Source: http://urladalsilenzio.wordpress.com/tag/parma/
Timestamp: 2014-11-23 11:46:50+00:00
Document Index: 72577572

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 22', 'art. 11', 'art. 32', 'art. 11', 'art. 42', 'art. 83']

Parma | Le Urla dal Silenzio
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giu 2014	5 Comments	“Dal primo gennaio mio figlio in carcere per nulla”- intervista a Rosetta Fagone
Rosetta Fragone è la madre di un ragazzo, William, che il 13 giugno ha fatto 31 anni e che nel carcere di Parma dal primo gennaio.
Tutta la vicenda nasce da un presunto “odore di marijuana”, che un carabiniere, durante un “controllo” presso l’abitazione di William asseriva di sentire.
La marijuana non è mai uscita fuori, però William è stato comunque arrestato per presunto “oltraggio a pubblico ufficiale”. La madre sostiene che il carabiniere era deciso ad arrestarlo comunque, ricorrendo ad ogni possibile appiglio. Inoltre il carabiniere era solo, e non c’è un’altra persona che può confermare la sua ricostruzione dei fatti. Anzi, l’unica altra persona che era in casa, oltre al carabiniere e a William smentisce le ricostruzioni del carabiniere.
William il primo gennaio finisce in carcere, come dicevo. E da allora non è più uscito.
Rosetta racconta come attorno a suo figlio sia stata creata, a livello mediatico e anche a livello giudiziario, l’atmosfera del “tossico”. L’arresto e il processo a William è stato “raccontato” come l’arresto e il processo di un tossico. E, denuncia Rosetta, gli stessi organi di giudizio, nell’ambito del processo, hanno preso per buona questa rappresentazione del “tossico”.
Tutta questa vicenda ha segnato profondamente Rosetta e l’ha spinta ad iniziare una battaglia per la difesa di suo figlio. Ma la sua lotta è diventata anche una lotta contro le ingiustizie che tanti ragazzi subiscono dall’apparato della sicurezza e da quello giudiziario.
Un ringraziamento a Luana Stellato per avere trascritto i nastri dell’intervista.
-Quanti anni hai Rosetta?
Ne ho 52.
-E sei di?
Sono nata a Catania, però vivo a Parma.
In questo momento sono pensionata.
-Raccontami la vicenda che ti riguarda.
Allora, l’1 gennaio del 2014, a Parma, hanno arrestato mio figlio William, che, il 13 giugno, in carcere, ha compiuto 31 anni. È stato arrestato per un presunto odore di marijuana. Un carabiniere, entrando in casa nostra, avrebbe detto che secondo lui c’era un odore di marijuana, al che mio figlio gli rispose: “Ma cosa sta dicendo? Lei vuole rovinarmi”. Ma lui non sentiva ragioni. Mio figlio gli diceva, anche, che se sentiva odore di marijuana, allora avrebbe dovuto trovarla ed invitò il carabiniere a cercarla in casa. William stesso aveva iniziato ad aprire i cassetti della cucina, ma il carabiniere gli chiese di porgergli le braccia, quando William obbedì, gli mise le manette. Non bisogna dimenticare che il carabiniere era entrato in casa senza nessun permesso e senza nessuna motivazione; anche se è vero che mio figlio doveva essere controllato perché era agli arresti domiciliari, aveva un precedente…
-Raccontami di questo precedente
Stava scontando una pena per estorsione di 4 anni e 8 mesi, aveva quasi finito la pena.
-Era un’accusa reale?
Anche quella non era un’accusa reale; anche in quel caso, purtroppo, hanno calcato la situazione. Si era trattato di un blitz in cui erano state coinvolte 32 persone. Una di quelle fantomatiche retate, per cui basta che tu conosca qualcuno per ritrovarti coinvolto. Comunque, lui si trovava agli arresti domiciliari per questo motivo, aveva già scontato più della metà della pena e quindi usciva per andare a lavorare, si è sempre comportato bene.William è un istruttore di body building, personal trainer. È un ragazzo normalissimo come tutti gli altri ragazzi. Nella sua vita ha anche fumato le canne, non l’ha mai negato. Ha fumato hashish e marijuana come tutti i ragazzi che oggi hanno paura di ammetterlo e come tanti che oggi lo ammettono. Lui rientra nella maggioranza di persone che hanno fumato sostanze leggere.
-Ti capisco perfettamente, nel senso che in Italia, credo che siano davvero pochissime le persone che, in vita loro, non abbiano fumato qualche canna. Inoltre ho conosciuto persone che fumando cannabis hanno migliorato problemi come asma, ansia, depressione.
Questo lo so perfettamente. Credo che non ci sia nulla di cui vergognarsi e nulla da temere per il fatto di avere fumato canne; perché per me la delinquenza e il delinquere sono altre cose. Io ancora oggi, e posso dirlo ad alta voce, penso che mio figlio non è un delinquente. E’ un ragazzo che non ha mai fatto del male a nessuno. Ma a questo ragazzo pubblici ufficiali e forze dell’ordine hanno rovinato la vita. Da qui è iniziata la mia lotta. Una lotta che non finirà. Mio figlio è da 7 mesi in carcere per una condanna di un anno e 6 mesi per un presunto odore di marijuana. È da tener presente che non hanno mai trovato marijuana, non hanno mai trovato droga nella vita di mio figlio. Non possono neanche dire di aver trovato un grammo, mezzo grammo di qualcosa; una canna due canne. Non hanno mai trovato niente. Quindi hanno arrestato un ragazzo solo per un presunto odore di marijuana e puoi stare certo che, per una cosa di questo genere, la rabbia ti sale. Poi, non avendo trovato droga durante la perquisizione, l’hanno arrestato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Un classico insomma. Mio figlio ha rischiato di morire in carcere, ancora oggi è in carcere e ancora oggi si chiede: “Cosa ho fatto per avere scontato tutti questi mesi di pena?”
-Fanno questa assurda perquisizione, non trovano marijuana ma lo arrestano comunque per questo presunto “oltraggio”. Esatto. Tra l’altro, dei due pubblici ufficiali, uno era rimasto giù e uno era venuto su e che fu quello che poi lo ammanettò. Mentre questo carabiniere lo stava ammanettando, i due cani che abbiamo in casa gli si avvicinarono e lui, spaventato, estrasse la pistola, ed in quel momento poteva succedere di tutto. Un’altra cosa importante è che mio figlio in casa non era da solo. Con lui c’era un testimone, tutto questo è successo con un testimone. Ma questo testimone, nel primo e nel secondo grado del giudizio, è stato considerato tra i testimoni ritenuti non attendibili. Questa è una delle solite farse che esistono ancora in Italia. Prima di questo accaduto, io avevo un minimo di rispetto per le forze dell’ordine; un rispetto che oggi non ho più. Ogni anno, l’ultimo giorno dell’anno, ho sempre chiamato il 112, 113, 115 e il 118 facendo gli auguri di buon anno perché pensavo che, mentre tutti festeggiano, loro lavorano per tutti noi, ma adesso non lo farò mai più. Basta. Ci sono state troppi morti di Stato, perché i pubblici ufficiali approfittano della loro divisa e di un potere che non gli ha dato nessuno. Io oggi sono in contatto con tutte le mamme dei ragazzi che hanno subito ingiustizie, abusi di potere. Sappiamo come agiscono. Io non sono una pazza, sono una persona che sa quel che dice. Quando mi dicono che mio figlio è un tossicodipendente, io rispondo che non sanno cosa significhi questa parola. Non permetto a nessuno di dire che mio figlio è un tossicodipendente. E pensa che anche il giudice l’ha gridato 3 volte in aula.
-In che senso l’ha gridato?
L’ha gridato formulando la domanda alla ragazza che era testimone di mio figlio. Ha usato queste parole: “Ma lei sa chi è il signor William Nocera è un tossicodipendente? Lei lo sa che è un tossicodipendente.” L’ha urlato 3 volte.
-Ma un giudice non può fare così. Cose del genere potrebbero invalidare un processo.
Tutti i processi, anche quello d’Appello, che mio figlio ha già fatto, sono una farsa, un prendere in giro le persone. Addirittura la dottoressa Calandra, che era tra i giudici dell’appello, era lo stesso giudice che qualche mese prima aveva riconfermato la precedente sentenza, quella dei 4 anni e 8 mesi. In questo caso l’avvocato disse che se lo avesse saputo prima avrebbe chiesto di spostare l’udienza, perché mio figlio non si trovasse di fronte la stesso giudici che era già intervenuto, nell’altro procedimento, contro di lui. Mio figlio era già stato giudicato da quella dottoressa e quella dottoressa aveva già pronunciato sentenza contro di lui. Nel corso del processo d’appello, a Bologna, l’avvocato aveva mandato tutti i documenti nei termini di legge; ma il giudice non li aveva accettati perché, fu la sua motivazione, erano arrivati in ritardo. Ma questo non è vero e lo testimoniano i timbri postali. Ecco perché io dico che quando ci vogliono uccidere ci uccidono. Comandano loro, noi siamo nullità, siamo pedine. Anche davanti ai fatti veri loro negano ed i testimoni vengono ritenuti inattendibili. Se loro non individuano un capro espiatorio, si sentono male. Sono molto arrabbiata. Noi vediamo che i veri delinquenti non pagano mai o pagano in minima parte. E vediamo innocenti, o persone che hanno fatto cose lievi, essere arrestati anche per mesi ed anni. E questo è grave. Ed è grave che lo Stato uccida, perché anche questo avviene. Qualcuno potrebbe dire che le mamme difendono sempre i propri figli, ma io i miei figli non li ho mai difesi quando hanno commesso degli errori. Qui io sto parlando a ragione veduta. A mio William potevano fare un test; perché non gliel’hanno fatto? Se questo carabiniere era così sicuro, tanto da aver riportato nel verbale che è entrato in casa ed ha sentito odore di marijuana, perché non è stato fatto un test?
-Quando è stato fatto l’arresto?
L’1 gennaio del 2014.
-Descrivimi la dinamica successiva?
Dopo l’arresto, lo hanno portato in carcere, quindi gli hanno interrotto gli arresti domiciliari e il terzo giorno, il 3 gennaio, gli hanno fatto il processo e lo hanno condannato ad un anno e 6 mesi per resistenza, oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale. Lesioni perché il carabiniere ha dichiarato che il cane, un rottwailer, l’ha morso.
-Ma anche se il cane l’avesse morso, cosa c’entrerebbe tuo figlio?
Bravo. E quando l’avvocato ha chiesto in aula di far vedere il morso, il carabiniere si è rifiutato. Inoltre già se si venisse morsi da un cane di taglia piccola, i segni si vedrebbero; immaginiamo cosa dovrebbe essere il morso di un rottweiler. Se il cane l’avesse morso, il carabiniere sarebbe andato via da casa mia con l’ambulanza, mentre invece era in perfette condizioni. Semplicemente, dopo “l’operazione”, andò al pronto soccorso ed in 10 minuti ne uscì con il certificato in mano. Ci sarebbero davvero tante cose su cui soffermarsi. Comunque, continuando, dopo il processo del 3 gennaio, diedero a William un anno e 6 mesi per oltraggio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. E da allora mio figlio è dentro. La Corte d’Appello si è pronunciata il 22 maggio, confermando la pena. Prima dell’appello avevo cambiato l’avvocato.
-Perché l’hai cambiato?
Avevo un avvocato di Parma e adesso ho un avvocato di Roma, il signor Spaziani Fabio. L’ho cambiato per due motivi. Il primo è perché Parma e una città particolare dove si conoscono tutti, quindi non si mettono tra di loro i piedi in faccia. E poi lui super la misura quando mi disse: “Purtroppo questo è il sistema…”. Io non ho mandato giù queste parole. Se tu, come avvocato, hai visto che tutta questa storia era una farsa, come ha potuto dirmi una cosa del genere? L’avvocato deve fare il lavoro dell’avvocato, deve attenersi alle leggi e quando vede che c’è un appiglio deve tirarlo fuori. Non può dire: “Questo è il sistema”.
-Hai fatto benissimo a cambiarlo.
Lui era il mio avvocato, doveva stare dalla mia parte, non dalla parte del giudice, altrimenti avrei anche fatto a meno di un avvocato. Attraverso un passaparola ho trovato questo nuovo avvocato, che è di Roma, il dottor Fabio Spaziani. E’ un avvocato preparato.
-È giusto che per questi errori, per questi abusi, si paghi.
Io non posso stare zitta. Se io vado a rubare sono consapevole di due cose: se mi va liscia è ok e non ci piove, ma se mi prendono e finisco in galera è perché ho sbagliato, perché mentre rubavo ero consapevole di quello che stavo facendo. Ma se vado dentro, venendo falsamente accusata di furto, non potrò mai tacere, per questo ora urlo. Perché devo stare zitta quando ho ragione? E comunque, anche se mio figlio avesse effettivamente fumato una canna. Non lo si poteva arrestare solo perché solo per questo.
-Anche secondo la vecchia legge –recentemente fatta venire meno dalla Corte Costituzionale- si veniva arrestati solo se si era in possesso di una certa quantità di stupefacente.
Non si può arrestare una persona solo perché secondo le fantasie di qualcuno ha fumato marijuana. Dove è il codice che prevede questo? Siamo veramente nella follia. E pensa che, appena si è verificata la vicenda, subito le TV e i giornali locali hanno parlato di mio figlio, definendolo un pluripregiudicato e un tossicodipendente. Quando il nuovo avvocato ha incontrato William, si è reso conto che lui neanche sa cosa significa essere tossicodipendente. E poi anche nel caso di ragazzi tossici, se tu li metti in carcere non solo non li aiuti, ma li rovini.
-Sì, così si peggiora solo la loro situazione.
Esatto. Il ragazzo che si trova in quella condizione ha bisogno di un aiuto, non ha bisogno del carcere. Se un ragazzo tossico fa un furto, lo fa per comprare la droga e quindi va aiutato. Se lo sbatti dentro e prima non era delinquente, quando esce lo diventa. Pensa che mio figlio non ha mai fumato sigarette fino a 31 anni; e adesso, in questi mesi di carcere, ha iniziato a fumare sigarette. Dice che li dentro si impara tutto. Si lamentano che abbiamo le carceri piene, ma piene di chi? Quando vado ai colloqui li vedo i detenuti. Mio figlio è stato in tutte e tre le sezioni del carcere di Parma, quindi in questi mesi li ho visti tutti.
-Solo una persona come te, che ha riscontrato con i proprio occhi la realtà del carcere, può capire; finché si è all’esterno non si capisce nulla.
Esatto. Questo è il problema. Poi ci sono i grossi delinquenti, che per me sono quelli che fanno male alle persone, che fanno veramente danni gravi. Non ci sono nemmeno leggi eque. Per esempio, non può esserci la stessa pena per uno che ruba una mela e uno che ha fatto male ad un bambino.
-È un sistema pieno di contraddizioni il nostro.
Esatto. Io poi sono una mamma ormai stanca di lottare, perché già lotto per la mia malattia da 4 anni.
-Che malattia hai?
Io ho un tumore al pancreas.
A che livello è questo tumore?
Si può dire che io fino ad oggi sono una miracolata. Mi hanno operata e mi hanno tolto due tumori, un carcinoma e un mucinoso, coda, testa e corpo pancreas. È dura, non vivi più, la vita ti cambia, non sei più la persona di prima, non puoi vivere più come prima. Tutti mi dicono che sono forte e mi ammirano, però non è facile. Ecco perché io oggi ti ho detto che vivo di pensione, perché a 52 anni ti tolgono tutto. Parliamo di una pensione di 282 euro, sono invalida civile al 100%.
-Grazie Rosetta.
Posted by alfrhaed in Casi giudiziari and tagged abuso, arresto, cane, legge Fini Giovanardi, madri, marijuana, morso, oltraggio a pubblico ufficiale, Parma, perquisizione, Rosetta Fagone, William	13
gen 2014	3 Comments	Segnalazione sulle condizioni di un detenuto nel carcere di Parma
L’amico Antonio di Radiocane, che è in contatto anche col circolo Cabana di Rovereto, ci invia questa segnalazione fatta alla vicedirettrice del carcere di Parma, la dott.ssa Anna Albano, in merito alle condizioni molto problematiche che starebbe vivendo un detenuto di nome Nocera William, arrestato per uso di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Noi non conosciamo la vicenda del merito, anche in relazione a quanto effettivamente questo detenuto starebbe vivendo dentro il carcere, ad es. la diminuzione di 12 kg del peso. Ma basta anche solo il dubbio che tutto ciò possa corrispondere a realtà, per condividere questa segnalazione.
Gent.ma Dr.ssa Anna Albano, mi dicono che nella struttura da lei diretta, è detenuto il sig. Nocera William, per gli amici Willy, con l’accusa di uso di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. Mi dicono anche che dopo una attenta perquisizione, nulla è stato trovato e la “resistenza” è la conseguenza di un arresto immotivato. Giudicare a lei non compete, ma ci sono problemi che riguardano le sue competenze. Willy, è in carcere dall’inizio di gennaio, ed è già dimagrito di 12 Kg. Inoltre è ammalato ed ha la febbre, ma nessun medico è intervenuto. Mi dicono che il cibo portato dai familiari non gli viene consegnato e la posta che invia non viene spedita. Inoltre i familiari hanno potuto vedere e documentare fotograficamente i suoi vestiti pieni di sangue. Cosa sta succedendo nel carcere di Parma da lei diretto? Sappiamo dal rapporto dell’Osservatorio Antigone, che c’è stato nel 2011 un suicidio, ma ci sono tuttora molti casi di autolesionismo. Non è accettabile tutto questo. La invitiamo ad intervenire con l’autorità che le compete per eliminare queste brutture,prima di piangere ulteriori morti a causa di ingiustizie e comportamenti disumani.
Posted by alfrhaed in Messaggi nella bottiglia and tagged Anna Albano, Antonio, detenuto, Nocera William, Parma, Radiocane, segnalazione, vicedirettrice	04
ott 2013	2 Comments	Una barca… di Paolo Amico
UNA BARCA In un tempo non molto lontano, ero una barca da pesca e vivevo giorni felici e spensierati, a pensarci ora.
Posted by alfrhaed in Messaggi nella bottiglia and tagged barca, Grazia Paletta, Paolo Amico, Parma, racconto	05
gen 2013	Dai detenuti dell’AS1 di Parma
Posted by alfrhaed in Messaggi nella bottiglia and tagged A.S.1, colloqui, detenuti, Dr. Pietro Buffa, Giovanni Mafrica, Parma, Provveditore Regionale Emilia Romagna, spoleto | Lascia un commento	31
dic 2012	Dai detenuti del carcere di Parma
Posted by alfrhaed in Messaggi nella bottiglia and tagged A.S.1, colloqui, detenuti, famigliari, Parma | Lascia un commento	28
ott 2012	2 Comments	Giovanni Mafrica… continua a Parma la violazione dei diritti dei detenuti
In lettera del 17 agosto segnalava come veniva bruscamente troncato il suo cammino scolastico, e reso inefficace il suo diritto allo studio, non essendoci a Parma alcun corso scolastico (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/17/da-giovanni-mafrica-trasferito-nel-carcere-di-parma/).
In lettera del 3 ottobre chiedeva che fosse garantito il suo diritto alla salute, permettendogli di fare una visita medica di cui aveva bisogno (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/10/03/ricorso-di-giovanni-mafrica-al-magistrato-di-sorveglianza/).
Nel post pubblicato da Nadia il 22 ottobre era fatto presente come Giovanni fosse stato messo in isolamento perché rifiutava la cella a due, in quanto detenuto ergastolano, e i detenuti ergastolani.. per chi non lo sapesse.. hanno diritto alla cella singola (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/10/22/salviamo-giovanni-mafrica-dallassassino-dei-sogni-di-parma/).
e p. c. al Presisdente della Repubblica,
Posted by alfrhaed in Messaggi nella bottiglia and tagged art. 22 Codipe Penale, cella, diritto, ergastolani, famigerato, Giovanni Mafrica, istanza, Parma, salute, sballottati, sciopero della fame, singola, smantellamento, sotegno, studio, trattamento	07
ott 2012	4 Comments	Dopo che mi hanno strappato mio fratello… di Giuseppe Barreca
Posted by alfrhaed in Messaggi nella bottiglia and tagged Alta Sicurezza 1, Badu e Carros, Carmelo Musumeci, delitto, doloroso, Domenico Papalia, dormitorio, famigerato, fratello, Giuseppe Barreca, libri, Nuoro, offende, offendere, Parma, Santo Barreca, spoleto, squallido, vitale	03
ott 2012	2 Comments	Ricorso di Giovanni Mafrica al Magistrato di Sorveglianza
Dopo lo smantellamento -avvenuto alcuni mesi fa- della sezione Alta Sicurezza 1 di Spoleto, i componenti di quella sezione sono stati sballottati come pacchi postali in mezza Italia. Alcuni hanno avuto destinazioni “decenti” -come Carmelo Musumeci nel carcere di Padova-, altri destinazioni pessime, come Marcello Dell’Anna, Salvatore Pulvirenti, Domenico Papalia nel famigerato carcere di Badu e Carros a Nuoro.. e Giovanni Mafrica nel carcere di Parma.
Abbiamo già pubblicato due contributi di Giovanni Mafrica dopo il suo trasferimento.
Oggi inserisco questo ricorso che Giovanni Mafrica ha inviato al Magistrato di Sorveglianza per non avere ricevuto la visita medica, dopo avere fatto richiesta di visita medica, chiedendo -con questo ricorso- che venga garantito il suo diritto alla salute.
Al Magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia
Al Senatore Ignazio Marino.
Al Garante dei detenuti Regione Emilia Romagna Avv.ssa Desi Bruno.
All’On. Rita Bernardini.
Il sottoscritto Giovanni Mafrica, nato a Condofuri Marina (RC), il 23.08.1970. Ristretto presso questo reclusorio, fa presente quanto segue:
Che nei giorni 18, 20, 21 CM si è segnato a visita medica e non è stato chiamato per essere visitato.
Che l’art. 11 O.P. L. 26 luglio 1975 n. 354 comma 6 dispone che il sanitario deve visitare sia gli ammalati sia coloro che ne facciano richiesta.
Che la circolare D.A.P. 24 novembre 1990 n. 643295/12 recita “Il diritto alla salute deve essere ugualmente garantito ad ogni persona, sia essa in stato di libertà o detenzione o comunque sottoposta a misura restrittiva della libertà personale, nel rispetto dell’art. 32 della Costituzione (…)”.
Che la salute è stata annoverata tra i beni primari dell’uomo, in quanto condizione indispensabile ed imprescindibile affinché ogni individuo possa esprimere compiutamente e liberamente la propria personalità ed è, in questo senso, il formale riconoscimento di un diritto fondamentale della persona, nonché di un interesse della collettività, vale a ricondurre l’affermazione cristallizzata nell’articolo 32 della Costituzione tra i principi fondamentali dell’Ordinamento costituzionale della Repubblica.
Ritenuto che il relativo diniego da parte della Direzione sanitaria di non garantire allo scrivente la visita medica lede quindi un diritto costituzionalmente garantito spettante a tal fine.
Al Magistrato di Sorveglianza di riferimento di volere intervenire, affinché all’istante sia garantito il diritto alla visita medica secondo le disposizioni stabilite dall’art. 11 OP L. 26 luglio 1975 n. 354 comma 6, al fine di impedire la reiterazione del diniego di quanto esposto e che le problematiche relative al sovraffollamento alla carenza di struttura, alla carenza di personale medico sanitario non possono e non devono essere delle mere giustificazioni dinanzi a delle inadempienze del servizio medico o della semplice visita medica ogni qualvolta il detenuto ne faccia richiesta.
Fiducioso in un suo intervento invia cordiali saluti.
Parma 22.05.2012
Posted by alfrhaed in Messaggi nella bottiglia and tagged Alta Sicurezza 1, Giovanni Mafrica, Parma, ricorso, spoleto, visita medica	28
ago 2012	4 Comments	Un’altra lettera di Giovanni Mafrica
Il diciotto agosto avevo già pubblicato una lettera di Giovanni Mafrica, dalla sua nuova “sede” nel famigerato carcere di Parma, dopo lo smantellamento della sezione Alta Sicurezza 1 di Spoleto (vai al link.. http://urladalsilenzio.wordpress.com/2012/08/17/da-giovanni-mafrica-trasferito-nel-carcere-di-parma/). Quella lettera era accompagnata da una istanza al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per chiedere il trasferimento.
Richiesta su cui Giovanni ritorna in questa lettera, dove esprime la sua volontà di potere continuare gli studi, possibilità che dovrebbe essere garantita ad ogni detenuto, ma che, nei fatti, gli viene negata a Parma.
Noi non possiamo che appoggiare la sua battaglia.
come credo già saprai, da Spoleto ci hanno trasferiti a tutti, causa chiusura del circuito A.S.1.
A mi è toccato Parma. Non mi dilungo a scriverti tutte le storture e assurdità di questo reclusorio. Poiché sono talmente demenziali che rischierei di non essere creduto. SIC!
Mi chiedo solo come faccia il Ministro della Giustizia a tutelare questo agire di non stato di diritto. Sì, perché ritegno sia praticamente impossibile che senza una copertura dall’alto, questa Direzione, nel suo insieme, potrebbe amministrare un luogo -ci tengo a precisare, non privato, ma di stato. Quindi di tutti- in maniera così irrispettosa dei precetti contenuti sulla carta costituzionale…
Forse accecati dal velo dell’ignoranza pensano che sulla Costituzione ci sia scritto che tendere alla risocializzazione vuol dire consistere in trattamenti contro i diritti primari propri della persona in stato di prigionia.
Ecco, bisogna spiegare loro che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità, perché tenere delle persone in stato di prigionia -avendo alle spalle più lustri di detenzione già scontata e per di più con prospettiva di fine pena mai- 20 ore su 24, senza che a questi gli si dia ciò che l’ordinamento penitenziario prevede, e cioè lavoro, studio, insomma tutte quelle offerte tese alla risocializzazione e all’affermazione di una dimensione da cittadino.
Significa tradire i precetti a cui loro stessi giurano di essere fedeli e di rispettare. Ma ripeto, questo agire li relega in una dimensione vergognosa e mi colpisce il fatto di come sia radicato, nella stragrande maggioranza di costoro, il concetto di afflizione, di esclusione sociale. Comportamenti caratteristici dell’indifferenza che risultano irrispettosi in una società che basa la propria visione democratica e civile proprio sulla carta costituzionale. Questo per farti un quadro della situazione.
Qui purtroppo non c’è alcun corso scolastico motivo, per cui ho subito inoltrato richiesta di trasferimento in altra sede. Le disposizioni relative ai trasferimenti in questo caso statuiscono che, per coloro che sono iscritti a scuola, nel caso in cui dovessero essere trasferiti, comunque gli deve essere garantito il prosieguo della frequenza a scuola.
Tutto ciò, una volta che sono stato portato in questo girone carcerario, non mi è garantito. Ma io continuerò a cercare una soluzione che sia vantaggiosa per il proseguimento del mio percorso scolastico. In questo senso, vorrei se ti fosse possibile mettermi in contatto con qualche associazione del tessuto sociale di Parma o indirizzarmi, a cui possa rivolgermi per fare valere le mie ragioni.
Parlane anche con Antigone..
Posted by alfrhaed in Messaggi nella bottiglia and tagged battaglia, costituzione, dignità, Giovanni Mafrica, indifferenza, Parma, risocializzazione, spoleto, studi, tradire, trasferimento	17
ago 2012	5 Comments	Da Giovanni Mafrica.. trasferito nel carcere di Parma
Dopo lo smantellamento in blocco dell’intera sezione Alta Sicurezza 1 del carcere di Spoleto, i membri della sezione sono stati sballottati per mezza Italia, come pacchi postali, senza alcuna attenzione ai percorsi di trattamento e di studio portati avanti negli anni, dei legami con la famiglia e di ogni altra considerazione “umana”.
Uno di coloro che ha avuto la destinazione peggiore è Giovanni Mafrica, che è stato trasferito nel carcere fogna di Parma, in assoluto uno dei carceri peggiori d’Italia, da anni un autentico modello di inefficienza e dannosità. Troverete diversi testi su questo carcere “gioiello” nell’archivio.
Oggi pubblico l’istanza di trasferimento inviata da Giovanni Mafrica.. facendola precedere da una lettera che, lo stesso Giovanni Mafrica, ha inviato a Carmelo Musumeci.
Parma 07.08.12
la fortuna non è mia amica. Non mi appartiene come vedi. Con tante destinazioni, ho beccato la più schifosa, sotto tutti gli aspetti.
E’ inutile che ti descriva tutte le storture di questo carcere. Perché rischierei davvero di consumare chili di carta.
Anzi, te ne racconto una che per quanto banale, è rivelatrice dell’ambiente schizofrenico. E’ indicativa proprio per capire il buio istituzionale che predomina in questa realtà carceraria. Pensa che la TV la spengono, ancora alle 2 di notte e la aprono alle 7 di mattina. Per ribadirti la mentalità ristretta con cui abbiamo a che fare.
Ritengo vergognoso e incredibile che le varie associazioni tutelanti i diritti dei detenuti non intervengono per chiedere la chiusura di questo luogo di non stato di diritto.
Ritengo indecente, oltre che immorale, che il Ministro della giustizia, continui a tutelare e tenere in piedi un sistema così afflittivo nei confronti di persone in stato di prigionia.
Credo che il D.A.P. avrebbe dovuto chiudere questa A.S.1 e non quella di Spoleto. Proprio perché l’illegalità di stato, la mancata applicazione dei diritti contenuti nella Costituzione, vengono calpestati palesemente, senza che nessuno, preposto a tutela degli stessi, se ne curi.
In ogni modo, visto che non sono un dormiente, ho inoltrato istanza di trasferimento presso il D.A.P. proprio perché qui non c’è alcun corso scolastico che garantisca il prosieguo degli studi.
A riguardo, assieme a questa mia, ti mando l’istanza, in modo che tu possa divulgarla in ogni dove. Qualora fosse possibile fare una interpellanza sulla questione di cui siamo stati oggetto. Segnala anche la questione relativa alla scuola, motivando la cosa, come nel mio caso, che, nonostante fossi iscritto a scuola, sono stato trasferito, disapplicando gli artt. 83 e 42 O.P., in un carcere in cui non gli viene garantito il prosieguo degli studi e, per giunta, afflittivo e irrispettoso, dei diritti soggettivi. Insomma, vedi tu, fanne buon uso…
Informami di tutte le iniziative volte alla campagna di sensibilizzazione contro la pena dell’ergastolo. Mandami se ti è possibile l’indirizzo di Ornella Favero, così, qualora dovrò scrivere qualche documento atto a far sapere il degrado di questo reclusorio, lo farò pervenire alla redazione di “Ristretti”. Mimì è anch’esso con me, senza computer siamo rovinati e, a quanto pare, non ne vogliono sapere per nessuna ragione…
Abbiamo parlato dell’iniziativa ai compagni per aderire a questa campagna volta a dare e restituire civiltà giuridica a questo Paese.
Oh scusa, ho scritto una pagina e mezza, e non ti ho chiesto come stai. So che lì si sta “bene”, nel senso che ci sono aperture e la possibilità di costruire tante cose.
Scusa, inoltre, sia per la penna che fa le bizze, sia per la calligrafia un po’ particolare. Ma non essendo più abituato a scrivere con la penna, mi viene difficile scrivere. Anzi è una fatica, ho già le dita che mi bruciano, sono uno sfaticato hahaha. Salutami i miei paesani e Agostino.
Nell’attesa di leggerti ti avvolgo in un forte abbraccio. Ti saluta tanto Mimì. Ti ha scritto e spero che tu l’abbia ricevuta. A presto.
Al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria- Direzione Generale dei detenuti e del trattamento- Ufficio II- Sezione II- Reparto II
- Al Presidente della Repubblica,
- Al Ministro della Giustizia,
- All’Onorevole Rita Bernardini,
- Al Magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia
Bisogna sempre applicare la legge. Nel non farlo si agisce illegalmente.
L’art. 42 della L. n. 354/1975 O.P. dispone che “i trasferimenti sono disposti per gravi e comprovati motivi di sicurezza, per esigenze dell’istituto, per motivi di giustizia, di salute, di studio e familiari”.
Che alla luce del positivo percorso scolastico che ha contrassegnato negli anni la lunga detenzione patita dallo scrivente, la presente istanza finalizzata alla tutela dei diritti primari propri, si appalesi meritevole di positiva valutazione e conseguente accoglimento.
- L’art. 83 del D.P.R. n. 239/2000 O.P. dispone “nei trasferimenti per motivi diversi da quelli di giustizia o di sicurezza. Si tiene conto delle richieste espresse dai detenuti e dagli internati in ordine alla destinazione”.
Che essendo iscritto al 4° anno scolastico nell’istituto d’arte nella casa di reclusione di Spoleto. Con questo trasferimento viene impedito il mio diritto allo studio, dato che in questo nuovo reclusorio non c’è alcun corso scolastico.
Chiedo di essere assegnato in una sede dove posso proseguire il mio percorso di studio, riconoscendo a questo percorso scolastico un ruolo importante, la cui finalità di formazione rappresenta lo strumento per una preparazione professionale adeguata.
Nell’attesa di un vostro riscontro, confido nell’accoglimento, e spero che accadrà prima nell’inizio scolastico di settembre.
Posted by alfrhaed in Messaggi nella bottiglia and tagged Alta Sicurezza 1, Carmelo Musumeci, D.A.P, Giovanni Mafrica, istanza, Parma, percorsi, trasferimento	Post Navigation	← Older Entries	Cerca nel sito