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Timestamp: 2018-09-22 02:52:57+00:00
Document Index: 80207146

Matched Legal Cases: ['art. 189', 'art. 187', 'art. 188', 'art. 187', 'art. 183', 'art. 183', 'art. 189', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 189', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 185', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2932', 'art. 184', 'art. 292', 'art. 184', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 189 codice di procedura civile - Rimessione al collegio - Brocardi.it
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Articolo 189 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 189 Codice di procedura civile
Il giudice istruttore, quando rimette la causa al collegio (1), a norma dei primi tre commi dell'articolo 187 o dell'articolo 188, invita le parti a precisare davanti a lui le conclusioni che intendono sottoporre al collegio stesso, nei limiti di quelle formulate negli atti introduttivi o a norma dell'articolo 183 (2). Le conclusioni di merito debbono essere interamente formulate anche nei casi previsti dall'articolo 187, secondo e terzo comma (3) (4).
(1) La rimessione al collegio va semplicemente tradotta con il passaggio della causa nella fase decisoria: è indifferente che essa sia attribuita al tribunale in composizione monocratica (in tal caso il giudice istruttore trattiene la causa presso di sé) o collegiale.
(2) La precisazione delle conclusioni si svolge in occasione di un'udienza appositamente fissata dal giudice istruttore: in tale momento le parte formulano in maniera definitiva le rispettive conclusioni, ossia le diverse istanze (di merito, istruttorie laddove non già ammesse, sulle spese di lite, ...), tenendo in considerazione tutti gli elementi emersi nel corso della fase di raccolta delle prove. Le conclusioni vengono verbalizzate ed inserite nel verbale d'udienza o redatte su un foglio separato che viene allegato al verbale (nella prassi, i giudici gradiscono questa opzione perché li agevola nella redazione della sentenza).
(3) La mancata precisazione delle conclusioni non comporta alcuna diretta conseguenza, in quanto la giurisprudenza presume che la parte abbia voluto far riferimento alle domande o eccezioni formulate precedentemente nei suoi atti di causa.
Se, invece, le conclusioni sono precisate dalla parte, ma alcune domande, eccezioni o istanze non vengono da essa riproposte, tale omissione fa presumere, secondo parte della giurisprudenza, la rinuncia o l'abbandono delle stesse. Secondo altra parte della giurisprudenza, invece, l'omissione evidenziata non è sufficiente a creare una presunzione di rinuncia.
(4) Comma così sostituito dalla l. 26 novembre 1990, n. 353, in vigore dal 30 aprile 1995.
Il comma previgente recitava: "Il giudice istruttore, quando rimette la causa al collegio, a norma dei primi tre commi dell'art. 187 o dell'art. 188, invita le parti a precisare davanti a lui le conclusioni che intendono sottoporre al collegio stesso, e a indicare le eventuali modificazioni che ritengono di dover apportare alle conclusioni già prese. Le conclusioni di merito debbono essere interamente formulate anche nei casi dell'art. 187, secondo e terzo comma".
La definizione del thema decidendum non avviene al momento della precisazione delle conclusioni, bensì è anticipata alla prima udienza di trattazione (art. 183 del c.p.c.) e alle memorie autorizzate ai sensi dell'art. 183, sesto comma, c.p.c.
Massime relative all'art. 189 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 23147/2013
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 23147 del 11 ottobre 2013)
Cass. civ. n. 13163/2013
(Cassazione civile, Sez. VI-1, sentenza n. 13163 del 27 maggio 2013)
Cass. civ. n. 2093/2013
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 2093 del 29 gennaio 2013)
Cass. civ. n. 22618/2012
L'omissione dell'invito alla precisazione delle conclusioni integra una semplice irregolarità, che non invalida l'ulteriore fase del giudizio, poiché tale invito non è prescritto a pena di nullità e la sua mancanza non importa una lesione del principio del contraddittorio, non impedendo ai contendenti di precisare, ed eventualmente modificare, le rispettive conclusioni prima della spedizione della causa al collegio. (Principio enunciato riguardo a un giudizio di rinvio soggetto al rito anteriore alla legge n. 353 del 1990).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 22618 del 11 dicembre 2012)
Cass. civ. n. 6350/2010
La formula "somma maggiore o minore ritenuta dovuta" o altra equivalente, che accompagna le conclusioni con cui una parte chiede la condanna al pagamento di un certo importo, non può essere considerata, di per sé, come una clausola meramente di stile quando vi sia una ragionevole incertezza sull'ammontare del danno effettivamente da liquidarsi; ove, invece, l'ammontare dell'importo preteso sia risultato, all'esito dell'istruttoria compiuta anche tramite consulenza tecnica d'ufficio, maggiore di quello originariamente chiesto e la parte, nelle conclusioni rassegnate, si sia limitata a richiamare quelle originarie contenenti la menzionata formula, tale principio non può valere, perché l'omessa indicazione del maggiore importo accertato evidenzia la natura meramente di stile della formula utilizzata.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 6350 del 16 marzo 2010)
Cass. civ. n. 25157/2008
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 25157 del 14 ottobre 2008)
Cass. civ. n. 14104/2008
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 14104 del 28 maggio 2008)
Cass. civ. n. 17977/2007
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 17977 del 24 agosto 2007)
Cass. civ. n. 5215/2007
Una volta che la causa sia stata trattenuta in decisione, la rimessione sul ruolo istruttorio non può far rivivere una domanda alla quale la parte abbia, espressamente o implicitamente, rinunciato. Pertanto, l'inclusione della domanda rinunciata tra le conclusioni definitive successivamente alla predetta rimessione sul ruolo integra gli estremi della formulazione di una domanda nuova, la quale come tale va considerata, alla luce della disciplina ratione temporis applicabile.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 5215 del 7 marzo 2007)
Cass. civ. n. 24041/2006
Posto che la rimessione della causa al collegio, da parte del giudice istruttore, non è condizionata dalla fissazione di un'udienza destinata preventivamente alla precisazione delle conclusioni, la relativa omissione integra una semplice irregolarità, che non invalida l'ulteriore fase del giudizio, giacché tale invito non è prescritto a pena di nullità e la sua mancanza non importa, di regola, alcuna lesione del principio del contraddittorio, non impedendo ai contendenti di precisare, ed eventualmente modificare, le rispettive conclusioni prima della spedizione della causa al collegio.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 24041 del 10 novembre 2006)
Cass. civ. n. 14964/2006
La omessa riproduzione nelle conclusioni definitive di cui all'art. 189 c.p.c., di una delle domande proposte con l'atto di citazione implica soltanto una mera presunzione di abbandono della stessa, sicché il giudice di merito, al quale spetta il compito di interpretare la volontà della parte, è tenuto ad accertare se, malgrado la materiale omissione, sussistano elementi sufficienti — ricavabili dalla complessiva condotta processuale o dalla stretta connessione della domanda non riproposta con quelle esplicitamente reiterate — per ritenere che la parte abbia inteso insistere nella domanda pretermessa in dette conclusioni. Tale presunzione deve ritenersi peraltro inoperante se, su invito del giudice, le parti abbiano precisato le conclusioni in ordine ad una questione preliminare di merito o pregiudiziale di rito.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 14964 del 28 giugno 2006)
Cass. civ. n. 409/2006
Nell'ipotesi in cui il procuratore della parte non si presenti all'udienza di precisazione delle conclusioni o, presentandosi, non le precisi o le precisi in modo generico, vale la presunzione che la parte abbia voluto tenere ferme le conclusioni precedentemente formulate, e a nulla rileva che, nella comparsa conclusionale, non siano tutte riproposte, non potendosi desumere dalla suddetta comparsa — per la sua funzione meramente illustrativa — alcuna volontà di rinuncia o abbandono delle conclusioni non riproposte.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 409 del 12 gennaio 2006)
Cass. civ. n. 13202/2005
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 13202 del 20 giugno 2005)
Cass. civ. n. 10569/2004
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10569 del 3 giugno 2004)
Cass. civ. n. 9465/2004
L'omessa riproposizione, nella udienza di precisazione delle conclusioni, di una domanda formulata nel corso del giudizio implica una presunzione di abbandono della istanza non riproposta che, fondandosi sulla interpretazione della volontà delle parti, può essere vinta solo da specifici elementi sintomatici di una contraria volontà. Ne consegue che il giudice di merito che espressamente consideri abbandonata una domanda non riproposta in sede di precisazione delle conclusioni può solo limitarsi, nella motivazione, ad evidenziare che la domanda non è stata riprodotta quando non vi siano elementi dai quali possa desumersi una contraria volontà della parte. L'accertamento compiuto al riguardo dal giudice di merito è incensurabile in sede di legittimità se sorretto da congrua e logica motivazione.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 9465 del 19 maggio 2004)
Cass. civ. n. 12482/2002
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12482 del 26 agosto 2002)
Cass. civ. n. 3322/2002
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3322 del 7 marzo 2002)
Cass. civ. n. 12954/2000
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12954 del 29 settembre 2000)
Cass. civ. n. 10027/1998
La omessa precisazione delle conclusioni della parte in udienza non produce altro effetto che quello di far ritenere richiamate le conclusioni formulate in precedenza.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10027 del 9 ottobre 1998)
Cass. civ. n. 839/1998
La rimessione della causa al collegio da parte del giudice istruttore costituisce limite temporale entro il quale la parte ha facoltà di produrre nuovi documenti (art. 185 c.p.c. e 87 att. c.p.c.), con la conseguenza che i documenti prodotti successivamente non possono essere utilizzati ai fini del decidere pure se attengono a questioni rilevabili d'ufficio da parte del giudice in ogni stato e grado del processo.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 839 del 28 gennaio 1998)
Cass. civ. n. 6623/1997
Non incorre in alcuna violazione di norma processuale il giudice che, investito di tutta la causa ai sensi degli artt. 187, comma secondo e terzo e 189 c.p.c., ed in mancanza di istanze istruttorie, abbia ritenuto, una volta superate le questioni pregiudiziali, di dover esaurire l'intero thema decidendum e quindi di dover pronunziare anche nel merito senza disporre la prosecuzione del giudizio per consentire alle parti di proporre gli eventuali incombenti inerenti allo stesso merito.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6623 del 18 luglio 1997)
Cass. civ. n. 8958/1996
Poiché spetta al giudice istruttore, nel rimettere le parti al collegio, fissare l'udienza di discussione davanti a questo, si deve riconoscere allo stesso giudice la facoltà di proporre, in caso di rinvio all'udienza di discussione, la data dell'udienza successiva, nel fissare la quale (per prassi comunemente accettata negli uffici giudiziari e giustificata dall'esigenza di un'equilibrata formazione dei ruoli) si tiene conto degli impegni già assunti dal giudice relatore e di quelli ai quali egli è ordinariamente soggetto nel quadro dell'organizzazione dell'ufficio. Pertanto, ai fini del giudizio sulla liceità disciplinare del comportamento del magistrato, tale indicazione (che, pur non essendo vincolante per il collegio, è sicuramente opportuna) non può in alcun caso considerarsi espressione di un intento prevaricatorio nei riguardi del presidente di udienza, ove questi, con il consenso del terzo membro del collegio, aderisca alla proposta del relatore ed il rinvio venga disposto per l'udienza del medesimo indicata; a nulla rilevando, peraltro, che la data del rinvio venga dettata direttamente dal relatore stesso al cancelliere, o per il tramite del presidente.
(Cassazione civile, Sez. Unite, sentenza n. 8958 del 14 ottobre 1996)
Cass. civ. n. 2993/1996
Nel caso di mutamento della domanda nel corso dell'udienza di precisazione delle conclusioni (nella specie, domanda di pagamento del valore venale del terreno occupato, a titolo di risarcimento del danno da «accessione invertita», in luogo di quella di opposizione alla stima dell'indennità di espropriazione proposta nell'atto introduttivo del giudizio), la controparte, qualora intenda evitare l'accettazione implicita del contraddittorio, deve eccepire la preclusione nella udienza medesima, essendo irrilevante un'eccezione formulata successivamente nella comparsa conclusionale o, addirittura, nelle successive fasi del giudizio. (Nell'ipotesi il descritto mutamento della domanda, in mancanza di tempestivo rifiuto di accettazione del contraddittorio sulla stessa, è stato ritenuto sufficiente dalla S.C. a radicare la competenza del tribunale, originariamente adito con l'indicata domanda di opposizione alla stima).
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2993 del 1 aprile 1996)
Cass. civ. n. 1164/1995
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1164 del 1 febbraio 1995)
Cass. civ. n. 10268/1994
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 10268 del 1 dicembre 1994)
Cass. civ. n. 1655/1994
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 1655 del 21 febbraio 1994)
Cass. civ. n. 12012/1992
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 12012 del 6 novembre 1992)
Cass. civ. n. 8288/1992
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 8288 del 7 luglio 1992)
Cass. civ. n. 890/1992
La rimessione della causa al collegio, disposta dal giudice istruttore, nella prima udienza o in altra successiva, in assenza di una parte costituita, dopo avere invitate le parti presenti a precisare le conclusioni, non è causa di nullità della sentenza se non abbia in concreto pregiudicato il diritto di difesa della parte assente, privandola della possibilità concreta di ampliare il thema decidendum o di opporre eccezioni in senso proprio o in ordine alla competenza.
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 890 del 29 gennaio 1992)
Nel caso in cui l'attore, dopo aver domandato con l'atto introduttivo del giudizio una sentenza costitutiva ai sensi dell'art. 2932 c.c. sulla base di un contratto da lui qualificato come preliminare di vendita immobiliare, formuli nelle conclusioni definitive di primo grado la richiesta di una pronuncia dichiarativa dell'avvenuto trasferimento della proprietà del medesimo immobile oggetto del contratto, qualificato come contratto definitivo di compravendita, è configurabile non una mutatio, ma una semplice emendatio libelli, poiché il thema decidendum resta circoscritto all'accertamento dell'esistenza di uno strumento giuridico idoneo al trasferimento della proprietà, restando così identico nella sostanza il bene effettivamente chiesto e identica la causa petendi costituita dal contratto, del quale viene prospettata, rispetto alla domanda originaria, soltanto una diversa qualificazione giuridica. Tale emendatio, consentita dall'art. 184 c.p.c. fino all'udienza di precisazione delle conclusioni, non trova ostacolo nel fatto che il convenuto sia rimasto contumace e che non gli sia stata notificata l'avvenuta modificazione della domanda, giacché l'art. 292 c.p.c. prescrive che al contumace debbano essere notificate con una apposita comparsa le domande nuove e non anche quelle che costituiscono la semplice precisazione o modificazione, consentita ex art. 184, delle domande originariamente proposte e debitamente notificate.
Cass. civ. n. 8038/1990
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 8038 del 8 agosto 1990)
Cass. civ. n. 72/1987
Per evitare l'accettazione del contraddittorio, con riguardo a domanda tardivamente avanzata in primo grado solo con la precisazione delle conclusioni, l'inammissibilità della domanda medesima deve essere eccepita nella stessa sede, non anche con la comparsa conclusionale, la quale ha la sola funzione di illustrare le domande ed eccezioni già proposte.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 72 del 9 gennaio 1987)
Cass. civ. n. 3364/1985
Le conclusioni definitive possono essere contenute in un foglio separato dal processo verbale ed a questo allegato, né è necessario che tale foglio sia sottoscritto dal giudice o dal cancelliere, essendo sufficiente che della circostanza si dia atto nel verbale di udienza, il quale fa piena prova di quanto il pubblico ufficiale attesta essere avvenuto in sua presenza.
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 3364 del 6 giugno 1985)
Cass. civ. n. 7166/1983
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 7166 del 29 novembre 1983)
Cass. civ. n. 5447/1983
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 5447 del 20 agosto 1983)
Cass. civ. n. 6313/1980
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 6313 del 3 dicembre 1980)
Cass. civ. n. 948/1980
(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 948 del 11 febbraio 1980)