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Timestamp: 2017-09-23 11:05:36+00:00
Document Index: 180281551

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 366', 'art. 6', 'art. 366', 'art. 16', 'art. 82']

Le notifiche processuali vanno sempre effettuate all’indirizzo PEC risultante da INI-PEC | MioLegale.it
Le notifiche processuali vanno sempre effettuate all’indirizzo PEC risultante da INI-PEC
Cassazione civile sez. III, 11 luglio 2017, n. 17048
Avv. Gianluca Lanciano , 15 luglio 2017
Tags: Cancelleria, Notificazione, PEC
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Anche nel caso in cui il difensore abbia omesso di eleggere domicilio nel comune in cui ha sede l’ufficio procedente le comunicazioni e le notificazioni vanno effettuate a mezzo PEC presso l’indirizzo PEC risultante pubblico elenco denominato Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC) delle imprese e dei professionisti e non presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario.
A tal fine non è neppure necessario che l’avvocato indichi la propria PEC nell’atto giudiziario bensì è necessaria l’indicazione del codice fiscale giacché l’indirizzo di posta elettronica certificata è “agganciato” in maniera univoca al codice fiscale del titolare.
L’unico indirizzo di posta elettronica certificata rilevante ai fini processuali è pertanto quello che il difensore ha indicato, una volta per tutte, al Consiglio dell’ordine di appartenenza.
Forme diverse di notifica sono ammissibili solo nel caso in cui l’uso della PEC sia impossibile per causa non imputabile al destinatario.
«[…] il D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 114, ha aggiunto al D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (convertito con modificazioni dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221; c.d. Agenda digitale), l’art. 16-sexies, intitolato “Domicilio digitale”. La disposizione prevede che, “salvo quanto previsto dall’art. 366 cod. proc. civ., quando la legge prevede che le notificazioni degli atti in materia civile al difensore siano eseguite, ad istanza di parte, presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario, alla notificazione con le predette modalità può procedersi esclusivamente quando non sia possibile, per causa imputabile al destinatario, la notificazione presso l’indirizzo di posta elettronica certificata, risultante dagli elenchi di cui al D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82, art. 6-bis, nonchè dal registro generale degli indirizzi elettronici, gestito dal Ministero della giustizia”.
Resta invece fermo il contenuto dell’art. 366 cod. proc. civ., comma 2, che, limitatamente al giudizio di cassazione, che prevede la domiciliazione ex lege del difensore presso la cancelleria della Corte nel caso in cui non abbia eletto domicilio nel comune di Roma, nè abbia indicato il proprio indirizzo di posta elettronica.
In conclusione, oggi ciascun avvocato è munito di un proprio “domicilio digitale”, conoscibile da parte dei terzi attraverso la consultazione dell’Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INI-PEC) e corrispondente all’indirizzo PEC che l’avvocato ha indicato al Consiglio dell’ordine di appartenenza e da questi è stato comunicato al Ministero della giustizia per l’inserimento nel registro generale degli indirizzi elettronici.
In conclusione, a seguito dell’introduzione dell’istituto del “domicilio digitale” previsto dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16-sexies (così come modificato dal D.L. 24 giugno 2014, n. 90, convertito con modificazioni dalla L. 11 agosto 2014, n. 114), non è più possibile procedere – ai sensi del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, art. 82 – alle comunicazioni o alle notificazioni presso la cancelleria dell’ufficio giudiziario innanzi a cui pende la lite, anche se il destinatario ha omesso di eleggere il domicilio nel comune in cui ha sede l’ufficio giudiziario innanzi al quale pende la causa, a meno che, oltre a tale omissione, non ricorra altresì la circostanza che l’indirizzo di posta elettronica certificata non sia accessibile per cause imputabili al destinatario».
Leggi il testo completo della sentenza: Cassazione civile sez. III, 11 luglio 2017, n. 17048
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