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Timestamp: 2019-03-19 02:43:44+00:00
Document Index: 69445863

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 49', 'art. 69', 'art. 70', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 4']

Ministero della giustizia - Dlgs - Attuazione dell’articolo 1, comma 28, lettere a) e c), della legge 20 maggio 2016, n. 76, che delega il Governo ad adottare disposizioni per l’adeguamento delle norme dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni alle previsioni della legge sulla regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso - Relazione
Dlgs - Attuazione dell’articolo 1, comma 28, lettere a) e c), della legge 20 maggio 2016, n. 76, che delega il Governo ad adottare disposizioni per l’adeguamento delle norme dell’ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni alle previsioni della legge sulla regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso - Relazione
Esame definitivo - Consiglio dei ministri 14 gennaio 2017
Schema di decreto legislativo recante: "Adeguamento delle disposizioni dell'ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni, nonché modificazioni ed integrazioni normative per la regolamentazione delle unioni civili, ai sensi dell'articolo 1, comma 28, lettere a) e c), della legge 20 maggio 2016, n. 76"
Il 5 giugno 2016 è entrata in vigore la legge 20 maggio 2016, n. 76 (di seguito “legge”) recante la “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. Tale legge, oltre a disciplinare le ipotesi di convivenza, ha introdotto nel nostro ordinamento un nuovo istituto giuridico, “le unioni civili tra persone dello stesso sesso”, individuandone espressamente il fondamento costituzionale nel riconoscimento, ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione, del carattere di “specifica formazione sociale”.
In tale ambito la regolamentazione del nuovo istituto, pur richiamandosi in alcune parti alla disciplina del matrimonio, è stata delineata in modo distinto ed autonomo. E’ stato così disciplinato, nei suoi elementi essenziali, il rapporto giuridico nascente dalla costituzione dell’unione civile in relazione: ai presupposti soggettivi ed oggettivi per la costituzione, alle modalità di costituzione e di scioglimento dell’unione, ai diritti e doveri reciproci delle parti dell’unione (sotto il profilo morale, patrimoniale e successorio).
Al comma 28 dell’articolo 1, inoltre, la legge ha delegato il Governo ad adottare, entro sei mesi dalla sua entrata in vigore, “uno o più decreti legislativi nel rispetto dei seguenti criteri e principi direttivi:
b) modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato;
c) modificazioni ed integrazioni normative per il necessario coordinamento con la presente legge delle disposizioni contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti e nei decreti.”
Il presente schema di decreto legislativo dà attuazione alla delega di cui alle lettere a) e c) del citato comma 28. In attuazione di quanto disposto alla lettera a), si è adeguata la disciplina dell’ordinamento di stato civile relativa alle iscrizioni, trascrizioni ed annotazioni; in attuazione della delega di cui alla lettera c), si è adeguato l’ordinamento di stato civile con previsioni relative alle modalità di costituzione e di scioglimento dell’unione e con modifiche di necessario coordinamento con il nuovo istituto, sconosciuto al momento della formulazione delle norme, relative a disposizioni dell’ordinamento di stato civile dirette a disciplinare più in generale, compiti, funzioni ed attività dell’ufficiale dello stato civile. In attuazione della delega di cui alla lettera c) si è poi intervenuti in via di necessario coordinamento anche su altri testi normativi di seguito indicati.
Nell’ambito della delega di cui alla lettera a) sono stati effettuati interventi normativi:
al regio decreto 9.7.1939, n. 1238, recante “Ordinamento dello Stato civile”, in particolare, sulle norme - ancora in vigore fino a che non avranno efficacia le disposizioni dell’articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396, concernenti la registrazione informatica degli atti e la tenuta degli archivi - relative ai registri ed agli atti di stato civile;
alle norme dello stesso DPR 396 del 2000 relative alle iscrizioni, trascrizioni ed annotazioni degli atti dell’unione civile.
Nell’ambito della delega di cui alla lettera c), sono state apportate modificazioni :
al decreto del Presidente della Repubblica 30 magio 1989, n. 223, riguardante il “Regolamento anagrafico della popolazione residente”;
al codice della navigazione di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 327;
al decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71 sull’ordinamento e le funzioni degli uffici consolari;
al decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150 nella parte in cui disciplina il rito delle controversie in materia di rettificazione di attribuzione di sesso, ai sensi dell’art. 1 della legge 14 aprile 1982, n. 164.
Si è intervenuti, infine, in via di coordinamento, per prevedere l’adeguamento, con il medesimo strumento normativo del decreto ministeriale, delle disposizioni del decreto del Ministero dell’interno 27 febbraio 2001, recante “Tenuta dei registri dello stato civile nella fase antecedente all’entrata in funzione degli archivi informatici”.
Lo schema di decreto legislativo è stato inviato alle Commissioni di Camera e Senato per i previsti pareri . L’8 novembre 2016 la II Commissione (Giustizia) della Camera ha espresso parere favorevole allo schema di decreto inviato, con le seguenti condizioni :
1) all'articolo 1, comma 1, lettera t), al capoverso «70-octies» sia prevista una norma di coordinamento che specifichi espressamente le procedure che gli ufficiali di stato civile dovranno seguire per la correzione delle variazioni anagrafiche già effettuate in applicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 luglio 2016, n. 144;
2) all'articolo 1, comma 1, lettera t), al capoverso «70-octies», comma 5, siano eliminate le parole: «degli atti di matrimonio e»;
3) all'articolo 1, comma 1, lettera t), al capoverso «70-octies», il procedimento previsto per la rettificazione di sesso sia modificato prevedendo che in quella sede i coniugi possano effettuare la dichiarazione prevista dalla legge n. 76 del 2016 e che il giudice in sentenza, preso atto della dichiarazione, ordini all'ufficiale di stato civile oltre agli adempimenti già previsti a seguito della pronuncia di rettificazione di sesso, anche l'iscrizione dell'unione civile;
4) all'articolo 1, comma 1, lettera t), al capoverso «70-undecies», nella rubrica siano eliminate le parole: «del pubblico ministero e di altri soggetti legittimati»;
5) all'articolo 5 sia prevista la modifica delle rubriche degli articoli 204 e 834 del Codice della navigazione inserendovi l'espressione «unioni civili».
La 2a Commissione (Giustizia) del Senato ha espresso il 16 novembre 2016 parere favorevole con le seguenti osservazioni:
1) all’articolo 1, comma 1, lettera t), al capoverso "70-octies" sia prevista una norma di coordinamento che specifichi espressamente le procedure che gli ufficiali di stato civile dovranno seguire per la correzione delle variazioni anagrafiche già effettuate in applicazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 luglio 2016, n. 144;
2) all’articolo 1, comma 1, lettera t), al capoverso "70-octies", comma 5, siano eliminate le parole: "degli atti di matrimonio e";
3) all’articolo 1, comma 1, lettera t), al capoverso "70-octies", il procedimento previsto per la rettificazione di sesso sia modificato prevedendo che in quella sede i coniugi possano effettuare la dichiarazione prevista dalla legge n. 76 del 2016 e che il giudice in sentenza, preso atto della dichiarazione, ordini all’ufficiale di stato civile oltre agli adempimenti già previsti a seguito della pronuncia di rettificazione di sesso, anche l’iscrizione dell’unione civile;
4) all’articolo 1, comma 1, lettera t), al capoverso "70-undecies", nella rubrica siano eliminate le parole: "e di altri soggetti legittimati";
5) all’articolo 5 sia prevista la modifiche delle rubriche degli articoli 204 e 834 del Codice della navigazione inserendovi l’espressione "unioni civili";
6) all'articolo 1, comma 1, lettera m), n. 1, lettera d) si sostituiscano le parole "70-ter" con le parole "70-quater";
7) all'articolo 1, comma 1, lettera t, all'articolo 70-decies si sostituiscano le parole "58-ter" con le parole "70-bis comma 2";
8) all'articolo 1, comma 1, lettera t, all'articolo 70-quaterdecies si sostituiscano ove ricorrono le parole "57-quater" con le parole "70-decies".
Lo schema di decreto approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri è stato adeguato in adesione a tutte le condizioni ed osservazioni poste dalle Commissioni parlamentari nei loro pareri.
Conseguentemente, si è proceduto alla modifica dei seguenti articoli del provvedimento in esame:
articolo 1, comma, 1 lett. i), n. 1 (modifica all’art. 49, comma 1 lett. f) del DPR n. 396 del 2000);
articolo 1, comma 1, lett. m), n. 1, lettere a) ed f) (modifiche all’articolo 63, comma 1, lett. a) e lett. g-quinquies del DPR n. 396 del 2000);
articolo 1, comma 1, lett. r), n. 1 (modifica dell’art. 69, comma 1, lett. i-bis del DPR 396/2000);
articolo 1, comma, 1 lett. t) (modifiche degli articoli 70-octies, comma 5, 70 decies, 70 undecies, del DPR n. 396 del 2000);
articolo 5, comma 1, lett. a) e b) del decreto ( modifiche alle rubriche degli articoli 204 e 834 cod. nav. ).
Sono stati introdotti, inoltre, i nuovi articoli 7 (modifica dell’articolo 31 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150) ed 8 (disposizioni di coordinamento con il DPCM 23 Luglio 2016, n. 144).
Deve essere segnalato che le modifiche apportate con l’articolo 7, ancorché non indicate espressamente tra le condizioni, sono state effettuate alla luce della lettura integrata della motivazione del parere della Camera con la condizione n. 3 del medesimo parere. Si è ritenuto, infatti, che fosse indispensabile, per dare attuazione a quella condizione, intervenire sia direttamente sulla disciplina processuale del procedimento per la rettificazione di attribuzione di sesso, prevista dall’articolo 31 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150, che sull’articolo 70-octies del DPR 396 del 2000, per quanto riguarda il riflesso di quella modifica sull’attività dell’ufficiale dello stato civile.
Infine, la modifica apportata all’articolo, 1 lett. m), n. 1, lett. f) del decreto (relativa alla modifica del comma 1, lett. g-quinquies), dell’articolo 63 del DPR n. 396 del 2000), pur non espressamente richiesta né dalle condizioni della Commissione Giustizia della Camera, né dalle osservazioni della Commissione Giustizia del Senato, è stata effettuata sulla scorta delle condivisibili osservazioni formulate nella parte motiva del parere della Commissione Giustizia del Senato.
Con l’articolo 1 si apportano modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 3 novembre 2000, n. 396 al fine di adeguare le disposizioni di tale regolamento alle innovazioni introdotte dalla legge sulla regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso di cui alla legge 20 maggio 2016, n. 76.
Si interviene sia mediante l’integrazione del testo, che si novella con la specificazione che talune diposizioni del regolamento si applicano anche alla costituzione delle unioni civili, sia mediante l’introduzione – con inserimento nel testo di apposito titolo - della disciplina di un autonomo procedimento per la costituzione delle medesime unioni, nonché l’inserimento di specifiche disposizioni concernenti: la registrazione delle unioni civili negli archivi dello stato civile, il contenuto dell’atto di costituzione dell’unione civile, le annotazioni negli atti di costituzione dell’unione civile.
Al comma 1 (lettere da a) ad h)) sono introdotte disposizioni di adeguamento alle norme del DPR n. 396 del 2000 relative al titolo I (Degli uffici dello stato civile), al titolo II (Delle funzioni degli ufficiali dello stato civile), al titolo III (Delle norme generali relative alla formazione e alla archiviazione degli atti e agli archivi dello stato civile) e al titolo IV (Degli atti dello stato civile formati all'estero).
E’ successivamente integrato (lettera i) l’articolo 49 del regolamento in tema di annotazioni negli atti di nascita degli atti di unioni civili, delle sentenze che pronunciano la nullità o lo scioglimento dell’unione civile e gli accordi di scioglimento dell’unione civile. In particolare è stata riscritta la lettera f) del comma 1 esplicitando la necessità di annotazione negli atti di nascita delle unioni civili costituite ai sensi del nuovo articolo 70-octies, comma 5, vale a dire a seguito di rettificazione anagrafica di sesso di uno dei coniugi, ove gli stessi abbiano effettuato la relativa manifestazione di volontà.
Le lettere da l) a s) modificano il capo IV adeguando le previsioni del DPR in materia di iscrizioni e trascrizioni degli atti di matrimonio, inserendovi la previsione delle iscrizioni e trascrizioni degli atti relativi alle unioni civili ( articolo 63 del DPR). Il particolare tecnicismo delle previsioni in esame ha sconsigliato uno smembramento delle stesse mediante la creazione di un autonomo blocco di norme, meramente ripetitivo, per le formalità concernenti le unioni civili. In particolare, si è prevista la possibilità di trascrivere anche i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero. Conseguentemente si è provveduto, all’articolo 2, comma 1, lettera c) del presente schema - che introduce nel Regio Decreto 9 luglio 1939, n. 1238, l’articolo 134-bis relativo al nuovo registro delle unioni civili - a prevedere tale trascrizione nella parte II del registro delle unioni civili).
In adesione ai rilievi formulati dalla Commissione Giustizia del Senato nella parte motiva del parere concernente il presente decreto legislativo, anche tenuto conto dei pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari sull’AG.346 (Schema di decreto legislativo recante disposizioni di coordinamento in materia penale) in relazione alle correlate modifiche apportate all’articolo 649 c.p., si è valutata l’opportunità di modificare l’articolo 63, comma 1, lett. g-quinquies), del DPR n. 396 del 2000, precisandosi che, quando la dichiarazione di volontà di scioglimento dell’unione civile non sia effettuata congiuntamente dalle parti, l’ufficiale di stato civile può iscrivere la manifestazione di volontà di scioglimento dell’unione solo quando tale volontà risulti comunicata alla parte non presente mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento alla residenza anagrafica, o, in mancanza, all’ultimo indirizzo noto, o con altra forma di comunicazione parimenti idonea.
La modifica è stata effettuata in considerazione di esigenze di certezza dei rapporti giuridici tra le parti nonché delle conseguenze che l’iscrizione di tale dichiarazione determina anche in sede di tutela penale.
Infatti, in relazione a tale ultimo profilo, l’applicazione del regime di procedibilità a querela dei delitti contro il patrimonio in ipotesi commessi in danno della persona unita civilmente all’autore del fatto, non punibili di regola, discende, dalla manifestazione di volontà dello scioglimento del vincolo.
Da qui la necessità di regolamentare le forme di tale manifestazione di volontà a cui seguono rilevanti effetti in punto di criminalizzazione di fatti altrimenti non punibili. In particolare un così rilevante effetto non sembra possa essere affidato ad un atto unilaterale (e destinato ad essere ignorato dalla parte dell’unione civile) della persona offesa.
La integrazione di tale norma trova fondamento non già in condizioni poste dalle competenti Commissioni parlamentari in materia di ordinamento dello stato civile, quanto nella necessità di restituire coerenza al sistema, sotto un rilevante profilo, che è quello degli effetti penali collegati allo scioglimento dell’unione civile, derivante dalle condizioni poste dalle medesime Commissioni in materia di adeguamento del regime giuridico delle unioni civili al matrimonio.
Sono modificati, inoltre, gli articoli 65, 66, 67 e 68 del DPR, estendendo anche alle unioni civili la disciplina ivi già prevista del matrimonio in imminente pericolo di vita durante un viaggio marittimo o aereo, del matrimonio in casi particolari, relativo a persone che non conoscano la lingua italiana, dei doveri dell’ufficiale di stato civile delegante in caso di matrimonio per delega.
La lettera r) modifica l’articolo 69 del DPR, originariamente relativo alle annotazioni negli atti di matrimonio, aggiungendo al comma 1 la previsione dell’ annotazione negli atti di matrimonio della costituzione dell’unione civile a seguito di rettifica dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi, nel caso in cui entrambi abbiano espressamente dichiarato, nel corso del procedimento per la rettificazione, di voler costituire un’unione civile; aggiunge poi un comma 1-bis, che disciplina le annotazioni negli atti di costituzione dell’unione civile.
Infine, la lettera s) modifica l’articolo 70, comma 1, del DPR, estendendo l’obbligo dell’ufficiale di stato civile di indossare la fascia tricolore, oltre che per la celebrazione del matrimonio, anche per la costituzione dell’unione civile.
La lettera t) aggiunge, dopo l’articolo 70 del DPR, un autonomo Titolo VIII-bis sulla richiesta e costituzione dell’unione civile.
In particolare, nel regolare la richiesta di costituzione dell’unione civile (art. 70-bis), è esplicitato in via generale che essa può essere presentata dinanzi all’ufficiale dello stato civile del comune che le parti possono liberamente scegliere. E’ altresì fissato il contenuto della dichiarazione all’ufficiale di stato civile di colui che richiede la costituzione dell’unione civile. Con la medesima disposizione sono definite le attività di verifica e verbalizzazione dell’ufficiale dello stato civile sulla dichiarazione di costituzione dell’unione. E’ quindi prevista la possibilità che la richiesta possa essere fatta all’ufficiale dello stato civile del comune scelto dalle parti da persona che ne ha avuto dalle stesse speciale incarico nei modi previsti dal medesimo regolamento.
Sono quindi aggiunti al testo del DPR gli articoli 70-ter e 70-quater. Con il primo dei due articoli sono definiti tempi e modalità per l’effettuazione delle verifiche da parte dell’ufficiale dello stato civile, con il secondo articolo è dettata la disciplina della costituzione dell’unione civile per delega, nell’ipotesi in cui sussista la necessità o la convenienza di costituire l’unione civile in luogo diverso da quello in cui è stata effettuata la richiesta.
Con gli articoli aggiunti 70-quinquies e 70-sexies del DPR sono apportate modifiche di mero coordinamento, introducendo, rispettivamente, la disciplina degli impedimenti a contrarre l’unione civile e quella dei c.d. casi particolari. Quest’ultima disciplina prevede le procedure che l’ufficiale di stato civile deve seguire per le verifiche nel caso in cui il richiedente la costituzione sia un cittadino italiano residente all’estero, o quando la richiesta di costituzione sia fatta all’autorità consolare di costituzione dell’unione civile.
Mediante il nuovo articolo 70-septies è inserita la previsione della registrazione anche per i documenti prodotti al momento della richiesta di costituzione dell’unione.
L’articolo 70-octies è volto a disciplinare le modalità di costituzione dell’unione civile, stabilendo:
il termine dal quale, dopo la richiesta, l’ufficiale di stato civile può procedervi (comma 1);
la necessaria presenza congiunta delle parti avanti a lui per la costituzione dell’unione nel giorno prescelto (comma 2);
le dichiarazioni relative al cognome ed al regime patrimoniale che le parti eventualmente possono fare al momento della costituzione (comma 3);
il contenuto dell’atto che l’ufficiale dello stato civile deve redigere al momento della costituzione (comma 4);
l’obbligo di iscrizione dell’unione civile nell’apposito registro, con le eventuali annotazioni relative alla scelta del cognome ed al regime patrimoniale, da parte dell’ufficiale di stato civile che abbia ricevuto la comunicazione della sentenza passata in giudicato di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi, nel caso in cui i coniugi abbiano effettuato dichiarazione di voler costituire l’unione civile, effettuata con le modalità prescritte dal comma 4-bis dell’articolo 31 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150 , inserito con l’articolo 7 comma 1 del presente decreto ( comma 5) .
Quanto alla scelta del cognome di cui al comma 3 della disposizione in commento, l’opzione del testo proposto differisce da quella del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 luglio 2016, n. 144, che, all’articolo 4, comma 2, stabilisce che, a seguito della dichiarazione relativa al cognome, gli ufficiali dello stato civile procedono all’annotazione dell’atto di nascita e all’aggiornamento della scheda anagrafica, effetto questo che si è valutato ecceda la volontà del legislatore primario. Si è ritenuto, infatti, di interpretare il comma 10 della legge - che consente alle parti dell’unione civile di poter stabilire, mediante dichiarazione all’ufficiale di stato civile, di assumere, per la durata dell’unione civile, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi o di anteporre o posporre al cognome comune il proprio - in analogia a quanto previsto dall’articolo 143-bis c.c. per il cognome della moglie, che tale eventuale dichiarazione non determini una modifica anagrafica del cognome, ma abbia il solo effetto di consentirne l’uso, per la durata dell’unione civile. Tale opzione interpretativa è parsa la più convincente tenuto conto, non solo di quanto previsto per il matrimonio, ma anche del fatto che una vera e propria variazione anagrafica del cognome della parte dell’unione civile avrebbe effetto solo per la durata dell’unione. Di seguito alla illustrata interpretazione si è provveduto, all’articolo 3, comma 1, lettera c), n. 2), ad aggiungere all’articolo 20 del DPR n. 223 del 1989 in materia di regolamento anagrafico, una disposizione che chiarisce che, per le parti dell’unione civile, le schede anagrafiche devono essere intestate al cognome posseduto prima dell’unione civile.
Sono poi aggiunti al medesimo DPR gli articoli 70-novies e 70-decies che prevedono, rispettivamente, le modalità di costituzione dell’unione civile fuori della casa comunale e quelle di costituzione nel caso di imminente pericolo di vita di una delle parti, modulandole in modo analogo a quanto già previsto per il matrimonio. Si è ritenuto di introdurre i due istituti, già previsti per il matrimonio, anche per le unioni civili, in considerazione del fatto che il disposto dell’art. 1 comma 20 della l. 76 del 2016 deve intendersi diretto a limitare l’estensione di diritti ed obblighi previsti per i coniugi dal codice civile e non ad escludere la possibilità di dettare norme che rendano possibile la costituzione dell’unione civile in circostanza fattuali particolari. D’altra parte per la stessa ragione si è prevista, con il già menzionato articolo 70-quater, l’unione civile per delega. Diversamente opinando e sotto diversa prospettiva, va considerato che, una volta riconosciuto nel nostro ordinamento il diritto alla costituzione dell’unione civile, potrebbe risolversi in una violazione degli articoli 2 e 3 della Costituzione la mancata previsione di strumenti giuridici idonei a realizzare detto diritto. Deve inoltre aggiungersi, quanto all’introduzione dell’unione civile per delega, ed in imminente pericolo di vita, che gli omologhi istituti previsti per il matrimonio, sono disciplinati, non solo nel codice civile, ma anche nello stesso DPR 396 del 2000.
Agli articoli 70-undecies, 70-duodecies e 70-terdecies è introdotta, per le unioni civili, la disciplina delle opposizioni al matrimonio, limitandola, in ossequio alla delega, alla sola ipotesi dell’opposizione da parte del pubblico ministero e dei relativi adempimenti dell’ufficiale dello stato civile. Quanto all’articolo 70-undecies va precisato, che, a seguito delle modifiche introdotte, il 4° comma deve intendersi ora riferito esclusivamente al caso di opposizione del pubblico ministero, non essendo più prevista l’opposizione di altri soggetti legittimati.
Con l’articolo 70-quaterdecies si stabilisce il contento dell’atto di costituzione dell’unione civile. In particolare, è previsto che esso debba contenere, oltre ai dati anagrafici delle parti, alla data di richiesta dell’unione civile, all’eventuale decreto di autorizzazione, nel caso ricorrano impedimenti autorizzabili, anche la menzione dell’avvenuta lettura, da parte dell’ufficiale dello stato civile, dei commi 11 e 12 dell’articolo 1 della legge, relativi ai diritti ed ai doveri reciproci e la menzione della dichiarazione fatta dall’ufficiale dello stato civile che le parti sono costituite in unione civile.
Il nuovo Titolo VIII-bis si chiude con una disposizione, l’articolo 70-quinquiesdecies, che, in attuazione dell’articolo 1, comma 9, della legge, disciplina il contenuto della certificazione dell’unione civile.
Il comma 1 dell’articolo in esame si chiude con la lettera u), che modifica l’articolo 73 del DPR sul contenuto dell’atto di morte adeguandolo al nuovo istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso.
Con l’articolo 2 si apportano le necessarie modifiche di coordinamento al regio decreto 9 luglio 1939, n. 1238 (Ordinamento dello stato civile), in relazione alle disposizioni che restano in vigore sino alla compiuta attuazione dell’archivio informatico di cui all’articolo 10 del DPR n. 396 del 2000.
Costituiscono norme di adeguamento alla legge sulle unioni civili tra persone dello stesso sesso le modifiche apportate agli articoli 14 (sull’elencazione dei registri e gli atti dello stato civile, con l’inserimento di un autonomo registro di unioni civili) e 134 (sulla trasmissione di copia autentica di sentenze) del citato regio decreto. Provvedono a tali modifiche le lettere a) e b) del comma 1 dell’articolo illustrato.
Alla lettera c) si effettuano le modifiche di maggiore rilievo: è inserito nel testo l’articolo 134-bis, in un capo autonomo (il VI-bis), che regola le iscrizioni e trascrizioni nell’autonomo registro delle unioni civili, distinto in una parte prima e in una parte seconda.
In particolare, il nuovo articolo 134-bis del RD n. 1238/1939 stabilisce il contenuto della parte seconda del registro in parola, nella quale, da un lato, si iscrivono:
1) gli atti di costituzione delle unioni civili fuori della casa comunale;
2) gli atti di costituzione delle unioni civili in caso di imminente pericolo di vita di una delle parti;
3) gli atti di costituzione delle unioni civili avvenuti per delega;
4) gli atti di costituzione delle unioni civili ai quali, per la particolarità del caso, non si adattano i moduli stampati;
d’altro lato si trascrivono:
1) gli atti di costituzione delle unioni civili avvenute all'estero;
2) gli atti di costituzione delle unioni civili avvenuti davanti ad un altro ufficiale dello stato civile per delega;
3) gli atti di costituzione delle unioni civili, già iscritti nel comune di costituzione, nel comune di residenza di una delle parti;
4) le sentenze passate in giudicato dalle quali risulta l’esistenza dell’unione civile;
5) le sentenze passate in giudicato con le quali si dichiara la nullità dell'unione civile ovvero si rettifica in qualsiasi modo un atto dell'unione civile già iscritto nei registri e quelle che rendono esecutive nella Repubblica sentenze straniere che pronunziano la nullità o lo scioglimento dell'unione civile;
6) le sentenze passate in giudicato con le quali si ordina la trascrizione di un atto dell'unione civile altrove costituito.
L’articolo 3 introduce, con funzione di necessario coordinamento, modifiche agli articoli 4, 12 e 20 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223 recante regolamento anagrafico della popolazione non residente. In particolare, si aggiornano con la previsione dell’unione civile, la disposizione in materia di famiglia anagrafica, la previsione delle comunicazioni obbligatorie da effettuarsi da parte dell’ufficiale dello stato civile all’ufficio anagrafico e quella relativa alle schede individuali. In relazione a queste ultime si è precisato, al fine di non creare incertezza alcuna in ordine alle conseguenze delle dichiarazioni sulla scelta del cognome, che le schede anagrafiche delle parti delle unioni civili devono essere intestate al cognome da queste posseduto prima della costituzione dell’unione civile.
Con l’articolo 4 si stabilisce che, con decreto del Ministro dell’interno, da adottarsi entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto illustrato, vanno apportate le necessarie modifiche di coordinamento al decreto del Ministro dell’interno 27 febbraio 2001, concernente “Tenuta dei registri dello stato civile nella fase antecedente all’entrata in funzione degli archivi informatici”.
L’articolo 5 modifica gli articoli 204, 834 e 836 del codice della navigazione (regio decreto 30 marzo 1942, n. 327), in quanto norme richiamate dall’articolo 65, comma 1 del DPR, come modificato dal presente decreto con l’estensione della disciplina del matrimonio anche alle unioni civili in imminente pericolo di vita.
L’articolo 6 reca modifiche al decreto legislativo 3 febbraio 2011, n. 71 sull’ordinamento e le funzioni degli uffici consolari. In particolare: - è inserito un articolo 12-bis sulla ricezione, da parte del capo dell’ufficio consolare, delle dichiarazioni delle parti che intendono costituire l’unione civile a norma dei commi 2 e 10 dell’articolo 1 della legge sulle unioni civili; - è inserito l’articolo 15-bis sulle modalità di costituzione dell’unione civile nella sede consolare; - è modificato l’articolo 17, introducendo la competenza del tribunale del luogo di ultima residenza in Italia delle parti dell’unione, ovvero del tribunale nel cui circondario si trova il Comune di iscrizione anagrafica dell’una o dell’altra parte per i casi di rifiuto di costituzione o impugnazione di unioni civili costituite all’estero; - è modificata la rubrica dell’articolo 18 e il comma 1 dello stesso articolo in tema di trasmissione degli atti relativi alle unioni civili; - sono apportate modifiche all’articolo 62, comma 1, e all’articolo 66 comma 1, lettera d), in tema di tenuta dei registri dell’ufficio consolare e di atti rilasciati gratuitamente, nonché alla tabella dei diritti consolari.
L’articolo 7, introdotto, come sopra rilevato, a seguito del passaggio parlamentare, modifica l’articolo 31 del decreto legislativo 1 settembre 2011, n. 150, introducendovi il nuovo comma 4-bis. Con tale previsione si dà attuazione, secondo una modalità diversa da quella prevista nello schema approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, alla delega di cui alla lettera a) ed alla lettera c) del comma 28 dell’articolo 1 della legge 76 del 2016, modificando il testo che disciplina il procedimento per la rettificazione dell’attribuzione di sesso, in ossequio a quanto disposto dal comma 27 dell’art. 1 della legge 20 maggio 2016, n. 76, interpretato alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 170 del 2014. Con tale sentenza, infatti, la Corte costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità degli articoli 2 e 4 della l. 164/1984 ( Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso ) e, consequenzialmente, dell’articolo 31, comma 6 del d. leg.vo n. 150/ 2011, “nella parte in cui non prevedono che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi, che determina lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con il rito religioso, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli i diritti ed obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore”.
L’articolo 4 della legge 164/1982 stabilisce che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso passata in giudicato “ provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con il rito religioso”, mentre il comma 27 dell’articolo 1 della legge 20 maggio 2016, n. 76 stabilisce che “alla rettificazione anagrafica di sesso, ove i coniugi abbiano manifestato la volontà di non sciogliere il matrimonio o di non cessarne gli effetti civili, consegue l’automatica instaurazione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso”. Si tratta dunque, di prevedere in quale momento i coniugi, a fronte dell’effetto automatico di scioglimento del matrimonio, derivante dalla rettificazione di sesso, possano effettuare la dichiarazione di volere, senza soluzione di continuità, mantenere in vita un vincolo giuridicamente rilevante, coerente con la rettificazione di sesso di uno dei due.
Lo schema di decreto approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri aveva previsto, al comma 5 dell'articolo 70-octies del decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 2000 (articolo 1, comma 1, lettera t)) che l'ufficiale di stato civile fosse il destinatario della dichiarazione dei due coniugi di non voler sciogliere il matrimonio o di non volerne cessare gli effetti civili, prescrivendo, all'esito di tale dichiarazione, che procedesse automaticamente all'iscrizione dell'unione civile nel registro degli atti del matrimonio e delle unioni civili.
Come rilevato nel parere della II Commissione della Camera, tale soluzione avrebbe però, potuto determinare una sfasatura temporale tra il momento in cui l’ufficiale dello stato civile riceveva dalla cancelleria la sentenza di rettificazione di sesso, con l’obbligo di annotare lo scioglimento del matrimonio, e quello in cui effettivamente raccoglieva le dichiarazioni degli ex coniugi in ordine alla volontà di costituire l’unione civile.
In relazione a tale rilievo, la soluzione più adeguata, anche alla luce della pronuncia della Corte costituzionale, risulta dunque essere quella di collocare le dichiarazioni delle parti nel corso del procedimento per la rettificazione di sesso, evitando così qualunque possibile iato tra lo scioglimento del matrimonio e l’instaurazione del nuovo vincolo di unione civile. Si è previsto, pertanto, con il nuovo comma 4-bis dell’articolo 31, del richiamato DLGS n. 50 del 2011, che “fino alla precisazione delle conclusioni, la persona che ha proposto domanda di rettificazione di attribuzione di sesso ed il coniuge possono, con dichiarazione congiunta, resa personalmente in udienza, esprimere la volontà, in caso di accoglimento della domanda, di costituire l’unione civile effettuando le eventuali dichiarazioni in tema di scelta del cognome e di regime patrimoniale” . Nel caso di accoglimento della domanda il giudice, che nella sentenza avrà dato atto delle dichiarazioni effettuate dalle parti, ordinerà all’ufficiale dello stato civile di celebrazione del matrimonio o di trascrizione, se il matrimonio è avvenuto all’estero, l’iscrizione dell’unione civile e l’annotazione delle eventuali dichiarazioni rese dalle parti in ordine al cognome e/o al regime patrimoniale.
L’articolo 8 introduce una norma di coordinamento con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 luglio 2016, n. 144. Infatti, come chiarito nella parte precedente della relazione, l’opzione del testo proposto relativamente alla scelta del cognome differisce da quella del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 luglio 2016, n. 144, che, all’articolo 4, comma 2, stabilisce che, “a seguito della dichiarazione relativa al cognome, gli ufficiali dello stato civile procedono all’annotazione dell’atto di nascita e all’aggiornamento della scheda anagrafica”.
Il DPCM esplicherà i propri effetti fino all’entrata in vigore dei decreti legislativi, di talché fino ad allora, a seguito della dichiarazione in ordine alla scelta del cognome, gli ufficiali di stato civile effettueranno le relative annotazioni sugli atti di nascita e sulle schede anagrafiche, come previsto dall’art. 4, comma 2 . Pertanto, si introduce una norma di coordinamento che specifica che entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto l’ufficiale di stato civile annulli l’annotazione relativa alla scelta del cognome effettuata a norma dell’articolo 4, comma 2 del DPCM, seguendo la procedura di correzione di cui all’articolo 98, comma 1 del DPR 3 novembre 2000, n. 396.
Chiude il testo l’articolo 9 recante disposizioni sull’invarianza finanziaria.