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Timestamp: 2017-06-26 10:33:28+00:00
Document Index: 91867554

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 733', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 54', 'art. 54']

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MODELLI DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE e CONTROLLO – ex DLgs 231/01	Servizio offerto
La gestione professionale dei rischi aziendali rappresenta un indiscutibile vantaggio competitivo.Coid si è dotata di un team di esperti in risk management in grado di adeguare la tua struttura organizzativa aziendale agli elevati standard etici e gestionali richiesti dal D.lgs 231/01:
Progettiamo e implementiamo Modelli Organizzativi ex. D.lgs 231 adeguati al tuo rischio d'impresa;
Affianchiamo l'organizzazione aziendale per la creazione, l'adozione, la gestione e l'osservanza del tuo "Modello Organizzativo 231";
Formiamo gli organismi aziendali al fine di ridurre e prevenire il "rischio 231";
Garantiamo assistenza continuativa: Aggiornamento del modello per novità legislative o mutamenti della struttura aziendale; Audit e Verifiche 231 periodiche al fine di supportarti nell'efficace attuazione del Modello 231.
L'adozione di Modelli di Organizzazione gestione e controllo ex. Dlgs 231/01 è divenuta un requisito per l'accesso al mercato:
contrattazione con la Pubblica Amministrazione: molti Enti pubblici per la partecipazione a bandi e gare richiedono alle aziende, espressamente ed inderogabilmente, l'adozione di modelli di gestione ex D.lgs 231/01;
contrattazione tra privati: le più importanti aziende adottano e richiedono ai propri partner l'attuazione di modelli di organizzazione gestione e contollo ex. Dl.gs 231/01 ormai considerati sinonimo di qualità ed eticità aziendale.
Effetto esimente: l'ente non è responsabile degli eventi pregiudizievoli verificatisi all'interno della sua organizzazione;
Tutela del patrimonio e dell'attività sociale: si evitano le cd. "Sanzioni 231": pecuniare e interdittive previste dal d.lgs 231/01
Incremento efficienza: Analisi e ottimizzazione dei processi;
Prevenzione contro le frodi: interne ed esterne
Inquadramento e definizione delle responsabilità aziendali
Cosa è la responsabilità amministrativa degli enti e delle persone giuridiche introdotta con il D.lgs 231/01? Quali sono i reati in conseguenza dei quali sorge la responsabilità dell'ente?
Il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 introduce per la prima volta nel nostro ordinamento una forma di responsabilità a carico degli enti-società per illeciti dipendenti da reato.La responsabilità dell'ente sorge ogni qualvolta, nell'arco della vita societaria, venga commesso un reato (di quelli contenuti nell'elenco del D. Lvo 231/01 e che di seguito riportiamo) nell'interesse o a vantaggio della società stessa, da parte dei vertici aziendali (soggetti in posizione apicale) o di semplici dipendenti (soggetti sottoposti all'altrui direzione).L'elenco dei più importanti "reati presupposto":
Reati in Materia di sicurezza sul lavoro: Reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro (art. 25-septies): omicidio colposo e lesioni personali colpose;
Reati contro la Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25): malversazione a danno dello Stato, induzione indebita a dare o promettere utilità, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, truffa, frode informatica, concussione, corruzione per un atto d'ufficio, corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio, corruzione in atti giudiziari, istigazione alla corruzione;
Reati ambientali: distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto (art. 733-bis c.p.);
Reati societari (art. 25): false comunicazioni sociali, false comunicazioni sociali in danno della società, dei soci o creditori, falsità nelle relazioni e nelle comunicazioni della società di revisione, impedito controllo, indebita restituzione di conferimenti, illegale ripartizione di utili e riserve, illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della società controllante, operazioni in pregiudizio dei creditori, omessa comunicazione del conflitto di interessi, formazione fittizia del capitale, indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei liquidatori, illecita influenza sull'assemblea, aggiotaggio, ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, corruzione tra privati;
Impiego di cittadini terzi il cui soggiorno è irregolare;
Reati contro la personalità individuale (art. 25-quinquies): riduzione in schiavitù..;
Reati contro l'industria e il commercio (art. 25-bis.1);
Reati ed illeciti amministrativi di abuso di mercato (art. 25-sexies D.Lgs. 231/2001; artt. 187-bis, 187-ter, 187-quinquies TUF): abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato;
Reati in materia di violazione del diritto d'autore (art. 25-novies);
Occorre rilevare come la responsabilità dell'ente sia distinta e autonoma rispetto a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito, aggiungendosi a quest'ultima, essendo, pertanto, necessari due distinti procedimenti penali per l'accertamento dei fatti-reato.
Quali sono le sanzioni cui va incontro l'ente?
Le principali sanzioni previste dal Decreto Legislativo 231/2001, applicabili all'ente anche in sede cautelare, in conseguenza della commissione o tentata commissione degli specifici reati, consistono in:
Sanzioni interdittive (applicabili anche come misura cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni:
intedizione dall'esercizio dell'attività;
sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze, o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito;
E' di tutta evidenza come sanzioni di tal genere pongono in serio pericolo la sopravvivenza dell'ente stesso pregiudicando, in concreto, la possibilità di prosecuzione dell'attività sociale.Tuttavia la responsabilità dell'ente e le conseguenti sanzioni possono evitarsi con l'adozione e l'attuazione di un efficace modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire la realizzazione degli illeciti penali considerati.
Cosa è un Modello di organizzazione, gestione e controllo ex. D.Lgs 231/01?
Il modello 231 è un insieme complesso di protocolli e procedure che risulta essere un efficace strumento di prevenzione dei reati disciplinati dal D.Lgs 231/01 ed offre l'opportunità di migliorare sia gli aspetti gestionali che operativi dell'attività dell'azienda, ad esempio l'applicazione di efficaci sistemi di controllo e la riorganizzazione e formalizzazione del sistema di procedure interne. Inoltre si integra con i sistemi di gestione già esistenti in azienda (OHSAS 18001, ISO 9001, ISO 4001) mediante l'adattamento delle procedure esistenti con gli standard di controllo del modello.
E' obbligatoria l'adozione di un modello di organizzazione e gestione ex. D.Lgs. 231/01?
Non sussiste un vero e proprio obbligo di adozione del modello. Tuttavia, come anticipato, la sua mancata attuazione espone l'ente alla responsabilità nel caso di illeciti posti in essere da soggetti in posizione apicale o da semplici dipendenti nell'interesse o a vantaggio dello stesso.
E' appena il caso di sottolineare come si vada sempre più verso una sostanziale obbligatorietà d'adozione. Sono sempre più frequenti i casi in cui istituzioni e enti pubblici richiedono necessariamente ai propri interlocutori l'adozione del modello organizzativo previsto dal D.lgs. 231/2001.Tra i tanti interventi si citano:
Regolamento dei Mercati della Borsa Italiana S.p.A, come modificato nel 2007 dalla Consob, in base al quale l'adozione del modello 231 è obbligatoria per ottenere la qualifica STAR ed avere accesso a questo particolare segmento del mercato azionario;
Legge Regione Calabria n. 15 del 21 giugno 2008, per cui le imprese che operano in regime di convenzione con la Regione Calabria erano tenute ad adeguare (entro i l 31 dicembre 2008) i propri modelli organizzativi alle disposizioni di cui al D.lvo 231/01 (art. 54 comma 1). Il mancato adeguamento impedisce il rinnovo dei contratti di convenzione in scadenza e la stipula di nuovi contratti di convenzione con la Regione (art. 54 comma 2).
Decreto della Regione Lombardia n. 5808 del 2010 con il quale sono stati indicati i requisiti per l'accreditamento presso la Regione degli enti eroganti servizi di formazione, ha previsto, tra le condizioni, l'adeguamento al modello organizzativo secondo quanto previsto dal D.Lgs. 231/2001: nel provvedimento si legge: "l'applicazione del d.lgs. 231 alla filiera degli operatori accreditati alla formazione e' da intendersi come ulteriore garanzia dell'efficienza e della trasparenza dell'operato sia della Regione che dell'ente accreditato".
Legge Regione Abruzzo 27 maggio 2011 n. 15 (B.U.R.A. n. 35 dell'8 giugno 2011), in vigore dal 9 giugno - "Adozione dei modelli di organizzazione e di gestione ai sensi dell'articolo 6 del D. Lgs. 8 giugno 2001 n. 231 – con la quale è stato sancito a carico degli enti dipendenti e strumentali della Regione, con o senza personalità giuridica, dei consorzi, delle agenzie e delle aziende regionali, nonché delle società controllate e partecipate dalla Regione, ad esclusione degli enti pubblici non economici, l'obbligo di adottare entro il termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, modelli di organizzazione, gestione e controllo di cui agli articoli 6 e 7 del D. Lgs n. 231/2001.
Risulta evidente – pur prescindendo dai contesti per cui è prescritta l'obbligatorietà del modello che come noto vanno aumentando – come l'adozione di un efficace modello di organizzazione gestione e controllo ex. D. lvo 231/01 sia sinonimo di eticità e di sana gestione aziendale.
Cosa accade alla società-impresa nel caso di commissione di uno dei reati in elenco e in assenza di un modello ex. D.Lgs 231/01?
La condanna dell'ente consegue pressoché automaticamente all'instaurarsi del procedimento penale con applicazione delle sanzioni pecuniare-interdittive e con grave rischio per la prosecuzione della vita sociale.
Come si realizza un modello ex. D.Lgs. 231/01?
Attesa l'enorme importanza che la materia riveste nell'ambito della economia nazionale ed internazionale, e stante la inevitabile ripercussione dell'applicazione di tale normativa in termini stretta concorrenzialità la Coid mette a disposizione la propria esperienza e professionalità per la realizzazione di Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo articolata nelle seguenti fasi:
Check up aziendale: valutazione del sistema dei controlli se esistenti;
Definizione delle procedure e dei protocolli;
Costituzione dell'Organismo di Vigilanza;
Diffusione del Modello ai soggetti aziendali;
Effettuazione di formazione specifica ai soggetti aziendali coinvolti.
Valutazione periodica del modello ed assistenza continua
Revisione e aggiornamento del modello al mutare degli scenari organizzativi o normativi
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