Source: https://avvmicheledeluca.com/2019/05/10/lallegazione-al-testo-dellistanza-di-un-valido-documento-didentita-ben-lungi-dal-costituire-un-vuoto-formalismo-costituisce-piuttosto-un-fondamentale-onere-del-sottoscrittor/
Timestamp: 2019-05-26 15:03:16+00:00
Document Index: 126587782

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 5', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 71', 'art. 39', 'art. 3', 'art. 65', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 402', 'art. 1', 'art. 33']

L’allegazione al testo dell’istanza di un valido documento d’identità ben lungi dal costituire un vuoto formalismo costituisce piuttosto un fondamentale onere del sottoscrittore – Michele De Luca
Consiglio di Stato, sezione sesta, Sentenza 16 aprile 2019, n. 2483.
L’allegazione al testo dell’istanza di un valido documento d’identità ben lungi dal costituire un vuoto formalismo costituisce piuttosto un fondamentale onere del sottoscrittore, configurandosi, nella previsione ex art. 38, co 3 del DPR 445/2000, qual elemento della fattispecie normativa teleologicamente diretto a comprovare, non tanto (o meglio, non soltanto) le generalità del dichiarante, ma ancor prima l’imprescindibile nesso d’imputabilità soggettiva della dichiarazione ad una determinata persona fisica, sicché tal istanza, solo se formata a norma degli art. 38 e 47 del decreto n. 445, diviene un documento con lo stesso valore giuridico di un «atto di notorietà» e, quindi, la mancata allegazione del documento di identità rende del tutto nulle ed inefficaci le dichiarazioni sostitutive, le quali devono considerarsi come del tutto omesse.
Sentenza 16 aprile 2019, n. 2483
in sede giurisdizionaleSezione Sesta
sul ricorso NRG 6001/2017, proposto da Em. Br. e Ro. Pi., rappresentati e difesi dagli avv.ti Di. Va. ed Al. Ve. Di Ce., con domicilio eletto in Roma, lungotevere (…)
la Provincia autonoma di Trento, in persona del Presidente pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv.ti Ni. Pe. e Lu. Bo. ed elettivamente domiciliata in Roma, via (…), presso l’avv. Lo. e
Fr. Ri., non costituita in giudizio,
Relatore all’udienza pubblica del 14 marzo 2019 il Cons. Silvestro Maria Russo e uditi altresì, per le parti costituite, gli avvocati Ve. Di Ce. e Pe.;
– il successivo art. 5, n. 7) onerava i partecipanti a dichiarare il “… titolo di abilitazione posseduto o altro titolo di ammissione ai sensi dell’articolo 4, con l’esatta indicazione dell’istituzione che l’ha rilasciato, dell’anno scolastico o accademico in cui è stato conseguito, del voto riportato…”;
– i sigg. Em. Br. e Ro. Pi., quantunque privi dell’abilitazione, intesero partecipare per la cl. conc. A041 (banditi 12 posti), all’uopo presentando sì l’istanza di partecipazione al concorso de quo, ma utilizzandone però la spedizione in forma cartacea, anziché con la piattaforma informatica POLIS e senza allegarvi un documento di riconoscimento, secondo l’art. 38 del DPR 28 dicembre 2000 n. 445, non necessario invece per la sola spedizione informatica;
– al contempo la sig. Bruno e consorte impugnarono innanzi al TRGA Trento, insieme a molti altri soggetti che versavano nella loro stessa situazione di base (capofila Vi. Ac.) e col ricorso NRG 92/2016, la DGP n. 269/2016 nelle parti in cui impose l’obbligatorio possesso del titolo abilitativo e la trasmissione solo in via telematica dell’istanza di partecipazione, all’uopo deducendo vari profili d’illegittimità, anche costituzionale e comunitaria;
– in particolare, i ricorrenti lamentarono di possedere un titolo di studio (laurea o titolo di pari natura) valido per l’accesso all’insegnamento ai sensi della DGP Trento n. 844 del 26 maggio 2014 (aggiornamento delle graduatorie d’istituto / docenti per il triennio 2014/17), ma d’esser stati esclusi dal concorso per mancanza del titolo abilitante all’insegnamento e per aver presentato la domanda su supporto solo cartaceo;
– i ricorrenti in primo grado proposero altresì tre distinti atti per motivi aggiunti contro: 1) -l’atto dirigenziale che dispose la loro non ammissione o l’esclusione dal predetto concorso; 2) – le varie delibere giuntali che approvarono le graduatorie dei candidati per le cl. conc. A022, A040, A041, A028 e A042; 3) – da parte soltanto di alcuni ricorrenti, le delibere giuntali che approvarono le graduatorie per le restanti classi;
b) l’inapplicabilità nella specie dell’obbligo ex art. 38, co. 3 del DPR 445/2000, poiché il bando non previde detto obbligo ma, anzi, questo sarebbe stato comunque irrilevante ai fini dell’ammissione al concorso -allo svolgimento delle cui prove essi, come tanti altri candidati, furono ammessi solo grazie alle misure cautelari a suo tempo disposte dal Giudice di prime cure- e, in quanto non richiesto a pena d’esclusione dal bando, non avrebbe potuto rendere inammissibile la domanda in forma cartacea, all’uopo soccorrendo l’art. 71, co. 3 del DPR 445/2000 (invito al perfezionamento delle domande incomplete o con irregolarità ), obbligo non richiesto certo agli altri candidati;
– lamentano gli appellanti l’erroneo accoglimento dell’eccezione della Provincia intimata in ordine alla sussistenza in primo grado, in capo anche a loro -che proposero il relativo ricorso insieme ad un folto gruppo di altri soggetti non titolati per la stessa classe di concorso di essi-, dei presupposti affinché fosse ammissibile tal gravame collettivo, né quello cumulativo;
– circa poi il ricorso cumulativo, non sfugge al Collegio il principio (ben sintetizzato in Cons. St., V, 4 gennaio 2018 n. 51) in virtù del quale, nel processo amministrativo, il ricorso cumulativo, cioè la proposizione contestuale ed uno actu di più domande -anche d’accertamento e ciascuna diretta nei confronti di un separato atto o vicenda-, pur non essendo precluso in astratto ha comunque carattere eccezionale, nel senso che questo Giudice può esser adito con tal tipo di gravame solo se ricorra una connessione oggettiva tra gli atti impugnati o le vicende dette, riferibili ad una stessa ed unica sequenza procedimentale o iscrivibili all’interno della medesima azione amministrativa;
“… 1. Tutte le istanze e le dichiarazioni da presentare alla pubblica amministrazione o ai gestori o esercenti di pubblici servizi possono essere inviate anche per fax e via telematica.
3. Le istanze e le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà da produrre agli organi della amministrazione pubblica o ai gestori o esercenti di pubblici servizi sono sottoscritte dall’interessato in presenza del dipendente addetto ovvero sottoscritte e presentate unitamente a copia fotostatica non autenticata di un documento di identità del sottoscrittore. La copia fotostatica del documento è inserita nel fascicolo. La copia dell’istanza sottoscritta dall’interessato e la copia del documento di identità possono essere inviate per via telematica…”;
– il successivo art. 39, che novella e sostituisce ogni contraria disposizione del DPR 9 maggio 1994 n. 487 e dell’art. 3 della l. 15 maggio 1997 n. 127 sulla sottoscrizione delle istanze di partecipazione a concorsi pubblici, dispone che tal sottoscrizione “… non è soggetta ad autenticazione…”
– dalla serena lettura congiunta delle due disposizioni s’evince tanto l’assenza di obblighi, da parte di chi presenta un’istanza di partecipazione a concorsi pubblici in via telematica -che è la modalità in uso dalla Provincia-, all’uopo soccorrendo l’art. 65 del D.lgs. 82/2005 (CAD), nel testo vigente ratione temporis, ai fini dell’esatta identificazione del proponente secondo il modo prescelto o indicato dalla P.A.;
– a tal riguardo, reputa necessario il Collegio enunciare il principio di diritto per cui l’allegazione al testo dell’istanza di un valido documento d’identità, ben lungi dal costituire un vuoto formalismo, costituisce piuttosto un fondamentale onere del sottoscrittore, configurandosi, nella previsione ex art. 38, co 3 del DPR 445/2000, qual elemento della fattispecie normativa teleologicamente diretto a comprovare, non tanto (o meglio, non soltanto) le generalità del dichiarante, ma ancor prima l’imprescindibile nesso d’imputabilità soggettiva della dichiarazione ad una determinata persona fisica, sicché tal istanza, solo se formata a norma degli art. 38 e 47 del decreto n. 445, diviene un documento con lo stesso valore giuridico di un “atto di notorietà ” e, quindi, la mancata allegazione del documento di identità rende del tutto nulle ed inefficaci le dichiarazioni sostitutive allegate alla domanda di partecipazione al concorso (non sanabili in alcun caso e certo non con le regole del soccorso istruttorio in materia di appalti, invocate dall’appellante per la prima volta in questa sede, pur se vigenti dal 2014), le quali devono considerarsi come del tutto omesse, ossia in violazione di legge e del bando;
a) della violazione, a seguito della scelta del bando sull’esclusività dell’invio telematico delle loro istanze, dell’art. 4, commi 1 e 2 del DPR 487/1994, il quale però è malamente invocato, sia perché tal fonte secondaria non prende (più ) partito (fin dall’art. 3 della l. 127/1997) sulle modalità della sottoscrizione delle istanze, sia perché l’appellante scelse la forma cartacea ma non per questo fu escluso dal concorso, fermo restando che l’art. 4 è stato integrato più volte dalle successive fonti superiori o equiordinate;
– in tal caso, tal interpretazione, conforme allo scopo della l. 107/2015 -ossia il superamento del precariato come canale unico o preferenziale d’accesso all’insegnamento, risultato certamente non raggiungibile ove non si consentisse di partecipare al concorso anche a chi un servizio precario non avesse mai prestato-, implica il riferimento alla disciplina di transizione dal previgente regime al sistema dei titoli definiti dagli artt. 3 e 4 della l. 341/1990, cioè l’art. 402 del D.lgs. 297/1994;
– quest’ultimo recita: “fino al termine dell’ultimo anno dei corsi di studi universitari per il rilascio dei titoli previsti dagli articoli 3 e 4 della legge 19 novembre 1990 n. 341, ai fini dell’ammissione ai concorsi a posti e a cattedre di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, è richiesto il possesso dei seguenti titoli di studio: a) diploma conseguito presso le scuole magistrali o presso gli istituti magistrali, od abilitazione valida, per i concorsi a posti di docente di scuola materna; b) diploma conseguito presso gli istituti magistrali per i concorsi a posti di docente elementare; c) laurea conformemente a quanto stabilito con decreto del Ministro della pubblica istruzione, od abilitazione valida per l’insegnamento della disciplina o gruppo di discipline cui il concorso si riferisce, per i concorsi a cattedre e a posti di insegnamento nelle scuole secondarie, tranne che per gli insegnamenti per i quali è sufficiente il diploma di istruzione secondaria superiore”, fattispecie che potrebbe riguardare, tra gli altri, pure gli odierni appellanti quali semplici laureati in ingegneria;
– per vero gli appellanti hanno partecipato al concorso de quo per le classi A040, A041 e A060 -anche se hanno sostenuto, con riserva, le prove solo per la cl, conc. A040 (senza superarle) e per la cl. conc. A041-, ma la citata disciplina di salvaguardia non è loro applicabile, in quanto, a parte l’ampia gamma di classi cui essi avrebbero potuto concorrere grazie alla loro laurea, per quelle per le quali hanno chiesto di svolgere le prove si son tenuti vari percorsi abilitativi nel tempo intercorso tra la loro laurea ed il bando del concorso stesso;
– va quindi accolta l’eccezione della Provincia intimata circa l’impossibilità, per gli appellanti, di invocare la predetta salvaguardia -utilizzabile, invece, per tutti coloro che non ebbero serie chance di prender parte a nessun percorso abilitativo a causa del breve tempo tra il titolo conseguito ed il bando del concorso-, non certo per chi, come gli appellanti confessano nella memoria conclusiva, obietta all’Università degli Studi di Trento la mancata attivazione di detti percorsi, invece svolti altrove, cui gli appellanti stessi hanno liberamente rinunciato, a loro dire per gli incarichi di breve periodo non di ruolo in scuole nella Provincia di Trento, scelta, questa, inopponibile a detta P.A. ed alle regole del bando;
– non convince poi il richiamo attoreo alla dir. n. 2005/36/CE sulle professioni regolamentate, in quanto l’art. 1, commi 1 e 2 del D.lgs. 9 novembre 2007 n. 206, nel recepire tale fonte comunitaria, ne esclude l’applicazione alle professioni “… il cui svolgimento sia riservato dalla legge a professionisti in quanto partecipi sia pure occasionalmente di pubblici poteri…” e fa “… salve le disposizioni che disciplinano l’accesso al pubblico impiego…”, quindi anche il personale docente della scuola pubblica, costituito appunto da lavoratori subordinati pubblici;
– sfugge per vero il senso, come si vede del tutto vano, della pretesa attorea di adoperare il vocabolo della normativa UE “qualifica professionale”, visto che quella d’insegnante non è una professione regolamentata ai sensi dell’art. 33 Cost., come se, per il sol fatto che i laureati possano insegnare per supplenze di breve durata, essi sarebbero automaticamente abilitati all’insegnamento;
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