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Timestamp: 2019-08-22 18:09:59+00:00
Document Index: 172388111

Matched Legal Cases: ['§ 1', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 13', 'sentenza ', '§ 2', 'sentenza ', 'art. 13', 'art.106', 'sentenza ', '§ 3', '§ 4', 'art. 13', 'art.110']

CSM: Parere sul decreto legge 14 settembre 2004, n. 241
Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 19:08:12, in Magistratura, linkato 1471 volte)
Parere sul decreto legge 14 settembre 2004, n. 241 recante «Disposizioni urgenti in materia di immigrazione»
(Approvato dal Plenum il 21 ottobre 2004)
§ 1. Con nota in data 21 settembre 2004, il Ministro della Giustizia ha chiesto al Consiglio superiore della magistratura la formulazione ex art. 10 della L. 24 marzo 1958 n. 195 di un parere sul disegno di legge di conversione del decreto-legge, approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 3 settembre 2004, concernente: "Disposizioni urgenti in materia di immigrazione" (D.L. 14 settembre 2004, n. 241 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 settembre 2004 n. 216).
Come evidenziato nella relazione di accompagnamento al disegno di legge di conversione, il decreto-legge si ricollega, per un verso, all'esigenza di colmare il vuoto nella disciplina sull'immigrazione di cui al T.U. n. 286/1998 e succ. Mod. Determinato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 222/2004 e, per altro verso, dalla volontà di rimodulare il testo dell'art. 14, comma 5-quinquies del T.U. cit. Oggetto della sentenza n. 223/2004.
Con la prima sentenza, il Giudice delle leggi ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 13, comma 5-bis, del T.U. n. 286/1998 (introdotto dall'art. 2 del decreto-legge 4 aprile 2002, n. 51, convertito, con modificazioni, nella legge 7 giugno 2002, n. 106), nella parte in cui non prevede che il giudizio di convalida del provvedimento di accompagnamento coattivo alla frontiera dello straniero irregolarmente soggiornante in Italia debba svolgersi in contraddittorio prima dell'esecuzione del provvedimento stesso e con le garanzie della difesa.
Con la sentenza n. 223/2004, invece, la Corte ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 14, comma 5-quinquies del T.U. cit. (inserito dal comma 1 dell'art. 13 della legge 30 luglio 2002, n. 189), nella parte in cui stabilisce che per la contravvenzione prevista dal comma 5-ter del medesimo art. 14 (ingiustificata inosservanza all'ordine del questore di allontanamento dello straniero irregolarmente soggiornante in Italia) è obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto.
Il D.L. 14 settembre 2004, n. 241, oltre a riscrivere l'art. 13, comma 5-bis (inserendo altresì un nuovo comma 5-ter) e l'art. 14, comma 4 T.U., ha trasferito al giudice di pace la competenza sui ricorsi avverso i provvedimenti di espulsione amministrativa e sulle convalide dell'accompagnamento coattivo alla frontiera e del trattenimento nei centri di permanenza temporanea ed assistenza, modificando conseguentemente l'art. 11 della L. 21 novembre 1991, n. 374 e succ. Mod. In tema di indennità spettanti al giudice di pace. Il D.L. n. 241, inoltre, ha modificato l'art. 14, comma 5-quinquies del T.U. cit., stabilendo che si procede con rito direttissimo per i reati ex art. 14, commi 5-ter e 5-quater, che per assicurare l'esecuzione dell'espulsione il questore dispone i provvedimenti di cui all'art. 14, comma 1 (trattenimento nel centro di permanenza temporanea ed assistenza) e che per il - solo - reato di cui al comma 5-quater è obbligatorio l'arresto dell'autore del fatto.
Il decreto legge interviene sulle norme degli artt.13 e 14 del d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286 che disciplinano rispettivamente la "espulsione amministrativa" e la "esecuzione dell'espulsione" dello straniero, le quali, prima dell'intervento demolitorio della Corte costituzionale, si articolavano in provvedimenti (decreto di espulsione del prefetto, art. 13 c. 3, accompagnamento alla frontiera disposto dal questore, art. 13 c. 5, provvedimento di trattenimento in centro di permanenza temporanea, art. 14, c. 1) assunti a seguito dell'espletamento di appositi procedimenti amministrativi. Può dunque affermarsi che il regime giuridico dell'accompagnamento alla frontiera, pur permanendone la fonte amministrativa, è oggi ricondotto nell'ambito della giurisdizione, interessando il provvedimento il bene della libertà personale dell'individuo, come tale sottoposto alle garanzie previste dall'art. 13 della Costituzione. L'accompagnamento, infatti, secondo l'impostazione già accolta da Corte cost. 10.4.01 n. 105 (pronunziata a proposito della legittimità della norma che prevede il trattenimento presso i centri di permanenza, ed espressamente richiamata dalla sentenza n. 222/04), "presenta quel carattere di immediata coercizione che qualifica, per costante giurisprudenza costituzionale, le restrizioni della libertà personale e che vale a differenziarle dalle misure incidenti solo sulla libertà di circolazione" e che non [può] "essere assunto dall'autorità di polizia come pienamente legittimo e ancora eseguibile quando il giudice ne abbia accertato l'illegittimità ponendo proprio tale accertamento a fondamento del diniego di convalida".
§ 2. Muovendo da questa premessa, il decreto legge n. 241 ha proceduto ad un radicale intervento sulla fase giurisdizionale prevista per la convalida del provvedimento di accompagnamento e di quello di trattenimento, modificando la disciplina processuale e mutando la competenza dell'autorità giudiziaria, attribuendola al giudice di pace invece che al tribunale in composizione monocratica.
Ferma restando la premessa da cui muove il provvedimento di urgenza ora in esame, a proposito di questa ultima innovazione il dibattito svoltosi all'interno della Sesta Commissione referente ha fatto emergere diversi ordini di valutazioni.
Secondo una prima impostazione la scelta appena indicata non è distonica rispetto ai principi affermati dalla Corte costituzionale, creando in capo ad uno dei giudici che esercitano la funzione giurisdizionale nell'ambito dell'ordinamento (il giudice di pace) una competenza specifica in materia di convalida dei provvedimenti di accompagnamento e di trattenimento, i quali, come già rilevato, sono strettamente collegati tra loro quanto a natura ed a funzione prevenzionale.
In particolare, sotto il profilo dell'individuazione dell'organo giurisdizionale competente nel giudice di pace, da coloro che sostengono questa prima impostazione si rileva che la legge 21 novembre 1991 n. 374, istitutiva del giudice di pace, non esclude che a tale magistrato possa essere affidata la competenza su provvedimenti che abbiano ricadute sulla libertà personale. Secondo tale lettura, la citata sentenza 105/01 della Corte costituzionale, infatti, ha ricondotto i provvedimenti che investono lo straniero clandestino alle "altre restrizioni della libertà personale" di cui fa menzione l'art. 13 della Costituzione e non alla forma della detenzione, pure prevista dall'articolo citato, che la legge istitutiva del giudice di pace, invece, esclude dalle forme di definizione dei processi ad esso affidati. Ne conseguirebbe che, sia pur rientrando il bene affidato tra i diritti di libertà, la natura della procedura sarebbe riconducibili tra quelle affidate alle attribuzioni del giudice di pace.
La relazione di accompagnamento al d.d.l. Di conversione del decreto-legge n. 241/2004 evidenzia il "significativo aggravio del carico di lavoro, che l'introduzione della convalida dell'accompagnamento alla frontiera comporta", aggravio che ha orientato la scelta di attribuire al giudice di pace la competenza sui provvedimenti in questione, "liberando conseguentemente di tale incombenza il tribunale". Si esprime indubbiamente una preoccupazione diffusa nella magistratura, la quale non sempre è in grado di offrire un servizio rapido ed efficiente, anche a causa di carichi di lavoro eccessivi e di competenze non sempre attribuite con criteri di omogeneità e funzionalità.
Peraltro, di fronte ai diritti fondamentali di libertà posti in gioco, non può non assumere preminenza l'esigenza di assicurare tutte le garanzie ordinamentali e processuali a soggetti che, per la loro, intrinseca condizione personale costituiscono a tutti gli effetti soggetti deboli. E in questa ottica non può non mettersi in rilievo la necessità che al giudice chiamato ad occuparsi di detti procedimenti siano assicurati lo status e la professionalità adeguati ed un'organizzazione dell'ufficio in grado di assicurare certezza ed omogeneità degli indirizzi giurisprudenziali ed efficienza e celerità nella risposta giudiziaria, profili che possono essere meglio assicurati dalla magistratura professionale.
A questo proposito, una diversa opinione, pure emersa nel corso della discussione, ha rilevato che, per i rilevanti poteri riconosciuti sul piano processuale penale nell'ambito dei reati rimessi alla sua competenza, alla figura del giudice di pace, già prima di questo intervento di legislazione di urgenza, non può essere più associata l'immagine di soggetto operante esclusivamente nell'ambito della "giustizia minore" con modesti strumenti di intervento, dovendosi allo stesso riconoscere ormai una sua precisa connotazione ordinamentale, operante in un quadro normativo predefinito per scelta del legislatore.
Altra impostazione si muove in direzione diversa da quelle appena indicate, rilevando che la stessa legge n. 374 del 1991 ebbe a compiere una scelta di sistema, fissando nella attribuzione della competenza penale per il giudice di pace compiti essenzialmente conciliativi e solo residualmente sanzionatori, escludendo comunque che potesse definire il processo penale con provvedimenti che comportano la detenzione. Tale scelta è peraltro coerente con il modello costituzionale di magistratura onoraria (art.106 Cost.), che ne individua la peculiarità nell'essere una giurisdizione non "minore" (v. Sentenza n.150/93 della Corte costituzionale) ma certamente "diversa" e connotata da una prevalente funzione conciliativa e di tutela di un diritto "più leggero" (relazione al d.lgs. N.272/2002).
Viene evidenziato al riguardo che nell'architettura costituzionale esiste un nesso tra il modello di tutela della libertà personale rappresentato dalla riserva di giurisdizione e le garanzie ordinamentali di indipendenza ed autonomia della magistratura: ove le seconde assumono un evidente ruolo di funzionalità rispetto al primo, rappresentandone la condizione di effettività nel concreto svolgersi della vicenda storica.
Ferma restando la comune appartenenza all'ordine giudiziario e, di conseguenza, la piena titolarità in capo al giudice di pace delle garanzie ordinamentali previste dalla Costituzione, il diverso status del magistrato onorario rispetto a quello del magistrato professionale dovrebbe riflettersi sulla individuazione delle "materie" da assegnare alla competenza dell'uno e dell'altro: così come a livello costituzionale, esiste un collegamento tra riserva di giurisdizione in tema di tutela delle libertà fondamentali e garanzie ordinamentali di indipendenza e di autonomia dell'ordine giudiziario, a livello di normativa primaria l'attribuzione di determinate competenze al giudice di pace ovvero al giudice professionale deve essere orientata dalla valutazione della natura del bene affidato alla tutela giurisdizionale.
In questa ricostruzione, mentre le garanzie costituzionali di indipendenza e di autonomia trovano la loro più completa attuazione nello status ordinamentale del magistrato professionale, caratterizzato dalla non temporaneità e dalla esclusività dell'appartenenza all'ordine giudiziario, per il giudice di pace, il carattere "onorario" ne caratterizzerebbe il profilo ordinamentale e, pur senza accreditarne la figura di "giudice minore", ne evidenzierebbe tuttavia gli aspetti differenziali rispetto alla disciplina ordinamentale del giudice professionale, tanto più significativi ai fini delle valutazioni concernenti il decreto-legge in esame. In particolare, la temporaneità e la non esclusività delle funzioni giudiziarie rivestite dal giudice di pace si rifletterebbero profondamente sull'assetto ordinamentale di tale figura onoraria, delineando i diversi momenti della sua disciplina in termini sensibilmente differenti da quella del magistrato professionale: quali, ad esempio, il regime delle incompatibilità professionali e parentali, che consente al magistrato onorario, nei limiti previsti dalla legge, l'esercizio dell'attività forense.
Ciò premesso, quanto agli interessi protetti interessati dalla normativa in esame viene sottolineata una diversa lettura dei contenuti espressi dalla sentenza n.105/2001 della Corte costituzionale, che espressamente individua nella misura del "trattenimento..quella mortificazione della dignità dell'uomo che si verifica in ogni evenienza di assoggettamento fisico all'altrui potere", concludendo che la libertà personale costituisce un diritto che spetta ai singoli "in quanto essere umani" e non in quanto appartenenti ad una determinata comunità. Ne conseguirebbe, secondo tale impostazione, l'emersione di un profilo di diversità di trattamento, atteso che la nuova competenza del giudice di pace si fonda essenzialmente sulle condizioni soggettive più che sulla obiettività delle condotte tenute.
In questo quadro di considerazione dei diritti coinvolti e della figura ordinamentale del giudice professionale si evidenzia, altresì, che la relazione tecnica che accompagna l'intervento legislativo quantifica in oltre un milione e settecentomila Euro la somma che annualmente si stima di dover destinare ai giudici di pace quale compenso per le udienze tenute e per i provvedimenti assunti a seguito della nuova competenza e che la somma stessa avrebbe potuto essere destinata a sostenere le esigenze di supporto dei tribunali derivanti dalla accresciuta quantità di lavoro che secondo la citata relazione tecnica dovrebbe essere prodotto della nuova disciplina.
§ 3. La diversa valutazione del contenuto dell'intervento di urgenza a proposito del giudice competente non consente di trascurare, peraltro, una serie di problemi di carattere operativo di cui non si può non considerare a livello pratico l'impatto.
Che i tribunali italiani stiano fronteggiando un numero elevatissimo di procedimenti è cosa nota, così che non vi è dubbio che la competenza sui provvedimenti di accompagnamento e di trattenimento degli stranieri comporta, anche in termini organizzativi, un impegno particolarmente gravoso che i magistrati vorrebbero vedere sostenuto da adeguati interventi di supporto. Non va, tuttavia, dimenticato che fino all'entrata in vigore del decreto legge i tribunali hanno trattato i procedimenti relativi alla immigrazione, provvedendo a distribuire il lavoro, ad organizzare i turni, a predisporre i necessari accorgimenti logistici, ed affinando nel tempo la propria giurisprudenza. Lo stesso Consiglio ha provveduto a fornire sulla materia specifiche indicazioni tabellari, che sono state ulteriormente precisate con la circolare del 18 dicembre 2003 relativa al biennio 2004-2005. Si è, pertanto, accumulata una notevole mole di esperienze organizzative ed attuative della legge e si è formata una giurisprudenza che è frutto di una elaborazione più ampia e complessiva sui temi dei diritti della persona, che dovrà in ogni caso costituire un preciso punto di riferimento anche per il futuro.
In conclusione, ritiene il Consiglio che la natura stessa dei diritti di libertà oggetto dei provvedimenti giudiziari richieda un intervento di garanzia adeguato sul piano ordinamentale, processuale e organizzativo, che assicuri loro una tutela insieme giusta ed efficace, risultato questo che può essere meglio soddisfatto mediante il ricorso alla magistratura professionale, opportunamente sostenuta nello sforzo attuativo richiestole.
§ 4. Così esaminato l'aspetto del provvedimento legislativo che è sembrato di maggiore rilevanza istituzionale e ordinamentale, il Consiglio ritiene opportuna un'ultima considerazione che attiene ad una disposizione che solo apparentemente costituisce un corollario della disciplina principale.
Viva preoccupazione suscita, infatti, la norma di cui al comma 5-ter dell'art. 13 T.U. introdotta dal decreto-legge in esame: tale norma attribuisce impropriamente ad organi dell'amministrazione dell'interno, e non al Ministro della giustizia (art.110 Cost.), compiti di organizzazione dei servizi della giustizia ed appare idonea a condizionare l'esercizio della giurisdizione, pregiudicandone altresì l'immagine di imparzialità. Tale disposizione dovrebbe, a parere del Consiglio, essere radicalmente ripensata, riportando all'interno degli uffici del giudice di pace, o di locali ad esso riferibili, lo svolgimento delle udienze ed approntando le risorse necessarie senza con questo penalizzare i tribunali che già oggi versano in gravissimo disagio a causa delle carenze di personale e di strutture.
Solidarietà a Francesco Viviano
Di Loredana Morandi (del 22/10/2004 @ 18:12:37, in Sindacato, linkato 1356 volte)
Cronista si finse afgano,condannato
Lo fece per farsi ammettere a centro accoglienza Lampedusa (ANSA) - PALERMO, 22 OTT - Condannato a 15 giorni di arresto, convertiti in 570 euro di multa, il cronista palermitano di 'Repubblica' Francesco Viviano. Era accusato di avere reso false generalita' alle forze dell'ordine. Il giornalista, il 23 giugno 2003, si era introdotto nel centro di accoglienza per immigrati di Lampedusa per un servizio sulle condizioni di accoglienza dei clandestini. Aveva detto di chiamarsi Khalil Amal sostenendo di essere di nazionalita' afghana.
Tutta la mia solidarietà all'ottimo collega!
Nuvola temporalesca ....
Di Loredana Morandi (del 17/10/2004 @ 12:46:25, in Varie, linkato 1341 volte)
dal mio vecchio blog Lunadicarta ...
Di Loredana Morandi (del 16/10/2004 @ 19:32:31, in Redazionale, linkato 1549 volte)
Fermate l'Italia, voglio scendere!
Di Loredana Morandi (del 16/10/2004 @ 11:46:14, in Politica, linkato 1460 volte)
un gran mal di testa per i costituzionalisti. Si, su questo non ci piove. Qualcuno grida al golpe di stato e per giustizia sul voto dei "pianisti" e peggio potrebbe trattarsi del colossal televisivo della riesumazione dei presupposti storici della guerra di secessione americana. Attenzione: il presidente del circoletto politico che imbratta il vostro quartiere con i manifesti pubblicitari potrà addirittura essere senatore a 25 anni. C'è da proporre la riduzione della facoltà di voto a 80 anni, dopo potrebbe succedere che il vecchietto pluricentenario chieda informazioni (al seggio) su quale lista candidi ancora Almirante (accaduto a Balduina - Roma). Francamente temo ci sia più di un padre della patria, che si rivolta nella tomba. Compreso il mio povero bisnonno. Referendum, referendum, referendum! L.M.
ROMA - Le riforme istituzionali approvate dalla Camera modificano profondamente l'architettura istituzionale italiana. Ecco come:
Parlamento. E' composto dalla Camera dei deputati e dal Senato federale.
Deputati e senatori, un taglio all'organico. Si riduce il numero dei parlamentari (di circa il 23 per cento). I deputati scendono da 630 a 500, i senatori da 315 a 252. Restano 18 (ma saranno tutti deputati) i parlamentari eletti dagli italiani all'estero.
I deputati a vita. prendono il posto dei senatori a vita e scendono da 5 a tre.
Una ventata di gioventù. Si abbassa il limite d'età per poter varcare i portoni dei palazzo della politica: basterà aver compiuto 21 anni (ora ne servono 25) per entrare a Montecitorio e 25 (ora ne servono 40) a palazzo Madama.
Senato federale. La 'Camera alta' è forse il luogo dove il restyling istituzionale è maggiormente visibile. I senatori saranno eletti in ciascuna regione contestualmente ai rispettivi consigli. Ogni regione dovrà eleggere almeno sei senatori (ma a regioni 'mignon' come il Molise o la Val d'Aosta ne spettano rispettivamente due e uno). Ai lavori del Senato partecipano, ma senza poter votare, rappresentanti delle regioni e delle autonomie locali.
La durata della legislatura. La Camera è eletta per 5 anni. I senatori eletti in ciascuna regione o provincia autonoma restano in carica fino alla data della proclamazione dei nuovi senatori della medesima regione o provincia autonoma.
Nella Costituzione le regole per eleggere i presidenti delle assemblee. Non sono più demandate ai regolamenti parlamentari ma entrano direttamente in costituzione le regole per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato. Servirà un'ampia maggioranza, i due terzi dei componenti l'assemblea (ossia 347 voti alla Camera e 168 al Senato ) nei primi tre scrutini, poi il quorum si abbassa: dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta dei componenti (261 alla Camera e 128 al Senato).
Alle opposizioni le commissioni di garanzia. Esponenti dei gruppi di opposizione presiederanno le commissioni o i comitati con compiti di ispettivi, di controllo e di garanzia.
Cambia l'iter delle leggi. La Camera esamina le leggi su materie riservate allo Stato (ad esempio politica estera, promozione internazionale del sistema produttivo e economico, immigrazione; difesa; giurisdizione e norme processuali, politica monetaria e del credito; sicurezza e ordine pubblico; norme generali sull'istruzione, tutela dell'ambiente, ecc). Il Senato ha 30 giorni (15 se si tratta di decreti) per proporre modifiche ad un testo approvato dalla Camera, ma sue queste modifiche è la Camera che decide in via definitiva. Il Senato esamina leggi che riguardano materie riservate sia allo Stato che alle regioni (le cosiddette materie concorrenti, quali, ad esempio, i rapporti dell'ue con le regioni, il commercio con l'estero, ordinamento sportivo regionale, protezione civile, remittenza regionale, ecc). La Camera può proporre modifiche ma sarà il Senato ad avere la parola definitiva.
Per alcune materie un cammino ad hoc. Alcune questioni quali la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni che riguardano i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale o la legislazione elettorale locale, ecc, Senato e Camera legiferano alla pari. Ma se non trovano l'accordo su testo entra i campo una terza assemblea "derivata" i cui 60 componenti sono indicati dai presidenti delle due camere: questa camera di compensazione avrà il compito di scrivere un testo unificato dal sottoporre al voto di Senato e Camera.
La devolution. Alle regioni viene affidata la legislazione "esclusiva" per quanto riguarda l'assistenza e l'organizzazione sanitaria, l'organizzazione scolastica, la gestione degli istituti scolastici e di formazione, la definizione della parte dei programmi scolastici e formativi di interesse specifico della regione; polizia amministrativa regionale e locale.
Clausola di interesse nazionale. Il governo può bloccare una legge regionale se ritiene che pregiudichi l'interesse nazionale: invita la regione a cancellarla ma se la risposta è negativa sottopone la questione al parlamento in seduta comune che ha 15 giorni di tempo per annullarla.
Referendum confermativo sempre possibile. Il referendum sulle leggi costituzionali sarà sempre possibile anche quando i testi vengono approvati dal entrambe le Camere con un'ampia maggioranza nella seconda votazione (i due terzi dei componenti).
Un'assemblea della Repubblica elegge il capo dello Stato. Il presidente della Repubblica è eletto dall'Assemblea della repubblica composta da deputati, senatori, presidenti delle regioni e da due delegati per ciascun consiglio regionale. Per i primi tre scrutini serve la maggioranza dei due terzi dei componenti. Nel quarto e quinto scrutinio il quorum si abbassa alla tre quinti dei componenti. Dalla quinta votazione in poi è sufficiente la maggioranza assoluta.
Un presidente giovane. Al Quirinale potrà entrare anche chi ha solo 40 quarant'anni. (oggi si deve aver compiuto i 50 anni). Resta in carica 7 anni.
I poteri del Quirinale. Il presidente della Repubblica rappresenta la nazione, è garante della Costituzione e dell'unità federale della Repubblica. Può inviare messaggi alle Camere, indice le elezioni e i referendum, promulga le leggi, nomina i funzionari dello Stato, i presidenti delle Authority e del Cnel, comanda le forze armate, presiede il Csm e ne nomina il vicepresidente, può concedere la grazia, scioglie la camera, ma solo su richiesta del premier (o in caso di morte o dimissioni del primo ministro) o in caso di sfiducia.
Il premier. E' la figura centrale del governo i cui poteri aumentano notevolmente e non ha più bisogno della fiducia della Camera per insediarsi (ma solo un voto sul programma) dal momento che la sua legittimazione avviene al momento dell'elezione che è di fatto una elezione diretta. I candidati premier si collegano con i candidati alla Camera (oppure con una o più liste di candidati a deputati). Sulla base del risultato elettorale nomina premier il candidato della coalizione vincente. Il premier è un vero capo del governo, determina (e non più dirige) la politica dell'esecutivo e ha il potere di nomina e revoca dei ministri e di sciogliere la Camera.
Sfiducia costruttiva. Contro questa decisione i deputati della maggioranza possono presentare una mozione di sfiducia (sottoscritta almeno dalla maggioranza dei componenti la Camera) che deve indicare anche il nome del nuovo premier. Il nuovo primo ministro però dovrà incassare entro cinque giorni la fiducia della Camera sul suo programma.
Norma anti-ribaltone. Se la Camera vota la sfiducia al premier ma con l'apporto determinante dell'opposizione il premier si deve dimettere.
Il Consiglio superiore della magistratura. I giudici vengono eletti per i due terzi dai magistrati, per un sesto dalla Camera e per un sesto dal Senato federale.
La Corte Costituzionale. I giudici che la compongono sono sempre 15 ma salgono da 5 a 7 quelli di nomina parlamentare: 4 ne nomina il Senato federale, 4 e 3 la Camera). Il presidente della Repubblica ne nomina 4 (attualmente 5), 4 sono indicati dai magistrati. Per i tre anni successivi alla scadenza dell'incarico i giudici non potranno far parte del governo, del parlamento, nè ricoprire incarichi di nomina governativa.
Il timing, riforma a regime. Una parte della riforma entrerà in vigore subito dopo il referendum: eleggibilità e immunità dei parlamentari, età per il Quirinale, Authority (che entrano così in Costituzione), federalismo, interesse nazionale. Una seconda parte andrà in vigore andrà in vigore solo a partire dal 2011: Senato federale, iter delle leggi, nuovi poteri del presidente della repubblica, premierato.
Un'ultima parte della riforma andrà in vigore ancora più tardi, nel 2016 (5 anni dopo l'elezione del primo Senato federale): riduzione dei parlamentari, età per essere eletti alla Camera, contestualità tra elezione del Senato federale e dei consigli regionali.
(Repubblica 15 ottobre 2004)
SCUOLA. CORTIANA (VERDI), MORATTI HA SCOPERTO ACQUA CALDA. IL MINISTRO HA GIA'
Di Loredana Morandi (del 12/10/2004 @ 19:48:08, in Politica, linkato 1295 volte)
Roma, 12 ott. "Il ministro Moratti ha scoperto l'acqua calda, riscontrando i limiti dell'istruzione superiore. Infatti, invece di riformarla, ha pensato ad un suo irrigidimento, con un ritorno all'epoca 'dell'avviamento' attraverso la canalizzazione precoce che separa la dimensione dell'istruzione liceale da quella professionale". Lo afferma il senatore Fiorello Cortiana, Capogruppo dei Verdi in Commissione istruzione. "A fronte dei dati presentati relativi al progetto di valutazione scolastica, non si capisce perché il Ministro abbia destrutturato la scuola primaria, fiore all'occhiello del nostro Paese, con l'abolizione del tempo pieno e con l'introduzione del tutor, invece di pensare a una maggiore efficienza della secondaria".
TREMAGLIA. DANIELI: " POVERA ITALIA "
Di Loredana Morandi (del 12/10/2004 @ 19:46:47, in Politica, linkato 1286 volte)
"Dalle lodi alla Repubblica di Salò al monumento agli ascari, dalla retorica patriottarda all'Europa dei culattoni", di fronte a questa volgare e inverosimile immagine che il Ministro per gli Italiani nel Mondo Tremaglia proietta quotidianamente all'estero c'è solo da dire " povera Italia " - questo il commento del Senatore della Margherita Franco Danieli, vicepresidente della Commissione Esteri e responsabile dell'Ufficio per gli Italiani nel Mondo del Partito. " Tremaglia, il Ministro da 82 preferenze, tante quante ne ha avute dagli italiani nel mondo alle recenti europee, un Ministro che a fronte di questa sfiducia decretata con il voto dagli Italiani all'Estero avrebbe dovuto dimettersi, e che a maggior ragione dovrebbe farlo oggi". "La volgarità e lo sconcio delle sue dichiarazioni - conclude Danieli - fanno di Tremaglia il rappresentante di una frangia nostalgica e culturalmente fascista del suo partito, non certo il Ministro di un grande Paese europeo. E non certo il rappresentante degli Italiani nel mondo che sono animati da ben altra cultura e valori, fondati sul rispetto, sul dialogo e sulla affermazione dei diritti.
BIRRA PERONI: "I FINANZIAMENTI PUBBLICI COME SONO STATI SPESI? IL GOVERNO FACCIA LA SUA
Di Loredana Morandi (del 12/10/2004 @ 19:45:20, in Politica, linkato 1287 volte)
Dichiarazione del sen. Tommaso Sodano di Rifondazione Comunista. "E' uno stillicidio! Napoli e la sua provincia stanno subendo un processo di impoverimento e di deindustrializzazione inaccettabile e la minaccia di chiusura dello stabilimento della Birra Peroni di Napoli rappresenta una sconfortante conferma", ha dichiarato il senatore Tommaso Sodano di. Rifondazione Comunista. "Il Ministro del Lavoro ci dovrebbe spiegare in che modo siano stati utilizzati i fondi pubblici per le ipotetiche ristrutturazioni industriali avvenute negli ultimi dieci anni alla Peroni. Non è pensabile che ancora una volta le imprese ricalcano un clichet uguale e drammatico per molte crisi industriali: si accaparrano i soldi pubblici, per poi trasferire altrove, magari all'estero, le attività.La Birra Peroni non deve lasciare Napoli! Le condizioni affinché continui le attività esistono sia in termini di capacità professionali che di mercato. Il Governo faccia la sua parte, ha concluso Sodano. Il parlamentare di Rifondazione Comunista ha presentato un'interrogazione parlamentare al ministro del lavoro. Roma 12-10-2004
SFRATTI: SOLDI AGLI SPECULATORI, NIENTE PER I VERI DISAGIATI
Di Loredana Morandi (del 12/10/2004 @ 19:44:16, in Politica, linkato 1431 volte)
Dichiarazione di Gigi Malabarba Capogruppo PRC al Senato. "Il governo vuol nascondere che oltre i due terzi degli sfratti deriva da morosità e propone contratti a canale libero, ossia che - se va bene - le fasce più disagiate investano l'80% del loro reddito per pagare l'affitto!, ha dichiarato Gigi Malabarba, capogruppo PRC in Senato, intervenendo in aula sul disegno di legge che sancisce l'espulsione di migliaia di famiglie dalla loro abitazione. Per garantire la proprietà immobiliare il governo offre soldi nei fatti alla speculazione edilizia, invece di intervenire sul calmieramento degli affitti. Il PRC non ci sta. Il provvedimento per essere serio deve essere riscritto secondo le indicazioni avanzate da tempo dai sindacati degli inquilini, ha concluso Malabarba". Roma 12-10-2004
Scuola. Soliani:"Gap più profondo fra licei e istituti: colpa della legge Moratti"
Di Loredana Morandi (del 12/10/2004 @ 19:41:56, in Politica, linkato 1394 volte)
Dichiarazione della Senatrice della Margherita, Albertina Soliani. "La legge Moratti non ha fatto altro che accentuare il gap fra la preparazione dei ragazzi dei licei e quelli degli istituti professionali". Così la senatrice della Margherita, Albertina Soliani capogruppo in Commissione Istruzione. "I risultati del Servizio nazionale di valutazione della scuola italiana - spiega Soliani - mostrano chiaramente che ci sono due italie nell'istruzione, una dei licei e una degli istituti professionali e il divario nella preparazione degli studenti è molto forte. Alla luce di questi risultati è evidente l'errore strategico della legge Moratti che separa i due sistemi accentuandone il divario anziché risolverlo. Né si intravedono interventi sulla scuola superiore: il decreto che la riguarda è in alto mare. Il Ministro - incalza Soliani - parla di commissioni che lavorano ai programmi per i licei. Ma da chi sono composte? E come fa il Ministro a pensare i programmi se non sono state ancora pensate né la struttura né l'organizzazione della scuola superiore?" "Sono invece confortanti i risultati della scuola primaria, e ciò dimostra che non era il caso di cambiarla, come invece ha fatto Moratti. Vi sono grandi e nuovi obiettivi da conseguire: una più forte preparazione in matematica e scienze degli studenti, l'attenzione ai ragazzi che restano indietro rispetto alle ragazze". "Sono sfide per l'Italia che con l'allargamento dell'Europa resta ancora più indietro rispetto alla preparazione scientifica e tecnologica degli studenti dei Paesi dell'Est, e che con la crescita delle competenze delle ragazze si apre a scenari nuovi di opportunità, di maggiore impegno verso i maschi di più forte mobilità professionale e sociale". Conclude Albertina Soliani: "Serve un governo di centrosinistra poiché l'attuale governo non è nelle condizioni di raccogliere queste sfide". Roma, 12 ottobre 2004
22/08/2019 @ 20.09.57