Source: https://www.agefisnews.com/diritto-di-abitazione-fuori-dalla-dichiarazione-di-successione.html
Timestamp: 2019-10-15 02:29:44+00:00
Document Index: 104167529

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 13', 'art. 47', 'art. 1', 'art. 337', 'art. 1', 'sentenza ']

Diritto di abitazione fuori dalla dichiarazione di successione - Agefis News
Diritto di abitazione fuori dalla dichiarazione di successione
L’Agenzia delle entrate è stata chiamata a interpretare il contenuto della legge sulle Unioni civili (l. n. 76/2016), chiarendo che quest’ultima attribuisce al convivente del defunto la mera facoltà di godere del bene immobile, senza per questo attribuirgli la qualità di erede o legatario
Fuori dalla dichiarazione di successione i conviventi titolari del diritto di abitazione sulla casa del defunto. Con una recente risposta a un interpello l'Agenzia delle entrate è stata chiamata a interpretare il contenuto del diritto riconosciuto dal comma 42 dell'art. 1 della legge n. 76/2016, chiarendo che quest'ultimo attribuisce al beneficiario la mera facoltà di godere del bene immobile, senza per questo attribuirgli la qualità di erede o legatario. L'Agenzia delle entrate ha altresì chiarito che l'accertamento della stabile convivenza può essere oggetto di autocertificazione, anche nel caso in cui la stessa non risulti da alcun registro anagrafico e la convivente superstite non abbia la residenza anagrafica nella casa di proprietà del defunto.
​Il fratello di una persona deceduta in assenza di testamento, del quale era unico erede insieme alla sorella, illustrava all'Agenzia delle entrate che quest'ultimo era morto senza lasciare figli e che per anni aveva coabitato con la propria compagna in una abitazione interamente di sua proprietà. La predetta convivente aveva avuto la propria residenza anagrafica in un comune limitrofo a quello in cui era ubicata la predetta abitazione ma, a partire da una certa data, aveva trasferito in quel luogo la sua residenza e aveva abitato con il defunto in maniera ininterrotta. L'istante chiedeva quindi se ai fini del riconoscimento del diritto di abitazione previsto dal comma 42 dell'art. 1 della legge n. 76/2016 a favore del convivente more uxorio fosse necessaria la residenza anagrafica o se la coabitazione potesse essere provata in altro modo. Chiedeva inoltre se fosse possibile inserire nella dichiarazione di successione del fratello defunto anche la convivente superstite, quale titolare del diritto di abitazione, pur in assenza, al momento dell'apertura della successione, della residenza anagrafica presso la casa del de cuius. Secondo l'istante, infatti, il requisito della residenza anagrafica richiesto dalla predetta legge ai fini del diritto di abitazione avrebbe avuto soltanto un effetto probatorio e non costitutivo del relativo diritto. A parere di quest'ultimo, quindi, la soluzione interpretativa in tal modo prospettata avrebbe presentato il vantaggio di ottenere uno sgravio fiscale per gli eredi, posto che inserendo il diritto di abitazione nella dichiarazione di successione del defunto, anche al convivente superstite sarebbero state imputabili le imposte relative alla successione. Così facendo, si sarebbe evitato di effettuare una doppia trascrizione nei pubblici registri immobiliari ai fini della denuncia di successione, una prima volta, e per la costituzione del diritto di abitazione, la seconda.
L'accertamento della stabile convivenza
Con il termine convivenza si fa riferimento all'unione di due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile. Come evidenziato anche dall'Agenzia delle entrate nella predetta risposta n. 37/2018, il comma 37 dell'art. 1 della legge n. 76/2016 stabilisce che ai fini dell'accertamento della stabile convivenza debba farsi riferimento alla dichiarazione anagrafica di cui all'art. 4 e all'art. 13, comma 1, lett. b), del dpr n. 223/89. Sul punto la stessa Agenzia delle entrate, con la circolare n. 7 del 2018 in tema di detrazioni per interventi di ristrutturazione, considerato che ai fini dell'accertamento della stabile convivenza la legge n. 76/2016 richiama il concetto di famiglia anagrafica previsto dal regolamento anagrafico di cui al predetto dpr, ha precisato che tale status può risultare dai registri anagrafici o essere oggetto di autocertificazione resa ai sensi dell'art. 47 del dpr n. 445/2000.
I diritti relativi alla casa di abitazione
I commi da 42 a 45 dell'art. 1 della legge n. 76/2016 riconoscono ai conviventi una serie di diritti inerenti alla casa di abitazione. In particolare, in caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza, se superiore a due anni, e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa coabitino figli minori o disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni. Il diritto di abitazione di cui sopra viene però meno nel caso in cui il convivente superstite cessi di abitare stabilmente nella casa di comune residenza o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto. Il comma della disposizione in questione fa inoltre salvo quanto previsto dall'art. 337-sexies del codice civile, che regolamenta l'esercizio della responsabilità genitoriale a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento o nullità del matrimonio. Ove, invece, la casa di comune convivenza della coppia non sia di proprietà di uno dei due conviventi ma sia condotta in locazione, nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto al convivente di fatto spetta la facoltà di successione nel rapporto contrattuale. Inoltre, nel caso in cui l'appartenenza a un nucleo familiare costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l'assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o causa di preferenza possono godere, a parità di condizioni, i conviventi di fatto.
L'Agenzia delle entrate, con la risposta in questione, ha quindi in primo luogo evidenziato come lo status di convivente possa essere riconosciuto sulla base di una autocertificazione, anche nel caso in cui la convivenza non risulti da alcun registro anagrafico e la convivente superstite non abbia la residenza anagrafica nella casa di proprietà del defunto. Quanto al diritto di abitazione di cui al predetto art. 1, comma 42, della legge n. 76/2016, l'Agenzia delle entrate ha evidenziato come la Corte di cassazione, con sentenza n. 10377/2017, abbia chiarito che la convivenza more uxorio, quale formazione sociale che genera un autentico consorzio familiare, determina sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune un potere di fatto basato su di un interesse proprio del convivente ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità, tale da assumere i connotati tipici di una detenzione qualificata, che ha titolo in un negozio giuridico di tipo familiare, con la conseguenza che l'estromissione violenta o clandestina dall'unità abitativa compiuta da terzi e finanche dal convivente proprietario in danno del convivente non proprietario, legittima quest'ultimo alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l'azione di spoglio. Tale situazione giuridica non muta, tuttavia, il regime legale della detenzione del bene, in quanto riconducibile a un diritto personale di godimento che viene acquistato dal convivente in dipendenza del titolo giuridico individuato dall'ordinamento nella comunanza di vita attuata anche mediante la coabitazione, ossia attraverso la destinazione dell'immobile all'uso abitativo dei conviventi. Il riconoscimento del diritto di continuare ad abitare nella casa comune introdotto dal legislatore è volto a garantire la tutela del diritto all'abitazione dalle pretese restitutorie degli eredi del defunto per un lasso di tempo ragionevolmente sufficiente a consentire al convivente superstite di provvedere in altro modo a soddisfare l'esigenza abitativa. Il convivente del defunto, tuttavia, non assume la qualità di legatario dell'immobile, in quanto in casi del genere manca una specifica disposizione testamentaria. Per questo motivo, secondo l'Agenzia delle entrate, non vi sono i presupposti di legge per l'inserimento del predetto diritto di abitazione nella dichiarazione di successione. Il diritto in questione, infatti, deve essere qualificato come semplice diritto personale di godimento attribuito a un soggetto che non è né erede né legatario del defunto.