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Timestamp: 2018-10-24 01:42:06+00:00
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Corte di Cassazione, sezione penale. Riduzione in schiavitù e non sfruttamento della prostituzione
Riduzione in schiavitù e non sfruttamento della prostituzione quando al meretricio si aggiunga la limitazione della libertà di movimento, la sottrazione del passaporto e l'impossibilità di comunicare con terzi. Sentenza [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2017-11-21T18:26:11+00:0024 novembre 2017|Cassazione penale 2017, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, S.U.P., sentenza 31 agosto 2017, n. 39746. In tervento delle sezioni unite sulla sentenza dichiarativa di incompetenza per materia per uno dei reati previsti dall’articolo 51 c.p.p., comma 3-bis, attribuiti alla competenza della
Il tribunale, con la sentenza dichiarativa di incompetenza per materia per uno dei reati previsti dall'articolo 51 c.p.p., comma 3-bis, attribuiti alla competenza della corte di assise, deve trasmettere gli [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2017-09-27T15:56:07+00:0027 settembre 2017|Cassazione penale 2017, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Le condotte legalmente predeterminate che, alternativamente o congiuntamente, costituiscono la fattispecie criminosa di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù hanno tutte in comune lo stato di sfruttamento del soggetto passivo, ed implicano per loro natura il maltrattamento del soggetto passivo, a prescindere dalla percezione che questi ne abbia, sicché non può ritenersi, in ragione del principio di consunzione, il concorso con il reato di maltrattamenti in famiglia, che può, invece, ritenersi sussistente solo nel caso di assenza di una condizione di integrale asservimento ed esclusiva utilizzazione del minore ai fini di sfruttamento economico, quando la condotta illecita sia continuativa e cagioni al minore sofferenze morali e materiali. Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 14 aprile 2016, n.15632.
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE V SENTENZA 14 aprile 2016, n.15632 Ritenuto in fatto La Corte di Assise di Appello di Roma, con sentenza dell’8 maggio 2015, ha parzialmente riformato [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2016-04-22T14:40:57+00:0022 aprile 2016|Cassazione penale 2016, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE V SENTENZA 1 ottobre 2015, n.39797 Ritenuto in fatto La Corte di Assise di Appello di Genova, con sentenza del 19 maggio 2014, ha riformato [...]
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 6 agosto 2015, n. 34460. Non integra gli estremi del delitto di riduzione in schiavitù – ma quello di alterazione di stato (art. 567, comma secondo, cp.) – la “cessione”, uti filius, di un neonato ad una coppia di coniugi, in quanto la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 600 cp è connotata dalla finalità di sfruttamento dell’uomo sull’uomo, nel senso che, in tal caso, il soggetto attivo, non solo esercita un potere corrispondente al diritto di proprietà, ma deve anche realizzare la riduzione o il mantenimento in stato di soggezione del soggetto passivo ed entrambe le condotte sono preordinate allo scopo di ottenere prestazioni lavorative, sessuali, di accattonaggio nelle quali si concreta lo sfruttamento dello schiavo: il che non ricorre nell’ipotesi in cui i soggetti attivi si propongono di inserire, sia pure contra legem, il neonato “compravenduto” in una famiglia che non è quella naturale. La fattispecie di cui all’art. 567 cp è, in ossequio alla lettera della legge, applicabile al solo caso in cui l’alterazione riguardi un neonato.
Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 6 agosto 2015, n. 34460 Ritenuto in fatto 1.I1 difensore dei coniugi C.N.C. e C.N.L. ricorre avverso l'ordinanza in epigrafe indicata con la [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-08-12T13:05:00+00:0012 agosto 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione V, sentenza 1 aprile 2015, n. 13908. Integra il delitto di riduzione o mantenimento in schiavitù colui che proceda alla vendita ad altri di un essere umano, atteso che, in tal modo, egli esercita sullo stesso un potere corrispondente al diritto di proprietà. Inoltre, anche volendo considerare la seconda ipotesi considerata dall’art. 600, comma primo, cod. pen., va ribadito che non è necessaria un’integrale negazione della libertà personale, ma è sufficiente una significativa compromissione della capacità di autodeterminazione della persona offesa, idonea a configurare lo stato di soggezione rilevante ai fini dell’integrazione della norma incriminatrice. Pertanto, lo stato di soggezione continuativa – richiesto dall’art. 600 cod. pen. – deve essere rapportato all’intensità del vulnus arrecato all’altrui libertà di autodeterminazione, nel senso che esso non può essere escluso qualora si verifichi una qualche limitata autonomia della vittima, tale da non intaccare il contenuto essenziale della posizione di supremazia del soggetto attivo del reato. Ne discende, pertanto, anche sotto tale profilo la sussistenza dei reato contestato, in quanto risponde del delitto di riduzione o mantenimento in schiavitù colui che sfrutta la prostituzione della persona offesa eccedendo il normale rapporto di meretricio
Suprema Corte di Cassazione sezione V sentenza 1 aprile 2015, n. 13908 Ritenuto in fatto 1. Con ordinanza del 31710/2014, il Tribunale di Lecce ha rigettato la richiesta di riesame [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-04-07T10:57:10+00:007 aprile 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti
Corte di Cassazione, sezione V, 15 gennaio 2015, n. 1781. L’espressione “condizione analoga alla schiavitù”, contenuta nella formulazione dell’art. 600 c.p., prima delle modifiche apportate a tale disposizione normativa dall’art. 1, l. 11 agosto 2003, n. 228, integra un elemento normativo della fattispecie del reato di riduzione in schiavitù, che non indica una situazione disciplinata in tassative previsioni legislative (diversamente la statuizione sarebbe “inutiliter data”) ma quella di fatto, parificabile al parametro legale di schiavitù, indicata nella convenzione di Ginevra del 25 settembre 1926, resa esecutiva in Italia con r.d. 26 aprile 1928, n. 1723, come lo “stato o condizione di un individuo sul quale si esercitano gli attributi del diritto di proprietà o di uno di essi”; situazione che la mutevole realtà può presentare con connotati volta a volta diversi ma fondamentalmente identici nell’ambito dei rapporti interpersonali, nei quali un individuo ha un potere pieno e incontrollato su un altro, assoggettato appunto al suo dominio
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE V SENTENZA 15 gennaio 2015, n. 1781 Fatto e diritto Con sentenza pronunciata il 17.4.2013, la corte di appello di L'Aquila, in parziale riforma della [...]
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2015-02-04T20:20:06+00:004 febbraio 2015|Cassazione penale 2015, Corte di Cassazione, Diritto Penale e Procedura Penale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti