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Timestamp: 2020-06-02 20:40:01+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 17849 del 03/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 17849 del 03/07/2019
Cassazione civile sez. VI, 03/07/2019, (ud. 04/12/2018, dep. 03/07/2019), n.17849
sul ricorso 1272-2018 proposto da:
T.S., R.G., T.M., elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA EMILIO DE’ CAVALIERI 11, presso lo studio
dell’avvocato CATALDI VALENTINA, rappresentati e difesi
dall’avvocato IANNARELLI DAVIDE;
C.A., elettivamente domiciliato in ROMA, V. NICANDRO
55, presso lo studio dell’avvocato D’ANGELO BARBARA, rappresentato e
difeso dagli avvocati PALOMBO GAETANO, SPIRITO FRANCESCO;
C.M.C.;
avverso la sentenza n. 1369/2017 del TRIBUNALE di CASSINO, depositata
il 20/11/2017;
partecipata del 04/12/2018 dal Consigliere Relatore Dott. SABATO
1. Con sentenza n. 156 del 2013 il giudice di pace di Pontecorvo, pronunciando su domanda proposta da C.A. nei confronti di R.G. e altri volta all’accertamento di servitù e alla condanna alla partecipazione a spese di gestione, ha dichiarato la propria incompetenza indicando quale competente il tribunale di Cassino, cui ha altresì rimesso la decisione sulle spese processuali.
2. Avverso la sentenza ha proposto appello R.G. per sentire condannare C.A. alle spese processuali, sulla resistenza dello stesso – che ha eccepito l’improcedibilità dell’impugnazione – e dei consorti in lite; è stato in particolare eccepito che, in seguito alla pronuncia di incompetenza, non era stato riassunto il giudizio innanzi al tribunale di Cassino.
3. Con sentenza n. 1369 del 2017 depositata il 20/11/2017 il tribunale di Cassino in composizione monocratica ha dichiarato improcedibile l’appello, richiamando i principi (tratti da Cass. n. 11845 del 29/11/1993) per cui:
– la sentenza con la quale il giudice abbia dichiarato la propria incompetenza (chiudendo perciò il processo innanzi a sè) ed abbia rimesso la regolamentazione delle spese, in violazione dell’art. 91 c.p.c., comma 1, al giudice dichiarato competente, può essere impugnata dalla parte che intenda dolersi della mancata pronuncia sulle spese esclusivamente con l’appello;
– intervenuta l’estinzione del processo per mancata costituzione di entrambe le parti nel termine loro rispettivamente assegnato nella causa riassunta davanti al giudice dichiarato competente e divenuta, pertanto, inefficace la sentenza pronunciata in prime cure (art. 310 c.p.c.), l’appello deve essere dichiarato improcedibile, restando le spese del processo estinto a carico delle parti che le hanno anticipate (art. 310 cit., comma 4).
4. R.G., T.M. e T.S. hanno proposto ricorso per cassazione su un motivo. C.A. ha resistito con controricorso. Non ha svolto difese C.M.C..
5. Il relatore di questa corte ha ritenuto che il ricorso potesse essere dichiarato manifestamente infondato, con la conseguente definibilità nelle forme dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5. A seguito della fissazione da parte del presidente dell’adunanza della camera di consiglio, e di deposito di memoria da parte dei ricorrenti, il collegio ha come segue ritenuto di dover rimettere l’esame del procedimento alla pubblica udienza.
1. Con l’unico motivo si deduce violazione degli artt. 91,112,310 e 348 c.p.c.. Ha lamentato il ricorrente che il tribunale non abbia tenuto conto della riforma del c.p.c. intervenuta con L. n. 69 del 2009 e della giurisprudenza su essa formatasi; ha sostenuto che l’inefficacia conseguente all’estinzione del processo, in quanto non riassunto, non renda inesistente la pronuncia sulla cui base è stato proposto l’appello.
2. Il collegio ritiene che sulle questioni sollevate questa corte debba pronunciarsi, stante la rilevanza di esse, dopo la trattazione in pubblica udienza.
2.1. Da un primo punto di vista, il mezzo deduce che non andrebbe fatta applicazione dell’art. 310 c.p.c., u.c., secondo il quale le spese del processo estinto restano a carico di chi le ha anticipate (stante l’espressa statuizione di estinzione per mancata riassunzione). L’approdo auspicato dal ricorrente – nel senso che il giudice d’appello, invece di dichiarare improcedibile l’impugnazione, avrebbe dovuto rivedere l’errore relativo alla mancata pronuncia sulle spese da parte del giudice di primo grado – va dunque esaminato funditus, a fronte dell’apparente contrasto con il dato testuale di detta norma.
2.2. D’altro lato, si invoca con il ricorso che la massima di cui a Cass. n. 11845 del 1993 (sopra riportata), cui è ispirata la sentenza impugnata, sia rivista, come si sostiene, alla luce della riforma della L. n. 69 del 2009. Andrà valutato – con disamina anch’essa non confacente alla presente sede camerale – se la giurisprudenza asseritamente innovativa richiamata dalla parte ricorrente sia riferibile al tema in esame, o affermi semplicemente che, pur dopo che all’esito della novellazione in tema di declinatoria di competenza si provvede con ordinanza, tale ultimo provvedimento, come già prima la sentenza, debba contenere pronuncia sulle spese.
2.3. Per completezza, va tenuto conto che appare a maggior ragione necessaria la trattazione in pubblica udienza, atteso che il principio per cui, intervenuta l’estinzione del processo per mancata costituzione di entrambe le parti nel termine loro rispettivamente assegnato nella causa riassunta davanti al giudice di primo grado dichiarato competente, cui in violazione dell’art. 91 c.p.c., comma 1 sia stata rimessa dal giudice di primo grado incompetente anche la pronuncia sulle spese del processo innanzi a sè, e divenuta, pertanto, inefficace la sentenza pronunciata in prime cure ai sensi dell’art. 310 c.p.c., l’appello deve essere dichiarato improcedibile, restando le spese del processo estinto a carico delle parti che le hanno anticipate (art. 310 cit., comma 4), appare essere stato recentemente ribadito da Cass. n. 1747 del 24/1/2013.
3. Infine andrà esaminato se – come sostengono i ricorrenti con la memoria illustrativa – provengano spunti interpretativi dalla recente sentenza della Corte costituzionale n. 77 del 2018.
la corte rimette gli atti al signor presidente per la fissazione di pubblica udienza; manda alla cancelleria per gli adempimenti.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione civile, il 4 dicembre 2018.