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Timestamp: 2020-07-06 19:48:54+00:00
Document Index: 34782812

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Sentenza Cassazione Civile n. 21296 del 20/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 21296 del 20/10/2016
Cassazione civile sez. trib., 20/10/2016, (ud. 11/10/2016, dep. 20/10/2016), n.21296
sul ricorso 1156/2012 proposto da:
L.G. in proprio e nella qualità di legale rappresentante
pro tempore dello Studio Ass. L., elettivamente domiciliato in
ROMA VIA PASQUALE LEOPARDI CATTOLICA 3, presso lo studio
dell’avvocato ALESSANDRO FERRARA, rappresentato e difeso
dall’avvocato MARIA MASI giusta delega a margine;
avverso la sentenza n. 539/2010 della COMM.TRIB.REG. di NAPOLI,
11/10/2016 dal Consigliere Dott. RAFFAELE SABATO;
udito per il ricorrente l’Avvocato MAZZETTA per delega dell’Avvocato
MASI che si riporta agli atti;
ZENO Immacolata, che ha concluso per l’inammissibilità dei motivi
1, 3 e 4, rigetto del 2, in subordine accoglimento per quanto di
A seguito di controlli ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 36 bis e ter, in ordine alle dichiarazioni periodiche dei redditi presentate dallo studio legale associato L., previa iscrizione a ruolo il concessionario per la riscossione ha notificato allo stesso studio associato in persona dell’avv. L.G. cartella di pagamento per l’anno di imposta 2002 per omessi versamenti di ritenute d’acconto, IRAP e IVA per complessivi Euro 71.643,31 oltre accessori.
Il ricorso avanzato dallo studio è stato accolto dalla commissione tributaria provinciale di Napoli.
Adita in sede di appello principale dall’agenzia e incidentale in tema di spese processuali dal contribuente, la commissione tributaria regionale della Campania in Napoli ha riformato la precedente decisione, riducendo al 10% le sanzioni e “conferma(ndo) nel resto l’impugnata cartella”.
Avverso la sentenza di appello la parte contribuente propone ricorso per cassazione su quattro motivi.
1. – Con quattro apparenti motivi la parte ricorrente deduce:
– “violazione e falsa applicazione” del “D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, per carenza di motivazione e nullità della cartella di pagamento”;
– “violazione e falsa applicazione” del “D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis “;
– “violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 17, e art. 25, per decadenza e prescrizione della cartella di pagamento”;
– “nullità degli avvisi di accertamento per mancata sottoscrizione”.
2. – Deve darsi atto che, pur menzionando in rubrica la richiesta di “cassazione… della sentenza n. 539/01/10 emessa in grado di appello dalla commissione tributaria regionale di Napoli…” (p. 1 del ricorso) e reiterando la richiesta in fine dell’atto (p. 6), il ricorso non menziona alcun passaggio della sentenza impugnata nè – ovviamente – svolge critiche rispetto alla stessa. Invero, anche i motivi come sopra trascritti, facenti menzione di violazioni di norme e vizi, riferiscono in effetti gli stessi alla cartella di pagamento e non alla sentenza oggetto di gravame.
3. – Ne deriva l’inammissibilità del ricorso per mancanza dei motivi, in quanto – pur essendo presenti degli apparenti motivi, come detto – essi sono censure prive di specifica attinenza al “decisum” della sentenza impugnata. Solo infatti le censure riguardanti la sentenza impugnata rientrano nella nozione di “motivo” di cui al paradigma normativo dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4.
In base a tale norma il ricorso per cassazione deve contenere, a pena di inammissibilità, i motivi per i quali si richiede la cassazione, aventi carattere di specificità, completezza e riferibilità alla decisione impugnata, il che comporta l’esatta individuazione del capo di pronuncia impugnata e l’esposizione di ragioni che illustrino in modo intelligibile ed esauriente le dedotte violazioni di norme o principi di diritto, ovvero le carenze della motivazione, restando estranea al giudizio di cassazione qualsiasi doglianza non riguardante il “decisum” della sentenza gravata (così ad es. sez. 5 n. 17125 del 2007 e sez. 1 n. 4036 del 2011). In altri termini, l’esercizio del diritto d’impugnazione di una decisione giudiziale può considerarsi avvenuto in modo idoneo soltanto qualora i motivi con i quali è esplicato si traducano in una critica della decisione impugnata e, quindi, nell’esplicita e specifica indicazione delle ragioni per cui essa è errata, le quali, per essere enunciate come tali, debbono concretamente considerare le ragioni che la sorreggono e da esse non possono prescindere, dovendosi, dunque, il motivo che non rispetti tale requisito considerarsi nullo per inidoneità al raggiungimento dello scopo. In riferimento al ricorso per cassazione tale nullità, risolvendosi nella proposizione di un “non motivo”, è espressamente sanzionata con l’inammissibilità ai sensi della citata disposizione (così sez. 3, n. 359 del 2005 e altre).
4. – Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.
la corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la parte ricorrente alla rifusione a favore dell’agenzia delle entrate delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro quattromilasettecentocinquanta oltre spese eventualmente prenotate a debito.
Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Quinta Civile, il 11 ottobre 2016.