Source: https://ecolia.it/leggi-amianto/
Timestamp: 2019-05-26 11:24:44+00:00
Document Index: 63738900

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 34', 'art. 11', 'art. 35', 'art. 36', 'art. 483']

Le leggi - Ecolia
Leggi riportate
La quantità di leggi riguardanti l’amianto è davvero considerevole. Per tale motivo nel seguito abbiamo riportato solo gli articoli che riteniamo di maggiore interesse per il comune cittadino. Tali articoli regolamentano aspetti pratici di chi, negli ambienti di vita domestica e lavorativa, è interessato dall’amianto.
“Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”
La presente legge concerne l’estrazione, l’importazione, la lavorazione, l’utilizzazione, la commercializzazione, il trattamento e lo smaltimento, nel territorio nazionale, nonché l’esportazione dell’amianto e dei prodotti che lo contengono e detta norme per la dismissione dalla produzione e dal commercio, per la cessazione dell’estrazione, dell’importazione, dell’esportazione e dell’utilizzazione dell’amianto e dei prodotti che lo contengono, per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento da amianto, per la ricerca finalizzata alla individuazione di materiali sostitutivi e alla riconversione produttiva e per il controllo sull’inquinamento da amianto.
A decorrere da trecentosessantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge sono vietate l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto, o di prodotti contenenti amianto [omissis].
c) rifiuti di amianto: i materiali di scarto delle attività estrattive di amianto, i detriti e le scorie delle lavorazioni che utilizzano amianto, anche provenienti dalle operazioni di decoibentazione nonché qualsiasi sostanza o qualsiasi oggetto contenente che abbia perso la sua destinazione d’uso e che possa disperdere fibre di amianto nell’ambiente [omissis].
Capo III Tutela dell’ambiente e della salute
Articolo 10 – Piani regionali e delle province autonome
Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano, entro centottanta giorni dalla data di emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all’articolo 6, comma 5, piani di protezione dell’ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto.
I piani di cui al comma 1 prevedono tra l’altro:
Articolo 12 – Rimozione dell’amianto e tutela dell’ambiente
Qualora non si possa ricorrere a tecniche di fissaggio, e solo nei casi in cui i risultati del processo diagnostico la rendano necessaria, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano dispongono la rimozione dei materiali contenenti amianto, sia floccato che in matrice friabile. Il costo delle operazioni di rimozione è a carico dei proprietari degli immobili.
Le imprese che operano per lo smaltimento e la rimozione dell’amianto e per la bonifica delle aree interessate debbono iscriversi a una speciale sezione dell’albo [omissis].
Presso le unità sanitarie locali è istituito un registro nel quale è indicata la localizzazione dell’amianto floccato o in matrice friabile presente negli edifici. I proprietari degli immobili devono comunicare alle unità sanitarie locali i dati relativi alla presenza dei materiali di cui al presente comma. Le imprese incaricate di eseguire lavori di manutenzione negli edifici sono tenute ad acquisire, presso le unità sanitarie locali, le informazioni necessarie per l’adozione di misure cautelative per gli addetti [omissis].
I rifiuti di amianto sono classificati tra i rifiuti speciali, tossici e nocivi, [omissis], in base alle caratteristiche fisiche che ne determinano la pericolosità, come la friabilità e la densità.
La mancata adozione delle misure idonee a garantire il rispetto dei valori limite di cui all’articolo 3 (n.d.a.: luoghi di lavoro e bonifica), nonché l’inosservanza del divieto di cui al comma 2 dell’articolo 1 (n.d.a.: estrazione, importazione,…), sono punite con l’ammenda da lire 10 milioni (5.164,56 €) a lire 50 milioni (25.822,84 €).
Per l’inosservanza degli obblighi concernenti l’adozione delle misure di sicurezza previste dai decreti emanati ai sensi dell’articolo 6, commi 3 (n.d.a.: DM 06/09/94) e 4 (n.d.a.: disciplinari tecnici per gli interventi di bonifica trasporto e il deposito, trattamento, l’imballaggio e la ricopertura), si applica la sanzione amministrativa da lire 7 milioni (3.615,20 €) a lire 35 milioni (18.075,99 €).
A chiunque operi nelle attività di smaltimento, rimozione e bonifica senza il rispetto delle condizioni di cui all’articolo 12, comma 4, (n.d.a.: iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali) si applica la sanzione amministrativa da lire 5 milioni (2.582,28 €) a lire 30 milioni (15.493.70 €).
Per l’inosservanza degli obblighi di informazione derivanti dall’articolo 9, comma 1 (n.d.a.: comunicazione annuale), e dall’articolo 12, comma 5 (n.d.a.: i proprietari comunicano presenza di amianto friabile negli edifici), si applica la sanzione amministrativa da lire 5 milioni (2.582,28 €) a lire 10 milioni (5.164,56 €).
Alla terza irrogazione di sanzioni previste dal presente articolo, il Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato dispone la cessazione delle attività delle imprese interessate.
Decreti attuativi della legge di riferimento
Allegato – Normative e metodologie tecniche per la valutazione del rischio, il controllo, la manutenzione e la bonifica di materiali contenenti amianto presenti nelle strutture edilizie.
una miscellanea di altri materiali comprendente, in particolare, pannelli ad alta densità (cemento-amianto), pannelli a bassa densità (cartoni) e prodotti tessili. I materiali in cemento-amianto, soprattutto sotto forma di lastre di copertura, sono quelli maggiormente diffusi.
La potenziale pericolosità dei materiali di amianto dipende dall’eventualità che siano rilasciate fibre aerodisperse nell’ambiente che possono venire inalate dagli occupanti. Il criterio più importante da valutare in tal senso è rappresentato dalla friabilità dei materiali: si definiscono friabili i materiali che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere mediante la semplice pressione delle dita. I materiali friabili possono liberare fibre spontaneamente per la scarsa coesione interna (soprattutto se sottoposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni di acqua) e possono essere facilmente danneggiati nel corso di interventi di manutenzione o da parte degli occupanti dell’edificio, se sono collocati in aree accessibili.
TABELLA 1 – Principali tipi di materiali contenenti amianto e loro approssimativo potenziale di rilascio delle fibre
Ricoprimenti a spruzzo e rivestimenti isolanti Fino all’85% circa di amianto Spesso anfiboli (amosite, crocidolite) prevalentemente amosite spruzzata su strutture portanti di acciaio o su altre superfici come isolante termo-acustico Elevata
Prodotti bituminosi, mattonelle di vinile con intercapedini di carta di amianto, mattonelle e pavimenti vinilici, PVC e plastiche rinforzate ricoprimenti e vernici, mastici, sigillanti, stucchi adesivi contenenti amianto Dallo 0,5 al 2% per mastici, sigillanti, adesivi, al 10-25% per pavimenti e mattonelle vinilici Improbabile rilascio di fibre durante l’uso normale. Possibilità di rilascio di fibre se tagliati, abrasi o perforati
La presenza di materiali contenenti amianto in un edificio non comporta di per sé un pericolo per la salute degli occupanti. Se il materiale è in buone condizioni e non viene manomesso, è estremamente improbabile che esista un pericolo apprezzabile di rilascio di fibre di amianto. Se invece il materiale viene danneggiato per interventi di manutenzione o per vandalismo, si verifica un rilascio di fibre che costituisce un rischio potenziale. Analogamente se il materiale è in cattive condizioni, o se è altamente friabile, le vibrazioni dell’edificio, i movimenti di persone o macchine, le correnti d’aria possono causare il distacco di fibre legate debolmente al resto del materiale.
non esposizione degli occupanti in quanto l’amianto si trova in aree non occupate dell’edificio.
materiali in buone condizioni esposti a fattori di deterioramento (vibrazioni, correnti d’aria, ecc.).
materiali a vista o comunque non confinati, in aree occupate dell’edificio, che si presentino:
deteriorati per effetto di fattori esterni (vibrazioni, infiltrazioni d’acqua, correnti d’aria, ecc.), deteriorati per degrado spontaneo;
restauro dei materiali: l’amianto viene lasciato in sede senza effettuare alcun intervento di bonifica vera e propria, ma limitandosi a riparare le zone danneggiate e/o ad eliminare le cause potenziali del danneggiamento (modifica del sistema di ventilazione in presenza di correnti d’aria che erodono il rivestimento, riparazione delle perdite di acqua, eliminazione delle fonti di vibrazioni, interventi atti ad evitare il danneggiamento da parte degli occupanti). È applicabile per materiali in buone condizioni che presentino zone di danneggiamento di scarsa estensione (inferiori al 10% della superficie di amianto presente nell’area interessata). È il provvedimento di elezione per rivestimenti di tubi e caldaie o per materiali poco friabili di tipo cementizio, che presentino danni circoscritti. Nel caso di materiali friabili è applicabile se la superficie integra presenta sufficiente coesione da non determinare un rilascio spontaneo di fibre;
intervento di bonifica mediante rimozione, incapsulamento o confinamento dell’amianto. La bonifica può riguardare l’intera installazione o essere circoscritta alle aree dell’edificio o alle zone dell’installazione in cui si determina un rilascio di fibre.
Quando si presentano situazioni di incerta classificazione è necessaria anche una indagine ambientale che misuri la concentrazione di fibre aerodisperse. Le tecniche impiegate sono la MOCF e la SEM (per la metodologia vedi Allegato 2). Va ricordato che nel caso della MOCF tutto il materiale fibroso viene considerato mentre, nel caso della SEM, è possibile individuare soltanto le fibre di amianto. Per questo motivo si ritiene che valori superiori a 20 ff/l valutati in MOCF o superiori a 2 ff/l in SEM ottenuti come valori medi su almeno tre campionamenti, possono essere indicativi di una situazione di inquinamento in atto.
I metodi di bonifica che possono essere attuati, sia nel caso di interventi circoscritti ad aree limitate dell’edificio, sia nel caso di interventi generali, sono:
È il procedimento più diffuso perché elimina ogni potenziale fonte di esposizione ed ogni necessità di attuare specifiche cautele per le attività che si svolgono nell’edificio. [omissis].
Consiste nel trattamento dell’amianto con prodotti penetranti o ricoprenti che (a seconda del tipo di prodotto usato) tendono ad inglobare le fibre di amianto, a ripristinare l’aderenza al supporto, a costituire una pellicola di protezione sulla superficie esposta. [omissis]. Il principale inconveniente è rappresentato dalla permanenza nell’edificio del materiale di amianto e dalla conseguente necessità di mantenere un programma di controllo e manutenzione. Occorre inoltre verificare periodicamente l’efficacia dell’incapsulamento, che col tempo può alterarsi o essere danneggiato, ed eventualmente ripetere il trattamento. [omissis].
Consiste nell’installazione di una barriera a tenuta che separi l’amianto dalle aree occupate dell’edificio. Se non viene associato ad un trattamento incapsulante, il rilascio di fibre continua all’interno del confinamento. [omissis]. Occorre sempre un programma di controllo e manutenzione, in quanto l’amianto rimane nell’edificio; inoltre la barriera installata per il confinamento deve essere mantenuta in buone condizioni.
un intervento di rimozione spesso non costituisce la migliore soluzione per ridurre l’esposizione ad amianto. Se viene condotto impropriamente può elevare la concentrazione di fibre aerodisperse, aumentando, invece di ridurre, il rischio di malattie da amianto;
materiali accessibili, soprattutto se facilmente danneggiabili, devono essere protetti da un idoneo confinamento;
prima di scegliere un intervento di incapsulaggio deve essere attentamente valutata l’idoneità del materiale di amianto a sopportare il peso dell’incapsulante. [omissis]
4. PROGRAMMA DI CONTROLLO DEI MATERIALI DI AMIANTO IN SEDE – PROCEDURE PER LE ATTIVITÀ DI CUSTODIA E DI MANUTENZIONE
tenere un’idonea documentazione da cui risulti l’ubicazione dei materiali contenenti amianto. Sulle installazioni soggette a frequenti interventi manutentivi (ad es. caldaia e tubazioni) dovranno essere poste avvertenze (nda: taghe, cartelloni) allo scopo di evitare che l’amianto venga inavvertitamente disturbato;
nel caso siano in opera materiali friabili provvedere a far ispezionare l’edificio almeno una volta all’anno, da personale in grado di valutare le condizioni dei materiali, redigendo un dettagliato rapporto corredato di documentazione fotografica. Copia del rapporto dovrà essere trasmessa alla USL competente la quale può prescrivere di effettuare un monitoraggio ambientale periodico delle fibre aerodisperse all’interno dell’edificio.
(S. Ord. n° 178 alla G.U.R.I. n° 251 – Serie Generale Parte Prima del 25.10.96)
“Normative e metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l’amianto, previsti dall’art. 5, comma 1, lettera f), della legge 27 marzo 1992, n. 257, recante: “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”.
ALLEGATO 3 Criteri per la manutenzione e l’uso di tubazioni e cassoni in cemento-amianto destinati al trasporto e/o al deposito di acqua potabile e non.
In merito a tale aspetto, basandosi sulle indicazioni fornite dall’Istituto Superiore di Sanità è stato rilevato che:
studi a livello internazionale su popolazioni esposte, attraverso l’acqua potabile, a concentrazioni di fibre di amianto variabili da 1×106 a 200×106 fibre/litro, provenienti sia da sorgenti naturali contaminate che dalla cessione da parte di condotte o cassoni in cemento-amianto, non hanno fornito finora chiare evidenze di una associazione fra eccesso di tumori gastrointestinali e consumo di acqua potabile contenente fibre di amianto. L’interpretazione dei dati ottenuti dal complesso di tali ricerche è a tutt’oggi un problema dibattuto sul quale non vi è unanimità di vedute.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha pubblicato, nell’anno 1994, il documento “Direttive di qualità per l’acqua potabile” – Volume 1 Raccomandazioni – nel quale si è così espressa nei confronti del rischio per la salute correlato all’ingestione di fibre di amianto attraverso l’acqua potabile”…. Non esiste dunque alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute, non è stato ritenuto utile, pertanto, stabilire un valore guida fondato su delle considerazioni di natura sanitaria, per la presenza di questa sostanza nell’acqua potabile”.
L’utilizzazione di acque contaminate potrebbe essere anche causa dell’aumento della concentrazione di fibre di amianto aerodisperse. È stato riportato infatti (dati di provenienza USA) che l’uso di acque con elevata contaminazione di amianto (20×106 fibre/litro) può incrementare anche di 5 volte rispetto al livello di fondo, i livelli di fibre aerodisperse all’interno delle abitazioni servite da tali acque.
In ambito nazionale non sono state svolte indagini sistematiche ad ampio raggio sulla contaminazione da amianto delle acque potabili; tuttavia, i risultati ottenuti nel corso degli ultimi anni dall’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con 7 Regioni, pur evidenziando che il fenomeno della contaminazione da amianto delle acque potabili esiste anche in Italia, mostrano che esso ha dimensioni assai inferiori di quelle osservate in vaste aree degli USA e del Canada.
Il rilascio di fibre da tubazioni o cassoni in cemento-amianto dipende dalla solubilizzazione della matrice cementizia, dovuta soprattutto alla sottrazione di ioni calcio; in tale situazione le fibre possono essere liberate e cedute all’acqua. [omissis].
Nell’attuale normativa nazionale e comunitaria non sono previste prescrizioni relative alla sostituzione dei cassoni in cemento- amianto per l’acqua potabile.
Testo unico sicurezza e amianto
“Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro – Attuazione articolo 1, legge 123/2007 – Abrogazione D.Lgs 626/1994”
(Supplemento ordinario n.108 alla Gu 30 aprile 2008 n. 101)
verifica l’idoneità tecnico-professionale delle imprese affidatarie, delle imprese esecutrici e dei lavoratori autonomi in relazione alle funzioni o ai lavori da affidare, con le modalità di cui all’allegato XVII. Nei cantieri la cui entità presunta è inferiore a 200 uomini-giorno e i cui lavori non comportano rischi particolari di cui all’allegato XI, il requisito di cui al periodo che precede si considera soddisfatto mediante presentazione da parte delle imprese e dei lavoratori autonomi del certificato di iscrizione alla Camera di commercio, industria e artigianato e del documento unico di regolarità contributiva, corredato da autocertificazione in ordine al possesso degli altri requisiti previsti dall’allegato XVII;
Articolo 157 Sanzioni per i committenti e i responsabili dei lavori
con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da 1.000 a 4.800 euro per la violazione degli articoli 90, comma 9, lettera a), 93, comma 2, e 100, comma 6-bis;
Fermo restando quanto previsto dalla legge 27 marzo 1992, n. 257, le norme del presente decreto si applicano a tutte le rimanenti attività lavorative che possono comportare, per i lavoratori, un’esposizione ad amianto, quali manutenzione, rimozione dell’amianto o dei materiali contenenti amianto, smaltimento e trattamento dei relativi rifiuti, nonché bonifica delle aree interessate.
[omissis], il datore di lavoro valuta i rischi dovuti alla polvere proveniente dall’amianto e dai materiali contenenti amianto, al fine di stabilire la natura e il grado dell’esposizione e le misure preventive e protettive da attuare.
Prima dell’inizio dei lavori di cui all’articolo 246, il datore di lavoro presenta una notifica all’organo di vigilanza competente per territorio.
In tutte le attività di cui all’articolo 246, la concentrazione nell’aria della polvere proveniente dall’amianto o dai materiali contenenti amianto nel luogo di lavoro deve essere ridotta al minimo e, in ogni caso, al di sotto del valore limite fissato nell’articolo 254, in particolare mediante le seguenti misure:
i lavoratori esposti devono sempre utilizzare dispositivi di protezione individuale (Dpi) delle vie respiratorie con fattore di protezione operativo adeguato alla concentrazione di amianto nell’aria. [omissis];
i rifiuti devono essere raccolti e rimossi dal luogo di lavoro il più presto possibile in appropriati imballaggi chiusi su cui sarà apposta un’etichettatura indicante che contengono amianto.
Fermo restando quanto previsto dall’articolo 249, comma 2, per tutte le attività di cui all’articolo 246, il datore di lavoro adotta le misure appropriate affinché:
oggetto del divieto di fumare;
I lavori di demolizione o di rimozione dell’amianto possono essere effettuati solo da imprese rispondenti ai requisiti di cui all’articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (n.d.a.: iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali).
Copia del piano di lavoro è inviata all’organo di vigilanza, almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori. Se entro il periodo di cui al precedente capoverso l’organo di vigilanza non formula motivata richiesta di integrazione o modifica del piano di lavoro e non rilascia prescrizione operativa, il datore di lavoro può eseguire i lavori. L’obbligo del preavviso di trenta giorni prima dell’inizio dei lavori non si applica nei casi di urgenza. [omissis].
Fermo restando quanto previsto dall’articolo 36, il datore di lavoro fornisce ai lavoratori, prima che essi siano adibiti ad attività comportanti esposizione ad amianto, nonché ai loro rappresentanti, informazioni su:
Oltre a quanto previsto al comma l, qualora dai risultati delle misurazioni della concentrazione di amianto nell’aria emergano valori superiori al valore limite fissato dall’articolo 254, il datore di lavoro informa il più presto possibile i lavoratori interessati e i loro rappresentanti del superamento e delle cause dello stesso e li consulta sulle misure da adottare o, nel caso in cui ragioni di urgenza non rendano possibile la consultazione preventiva, il datore di lavoro informa tempestivamente i lavoratori interessati e i loro rappresentanti delle misure adottate.
Possono essere addetti alla rimozione, smaltimento dell’amianto e alla bonifica delle aree interessate i lavoratori che abbiano frequentato i corsi di formazione professionale di cui all’articolo 10, comma 2, lettera h), della legge 27 marzo 1992, n. 257.
con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione degli articoli 223, commi 1, 2 e 3, 236, commi 1, 2, 3, 4 e 5, e 249 (valutazione rischi), commi 1 e 3;
con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da 2.000 a 4.000 euro per la violazione dell’articolo 223, comma 6.
con l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da 2.500 a 6.400 euro per la violazione degli articoli [omissis] 248, (n.d.a.: individuazione presenza amianto) comma 1, 250 (n.d.a.: notifica prima inizio lavori) , commi 1 e 4, 251 (n.d.a.: misure prevenzione, trasporto senza imballaggio), 252 (n.d.a.: misure igieniche) , [omissis], 256, commi 1, 2, 3 e 4, 257, 258, 259, commi 1, 2 e 3, e 260, comma 1;
con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda da 800 a 2.000 euro per la violazione degli articoli 250, commi 2 e 3, (n.d.a.: contenuti notifica e accessibilità ai lavoratori) e 256, commi 5 e 7 (n.d.a.: invio Piano di Lavoro e accessibilità ai lavoratori);
con l’arresto sino a due mesi o con l’ammenda da 400 a 1.600 euro per la violazione degli articoli [omissis], 248, comma 1(individuazione presenza amianto), e 254 (valore limite);
Testo unico ambiente e amianto
(Supplemento ordinario n. 96 alla Gazzetta ufficiale 14 aprile 2006 n. 88)
È vietato miscelare categorie diverse di rifiuti pericolosi [omissis] ovvero rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi.
Fatta salva l’applicazione delle sanzioni specifiche ed in particolare di quelle di cui all’articolo 256, comma 5, chiunque viola il divieto di cui al comma 1 è tenuto a procedere a proprie spese alla separazione dei rifiuti miscelati qualora sia tecnicamente ed economicamente possibile [omissis].
Articolo 188-bis Controllo della tracciabilità dei rifiuti
In attuazione di quanto stabilito all’articolo 177, comma 4, la tracciabilità dei rifiuti deve essere garantita dalla loro produzione sino alla loro destinazione finale.
nel rispetto degli obblighi istituiti attraverso il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) [omissis];
Articolo 190 Registri di carico e scarico
I soggetti di cui all’articolo 189, comma 3 (n.d.a.: chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti) hanno l’obbligo di tenere un registro di carico e scarico su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, [omissis]
Articolo 192 Divieto di abbandono
Articolo 212 Albo Nazionale Gestori Ambientali
L’iscrizione all’Albo (n.d.a.: Albo Nazionale Gestori Ambientali) è requisito per lo svolgimento delle attività di raccolta e trasporto di rifiuti non pericolosi prodotti da terzi, di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi, di bonifica dei siti, di bonifica dei beni contenenti amianto, [omissis].
Articolo 255 Abbandono di rifiuti
Fatto salvo quanto disposto dall’articolo 256, comma 2, chiunque, in violazione delle disposizioni di cui agli articoli 192, commi 1 e 2, [omissis] abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette nelle acque superficiali o sotterranee è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da trecento euro a tremila euro. Se l’abbandono riguarda rifiuti pericolosi, la sanzione amministrativa è aumentata fino al doppio.
(comma così modificato dall’art. 34 del d.lgs. n. 205 del 2010)
Articolo 256 Attività di gestione di rifiuti non autorizzata
[omissis] chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli [omissis], 212 (n.d.a.: iscrizione all’Albo per raccolto e trasporto rifiuti), [omissis] è punito:
(comma così modificato dall’art. 11, comma 3, d.lgs. n. 46 del 2014)
(articolo così modificato dall’art. 35 del d.lgs. n. 205 del 2010)
I soggetti di cui all’articolo 190, comma 1, (n.d.a.: chiunque effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti) che non abbiano aderito al sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) di cui all´articolo 188-bis, comma 2, lett. a), e che omettano di tenere ovvero tengano in modo incompleto il registro di carico e scarico di cui al medesimo articolo, sono puniti con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro.
Articolo 260-bis Sistema informatico di controllo della tracciabilità dei rifiuti
(articolo introdotto dall’art. 36 del d.lgs. n. 205 del 2010)
Chiunque omette di compilare il registro cronologico o la scheda SISTRI – AREA MOVIMENTAZIONE, secondo i tempi, le procedure e le modalità stabilite dal sistema informatico di controllo di cui al comma 1, ovvero fornisce al suddetto sistema informazioni incomplete, o inesatte, altera fraudolentemente uno qualunque dei dispositivi tecnologici accessori al predetto sistema informatico di controllo, o comunque ne impedisce in qualsiasi modo il corretto funzionamento, é punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da duemilaseicento euro a quindicimilacinquecento euro. [omissis]. Se le indicazioni riportate pur incomplete o inesatte non pregiudicano la tracciabilità dei rifiuti, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro duecentosessanta ad euro millecinquecentocinquanta.
Il trasportatore che omette di accompagnare il trasporto dei rifiuti con la copia cartacea della scheda SISTRI – AREA MOVIMENTAZIONE e, ove necessario sulla base della normativa vigente, con la copia del certificato analitico che identifica le caratteristiche dei rifiuti è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 1.600 euro a 9.300 euro. Si applica la pena di cui all’art. 483 del codice penale in caso di trasporto di rifiuti pericolosi. Tale ultima pena si applica anche a colui che, durante il trasporto fa uso di un certificato di analisi di rifiuti contenente false indicazioni sulla natura, sulla composizione e sulle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti trasportati.
Articolo 260-ter Sanzioni amministrative accessorie. Confisca
In caso di trasporto non autorizzato di rifiuti pericolosi, è sempre disposta la confisca del veicolo e di qualunque altro mezzo utilizzato per il trasporto del rifiuto, ai sensi dell’articolo 240, secondo comma, del codice penale, salvo che gli stessi che appartengano, non fittiziamente a persona estranea al reato.