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Timestamp: 2020-02-24 12:00:28+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 302', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 169', 'art. 169', 'art. 169', 'art. 9', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 302', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 169', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 169', 'art. 9', 'art. 169', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 169', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 169', 'sentenza ', 'art. 191', 'art. 191', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 191', 'art. 75', 'art. 191', 'art. 10', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'art 67', 'art. 923', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 117', 'art 3', 'art. 67', 'art 67', 'art. 923', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 117', 'art 3', 'art. 9', 'art. 67', 'art. 193', 'art. 67', 'art. 53', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 429', 'art. 165', 'art. 52', 'art. 52', 'art 67', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

pensione privilegiata - Pagina 4 - GrNet.it
Bustil58
Iscritto il: lun mag 26, 2014 3:43 pm
Messaggio da Bustil58 » lun mag 26, 2014 5:17 pm
Salve a tutti. Gradirei cortesemente chiarimenti in merito. Nel 2003 feci domanda per il riconoscimento di una causa di servizio. Dopo 11 anni di totale silenzio, ieri mattina i Carabinieri del mio paese mi hanno notificato un decreto del Ministero della difesa, corredato anche da una delibera del COMITATO DI VERIFICA PER LE CAUSE DI SERVIZIO del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Il decreto, attesta che: l'infermità ... ecc ... sofferta dall'istante è stata riconosciuta SI dipendente da causa di servizio, solo ai fini del trattamento pensionistico di privilegio. L'infermità è ascrivibile alla categoria 8^ a quanto segnalato la CMO all'atto della trasmissione della pratica. Vorrei sapere se la pratica segue il suo corso e devo solo aspettare oppure devo fare qualche domanda all'INPS o altro? Ringrazio anticipatamente.
Messaggio da panorama » gio giu 05, 2014 8:02 am
Per non cadere in simili ragionamenti.
domanda di pensione privilegiata ordinaria per intempestiva.
Ricorso in Appello del ricorrente Accolto.
SECONDA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO SENTENZA 318 05/05/2014
SECONDA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO SENTENZA 318 2014 PENSIONI 05/05/2014
dott. Enzo Rotolo, Presidente
dott.ssa Valeria Motzo, Consigliere
nel giudizio di appello iscritto al n. 26502 del Registro di Segreteria, proposto da C. P., rappresentato e difeso dall’avv. Antonio Fonzi, e successivamente ex art. 302, c.p.c. dall’avv. Giulio Guarnacci presso il cui studio è elettivamente domiciliato in Roma, via Zara, n. 13, contro il MINISTERO DELLA DIFESA, in persona del legale rappresentante p.t. legalmente domiciliato presso l’Avvocatura generale dello Stato, via dei Portoghesi 12, per la riforma della sentenza della Sezione giurisdizionale per la regione Lazio n. 1015 del 30.05.2005.
Uditi nella pubblica udienza del giorno 08.04.2014 il relatore, consigliere Marco Smiroldo, l’avv. Giulio Guarnacci, non costituito l’appellato.
1.- Con sentenza n. 1015 del 30.05.2005, la Sezione giurisdizionale per la regione Lazio ha rigettato il ricorso dell’odierno appellante volto ad ottenere l’annullamento del decreto n. 499 del 09.05.1985 col quale il Ministero della Difesa, preso atto che il P… era cessato dal servizio in data 21.06.1975 e che aveva presentato domanda di p.p.o soltanto in data 04.12.1984, gli aveva negato la pensione privilegiata ordinaria per intempestiva constatazione dell’infermità denunciata ai sensi dell’art. 169 del d.P.R. 1092 del 1973.
2.- Con ricorso in appello notificato in data 01.06.2006 al Ministero della Difesa presso l’Avvocatura dello Stato, e quindi depositato presso la Segreteria in data 22.06.2006, l’appellante – premettendo l’esistenza di un errore di fatto in cui sarebbe incorso il giudice di prime cure (omessa considerazione del Foglio di proposta a Rassegna DP/4288 del 21.06.1975) per il quale era già stato presentato ricorso per revocazione - ha lamentato l’erronea applicazione dell’art. 169 del d.P.R. 1092 del 1973, in quanto, poiché nel caso in esame vi era stata una pronunzia, ancorchè negativa allo stato degli atti, sulla dipendenza da causa di servizio, l’art. 169 andava applicato in base all’interpretazione di cui a SS.RR. 8/2001/QM, a mente della quale in questi casi la decadenza non può ritenersi operante.
In secondo luogo, il ricorrente, dopo un’articolata disamina dell’art. 9, comma 1 del D.lgs. Lgt. 01.05.1916 n. 497 e dei suoi rapporti con l’art. 169 del d.PR. 1092 del 1973, ne denuncia l’illegittimità costituzionale in quanto appare irragionevole sanzionare con la perdita totale del diritto un ritardo nel chiedere all’Amministrazione l’effettuazione di un adempimento, quale l’accertamento della dipendenza da causa di servizio di un’infermità, che può essere effettuato in qualunque tempo, una volta che l’esistenza della malattia sia stata constatata.
L’appellante ha concluso per la riforma dell’impugnata sentenza e l’accoglimento del gravame con riconoscimento, previa eventuale proposizione della proposta questione di legittimità costituzionale, dell’ammissibiilità della domanda di pensione presentata dall’appellante il 04.12.1984, con restituzione degli atti all’amministrazione per l’esame del merito.
3.- In data 09.11.2007, l’avv. Giulio Guarnacci ha proseguito il giudizio in luogo dell’avv. Fonzi ex art. 302 c.p.c.
4.- In data 07.02.2014 parte appellante, su invito della Segreteria della Sezione, ha manifestato il proprio interesse alla decisione del ricorso ed ha quindi notificato il decreto di fissazione dell’odierna udienza al Ministero della Difesa ed al medesimo presso l’Avvocatura generale dello Stato.
5.- All’udienza del 08.04.2014 udita la relazione del Cons. Smiroldo, l’avv. Guarnacci ha richiamato l’esistenza del Foglio di proposta a Rassegna DP/4288 del 21.06.1975 e chiesto l’accoglimento del gravame.
Nel ricostruire gli ambiti d’operatività della decadenza prevista dall’art. 169 del d.P.R. 1092 del 1973, le SS.RR., con sentenza n. 8/2001/QM, hanno affermato “che non si verifica la decadenza di cui all'art. 169 del d.P.R. n. 1092/1973 in ipotesi di intervenuta constatazione, ancorché negativa ed anche con la formula allo stato degli atti, sulla dipendenza di una malattia da causa di servizio effettuata da organi pubblici tecnici medico-legali in sede di valutazione della malattia a fini incidenti sul rapporto di impiego o di servizio”.
Ciò posto, esiste agli atti del giudizio di primo grado e d’appello il Foglio di proposta a Rassegna DP/4288 del 21.06.1975, alla stregua del quale risulta che, nel definire la posizione dell’odierno appellante, l’ospedale militare di Udine ha affermato che “allo stato attuale degli atti, l’infermità NON risulta dipendente da causa di servizio, né è allegata come tale”.
A tale stregua, anche alla luce di consolidata giurisprudenza di questa Sezione sul punto (cfr. Sez. II n. 228 del 2006 e n. 41 del 2011), in accoglimento del gravame deve escludersi che l’appellante sia incorso nella decadenza prevista dall’art. 169 del d.P.R. 1092 del 1973.
Gli atti vanno di conseguenza rimessi al primo giudice per la pronuncia sulla dipendenza e sulla classifica della patologia denunciata dallo stesso appellante.
In ragione della mancata costituzione dell’appellato non vi è luogo a provvedere sulle spese.
la Corte dei conti - II Sezione giurisdizionale centrale d’appello, disattesa ogni contraria istanza, azione, deduzione ed eccezione, definitivamente pronunciando, annulla la sentenza della Sezione giurisdizionale per la regione Lazio n. 1015 del 30.05.2005 e dichiara che l’appellante sia incorso nella decadenza prevista dall’art. 169 del d.P.R. 1092 del 1973.
Rimette gli atti al primo giudice per la pronuncia sulla dipendenza e sulla classifica della patologia denunciata dallo stesso appellante.
Così deciso, in Roma, nella camera di consiglio del 08.04.2014.
Cons. Marco Smiroldo Pres. Enzo Rotolo
F. to Marco Smiroldo F. to Enzo ROTOLO
Depositata in Segreteria il 05 maggio 2014
P. (dott.ssa Daniela D’Amaro)
F. to Il Coordinatore amministrativo
Simonetta Desideri
Per completezza del ricorso posto anche la sentenza della Corte dei Conti Lazio del 2005 che aveva rigettato il ricorso, in modo da capire meglio i fatti.
LAZIO SENTENZA 1015 30/05/2005
LAZIO SENTENZA 1015 2005 PENSIONI 30/05/2005
Visto il ricorso n. 038063/M nonchè gli atti ed i documenti tutti della causa;
Nella pubblica udienza del 28/2/2005 il Giudice unico, dott.ssa Cristina Zuccheretti, nonché l’avv. Maria Teresa Fonzi per il ricorrente
sul ricorso prodotto dal sig. C. P.;
avverso il Ministero della Difesa;
Con il decreto impugnato (n.499 del 9.5.85) il Ministero della Difesa ha negato la pensione privilegiata ordinaria all’ex militare C. P. per intempestiva constatazione dell’infermità denunciata, ai sensi dell’art. 169 del d.P.R. 1092/1973.
Risulta dagli atti che il militare cessò dal servizio in data 21.6.75 e presentò istanza pensionistica soltanto il 4.12.84: di qui l’impugnato decreto.
Con precedente ordinanza questo Giudice ha chiesto all’Amm.ne resistente il deposto del provvedimento di riforma relativo al militare C. P. onde poter verificare se fosse stata emessa pronuncia anche in ordine alla dipendenza o meno dell’infermità al servizio.
In esito, è stata prodotta copia autentica del verbale di riforma in data 21.6.75 da cui risulta che il militare fu riformato per “ernia inguinale”, ma senza che l’Amministrazione si pronunciasse circa la rapportabilità dell’infermità al servizio.
Con memoria del 16. 2.2005 il difensore del ricorrente, avv. Fonzi, sostiene che l’esibizione del verbale di riforma abbia fatto superare la questione circa la decadenza della domanda pensionistica ai sensi del recente orientamento delle Sezioni Riunite 8/2001/qm, per cui viene chiesto –in definitiva- il trattamento privilegiato di ottava ctg., come da perizia di parte della dr. Castrica.
All’odierna pubblica udienza l’avv. M.Teresa Fonzi ha ampiamente illustrato la tesi difensiva, sostenendo la tempestività della domanda e la gravità dell’infermità del ricorrente.
Il presente ricorso non si presenta meritevole di accoglimento.
Innanzi tutto questo Giudice rammenta che, secondo la disciplina pensionistica, ritenuta legittima dalla Corte costituzionale con sentenza n. 277 del 5-11 dicembre 1974, per le pensioni privilegiate ordinarie la "constatazione" dell'infermità deve comprendere la valutazione della dipendenza, mentre per le pensioni privilegiate di guerra è sufficiente la constatazione in tempo di guerra per presumerne la dipendenza.
Ciò premesso, ai sensi dell'art. 9, primo comma, del decreto legislativo luogotenenziale 1° maggio 1916, n.497, e dell'art. 169 del t. u. 29 dicembre 1973, n. 1092, (come integrato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 149 del 7-14 dicembre 1979) la domanda di trattamento pensionistico privilegiato ordinario non è ammessa se il dipendente abbia lasciato decorrere cinque anni dalla cessazione del servizio senza chiedere l'accertamento della dipendenza da fatto di servizio delle infermità o delle lesioni contratte.
Al riguardo le SS. RR. di questa Corte, con decisione n. 83/C del 1 giugno 1989, si sono pronunciate nel senso che incorrono in tale decadenza coloro che abbiano lasciato decorrere i predetti termini senza chiedere l'accertamento della dipendenza delle infermità contratte ancorché queste risultino clinicamente constatate nel corso del servizio, ma non abbiano formato oggetto, entro lo stesso termine, di dichiarazione di dipendenza.
Ciò, si intende, salvo che non spetti alla stessa Amministrazione di avviare d'ufficio il procedimento, in presenza di ferite o lesioni riportate per certa o presunta ragione di servizio, in conformità a quanto disposto dall'art. 3 - secondo comma - del regio decreto 15 aprile 1928, n. 1024 (confermato, limitatamente alle sole ferite, dall'art. 169 del vigente t. u. n. 1092 del 1973 sopra richiamato).
Il predetto orientamento è stato ribadito con la decisione delle SSRR. N.8/2001/Qm richiamata dallo stesso difensore del ricorrente per inferirne una conclusione del tutto opposta a quella cui sono pervenute le Sezioni Riunite.
Difatti, la suddetta sentenza si è limitata a rilevare come, in talune ipotesi, diversamente da quanto è accaduto nel caso di specie, è la stessa Amministrazione militare a richiedere all'organo di consulenza medico-legale, oltre la eventuale possibilità di “riforma”, anche ulteriori accertamenti e valutazioni sullo stato di salute del soggetto al fine di accertare la dipendenza della malattia riscontrata da causa di servizio. Orbene, sostengono le Sezioni Riunite che relativamente a “…..dette ipotesi l'Amministrazione, parallelamente al procedimento amministrativo principale destinato a riflettersi sul rapporto d'impiego, innesta un subprocedimento amministrativo, concluso con un atto di mero accertamento da versarsi nell'eventuale procedimento pensionistico di privilegio. Ne consegue che nel caso di che trattasi l'amministrazione procede non solo alla constatazione diagnostica dell'infermità invalidante ma anche all'accertamento della dipendenza della malattia da causa di servizio, con ciò tutelando l'interesse sottostante alla disposizione legislativa che fissa termini decadenziali in vista di un accertamento ravvicinato alla constatazione della malattia ed alle sue cause genetiche. Nessun rilievo in proposito può avere la clausola di stile dell'affermazione della non dipendenza "allo stato degli atti" dal momento che i fatti di servizio eventualmente incidenti sono noti all'Amministrazione e risultano dal fascicolo personale dell'interessato….”
Conclusivamente le Sezioni riunite hanno risolto la questione di massima, affermando che non si verifica la decadenza di cui all'art. 169 del d.P.R. n. 1092/1973 nelle sole ipotesi di intervenuta constatazione, anche negativa ed anche con la formula allo stato degli atti, sulla dipendenza di una malattia da causa di servizio effettuati da organi pubblici medico legali in sede di valutazione della malattia a fini incidenti sul rapporto di impiego o di servizio".
Come già detto, peraltro, ciò non si è realizzato nella fattispecie ove il foglio di rassegna del sig. C. P. non contiene alcuna annotazione sulla dipendenza dell’infermità al servizio.
É di tutta evidenza, alla luce delle considerazioni che precedono, la rilevanza che assume la domanda dell'interessato (quando l’Amministrazione non abbia –spontaneamente- formulato una simile richiesta), cui viene attribuita la funzione strumentale di porre in essere il presupposto per lo svolgimento delle fasi procedimentali così come esposte, sicché l'esercizio di tale potere di iniziativa costituisce un onere da espletarsi nel termine di decadenza di cinque anni a decorrere dalla data di cessazione dal servizio.
Nella fattispecie, posto che il ricorrente, collocato in congedo nel 1975, presentò domanda il 4.12.84 per l'accertamento della dipendenza da causa di servizio e, quindi, oltre il quinquennio successivo al congedo, è da ritenersi intervenuta la decadenza della domanda ai sensi dell'art. 9 del decreto legislativo luogotenenziale 1° maggio 1916, n. 497, sostanzialmente riprodotto dall'art. 169 del t. u. 29 dicembre 1973, n.1092, non trovando applicazione, nei suoi confronti, la sospensione dei termini di decadenza per i motivi di cui sopra.
Per le considerazioni che precedono il decreto impugnato non merita censura ed il gravame proposto va respinto.
La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Lazio, definitivamente pronunciando,
Così deciso in Roma, il 28.2.2005
Il giudice: Cristina Zuccheretti
Messaggio da panorama » sab ago 16, 2014 6:26 pm
malattie a lunga latenza o meno, ricorso ACCOLTO
1) - ricorso avverso le note del Ministero della Difesa in data 5.5.2011 e 21.3.2012, e pedissequo decreto del 28/01/2011, reiettivi dell’istanza di riliquidazione della pensione privilegiata ordinaria.
2) - ex OMISSIS dei Carabinieri in congedo dal 25.03.1997 e titolare di pensione privilegiata ordinaria di 6^ ctg. a vita, concessa con DM del 09.12.2004 – si duole del diniego opposto dal Ministero della Difesa con il decreto impugnato, in ordine alla domanda presentata in data 28.10.2008, per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle ulteriori infermità
- ) - ”Esiti di colectomia per K colon”,
- ) - “Esiti intervento chirurgico aorta addominale”,
- ) - “Esiti intervento chirurgico cataratta occhio sx e dx”,
e per il riconoscimento dell’aggravamento delle infermità già pensionate, ai fini di rivalutazione della pensione in godimento.
3) - Chiede, l’accoglimento del ricorso con il riconoscimento del proprio diritto alla riliquidazione della pensione nella migliore misura di 1^ ctg, (in subordine 2^ ctg.) derivante dal riconoscimento delle nuove infermità e dell’aggravamento di quelle già pensionate
4) - A base del predetto diniego il Ministero ha opposto l’intempestività della domanda, ai sensi dell’art. 169 DPR n. 1092/73, in quanto, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 323/2008, le infermità riscontrate non rientrerebbero tra quelle a lunga latenza, senza peraltro pronunciarsi sull’aggravamento delle infermità già pensionate.
5) - Risulta dagli atti che, a seguito della visita collegiale presso la CMO di Roma in data 17.06.2009, le infermità già pensionate sono state assegnate, nel complesso, a 3^ ctg. a vita, elevata alla 1^ ctg. a vita qualora le infermità di nuovo riscontro siano riconosciute dipendenti da c.s.
6) - Il Ministero della Difesa ha chiesto il rigetto del ricorso, ..., e osservando che la domanda del 25.10.08 era stata prodotta oltre il termine quinquennale dal collocamento in congedo del militare, eccependo altresì il difetto di giurisdizione di questa Corte in relazione alla domanda di riconoscimento di equo indennizzo.
7) - Osserva, al riguardo, questo Giudice che nel ricorso non è contenuta alcuna richiesta di riconoscimento del diritto ad equo indennizzo, bensì la sola doglianza relativa al mancato riconoscimento della rivalutazione della pensione privilegiata in godimento, a causa della pronuncia di inammissibilità della domanda del 2008, relativa alle nuove infermità.
8) - Ciò posto, osserva ancora questo giudice che, ai sensi dell’art. 169 DPR n. 1092/73, la domanda per conseguire trattamento privilegiato non è ammessa se il dipendente abbia lasciato decorrere cinque anni dalla cessazione dal servizio senza chiedere l’accertamento della dipendenza delle infermità o lesioni contratte.
9) - La Corte Costituzionale, con sentenza n. 323/2008, ha dichiarato l’illegittimità del predetto articolo nella parte in cui non prevede che, laddove la malattia insorga dopo cinque anni dalla cessazione dal servizio, il termine quinquennale di decadenza decorra dalla manifestazione della malattia stessa, e ciò per scongiurare una ingiustificata disparità di trattamento tra coloro che hanno contratto malattie a normale decorso e coloro che hanno contratto patologie a lunga latenza.
10) - Al riguardo, la tesi dell’Amministrazione – secondo cui le infermità in questione non sarebbero a lunga latenza, e che perciò la domanda dell’interessato va dichiarata intempestiva, alla luce del previgente (non emendato) art. 169 citato – non può essere condivisa, e ciò per due ordini di motivi.
11) - In ogni caso, ..... non può condividersi la tesi dell’Amministrazione secondo cui, nella fattispecie, le infermità dedotte ........ non rientrino tra quelle a lungo decorso, per evidenti ragioni che possono agevolmente dedursi dalla comune esperienza, oltre che dalla scienza medica.
- ) - Il carcinoma del colon, infatti, come tutte le infermità tumorali, ha natura degenerativa e si manifesta dopo un periodo di latenza la cui durata può variare da una forma di tumore all’altra, ma che sicuramente esclude ogni manifestazione istantanea della patologia.
- ) - Così dicasi per l’aneurisma addominale, che consiste in una dilatazione dell’aorta nel tratto addominale, ed il cui lento decorso è dimostrato dalla circostanza, comunemente riconosciuta dalla scienza medica, che tale patologia è presente nelle persone ultrasessantenni ed è asintomatica. Da studi in materia, infatti, è stata riscontrata un'alta percentuale di persone inconsapevoli di essere portatori di tale patologia.
- ) - Quanto alla cataratta, essa è il risultato di un processo di progressiva perdita di trasparenza del cristallino. Questo processo, legato a fenomeni di ossidazione delle proteine che lo costituiscono, è il risultato di un fenomeno biochimico che si verifica con l'aumentare dell'età, dunque a carattere progressivo e latente.
12) - Di conseguenza, nella specie, poiché dette infermità si sono manifestate, rispettivamente, nel 2004 e nel 2005 (come risulta in atti), la domanda del ricorrente, presentata il 25.10.2008, risulta tempestiva, ai sensi dell’art. 169 DPR n. 1092/73, come emendato dalla sentenza n. 323/2008 della Corte Costituzionale, dovendosi fissare la decorrenza del quinquennio di decadenza da tali predette date.
LAZIO SENTENZA 22 08/01/2014
LAZIO SENTENZA 22 2014 PENSIONI 08/01/2014
Sent 22/2014
nella persona del Consigliere Maria Teresa Docimo,
Sul ricorso iscritto al n. 72127/M del registro di Segreteria, presentato da C. F., elettivamente domiciliato a Roma, in via Tagliamento n. 76, presso lo studio dell’avv. Fausto Tersitano, che lo rappresenta e difende nel presente giudizio, avverso le note del Ministero della Difesa in data 5.5.2011 e 21.3.2012, e pedissequo decreto del 28/01/2011, reiettivi dell’istanza di riliquidazione della pensione privilegiata ordinaria.
Alla pubblica udienza del 4 dicembre 2013 è presente il dott. Michele Grisolia per il Ministero della Difesa, che chiede il rigetto del ricorso.
Con il ricorso in epigrafe il sig. F. C. – ex OMISSIS dei Carabinieri in congedo dal 25.03.1997 e titolare di pensione privilegiata ordinaria di 6^ ctg. a vita per le infermità “spondiloartrosi diffusa del rachide”, “coxartrosi bilaterale” “bronchite cronica” e poliartromialgia reumatica”, concessa con DM del 09.12.2004 – si duole del diniego opposto dal Ministero della Difesa con il decreto impugnato, in ordine alla domanda presentata in data 28.10.2008, per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio delle ulteriori infermità “”Esiti di colectomia per K colon”, “Esiti intervento chirurgico aorta addominale”, “Esiti intervento chirurgico cataratta occhio sx e dx”, e per il riconoscimento dell’aggravamento delle infermità già pensionate, ai fini di rivalutazione della pensione in godimento.
Chiede, conclusivamente, l’accoglimento del ricorso con il riconoscimento del proprio diritto alla riliquidazione della pensione nella migliore misura di 1^ ctg, (in subordine 2^ ctg.) derivante dal riconoscimento delle nuove infermità e dell’aggravamento di quelle già pensionate, con interessi e rivalutazione e vittoria di spese.
A base del predetto diniego il Ministero ha opposto l’intempestività della domanda, ai sensi dell’art. 169 DPR n. 1092/73, in quanto, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 323/2008, le infermità riscontrate non rientrerebbero tra quelle a lunga latenza, senza peraltro pronunciarsi sull’aggravamento delle infermità già pensionate.
Risulta dagli atti che, a seguito della visita collegiale presso la CMO di Roma in data 17.06.2009, le infermità già pensionate sono state assegnate, nel complesso, a 3^ ctg. a vita, elevata alla 1^ ctg. a vita qualora le infermità di nuovo riscontro siano riconosciute dipendenti da c.s.
All’odierna pubblica udienza il rappresentante del Ministero della Difesa ha chiesto il rigetto del ricorso, richiamandosi alla memoria scritta depositata all’odierna udienza, e osservando che la domanda del 25.10.08 era stata prodotta oltre il termine quinquennale dal collocamento in congedo del militare, eccependo altresì il difetto di giurisdizione di questa Corte in relazione alla domanda di riconoscimento di equo indennizzo.
Osserva, al riguardo, questo Giudice che nel ricorso non è contenuta alcuna richiesta di riconoscimento del diritto ad equo indennizzo, bensì la sola doglianza relativa al mancato riconoscimento della rivalutazione della pensione privilegiata in godimento, a causa della pronuncia di inammissibilità della domanda del 2008, relativa alle nuove infermità.
Va, altresì osservato – al fine di circoscrivere esattamente l’oggetto del ricorso - che il diniego impugnato comprende anche, implicitamente, il mancato aggravamento e/o rivalutazione delle infermità già pensionate con 6^ ctg. a vita, ritenute ascrivibili nel complesso alla 3^ ctg. a vita dalla CMO nella predetta visita di riferimento.
Ciò posto, osserva ancora questo giudice che, ai sensi dell’art. 169 DPR n. 1092/73, la domanda per conseguire trattamento privilegiato non è ammessa se il dipendente abbia lasciato decorrere cinque anni dalla cessazione dal servizio senza chiedere l’accertamento della dipendenza delle infermità o lesioni contratte.
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 323/2008, ha dichiarato l’illegittimità del predetto articolo nella parte in cui non prevede che, laddove la malattia insorga dopo cinque anni dalla cessazione dal servizio, il termine quinquennale di decadenza decorra dalla manifestazione della malattia stessa, e ciò per scongiurare una ingiustificata disparità di trattamento tra coloro che hanno contratto malattie a normale decorso e coloro che hanno contratto patologie a lunga latenza.
Al riguardo, la tesi dell’Amministrazione – secondo cui le infermità in questione non sarebbero a lunga latenza, e che perciò la domanda dell’interessato va dichiarata intempestiva, alla luce del previgente (non emendato) art. 169 citato – non può essere condivisa, e ciò per due ordini di motivi.
In primo luogo, sulla base di quanto disposto nella pronuncia di incostituzionalità di cui alla sentenza n. 323/2008, ove è affermato che “con riferimento ai casi nei quali la malattia insorga allorché siano già decorsi cinque anni dalla cessazione dal servizio – ferma restando la disciplina attuale per le altre ipotesi (vale a dire quelle in cui la malattia insorga entro i cinque anni dal servizio) – occorre che la norma impugnata sia dichiarata costituzionalmente illegittima nella parte in cui non prevede che, in tale ipotesi (vale a dire insorgenza della malattia dopo i cinque anni) il termine quinquennale di decadenza per l’inoltro della domanda di accertamento (…) decorra dalla manifestazione della malattia stessa”(v. ultima parte del ‘considerato’ e conforme dispositivo), fermo restando ogni rigoroso accertamento sulla dipendenza dal servizio dell’infermità medesima.
Tale formulazione del giudizio di costituzionalità, dunque, sembra postulare la necessità della diversa decorrenza del termine di decadenza sulla base della sola manifestazione di infermità dopo il quinquennio dalla cessazione dal servizio, fermo restando ogni necessario approfondimento sulla dipendenza.
In ogni caso, anche a voler riconoscere che la suddetta pronuncia di incostituzionalità postuli una previa disamina sulla natura stessa delle infermità, ai fini di stabilirne la lunghezza del decorso, latente o meno, non può condividersi la tesi dell’Amministrazione secondo cui, nella fattispecie, le infermità dedotte – vale a dire il carcinoma del colon, l’aneurisma addominale e la cataratta agli occhi – non rientrino tra quelle a lungo decorso, per evidenti ragioni che possono agevolmente dedursi dalla comune esperienza, oltre che dalla scienza medica.
Il carcinoma del colon, infatti, come tutte le infermità tumorali, ha natura degenerativa e si manifesta dopo un periodo di latenza la cui durata può variare da una forma di tumore all’altra, ma che sicuramente esclude ogni manifestazione istantanea della patologia.
Così dicasi per l’aneurisma addominale, che consiste in una dilatazione dell’aorta nel tratto addominale, ed il cui lento decorso è dimostrato dalla circostanza, comunemente riconosciuta dalla scienza medica, che tale patologia è presente nelle persone ultrasessantenni ed è asintomatica. Da studi in materia, infatti, è stata riscontrata un'alta percentuale di persone inconsapevoli di essere portatori di tale patologia.
Quanto alla cataratta, essa è il risultato di un processo di progressiva perdita di trasparenza del cristallino. Questo processo, legato a fenomeni di ossidazione delle proteine che lo costituiscono, è il risultato di un fenomeno biochimico che si verifica con l'aumentare dell'età, dunque a carattere progressivo e latente.
Di conseguenza, nella specie, poiché dette infermità si sono manifestate, rispettivamente, nel 2004 e nel 2005 (come risulta in atti), la domanda del ricorrente, presentata il 25.10.2008, risulta tempestiva, ai sensi dell’art. 169 DPR n. 1092/73, come emendato dalla sentenza n. 323/2008 della Corte Costituzionale, dovendosi fissare la decorrenza del quinquennio di decadenza da tali predette date.
Il ricorso è pertanto giuridicamente fondato e, come tale, va accolto, allo stato degli atti, limitatamente alla pronuncia di intempestività della domanda.
Poiché, peraltro, oggetto del ricorso è anche il riconoscimento del sostanziale diritto alla migliore misura della pensione, sulla base del riconoscimento delle nuove infermità e dell’aggravamento di quelle già pensionate, con separata ordinanza si è disposta l’acquisizione del verbale del Comitato di verifica, di cui agli artt. 10, 12 e 14 del DPR n. 461/2001, nonché del nuovo decreto che l’Amministrazione emetterà in sostituzione di quello impugnato, a seguito della presente pronuncia parziale di accoglimento, per pronunciarsi sul merito della domanda di pensione privilegiata ordinaria, sia sotto il profilo delle nuove infermità che sotto quello dell’aggravamento di quelle già pensionate, tenuto conto dei termini di cui al predetto Regolamento n. 461/2001, affinchè questo giudice possa pronunciarsi sul complessivo diritto pensionistico reclamato con il ricorso.
La Corte dei Conti - Sezione Giurisdizionale per la regione Lazio, definitivamente pronunciando su parte del ricorso
Il ricorso n. 72127/M presentato da C. F. e, per l’effetto, dichiara la tempestività della domanda di riliquidazione della pensione privilegiata ordinaria. Dispone, con separata ordinanza, gli incombenti procedurali indispensabili da parte dell’Amministrazione per la definitiva pronuncia sul merito della richiesta del ricorrente.
Rinvia alla definitiva pronuncia ogni statuizione sulle spese di giudizio. Così deciso in Roma, il 4 dicembre 2013.
f.to Maria Teresa DOCIMO
Pubblicata mediante deposito in Segreteria il 08/01/2014
Messaggio da panorama » lun apr 06, 2015 4:48 pm
1) - ex dipendente dell’Amministrazione Penitenziaria quale assistente capo nel Corpo di Polizia Penitenziaria, poi transitato nei ruoli civili ove risulta ancora in servizio, titolare di pensione privilegiata gestita dall’INPS.
2) - Il Giudice Unico ha pertanto riconosciuto il diritto del pensionato a percepire l’assegno rinnovabile quadriennale e la tredicesima mensilità dalla data di cessazione dal servizio (3 giugno 2008), a nulla rilevando che il dipendente abbia presentato apposita domanda in epoca successiva.
3) - L’ INPS ha proposto appello, lamentando violazione degli articoli 167, 2° comma, e 192 del DPR n. 1092 del 1973, ed ha precisato che, poiché nella specie non si verte in ipotesi di conferimento d’ufficio del trattamento privilegiato, non essendo il OMISSIS cessato dal servizio, bensì trasferito in diverso ruolo, la fattispecie risulta soggetta alle norme sopra citate, con la conseguenza che il trattamento viene conferito su domanda dell’interessato e, se sono trascorsi oltre due anni da quando è sorto il diritto, con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda.
4) - E’ importante sottolineare che il sig. OMISSIS non è cessato dalla Polizia Penitenziaria e poi transitato altrove, bensì è transitato dai ruoli del personale della Polizia Penitenziaria ai ruoli del Personale civile del Ministero della Giustizia, e pertanto il caso rientra nella disciplina prevista dall’art. 191 del DPR n. 1092 del 1973.
5) - Da quanto premesso appare chiaro che detto trasferimento non possa essere considerato una cessazione dal servizio nel senso voluto dal legislatore affinché si configuri l’ipotesi di conferimento d’ufficio del trattamento pensionistico di privilegio.
6) - Pertanto, avendo il OMISSIS chiesto il trattamento pensionistico privilegiato dopo due anni dalla dichiarazione di inidoneità al servizio nell’Amministrazione Penitenziaria, correttamente l’INPS ha stabilito la decorrenza non (come da richiesta dell’interessato) dalla data del verbale della C.M.O. di Chieti del 28.11.2007, bensì dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda (14.09.2010), ai sensi dell’art. 191 del DPR n. 1092 del 1973, cioè dal 1.10.2010.
7) - Non è luogo, infine, a provvedere sulle spese di giudizio, in relazione al principio di gratuità posto, per le cause previdenziali, dall’art. 10 della 10 della legge 11 agosto 1973, n. 533; principio al quale la giurisprudenza di questa Corte attribuisce carattere di generalità: v., ex multis, Corte dei conti, Sez.I app., n. 642/2009 e 648/2009).
N.B.: rileggi i punti sopra n. 4,6 e 7
PRIMA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO SENTENZA 228 16/03/2015
PRIMA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO SENTENZA 228 2015 PENSIONI 16/03/2015
228/2015/A
Nel giudizio di appello in materia di pensioni civili , iscritto al n. 46087 del Registro di Segreteria, proposto dall’INPS ex INPDAP, quale successore ex lege, in persona del Presidente e legale rappresentante pro-tempore, rappresentato e difeso dall’Avv. Filippo Mangiapane;
avverso la sentenza n. 419/2012, depositata il 21.12.2012, della Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Abruzzo;
e nei confronti di OMISSIS, rappresentato e difeso dagli Avv.ti Enrico Raimondi e Giuseppe Orsini del Foro di Chieti, elettivamente domiciliato in Roma, Via Cassiodoro n. 1/A, presso lo studio legale dell’Avv. Gianfranco Falcone,
Visto l’ atto di appello e gli altri atti e documenti della causa;
Uditi, nella pubblica udienza del 21 ottobre 2014, il Consigliere relatore dott.ssa Rita Loreto, l’Avv. Maria Passarelli, in delega, per l’INPS e l’Avv. Giuseppe Orsini per la parte appellata;
Con la sentenza gravata il Giudice unico per le pensioni presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la regione Abruzzo ha accolto parzialmente il ricorso del signor OMISSIS, ex dipendente dell’Amministrazione Penitenziaria quale assistente capo nel Corpo di Polizia Penitenziaria, poi transitato nei ruoli civili ove risulta ancora in servizio, titolare di pensione privilegiata gestita dall’INPS.
Il Giudice Unico ha pertanto riconosciuto il diritto del pensionato a percepire l’assegno rinnovabile quadriennale e la tredicesima mensilità dalla data di cessazione dal servizio (3 giugno 2008) oltre interessi legali e/o rivalutazione monetaria, a nulla rilevando che il dipendente abbia presentato apposita domanda in epoca successiva.
L’ INPS ha proposto appello, lamentando violazione degli articoli 167, 2° comma, e 192 del DPR n. 1092 del 1973, ed ha precisato che, poiché nella specie non si verte in ipotesi di conferimento d’ufficio del trattamento privilegiato, non essendo il OMISSIS cessato dal servizio, bensì trasferito in diverso ruolo, la fattispecie risulta soggetta alle norme sopra citate, con la conseguenza che il trattamento viene conferito su domanda dell’interessato e, se sono trascorsi oltre due anni da quando è sorto il diritto, con decorrenza dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della relativa domanda.
Il OMISSIS si è costituito in giudizio con memoria depositata il giorno 11 settembre 2013, con la quale ha eccepito in via preliminare l’inammissibilità dell’appello, in quanto notificato oltre i sessanta giorni dalla notifica della sentenza di primo grado, effettuata in data 8.04.2013.
Ha poi ritenuto comunque inammissibile il gravame, sia perché notificato oltre sei mesi dalla pubblicazione della sentenza impugnata, avvenuta in data 21 dicembre 2013, sia perché privo della indicazione dei capi della decisione per i quali si intende appellare.
Nel merito, la difesa di parte appellata ha insistito per l’infondatezza dell’appello, dal momento che il OMISSIS deve intendersi cessato dal servizio all’atto della cessazione di quelle mansioni che lo hanno reso inabile al servizio.
Alla pubblica udienza del 21 ottobre 2014, udito il consigliere relatore, l’Avv. Maria Passarelli per l’INPS e l’Avv. Orsini per l’appellato si sono riportati agli atti.
Va in primo luogo esaminata la tempestività dell’appello dell’INPS, avendo la parte appellata eccepito la tardività del gravame.
Il motivo di appello è infondato, poiché dagli atti di causa risulta che nel giudizio di primo grado, per l’udienza del 27 novembre 2012, si era formalmente costituito l’INPS, Direzione Regionale dell’Abruzzo, con sede a L’Aquila, Via Saragat s.n.c., come si evince dalla costituzione in giudizio a firma del Dirigente di Sede dr. Giuseppe Ferrigno, inserita nel fascicolo di primo grado. La notifica della sentenza impugnata risulta invece effettuata al legale rappresentante della sede INPDAP di Chieti e non a quella de L’Aquila, che si era invece costituito in giudizio.
Pertanto tale notifica non è idonea a far decorrere il termine breve per impugnare, e dunque il gravame, notificato il 22 giugno 2013, deve considerarsi tempestivo.
Non è meritevole di accoglimento neppure la censura di inammissibilità fondata sul mancato rispetto del termine di sei mesi per impugnare, atteso che per costante giurisprudenza di queste Sezioni di appello tale termine non trova applicazione per i giudizi innanzi alla Corte dei conti, in presenza della disciplina specifica dettata dal comma 5 bis della legge n. 19/1994, art. 1, che si ritiene invece prevalente.
Nel merito l’appello, in cui i motivi di gravame – contrariamente a quanto sostenuto da parte appellata – sono ben delineati, deve ritenersi fondato.
Ed infatti risulta dagli atti di causa che in data 28.11.2007 il OMISSIS è stato dichiarato dalla C.M.O. di Chieti, per causa dipendente dal servizio, “non idoneo permanentemente al servizio d’istituto in modo assoluto, sì idoneo al reimpiego nei ruoli civili dell’Amministrazione della Giustizia” dove è stato inquadrato nel profilo professionale di collaboratore, posizione economica B2 .- Operatore amministrativo, e tale risulta ancora in servizio.
E’ importante sottolineare che il sig. OMISSIS non è cessato dalla Polizia Penitenziaria e poi transitato altrove, bensì è transitato dai ruoli del personale della Polizia Penitenziaria ai ruoli del Personale civile del Ministero della Giustizia, e pertanto il caso rientra nella disciplina prevista dall’art. 191 del DPR n. 1092 del 1973.
A conforto di tale tesi, che questo Collegio condivide, va poi rilevato che il primo comma dell’art. 75 del D.Lgs. n. 443 del 1992 (Ordinamento del personale del Corpo di polizia penitenziaria) stabilisce che “Il personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, giudicato assolutamente inidoneo per motivi di salute, anche dipendenti da causa di servizio, all’assolvimento dei compiti d’istituto può, a domanda, essere trasferito nelle corrispondenti qualifiche di altri ruoli dell’Amministrazione penitenziaria o di altre Amministrazioni dello Stato, sempre che l’infermità accertata ne consenta l’ulteriore impiego”.
Da quanto premesso appare chiaro che detto trasferimento non possa essere considerato una cessazione dal servizio nel senso voluto dal legislatore affinché si configuri l’ipotesi di conferimento d’ufficio del trattamento pensionistico di privilegio.
Pertanto, avendo il OMISSIS chiesto il trattamento pensionistico privilegiato dopo due anni dalla dichiarazione di inidoneità al servizio nell’Amministrazione Penitenziaria, correttamente l’INPS ha stabilito la decorrenza non (come da richiesta dell’interessato) dalla data del verbale della C.M.O. di Chieti del 28.11.2007, bensì dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda (14.09.2010), ai sensi dell’art. 191 del DPR n. 1092 del 1973, cioè dal 1.10.2010.
Per le considerazioni sopra esposte l’appello dell’INPS merita accoglimento, nei limiti di cui in motivazione.
Sono poste a carico dell’appellato, a cagione della soccombenza, le spese sostenute dall’INPS per la difesa nel presente giudizio, che si liquidano equitativamente in euro 1.000,00 (MILLE/00).
Non è luogo, infine, a provvedere sulle spese di giudizio, in relazione al principio di gratuità posto, per le cause previdenziali, dall’art. 10 della 10 della legge 11 agosto 1973, n. 533; principio al quale la giurisprudenza di questa Corte attribuisce carattere di generalità: v., ex multis, Corte dei conti, Sez.I app., n. 642/2009 e 648/2009).
la Corte dei conti - Sezione prima giurisdizionale centrale di appello, definitivamente pronunciando, ogni contraria istanza ed eccezione reiette, in parziale riforma dell’impugnata sentenza
- ACCOGLIE l’appello prodotto dall’INPS avverso la sentenza n. 419/2012 della Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la regione Abruzzo, depositata il 21.12.2012 e, per l’effetto, dichiara che al signor OMISSIS spetta l’assegno rinnovabile e la tredicesima mensilità dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione dell’istanza, ovvero dal 1.10.2010.
Spese legali a carico dell’appellato euro 1.000,00 (MILLE/00) in favore dell’INPS:
Così deciso in Roma, nella camera di Consiglio del 21.10.2014.
L’ESTENSORE IL PRESIDENTE f.to Rita LORETO Piera MAGGI
Depositata in Segreteria il 16 MAR. 2015
Messaggio da panorama » gio ott 01, 2015 9:08 am
Messaggio da panorama » mer nov 29, 2017 8:18 pm
Messaggio da panorama » dom dic 31, 2017 8:04 pm
accertamento del diritto alla concessione della pensione privilegiata da durare a vita dalla data di congedo ai sensi e per gli effetti dell'art 67, D.P.R. n. 1092/1973;
ACCOLTO parzialmente con riserva per gli altri aspetti al definitivo.
1) - già dipendente della Guardia di Finanza, posta in congedo assoluto dalla C.M.O. 1^ di Milano ..... per infermità riconosciuta dipendente da causa di servizio con parere del Ministero Economia e Finanze/DCST- Prot. n. ......, ha rinunciato alla facoltà di transitare agli impieghi civili ex art. 923, comma 1, lettera m-bis, D. Lgs. n.66/2010 e optato per la concessione della pensione privilegiata ordinaria che le è stata concessa sotto forma di assegno rinnovabile per quattro annualità, di 5^ categoria Tab. “A” dalla C.M.O. 1^ di Milano, con verbale ...... che confermava quanto già riportato nel verbale di riforma del 31 marzo 2014.
2) - Riferisce la sig.ra C. G. nel suo ricorso introduttivo che, a fronte di apposita istanza di concessione di assegno rinnovabile privilegiato, presentata alla sede territoriale dell'INPS di Lodi, le veniva liquidato, per contro, una pensione di inabilità assoluta, ex art. 2, comma 12, Legge n. 335/1995.
3) - Previo esperimento di ricorso al Comitato di Vigilanza della Gestione INPS in data 7 ottobre 2015, rimasto senza riscontro, l'interessata ha, dunque, adìto questa Corte per ottenere il riconoscimento di una pensione privilegiata ordinaria vitalizia, con migliore classifica tabellare in luogo della assegnata 5^ categoria Tab. “A” annessa al D.P.R. 30 dicembre 1981, n.384,
- ) - nonché un diverso ammontare del trattamento pensionistico rispetto a quanto liquidatole dall'Ufficio INPS di Lodi in applicazione dell'art. 2, comma 12, legge 335/1995 che
- si evidenzia nel ricorso -
oltre ad applicare una disciplina del tutto inconferente alla propria fattispecie -
l'avrebbe privata dei benefici di cui agli art. 117 e 120, R.D. n. 3458/1928 e
dell'aumento di cui all'art 3, comma 7, D. Lgs., n. 165/1997, dei quali chiede, invece, il riconoscimento.
4) - Circa le modalità di calcolo, l'INPS ha rilevato che i benefici invocati da parte ricorrente, alla luce dell'art. 67 del d.P.R. 1092 del 1973, non troverebbero applicazione, in via generale, a tutto il personale militare che cessa dal servizio ma solo al personale al quale potrebbe astrattamente applicarsi l’ausiliaria ma che in concreto ne sia escluso o per raggiunti limiti di età o per difetto dei requisiti, fattispecie nella quale non rientrerebbe la sig.ra C. G..
5) - In data 21 settembre 2016 perveniva a questa Sezione nota-segnalazione, della ricorrente indirizzata altresì al Ministero della salute - Ufficio Medico Legale e, per conoscenza, al Ministro del predetto Dicastero, al Ministro della Difesa ed all'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, con la quale la ricorrente lamentava il non corretto svolgimento delle operazioni peritali e la mancata condizione di terzietà con riguardo ad uno dei componenti il Collegio medico -legale all'uopo costituitosi presso l'UML del Ministero della salute.
6) - Con ordinanza n.137/2016, questo Giudice delle pensioni disponeva il rinnovo dell'accertamento istruttorio di cui alla citata ordinanza n.44/2016 incaricandone la “Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico”.
7) - Non avendo motivo per discostarsi da siffatte conclusioni, che appaiono coerenti e ben supportate sotto un profilo logico-scientifico, risulta, dunque, accertato che in favore della ricorrente sussistono le condizioni, con esclusivo riferimento a quanto dedotto nel presente giudizio, per la concessione della pensione privilegiata ordinaria di cat. IV della tabella "A" annessa al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 384.
8) - Nei sensi e nei termini delle considerazioni che precedono, il ricorso de quo deve giudicarsi fondato e, come tale, meritevole di accoglimento.
9) - Non appare, invece, matura per la decisione nel merito la pretesa dedotta in giudizio, relativa alla corretta determinazione del quantum del trattamento pensionistico spettante alla ricorrente.
Il Giudice Unico presso la Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale Regionale per la Lombardia, non definitivamente pronunciando sul ricorso iscritto al n. 28469 del Registro di Segreteria, proposto
la domanda di riconoscimento di trattamento pensionistico privilegiato a vita di IV cat. tab. "A" in favore della ricorrente C. G.;
la trattazione della causa all’udienza del 20 marzo 2018, ore 12,00.
N.B.: leggere le richieste avanzate dall'interessata.
LOMBARDIA	SENTENZA\ORDINANZA	173	12/12/2017
LOMBARDIA SENTENZA/ORDINANZA 173 2017 PENSIONI 12/12/2017
SENT./ORD. N. 173/2017
all'udienza pubblica del 15 novembre 2017,
SENTENZA PARZIALE - ORDINANZA
Sul ricorso iscritto al n. 28469 del registro di segreteria della Sezione, proposto da C. G. (C.F. Omissis), nata a Omissis (BA) il Omissis e residente in OMISSIS (MI) alla Omissis
- MINISTERO DELLA DIFESA – DIPARTIMENTO MILITARE DI MEDICINA LEGALE DI MILANO – in persona del Direttore pro tempore;
- ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE – sede territoriale di Lodi, in persona del Dirigente pro tempore;
-	l’accertamento del diritto alla concessione della pensione privilegiata da durare a vita dalla data di congedo ai sensi e per gli effetti dell'art 67, D.P.R. n. 1092/1973;
VISTI i documenti e gli atti di causa,
Con il ricorso in esame la sig.ra C. G., già dipendente della Guardia di Finanza, posta in congedo assoluto dalla C.M.O. 1^ di Milano con verbale Mod. BL/B_N n..523 del 31 marzo 2014 per infermità riconosciuta dipendente da causa di servizio con parere del Ministero Economia e Finanze/DCST- Prot. n. ……/2014 del 07/08/2014, ha rinunciato alla facoltà di transitare agli impieghi civili ex art. 923, comma 1, lettera m-bis, D. Lgs. n. 66/2010 e optato per la concessione della pensione privilegiata ordinaria che le è stata concessa sotto forma di assegno rinnovabile per quattro annualità, di 5^ categoria Tab. “A” dalla C.M.O. 1^ di Milano, con verbale Mod. BL/B_N n.2129 del 18 dicembre 2014 che confermava quanto già riportato nel verbale di riforma del 31 marzo 2014.
Riferisce la sig.ra C. G. nel suo ricorso introduttivo che, a fronte di apposita istanza di concessione di assegno rinnovabile privilegiato, presentata alla sede territoriale dell'INPS di Lodi, le veniva liquidato, per contro, una pensione di inabilità assoluta, ex art. 2, comma 12, Legge n. 335/1995.
Previo esperimento di ricorso al Comitato di Vigilanza della Gestione INPS in data 7 ottobre 2015, rimasto senza riscontro, l'interessata ha, dunque, adìto questa Corte per ottenere il riconoscimento di una pensione privilegiata ordinaria vitalizia, con migliore classifica tabellare in luogo della assegnata 5^ categoria Tab. “A” annessa al D.P.R. 30 dicembre 1981, n.384, nonché un diverso ammontare del trattamento pensionistico rispetto a quanto liquidatole dall'Ufficio INPS di Lodi in applicazione dell'art. 2, comma 12, legge 335/1995 che - si evidenzia nel ricorso - oltre ad applicare una disciplina del tutto inconferente alla propria fattispecie - l'avrebbe privata dei benefici di cui agli art. 117 e 120, R.D. n. 3458/1928 e dell'aumento di cui all'art 3, comma 7, D. Lgs., n. 165/1997, dei quali chiede, invece, il riconoscimento.
Con successiva memoria del 3 maggio 2016, la ricorrente, richiamate le argomentazioni già espresse nell'atto introduttivo, ha concluso per la richiesta di una corretta quantificazione della pensione privilegiata ordinaria ai sensi e per gli effetti degli artt. 53, 67, 94 e 99 del D.P.R. n.1092/73 comprensiva di tutte le voci pensionabili, con corresponsione dei relativi arretrati (dei ratei maturati e quindi spettanti e della tredicesima mensilità), maggiorati di interessi e rivalutazione monetaria come per legge, fino all’effettivo soddisfo.
Con memoria depositata all'udienza del 3 maggio 2016, si è costituito l'INPS rappresentando che con atto n. OMISSIS del 06/08/2015, notificato all’interessata in data 6/10/2015, l’Istituto ha conferito a parte ricorrente, per l’infermità “Reazione ansioso depressiva” ascritta alla Tab. A – 5^ cgt- suscettibile di miglioramento – la pensione diretta di privilegio di 5^ cgt., calcolata in un sistema contributivo con le modalità di calcolo di cui all’art. 9 del D.M. n. 187/1997, sotto forma di assegno di quattro anni rinnovabile.
L'istituto ha, in breve, ribadito la correttezza del proprio operare, vincolato al parere espresso dalla Commissione Medica Ospedaliera n. 523 del 31/03/2014.
Circa le modalità di calcolo, l'INPS ha rilevato che i benefici invocati da parte ricorrente, alla luce dell'art. 67 del d.P.R. 1092 del 1973, non troverebbero applicazione, in via generale, a tutto il personale militare che cessa dal servizio ma solo al personale al quale potrebbe astrattamente applicarsi l’ausiliaria ma che in concreto ne sia escluso o per raggiunti limiti di età o per difetto dei requisiti, fattispecie nella quale non rientrerebbe la sig.ra C. G..
Con ordinanza n. 44/2016, questa Sezione conferiva incarico all’Ufficio Medico Legale del Ministero della salute – Dir. Gen. Prestazioni sanitarie e medico-legali, perché quest’ultimo si pronunciasse, previo esame della documentazione agli atti e visita diretta dell’interessata, sulla patologia sofferta dalla ricorrente e sulla corretta ascrizione di detta patologia alle categorie di cui alla tab. "A” annessa al D.P.R. 30 dicembre 1981, n.384.
In data 21 settembre 2016 perveniva a questa Sezione nota-segnalazione, della ricorrente indirizzata altresì al Ministero della salute - Ufficio Medico Legale e, per conoscenza, al Ministro del predetto Dicastero, al Ministro della Difesa ed all'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, con la quale la ricorrente lamentava il non corretto svolgimento delle operazioni peritali e la mancata condizione di terzietà con riguardo ad uno dei componenti il Collegio medico -legale all'uopo costituitosi presso l'UML del Ministero della salute.
Con ordinanza n. 137/2016, questo Giudice delle pensioni disponeva il rinnovo dell'accertamento istruttorio di cui alla citata ordinanza n. 44/2016 incaricandone la “Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico”.
La struttura incaricata comunicava, con nota a mezzo PEC del 22 dicembre 2016, la composizione del Collegio medico-legale all'uopo predisposto, nelle persone del dott. Gianluigi Maria T.. - Vice Direttore del Dipartimento di Neuroscienze e salute mentale della Fondazione stessa e della dott.ssa Ombretta C.., iscritta all'albo dei consulenti medici legali del Tribunale di Milano ed in rapporto di convenzione con la Fondazione.
All'udienza del 7 febbraio 2017 i componenti il Collegio medico-legale accettavano l'incarico, prestavano giuramento nelle formule dell'art. 193 c.p.c rilasciando dichiarazione di insussistenza di cause di incompatibilità ed indicando l'inizio delle operazioni peritali alla data del 22 febbraio 2017.
L'Organo tecnico incaricato depositava in data 18 ottobre 2017 la richiesta relazione dalla quale risulta che la sig.ra C. G. è affetta da "Disturbo dell'Adattamento Cronico con Ansia e Umore depresso Misti (codice F43.22 secondo ICD9, codice 309.28 secondo DSM-IV-TR)", patologia ritenuta, per natura ed entità, ascrivibile alla Categoria IV della Tabella A annessa al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 384.
Unitamente al parere i Componenti del Collegio medico-legale incaricato - dott. T.. e dott.ssa C.. - depositavano altresì istanza di liquidazione del proprio compenso.
Con memoria depositata in data 19 ottobre 2017, la ricorrente ha aderito, con riguardo alla accertamento dell'infermità sofferta ed alla relativa classificazione, alle conclusioni rassegnate nella citata relazione tecnica prodotta dalla Fondazione ICCRS Cà Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
Con riguardo, invece, all'invocata riliquidazione del trattamento pensionistico, nella richiamata memoria conclusiva la sig.ra C. G., visti gli esiti dell'accertamento medico-legale sopraddetto, vista la propria promozione al grado di Appuntato "a tutti gli effetti" con decorrenza dal giorno antecedente al congedo, ovvero 30 marzo 2014, ha chiesto che le vengano riconosciuti:
- la P.P.O. da durare a vita di IV" CTG. Tab. “A” giuridicamente dalla data del congedo del 31 marzo 2014 per “Disturbo dell’Adattamento Cronico con Ansia e Umore depresso Misti” (codice ICD9 F43.22, codice DSM-IV-TR 309.28), calcolata sul parametro previsto per il grado di Appuntato, a mente dell’art. 67, commi 1" e 2" e dell’art. 53 su base percentualistica con regime retributivo, con decorrenza economica 29 marzo 2015;
- il diritto a che i benefici stipendiali ai sensi degli articoli 17 e 120 del Regio Decreto n.3458/1928 siano inseriti anche nel calcolo dei sei scatti paga per l’incremento del 15% ai fini della liquidazione del trattamento complessivo di pensione;
-	il diritto al riconoscimento del beneficio, di cui all'art. 3, comma 7, D. Lgs. n.165/1997;
-.	il diritto di cui all’art. 21 della Legge 3 agosto 1961, n. 833, ovvero una indennità speciale annua lorda non riversibile di lire cinquantamila (€ 25,82);
- il diritto alla corresponsione a far data dal 29 marzo 2015, degli arretrati e della maggior somma tra gli interessi e la rivalutazione monetaria ex art. 429 c.p.c.;
- la refusione delle spese documentate pari a 2.500,00 € e delle competenze di lite, da determinare in modo forfettario, tenendo conto del complessivo comportamento delle controparti;
All'odierna udienza, presenti la ricorrente, l'avv. Peco per l'INPS, nessuno presente per il Ministero della Difesa, la causa è stata trattenuta in decisione.
Alla luce delle risultanze istruttorie di cui al parere depositato in data 18 ottobre 2017 della Fondazione ICCRS Cà Granda, Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, può essere resa pronuncia definitiva circa l'accertamento del diritto a pensione privilegiata ordinaria vitalizia in favore della ricorrente C. G..
Il parere appare congruamente motivato e condivisibile ed ha valutato, a seguito di esame della documentazione, visita diretta ed effettuazione di accertamenti diagnostici testali, che la medesima è affetta da quadro clinico ascrivibile ad un "Disturbo dell'Adattamento Cronico con Ansia e Umore depressa Misti (codice ICD9 F43.22, codice DSM-IV-TR 309.28)".
Circa la suddetta patologia, l'Organo medico-legale ha argomentato detta infermità essere "per esperienza clinica consolidata, poco responsiva alle terapie sia farmacologiche sia psicologiche, poiché fondata su elementi oggettivi esterni al soggetto stesso: coerentemente a quanto noto, i trattamenti intrapresi sin dal 2012 dalla perizianda con qualificati specialisti non hanno modificato significativamente i sintomi ottenendo, in via esclusiva, un controllo parziale dell'insonnia iniziale. Da ultimo, si precisa che la malattia in discussione è destinata in via di probabilità alla cronicizzazione."
Con riguardo, poi, all'ascrizione a corretta categoria della tabella "A" annessa al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 384, riferisce l'Organo tecnico quanto segue: "Sul piano teorico, la diagnosi di Disturbo dell'Adattamento Cronico con Ansia e Umore depresso Misti (codice ICD9 F43.22, codice DSM-IV-TR 309.28) appartiene ad un livello gerarchico superiore rispetto alle "Fobie persistenti" e, per quanto detto, può legittimamente ricomprenderle in se stessa.
Sul piano clinico, la perizianda presenta sintomi di tipo fobico quali la citata rupofobia, confermati anche dallo M.M.P.I. 2, e questi si sono dimostrati persistenti nel tempo tanto che, se la paziente non avesse anche altri sintomi, soddisfarebbe comunque i criteri per la diagnosi di disturbo da "Fobia persistente", come richiesto dal criterio della citata Categoria IV.
Ancora sul piano clinico, sono presenti anche altri sintomi di tipo ripetitivo dello stesso ambito …..(omissis)…..; nel caso in cui la locuzione tra parentesi di "Fobie persistenti" si potesse intendere non come esclusiva, ma come meramente esemplificativa proprio perché tra parentesi, i sintomi ora descritti, persistenti ed ormai stabili da anni, possono senz'altro definirsi come "Psiconevrosi grave", soddisfacendo anche in tal caso il criterio della Categoria IV di tale Tabella."
Non avendo motivo per discostarsi da siffatte conclusioni, che appaiono coerenti e ben supportate sotto un profilo logico-scientifico, risulta, dunque, accertato che in favore della ricorrente sussistono le condizioni, con esclusivo riferimento a quanto dedotto nel presente giudizio, per la concessione della pensione privilegiata ordinaria di cat. IV della tabella "A" annessa al D.P.R. 30 dicembre 1981, n. 384.
Nei sensi e nei termini delle considerazioni che precedono, il ricorso de quo deve giudicarsi fondato e, come tale, meritevole di accoglimento.
Non appare, invece, matura per la decisione nel merito la pretesa dedotta in giudizio, relativa alla corretta determinazione del quantum del trattamento pensionistico spettante alla ricorrente.
Su tale secondo motivo di ricorso incidono l'avvenuto riconoscimento - per quanto appena esposto - del diritto della sig.ra C. G. al trattamento pensionistico privilegiato a vita, di IV cat. tab. "A", nonché l'ulteriore istanza formulata dalla medesima attrice, nella propria memoria del 19 ottobre 2017, relativa agli aggiornamenti pensionistici conseguenti alla promozione del grado di Appuntato - sulla quale l'Amministrazione resistente non ha avuto modo di pronunciarsi e che questo Giudice ritiene di dover esaminare (anche al mero fine di scrutinarne la rilevanza) in ragione della piena cognizione di ogni questione utile nell'an e nel quantum ad accertare il diritto a pensione nella sua esatta misura.
Ciò premesso, allo stato degli atti, non è possibile individuare con certezza se gli importi globalmente indicati nel prospetto allegato da parte ricorrente al ricorso ed alle successive memorie (in specie del 29 giugno 2016 e 19 ottobre 2017) corrispondano effettivamente a quanto alla stessa dovuto, anche alla luce delle sopravvenienze sopra evidenziate.
Pertanto, si rende necessaria, ai fini di una informata decisione, l’acquisizione, a cura della difesa INPS, eventualmente interessando l'Ufficio amministrativo competente, di un prospetto di calcolo del trattamento pensionistico privilegiato vitalizio di IV cat. tab."A", da corrispondere alla ricorrente a seguito del riconoscimento di cui al presente provvedimento, del relativo diritto a trattamento pensionistico privilegiato a vita di IV cat. tab. "A", accompagnato da relazione esplicativa diretta a specificare, in particolare, il sistema di calcolo e le disposizioni normative ritenute applicabili in via diretta e non analogica a questa come ad eventuali analoghe fattispecie già verificatesi, relative a trattamenti pensionistici privilegiati liquidati a personale militare successivamente all'entrata in vigore della L. n. 335/95.
La predetta relazione dovrà altresì esporre la motivata e dettagliata posizione dell'Istituto in ordine a ciascuno dei benefici richiesti dalla ricorrente nel ricorso introduttivo, come integrati, per ultimo, nella memoria depositata in data 19 ottobre 2017.
Con apposito decreto si provvede alla liquidazione del compenso spettante ai consulenti d'ufficio, dott. T.. e dott.ssa C.., compenso che, alla luce dell'esito delle operazioni peritali, è posto provvisoriamente a carico del Ministero della Difesa, rimettendone la regolazione definitiva all'esito del giudizio.
interlocutoriamente pronunziando, ex art. 165 del Codice di Giustizia Contabile,
che l'INPS provveda a depositare entro il 15 febbraio 2018 prospetto di calcolo e relazione esplicativa del trattamento pensionistico privilegiato spettante alla ricorrente, secondo i contenuti specificamente indicati in motivazione, con precisazione delle conclusioni.
Assegna termine alla parte ricorrente fino al 10 marzo 2018 per il deposito di una memoria integrativa di replica, con la quale vengano indicate in dettaglio le somme che si sostengono dovute ed eventualmente non previste nel prospetto elaborato dall'Istituto previdenziale, con specifico riferimento alla normativa ritenuta applicabile e con precisazione delle conclusioni.
Così disposto in Milano, in data 15 novembre 2017.
Deposito in Segreteria
12/12/2017 Giuseppina Veccia
Ravvisati gli estremi per l'applicazione dell'art. 52 del d. l.vo 30.6.2003 n. 196, DISPONE che, a cura della Segreteria, in esecuzione del provvedimento di cui sopra, ai sensi dell'art. 52 cit. D.l.vo n. 196/2003, in caso di diffusione, siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi del ricorrente e, se esistenti, del dante causa e degli aventi causa.
Deposito in Segreteria il 12/12/2017
Messaggio da naturopata » lun gen 01, 2018 10:59 am
panorama ha scritto: accertamento del diritto alla concessione della pensione privilegiata da durare a vita dalla data di congedo ai sensi e per gli effetti dell'art 67, D.P.R. n. 1092/1973;
Panorama di sei già sbizzarrito, neanche l'ho detto. Questo ricorso lo sto curando io e la ricorrente è una mia parente. L'avevo già postata io, ma tu hai colto nel segno..............leggete le richieste.
Messaggio da panorama » lun gen 01, 2018 11:55 am
Scusa naturopata, ma in questo post non è presente ciò che dici, e poi io come faccio a sapere se avete parenti che fanno ricorsi o meno, io se posto qualcosa lo faccio per il bene di tutti poichè come ho sempre detto l'informazione non deve mai venir meno ed è così che si combatte con le Amministrazioni altrimenti i nostri diritti vengono sempre calpestati.
Messaggio da naturopata » lun gen 01, 2018 1:27 pm
panorama ha scritto: Scusa naturopata, ma in questo post non è presente ciò che dici, e poi io come faccio a sapere se avete parenti che fanno ricorsi o meno, io se posto qualcosa lo faccio per il bene di tutti poichè come ho sempre detto l'informazione non deve mai venir meno ed è così che si combatte con le Amministrazioni altrimenti i nostri diritti vengono sempre calpestati.
C'è stato un fraintendimento, infatti ho detto che l'ho pubblicata sul sito io stesso il 14 dicembre data di pubblicazione in merito ai post sul moltiplicatore, e pubblicherò anche la definitiva all'esito del 20 marzo, proprio per i svariati aspetti trattati a tutto vantaggio dei frequentatori del forum.
Era un messaggio in tono scherzoso.
Messaggio da panorama » lun gen 01, 2018 7:53 pm
sul sito ma in quale settore?
Allora ci penserai tu alla pubblicazione dell'iter definitivo?
Messaggio da naturopata » mar gen 02, 2018 10:42 am
panorama ha scritto: sul sito ma in quale settore?
L'ho messa qui: http://forum.grnet.it/carabinieri-f43/a ... 47-15.html" onclick="window.open(this.href);return false;
Ci penserò io, darò un aggiornamento all'esito del dispositivo d'udienza e poi non appena l'avrò e sarà pubblicata la versione per la banca dati che è quasi sempre diversa da quella integrale, la posterò qui e in quelli riguardanti il moltiplicatore.
Messaggio da panorama » mar gen 02, 2018 11:19 am
Messaggio da panorama » ven mar 02, 2018 6:02 pm
Interessante sentenza
1) - Con l’impugnata sentenza, la Sezione Giurisdizionale Campania rigettava il ricorso ...... avverso il provvedimento di diniego dell’attribuzione della pensione privilegiata ordinaria per dipendenza da causa di servizio dell’infermità “bronchite catarrale cronica” ritenuta non correlabile al servizio.
2) - Ciò sulla base di quanto rilevato dalla CTU, disposta dal giudice di primo grado onde appurare la dipendenza da causa di servizio.
3) - il giudice di primo grado – oltre ad aver pedissequamente deciso sulla base di quanto acriticamente affermato dal CTU senza sottoporre a visita medica il ricorrente, ma soltanto sulla base delle risultanze dei certificati – avrebbe totalmente disatteso e non esaminato una questione preliminare ed assorbente.
4) - La relativa domanda presentata dall’interessato era stata definita con un processo verbale emesso dall’istituto di Medicina Legale di Napoli dell’ Aeronautica Militare che aveva accertato l’affezione lamentata di “bronchite catarrale cronica” come dipendente da cause di servizio.
5) - La sentenza n. 1029/2014 gravata ha respinto il ricorso ritenendo che la patologia lamentata dal ricorrente non dipendesse da causa di servizio, sulla base delle considerazioni espresse dal Comitato di Verifica per le cause di servizio
- ) - senza tener conto che detto Comitato
- ) - è stato istituito in epoca successiva ai fatti in esame e, cioè,
- ) - senza pronunciarsi in merito alla competenza del Comitato ad esprimersi su fattispecie esaminate dall’Istituto di Medicina Legale, prima della sua istituzione.
6) - il Collegio ritiene di dover rinviare la causa al primo giudice affinché si pronunci al riguardo.
N.B.: rileggi i punti da 4 a 6.
PRIMA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO	SENTENZA	293	03/08/2016
PRIMA SEZIONE CENTRALE DI APPELLO SENTENZA 293 2016 PENSIONI 03/08/2016
nel giudizio pensionistico di appello, iscritto al n. 48472 del registro di Segreteria proposto da T.. Francesco rappresentato e difeso dall’avv. Gennaro BARBATO domiciliato in Roma, Via Ottaviano n. 103 presso lo studio dell’avv. Paolo DI FEO contro il Ministero della Difesa,
la sentenza n. 1029 depositata il 22 settembre 2014, resa dalla Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione Campania,
Uditi nella pubblica udienza del 12 gennaio 2016 la relatrice Consigliere Fernanda FRAIOLI, l’avv.ssa Daniela D’ANTONIO su delega dell’avv. Gennaro BARBATO per il ricorrente, nonché il dott. Michele GRISOLIA, su delega della dott.ssa PAOLOTTI per il Ministero della Difesa;
Con l’impugnata sentenza, la Sezione Giurisdizionale Campania rigettava il ricorso di T.. Francesco avverso il provvedimento di diniego dell’attribuzione della pensione privilegiata ordinaria per dipendenza da causa di servizio dell’infermità “bronchite catarrale cronica” ritenuta non correlabile al servizio.
Ciò sulla base di quanto rilevato dalla CTU, disposta dal giudice di primo grado onde appurare la dipendenza da causa di servizio.
Propone appello il ricorrente per omesso esame delle censure prospettate in ordine alla incompetenza del Comitato di Verifica del Ministero delle Finanze a riesaminare la fattispecie; difetto ed erronea motivazione; violazione del disposto normativo in merito ai principi di valutazione della prova e dell’elaborato peritale.
Evidenzia, a tal proposito, che il giudice di primo grado – oltre ad aver pedissequamente deciso sulla base di quanto acriticamente affermato dal CTU senza sottoporre a visita medica il ricorrente, ma soltanto sulla base delle risultanze dei certificati – avrebbe totalmente disatteso e non esaminato una questione preliminare ed assorbente.
Ovvero la verifica delle illegittimità degli atti impugnati per incompetenza del Comitato di Verifica del Ministero delle Finanze a pronunciarsi in seconda istanza sull’accertamento della dipendenza della patologia dal servizio svolto.
Ciò in quanto l’Istituto di medicina legale di Napoli dell’ aeronautica Militare aveva accertato l’affezione lamentata come dipendente da causa di servizio.
L’odierna udienza deriva da un rinvio della precedente udienza del 15 settembre 2015 a causa della mancanza in atti della notifica del decreto di fissazione dell’udienza alla parte appellata, finalizzato a garantire la pienezza del contraddittorio, mediante fissazione di un nuovo termine per detto adempimento.
Rinnovata la notifica, il Ministero della Difesa in data 7 gennaio 2016 si è costituito in giudizio, depositando una memoria con la quale ha chiesto l’inammissibilità del ricorso in quanto mirante al riesame di questioni di fatto che esulano dalla cognizione del giudice d’appello.
All’odierna pubblica udienza le parti, sostanzialmente si sono riportate alle richieste di cui all’atto depositato.
L’odierna fattispecie ha ad oggetto l’appello contro la sentenza di primo grado che ha respinto il ricorso per l’attribuzione della pensione privilegiata ordinaria per dipendenza da causa di servizio.
La relativa domanda presentata dall’interessato era stata definita con un processo verbale emesso dall’istituto di Medicina Legale di Napoli dell’ Aeronautica Militare che aveva accertato l’affezione lamentata di “bronchite catarrale cronica” come dipendente da cause di servizio.
La sentenza n. 1029/2014 gravata ha respinto il ricorso ritenendo che la patologia lamentata dal ricorrente non dipendesse da causa di servizio, sulla base delle considerazioni espresse dal Comitato di Verifica per le cause di servizio senza tener conto che detto Comitato è stato istituito in epoca successiva ai fatti in esame e, cioè, senza pronunciarsi in merito alla competenza del Comitato ad esprimersi su fattispecie esaminate dall’Istituto di Medicina Legale, prima della sua istituzione.
Per tali motivi, il Collegio ritiene di dover rinviare la causa al primo giudice affinché si pronunci al riguardo.
La Corte dei conti – Sezione Prima Giurisdizionale Centrale d’Appello,
l’appello avverso la sentenza in epigrafe indicata come in motivazione e per l’effetto la annulla e
gli atti al primo giudice in differente composizione, affinchè valuti ai fini dell’accoglimento o meno del ricorso, quanto avanti evidenziato in parte motiva.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio del 12 gennaio 2016.
(f.to Fernanda FRAIOLI ) (f.to Claudio GALTIERI)
Depositata in segreteria il 3 AGO.2016
(f.to dott. Massimo Biagi)
Messaggio da panorama » sab mag 19, 2018 7:43 am
Scusa naturopata, l'hai letta la sentenza uscita ?