Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2018/03/trust-dopo-di-noi-irpef.html
Timestamp: 2020-02-27 17:49:38+00:00
Document Index: 16354295

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 73']

Trust dopo di noi: le criticità fiscali - CommercialistaTelematico.com
la creazione di un trust per le esigenze del “Dopo di noi”, cioè a favore di soggetti colpiti da handicap grave, rappresenta uno strumento utilissimo per aiutare i soggetti deboli dopo la morte dei genitori: le finalità della Legge Dopo di noi sono quelle di agevolare la creazione di tali trust, tuttavia in alcuni casi le regole del TUIR in tema di imposte sui redditi (IRPEF) sono penalizzanti
La legge c.d. sul “Dopo di noi” (22 giugno 2016, n. 112) intende agevolare la costituzione di trust con l’affidamento di “patrimoni”, diversamente formaiI (mobili, immobili, etc) a beneficio di soggetti “colpiti” da handicap grave. Lo stato di disabilità grave in cui versano i predetti soggetti è quello definito dall’art. 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. La disabilità deve essere accertata con le modalità di cui all’art. 4 della medesima legge. Il legislatore ha utilizzato la “leva” fiscale al fine di incentivare l’applicazione della legge a beneficio dei predetti soggetti “colpiti” da disabilità.
I benefici fiscali per il trust Dopo di noi
La maggior parte dei benefici fiscali riguarda le imposte indirette. L’art. 6 prevede che i beni e i diritti conferiti in trust sono esenti dall’imposta sulle successioni e donazioni. Ai sensi dello stesso art. 6, comma 6 ai trasferimenti di beni in favore di trust, le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa. Ad esempio il trust potrà acquisire la disponibilità di un immobile, senza per questo pagare l’imposta di registro, e destinare il canone di locazione ricavato dallo stesso, in favore della persona colpita da handicap grave. E’ necessario, però, al fine di fruire dei predetti benefici, che l’atto costitutivo del trust “identifichi in maniera chiara e univoca i soggetti coinvolti e i rispettivi ruoli”. Inoltre il trust deve perseguire come finalità esclusiva l’inclusione sociale, la cura e l’assistenza delle persone con disabilità grave, in favore delle quali è istituito.
I benefici sono però notevolmente più “fragili” ai fini delle imposte sui redditi. L’ottenimento di eventuali rendite ottenute con la gestione del patrimonio immobiliare rischiano di essere fortemente penalizzate a seguito della rilevante tassazione in capo ai beneficiari. Ne conseguirebbe una rilevante diminuzione di liquidità in danno delle persone colpite da handicap grave.
Le criticità fiscali
Gli effetti negativi trovano origine nella mancanza di specifiche norme che disciplinano la tassazione. Pertanto è probabile che il livello impositivo sia addirittura più elevato rispetto alla disciplina ordinaria.
L’articolo 73, comma 1, lett. c) del TUIR attribuisce al trust la soggettività passiva ai fini IRES. Il successivo comma 2 stabilisce “Nei casi in cui i beneficiari del trust siano individuati, i redditi conseguiti dal trust sono imputati in ogni caso ai beneficiari in proporzione alla quota di partecipazione individuata nell’atto di costituzione del trust o in altri documenti successivi ovvero, in mancanza, in parti uguali”. Si prevede, quindi, l’imputazione del reddito in base al principio di trasparenza.
Il precedente art. 44 del TUIR, avente ad oggetto l’individuazione dei redditi di capitale, stabilisce alla lett. g – sexies), che si considerano tali “i redditi imputati al beneficiari di trust ai sensi dell’art. 73, comma 2, anche se non residenti”.
Si consideri ad esempio il caso in cui il disponente conferisce un immobile nel trust appena costituito affinché lo stesso sia concesso in locazione in modo da assicurare una rendita in favore del figlio “colpito” da handicap grave.
La “costruzione normativa” impedisce l’applicazione della c.d “cedolare secca” con il conseguente aggravio della tassazione IRPEF in capo al figlio. Infatti, non è possibile né applicare l’aliquota del 10 per cento per le locazioni degli immobili a canone concordato, né l’aliquota del 21 per cento. Il soggetto beneficiario è titolare di un reddito di capitale e per tale ragione non può applicare la predetta “cedolare secca”. Il reddito di capitale deve essere sommato ad eventuali altri redditi posseduti dal beneficiario ed essere assoggettato alla tassazione progressiva ordinaria.
Analogamente il trust non può applicare la cedolare secca in…
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