Source: https://lanuovabq.it/it/giudici-di-parolanozze-gay-per-dimenticanza
Timestamp: 2020-07-12 02:29:03+00:00
Document Index: 23816482

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 107', 'sentenza ', 'e contrario', 'art. 18', 'art. 65', 'art. 1']

Giudici di parola: nozze gay per dimenticanza - La Nuova Bussola Quotidiana
I giudici tirano le conclusioni dalle premesse della Cirinnà e sentenziano a favore del matrimonio same sex di una coppia di lesbiche sposate in Francia. Avevano ricevuto il sì dalla Corte d'Appello di Napoli, ma per un cavillo burocratico (un avvocato che non ha depositato una copia del ricorso) la Cassazione ha dato loro indirettamente ragione. E in modo furbo. E adesso ne seguiranno molti altri.
E come avevano giustificato simile decisione i giudici d’appello? «Né può configurarsi – si leggeva nella sentenza - una disparità di trattamento per così dire `a contrario´ nel senso che il matrimonio same sex di cittadini stranieri avrebbe maggiore tutela (allo stato inesistente) delle coppie omoaffettive italiane, perché la deteriore situazione di queste ultime è attribuibile solo all’inerzia del legislatore italiano più volte ammonito e sollecitato a legiferare in materia; in altri termini e semplificando la questione sarebbe proponibile se si volessero aggiungere diritti ai discriminati e non per disconoscerli a chi li ha secondo la legislazione dello Stato di cittadinanza dell’Unione».
Peccato che quello stesso articolo 12 aggiunga un particolare non trascurabile al diritto di coniugio: “l’uomo e la donna hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l’esercizio di tale diritto”. Cioè, come ebbe modo di specificare qualche anno fa la medesima Corte di Cassazione citando la Corte di giustizia dell’Unione europea (sentenza 17 novembre 2011, nella causa C-434/10, Aladzhov), il matrimonio omosessuale dipende “dall'attribuzione a ciascuno Stato membro dell’Unione della libera scelta di garantire o no il diritto al matrimonio omosessuale” (sentenza n. 4184 del 2011/2012 sez. pen.). In breve sta ai singoli Stati e non all’Unione europea decidere se aprire alle “nozze” gay.
Dunque il comune dell’Irpinia e l’Avvocatura dello Stato escono sconfitti. Invece avevano ragione da vendere e per più motivi. In primis perché la differenza sessuale è per il nostro ordinamento giuridico proprietà necessaria perché venga ad esistenza il matrimonio (art. 107, primo comma, cod. civ.). Le “nozze” celebrate da due persone dello stesso sesso non sono semplicemente invalide, ma addirittura inesistenti. In merito proprio a vicende di trascrizioni di matrimoni civili celebrati all’estero da persone dello stesso sesso, il requisito della differenza sessuale inteso come indispensabile poter celebrare validamente un matrimonio è stato ribadito più volte dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 138 del 2010, ordinanze di manifesta inammissibilità e di manifesta infondatezza nn. 276 del 2010 e 4 del 2011) e dalla medesima Corte di Cassazione la quale ricordò “l'inidoneità a produrre nel nostro ordinamento gli effetti del vincolo matrimoniale” di quelle unioni avvenute tra persone dello stesso sesso (in merito solo al requisito della differenza sessuale cfr. sentenze nn. 1808 del 1976, 1304 del 1990 , 1739 del 1999, 7877 del 2000; in merito a tale criterio riferito alle “nozze” gay cfr. 4184 del 2011/2012 sez. pen. e 2400 del 2015 sez. civ. ).
Ne discende che dichiarare legittima una unione matrimoniale omosessuale contratta all’estero sarebbe contrario all’ordine pubblico, cioè a quei principi di base su cui si regola la civica convivenza. Lo stabiliscono l’art. 18 del d.P.R. n. 396 del 2000 - “gli atti formati all’estero non possono essere trascritti se sono contrari all’ordine pubblico” – e l’art. 65 legge n. 218 del 1995 il quale dispone che “hanno effetto in Italia i provvedimenti stranieri relativi […] all’esistenza di rapporti di famiglia […] purché non siano contrari all’ordine pubblico”. Inoltre tali trascrizioni furono esplicitamente vietate in più occasioni dalle circolari del Ministero dell’Interno (n. 2 del 26 marzo 2001, n. 55 del 18 ottobre 2007 e Circolare Alfano del 7 ottobre 2014).
Ma come se non bastasse queste trascrizioni, per paradosso, sono vietate dalla stessa legge sulle Unioni civili (l. 76/2016). Infatti l’art. 1 comma 28 lettera b) prevede esplicitamente “l'applicazione della disciplina dell'unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all'estero matrimonio” (identica disposizione troviamo nei recenti decreti attuativi della Cirinnà). Dunque per espressa volontà del legislatore che ha introdotto le unioni civili – volontà quindi non sospetta di partigianeria “omofoba” – i matrimoni civili omosessuali celebrati all’estero devono essere convertiti in unioni civili e non in matrimoni.