Source: https://www.studiolegalesaragraziadei.it/mediazione
Timestamp: 2018-01-22 09:56:17+00:00
Document Index: 55497270

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 84', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 696', 'art. 3', 'art. 96', 'art. 642', 'art. 3']

Negoziazione assistita | Denno | Studio Legale Avv. Sara Graziadei
Esperti in mediazione e consulenza stragiudiziale a Denno
Nella piena consapevolezza del ruolo sociale svolto dall’avvocato, lo Studio Legale Graziadei ha da sempre creduto e investito risorse in termini di tempo, studio e formazione relativamente agli strumenti previsti dal nostro ordinamento che possono favorire una soluzione stragiudiziale tra le parti di una controversia, incentivando dunque l’utilizzo di strumenti quali la mediazione e la negoziazione assistita.
In tale ambito, l’avv. Sara Graziadei è Mediatrice presso l’Organismo di Mediazione Forense istituito presso l’Ordine degli Avvocati di Trento e si occupa di mediazione finanziaria, civile, commerciale, di famiglia.
Metodi alternativi di risoluzione controversie
La mediazione – originariamente introdotta dal decreto legislativo 28/2010, dichiarato incostituzionale per eccesso di delega – è stata reintrodotta dalla legge 9 agosto 2013, n. 98 che ha convertito con modifiche il D.L. 69/2013, con il quale sono stati "corretti" i profili d'incostituzionalità della normativa originaria; è dunque in vigore a decorrere dal 20 settembre 2013.
Più recente risulta l'istituto della negoziazione assistita – introdotto con il decreto legge 132/2014, convertito con modificazioni dalla legge 10 novembre 2014, n. 162 – entrato in vigore (in linea teorica) il 13 settembre 2014, ma concretamente applicabile dal 9 febbraio 2015, visto che l'art. 3 co. 8 D.L. 132/2014 stabilisce come l'improcedibilità dell'azione giudiziaria (negoziazione obbligatoria), introdotta con tale articolo, acquista efficacia solo decorsi 90 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione, con l'eccezione della negoziazione obbligatoria in materia di contratti di trasporto, in vigore già dal 1° gennaio 2015.
La mediazione è quella "attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa" (art. 1 lett. a), D.Lgs. 28/2010).
Aspetti procedurali della mediazione
La mediazione viene introdotta con una istanza da presentarsi all'organismo di mediazione prescelto, presente nel luogo del giudice territorialmente competente per il giudizio. In altri termini, si configura una competenza territoriale analoga a quella del giudice competente a conoscere della causa.
Gli organismi di mediazione debbono essere iscritti in un apposito registro del Ministero della Giustizia e sono ordinati secondo il numero di iscrizione. L'organismo di mediazione può essere operativo in più luoghi contemporaneamente, ma le domande di mediazione vanno presentate alla sede legale dell'organismo, mentre gli incontri di mediazione possono svolgersi anche presso le sedi operative.
Il mediatore deve possedere i seguenti requisiti: un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea universitaria triennale o, in alternativa, essere iscritto a un collegio o ordine professionale; non essere incorso in interdizione perpetua o temporanea dai pubblici uffici; non aver riportato sanzioni disciplinari diverse dall'avvertimento; non essere stato sottoposto a misure di sicurezza o di prevenzione; non aver riportato condanne definitive per delitti non colposi o pena detentiva non sospesa.
Gli avvocati, in virtù delle specifiche competenze in materia, sono mediatori di diritto. Vale a dire che per far parte di un organismo di mediazione non avranno necessità di frequentare lo specifico corso, ma dovranno, tuttavia, partecipare agli aggiornamenti con cadenza biennale.
Una volta intrapreso il procedimento di mediazione, a seguito di apposita istanza (che deve contenere i dati dell'organismo di mediazione, le parti, l'oggetto e le ragioni della pretesa), viene fissato un incontro preliminare tra le parti nel corso del quale il mediatore designato informa le stesse sulla funzione e le modalità di svolgimento della procedura. In questo primo incontro il mediatore ha vieppiù il compito di verificare l'effettiva possibilità di un accordo e, qualora emerga l'impossibilità dello stesso, questa diverrà condizione sufficiente per la procedibilità dell'azione giudiziaria. In questo caso nessun compenso è dovuto all'organismo di mediazione (art. 17 n. 5-ter D. Lgs. 28/2010).
Questa sorta di gratuità, introdotta dall'art. 84, co. 1, lett. p), n. 2), D.L. 21 giugno 2013, n. 69, risulta oltremodo capziosa: se da un lato, infatti, il legislatore vessa gli utenti della giustizia con continui aumenti dei costi (contributo unificato, marche da bollo ecc.), dall'altro scarica sugli organismi di mediazione i costi relativi alla procedura di conciliazione – nella stragrande maggioranza dei casi obbligatoria – nell'ipotesi in cui risulti impossibile raggiungere un accordo.
Chiunque presta la propria opera o il proprio servizio nell'organismo è tenuto all'obbligo di riservatezza, anche nei confronti delle stesse parti, rispetto alle dichiarazioni rese e alle informazioni acquisite nel corso delle sessioni separate (art. 9 D. Lgs. 28/2010).
Le dichiarazioni rese o le informazioni acquisite nel corso del procedimento di mediazione non possono essere utilizzate nel giudizio avente il medesimo oggetto anche parziale, salvo consenso della parte dichiarante o dalla quale provengono le informazioni. Sul contenuto delle stesse dichiarazioni e informazioni non è ammessa prova testimoniale e non può essere deferito giuramento decisorio. Il mediatore non può essere tenuto a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel procedimento di mediazione, né davanti all'autorità giudiziaria né davanti ad altra autorità (art. 10 D. Lgs. 28/2010).
Se la mediazione riesce, l'accordo viene verbalizzato e sottoscritto dal mediatore e dagli avvocati delle parti. Il verbale di conciliazione così sottoscritto avrà efficacia di titolo esecutivo per l'espropriazione forzata, l'esecuzione per consegna e rilascio, l'esecuzione per gli obblighi di fare e non fare, nonché per l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale, e ciò senza nessuna ulteriore incombenza, considerato che i difensori delle parti ne certificano la conformità alle norme imperative e all'ordine pubblico.
In tutti gli altri casi (sono essenzialmente quelli relativi ad accordi raggiunti senza l'assistenza degli avvocati – mediazione facoltativa), l'efficacia di titolo esecutivo dell'accordo potrà essere ottenuta attraverso l'omologa del Presidente del Tribunale competente.
Negoziazione volontaria e negoziazione facoltativa
La negoziazione assistita può essere volontaria, siccome scelta liberamente dalle parti – ma non può avere ad oggetto diritti indisponibili né vertere in materia di lavoro – ovvero obbligatoria (ex lege), quando il procedimento di negoziazione è condizione di procedibilità della domanda (rilevabile d'ufficio o eccepita dal convenuto non oltre la prima udienza).
L'obbligatorietà vige in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti, per chi intenda proporre in giudizio una domanda di pagamento a qualsiasi titolo (ad eccezione, come detto sopra, dei crediti in materia di lavoro) di somme non eccedenti cinquantamila euro (art. 3 co. I D.L. 132/2014) e ora, con la legge di stabilità 2015, anche in materia di contratti di trasporto o di subtrasporto (co. 249 L. 190/2014).
La negoziazione sotto pena di improcedibilità non si applica: a) nei procedimenti per ingiunzione, inclusa l'opposizione; b) nei procedimenti di consulenza tecnica preventiva (art. 696-bis c.p.c.); c) nei procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all'esecuzione forzata; d) nei procedimenti in camera di consiglio; e) nell'azione civile esercitata nel processo penale (art. 3 co. III D.L. 132/2014).
Aspetti procedurali della negoziazione assistita
Il procedimento viene avviato con l'invito alla controparte a stipulare una convenzione di negoziazione assistita. L'invito, redatto per iscritto a pena di nullità, sottoscritto dalla parte personalmente con firma autenticata dal difensore, deve specificare l'oggetto della controversia con l'avvertimento che la mancata risposta all'invito entro trenta giorni dalla ricezione o il suo rifiuto può essere valutato dal giudice ai fini delle spese del giudizio, della responsabilità aggravata (art. 96 c.p.c.) e dell'esecuzione provvisoria (art. 642 c.p.c.).
La controparte, nei trenta giorni dalla ricezione, può rifiutare l'invito, non aderire o aderire allo stesso. Se l'invito è rifiutato o non accettato nel termine sopra detto, la domanda giudiziale deve essere proposta nel medesimo termine (trenta giorni) decorrente dal rifiuto, dalla mancata accettazione o dalla dichiarazione di mancato accordo certificata dagli avvocati.
La comunicazione dell'invito, al pari della sottoscrizione della convenzione, sospende il decorso del termine di prescrizione.
L'accordo che definisce la controversia, sottoscritto dalle parti e dai rispettivi avvocati, costituisce titolo esecutivo per l'iscrizione di ipoteca giudiziale. I difensori certificano l'autenticità delle firme e la conformità della convenzione alle norme imperative e all'ordine pubblico.
Il compenso per l'opera professionale svolta dai rispettivi avvocati rimane a carico delle parti. Nel solo caso di negoziazione assistita obbligatoria, all'avvocato non è dovuto il compenso dalla parte che si trova nelle condizioni per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato (art. 3 co. VI Dl 132/2014), prescrizione quest'ultima alquanto stravagante considerato che, molto probabilmente, l'avvocato non accetterà un incarico non remunerato.
Si rivolga allo studio per attività di mediazione o negoziazione assistita