Source: http://www.studiocassone.it/news/accertamenti-e-il-raddoppio-dei-termini-di-decaden
Timestamp: 2017-12-16 22:40:26+00:00
Document Index: 129762117

Matched Legal Cases: ['art. 37', 'art. 43', 'art. 331', 'art. 43', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 331']

Accertamenti e il raddoppio dei termini di decadenza | Studio Cassone
Accertamenti e il raddoppio dei termini di decadenza
Per effetto delle modifiche apportate dall'art. 37 del D.L. n. 223/2006 all'art. 43 del D.P.R. n. 600/1973, al secondo comma è stato previsto che "in caso di violazione che comporta obbligo di denuncia ai sensi dell'art. 331 c.p.p. per uno dei reati previsti dal D.Lgs. n. 74/2000, i termini di cui ai commi precedenti sono raddoppiati relativamente al periodo di imposta in cui è stata commessa la violazione".
L'art. 43 in questione prevede che gli avvisi di accertamento, ai fini reddituali, devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione; nel caso di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione della dichiarazione nulla, l'avviso di accertamento può essere notificato fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui al dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.
La disposizione in commento che prevede il raddoppio dei termini di accertamento presenta una struttura logica lineare: una condizione (che sussista l'obbligo di denuncia) e un effetto (il raddoppio dei termini per l'accertamento).
La ratio della norma, e quindi la motivazione del perché alla sussistenza di obbligo di denuncia dovrebbe conseguire un'estensione temporale per l'accertamento, è stata fornita dalla Circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 28/E del 2006 la quale afferma che l'intervento "è finalizzato a garantire all'Amministrazione finanziaria, a fronte di fattispecie che assumono rilevanza penale, l'utilizzabilità degli elementi istruttori che emergano nel corso delle indagini condotte dall'autorità giudiziaria per un periodo di tempo più ampio rispetto a quello previsto a pena di decadenza per l'accertamento".
Con la sentenza n. 247 del 25 luglio 2011 la Corte Costituzionale si è pronunciata sulla questione.
La sentenza in primo luogo ribadisce come il condono "impedisce di accertare i debiti tributari coperti dall'agevolazione, ma non esclude il potere dell'Amministrazione Finanziaria di accertare la sussistenza dei crediti vantati dal contribuente".
La Corte puntualizza che per poter escludere l'applicazione della proroga biennale è sufficiente la presentazione della richiesta di condono, indipendentemente dal suo accoglimento o diniego: l'applicazione della proroga biennale non è condizionata dal perfezionamento del condono, ma semplicemente è prevista per quei contribuenti che non si avvalgono delle disposizioni di condono previste agli articoli da 7 a 9 della legge n. 289/2002 (rispettivamente del concordato fiscale, dell'integrativa semplice, del condono tombale).
La ratio delle proroga quindi si ritrova nell'essere diretta a consentire agli uffici tributari di procedere all'accertamento in un termine più ampio nei soli confronti dei contribuenti che non hanno portato all'attenzione degli uffici le loro posizioni tributarie attraverso la presentazione delle istanza di condono.
La Corte ribadisce poi la condizione perché possa trovare applicazione l'istituto della proroga dei termini.
Il raddoppio dei termini consegue dal mero riscontro di fatti comportanti l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'inizio dell'azione penale.
Pertanto, se il raddoppio dei termini deriva dall'insorgenza dell'obbligo della denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva prestazione di tale denuncia o da un accertamento penale definitivo circa la sussistenza del reato, ciò non implica, tuttavia, che la legge attribuisca all'Amministrazione Finanziaria l'arbitrato ed incontrollabile potere di raddoppiare i termini "brevi" di accertamento.
Infatti il raddoppio non consegue da una valutazione discrezionale e meramente soggettiva degli uffici tributari, ma opera soltanto nei casi in cui siano obiettivamente riscontrabili, da parte di un pubblico ufficiale, gli elementi richiesti dall'art. 331 c.p.p. per l'insorgenza dell'obbligo di denuncia.
Accertamenti e il raddoppio dei termini di decadenza a cura del Centro studi