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Timestamp: 2020-08-15 14:18:07+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 22608 del 27/09/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 22608 del 27/09/2017
Cassazione civile, sez. I, 27/09/2017, (ud. 12/07/2017, dep.27/09/2017), n. 22608
Carind s.r.l. (C.F. 01676530601), rappresentata e difesa dall’avv.
Francesco Italico De Santis, elettivamente domiciliata presso lo
studio degli avv.ti Ermelinda Cosenza e Cristina Chianello, in Roma,
piazza Cola di Rienzo 69;
Prisma Cart Sud s.a.s. di M.A. & c., in concordato
preventivo (C.F. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante e
del liquidatore giudiziale pro tempore, rappresentata e difesa
dall’avv. Antonio Mosetti, elettivamente domiciliata presso lo
studio dell’avv. Claudio Natale in Roma, via della Giuliana 37;
avverso la sentenza n. 5307/2011 della Corte d’appello di Roma,
depositata il 9 dicembre 2011.
Il Tribunale di Cassino, all’esito del giudizio promosso nei confronti della Carind s.r.l. dalla Prisma Cart Sud s.a.s. di M.A. &amp; c. (di seguito breviter Prisma), prima in amministrazione controllata e poi, in pendenza della lite, ammessa al concordato preventivo, pronunciandosi sulla domanda riconvenzionale avanzata dalla convenuta, accertato il credito opposto in compensazione dall’attrice, condannò quest’ultima al pagamento del maggiore credito vantato dalla Carind s.r.l..
Proposto gravame dalla Prisma, in concordato preventivo, la Corte d’appello di Roma, con sentenza depositata il 9 dicembre 2011, dichiarò la nullità della sentenza resa dal Tribunale di Cassino, condannando poi l’appellata Carind s.r.l. al pagamento del credito vantato dall’appellante, già oggetto della compensazione disposta dal primo giudice.
Ritenne la corte d’appello che la sentenza impugnata fosse viziata da ultrapetizione, avendo il tribunale erroneamente compensato il credito della Prisma, posta in concordato preventivo, con quello vantato dalla Carind s.r.l., oggetto di una domanda riconvenzionale spiccata soltanto nei confronti della medesima società, quando era ancora in amministrazione controllata.
Carind s.r.l. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi; Prisma, in concordato preventivo, ha depositato controricorso.
1. Con il primo motivo Carind s.r.l. deduce violazione dell’art. 112 c.p.c. e della L. Fall., art. 188 e art. 192, comma 3 – nel testo vigente prima della loro abrogazione per effetto del D.Lgs. n. 5 del 2006 -, essendo nel corso del giudizio di primo grado la società ammessa al concordato preventivo pacificamente subentrata a quella in amministrazione controllata in tutti i rapporti pendenti compresi quelli processuali.
Con il secondo motivo lamenta ulteriore violazione dell’art. 112 c.p.c., poichè la corte d’appello, dopo avere rilevato d’ufficio il presunto vizio di ultrapetizione, ha disposto senz’altro la condanna dell’appellata al pagamento delle somme oggetto di compensazione in favore della Prisma.
2. Entrambi i motivi, connessi per il comune oggetto, sono fondati, con le precisazioni di cui si dirà.
E’ incontroverso che la Prisma Cart Sud s.a.s. di M.A. &amp; c. promosse nei confronti della Carind s.r.l. un giudizio civile innanzi al Tribunale di Cassino quando era già stata ammessa alla procedura di amministrazione controllata, ai sensi della L. Fall., artt. 187 e segg., nel testo vigente prima della loro abrogazione per effetto dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 5 del 2006; nel corso del detto giudizio, poi, la medesima attrice – evidentemente essendo venute a mancare le condizioni per proseguire l’amministrazione controllata – fu ammessa, su sua richiesta, alla procedura di concordato preventivo.
E’ chiaro, allora, come tutte le domande riconvenzionali spiccate dalla convenuta Carind s.r.l. nei confronti della società attrice, già in amministrazione controllata, rimasero ferme nei confronti della medesima società pure ammessa alla procedura di concordato preventivo; si trattò, infatti, all’evidenza non di un fenomeno di successione tra soggetti giuridici diversi, ma del medesimo ente collettivo – una società di persone -, il quale, cessata una procedura concorsuale minore alla quale era stato precedentemente ammesso, ebbe accesso ad altra procedura concorsuale, diversa dal fallimento, secondo una precisa scelta consentita dall’ormai abrogato L. Fall., art. 192, comma 3, illo tempore ancora pienamente applicabile.
Ha errato allora la corte d’appello nel ritenere viziata da ultrapetizione la sentenza del giudice di primo grado, assumendo che la domanda riconvenzionale spiccata nei confronti dell’originaria attrice in seno al detto processo, non sarebbe stata formulata anche nei confronti della medesima società poi ammessa alla procedura di concordato preventivo.
In direzione esattamente contraria, da un lato, il fatto che la Prisma sia rimasta sempre in bonis nel corso del giudizio di primo e secondo grado e, dall’altro, la circostanza che nessun evento interruttivo – assumendo rilevanza in tema, L. Fall., ex art. 43, soltanto la dichiarazione di fallimento – si era verificato all’interno del processo, imponevano di ritenere che tutte le domande riconvenzionali avanzate dalla convenuta Carind s.r.l. nei confronti dell’attrice Prisma, non necessitassero di essere riproposte; e ciò anche dopo che la parte aveva inteso, per sua libera scelta, depositare nel giudizio pendente una nuova comparsa di costituzione con l’intervento del commissario giudiziale nominato dal tribunale fallimentare.
3. In accoglimento dei motivi di ricorso, allora, la sentenza impugnata va cassata con rinvio alla corte d’appello di Roma, in diversa composizione, per un nuovo esame del giudizio e perchè provveda sulle spese di quello di legittimità.
Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti; rinvia alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.