Source: http://www.legacyweb.it/eredita/
Timestamp: 2019-08-22 15:52:59+00:00
Document Index: 105472254

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 22', 'art. 456', 'art. 456', 'art. 1', 'art. 60']

Eredità -
Febbraio 6, 2019Blog / EreditàLa capacità di succedere Determinare il momento esatto della morte del de cuius è funzionale all’individuazione dei soggetti chiamati a succedere. Da qui il concetto di capacità a succedere: per legge, sono capaci a succedere tutti coloro che sono nati (vivi) e che siano ancora viventi al momento dell’apertura della successione. L’articolo 462 del codice civile, tuttavia, contiene alcune “eccezioni”: sono capaci a succedere anche “i concepiti” al tempo dell’apertura della successione e, in ipotesi di successione testamentaria, hanno capacità a succedere anche i figli di una determinata persona vivente al momento dell’apertura della successione, seppur non ancora concepiti (i c.d. concepturi). In ipotesi in cui due persone siano morte pressoché nello stesso momento e non vi sia possibilità di accertare quale delle due sia sopravvissuta, anche per un breve periodo, all’altra, si applica la c.d. “presunzione di commorienza”, ossia tutte si considerano morte nello stesso momento (cfr. art. 4 del c.c.). Un caso eclatante di superamento della presunzione di commorienza: il delitto Casati Stampa Un caso (anche criminologicamente) interessante di premorienza è quello noto alle cronache come “delitto Casati Stampa (o delitto di via Puccini)”: un efferato duplice omicidio/suicidio commesso nell’elegante quartiere romano dei Parioli, in via Puccini, la sera del 30 agosto 1970, in cui morirono Anna Fallarino (di anni 41) e il suo amante venticinquenne Massimo Minorenti, per mano di Camillo II Casati Stampa di Soncino (di anni 43), marito della Fallarino, poi suicidatosi. Camillo Casati Stampa apparteneva ad una famiglia di antica nobiltà, pare imparentata con la vera Monaca di Monza. Una successiva perizia medica stabilì che la moglie era morta sul colpo, al primo sparo di fucile da caccia calibro 12 che Camillo Casati Stampa aveva esploso contro di lei, premorendo al marito. Tra le proprietà del marchese Camillo Casati Stampa, oltre alla residenza di Roma e a Palazzo Stampa di via Soncino in Milano, vi erano le numerose residenze sparse nel milanese, tra cui Villa San Martino ad Arcore e l’immensa tenuta che la circonda, divenute poi di proprietà di Silvio Berlusconi attraverso una vicenda rocambolesca che ha visto anche il coinvolgimento di un giovane avvocato: Cesare Previti. Cesare Previti, infatti, “curava gli interessi” di Anna Maria Casati Stampa di Soncino, figlia di primo letto di Camillo, la ragazza che nel 1970 restò orfana all’improvviso e tragicamente, ereditando così tutto il patrimonio del casato, tra cui proprio Villa San Martino ad Arcore. Il luogo di apertura della successione Il luogo in cui si apre la successione non coincide con quello in cui è avvenuta la morte, bensì con quello in cui il de cuius aveva fissato l’ultimo domicilio, ossia il centro principale dei propri affari ed interessi. Tale luogo è funzionale principalmente alla corretta individuazione del Tribunale competente per le azioni ereditarie (cfr. art. 22 del c.p.c.) e per la tenuta del registro delle successioni, in cui vengono annotati gli atti e le dichiarazioni indicate dalla legge (cfr. artt. 52 e 53 disp. att. c.c.). Avv. Giovanni Cicchitelli...
Febbraio 6, 2019Blog / EreditàCome funziona in Europa Per agevolare la conoscenza delle differenti norme che regolano le successioni in Europa, il Consiglio dei Notariati d’Europa (CNUE), con il supporto della Commissione Europea, ha creato il sito www.successions-europe.eu nelle 23 lingue ufficiali dei 28 paesi membri dell’Unione europea. Nel sito sono presenti le informazioni necessarie per seguire e comprendere qualsiasi vicenda legata ad una successione, in qualsiasi paese europeo essa si svolga (cfr. https://www.notariato.it/it/famiglia/successioni). Il primo articolo del Codice Civile in tema di successioni a causa di morte: l’art. 456 c.c. In base alla lettera dell’art. 456 c.c., rubricato per l’appunto “Apertura della successione”, “La successione si apre al momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto”. Dal punto di vista della “topografia” del Codice civile, ci troviamo nel LIBRO SECONDO – Delle successioni – Titolo I – Disposizioni generali sulle successioni – Capo I – Dell’apertura della successione, della delazione e dell’acquisto dell’eredità. L’apertura della successione La locuzione “apertura della successione” sta ad indicare che un patrimonio/un’eredità, per effetto della morte di un dato soggetto, è rimasto/a privo/a di titolare, con la conseguenza del subingresso di altri soggetti nei rapporti, attivi e passivi, del de cuius successione agitur. Si è già detto in precedenza che l’etimo “patrimonio” deriva dall’unione dei lemmi latini pater = padre e munus = dovere, a voler significare plasticamente che esso è letteralmente il “dovere del padre” e pertanto, estensivamente, tale concetto va a coincidere con tutte le res (cose) che, appartenendo al padre, vengono conseguentemente lasciate ai figli, quando quest’ultimo passa a miglior vita. Il concetto giuridico di patrimonio, che va sostanzialmente a coincidere con quello di eredità ed è pertantouno dei termini chiave del fenomeno delle successioni mortis causa, indica il complesso dei rapporti giuridici (cioè disciplinati dal diritto) in capo ad un soggetto giuridico (che assume la denominazione di titolare), ed aventi per oggetto res(cose) idonee a soddisfare bisogni umani. Il concetto di morte rilevante ai fini successori Ai fini successori, la morte consiste nella “cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo” ex art. 1 L. 29 dicembre 1993, n. 578, cui viene equiparata la c.d. morte presunta, che il Tribunale competente può dichiarare allorché non si abbiano notizie di un soggetto da dieci anni (cfr. artt. 58 e ss. c.c., in special modo l’art. 60 c.c., che fissa termini diversi, cioè più brevi, in ipotesi particolari, tipo operazioni belliche, infortuni, ecc.). Avv. Giovanni Cicchitelli...
Dicembre 20, 2018Blog / EreditàL’etimo “patrimonio” deriva dall’unione dei lemmi latini pater = padre e munus = dovere, a voler significare plasticamente che esso è letteralmente il “dovere del padre” e pertanto, estensivamente, tale concetto va a coincidere con tutte le res (cose) che, appartenendo al padre, vengono conseguentemente lasciate ai figli quando quest’ultimo passa a miglior vita. Concetti che si sovrappongono Il concetto giuridico di patrimonio, che va sostanzialmente a coincidere con quello di eredità ed è pertanto uno dei termini chiave del fenomeno delle successioni mortis causa, indica il complesso dei rapporti giuridici (cioè disciplinati dal diritto) in capo ad un soggetto giuridico (che assume la denominazione di titolare) ed aventi per oggetto res (cose) idonee a soddisfare bisogni umani. Non tutti i patrimoni sono una fortuna I rapporti giuridici, tradizionalmente, si distinguono in attivi e passivi, a seconda che coincidano con la titolarità di situazioni giuridiche soggettive attive (come ad esempio il diritto soggettivo, tipo la proprietà) o situazioni giuridiche soggettive passive (come ad esempio l’obbligo di pagare un debito). Contrariamente alla comune accezione di patrimonio, il patrimonio giuridicamente inteso raggruppa tutti i rapporti giuridici, siano essi attivi che passivi, facenti capo ad un individuo, con l’ovvia conseguenza che, per esempio, si potranno avere patrimoni a composizione mista attiva e passiva e persino patrimoni solo passivi. Il beneficio di inventario Nel caso testé cennato, come si vedrà poi nel dettaglio, esiste un istituto (cioè un complesso di princìpi e di norme che regolano un certo aspetto e/o una certa materia), che serve a proteggere chi si trova al cospetto di un patrimonio interamente o parzialmente passivo, che è l’accettazione dell’eredità con “beneficio di inventario”, la quale ha la squisita finalità di evitare che i patrimoni del de cuius successione agitur (il soggetto di cui si sta effettuando la successione mortis causa, cioè il trapassato, detto per brevità semplicemente de cuius) e l’heres (l’erede) che gli deve subentrare si “confondano”. Spiegato in termini forse più comprensibili, l’istituto dell’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario ha la ratio (la finalità) di evitare che l’erede, lungi dall’avere un beneficio dalla successione, si trovi viceversa a dover onorare i debiti e a far fronte alle passività dell’eredità medesima col proprio patrimonio, sostanzialmente rimettendoci del suo. Avv. Giovanni Cicchitelli...