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Timestamp: 2019-11-14 13:17:57+00:00
Document Index: 127204142

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AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA : ASSEGNAZIONE CASA CONIUGALE , no coabitazione se conflittualiuta'
In materia di separazione (come di divorzio) l’assegnazione della casa familiare, malgrado abbia anche riflessi economici, essendo finalizzata alla esclusiva tutela della prole e dell’interesse di questa a permanere nell’ambiente domestico in cui è cresciuta, non può essere disposta a titolo di componente degli assegni rispettivamente previsti dagli artt. 156 cod. civ. e 5 della legge n. 898 del 1970, allo scopo di sopperire alle esigenze del coniuge più debole, al soddisfacimento delle quali sono destinati unicamente gli assegni sopra indicati .
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MATRIMONIALISTA BOLOGNA:
. Il Tribunale di Firenze, con sentenza n. 679/2011, ha dichiarato la separazione personale dei coniugi M.P. e A.B. con addebito della separazione al M.P.. Ha stabilito l’affidamento condiviso dei figli e la loro residenza prevalente presso la madre í cui ha assegnato l’abitazione familiare. Ha posto a carico del P. un assegno mensile a titolo di contributo al mantenimento dei figli di 3.600 euro (oltre al 100% delle spese di manutenzione della casa familiare, delle spese mediche e extrascolastiche straordinarie e al 50% per “colf” e baby sitter) e un assegno di mantenimento in favore della B. di 3.000 euro.
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COME OTTENERE L’ASSEGNAZIONE DELA CASA CONIUGALE– AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA
SEPARAZIONE E DIVORZIO – CASA CONIUGALE – PROVVEDIMENTO DI ASSEGNAZIONE – CONTESTAZIONE DELLE CONDIZIONI DA PARTE DEL TERZO ACQUIRENTE L’IMMOBILE – GIUDIZIO DI ACCERTAMENTO – NECESSITÀ – art. 9 l. 898/70; artt. 155-quater, 1218, 1223, 1227, 2043, 2056 c.c.
1)AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA:PROVVEDIMENTO DI ASSEGNAZIONE
Il provvedimento di assegnazione della casa familiare tiene conto esclusivamente dell’interesse primario dei figli a mantenere lo stesso ambiente domestico all’interno del quale sono cresciuti quando la famiglia era unita e per garantire stabilità e continuità; in assenza di figli minori o maggiorenni non economicamente indipendenti, la casa coniugale non può perciò essere assegnata.
Tale provvedimento di assegnazione della casa familiare è trascrivibile e opponibile ai terzi acquirenti, ossia il provvedimento è valido anche se il proprietario del bene immobile (ad esempio l’altro coniuge o convivente) decida di alienare la casa familiare oppure l’immobile venga assoggettato a pignoramento immobiliare e quindi acquistato da terzi.
COME OTTENERE L’ASSEGNAZIONE DELA CASA CONIUGALE- AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA
2)AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA Presupposti dell’assegnazione
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AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA : ASSEGNAZIONE CASA CONIUGALE , no coabitazione se conflittualiuta’Separarsi ,un a delle problematiche maggiori è quella dell’assegnazione della casa coniugale
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3)AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA:normativa
L’assegnazione casa familiare e’ attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli. Dell’assegnazione il giudice tiene conto nella regolazione dei rapporti economici tra i genitori, considerato l’eventuale titolo di proprieta’.[…] I
l provvedimento di assegnazione e quello di revoca sono trascrivibili e opponibili a terzi ai sensi dell’articolo 2643.
COME OTTENERE L’ASSEGNAZIONE DELLA CASA CONIUGALE– AVVOCATO MATRIMONIALISTA BOLOGNA
L’occupazione legittima (nella specie, a titolo di usufrutto) di una parte dell’immobile assegnato, in sede di provvedimenti conseguenti alla separazione personale dei coniugi, esclude in radice ogni possibilità di configurare detta occupazione quale elemento di ingiustificato arricchimento in capo all’assegnatario, il cui diritto di utilizzazione dell’immobile a scopo abitativo ne risulta, al contrario, limitato .
La cassazione nel 2015 ha stabilito che :
L’efficacia della pronuncia giudiziale del provvedimento di assegnazione della casa coniugale può essere messa in discussione tra i coniugi nelle forme del procedimento di revisione di cui all’articolo 9 della legge 898/70, mentre il terzo acquirente dell’immobile non può che proporre un ordinario giudizio di cognizione per l’accertamento dell’insussistenza delle condizioni per il mantenimento del diritto personale di godimento a favore del coniuge assegnatario della casa coniugale, per essere venuta meno la presenza di figli minorenni o maggiorenni non economicamente autosufficienti con il medesimo conviventi.
assegnazione casa coniugale no alla coabitazione, avvocato matrimonialista BolognaSuprema Corte di Cassazione
sentenza 19 dicembre 2014, n. 27128
1.- D.S. conveniva in giudizio dinanzi al tribunale di Roma il coniuge separato F.A. chiedendo la divisione dell’immobile sito in (omissis) , e dell’appartamento in (omissis) , entrambi acquistati in regime di comunione. Costituitasi in giudizio, la F. si opponeva alla domanda di divisione dell’appartamento in (omissis) , a lei assegnato in sede di separazione. Con sentenza non definitiva n. 969/1993 il tribunale dichiarava inammissibile la divisione in natura della casa coniugale di via (omissis) e ammissibile la divisione dello stesso immobile mediante vendita (salvo l’ipotesi in cui l’appartamento risultasse comodamente divisibile). Rimessa la causa in istruttoria si costituiva in giudizio la chiamata in causa, Le Assicurazioni di Roma, alla quale il D. , con atto del 6 aprile 1993, aveva concesso ipoteca per L. 225.000.000 sulla quota indivisa dell’appartamento in (omissis) ; la F. , con atto del 31 luglio 1993, acquistava la restante quota indivisa dell’immobile di (…). Il tribunale dichiarava lo scioglimento della comunione sull’appartamento in (omissis) che attribuiva alla convenuta, determinando il conguaglio dovuto all’attore, con prelazione a favore del creditore ipotecario, nell’importo di Euro 92.810,42 previa decurtazione del 30% del valore dell’immobile in considerazione del diritto di abitazione a favore della convenuta. Con sentenza dep. il 5 luglio 2011 la Corte di appello di Roma, in parziale riforma della decisione impugnata dall’attore, determinava nella somma di Euro 500.000,00 il valore del bene assegnato in proprietà esclusiva alla convenuta, con l’obbligo da parte di quest’ultima di versare il conguaglio nella misura del 50% detratto l’importo dalla medesima sostenuto per spese di manutenzione; con gli interessi legali sull’importo dovuto. I Giudici ritenevano quanto segue: – erroneamente il tribunale aveva operato la decurtazione del valore della quota di comproprietà dell’immobile spettante all’attore, considerando la facoltà di abitazione attribuita al coniuge affidatario dei figli minori in sede di separazione; – il valore deve essere determinato con riferimento al valore effettivo dell’immobile, tenuto conto che, secondo quanto affermato dalla S.C., il diritto di abitazione – di natura personale costituito nell’interesse dei figli – viene meno con la assegnazione in proprietà esclusiva della casa al coniuge affidatario; – in considerazione della natura di debito di valore del conguaglio, la somma determinata dal consulente di ufficio con la stima effettuata nel 1998 andava rivalutata, dovendosi considerare l’innegabile lievitazione dei prezzi del mercato immobiliare, in particolare di quello romano, non apparendo al riguardo sufficiente il ricorso agli indici di svalutazione monetaria; – pertanto, andavano considerati gli indici c.d. Rendistato accertati anno per anno dalla Banca d’Italia, che tengono conto della media del rendimento dei titoli di Stato, come forma di investimento maggiormente remunerativa su un mercato ordinario. 2. – Avverso tale decisione propone ricorso per cassazione F.A. sulla base di quattro motivi illustrati da memoria. Resiste con controricorso Le Assicurazioni di Roma Mutua Assicuratrice Romana.
1.- Preliminarmente va dichiarata inammissibile la produzione depositata dalla ricorrente con la nota del 15 ottobre 2014, posto che i documenti in oggetto non rientrano fra quelli previsti dall’art. 372 cod. proc. civ., che concernono l’ammissibilità del ricorso (o del controricorso) e la nullità della sentenza impugnata. 2.- La notificazione dell’impugnazione tempestivamente e validamente effettuata nei confronti di uno dei litisconsorti necessari determina l’idoneità della instaurazione del rapporto processuale anche nei confronti degli altri, dovendo in tal caso il giudice disporre la integrazione nei confronti dei soggetti contro i quali non è stato notificato il gravame: nella specie, il ricorso era stato tempestivamente notificato alla società Le Assicurazioni di Roma Mutua Assicuratrice Romana, litisconsorte necessario (creditore ipotecario), di guisa che appare irrilevante verificare la tempestività o meno della rinnovazione della notifica – effettuata ad iniziativa della ricorrente – nei confronti del D. . 3.1.- Il primo motivo censura la decisione gravata che, nell’applicare i principi formulati dalla S.C., non aveva considerato la peculiarità della fattispecie in, esame – radicalmente diversa da quella oggetto dei casi decisi dalla Cassazione – in cui il figlio dell’affidataria e poi assegnataria dell’immobile è affetto da grave disabilità per cui andavano contemperati i diritti costituzionalmente garantiti del figlio (artt. 30 primo comma, 32 primo comma, 38, primo, secondo, terzo, quarto e quinto comma Cost.) con l’obbligo di entrambi i genitori di provvedere al mantenimento, all’educazione e all’istruzione (art. 148 cod. civ.) e con il diritto del D. di vedersi attribuita una quota pari al 50% del valore di mercato dell’immobile. Il provvedimento di assegnazione della casa, pronunciato dal Giudice della separazione e confermato in sede di divorzio, era stato emesso in favore esclusivamente del minore, di cui si occupa stabilmente la madre che lo ospita provvedendo alle sue necessità mentre il padre corrisponde l’assegno mensile di Euro 300,00 oltre rivalutazione ISTAT. Il diritto a favore dell’invalido era prevalente rispetto a quello del padre, il quale aveva l’obbligo di fornire una adeguata abitazione al figlio in concorso con quello della madre. 3.2. – Il motivo va disatteso. Va innanzitutto osservato che la questione relativa alla disabilità del figlio della affidataria e poi assegnataria in proprietà esclusiva dell’immobile de quo ha carattere di novità, non essendo stata trattata dalla sentenza impugnata: involgendo anche accertamenti di fatto, è inammissibile in sede di legittimità. Peraltro, anche volendo prescindere dalla assorbente considerazione che precede, deve rilevarsi l’infondatezza della censura. Occorre premettere che: il diritto di abitazione della casa familiare è un atipico diritto personale di godimento (e non un diritto reale), previsto nell’esclusivo interesse dei figli (art. 155, comma quarto, cod.civ.) e non nell’interesse del coniuge affidatario, che viene meno con l’assegnazione della casa familiare in proprietà esclusiva al coniuge affidatario dei figli, non avendo più ragione di esistere. Ed invero, la tutela del figlio minore o disabile è assicurata dall’affidamento al coniuge al quale la casa coniugale sia assegnata nonché dall’obbligo di mantenimento, cura ed educazione che è posto a carico di entrambi i genitori. Nel caso in cui, come nella specie, l’immobile sia assegnato in proprietà esclusiva al coniuge affidatario la invalidità di cui sia portatore il figlio e le sue condizioni di vita – che, per quel che si è detto, assumono rilevanza in relazione agli obblighi dei genitori – non possono avere alcuna interferenza sul valore di mercato dell’immobile ovvero sulla determinazione della porzione corrispondente alla quota di comproprietà spettante al condividente. Infatti, ove si operasse la decurtazione del valore in considerazione del diritto di abitazione, il coniuge non assegnatario verrebbe ingiustificatamente penalizzato con la corresponsione di una somma che non sarebbe rispondente alla metà dell’effettivo valore venale del bene: il che è comprovato dalla considerazione che, qualora intendesse rivenderlo a terzi, l’assegnatario in proprietà esclusiva potrebbe ricavare l’intero prezzo di mercato, pari al valore venale del bene, senza alcuna diminuzione. 4. – Il secondo motivo censura la sentenza impugnata che aveva proceduto alla mera rivalutazione del conguaglio determinato dal CTU, senza compiere alcuna indagine volta ad accertare – in base ai prezzi di mercato – se, al momento della pronuncia, effettivamente il valore venale dell’immobile de quo avesse subito aumenti o diminuzioni rispetto alla stima compiuta nel 1998. 5.- Il terzo motivo censura la sentenza che, apoditticamente e di ufficio, aveva dato per scontato l’aumento del valore degli immobili i sul mercato romano, procedendo peraltro alla rivalutazione del conguaglio in base agli indici dei titoli di Stato, senza indicare gli elementi e i criteri in base ai quali avesse compiuto tale accertamento, tenuto conto che il valore dell’immobile era rimasto inalterato rispetto alla stima del 1998. 6.- Il secondo e il terzo motivo – che, per la stretta connessione, possono essere esaminati congiuntamente – sono fondati. Innanzitutto, deve ,escludersi che, come invece sostenuto dalla ricorrente, la mancata impugnazione della statuizione relativa alla assegnazione dell’immobile avrebbe comportato che il valore del conguaglio si fosse era cristallizzato al momento del passaggio in giudicato della decisione del tribunale. Nel caso di attribuzione al condividente del bene oggetto di divisione sorge a favore dell’altro (o degli altri) il diritto al conguaglio in denaro: la relativa determinazione rientra nelle modalità di attuazione della divisione che hanno la finalità assicurare la formazione di porzioni di valore corrispondente alle quote; nessuna efficacia poteva assumere la stima del valore compiuta dal tribunale, attesa l’avvenuta impugnazione da parte dell’attore di quel capo della sentenza. Ciò posto, va ricordato che in tema di divisione giudiziale, il debito da conguaglio che grava sul condividente assegnatario di un immobile non facilmente divisibile ha natura di debito di valore, da rivalutarsi, anche “officio iudicis”, se e nei limiti in cui l’eventuale svalutazione si sia tradotta in una lievitazione del prezzo di mercato del bene. La sentenza, pur avendo inizialmente affermato che il valore degli immobili sul mercato nazionale e, in particolare, su quello romano, era fortemente aumentato e che non poteva operarsi il solo adeguamento alla svalutazione intervenuta medio tempore, si è poi, in realtà, limitata ad adeguare all’attualità – in considerazione del diminuito potere di acquisto della moneta nel frattempo verificatosi – l’espressione monetaria del valore del bene determinato dal consulente con la stima compiuta nel 1998: ha calcolato l’importo, prima tenendo conto delle rendite dei titoli di Stato (Euro 401.392,00) e poi, in modo del tutto immotivato, rivalutando tale somma all’attualità in Euro 500.000,00. In sostanza, la stima è stata compiuta prescindendo da qualsiasi indagine su quello che nel periodo considerato sarebbe stato l’andamento del mercato immobiliare, di guisa che non è stato minimamente accertato se vi sia stata o meno la lievitazione o diminuzione dei prezzi di mercato. 4.1.- Con il quarto motivo la ricorrente denuncia che – ove l’importo dovuto fosse rivalutato in base a quanto statuito dalla sentenza impugnata – subirebbe un danno patrimoniale conseguente a un fatto a lei non imputabile costituito dal rinvio della decisione della causa per motivi dell’Ufficio; chiede pertanto che la somma dovuta sia comunque congruamente ridotta. 4.2.- Il motivo va disatteso. Con la doglianza, formulata ai sensi degli artt. 111 Cost. e 2 della legge n. 89 del 2001,la ricorrente formula una domanda che non solo è nuova ma, concernendo eventualmente il danno da irragionevole durata del processo addebitato all’Ufficio, non può avere alcuna incidenza nella decisione della presente causa in merito all’ammontare della somma dovuta a titolo di conguaglio al condividente non assegnatario dell’immobile : evidentemente sono del tutto estranei al presente giudizio i presupposti della domanda di cui alla L. n. 89 del 2001 (che si propone nei confronti del Ministero della Giustizia e al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio nel cui ambito la violazione della ragionevole durata si assume verificata). La sentenza va cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di Roma.
Accoglie il secondo e il terzo motivo del ricorso rigetta gli altri cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese della presente fase, ad altra sezione della Corte di appello di Roma.
Revoca in caso di cambio di casa
Il diritto di godimento dell’immobile in capo al genitore affidatario viene meno ovviamente nell’ipotesi in cui egli non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare, trasferendosi altrove con i propri figli. In questi casi, infatti, viene inevitabilmente a cessare la funzione primaria dell’assegnazione del tetto coniugale, vale a dire, come visto, la tutela dell’ambiente domestico in favore della prole. Pertanto, qualora ciò si verifichi, l’immobile potrà rientrare nella disponibilità del coniuge estromesso, legittimo proprietario dell’abitazione, ripristinando la normale situazione di diritto.
E così, ad esempio, la Corte di Cassazione ha provveduto a revocare l’assegnazione della casa familiare in precedenza stabilita in favore della moglie, sul presupposto che la donna, successivamente alla separazione, si era trasferita di fatto presso la residenza dei genitori portando con sé il figlio minore (sentenza Cass. n. 11981 del 16.05.2013).
Sentenza 26 settembre – 12 novembre 2014, n. 24156
1. Il Tribunale di Firenze, con sentenza n. 679/2011, ha dichiarato la separazione personale dei coniugi M.P. e A.B. con addebito della separazione al M.P.. Ha stabilito l’affidamento condiviso dei figli e la loro residenza prevalente presso la madre í cui ha assegnato l’abitazione familiare. Ha posto a carico del P. un assegno mensile a titolo di contributo al mantenimento dei figli di 3.600 euro (oltre al 100% delle spese di manutenzione della casa familiare, delle spese mediche e extrascolastiche straordinarie e al 50% per “colf” e baby sitter) e un assegno di mantenimento in favore della B. di 3.000 euro.
8. I primi due motivi di ricorso possono essere esaminati congiuntamente, stante la loro stretta connessione logica e giuridica. Essi si rivelano inammissibili perché intesi a prospettare una diversa valutazione del materiale probatorio preclusa nel giudizio di legittimità. La Corte di appello ha motivato esaurientemente circa l’esistenza, almeno dal 2006, di una relazione extra-coniugale da parte del P. facendo riferimento a una ripetuta frequentazione con chiari indici di comportamento trascendenti un mero rapporto di amicizia. Ha ritenuto poi che gli elementi addotti dal P. per avvalorare la preesistenza di una crisi del rapporto matrimoniale, tale da determinare la fine di una comunione affettiva e morale fra i coniugi, non assumessero una valenza univoca e significativa. Le difese del ricorrente intese a dimostrare la sopravvalutazione degli elementi di prova relativi alla esistenza di una relazione extra-coniugale e la sottovalutazione di quelli relativi alla pregressa manifestazione di una crisi matrimoniale, tale da far cessare la cd. affectio coniugalis, non riescono a superare, a giudizio di questa Corte, la valenza di asserzioni soggettive il cui rigetto o accoglimento comporterebbe, come si è detto, un nuovo giudizio di merito a fronte di una motivazione della Corte distrettuale che presenta una sufficiente coerenza logica e non trascura elementi significativi di valutazione prospettati con il ricorso e le successive difese.
10. Il motivo deve ritenersi infondato perché la Corte distrettuale è pervenuta alla decisione di rigettare sul punto l’appello del P. considerando una serie di elementi necessari per verificare l’effettivo interesse dei minori a una diversa assegnazione della casa familiare giungendo ad escludere che la divisione dell’abitazione e l’assegnazione delle due porzioni ai genitori potesse ritenersi coerente all’interesse dei minori alla conservazione dell’habitat familiare e alla preservazione da situazioni confusive e foriere di conflittualità.
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