Source: https://studiolegalepappa.com/iptv-rischi-penali-anche-per-chi-lo-usa/
Timestamp: 2019-12-14 05:58:08+00:00
Document Index: 144086967

Matched Legal Cases: ['art. 171', 'sentenza ', 'art. 171', 'art. 174', 'art. 174', 'sentenza\n']

IPTV: cosa si rischia - sanzioni penali anche per chi ne usufruisce
1 Ottobre 2018 /0 Commenti/in Reati informatici /da Avv. Giuseppe Pappa
O che sia Card Sharing o IPTV, anche l’utilizzare finale rischia una condanna penale.
La Cassazione ha stabilito che non contano le modalità con cui l’elusione viene attuata (IPTV, tv-box, decoder, ecc…), ma ciò che rileva è la finalità fraudolenta del mancato pagamento del canone.
Che cosa è l’IPTV?
È legale l’IPTV?
Qual è la differenza tra IPTV e Card Sharing?
Cosa rischia il pirata a vendere i codici di accesso (card sharing) o trasmettere programmi protetti (IPTV)?
Cosa si rischia ad acquistare file m3u per IPTV e vedere le pay-tv piratate?
Ma in concreto, l’utente cosa rischia?
Ma se davvero l’IPTV pirata è illegale, perché Ebay.it e Subito.it sono pieni di annunci che vendono abbonamenti abusivi?
Ma io non ho alcun decoder, ho solo un Tv box android, sono lo stesso perseguibile?
E se non acquisto i codici ma utilizzo gli add-on di Kodi (Evil King, Stefano Thegroove 360, ecc…) cosa rischio?
È se invece guardo un film da un sito non autorizzato?
L’IPTV è uno mezzo utilizzato dalle emittenti televisive per trasmettere sulla rete i propri programmi televisivi.
Rai, Mediaset e Sky e tante altre emittenti utilizzano questo protocollo, tuttavia per alcuni show l’accesso è libero, per altri, invece, l’accesso è condizionato al pagamento di un canone.
L’IPTV in se non è illegale, è solo uno mezzo per arrivare ad un fine (ossia vedere un programma televisivo tramite internet). Ciò che è illegale, invece, è l’utilizzo che molti stanno facendo dell’IPTV, ossia diffondere contenuti protetti, facendo pagare un canone al fruitore finale.
Soldi che, ovviamente, non vanno nelle tasche di Mediaset o Sky, ma nel portafogli del pirata che diffonde i contenuti.
Il risultato è il medesimo: l’utente grazie ad un uso fraudolento della tecnologia non paga il canone e vede programmi protetti.
Con il Card Sharing, il pirata condivide esclusivamente i codici di accesso della pay-tv.
L’utente finale, dunque, dovrà munirsi di un decoder collegato ad una antenna per captare il segnale protetto, e allo stesso tempo connesso ad internet per per ricevere le chiavi pirata e decodificare il segnale video captato dall’antenna.
In questo caso, la qualità dei programmi è pari all’originale, poiché la fonte è la medesima, ossia il segnale catturato via etere.
Con l’IPTV, invece, l’approccio è diverso poiché il pirata anziché condividere le chiavi, trasmette agli utenti il segnale video già decodificato.
Non potendo trasmettere via etere, lo invia tramite internet agli utenti finali, il quali dovranno munirsi di semplice computer, smartphone o Tv box android.
Tuttavia, la qualità del video sarà più bassa rispetto alla trasmissione originale, poiché il pirata dovendo condividere il segnale tramite internet, dovrà scendere a compromessi con la propria larghezza di banda.
La condotta del pirata che trasmette tramite IPTV, è punita dalla legge sul diritto d’autore1, che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da € 2.582,29 a € 15.493.71 per chiunque a fini di lucro, abusivamente trasmette o diffonde in pubblico con qualsiasi procedimento, in tutto o in parte, un’opera al circuito televisivo o cinematografico.
Inoltre, a seconda che sia Card Sharing o IPTV, potrà essere contestato anche il delitto di accesso abusivo ad un sistema informatico2, che punisce coloro che abusivamente accedono ad un sistema informatico protetto da misure di sicurezza, o il reato di frode informatica3.
Infine, come accaduto nella recente operazione della Procura della Repubblica di Napoli del settembre 2019 – Operazione Eclissi, se i pirati sono tre o più soggetti coordinati tra di loro, verrà anche contestato il grave delitto di associazione per delinquere4. In questo caso, la pena cambia e schizza verso l’alto: da tre a sette anni di reclusione!
Di seguito un esempio di contestazione del reato di associazione per delinquere finalizzata alla condivisione e diffusione di IPTV pirata:
Il problema della gran parte degli utenti finali è la mancanza di percezione dell’illegalità del sistema.
A mio avviso, ciò dovuto è due fattori.
In primis, la poca attenzione delle forze dell’ordine al problema: in Italia si registrano pochi interventi da parte dell’autorità, la quale è intervenuta solo quando il fenomeno ha assunto dimensione non più tollerabili.
Ad esempio, nel 2017, la Guardia di Finanza, diretta dalla procura di Roma, nell’ambito dell’operazione “Match Off 3.0” ha sequestrato oltre 76.000,00 euro, tra cui 18.000,00 euro in contanti, 17 carte postepay, 235 decoder, 104 smart card e 43 pc. Tuttavia, gli utenti finali, salvo rare eccezioni, non sono stati perseguiti.
In secundis, il fruitore finale non ha la percezione della illiceità della propria condotta. L’utente non comprende che con il click del mouse o con una determinata applicazione installata sul proprio cellulare, sta commettendo un illecito.
Come già spiegato nell’articolo relativo al Card Sharing, la legge sul diritto d’autore5punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 2.582.29 a € 25.822.86 chiunque a fini fraudolenti utilizza apparati o parti di apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale.
Dunque, anche il semplice fruitore finale, se “beccato”, rischia una sanzione penale, oltre che il risarcimento da corrispondere alla pay-tv di turno.
Preliminarmente è doveroso precisare che i siti di annunci, nel nostro caso Ebay.it e Subito.it, non sono responsabili della legalità o meno delle cose vendute.
Ad esempio, Subito.it è spesso utilizzato dai truffatori per locare case vacanze inesistenti, o per vendere merce che poi si scoprirà rubata. Tuttavia, il gestore non ha alcuna responsabilità, e tutte le conseguenze ricadono esclusivamente su chi compra e chi vende.
Nel caso degli annunci delle IPTV, spostando l’attenzione su chi compra, come anzidetto, oltre che rischiare la reclusione da sei mesi a tre anni per utilizzo dei file m3u pirati, rischia di vedersi contestato anche il reato di ricettazione6che punisce con la reclusione da due a otto anni e con la multa da euro 516,00 ad euro 10.329,14 chi, chiunque al fine di procurare a sé un profitto (non pagare il canone alla pay-tv), acquista cose provenienti da un qualsiasi delitto (codici e lista IPTV frutto del delitto previsto dall’art. 171-ter della Legge 633/41).
Il fatto che gli annunci siano presenti su Ebay.it o Subito.it, non rappresenta una giustificazione o una scriminante, poiché l’utente finale, parafrasando una massima della Cassazione, “non può non sapere” che un abbonamento alla paytv full optional, costa più di 8,00 euro al mese! Pertanto, uomo avvisato, mezzo salvato!
Inoltre, sia il denaro corrisposto per l’accesso alle IPTV, che il flusso di dati generato dalla trasmissione IPTV, sono facilmente tracciabili da parte delle forze dell’ordine.
Dunque, non pensate di farla franca solo perché siete nascosti dietro ad un monitor o un proxy: se sino ad oggi vi è andata bene è dovuto al 50% al caso, la restante metà perché chi può intervenire ha deciso di non farlo…sino ad oggi.
In ultimo, sarebbe auspicabile un serio intervento da parte degli amministratori dei citati siti, al fine di eliminare le inserzioni pirata ed evitare agli utenti spiacevoli sorprese da parte dell’autorità giudiziaria.
Da una prima lettura della norma, si potrebbe pensare che solo chi ha un “apparato” ossia un decoder, è punibile, lasciando così indenni tutti colori che guardano le pay-tv pirata attraverso un pc, uno smartphone o Tv box android. Tuttavia, non è così.
Una recente sentenza della Cassazione7ha stabilito che non contano le modalità con cui l’elusione venga attuata (IPTV, tv-box, decoder, ecc…), ma ciò che rileva è la finalità fraudolenta del mancato pagamento del canone.
Pertanto, è irrilevante il mezzo che scegli per vedere abusivamente la pay-tv, per integrare il delitto è sufficiente essere in possesso di chiavi di accesso pirata (Card Sharing) o dell’indirizzo IP che diffonde il video (IPTV), così da evitare fraudolentemente il pagamento del canone al gestore della pay-tv.
Confesso che la risposta è difficile e molto dipende da come si vuole inquadrare la vicenda.
Innanzitutto, siamo di fronte ad una situazione diversa rispetto a quella sopra descritta.
In questo caso, l’utente, senza pagare nessuno, tramite il software, gratuito e legale, Kodi e gli add-on Evil King o Stefano Thegroove 360, accede ai contenuti presenti sulla rete e condivisi gratuitamente dagli utenti.
A mio parere, a seconda del contenuto scelto, si potrà configurare un illecito penale o amministrativo.
scelgo di vedere una IPTV pirata che trasmette canali a pagamento (illecito penale)
Ad esempio, se accedo ad una IPTV, seppure condivisa gratuitamente, per vedere una partita in diretta trasmessa da Sky o l’ultima puntata di Gomorra in onda su Sky Atlantic, sto eludendo il sistema di sicurezza di Sky ed accedendo a contenuti trasmessi ed in possesso del gestore, il tutto al fine di non pagare il canone.
Pertanto, a mio modesto avviso, tale condotta è riconducibile al principio espresso dalla Suprema Corte di Cassazione secondo cui non contano le modalità con cui l’elusione venga attuata (IPTV, tv-box, decoder, ecc…), ma ciò che rileva è la finalità fraudolenta del mancato pagamento del canone al gestore.
Dunque, troverà applicazione l’art. 171 octies della legge n. 633/1941 che punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da € 2.582.29 a € 25.822.86 chiunque a fini fraudolenti installa o utilizza apparati atti alla decodificazione di trasmissioni audiovisive ad accesso condizionato effettuate via etere, via satellite, via cavo, in forma sia analogica sia digitale.
scelgo di vedere un contenuto ospitato da un sito terzo e non trasmesso o in possesso di una pay-tv (illecito amministrativo)
Al contrario, se l’utente non sceglie di vedere una IPTV pirata che trasmette programmi a pagamento, ma decide semplicemente di accedere ad un contenuto (seppure protetto da copyright) ospitato da un sito esterno, ciò non integra una condotta penalmente rilevante, essendo tale situazione molto diversa rispetto a quella sopra descritta.
In primo luogo, i contenuti a cui accede l’utente non sono in possesso della pay-tv.
Se Tizio decide di vedere Avengers Infinity War, non accederà al film ospitato dai server di Sky o Infinity, ma accederà ad un sito terzo che, senza averne il permesso, ha caricato sul proprio spazio-web il file.
In secondo luogo, così facendo, Tizio non ha eluso alcuna protezione, né ha decodificato alcunché, ma ha semplicemente riprodotto abusivamente un film protetto dal diritto di autore, ospitato da un sito terzo.
Tuttavia, tale condotta, seppure non penalmente rilevante, è sanzionata dall’art. 174 ter della legge sul diritto d’autore, che punisce con la sanzione amministrativa pecuniaria di € 154,00 chiunque abusivamente riproduce, in tutto o in parte, con qualsiasi procedimento opere o materiali protetti.
Pertanto, in questo caso il software Kodi e gli add-on Evil King o Stefano Thegroove 360, non fanno altro che raccogliere e ordinare il materiale presente su altri siti, evitando all’utente di dover cercare sul web e sorbirsi pop-up e malware per arrivare a riprodurre un film.
Il discorso fatto poc’anzi trova applicazione anche nel caso in cui l’utente scelga di vedere un film in streaming da un sito non autorizzato, come ad esempio il sito https://altadefinizione.red/
Come anzidetto, l’art. 174 ter della legge sul diritto d’autore punisce chiunque abusivamente riproduce opere o materiale protetto dal diritto di autore.
Pertanto, la visione del contenuto protetto dal diritto di autore espone l’utente al rischio di una sanzione amministrativa pecuniaria, oltre che il rischio di ritrovarsi il computer pieno di malware e virus.
Per dubbi, domande o approfondimenti, sarò lieto di rispondere nei commenti o, se proprio l’argomento vi interessa, scrivere un ulteriore articolo più dettagliato.
Condividere e diffondere pay-tv tramite il sistema dell’IPTV viola la legge sul diritto di autore. Inoltre, come spesso accade, se siete in tre o più persone a compiere tale attività, rischiate che vi sia contestata l’associazione per delinquere. In entrambi casi, è prevista la pena della reclusione in carcere!
Allo stesso modo, anche l’utilizzatore finale rischia, come capito al signor Rossi (nome di fantasia per la privacy) che è stato condannato alla pena di quattro mesi di reclusione ed euro 2.000 di multa per aver utilizzato l’IPTV, poiché “non importa come si aggirano i vincoli tecnologici posti dalla Pay TV, quel che conta è il risultato e il fine fraudolento del mancato pagamento del canone.”
L’articolo “IPTV pirata: cosa si rischia? Sanzioni penali sia per chi lo vende, sia per chi ne usufruisce” è stato pubblicato sul numero di novembre 2018 della rivista cartacea WinMagazine, la magazine di informatica e tecnologia più venduto in italia.
Sei indagato per l’IPTV pirata? Contattami ed insieme troveremo la soluzione migliore al tuo problema.
Art. 171 ter della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 – Legge sulla protezione del diritto d’autore
Art. 615 ter del Codice Penale
Art. 640 ter del Codice Penale
Art. 416 del Codice Penale
Art. 171 octies della Legge n. 633 del 22 aprile 1941 – Legge sulla protezione del diritto d’autore
Cass. pen., III sez., n. 46443 del 2017
Tags: internet, iptv, pena, sentenza
https://studiolegalepappa.com/wp-content/uploads/2018/10/IpTV_pirata_avvocato_pappa_bis.jpg 317 602 Avv. Giuseppe Pappa https://studiolegalepappa.com/wp-content/uploads/2019/01/avvocato_giuseppe_pappa.png Avv. Giuseppe Pappa2018-10-01 02:10:022019-10-07 10:18:33IPTV pirata: cosa si rischia? Sanzioni penali sia per chi lo vende, sia per chi ne usufruisce
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