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Timestamp: 2019-12-15 18:40:10+00:00
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Le limitazioni dei poteri di rappresentanza degli amministratori di società di capitali
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Corte di Cassazione, sezione prima civile, Ordinanza 10 luglio 2019, n. 18536.
Ordinanza 10 luglio 2019, n. 18536
Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Presidente
Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – rel. Consigliere
Le limitazioni dei poteri di rappresentanza degli amministratori di società di capitali, risultanti dall’atto costitutivo o dallo statuto, ai sensi dell’art. 2384, comma 2, c.c., non sono opponibili ai terzi di buona fede, non solo quando si tratti di limitazioni alla rappresentanza processuale, ma anche per le limitazioni alla rappresentanza sostanziale poiché la norma, che si riferisce ai poteri degli amministratori in via generale, prendendo in esame gli effetti della buona fede della controparte, si attaglia più appropriatamente all’ambito della rappresentanza negoziale.
(OMISSIS), elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’avvocato (OMISSIS) e rappresentata e difesa dagli avvocati (OMISSIS), in forza di procura speciale a margine del ricorso;
Bonanno Massimiliano, Comune di Podenzana, (OMISSIS) Scarl;
avverso la sentenza n. 662/2014 della CORTE D’APPELLO di GENOVA, depositata il 16/05/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 11/06/2019 dal Consigliere Dott. UMBERTO LUIGI CESARE GIUSEPPE SCOTTI.
1. Il Tribunale di Massa- Sezione Distaccata di Pontremoli, accogliendo conforme ricorso di (OMISSIS) del 29/12/2005, ha emesso decreto ingiuntivo nei confronti della societa’ cooperativa ” (OMISSIS)” s.c.a.r.l. (gia’ (OMISSIS)) per l’importo di Euro 165.266,30, oltre interessi e spese, a titolo di indennita’ di esproprio, dovuta in forza di scrittura privata del 3/2/2002, con la quale la sig.ra (OMISSIS), a fronte del versamento, si era impegnata a non opporsi alla procedura espropriativa e all’occupazione di urgenza di un terreno di sua proprieta’ in Podenzana, individuato dal Comune quale sito di un programma costruttivo.
Con atto del 3/3/2006 ha proposto opposizione la Cooperativa, soggetto attuatore di un intervento di edilizia residenziale pubblica, assegnataria di un’area destinata a PEEP finanziato dalla Regione Toscana; l’opponente ha sostenuto che l’indennita’ stabilita’ dal Comune e accettata dalla (OMISSIS) ammontava a Euro 78.985,89 e che la pattuizione dell’ulteriore versamento di Euro 86.280,41 quale prezzo bonariamente concordato era intervenuta fra la (OMISSIS) e l’allora presidente della cooperativa, in assenza di alcuna delibera del consiglio di amministrazione.
Si e’ costituita in giudizio (OMISSIS), chiedendo la risoluzione della scrittura del 3/2/2002 per inadempimento della Cooperativa e la condanna della Cooperativa e del Comune di Podenzana, previa chiamata in causa di quest’ultimo, al risarcimento dei danni conseguiti all’occupazione del terreno e alla sua irreversibile trasformazione.
Chiamato in causa, il Comune di Podenzana si e’ costituito eccependo il difetto di giurisdizione dell’a.g.o. e la prescrizione del diritto, chiedendo comunque il rigetto delle domande nei suoi confronti proposte e in subordine la manleva da parte della cooperativa.
Con sentenza del 21/8/2009 il Tribunale ha respinto l’opposizione proposta dalla cooperativa e le domande proposte dalla sig.ra (OMISSIS) e ha condannato la cooperativa ” (OMISSIS)” a pagare alla sig.ra (OMISSIS) la somma di Euro 165.266,30, oltre interessi e spese; la (OMISSIS) invece e’ stata condannata a pagare le spese di lite al Comune di Podenzana.
2. La cooperativa ha proposto appello a cui hanno resistito le parti appellate (OMISSIS) e Comune di Podenzana.
E’ intervenuto nel processo di secondo grado (OMISSIS), socio della cooperativa.
Con sentenza del 16/5/2014 la Corte di appello di Genova ha accolto l’appello della cooperativa ” (OMISSIS)”, revocando il decreto ingiuntivo opposto e dichiarando inefficace la scrittura privata del 3/2/2002 e non dovuta la maggior somma pretesa da (OMISSIS) di Euro 86.280,91 in aggiunta rispetto all’importo della indennita’ di esproprio accettata; ha dichiarato inammissibile l’intervento del (OMISSIS), compensando peraltro le spese relative; ha condannato gli appellati (OMISSIS) e Comune di Podenzana, in solido fra loro, alla rifusione delle spese di entrambi i gradi del giudizio a favore della cooperativa.
Secondo la Corte di appello il Tribunale aveva errato nel ritenere che l’atto notarile stipulato il 10/4/2003 a rogito Notaio (OMISSIS) avesse recepito l’accordo di cui alla scrittura del 3/2/2002; la ratifica individuata nella lettera del 3/10/2005 del nuovo presidente della Cooperativa ” (OMISSIS)”, (OMISSIS), non era valida perche’ costui era privo dei necessari poteri, in difetto di apposita delibera del consiglio di amministrazione, senza che fosse invocabile al proposito il principio contenuto nell’articolo 2384 c.c., secondo cui le limitazioni di potere dell’organo amministrativo non sono opponibili ai terzi di buona fede, principio questo riferibile alla sola rappresentanza processuale.
3. Con atto notificato il 23/7/2014 ha proposto ricorso per cassazione (OMISSIS), svolgendo tre motivi.
Le parti intimate, Cooperativa ” (OMISSIS)”, Comune di Podenzana e (OMISSIS) non si sono costituite.
La ricorrente ha presentato memoria del 21/5/2019 e con nota di deposito del 10/6/2019 la ricorrente ha prodotto copia autentica del ricorso proposto ex articolo 373 c.p.c. e l’ordinanza resa in tale provvedimento; ha depositato inoltre le relate di notifica del ricorso.
1. Il ricorso e’ stato validamente notificato alla cooperativa (OMISSIS) dalla ricorrente (OMISSIS), oltre che alla parte personalmente, al secondo studio, risultante dall’Albo degli avvocati, in (OMISSIS) dell’avv. (OMISSIS), difensore domiciliatario costituito in grado di appello, a fronte dell’accertato trasferimento di costei dallo studio di (OMISSIS), ed inoltre ex articolo 330 c.p.c. all’avv. (OMISSIS) presso il suo studio di (OMISSIS), a seguito di notifica di sentenza con formula esecutiva ed atto di precetto e nuova elezione di domicilio.
Al Comune di Podenzana, comunque evocato per mera integrita’ del contraddittorio senza proposizione di domande da parte della ricorrente, il ricorso e’ stato notificato, oltre che alla parte personalmente, al secondo studio, risultante dall’Albo degli avvocati, in (OMISSIS) dell’avv. (OMISSIS), difensore domiciliatario costituito in grado di appello.
Al sig. (OMISSIS), comunque evocato per mera integrita’ del contraddittorio senza proposizione di domande da parte della ricorrente, il ricorso stato notificato, oltre che alla parte personalmente, al difensore domiciliatario costituito in grado di appello.
2.1. Con il primo motivo di ricorso, proposto ex articolo 360 c.p.c., n. 3, la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione all’articolo 2384 c.c..
Tale norma, secondo cui le limitazioni di potere dell’organo amministrativo non sono opponibili ai terzi di buona fede, non e’ riferibile alla sola rappresentanza processuale, come ritenuto dalla Corte genovese, ma, secondo dottrina e giurisprudenza, protegge i terzi in buona fede, attraverso l’inopponibilita’ delle limitazioni, anche in tema di rappresentanza sostanziale.
2.2. Con il secondo motivo di ricorso, proposto ex articolo 360 c.p.c., n. 3, la ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione all’articolo 2384 c.c., anche sotto un ulteriore profilo.
Le limitazioni di potere dell’organo amministrativo della Cooperativa non erano opponibili alla signora (OMISSIS), pacificamente in buona fede, sia con riferimento all’impegno assunto il 3/2/2002 dall’allora presidente della Cooperativa, Don (OMISSIS), sia con riferimento alla successiva ratifica dell’ottobre del 2005 da parte del nuovo presidente, (OMISSIS).
2.3. L’articolo 2384 c.c. in tema di “Poteri di rappresentanza”, come sostituito dal Decreto Legislativo 17 maggio 2003, n. 6, articolo 1, dopo aver affermato al comma 1 che il potere di rappresentanza attribuito agli amministratori dallo statuto o dalla deliberazione di nomina e’ generale, precisa, nel comma 2, che le limitazioni ai poteri degli amministratori che risultano dallo statuto o da una decisione degli organi competenti non sono opponibili ai terzi, anche se pubblicate, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della societa’.
2.4. La Corte genovese ha affermato, sinteticamente e apoditticamente, che la non opponibilita’ sancita dal comma 2 citato si riferisce “alla diversa ipotesi della rappresentanza processuale della societa'”.
Tale affermazione, per vero neppur motivata, non possiede alcuna base testuale, che si riferisce in via generale ai poteri degli amministratori; del resto, la norma, prendendo in esame gli effetti della buona fede della controparte, si attaglia molto piu’ appropriatamente all’ambito della rappresentanza negoziale.
In questo senso si e’ pronunciata la giurisprudenza di questa Corte.
Dapprima le Sezioni Unite hanno affermato che quanto al potere di rappresentanza del presidente di una societa’ cooperativa edilizia a responsabilita’ limitata, ancorche’ operante con il contributo dello Stato, trova applicazione l’articolo 2384 c.c., comma 2, (nel testo fissato dal Decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1969, n. 1127, articolo 5), con la conseguenza che le eventuali limitazioni statutarie al suddetto potere, sia sostanziale che processuale, non sono opponibili al terzo in difetto delle condizioni contemplate dalla norma medesima (Sez. un., 24/10/1990, n. 10318).
Tale pronuncia si e’ riferita al precedente testo dell’articolo 2384 c.c., introdotto nell’ambito del Codice civile dal Decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1969, n. 1127, articolo 5, che disponeva “Gli amministratori che hanno la rappresentanza della societa’ possono compiere tutti gli atti che rientrano nell’oggetto sociale, salvo le limitazioni che risultano dalla legge o dall’atto costitutivo. Le limitazioni al potere di rappresentanza che risultano dall’atto costitutivo o dallo statuto, anche se pubblicate, non sono opponibili ai terzi, salvo che si provi che questi abbiano intenzionalmente agito a danno della societa'”.
Come si vede, l’articolo 2384 c.c., comma 2 presentava una struttura del tutto similare a quella attuale.
Non diversamente ha ragionato questa Corte con la sentenza di questa Sezione 1, 07/02/2000, n. 1325, relativa alla portata della regola di cui all’articolo 2384 c.c. (nel testo modificato dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 1127 del 1969, articolo 5 introdotto in esecuzione della direttiva Cee n. 151 del 1968 al fine di garantire ai terzi la sicurezza in ordine alla validita’ degli atti posti in essere dai rappresentanti delle societa’); e’ stato appunto affermato che il precetto secondo il quale le limitazioni dei poteri di rappresentanza degli amministratori di societa’ di capitali risultanti dall’atto costitutivo o dallo statuto non sono opponibili ai terzi di buona fede, anche se pubblicate, trova applicazione anche in riferimento alle ipotesi di dissociazione del potere di rappresentanza dal potere di gestione. In applicazione dell’esposto principio e’ stata confermata la decisione del giudice di merito che, in una fattispecie in cui i poteri di ordinaria e straordinaria amministrazione competevano al consiglio di amministrazione e la rappresentanza legale al presidente, aveva ritenuto inopponibile ai terzi di buona fede la mancanza dell’autorizzazione al presidente a stipulare una transazione contenente una clausola compromissoria.
Ancora successivamente questa Corte ha ribadito che la dissociazione tra potere di gestione, attribuito statutariamente al Consiglio di amministrazione, e potere di rappresentanza, spettante a uno dei suoi membri, riflettendosi sull’esercizio del potere rappresentativo di quest’ultimo, rientra tra le limitazioni contemplate dall’articolo 2384 c.c., comma 2, con la conseguenza che l’atto compiuto dal rappresentante in assenza di delibera consiliare e’ inopponibile alla societa’, solo se quest’ultima fornisca la prova che i terzi abbiano agito intenzionalmente a suo danno (Sez. 1, 26/01/2006, n. 1525).
2.5. A tali principi non si e’ attenuta la Corte territoriale, con la conseguente necessita’ della cassazione sul punto della sentenza impugnata e conseguente rinvio ad altra Sezione della Corte di appello di Genova, anche per le spese del giudizio di legittimita’.
3. Resta assorbito il terzo motivo di ricorso, proposto ex articolo 360 c.p.c., nn. 3 e 5, con cui il ricorrente denuncia violazione o falsa applicazione di legge in relazione all’articolo 92 c.p.c. e vizio di motivazione, poiche’ sussistevano comunque tutti gli elementi giustificativi di una compensazione delle spese processuali (scrittura privata del 2002, ratifica del 2005, buona fede).
La Corte, accoglie il primo e il secondo motivo di ricorso, assorbito il terzo, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia ad altra Sezione della Corte di appello di Genova, anche per le spese del giudizio di legittimita’.