Source: http://www.sportdesk.org/SpDk/faqimpiantiNormativa/
Timestamp: 2019-03-23 00:25:24+00:00
Document Index: 93496073

Matched Legal Cases: ['art. 1786', 'art. 1783', 'art. 1786', 'art. 1786', 'art. 2051', 'art. 2051']

F.A.Q. Impianti sportivi Normativa di riferimento
Nel caso in cui una associazione sportiva dilettantistica avesse la gestione di un impianto sportivo, sorgono in capo alla stessa obblighi di natura assicurativa?vedi/nascondi
Al momento, salvo quanto previsto in relazione agli obblighi assicurativi per i tesserati alle Federazioni Sportive Nazionali, non sussistono obblighi assicurativi in capo ad un gestore di impianti sportivi. Questo non esclude l’opportunità di procedere ad una copertura dei rischi derivanti dalla responsabilità civile verso terzi connessa a tale tipo di attività.
A quali norme bisogna attenersi nella gestione di un impianto sportivo?vedi/nascondi
In linea generale, si possono distinguere tre categorie di norme:
- quelle di Legge (principalmente di sicurezza, igiene, scolastiche, etc..), promulgate dagli organi centrali o delegati dello Stato (Ministeri, Regioni, Amministrazioni locali)
- le norme tecnico-sportive (attinenti alle caratteristiche tecnico-sportive degli impianti ed alle relative attrezzature), di competenza del CONI e delle Federazioni Sportive Nazionali o Internazionali
- le norme commerciali.
Il gestore dell’impianto è responsabile per i beni introdotti da chi frequenta l’impianto stesso?vedi/nascondi
Il riferimento normativo è dato dall’art. all'art. 1786 C.C. che estende agli imprenditori di case di cura, stabilimenti di pubblici spettacoli, stabilimenti balneari, pensioni e simili la responsabilità dell'albergatore per le cose consegnate e portate in albergo (art. 1783 e ss. C.C.). Occorre chiarire se tra gli esercizi “simili”, a cui fa riferimento l'art. 1786 C.C., rientrano anche i circoli sportivi. Ciò in quanto secondo l’orientamento della giurisprudenza prevalente, l’elencazione di cui all'art. 1786 C.C. deve ritenersi estesa ad ogni attività che comporti l’erogazione di prestazioni implicanti la necessità o anche l’opportunità di liberare il cliente dalla cura di custodire direttamente le cose che porta con sé, al fine di agevolarne il godimento. In sostanza il riferimento è a quei beni che non possono essere mantenuti sotto il diretto controllo del cliente senza che ciò costituisca ostacolo o addirittura impedisca la fruizione della prestazione.
Restano, invece, sotto la diretta vigilanza, e quindi responsabilità, del cliente quelle cose di cui lo stesso non si è dovuto liberare in quanto non rappresentano un intralcio per il godimento della prestazione. Chiarito quanto sopra bisogna poi distinguere tra cose affidate in custodia al gestore e quelle portate nei locali ma non consegnate. Nel primo caso il gestore, salvo che ricorra un’ipotesi di forza maggiore, risponderà illimitatamente della perdita della cosa; nel secondo caso la responsabilità del gestore sarà parametrata al prezzo della prestazione ricevuta nell'esercizio, quale, per esempio, il costo dell'accesso alla piscina o alla palestra e simili. Occorre precisare, infine, che le clausole di esonero della responsabilità suddetta, che spesso vengono esposte all'interno degli spogliatoi dei centri sportivi, non hanno alcun rilievo non potendo per sé stesse operare per escludere la responsabilità e può erre riconosciuto loro un mero valore deterrente.
Quali sono le eventuali conseguenze di danni causati dalle strutture presenti nell’impianto sportivo?vedi/nascondi
La responsabilità per cose in custodia ex art. 2051 è configurabile in capo a colui che abbia la disponibilità giuridica e materiale della cosa stessa che comporti il potere di intervento sulla stessa ed il correlativo dovere di impedire che da essa, per sua natura o per particolari contingenze, derivi pregiudizio a terzi. Per il verificarsi della responsabilità sancita dall’art. 2051 c.c. è sufficiente che ricorra un nesso materiale tra la cosa in custodia ed il danno dalla stessa cagionato. Il danno deve essere stato arrecato non già “con la cosa”, bensì “dalla cosa”; in tal modo volendosi intendere che la cosa non deve entrare nel processo produttivo del danno come mera occasione, ma deve essere, essa stessa, la causa o concausa del danno. Qualora la cosa è semplicemente il tramite del danno prodotto da fattori estranei, quali il comportamento del danneggiato o di un terzo, non insorgerà tale forma di responsabilità.