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Timestamp: 2020-07-07 17:59:00+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 828', 'art. 2740', 'art. 1', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 92', 'art. 91', 'art. 92', 'art. 91', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 19755 del 03/10/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19755 del 03/10/2016
Cassazione civile sez. VI, 03/10/2016, (ud. 13/07/2016, dep. 03/10/2016), n.19755
sul ricorso 11613-2015 proposto da:
SOGET SPA – SOCIETA’ GESTIONIi ENTRATE E TRIBUTI, in persona del
domiciliata in ROMA, CORSO ITALIA 19 presso lo studio dell’avvocato
SERGIO DELLA ROCCA, (presso STUDI LEGALI RIUNITI) che la rappresenta
avverso la sentenza n. 73/2015 della CORTE D’APPELLO di LECCE SEZIONE
1. Con la sentenza impugnata (n. 73/15 pubblicata il 16 febbraio 2015) la Corte d’appello di Lecce – sezione distaccata di Taranto, ha accolto l’appello proposto da l’I.A.C.P. – Istituto Autonomo per le Case Popolari di Taranto, poi ARCA Jonica, nei confronti di SO.G.E.T. S.p.A. Società Gestione Entrate e Tributi (oltre che nei confronti del terzo pignorato) avverso la sentenza del Tribunale di Taranto (n. 902/12 pubblicata il 3 maggio 2012) con la quale era stata rigettata l’opposizione all’esecuzione avanzata dall’Istituto, debitore esecutato in un’espropriazione presso terzi intrapresa da SO.G.E.T.; ha condannato l’appellata al pagamento delle spese dei due gradi di giudizio, liquidate nell’importo complessivo di Euro 6.941,83 per il primo grado e di Euro 8.450,00 per il secondo, oltre accessori, con distrazione in favore del procuratore dell’appellante.
1.1.- La Corte d’appello ha reputato che la L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 2, comma 85, sottragga all’esecuzione forzata le somme ed i crediti dell’IACP derivanti dai canoni di locazione, iscritti nei capitoli di bilancio o in contabilità speciale, destinati a fini istituzionali e che, nella specie, vi fosse (anche) una delibera, avente il n. 157 del 2004, con la quale, come comprovato dal bilancio di previsione approvato per l’anno finanziario 2010, detti crediti e somme erano stati destinati ai servizi e alle finalità dell’istituto nonchè al pagamento di emolumenti e competenze del personale dipendente. Ha altresì reputato applicabile all’IACP la L. n. 720 del 1984, art. 1 bis. Ha perciò accolto l’originaria opposizione dell’IACP.
“La norma della L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 2, comma 85, laddove dispone che le somme ed i crediti derivanti dai canoni di locazione e dall’alienazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica di spettanza degli istituti autonomi case popolari, in quanto destinati a servizi e finalità di istituto, non possono essere sottratti alla loro destinazione se non nei modi stabiliti dalle leggi che li riguardano, ai sensi dell’art. 828 c.c. -costituisce norma di legge direttamente impositiva di un vincolo di impignorabilità di tali somme e crediti, come tale integrante un caso di limitazione della responsabilità patrimoniale di detti enti, ai sensi dell’art. 2740 c.c., comma 2 occorrendo al fine dell’insorgenza del vincolo soltanto che siano iscritti nei capitoli di bilancio o in contabilità speciale, senza che sia loro impressa alcuna specifica destinazione.
4.- Quanto fin qui detto comporta altresì l’inammissibilità del secondo motivo, col quale si deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 720 del 1984, art. 1 bis in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.
La lettura della sentenza impugnata rende palese che la Corte d’Appello ha fondato la propria decisione su due distinte rationes decidendi, reputando la nullità del pignoramento eseguito ai danni dell’IACP presso il terzo conduttore, debitore dei canoni di locazione, sia per l’impignorabilità di questi ultimi, di cui si è detto sopra, sia perchè non eseguito presso il tesoriere dell’Istituto, ai sensi della norma di cui al secondo motivo. A prescindere quindi dalla delibazione delle ragioni su cui il motivo si fonda (che comporterebbero un’approfondita analisi della disciplina positiva, la quale, fin da epoca precedente il pignoramento de qua, esclude gli IACP dal regime della Tesoreria Unica, pur prevedendo un regime peculiare per la contabilità delle Regioni, delle quali sono enti strumentali), esso va reputato inammissibile alla stregua del principio di diritto secondo cui “Qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle “rationes decidendi” rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa (così, da ultimo, Cass. n. 2108/12).
5.1.- La censura è inammissibile per la parte in cui lamenta la mancata compensazione delle spese dei gradi di merito, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., dal momento che, in tema di spese processuali, la facoltà di disporne la compensazione tra le parti rientra nel potere discrezionale dei giudice di merito, il quale non è tenuto a dare ragione con una espressa motivazione del mancato uso di tale sua facoltà, con la conseguenza che la pronuncia di condanna alle spese, anche se adottata senza prendere in esame l’eventualità di una compensazione, non può essere censurata in cassazione, neppure sotto il profilo della mancanza di motivazione (Cass. S.U. n. 14989/05 e numerose altre). Trattasi di principio applicabile pure dopo le modifiche dell’art. 92 c.p.c., comma 2 perchè l’obbligo di motivazione imposto da questa norma riguarda l’ipotesi in cui la compensazione sia disposta, ma non anche l’ipotesi in cui si segua il principio della soccombenza (che l’art. 91 c.p.c. pone come regola in tema di riparto delle spese di lite, essendo la compensazione dell’art. 92 c.p.c., comma 2 prevista come eccezione). Poichè nella specie il giudice ha osservato l’art. 91 c.p.c., è inammissibile la censura che si basa su norma non applicata, e soltanto discrezionalmente applicabile.
– per il primo grado concluso con sentenza pubblicata il 3 maggio 2012, va applicato il D.M. 8 aprile 2004 n. 127, ed in specie l’art. 6 delle Tariffe allegate che prevede che “Nella liquidazione degli onorari a carico del soccombente il valore della causa è determinato a norma del codice di procedura civile… omissis… Nella liquidazione degli onorari a carico del cliente, può aversi riguardo al valore effettivo della controversia, quando esso risulti manifestamente diverso da quello presunto a norma del codice di procedura civile;
– per il secondo grado di giudizio, concluso con sentenza pubblicata il 16 febbraio 2015, va applicato il D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ed in specie l’art. 5 che, con norma in parte differente da quella di cui sopra, prevede che “Nella liquidazione dei compensi a carico del soccombente. il valore della causa – salvo quanto diversamente disposto dal presente comma – è determinalo a norma del codice di procedura civile….omissis… In ogni caso si ha riguardo al valore effetivo della controversia, anche in relazione agli interessi perseguiti dalle parti, quando risulta manifestamente diverso da quello presunto a norma del codice di procedura civile o alla legislazione speciale”.
La Corte rigetta i primi tre motivi di ricorso; accoglie il quarto, cassa la sentenza impugnata limitatamente alla liquidazione delle spese del secondo grado di giudizio e, decidendo nel merito, condanna SO.G.E.T. S.p.A. al pagamento dei compensi per tale grado, liquidati complessivamente in Euro 355,00, oltre spese vive per Euro 2.250.00, spese generali, IVA e CPA come per legge, da distrarsi in favore del procuratore di ARCA Jonica.