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Timestamp: 2017-06-25 22:36:46+00:00
Document Index: 6309451

Matched Legal Cases: ['art. 116', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 57', 'art. 83', 'art. 124', 'art. 5', 'art. 33', 'art. 104', 'art. 128', 'art. 33', 'art. 116', 'art. 16', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 97', 'art. 25', 'art. 101', 'art. 134', 'art. 97', 'art. 24', 'art. 138', 'art. 104', 'art. 135', 'art. 66', 'art. 107', 'art. 90', 'art. 66', 'art. 105', 'art. 43', 'art. 41', 'art. 23', 'art. 97', 'art. 72', 'art. 128']

LO STATO REGIONALE E LO STATO FEDERALE. | DEMOSTENE
Pubblicato il 15 aprile 2015 da meneziade	LO STATO REGIONALE E LO STATO FEDERALE.
Stato federale: si inscrive nella figura delle UNIONI istituzionali di STATI, comprensiva di:
Confederazioni di Stati: più Stati creano un ordinamento interstatuale comune; la sovranità resta a ogni singolo Stato.
Unioni sopranazionali: più Stati creano un ordinamento giuridico superiore, cui devolvono parte dei loro poteri sovrani (CEE, CECA).
Stati federali: compresenza di uno Stato federale con il suo popolo, territorio, sovranità; e una pluralità di Stati membri, come autonome comunità statali. Partecipazione prioritaria e diretta degli STATI membri agli organi e alla attività di governo dello STATO FEDERALE.
Lo STATO FEDERALE nasce:
dalla Confederazione di uno Stato Unitario (Argentina, Messico, Brasile, Austria).
dal superamento di una originaria Confederazione (USA, SVIZZERA, REPUBBLICA FEDERALE TEDESCA).
attraverso la graduale conversione di una Unione Coloniale (CANADA).
In altri termini, lo Stato federale e lo Stato regionale rappresentano attualmente, due modi di essere dello Stato unitario, in contrapposizione allo Stato accentrato. Le funzioni dello Stato federale non sono più soltanto compiti di direzione suprema dello Stato, di difesa, di politica estera, ma anche importanti competenze inerenti alla economia, al commercio, ai diritti civili, alle politiche sociali. E’ prevista, poi, la partecipazione degli Stati membri alla formazione della volontà federale; nonché il coordinamento nell’esercizio delle politiche settoriali.
Nei processi di regionalizzazione o di federalismo.
a) ampliamento competenze a livello centrale.
b) sostituzione dell’originale “dual federalism”, cioè dualismo o separatismo tra livello centrale e decentrato a vantaggio di forme cooperative.
c) introduzione del principio della sussidiarietà.
La regionalizzazione ha caratterizzato gran parte degli Stati Unitari.
a) regionalizzazione estesa all’intero territorio nazionale (ITALIA e SPAGNA; o solo su porzioni limitate di esso
(GRAN BRETAGNA: particolari poteri alla Scozia e all’Irlanda del Nord; FINLANDIA: particolari autonomie alle isole AALAND).
b) Regionalizzazione obbligatoria e facoltativa. (la Costituzione dispone direttamente l’articolazione dello Stato in Regioni, oppure ne prevede la possibilità).
c) Regionalizzazione uniforme o differenziata. Uniforme, in ITALIA (art. 116 Costituzione ). Differenziata, in SPAGNA, dove ogni Regione può godere di un proprio differenziato Statuto di autonomia, (sia pure nei limiti generali posti dalla Costituzione).
d) Regionalizzazione del tutto particolare nella Costituzione del BELGIO: tre Regioni territoriali e tre Comunità etniche e culturali che non corrispondono alla suddivisione territoriale.
La Costituzione italiana ha optato per uno Stato unitario a base regionale: vedi riforma costituzionale confermata dal referendum del 7 ottobre 2001). L’art. 5 conferma la compatibilità tra natura unitaria dello Stato e carattere autonomistico della sua articolazione organizzativa.
Per lo Stato liberale autoritario, invece, le autonomie regionali: pericolo sono un per l’unificazione politica dell’Italia, “piemontizzazione”, centralismo politico. Viceversa, per i nostri costituenti: la salvaguardia dell’unità non implica la negazione delle situazioni locali.
Infatti, l’art. 5 Costituzione impegna la Repubblica a:
a) promuovere lo sviluppo delle autonomie.
b) raccordare ad esse l’organizzazione della pubblica amministrazione, “attuando”, nei servizi che dipendono dallo Stato, il più ampio decentramento amministrativo.
c) ”adeguare” i pincìpi e i metodi della legislazione alle esigenze dell’autonomia.
Altri articoli si collegano alla regionalizzazione dello Stato: art. 57, art. 83 e art. 124 Costituzione. Solo con la Costituzione repubblicana del ’48 la questione regionale e, quindi, le autonomie territoriali, non furono più considerate un freno all’unità dello Stato e alle riforme economiche, ma uno strumento necessario per superare la tradizione di aristocratica indifferenza dello Stato nei confronti della società.
I costituenti cercarono, dunque, un punto di equilibrio tra due esigenze diverse, ma complementari:
1) favorire le autonomie territoriali, per meglio garantire il coinvolgimento sociale alla vita delle istituzioni.
2) garantire che il pluralismo delle istituzioni non degeneri fino a incrinare l’unità politica dello Stato.
CARATTERISTICHE GENERALI DELL’AUTONOMIA REGIONALE. La Costituzione richiama in diversi articoli la nozione di AUTONOMIA: art. 5, art. 33, art. 104 e art. 128. (non c’è una nozione unitaria di autonomia)
Un ente può qualificarsi autonomo se:
a) è manifestazione di un proprio ordinamento giuridico particolare.
b) Esprime interessi anche eteronomi rispetto a quelli dello Stato.
c) Ha capacità di esprimere indirizzi autonomi.
L’autonomia delle Regioni è maggiormente garantita perché trova il suo riferimento essenziale nel testo costituzionale (titolo V); mentre, l’autonomia degli altri enti è demandata alle leggi dello Stato (art. 33 Costituzione).
Vi sono 15 Regioni di diritto comune e 5 regioni a autonomia speciale (art. 116):
SICILIA, SARDEGNA, TRENTINO ALTO ADIGE, FRIULI VENEZIA GIULIA, VAL D’AOSTA:
la fonte delle competenze di queste regioni sono i rispettivi Statuti approvati con legge COSTITUZIONALE; mentre, l’oggetto specifico delle loro competenze amministrative, deve essere rinvenuto nei decreti(legge) di attuazione degli Statuti delle Regioni (a autonomia speciale) emanati dal Governo. (Vedi nuova legge costituzionale).
Anni ’70: attuazione delle REGIONI DI DIRITTO COMUNE; si è sfumata la peculiare posizione delle Regioni a autonomia speciale: tendenza alla omogeneizzazione.
L’EREDITA’ DELLO STATO DI DIRITTO. Lo Stato liberale di diritto.
Premesse. Lo Stato liberale di diritto è sorto dalla crisi e dalla caduta dei regimi assolutistici emergenti e dal primato politico e culturale delle classi emergenti, in particolare, di quella borghese.
Lo stato liberale intende assicurare una triplice esigenza garantistica:
1) dell’individuo, nei confronti dell’autorità.
2) del cittadino verso i pubblici poteri.
3) dell’homo economicus rispetto allo Stato.
La dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 26 agosto 1789 intende spezzare l’unicità del potere assoluto, introducendo LIMITI e CONTROLLI all’azione dei pubblici poteri:
d) art. 16:
”OGNI SOCIETA’ NELLA QUALE LA GARANZIA DEI DIRITTI NON E’ ASSICURATA,NE’ LA SEPARAZIONE DEI POTERI DETERMINATA, NON HA COSTITUZIONE”.
e) Art. 6.
principio di legalità: valore primario della legge, in quanto atto approvato dalle Assemblee Parlamentari.
f) Art. 2
”IL FINE DI OGNI ASSOCIAZIONE POLITICA E’ LA CONSERVAZIONE DEI DIRITTI NATURALI E IMPRESCINDIBILI DELL’UOMO: QUESTI DIRITTI SONO: LA LIBERTA’, LA PROPRIETA’, LA SICUREZZA E LA RESISTENZA ALL’OPPRESSIONE”.
art. 3 Principio di autonomia del singolo e del corpo sociale nei confronti dello Stato.
Ma lo Stato contemporaneo non è solo legale detentore dell’uso della forza, ma rappresenta anche il soggetto democraticamente investito della funzione di arricchire la sfera dei diritti del cittadino, rendendone effettivo l’esercizio:come dice l’art. 3, secondo comma della Costituzione, il quale,impegnando la repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, postula un intervento attivo dei pubblici poteri che renda con creta la possibilità di esercitare le libertà civili, sociali, e politiche tutelate nella nostra Costituzione.
Declino storico dello Stato liberale: STATO SOCIALE: alcuni pincìpi dello Stato liberale sono stati potenziati, come il PRINCIPIO DI LEGALITA’; altri, anche se un po’ modificati, come il PRINCIPIO DELLA SEPARAZIONE DEI POTERI; altri conservano il loro valore originario, come LA TUTELA DELLE LIBERTA’ FONDAMENTALI.
IL PRINCIPIO DI LEGALITA’. Il principio di legalità è uno dei cardini degli ordinamenti costituzionali contemporanei che derivino dallo Stato liberale; al pari della separazione dei poteri e della riserva di legge, si propone di limitare la discrezionalità di chi esercita la sovranità, così da garantire i singoli e l’intero sistema da una utilizzazione arbitraria del potere.
Esso ha una valenza generale, anche se riguarda, in modo particolare, i rapporti tra la legge e l’attività attuativa della pubblica amministrazione (vedi art. 97. Costituzione). La sua valenza generale lo rende estensibile nei confronti dell’attività giurisdizionale e della stessa attività legislativa: anche la legge, in un ordinamento retto da una Costituzione rigida ( avente una forza giuridica superiore alle fonti primarie) trova limiti formali e sostanziali nella norma costituzionale.
In riferimento alla giurisdizione, si può richiamare tanto l’art. 25, quanto l’art. 101 Costituzione. In riferimento alla legislazione, l’art. 134 della Costituzione.
L’art. 97 Costituzione pone una riserva di legge per l’organizzazione dei pubblici uffici: questo articolo richiama il principio di legalità, per cui ogni potere amministrativo (in quanto in grado di incidere sulle posizioni soggettive dei cittadini) deve essere previsto dalla legge; e le modalità del suo esercizio devono essere oggetto di una predeterminata e rigida disciplina normativa:
In base al principio di legalità, ogni evoluzione degli organi dello Stato deve trovare il proprio fondamento e i suoi limiti in una norma previa.
La CONFORMITA’ di un atto a una norma costituisce il parametro in base al quale distinguere tra atti LEGITTIMI o ARBITRARI, tra comportamenti regolari o azioni abusive. LEGALITA’ Gli atti, per essere legali, non devon come COMPATIBILITA’ essere contrari o INCOMPATIBILI della norma con le norme poste dalle leggi. Gli organi dello Stato sono tenuti come CONFORMITA’ a emanare solo gli ATTI PREVISTI DALLA LEGGE.
Legalità in senso FORMALE: gli atti che un organo pone devono avere UNA BASE LEGALE, nel rispetto delle procedure e delle forme previste.
Legalità in senso SOSTANZIALE: impone alla legge di determinare (non solo la base) ma i CONTENUTI SOSTANZIALI della materia: in tal caso,il principio di legalità finisce per vincolare lo stesso legislatore.
Corollario del principio di legalità: il principio di GIUSTIZIABILITA’:cioè, adeguati strumenti di difesa che i singoli possono attivare contro atti per bloccarne gli effetti temporaneamente o in via definitiva (art. 24 e 113 Costituzione).
Connesso al principio di legalità è quello della TIPICITA’ degli atti giuridici; cioè, ogni atto giuridicamente rilevante ha una FORMA PROPRIA, diversa da quella degli altri; ad es. : una legge costituzionale è posta secondo la procedura di cui all’art. 138 Costituzione, una legge ordinaria secondo gli articoli. 72 e 73 della Costituzione e dai regolamenti parlamentari; un regolamento governativo, secondo la legge numero 100 del 1926 e la legge numero 400 del 1988.
Secondo il principio della TIPICITA’, gli atti giuridici: norme, atti amministrativi, decisioni giudiziarie. ATTI NORMATIVI Leggi costituzionali, di revisione Costituzione . Leggi primarie, atti aventi forza di legge. Regolamenti.
IL PRINCIPIO DELLA SEPARAZIONE DEI POTERI
Stato liberale (dopo lo Stato assoluto). Obbligatorio il richiamo a Montesqieu ( “Esprit des lois”, 1748); individua il tipo ideale di forma di governo, quella in cui le principali funzioni dello Stato sono assegnate a organi distinti, in posizione di interdipendenza e parità (contrapposizione dialettica e controllo reciproco).
Quindi, le tre funzioni statali: LEGISLATIVA, GIURISDIZIONALE, ESECUTIVA.
Nella Costituzione italiana manca un espresso richiamo alla SEPARAZIONE dei poteri. In realtà, tale principio è presupposto (vedi gli articoli 70 e 76; articoli 102 e 104) .
Implicita l’accettazione del principio della SEPARAZIONE DEI POTERI da disposizioni che impongono determinate incompatibilità (art. 104, ultimo comma e art. 135, sesto comma della Costituzione); o che riservano all’organo stesso la competenza a giudicare della propria legittima costituzione (art. 66 della Costituzione ); o che vietano a un potere di influire sullo status soggettivo degli appartenenti a un altro potere (vedi art. 107, primo comma della Costituzione).
Poi, la regola generale del RISPETTO del GIUDICATO, che preclude al legislatore di incidere sulle decisioni ormai definitive, pronunciate dai magistrati. PRINCIPIO DELLA INTEGRAZIONE DEI POTERI, che tempera quello della separazione. (Esempio, la promulgazione delle leggi da parte del Presidente della Repubblica).
L’attività normativa è svolta anche dal Governo (con i decreti legge, con i decreti legislativi, con i decreti di attuazione degli Statuti delle Regioni a autonomia speciale;) e dal corpo elettorale (mediante il referendum abrogativo).
Attività giurisdizionale: competenza del Parlamento quando mette in stato di accusa il Presidente della Repubblica (art. 90); o giudica, sempre il Parlamento, dei titoli di ammissione dei suoi componenti (art. 66 ).
Attività amministrativa: del potere legislativo: per la nomina degli impiegati alle Camere di organi di rilevanza costituzionale (Consiglio Superiore della magistratura e Corte dei Conti); dell’ordine giudiziario, (art. 105).
LA RISERVA DI LEGGE. Si ha riserva di legge quando la Costituzione riserva alla legge la disciplina di determinate materie o di parti di materie. (Connotazione garantistica).
Nata agli albori del costituzionalismo inglese per limitare il potere regio nell’imposizione fiscale (“no taxation without representation”), cioè nessuna imposta può essere introdotta senza il consenso dei rappresentanti del popolo.
Negli Stati sociali contemporanei la RISERVA DI LEGGE, oltre alla tradizionale funzione garantistica, assomma quella di riconoscere al Parlamento (con le leggi), compiti di indirizzo e di controllo nelle attività economiche (vedi gli articoli 41, terzo comma, 43, 44 e 45 della Costituzione). Riserva di legge diversa da RINVIO alla legge. esempi in Costituzione, gli articoli 54 101, 111, secondo comma e 28); per richiamarsi genericamente al diritto oggettivo vigente.
RISERVA DI LEGGE:
Può essere intesa come riserva del potere decisionale a favore di organi rappresentativi, cioè del Parlamento
Oppure come riserva di competenza a favore delle FONTI PRIMARIE, cioè di tutti gli atti aventi la forza della legge, come i decreti legge, i decreti legislativi…. : unica eccezione, la riserva di legge in materia di DIRITTI DI LIBERTA’; infatti la legge num. 400 del 1988 vieta al Governo di adottare decreti legge in materia costituzionale, cioè può legiferare solo il Parlamento.
Oppure, il principio della riserva di legge può essere considerato come volontà della Costituzione di riservare la disciplina di determinati oggetti a una normazione di carattere generale (le leggi sono generali e astratte), esistono anche le leggi-provvedimento, che hanno però la forma e la forza giuridica della legge (esempio di legge provvedimento, vedi art. 43 della Costituzione.)
TIPI DI RISERVA DI LEGGE.
Riserva di legge ordinaria e COSTITUZIONALE:
cioè, la fonte competente a disciplinare la materia non è la legge ordinaria, ma la legge costituzionale (secondo la procedura dell’art.: 138 della Costituzione; esempi in Costituzione, gli articoli 116,132 e 137.
Riserva di legge semplice o RINFORZATA:
quando la Costituzione non si limita a demandare alla legge la regolamentazione di particolari materie, ma circoscrive la discrezionalità dello stesso legislatore, imponendogli vincoli e limiti. (Vedi gli articoli 8, terzo comma, e 16 della Costituzione).
Riserva di legge esplicita o IMPLICITA:
in genere, è esplicita. In altri casi, tale principio si ritiene sia insito nel sistema: esempio, nel caso dei limiti da dare all’iniziativa economica privata (art. 41 della Costituzione ) solo con legge.
Riserva di legge RELATIVA e ASSOLUTA:
la più nota (non facile). Si ritiene di essere di fronte a una riserva di legge relativa, quando la materia prevista, dalla Costituzione, possa essere anche disciplinata da fonte di grado subordinato. Invece, risulta assoluta quando può essere disciplinata soltanto dalla legge; ogni altra fonte è incompetente a disciplinare una certa materia. Arduo in pratica capire: si può ricorrere al criterio lessicale; cioè la riserva di legge è relativa quando la Costituzione usa l’espressione “in base alla legge” (esempio, art. 23), oppure “secondo disposizioni di legge”, (esempio, art. 97 della Costituzione). Riserva assoluta, per i diritti di libertà e per la materia penale (vedi gli articoli 13, 15, 16, nonché 25 della Costituzione).
Riserva di legge di ASSEMBLEA:
vedi l’art. 72, quarto comma della Costituzione; riserva di legge FORMALE: quando il Parlamento approva con la procedura propria della legge,atti, cui attribuire una certa efficacia. Riserva di legge GENERALE: il più significativo, per esempio, l’art. 128 della Costituzione.
LO STATO REGIONALE E LO STATO FEDERALE.ultima modifica: 2015-04-15T23:38:41+00:00da meneziadeReposta per primo quest’articolo
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