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Timestamp: 2017-09-22 18:56:28+00:00
Document Index: 160224682

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 59', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 59', 'art. 7']

ANTICHITA' E BELLE ARTI Alienazione e trasmissione delle cose d'interesse artistico
BELLEZZE NATURALI (Tutela delle) Vincoli in genere
Consiglio di stato , sez. VI, 12 novembre 2008, n. 5643
sul ricorso in appello n. 3218/2003, proposto  dal  Ministero  per  i
beni e le attività culturali, in  persona  del  Ministro  in  carica,
rappresentato e  difeso  per  legge  dall'Avvocatura  generale  dello
Stato, con domicilio in via dei Portoghesi n. 12, Roma;
- S.c.a r.l. La Edificatrice, in persona  del  legale  rappresentante
- Soc. Coop. S'Imbenia s.r.l, in persona  del  legale  rappresentante
della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna,
n. 23 del 14 gennaio 2003.
Relatore all'udienza dell'8  luglio  2008  il  Consigliere  Francesco
Bellomo e uditi per le parti l'avv. dello Stato Giannuzzi;
1. Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale della Sardegna S.c.a r.l. La Edificatrice domandava l'annullamento del provvedimento del Direttore Generale per i beni archeologici del Ministero per i beni e le attività culturali del 29 agosto 2001, col quale si è esercitato il diritto di prelazione ex art. 59 del D.Lgvo 29 ottobre 1999 n. 490, nonché di qualsiasi altro atto ad esso presupposto, conseguente o connesso.
Si costituiva in giudizio per resistere al ricorso il Ministero per i beni e le attività culturali.
Con sentenza n. 23 del 14 gennaio 2003 il TAR accoglieva il ricorso.
2. La sentenza è stata appellata dal Ministero per i beni e le attività culturali, che contrasta le argomentazioni del giudice di primo grado.
La causa è passata in decisione alla pubblica udienza dell'8 luglio 2008.
1. Con atto di compravendita del 22 giugno 2001 S.c.a r.l. La Edificatrice ha venduto alla società cooperativa S'Imbenia il complesso immobiliare sito nel territorio del comune di Alghero, regione "Porto Conte", località "S'Imbenia". Essendo parte degli immobili venduti gravati da vincolo archeologico, l'alienante curava la notifica della denuncia dell'avvenuta compravendita all'amministrazione intimata.
Col provvedimento impugnato in primo grado il Direttore Generale per i beni archeologici del Ministero per i beni e le attività culturali ha esercitato il diritto di prelazione ex art. 59 del decreto legislativo n. 490/ 1999, determinando di acquisire le aree vincolate al demanio dello Stato e determinando il prezzo d'acquisto in proporzione al prezzo complessivo dichiarato in atto.
Il TAR ha accolto il ricorso di primo grado di S.c.a r.l. La Edificatrice, ritenendo fondate le censure di violazione e falsa applicazione dell'articolo 7 della legge 7 agosto 1990 n. 241, essendo mancata la comunicazione di avvio del procedimento di esercizio del diritto di prelazione.
Appella il Ministero deducendo che la controversia spetta alla giurisdizione ordinaria e, comunque, non si applica l'art. 7 legge 241/90, non trattandosi di un procedimento amministrativo. In subordine la norma non si applica trattandosi di procedimento ad istanza di parte.
2. L'appello da respingere.
Il procedimento di cui agli artt. 59 e 60 del d.lgs. 490/99 - in disparte l'assimilazione operata dal TAR al procedimento espropriativo - va qualificato come procedimento amministrativo nel più classico dei suoi significati ("forma della funzione amministrativa"), riguardando l'esercizio di un potere di natura pubblicistica, preordinato all'acquisizione di beni vincolati per il perseguimento di finalità di interesse generale.
La circostanza che la facoltà di prelazione possa - secondo parte della dottrina - qualificarsi come oggetto di un diritto potestativo in senso civilistico non neutralizza la natura dell'azione amministrativa, che si configura secondo il noto schema norma-potere-effetto, retto dal principio di legalità, essendo detto asserito diritto il postulato di una posizione di supremazia speciale, e non già di una relazione autoritativa di stampo privatistico.
In tal senso, d'altronde, è la consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato, anche recente (VI Sez. decisione n. 713 del 27 febbraio 2008), ad avviso della quale il diritto di prelazione dell'amministrazione su beni di rilievo storico o artistico opera in una dimensione prettamente pubblicistica - in quanto tale soggetta alla giurisdizione del giudice amministrativo - poiché l'acquisizione dei beni in questione non avviene attraverso un mero rapporto negoziale, ma in forma procedimentalizzata: non, quindi, in via di esercizio di un diritto soggettivo entro termini decadenziali, ma come espressione di potestà amministrativa, che si può definire di natura ablatoria.
Ne consegue la reiezione dei motivi di appello calibrati sulla qualificazione civilistica della fattispecie.
Quanto alla censura secondo cui la comunicazione di avvio del procedimento non fosse dovuta trattandosi di procedimento istanza di parte il Collegio si limita a rilevare che il procedimento non è ad istanza di parte, atteso che nella fattispecie la parte vanta un interesse oppositivo, e non pretensivo.
3. L'appello è respinto. Nulla per spese, non essendovi stata costituzione in giudizio delle altre parti.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, respinge l'appello.
Così deciso in Roma, palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, nella camera di consiglio dell'8 luglio 2008, con l'intervento dei sigg.ri:
DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 12 NOV. 2008.