Source: https://www.tuttoambiente.it/sentenze-premium/rifiuti/?s_item=314450613369e0ee72d0da7f6fee773c
Timestamp: 2019-07-17 06:30:55+00:00
Document Index: 73824592

Matched Legal Cases: ['art. 256', 'sentenza ', 'art. 256', 'art. 183', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 616', 'sentenza ']

Cass. Pen. Sez. III 27/12/2018 n. 58302 - Rifiuti da demolizione utilizzati per riempire una cava: quali conseguenze? - Tuttoambiente.it
Rifiuti da demolizione utilizzati per riempire una cava: quali conseguenze?
n. 58302
In tema di rifiuti, il proprietario del terreno e committente dei lavori, nonché soggetto interessato al risultato finale, concorre nell'illecito realizzato dall’appaltatore dei lavori, consistente nella raccolta di rifiuti non pericolosi provenienti da demolizione edilizia ed utilizzo degli stessi unitamente alla terra per effettuare il riempimento della cava (configurando la fattispecie illecita di cui all’art. 256 del D.L.vo 152/2006. Inoltre, in tema di gestione dei rifiuti, grava sull'imputato la prova dell'esistenza dei requisiti del sottoprodotto, perché la disciplina sulle terre e rocce da scavo, contenuta nel DPR 120/2017, ha natura eccezionale e derogatoria rispetto a quella ordinaria di cui al citato D.L.vo 152/2006 (nella specie, è stato accertato che il committente, proprietario dei terreni, aveva incaricato il legale rappresentante della società esecutrice dei lavori di abbassare le sponde del laghetto che si trovava nel terreno di sua proprietà; che il medesimo legala rappresentante, previa regolare autorizzazione, aveva proceduto allo scavo per addivenire all'armonizzazione delle quote dei due terreni; che sul terreno del committente non era stata mai coltivata alcuna cava e che, anzi, il terreno asportato dalle sponde era stato utilizzato per livellare l'area circostante e creare un piano inclinato evitando la formazione di uno scalino; che, per riempire e risistemare le sponde, dopo che le stesse erano state scavate, erano stati utilizzati anche rifiuti speciali non pericolosi provenienti da demolizione edilizia quali mattoni, tegole, laterizi, etc.).
1.Con sentenza in data 2.11.2015, il Tribunale d'Asti, per quanto qui d'interesse, ha condannato con le attenuanti generiche B.G. e B.G. alla pena di C 2.000,00 di ammenda ciascuno, oltre spese, doppi benefici di legge, per il reato del capo D), art. 256, comma 1, lett. a), d. Lgs. 152/2006, perché B., in qualità di legale rappresentante della società esecutrice dei lavori, e B., in qualità di proprietario dei terreni, avevano effettuato l'attività di raccolta di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da demolizioni ed avevano utilizzato gli stessi unitamente alla terra per effettuare il riempimento della cava di cui al capo A), in C. il 30.7.2012.
Con il primo motivo deduce l'inosservanza e/o comunque l'erronea applicazione della legge penale relativamente alla qualificazione dei materiali del reato di cui al capo D) come sottoprodotti e non come rifiuti.
Con il secondo motivo denuncia la mancanza e/o contraddittorietà e/o manifesta illogicità della motivazione in relazione alla responsabilità, perché il Giudice s'era limitato a riportare la definizione di smaltimento di rifiuti di cui all'art. 183 d. Igs. 152/2006, senza esaminare la questione preliminare dell'applicazione dei materiali ai rifiuti, ai sottoprodotti o ai materiali riutilizzabili; inoltre, aveva fatto riferimento allo smaltimento dei rifiuti allorché il capo d'imputazione aveva avuto ad oggetto la raccolta di rifiuti non pericolosi.
Con il terzo, quarto e quinto motivo reitera le eccezioni di B..
4.Per B.G. questo Collegio deve pronunciare una sentenza di annullamento senza rinvio della sentenza impugnata per sopravvenuto decesso dell'imputato come da certificato pervenuto in cancelleria in 7.5.2018.
Per B.G., i motivi di merito sono manifestamente infondati perché il Giudice ha accertato, all'esito dell'istruttoria dibattimentale, e con ragionamento non manifestamente illogico o contraddittorio, a) che il B.aveva incaricato il B.di abbassare le sponde del laghetto che si trovava nel terreno di sua proprietà; b) che il B., previa regolare autorizzazione, aveva proceduto allo scavo per addivenire all'armonizzazione delle quote dei due terreni; c) che sul terreno del B.non era stata mai coltivata alcuna cava e che, anzi, il terreno asportato dalle sponde era stato utilizzato per livellare l'area circostante e creare un piano inclinato evitando la formazione di uno scalino; d) che, per riempire e risistemare le sponde, dopo che le stesse erano state scavate, erano stati utilizzati anche rifiuti speciali non pericolosi provenienti da demolizione edilizia (mattoni, tegole, laterizi, etc.).
Orbene, il B.è stato il committente dei lavori nonché il soggetto interessato al risultato finale, quindi certamente concorrente nell'illecito del B., illecito consistente nella raccolta di rifiuti non pericolosi provenienti da demolizione edilizia. Il B.ha contestato l'uso dell'avverbio "evidentemente" che ha supportato la prova logica. Sennonché, una volta trovati gli scarti da lavorazione edile, per i quali il teste della Forestale aveva affermato che non c'erano elementi da cui desumere che fossero lì da tempo, come ad esempio la stratificazione, è ragionevole ritenere che fossero stati preventivamente raccolti e portati in loco. Il ricorrente non ha offerto una spiegazione alternativa idonea a scardinare l'indicata prova logica.
Sulla base delle considerazioni che precedono, la Corte ritiene pertanto che il ricorso del B.debba essere dichiarato inammissibile, con conseguente onere per il ricorrente, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., di sostenere le spese del procedimento. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza "versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", si dispone che il ricorrente versi la somma, determinata in via equitativa, di euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.