Source: https://www.iusexplorer.it/Dejure/Sentenze?idDocMaster=7032385&idDataBanks=2&idUnitaDoc=0&nVigUnitaDoc=1&pagina=1&NavId=1912866255&IsCorr=False
Timestamp: 2018-05-26 13:52:35+00:00
Document Index: 68179678

Matched Legal Cases: ['art. 109', 'sentenza ', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 360', 'art. 109', 'sentenza ', 'art. 109']

IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE (I.R.P.E.F.) - Oggetto dell'imposta - - redditi d'impresa
1. A seguito di processo verbale di constatazione redatto da funzionari dell'Ufficio di Moncalieri dell'Agenzia delle entrate, veniva emesso nei confronti della T.A. S.p.A. avviso di accertamento relativo ad IRES, IRAP ed IVA in relazione all'anno di imposta 2004, con il quale l'Ufficio disconosceva taluni costi sostenuti dalla società nonchè sconti dalla stessa praticati alla clientela, ritenuti non deducibili ai sensi dell'art. 109 t.u.i.r..
2. Avverso detto atto impositivo la società contribuente proponeva ricorso dinanzi alla C.T.P. di Torino, che lo accoglieva, con compensazione delle spese di lite.
3. Proposto appello principale dall'Ufficio ed incidentale dalla società contribuente, la C.T.R. del Piemonte, con sentenza del 27 aprile 2010, in parziale riforma della decisione impugnata, dichiarava dovute le sanzioni con riferimento ai costi per consulenza software, confermando nel resto l'avviso di accertamento impugnato, sul rilievo che sia i costi relativi alla definizione di un contenzioso con un cliente, sia gli sconti praticati alla clientela erano deducibili ai sensi dell'art. 109 t.u.i.r.. Le spese di entrambi i gradi di giudizio venivano compensate tra le parti.
4. Avverso detta pronuncia l'Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione, sulla base di due motivi.
La società contribuente resiste con controricorso e propone ricorso incidentale, con tre motivi.
L'Agenzia delle entrate ha depositato controricorso al ricorso incidentale.
1. Con il primo motivo del ricorso principale l'Agenzia delle entrate denunciando violazione dell'art. 109, comma 1, t.u.i.r. - sostiene che, contrariamente a quanto ritenuto dalla C.T.R., l'Ufficio aveva correttamente rettificato il reddito d'impresa della società, la quale aveva imputato all'esercizio 2004 costi - relativi ad un contenzioso con un cliente, definito con accordo intervenuto nel febbraio 2005 della cui certezza ed oggettiva determinabilità aveva avuto contezza soltanto nell'anno successivo, seppur prima dell'approvazione del bilancio, in violazione del principio di competenza sancito dal citato art. 109 t.u.i.r..
La censura, pur ammissibile, non ricorrendo nella specie i presupposti di applicabilità dell'art. 360 - bis c.p.c., è infondata.
Invero, non essendo controverso che i costi in questione sono divenuti certi e determinati nel loro ammontare prima della delibera di approvazione del bilancio, la decisione sul punto assunta dalla C.T.R. si pone in linea con l'orientamento espresso da questa Corte secondo cui in tema di imposte sui redditi d'impresa, i costi sostenuti dopo la chiusura dell'esercizio contabile di riferimento, ma incidenti sul ricavo netto determinato dalle operazioni dell'anno già definito, costituiscono elementi di rettifica del bilancio dell'anno precedente, sicchè concorrono a formare il reddito d'impresa ed incidono legittimamente in flessione sullo stesso tutte le volte in cui siano divenuti noti, in quanto certi e precisi nell'ammontare, prima della delibera di approvazione del risultato d'esercizio (Cass. n. 10903 del 2015; Cass. n. 3484 del 2014).
2. Con il secondo motivo - denunciando violazione dell'art. 109, comma 5, t.u.i.r. - l'Agenzia delle entrate censura la sentenza impugnata per avere la C.T.R. erroneamente ritenuto che la spesa per sconti potesse essere considerata inerente e, quindi, deducibile ai sensi dell'art. 109, comma 5,...