Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20071130.htm
Timestamp: 2017-11-18 11:48:18+00:00
Document Index: 24425349

Matched Legal Cases: ['art. 2350', 'art. 56', 'art. 56', 'art. 56', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2350', 'art. 2529', 'art. 2529', 'art. 2529', 'art. 2350', 'art. 2350', 'sentenza ', 'art. 2433']

Fallimento del socio, liquidazione della quota e compensazione fallimentare [1]
Di Ferdinando Bruno [2]
Anche con riferimento al diritto all’utile pure menzionato nell’art. 2350 insieme al diritto alla quota di liquidazione, si è affermato che la posizione del socio, prima della delibera assembleare di approvazione della distribuzione degli utili, è una semplice aspettativa, suscettibile di essere sacrificata nell’interesse della società che potrebbe decidere di costituire una riserva. Trattasi di una posizione espressa da alcune sentenze della Suprema Corte[11] e condivisa da una parte della giurisprudenza di merito[12] e della dottrina[13], secondo cui il diritto soggettivo del socio alla liquidazione troverebbe il proprio fatto generatore nel recesso o nell’esclusione del socio stesso. Quindi, secondo il giudice di legittimità, in entrambi i casi (diritto alla quota di liquidazione e il diritto agli utili) il socio avrebbe un diritto potenziale in quanto, in relazione agli utili, l'aspettativa del socio diviene vero e proprio diritto di credito quando il bilancio di esercizio fa registrare degli utili e l'assemblea sociale ne delibera la distribuzione ai soci[14], mentre, in relazione al diritto alla quota di liquidazione, esso diviene tale soltanto quando la società sia stata posta in liquidazione e sia stato depositato il bilancio finale dal quale risulti l'esistenza di un attivo da ripartire tra i soci[15].
Pres. Proto – Rel. Panzani - Banca Popolare di Fondi S.C.A.R.L. c. (avv. Ermete Sotis) c. Curatela del fallimento di L.V. e P.N. S.n.c., e dei soci L.V. e P.N. in proprio (avv. Ignazio Balsamo)
Società cooperativa - Fallimento - Art. 56 l. fall. - Compensazione – Credito del socio - Diritto alla liquidazione della quota sociale – Momento genetico.
[3] Sull’argomento, tra gli altri: Ragusa Maggiore, Compensazione e fatti giustificativi della estinzione dei reciproci debiti, in Dir. fall., 2000, 355; Rago, La compensazione e le procedure concorsuali, ivi, 2004, 1003; Apice, Reciprocità dei crediti e compensazione fallimentare, in Dir. e prat. soc., 2001, 73; Vaira, La compensazione in sede di fallimento: nuove prospettive interpretative, in Stud. Oecon., 2000, 949; Marobbio, Compensazione fallimentare, ivi, 2000, 696; Marcellino, Note in tema di compensazione nel fallimento, in Giur. it., 2003, 2105, Ferraro, La compensazione nell'ambito del sistema concorsuale e la cessione del credito in garanzia, in Giust. civ., 2002, 2927; Apice, Reciprocità dei crediti e compensazione in sede di fallimento, in Dir. e prat. soc., 2000, 78, Cesaroni, Compensazione di crediti non scaduti, in Fall., 2000, 367; Cultrera – Raffone, Orientamenti di legittimità in tema di compensazione fallimentare, in Dir. e giur. 1999, 262; Bozza, Compensazione dei crediti del fallito non scaduti alla data del fallimento, in Fall., 1999, 417; Mercurio, Credito ammesso in via definitiva e compensazione, ivi, 1999, 1322; Lo Cascio, Ancora sulla compensazione fallimentare, ivi, 1999, 622; Bozza, Proponibilità della compensazione in sede di accertamento del passivo, ivi, 1999, 876; Apice, Compensazione di debiti e crediti verso un soggetto fallito, in Impr. comm. ind., 1997, 1569; Trentini, Compensazione fallimentare: un caso di specie, in Fall., 1997, 1019; Lo Sinno, Ammissibilità della compensazione per crediti non scaduti, ivi, 1997, 81; Giacalone, Compensazione ex art. 56 e tutela della par conditio creditorum, ivi, 1997, 201; Id., Compensazione e procedure concorsuali, ivi, 1997, 337; Vaccaro Belluscio, Mandato all’incasso in rem propriam e compensazione fallimentare, in questa Rivista, 2003, 1601; Rossi, Compensazione ex art. 56 l. fall. del credito di regresso del fideiussore escusso dopo la dichiarazione di fallimento, ivi, 1998, 548.
[5] Giur. cost. 2000, f. 5. In dottrina, Principato, Crediti scaduti, acquistati dal creditore per atto tra vivi, nell'anno anteriore al fallimento, in Giur. cost., 2001, 3265; Scalera, La Corte costituzionale assolve la compensazione « fraudolenta » con crediti scaduti verso il fallito acquistati nell'anno anteriore alla dichiarazione di fallimento, in Dir. fall., 2001, 2; Muroni, La Consulta conferma la costituzionalità della disciplina della compensazione dei crediti non scaduti ex art. 56 comma 2 l. fall., in questa Rivista, 2001, 1042; Apice, Legittimità costituzionale della compensazione in sede di fallimento,in Dir. prat. soc., 2001, 68.
[7] In Giur. it., 2000, 1219; in dottrina, Giacalone, Compensazione nel fallimento: nuovo intervento delle Sezioni unite, in Giust. civ. 2000, I 351; Schlesinger, Compensazione fallimentare con crediti del fallito non ancora scaduti al momento dell'apertura del concorso, in questa Rivista, 2000, 337; Meoli, Unicità di titolo, esigibilità dei crediti e compensazione nel fallimento, in Nuova giur. civ. comm., 2000, 275; Di_Lauro, La compensazione nel fallimento : un passo avanti delle sezioni unite, in Dir. fall., 2000, II, 261; Panzani, Compensazione e fallimento: esigibilità e liquidità del credito e obbligazioni restitutorie in caso di scioglimento del contratto pendente, in Fall., 2000, 537; Picardi, Nuove aperture delle Sezioni unite in tema di compensazione nel fallimento, in Banca borsa tit. cred. 2001, II 290.
[8] Con la sentenza del 28 agosto 2001, la Suprema Corte ha rilevato che “non par dubbio che rilevanza giuridica decisiva assuma il momento della costituzione del rapporto sociale, allorché il socio acquista uno status che comprende, tra gli altri diritti, quello alla liquidazione della quota, il quale, se diviene liquido ed esigibile nel momento della esclusione del fallito - ove sia tale evento a far cessare il suoi rapporto con la società - trova fondamento e radice causale nella costituzione del vincolo sociale”, in Fall., 2002, 615, con nota di Badini Gonfalonieri; inoltre, con la sentenza del 24 luglio 2000, n. 9678, i Giudici di legttimità hanno evidenziato come “debba attribuirsi rilevanza giuridica decisiva al momento della costituzione del rapporto sociale e all'acquisto, da parte del socio, del suo status comprensivo di ogni sua singola posizione giuridica (tra le quali il diritto agli utili ed alla liquidazione della quota, secondo la norma dell'art. 2350 e l'altra dell'art. 2529 c.c.) - onde il suo diritto (di credito) alla liquidazione della quota o al rimborso delle azioni, se diviene liquido ed esigibile al momento della sua esclusione e "sulla base del bilancio dell'esercizio in cui il rapporto sociale si scioglie" (art. 2529 cit.) nei suoi confronti, trova indiscutibilmente il suo fondamento e la sua radice causale nella costituzione stessa del vincolo sociale. Il quale, nella sua conformazione statutaria, può incidere significativamente sul contenuto del diritto di credito che il socio concretamente acquista al momento della sua esclusione dalla società al punto che - e da ciò si trae conferma in ordine alla individuazione della suddetta "radice causale" avendo la norma dell'art. 2529 c.c. carattere dispositivo, è giuridicamente possibile che essa sia derogata già dallo statuto sociale non soltanto quanto ai criteri, alle modalità ed ai tempi della liquidazione della quota, ma anche in termini di radicale negazione del diritto del socio escluso o receduto al rimborso della quota o delle azioni (in termini, Cass. 1992 n. 5735)”, in Dir. fall., 2001, II, 897, con nota di Ragusa Maggiore. Negli stessi termini Cass. 10 luglio 2003, n. 10861 in Contr., 2004, 262, con nota di Campa ed in Fall., 2004, 674 con nota di Patti; Cass. 22 maggio 2003, n. 8042, in Fall., 2004, 658, con nota di Badini Confalonieri.
[10] La Suprema Corte ha, in particolare, rilevato che: “ne’ potrebbe addursi in contrario l'espressione usata dall'art. 2350 c. c. (peraltro neppure espressamente richiamato in tema di cooperative) circa il «diritto alla quota di liquidazione» spettante al socio: espressione che pur sempre fa riferimento ad un diritto meramente potenziale, al pari del diritto all'utile enunciato nel medesimo articolo. E percio’, come con riferimento al diritto all'utile comunemente si afferma che, pur essendo genericamente insito nello status di socio, esso non acquista in realta’ natura e sostanza di vero e proprio diritto di credito se non in quanto il bilancio d'esercizio faccia effettivamente registrare l'esistenza di utili e l'assemblea sociale ne deliberi la distribuzione ai soci, ond'e’ che solo da quel momento un simile diritto puo’ dirsi acquisito al patrimonio del socio (cfr. Cass. 28 maggio 2004, n. 10271; ed 11 marzo 1993 n. 2959), cosi’, allo stesso modo, non sembra possibile ravvisare in capo al socio un diritto alla quota di liquidazione, se non in quanto - ed a partire da quando - la società sia stata posta in liquidazione e sia stato depositato il bilancio finale da cui risulti l'esistenza di un eventuale residuo attivo da ripartire tra i soci. Tanto meno, quindi, la citata espressione dell'art. 2350 potrebbe essere posta a fondamento di un diritto (non gia’ alla quota di liquidazione, bensi’) alla liquidazione della quota di cui il socio sarebbe titolare gia’ solo in forza della sua adesione al contratto sociale. Stando cosi’ le cose, deve quanto meno escludersi che il credito per liquidazione della quota abbia, sin da epoca anteriore al verificarsi del fallimento del socio di società cooperativa, quel requisito, di certezza che, pur prescindendosi dagli ulteriori requisiti della esigibilità e liquidità, e’ pur sempre indispensabile perche’ possa operare la compensazione con contrapposti debiti del fallito. Quel credito, viceversa, nasce (o quanto meno acquista certezza) solo per effetto della medesima dichiarazione di fallimento e dello scioglimento del rapporto sociale che, per il fallito, ne deriva: esso dunque non trova causa in un fatto anteriore al fallimento o, comunque, non acquisisce certezza se non a causa del fallimento stesso. Donde, appunto, alla stregua dei principi generali gia’ prima enunciati, la non operatività in un simile caso della dedotta compensazione”.
[11] La Cassazione, con las sentenza del 28 maggio 2004, n. 10271, ha affermato che “dall'altro lato, essendo gli utili parte del patrimonio sociale fin quando l'assemblea eventualmente non ne disponga la distribuzione in favore dei soci, è di assoluta evidenza che l'asserita sottrazione indebita di tali utili ad opera dell'amministratore lede appunto il patrimonio sociale, e solo indirettamente si ripercuote sulla posizione giuridica e sull'interesse economico del singolo socio, compromettendo la sua aspettativa di reddito e comprimendo il valore della sua quota. Cass. 11.3.1993, n. 2959In base al disposto dell'art. 2433 c.c., all'assemblea che approva il bilancio è demandato di deliberare altresì sulla distribuzione degli utili ai soci. L'accertamento, che deriva dall'approvazione del bilancio, e la distribuzione degli utili sono, quindi, considerati dalla legge come oggetto di due separate deliberazioni. Ciò comporta che il diritto individuale del singolo azionista a conseguire l'utile di bilancio sorge soltanto se e nella misura in cui la maggioranza assembleare ne disponga l'erogazione ai soci, mentre, prima di tale momento, vi è una semplice aspettativa, potendo l'assemblea sociale impiegare diversamente gli utili o anche rinviarne la distribuzione nell'interesse della società (cfr., tra le altre, Cass. 3644-1975; 1290-69; 98-1960)”.