Source: https://www.immobilio.it/threads/esiste-una-tolleranza-per-laltezza-minima-dei-soffitti-a-mt-2-70.10539/
Timestamp: 2016-10-21 22:01:15+00:00
Document Index: 185854921

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 3', 'art. 122', 'art. 3', 'art. 122', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 7']

Esiste una tolleranza per l'altezza minima dei soffitti a mt 2.70? | immobilio - Forum Immobiliare
Registrati in 30 Secondi	Registrarsi è gratis ed elimina la pubblicità	Esiste una tolleranza per l'altezza minima dei soffitti a mt 2.70?
Discussione in 'Catasto Edilizia Urbana Impianti e Certificazioni' iniziata da maura crocetti, 28 Gennaio 2011.
Sono titolare di un' impresa edile che ha consegnato nel 2000 un appartamento. Le mattonelle di questo
appartamento si sono crepate quindi abbiamo deciso di incollare sopra un altro pavimento. Mi fanno dei problemi perchè in questo caso non avremmo più l'altezza minima di 2.70 ma 2.68 circa (lo spessore dell'altra mattonella più la colla) . E' per questo motivo che miinteressa sapere se esiste una tolleranza ai 2.70.
No, l'altezza minima è di metri 2.70.
L'allegato spiega meglio.
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maura crocetti ha scritto:
Mi fanno dei problemi perchè in questo caso non avremmo più l'altezza minima di 2.70 ma 2.68 circa (lo spessore dell'altra mattonella più la colla)Clicca per allargare...
Le indicazioni date da Antonello sono corrette, ti consiglio di guardare il regolamento d'igiene della tua regione o quello locale, perchè nel suo interno potresti trovare una tolleranza che può aiutarti nel tuo quesito, in ogni caso dubito, perchè l'art. 1 e 3 del DMS 05.07.1975 indica le misure minime in ambito sanitario...
Però se fai l'imprenditrice, e su un pavimento che si è crepato perchè il sottofondo si è ritirato o perchè il solaio è soggetto a sollecitazioni strutturali, non pensi che anche il pavimento incollato possa creare ulteriori cavillature e crepe......
Sarebbe bene chiedere al tecnico comunale oppure ai tecnici ASL se loro accettano tolleranze nelle altezze minime...ma come ripeto dubito...
anche io mi associo ai colleghi. non ho mai sentito parlare di deroghe sui requisiti igienico sanitari dei fabbricati.
grazie per le utili osservazioni maura crocetti
Non sono in grado di fornire un dato utile a maura, però mi sembrerebbe opportuna una riflessione da parte dei tecnici che scrivono le norme e da parte di chi le deve rispettare. Mi spiego:
il concetto di tolleranza non corrsisponde necessariamente ad una deroga; dal punto di vista concettuale e pratico nessuna misurazione è affetta da errore di misura. se poi consideriamo che il muratore non usa il calibro, sarebbe quanto mai logico assegnare una tolleranza.
Temo quindi che i mt. 2,70 siano indicati come minimo ammesso: doveva quindi il costruttore tenesi un margine in eccesso per non incorrere nel limite.
In pratica vendete case sotto i requisiti minimi e con vizi occulti?
in Abruzzo c'è una legge regionale che permette tolleranze del 3%, quindi fino a 2,62 cm non ci sono problemi.
per altre regioni non saprei.
Non sono in grado di fornire un dato utile a maura, però mi sembrerebbe opportuna una riflessione da parte dei tecnici che scrivono le norme e da parte di chi le deve rispettare.Clicca per allargare...
Bastimento, ha dato conferma al mio form di prima e da questo vorrei precisare una cosa in più...
ha perfettamente ragione che il muratore non usa il calibro, ma è pur vero che il progettista (che molte volte si trova costretto dalle pressioni del costruttore o del proprietario che deve costruire) ad effettuare e studiare le misure minime per realizzare sino all'ultimo cmq...e dall'altra il costruttore o proprietario che vuole realizzare il massimo con la minima spesa...e questo i professionisti lo sanno bene...allora mi domando se continuiamo a fare così non lamentiamoci delle abitazioni che sono realizzati con camere che si identificano a loculi veri e propri...
Le norme solitamente danno indicazioni minime (se non espressamente indicato) in particolare le norme sanitarie...ed il DMS 75 è stata la base di una netta modifica nelle abitazioni....e pensare che prima erano previsti minimo m. 3,00 di altezza......comunque altra conferma è data da Raminaljet, che nel suo territorio sono ammesse altezza < 3,00 m., concludendo, prima di tutto consiglio di guardare bene ed attentamente il regolamento edilizio ed il regolamento d'igiene...della zona di appartenenza, perchè ogni luogo ha una sua necessità particolare ed esigenza specifica....
Buongiorno, credo che si debba fare un distinguo tra deroga e tolleranza.
Deroghe non ce ne sono, tolleranze sì (nei regolamenti edilizi).
Effettivamente a livello igienico-sanitario non so come possa essere interpretato ma mi sembra eccessiva la non applicabilità delle tolleranze. Ho trovato questo http://www.regione.piemonte.it/autonomie/dwd/04_09.pdf
Concordo altresì con chi non accetterebbe il pavimento incollato sopra, ma per altri motivi (sottofondo, differenza di livello tra ambienti, etc)
Avevo premesso di non voler discutere sul merito e sulle situazioni oggettive che portano a queste frizioni.
Volevo solo ricordare che l'approccio corretto dovrebbe essere, stabilendo un dato, anche indicarne la tolleranza. Questo dovrebbe valere non solo in meccanica o simili, ma anche edilizia.
Poi nulla toglie che possa essere stabilito mt 2,70 -0 +0,5%.
La tolleranza è un concetto.
La deroga è una concessione.
Eppure il decreto mi sembra chiaro:
Se l'impresa non sa utilizzare il calibro, poco importa.
Se l'altezza minima utile non è 2.70, non è regolare.
In pratica vendete case sotto i requisiti minimi e con vizi occulti?Clicca per allargare...
SI, ne vuoi una?
Pongo un altro quesito. I proprietari dell'appartamento a cui farò un nuovo pavimento, si ritroveranno un pavimento più nuovo di 10 anni rispetto all'appartamento e magari imbiancato ecc.. Devono in qualche misura contribuire oppure è tutto a spesa dell'impresa? Ringrazio fin da ora per le risposte.
Scusate..ma io opero in alcuni paesi della mia zona dove moltissimi appartamenti ante '67 o ante '40 hanno soffitti anche al di sotto di 2.40mt di altezza...vengono regolarmente compravenduti.
SI, ne vuoi una?Clicca per allargare...
Pongo un altro quesito. I proprietari dell'appartamento a cui farò un nuovo pavimento, si ritroveranno un pavimento più nuovo di 10 anni rispetto all'appartamento e magari imbiancato ecc.. Devono in qualche misura contribuire oppure è tutto a spesa dell'impresa?Clicca per allargare...
Se il rifacimento della pavimentazione è dovuto alla sistemazione dei famosi 270 cm., allora non devi chiedere nulla, mentre per hli interventi riconducibili all'ordinaria manutenzione (imbiancatura, ecc...), a mio parere devono riconoscerti l'onere dell'intervento....
Scusate..ma io opero in alcuni paesi della mia zona dove moltissimi appartamenti ante '67 o ante '40 hanno soffitti anche al di sotto di 2.40mt di altezza...vengono regolarmente compravenduti.Clicca per allargare...
Certamente non hanno alcun problema, perchè sono ante 1975, ovvero prima dell'entrata in vigore del DM 5 luglio 1975, che ha stabilito le misure minime per i locali destinati ad abitazione (...e non solo quello...)......ovviamente bisogna guardare il regolamento d'igiene del posto, perchè può capitare che se questi immobili dovessero subire modifiche; allora non è detto che rimarranno così, ma può essere chiesto l'adeguamento alle norme vigenti....
Certamente non hanno alcun problema, perchè sono ante 1975, ovvero prima dell'entrata in vigore del DM 5 luglio 1975, che ha stabilito le misure minime per i locali destinati ad abitazione (...e non solo quello...)......ovviamente bisogna guardare il regolamento d'igiene del posto, perchè può capitare che se questi immobili dovessero subire modifiche; allora non è detto che rimarranno così, ma può essere chiesto l'adeguamento alle norme vigenti....Clicca per allargare...
Lasciamo perdere le divagazioni OT sul concetto di tolleranza ...... Mi interessa invece quanto sopra evidenziato. 1) Come si fa a pretendere di adeguare l'altezza di un alloggio preesistente se si fanno successivamente modifiche? 2) Se ad esempio si facesse un frazionamento dell'alloggio, con creazione di 2 u.i. in quale fattispecie di intervento ex art. 3 L 380/2001 ricadrebbe? (b, c, d ?)
3) Se fraziono e creo due u.i. da una preesistente, come si può pensare di ottenere requisiti energetici, acustici ecc identici ad una nuova costruzione, se le strutture esterne rimangono le stesse? 4) Che gradi di discrezionalità hanno ad es. le commissioni edilizie considerando l'ultimo comma dell'art. 122 c.2 del testo unico?
Lasciamo perdere le divagazioni OT sul concetto di tolleranza ...... Mi interessa invece quanto sopra evidenziato.Clicca per allargare...
ma toglimi una curiosità: ti interessano questi argomenti per puro scopo speculativo (in senso filosofico), lavorativo o altro?
Io nel frattempo ti rispondo pure.
1) Come si fa a pretendere di adeguare l'altezza di un alloggio preesistente se si fanno successivamente modifiche?Clicca per allargare...
Nessuno lo pretende. Semplicemente non si può peggiorare la situazione esistente.
2) Se ad esempio si facesse un frazionamento dell'alloggio, con creazione di 2 u.i. in quale fattispecie di intervento ex art. 3 L 380/2001 ricadrebbe? (b, c, d ?)Clicca per allargare...
d (a meno di legge regionale specifica)
3) Se fraziono e creo due u.i. da una preesistente, come si può pensare di ottenere requisiti energetici, acustici ecc identici ad una nuova costruzione, se le strutture esterne rimangono le stesse?Clicca per allargare...
è molto dispendioso (in termini di spazi e costi) ma si può (potrebbe perchè non lo fa nessuno)
4) Che gradi di discrezionalità hanno ad es. le commissioni edilizie considerando l'ultimo comma dell'art. 122 c.2 del testo unico?Clicca per allargare...
le commissioni edilizie non si occupano di questa materia.
e inoltre il tema è affrontato nelle leggi regionali o nella 192/05
ma toglimi una curiosità: ti interessano questi argomenti per puro scopo speculativo (in senso filosofico), lavorativo o altro?Clicca per allargare...
Molte casistiche sollevate sono problemi che ho od ho avuto a titolo personale: e poichè fatti non fummo per viver come bruti ... mi interessa approfondire le conoscenze e/o condividere con altri quello che ho imparato a mie spese. La disquisizione "filosofica" sui concetti di tolleranza e deroga era invece provocata da alcuni interventi che ne facevano di tutto un fascio: una certa proprietà di uso dei termini credo faciliterebbe la comprensione degli argomento, ma non merita ulteriori parole.
Io nel frattempo ti rispondo pure.Clicca per allargare...
E di questo ti sono ... eternamente grato ....
Nessuno lo pretende. Semplicemente non si può peggiorare la situazione esistente.Clicca per allargare...
Qui forse non mi ero spiegato bene ma hai frainteso: prendendo spunto dalla risposta di Architetto, sembrava logico arguire che magari se non hai necessità di fare modifiche, puoi tenerti un soffitto diciamo alto 2,60: ma nel momento che sottoponi una DIA per ristrutturazione (nel mio caso frazionamento) magari ti chiedono di allinearti alla normativa attuale? 1) E' una richiesta plausibile? Oppure no? Cosa intendeva allora Architetto?
2) Se sì, come ci si immagina di sollevare i solai esistenti per ottenere finalmente un'altezza di 2,70?
d (a meno di legge regionale specifica)Clicca per allargare...
Grazie. Domanda conseguente:
3) La tipologia d) porta come conseguenza obbligata il pieno rispetto degli attuali parametri di rendimento energetico, impatto acustico, visitabilità, aeroilluminazione ecc.? akaihp ha scritto:
è molto dispendioso (in termini di spazi e costi) ma si può (potrebbe perchè non lo fa nessuno)Clicca per allargare...
Non voglio per ora considerare l'aspetto dispendioso: in un intervento parziale (=frazionamento di u.i. in edificio preesistente) non è assolutamente detto che ci siano gli spazi, o che possano essere alterate alcune parti comuni ecc, quindi a volte non si può! Allora?
e inoltre il tema è affrontato nelle leggi regionali o nella 192/05Clicca per allargare...
Qui mi farebbe comodo il tuo aiuto: se necessario forse occorrerebbe aprire uno specifico thread. Ma ormai siamo qui.
Nel mio caso in specie, ho giusto ricevuto raccomandaa dal comune che così recita:
La pratica è stata esaminata dalla Commissione Edilizia ...... espresso parere favorevole ... purchè venga soddisfatto il requisito della visitabilità anche per le parti comuni dell'edificio Clicca per allargare...
Aggiungo che in precedenza erano già state indicate come requisito tutte le altre tipologie di norme ( L.380/01, DL 192/05, L. 447/95, DPCM 5-12-97) ...:???:
Spero tu mi possa suggerire ancora qualcosa. Grazie
Qui forse non mi ero spiegato bene ma hai frainteso: prendendo spunto dalla risposta di Architetto, sembrava logico arguire che magari se non hai necessità di fare modifiche, puoi tenerti un soffitto diciamo alto 2,60: ma nel momento che sottoponi una DIA per ristrutturazione (nel mio caso frazionamento) magari ti chiedono di allinearti alla normativa attuale? 1) E' una richiesta plausibile? Oppure no? Cosa intendeva allora Architetto? 2) Se sì, come ci si immagina di sollevare i solai esistenti per ottenere finalmente un'altezza di 2,70?Clicca per allargare...
Rispondo al tuo dubbio...(anche se con un pò di ritardo, per impegni di lavoro...) ma ci sono sempre......piano piano ma arrivo...
Dunque...vedo che sei di Rho ed allora la spiegazione è facilitata... il mio intervento era mirtato in particolare alle precisazioni degli articoli indicati nei Regolamenti d'Igiene, nel particolare se guardi l'art. 3.0.0. del R.I. Tipo della Regione lombardia che recita:
«...Le norme del presente titolo non si applicano alle situazioni fisiche esistenti e già autorizzate o comunque conformi alla previgente normativa....Agli edifici esistenti o comunque autorizzati all'uso, per interventi anche parziali di ristrutturazione, ampliamenti e comunque per tutti gli interventi di cui alle lettere b), c) e d) dell'art. 31 della Legge 5 agosto 1978 n. 457, si applicheranno le norme dei presente titolo fermo restando che per esigenze tecniche documentabili saranno ammesse deroghe agli specifici contenuti in materia di igiene della presente normativa purché le soluzioni comportino oggettivi miglioramenti igienico-sanitari...»...
come puoi constatare, tutte le opere realizzate con le esistenti normative risultano conformi, fatto salvo che non effettui modifiche "sostanziali" che solo in quel caso sei tenuto ad applicare le attuali norme vigenti in materia...ma attenzione, non sempre sei costretto a dover modificare per intero le strutture, vanno analizzate di volta in volta, ogni singolo caso è a se...e proprio per questo che ritengo necessario che prima di fare deduzioni affrettate o magari con interpretazioni errate delle norme è meglio consultare i tecnici comunali o delle ASL che sapranno indicarti la soluzione ideale...in ogni caso le modifiche devono sempre apportare migliorie igienico sanitarie...
Nel mio caso in specie, ho giusto ricevuto raccomandaa dal comune che così recita: La pratica è stata esaminata dalla Commissione Edilizia ...... espresso parere favorevole ... purchè venga soddisfatto il requisito della visitabilità anche per le parti comuni dell'edificio Aggiungo che in precedenza erano già state indicate come requisito tutte le altre tipologie di norme ( L.380/01, DL 192/05, L. 447/95, DPCM 5-12-97)Clicca per allargare...
In questo caso, il comune ti ha dato delle prescrizioni in materia di abbattimento delle barriere architettoniche (...venga soddisfatto il requisito della visitabilità...) che non hanno nulla a che vedere con le leggi o decreti citati, ma queste sono in capo al DM 236/89 (ex L. 13/89)...questa è la frase che determina di quale norma si parla......
spero di averti chiarito qualche dubbio in più...ma in ogni caso quest'ultima parte non ha nulla a che vedere con le modifiche alle situazioni esistenti o con le altezze, perchè questo decreto concede soluzioni che non necessariamente vedono la modifica degli ambienti per il raggiugimento dei requisiti...
Ti ringrazio per la risposta e per il riferimento legislativo in merito alla visitabilità. L'esempio che ho riportato riguarda comunque una DIA x frazionamento di alloggio in Prov. di Torino.
Le leggi e decreti da me citati, che certamente riguardano altri aspetti, fanno parte anche loro dell'elenco delle richieste per rilascio dell'autorizzazione.
In sintesi ne deduco che anche per interventi di ristrutturazione di edifici preesistenti si devono raggiungere gli stessi standard degli edifici nuovi. (il che mi pare esagerato).
Il DM 236/89 da te citato, al riguardo recita all'art. 7.5 che eventuali deroghe in caso di impossibilità tecnica sono concesse dal Sindaco; (il che, senza criteri, si presta ad arbitrio e favoritismi)
In ogni caso ci siamo allontanati dal tema iniziale, e penso opportuno chiudere qui le nostre divagazioni sul tema. Saluti
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