Source: http://www.studioavvocatocolletti.it/news/
Timestamp: 2019-12-07 12:08:52+00:00
Document Index: 119339103

Matched Legal Cases: ['art.170', 'art.170', 'sentenza ', 'art.170', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 7', 'art. 44', 'art. 46', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art 25', 'art. 25', 'art. 25']

La problematica della notifica di un’unica copia dell’atto di impugnazione al difensore, il quale assista diversi soggetti, è stata risolta dal legislatore con la nuova formulazione dell’art.170 cpc, che, nel disciplinare le notificazioni e comunicazioni nel corso del procedimento, al comma 2, espressamente statuisce che “E’ sufficiente la consegna di una sola copia dell’atto, anche se il procuratore è costituito per più parti”.
La formulazione del riportato art.170, comma 2, cpc ha trovato conforto anche nella giurisprudenza della Suprema Corte che, con sentenza 15.6.2018 n.15920, ha affermato che quando una stessa persona fisica rappresenta in giudizio più soggetti, ma tale rappresentanza ha carattere unitario ed inscindibile, la notificazione è correttamente eseguita mediante consegna di una sola copia dell’atto al procuratore della parte, non trovando applicazione il principio secondo cui la notifica deve avvenire con la dazione di tante copie quante sono le parti contro cui l’atto è diretto.
Il principio di cui all’art.170, comma 2, cpc opera anche nell’ipotesi in cui detto procuratore sia costituito per una pluralità di parti in virtù di procure ed atti di costituzione distinti per ciascuna di esse (Cass. 13.3.2018 n. 6059; Cass. 8.11.2012 n. 19297).
E’ valida, quindi, la notifica dell’impugnazione eseguita mediante consegna di una sola copia all’unico difensorecostituito in rappresentanza di più parti (Cass., sez.un., 15.12.2008 n. 29290); non è necessario che l’atto di impugnazione sia notificato presso il difensore in un numero di copie pari alle parti da quest’ultimo rappresentate. La regola che l’atto di impugnazione fosse notificato al difensore in un numero di copie pari alle parti da quest’ultimo rappresentate era “sproporzionata” rispetto al compito del difensore di assistere i clienti, che ben può essere conseguito con la notifica di una sola copia dell’impugnazione.
Il principio della notifica all’unico difensoredi più parti di un unico ricorso è stato confermato anche per la notifica del ricorso per cassazione (Cass. 4.10.2013 n. 22751), non determinando la notifica di una unica copia la violazione del principio del contraddittorio, né di alcun principio di diritto sostanziale (Cass. 12.5.2011 n.10386; Cass. sez.un., 15.12.2008 n. 29290).
Nel caso di parte con più procuratori, si è specificato (Cass. 3.3.2014 n. 4933; Cass. 14.10.2014 n. 21698) che qualora la parte sia costituita in giudizio con più procuratori, ciascuno di essi è legittimato a ricevere le notificazioni anche se il mandato è congiunto, poiché in questo caso la notifica raggiunge un rappresentante della parte professionalmente qualificato. E’ stato così capovolto (Cass. 17.12.2014 n. 26541) l’indirizzo giurisprudenziale di cui a Cass., sez.un., 10.10.1997 n.9859, in base al quale è nulla la notificazione dell’atto di impugnazione a più parti presso un unico procuratore, eseguita mediante consegna di una sola copia o di un numero di copie inferiori rispetto alle parti cui l’atto è destinato.
Fonte: https://www.cfnews.it/diritto/avvocato-pluridifensore-e-notifica-impugnazione/
Giurisprudenza, Giurisprudenza in pillole, Informazioni pratiche
Con ordinanza n. 29749/2019 pubblicata in data 15 novembre 2019 a seguito di procedimento per correzione di errore materiale, la Corte di Cassazione ha emendato l’ordinanza 24160/2019 che aveva affermato con un obiter dictum la inidoneità dell’Indice Nazionale degli Indirizzi di posta certificata INI-PEC -ritenuto non attendibile- dal quale estrarre gli indirizzi PEC per le notifiche in proprio da parte degli Avvocati.
L’ordinanza 24160/2019 era stata oggetto di una nota inviata dal Consiglio Nazionale Forense al Primo Presidente della Corte di Cassazione Giovanni Mammone in data 9 ottobre, con la quale si sottolineava la erroneità della decisione, in contrasto con la normativa vigente, nonché la sua potenziale pericolosità, ove altri giudici, anche di merito, avessero a fare proprio il principio ivi espresso. Con l’ordinanza 29749/2019 la Corte di Cassazione preannuncia che anche per la sentenza 3709/2019, che per prima aveva affermato l’inadeguatezza di INI-PEC è in corso il procedimento di correzione di errore materiale. E’ dunque salvo il principio enunciato dalle Sezioni Unite con la sentenza 23620/2018, in merito alla validità delle notifiche effettuate all’indirizzo di posta certificata tratto da INI-PEC e da REGINDE, in quanto pubblici elenchi ai sensi dell’art. 6-bis del d.lgs. 82/2005.
Fonte: https://www.consiglionazionaleforense.it/
24160 cassazione consiglionazionaleforense inipec notifiche ordinanza ordineavvocatidisciacca
Cass. Ord. 26090/19 del 15-10-19.
La sentenza in commento torna a dare continuità all’orientamento della giurisprudenza di legittimità, formatosi in materia di revoca amministrativa del diritto a provvidenze economiche, categoria Inv. Civ. (invalidità civile, cecità civile e sordità), già riconosciuto con sentenza passata in giudicato. In tal modo, la Cassazione ha confermato un importante paletto per l’Ente di Previdenza, nella valutazione – in sede di revisione – dei requisiti sanitari dell’assicurato.
L’INPS, infatti, non può valutare diversamente dal CTU le circostanze sanitarie già accertate in giudizio per il medesimo soggetto.
Da qui, l’evidente maggiore difficoltà per l’Ente di Previdenza di riqualificare la condizione sanitaria in danno dell’assicurato.
Circostanza, questa, che rende sempre “preferibile” la proposizione del ricorso per ATP, con cui viene cristallizzata la spettanza della provvidenza economica.
Sotto il profilo prettamente tecnico, si riporta, qui di seguito, il principio di diritto confermato dalla Cassazione con l’ordinanza in commento: “nelle controversie in materia di soppressione, per asserito miglioramento, di pensione di invalidità civile o di indennità di accompagnamento, che siano state conseguite in forza di sentenza passata in giudicato, è necessario condurre una comparazione tra le condizioni di salute esistenti all’epoca della sentenza e quelle riscontrate in occasione del giudizio di revisione”.
L’ordinanza n. 17100/2019 della Cassazione segna un’inedita svolta in materia di adozioni di minori da oggi consentite anche a persone singole e a coppie di fatto, anche qualora l’adottante sia di età avanzata o il minore sia affetto da grave handicap.
Per la prima volta viene affermata la qualità del legame instauratosi tra il bambino e chi se ne è preso cura, ben potendosi, in casi particolari, valorizzare la consolidata relazione affettiva creatasi tra adottante ed adottato, nel preminente interesse del minore a preservare tale rapporto.
La Corte si concentra principalmente sulla previsione dell’art. 44, lettera d) della legge n. 184 del 1983, che consente l’adozione di minori anche non dichiarati in stato di adottabilità ai sensi del precedente art. 7, comma 1 della medesima legge, quando sia constatata l’impossibilità di affidamento preadottivo.
Tale previsione – osservano i Giudici – consente l’adozione ogniqualvolta sia necessario preservare l’interesse concreto del minore a veder riconosciuti i legami instauratisi con quei soggetti, diversi dai genitori, che se ne prendono cura.
L’art. 44 della Legge non menziona poi specifici requisiti soggettivi dell’adottante né dell’adottato, né un limite massimo di differenza di età tra i due, limitandosi a prescrivere al quarto comma che l’età dell’adottante deve superare di almeno diciotto anni quella dell’adottato, e legittima quindi a pieno titolo l’accesso a tale tipo di adozione anche alle persone singole e alle coppie di fatto.
Ciò ovviamente – precisa la Corte – nel rispetto dei limiti indicati e a condizione che l’esame dei requisiti imposti dalla legge, impossibilità di affidamento preadottivo ed indagine concreta sull’interesse del minore, facciano emergere i presupposti richiesti per l’adozione speciale.
La Corte si concentra infine sulla specifica censura inerente la mancanza di consenso all’adozione da parte dei genitori naturali.
A norma dell’art. 46, secondo comma L. 184/1983, il dissenso manifestato dal genitore che non sia mero titolare della responsabilità genitoriale nei confronti del minore ma ne abbia anche l’esercizio concreto, è a ben vedere preclusivo all’adozione particolare, risultando preminente il rapporto genitori – figli anche alla luce dei principi consacrati agli artt. 29 e 30 della carta costituzionale.
Nel caso di specie, tuttavia, tale condizione ostativa non sussisteva.
I genitori del minore erano stati infatti dichiarati decaduti dalla responsabilità genitoriale nei confronti del figlio e la CTU espletata in primo grado ne aveva confermato l’assoluta inadeguatezza al ruolo genitoriale, avendo allontanato il bambino a pochi mesi dalla nascita e avendolo sempre considerato una sorta di proprietà di cui riacquisire il possesso solo a seguito dell’adozione.
Per contro l’adottante si era invece rivelata in grado di provvedere ampiamente a tutte le necessità del bambino, anche con la collaborazione della figlia, instaurando con lui un legame affettivo decisamente meritevole di tutela.
Muovendo da tali considerazioni la Suprema Corte ha ritenuto quindi preminente l’interesse del minore a veder preservato il rapporto stabilmente creatosi con l’adottante.
Fonte: https://www.cfnews.it/diritto/adozione-dei-minori-via-libera-per-single-e-coppie-di-fatto/
È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale (GU Serie Generale n. 213 dell’11/09/2019) laDirettiva della Funzione Pubblica n. 1 del 24 giugno 2019, recante
chiarimenti e linee guida in materia di collocamento obbligatorio delle categorie protette.
L’ambito di interesse è il settore pubblico. Nel contesto della direttiva è stato seguito, infatti, il criterio di richiamare gli orientamenti interpretativi elaborati per il settore privato
laddove compatibili con il settore pubblico, in assenza di una diversa e specifica disciplina per le pubbliche amministrazioni. La direttiva, tuttavia, fornisce indicazioni
solo per quanto riguarda il datore di lavoro pubblico e, conseguentemente, le amministrazioni pubbliche applicheranno la disciplina normativa in materia tenendo conto delle linee di indirizzo contenute nella direttiva stessa.
La direttiva in 9 paragrafi, suddivisi in tre sezioni oltre le disposizioni generali, tratta i seguenti argomenti:
Ruolo del Comitato unico di garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni;
Misure di sostegno alle categorie protette;
Responsabile dei processi di inserimento delle persone con disabilità;
Sezione prima: legge 12 marzo 1999, n. 68. Norme per il diritto al lavoro dei disabili e delle categorie protette di cui all’art. 18, comma 2
Le categorie protette dell’art. 1 della legge 12 marzo 1999, n. 68;
Le categorie protette dell’art. 18, comma 2 della legge 12 marzo 1999, n. 68;
Sezione seconda: legge 23 novembre 1998, n. 407. Nuove norme in favore delle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata
Le categorie protette dell’art. 1, comma 2, della legge 23 novembre 1998, n. 407;
Sezione terza: le categorie protette equiparate alle vittime del terrorismo e della criminalità organizzata dell’art. 1, comma 2 della legge 23 novembre
1998, N. 407
I caduti sul lavoro;
I testimoni di giustizia.
Come potete constatare, la
direttiva n. 1/2019 non riserva una sezione specifica alle persone con difficoltà visiva e alle relative categorie professionali (centralinisti, masso e fisioterapisti non vedenti), ma ne tratta le disposizioni d’interesse nell’alveo normativo
più generale della Legge n. 68/1999 (vi consiglio di focalizzare l’attenzione sulla Sezione prima, par. 4., oltre, ovviamente, alle
Disposizioni generali).
La sua utilità (a tratti, il testo potrebbe apparire piuttosto didattico) sta nel fatto, però, di aver raccolto,
in un unico testo, più disposizioni e interpretazioni relative al collocamento mirato delle persone con disabilità. Al riguardo dunque, in caso di dubbi e perplessità circa le procedure della Legge n. 68/1999, si rileverà probabilmente più agevole
consultare la direttiva n. 1/2019, che cimentarsi in una ricostruzione storico normativa della materia.
Si allega il link alla circolare.
http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/25-06-2019/direttiva-concernente-“chiarimenti-e-linee-guida-materia-di
collocamento obbligatorio Direttiva n. 1/2019 funzione pubblica inps linee guida Ordine Avvocati Sciacca
Per la richiesta di duplicati dei Verbali d’invalidità civile o handicap ci sono due diverse procedure, secondo la data di accertamento dell’invalidità/handicap.
Per i verbali emessi, fino al 31 dicembre 2009, infatti, la copia deve essere richiesta alla ASL presso l’Ufficio Invalidi Civili territorialmente competente.
Se il verbale è stato precedente al 1 gennaio 2010, è indispensabile avere la data di accertamento dell’invalidità civile o dell’handicap (almeno indicativamente l’anno), in modo che la ASL possa risalire alla documentazione.
Dopo il 1° gennaio 2010, la richiesta di copia dei Verbali deve, invece, essere inoltrata direttamente all’INPS, alla sede di appartenenza, cioè la sede territoriale che corrisponde alla ASL dove è stata effettuata la visita di accertamento.
Se la visita di accertamento è stata effettuata dopo il 1° gennaio 2010, il Verbale dovrebbe risultare inserito online. Per cui sarà sufficiente fare accesso all’area personale dal sito INPS, utilizzando il codice PIN del titolare del Verbale.
Nel caso in cui siano state effettuate le visite d’invalidità e handicap in maniera congiunta, (o almeno nello stesso anno) e si perso solo uno dei Verbali, si può risalire alla data del Verbale smarrito, partendo da quella che risulta nel Verbale ancora in possesso.
Si fa presente, inoltre, che tutti i Verbali devono essere trasmessi in duplice copia e firmati in originale da parte dei componenti la Commissione Integrata; inoltre, devono essere conservati agli atti dalla ASL e dall’INPS.
Devono essere rilasciati due Verbali: uno con la diagnosi e un altro senza, per motivi di privacy.
Nel caso di richiesta di copia per smarrimento dovranno essere consegnati, da parte dell’INPS, i due modelli: uno con diagnosi e l’altro senza diagnosi.
Fonte: https://www.superabile.it/cs/superabile/community/esperto-risponde/20180709esp-richiesta-duplicati-verbali-invalidita-.html
Foto: https://www.laleggepertutti.it/96255_invalidita-civile-come-contestare-il-verbale-della-commissione-medica
https://www.lavoroediritti.com/abclavoro/permessi-legge-104-come-utilizzarli
104/92 accertamento copia inps invalidità civile rilascio verbale
Premessa: un lavoratore, pensionatosi, riprende a lavorare.
Se viene assunto come lavoratore dipendente (gli ex privati nel pubblico e nel privato, gli ex pubblici fondo CPDEL nel pubblico e nel privato, gli ex statali solo nel privato), i contributi in versamento andranno nell’INPS Gestione Lavoratori Dipendenti. Decorsi 5 anni dalla decorrenza della pensione, con questi contributi versati successivamente al pensionamento l’interessato potrà chiedere il cd. supplemento di pensione. Se invece la contribuzione versata dopo il pensionamento è da lavoratore autonomo (INPS Gestione Autonoma, ad es. con partita IVA, Titolare d’Impresa), si parlerà sempre di supplemento di pensione ma per la domanda il pensionato dovrà essere aspettare il compimento dell’età anagrafica ordinariamente prevista per la vecchiaia, ovvero 67 anni (e non dopo 5 anni dalla decorrenza della pensione come i lavoratori dipendenti).
Se, invece, il medesimo pensionato riceverà accreditati contributi nell’INPS Gestione Separata (ad es., come collaboratore), l’interessato potrà richiedere una pensione supplementare, sulla base dei contributi versati in Gestione separata; ciò, però, solo al compimento dell’età anagrafica ordinariamente prevista per la vecchiaia, ovvero 67 anni.
Nota bene Imposizione fiscale: in entrambi i casi, due CUD graveranno fiscalmente sul pensionato, che decide di tornare a lavorare, quindi con una doppia imposizione fiscale.
Per quanto riguarda le Detrazioni, se già calcolate sulla pensione, non dovranno essere richieste anche sul nuovo rapporto di lavoro, per evitare un conguaglio fiscale a fine anno eccessivamente a debito.
Premessa: un lavoratore, pensionatosi, riprende a lavorare
Contributi dipendenti e autonomi à supplemento di pensione (la richiesta potrà essere fatta, dopo 5 anni dalla decorrenza di pensione, se i contributi sono da Dipendente; la richiesta potrà essere fatta al compimento dell’età anagrafica ordinariamente prevista per la vecchiaia, ovvero 67 anni, se i contributi successivi alla pensione sono da Autonomo)
Contributi gestione separata à pensione supplementare (la richiesta potrà essere fatta al compimento dell’età anagrafica ordinariamente prevista per la vecchiaia, ovvero 67 anni, se i contributi successivi alla pensione sono in Gestione separata)
67 anni cpdel cud decorrenza detrazioni differenze dipendente gestione autonoma gestione lavoratori dipendenti inps iposizione fiscale pensione supplementare supplemento vecchiaia
Fonte amministrativa INPS: Messaggio Hermes n. 7382 del 01/10/2014. Messaggio INPS n. 6512 del 08/08/2014, limitatamente al par. 4. Circolare n. 10 del 23/01/2015, par. 3. Comunicazione INPS Padova.
I Ciechi assoluti con indennità di accompagnamento, gli invalidi civili assoluti con indennità di accompagnamento e i sordi con indennità di comunicazione, al compimento della maggiore età, presentano direttamente all’INPS-fase concessoria l’AP70 per ottenere la Pensione di cecità assoluta, la pensione di invalidità e la Pensione di sordità (non spettanti alla minore età).
Si tratta di una procedura in gergo conosciuta come CAMBIO FASCIA (ci si aggancia al N. Certificato della prestazione d’indennità, già in pagamento).
La procedura da attivare è una Ricostituzione documentale, con allegato l’AP70 firmato dal neomaggiorenne- il Conto corrente dove verranno versate le provvidenze INVCIV è intestato all’Interessato neomaggiorenne (se soggetto pluriminorato titolare di più prestazioni Indennità+ pensioni, l’AP70 è il medesimo per tutte le Pensioni che verranno attivate)
Nota Bene1: Non si passa per la revisione sanitaria della condizione di cecità assoluta, invalidità civile al 100% e sordità, perché si tratta di Patologie non rivedibili d’ufficio dall’INPS né scadenti al compimento del 18° anno di età.
Questa procedura della ricostituzione documentale INPS è predisposta per consentire un riconoscimento delle ulteriori prestazioni (pensioni), oltre alle indennità varie già in pagamento, collegate alle invalidità suddette che sino al 18° anno di età non sono erogate dall’Istituto.
Nota Bene2: I Ciechi assoluti e parziali, gli invalidi civili assoluti e i sordi, se intendono avere un verbale di riconoscimento da MAGGIORENNE, dovranno presentare una nuova domanda di accertamento di Cecità, Invalidità civile e sordità secondo la procedura “ordinaria” (con certificato introduttivo)
Nota Bene3: Per i Ciechi civili parziali, al compimento della maggiore età, non cambia nulla in termini di percezione delle provvidenze economiche, perché già titolari, sin dalla minore età, sia dell’indennità speciale, che della pensione di Cecità parziale. Nessuna procedura amministrativa, pertanto, dovrà essere attivata nei loro confronti- né la trasmissione di una nuova domanda di accertamento, né l’invio di un nuovo AP70 (non c’è alcun CAMBIO FASCIA). In altri termini quindi, gli Interessati Ciechi parziali continueranno a percepire, da MAGGIORENNI, le stesse provvidenze economiche di cui già godevano da minorenni.
Ciò a meno che, come detto prima alla voce Nota Bene2, non intendano avere, anticipatamente rispetto ai tempi dell’INPS per le revisioni, un riconoscimento da MAGGIORENNE. In tal caso, dovranno attivare, loro sponte, la procedura “ordinaria” (con certificato introduttivo).
Invalidità civile, con indennità di frequenza- MAGGIORE ETÀ
Fonte amministrativa INPS: Messaggio Hermes n. 6512 del 08/08/2014, par. 1, 2 e 3. Circolare n. 10 del 23/01/2015, par. 2
Si presenta accertamento di visita collegiale (senza certificato introduttivo) + AP70 da maggiorenne art. 25 comma 5 del decreto legge del 24 giugno 2014 n. 90 (minori con indennità di frequenza) – Decreto semplificazioni
Gli invalidi civili, titolari di indennità di frequenza, entro 6 mesi dal compimento della maggiore età, possono inviare all’INPS domanda di accertamento come Riconoscimento dell’Invalidità civile (senza certificato medico), per ottenere la pensione di Invalidità/assegno di invalidità (che andrà a sostituire l’indennità di frequenza da minorenne).
La procedura è ai sensi dell’art. 25 legge 114 del 2015 (decreto semplificazioni).
Nota Bene1: La procedura ex art. 25 vale solo per gli Invalidi civili titolari di indennità di frequenza, e non anche per gli altri status (di cieco, di sordo, od anche di invalido civile con indennità di accompagnamento, interessati, invece, dal cd CAMBIO FASCIA, con medesimo N. Certificato). Ciò perché l’Interessato invalido civile con indennità di frequenza a cui venga riconosciuta, da neomaggiorenne, una invalidità dal 74 per cento in su, perderà, proprio in ragione della sua maggiore età, l’indennità di frequenza, ma diventerà titolare di altra prestazione legata all’invalidità civile, ex novo– Pensione e Assegno di invalidità-, che recherà un nuovo N. Certificato.
Nota Bene2: Sebbene la norma consenta una anticipazione, nell’invio, fino a 6 mesi prima il compimento della maggiore età, sarebbe consigliabile provvedere alla trasmissione della domanda di accertamento di Invalidità civile non oltre due mesi prima, per evitare che la Commissione convochi troppo presto l’Interessato, ancora minorenne.
La domanda di accertamento dovrà essere presentata come minorenne indicando espressamente, nella procedura INPS, di volere usufruire dell’agevolazione prevista dall’art 25 legge 114 del 2015 che prevede l’accertamento collegiale + l’erogazione temporanea delle provvidenze di invalidità civile al compimento del 18esimo anno di età (collegato alla domanda di visita collegiale, è presente in procedura una domanda (che è una anticipazione di AP70) per richiedere la corresponsione delle provvidenze da neomaggiorenne, in attesa che la Commissione convochi l’Interessato a visita. Accade così che, un mese dopo il compimento della maggiore età (nel mese del 18esimo anno, l’Interessato ha ancora in pagamento l’Indennità speciale), l’INPS, prima ancora della chiamata a visita, provvede all’erogazione temporanea all’Interessato ex art. 25 legge 114/2015 della Pensione/Assegno di Invalidità.
Seguirà comunque la visita e, nel caso di conferma dei requisiti, andrà compilato il modulo AP70 relativo alle condizioni economiche (limiti reddituali) ed altri dati.
Nota Bene 2: Vantaggi/Svantaggi nell’applicazione dell’art. 25 decreto semplificazione
Il vantaggio è che l’Interessato continua a ricevere dall’INPS provvidenze economiche: da minorenne l’indennità di frequenza, mentre da neomaggiorenne la Pensione/Assegno di invalidità, sebbene temporaneamente in attesa della visita collegiale.
Lo svantaggio è che, se poi, in sede di visita collegiale, non venisse confermata l’Invalidità civile dal 74 al 100 per cento, l’Interessato, che aveva beneficiato, in via temporanea, della Pensione/Assegno di Invalidità, sarà tenuto, nei confronti dell’INPS, alla restituzione dell’importo delle provvidenze percepite dal compimento della maggiore età.
Neomaggiorenni titolari di indennità di accompagnamento o di comunicazione Non vengono sottoposti a nuova visita al compimento del 18 anno di età; le relative pensioni vengono concesse in automatico al compimento della maggiore età. Presentare al compimento della maggiore età (tempestivamente) il modulo AP70 relativo alle condizioni economiche (limiti reddituali). La presentazione è per via telematica (in proprio o tramite patronato).
Neomaggiorenni titolari di indennità di frequenza Vengono sottoposti a nuova visita al compimento del 18 anno di età, ma in attesa della visita vengono concesse, su domanda, le provvidenze per invalidità civile spettanti ai maggiorenni. Presentare la domanda di accertamento di invalidità entro i sei mesi antecedenti il compimento della maggiore età usando i moduli online e la consueta procedura. Solo in tal caso già al compimento della maggiore età vengono erogate le provvidenze economiche. Segue comunque la visita e, nel caso di conferma dei requisiti, va compilato il modulo AP70 relativo alle condizioni economiche (limiti reddituali) ed altri dati.
Il criterio medico-legale per la concessione dell’indennità di frequenza è piuttosto generico e quindi il confine tra “minore non invalido” e “minore con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età” non è affatto netto. Commissioni diverse potrebbero valutare diversamente uguali infermità.
Segnalo ad esempio le differenti valutazioni che possono aversi nei casi di minori portatori di busto ortopedico per la correzione delle scoliosi evolutive dell’infanzia e dell’adolescenza; nella zona possono esserci valutazioni assolutamente diverse a seconda della commissione valutatrice; altrettanto può accedere per forme sfumate di autismo o nel caso dei deficit intellettivi di grado lieve.
Come già detto, il criterio per la concessione di Indennità di Frequenza è, mi si passi il termine, più “elastico” rispetto a quello che si usa per la valutazione dei soggetti maggiorenni. Per la valutazione della percentuale d’invalidità dei maggiorenni infatti viene usata la tabella del DM 05/02/1992 dove parecchie patologie, che sono sicuramente tali da dare diritto ad indennità di frequenza, sono valutabili in misura ampiamente inferiore al 74 per cento, la soglia minima per avere diritto alla Pensione/Assegno d’invalidità civile. In sostanza non esiste alcun automatismo di trasformazione dell’Indennità di Frequenza in Pensione/Assegno di Assistenza.
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