Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2004/10/la-proroga-della-scadenza-dei-termini-di-accertamento-dellici.html
Timestamp: 2018-05-23 07:17:54+00:00
Document Index: 109010087

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La proroga della scadenza dei termini di accertamento dell'Ici
Da qualche anno a questa parte, si assiste ad una prassi legislativa (assai penalizzante per il contribuente) con la quale si provvede, nell’ambito della legge finanziaria “di turno”, la proroga per l’effettuazione dei controlli sull’Ici prossimi alla scadenza. Per citare l’ultimo anno, ad esempio, la legge n. 350/03 (c.d. finanziaria 2004), al comma 33 dell’articolo 2 ha provveduto a prorogare i termini per le annualità dal 1999 in poi.
È evidente che qui un commento di tale scelta legislativa non potrebbe andare oltre il mero auspicio che tale prassi abbia presto termine, tutti i rimanenti essendo assolutamente inutili, posto che ci si trova di fronte ad una legge che, in quanto tale, deve comunque essere presa per dato immutabile.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />
Quello che invece in questo scritto si vuole sottolineare è un aspetto di diritto sostanziale, in quanto, alla luce di alcune recenti pronunce di merito della giustizia tributaria e unitamente a precedenti giurisprudenziali di legittimità, emergono forti dubbi in ordine alla piena legittimità di tali disposizioni.
Il potere di controllo del Comune
Prima di parlare dei termini per i controlli, è utile comunque illustrare quali sono queste verifiche che può eseguire il Comune sugli adempimenti dei contribuenti. Sono:
1) la liquidazione dell’imposta dovuta, con la quale viene controllato che il versamento dell’imposta sia quello scaturente dai dati in possesso del Comune, e comunicatigli dal contribuente stesso con la dichiarazione;
2) l’accertamento in rettifica, con il quale i Comuni provvedono a contestare l’infedeltà e l’incompletezza delle dichiarazioni presentate, riscontrate a seguito di più approfonditi controlli;
3) l’accertamento d’ufficio, con il quale vengono contestate le omesse presentazioni di dichiarazioni relative ad evasori cc.dd. totali dell’imposta, con riguardo ad uno o più immobili.
I termini per il controllo
Tali attività devono essere effettuate entro termini perentori di decadenza, che sono:
1) per l’avviso di liquidazione:
1a) nel caso in cui è stata presentata la dichiarazione, il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui essa è stata presentata (per cui, per l’Ici 2002, per cui è stata presentata la dichiarazione nel 2003, il termine scadrà il 31 dicembre 2005);
1b) in caso di mancanza di obbligo di dichiarazione, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui è stato (o doveva essere eseguito) il versamento del tributo (ad esempio, per l’Ici 2004, il termine scade il 31 dicembre 2006);
2) per l’avviso di accertamento in rettifica:
2a) nel caso in cui è stata presentata la dichiarazione, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui essa è stata presentata (per cui, per l’Ici 2002, per cui è stata presentata la dichiarazione nel 2003, il termine scadrà il 31 dicembre 2006);
2b) in caso di mancanza di obbligo di dichiarazione, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui non sussisteva l’obbligo dichiarativo (ad esempio, per l’Ici 2004, il termine scade il 31 dicembre 2007);
3) per l’avviso di accertamento d’ufficio:
3a) nel caso di omessa dichiarazione, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la stessa avrebbe dovuto essere presentata (ad esempio, per il contribuente che non ha presentato nel 2003 la dichiarazione relativa all’anno 2002, il termine scade il 31 dicembre 2008);
3b) in caso di mancanza di obbligo di dichiarazione, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello nel corso del quale è stato o doveva essere eseguito il versamento del tributo (ad esempio, per il contribuente che non ha presentato nel 2002 la dichiarazione relativa all’anno 2001, il termine relativo all’Ici 2004 scade il 31 dicembre 2009).
Gli effetti della proroga
Questi, dunque, i termini di legge. Tuttavia, come detto, si assiste da qualche anno alla proroga dei termini sopra indicati, con il risultato di renderne il termine legale, cioè quello originariamente previsto, del tutto inefficace. L’ultima di tali proroghe, come anticipato in premessa, ha interessato i termini per la liquidazione e l’accertamento dell’Ici relativamente alle annualità di imposta 1999 e successive.
Per effetto di questa proroga, dunque, il Comune potrà notificare anche gli avvisi per degli anni che altrimenti si sarebbero prescritti il 31 dicembre 2003, che sono:
a) gli avvisi di liquidazione:
– conseguenti alle dichiarazioni, per le annualità di imposta 1999 e 2000;
– conseguenti a situazioni in cui non vi era obbligo dichiarativo, per le annualità 1999, 2000 e 2001;
b) gli avvisi di accertamento in rettifica:
– conseguenti alle dichiarazioni, per l’annualità di imposta 1999;
– conseguenti a situazioni in cui non vi era obbligo dichiarativo, per le annualità 1999 e 2000.
Le fattispecie escluse dalla proroga
E’ importante rilevare, in base alla lettura della norma, che non rientrano nella proroga esaminata gli avvisi di accertamento d’ufficio, sicché essi rimangono soggetti alla norma originaria che ne prevede la prescrizione al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata ovvero a quello nel corso del quale è stato o doveva essere eseguito il versamento del tributo.
Un’altra ipotesi a cui si ritiene che la proroga non debba estendersi si rinviene nel caso in cui il Comune abbia stabilito l’eliminazione dell’obbligo della presentazione della dichiarazione, prevedendo dunque l’obbligo della comunicazione. Ciò in quanto tale norma di proroga non è applicabile alle fattispecie che risultano regolate da appositi regolamenti comunali in materia di Ici e, in particolare, a partire dal periodo di imposta in cui gli adempimenti ICI sono stati sostituiti con quelli regolamentari.
La illegittimità delle proroghe dei termini di accertamento e liquidazione Ici
Venendo adesso al punto centrale del presente articolo, si rileva che gli argomenti centrali di diritto che vanno a costituire il grave difetto di legittimità di cui si è detto sono due :
1) la legge di proroga è entrata in vigore il 1° gennaio, quando già i termini erano scaduti (il giorno prima, 31 dicembre);
2) non è possibile prorogare un termine perentorio già scaduto.
Oltre ad argomenti di etica legislativa, in base ai quali in un ordinamento di diritto fondato sulla certezza dei rapporti giuridici è ragionevole presumere che i termini posti all’Amministrazione per l’esercizio di poteri autoritativi non possano essere tali da lasciare il contribuente sottoposto sia soggetto indefinitamente al potere della Amministrazione, a sostegno di questa affermazione soccorrono numerose sentenze relative proprio alla questione relativa alla illegittimità della indiscriminata proroga dei termini di liquidazione e di accertamento dell’imposta comunale sugli immobili.
In via generale, comunque, vale il pensiero sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 17507/02, nella quale si è affermato che è possibile che la legge possa far rivivere un rapporto decaduto per effetto della prescrizione dei termini di accertamento, ma solo ed in quanto essi non siano ancora scaduti al momento dell’emanazione del provvedimento di proroga.
Nello specifico, con sentenza n. 20/02, la Sezione n. XXVIII della Commissione Tributaria Provinciale di Torino ha riconosciuto la nullità di avvisi di liquidazione Ici essendo la legge di proroga dei termini per l’accertamento entrata in vigore quando oramai i termini per la notifica dell’avviso erano già inesorabilmente scaduti (ci si riferiva alla proroga disposta dalla L. n. 448/98).
Anche la Commissione Tributaria Regionale del Piemonte, con la sentenza n. 20/03 emessa dalla Sezione XXXVI, ha sancito la illegittimità della proroga del termine di accertamento Ici disposta dalla L. n. 488/1999, in quanto detta legge di proroga è stata tacitamente abrogata dalla successiva legge di natura generale n. 212/00, terzo e ultimo comma, dell’art. 3, che afferma che “i termini di prescrizione decadenza per gli accertamenti di imposta non possono essere prorogati”. Secondo la Commissione, in questo caso si realizza un’ipotesi di abrogazione tacita, in quanto l’interprete riscontra una incompatibilità evidente fra nuove disposizioni e norme entrate in vigore precedentemente, di guisa che dall’applicazione della nuova legge deriva l’inosservanza dell’altra.
Un ulteriore sentenza con la quale è stata nuovamente sancita la illegittimità di atti impositivi Ici emessi a termini già scaduti, in quanto le stesse norme di proroga sono entrate in vigore dopo che i termini originari previsti per la notifica dell’avviso erano già scaduti, è la n. 47/03 della Sezione XVII della Commissione Tributaria Provinciale di Bari.
Infine, da ultimo, si è registrato il contributo della Sezione III della Commissione Tributaria Provinciale di Isernia, che nella sentenza n. 51/04 ha ancora una volta ribadito l’illegittimità delle proroghe dei termini di accertamento per le seguenti motivazioni:
– in virtù del richiamo della giurisprudenza di merito che, oramai, costantemente ritiene illegittime dette proroghe;
– in virtù del fatto che tale tesi viene ritenuta logicamente condivisibile, in quanto le proroghe di legge possono solo allungare termini non scaduti, ma non anche consentire l’emissione di avvisi di rettifica “a scadenza ormai avvenuta” dei termini per l’accertamento, in quanto ciò significherebbe poter fare rivivere rapporti e posizioni giuridiche definiti e conclusi.
Sembra dunque che la giurisprudenza offra una possibilità più che valida per fare valere i diritti del contribuente, il quale non può accettare di essere a tempo indeterminato assoggettato alle pretese impositive dell’ente locale.
La giurisprudenza qui esposta può dunque ben costituire un valido strumento di contestazione della legittimità dell’atto impositivo emesso, che comunque può essere fatta valere necessariamente dinanzi al giudice tributario quale motivazione di impugnazione dell’atto impositivo.
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