Source: https://studio-malnati.com/2014/11/21/discipline-bio-naturali-la-regione-umbria-approva-una-legge-specifica-qualche-confronto-con-la-legge-della-regione-lombardia-n-22005/
Timestamp: 2018-11-21 12:25:45+00:00
Document Index: 65089141

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8']

Discipline Bio Naturali: la Regione Umbria approva una legge specifica. Qualche confronto con la legge della Regione Lombardia n. 2/2005. – Studio Malnati di Malnati Pietro
Discipline Bio Naturali: la Regione Umbria approva una legge specifica. Qualche confronto con la legge della Regione Lombardia n. 2/2005.
Il 7 novembre 2014 l’Assemblea Legislativa della Regione Umbria ha approvato la Legge Regionale n. 19, dal titolo: “Disposizioni in materia di valorizzazione e promozione delle discipline bionaturali” (pubblicata sul “Bollettino Ufficiale della Regione Umbria” del 12 novembre 2014). Gli scopi, già espressi nel titolo, sono ribaditi all’art. 1 (sottotitolato: “Finalità”), che dichiara che “La Regione valorizza le discipline bionaturali, favorendo il coordinamento tra gli operatori e promuovendo la qualificazione dell’offerta e dei relativi servizi”. Se confrontiamo questo articolo con l’art. 1 – comma 1, della Legge Regionale Lombarda del 1 febbraio 2005, n. 2 (“Norme in materia di discipline bio naturali”) che recita “La presente legge ha lo scopo di valorizzare l’attività degli operatori in discipline bio-naturali, al fine di garantire una qualificata offerta delle prestazioni e dei servizi che ne derivano”, notiamo subito che i testi sono quasi sovrapponibili: in entrambi i casi l’intento è quello di “valorizzare” e di “qualificare l’offerta”, con l’aggiunta, nella Legge Umbra, della promozione del “coordinamento tra gli operatori”.
All’art. 2 le Discipline Bionaturali vengono definite come “(…) le attività e le pratiche (…) che hanno come finalità il mantenimento o il recupero dello stato di benessere della persona per il miglioramento della sua qualità di vita. Tali pratiche, che non hanno carattere di prestazione sanitaria, tendono a stimolare le risorse vitali dell’individuo con metodi ed elementi naturali la cui efficacia sia stata verificata nei contesti culturali e geografici in cui le discipline sono sorte e si sono sviluppate”: l’articolo è quasi identico al secondo comma dell’art. 1 della legge lombarda sopracitata e l’affermazione che le DBN non “hanno carattere di prestazione sanitaria” sgombera ogni dubbio sul fatto che ci si muove in un ambito non disciplinato dallo Stato. L’art. 2 sottolinea che le discipline bionaturali sono “(…) individuate dalla Giunta regionale, con proprio atto (…)”, riconducendo quindi al livello politico un, a mio parere giusto, compito di controllo e di decisione finale sulle proposte del “Comitato tecnico per la valorizzazione delle discipline bionaturali”, che è previsto dall’art. 6.
Nell’art. 3, che istituisce l’elenco regionale (presso una “struttura competente della Giunta regionale”) degli enti che offrono formazione nelle discipline bionaturali, si riporta che “Nell’elenco sono iscritti i soggetti in possesso degli standard qualitativi e dei requisiti organizzativi individuati dalla Giunta regionale, con proprio atto, su proposta del Comitato tecnico per la valorizzazione delle discipline bionaturali previsto dall’articolo 6.”: il ruolo della Giunta regionale è, anche qui, ben chiaro. In sede di “prima applicazione”, possono presentare domanda di iscrizione i soggetti che svolgono attività nelle DBN da almeno 5 anni.
L’art. 4 parla di “reti del benessere” tra operatori, promosse dalla Regione attraverso la costituzione di associazioni professionali (qualcosa di simile a quanto disposto dalla Legge Regionale Lombarda all’art. 7), precisando che tali associazioni professionali devono essere costituite ai sensi della legge n. 4/2013 (Disposizioni in materia di professioni non organizzate): è chiaro, quindi, che non ci si vuole sostituire alla legge nazionale sulle “libere professioni”, ma si percorre una via di ulteriore valorizzazione di alcune professioni, quelle relative alle DBN, evidentemente riconoscendone l’importante ruolo sociale.
L’art. 5 è dedicato all’istituzione (presso una “struttura competente della Giunta regionale”) dell’elenco regionale ricognitivo degli operatori in discipline bionaturali. E’ alla struttura regionale competente che vanno indirizzate le domande di iscrizione e è la struttura stessa che verifica “il possesso dei requisiti dichiarati” e che “definisce le modalità, le procedure e la documentazione da presentare”, sentito il “Comitato tecnico per la valorizzazione delle discipline bionaturali”. Sembrerebbe, quindi, che il “Comitato tecnico per la valorizzazione delle discipline bionaturali” disponga di meno “poteri” rispetto al “Comitato Tecnico Scientifico” previsto dalla Legge Regionale Lombarda (art. 4 – comma 1, con compiti specificati al comma 3) Quest’ultimo, infatti, direttamente “valuta le domande di iscrizione” sia degli operatori, sia degli enti di formazione (si veda l’art. 4 – comma 3, lettera d) e direttamente “elabora i criteri di valutazione dei percorsi formativi e dei programmi di aggiornamento degli enti di formazione” (si veda l’art. 4 – comma 3, lettera b) .
L’art. 6 è dedicato proprio al “Comitato tecnico per la valorizzazione delle discipline bionaturali”, che non è composto, come previsto dalla Legge Regionale Lombarda, da un rappresentante per ogni associazione di operatori e da uno per ogni ente di formazione (in entrambi i casi che svolgono attività da almeno un anno), ma ha una composizione molto articolata e è presieduto “dall’assessore regionale competente, o suo delegato”. Ne fanno parte pure due dirigenti regionali (o loro delegati): quello della struttura competente in materia di welfare e quella della struttura competente in materia di formazione professionale. Componenti sono anche un rappresentate delle associazioni dei consumatori, i rappresentati delle “reti del benessere” e i rappresentati degli enti di formazione per operatori in discipline bionaturali, nazionali o locali, che operano almeno da due anni. Le funzioni del Comitato sono “consultive nei confronti della Giunta regionale”. Unica funzione autonomamente esercitata è l’individuazione di “regole di comportamento uniformi che devono essere rispettate dai soggetti iscritti nell’elenco previsto dall’art. 3” (cioè dai soggetti che offrono formazione nelle discipline bionaturali). Sempre l’art. 6, al comma 4, stabilisce che le stesse modalità di funzionamento del comitato e i soggetti che designeranno i componenti provenienti dalle reti del benessere “sono stabiliti dalla Giunta regionale con proprio atto”.
L’art. 7 prevede che la Giunta regionale presenti una relazione, ogni due anni, sullo stato di attuazione della legge ad una “competente Commissione consiliare permanente dell’Assemblea legislativa dell’Umbria”, mentre l’art. 8 dichiara che l’attuazione della legge non deve implicare “nuovi e maggiori oneri per la finanza regionale”.
Quindi le finalità della Legge dell’Umbria n. 19/2014 e la definizione, ivi contenuta, di “discipline bionaturali” sono, a mio parere, sostanzialmente analoghe a quelle della Legge Regionale Lombarda n. 2/2005, ma la prima prevede un ruolo più attivo della Giunta regionale e minori poteri decisionali del “comitato”, comitato composto, inoltre, anche da un rappresentate politico e due dirigenti della Regione, nonché da un rappresentate delle associazioni dei consumatori.
Autore studiomalnatiScritto il 21 novembre 2014 8 dicembre 2014
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