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Timestamp: 2019-04-19 18:55:07+00:00
Document Index: 20929925

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 14', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 2']

Ordine degli Avvocati di Pesaro - Pareri opinamento parcelle
ALLEGATO A - MODELLO DI RICORSO DI PREVENZIONE Download
ALLEGATO B - MODELLO DA ALLEGARE ALLA PARCELLA Download
Cos’è l’opinamento parcelle
Con l’opinamento gli iscritti all’Ordine, possono richiedere, al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Pesaro, il rilascio di un parere di congruità ai fini della liquidazione dei compensi professionali relativi all’attività di assistenza giudiziale.
Con delibera del 16 dicembre 2016 il Consiglio dell’Ordine ha approvato il “Regolamento sul parere di congruità e liquidazione dei compensi dei professionisti e sul tentativo di conciliazione tra i professionisti e clienti”, con l’intento di migliorare il servizio di liquidazione della nota ai professionisti iscritti all’Albo degli Avvocati di Pesaro e nell’Elenco dei Praticanti abilitati al patrocinio.
Il regolamento appena approvato e entrato in vigore l’1 gennaio 2017, presenta i seguenti tratti essenziali:
è composto di dieci articoli che disciplinano le varie fasi del procedimento di liquidazione della nota del professionista, dalle modalità di presentazione dell’istanza, che può essere depositata via pec, al contenuto, per passare all’esame e all’istruttoria compiuta da parte della Commissione Opinamento parcelle, organo preposto alla liquidazione della nota;
introduce gli strumenti del ricorso in prevenzione e del tentativo di conciliazione;
prevede il versamento di un contributo, in misura pari al 2% (due per cento) dell’ammontare dei compensi liquidati, comprensivi delle spese forfetarie e/o generali, al netto delle spese esenti e degli oneri fiscali e previdenziali, da versarsi al momento del rilascio del parere di congruità.
Il regolamento in questione trova il suo fondamento nella legge 31 dicembre 2012, n. 247, recante la “Nuova disciplina dell’ordinamento della professione Forense”, e in particolare, nelle seguenti norme:
art. 29 lett. l), il quale ha ribadito, tra i compiti e prerogative riconosciute in capo all’Ordine degli Avvocati, la potestà di rilasciare il parere di congruità sulla liquidazione dei compensi spettanti agli iscritti;
art. 13, comma 9, il quale prevede che in caso di mancato accordo tra avvocato e cliente sul compenso spettante al professionista, “… ciascuno di essi può rivolgersi al consiglio dell’ordine affinché esperisca un tentativo di conciliazione”.
Recenti indirizzi giurisprudenziali, civilistici e amministrativi hanno affermato che l’esercizio di tale funzione istituzionale da parte del Consiglio dell’Ordine è volta a tutelare non solo gli interessi degli iscritti e la dignità della professione ma anche gli interessi degli stessi destinatari del parere.
L’organo preposto alla liquidazione delle parcelle si limita a verificare la corrispondenza tra le prestazioni che si asseriscono effettuate e i relativi compensi già previsti dalle tariffe e ora dai parametri vigenti, senza accertare l’effettività delle prestazioni stesse o il loro esatto adempimento. Ciò non impedisce, però, a tale organo, di valutare tutti gli elementi necessari alla legittima ed esatta liquidazione dei compensi, e di impedire richieste di compensi che si fondino su presupposti erronei o illegittimi.
Il parere di congruità così espresso dall’organo preposto produce effetti costituivi sia per il richiedente (consentendogli di promuovere la procedura monitoria ex artt. 633 e 636 c.p.c.), sia effetti esterni incidenti sulla posizione sostanziale vantata dal cliente.
Da qui la necessità, per l’avvocato che intende richiedere il parere di congruità al Consiglio dell’Ordine, di comunicare tale intenzione al proprio cliente, fatte salve eventuali esigenze cautelari (art. 1 c. 3 del regolamento).
Con il regolamento sono stati approvati due modelli, che potranno essere reperiti nella pagina del sito istituzionale dell’Ordine degli Avvocati dedicata all’opinamento parcelle.
Trattasi dei seguenti modelli:
Allegato A: Modello di ricorso in prevenzione. - Modello per tentativo di conciliazione di cui all’art. 13, comma 9, della L. 31/12/2012 n. 247.
Allegato B: Modello (facoltativo) da allegare alla parcella e all’istanza di parere di congruità dei compensi professionali.
Questo secondo modello, l’allegato B, costituisce una guida pratica alla redazione dell’istanza (art. 2 del regolamento), e se debitamente compilato, contiene tutte le informazioni utili e necessarie per la liquidazione della parcella. Si consiglia, pertanto, all’Avvocato che intenda presentare istanza di liquidazione dei compensi per l’attività professionale in favore del proprio cliente, di presentare una nota spese redatta sul tipo di quelle giudiziali, accompagnata dall’allegato B, compilato in ogni sua parte.
Se dall’espletamento del tentativo di conciliazione si perviene a un accordo sul compenso, il relativo verbale di conciliazione “depositato presso la cancelleria del tribunale … ha valore di titolo esecutivo con l’apposizione della prescritta formula …”. (Art. 29 comma 1 lett. l) della legge 31 dicembre 2012, n. 247).
Si consiglia, peraltro, di procedere alla redazione delle parcelle che si concludano con il riepilogo delle competenze principali richieste, e in particolare:
DM 127/2004
Spese generali 12,50%
Spese ed esborsi esenti
ex art. 15 DPR 633/1972
DM 55/2014
Spese forfetarie 15%
In merito al rimborso delle spese generali, deve rammentarsi che tale voce era prevista nel sistema della tariffa forense. L’ultimo decreto in materia, il Decreto Ministro della Giustizia n. 127/2004, lo prevedeva all’art. 14 in misura pari al 12,5% dei diritti ed onorari.
Il successivo DM n. 140 del 2012, in vigore dal 23/8/2012 fino il 2/4/2014, non disponeva nulla al riguardo delle spese generali, che pertanto dovevano ritenersi comprese nei compensi previsti nel decreto.
Il comma 10 dell’art. 13 della L. 31/12/2012 n. 247 ha reintrodotto l’obbligo del rimborso delle spese generali, statuendo che “Oltre al compenso per la prestazione professionale, all’avvocato è dovuta, sia dal cliente in caso di determinazione contrattuale, sia in sede di liquidazione giudiziale, oltre al rimborso delle spese effettivamente sostenute e di tutti gli oneri e contributi eventualmente anticipati nell’interesse del cliente, una somma per il rimborso delle spese forfetarie, la cui misura massima è determinata dal decreto di cui al comma 6, unitamente ai criteri di determinazione e documentazione delle spese vive”.
Il Decreto attuativo di tale norma, e cioè il DM n. 55/2014, ha fissato tale rimborso nella misura del 15%, che pertanto dovrà applicarsi a tutte le liquidazioni giudiziali successive all’entrata in vigore del decreto medesimo, e cioè a partire dal 3 aprile 2014.
In base a costante orientamento giurisprudenziale, il rimborso delle spese forfetarie deve essere liquidato dal Giudice, a carico del soccombente, anche in assenza di specifica domanda della parte che ha vinto la causa.
Nella liquidazione della parcella a carico del cliente, invece, l’Avvocato dovrà farne espressa domanda, poiché il Giudice non può sostituirsi alle richieste dell’interessato e liquidare una somma maggiore rispetto a quella richiesta (Cassazione Civile, sez. III, sentenza 27/08/2015 n. 17212).
Inoltre, secondo pronunce della Cassazione, “il rimborso delle spese generali (nella specie richiesto ai sensi dell'articolo 14 della tariffa professionale, approvata con Decreto Ministeriale n. 127 del 2004, e dovuto nella misura del 12,5%) spetta all'avvocato in via automatica e con determinazione "ex lege", dovendosi, pertanto, ritenere compreso nella liquidazione degli onorari e diritti di procuratore, anche senza espressa menzione nel dispositivo della sentenza”. (Cass. Civ., Sez. II, 20 agosto 2015, n. 17046). Il rimborso delle spese generali all'avvocato, pertanto, è dovuto al soccombente anche se di tale voce non ve ne sia riferimento nella sentenza. La liquidazione di tale voce è dovuta automaticamente perché trova il suo titolo e misura nella legge stessa, come l’Iva e il contributo previdenziale.
L’automatismo del rimborso delle spese generali e/o forfetarie è stato reintrodotto nel menzionato comma 10 dell’art. 13 della L. 31/12/2012 n. 247: “all’avvocato è dovuta, sia dal cliente in caso di determinazione contrattuale, sia in sede di liquidazione giudiziale, … una somma per il rimborso delle spese forfetarie,”. Ed è previsto anche dall’art. 2 comma 2 del DM n. 55/2014: “Oltre al compenso e al rimborso delle spese documentate in relazione alle singole prestazioni, all'avvocato è dovuta - in ogni caso ed anche in caso di determinazione contrattuale - una somma per rimborso spese forfettarie di regola nella misura del 15 per cento del compenso totale per la prestazione, …”
La Commissione Opinamento Parcelle.
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