Source: http://www.gadit.it/articolo/21580
Timestamp: 2018-12-11 20:15:33+00:00
Document Index: 114645698

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 8', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 86', 'art. 5', 'art. 117', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 86', 'art. 17', 'sentenza ', 'sentenza ']

Cons. Stato Sez. IV, Sent., 21-02-2011, n. 1087 Interesse a ricorrere – Gadit
bblica del giorno 18 maggio 2010, l’avv. Vacirca e l’avv. dello Stato Fedeli;
I.- Il S.I.C. e T. – Sindacato inquilini casa e territorio, impugna la sentenza di TAR indicata in epigrafe, con la quale è stata dichiarata la inammissibilità del ricorso dal Sindacato medesimo proposto per l’annullamento del decreto del Ministero delle Infrastrutture, emanato di concerto con il Ministero della solidarietà sociale, il Ministero delle politiche per la famiglia e il Ministero per le politiche giovanili e le attività sportive e previa intesa con la Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo n. 281/1997, come pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 146 del 24 giugno 2008, avente ad oggetto "definizione di alloggio sociale ai fini dell’esecuzione dell’obbligo di notifica degli aiuti di Stato, ai sensi degli artt. 87 e 88 del Trattato istitutivo della Comunità Europea".
Specificatamente, il decreto ministeriale impugnato, adottato in attuazione dell’art. 5 della legge n. 9/2007, recante interventi per la riduzione del disagio abitativo per particolari categorie deboli, definisce le caratteristiche ed i requisiti degli alloggi sociali, la cui realizzazione e gestione, essendo da ricomprendere in servizi di interesse economico generale, è esente dall’obbligo di notifica degli aiuti di stato.
In particolare, il controverso decreto, che prevede una macromateria denominata "edilizia residenziale sociale", ricomprende nella categoria di "alloggio sociale":
a) l’unità immobiliare adibita ad uso residenziale in locazione permanente che svolge la funzione di interesse generale nella salvaguardia della coesione sociale di ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati che non sono in grado di accedere alle locazioni di alloggi nel libero mercato;
b) gli alloggi realizzati o recuperati da operatori pubblici e privati con il ricorso a contributi o agevolazioni pubbliche destinati alle locazioni temporanee per almeno otto anni od anche alla proprietà.
Tale nozione di alloggio sociale è stata contestata dalla associazione ricorrente, la quale, sul presupposto che nella suddetta categoria dovessero rientrare soltanto le abitazioni da assegnare in locazione permanente ad individui e nuclei familiari svantaggiati che non sono in grado di accedere alla locazione di alloggi nel libero mercato ha sostenuto, già in primo grado, che ogni ulteriore e diversa misura e prestazione, pur genericamente finalizzata ad agevolare l’accesso alla casa, ma diversa dalla realizzazione e gestione di alloggi sociali, dovrebbe rimanere fuori dai detti confini, e dunque non potrebbe in alcun modo qualificarsi come servizio di interesse economico generale, né dare luogo a compensazioni di obblighi di servizio esenti da notificazioni ai sensi della decisione della Commissione, ed ha sottolineato che la nozione allargata di edilizia popolare fatta propria dal contestato decreto comporterebbe, in sostanza, la sottrazione di risorse all’edilizia destinata a favore delle categorie meno abbienti.
In tale quadro oppone nel ricorso in appello:
1) Nullità della sentenza di primo grado ed errore nel giudicare in punto di legittimazione attiva;
2) Omessa pronuncia ed errore nel giudicare; violazione e falsa applicazione dell’art. 5 della legge 8 febbraio 2007 n. 9; violazione e falsa applicazione della decisione della Commissione europea n. 2005/842/CE del 28 novembre 2005; violazione e falsa applicazione dell’art. 86, paragrafo 2, del Trattato istitutivo della Comunità europea e dei principi e delle regole comunitarie in materia di concorrenza (artt. 81 e segg. del Trattato); eccesso e sviamento di potere.
3) Omessa pronuncia ed errore nel giudicare; violazione e falsa applicazione dell’art. 5 della legge 8 febbraio 2007 n. 9; violazione e falsa applicazione dell’art. 117 comma 2 lett. m) della Costituzione; mancata individuazione dei livelli essenziali del diritto sociale fondamentale all’abitazione;
4) Omessa pronuncia ed errore nel giudicare; violazione e falsa applicazione dell’art. 5 della legge 8 febbraio 2007, n. 9; violazione e falsa applicazione della decisione della Commissione europea n. 2005/842/CE del 28 novembre 2005, in particolare con riferimento all’art. 2, comma 1, lett. b); violazione e falsa applicazione dell’art. 86, paragrafo 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, e dei principi comunitari in materia di concorrenza e di aiuti di Stato; violazione e falsa applicazione dei principi in materia di edilizia residenziale pubblica, come servizio pubblico specificamente volto a soddisfare il fabbisogno abitativo dei cittadini "non abbienti" (come desumibili già dalla legge 18 aprile 1962, n. 167, dal d.P.R. 30 dicembre 1972 n. 1035 e dalla legge 5 agosto 1978 n. 457); eccesso di potere.
5) Omessa pronuncia ed errore nel giudicare; violazione e falsa applicazione dell’art. 17 della legge n. 400 del 1988 e succ. integr. e modif.; vizio del procedimento.
Resistono, con il patrocinio dell’Avvocatura erariale, le Amministrazioni intimate.
II.- Va preliminarmente disatteso il rilievo di nullità della sentenza di primo grado eccepito in relazione alla omessa trattazione in contraddittorio della questione di legittimazione (ovvero per l’omessa previa indicazione alle parti della questione rilevata e rilevabile d’ufficio), con violazione del diritto di difesa.
Il rilievo appare singolare.
E’ invero lo stesso S.I.C. e T., nel ricorso di 1° grado (cfr. pag. 21) a trattare i profili di legittimazione del Sindacato alla stregua dello Statuto e, in memoria difensiva per l’udienza pubblica (sempre in 1° grado) del 15 aprile 2009, a replicare alle eccezioni di carenza di legittimazione attiva formulata dall’Avvocatura erariale con memoria in data 31 marzo 2009.
Una più accorta consultazione degli atti avrebbe evitato, nel quadro dell’economia processuale, la proposizione di una censura manifestamente fuori centro.
III.- Devono essere integralmente condivise le conclusioni cui è pervenuto il giudice di prime cure in ordine al difetto di legittimazione attiva del Sindacato appellante.
Ed invero, dalle norme statutarie versate in atti risulta che il S.I.C. e T. si propone, essenzialmente, di:
a) associare tutti gli inquilini e i portatori di bisogni abitativi primari e gli utenti del territorio in un’associazione democratica,… mirante esclusivamente alla difesa degli interessi dei suoi rappresentati, nonché ad affermare il principio che la casa è primariamente un bene sociale, piuttosto che una merce;
b) di elevare, nello spirito della più ampia solidarietà, la qualità e le condizioni abitative dei lavoratori e dei pensionati, con particolare riguardo a quanti si trovano in una condizione economica sociale e/o sanitaria meno progredita, al fine di assicurare a tutti una condizione abitativa adeguata allo sviluppo sociale e civile del Paese.
c) assicurare un’abitazione a tutti coloro che ne sono ancora privi, per difficoltà economiche, sociali, sanitarie e/o familiari.
Dall’esame delle finalità statutarie discende all’evidenza, come già ritenuto dal primo giudice, che i soggetti beneficiari dell’attività dell’associazione "non possono essere individuati solamente in coloro che si trovano in una grave situazione di debolezza economica, tale da consentire agli stessi di ottenere un alloggio di edilizia residenziale pubblica, ma anche in coloro (lavoratori e pensionati) i quali, pur non versando in una situazione grave di disagio economico tale da giustificare l’assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, tuttavia potrebbero trovarsi in una situazione di difficoltà abitativa e, conseguentemente, rientrare in quel novero di soggetti avvantaggiati dalla categoria di interventi correlati alla seconda fattispecie di alloggio sociale di cui al contestato decreto".
Non può allora essere seriamente contestato – afferma ancora condivisibilmente il Tribunale amministrativo – che con il gravame in esame il S.I.C. e T. ha proposto un’azione diretta a tutelare non gli interessi della totalità dei suoi associati bensì solo dei soggetti che versavano in una grave situazione di disagio economico, a discapito degli interessi degli altri associati.
Il che non è consentito alla stregua degli arresti giurisprudenziali sul punto.
Va invero ricordato, sul piano dei principi, che le associazioni di categoria sono legittimate ad impugnare atti concernenti singoli associati o gruppi di essi solo se ed in quanto gli stessi concretino anche una lesione dell’interesse collettivo statutariamente tutelato dalle associazioni medesime, giacchè, altrimenti, l’azione si tradurrebbe in una non consentita sostituzione processuale; in altri termini, la tutela degli interessi collettivi dei propri associati comporta che esse facciano valere interessi appartenenti all’intera categoria e che gli interessi individuali degli iscritti o degli appartenenti alla categoria siano univocamente conformi a quello a tutela del quale l’associazione agisce, e non siano in contrasto, neppure potenzialmente, tra i vari iscritti (cfr., fra le tante, Cons. Stato, Sez. IV, 2 aprile 2004 n. 1826 e 15 giugno 2004 n. 4020, cui adde Sez. V, nn. 3451/2008 e 4692/2007).
In virtù dei principi esposti, deve quindi escludersi la legittimazione a ricorrere delle associazioni di categoria quando le stesse facciano valere in giudizio gli interessi peculiari di una sola parte dei propri associati e non della totalità dei propri componenti, trascurando quelli, eventualmente, di segno contrario, come avvenuto nel caso di specie.
IV.- In conclusione, il ricorso in appello proposto dal S.I.C. e T. deve essere rigettato.
Sussistono peraltro giusti motivi per disporre l’integrale compensazione delle spese di giudizio fra le parti.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione Quarta, definitivamente pronunciando, rigetta il ricorso in appello indicato in epigrafe e, per l’effetto, conferma la sentenza di primo grado con diverso dispositivo.