Source: https://www.laleggepertutti.it/283705_assegno-divorzio-e-convivenza-ultime-sentenze
Timestamp: 2019-07-17 14:15:15+00:00
Document Index: 8317482

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 156', 'art. 5', 'art. 10']

Assegno divorzio e convivenza: ultime sentenze
> L’esperto Pubblicato il 5 Maggio 2019
Assegno divorzile; nuova famiglia di fatto; rapporto di convivenza; tenore di vita; matrimonio; separazione; divorzio; onere probatorio dell’ex coniuge.
Il giudice, chiamato a decidere sull’attribuzione dell’assegno di divorzile, deve effettuare un esame comparativo della situazione reddituale e patrimoniale attuale del richiedente con la situazione della famiglia al momento della cessazione della convivenza. L’ex coniuge beneficiario dell’assegno divorzile che costituisce una nuova famiglia perde definitivamente l’assegno di divorzio, a meno che la nuova convivenza non si traduca in una famiglia di fatto vera e propria.
1 Nuova famiglia di fatto e perdita dell’assegno divorzile
2 Perdita dei presupposti per la riconoscibilità dell’assegno divorzile
3 Attribuzione dell’assegno di divorzio e valutazione di adeguatezza
4 Qual è la funzione dell’assegno divorzile?
5 Tenore di vita in costanza del matrimonio e dopo la rottura della convivenza coniugale
6 Assegno divorzile: onere probatorio dell’ex coniuge
7 Rapporto di convivenza e assegno divorzile
8 La determinazione dell’assegno divorzile
9 Separazione personale: presuppone la permanenza del vincolo coniugale
10 Determinazione dell’assegno di separazione e di divorzio: differenze
Nuova famiglia di fatto e perdita dell’assegno divorzile
La costituzione di una nuova famiglia di fatto da parte dell’ex coniuge beneficiario dell’assegno divorzile determina la perdita definitiva dell’assegno. Si tratta di un automatismo e non occorre la prova della modificazione in meglio della condizione economica del coniuge cui veniva versato l’assegno a seguito dell’intervenuto divorzio. La Cassazione ribadendo ormai un indirizzo consolidato ha così annullato la sentenza che aveva ritenuto non cessato del tutto l’assegno divorzile per la convivenza more uxorio del beneficiario. Per la Corte non bisogna effettuare comparazioni del risultato economico della convivenza con il reddito dell’obbligato al versamento, in quanto la convivenza more uxorio, quindi stabile, fa cessare automaticamente il diritto all’assegno divorzile.
Cassazione civile sez. I, 28/02/2019, n.5974
Perdita dei presupposti per la riconoscibilità dell’assegno divorzile
Attribuzione dell’assegno di divorzio e valutazione di adeguatezza
In tema di scioglimento del matrimonio e nella disciplina dettata dall’art. 5, legge 1 dicembre 1970 n. 898, come modificato dall’art. 10, l. 6 marzo 1987 n. 74, il giudice, chiamato a decidere sull’attribuzione dell’assegno di divorzio, è tenuto a verificare l’esistenza del diritto in astratto, in relazione all’inadeguatezza – all’atto della decisione – dei mezzi o all’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, o che poteva legittimamente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio, fissate al momento del divorzio; dunque, è la nozione di adeguatezza a postulare un esame comparativo della situazione reddituale e patrimoniale attuale del richiedente con quella della famiglia all’epoca della cessazione della convivenza, che tenga altresì conto dei miglioramenti della condizione finanziaria dell’onerato, anche se successivi alla cessazione della convivenza, i quali costituiscano sviluppi naturali e prevedibili dell’attività svolta durante il matrimonio.
Corte appello Venezia, 26/10/2018, n.2954
Tenore di vita in costanza del matrimonio e dopo la rottura della convivenza coniugale
Considerato che il marito non ha mai fornito una idonea spiegazione della cessione delle quote della S.R.L. al padre poco dopo la separazione, deve ritenersi che tale trasferimento sia stato solo formale; che, durante il coniugio (durato circa quattordici anni), il nucleo ha potuto usufruire di un elevato tenore di vita consentito dalle sole entrate del marito, atteso che la moglie, già occupata prima del matrimonio, dopo si è occupata solo della famiglia e dei figli, potendo comunque contare su una disponibilità di spesa che fino all’anno prima della separazione superava la somma di euro 3.000,00 mensili; né può essere dato rilievo alla circostanza che, dopo la separazione, la medesima non abbia ripreso l’attività lavorativa, considerato che nella separazione, diversamente dal divorzio, sono tutelati per quanto possibile gli effetti del matrimonio ed il regime di vita precedente la rottura della convivenza coniugale.
Pertanto, è avviso della Corte che, ferma l’attribuzione del diritto, l’importo stabilito dal giudice di primo grado non solo non debba essere diminuito ma, al contrario, debba essere aumentato, sia pure non nella misura richiesta.
Corte appello Roma, 29/05/2018, n.3615
Assegno divorzile: onere probatorio dell’ex coniuge
Posto che l’assegno divorzile compete esclusivamente all’ex coniuge che abbia provato di non disporre, per ragioni obiettive, di mezzi adeguati per conseguire l’autosufficienza economica, tale onere probatorio non è assolto dal mero richiamo alle difficoltà del mercato del lavoro, specie allorquando è intercorso un significativo periodo di tempo tra la separazione e il divorzio, dovendo invece attribuirsi rilevanza alle potenzialità lavorative del richiedente, desumibili dal titolo di studio e dalle esperienze lavorative (nella specie, il divorzio era stato introdotto oltre nove anni dopo la separazione giudiziale, seguita a poco più di un anno di convivenza; anche in quella sede alla moglie, architetto, non era stato riconosciuto l’assegno ex art. 156 c.c.; in sede divorzile è stato accertato che ella dispone, tra l’altro, dell’abitazione e di uno studio professionale, da cui ricava un reddito, per quanto non adeguato; da qui il diniego dell’assegno divorzile, sul rilievo che il mancato conseguimento dell’autosufficienza, dopo un così lungo periodo di tempo, non essendo state né dedotte né provate ragioni specifiche, è espressione di inerzia colpevole della richiedente medesima).
Tribunale S.Maria Capua V. sez. I, 13/12/2017, n.3766
Rapporto di convivenza e assegno divorzile
Il rapporto di convivenza, ove non si traduca in una vera e propria famiglia di fatto, basata su un progetto e modello di vita comuni e caratterizzata da stabilità e continuità, non fa venir meno il diritto all’assegno di divorzio. L’onere della prova dell’instaurazione, da parte del coniuge beneficiario, di un nuovo rapporto familiare che assuma i suddetti connotati, come fatto estintivo del diritto all’assegno, grava sul coniuge onerato.
Cassazione civile sez. VI, 23/10/2017, n.25074
In tema di divorzio, la determinazione dell’assegno divorzile ai sensi dell’art. 5 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, modificato dall’art. 10 della legge 6 marzo 1987 n. 74, è comunque indipendente dalle statuizioni patrimoniali operanti, per accordo tra le parti e in virtù di decisione giudiziale, in vigenza di separazione dei coniugi, poiché, data la diversità delle discipline sostanziali, della natura, struttura e finalità dei relativi trattamenti, correlate e diversificate situazioni, e delle rispettive decisioni giudiziali, l’assegno divorzile, presupponendo lo scioglimento del matrimonio, prescinde dagli obblighi di mantenimento e di alimenti, operanti nel regime di convivenza e di separazione, e costituisce effetto diretto della pronuncia di divorzio, con la conseguenza che l’assetto economico relativo alla separazione può rappresentare mero indice di riferimento nella misura in cui appaia idoneo a fornire utili elementi di valutazione.
Tribunale Modena sez. II, 20/09/2017, n.1634
Separazione personale: presuppone la permanenza del vincolo coniugale
Determinazione dell’assegno di separazione e di divorzio: differenze
La determinazione dell’assegno divorzile è indipendente dalle statuizioni patrimoniali operate in vigenza di separazione, data la diversità delle discipline sostanziali e della natura, struttura e finalità dei relativi assegni, dal momento che quello divorzile, presupponendo la dichiarazione della scioglimento del vincolo, prescinde dagli obblighi di mantenimento operanti nel regime di convivenza e separazione; pertanto la quantificazione del secondo non è vincolata dal primo.
Corte appello Brescia sez. I, 22/03/2017, n.427