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Timestamp: 2018-12-16 07:41:26+00:00
Document Index: 75916539

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 52', 'art. 72', 'art. 52', 'art. 71', 'art. 72', 'art. 52', 'art. 71', 'art. 72', 'art. 52', 'art. 72', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 92']

N. 01776/2016 REG.PROV.COLL.
N. 00909/2015 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 909 del 2015, proposto da:
Associazione Missione della Chiesa di Scientology delle Orobie, in persona del Presidente e legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dall'avvocato Paolo Morelli C.F. MRLPLA65D19B157A, con domicilio eletto presso il suo studio in Brescia, via Manzoni, 2;
Comune di Bergamo, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Vito Gritti C.F. GRTVTI56S29A794W, Silvia Mangili C.F. MNGSLV62C53A794C, domiciliato ex art. 25 cpa presso T.A.R. Segreteria in Brescia, via Carlo Zima, 3;
del provvedimento 24 febbraio 2015 prot. n°U0036176, notificato alla ricorrente in data 6 marzo 2015, con il quale il Comune di Bergamo ha ordinato alla ricorrente, quale conduttore, e al proprietario di ripristinare nei locali siti in Bergamo, alla via Tremana civico 11, l’originaria destinazione di uso a negozio entro 60 giorni, avvertendo che, in caso di inottemperanza, si sarebbe provveduto tramite idonei atti allo sgombero dei locali;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Bergamo;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 19 ottobre 2016 il dott. Alessio Falferi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
L’Associazione Missione della Chiesa di Scientology delle Orobie ha impugnato, formulando anche istanza di sospensione cautelare, il provvedimento di data 24.2.2015 con cui il Comune di Bergamo ha ordinato il ripristino, nei locali siti in Bergamo alla via Tremana civico 11, dell’originaria destinazione di uso a negozio entro il termine di 60 giorni, avvertendo che, in caso di inottemperanza, si sarebbe provveduto tramite idonei atti allo sgombero dei locali.
Nell’ampia premessa in fatto l’Associazione ricorrente evidenziava di aver preso in locazione un immobile ad uso commerciale costituito da un negozio al piano terra in via Tremana a Bergamo e di aver svolto alcune opere di adeguamento degli spazi interni al fine di adeguare gli ambienti all’attività dell’Associazione stessa; precisava, altresì, che il Corpo di Polizia Locale aveva effettuato sopralluoghi (senza rilasciare verbale di quello effettuato in data 27.1.2015) e in data 5.2.2015 aveva accertato l’esecuzione di opere di manutenzione straordinaria di demolizione e ricostruzione di tavolati; precisava, ulteriormente, che con nota del 19.2.2015 era comunicato l’avvio del procedimento sanzionatorio per esecuzione di opere in difformità alla concessione edilizia n. 3496 del 3.7.2000; in data 24.2.2015, il Comune di Bergamo emetteva il provvedimento con cui ordinava di ripristinare l’originaria destinazione d’uso dei locali in questione.
Tanto premesso in fatto, l’Associazione ricorrente deduceva, in sintesi, i seguenti profili di illegittimità: 1. nullità o illegittimità per mancanza di elementi essenziali, non essendo indicati gli estremi della normativa richiamata ma unicamente l’art. “52 c. 3 bis” e l’art. “71 delle medesima legge commi 1 (….) e 2” senza ulteriore indicazione; 2. violazione del diritto di difesa per impossibilità di accedere al verbale relativo al sopralluogo del 27.1.2015, non rilasciato dall’Amministrazione nonostante espressa richiesta in tal senso; 3. l’art. 52, comma 3 bis, della L.R. 12/2005, posto a fondamento del provvedimento impugnato, limiterebbe la libertà religiosa e violerebbe gli artt. 2, 3, 8, 9, 18, 19, 20 e 21 della Costituzione in quanto, subordinando a permesso di costruire i mutamenti di destinazione d’uso finalizzati alla creazione di luoghi di culto, discriminerebbe l’uso di culto rispetto ad ogni altro genere di uso; in realtà, la ratio della norma consisterebbe nell’evitare la realizzazione di innovazioni di grande impatto sul tessuto urbano, con rilevante afflusso di persone, circostanza non sussistente nel caso in esame, considerato che gli iscritti alla Associazione sono circa 50; la norma, quindi, andrebbe applicata in modo restrittivo; 4. Illegittimità del provvedimento impugnato per incostituzionalità (giusta violazione degli artt. 2, 3, 8, 17, 19 e 20 Cost.) dell’art. 72 della L.R. 12/2005, richiamato nel preambolo del provvedimento, il quale prevede che nella predisposizione del piano per le attrezzature religiose –la cui approvazione è condizione per la realizzazione di ogni nuova attrezzatura – siano coinvolti organismi popolari e comitati di cittadini e siano acquisiti pareri di organi adibiti a sicurezza pubblica; incompetenza delle legge regionale diretta a disporre autonome regole in tema di sicurezza pubblica.
Si costituiva in giudizio il Comune di Bergamo, il quale contestava le doglianze avversarie chiedendone il rigetto perché infondate.
Con ordinanza n. 810/2015 era disposto un incombente istruttorio a carico del Comune resistente, ordinando al medesimo il deposito di documentata relazione, allegando il verbale del sopralluogo del 27.1.2015 e la relativa relazione del 10.2.2015.
Il Comune di Bergamo ottemperava al detto incombente in data 24.6.2015, precisando che “il verbale del sopralluogo del 27.1.2015 è la relazione di servizio n. 10024554 P.G. in data 5.2.2015”, non depositata in giudizio, essendo stata trasmessa notizia di reato alla Procura della Repubblica riguardante quanto accertato nel detto sopralluogo; in data 28.7.2015, il Comune resistente depositava la relazione di servizio del 5.2.2015 relativa al sopralluogo del 27.1.2015.
Con ordinanza n. 1506, assunta alla Camera di Consiglio del 30 luglio 2015 era accolta l’istanza di sospensione cautelare del provvedimento impugnato.
A seguito di gravame, con successiva ordinanza n. 5254/2015, il Consiglio di Stato, in riforma dell’ordinanza impugnata, respingeva l’istanza cautelare proposta in primo grado.
In vista dell’udienza di merito, le parti scambiavano memorie difensive e di replica, con le quali ulteriormente ribadivano le rispettive posizioni.
Alla Pubblica udienza del 19 ottobre 2016, il ricorso è passato in decisione.
Anche alla luce della pronuncia del Consiglio di Stato, il Collegio ritiene di doversi discostare da quanto delibato in sede di esame sommario, ritenendo infondato il ricorso.
Privi di pregio sono i primi due motivi di ricorso.
Con riferimento alla mancata indicazione dei riferimenti legislativi (primo motivo), si rileva che nel provvedimento impugnato sono citati, in tre distinti paragrafi, l’art. 52, comma 3 bis, l’art. 71 e l’art. 72, ma solo con riferimento a quest’ultimo è indicata la legge regionale n. 12/2005: ebbene, appare evidente trattarsi di mero errore materiale che non determina nullità o annullabilità dell’atto come preteso in ricorso, non potendosi ragionevolmente dubitare che anche i primi due articoli citati siano disposizioni della menzionata legge regionale per il governo del territorio. Del resto, nelle successive censure (in particolare quelle sub nn. 3 e 4), l’Associazione ricorrente dimostra di aver perfettamente inteso la normativa richiamata e di ben conoscere il contenuto delle disposizioni citate.
Quanto al secondo motivo, si osserva che l’Amministrazione comunale ha depositato in giudizio in data 24.7.2015 la relazione di servizio del 5.2.2015, relativa al sopralluogo del 27.1.2015, con i relativi allegati. Parte ricorrente ha, quindi, preso piena conoscenza del documento, potendo svolgere le difese ritenute più opportune, anche utilizzando gli idonei strumenti processuali.
Il terzo ed il quarto motivo di ricorso possono essere esaminati unitamente, essendo connessi sotto il profilo logico-giuridico.
Il provvedimento impugnato risulta fondato sui seguenti presupposti: -l’art. 52, comma 3 bis sopra citato assoggetta a permesso di costruire i mutamenti di destinazione d’uso, anche non comportanti la realizzazione di opere edilizie, finalizzati alla creazione di luoghi di culto, permesso che non risulta rilasciato per la modifica di destinazione d’uso riguardante i locali di cui si discute; - l’art. 71 della L.R. n. 12/2005 individua le attrezzature di interesse comune per servizi religiosi e include tali attrezzature nelle opere di urbanizzazione secondaria, sottoposte a permesso di costruire ex artt. 10, comma 1, lett. “a” e 3, comma 1, lett. “e2” del d.P.R. n. 380/2001; - l’art. 72 delle medesima legge prevede che l’installazione di attrezzature religiose presuppone il piano delle attrezzature religiose.
Ebbene, nel caso in esame è pacifico tra le parti che il mutamento della destinazione d’uso è avvenuto in assenza di permesso di costruire, quindi in violazione del ricordato art. 52, comma 3 bis.
Un tanto è stato sottolineato anche dal Consiglio di Stato in sede di riforma dell’ordinanza cautelare emessa da questo Tribunale.
Tale argomento, dunque, è di per sé sufficiente a supportare l’ordinanza impugnata, risultando, pertanto, irrilevanti le censure articolate in ricorso con le quali si lamenta l’illegittimità del provvedimento per incostituzionalità dell’art. 72 della legge regionale n. 12/2005 (norma, peraltro, dichiarata incostituzionale, limitatamente ai commi 4 e 7 lett. e), con sentenza 24 marzo 2016, n. 63).
Quanto all’applicabilità al caso in esame della previsione di cui all’art. 52, comma 3 bis, si osserva che dalla documentazione prodotta agli atti emerge la destinazione a luogo di culto dei locali siti alla via Tremana civico 11: dalla relazione del 5.2.2015 del Corpo di Polizia Locale emerge che all’interno dell’unità immobiliare, durante gli orari di apertura, si svolgono conferenze, attività di aggregazione e studio dei testi religiosi del fondatore (dichiarazioni assunte dai verbalizzanti e rese dal ministro di culto e responsabile affari esterni della “Chiesa Scientology dei tre Laghi” e dal Presidente della Missione della “Chiesa di Scientology delle Orobie”, i quali precisavano che si sarebbero svolte anche attività di consulenza pastorale non appena fosse stato individuato idoneo personale); inoltre –e la circostanza appare decisiva – alla citata relazione risulta allegata copia della modifica al contratto di locazione dei locali di cui è causa nella quale è precisato che “la conduttrice ai fini delle proprie attività istituzionali di cui alla Chiesa di Scientology necessita una specifica destinazione d’uso religiosa per i locali oggetto di locazione; che il proprietario reso edotto di quanto sopra acconsente al cambio di destinazione d’uso da Locale Commerciale a Locale ad uso religioso”.
La circostanza, pertanto, appare pienamente provata.
Infine, nemmeno sono condivisibili le doglianze, peraltro espresse in modo del tutto generico, in ordine alla compatibilità costituzionale della previsione in esame, atteso che la stessa trova giustificazione nella necessità di evitare che, attraverso la liberalizzazione dei cambi di destinazione d’uso, siano effettuate modifiche del tessuto urbano che presuppongano un aumento permanente del carico urbanistico senza una preventiva verifica da parte dell’Amministrazione.
In definitiva, il ricorso è infondato e va, dunque, respinto.
In considerazione della indubbia peculiarità della questione trattata e degli alterni esiti della fase cautelare e di merito del giudizio, sussistono le ragioni di cui all’art. 92 comma 2, c.p.c., per compensare integralmente tra le parti le spese del giudizio.
Così deciso in Brescia nella camera di consiglio del giorno 19 ottobre 2016 con l'intervento dei magistrati:
Alessio Falferi,	Primo Referendario, Estensore
Alessio Falferi Giorgio Calderoni