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Timestamp: 2018-02-23 12:29:00+00:00
Document Index: 52693742

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2049', 'art. 360', 'art. 2049', 'sentenza ', 'art. 2049', 'art. 2049']

RESPONSABILITÀ CIVILE - Padroni e committenti - - in genere
RESPONSABILITÀ CIVILE - Padroni e committenti - - esercizio delle incombenze
1. Il dott. A.D., medico anestesista presso l'Ospedale (OMISSIS), fu condannato con sentenza penale definitiva per vari episodi di violenza sessuale aggravata. Per quanto di interesse in questa sede, egli fu ritenuto responsabile del predetto reato commesso in danno di A.E., sua parente, la quale, ricoveratasi presso l'ospedale reatino per essere sottoposta ad un intervento chirurgico per un tunnel carpale, era stata denudata parzialmente, toccata nelle sue parti intime e fotografata più volte in pose erotiche nel mentre si trovava in stato di totale incoscienza conseguente al trattamento anestetico subito.
Passata in giudicato la sentenza penale di condanna, A.E. convenne in giudizio il dott. A. e l'ASL di (OMISSIS), davanti al Tribunale di Rieti, chiedendo che fossero condannati in solido al risarcimento dei danni conseguenti al reato suindicato.
Si costituì in giudizio la sola ASL, chiedendo il rigetto della domanda, mentre il dott. A. rimase contumace.
Il Tribunale accolse la domanda e condannò entrambi i convenuti al risarcimento nella misura di Euro 25.000, oltre interessi, nonchè al pagamento delle spese di giudizio.
2. La sentenza è stata impugnata in via principale dalla ASL e in via incidentale dalla vittima. La Corte d'appello di Roma, con sentenza non definitiva del 28 febbraio 2014, ha respinto l'appello principale ed ha rimesso la causa in istruttoria per l'accertamento dell'entità del danno da liquidare, riservando alla pronuncia definitiva la liquidazione delle spese.
Ha osservato la Corte territoriale che l'appello della ASL aveva ad oggetto un solo profilo, e cioè quello dell'applicabilità o meno alla fattispecie dell'art. 2049 c.c.. Richiamata la giurisprudenza di legittimità sulla figura della c.d. occasionalità necessaria tra la condotta dannosa ed il fine istituzionale perseguito, la Corte d'appello...
1. Con il primo ed unico motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell'art. 2049 c.c..
Osserva la parte ricorrente che la sentenza in esame, oltre ad aver violato la norma citata, sarebbe anche intrinsecamente illogica e contraddittoria. Ed infatti, mentre è da ritenere corretta l'affermazione secondo cui il nesso di occasionalità necessaria è interrotto dalla finalità esclusivamente personale ed egoistica dell'azione, l'unica conseguenza logica da trarre sarebbe quella dell'esclusione di ogni responsabilità dell'azienda sanitaria. La violenza sessuale "è di certo la massima espressione di un fine strettamente personale ed egoistico", ed il ruolo rivestito dal dott. A. all'interno della struttura ospedaliera costituiva solo l'occasione naturale per compiere il fatto; ma poichè il comportamento da lui tenuto "nulla ha a che vedere con le funzioni di medico anestesista affidategli dalla struttura ospedaliera", l'art. 2049 c.c., non dovrebbe trovare applicazione.
La giurisprudenza di questa Corte ha affermato che in tema di fatto illecito, con riferimento alla responsabilità dei padroni e committenti, ai fini dell'applicabilità della norma di cui all'art. 2049 c.c., non è richiesto l'accertamento del nesso di causalità tra l'opera dell'ausiliario e l'obbligo del debitore, nonchè della sussistenza di un rapporto di subordinazione tra l'autore dell'illecito ed il proprio datore di lavoro e del collegamento dell'illecito stesso con le mansioni svolte dal dipendente. E' infatti sufficiente, per il detto fine, un rapporto di occasionalità necessaria, nel senso che l'incombenza disimpegnata abbia determinato una situazione tale da agevolare o rendere possibile il fatto illecito e l'evento dannoso, anche se il dipendente abbia operato oltre i limiti delle sue incombenze, purchè sempre...