Source: http://www.divorzio.ch/contributo/rtid-i-2014/2cart-421-seg-cpc-ti/
Timestamp: 2018-02-22 11:11:04+00:00
Document Index: 131290318

Matched Legal Cases: ['art. 421', 'art. 421', 'art. 421', 'art. 422', 'art. 112', 'DTF ', 'art. 149', 'art. 422', 'art. 422', 'art. 113', 'art. 204', 'art. 236', 'art. 214', 'art. 240']

2c Art. 421 seg. CPC/TI - divorzio.ch
4. Nella procedura ticinese il giudice che riceveva un’istanza comune di divorzio con accordo completo convocava i coniugi «entro breve termine» per sentirli prima separatamente e poi insieme (art. 421 cpv. 1 CPC/TI). Ascoltati anche i figli minorenni, egli verificava l’omologabilità dell’accordo, assumendo – ove occorresse – «prove e informazioni al proposito» (art. 421 cpv. 3 CPC/TI). Se l’accordo risultava omologabile, indipendentemente dal fatto che fosse omologabile sin dall’inizio o che fosse diventato tale grazie a susseguenti trattative, il giudice accoglieva l’istanza, pronunciava senz’altro lo scioglimento del matrimonio e omologava la convenzione sugli effetti accessori. Se l’accordo non risultava omologabile (perché ambiguo, poco chiaro, incompleto, difforme dalla reale volontà dell’uno o dell’altro coniuge, manifestamente inadeguato o contrario all’interesse dei figli), il giudice proponeva le modifiche necessarie, prevedendo eventualmente una nuova udienza (art. 421 cpv. 4 CPC/TI).
Qualora i coniugi accettassero le modifiche proposte, il giudice accoglieva l’istanza, pronunciava lo scioglimento del matrimonio e omologava la convenzione (modificata) sugli effetti accessori, come in caso di accordo completo. Qualora invece un coniuge non accettasse – in tutto o in parte – le modifiche proposte, la causa proseguiva in contraddittorio sui punti rimasti litigiosi (procedura bipartitica: art. 422 cpv. 1 CPC/TI). Il giudice assegnava così a ogni coniuge un termine non prorogabile di dieci giorni per produrre un allegato contenente le rispettive motivazioni e conclusioni sui punti contestati, unitamente alle relative richieste di prova. Perché si procedesse in tal modo, tuttavia, entrambi i coniugi dovevano demandare al giudice la decisione sulle conseguenze del divorzio in merito alle quali sussisteva disaccordo (art. 112 cpv. 2 CC). Dovevano cioè invitare il giudice a disciplinare gli effetti controversi, impegnandosi da parte loro a non rimettere in discussione i punti sui quali si erano accordati (tale era il significato della firma da loro apposta sulla convenzione), salvo chiedere al giudice – eccezionalmente – di non omologare la convenzione per vizi della volontà o manifesta inadeguatezza.
In pratica, demandando al giudice la decisione sulle conseguenze del divorzio in merito alle quali sussisteva disaccordo, i coniugi dichiaravano di accettare lo scioglimento del matrimonio e le conseguenze da loro regolate convenzionalmente anche se ignoravano quale sarebbe stata la decisione del giudice sui punti controversi, fermo restando ch’essi non erano legati a pattuizioni riguardanti la sorte dei figli, decisivi al proposito essendo solo il bene e l’interesse dei minorenni (principio inquisitorio illimitato: DTF 128 III 413 in alto, 120 II 231 consid. 1c con rinvio, 118 II 294; Rep. 1995 pag. 146). Così facendo, essi accettavano anche le limitazioni correlate all’impugnabilità del divorzio, come in caso di intesa totale (art. 149 cpv. 1 vCC, art. 422c cpv. 1 CPC/TI). Sui punti contestati la causa proseguiva così, in sostanza, con la procedura ordinaria (art. 422 cpv. 4 e 422b cpv. 2 CPC/TI).
Nell’ipotesi per contro in cui l’uno o l’altro coniuge non accettasse di demandare la decisione sulle conseguenze del divorzio in merito alle quali sussisteva disaccordo, il giudice respingeva l’istanza comune di divorzio e impartiva a ogni coniuge un termine entro cui promuovere azione unilaterale (art. 113 vCC). Fino alla scadenza di quel termine la causa originaria rimaneva pendente e gli eventuali provvedimenti cautelari restavano in vigore. Il che poteva essere di rilievo – tra l’altro – per lo scioglimento del regime dei beni, il giorno determinante essendo quello in cui è adito il giudice del divorzio (partecipazione agli acquisti: art. 204 cpv. 2 CC; comunione dei beni: art. 236 cpv. 2 CC), anche se il valore dei beni va definito al momento della liquidazione (art. 214 cpv. 1 CC, rispettivamente art. 240 CC). Se nessuno dei coniugi promuoveva azione unilaterale, la procedura su richiesta comune decadeva da sé.
CPC/TI 1971* RL 3.3.2.1
Codice di procedura civile, del 17 febbraio 1971(abrogato)
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