Source: http://www.grupposenzasede.it/Attivit%C3%A0%202014%20tema%20assistenza.htm
Timestamp: 2018-12-12 15:31:29+00:00
Document Index: 148712166

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art.3', 'sentenza ', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 54', 'sentenza ', 'sentenza ']

Anno fine 2013 e 2014: articoli, lettere, volantini, documenti prodotti e divulgati sul tema dell'Assistenza ai malati cronici non autosufficienti.
Comunicato stampa con appello sull'interruzione dell'erogazione degli assegni di cura.
Riceviamo negli ultimi giorni, numerose e crescenti segnalazioni da parte di parenti di persone colpite da patologie e/o da disabilità invalidanti e da non autosufficienza alle quali l'Asl annuncia l'immediata interruzione degli assegni di cura per le prestazioni socio-sanitarie domiciliari (si veda lettera allegata).
La situazione è drammatica: uniamo il comunicato stampa con l'appello delle associazioni del Csa e della Fondazione promozione sociale alla Regione, affinchè proroghi l'erogazione degli assegni di cura da parte delle Asl.
Nel testo del comunicato viene fatto riferimento all'ordine del giorno n. 142, approvato all'unanimità nella seduta del 18 dicembre 2014, nel quale in Consiglio regionale, richiamando in premessa le norme nazionali e regionali che sanciscono il diritto esigibile alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie per le persone colpite da patologie e/o handicap gravemente invalidante e non autosufficienti, impegna la Giunta regionale del Piemonte a «superare in breve tempo le delibere n. 14-5999, n. 45-4248, n. 85-6287, n. 25-6992, n. 26-6993, n. 5-7035» ed a «riclassificare (...) gli interventi domiciliari in lungoassistenza all’interno degli interventi del Sistema sanitario piemontese (Lea – Livelli essenziali d’assistenza)».
Con preghiera di urgente e massima diffusione dell'appello, che potete liberamente sottoscrivere e riprodurre, inviandolo anche ai mezzi di informazione e comunicazione con i quali siete in contatto, restiamo a disposizione, in attesa di vostre nuove.
Fondazione promozione sociale. / Comunicato Stampa / Taglio assegni cura nel Pinerolese.
FONDO NAZIONALE PER LE NON AUTOSUFFICIENZE:
«Fondo per le non autosufficienze» questo sconosciuto. L’animata discussione sulle risorse previste dalla legge 296 del 2006 (articolo 1, commi 1264 e 1265) torna alla ribalta ogni anno in occasione dell’approvazione della legge finanziaria (quest’anno i 400 milioni di euro del Fondo sono stati prima annunciati, poi ridotti, infine confermati). Ma spesso, sia tra gli utenti sia tra le associazioni, c’è confusione sul corretto utilizzo di questi fondi e sulle prestazioni coperte da queste risorse. Facciamo chiarezza, spiegando nel dettaglio come il Fondo per le non autosufficienze – erogato dallo Stato e destinato esclusivamente ai Comuni – non costituisca affatto il solo canale di finanziamento delle prestazioni riservate alle persone non autosufficienti, e nemmeno il più consistente, che dovrebbe essere il Fondo sanitario nazionale, in base a quanto previsto dalle leggi, ma in larga parte disatteso.
Partiamo dai Livelli essenziali di assistenza sanitaria e socio-sanitaria (i Lea, definiti dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001, le cui norme hanno forza di legge in base all’articolo 54 della legge 289/2002).
Essi stabiliscono che sono a carico del Fondo sanitario nazionale le prestazioni socio-sanitarie domiciliari, semi-residenziali (centro diurno) e residenziali (per esempio ricovero in Rsa – Residenza sanitaria assistenziale – per anziani malati cronici non autosufficienti). Per queste prestazioni è fissata una quota del costo totale che viene coperta dalla sanità: nel caso delle cure domiciliari, per esempio, è coperto dall’Asl il 100% delle cure mediche, infermieristiche e riabilitative, più il 50% del costo dell’assistenza programmata a domicilio per le «prestazioni di aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona»; nel caso di ricovero in Rsa di pazienti anziani malati cronici non autosufficienti la sanità è tenuta a coprire almeno il 50% della retta. Tutte prestazioni – diritti esigibili – che non possono essere negate con il pretesto della scarsità di risorse.
Per la parte non coperta dal Fondo sanitario nazionale gli utenti devono contribuire sulla base delle loro personali risorse economiche (redditi e beni) dedotti gli eventuali oneri relativi agli obblighi di legge (ad esempio per il mantenimento del coniuge o di altre persone a carico).
E il “nostro” Fondo per le non autosufficienze? Solo per la parte non coperta né dal Servizio sanitario nazionale, né dagli utenti, intervengono i Comuni con le risorse del Fondo nazionale per le non autosufficienze. Lo specifica il decreto di riparto del Fondo tra le varie Regioni italiane: gli interventi finanziati «non sono sostitutivi, ma aggiuntivi e complementari a quelli sanitari».
In violazione della legge, però – ha segnalato ancora recentemente il Csa – Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base con sede a Torino – «ci sono Regioni (a titolo d’esempio Lazio, Lombardia, Umbria e parte del Piemonte) che erogano alle persone non autosufficienti solo le risorse del Fondo per le non autosufficienze, senza traccia di quelle sanitarie». Ecco una stima del Csa: «A fronte di un costo giornaliero delle prestazioni domiciliari di “aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona” di 60 euro (importo approssimativo), le Asl devono versarne 30. Dei rimanenti 30 se, in base ai propri redditi, l’utente può contribuire nella misura di 20 euro, i Comuni devono intervenire con i restanti 10. Analoga è la ripartizione dei costi per le prestazioni residenziali», seppur colpevolmente omesse dal decreto di riparto. Pertanto, il Fondo sanitario nazionale deve erogare finanziamenti per un importo tre volte più consistente delle somme erogate dai Comuni.
A fronte dei 400 milioni del Fondo per le non autosufficienze 2015, le Asl devono corrispondere una somma di 1 miliardo e 200 milioni. La situazione in Piemonte, dove 32mila persone non autosufficienti sono in illegittima lista di attesa, è analoga: a fronte di uno riparto del Fondo per le non autosufficienze di 27 milioni, le Asl ne dovrebbero corrispondere un’ottantina (!).
Riflessione sugli attentati di Parigi e sulla libertà di pensiero e di espressione.
I sentimenti di orrore e condanna contro ogni tipo di vile omicidio non consentono giustificazioni né attenuanti.
Le scariche di proiettili di Parigi, le bambine fatte esplodere in Nigeria o le decapitazioni, che evocano certe pratiche medioevali, devono lasciare spazio alla riflessione anche se ci sconvolgono perché ci confermano l’ annullamento del rispetto per il valore della vita delle persone, in nome di un fanatismo che fa uso del credo religioso per auto assolversi.
L’enorme partecipazione alla manifestazione organizzata a Parigi per affermare l’unità e la condanna internazionali, ci ha affollato la mente di domande e risposte ed ingenuamente vorremmo che ci fornissero le soluzioni giuste per fermare ciò che di terribile ci sta accadendo intorno.
Nel nostro paese, come in tutto il mondo libero, esiste ancora una grande maggioranza di cittadini convinti che valga pur sempre la pena di discutere le questioni sociali, compresa la libertà di stampa e di religione, anche se qualche estremista può prendere di mira, sia con la violenza verbale, sia con quella delle armi, la libertà di espressione di cui la satira costituisce la forma più estrema.
Qual è il limite che la libertà di espressione, senza condizioni e senza censure deve porsi ? E la satira deve godere di maggiore libertà rispetto alle altre forme espressive ?
Qual è il confine tra l’Islam moderato con cui trattare ed uno fondamentalista da emarginare? Sarà un progetto di accoglienza che concepisca l’alleanza tra i musulmani e lo Stato in cui vivono. a poter garantire trasparenza nei luoghi di culto, senza concessioni al fondamentalismo ? Uno Stato laico che sappia far rispettare i valori repubblicani espellendo la propaganda violenta e chiedendo l’impegno dei musulmani a rispettare e difendere i valori della comunità di cui hanno scelto di far parte.
Sui giornali degli ultimi giorni sono comparse celebri frasi come quella di Martin Luther King :
“ La mia libertà finisce dove comincia la vostra” oppure quella di Voltaire “ Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo” . Sempre Voltaire, nel 1763 nel suo Trattato sulla tolleranza, consigliava quale antidoto all’intolleranza, non la passione che acceca, ma l’ironia che “spegne tutti i roghi” .
Fin dove ci si può spingere senza offendere le convinzioni politiche, religiose di qualcuno o la sua etnia ?
Ogni forma d’arte deve essere libera, anche di irridere il potere ed i sentimenti religiosi ma, con altrettanta libertà, chi non condivide ciò che l’artista sente di esprimere, può criticarlo, anche duramente. Criticarlo con le stesse armi, non con i proiettili e le bombe.
E’ però anche importante che le religioni non chiedano di costituire una “zona franca” all’interno della quale non abbia accesso la libertà di espressione e non siano in vigore le libertà civili, per cui nelle menti più fragili possa radicarsi il concetto di intoccabile superiorità che può degenerare in un tragico fanatismo.
Il Gruppo Senza Sede ha partecipato con molto piacere alla manifestazione del 17 gennaio 2015 organizzata dalla Comunità musulmana di Trino e dal Comune per esprimere la condanna di tutti gli atti terroristici compiuti in nome dell’Islam. La nostra Associazione è molto sensibile all’argomento della libertà di espressione e di critica, alcuni anni fa infatti si è scontrata con l’allora Amministrazione Comunale che ostacolava in ogni modo la circolazione di idee a lei contrarie.
Trino, 22 gennaio 2015.
Articolo da "Il Redattore Sociale" su tagli assegni di cura per 300 famiglie
Lettera inviata al Consorzio di Ciriè e ai Sindaci
Articolo “Enti gestori dei servizi socio-assistenziali del biellese: forti con i deboli, deboli con i forti”
Ravetti e Grimaldi VS DGR lesive dei diritti delle persone, ordine del giorno 142 approvato dal Consiglio regionale del Piemonte dopo il Consiglio aperto del 9 dicembre 2014.
Lettera della Fondazione promozione sociale onlus, pubblicata su Specchio dei Tempi, La Stampa, del 17 dicembre u.s., dal titolo "Come comportarsi per avere assistenza per gli anziani non autosufficienti".
Aggiornamenti sulle azioni contro i discriminanti provvedimenti del Patto per la salute e sugli importantissimi nuovi materiali di informazione sul diritto alle prestazioni socio-sanitarie delle persone non autosufficienti (inserto 50&Più e volantino Utim).
1) Il 30 novembre 2014 è stato approvato alla Camera dei Deputati l’allegato ordine del giorno 9/02679-bis-A/088 a firma dell’On. Galgano che, premesse tutte le osservazioni negative relative alle disposizioni discriminanti e anti-costituzionali del Patto per la salute 2014-2016 impegna il Governo a «valutare l’opportunità, tenendo conto della Risoluzione n. 8-00191 (approvata all’unanimità dalla Commissione affari sociali della Camera dei Deputati l’11 giugno 2012), di adottare in breve termine le iniziative necessarie per assicurare la corretta attuazione e la concreta esigibilità delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie previste dai Livelli essenziali di assistenza (Lea) alle persone con morbo di Alzheimer o da altre forme neurodegenerative e di demenza senile e ai pazienti psichiatrici, assicurando loro l’erogazione delle prestazioni domiciliari, semiresidenziali e residenziali».
Vi chiederemmo di diffondere tale documento e di rilanciare le iniziative contro i pessimi provvedimenti contenuti nel Patto per la salute 2014-2016.
2) Oggetto: “Guida sul diritto alle cure socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti, delle persone affette dal morbo di Alzheimer e dei soggetti colpiti da altre forme di demenza senile” inserito nelle 400 mila copie del mensile a diffusione nazionale 50&Più.
Segnaliamo alla Vostra attenzione che nelle 400 mila copie del n. 12, 2014 del mensile a diffusione nazionale 50&Più è stato pubblicato l’inserto di cui all’oggetto. Si tratta di un’iniziativa estremamente importante per quanto riguarda l’informazione sul diritto esigibile alle prestazioni socio-sanitarie delle persone non autosufficienti.
Confidiamo vivamente nella vostra collaborazione per l’ulteriore massima diffusione possibile dell’inserto allegato - reperibile anche sul sito www.fondazionepromozionesociale.it – in modo che le persone malate e non autosufficienti ricevano le prestazioni socio-sanitarie di cui hanno indifferibile esigenza e il pieno diritto e nello stesso tempo i loro famigliari non siano costretti a sostenere spese per le loro cure, spesso di importo molto rilevante.
Alleghiamo anche il volantino informativo dell’Utim, Unione per la tutela delle persone con disabilità intellettiva, le cui indicazioni sono estremamente importanti anche per le persone con autismo.
p. Il Comitato promotore,
Mozione sulla definizione delle comptenze delle aziende sanitarie nelle attività socio assistenziali
Lettera sulla RSA di Via Mongrando
“Ingannevoli dirottamenti dei finanziamenti statali destinati alle persone non autosufficienti e strumentale definizione delle disabilità gravissime” Sarebbe importante verificare sui vari territori se avviene il medesimo dirottamento di risorse, in modo da prendere posizione contro di esso.
Consiglio aperto del 9 dicembre 2014: Giornata Internazionale delle persone con disabilità
Notizie: Fondi sanitari ed appello a Renzi
Convegno del 12 dicembre 2014: Carta europea dei diritt e delle responsabilità degli anziani bisognosi di assistenza e di cura a lungo termine.
Da Vercelli Oggi On Line
Il Gruppo Senza Sede scende in piazza per i diritti dei malati non auto
sufficienti. Sabato 8 novembre dalle 9.30 alle 12, nel centro cittadino durante
il mercato settimanale, un gruppo di volontari, saranno presenti a distribuire
volantini ai cittadini per informarli e, portarli a conoscere quali sono i diritti,
pienamente e immediatamente esigibili alle cure socio-sanitarie degli Anziani,
malati cronici, non autosufficienti e delle persone con morbo di Alzheimer o
altre demenza senili. « Bastano 20 euro di spese postali – spiega Nicola Bruno, del Gruppo Senza Sede -, per opporsi alle dimissioni e ottenere la prosecuzione delle cure a cui hanno diritto i malati ricoverati in
ospedali e case di cura. Per informazioni, rivolgersi a: FONDAZIONE PROMOZIONE
SOCIALE onlus via Artisti 36, 10124 Torino telefono: 011.8124469 sito internet:
www.fondazionepromozionesociale.it indirizzo e-mail:info@fondazionepromozionesociale.it.
Sul sito internet si trova il fac-simile della lettera di opposizione alle
dimissioni da ospedali e case di cura con le istruzioni di compilazione e le
indicazioni per ottenere le cure socio-sanitarie domiciliari, la frequenza del
centro diurno e il ricovero. Sul sito sono presenti anche notizie sempre
aggiornate e materiale per la promozione e la tutela dei diritti degli anziani
malati cronici non autosufficienti, delle persone colpite dal morbo di
Alzheimer o altre forme di demenza senile, da disabilità intellettiva grave o
da disturbi psichiatrici rilevanti e limitata autonomia. Gli anziani malati
cronici non auto-sufficienti e le persone colpite da morbo di Alzheimer o altre
forme di demenza senile, residenti in qualsiasi zona del nostro Paese, hanno il
diritto pienamente e immediatamente esigibile alle cure socio-sanitarie
domiciliari, semi-residenziali e residenziali, ovvero al ricovero in Rsa
(sentenza 36/2013 della Corte costituzionale). Per questi malati sono
prioritarie le prestazioni domiciliari. Pertanto in base alle leggi vigenti le
Asl ed i Co-muni devono fornire loro i seguenti interventi di loro competenza:
prestazioni mediche e infermieristiche, ricovero nei casi di emergenza,
frequenza di un centro diurno, rimborso forfettario delle spese vive sostenute
per le prestazioni domiciliari di “aiuto infermieristico e assistenza tutelare
alla persona” (articolo 54 della legge 289/2002) svolte da assistenti familiari,
parenti, volontari… In ogni caso, la legge consente ai parenti di questi malati
di opporsi alle dimissioni da ospedali e case di cura private convenzionate con
la spesa di 20 euro (per l’invio di alcune lettere raccomandate) e di
richiedere e sempre ottenere in base alle leggi in vigore la continuità
terapeutica fino a quando non è sottoscritto con l’Asl un impegno per le prestazioni
domiciliari. Nei casi in cui, per qualsiasi motivo, non è praticabile il
rientro a domicilio, gli anziani malati cronici non autosufficienti e le
persone con demenza senile hanno il diritto al trasferimento, a cura e spese
dell’Asl, dall'ospedale e/o casa di cura convenzionata ad una Rsa (Residenza
sanitaria assistenziale) o un'analoga struttura convenzionata con l'Asl. Per la
degenza in Rsa, previamente autorizzata per iscritto dall’Asl, il ricoverato
non autosufficiente deve contribuire al pagamento della sola quota alberghiera
in relazione alle risorse economiche calcolate sulla base delle norme
sull’Isee, Indicatore della situazione economica equivalente. L’eventuale integrazione
economica va richiesta all’Ente gestore delle attività socio-assistenziali. La
quota sanitaria - almeno 50% della retta totale - è a carico dell'Asl. La retta
alberghiera non può essere superiore a quella sanitaria».
- Lettera aperta alle Associazioni del settore socio-sanitario
E p.c. Don Marco Brunetti, Pastorale della salute, Diocesi di Torino
Vi scrivo alquanto sconcertata per le affermazioni contenute nell’articolo “Patto per la salute: siamo tutti responsabili”, apparso su La Voce del Popolo del 19 ottobre 2014, a firma di don Marco Brunetti, responsabile della Pastorale della salute della Diocesi di Torino. In relazione ai problemi della sanità piemontese per quanto riguarda gli interventi da assicurare ai malati non autosufficienti e/o con gravi disabilità, egli afferma che sia i cittadini, che le associazioni che li rappresentano, dovrebbero abbandonare «la linea della rivendicazione dei diritti, sia pure sacrosanti e costituzionalmente garantiti, ma che non hanno più risorse per essere assicurati a tutti in maniera universale gratuita». Certamente non mi sarei aspettata un così rapido cambiamento di linea, dopo la lettera che era stata inviata dallo stesso don Brunetti e da Mons. Fiandino al Presidente della Giunta Chiamparino (allegato) e che era stata distribuita a tutti i partecipanti al convegno da noi organizzato alle Molinette di Torino il 27 giugno u.s. sul tema “La salute è un diritto per tutti. Le cure socio-sanitarie per gli anziani malati non autosufficienti e le persone con demenza senile”. A quanto pare sono bastati pochi mesi e per la diocesi di Torino il diritto esigibile alle cure sanitarie e socio-sanitarie garantito dalle leggi vigenti è condizionato dalla disponibilità delle risorse e, quindi, non è più esigibile. Se non ci sono risorse l’invito è a rassegnarsi, anzi, a “un cambio culturale” che, nell’intendimento di don Brunetti corrisponde a “non rivendicare” e cioè ad accettare con rassegnazione di essere abbandonati a sé stessi e ai propri familiari, che anche quando ci sono, non sono mai tenuti dalle leggi a curare i propri cari non autosufficienti, sostituendosi ai doveri del Servizio sanitario nazionale. In pratica don Brunetti invita i 32mila piemontesi non autosufficienti in lista d’attesa da anni e le loro famiglie a non chiedere più cure domiciliari, centri diurni, ricoveri in comunità alloggio o nelle Rsa. Esse devono attendere: se ci saranno risorse forse arriverà qualcosa, a discrezione della Giunta regionale. Mi permetto di osservare che, nella stessa pagina de La Voce del popolo, ampio spazio viene dato alle “sacrosante” rivendicazioni degli Ospedali e case di cura cattoliche, che lamentano tutta una lunga serie di costi e oneri che dovrebbero a loro avviso essere sostenuti proprio dalla stessa sanità regionale, che non dovrebbe però finanziare le prestazioni di Livello essenziale ai malati cronici non autosufficienti e alle persone con disabilità grave. I due ambiti sono per caso in conflitto di interessi? Naturalmente sono perfettamente d’accordo con don Brunetti quando invoca un “cambio culturale”, che ritengo sia da cercare però nell’utilizzo più appropriato delle risorse sanitarie, come è stato ampiamente documentato nel corso del convegno svoltosi alle Molinette sopra citato, al quale sono seguiti anche documenti scritti proposti tempestivamente all’Amministrazione regionale e all’Assessore alla sanità, finora ignorati. Si tratta di percorsi che prevedono riduzione dei costi per il Servizio sanitario nazionale (per il quale paghiamo contributi e tasse), mentre le prestazioni Lea pongono mediamente almeno il 50% del costo a carico del malato. Non sono prestazioni socio-sanitarie gratuite per gli anziani malati cronici non autosufficienti! Ritengo poi gravissimo che don Brunetti, abbia l’ardire di dare per certo che le risorse mancano: solo dalla lettura dei quotidiani si evince che le risorse ci sono e sono peraltro immense. É un insulto al buon senso pensare che le risorse non ci siano. Oltre agli scandali quotidiani di cui ci rendicontano ormai da due anni ogni giorno i mass media, sono frequentissime sui quotidiani le lettere firmate da singoli cittadini onesti che segnalano enormi sprechi. E che dire di: evasione, elusione, corruzione e così via? Dobbiamo rassegnarci anche in questo caso? Le risorse ci sono, eccome: è la politica che deve operare scelte di priorità in modo che siano distribuite – come avviene in ogni famiglia normale – in base alle esigenze indifferibili dei suoi membri e alle regole stabilite dalle leggi. Sono infatti le leggi approvate dallo Stato che distinguono tra quelli che sono i diritti esigibili e, quindi da finanziare comunque, e quelli invece che prevedono un interesse, legittimo, ma che si può differire nel tempo. Per le persone non autosufficienti i Livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria sono diritti esigibili, il minimo essenziale garantito dallo Stato a chi è colpito da patologie e/o da disabilità invalidanti deve dipendere in tutto e per tutto dall’aiuto di altre persone che, se sono persone della stessa famiglia, non per questo devono soccombere a causa dell’assenza dello Stato e della violazione di diritti costituzionalmente garantiti ai loro parenti malati. E’ vero che Don Brunetti chiede, in chiusura del suo articolo, che sia riconosciuto un contributo a questi familiari che si fanno carico dei loro congiunti non autosufficienti. Tuttavia, omette di ricordare che in questo momento le delibere regionali approvate dalla Giunta Cota e confermate finora dalla Giunta Chiamparino-Saitta, hanno illegittimamente estromesso dai Lea, e quindi dal diritto a ricevere un contributo da parte della sanità, le prestazioni di «aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona», previsti dalla legge nazionale per gli anziani malati cronici non autosufficienti (e tutte le altre persone non autosufficienti) che sono curati a casa e che devono essere prese in carico dal Servizio sanitario nazionale. Se le delibere rimarranno così, solo se si è molto, ma molto poveri, e se ci saranno risorse, i Comuni piemontesi potranno erogare un contributo: per beneficienza, non per diritto. Contro questi negativi provvedimenti le associazioni (ma anche il Comune di Torino e altri 19 enti locali) hanno presentato ricorso al Tar del Piemonte. Recentemente ho consultato l’enciclopedia Treccani e ho scoperto che alla voce “eugenetica” conclude con la seguente affermazione: «Sotto il profilo etico, l’eugenetica moderna presuppone un’eliminazione sistematica, programmata di esseri umani, nella maggior parte dei casi motivata da ragioni e pressioni di origine economica (etica utilitarista)». Per quanto mi riguarda non ho nessuna intenzione di essere complice di una strisciante eugenetica moderna, né dell’eutanasia da abbandono terapeutico che si riscontra nelle dimissioni da ospedali e case di cura convenzionate di malati cronici non autosufficienti senza che sia garantita loro la continuità terapeutica cui hanno diritto. Per questo Vi comunico che continuerò, con le associazioni del Csa, a rivendicare il diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie garantite dalla legge 833/1978 e dai Lea per le persone malate non autosufficienti e/o con gravi disabilità invalidanti e a pretendere dalla politica e dalle istituzioni che le risorse siano trovate e stanziate prioritariamente per le prestazioni di cui hanno un bisogno indifferibile. In questo mi sento confortata dalle dichiarazioni del prof. Gustavo Zagrebelsky, riportate nell’articolo che allego.
Dichiarazioni del Prof. Gustavo Zagrebelsky
Lettera di Don Marco Brunetti
Forum Non Autosufficienza - VI edizione
CENTRO CONGRESSI SAVOIA HOTEL REGENCY - Via del Pilastro 2
INVITO A PARTECIPARE AL GRUPPO DI LAVORO DI
Giovedì, 20 novembre 2014 Ore 14,30 – 18,00
LEA e LONG TERM CARE
Come ottenere le long terme care previste dai Lea, Livelli essenziali di assistenza socio-sanitaria
Presentazione - La vigente legislazione sui Lea è in grado di assicurare le Long terme care. Per ottenere risultati concreti è tuttavia indispensabile attuare alcune strategie per ottimizzare le risorse sanitarie e, nel contempo, assicurare le prestazioni Lea agli utenti. Sarà presentata una proposta che ha lo scopo di implementare in primo luogo le cure domiciliari. L’obiettivo è indicare ai partecipanti percorsi praticabili sulla base di esperienze già in atto da anni.
Destinatari - Le tematiche affrontate nel gruppo di lavoro sono di interesse per amministratori pubblici, dirigenti e/o coordinatori del settore sanitario e socio-sanitario, assistenti sociali, gestori privati, nonché per organizzazioni sindacali dei pensionati, associazioni di volontariato che operano in ospedale, Rsa o al domicilio, di malati non autosufficienti, associazioni di tutela dei malati di Alzheimer o con altre forme di demenza; associazioni di promozione sociale e patronati, gruppi di volontariato parrocchiali e centri di ascolto Caritas, gruppi di auto e mutuo aiuto di familiari, caffè Alzheimer.
Ore 14.30 – Inizio dei lavori
Modera e introduce - Maria Grazia Breda, Fondazione promozione sociale onlus
“Il ruolo degli enti gestori dei servizi socio-assistenziali per una corretta attuazione dei Lea (rapporti con Sindaci, Asl, cittadini)”
Mauro Perino, Direttore Consorzio socio-assistenziale Cisap Collegno-Grugliasco (To)
“L’attività di difesa dei casi individuali in base alle norme sui Lea: il diritto a opporsi alle dimissioni da ospedali e/o case di cura private convenzionate fino all’erogazione del ricovero in Rsa con quota sanitaria a carico dell’Asl”
Giuseppe Marco, Spi-Cgil Lega2 di Torino
Ore 17.00 – Dibattito e conclusione dei lavori
Per ulteriori informazioni e iscrizioni: http://www.nonautosufficienza.it
Gli allegati alla presente e-mail saranno oggetto di approfondimento nel corso del Gruppo di lavoro
RICORSO CONTRO IL “PATTO PER LA SALUTE 2014-2016”
A seguito della comunicazione relativa alla necessità di ricorrere contro il Patto per la salute 2014-2016 al Tar del Lazio, hanno segnalato il loro interesse (previa verifica con i rispettivi direttivi) le seguenti associazioni: Associazione Umana di Perugia, AMA Rivoli (To), Anfaa Torino, GRH Druento (To), GVA Acqui Terme (AL), AMA Chieri (To), GEAPH Orbassano (To), Ass. Alzheimer Piemonte, Associazione Senza limiti di Milano, AVO Ladispoli (Roma).
Ricorso: più siamo, meno costa
Se consideriamo anche le Associazioni Aps, Ulces e Utim si ha per ora un totale di 13 associazioni. Il dato è importante perché tenendo conto che il costo del ricorso è stimato in circa 3mila euro, per ciascuna associazione si tratterebbe di versare meno di 300 euro a testa.
Confermato il nostro timore e le nostre valutazioni
L’importanza di aderire in molti e, se possibile, allargando la platea ad associazioni di altre Regioni, è confermata dalle dichiarazioni gravissime dell’Assessore alla sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta, dopo l’incontro con il Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base), la Fish (Federazione italiana superamento handicap) Piemonte, la Cpd (Consulta per le persone in difficoltà), principali coordinamenti delle Associazioni di volontariato piemontese. Infatti su Torino Cronaca del 25 settembre 2014 l’Assessore ha dichiarato quanto segue: «Le delibere di Cota vanno rivisitate ma il Patto per la salute lega le prestazioni alla disponibilità delle risorse. Nei prossimi mesi farò quello che i vincoli del piano di rientro mi consentono di fare perché operare diversamente vorrebbe dire farsi “bocciare” dal Ministero dell’Economia». Non il rispetto delle leggi e dei diritti dei malati non autosufficienti ma il Ministero dell’Economia guidano le scelte dei nostri politici.
Confido quindi che vi sia la più ampia partecipazione contro il prevalere della finanza sul diritto alle cure delle persone non autosufficienti.
In attesa al più presto della Vostra conferma al ricorso invio cordiali saluti.
P.S. IMPORTANTE Per quanto sopra resta sempre indispensabile fornire informazioni sui diritti già oggi esigibili ai familiari di persone malate e non autosufficienti. Allego al riguardo:
a) opuscolo informativo che, chi lo desidera, può sostituire con i riferimenti della sua associazione la parte con i dati della Fondazione (scaricabile anche dal sito
b) verbale incontro del 23 u.s. con l’Assessore alla sanità Antonio Saitta ed articolo comparso sulla Cronaca di Torino.
Testimonianza del Sig. Montesano.
ANZIANI MALATI CRONICI NON AUTOSUFFICIENTI: OTTENUTA CON TRE LETTERE LA CONTINUITÀ DELLE CURE SOCIO-SANITARIE
Come risulta dalla lettera inviataci dal Sig. Giuseppe Montesano, che riportiamo integralmente, è estremamente facile e poco costoso (meno di 20 euro per le raccomandate A/R) ottenere la continuità terapeutica ospedale-Rsa, Residenza sanitaria assistenziale, degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone colpite da demenza senile, nei casi in cui non siano praticabili le prestazioni domiciliari, anche per la mancanza o la non disponibilità dei congiunti.
Analoga è la procedura da mettere in atto per ottenere gli interventi sanitari ed economici per le prestazioni domiciliari. Al riguardo si veda sul sito www.fondazionepromozionesociale.it l’articolo “Impegni sottoscritti dall’Asl To3 e dal Cisap con il figlio per la cura a domicilio della madre non autosufficiente”
Il risultato ottenuto dal Sig. Montesano dovrebbe essere assunto come esperienza da diffondere da parte delle Organizzazioni di tutela dei soggetti deboli e in primo luogo della Caritas italiana e dei Sindacati dei Pensionati Cgil, Cisl e Uil i cui volontari operano in tutte le zone del nostro Paese.
La mia avventura comincia il 6 giugno 2014 quando mia madre, di anni 88 a causa di una caduta accidentale si rompe il femore. Trasportata in ospedale, viene operata circa una settimana dopo e, subito dopo l'intervento, i medici mi fanno sapere che mamma difficilmente ritornerà a camminare. Dopo un paio di giorni di degenza in traumatologia, la trasferiscono nel reparto cure intermedie. Trascorsi alcuni giorni in quel reparto, mi comunicano che mia madre l'avrebbero dimessa in data 1° agosto 2014, nonostante avesse bisogno di cure, sollecitandomi anche, affinché trovassi per lei una struttura idonea . In quel momento mi son sentito cadere il mondo addosso. Torno a casa cercando di capire come affrontare questa situazione, anche perché essendo figlio unico, sposato con due figli, non potevo permettermi il lusso di pagare una retta mensile di 2.550 o 3.000 euro. Oltretutto, la pensione di mia madre non copriva nemmeno la metà della retta. Insomma una situazione difficile, tale da non sapere nemmeno da dove incominciare a gestire le cose e, a chi Santi rivolgermi per risolvere il problema. Sul posto di lavoro non ero io: tant'è che un collega di lavoro mi chiese se avevo dei problemi. Ci tengo a dire che con questo collega di lavoro, sono più di trent'anni che lavoriamo insieme e, nel tempo si è instaurata una forte amicizia. Quindi mi sfogo con lui raccontandogli tutto e, alla fine, mi porta a conoscenza di una organizzazione (Fondazione promozione sociale onlus) che tutela i diritti degli ammalati cronici non autosufficienti, indirizzandomi verso una persona che collabora con la Fondazione.
Da lì, incomincio a scoprire tutto un altro mondo. Interpellato telefonicamente questa persona, gli spiego la situazione di mia madre, e lui, dopo avermi ascoltato, mi informa sui diritti alle cure socio-sanitarie che per legge sono previste e, che nel caso di mia madre sarebbe stato il caso di opporsi alle dimissioni e, chiedere la continuità alle cure come previsto dalle leggi, attraverso tre lettere raccomandate (preparate dalla Fondazione promozione sociale) indirizzate al Direttore generale dell'Asl di Vercelli, al Direttore sanitario dell'ospedale S. Andrea di Vercelli e all'Ente gestore dei servizi socio-assistenziali di Vercelli; più tre lettere spedite con posta ordinaria per conoscenza ai seguenti indirizzi: Assessore alla sanità della Regione Piemonte, Fondazione promozione sociale di Torino e Difensore civico della Regione Piemonte, precedute da un telegramma, vista l'urgenza.
L'indomani, il 27 luglio 2014, vado a fare il telegramma di opposizione alle dimissioni (il cui testo l'ho copiato dal sito della Fondazione promozione sociale) in posta, indirizzato al Direttore sanitario dell'ospedale di Vercelli e, l'indomani, 28 luglio, le tre lettere raccomandate sempre per rifiuto alle dimissioni.
Dopo due giorni, come d'incanto, mi comunicano verbalmente che avrebbero tenuto mia madre ricoverata in quel reparto, ancora per qualche giorno, in attesa di una sistemazione provvisoria in un'altra struttura e, che comunque avrei pagato qualcosa di retta. Gli rispondo in modo pacato, dicendo che avevo mandato tre lettere raccomandate di opposizione alle dimissioni, dove c'era scritto, oltre alle condizioni di trasferimento di mia madre, anche che, accettavo risposte e, comunicazioni solo per iscritto.
Questa stizzita, infastidita, impreca qualcosa e se ne va. Nel frattempo mia madre viene visitata dall'Uvg, Unità di valutazione geriatrica, che la dichiarano non autosufficiente, classificandola urgente, con punteggio di valutazione 24.
Il giorno 4 di agosto, ricevo una telefonata da parte di una responsabile dell'Asl, la quale mi invita a presentarmi in un ufficio dell'Asl il giorno 6, sempre di agosto. Il giorno stabilito mi presento in quell'ufficio e, mi trovo davanti alla Commissione dell'Uvg, la quale mi comunica che a partire dal 7 agosto 2014 è autorizzato l'inserimento definitivo in una Rsa, Residenza sanitaria assistenziale, in regime convenzionato di mia madre, consegnandomi l'elenco di venti strutture convenzionate per la libera scelta.
Dal giorno 7 di agosto mia madre è ospite della Casa di riposo San Carlo di Prarolo (scelta da me) presso il nucleo Rsa alta intensità, dove è seguita molto bene con tutte le cure del caso.
Il trasporto dall'ospedale alla Casa di riposo è stato fatto a totale carico dell'Asl; la retta alberghiera la paga in base alle sue possibilità economiche, gli è stata riconosciuta l'integrazione della retta da parte del Comune di Vercelli. Addirittura gli viene riconosciuta una somma mensile pari a 110,00 euro per i suoi fabbisogni personali.
Insomma quel telegramma e quelle tre lettere raccomandate hanno fatto miracoli! Mi hanno cambiato la vita, facendomi ritornare il sorriso sul volto, riportando tranquillità in famiglia.
Ringrazio le persone che mi hanno aiutato e la Fondazione promozione sociale che con il suo preziosissimo sito, informa le persone sul diritto alle cure per gli anziani malati cronici non autosufficienti e le indirizza su come chiederne l'applicazione dei diritti. Se non fossi venuto a conoscenza di questi diritti, che fine avrebbe fatto mia madre? Ancora un grazie di cuore.
Come anticipato in “Notizie - n. 28” del 9 luglio scorso, il “Patto per la salute 2014-2016” – approvato da Governo e Regioni il 10 luglio 2014 – stabilisce all’articolo 6 (“Assistenza socio-sanitaria”) che le relative prestazioni «sono effettuate nei limiti delle risorse previste» e che «le Regioni disciplinano i principi e gli strumenti per l’integrazione dei servizi e delle attività sanitarie, sociosanitarie e sociali, particolarmente per le aree della non autosufficienza, della disabilità, della salute mentale adulta e dell’età evolutiva, dell’assistenza ai minori e delle dipendenze e forniscono indicazioni alle Asl ed agli altri enti del sistema sanitario regionale per l’erogazione congiunta degli interventi, nei limiti delle risorse programmate per il Servizio sanitario regionale e per il Sistema dei servizi sociali per le rispettive competenze».
Si tratta di misure che introducono una inaccettabile discriminazione tra soggetti malati – oltre un milione di nostri concittadini – vincolando l’erogazione delle prestazioni per le persone citate alle risorse stanziate, in contrasto con le leggi in vigore (legge n. 833/1978, Livelli essenziali di assistenza stabiliti nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 le cui norme sono cogenti in base all’articolo 54 della legge 289/2002).
Pertanto, per contrastare il provvedimento che discrimina i malati è necessario presentare ricorso al Tar del Lazio. Il ricorso si può presentare entro il 25 di ottobre p.v.
Le associazioni Aps, Ulces e Utim, aderenti al Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base), si sono attivate e presenteranno ricorso studio dell’avvocato Roberto Carapelle - Via San Pio V, 20, 10125 Torino, tel. 011.6692848 e 011.6698858.
Estendiamo l’invito a prendere posizione contro il Patto per la salute anche ad altre associazioni ed organizzazioni, associandosi al ricorso delle organizzazioni del Csa (contattando lo studio Carapelle per i necessari adempimenti formali), oppure presentando ricorso autonomamente.
Si tratta, com’è chiaro dalle premesse, di una causa importantissima a difesa del diritto alle cure e contro ogni discriminazione delle persone colpite da patologie e/o handicap e non autosufficienza, pertanto auspichiamo che anche Voi vogliate ricorrere contro il provvedimento.
In allegato trovate: la nota che abbiamo inviato al nostro Avvocato per il ricorso contro il Patto per la salute 2014-2016.
Abbiamo bisogno della Vostra collaborazione per poter adeguare le nostre iniziative alle esigenze e ai diritti dei soggetti con handicap intellettivo grave e gravissimo, degli individui colpiti da autismo, degli anziani malati cronici non autosufficienti, delle persone colpite da morbo di Alzheimer o da altre forme di demenza senile e degli infermi con rilevanti disturbi psichiatrici e limitatissima autonomia.
Il Vostro aiuto è altresì molto utile per le attività svolte a difesa delle persone con gravi difficoltà alle quali le istituzioni negano le prestazioni dovute o le rinviano in contrasto con i bisogni del soggetto coinvolto.
Fondazione Promozione sociale. - Questionario.
INVITO A PARTECIPARE ALL’INCONTRO DI
MARTEDÌ 23 SETTEMBRE 2014 - Ore 10-13
c/o Fondazione promozione sociale onlus Via Artisti 36 Torino
L’incontro è promosso dalla Fondazione promozione sociale con il Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base) ed è rivolto alle associazioni che avevano sottoscritto le petizioni regionali, aderito alla petizione per il diritto delle cure domiciliari, nonché alla Cpd e alla Fish con le quali è stata predisposta la Piattaforma “Per un Welfare reale, equo e rispettoso dei diritti dei cittadini”
L’obiettivo è ri-precisare il contesto normativo di riferimento sia per la difesa dei casi singoli sia per le azioni da assumere come associazioni, possibilmente in modo unitario, nei confronti delle istituzioni per la promozione e difesa dei diritti delle persone malate e/o con gravi patologie invalidanti non autosufficienti.
1) Valutazione degli incontri tra Cpd, Csa e Fish con Presidente del Consiglio regionale (Laus), con l’Assessore alla sanità della Regione Piemonte (Saitta) in relazione ai ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato (v. promemoria allegato), con l’Assessore all’assistenza della Regione Piemonte (Ferrari) sulla base delle proposte contenute nella piattaforma predisposta da Cpd, Csa e Fish (allegata). Definizione obiettivi a breve/medio termine.
2) Esame delle iniziative da assumere per contrastare le ricadute negative del Patto per la salute 2014-2016 sul diritto alle prestazioni Lea che riguardano le persone non autosufficienti. Infatti, all’articolo 6 “Assistenza socio sanitaria”, commi 1 e 2, il documento afferma che «le attività indicate al presente articolo sono effettuate nei limiti delle risorse previste a legislazione vigente per gli ambiti di intervento individuati nei successivi commi» e che «le Regioni disciplinano i principi e gli strumenti per l’integrazione dei servizi e delle attività sanitarie, sociosanitarie e sociali, particolarmente per le aree della Non Autosufficienza, della disabilità, della salute mentale adulta e dell’età evolutiva, dell’assistenza ai minori e delle dipendenze e forniscono indicazioni alle Asl ed agli altri enti del sistema sanitario regionale per l’erogazione congiunta degli interventi, nei limiti delle risorse programmate per il Ssr e per il Sistema dei servizi sociali per le rispettive competenze».
3) Resoconto degli incontri avuti con il Presidente della Commissione affari sociali della Camera e altri Parlamentari e valutazione delle ulteriori azioni da mettere in campo contro le pessime proposte di legge sul “dopo di noi”, che non tengono conto delle norme sui Lea.
4) Proposte per rilanciare la petizione sulle cure domiciliari; aggiornamento Isee, campagna informativa sul diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti.
p. Csa, Maria Grazia Breda
1) Testo della e-mail di Betti De Martis (inviata l’ 11 luglio 2014)
Ciao M. Grazia,
1. ho le idee confuse. Far firmare questa petizione vale quanto quella cartacea che sto facendo firmare a Novara? Posso allora girare questa mail ai soci e ai miei conoscenti in indirizzo?
2. Cosa rispondono gli onorevoli a queste critiche? Possibile che non abbiano tra i loro assistenti chi mastica bene le leggi esistenti? Perché pensi che volutamente presentino queste proposte o disegni di legge che sono in contrasto con le leggi già in vigore?
3. E ancora, perché quello che è già diritto esigibile non viene erogato senza ricorrere a sentenze o altro?
4. Le persone semplici come me e credo altri come me stentano a capire tutto questo.
P. S. girerò la tua risposta a tutti i miei conoscenti e soci.
2) Risposta di Maria Grazia Breda (Csa, Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base – Fondazione promozione sociale onlus):
1. Le due petizioni non sono in contrasto, né in alternativa. Si possono firmare entrambe. La Petizione online[1] ha lo scopo di allertare le famiglie e le associazioni che operano per la piena attuazione dei diritti delle persone con disabilità per chiedere diritti e non favori (o clientele). È necessario sottoscriverla per contrastare la petizione on-line promossa dall’On. Argentin, che è negativa in quanto non cita le norme vigenti (Lea), in base alle quali già oggi le persone con disabilità hanno diritto a centri diurni e comunità alloggio. In tal modo, oltre a fornire una pessima informazione ai diretti interessati, mette altresì a rischio i finanziamenti dello Stato e quelli degli enti locali (Asl/Comuni) sia futuri, che per quelli in corso, finanziamenti previsti a carico di Asl/Comuni ai sensi della normativa vigente sui Lea per centri diurni e comunità alloggio. Ricordo che in Piemonte le Asl garantiscono il 70% del costo di una retta in comunità alloggio e in un centro diurno per le persone con disabilità grave, proprio perché è stabilito dalla legge (decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001 sui Lea, Livelli essenziali di assistenza sanitaria e socio-sanitaria, le cui norme sono cogenti in base all’articolo 54 della legge 289/2002) e dalle successive delibere attuative regionali (in particolare la Dgr 51/2003).
Stanziare dai 150 ai 300milioni all’anno (come si prevede) per soggetti privati significa distogliere quei fondi dal settore pubblico ovvero risorse sottratte agli enti locali per accontentare “gli amici” (o clientele elettorali), che potranno costruire o ristrutturare – con soldi pubblici – comunità alloggio, diventandone proprietari a tutti gli effetti. Pertanto in un futuro potrebbero anche trasformare la struttura in altra attività più redditizia. Oppure non essere più in grado di sostenerne le spese, dichiarare bancarotta e farsi finanziare (di nuovo) dallo Stato, come è già successo.
Inoltre se il privato ottiene risorse per la realizzazione di strutture che gestisce privatamente, come è emerso in analoghi casi presentati a Bologna al Forum NNA 2013, per sostenere la gestione inserisce privatamente persone scelte autonomamente con rette a carico totale delle famiglie (ovviamente facoltose) oppure deve necessariamente poter contare su convenzioni con il pubblico. Non è così scontato: se la struttura non rientra nella programmazione regionale può essere autorizzata, ma non accreditata e, quindi, non ottenere inserimenti di persone segnalate da Asl/Comuni.
In ogni caso il problema, come sai, non è costruire la struttura, ma gestirla. Come è noto (e scritto) il Csa non è contrario ai gestori privati, ma i finanziamenti pubblici devono essere garantiti agli enti locali, che hanno l’obbligo (a differenza del privato) di assicurare il diritto a tutti gli aventi diritto. Il pubblico (Asl/Comuni) può dare in concessione ai privati la gestione del servizio sulla base di regole precise a tutela degli utenti (sulla rivista Prospettive assistenziali sono riportati esempi positivi al riguardo) oppure la concessione di aree su cui costruire con clausole di reciproco vantaggio. E’ quanto si è sviluppato ad esempio negli ultimi anni per quanto riguarda la realizzazione di Rsa per anziani malati non autosufficienti.
2. Per quanto riguarda i Parlamentari, come i cittadini, non sempre sono preparati e disposti ad approfondire: molti però agiscono con interesse lobbistico perché, anche se informati, come l’on. Argentin, fanno finta di non capire. Le norme sui Lea sono vigenti e lo conferma l’articolo 6 del Patto per la Salute, che li richiama in modo esplicito nel testo approvato il 10 luglio u.s. anche se c’è la tegola del vincolo delle risorse (v. allegato). Nei numeri 184/2013 e 185/2014 di Prospettive assistenziali sono pubblicate le segnalazioni inviate ad altri numerosi Parlamentari, che hanno presentato proposte di legge sul “dopo di noi” senza citare i Lea. E non hanno voluto ritirarle nonostante siano stati personalmente informati. Tra questi l’On. Biondelli, oggi sottosegretario al Welfare. Proprio su queste proposte di legge abbiamo incontri in questi giorni a Roma, con enormi sforzi economici, perché la questione è molto grave. Faremo resoconto su Controcittà.
3. Sul diritto esigibile ne abbiamo già parlato molte volte e sono un po' sconfortata per le tue perplessità. Prendiamo l’indennità di accompagnamento, è un diritto esigibile ma deve essere richiesta dall’interessato: se l’Inps non evade la domanda e si ritiene di avere subìto un torto, è noto che si procede con il ricorso in sede di giudizio. Altro esempio: l’insegnante di sostegno e il trasporto per frequentare la scuola dell’obbligo è previsto dalla legge, è un diritto esigibile per le persone con disabilità. Ma quante volte i genitori hanno dovuto fare causa per ottenere queste prestazioni pur previste dalla legge? Attraverso le battaglie dei singoli la legge si afferma e si consolida e, alla fine, diventa “semplice” chiedere e ottenere ciò a cui si ha diritto.
Lo stesso vale per le prestazioni Lea: in primo luogo si devono richiedere correttamente e per iscritto (vedi facsimile negli opuscoli distribuiti negli incontri e nel sito www.fondazionepromozionesociale.it); se l’Asl/Comune si rifiuta o mette in lista di attesa, si deve ricorrere. Se tutti gli aventi diritto in lista d’attesa lo facessero nel giro di poco tempo non sarebbe più necessario. Vale per ogni nostro diritto esigibile. In primo luogo bisogna ottenere la legge che riconosca il diritto e, poi, rivendicarlo. In base alla mia esperienza sono poi altrettanto fondamentali le azioni di promozione svolte dalle associazioni (comprese denunce e proteste), perché chi amministra sia più attento nella distribuzione delle risorse e, quindi, nella programmazione di centri diurni e comunità alloggio per tempo e in base al bisogno. Se Torino ha un numero rilevante di centri diurni e comunità alloggio (e se tutti i casi seguiti hanno ottenuto la prestazione Lea) è perché il Csa vigila, è presente in Consiglio comunale e pronto a volantinare anche contro il Comune se necessario.
4. Per quanto concerne le difficoltà, le comprendo, ma per tutelare i diritti bisogna mettere in conto che è necessario approfondire non basta la buona volontà, bisogna essere preparati per dare risposte concrete alle persone che ci chiedono aiuto e per non farsi imbrogliare da chi amministra la cosa pubblica, Parlamentari compresi. Il volontario, come il Parlamentare, l’Assessore o il Sindaco, piuttosto che il sindacalista non può improvvisare, ma deve documentarsi e, dopo, applicare le leggi, quando sono efficaci, nonché impegnarsi (anche attraverso le associazioni) per ottenerne il rispetto o per migliorarle (v. petizione sulle cure domiciliari).
[1] La Petizione on-line “Tenere conto delle leggi vigenti, rispettarne i diritti esigibili da esse sanciti, evitare di appoggiare iniziative legislative gravemente fuorvianti” (http: www.change.org/it/petizioni/on-pietro-grasso-la-raccolta-delle-firme-per-il-dopo-di-noi-avviata-dall-on-argentin-inganna-i-cittadini#share) è stata promossa dall’Utim e rivolta al Presidente del Senato, Pietro Grasso, alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, e inviata al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Presidente della Commissione igiene e sanità del Senato e della Commissione affari sociali della Camera. Della petizione è stata informata direttamente anche la Deputata Ileana Argentin, che alcuni giorni fa aveva lanciato sullo stesso sito una petizione sulla questione del “Dopo di noi”, contenente gravi informazioni fuorvianti.
4 dicembre 2013. Articolo sul Gruppo Senza Sede pubblicato sul giornale "La Gazzetta"
TRINO. Nel 2006 un gruppo di trinesi decise di unirsi per smuovere la staticità e l’apatia che a loro parere regnava tanto in Consiglio comunale quanto fuori, tra i concittadini; nacque così il Gruppo senza sede. Inizialmente la convivenza con le istituzioni locali non fu affatto rosea, a tal punto che “Gruppo senza sede” più che la scelta di un nome fu la constatazione di un fatto: non trovare luoghi dove poter aggregarsi e incontrarsi pubblicamente. Nel 2008 molte difficoltà vennero superate e divenne l’associazione culturale Gruppo senza sede, anche se in quell’anno la sede arrivò. Dapprima fu presidente Santina Ferrarotti, adesso Nicola Bruno, ma obiettivi e metodo sono rimasti gli stessi. Sensibilizzazione e partecipazione sono i binari su cui si muove il Gruppo, i soci si autofinanziano e si dedicano soprattutto al sociale; la situazione con le Amministrazioni comunali è migliorata nel tempo, ma purtroppo la crisi in atto propone sempre maggiori problemi e apre scenari di difficoltà anche laddove il quadro socio-economico pareva abbastanza stabile. Una battaglia che da tempo impegna il Gruppo è quella a favore degli anziani malati cronici non autosufficienti, alle prese con liste d’attesa, lungaggini burocratiche, mancati adempimenti a norme e leggi riconosciute anche a colpi di Tar. Incontri, petizioni, iniziative si susseguono nelle giornate dei soci e sul sito www.grupposenzasede.it, sempre aggiornato. Non viene trascurato l’aspetto culturale, che li porta a organizzare presentazioni di libri e studi storici, serate e dibattiti dedicati a far riflettere e a favorire l’incontro con gli altri. Infatti al centro delle attività, sociali, politiche o culturali, vengono sempre poste le persone, per parlare ed ascoltarle, dando senso alla partecipazione attiva in un momento di scoramento e sfiducia verso le istituzioni, proponendo un diverso cammino, un modo alternativo per far sentire la parte silente della società.
Comunicato Stampa del Gruppo Senza Sede sulla riduzione dell'importo per le spese personali degli utenti non autosufficienti delle strutture.
Siamo venuti a conoscenza che nelle strutture residenziali per anziani cronici non autosufficienti convenzionate con l' Asl/Al, del distretto di Casale M.to, l'Assemblea dei Comuni, per contenere i costi alle integrazioni delle rette in struttura, ha disposto che la somma lasciata all'utente ricoverato per le spese personali è di euro 70, anziché 125 euro mensili.
Come Gruppo senza Sede riteniamo illegittimo questo provvedimento, anche se la riduzione in oggetto fa riferimento alla grave crisi economica finanziaria che attraversa il nostro Paese determinando una rilevante diminuzione delle risorse disponibili. Richiamiamo l'Assemblea dei Comuni ed il responsabile dell'Ente Gestore dei servizi socio-assistenziali a quanto stabilito dalla sentenza del Tar Lombardia n. 784/2011. Nella sentenza il Tar precisa che pur tenendo conto delle difficoltà dei Comuni nel reperimento di fondi sufficienti per far fronte alle legittime richieste di prestazioni socio-sanitarie e socio-assistenziali da parte di coloro che ne abbiano diritto secondo legge, gli effetti non debbono incidere negativamente sugli utilizzatori finali , in quanto soggetti svantaggiati. L'illegittimità della riduzione a 70 euro mensili della quota lasciata a disposizione alle persone ultrasessantacinquenni non autosufficienti e/o con disabilità in situazione di gravità ricoverate in strutture residenziali convenzionate è un provvedimento che va contro ogni norma e legge, infatti:
In base alla normativa regionale vigente ( Dgr 37/2007 e Dgr64/2008) è riconosciuta agli utenti sopra citati una quota personale che, tenuto conto delle rivalutazioni Istat, ad oggi ammonta a circa 125,00 euro mensili.
La Regione Piemonte ha recepito, infatti, quanto è previsto dalla lettera g, dell'art. 24 della legge 328/2000 che prevede il "riconoscimento degli emolumenti anche ai disabili o agli anziani ospitati in strutture residenziali, in termini di pari opportunità con i soggetti non ricoverati, prevedendo l'utilizzo di parte degli emolumenti come partecipazione alla spesa per l'assistenza fornita(…….).
Nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall'Italia con legge 18/2009, viene affermato all'art.3 che deve essere rispettata "la dignità intrinseca, l'autonomia individuale e l'indipendenza della persona con handicap", principi che impongono come ha precisato il Consiglio di Stato nella sentenza n. 5185/2011 del 31 maggio 2011 " agli stati aderenti, un dovere di solidarietà nei confronti dei disabili,in linea con i principi costituzionali di uguaglianza e di tutela della dignità della persona,che nel settore specifico rendono doveroso valorizzare il disabile di per sé, come soggetto autonomo, a prescindere dal contesto familiare in cui è collocato, anche se ciò può comportare un aggravio economico per gli enti pubblici".
Pertanto chiediamo al Responsabile dell'Ente Gestore Asl/Al e, ai Sindaci dei 48 Comuni che fanno parte dell'Ente Gestore del Distretto di Casale, di ritirare il provvedimento in oggetto e di ripristinare la quota personale ai livelli stabiliti dalle norme vigenti, elevando l’importo da euro 70,00 a euro 125 mensili.
Associazione Culturale " Gruppo senza Sede"
Occorre continuare a sostenere le due petizioni popolari nazionali sui diritti delle persone non autosufficienti alle cure socio-sanitarie
Chiediamo alle organizzazioni e persone interessate di continuare a premere sul Parlamento e sul Governo al fine di ottenere l’emanazione di provvedimenti necessari per la piena e tempestiva attuazione del diritto alle cure sancito dai Lea, Livelli essenziali di assistenza sanitaria e socio-sanitaria a favore dei soggetti con disabilità intellettiva grave e gravissima, degli anziani malati cronici non autosufficienti, delle persone colpite dal morbo di Alzheimer o da altre forme di demenza senile, degli infermi con rilevanti disturbi psichiatrici e limitata o nulla autonomia e degli altri individui in analoghe condizioni, in totale oltre un milione di nostri concittadini.
Le due Petizioni popolari nazionali
Base fondamentale delle due Petizioni popolari nazionali – la prima sul finanziamento dei Lea e la seconda sul prioritario diritto alle cure socio-sanitarie domiciliari – è il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 novembre 2001, che ha definito i Lea, le cui norme sono cogenti ai sensi dell’articolo 54 della legge 289/2002.
1. In base ai Lea le persone sopra indicate hanno il diritto pienamente e immediatamente esigibile alle prestazioni residenziali in tutti i casi in cui, compresa la non disponibilità dei congiunti conviventi o non conviventi, non è possibile assicurarne la permanenza a domicilio. In merito si precisa che nessuno, nemmeno la persona interessata non autosufficiente, può obbligare i congiunti a svolgere compiti assegnati dalle leggi vigenti al Servizio sanitario nazionale e si ricorda che l’articolo 23 della Costituzione stabilisce che «nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge»;
2. mentre per le prestazioni residenziali le norme vigenti consentono alle persone interessate e a coloro che li rappresentano di ottenere l’attuazione dei loro diritti, per gli interventi domiciliari, vista la generica formulazione delle norme contenute nei Lea, c’è la necessità – tenuto anche conto delle forti resistenze frapposte dalle Asl – che sia approvata una legge nazionale in cui vengano precisate le occorrenti disposizioni (accesso al servizio, durata delle prestazioni, ecc.), nonché i relativi finanziamenti.
Iniziative utili e urgenti per la prima Petizione sul finanziamento dei Lea
Si ricorda che in data 9 maggio 2013 sono state trasmesse ai Presidenti del Senato e della Camera dei Deputati, nonché al Ministro della sanità Beatrice Lorenzin e al Ministro del lavoro e delle politiche sociali Enrico Giovannini le 86 adesioni alla Petizione popolare nazionale sottoscritta da personalità e da organizzazioni pubbliche e private, nonché le ulteriori 25.538 firme di cittadini elettori (1).
Anche se la raccolta delle sottoscrizioni per la prima Petizione è conclusa, sono estremamente utili e urgenti le iniziative volte ad ottenere la concreta presa in considerazione dal Parlamento e dal Governo della prima Petizione popolare nazionale riguardante in particolare:
• l’erogazione del necessario aumento del finanziamento del Fondo del Servizio sanitario nazionale, che deve assicurare prioritariamente gli interventi previsti dai Lea;
• la definizione di idonei stanziamenti annui a favore dei Comuni (Fondo per le non autosufficienze di cui all’articolo 1, comma 1264 della legge 296/2006) che devono integrare le quote alberghiere non corrisposte dagli assistiti;
• l’approvazione delle altre disposizioni occorrenti per la corretta e tempestiva attuazione dei Lea.
Raccolta delle adesioni e delle firme per la seconda Petizione sulle cure domiciliari
Com’è noto notevoli sono i benefici per le persone non autosufficienti curate e assistite a domicilio, fra l’altro con notevoli risparmi da parte delle Asl e dei Comuni.
Pertanto è molto importante la raccolta delle adesioni di personalità e di organizzazioni pubbliche e private e delle firme di cittadini elettori per poter presentare al Parlamento e al Governo la seconda Petizione popolare nazionale le cui principali finalità sono:
• l’intervento domiciliare dei servizi socio-sanitari per fornire le occorrenti prestazioni mediche e infermieristiche e se necessario, anche quelle riabilitatrici;
• la libera disponibilità dei congiunti e dei soggetti terzi (da noi denominati “accuditori”) ad assicurare il necessario sostegno domiciliare;
• un adeguato rimborso forfettario delle spese vive sostenute dagli accuditori, in modo che essi non siano costretti, oltre al gratuito e stressante impegno, a sostenere anche oneri economici.
La raccolta delle adesioni e delle firme terminerà il 31 dicembre 2014.
Per collaborare e per informazioni rivolgersi alla Fondazione promozione sociale onlus, 10124 Torino, Via Artisti 36, tel. 011.812.44.69, fax 011.812.25.95, sito www.fondazionepromozionesociale.it (in cui vi sono altre notizie utili), e-mail info@fondazionepromozionesociale.it.
1) Ai Presidenti del Senato e della Camera della scorsa legislatura, nonché agli ex Ministri Renato Balduzzi ed Elsa Fornero erano state consegnate le prime 16.408 firme raccolte. Pertanto la prima Petizione popolare nazionale per il finanziamento dei Lea è stata sottoscritta da ben 41.946 cittadini elettori. Dopo lo scioglimento del Parlamento era continuata, come programmato in precedenza, la raccolta delle firme e delle adesioni. È particolarmente importante ricordare che nella scorsa legislatura la Commissione affari sociali della Camera dei Deputati aveva approvato all’unanimità in data 11 luglio 2012 la Risoluzione n. 8-00191 il cui testo è reperibile nel sito www.fondazionepromozionesociale.it
Volantino "Patto e dopo di noi"
Venerdì 27 giugno 2014 a Torino, presso la sala Dogliotti dell’ospedale “Molinette” si è svolto il convegno “La salute è un diritto per tutti. Le cure socio-sanitarie per gli anziani malati non autosufficienti e le persone con demenza senile”. Tutti i relatori hanno riconosciuto che gli anziani malati cronici non autosufficienti e/o con demenza senile sono persone estremamente malate che hanno diritto alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari e semi-residenziali e residenziali previste dai Lea con una quota sanitaria (almeno il 50% del costo) a carico del Servizio sanitario nazionale (Asl) così come previsto dalle leggi vigenti. Medici, infermieri, avvocati, amministratori, operatori dei servizi socio-assistenziali hanno messo in chiaro che non possiamo accettare l’idea che si debba curare solo chi guarisce e che gli interventi di tipo sanitario non si limitano alle prestazioni che intervengono nella fase acuta delle malattie, ma anche quelli che curano la fase cronica delle patologie che colpiscono le persone non autosufficienti. Al riguardo ancora più perentorio è stato l’intervento del rappresentante dell’Ufficio pastorale della salute che ha sottolineato come «di fronte a queste persone non c’è capitolo di bilancio che tenga».
Unisco per Vostra conoscenza:
- il documento “La salute è un diritto per tutti (…)”
Vi scriviamo molto allarmati dalla lettura del testo della bozza di Patto per la salute 2014-2016, la cui approvazione potrebbe avvenire già questa settimana. Vi alleghiamo la breve nota (e lo stralcio del Patto cui si fa riferimento) che abbiamo inviato al Governo evidenziando l'inaccettabile discriminazione che il documento così com'è pone in essere.
Infatti, il testo prevede che le prestazioni socio-sanitarie siano effettuate «nei limiti delle risoprse previste a legislazione vigente». Questa prescrizione varrebbe in particolare per le aree della «non autosufficienza, della disabilità, della salute mentale [...], dell'assistenza ai minori e delle dipendenze». Vi invitiamo pertanto a condividere l'allarme lanciato dal Csa attraverso le Vostre associazioni ed a prendere analoghi provvedimenti, in tempi rapidissimi, data la prossima approvazione del Patto stesso, inviando comunicazioni sul tema per denunciarne la gravità.
Andrea Ciattaglia e Francesco Santanera
p. Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base)
Proposta patto per la salute / Risposta alla proposta
L'Utim, Unione per la tutela delle persone con handicap intellettivo, associazione che fa parte del Csa, ha lanciato sul sito Change.org la petizione: “Tenere conto delle leggi vigenti, rispettarne i diritti esigibili da esse sanciti, evitare di appoggiare iniziative legislative gravemente fuorvianti” rivolta al presidente del Senato, Pietro Grasso, alla Presidente della Camera, Laura Boldrini, e inviata al Ministro della salute, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Presidente della Commissione igiene e sanità del Senato e della Commissione affari sociali della Camera. Della petizione è stata informata direttamente anche la Deputata Ileana Argentin, che pochi giorni fa ha lanciato sullo stesso sito una petizione sulla questione del “Dopo di noi”, che contiene gravi informazioni fuorvianti.
Ovviamente, perchè la petizione abbia la risonanza che merita, data l'importante questione trattata, è necessario che venga sottoscritta dal maggior numero di persone possibile. È quindi importantissimo non solo che firmiate la petizione sul sito Change.org (al link http: www.change.org/it/petizioni/on-pietro-grasso-la-raccolta-delle-firme-per-il-dopo-di-noi-avviata-dall-on-argentin-inganna-i-cittadini#share), ma che la diffondiate, e facciate firmare, a tutti i vostri contatti.
Rimaniamo a disposizione per qualunque chiarimento e, in attesa dei vostri aggiornamenti sulle iniziative che vorrete prendere in merito, inviamo cordiali saluti.
Lettera aperta al Presidente della Regione Piemonte da parte della Conferenza Episcopale piemontese.
Lettera inviata al nuovo Assessore alla sanità della Regione Piemonte, Antonio Saitta
Notizie dalla Fondazione promozione Sociale
1) Alleghiamo un Comunicato stampa che Vi preghiamo di riportare sul Vostro sito e nelle Vostre pubblicazioni. Inoltre sono particolarmente importanti le Vostre iniziative volte ad informare i Parlamentari per richiedere la sospensiva sine-die dell’esame delle tre proposte di legge di cui si tratta nel documento stesso.
2) Cogliamo l’occasione per segnalare che il termine della raccolta delle firme per la Petizione popolare nazionale per il riconoscimento del prioritario diritto alle cure domiciliari è spostato al 31 dicembre 2015
3) In merito al documento del Governo “Linee guida per una Riforma del Terzo Settore” si allegano le osservazioni a cura del Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base). Con preghiera di diffonderle ai Vostri contatti e stamparne copia da divulgare.
4) Alleghiamo altresì un volantino predisposto in merito al diritto alle cure socio-sanitarie degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile, la cui conoscenza consente di opporsi alle dimissioni da ospedali e da case di cura ottenendo in tal modo la continuità delle cure e risparmi notevoli rispetto alle degenze private nelle Rsa il cui costo mensile può arrivare anche a 3.000-3.500 euro.
Il Csa - Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base, la Fish - Federazione italiana superamento handicap Piemonte e la Cpd - Consulta per la persone in difficoltà, si sono incontrate in questi ultimi mesi per valutare la possibilità di unire gli sforzi per difendere i diritti delle persone con disabilità, dei malati cronici non autosufficienti e dei minori con famiglie in difficoltà. Come ricorderete avevamo già assunto una posizione unitaria contro le Dgr 25 e 26/2013, con le quali la Giunta Cota ha spostato in assistenza le prestazioni Lea di assistenza tutelare alle persone non autosufficienti che vivono a casa propria con la conseguente perdita del diritto al contributo per l’assegno di cura previsto dalla legge regionale 10/2010 in capo alla sanità. In attesa degli esiti dei ricorsi presentati da associazioni del Csa e altre, e da numerosi enti gestori dei servizi socio-assistenziali, Csa , Cpd e Fish hanno deciso che, data la gravità della situazione era necessario individuare obiettivi condivisi da presentare (e contrattare) ai Candidati alle elezioni amministrative regionali e, successivamente al nuovo Consiglio e Giunta regionale. In allegato unisco il testo concordato che è stato inviato ai Parlamentari piemontesi, alle Segreterie regionali di partito e dei movimenti, ai Candidati Presidenti elezioni regionali 2014 del Piemonte, a Presidente e Componenti IV Commissione consiliare Comune di Torino.La piattaforma è inviata per conoscenza anche alle associazioni e organizzazioni che non aderiscono ai tre coordinamenti di cui sopra e che operano nel settore socio-sanitario, perché credo e spero che sia possibile allargare le adesioni su percorsi comuni, quali ad esempio (ma non solo) ottenere il ritiro delle delibere approvate dalla Giunta Cota oggetto dei ricorsi e promuovere l’attuazione della legge regionale 10/2010 per le cure domiciliari.
p.. Csa (Coordinamento sanità e assistenza fra i movimenti di base)
Con le ordinanze n. 1893 e 1894 del 9 maggio scorso, il Consiglio di Stato ha sospeso l’esecutività delle sentenze n. 201 e 199 emanate dal Tar del Piemonte il 31 gennaio 2014. La Fondazione Promozione Sociale e l'Associazione culturale "Gruppo senza Sede di Trino, desiderano tranquillizzare i familiari degli anziani malati cronici non autosufficienti e/o con demenza senile, sull'importante fatto che le ordinanze sopra citate non intaccano il diritto alle cure sanitarie e alle prestazioni di Livello essenziale socio-sanitaria (Lea). Pertanto dopo un ricovero in Ospedale e/o in casa di cura convenzionata, se l’anziano necessita di cure domiciliari o di un ricovero in Rsa può chiedere la continuità terapeutica che deve essere assicurata dall’Asl di residenza. Il diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie per le persone malate e/o colpite da disabilità invalidante grave e da non autosufficienza rimane intatto ed immediatamente esigibile. Infatti, in base alla legge 833/1978 il Servizio sanitario nazionale opera "senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio" ed è tenuto ad assicurare "la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali che ne siano le cause, la fenomenologia e la durata". Inoltre le prestazioni socio-sanitarie per le persone in questione, erano già state definite dai Lea con Dpcm 29 novembre 2001 e art. 54 della legge 289/2002 e poi confermate dalla sentenza 36/ 2013 della Corte costituzionale che aveva precisato "l'attività sanitaria e socio-sanitaria a favore di anziani non autosufficienti è elencata nei livelli essenziali di assistenza sanitaria del decreto del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001". Resta quindi valida e sempre efficace la procedura di opposizione alle dimissioni da ospedali e case di cura e la richiesta di attivare il percorso di continuità terapeutica, che garantisce accesso immediato alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie senza entrare in lista di attesa. Gli estensori di questa ordinanza , sotto traccia, avevano inteso considerare gli anziani malati cronici non autosufficienti come persone fragili, bisognose di assistenza, di attività di badanza e della vicinanza della rete familiare. Essi sono invece indiscutibilmente dei malati che, come tutte le persone colpite da patologie, hanno necessità di prestazioni indifferibili che solo il Servizio sanitario nazionale (e non i parenti) è tenuto a garantire senza limiti di durata. Il Consiglio di Stato con l'ordinanza n. 1894 prescrive che il Ministero della salute e l'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) entro 60 giorni dalla comunicazione dell'ordinanza producano non meglio precisate indicazioni sulle liste d'attesa per la presa in carico dell'anziano non autosufficiente e le quote di compartecipazione alla spesa. Visto la gravità della situazione, Il Gruppo senza Sede, si associa al Coordinamento Sanità e Assistenza tra i movimenti di base ed alla Fondazione Promozione Sociale nel chiedere il ritiro delle delibere contestate alla nuova Amministrazione regionale e la sostituzione di esse con provvedimenti che riconoscano i vigenti diritti alle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie domiciliari, semiresidenziali e residenziali. Ribadiamo ancora che, per gli anziani malati cronici non autosufficienti, restano immutati il diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie e l'efficacia della procedura di opposizione alle dimissioni da ospedali e case di cura per la quale è sufficiente un semplice e poco costoso invio di 3 raccomandate con ricevuta di ritorno. Il facsimile della lettera è scaricabile dal sito www.fondazionepromozionesociale.it dove sono riportate anche le istruzioni per la compilazione.
Trino,19 maggio 2014
Associazione Culturale "Gruppo senza Sede"
►IL CONSIGLIO DI STATO SOSPENDE L’ESECUTIVITÀ DELLE SENTENZE 199 E 201/2014 DEL TAR DEL PIEMONTE
►RESTANO IMMUTATI IL DIRITTO ALLE CURE SANITARIE E SOCIO-SANITARIE PER GLI ANZIANI MALATI CRONICI NON AUTOSUFFICIENTI E LE PERSONE COLPITE DA MORBO DI ALZHEIMER O ALTRE FORME DI DEMENZA SENILE E L’EFFICACIA DELLA LETTERA DI OPPOSIZIONE ALLE DIMISSIONI
►RITORNANO IN VIGORE LE DGR. REGIONALI 14 E 85/2013
Con le ordinanze 1893 e 1894/2014 del 9 maggio 2014 il Consiglio di Stato ha sospeso l'esecutività delle sentenze 199 e 201/2014 del Tar del Piemonte, in quanto «ai fini del decidere il merito della controversia» – si legge nell'ordinanza 1894 – « si debbano acquisire le indicazioni interpretative ricavabili in ambito nazionale ovvero concordati nelle sedi nazionali di concertazione, in tema di liste d'attesa per la presa in carico dell'anziano non autosufficiente e di quote di compartecipazione alla spesa». A questo compito il Consiglio di Stato prescrive che debbano provvedere il Ministero della salute e l'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) entro 60 giorni dalla comunicazione dell'ordinanza. L’esame della causa nel merito è fissato per l'udienza pubblica del 13 novembre 2014.
Che cosa succede adesso? Il diritto alle cure sanitarie e socio-sanitarie per le persone malate e/o colpite da disabilità invalidante grave e da non autosufficienza rimane intatto ed immediatamente esigibile. Infatti, in base alla legge 833/1978 il Servizio sanitario nazionale opera «senza distinzione di condizioni individuali o sociali e secondo modalità che assicurino l'eguaglianza dei cittadini nei confronti del servizio» ed è tenuto ad assicurare «la diagnosi e la cura degli eventi morbosi quali che ne siano le cause, la fenomenologia e la durata». Le prestazioni socio-sanitarie per le persone colpite da patologie o disabilità e non autosufficienza sono definite nei Lea (Dpcm 29 novembre 2001 e art. 54 della legge 289/2002) e confermati dalla sentenza 36/2013 della Corte costituzionale che ha precisato che «l’attività sanitaria e socio-sanitaria a favore di anziani non autosufficienti è elencata nei livelli essenziali di assistenza sanitaria del decreto del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001».
Resta quindi valida ed efficace (*) la semplice e poco onerosa (20 euro circa) procedura per opporsi alle dimissioni e chiedere ed ottenere la continuità terapeutica per anziani malati cronici non autosufficienti ricoverati in ospedali e case di cura. A tal fine si allega a questo messaggio la nuova formulazione della lettera di opposizione alle dimissioni, che tiene anche conto della circolare inviata dal Direttore della sanità della Regione Piemonte, Sergio Morgagni, che precisa come «il compito di governare il percorso di continuità assistenziale sia in capo all’Asl competente per territorio e non ai parenti dei pazienti ovvero alla struttura di ricovero che costituisce una delle tappe di tale percorso».
Per quanto riguarda i provvedimenti amministrativi della Regione Piemonte (Dgr 14 e 85/2013), essi restano in vigore fino a nuova decisione del Consiglio di Stato.
Resta comunque possibile che le persone interessate, o i loro tutori/amministratori di sostegno, richiedano l’intervento del tribunale civile (Giudice del lavoro) per la tutela del diritto degli anziani malati cronici non autosufficienti e delle persone con demenza senile alle prestazioni socio-sanitarie domiciliari e residenziali.
(*) A patto di seguire le indicazioni riportate sul sito www.fondazionepromozionesociale.it
Allegato: Nuova lettera opposizione dimissioni
Appuntamento a Novara il 14 maggio: “ LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA “LEA” - SISTEMA INTEGRATO DI INTERVENTI SOCIOSANITARI DIRITTI E BISOGNI DELLE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI”
Evento del 27 giugno 2014 a Torino
LA SALUTE E’ UN DIRITTO PER TUTTI.
LE CURE SOCIO-SANITARIE PER GLI ANZIANI MALATI NON
AUTOSUFFICIENTI E LE PERSONE CON DEMENZA SENILE
Comunicato Stampa - Pieghevole con il programma - Note organizzative
Delibera regionale che assegna alle Asl i fondi per gli assegni di cura per le prestazioni domiciliari per le persone non autosufficienti
Lettera dell'Assessore Regionale Cavallera sulle prestazioni domiciliari.
Lettera all'Onorevole Biondelli
RICORSO CONTRO LE DELIBERE DELLA GIUNTA DELLA REGIONE PIEMONTE CHE NEGANO IL DIRITTO ALLE CURE SOCIO-SANITARIE DOMICILIARI ALLE PERSONE COLPITE DA PATOLOGIE E/O HANDICAP INVALIDANTI E DA NON AUTOSUFFICIENZA
CONVEGNO sabato 26 aprile 2014 - ore 1 Centro Culturale S. Sebastiano Via Garibaldi, 0 - Druento
Bozza di delibera sulle strutture residenziali psichiatriche - Osservazioni
Comunicato - Aps e Utim presentano ricorso contro il nuovo Isee
Volantinaggio a cura del Gruppo Senza Sede sabato 22 marzo 2014.
Sabato 22 marzo, l’Associazione “ Gruppo senza Sede “, sarà presente al mercato settimanale, a distribuire volantini ai cittadini, per informarli e, portarli a conoscere quali sono i loro diritti per districarsi all’interno della normativa sanitaria e socio-sanitaria nazionale e regionale.
L’esigenza di questa iniziativa nasce dal fatto che sempre più spesso persone che hanno un parente con una grave malattia che produce non autosufficienza, non trovano risposta adeguata ai loro bisogni di cura.
Così come capita con frequenza che alla dimissione dall’Ospedale, pur continuando ad avere necessità di cure, al malato ed ai loro familiari non vengono fornite tutte le informazioni necessarie rispetto alle risposte che il servizio sanitario è tenuto a dare.
In maniera identica riscontriamo spesso la mancata informazione da parte delle Istituzioni, ai malati che necessitano di accedere al sistema socio-sanitario residenziale assimilando strutture rivolte a soggetti autosufficienti, a quelle per non autosufficienti.
Più di un milione di cittadini italiani (anziani malati cronici non autosufficienti, malati di Alzheimer o di altre demenze senili) hanno il diritto immediato alle cure socio-sanitarie e le ricevono da subito se loro o, i loro famigliari le richiedono nel modo giusto! Quanti lo sanno? Pochissimi. Per questo bisogna far girare l’informazione.
Il “Gruppo senza Sede”, non si stancherà di fare comunicazione sociale , perché ritiene che l’applicazione concreta del diritto, è una questione che riguarda tutti per situazioni che domani potrebbero colpire ciascuno di noi.
Associazione Culturale “ Gruppo senza Sede “
Testo del volantino.
Mozione approvata dal Comune di Torino per ottenere dalla Regione azioni a garanzia delle risorse per le cure domiciliari. Proposta di Mozione / Approvazione mozione.
Nonostante le ultime due Ordinanze del Tar la Regione si rifiuta di ritirare la dgr 26 e la n. 5. In allegato c'è una copiosa e preziosa documentazione. Molto significativa è l'azione del Consiglio Comunale di Torino dove impegna Sindaco e la Giunta ad adottare ogni azione necessaria per ottenere dalla Regione Piemonte il ritiro delle D.G.R. n. 26/2013 e n. 5/2014 ed al contempo la garanzia delle risorse necessarie al funzionamento dei servizi e comunque per tutelare il diritto alle cure domiciliari delle persone non autosufficienti, ivi compreso il ricorso al TAR anche ad adiuvandum, per ottenere l'annullamento di tali deliberazioni regionali. Mozione Comune di Torino Promemoria per Ricorso al TAR Lettera all'Assessore Ugo Cavallera.
Lettera della Fondazione Promozione Sociale all'Assessore Ugo Cavallera
LE TARIFFE DELLE RSA DOPO LE SENTENZE 199 E 201/2014 DEL TAR DEL PIEMONTE” < (Cliccare qui)
Comunicato Stampa sulla sentenza del TAR
Lettera sui malati di SLA.
Ultime sentenze del TAR del PIemonte: n° 189, n° 199, n° 201. Comunicato Stampa del GSS.
LISTE D'ATTESA ILLEGITTIME E CONFERMA DEL DIRITTO ALLE CURE PER I MALATI CRONICI NON AUTOSUFFICIENTI
Blocco delle cure domiciliari da parte delle ASL a seguito della DGR 26: comunicato stampa della Fondazione Promozione Sociale. 2014_01_17_COMUNICATO_Blocco_Asl_cure_domus_Dgr26.pdf
DGR 26
Comunicato stampa del Gruppo Senza Sede inviato ai giornali locali.
REPLICA ALLA REGIONE PIEMONTE SUL RITIRO DELLA QUOTA SANITARIA DALLE PRESTAZIONI SOCIO-SANITARIE DOMICILIARI della Fondazione Promozione Sociale.
Richiesta ritiro delibera 26-6993
Esempi nuovo Isee
Campagna informativa 2014.
Nuovo libro "Non è sufficiente": copertina - introduzione - indice.
Sentenza del Consiglio di Stato nei confronti della Regione Lombardia.
Ordinanza del Tribunale di Trento - Lettera al Governo sulla bozza del nuovo ISEE - Forum sulla non autosufficienza di Bologna 20 e 21 novembre 2013.