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Timestamp: 2020-01-22 12:20:10+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 15974 del 27/06/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 15974 del 27/06/2017
Cassazione civile, sez. lav., 27/06/2017, (ud. 04/04/2017, dep.27/06/2017), n. 15974
sul ricorso 11489-2015 proposto da:
ASSOCIAZIONE ITALIANA ASSISTENZA AGLI SPASTICI, (A.I.A.S. O.N.L.U.S.)
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA OSLAVIA, 40, presso lo studio
dell’avvocato GIUSEPPE ALLEGRA, rappresentata e difesa dall’avvocato
DOMENICO DI MARTINO, giusta delega in atti;
B.C., C.F. (OMISSIS), domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
rappresentata e difesa dagli avvocati PATRIZIA TOTARO, GIUSEPPE
MARZIALE, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 4813/2014 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,
depositata il 30/10/2014 r.g.n. 1722/2013;
04/04/2017 dal Consigliere Dott. LUIGI MACIOCE;
CELESTE Alberto, che ha concluso perche ha concluso per
udito l’Avvocato GIUSEPPE ALLEGRA per delega verbale Avvocato
DOMENICO DI MARTINO.
Con ricorso al Tribunale GdL di Napoli del 2.08.2011 B.C., dipendente dal 1996 della onlus A.I.A.S. Arco Felice ed addetta alla sede di (OMISSIS) con mansioni di terapista della riabilitazione e fisioterapista, espose di essere stata licenziata con lettera 18.10.2010 all’esito di procedura ex lege n. 223 del 1991 e sostenne la illegittimità del recesso sia per inosservanza dei profili di cui agli artt. 4 e 5 della legge del 1991 sia per la assenza di alcun nesso causale tra esigenze riduttive e scelta della licenzianda sia, infine, per violazione dei criteri di scelta nella sede di assegnazione.
che la procedura era stata avviata il 5.07.2010 con la indicazione di 16 unità in esubero ma che, all’esito infruttuoso dell’esame congiunto, AIAS aveva proceduto a soli quattro licenziamenti, due nella sede di (OMISSIS) e due in quella di (OMISSIS) anche in ragione della applicazione al personale di orario ridotto;
che nella specie da un canto risultava unico libro matricola ed unico bilancio e dall’altro difettava alcuna prova di una separatezza di convenzioni e rapporti di pagamento tra ciascuna AUSL e singola sede AIAS, nel mentre emergeva la chiara fungibilità della professionalità della B. (alla quale era stato inspiegabilmente preferito altro dipendente della sede di (OMISSIS) di ben minore anzianità).
Il primo motivo denunzia violazione di legge per avere la Corte di merito ignorato il disposto della Delib. regionale n. 377 del 1978 e la sua regolamentazione del regime degli accreditamenti.
Il terzo motivo lamenta malgoverno delle norme di cui agli artt. 112-113-115 e 117 c.p.c. in ordine alle prove sul rispetto dei criteri di scelta.
La prima censura è per due versi inammissibile. In primo luogo, la censura addebita alla sentenza impugnata disattenzione per le previsioni della Delib. regionale, delineanti un quadro di stretta correlazione tra budget operativi e consistenza dell’organico dei lavoratori da destinare a ciascuno dei centri operativi della convenzione: la disattenzione per dette previsioni avrebbe comportato sia la errata decisione di imporre una ricerca globale dei criteri di scelta sia la ulteriore errata valutazione di “preferenza” della B. rispetto alla posizione del lavoratore Ciro Leo (invece conservato esattamente). Orbene, è evidente che per ragioni oggettive o ancor più per decisione della P.A. il datore di lavoro ben può restringere i criteri di scelta dei licenziandi all’interno di una singola unità produttiva, sempre facendosi carico della infungibilità dei lavoratori licenziandi a tale unità addetta (da ultimo Cass. 24111 del 2016 e 203 del 2015). Ma se ciò è vero, appare di totale evidenza la impossibilità per la Corte di legittimità – in assenza di alcuna produzione e trascrizione delle previsioni della richiamata delibera regionale, e non discendendo dalla denunziata violazione di norme di diritto alcun obbligo di scrutinare gli atti del processo per rinvenire ed interpretare la delibera stessa di esaminare la pretesa decisione dell’Amministrazione di “imporre” alla ONLUS fornitrice del servizio in discorso vincoli disegnati a misura di singola sede operativa. In secondo luogo, quand’anche detta delibera fosse stata prodotta e richiamata, la ricorrente AIAS avrebbe dovuto indicare con precisione le ragioni testuali per le quali, in dissenso da quanto attentamente valutato alle pagine 15 e 16 della sentenza impugnata, i criteri di scelta di cui alla L. n. 223 del 1991 avrebbero dovuto operare all’interno di ciascuna sede operativa (ed ancora, le ragioni per le quali la B. avrebbe dovuto cedere a fronte dei titoli del collega L.). La totale genericità della censura, sotto entrambi i profili appena rilevati, ne attesta quindi la sicura irricevibilità in questa sede.
Il terzo motivo, che denunzia malgoverno della prova documentale sul rispetto dei criteri di scelta, è radicalmente inammissibile. Parte ricorrente, dimentica del fatto che alla sentenza resa in data 30.10.2014 è applicabile il ristretto limite di sindacabilità del vizio di motivazione risultante dalla novella di cui alla L. n. 134 del 2012 (come interpretata da S.U. 8053 del 2014), propone, sotto una rubrica di violazione delle norme sui criteri di valutazione delle prove, nulla più che una generica doglianza di errata od omessa lettura dei documenti prodotti da essa AIAS, doglianza, pertanto, che non ha ingresso in questa sede.
Il quarto motivo, infine, denunzia vizio di motivazione della parte della sentenza che avrebbe ignorato le prospettazioni sulla decisività della avvenuta manifestazione di disponibilità da parte dei soli lavoratori di due sedi operative su quattro, di accettare la riduzione del proprio lavoro a part time nel mentre i lavoratori della sede di (OMISSIS) in tal senso non avrebbero mosso offerte. A parte la permanente incomprensibilità della rilevanza di tale disattenzione della Corte di merito (essendo onere di chi denunzia la omessa considerazione di dati decisivi, spiegare le ragioni della prospettata decisività) ed a parte la assoluta indeterminatezza sul luogo processuale nel quale siffatte circostanze sarebbero state sottoposte all’attenzione della Corte di Napoli (a pag. 14 del ricorso nulla essendo in tal senso precisato), resta l’assorbente considerazione della irricevibilità di tale censura per le stesse ragioni palesate nella disamina del terzo motivo.
Rigetta il ricorso e condanna l’ONLUS AIAS ricorrente a versare alla contro ricorrente, e per essa ai suo difensori antistatario, le spese del giudizio che determina in Euro 3.200 (di cui Euro 200 per esborsi), oltre 15 % di s.g. ed accessori di legge.
Dichiara la sussistenza delle condizioni, a carico della ricorrente, per il versamento dell’ulteriore importo previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater.