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Timestamp: 2019-09-18 18:45:35+00:00
Document Index: 183006307

Matched Legal Cases: ['art.133', 'art.15', 'art.11', 'art.15', 'art.1', 'sentenza ', 'art.3', 'art. 44']

PIANO LAGO VERSO IL COMUNE UNICO: DESTINO INELUTTABILE! – FrancoGalzarano.it
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PIANO LAGO VERSO IL COMUNE UNICO: DESTINO INELUTTABILE!
Franco Galzarano 17 Marzo 2017	Mangone e Dintorni, Politica Locale, Senza categoria Lascia un commento 174 Visualizzazioni
Piano Lago anni 70 vista da Mangone (località Arcoleo)
Oggi più che mai si sente parlare di fusione di comuni: argomento a me tanto caro,da tempi non sospetti. Vorrei tanto sperare, però, che questa volta se ne parlasse seriamente e che non sia un mero ritorno di fiamma secondo le mode o le tendenze del momento.
Ebbene perché tutto possa rendersi possibile occorre necessariamente attingere a delle specifiche norme di riferimento; in primo luogo all’art.133 comma 2 della nostra Costituzione che testualmente recita: «La Regione, sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio territorio nuovi Comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni».
Ma già sul finire degli anni novanta ad iniziare dalla riforma Bassanini[1] che stabiliva che tutte le funzioni e compiti amministrativi, non esplicitamente mantenuti in capo allo Stato dovevano essere obbligatoriamente attribuiti alle competenze delle Regioni e degli enti minori secondo un principio di sussidiarietà. E da qui in avanti è stato tutto un susseguirsi di leggi che hanno regolamentato e disciplinato le amministrazioni, comprese quelle dei comuni minori ad iniziare dalla legge 142 del 1990.
Altre novità significative vennero introdotte dalla legge Napolitano-Vigneri[2] che andava a modificare e integrare la precedente L.142/1990.
Ma il punto vero è che tutte questo proliferare di norme sugli enti locali includevano la possibilità di far nascere nuovi comuni e municipi attraverso processi di accorpamento, unioni e fusioni, dir si voglia.
La succitata legge ha poi spianato la strada al Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali[3].
E anche qui si parla significativamente di unione tra comuni; con particolare riferimento all’art.15 del T.U.E.L. (d.lgs.267/2000): Modifiche territoriali, fusione ed istituzione di comuni che nella fattispecie sostituisce l’art.11 dell’abrogata legge 142/90.
Notevoli sono le risorse che Stato e Regione elargiscono ai nuovi comuni; si commenta da solo il comma 3 del succitato art.15: «Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della regione, lo Stato eroga, per i dieci anni decorrenti dalla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono». Da ciò si evince con chiarezza quali siano i vantaggi economici per i nuovi comuni che si andranno a fondere specie in tempi di spending review!
Ma a tal proposito non si può non citare la legge Delrio[4] che sulla scia delle precedenti va ad esplicitare ulteriormente i benefici derivanti dalle unioni/fusioni dei comuni (art.1 comma 4 e commi 116 e 134). In particolare il comma 116 con cui si dà la possibilità al nuovo comune di adottare un proprio statuto che può prevedere norme particolari di collegamento con le varie comunità che lo hanno originato mentre il comma 134 dà priorità d’accesso alle risorse privilegiando i progetti presentati da quei comuni nati per unione o per fusione.
Altra questione null’affatto trascurabile è che questa è una materia in continua evoluzione e come tale suscettibile di modifiche che potrebbero essere penalizzanti della volontà popolare. Il riferimento va a delle proposte di legge giacenti alla Camera dei deputati, sull’accorpamento coatto. Su questo argomento si insiste ancora, in barba a quanto recentemente disposto da una sentenza emanata dal TAR Lazio[5] che ha giudicato incostituzionale l’accorpamento coatto dei comuni con popolazione inferiore ai 5000 abitanti. Nel caso specifico il TAR nella sua ordinanza ha messo in evidenza – fra le altre cose – il venir meno del principio di uguaglianza sancito per l’appunto dall’art.3 della Costituzione. La Regione Friuli Venezia Giulia, al fine di aggirare l’ostacolo, ha proceduto (col sostegno dell’ANCI) alla creazione a tavolino di ben 18 “aree vaste” escludendo così la partecipazione necessaria e fondamentale dei cittadini.
Anche la Regione Calabria è chiamata a predisporre con sollecitudine quanto è di sua stretta competenza, mettendo a disposizione degli amministratori locali e delle popolazioni interessate tutte le professionalità necessarie per aiutare i comuni in questo non facile percorso. C’è da dire che la nostra Regione con propria Deliberazione n. 442/2015 ha apportato modifiche ed integrazioni importanti all’art. 44 della legge Regionale[6]. Modifiche importanti al fine di non vanificare gli sforzi economici e non solo economici cui vanno incontro le popolazioni interessate. Il riferimento va al referendum che ogni comune dovrà indire – conditio sine qua non – per procedere verso l’unificazione; per cui il quorum non sarà calcolato sul numero degli elettori iscritti nelle liste elettorali quali aventi diritto al voto ma sulla effettiva partecipazione al voto degli elettori. Si può dire che sarà un referendum senza quorum dove un solo voto farà la differenza. Il tutto è stato regolamentato attraverso l’emanazione di un’apposita legge[7].
In questo modo la nostra Regione si è adeguata ad altre come (Campania, Lazio, Abruzzo Lombardia e Veneto).
Ora occorre che ciascun consiglio comunale proceda con solerzia e urgenza a fare la propria parte: attraverso un confronto serio e serrato fra le amministrazioni comunali realmente interessate all’argomento al fine di produrre l’atto deliberativo propedeutico e necessario per l’avvio del referendum. L’iter non è dei più semplici ma ciò non deve scoraggiare anzi è importante che sia il risultato di un forte impegno da parte di tutti gli amministratori dei comuni interessati.
L’auspicio è che si faccia sul serio con convinzione piena e senza infingimenti.
Un plauso vorrei esprimere a tutti quei cittadini che hanno dato vita al comitato spontaneo per iniziare il cammino verso la fusione e al suo Presidente Mons. Vincenzo Filice. Il cammino può essere favorito dalla buona volontà e dalla buona fede di tutti i partecipanti. Non occorre rispolverare vecchie enigmatiche formule non più adeguate ai tempi anche se, per certi versi, antesignane del processo. I comuni interessati hanno, nel nostro caso, un vantaggio rispetto ad altri e in ciò possono ritenersi fortunati per il fatto che il buon Dio volle creare un territorio (baricentro naturale) intorno al quale insistono una miriade di piccoli comuni, quasi a volerlo proteggere; ciascuno con la propria storia, identità, tradizioni. Il territorio di che trattasi è Piano Lago! Oggi più che mai col suo peso specifico; non più quell’altopiano rurale con poche case sparse. Col suo processo di industrializzazione, commercializzazione e antropizzazione che trae origine dagli anni settanta, si può dire – senza tema di smentita – che oggi è una realtà. In questo meraviglioso e ameno lembo di terra sono legati indissolubilmente, con proprio territorio, i comuni di Mangone, Santo Stefano di Rogliano, Paterno Calabro e Figline Vegliaturo e con essi il destino di altri piccoli comuni contermini, che certamente assicurano quella contiguità voluta dal legislatore.
Piano Lago anni 2000/2010 vista da Mangone (località Arcoleo)
Piano Lago (per vocazione naturale) racchiude in sé quei requisiti e quei presupposti che di sicuro farebbero cadere eventuali pregiudizi spesso legati al campanile, se è vero, come è vero che tutti gli amministratori della zona hanno sempre visto questo luogo quale volano naturale di sviluppo dell’intera area del Savuto.
Con ciò ho solo voluto esprimere sommessamente il mio punto di vista senza pretendere di soffocare sul nascere un dibattito che mi auguro possa essere il più proficuo e fecondo. Spero di non avere ingenerato dubbi o equivoci. Il fatto che su Piano Lago insistano comuni con propria estensione di territorio non significa che altri importanti centri debbano restare fuori da tale importante processo. Tutt’altro! Le leggi di riferimento non pongono limitazioni di sorta: si parla di associazione o fusione di due o più comuni e proprio in quel “più” sta la chiave di volta per la buona riuscita dell’operazione. È pacifico che un nuovo comune (questo è il mio parere) non può nemmeno essere allargato a dismisura, verrebbero meno tutti quei principi di ragionevolezza, di storia di tradizioni comuni, di identità che sono alla base del nostro discorso e che deve essere sorretto soprattutto da buon senso.
[1] Legge n.59/1997
[2] Legge n.365/1999
[3] DL n. 267/2000
[4] Legge n. 56/2014
[5] N. 01027/2017 REG.PROV.COLL. N. 06695/2015 REG.RIC.
[6] Legge Reg. Calabria n.13/1983,
[7] Legge Reg. Calabria n. 15/2006
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