Source: http://micheleiaselli.postilla.it/2013/05/06/normativa-e-progresso-tecnologico-quando-deve-intervenire-il-legislatore/
Timestamp: 2018-04-23 01:57:18+00:00
Document Index: 132084509

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 660']

Normativa e progresso tecnologico: quando deve intervenire il legislatore? - Postilla
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Normativa e progresso tecnologico: quando deve intervenire il legislatore?
La recente dichiarazione del Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini in merito alla necessità di interventi legislativi per reprimere gli abusi che vengono commessi tramite la Rete ha fatto scatenare numerose reazioni, alcune delle quali estremamente autorevoli come la presa di posizione del prof. Rodotà, che pur condividendo lo stato di prostrazione della Boldrini ha però rilevato che le norme esistono già e vanno solamente applicate.
Ebbene devo dire che nonostante la grande ammirazione che da sempre nutro per l’ex Garante Privacy, questa volta non sono del tutto d’accordo poiché negli ultimi tempi molte cose sono cambiate ed il legislatore in determinati casi farebbe bene ad intervenire per adeguare una normativa ormai obsoleta a nuove fattispecie generate dallo sviluppo tecnologico.
Sia ben chiaro non che il legislatore stia con le mani in mano, anzi sappiamo bene che in Italia non è così, ma spesso si perdono tempo ed energie ad emanare disposizioni inutili e ripetitive (è recente il mio post relativo alla legge sulla trasparenza), mentre si dimenticano altri settori molto importanti.
E’ indubbiamente vero che la legge non può e del resto non deve prevedere tutto ciò che accadrà in futuro e sappiamo bene che un buon legislatore deve fissare innanzitutto dei principi di carattere generale che dovranno poi essere applicati caso per caso, ma talvolta l’innovazione tecnologica rende inadeguato un approccio così ampio.
Recenti ed importanti decisioni giurisprudenziali sono intervenute a regolare nuovi reati sorti con l’avvento del web e sono riuscite tramite un’accorta interpretazione estensiva delle norme esistenti a trovare la giusta soluzione (si pensi ad esempio alla sentenza della Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 28 novembre 2011 – 29 aprile 2013, n. 18826 relativa alla sostituzione di persona durante una chat telematica), ma questa interpretazione così ampia non sempre è possibile specialmente in materia penale dove si rischia di sfociare nell’analogia vietata dalla legge.
I profondi e, per certi versi, rivoluzionari cambiamenti che l’evoluzione tecnologica ha prodotto attraverso l’affermarsi delle nuove tecnologie informatiche, che, grazie alla nota rete telematica internet, consentono una diffusione di informazioni e possibilità di comunicazione diretta tra gli utenti pressoché illimitate, hanno dispiegato i loro effetti (e non poteva essere altrimenti, in considerazione dell’intima connessione esistente tra società e diritto) anche in materia penale, ponendo molteplici problemi, tra i quali di non poco momento appaiono quelli sottesi ad un’attività di interpretazione estensiva che, in assenza di organici interventi legislativi, consenta di adeguare l’ambito di operatività delle tradizionali fattispecie di reato, alle nuove forme di aggressione per via telematica dei beni giuridici oggetto di protezione, senza violare i principi della tassatività della fattispecie legale e del divieto di interpretazione analogica delle norme penali.
Attività di interpretazione estensiva della norma penale, che, appare opportuno ribadire, lungi dall’essere vietata, è invece lecita e, anzi, doverosa, quando sia dato stabilire attraverso un corretto uso della logica e della tecnica giuridica che il precetto legislativo abbia un contenuto più ampio di quello che appare dalle espressioni letterali adottate dal legislatore.
Ma in altri casi si può andare incontro alla violazione dell’art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale (che vieta, invece, l’applicazione analogica di una norma al di fuori dell’area di operatività che le è propria), in quanto si amplia arbitrariamente il contenuto effettivo della disposizione. Si pensi, ad esempio, alla sentenza della Corte di Cassazione penale , sez. feriale, sentenza 16.11.2012, n. 44855 con la quale il supremo organo giurisdizionale conclude che la “tipizzazione del mezzo del reato, contenuta nella norma incriminatrice dell’articolo 660 cod. pen., impone la individuazione dei discrimen della comunicazione (molesta), riconducibile al mezzo del telefono, rispetto alle altre varie forme di telecomunicazione, le quali – pel divieto di applicazione analogica della norme penali ai sensi dell’articolo 14 preleggi – non consentono, invece, di ritenere integrata la contravvenzione”. In tal modo viene esclusa l’applicazione dell’art. 660 c.p. alle comunicazioni via internet (posta elettronica, messenger, ecc.).
In conclusione, quindi, è vero che come diceva il mio maestro il giudice ha un potere anche superiore al legislatore, poiché interpretando la legge talvolta ne sconvolge l’originario significato (come inteso dallo stesso legislatore), ma è pur vero che questa attività interpretativa non sempre è possibile ed in questi casi necessita inevitabilmente un provvedimento normativo ad hoc.
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2 Commenti a “Normativa e progresso tecnologico: quando deve intervenire il legislatore?”
Scritto il 13-5-2013 alle ore 17:30
In considerazione di quanto esposto nell’articolo in commento, è a mio avviso inevitabile una vera e propria codificazione (o nuovo libro del C.P.), relativa alle violazioni degli interessi tutelati penalmente, commesse a mezzo web. Si potrebbe iniziare con il richiamo alle norme incriminatrici già presenti nel C.P. e utilizzabili allo scopo, per poi passare alla formulazione di nuove fattispecie; e, sempre a mio avviso, saranno inevitabili specifiche previsioni relative alle modalità di accertamento dei fatti; e quindi agli aspetti procedurali, riferibili al nuovo apparato sanzionatorio. L’argomento è sicuramente tanto impegnativo, quanto interessante: buon lavoro ai cultori della materia.
Scritto il 13-5-2013 alle ore 18:12
Devo dire che forse in materia qualcosa si sta muovendo. Proprio oggi ho ricevuto un invito ad un convegno organizzato in materia di reati informatici e nuove prospettive dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Milano. E’ un inizio.