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Timestamp: 2019-09-20 16:35:59+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 47', 'art 122', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 202', 'art. 202', 'art. 204', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Separazione tra coniugi: come si determina l’assegno di mantenimento |
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VACANZE ROVINATE? ADESSO LA LEGGE VI TUTELA!
17 Agosto 2011 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
Le vacanze si sono rivelate una delusione? I turisti insoddisfatti potranno finalmente trovare tutela nel nuovissimo Codice del Turismo varato con D.Lgs. 23 maggio 2011, n. 79 ed entrato in vigore il 21 giugno 2011.
Del c.d. danno da vacanza rovinata avevo già parlato in tempi non sospetti (cliccate qui ), quando ancora questa tipologia di danno era riconosciuta soltanto dalla giurisprudenza e dalla dottrina.
Oggi, invece, il danno da vacanza rovinata è stato finalmente riconosciuto con una norma ad hoc contenuta nel succitato Codice del Turismo.
Mi riferisco all’art. 47 il cui primo comma prevede quanto segue:
“Nel caso in cui l’inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza ai sensi dell’articolo 1455 del codice civile, il turista puo’ chiedere, oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all’irripetibilita’ dell’occasione perduta.”
Attenzione però: il secondo comma della stessa norma prevede che la richiesta di risarcimento del danno da vacanza rovinata si prescrive in tre anni dalla data del rientro del turista.
Se invece i danni subiti si riferiscono al contratto di trasporto (cioè i danni inerenti al viaggio in aereo, in treno ecc. ecc.) eventualmente compreso nel pacchetto turistico, il termine di prescrizione è di soltanto un anno.
Ad ogni modo, una volta tornati dalla vacanza, contattate immediatamente il vostro avvocato di fiducia: saprà certamente assistervi al meglio.
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Tradimento coniugale, alcuni casi in cui i Tribunali hanno riconosciuto il risarcimento del danno esistenziale
20 Dicembre 2010 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
Di seguito indico alcune sentenze in cui è stato riconosciuto il risarcimento del c.d. danno esistenziale in favore del coniuge tradito.
Tribunale di Monza, 1 dicembre 2008: un uomo che era fidanzato con una donna, si convinse a contrarre immediato matrimonio riparatore, perché, appunto, la futura sposa era già in attesa di un bambino . Celebrato il matrimonio, all’improvviso si viene a sapere, in paese, che il nascituro non era figlio del marito bensì era il frutto di una precedente ( o forse anche contestuale) relazione sentimentale della sposa con un altro uomo. Verificata, nel corso del matrimonio la vera paternità del nascituro, che risultò non essere figlio del marito, sia quest’ultimo che i propri genitori citarono in giudizio per i relativi danni, “ l’adultera”, chiedendo , tra l’altro – il marito, in linea principale, l’annullamento del matrimonio per violazione dell’art 122 terzo comma n. 5 del codice civile – e tutti, il risarcimento dei danni patrimoniali, morali ed esistenziali. Così, nella fattispecie di cui sopra, il Tribunale e successivamente anche la Corte d’ Appello di Monza, hanno riconosciuto, sia al marito che ai genitori di quest’ultimo, il risarcimento non solo dei danni materiali e morali, ma anche il risarcimento di €uro 10.000,00 del danno esistenziale.
Tribunale di Venezia, 3 luglio 2006: il marito era stato colto in flagranza di adulterio in auto e, uscito dalla vettura, aveva aggredito fisicamente la moglie con l’ausilio della amante, procurandole non solo lesioni (“eritema al collo con contusione cervicale e riferito dolore al cuoio capelluto da strappo”), ma anche un pregiudizio psicologico, che aveva richiesto l’intervento di un psicoterapeuta: la sentenza ha riconosciuto un complessivo danno patrimoniale e non patrimoniale di € 31.327,00.
Tribunale di Brescia, 14 ottobre 2006: aveva riconosciuto alla moglie il danno non patrimoniale di € 40.000,00 perché il marito non solo aveva violato gli obblighi di fedeltà, ma aveva avuto una relazione omosessuale, parametrando la ingente somma – disconosciuta dal Giudice di seconde cure – sulla base della grave lesione della dignità e della personalità della moglie per aver consumato la relazione sessuale con un uomo.
Tribunale di Milano, giugno 2002: Il Giudice di merito era stato investito, nel corso di un giudizio di separazione, della domanda di risarcimento dei danni (anche esistenziali) subiti da una donna durante la gravidanza ed ascrivibili al comportamento del marito.Quest’ultimo durante il periodo di gravidanza della moglie (gravidanza ricercata e voluta da entrambe i coniugi) aveva tenuto, a detta della donna, una condotta trasgressiva dei doveri coniugali particolarmente grave, non episodica ed occasionale ma protrattasi per mesi ed accompagnata da esplicite affermazioni dell’agente (provate dalla produzione in giudizio di bigliettini contenenti dichiarazioni sottoscritte dal marito) di aperto disinteresse per la moglie ed il nascituro. Tribunale di Milano, nella sentenza de qua, ha disposto il risarcirmento in via equitativa del danno subito dalla moglie a seguito della condotta del marito al quale la separazione era stata addebitata.
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Separazione e casa coniugale dei suoceri: cambio di rotta della Corte di Cassazione
17 Dicembre 2010 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
I Giudici di Legittimità hanno di recente cambiato orientamento sul tema del comodato e della assegnazione della casa coniugale in caso di separazione tra coniugi, precisando che l’abitazione deve essere restituita ai suoceri, che la concessero, appunto, in comodato.
Secondo la Suprema Corte (Cass. Civ. 7 luglio 2010, n. 15986), infatti, la fattispecie integrerebbe il c.d. comodato precario caratterizzato dalla circostanza che la determinazione del termine di efficacia del vincolo è rimesso in via potestativa alla sola volontà del comodante.
In buona sostanza, in presenza di comodato precario, ovvero di comodato senza la previsione di un termine per la restituzione dell’immobile, è nella facoltà del proprietario dell’immobile (nel caso di specie i suoceri) chiedere al comodatario (nel caso di specie la ex nuora) di lasciare l’alloggio anche se assegnato allo stesso con provvedimento del giudice in sede di separazione.
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13 Dicembre 2010 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
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Modifiche al Codice della strada e ricorso al Giudice di Pace: le novità più importanti
6 Dicembre 2010 | Autore: Patrizia D'Arcangelo
Con Legge n. 120 del 29 luglio 2010, il Legislatore ha introdotto diverse modifiche al Codice della Strada.
La legge de qua ha, tra l’altro, profondamente mutato il regime del ricorso al Giudice di pace avverso i verbali di accertamento di violazione alle norme del Codice della Strada.
In sintesi, possiamo quindi osservare quanto segue:
permane il fatto che il ricorso avanti al Giudice di Pace può essere presentato in via alternativa al ricorso avanti al Prefetto. Quindi l’eventuale presentazione del ricorso al Prefetto, rende improcedibile il ricorso avanti al Giudice di Pace (si veda l’art. 202 bis del Codice della Strada);
se si presenta istanza di rateizzazione della sanzione pecuniaria, non si può presentare opposizione né avanti al Prefetto, né innanzi al Giudice di Pace (art. 202 bis);
il decreto di fissazione dell’udienza avanti al Giudice di Pace è comunicato alle parti anche a mezzo fax od indirizzo di posta elettronica;
tra il giorno della notificazione e l’udienza di comparizione debbono intercorrere termini liberi non maggiori di trenta giorni, se il luogo della notificazione si trova in Italia, o di sessanta giorni, se si trova all’estero (art. 204 bis). Ora, interpreti ben più autorevoli della sottoscritta, ritengono che il Legislatore abbia utilizzato impropriamente i termini nella stesura della norma e che l’intenzione legislativa fosse quella di disporre che fra il deposito del ricorso e la data dell’udienza non dovessero intercorrere più di trenta giorni liberi. Tale interpretazione troverebbe un’indiretta conferma nella norma stessa, ove viene disposto che “se il ricorso contiene istanza di sospensione del provvedimento impugnato, l’udienza di comparizione deve essere fissata dal giudice entro venti giorni dal deposito dello stesso”. Qui il legislatore non parla più di notificazione, ma di fissazione di udienza;
al Giudice di Pace non è più consentito sospendere inaudita altera parte (cioè in assenza di contradditorio tra le parti) il provvedimento impugnato. Il Legislatore ha infatti imposto che venga fissata un’udienza per la discussione dell’istanza preliminare;
quanto alla legittimazione passiva: compete al Prefetto ed ai suoi funzionari contraddire nelle opposizioni a violazioni accertati da organi dello Stato, Ferrovie dello Stato, Ferrovie in concessione Anas; compete invece a Regioni, Province e Comuni la legittimazione passiva per gli accertamenti eseguiti dai rispettivi uffici;
in caso di sentenza di rigetto, il Giudice di Pace deve determinare l’importo della sanzione e condannare il ricorrente soccombente al pagamento di quanto dovuto con sentenza immediatamente esecutiva;
la sentenza del Giudice di Pace deve essere comunicata a cura della Cancelleria entro trenta giorni dal deposito del provvedimento decisorio all’Ufficio o al Comando a cui appartiene l’organo accertatore
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