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Timestamp: 2018-11-15 10:10:34+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 2052', 'art. 2054', 'art. 2052', 'art. 2054', 'art. 3', 'art. 2054', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 2054', 'sentenza ', 'art. 2054', 'art. 2054', 'art. 2050', 'art. 2054', 'art. 3', 'art. 2054', 'art. 2054']

RESPONSABILITÀ PER OMESSA CUSTODIA DI ANIMALI
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RESPONSABILIT&AGRAVE; PER OMESSA CUSTODIA DI ANIMALI
Sull'ambito di applicazione della responsabilità� da omessa custodia di animali
Si anticipa un estratto dell’Approfondimento di diritto Civile che sarà inserito nel fascicolo di Febbraio della Rivista cartacea NelDiritto.
Corte di Cassazione, Sez. III, 6 dicembre 2011, n. 26205
Responsabilità civile – art. 2052 c.c. – responsabilità oggettiva – ambito di applicazione – area privata - ammissibilità
La speciale responsabilità gravante ex art. 2052 c.c. sul proprietario o su chi si serve dell'animale per il periodo in cui lo ha in uso, in relazione ai danni cagionati dallo stesso, trova applicazione sia con riguardo a danni verificatisi in aree aperte al pubblico che a quelli verificatisi in aree private.
Secondo la Corte di cassazione infatti i criteri decisivi per individuare l'ambito di applicazione dell'art. 2054 c.c. e delle regole in tema di assicurazione obbligatoria non consistono necessariamente nella natura privata o pubblica dei diritti di proprietà sulla stessa, nè nel fatto che essa sia collocata in una od altra posizione rispetto ad uno stabile di proprietà privata; consistono invece nell'apertura o meno dell'area stessa all'uso pubblico, in termini tali per cui risulti ordinariamente adibita al traffico veicolare (Cass., 23 luglio 2009, n. 17279).
Nel caso in esame l'incidente è avvenuto proprio all'interno della proprietà privata di F., dopo che il Fe. aveva superato il cancello d'entrata, quindi all'interno di un'area non aperta al pubblico transito.
Esclusa l'applicabilità dell'art. 2054 c.c., essendo stato il danno cagionato da animali, deve essere applicato l'art. 2052 c.c..
In subordine, nel medesimo motivo, parte ricorrente sostiene "l'illegittimità costituzionale dell'art. 2054 c.c. ove non diversamente interpretabile ovvero alternativamente dell'art. 2052 c.c. ove non corrispondentemente interpretabile".
Secondo parte ricorrente, in particolare, l'art. 2054 c.c. sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., per disparità di trattamento, ove lo si considerasse applicabile soltanto alle ipotesi di circolazione su strada pubblica.
Come si è visto infatti l'applicabilità dell'art. 2054 c.c. non si collega tanto al carattere privato o pubblico dell'area quanto alla sua apertura o no al pubblico transito.
La pericolosità del fenomeno circolatorio è proprio legata alla pluralità dei soggetti coinvolti nel caso in cui lo stesso si svolga su aree aperte al pubblico, mentre tale carattere è assente ove la circolazione non sia consentita ad un numero indeterminato di soggetti. La relativa diversità di disciplina appare pertanto ragionevole.
La questione di legittimità costituzionale deve essere prospettata, secondo parte ricorrente, anche con riferimento all'art. 2052 c.c., per la parte in cui tale disposizione non esclude dalla propria sfera di applicabilità il danno cagionato da animali in un'area non aperta al pubblico.
Anche in questo caso deve escludersi l'eccezione di incostituzionalità. La pericolosità dell'animale permane infatti anche in aree non aperte al pubblico ed è conforme a costituzione l'applicazione della norma sia in riferimento ad aree aperte al pubblico che nel caso contrario.
La vicenda portata al vaglio della Suprema Corte origina dalla richiesta di risarcimento danni avanzata da un postino, che era stato aggredito dal cane del soggetto al quale doveva consegnare la corrispondenza, mentre percorreva la strada privata di accesso all’abitazione di quest’ultimo. I Giudici di merito, in entrambi i gradi di giudizio, hanno ritenuto fondata la domanda risarcitoria. Il proprietario dell’animale ha proposto ricorso per Cassazione, ipotizzando anche l’illegittimità costituzionale dell’art. 2052 c.c., per la parte in cui tale disposizione non esclude dalla propria sfera di applicabilità il danno cagionato da animali in un'area non aperta al pubblico.
Giova preliminarmente ricordare come la responsabilità di cui all'art. 2052 cod. civ., prevista a carico del proprietario di chi si serve dell'animale per il periodo in cui lo ha in uso, in relazione ai danni cagionati dallo stesso, trova un limite solo nel caso fortuito, ovvero nell'intervento di un fattore esterno nella causazione del danno, che presenti i caratteri della imprevedibilità, della inevitabilità e della assoluta eccezionalità. Con la conseguenza che all'attore compete solo di provare l'esistenza del rapporto eziologico tra il comportamento dell'animale e l'evento lesivo, mentre il convenuto, per liberarsi, deve provare l'esistenza di un fattore, estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere detto nesso causale, non essendo sufficiente la prova di aver usato la comune diligenza nella custodia dell'animale .
Si tratta, com’è evidente, di una forma di responsabilità oggettiva. In passato, invece, sulla scorta dei principi elaborati sotto la vigenza del codice del 1865 si riteneva che il fondamento di tal forma di responsabilità non potesse che identificarsi nella colpa del proprietario dell’animale, limitandosi, dunque, l’art. 2052 c.c. a prevedere una mera presunzione di colpa .
Questa ricostruzione è stata criticata da una parte della dottrina , che ha correttamente evidenziato come il fondamento della responsabilità non possa che essere ricercato basandosi sulla disciplina prevista per la prova liberatoria.
Ne deriva, in base al disposto dell’art. 2052 c.c., che il proprietario dell’animale non risponde per un proprio comportamento colposo, ma per la semplice relazione intercorrente tra lui e l’animale. Assoluta centralità riveste allora il profilo dell’accertamento del nesso causale, su cui viene a fondarsi questa forma di responsabilità. Una volta che risulta, infatti, accertato che il danno deriva dal comportamento dell’animale, il proprietario o l’utilizzatore di quest’ultimo si può liberare dalla relativa responsabilità soltanto provando il caso fortuito, ovvero di un fattore esterno idoneo ad interrompere il nesso causale quale, ad esempio, lo stesso comportamento colposo del soggetto danneggiato che abbia da solo provocato il danno.
Emblematica in questo senso è, senza dubbio, la casistica portata al vaglio della Suprema Corte . In questa sede basti ricordare che è stata riconosciuta la responsabilità del padrone di un cane per i danni provocati ad una bambina che, in compagnia dei genitori, si era avvicinata all’animale tenuto legato e con vicino un cartello di pericolo perfettamente visibile.
E’ evidente, dunque, come il fondamento della responsabilità vada individuato nella intrinseca pericolosità dell’animale, che non muta in riferimento al luogo in cui il danneggiamento risulta posto in essere, sia esso un’area privata che un’area pubblica. Proprio facendo leva su questo elemento la Suprema Corte ritiene manifestamente infondata la questione di costituzionalità concernente l’art. 2052 c.c. e sopra richiamata.
Risulta altresì evidente l’analogia tra tale forma di responsabilità e quella prevista dall’art. 2054 c.c., ultimo comma, in cui il proprietario dell’autoveicolo è chiamato a rispondere per il solo fatto di aver comprato l’autoveicolo.
Al riguardo la giurisprudenza ritiene si afferma che la responsabilità del proprietario ha carattere obiettivo ed indiretto, la quale trova il suo fondamento in un fatto di per sé incolpevole qual è quello di aver consentito alla circolazione del proprio veicolo .
A tale forma di responsabilità prova a far ricorso, nella sentenza in commento, il proprietario dell’animale, per tentare di “ribaltare” l’accertamento della responsabilità compiuto dai Giudici di merito. Per arrivare ad un simile risultato, però, la parte ricorrente giunge a sostenere l’applicabilità nei confronti del postino della presunzione di responsabilità di cui all'art. 2054 c.c., comma 1. In particolare tale presunzione andrebbe applicata anche qualora l'evento dannoso si fosse verificato su una strada privata, in quanto l'art. 2054 c.c. sarebbe riconducibile al principio di cui all'art. 2050 c.c, dovendo la prima disposizione essere perciò svincolata dalla sua correlazione con la circolazione su strada pubblica. A ciò, sempre la parte ricorrente, aggiunge che l'art. 2054 c.c. sarebbe in contrasto con l'art. 3 Cost., per disparità di trattamento, ove lo si considerasse applicabile soltanto alle ipotesi di circolazione su strada pubblica. La Suprema Corte rigetta interamente tale argomentare. Il richiamo all’art. 2054 c.c. risulta, infatti, del tutto inconferente, in quanto, come visto il danno è stato prodotto da un animale, essendo del tutto irrilevante il luogo in cui tale danno si è venuto a produrre. A ciò deve, poi, aggiungersi che il criterio decisivo per applicare l’art. 2054 c.c. non risiede nella natura privata o pubblica dei diritti di proprietà sulla stessa, nè nel fatto che essa sia collocata in una od altra posizione rispetto ad uno stabile di proprietà privata; consiste, invece, nell'apertura o meno dell'area stessa all'uso pubblico, in termini tali per cui risulti ordinariamente adibita al traffico veicolare . Del tutto infondata è, conseguentemente, come può leggersi nella motivazione della sentenza, anche la relativa questione di costituzionalità.