Source: http://www.paoloalfano.it/2011/03/01/onere-della-prova-nellazione-di-annullamento-del-testamento-per-incapacita-naturale/
Timestamp: 2019-01-18 01:44:33+00:00
Document Index: 170634372

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 335', 'art. 116', 'art. 1220', 'art. 163', 'sentenza ', 'art. 116', 'art. 1148', 'art. 649', 'art. 116', 'sentenza ']

Onere della prova nell'azione di annullamento del testamento per incapacità naturale | Studio Legale Avv. Paolo Alfano
Cass. civ. Sez. II, Sent., 13-12-2010, n. 25155﻿
1. – Il sig. Pu.Sa. convenne in giudizio innanzi al Tribunale di Catania N.P., C., Co., V. e P.A. e B.A. quale esercente la potestà sul figlio minore P.S.S., esponendo che in data (OMISSIS) era deceduto il proprio cugino Pe.An., lasciando eredi legittimi i predetti convenuti (madre, sorelle e nipoti in rappresentazione del foglio premorto dello stesso defunto); che il de cuius aveva, con testamento pubblico del (OMISSIS), legato all’attore la casa di sua proprietà in (OMISSIS); che questi aveva inutilmente chiesto agli eredi, dopo la pubblicazione del testamento, di rilasciare l’immobile, ottenendone un rifiuto. Ciò premesso, l’attore chiese che il Tribunale dichiarasse aperta la successione di Pe.An., e che dichiarasse che in virtù del predetto testamento era stata legata all’attore la casa di (OMISSIS), con condanna dei convenuti al rilascio dell’immobile e restituzione dei frutti dalla data di apertura della successione sino al rilascio.
2. – Entrambe le sentenze furono impugnate da C., Co., V., P.A. e da P.S. S. innanzi alla Corte d’appello di Catania, che, in parziale accoglimento del gravame, condannò gli appellanti in solido alla corresponsione, in favore dell’appellato, della minor somma di Euro 9416,73 a titolo di frutti percepibili dall’anno 1990 al 2000, escludendo il periodo anteriore alla domanda giudiziale, con gli interessi legali sulle somme relative a ciascun anno. Condannò il Pu. a restituire agli appellanti le somme da costoro eventualmente corrispostegli a titolo di fruttificazione in misura eccedente detto importo.
3. – Per la cassazione di tale sentenza ricorrono, sulla base di sette motivi, illustrati anche da successiva memoria, C. e Pe.Co.. Resiste con controricorso Pu.Sa., che propone altresì ricorso incidentale fondato su due motivi. A sua volta, P.S.S. propone ricorso incidentale.
1. – Deve, preliminarmente, procedersi, ai sensi dell’art. 335 c.p.c., alla riunione del ricorso principale e di quelli incidentali, siccome proposti nei confronti della medesima sentenza.
2. – Con il primo motivo del ricorso principale, si lamenta la violazione dell’art. 116 c.p.c. nonchè la contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. Avrebbe errato la Corte di merito nel porre a fondamento della decisione circa la ritenuta capacità di testare di Pe.An. le risultanze pur non univoche delle deposizioni testimoniali – tra l’altro non disinteressate – scartando come non attendibili o non convincenti ovvero erronee le conclusioni del c.t.u. medico-legale, sul presupposto che costui avesse operato ex post una valutazione in astratto dello stato di salute del Pe., riferito ad epoca anteriore o contestuale alla redazione del testamento in questione, laddove siffatte conclusioni, disattese sulla base di valutazioni necessariamente atecniche dei giudici di merito, si sarebbero potute infirmare solo a seguito delle risultanze di una nuova consulenza medico-legale. Nel ricorso si sottolinea, tra l’altro, la circostanza, posta in luce dal c.t.u., che la patologia dalla quale risultava affetto il Pe. poteva esteriorizzarsi nei confronti dei terzi con un’apparente, anche se saltuaria, normalità psichica, mentre in effetti la ubicazione e la gravità del meningioma frontale che lo affliggeva escludeva senza possibilità di dubbio le sue capacità cognitive e volitive. Del resto, la descrizione dello stato nEuropsichico del de cuius all’ingresso all’ospedale di Catania il 25 luglio 1986 e all’ospedale di (OMISSIS) il successivo 31 luglio delineava una condizione di grave alterazione del sensorio e delle sue capacità cognitive (senza che il paziente presentasse, nel corso della degenza, intervalli liberi nella sintomatologia), e segnalava il trattamento con sedativi, destinati ad alleviare la cefalea, con verosimile diminuzione del livello di coscienza e di vigilanza. Si evidenzia, ancora, che i dati cimici e strumentali al momento del ricovero segnalavano una condizione di ipertensione endocranica in stadio avanzato (sindrome di Foster-Kennedy) secondaria alla presenza di un meningioma voluminoso, sia per massa propria sia per i vasi neoformati. Sia lo stato di sofferenza cerebrale legato alla grave ipertensione endocranica, sia la dimensione della neoplasia cerebrale, unitamente alla sintomatologia nEuropsichica presentata dal soggetto all’atto del primo ricovero e del successivo ingresso presso l’Ospedale di (OMISSIS) deponevano per una condizione di grave infermità cronica in stadio avanzato e con esclusione di fasi di lucido intervallo, come confermato nella seconda relazione depositata dal c.t.u. Si aggiunge nel ricorso che la incapacità naturale del P. lo rendeva soggetto alla facile induzione da parte di terzi a compiere qualsiasi atto senza comprenderne la portata e senza possibilità di opporvisi, come nel caso dell’allontanamento dall’Ospedale e della visita al notaio per la redazione della disposizione testamentaria a favore di Pu.Sa., del quale avrebbe incredibilmente ricordato la data ed il luogo di nascita.
5. – Con il terzo motivo, si deduce, subordinatamente al mancato accoglimento dei primi due, la violazione dell’art. 1220 c.c. in relazione all’art. 163 c.p.c., n. 5. Si lamenta che la sentenza impugnata non abbia tenuto conto dell’effetto liberatorio, nei confronti della mora debendi, delle ripetute offerte, pur se non formali, della disponibilità e delle chiavi dell’immobile di cui si tratta. Non influirebbe sulla serietà e completezza dell’offerta la circostanza della provvisoria e temporanea permanenza di pochi beni mobili di irrisorio valore presso l’appartamento di (OMISSIS), teoricamente attribuibili al lo stesso Pu. per effetto del legato. Del resto, l’offerta formale sarebbe stata impedita dal fatto che quest’ultimo non risiedeva in Catania o in luogo sicuramente individuabile.
7. – Con il quarto motivo, del pari subordinato al mancato accoglimento delle prime censure, si denuncia la falsa applicazione dell’art. 116 c.p.c. nonchè la omessa e contraddittoria motivazione in ordine alla determinazione della fruttificazione o reddito locativo dell’immobile di (OMISSIS). La Corte territoriale avrebbe interpretato in modo distorto i dati forniti al riguardo dal c.t.u. sulla base di un criterio virtuale, teorico ed astratto, con riferimento ad immobili similari, senza tenere nel debito conto quanto riferito dallo stesso professionista in ordine al pessimo stato di conservazione del bene, risalente ad epoca anteriore all’apertura della successione del Pe. ed all’inizio del possesso da parte dei suoi eredi legittimi, ai quali non era quindi addebitabile la mancata esecuzione di opere manutentive, che non avrebbero potuto comunque ovviare a carenze radicali dell’edificio che non ne consentivano una decente abitabilità e, quindi, una possibilità locativa.
8. – Sempre in via subordinata, si lamenta la violazione dell’art. 1148 c.c. e la contraddittoria motivazione in ordine alla statuizione relativa alla condanna degli appellanti alla corresponsione in favore del Pu. di una somma a titolo di frutti percepibili dall’immobile in questione. La Corte di merito avrebbe errato nel disporre tale condanna pur riconoscendo che gli appellanti erano possessori di buona fede, sulla base del convincimento che le opere necessarie per ripristinare la normale fruibilità e redditività locativa dell’immobile avrebbero dovuto essere eseguite dagli stessi.
10. – Con il sesto motivo, si lamenta la violazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., nonchè la contraddittoria motivazione sul punto della condanna alle spese. La Corte di merito, che aveva compensato le spese dei due gradi del giudizio in considerazione del parziale accoglimento del gravame, della riconosciuta buona fede degli appellanti e dei motivi che li avevano indotti alla richiesta di annullamento della deposizione testamentaria de qua come evidenziato nella motivazione della sentenza, avrebbe errato nel condannare il Pu. a restituire loro le spese e compensi processuali di primo grado, anzichè condannarlo anche al pagamento delle spese e compensi del secondo grado.
12. – Con la settima censura, sollevata in via subordinata, si deduce la violazione degli artt. 752 e 1295 c.c., nonchè contraddittoria motivazione sul punto della solidarietà tra gli eredi legittimi di Pe.An. nella esecuzione del legato e nelle obbligazioni consequenziali, con l’erronea motivazione secondo la quale non potrebbe considerarsi debito ereditario quello sorto dopo l’apertura della successione. Al contrario, la consegna o il rilascio dell’oggetto de) bene legato sarebbe un debito di provenienza e di natura ereditaria, e quindi divisibile e non solidale tra gli eredi, al pari della eventuale obbligazione accessoria relativa alla fruttificazione per la mancata o ritardata inosservanza dell’obbligo di consegna o di rilascio della cosa legata.
14. – Per le ragioni esposte, sono poi infondati tutti i motivi del ricorso incidentale proposto da P.S.S., che riproduco esattamente quelli del ricorso principale.
15. – Quanto al ricorso incidentale proposto da Pu.Sa., con il primo motivo dello stesso si lamenta la violazione degli artt. 649 e 1143 c.c.. Avrebbe errato la Corte di merito nel ritenere che gli eredi, in quanto possessori di buona fede, dovessero corrispondere al legatario la somma corrispondente alla fruttificazione dell’immobile de quo dalla data della domanda anzichè fin dall’apertura della successione, poichè, ai sensi dell’art. 649 c.c., il legatario acquista la proprietà del bene legato fin da tale momento.
17. – Con il secondo motivo del ricorso incidentale, si denuncia la violazione dell’art. 116 c.p.c., nonchè la insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione alla disposta riduzione di un terzo della somma corrispondente alla fruttificazione dell’immobile legato al Pu., come calcolata dal c.t.u., deducendo da essa l’importo relativo ai lavori di. ristrutturazione dei bene, laddove lo stato manutentivo dello stesso era già stato tenuto presente nella consulenza.
19. – Conclusivamente, il ricorso principale va rigettato, come il ricorso incidentale proposto dal P.S.. Va, invece, accolto il primo motivo del ricorso incidentale del Pu., e rigettato il secondo. La sentenza impugnata va cassata in relazione al motivo accolto, e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa può essere decisa nel merito, con condanna dei ricorrenti in solido al pagamento in favore del Pu. della somma di L. 20.751.000 (pari ad Euro 10716,99) a titolo di frutti percepibili dall’immobile oggetto di legato dal 3 settembre 1989 al 30 settembre 2000, con gli interessi legali.
Questo articolo è stato pubblicato in Giurisprudenza civile e taggato come giurisprudenza civile il 1 Marzo 2011 da Paolo Alfano
← Formazione: il CNF riduce i crediti formativi – 75 per un triennio Danni in materia civile e penale – istruzione pubblica e privata – responsabilità civile →