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Timestamp: 2017-04-26 19:33:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 43', 'art. 36', 'art. 21', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 36', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 36', 'art. 36', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 43', 'art. 36', 'art. 21', 'art. 36', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 9', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ']

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Home Sentenze TAR Campania Silenzio della P.A. Domanda di sanatoria - silenzio-inadempimento - interesse al provvedimento espresso - sussiste Domanda di sanatoria - silenzio-inadempimento - interesse al provvedimento espresso - sussiste	Scritto da La redazione iusna.net	TAR Napoli, Sez. IV, 05 aprile 2006 / 12 maggio 2006, n. 4182 (Pres. est. D'Alessio) Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Sezione (fra le tante si veda da ultimo la sentenza n. 3270 del 30 marzo 2006, in termini TAR Campania, Napoli, sez. II, n. 16775 del 12.11.2004, TAR Lazio, sez. II n. 3469 del 2004), il comportamento omissivo tenuto dall’Amministrazione in ordine alla domanda di sanatoria non fa venire meno il legittimo interesse dell’istante ad ottenere dalla stessa Amministrazione una pronuncia espressa che contenga l’enunciazione esplicita delle ragioni del mancato accoglimento della domanda, né fa venire meno l’obbligo dell’Amministrazione medesima di pronunciarsi comunque in modo esplicito sulla domanda stessa. Tale orientamento, invero non pacifico nella giurisprudenza amministrativa (in senso contrario si veda TAR Campania Napoli, sez. VI n. 5484 del 5 maggio 2005) risulta oramai confermato dalla recente legge della Regione Campania n 16 del 22 dicembre 2004 che all’art. 43 chiaramente qualifica come “inadempimento” il silenzio serbato dall’amministrazione sulla domanda di sanatoria presentata ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001, prevedendo, al comma 2, il potere del Presidente della Giunta Regionale (al quale devono essere trasmessi dai responsabili dei competenti servizi comunali gli elenchi delle domande presentate a tal fine) di diffidare il comune a pronunciarsi con provvedimento espresso sulle richieste entro i termini di cui all’articolo 1 della legge regionale n. 19 del 2001, e prevedendo, in caso di inerzia, la richiesta di esercizio dei poteri sostitutivi della Provincia, da espletarsi nei termini e con le modalità di cui all’articolo 4 della legge regionale n. 19 del 2001. Quindi sia l’inerzia serbata dall’amministrazione sulla domanda di concessione edilizia (ed ora del permesso di costruire) sia l’inerzia serbata sulla domanda di sanatoria edilizia si configurino come forme di inadempimento dell’amministrazione comunale nell’esercizio di un’attività dovuta a fronte della quale l’ordinamento assicura strumenti di tutela sia di carattere giurisdizionale (attraverso l’impugnazione del silenzio con lo speciale rito accelerato disciplinato dall’art. 21 bis della legge n. 1034 del 1971) sia di carattere amministrativo attraverso il ricorso a poteri sostitutivi (che nella Regione Campania sono disciplinati dalle leggi regionali n. 19 del 2001 e n. 16 del 2004).Contra: TAR Napoli, Sez. III, 27 aprile 2006 / 16 maggio 2006, n. 4374 (Pres. De Leo, est. Storto) R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO =================== IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLA CAMPANIA - NAPOLI, SEZIONE 4^ -, composto dai signori magistrati: Dante D'Alessio Presidente est. Renata Emma Ianigro 1° Referendario Rosa Perna Referendario ha pronunciato la seguente S E N T E N Z A sui ricorsi n. 5953 del 2005 R.G., e n. 5057 del 2005 R.G. proposti da DI CARLUCCIO Maria, rappresentata e difesa dall’avvocati Ugo Torsi, con domicilio eletto in Napoli, via Carlo Poerio n. 89/a, contro il Comune di Marcianise, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso (nel ricorso n. 5953 del 2005 R.G.) dall’avvocato Maria Laura D’Angelo, con domicilio eletto in Napoli, via del Rione Sirignano n. 6; e nei confronti di Rossi Marcantonio e Russo Liliana, controinteressati, rappresentati e difesi dagli avvocati Giuseppe Palma, Patrizia Kivel Mazuy e Giacomo Tartaglione, con domicilio eletto in Napoli, viale Gramsci n.10, 1) nel ricorso n. 5953 del 2005 R.G., per l’annullamento del permesso di costruire in sanatoria n. 7416/2005, prot. n. 2320/2005 del 6 luglio 2005, rilasciato dal Comune di Marcianise in favore dei signori Rossi Marcantonio e Russo Liliana per la demolizione e ricostruzione di una quota di fabbricato sita nel detto Comune in Via San Giuliano n. 6, 2) nel ricorso n. 5057 del 2005 R.G., per l’esecuzione del giudicato della sentenza di questa Sezione del TAR Campania n. 9534 del 17 giugno del 2004 con la quale era stata annullata la concessione edilizia n. 6428 del 26.4.2002 rilasciata dal Comune di Marcianise in favore dei signori Rossi Marcantonio e Russo Liliana Visti i ricorsi ed i relativi allegati; Visti gli atti tutti di causa; Relatore il 5 aprile 2006 il Consigliere Dante D'Alessio; Uditi i procuratori delle parti come da verbale; Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue: FATTO 1.- Questa Sezione, accogliendo il ricorso proposto dalla signora Di Carluccio Maria, con la sentenza n. 9534 del 17 giugno del 2004, aveva annullato la concessione edilizia n. 6428 del 26.4.2002 che il Comune di Marcianise aveva rilasciato in favore dei signori Rossi Marcantonio e Russo Liliana per lavori di demolizione e sostituzione edilizia di una porzione di un fabbricato sito nel detto Comune in Via San Giuliano n. 6. Nella sentenza, rilevato che le opere descritte nel progetto interessavano, seppure strumentalmente, parti comuni dell’edificio, era stato ritenuto illegittima la concessione rilasciata in favore dei signori Rossi Marcantonio e Russo Liliana per la mancanza dell’assenso dei condomini (fra i quali la signora Di Carluccio) e per la mancata valutazione da parte del Comune del possibile pregiudizio alle cose comuni per l’esecuzione dei lavori assentiti e quindi per la carenza di una adeguata ed approfondita istruttoria. In particolare si era rilevato che il Comune, nel rilasciare la concessione, si era <<limitato a recepire acriticamente le risultanze della relazione tecnica prodotta dai controinteressati, senza sottoporle ad una propria ed autonoma verifica...>> mentre la relazione si limitava ad affermare apoditticamente l’assenza di pregiudizio alle parti comuni dell’edificio <<senza chiarire dal punto di vista tecnico sulla base di quali accorgimenti i lavori di integrale demolizione progettati non avrebbero influito sulla staticità del fabbricato, e su quella delle parti comuni, o con il relativo uso>> (pag. 6 della sentenza). La concessione era stata quindi ritenuta illegittima << in quanto, mancando l’assenso dei condomini, il Comune, prima di rilasciare la concessione per lavori incidenti strumentalmente sulle parti comuni di un edificio, avrebbe dovuto previamente verificare, con una adeguata istruttoria, la sussistenza del pericolo di pregiudizio che le opere assentite potevano arrecare alle parti comuni del fabbricato>> (pag. 7 della sentenza). 2.- Il 17 gennaio 2005 la signora Di Carluccio Maria notificava quindi al Comune di Marcianise un atto di diffida e messa in mora per l’esecuzione della predetta sentenza nel frattempo passata in giudicato. Non avendo il Comune provveduto sulla detta diffida, la signora Di Carluccio, con il ricorso n. 5057 del 2005 R.G., notificato il 6 luglio 2005 e depositato il successivo 7 luglio, chiedeva a questo TAR l’esecuzione del giudicato della sentenza n. 9534 del 17 giugno del 2004 con la quale era stata annullata la concessione edilizia n. 6428 del 26.4.2002. Nel frattempo, in data 10 marzo 2005, i controinteressati Rossi Marcantonio e Russo Liliana avevano presentato al Comune di Marcianise una domanda volta ad ottenere il rilascio di un permesso di costruire in sanatoria, ai sensi dell’art. 36 del DPR n. 380 del 2001 per le opere che erano state realizzate con la concessione edilizia poi annullata. Il 6 luglio 2005 il Comune di Marcianise rilasciava quindi in favore dei signori Rossi Marcantonio e Russo Liliana il permesso di costruire in sanatoria n. 7416/2005, prot. n. 2320/2005, per la demolizione e ricostruzione di una quota di fabbricato sita nel Comune in Via San Giuliano n. 6. Con il ricorso n. 5057 del 2005 R.G., notificato il 3 agosto 2005 e depositato il successivo 4 agosto, la signora Di Carluccio Maria ha impugnato anche tale permesso e ne ha chiesto l’annullamento perché illegittimo sotto diversi profili. Si è costituito in giudizio (nel solo ricorso n. 5953 del 2005 R.G.) il Comune di Marcianise. Si sono costituiti in giudizio i controinteressati Rossi Marcantonio e Russo Liliana che hanno chiesto il rigetto di entrambi i ricorsi. DIRITTO 1.- Deve essere preliminarmente disposta la riunione dei due ricorsi in epigrafe (n. 5953 del 2005 R.G., e n. 5057 del 2005 R.G.) proposti dalla signora Di Carluccio Maria perché legati dall’evidente vincolo della connessione sia soggettiva che oggettiva. 2.- Deve essere poi respinto il ricorso n. 5057 del 2005 R.G. con il quale la signora Di Carluccio ha chiesto a questo TAR l’esecuzione del giudicato della sentenza n. 9534 del 17 giugno del 2004 con la quale era stata annullata la concessione edilizia n. 6428 del 26.4.2002. Infatti a seguito di una sentenza di annullamento di un atto ampliativo della sfera giuridica del destinatario l’amministrazione può certamente provvedere ad una nuova valutazione della situazione giuridica (e di fatto) che si è prodotta a seguito dell’annullamento e nuovamente determinarsi tenendo conto delle ragioni che hanno determinato l’annullamento. Considerato che nella fattispecie l’amministrazione ha rilasciato in favore dei controinteressati signori Rossi Marcantonio e Russo Liliana un permesso di costruire in sanatoria proprio alla luce degli effetti che si erano prodotti con la sentenza di annullamento della concessione edilizia che era stata loro in precedenza rilasciata e considerato che tale provvedimento (impugnato tempestivamente dalla signora Di Carluccio con il ricorso n. 5953 del 2005 R.G.) non risulta palesemente elusivo del giudicato formatosi sulla predetta sentenza n. n. 9534 del 17 giugno del 2004, come sarà meglio chiarito in seguito, si deve respingere il ricorso proposto per l’esecuzione del giudicato della detta sentenza. 3.- Come indicato nella parte in fatto, con il ricorso n. 5057 del 2005 R.G., la signora Di Carluccio Maria ha quindi impugnato il permesso di costruire in sanatoria n. 7416/2005, prot. n. 2320/2005, che il Comune di Marcianise ha rilasciato in favore dei signori Rossi Marcantonio e Russo Liliana per le opere di demolizione e ricostruzione di una quota di fabbricato sita nel Comune in Via San Giuliano n. 6 che erano state realizzate con la concessione edilizia n. 6428 del 26.4.2002 poi annullata da questo TAR con la sentenza n. 9534 del 17 giugno del 2004 e ne ha chiesto l’annullamento con un unico articolato motivo si ricorso. 4.- Al riguardo si deve subito precisare che, come viene chiaramente indicato nello stesso provvedimento impugnato, il Comune di Marcianise, ha rilasciato il permesso in sanatoria in favore dei controinteressati signori Rossi Marcantonio e Russo Liliana <<considerato che il Permesso in sanatoria è richiesto per opere eseguite con Concessione edilizia…annullata con sentenza (del) TAR Campania n. 9534/04… per vizi procedurali della Concessione stessa dovuti a formale carenza di istruttoria in merito ad un presunto pregiudizio che l’opera potrebbe arrecare agli spazi comuni del condominio e non di presunte violazioni della normativa urbanistica>> e considerato ancora <<che il progetto in sanatoria esclude i lavori relativi ai due archi di sottologgiato e della parti comuni ravvisate nella richiamata sentenza>> e preso atto che <<i richiedenti hanno dichiarato sotto la propria personale responsabilità di essere esclusivi proprietari delle parti di fabbricato oggetto del ...permesso in sanatoria>>. 5.- Alla luce di tali precisazioni il ricorso non si rileva fondato. Si deve infatti ricordare che il rilascio di una concessione edilizia in sanatoria (accertamento di conformità), ai sensi dell’art. 13 della legge n. 47 del 1985 (e oggi del permesso di costruire, ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, recante il Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), è possibile quando l’opera realizzata in assenza del preventivo titolo abilitativo risulti conforme agli strumenti urbanistici generali e di attuazione approvati e non in contrasto con quelli adottati sia al momento della realizzazione dell’opera sia al momento della presentazione della domanda. Considerato che nella fattispecie non sono state sollevate censure riguardanti la mancata conformità urbanistica delle opere oggetto del provvedimento impugnato e considerato che lo stesso provvedimento esclude che la sanatoria riguardi le parti comuni dell’edificio (per le quali risultano anche pendenti giudizi in sede civile), si deve ritenere che le doglianze sollevate dalla signora Di Carluccio non possano questa volta ritenersi fondate. Si deve, in particolare, escludere, per quanto precisato, che il mancato perdurante assenso dei condomini alle opere realizzate su parti comuni possa determinare l’illegittimità dell’impugnato provvedimento. E del resto i provvedimenti di assenso alla realizzazione di opere edilizie sono sempre adottati fatti salvi i diritti dei terzi che possono quindi far valere le loro ragioni nelle competenti sedi. 6.- Si deve poi escludere che il permesso impugnato sia illegittimo per i vizi formali sollevati in ricorso. Risulta innanzitutto infondato il dedotto mancato rispetto dei termini dettati dal primo comma dell’art. 36 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 tenuto conto che nella fattispecie non risultano adottati provvedimenti sanzionatori che potevano impedire l’accertamento di conformità alla disciplina urbanistica ed edilizia delle opere realizzate. 7.- Deve essere poi respinta la censura con la quale si sostiene l’illegittimità del provvedimento impugnato perché rilasciato dopo il decorso del termine di sessanta giorni concesso all’amministrazione per provvedere dal citato art. 36 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380. Si deve infatti ricordare che, secondo la consolidata giurisprudenza di questa Sezione (fra le tante si veda da ultimo la sentenza n. 3270 del 30 marzo 2006, in termini TAR Campania, Napoli, sez. II, n. 16775 del 12.11.2004, TAR Lazio, sez. II n. 3469 del 2004), il comportamento omissivo tenuto dall’Amministrazione in ordine alla domanda di sanatoria non fa venire meno il legittimo interesse dell’istante ad ottenere dalla stessa Amministrazione una pronuncia espressa che contenga l’enunciazione esplicita delle ragioni del mancato accoglimento della domanda, né fa venire meno l’obbligo dell’Amministrazione medesima di pronunciarsi comunque in modo esplicito sulla domanda stessa. Tale orientamento, invero non pacifico nella giurisprudenza amministrativa (in senso contrario si veda TAR Campania Napoli, sez. VI n. 5484 del 5 maggio 2005) risulta oramai confermato dalla recente legge della Regione Campania n 16 del 22 dicembre 2004 che all’art. 43 chiaramente qualifica come “inadempimento” il silenzio serbato dall’amministrazione sulla domanda di sanatoria presentata ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001, prevedendo, al comma 2, il potere del Presidente della Giunta Regionale (al quale devono essere trasmessi dai responsabili dei competenti servizi comunali gli elenchi delle domande presentate a tal fine) di diffidare il comune a pronunciarsi con provvedimento espresso sulle richieste entro i termini di cui all’articolo 1 della legge regionale n. 19 del 2001, e prevedendo, in caso di inerzia, la richiesta di esercizio dei poteri sostitutivi della Provincia, da espletarsi nei termini e con le modalità di cui all’articolo 4 della legge regionale n. 19 del 2001. Quindi sia l’inerzia serbata dall’amministrazione sulla domanda di concessione edilizia (ed ora del permesso di costruire) sia l’inerzia serbata sulla domanda di sanatoria edilizia si configurino come forme di inadempimento dell’amministrazione comunale nell’esercizio di un’attività dovuta a fronte della quale l’ordinamento assicura strumenti di tutela sia di carattere giurisdizionale (attraverso l’impugnazione del silenzio con lo speciale rito accelerato disciplinato dall’art. 21 bis della legge n. 1034 del 1971) sia di carattere amministrativo attraverso il ricorso a poteri sostitutivi (che nella Regione Campania sono disciplinati dalle leggi regionali n. 19 del 2001 e n. 16 del 2004). 8.- La ricorrente sostiene poi l’illegittimità del provvedimento impugnato in quanto adottato ai sensi dell’art. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001 (come richiesto dagli interessati) quando doveva essere seguita la procedura prevista dal successivo art. 38 che disciplina l’azione dell’amministrazione per gli interventi eseguiti in base ad un permesso poi annullato. Al riguardo, se è vero che, come sostenuto dalla ricorrente, l’art. 38 del D.P.R. n. 380 del 2001 detta la disciplina per gli interventi eseguiti in base ad un permesso poi annullato, deve anche osservarsi che il procedimento seguito nella fattispecie dal Comune deve ritenersi più rigoroso di quella disciplinato dall’art. 38 essendo stata valutata la conformità urbanistica delle opere realizzate. E del resto anche all’esito del procedimento disciplinato dall’art. 38, come disposto dal comma 2 dello stesso articolo, si determinano gli effetti della sanatoria di cui all’articolo 36. Si ritiene, in conseguenza, che la ricorrente non possa sostenere l’illegittimità del provvedimento in sanatoria rilasciato in favore dei controinteressati in relazione al diverso procedimento seguito dal Comune. 9.- Resta fermo peraltro l’obbligo del Comune di provvedere all’irrogazione a carico dei controinteressati della sanzione prevista dal comma 1 dell’art. 38 del D.P.R. n. 380 del 2001, se più onerosa dell’importo dagli stessi versata per ottenere la sanatoria, considerato che altrimenti si determinerebbe un danno all’erario del quale dovrebbero rispondere i responsabili dei competenti uffici. 10.- Non risulta poi violata la normativa sul rispetto delle distanze fra edifici di cui all’art. 9 del DM 1444 del 1968, per l’avvenuta realizzazione ad opera dei controinteressati di due mensole esterne tenuto conto che le stesse non fronteggiano la parte di immobile di proprietà della ricorrente. 11.- Risulta infondata anche la lamenta violazione degli art. 7 e 8 della legge n. 241/1990 considerato che l’amministrazione ha effettuato, come risulta dallo stesso provvedimento impugnato, la rituale comunicazione di avvio del procedimento prevista dalle citate disposizioni normative e risulta, sempre dal provvedimento impugnato, che l’amministrazione ha ricevuto la nota di opposizione della signora Di Carluccio al rilascio del permesso in sanatoria per ragioni che sono state valutate e ritenute evidentemente non sufficienti ad impedire il rilascio del permesso impugnato. E del resto è pacifico che l’Amministrazione, a prescindere dalla legittimità delle scelte operate (esaminate in questa sentenza in relazione ai motivi di ricorso), aveva oramai piena conoscenza di tutti gli elementi di fatto e di diritto della vicenda che non risultano contraddetti dalla ricorrente o comunque dagli atti di causa. Egualmente infondato risulta infine il lamentato difetto di motivazione del provvedimento impugnato. 12.- I due ricorsi proposti dalla signora Di Carluccio devono in conclusione essere respinti. Si ritiene di dover disporre la compensazione fra le parti delle spese e competenze di giudizio. 13.- Resta ovviamente impregiudicato il diritto della ricorrente di far valere le sue ragioni nelle competenti sedi per i danni e i disagi subiti per l’esecuzione delle opere su parti comuni dell’edificio (che non sono oggetto del provvedimento di sanatoria) in carenza del necessario consenso dei condomini e anche per i danni subiti nelle parti di sua esclusiva proprietà. P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sede di Napoli sez. IV^, riuniti i ricorsi in epigrafe n. 5953 del 2005 R.G., e n. 5057 del 2005 R.G. proposti da DI CARLUCCIO Maria li respinge entrambi. Spese compensate. Così deciso in Napoli, nella Camera di consiglio del 5 aprile 2006. La presente sentenza deve essere eseguita dall’Autorità amministrativa. La decisione è depositata presso la Segreteria del Tribunale che provvederà a darne comunicazione alle parti.	Ultimo aggiornamento ( luned� 26 giugno 2006 )