Source: http://www.regione.piemonte.it/sicurezza/taccuino/vittime.htm
Timestamp: 2017-10-21 17:41:21+00:00
Document Index: 128972584

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 18', 'art. 13', 'art. 18', 'art. 601', 'art. 13', 'art. 52']

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La Regione Piemonte è da tempo impegnata a formare gli Operatori di Polizia Locale sulle problematiche relative agli abusi e maltrattamenti in famiglia, con percorsi di formazione sui tanti aspetti di un fenomeno molto complesso e di sempre maggiore emergenza sociale.
L’obiettivo è accrescere la conoscenza e la capacità di intervento degli Operatori di Polizia Locale sulla violenza interpersonale affinché, di fronte a situazioni di questo tipo, siano in grado di rapportarsi alle persone in modo adeguato e attento, offrendo loro supporto e attenzione, e di adottare strategie di intervento, anche in collaborazione con gli enti e le associazioni che lavorano nel campo della tutela delle vittime di questi reati.
L’attenzione della Regione su questi temi nasce dalla crescente diffusione e rilevanza delle forme di violenza domestica e dal loro impatto negativo sulla sicurezza delle donne e dei loro figli (sia che siano essi stessi maltrattati sia che assistano a episodi di violenza).
Un fenomeno che, anche per la natura dell’ambito in cui si manifesta, resta per lo più sommerso: secondo i dati ufficiali, il novanta per cento dei casi non viene denunciato da parte delle vittime: (dati Istat)
Non sono denunciate il 96% delle violenze subite da un non partner
Non sono denunciate il 93% di quelle subite da partner
Non sono denunciati il 91,6% degli stupri
Un gran numero di donne non parla con nessuno delle violenze subite: solo il 18% considera reato quanto subito
«La prevenzione e la perseguibilità di questo genere di violenza sono rese difficili dal fatto che essa si colloca in un ambito “privato”, nel quale le ragioni delle regole che governano la convivenza civile si confrontano e si scontrano con quelle della complessità del rapporto interpersonale, coniugale o parentale e con la permanenza di una lunga tradizione culturale che percorre l’evoluzione dell’istituzione famigliare. Per questo abbiamo pensato ad una specifica formazione professionale per gli operatori di Polizia Locale.» (Stefano Bellezza, responsabile Settore Polizia Locale e Politiche per la Sicurezza)
DARE VOCE AL SILENZIO: RICONOSCE LA VIOLENZA
Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne (Risoluzione ONU 1993)
Ai fini della presente Dichiarazione l'espressione "violenza contro le donne" significa ogni atto di violenza fondata sul genere che abbia come risultato, o che possa probabilmente avere come risultato, un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, che avvenga nella vita pubblica o privata.
Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne e della violenza domestica (Istanbul, 11 maggio 2011)
Definisce le diverse tipologie di violenza, precisando i corrispondenti obblighi statali di carattere generale, con una particolare attenzione agli obblighi di criminalizzazione di talune condotte lesive negli ordinamenti interni.
La “violenza contro le donne” costituisce una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella sfera pubblica che nella sfera privata".
La “violenza domestica” include ogni genere di condotte di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all'interno della famiglia o di un'unità domestica ovvero tra coniugi o ex coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l'autore della violenza condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.
La Convenzione è stata ratificata il 28 maggio 2013 dalla Camera dei Deputati approvando il testo unificato derivante da diverse proposte di legge di iniziativa parlamentare:
http://documenti.camera.it/leg17/dossier/Testi/es0036.htm#dossierList
La violenza come problema di salute pubblica
Risoluzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, WHA 49.25 del 1996
L’articolo 1 della Dichiarazione sull’eliminazione della violenza sulle donne, definisce l’espressione “violenza contro le donne” come “ogni atto di violenza rivolto contro il sesso femminile, che arrechi o sia suscettibile di arrecare pregiudizio o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne, nonché la minaccia di eseguire tali atti, la costrizione o la privazione arbitraria di libertà, tanto nella vita pubblica quanto nella vita privata”.
L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha designato il 25 novembre Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della violenza contro le donne.
(Risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999)
La formazione della Polizia Locale sul trattamento della violenza
L’azione di sensibilizzazione e formazione degli operatori di Polizia Locale si inserisce nel quadro degli interventi di prevenzione sociale, educazione e sensibilizzazione, contrasto e repressione, tutela e assistenza alle vittime che, se attuati con approccio integrato e interistituzionale, possono contribuire a ridurre queste violenze.
Corso Interforze sulla violenza domestica e sessuale contro le donne (10/11 giugno 2008)
Relazioni violente. Corso di specifica qualificazione professionale per operatori di P.L. in materia di violenza (16-17-18 novembre 2011)
Persone vulnerabili e abuso di alcool e si sostanze stupefacenti (20/21 novembre 2012) – 40 operatori di Polizia Locale partecipanti
Corso di specifica qualificazione professionale per Operatori di P.L. in materia di abusi e maltrattamenti in famiglia (20 febbraio 2013)
La violenza e i suoi linguaggi. Perché picchiano? Perché uccidono? Riflessioni sugli uomini (e non solo) a partire dalle emozioni (5-6 giugno 2013)
Master di criminologia applicata (30 ottobre 2012-30 ottobre 2013)*
Corso di specifica qualificazione professionale per Operatori di Polizia Locale in materia di maltrattamenti familiari ai minori e alle donne (13-14 novembre 2013)
*Specifiche giornate dedicate alla violenza domestica e ai conflitti interpersonali
Oltre 300 operatori di Polizia Locale provenienti da tutti i Comuni della piemontesi hanno partecipato, ai corsi che hanno trattato specificatamente il tema della violenza contro le donne e dentro le mura domestiche. Essi sul loro territorio sono in grado di riconoscere ed intervenire in modo adeguato di fronte alle situazioni più complesse.
Ancora decine di Operatori di Polizia Locale vengono costantemente formati nell’ambito di alcuni progetti regionali tra cui quello Persone vittime di tratta e di grave sfruttamento.
Altre centinaia di Operatori di Polizia Locale si sono formato sul territorio attraverso la realizzazione di esperienze progettuali finanziate con le risorse della legge regionale 23/2007 che hanno affrontato la tematica della violenza familiare da diversi punti di vista: azioni di sostegno e aiuto rivolte alle donne vittime, interventi volti a rafforzare l’azione di assistenza e tutela da parte dei diversi operatori che operano sul territorio (polizia locale, servizi sociali e territoriali, associazioni) e, infine, iniziative di informazione e sensibilizzazione sul fenomeno rivolti ai giovani e alla cittadinanza.
Di seguito si riportano alcune delle principali esperienze relative a Patti Locali e progetti già conclusi:
Patti Locali
Il Patto Locale della Provincia di Alessandria “La Provincia si*cura” ha realizzato un insieme ampio ed articolato di azioni con l’obiettivo di creare sicurezza sull’intero territorio provinciale attraverso interventi volti a contrastare e prevenire la violenza, in particolare contro le donne e i minori. Avviato nel febbraio 2010, il patto si è concluso ad agosto 2011.
Nel Patto si è lavorato sui seguenti ambiti di intervento:
assistenza e aiuto alle donne italiane e straniere vittime di violenza, attraverso azioni di counselling, colloqui di sostegno, percorsi di sostegno alla genitorialità, interventi rivolti ai figli vittime dirette e/o indirette della violenza. E’ stato realizzato un Vademecum dedicato ai sintomi della violenza assistita, destinato alle operatrici.
iniziative nelle scuole, con momenti didattici ed educativi, per sensibilizzare i giovani alle problematiche della violenza e dell’aggressività, insegnare loro a identificare le varie forme di violenza e a costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco, e informarli sulle risorse presenti sul territorio e a livello nazionale;
informazione e sensibilizzazione alla cittadinanza per creare una capacità diffusa di riconoscimento, contrasto e prevenzione dei reati di violenza. Sono stati realizzati eventi capaci di coinvolgere un pubblico ampio abbinati a momenti di incontro, racconto e informazione coordinati dal Centro di ascolto contro la violenza;
diffusione, scambio di informazioni e dati attraverso un portale che mette a disposizione materiali (testi, audio, video) specifici sul tema della sicurezza di donne e minori, con particolare focus sulla prevenzione e sul contrasto della violenza.
Per maggiori informazioni: http://www.provinciasicura.al.it/
Il Patto COE.SI- COEsione SIcurezza nel Monferrato Casalese ha coinvolto il Comune di Casale Monferrato in qualità di capofila, tre Unioni di comuni del Monferrato casalese (Unione dei Comuni Terre di Po e Colline del Monferrato, Unione Collinare del Monferrato e Unione dei Comuni tra Sture e Po) ed un soggetto privato rappresentato dalla Cooperativa Sociale Azimut.
Accanto alla riorganizzazione e ampliamento delle dotazioni delle forze di polizia locali operanti nei Comuni aderenti al Patto, ai laboratori nelle scuole e agli incontri con la cittadinanza, il Patto ha previsto anche un’attività di riqualificazione professionale degli agenti del Corpo di Polizia Municipale Locale. Sono stati organizzati percorsi di sensibilizzazione e informazione sulle nuove forme di fragilità e sul fenomeno della violenza, e di formazione su competenze comunicative e di ascolto per l’ascolto a l’accoglienza di persone vittime di violenza al fine di fornire risposte adeguate alle richieste dei cittadini. Finalità della formazione specifica era accrescere la capacità degli operatori di riconoscere situazioni potenziali di violenza e offrire un primo supporto adeguato.
Bandi provinciali 2011/2012
Progetto Saadia - Strumenti di assistenza e aiuto a donne straniere vittime di violenza, realizzato dalla cooperativa sociale Sanabil di Torino insieme a ASGI, Gruppo Abele, Mamre e Casa delle Donne. Obiettivo del progetto è quello di attivare e rafforzare gli strumenti conoscitivi e tecnico-professionali della rete di assistenza a favore di donne straniere vittime di reati. Il progetto si è svolto da ottobre 2011 a ottobre 2012.
Obiettivi specifici erano:
favorire l’emersione del fenomeno, attraverso una ricerca quanti-qualitativa sulla violenza sulle donne;
rafforzare gli strumenti degli operatori e implementare la conoscenza del fenomeno e degli strumenti di tutela, attraverso moduli formativi rivolti ai mediatori culturali, volontari e operatori di servizi che operano con le donne, sugli aspetti legali, le tecniche di accoglienza e sulle risorse del territorio;
accompagnare e sostenere le vittime di violenza, attraverso incontri di informazione sugli strumenti e le risorse di tutela, gruppi informali di interscambio tra donne straniere di alfabetizzazione e orientamento ai servizi, attivazione di uno sportello di ascolto e accoglienza, attività di informazione, orientamento legale e assistenza psicologica, accompagnamento e risocializzazione;
Per maggiori informazioni: coopsociale@sanabil.it
Progetto Polizia giudiziaria in rete (care & investigation), promosso dal Corpo di Polizia Municipale- Servizio Sicurezza Urbana della Città di Torino, insieme a Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minorenni, Questura di Torino, Comando Provinciale dei Carabinieri e Tribunale dei Minorenni. Il progetto, realizzato tra ottobre 2011 e ottobre 2012, ha riguardato due ambiti: da una parte il rafforzamento dell’azione della polizia giudiziaria, e dall’altra la garanzia di sostegno e tutela alle vittime di violenza (donne e minori).
Si è articolato lungo quattro direttrici:
attivazione di una Cabina di pilotaggio, composta da soggetti diversi, che ha elaborato protocolli operativi per gli operatori di polizia giudiziaria e un vademecum sullo stalking e la violenza;
creazione e allestimento di una sala per le audizioni protette (e annessa sala control room) per le audizioni delle vittime, soprattutto vittime minori;
formazione specifica agli operatori di polizia giudiziaria per diffondere gli standard del protocollo di intervento sul territorio cittadino e dei Comuni aderenti al protocollo delle polizie municipali;
garanzia di assistenza alle vittime e orientamento verso i servizi/sportelli di aiuto presenti nel territorio, anche attraverso la consulenza di un criminologo che supporta l’attività della Polizia Municipale.
http://www.comune.torino.it/vigiliurbani/poliziamunicipale/struttura/nuclei/care_investigation.shtml
Inoltre ricordiamo tre progetti finanziati nella provincia di Novara che hanno realizzato azioni di supporto alle donne vittime di violenza, sia mediante attività di informazione e consulenza, sia con interventi di assistenza e di aiuto. Gli interventi sono stati promossi su iniziativa dei Consorzi per i servizi socio-assistenziali: il primo è quello del Consorzio intercomunale per la gestione dei servizi socio-assistenziali di Borgomanero (progetto “Sole per voi. Una rete di protezione e supporto per l’accompagnamento di donne vittime di violenza”), il secondo è stato promosso dall’ente gestore dei servizi socio-assistenziali del Comune di Arona (progetto “Una risposta innovativa e integrata per contrastare la violenza”), e infine l’ultimo è quello del Consorzio intercomunale servizio socio assistenziali del Distretto di Arona (progetto “Azioni locali integrate contro la violenza”). Elemento comune dei progetti è anche l’attenzione rivolta in particolare alla violenza economica, attraverso sostegni economici alle donne vittime di violenza volti a sostenerle verso una maggior autonomia economica.
Bandi provinciali 2009/2010
Progetto “Una rete sociale attiva a contrasto della violenza intrafamiliare” promosso dal Consorzio dei servizi socio-assistenziali del Chierese in collaborazione con i Comuni del Consorzio, Asl 5, e alcune associazioni e cooperative del territorio (Centro Aiuto alla Vita di Chieri, Associazione Esperanza, Comunità di Pino d'Asti, Cooperativa CEMEA, Volontariato Vincenziano Duomo di Chieri, Associazione Scambiaidee). Il progetto mirava a migliorare le capacità di accoglienza da parte della rete dei servizi che si occupano di violenza domestica, sperimentare e diffondere una metodologia specifica di intervento da parte dei servizi istituzionali in collaborazione con la rete territoriale e potenziare le risorse per sostenere progetti di autonomia a favore delle donne vittime.
Tra le azioni realizzate:
reazione di una rete integrata di servizi per le donne vittime di violenza;
sportello di accoglienza, ascolto e orientamento delle vittime di violenza intrafamiliare;
potenziamento delle strutture di accoglienza delle donne vittime di violenza e creazione di opportunità di autonomia economica (borse lavoro);
consulenza legale alle donne vittime di violenza;
Progetto “Insieme contro la violenza di genere” della Cooperativa Sociale Fiordaliso di Cuneo. Gli obiettivi principali erano: aumentare l’emersione di situazioni di violenza a danno delle donne, accrescere la conoscenza e le informazioni rispetto al fenomeno, rafforzare la partecipazione della popolazione nel contrastare la violenza alle donne; diffondere una cultura del rispetto delle differenze di genere, dell’integrazione e della gestione non violenta dei conflitti; implementare le capacità relazionali e sostenere il benessere psicologico dei bambini cresciuti in ambienti violenti. Il progetto ha previsto interventi di prevenzione alla violenza di genere, attraverso azioni di sensibilizzazione, informazione e formazione nelle scuole, rivolte ad adulti (insegnanti e genitori) e minori (studenti), ed interventi di sostegno ai minori vittime e/o testimoni di violenza.
Altri interventi della Regione
La Regione Piemonte attraverso la Legge 23/07, art. 4, prevede di promuovere interventi di assistenza e aiuto alle vittime dei reati attraverso il sostegno agli enti locali e ai consorzi dei servizi sociali nella realizzazione di progetti e servizi di tutela, orientamento e assistenza:http://arianna.consiglioregionale.piemonte.it/base/coord/c2007023.html#4
La legge "Istituzione di un fondo di solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti" si propone di promuovere azioni di tutela della dignità e dell'integrità fisica e psichica delle donne vittime di violenza, partendo dal riconoscimento che le forme di violenza di genere sono il primo ostacolo al reale godimento dei diritti individuali e alla parità fra i sessi.
L'intento della legge è di istituire un fondo di solidarietà che permetta di accompagnare, sostenere e fornire un aiuto concreto alle donne vittime di violenza nel percorso di azione giudiziaria, attraverso l'accesso al patrocinio legale gratuito sin dal momento della denuncia.
Legge regionale 17 marzo 2008, n. 11 "Istituzione di un fondo di solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti ".
La Commissione Pari Opportunità, che fornisce un’area web dedicata agli interventi regionali per il superamento delle barriere che, nella vita familiare, sociale e lavorativa ancora oggi determinano disparità ed impediscono ad alcune persone di godere appieno dei propri diritti: http://www.regione.piemonte.it/pariopportunita/cms/ .
Il sito contiene una sezione contro la violenza con importanti indicazioni e indirizzi:
http://www.regione.piemonte.it/pariopportunita/cms/index.php/contro-le-violenze/a-chi-rivolgersi
Persone vittime di tratta e di grave sfruttamento
La tratta di esseri umani, che si connota come sfruttamento in stato di schiavitù a fini sessuali, lavorativi, di accattonaggio e nelle economie illegali, è un fenomeno estremamente complesso, in costante crescita ed in continua trasformazione, attuato da organizzazioni criminali operanti per lo più a livello internazionale.
Le vittime sono persone costrette allo sfruttamento e prive di ogni diritto umano, poiché poste in stato di soggezione mediante forme di abuso di autorità, violenza, minacce, anche indirizzate ai familiari rimasti nel paese di origine.
L’ordinamento giuridico italiano prevede due specifici strumenti normativi per contrastare il fenomeno e per promuovere azioni di sostegno e integrazione sociale e lavorativa a favore delle vittime: l’art. 18 del D.Lgs. 286/98 (Testo Unico sull’Immigrazione - T.U.I.) e la Legge 228/03 (Misure contro la tratta di persone), relativa alla riduzione in schiavitù, nello specifico l’art. 13.
L’art. 18 T.U.I. stabilisce il diritto ad uno speciale permesso di soggiorno in favore dello straniero extracomunitario, vittima di violenza o grave sfruttamento che si trovi in una situazione di pericolo concreto a causa dei tentativi di sottrarsi alla violenza ed al controllo di una organizzazione criminale e prevede l’attuazione di uno specifico programma di assistenza ed integrazione sociale.
La Legge 228/2003, recependo il Protocollo addizionale alla Convenzione ONU contro la criminalità organizzata transnazionale del 2000, ha riformulato l’art. 601 del codice penale introducendo pene più severe per il reato di riduzione in schiavitù e con l’art. 13 ha introdotto specifici programmi finalizzati all’emersione della condizione di vittima.
Sul territorio regionale esiste una lunga e consolidata tradizione di progettualità e interventi a sostegno delle vittime del traffico di esseri umani realizzati da enti locali e del privato sociale.
A partire dal 2008 la Regione Piemonte - Direzione Politiche Sociali e per la famiglia - ha assunto la regia e il coordinamento di tutte le iniziative locali attraverso il progetto Persone vittime di tratta e di grave sfruttamento, co-finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri (D.P.O.), dalla Regione Piemonte (Direzione Politiche sociali e Politiche per la famiglia e Direzione Affari istituzionali e avvocatura - Settore Polizia locale e Politiche per la sicurezza) e da alcuni Enti locali ed Enti Gestori delle funzioni socio-assistenziali.
Sono, inoltre, partner di progetto associazioni regolarmente iscritte nella seconda sezione del registro nazionale delle associazioni ed enti che svolgono attività a favore degli immigrati (art. 52, comma 1, lett. b) del d.P.R. 394/99 “Regolamento di attuazione del Testo Unico Immigrazione”)
Aderiscono, inoltre al progetto, in qualità di sostenitori le Forze dell’ordine, Procure ordinarie e Procura minori, Comandi di polizia municipale, Questure, Prefetture, OO.SS, ecc…
Dalle conoscenze sul fenomeno, sul territorio piemontese si evidenzia predominante la tratta per sfruttamento sessuale di donne, minori, transessuali, mentre risulta molto scarsa l’emersione di tratta a scopo di sfruttamento lavorativo, per accattonaggio e delle economie illegali seppur da dati empirici risulta che tali tipologie siano presenti e diffuse.
La prostituzione di strada è sempre presente anche se un po' in diminuzione a favore di un significativo aumento della prostituzione indoor (night e appartamenti)
Attraverso il Progetto Persone vittime di tratta e di grave sfruttamento, attualmente alla quinta edizione, è stata costituita, e negli anni rinforzata, la rete regionale di soggetti pubblici e del privato sociale che hanno assunto la responsabilità della realizzazione del progetto, oltre che di Organizzazioni ed Enti che hanno espresso formalmente il sostegno al progetto regionale.
Le azioni progettuali - emersione, accoglienza e assistenza sanitaria-psicologica e legale - sono finalizzate a favorire l’uscita della vittima dalla condizione di schiavitù e a promuovere il suo inserimento socio-lavorativo attraverso la regolarizzazione della sua presenza sul territorio nazionale e la costruzione di un percorso di formazione linguistica, culturale e lavorativa volto a favorire l’acquisizione dell’autonomia economica e abitativa.
Nello specifico gli interventi di primo contatto sono attuati attraverso le Unità di strada. Si tratta di unità mobili gestite dalle Associazioni partner del progetto che intercettano le donne nei luoghi di prostituzione. I contatti sono ripetuti e costanti nel tempo. Gli/le operatori/trici cercano di favorire il dialogo offrendo alle vittime lo spazio per aprirsi e parlare di sé, della storia personale e all’esperienza vissuta e al contempo offrono informazioni sugli interventi a loro favore e sui possibili percorsi per uscire dallo stato di sfruttamento. Vengono altresì effettuati accompagnamenti presso servizi socio-sanitari, sportelli di consulenza legale e psicologica, ecc…Le UdS si configurano anche come occasione per rilevare dati sul fenomeno della prostituzione, implementando le conoscenze già acquisite.
Si attuano anche contatti telefonici allo scopo di raggiungere le persone che si prostituiscono in appartamento: gli/le operatori/trici, forniscono le informazioni sugli interventi a loro favore, offrono la possibilità di incontrarle e, al contempo, cercano di raccogliere informazioni sulela loro condizione e più in generale sul fenomeno indoor.
Vi sono, inoltre, Sportelli di accoglienza.
Successivamente alla fase di primo contatto, qualora la vittima intenda intraprendere il percorso di uscita dalla propria condizione, si avviano i programmi di assistenza ed integrazione sociale che contemplano: l’accoglienza residenziale presso apposite strutture, percorsi di sostegno non residenziale, accompagnamento nel percorso giudiziario qualora sia possibile per la vittima denunciare gli sfruttatori, l’assistenza sanitaria e psicologica, la consulenza legale per la regolarizzazione e richiesta del permesso di soggiorno, oltre che percorsi per l’alfabetizzazione, la formazione professionale, l’orientamento al lavoro, l’accesso a tirocini lavorativi e borse lavoro, accompagnamento al reperimento di opportunità per l’autonomia abitativa.
L’attività progettuale viene sistematicamente monitorata e valutata per verificarne l’efficacia degli interventi e raccogliere elementi di approfondimento sulla realtà del fenomeno.
Al fine di sensibilizzare il territorio e favorire maggior conoscenza del fenomeno sono stati istituiti Tavoli locali di confronto, organizzati per quadranti sui territori di Asti/Alessandria, Cuneo, Novara/ Biella/VCO/Vercelli e Torino, composti dai partner di progetto - Associazioni, Enti locali e Enti Gestori delle funzioni socio-assistenziali, e aperti ai diversi soggetti del territorio interessati alla tematica.
Il Settore Polizia locale e Politiche per la Sicurezza è in oltre particolarmente impegnato nel garantire un costante supporto all’attività di formazione, rivolta in particolare agli agenti di Polizia Locale del Piemonte, che per la natura stessa del loro mandato, sono spesso chiamati ad operare in prima persona ed affrontare problematiche tanto complesse quanto delicate, in continua evoluzione.
RIFERIMENTI DEI SOGGETTI PARTENER ED ATTUATORI DEL PROGETTO
Per maltrattamento all'infanzia si intendono tutte le forme di cattiva cura fisica e affettiva, di abusi sessuali, di trascuratezza o di trattamento trascurante, di sfruttamento commerciale o altre, che comportano un pregiudizio reale o potenziale per la salute del bambino, la sua sopravvivenza, il suo sviluppo o la sua dignità nel contesto di una relazione di responsabilità, di fiducia o di potere (OMS, 1999).
Il bambino che è vittima di violenze e di trascuratezze o che sta vivendo esperienze difficili in famiglia, è costretto a restare da solo con la propria pena, con le sue incertezze, con i suoi conflitti, solo con le proprie difficoltà emotive, senza nessuno con cui parlare, senza nessuno che si ponga come avvocato difensore, come testimone soccorrevole della sua sofferenza (A. Miller, 1987).
Si può affermare che le vittime di maltrattamento e abuso soffrono per non poter ricordare, per non poter ripetere attraverso il racconto l’accaduto, per non potere rielaborare l’accaduto ed i sentimenti da esso generati di fronte alla presenza empatica di un interlocutore.
Il maltrattamento ha un rapporto decisivo, ineliminabile con la vita emotiva, con il mondo dei sentimenti, è sempre un cattivo trattamento delle emozioni di un bambino.
Il trauma non è un singolo episodio isolato, è un disturbo prolungato della comunicazione e della relazione, che implica la circolazione di sentimenti. Il trauma non è semplicemente un evento che è capitato, è una relazione interpersonale traumatica, un’ interazione continuativa.
Le forme di maltrattamento e abuso hanno segni manifesti nei bambini e negli adolescenti, alcuni facilmente rilevabili, altri meno. È fondamentale che chi è in relazione con un minore abbia presente i modi con i quali il disaggio può essere fatto emergere.
Le forme di maltrattamento si possono raggruppare in:
Patologia delle cure: comprende l'incuria (omissione di cure nei confronti del bambino o gli insuccessi in importanti settori dell'allevamento), la discuria (cure distorte dalla percezione anacronistica del figlio o dall'immagine di un figlio diverso o ideale) e l'iper-cura
Maltrattamento fisico: è definito dalla presenza di un danno fisico dovuto ad aggressioni fisiche, maltrattamenti, punizioni corporali o gravi attentati all'integrità fisica e alla vita
Maltrattamento psicologico: si intende una relazione emotiva caratterizzata da ripetute e continue pressioni psicologiche, ricatti affettivi, indifferenza, rifiuto, denigrazione e svalutazioni che danneggiano o inibiscono lo sviluppo di competenze cognitive ed emotive fondamentali quali l'intelligenza, l'attenzione, la percezione, la memoria
Violenza assistita intrafamiliare: per cui si intendono: atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica compiuti su figure di riferimento o su altre figure – adulte o minori - affettivamente significative di cui il/la bambino/a può fare esperienza direttamente (quando la violenza avviene nel suo campo percettivo), indirettamente (quando il/la bambino/a è a conoscenza della violenza) e/o percependone gli effetti
Il contatto quotidiano con i minori da parte degli insegnanti offe loro un osservatorio privilegiato per l’osservazione della crescita e l’eventuale manifestarsi di fenomeni di disagio. Compito specifico dell’insegnante è di osservare e rilevare segnali che dovrebbero essere condivisi con soggetti competenti o muniti di autorità. In un contesto di lavoro di equipe con tali soggetti l’insegnante potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nelle fasi di prevenzione.
Come riconoscere la violenza assistita intrafamiliare e i maltrattamenti sui minori – Vademecum per gli Operatori Realizzato con il contributo della Regione Piemonte nell’ambito del Patto Locale “Alessandria Provincia Si*cura”