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Timestamp: 2020-07-12 20:21:31+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 19773 del 04/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19773 del 04/10/2016
Cassazione civile sez. lav., 04/10/2016, (ud. 12/05/2016, dep. 04/10/2016), n.19773
sul ricorso 27674-2012 proposto da:
SITA S.P.A., P.I. (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro
lo studio dell’avvocato ANGELO ABIGNENTE, che la rappresenta e
avverso la sentenza n. 561/2011 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,
depositata il 30/06/2012 R.G.N. 1560/2009;
12/05/2016 dal Consigliere Dott. ELENA BOGHETICH;
udito l’Avvocato POMPEI ANGELO per delega Avvocato ABIGNENTE ANGELO;
1. Il ricorrente, M.C., dipendente della s.p.a. Sita, azienda concessionaria del servizio di trasporto regionale, con mansioni di conducente di autobus addetto sia alla guida che al rilascio dei biglietti con incasso (agente unico) ha agito per il riconoscimento del diritto alle differenze economiche per il mancato adeguamento della predetta indennità a far tempo dal (OMISSIS). La Corte di appello di Salerno, con sentenza depositata il 30.6.2012, in riforma della sentenza del Tribunale, ha accolto la domanda dichiarando che l’indennità di agente unico, da corrispondere mensilmente in misura pari a venti minuti della retribuzione normale dell’autista di 7^ livello con tre scatti di anzianità, va adeguata alle variazioni di tale retribuzione ed ha assunto il conseguente provvedimento di condanna alle differenze retributive.
2. Avverso tale sentenza la società ha proposto ricorso per Cassazione, affidato a quattro motivi, illustrati altresì da memoria ex art. 378 c.p.c. Il lavoratore è rimasto intimato.
2. Con il secondo motivo la società deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 1322 e 2077 c.c., quanto alla successione dei contratti collettivi ed omessa, insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Censura la decisione per non avere applicato il principio, costantemente affermato dal giudice di legittimità, secondo il quale in caso di successione di contratti collettivi di livello diverso, occorre tener conto della effettiva volontà delle parti che legittimamente possono derogare al precedente assetto contrattuale. In questa prospettiva si duole che la sentenza impugnata abbia omesso di considerare la disciplina collettiva successiva all’accordo aziendale del 25.2.1982 dalla quale si evinceva che l’indennità in oggetto era stata attribuita in ragione del fatto che gli autisti svolgevano anche mansioni di bigliettaio, mansioni in seguito venute meno, per cui era giustificata la cristallizzazione del relativo importo.
3. Con il terzo motivo di ricorso deduce violazione e falsa applicazione dell’accordo aziendale 25.2.1982 e della L.R. n. 13 del 1984, art. 3, nonchè omessa ed insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo. Censura la decisione per non avere preso in debita considerazione la circostanza, decisiva, ritualmente dedotta nei precedenti gradi, e cioè che le indennità vantate dal lavoratore traevano titolo dall’accordo aziendale 25.21982 e che tale accordo era derogabile dal successivo accordo del 2.10.1989; evidenziava che la normativa regionale si era limitata a fissare un limite massimo di spesa, posto che all’epoca gli oneri finanziari di gestione del servizio erano a carico della Regione, senza fissare parametri per la variazione nel tempo della misura dell’indennità.
Il punto 18 dell’accordo nazionale del 2 ottobre 1989 recita: “Per effetto degli aumenti degli elementi retributivi di cui alla presente ipotesi di accordo rientranti nella retribuzione normale, sono soggetti a rivalutazione esclusivamente i seguenti istituti: A.P.A. (per effetto degli aumenti delle retribuzioni conglobate dall’1/9/1989 e dall’1/1/1991), lavoro straordinario, lavoro festivo, lavoro notturno, indennità di trasferta, indennità di diaria ridotta, trattamento di fine rapporto. Ogni altro compenso nazionale e aziendale eventualmente espresso in misura percentuale, resta confermato in cifra con il conseguente riproporzionamento della percentuale medesima sulla relativa base di calcolo”.
Come già affermato da questa Corte (cfr. Cass., Sez. 6, 3.10.2014, n. 20966), la previsione, con la quale le parti stipulanti hanno inteso distinguere tra retribuzione normale, rivalutabile, e altri compensi, nazionali o aziendali, congelati, non palesa ambiguità: dalla possibilità di rivalutazione, o adeguamento, viene escluso ogni altro compenso, nazionale e aziendale, eventualmente espresso in misura percentuale, congelato in cifra fissa, quella ormai cristallizzata; il riproporzionamento in termini percentuali risulta necessitato dal fatto che restando fissa la somma erogata per il compenso, per legittimarla doveva operarsi la riduzione in misura corrispondente della percentuale che ne determinava l’ammontare.
Appare evidente che la cristallizzazione disposta dalla norma riguarda tutti i compensi che non siano stati elencati nella prima parte della previsione, “eventualmente, e quindi non necessariamente, espressi in percentuale.
6. Nè appare condivisibile l’argomentazione della Corte incentrata sull’estraneità, alle predette previsioni collettive nazionali, dell’indennità della quale di discute, in virtù di un preteso carattere meramente locale (regionale) del sistema agente unico, e dunque nè nazionale nè aziendale.
Invero, come già ribadito da questa Corte (arg. ex Cass. 4257/2004) la contrattazione collettiva nazionale ha avocato a sè la determinazione dei livelli retributivi, al fine di risanare i bilanci aziendali e ridurre, così, l’onere del loro ripianamento a carico della finanza pubblica; ha, al contempo, demandato alla contrattazione aziendale di realizzare interventi per ottenere incrementi di produttività, da destinare al risanamento del bilancio, agli investimenti, nonchè, per la restante quota, al trattamento dei dipendenti.
L’evidenza che la sostituzione della coppia autista-bigliettaio con agente unico si iscrive nelle misure devolute alla contrattazione aziendale, per ottenere incrementi di produttività (così Cass. 4257/2004), non toglie che il sistema agente unico, e il relativo compenso, rivesta una dimensione trascendente l’ambito locale, e regionale, nel quale si colloca la vicenda in esame, come del resto comprovano le disposizioni dei contratti collettivi di settore per le aziende che intendessero procedere all’istituzione del sistema ad agente unico (v. artt. 48A, 48B, 48C C.C.N.L. autoferrotranvieri 23 luglio 1976).
Lambito locale dell’indennità in questione risulta, peraltro, smentito dal ridetto fondamento negoziale collettivo, e non normativo regionale, dell’emolumento per il quale la normativa regionale di riferimento esplica la sua efficacia nella regolamentazione del rapporto fra ente concedente (la Regione) e l’azienda di trasporto (concessionaria), limitandosi a fissare i criteri di quantificazione dei contributi annualmente riconosciuti dall’ente concedente alla società concessionaria senza in alcun modo incidere sulla disciplina del rapporto di lavoro, regolamentato dalla contrattazione, nazionale ed aziendale, di primo e secondo livello.
7. La decisione non si pone in contrasto con la sentenza n. 7449/2015 di questa Corte, sentenza che ha deciso esclusivamente sulla base dell’accordo regionale 15.3.1988 e che, per profili concernenti la tardiva allegazione e deduzione della fonte negoziale e la conseguente mancanza di contraddittorio, ha ritenuto di non poter prendere in considerazione l’accordo nazionale 2.10.1989.
10. Le spese di lite sono compensate In considerazione dell’evoluzione della giurisprudenza di questa Corte in epoca successiva alla proposizione del ricorso.