Source: https://www.laleggepertutti.it/111120_comunicazione-dati-conducente-la-seconda-multa-entro-90-giorni
Timestamp: 2018-09-24 06:42:49+00:00
Document Index: 39100964

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 126', 'art. 201', 'art. 7', 'art. 420', 'sentenza ', 'art. 38', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 126', 'art. 126', 'art. 180', 'art. 126', 'art. 126', 'art. 126', 'art. 17', 'art. 126', 'Cass. Sez. ', 'art. 126', 'sentenza ', 'art. 126', 'art. 126', 'art. 201', 'art. 126', 'art. 3', 'art. 126', 'art. 126', 'sentenza ', 'art. 180']

Comunicazione dati conducente: la seconda multa entro 90 giorni
Decurtazione punti dalla patente: mancata comunicazione e applicazione della seconda multa, i termini entro cui la polizia deve inviare la notifica.
In caso di contravvenzione stradale, la seconda multa, in caso di mancata comunicazione dei dati del conducente, deve essere notificata entro tempi stretti: 90 giorni dalla violazione. È quanto chiarisce una recente sentenza del Giudice di Pace di Taranto [1]. Ma procediamo con ordine.
Se la polizia rileva una violazione del codice della strada in un tratto ove la contestazione non può essere immediata, e quindi il conducente non può essere fermato al momento dell’infrazione (si pensi, per esempio, alle strade in cui il Prefetto consente l’utilizzo dell’autovelox con la presenza della pattuglia o in modalità “fissa”), la multa deve essere spedita direttamente a casa del proprietario dell’auto entro 90 giorni dalla violazione. A quest’ultimo vengono assegnati alcuni importanti termini che iniziano a decorrere tutti dal ricevimento del verbale (se non ritirato e quindi depositato, dal postino, presso la Casa Comunale, il termine inizia a decorrere dopo 10 giorni dalla notifica del secondo avviso contenente la comunicazione di tale adempimento):
– 30 giorni per fare opposizione al giudice di pace: se scade tale termine, il verbale, anche se nullo, diventa definitivo e la multa non può più essere contestata neanche quando arriva la cartella di pagamento di Equitalia;
– 60 giorni per pagare (diversamente non si può più ottenere il pagamento in misura ridotta). Se il pagamento avviene, però, nei primi 5 giorni (decorrenti dalla contestazione immediata della multa o dalla notifica della sanzione) si può ottenere un ulteriore sconto del 30%;
– 60 giorni per fare ricorso al Prefetto: si tratta di un ricorso in via amministrativa, gratuito, ma che non consente la garanzia di terzietà che, invece, il ricorso giudiziario offre;
– 60 giorni per comunicare alla polizia – se richiesto – i dati dell’effettivo conducente del mezzo: tale comunicazione serve al fine di sottrarre i punti dalla patente nei confronti del vero responsabile dell’illecito e non del proprietario del veicolo, che potrebbe non essere stato alla guida al momento dell’infrazione.
Se il proprietario dell’auto non effettua tale ultima comunicazione dei dati dell’effettivo conducente, subisce una seconda multa [2] pari a una somma da euro 286 a 1.142 euro.
Qui interviene la sentenza in commento: detta successiva multa, per omessa o incompleta comunicazione dei dati del conducente, deve intervenire entro massimo 90 giorni dalla violazione. Violazione che, evidentemente, si identifica, temporalmente, con la data di scadenza entro cui tale comunicazione doveva pervenire oppure con la data in cui perviene la comunicazione, ma essa non fornisce, senza giustificato motivo, i dati del conducente.
Una multa viene notificata il 1.01.2016. Entro 60 giorni, e quindi entro il 29.02.2016, il conducente deve inviare la comunicazione con i dati del conducente. Se non lo fa, il termine di 90 giorni per la notifica della seconda multa inizia a decorrere il 1.03.2016. Se invece invia una comunicazione, ma questa è incompleta o negativa, ed essa viene spedita il 31.01.2016, la seconda multa deve arrivare entro 90 giorni a decorrere dal 1.02.2016.
[1] G.d.P. Taranto, dott. Martino Giacovelli, sent. n. 3840/15 del 3.12.2015.
[2] Art. 126 bis cod. str.
nel procedimento civile in primo grado recante il n. 4930/2015 del Ruolo Generale ed avente ad Oggetto: Opposizione a verbale di contestazione per sanzione amministrativa di complessivi € 214,08 oltre spese di notifica, promossa da:
M.G., elettivamente domiciliata in Massafra 5 presso lo studio dell’Avv. Tommaso M., che la rappresenta e difende, giusta mandato a margine del ricorso ricorrente
R.C. in persona del Sindaco p.t., con delega al Comando P.M. in p. F.D., Francesca T. resistente
Conclusioni per la ricorrente:
il Giudice di Pace adito, contrariis reiectis, …così provvedere:
– Preliminarmente, inaudita altera parte, sospendere il verbale…:
– dichiararlo illegittimo..ed improduttivo di effetti;
– Condannare R. C. al pagamento di spese e competenze legali…;
– in subordine, in caso di rigetto, confermare la sanzione pecuniaria in misura ridotta.”
“ …rigetto del ricorso.”
Con atto depositato il 01.09.2015 la ricorrente proponeva opposizione al verbale di contestazione n. 18150033390 elevato in data 17.07.2015 dalla Polizia Municipale di R.C. per il pagamento dell’importo di € 214,08 quale sanzione amministrativa ridotta conseguente alla violazione dell’art. 126 bis del CDS, in quanto la ricorrente, quale proprietaria, obbligata in solido dell’autovettura tg. DB…VS, a seguito del verbale n. 15150000532, relativo all’accertamento in data 12.01.2015, non aveva provveduto a fornire i dati del conducente nella raccomandata ricevuta dal Comando P.M.
In via principale, la ricorrente esibiva la comunicazione ricevuta in data 20.04.2015 dalla Polizia Municipale, nella quale si dichiarava di non poter ricordare chi alla data suddetta fosse alla guida dell’autovettura de qua, atteso che a distanza di circa tre mesi dalla data della presunta violazione di eccesso di velocità non si poteva ricordare chi fosse alla guida dell’autoveicolo sopra richiamato, aggiungendo a ciò diversi altri motivi di annullamento, come il ritardo della notifica ex art. 201 del CDS.
Fissata l’udienza di comparizione per il giorno 03.12..2015, il Comune opposto, avendo ricevuto il decreto di fissazione dell’udienza di comparizione, faceva pervenire la nota difensiva prot. 599671 in data 27.10.2015 con allegata la documentazione ex 7° comma dell’art. 7 del D.lgs n. 150/2011.
Discussa la causa all’udienza del 03.12.2015, dopo la precisazione delle conclusioni, vista la documentazione depositata, l’opposizione era decisa ai sensi dell’art. 420 c.p.c., con lettura del dispositivo della sentenza depositata in udienza.
E’ necessario in via preliminare esaminare l’eccezione di icompetenza territoriale di questo giudice eccepita dal Comune opposto ai sensi dell’art. 38 c.p.c.e dell’art. 7 del d.leg.vo n. 150 /2011
Il 2° comma dell’art. 7 del D.lgs n. 150/2011, individua quale Giudice competente per l’opposizione al verbale di accertamento, quello “… del luogo in cui è stata commessa la violazione”.
Il presunto illecito dell’omissione di comunicazione delle generalità sancita dall’art. 126 bis del CDS, avendo effetto istantaneo nel periodo intercorrente tra il momento del ricevimento della richiesta delle generalità da parte dell’Organo accertatore e la scadenza dei 60 giorni previsti dall’art. 126 bis CDS, non può essersi realizzato nel momento dell’accertamento della violazione del verbale principale relativo alla violazione al CdS, perché dovrebbe presupporsi che il presunto trasgressore nei suddetti 60 gg. di omissione ed inadempienza abbia dimorato in territorio di competenza del Giudice di Pace di R.Capitale.
In questo caso, avendo sostenuto la ricorrente di aver commesso la presunta violazione omissiva in Massafra (Taranto), il ricorso può essere presentato o a R.C. o a Taranto, poiché luogo di domicilio della ricorrente.
Questa facoltà della ricorrente era stata ribadita inizialmente dalla Circolare del Ministero dell’Interno – Dip. Affari interni e territoriali in data 14/2/2007 prot.M/2413/28- avente per oggetto “Sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada. Individuazione della competenza territoriale del Prefetto e del Giudice di Pace a decidere i ricorsi avverso i verbali di contestazione per la violazione dell’art. 180, comma 8, del CdS,” che aveva indicato anche la competenza territoriale alternativa del giudice di Pace del luogo di residenza del ricorrente.
Lo stesso Ministero con successiva circolare n. 21 prot. M/2413/13 del 23.04.2007, facendo seguito a precedenti circolari del 15 febbraio 2007 n.5, del 2 aprile 2007 n. 16 e dell’11 aprile 2007 n. 17 – é intervenuto di nuovo sull’argomento della competenza territoriale, individuando la stessa presso il giudice del luogo della commessa violazione di cui al verbale principale.
In particolare, per la soluzione del problema, sorto a seguito dei potenziali disservizi lamentati dagli Enti accertatori, ( che però a differenza dei singoli cittadini, possono avvalersi di una rete organizzata di Uffici periferici o collaterali di Enti territoriali), il Ministero dell’Interno aveva richiesto il parere dell’Avvocatura dello Stato che ha espresso la propria posizione chiarificatrice evidenziando che ” il luogo di commissione della violazione di cui all’art. 126-bis, comma 2° del CdS (luogo in cui, ai sensi degli articoli 203 e 204 bis dello stesso Codice della Strada, si radica la competenza del Prefetto e del Giudice di Pace a conoscere rispettivamente dei ricorsi amministrativi e giurisdizionali proposti avverso i verbali di contestazione della predetta violazione) è QUELLO DELLA SEDE DELL’ORGANO DI POLIZIA CHE PROCEDE E NON QUELLO DI RESIDENZA DEL SOGGETTO, ONERATO DLLA PREDETTA NORMA DI FORNIRE I DATI DEL CONDUCENTE CHE HA COMMESSO L’INFRAZIONE al Codice della Strada”.
Di conseguenza, prosegue il parere dell’Avvocatura, il Prefetto ed il Giudice di Pace territorialmente competenti a conoscere i ricorsi proposti avverso i verbali di contestazione per la violazione dell’art. 126-bis, comma 2° CdS, sono da individuare nel Prefetto e nel Giudice di Pace del luogo in cui ha sede l’organo di Polizia che ha dato inizio al procedimento sanzionatorio con la notifica del verbale di contestazione della violazione c.d. originaria ed al quale è attribuita la competenza ad accertare e contestare anche la violazione dello stesso art. 126.bis, comma 2° CdS.
Orbene, il parere espresso dall’Avvocatura dello Stato, come sopra richiamato, non é del tutto condivisibile, in quanto in contrasto con altro principio stabilito inizialmente dalla Corte di Cassazione, che ha precisato: “ In tema di sanzioni amministrative, il criterio secondo il quale la competenza dell’autorità amministrativa ad emettere l’ordinanza ingiunzione va individuata con riguardo al luogo dell’accertamento della violazione non si sostituisce a quello del luogo della commessa violazione, emergente dall’art. 17 della legge n.. 689 del 1981, ma lo presuppone, regolando il possibile concorso di competenze territoriali qualora la consumazione della violazione non si esaurisca nel territorio di una sola autorità. ( Cass. civ., Sez. III, 04/08/2000, n.10243).
A ciò la suprema Corte ha aggiunto che il principio da porre a base dell’interpretazione della norma di cui al’art. 126 bis è quello dell’autonomia delle due condotte sanzionabili – quella relativa all’infrazione presupposta e quella attinente all’omessa o ritardata comunicazione delle generalità del conducente – in cui la seconda è prevista a garanzia dell’interesse pubblicistico relativo alla tempestiva identificazione del responsabile, tutelabile di per sé e non in quanto collegato all’effettiva commissione di un precedente illecito (ved. Cass. Sez. II n. 22881/2010; Cass. sez. II n. 11811/2010).
Orbene, stante il suddetto principio di autonomia delle due sanzioni non si giustifica la concentrazione della competenza esclusiva del giudice del luogo della commessa violazione del verbale presupposto e di quella ex art. 126 bis del CDS, atteso che le fattispecie possono essere state realizzate in luoghi diversi.
Non convincente è altresì quanto affermato successivamente dalla stessa suprema Corte di Cassazione nella sentenza del 23 febbraio 2011 in cui ha sostenuto che “ l’infrazione si consuma nel luogo ove avrebbe dovuto pervenire la comunicazione che è stata omessa, cioè a dire nel luogo in cui ha sede l’organo di polizia procedente (Corte di Cassazione Civile sez. VI 19/11/2012 n. 20287).
A tal riguardo si osserva che il trasgressore ha sempre la facoltà di depositare la comunicazione diretta all’Ufficio accertatore presso qualsiasi Comando o Ufficio delle Forze dell’Ordine e di Polizie ( Carabinieri, questura, Guardia di Finanza, ecc) nel luogo di residenza e quindi con tale deposito entro i 60 giorni dalla notifica deve ritenersi adempiuto l’obbligo a prescindere da quando l’Ufficio accettante trasmette i dati al Comando procedente destinatario e da quando quest’ultimo ufficio riceva tali dati.
Da quanto sopra non si può non confermare anche la competenza alternativa di questo GDP a trattare il presente ricorso.
Passando ad esaminare nello specifico uno dei motivi risolutivi del ricorso, si considera che la ricorrente con comunicazione ricevuta in data 20.04.2015 dalla Polizia Municipale di R.C. aveva fatto presente di non essere in grado di ricordare chi fosse alla guida al momento dell’accertata violazione, per cui formalmente si deve ritenere adempiuto comunque agli obblighi di legge.
Orbene La P.M. di R.C. avrebbe dovuto rigettare la suddetta comunicazione ricevuta, contestandola immediatamente, ritenendola non sufficiente per il previsto adempimento e quindi notificare entro il termine di 90 giorni dal ricevimento il verbale di violazione di cui all’art. 126 bis del CDS, cioé nel termine del 20.07.2015.
Nel caso in esame il verbale di contestazione ex art. 126 bis è pervenuto alla ricorrente il 06.08.2015 e quindi oltre il termine previsto dall’art. 201 CDS, per cui la sanzione è diventata inesigibile.
Si aggiunge, inoltre, che l’applicazione nei suddetti adempimenti dell’art. 126 bis andrebbe a sancire il difetto di memoria di una persona fisica, illecito inesistente nel sistema giuridico italiano, in quanto una interpretazione del genere sarebbe da considerarsi semplicemente aberrante e incostituzionale.
Non va dimenticato il principio basilare delle opposizioni alle sanzioni amministrative stabilito dall’art. 3 della legge nr. 689/81 dal titolo ” Elemento soggettivo” e cioé: “ Nelle violazioni cui è applicabile una sanzione amministrativa ciascuno è responsabile della propria azione od omissione, cosciente e volontaria, sia essa dolosa o colposa.
Nel caso in cui la violazione è commessa per errore sul fatto, l’agente non è responsabile quando l’errore non è determinato da sua colpa.”
Quindi, se effettivamente il proprietario dell’autovettura, non essendo stato presente al momento del compimento della violazione, in buona fede ( che é il principio fondamentale, che é presunto nel sistema giuridico italiano, fino a prova contraria ) non ricorda chi effettivamente fosse stato alla guida dell’autovettura con la quale é stata commessa la presunta violazione al CDS, in base al suddetto principio non può soggiacere ad alcuna sanzione amministrativa, commessa in conseguenza dell’azione di altri, sia essa dolosa o colposa, in quanto lo stesso proprietario ha adempiuto, come nel caso di specie, comunque, all’invito dell’autorità, inviando al Comando la dichiarazione ex art. 126 bis.
Si osserva, inoltre, che il privato cittadino non può essere titolare del potere inquisitorio e investigativo ( prerogativa dello Stato), né può rischiare una querela per falsa dichiarazione, o violare il diritto della legge sulla privacy, soprattutto quando determinate notizie le deve fornire dopo qualche centinaio di giorni dall’evento, non essendo stato presente alla commissione della violazione principale, come spesso può accadere ( ved. Sentenza di questo GDP – Altalex” n. 2068 del 12.03.2008).
Per tutti i motivi di nullità ed inefficacia su esposti sommariamente, il verbale di cui all’impugnazione, non può che essere annullato.
Per motivi di economia processuale, restano assorbiti gli altri motivi di annullamento del verbale impugnato, dedotti dal ricorrente.
Si rigetta la domanda di condanna alle spese avanzata dal ricorrente, compensando integralmente le stesse in quanto sulla questione decisa vi è rilevante contrasto applicativo.
il giudice di Pace di Taranto, dr. Martino Giacovelli, rigettata o ritenuta assorbita ogni ulteriore istanza, definitivamente pronunciando sul ricorso proposto da M. Giuseppina avverso il verbale di contestazione n. al verbale di contestazione n. 18150033390 elevato in data 17.07.2015 dalla Polizia Municipale di R.C. per il pagamento dell’importo di € 214,08 quale sanzione amministrativa ridotta conseguente alla violazione dell’art. 126 bis del CDS, così decide:
2) di conseguenza annulla il verbale impugnato;
3) dichiara inesigibile la somma richiesta a seguito di detto verbale;
4) compensa le spese di giudizio tra le parti.
Così deciso a Taranto in data 03.12.2015 Il Giudice di Pace
Stefano Cavallazzi ha detto:
20/02/2016 alle 14:37
Scusate l’ingerenza, magari non ho capito bene, ma la sentenza Cassazione 2014 n. 18754, citerebbe un principio differente. Infatti, ha detto di valutare anche la congruità del tempo impiegato per l’accertamento.
Nel caso, il verbale ex art. 180/8 era stato emesso 6 mesi dopo la scadenza (ricorso Min.Dif.-verbale CC). Per la cassazione, la data di commissione sarebbe relativa alla sola prescrizione ex L. 689. Ho capito bene?