Source: http://www.mdcromaovest.it/Sentenzan1262011.htm
Timestamp: 2018-12-19 13:20:39+00:00
Document Index: 91677694

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 36', 'art. 29', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 36']

Sentenza n. 126.2011
nel giudizio di legittimità costituzionale dell'art. 36, comma 4-ter, del decreto legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga dei termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, promosso dal Giudice di pace di Catanzaro nel procedimento vertente tra G. L. e la Equitalia E.TR. s.p.a. ed altro con ordinanza dell'8 luglio 2009 iscritta al n. 361 del registro ordinanze 2010 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 48, prima serie speciale, dell'anno 2010.
che il Giudice di pace di Catanzaro, con ordinanza dell'8 luglio del 2009, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 29, 97, 113, 134 e 136 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 36, comma 4-ter, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, «nella parte in cui prevede che le disposizioni sui pagamenti delle cartelle esattoriali si applicano solo ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1° giugno 2008»;
che il giudice rimettente riferisce che il ricorrente nel giudizio principale impugna una cartella esattoriale, notificatagli in data 17 luglio 2007, relativa al pagamento di una sanzione amministrativa, lamentando l'illegittimità di tale provvedimento «in quanto mancante di dati fondamentali» come «l'indicazione del termine e l'autorità cui ricorrere, nonché per la mancata indicazione del responsabile del procedimento»;
che il giudice rimettente solleva la questione di legittimità costituzionale, ritenendola rilevante e non manifestamente infondata sulla base delle testuali argomentazioni che seguono: «la rilevanza della questione di incostituzionalità è fondata, soprattutto alla luce della pronuncia della stessa Corte costituzionale ord. n. 377 del 9.11.07, la quale viene deliberatamente violata e privata di ogni valore con aggressione degli artt. 134 e 136 Cost.; altresì per la sperequazione che l'articolo impugnato produce nei confronti dei cittadini, con grave violazione degli artt. 2 e 3 Cost., nonché degli artt. 24 e 113 Cost., per la lesione del diritto di difesa»;
che il giudice rimettente aggiunge che «la questione è vieppiù fondata in relazione all'art. 29 Cost., perché produce una illegittima esenzione di responsabilità dei pubblici dipendenti per i loro adempimenti; ed ancora in relazione all'art. 97 Cost. per violazione dei principi di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione»;
che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che la Corte dichiari la manifesta infondatezza della questione sollevata, atteso che essa è già stata dichiarata non fondata da questa Corte con la sentenza n. 58 del 2009 e le successive ordinanze n. 291 e n. 221 del 2009, nonché n. 13 e n. 349 del 2010.
che il Giudice di pace di Catanzaro, con ordinanza dell'8 luglio del 2009, ha sollevato, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 29 (recte: 28), 97, 113, 134 e 136 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'art. 36, comma 4-ter, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, «nella parte in cui prevede che le disposizioni sui pagamenti delle cartelle esattoriali si applicano solo ai ruoli consegnati agli agenti della riscossione a decorrere dal 1 giugno 2008»;
che, come ha correttamente rilevato la difesa dello Stato, sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 97 e 113 Cost., questa Corte si è già pronunciata, nel senso della infondatezza, con la sentenza n. 58 del 2009 (ignorata dal giudice a quo benché antecedente all'ordinanza di rimessione) e, successivamente, con le ordinanze n. 221 e n. 291 del 2009 e n. 13 e n. 349 del 2010;
che, a prescindere da ciò, il giudice rimettente, con riferimento a tutti i parametri evocati, da un lato, individua in modo impreciso l'oggetto delle censure sollevate, e, dall'altro, non fornisce una sufficiente motivazione a sostegno di esse;
dichiara la manifesta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell'art. 36, comma 4-ter, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, sollevata, in riferimento agli artt. 2, 3, 24, 29 (recte: 28), 97, 113, 134 e 136 della Costituzione, dal Giudice di pace di Catanzaro con l'ordinanza in epigrafe.
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 11 APR. 2011.