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Timestamp: 2017-01-24 05:14:05+00:00
Document Index: 114039218

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 54', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 110 del 22.10.2010
Non impugnabilità delle comunicazioni emesse
ai sensi degli artt. 36-bis, comma 3, del DPR n. 600 del 1973 e 54-bis, comma 3,
del DPR n. 633 del 1972
funzioni di indirizzo e coordinamento dell�'attività di gestione del
contenzioso tributario, la scrivente ha rilevato la pendenza di controversie
concernenti l�'impugnazione delle comunicazioni (c.d. avvisi bonari)
emesse ai sensi degli artt. 36-bis,
comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600,
e 54-bis, comma 3, del decreto del
L�'art. 36-bis, comma 3, del DPR n. 600 del 1973,
prevede che quando dai controlli automatici eseguiti emerge un risultato
diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione, ... l�'esito della
liquidazione è comunicato al contribuente o al sostituto d�'imposta per
evitare la reiterazione di errori e per consentire la regolarizzazione degli
aspetti formali. Qualora a seguito della comunicazione il contribuente o il
sostituto d�'imposta rilevi eventuali dati o elementi non considerati o
valutati erroneamente nella liquidazione dei tributi, lo stesso può fornire i
chiarimenti necessari all�'amministrazione finanziaria entro i trenta giorni
successivi al ricevimento della comunicazione.
Analoga disposizione è contenuta in materia di Iva
nell�'indicato art. 54-bis, comma 3, del DPR n. 633 del 1972.
Inoltre, ai sensi dell�'art. 6, comma 5, della legge
27 luglio 2000, n. 212 (c.d. Statuto
del contribuente), Prima di procedere alle iscrizioni a ruolo derivanti
dalla liquidazione di tributi risultanti da dichiarazioni, qualora sussistano
incertezze su aspetti rilevanti della dichiarazione, l�'amministrazione
finanziaria deve invitare il contribuente, a mezzo del servizio postale o con
mezzi tematici, a fornire i chiarimenti necessari o a produrre i documenti
mancanti entro un termine congruo non inferiore a trenta giorni dalla ricezione
della richiesta.
Con riferimento alle disposizioni sopra richiamate, le
sezioni unite della Corte di cassazione, con sentenze 24 luglio 2007, n. 16293,
e 26 luglio 2007, n. 16428, hanno chiarito che le predette comunicazioni (c.d.
avvisi bonari) non sono immediatamente impugnabili innanzi alle
Commissioni tributarie, in quanto costituiscono ... un invito�' a fornire
eventuali dati o elementi non considerati o valutati erroneamente nella
liquidazione dei tributi�'. Quindi manifestano una volontà impositiva ancora
in itinere e non formalizzata in un atto cancellabile solo in via di autotutela
(o attraverso l�'intervento del giudice).
Ai fini dell�'accesso alla tutela giurisdizionale
innanzi ai giudici tributari è, invece, essenziale che il tenore dell�'atto
manifesti  ciò che non si verifica con i c.d. avvisi bonari  una
pretesa tributaria compiuta e non condizionata, ancorché accompagnata dalla
sollecitazione a pagare spontaneamente per evitare spese ulteriori ....
In conformità al richiamato orientamento delle sezioni
unite, nella sentenza 9 dicembre 2009, n. 25699  recentemente confermata con
sentenza 15 giugno 2010, n. 14373 - la sezione tributaria della Corte di
cassazione ha affermato che sono qualificabili come avvisi di accertamento o
liquidazione, impugnabili ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 19 ..., tutti quegli atti con cui l�'Amministrazione
comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, ancorché tale
comunicazione non si concluda con una formale intimazione di pagamento ...
bensì con un invito bonario a versare quanto dovuto".
La riportata pronuncia era riferita a un�'ipotesi per
la quale la Corte ha dichiarato l�'inammissibilità del ricorso presentato
avverso una cartella di pagamento per difetto d�'impugnazione dell�'atto
presupposto, ossia dell�'avviso di rettifica dell�'imponibile dichiarato ai
In sostanza, la Suprema Corte ha affermato che nel caso
di specie il contribuente avrebbe dovuto impugnare autonomamente l�'avviso di
rettifica con cui l�'Ufficio aveva formalizzato la pretesa tributaria ormai
definita con contestuale invito bonario  formulato nello stesso avviso di
rettifica - a versare quanto dovuto. Ha osservato la Suprema Corte, che nella
specie la cartella costituiva atto esecutivo consequenziale (rilevante come
formale intimazione di pagamento, n.d.r.) per il quale, non essendo sollevati
vizi propri di essa, non potevano più sollevarsi questioni attinenti alla
debenza dell�'imposta indiretta.
In definitiva, i richiamati orientamenti della Suprema
Corte confermano che le comunicazioni al contribuente (c.d. avvisi bonari)
recapitate ai sensi degli articoli 36-bis, comma 3, del DPR n. 600 del 1973 e
54-bis, comma 3, del DPR n. 633 del 1972, non contenendo una pretesa tributaria
definita, non costituiscono atti impugnabili.
Esse si sostanziano, infatti, in un mero invito al
contribuente a fornire, in via preventiva, elementi chiarificatori delle
anomalie riscontrate in sede di liquidazione automatizzata della dichiarazione e
non sono, dunque, espressione di un potere pubblicistico autoritativo, non
contenendo una pretesa impositiva definitiva e non producendo effetti negativi
immediati per il destinatario.
Tale interpretazione è confermata, peraltro, anche
dalla circostanza che la comunicazione di irregolarità non è formalmente
ricompressa nel novero degli atti impugnabili dinanzi alle Commissioni
tributarie, di cui all�'art. 19 del D.Lgs n. 546 del 1992.
Come osservato dalla stessa Corte di cassazione, il
diritto tributario è caratterizzato, tra l�'altro, dalla tipicità degli atti
che un Ente impositore può porre in essere. Ogni atto è espressione dell�'esercizio
di un potere assegnato da una norma, che ne individua presupposti ed effetti ...
Tutto ciò comporta che in linea di massima nella sfera del contribuente si
possono produrre solo gli effetti negativi previsti dalla legge per il tipo di
atto posto in essere. In questo contesto e su questa base, allora, si può
ritenere che l�'elencazione degli atti impugnabili che si ritrova nell�'articolo
19 del D.Lgs. è tassativa e che non c�'è la necessità di approntare una
tutela giurisdizionale per atti diversi, che comunque sarebbero inidonei a
produrre effetti negativi significativi nella sfera del contribuente (cfr.
Cass. 28 gennaio 2005, n. 1791).
Sulla base delle considerazioni sopra esposte, nella
gestione dei ricorsi proposti avverso i c.d. avvisi bonari gli uffici
avranno cura di sollevare l�'eccezione pregiudiziale di inammissibilità.