Source: http://jusdem.it/lehmanbrothers/
Timestamp: 2018-09-24 01:37:18+00:00
Document Index: 65186744

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 34', 'art. 39', 'art. 168', 'art. 166', 'art. 183']

La responsabilità della banca per l'investimento in Lehman Brothers - JusDem Avvocati - Roma
La responsabilità della banca per l’investimento in Lehman Brothers
Numerosi sono stati gli investitori danneggiati dall’insolvenza della nota Banca d’affari americana Lehman Brothers.
Una delle possibilità, per il risparmiatore, di recuperare le somme perse, consiste nel convenire in giudizio la banca italiana che ha suggerito l’investimento o materialmente eseguito l’ordine di investimento, in quanto tali attività possono essere avvenute in violazione della disciplina sulla prestazione dei servizi d’investimento e in particolare in violazione dei doveri d’informazione.
Di seguito si riporta un modello di atto di citazione diretto ad ottenere dalla banca il risarcimento del danno.
TRIBUNALE CIVILE DI _______
Il Sig. Mario Rossi, nato a ______ il ____ , C.F. ____ , e residente in via _______, elettivamente domiciliato in Roma, via Sardegna n. 29 presso lo studio dell’avv. Marcello Padovani che lo rappresenta e difende nel presente giudizio, per delega conferita a margine del presente atto, (cf ______ ; pec ________).
Con il presente atto il sig. Rossi conviene in giudizio la Banca _____ al fine di sentire dichiarata la nullità dell’ordine di acquisto di obbligazioni emesse dalla Lehman Brothers Holdings Inc. acquistate dall’attore e per l’effetto condannare la Convenuta alla restituzione delle somme di euro ____________, oltre al mancato guadagno, o comunque della diversa somma ritenuta di giustizia o in via suordinata al fine di sentire dichiarare la responsabilità contrattuale della Banca per non aver diligentemente eseguito la prestazione che le competeva.
1) L’attore ha intrattenuto rapporti con la Banca ____________, per il tramite della quale ha acquistato, con ordine del _________, obbligazioni emesse dalla Banca Lehman Brothers Holdings Inc., per un valore nominale di euro ________ (doc. 1).
2) In particolare, a fronte della corresponsione di un importo di sottoscrizione, i titoli in parola prevedevano il riconoscimento, a scadenze prestabilite, di ratei di interessi (cedole), nonché il rimborso alla pari alla scadenza del contratto.
Pur trattandosi di titoli emessi da una società, la Lehman Brothers Holdings Inc., di cui l’attore non aveva alcuna conoscenza, salvo il fatto di sapere che, come evidente dal nome, era una società di diritto estero, i titoli in parola erano considerati dalla Banca del tutto privi di rischio in forza della solidità e sicurezza dell’emittente, una delle più imponenti e importanti realtà bancario – finanziarie del mondo.
3) Quindi, nel settembre del 2008, come noto, la Banca d’affari americana è fallita, cessando di corrispondere gli interessi maturati sui propri titoli e preannunciando l’impossibilità di procedere, alle rispettive scadenze, alla restituzione del capitale investito dai sottoscrittori dei prestiti obbligazionari in corso.
4) Eppure, come rilevato, i titoli in questione al momento degli ordini di acquisto impartiti dall’attore, venivano presentati dalla Banca convenuta come titoli obbligazionari emessi da una delle più solide realtà bancarie del mondo, addirittura più affidabili dei titoli di stato emessi da paesi appartenenti all’Unione Europea.
5) Al contrario, come emerso in modo difficilmente contestabile, la Lehman non presentava assolutamente quelle condizioni di stabilità e solidità che erano state rappresentate dalla convenuta, dovendosi, più propriamente, considerare le emissioni compiute dalla Lehman Brothers come riservate ad utenti dalla alta propensione al rischio e dotati di notevole cultura ed esperienza finanziaria.
6) E’ stato infatti appurato che i prodromi del collasso del Gruppo Lehman, si possono ravvisare fin dal 2006, quando si è iniziata a palesare la crisi dei mutui subprime. [1]
7) Tali mutui si sono diffusi dalla metà degli anni ’90, quando tutte le banche americane – anche alla luce di taluni interventi normativi incentivanti promossi dal governo americano – cominciarono a concedere massicciamente mutui a clienti non meritevoli di fiducia creditizia.
Il sistema descritto ha tuttavia iniziato ad entrare in crisi, per diverse ragioni, tra il 2005 ed il 2006 quando la quota di mercato dei mutui subprime è salita fino al 21{c50d788fd990179dc6a2939c5c60c88fb83b5aea826e8c88c40e1f09bc9031b5} del numero complessivo dei mutui contratti contratti, rispetto al precedente periodo degli anni 1996-2004 quando la percentuale era stata del solo 9{c50d788fd990179dc6a2939c5c60c88fb83b5aea826e8c88c40e1f09bc9031b5} del mercato complessivo.
L’abuso del credito facile, unito all’innalzamento dei tassi d’interesse, si è rivelato quindi disastroso, prima per i clienti mutuatari e poi per le banche.
8) In questo contesto, a far data dal 2006 l’industria statunitense dei mutui subprime ha registrato una crescita vertiginosa del tasso di insolvenza dei mutuatari, circostanza che ha costretto al fallimento o alla bancarotta istituti specializzati nella concessione di tali forme di finanziamento fra cui la New Century Financial Corporation (cioè la seconda azienda negli USA specializzata in finanziamenti subprime).
Ed infatti, tornando a quanto di nostro specifico interesse, nell’agosto del 2007, allorquando la crisi dei mutui subprime si era già ampiamente materializzata agli occhi degli operatori finanziari, anche la Lehman Brothers chiudeva la sua banca dedicata ai prestiti subprime, BNC Mortgage, eliminando 1.200 posti di lavoro in 23 sedi (doc. 3) .
La crisi della Banca BNC Mortgage, al pari di quella che ha travolto altri operatori del settore, era ovviamente già in essere da parecchi mesi prima della sua definitiva chiusura dell’agosto del 2007, senza che tuttavia alle preoccupanti indicazioni provenienti dai mercati finanziari statunitensi gli operatori italiani abbiano dato alcuna rilevanza.
9) In quella sede Lehman minimizzava i termini della questione dichiarando che le scadenti condizioni del mercato nel settore di mutui avevano reso necessaria una sostanziale riduzione delle risorse e dell’impegno nell’area dei prestiti subprime, senza cioè evidenziare come il fallimento di un soggetto dedito alla concessione di mutui ipotecari rappresentasse evento di eccezionale gravità, passaggio finale di una crisi che, iniziando a produrre nell’estate nel 2007 le prime conseguenze su scala mondiale, a livello locale statunitense era già in atto da almeno due anni.
Nel solo primo semestre del 2008, le azioni di Lehman avevano perso il 73{c50d788fd990179dc6a2939c5c60c88fb83b5aea826e8c88c40e1f09bc9031b5} del loro valore, mentre il mercato del credito continuava a frenare. Nell’agosto 2008, Lehman annunciava l’intenzione di ridurre del 6{c50d788fd990179dc6a2939c5c60c88fb83b5aea826e8c88c40e1f09bc9031b5} la propria forza lavoro (1.500 persone) entro la data di presentazione dei risultati del terzo trimestre, a settembre.
10) I fatti successivi sono tristemente noti e non sembra che ripercorrerli analiticamente possa offrire un contributo chiarificatore ai fini del presente giudizio.
Ciò che merita di essere rilevato è che le emissioni negoziate in Italia dalla Lehman abbiamo continuato, esattamente fino al default del Gruppo avvenuto nel settembre del 2008, ad essere presentati al pubblico dei risparmiatori come titoli sicuri e privi di qualsiasi “rischio default”, in quanto tali idonei ad essere consigliati alla clientela più conservativa delle Banche italiane.
11) Con il presente atto l’attore intende quindi ottenere la condanna della Banca al risarcimento dei danni patiti stante la chiara e palese responsabilità della stessa per le seguenti
MOTIVAZIONI DI DIRITTO
A) Violazione della normativa primaria in materia di prestazione di servizi di investimento nonché delle relativa disciplina regolamentare Consob.
La disciplina applicabile al caso di specie è quella del Testo Unico della Finanza nella formulazione in vigore nel gennaio del 2008 nonché del Regolamento Intermediari n. 16190, approvato con delibera Consob del 29 ottobre 2007 in recepimento della Direttiva Mifid.
Dovranno quindi prendersi quale riferimento i precetti di cui agli artt. 21 e seguenti del citato Testo Unico (d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58) e delle relative disposizioni di attuazione di cui alla Del. Consob 16190 del 2007.
Queste ultime, in particolare, fissano precetti di carattere imperativo cui gli intermediari devono necessariamente conformarsi nella prestazione dei servizi di investimento e quindi anche nell’ambito del servizio di negoziazione.
Ai nostri fini, pur risultando interessate tutte le richiamate disposizioni, assumono contorni di particolare interesse le disposizioni di cui agli artt. 27 e seguenti della menzionata Del. Consob n. 16190/07.
L’art. 27, Del. Consob n. 16190 del 2007, statuisce che “1. Tutte le informazioni, comprese le comunicazioni pubblicitarie e promozionali, indirizzate dagli intermediari a clienti o potenziali clienti devono essere corrette, chiare e non fuorvianti. Le comunicazioni pubblicitarie e promozionali sono chiaramente identificabili come tali. 2. Gli intermediari forniscono ai clienti o potenziali clienti, in una forma comprensibile, informazioni appropriate affinché essi possano ragionevolmente comprendere la natura del servizio di investimento e del tipo specifico di strumenti finanziari interessati e i rischi ad essi connessi e, di conseguenza, possano prendere le decisioni in materia di investimenti in modo consapevole. ….”
Le disposizioni in parola delimitano il quadro all’interno del quale gli intermediari abilitati sono ammessi alla prestazione di servizi di investimento. Si tratta, all’evidenza, di una disposizione chiave nel complesso dei rapporti fra intermediario e cliente poiché postula un principio di valenza fondamentale nell’ambito del sistema finanziario, quello per il quale l’intermediario è onerato dell’obbligo di mettere il proprio cliente nella condizione di comprendere cosa significhi compiere quel determinato investimento oggetto di interesse.
La banca o l’intermediario in genere devono cioè consentire al cliente di comprendere i risvolti dell’operazione che questi abbia inteso ordinare, devono mettere l’investitore nella condizione di compiere consapevoli scelte di investimento.
Una previsione del genere viene peraltro precisata e specificata dalle successive disposizioni della citata Delibera ed in particolare dall’art. 34, in materia di modalità e termini delle informazioni da fornire alla clientela, il quale testualmente prescrive che: “1. Ai fini di cui all’articolo 27, comma 2, gli intermediari si attengono alle disposizioni del presente articolo. 2. Gli intermediari forniscono al cliente al dettaglio o potenziale cliente al dettaglio, in tempo utile prima che sia vincolato da qualsiasi contratto per la prestazione di servizi di investimento o accessori, le informazioni concernenti i termini del contratto. 3. Gli intermediari forniscono le informazioni di cui agli articoli da 29 a 32 ai clienti al dettaglio o potenziali clienti al dettaglio in tempo utile prima della prestazione di servizi di investimento o accessori. (…)”.
Alla luce delle disposizioni richiamate, volte ad evidenziare l’importanza che l’investitore venga puntualmente edotto di tutte le caratteristiche, in particolare di quelle di rischio, connesse ad un investimento su strumenti finanziari è possibile desumere quale logico presupposto il principio per il quale l’intermediario sia innanzitutto tenuto ad acquisire una conoscenza specifica, puntuale e dettagliata degli strumenti finanziari, propri o di terzi, che vengano offerti alla clientela.
Se quindi, da un lato, sugli intermediari grava l’obbligo di conoscere ciò che commercializzano e vendono al pubblico, tale disposizione, da altra prospettiva, si pone quale logico e necessario presupposto del corretto assolvimento dell’obbligo di informare la clientela sulla natura, i rischi e le implicazioni della specifica operazione richiesta.
Trattasi di un meccanismo di tutela del cliente – investitore estremamente importante poiché si rimette all’intermediario l’onere di rendere il risparmiatore edotto delle specificità dell’operazione richiesta al fine di consentirgli una valutazione più approfondita e quindi consapevole dell’investimento che ha manifestato l’intenzione di compiere.
Tale obbligo, peraltro, diventa ancor più pregnante laddove la Banca si trovi a consigliare essa stessa lo strumento finanziario di cui il cliente ordina l’acquisto ovvero veicoli l’attenzione dello stesso cliente verso un “paniere” di obbligazioni, oggetto di valutazione da parte della stessa Banca o da parte di soggetti terzi che con quella banca abbiano un collegamento (nella specie il Consorzio Patti Chiari al quale la convenuta aderisce).
Orbene, pare evidente che laddove il consiglio di acquistare un certo titolo provenga addirittura dalla Banca ovvero nel caso in cui la Banca rafforzi, con il proprio comportamento, l’intenzione del cliente di effettuare un determinato ordine, il suddetto obbligo informativo, di natura senz’altro precettiva, debba essere interpretato con ancora più rigore di quanto non accada nell’ipotesi in cui la banca non si trovi a svolgere alcuna attività di consulenza.
Nel caso di nostro interesse la Banca convenuta non ha fornito all’attore un quadro informativo dettagliato e puntuale relativamente alla situazione dell’emittente Lehman Brothers.
L’acquisto per cui è causa risale all’aprile del 2008, epoca in cui – come ampiamente rilevato nella parte in fatto – erano già presenti tutti gli indicatori di una crisi, quella derivante dai mutui c.d. Sub prime, che avrebbe travolto in poco più di un anno una istituzione finanziaria presentata dagli operatori finanziari come assolutamente solida.
Evidentemente, molti aspetti della crisi finanziaria del Gruppo Lehman Brothers sono stati sottovalutati, non è dato sapere se per mera imperizia da parte degli operatori bancari o nel perseguimento di altri interessi.
Resta il fatto che all’attore non vennero fornite informazioni di estrema rilevanza sulla situazione economico – finanziaria del Gruppo, informazioni per le quali i titoli obbligazionari emessi dalla Banca d’affari americana avrebbero dovuto essere presentate quali strumenti finanziari rischiosi che il relativo emittente avrebbe potuto non essere in grado di rimborsare.
Sembra infatti difficilmente sostenibile che nell’agosto del 2007, allorquando Lehman Brothers si trovava costretta ad annunciare al mondo il fallimento e la conseguente chiusura della propria controllata BNC Mortgage LLC specializzata in mutui ipotecari subprime (con oltre 1200 dipendenti licenziati e la chiusura di 23 sedi negli Stati Uniti), gli operatori finanziari siano stati colti di sorpresa da un evento imprevedibile.
Crack finanziari di tali proporzioni, infatti, si concretizzano nell’arco di un orizzonte temporale esteso e non emergono all’improvviso. Trattasi di situazioni che gli operatori professionali hanno tutto il tempo di monitorare, seguendo il progressivo peggioramento delle condizioni del soggetto e, registrandone quindi da ultimo, il relativo crack.
Approfondendo le informazioni disponibili ai comuni investitori è infatti emerso che i primi segnali della crisi derivante dai mutui subprime, negli Stati Uniti si erano già manifestati fra il 2005 ed il 2006, allorquando gli analisti più attenti avevano evidenziato come finanziamenti del genere, per loro natura più complessi da gestire e maggiormente rischiosi per il creditore Banca, avessero superato la soglia “critica” del 20{c50d788fd990179dc6a2939c5c60c88fb83b5aea826e8c88c40e1f09bc9031b5} del mercato complessivo dei mutui in America. Una percentuale troppo elevata per non rischiare di produrre conseguenze “a cascata” sull’intero sistema, come in effetti si è poi verificato.
Ed infatti la BNC Mortgage, controllata da Lehman Brothers, era una delle società leader del settore dei mutui sub prime, con un fatturato nel 2006 di 14 miliardi di dollari.
D’altronde, nell’aprile del 2008, all’epoca dell’acquisto di obbligazioni Lehman compiuto dall’attore, la BNC Mortgage era già fallita da quasi un anno e ciononostante la Convenuta non rappresentò la situazione di difficoltà finanziaria in evidentemente il Gruppo Lehman già versava, ma presentò l’investimento per cui è causa come sicuro ed esente da rischi.
Pur ritenendo del tutto assorbenti i profili evidenziati nel precedente paragrafo, devesi inoltre rilevare come nel caso di specie la Banca convenuta abbia svolto nei confronti dell’attore, quantomeno sul piano meramente fattuale, attività di consulenza su strumenti finanziari avendo rappresentato allo stesso l’opportunità, la convenienza e la sicurezza di un investimento relativo ad una società americana della quale l’attore non conosceva neppure il nome.
Trattasi, all’evidenza, di una attività svolta in assoluto spregio degli artt. 39, e 40 della menzionata Del. Consob 16190 del 2007 per aver la Banca prestato a tutti gli effetti attività di consulenza relativamente ad un titolo che non avrebbe mai dovuto essere proposto all’attore, men che mai senza fornirgli un quadro informativo completo ed esaustivo.
Se infatti l’attore avesse conosciuto la reale situazione economico- finanziaria della Lehman Brothers difficilmente avrebbe compiuto l’investimento in parola.
D’altronde la Banca, prima di effettuare il servizio di consulenza di cui si discute avrebbe dovuto raccogliere le informazioni prescritte dall’art. 39 del Reg. Consob 16190 del 2007 in merito alle caratteristiche di investitore del sig. Rossi, cioè relative alla
a) sua conoscenza ed esperienza nel settore di investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio consigliatogli;
b) alla sua situazione finanziaria
c) ed ai suoi obiettivi di investimento.
Nel caso di specie, non soltanto non risulta che le suddette informazioni siano state raccolte dalla convenuta né che sia stato formalizzato un valido contratto di consulenza (del quale l’attore non ha ricordo), ma appare di tutta evidenza come la banca non abbia rispettato i principi sopra indicati, avendo anzi palesemente ed innegabilmente violato dette norme ed essendo venuta meno al dovere di diligenza impostole nello svolgimento delle suddette attività.
Devesi quindi ritenere che la Banca abbia inteso perseguire il proprio interesse alla negoziazione dei titoli per cui è causa nonostante fosse in conflitto con le istanze dell’attore.
B) Nullità dell’ordine di acquisto
Vizi del genere, secondo le opinioni che si sono andate affermando nella giurisprudenza che si è occupata di casi analoghi, sarebbero idonei a determinare una declaratoria di nullità degli ordini di acquisto per cui è causa in forza della violazione di precetti di carattere imperativo.
In questo caso la Banca andrebbe condannata alla restituzione delle somme percepite dall’attore al fine di dare esecuzione all’ordine per cui è causa e specificamente pari ad euro 90.292,610.
C) Inadempimento del contratto
In subordine, le violazioni della disciplina primaria e secondaria sopra evidenziate dovrebbero comunque ritenersi idonee a qualificare il comportamento tenuto dalla Banca convenuta in termini di grave inadempimento, nell’ambito delle operazioni di negoziazione delle obbligazioni emesse dalla Lehman Brothers, rispetto agli obblighi sanciti dalla citata normativa, con conseguente obbligo di risarcimento del danno, oltre agli interessi ed alla rivalutazione monetaria.
Al riguardo si osserva che già le norme generali in materia di diritto delle obbligazioni impongano alle parti del contratto di informare il proprio comportamento al rispetto dei canoni di buona fede e correttezza.
Secondo il costante insegnamento della Suprema Corte[2] “nei contratti a prestazioni corrispettive il nesso d’interdipendenza che lega le contrapposte obbligazioni e prestazioni nell’ambito d’un rapporto sinallagmatico determina, secondo il principio interpretativo-integrativo, l’estensione dei doveri di correttezza, di buona fede, di diligenza di cui agli artt. 1337 e 1338 c.c. anche alle cosiddette obbligazioni collaterali di protezione, d’informazione, di collaborazione, che presuppongono e richiedono una capacità discretiva ed una disponibilità cooperativa dell’imprenditore nell’esercizio della sua professione e, quindi, nel tener conto delle motivazioni della controparte all’acquisto. Ond’è che detti doveri ed obblighi non possono non imporre ch’esso imprenditore, anzi tutto, si preoccupi dell’esatta specificazione delle caratteristiche del bene compravenduto al momento della conclusione del contratto”.
Il danno subito dall’attore deve essere individuato nelle somme oggetto dell’investimento pari ad euro 90.292,610, oltre al mancato guadagno derivante dal mancato impiego delle somme stesse in investimenti rappresentati come di rischio equivalente (BOT, BTP …), ovvero agli interessi legali e, in entrambi i casi, alla rivalutazione monetaria, o comunque della diversa somma ritenuta di giustizia.
In considerazione di tutto quanto sopra premesso e ritenuto, e salvo dover altro meglio aggiungere e precisare in prosieguo di causa, il Sig. Rossi, come sopra rappresentato, domiciliato e difeso
la Banca X, in persona del suo legale rappresentante pro-tempore, con sede legale in [●], piazza [●], C.F. [●] a comparire dinanzi al Tribunale di Roma, nella sua nota sede, all’udienza del 15 ottobre 2015, ora di rito, dinanzi al Giudice Istruttore che sarà designato, ai sensi dell’art. 168-bis c.p.c., con l’invito a costituirsi nel termine di almeno venti giorni prima della suddetta udienza ai sensi e nelle forme stabilite dall’art. 166 c.p.c., con l’avvertimento che la costituzione oltre il suddetto termine implica le decadenze di cui agli artt. 38 e 167 c.p.c. e che, in difetto di costituzione, si procederà in sua contumacia, per sentir dichiarare accolte le seguenti
“Piaccia all’Ecc.mo Tribunale adito, ogni diversa istanza, domanda e deduzione disattesa, in accoglimento integrale delle domande attoree:
in via principale, accertare e dichiarare, per le ragioni di cui in narrativa, la nullità dell’ordine di acquisto di obbligazioni emesse Lehman Brothers Holdings Inc. 4.75{c50d788fd990179dc6a2939c5c60c88fb83b5aea826e8c88c40e1f09bc9031b5} 16.01.2014 acquistate dal Sig. Rossi e per l’effetto condannare la Convenuta alla restituzione delle somme di euro 90.292,610, oltre al mancato guadagno derivante dal mancato impiego delle somme in investimenti rappresentati come di rischio equivalente (BOT, BTP …), ovvero agli interessi legali e, in entrambi i casi, alla rivalutazione monetaria, o comunque della diversa somma ritenuta di giustizia;
in via subordinata, accertare e dichiarare la responsabilità contrattuale della Banca per non aver diligentemente eseguito la prestazione che le competeva e/o per aver violato la disciplina in materia di prestazione di servizi di investimento e per l’effetto condannare la convenuta al risarcimento del danno subito dall’attore pari ad € euro 90.292,610, corrispondenti al capitale investito, oltre agli interessi non percepiti o a quelli derivanti dal mancato rimborso del capitale investito e dal mancato guadagno per non aver diversamente impiegato le relative somme in altri investimenti remunerativi (BOT, BTP …) o comunque ai danni consistenti nel mancato rimborso del capitale investito oltre la rivalutazione monetaria e gli interessi legali maturati sulla sorte capitale a far data dalla sottoscrizione dei titoli fino a quella di rimborso, o in ogni caso della diversa somma ritenuta di giustizia;
Con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa.
Ai sensi del d.p.r. 115 del 2002, si comunica che il valore della presente controversia è ricompresa nello scaglione tra € 52.000,00 ed € 260.000,00 per cui essa è soggetta al versamento del contributo unificato di € [●] .
In via istruttoria, si offrono in comunicazione ed allegano nel fascicolo di parte i documenti richiamati ed indicati nella narrativa del suesteso atto di citazione, con riserva la produrre ulteriore documentazione e di articolare richieste istruttorie, così come di precisare e modificare le domande avanzate, bei termini di cui all’art. 183, comma 6, c.p.c., di cui si chiede, fin d’ora, concessione.
Al momento della costituzione saranno allegati i seguenti documenti:
contabile Banca X Lehman Brothers Holdings Inc. codice titolo XS0183944643;
scheda titolo Lehman Brothers Holdings Inc.;
Informativa di Glenn Setzer 22 agosto 2007 sul fallimento di BNC Mortgage.
Roma, ____________
[1] I subprime (detti anche “B-Paper”, “near-prime” o “second chance”) sono prestiti che vengono concessi ad un soggetto che, non potendo accedere ai tassi di interesse di mercato, a causa di problemi pregressi nella sua storia di debitore, accetta di sottoscrivere un finanziamento a condizioni economiche meno favorevoli di quelle che gli sarebbero state praticate ove fosse stato qualificato come “buon pagatore”.
Conseguentemente i debitori subprime hanno tipicamente un basso punteggio di credito e storie creditizie fatte di inadempienze, pignoramenti, fallimenti e ritardi che ne condizionano sensibilmente l’accesso al credito.
[2] Cass. civ, 16 novembre 2000, n. 14865; Cass. civ, 13 settembre 1997, n. 9098; Trib. Genova, 13 marzo 2005, n. 1230.
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