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Timestamp: 2018-04-25 03:05:13+00:00
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Tar Lombardia – Sentenza n. 7761/2010 | Tutto Stranieri
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Permesso di soggiorno per lavoro subordinato – No al rinnovo se lo straniero ha riportato una condanna penale
Tar Lombadia Sez. Quarta – Sent. del 31.12.2010, n. 7761
sul ricorso numero di registro generale 2405 del 2010, proposto da:
Ministero dell’Interno (Questura e Prefettura di Milano), in persona del Ministro pro-tempore, rappresentato e difeso dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliata per legge in Milano, via Freguglia n. 1;
– del provvedimento n. 3009/2010 – Id. 497625 emesso dalla Questura della Provincia di Milano in data 20.07.2010, notificato in data 04.08.2010, recante diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato.
Relatore nella camera di consiglio del giorno 23 novembre 2010 la dott. Concetta Plantamura e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con ricorso notificato in data 04/10/2010 e depositato il successivo 29/10/2010 il ricorrente ha impugnato il provvedimento emesso nei suoi confronti dalla Questura di Milano, in epigrafe meglio specificato, con cui è stato decretato il rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato.
Il diniego in questione fa leva, essenzialmente, sull’esistenza di una sentenza di condanna pronunciata a carico dell’istante dal Tribunale di Asti, alla pena di anni 4 di reclusione ed euro 18.000,00 di multa, per violazione del T.U. in materia di stupefacenti risalente al 21.04.2007.
Il ricorso è articolato sui seguenti motivi:
1.Violazione e falsa applicazione degli artt. 4 comma 3° e 5 comma 5° del decreto_legislativo_286_1998, nonché eccesso di potere per difetto e/o travisamento dei presupposti di fatto e di diritto.
Ciò di cui l’esponente si duole, in sostanza, è la mancata valutazione in concreto della sua pericolosità sociale da parte della competente autorità, che avrebbe dovuto tenere conto della episodicità della condotta delittuosa e della riforma della sentenza di condanna in grado di appello (cfr. Corte d’Appello di Torino del 12.04.2010 allegata sub. doc. n.5), nonché della regolare condizione lavorativa e abitativa dell’istante, da bilanciare in sede di apprezzamento delle sopravvenienze, di cui all’art. 5 cit.
2. Violazione e falsa applicazione degli artt. 4 comma 3° del d.lgs. n..286/98, 1, 3 e 6 della legge n. 241/1990 e dell’art. 97 Cost; violazione dei principi di legalità e buon andamento, di proporzionalità e adeguatezza; eccesso di potere per difetto e/o travisamento dei presupposti sostanziali, illogicità, erroneità e sviamento di istruttoria e di motivazione.
Ciò, atteso che non si sarebbe tenuto conto della riduzione di pena intervenuta in sede di appello, con esclusione dell’aggravante del numero delle persone, né dell’apporto che l’esponente avrebbe potuto fornire in sede procedimentale, se solo gli fosse stato comunicato l’avvio del procedimento de quo.
Il Ministero dell’Interno si è costituito in giudizio, contro-deducendo con separata memoria alle censure avversarie.
Alla Camera di Consiglio fissata per l’esame della domanda cautelare il Collegio, valutata la completezza del contraddittorio e dell’istruttoria, sentite sul punto le parti presenti, ha trattenuto la causa per la decisione con sentenza in forma semplificata.
Il Collegio non ritiene di poter trarre, dai motivi di ricorso come sopra dedotti, elementi sufficienti per un ripensamento dell’orientamento ormai consolidato della Sezione, in ordine alle ipotesi di diniego di rinnovo del titolo di soggiorno che fanno leva sull’esistenza di un precedente penale ostativo a carico del richiedente (cfr., da ultimo, TAR Lombardia, Milano, sez. IV^, 20.12.2010 n. 7620; idem 25.11.2010 n.7363; 15.11.2010 n. 7259; 14.10.2010 n.6935; 02.11.2010 n.7181; 27.09.2010 n. 6556).
Ciò, in quanto, dal combinato disposto degli artt. 4, comma 3° e 5, comma 5°, del d.lgs. n.286/98, nel testo risultante a seguito delle modifiche di cui alla legge 30 luglio 2002 n. 189, emerge l’impossibilità – per lo straniero che risulti condannato, anche a seguito di patteggiamento della pena, per una serie di reati (fra i quali, com’è per l’odierno istante, quelli inerenti gli stupefacenti) – di ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, senza che residui alcuno spazio al dispiegarsi della discrezionalità amministrativa per la valutazione della pericolosità sociale dello straniero medesimo, la quale è presunta ex lege, avendo il provvedimento amministrativo carattere vincolato (così Corte Cost. sentenza 16 maggio 2008 n. 148; nei termini, tra le altre, cfr. Consiglio di Stato, sez.VI^, sentenza 21 aprile 2008 n.1803; idem, 8 febbraio 2008 n.415; 17 maggio 2006 n.2866; 20 aprile 2006 n.2199).
Nel caso che qui occupa, sia l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno che la sentenza di condanna sono successive all’entrata in vigore della legge n. 189/2002 cit., mentre, quanto alla preclusione di cui all’art. 4 cit., non v’è dubbio che essa si applichi anche in sede di rinnovo del permesso di soggiorno, qual’è quello di che trattasi, stante la previsione di cui all’art. 5 cit., secondo cui il predetto rinnovo è rifiutato laddove “vengono a mancare i requisiti richiesti per l’ingresso”.
Rileva, altresì, il Collegio come nessun rilievo possa assumere – con specifico riguardo al caso che qui occupa – la censura che fa leva sulla violazione delle garanzie di partecipazione procedimentale, posto che, in disparte la circostanza della irreperibilità dello straniero (che, come riferito nell’atto gravato e documentato dalla nota n.22/245 -1 di prot. della Legione Carabinieri Lombardia – Stazione di Seregno, all. sub. doc. n. 2 di parte resistente, avrebbe reso impossibile la comunicazione al destinatario dell’avvio procedimentale), lo stesso carattere vincolato assunto dal provvedimento impugnato, precludendo – ai sensi dell’art. 21- octies, 2° co. Legge n. 241/1990 – una pronuncia di annullamento, dà conto dell’infondatezza, tanto delle censure di eccesso di potere, non configurabili in assenza di discrezionalità, quanto delle lamentate violazioni procedimentali (cfr., di recente, Consiglio di Stato 17.03.2009 n.1574; T.A.R. Veneto Venezia, sez. III, 17 dicembre 2008, n. 3859; T.A.R. Emilia Romagna, Parma, sez. I, 19 febbraio 2009 , n. 43; Tar Veneto, III, n. 1941 del 2008; TAR Campania Napoli n.9820/2008 reg. sent.).
In tal senso, è opportuno precisare come nessun rilievo possa assumere la parziale riforma in appello della sentenza di condanna riportata nell’atto gravato, atteso che, comunque, è rimasta confermata la condanna per l’imputazione di cui all’art. 73 d.P.R. n. 309/90, di per sé ostativa al rinnovo, nei sensi più sopra esposti (cfr. in tal senso, di recente, anche T.A.R. Umbria Perugia, sez. I, 02 aprile 2010, n. 234; T.A.R. Piemonte Torino, sez. II, 14 gennaio 2010, n. 192).
In tali evenienze, neppure soccorrono le considerazione espresse del Consiglio di Stato, nei rari casi (menzionati nel ricorso) di valorizzazione delle sopravvenienze, atteso che, si tratta pur sempre di fattispecie in cui la breccia alla presunzione di pericolosità insita nella sentenza di condanna per reato ostativo, è stata aperta solo in concomitanza di situazioni “eccezionali” (come, ad es., quelle che impongono la salvaguardia dei vincoli familiari), del tutto assenti nel caso qui posto all’attenzione del Collegio.
Per le precedenti considerazioni, quindi, il ricorso in epigrafe specificato deve essere respinto.
Le spese seguono la soccombenza e sono poste a carico del ricorrente e a favore dell’amministrazione resistente nella misura liquidata in dispositivo.
Pone le spese di lite a carico del ricorrente e a favore dell’intimato Ministero nella misura di complessivi euro 500,00=, oltre accessori di legge se dovuti.
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