Source: http://www.infotdgeova.it/il-caso-oneda.html
Timestamp: 2020-02-21 00:34:16+00:00
Document Index: 17826293

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 14']

Il caso Oneda - Infotdgeova
Il caso Oneda
Riesce veramente incomprensibile, se non si attribuisce tale comportamento a pura malafede, spiegare perché in questa pubblicazione venga data un'informazione così corrotta e non rispondente a verità. La condanna a 14 anni, per esempio. Il ben noto (per lo meno ai Testimoni di Geova) dossier o "libro bianco" [7], descrivendo i fatti, precisò che: "[la corte d'Assise d'Appello di Roma] ... con sentenza del 13 giugno 1986 derubricava il reato condannandoli [gli Oneda] per omicidio colposo a 3 anni e 8 mesi di reclusione. Infine la Corte Suprema di Cassazione con sentenza del 16 febbraio 1987 respingeva i ricorsi proposti su questioni attinenti soprattutto all'elemento psicologico del reato".
Perché far credere a una condanna così pesante, quale era stata quella comminata dalla Corte d'Assise di Cagliari, quando in realtà il risultato finale era stato profondamente modificato?
E che dire della dichiarazione secondo la quale la "coppia con solerzia si era rivolta a medici di quattro nazioni per la figlioletta affetta da una malattia incurabile"? Niente di meno rispondente alla verità! Apprendiamo dalla viva voce degli imputati chi erano i "medici di quattro nazioni" ai quali si erano rivolti [8]: "A noi sembrava impossibile che, oltre alle trasfusioni di sangue non esistessero altre cure alternative perché la bambina soffrisse meno. Ci siamo informati da tante persone, le quali ci hanno parlato di altri Professori che potevano praticare cure alternative. Abbiamo inviato le cartelle cliniche della piccola ad un professore di Milano il cui nome è Saggese; non ricordo, comunque, se questi ci avesse dato una risposta.
Ad un professore svizzero il cui nome è Hoffman abbiamo inviato ugualmente, per due volte, poiché non aveva risposto, la cartella clinica". Quindi i "medici di quattro nazioni" si riducono solo a due: uno di Milano e uno della Svizzera, che fra l'altro erano tutti e due Testimoni di Geova. Uno dei due, ad ogni buon conto, si rifiutò persino di rispondere alle richieste degli Oneda che gli si erano rivolti non perché pensassero che potesse fare qualcosa (era soltanto un omeopata), ma perché ciò faceva parte della strategia della Società per avere successivamente in tribunale degli elementi a discolpa [9].
Senza volerci allontanare troppo da questo caso, desideriamo fare una riflessione che serva a chiarire quanto di distorto vi è nel comportamento e nei ragionamenti dei Testimoni di Geova. È purtroppo un fatto noto che da un certo tempo a questa parte vi è un notevole incremento di quelle che sono state definite le "stragi del sabato sera", causate da vari fattori: l'eccessiva velocità, il bere troppo, il far tardi nelle discoteche e così via. Di fronte all'enorme numero di morti causati dal libero esercizio di alcune attività perfettamente legittime da parte di cittadini italiani (l'andare a ballare, il bere più del consueto, fare le ore piccole), le autorità hanno cercato di opporre un freno alle stragi mediante alcuni interventi, fra i quali la chiusura anticipata delle discoteche.
Certamente, questa decisione non voleva essere un atto discriminatorio nei confronti dei gestori di tali locali, né nei confronti degli appassionati della musica e del ballo, ma soltanto una misura cautelativa. Lo stesso discorso vale per certe attività dei Testimoni di Geova. Nessuno contesta che l'interpretazione della Bibbia sia libera e nessun governo ha il diritto di intervenire in tale materia. Ma quando una certa norma seguita da un qualsiasi gruppo religioso comporta la morte di migliaia di cittadini, allora è il caso che, religione o no, le autorità se ne occupino e prendano provvedimenti di conseguenza. Questa non è persecuzione né volontà discriminatoria, ma semplicemente fa parte dei compiti istituzionalmente attribuiti a ogni autorità governativa: quelli della tutela della salute e della vita dei cittadini (garantiti dall’art. 32 della Costituzione).
I Testimoni di Geova, però, hanno deciso che la battaglia per difendere il loro "diritto" alla gestione della salute e della vita, propria e dei figli, è una lotta che va combattuta a oltranza, costi quel che costi, esattamente come avvenne qualche anno fa nel triste episodio di Waco, nel Texas, dove il "profeta" David Koresh aveva deciso che la polizia federale non doveva ingerire nei suoi affari, e questo a qualunque costo: anche quello della vita sua e dei suoi adepti.
L'elemento che emerge con chiarezza da quanto abbiamo illustrato è che la posizione dei Testimoni di Geova sul sangue è estremamente pericolosa e strumentale, in quanto non deriva da un fatto esclusivamente dottrinale o da un'adesione pedissequa al testo biblico, ma dalle mutevoli esegesi del Corpo Direttivo il quale le adatta di volta in volta alle esigenze della propria "politica"[10].
Infatti è degno di nota che i versetti biblici usati per mettere al bando le vaccinazioni e i trapianti d'organo (ora consentiti) erano gli stessi che vengono adesso utilizzati per vietare l'uso del sangue. Non è la Bibbia, ma il Corpo Direttivo che stabilisce fin dove il Testimone può spingersi nel tutelare il suo diritto alla vita. Appartiene al supremo consesso dottrinale e amministrativo geovista, infatti, questa dichiarazione, tratta da una lettera della filiale di Roma [11]:
Ma sono ben altre le responsabilità che il Corpo Direttivo ha ritenuto e ritiene ancora di potersi assumere nei confronti della vita altrui. Esso infatti, coerentemente con la propria posizione di conflitto con le leggi e le norme che regolano la vita delle persone in molti paesi, non esita a promuovere atti d'illegalità se questi servono per dare forza e vigore alla sua legge, collocata al di sopra delle leggi umane perché ritenuta di origine divina.
Ecco che il Corpo Direttivo ha assunto con il trascorrere del tempo la funzione di controllore dei Testimoni di Geova e ha organizzato delle squadre per porre sotto sorveglianza gli ospedali di tutto il mondo dove i Testimoni di Geova vanno a farsi curare per far sì che non venga loro somministrato sangue [12], anche se essi stessi fossero favorevoli ad accettarlo. Si noti l'ambiguo linguaggio usato dalla rivista Svegliatevi! del 22 novembre 1993, dove si menziona una nuova offensiva promossa dalla sede centrale di Brooklyn della Società Torre di Guardia: "Perciò grazie alla disposizione dei Comitati di assistenza sanitaria i testimoni di Geova sono aiutati a ubbidire alla perfetta legge di Geova di astenersi dal sangue, non facendo compromessi".
1 È recente la polemica insorta fra la comunità ebraica in Italia e le autorità di governo riguardo alla data scelta da quest'ultimo per le votazioni politiche del 27 marzo 1994, che avrebbe coinciso con la festività della Pasqua ebraica. È inimmaginabile anche il solo ipotizzare ciò che accadrebbe se, per mera ipotesi, il nostro governo dovesse stipulare l'intesa con i Testimoni di Geova, così come l'ha stipulata con le comunità israelitiche. Essi, infatti, nel preambolo della loro "proposta d'intesa", esordiscono dicendo: "La fede religiosa dei Testimoni di Geova comanda ad essi taluni comportamenti pratici che, discostandosi dal comune sentire, richiedono una speciale disciplina nell'ordine civile".
Quali sono alcuni di questi "comportamenti pratici"? Innanzitutto pretenderebbero per tutti i loro giovani l'assoluta esenzione dal servizio militare (art. 4 della proposta), poi esigerebbero che venisse (artt. 5 e 12) loro consentito di "osservare [negli istituti ospedalieri, cliniche, case di cura, pensionati e ogni altra istituzione] i precetti della propria fede religiosa in materia alimentare e terapeutica". Ciò in pratica vuol dire che tutte le pubbliche istituzioni delle quali usufruiscono i Testimoni di Geova dovrebbero garantire un'alimentazione nella quale non vi sia traccia di sangue.
Quindi, al bando polli non dissanguati debitamente, cacciagione varia, vino marsala, würstel, mortadella e molto altro; mentre cliniche e ospedali vari si troverebbero continuamente in crisi per l'obbligo di dover curare tutte le patologie senza il ricorso a indispensabili trasfusioni di sangue o a prodotti ematici, trovandosi così continuamente di fronte a gravissimi problemi di coscienza. E questo perché la bozza d'intesa recita testualmente: "La Repubblica italiana ... riconosce il diritto dei Testimoni di Geova, in aderenza alle loro profonde convinzioni religiose, di rifiutare l'assunzione di sangue o derivati, anche se prescritta come trattamento sanitario, e di non essere assoggettati a pratiche sanitarie generali finalizzate alle emoterapie ... entro un anno dalla entrata in vigore dalla legge ... dovrà essere redatto a cura del Ministero della Sanità ... un elenco delle strutture sanitarie pubbliche o convenzionate nelle quali sia possibile l'impiego di metodiche alternative alle emoterapie".
Per quanto riguarda, poi, l'astensione dalle attività lavorative, l'art. 13 prevede che "Ai Testimoni di Geova dipendenti da enti pubblici o privati viene riconosciuto il diritto di astenersi dall'attività lavorativa il tempo necessario per la partecipazione alle principali assemblee cristiane previste annualmente e per l'adempimento dei doveri essenziali del loro culto". Infine, pretenderebbero (art. 14) "una presenza nei programmi radiotelevisivi improntata a criteri di un equilibrato pluralismo religioso". Del tutto pertinente ed estremamente interessante è un’osservazione di Miriam Mafai, apparsa su la Repubblica del 12 febbraio 1994, che, commentando la decisione di un medico "obiettore" di non somministrare la pillola anticoncezionale a una paziente, così scrive:
"Non è necessario aver letto Hegel o Alexis de Tocqueville per sapere infatti che, se ognuno di noi anteponesse al rispetto delle leggi democraticamente promulgate il rispetto dei propri personali convincimenti etici o religiosi, tutti rispettabili, quello che andrebbe in pezzi è proprio lo Stato, lo Stato di tutti e che tutti deve garantire e proteggere. Al posto di uno Stato di diritto avremmo la fine della convivenza civile, la frammentazione e la balcanizzazione della società. Potremmo assistere a vicende assurde; potremmo vedere un magistrato che si rifiuta di concedere il divorzio perché sostenitore della indissolubilità e sacralità del vincolo matrimoniale, potremmo vedere un ufficiale di stato civile che, essendosi convertito all'islamismo, ratifica la bigamia, o il medico testimone di Geova che nega una trasfusione di sangue perché contraria ai suoi principi religiosi e così via".