Source: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00531460&part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_icrdrs&parse=no&aj=no
Timestamp: 2013-06-20 10:45:05+00:00
Document Index: 35328271

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 16', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 1']

SANTINI, SARO - Al Ministro degli affari esteri - Venuti a conoscenza che il 15 marzo 2011 il signor Luciano Butti, di nazionalità italiana, veniva assassinato a Phuket in Thailandia da quattro killer con quattro colpi di pistola;
preso atto che, nel giro di 24 ore, la polizia locale ha:
1) arrestato due dei killer;
2) identificato gli altri due, attualmente ancora a piede libero;
3) proceduto all'arresto di colui che ha organizzato l'omicidio, Prasong Yongjit, chiamato da tutti Saa;
4) proceduto all'arresto dell'italiano Denis Cavatassi con l'accusa di essere il mandante dell'omicidio, su dichiarazione dello stesso Prasong Yongjit;
constatato che Denis Cavatassi e Luciano Butti erano soci in affari come titolari di un ristorante e che colui che avrebbe organizzato l'omicidio, Prasong Yongjit, era un dipendente dell'esercizio stesso;
verificato che le prove d'accusa contro Denis Cavatassi sono costituite da un bonifico di 30.000 bat a favore di Prasong Yongjit (l'equivalente di circa 715 euro) e dal fatto che ci sono stati dei contatti telefonici tra il cellulare di Denis Cavatassi e quello dell'accusatore;
raccolte le testimonianze di ulteriori soci del ristorante e di altri gestori di attività in Thailandia i quali confermano che prestare soldi ai dipendenti, in Thailandia, è una cosa molto diffusa, anzi comune;
la moglie di Denis Cavatassi ha confermato alla polizia che il dipendente, nonché accusatore, Prasong Yongjit, subissava suo marito di pressanti richieste di aiuto finanziario, motivando tali richieste di prestito con la necessità di fare fronte ad una situazione familiare molto difficile;
preso atto che, dopo l'arresto, la famiglia di Dario Cavatassi ha posto in essere tutti i ricorsi possibili con i seguenti esiti negativi:
1) la prima richiesta di rilascio su cauzione è stata negata;
2) ha fatto seguito una seconda richiesta venerdì 25 marzo, di nuovo negata per il timore che Denis Cavatassi lasci il Paese;
3) il giorno 11 aprile è stato negato il rilascio ancora una volta dopo che gli avvocati avevano presentato la terza richiesta di scarcerazione;
constatato che Denis Cavatassi è detenuto, in condizioni disumane, senza prove concrete dentro un carcere che potrebbe contenere al massimo 500 persone ma che in realtà ne detiene 1.200. In particolare è detenuto in una stanza di 150 metri quadrati insieme a 200 persone. In detta stanza i detenuti dormono tutti stipati ciascuno a ridosso dell'altro;
raccolte numerose testimonianze di amici locali, sia italiani che di diverse nazionalità, concordi nel considerare Dario Cavatassi persona seria, generosa e sensibile, con anni di onesto lavoro sulle spalle ed episodi di altruismo che lo hanno fatto apprezzare da molti,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo ritenga opportuno approfondire con informazioni ricavate da fonti locali i termini della vicenda al fine di fare luce sull'indagine giudiziaria.
in un punto editoriale su "Il Sole-24 Ore", il professor Luigi Zingales, economista di origini padovane che insegna all'università di Chicago, analizza quello che è ormai divenuto il "modello Intesa Sanpaolo" e prende di petto la banca di Abramo-Bazoli e di Corrado Passera, mettendo a confronto il modello americano con il sistema italiano;
l'economista parte dal celeberrimo caso Alitalia ed in particolare, sulle operazioni condotte da Intesa Sanpaolo per salvare Alitalia, ha ricordato: «Intesa Sanpaolo fu chiamata come consulente del Governo, che deteneva la maggioranza della compagnia di bandiera. Il piano Fenice, da lei elaborato, vide la stessa banca nel ruolo di uno degli acquirenti della "parte buona" di Alitalia. Nello spietato mondo americano, dove valgono le regole del profitto, ma anche quelle della trasparenza, un consulente del venditore non può assumere allo stesso tempo anche il ruolo di compratore, perché in palese conflitto di interessi. Ma in Italia, si sa, il conflitto di interessi non è un problema molto sentito. Anzi, il conflitto di interessi non esiste neppure, perché Intesa Sanpaolo non segue la spietata logica del profitto, ma opera nell'interesse del Paese»;
si legge ancora nel citato articolo: «Il piano Fenice prevedeva il commissariamento della vecchia compagnia, mettendo i nuovi azionisti al riparo da possibili rivalse di fornitori, creditori, vecchi azionisti e obbligazionisti. Nell'interesse del Paese, quindi, il piano Fenice espropriò i legittimi proprietari del poco di valore ancora presente in Alitalia, per trasferirlo alla nuova società, di cui guarda caso Intesa Sanpaolo è socia. Che la procedura non fosse normale lo conferma il fatto che il Governo dovette fare un decreto per mettere al riparo gli amministratori di Alitalia, che altrimenti sarebbero stati perseguibili dagli azionisti e dai creditori. Per tener buoni gli azionisti, infine, si diede loro un indennizzo a spese del fondo di protezione degli azionisti contro le truffe finanziarie, previsto dalla Legge sul risparmio. Delle due, o il valore dell'attivo Alitalia era inferiore alle passività, e le azioni non valevano niente (ma allora perché rimborsarle anche parzialmente?) o non lo era, e il compito del commissario Fantozzi doveva essere quello di realizzare il massimo dall'attivo, non di svendere i (pochi) gioielli di famiglia al consulente-compratore. Se non bastasse, nell'interesse del Paese la legge Marzano fu modificata ad hoc per permettere l'operazione. Dal punto di vista operativo, il piano Fenice prevedeva anche un nuovo modello basato "punto-punto sul breve raggio con quote dominanti nei principali aeroporti serviti". Tradotto in linguaggio corrente questo significa che la nuova compagnia aerea si specializzava nello sfruttare il potere di mercato conseguito nei principali aeroporti nazionali grazie al consolidamento con AirOne»;
per questi motivi, continua Zingales, «una delle condizioni fu la deroga dell'Antitrust sul mercato domestico da parte delle autorità nazionali ed europee. Se Intesa Sanpaolo fosse una banca orientata al profitto, tanto potere di mercato nelle mani di un solo operatore avrebbe spaventato. Ma trattandosi di una banca al servizio del Paese, il consenso dell'Antitrust fu ottenuto in un battibaleno. Liberata dell'eccesso di manodopera (a spese dello Stato), dei debiti (a spese dei creditori) e dei vincoli concorrenziali (a spese dei consumatori), Alitalia potrà profittevolmente essere venduta da Intesa Sanpaolo ai francesi tra qualche anno»;
secondo Zingales lo stesso conflitto di interessi sta per ripetersi anche nel Piano Parmalat dove in nome dell'italianità si stravolgono le regole e sarà concesso a Intesa Sanpaolo di vendere le principali partecipazioni estere al miglior offerente. In particolare: «Il piano Parmalat segue linee simili. Intesa Sanpaolo beneficia, sotto forma di un prezzo di acquisto minore, del decreto del Governo che paralizza Lactalis, costringendola a svendere. Intesa Sanpaolo beneficerà anche di una probabile revisione del decreto milleproroghe, che aveva impedito di distribuire la liquidità in pancia a Parmalat. I consumatori faranno la loro parte, sopportando un forte aumento della concentrazione nel settore del latte. In nome dell'italianità di Parmalat, sarà concesso a Intesa Sanpaolo di vendere le principali partecipazioni estere di Parmalat al miglior offerente. La nuova entità beneficerà anche dei finanziamenti agevolati della Cassa depositi e prestiti»;
la conclusione del professore ha un tono beffardo: «dobbiamo riconoscere a Bazoli e Passera un brillante acume imprenditoriale», perché invece di operare nella patria del capitalismo spietato dove le banche perseguono il profitto alla vecchia maniera e spesso finiscono per perdere soldi, Intesa Sanpaolo si mette al servizio di un Paese dove il capitalismo è temperato e riesce a ottenere leggi e favori che consentono profitti sicuri («è un modello brillante. Per la banca, soprattutto»);
Corrado Passera, come risulta dalle agenzie di stampa, ha risposto a questo attacco con una replica piccata in cui ha negato qualsiasi conflitto di interessi nella vicenda Alitalia dove, ha specificato, «siamo stati chiamati a dare un giudizio (...) e ci hanno chiesto se si poteva trovare 1 miliardo di soldi privati»;
in un lungo intervento su "Il Sole-24 Ore" (14 agosto 2008), il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, vantando il modello di Intesa Sanpaolo, quello di una cosiddetta "banca di sistema", rivendicò «la responsabilità sociale che grava sull'impresa banca», di cui il banchiere deve farsi carico. Contro il modello "americano" che impone «l'imperativo categorico del continuo aumento dei profitti e del valore per gli azionisti», Bazoli proclamò il modello di una banca al servizio del Paese;
nei giorni scorsi, sul "Financial Times" Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha ugualmente richiamato la funzione della banca per il Paese, anche se in maniera più sfumata, visto che doveva far assorbire alla City un aumento di capitale di 5 miliardi,
se corrisponda al vero che il conflitto di interessi, portato alla luce dalle anomalie del "Piano Fenice" che Passera mise in piedi con l'aiuto del Governo, stia per ripetersi anche nel Piano Parmalat dove sarà concesso a Intesa Sanpaolo di vendere le principali partecipazioni estere al miglior offerente e, di conseguenza, quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di evitare che siano i consumatori a pagare il prezzo di dette operazioni ad esclusivo interesse delle banca;
se il Governo non ritenga che, alla luce di quanto esposto in premessa, il modello banca sistema, tanto vantato da Bazoli, non sia solo un modo per permettere ad Intesa Sanpaolo di occuparsi agevolmente dei propri interessi, mentre la stessa sembra voler perseguire quella che l'interrogante definirebbe la dottrina sociale della banca-chiesa; al riguardo, appare eloquente l'affermazione di Passera che, nel difendere la Banca ribadendo la mancanza del conflitto di interessi nel caso Alitalia, ad avviso dell'interrogante è finalizzata ad un'opera di convincimento a sostegno della tesi per cui Intesa Sanpaolo non seguirebbe la spietata logica del profitto, ma opererebbe nell'interesse del Paese; di contro, risulta invece che, in questo modo, la Banca riceve in cambio leggi e favori che le consentono profitti sicuri;
quali iniziative il Governo intenda intraprendere al fine di non agevolare queste prassi anti-mercato dove Intesa Sanpaolo ha pure il bonus aggiunto di permettersi di mandare i suoi massimi esponenti a filosofeggiare sui destini dei cittadini.
(4-05077)
LANNUTTI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Premesso che:
si apprende da notizie di stampa ("Il fatto quotidiano" del 19 aprile 2011) che il 18 aprile 2011 si è svolta la prima udienza del processo che vede coinvolto l'ex presidente di Confindustria per violazioni urbanistiche, falso e deturpamento di bellezze naturali relativamente ai presunti abusi edilizi nei lavori di ristrutturazione di Villa Caprile ad Anacapri, la dimora dove abitualmente trascorre le vacanze estive e i periodi di riposo. Nessuno degli imputati era presente in aula;
si legge nel citato articolo: «Villa Caprile è un immobile acquistato nel 2002 dalla Fisvi Holding, srl al 99% di proprietà di Montezemolo (dei 90.000 euro di capitale sociale, 89.956,40 euro di quote sono sue). Il presidente di Fisvi però è Francesco Saverio Grazioli, detentore dei rimanenti 43,60 euro di quote. Anch'egli è alla sbarra, insieme all'architetto direttore dei lavori, Rossella Ragazzini, e al titolare dell'impresa edile appaltatrice, Francesco Di Sarno. Gli abusi contestati, va detto, sono presunti. Ma probabilmente sono avvenuti in concreto (e la prescrizione dei reati in questo procedimento è lontana). Altrimenti non si spiegherebbe perché Ragazzini, difeso dall'avvocato Claudi Botti, e Di Sarno, difeso dall'avvocato Sergio De Simone, abbiano chiesto nel corso della prima udienza di patteggiare 12 e 10 mesi di condanna (con la sospensione condizionale) invece di affrontare il dibattimento per far appurare la regolarità delle opere eseguite. Tra le quali la trasformazione a uso abitativo di un garage, diventato la casa del custode, e di un rudere, nonché altri interventi all'interno della Villa progettata negli anni '50 dall'ingegnere Roberto Adinolfi in puro stile caprese. Sulla richiesta di patteggiamento si pronuncerà il 30 maggio un altro giudice. La dottoressa Cataldi non può sentenziare sul punto altrimenti diventerebbe incompatibile. Montezemolo e Grazioli, entrambi assistiti dal professore di Diritto Penale Alfonso Furgiuele, hanno deciso di affrontare il processo nel merito. La linea difensiva dell'ex presidente di Confindustria è quella di dimostrare l'assoluta estraneità agli ordini e all'esecuzione dei lavori finiti nel mirino della Procura di Napoli. In una casa frequentata solo durante le vacanze. E formalmente amministrata da soggetti giuridici diversi dalla sua persona. Una linea che può reggere, ma può anche cedere, di fronte alle visure camerali della holding e alle altre prove che il pm di Napoli Milena Cortigiano intende produrre nel corso del dibattimento per far accertare che il padrone di diritto e di fatto di Villa Caprile era Montezemolo. E a questo processo la Procura tiene, eccome. La sentenza del giudice Cataldi infatti può influire sull'esito di un processo parallelo - ora in udienza preliminare - sulle presunte connivenze di un ex sindaco, un geometra comunale e tre vigili urbani di Anacapri, accusati di aver 'coperto' gli abusi in atto per non danneggiare l'illustre ospite dell'isola azzurra. Molto si è scritto sulla Panda donata dalla Fiat al Comune di Anacapri quando il presidente della Fiat era Montezemolo. Regalo che ha fatto accendere una lampadina agli inquirenti. La lampadina si è spenta nel prosieguo delle inchieste. Montezemolo ha spiegato che quella donazione era parte di una campagna promozionale della fabbrica automobilistica in molti comuni di pregio turistico, anch'essi destinatari del veicolo omaggio. L'episodio della Panda non figura in nessuna ipotesi di accusa. In aula a Capri non c'era come accade di solito per questo tipo di reati un pm onorario. E' venuta la pm Cortigiano, il magistrato titolare delle indagini. Caso ancora più raro, i pm togati presenti erano due. La Cortigiano era accompagnata dal procuratore aggiunto, Aldo De Chiara, capo della sezione Ambiente della Procura napoletana. Che è giunto nell'isola per incontrare il comandante della Stazione dei Carabinieri Michele Sansonne e il dirigente della Polizia di Stato Stefano Iuorio per fare il punto sulla lotta all'abusivismo tra Capri e Anacapri. E per fare un nuovo sopralluogo a Villa Caprile, dove la Fisvi ha iniziato i lavori di demolizione di uno dei tre manufatti contestati. "Pare sia la prima volta che si assiste a un'autodemolizione sull'isola azzurra" ha commentato De Chiara. La scelta di ripristinare lo stato originario dei luoghi risponde probabilmente a una logica processuale: acquisire benemerenze per le udienze successive, certificare la buona fede della Fisvi e di Montezemolo, e 'scaricare' sui tecnici (che hanno patteggiato) le colpe dei presunti abusi (...). Il Comune di Anacapri non si è costituito parte civile. (...) Pm e difesa hanno chiesto l'esame degli imputati. Montezemolo potrebbe quindi essere chiamato a deporre. La sentenza è attesa entro la fine dell'anno»,
quali iniziative siano state finora intraprese per individuare eventuali complicità nei casi di abusivismo edilizio in ordine a situazioni di favoritismi per alcuni privilegiati ad opera di taluni soggetti operanti nell'area in questione appartenenti alle Forze dell'ordine, a cominciare dai casi in cui si sia verificato un insolito arricchimento e/o un elevato assenteismo;
come il Governo intenda vigilare affinché sia scrupolosamente rispettata la normativa in materia edilizia nel pieno rispetto del territorio e dei cittadini nonché sia garantita l'uguaglianza di trattamento.
Gianni Lettieri, il candidato sindaco di Napoli alle elezioni comunali 2011, finisce sotto la lente d'ingrandimento del settimanale d'inchiesta "L'Espresso". Secondo i giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianfrancesco Turano, la fortuna economica dell'imprenditore napoletano prestato alla politica avrebbe origini misteriose mentre nel suo passato ci sarebbero una sfilza di imprese fallite. L'inchiesta prende spunto dalle parole di un senatore del Popolo della Libertà, che, come si legge nel citato articolo: «nel 2006 (...) in Commissione Antimafia» chiedeva: «"Come mai da modesto imprenditore che alloggiava in un modesto appartamento di 120 metri quadri a Salita Arenella numero 9, in pochissimi anni si trasforma in un imprenditore di questo livello… Chi stava dietro questo signor Lettieri? Quali erano i rapporti di questo signore con la politica? Qual era il sistema di potere?"»;
si legge ancora nel citato articolo che Gianni Lettieri proviene da una famiglia di umili origini. «Gianni si rivela presto un ragazzo scaltro e sveglio, e decide di diplomarsi come geometra. Ci riesce nel 1974, in soli tre anni, frequentando un istituto tecnico. L'anno successivo si iscrive a Economia ma dopo un po' lascia gli studi. Forse lavorava troppo: nel 1975 diventa infatti direttore commerciale di un'azienda di La Spezia specializzata in abbigliamento militare. Il tessile diventa il suo ramo d'azione, e il suo curriculum racconta che fu lui ad aprire, in provincia di Avellino, il primo stabilimento di tessuto "Denim Ring"»;
l'articolo prosegue ricordando che la laurea honoris causa viene conferita pochi mesi fa a Gianni Lettieri dall'università privata napoletana Parthenope, il cui preside sarebbe stato nominato nel collegio sindacale di una società dello stesso candidato sindaco di Napoli alle elezioni 2011;
continua l'articolo: «in prima fila quel giorno, ad ascoltare la sua lectio magistralis, c'è nientemeno che Gianni Letta, suo grande amico e patrono. Non è una sorpresa: è da tempo che il sottosegretario e il suo sodale Luigi Bisignani hanno puntato su di lui. Forse abbagliati dai miracolosi successi industriali. Ma sarà tutto oro quel che luccica? A contestare i suoi meriti professionali ci sono alcuni suoi colleghi di fama, dal suo predecessore Antonio D'Amato all'armatore Manuel Grimaldi, tanto che pochi giorni fa Lettieri ha dovuto spedire ai giornali una lettera in puro stile berlusconiano dove spiccano i 200 milioni di salari distribuiti in 18 anni a 600 dipendenti e il richiamo all'ottimismo. Una virtù indispensabile, perché Lettieri è l'equivalente imprenditoriale di Giobbe. Capitano tutte a lui. Sulle banche dati il suo nome è collegato a una sfilza di imprese liquidate oppure fallite. Oggi il suo salotto buono è la Meridie, quotata a Piazza Affari, finanziaria d'investimenti attiva soprattutto nel Mezzogiorno. Di Meridie Lettieri è presidente e amministratore delegato, anche se le azioni (14 per cento) sono in mano alla figlia più grande, Annalaura. Per rimanere alle disgrazie recenti, Meridie ha investito 2,8 milioni in Banca Mb: soldi bloccati dopo che l'istituto è stato messo in amministrazione straordinaria da Bankitalia. Ha dato 2,5 milioni al produttore Massimo "Viperetta" Ferrero per acquistare il 25 per cento di una compagnia aerea di charter (la Livingston) che, a novembre, è finita in insolvenza. Ferrero, che il 20 gennaio avrebbe dovuto ricomprarsi la quota, non si è presentato dal notaio. Non è tutto. Una controllata, la Medsolar attiva nel campo dei pannelli fotovoltaici, ha subito una perdita di 2 milioni per la consegna in ritardo dei macchinari. La stessa Meridie è in una situazione imbarazzante. Lo Yoda trust dell'avvocato calabro-milanese Nicola Squillace, titolare del 7 per cento della società quotata, risulta tuttora amministrato dal commercialista svizzero Sergio Pezzati, arrestato lo scorso luglio all'aeroporto Jfk su mandato del District Attorney di Brooklyn con l'accusa di essere il fiduciario del clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Squillace, cresciuto nello studio Libonati Jaeger, uno dei più importanti d'Italia per il diritto commerciale, ha detto di avere liquidato Pezzati in dicembre, ma la Consob non l'ha ancora segnalato. Ha qualche problema giudiziario anche un altro socio di Meridie, l'ex ad di Unipol Giovanni Consorte, che rischia una condanna a tre anni di carcere per la scalata a Bnl. La holding di Consorte Intermedia controlla il 10 per cento di Meridie grazie a uno scambio di partecipazioni incrociate con Lettieri. Soldi, insomma, non ne sono girati. Al momento, il titolo di Meridie vale meno della metà rispetto alla quotazione di inizio 2010. Anche la holding di famiglia Mcm va male. A fine anno ha rischiato di affondare sotto 6 milioni di euro di perdite. Per non portare i libri in tribunale, il candidato sindaco ha organizzato una nuova operazione tutta su carta. Per ricapitalizzare, ha conferito la sua quota (10 per cento) in Salerno Invest-Le cotonerie, pari a un valore di 4 milioni. Salerno Invest significa una mega-area a Fratte, periferia nord di Salerno. Due periti indipendenti hanno stimato in 40 milioni l'ex zona industriale dove Lettieri produceva il denim per i jeans e che il sindaco Vincenzo De Luca ha trasformato in terreni a uso commerciale e residenziale. Per questa operazione, Lettieri e De Luca sono sotto processo per truffa. L'inchiesta non ha fermato il business di Fratte. Anzi, è arrivato nuovo sostegno dall'alta finanza lombarda, con l'ingresso in Salerno Invest di Aldo Magnoni, dello stesso Squillace e con un prestito di Unicredit da 73 milioni contro pegno sulle azioni della società. E Unicredit non è il solo a puntare, nonostante tutto, su Lettieri. I suoi due soci in Atitech, la società di manutenzione ex Alitalia a Capodichino, continuano a scommettere su di lui. La Cai ha dato a Lettieri cinque anni di contratto garantito per gli Md 80. E il gruppo Finmeccanica è il regista del consorzio, costituito all'inizio di marzo, fra Atitech e gli inglesi di Aero Sekur, partner della società di Pierfrancesco Guarguaglini nel progetto Soldato Futuro. E lo Stato dà il suo contributo diretto con la cassa integrazione, da poco rinnovata. Nonostante questi fallimenti», l'articolo citato elenca i numerosi sostenitori di Gianni Lettieri: dal «Cardinale Crescenzio Sepe», fino all'ex-governatore della Campania, «Antonio Bassolino». Senza dimenticare l'uomo che lo ha proposto a Silvio Berlusconi, «Nicola Cosentino» su cui spicca un mandato di arresto per associazione camorristica con il clan dei Casalesi;
si legge ancora nell'articolo: «Già nel 2010 gli esponenti della cosiddetta P3 brigano affinché diventi governatore al posto del candidato in pectore Stefano Caldoro. (...) Lettieri è in contatto continuo con un membro del gruppo, Arcangelo Martino, ex assessore socialista. "Arcà io sono a tua disposizione dimmi c'aggia fà e lo faccio", diceva Gianni all'amico che vaticinava il suo trionfo. "Se si toglie questo da mezzo...", sospirava Gianni parlando di Caldoro. L'operazione fallisce, ma sono tanti i pezzi grossi che sperano che il prossimo 15 maggio l'imprenditore diventi almeno sindaco. "In primis Letta e Bisignani. La candidatura è stata imposta da loro, nonostante l'opposizione degli ex An", dicono fonti vicine a Palazzo Chigi, "Lettieri ha conosciuto Letta tramite i buoni uffici di Maurizio Beretta, e da allora i due sono inseparabili. Prima di fare qualsiasi mossa, Gianni chiede consiglio a Letta. O, in alternativa, a Gigi Bisignani". Sotto il Vesuvio, invece, sono in molti a storcere la bocca. Lettieri pensa di essere amato, ricorda a tutti di aver vinto i premi "Cuore d'Oro" e "Masaniello", crede di potercela fare addirittura al primo turno. La sua campagna elettorale è faraonica: i cartelloni con la sua faccia s'incontrano pure a Teano, a 70 km dal comune dove si terranno le elezioni. Ma se nei salotti della borghesia Lettieri ha pochissimi estimatori (i circoli snob di Chiaia e Posillipo lo considerano un parvenu, "uno che dice di servirsi dal sarto Isaia ma che non sa che non è chic vestirsi sempre e solo di blu scuro"), anche tra gli imprenditori i simpatizzanti sono pochi." (...) gli industriali dell'Unione, di cui è stato presidente dal 2004 al 2010, gli imputano di aver speso troppi soldi per la sua immagine e di aver prosciugato le casse dell'associazione. "Vorremmo sapere come ha speso quei soldi, eravamo in attivo per oltre sei milioni", chiosano da Confindustria. Lettieri alle critiche non dà peso"»;
in una lettera a "L' Espresso" Gianni Lettieri smentisce punto per punto tutto sostenendo che la rivista «fornisce ai lettori una rappresentazione della mia storia personale e lavorativa molto lontana dalla realtà»;
a loro volta i giornalisti de "L'Espresso" confermano quanto scritto,
se corrisponda al vero quanto riportato dall'inchiesta de "L'Espresso" sul lato oscuro dell'attività imprenditoriale di Gianni Lettieri;
se corrisponda al vero che la finanziaria Meridie avrebbe all'interno un fiduciario della 'ndrangheta;
se corrisponda al vero che la fortuna economica dell'imprenditore napoletano prestato alla politica avrebbe origini misteriose mentre nel suo passato ci sarebbero una sfilza di imprese fallite o finite in liquidazione, tra queste la finanziaria Meridie, che si trova in amministrazione straordinaria da Banca d'Italia, l'acquisto del 25 per cento della compagnia aerea Livingstone, finita in insolvenza a novembre, ed infine una controllata che costruisce pannelli fotovoltaici, che avrebbe subito una perdita netta di due milioni di euro.
(4-05079)
COSTA - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
con decreto 6 marzo 1998 del Ministero del lavoro e della previdenza sociale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 78 del 3 aprile 1998 si istituiva il pagamento diretto da parte dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) dell'indennità ordinaria di disoccupazione e del trattamento speciale per l'edilizia;
all'art. 2 dei citato decreto e con nota n. 1.02701 del 10 aprile 1998 il Ministero del lavoro e della previdenza sociale - Direzione generale della previdenza ed assistenza sociale - Div. XI stabiliva che i lavoratori interessati all'indennità di disoccupazione potevano presentare domanda contestualmente sia al citato Istituto (INPS) sia ai competenti uffici dei Servizi per l'impiego;
l'INPS - Direzione centrale prestazione a sostegno del reddito con circolari n. 169, 170 e 171 del 31 dicembre 2010 inerenti al decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, comunicava le nuove modalità di presentazione della domanda di disoccupazione ordinaria non agricola dal 1° gennaio 2011 prorogata al 1° aprile 2011 con l'utilizzo del canale telematico per il tramite del portale dell'Istituto, del contact center integrato e dei patronati/intermediari dell'Istituto,
si chiede di sapere se non si ritenga opportuno adeguare i competenti centri per l'impiego alla nuova procedura mediante attribuzione di password telematica al fine di far continuare il servizio svolto sino al 31 marzo 2011 di raccolta e trasmissione all'INPS delle domande di disoccupazione anche per una maggiore informazione e salvaguardia dei diritti dei disoccupati stessi.
(4-05080)
POLI BORTONE - Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:
da svariati anni, nel territorio della provincia di Foggia si verificano furti di rame sugli elettrodotti che forniscono energia elettrica per le campagne e, negli ultimi tempi, il fenomeno si sta diffondendo sempre più a macchia di leopardo tanto da interessare anche centri residenziali ed altre province;
inizialmente l'Enel, o chi per essa, riusciva a ripristinare il servizio entro pochi giorni, oggi, dovendo dare priorità ai centri residenziali e alle zone industriali, i tratti di elettrodotti interessanti le zone rurali non vengono ripristinati prima di 30 o 40 giorni in quanto, secondo i dirigenti Enel locali, la mole di lavoro è tale che si ha difficoltà sia a reperire la quantità necessaria di conduttori alternativi da sostituire ai cavi in rame rubato, sia nei tempi di posa in opera del nuovo materiale effettuata dell'unica ditta appaltatrice (a quanto risulta all'interrogante solo la sede Enel di Bovino (FG) che gestisce il Subappennino Dauno, deve ripristinare 20 chilometri di elettrodotto);
tutto ciò si ripercuote su tutte quelle aziende agricole situate nei territori, che, non usufruendo della fornitura di acqua per uso irriguo dal consorzio di bonifica, provvedono ad irrigare le coltivazioni ortofrutticole da mercato e da industria attingendo acqua dai pozzi artesiani, utilizzando proprio la fornitura dell'energia elettrica la cui interruzione genera diverse conseguenze, tra le quali:
a) le aziende che hanno in atto coltivazioni primaverili (asparagi, carciofi, insalate) vedranno compromesso il raccolto, in quanto, con l'avanzare della primavera ed il conseguente aumento delle temperature, avranno necessità di un maggior apporto idrico;
b) le aziende che sono già senza energia elettrica hanno annullato la programmazione delle semine e dei trapianti delle colture primaverili - estive con conseguente danno economico sia per l'impresa agricola, sia per l'indotto ad essa collegata, sia per la manodopera impiegata;
c) le aziende sono costrette a preventivare l'alto rischio cui vanno incontro nell'investire nelle nuove produzioni ortofrutticole per il periodo estivo, perché, considerando un'interruzione dell'energia elettrica ed i tempi lunghi previsti per il ripristino degli elettrodotti, con le alte temperature che si verificano mediamente nei mesi di luglio e agosto, basterebbero pochi giorni senza acqua per danneggiare considerevolmente o perdere totalmente il raccolto, verificandosi così un danno maggiore per aver investito una buona fetta del capitale aziendale;
per la vita quotidiana, per il benessere delle persone che vivono in campagna e degli animali presenti negli allevamenti, che hanno bisogno di acqua ed energia elettrica quotidianamente, le aziende, per sopperire all'emergenza, si approvvigionano di gruppi elettrogeni, che con i costi elevati dei carburanti, aumentano in modo considerevole i costi di gestione aziendale della già precaria economia agricola,
si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non intenda provvedere urgentemente ad intraprendere le azioni necessarie atte a far ripristinare in tempi brevi la fornitura di energia elettrica, dove si verificano le interruzioni della stessa.
(4-05081)
qualche giorno fa si è sviluppato un incendio, provocato da un corto circuito all'interno dello studio del primario di Chirurgia plastica dell'Ospedale "Vito Fazzi" di Lecce che, grazie all'intervento tempestivo delle squadre dei vigili del fuoco del comando provinciale, non ha avuto gravi conseguenze;
quella del rischio incendi è purtroppo una delle noti dolenti che interessano l'ospedale cittadino, sprovvisto di adeguati interventi di messa in sicurezza, privo anche di un valido e diffuso sistema di rilevazione incendi e di un sistema di allarme centralizzato;
nel nosocomio, ritenuto uno dei più a rischio dell'intera provincia, non sono mai state formate le squadre dei lavoratori incaricati alla lotta antincendio e all'evacuazione dei reparti, i parcheggi sono addirittura a ridosso dei principali impianti rendendo così difficile l'accesso ai vigili del fuoco. Le pompe antincendio poste sui pianerottoli nelle scale vengono controllate, ma molte sono danneggiate e spesso vengono rubate per essere utilizzate altrove;
com'è noto, purtroppo, molte strutture ospedaliere del Salento non sono in possesso di tutti i requisiti previsti dalle norme sulla sicurezza e l'ospedale Fazzi, per esempio, non ha il certificato di prevenzione incendi. Sono norme che cambiano con molta frequenza e per adeguare le strutture occorrono molte risorse. Tali carenze, però, mettono a rischio tutti coloro che ogni giorno, per lavoro o per necessità di salute, popolano gli ospedali,
se i Ministri in indirizzo non intendano attivarsi urgentemente affinché in tutti gli ospedali salentini venga applicata la normativa che disciplina il regolamento per la messa in sicurezza dei nosocomi, garantendo così l'incolumità del personale medico, dei lavoratori, dei degenti e di tutte quelle persone che affluiscono nei poliambulatori ogni giorno;
se non ritengano di dover sollecitare un incontro con il Prefetto e i vari soggetti responsabili della sicurezza, per stabilire tempi e modalità circa i dovuti ed improcrastinabili interventi in materia di sicurezza.
(4-05082)
SANCIU - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:
da alcuni mesi il costo del trasporto marittimo da e per la Sardegna ha subito un rilevante rincaro;
le compagnie di trasporto, in assenza di un vettore pubblico in grado di applicare prezzi concorrenziali di accesso ai servizi, hanno adottato una politica di aumento delle tariffe, con rincari medi del 66 per cento rispetto al 2010, e punte del 130 per cento, senza alcuna previsione di pacchetti, offerte speciali, tariffe agevolate, o promozioni legate all'imminente stagione turistica;
tale situazione ha determinato un grave pregiudizio per tutti i cittadini residenti nell'Isola e non, che intendano comunque recarsi nel territorio sardo indipendentemente dalla propria motivazione, nonché per l'annesso problema del trasporto merci;
il trasporto marittimo è l'unica condizione che consenta di muoversi da e per la Sardegna con mezzo proprio al seguito;
la Sardegna è un'isola a rilevante vocazione turistica e il danno che i sardi stanno subendo rischia di generare gravi ripercussioni sul sistema turistico e sul piano occupazionale;
sono moltissimi gli emigrati sardi che periodicamente fanno ritorno in Sardegna, soprattutto nei periodi di vacanza, per ricongiungersi con i propri familiari;
tutte le circostanze sopra evidenziate si ripercuotono negativamente sull'economia isolana determinando da un lato una drastica riduzione del flusso turistico, dall'altra notevoli difficoltà economiche per gli operatori che per l'approvvigionamento di materie prime, o la commercializzazione dei propri prodotti, sono costretti a ricorrere al trasporto marittimo sopportandone i relativi costi;
quale reazione immediata del rincaro del costo di trasporto marittimo le associazioni dei consumatori e gli enti territoriali direttamente interessati hanno inoltrato numerose segnalazioni all'Autorità garante della concorrenza e del mercato al fine di valutare la violazione delle norme comunitarie e nazionali in materia di concorrenza;
a fronte delle sollecitazioni pervenute dal mondo civile e politico il Governo ha già manifestato la volontà di intervenire sul punto, data la rilevanza economica e sociale del fenomeno;
l'art. 16 della Costituzione sancisce il diritto di ogni cittadino di circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, ed è espressione fondamentale del diritto di libertà enunciato dall'art. 2 e del diritto di eguaglianza di cui all'art. 3;
quanto avviene nelle rotte navali verso, e dalla, Sardegna impone di affrontare complessivamente le problematiche connesse alla "continuità territoriale", intesa quale possibilità per tutti i cittadini di spostarsi nel territorio nazionale con pari opportunità, servizi soddisfacenti e prezzi uniformi;
la tematica della continuità territoriale, mirando alla riduzione del divario esistente fra la popolazione residente nel territorio nazionale, che si ricollega alla politica di coesione economica e sociale perseguita a livello comunitario e nazionale, porta a rivendicare l'esigenza che il sistema dei trasporti, da e verso la Sardegna, consenta a tutti i cittadini di fruire di servizi di trasporto regolari, con costi di tariffazione pari a quelli medi nazionali;
solo attraverso un approccio sistematico alle problematiche evidenziate sarebbe possibile ovviare alle ripercussioni negative derivanti dall'isolamento geografico e dall'accesa speculazione perpetrata a danno dei cittadini e residenti nella Regione Sardegna, nonché delle imprese ivi operanti,
quali azioni di propria competenza il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per porre rimedio alla grave situazione di speculazione che sta caratterizzando i trasporti da e per la Sardegna;
quali iniziative ritenga appropriato attivare al fine di garantire l'applicazione della "continuità territoriale" in tutto il territorio nazionale, e segnatamente verso le regioni insulari;
se non ritenga di dover valutare la necessità di adottare interventi normativi urgenti al fine di evitare che venga perpetrata quella che appare come una violazione del diritto costituzionale alla mobilità.
(4-05083)
BOSONE, ANTEZZA, CECCANTI, DE LUCA, DEL VECCHIO, DI GIOVAN PAOLO, D'UBALDO, FERRANTE, GARAVAGLIA Mariapia, GIARETTA, MAGISTRELLI, PERDUCA, PINOTTI, ROSSI Paolo, RUSCONI, SCANU, DELLA SETA, MAZZUCONI, LEGNINI, SOLIANI - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:
gli istituti di patronato svolgono, in modo totalmente gratuito, ai sensi della legge 30 marzo 2001, n. 152, attività di informazione, assistenza, consulenza e tutela, anche in sede giudiziaria, nonché altre attività di sostegno e di servizio di natura tecnica, in favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dei pensionati, dei singoli cittadini italiani e stranieri presenti nel territorio dello Stato e dei loro superstiti;
la gratuità e la professionalità dell'attività prestata sono garantite dalla citata legge n. 152 del 2001, che disciplina in modo rigoroso e dettagliato sia le risorse finanziarie che ne consentono l'erogazione a titolo gratuito, sia le caratteristiche e le qualità del personale adibito a svolgere i servizi in favore dei cittadini;
la costituzione di un patronato è subordinata alla verifica dell'esistenza di precise condizioni di affidabilità organizzativa e finanziaria, ritenute necessarie dal legislatore ai fini della tutela degli interessi dei cittadini e dei lavoratori coinvolti, data la specificità e la delicatezza degli ambiti nei quali si interviene, con compiti di tutela e rappresentanza dei diritti soggettivi nel settore previdenziale, infortunistico e socio-assistenziale;
l'articolo 17, comma 2, della legge n.152 del 2001 prevede: «È fatto divieto ad agenzie private ed a singoli procacciatori di esplicare qualsiasi opera di mediazione a favore dei soggetti di cui all'articolo 7, comma 1, nelle materie ivi indicate». I contravventori sono puniti con l'ammenda e, nei casi più gravi, con l'arresto;
un'associazione denominata "PDL - al Servizio degli Italiani" pubblicizza la propria attività nei confronti di pensionati, lavoratori e cittadini in generale nell'ambito dell'assistenza previdenziale, asserendo di disporre di "patronato" per "tutte le pratiche (INPS, INAIL, INPDAP ed altri enti previdenziali)";
nelle dichiarazioni diffuse a mezzo stampa (si veda, ad esempio, l'articolo pubblicato su "Il Giornale" il 20 aprile 2011), in occasione della presentazione di detta associazione, si legge che «a differenza dei patronati il loro servizio sarà completamente gratuito»: tali affermazioni si prestano a un equivoco interpretativo, vale a dire che agli istituti di patronato sia consentito ottenere corrispettivi finanziari per l'attività prestata ovvero che non operi nei loro confronti, in modo efficace, la funzione di controllo e vigilanza che spetta al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, secondo i termini di legge,
se non si ritenga che l'associazione denominata "PDL - al Servizio degli Italiani", relativamente alle attività che si propone di svolgere in ambito previdenziale e assistenziale, si ponga in contrasto con il disposto dell'art. 17, comma 2, della legge n. 152 del 2001;
quali misure si intendano adottare per tutelare adeguatamente i lavoratori, i pensionati e i cittadini nei confronti di un'associazione che, pur non avendo ottenuto il riconoscimento di istituto di patronato ai sensi della legge n. 152 del 2001, intende svolgere funzioni che il legislatore attribuisce esclusivamente agli istituti di patronato quali «persone giuridiche di diritto privato che svolgono un servizio di pubblica utilità» (art. 1 della legge n. 152 del 2001).
(4-05084)