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Timestamp: 2020-04-06 14:15:21+00:00
Document Index: 112271578

Matched Legal Cases: ['art. 47', 'art. 50', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 13']

Tribunale di Sorveglianza di Bari, 16/12/2010 -Differimento pena nelle forme della detenzione domiciliare
La particolare conformazione dello strumento giuridico della detenzione domiciliare in luogo del differimento pena ex art. 47 ter, comma 1 ter ord. penit., modulabile anche su fattispecie che presentino un fine pena tutt'altro che vicino, consente pienamente la conciliazione dei configgenti interessi giuridici del prosieguo dell'esecuzione penale la quale, come la denominazione stessa dell'istituto suggerisce, non si interrompe e della tutela del diritto alla salute del condannato, laddove il contenimento della sua pericolosità sociale si realizza con il concorso tra le restrizioni comunque "naturalmente" connesse al regime detentivo domiciliare e le prescrizioni modulabili, a seconda delle esigenze del caso, sia dall'organo collegiale che, in sede di concreta esecuzione della misura, dal magistrato di sorveglianza competente per territorio.
Autorità: Cassazione penale sez. I, Data: 10 novembre 2010, Numero: n. 41540
CARCERI E SISTEMA PENITENZIARIO Misure alternative alla detenzione e remissione del debito detenzione domiciliare
La revoca della detenzione domiciliare è legittimamente disposta nei confronti del condannato che ne fruisca, in presenza di ripetute e accertate violazione delle prescrizioni imposte (in particolare, di abbandono ingiustificato del luogo di detenzione), anche prima della definizione del giudizio sul reato di evasione contestatogli.
Autorità: Cassazione penale sez. I, Data: 13 gennaio 2010, Numero: n. 5486
CARCERI E SISTEMA PENITENZIARIO Misure alternative alla detenzione e remissione del debito regime di semiliberta'
Il richiamo operato, senza alcuna distinzione, dall'art. 50, comma secondo, L. 26 luglio 1975 n. 354 (cosiddetto ordinamento penitenziario) a tutte le previsioni contenute nell'artt. 4-bis, commi primo, primo-ter e primo-quater, stessa legge, deve intendersi riferito all'individuazione dei delitti da esse contemplati come sintomatici di un livello di pericolosità di base del condannato tale da giustificare restrizioni alla fruibilità del beneficio della semilibertà quando questo sia concedibile, non essendo sufficiente la sola mancanza di elementi tali da fare ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, terroristica o eversiva. (Fattispecie relativa a condanna per il delitto di cui agli artt. 73 e 80, comma secondo, testo unico delle disposizioni in materia di stupefacenti, in relazione alla quale si è ritenuto che, per l'accesso alla misura alternativa, sia necessaria l'espiazione di almeno due terzi della pena inflitta).
Annulla in parte con rinvio, Trib.sorv. Palermo, 03/04/2009
In senso conforme: Cass. pen., sez. I, 3 marzo 2006 n. 24566, Cass. pen., sez. I, 25 giugno 2004 n. 33730
In senso difforme: Cass. pen. n. 2211 del 1999. (in tema di semilibertà...il rinvio al citato art. 4 bis deve essere inteso non come limitato alla elencazione dei reati ivi "nominati" specificati, ma come riferito all'intera disciplina contenuta nella norma richiamata. Conseguentemente, nel caso di condannato per reato (nella specie, omicidio) relativamente al quale detta disciplina preveda la concedibilità dei benefici penitenziari solo a condizione che non vi siano elementi tali da far ritenere la sussistenza di collegamenti con la criminalità organizzata, la riscontrata assenza di tali elementi comporta che sia sufficiente l'espiazione della sola metà della pena)
Autorità: Cassazione penale sez. I, Data: 15 luglio 2009, Numero: n. 31094
Appartiene al giudice dell'esecuzione, e non al magistrato di sorveglianza, la competenza a decidere sulla richiesta di revoca della misura coercitiva dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, successivamente alla condanna e prima che abbia inizio l'esecuzione della pena.
Giudice di Pace di Bari, Avv. Giovanni Strippoli, ordinanza n. 1892/10 del 9/12/2010 - nullità decreto di espulsione
Il Giudice di Pace di Bari, accogliendo un motivo di ricorso proposto dal responsabile del Centro Giuridico Forense di "Prospettiva Legale", Avv. Donato Sandro Putignano, ha annullato un decreto di espulsione emesso nei confronti di un cittadino tunisino con le seguenti motivazioni :
Dei numerosi motivi di opposizione, ritiene il giudicante di esaminare quello con il quale è stata eccepita la nullità perché nei confronti del ricorrente era già stato adottato il provvedimento di respingimento, che consente di risolvere sollecitamente il caso, stante il suo carattere assorbente.
In punto di fatto, è pacifico, perché lo si rileva dallo stesso decreto impugnato, che nei confronti del ricorrente era stato adottato il decreto di respingimento in data 14.7.2010 dal Questore di Agrigento e che, in forza di tale decreto, era stata disposto il trattenimento presso il CIE di Bari Palese, ritualmente convalidato dal Giudice di pace di Bari in data 6.7.2010. Emerge altresì che, a seguito di una sommossa verificatasi nel CIE di Bari il ricorrente è stato dapprima arrestato e, successivamente, rilasciato e trasferito, con ordine di trattenimento presso il CIE di Bologna.
Tanto rilevato in punto di fatto, va risolto il quesito diretto ad accertare se, in presenza di un valido e non ancora completamente eseguito, provvedimento di respingimento, è legittima l’adozione del decreto di espulsione.
Il Potere di respingimento, ai sensi del combinato disposto degli artt. 13 Co. 2 lettera a) e art. 1O Co I° e II° lett. a) del D.L.vo 286/98 e successive modifiche, è attribuito a) alla polizia di frontiera nei confronti degli stranieri che si presentino ai valichi senza avere i requisiti richiesti dall'art. 10 Co. 1 del TU. sull'immigrazione; b) al Questore nei riguardi degli stranieri fermati all'ingresso nel territorio dello Stato o subito dopo, con elusione dei controlli di frontiera (art. 1O T.U. Co. 2).
Il potere di espulsione, nei confronti dello straniero che sia entrato nel territorio dello Stato sottraendosi ai controlli di frontiera, ai sensi dell'art. 13 Co 2 lett. a) è attribuito al Prefetto e sorge, dunque, solo a seguito del mancato esercizio del potere di respingimento da parte delle Autorità di polizia. In pratica, nel caso di ingresso illegale dello straniero che si sia sottratto ai controlli di frontiera, il decreto prefettizio di espulsione presuppone l'omessa adozione di un provvedimento di respingimento.
Nel caso di specie, essendo stato lo straniero attinto da un provvedimento di respingimento valido al momento della adozione dell'impugnato decreto di espulsione, non vi erano i presupposti dei legge né alcuna logica ragione per emettere il decreto opposto.
Per le anzidette ragioni il decreto impugnato va annullato.
TRIBUNALE DI BARI : LE RIVOLTE NEI CIE NON POSSONO CONFIGURARE IL REATO DI DEVASTAZIONE E SACCHEGGIO
NOTIFICA DELL'ORDINE DI ESECUZIONE SOSPESO AL DIFENSORE
LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE DEL REATO DI CLANDESTINITA'
LA CORTE COSTITUZIONALE INTERPRETA RESTRITTIVAMENTE I LIMITI PER I RECIDIVI REITERATI