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Timestamp: 2019-02-17 05:45:24+00:00
Document Index: 72691993

Matched Legal Cases: ['art. 23', 'art. 1', 'art. 327', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 98', 'art.11', 'art.9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 26', 'art. 32', 'art. 19', 'art. 275', 'art. 20', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 10', 'art. 27', 'sentenza ', 'art.22', 'sentenza ', 'art. 98', 'art. 163', 'art. 30']

Ministero della giustizia - Processo al minore
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Il processo al minore, disciplinato dal d.p.r. 22 settembre 1988 n. 448 "Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni", si fonda su principi quali
la minima offensività del processo
la destigmatizzazione
alla cosiddetta finalizzazione educativa, per cui il processo non deve interferire sulla continuità educativa e
alla cosiddetta attitudine responsabilizzante del processo stesso, volta a promuovere nel minore lo sviluppo di competenze autoregolative ancorate a principi socialmente condivisi.
L'intervento penale costituisce un momento altamente strutturato - in relazione ai vincoli, alle prescrizioni, agli obblighi che esso comporta - che svolge una funzione strutturante per la prospettiva di vita del minore, e quindi in questo senso preventiva, in quanto fornisce alcune coordinate attorno alle quali egli può costruirsi un diverso percorso evolutivo.
ARTICOLO 23 d.p.r. 448/1988
gli agenti di polizia giudiziaria possono procedere all'arresto del minorenne colto in flagranza di uno dei delitti per i quali, a norma dell'art. 23, può essere disposta la misura della custodia cautelare
fuori dei casi previsti dal comma 1, gli agenti di polizia giudiziaria possono accompagnare il minorenne colto in flagranza di un delitto non colposo, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni, nella sua abitazione familiare ovvero, se questa manca o non è indicata, in una comunità pubblica o autorizzata provvedendo a informare senza ritardo l'autorità giudiziaria minorile per i provvedimenti di sua competenza.
nell'avvalersi delle facoltà previste dai commi 1 e 2, gli agenti di polizia giudiziaria devono tenere conto della gravità del fatto nonché dell'età e della personalità del minorenne.
in ogni caso è consentito il fermo del minorenne indiziato di un delitto non colposo per il quale la legge prevede la pena della reclusione non inferiore nel massimo a dodici anni.
Doveri della polizia giudiziaria
gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto o il fermo di un minorenne ne danno immediata notizia col mezzo più rapido al pubblico ministero nonché all'esercente la potestà dei genitori e all'eventuale affidatario e informano tempestivamente i servizi minorili dell'amministrazione della giustizia.
qualora non ricorra l'ipotesi prevista dall'articolo 389 c2 del codice di procedura penale, chi ha proceduto all'arresto o al fermo conduce il minorenne davanti al pubblico ministero ovvero presso la comunità pubblica o autorizzata da questi indicata. Il pubblico ministero può disporre che il minorenne rimanga presso la sua abitazione familiare.
ARTICOLO 1 d.p.r. 448/1988 - La fase delle indagini preliminari non si discosta, quanto a modalità e natura degli atti d'investigazione, da quella regolata dagli artt. 326 e ss. del codice di procedura penale, per l'espressa previsione dell'art. 1, secondo il quale nel procedimento a carico di minorenni si osservano le disposizione del decreto stesso e, per quanto da esse non previsto, quelle del codice di procedura penale, che devono tuttavia essere applicate in modo adeguato alla personalità e alle esigenze educative del minorenne.
Diversa è peraltro la titolarità della direzione delle indagini (art. 327 c.p.p.), che spetta al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni in funzione di pubblico ministero, mentre l'attività di ricerca della prova trova anche nel procedimento penale minorile la sua disciplina negli artt. 244 e ss. del codice di procedura penale in materia di ispezioni, perquisizioni, sequestri, intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, così come è pienamente ammissibile, logicamente in presenza dei presupposti, il ricorso all'incidente probatorio di cui agli artt. 392 e ss. del predetto codice.
ARTICOLO 27 d.p.r. 448/1988 - Salva l'ipotesi di richiesta al giudice per le indagini preliminari di emettere sentenza di proscioglimento per la irrilevanza del fatto, ipotesi che può trovare applicazione esclusivamente nel processo penale minorile (art. 27), l'attività d'indagine preliminare si conclude, così come previsto per il processo a carico dei soggetti maggiori d'età, o con la richiesta di archiviazione (artt. 408, 411, 415 c.p.p.) o con la richiesta di rinvio a giudizio (artt. 416 e 417 c.p.p.) o con la richiesta di giudizio immediato (artt. 453 e 454 c.p.p.), tutti atti che rientrano nelle attribuzioni del pubblico ministero e devono essere presentati al giudice per le indagini preliminari.
ARTICOLO 31 d.p.r. 448/1988 - Le fasi
dell'udienza è dato avviso alla persona offesa, ai servizi minorili che hanno svolto attività per il minorenne e all'esercente la potestà dei genitori.
se l'esercente la potestà non compare senza un legittimo impedimento, il giudice può condannarlo al pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da lire cinquantamila a lire un milione. In qualunque momento il giudice può disporre l'allontanamento dell'esercente la potestà dei genitori quando ricorrono le esigenze indicate nell'articolo 12 comma terzo.
La persona offesa partecipa all'udienza preliminare ai fini di quanto previsto dall'articolo 90 del codice di procedura penale. Il minorenne, quando è presente, è sentito dal giudice. Le altre persone citate o convocate sono sentite se risulta necessario ai fini indicati nell'articolo 9.
Formule di proscioglimento
Nei confronti dei soggetti non imputabili che hanno posto in essere fatti previsti dalla legge come delitto e che risultino "pericolosi", tenuto conto della gravità del fatto, il giudice può disporre una misura di sicurezza (articoli 85 e 97 del codice penale; articoli 8 e 26 del d.p.r. 448/1988)
(art. 98 codice penale; art.11 del r.d.l. 20 luglio 1934, n.1404 e successive modifiche; art.9 del d.p.r. 448/1988)
Durante le indagini preliminari il pubblico ministero può chiedere al giudice sentenza di "non luogo a procedere per irrilevanza del fatto" quando esistono tre condizioni: il reato è tenue, il comportamento del minorenne è occasionale, l'ulteriore corso del procedimento pregiudicherebbe le esigenze educative del minorenne.
la Corte Costituzionale, con sentenza n.149 del 5 - 9 maggio 2003 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 27, comma 4, del d.p.r. 448/1988, nella parte in cui prevede che la sentenza di proscioglimento per irrilevanza del fatto possa essere pronunciata solo nell'udienza preliminare, nel giudizio immediato e nel giudizio direttissimo (art. 27 del d.p.r. 448/1988; art. 26 del d.lgs. 272/1989).
Tale istituto giuridico può essere concesso una sola volta in relazione alla quantità di pena detentiva e pecuniaria da irrogare; la prima non deve essere superiore a due anni, la seconda non deve essere superiore a 3 milioni di lire (nei calcoli occorre tener conto della diminuente per la minore età). (artt. 133 e 169 del codice penale; art. 32 del d.p.r. 448/1988).
Sono misure limitative della libertà personale diverse dalla custodia cautelare che il giudice, tenuto conto delle esigenze cautelari e dell'esigenza di non interrompere i processi educativi in atto, può applicare nel corso del procedimento al minorenne imputabile: prescrizioni, permanenza in casa, collocamento in comunità.
Il giudice può disporle solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.
Quando è disposta una misura cautelare il minorenne è affidato ai servizi della giustizia minorile affinché svolgano interventi di sostegno e controllo in collaborazione con i servizi di assistenza dell'ente locale.
La misura deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata. (art. 19 del d.p.r. 448 del 22 settembre 1988; art. 275 codice procedura penale)
Il giudice può impartire al minorenne specifiche prescrizioni inerenti attività di studio o di lavoro o altre attività utili per la sua educazione al fine di non interrompere i processi educativi in atto; tali obblighi hanno efficacia per due mesi e sono rinnovabili una sola volta, per esigenze probatorie. Il giudice, nel prendere tale decisione, ascolta l'esercente la potestà genitoriale anche al fine di coinvolgerlo nell'attività di recupero.
Nel caso di gravi e ripetute violazioni delle prescrizioni, il giudice può disporre la misura della permanenza in casa. (art. 20 del d.p.r. 448/1988)
Nel caso di gravi e ripetute violazioni degli obblighi a lui imposti o nel caso di allontanamento ingiustificato dalla abitazione, il giudice può disporre la misura del collocamento in comunità. (art. 21 del d.p.r. 448/1988)
(art. 22 del d.p.r. 448/1988; art. 10 d.lgs. 272/1989).
(Articoli 28 e 29 del d.p.r. 448/1988; art. 27 del d.lgs. 272/1989).
Il Tribunale per i minorenni procede al giudizio sulla pericolosità sociale e decide con sentenza sentiti il minorenne, l'esercente la potestà dei genitori, l'eventuale affidatario e i servizi minorili della giustizia e dell'ente Locale.
(Articoli 36, 37, 38, 39, 40 del d.p.r. 448/1988)
(Articoli 20 e 21 del d.p.r. 448/1988)
ARTICOLO 22 d.p.r. 448/1988
Si applica nei confronti di minorenni non imputabili autori di reato ed è eseguita nelle forme previste dall'art.22: "Collocamento in comunità".
Condanna e sanzione
Fatta salva l'applicazione degli istituti che, secondo il d.p.r. 448/1988, sono suscettibili di dar luogo al proscioglimento dell'imputato ancorché riconosciuto colpevole del reato ascritto (irrilevanza del fatto, esito positivo della prova, perdono giudiziale), anche il processo penale minorile può naturalmente concludersi con una sentenza di condanna alle pene previste dal nostro ordinamento penale (reclusione e multa per i delitti e arresto e ammenda per le contravvenzioni).
Anche in questo ambito sono però ravvisabili alcune distinzioni, riguardanti in particolare l'obbligatorio riconoscimento della diminuente dell'età (art. 98, comma 1, del codice penale) e la possibilità di concedere il beneficio della sospensione condizionale della pena (art. 163 del codice penale) fino al limite di tre anni di pena detentiva anziché i due stabiliti per i maggiorenni con età superiore ai 21 anni e i due anni e sei mesi per i maggiorenni di età compresa tra i 18 e i 21 anni (ovviamente in tutti i casi si fa riferimento all'età all'epoca del commesso reato).
ARTICOLO 30 d.p.r. 448/1988
Il magistrato di sorveglianza del luogo di abituale dimora del condannato provvede in ordine all'esecuzione della sanzione, tenendo conto anche delle esigenze educative del minorenne. Pertanto, ricevuta comunicazione della sanzione, convoca entro 3 giorni il minorenne, l'esercente la potestà genitoriale, l'eventuale affidatario e i servizi della giustizia minorile (art. 30 del d.p.r. 448/1988).
D.lgs. 272/1989 - Norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del d.P.R. 448/1988 disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni
D.p.r. 448/1988 - Disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni