Source: http://www.giustiziaquotidiana.it/dblog/storico.asp?s=&m=&pagina=424&ordinamento=asc
Timestamp: 2019-08-23 20:23:37+00:00
Document Index: 66828590

Matched Legal Cases: ['art. 595', 'art. 612', 'art 416', 'art. 612', 'art 414', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 11', 'art. 609', 'art. 378', 'art. 609']

Di Loredana Morandi (del 28/02/2011 @ 18:36:07, in Sindacati Giustizia, linkato 2606 volte)
Di Loredana Morandi (del 28/02/2011 @ 18:50:12, in Sindacati Giustizia, linkato 2381 volte)
Di Loredana Morandi (del 28/02/2011 @ 18:59:19, in Magistratura, linkato 2380 volte)
Di Loredana Morandi (del 28/02/2011 @ 19:02:19, in Giuristi, linkato 2041 volte)
Diritto ad informare: Parla la Corte Europea - da Non Solo Giustizia
Di Loredana Morandi (del 01/03/2011 @ 08:08:49, in Sindacato, linkato 1774 volte)
Diritto ad informare : parla la Corte europea
Sezione IV - Sentenza 25 gennaio 2011 - Ricorso n. 30865/08
(Presidente Bratza; Reinboth contro Finlandia)
Non costituisce una violazione del diritto alla privacy di un individuo la divulgazione da parte dei giornalisti di un articolo che riporta notizie sulla vita privata di un personaggio pubblico se tali informazioni sono di interesse per la collettività.
È una violazione dell' articolo 10 della Convenzione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, l'applicazione da parte delle autorità nazionali di sanzioni sproporzionate rispetto all'obiettivo conseguito e che possono avere un effetto deterrente sull'attività del giornalista.
Tratto da Non solo Giustizia
Avvertenza per gli stalkers ai danni di Loredana Morandi: Le operazioni di dossieraggio (art. 595 c.p. e seg.), lo stalking (art. 612 bis c.p.) di gruppo (art 416 c.p.), finalizzato alla minaccia grave con il metodo della "forza intimidatrice" (art. 612 c.p.) e la partecipazione consapevole ad atti di istigazione (art 414 c.p.) a commettere danneggiamenti nei confronti di Loredana Morandi, della sua famiglia e degli Artisti, NON hanno titolo per iscriversi all'art. 10 della Convenzione dei Diritti dell'Uomo o all'art. 21 della Costituzione italiana, e/o all'art. 11 della Carta europea.
Inoltre, la pubblicazione dell'indirizzo abitativo di tre generazioni di Morandi, la pubblicazione delle foto dei miei figli e mie, il turpiloquio e la trasformazione in insulto dei nomi personali nonché la clonazione degli stessi nomi personali, dei nomi a dominio web di proprietà e/o associativi registrati, NON hanno titolo per iscriversi al diritto di satira.
Altresì, l'atto di accompagnarsi ad un pregiudicato in violazione degli arresti domiciliari oggi in carcere per reati iscritti all'art. 609 c.p. ai danni dei figli, anche se giustificato con l'esigenza di scrivere un libro o di promuovere le attività di una associazione, costituisce sempre un favoreggiamento personale nei confronti del pregiudicato del quale si "nasconde" al pubblico "la natura", lo "status" e la pericolosità sociale (art. 378 c.p.). Gli accordi del pregiudicato con un sito del porno commerciale, ed altre associazioni note solo per aver difeso i diritti di altri casi famosissimi di pedofilia, confermano in pieno tutte le CTU dal 2005 ad oggi. L.M.
Facebook: Finitela di Attaccare i Magistrati
Di Loredana Morandi (del 02/03/2011 @ 10:47:45, in Indagini, linkato 1917 volte)
Facebook: Fatela Finita
di Attaccare i Magistrati
clicca per allargare l'immagine - l'originale è a questo link
Cari signori viviamo nell'epoca della grande mistificazione dei media e Facebook italiano è divenuto il recipiente di ogni sorta di nefandezza o spazzatura, ma non ve ne approfittate.
Oggi è il turno del presidente Palamara, preso ad insulti alla maniera di kossiga, ma nella scorsa settimana io ero in soccorso della Procura di Milano per la clonazione di un pubblico ministero, finalizzata alla divulgazione pubblicitaria di un libro in ambienti con legami, processi e condannati in ambito ai reati di cui all'art. 609 c.p.
Perché io vedo queste cose? Intanto perché ho occhi per vedere, secondo poi perché dopo 30 mesi di stalking conosco bene le mosse del mio avversario, ed oggi ne conosco anche il nome.
Sulle pagine del socialnetwork Facebook, cui sarebbe più appropriato attribuire la descrizione di socialmedia, è in corso una vera e propria battaglia tra gli operatori seri dell'antipedofilia e i fautori violenti dell'apologia della pedofilia, sfornata al pubblico senza neppur mascherarne la natura di junk science e di una altrettanto violenta misandria. E siamo soli, troppo soli.
Pur continuando a non ritenermi un vero e proprio operatore dell'antipedofilia devo dire che i miei 30 mesi di stalking sono stati costellati di dozzine di "salvataggi": dall'aver strappato il server UniNa dall'usufrutto in peculato della criminalità organizzata del file sharing, all'assistenza data al Moige in occasione dell'hackeraggio del sito, il sostegno ad Agente Lisa cioè l'ufficio stampa della Polizia di Stato, il sostegno ai carabinieri di Ospitaletto di Brescia contro la calunnia di un pregiudicato, il salvataggio dei loghi della Ferrero Spa, fino alla scorsa settimana nella quale ho contribuito a risolvere alcuni problemi cagionati al Telefono Azzurro per lo sfruttamento di nomi e loghi e, come ho detto, ai danni della Procura di Milano.
TUTTO, assolutamente e completamente, da sola.
Pure, e qui mi appello al presidente Palamara, a Roma non si riesce ad ottenere una Camera di Consiglio con il Gip in un procedimento dove si vede l'operato di un pregiudicato agli arresti domiciliari, ed in violazione dei benefici a lui concessi dal Giudice di Sorveglianza, ai danni della sottoscritta.
Alla luce di quanto ho visto scrivere ai danni della magistratura, già bersaglio dei grandi media ed esposta al vento tumultuoso della politica d'affari, la rassegna delle dichiarazioni estemporanee suscita spavento perché inizia dal turpiloquio e dall'insulto della gente comune, al preciso augurio di morire in un incidente o a seguito di un cancro.
Naturalmente, in questo clima le più avversate sono le donne magistrato.
Il caso del presidente Palamara è simile ma ha fonte differente, in quanto proviene da una frattura mai ancora rimarginata. Così dico ai giornalisti de Il Legno Storto che la legge e l'articolo 21 della Costituzione assicurano a tutti il diritto di critica, cosa ben diversa invece è l'attacco ingiustificato o la provocazione dell'irosità del pubblico. Altresì è con il dialogo, che si superano gli ostacoli e non con il turpiloquio.
Il mio consiglio? L'ho già scritto.
RdB USB: La Piazza ci Aspetta! 11 marzo 2011 Sciopero Generale
Di Loredana Morandi (del 04/03/2011 @ 12:10:27, in Sindacati Giustizia, linkato 1666 volte)
ESITO DELLA RIUNIONE DEL 2 MARZO:
LA PIAZZA CI ASPETTA!!!
Preso atto dell'annullamento della riunione, e presente il Direttore del Bilancio e della Contabilità, dr. Belsito, la USB ha approfittato per incalzarlo sugli argomenti per i quali aveva chiesto un incontro.
In allegato le risultanze: la strada per quanto riguarda la USB è tracciata, l'Undici marzo, in piazza a Roma per lo SCIOPERO GENERALE.
LA PIAZZA CI ASPETTA
Buoni Pasto: la USB ha insistito sul diritto del lavoratore al Buono Pasto quando partecipa ad un’assemblea ancorché non abbia svolto 6 ore effettive di lavoro anche perché l’Amministrazione della Giustizia è l’unica a dare questa interpretazione restrittiva; inoltre è stato ribadito che l’orario di lavoro già contrattato e rispondente fino a ieri all’esigenze di servizio non può essere sacrificato per erogare meno buoni pasto e che se proprio bisogna tagliare lo facessero sui buoni pasto accordati, per giunta su semplice dichiarazione, ai magistrati; anche perché con la crisi in atto ed i blocchi degli stipendi i buoni pasto sono
entrati a pieno titolo nel salario dei dipendenti;
USB P.I. - coord. Giustizia
FPCGIL Proclamazione Sciopero del 25 marzo 2011
Di Loredana Morandi (del 04/03/2011 @ 12:25:03, in Sindacati Giustizia, linkato 1659 volte)
Di Loredana Morandi (del 04/03/2011 @ 12:41:43, in Redazionale, linkato 2453 volte)
Pinto: "Un codice etico per la magistratura sotto attacco"
Di Loredana Morandi (del 05/03/2011 @ 10:14:57, in Magistratura, linkato 1790 volte)
Pinto: "Un codice etico
per la magistratura sotto attacco"
Il presidente della sezione ligure dell'Anm a tutto campo sui temi caldi del difficile rapporto fra giudici e politica: "Rafforzare gli anticorpi per non essere contaminati dagli interessi in gioco"
di WANDA VALI
La magistratura deve agire senza speranza e senza timori. Usa questa immagine mediata da Josè Saramago, il pm di Genova e presidente della sezione ligure dell'Anm, l'associazione nazionale magistrati, Francesco Pinto, per spiegare come loro abbiano cambiato, in alcune parti, il proprio codice etico. Per intervenire contro chi si fa sedurre da poteri occulti, per tutelare al massimo l'indipendenza e l'integrità della categoria.
Nelle nuove regole si parla, per esempio, di magistrati che non possono candidarsi e assumere incarichi politico-amministrativi negli enti locali, del distretto dove esercitano la loro professione. Il codice etico vincola solo moralmente, non è una sorta di "legge" o di "sentenza", ma è il modo che questa categoria, oggi più che mai al centro delle polemiche, ha scelto per adeguare funzioni e comportamenti alla società.
Presidente Francesco Pinto, il rapporto tra politica e magistratura sembra sempre più difficile. Le ragioni?
"Partiamo dai dati di fondo. Dalle inchieste della scorsa estate abbiamo preso atto che la questione morale è tornata in primo piano, la magistratura non è immune, basta pensare alla P3, a vicende che hanno lambito le alte sfere della Cassazione e, per certi aspetti della Corte Costituzionale. Tutto questo pone degli interrogativi".
"Siamo al centro di un attacco furibondo, la magistratura deve preservare la propria integrità, perché i collegamenti, reali o possibili, con centri di potere di vario genere, sono il vero cancro della categoria. I nostri valori sono quelli della Costituzione e noi siamo tenuti a metterli in atto, e, nello stesso tempo dobbiamo essere completamente indifferenti agli interessi in gioco. Esistono già anticorpi, per rafforzarli, abbiamo pensato di riscrivere in parte il nostro codice etico".
Andando a toccare il rapporto giustizia e politica?
"Nell'articolo che tratta della nostra indipendenza, si specifica che un magistrato non accetta incarichi che ostacolino la sua funzione o la possono vincolare. Perciò, si evita di assumere impegni politico-amministrativi nella propria giurisdizione. Si potrebbe pensare a un condizionamento doppio: prima, quando si valuta se accettare o meno l'eventuale offerta e dopo, a incarico finito. E noi non vogliamo neppure il sospetto".
Eppure sono molti i magistrati assessori, deputati, anche sindaci.
"Ognuno di noi ha il diritto alle proprie idee, se sceglie l'impegno politico può farlo da deputato, unico caso in cui, scaduto il mandato, il magistrato non può tornare nella giurisdizione dove aveva lavorato. Questo non è previsto, invece, nel caso di sindaci o assessori. Comunque nessuna critica, solo mettiamoci al riparo".
Dagli attacchi politici o dalle vostre ambizioni?
"La regola risponde a un principio preciso: un magistrato deve agire senza speranza e senza timore. Non deve avere timore e quindi serve un organo di autocontrollo che la protegga, non esterno perché potrebbe essere permeato da altri interessi. E senza speranza, perché dobbiamo lavorare senza altro obiettivo che la giustizia. Senza la speranza di ricevere "premi"".
Voi lamentate che l'organico, spesso insufficiente, si riduce ancora per i magistrati distaccati a altre funzioni. Che cosa prevede il codice etico?
"Ci sono incarichi che, per legge, vanno affidati a magistrati, l'Anm punta a renderli temporanei, perché la via di un rapporto illecito con altri poteri politico-economici può passare anche da qui. E, sempre l'articolo 8, prevede proprio la limitazione nel tempo della durata di queste funzioni amministrative. E' un problema che non riguarda solo la funzionalità dei vari uffici, tocca l'essenza stessa dell'essere magistrati".
Sotto accusa sono anche i rapporti tra magistrati e mondo dell'informazione.
"Serve equilibrio e misura, in realtà si verificano due eccessi opposti. Viviamo la tensione tra eccesso di riservatezza e eccesso di protagonismo. Il nuovo codice, all'articolo 6, regola anche questo. Noi non siamo per la "torre d'avorio", ma per la "casa di vetro", dobbiamo mettere insieme esigenze diverse con questo scopo".
Presidente Pinto, non vi sentite un po' il contropotere della politica?
"Lo scontro tra politici e magistrati è una falsa rappresentazione della realtà, noi interveniamo quando c'è un reato. Lo stabilisce la legge, così come la Costituzione distingue i poteri e i loro campi di intervento".
(Genova - La Repubblica, 05 marzo 2011)
23/08/2019 @ 22.23.35