Source: https://www.slideshare.net/tizianomotti/il-condominio-conoscerne-le-regole-per-viverci-meglio
Timestamp: 2017-07-27 06:09:55+00:00
Document Index: 30715051

Matched Legal Cases: ['art. 1100', 'art. 1117', 'art. 1139', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1117', 'sentenza ', 'art. 1117', 'art. 840', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1117', 'art. 1117', 'sentenza ', 'art.1117', 'art. 1117', 'sentenza ', 'art. 1102', 'art. 1139', 'art. 1102', 'art. 1102', 'art. 1102', 'art. 1102', 'art. 1102', 'art. 1102', 'art. 1102', 'art. 1102', 'art.1118', 'art. 1102', 'art. 1118', 'art. 1118', 'art. 1119', 'art. 1119', 'art. 1119', 'art. 1122', 'sentenza ', 'art. 1122', 'art. 1122', 'art. 1136', 'art. 61', 'art.1117', 'art. 1136', 'art. 62', 'art. 61', 'arti 31', 'art. 61', 'art. 1136', 'art. 1136', 'art. 61', 'art. 1117', 'art.1117', 'art. 62', 'art. 1123', 'art. 1123', 'art. 1123', 'art. 1117', 'art. 1123', 'art.1123', 'art. 1123', 'art. 1123', 'art. 1123', 'art. 1123', 'art. 1123', 'art.1124', 'art. 1124', 'art. 1123', 'art. 1124', 'art. 1138', 'art. 1124', 'art. 1124', 'art. 1123', 'art. 1123', 'sentenza ', 'art. 1124', 'art. 1135', 'art. 1136', 'art.1125', 'art. 1125', 'art.1126', 'art. 1123', 'art. 1126', 'art. 1134', 'art. 1134', 'art. 1110', 'art. 1123', 'art. 1123', 'art. 1123', 'art. 1123', 'art. 1124', 'art. 1124', 'art. 1123', 'art. 9', 'art. 12', 'sentenza ', 'art. 5', 'art. 1120', 'art. 1136', 'art. 1120', 'art. 1138', 'art. 1120', 'sentenza ', 'art. 1138', 'art.1120', 'art. 1138', 'art. 1120', 'art. 1102', 'art. 1120', 'art. 1102', 'art. 1120', 'art. 1102', 'art. 1139', 'art. 1102', 'art. 1120', 'sentenza ', 'art. 1120', 'art. 1136', 'art. 1120', 'art. 1120', 'art. 1121', 'art. 1121', 'art. 1121', 'sentenza ', 'art. 1121', 'art. 1137', 'art. 1121', 'art.1121', 'art. 1121']

CONDOMINIO INTERNET
, Ingegnere senior presso Liberi Professionisti
at Liberi Professionisti
at Renasur, S.L.
Jean-Christophe Cataliotti Tiziano MottiIL CONDOMINIO: conoscerne le regole per viverci meglio 2.
Jean-Christophe Cataliotti Tiziano MottiIL CONDOMINIO:conoscerne le regole per viverci meglio Tutto quello che il cittadino deve sapere 3.
© 2006 Tiziano MottiIniziative Editoriali e Comunicazione SrlVia Guicciardi, 7 - 42100 Reggio EmiliaFax: 0522 019966 - email: tiziano.motti@gruppomedia.comin copertina: disegno di Roberto Meli 4.
INDICE GENERALEPresentazione ........................................................ pag. 7Parti comuni .......................................................... ” 9Spese condominiali ............................................... ” 35Innovazioni ........................................................... ” 53Sopraelevazione .................................................... ” 65Perimento edificio ................................................. ” 77Amministratore ...................................................... ” 83Assemblea .............................................................. ” 115Regolamento .......................................................... ” 157Tabelle millesimali ................................................ ” 185Privacy .................................................................... ” 195Parcheggi ............................................................... ” 201Barriere architettoniche ......................................... ” 205Immissioni ............................................................. ” 219Antenne ................................................................. ” 225AppendiceNorme sulla comunione ....................................... ” 231Norme sul condominio ......................................... ” 239Disposizioni di attuazione .................................... ” 249Indice analitico degli argomenti trattati ................ ” 261 5.
Presentazione Spesso il cittadino non è consapevole dei propri diritti enon si trova pertanto nella condizione di tutelarli. La collana “Noi cittadini”, di cui è parte integrantequesto volume dedicato ai più importanti aspetti giuridiciriguardanti il condominio, si prefigge di agevolare l’accessodei cittadini alla cultura del “diritto ai diritti”, avvalendosidella preziosa collaborazione dell’Avv. Jean-ChristopheCataliotti. “Noi Cittadini” è, però, anche un progetto che spazia, tra-mite l’Associazione Europa dei Diritti e le società del gruppo“Unimedia Group”, in altri settori dell’informazione: • ogni anno sono stampate e diffuse gratuitamente ai cittadini oltre due milioni di copie di guide informative “Noi Cittadini”, edite con la prestigiosa consulenza del Dott. Antonio Lubrano; • il quotidiano “Il Giornale di Reggio” dedica settimanal- mente l’inserto “Noi Cittadini” ai diritti del cittadino, in cui Antonio Lubrano risponde ai quesiti dei lettori; • il fortunato format televisivo “Noi Cittadini”, condotto da Antonio Lubrano per un circuito di emittenti tele- visive selezionate, ha contribuito all’informazione sui diritti integrando i contenuti della collana cartacea ed affrontando i temi che tramite internet continuano a stimolare la partecipazione dei cittadini. • gli interventi pubblicati sul quotidiano e trasmessi nelle puntate del format televisivo sono riproposti anche nel sito www.europadeidiritti.com, tramite il quale 6.
l’Associazione presenta la propria attività e raccoglie l’adesione (gratuita) dei cittadini, delle società e as- sociazioni che ne condividono i principi e le finalità. Il sito permette anche di proporre quesiti che saran- no sottoposti ai consulenti legali dell’Associazione e successivamente sviluppati nei media con i quali collabora stabilmente il nostro circuito. La stretta collaborazione già avviata con le principaliassociazioni di categoria e di tutela dei consumatori daràefficacia sempre maggiore ai nostri intenti, che ripercorronola strada che importanti trasmissioni televisive di successohanno a loro volta intrapreso, nella consapevolezza che ilcittadino ha prima di tutto il diritto di conoscere i propridiritti, perché “prevenire è meglio che curare”. La nostra collana si è arricchita con questo libro di unaltro tassello, orientato a favorire la consapevolezza deipropri diritti nei “non addetti ai lavori”. L’indice analitico, pubblicato a pagina 261, permetteal lettore di risalire rapidamente alla trattazione dell’argo-mento identificato dalla voce che interessa. In tal modo laGuida “Noi Cittadini” si presta a diventare fruibile per rapideconsultazioni alla ricerca del significato dei termini semprepiù utilizzati anche in ambito non tecnico. A pagina 255 pubblichiamo una scheda dell’Associazio-ne Europa dei Diritti, promotrice della collana, auspicandonell’attenzione del lettore alle tematiche che anche il sitointernet svilupperà settimanalmente. Associazione Europa dei Diritti www.europadeidiritti.com Il Presidente Tiziano Motti 7.
PARTI CoMUNI 8.
PARTI CoMUNIChe cos’è il condominio? Il condominio è un ente di gestione – e non un soggettogiuridico dotato di propria personalità distinta da quella dicoloro che ne fanno parte – che opera in rappresentanzae nell’interesse comune dei partecipanti, limitatamente al-l’amministrazione e al buon uso della cosa comune, senzainterferire nei diritti autonomi di ciascun condomino (Cass.14 dicembre 1993, n. 12304). Il condominio si ha quando un edificio appartiene a piùpersone che hanno la proprietà dei singoli piani o porzionidi essi; il condominio si forma quando un edificio cessa diappartenere all’unico proprietario a seguito della venditadi una porzione di esso (non c’è condominio se l’edificioappartiene a un unico proprietario!). Non può parlarsi di condominio qualora l’intero edificioappartenga a un gruppo di persone che ne sono compro-prietarie pro indiviso, vale a dire senza attribuzione disingole porzioni di edificio a ciascuna di esse: in tal caso siha soltanto comunione, cioè il regime normale e generaleche disciplina la contitolarità di uno o più beni spettanticongiuntamente a più persone (art. 1100 c.c.). Nel condo-minio, invece, esistono parti di proprietà esclusiva accantoa parti comuni (suolo, fondazioni, muri maestri, tetti elastrici solari, scale, portoni d’ingresso, vestiboli, anditi,portici, cortili, secondo l’indicazione – peraltro non tassativa– dell’art. 1117 c.c. che vi ricomprende anche i locali per laportineria e l’alloggio del portiere, per la lavanderia, per ilriscaldamento, per gli stenditoi, nonché ascensori, pozzi, 11 9.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIoacquedotti, impianti vari di uso comune), funzionali algodimento e all’utilizzo delle prime. Quanto alle fonti normative, nel nostro ordinamentogiuridico il condominio è regolato dagli artt. 1117-1139c.c., che costituiscono il capo secondo del titolo settimo,libro terzo, relativo alla comunione, ma anche da quellicontenuti nelle “Disposizioni per l’attuazione del codicecivile e disposizioni transitorie” (artt. 61-72), nonché davarie norme sulla comunione in generale, cui si fa ricorsoex art. 1139 c.c. in mancanza di specifiche disposizioni inmateria condominiale. Esistono anche numerose leggi speciali che disciplinanola sicurezza degli impianti e altri aspetti che riguardano lavita condominiale. Assumono, infine, notevole rilevanza le decisioni deiGiudici, quotidianamente chiamati a risolvere l’enormecasistica di problematiche che assillano condomini e ammi-nistratori (nel presente libro sono riportate diverse massimegiurisprudenziali tratte da sentenze).Che cosa s’intende per supercondominio? Con questo termine s’intende un complesso di edifici sin-goli o multipiano aventi in comune alcuni beni (es. cortili,impianti di riscaldamento e/o condizionamento, portineria,recinzione, spazi destinati al parcheggio, piscine, impiantisportivi, locali vari, ecc.). In dottrina e giurisprudenza si è discusso se i suddettibeni comuni ai diversi edifici debbano essere regolati inbase alle norme sulla comunione in generale o secondole norme sul condominio. Secondo dottrina e giurispru-denza prevalenti si applicano anche al supercondominio iprincipi e le disposizioni dettate dal codice civile in temadi condominio di edifici. Sul punto si registrano i seguentisignificativi interventi giurisprudenziali: - “Nel caso di pluralità di edifici, costituiti in distinticondominii, ma compresi in una più ampia organizzazione12 10.
PARTI CoMUNIcondominiale (cosiddetti «supercondominii»), legati tra lorodalla esistenza di talune cose, impianti e servizi comuni(quali il viale d’accesso, le zone verdi, l’impianto di illumina-zione, la guardiola del portiere, il servizio di portierato, ecc.)in rapporto di «accessorietà» con i fabbricati, si applicano adette cose, impianti, servizi le norme sul condominio negliedifici, e non quelle sulla comunione in generale” (Cass. 7luglio 2000, n. 9096); - “Qualora un bene sia destinato al servizio di più edificicostituiti ciascuno in condominio si determina fra i varipartecipanti non una comunione ma una situazione cheintegra l’ipotesi del supercondominio al quale si applica-no estensivamente le norme sul condominio degli edifici,giacché – in considerazione della relazione di accessorietàche si instaura per il collegamento materiale o funzionalefra proprietà individuali e beni comuni – questi ultimi nonsono suscettibili, come invece nella comunione, di godi-mento od utilizzazione autonomi rispetto ai primi” (Cass.3 ottobre 2003, n. 14791).Quali sono le parti comuni dell’edificio condominiale? L’art. 1117 del codice civile elenca espressamente le partidell’edificio condominiale che possono essere oggetto diproprietà comune dei titolari delle diverse unità immobi-liari, stabilendo: “Sono oggetto di proprietà comune dei proprietari deidiversi piani o porzioni di piani di un edificio, se il con-trario non risulta dal titolo: 1) il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i murimaestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso,i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili e in genere tutte leparti necessarie all’uso comune; 2) i locali per la portineria e per l’alloggio del portiere,per la lavanderia, per il riscaldamento centrale, per glistenditoi e per altri simili servizi in comune; 13 11.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIo 3) le opere, le installazioni, i manufatti di qualunquegenere che servono all’uso e al godimento comune, comegli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti e inoltre lefognature e i canali di scarico, gli impianti per l’acqua, peril gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento e simili,fino al punto di diramazione degli impianti ai locali diproprietà esclusiva dei singoli condomini”. L’elencazione delle parti comuni operata dall’art. 1117c.c. pone una presunzione di comproprietà per tutte quelleparti dell’edificio che servono necessariamente all’uso e algodimento di tutti i condomini. Trattasi di una elencazione non tassativa né inderoga-bile; il 1° comma della norma in esame, infatti, precisa chei beni in questione si considerano di proprietà comune“se il contrario non risulta dal titolo”, il che significa chepossono entrare a far parte della comunione anche beninon indicati nell’elenco, così come beni compresi in taleelenco possono non essere di proprietà comune. Generalmente il titolo idoneo ad escludere la pre-sunzione di proprietà comune si rinviene nell’atto dicompravendita (se rappresenta il primo trasferimento diun’unità immobiliare dall’originario unico proprietario adaltro soggetto), nel testamento oppure nel regolamento dicondominio c.d. contrattuale; in caso di controversia sullatitolarità comune o esclusiva di un locale escluso dalla pre-sunzione di cui all’art. 1117 c.c., spetta al condomino cheasserisce di essere proprietario esclusivo l’onere di provareil suo titolo di acquisto. I beni di proprietà comune sono suddivisi dall’art. 1117c.c. nei seguenti tre gruppi: - parti necessarie alla sussistenza dell’edificio (suolo,fondazioni, muri maestri, tetti, ecc.); - parti facoltative destinate ai servizi comuni (locali perla portineria, per la lavanderia, per gli stenditoi, ecc.); le14 12.
PARTI CoMUNIparti indicate nel n. 2 dell’art. 1117 c.c. sono suscettibili diutilizzazione individuale esclusiva, visto che la loro de-stinazione al servizio collettivo non si pone in termini diassoluta necessità; - parti destinate all’uso e al godimento dei condominicon carattere di accessorietà (gli ascensori, gli acquedotti,le fognature, gli impianti per l’acqua, per il riscaldamento,per il gas, ecc.). L’art. 1117, n. 3, c.c. fissa la presunzione dicomunione dei suddetti beni “fino al punto di diramazionedegli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singolicondomini”. Esaminiamo ora, con l’ausilio della giurisprudenza, leparti strutturali dell’edificio (art. 1117, n. 1, c.c.). Suolo “In tema di condominio, il «suolo su cui sorge l’edificio»al quale fa riferimento l’art. 1117 c.c., è quella porzione diterreno sulla quale poggia l’intero edificio e, immediata-mente, la parte infima di esso; pertanto, rientrano in talenozione l’area dove sono infisse le fondazioni e la super-ficie sulla quale poggia il pavimento del pianterreno, nonanche quest’ultimo. Ne consegue che i condomini sonocomproprietari non della superficie a livello di campagna,bensì dell’area di terreno sita in profondità – sottostante,cioè, la superficie alla base del fabbricato – sulla quale po-sano le fondamenta dell’immobile” (Cass. 28 aprile 2004,n. 8119). Secondo la Cassazione anche il sottosuolo deve essereinserito tra le parti comuni del condominio. La SupremaCorte, con sentenza 11 novembre 1986, n. 6587, ha argo-mentato come segue: “Il sottosuolo, costituito dalla zonaesistente in profondità al di sotto dell’area superficiariache è alla base dell’edificio condominiale, ancorché nonmenzionato espressamente dall’art. 1117 c.c. tra le c.d.parti comuni, per il combinato disposto di questa norma e 15 13.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIodell’art. 840 stesso codice (“La proprietà del suolo si estendeal sottosuolo…”) e con riguardo alla funzione di sostegnoch’esso contribuisce a svolgere per la stabilità del fabbri-cato, va considerato di proprietà comune in mancanza diun titolo (atto scritto ovvero maturata usucapione) che neattribuisca la proprietà esclusiva ad uno dei condomini)”(Cass. 11 novembre 1986, n. 6587). Fondazioni “Fondazioni non sono le parti dei muri maestri che stan-no al di sotto dell’area, ma tutto quanto si è fatto nel sot-tosuolo (scavi, opere di consolidamento, di rincalzo, ecc.)allo scopo di elevare e reggere l’edificio” (BRANCA). Vi rientrano le intercapedini e i terrapieni. Secondo laCassazione i vespai, invece, non sono parti comuni (Cass.7 giugno 1993, n. 6357). Muri maestri “In tema di parti comuni dell’edificio condominiale, nellanozione di muri maestri di cui all’art. 1117 c.c. rientranoi pannelli esterni di riempimento fra pilastri in cementoarmato, i quali – ancorché la funzione portante sia assoltaprincipalmente da pilastri ed architravi – sono anch’essieretti a difesa degli agenti atmosferici e fanno parte dellastruttura e della linea architettonica dell’edificio. Né siffattacondominialità viene esclusa dall’essere addossato ad essiil muro di altro fabbricato costruito in aderenza, restandociascuno degli edifici delimitato, difeso e strutturalmentedelineato dal proprio muro, con la conseguente autonomiagiuridica della disponibilità che su ciascuno hanno i diversinuclei di condomini, senza alcuna ingerenza dell’uno sulmuro dell’altro” (Cass. 9 febbraio 1982, n. 776). Anche i muri perimetrali sono compresi nella catego-ria dei muri maestri, in quanto, pur non avendo funzioneportante, costituiscono parte organica ed essenziale dell’in-tero immobile che, senza la delimitazione da essi operata,sarebbe uno «scheletro» privo di qualsiasi utilità (Cass. 716 14.
PARTI CoMUNImarzo 1992, n. 2773). Fra le parti comuni viene inclusa pure la facciata. Se-condo la Corte di Cassazione “la facciata di prospetto di unedificio rientra nella categoria dei muri maestri e, al pari diquesti, costituisce una delle strutture essenziali ai fini del-l’esistenza stessa dello stabile unitariamente considerato,sicché, nell’ipotesi della condominialità del fabbricato, aisensi dell’art. 1117, n. 1, c.c., ricade necessariamente fra leparti oggetto di comunione fra i proprietari delle diverseporzioni dello stesso e resta destinata indifferenziatamenteal servizio di tutte tali porzioni, con la conseguenza che lespese della sua manutenzione devono essere sostenutedai relativi titolari in misura proporzionale al valore dellerispettive proprietà” (Cass. 30 gennaio 1998, n. 945). Secondo la Cassazione non rientrano tra le parti comunii balconi in quanto elementi accidentali e non portanti dellastruttura del fabbricato; appartengono, invece, ai proprietaridelle unità corrispondenti, che sono di conseguenza gli uni-ci responsabili dei danni cagionati dalla caduta di frammentidi intonaco o muratura, che si siano da essi staccati. La Corteha precisato che i fregi ornamentali e gli elementi decorativi,che ad essi ineriscano (quali i rivestimenti della fronte odella parte sottostante della soletta, i frontalini e i pilastri),sono condominiali, se adempiono prevalentemente allafunzione ornamentale dell’intero edificio e non solamenteal decoro delle porzioni immobiliari ad essi corrispondenti;ne deriva che è onere del proprietario del balcone, da cuisi sono distaccati i frammenti, provare - al fine di esimersida responsabilità - che il danno fu causato dal distacco dielementi decorativi, che per la loro funzione ornamentaledell’intero edificio appartenevano alle parti comuni di esso(Cass. 7 settembre 1996, n. 8159). Tetti, lastrici solari e terrazze La presunzione di comunione riguarda anche i tetti, ilastrici solari e le terrazze. Il tetto ricopre la sommità di un edificio presentando una 17 15.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIosuperficie spiovente; non risulta pertanto praticabile. Il lastrico solare adempie, come il tetto, alla funzione dicopertura dell’edificio, ma presenta una superficie piatta,risultando quindi praticabile per stendere biancheria, scio-rinare panni, essiccare prodotti, ecc. La terrazza è una specie di lastrico solare caratterizzatada ringhiere o parapetti che ne permettono una praticabilitàmaggiore. Non rientra, invece, tra i beni oggetto di presunzionedi comunione ex art. 1117 c.c., la terrazza a livello; “Perterrazza a livello” – secondo la Cassazione – “deve inten-dersi, in un edificio condominiale, una superficie scopertaposta al sommo di alcuni vani e, nel contempo, sullo stessopiano di altri, dei quali costituisce parte integrante strut-turalmente e funzionalmente, tal che deve ritenersi, per ilmodo in cui è stata realizzata, che è destinata non solo enon tanto a coprire una parte di fabbricato, ma soprattuttoa dare possibilità di espansione e di ulteriore comoditàall’appartamento del quale è contigua, costituendo di essouna proiezione all’aperto; quando ricorre tale situazione deiluoghi, la funzione della terrazza, quale accessorio rispettoall’alloggio posto allo stesso livello, prevale su quella dicopertura dell’appartamento sottostante e, se dal titolonon risulta il contrario, la terrazza medesima deve ritenersiappartenente al proprietario del contiguo alloggio, di cuistrutturalmente e funzionalmente è parte integrante” (Cass.18 agosto 1990, n. 8394). occorre, infine, chiedersi se il sottotetto costituisca omeno una parte comune dell’edificio. Sul punto la Cassazio-ne ha fornito la seguente articolata risposta: “Il sottotetto diun edificio può considerarsi pertinenza dell’appartamentosito all’ultimo piano solo quando assolva alla esclusivafunzione di isolare e proteggere l’appartamento medesimodal caldo, dal freddo e dall’umidità, tramite la creazione diuna camera d’aria e non anche quando abbia dimensioni ecaratteristiche strutturali tali da consentirne l’utilizzazionecome vano autonomo. In tale ultima ipotesi, l’appartenenza18 16.
PARTI CoMUNIdel bene va determinata in base al titolo, in mancanza onel silenzio del quale, non essendo il sottotetto compresonel novero delle parti comuni dell’edificio essenziali per lasua esistenza o necessarie all’uso comune, la presunzionedi comunione ex art. 1117 n. 1 c.c. è applicabile solo nelcaso in cui il vano, per le sue caratteristiche strutturali efunzionali, risulti oggettivamente destinato, sia pure invia potenziale, all’uso comune oppure all’esercizio di unservizio di interesse condominiale” (Cass. 20 giugno 2002,n. 8968). Scale La funzione delle scale è quella di consentire l’accessoai vari piani dell’edificio. Sono strutture comprendenti igradini, le ringhiere, i parapetti, i pianerottoli e la c.d.“tromba delle scale”. occorre chiedersi se tutti i condomini siano proprietaridelle scale destinate a servire soltanto un gruppo di essi.Secondo la dottrina e la giurisprudenza prevalente le scaledevono ritenersi di proprietà comune solo dei titolari diunità immobiliari da esse serviti (si profila in questo modouna situazione di condominio parziale). Avverso tale orien-tamento si è pronunciata la Cassazione, affermando, consentenza 22 febbraio 1996, n. 1357, che “a norma dell’art.1117, n. 1, c.c., le scale di un edificio condominiale, anche sepiù di una e poste concretamente al servizio di parti diversedell’edificio stesso, vanno sempre considerate, in assenzadi un contrario titolo negoziale, di proprietà comune ditutti i condomini”. Portoni d’ingresso, vestiboli, anditi, portici I portoni d’ingresso sono quelle aperture che consento-no l’accesso allo stabile condominiale dall’esterno. Gli anditi sono gli spazi che permettono l’accesso agliappartamenti o ai locali comuni; particolare tipo di anditoè l’androne, spazio che mette in comunicazione il portonecon le parti più interne dell’edificio (es. giardino). 19 17.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIo Il vestibolo è quella parte di andito che succede imme-diatamente al portone. Le suddette parti interne dell’edificio non presentanoparticolari problemi interpretativi. Cortili “Il cortile, tecnicamente, è l’area scoperta compresa tra icorpi di fabbrica di un edificio o di più edifici, che serve adare luce e aria agli ambienti circostanti. Ma avuto riguardoall’ampia portata della parola e, soprattutto alla funzione didare aria e luce agli ambienti che vi prospettano, nel terminecortile possono ritenersi compresi anche i vari spazi liberidisposti esternamente alle facciate dell’edificio – quali spaziverdi, le zone di rispetto, le intercapedini, i parcheggi – che,sebbene non menzionati espressamente nell’art. 1117 c.c.,vanno ritenute comuni a norma della suddetta disposizione”(Cass. 9 giugno 2000, n. 7889). Il cavedio è parte comune? La Cassazione, con sentenza 7 aprile 2000, n. 4350, harisposto affermativamente, argomentando come segue: “Nell’architettura moderna il cavedio – denominatotalvolta anche chiostrina, vanella o pozzo luce – indica ilcortile di piccole o di piccolissime dimensioni, che serveprevalentemente a dare aria e luce a locali secondari (bagni,gabinetti, disimpegni, servizi, ecc.). Il cavedio deriva dalcavaedium che, nella casa romana, era lo spazio scopertoal centro della domus, contornato al perimetro da un muro,sul quale si aprivano le porte di accesso alle varie stanze.Avuto riguardo alla configurazione fisica, essendo circo-scritto dalle fondamenta e dai muri perimetrali dell’edificio,ed alla specifica funzione, che è quella di dare aria e luceagli ambienti che in esso prospettano, in ragione della ratioal cavedio si applica il regime del cortile. Pertanto comeil cortile, in difetto di specifico titolo contrario, il cavediodeve considerarsi parte comune”.20 18.
PARTI CoMUNIL’uso delle parti comuni com’è disciplinato dallalegge? L’uso delle parti comuni non è disciplinato da una spe-cifica norma in tema di condominio, ma dall’art. 1102 c.c.in tema di comunione, norma operante anche con riguardoalla materia condominiale in forza del rinvio alla disciplinasulla comunione in generale disposto dall’art. 1139 delcodice civile. L’art. 1102 c.c. recita: “Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune,purché non ne alteri la destinazione e non impedisca aglialtri partecipanti di farne parimenti uso secondo il lorodiritto. A tal fine può apportare a proprie spese le modifi-cazioni necessarie per il miglior godimento della cosa. Il partecipante non può estendere il suo diritto sulla cosacomune in danno degli altri partecipanti, se non compieatti idonei a mutare il titolo del suo possesso”. Dalla lettura del primo comma dell’articolo in esameemerge che l’uso della cosa comune da parte di ciascuncondomino è soggetto al duplice divieto di alterarne ladestinazione e di impedire agli altri partecipanti di fareparimenti uso della cosa stessa secondo il loro diritto. Il duplice divieto vale anche per le modificazioni cheil condomino, ai sensi della stessa norma, voglia appor-tare a proprie spese per il miglior godimento della cosacomune. E’ stato opportunamente precisato che la nozione dipari uso della cosa comune – cui fa riferimento l’art. 1102c.c. – non va intesa nel senso di uso identico e contempo-raneo, dovendo ritenersi conferita dalla legge a ciascunpartecipante alla comunione la facoltà di trarre dalla cosacomune la più intensa utilizzazione, a condizione chequesta sia compatibile con i diritti degli altri, essendo irapporti condominiali informati al principio di solidarietà,il quale richiede un costante equilibrio fra le esigenze e 21 19.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIogli interessi di tutti i partecipanti alla comunione (Cass. 30maggio 2003, n. 8808). A titolo esemplificativo riportiamo una rassegna di casipratici sull’uso della cosa comune, distinguendo tra: USo CONSENTITO DELLA CoSA CoMUNE - “In tema di condominio di edifici, l’apposizione ditarghe e tende nel prospetto dell’edificio condominialecostituisce espressione del diritto di comproprietà dei con-domini su detta parte comune, corrispondendo alla normaledestinazione di questa; ne consegue che l’esercizio di talefacoltà non può essere assoggettato a divieto o subordinatoal consenso dell’amministratore condominiale” (Cass. 21agosto 2003, n. 12298); - “Rientra tra le facoltà del comproprietario la installa-zione di un cancello sul passaggio comune, con consegnadelle chiavi agli altri comproprietari, in quanto essa nonimpedisce l’altrui par uso, e, pertanto, configura un attocompiuto nell’esercizio del diritto di apportare alla cosacomune le modifiche necessarie per il suo miglioramento,e non può considerarsi come spoglio, né come turbativa omolestia del compossesso degli altri comproprietari” (Cass.20 giugno 2000, n. 8394); - “L’appoggio di una canna fumaria (come, del resto,anche l’apertura di piccoli fori nella parete) al muro comuneperimetrale di un edificio condominiale individua una mo-difica della cosa comune conforme alla destinazione dellastessa, che ciascun condomino – pertanto – può apportare asue cure e spese, sempre che non impedisca l’altrui paritariouso, non rechi pregiudizio alla stabilità ed alla sicurezza del-l’edificio, e non ne alteri il decoro architettonico; fenomeno– quest’ultimo – che si verifica non già quando si mutano leoriginali linee architettoniche, ma quando la nuova opera22 20.
PARTI CoMUNIsi rifletta negativamente sull’insieme dell’armonico aspettodello stabile” (Cass. 16 maggio 2000, n. 6341); - “Il condomino proprietario del piano sottostante altetto comune può aprire su esso abbaini e finestre – nonincompatibili con la sua destinazione naturale – per darearia e luce alla sua proprietà, purché le opere siano a regolad’arte e non ne pregiudichino la funzione di copertura, néledano i diritti degli altri condomini sul medesimo” (Cass.12 febbraio 1998, n. 1498); - “In tema di condominio di edifici, è consentita ai sin-goli condomini o ai conduttori l’apposizione di una targaluminosa sul muro perimetrale comune, trattandosi diun’attività che non impedisce agli altri compartecipi di fareegualmente uso del muro comune secondo la sua destina-zione” (Cass. 3 febbraio 1998, n. 1046). - “A norma dell’art. 1102, comma primo, c.c., il condo-mino di un edificio ha il diritto di usare i vani delle scale, ingenere, e i pianerottoli, in particolare, collocando davantialle porte d’ingresso alla sua proprietà esclusiva zerbini,tappeti e piante o altri oggetti ornamentali (ciò che nor-malmente si risolve in un vantaggio igienico-estetico perle stesse parti comuni dell’edificio), ma tali modalità di usodella cosa comune trovano un limite invalicabile nella par-ticolare destinazione del vano delle scale e nella esistenzadel rischio generico già naturalmente connesso all’uso dellescale stesse, non potendo tale rischio essere legittimamenteintensificato mediante la collocazione di dette suppellettilinelle parti dei pianerottoli più vicine alle rampe delle scale,in maniera da costringere gli altri condomini a disagevolio pericolosi movimenti, con conseguente violazione delcanone secondo cui l’uso della cosa comune, da parte diun comunista, non deve impedire agli altri comunisti unuso tendenzialmente pari della medesima cosa” (Cass. 6maggio 1988, n. 3376). 23 21.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIo USo NON CONSENTITO DELLA CoSA CoMUNE - “In tema di condominio negli edifici, l’uso della cosacomune da parte di ciascun condomino è soggetto, ai sensidell’art. 1102 c.c., al duplice divieto di alterarne la destina-zione e di impedire agli altri partecipanti di fare parimentiuso della cosa stessa secondo il loro diritto. Pertanto, deveritenersi che la condotta del condomino, consistente nellastabile occupazione – mediante il parcheggio per lunghiperiodi di tempo della propria autovettura – di una porzionedel cortile comune, configuri un abuso, poiché impedisceagli altri condomini di partecipare all’utilizzo dello spaziocomune, ostacolandone il libero e pacifico godimento edalterando l’equilibrio tra le concorrenti ed analoghe facoltà”(Cass. 24 febbraio 2004, n. 3640); - “E’ violato il disposto dell’art. 1102 c.c., quando lacostruzione nel sottosuolo del fabbricato condominiale diun vano destinato esclusivamente al soddisfacimento diesigenze personali e familiari di un condomino impedisceagli altri condomini di fare del sottosuolo e del relativo se-dime un pari uso, soprattutto in considerazione della vastitàdella superficie interessata e della destinazione del vano adun uso esclusivo incompatibile con la natura condominialedel bene utilizzato” (Cass. 21 maggio 2001, n. 6921); - “Le limitazioni poste dall’art. 1102 c.c. al diritto diciascun partecipante alla comunione di servirsi della cosacomune, rappresentate dal divieto di alterare la destinazio-ne della cosa stessa e di impedire agli altri partecipanti difarne parimenti uso secondo il loro diritto, vanno riguardatein concreto, cioè con riferimento alla effettiva utilizzazio-ne che il condomino intende farne e alle modalità di taleutilizzazione (Nella specie è stata confermata l’illegittimitàdell’uso dei muri condominiali per praticarvi aperturedi comunicazione fra le adiacenti aree condominiali edun locale sotterraneo, che il condomino intendeva dotare24 22.
PARTI CoMUNIdi uscite di sicurezza per adibirlo a discoteca) (Cass. 22marzo 2001, n. 4135); - “Costituisce uso abnorme del muro perimetrale l’aper-tura, da parte di un condomino, di un varco che consentala comunicazione tra il proprio appartamento ed altra unitàimmobiliare attigua, sempre di sua proprietà, ma ricom-presa in un diverso edificio condominiale, il collegamentotra tali unità abitative determinando, inevitabilmente, lacreazione di una servitù a carico di fondazioni, suolo, solaie strutture del fabbricato (a prescindere dalla creazione diuna eventuale servitù di passaggio a carico di un ipoteticoingresso condominiale su via pubblica) (Cass. 18 febbraio1998, n. 1708); - “In tema di uso della cosa comune, non può ritenersiconsentita l’installazione, da parte di un condomino, persuo esclusivo vantaggio ed utilità, di un cancello in un certopunto di un viottolo comune, destinato fin dalla costruzionedel condominio al passaggio dei condomini, per l’accesso,tra l’altro, a vani di proprietà esclusiva dei medesimi (neiquali sono sistemate e custodite, nella specie, le utenze do-mestiche di ciascuno di essi), in quanto detta installazionecostituisce – anche in caso di messa a disposizione degli altricondomini delle chiavi del cancello – una modificazionedelle modalità di uso e di godimento della cosa comune,che interferisce sul «pari uso» della stessa spettante agli altricondomini” (Cass. 25 novembre 1995, n. 12227); - “In tema di condominio negli edifici, i pianerottoli,quali componenti essenziali delle scale comuni, avendofunzionale destinazione al migliore godimento dell’im-mobile da parte di tutti i condomini, non possono esseretrasformati dal proprietario dell’appartamento che su di essisi affacci, in modo da impedire l’uso della cosa comune,mediante l’incorporazione nell’appartamento, comportan-do un’alterazione della destinazione della cosa comune ed 25 23.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIoun’utilizzazione esclusiva di essa, lesiva del concorrentediritto degli altri condomini nonché – in sede possessoria– lesiva del compossesso degli stessi” (Cass. 2 agosto 1990,n. 7704); - “Il condomino che inserisce una canna fumaria nel la-strico solare comune, incorporandola stabilmente con ope-re murarie al servizio esclusivo del proprio appartamento,pone in essere un atto di utilizzazione della cosa comunenon consentita dall’art. 1102 c.c., atteso che a differenzadell’installazione di canne fumarie nei muri perimetrali,che non ne altera la principale funzione, la collocazione dicanne fumarie nel lastrico solare comporta una sottrazionedella relativa porzione di bene comune all’uso degli altricondomini con limitazione dell’utilizzazione del piano dicalpestio e la compromissione della sua funzione di coper-tura” (Cass. 6 maggio 1987, n. 4201). Va, infine, analizzato il secondo comma dell’art. 1102c.c., che vieta l’estensione del diritto di un partecipantesulla cosa comune in danno degli altri partecipanti, ameno che non si sia in presenza di un mutamento deltitolo, mutamento che può avvenire attraverso l’istitutodell’usucapione; sul punto la Cassazione ha precisato che“il condomino, per usucapire la cosa di proprietà comune,non deve dimostrare l’interversione del possesso, ma devefornire la prova di avere sottratto la cosa all’uso comuneper il periodo utile all’usucapione e, cioè, di una condottaunivocamente diretta a rilevare che nel condominio si èverificato un mutamento di fatto nel titolo del possesso, enon la prova del mero non uso della cosa da parte deglialtri condomini” (Cass. 26 aprile 1984, n. 2622).Quali sono i diritti dei condomini sulle parti comuni? Il diritto di ciascun condomino sulle parti comuni è pro-porzionato al valore del piano o porzione di piano che gli26 24.
PARTI CoMUNIappartiene, salvo che il titolo disponga diversamente (art.1118, primo comma, c.c.). La determinazione dell’estensione del diritto risultadalla c.d. tabella millesimale, un prospetto (generalmenteallegato al regolamento di condominio) contenente datinumerici espressi in millesimi, rappresentativi, per ogniunità immobiliare, della quota di comproprietà delle particomuni e delle quote di spese per la manutenzione e laconservazione dei beni e dei servizi comuni. Attenzione: il diritto sulle parti comuni non deve essereconfuso con l’uso che ognuno può farne secondo la regolagenerale sulla comunione (art. 1102 c.c.), applicabile anchein materia condominiale; non vi può essere, infatti, nessunalimitazione al godimento di una parte comune derivantedalla misura della quota condominiale. Il 2° comma dell’art. 1118 c.c. dispone che il condomi-no non può, rinunciando al suo diritto sui beni comuni,sottrarsi al contributo alle spese per la loro conservazione.Che cosa vuol dire? Vuol dire che da una parte il singolo condomino anchese rinuncia alle parti condominiali sarà sempre tenuto a ver-sare le relative spese e dall’altra che egli vi potrà rinunciaresolo quando contestualmente rinuncerà al diritto sull’unitàabitativa in proprietà esclusiva. Si tratta di una norma inderogabile, per cui nemmenoil regolamento di condominio (anche se di natura contrat-tuale) potrebbe derogare all’obbligo di contribuzione edalla sua irrinunziabilità. E’ stato opportunamente precisato che “il principiostabilito dall’art. 1118 c.c., secondo cui il condomino nonpuò, rinunciando al suo diritto sulle cose comuni, sottrarsiall’obbligo di concorrere nelle spese necessarie per la loroconservazione, con aggravio a carico degli altri condomini,non trova applicazione con riguardo a quegli impianticondominiali da considerarsi superflui in relazione allecondizioni obiettive ed alle esigenze delle moderne con-cezioni di vita, ovvero illegali, perché vietate da norme 27 25.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIoimperative. Ricorrendo tali condizioni deve riconoscersial condomino la facoltà di rinunciare alla cosa comune,senza essere tenuto a sostenere le spese necessarie per lasua conservazione, quando gli altri condomini intendanopersistere nella conservazione degli impianti preesistentipoiché in tali casi l’esistenza degli impianti trova ragioneesclusivamente nella determinazione dei condomini cheintendono conservarli” (Cass. 27 aprile 1991, n. 4652).Le parti comuni del condominio sono soggette a di-visione? La risposta è negativa. Infatti, l’art. 1119 del codice civilesancisce il principio di indivisibilità delle parti comuni,recitando: “Le parti comuni dell’edificio non sono soggette a divi-sione a meno che la divisione possa farsi senza rendere piùincomodo l’uso della cosa a ciascun condomino”. La Corte di Cassazione ha spiegato che “l’art. 1119 c.c.non stabilisce l’indivisibilità assoluta della parti comuni diun edificio in condominio, ma tale indivisibilità subordinaall’esigenza di non rendere più incomodo l’uso della cosacomune a ciascun condomino, cioè all’esigenza che nonsi alteri lo stato, e, quindi, il pacifico godimento delle partidi uso comune” (Cass. 14 aprile 1982, n. 2257). Ma quando si può parlare di uso incomodo? La risposta è contenuta nella seguente sentenza: - “La maggiore o minore comodità di uso cui fa riferimen-to l’art. 1119 c.c. ai fini della divisibilità delle cose stesse,va valutata oltre che con riferimento alla originaria consi-stenza ed estimazione della cosa comune, considerata nellasua funzionalità piuttosto che nella sua materialità, ancheattraverso il raffronto fra le utilità che i singoli condominiritraevano da esse e le utilità che ne ricaverebbero dopola divisione” (il problema affrontato dalla Cassazione ri-guardava il progetto di divisione di una terrazza comune,28 26.
PARTI CoMUNIche, se posto in essere, avrebbe privato il condominio dellavista sul mare) (Cass. 13 luglio 1995, n. 7667).Quali sono i limiti all’uso della proprietà esclusiva? Il limite per ogni proprietario di unità esclusive nel-l’esecuzione di opere nella sua proprietà va individuatonel divieto di recare danno alle parti comuni dell’edificio.Infatti, l’art. 1122 c.c. recita: “Ciascun condomino, nel piano o porzione di piano disua proprietà, non può eseguire opere che rechino dannoalle parti comuni dell’edificio”. Il concetto di danno (alle parti comuni), cui la normain esame fa riferimento, non va limitato esclusivamente aldanno materiale. La Cassazione, con sentenza 18 novembre1975, n. 3872, ha, infatti, chiaramente definito il concettodi danno, sentenziando come segue: - “La norma dell’art. 1122 c.c., per cui ciascun condomi-no, nel piano o porzione di piano di sua proprietà esclusiva,non può eseguire opere che arrechino danno ad una partecomune dell’edificio, non si riferisce soltanto al dannomateriale, inteso come modificazione della conformazioneesterna o della intrinseca struttura della cosa, ma ancheall’eliminazione o riduzione, ottenuta mediante influenzadall’esterno, dell’attitudine della cosa a servire all’uso oagli usi a cui è destinata. In quest’ultimo caso, la tutela puòessere invocata contro opere che elidono o riducono ap-prezzabilmente una qualsiasi delle utilità da essa ritraibili,ivi comprese quelle d’ordine estetico ed edonistico, purchéla cosa appaia, per il suo obiettivo modo di essere, destinataanche ad esse secondo il comune apprezzamento socialee purché siano economicamente valutabili, cioè incidanosul valore economico della cosa stessa. Ne consegue chenel caso di terrazza comune, la quale, oltre alla funzionedi copertura dell’edificio, assolva, per le sue caratteristiche 29 27.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIoobiettive (adeguata esposizione, acconcio parapetto, ecc.),quella di offrire una veduta avente carattere panoramicoe conferisca alla terrazza stessa un particolare pregio eco-nomicamente valutabile, deve ritenersi in tutto, o, in parteillecita un’opera posta in essere dal condomino nell’ambitodella sua proprietà esclusiva (utilizzando o no un’altra cosacomune), la quale escluda o riduca apprezzabilmente taleveduta, con deprezzamento della terrazza (e, quindi, del-l’intero edificio e di ciascuna porzione di esso)”. Sempre relativamente al concetto di danno, la Cassazio-ne, con significativa sentenza, ha affermato: - “Poiché a norma dell’art. 1122 c.c. il limite alla facoltàdi ogni condomino di eseguire opere sul proprio piano(o porzione di piano di sua proprietà) si identifica in ognidanno consistente nella diminuzione di valore della cosacomune riferito alla funzione della cosa, considerata nellasua unità, costituisce danno per le cose comuni anche ilpericolo attuale e non meramente ipotetico connesso con ilrischioso funzionamento o con la realizzazione imperfettadi un impianto autonomo di riscaldamento, quando latecnica di realizzazione e la complessità delle operazioninecessarie per l’uso dello stesso comportino la possibilità direcare danno all’impianto di riscaldamento centrale” (Cass.25 gennaio 1995, n. 870). Il regolamento condominiale può limitare l’uso dellaproprietà esclusiva per consentire un miglior godimentocollettivo dell’edificio? Sì. Le pattuizioni, contenute nel regolamento di condo-minio predisposto dall’originario proprietario ed accettatocon l’atto di acquisto, possono comportare restrizioni dellefacoltà inerenti alla proprietà esclusiva dei condomini (ov-vero di quelle relative alle parti condominiali dell’edificio),purché tali pattuizioni risultino espressamente e chiaramen-te enunciate (Cass. 26 maggio 1990, n. 4905). I divieti ed30 28.
PARTI CoMUNIi limiti di destinazione delle cose di proprietà individualepossono essere formulati nei regolamenti sia medianteelencazione delle attività vietate sia mediante riferimentoai pregiudizi che si intendono evitare (Cass. 23 dicembre1994, n. 11126).Come e quando si può sciogliere un condominio? Lo scioglimento del condominio è previsto e regolato da-gli articoli 61 e 62 disp. att. c.c.; tali articoli dispongono: “Qualora un edificio o un gruppo di edifici apparte-nenti per piani o porzioni di piano a proprietari diversisi possa dividere in parti che abbiano le caratteristichedi edifici autonomi, il condominio può essere sciolto e icomproprietari di ciascuna parte possono costituirsi incondominio separato. Lo scioglimento è deliberato dall’assemblea con la mag-gioranza prescritta dal secondo comma dell’art. 1136 delcodice, o è disposto dall’autorità giudiziaria su domandadi almeno un terzo dei comproprietari di quella parte del-l’edificio della quale si chiede la separazione” (art. 61). “La disposizione del primo comma dell’articolo pre-cedente si applica anche se restano in comune con glioriginari partecipanti alcune delle cose indicate dall’art.1117 del codice. Qualora la divisione non possa attuarsi senza modifica-re lo stato delle cose e occorrano opere per la sistemazionediversa dei locali o delle dipendenze tra i condomini, loscioglimento del condominio deve essere deliberato dall’as-semblea con la maggioranza prescritta dal quinto commadell’art. 1136 del codice stesso” (art. 62). Dalla lettura dell’art. 61 disp. att. c.c. si evince che lacondizione essenziale per lo scioglimento del condominio èla divisibilità di un edificio o di un gruppo di edifici in parti 31 29.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIoche abbiano le caratteristiche di edifici autonomi. Il concettodi autonomia deve essere inteso nel senso di autonomiastrutturale e non di autonomia meramente amministrativao gestionale. Ai sensi del secondo comma dell’art. 61, lo scioglimentoè deliberato dall’assemblea con la maggioranza prescrittadal secondo comma dell’art. 1136 c.c. (è dunque necessariauna delibera dell’assemblea adottata dalla maggioranzadegli intervenuti in rappresentanza di almeno la metà delvalore dell’edificio). In giurisprudenza è stato affermato che la maggioranzadi cui al secondo comma dell’art. 1136 c.c. deve essere cal-colata con riferimento a tutti i condomini del condominiooriginario e non solamente a quelli interessati. Il secondo comma dell’art. 61 prevede, inoltre, l’ipotesi discioglimento disposto dall’autorità giudiziaria su domandadi almeno un terzo dei comproprietari della parte di edificioche si intende separare; il terzo dei condomini, legittimatoa domandare la divisione giudiziaria, deve essere intesocon riferimento al numero dei comproprietari della parteda staccare e non con riferimento alle quote da ciascuno diessi rappresentate (Cass. 11 febbraio 1974, n. 397). Può accadere che, nonostante lo scioglimento del con-dominio, alcune parti condominiali di cui all’art. 1117 c.c.restino in comune tra gli originari comproprietari; in questaipotesi di scioglimento parziale nasce il problema di deter-minare se per le parti rimaste in comune sia applicabile ladisciplina condominiale oppure quella della comunione.Secondo la Cassazione “nei casi di scioglimento del condo-minio mediante deliberazione dell’assemblea e costituzionedi condominii separati con il permanere in comune fra glioriginari partecipanti di alcune delle cose indicate dall’art.1117 c.c., la disciplina condominiale unitaria persisteriguardo a dette cose, con la conseguenza che resta attri-buito all’assemblea unitaria originaria – ed esula dai poteridelle assemblee dei condominii separati – il provvedereall’approvazione delle spese ad esse relative (concernenti,32 30.
PARTI CoMUNInella specie, gli impianti di riscaldamento, di forza motriceed idrico) e alla loro ripartizione fra i condomini” (Cass. 16marzo 1981, n. 1440). Infine, il secondo comma dell’art. 62 precisa che nelcaso in cui la divisione non possa attuarsi senza modificarelo stato delle cose e occorrano opere per la sistemazionediversa dei locali o delle dipendenze tra i condomini, loscioglimento del condominio dovrà essere disposto dauna delibera assembleare adottata con la maggioranza deicondomini che rappresentano almeno due terzi del valoredell’edificio. 33 31.
SPESE CoNDoMINIALI 35 32.
SPESE CoNDoMINIALIQuali sono i criteri generali di ripartizione delle spe-se condominiali? I criteri generali di ripartizione delle spese condominialisono dettati dall’art. 1123 c.c., che recita: “Le spese necessarie per la conservazione e per il godi-mento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazionedei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deli-berate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini inmisura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno,salvo diversa convenzione. Se si tratta di cose destinate a servire i condomini inmisura diversa, le spese sono ripartite in proporzione del-l’uso che ciascuno può farne. Qualora un edificio abbia più scale, cortili, lastrici sola-ri, opere o impianti destinati a servire una parte dell’interofabbricato, le spese relative alla loro manutenzione sono acarico del gruppo di condomini che ne trae utilità”. L’art. 1123 c.c. distingue tre diversi criteri di ripartizionedelle spese condominiali: 1) criterio della utilizzazione generale Il primo comma dell’art. 1123 c.c. si riferisce alle spesenecessarie per la conservazione e per il godimento delleparti comuni, per la prestazione dei servizi comuni e perle innovazioni. La Cassazione ha affermato che devono essere conside- 37 33.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIorate spese condominiali necessarie le erogazioni destinatead assicurare alle cose comuni la destinazione ed il servizioche debbono realizzare. E’ stato altresì osservato che lespese «per la prestazione dei servizi nell’interesse comune»sono quelle concernenti opere necessarie alle parti comunidell’edificio elencate nell’art. 1117 n. 2 (locali per la porti-neria, per la lavanderia, per il riscaldamento centrale, ecc.)e n. 3 c.c. (le opere, le installazioni, i manufatti di qualun-que genere che servono all’uso e al godimento comune),nonché quelle intese ad assicurare il funzionamento deirelativi servizi. Le spese suddette – aventi ad oggetto beni e servizi dicui tutti i condomini godono indistintamente – devonoessere sostenute in misura proporzionale al valore dellesingole proprietà individuali (tale valore risulta dalla c.d.tabella millesimale). 2) criterio dell’utilizzazione differenziata Il 2° comma dell’art. 1123 c.c. si riferisce alle parti comunidestinate a servire i condomini in misura diversa; in questocaso le relative spese sono ripartite in ragione dell’uso checiascuno può farne. La Cassazione ha puntualmente sottolineato che l’art.1123, 2° comma, c.c., nello stabilire la ripartizione fra i con-domini delle spese inerenti la conservazione del godimentodella cosa comune non in base al valore della proprietàdi ciascuno ma all’uso che ciascun condomino può faredella cosa stessa, riguarda il caso in cui la cosa comune siaoggettivamente destinata a permettere ai singoli condominidi goderne in misura diversa, inferiore o superiore al lorodiritto di comproprietà sulle parti comuni. E’ stato altresìpuntualizzato che nell’applicazione della norma in esamesi deve aver riguardo non al godimento effettivo bensì algodimento potenziale che il condomino può ricavare dallacosa comune (Cass. 6 dicembre 1991, n. 13160). 3) criterio dell’utilizzazione separata Il 3° comma dell’art. 1123 c.c. stabilisce che qualoraun edificio abbia più scale, cortili, lastrici solari, opere o38 34.
SPESE CoNDoMINIALIimpianti destinati a servire una parte dell’intero fabbricato,le spese relative alla loro manutenzione sono a carico delgruppo di condomini che ne trae utilità. Si tratta delle spesedi manutenzione del c.d. condominio parziale, particolarefigura condominiale che si ha quando in uno stesso stabileci sono opere o impianti destinati a servire solo una partedei comproprietari. Sul punto la Cassazione ha chiaramente stabilito che“le spese di manutenzione e conservazione delle cose edegli impianti che servono solo una parte del fabbricato,formando oggetto di condominio separato, debbono esseresostenute solo dai proprietari delle unità immobiliari diquesta parte, e non dagli altri, secondo il principio gene-rale del terzo comma dell’art. 1123 c.c.” (Cass. 2 febbraio1995, n. 1255). E’ importante evidenziare che, all’interno del gruppodei condomini interessati, la ripartizione delle spese dovràessere effettuata in base ad uno dei criteri fissati nei primidue commi dell’art. 1123 del codice civile.I criteri legali di ripartizione delle spese condominialipossono essere derogati? Sì; i criteri legali di ripartizione delle spese relative alleparti comuni dell’edificio sono derogabili dalla volontà del-le parti (l’art. 1123 c.c. usa l’espressione: “salvo diversa con-venzione”), che può essere contenuta in un regolamento ditipo contrattuale (predisposto cioè dall’originario costrutto-re-venditore ed accettato per adesione dei singoli acquirentidelle unità immobiliari al momento della formazione delcondominio) oppure formare oggetto di una convenzionerisultante da una delibera assembleare approvata da tutti icondomini. Sul punto la Cassazione ha affermato: - “Per espressa previsione dell’art. 1123 c.c., il criterio,ivi fissato, di ripartizione delle spese condominiali tra tutti icondomini, in proporzione al possibile uso o alla concretautilità delle cose o dei servizi cui le spese stesse si riferi- 39 35.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIoscono, è liberamente derogabile per convenzione; pertantoè legittima la deroga al criterio di ripartizione suindicatocontenuta in una disposizione del regolamento di condo-minio contrattuale che esclude i condomini proprietari deilocali commerciali dalla partecipazione alle spese relativeai beni e servizi comuni non goduti” (Cass. 6 febbraio 1984,n. 898).Come devono essere ripartite le spese di manutenzio-ne e di ricostruzione delle scale condominiali? Devono essere ripartite secondo quanto disposto dall’art.1124 c.c., che recita: “Le scale sono mantenute e ricostruite dai proprietaridei diversi piani a cui servono. La spesa relativa è ripartitatra essi, per metà in ragione del valore dei singoli piani oporzioni di piano, e per l’altra metà in misura proporzio-nale all’altezza di ciascun piano dal suolo. Al fine del concorso nella metà della spesa, che è ripar-tita in ragione del valore, si considerano come piani lecantine, i palchi morti, le soffitte o camere a tetto e i lastricisolari, qualora non siano di proprietà comune”. L’art. 1124 c.c. prevede che le spese di manutenzione(ordinaria e straordinaria) e di ricostruzione delle scalesiano sopportate tra i condomini in ragione dell’applica-zione congiunta dei criteri generali contenuti nei commi1 e 2 dell’art. 1123 c.c.: dette spese devono, cioè, essereripartite per metà in relazione al valore millesimale di ogniunità immobiliare e per metà in funzione dell’altezza deisingoli piani rispetto alla quota terreno (quindi con maggioresborso per i condomini dei piani più alti). Può accadere che il regolamento condominiale di tipocontrattuale preveda un diverso criterio di ripartizione dellaspesa in deroga al principio dell’art. 1124 c.c.; ciò è possibilein quanto la norma in esame non rientra nell’elenco delle40 36.
SPESE CoNDoMINIALInorme inderogabili posto dall’art. 1138 del codice civile. Sul punto è stato, infatti, stabilito che “non può invocar-si la disciplina legislativa di cui all’art. 1124 c.c. in meritoall’onere delle spese di ricostruzione delle scale comuni e,in via analogica, degli ascensori, quando sul punto vi è unadisciplina convenzionale fra i condomini, contenuta nelregolamento condominiale, avente carattere contrattuale”(Cass. 16 luglio 1981, n. 4646).Come devono essere ripartite le spese per la illumi-nazione e la pulizia delle scale? L’art. 1124 c.c. si occupa delle spese di manutenzione edi ricostruzione delle scale condominiali, ma non tratta dellespese per la illuminazione e la pulizia delle scale stesse. Ingiurisprudenza il problema è stato affrontato come segue:“In tema di ripartizione di oneri condominiali, le spese perla illuminazione e la pulizia delle scale non configuranospese per la conservazione delle parti comuni, tendenticioè a preservare l’integrità e a mantenere il valore capitaledelle cose (art. 1123, comma 1, e 1124, comma 2, c.c.), bensìspese utili a permettere ai condomini un più confortevoleuso o godimento delle cose comuni e di quelle proprie;con la conseguenza che ad esse i condomini sono tenutia contribuire, non già in base ai valori millesimali di com-proprietà, ma in base all’uso che ciascuno di essi può faredelle parti comuni (scale) in questione, secondo il criteriofissato dall’art. 1123, comma 2, c.c.” (Cass. 3 ottobre 1996,n. 8657). Per quanto riguarda, in particolare, la pulizia delle scale,la Cassazione, con sentenza 19 febbraio 1993, n. 2018, haaltresì osservato: “In tema di condominio di edifici, la disposizione del-l’art. 1124 c.c. concernente la ripartizione fra i condominidelle spese di manutenzione delle scale, come la norma diregolamento condominiale che vi si conformi, riguarda le 41 37.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIospese relative alla conservazione della cosa comune e chesi rendono necessarie a causa della naturale deteriorabilitàdella stessa per consentirne l’uso ed il godimento e che at-tengono a lavori periodici indispensabili per mantenere lacosa in efficienza. La disposizione non riguarda, pertanto,le spese di pulizia delle scale, alle quali i condomini sonotenuti a contribuire in ragione dell’utilità che la cosa comuneè destinata a dare a ciascuno e che l’assemblea può legitti-mamente ripartire in virtù delle attribuzioni riconosciuteledall’art. 1135 c.c., anche modificando i precedenti critericon la maggioranza prescritta dall’art. 1136 c.c. trattandosidi criteri aventi natura solo regolamentare”.Come devono essere ripartite le spese di manutenzionee di ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai? Devono essere ripartite secondo quanto disposto dall’art.1125 c.c., che detta: “Le spese per la manutenzione e ricostruzione dei soffitti,delle volte e dei solai sono sostenute in parti eguali dai pro-prietari di due piani l’uno all’altro sovrastanti, restando acarico del proprietario del piano superiore la copertura delpavimento e a carico del proprietario del piano inferiorel’intonaco, la tinta e la decorazione del soffitto”. I soffitti, le volte e i solai sono le strutture murarie aventila funzione di dividere orizzontalmente due unità immo-biliari sovrapposte. L’art. 1125 c.c. costituisce norma derogabile dall’auto-nomia privata, sicché i condomini interessati ben possonoaddivenire ad un accordo sul loro rispettivo diritto e deter-minare convenzionalmente, oltre ai lavori da eseguire, chidebba sostenerne la spesa. Se un condomino abbia provveduto di sua iniziativaalla ricostruzione dei soffitti, delle volte o dei solai, l’altroè tenuto a rimborsargli la propria quota di spesa, sempre42 38.
SPESE CoNDoMINIALIche il condomino che ha fatto eseguire i lavori dimostri chequesti erano urgenti (Cass. 14 luglio 1981, n. 4601).Come devono essere ripartite le spese del lastricosolare di uso esclusivo? Devono essere ripartite secondo quanto disposto dall’art.1126 c.c., che recita: “Quando l’uso dei lastrici solari o di una parte di essinon è comune a tutti i condomini, quelli che ne hannol’uso esclusivo sono tenuti a contribuire per un terzo nellaspesa delle riparazioni o ricostruzioni del lastrico: gli altridue terzi sono a carico di tutti i condomini dell’edificio odella parte di questo a cui il lastrico solare serve, in pro-porzione del valore del piano o della porzione di piano diciascuno”. Qualora il lastrico solare sia oggetto di proprietà di unuso esclusivo da parte di uno o più condomini trova appli-cazione non il criterio generale di cui all’art. 1123, comma1, c.c., ma la disciplina speciale di cui all’art. 1126 c.c. (cri-terio comunque derogabile da regolamento contrattuale oda convenzione), secondo cui la spesa per la riparazione ela ricostruzione e per ogni altro intervento che si rendessenecessario sul lastrico solare deve essere ripartita: - per un terzo a carico del proprietario esclusivo; - per i restanti due terzi a carico di tutti i condomini odel gruppo di essi che beneficiano della copertura del la-strico solare (suddivisione che va fatta in base ai millesimidi proprietà). Le spese per la riparazione o ricostruzione del lastrico so-lare sono state poste parzialmente a carico del condominioperché il lastrico solare, anche se attribuito in uso esclusivoa uno o più condomini, svolge comunque una funzione dicopertura dell’intero fabbricato o di una parte di esso. 43 39.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIo occorre, infine, domandarsi se il condomino che hal’uso esclusivo del lastrico solare debba partecipare omeno anche alla quota di spesa spettante al condominio.Sul punto l’orientamento prevalente in giurisprudenza è ilseguente: - “La spesa per la riparazione o ricostruzione del lastri-co o della terrazza a livello deve essere sostenuta per unterzo da coloro che ne hanno l’uso esclusivo e per dueterzi dai condomini dell’edificio o delle parti di edificio acui il lastrico solare serve come copertura; pertanto, indivi-duati i condomini che hanno l’uso esclusivo del lastrico eposto a loro carico un terzo delle spese di ricostruzione oriparazione, la rimanente parte di dette spese deve essereimputata esclusivamente ai proprietari degli appartamentisituati nella zona dell’edificio coperta dal lastrico” (Cass.15 aprile 1994, n. 3542).Il condomino che ha fatto spese per le cose comuniha diritto al rimborso? Non ha diritto al rimborso delle spese sostenute perinterventi sulle parti comuni, a meno che non si tratti dispese urgenti. Tale principio è stabilito dall’art. 1134 c.c.,che recita: “Il condomino che ha fatto spese per le cose comunisenza autorizzazione dell’amministratore o dell’assem-blea non ha diritto al rimborso, salvo che si tratti di spesaurgente”. Circa il requisito dell’urgenza della spesa anticipata,la Cassazione ha affermato che “va considerata urgentela spesa la cui erogazione non può essere differita, senzadanno o pericolo, fino a quando l’amministratore o l’as-semblea dei condomini possano utilmente provvedere.La prova dell’indifferibilità della spesa incombe sul con-44 40.
SPESE CoNDoMINIALIdomino che chiede il rimborso, il quale deve dimostrare,a tal fine, la sussistenza delle condizioni che imponevanodi provvedere senza ritardo e che impedivano di avvertiretempestivamente l’amministratore o gli altri condomini”(Cass. 12 settembre 1980, n. 5256). Va, infine, sottolineato che, nel caso di un edificio incondominio composto da due soli soggetti (c.d. condomi-nio minimo), non trova applicazione l’art. 1134 c.c., bensìla disposizione dell’art. 1110 c.c. in tema di comunione ingenerale (Cass. 18 ottobre 1988, n. 5664), che prevede: “Il partecipante che, in caso di trascuranza degli altripartecipanti o dell’amministratore, ha sostenuto spesenecessarie per la conservazione della cosa comune, hadiritto al rimborso”. Pertanto, nel caso di condominio composto da due solipartecipanti, il condomino che ha sostenuto le spese ne-cessarie per la conservazione della cosa comune ha dirittoal rimborso anche se non si tratta di spesa urgente.Come devono essere ripartite le spese relative al ri-scaldamento (centralizzato)? occorre distinguere tra spese relative all’impianto (cioè,spese di manutenzione straordinaria, riparazione e sostitu-zione dell’impianto, conservazione e relativo adeguamentoalla normativa vigente) e spese di esercizio del servizio diriscaldamento (che riguardano il costo del combustibile ele spese di manutenzione ordinaria). a) spese relative all’impianto Tali spese devono essere suddivise tra tutti i condomini (ivicompresi coloro le cui unità immobiliari non siano collegateal riscaldamento centralizzato) per quote millesimali di pro-prietà, ai sensi dell’art. 1123, comma 1, del codice civile. 45 41.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIo b) spese di esercizio Le spese di esercizio del servizio di riscaldamento de-vono essere ripartite in base al criterio di cui al secondocomma dell’art. 1123 del codice civile, vale a dire in pro-porzione all’uso che ciascun partecipante al condominiopuò fare di esso. I criteri di ripartizione normalmente adottati sono iseguenti: - quello della superficie irradiata (dimensione dell’ap-partamento espresso in metri quadrati), criterio adottabilequando i diversi piani presentano le medesime altezzeinterne; - quello della cubatura (basato sul volume dei vani dariscaldare), criterio che tiene conto anche dell’altezza dellepareti; - quello della superficie radiante (che tiene conto delnumero dei radiatori installati nelle varie unità immobiliari).Secondo la Cassazione “ai fini della ripartizione delle spesedi riscaldamento, l’unico criterio base che sia conforme alprincipio generale di cui all’art. 1123, comma 2, c.c. è quellodella superficie radiante” (Cass. 26 gennaio 1995, n. 946); - quello misto, che consiste nel dividere le spese permetà in base al criterio della cubatura e per l’altra metà inrapporto alla superficie radiante. Occorre infine chiedersi se sia consentito al singolocondomino di rinunciare al riscaldamento centralizzato.La risposta è contenuta nella seguente sentenza: - “La rinuncia unilaterale al riscaldamento condomi-niale operata dal singolo condomino mediante il distaccodel proprio impianto dalle diramazioni dell’impianto cen-tralizzato è legittima se l’interessato dimostri che, dal suo46 42.
SPESE CoNDoMINIALIoperato, non derivano né aggravi di spese per coloro checontinuano a fruire dell’impianto, né squilibri termici pre-giudizievoli della regolare erogazione del servizio” (Cass.20 febbraio 1998, n. 1775).Come devono essere ripartite le spese relative al-l’ascensore? E’ importante distinguere tra spese di impianto e diservizio. Nell’ipotesi di installazione ex novo dell’impianto diascensore, secondo la Cassazione “trova applicazione ladisciplina dell’art. 1123 c.c. relativa alla ripartizione dellespese per le innovazioni deliberate dalla maggioranza (pro-porzionalità al valore della proprietà di ciascun condomino)(Cass. 16 maggio 1991, n. 5479). Relativamente alle spese di servizio, la Cassazione ha,invece, stabilito che: “la regola posta dall’art. 1124 c.c.,relativa alla ripartizione delle spese di ricostruzione (oltreche di manutenzione) delle scale è applicabile per analo-gia, ricorrendo identica ratio, alle spese relative alla rico-struzione (e manutenzione) dell’ascensore già esistente”(Cass. 25 marzo 1999, n. 2833); quindi le spese di serviziodell’ascensore devono essere ripartite per metà in ragionedel valore dei singoli piani o porzioni di piano, per l’altrametà in misura proporzionale all’altezza di ciascun pianodal suolo.I proprietari delle unità immobiliari site al piano terrasono tenuti a contribuire alle spese per l’ascensore? Sulla questione si registrano diverse e contrastanti pro-nunce giurisprudenziali. Di seguito riportiamo, in ordine cronologico, le piùsignificative: 47 43.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIo - “Il proprietario di unità immobiliari site al piano terre-no o aventi accesso separato mediante scala in proprietàesclusiva, è tenuto a concorrere nelle spese di manuten-zione e ricostruzione delle scale o degli ascensori comuni,limitatamente a quella parte di oneri che viene suddivisa,ai sensi dell’art. 1124 c.c., in ragione del valore del piano odella porzione di piano; non è invece dovuta alcuna quotadi quella parte di spese ripartite, in base alla medesimanorma, in misura proporzionale alla distanza dei piani dalsuolo” (Trib. Monza 12 novembre 1985); - “L’ascensore è parte comune anche per i proprietaridelle unità condominiali site al piano terra poiché essi pos-sono trarre utilità dall’impianto, che è idoneo a valorizzarel’intero immobile e normalmente permette di raggiungerepiù comodamente parti superiori che sono comuni a tutti”(Trib. Milano 16 marzo 1989); - “Gli interventi di adeguamento dell’ascensore alla nor-mativa CEE, essendo diretti al conseguimento di obiettividi sicurezza della vita umana e incolumità delle persone,onde proteggere efficacemente gli utenti e i terzi, non at-tengono all’ordinaria manutenzione dello stesso o al suouso e godimento, bensì alla straordinaria manutenzione, ri-guardando l’ascensore nella sua unità strutturale. Le relativespese devono quindi essere sopportate da tutti i condomini,in ragione dei rispettivi millesimi di proprietà, compresi iproprietari degli appartamenti siti al piano terra” (Trib.Parma 29 settembre 1994); - “In assenza di prova circa l’esistenza di un regola-mento contrattuale o convenzionale che stabilisca criteriderogatori, deve applicarsi il criterio legale secondo cuianche i proprietari di unità immobiliari poste al piano terrache non usufruiscono dell’impianto di ascensore, essendocomunque comproprietari dell’impianto comune, sonotenuti a contribuire alle spese di manutenzione ordinaria48 44.
SPESE CoNDoMINIALIe straordinaria ed a quelle di ricostruzione dell’impianto,mentre gli stessi sono esonerati ex art. 1123, secondo com-ma, c.c. dalla contribuzione delle spese di esercizio e dipulizia di tale impianto che non utilizzano” (Trib. Genova2 maggio 2003).Come devono essere ripartite le spese condominialitra inquilino (conduttore) e proprietario (locatore)? In base all’art. 9 della legge 392/1978: “Sono interamente a carico del conduttore, salvo pattocontrario, le spese relative al servizio di pulizia, al fun-zionamento e all’ordinaria manutenzione dell’ascensore,alla fornitura dell’acqua, dell’energia elettrica, del riscal-damento e del condizionamento dell’aria, allo spurgo deipozzi neri e delle latrine, nonché alla fornitura di altriservizi comuni. Le spese per il servizio di portineria sono a carico delconduttore nella misura del 90 per cento, salvo che le partiabbiano convenuto una misura inferiore. Il pagamento deve avvenire entro due mesi dalla ri-chiesta. Prima di effettuare il pagamento il conduttore hadiritto di ottenere l’indicazione specifica delle spese di cuiai commi precedenti con la menzione dei criteri di ripar-tizione. Il conduttore ha inoltre diritto di prendere visionedei documenti giustificativi delle spese effettuate. Gli oneri di cui al primo comma addebitati dal locatoreal conduttore devono intendersi corrispettivi di prestazioniaccessorie a quella di locazione ai sensi e per gli effettidell’art. 12 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633. La disposizione di cui al quarto comma non si appli-ca ove i servizi accessori al contratto di locazione fornitisiano per loro particolare natura e caratteristiche riferibilia specifica attività imprenditoriale del locatore e configu-rino oggetto di un autonomo contratto di prestazione deiservizi stessi”. 49 45.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIo oltre alle spese straordinarie ed al dieci per cento diquelle di portierato, secondo quanto disposto dalla Cassa-zione - con sentenza 11 novembre 1988, n. 6088 - restanoa carico del locatore: - i premi di assicurazione dello stabile; - il compenso dell’amministratore; - le spese di riparazione dell’impianto di riscaldamento; - le spese di revisione dell’impianto antincendio; - le spese di ammortamento degli impianti (vale a dire ildeposito frazionato nel tempo di somme di denaro neces-sarie per l’acquisto di nuovi impianti a seguito della vetustàdi quelli in uso). E’, infine, importante evidenziare che il proprietario èresponsabile nei confronti del condominio per le quote nonversate dall’inquilino; di conseguenza l’amministratore po-trà agire legalmente per il pagamento delle suddette spesecontro il condomino proprietario (che potrà sempre rivalersinei confronti dell’inquilino) e non anche contro l’inquilino.Sul punto la Cassazione ha sentenziato come segue: “La legge n. 392 del 1978 (cosiddetta dell’equo cano-ne) disciplina i rapporti tra locatore e conduttore, senzainnovare in ordine alla normativa generale sul condominionegli edifici, sicché l’amministratore ha diritto – ai sensidel combinato disposto degli artt. 1123 c.c. e 63 disp. att.stesso codice – di riscuotere i contributi e le spese per lamanutenzione delle cose comuni ed i servizi nell’interessecomune direttamente ed esclusivamente da ciascun con-domino, restando esclusa un’azione diretta nei confrontidei conduttori delle singole unità immobiliari (contro iquali può invece agire in risoluzione il locatore ex art. 5della citata legge n. 392 del 1978, per il mancato rimborso50 46.
SPESE CoNDoMINIALIdegli oneri accessori), anche con riguardo alle spese delservizio comune di riscaldamento ancorché questi ultimiabbiano diritto di voto, in luogo del condomino locatore,nelle delibere assembleari riguardanti la relativa gestione”(Cass. 3 febbraio 1994, n. 1104). 51 47.
INNoVAzIoNI 53 48.
INNoVAzIoNIChe cosa s’intende per innovazione? Da premettere che la complessa materia delle innova-zioni trova la sua regolamentazione negli articoli 1120 e1121 del codice civile, che non offrono, però, una chiaraed esaustiva definizione del termine “innovazione”. Tuttavia, già da tempo è stato rimarcato in giurispruden-za che per innovazione deve intendersi “qualsiasi operanuova che alteri, in tutto o in parte, nella materia o nellaforma ovvero nella destinazione di fatto o di diritto, la cosacomune, eccedendo il limite della conservazione, dell’or-dinaria amministrazione e del godimento della cosa, o cheimporti una modificazione materiale della forma o dellasostanza della cosa medesima, con l’effetto di migliorarneo peggiorarne il godimento o, comunque, alterarne la de-stinazione originaria con conseguente implicita incidenzasull’interesse di tutti i condomini, i quali debbono essereliberi di valutare la convenienza dell’innovazione, anche sesia stata programmata a iniziativa di un solo condomino chese ne assuma le spese” (Cass. 13 ottobre 1978, n. 4592). Il codice civile (art. 1120, 1° comma) stabilisce che sonoconsentite soltanto le innovazioni dirette al miglioramentoo all’uso più comodo o al maggior rendimento delle cosecomuni; tali innovazioni devono essere disposte con lamaggioranza prevista dall’art. 1136, 5° comma, del codicecivile: cioè approvate con un numero di voti che rappresentila maggioranza dei partecipanti al condominio e i due terzidel valore dell’edificio. Può accadere che le innovazioni siano destinate a servire 55 49.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIosolo una parte dell’edificio; in tal caso “il computo dellamaggioranza prescritta dal primo comma dell’art. 1120 c.c.deve operarsi con riferimento ai soli condomini interessati,ossia a quelli facenti parte di detto gruppo” (Cass. 8 giugno1995, n. 6496).Che differenza intercorre tra innovazioni e modifiche? Giova premettere che l’art. 1138, 4° comma, del codicecivile dispone che le norme del regolamento di condominionon possono in nessun caso derogare a quanto stabilitonell’art. 1120 dello stesso codice con riguardo alle inno-vazioni (la Cassazione, con sentenza 26 maggio 1990, n.4905, ha evidenziato che la disposizione di cui al 4° commadell’art. 1138 cod. civ. si riferisce oltre che al regolamentoapprovato dall’assemblea dei condomini anche a quellopredisposto dall’originario proprietario ed accettato daicondomini all’atto dell’acquisto del bene facente parte delcondominio). In considerazione del fatto che l’inderogabilità dell’art.1120, sancita dall’art. 1138, 4° comma, riguarda le sole in-novazioni e non le modifiche, diventa importante tracciareuna linea distintiva tra le fattispecie in esame. La differenza tra innovazioni e modifiche (disciplinate ri-spettivamente dall’art. 1120 e dall’art. 1102 del codice civile)si può dedurre dalle seguenti pronunce giurisprudenziali: - “Costituisce innovazione, ai fini dell’art. 1120 cod.civ., qualsiasi opera nuova che, eccedendo i limiti dellaconservazione, dell’ordinaria amministrazione o del godi-mento della cosa comune, ne comporti una totale o parzialemodificazione nella forma o nella sostanza, con l’effetto dimigliorarne o peggiorarne il godimento e comunque alte-rarne la destinazione originaria, con conseguente implicitaincidenza sull’interesse di tutti i condomini, i quali devonoessere liberi di valutare la convenienza dell’innovazione,anche se sia stata programmata ad iniziativa di un solo56 50.
INNoVAzIoNIcondomino che se ne sia assunto le spese, mentre noncostituiscono innovazione – e sono quindi soggetti alladisciplina dell’art. 1102 cod. civ. – tutti gli atti di maggioreo più intensa utilizzazione della cosa comune che nonimportino alterazioni o modificazioni della stessa e nonprecludano agli altri partecipanti la possibilità di utilizzarela cosa facendone lo stesso maggior uso del condomino cheabbia attuato la modifica” (Nella specie, in base al suddettoprincipio, è stata ritenuta corretta la decisione del giudicedel merito che aveva ritenuto non costituire innovazionel’installazione, ad opera di due condomini, di un’auto-clave, predisposta per l’utilizzazione da parte di tutti glialtri condomini e collocata in una parte – non altrimentiutilizzabile – dell’androne comune dell’edificio) (Cass. 6giugno 1989, n. 2746). - “In tema di condominio di edifici costituisce innovazio-ne ex art. 1120 c.c., non qualsiasi modificazione della cosacomune, ma solamente quella che alteri l’entità materialedel bene operandone la trasformazione, ovvero determinila trasformazione della sua destinazione, nel senso chedetto bene presenti, a seguito delle opere eseguite unadiversa consistenza materiale ovvero sia utilizzato per finidiversi da quelli precedenti l’esecuzione delle opere. ove,invece, la modificazione della cosa comune non assumatale rilievo, ma risponda allo scopo di un uso del benepiù intenso e proficuo, si versa nell’ambito dell’art. 1102c.c., che pur dettato in materia di comunione in generale,è applicabile in materia di condominio degli edifici per ilrichiamo contenuto nell’art. 1139 c.c.” (Nella specie la Su-prema Corte ha confermato la decisione di merito la qualeaveva affermato che l’apertura di una porta da parte diun condomino nel muro comune dell’andito di ingressodell’edificio condominiale, non alterava l’entità materialedel bene né modificava la sua destinazione, ma integravauna consentita modificazione della cosa comune a normadell’art. 1102 c.c.) (Cass. 11 gennaio 1997, n. 240). 57 51.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIo - “In tema di condominio negli edifici, la distinzionetra modifica ed innovazione si ricollega all’entità e qualitàdell’incidenza della nuova opera sulla consistenza e sulladestinazione della cosa comune, nel senso che per inno-vazione in senso tecnico-giuridico deve intendersi nonqualsiasi mutamento o modificazione della cosa comune,ma solamente quella modificazione materiale che ne alteril’entità sostanziale o ne muti la destinazione originaria,mentre le modificazioni che mirano a potenziare o a renderepiù comodo il godimento della cosa comune e ne lascianoimmutate la consistenza e la destinazione, in modo da nonturbare i concorrenti interessi dei condomini, non posso-no definirsi innovazioni nel senso suddetto. (La SupremaCorte ha così escluso che costituisse “innovazione” vietatail restringimento di un viale di accesso pedonale, conside-rato che esso non integrava una sostanziale alterazionedella destinazione e della funzionalità della cosa comune,non la rendeva inservibile o scarsamente utilizzabile peruno o più condomini, ma si limitava a ridurre in misuramodesta la sua funzione di supporto al transito pedonale,restando immutata la destinazione originaria) (Cass. 23ottobre 1999, n. 11936).La sostituzione di un ascensore costituisce un’inno-vazione? La Cassazione preliminarmente argomentando che“perché sussista l’innovazione di cui all’art. 1120 cod. civ.occorre che le modificazioni apportate alle cose comuni,nell’ambito della proprietà condominiale, siano di taleentità, sotto il profilo qualitativo e quantitativo da incideresulla sostanza della cosa comune, alterandone la precedentedestinazione” ha affermato, alla luce delle considerazionisuddette, che “la sostituzione di ascensori usurati e nonpiù agibili, con ascensori nuovi, anche se di tipo e dimarca diversi, non costituisce innovazione perché le cosecomuni, oggetto delle modifiche, nel vano ascensore con58 52.
INNoVAzIoNIle strutture e i locali annessi, non subiscono alcuna sostan-ziale modifica e conservano la loro destinazione al servizioascensore, anche se vengono apportate modifiche alla loroconformazione e perché l’edifico, nel suo complesso, con lasostituzione degli ascensori, non subisce alcun sostanzialemutamento ma conserva un servizio del quale è già dotato,a meno che l’entità e la qualità delle modifiche introdottesia tale da involgere un sostanziale mutamento del servizioe mutamenti di destinazione di parti comuni dell’edifico”(Cass. 16 luglio 1981, n. 4646). Dalla lettura di una recente sentenza della Cassazioneemerge che non costituiscono innovazioni ex art. 1120 c.c.neppure “gli interventi di adeguamento dell’ascensore allanormativa CEE”; tali interventi – è stato spiegato – “essendodiretti al conseguimento di obiettivi di sicurezza della vitaumana e incolumità delle persone, onde proteggere effica-cemente gli utenti e i terzi, attengono all’aspetto funzionaledello stesso, ancorché riguardino l’esecuzione di opere nuo-ve, l’aggiunta di nuovi dispositivi, l’introduzione di nuovielementi strutturali” (Cass. 25 marzo 2004, n. 5975).L’installazione di un ascensore costituisce un’inno-vazione? Sì; l’installazione di un ascensore costituisce un’inno-vazione in quanto comporta non solo una maggiore utiliz-zazione, ma anche una modifica nella determinazione dellatromba delle scale, dei pianerottoli e degli anditi (Cass. 21gennaio 1972, n. 156). La Cassazione ha anche precisato che “la delibera assem-bleare, che, pur senza approvare uno specifico progetto epreventivo di spesa, autorizzi l’installazione di un ascensoread opera ed a spese di un singolo condomino, ma consalvezza del diritto degli altri condomini di partecipare inqualunque momento ai vantaggi dell’installazione medesi-ma, tramite contributo ai costi di esecuzione e di manuten-zione, configura innovazione diretta al miglioramento della 59 53.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIocosa comune, e come tale, è validamente adottata con lemaggioranze prescritte dall’art. 1136, quinto comma, c.c.”(Cass. 14 novembre 1977, n. 4921).Quali innovazioni sono vietate? Secondo quanto dispone il 2° comma dell’art. 1120 delcodice civile, sono vietate le innovazioni che possono: a) recare pregiudizio alla stabilità e alla sicurezza delfabbricato In dottrina (BRANCA) è stato sottolineato che il con-cetto di stabilità si riferisce al pericolo di crollo, qualora lanuova opera interessi fondazioni, muri maestri e strutturain cemento armato; il concetto di sicurezza, invece, siriferisce non solo alla sicurezza statica, ma anche a quellacontro terzi (es. ladri) o contro eventi naturali (intemperie,alluvioni, incendi, ecc.). b) alterare il decoro architettonico dell’edificio Secondo il costante orientamento giurisprudenziale,per decoro architettonico deve intendersi l’estetica datadall’insieme delle linee e delle strutture ornamentali checostituiscono la nota dominante ed imprimono alle varieparti dell’edificio, nonché all’edificio stesso nel suo insieme,una sua determinata armonica fisionomia. Non occorre chesi tratti di edificio di particolare pregio artistico, ma è ne-cessario che l’edificio abbia una sua fisionomia che vengaturbata, nell’armonia delle linee, dalla nuova opera. Quanto ai criteri che il giudice deve adottare circal’incidenza di un’innovazione sul decoro architettonicodell’edificio, la Cassazione ha chiarito che “il giudice deveadottare, caso per caso, criteri di maggiore o minore rigorein considerazione delle caratteristiche del singolo edificioe/o della parte interessata, accertando anche se esso avesseoriginariamente ed in quale misura un’unitarietà di linee edi stile, suscettibile di significativa alterazione in rapporto60 54.
INNoVAzIoNIall’innovazione dedotta in giudizio, nonché se su di essaavessero o meno inciso, menomandola, precedenti diversemodifiche operate da altri condomini. In caso di accertatodanno estetico di particolare rilevanza, il danno economicoè da ritenersi insito, senza necessità di specifica indagine;il relativo accertamento è demandato alla discrezionalitàdel giudice del merito e non è sindacabile in sede di le-gittimità se congruamente motivato” (Cass. 15 aprile 2002,n. 5417). c) rendere talune parti dell’edificio inservibili all’uso oal godimento anche di un solo condomino E’ importante sottolineare che le innovazioni sulle cosecomuni sono vietate anche qualora danneggino un solocondomino, sempre che il danno sia rilevante ed incidasul diritto dello stesso condomino. Secondo la Cassazione sono, invece, consentite quelleinnovazioni che, recando utilità a tutti i condomini tranneuno, comportino per quest’ultimo un pregiudizio limitatoe tale da superare i limiti della tollerabilità; è stato, infatti,affermato che “l’installazione (utile a tutti i condominitranne uno) di un’autoclave nel cortile condominiale, conminima occupazione di una parte di detto cortile, non puòritenersi innovazione vietata ai sensi dell’art. 1120 commasecondo c.c. (prevedente il divieto di innovazioni cherendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’usoo al godimento anche di un solo condomino), atteso cheil concetto di «inservibilità» espresso nel citato articolo vainterpretato come sensibile menomazione dell’utilità che ilcondomino ritraeva secondo l’originaria costituzione dellacomunione” (Cass. 21 ottobre 1998, n. 10445).I condomini possono opporsi alle innovazioni gra-vose o voluttuarie? La risposta è affermativa. La legge (art. 1121, 1° comma,c.c.), infatti, dispone che i condomini che non intendono 61 55.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIotrarne vantaggio sono esonerati da qualsiasi contributo nellaspesa qualora trattasi di innovazioni che: - importino una spesa molto gravosa; - abbiano carattere voluttuario rispetto alle particolaricondizioni e all’importanza dell’edificio, e consistano inopere, impianti o manufatti suscettibili di utilizzazioneseparata. Il 2° comma dell’art. 1121 prevede che, qualora l’uti-lizzazione separata non sia possibile, l’innovazione non èconsentita, salvo che la maggioranza dei condomini chel’ha deliberata o accettata intenda sopportarne integral-mente la spesa. Secondo la Cassazione “le innovazioni per le quali èconsentito al singolo condomino, ai sensi dell’art. 1121cod. civ., di sottrarsi alla spesa relativa, per la quota che glicompete, sono quelle che riguardano impianti suscettibili diutilizzazione separata e che hanno natura voluttuaria, cioèsono prive di utilità, ovvero risultano molto gravose, ossiasono caratterizzate da una notevole onerosità, da intenderein senso oggettivo, dato il testuale riferimento della normacitata alle particolari condizioni e all’importanza dell’edifi-cio. L’onere della prova di tali estremi grava sul condominointeressato, vertendosi in tema di deroga alla disciplinagenerale della ripartizione delle spese condominiali” (Cass.23 aprile 1981, n. 2408). Il Tribunale di Milano, con sentenza 4 maggio 1989, haaffermato che per stabilire il carattere gravoso di un’inno-vazione è irrilevante il fatto che uno dei condomini si troviin condizioni economiche disagiate. Da sottolineare che, secondo i giudici, “non può parlarsidi innovazione gravosa o voluttuaria, ai fini dell’applica-zione dell’art. 1121 cod. civ. in materia di condominiodegli edifici, qualora l’adozione della misura (nella specie,62 56.
INNoVAzIoNIsostituzione della cabina dell’ascensore con altra più fun-zionale, ma dello stesso tipo della precedente) sia impostadall’antieconomicità delle ordinarie riparazioni” (Cass. 11gennaio 1968, n. 62).Il condomino che non intenda partecipare alla spesaper un’innovazione gravosa o voluttuaria come devemanifestare il suo dissenso? La risposta è contenuta nella seguente pronuncia dellaCassazione (sent. 17 aprile 1969, n. 1215), secondo la quale“il condomino che non voglia partecipare alle spese perun’innovazione gravosa o voluttuaria deve manifestare ilsuo dissenso in assemblea o con la tempestiva impugna-zione della deliberazione”, vale a dire nei termini indicatidall’art. 1137, 3° comma, del codice civile (quindi, entro30 giorni, che decorrono dalla data della deliberazioneper i dissenzienti e dalla data di comunicazione per gliassenti).I condomini che non abbiano partecipato alla spesaper eseguire un’innovazione gravosa o voluttuariapossono par tecipare ai vantaggi dell’innovazionestessa in un secondo momento? Sì. Infatti, ai sensi del 3° comma dell’art. 1121 del codicecivile, i condomini (ma anche i loro eredi o aventi causa)possono, in qualunque tempo, partecipare ai vantaggidell’innovazione, contribuendo alle spese di esecuzione edi manutenzione dell’opera. Circa la posizione del condomino dissenziente e succes-sivamente partecipante, risultano significative le seguentipronunce dei giudici: - “Il condomino di edificio, il quale, ai sensi dell’art.1121, 3° comma, c.c., dichiari di volere beneficiare di un’in- 63 57.
IL CoNDoMINIo: CoNoSCERNE LE REGoLE PER VIVERCI MEGLIonovazione gravosa, in precedenza deliberata senza il suoconsenso, implicitamente accetta tutti gli obblighi derivantidalle decisioni assembleari relative a tale innovazione, eviene a porsi sullo stesso piano degli altri condomini. Neconsegue che gli oneri per l’esecuzione dell’innovazionee l’estensione della medesima in favore di detto parteci-pante, ancorché derivanti da opere direttamente richiesteda quest’ultimo, configurano, dopo quella dichiarazione,spese condominiali, la cui ripartizione in quote, anche perla parte a carico del predetto partecipante, rientra fra lespecifiche competenze dell’assemblea” (Cass. 10 novembre1976, n. 4138). “In tema di condominio di edifici, l’art. 1121 c.c. rico-nosce ai condomini dissenzienti (e ai loro eredi e aventicausa), in caso di innovazioni gravose o voluttuarie, il dirittopotestativo di partecipare successivamente ai vantaggi delleinnovazioni stesse, contribuendo pro quota nelle spese diesecuzione e di manutenzione dell’opera ragguagliate alvalore attuale della moneta, onde evitare arricchimenti indanno dei condomini che hanno assunto l’iniziativa del-l’opera” (Fattispecie riguardante un impianto di ascensoreinstallato nell’edificio condominiale non all’atto della suacostruzione, ma successivamente per iniziativa e a spese diparte dei condomini) (Cass. 18 agosto 1993, n. 8746).64 58.
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