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Timestamp: 2019-10-21 01:12:26+00:00
Document Index: 71139345

Matched Legal Cases: ['art. 34', 'art. 37', 'art. 39', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 77', 'art. 84', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 213', 'art. 1', 'art. 37', 'art. 38']

Sull'illegittimità costituzionale di alcune disposizioni (artt. 37, c.1, 39, commi 1 e 3, e 45) contenute nella l. r. Sardegna del 13 marzo 2018, n. 8 recante "Nuove norme in materia di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture".
SENTENZA N. 166<?xml:namespace prefix = "o" ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
2.1.- La resistente ritiene, in primo luogo, di dovere «dare conto del quadro normativo, costituzionale e giurisprudenziale nell’ambito del quale si è mosso il legislatore regionale».
3.1.- L’eccezione è infondata.
3.2.- Dall’esame del ricorso emerge che il Presidente del Consiglio dei ministri, pur avendo impugnato l’intero art. 34, ha in effetti rivolto la sua censura esclusivamente avverso il comma 2, che determinerebbe una stratificazione delle responsabilità procedimentali; pur avendo impugnato l’intero art. 37, ha effettivamente censurato solo il comma 1, che prevede l’istituzione dell’albo telematico regionale dei commissari di gara; pur avendo impugnato l’intero art. 39, ha effettivamente censurato solo i commi 1 e 3 che attribuiscono alla Giunta regionale la competenza ad adottare linee guida, documentazione standard, capitolati speciali e schemi di contratto, nonché il codice regionale di buone pratiche.
5.2.- Il ricorso, oltre a indicare i parametri costituzionali asseritamente violati, contiene l’illustrazione delle disposizioni impugnate e della normativa statale interposta presa a riferimento, e individua nel discostamento delle prime dalla seconda la ragione della dedotta incostituzionalità: una argomentazione, sia pure succinta, a sostegno delle censure proposte, è dunque presente.
6.1.- Anche questa eccezione, risolvendosi nella negazione della competenza esclusiva statale - che sola, secondo la resistente, potrebbe legittimare l’affidamento all’ANAC della regolazione dei citati aspetti dei contratti pubblici - e nella correlativa invocazione della competenza regionale, attiene evidentemente non all’ammissibilità ma al merito.
7.1.- La Regione resistente ha invocato alternativamente la propria competenza statutaria dell’ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi e quella residuale dell’organizzazione amministrativa ex art. 117, quarto comma, Cost.
8.2.- Questa Corte, con la sentenza n. 43 del 2011, richiamata dalla Regione resistente, in relazione a una simile disposizione di una legge della Regione Umbria, censurata dallo Stato per gli stessi profili, ha osservato: «la legge regionale […] ha previsto, al comma 2, la regola del responsabile unico del procedimento, limitandosi a stabilire che le amministrazioni aggiudicatrici, “nell’ambito dell’unitario procedimento di attuazione dell’intervento”, possono individuare sub-procedimenti senza che ciò incida sulla unicità del centro di responsabilità. Avendo riguardo allo specifico contenuto precettivo delle disposizioni impugnate, deve, pertanto, rilevarsi come la disciplina delle modalità organizzative dell’attività del responsabile unico del procedimento rientri nella materia della organizzazione amministrativa, riservata alle Regioni ai sensi del quarto comma dell’art. 117 Cost.».
9.2.- Il nuovo codice dei contratti pubblici, nell’operare la drastica scelta di sottrarre la nomina dei commissari di gara alle stazioni appaltanti, ha previsto l’istituzione e la gestione, a cura dell’ANAC, di un unico «Albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici», dal quale, sulla base del principio di rotazione, l’Autorità estrae «una lista di candidati costituita da un numero di nominativi almeno doppio rispetto a quello dei componenti da nominare», che comunica alla stazione appaltante, la quale, a sua volta, procede alla loro individuazione «mediante pubblico sorteggio» (art. 77 del d.lgs. n. 50 del 2016).
9.3.- È vero, come eccepito dalla resistente, che questa Corte, con riferimento alle Regioni a statuto ordinario, ha affermato che «gli aspetti connessi alla composizione della commissione giudicatrice e alle modalità di scelta dei suoi componenti attengono, più specificamente, alla organizzazione amministrativa» (sentenze n. 43 del 2011 e n. 401 del 2007) e, sulla base di tale inquadramento, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 84, commi 2, 3, 8 e 9, del decreto legislativo n. 163 del 2006, nella sola «parte in cui, per i contratti inerenti a settori di competenza regionale, non prevede che le norme in esso contenute abbiano carattere suppletivo e cedevole» (sentenza n. 401 del 2007).
9.4.- In questa prospettiva risulta chiara anche l’infondatezza della deduzione della resistente circa l’illegittimità della compressione della sua autonomia statutaria ad opera degli atti di regolazione dell’Autorità. Prescindendo, peraltro, dal corretto inquadramento di tali atti, l’esistenza di una competenza esclusiva dello Stato esclude la violazione dell’art. 117, sesto comma, Cost., unico parametro rilevante, poiché non sono qui in discussione le modalità di esercizio di tale competenza.
11.2.- Le disposizioni censurate, analogamente a quanto già visto con riferimento all’albo dei commissari, istituiscono un sistema parallelo e alternativo a quello nazionale, ove «le linee guida», «i bandi-tipo», i «capitolati-tipo», i «contratti-tipo» e gli altri «strumenti di regolazione flessibile», rimessi dall’art. 213, comma 2, del codice dei contratti pubblici all’ANAC, vengono sostituiti da «linee guida», «documentazione standard», «capitolati speciali» e «schemi di contratto», e dal «codice regionale di buone pratiche».
11.3.- Le norme censurate - estranee all’ordinamento degli uffici e degli enti amministrativi della Regione e riconducibili alla materia statutaria dei lavori pubblici regionali - si pongono dunque in contrasto con l’invocata disposizione del codice dei contratti pubblici che, nell’attribuire all’ANAC la regolazione dei medesimi aspetti della procedura pubblica e della fase negoziale ed esecutiva, è esplicazione della tutela della concorrenza e dell’ordinamento civile.
11.4.- Né a diversa conclusione conduce l’osservazione della Regione secondo cui il contrasto sarebbe escluso dalla previsione che tutti gli atti regionali menzionati devono essere adottati «in coerenza» con le linee guida e con i bandi tipo dell’ANAC.
13.2.- In attuazione dei criteri di cui alle lettere bb), cc) e dd) dell’art. 1 della legge delega n. 11 del 2016, l’art. 37 del nuovo codice dei contratti pubblici, rubricato «Aggregazione e centralizzazione delle committenze» e l’art. 38, rubricato «Qualificazione delle stazioni appaltanti e centrali di committenza», hanno introdotto una delle innovazioni più importanti, un vero e proprio “pilastro” del sistema degli acquisti pubblici.
13.3.- Anche in questo caso, dunque, si manifesta l’infondatezza della deduzione della resistente circa l’illegittimità della compressione della sua autonomia statutaria ad opera degli atti di regolazione dell’Autorità, alla stregua di quanto già chiarito a proposito dell’affidamento all’ANAC della gestione dell’albo nazionale obbligatorio dei componenti delle commissioni giudicatrici.
il 9 luglio 2019.