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Timestamp: 2020-01-19 20:58:35+00:00
Document Index: 117130557

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 110', 'art. 1477', 'sentenza ', 'art. 1460', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1477', 'sentenza ']

Cassazione II Civile del 20 giugno – 11 ottobre 2013, n. 23157 - testo integrale Sentenza
Cassazione II Civile del 20 giugno – 11 ottobre 2013, n. 23157
Immobili · acquisto · agibilita' · societa' · cancellazione · registro imprese · certificato · risoluzione · contratti · vendita
http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=43741&catid=234&Itemid=486&contentid=43741&mese=10&anno=2013
"le S.U. di questa Corte hanno di recente affermato, risolvendo una questione di massima di particolare importanza, che la cancellazione della società dal registro delle imprese, a partire dal momento in cui si verifica l'estinzione della società cancellata, priva la società stessa della capacità di stare in giudizio (con la sola eccezione della fictio iuris contemplata dall'art. 10 legge fall.); pertanto, qualora l'estinzione intervenga nella pendenza di un giudizio del quale la società è parte, si determina un evento interruttivo, disciplinato dagli artt. 299 e ss. c.p.c., con eventuale prosecuzione o riassunzione da parte o nei confronti dei soci, successori della società, ai sensi dell'art. 110 cod. proc. civ.; qualora l'evento non sia stato fatto constare nei modi di legge o si sia verificato quando farlo constare in tali modi non sarebbe più stato possibile, l'impugnazione della sentenza, pronunciata nei riguardi della società, deve provenire o essere indirizzata, a pena d'inammissibilità, dai soci o nei confronti dei soci, atteso che la stabilizzazione processuale di un soggetto estinto non può eccedere il grado di giudizio nel quale l'evento estintivo è occorso (sent. n. 6070/13). "
". Questa Corte ha avuto modo di affermare che la consegna del certificato di abitabilità dell'immobile oggetto del contratto, ove questo sia un appartamento da adibire ad abitazione, pur non costituendo di per sé condizione di validità della compravendita, integra un'obbligazione incombente sul venditore ai sensi dell'art. 1477 c.c., attenendo ad un requisito essenziale della cosa venduta, in quanto incidente sulla possibilità di adibire legittimamente la stessa all'uso contrattualmente previsto (così, Cass. n. 16216/08, la quale, applicando detto principio, ha confermato la sentenza dei giudici di merito che, tenuto conto che non era stato stipulato l'atto definitivo di compravendita, non essendo stato ancora ottenuto dal costruttore il certificato di abitabilità, avevano ritenuto giustificata la sospensione da parte del promittente acquirente del pagamento dei ratei di mutuo, quale legittimo esercizio della facoltà di autotutela di cui all'art. 1460 c.c.). Ne deriva che nella vendita di immobili destinati ad abitazione, la licenza di abitabilità è un elemento che caratterizza il bene in relazione alla sua capacità di assolvere la determinata funzione economico-sociale negoziata, e, quindi, di soddisfare i concreti bisogni che hanno indotto il compratore ad effettuare l'acquisto. Pertanto, la mancata consegna del certificato di abitabilità implica un inadempimento che, sebbene non sia tale da dare necessariamente luogo a risoluzione del contratto, può comunque essere fonte di un danno risarcibile, configurabile anche nel solo fatto di aver ricevuto un bene che presenta problemi di commerciabilità, essendo al riguardo irrilevante la concreta utilizzazione ad uso abitativo da parte dei precedenti proprietari (cfr. Cass. n. 9253/06). "
Presidente Triola – Relatore Manna
P..C. , G..M. , C..C. , S.S. , A..P. , G..B. , B.R. , S..R. , G..G. , S.I. , M.G..Z. e C..C. , acquirenti di unità abitative del complesso immobiliare (omissis) , convenivano in giudizio innanzi al Tribunale di Catania la società venditrice, Compagnia Edilizia Residenziale - CER s.r.l. per sentirla condannare al risarcimento dei danni da mancato rilascio del certificato di agibilità degli immobili. Nella contumacia della società convenuta il Tribunale accoglieva la domanda, condannando la CER s.r.l. al pagamento per ciascun proprietario di una somma, determinata in base ad apposito accertamento tecnico d'ufficio, pari alla differenza tra il prezzo astrattamente ricavabile dalla vendita ed il concreto valore di mercato delle unità abitative prive del predetto certificato. Adita dalla CER s.r.l. tale sentenza era ribaltata dalla Corte d'appello di Catania, che rigettava la domanda e condannava gli appellati alla restituzione di quanto loro corrisposto dalla società venditrice in base alla pronuncia di primo grado.
2. - Con il secondo motivo è dedotta la violazione degli artt. 1477, comma 3, 1490 e 1492 c.c. e degli artt. 220 e 221 R.D. n. 1265 del 1934, nonché l'insufficiente e contraddittoria motivazione su di un punto (rectius, fatto) controverso e decisivo, in relazione all'art. 360, nn. 3 e 5 c.p.c. La Corte territoriale, si sostiene, ha disatteso il consolidato orientamento di questa S.C. secondo cui nel caso di vendita di immobile destinato ad abitazione, la mancanza del certificato di agibilità configura un'ipotesi di vendita aliud pro alio, che incide sull'attitudine del bene ad assolvere la sua funzione economico-sociale e sulla relativa commerciabilità, di guisa che anche nel caso in cui il mancato rilascio dipenda da inerzia del Comune, il venditore è tenuto al risarcimento del danno. Fino a quando il certificato non sarà rilasciato, ognuno degli immobili venduti non potrà essere negoziato in alcun modo, sicché la Corte d'appello, pur riconoscendo il principio di diritto per cui la consegna del certificato di abitabilità integra un'obbligazione a carico del venditore ai sensi dell'art. 1477 c.c. e degli artt. 220 e 221 R.D. n. 1265 del 1934, attenendo ad un requisito essenziale della cosa venduta, ne ha operato un'errata applicazione, escludendo l'esistenza del danno per la conformità degli immobili al progetto approvato. Né, infine, prosegue parte ricorrente, la sentenza impugnata motiva le ragioni dell'asserita arbitrarietà del deprezzamento degli immobili stimato dal c.t.u. nel giudizio di primo grado, deprezzamento che invece va ritenuto congruo e rispondente all'effettivo minor valore commerciale e agli esborsi che ciascun ricorrente dovrà sostenere per conseguire quel certificato che la CER s.r.l., in quanto ormai estinta, non potrà più consegnare in adempimento della propria obbligazione.
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