Source: https://www.dirittoweb.com/codice_penale1.html
Timestamp: 2020-02-22 04:31:16+00:00
Document Index: 131014227

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 61', 'art. 6', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza\n']

CODICE PENALE - Libro Primo - Titoli I-IV
Articolo 1 - Reati e pene: disposizione espressa di legge
Articolo 2 - Successione di leggi penali
Le disposizioni di questo articolo si applicano altresì nei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decreto-legge e nel caso di un decreto-legge convertito in legge con emendamenti (77 Cost.).
Articolo 3 - Obbligatorietà della legge penale
La legge penale italiana obbliga altresì tutti coloro che, cittadini o stranieri, si trovano all’estero, ma limitatamente ai casi stabiliti dalla legge medesima (7-10 c.p.) o dal diritto internazionale (17,18 c.p.m.p.; 1080 c.n.).
Articolo 3-bis - Principio della riserva di codice
Articolo 4 - Cittadino italiano. Territorio dello Stato
Articolo 5 - Ignoranza della legge penale
Nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale. (#1)
#1 - Articolo dichiarato costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non esclude dall’inescusabilità dell’ignoranza della legge penale l’ignoranza inevitabile (Corte costituzionale 88/364).
Articolo 6 - Reati commessi nel territorio dello Stato
Articolo 7 - Reati commessi all’estero
4) delitti commessi da pubblici ufficiali (357 c.p.) a servizio dello Stato, abusando dei poteri o violando i doveri inerenti alle loro funzioni;
Articolo 8 - Delitto politico commesso all’estero
Il cittadino o lo straniero, che commette in territorio estero un delitto politico non compreso tra quelli indicati nel numero 1 dell’articolo precedente, è punito secondo la legge italiana, a richiesta del Ministro della Giustizia.
Se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa, occorre, oltre tale richiesta, anche la querela (120-127 c.p.; 336-340 c.p.p.).
Articolo 9 - Delitto comune del cittadino all’estero
Il cittadino, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti, commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce [la pena di morte o] l’ergastolo (22 c.p.), o la reclusione (23 c.p.) non inferiore nel minimo a tre anni, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato (42 c.p.).
Se si tratta di delitto per il quale è stabilita una pena restrittiva della libertà personale di minore durata, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della Giustizia (128, 129 c.p.; 342 c.p.p.), ovvero a istanza (130 c.p.; 341 c.p.p.) o a querela (120-126 c.p.; 336-340 c.p.p.) della persona offesa.
Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, qualora si tratti di delitto a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della Giustizia, sempre che l’estradizione (697-719 c.p.p.) di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto.
Articolo 10 - Delitto comune dello straniero all'estero
Lo straniero, che, fuori dei casi indicati negli artt. 7 e 8, commette in territorio estero, a danno dello Stato o di un cittadino, un delitto per il quale la legge italiana stabilisce [la pena di morte o] l’ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a un anno, è punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato, e vi sia richiesta del Ministro della Giustizia (128, 129 c.p.; 342 c.p.p.), ovvero istanza (130 c.p.; 341 c.p.p.) o querela (120-126 c.p.; 336-340 c.p.p.) della persona offesa.
Se il delitto è commesso a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito secondo la legge italiana, a richiesta del Ministro della Giustizia (112, 128, 129 c.p.), sempre che:
2) si tratti di delitto per il quale è stabilita la pena [di morte o] dell’ergastolo, ovvero della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni;
3) l'estradizione (697-719 c.p.p.) di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto, o da quello dello Stato a cui egli appartiene.
Articolo 11 - Rinnovamento del giudizio
Nel caso indicato nell’art. 6, il cittadino o lo straniero è giudicato nello Stato, anche se sia stato giudicato all’estero (138, 201 c.p.).
Nei casi indicati negli artt. 7, 8, 9 e 10, il cittadino o lo straniero, che sia stato giudicato all’estero, è giudicato nuovamente nello Stato, qualora il Ministro della Giustizia ne faccia richiesta (128 c.p.; 342 c.p.p.).
Articolo 12 - Riconoscimento delle sentenze penali straniere
1) per stabilire la recidiva (99-101 c.p.) o un altro effetto penale della condanna, ovvero per dichiarare l’abitualità (102-104 c.p.) o la professionalità nel reato (105 c.p.) o la tendenza a delinquere (108 c.p.);
2) quando la condanna importerebbe, secondo la legge italiana, una pena accessoria (28-37 c.p.);
3) quando, secondo la legge italiana, si dovrebbe sottoporre la persona condannata o prosciolta, che si trova nel territorio dello Stato, a misure di sicurezza personali (201-2, 215 c.p.);
4) quando la sentenza straniera porta condanna alle restituzioni o al risarcimento del danno (185 c.p.), ovvero deve, comunque, esser fatta valere in giudizio nel territorio dello Stato, agli effetti delle restituzioni o del risarcimento del danno, o ad altri effetti civili.
Per farsi luogo al riconoscimento, la sentenza deve essere stata pronunciata dall’Autorità giudiziaria di uno Stato estero col quale esiste trattato di estradizione. Se questo non esiste, la sentenza estera può essere egualmente ammessa a riconoscimento nello Stato, qualora il Ministro della Giustizia ne faccia richiesta (128 c.p., 342 c.p.p.). Tale richiesta non occorre se viene fatta istanza per il riconoscimento agli effetti indicati nel n. 4.
Articolo 13 - Estradizione
L’estradizione (697-722 c.p.p.) è regolata dalla legge penale italiana, dalle convenzioni e dagli usi internazionali (10, 26 Cost.; 696 c.p.p.).
Non è ammessa l’estradizione del cittadino, salvo che sia espressamente consentita nelle convenzioni internazionali (26 Cost.).
Articolo 14 - Computo e decorrenza dei termini
Articolo 15 - Materia regolata da più leggi penali o da più disposizioni della medesima legge penale
Articolo 16 - Leggi penali speciali
Articolo 17 - Pene principali: specie
2) l’ergastolo (22 c.p.);
3) la reclusione (23 c.p.);
4) la multa (24 c.p.).
1) l’arresto (25 c.p.);
2) l’ammenda (26 c.p.).
Articolo 18 - Denominazione e classificazione delle pene principali
Articolo 19 - Pene accessorie: specie
6) la decadenza o la sospensione dall'esercizio della responsabilità genitoriale.
Articolo 20 - Pene principali e accessorie
Articolo 21 - Pena di morte
Articolo 22 - Ergastolo
La pena dell’ergastolo è perpetua, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro [e con l’isolamento notturno] (#2).
Il condannato all'ergastolo può essere ammesso al lavoro all’aperto.
#2 - Comma da intendersi così parzialmente abrogato per effetto dell’articolo 6, 2° comma, ord. penit., che destina al pernottamento dei detenuti "camere dotate di uno o più posti" non distinguendo secondo il tipo di pena da eseguire.
Articolo 23 - Reclusione
La pena della reclusione si estende da quindici giorni a ventiquattro anni, ed è scontata in uno degli stabilimenti a ciò destinati, con l’obbligo del lavoro [e con l’isolamento notturno] (#3).
[Sono applicabili alla pena della reclusione le disposizioni degli ultimi due capoversi dell’articolo precedente] (#4).
#3 - Comma da intendersi così parzialmente abrogato per effetto dell’articolo 6, 2° comma, ord. penit., che destina al pernottamento dei detenuti "camere dotate di uno o più posti" non distinguendo secondo il tipo di pena da eseguire.
#4 - Comma venuto meno per l'espressa abrogazione dei due ultimi commi dell’articolo 22.
Articolo 24 - Multa
La pena della multa consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a euro 50, né superiore a euro 50.000 (133-bis c.p.).
Articolo 25 - Arresto
La pena dell’arresto si estende da cinque giorni a tre anni, ed è scontata in uno degli istituti a ciò destinati [o in sezioni speciali degli stabilimenti di reclusione] (#5), con l’obbligo del lavoro [e con l’isolamento notturno] (#6) (64, 66, 78, 136 c.p.).
#5 - Sugli istituti per l’esecuzione della pena dell’arresto vedi art. 61 ord. penit., cui si deve la tacita abrogazione del riferimento alle sezioni speciali.
#6 - Comma da intendersi così parzialmente abrogato per effetto dell’art. 6, 2° comma, ord. penit., che destina al pernottamento dei detenuti "camere dotate di uno o più posti" non distinguendo secondo il tipo di pena da eseguire.
Articolo 26 - Ammenda
La pena dell’ammenda consiste nel pagamento allo Stato di una somma non inferiore a euro 20, né superiore a euro 10.000 (133-bis c.p.).
Articolo 27 - Pene pecuniarie fisse e proporzionali
Articolo 28 - Interdizione dai pubblici uffici
2) di ogni pubblico ufficio, di ogni incarico non obbligatorio di pubblico servizio, e della qualità ad essi inerente di pubblico ufficiale o d’incaricato di pubblico servizio (358 c.p.);
Articolo 29 - Casi nei quali alla condanna consegue l’interdizione dai pubblici uffici
La dichiarazione di abitualità o di professionalità nel delitto, ovvero di tendenza a delinquere importa l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Articolo 30 - Interdizione da una professione o da un’arte
L'interdizione da una professione o da un'arte priva il condannato della capacità di esercitare, durante l'interdizione, una professione, arte, industria, o un commercio o mestiere, per cui è richiesto uno speciale permesso o una speciale abilitazione, autorizzazione o licenza dell'Autorità e importa la decadenza dal permesso o dall'abilitazione, autorizzazione, o licenza anzidetti.
L'interdizione da una professione o da un'arte non può avere una durata inferiore a un mese, né superiore a cinque anni (31, 139 c.p.), salvi i casi espressamente stabiliti dalla legge.
Articolo 31 - Condanna per delitti commessi con abuso di un pubblico ufficio o di una professione o di un’arte. Interdizione
Ogni condanna per delitti commessi con l’abuso dei poteri, o con la violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione, o ad un pubblico servizio, o a taluno degli uffici indicati nel n. 3) dell’art. 28, ovvero con l’abuso di una professione, arte, industria, o di un commercio o mestiere, o con la violazione dei doveri a essi inerenti, importa la interdizione temporanea dai pubblici uffici o dalla professione, arte, industria, o dal commercio o mestiere.
Articolo 32 - Interdizione legale
Il condannato all’ergastolo è in stato d’interdizione legale.
La condanna all’ergastolo importa anche la decadenza dalla responsabilità genitoriale (316 c.c.).
Il condannato alla reclusione per un tempo non inferiore a cinque anni è, durante la pena, in stato di interdizione legale; la condanna produce altresì, durante la pena, la sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale, salvo che il giudice disponga altrimenti.
Alla interdizione legale si applicano, per ciò che concerne la disponibilità e l’amministrazione dei beni, nonché la rappresentanza negli atti ad esse relativi, le norme della legge civile sulla interdizione giudiziale.
Articolo 32-bis - Interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese
Articolo 32-ter - Incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione
Articolo 32-quater - Casi nei quali alla condanna consegue l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione
Ogni condanna per i delitti previsti dagli articoli 314, primo comma, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 319-quater, 320, 321, 322, 322-bis, 346-bis, 353, 355, 356, 416, 416-bis, 437, 452-bis, 452-quater, 452-sexies, 452-septies, 452-quaterdecies, 501, 501-bis, 640, secondo comma, numero 1, 640-bis e 644, commessi in danno o a vantaggio di un’attività imprenditoriale o comunque in relazione ad essa, importa l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione.
Articolo 32-quinquies - Casi nei quali alla condanna consegue l’estinzione del rapporto di lavoro o di impiego
Salvo quanto previsto dagli articoli 29 e 31, la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a due anni per i delitti di cui agli articoli 314, primo comma, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, primo comma, e 320 importa altresì l’estinzione del rapporto di lavoro o di impiego nei confronti del dipendente di amministrazioni od enti pubblici ovvero di enti a prevalente partecipazione pubblica.
Articolo 33 - Condanna per delitto colposo
Articolo 34 - Decadenza dalla responsabilità genitoriale e sospensione dall'esercizio di essa
La legge determina i casi nei quali la condanna importa la decadenza dalla responsabilità genitoriale (541, 564, 569 c.c.).
La condanna per delitti commessi con abuso della responsabilità genitoriale importa la sospensione dall'esercizio di essa per un periodo di tempo pari al doppio della pena inflitta.
La decadenza dalla responsabilità genitoriale importa anche la privazione di ogni diritto che al genitore spetti sui beni del figlio in forza della responsabilità genitoriale di cui al titolo IX del libro I del Codice Civile.
La sospensione dall'esercizio della responsabilità genitoriale importa anche l'incapacità di esercitare, durante la sospensione, qualsiasi diritto che al genitore spetti sui beni del figlio, in base alle norme del titolo IX del libro I del Codice Civile.
Nelle ipotesi previste dai commi precedenti, quando sia concessa la sospensione condizionale della pena (163 c.p.), gli atti del procedimento vengono trasmessi al tribunale dei minorenni, che assume i provvedimenti più opportuni nell’interesse dei minori.
Articolo 35 - Sospensione dall’esercizio di una professione o di un’arte
La sospensione dall'esercizio di una professione o di un'arte non può avere una durata inferiore a tre mesi né superiore a tre anni.
Essa consegue a ogni condanna per contravvenzione, che sia commessa con abuso della professione, arte, industria, o del commercio o mestiere, ovvero con violazione dei doveri ed essi inerenti, quando la pena inflitta non è inferiore a un anno d’arresto.
Articolo 35-bis - Sospensione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese
Essa non può avere una durata inferiore a quindici giorni né superiore a due anni (139 c.p.) e consegue ad ogni condanna all’arresto per contravvenzioni commesse con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti all’ufficio.
Articolo 36 - Pubblicazione della sentenza penale di condanna
La sentenza di condanna [alla pena di morte o] all'ergastolo è pubblicata mediante affissione nel Comune ove è stata pronunciata, in quello ove il delitto fu commesso, e in quello ove il condannato aveva l'ultima residenza.
La legge determina gli altri casi (165, 186, 347, 448, 475, 498, 501-bis, 518, 722, 727 c.p.) nei quali la sentenza di condanna deve essere pubblicata. In tali casi la pubblicazione ha luogo nei modi stabiliti nei due capoversi precedenti.
Articolo 37 - Pene accessorie temporanee: durata
Quando la legge stabilisce che la condanna importa una pena accessoria temporanea, e la durata di questa non è espressamente determinata, la pena accessoria ha una durata eguale a quella della pena principale inflitta, o che dovrebbe scontarsi, nel caso di conversione, per insolvibilità del condannato (136 c.p.). Tuttavia, in nessun caso essa può oltrepassare il limite minimo e quello massimo stabiliti per ciascuna specie di pena accessoria (79, 139 c.p.).
Articolo 38 - Condizione giuridica del condannato alla pena di morte
Articolo 39 - Reato: distinzione fra delitti e contravvenzioni
Articolo 40 - Rapporto di causalità
Articolo 41 - Concorso di cause
Le cause sopravvenute escludono il rapporto di causalità quando siano state da sole sufficienti a determinare l’evento. In tal caso, se l’azione od omissione precedentemente commessa costituisce per sé un reato, si applica la pena per questo stabilita.
Articolo 42 - Responsabilità per dolo o per colpa o per delitto preterintenzionale. Responsabilità obiettiva
Nessuno può essere punito per una azione od omissione preveduta dalla legge come reato, se non l’ha commessa con coscienza e volontà.
Articolo 43 - Elemento psicologico del reato
Articolo 44 - Condizione obiettiva di punibilità
Articolo 45 - Caso fortuito o forza maggiore
Articolo 46 - Costringimento fisico
Articolo 47 - Errore di fatto
Articolo 48 - Errore determinato dall’altrui inganno
Articolo 49 - Reato supposto erroneamente reato impossibile
La punibilità è altresì esclusa quando, per la inidoneità dell’azione o per la inesistenza dell’oggetto di essa, è impossibile l’evento dannoso o pericoloso.
Articolo 50 - Consenso dell’avente diritto
Articolo 51 - Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere
Se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell’Autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale (357 c.p.) che ha dato l’ordine.
Articolo 52 - Difesa legittima
Nei casi di cui al secondo e al terzo comma agisce sempre in stato di legittima difesa colui che compie un atto per respingere l'intrusione posta in essere, con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone.
Articolo 53 - Uso legittimo delle armi
Ferme le disposizioni contenute nei due articoli precedenti, non è punibile il pubblico ufficiale (357 c.p.) che, al fine di adempiere un dovere del proprio ufficio, fa uso ovvero ordina di far uso delle armi o di un altro mezzo di coazione fisica, quando vi è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all’Autorità e comunque di impedire la consumazione dei delitti di strage, di naufragio, sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona.
Articolo 54 - Stato di necessità
Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo (55 c.p.).
La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità è determinato dall’altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l’ha costretta a commetterlo (611 c.p.; 2045 c.c.).
Articolo 55 - Eccesso colposo
Nei casi di cui ai commi secondo, terzo e quarto dell'articolo 52, la punibilità è esclusa se chi ha commesso il fatto per la salvaguardia della propria o altrui incolumità ha agito nelle condizioni di cui all'articolo 61, primo comma, n. 5) ovvero in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto.
Articolo 56 - Delitto tentato
Chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto, risponde di delitto tentato, se l’azione non si compie o l’evento non si verifica (49 n.2 c.p.).
Il colpevole di delitto tentato è punito: [con la reclusione da ventiquattro a trenta anni se dalla legge è stabilita per il delitto la pena di morte] con la reclusione non inferiore a dodici anni, se la pena stabilita è l’ergastolo; e, negli altri casi, con la pena stabilita per il delitto, diminuita da un terzo a due terzi.
Articolo 57 - Reati commessi col mezzo della stampa periodica
Salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione e fuori dei casi di concorso, il direttore o il vicedirettore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che col mezzo della pubblicazione siano commessi reati, è punito, a titolo di colpa, se un reato è commesso, con la pena stabilita per tale reato, diminuita in misura non eccedente un terzo.
Articolo 57-bis - Reati commessi col mezzo della stampa non periodica
Articolo 58 - Stampa clandestina
Articolo 58-bis - Procedibilità per i reati commessi col mezzo della stampa
Se il reato commesso col mezzo della stampa è punibile a querela, istanza (130 c.p.; 341 c.p.p.) o richiesta (127-129, 313-314 c.p.; 342 c.p.p.), anche per la punibilità dei reati preveduti dai tre articoli precedenti è necessaria querela, istanza o richiesta.
La querela, la istanza o la richiesta presentata contro il direttore o vice-direttore responsabile, l’editore o lo stampatore ha effetto anche nei confronti dell’autore della pubblicazione per il reato da questo commesso (123, 129, 130 c.p.).
Non si può procedere per i reati preveduti nei tre articoli precedenti se è necessaria una autorizzazione di procedimento (313, 343, 344 c.p.p.) per il reato commesso dall’autore della pubblicazione, fino a quando l’autorizzazione non è concessa. Questa disposizione non si applica se l’autorizzazione è stabilita per le qualità o condizioni personali dell’autore della pubblicazione.
Articolo 59 - Circostanze non conosciute o erroneamente supposte
Le circostanze che attenuano (62, 62-bis, 114 c.p.) o escludono la pena sono valutate a favore dell’agente anche se da lui non conosciute, o da lui per errore ritenute inesistenti.
Articolo 60 - Errore sulla persona dell’offeso
Nel caso di errore sulla persona offesa da un reato, non sono poste a carico dell’agente le circostanze aggravanti, che riguardano le condizioni o qualità della persone offesa, o i rapporti tra offeso e colpevole.
Le disposizioni di questo articolo non si applicano, se si tratta di circostanze che riguardano l’età o altre condizioni o qualità, fisiche o psichiche, della persona offesa.
Articolo 61 - Circostanze aggravanti comuni
3) l’avere nei delitti colposi, agito nonostante la previsione dell’evento;
6) l’avere il colpevole commesso il reato durante il tempo, in cui si è sottratto volontariamente alla esecuzione di un mandato o di un ordine di arresto o di cattura o di carcerazione (296 c.p.p.), spedito per un precedente reato;
10) l’avere commesso il fatto contro un pubblico ufficiale (357 c.p.) o una persona incaricata di un pubblico servizio (358 c.p.), o rivestita della qualità di ministro del culto cattolico o di un culto ammesso nello Stato, ovvero contro un agente diplomatico o consolare di uno Stato estero, nell’atto o a causa dell’adempimento delle funzioni o del servizio;
11-quater) l'avere il colpevole commesso un delitto non colposo durante il periodo in cui era ammesso ad una misura alternativa alla detenzione in carcere;
11-quinquies) l'avere, nei delitti non colposi contro la vita e l'incolumità individuale e contro la libertà personale, commesso il fatto in presenza o in danno di un minore di anni diciotto ovvero in danno di persona in stato di gravidanza;
11-sexies) l'avere, nei delitti non colposi, commesso il fatto in danno di persone ricoverate presso strutture sanitarie o presso strutture sociosanitarie residenziali o semiresidenziali, pubbliche o private, ovvero presso strutture socio-educative;
Articolo 61-bis - Circostanza aggravante del reato transnazionale
Per i reati puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni nella commissione dei quali abbia dato il suo contributo un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato la pena è aumentata da un terzo alla metà. Si applica altresì il secondo comma dell'articolo 416-bis.1.
Articolo 62 - Circostanze attenuanti comuni
Attenuano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze attenuanti speciali (15, 68 c.p.), le circostanze seguenti:
2) l’avere reagito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui;
3) l’avere agito per suggestione di una folla in tumulto, quando non si tratta di riunioni o assembramenti vietati dalla legge o dall’Autorità, e il colpevole non è delinquente o contravventore abituale (102-104 c.p.) o professionale (105 c.p.), o delinquente per tendenza (108 c.p.);
4) l’avere, nei delitti contro il patrimonio, o che comunque offendono il patrimonio, cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità, ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro, l’avere agito per conseguire o l’avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità, quando anche l’evento dannoso o pericoloso sia di speciale tenuità;
6) l’avere, prima del giudizio (492 c.p.p.), riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l’essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell’ultimo capoverso dell’articolo 56, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato.
Articolo 62-bis - Circostanze attenuanti generiche
Ai fini dell’applicazione del primo comma non si tiene conto dei criteri di cui all’articolo 133, primo comma, numero 3, e secondo comma, nei casi previsti dall’articolo 99, quarto comma, in relazione ai delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale, nel caso in cui siano puniti con la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni.
Articolo 63 - Applicazione degli aumenti o delle diminuzioni di pena
Se concorrono più circostanze aggravanti (66, 69 c.p.), ovvero più circostanze attenuanti (67, 69 c.p.), l’aumento o la diminuzione di pena si opera sulla quantità di essa risultante dall’aumento o dalla diminuzione precedente.
Quando per una circostanza la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato o si tratta di circostanza ad effetto speciale, l’aumento o la diminuzione per le altre circostanze non opera sulla pena ordinaria del reato, ma sulla pena stabilita per la circostanza anzidetta. Sono circostanze ad effetto speciale quelle che importano un aumento o una diminuzione della pena superiore ad un terzo.
Se concorrono più circostanze aggravanti tra quelle indicate nel secondo capoverso di questo articolo, si applica soltanto la pena stabilita per la circostanza più grave; ma il giudice può aumentarla (64 c.p.).
Se concorrono più circostanze attenuanti tra quelle indicate nel secondo capoverso di questo articolo, si applica soltanto la pena meno grave stabilita per le predette circostanze; ma il giudice può diminuirla (65 c.p.).
Articolo 64 - Aumento di pena nel caso di una sola circostanza aggravante
Articolo 65 - Diminuzione di pena nel caso di una sola circostanza attenuante
1) [alla pena di morte è sostituita la reclusione da ventiquattro a trenta anni];
Articolo 66 - Limiti degli aumenti di pena nel caso di concorso di più circostanze aggravanti
3) e, rispettivamente, euro 10.329 o euro 2.065, se si tratta della multa o dell’ammenda, ovvero, rispettivamente, euro 30.987 o euro 6.197, se il giudice si avvale della facoltà di aumento indicata nel capoverso dell’articolo 133-bis.
Articolo 67 - Limiti delle diminuzioni di pena nel caso di concorso di più circostanze attenuanti
1) [a quindici anni di reclusione, se per il delitto la legge stabilisce la pena di morte];
Articolo 68 - Limiti al concorso di circostanze
Articolo 69 - Concorso di circostanze aggravanti e attenuanti
Quando concorrono insieme circostanze aggravanti e circostanze attenuanti, e le prime sono dal giudice ritenute prevalenti, non si tiene conto delle diminuzioni di pena stabilite per le circostanze attenuanti, e si fa luogo soltanto agli aumenti di pena stabiliti per le circostanze aggravanti.
Le disposizioni del presente articolo si applicano anche alle circostanze inerenti alla persona del colpevole, esclusi i casi previsti dall’articolo 99, quarto comma, nonché dagli articoli 111 e 112, primo comma, numero 4, per cui vi è divieto di prevalenza delle circostanze attenuanti sulle ritenute circostanze aggravanti, ed a qualsiasi altra circostanza per la quale la legge stabilisca una pena di specie diversa o determini la misura della pena in modo indipendente da quella ordinaria del reato.
Articolo 69-bis - Casi di esclusione del giudizio di comparazione tra circostanze
Per i delitti di cui all'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri da 1) a 6), del codice di procedura penale le circostanze attenuanti, diverse da quella prevista dall'articolo 98, concorrenti con le aggravanti di cui agli articoli 111 e 112, primo comma, numeri 3) e 4), e secondo comma, non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste se chi ha determinato altri a commettere il reato, o si è avvalso di altri nella commissione del delitto, ne è il genitore esercente la responsabilità genitoriale ovvero il fratello o la sorella e le diminuzioni di pena si operano sulla quantità di pena risultante dall'aumento conseguente alle predette aggravanti.
Articolo 70 - Circostanze oggettive e soggettive
2) sono circostanze soggettive quelle che concernono la intensità del dolo o il grado della colpa, o le condizioni e le qualità personali del colpevole, o i rapporti fra il colpevole e l’offeso, ovvero che sono inerenti alla persona dei colpevole.
Le circostanze inerenti alla persona del colpevole riguardano la imputabilità (85-98 c.p.) e la recidiva (99 c.p.).
Articolo 71 - Condanna per più reati con unica sentenza o decreto
Articolo 72 - Concorso di reati che importano l’ergastolo e di reati che importano pene detentive temporanee
Articolo 73 - Concorso di reati che importano pene detentive temporanee o pene pecuniarie della stessa specie
Articolo 74 - Concorso di reati che importano pene detentive di specie diversa
Articolo 75 - Concorso di reati che importano pene pecuniarie di specie diversa
Articolo 76 - Pene concorrenti considerate come pena unica ovvero come pene distinte
Articolo 77 - Determinazione delle pene accessorie
Articolo 78 - Limiti degli aumenti delle pene principali
Articolo 79 - Limiti degli aumenti delle pene accessorie
Articolo 80 - Concorso di pene inflitte con sentenze o decreti diversi
Articolo 81 - Concorso formale. Reato continuato
Alla stessa pena soggiace chi con più azioni od omissioni, esecutive di un medesimo disegno criminoso, commette anche in tempi diversi più violazioni della stessa o di diverse disposizioni di legge (533, 671 c.p.p.).
Articolo 82 - Offesa di persona diversa da quella alla quale l’offesa era diretta
Articolo 83 - Evento diverso da quello voluto dall’agente
Articolo 84 - Reato complesso
Articolo 85 - Capacità d’intendere e di volere
Nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile (87 c.p.).
E’ imputabile chi ha la capacità d’intendere e di volere.
Articolo 86 - Determinazione in altri dello stato d’incapacità, allo scopo di far commettere un reato
Se taluno mette altri nello stato d’incapacità d’intendere o di volere, al fine di fargli commettere un reato, del reato commesso dalla persona resa incapace risponde chi ha cagionato lo stato d’incapacità (111, 613 c.p.).
Articolo 87 - Stato preordinato d’incapacità d’intendere o di volere
Articolo 88 - Vizio totale di mente
Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da escludere la capacità d’intendere o di volere (222 c.p.).
Articolo 89 - Vizio parziale di mente
Chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, era, per infermità, in tale stato di mente da scemare grandemente, senza escluderla, la capacità d’intendere o di volere, risponde del reato commesso; ma la pena è diminuita (219 c.p.).
Articolo 90 - Stati emotivi o passionali
Articolo 91 - Ubriachezza derivata da caso fortuito o da forza maggiore
Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto non aveva la capacità d’intendere o di volere, a cagione di piena ubriachezza derivata da caso fortuito o da forza maggiore.
Articolo 92 - Ubriachezza volontaria o colposa ovvero preordinata
L’ubriachezza non derivata da caso fortuito o da forza maggiore non esclude né diminuisce la imputabilità.
Se l’ubriachezza era preordinata al fine di commettere il reato, o di prepararsi una scusa, la pena è aumentata (87 c.p.).
Articolo 93 - Fatto commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti
Articolo 94 - Ubriachezza abituale
Quando il reato è commesso in stato di ubriachezza, e questa è abituale, la pena è aumentata (221, 234, 688 3° comma c.p.).
L’aggravamento di pena stabilito nella prima parte di questo articolo si applica anche quando il reato è commesso sotto l’azione di sostanze stupefacenti da chi è dedito all’uso di tali sostanze (221 c.p.).
Articolo 95 - Cronica intossicazione da alcool o da sostanze stupefacenti
Articolo 96 - Sordomutismo
Non è imputabile il sordo che, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva, per causa della sua infermità, la capacità d’intendere o di volere (222 c.p.).
Se la capacità d’intendere o di volere era grandemente scemata, ma non esclusa, la pena è diminuita (219 c.p.).
Articolo 97 - Minore degli anni quattordici
Non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i quattordici anni (222 4° comma, 224 c.p.).
Articolo 98 - Minore degli anni diciotto
E’ imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacità d’intendere e di volere; ma la pena è diminuita (222 4° comma, 223-227 c.p.).
Quando la pena detentiva inflitta è inferiore a cinque anni, o si tratta di pena pecuniaria, alla condanna non conseguono pene accessorie. Se si tratta di pena più grave, la condanna importa soltanto l’interdizione dai pubblici uffici (28 c.p.) per una durata non superiore a cinque anni, e, nei casi stabiliti dalla legge, la sospensione dall’esercizio della responsabilità genitoriale.
Articolo 99 - Recidiva
1) se il nuovo delitto non colposo è della stessa indole (101 c.p.);
Articolo 100 - Recidiva facoltativa
Articolo 101 - Reati della stessa indole
Agli effetti della legge penale (102, 104, 167, 172, 177 c.p.), sono considerati reati della stessa indole non soltanto quelli che violano una stessa disposizione di legge, ma anche quelli che, pure essendo preveduti da disposizioni diverse di questo codice ovvero da leggi diverse, nondimeno, per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li determinarono, presentano, nei casi concreti, caratteri fondamentali comuni.
Articolo 102 - Abitualità presunta dalla legge
E’ dichiarato delinquente abituale chi, dopo essere stato condannato alla reclusione in misura superiore complessivamente a cinque anni per tre delitti non colposi, della stessa indole (101 c.p.), commessi entro dieci anni, e non contestualmente, riporta un’altra condanna per un delitto, non colposo, della stessa indole, e commesso entro i dieci anni successivi all’ultimo dei delitti precedenti.
Nei dieci anni indicati nella disposizione precedente non si computa il tempo in cui il condannato ha scontato pene detentive o è stato sottoposto a misure di sicurezza detentive (215 c.p.).
Articolo 103 - Abitualità ritenuta dal giudice
Articolo 104 - Abitualità nelle contravvenzioni
Chi, dopo essere stato condannato alla pena dell’arresto per tre contravvenzioni della stessa indole (101 c.p.), riporta condanna per un’altra contravvenzione, anche della stessa indole, è dichiarato contravventore abituale, se il giudice, tenuto conto della specie e gravità dei reati, del tempo entro il quale sono stati commessi, della condotta e del genere di vita del colpevole e delle altre circostanze indicate nel capoverso dell’articolo 133, ritiene che il colpevole sia dedito al reato.
Articolo 105 - Professionalità nel reato
Chi, trovandosi nelle condizioni richieste per la dichiarazione di abitualità (102-104 c.p.), riporta condanna per un altro reato, è dichiarato delinquente o contravventore professionale, qualora, avuto riguardo alla natura dei reati, alla condotta e al genere di vita del colpevole e alle altre circostanze indicate nel capoverso dell’articolo 133, debba ritenersi che egli viva abitualmente, anche in parte soltanto, dei proventi del reato.
Articolo 106 - Effetti dell’estinzione del reato o della pena
Agli effetti della recidiva (99 c.p.) e della dichiarazione di abitualità (102-104 c.p.) o di professionalità (105 c.p.) nel reato, si tiene conto altresì delle condanne per le quali è intervenuta una causa di estinzione del reato o della pena (151-177 c.p.).
Tale disposizione non si applica quando la causa estingue anche gli effetti penali (178, 556 3° comma c.p.; 445 2° comma c.p.p.).
Articolo 107 - Condanna per vari reati con una sola sentenza
Articolo 108 - Tendenza a delinquere
E’ dichiarato delinquente per tendenza chi, sebbene non recidivo o delinquente abituale o professionale, commette un delitto non colposo, contro la vita o l’incolumità individuale, anche non preveduto dal capo primo del titolo dodicesimo del libro secondo di questo codice, il quale, per sé e unitamente alle circostanze indicate nel capoverso dell’articolo 133, riveli una speciale inclinazione al delitto, che trovi sua causa nell’indole particolarmente malvagia del colpevole.
La disposizione di questo articolo non si applica se la inclinazione al delitto è originata dall’infermità preveduta dagli articoli 88 e 89.
Articolo 109 - Effetti della dichiarazione di abitualità, professionalità o tendenza a delinquere
Oltre gli aumenti di pena stabiliti per la recidiva (99 c.p.) e i particolari effetti indicati da altre disposizioni di legge (62 n. 3, 151, 162-bis, 164, 179 3° comma c.p.), la dichiarazione di abitualità o di professionalità nel reato o di tendenza a delinquere importa l’applicazione di misure di sicurezza (216, 226, 230 c.p.).
La dichiarazione di abitualità e professionalità nel reato e quella di tendenza a delinquere si estinguono per effetto della riabilitazione (178-181 c.p.).
Articolo 110 - Pena per coloro che concorrono nel reato
Articolo 111 - Determinazione al reato di persona non imputabile o non punibile
Chi ha determinato a commettere un reato una persona non imputabile (86, 88, 91 1° comma, 96 n.1, 97 c.p.), ovvero non punibile a cagione di una condizione o qualità personale (46, 48 c.p.), risponde del reato da questa commesso, e la pena è aumentata. Se si tratta di delitti per i quali è previsto l’arresto in flagranza (380, 381 c.p.p.), la pena è aumentata da un terzo alla metà.
Se chi ha determinato altri a commettere il reato ne è il genitore esercente la responsabilità genitoriale, la pena è aumentata fino alla metà o se si tratta di delitti per i quali è previsto l’arresto in flagranza, da un terzo a due terzi.
Articolo 112 - Circostanze aggravanti
4) per chi, fuori del caso preveduto dall’articolo 111, ha determinato a commettere il reato un minore di anni diciotto o una persona in stato di infermità o di deficienza psichica, ovvero si è comunque avvalso degli stessi o con gli stessi ha partecipato nella commissione di un delitto per il quale è previsto l’arresto in flagranza (380, 381 c.p.p.).
La pena è aumentata fino alla metà per chi si è avvalso di persona non imputabile o non punibile, a cagione di una condizione o qualità personale (111 c.p.), o con la stessa ha partecipato nella commissione di un delitto per il quale è previsto l’arresto in flagranza.
Se chi ha determinato altri a commettere il reato o si è avvalso di altri o con questi ha partecipato nella commissione del delitto ne è il genitore esercente la responsabilità genitoriale, nel caso previsto dal numero 4 del primo comma la pena è aumentata fino a alla metà e in quello previsto dal secondo comma la pena è aumentata fino a due terzi.
Articolo 113 - Cooperazione nel delitto colposo
Nel delitto colposo (43 c.p.), quando l’evento è stato cagionato dalla cooperazione di più persone, ciascuna di queste soggiace alle pene stabilite per il delitto stesso.
Articolo 114 - Circostanze attenuanti
Il giudice, qualora ritenga che l’opera prestata da taluna delle persone che sono concorse nel reato a norma degli articoli 110 e 113 abbia avuto minima importanza nella preparazione o nell’esecuzione del reato, può diminuire la pena (65 c.p.).
Articolo 115 - Accordo per commettere un reato. Istigazione
Nondimeno, nel caso di accordo per commettere un delitto, il giudice può applicare una misura di sicurezza (229 c.p.).
Qualora la istigazione non sia stata accolta, e si sia trattato d’istigazione a un delitto, l’istigatore può essere sottoposto a misura di sicurezza (229 c.p.).
Articolo 116 - Reato diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti
Se il reato commesso è più grave di quello voluto, la pena è diminuita (65 c.p.) riguardo a chi volle il reato meno grave.
Articolo 117 - Mutamento del titolo del reato per taluno dei concorrenti
Se, per le condizioni o le qualità personali del colpevole, o per i rapporti fra il colpevole e l’offeso, muta il titolo del reato per taluno di coloro che vi sono concorsi, anche gli altri rispondono dello stesso reato. Nondimeno, se questo è più grave, il giudice può, rispetto a coloro per i quali non sussistono le condizioni, le qualità o i rapporti predetti, diminuire la pena.
Articolo 118 - Valutazione delle circostanze aggravanti o attenuanti
Le circostanze che aggravano o diminuiscono le pene concernenti i motivi a delinquere, l’intensità del dolo, il grado della colpa e le circostanze inerenti alla persona del colpevole sono valutate soltanto riguardo alla persona cui si riferiscono.
Articolo 119 - Valutazione delle circostanze di esclusione della pena
Le circostanze soggettive (70 c.p.), le quali escludono la pena per taluno di coloro che sono concorsi nel reato, hanno effetto soltanto riguardo alla persona a cui si riferiscono.
Articolo 120 - Diritto di querela
Ogni persona offesa da un reato per cui non debba procedersi d’ufficio o dietro richiesta (127, 128 c.p.) o istanza (130 c.p.) ha diritto di querela (336-340 c.p.p.).
Articolo 121 - Diritto di querela esercitato da un curatore speciale
Articolo 122 - Querela di uno fra più offesi
Articolo 123 - Estensione della querela
Articolo 124 - Termine per proporre la querela. Rinuncia
Articolo 125 - Querela del minore o inabilitato nel caso di rinuncia del rappresentante
Articolo 126 - Estinzione del diritto di querela
Il diritto di querela si estingue con la morte della persona offesa (543, 597 c.p.).
Articolo 127 - Richiesta di procedimento per delitti contro il Presidente della Repubblica
Salvo quanto è disposto nel titolo primo del libro secondo di questo codice, qualora un delitto punibile a querela della persona offesa sia commesso in danno del Presidente della Repubblica, alla querela è sostituita la richiesta (342 c.p.p.) del Ministro della Giustizia.
Articolo 128 - Termine per la richiesta di procedimento
Quando la punibilità di un reato dipende dalla richiesta dell’Autorità (8-11, 127, 313 c.p.) , la richiesta non può essere più proposta, decorsi tre mesi dal giorno in cui l’Autorità ha avuto notizia del fatto che costituisce il reato.
Quando la punibilità di un reato commesso all’estero (4 c.p.) dipende dalla presenza del colpevole nel territorio dello Stato (9, 10 c.p.), la richiesta non può essere più proposta, decorsi tre anni dal giorno in cui il colpevole si trova nel territorio dello Stato.
Articolo 129 - Irrevocabilità ed estensione della richiesta
Articolo 130 - Istanza della persona offesa
Quando la punibilità del reato dipende dall’istanza della persona offesa (9, 10 c.p.), l’istanza (341 c.p.p.) è regolata dalle disposizioni relative alla richiesta (128, 129 c.p.). Nondimeno, per quanto riguarda la capacità e la rappresentanza della persona offesa, si applicano le disposizioni relative alla querela (120, 121 c.p.; 338, 341 c.p.p.).
Articolo 131 - Reato complesso. Procedibilità di ufficio