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Timestamp: 2020-01-19 06:55:48+00:00
Document Index: 62274898

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 23', 'art. 9', 'art. 23', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 147', 'art. 16', 'art. 147', 'art. 3']

Notifiche e processo telematico | ProntoProfessionista.it
1. Normativa di attuazione e modalità operative.
2. E’ valida la notifica via PEC quando raggiunge lo scopo (Cass. ord. n. 30372/2017 - Cass. ord. n. 15984/2017).
3. La notifica via PEC non può essere effettuata se il processo telematico non è stato attivato (Cass. n. 18321 /2017).
4. La notifica via PEC è valida anche se la relata è priva di firma digitale (Cass. ord. n.3805/2018).
5. E’ rimessa alla Consulta la questione di legittimità costituzionale relativa alla notifica via PEC dopo le 21 (Corte d’Appello Milano, Ordinanza del 16 ottobre 2017).
Variazione dell’indirizzo PEC.
Ebbene, è opportuno non sottovalutare tale dimenticanza, poiché l’ammontare del contributo unificato può arrivare, talvolta, sino a 1.500,00 euro per grado di giudizio e, pertanto, tale omissione avrebbe un costo non "irrilevante".
2. E’ valida la notifica via PEC quando raggiunge lo scopo (Cass.ord. n.30372/2017; Cass.ord.n.15984/2017).
Con predetta ordinanza il Supremo Consesso ha respinto la pretesa, fondandosi su due suoi precedenti giurisprudenziali (Cass. Civ., n. 20307/2016 e Cass. Civ., n. 15984/2017), secondo la quale tale tipo di notificazione è consentita sia dalla normativa secondaria e dai relativi provvedimenti attuativi, sia dando applicazione al principio di diritto secondo il quale "L'irritualità della notificazione di un atto (nella specie, controricorso in cassazione) a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna telematica ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell'atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale".
Va operata una distinzione tra le due decisioni: la CTR ha ritenuto che nel rito tributario la notifica del ricorso in esame con posta certificata effettuata prima della entrata in vigore del PTT potesse essere ammessa anche perché avvenuta dopo l’emanazione del D.M. 4 agosto 2015 delle regole tecnico-operative del medesimo e il documento informatico notificato rispettava le regole di formazione stabilite dal richiamato decreto; la Corte di Cassazione, dall’altra parte, ha precisato che l’eccezione di nullità sollevata dalla parte afferiva la normativa riguardante le notifiche telematiche nel processo tributario speciale, che non risulta applicabile al processo avanti la Suprema Corte se non in via "integrativa", non sussistendo un rito di legittimità "differenziato" per le liti tributarie (in tal senso Cass. Civ., SS.UU., n. 8053/2014 e Cass. Civ., n. 14916/2016).
In maniera analoga si è pronunciata la Suprema Corte, ritenendo valida la notifica pec dell’atto processuale allegato in formato"doc" e non "pdf".
In particolare, la Corte sottolinea che l’irritualità della notifica di un atto (nella specie un controricorso in cassazione) a mezzo PEC, non ne comporta la nullità se la consegna telematica con estensione ".doc", anziché in formato ".pdf", ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell’atto (Cass.S.U, n. 7665 del 18/04/2016;vedi anche Cass.SU, n. 11383 del 31/05/2016), "...essendosi tale "scopo" senz'altro raggiunto nel caso di specie, posto che la resistente controricorrente si e' ampiamente difesa con il controricorso" In buona sostanza, la notifica dell’atto in formato .doc è valida.
Precisamente, nel caso di specie, l’atto processuale, notificato con Posta Elettronica Certificata, avente come file un’estensione .doc - ossia il documento originale redatto con il programma Office Word, prima della conversione in formato pdf - ha raggiunto lo scopo di mettere a conoscenza la controparte del relativo contenuto quando la controparte si costituisce. La costituzione in giudizio dimostra, appunto, che il file - sebbene in formato .doc - è stato "aperto" e , pertanto, non vi è stata alcuna lesione del diritto di difesa.
3. La notifica via PEC non può essere effettuata se il processo telematico non è stato attivato( Cass.n.18321/ 2017).
Le notificazioni a mezzo posta elettronica certificata, nel contenzioso fiscale, sono consentite solo laddove è operativa la disciplina del "processo tributario telematico".
La Corte ha respinto il ricorso con la sentenza n. 18321del 25 luglio 2017, la cui motivazione si basa sul principio di diritto espresso dalla stessa con ordinanza n. 17941/2016 ove, con riferimento alla fattispecie di notifica di una sentenza tributaria a mezzo PEC, risalente al dicembre 2014, il Supremo Consesso aveva concluso che, nel contenzioso fiscale, la notifica digitale effettuata dal difensore del contribuente all’amministrazione finanziaria "è inesistente e insuscettibile di sanatoria, per cui non è idonea a far decorrere il termine breve per l’impugnazione, atteso che, ai sensi dell’art. 16 bis, comma 3, del d.lgs. n. 546 del 1992[...] le notifiche tramite PEC degli atti del processo tributario sono previste in via sperimentale solo a decorrere dal 1° dicembre 2015 ed esclusivamente dinanzi alle Commissioni tributarie della Toscana e dell’Umbria ...".
Nella pronuncia in esame, la Suprema Corte sottolinea che la modalità di notificazione telematica, prevista dalla legge 53/1994 soltanto per gli "atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale", all’epoca dei fatti di cui è causa, non poteva ritenersi ammessa in materia tributaria perché non espressamente disciplinata da specifiche disposizioni, dovendo invece considerarsi vigente ratione temporis l’originaria previsione dell’articolo 16 del DPR 68/2005, per la quale "le disposizioni di cui al presente regolamento non si applicano all’uso degli strumenti informatici o telematici nel processo tributano".
Ciò posto, ne consegue che nella fattispecie non può neppure affermarsi l’equivalenza della trasmissione del documento informatico per via telematica alla notificazione per mezzo della posta, che è stabilita dall’articolo 48, comma 2, Dlgs n. 82/2005 (Cad, Codice dell’Amministrazione Digitale) soltanto "salvo che la legge disponga altrimenti".
La norma di riferimento, chiariscono i giudici di legittimità, è l’articolo 16-bis del Dlgs n. 546/1992 - come introdotto dall’articolo 9, comma 1, lettera h), Dlgs 156/2015 - che, al comma 3, prevede che "le notificazioni tra le parti e i depositi presso la competente Commissione tributaria possono avvenire in via telematica secondo le disposizioni contenute nel decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 23 dicembre 2013, n. 163 e dei relativi decreti di attuazione".
In conclusione, precisa la Suprema Corte, le notifiche a mezzo PEC nel processo tributario "sono
consentite solo laddove è operativa la disciplina del c.d. processo tributario telematico" perché,
in mancanza, la notificazione elettronica non è conforme ad alcun modello legale "e pertanto
deve ritenersi giuridicamente inesistente, in quanto tale non sanabile".
In diverse occasioni, la Cassazione ha chiarito che la notificazione della sentenza tributaria eseguita via PEC è idonea a determinare la decorrenza del termine breve per l’eventuale successiva impugnazione soltanto nelle realtà territoriali in cui è attivo, ancorché in via soltanto sperimentale, il Ptt; ciò, in quanto "le notifiche a mezzo posta elettronica certificata nel processo tributario sono consentite laddove è operativa la disciplina del c.d. processo tributario telematico" (Cassazione, 17941/2016 e 4066/2017).
4. La notifica via PEC è valida anche se la relata è priva di firma digitale (Cass. ord. n. 3805/2018).
A seguito di ricorso per Cassazione proposto dall’Agenzia delle Entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, notificato tramite PEC ai sensi della L. 53/94, nel costituirsi in giudizio il controricorrente chiede, preliminarmente, che la Suprema Corte accolga l'eccezione d'inammissibilità del ricorso in quanto il citato atto e la relata di notifica sarebbero carenti della prescritta sottoscrizione digitale.
Il Supremo Consesso, prima di pronunciarsi sulla predetta eccezione d’inammissibilità, ha effettuato una dettagliata ricostruzione della normativa applicabile alle notifiche degli avvocati tramite PEC; il collegio, a tal proposito, ha affermato che "in particolare la L. n. 53 del 1994, nel disciplinare le modalità di notifica tramite PEC, rimanda all'art. 19 bis cit. (Notificazioni per via telematica eseguite dagli avvocati - art. 18 del regolamento), emanate in attuazione del codice dell'amministrazione digitale, che al comma 1, e al comma 2, prevede solo che l'atto sia in formato PDF; ciò anche nell'ipotesi di notifica tramite PEC da eseguirsi in un procedimento dinanzi alla Corte di cassazione."
Precisamente, la L. n. 53/94 non prevede solo che l’atto (oggetto della notifica) sia in formato PDF in quanto, così come si evince dall’art. 3 bis comma 1 della citata norma, la notifica con modalità telematica deve eseguirsi "nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici."; da ciò si evince che, quanto alle notifiche da effettuarsi in procedimenti dinanzi il Tribunale o la Corte d’Appello, il notificante non possa non osservare anche quanto previsto dalle regole e specifiche tecniche del PCT (DM 44/11 e specifiche 16 aprile 2014, da ultimo modificate il 7 gennaio 2016) e,quindi, debba attenersi a quanto disposto sia dall’art. 19 bis comma 1 sia dall’articolo 12 lettera d) il quale prevede che l’atto debba essere sottoscritto con firma digitale (CAdES o PAdES), così come disposto dal successivo comma 2.
La giurisprudenza di legittimità, dopo aver chiarito la normativa di riferimento per il caso de quo, ha affrontato la questione relativa all’eccezione d’inammissibilità del ricorso, sottolineando con fermezza che il ricorrente ha dato la prova della notifica tramite PEC del ricorso per cassazione, depositando "... l'attestazione di conformità - del ricorso, delle relazioni di notifica e di tutta la documentazione - all'originale informatico dell'atto, sottoscritto con firma digitale e notificato come allegato ai messaggi di posta elettronica certificata, ai sensi della L. n. 53 del 1994, artt. 6 e 9, e del D.Lgs. n. 82 del 2005, art. 23.". Questo significa che, come previsto dall’art. 9 comma 1 bis della L. 53/94, il ricorrente ha depositato la stampa della ricevuta di accettazione, della ricevuta di consegna, di tutti gli allegati attestando, infine, ai sensi dell’art. 23 comma 2 CAD, la conformità delle copie analogiche agli originali (duplicati) informatici da cui sono tratte.
Il Supremo Consesso continua mettendo in evidenza che "non è quindi esatto quanto afferma il controricorrente, sia con riferimento alla mancanza della firma digitale nel ricorso notificato via PEC, data la presenza di attestato di conformità all'originale informatico, sia circa la successiva modificabilità del documento sottoscritto con firma digitale PAdES (PDF Advanced Electronic Signatures), poichè questa può essere verificata aprendo il file con l'idoneo programma (Acrobat Reader) opportunamente impostato, che non consente di inficiare la validità del documento firmato originariamente.".
Con riferimento alla seconda doglianza del ricorrente relativa alla mancata sottoscrizione digitale della relata di notifica, la Corte richiamata la precedente pronuncia n.6518/2017 affermando che, "in tema di notificazione del ricorso per cassazione a mezzo posta elettronica certificata (PEC), la mancanza, nella relata, della firma digitale dell'avvocato notificante non è causa d'inesistenza dell'atto, potendo la stessa essere riscontrata attraverso altri elementi di individuazione dell'esecutore della notifica, come la riconducibilità della persona del difensore menzionato nella relata alla persona munita di procura speciale per la proposizione del ricorso, essendosi comunque raggiunti la conoscenza dell'atto e, dunque, lo scopo legale della notifica".
Il Collegio, da ultimo, chiosa richiamando quanto deciso a Sezioni Unite con la sentenza n. 7665 del 18 aprile 2016, la quale ha stabilito che anche alle notifiche PEC deve applicarsi il principio disposto dall'art. 156 c.p.c., secondo il quale la nullità non può essere mai pronunciata se l'atto ha raggiunto lo scopo a cui è destinato "... statuendo altresì, riguardo alla modalità con la quale l'eccezione di nullità viene sollevata, l’inammissibilità dell'eccezione con la quale si lamenti un mero vizio procedimentale, senza prospettare anche le ragioni per le quali l'erronea applicazione della regola processuale abbia comportato, per la parte, una lesione del diritto di difesa o possa comportare altro pregiudizio per la decisione finale della Corte".
5. Rimessa alla Consulta la questione di legittimità costituzionale relativa alla notifica via PEC dopo le 21 (Corte d’Appello Milano, ordinanza del 16 ottobre 2017).
La Corte d’Appello di Milano, con l’ordinanza del 16 ottobre 2017, ha sollevato eccezione di legittimità costituzionale per violazione degli artt. 3, 24 e 11 Cost., della norma secondo la quale «la disposizione dell’art. 147 c.p.c. si applichi anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche. Quando è eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo".
Con ordinanza del 16 ottobre 2017 la Corte di Appello di Milano ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità costituzionale dell'art. 16-septies del D.L. n. 179/2012, conv. in L. n. 221/2012, nella parte in cui prevede che "la disposizione dell'art. 147 c.p.c. si applica anche alle notificazioni eseguite con modalità telematiche. Quando è eseguita dopo le ore 21, la notificazione si considera perfezionata alle ore 7 del giorno successivo".
- con l'art. 3 cost. trattando in modo eguale situazioni differenti: il legislatore, infatti, ha equiparato il domicilio fisico al domicilio digitale, trattandoli, quindi, con la medesima disciplina, pur non essendo situazioni analoghe. Infatti, secondo la Corte, differenti sono le esigenze di tutela del domicilio sottese alla notifica tradizionale rispetto alla notifica a mezzo PEC;
- con gli artt. 24 e 111 cost., violando il diritto del notificante di difendersi sfruttando per intero il limite giornaliero che gli viene riconosciuto dalla legge.
Corte di Cassazione – Sesta Sezione Civile – ordinanza n. 23546 depositata il 20 settembre 2019