Source: https://www.macerata.confartigianato.it/2014/04/02/confartigianato-parliamo-di-100-made-in-italy-unopportunit-per-le-imprese-una-garanzia-per-il-consumatore/
Timestamp: 2019-09-19 06:58:34+00:00
Document Index: 142204115

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CONFARTIGIANATO : "PARLIAMO DI 100% MADE IN ITALY", un’opportunità per le imprese, una garanzia per il consumatore | Confartigianato Imprese Macerata
2 aprile 2014 - La news ha avuto 328 visite
CONFARTIGIANATO : "PARLIAMO DI 100% MADE IN ITALY", un’opportunità per le imprese, una garanzia per il consumatore
CONFARTIGIANATO : “PARLIAMO DI 100% MADE IN ITALY”, un’opportunità per le imprese, una garanzia per il consumatore
Trasparenza e chiarezza nell’informazione dei consumatori (e quindi del mercato), accanto ad una preziosa opportunità per le tante piccole e medie imprese del territorio sono gli effetti pratici dell’applicazione della legge 166/2009 art. 16, che detta regole chiare e rigorose per chi, su base volontaria, decidesse di utilizzare il marchio 100% made in Italy.
Lo scopo preminente della legge è appunto quello di certificare un dato prodotto come tutto fatto in Italia: purtroppo le incongruenze legislative precedenti, leggasi leggi italiane e normative comunitarie, hanno fatto sì che sotto l’utilizzo del marchio made in Italy, in maniera comunque legale, si è potuto celare il fatto che una o più fasi della produzione del prodotto siano avvenute fuori dal nostro territorio. Ecco quindi che con l’introduzione della 166/2009 art. 16, dal punto di vista normativo, esistono oggi almeno due letture distinte (e distanti) del “fatto in Italia”: la possibilità, secondo il Regolamento CEE, di apporre il marchio made in Italy a quei prodotti che abbiano avuto, a prescindere dalla manodopera e dalle materie prime utilizzate, l’ultima trasformazione o lavorazione sostanziale in Italia; la possibilità, ancora, di utilizzare il marchio 100% made in Italy (legge 166/09 appunto) per quei prodotti il cui disegno, progettazione, lavorazione e confezionamento siano compiuti esclusivamente sul territorio italiano.
Sull’argomento abbiamo intervistato il Presidente Nazionale Moda di Confartigianato Giuseppe Mazzarella, il Presidente Abbigliamento Marche Daniele Macellari, il Presidente Nazionale Confartigianato panificatori Enzo Mengoni, ed il Presidente di Confartigianato Macerata Renzo Leonori.
Presidente Mazzarella, ritiene che attraverso l’adozione di tale legge le aziende del comparto moda del territorio abbiano benefici?
Certamente sì. Si tratta di un’opportunità per valorizzare il vero prodotto interamente fatto in Italia, l’unico modo per rilanciare, specie in un periodo di crisi come quello attuale, il genio, la manualità, la tradizione e la qualità che tutto il mondo ci invidia e che vorrebbe, potendolo, emulare. Ma non è solo il comparto moda che giova di questa opportunità: molti altri segmenti produttivi, penso in particolare all’agro-alimentare ai mobili e arredo ai gioielli ecc.. , possono avere una occasione di crescita e di sviluppo.
Benefici per le aziende o benefici per i consumatori?
Sicuramente, in prima battuta, benefici per i consumatori. Una informazione chiara, corretta, trasparente su ciascun prodotto oltre che rappresentare un fatto etico offre lo strumento basilare per una scelta consapevole al momento dell’acquisto. Ed è questo quello che vogliamo! Da qui ne deriva che, e di ciò siamo fermamente convinti, la scelta della qualità e dell’italianità vera e totale della merce, porterà di riflesso grandi vantaggi a chi ha, da sempre, optato per una integrale produzione autoctona.
Presidente Daniele Macellari, la legge 166/2009 art 16 è tutela delle nostre produzioni?
Con il 100% Made in Italy è possibile comunicare al consumatore attraverso l’etichetta, l’appartenenza di un determinato prodotto alla filiera produttiva veramente italiana. Con la legge 166/2009 art. 16, si sono superate le polemiche qualche volta ambigue, inerenti le condizioni di attribuzione ad un prodotto dell’identità nazionale, portatrice di assoluto valore aggiunto.
Cosa dunque i nostri imprenditori del 100% possono fare?
E’ dunque possibile per tutti gli imprenditori del vero Italia aggiungere all’etichetta Made in Italy l’espressione 100% Made in Italy (o equivalenti) . La legge pertanto è molto semplice e consente alle aziende che realizzano prodotti nel nostro Paese di usufruire di una specifica caratterizzazione di riconoscimento (100% Made in Italy) che permetta al consumatore di scegliere un prodotto a partire da una completa trasparenza di tutte le fasi della sua realizzazione.
Presidente Enzo Mengoni, le imprese del settore Alimentazione come hanno accolto la legge 166/2009 art. 16 ?
Molto positivamente, sono tanti infatti gli imprenditori ad etichettare le proprie produzioni con il logo di Confartigianato 100% Made in Italy, produzioni che vanno dai prodotti da forno, al vino, alle carni, ai formaggi, ai prodotti sott’olio e quant’altro, cosa molto apprezzata dai nostri consumatori e dai buyers che acquistano i nostri prodotti e li vendono nel mondo.
Lei parla spesso di correttezza etica del 100% Made in Italy. A cosa si riferisce ?
Confartigianato ha voluto fortemente la normativa tanto da lottare per ben nove anni prima di avere questo importante riconoscimento per le imprese che producono interamente in Italia. Questa norma infatti incorpora formulazioni di carattere etico, basti ricordare che acquistando produzioni 100% italiane si dona ricchezza ai nostri territori, si produce lavoro per le nostre qualificate maestranze, si mantengono le culture del nostro saper fare, e si garantisce al consumatore il rispetto di tutte le regole sociali, sanitarie e del lavoro.
Presidente Renzo Leonori, quali iniziative Confartigianato ha messo o metterà in campo per diffondere la norma e diffondere il vostro logo?
Siamo in procinto di lanciare, a Macerata ed in ambito nazionale, una ulteriore campagna informativa e divulgativa riguardo al 100% made in Italy. Abbiamo già realizzato conferenze stampa, seminari formativi itineranti a livello locale e nazionale aperti ad imprenditori e consumatori, realizzato sfilate di moda e di gioielli, tutto all’insegna del 100% Made in Italy. Abbiamo allestito mostre, partecipato a fiere nazionali ed estere, organizzato incoming, outgoing, tutto per le nostre imprese del 100% italiano. Siamo inoltre in procinto di aprire con i nostri artigiani negozi in Cina con il progetto 100% JIMO, stiamo lavorando sui Social Network, realizzato un sito internet già molto visualizzato (www.100madeinitaly.it) sempre aggiornato e che contiene il data base delle imprese che producono interamente in Italia.
Questo percorso può essere definito tutto rose e fiori o ha anche qualche spina?
C’ è grande interesse e voglia di partecipare da parte di molte aziende, delle varie categorie merceologiche. Il segno che hanno compreso la valenza di questa possibilità, per la quale, come associazione, ci siamo fortemente impegnati a tutti i livelli per vederla realizzata. Spine? Di definirle così non me la sento, ma ho un profondo rammarico: innanzitutto e a scanso di equivoci ricordo e ribadisco con fermezza che la legge 166/2009 Art. 16, che appunto disciplina con i propri dettami l’argomento, non necessita di ulteriori CERTIFICAZIONI di enti terzi. Pertanto tali certificazioni, se pur potenzialmente interessanti, non risultano condizione necessaria ne’ tanto meno obbligatoria per l’applicazione della legge 166/2009 art. 16, che ovviamente è efficace di suo in quanto legge di stato (a prescindere dai decreti attuativi che, come specifica la legge al comma 2 dell’art. 16 potranno e non dovranno in futuro essere disciplinati). In questa virtuosa battaglia inoltre, dispiace la poca attenzione sul tema 100% Made in Italy da parte dei nostri Governi, i quali, portando avanti tra l’altro iniziative decisamente poco convincenti come quella del marchio Italian Quality sembrano non comprendere che divulgare il 100% Made in Italy consegnerebbe solo vantaggi alla nostra Italia. Comunque, non è mai troppo tardi: voglio augurarmi di avere quanto prima e al riguardo il supporto di alte istituzioni, anche di Associazioni come la nostra, oltre che di quelle dei consumatori, per condividere questo progetto che, lo ribadisco, è prima di tutto di chiarezza, trasparenza e rispetto verso l’acquirente e le imprese che producono e creano ricchezza ai nostri territori.