Source: http://www.notiziariogiuridico.it/costanza_condizione.html
Timestamp: 2015-01-29 10:15:13+00:00
Document Index: 34714588

Matched Legal Cases: ['art. 1353', 'art. 1158', 'art. 1372', 'art. 1353', 'art. 633', 'art. 1358', 'art. 1358', 'art. 2655', 'art. 2668', 'art. 1520', 'art. 1500', 'art. 1526', 'art. 1360', 'art. 1362', 'art. 1353', 'art. 1360', 'art. 1372', 'art. 1354', 'art. 1343', 'art. 1345', 'art. 1354', 'art. 1354', 'art. 1346', 'art. 1354', 'art. 1356', 'art. 1346', 'art. 1353', 'art. 1429', 'art. 1372', 'art. 1372', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 1519', 'art. 1355', 'art. 1379', 'art. 1379', 'art. 1379', 'art. 1380', 'art. 1380', 'art. 1380', 'art. 1380', 'art. 1380', 'art. 1381', 'art. 1381']

"Condizione" e disciplina del contratto.
La condizione unilaterale, la condizione illecita
di Maria Costanza (*)
La norma dell�art. 1353 cc. stabilisce che la condizione pu� alternativamente, sospendere gli effetti dell�atto o farli cessare.
La scelta del legislatore del 1942 si differenzia da quella del precedente codificatore (art. 1158, c. 1� e 2�, c.c. 1865) che regolava in separate disposizioni le due fattispecie.
Questa separazione portava a distinguere sotto il profilo strutturale i due tipi di condizione. In particolare, si era affermato che, mentre la condizione sospensiva, in quanto evento destinato ad incidere sull�efficacia iniziale dell�atto, poteva considerarsi come un fatto marginale al negozio, la condizione risolutiva doveva riferirsi ad un fatto estraneo all�atto stesso, ma capace di farlo venire meno. A fronte di questa tesi stava la opposta conclusione di chi preferiva unificare il fenomeno condizionale, ravvisandovi un�identit� di atteggiamento volitivo, ancorch� diretto alla produzione di conseguenze diverse.
Questa opinione � stata successivamente ripresa, con il supporto del nuovo tenore normativo, ma in un�ottica meno legata all�intento degli stipulanti. In particolare, partendo dalla norma in cui si stabilisce che il contratto ha forza di legge fra le parti (art. 1372 c.c.), si � cercato di dimostrare che la previsione di una condizione, sia essa sospensiva o risolutiva, costituisce in ogni caso una mera espressione della autonomia privata attraverso la quale le parti definiscono l�efficacia spazio-temporale del loro atto.
La concezione unitaria della fattispecie condizionale sembra smentita, per�, dallo stesso diritto positivo. Sebbene la disposizione dell�art. 1353 c.c., simmetrica alla norma sulla condizione apposta alle disposizioni testamentarie (art. 633 c.c.), non differenzi le due specie di condizione, il loro regime non � unitario.
Cos�, non � omogenea la disciplina della condizione impossibile.
Analogamente l�invalidit� della condizione potestativa � stabilita solo con riferimento a quella sospensiva (art. 1358 c.c.).
L�invalidit� della condizione potestativa � stabilita solo con riferimento a quella sospensiva (art. 1358 c.c.).
Relativamente agli atti sottoposti al regime di pubblicit� si distinguono le ipotesi dei trasferimenti subordinati al verificarsi (o al mancare) di un dato evento da quelli destinati a perdere efficacia in ragione dell�avverarsi di analoghe situazioni.
L�art. 2655 prevede l�annotazione della risoluzione del contratto determinata dal verificarsi dell�evento risolutorio, mentre tace, con riguardo alla fattispecie del mancato avverarsi della condizione sospensiva, differenza, per altro spiegabile in relazione alla necessaria cancellazione dell�intero atto sospensivamente condizionato.
Egualmente differenziata, anche se per obbligato riflesso del diverso modo di operare delle due condizioni, � pure la regola contenuta nell�art. 2668 c.c. relativa alla pubblicit� della vicenda condizionale.
Queste differenze non sono solo la conseguenza del tipo di incidenza che le due specie di condizione hanno sugli effetti dell�atto; esse costituiscono altrettanti indici della diversa funzione assolta, rispettivamente, dalla condizione sospensiva e da quella risolutiva. Lo scopo della condizione sospensiva � quello di consentire un differimento degli effetti dell�atto, mentre con la condizione risolutiva si formula una previsione di scioglimento del vincolo negoziale, in concomitanza di eventuali circostanze sopravvenute dopo la stipulazione.
Attraverso la condizione sospensiva, gli stipulanti possono eliminare il fattore di rischio dell�operazione economica che intendono porre in essere; attraverso la condizione risolutiva, invece, si offre la facolt� di definire l�ambito delle circostanze nelle quali l�atto pu� continuare a produrre i suoi effetti.
Conseguentemente, mentre la condizione sospensiva � uno strumento per la determinazione delle componenti del contratto, o, pi� in generale, dell�atto giuridico, la condizione risolutiva opera come uno strumento preventivo di definizione dei fatti che possono interagire con l�assetto di interessi.
La riprova di questa affermazione si trova nella stessa disciplina positiva.
Il Codice civile contiene pi� di una fattispecie riconducibile al modello del� l�atto, sia sospensivamente che risolutivamente, condizionato; esse possono essere utilizzate come referenti, per evidenziare le diversit� che intercorrono fra condizione sospensiva e condizione risolutiva.
Fra le varie ipotesi codificate, a titolo di esempio, consideriamo la vendita con riserva della propriet� (art. 1520 c.c.) e la vendita con patto di riscatto (art. 1500 c.c.).
Sebbene in entrambi i casi sia possibile cogliere delle peculiarit�, che giustificano la loro autonomia normativa, � innegabile che, mentre nella fattispecie contemplata dall�art. 1526 c.c. il differimento dell�effetto traslativo � funzionale alla completa realizzazione dello scambio fra le prestazioni, e alla eliminazione o attenuazione dei rischi di inadempimento dell�acquirente, nel caso di riscatto il ripristino delle originarie situazioni di appartenenza � conseguenziale al venir meno delle ragioni che avevano determinato il trasferimento.
La non omogeneit� del fenomeno condizionale si rivela ancora pi� marcata qualora si abbia riguardo alla disciplina degli effetti (art. 1360 c.c.) e, in particolare, alla regola della retroattivit�.
In genere si afferma che la retroattivit� degli effetti della condizione � una conseguenza disponibile delle parti. Ma � bene fin d�ora sottolineare che questa disponibilit� rimane necessariamente limitata alla condizione risolutiva.
Nel caso di atto sottoposto a condizione sospensiva, infatti, una previsione di irretroattivit� equivale a smentire il fenomeno condizionale: cadrebbe la situazione di �pendenza� con tutte le regole che la governano.
Se le parti hanno inteso vincolarsi immediatamente, ma differire ogni effetto del loro atto al verificarsi dell�evento dedotto in condizione, escludendo la retroattivit� significa che le loro aspettative non possono riguardare il periodo intercorrente fra la conclusione dell�accordo e il momento dell�avveramento. Con l�esclusione della retroattivit� degli effetti della condizione sospensiva, gli stipulanti hanno, del resto, inteso evidenziare la loro volont� di impegnarsi solo se sussistono determinate circostanze e di non voler anticipare alcuna situazione negoziale.
Sul piano pratico la scelta si traduce nell�impossibilit� di qualificare come inadempimento di obblighi contrattuali i comportamenti impeditivi dell�efficacia dell�atto. Questi configurano, se mai, violazione dell�impegno di assumere un vincolo contrattuale, non gi� di eseguirlo.
Nel caso di condizione risolutiva, invece, la caducazione, ex nunc, degli effetti, impedisce che si determini una situazione di incertezza sulla titolarit� dei diritti nascenti dal contratto con la conseguente completa certezza dell�assetto di interessi, fino al momento del verificarsi dell�evento risolutivo.
La natura sospensiva o risolutiva della clausola condizionale non sempre viene indicata con chiarezza dagli stipulanti.
In tale eventualit� si dovrebbe ricercare quale sia stata la reale intenzione dei contraenti, procedendo all�interpretazione della manifestazione di volont�.
Il problema, invero, � stato risolto seguendo un metodo diverso.
Alcuni autori hanno, infatti, proposto di optare a priori per la condizione risolutiva, in ragione della attuazione immediata degli effetti contrattuali.
Da altri, invece, si preferisce la soluzione di segno opposto, per una sorta di privilegio della condizione sospensiva.
Solo alcuni autori, pi� correttamente, suggeriscono di riportare la questione all�interpretazione del contratto, secondo i canoni ermeneutici. In questa prospettiva si �, per�, profilata la possibilit� di stabilire le esatte intenzioni dei contraenti, avendo riguardo principalmente al tipo di assetto che le parti si sono date, per il periodo di pendenza della condizione. Applicando questo criterio, per�, si elimina la ricerca delle reali intenzioni degli stipulanti, a favore di un metodo che � proprio pi� delle operazioni qualificatorie che di quelle ermeneutiche. Il che pu� anche rappresentare una soluzione utile e condivisibile, ma solo se si chiarisce il tipo di risultato a cui si vuole pervenire.
Da ultimo, sempre in ragione della distinzione fra condizione sospensiva e condizione risolutiva, si segnala che la identificazione dell�una o dell�altra specie di condizione � rilevante non solo in relazione alla sorte del contratto, ma anche ai fini della sua validit�, sia per la diversit� di regime previsto negli artt. 1354 e 1355 c.c., sia per la possibilit� che dalla natura sospensiva o risolutiva della condizione dipenda un diverso atteggiarsi della volont� delle parti, come accade nelle alienazioni a scopo di garanzia.
La condizione di norma � pattuita in funzione dell�interesse di tutte le parti contrattuali.
La giurisprudenza �, per�, concorde nell�affermare che, in forza del principio dell�autonomia privata, sia ammissibile anche una condizione pattuita a favore di una sola delle parti. In questi casi, l�unilateralit� deve risultare espressamente o per lo meno da elementi immediatamente percepibili. L�unilateralit�, cio�, non pu� dedursi in base all�interpretazione del contratto condotta secondo le norme di ermeneusi contenute negli art. 1362 ss. c.c.
Sempre secondo la giurisprudenza l�unilateralit� della condizione consente alla sola parte nel cui interesse la condizione � prevista, di rinunciare o di avvalersi di essa, facendone rilevare l�avveramento.
Inoltre la rinuncia all�avveramento della condizione potrebbe essere manifestata in qualsiasi forma anche tacitamente e anche prima del termine finale di pendenza.
Recentemente la giurisprudenza ha mutato orientamento.
Il cambiamento � stato determinato da un ripensamento sulla figura della condizione unilaterale e, soprattutto, sulla sua incidenza sulla determinazione degli effetti dell�atto al quale � apposta.
In questa direzione, per altro, la dottrina si era gi� mossa da tempo. Si � infatti messo in evidenza che nel caso di condizione unilaterale l�efficacia del� l�atto non � legata esclusivamente alla vicenda condizionale e quindi al suo avveramento, ma anche alla scelta del contraente interessato. Il verificarsi del� l�evento dedotto in condizione non determinerebbe l�automatica efficacia del contratto. Questo dipenderebbe da un fatto successivo: la dichiarazione del contraente interessato di avvalersi della condizione o al contrario, di rinunciarvi. Il meccanismo sarebbe molto simile a quello del patto di opzione o meglio del patto di opzione sottoposto a condizione. L�atto sottoposto a condizione unilaterale diventerebbe efficace e vincolante soltanto per il contraente �non interessato�. L�altra, invece, rimarrebbe libera di aderire o meno alla proposta della controparte.
Attraverso questa ricostruzione si riqualifica la dichiarazione di avvalersi o di rinunciare all�avveramento. La dichiarazione con la quale si manifesta la volont� di avvalersi o di non avvalersi alla condizione diventa rilevante ai fini della conclusione dell�accordo definitivo o forse meglio � essenziale perch� fra le parti insorga un vincolo negoziale definitivo. In questa prospettiva la dichiarazione del contraente interessato assume il ruolo e la funzione di una vera e propria manifestazione negoziale di volont� diretta alla conclusione di un accordo definitivo. Per tale motivo ad essa si dovrebbero applicare le norme sulla forma legale o convenzionale, previste per la validit� del contratto.
Questa conclusione, come gi� sopra accennato � stata recepita dalla giurisprudenza, che l�ha per� estremizzata.
Il problema della ricostruzione della figura in termini di opzione condizionata non aderisce a tutti i tipi di condizione.
Se la condizione � sospensiva il riferimento all�opzione � appropriato.
Il caso emblematico pu� essere quello del contratto di compravendita di un bene immobile sottoposto, nell�interesse del solo acquirente, alla condizione del� l�approvazione di una variante di piano regolatore o della attribuzione di una data destinazione. L�avveramento dell�evento dedotto consolida l�impegno del venditore, mentre l�acquirente rimane libero di profittare o meno del� l�avveramento. Nel caso in cui questi decida di avvalersi della condizione, la sua manifestazione di volont� equivale nella sostanza ad una accettazione, capace di determinare la formazione dell�accordo, con la necessit� che tale dichiarazione sia sottoposta, a pena di nullit�, agli oneri di forma prescritti per la validit� del contratto.
La soluzione non � identica se il contraente interessato decide di rinunciare ad avvalersi della condizione. In questo caso la dichiarazione � diretta a impedire la conclusione dell�accordo definitivo. Come tale essa non determina alcun effetto dispositivo. Non vi � ragione, pertanto, che essa venga manifestata in forma particolare. Nel caso di opzione infatti il promissario che non eserciti il diritto pu� restare inerte e rivelare le sue intenzioni anche con il silenzio, equivalente ad una manifestazione tacita, o attraverso fatti concludenti.
Altre considerazioni ancora debbono svolgersi con riferimento alla condizione risolutiva. In caso di condizione bilaterale se la condizione si avvera il contratto dovrebbe sciogliersi. Qualora la condizione manchi, invece, il contratto conserva i suoi effetti.
Quando la condizione � unilaterale le conseguenze dell�avveramento o del mancare dell�evento dedotto non sono automatiche, perch� il contraente interessato ha la facolt� di profittare o meno della vicenda condizionale.
Un esempio, ricalcato sul caso giurisprudenziale che ha segnato la �svolta� del� l�orientamento giurisprudenziale sulle modalit� della dichiarazione di rinuncia ad avvalersi dell�avveramento della condizione, pu� rendere pi� comprensibili le conclusioni che si propongono.
Si pu� ipotizzare che un contratto di compravendita immobiliare sia risolutivamente subordinato all�approvazione del progetto predisposto dal compratore e che la condizione sia prevista nell�interesse di quest�ultimo.
Se la condizione si avvera, ma l�acquirente decide di non mantenere egualmente in vigore l�accordo, la sua dichiarazione equivale ad una rinuncia alla facolt� di recesso attribuitagli con la clausola condizionale unilaterale. La condizione risolutiva unilaterale si risolve, infatti, sostanzialmente nell�attribuzione ad uno dei contraenti di restare vincolato o di sottrarsi al vincolo in conseguenza dello svolgersi della vicenda condizionale. La dichiarazione di non avvalersi delle condizioni avrebbe la funzione di determinare la ricostituzione del vincolo negoziale, venuto meno in conseguenza dell�avveramento. Sotto questo profilo la dichiarazione potrebbe considerarsi come �modificativa� di una situazione giuridica e quindi sottoposta agli oneri formali del contratto che viene ripristinato. Questa fusione �ricostruttiva� implicherebbe il rispetto della medesima forma nella quale � stato concluso l�accordo.
Se, per�, si legge la dichiarazione come una mera rinuncia ad avvalersi del diritto di recesso l�osservanza di prescrizioni di forma non dovrebbe essere necessaria al meno se si esclude che la dichiarazione di recesso sia svincolata da oneri di forma.
Invero, la volont� di recedere �, per quanti considerano tale dichiarazione un atto di secondo grado, sottoposto agli stessi vincoli previsti per la validit� del contratto dal quale discende. Per il principio di identit� della forma dell�atto positivo e del suo contrario, anche la eventuale dichiarazione di rinuncia potrebbe essere sottoposta alle stesse regole. La individuazione della forma del� l�atto di rinuncia ad avvalersi della condizione risolutiva si risolve non solo in ragione della funzione che essa svolge ma anche attraverso il richiamo alla disciplina degli atti unilaterali e alle soluzioni che si adottano interpretando in modo pi� o meno estensivo le norme sulla forma e il correlativo principio di libert�.
In termini sostanzialmente analoghi ma forse pi� semplici si pone, conseguentemente, il problema della dichiarazione connessa con il mancare della condizione risolutiva. Infatti se l�evento dedotto si avvera il contratto dovrebbe mantenere i suoi effetti. In presenza di condizione unilaterale la sorte del contratto risulta invece rimessa all�ulteriore decisione del contraente interessato. Questi, infatti, pu� decidere alternativamente o di adeguarsi alla vicenda condizionale o di rinunciarvi. In questa eventualit� il contraente che rinuncia alla condizione opera un vero e proprio recesso dal contratto in quanto determina lo scioglimento di un rapporto che altrimenti sarebbe rimasto in vigore. La disciplina della forma della dichiarazione di rinuncia dovr� necessariamente seguire le regole che si applicano alla manifestazione di volont� di recedere.
Le osservazioni che precedono evidenziano che la condizione unilaterale non aderisce esattamente alla fattispecie tipica della condizione. L�incidenza sugli effetti dell�atto �, infatti, diversa da quella che normalmente svolge la vicenda condizionale. Questa situazione, come gi� rilevato con riferimento alla condizione in cui � dedotto l�adempimento o l�inadempimento della prestazione suggerisce una lettura pi� articolata dell�istituto, il quale pu�, talvolta, operare come uno strumento per la realizzazione di scopi non completamente coincidenti con quelli tipici della fattispecie. In tale eventualit� si ripropone un interrogativo che per altro pu� sintetizzarsi cos�: la condizione � uno schema unitario o plurimo.
Per rispondere a questa domanda � necessario stabilire se il modello condizionale tracciato nel Codice sia idoneo a risolvere anche interessi diversi o ulteriori rispetto alla definizione automatica degli effetti del contratto.
Nell�ipotesi di condizione unilaterale la sorte del rapporto contrattuale � legata a fatti diversi dall�avveramento o dal mancare dell�evento dedotto. Il rilievo potrebbe di per s� essere gi� indicativo del fatto che la fattispecie della condizione unilaterale non aderisce al modello normativo. Ma a tale rilievo se ne aggiungono altri.
Riportando il meccanismo della condizione unilaterale alla fattispecie della opzione e del recesso si viene a creare una sorta di concorrenza fra gli effetti propri della condizione e quelli degli istituti sopra menzionati. Poich� le norme che disciplinano tali effetti non sono coincidenti fra loro, si deve verificare se ci sia fra di esse compatibilit� oppure se alle une o alle altre spetti un ruolo prevalente.
Il principio dell�autonomia privata impone di rispettare, almeno tendenzialmente, la specifica volont� delle parti. Qualora le parti abbiano utilizzato lo strumento della condizione si dovrebbe assecondare tale scelta a meno che essa non sia in contrasto con norme inderogabili.
Assecondare la scelta delle parti, per�, significa esclusivamente accordare rilevanza giuridica ai loro patti e non anche ricollegarvi necessariamente le conseguenze che le stesse parti si sono prefigurate di raggiungere.
Qualora, infatti, risulti che la determinazione di autonomia sia qualificabile in termini differenti rispetto a quelli indicati dagli stipulanti, la regola giuridica da applicare � quella che appartiene alle figure alle quali il patto realmente aderisce.
Riportando questo ragionamento al problema che qui si � proposto risulta che con l�adozione della condizione unilaterale in realt� si determinano situazioni speculari a quelle del patto di opzione, nel caso di condizione sospensiva, e del recesso, quando la condizione � risolutiva.
La normativa di riferimento diventa perci� quella che regola questi istituti, non gi� quella che governa la figura della condizione.
Il richiamo a norme diverse da quelle contenute negli art. 1353 ss. c.c. non comporta una totale differenziazione tra gli effetti della condizione propria e quelli della condizione unilaterale.
Il patto di opzione, infatti, produce conseguenze che retroagiscono fino al momento della conclusione dell�accordo. Nel recesso, la irretroattivit� degli effetti assume un significato poco rilevante, stante la disponibilit� della norma contenuta nell�art. 1360 c.c. dal quale emerge la relativa retroattivit� della condizione risolutiva.
Qualche disparit� di regime si riscontra, se mai, in relazione alla rilevanza nei confronti dei terzi del patto. La condizione, in quanto assistita da efficacia reale, � sempre opponibile ai terzi, come opponibili ai terzi sono le sue vicende.
Nel caso di opzione invece e soprattutto di recesso l�opponibilit� � limitata alle sole situazioni in cui � possibile trascrivere o il patto o le domande giudiziali eventualmente connesse con l�esercizio della facolt� di recesso.
Il limite alla rilevanza della condizione unilaterale nei confronti dei terzi sembra, per altro, una necessaria conseguenza del principio di relativit� degli effetti degli atti giuridici (art. 1372 c.c.), principio che pu� essere derogato solo in presenza di una indicazione normativa.
Nel corso della condizione questa circostanza esiste, in quanto la sorte del contratto dipende da vicende estranee alla volont� delle parti. Quando la condizione � unilaterale, invece, la sorte del contratto dipende dalla volont� del contraente interessato al quale per il principio di relativit� non � consentito disporre di interessi ulteriori rispetto a quelli propri e della controparte.
Nella limitazione degli effetti della condizione unilaterale ai soli rapporti fra i contraenti si rileva dunque una restrizione della autonomia privata che dipende, pi� che dalla qualificazione del patto in termini diversi rispetto alla fattispecie condizionale tipica, dalla indisponibilit� da parte dei contraenti dei diritti appartenenti a soggetti terzi.
La disposizione dell�art. 1354 c.c. stabilisce che � nullo il contratto al quale sia apposta una condizione (sia sospensiva che risolutiva) illecita.
Il contenuto della norma ricalca nella sostanza la definizione di causa illecita data nell�art. 1343 c.c.
A differenza di quest�ultima disposizione che pone esclusivamente problemi di identificazione delle ipotesi concrete di illiceit� dello scopo negoziale, la norma qui commentata non chiarisce, invece, se l�attributo debba essere riferito all�evento dedotto ovvero alla clausola condizionale.
Qualche autore intende la regola riferita solo alla clausola. Potrebbe, perci�, essere valida una clausola condizionale, nella quale l�evento dedotto consista in un fatto illecito, qualora la sua presenza nel contratto non porti alla realizzazione di una finalit� riprovevole. Mentre potrebbe essere invalida la clausola condizionale, in cui l�evento, pur lecito, realizzi un intento illecito.
Per chiarire queste proposizioni si possono fare due esempi: un contratto di compravendita, subordinato al verificarsi del furto di un oggetto diverso da quello scambiato; il conferimento di un mandato risolutivamente condizionato all�adesione ad un partito politico.
Invero, la conclusione qui riferita non sembra tener conto che l�evento dedotto, nella pi� parte dei casi, esprime un interesse rilevante nell�economia del� l�operazione economica, non gi� un fatto estraneo al rapporto negoziale. La determinazione contrattuale deve soddisfare interessi che possono trovare riconoscimento e protezione da parte dell�ordinamento giuridico. In particolare, se la condizione esprime un interesse delle parti, � assai difficile scindere l�illiceit� dell�evento dall�illiceit� dell�intento che ha ispirato la introduzione della clausola condizionale nel regolamento contrattuale.
Di ci� si ha conferma nelle considerazioni di chi richiama, ad ulteriore sostegno della tesi che riferisce l�illiceit� alla clausola e non all�evento, la disciplina del motivo illecito (art. 1345 c.c.).
Il motivo comune assume, infatti, un rilievo causale; come tale se illecito rende invalido l�atto che ha determinato.
Nell�evento dedotto in condizione per� non si esprime sempre una ragione immediatamente coincidente con le finalit� dell�atto. Di conseguenza solo nel� l�eventualit� in cui il fatto dedotto sia parte dell�assetto di interessi designato dagli stipulanti, diventano rilevanti i suoi connotati di illiceit�.
L�interdetto contenuto nella norma dell�art. 1354 c.c. pu� colpire solo le clausole negoziali che subordinano gli effetti dell�atto alla attuazione, da parte degli altri stipulanti, di un comportamento o, pi� in generale, di un fatto illecito.
Seguendo questo ragionamento si risolve automaticamente anche il problema della censura di illiceit� per una clausola condizionale nella quale l�evento dedotto sia di per s� lecito. Se l�attributo della illiceit� riguarda la clausola condizionale, intesa come mezzo di regolamento di interessi, le qualit� dell�evento non possono rilevare di per se stesse, ma solo in quanto riferibili allo specifico atteggiarsi della relazione negoziale condizionata.
Non ha perci� senso distinguere fra evento, considerato nella sua oggettivit� fenomenica, e clausola condizionale, intesa come definizione di interessi. L�evento rileva in quanto dedotto in condizione e, quindi, quale fatto che influenza l�efficacia del contratto in relazione agli scopi perseguiti dai contraenti.
Diversa rispetto a quella condizione illecita � la disciplina della condizione impossibile.
In particolare, il Codice distingue fra condizione impossibile sospensiva e risolutiva, stabilendo solo nel caso di condizione sospensiva impossibile la nullit� del contratto.
La ragione di questa differenza � palese: l�apposizione di una condizione � espressione dell�intenzione di delineare l�efficacia dell�atto. Se questa delimitazione �, per�, illimitata nel tempo, per l�impossibilit� della condizione. � chiaro che la volont� degli stipulanti sia incontrovertibilmente nel senso della definitiva efficacia dell�atto.
Il significato del termine �impossibile� contenuto nella disposizione del� l�art. 1354 c.c. � analogo a quello che assume il medesimo vocabolo nella disposizione dell�art. 1346 c.c., relativo ai requisiti dell�oggetto del contratto. L�accostamento fra le due disposizioni, l�art. 1354 c.c. e l�art. 1356 c.c., sarebbe indicativo non solo ai fini dell�esplicitazione del senso dell�attributo, ma anche ai fini della individuazione del suo referente.
Il requisito della impossibilit� non riguarderebbe infatti la clausola condizionale, ma l�evento dedotto.
Anche se l�oggetto del contratto non si identifica, almeno secondo larga parte della dottrina, con la cosa, o il bene o, pi� genericamente, il valore al quale si riferisce l�obbligo o il trasferimento, sarebbe difficile contestare che la norma dell�art. 1346 riguardi il regolamento negoziale inteso come determinazione dell�assetto di interessi.
Letta in questa prospettiva la disposizione qui commentata si imporrebbe il collegamento fra l�attributo e l�evento dedotto in condizione.
Questa conclusione non sembra, per�, del tutto convincente. Innanzitutto risulta strano che il legislatore nell�ambito della stessa norma abbia assunto diversi termini di riferimento per la illiceit� e poi per la impossibilit�. In secondo luogo, poich� i requisiti dell�evento condizionante sono gi� indicati nell�art. 1353 c.c., non avrebbe senso aggiungere elementi che siano assorbiti nei connotati della futurit� e dell�incertezza. Pi� ragionevole sembra, perci�, riferire anche l�attributo della possibilit� alla clausola condizionale e quindi al regolamento degli interessi che le parti si sono dato.
Solo in questa prospettiva la norma in commento acquista un senso.
Seguendo la soluzione qui censurata, infatti, la disposizione sarebbe inutile: l�evento dedotto, in quanto irrealizzabile, lascerebbe in ogni caso gli effetti del� l�atto perpetuamente sospesi.
Nella soluzione qui proposta, invece, la norma qui commentata risulta meglio armonizzata con la disciplina del contratto e soprattutto con la regola di interpretazione e, in particolare, con il principio di conservazione. Rispetto a questo principio, l�estensione dell�invalidit� pu� spiegarsi solo rilevando la assenza della volont� di vincolarsi sul piano giuridico.
I problemi interpretativi della norma non si esauriscono qui.
L�attributo impossibile non ha un significato univoco.
Alcuni intendono impossibilit� come qualit� necessariamente oggettiva ed assoluta. Altri considerano rilevante l�impossibilit� soggettiva e relativa. Per altri l�impossibilit� � sinonimo di improbabilit�.
La prima conclusione non aderisce alla logica della fattispecie condizionale e al suo regime giuridico.
Come gi� rilevato, inserendo nel regolamento contrattuale una clausola condizionale, le parti esprimono una regola di amministrazione degli effetti del contratto. Ci� implica la consapevolezza delle scelte operate e quindi delle caratteristiche dell�evento dedotto.
Invero, la legge pu� anche non assecondare la manifestazione di volont�. Ma qualsiasi sia la rilevanza positiva o negativa, che la determinazione di autonomia assuma, � necessario che la volont� si sia formata sulla base di una esatta conoscenza dei fatti a cui essa si riferisce. Se cos� non fosse, le parti potrebbero invocare i rimedi stabiliti dall�ordinamento nell�eventualit� di manifestazione volitiva viziata da errore.
Ma l�impugnazione per errore delle clausole condizionali non � facilmente armonizzabile con il contenuto dell�art. 1429 c.c. Infatti, nell�eventualit� qui considerata non si tratterebbe, come ha sottolineato la dottrina, di un errore di fatto sulla natura dell�oggetto dell�atto ovvero di una sua qualit� essenziale, sibbene di un errore di diritto ma irrilevante. L�errore invocato dai contraenti potrebbe, infatti, riguardare solo il regime della condizione impossibile.
L�ignoranza o la falsa conoscenza delle norme di legge non � tutelata dall�ordinamento.
Altrettanto inaccettabile � la tesi secondo la quale impossibile � sinonimo di improbabilit�.
L�improbabilit� di un evento � solo un pi� alto livello di incertezza, in ordine al verificarsi o al mancare dell�evento dedotto.
L�incertezza � un connotato necessario dell�evento condizionante e come tale non pu� costituire un ulteriore attributo e, per di pi�, con conseguenze specifiche.
In definitiva all��impossibilit� deve attribuirsi un significato legato a situazioni oggettive pur se relative.
D�altra parte, questa conclusione � coerente con l�interpretazione di altre disposizioni in cui compare il termine �impossibile�.
L�oggetto del contratto � impossibile, non gi� in assoluto, ma in ragione delle specifiche condizioni degli stipulanti.
Analogamente la prestazione � considerata impossibile e, come tale, idonea a determinare la liberazione dell�obbligato, in ragione della sua situazione soggettiva, non gi� in base ad un giudizio astratto.
Deve soggiungersi che solo una condizione �relativamente� impossibile � compatibile con la norma dell�articolo in esame, che vuole essere rispettosa della intenzione degli stipulanti con il solo limite imposto dalla inderogabilit� delle regole che proteggono interessi generali ed irrinunciabili (segue).
(*) Queste pagine sono parte di capitolo del volume collettaneo in tema di disciplina generale del contratto (AA.VV., Gli effetti del contratto,Torino, 2003) compreso nel Trattato di diritto privato in corso di pubblicazione presso la casa editrice Giappichelli, volume dove sono considerati gli argomenti che si indicano nel suo circostanziato indice. indice
LA vincolativit�
2. Struttura e natura del mutuo dissenso: eliminazione giuridica dell�atto da sciogliere o cancellazione dei suoi effetti?
2.2. La soluzione pi� rispettosa dell�art. 1372, c. 1�, c.c.
3. Mutuo dissenso: effetti ex tunc oppure
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8.1. Il mutuo dissenso mediante distruzione materiale del contratto da sciogliere e la forma richiesta per fini diversi dalla validit�
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12. Le vicende del mutuo dissenso: il ripristino conseguente allo scioglimento dell�atto
13. L�opponibilit� ai terzi del mutuo dissenso
1. Il c. 2� dell�art. 1372
2. Rilevanza ed opponibilit�
3. La responsabilit� del terzo per violazione del contratto
3. L�acquisto di cose mobili e la Convenzione di Vienna
4. L�acquisto dei titoli di credito
8. Il ruolo del contratto nell�assetto dei beni: obbligazioni reali e vincoli di destinazione
Rilevanza ed opponibilit� del contratto nel fallimento
3. L�inopponibilit� dei contratti che presuppongono l�esercizio di un�impresa
4. L�inopponibilit� dei contratti personali e fiduciari
5. L�inopponibilit� dei contratti la cui esecuzione � incompatibile con una procedura concorsuale
6. L�inopponibilit� dei contratti privi di interesse per la massa dei creditori
7. L�inopponibilit� e la rilevanza dell�appalto
8. Opponibilit� e rilevanza della locazione
9. L�opponibilit� dell�assicurazione contro i danni
10. Opponibilit� ed inopponibilit� di altri contratti
10.1. L�inopponibilit� dell�arbitrato o della clausola arbitrale al fallimento
11. Efficacia ed opponibilit�, quando la scelta di subentrare � effettuata a posteriori: i contratti a prestazioni corrispettive, ineseguiti
14. Opponibilit� e rilevanza del contratto preliminare
15. L�opponibilit� della vendita a rate con patto di riservato dominio e con patto di riscatto
16. L�opponibilit� nella vendita di cosa mobile
17. Opponibilit� e rilevanza del contratto di somministrazione
18. Gli artt. 72 e 74 l. fall. sono espressioni del principio generale di opponibilit� nei rapporti giuridici pendenti
19. L�art. 45 l. fall.: l�opponibilit� mediante la trascrizione
20. L�art. 45 l. fall. e gli atti non soggetti a trascrizione: quale regola per l�opponibilit� nel trasferimento dei titoli di credito e delle quote di societ�?
21. L�art. 45 l. fall. e l�art. 1519 c.c
22. Il fallimento e la data certa delle cambiali: l�opponibilit� negli atti unilaterali
23. L�inopponibilit� del contratto simulato al fallimento
(di Maria Costanza) Capitolo VI
2. L�evento deducibile in condizione
3. L�evento deducibile in condizione e la deducibilit� dell�adempimento
7. Vitiatur et vitiat e nullit� parziale
8. L�invalidit� della condizione apposta ad una singola clausola
9. La norma dell�art. 1355 c.c.
20. La retroattivit�
21. Il limite della retroattivit�
22. Limiti di opponibilit� della condizione
(di Federico Roselli) Capitolo VII
2. Il recesso quale atto impeditivo dell�adempimento
3. Recesso successivo all�adempimento
5. Irrevocabilit� del recesso
7. L�inizio dell�esecuzione del contratto
(di Aldo Checchini) Capitolo VIII
6. Le direttive fondamentali contenute nell�art. 1379 c.c.
8. La pretesa �efficacia reale� di alcuni divieti negoziali di alineare: a) Il divieto di cessione dell�usufrutto.
12. Il requisito dell�interesse apprezzabile nelle �opzioni� previste dalla legge
13. Conclusione: l�art. 1379 c.c. richiama principi inderogabili
14. Il significato dell�interesse apprezzabile
16. Ulteriori problemi di validit� della clausola
17. L�inadempimento del divieto
18. Soggezione di altre figure negoziali alla regola dell�art. 1379 c.c. Capitolo IX
il conflitto fra pi� diritti personali di godimento (art. 1380 c.c.)
2. L�interpretazione riduttiva
3. L�interpretazione giurisprudenziale �eversiva�
5. I diritti personali di godimento come categoria autonoma: a) L�attribuzione del godimento e la conseguente soggezione del dante causa
6. (Segue) b) Le vicende del diritto personale di godimento e la necessit� di una legittimazione a disporre; critica
7. La distinzione in base al criterio della opponibilit�: la pretesa natura reale di alcuni diritti personali di godimento
10. L�ambito di applicazione dell�art. 1380 c.c.
11. Il conflitto e l�acquisto del godimento
12. La soluzione del conflitto secondo la dottrina e le questioni dogmatiche irrisolte: il c. 1� dell�art. 1380. c.c.
13. (Segue) Il c. 2� e 3� dell�art. 1380 c.c.
14. L�art. 1380 c.c. e le azioni spettanti al concessionario Capitolo X
3. Fattispecie non regolate dall�art. 1381 c.c.: promessa di fare, promessa in nome altrui, promessa di un indennizzo
6. L�indennizzo garantisce l�oblato per ci� che rischia nell�interesse del promittente
7. L�obbligazione di adoprarsi, intesa come �cura sine effectu�, quale conseguenza eventuale della promessa
8. Il significato della promessa � quello di un impegno negoziale di protezione dell�oblato
9. La promessa del fatto altrui garantisce che l�utilit� della prestazione fornita al promissario non sar� inferiore al sacrificio dal lui affrontato
10. Il significato dell�affidamento
12. La ricostruzione dell�istituto, le lacune dell�art. 1381 c.c. e la tesi della Cassazione
4. Accessoriet� della clausola penale all�obbligazione
5. Imputabilit� dell�inadempimento sanzionato con la clausola penale
6. L�oggetto della clausola penale
7. Penale per il ritardo nell�inadempimento (pena moratoria)
10. Se la riduzione possa essere disposta dal giudice d�ufficio
11. Riducibilit� della clausola nei contratti stipulati con la pubblica amministrazione
15. Accessoriet� e realit� del patto di caparra confirmatoria
2. L�oggetto della teoria e la definizione della fattispecie
4. Teoria e dottrine della simulazione: teoria della nullit� e teoria dell�inefficacia dell�atto simulato
la simulazione nella storia del pensiero giuridico: la teoria della nullit� e la teoria dell�inneficacia
7. L�eclettismo della met� del secolo
8. La teoria dell�inefficacia per inesecuzione preordinata nel pensiero di S. Romano
9. La simulazione tra �fattispecie� ed �autoregolamento� nel pensiero di A. Auricchio
10. La simulazione nella dottrina francese Capitolo XIV
2. Volont�, dichiarazione, causa nel contrasto fra contratto simulato e accordo simulatorio
3. Nozione dell�accordo simulatorio e delle controdichiarazioni in senso sostanziale e loro natura negoziale
5. Simulazione soggettiva e oggettiva: l�interposizione
7. Causa simulandi, illiceit�, frode, falso
9. Simulazione e fiducia: inconsistenza della distinzione tradizionale Capitolo XV
simulazione, invalidit�, inefficacia
1. Incoerenza e inutilit� della tesi della nullit�
2. Nel contratto simulato non manca la �volont� nel senso rilevante per la validit�
3. Nel contratto simulato non manca la causa, n� rileva per la validit� un intento contrastante
4. Soggetti e oggetto: la natura strutturale del �vizio� di simulazione
5. Diversit� di disciplina tra simulazione e nullit�
8. L��inefficacia� del contratto simulato
4. La disciplina delle situazioni �fiduciarie�
5. Sintesi della regola di prevalenza Capitolo XVII
2. La simulazione nella materia delle societ�
3. Sull�ammissibilit� logica di una simulazione del contratto di societ� e l�inammissibilit� della simulazione dell�ente
4. La simulazione nel sistema delle impugnative della societ� fissato nel codice
5. La simulazione del matrimonio nell�opinione tradizionale e la riforma del diritto familiare
7. Simulazione ed atti unilaterali Capitolo XVIII
2. L�azione di simulazione: natura, interesse, legittimazione, irrilevabilit� d�ufficio, litisconsorzio