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Timestamp: 2017-07-23 16:42:39+00:00
Document Index: 119575460

Matched Legal Cases: ['art. 143', 'art. 143', 'art. 143', 'sentenza ', 'art. 143', 'art. 143', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 416', 'sentenza ', 'art. 57', 'art. 125', 'sentenza ', 'art.\n416', 'art. 143', 'art. 323', 'art. 1', 'art. 1']

ciampolillopinoisoladellefemmine: DECRETI SCIOGLIMENTO C.C. CORLEONE ISOLA DELLE FEMMINE CAPACI ciampolillopinoisoladellefemmine
DECRETI SCIOGLIMENTO C.C. CORLEONE ISOLA DELLE FEMMINE CAPACI PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 agosto 2016 Scioglimento del comune di Corleone e nomina della commissione straordinaria.
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Considerato che nel comune di Corleone (Palermo) gli
organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e
7 maggio 2012; Considerato che, dall'esito di approfonditi accertamenti, sono emerse forme di
ingerenza della criminalita' organizzata che hanno esposto l'amministrazione a
pressanti condizionamenti, compromettendo il buon andamento e l'imparzialita'
dell'attivita' comunale; Rilevato, altresi', che la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni
della criminalita' organizzata ha arrecato grave pregiudizio agli interessi
della collettivita' e ha determinato la perdita di credibilita'
dell'istituzione locale; Ritenuto che, al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e
deterioramento dell'amministrazione comunale di Corleone, si rende necessario
far luogo allo scioglimento del consiglio comunale e disporre il conseguente
commissariamento, per rimuovere tempestivamente gli effetti pregiudizievoli per
l'interesse pubblico e per assicurare il risanamento dell'ente locale;
Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; Ritenuto, inoltre, di dare adeguata informazione al Presidente della Regione
Siciliana; Vista la proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al
presente decreto e ne costituisce parte integrante;
10 agosto 2016, alla quale e' stato debitamente invitato il Presidente della
Decreta: Art. 1 Il consiglio comunale di Corleone (Palermo) e' sciolto. Allegato Al Presidente della Repubblica Nel comune di
Corleone (Palermo) sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della
criminalita' organizzata che hanno compromesso la libera determinazione e
l'imparzialita' degli organi eletti nelle consultazioni amministrative del 6 e
7 maggio 2012, nonche' il buon andamento dell'amministrazione ed il
funzionamento dei servizi.
Le risultanze di alcune indagini della magistratura, unitamente ad
un'attenta attivita' informativa svolta dalle forze dell'ordine, hanno fatto
emergere i vincoli familiari e i rapporti che legano amministratori ed
esponenti dell'organizzazione mafiosa denominata cosa nostra, nonche' alcuni
significativi elementi, anche relativi a procedimenti amministrativi, che
rendono plausibili tentativi di infiltrazione mafiosa all'interno dell'ente. La descritta
situazione ha indotto il prefetto di Palermo a disporre, con decreto del 15
gennaio 2016, l'accesso presso il comune, ai sensi dell'art. 143, comma 2, del
decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (TUOEL), per gli accertamenti di
rito. Al termine
dell'indagine ispettiva il prefetto, su conforme parere del Comitato
provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la
partecipazione del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo
- D.D.A. e del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Termini
Imerese, ha redatto l'allegata relazione in data 23 maggio 2016, che costituisce
parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della sussistenza
di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti
degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di tipo mafioso e
su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti
per l'applicazione della misura prevista dall'art. 143 del TUOEL. I lavori della commissione hanno preso in esame, oltre all'intero andamento
gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ove si colloca
l'ente locale, con particolare riguardo ai rapporti tra gli amministratori e la
locale consorteria. Il contesto
mafioso del mandamento di Corleone - che si e' connotato per il clima di
omerta', di connivenze e per la forte contiguita' delle diverse consorterie
locali - ha espresso, negli anni, un'organizzazione criminale particolarmente
efferata ed autorevole, i cosiddetti corleonesi, che annovera personaggi la cui
portata criminale ha travalicato i confini locali, mantenendo integra, nel
tempo, l'organizzazione economica e sociale dei clan, nonostante le diverse
vicende che hanno interessato i sodali. La cattura di
esponenti storici e di personaggi di spicco del sodalizio e le successive
condanne a lunghe pene detentive hanno fatto si' che la conduzione degli
interessi di cosa nostra venisse affidata a fiduciari, legati agli esponenti
criminali da stretti vincoli familiari. In tal modo, il
figlio di uno stretto congiunto di un capomafia corleonese assumera' la carica
di capo mandamento di Corleone in assenza del vertice mafioso, gestendo,
insieme ad un altro congiunto, importanti interessi economici legati ad affari
illeciti. Analogamente, nel periodo di latitanza, un diverso vertice di
cosa nostra, affidera' al figlio di un vicino parente, di cui e' stato
comprovato il ruolo apicale all'interno dell'organigramma corleonese, la cura
degli affari dell'organizzazione criminale e la gestione dell'aspetto logistico
della latitanza del boss mafioso. Lo stesso reggente del sodalizio costituira'
anche il fondamentale tramite per dare esecuzione agli ordini impartiti dal
latitante e per la riscossione delle tangenti sul territorio. Dopo l'arresto
dei due fiduciari di cui si e' fatto cenno, secondo quanto risulta dalle
indagini condotte dalla magistratura inquirente, il mandamento e' stato
affidato ad altro sodale, che ha mantenuto stretti rapporti con le citate
famiglie mafiose, essendo ad esse legato per vincoli familiari. Nel novembre 2015, il predetto sodale reggente del mandamento e'
stato arrestato per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso,
all'esito di attivita' investigative svolte a seguito della denuncia di un
funzionario di altro ente, destinatario di un episodio estorsivo. Le indagini
hanno evidenziato la presenza sul territorio di un'organizzazione criminale
prevalentemente dedita alla commissione di reati estorsivi col tipico metodo
mafioso ed hanno definito ruoli e funzioni degli appartenenti al sodalizio,
permettendo cosi' anche la ricostruzione dell'assetto della famiglia mafiosa di
un comune contermine. A tal riguardo, infatti, le investigazioni hanno messo in
luce il ruolo di riferimento e di collegamento tra la famiglia mafiosa del
predetto comune e' il mandamento corleonese, svolto da un dipendente del comune di
Corleone, che si e' dimostrato in grado di
risolvere i conflitti tra i due gruppi criminali, con determinazione ed
esercitando un potere carismatico, pur mantenendo un atteggiamento di basso
profilo per non insospettire le forze dell'ordine. Il predetto
dipendente comunale e' stato tratto in arresto nel settembre 2014 in quanto ritenuto responsabile, in concorso con altri, del reato
di estorsione ed associazione per delinquere di stampo mafioso e lo scorso 22 febbraio 2016 e' stato condannato, in
primo grado, alla pena di anni 12 di reclusione. Fonti tecniche di prova hanno
consentito di appurare il ruolo centrale svolto dallo stesso all'interno
dell'organizzazione criminale, in occasione degli incontri tra soggetti
affiliati mafiosi, per programmare attivita' delittuose. Quanto all'amministrazione comunale, e' innanzitutto significativo
che gran parte degli amministratori eletti nel corso delle consultazioni
amministrative del 2012 avesse gia' fatto parte degli organi di governo
dell'ente nella precedente consiliatura e, talora, anche in quella eletta nel
2002. Nella consiliatura 2007-2012, infatti, oltre
la meta dei consiglieri dell'ente erano gia' stati componenti del consiglio
comunale e, in particolare, il sindaco in carica aveva svolto le funzioni
consiliari ed il vicesindaco quelle di presidente del consiglio comunale. Dalle
risultanze dell'accesso emerge anche una contiguita' tra esponenti della
criminalita' organizzata corleonese o tra persone ad essi vicine e gli
amministratori comunali, favorita da un fitto intreccio di legami parentali, da
rapporti di frequentazione o da una comunanza di interessi economici. Gli accertamenti ispettivi hanno, inoltre, messo in luce alcune circostanze
indicative dei rapporti tra i componenti del governo locale e cosa nostra. I legami tra la famiglia del sindaco e la locale famiglia mafiosa sono
suggellati anche da particolari vincoli che assumono, in quel territorio, un
alto valore simbolico all'interno delle consorterie: si tratta della scelta del
"padrino" o della "madrina" in occasione della celebrazione
di sacramenti religiosi. Emblematica e' la circostanza che i
"padrini" sia del primo cittadino che di un suo stretto parente siano
esponenti o persone strettamente imparentate con personaggi della mafia locale.
Tra gli amministratori, assume rilievo l'incontro tra un assessore ed un soggetto condannato per
associazione di stampo mafioso avvenuto all'interno di un esercizio
commerciale, nel febbraio 2015, nel corso del
quale i due si sono salutati scambiandosi il rituale "doppio bacio"
mafioso. Quanto ai
consiglieri comunali, rileva ai fini della presente relazione il danneggiamento
ad un escavatore subito da un amministratore, eletto tra le fila della
maggioranza ma passato all'opposizione per contrasti con il sindaco. L'evento - secondo le successive indagini - è da ritenere una forma di
ritorsione nei confronti del consigliere, considerato troppo vicino ad un
imprenditore - titolare di una ditta individuale e di altra società - con il
quale aveva costituito una società imprenditoriale di fatto, non legalmente
formalizzata. Infatti, l'escavatore, di proprietà dell'imprenditore era in realtà
in uso esclusivo dell'amministratore che, nella circostanza, dichiarava agli
inquirenti di aver acquistato il mezzo, ma di non aver ancora provveduto al
relativo passaggio di proprietà. Dell'imprenditore, il cui nominativo risulta
nell'albo delle ditte di fiducia dell'ente, relativo agli anni 2012/2015, il
prefetto di Palermo segnala i rapporti con la consorteria mafiosa. Nel corso di indagini finalizzate ad individuare gli autori di un reato di
tentata estorsione ai danni di un imprenditore - titolare di una ditta che è
risultata affidataria nel 2013 di lavori presso il campo sportivo comunale - è
emerso che un soggetto, poi divenuto consigliere comunale a Corleone, si era
interessato affinché' il predetto imprenditore facesse lavorare, all'interno
del cantiere, una ditta vicina a cosa nostra, nonché' il congiunto di un sodale
e un mafioso appena scarcerato, parente e fiancheggiatore del locale capomafia,
di cui si è detto in precedenza. Nella vicenda e'
coinvolto anche il predetto dipendente comunale - allora custode del campo
sportivo, nei cui uffici si svolgevano incontri tra
associati ed affiliati mafiosi per programmare attività delittuose - che ha
esercitato pressioni finalizzate all'assunzione dell'esponente malavitoso. Emblematica e' la circostanza che il comune non si sia costituito parte civile
nel procedimento penale instaurato dopo l'arresto del proprio dipendente. Gli accertamenti ispettivi della commissione d'accesso tratteggiano una
struttura amministrativo-burocratica formata da soggetti legati tra loro da
rapporti parentali o adusi a frequentazioni controindicate. L'apparato
burocratico ha subito, nel tempo, diversi interventi di riorganizzazione, con
frequenti cambi ai vertici dei settori e con la costituzione di due ulteriori
uffici tecnici posti alle dipendenze di persone assunte con contratto a tempo
determinato e part-time, cui sono state attribuite mansioni sottratte alle
strutture gia' esistenti. L'iniziativa di nominare i due nuovi capi-settore,
secondo quanto riferito da due amministratori dell'ente, sarebbe stata assunta
direttamente dal sindaco, senza consultazioni con la maggioranza consiliare e
con la giunta, ed avrebbe inciso sulle competenze di due dirigenti tecnici di
molo del comune, preposti ai servizi le cui attribuzioni sono state ridotte. La rete familiare e la comunanza di interessi con la criminalista' organizzata
ha costituito il substrato nel quale si e' esplicato il condizionamento
dell'amministrazione, comprovato da una serie di fatti gravi e concreti, che
hanno determinato una situazione di vantaggio per soggetti facenti parte di
cosa nostra o vicini alla consorteria, la cui responsabilità' deve essere
ricondotta all'ente. Le attivita'
connesse alla gestione del ciclo dei rifiuti sono quelle che suscitano maggiore
interesse da parte della criminalità' organizzata, sia per gli enormi proventi
che ne derivano, sia per la possibilità' di esercitare un capillare controllo
del territorio. Il comune di
Corleone - che insieme ad altri comuni faceva parte dell'Area Territoriale Ottimale Palermo 2 (ATO PA 2), oggi in
fallimento - sfruttando le difficolta' incontrate dalla societa' incaricata
della raccolta, ha garantito a societa' private, collegate a consorterie
mafiose locali, lo svolgimento del servizio di raccolta rifiuti. Secondo quanto
emerge anche dagli atti della commissione d'accesso, il comune ha perseguito
gli interessi delle locali famiglie mafiose, fin dai primi momenti di crisi
dell'ATO, ostacolando le procedure comunali relative all'istituzione dell'Area
di raccolta ottimale (ARO), prevista da specifiche disposizioni regionali in
materia di gestione del ciclo dei rifiuti. Grave e', infatti, la circostanza che nonostante, nel 2014, l'Ufficio tecnico
comunale avesse preparato tutta la documentazione costitutiva dell'ARO, nonche'
il Piano di intervento per la raccolta dei rifiuti solidi urbani sul territorio
di Corleone, dopo l'approvazione da parte della giunta, la relativa delibera
consiliare non sia mai stata adottata, per espressa volonta' del sindaco. Per contro, il sindaco, dal mese di febbraio 2015, ha dato avvio ad una
gestione straordinaria del servizio disponendo, con proprie ordinanze
contingibili ed urgenti, interventi sussidiari attraverso noli affidati a due
imprese, di cui una riconducibile ad un soggetto vicino alla locale famiglia
mafiosa, che ne e' di fatto l'amministratore, e l'altra amministrata da un
componente del consiglio di amministrazione della prima. Nei' confronti delle predette ditte, il prefetto di Palermo, lo scorso 15
luglio 2016, ha emanato distinti provvedimenti
interdittivi, disponendo anche, per una delle imprese, la cancellazione e, per
l'altra, il diniego dell'iscrizione nella cosiddetta white list, istituita
presso la prefettura di Palermo. Gli accertamenti svolti dalla commissione di accesso hanno reso evidente che i
noli contratti dall'amministrazione comunale celano un vero e proprio affidamento
di appalto del servizio. Il prefetto
osserva che, solo nel novembre 2015 e nel febbraio 2016, i rapporti con la
seconda ditta saranno disciplinati con due contratti stipulati in forma
pubblica, ma privi dei piu' elementari requisiti dell'atto pubblico e, cioe',
dell'indicazione circa l'esatta durata del contratto e della specificazione del
costo del servizio in un arco temporale preciso. Infatti,
la durata dell'appalto viene collegata "all'esaurimento delle risorse
impegnate". Singolare e' anche la circostanza che i due contratti siano stati sottoscritti
in vigenza di un atto di indirizzo della giunta che - esercitando una
competenza impropria - dichiara cessato lo stato di emergenza ed incarica il
responsabile del servizio di espletare una regolare procedura di' gara. Il comune di
Corleone ha esternalizzato il servizio di accertamento e riscossione dei
tributi, scegliendo un concessionario tra le societa' selezionate da
un'associazione costituita per l'espletamento di alcuni servizi, alla quale l'ente
ha aderito con delibera di giunta del dicembre 2013. L'iniziativa dell'amministrazione aveva lo scopo di abbattere i
tempi necessari per l'indizione di una eventuale gara da gestire in proprio,
perseguendo, nel contempo, obiettivi di economicita', convenienza e
contenimento dei costi. La scelta del
comune ha trovato, tuttavia, la ferma opposizione del collegio dei revisori che
aveva contestato la convenienza economica dell'iniziativa, evidenziando anche
un non proficuo utilizzo del personale del competente ufficio comunale.
Peraltro, anche l'Autorita' nazionale anticorruzione aveva obiettato che la
ditta prescelta non rispondeva ai modelli organizzativi previsti dalla vigente
normativa e che le gare espletate dalla societa' risultavano prive del presupposto
di legittimazione. Nonostante i
rilievi, il servizio risulta ancora esternalizzato ed
e' svolto da una ditta subentrata alla prima societa' assegnataria, la quale
detiene il 45% delle quote azionarie dell'attuale gestore. Dall'esame della situazione economica del comune, a far data
dall'affidamento del servizio al concessionario, si registra un calo di oltre 40 punti
percentuali nella riscossione ordinaria dei tributi, che passa dal 73% al 25%. Tra gli utenti
morosi vi sono esponenti della locale consorteria e familiari di amministratori
ed e' inoltre significativo che il referente della societa' sia stato
consigliere della prima assegnataria e sia affine del capo di un mandamento
contiguo a quello di Corleone, come e' stato accertato nel corso di indagini
condotte dalle forze di polizia.
Come rileva il prefetto di Palermo, i titolari di molte delle
imprese iscritte all'albo si trovano in rapporti di forte contiguita' o
addirittura di appartenenza alle locali consorterie mafiose. Dette ditte sono risultate
destinatarie di affidamenti diretti o a trattativa privata per l'esecuzione di
lavori o per l'espletamento di servizi di competenza comunale. Si fa, in particolare, riferimento ai lavori eseguiti negli anni
2012-2015 da una ditta il cui titolare e' aduso a frequentazioni controindicate
ed e' stato coinvolto nella vicenda relativa alla tentata estorsione di cui si
e' gia' parlato ed a quelli affidati in via diretta ad altra ditta, i cui soci
sono stati reiteratamente notati dalle forze di polizia in compagnia di
esponenti, anche di spicco, del clan locale. Quanto ai servizi, viene segnalato quello relativo alla mensa scolastica,
assegnato ad una ditta vicina alla criminalita' organizzata, con procedura
anomala caratterizzata dal frazionamento dell'appalto, che e' quindi rimasto
sempre sotto-soglia.
dell'affidamento di incarichi legali, l'azione dell'ente e' stata condizionata dagli interessi della
criminalita' organizzata: nonostante il comune si sia dotato di un albo di
legali di fiducia e la relativa attivita' sia disciplinata da disposizioni
regolamentari, la difesa dell'amministrazione in tutti i contenziosi
stragiudiziali e' stata affidata ad un avvocato legato da vincoli parentali con
la famiglia mafiosa corleonese. Nonostante la
precaria situazione finanziaria e le raccomandazioni del collegio dei revisori,
l'amministrazione ha erogato un generoso contributo ad una associazione,
consentendole anche di realizzare una manifestazione per le vie cittadine,
senza versare il pagamento per l'occupazione del suolo pubblico. Anche in
questo caso, rilevano i vincoli familiari degli amministratori
dell'associazione - di cui e' vicepresidente un amministratore comunale - con
un esponente malavitoso locale. Dalle risultanze dell'accesso emergono, inoltre, i rapporti tra
l'amministratore protagonista del citato fatto avvenuto all'interno
dell'esercizio commerciale e un'associazione sportiva, reiteratamente
destinataria di contributi negli anni 2012, 2013 e 2015, nonostante i pareri contrari espressi dal
responsabile del servizio - che aveva osservato la mancata produzione della
documentazione prevista dal regolamento dell'ente - e dal Segretario generale
che, in qualita' di responsabile dell'anticorruzione, rilevava l'assoluta
inopportunita' ed incoerenza dell'elargizione rispetto al Piano triennale per
la Prevenzione della Corruzione. Il prefetto di
Palermo segnala anche una serie di vicende che meritano, in questa sede, una
particolare attenzione. La prima riguarda la partecipazione ad una manifestazione
internazionale di una ditta riconducibile alla criminalita' organizzata, il cui
titolare ha attivamente sostenuto la candidatura dell'attuale sindaco. Nell'occasione, la selezione dei
partecipanti - che in adesione alle previsioni di un progetto europeo avrebbe
dovuto riguardare un massimo di venti operatori agro-alimentari della provincia
- e' stata gestita
dall'amministrazione comunale in modo da assicurare la partecipazione
all'evento esclusivamente alla predetta ditta e, per di piu', con oneri a
carico del comune. Sulla vicenda e' stato avviato un procedimento penale, in
fase di indagini preliminari. Un'altra vicenda riguarda l'assunzione, nel mese di aprile 2015, di
uno stretto congiunto del locale capomafia, presso una scuola statale, in
relazione ad una sentenza del Tribunale amministrativo regionale Sicilia che
sanciva l'obbligo per l'ente di assegnare una assistenza igienica in favore di
un minore. La procedura di reclutamento e' connotata
da lacune ed anomalie, tanto evidenti da indurre al deferimento all'autorita'
giudiziaria del funzionario responsabile. Viene, infine,
segnalato il comportamento del sindaco in relazione ad un progetto commerciale
per la raccolta del latte proveniente dall'Alto Belice, da convogliare presso un impianto di proprieta' comunale per
essere poi trasferito fuori regione ed immesso nella grande distribuzione.
Fonti tecniche di prova attestano l'interesse di cosa nostra a monopolizzare
l'intera raccolta del latte nell'area corleonese, attraverso un accordo sul
prezzo di detto bene primario che avrebbe consentito all'organizzazione
criminale di essere piu' competitiva sul mercato. E' un dato
fattuale la circostanza che al sopralluogo presso l'impianto comunale -
organizzato da un esponente malavitoso locale sfruttando i solidi rapporti con
un congiunto del sindaco - abbia partecipato il primo cittadino, che ha accolto
i partecipanti all'incontro. Secondo quanto risulta dalle predette prove
tecniche, al termine della visita all'impianto il boss ha riferito ad un
proprio parente la disponibilita' del congiunto del sindaco ad intercedere
presso l'amministrazione comunale per ottenere un canone d'affitto conveniente. Le vicende analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione
del prefetto hanno rivelato una serie di condizionamenti nell'amministrazione
comunale di Corleone, volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali,
che determinano lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione
locale, nonche' il pregiudizio degli interessi della collettivita', rendendo
necessario l'intervento dello Stato per assicurare il risanamento dell'ente. Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento
di scioglimento del consiglio comunale di Corleone (Palermo), ai sensi
dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. In relazione
alla presenza ed all'estensione dell'influenza criminale, si rende necessario
che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. Roma, 4 agosto
2016 Il Ministro dell'interno: Alfano Parte
di provvedimento in formato grafico
La gestione del comune di Corleone (Palermo) e' affidata, per la
durata di diciotto mesi, alla commissione straordinaria composta da: dott.ssa
Giovanna Termini, viceprefetto; dott.ssa
Rosanna Mallemi viceprefetto aggiunto; dott.ssa Maria
Cacciola, funzionario economico-finanziario. Art. 3 La commissione
straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento degli
organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio
comunale, alla giunta ed al sindaco nonche' ogni altro potere ed incarico
connesso alle medesime cariche. Dato a Selva
di Val Gardena, addi' 12 agosto 2016 MATTARELLA Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri Alfano,
Ministro dell'interno Registrato
alla Corte dei conti il 22 agosto 2016 Ufficio controllo atti Ministeri interno
e difesa reg.ne prev. n. 1583 http://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2016/20160210/16A06573.htm
Tra i fermati - tutti vicini a Totò Riina -
c'è anche Rosario Lo Bue, capomafia già finito in carcere nel 2008, ma poi
assolto e liberato. "Chi
l’ha portato qua con i voti degli amici? - dicono nelle intercettazioni
riferendosi al ministro dell'Interno - E’ andato a finire là con Berlusconi e
ora si sono dimenticati tutti". Il ministro non commenta: "Di questo
parlo dopo" 20 NOVEMBRE 2015 Antonino Di Marco gestiva appalti in
provincia e terreni della Curia di Monreale. I carabinieri l'hanno intercettato
mentre entra nella segreteria politica del deputato regionale Nino Dina. E nel
suo covo dava lezioni di mafia ai più giovani: "C'è bisogno di serietà,
educazione e rispetto". Fermate cinque persone 23 SETTEMRE 2014 VINI GENNARO PARTECIPA DAL 10 AL 12 APRILE
DEL 2013 A SAN PIETROBURGO ALLA INTERFOOD
La pena più alta è stata inflitta a Antonino Di
Marco (12 anni), ex impiegato comunale e custode del campo sportivo di
Corleone. Undici anni a Paolo Masaracchia, 11 anni e 8 mesi per Nicola Parrino,
8 anni e 4 mesi per Franco Dugo, 9 anni e 8 mesi per Pasqualino Dugo e 9 anni
per Ciro Badami. L'altro imputato, Antonino Lo Bosco, è deceduto. 22 FEBBRAIO
2016 Messa a norma complesso
sportivo Comunale EURO 1.499.635,45
http://utccamporeale.weebly.com/uploads/9/0/8/2/9082178/allegato-decreto-n.-563-del-12.4.-20131.pdf
GREGORIO, BAGARELLA, Ciancimino, CONSORTILE ESPERIA, CORLEONE, D'UGO, DI MARCO
ANTONINO, ESTORSIONI, ROSARIO LO BUE, MASARACCHIA, NO VE MA, PARRINO, PILLITTERI,provenzano,
SAVONA LEA, ANTONINO SPERA, TOTÒ RIINA, Trade Eco Service,RTI
INFOTIRRENA,ASMEL,VINI GENNARO,SAN PIETROBURGO,
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 12 novembre 2012
Scioglimento del
consiglio comunale di Isola delle Femmine e nomina della commissione
DELLA REPUBBLICA Considerato che nel comune di Isola delle Femmine (Palermo) gli organi elettivi
sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009; Considerato
che dall'esito di approfonditi accertamenti sono emersi collegamenti diretti ed
indiretti tra componenti del consesso e la criminalita' organizzata locale; Ritenuto che
la permeabilita' dell'ente ai condizionamenti esterni della criminalita'
organizzata arreca grave pregiudizio per gli interessi della collettivita' e
determina lo svilimento e la perdita di credibilita' dell'istituzione locale; Ritenuto che,
al fine di porre rimedio alla situazione di grave inquinamento e deterioramento
dell'amministrazione comunale di Isola delle Femmine, si rende necessario far
l'interesse pubblico ed assicurare il risanamento dell'ente locale; Visto l'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267; Vista la
proposta del Ministro dell'interno, la cui relazione e' allegata al presente
decreto e ne costituisce parte integrante; Vista la
deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 9
novembre 2012 alla quale e' stato debitamente invitato il Presidente della
Regione Siciliana; Decreta: Art. 1 Il consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) e' sciolto per la durata
di diciotto mesi
Art. 2 La gestione del comune di Isola delle Femmine (Palermo), e' affidata alla
commissione straordinaria composta da: dott. Vincenzo
Covato - viceprefetto a riposo; dott.ssa
Matilde Mule' - viceprefetto aggiunto; dott.
Guglielmo Trovato - dirigente di II fascia
Art. 3 La commissione straordinaria per la gestione dell'ente esercita, fino all'insediamento
degli organi ordinari a norma di legge, le attribuzioni spettanti al consiglio
connesso alle medesime cariche. Dato a Roma,
addi' 12 novembre 2012
NAPOLITANO Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri Cancellieri, Ministro dell'interno Registrato
alla Corte dei conti il 16 novembre 2012 Registro n. 7, interno foglio n. 185
Il comune di Isola delle Femmine (Palermo), i cui organi elettivi sono stati
rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 giugno 2009, presenta
forme di ingerenza da parte della criminalita' organizzata che compromettono la
libera determinazione e l'imparzialita' degli organi elettivi, il buon andamento
dell'amministrazione ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per
lo stato dell'ordine e della sicurezza pubblica.
alcuni esposti trasmessi alla prefettura di Palermo ed alla locale stazione
dell'Arma dei Carabinieri ponevano in evidenza svariate circostanze in base
alle quali l'amministrazione comunale di Isola delle Femmine sarebbe stata
soggetta all'influenza della locale criminalita' organizzata. In relazione a tali segnalazioni ed al fine di verificare la sussistenza di
forme di condizionamento e di infiltrazione delle locali consorterie nei
confronti degli amministratori comunali il prefetto di Palermo, con decreto del
3 aprile 2012, ha disposto l'accesso presso il suddetto comune ai sensi
dell'art. 1, comma 4, del decreto legge 6 settembre 1982, n. 629, convertito
dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726, per gli accertamenti di rito.
All'esito degli accertamenti effettuati, la commissione incaricata
dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni, sulle cui risultanze il
prefetto di Palermo, sentito il Comitato provinciale per l'ordine e la
sicurezza pubblica integrato con la partecipazione del Procuratore della
Repubblica presso il Tribunale di Palermo, che si e' pronunciato
all'unanimita', ha redatto l'allegata relazione in data 30 agosto 2012, che
costituisce parte integrante della presente proposta, in cui si da' atto della
sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti
ed indiretti degli amministratori locali con la criminalita' organizzata di
tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto
i presupposti per lo scioglimento del consiglio comunale. I lavori
svolti dalla commissione d'indagine hanno preso in esame, oltre all'intero
andamento gestionale dell'amministrazione comunale, la cornice criminale ed il
contesto ambientale ove si colloca l'ente locale. Il territorio del comune di Isola delle Femmine e' contraddistinto dal
controllo operato da un esponente della criminalita' organizzata, originario
del luogo, condannato con sentenza emessa dal G.U.P. di Palermo il 20 dicembre
2000 e divenuta irrevocabile il 7 ottobre 2003 a 4 anni di reclusione per
associazione di tipo mafioso ai sensi dell'art. 416-bis c. p. commi 1, 3, 4 e
6. In particolare la citata sentenza ha accertato l'appartenenza dello stesso
all'associazione mafiosa «cosa nostra» con un ruolo incisivo nell'ambito della
famiglia mafiosa di Isola delle Femmine. Il citato capo
mafia e' stato nuovamente tratto in arresto nel 2010, nell'ambito di altra
operazione giudiziaria, ed e' tuttora detenuto. E' gravemente indiziato in
relazione al reato di direzione dell'associazione mafiosa «cosa nostra» quale
promotore e organizzatore delle relative attivita' illecite avvalendosi della
forza intimidatrice del vincolo associativo e della condizione di
assoggettamento per commettere delitti contro la vita, l'incolumita', il
controllo di attivita' economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti e
servizi pubblici per intervenire sulle istituzioni e la pubblica
amministrazione. Unitamente al citato capo famiglia, nel contesto criminale che esercita
l'influenza sul territorio comunale, operano anche altri personaggi
appartenenti all'organizzazione malavitosa, di elevato spessore criminale, con
precedenti per reati associativi e considerati persone socialmente pericolose. L'accesso
ispettivo ha consentito di individuare un insieme di cointeressenze, relazioni
e frequentazioni tra esponenti della locale famiglia mafiosa, al cui vertice e'
il citato capo mafia, con componenti dell'apparato politico nonche' di quello
burocratico. In tal modo sono stati evidenziati quegli elementi che dimostrano
la condizione di penetrazione della locale organizzazione criminale nelle
diverse sfere della vita amministrativa dell'ente. In particolare sono stati riscontrati legami parentali, a diversi
livelli, tra alcuni componenti della giunta e del consiglio comunale con la
criminalita' organizzata, nonche' ricorrenti ed inopportune frequentazioni. Viene posto in
evidenza come, sebbene la limitata estensione territoriale ed limitato numero
di abitanti dell'ente avrebbe dovuto consentire a coloro che rivestono cariche pubbliche
di esercitare un vaglio attento delle dinamiche sociali e delle sfere
relazionali ponendo cosi' maggiore attenzione alle scelte politico
amministrative, i diversi personaggi politici non hanno in alcun modo posto in
essere una effettiva presa di distanza dalle locali organizzazioni criminali. Il comune di
Isola delle Femmine e' caratterizzato da una sostanziale continuita' amministrativa che si evince
dall'avvicendamento nei ruoli di vertice dell'ente da parte delle stesse
persone: l'attuale
sindaco, al suo secondo mandato consecutivo, aveva gia' svolto, nei mandati
immediatamente precedenti all'elezione a primo cittadino, le funzioni di vice
sindaco; il
sindaco eletto nelle tornate amministrative del 1993 e 1998 ha successivamente
svolto fino al 2006, le funzioni di vice sindaco; tre degli attuali componenti
della giunta ed il presidente del consiglio comunale hanno rivestito cariche
politiche nella precedente consiliatura. Le ingerenze
della criminalita' nelle funzioni e nelle attivita' svolte dal comune si sono
tradotte in molteplici illegittimita', abusi, anomalie e sviamenti
dell'attivita' amministrativa volti a favorire economicamente o sotto forma di
altre utilita' persone o societa' direttamente o indirettamente collegati ad
esponenti della locale consorteria mafiosa. E' stato rilevato che talune distorsioni gestionali dell'ente, poste
in essere in favore di soggetti vicini alla locale famiglia mafiosa, hanno
radici nelle amministrazioni avvicendatesi nel corso degli anni e si sono
ripetute in costanza dei due mandati elettorali guidati dall'attuale sindaco. Fattori che
attestano la penetrazione malavitosa sono emersi dall'analisi delle procedure
di aggiudicazione degli appalti di lavori servizi e forniture. E' stata riscontrata la ricorrenza di quei caratteri indiziari
che connotano i sistemi di gestione illegale delle gare ad evidenza pubblica,
quali la presenza ripetuta delle medesime ditte in gare diverse con un
avvicendamento delle stesse nelle aggiudicazioni nonche' la riferibilita' di
tali aziende a cosche mafiose locali.
Piu' in
particolare, la commissione d'indagine ha constatato come l'amministrazione
comunale, nel tempo, abbia costantemente disapplicato i rigorosi dettami stabiliti per l'espletamento delle
gare pubbliche, facendo ricorso a procedure
ristrette per la scelta del contraente, procedure negoziate o a trattativa
privata di cui all'art. 57 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 o
mediante cottimo fiduciario ai sensi dell'art. 125 del citato decreto. Il
ricorso a tali procedure non era giustificato dai necessari caratteri di
urgenza ed indifferibilita' per gli specifici casi e tanto piu' conciliabile
con le dovute precauzioni che devono connotare l'attivita' di un comune che si
trova ad operare in un territorio notoriamente contraddistinto da interferenze
illecite. Gravi e persistenti anomalie hanno interessato le procedure di
affidamento di lavori mediante appalto pubblico. E' risultato infatti che in alcuni casi
l'amministrazione ha frazionato gli importi dei lavori; con tali modalita' operative e' stato possibile eludere le
puntuali disposizioni in materia. In altre procedure e' stata applicata la normativa sulla fornitura di beni,
mentre si sarebbe dovuto applicare quella concernente la prestazione di opere.
E' emblematico
di uno sviamento dell'attivita' amministrativa il frequente ricorso alla
procedura del cottimo fiduciario, connotato da anomalie per la riscontrata mancata adozione del
regolamento sulle modalita' di affidamento di lavori pubblici mediante cottimo
fiduciario e la mancata adozione del relativo albo delle imprese di fiducia. L'assenza di
tali strumenti organizzativi ha fatto si' che il comune di Isola delle Femmine,
per l'espletamento delle gare di affidamento dei lavori da eseguire, adottasse procedure in contrasto con i
principi di trasparenza, rotazione e parita' di trattamento e comunque non in
linea con le disposizioni contenute nel citato decreto legislativo n. 163/2006. La relazione prefettizia ha messo in rilievo che il complessivo quadro delle
evidenziate anomalie e irregolarita' poste in essere nel corso delle due ultime
consiliature guidate, sempre dallo stesso primo cittadino, e' la dimostrazione
di come l'infiltrazione
criminale abbia condizionato l'azione dell'amministrazione comunale. Nello
specifico tale condizionamento e' rilevabile dalle seguenti iniziative
dell'ente. E' il caso della procedura concernente i
lavori di collegamento del sistema fognario comunale ad un depuratore consortile. In particolare e' stato verificato
che sulle buste pervenute al comune e contenenti le offerte delle ditte
interessate non veniva posto l'orario di arrivo, non consentendo in tal modo
di' adottare il criterio secondo cui le varie offerte dovevano essere ordinate
progressivamente. La societa' vincitrice doveva inoltre essere esclusa atteso
che la documentazione
dalla stessa depositata e' risultata insufficiente rispetto a quanto previsto
dal disciplinare di gara, non avendo prodotto la stessa societa' ne' la cauzione provvisoria
ne' idonea documentazione comprovante il prescritto versamento all'autorita'
per la vigilanza sui lavori pubblici. Le diverse irregolarita'
riscontrate, sia sotto il profilo sostanziale sia sotto il profilo formale,
attestano l'avvenuta penetrazione della criminalita' nell'ente per il fatto che
la gara in esame si e' conclusa proprio con l'aggiudicazione dei lavori ad una
societa' che presenta forti elementi di controindicazione L'amministratore unico della
stessa e' uno stretto congiunto di un soggetto tratto in arresto per il reato
di associazione mafiosa e la medesima societa', nell'ambito delle relative
indagini giudiziarie, e' stata sottoposta a perquisizione. Ulteriori
anomalie hanno contraddistinto la fase di esecuzione dei lavori ed in particolare l'affidamento in
subappalto di parte degli stessi ad una ditta riconducibile alla locale
famiglia mafiosa. La commissione d'indagine ha
posto in rilievo che in occasione dell'autorizzazione del sub appalto in
questione la prefettura di Palermo aveva rappresentato al comune di Isola delle
Femmine gli aspetti di controindicazione del subappalto in argomento, atteso
che in occasione dell'istruttoria svolta per un'altra procedura di gara nei
confronti della stessa ditta era stata emessa interdittiva antimafia. Inoltre, da parte della prefettura, era stato fatto presente
all'ente locale che se avesse aderito al protocollo di legalita', la procedura di subappalto in esame sarebbe rientrata in quelle per
cui sarebbe stato obbligatorio effettuare la verifica antimafia, con il
conseguente effetto che la societa' in questione non avrebbe potuto essere
affidataria del sub appalto. La mancanza di
controlli da parte dell'ente nella fase di esecuzione delle opere ha tra
l'altro favorito un ripetuto ed illegittimo ricorso alla stipula di subappalti,
affidati a diverse societa', per un importo complessivamente superiore al
limite del 30% del valore dell'appalto, in contrasto
con quanto previsto dalla normativa di settore. Concorre a
delineare il quadro di cointeressenze sussistenti tra amministrazione e locale
criminalita' l'esame della procedura concernente i lavori di «ristrutturazione approdo e movimentazione
della zona destinata ai pescatori nel porto di Isola delle Femmine»,
caratterizzata da distorsioni ed irregolarita' che assumono particolare rilievo
in ragione della contiguita' ad ambienti mafiosi dei vertici della societa' che
si e' aggiudicata l'appalto. L'amministratore
unico e' figlio
di un esponente della locale organizzazione mafiosa, condannato con sentenza del Tribunale di Palermo del 20 luglio 2000 perche' indiziato del reato di cui all'art.
416-bis per aver concorso con altre persone, in qualita' di titolare di impresa
operante nel settore edile, alle attivita' ed al perseguimento degli scopi
dell'associazione mafiosa denominata «cosa nostra». Le risultanze investigative avevano evidenziato che lo stesso, unitamente ad
altri, aveva consentito che soggetti collegati all'organizzazione «cosa nostra»
si aggiudicassero i lavori commissionati da un'amministrazione comunale della
provincia di Palermo attraverso la previa consegna, ai titolari delle imprese
concorrenti, delle buste contenenti le offerte presentate dalle ditte
partecipanti alle varie gare di appalto, in modo tale da pilotare l'esito
finale delle stesse.
della evidenziata continuita' amministrativa si e' rivelato anche l'esame della
procedura per l'appalto di manutenzione delle fognature e caditoie, servizio che,
a seguito della rinuncia da parte della ditta che si era aggiudicata la gara,
e' stato affidato ad una societa' che presenta gravi forme di
controindicazione. Detto aspetto
e' connesso alla circostanza che la stessa societa' risulta collegata ad altra
azienda operante nello stesso settore d'attivita' e che i proprietari e gli
amministratori delle due societa' presentano stretti legami parentali con
esponenti di rilievo della locale criminalita' organizzata. Questi ultimi, nel passato, hanno favorito la latitanza di
soggetti criminali di primissimo rilievo ed inoltre uno di detti esponenti e'
stato condannato per reati associativi. Il gruppo
familiare in argomento, peraltro, ha partecipato ad iniziative di costruzioni
edili unitamente ad altri soggetti controindicati. L'organo ispettivo ha posto in rilievo come il comune di Isola delle
Femmine, nel corso degli anni, abbia frequentemente affidato alla predetta
societa' una ripetuta serie di lavori pubblici facendo ricorso a ordinanze
sindacali di intervento straordinario o a gare informali a trattativa privata.
Gli evidenziati, ripetuti affidamenti portano a ritenere fondatamente che la
societa' in questione sia una vera e propria «fiduciaria» del comune di Isola
delle Femmine. In tale
contesto le iniziative per la diffusione della legalita' intraprese
dall'amministrazione comunale sono apparse piu' che altro come mere «operazione
di facciata» atteso che, come evidenziato, diversi settori del comune si sono rivelati
soggetti a gravi forme di condizionamento e solamente il 27 febbraio 2012
l'ente ha aderito al protocollo di legalita' Carlo Alberto Dalla Chiesa. Anche le procedure analizzate nel settore urbanistica e territorio
hanno evidenziato i caratteri di una sostanziale linea di continuita' con le
modalita' operative adottate dalle amministrazioni succedutesi negli anni
precedenti. Significativo
in tal senso si e' rivelato l'esame di alcune concessioni edilizie connotate da favoritismi ed anomale cointeressenze. Al riguardo giova sottolineare che il comune di Isola delle
Femmine e' sottoposto ad una serie di vincoli di diversa natura, archeologici,
idrogeologici e sismici, per cui ogni procedura avrebbe dovuto essere piu'
rigorosa e maggiormente rispettosa delle varie normative di settore. L'iter per
l'approvazione del piano regolatore generale, avviato dal comune verso la meta'
degli anni '90, si e' rilevato farraginoso e caratterizzato da un'estrema
lentezza. Il Piano e' stato adottato solo nell'agosto dell'anno 2007 nel corso
del primo mandato dell'attuale sindaco. La procedura volta all'approvazione
definitiva del nuovo strumento urbanistico, tuttavia, non puo' ritenersi ancora
conclusa. L'insieme
di tali circostanze, che hanno consentito all'ente di continuare ad avvalersi
di strumenti non adeguati alle esigenze del territorio, si sono rivelate un
utile mezzo per agevolare gli interessi economici di soggetti riconducibili ad
ambienti controindicati. Emblematica in
tal senso e' la vicenda relativa ad una concessione edilizia per la
realizzazione di tre ville unifamiliari, rilasciata proprio in prossimita' della
tornata elettorale che ha visto nuovamente eletto l'attuale sindaco. A seguito di
un esposto, il locale comando Carabinieri richiedeva al competente ufficio
della Regione una verifica della concessione in esame. Tale organo, all'esito
dell'accertamento esperito, rappresentava che la concessione doveva ritenersi illegittima per mancanza dei
presupposti richiesti dalla normativa di settore.
Lo sviamento
dell'attivita' amministrativa e l'attitudine ad operare in violazione dei
principi di legalita' risulta evidente ove si consideri che l'amministrazione
comunale, pervicacemente, decideva di non modificare in alcuna parte i contenuti della
suddetta concessione pur a fronte di un secondo intervento della Regione che
confermava l'illegittimita' del provvedimento ed evidenziava la competenza del
comune all'annullamento dell'atto. Tali
illegalita' procedurali sono risultate funzionali ad assecondare interessi
illegali in quanto i beneficiari della concessione in argomento sono stretti congiunti di un
esponente di spicco della locale famiglia mafiosa, di professione costruttore,
che risulta aver avuto partecipazioni societarie con soggetti colpiti da
provvedimenti giudiziari per associazione di tipo mafioso. Ulteriori
anomalie sono emerse dall'esame di un'altra concessione edilizia per la
mancanza dei presupposti per il rilascio della concessione stessa; l'indagine
ispettiva ha inoltre evidenziato la mancata riscossione, da parte dell'ente, degli oneri
di urbanizzazione e dei costi di costruzione. Tale procedura
era stata avviata sin dal 2001 dai precedenti proprietari del fondo che, dopo una lunga e
complessa vicenda amministrativa, protrattasi per anni con gli uffici comunali,
vendevano l'area ad una ditta la cui riconducibilita' ad ambienti
controindicati era nota ai competenti uffici comunali. Tale societa' solo dopo
pochi mesi dalla richiesta di voltura della pratica in esame otteneva il
rilascio del provvedimento richiesto. Ulteriori aspetti emblematici della complessiva vicenda sono
rinvenibili nella circostanza che, solo a seguito di un'operazione di polizia e
del connesso arresto di uno stretto congiunto del socio amministratore della
suddetta societa', il responsabile dell'ufficio tecnico comunale chiedeva alla
locale procura della Repubblica ed alla prefettura di Palermo di conoscere se
la societa' a cui favore era stata rilasciata la concessione edilizia fosse
riconducibile all'esponente della criminalita' tratto in arresto. La commissione
d'indagine al riguardo ha posto in evidenza, anche in questo caso, l'assenza di
controlli e verifiche da parte dell'ente, atteso che elementi di
controindicazione sulla societa' in argomento erano gia' da tempo a
disposizione del comune di Isola delle Femmine in quanto la stessa prefettura
aveva in precedenza segnalato, in occasione di altra procedura, i rapporti
esistenti tra il soggetto tratto in arresto e la famiglia titolare delle quote
sociali a cui era stata rilasciata la concessione edilizia. Significativi
elementi di cointeressenze tra criminalita' organizzata ed amministratori
comunali emergono altresi' dalla circostanza che alla votazione di talune delibere concernenti l'assetto urbanistico
ha partecipato anche il consigliere comunale che, poco tempo dopo la votazione
delle stesse, ha redatto in qualita' di tecnico incaricato dalla societa'
proprietaria dell'aera la relazione finale per l'adeguamento del progetto di
costruzione relativo alla concessione in argomento. Illegittimita'
hanno caratterizzato anche la complessa procedura, protrattasi per anni,
concernente il rilascio di una concessione per l'ampliamento di un esercizio commerciale il cui titolare e' uno
stretto congiunto del locale capo mafia. Come
ampiamente riportato nella relazione redatta dalla commissione d'indagine,
l'analisi del complessivo iter istruttorio connesso al rilascio di tale
concessione, le diverse autorizzazioni nel tempo rilasciate, le date delle
protocollazioni e la tempistica per l'evasione delle relative istruttorie hanno
posto in rilievo una serie di anomalie e irregolarita', fortemente indicative
di uno sviamento dell'attivita' amministrativa. L'organo ispettivo ha evidenziato come il mancato rispetto degli
adempimenti previsti per legge e l'assenza di un'attivita' di controllo,
attivata solo a seguito di esposti, si sono risolti in favore degli interessi
economici di ambienti mafiosi. Ulteriori
criticita' che contribuiscono a definire la situazione di precarieta' dell'ente
locale e la diffusa illegalita' hanno interessato il settore finanziario contabile. E' stata posta
in rilievo la sussistenza di una rilevante evasione tributaria nei confronti della quale l'amministrazione, negli anni, non ha posto in essere
un'efficace azione di contrasto ne' una decisa attivita' per il recupero dei
tributi. Il verificarsi
di tali criticita' sono anche da ascriversi alla cattiva gestione, con condotte
di rilevanza penale, posta in essere dalla societa' alla quale era stato
affidato il servizio di riscossione dei ruoli di competenza comunale. Come emerso
nel corso dell'accesso ispettivo tale societa' non solo ha omesso di riversare
quanto aveva riscosso ma, nonostante l'avvenuta rescissione del contratto, si
e' anche rifiutata di restituire al comune la relativa documentazione. Le accertate anomalie in materia di imposizione e riscossione
tributaria sono un segnale evidente dell'incapacita' o della mancanza di
volonta' dell'amministrazione eletta di dettare indirizzi e attuare adeguate
strategie di vigilanza e controllo in un settore di vitale importanza per la
sana gestione dell'ente locale, settore nel quale invece la commissione
d'indagine ha accertato il sussistere di atteggiamenti omissivi, se non
addirittura compiacenti, a tutto vantaggio di interessi riconducibili ad
ambienti controindicati. Emblematiche
in tal senso sono le verifiche effettuate dalla commissione d'indagine su un progetto, approvato
con delibera di giunta del 2010, che si
proponeva di accertare e recuperare i tributi locali evasi negli ultimi cinque
anni. In effetti la preannunciata azione di recupero non e' stata
intrapresa. L'organo
ispettivo ha infatti svolto un accertamento su un campione di contribuenti
appartenenti a nuclei familiari legati o riconducibili alla criminalita'
organizzata e l'esito dell'analisi ha evidenziato, con riferimento a tale
campione, che la percentuale di tributi non versata, rispetto a quanto accertato ed
iscritto a ruolo, e' pari all'89%. L'amministrazione
pertanto non solo non ha posto in essere le opportune verifiche e iniziative
per una corretta gestione delle entrate ma con la propria condotta ha, di
fatto, favorito il concretizzarsi di una situazione in cui il tasso di evasione
fiscale risulta piu' elevato con riferimento ai soggetti riconducibili o
appartenenti a famiglie mafiose. Tale stato di
cose ha prodotto una grave criticita' finanziaria dell'ente locale ed inoltre
il mancato recupero delle entrate tributarie ha precluso l'utilizzo di dette
risorse per iniziative e servizi in favore della collettivita'. Ulteriori illegittimita' e comunque il mancato rispetto dei principi di
legalita' hanno interessato l'attivita' svolta dal servizio economato, gestito di fatto da un
dipendente comunale, sebbene lo stesso non fosse preposto al servizio. Gli accertamenti effettuati hanno
consentito di verificare difformita' ed irregolarita' in specie per quanto
attiene i criteri di scelta dei fornitori. Piu' in particolare nell'ambito di tale servizio, nel periodo di tempo preso in
esame, sono state effettuate spese di rappresentanza avvalendosi sempre dello stesso fornitore, vicino ad ambienti controindicati, che e' risultato essere lo
stesso soggetto nei confronti del quale, come accertato dalla commissione
d'indagine, l'ente comunale ha rilasciato la gia' citata concessione per occupazione
di suolo pubblico caratterizzata da ripetute irregolarita'. Le vicende
analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del
Prefetto di Palermo denotano una serie di condizionamenti nell'amministrazione
comunale di Isola delle Femmine che, disattendendo ogni principio di buon
andamento, imparzialità e trasparenza, hanno compromesso il regolare
funzionamento dei servizi con grave pregiudizio degli interessi pubblici. Ritengo pertanto che ricorrano le condizioni per l'adozione del provvedimento
di scioglimento del consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) ai
sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. In relazione
che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi. Roma, 5
novembre 2012 Il Ministro dell'interno: Cancellieri
Allegato Parte
http://www.gazzettaufficiale.biz/atti/2012/20120279/12A12433.htm
DECRETO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE
DI CAPACI 27 maggio 1992, n. G9206718/Gab
Il consiglio comunale di Capaci, eletto nelle consultazioni elettorali del 29 maggio 1988 presenta fenomeni di infiltrazione e condizionamento di tipo
Invero con il rapporto del
prefetto di Palermo del 14 maggio 1992 sono state evidenziate forme di
pressione a carattere intimidatorio che compromettono l'imparzialita' degli
organi elettivi ed il buon andamento dell'amministrazione di Capaci.
Nel periodo intercorrente tra il 28 settembre 1991 ed
il mese di aprile 1992, e piu' specificamente a seguito della mancata approvazione da parte del consiglio comunale della
"convenzione con annessi piani di lottizzazione di varie ditte", si sono susseguiti gravi episodi di violenza contro alcuni componenti del consiglio comunale, costituenti inequivocabili
tentativi di coartazione della determinazione dell'organo elettivo.
In particolare il 30 ottobre 1991 l'auto del consigliere Giuseppe Provenza e' stata segnata con una croce con
liquido imbrattante; il 13 novembre 1991 l'auto dell'assessore Francesco Taormina e' stata incendiata; il 14 novembre 1991
e' stata incendiata la falegnameria del consigliere Paolo Billante; il 23 gennaio 1992 sono stati rotti i vetri dell'auto del predetto assessore Francesco
Taormina; il 1› febbraio 1992 e' stato dato alle fiamme un deposito di cabine di legno di cui era
comproprietario il consigliere Vincenzo Longo; il 12 febbraio 1992 e' stata incendiata l'auto del consigliere Giuseppe Siino; il 2 aprile 1992 una esplosione da ordigno ha provocato ingenti danni ad un
immobile del ragioniere capo del comune di Capaci Salvatore Giambona; il 7 aprile 1992 sono stati
frantumati i vetri dell'auto del gia' richiamato consigliere Giuseppe Provenza. Nella citata serie di fatti si sono inserite prima le dimissioni dell'assessore Taormina e poi
dell'intera giunta.
Tali vicende, tuttora al vaglio
dell'autorita' giudiziaria, hanno avuto ampia eco di stampa ed hanno determinato apprensione nell'opinione pubblica ed anche in sede di assemblea
regionale alcuni parlamentari hanno invocato lo scioglimento del consiglio di Capaci denunciando la drammatica
situazione in cui "la mafia terrorizza chi si batte per un mutamento della
societa'".
Dalle indagini svolte e' inoltre
emerso che alcuni componenti del consiglio sono stati coinvolti
in inchieste e procedimenti penali in relazione a diversi reati e che altri
sono stati e sono in rapporti di parentela, amicizia o di affari con personaggi indiziati di appartenere ad organizzazioni mafiose, gia'
sottoposti alla misura di prevenzione speciale della P.S. ai sensi della legge n. 31 maggio 1965, n. 575. In particolare:
Vassallo Salvatore - sindaco dal 1988 al maggio 1991 e gia' presente nel consiglio
eletto nel 1983 - risulta essere allegato da vincoli di parentela nonche' di affinita' con Billeci
Salvatore, imprenditore edile indiziato di appartenere ad organizzazione mafiosa, gia' sorvegliato speciale di P.S. ai sensi della legge n. 575/65.
Insieme i predetti sono stati azionisti della "Copacabana S.p.a." facente capo
al noto mafioso Gaetano Badalamenti destinata al riciclaggio dei proventi del traffico internazionale della
droga;
Riccobono Giovanni - sindaco dal 24 maggio 1991 al febbraio 1992 - attualmente assessore e gia' presente nel consiglio eletto nel 1983, risulta essere legato da
affinita' a Bruno Francesco, detenuto, ritenuto appartenente al clan dei Corleonesi. Nei confronti del Riccobono in data 4 aprile 1992 e' stato richiesto il rinvio a giudizio per accertare se, nella decisione adottata in qualita' di sindaco,
di sciogliere la seduta consiliare del 28 settembre 1991, nel corso della quale erano stati presentati per l'approvazione alcuni piani di
lottizzazione edilizia non approvati dai consiglieri presenti, ricorra l'ipotesi di reato di abuso di atti d'ufficio ex art. 323,
comma secondo, del codice penale.
La constatazione che ben dodici dei consiglieri attualmente in carica facessero gia' parte del precedente consiglio eletto nel 1983 fa, inoltre, verosimilmente ritenere che da lungo tempo gli stessi siano sottoposti alle
pressioni esterne ed alle influenze mafiose che di recente si sono cosi'
violentemente manifestate.
All'attuale al vaglio dell'autorita' giudiziaria risultano, inoltre, essere sottoposti ulteriori fatti di rilevanza
penale quali reati contro la P.A., attentati ed intimidazioni di tipo mafioso, appalti,
gestioni di societa' illecite, manipolazioni di concorsi pubblici,
lottizzazioni illegali e frequentazioni sospette di persone indiziate come mafiose che comunque coinvolgono l'amministrazione comunale
di Capaci.
La sussistenza di elementi sintomatici di una situazione di illegalita' diffusa e di degrado amministrativo, oltre
che da quanto sopra esposto, e' comprovata dalle ricorrenti crisi amministrative dell'ente, nonche' dal proliferare del fenomeno dell'abusivismo edilizio nel territorio comunale. Aspetto quest'ultimo che testimonia la mancanza di una volonta' specificamente tesa a
contrastare il fenomeno medesimo, tant'e' vero che l'amministrazione non ha ancora approvato il piano regolatore generale ne' ha provveduto alla definizione delle numerosissime istanze di sanatoria edilizia pervenute al comune fin dal 30 giugno 1987. A
tale perdurante inefficienza, che delude le legittime aspettative della
collettivita' locale, consegue un evidente pregiudizio per la normalizzazione dell'assetto del territorio e delle attivita' socio-economiche ad esso collegate.
Infine a delineare il quadro di inquinamento in cui versa l'amministrazione di Capaci concorre la recente denuncia per truffa aggravata di sette impiegati comunali risultati ingiustificatamente assenti, nel corso di un controllo
antiassenteismo effettuato il 17 aprile 1992, benche' i relativi cartellini segnatempo fossero regolarmente
timbrati.
Il clima di grave condizionamento e degrado, in cui versa il consiglio comunale
di Capaci, la cui libera determinazione risulta piegata agli interessi delle locali
organizzazioni mafiose; la palese inosservanza del principio di legalita' nella gestione dell'ente e l'uso
distorto della cosa pubblica utilizzata per il perseguimento di fini estranei
al pubblico interesse hanno minato ogni principio di salvaguardia della sicurezza pubblica e, nel compromettere le legittime aspettative della
popolazione ad essere garantita nella fruizione dei
diritti fondamentali, hanno ingenerato diffusa sfiducia nella legge e nelle
istituzioni da parte dei cittadini.
Da quanto sopra esposto emerge l'esigenza dell'intervento
dello Stato mediante provvedimenti incisivi in direzione dell'amministrazione di Capaci, caratterizzata da costanti collegamenti diretti ed indiretti tra amministratori e criminalita' organizzata che condizionano la libera determinazione degli
stessi, inficiano il buon andamento dell'amministrazione ed il regolare funzionamento dei servizi alla medesima affidati.
Il prefetto di Palermo, ai sensi dell'art. 1, comma 2, del decreto-legge 31
maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio 1991, n. 221, ha dato avvio alla
procedura di scioglimento del consiglio comunale di Capaci con relazione n. G9206718/Gab del 14 maggio 1992 e nelle more, ritenuti
sussistenti i motivi di urgente necessita' richiesti dalla legge, con provvedimento del 27
maggio 1992, n. G9206718/Gab, ha disposto la sospensione del consiglio comunale del
sindaco e della giunta comunale di Capaci.
Ritenuto per quanto esposto che ricorrano le condizioni indicate nell'art. 1 del
decreto-legge 31 maggio 1991, n. 164, come convertito nella legge 22 luglio
1991, n. 221, che legittimano lo scioglimento del consiglio comunale di Capaci (Palermo) si formula rituale proposta per l'adozione della misura di rigore
Il Ministro dell'interno: SCOTTI
http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=1&art.versione=1&art.codiceRedazionale=092A2798&art.dataPubblicazioneGazzetta=1992-06-11&art.idGruppo=0&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=1
DOCUMENTI CORLEONE:
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