Source: http://www.studiorlc.it/ici-sulle-piattaforme-petrolifere/
Timestamp: 2019-11-13 23:07:48+00:00
Document Index: 59807849

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 812', 'art.1', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 23', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 29', 'art. 3', 'art. 40']

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ICI sulle piattaforme petrolifere
In tema ICI, la Sezione tributaria della Corte di Cassazione ha chiarito che sono sottoposte all’imposta le piattaforme petrolifere per l’estrazione di idrocarburi, classificabili nella categoria D/7, la cui base imponibile, in mancanza di rendita catastale, è determinata secondo i criteri stabiliti nell’art. 6, comma 3, penultimo periodo, D.L. n. 33 del 1992, in base al valore di bilancio risultante dalle scritture contabili al lordo delle quote di ammortamento.
La CTP accoglieva il ricorso dell’Eni avverso gli avvisi di accertamento ICI, per gli anni dal 1993 al 1998 su quattro piattaforme petrolifere per l’estrazione di idrocarburi, poste in mare, nelle acque territoriali del mare Adriatico, non iscritte in catasto, correlate a una centrale di smistamento posta sulla terra ferma, rilevando la insussistenza del potere impositivo del Comune sul mare territoriale e la intassabilità delle piattaforme in quanto non iscrivibili in catasto, ovvero iscrivibili alla categoria E, esente da ICI.
La CTR rigettava l’appello proposto dal Comune.
A seguito di ricorso del Comune, la Corte di Cassazione cassava con rinvio la sentenza impugnata rilevando la necessità di una” accurata, puntigliosa e precisa descrizione degli immobili che costituisce un presupposto necessario e indispensabile ai fini del decidere”.
La CTR, dopo avere disposto CTU tecnica e tecnico-contabile, rigettava l’appello proposto dal Comune avverso la sentenza della CTP, escludendo in concreto la potestà impositiva del Comune sulle acque territoriali, stante il difetto del requisito oggettivo di assoggettabilità a ICI in ragione della allocazione a mare delle costruzioni. Rilevava al riguardo la CTR, sulla base delle risultanze della CTU, che le piattaforme non erano un naturale prolungamento delle terre emerse e collegate alla terraferma mediante un istmo anche artificiale, dovendosi escludere la loro iscrivibilità in catasto e, in ogni caso, osservava che dovrebbero essere annoverate tra gli immobili con destinazione E/9 (destinazioni particolari e in ogni caso sarebbero esenti da imposta perché riconosciute di pubblica utilità). Rilevavano inoltre giudici di appello come le piattaforme non producessero un reddito proprio, in quanto tale capacità sarebbe connessa e dipendente dal giacimento cui sono collegate, rilevando come nella centrale di terra perviene il complesso di attività industriali tipiche produttive di reddito, tra cui lo stoccaggio e il processo di raffinazione.
Contro la sentenza proponeva ricorso per cassazione il Comune, in particolare sostenendo che le piattaforme petrolifere costituiscono “impianti stabilmente infissi” posti a servizio pertinenziale della centrale di trattamento e dispacciamento sulla terra ferma, dovendo individuarsi l’imponibilità non in relazione all’accatastamento bensì alla rendita catastale della centrale cui sono annessi, cioè nella categoria D/7 goduta da essa, cui devono confluire i contributi.
Al fine di meglio comprendere la questione, va qui sottolineato che le piattaforme sono “saldamente infisse nel sottosuolo marino” e come tali devono essere classificate come immobili, essendo saldamente ancorate al suolo (art. 812 c.c.).
Gli articoli 1 e 2, legge n. 613/1967 stabiliscono che il fondo marino appartiene al demanio dello Stato e il diritto al suo sfruttamento minerario é quindi soggetto a concessione; ai sensi dell’art.1, comma 2, D.Lgs. n. 504/1992 “presupposto dell’imposta e il possesso di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, siti nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione e scambio è diretta l’attività dell’impresa”.
Quindi, tutti i fabbricati siti nel territorio dello Stato sono imponibili, soggiacciono all’imposta ICI e non può considerarsi “condicio sine qua non” ai fini impositivi, la iscrizione catastale in mancanza di una correlazione normativa tra “imponibilità” e “accatastabilità”, essendo soggetti ad ICI tutti gli immobili, ancorché non accatastati e potendo essere determinata l’imposta in base ai criteri residuali, ove applicabili, previsti nel penultimo periodo del comma 3 dell’art. 6 del D.L. 11 luglio 1992,n. 33.
L’art. 1, R.D.L. n. 652/1939 stabilisce che devono essere accatastati tutti i fabbricati e il successivo art. 4 stabilisce che fabbricati da accatastare sono anche le costruzioni sospese o galleggianti “stabilmente assicurate al suolo”. Da tale normativa consegue che le piattaforme stabilmente assicurate al suolo demaniale marino debbono essere accatastate.
Gli unici immobili dichiarati esenti dall’imposta sono quelli indicati all’art. 7, D.Lgs. n. 504/1992, classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9, nonché quelli rurali, in forza dell’art. 23, comma 1-bis del D.L. n. 207/2008, aggiunto in sede di conversione dalla legge n. 14/2009, prevedendosi espressamente “[…] che non si considerano fabbricati le unità immobiliari, anche iscritte o iscrivibili nel catasto fabbricati, per le quali ricorrono i requisiti di ruralità di cui all’art. 9 del decreto legge 30 dicembre 1993,n. 557 […]”.
Le piattaforme petrolifere, così come le centrali a cui sono annesse, sono classificabili nellacategoria D/7, svolgendosi operazioni qualificabili quali attività industriali (es: trattamento preliminare degli idrocarburi) quali ” fabbricati costruiti o adattati per le speciali esigenze di vita industriale e non suscettibili di destinazione diversa senza radicali trasformazioni”; in tal caso l’art. 5, D.Lgs. n. 504/1992 prevede al n. 3 che, per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, il valore é determinato secondo i criteri contabili. Deve ritenersi esistente anche una potestà degli enti locali nell’ambito del mare territoriale, fino ad una distanza di 12 miglia marine, paragonabile a quella esercitata sul proprio territorio, con estensione della sovranità dello Stato e, per esso, dei relativi Comuni, sul mare territoriale, pur con i limiti derivanti dalle convenzioni internazionali.
Anche se il mare non è ricompreso tra i beni del demanio marittimo, che concernono solo il lido, la spiaggia e le terre emerse, tuttavia i beni infissi nel fondo del mare territoriale sono equiparabili a quelli del demanio marittimo (cfr. art. 29 cod. nav.). Le strutture stabilmente infisse nel fondo del mare territoriale sono, quindi, soggette al potere impositivo dell’ente territoriale di riferimento, rientrando nella definizione di fabbricati, e sono soggette ad ICI ai sensi dell’art. 3, D.Lgs. n. 504/1992, come modificato dalla legge n. 368/2000. Tali manufatti hanno una propriaattività produttiva, suscettibile di valutazione economica ed idonea a produrre un reddito proprio, che è funzionale allo stoccaggio e al trattamento dei prodotti estratti da immettere nelle condutture, dopo la lavorazione del materiale. Il processo inizia con la estrazione del materiale gassoso, si sviluppa sulle piattaforme con il processo di lavorazione del relativo materiale estratto, che viene immesso successivamente nelle condutture e raggiunge la centrale di smistamento a terra. Ogni fase ha una propria autonomia, ancorchè funzionale alle altre, circostanza che ne esclude la qualificazione di pertinenzialità, originariamente peraltro non invocata da alcuna delle parti e in relazione alla quale la CTR si è limitata a riportare il contenuto della CTU. Le piattaforme costituiscono, invero, un cespite economico indipendente e distinto rispetto alla centrale di terra, ciascuno dotato di una sua utilitas e, trattandosi di cespite autonomo, va accatastato autonomamente e non quale pertinenza della centrale a terra (cfr. art. 40, D.P.R. n. 1142/1949).
Da qui, dunque, l’accoglimento del ricorso del Comune.
Di rilievo le conseguenze pratiche della sentenza. Sussistono i presupposti oggettivi per l’assoggettamento ad ICI delle piattaforme petrolifere, stante la loro riconducibilità al concetto di immobile ai fini civili e fiscali, la loro suscettibilità di accatastamento e a produrre un reddito proprio; sicché anche il concessionario detentore delle piattaforme petrolifere è soggetto al pagamento dell’ICI, che inerisce al valore del bene e non alla produzione del reddito, in quanto la redditività deve essere riferita allo svolgimento di attività imprenditoriale-industriale e non alla diretta produzione di un reddito da parte della struttura; quanto ai criteri per la determinazione della base imponibile del tributo, in mancanza di rendita catastale, data la mancanza di iscrizione in catasto, la base imponibile delle piattaforme, classificabili nella cat. D, è costituita dal valore di bilancio.
Cass. 24/02/2016 n. 3618
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