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Timestamp: 2017-11-25 09:43:03+00:00
Document Index: 156973286

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 18', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 18', 'art. 52', 'sentenza ', 'art. 326', 'art. 326', 'art. 1344', 'art. 47', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 1340', 'art. 1340', 'sentenza ', 'art. 101', 'sentenza ', 'art. 101', 'sentenza ', 'art. 4']

ANNO LXVI - 2015 - 2 | Rivista giuridica del lavoro
sicurezza sociale corte costituzionale rapporto di lavoro condotta antisindacale riforma del mercato del lavoro licenziamento contrattazione collettiva osservatorio contratto collettivo diritto del lavoro subordinazione lavoro Unione europea Licenziamento individuale jobs act Rappresentatività contratto a termine Lavoro pubblico diritti sociali giurisprudenza
Ediesse»riviste»Ultimo numero rgl»ANNO LXVI - 2015 - 2
Il tema: Diritto del lavoro e sfide demografiche
Condizioni occupazionali e comportamenti demografici. Le singolarità del caso italiano
L’articolo parte dall’assunto che i cambiamenti demografici e il mercato del lavoro siano interrelati e si influenzino reciprocamente secondo modalità che modificano le tradizioni di ricerca di ciascun ambito disciplinare e ne richiedono un nuovo dialogo. Secondo la prospettiva della sociologia economica, l’articolo ha considerato gli effetti del mercato del lavoro sui comportamenti demografici, facendo riferimento al caso italiano in un quadro di comparazione europeo.
The article aims to contribute to a better understanding of how labour market dynamics and demographic changes are mutually interrelated, considering the Italian case in a crossnational European framework. Reversing the traditional demographic perspective, the economic sociology approach essentially focuses on how labour market composition and employment conditions play a key role in influencing...
In the last fifty years, the achievements in terms of increased longevity and a fertility well below the replacement level have triggered an unprecedented and unstoppable aging process with a strong impact on labour market. Working-age people are shrinking numerically; the dependent old-age population is increasing faster, as well as the average age...
The essay examines how demographic changes have influenced European policies, in particular new forms of macroeconomic governance on the issue of sustainability of social security systems and employment policies to increase participation in the labour market. In a first step, Europe has used both soft law and hard law measures to promote open...
Flessibilità del lavoro e giovani
Il saggio analizza le politiche del lavoro sulla flessibilità alla luce dell’obiettivo dell’incremento dell’occupazione giovanile. In particolare, l’Autore si sofferma sugli strumenti di flessibilità espressamente deputati, almeno nell’intenzione del legislatore, a favorire l’ingresso nel mercato del lavoro, come il contratto a termine e la somministrazione, il lavoro parasubordinato e l’apprendistato.
The essay analyses the labour policies on flexibility in light of the goal of increasing the youth employment rate. In particular, the Author focuses on the flexibility instruments explicitly aimed, at least in the legislator’s view, to promote the entry into labour market, such as the fixed-term contract, the agency work, the para-subordination and...
Promoting active ageing is not one of the goals of the social partners in Italy. Even when possible, industry-level collective bargaining has not made use of labour market flexibility measures to this end. Nor has plant-level collective bargaining replaced policies focusing on older workers as appropriate subjects to solve company crises, through exit...
The paper aims to investigate the Italian policies of conciliation and family supporting to express proposals useful to improve the conditions of life and work of women, with regard to child care and elderly care. In both cases, the involvement of women is prevalent, with repercussions on the fragmentation of careers that produces...
Il saggio si propone di esaminare alcuni nodi critici dell’istituto del pensionamento obbligatorio nel pubblico impiego, con particolare riferimento alla recente disciplina introdotta dal decreto legge n. 90/2014. Il problema sarà affrontato dapprima in termini generali sotto un duplice angolo prospettico: quello dell’equità intergenerazionale e quello del diritto antidiscriminatorio. In seguito, i risultati dell’analisi compiuta nella prima parte del saggio verranno applicati al pensionamento obbligatorio in Italia.
The essay aims to investigate some crucial issues related to mandatory retirement in the Public Sector, with particular regard to the regulation recently introduced by law decree n. 90/2014. In the first place, this topic will be addressed, in wider terms, through a double perspective: the perspective of intergenerational fairness, analysing the pros...
Alla ricerca della fattispecie mobbing
Il fenomeno, generalmente definito, a livello sociale, con il termine di «mobbing» si riferisce a una serie di condotte ocomportamenti vessatori, umilianti o aggressivi, tenuti nei confronti di uno o più soggetti sul luogo di lavoro. L’Autore, anche attraverso un’analisi di alcuni dei più importanti ordinamenti giuridici europei, suggerisce in questo saggio una nozione della fattispecie mobbing che riduce l’incidenza dei due suddetti elementi, dando piuttosto importanza all’oggettiva lesione della dignità della persona, individuata quale elemento essenziale della fattispecie stessa.
The term «mobbing» (in English,«Bullying at work») refers to a series of oppressive, humiliating and aggressive conduct and behaviour towards one or more subjects in the workplace. Most legal systems have prepared a legal safeguard against Bullying at work in different ways. In the majority of the cases the law protection is based...
Legalità e accesso alle prestazioni sociali agevolate: l’indicatore della situazione economica equivalente
L'autore, oltre ad analizzare, l'evoluzione normativa della definizione dell'Isee dal d.lgs n. 109/1998 alla più recente revisione dell'indicatore (d.P.c.m. n. 159/2013) evidenzia come la fruizione agevolata di determinate prestazioni sociali è indirizzata a un ambito circoscritto di beneficiari selezionati sulla base dell’Indicatore; all’impostazione generale di carattere universalistico è associata la selettività della condizione economica.
La crisi del debito sovrano europeo sta producendo effetti notevoli sulle legislazioni del lavoro e sui sistemi di relazioni industriali degli Stati membri gravati dal debito, nonché sul ruolo della politica sociale a livello europeo. L’analisi si concentra sui casi di Grecia e Portogallo e valuta quali siano i margini per sviluppare un’attività vertenziale che coinvolga nello specifico la Corte di Giustizia dell’Unione europea.
Esigenze di certezza, uniformità e flessibilità negli Accordi per l’Expo Milano 2015
Dal 1 maggio al 31 ottobre 2015 si svolgerà nella città di Milano l’Esposizione universale (Expo). Al fine di regolare un evento di tale portata, che vede coinvolti soggetti diversi, nonché settori produttivi eterogenei, in data 25/07/2014 sono stati stipulati due accordi volti, l’uno a regolare la fase di costruzione, allestimento e smantellamento dei padiglioni dei partecipanti all’interno del sito espositivo e l’altro a definire la disciplina normativa ed economica, la sicurezza sul lavoro e le relazioni sindacalinella fase di gestione del sito durante il semestre espositivo
Il Ccnl 2014 per la categoria delle agenzie di somministrazione lavoro
Nelle date del 27 febbraio e del 7 aprile 2014 le confederazioni sindacali dei lavoratori Cgil Cisl e Uil, tramite le federazioni nazionali di categoria Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp hanno sottoscritto due identici Ccnl di validità triennale per la categoria delle agenzie di somministrazione lavoro, rispettivamente con le associazioni datoriali Assolavoro e Assosomm. L'autore analizza i principali contenuti delle due intese.
Il licenziamento individuale della legge n. 92/2012 nelle prime pronunce di legittimità (e in quelle di merito)
1. Prime pronunce di legittimità e Jobs Act. — 2. Il campo di applicazione della disciplina. — 3. Alcune applicazioni della tutela reintegratoria piena. — 4. La Cassazione di fronte al licenziamento disciplinare: l’insussistenza del fatto contestato e la punibilità della condotta con una sanzione conservativa secondo il contratto collettivo o il codice disciplinare. — 5. Il licenziamento disciplinare nella giurisprudenza di merito: l’insussistenza del fatto contestato e la punibilità della condotta con una sanzione conser vativa secondo il contratto collettivo o il codice disciplinare
licenzimento
Presupposti, confini ed effetti della sentenza Mascolo
Corte di Giustizia, N.C-22/13, da C-61/13 a C63/13 e C-418/13-26 Novembre 2014
Articolo scritto da: Mariapaola Aimo
1. Precariato stabile e scuola: la disciplina delle supplenze è conforme al diritto dell’Unione europea? — 2. Giudici a confronto e in dialogo con la Corte di Giustizia: anche la Corte costituzionale si fa parte attiva. — 3. La sentenza Mascolo: un netto giudizio d’incompatibilità «di fatto». — 4. Prime risposte e reazioni della giurisprudenza interna e sviluppi possibili.
N:C-22/13, da C-61/13 a C63/13 e C-418/13 - 26 Novembre 2014)
Se zione Te r z a – Pres. Iles˘icc˘, Est. Ó Caoimh, Avv. Ge n. Szpunar – Mascolo e altri c. Miur.
Note: Presupposti, confini ed effetti della sentenza Mascolo
Parole chiave: contratto :: termine :: scuola :: mascolo :: direttiva :: 1999/70 ::
Contratto a termine – Direttiva n. 1999/70 – Successione di contratti nel settore dell’insegnamento pubblico – Clausola 5, punto 1 – Misure di prevenzione – Nozione di «ragioni obiettive» – Sanzioni – Divieto di trasformazione – Risarcimento del danno.
La clausola 5, p. 1, dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva 99/70 deve essere interpretata nel senso che osta a una normativa nazionale, quale quella di cui trattasi nei procedimenti principali, che autorizzi, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo delle scuole statali, il rinnovo di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale ATA, senza indicare tempi certi per l’espletamento di dette procedure concorsuali ed escludendo qualsiasi possibilità, per tali docenti e detto personale, di ottenere il risarcimento del danno eventualmente subìto a causa di un siffatto rinnovo
La Corte costituzionale. Le decisioni nel trimestre gennaio-marzo 2015. Rapporto di lavoro
1. Illegittimità costituzionale della norma della Regione Sardegna che prevedeva il trasferimento di personale dipendente da una società in house a una amministrazione pubblica, in violazione dell’art. 97, comma 3, Cost. — 2. I nam mis si bile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4 della legge 23 marzo 1983, n. 78, inerente l’indennità d’imbarco per il personale delle Forze armate. — 3. Il le gittimità costituzionale della norma che consente alle Agenzie delle entrate, territoriale e delle dogane l’attribuzione senza pubblico concorso di incarichi dirigenziali...
La Corte costituzionale. Le decisioni nel trimestre gennaio-marzo 2015. Sicurezza sociale
1. Decadenza per pensione privilegiata. — 2. Inammissibilità del referendum in materia pensionistica. — 3. Pensioni e indennità per ciechi extracomunitari.
Esclusione e licenziamento del socio lavoratore di cooperativa: variazioni sul tema
cassazione, N.1259-23 Gennaio 2015
cassazione, N.24917-21 Novembre 2014
Con la prima pronuncia, la Corte di Cassazione definisce un regolamento necessario di competenza e afferma che la cognizione di domande connesse spetti al Giudice del lavoro qualora una di essa abbia ad oggetto i diritti dei lavoratori. Nell’altra sentenza, si afferma che, qualora l’esclusione di un socio-lavoratore si fondi esclusivamente sul licenziamento del medesimo, non si configura l’ipotesi propria dell’art. 5, co. 2 della l. n. 142 del 2001 che prevede l’automatica caducazione del rapporto di lavoro al venir meno del rapporto associativo. Ne consegue l’applicazione dell’art. 18 Stat. L
N:1259 - 23 Gennaio 2015)
Pres. Stile, Est. Tria, P.G. Celeste (conf.) – C. cooperativa a r.l. (avv. Marsala) c. V.F. (avv.ti Vacirca, Bozzo). Cassa Corte d’Appello di Genova, 30 giugno 2011.
Note: Esclusione e licenziamento del socio lavoratore di cooperativa: variazioni sul tema
Parole chiave: Licenziamento individuale :: cooperativa ::
Licenziamento individuale – Cooperative di lavoro – Esclusione/licen- ziamento del socio lavoratore – Applicabilità dell’art. 18 Stat. lav. – Prevalenza del rito del lavoro.
Qualora l’esclusione di un socio lavoratore di cooperativa si fondi esclusiva- mente sul licenziamento del medesimo, non si configura l’ipotesi propria dell’art. 5, comma 2, della legge n. 142/2001, che prevede l’automatica caducazione del rapporto di lavoro alla cessazione del rapporto associativo. Pertanto, in caso di declaratoria di illegittimità del licenziamento che ha costituito motivo determi- nante l’esclusione, anche quest’ultima risulta illegittima. Ne consegue che l’ap- plicazione dell’art. 18 Stat. lav. è esclusa, invece, quando il rapporto di lavoro cessi al venir meno di quello associativo
N:24917 - 21 Novembre 2014)
ord. – Pres. Curzio, Est. Blasutto, P.G. (conf.) – D.F. e F.T. (avv.ti Castellucci, Scappini) c. C. coo- perativa sociale. Cassa Tribunale di Verona, 26 febbraio 2013, ord.
Licenziamento individuale – Cooperative di lavoro – Esclusione/licen- ziamento del socio lavoratore – Licenziamento per giustificato mo- tivo oggettivo – Regolamento di competenza – Connessione ex art. 40 cod. proc. civ. – Prevalenza del rito del lavoro.
Qualora il socio lavoratore di cooperativa venga licenziato in conseguenza dell’esclusione dalla compagine associativa e venga altresì licenziato per giustifi- cato motivo oggettivo, le due domande aventi a oggetto ciascun licenziamento sono connesse ai sensi dell’art. 40 cod. proc. civ. e vengono sottoposte alla cogni- zione del giudice del lavoro
L’indennità «onnicomprensiva» ex art. 32, comma 5, della legge n. 183/2010: i confini del danno risarcibile
cassazione, N.262-12 Gennaio 2015
Articolo scritto da: Giulia Negri
La nota analizza la nuova posizione assunta dalla Suprema Corte sull’individuazione dei danni risarciti con la indennità prevista dall’art. 32, comma 5, della legge n. 183 del 2010 in caso di accertamento della nullità del termine apposto a uno o più contratti di lavoro, in relazione all’anzianità di servizio maturata. In particolare, l’A., dopo aver illustrato il percorso logico-argomentativo seguito dalla Corte, si sofferma sui possibili sviluppi in senso estensivo del carattere “onnicomprensivo” della suddetta indennità.
N:262 - 12 Gennaio 2015)
ord. – Pres. Curzio, Est. Marotta – M.Y. (avv.ti Pau, Meloni) c. Meridiana Fly Spa (avv.ti Boursier Nitta, De Luca Tamajo). Cassa con rinvio Corte d’Appello di Cagliari, Sez. dist. di Sassari, 16 ot- tobre 2012.
Note: L’indennità «onnicomprensiva» ex art. 32, comma 5, della legge n. 183/2010: i confini del danno risarcibile
Contratto a termine – Illegittima reiterazione – Clausola nulla – Inden- nizzo forfettario – Natura omnicomprensiva – Periodi non lavorati – Anzianità di servizio.
Nel caso di trasformazione in un unico rapporto di lavoro a tempo indeter- minato di una successione di contratti a tempo determinato, per effetto dell’ille- gittima apposizione del termine, l’indennità risarcitoria dovuta ai sensi dell’art. 32, comma 5, della legge 4 novembre 2010, n. 183, ristora per intero il pregiu- dizio subìto dal lavoratore, comprendendo tutti i danni – retributivi e contri- butivi – causati dalla perdita del lavoro, con riferimento agli «intervalli non la- vorati» fra l’uno e l’altro rapporto a termine. I «periodi lavorati» in forza dei reiterati contratti a tempo determinato, poi inseriti nell’unico rapporto a tempo indeterminato accertato dal giudice, fanno parte dell’anzianità lavorativa e con- tributiva riconosciuta al lavoratore e devono essere considerati
Acquisizione di una prova a discolpa e rilevanza disciplinare di una registrazione non autorizzata
cassazione, N.27424-29 Dicembre 2014
Gli ermellini, con la sentenza in commento, affermano che non ha alcuna rilevanza disciplinare il tentativo del lavoratore di registrare senza autorizzazione una sua conversazione con i superiori, se lo stesso è finalizzato all’acquisizione di una prova a discolpa. La registrazione fonografica di un colloquio tra persone presenti, infatti, rientra nel genus delle riproduzioni meccaniche ammissibili come prove nel processo civile. Tale condotta, quindi, costituisce legittimo esercizio di un diritto ed, in quanto tale, sarebbe comunque scriminata ex art. 51 c.p.
N:27424 - 29 Dicembre 2014)
Pres. Roselli, Est. Manna, P.M. Matera (conf.) – L.I. Srl (avv.ti Magrini, Damoli, Dell’Omarino, Cantone) c. G.S.C.F. (avv.ti Panici, Martino). Conf. Corte d’Appello di Torino, 27 settembre 2010
Note: Acquisizione di una prova a discolpa e rilevanza disciplinare di una registrazione non autorizzata
Parole chiave: Licenziamento individuale :: diritto alla riservatezza ::
Licenziamento individuale – Diritto alla riservatezza – Registrazione fonografica non autorizzata – Ammissibilità – Diritto di difesa.
Non ha alcuna rilevanza disciplinare il tentativo del lavoratore di registrare senza autorizzazione una sua conversazione con i superiori, se lo stesso è finaliz- zato all’acquisizione di una prova a discolpa. La registrazione fonografica di un colloquio tra persone presenti, infatti, rientra nel genus delle riproduzioni mec- caniche ammissibili come prove nel processo civile e penale, e in nessun caso la sua effettuazione può integrare condotta illecita, neppure da un punto di vista disci- plinare. Il diritto di difesa, d’altro canto, non è limitato alla pura e semplice se- de processuale, ma si estende a tutte quelle attività dirette ad acquisire prove a di- scolpa in esso utilizzabili, ancora prima che la controversia sia stata formalmen- te instaurata mediante citazione o ricorso.
La «prima» della Cassazione su licenziamento disciplinare e «insussistenza del fatto» nella legge n. 92/2012: rilievi critici
Tribunale Bari ord., N.13915-12 Gennaio 2015
Articolo scritto da: Giovanni Calvellini
L’Autore analizza le posizioni espresse da dottrina e giurisprudenza in tema di conseguenze del licenziamento disciplinare ingiustificato nella legge n. 92/2012 e verifica come la prima decisione della Corte di Cassazione in materia si sia collocata nel panorama interpretativo esistente. Offre, inoltre, alcuni spunti critici del principio di diritto enucleato nella sentenza, proponendo un’interpretazione alternativa che tenga maggiormente conto della necessità di garantire una lettura costituzionalmente conforme del dato normativo.
N:13915 - 12 Gennaio 2015)
Est. Tarantino – M.L. (avv. Roscano) c. B. Spa (avv. Aresta).
Parole chiave: licenzimento :: individuale :: fatto :: materiale :: giuridico :: tutela :: reale :: obbligatoria ::
Licenziamento individuale – Art. 18, commi 4 e 5, Stat. lav., come modificati dalla legge n. 92/2012 – Fatto materiale e fatto giuridico – Tutela reale e tutela obbligatoria – Proporzionalità.
La reintegrazione ai sensi dell’art. 18, c. 4, Stat., deve essere disposta anche quando l’«insussistenza» riguarda soltanto alcuni elementi del fatto contestato (effettivamente verificatosi per il resto) che siano ritenuti essenziali ai fini della configurazione della giusta causa o del giustificato motivo soggettivo di licenziamento
Annullamento delle dimissioni e obbligo retributivo
La pronuncia di annullamento di un atto di dimissioni rese da un lavoratore in stato di incapacità naturale determina la continuità del rapporto di lavoro, ma esclude il diritto alle retribuzioni medio tempore maturate. E’ quanto affermato nella pronuncia in esame dalla Corte di Cassazione, che nell'evidenziare la natura sinallagmatica del rapporto di lavoro, ricorda come l'eccezione al descritto principio, è prevista ex lege nelle specifiche ipotesi di malattia o licenziamento ingiustificato.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sui criteri di calcolo dell’indennità di buonuscita
cassazione, N.10413-14 Mag 2014
Le Sezioni Unite, interpretando rigorosamente la normativa, risolvono il contrasto giurisprudenziale affermando il principio di diritto secondo il quale nel regime dell’indennità di buonuscita spettante al pubblico dipendente, che non abbia conseguito la qualifica di dirigente e che sia cessato dal servizio nell’esercizio di mansioni superiori in ragione dell’affidamento di un incarico dirigenziale temporaneo, lo stipendio da considerare come base di calcolo dell’indennità medesima è quello relativo alla qualifica di appartenenza e non già quello rapportato all’esercizio temporaneo
N:10413 - 14 Mag 2014)
Sezioni Unite – Pres. Miani Canevari, Est. Amoroso, P.M. Apice (diff.) – B.E., B.R. e R.M. (avv. Tosi) c. Inpdap (avv. Mariuzzi). Diff. Corte d’Appello di Milano, 11 marzo 2010.
Note: Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sui criteri di calcolo dell’indennità di buonuscita
Parole chiave: lavoro pubblico :: Indennità di buonuscita ::
Lavoro pubblico – Indennità – Buonuscita – Retribuzione per reggen- za di dirigente – Computo nella base retributiva – Esclusione.
Nel regime dell’indennità di buonuscita spettante, ai sensi degli artt. 3 e 38 del d.P.R. n. 1032/1973, al lavoratore alle dipendenze della pubblica amministra- zione, il quale non abbia conseguito la qualifica di dirigente e che sia cessato dal servizio nell’esercizio di mansioni superiori in ragione dell’affidamento di un in- carico dirigenziale temporaneo di reggenza ai sensi dell’art. 52 del d.lgs. n. 165/2001, lo stipendio da considerare come base di calcolo dell’indennità medesi- ma è quello relativo alla qualifica di appartenenza e non quello rapportato all’eser- cizio temporaneo delle mansioni relative alla superiore qualifica di dirigente.
Direttiva n. 99/70 e acausalità del contratto a termine: la promozione (con riserva) della legge italiana sul lavoro marittimo
Corte di giustizia, N.C-362/13-3 Luglio 2014
c, N.62-8 Gennaio 2015
Articolo scritto da: Lorenzo-Giasanti
Il contributo parte dall’analisi della sentenza della Corte di Giustizia del 3 luglio 2014, C-362/13, Fiamingo, che ha ritenuto compatibile con la direttiva 99/70/CE la normativa italiana in materia di lavoro a termine nel settore marittimo, contenuta nell’art. 326 cod. nav., per proporre qualche considerazione in merito ai limiti ed ai vincoli che la direttiva 99/70/CE pone anche al lavoro a termine c.d. acausale ed al ruolo che l’istituto della frode alla legge, ritenuto applicabile al caso dei lavoratori a termine marittimi da Cass. n. 62/2015
N:C-362/13 - 3 Luglio 2014)
C-363/13, C-407/13, Sezione Terza – Pres. Iles ˘ic ˘, Est. Ó Caoimh, Avv. Gen. Kokott – M. Fiamingo, L. Zappalà, F. Rotondo e altri c. Rfi Spa.
Note: Direttiva n. 99/70 e acausalità del contratto a termine: la promozione (con riserva) della legge italiana sul lavoro marittimo
Parole chiave: 2014-07- ::
Contratto a termine – Lavoro marittimo – Direttiva n. 99/70 – Applicabilità. Contratto a termine – Direttiva n. 99/70 – Mera indicazione durata – Non osta. Contratto a termine – Direttiva n. 99/70 – Art. 326 cod. nav. – Non osta – Valutazione da parte del giudice del rinvio – Effettività della sanzione.
L’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, allegato alla Direttiva n. 1999/70 del Consiglio, del 28 giugno 1999, dev’essere interpretato nel senso che esso si applica a lavoratori occupati in qualità di marittimi con contratti di lavoro a tempo determinato su traghetti che effettuano un tragitto marittimo tra due porti situati nel medesimo Stato membro. (1) Le disposizioni dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato devono essere interpretate nel senso che esse non ostano a una normativa nazionale che prevede che i contratti di lavoro a tempo determinato debbono indicare la loro durata, ma non il loro termine.
N:62 - 8 Gennaio 2015)
Pres. Stile, Est. Manna, P.M. Mastroberardino (diff.) – M.F. (avv. Notarianni) c. Rfi Spa (avv. Maresca, Saccà). Cassa Corte d’Appello di Messina, 16 luglio 2010, n. 1065.
Contratto a termine – Lavoro marittimo – Direttiva n. 99/70 – Abuso successione contratti – Frode alla legge
Nell’ambito di un contratto di arruolamento a tempo determinato, anche la presenza di una normativa astrattamente idonea a prevenire abusi ai sensi della Direttiva n. 99/70, come l’art. 326 cod. nav., non esclude che, in concreto, ricorra un esercizio della facoltà di assumere a tempo determinato tale da integrare la frode alla legge sanzionabile ex art. 1344 cod. civ. Questa ipotesi deve essere esaminata caso per caso, con apprezzamento – riservato al giudice di merito – del numero dei contratti di lavoro a tempo determinato, dell’arco temporale complessivo in cui si sono succeduti e di ogni altra circostanza fattuale emersa in atti.
Salario minimo e distacco transnazionale
Corte di Giustizia, N.C-396/13-12 Febbraio 2015
Articolo scritto da: Stefano Giubboni
SOMMARIO: 1. La prima fase della giurisprudenza della Corte. — 2. La «svolta paradigmatica » di Laval. — 3. Il caso in esame. — 4. La pronuncia della Corte. — 5. Osservazioni conclusive.
N:C-396/13 - 12 Febbraio 2015)
Pres. Rodin, Est. Levits, Avv. Gen. Wahl – Sähköalojen ammattiliitto ry c. Elektrobudowa Spółka Akcyjna
Note: Salario minimo e distacco transnazionale
Distacco transnazionale – Rinvio pregiudiziale – Art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue – Artt. 56 e 57 del TfUe – Art. 3 della Direttiva n. 96/71 – Legittimazione ad agire – Cessione dei crediti – Divieto – Inapplicabilità. Distacco transnazionale – Rinvio pregiudiziale – Artt. 56 e 57 del TfUe – Art. 3 della Direttiva n. 96/71 – Nozione di salario minimo – Natura dei diversi elementi costitutivi della retribuzione.
La Direttiva n. 96/71 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 1996, relativa al distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi, letta alla luce dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali del l’U - nio ne europea, osta a che una normativa dello Stato membro in cui ha sede l’impresa che ha distaccato alcuni lavoratori nel territorio di un altro Stato membro, in forza della quale è vietata la cessione di crediti derivanti da rapporti di lavoro, possa impedire la presentazione nello Stato ospitante di un ricorso da parte di un sindacato al fine di recuperare, a favore dei lavoratori distaccati, taluni crediti attinenti al salario minimo, ai sensi della Direttiva n. 96/71, a esso ceduti in conformità al diritto vigente nello Stato ospitante.
Corte di Giustizia, N.C-221/13-15 Ottobre 2014
Articolo scritto da: Mirko Altimari
La Corte di giustizia ha ritenuto compatibile con la direttiva 97/81 sul lavoro a tempo parziale il discusso art. 16 del cd. Collegato lavoro, il quale permetteva alle Pubbliche amministrazioni di revocare, entro un limitato periodo di tempo, i contratti di lavoro part time e trasformarli in tempo pieno. I giudici sembrano affermare che la trasformazione di un rapporto da tempo parziale a tempo pieno sia di per sé necessariamente vantaggiosa, ignorando le complesse motivazioni di carattere personale o professionale che possono far optare il lavoratore per un lavoro a tempo parziale
N:C-221/13 - 15 Ottobre 2014)
Sezione Terza – Pres. Iles˘ic˘, Est. Jaras˘iu¯nas, Avv. Gen. Wahl – T.M. c. ministero della Giustizia
Note: Tempo parziale e Collegato lavoro: la Corte di Giustizia salva il (fu) diritto di revoca
Parole chiave: lavoro a tempo parziale :: Consenso del lavoratore :: direttiva europea :: trasformazione :: pubblica amministrazione ::
Lavoro a tempo parziale – Direttiva n. 97/81 – Lavoratori alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni – Trasformazione del contratto a tempo pieno – Consenso del lavoratore – Irrilevanza.
L’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale, concluso il 6 giugno 1997, che figura nell’allegato alla Direttiva n. 97/81 del Consiglio, del 15 dicembre 1997, e in particolare la clausola 5, punto 2, deve essere interpretato nel senso che esso non osta, in circostanze come quelle oggetto del procedimento principale, a una normativa nazionale in base alla quale il datore di lavoro può disporre la trasformazione di un contratto di lavoro da contratto a tempo parziale in contratto a tempo pieno senza il consenso del lavoratore interessato.
Usi aziendali e contratto individuale di lavoro: un ritorno al passato?
cassazione, N.18780-5 Settembre 2014
La Corte di Cassazione con la sentenza in commento, affronta il dibattuto tema delle consuetudini aziendali, affermando che l’uso, se non risulta una contraria vo-lontà delle parti, si inserisce, ai sensi dell'art. 1340 cod. civ., non già nel contratto collettivo, bensì in quello individuale, integrandone il contenuto, con la conse-guenza che, l'esclusione di tale uso, può avvenire soltanto in base alla concorde volontà delle parti, salvo che non sia legato alle particolari modalità di espletamen-to della prestazione lavorativa
N:18780 - 5 Settembre 2014)
Pres. Stile, Est. Venuti, P.M. Matera (diff.) – S. Spa (avv.ti Romei, Failla, Torchio) c. B.R. e altri. Cassa Corte d’Appello di Genova, 21 marzo 2008.
Note: Usi aziendali e contratto individuale di lavoro: un ritorno al passato?
Parole chiave: usi aziendali :: contratto individuale ::
Usi aziendali – Integrazione del contratto individuale – Modifiche uni- laterali del datore di lavoro – Inammissibilità – Mutamento dell’or- ganizzazione del lavoro – Modifiche unilaterali – Ammissibilità.
L’uso aziendale, se non risulta una volontà contraria delle parti, si inserisce, ai sensi dell’art. 1340 cod. civ. nel contratto individuale, integrandolo. Resta sal- va l’ipotesi in cui l’uso aziendale sia legato alle particolari modalità di espleta- mento della prestazione. In questo caso, ove sia intervenuta una modificazione dell’organizzazione del lavoro che, secondo una valutazione rimessa al giudice del merito, abbia fatto venir meno il presupposto del diritto, il datore di lavoro può incidere unilateralmente sui diritti acquisiti dal lavoratore per effetto del- l’uso aziendale.
È antisindacale la condotta del datore di lavoro che rifiuta di convocare al tavolo delle trattative un sindacato rappresentativo nei fatti e nel consenso dei lavoratori? Le pronunce in commento, pur seguendo la falsariga della nota sentenza n. 231/2013 della Corte Costituzionale, giungono a due soluzioni opposte, rendendo attuale un antico dibattito dottrinale e giurisprudenziale.
Contrattazione collettiva e concorrenza: il «prezzo» dell’armonia
Corte di Giustizia, N.C-413/13-4 Dicembre 2014
Il caso esaminato riapre la discussione sull’eccezione al divieto imposto dall’art. 101, par. 1, TfUe, introdotta con il caso Albany. Per la prima volta, la Corte di Giustizia si pronuncia in riferimento ad un contratto collettivo, stipulato da organizzazioni sindacali che rappresentano sia lavoratori subordinati, sia lavoratori autonomi e che fissa per essi i relativi minimi tariffari. La sentenza specifica che i prestatori con contratto d’opera sono «imprese», ai sensi del diritto Ue, salvo risultino «falsi autonomi». La cd. eccezione-Albany si applica solo in quest’ultimo caso.
contratto opera
collett6ivo
N:C-413/13 - 4 Dicembre 2014)
Sezione Prima – Pres. ed Est. Tizzano, Avv. Gen. Wahl – Fnv Kunsten Informatie en Media c. Staat der Nederlanden.
Note: Contrattazione collettiva e concorrenza: il «prezzo» dell’armonia
Contratto collettivo – Concorrenza – Art. 101 TfUe – Eccezione Albany – Minimi tariffari – Contratto d’opera – Nozione di impresa – Nozione di lavoratore ai sensi del diritto dell’Unione.
Il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che la disposizione di un contratto collettivo di lavoro contenente tariffe minime per i prestatori autonomi di servizi, affiliati a una delle organizzazioni dei lavoratori parti del contratto – che svolgono per un datore di lavoro, in forza di un contratto d’opera, la stessa attività dei lavoratori subordinati di tale datore di lavoro –, esula dall’ambito di applicazione dell’art. 101, par. 1, TfUe, solo qualora tali prestatori siano «falsi autonomi», ossia prestatori che si trovano in una situazione paragonabile a quella di detti lavoratori subordinati. Spetta al giudice del rinvio procedere a una tale valutazione.
Il divieto di discriminazione come strumento redistributivo: la Corte di Giustizia e i fattori attuariali\
Corte di giustizia, N.C-318/13-3 Settembre 2014
Articolo scritto da: Giovanni Castellani
l presente contributo analizza la recente pronuncia resa dalla Corte di giustizia nel caso X e i suoi risvolti sul rapporto tra i fattori attuariali differenziati in base al genere e il principio di parità di trattamento nella previdenza. La regola dei premi e delle prestazioni differenziate, originariamente accolta dal legislatore europeo, è stata messa in discussione dalla Corte di giustizia a partire dalla pronuncia Test Achats, relativa al settore assicurativo. La sentenza in commento estende al settore della previdenza legale tale orientamento della Corte
N:C-318/13 - 3 Settembre 2014)
C-318/13, Sezione Seconda – Pres. ed Est. Silva de Lapuerta, Avv. Gen. Kokott – X.
Note: Il divieto di discriminazione come strumento redistributivo: la Corte di Giustizia e i fattori attuariali\
Parole chiave: discriminazione ::
Discriminazioni – Direttiva n. 79/7 – Parità di trattamento – Assicurazione contro gli infortuni dei lavoratori dipendenti – Calcolo del risarcimento in funzione del genere – Rinvio pregiudiziale – Violazione del diritto dell’Ue.
L’art. 4, paragrafo 1, della Direttiva n. 79/7 del Consiglio, del 19 dicembre 1978, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale, dev’essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale che preveda, ai fini del calcolo di una prestazione previdenziale versata per un infortunio sul lavoro, l’applicazione, quale fattore attuariale, della differenza di speranza di vita tra gli uomini e le donne, laddove l’applicazione di tale fattore faccia sì che il risarcimento versato una tantum a titolo di tale prestazione risulti inferiore, quando sia concesso a un uomo, rispetto a quello che percepirebbe una donna di pari età che si trovi in situazione analoga