Source: https://www.tuttoambiente.it/sentenze-premium/rifiuti/?s_item=dc6a7e655d7e5840e66733e9ee67cc69
Timestamp: 2020-04-08 20:39:28+00:00
Document Index: 111773428

Matched Legal Cases: ['art. 256', 'art. 256', 'art. 568', 'sentenza ', 'art. 593', 'art. 256', 'art. 183', 'sentenza ', 'art. 616']

Cass. Pen. Sez. VII 09/01/2020 n. Ord. 337 - Wc chimici e abbandono incontrollato di liquami - Tuttoambiente.it
Wc chimici e abbandono incontrollato di liquami
n. Ord. 337
In materia di rifiuti, integra il reato previsto dall'art. 256, comma 2, del D.L.vo n. 152/2006 l'abbandono incontrollato di liquami, in quanto la diversa disciplina sugli scarichi trova applicazione solo se il collegamento fra ciclo di produzione e recapito finale sia diretto ed attuato, senza soluzione di continuità, mediante una condotta o altro sistema stabile di collettamento. (Nel caso di specie si è trattato di deiezioni raccolte nei serbatoi dei wc chimici di singoli camper che venivano trasportate dai clienti per essere fatte confluire in cisterne sotterranee mediante appositi punti di raccolta, senza autorizzazione).
1.- Il Tribunale di Firenze ha condannato l'imputato alla pena dell'ammenda per il reato di cui all'art. 256, comma 1, lettera a), del d.lgs. n. 152 del 2006, per avere, quale amministratore di una società proprietaria di un campeggio, gestito un'attività di stoccaggio di rifiuti urbani provenienti dei serbatoi di raccolta dei wc chimici interni ai camper ospitati, facendoli confluire in cisterne sotterranee mediante appositi punti di raccolta, senza autorizzazione.
2.- Avverso la sentenza, l'imputato ha proposto, tramite il difensore, una impugnazione qualificata come appello, deducendo, con unico motivo di doglianza, l'erronea applicazione della disposizione incriminatrice, sul rilievo che, nel caso di specie, non si avrebbe uno stoccaggio di rifiuti urbani ma una raccolta di reflui derivanti dal metabolismo umano; reflui per i quali trova applicazione l'assimilazione alle acque di scarico domestiche. Ciò sarebbe vero anche nel caso di campeggi per i quali si superano i 200 abitanti equivalenti, divenendo le deiezioni rifiuti solo nel momento in cui si sedimentano nella fossa biologica e vengono trasportati da soggetti autorizzati per lo smaltimento. Sarebbe in ogni caso applicabile la disciplina sul deposito temporaneo, che non necessita come tale di autorizzazione.
Con successiva memoria, la difesa ribadisce l'ammissibilità dell'impugnazione, riproponendo le considerazioni già svolte.
- Preliminarmente l'impugnazione deve essere qualificata come ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 568, comma 5, cod. proc. pen., perché proposta contro sentenza non appellabile, ai sensi dell'art. 593, comma 3, cod. proc. pen., in quanto recante condanna alla sola pena dell'ammenda.
Il ricorso è inammissibile, perché basato su una doglianza manifestamente infondata. È sufficiente qui richiamare la costante giurisprudenza di questa Corte, secondo cui, in materia di rifiuti, integra il reato previsto dall'art. 256, comma 2, del d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, l'abbandono incontrollato di liquami, in quanto la diversa disciplina sugli scarichi trova applicazione solo se il collegamento fra ciclo di produzione e recapito finale sia diretto ed attuato, senza soluzione di continuità, mediante una condotta o altro sistema stabile di collettamento (ex multis, Sez. 3, n. 6998 del 22/11/2017, dep. 14/02/2018, Rv. 272822; Sez. 3, n. 16623 del 08/04/2015, Rv. 263354). E lo stesso ricorrente ha sostanzialmente ammesso che, nel caso in esame, si tratta delle deiezioni raccolte nei singoli camper, che vengono trasportate dai clienti per essere smaltite dai gestori del campeggio. Né può valere il richiamo effettuato dalla difesa alla disciplina regionale relativa ai reflui domestici, perché tale disciplina non tocca il discrimina fra rifiuto e scarico, essendo riferita solo allo scarico e non anche il rifiuto. Quanto al deposito temporaneo, la difesa ne ha solo invocato l'applicabilità, senza prospettare in modo specifico la sussistenza dei presupposti fissati dall'art. 183 del d.lgs. n. 152 del 2006.
- Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell'inammissibilità medesima consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., l'onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in C 3.000,00.