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Timestamp: 2020-05-26 08:01:35+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 13872 del 07/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13872 del 07/07/2016
Cassazione civile sez. lav., 07/07/2016, (ud. 06/04/2016, dep. 07/07/2016), n.13872
sul ricorso 24655/2013 proposto da:
GRANDI NAVI VELOCI S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del
PIAZZA CAVOUR, 19, presso lo studio degli avvocati RAFFAELE DE LUCA
TAMAJO e FEDERICA PATERNO’, che la rappresentano e difendono
unitamente agli avvocati CARLOTTA FARINA, ALDO BOTTINI, FRANCO
TOFFOLETTO, giusta delega in atti;
F.A., C.F. (OMISSIS), elettivamente
dell’avvocato SERGIO VACIRCA, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato VINCENZO PAOLILLO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 284/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,
depositata il 28/05/2013 r.g.n. 220/2013;
06/04/2016 dal Consigliere Dott. FEDERICO BALESTRIERI;
udito l’Avvocato PATERNO’ FEDERICA;
FINOCCHI GHERSI Renato, che ha concluso per: estinzione per rinuncia.
Con sentenza non definitiva n. 1967 del 2013, il Tribunale di Genova dichiarò illegittimo il licenziamento intimato dalla s.p.a. Grandi Navi Veloci ad F.A. con lettera del 26 giugno 2011, ordinandone la reintegra nel suo posto di lavoro, con condanna al pagamento della retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento, oltre rivalutazione ed interessi, rimettendo al definivo per la quantificazione dei relativi importi e per l’esame delle altre domande proposte.
Secondo il tribunale, la causale del licenziamento, e cioè la soppressione della funzione di responsabile controllo procedure processi con mansioni di monitoraggio ed implementazione delle procedure aziendali, la rete diretta ed indiretta (agenti) e le unità navali attribuita al F. dopo la sua reintegrazione a seguito di precedente licenziamento illegittimo, non concretava un giustificato motivo di licenziamento L. n. 604 del 1966, ex art. 3, dato che l’assegnazione ed il mantenimento del F. in tale ruolo era illegittima per corrispondere ad un ruolo fittizio ed inesistente, come risultava dalla genericità delle stesse allegazioni della società per individuare la funzione: funzione che neppure il procuratore speciale della convenuta aveva saputo puntualizzare in sede di interrogatorio libero. Riteneva pertanto assorbita ogni questione circa il rispetto dell’obbligo di repechage.
Contro la sentenza ha proposto tempestivo appello la società, lamentandone innanzitutto la contraddittorietà, laddove sostenne da una parte che le mansioni affidate al F. fossero prive di contenuti, evidenziando d’altro canto gli incarichi di analisi e verifica dell’impatto sulle procedure aziendali del nuovo schema dei poteri di firma, nonchè alla redazione di un nuovo manuale aziendale, ponendo altresì in luce che F. si attivò autonomamente redigendo una relazione su come doveva essere improntato il lavoro per la redazione del manuale. In secondo luogo l’omesso esame della documentazione prodotta (dimostrativa che la funzione assegnata all’attore corrispondesse a compiti ed obiettivi precisi e di notevole interesse per la società).
Il tribunale aveva altresì errato nel far derivare dal preteso demansionamento la illegittimità del licenziamento intimato per la soppressione di un posto pure accertata, ed aveva comunque erroneamente applicato la L. n. 300 del 1970, art. 18, nonostante la modifica intervenuta con la L. n. 92 del 2012.
Radicatosi il contraddittorio, con sentenza depositata il 28 maggio 2013, la Corte d’appello di Genova rigettava il gravame.
Per la cassazione di tale sentenza propone ricorso la società, affidato a due motivi.
1. Deve pregiudizialmente dichiararsi l’estinzione del processo in presenza di formale rinuncia al presente ricorso, anche in assenza di accettazione della controparte, non avendo tale rinuncia carattere accettizio, (ma pur sempre carattere recettizio, esigendo l’art. 390 c.p.c., che essa sia notificata alle parti costituite o comunicata ai loro avvocati che vi appongono il visto, v. Cass. sez. un. 18.2.2010 n. 3876, Cass. 31.1.2013 n. 2259), non richiedendo cioè l’accettazione della controparte per essere produttiva di effetti processuali, ex art. 390 c.p.c. (Cass. 15 ottobre 2009 n. 21894, Cass. ord. 26 febbraio 2015 n. 3971).
Ciò deriva anche dell’art. 391, comma 4, secondo cui in caso di rinuncia, non è pronunciata condanna alle spese “se alla rinuncia hanno aderito le altre parti personalmente, o i loro avvocati autorizzati con mandato speciale”.
L’accettazione della controparte rileva dunque unicamente quanto alla regolamentazione delle spese, stabilendo dell’art. 391 c.p.c., comma 2, che, in assenza di accettazione, la sentenza che dichiara l’estinzione può condannare la parte che vi ha dato causa alle spese.
Nella specie, essendovi stata accettazione della rinuncia, non vi è luogo per provvedere sulle spese.
La Corte dichiara estinto il giudizio. Nulla per le spese.