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Timestamp: 2020-07-04 12:16:20+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 3']

Pensierini ri-Costituenti | GDCalusco
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maggio 14, 2015 di gdcalusco
Pensierini ri-Costituenti : ARTICOLO 2
Ma attenzione, il principio personalista ha ben poco in comune con il processo d’individualizzazione ed atomizzazione della società che sembra caratterizzare la civiltà occidentale contemporanea, e specificamente quella italiana.
Una società fondata sui diritti della persona non è una società individualista dove ciascuno è costretto a pensare unicamente a sé stesso. I diritti individuali costituiscono quindi la leva per l’emancipazione di ciascuno di noi all’interno di una comune cornice di libertà e pari opportunità. Infatti, all’individuo non solo vengono garantiti i diritti, ma viene anche richiesto l’adempimento dei doveri, definiti dalla Costituzione come doveri di “solidarietà politica, economica e sociale”. Non esistono diritti senza doveri né viceversa: la libertà di ciascuno è volta al miglioramento della società nel suo complesso.
Il principio enunciato dall’art. 2 viene però travolto quando la politica rinuncia al metodo laico e pensa di imporre ai cittadini i valori di una parte, negando loro la possibilità di scelta. Questa circostanza si è recentemente verificata in Italia sui temi eticamente sensibili come il fine vita o la definizione di famiglia.
aprile 16, 2015 di gdcalusco
Pensierini ri-Costituenti : ARTICOLI 7 e 8
Nell’articolo 7 si stabilisce la “separazione tra ordine religioso e ordine temporale”.
Uno Stato può essere definito ”laico” solo quando non fa propria una morale di matrice religiosa (derivata da una fede). In quest’ottica esso si contrappone allo Stato “clericale” in cui i precetti propri di una fede sono seguiti dallo Stato medesimo e diventano vincolanti per tutti i consociati. Il principio di laicità, pur non essendo citato espressamente, è uno dei principi fondanti della nostra Costituzione.
La sua esistenza discende, anzitutto, dal fatto che il nostro ordinamento si ispira al principio del pluralismo. Da esso deriva l’impossibilità per lo Stato di dare prevalenza ad un orientamento ideologico rispetto ad un altro. Come ha precisato la Corte costituzionale con la sentenza n.203 del 1989, il principio di laicità, declinato negli articoli 2, 3, 7, 8, 19, e 22, rappresenta un principio “supremo” che non potrebbe essere eliminato neppure mediante il procedimento di revisione costituzionale.
L’articolo 7 rappresenta dunque il pilastro del principio di laicità, che pretende che non ci siano intromissioni ed interferenze fra l’ordine religioso e quello temporale. In Italia purtroppo, soprattutto negli ultimi anni, abbiamo avuto una violazione costante di questo costrutto. Pochi esempi: la Chiesa cattolica che fornisce indicazioni di voto ai parlamentari o che invita all’astensione sul referendum sulla legge 40; il governo che introduce nel progetto di legge sul testamento biologico le definizioni volute dalla gerarchia ecclesiastica ( in primis: “la vita non è un bene disponibile”).
Nell’articolo 8 si stabilisce il principio di “eguaglianza delle religioni fra di loro”. Questo principio, che non è ancora stato completamente realizzato, pretenderebbe che tutte le religioni, e per estensione anche chi non aderisce a nessuna religione, abbiano uguale spazio ed uguali diritti.
In ogni caso, non si può ignorare che compito dello Stato deve essere garantire la parità tra le diverse confessioni religiose e anche verso coloro che non ne professano.
Da questi due articoli ne deriva sia l’inammissibilità di discipline volte ad assicurare ad una fede un trattamento privilegiato rispetto a quello riservato alle altre, sia il divieto di discriminare una confessione specifica rispetto alle altre.
Inoltre, dal punto di vista dei singoli, il supremo principio di laicità impone di dare analoga tutela al sentimento religioso di tutti, ivi compresi i non credenti.
marzo 19, 2015 di gdcalusco
Pensierini ri-Costituenti : ARTICOLO 3
Nei giorni scorsi anche a Calusco, in occasione della presenza dell’avvocato Cerrelli alla Fiera del Libro, sono arrivate per la prima volta alcuni sostenitori nazionali della famiglia “tradizionale” a difenderci dalla minaccia gender. Dei veri e propri paladini del bene, laddove il male è rappresentato da quell’amore che, come cantava Dante, “puote errar per male obiecto” o da chi come noi, in cerca di un contraddittorio non garantito dagli organizzatori e a favore della parità dei diritti, viene visto come un dittatore che vuole limitare la libertà d’espressione.
Ed ecco, allora le “sentinelle” farsi difensori del diritto all’omofobia. Il diritto di dire no all’altrui libertà, se questa libertà fa dispiacere alle loro convinzioni, e di recriminare, nel contempo, un razzismo inverso ai propri danni: quello di chi isola gli omofobi come tali. Quando, invece, la loro è solo difesa strenua e santa (e dunque benedetta) della famiglia naturale. Dell’amore puro tra un uomo e una donna (biologici), di quell’amore, che Dante celebrava come ‘lo naturale’, quello che pertanto ‘è sempre senza errore’.
Se la tesi di fondo delle “sentinelle” è quella di poter liberamente manifestare il proprio pensiero, vogliamo allora proporre a voi tutti (e a questi soggetti) una riflessione costituzionalmente orientata su tale affermazione. Invocare l’art. 21 Cost. per manifestare liberamente e legittimamente il proprio pensiero, infatti, non basta. Le norme giuridiche, a partire da quelle alla base del nostro ordinamento, costituiscono un sistema e sistematicamente, quindi, devono essere intese. L’art. 21, per esempio, è annoverato nel Titolo I della Carta, quello dedicato ai Rapporti Civili, che, sebbene contemplati dalla stessa Costituzione, devono, comunque, attendere ai cosiddetti Principi Fondamentali, contenuti nei primi dodici articoli. Questi ultimi individuano le caratteristiche generali, i valori fondamentali, e, potrebbe dirsi, la fisionomia stessa della Repubblica Italiana. Per tale ragione, i principi fondamentali devono essere utilizzati obbligatoriamente per interpretare tutte le altre norme costituzionali, art. 21 compreso.
Ora, all’art. 3, la Costituzione della Repubblica Italiana pone il principio fondamentale:
In verità, nonostante le sentinelle in piedi e gli altri alfieri del diritto all’omofobia si professino pacifici, ciò che rivendicano è il diritto di discriminare ed opprimere, invocando la negazione delle libertà per tante donne e tanti uomini che considerano ‘diversi’ solo perché assolutizzano un modello di ‘normalità’ che sentono di incarnare e che la società propone come tale. (Chi è patologico?) La loro opinione altro non è che un insulto ai diritti umani. Protestare contro l’introduzione del reato di omofobia e ridurre in questo modo a mera opinione ciò che ha condotto e conduce a tanti episodi di violenza, a tanti casi di suicidio, alle quotidiane aggressioni, agli episodi di bullismo ai danni di fragili ragazzi gay, fino alla violenza psicologica e verbale che in Italia si manifesta anche nelle dichiarazioni pubbliche di ministri e parlamentari, significa disprezzare il valore assoluto che ogni essere umano, unico ed irripetibile, porta con sé. Significa non avere alcun rispetto proprio della ‘vita’.
gennaio 15, 2015 di gdcalusco
Samb Modou e Diop Mor, il caso Cucchi, omofobia e razzismo, precariato, il piccolo pogrom di Torino, diritto all’istruzione e pari opportunità. Cosa hanno in comune? L’articolo 3 della nostra Costituzione o meglio la sua negazione!
L’articolo 3 è sicuramente uno dei principi più significativi della Costituzione Repubblicana: esso è il portato dei valori che discendono dalla rivoluzione francese (Liberté, égalité et fraternité) e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Uguaglianza formale vuol dire che tutti sono titolari dei medesimi diritti e doveri, in quanto tutti sono uguali davanti alla legge e tutti devono essere, in egual misura, ad essa sottoposti.
Tuttavia, la nostra Costituzione non si arresta al riconoscimento dell’uguaglianza formale: essa va oltre assegnando allo Stato il compito di creare azioni positive per rimuovere quelle barriere di ordine naturale, sociale ed economico che non consentirebbero a ciascuno di noi di realizzare pienamente la propria personalità.
Questo non significa che il compito dello Stato sia quello di tendere verso un malinteso egualitarismo, inteso come uguaglianza dei punti d’arrivo, dove l’individuo finirebbe per essere annichilito, schiacciato dal peso di una società di eguali. Il compito dello Stato è invece quello di agire concretamente per mettere tutti nelle stesse condizioni di partenza, dotando ognuno di pari opportunità.
Due giorni fa sentivo Pape Diaw, portavoce dei senegalesi di Firenze, parlare nel suo italiano evoluto e preciso della morte dei suoi due connazionali. Mentre Pape Diaw parlava, la mia “identità” di italiano non solo non si sentiva in pericolo, ma percepiva, con orgoglio, come la mia vecchia lingua madre, nobile e marginale, grazie all’immigrazione può riacquistare nuova vita e nuova centralità. Mi chiedo quanti italiani razzisti siano capaci di onorare la nostra lingua come Pape Diaw.
dicembre 5, 2014 di gdcalusco
Pensierini ri-Costituenti : ARTICOLO 9
Se dovessero chiedermi oggi di adottare un articolo della Costituzione, io penso che insiemeall’articolo 21 adotterei l’articolo 9, poco noto forse ma di certo il più originale e di estrema attualità.
E dovremmo preoccuparci del fatto che, con un gesto che fece giustamente scalpore, esattamente un anno fa fu un famoso non italiano a difendere con passione e amore proprio la cultura italiana leggendo questo articolo della nostra Costituzione alla Prima della Scala (Barenboim: preoccupati per il futuro della cultura).
È nel nostro patrimonio artistico, nella nostra lingua, nella capacità creativa degli italiani che risiede il cuore della nostra identità, di quella Nazione che è nata ben prima dello Stato e ne rappresenta la più alta legittimazione. L’Italia che è dentro ciascuno di noi è espressa nella cultura umanistica, dall’arte figurativa, dalla musica, dall’architettura, dalla poesia e dalla letteratura di un unico popolo.
Così come il paesaggio, l’ambiente naturale e storico sono beni, sono valori che non possono essere spinti in secondo piano nelle decisioni di qualunque autorità di governo; ma non possono nemmeno essere ignorati o trascurati dal singolo che aspiri a costruirsi una casa o che voglia trarre maggior profitto dall’attività turistica.
Abbiamo di fronte al mondo la responsabilità di salvaguardare questo grande patrimonio comune. Ed è a ciò che ci richiama l’articolo 9, che è uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione.