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Timestamp: 2017-01-21 10:48:09+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2286', 'art. 2286', 'sentenza ', 'art. 2301', 'art. 2301', 'art. 2315', 'art. 2318', 'art. 2301', 'art. 2301', 'art. 2301']

HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 2301 codice civile: Divieto di concorrenza L’AUTORE: Redazione
Il socio non può, senza il consenso degli altri soci, esercitare per conto proprio o altrui un’attività concorrente con quella della società, né partecipare come socio illimitatamente responsabile ad altra società concorrente (1).
In caso d’inosservanza delle disposizioni del primo comma la società ha diritto al risarcimento del danno, salva l’applicazione dell’art. 2286 (2).
Responsabilità illimitata: [v. 2267].
Attività concorrente: attività svolta da un soggetto (operatore economico) nell’ambito di un mercato [v. 1474] in cui operano anche altre imprese. Ogni impresa concorrente con altre tenta di accaparrarsi nel mercato le migliori condizioni possibili in seguito alla vendita o all’acquisto dei beni e servizi.
(1) Il divieto può ritenersi violato solo nel caso in cui l’attività concorrenziale del socio possa effettivamente arrecare un pregiudizio a quella della società. Si pensi, ad esempio, al caso in cui il socio eserciti un’attività concorrenziale in un luogo lontano da quello in cui opera la società: in questo caso l’attività concorrenziale del socio può risultare indifferente per la società, e perciò perfettamente lecita.
(2) Il socio che ha violato il divieto di concorrenza può essere escluso ai sensi dell’art. 2286.
L'assunzione della qualità di socio e l'obbligo di buona fede nell'adempimento delle obbligazioni, che discendono dal contratto di società, non comportano la rinuncia del medesimo ad avvalersi dei suoi diritti e facoltà, anche derivanti da rapporti estranei al contratto sociale e se pure essi possano, in ipotesi, rivelarsi lesivi dell'interesse della società; pertanto, l'esercizio di tali facoltà e diritti, ove non sia allegato l'abuso del diritto, non può giustificare l'esclusione del socio stesso dalla società. (Così statuendo, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, negando la sussistenza di un divieto di concorrenza ex art. 2301 cod. civ. e di un divieto statutario di sostituzione del socio d'opera, aveva giudicato nulla la deliberazione di esclusione del resistente, cui era stato ascritto di aver reiteratamente lavorato al di fuori della società e di essersi fatto sostituire dal padre, remunerandolo, per l'attività manuale rientrante tra i suoi compiti, rendendosi, altresì irreperibile per dodici giorni consecutivi). Rigetta, App. Cagliari, 19/03/2007
Cassazione civile sez. I 30 maggio 2013 n. 13642 E' fondata l'opposizione proposta dal socio accomandante della società in accomandita semplice avverso la delibera di esclusione dello stesso dalla società, adottata alla luce dell'asserita violazione del divieto di concorrenza, di cui all'art. 2301, per avere lo stesso, senza il consenso degli altri soci, esercitato per conto proprio e altrui un'attività concorrente con quella della società. Orbene, ritenuto che l'art. 2315 c.c. statuisce l'applicabilità alla s.a.s., delle disposizioni relative alla s.n.c. in quanto compatibili con le specifiche norme disciplinanti la s.a.s. e che ai sensi dell'art. 2318 c.c., nella s.a.s. solo i soci accomandatari sono soggetti agli obblighi propri della s.n.c., ne consegue che l'attore, quale socio accomandante, non può ritenersi assoggettato al divieto di concorrenza che vincola solo gli accomandatari.
Tribunale Prato 05 settembre 2011 n. 939 Il divieto di concorrenza è finalizzato a favorire il perseguimento dell'interesse della società da parte dell'amministratore, al fine di evitare che sia indotto a danneggiarla, facendole concorrenza; da ciò deriva che la violazione di tale divieto vulnera direttamente la società ed il suo patrimonio. mentre il danno subito dal socio è soltanto indiretto. Conferma App. Genova, 19 maggio 2005
Cassazione civile sez. III 22 marzo 2011 n. 6558 Alla luce della previsione normativa di cui all'art. 2301 c.c. l'azione di responsabilità compete unicamente alla società, e non anche al singolo socio. Costui può esercitare azione personale di responsabilità unicamente in relazione a quei danni ulteriori, che non siano in rapporto di causalità con la violazione degli obblighi sociali, e che si traducano in un pregiudizio immediato e diretto non già al patrimonio sociale, ma a quello proprio personale (Nel caso di specie, il g.o. ha stabilito il difetto di legittimazione attiva dell'attrice, la quale aveva dedotto il danno che avrebbe subito a cagione della asserita violazione, da parte della convenuta - nella sua qualità di socia accomandataria della società - del divieto di concorrenza).
Tribunale Brindisi sez. fallimentare 30 novembre 2010
E’ nulla la deliberazione di esclusione di socio di s.n.c. per avere costituito una s.r.l. con oggetto sociale simile alla società di persone già esistente. In tale ipotesi, infatti, non si ravvisa alcuna concorrenza, configurabile, invece, qualora il socio, illimitatamente responsabile di società di persone, espleti in proprio, o in altra società personale, attività concorrente con quella della società di persone di cui già fa parte.
Tribunale Tivoli 03 ottobre 2008
Affinché lo storno dei dipendenti di un'impresa concorrente possa costituire atto di concorrenza sleale, sono necessari la consapevolezza nel soggetto agente dell'idoneità dell'atto a danneggiare l'altrui impresa ed altresì l'animus nocendi, cioè l'intenzione di conseguire tale risultato, da ritenersi sussistente ogni volta che lo storno sia stato posto in essere con modalità tali da non potersi giustificare, in rapporto ai principi di correttezza professionale, se non supponendo nell'autore l'intento di recare pregiudizio all'organizzazione ed alla struttura produttiva del concorrente.(Fattispecie in materia di costituzione, da parte del socio di una società in nome collettivo, di una società a responsabilità limitata avente oggetto identico a quello della prima società, con l'assunzione nella nuova società di cinque dipendenti su undici già in forze alla vecchia impresa, essendo provato per taluno di essi l'invito a dimettersi e, per gli altri, il rafforzamento della volontà di interrompere il rapporto di lavoro, quali comportamenti dell'autore dello storno).
Cassazione civile sez. I 23 maggio 2008 n. 13424 Il divieto di concorrenza dettato dall'art. 2301 c.c. per i soci delle società in nome collettivo non è applicabile ai soci accomandanti, bensì ai soli soci accomandatari, delle società in accomandita semplice.
L'azione ex art. 2301 c.c. non può essere intentata dal socio nei confronti dell'altro, ma solo dalla società e ciò in ossequio e al tenore letterale della norma ed alla "ratio" della stessa, avuto riferimento all'autonomia patrimoniale delle società di persone, con la conseguenza che solo detta lesione viene ad essere giuridicamente rilevante, anche se il danno viene a ripercuotersi, in via indiretta, sulle aspettative e sulla condizione economica degli altri soci.
Tribunale Orvieto 02 febbraio 2001
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