Source: https://www.fondazionecassamarca.it/fondazione/protocollo-mef-acri/
Timestamp: 2020-01-29 01:28:36+00:00
Document Index: 175817558

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 4']

Protocollo MEF-ACRI - Fondazione Cassamarca
IL MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE (MEF)
L’ASSOCIAZIONE DI FONDAZIONI E CASSE DI RISPARMIO S.P.A. (ACRI)
con il decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, sono state emanate le disposizioni relative alla “Disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti di cui all’art. 11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356, e disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria, a norma dell’art. 1 della legge 23 dicembre 1998, n. 461”;
con decreto del 18 maggio 2004, n. 150 è stato emanato il “Regolamento ai sensi dell’art. 11, comma 14, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, in materia di disciplina di Fondazioni bancarie”;
l’art. 10, comma 2, del decreto legislativo 153/99, prevede che “la vigilanza sulle fondazioni bancarie ha per scopo la verifica del rispetto della legge e degli statuti, la sana e prudente gestione delle fondazioni, la redditività dei patrimoni e l’effettiva tutela degli interessi contemplati negli statuti”;
la ratio di tale norma deve essere individuata nell’interesse pubblico a controllare che siano efficacemente e correttamente perseguite le finalità istituzionali proprie delle suddette Fondazioni;
nell’ambito dell’esercizio delle proprie prerogative e nei limiti di quanto stabilito dalla legge 461/98 e dal decreto legislativo 153/99, l’Autorità di vigilanza riconosce ad Acri, quale organizzazione rappresentativa delle Fondazioni di origine bancaria, un ruolo di interlocutore nella definizione di prassi e criteri di vigilanza. In questa interazione, l’Acri può concorrere efficacemente al perseguimento delle finalità che il legislatore ha assegnato alla vigilanza favorendo la diffusione tra le Fondazioni di buone pratiche operative e l’elaborazione di codici e prassi comportamentali, che possano orientare, in forma condivisa, il raggiungimento di migliori e maggiori standard operativi, in termini di trasparenza, responsabilità e perseguimento degli interessi statutari. La Carta delle fondazioni, approvata dall’Assemblea dell’Acri il 4 aprile 2012, è un valido esempio in questo
L’ACRI, in qualità di Associazione di categoria delle Fondazioni di origine bancaria, la Fondazione Roma e la Fondazione CR di Pisa, promotori del presente accordo, ritengono opportuno rafforzare e valorizzare con il proprio contributo uno stabile e proficuo rapporto di leale collaborazione tra vigilante e vigilati, nonché adottare comportamenti coerenti che consentano alle Parti coinvolte di migliorare l’efficienza e la qualità delle azioni nel rispetto delle proprie specificità e dei principi stabiliti dalla legge;
l’esperienza e la casistica delle questioni sottoposte all’attenzione dell’Autorità di vigilanza fin dall’entrata in vigore del decreto legislativo 153/99, nonché il mutato contesto storico, economico e finanziario, hanno progressivamente fatto emergere l’esigenza di specificare la portata applicativa delle norme che disciplinano le Fondazioni di origine bancaria;
le Fondazioni, dalla loro costituzione, oltre alle azioni nei settori di intervento individuati dal legislatore, hanno svolto un ruolo di solidarietà e sussidiarietà nel terzo settore anche con iniziative, quali la creazione della Fondazione con il Sud, di responsabilità sociale nei confronti dei territori di maggiore svantaggio socioeconomico;
le Fondazioni ritengono opportuno definire parametri di efficienza ed efficacia operativa e gestionale assumendo l’impegno di applicare criteri di condotta comuni in ordine a quanto di seguito rappresentato:
individuare criteri di determinazione dei corrispettivi economici, comunque denominati (compensi, indennità, gettoni di presenza, medaglie, altri oneri ecc.) da attribuire ai componenti degli organi, in modo da assicurare la loro coerenza con la collocazione delle fondazioni nel terzo settore e l’assenza di finalità lucrative, e tenuto conto degli effetti della crisi economica e finanziaria sulla dimensione patrimoniale e operativa delle fondazioni;
favorire, in coerenza con l’art. 4, comma 1, lett. i) del decreto legislativo n. 153/1999, l’obiettivo di garantire il periodico ricambio degli organi delle Fondazioni al fine di mantenere un elevato grado di responsabilità nei confronti del territorio;
preservare la funzionalità del circuito della responsabilità sociale delle fondazioni garantendo il pieno rispetto del principio di trasparenza, e la diffusione di informazioni complete alla collettività sull’attività svolta, usando le modalità e gli strumenti più idonei, fruibili e funzionali;
garantire il rispetto dell’art. 6 del decreto legislativo n. 153/99, evitando che le Fondazioni controllino banche anche attraverso accordi, in qualsiasi forma conclusi, che consentano l’esercizio di un’influenza dominante.
L’ACRI, in persona del Presidente Giuseppe Guzzetti, giusta delega, in nome e per conto delle Fondazioni … , che con il presente Protocollo assumono l’impegno a modificare gli statuti secondo il contenuto del presente protocollo d’intesa;
il MEF – Ministero dell’Economia e delle Finanze, ……. prende atto degli impegni assunti dalle Fondazioni firmatarie e, nell’esercizio dei poteri di vigilanza ad esso attribuiti dalla legge, verificherà il rispetto delle disposizioni statutarie che saranno introdotte.
1. Nel presente Protocollo si intendono per:
• “Fondazione”: la persona giuridica di cui all’art. 2, comma 1, del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153;
• “Autorità di Vigilanza”: l’autorità prevista dall’articolo 2, comma 1, della legge 23 dicembre 1998 n. 461 e dall’art. 1, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 17 maggio 1999 n. 153;
• “Società Bancaria Conferitaria”: la società come definita all’art. 1, comma 1, lett. f), del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153;
• “Impresa Strumentale”: impresa esercitata dalla Fondazione o da una società di cui la Fondazione detiene il controllo, operante in via esclusiva per la diretta realizzazione degli scopi statutari perseguiti dalla Fondazione nei Settori Rilevanti di cui all’art. 1, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 17 maggio 1999 n. 153;
• Ente strumentale”: ente diverso dalle società di cui al libro V del codice civile e che ha per oggetto esclusivo la diretta realizzazione degli scopi statutari perseguiti dalla Fondazione nei settori rilevanti.
1. L’impiego del patrimonio, finalizzato a generare la redditività necessaria per lo svolgimento delle attività istituzionali, richiede, tra l’altro, una fase di pianificazione strategica che definisce una politica di investimento e individua l’asset allocation.
1. I contratti e gli strumenti finanziari derivati sono utilizzati con finalità di copertura oppure in operazioni in cui non siano presenti rischi di perdite patrimoniali. 2.
Un’operazione in derivati di copertura è quella effettuata dalla Fondazione con lo scopo di proteggere il valore di singole attività o passività in bilancio dal rischio di avverse variazioni dei tassi d’interesse, dei tassi di cambio, di indici azionari o dei prezzi di mercato.
Un’operazione è considerata “di copertura” quando: a) vi sia l’intento della Fondazione di porre in essere tale “copertura”; b) sia elevata la correlazione tra le caratteristiche tecnico-finanziarie (scadenza, tasso d’interesse ecc.) delle attività/passività coperte e quelle del contratto “di copertura”; c) le condizioni di cui alle precedenti lettere a) e b) risultino documentate da evidenze interne della Fondazione.
3. Il comma 1 non si applica per la porzione di patrimonio investita in Organismi di investimento collettivo del risparmio disciplinati dalla normativa di un paese dell’Unione europea o in una gestione di portafoglio affidata, anche nell’eventualità di una gestione in delega, a intermediari sottoposti alla regolamentazione di un paese della UE. La gestione di portafoglio può impiegare strumenti finanziari derivati nel rispetto del Titolo V, Capitolo III, Sezione II, del Regolamento sulla gestione collettiva del risparmio emanato dalla Banca d’Italia l’8 maggio 2012, e dovrà indicare:
1. L’investimento nelle imprese e negli enti strumentali è realizzato utilizzando esclusivamente le risorse derivanti dal reddito, fatto salvo quanto previsto per i beni immobili dall’art. 7, comma 3-bis, del decreto legislativo n. 153/99.
2. Gli investimenti di cui al comma precedente trovano copertura nel passivo di bilancio con i fondi per l’attività d’istituto, attraverso l’iscrizione di un importo equivalente alla voce “Altri fondi”, e fornendo dettagliata informativa in nota integrativa.
3. Le Fondazioni che, alla data del presente Protocollo, non hanno nel passivo un fondo di copertura capiente predispongono un programma per la sua costituzione, nell’importo indicato al comma 2, entro cinque anni dalla sottoscrizione del presente Protocollo, tenendo conto degli investimenti immobiliari riconducibili alle previsioni del richiamato art. 7, comma 3-bis, effettuati dalle imprese ed enti strumentali. Tale programma è tempestivamente trasmesso all’Autorità di vigilanza.
1. Le Fondazioni trasmettono all’Autorità di vigilanza gli eventuali patti parasociali, e le loro successive modifiche, aventi ad oggetto l’esercizio dei diritti connessi alle partecipazioni detenute nella società bancaria conferitaria, dando espressamente conto che i suddetti accordi non contengono previsioni in contrasto con i principi stabiliti dall’articolo 6 del decreto legislativo n. 153/99.
2. Sono trasmessi all’Autorità di vigilanza anche gli accordi, in qualunque forma conclusi, da cui possa derivare l’attribuzione alla Fondazione dei diritti e dei poteri di cui all’articolo 6, comma 2, del d.lgs. n. 153/1999.
1. Nel rispetto dell’art. 4, comma 1, lett. i) del decreto legislativo 153/99, al fine di assicurare il ricambio dei componenti degli organi, le Fondazioni adeguano i loro statuti ai seguenti principi:
a) l’Organo di Amministrazione, il Presidente e l’Organo di controllo durano in carica per un periodo massimo di quattro anni; tale disposizione non si applica ai mandati in corso alla data del presente Protocollo.
4. Fermo restando quanto stabilito per le Fondazioni di origine associativa dall’art. 4, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 153/99, le Fondazioni, verificano che i soggetti designanti siano rappresentativi del territorio e degli interessi sociali sottesi dall’attività istituzionale della fondazione. Le Fondazioni, al fine di raccogliere informazioni ed elementi utili per tale valutazione, promuovono uno o più incontri con gli enti, pubblici e privati, espressivi delle realtà locali, attivi nei settori di intervento della Fondazione. I criteri e le modalità di convocazione degli incontri sono preventivamente ed oggettivamente disciplinati; i partecipanti possono intervenire, presentare documenti e proposte. Degli incontri è redatto verbale da sottoporre all’Organo di indirizzo. Le risultanze del processo valutativo sono rese pubbliche nelle forme ritenute idonee ad una adeguata divulgazione.
5. La somma complessiva corrisposta a qualunque titolo a Presidente, componenti del Consiglio di Amministrazione, dell’Organo di indirizzo, dell’Organo di controllo, di comitati e/o commissioni non può in ogni caso superare le seguenti percentuali sul patrimonio:
a) per patrimoni superiori a 5.000 milioni di euro: 0,05%;
b) per patrimoni inferiori o uguali a 5.000 milioni di euro e superiori a 500 milioni di euro: 0,1%;
c) per patrimoni inferiori o uguali a 500 milioni di euro e superiori a 120 milioni di euro: 0,25%;
d) per patrimoni inferiori o uguali a 120 milioni di euro: 0,4%.
2. Non possono ricoprire la carica di componente degli organi delle Fondazioni: i membri del parlamento nazionale ed europeo o del Governo; gli assessori o consiglieri regionali, provinciali e comunali, il presidente della provincia, il sindaco, il presidente e i componenti del consiglio circoscrizionale, il presidente e i componenti del consiglio di amministrazione dei consorzi fra enti locali, il presidente e i componenti dei consigli e delle giunte delle unioni di comuni, i consiglieri di amministrazione e il presidente delle aziende speciali e delle istituzioni di cui all’articolo 114 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, il presidente e i componenti degli organi delle comunità montane.
Protocollo d'intesa ACRI-MEF (122 kb)