Source: http://www.fiscoetasse.com/approfondimenti/10795-risarcimento-dei-danni-per-mancata-autotutela.html
Timestamp: 2014-08-30 22:13:30+00:00
Document Index: 46720801

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2697', 'art. 2043', 'sentenza ']

Risarcimento dei danni per mancata autotutela - FISCOeTASSE.com
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Avv. Guerra. Andrea
La recente sentenza n. 6283 del 20 aprile 2012 della Corte di Cassazione ha stabilito che l'Amministrazione finanziaria è tenuta a risarcire i danni subiti dal contribuente qualora abbia agito in violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione che costituiscono il limite esterno alla sua azione
Tale pronuncia non è isolata ma s'innesta nell'ambito dell'orientamento della Suprema Corte in forza del quale l'attività della Pubblica Amministrazione (di seguito solo P.A.), anche nel campo della pura discrezionalità, deve svolgersi nei limiti posti della legge e dal principio primario del " neminem laedere " di cui all'art. 2043 c.c. ragion per cui è consentito al giudice ordinario accertare se vi sia stato, da parte della stessa P.A., un comportamento doloso o colposo, che, in violazione della norma e del principio indicati, abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo (Cass. Civ. n. 698 del 19.01.2010, n. 5120 del 3.03.2011 e n. 21963 del 24.10.2011).
Il “dictum” della sentenza n. 6283/2012 Per quanto riguarda i fatti di causa, il contribuente aveva domandato i danni causati dall'operato della P.A., che prima aveva richiesto un tributo non dovuto e poi aveva provveduto con ritardo, a dire del contribuente, allo sgravio. Il Tribunale aveva osservato che dagli atti non emergeva che la P.A. fosse a piena conoscenza della situazione patrimoniale del contribuente e che solo successivamente il contribuente aveva offerto documentazione che aveva consentito alla P.A. di accertare una situazione diversa da quella originariamente ipotizzata e, quindi, idonea a riconoscere lo sgravio.
La Cassazione ha rilevato che l'Amministrazione finanziaria non può essere chiamata a rispondere del danno eventualmente causato al contribuente sulla base del solo dato oggettivo della illegittimità dell'azione amministrativa, essendo necessario che la stessa, nell'adottare l'atto illegittimo, abbia anche violato le regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione, che costituiscono il limite esterno della sua azione. Non è sufficiente, infatti, l'obiettiva illegittimità della pretesa tributaria, ma occorre che tale illegittimità sia connotata da un quid pluris , che viene identificato nella violazione delle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione. In proposito, il Giudice di Legittimità ha ricordato che la medesima terza sezione (sentenza n. 22508 del 2011) aveva avuto già modo di affermare che, in tema di responsabilità civile della P.A., l'ingiustizia del danno non può considerarsi in " re ipsa " nella sola illegittimità dell'esercizio della funzione amministrativa o pubblica in generale, dovendo, invece, il giudice procedere, in ordine successivo, anche ad accertare se:
sussista un evento dannoso;
l'accertato danno sia qualificabile come ingiusto, in relazione alla sua incidenza su di un interesse rilevante per l'ordinamento (a prescindere dalla qualificazione formale di esso come diritto soggettivo);
l'evento dannoso sia riferibile, sotto il profilo causale, facendo applicazione dei criteri generali, ad una condotta della P.A.;
l'evento dannoso sia imputabile a responsabilità della P.A., sulla base non solo del dato obiettivo dell'illegittimità del provvedimento, ma anche del requisito soggettivo del dolo o della colpa. Inoltre, secondo la Cassazione l'obbligo per la P.A. di agire nel rispetto delle regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione impongono anche l'adozione di determinati comportamenti. In primo luogo, la P.A., una volta informata dell'errore in cui è incorsa, deve compiere le necessarie verifiche e poi, accertato l'errore, annullare il provvedimento riconosciuto illegittimo o, comunque, errato. Non vi è, dunque, spazio alla mera discrezionalità poiché essa verrebbe necessariamente a sconfinare nell'arbitrio, in palese contrasto con l'imparzialità, correttezza e buona amministrazione che sempre debbono informare l'attività dei funzionari pubblici. Questo principio vale anche allorché il contribuente abbia lasciato scadere il termine utile per impugnare il provvedimento avanti alla Commissione Tributaria, giudice competente ad accertarne l'illegittimità e, quindi, sia stato costretto ad affidarsi all'autotutela della P.A.. In secondo luogo, il diritto del contribuente deve essere riconosciuto in tempi ragionevoli, anche quando non sia previsto uno specifico termine per l'adempimento. Spetta, dunque, al giudice di merito stabilire, volta per volta e considerando la situazione concreta (ad esempio: il numero di "pratiche" cui l'ufficio deve far fronte, la loro trattazione in ordine cronologico, il grado di complessità dell'accertamento, ecc.) se il tempo impiegato dalla P.A. sia o meno rispettoso delle regole indicate. Quanto al danno subito dal contribuente e consistente nelle spese per la difesa (assistenza del commercialista), la risarcibilità di tali spese non può essere aprioristicamente esclusa ma occorre pur sempre un comportamento della P.A. censurabile sotto gli indicati profili. La questione non si pone tutte le volte in cui il contribuente abbia proposto ricorso avanti alla Commissione Tributaria, poiché sarà quel giudice a stabilire se e in quale misura le spese sostenute debbano essere rimborsate. Essa si presenta quando il contribuente, anziché ricorrere in sede giurisdizionale, si sia affidato all'autotutela da parte della P.A.. La soluzione discende dai principi sopra ribaditi. La condanna della P.A. non può essere pronunciata sulla base della allegazione della mera illegittimità dell'atto, ma presuppone che sia accertata la violazione delle ripetutamente richiamate regole di imparzialità, correttezza e buona amministrazione. La relativa valutazione non può che essere demandata al giudice di merito, il quale decide applicando i principi in tema di onere probatorio posti dall'art. 2697 c.c.. Quindi, se invoca l'art. 2043 c.c. per lamentare il ritardo con cui la P.A. ha esercitato l'autotutela, il contribuente, una volta che sia stata negata l'ingiustizia del provvedimento poi annullato, deve dimostrare il danno che tale ritardo gli ha cagionato e che invece non si sarebbe verificato ove il provvedimento della P.A. fosse stato tempestivo. I precedenti della Cassazione La sentenza n. 698 del 19 gennaio 2010
Il Giudice di Pace aveva accolto la richiesta di risarcimento danni del contribuente, condannando l'Agenzia delle Entrate al pagamento di Euro 705,40 per danni con