno ''Paolo Borsellino: strage di Stato. Sulle orme dei mandanti esterni'' ancora in corso presso l'atrio della facoltà di Giurisprudenza di Palermo. Numerosi sono gli interrogativi su quegli anni - ha detto Tartaglia - "perché c'è stata l'accelerazione dei tempi della strage di via d'Amelio e chi l'ha deciso. Ci si chiede tuttora chi, nelle istituzioni, era a conoscenza dei segreti che Borsellino annotava sull'Agenda Rossa, e chi materialmente l'ha prelevata". E ancora, ha continuato il magistrato, "perché dopo Casa Professa, il 25 giugno '92, quando Borsellino dice in pubblico che ha delle cose da dire ai magistrati, non viene immediatamente sentito? Perché tre giorni dopo quel discorso, il 28 giugno di quell'anno, Paolo Borsellino di ritorno da Giovinazzo incontrò nella saletta dell'aeroporto di Fiumicino la dott.ssa Ferraro che gli riferì quello che seppe sull'interlocuzione di alcuni ufficiali del Ros con Vito Ciancimino? E ancora ci si domanda cosa è seguito all'affermazione "Ci penso io" di Borsellino. Il magistrato che ha parlato con De Donno, Subranni e Mori ha preso iniziative a riguardo? E chi ha detto sempre a Borsellino quello che poi lui, nella settimana che precede la strage di via d'Amelio, disse alla moglie Agnese in privato, ossia che "Subranni era 'punciuto' "?
Di questi ed altri scabrosi quesiti il già pm del processo Trattativa Stato-mafia dice di avere "la sensazione che alcuni di essi potrebbero portare a delle risposte correlate".
Stragi e trattativa, Morra: "Non dobbiamo guardare in faccia a nessuno per la verità"
"E' difficile per una parte delle istituzioni processare un altro pezzo di Stato. Spesso si instaurano rapporti di natura personale che rendono difficile l'applicazione della norma. In questi processi sono stati coinvolti uomini delle istituzioni di primissimo livello e sappiamo tutti che questa accelerazione (riferita alla strage di via d'Amelio, ndr) fu determinata da un fatto che doveva cambiare le cose perché nell'agosto del 1992 in Parlamento si sarebbe impedito un provvedimento che avrebbe istituito il 41bis". E' con queste parole che il Presidente della commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, è intervenuto con un contributo video al convegno di ANTIMAFIADuemila “Paolo Borsellino: strage di Stato. Sulle orme dei mandanti esterni” ora in corso alla Facoltà di Giurisprudenza. Secondo Morra “il 41 bis ha segnato uno spartiacque profondo della storia del contrasto alle mafie".
"Probabilmente Paolo Borsellino riuscì a comprendere qualcosa che aveva scritto nella sua agenda - continua il Presidente della commissione parlamentare antimafia - e probabilmente questo potrebbe essere acquisito dall'attività di indagine che la commissione, e non solo, sta svolgendo".
Secondo Morra per comprendere come sono andati i fatti del ‘92 “è necessario tenere conto delle incrostazioni che si sono depositate nel tempo sulla verità al fine di rendere oscure quelle vicende". Continuando su questo tema, il Presidente ha inoltre aggiunto che “il sostantivo che più si associa alle stragi di Capaci e via d'Amelio è depistaggio. Non è detto che un depistaggio, una volta scoperto, può essere pulito riparando a tutti i danni che nel tempo ha prodotto”.
"Ci poniamo tante domande, a cui qualche risposta potrebbe generare essa stessa altre domande” ha proseguito Morra. “E' ovvio che non ci dobbiamo far depistare ed allontanare dalla verità. Più passa il tempo e più queste incrostazioni possono risultare d'ostacolo all'accertamento della verità”.
Bongiovanni: ''Parlo a nome dei 100mila che hanno firmato per Di Matteo''
“Oggi - sottolinea Bongiovanni - parlo a nome di quasi 100mila persone, quelle che hanno firmato affinché Di Matteo sia reintegrato nel pool ‘stragi e mandanti esterni’”. A dichiararlo è il direttore di Antimafia Duemila Giorgio Bongiovanni durante il convegno ''Paolo Borsellino: strage di Stato. Sulle orme dei mandanti esterni'' in corso all’atrio di Giurisprudenza a Palermo.
Quindi Bongiovanni ha elencato la lunga lista di fatti e circostanze inquietanti che hanno costellato il percorso giudiziario di Di Matteo: a partire dal 2012 con le “lettere del nuovo corvo” e “il protocollo fantasma”, fino alle misteriose incursioni ai danni del pool trattativa Stato-mafia, come “la sottrazione del pen drive del pm Tartaglia nella sua abitazione” o le minacce ai danni del pm reggino Giuseppe Lombardo - ugualmente titolare di inchieste e processi scottanti sui legami tra ‘Ndrangheta e pezzi delle istituzioni - o, elenca ancora il direttore di Antimafia Duemila, le intimidazioni al procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato.
L’excursus arriva, ha ricordato Bongiovanni, al momento in cui “amici romani di Matteo Messina Denaro - così recitava una missiva - hanno deciso di eliminare il pm Nino Di Matteo in questo momento di confusione istituzionale”, quando il pm non era ancora dotato del bomb jammer che gli garantisse una vera e puntuale protezione. Per poi arrivare alle minacce di Riina a Di Matteo, intercettato in carcere, al pentimento del boss Vito Gelatolo e alla rivelazione dell’esistenza di un progetto di morte nei confronti di Di Matteo perché “si è spinto troppo oltre”. “Ci sono dei parallelismi - ha spiegato Bongiovanni - tra la storia di Giovanni Falcone e quella del sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, ugualmente ridicolizzato, bocciato, delegittimato e condannato a morte da Cosa nostra.
Ingroia: "Su stragi e trattativa ancora troppi angoli bui nella stanza della verità"
Video contributo dell'ex pm della procura di Palermo
"Abbiamo un quadro su via d'Amelio che dice: è una strage di Stato. L'agenda rossa non basta poiché abbiamo poche speranze, tranne se viene fuori qualche pentito di Stato. Strage di Stato e depistaggio di Stato sono la storia del nostro Paese. Quindi, se non viene fuori l'agenda rossa, come possiamo ancora dimostrare questo legame trattativa-depistaggio-strage di Stato? Questi sono gli angoli bui". Sono queste le parole dell'ex magistrato di Palermo, oggi avvocato, Antonio Ingroia, intervistato dai nostri microfoni in occasione del 27° anniversario della strage di via d'Amelio e del convegno “Paolo Borsellino: strage di Stato. Sulle orme dei mandanti esterni” in corso alla Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. "Spesso la magistratura non si è dimostrata coraggiosa su questa strada e si è affidata all'impegno delle parti civili". Ingroia, parlando degli anni dell'indagine sulla trattativa Stato-Mafia, ha ricordato che a quel tempo "avevamo messo piede nell'anticamera fino ad arrivare alle soglie della verità - ribadendo che - Tra il 2010-2012 erano gli anni dell'indagine sulla trattativa più promettenti, ma poi alcune finestre sulla verità furono brutalmente chiuse. Però c'è un bel blocco di verità che oggi conosciamo. Comunque ci sono stati delle acquisizioni processuali importanti come la sentenza trattativa che ha consacrato quanto avevamo scoperto in quegli anni. E nel frattempo è venuto fuori quello che avevano tracciato le premesse con la collaborazione di Spatuzza e cioè l'ombra del depistaggio". Secondo l'avvocato, oggi "è confermato che c'è stata una trattativa ed un depistaggio e questo conferma l'idea che dietro la strage di via d'Amelio tale dirottamento sia servito per coprire una strage di Stato. Mancano i responsabili sia a Caltanisetta e anche i mandanti di quel depistaggio". Per quanto riguarda il fronte della trattativa "la procura di Palermo non ha aperto un'indagine bis come sarebbe stato doveroso dopo la sentenza per proseguire quel tracciato". Per Ingroia, sulla trattativa Stato-Mafia ci sono ancora fatti da chiarire: "La trattativa inizia con Vito Ciancimino come tramite e poi finisce con Marcello Dell'Utri. Che cosa è successo in mezzo? Chi è stato colui che, dopo l'arresto di Ciancimino con Provenzano, ha svolto il ruolo di intermediatore? Solo Dell'Utri? E' probabile che questo entri in campo soltanto nel '94 con il governo Berlusconi. Mancano ancora alcune cose". In questo momento "quindi da un lato confidiamo in un processo d'appello della trattativa, - ha proseguito - mentre dall'altra vanno riempiti alcuni vuoti dove ci sono molti angoli bui nella stanza della verità". Inoltre, l'ex magistrato ha parlato dell'estromissione dal pool delle stragi di Nino Di Matteo: "Era tanto promettente il pool stragi nominato dal procuratore nazionale antimafia dal quale è stata estromessa la memoria storica e cioè Nino Di Matteo. Speriamo che questo Csm possa ripristinare le cose come stavano".
Nel concludere l'intervista, Ingroia ha posto l'attenzione sulla desecretazione degli atti della commissione parlamentare antimafia affermando: "Sono convinto che questa commissione antimafia e il presidente Morra, animati da ottime intenzioni, abbiano elementi per fare un'indagine politica con i limiti ed una nuova forza, per la prima volta. Nessuno in passato ha mai preso di petto il tema della trattativa. Spero che si smetta di dire presunta trattativa, visto che ci sono delle sentenze. - concludendo - Un altro elemento di garanzia si deve al fatto che, accanto al presidente Morra, ci sia Roberto Tartaglia come consulente. Sono troppi e tanti anni che aspettiamo e ogni anniversario che passa è già troppo tardi per la verità e la giustizia che merita quella pagina buia della nostra storia".
Dopo aver ricordato Paolo Borsellino ed i ragazzi della scorta che persero la vita il 19 luglio 1992, Lo Forte ha criticato “il riduzionismo mediatico che tende a limitare la mafia a fenomeno locale che passa attraverso la rappresentazione culturale di un certo folclore” legato solo alle regioni del sud o a contesti culturali ed economici circoscritti a certi luoghi. “Per decenni l’evoluzione del nostro Stato è stata inquinata da una sorta di patto e di partnership tra le organizzazioni criminali affaristiche nell’attività di spartimento delle risorse pubbliche”, ha affermato Guido Lo Forte in riferimento ad un fenomeno già chiaro al Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, il quale definiva questo meccanismo come ‘poli-partito della mafia’. “Quando si verificano eventi tragici che scuotono l’opinione pubblica, c’è un principio di reazione a livello nazionale ma successivamente cala il silenzio sulla mafia e i magistrati che intendono affrontare i nodi delle corruzioni tra mafia, economia e alcuni segmenti delle istituzioni - continua Lo Forte - diventano da accusatori a imputati. Questo è quello che è successo a Borsellino e a Falcone”.
Our Voice annuncia: "Ciao Matteo, dove sei?"
"Ciao Matteo.
Sono meravigliose... lo sai benissimo; in fondo sono state parte della tua infanzia, della tua vita.
Che vita hai avuto Matteo".
E' al superlatitante di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro, che si rivolge l'attrice Sonia Bongiovanni, fondatrice del movimento culturale Our Voice, durante la conferenza "Paolo Borsellino: strage di Stato. Sulle orme dei mandanti esterni'' ora in corso presso l'atrio della facoltà di Giurisprudenza di Palermo.
"Figlio d’arte, hai iniziato a portare avanti, fin da bambino, il tuo ideale.
E ci sei riuscito. - ha proseguito -
'L’uomo d’onore' ti chiamano. Un uomo colto, leale, un punto di riferimento per tanti.
Un figlio esemplare: hai reso fiero tuo padre, lo hai appoggiato finché, crescendo, hai preso in mano le sue redini".
"Sono venuta qui per capire, e ti scrivo questa lettera per sapere.
D’altronde sei una figura importante per tutto il sistema mondiale, per il giusto mantenimento dell’ordine e della disciplina".
"Ho imparato come distinguere l’amore dall’odio. - ha concluso -
Tutti lo sanno, ma tu lo sai chi sei?".
E' iniziato il convegno organizzato da ANTIMAFIADuemila e dall'Associazione Culturale Falcone e Borsellino, in collaborazione con Contrariamente e Rum, dal titolo “Paolo Borsellino: strage di Stato. Sulle orme dei mandanti esterni”, presso l'atrio della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo. A dare il via sono stati i saluti della professoressa Daniela Chinnici e della presidente di Contrariamente, Giusy Sanfilippo. A seguire, la lettura della poesia di Lina La Mattina, "Spiragghi di virità".