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Timestamp: 2019-11-12 13:42:58+00:00
Document Index: 130451744

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 2503', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 158', 'art. 113', 'sentenza ', 'art. 52', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 25', 'art. 52', 'art. 113', 'art. 354', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 31', 'art. 6', 'sentenza ']

Il Caso.it, Sez. Giurisprudenza, 21710 - pubb. 25/05/2019
Giudice delegato che autorizza l’azione e non si astiene: la sentenza non è nulla
Cassazione civile, sez. I, 08 Maggio 2019, n. 12057. Est. Federico.
In applicazione della L. Fall., art. 25, comma 2, il giudice che abbia autorizzato il ricorso per la dichiarazione di fallimento non può, in quanto incompatibile, prendere parte alla decisione del ricorso suddetto ed ha un obbligo di astensione, la cui violazione però, ove non seguita dall’istanza di ricusazione della parte interessata, non comporta la nullità della sentenza. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
∙ Istanza di fallimento nei con fronti di società ammessa al concordato preventivo e incompatibilità del giudice delegato
∙ Estensione del fallimento ai soci illimitatamente responsabili e incompatibilità del giudice delegato
La Corte d’Appello di Venezia ha dichiarato la nullità della sentenza di fallimento della * srl in quanto il collegio che ha pronunciato il fallimento di * srl, dichiarato su istanza della curatela del fallimento (*) sas di A.P. , in violazione della L. Fall.. art. 25, era stato composto anche dal giudice che, in qualità di giudice delegato, aveva autorizzato la curatela di quel fallimento a proporre le azioni stragiudiziali e giudiziali nei confronti di * srl indicate nel parere redatto dal legale (nonché ogni altra azione volta al recupero del credito vantato dalla procedura e/o restituzione dei rami di azienda), come richiesto dal curatore nell’istanza depositata il 14.3.2016.
Si osserva che in assenza dell’iscrizione dell’atto di fusione, a seguito dell’opposizione da parte della curatela del fallimento (*) sas alla deliberazione di fusione ex art. 2503 c.c., la fusione medesima non è opponibile ai terzi ed in particolare, ai sensi della L. Fall., art. 45, non è opponibile al fallimento della * srl..
Deve al riguardo ritenersi irrilevante sia l’eccepito difetto di legittimazione del curatore - peraltro insussistente in conseguenza dell’efficacia sanante ex tunc dell’autorizzazione del GD (ex multis Cass. 15939/2007), pacificamente intervenuta il 2.11.2016, sia la conoscenza de facto della delibera di fusione. Ciò che rileva, ai fini della L. Fall., art. 45, è la mancata iscrizione dell’atto di fusione nel registro delle Imprese alla data della dichiarazione di fallimento di una delle società partecipanti, con conseguente inopponibilità della fusione al fallimento della società medesima (nel caso di specie la * srl).
Il secondo mezzo denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 51 e 52 c.p.c., nonché dell’art. 158 c.p.c. e dell’art. 113 disp. att. c.p.c., per avere la corte d’appello ritenuto nulla la sentenza emanata in violazione dell’obbligo di astensione del giudice, mentre tale violazione avrebbe potuto essere fatta valere esclusivamente con l’istanza di ricusazione L. Fall., ex art. 52, istanza che nel caso di specie non è stata proposta.
Il terzo motivo denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 158, 353 e 354 c.p.c. in quanto la corte territoriale, rilevata un’ipotesi di nullità della sentenza che non consentiva la rimessione al giudice di primo grado, si era limitata ad annullare la sentenza, omettendo di decidere il merito della controversia.
Sostanzialmente adesivo al ricorso principale e fondato sulle medesime censure alla sentenza impugnata è il ricorso incidentale del fallimento (*) sas, già creditore istante, articolato su quattro motivi, che denuncia la violazione della L. Fall., art. 25, comma 2 (primo mezzo), degli artt. 51, 158 e 156 c.p.c. (secondo mezzo), dell’art. 52 c.p.c. e art. 113 disp. att. c.p.c. (terzo mezzo), dell’art. 354 c.p.c. (quarto mezzo).
È infatti vero che l’art. 25 comma 2 L.F. è applicabile al caso di specie, giacché la norma pone ai sensi dell’art. 25 comma 1 n. 6) un generale divieto per il G.D. di trattare i giudizi che abbia autorizzato, tra cui, alla luce dell’ampia formulazione normativa rientra anche il caso del ricorso per la dichiarazione di fallimento, autorizzato dal G.D. (Cass. 12066/2017).
È stato pertanto affermato, con arresto cui il collegio intende dare continuità, che, in applicazione della L. Fall., art. 25, comma 2, il giudice che abbia autorizzato il ricorso per la dichiarazione di fallimento non può, in quanto incompatibile, prendere parte alla decisione del ricorso suddetto ed ha un obbligo di astensione, la cui violazione però, ove non seguita dall’istanza di ricusazione della parte interessata, non comporta la nullità della sentenza (Cass. 12066/2017).
Del pari irrilevante il fatto che nel fascicolo di primo grado non fosse stato depositato il provvedimento di autorizzazione del G.D. L. Fall., ex art. 31 al curatore a proporre le azioni stragiudiziali e giudiziali nei confronti di * srl indicate nel parere redatto dal legale, posto che l’individuazione del giudice che aveva autorizzato il ricorso L. Fall., ex art. 6 era facilmente determinabile ai sensi della L. Fall., artt. 25 e 31, trattandosi di attribuzione propria del G.D. della procedura, nominato nella sentenza dichiarativa di fallimento.
L’accoglimento dei primi due motivi del ricorso principale e dei primi tre motivi del ricorso incidentale proposto dalla curatela del fallimento (*) sas assorbe l’esame dei motivi residui.