Source: http://monopolipress.it/content/questo-comunicato-della-procura-dimostra-linaudita-bestialita-di-alcuni-esseri-umani
Timestamp: 2019-10-14 02:24:27+00:00
Document Index: 20831190

Matched Legal Cases: ['art. 602', 'art.81', 'art. 600', 'art. 602', 'art.81', 'art.61']

QUESTO COMUNICATO DELLA PROCURA DIMOSTRA L'INAUDITA BESTIALITA' DI ALCUNI "ESSERI UMANI" | Monopolipress - Il giornale online di Monopoli
QUESTO COMUNICATO DELLA PROCURA DIMOSTRA L'INAUDITA BESTIALITA' DI ALCUNI "ESSERI UMANI"
Notizie dalla Puglia -
Inserito da La redazione - Mercoledì 5 Dic 2018 - 9:45
Riceviamo e pubblichiamo integralmente dalla Procura di Bari:
Nelle prime ore della mattina del 30 novembre 2018 la Squadra Mobile della Questura di Foggia, 2 Sezione, diretta dal Dott. PITITTO Roberto,ha dato esecuzione al decreto di fermo emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, D.D.A e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Bari, nei confronti di sei soggetti (di cui quattro maggiorenni e due minorenni), tutti di origine rumena, domiciliati presso il campo rom di Foggia, sito in via San Severo.
I fermi sono stati emessi, per quanto concerne gli adulti, dal Sost. Proc. D.D.A. Dott.ssa FILONI Simona e, per quanto riguarda i due minorenni, dal Sost. Proc. Min. Dott.ssa LOMBARDO Pijola Caterina.
I soggetti fermati, tutti di etnia rumena, appartengono allo stesso nucleo familiare ed agli stessi sono contestati i delitti, tutti pluriaggravati, di riduzione e mantenimento in stato di servitù, induzione e sfruttamento della prostituzione minorile e sequestro di persona, di cui agli articoli 81 cpv c.p., 110 c.p., 600 c.p., art. 602 ter c.p., comma 1 lett. “a” e “b” e comma 7; dall’art.81 cpv c.p., 110 c.p., art. 600 bis, 1 comma, n.1 e 2 c.p. , art. 602 ter, comma 3, comma 7 e comma 8 lett.”a” c.p.; dall’art.81 cpv c.p., 110 c.p., 605, 1 e 3 comma c.p.,art.61 n.2 c.p., tutti reati accertati in Foggia, dal mese di marzo 2018 fino al mese di settembre 2018, in danno di soggetti minori degli anni diciotto. I fermati si identificano in COSTACHE Febronel, nato a Urzica /Craiovagiurisdizione Olt nel distretto di Dolj in Romania, il 15.08.1971, detto “BAL PARNO”, CHIRIAC Poenita, nata il 04.01.1972 in nel distretto di Dolj com. Gingiova, Romania, alias “POIANA”, (compagna del COSTACHE Febronel e matrigna di S.D., minorenne), IOVANUT Mariana Raluca, nata il 29.07.1991 a Caransebes, distretto di Caras – Severin, COSTACHE Solomon, nato il 07.03.1992 in Romania, detto “Solomon”(figlio di Poiana e Febronel), ed in S.D. e D.I. (minorenni, figli di Costache Febronel e Chiriac Poenita), mentre, le vittime accertate risultano essere tre ragazze minorenni, di origine rumena, aventi oggi tra i sedici ed i diciassette anni.
L’indagine nasce dalla fuga di una minorenne, avvenuta nella notte del 03.09.2018 dal campo rom di Via San Severo, la quale era riuscita a fuggire dopo essere stata selvaggiamente pestata con calci, pugni, schiaffi e cinghiate, sferrati in ogni parte del corpo, sulla faccia, sulla pancia e dietro la schiena, nonché trascinata per i capelli, facendola strisciare per terra, all’interno della baracca nella quale veniva segregata, da uno dei fermati, materialmente identificato proprio nel minore S.D.. La minore riusciva a chiedere aiuto ad alcune persone, di nazionalità italiana, che occupavano un vicino accampamento e che chiamavano la Polizia ed il 118.
Le indagini capillari svolte dalla Squadra Mobile di Foggia, sotto il diretto e continuo coordinamento di questa Procura, consentivano di accertare l’esistenza di uno schema messo a punto dagli arrestati secondo il quale le minori, tutte appartenenti a nuclei disagiati, una volta condotte nel campo con l’inganno e l’impiego degli stratagemmi più vari, venivano di fatto segregate all’interno di alcune baracche lì presenti, chiuse dall’esterno con una catena ed un lucchetto, picchiate continuativamente per più giorni per piegare le loro capacità di reazione e costrette a prostituirsi sotto il diretto controllo dei loro aguzzini.
In particolare, le indagini delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di questa Procura alla Squadra Mobile di Foggia, Seconda Sezione, consentivano di accertare le ipotesi di reato in contestazione e di fare emergere, attraverso l’ascolto di una delle vittime, nonché tramite i riconoscimenti fotografici degli autori dei fatti delittuosi, oltre che le attività di sopralluogo svolte, gli accertamenti tecnici sui telefoni e l’esame dei social network, uno spaccato di cui si ignorava l’esistenza nel nostro territorio, di una delle nuove forme di “schiavitù moderna”, costituita dalla riduzione e dal mantenimento in stato di schiavitù di giovani straniere, per lo più sole e non in contatto con la famiglia, tutte minorenni da adibire al mercato della prostituzione, direttamente controllato dagli stessi fermati.
Gli arrestati ponevano in essere le loro condotte non solo con il costante e brutale impiego della violenza e delle minacce, ma anche approfittando delle condizioni di inferiorità fisica e psichica delle vittime connesse alla loro minore età ed alla loro condizione di cittadine straniere, sole sul territorio italiano e prive di qualcuno che reclamasse la loro scomparsa e per di più senza mezzi ( è stato accertato che i fermati, una volta condotte le minori nel campo, le privavano dei telefoni cellulari e dei documenti).
Quanto ai ruoli rivestiti dagli indagati sottoposti a decreto di fermo, si precisa che COSTACHE Febronel, detto “Bal Parno”, rivestiva il ruolo di capo famiglia, posto in posizione di supremazia rispetto ai restanti membri del gruppo criminale, ed è colui che, dopo aver concorso nella riduzione in schiavitù delle vittime materialmente operato dai figli, garantiva il mantenimento di siffatto status, controllando che le stesse, gestite direttamente dai suoi figli COSTACHE Solomon, S. D. e D.I., fossero piegate al loro volere (e dunque mantenute in stato di schiavitù), attraverso una serie continuativa di aggressioni fisiche, deprivazioni e segregazioni all’interno delle baracche, cui assisteva con assoluta indifferenza. COSTACHE Febronel raccoglieva, unitamente alla sua compagna, CHIRIAC Poenita, detta “Poiana” e per il tramite dei figli, almeno la metà dei proventi della attività di prostituzione che le minori erano costrette a praticare, organizzando al dettaglio l’attività di prostituzione e fornendo alle vittime i preservativi da utilizzare durante l’attività di meretricio e conducendole, da solo o unitamente ai propri figli, sulla S.S.16, con direzione Lucera, dove controllava che si prostituissero permanendo sul posto con continui passaggi in automobile. CHIRIAC Poenita, detta “Poiana”, compagna di Febronel, è stato accertato essere colei che riscuoteva in prima persona, anche per conto del capo famiglia, o direttamente dai coindagati o dalle minori vittime, metà del corrispettivo della attività di prostituzione, nonché colei che garantiva la prosecuzione della loro attività anche in caso di controlli all’esterno da parte delle Forze dell’Ordine, circostanza in cui si presentava, anche grazie alla difficoltà di effettuare una precisa identificazione delle minori, quale “zia” delle ragazze mantenute in condizioni di soggezione continuativa per ottenere il loro “affidamento”, nonché esercitando un controllo stringente sulle stesse per evitare che potessero fuggire dal campo o parlare con qualcuno, assistendo alle ripetute e violente aggressioni fisiche perpetrate dal S. D. ai danni di una delle vittime, nonché fornendo loro i preservativi da utilizzare durante l’attività di prostituzione. COSTACHE SOLOMON, figlio di Costache Febronel, unitamente a S. D. e D. I. (entrambi minori nei cui confronti si procede separatamente), esercitava sulle vittime poteri corrispondenti al diritto di proprietà, riducendole e mantenendole in stato di soggezione continuativa, fino ad azzerarne, attraverso l’impiego quotidiano della violenza e delle minacce, ogni capacità di autodeterminazione, riducendole al rango di “res”, facendole temere per la propria vita, nonché sottoponendole a continue deprivazioni e sofferenze fisiche e psichiche; conducendole sulla strada statale 16 dove controllavano che si prostituissero, permanendo sul posto con continui passaggi in automobile o nascondendosi dietro i cespugli; fornendo alle vittime i preservativi necessari ad esercitare l’attività di prostituzione alla quale erano costrette, nonché, COSTACHE Solomon, intascando direttamente il denaro guadagnato dalla sua compagna IOVANUT Mariana Raluca con l’attività di prostituzione. L’altra fermata, IOVANUT Mariana Raluca, si identifica in colei che, partecipando alle attività illecite del gruppo familiare, all’interno del quale si era inserita quale compagna di COSTACHE Solomon, assisteva a tutte le condotte illecite commesse in danno delle vittime senza intervenire in loro aiuto, controllandole durante l’attività di prostituzione, nonché acquistando, unitamente a CHIRIAC Poenita, detta “Poiana” i preservativi da fornire alle vittime. IOVANUT Mariana Raluca, inoltre, si identifica in colei che, a sua volta, si era occupata della segregazione dell’altra minore, ridotta in schiavitù e costretta a prostituirsi in precedenza e come accaduto all’altra minore dalla quale sono partite le indagini in data 03.09.2018; tale indagata, tra l’altro, costringeva la vittima fuggita dal campo la sera del 03.09.2018 a prostituirsi fino al settimo mese di gestazione, e proponeva agli altri fermati la possibilità di vendere il nascituro ad un soggetto da lei conosciuto per la somma di 28.000 euro. Le indagini consentivano di accertare come fosse prassi consolidata quella di costringere le minori a prostituirsi anche durante la gravidanza e, davanti al rifiuto opposto dalle vittime, le stesse venivano percosse senza pietà dai rispettivi fermati preposti al loro controllo.
Le indagini svolte nei confronti dei predetti hanno dimostrato che si tratta di due fratelli del medesimo nucleo, la cui condotta, a dispetto della minore età, si è caratterizzata per la ferocia e la violenza adoperate nei confronti delle vittime, del cui stato di schiavitù entrambi rispondevano direttamente al capo famiglia. Le due Procure della Repubblica hanno agito in sinergia, in considerazione della gravità dei fatti reato e del pericolo connesso alla vulnerabilità delle vittime, elementi, questi, che hanno indotto gli inquirenti a svolgere indagini “lampo”, anche per prevenire il rischio “fuga” da parte dei fermati.
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