Source: http://www.filcams.cgil.it/d-lgs-25-febbraio-2000-n-61-e-successive-modifiche-attuazione-della-direttiva-9781ce-relativa-allaccordo-quadro-sul-lavoro-a-tempo-parziale-concluso-dallunice-dal-ceep-e-dall/
Timestamp: 2018-01-23 00:14:28+00:00
Document Index: 44898486

Matched Legal Cases: ['art. 46', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 85', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 46', 'art. 1', 'art. 1']

D.Lgs. 25 febbraio 2000, n. 61 e successive modifiche “Attuazione della direttiva 97/81/CE relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES”
Decreto legislativo 25-02-2000, n. 61
(G.U. 20-03-2000, n. 66 )
Vista la direttiva 97/81/CE, del Consiglio del 15 dicembre 1997, relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall’UNICE, dal CEEP e dalla CES;
Vista lalegge 5 febbraio 1999, n. 25, ed in particolare l’articolo 2 e l’allegato A
a) per "tempo pieno" l’orario normale di lavoro di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, o l’eventuale minor orario normale fissato dai contratti collettivi applicati; [1]
d-bis) per "rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo misto" quello che si svolge secondo una combinazione delle due modalità indicate nelle lettere c) e d); [2]
e) per "lavoro supplementare" quello corrispondente alle prestazioni lavorative svolte oltre l’orario di lavoro concordato fra le parti ai sensi dell’ articolo 2, comma 2, ed entro il limite del tempo pieno.
3. I contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e i contratti collettivi aziendali stipulati dalle rappresentanze sindacali aziendali di cui all’ articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, ovvero dalle rappresentanze sindacali unitarie possono determinare condizioni e modalità della prestazione lavorativa del rapporto di lavoro di cui al comma 2. I contratti collettivi nazionali possono, altresì, prevedere per specifiche figure o livelli professionali modalità particolari di attuazione delle discipline rimesse alla contrattazione collettiva ai sensi del presente decreto. [3]
4. Le assunzioni a termine, di cui al decreto legislativo 9 ottobre 2001, n. 368, e successive modificazioni, di cui all’ articolo 8 della legge 23 luglio 1991, n. 223, e di cui all’ articolo 4 del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, possono essere effettuate anche con rapporto a tempo parziale, ai sensi dei commi 2 e 3. [4]
1 Lettera sostituita dall’art. 46, comma 1, lett. a), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
2 Lettera inserita dall’ art. 1, comma 1, lett. a), n. 1), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100.
3 Comma sostituito dall’ art. 1, comma 1, lett. a), n. 2), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100 e dall’art. 46, comma 1, lett. b), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
4 Comma sostituito dall’art. 46, comma 1, lett. c), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
1. Il contratto di lavoro a tempo parziale è stipulato in forma scritta ai fini e per gli effetti di cui all’ articolo 8, comma 1. Fatte salve eventuali più favorevoli previsioni dei contratti collettivi di cui all’ articolo 1, comma 3, il datore di lavoro è altresì tenuto ad informare le rappresentanze sindacali aziendali, ove esistenti, con cadenza annuale, sull’andamento delle assunzioni a tempo parziale, la relativa tipologia ed il ricorso al lavoro supplementare. [1]
2. Nel contratto di lavoro a tempo parziale è contenuta puntuale indicazione della durata della prestazione lavorativa e della collocazione temporale dell’orario con riferimento al giorno, alla settimana, al mese e all’anno. Clausole difformi sono ammissibili solo nei termini di cui all’ articolo 3, comma 7.
1 Comma modificato dall’art. 85, comma 2, D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
1. Nelle ipotesi di lavoro a tempo parziale di tipo orizzontale, anche a tempo determinato ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo 9 ottobre 2001, n. 368, il datore di lavoro ha facoltà di richiedere lo svolgimento di prestazioni supplementari rispetto a quelle concordate con il lavoratore ai sensi dell’articolo 2, comma 2, nel rispetto di quanto previsto dai commi 2, 3 e 4. [1]
2. I contratti collettivi stipulati dai soggetti indicati nell’ articolo 1, comma 3, stabiliscono il numero massimo delle ore di lavoro supplementare effettuabili e le relative causali in relazione alle quali si consente di richiedere ad un lavoratore a tempo parziale lo svolgimento di lavoro supplementare, nonché le conseguenze del superamento delle ore di lavoro supplementare consentite dai contratti collettivi stessi. [2]
3. L’effettuazione di prestazioni di lavoro supplementare richiede il consenso del lavoratore interessato ove non prevista e regolamentata dal contratto collettivo. Il rifiuto da parte del lavoratore non può integrare in nessun caso gli estremi del giustificato motivo di licenziamento. [3]
4. I contratti collettivi di cui al comma 2 possono prevedere una percentuale di maggiorazione sull’importo della retribuzione oraria globale di fatto, dovuta in relazione al lavoro supplementare. In alternativa a quanto previsto in proposito dall’articolo 4, comma 2, lettera a), i contratti collettivi di cui al comma 2 possono anche stabilire che l’incidenza della retribuzione delle ore supplementari sugli istituti retributivi indiretti e differiti sia determinata convenzionalmente mediante l’applicazione di una maggiorazione forfettaria sulla retribuzione dovuta per la singola ora di lavoro supplementare. [4]
5. Nel rapporto di lavoro a tempo parziale verticale o misto, anche a tempo determinato, è consentito lo svolgimento di prestazioni lavorative straordinarie. A tali prestazioni si applica la disciplina legale e contrattuale vigente ed eventuali successive modifiche ed integrazioni in materia di lavoro straordinario nei rapporti a tempo pieno. [5]
7. Fermo restando quanto disposto dall’ articolo 2, comma 2, i contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale possono, nel rispetto di quanto previsto dai commi 8 e 9, stabilire clausole flessibili relative alla variazione della collocazione temporale della prestazione stessa. Nei rapporti di lavoro a tempo parziale di tipo verticale o misto possono essere stabilite anche clausole elastiche relative alla variazione in aumento della durata della prestazione lavorativa. I predetti contratti collettivi stabiliscono [7]:
3) i limiti massimi di variabilità in aumento della durata della prestazione lavorativa. [8]
8. L’esercizio, ove previsto dai contratti collettivi di cui al comma 7 e nei termini, condizioni e modalità ivi stabiliti, da parte del datore di lavoro del potere di variare in aumento la durata della prestazione lavorativa, nonché di modificare la collocazione temporale della stessa, comporta in favore del prestatore di lavoro un preavviso, fatte salve le intese fra le parti, di almeno cinque giorni lavorativi, nonché il diritto a specifiche compensazioni, nella misura ovvero nelle forme fissate dai contratti collettivi di cui all’ articolo 1, comma 3. [9]
9. La disponibilità allo svolgimento del rapporto di lavoro a tempo parziale ai sensi del comma 7 richiede il consenso del lavoratore formalizzato attraverso uno specifico patto scritto, anche contestuale al contratto di lavoro, reso, su richiesta del lavoratore, con l’assistenza di un componente della rappresentanza sindacale aziendale indicato dal lavoratore medesimo. L’eventuale rifiuto del lavoratore non integra gli estremi del giustificato motivo di licenziamento. [10]
10. L’inserzione nel contratto di lavoro a tempo parziale di clausole flessibili o elastiche ai sensi del comma 7 è possibile anche nelle ipotesi di contratto di lavoro a termine. [11]
14. I centri per l’impiego e i soggetti autorizzati all’attività di mediazione fra domanda ed offerta di lavoro, di cui rispettivamente agli articoli 4 e 10 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, sono tenuti a dare, ai lavoratori interessati ad offerte di lavoro a tempo parziale, puntuale informazione della disciplina prevista dai commi 3, 7, 8, 9, 10, 11, 12 e 13, preventivamente alla stipulazione del contratto di lavoro. Per i soggetti di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469, la mancata fornitura di detta informazione costituisce comportamento valutabile ai fini dell’applicazione della norma di cui al comma 12, lettera b), del medesimo articolo 10.
1 Comma sostituito dall’ art. 46, comma 1, lett. d), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
2 Comma modificato dall’ art. 1, comma 1, lett. b), n. 1), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100 e, successivamente, sostituito dall’ art. 46, comma 1, lett. e), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
3 Comma sostituito dall’ art. 46, comma 1, lett. f), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
4 Comma sostituito dall’ art. 1, comma 1, lett. b), n. 2), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100 e, successivamente, modificato dall’ art. 46, comma 1, lett. g), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
5 Comma sostituito dall’ art. 46, comma 1, lett. h), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
6 Comma sostituito dall’ art. 1, comma 1, lett. b), n. 3), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100 e, successivamente, abrogato dall’ art. 46, comma 1, lett. i), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
7 Alinea modificato dall’ art. 1, comma 44, lett. a), n. 1) e 2), L. 24 dicembre 2007, n. 247, a decorrere dal 1° gennaio 2008.
8 Comma sostituito dall’ art. 46, comma 1, lett. j), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
9 Comma sostituito dall’ art. 1, comma 1, lett. b), n. 4), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100; dall’ art. 46, comma 1, lett. k), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276 e, successivamente, dall’ art. 1, comma 44, lett. b), L. 24 dicembre 2007, n. 247, a decorrere dal 1° gennaio 2008.
10 Comma sostituito dall’ art. 46, comma 1, lett. l), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
11 Comma sostituito dall’ art. 1, comma 1, lett. b), n. 5), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100 e dall’ art. 46, comma 1, lett. m), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
12 Comma soppresso dall’ art. 46, comma 1, lett. n), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
13 Comma soppresso dall’ art. 46, comma 1, lett. n), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
14 Comma soppresso dall’ art. 46, comma 1, lett. n), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
15 Comma sostituito dall’ art. 1, comma 1, lett. b), n. 6), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100, dallo stesso n. 6), come modificato dall’art. 1, comma 1, D.L. 28 settembre 2001, n. 355, convertito, con modificazioni, dalla L. 27 novembre 2001, n. 417, successivamente, dall’ art. 3, comma 1, D.L. 25 settembre 2002, n. 210, convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, legge 22 novembre 2002, n. 266 e, da ultimo, soppresso dall’ art. 46, comma 1, lett. n), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
1. Fermi restando i divieti di discriminazione diretta ed indiretta previsti dalla legislazione vigente, il lavoratore a tempo parziale non deve ricevere un trattamento meno favorevole rispetto al lavoratore a tempo pieno comparabile, intendendosi per tale quello inquadrato nello stesso livello in forza dei criteri di classificazione stabiliti dai contratti collettivi di cui all’ articolo 1, comma 3, per il solo motivo di lavorare a tempo parziale.
a) il lavoratore a tempo parziale benefici dei medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno comparabile in particolare per quanto riguarda l’importo della retribuzione oraria; la durata del periodo di prova e delle ferie annuali; la durata del periodo di astensione obbligatoria e facoltativa per maternità; la durata del periodo di conservazione del posto di lavoro a fronte di malattia, infortuni sul lavoro, malattie professionali; l’applicazione delle norme di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro; l’accesso ad iniziative di formazione professionale organizzate dal datore di lavoro; l’accesso ai servizi sociali aziendali; i criteri di calcolo delle competenze indirette e differite previsti dai contratti collettivi di lavoro; i diritti sindacali, ivi compresi quelli di cui al titolo III della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni. I contratti collettivi di cui all’ articolo 1, comma 3, possono provvedere a modulare la durata del periodo di prova e quella del periodo di conservazione del posto di lavoro in caso di malattia qualora l’assunzione avvenga con contratto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale;b) il trattamento del lavoratore a tempo parziale sia riproporzionato in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa in particolare per quanto riguarda l’importo della retribuzione globale e delle singole componenti di essa; l’importo della retribuzione feriale; l’importo dei trattamenti economici per malattia, infortunio sul lavoro, malattia professionale e maternità. Resta ferma la facoltà per il contratto individuale di lavoro e per i contratti collettivi, di cui all’ articolo 1, comma 3, di prevedere che la corresponsione ai lavoratori a tempo parziale di emolumenti retributivi, in particolare a carattere variabile, sia effettuata in misura più che proporzionale.
Art. 5 – Tutela ed incentivazione del lavoro a tempo parziale [1]
3. In caso di assunzione di personale a tempo parziale il datore di lavoro è tenuto a darne tempestiva informazione al personale già dipendente con rapporto a tempo pieno occupato in unità produttive site nello stesso ambito comunale, anche mediante comunicazione scritta in luogo accessibile a tutti nei locali dell’impresa, ed a prendere in considerazione le eventuali domande di trasformazione a tempo parziale del rapporto dei dipendenti a tempo pieno. I contratti collettivi di cui all’ articolo 1, comma 3, possono provvedere ad individuare criteri applicativi con riguardo a tale disposizione.
1 Articolo modificato dall’ art. 1, comma 1, lett. c), n. 1), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100 e, successivamente, sostituito dall’art. 46, comma 1, lett. o), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
1. In tutte le ipotesi in cui, per disposizione di legge o di contratto collettivo, si renda necessario l’accertamento della consistenza dell’organico, i lavoratori a tempo parziale sono computati nel complesso del numero dei lavoratori dipendenti in proporzione all’orario svolto, rapportato al tempo pieno così come definito ai sensi dell’ articolo 1; ai fini di cui sopra l’arrotondamento opera per le frazioni di orario eccedenti la somma degli orari individuati a tempo parziale corrispondente a unità intere di orario a tempo pieno. [1]
1 Comma sostituito dall’ art. 1, comma 1, lett. d), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100.
2 Comma soppresso dall’art. 46, comma 1, lett. p), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
Art. 7 – Applicabilità nel settore agricolo [1]
1 Articolo soppresso dall’art. 46, comma 1, lett. q), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
2. L’eventuale mancanza o indeterminatezza nel contratto scritto delle indicazioni di cui all’ articolo 2, comma 2, non comporta la nullità del contratto di lavoro a tempo parziale. Qualora l’omissione riguardi la durata della prestazione lavorativa, su richiesta del lavoratore può essere dichiarata la sussistenza fra le parti di un rapporto di lavoro a tempo pieno a partire dalla data del relativo accertamento giudiziale. Qualora invece l’omissione riguardi la sola collocazione temporale dell’orario, il giudice provvede a determinare le modalità temporali di svolgimento della prestazione lavorativa a tempo parziale con riferimento alle previsioni dei contratti collettivi di cui all’ articolo 3, comma 7, o, in mancanza, con valutazione equitativa, tenendo conto in particolare delle responsabilità familiari del lavoratore interessato, della sua necessità di integrazione del reddito derivante dal rapporto a tempo parziale mediante lo svolgimento di altra attività lavorativa, nonché delle esigenze del datore di lavoro. Per il periodo antecedente la data della pronuncia della sentenza, il lavoratore ha in entrambi i casi diritto, in aggiunta alla retribuzione dovuta, alla corresponsione di un ulteriore emolumento a titolo di risarcimento del danno, da liquidarsi con valutazione equitativa. Nel corso del successivo svolgimento del rapporto, è fatta salva la possibilità di concordare per iscritto clausole elastiche o flessibili ai sensi dell’ articolo 3, comma 3. In luogo del ricorso all’autorità giudiziaria, le controversie di cui al presente comma ed al comma 1 possono essere risolte mediante le procedure di conciliazione ed eventualmente di arbitrato previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro di cui all’ articolo 1, comma 3. [1]
2-bis. Lo svolgimento di prestazioni elastiche o flessibili di cui all’ articolo 3, comma 7, senza il rispetto di quanto stabilito dall’ articolo 3, commi 7, 8, 9 comporta a favore del prestatore di lavoro il diritto, in aggiunta alla retribuzione dovuta, alla corresponsione di un ulteriore emolumento a titolo di risarcimento del danno. [2]
2-ter. [3]
3. In caso di violazione da parte del datore di lavoro del diritto di precedenza di cui all’ articolo 5, comma 2, il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno in misura corrispondente alla differenza fra l’importo della retribuzione percepita e quella che gli sarebbe stata corrisposta a seguito del passaggio al tempo pieno nei sei mesi successivi a detto passaggio.
4. La mancata comunicazione alla direzione provinciale del lavoro, di cui all’ articolo 2, comma 1, secondo periodo, comporta l’applicazione di una sanzione amministrativa di lire trentamila per ciascun lavoratore interessato ed ogni giorno di ritardo. I corrispondenti importi sono versati a favore della gestione contro la disoccupazione dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).
1 Comma modificato dall’ art. 1, comma 1, lett. e), D.Lgs. 26 febbraio 2001, n. 100 e, successivamente, sostituito dall’ art. 46, comma 1, lett. r), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
2 Comma inserito dall’ art. 46, comma 1, lett. s), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276.
3 Comma inserito dall’ art. 46, comma 1, lett. s), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276 e, successivamente, abrogato dall’ art. 1, comma 44, lett. c), L. 24 dicembre 2007, n. 247, a decorrere dal 1° gennaio 2008.
1. La retribuzione minima oraria, da assumere quale base per il calcolo dei contributi previdenziali dovuti per i lavoratori a tempo parziale, si determina rapportando alle giornate di lavoro settimanale ad orario normale il minimale giornaliero di cui all’ articolo 7 del decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 1983, n. 638, e dividendo l’importo così ottenuto per il numero delle ore di orario normale settimanale previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno.
Art. 10 – Disciplina del part-time nei rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche
1. Ai sensi dell’articolo 2, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, le disposizioni del presente decreto si applicano, ove non diversamente disposto, anche ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche, con esclusione di quelle contenute negli articoli 2, comma 1, 5, commi 2 e 4, e 8, e comunque fermo restando quanto previsto da disposizioni speciali in materia ed, in particolare, dall’ articolo 1 della legge 23 dicembre 1996, n. 662, dall’articolo 39 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, dall’articolo 22 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e dall’articolo 20 della legge 23 dicembre 1999, n. 488.
a) l’ articolo 5 del decreto-legge 30 ottobre 1984, n. 726, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 1984, n. 863;b) la lettera a) del comma 1 dell’ articolo 7 del decreto-legge 16 maggio 1994, n. 299, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994, n. 451, limitatamente alle parole: "alla data di entrata in vigore del presente decreto ovvero sulla base di accordi collettivi di gestione di eccedenze di personale che contemplino la trasformazione di contratti di lavoro da tempo pieno a tempo parziale", nonché l’ articolo 13, comma 7, della legge 24 giugno 1997, n. 196.
Art. 12 – V e r i f i c a
Art. 12 bis – Ipotesi di trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto di lavoro a tempo parziale [1]
1 Articolo aggiunto dall’ art. 46, comma 1, lett. t), D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276 e, successivamente, sostituito dall’ art. 1, comma 44, lett. d), L. 24 dicembre 2007, n. 247, a decorrere dal 1° gennaio 2008.
Art. 12 ter – Diritto di precedenza [1]
1 Articolo inserito dall’ art. 1, comma 44, lett. e), L. 24 dicembre 2007, n. 247, a decorrere dal 1° gennaio 2008.