Source: http://www.sipsalute.it/singola_news.php?dt=09-2013
Timestamp: 2018-12-15 17:28:01+00:00
Document Index: 168074570

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 33', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 13', 'art. 1']

SETTEMBRE 2013 - n. 16
Attenzione giova fortemente alla salute
Flash mob contro la dispersione scolastica
Convocata la prima assemblea regionale della Delegazione Lombardia
William Mantovani Presidente della Delegazione Trentino Alto Adige
Notizie sociali brevi
… e libero ne è l’insegnamento. I giuristi hanno da sempre avuto diversi problemi con l’interpretazione dell’art. 33 della nostra Costituzione a partire dall’identificazione dei concetti di “arte” e “scienza” e dalle generalizzazioni che possono dipendere da tale interpretazione. Cosa è oggetto di arte? Cosa è oggetto di scienza? Già in sede di Assemblea Costituente fu sollevata la questione della inutilità della lettera dell’art. 33, 1° comma, laddove si proclamava la libertà dell’arte e della scienza che, per definizione, incarnano ed esprimono esse stesse la libertà.
Veramente la stesura dell’articolo della parte della Commissione dei “75” è stata preceduta da un continuo lavoro delle varie sottocommissioni su cui essa era articolata; preme evidenziare che nella prima lettura da parte della terza Commissione il testo era tutto ed esclusivamente dedicato al problema dell’istruzione in qualsiasi ordine e grado. Solo più avanti appare il primo comma … “L’arte e la scienza sono liberi e libero ne è l’insegnamento” e tale resterà anche con gli emendamenti approvati dall’Assemblea Costituente fino alla sua stesura definitiva.
Veramente taluni costituenti considerano inutile questo comma visto che arte e scienza potevano rientrare nella vasta categoria generale della “libertà di pensiero” che era già stata fissata nell’art. 21. Ma evidentemente la maggior parte dei deputati pensarono, e su questo fu pienamente d’accordo il presidente della Commissione, che fosse necessario specificare e quindi rafforzare il concetto di tale e assoluta libertà (assoluta finché non leda i diritti fondamentali dell’uomo) dell’arte (che è quell’espressione di pensiero capace di manifestare emozione negli altri) e della scienza (che è quella categoria di elaborazioni che sono riproducibili ed accertabili sperimentalmente).
Si ritiene che l’assolutezza della norma in questione possa essere derivata da due ragioni, una di diritto interno, l’altra di diritto internazionale che non fa che rafforzarlo. Per ciò che concerne il nostro ordinamento i diritti sanciti nella prima parte della Costituzione introducono diritti assoluti dell’individuo con la società, tanto fondamentali che una loro qualsiasi arbitraria restrizione renderebbe la forma dello stato differente da quella che i Costituenti fin dall’inizio vollero fondare. Vi è un corpus di diritti e libertà minimo, infatti, senza il quale non è più possibile parlare di Stato Repubblicano; in altre parole se non vi fossero delle sfere di libertà in base a cui ciascun individuo abbia la possibilità di sviluppare la propria istanza sociale, difficilmente si potrebbe parlare di Costituzione Repubblicana.
L’articolo 33 della Costituzione sancisce pertanto il diritto della società italiana ad avere arte e scienza liberi. L’identificazione però dei concetti di arte e scienza è di enorme difficoltà poiché qualsiasi oggetto può essere affrontato scientificamente e qualunque può essere il contenuto ed il motivo di un’espressione artistica.
Per quanto attiene alle manifestazioni scientifiche si può far riferimento al criterio del modo o del metodo con cui vengono sviluppate, ossia quello considerato tale in un determinato momento storico dall’opinione prevalente. Saremo quindi in presenza di manifestazioni scientifiche quando l’oggetto dell’attività sia trattato con metodo scientifico (verificazione – falsificabilità dei risultati ottenuti).
Ma se arte e scienza sono liberi è libera la ricerca scientifica? L’art. 9 della Costituzione, nella parte relativa ai principi fondamentali dello Stato, al primo comma sancisce che “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. Ed è pertanto sul combinato disposto di questi due articoli (9 e 33) che dobbiamo procedere nel nostro ragionamento.
Sembra corretto premettere che nel fare ricerca scientifica, specie applicata, bisogna adottare un approccio precauzionale, che diventa un limite interno alla ricerca scientifica, una modalità anche socialmente prudente dello svolgimento della stessa. Il punto centrale è rappresentato da un necessario bilanciamento tra libertà di ricerca e altre libertà e diritti, ma soprattutto in relazione alla dignità umana.
Tale principio è previsto anche dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che all’art. 13 stabilisce che “Le arti e la ricerca scientifica sono libere” e questo diritto è dedotto primariamente dalla libertà di espressione di pensiero e andrà esercitato riguardo all’art. 1 della Carta dei Diritti. Se si risale all’articolo in parola si scopre che esso è interamente dedicato alla dignità umana e stabilisce che “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e protetta”.
Detto ciò non si può non rilevare che i concetti di dignità e di dignità umana sono elusivi e difficilmente definibili, e che la questione filosofica su cosa sia la dignità e su come possa essere definita si trasforma in termini giuridici costituzionali nella domanda: chi ha il potere o è nella posizione di definire la dignità umana? Lo Stato, le istituzioni Pubbliche rappresentative, le Chiese, gli Scienziati, i Medici o chi altro?
L’importanza di questa domanda è legata al modo in cui si imposta il rapporto tra dignità umana e libertà. Se il concetto di dignità viene considerato più ampio e comprensivo di quello di libertà (tanto che la libertà è iscritta nella dignità), la conseguenza è che chi ha il potere di definire la dignità umana ha anche il potere quasi incondizionato di limitare la libertà stessa. Se al contrario si parte dal presupposto che nessuna dignità è immaginabile senza libertà, il punto di vista cambia radicalmente. La dignità umana diventa un attributo essenziale della libertà e non è concepibile alcuna dignità senza che vi sia anche libertà: un’idea di dignità umana che sia in contraddizione con la libertà non si dà, perché l’assenza di libertà crea una situazione non dignitosa.
In breve, non è dignitosa la condizione di un soggetto non libero di definire lo stesso concetto di dignità valido per sé, e sarà quindi il soggetto libero il “chi” ha il potere di definire la dignità umana.
Se si segue questo secondo ordine di idee a proposito della libertà di ricerca, la libertà di ricerca scientifica diventa la regola e sono le limitazioni che, eventualmente, si vogliono porre al suo esercizio che andranno giustificate. E tali limitazioni necessitano di argomenti più forti e puntuali del mero riferimento generale alla dignità umana.
Un solido fondamento ai limiti della ricerca lo si può trovare nel principio “neminem laedere”, il cosiddetto principio di non lesione dei terzi. Anche così, però, non tutti i problemi sono risolti perché il problema diventa “chi sono gli altri?” Si può rilevare inoltre che il problema di chi ha il potere di definire la dignità è particolarmente forte nelle situazioni in cui alcune istituzioni che si atteggiano come monopolisti del concetto di dignità umana, sono contrarie sia alla ricerca scientifica in aree cruciali (è il caso, ad esempio della ricerca sulle cellule staminali embrionali), sia alla possibilità per i singoli di prendere autonomamente le decisioni relative alla propria vita e alla propria morte. Lo spostamento dell’equilibrio dai diritti degli individui al potere delle istituzioni comporta conseguenze rilevanti sia sul piano concettuale e giuridico: ed è su questa affermazione che si apre una nuova discussione, ribadendo che … “l’arte e la scienza sono libere”
P.S.: nell’estensione del presente articolo mi è stato d’aiuto l’aver frequentato nell’anno accademico 1966-67, Matricola presso l’Università di Firenze, le lezioni del Prof. Paolo Barile, noto costituzionalista per il suo contributo dato allo studio delle libertà: i suoi testi su cui noi studenti eravamo impegnati a prepararci erano il “Corso di diritto costituzionale” e “Le libertà nella Costituzione”. … sembrava un invito ad un impegno futuro
Riccardo Senatore Presidente Nazionale SIPS
Platone nel Fedro considerava la salute del corpo e quella dell’anima come due aspetti di un unico equilibrio umano complessivo. Il tema della salute era pure presente nell’utopia della Repubblica. Qui Platone descriveva la salute come rettitudine del cittadino nella società ideale e come un’armonia nella quale tutto si accordava persino il problema spiacevole del dominio e della sottomissione.
La comprensione dell’uomo e del mondo sociale nella concezione platonica affondava le radici nella filosofia. Spettavano ai filosofi la riflessione sull’anima e sulla società, l’esame degli enunciati e delle affermazioni che permettevano di contemplare la verità, la bontà, la bellezza, la ricerca delle virtù chiamate a guidare in maniera assoluta l’uomo nelle proprie scelte di vita.
I filosofi per questo erano chiamati a dirigere e governare lo Stato tramite le Leggi, ignorando nelle loro decisioni la personalità e i diritti dei singoli cittadini e togliendo di mezzo la fonte delle contese e degli egoismi, ogni proprietà ed ogni finalità individuale.
Oggi la scienza e le arti ci hanno consentito di mettere in primo piano il ruolo del contingente e del quotidiano nella realtà umana. Abbiamo capito che le vicende delle singole persone sono importanti per entrare nel senso della vita. Sappiamo che ogni persona è in grado di giudicare da sola la propria condizione e che ogni decisione è ricerca di equilibrio, di armonia, di salute.
Scrive Howard Gardner: “Grazie a Galileo Galilei la nostra comprensione delle verità che governano l’ambiente fisico si è trasformata. Grazie a James Watson e a Francis Crick abbiamo una comprensione migliore del mondo naturale. Grazie a Michelangelo Buonarroti abbiamo un’idea di bellezza più ricca; grazie alla ballerina Martha Graham abbiamo un’idea più ampia di quello che può essere considerato bello. Grazie a Mohandas (Mahatma) Gandhi e alle figure fondatrici di grandi tradizioni religiose e filosofiche , abbiamo un senso più pieno di che cosa siano una persona buona, un’azione buona, una vita buona”.
Ci rendiamo conto che anche nell’ambito della salute umana le nostre scelte non possono essere determinate semplicemente dalla genetica o dalle forze impersonali della domanda o dell’offerta. Possiamo andare oltre le difficoltà e gli ostacoli solo basandoci sulle conoscenze quotidiane, filtrando le informazioni, cogliendo gli aspetti epigenetici e culturali della vita, confrontandoci, discutendo, rispettando le convenzioni di culture differenti, meticciando i nostri modi di fare. Andando oltre gli interessi individuali e le abitudini è possibile offrire modelli influenti di vita sana e sostenibile che ispirino altri essere umani ad agire in modo sempre più consapevole e responsabile per affermare la propria dignità.
• Gadamer H.G., Dove si nasconde la salute, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1994
• Gardner H., Verità, bellezza, bontà – Educare alle virtù nel ventunesimo secolo, Feltrinelli, Milano, 2011
• Papa Francesco, La verità non è mai assoluta , La Repubblica, 11 settembre2013.
Antonio De Angeli Socio fondatore SIPS
Andrea De Conno
andrea.deconno@usl5.toscana.it
L’esperienza che si intende presentare ha caratteristiche di innovazione non tanto per l’obiettivo in sé collegato alla promozione del consumo di verdura di stagione, di produzione biologica certificata e di filiera corta, ma per due altri elementi caratteristici : la popolazione target, costituita in questo caso dalle persone che lavorano presso la sede della Società della Salute Pisana, e la provenienza dei prodotti, tutti derivanti da un Programma di Agricoltura Sociale. L’agricoltura sociale può essere considerata come “un processo di retro-innovazione secondo il quale gli agricoltori , gli operatori socio-educativi e sanitari si riappropriano di competenze diffuse nel mondo agricolo per riadattarle ai bisogni contemporanei delle comunità attraverso processi di scambio reciproco di competenze “ (F. Di Iacovo Università di Pisa) Si tratta in sintesi dell’incontro del mondo dei servizi che si occupano dell’inclusione sociale “latu sensu” di persone in condizioni di fragilità e marginalità sociale con il mondo agricolo e le pratiche agricole in quanto luogo di inclusione lavorativa, educativa, socio-terapeutica. La società della Salute Pisana in Partneriato con Università di Pisa Dipartimento di Veterinaria, il Centro Interdipartimentale di Ricerche Agro Alimentari “E. Avanzi”, la Cooperativa Sociale Ponteverde di tipo B, l’Azienda Agricola Bio Colombini già partner nel progetto Orti etici, ha dato vita ad un programma di agricoltura sociale che prevede una stretta cooperazione tra servizi sociosanitari, competenze scientifiche nell’ambito della ricerca Universitaria, Competenze educative da parte della Cooperativa Sociale, competenze agricole e strutture da parte degli altri partner.
Aumentare il consumo di verdura di stagione, certificata biologica e di filiera corta nel personale che opera presso la società della salute pisana in connessione con il programma di agricoltura sociale
Sensibilizzare i consumatori al consumo critico del cibo sia sul versante dela syualte che sul versante etico
Favorire la diffusione dela pratica del consumo di rpodottid ia agricoltura sociale come volano per la diffusione delle pratiche di inclusione sociale
Gruppo target del progetto
Personale in servizio presso la SdS Pisana
Il progetto è stato condiviso all’intero del Piano EAS ASL 5 con il coinvolgimento dei soggetti partner.
Inizialmente le persone interessate sono state avvisate con messaggi di posta elettronica, con la consapevolezza che inizialmente la risposta sarebbe arrivata soltanto da un gruppo già sensibilizzato: la strategia di diffusione è stata scientemente affidata a due elementi: il passa parola , collegato sia alle finalità del consumo - condivisibile in un ambiente che professionalmente si occupa di inclusione sociale e promozione della salute – sia alla qualità dei prodotti acquistabili, la visibilità dell’operazione.
A questo scopo sono state approntate borse di juta decolorata, prodotte nell’ambito di laboratori di manualità presso la Comunità terapeutica per tossicodipendenti “La Bianca” della ASL 5, che recano in bella evidenza il titolo del progetto e i loghi degli enti promotori.
I prodotti possono essere ordinati on line e vengono trasportati direttamente alla sede SdS già divisi nelle borse di juta, secondo gli ordini, all’interno di buste biodegradabili in Mater B per prodotti alimentari, ottenendo così anche un notevole risparmio nell’uso dei mezzi, nella riduzione del packaging e delle emissioni.
Dopo 5 mesi di sperimentazione circa 20 persone consumano regolarmente prodotti di agricoltura sociale. Il progetto registra peraltro un aumento delle persone inserite sia in percorsi terapeutici che in percorsi di inserimento lavorativo.
Si è costituito il tavolo della agricoltura sociale formato da enti pubblici, imprenditori agricoli, terzo settore all’interno del quale l’esperienza potrà essere rilanciata e diffusa in collegamento anche con programmi di educazione alimentare nelle scuole.
5 ottobre 2013 in varie piazze d'Italia
I ragazzi dell'Associazione Ditestamia Health Promoting Guys hanno deciso di agire contro l'abbandono scolastico.
Il livello di istruzione è un determinante di salute modificabile che certamente merita investimenti in energie e danaro.
E' noto che al crescere della scolarità diminuisce il rischio di mortalità. In particolare, in Italia, il rischio di morte tra i 25 e 64 anni raddoppia per le donne meno istruite rispetto alle donne più istruite. Nei maschi la differenza è lievemente minore: i meno istruiti hanno un rischio di morte aumentato dell'80% rispetto ai maschi più istruiti.
Il livello di scolarizzazione negli ultimi decenni è molto cresciuto. Venti anni fa, nell'anno scolastico 1991-1992 solo 68 ragazzi su 100 (fra i 14 e 18 anni) erano iscritti a scuola. Nell'anno scolastico 2011-2012 su cento ragazzi 92 risultavano iscritti a scuola.
Nonostante ciò la dispersione scolastica rimane ancora un grave problema in Italia (18% circa), infatti solo il 74% giovani consegue un diploma. Questo dato ci pone tra gli ultimi paesi europei.
Nel nostro paese il fenomeno è più grave nelle regioni del sud rispetto a quelle del nord, Ma anche in regioni del nord si possono osservare dei "focolai" di dispersione scolastica più accentuata in lacune città che ospitano alcune comunità di migranti molto rappresentate.
Il danno che la dispersione scolastica determina si ripercuote in ogni ambito della nostra società a partire dal nostro futuro economico. Certamente ha un impatto sulla salute delle future generazioni con la perdita di anni di aspettativa di vita.
Per questo motivo, l'iniziativa che Ditestamia ha messo in campo, trova il plauso della SIPS. Alcuni soci stanno lavorando per organizzare il flash mob nelle loro città ed altri hanno dichiarato la loro intenzione di prendervi parte personalmente. Ma ciò non basterà a risolvere il problema. Quindi dovremo cominciare a pensare su cosa possiamo fare come Società Scientifica per combattere questo grave problema di salute.
Il benessere dei nostri giovani a scuola è un investimento per il futuro ed è forse più importante spendere risorse in questo senso piuttosto che lavorare per forzare i giovani a mangiare controvoglia un pezzo di frutta in più al giorno.
Sergio Ardis - Segretario nazionale SIPS
(Fonte dati Istat Rapporto annuale 2012)
Forum sul flash mob
La promozione della salute in Lombardia
Primo incontro della delegazione Lombardia della Società Italiana per la Promozione della Salute
30 ottobre 2013 ore 14,00
Centro Servizi Banca Popolare di Milano, Sala conferenze - via Massaua, 6 Milano
Riccardo Senatore, Presidente Nazionale SIPS
Gabriele Giannella, Presidente delegazione SIPS Lombardia
Sergio Ardis, Segretario Nazionale SIPS
La Società è ormai presente in tutte le Regioni Italiane e anche in numerose altre Regioni è in corso la creazione formale delle Delegazioni Regionali.
E' importante il fatto che finalmente la Promozione della Salute abbia una sua voce in un quadro di forti cambiamenti della sanità italiana e nelle diverse regioni.
Nel corso dell'incontro si terrà l'assemblea della delegazione SIPS Lombardia e l'elezione del Direttivo regionale.
Chi vorrà, potrà iscriversi direttamente in tale sede alla Società e partecipare così alla elezione del Direttivo Regionale, oppure prima dell'incontro utilizzando questo link.
I lavori termineranno alle ore 17,00
Se desideri partecipare all'evento compila il modulo di iscrizione.
Il Presidente Nazionale Riccardo Senatore, per facoltà delle deroghe allo statuto previste al momento della costituzione ha nominato Presidente Regionale pro tempore per la Delegazione Trentino Alto Adige William Mantovani. Medico, dipendente dell'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento, lavora presso il Dipartimento di prevenzione dove è referente del Servizio promozione ed educazione alla salute, sorveglianza stili di vita . Mantovani è professore aggregato di Igiene e medicina preventiva presso Dipartimento di sanità pubblica e medicina di comunità, Sezione di igiene e medicina preventiva ambientale e occupazionale, Università di Verona.
A lui è affidato il compito di portare i soci della sua delegazione alla prima assemblea regionale.
L'associazione Ditestamia Health Promoting Guys ha bandito un nuovo concorso fotografico per giovani tra i quattordici e i 25 anni.
Il tema di questo concorso è "I giovani e il viaggio".
Inviando una o più foto si può partecipare assegnazione di tre premi un tablet, un cellulare e un iPod.
Iscrizione alla SIPS
A partire da luglio abbiamo semplificato le procedure per l'iscrizione alla Società Italiana per la Promozione della Salute. L'iscrizione può avvenire più agevolmente utilizzando un form online. Ricordiamo che possono diventare soci tutte le persone interessate alla promozione della salute che condividono gli scopi statutari.
Per facilitare i soci nel pagamento delle quote sociali, abbiamo aperto un conto su Paypal a nome della SIPS.
Chi è interessato a utilizzare questa modalità di pagamento che consente di effettuare il versamento comodamente tramite internet, può farne richiesta inviando una email.