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Timestamp: 2020-07-04 19:04:12+00:00
Document Index: 61189530

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Sentenza Cassazione Civile n. 1321 del 19/01/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1321 del 19/01/2017
Cassazione civile, sez. lav., 19/01/2017, (ud. 08/11/2016, dep.19/01/2017), n. 1321
sul ricorso 6126-2011 proposto da:
U.G. C.F. (OMISSIS), V.F. C.F. (OMISSIS),
R.M. C.F. (OMISSIS), nella qualità di erede di R.R.,
C.L. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA G
DE PETRA 16, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO MADULI,
rappresentati e difesi dall’avvocato LUIGI COLUCCIA, giusta delega
FERROVIE DEL SUD EST E SERVIZI AUTOMIBILISTICI S.R.L. P.I. (OMISSIS),
succeduta alla GESTIONE COMMISSARIALE GOVERNATIVA FERROVIE DEL SUD
EST, in persona dell’Amministratore e legale rappresentante,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEL BABUINO 107, presso lo
studio dell’avvocato ANGELO SCHIANO, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato LUCIANO ANCORA, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 1587/2010 della CORTE D’APPELLO di LECCE,
depositata il 03/06/2010 R.G.N. 2574/2007;
08/11/2016 dal Consigliere Dott. NEGRI DELLA TORRE PAOLO;
Con sentenza n. 1587/2010, depositata il 3 giugno 2010, la Corte di appello di Lecce, in accoglimento dei gravami riuniti proposti dalla società Ferrovie del Sud Est e Servizi Automobilistici S.r.l. nei confronti di quattro sentenze del Tribunale di Lecce, respingeva le domande di U.G., V.F., C.L. e R.R. volte ad ottenere la declaratoria di nullità dei verbali sindacali del 10/2/1998 e del 20/1/1999, con i quali era stato deciso che la residenza di servizio del personale coincidesse con il tronco di assegnazione e non più con le tratte, e la condanna della società datrice di lavoro al pagamento dell’indennità di trasferta, che in conseguenza dell’attuazione di tali accordi non era stata più corrisposta a decorrere dal febbraio 1999.
La Corte osservava che la contrattazione collettiva di livello nazionale (art. 20/A CCNL Autoferrotranvieri del 23 luglio 1976) collegava la residenza di servizio a diversi tipi di sedi, peraltro nell’ambito di un elenco puramente esemplificativo, rimettendone l’identificazione alla contrattazione aziendale, tenute presenti le condizioni tecniche degli impianti; che gli accordi, che avevano modificato la residenza di servizio, non contrastavano con un pregresso uso aziendale e comunque, anche volendo ammettersene l’esistenza, tale uso non poteva considerarsi intangibile, potendo la contrattazione aziendale apportare modificazioni peggiorative; che l’individuazione delle residenze di servizio ad opera di quest’ultima non integrava trasferimento, con la conseguenza che nessun ordine di servizio doveva essere inviato ai dipendenti.
Hanno proposto ricorso per la cassazione della sentenza U.G., V.F., C.L. e R.M., nella qualità di erede di R.R., affidandosi a quattro motivi; la società ha resistito con controricorso.
Con il primo motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3 e n. 5, la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e seguenti con riguardo al CCNL 23.7.76, nonchè del R.D. n. 148 del 1931, art. 1, All. A, e art. 2697 c.c., e vizio di motivazione, per avere la Corte territoriale trascurato la distinzione tra zona e residenza di servizio ai fini dell’indennità in questione.
Con il secondo motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360 nn. 3, 4 e 5, la violazione del CCNL del 23 luglio 1976, art. 20 e art. 2697 c.c., e vizio di motivazione, per avere la Corte trascurato la rilevanza delle condizioni tecniche degli impianti ai fini della determinazione della residenza di servizio.
Con il terzo motivo di ricorso si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, violazione e falsa applicazione del R.D. n. 148 del 1931, art. 1, Allegato A e art. 2697 c.c., e vizio di motivazione, per avere la Corte trascurato di considerare che la società avesse l’obbligo di notificare al lavoratore il mutamento della residenza di servizio.
Con il quarto motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360, n. 3 e n. 5, la violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e 1363 c.c., con riguardo all’art. 20/A del CCNL 23 luglio 1976 nonchè degli artt. 1340 e 1374 c.c., e vizio di motivazione, per avere la Corte trascurato di valutare la prassi aziendale in materia di pagamento dell’indennità di trasferta.
I motivi sono tra loro connessi e possono essere esaminati congiuntamente.
Gli stessi risultano infondati.
Si deve in premessa richiamare l’indirizzo espresso con le sentenze n. 15122/2004 e n. 4222/2000, ove questa Corte ha ritenuto esente da vizi l’interpretazione data dal giudice di merito all’art. 20 del CCNL Autoferrotranvieri, secondo la quale la nozione di “residenza di servizio” del lavoratore può coincidere con l’intero territorio di un comune, eventualmente articolato in più frazioni, non essendo dovuta al lavoratore l’indennità di trasferta per gli spostamenti tra le diverse località di cui consta la sua residenza di servizio.
Dalla esclusione che la specificazione della sede di servizio costituisca trasferimento e dal carattere collettivo della previsione deriva, inoltre, la non necessità di un ordine di servizio individuale.
Ciò posto, e come ancora di recente ribadito da Cass. n. 3296/2016, trovano applicazione nel caso in esame i principi già affermati da questa Corte, in fattispecie analoghe alla presente (cfr. ex plurímis Cass. n. 6098/2012; Cass. n. 7879/2014), secondo cui – premesso il carattere meramente esemplificativo della elencazione contenuta nell’art. 20/A del CCNL di riferimento delle residenze di servizio e la possibilità che la stessa possa consistere anche in un vasto ambito geografico, quale la “tratta”, il “tronco” o la “zona”, purchè questo non sia talmente vasto da annullare sostanzialmente o ridurre drasticamente le possibilità per il personale di percepire l’indennità di trasferta – deve ritenersi che la variazione (anche in senso peggiorativo) della nozione di residenza di lavoro nell’ambito di una riorganizzazione del servizio possa trovare la sua causa anche nella previsione di imminenti mutamenti delle condizioni tecniche di impianto o comunque per mantenere le migliori condizioni di esercizio.
La sentenza impugnata si è attenuta ai detti principi e la Corte territoriale ha correttamente ed adeguatamente motivato in ordine alla fattispecie sottoposta al suo giudizio.
Deve infine ribadirsi che eventuali usi aziendali possono essere modificati, anche in senso peggiorativo per i dipendenti (salvo i diritti quesiti, nella specie ritenuti salvaguardati), da accordi sindacali successivi, posto che, secondo l’orientamento consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, l’uso aziendale costituisce fonte di un obbligo unilaterale di carattere collettivo che agisce sul piano dei rapporti individuali con la stessa efficacia di un contratto collettivo e ben può essere pertanto modificato da un accordo collettivo successivo (cfr. ex plurimis Cass. n. 8342/2010, n. 5882/2010, n. 18263/2009, n. 17481/2009).
Nel caso di specie, il giudice di merito si è correttamente uniformato ai suddetti principi e l’esame dei motivi di ricorso non offre elementi per mutare l’orientamento espresso nei precedenti sopra citati.
Per quanto detto il ricorso deve essere rigettato.
La Corte rigetta il ricorso; condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità, liquidate in complessivi Euro 5.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi ed Euro 5.000,00 per compensi professionali, oltre rimborso spese generali al 15% e accessori di legge.