Source: http://open.gov.it/consultazionefoia/consultazionefoia-6-i-controinteressati-nellaccesso-generalizzato/
Timestamp: 2017-11-22 16:18:08+00:00
Document Index: 122767210

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', '§ 9', 'art. 5', 'art. 5', '§ 9', 'art. 5', 'art. 5', '§ 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'in fine']

6. I controinteressati nell’accesso generalizzato - Open Government Partnership Italia
L’art. 5, c. 5, d.lgs. n. 33/2013 prevede che, per ciascuna istanza di accesso generalizzato, l’amministrazione debba verificare l’eventuale esistenza di controinteressati. Tale verifica, invece, non è necessaria quando la richiesta di accesso civico abbia ad oggetto dati la cui pubblicazione è prevista dalla legge come obbligatoria.
Devono ritenersi “controinteressati” tutti i soggetti (persone fisiche o giuridiche) che, anche se non menzionati nel documento cui si vuole accedere, potrebbero vedere pregiudicati loro interessi coincidenti con quelli indicati dal comma 2 dell’art. 5-bis (protezione dei dati personali, libertà e segretezza della corrispondenza, interessi economici e commerciali, come chiarito nelle Linee guida A.N.AC., Allegato, § 9).
La circostanza che i dati o documenti richiesti facciano riferimento a soggetti terzi, di per sé, non implica che questi debbano essere qualificati come controinteressati. Occorre comunque valutare il pregiudizio concreto agli interessi privati di cui all’art. 5-bis, c. 2, che i controinteressati potrebbero subire in conseguenza dell’accesso. Al fine di identificare i controinteressati in modo corretto, è indispensabile procedere a tale valutazione soltanto dopo un puntuale esame di tutti i dati e i documenti oggetto dell’istanza di accesso generalizzato.
Una volta individuati eventuali controinteressati, l’amministrazione deve comunicare loro la ricezione dell’istanza di accesso generalizzato, concedendo un termine di dieci giorni per la proposizione di opposizione motivata. La comunicazione deve essere effettuata “mediante invio di copia con raccomandata con avviso di ricevimento o per via telematica per coloro che abbiano consentito tale forma di comunicazione” (art. 5, c. 5, d.lgs. n. 33/2013; v. anche Linee guida A.N.AC., Allegato, § 9). In tal modo, è possibile stabilire con certezza la decorrenza del termine di dieci giorni previsto per la presentazione delle opposizioni.
Al fine di agevolare la tutela degli interessi privati sopra richiamati e di velocizzare l’iter procedimentale, è opportuno che l’amministrazione indichi nella comunicazione ai contro-interessati le modalità (anche telematiche) di proposizione dell’eventuale opposizione all’accesso.
6.3. L’accoglimento dell’istanza di accesso in caso di opposizione
In caso di opposizione, l’amministrazione non può assumere quale unico fondamento del diniego di accesso il mancato consenso del controinteressato. L’art. 5, c. 6, d.lgs. n. 33/2013 espressamente prevede l’ipotesi di “accoglimento della richiesta di accesso civico nonostante l’opposizione del controinteressato”. La normativa, dunque, rimette sempre all’amministrazione destinataria della richiesta il potere di decidere in ordine all’accesso, valutando, da un lato, la probabilità e serietà del danno agli interessi dei soggetti terzi che abbiano fatto opposizione e, dall’altro, la meritevolezza dell’istanza di accesso, cioè la rilevanza dell’interesse conoscitivo (del richiedente e, più in generale, della collettività) che la richiesta mira a soddisfare.
La medesima disposizione stabilisce che, in caso di accoglimento della richiesta di accesso nonostante l’opposizione del controinteressato, l’amministrazione è tenuta a darne comunicazione al controinteressato e al richiedente senza procedere alla contestuale trasmissione dei documenti a quest’ultimo. Al fine di consentire la proposizione dei rimedi contro il provvedimento di accoglimento dell’istanza, i dati e documenti non possono essere inviati prima di quindici giorni dalla ricezione della comunicazione di accoglimento dell’istanza di accesso da parte del controinteressato (art. 5, c. 6, d.lgs. n. 33/2013; v. anche Linee guida A.N.AC., Allegato, § 12).
Anche al fine di evitare contestazioni, è opportuno che la comunicazione di accoglimento dell’istanza di accesso contenga l’espressa precisazione che la trasmissione al richiedente dei dati o documenti avviene qualora, decorsi quindici giorni, non siano stati notificati all’amministrazione ricorsi o richieste di riesame in ordine alla medesima istanza di accesso.
gianfranco brera	il 15 maggio 2017 alle 2:41 pm
Credo che l’ istituto dell’ accesso civico generalizzato contenga una stortura di fondo: viene dato per scontato che l’ accesso civico generalizzato costituisca strumento per riconoscere il diritto fondamentale di ogni cittadino di accedere alle informazioni in possesso della p.a. e di “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico”. La bozza in consultazione e le linee ANAC di cui alla delibera n. 1309 del 28.1.2016 partono dal presupposto che l’ istituto dell ‘accesso civico venga utilizzato per le suindicate finalità. Tuttavia, le prime esperienze dimostrano che l’ istituto dell’ accesso civico può essere utilizzato in modo del tutto strumentale per effettuare una attività di controllo mirata a contestare e polemizzare con la singola amministrazione, ben lungi da intenti propositivi e collaborativi. Le previste limitazioni ed esclusioni del diritto di accesso civico generalizzato non possono trovare applicazione in tali fattispecie derivandone che la p.a. è disarmata e deve garantire in ogni caso tale diritto, benché distortamente utilizzato. Sarebbe opportuno che ad ogni singola amministrazione fosse garantito uno spazio di valutazione per ogni singola richiesta di accesso civico generalizzato, al fine di poter distintamente trattare le richieste di accesso civico generalizzato in linea con gli intenti ispiratori della norma di legge, rispetto a quelle che tali finalità non hanno. Questo fenomeno si evidenzia particolarmente nei comuni e ancor più in quelli di piccole dimensioni.
EMaggioni	il 16 maggio 2017 alle 10:41 am
6.2 La comunicazione ai controinteressati tramite RR il dies a quo decorre dal deposito della RR all’ufficio postale in caso di assenza e giacenza o da avviso dell’ufficio.
Non vi è l’obbligo di motivare il dissenso del controinteressato?
Condivido quanto espresso nel commento che mi precede
Dario Sebastiano Di Maria	il 16 maggio 2017 alle 11:56 pm
L’amministrazione, nel bilanciamento degli interessi, non può valutare la “rilevanza dell’interesse conoscitivo (del richiedente…)”, poichè, come già ampiamente affermato, la normativa non prevede nessuna motivazione dell’istanza, nessuna posizione legittimante e differente rispetto ad “altri utenti”.
Quindi solo se si accenna all’interesse del richiedente, nella valutazione del bilanciamento degli interessi le PP.AA. saranno naturalmente indotte a richiedere all’istante qual è il suo interesse conoscitivo particolare, aspetto espressamente vietato dalla norma (peraltro il riferimento all’interesse conoscitivo del richiedente non è stato riscontrato dal sottoscritto nelle Linee guida ANAC, pur citate tra parentesi facendo riferimento al par. 2.1).
Infatti, secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, a cui nel par. 7 fa espresso riferimento pure codesto Ministero, nel bilanciamento degli interessi non si tiene conto degli interessi particolari, ma solamente dell’interesse pubblico alla disclosure.
Per esempio, nella sentenza della Corte del 14 luglio 2016 (causa C‐271/15 P), l’istanza è stata rigettata perchè la società in questione non è riuscita a dimostrare l’interesse pubblico prevalente idoneo a giustificare la divulgazione del documento, pur potendo vantare un interesse particolare evidente alla conoscenza dello stesso.
Così nella sentenza dell’11 maggio 2017 (C‐562/14 P), il ricorso è stato respinto perchè i “ricorrenti avrebbero dovuto dimostrare l’esistenza di un interesse pubblico prevalente, ai sensi dell’articolo 4, paragrafo 2, terzo trattino, in fine, del regolamento n. 1049/2001, idoneo a giustificare tale divulgazione”.Reference
beh	il 19 maggio 2017 alle 12:01 pm
Pienamente d’accordo con il commento del sig. Di Maria. Non c’è spazio per valutare le motivazioni alla base delle richieste. Troppo semplice altrimenti respingere un’istanza perchè “polemica”… Piuttosto l’errore di fondo è ritenere che una norma così impattante possa essere introdotta a costo zero, senza assumere archivisti, senza cambiare i processi, senza digitalizzare documenti, senza stanziare le somme per le raccomandate!!!! (ricordo che ci sono norme che impongono l’abbattimento degli oneri postali!) Opportuno intervenire quanto prima a cambiare l’obbligo di uso della raccomandata RR quando controinteressati siano soggetti muniti di PEC (professionisti o imprese, ad esempio)
Marianna Tascone	il 19 maggio 2017 alle 8:44 pm
L’obbligo del consenso per le trasmissioni telematiche fortunatamente vale solo per i cittadini. Il riferimento è l’articolo 16 della legge 2 del 2009, in particolare al comma 9 “9. Salvo quanto stabilito dall’articolo 47, commi 1 e 2, del codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, le comunicazioni tra i soggetti di cui ai commi 6, 7 e 8 del presente articolo, che abbiano provveduto agli adempimenti ivi previsti, possono essere inviate attraverso la posta elettronica certificata o analogo indirizzo di posta elettronica di cui al comma 6, senza che il destinatario debba dichiarare la propria disponibilita’ ad accettarne l’utilizzo.”
gianfranco brera
Dario Sebastiano Di Maria