Source: http://giovannifanni.blogspot.com/2012/
Timestamp: 2020-07-09 21:30:46+00:00
Document Index: 19162080

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 53', 'art. 22', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 6']

Giovanni Fanni: 2012
False partite IVA: ecco cosa dice la norma
La riforma Fornero sta spaventando parecchi professionisti che non sanno se rientrano nella categoria delle cosidette “false partite IVA” o se al contrario possono sentirsi esclusi (e dunque al sicuro) da qui ai prossimi anni in cui inizieranno presumibilmente i controlli.
Ma vediamo di affrontare la questione analizzando, per il momento, cosa dice la norma nello specifico.
La Legge 92/2012 prevede che le prestazioni lavorative rese da persona titolare di partita iva sono considerate Co.Co.Co. qualora ricorrano almeno due dei seguenti tre presupposti:
1) la collaborazione con il medesimo committente abbia una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi (da intendersi civili 1° gennaio - 31 dicembre);
2) il corrispettivo derivante da tale collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro d'imputazione di interessi, costituisca più del l'80% dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell'arco di due anni solari consecutivi (da intendersi due periodi di 365 giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore della norma, cioé il 18 luglio 2012);
3) il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro, anche in modo non esclusivo, presso una delle sedi del committente.
Si sta affermando dunque che, qualora venissero mai accertati almeno due dei presupposti di cui sopra, un rapporto di lavoro autonomo potrebbe essere per legge trasformato in un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa. E' evidente che questo avrebbe un riflesso immediato su due ambiti principalmente: quello previdenziale e quello delle tutele per il rapporto di lavoro.
In ambito previdenziale la differenza sarebbe sostanziale: il lavoratore autonomo con partita iva paga interamente a proprio carico il contributo alla gestione separata in relazione al reddito prodotto (salvo la possibilità di effettuare una rivalsa del 4%), mentre nel rapporto di lavoro coordinato e continuativo il contributo è dovuto dal committente, fermo restando la suddivisione di 2/3 (committente) e 1/3 (collaboratore).
Per quanto riguarda invece le tutele per il rapporto di lavoro, sarebbe necessaria la presenza di un progetto che presupponga un risultato specifico.
Il compenso, in assenza di contrattazione collettiva specifica, non può essere inferiore, a parità di estensione temporale dell'attività oggetto della prestazione, alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati nel settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto.
Inoltre, troverebbero applicazione le tutele previste dall'articolo 66 del Dlgs 276/2003: ossia, la gravidanza, la malattia e l'infortunio del collaboratore a progetto non comportano l'estinzione del rapporto contrattuale, che rimane sospeso, senza erogazione del corrispettivo.
Il committente potrebbe comunque recedere dal contratto se la sospensione si dovesse protrarre per un periodo superiore a un sesto della durata stabilita nel contratto, quando essa sia determinata, ovvero superiore a 30 giorni per i contratti di durata determinabile. Mentre, in caso di gravidanza, la durata del rapporto sarebbe prorogata per un periodo di 180 giorni, salva più favorevole disposizione del contratto individuale.
Il ministero però, ha chiarito che i lavoratori potranno rivendicare la sussistenza di un rapporto i lavoro subordinato invocando gli ordinari criteri distintivi previsti dall'articolo 2094 del Codice civile. Ad analoga conclusione potrà giungere l'ispettore anche se, con particolare riguardo al settore edile, quest'ultimo è chiamato a rispettare i parametri già dettati dalla direzione generale per l'Attività ispettiva contenuti nella circolare 16/2012.
Etichette: False partite iva, legge 92/2012, riforma Fornero
Acconto IVA: scadenza del 27 dicembre 2012
Il 27 dicembre 2012 scade il termine per il versamento dell’acconto IVA per il 2011. Tale acconto può essere calcolato utilizzando tre metodi alternativi:
1) metodo storico;
2) metodo previsionale;
3) metodo analitico;
Spetta al contribuente la scelta, "ragionando" su quello più vantaggioso.
Secondo il metodo storico, il versamento da effettuare è pari all'88% dell'IVA dovuta nella liquidazione:
- periodica di dicembre 2011, nel caso di contribuenti mensili;
- annuale 2011, nel caso di contribuenti trimestrali;
- periodica (4° trimestre 2011), nel caso di contribuenti trimestrali speciali;
Con tale metodo -adottato soprattutto da chi prevede una liquidazione periodica o annuale, con un debito inferiore rispetto a quello dell'anno precedente- il contribuente calcolerà l’88% dell’imposta basandosi sulle prospettive di realizzo fino al 31.12.2011. E’ importante che il contribuente conosca con sufficiente certezza gli importi delle fatture che saranno emesse e ricevute entro la fine dell’anno. Proprio perché si tratta di una stima, infatti, potrebbe incorrere in errore ed essere sanzionato per carente versamento a titolo di acconto (con conseguente applicazione della sanzione ordinaria del 30% sugli importi dovuti e non versati). Naturalmente, il contribuente potrà avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso provvedendo a versare sia la maggiore Iva dovuta, sia le relative sanzioni con interessi, utilizzando i codici tributo 8904 per la sanzione, e 1991 per gli interessi legali.
Il metodo analitico (o della liquidazione intermedia) consiste nel calcolare l’acconto dovuto sulla base di una apposita liquidazione che considera le operazioni effettuate fino alla data del 20 dicembre 2011: si tratta di una liquidazione periodica “aggiuntiva”, basata su dati effettivi, il cui saldo (se a debito) darà la misura dell’acconto dovuto.
Modalità e termini di versamento dell’acconto Iva
Il versamento dell’acconto Iva deve essere effettuato mediante modello F24, entro il 27 dicembre prossimo, esclusivamente con modalità telematiche utilizzando i seguenti codici tributo:
L’acconto Iva non deve essere versato se l’importo è inferiore ad Euro 103,29, e in ogni caso non può mai essere rateizzato.
I contribuenti con liquidazioni trimestrali “per opzione” non devono versare, ai fini dell’acconto, la maggiorazione degli interessi dell’1%, che va applicata solo sui versamenti relativi ai primi 3 trimestri solari e su quelli a conguaglio in sede di dichiarazione annuale.
Secondo acconto INPS per artigiani e commercianti
Se i professionisti iscritti alla gestione separata INPS si dovranno sobbarcare il peso del secondo acconto dei contributi dovuti entro il 30.11.2012, artigiani e commercianti non possono di certo gioire. Infatti anch'essi sono chiamati al pagamento del secondo acconto INPS alla medesima data di scadenza degli iscritti alla gestione separata.
Ma vediamo di fare un resoconto del "funzionamento" della gestione INPS artigiani e commercianti, in modo da capire meglio quali sono gli importi dovuti, le aliquote da applicare e le diverse scadenze da rispettare.
Sulla quota di reddito eccedente il minimale di € 14.930 (e fino al massimale di € 73.673 frazionabile a mese, ovvero, per i soggetti privi di anzianità contributiva al 31.12.1995 iscritti dal 1996, di € 96.149 non frazionabile a mese), invece, i contributi da versare sono calcolati in modo proporzionale applicando le suddette aliquote a tale quota di reddito eccedente (si tenga conto, comunque, che sull’eventuale parte di reddito eccedente € 44.204 le aliquote vanno aumentate di 1 punto percentuale).
L’acconto dei contributi 2012 eventualmente dovuto sulla quota di reddito eccedente il minimale deve essere versato in due rate di pari importo entro i termini previsti per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche, pertanto:
I righi di UNICO PF 2012 da prendere in considerazione per individuare il reddito utile ai fini del calcolo dei contributi sono:
Resta salva la facoltà del contribuente di utilizzare il metodo previsionale in luogo di quello storico.
Etichette: Acconti, Gestione separata, INPS
Gestione Separata INPS: chiamata all'acconto per i professionisti con partita iva
I professionisti titolari di partita IVA iscritti alla gestione separata INPS di cui all'art. 2 co. 26 della L. 335/95 devono versare il secondo acconto dei contributi dovuti per il 2012, entro il 30.11.2012.
I soggetti titolari di redditi di lavoro autonomo ai sensi dell'art. 53 co. 1 del TUIR, assoggettati al contributo INPS di cui alla L. 335/95, sono tenuti al versamento dell'acconto del contributo per il 2012, calcolato sulla base del reddito professionale dichiarato ai fini IRPEF per l'anno 2011.
Quali sono le aliquote contributive?
L'art. 22 co. 1 della L. 183/2011 (Legge di stabilità 2012) ha previsto che, a decorrere dall'1.1.2012, le aliquote contributive applicabili agli iscritti alla suddetta Gestione separata INPS ex art. 2 co. 26 della L. 335/95 sono aumentate dell'1%. Pertanto, nel 2012 ai predetti soggetti si applicano le seguenti aliquote:
soggetti senza altra copertura previdenziale: 27,72%, fino al raggiungimento del massimale della base imponibile di 96.149,00 euro;
soggetti iscritti anche ad un'altra forma previdenziale obbligatoria (ad esempio, dipendenti pubblici e privati, professionisti con Cassa, artigiani e commercianti, ecc.) o titolari di pensione (diretta o indiretta): 18%, fino al raggiungimento del massimale della base imponibile di 96.149,00 euro.
Il pagamento dell'acconto del contributo INPS va effettuato in due rate di eguale importo. Le rate sono pari al 40% del contributo dovuto sul reddito di lavoro autonomo professionale dell'anno precedente.
A tale proposito, la circ. INPS 9.6.98 n. 123 ha chiarito che, ai fini della determinazione dell'ammontare degli acconti e, quindi, delle rate, occorre fare riferimento alle aliquote vigenti nell'anno di riferimento degli acconti medesimi. Pertanto, i professionisti in esame devono applicare ai fini degli acconti le aliquote per il 2012 sopra indicate, a seconda della loro "posizione" soggettiva.
Per i professionisti titolari di partita IVA soggetti all'aliquota del 18%, i termini di versamento sono i seguenti:
la prima rata, pari al 7,2% del reddito professionale risultante dal rigo RE25 (o RE21) del modello UNICO 2012 PF, doveva essere versata entro il termine per il pagamento a saldo delle imposte risultanti dal medesimo modello;
la seconda rata, pari sempre al 7,2% del reddito professionale risultante dal rigo RE25 (o RE21) del modello UNICO 2012 PF, deve essere versata entro il 30.11.2012.
Per i professionisti titolari di partita IVA soggetti all'aliquota del 27,72%, i termini di versamento sono i seguenti:
la prima rata, pari all'11,088% del reddito professionale risultante dal rigo RE25 (o RE21) del modello UNICO 2012 PF, doveva essere versata entro il termine per il pagamento a saldo delle imposte risultanti dal medesimo modello;
la seconda rata, pari sempre all'11,088% del reddito professionale risultante dal rigo RE25 (o RE21) del modello UNICO 2012 PF, deve essere versata entro il 30.11.2012.
I righi della dichiarazione da assumere per il calcolo dell'acconto del contributo INPS ex L. 335/95 sono i seguenti:
SECONDO ACCONTO 2012 - CONTRIBUTO INPS EX L. 335/95
Rigo della dichiarazione
Professionisti iscritti solo all'INPS e non pensionati (27,72%)
RE25 (o RE21)
11,088%
Differenza tra rigo CM6 e
rigo CM9 colonna 2
("nuovi" contribuenti minimi)
Professionisti iscritti anche ad altre gestioni previdenziali
o titolari di una pensione diretta o indiretta (18%)
Etichette: Gestione separata, INPS
A partire dal 20 ottobre 2012 possedere un indirizzo di posta elettronica certificata è diventato un obbligo anche per le imprese individuali. E' quanto previsto dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 5, comma 1 e 2, che estende alle imprese individuali l'obbligo che, in base al D.L. 29 novembre 2008, n. 186, art. 6, era già attivo per le società e i professionisti.
Etichette: DL 179/2012, imprese individuali, pec
Sulle detrazioni per spese di ristrutturazione e di riqualificazione energetica si è detto e scritto tanto sul web nei mesi passati. In questo post cercherò di riassumere sinteticamente la normativa mettendo le due misure a confronto.
Detrazione del 36%-50% Detrazione del 55%
Dal 01/07/2013 tornerà al 36% su una spesa massima di 48.000 euro.
Per le spese di riqualificazione energetica (risparmio energetico) sostenute fino al 30/06/2013 la detrazione irpef/ires è del 55%.
Spese e lavori
- Installazione di pannelli solari per l’acqua calda
- Sostituzione dell’impianto di riscaldamento con una nuova caldaia
Per i cantieri avviati dal 14/05/2011 non è più necessario inviare la comunicazione di inizio lavori al Centro Operativo delle Entrate di Pescara.
Entro 90 giorni dalla fine dei lavori va mandata in via telematica all’Enea la documentazione dei lavori, che cambia a seconda del tipo di intervento
Le fatture emesse dal 14/05/2011 non devono più contenere l’indicazione della manodopera. I pagamenti vanno eseguiti sempre con bonifico bancario “tracciabile” da cui risultino:
1) La causale del pagamento;
3) Il numero di partita iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale è eseguito il pagamento.
Nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in cui sono sostenute le spese, si può iniziare a scontare la detrazione dall’imposta dovuta. Ad esempio, chi effettua bonifici per 10.000 euro a novembre di quest’anno, può detrarre 500 euro all’anno per 10 anni a partire dal 730 o Unico 2013.
Etichette: Detrazioni, Ristrutturazioni edilizie
Una domanda che spesso mi viene posta è: "Sono obbligato a presentare la dichiarazione dei redditi?". Effettivamente esistono dei casi in cui è possibile non presentare la dichiarazione dei redditi, vediamo quali sono.
Innanzitutto vi è una condizione generale di esonero dalla presentazione del Modello 730 che vale per tutti ed è la seguente: è esonerato della presentazione della dichiarazione il contribuente, non obbligato alla tenuta delle scritture contabili, che possiede redditi per i quali è dovuta un'imposta non superiore ad euro 10,33.
Poi, una volta verificato il caso generale di esonero, è necessario verificare se si rientra nei casi di esonero "sulla base del tipo di reddito" oppure "sulla base del livello di reddito conseguito".
Caso 1: esonero sulla base del tipo di reddito
Il contribuente che possiede esclusivamente i redditi indicati nella prima colonna è esonerato se si verificano anche le condizioni descritte nella seconda colonna:
2. Le detrazioni per coniuge e familiari a carico sono spettanti e non sono dovute le addizionali regionale e comunale
Esempi: rendite erogate dall’Inail esclusivamente per invalidità permanente o per morte, alcune borse di studio, pensioni di guerra, pensioni privilegiate ordinarie corrisposte ai militari di leva, pensioni, indennità, comprese le indennità di accompagnamento e assegni erogati dal Ministero dell’Interno ai ciechi civili, ai sordi e agli invalidi civili, sussidi a favore degli hanseniani, pensioni sociali
Caso 2: esonero sulla base del livello di reddito conseguito
Il contribuente che possiede esclusivamente i redditi indicati nella prima colonna, nei limiti di reddito previsti nella seconda colonna, è esonerato se si verificano anche le condizioni descritte nella terza colonna:
LIMITE DI REDDITO (uguale o inferiore a )
Assegno periodico corrisposto dal coniuge + altre tipologie di reddito (*)
Redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e altri redditi per i quali la detrazione prevista non è rapportata al periodo di lavoro
(*) Il reddito complessivo deve essere calcolato senza tener conto del reddito derivante dall’abitazione principale e dalle sue pertinenze.
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L'obbligo della PEC si estende alle imprese indivi...
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