Source: http://jugendamt0.blogspot.it/p/il-libro-non-vi-lascero-soli.html
Timestamp: 2017-09-26 05:21:52+00:00
Document Index: 47106844

Matched Legal Cases: ['§2', 'art. 16', 'art.11', 'art.162', 'art.50', 'art.59', 'art.1626', 'art.1666', 'art.42', 'art.162623']

Lo Jugendamt tedesco: Il libro : Non vi lascerò soli
"Una vicenda familiare di separazione e affido di figli binazionali, dolorosa e complessa come mille altre vicende simili in tutta Europa è diventata, suo malgrado, il simbolo di una battaglia per l'affermazione del principio di uguaglianza tra genitori stranieri. Marinella Colombo ha pagato e sta ancora pagando un conto altissimo perché ''colpevole'' di aver svelato al mondo intero il sistema ''deutsch- legal'',certamente per riavere i suoi figli, ma anche per cambiare quel sistema e per restituire dignità ad un'Europa che sembra non comprendere le conseguenze di quell' intreccio di norme penali e provvedimenti amministrativi che costituiscono il sistema di (in)giustizia familiare tedesca e che discriminano sistematicamente il genitore straniero per mano dello Jugendamt, il terzo genitore, il giudice dietro le quinte che interviene in tutte le cause di separazione e affidamento di figli binazionali.” Sveva Levi
Sistema Germanico : Nelle coppie miste interviene lo Jugendamt e dà ragione ai tedeschi. Mandato Interpol : Accuse assurde la cui infondatezza poteva essere verificata subito.” Il Giornale 29.01.2012
Il libro, disponibile anche in formato ebook (http://www.amazon.com/Non-lascer%C3%B2-soli-giustizia-ebook/dp/B007CJU9X0/ref=tmm_kin_title_0/188-1466936-9253242) è stato recensito dalle testate più diverse.
Il Giornale : http://www.jugendamt-wesel.com/Il Giornale
In lotta per riavere i suoi figli
In un libro Marinella Colombo racconta la sua battaglia coraggiosa con la giustizia
“Avrei voluto che questo libro fosse un romanzo. Non lo è. E’ la mia storia. E’ quello che resta della mia vita. Ed è tutto vero”. Scrive così Marinella Colombo a pag. 199 del suo libro Non vi lascerò soli (Rizzoli) dedicato ai due figli, Leonardo e Niccolò, la sua vita, la sua forza, che una giustizia difficile da decifrare le ha sottratto. Da più di un anno è agli arresti domiciliari perché accusata di aver rapito i suoi bambini, non
può parlare con nessuno, il suo mondo è la sua casa dove ricorda, pensa e scrive, scrive un diario, una storia, la sua triste storia che negli ultimi quattro anni è diventata un inferno senza i suoi due ‘ometti’. Scrive della sua vita passata in Germania, dell’amore per il giovane tedesco che decide di sposare e seguire a Monaco perché così simile a lei, almeno in apparenza, dell’amore per Leonardo e Niccolò, ma soprattutto
della sua assurda vicenda giudiziaria. Non un dettaglio, non un respiro, non una parola dimentica Marinella Colombo di questa storia che la vede separarsi nel 2006 da suo marito e ottenere l’affidamento dei figli. Ben presto, però, lo Jugendamt – l’istituzione che in Germania "tutela" i minori – si insinua nella sua vita e in quella dei bambini e tutto comincia a cambiare. In peggio. Nel 2008, per non perdere il lavoro e impossibilitata a sopportare una situazione con l’ormai ex marito diventata insostenibile, si trasferisce a Milano e porta con sé i figli che il papà, però, può comunque vedere come stabilito dal tribunale. Malgrado gli accordi tra i due ex coniugi un mattino di maggio Niccolò e Leonardo vengono prelevati dalla loro scuola dai carabinieri e riportati a Monaco di Baviera. Al tempo stesso Marinella scopre che mesi prima era stato emesso un mandato si cattura internazionale per sottrazione di minori, quando, nella data indicata, i bimbi erano in vacanza con il padre. La situazione si fa surreale e drammatica perché rivela le pratiche anomale e discriminatorie dello Jugendamt nei confronti dei genitori non tedeschi stabilendo che i figli devono vivere con il genitore tedesco perché, prima che dei loro papà e delle loro mamme, sono figli della Germania. Marinella studia tanti casi e li racconta, racconta dei figli di quella che dovrebbe essere la nuova Europa, costretti invece a stare in Germania, malgrado le numerose cause pendenti presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Leonardo e Nicolò oggi sono in Germania, impossibilitati a vedere la loro mamma che manca tanto, vittime di una giustizia che non si interessa del benessere dei bambini che stanno perdendo la bellezza della loro infanzia.Il libro di Marinella Colombo non è il racconto di una delle tante diatribe tra coniugi separati ma un grido di allarme rivolto alla società, a un sistema giudiziario che non ha il coraggio di dire ‘basta’ alla regole imposte dalla Germania, una promessa, un aiuto per tutti quei genitori che come lei vivono e subiscono la stessa situazione.
Fonte: http://www.ilpattosociale.it/news/560/In-lotta-per-riavere-i-suoi-figli.html
Una madre colpevole di amare i propri figli.
Una madre colpevole di amare i propri figli sopra ogni altra cosa. Nella storia di Marinella Colombo niente è come ci si aspetterebbe. Una vicenda drammatica di una madre a cui hanno strappato i figli, Leonardo e Nicolò, e della sua lotta contro la giustizia tedesca e italiana per poterli riabbracciare. Oggi, a battaglia ancora in corso, tutto questo è diventato un libro con un titolo che non lascia spazio a fraintendimenti: 'Non vi lascerò soli. In lotta con la giustizia che mi ha tolto i figli'.
Marinella ha scritto il libro chiusa in casa, agli arresti domiciliari. A lei era anche vietata ogni tipo di comunicazione con l’esterno, ma questo non ha impedito di realizzare questo libro denuncia che riguarda il suo caso ma anche quello di centinaia di persone che come lei hanno divorziato da un tedesco e da quel momento hanno avuto a che fare con lo Jugendamt, l’istituzione che in Germania ufficialmente tutela i minori. E che più comunemente è chiamato il terzo genitore, quello che spesso ha più poteri di quelli naturali.
Marinella era stata arrestata su disposizione del procuratore aggiunto Pietro Forno e del pm Luca Gaglio, perché – secondo l’accusa – si preparava a fuggire in Libano con i figli. Il tribunale dei Minori di Milano ha deciso di rimpatriare i bambini «in base a una documentazione falsificata, si è basato su una traduzione
falsa», ha più volte detto la Colombo. Marinella non vede i figli da quasi due anni, ma le irregolarità non si fermano qui: la sua vicenda porta alla luce le pratiche anomale e discriminanti dello Jugendamt nei confronti dei coniugi stranieri di coppie miste. Il giudice tedesco scrive che ai bambini manca moltissimo la mamma, ma respinge ogni richiesta avanzata da Marinella per non essere cancellata dalla loro vita. Ma lei non si è arresa e continua a lottare contro tutto e contro tutti.
Fonte : http://www.tempi.it/mi-hanno-portato-via-leonardo-e-nicolo-e-litalia-non-fa-nulla#.UehujY3wl54
Bambini 'rubati' in Germania, "Tolti ai genitori separati perché stranieri"
ROMA - “Incredibile ma vero, il sistema tedesco sentenzia in segreto senza ascoltare le parti, non esita a falsificare le date e ad abusare delle convenzioni per togliere i bambini ai genitori non tedeschi. Come Confederazione italiana pediatri (Cipe) presenteremo un’interpellanza al ministero degli Esteri sperando che il ministro Bonino possa salvare questi bambini italiani strappati ai loro genitori non tedeschi”. Lo ha detto all’agenzia di stampa DIRE il presidente della Cipe, Giuseppe Gullotta, che ha raccontato anche sul sito pediatri.eu la storia di Marinella Colombo, una madre italiana che non vede i suoi due figli Leonardo e Nicolò, di 10 e 14 anni, da quando si è separata dal marito tedesco.
“Marinella non può parlare, ma scrive, ha scritto un libro ‘Non vi lascerò soli’, edito da Rizzoli, è in libreria dal 25 gennaio (ISBN 978-88-17-04968-9). E’ la testimonianza di quattro anni d’inferno, durante i quali le hanno preso tutto, i figli, il lavoro, i risparmi, il futuro. Un inferno- precisa il presidente della Cipe- in cui transitano sempre più genitori che hanno avuto un figlio con un tedesco o una tedesca: italiani, polacchi, francesi, spagnoli, americani. Per questo Marinella non si è mai fatta coinvolgere nella guerra delle madri contro i padri e viceversa. Questo calvario che la Germania impone ai genitori non-tedeschi non fa distinzione di sesso, colpisce le madri come i padri, è sufficiente non essere tedesco”.
Ma non si tratta di un caso isolato,Gullotta infatti ha raccontato anche di “due genitori italiani a cui è stata tolta la bambini che ho seguito fino all’età di 8 anni, fino a quando sono partiti per la Germania. Lo stato tedesco mette le mani sui bimbi, li toglie ai genitori e non li fa vedere. Parliamo di un padre e una madre che non vedono la loro figlia da oltre 13 mesi senza che lo Stato possa dimostrare un abuso su questa minore. Non ci sono documenti validi su una mancata custodia oppure problemi economici. La bambina- ha aggiunto Gullotta- ha tentato il suicidio e i genitori lo hanno saputo dall’avvocato, ho i brividi ogni volta che ne parlo”.
Si tratta di una “violenza che colpisce indistintamente tutti i non tedeschi, non solo i lavoratori più umili, ma anche persone laureate e specializzate. Si chiama Jugendamt ed ha suscitato l’interesse di molti media in passato, ma adesso per motivi economici non ne parla più nessuno- sottolinea il presidente della Cipe- dal momento che lo Stato tedesco è proprietario dell’Italia. So che se ne stanno occupando 15 europarlamentari di Stati europei, noi come Cipe cercheremo di fare intervenire deputati e presenteremo un’interpellanza al ministero degli Esteri. Spero che Emma Bonino si attivi, lei è una persona al di fuori delle parti e non ha paura dello Stato tedesco e della sua forza economica”.
Marinella “ha dedicato il suo libro ai suoi figli, ma ha voluto con esso dare una mano a tutti gli altri genitori nella sua situazione. Tutti i genitori non-tedeschi lasciati soli dalla proprie autorità a combattere con un sistema iniquo e xenofobo, un sistema che sentenzia in segreto, senza ascoltare le parti, che non esita a falsificare le date e ad abusare delle convenzioni. Un sistema che- si legge nel sito della Cipe- approfitta della sudditanza degli altri paesi, primo fra tutti l’Italia, per portare a termine la criminalizzazione degli stranieri iniziata dai tedeschi. ‘Non vi lascerò soli’ è un atto d’accusa e un grido disperato, ma soprattutto una promessa. Io mi chiedo e vi chiedo- ha concluso Gullotta- ma i pediatri possono o devono fare qualcosa?”. (http://www.pediatri.eu/libreria-news/news-del-giorno/item/64-il-sistema-tedesco-che-sentenzia-in-segreto-senza-ascoltare-le-parti-che-non-esita-a-falsificare-le-date-e-ad-abusare-delle-convenzioni-per-togliere-i-bambini-ai-genitori-non-tedeschi)
Su Youtube sono presenti molti video su questa vicenda:http://www.youtube.com/user/Jugendamt0?feature=csp-in-feed ehttp://www.youtube.com/watch?v=vpl3Tb0VT1M&amp;feature=youtu.be
fonte: http://www.dire.it/home/2658-bambini-rubati-germania-gullotta-cipe.dire
"A Leonardo e Niccolò, voi che siete la mia vita e la mia forza"
NON VI LASCERÒ SOLI, edito da Rizzoli, è in libreria dal 25 gennaio (ISBN 978-88-17-04968-9).
http://www.libreriauniversitaria.it/non-vi-lascero-soli-lotta/libro/9788817049689
Da ormai quasi un anno viene vietato a Marinella Colombo di parlare con chiunque. Marinella non può parlare, ma scrive, ha scritto un libro.
E’ la testimonianza di quattro anni d’inferno, durante i quali le hanno preso tutto, i figli, il lavoro, i risparmi, il futuro. Un inferno in cui transitano sempre più genitori che hanno avuto un figlio con un tedesco o una tedesca: polacchi, francesi, spagnoli, americani.
Per questo Marinella non si è mai fatta coinvolgere nella guerra delle madri contro i padri e viceversa.
Questo calvario che la Germania impone ai genitori non-tedeschi non fa distinzione di sesso, colpisce le madri come i padri, è sufficiente non essere tedesco.
Marinella ha dedicato il suo libro ai suoi figli, “ A Leonardo e Nicolò, voi che siete la mia vita e la mia forza “, ma ha voluto con esso dare una mano a tutti gli altri genitori nella sua situazione.
Tutti i genitori non-tedeschi lasciati soli dalla proprie autorità a combattere con un sistema iniquo e xenofobo, un sistema che sentenzia in segreto, senza ascoltare le parti, che non esita a falsificare le date e ad abusare delle convenzioni. Un sistema che approfitta della sudditanza degli altri paesi, primo fra tutti l’Italia, per portare a termine la criminalizzazione degli stranieri iniziata dai tedeschi. Non vi lascerò soli, è un atto d’accusa e un grido disperato, ma soprattutto una promessa.
Fonte: http://www.bambinicoraggiosi.com/?q=node/2631
Lun, 29/10/2012 - 13:53 — La Redazione
http://www.ilsitodimassacarrara.it/content/374-i-diritti-negati-dei-bambini-sottratti-e-scomparsi-italia-e-germania
Bambini sottratti, tante storie di dolore
CARRARA. Per Benedetta, Leonardo e Nicolò ''I diritti negati dei bambini sottratti e scomparsi in Italia e in Germania”, questo il titolo del convegno tenutosi presso la Sala di Rappresentanza del Comune, con la partecipazione dell’Assessore provinciale Sara Vatteroni e l’Associazione A.r.pa.
L’occasione, il compleanno di Benedetta, la nipotina di Claudia Bienaimé, consigliere comunale per dell’Idv.
Dopo le vacanze di Pasqua 2011 infatti la madre della bambina, si è resa irreperibile, portando con sé Benedetta, di appena 5 anni: da allora il padre e la zia non ne sanno più nulla, ma Claudia Bienaimé non si arrende: «Vorrei che dovunque si trovi, mia cognata sappia che amiamo Benedetta e vorremmo soltanto darle qualcosa in più di ciò che già ha e mai toglierle nulla».
Un accorato appello insomma per sottolineare quanto non sia intenzione della famiglia sottrarre alcun diritto alla madre, ma esclusivamente poter ridare alla piccola un po’ del loro amore.
E il momento era buono, per ricordare il numero esorbitante di diritti negati alle famiglie: la presentazione del libro di Marinella Colombo, “Non vi lascerò soli”, edito da Rizzoli infatti, descrive minuziosamente tutto ciò che a un genitore straniero è negato in Germania.
E quel che Colombo narra ha davvero dell’incredibile, svelando il sistema ''Jugendamt'', istituzione - ha affermato - «inventata da Himmler nel periodo nazista e tornato a controllare il diritto famigliare tedesco dopo l’unificazione della Germania».
Marinella Colombo, linguista e profonda conoscitrice della lingua tedesca, apre una finestra che - a suo avviso - da troppo tempo tutti gli Stati membri dell’Unione, hanno teso a nascondere in nome di accordi economici e finanziari con la Germania, «mentre questa nazione discrimina i genitori stranieri e si arricchisce attraverso i figli binazionali come Leonardo e Nicolò appunto, figli di Marinella e del suo ex marito, tedesco e adesso residente con loro a Monaco di Baviera».
E la denuncia di Marinella Colombo è nei confronti della Germania (il 12 dicembre ci sarà per questo un incontro al Tribunale di Strasburgo), ma anche nei confronti dello Stato italiano che, più di altri, lascerebbe i genitori italiani del tutto soli di fronte allo strapotere tedesco.
«La storia di Claudia - afferma inoltre Marinella Colombo - è lo specchio della mia: evidenzia ancora una volta quanto il nostro Stato non si attivi per far valere i diritti dei nostri figli».
Ma sulla conclusione l’incontro ha avuto anche attimi di tensione: presenti in sala buona parte delle assistenti sociali del Comune ed alcune madri che si sono viste sottrarre i figli per affidarli in struttura.
Fra loro anche la madre del bambino che venne allontanato dall’aula scolastica tramite l’intervento della polizia perché aveva impugnato un paio di forbici (l’episodio risale al febbraio del 2009, nell’occasione era stato anche spaccato un vetro): prelevato dalle forze dell’ordine al piccolo, adesso sedicenne, non fu permesso di rientrare a casa ma inserito direttamente in una struttura di una città del Centro Italia.
Afferma la mamma del bambino: «Sono tre anni che posso vedere mio figlio solo una volta ogni 15 giorni, per 3 ore tramite un colloquio protetto», afferma la madre, che aggiunge: «Alla domanda rivoltagli dal giudice mio figlio stesso ha risposto "non so perché mi abbiano portato qui" e, ad essere sincera non lo capisco neppure io».
Fonte: http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2012/10/31/news/bambini-sottratti-tante-storie-di-dolore-1.5954277
Il libro viene citato all'estero (benché ancora non siano disponibili traduzioni)
mercredi 4 avril 2012 - par Paul-Jean Loubier
Aujourd’hui, le Jugendamt continue son œuvre funeste. L’hystérisation raciale a disparu, mais le fond anthropologique xénophobe et autoritaire de la structure familiale allemande ancestrale, lafamille souche, ne s’est nullement modifié. Lorsqu’un couple binational se sépare et si le parent allemand reste en Allemagne, il obtient systématiquement la garde exclusive des enfants au terme d’une procédure de justice familiale toujours truquée, où le parent étranger n’a pas la moindre chance. Les services sociaux, incarnés par le Jugendamt, ont en fait tout pouvoir au tribunal. Ils sont partie à la procédure au même titre que les parents, et fournissent quantité de certificats et rapports d’enquête établis sans que le parent étranger en soit informé, attestant qu’il est dans l’intérêt de l’enfant de ne jamais quitter l’Allemagne. L’explication, scientifiquement délirante, est toujours la même : l’attachement de l’enfant à la mère si celle-ci est allemande, ou l’instabilité psychologique de la mère si elle est étangère. Tous les intervenants socio-judiciaires s’associent pour fournir de faux témoignages ; un avocat de l’enfant choisi par le tribunal aggrave encore le déséquilibre par des conclusions identiques. Le Jugendamt a tout pouvoir sur le juge, et peut immédiatement faire appel si ce dernier s’avise d’autoriser le parent étranger à quitter le territoire allemand avec son enfant. Les décisions ne sont d’ailleurs jamais signées par les juges. Si une décision étrangère donne raison au parent étranger, le parent allemand est encouragé par le Jugendamt à enlever l’enfant, et obtient ensuite facilement la garde exclusive. La police intervient pour poursuivre de tentative d’enlèvement d’enfant et déférer devant la justice pénale tout parent étranger qui s’approcherait de son enfant séquestré en Allemagne.
De telles pratiques paraissent inconcevables dans l’Europe d’aujourd’hui. Pourtant les milliers de parents non-allemands concernés ces quinze dernières années racontent tous exactement le même processus, avec les mêmes détails. La commission des pétitions du parlement européen, qui rassemble leurs témoignages, travaille sur ce phénomène depuis une dizaine d’années, mais elle n’a aucun pouvoir et les autorités européennes n’ont pas intérêt à voir son travail aboutir. Elle continue de recueillir des centaines de pétitions chaque années [4]. Sa dernière publication en date, disponible en ligne, est un rapport d’activité du 28.01.2009 qui résume assez précisément le phénomène dans sa forme actuelle [5]. Deux livres ont été publiés sur ce phénomène : « deux enfants derrière un mur » de Catherine Laylle (Ed Fixot), paru en 1996, et « Non vi lascerò soli », de Marinella Colombo, en italien, qui vient de paraître (Ed Rizzoli). Par ailleurs, les parlementaires français et européens questionnent régulièrement sur le sujet le gouvernement et la commission, respectivement, sans obtenir de réponse valable. En 2011, les députés et sénateurs français ont ainsi interpellé les ministres concernés pas moins de 15 fois.
[3] Wenner Eva : La tutelle de l'Office de la jeunesse sur l'enfant naturel en Allemagne : une institution en voie de disparition. In : Revue internationale de droit comparé. Vol. 50 N°1, Janvier-mars 1998. pp. 159-177 (http://www.persee.fr/web/revues/hom...)
[5] http://www.europarl.europa.eu/RegDa...
Fonte : http://mobile.agoravox.fr/actualites/europe/article/lebensborn-l-enlevement-d-enfants-113917
... e su WIKIPEDIA
Histoire du Jugendamt en Allemagne
L’apparition et la structure actuelle du jugendamt peut être rattachée à la structuration de la société par les valeurs familiales traditionnelles dites de la « famille souche », type anthropologique uniformément dominant dès le Moyen Âge dans les pays germaniques1: autorité, inégalité et intégration hiérarchique de l’individu dans la collectivité. Dans toutes les régions d’Europe où dominait ce type de structure familiale dans lequel l’homogénéité du corps social est une priorité fondamentale, se sont développées à partir de la deuxième moitié des préoccupations sociales. Elles se retrouvent logiquement en Allemagne dès les années 1880, avec l’apparition de la sécurité sociale.
La tradition ancestrale inégalitaire de l’héritage en indivision, qui confiait la ferme ou les biens familiaux au seul aîné de la fratrie, et rejetait en dehors des familles de très nombreux jeunes adultes (les cadets) interdits de mariage, avait fini par entraîner une fréquence considérable des naissances illégitimes, bien plus que dans la plupart des pays d’Europe2. Des associations de bienfaisance s’étaient donc spontanément créées dès la fin du XIXe siècle pour accueillir les filles-mères et leurs enfants.
Répondant à un certains nombres d’initiatives locales, souvent associatives, l’État central décida la création, par la loi sur la protection de la jeunesse (RJWG, Reichsjugendwohlfahrtsgesetz) du 7 juillet 1922, d’un office de la jeunesse, le « Jugendamt », administration publique sous contrôle municipal pour les villes d’une certaine importance. Par cette loi chaque Jugendamt était chargé d’assister la mère dans sa maternité, de trouver le père et s’exiger de lui le versement d’une pension, et enfin d’exercer une tutelle d’office sur les enfants en question. Le code civil allemand de 1900 ne conférait le statut de parent ni au père ni à la mère d’un enfant né hors mariage; cette mesure législative ne sera modifiée qu’à partir de 1969 pour la mère (loi du 19 août 1969 sur la condition juridique des enfants nés hors mariage)3, et en 1998 seulement pour le père.
Selon certains auteurs4, l’une des principales raisons d’être du Jugendamt à sa création a été l’objectif de l’État d’aider l'enfant naturel dans la quête de son père et de rapprocher sa situation de celle de l'enfant légitime. Le Jugendamt agissait dès lors comme un tuteur « ad hoc » c’est-à-dire porteur d’une mission spécifique) qui se charge d'établir sa filiation paternelle et de faire valoir ses droits auprès de son père, prérogatives dont est privée la mère. L'autorité publique insistait également sur l'importance de trouver un père à l'enfant né d'une femme seule. Partant de l'argument que le géniteur a l'obligation de nourrir l'enfant, l'État y voyait une possibilité de limiter ses charges sociales. L'enfant qui avait un père « alimentaire » (Zahlvater) n'était pas à la charge de l'assistance publique.
Le jugendamt sous le nazisme
Déjà important lors de sa création, l’interventionnisme du jugendamt dans la vie privée des citoyens s’accrut considérablement durant les années 1930 sous l’impulsion de l’État national-socialiste. Les missions de contrôle éducatif du jugendamt furent renforcées, les familles étant fortement incitées à relancer la natalité du pays et à confier leurs enfants dès le pus jeune âge à des organisations politiques : les jeunesses hitlériennes (Hitlerjugend, HJ) pour les garçons, et la fédération des jeunes filles allemandes (Bund des deutschen Mädel, BDM).
Le recrutement et la sélection des futures mères pour les Lebensborn constitua jusqu’à l’effondrement du Reich un constant sujet de préoccupation pour Himmler. Les volontaires étaient nombreuses, et la sélection physique sévère, sur la base de critères anthropométriques notamment. Les foyers se multiplièrent dès 1936, équipés de médecins, de sage-femmes et d’infirmières : Steinhöring en Bavière, Wernigerode dans le Harz, Klosterheide dans le Mark, Bad-Polzin en Poméranie. D’emblée, de strictes consignes de secret furent ordonnées par Himmler, en raison de la méfiance des populations avoisinantes. La mère après la naissance pouvait repartir avec l’enfant, ou le confier à l’État pour qu’il devienne un « SS-Kind »5.
L’hystérisation du besoin d’enfant allant croissant à l’approche de la guerre, le programme Lebensborn développa un volet spécifique de rapt d’enfants à l’étranger, encore plus secret, qui commença à fonctionner à plein régime à partir de 1940, surtout depuis la Pologne. Les enfants les plus blonds et les plus conformes à l’anthropométrie nazie étaient repérés et enlevés dans les rues par les « sœurs brunes », des religieuses infirmières spécialement formées pour repérer les enfants racialement compatibles. Parfois elles se rendaient directement chez les parents, accompagnés de détachements SS. Les enfants demeuraient quelque temps dans un foyer localement, puis étaient transférés en Allemagne ou en Autriche sous la responsabilité du Jugendamt, souvent pour y être adoptés, ou sinon placés en foyer. Des pièces d’identité allemandes leur étaient établies par un détachement spécifique du Lebensborn. Parmi les 200 000 à 300 000 enfants ainsi volés, la plus grande partie, surtout les plus jeunes qui avaient perdu rapidement l’usage de leur langue maternelle, ne furent jamais retrouvés après la guerre. Les principaux responsables SS du programme Lebensborn, son directeur Max Sollmann et le médecin Gregor Ebner, ne furent pas inquiétés après la guerre, et restèrent en Allemagne. Ils étaient encore en vie dans les années 19706.
Le jugendamt depuis 1945
Après 1945, les missions du jugendamt furent particulièrement tournées vers la prise en charge des nombreux enfants orphelins d’un ou de deux parents. Durant l’occupation alliée, à partir de 1947, le jugendamt fut subordonné au ministère de l’intérieur, avant de retourner en 1953 (pour la partie désormais occidentale de l’Allemagne) sous administration locale, à la charge des Kreise et des communes7. La loi sur la protection de l’enfance de 1922 (RJWG) fut réinstaurée ; en 1961 elle fut renommée JWG (Jugendwohlfahrtsgesetz) et modifiée, plaçant au centre du dispositif social le droit de tout mineur à des « prestations » (Leistungen) d’aide éducatives et sociales, ainsi que le poids du secteur privé associatif dans la fourniture de ces prestations. Cette loi fut entièrement refondue en 1990 et remplacée par la loi actuelle sur l’aide à l’enfance et la jeunesse (Kinder- und Jugendhilfegesetz ou KJHG), entrée en vigueur le 1er janvier 1991 dans l’ensemble des Länder de l’Allemagne réunifiée.
Structure et fonctionnement en Allemagne
Le Jugendamt, comme la grande majorité des administrations en Allemagne, est organisé de manière décentralisée. Les aspects législatifs de l’aide sociale et à la jeunesse sont imprimées par des lois fédérales, mais leur mise en œuvre est du ressort des Länder, lesquels en délèguent l’application, selon le principe de subsidiarité, au plus petit échelon administratif sans véritable chaîne hiérarchique dans les échelons supérieurs 8.
Les communes (Gemeinde) non liées à un autre échelon administratif ont des attributions administratives limitées. L'article 28 §2 de la Loi fondamentale allemande leur garantit cependant le droit de gérer, sous leur propre responsabilité et dans les limites fixées par la loi, les affaires de la communauté locale. En pratique, outre quelques actions en matière de commerce, d’implantation d’entreprises et de culture, leur principale marge d’autonomie concerne l’action sociale et la jeunesse, par l’intermédiaire du Jugendamt. Ce phénomène s’explique, pour certains auteurs 9, par le caractère beaucoup plus communautaire qu’administratif de la Gemeinde en Allemagne, incarnation auto-administrée de l’intérêt général citoyen de proximité, disposant d’un parlement autonome élu au suffrage universel.
La loi de 1991 impose la création d’un Jugendamt à tout échelon territorial regroupant 100 000 à 130 000 habitants, ce qui correspond en général à un Kreis ou à un Stadtkreis 10. Toutefois certaines communes de plus de 20 000 habitants en Rhénanie du Nord et Westphalie possèdent leur propre jugendamt. Il existe actuellement environ 600 Jugendämter locaux (de Kreis ou de commune) en Allemagne, et quelques uns aux niveaux des Länder.
Elles sont définies11 par le livre VIII du code social (« code social VIII », ou SGB VIII en allemand), relatif à l'aide à l'enfance et à la jeunesse, et pour ce qui concerne la collaboration avec les tribunaux, par le code civil qui fixe les mesures de protection des enfants lorsque que les parents ne veulent pas ou ne sont pas en mesure d'en assurer le bien-être. Le droit procédural en matière familiale, et les missions du Jugendamt, ont fait l’objet d’une refonte avec la Loi relative à la procédure en matière familiale et gracieuse (FamFG, Gesetz über das Verfahren in Familiensachen und in den Angelegenheiten der freiwilligen Gerichtsbarkeit), entrée en vigueur au 1er septembre 2009 et étendant la compétence des tribunaux de la famille à tous les objets liés en pratique aux liens sociaux créés par le mariage et la famille12. Le jugendamt dispose d’une importante marge d’autonomie pour saisir d’office le tribunal lorsqu’il estime un mineur en danger11, éventuellement à la demande d’un mineur sans l’accord de ses parents.
1) pour décider et mettre en œuvre, en associant les enfants au processus décisionnel, toutes les mesures de protection des mineurs prévues par le code social, dès lors que les parents ne s'y opposent pas et sont en mesure de les appliquer ou de s'y conformer : - soutien à l’éducation et à la famille (art. 16 à 21 du livre VIII du code social), - soutien à l’emploi des jeunes (art.11 à 14 du livre VIII du code social), - prestations destinées aux enfants dans les établissements de jour, - aide éducative apportée aux parents en difficultés ;
2) de manière obligatoire dans toute procédure judiciaire en matière familiale, notamment sur l’autorité parentale, la fixation de la résidence d’un enfant chez un parent, le droit de visite d’un parent (art.162 de la loi de procédure en matière familiale et gracieuse, FamFG) : le Jugendamt est obligatoirement partie à toute procédure en matière familiale comme « parent d’Etat » à côté des parents physiques, disposant à ce titre d’un droit de recours contre toute décision ; le tribunal n’a donc pas la possibilité de statuer sans avoir consulté les agents du Jugendamt, ni les avoir convoqués obligatoirement à toute audience orale ;
3) dans toutes les autres matières civiles impliquant un mineur, notamment les tutelles (articles 55 du code social VIII, 1751 et 1791 du code civil) et adoptions (art.50 du code social VIII), l’autorité parentale pouvant être confiée au Jugendamt lorsqu’elle est retirée aux parents physiques ;
4) de manière obligatoire dans toute procédure judiciaire pénale impliquant un mineur, en tant que conseiller du juge (article 38 de la loi sur l’assistance aux tribunaux des mineurs, « Jugendgerichtsgesetz » ou JGG)
5) comme intermédiaire (« Beistand ») d’après l’article 1713 du code civil :
- dans les déclarations sur l’état des personnes (art.59 du code social VIII) : les reconnaissances de paternité et les déclarations de partage d’autorité parentale pour les enfants nés hors mariage se font devant un agent du Jugendamt agissant comme officier d’état-civil (pour ces enfants, seule la mère possède par défaut l’autorité parentale en Allemagne, art.1626a du code civil) ;
- pour le recouvrement des pensions alimentaires auprès du parent débiteur, le Jugendamt intervenant d’office ou à la demande du parent créancier comme intermédiaire ;
6) dans le placement d’enfants contre la volonté des parents (art.1666 du code civil, art.42 du code social VIII) : le Jugendamt dispose de pouvoirs très étendus de retrait d’office d’enfants à leur famille, si besoin par la force avec assistance policière, en cas de menace réelle ou supposée. Une loi de 2008 a encore élargi ces pouvoirs, en autorisant le recours du Jugendamt au placement « préventif » (sans accord de l’autorité judiciaire) de l’enfant sur simple dénonciation contre les parents13.
Structure et fonctionnement au niveau local (Kreis et/ou commune)
- pour trois cinquièmes de membres de l'assemblée de l'arrondissement ainsi que de personnes choisies par cette assemblée en raison de leur compétence particulière en matière de protection de l'enfance ;
- pour deux cinquièmes de personnes choisies par l'assemblée de l'arrondissement parmi celles présentées par les associations reconnues qui s'occupent de la protection de l'enfance.
Structure et fonctionnement des jugendämter de Land
Délégation du travail social au secteur privé associatif
À côté de l’administration territoriale de proximité (communes et Kreis), les mouvements associatifs et religieux constituent historiquement un des supports essentiels de la solidarité envers les enfants et la jeunesse. En vertu du principe de subsidiarité, l’action publique doit céder le pas à l’action privée, dans le domaine social comme dans d’autres14. Ces associations puissantes, traitant d’égal à égal avec les pouvoirs publics et regroupant une part importante des salariés et des financements du secteur social, caractérisent selon E.Archambault15 le « modèle rhénan » que l’on retrouve aussi en Autriche, Belgique, Pays-Bas, Suisse.
Ces associations en Allemagne sont dites « freie Träger » (responsables privés) de l’aide sociale, agissant aux côté des pouvoirs publics (Jugendamt) dits « öffentliche Träger » (responsables publics). Six associations accaparent l’essentiel de cette aide privée : trois sont confessionnelles, Caritas pour les catholiques, plutôt au sud du pays, l’Œuvre Diaconale (Diakonisches Werk) de l’église évangélique, plutôt au nord, et l’organisme central des Œuvres Juives d’Allemagne ; l’une est d’origine syndicale, l’Œuvre des Travailleurs ; les deux dernières sont neutres, l’Association paritaire des œuvres sociales et la Croix Rouge16.
Le financement des actions sur le terrain s’effectue par les communes, qui remboursent aux associations et fondations privées déclarées (« eingetragener Verein » abrégé en « e.V. ») ayant passé convention la part la plus importante (environ 85%) des dépenses d’aide et de protection de la jeunesse14. Parallèlement, ces puissantes associations et fondations ont recours pour partie à l’auto-financement par les cotisations ou dons déductibles des impôts, notamment le denier du culte (reconnu par la Loi Fondamentale fédérale) pour les organismes confessionnels. Certains exercent une influence considérable dans le domaine de l’enfance et de la jeunesse, comme la fondation catholique Caritas qui gère pour le seul diocèse de Fribourg 24 internats d’enfants et plus de 1000 travailleurs sociaux17.
Critiques contre le Jugendamt allemand
Nature des critiques
Peu d’institutions publiques en Europe font l’objet de critiques aussi récurrentes que le Jugendamt allemand, aussi bien en Allemagne qu’à l’étranger. Nombre de ces critiques ne visent pas seulement le Jugendamt, mais l'ensemble du système allemand législatif, juridique et social de protection de l'enfance dans lequel il intervient, système qu'elles dénoncent comme étant l'un des plus autoritaires, intrusifs et inégalitaires au monde. Sont stigmatisés en particulier 18,19:
- la présence obligatoire du Jugendamt dans toutes les procédures judiciaires concernant un enfant, et son statut de juge et partie: le Jugendamt est partie obligatoire (imposée par la loi) à la procédure, sorte de "parent d'Etat" siégeant devant le juge entre le père et la mère, et en même temps "juge de fait" par son rôle de conseiller obligatoire du juge qui lui confie systématiquement la responsabilité exclusive de l'enquête sociale sur laquelle la décision finale va s'appuyer;
- les pouvoirs excessifs donnés aux agents du Jugendamt dans ces procédures, leur manque de formation, leur culture de l'abus de pouvoir, l'absence complète de contrôle administratif sur leurs pratiques, et l'impossibilité de tout recours contre leurs décisions par les usagers qui s'estiment lésés;
- l'incompatibilité de ce rôle judiciaire du Jugendamt avec une procédure équitable, en raison du caractère quasi-systématique de favoritisme par le Jugendamt d'un parent (la mère20; le parent allemand en cas de couple binational) au détriment de l'autre;
- le nombre exorbitant de placements forcés d'enfants avec déchéance de l'autorité parentale en Allemagne: de source officelle, 12700 cas pour l'année 2011 dont 9600 cas de transfert de l'autorité parentale au Jugendamt21, soit 50 fois plus qu'en France où moins de 200 enfants sont concernés chaque année22;
- la discrimination par la loi allemande des enfants nés hors mariage par rapport aux enfants "légitimes" (articles 1616 à 1698 du code civil allemand23), et la discrimination des pères d'enfants nés hors mariage par l'interdiction d'exercer l'autorité parentale d'office (art.162623).
Pour MJ Leonard, auteur du « Schwarzbuch Jugendamt » (livre noir du Jugendamt), le jugendamt a commencé à perdre la confiance de la population allemande au début des années 1990, pour plusieurs raisons. Tout d’abord, l’institution a considérablement accentué ses interventions de placement d’enfants contre la volonté des parents dans le contexte économique et social difficile de la réunification, craignant un regain de maltraitance infantile dans les familles pauvres et « suspectes » de l’Est. L’affaire Marc Dutroux aurait également, comme ce fut le cas en France avec la circulaire Royal de 1997, fortement encouragé en Allemagne les dénonciations de pédophilie, et semé un climat de paranoïa au sein des services sociaux. L’affaire de Worms (Wormser Prozesse), dans laquelle 25 personnes entre 1993 et 1997 furent accusées de pédophilie et emprisonnées avant d’être toutes acquittées, réalisa un séisme judiciaire comparable à l’affaire d’Outreau en France. Le jugendamt acquit alors le surnom d’« institution du kidnapping » (Kinderklau Behörde)24.
À cela s’ajoute l’évolution progressive de la société allemande durant les années 1990, comme ailleurs, vers une conception plus égalitaire des rôles parentaux dans l’éducation des enfants. Des mouvements de pères demandant le renforcement de leurs droits à élever leurs enfants sont apparus. La tradition allemande beaucoup plus marquée qu’ailleurs d’exclusivité maternelle dans l’éducation des enfants25, et l’avis obligatoire, dans les procédures de garde d’enfants, du jugendamt très imprégné de cette tradition maternaliste, ont fortement décrédibilisé le jugendamt auprès de ces très nombreux pères privés de lien avec leurs enfants, ce que l’hebdomadaire Der Spiegel a appelé « la société sans père » dans un édition spéciale de novembre 199726. La Cour européenne des Droits de l'Homme a condamné l'Allemagne plus de 10 fois depuis 2000 pour cette raison, sans aucun résultat sur les pratiques législatives ni judiciaires: affaires Elsholz (2000), Kutzner (2002), Sommerfeld, Sahin, Niederböster (2003), Haase (2004), Görgülü (2005), Skugor (2007), Zaunegger, Döring, Ayano (2010), Tsikakis, Schneider (2011)27.
A l’étranger, la dénonciation de l’autoritarisme du jugendamt et des juridictions allemandes de la famille a fait irruption au milieu des années 1990, à l’initiative de plusieurs centaines de pères français et américains, dont nombre de militaires stationnés en Allemagne, mariés sur place et interdits par les autorités allemandes de tout contact avec leurs enfants. Des parlementaires avaient attiré l’attention sur ce phénomène28; des discussions entre gouvernements avaient eu lieu. Plusieurs affaires firent grand bruit 29: celle Cosette Lancelin après l'enlèvement spectaculaire des enfants par le père allemand ; celle de Maurice Elfeke, Français emprisonné arbitrairement en Allemagne ; et celle de Catherine Laylle, Franco-Anglaise interdite depuis 1994 de tout contact avec ses deux garçons que leur père allemand avait enlevé illégalement mais avec le soutien des juridictions allemandes. Elle avait décrit dans un livre publié en 199630 le piège infernal tissé par l’État allemand pour séquestrer ses enfants : procédures urgentes et secrètes des tribunaux, manipulation des enfants pour qu’ils témoignent contre le parent étranger, fausses expertises psychologiques, procès truqués, protection policière des enfants contre le parent étranger… C.Laylle, remariée en 1997 avec l’ambassadeur britannique à Washington, a obtenu le soutien du président américain Clinton, mais à part une brève rencontre en 2004 avec ses enfants, elle ne les a jamais revus31.
Dans les années qui suivirent, alors que de tels cas se multipliaient, et malgré les prises de parole alarmistes de nombreux parlementaires dont le député Pierre Cardo32, les partenaires économiques de l’Allemagne se contentèrent de nommer une commission paritaire, en 1999. Privée de moyens, elle fut dissoute après quelques années33. Une législation européenne a ensuite été établie sur la compétence des tribunaux de la famille et la reconnaissance des décisions judiciaires : le règlement « Bruxelles II » en 2001, remplacé en 2005 par le règlement CE 2201/2003 dit Bruxelles II bis34.
Au début des années 2000 s’est constitué le CEED (conseil européen des enfants du divorce), collectif de parents européens séparés d’un conjoint allemand et se plaignant d'être interdits par les administrations allemandes (Jugendamt, tribunaux, ministère de la justice) de tout contact avec leurs enfants retenus en Allemagne. Olivier Karrer, père Franco-allemand dans cette situation, anime ce collectif depuis 2001. Sur le site internet du CEED35, il dénonce les méthodes du Jugendamt et des tribunaux allemands chargé de la famille, dont l’unique objectif selon lui est de séquestrer les enfants sur le territoire allemand et d’éliminer les parents étrangers, non sans les obliger à verser de lourdes pensions alimentaires. Un avocat français exerçant à Berlin et spécialisé dans le droit de la famille a apporté son expertise au CEED en 2006, expliquant les procédures de droit allemand permettant l’exclusion totale et définitive des parents étrangers dans de nombreuses situations36. Le CEED se revendique d'un caractère international sur son site internet rédigé en plusieurs langues. Bien que le statut d'association française de loi 1901 (datant de 2001) y figure, il n'est pas fait mention depuis plusieurs années d'un fonctionnement associatif régulier de type rapport moral ou assemblée générale. Le CEED paraît davantage fonctionner comme un réseau informel transfrontalier, essentiellement animé par des Français. Malgré l'incarcération d'O.Karrer depuis l'été 2012, le site internet reste actif.
Parmi les proches ou sympathisants du CEED, l'histoire la plus médiatisée est celle de Marinella Colombo, une linguiste italienne mariée à un Allemand dont elle a eu deux fils au début des années 2000. Après son divorce et ayant trouvé un emploi à Milan, elle a cherché à s'y installer avec les enfants mais ceux-ci lui ont été retirés par le Jugendamt. Au terme de plusieurs tentatives pour les revoir, elle a fait l’objet d’un mandat d’arrêt européen émis par l'Allemagne, et a été arrêtée en Italie selon une procédure qu’elle dit truquée : le mandat d’arrêt allemand aurait été émis avec une date falsifiée avant qu’elle ne quitte l’Allemagne, et son départ avec ses enfants aurait été légal puisqu’elle détenait la garde parentale37. M.Colombo a finalement été condamnée pour enlèvement d'enfant par un tribunal italien et assignée à résidence durant plus d'un an, jusqu'en avril 2012. Son histoire a été très fortement médiatisée en Italie, notamment à la télévision et en conférences de presse avec des élus, puis racontée dans un livre autobiographique paru en 2012, "Non vi lascerò soli" ("Je ne vous laisserai pas seuls", Ed.Rizzoli38).
À côté des Français et des Italiens, un troisième grand pôle associatif de parents s'est constitué en Pologne contre le Jugendamt, principalement depuis 2006. À cette époque, plusieurs parents Polonais séparés d'un conjoint allemand ont déposé des plaintes (n°0038/200639, 0712/2006, 0713/2006, 0848/2006, 0849/200640, 1008/200641) contre le Jugendamt auprès de la commission des pétitions du Parlement Européen, relayés par des eurodéputés de leur pays (voir paragraphe suivant). Leurs doléances concernaient surtout l'interdiction de parler polonais avec leurs enfants lors des visites surveillées par le Jugendamt. Certains de ces parents ont alors créé à Berlin une association (http://dyskryminacja-berlin.de/), actuellement toujours active et présidée par Marcin Gall (par ailleurs candidat - non élu - aux élections législatives polonaises de 2011).
En juillet 2012, un mandat d’arrêt européen a été lancé par l’Allemagne contre plusieurs proches du CEED dont Olivier Karrer42 pour enlèvement d’enfant et association de malfaiteurs, ainsi que l'Allemande Silvia Kalina. Plusieurs parlementaires français ont dénoncé le caractère abusif de cette procédure et mis en doute l’authenticité des preuves43,44. Olivier Karrer, visé par un double mandat d'arrêt allemand et italien, a été emprisonné plusieurs mois en France avant d'être extradé vers l’Italie fin octobre 201245. Le 5 juin 2013, le tribunal de Milan a condamné Silvia Kalina à deux ans d'emprisonnement, et Olivier Karrer à quatre ans, pour associations de malfaiteurs et soustraction de mineur 46.
Début octobre 2012 un autre Français sympathisant du CEED, sans contact avec ses deux enfants retenus depuis plusieurs années en Allemagne, a fait l’objet d’un mandat d’arrêt européen émis également par l’Allemagne en raison d’arriérés de pension alimentaire de quelques milliers d’euros. La Cour de Cassation a validé la procédure fin novembre 2012 malgré plusieurs semaines de grève de la faim de l’intéressé et des soutiens politiques dénonçant le caractère disproportionné de la mesure pénale 47,48.
Fin janvier 2013, un troisième Français du CEED, proche des deux précédents, a été incarcéré par les autorités françaises lui aussi sur mandat d'arrêt européen pour tentative d'enlèvement de son enfant en 2010. La sénatrice J.Garriaud-Maylam a publiquement dénoncé, dans une lettre au garde des sceaux49, le caractère doublement illégal du mandat d'arrêt: non seulement une décision judiciaire française reconnue par l'Allemagne avait déjà attribué la résidence de l'enfant franco-allemand au père français au moment des faits (l'enlèvement est donc légalement impossible), mais les faits en question ont déjà été jugés en Allemagne.
Le règlement dit « Bruxelles II bis » n’a pas fait disparaître les critiques contre le système socio-judiciaire allemand : saisi de centaines de plaintes identiques portant uniquement sur l’Allemagne, de la part de parents français, polonais ou italiens notamment, la commission des pétitions du Parlement européen a établi un groupe de travail permanent sur le Jugendamt en 2006. En mars 2007, ce groupe s’est rendu en Allemagne à des fins d’enquête, et mentionne dans ses conclusions que « le problème de la discrimination ferait suite aux mesures prises par les services allemands de protection de la jeunesse (Jugendämter) qui rendent difficile, voire impossible, tout contact du conjoint non allemand avec son enfant. En particulier, les pétitionnaires critiquent le fait que, lorsqu’ils rencontrent leurs enfants, les surveillants du Jugendamt contrôlent si le parent parle à son enfant en allemand, et si l’enfant ou le parent parle dans une langue que le surveillant ne comprend pas (par exemple en polonais), ils interrompent la conversation. Par ailleurs, les responsables officiels menaceraient d’interdire aux parents non allemands tout contact avec leur enfant s’ils n’obéissent pas à leurs ordres. »50,
En octobre 2007, un symposium international sous l’égide de la présidente de la commission internationale des ONG du Conseil de l’Europe, et consacré aux violations de la Convention Européenne des Droits de l’Homme a débouché sur la publication de la Déclaration de Bamberg. Ce texte reprend en détail les violations concernées, et formule aux instances décisionnaires européennes un certain nombre de recommandations51.
En octobre 2008, le député européen Polonais Boguslaw Rogalski a présenté au Parlement Européen une déclaration écrite considérant « l'avis de la Commission mettant en lumière des pratiques discriminatoires appliquées par les services sociaux allemands d'aide à la jeunesse, ou "Jugendamt" » et « les quelque 250 plaintes introduites auprès de la commission des pétitions contre le "Jugendamt" ». Il déclarait que « l'éducation selon les principes du "Jugendamt" conduit à la xénophobie, à l'intolérance et la discrimination ethnique et raciale »52.
Au même moment, dans son rapport d’activité de 2007 publié le 10 septembre 2008, la commission des pétitions du parlement européen constatait (page 17)53: « Une autre question liée à celle des droits des citoyens, tels que reconnus par la Charte, a été soulevée par un très grand nombre de personnes qui affirment que l'agence chargée de la protection de l'enfance en Allemagne – le Jugendamt – prend en fait des décisions beaucoup trop arbitraires et discriminatoires, très souvent au détriment de l'enfant, à la suite de la séparation ou du divorce des parents de nationalités différentes – le parent de nationalité allemande obtenant une décision à son avantage, et l'autre, ressortissant d'un autre pays, tel que la Pologne, la France, la Belgique, apparaissant dans une position de victime ».
Devant l’afflux continu de pétitions sur le même sujet, la commission des pétitions a édité un nouveau rapport quelques mois après (janvier 2009) 54, mentionnant que « dans certains cas extrêmes, l’entêtement d’un parent non allemand finit par le priver de ses droits parentaux. Ce type de procédure «inhumaine» foule aux pieds les droits des parents et des enfants. […] Plusieurs parents pétitionnaires affirment que le Jugendamt leur a retiré leurs enfants sans avertissement préalable au motif d’une incapacité physique ou mentale empêchant les intéressés d’assurer leur éducation. Au lieu de se baser sur des faits, les autorités fondent fréquemment leurs décisions sur des avis et des préjugés subjectifs. […] Toute résistance aux fonctionnaires de cette institution allemande est inutile, voire dangereuse. […] Ces derniers menacent en permanence les parents de manière détournée via le retrait des droits de visite ou de garde parentale et qu’ils ont le pouvoir de mettre ces menaces à exécution avec ou sans décision du tribunal. »
Peu après, en avril 2009, la commission des pétitions rappelle ces discriminations dans son rapport annuel d’activité de 2008 (page 17) 55. Une session de travail de plusieurs heures a également été consacrée à ce sujet en octobre 201056 ; y sont intervenu deux pétitionnaires italiens victimes du Jugendamt, Massimo Moltoni et Marinella Colombo, plusieurs députés européens ainsi que la commissaire européenne Viviane Reding.
Devant l’afflux continu de pétitions de parents européens d’enfants séquestrés en Allemagne, dénonçant les violations graves du droit par les autorités allemandes, la commission des pétitions a repris ses travaux sur ce sujet en mai 2011. Une enquête en Allemagne a été organisée en novembre 2011 par plusieurs députés membres de la commission des pétitions. Une dépêche française de l’AFP du 18 janvier 2012, largement reprise par les grands médias français, résume leurs conclusions : « le Parlement européen est saisi de plus de 120 pétitions dénonçant les procédures allemandes en matière de divorce et de garde d'enfants, notamment lorsqu'elles impliquent un parent étranger. "Le nombre de sollicitations que nous recevons sur ce thème est faramineux. Il y a un problème structurel en Allemagne", estime l'eurodéputé français conservateur Philippe Boulland »57. La commission des pétitions a publié le 13.09.2012 un document de travail en lien avec cette mission d’étude58, formulant un certain nombre de recommandations. L'eurodéputé Philippe Boulland a dénoncé officiellement l'obstruction du personnel politique et parlementaire allemand lors de la rédaction du document de travail59.
Le 12 décembre 2012, les eurodéputés italiens Erminia Mazzoni (présidente de la commission des pétitions), Cristiana Muscardini et Niccolo Rinaldi ont organisé à Strasbourg un colloque60consacré aux techniques du Jugendamt allemand pour "dépasser et abuser des règlements européens et des conventions et surtout d'utiliser le droit pénal (allemand) dans les affaires civiles de divorce dans lesquelles sont impliqués des enfants binationaux, la criminalisation conséquente du parent étranger, les discriminations impliquées et associées"61. À cette occasion, la députée C.Muscardini s'est émue de l'obstruction effectuée par le président (allemand) du parlement européen en personne contre l'organisation de cette réunion62.
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↑ http://www.hincker-associes.com/en/newsroom/9-actualites-du-cabinet-hincker-et-associes/221-colloque-qles-droits-des-enfants-binationaux-et-le-jugendamt [archive]
↑ http://www.youtube.com/watch?v=Dd0a7aac1g4 [archive]
Fonte: http://fr.wikipedia.org/wiki/Jugendamt
Il libro è stato e viene tutt'ora presentato in molte città italiane.
MERATE: Marinella Colombo presenta il suo libro 'contro' l'ente che le ha sottratto i figli
Una vicenda che sembrerebbe avere del surreale quella presentata nella dalla dottoressa Marinella Colombo, madre di due figli che non vede da un anno e mezzo e autrice del libro "Non vi lascerò soli" che si prefigge lo scopo di non abbandonare altri genitori che si trovino in circostanze come la sua.
Il problema, secondo la donna, è infatti la disinformazione riguardo quelle che sono le conseguenze per chiunque abbia un coniuge tedesco o per chi porta il proprio figlio in Germania un periodo più lungo di sei mesi.
Nella nazione della Merkel, così come in Austria e nella Svizzera tedesca, sussiste lo Jugendamt (tradotto "amministrazione della gioventù"), agenzia statale completamente indipendente istituita da Hitler nel 1939, che si occupa (almeno attenendosi alla definizione) di tutela dei minori garantendo quello che dovrebbe essere il kindeswohl ("bene del bambino"). Lo Jugendamt è una vera e propria realtà che la costituzione prevede autonoma e con pieni poteri, che interviene in ogni caso in cui un minore sia a "rischio" di abbandonare la Germania.
Nel corso quindi di una separazione, tale ente entra in gioco, in qualità di vero e proprio terzo genitore, "imponendo la sua decisione alla coppia e ai giudici stessi, che si devono obbligatoriamente trovare in accordo con quanto stabilito dallo Jugendamt". I minori nati in Germania, o con un vissuto di sei mesi su suolo tedesco, non possono più abbandonarlo, intrappolati in quello che Marinella definisce ironicamente "il nuovo muro, non più a Berlino ma lungo i confini. Il coniuge straniero viene allontanato dai figli per mezzo di una decisione presa univocamente dai giudici tedeschi, con moventi molto vaghi e soprattutto non provati che possono spaziare dal maltrattamento al sequestro di minori, all'intenzione di rapimento, e perde concretamente ogni potere e ogni diritto su di essi, persino quello di visita". Il suo unico compito rimane quello di sostenerli economicamente a distanza, facendo confluire soldi nelle casse tedesche. "Neppure un genitore che perda il lavoro è tutelato: lo Jugendamt anticipa la somma, ma la esige negli anni a venire con interessi ben maggiori".
I documenti mostrati nel corso della serata
Oltretutto non è raro, come è successo in prima persona a Marinella, che il genitore venga perseguito penalmente con l'accusa (secondo l'articolo 235 del codice tedesco) di portare il bambino, o avere l'intenzione di portarlo, fuori dalla giurisdizione tedesca. La situazione appare chiaramente assurda e drammatica al contempo: bambini completamente sradicati dalla loro doppia nazionalità, allontanati da tutto ciò che possa costituire un contatto con il Paese, la cultura e la lingua del loro genitore non-tedesco e che quindi possa minare il loro essere esclusivamente germanici. Perché è questo che, secondo Marinella Colombo, la Germania vuole: "crescere il maggior numero possibili di futuri cittadini tedeschi, garantirsi un futuro con una grande forza lavoro e quindi un futuro da nazione egemone, come lo è al momento in Europa e come vuole rimanere. Ogni anno in Germania i bambini nati sono un milione in meno rispetto al precedente, la demografia è nettamente in calo e, per di più un quarto dei nati sono stranieri (la seconda comunità più presente dopo i turchi è quella italiana). Di qui a qualche decennio il Paese perderebbe dunque il predominio, superata dalla Francia, ma non si vuole che questo accada".
Quello a cui lo Jugendamt ricorre, ha spiegato la mamma-scrittrice, è "un vero e proprio tranello, uno stratagemma abilmente celato dietro documenti e parole troppo vaghi e soprattutto non chiaramente mostrati, in grado di insinuarsi profondamente nella vita di una famiglia e sconvolgerla per sempre".
Marinella, laureata e con una conoscenza di ben cinque lingue, non si lascia ingannare dalle parole, ma pone molta attenzione proprio su di esse, vero motore di quella che definisce una truffa, ed è fermamente convinta a non lasciar cadere la sua causa, affinchè prima o poi si ponga freno a questa scelleratezza. Ciò che maggiormente lascia perplessi è l'impossibilità di agire, di fronte a presunte leggi e decreti non chiaramente esposti ma per qualche motivo inviolabili. Le sentenze emesse hanno un'apparenza legale impeccabile, ma, aggiunge l'autrice, "peccato siano prive di fondamento". "Lo Jugendamt agisce silenziosamente e prestando molta attenzione a non lasciare trasparire troppo il suo operato, redige abitualmente fascicoli su ogni caso, senza la possibilità che questi fascicoli siano letti integralmente dalla controparte e quindi senza possibilità di modifica alcuna". Marinella si è battuta nonostante questo per avere copie dei dossier riguardanti il suo caso, ha interpellato il CEED (Conseil Européen des Enfants du Divorce, organizzazione europea che si occupa appunto di sottrazione di minori in caso di separazione) e molto faticosamente è riuscita a ottenerle. Risultato (testimoniato da fotografie mostrate durante la presentazione): i documenti che le sono pervenuti presentano gran parte delle righe cancellate, in modo che la lettura risulti impossibile.
"I decreti e i principi su cui si basa lo Jungendamt e in base ai quali agisce, oltre a essere solo parzialmente noti, sono anche difficilmente interpretati negli altri stati e tradotti nelle altre lingue, con ulteriori rischi di malinterpretazione e conseguenti difficoltà da parte dei giuristi stranieri nel trattare i casi. Molti lemmi tedeschi impiegati non trovano una reale corrispondenza nei vocabolari delle altre lingue, comportando problemi giuridici non indifferenti. La giustizia straniera e in particolar modo quella italiana forse più di altre, ha molta poca dimestichezza a riguardo, il più delle volte non è a conoscenza del "problema Jugendamt"" e, Marinella stessa, testimonia di aver a lungo peregrinato alla porta di molti avvocati prima di trovarne qualcuno realmente disponibile a crederle, ad informarsi e ad occuparsi del suo caso. "Gli avvocati tedeschi invece, ben consapevoli della realtà delle cose, non possono comunque in nessun modo intervenire nell'aiuto di un cittadino straniero, poiché il giuramento al quale si sono sottoposti all'inizio della loro carriera prevede il servizio della comunità tedesca". Tra il pubblico, erano presenti anche altri genitori come lei vittime di sottrazione dei minori, che hanno fornito la loro testimonianza al termine della presentazione di Marinella.
Non abbiamo statistiche ufficiali dei casi effettivi come quello della dottoressa Colombo, ma si contano annualmente 140.000 bambini a "rischio Jugendamt" e migliaia di petizioni contro tale ente giungono quotidianamente al parlamento europeo. Una soluzione al problema sembra apparentemente impossibile, ha infine dichiarato Marinella, sottolineando come sia deludente notare quanto la giustizia italiana così come quelle degli altri paesi europei e l'unione europea stessa siano in un certo senso piegate al volere tedesco. "E' evidente però che cercare di modificare alle radici lo statuto dello Jugendamt sia operazione ben lungi dall'essere attuabile, perlomeno in tempi brevi. L'unica arma di ribellione è la comunicazione, l'arma più preoccupante per lo Jugendamt". A Marinella era stato impedito da un giudice di comunicare. Ma, ben lontana dall'arrendersi e dall'assecondare le volontà di quest'organizzazione che ha già causato troppi danni irreparabili, quella che lei auspica è molto semplicemente una banale opera di informazione pubblica, affinchè qualsiasi cittadino, libero di fare le scelte che ritiene più opportune per la sua vita, sia consapevole dei problemi a cui potrebbe eventualmente andare incontro in determinate circostanze. Questo dunque lo scopo della serata e del discorso di Marinella: non mettere a tacere la questione, anzi pubblicizzarla ed esporla in modo chiaro, così da limitare i danni e le sofferenze di altri genitori come lei e in un futuro chissà, di poter porre fine a una simile ingiustizia.
Fonte: http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=22143
Il video della serata: Nerviano WebTV
A seguito dell'invito TEDESCO al sindaco di Sant'Anna di Stazzema a recarsi in Germania proprio la domenica della prevista presentazione del libro, l'evento ha avuto luogo a Firenze ....
L'evento su ToscanaMedia : ToscanaMedia e lo Jugendamt
A THIENE (Vicenza)
Il video della serata: Thiene - prima parte
Intervento di Luca Putin: Thiene - intervento di Luca Putin