Source: http://www.assistenzasinistriauto.it/rassegna/552-infortunio-dell-alunno-durante-attivita-outdoor-e-escluso-dall-assicurazione-obbligatoria
Timestamp: 2020-08-13 23:16:29+00:00
Document Index: 72742418

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2050', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 4']

In materia scolastica, sono coperti dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro “gli insegnanti e gli alunni delle scuole o istituti di istruzione di qualsiasi ordine e grado, anche privati, che attendono ad esperienze tecnico-scientifiche od esercitazioni pratiche ...” (D.P.R. n. 1124/1965 - art. 4, c. 1, n. 5).
L’infortunio subito da uno studente nel corso di un’attività scolastica “outdoor” - in particolare la partecipazione ad una escursione alpinistica - rientra nella copertura assicurativa obbligatoria?
A questa domanda risponde la Corte di Cassazione, sez. III civile, con la sentenza 27 marzo 2019, n. 8449.
Ripercorriamo, seppur brevemente, la vicenda da cui ha avuto origine la pronuncia che ci si accinge ad esaminare nel dettaglio, al fine di meglio inquadrare la questione giuridica problematica.
Nella specie, il danneggiato, partecipante a un corso di calata passiva da una parete rocciosa organizzato dall’istituto scolastico di appartenenza, a causa della rottura della corda utilizzata per la discesa precipitava al suolo riportando danni di cui chiedeva, unitamente ai propri genitori, integrale ristoro. Si costituivano in giudizio sia il Ministero della Pubblica Istruzione, sia la convenuta Provincia Autonoma la quale chiamava in causa il proprio assicuratore, nonché la società incaricata dalla predetta scuola per l’organizzazione della suddetta attività “outdoor”. Tuttavia, essendo stata tale ultima società cancellata dal registro delle imprese per intervenuta estinzione, la ridetta Provincia veniva autorizzata alla chiamata in causa degli ex tre soci della stessa, i quali si costituivano eccependo in via preliminare l’inammissibilità della domanda avanzata nei propri confronti dovendo le pretese risarcitorie oggetto di causa essere avanzate nei confronti dell’INAIL ex art. 4, comma 1, n. 5, D.P.R. n. 1124/1965; nel merito, invece, che la rottura della corda era stata causata dallo «sfregamento con un piccolo sperone affilato di roccia» evento questo integrante il caso fortuito. Sostanzialmente, quindi, le parti convenute contestavano la domanda e ne chiedevano il rigetto posto che dell’evento accaduto non era ravvisabile in alcun modo la loro responsabilità.
In primo grado, il giudice accoglieva soltanto la domanda risarcitoria avanzata dal danneggiato, condannando al ristoro dei lamentati danni la Provincia in solido con gli ex soci dell’impresa - all’epoca organizzatrice dell’attività de qua -; dichiarando, inoltre, il rigetto di tutte le altre istanze. La suddetta pronuncia, successivamente gravata, veniva integralmente confermata anche dalla competente Corte d’Appello che, nel qualificare come “attività ludica” quella svolta in occasione del sinistro, aveva escluso l’accoglibilità della domanda; ma così facendo per i ricorrenti avrebbe violato l’art. 4, comma 1, n. 5 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 che prevede la copertura assicurativa obbligatoria INAIL tra gli altri, per “gli insegnanti e gli alunni delle scuole o istituti di istruzione di qualsiasi ordine e grado anche privati, che attendano ad esperienze tecnico-scientifiche od esercitazioni pratiche”.
Avverso tale decisione proponeva ricorso per Cassazione uno dei summenzionati ex soci lamentando che la spiegata domanda risarcitoria avrebbe dovuto essere avanzata nei confronti dell’INAIL, nei termini sopra precisati; la non qualificabilità dell’attività posta in essere dall’alunno de quo nell’alveo delle cd. attività pericolose exart. 2050 c.c.; nonché, la non riconducibilità del contratto di assicurazione, stipulato dalla società organizzatrice dell’attività in questione, nell’ambito dell’assicurazione a favore di terzo atteso che eventuali danni a terzi partecipanti alle attività “outdoor” sarebbero l’oggetto stesso della polizza assicurativa.
In primis, la Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che l’attività outdoor, a cui prese parte l’alunno danneggiato, non può farsi rientrare tra le “esperienze tecnico-scientifiche od esercitazioni pratiche richiamate dall’art. 4, co. 1, n. 5 del DPR n. 1124/1965 con riferimento alla copertura assicurativa INAIL in favore degli insegnanti e degli alunni”.
Sul punto, infatti, la Cassazione ha ritenuto di dover chiarire che il presupposto della succitata copertura assicurativa «resta, pur sempre, il collegamento tra le suddette “esperienze tecnico- scientifiche od esercitazioni pratiche” e le attività didattiche, richiedendosi, oltretutto, che tra le une e l’altra ricorra un “nesso di derivazione eziologica”, e non un “semplice rapporto di coincidenza cronologica e topografica”, non bastando, cioè, “che l’infortunio sia avvenuto sul luogo di lavoro e durante l’orario di lavoro”, ma occorrendo, piuttosto, “che il lavoro abbia determinato il rischio del quale l’infortunio è conseguenza”». Ne deriva, quindi, che la suddetta copertura assicurativa degli studenti integra un’eccezionalità per cui è escluso che le attività “outdoor”, svolte nel contesto di gite scolastiche, possano includersi tra le “esperienze” cui fa riferimento il succitato art. 4.
Sulla base di tali rilievi veniva, quindi, rigettato il detto motivo di ricorso.
Elemento fondamentale ai fini dell’operatività della detta copertura assicurativa è la non occasionalità dello svolgimento delle suddette attività. Difatti, la circolare INAIL n. 28/2003 ha precisato che requisito imprescindibile, in ogni caso, ai fini dell’operatività della tutela è che tutte le sopraelencate attività protette siano svolte dal lavoratore in via non occasionale, ossia in modo abituale e sistematico, anche se non in via continuative, come più volte ribadito dalla Cassazione (Cass. SSUU n. 3476/94 e circ. Inail n. 24 del 1994).
Inoltre, secondo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità, ai fini dell’indennizabilità dell’infortunio, non basta che lo stesso sia avvenuto sul luogo di lavoro e durante l’orario di lavoro, ma occorrendo piuttosto che il lavoro abbia determinato il rischio del quale l’infortunio è conseguenza. Ebbene, se queste affermazioni valgono con riferimento al caso in cui il soggetto infortunato sia il lavoratore-insegnante, ancor più devono trovare applicazione per gli studenti, visto che essi “sono una particolare categoria di soggetti che non hanno un rapporto di lavoro e che sono assicurati in via eccezionale, soltanto per gli infortuni che accadono nel corso delle esperienze e delle esercitazioni pratiche e di lavoro di cui alla specifica disposizione del TU.
Vi è la necessità di escludere che le attività outdoor svolte nel corso di gite scolastiche possano includersi tra “esperienze ed esercitazioni pratiche” soggette a copertura assicurativa, proprio per l’eccezionalità della copertura prevista per gli studenti. Sulla base di tale ricostruzione la Suprema Corte ha respinto il ricorso proposto dai genitori dei minore danneggiato.
In conclusione, il principio di diritto estrapolabile dalla sentenza in commento è che l’attività outdoor, cui prende parte uno studente, non può farsi rientrare tra le “esperienze tecnico scientifiche od esercitazioni pratiche” coperte dall’assicurazione INAIL ex art. 4, comma 1, n. 5) del D.P.R. n. 1124/1965. Difatti, presupposto per l’operatività di tale copertura è il collegamento tra le “esperienze tecniche” sopra citate e le attività didattiche, richiedendosi, inoltre, che tra le une e le altre ricorra un nesso di derivazione eziologica. La eccezionalità della copertura prevista per gli studenti impone, dunque, un'ermeneusi rigorosa della norma in questione, escludendo che le attività outdoor – svolte nel contest di gite scolastiche – possano includersi tra le esperienze tecnico-scientifiche e delle esercitazioni pratiche cui essa fa riferimento.
Fonte: https://www.altalex.com/documents/news/2019/04/04/infortunio-alunno-attivita-outdoor-assicurazione-obbligatoria