Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25711-del-27-10-2017
Timestamp: 2020-05-26 07:45:54+00:00
Document Index: 101165492

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 53', 'art. 142', 'art. 146', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 53', 'art. 360', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 25711 del 27/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25711 del 27/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 27/10/2017, (ud. 07/09/2017, dep.27/10/2017), n. 25711
sul ricorso 1506-2014 proposto da:
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE UNIVERSITA’ E RICERCA, – C.F. (OMISSIS), in
B.A.G., BO.AL., F.C.,
C.A., FI.RO., S.G.,
CO.FR.MA., CO.SA., CL.MA., BR.LU.,
BR.AL., BA.RI., FA.NA., P.F.F.
elettivamente domiciliati in ROMA, V. NAZARIO SAURO 16, presso lo
studio dell’avvocato STEFANIA REHO, rappresentati e difesi
I.M., BO.MA.;
avverso la sentenza n. 10239/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 17/12/2013;
che la Corte di Appello di Roma confermava la decisione del primo giudice di accoglimento delle domande proposte dagli attuali intimati ed ha dichiarato il loro al riconoscimento a fini economici della anzianità di servizio maturata – quali docenti o appartenenti al personale ATA – in forza di contratti a tempo determinato, condannando di conseguenza il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca al pagamento delle differenze retributive, maggiorate degli interessi legali;
che avverso tale decisione propone ricorso per cassazione il MIUR affidato ad un unico motivo cui resistono con controricorso gli epigrafati controricorrenti mentre gli altri intimati non hanno svolto attività difensive;
che con l’unico motivo di ricorso viene denunziata violazione e falsa applicazione della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53 dell’art. 142 CCNL 24 luglio 2003 e art. 146 CCNL Comparto scuola del 29 novembre 2007, del D.P.R. 23 agosto 1988, n. 399, art. 3, del D.L. 13 maggio 2011, n. 70, art. 9, comma 18, come convertito con modificazioni dalla L. 12 luglio 2011, n. 106, art. 1, comma 2, della L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 4 della direttiva 99/70/CE e della L. 11 luglio 1980, n. 312, art. 53 (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) assumendosi: che i rapporti di lavoro a tempo determinato del settore scolastico sono assoggettati ad una normativa speciale di settore, sicchè agli stessi non si applica la disciplina generale dettata dal D.Lgs. n. 368 del 2001 e che il principio di non discriminazione è correlato all’abuso del contratto a termine, che nella specie deve essere escluso in quanto il ricorso alla stipula di contratti a termine del personale docente trova giustificazione in ragioni oggettive e non è maliziosamente finalizzato a consentire al datore di lavoro un risparmio di spesa; che il lavoratore assunto a tempo determinato nel settore scolastico non è comparabile al docente di ruolo, perchè ogni singolo rapporto è distinto ed autonomo rispetto al precedente;
che il motivo è infondato in quanto la sentenza impugnata è conforme al principio di diritto affermato da questa Corte (Cass. 7.11.2016 n. 22558, e 23.11.2016n. 23868 alle cui motivazioni ci si riporta integralmente in quanto del tutto condivise) per il quale “nel settore scolastico, la clausola 4 dell’Accordo quadro sul rapporto a tempo determinato recepito dalla direttiva n. 1999/70/CE, di diretta applicazione, impone di riconoscere la anzianità di servizio maturata al personale del comparto scuola assunto con contratti a termine, ai fini dell’attribuzione della medesima progressione stipendiale prevista per i dipendenti a tempo indeterminato dai c.c.n.l. succedutisi nel tempo, sicchè vanno disapplicate le disposizioni dei richiamati c.c.n.l. che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato “; che a dette conclusioni la Corte è pervenuta valorizzando i principi affermati dalla Corte di Giustizia quanto alla interpretazione della clausola 4 dell’Accordo Quadro ed evidenziando che l’obbligo posto a carico degli Stati membri di assicurare al lavoratore a tempo determinato “condizioni di impiego” che non siano meno favorevoli rispetto a quelle riservate all’assunto a tempo indeterminato “comparabile”, sussiste a prescindere dalla legittimità del termine apposto al contratto;
che la novità e la complessità della questione, diversamente risolta dalle Corti territoriali e, soltanto dopo il deposito del ricorso, da questa Corte, giustificano la compensazione delle spese del presente giudizio di legittimità tra il ricorrente ed i controricorrenti; nulla per le spese nei confronti degli intimati che non hanno svolto attività difensive;
La Corte, rigetta il ricorso e compensa le spese tra il Ministero ricorrente ed i controricorrenti; nulla per le spese nei confronti degli altri intimati.