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Timestamp: 2018-11-13 15:49:58+00:00
Document Index: 19822143

Matched Legal Cases: ['art.1', '§1', '§2', '§3', '§4', '§5', '§6', '§7']

Formazione obbligatoria: cosa si intende per obbligatorietà? L'articolazione in unità formative e loro valorizzazione. Il piano formazione della scuola - Orizzonte Scuola
Con il “Piano per la formazione dei docenti 2016/19” ed un investimento di 325 mln di euro, il Ministero ha avviato quanto previsto dalla riforma della scuola per quanto riguarda la formazione in servizio che riguarderà 750.000 docenti.
La formazione: asse strategico per lo sviluppo professionale
Il quadro normativo è stato preliminarmente delineato nell’art.1 comma 124 della Legge 107 che ha definito la formazione in servizio dei docenti di ruolo come “obbligatoria, permanente e strutturale” mentre successivamente la Nota 2915 del 2016 ha fornito le prime indicazioni operative. L’aggettivazione scelta dal legislatore ha una sua ragione di fondo: assegnare alla formazione un ruolo strategico per lo sviluppo professionale e il miglioramento delle istituzioni scolastiche. Il Piano Nazionale per la formazione dei docenti 2016/2019, diramato dal Miur lo scorso ottobre ha aperto un vasto canale informativo (circa 90 pagine!) per comprendere quanto significativa sia nella riforma attuata dalla Legge 107 il ruolo conferito alla formazione. Se considerata nella sua giusta accezione l’obbligatorietà non tange i diritti contrattuali e il nuovo costrutto di formazione intende dare voce, attraverso un sistema di riconoscimenti professionali, a tutte quelle competenze dei docenti che seppur dispiegate all’interno della comunità sono rimaste al contrario sommerse e non valorizzate. Si apre così nella scuola italiana un sistema di crediti valoriale che verrà riconosciuto nel portfolio digitale di ciascun docente.
Il principio dell’obbligatorietà nella formazione
Nella Nota ministeriale n.2915, successiva al comma 124 della Legge 107, l’obbligatorietà è “intesa come impegno e responsabilità professionale di ogni docente” e più avanti è spiegato che essa “non si traduce, quindi, automaticamente in un numero di ore da svolgere ogni anno, ma nel rispetto del contenuto del piano”; quest’ultimo concetto viene poi affermato all’interno del Piano stesso per la formazione dei docenti già citato (pag.67). L’obbligatorietà non significa necessità di seguire ciò che la scuola delibera in termini di formazione, all’interno del piano triennale dell’offerta formativa, come scaturente dalle scelte avanzate dal collegio docenti, ma di riconoscere l’impegno del docente nelle iniziative di formazione, nelle quali rientrano anche “quelle liberamente scelte dai docenti purché coerenti con il Piano di formazione della scuola”(Nota pag.4).
Pertanto, tutto ciò non si traduce in un orario obbligatorio da destinare alla formazione oltre a quello di servizio previsto per ciascun docente, ma nel suo obbligo professionale di formarsi “perché l’obiettivo è la creazione di un sistema di sviluppo professionale continuo, un ambiente di apprendimento diffuso qualificato da un insieme di differenti opportunità culturali per la formazione”(Nota pag.3) nell’ottica dell’apprendimento continuo. Alle scuole spetterà “qualificare e riconoscere l’impegno del docente nelle iniziative di formazione” sia in riferimento a quelle pianificate dalla scuola sia, come già detto, a quelle che i docenti scelgono di seguire autonomamente, fermo restando però il principio che queste attività di formazione siano coerenti con il contenuto del Piano di formazione deliberato dalla scuola.
Il Piano di formazione non inciderà a livello contrattuale se al suo interno sarà espressa questa nuova accezione data al principio dell’obbligatorietà della formazione, intesa come libertà personale del docente di formarsi anche autonomamente. Le attività formative, come precisato dal Piano per la formazione, “saranno documentate nel portfolio professionale del docente” (pag.68).
Le priorità per la formazione per il prossimo triennio
Le priorità per la formazione per il prossimo triennio sono definite a partire dai bisogni reali che si manifestano nel sistema educativo e dall’intersezione tra obiettivi prioritari nazionali, esigenze delle scuole e crescita professionale dei singoli operatori” (Nota 2915 del 2015 pag.2).
Nel Piano di formazione della scuola andranno quindi inseriti i bisogni formativi del personale in servizio e le relative azioni da realizzare, le quali dovranno intersecarsi con le priorità nazionali (2016/2017), qui di seguito indicate:
Le priorità nazionali individuate dalle scuole, “contestualizzate dai dirigenti scolastici attraverso gli indirizzi forniti al Collegio dei docenti” (Nota pag.3) si intersecheranno con il Piano Triennale dell’offerta formativa, con il Rapporto di Autovalutazione, e con il Piano di Miglioramento.
Il Piano della formazione a livello di istituzione scolastica e le unità formative
La Nota n. 2915 del settembre 2016 e il successivo Piano Nazionale per la formazione dei docenti hanno presentato una nuova modalità di strutturazione delle azioni formative, ora identificate nelle unità formative, che confluiranno appunto all’interno del piano adottato dalla singola scuola. Le istituzioni scolastiche sono infatti chiamate ad articolare le attività proposte in unità formative che siano coerenti con gli obiettivi del Piano Nazionale.
Il nuovo costrutto della formazione: l’unità formativa
Si tratta di un percorso formativo che impegna il singolo docente o in attività, organizzate direttamente dall’istituzione scolastica e/o dalle reti di scuola, o in itinerari di formazione scelti personalmente. In questo principio sta il presupposto che l’obbligatorietà, di cui si parlava sopra, è da intendersi come impegno profuso e impiegato dal docente per formarsi o auto-formarsi purché sia rispettato il contenuto del Piano di formazione della scuola. Il MIUR renderà disponibile un sistema on-line nel quale ciascun docente potrà documentare e riorganizzare la propria storia formativa e professionale costruendo il proprio portfolio professionale .
Come si struttura l’unità formativa?
La sua articolazione partirà dalla rilevazione dei bisogni formativi individuati all’interno della scuola e presenterà una struttura di massima, che dovrà specificare:
1) la tipologia del percorso formativo; se trattasi quindi:
formazione in presenza e/o a distanza
approfondimento personale e collegiale (studio)
2) le conoscenze, le abilità e le competenze, riconoscibili ed identificabili quali aspetti della professionalità docente;
3) il risultato atteso del processo formativo.
Il riconoscimento delle unità formative e le tipologie di unità
Nel Piano Nazionale della formazione è affermato che “l’Unità Formativa viene riconosciuta e acquisita in modo da tenere conto delle diverse attività formative sopra indicate e costruita in modo che si possa riconoscere e documentare il personale percorso formativo del docente all’interno del più ampio quadro progettuale della scuola e del sistema scolastico”(pag.67).
E’ bene precisare che le suddette unità formative saranno riconosciute dalle scuole, documentate nel portfolio personale del docente e portate a conoscenza della scuola di appartenenza, che si impegna a valorizzarle in diversi modi .
Ne consegue che la scuola, ai fini di una maggiore trasparenza, dovrebbe inserire all’interno del proprio Piano di formazione le diverse tipologie di unità formative che intende proporre e che conseguentemente riconoscerà come tali; nel Piano Nazionale (pag.68) tra le tipologie si indicano:
percorsi organizzati direttamente dalle scuole o reti in coerenza con i bisogni strategici dell’istituto e del territorio, come desunti dal RAV, dal Piano di Miglioramento e dal PTOF triennale;
percorsi di formazione che si integrano con i piani nazionali presentati nel capitolo 4 del Piano per la formazione 2016/2017 e che sostengono le priorità di cui sopra;
percorsi liberamente scelti dal docente (su questo punto la Nota 2915 specifica che essi devono essere coerenti con il Piano di formazione della scuola);
percorsi di particolare rilevanza,quali:
ruoli chiave per l’alternanza scuola-lavoro
La valorizzazione delle competenze professionali
In ultimo, come sottolineato nel Piano Nazionale per la Formazione dei docenti, sarà importante
“qualificare, prima che quantificare, l’impegno del docente considerando non solo l’attività in presenza, ma tutti quei momenti che contribuiscono allo sviluppo delle competenze professionali” (pag.67) considerando anche quei momenti in cui il docente è impegnato in attività che “contribuiscono allo sviluppo delle competenze professionali”, ergo ogni attività che sia funzionale alla sua crescita e frutto di sperimentazione didattica, di studio e di ricerca, di approfondimento personale o collegiale, insomma tutto ciò che qualifica il suo impegno all’interno della comunità. Si tratta di uno degli aspetti più innovativi del Piano Nazionale perché non solo mette in campo un modello di auto-formazione personale, ma dà l’input affinché ognuno possa sentirsi parte attiva di un sistema, facendo emergere e riconoscere dinnanzi all’intera comunità il suo valore aggiunto, risultato dello studio o sperimentazione. Affinché tutto ciò si realizzi è necessario però che in sede collegiale siano scelti i criteri che condurranno alla valorizzazione delle competenze professionali, sviluppate appunto attraverso le modalità sopraindicate.
Cosa inserire nel Piano di formazione per la scuola?
I bisogni formativi del personale educativo e in generale di tutti gli altri soggetti professionali;
Le priorità nazionali mettendo in rilievo quelle scelte dall’istituzione scolastica, al riguardo nella Nota n.2915 è specificato che esse “saranno considerate e contestualizzate dai dirigenti scolastici attraverso gli indirizzi forniti al collegio dei docenti per l’elaborazione, la realizzazione e la verifica del Piano di formazione inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa” (pag.3);
Le diverse tipologie di unità formative che la scuola o la rete svilupperà direttamente;
I piani nazionali (di cui al capitolo 4) a cui la scuola partecipa impegnando docenti e soggetti professionali (dirigenti, figure di sistema, personale amministrativo);
Le tipologie di unità formative scelte liberamente dal docente ricorrendo alla formazione erogata da enti, associazioni disciplinari e professionali, università ed altro (tipologie che devono pur sempre essere coerenti con il Piano della scuola o delle reti);
Le tipologie di unità formative che valorizzano le competenze professionali perché frutto di attività di studio o di ricerca, di sperimentazione didattica documentata, di progettazione o diffusione di buone pratiche, di materiale prodotto per l’istituzione scolastica e che comunque hanno contribuito in modo fattivo alla crescita dell’intera comunità professionale. In questo caso si apre, all’interno delle scuole un vero e proprio sistema formativo ed auto-formativo che ne esalta il valore professionale.
Un dubbio sorge
Nel Piano nazionale si accenna, per la definizione delle Unità Formative, al sistema dei crediti universitari e professionali (CFU), ma rimane poco chiaro come il sistema possa essere applicato in ambito scolastico.
SCHEDA: PIANO NAZIONALE FORMAZIONE
§1. Finalità della formazione (sia a livello nazionale che di istituzione scolastica)
Riferimenti: il Piano Nazionale per la formazione dei docenti, il Piano triennale dell’offerta formativa, il Rapporto di Autovalutazione e il Piano di Miglioramento.
§2. Bisogni formativi del personale scolastico individuati a livello di scuola
Riferimenti: sondaggi, focus group, interviste, esigenze scaturite in sede collegiale, ecc.
Contenuti: i bisogni formativi
§3. Le priorità nazionali come presentate nel Piano per la formazione Miur (2016/2017)
Riferimenti: bisogni formativi emersi e indirizzi forniti al collegio dei docenti dal dirigente scolastico per l’elaborazione, la realizzazione e la verifica del Piano di formazione inserito nel Piano triennale dell’offerta formativa.
Contenuti: le priorità nazionali individuate dalla scuola
§4. L’offerta formativa organizzata dalla scuola per il personale in servizio
Contenuti: le Unità Formative corredate dalle seguenti informazioni
-tipologia (es. formazione in presenza o a distanza)
-conoscenze, abilità e competenze da acquisire e sviluppare per la crescita
-risultati attesi dall’evento formativo
§5. Le Unità formative derivanti dai piani nazionali a cui la scuola partecipa
-identificazione del piano nazionale
-tipologia di formazione
-tempo di svolgimento
-risorse umane impegnate
§6. Le Unità formative scelte liberamente dai docenti
-tipologie di attività formative riconosciute (corsi in presenza o on line, di perfezionamento, master, corsi accademici, partecipazione a gruppi di ricerca, ecc).
-coerenza con le priorità nazionali scelte dalla scuola.
§7. Le Unità formative individuali
-tipologie di attività formative riconosciute (attività di studio o di ricerca, di sperimentazione didattica documentata, di progettazione o diffusione di buone pratiche, approfondimento personale e collegiale, documentazione e forme di restituzione/ rendicontazione, ecc.)
-documentazione cartacea o digitale del percorso formativo
-innovazione didattica o metodologica
-eventuali prodotti digitali
-risultati raggiunti a livello personale e a livello di istituzione scolastica
ESEMPIO UNITA’ FORMATIVA INDIVIDUALE
APPROFONDIMENTO PERSONALE O COLLEGIALE
-tematica scelta
-tipologia di percorso
-connessione con le priorità nazionali e della scuola, con il RAV e PDM
-materiale/i prodotto/i con ricaduta nella pratica didattica o collegiale
-forme di documentazione/rendicontazione
11 novembre 2016 - 7:05 - Katjuscia Pitino