Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-27280-del-29-12-2016
Timestamp: 2020-08-06 10:51:21+00:00
Document Index: 83975129

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 81', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 112', 'art. 11', 'art. 53', 'art. 48', 'art. 82', 'art. 6']

Sentenza Cassazione Civile n. 27280 del 29/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 27280 del 29/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 29/12/2016, (ud. 25/11/2015, dep.29/12/2016), n. 27280
C.L., rappresentato e difeso dall’avv. Riccardo Ferrari
e dall’avv. Paolo Panariti, presso il quale è elettivamente
domiciliato in Roma alla via Celimontana n. 38;
n. 132/21/07, depositata il 3 dicembre 2007;
C.L., propone ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Veneto che, accogliendo l’appello dell’Agenzia delle entrate, ha confermato la legittimità della pretesa manifestata con due avvisi con i quali era stato accertato, per gli anni 1999 e 2000 un reddito diverso, scaturito da operazione speculativa costituita dalla rivendita, a Lire 11.000, di azioni ricevute nel dicembre 1999 in regime di stock option, cioè assegnate al valore di Lire 7850 ciascuna dal datore di lavoro al dipendente che le aveva sottoscritte, esercitando così il diritto di opzione riconosciutogli dallo stesso datore di lavoro, operazione inquadrabile nell’ipotesi prevista dall’art. 81, comma 1, lett. c bis, del tuir.
Col primo motivo denuncia la nullità della sentenza per non aver dichiarato l’inammissibilità dell’appello privo di uno degli elementi indicati dal D.P.R. n. 546 del 1992, art. 53 e con il secondo motivo denuncia la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ. e dell’art. 11 Cost., comma 2; con il terzo motivo lamenta la violazione degli artt. 48 e 82 del tuir; con il quarto motivo si duole, con riguardo alle sanzioni applicate, che non sia stata ravvisata la sussistenza delle condizioni di obiettiva incertezza.
I primi due motivi, anche a voler prescindere dalla verifica dell’idoneità dei rispettivi quesiti di diritto, sono infondati: il primo, in quanto la sanzione dell’inammissibilità del ricorso è prevista dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 1 solo se manca o è assolutamente incerto uno degli elementi sopra indicati”, vale a dire, per quanto qui denunciato, “lo sviluppo del processo e i suoi antefatti”, il che non ricorre nella specie, considerato l’ampio spazio (quasi un’intera pagina) riservato nello svolgimento del processo al contenuto dell’appello dell’ufficio, dalla narrativa dell’attività svolta dal primo giudice, all’inquadramento della questione, all’esposizione delle ragioni del gravame; il secondo, perchè il giudice chiamato in sede di impugnazione a qualificare una fattispecie impositiva sulle quali le parti controvertano, e ad individuare il relativo regime non può certo astenersene.
E’ inammissibile il terzo motivo in quanto il quesito di diritto (“se l’affermazione della sussistenza di una plusvalenza tassabile nell’ambito dell’effettuata operazione di stock option costituisca violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 48, comma 2, lett. g) e art. 82, comma 5, del nel testo all’epoca vigente”) è privo di riferimento alla fattispecie (“..l’effettuata operazione di stock option…”) e si risolve nel porre un’astratta questione giuridica.
E del pari inammissibile per inidoneità del quesito di diritto, per le medesime ragioni, il quarto motivo del ricorso (“… se erroneamente sia stata negata l’applicabilità dell’esimente di cui al D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 6, comma 2, sussistendone invece le condizioni di legge”).
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in Euro 3.700 per compensi, oltre alle spese prenotate a debito.