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Timestamp: 2020-02-19 09:32:05+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 14394 del 30/06/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14394 del 30/06/2011
Cassazione civile sez. trib., 30/06/2011, (ud. 26/05/2011, dep. 30/06/2011), n.14394
ISTITUTO AUTONOMO PER LE CASE POPOLARI DI BARI, in persona del legale
Tupini n. 133, presso lo studio dell’avv. De Zordo Agostino, che lo
rappresenta e difende unitamente dall’avv. Vito A. Martielli;
COMUNE DI GRAVINA DI PUGLIA, in persona del sindaco pro tempore;
regionale della Puglia, sez. 7^, n. 97 del 13 gennaio 2006.
udito, per l’istituto ricorrente, l’avv. Roberto Bragaglia;
BASILE Tommaso che ha concluso per la declaratoria d’inammissibilità
La sentenza in questa sede impugnata ha respinto l’appello promosso dall’I.a.c.p. di Bari avverso sentenza di primo grado reiettiva del ricorso proposto avverso ingiunzione di pagamento i.c.i., per l’anno 1997, relativa ad immobile di sua pertinenza; ciò, tra l’altro, in considerazione della mancata dimostrazione dell’avvenuta impugnazione del prodromico avviso di liquidazione.
Avverso la sentenza di appello, l’I.a.c.p. di Bari ha proposto ricorso per cassazione in tre motivi, illustrati anche con memoria, deducendo: a) vizio di motivazione in merito alla circostanza relativa all’impugnazione dell’atto prodromico; b) “nullità della sentenza in quanto viziata sotto il profilo della omessa motivazione” in merito alla questione del difetto di motivazione dell’ingiunzione opposta; c) violazione del D.Lgs. n. 504 del 1992, art. 7, comma 1, lett. i, riguardando l’ingiunzione immobile esente da imposta ai sensi dell’evocata disposizione.
I primi due motivi appaiono inammissibili: il primo, giacchè, censurando la decisione impugnata per aver erroneamente individuato l’atto prodromico, sembra risolversi in denunzia di vizio revocatorio e configura, comunque, sindacato in fatto inammissibile in sede di legittimità; il secondo per difetto di autosufficienza, mancando qualsiasi descrizione dell’ingiunzione impugnata ed, altresì, qualsiasi indicazione in merito alla proposizione della questione nei pregressi gradi del giudizio .
L’inammissibilità del primo motivo e la conseguente definitiva conferma del capo della sentenza che era diretta a censurare, rende superfluo l’esame del terzo motivo.
Alla stregua delle considerazioni i che precedono, s’impone il rigetto del ricorso.
Stante l’assenza d’attività difensiva dell’intimata, non vi è luogo a provvedere sulle spese.