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Timestamp: 2018-06-21 06:19:05+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 9']

HomeLeggi tutela animaliSentenze Corte CostituzionaleITALIA - Corte Costituzionale - sentenza n. 190/2011 (Deroga a divieto caccia LR Toscana n.50/2010 e LR Lombardia 16/2010: illegittimità costituzionale)
Giu 18 ITALIA - Corte Costituzionale - sentenza n. 190/2011 (Deroga a divieto caccia LR Toscana n.50/2010 e LR Lombardia 16/2010: illegittimità costituzionale)
Esiste una Direttiva Europea (la Dir. 2009/147/CE - ex Dir. 79/409/CEE - concernente la conservazione degli uccelli selvatici) in cui l'art. 9 tratta l'introduzione di (possibili) deroghe al divieto di caccia e al divieto di cattura di esemplari appartenenti alla fauna selvatica (si legga: cattura e utilizzo di richiami vivi, cioè gli uccelli usati come esche per cattura o caccia di altri uccelli)
Tale Direttiva europea deve essere rispettata da ogni legge regionale di competenza, cosa che nel caso in oggetto non è avvenuto per cui la C. Costituzionale ha stabilito che:
- La LR Lombardia n. 16/2010 ("Approvazione piano di cattura di richiami vivi per stagione venatoria 2010/2011") attua la deroga senza minimamente possedere le condizioni e i presupposti richiesti dalla direttiva per simili deroghe.
- L'art. 2 della LR Toscana n. 50/2010 ("Disciplina ’attività di cattura uccelli da richiamo appartenenti a specie cacciabili per il 2010") giustifica la deroga su un nulla di fatto, non avendo chiarito perché l' allevamento in cattività non sia abbastanza per fornire richiami vivi, quale valida alternativa alla cattura degli stessi.
nei giudizi di legittimità costituzionale della legge della Regione Lombardia 21 settembre 2010, n. 16, recante «Approvazione del piano di cattura dei richiami vivi per la stagione venatoria 2010/2011 ai sensi della legge regionale 5 febbraio 2007, n. 3 (Legge quadro sulla cattura di richiami vivi)», e dell’art. 2 e allegato A della legge della Regione Toscana 6 ottobre 2010, n. 50, recante «Disciplina dell’attività di cattura di uccelli da richiamo appartenenti alle specie cacciabili per l’anno 2010 ai sensi dell’articolo 4 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) e dell’articolo 34 della legge regionale 12 gennaio 1994, n. 3 (Recepimento della legge 11 febbraio 1992, n. 157 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”)», promossi dal Presidente del Consiglio dei ministri con ricorsi notificati il 22-25 novembre 2010 ed il 26 novembre -1° dicembre 2010, depositati in cancelleria il 30 novembre 2010 ed iscritti ai nn. 116 e 117 del registro ricorsi 2010.
2. – In secondo luogo, sempre ad avviso del ricorrente, la legge regionale violerebbe il principio stabilito dall’art. 4 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), in base al quale la potestà legislativa regionale in ordine alla autorizzazione del piano di cattura dei richiami vivi dovrebbe essere esercitata in presenza di un parere favorevole dell’ISPRA, nonché la legge regionale 5 febbraio 2007, n. 3 (Legge quadro sulla cattura di richiami vivi), della quale la legge impugnata costituirebbe «attuazione». Pertanto, posto che la citata disposizione statale integrerebbe una «misura minima di tutela e quindi inderogabile per il legislatore regionale», il mancato rispetto di essa determinerebbe, sempre secondo il ricorrente, la violazione dell’«esigenza di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» di competenza legislativa esclusiva dello Stato ai sensi dell’art. 117, secondo comma, lettera s), Cost.
La Regione Lombardia deduce, infatti, di non disporre allo stato di un sistema alternativo alla cattura, nonostante l’amministrazione regionale, in ottemperanza a quanto previsto dal comma 6 dell’art. 1 della citata legge n. 3 del 2007, abbia da tempo attivato e finanziato un programma finalizzato all’incremento dell’allevamento delle specie di uccelli utilizzabili come richiami vivi (così come sarebbe stato riconosciuto anche dall’ISPRA nel parere reso in data 20 luglio 2010). Inoltre, per quanto attiene ai controlli, si osserva che essi vengono posti in essere da operatori esperti e in possesso dell’apposito attestato di idoneità, nel rispetto di un protocollo intercorrente tra impianto di cattura, Provincia e ISPRA. Quanto poi all’individuazione delle specie utilizzate quali richiami vivi, la difesa regionale sottolinea che, in quanto appartenenti a specie cacciabili, esse sarebbero soggette ad un prelievo ben più consistente attraverso l’esercizio venatorio, sicché, anche sotto tale profilo, non vi sarebbe alcun contrasto della disciplina impugnata con le esigenze di conservazione delle diverse specie coinvolte dettate dalla direttiva 2009/147/CE.
6.1. – Secondo il ricorrente, l’autorizzazione alla cattura delle specie indicate nell’Allegato A dell’art. 2 della legge regionale in epigrafe non rispetterebbe i presupposti e le condizioni poste dall’art. 9 della direttiva 2009/147/CE, in violazione del vincolo comunitario, di cui all’art. 117, primo comma, Cost. Avendo al riguardo il rimettente ribadito le medesime argomentazioni contenute nel ricorso avverso la legge regionale della Lombardia n. 16 del 2010, rileva che, anche in questo caso, la norma impugnata costituirebbe «l’esatta riproposizione della legge regionale Toscana n. 53 del 2009», già dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza n. 266 del 2010, per violazione dell’articolo 117, primo comma, Cost.
In particolare la difesa regionale osserva che la legge regionale impugnata prevede che «la disponibilità degli uccelli da utilizzare come richiami vivi, risulta essere ancora insufficiente rispetto al fabbisogno accertato, in rapporto al numero dei cacciatori e al quantitativo di richiami utilizzabile da ciascuno di essi», e che – nonostante (dal 1998 ad oggi) il numero degli impianti di cattura sia in continua diminuzione così come «il numero degli uccelli catturabili» –non «esiste al momento altra condizione soddisfacente a fronte delle richieste pervenute, se non quella del metodo delle catture» regolate dalla nota dell’ISPRA del 15 aprile 1998 n. 2539/T-A62, «mediante la quale vengono dettate fra l’altro le norme generali per l’attivazione e la gestione degli impianti di cattura di uccelli a fini di richiamo». Alla luce di tali specificazioni, ad avviso della resistente, la Regione avrebbe evidenziato gli «elementi oggettivamente» verificabili che giustificherebbero il ricorso alla deroga.
9.2. – Quanto alla seconda condizione dettata dalla normativa comunitaria, la Regione sottolinea che l’attività di cattura dei richiami vivi è stata qualificata, in sede di accordo tra Governo, Regioni e Province autonome, quale specifica fattispecie di deroga riconducibile alla lettera c) dell’art. 9 della citata direttiva e ciò in linea con quanto affermato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea. Alla luce di tale considerazione, dunque, risulterebbe integrata anche la seconda condizione prevista dall’art. 9 della direttiva 147/2009/CE.
9.3. – Quanto al terzo requisito, concernente il rispetto delle prescrizioni formali previste dal paragrafo 2 dell’art. 9 delle ricordata direttiva 147/2009/CE, la Regione evidenzia che l’art. 2 della legge regionale n. 50 del 2010 conterrebbe tutti gli elementi ivi prescritti, posto che esso menzionerebbe sia le specie che formano oggetto della deroga sia le autorità abilitate alla gestione degli impianti di cattura, mentre i controlli e la vigilanza sulle attività di cattura risulterebbero disciplinati dal successivo art. 3 della medesima legge regionale n. 50 del 2010. Alla luce di tali considerazioni, il primo motivo di ricorso dovrebbe essere respinto.
Detti requisiti, infatti, perseguono il duplice scopo di limitare le deroghe allo stretto necessario e di permettere la vigilanza degli organi comunitari a ciò preposti. In particolare, il paragrafo 2 dell’art. 9 della citata direttiva prevede che le deroghe debbano menzionare:
d) l’autorità abilitata a dichiarare che le condizioni stabilite sono soddisfatte e a decidere quali mezzi, impianti o metodi possono essere utilizzati, entro quali limiti e da quali persone;