Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-3463-del-09-02-2017
Timestamp: 2020-04-08 05:54:16+00:00
Document Index: 39402227

Matched Legal Cases: ['art. 183', 'art. 18', 'art. 183', 'art. 131', 'art. 327', 'art. 153', 'art. 378', 'art. 96', 'art. 183', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 180', 'art. 18', 'art. 131', 'art. 18', 'sentenza ', 'art.18']

Sentenza Cassazione Civile n. 3463 del 09/02/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3463 del 09/02/2017
Cassazione civile, sez. I, 09/02/2017, (ud. 09/11/2016, dep.09/02/2017), n. 3463
COMFISA DI G.S. & C. S.A.S.;
COMFISA S.A.S. DI G.S. & C., in persona dei legali
BALDO DEGLI UBALDI 112, presso l’avvocato LUIGI PEDULLA’,
rappresentata e difesa dall’avvocato ANTONIO PEZZANO, giusta procura
udito, per la ricorrente, l’Avvocato FEDERICO DI MATTEO che si
udito, per la controricorrente, l’Avvocato LUIGI PEDULLA’, con delega
avv. PEZZANO, che si riporta;
Con ricorso depositato il 10 giugno 2010 la COMFISA s.a.s. di G.S. &amp; C. chiedeva di essere ammessa alla procedura di concordato preventivo. Dopo il conforme provvedimento del Tribunale di Monza, la proposta veniva approvata dai creditori, con il voto negativo dell’Agenzia delle Entrate, che proponeva opposizione all’omologazione, motivata con l’assenza di alcun riferimento all’obbligazione tributaria pendente, come pure di una transazione fiscale; oltre che con l’omessa indicazione del debito erariale dei soci illimitatamente responsabili.
Con decreto in data 6 aprile 2011 il Tribunale di Monza omologava il concordato, motivando che l’opposizione dell’Agenzia delle Entrate, limitata alle sole pretese vantate nei confronti dei soci accomandatari, era infondata, data la natura personale del debito a carico dei soci, e non della società – estraneo quindi all’esdebitazione.
La corte territoriale motivava che il termine per l’impugnazione, pur in assenza di espressa previsione nella L. Fall., art. 183, doveva intendersi di 30 giorni, in analogia con quanto disposto dalla L. Fall., art. 18; e nella specie era decorso, dal momento che il reclamo era stato proposto in data 25 maggio 2011 nei confronti di un decreto di omologazione pubblicato nel Registro delle imprese il 6 aprile 2011.
1) la violazione della L. Fall., art. 183, artt. 739 c.p.c. e segg., non potendosi applicare in via analogica la regola prevista dalla L. Fall., art. 131 in ordine al concordato fallimentare: con la conseguenza che dovesse farsi riferimento alle regole proprie dei procedimenti in camera di consiglio e ritenere tempestivo il reclamo proposto entro il termine lungo di cui all’art. 327 c.p.c., in assenza di notificazione del decreto del Tribunale di Monza;
2) l’omessa rimessione in termini per la proposizione del reclamo, in applicazione del principio dell’errore scusabile, ex art. 153 c.p.c., comma 2, dato il contrasto giurisprudenziale, sul punto, nei precedenti arresti di legittimità.
La Comfisa s.a.s. resisteva con controricorso, ulteriormente illustrato con memoria ex art. 378 c.p.c., e proponeva a sua volta ricorso incidentale sull’omessa condanna alla rifusione delle spese di giudizio ed al risarcimento dei danni da responsabilità aggravata, ai sensi dell’art. 96 c.p.c..
La L. Fall., art. 183, nel testo introdotto dal D.Lgs. n. 169 del 2007, dispone che contro il decreto del tribunale che ha provveduto sull’omologazione del concordato preventivo, accordandola o negandola, “può essere proposto reclamo alla corte dí appello, la quale pronuncia in camera di consiglio”.
Nel silenzio della norma, si deve ritenere, quindi, che il termine per la proposizione del reclamo sia di trenta giorni, alla luce del richiamo contenuto nella Relazione al giusto processo e soprattutto del rilievo che la L. Fall., art. 183, comma 2 prescrive che con lo stesso reclamo è altresì impugnabile la sentenza dichiarativa di fallimento, contestualmente emessa a norma dell’art. 180, comma 7: reclamo, che ha preso il posto dell’appello nel novellato L. Fall., art. 18 e che, per l’appunto, è soggetto al termine di trenta giorni (così come il reclamo in tema di concordato fallimentare ai sensi della L. Fall., art. 131).
La circostanza che con il medesimo atto possano essere impugnati due distinti provvedimenti – di cui uno entro il termine specificato dalla L. Fall., art. 18 – impone, per un’evidente lettura costituzionalmente orientata della disciplina, di ritenere applicabile tale termine anche all’impugnazione del solo decreto di omologazione, o di diniego di omologazione: non potendo esso mutare a seconda del contenuto del provvedimento impugnato e dell’eventualità che, contestualmente al diniego di omologazione, venga pronunciata, o no (ad esempio perchè non vi siano istanze di creditori), una separata sentenza di fallimento.
Se sul termine di 30 giorni non vi sono sostanziale dissensi nella giurisprudenza di legittimità (Cass., sez.1, 20 settembre 2013 n. 21.606; Cass., sez.1, 19 marzo 2012 n.4304) e si può quindi condividere la tesi esposta dalla corte territoriale, non appare invece esatto il riferimento al dies a quo costituito dall’iscrizione nel Registro delle imprese del decreto, in analogia con quanto disposto dall’art.18 legge fallimentare.