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Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 51', 'art.40', 'art.2103', 'art.19', 'art. 19', 'art.35', 'art.36', 'art.7', 'art. 36', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 36', 'art. 32', 'art. 36', 'art. 36', 'Cass. Sez. ', 'sentenza ', 'art.7', 'art.30']

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Il lavoro alle dipendenze della P.A.
PubblicatoVioletta Simoni Modificato 2 anni fa
Presentazione sul tema: "Il lavoro alle dipendenze della P.A."— Transcript della presentazione:
1 Il lavoro alle dipendenze della P.A.
Alberto Avio 2 aprile 2015
2 Il rapporto di lavoro alle dipendenze della p.a.
Alcune premesse necessarie La funzione regolatrice del diritto Fondamenti della specialità del diritto del lavoro: Il contraente debole Il lavoro non è una merce Fondamenti della speciale regolamentazione del lavoro alle dipendenze della p.a.
3 L’impiegato pubblico Rapporto organico: immedesimazione con i poteri dell’ufficio Rapporto di servizio: il rapporto di lavoro (diritti ed obblighi) La prevalenza del rapporto funzionale finiva per sottomettere il rapporto di tipo contrattuale alla organizzazione legale degli uffici. il rapporto sorge per atto unilaterale (provvedimento di nomina); il rapporto è regolato con leggi e regolamenti (ogni vicenda modificativa è effettuata mediante atto amministrativo; subordinazione gerarchica e non tecnico-funzionale; il giudice competente è quello amministrativo
4 22 anni di riforme Gli albori: la l.quadro 29 marzo 1983 n.93
La contrattualizzazione: l.23 ottobre n.421 e il d.lgs. 3 febbraio 1993 n.29. D.lgs. 30 marzo 2001 n.165 (c.d. T.U.) l.4/3/2009 n.15 e d.lgs. 27/10/2009 n.150 (III riforma) 183/2010; 10/2011; 190/2012; 114/2014
5 La contrattazione della I riforma
Fatti salvi i limiti collegati al perseguimento degli interessi generali cui l’organizzazione e l’azione delle pubbliche amministrazioni sono indirizzate (art. 2, l.421/92), ovvero: Principi fondamentali di organizzazione degli uffici Ruoli Dotazioni organiche Organi Uffici Conferimento degli uffici Responsabilità giuridica
6 La II riforma (1997) Riforma della CC e della rappresentatività
Completamento della «privatizzazione» Completamento della devoluzione alla magistratura ordinaria Estensione della disciplina privatistica ai dirigenti generali Distinzione tra macro-organizzazione e micro-organizzazione
7 Principali problemi Scarsa autonomia gestionale dei dirigenti (in quanto soggetti alle pressioni esterne) Difficoltà nella valutazione delle performance
8 La III riforma L.15/2009, d.lgs. 150/2009 Riduzione del potere alla contrattazione Differenziazione dei trattamenti retributivi sulla base del merito Differenziazione dei trattamenti tra pubblico e privato (con radicalizzazione del problema dell’assenteismo etc.) La questione si era già aperta con il d.lgs. 276/2003 che non si applica alla p.a. La l.n.92/2012 introduce principi e criteri applicativi per la p.a. Non viene messa in discussione l’applicabilità dello Statuto al pubblico impiego ex art. 51 co. 2 TU. D.l. 90/2014 conv. mod. 114/2014z
9 Il sistema delle fonti Nell’ambito della micro-organizzazione le decisioni vengono assunte «in via esclusiva dagli organi preposti alla gestione». Dunque dovrebbero essere sottratte sia ai condizionamenti di organi politici che di quelli contrattuali.
10 Si applicano le norme del codice e stabilite dalle leggi sull’impiego privato «fatte salve le diverse disposizioni contenute nel presente decreto [165/2001], che costituiscono disposizioni a carattere imperativo»
11 Conferimento e revoca degli incarichi dirigenziali è di competenza della legge (esclusione della contrattazione) Sanzioni disciplinari, valutazione delle prestazioni ai fini della corresponsione del trattamento accessorio, della mobilità e delle progressioni economiche, la contrattazione collettiva è consentita nei limiti previsti dalle norme di legge (art.40)
12 Rapporto legge/contrattazione
Fino al 2009: il contratto collettivo deroga alla legge se non è prevista espressamente l’inderogabilità Dal 2009: il contratto collettivo deroga alla legge se è espressamente previsto dalla legge Le norme di legge/regolamento / atti amministrativi che attribuiscono incrementi retributivi non previsti dai CC, cessano di avere efficacia dall’entrata in vigore del successivo CC.
13 Il dirigente Responsabilità di indirizzo politico
Responsabilità di direzione amministrativa Il dirigente è responsabile della realizzazione dei programmi elaborati dall’indirizzo politico.
14 Dirigenti In ogni amministrazione dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, è istituito il ruolo dei dirigenti, che si articola nella prima e nella seconda fascia, nel cui ambito sono definite apposite sezioni in modo da garantire la eventuale specificità tecnica. I dirigenti della seconda fascia transitano nella prima qualora abbiano ricoperto incarichi di direzione di uffici dirigenziali generali o equivalenti, per un periodo pari almeno a cinque anni senza essere incorsi nelle sanzioni previste per le ipotesi di responsabilità dirigenziale (nei limiti dei posti disponibili).
15 Il contratto del dirigente non individua le funzioni dirigenziali: occorre un provvedimento di conferimento di incarico Il contratto ha durata dai 3 ai 5 anni Nel passaggio ad altri incarichi non si applica l’art.2103 c.c. (art.19, co.1) L’incarico può essere revocato solo per gravi violazioni delle direttive (art. 19, co.1 ter)
16 In caso di mancato rinnovo dell’incarico, il dirigente deve comunque essere assegnato ad un incarico di livello generale o non generale (a seconda che sia dirigente di I o II livello).
17 Specialità Assunzione Part-time Contratti di lavoro flessibile
Mansioni Valutazione/merito Sanzioni disciplinari Eccedenze di personale Controversie
18 Assunzione L'assunzione nelle amministrazioni pubbliche avviene con contratto individuale di lavoro: (T.U., art.35) a) tramite procedure selettive, conformi ai principi del comma 3, volte all'accertamento della professionalità richiesta, che garantiscano in misura adeguata l'accesso dall'esterno; b) mediante avviamento degli iscritti nelle liste di collocamento ai sensi della legislazione vigente per le qualifiche e profili per i quali è richiesto il solo requisito della scuola dell'obbligo, facendo salvi gli eventuali ulteriori requisiti per specifiche professionalità.
19 Segue: La Costituzione
Art. 51. Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tal fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica. […]
20 Art. 54. […] I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
21 Art. 97. Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico. (Comma applicabile a decorrere dall’esercizio finanziario 2014) I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione. Nell'ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari. Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.
22 Stabilizzazione 3-bis. Le amministrazioni pubbliche, nel rispetto della programmazione triennale del fabbisogno, nonché del limite massimo complessivo del 50 per cento delle risorse finanziarie disponibili ai sensi della normativa vigente in materia di assunzioni ovvero di contenimento della spesa di personale, secondo i rispettivi regimi limitativi fissati dai documenti di finanza pubblica e, per le amministrazioni interessate, previo espletamento della procedura di cui al comma 4, possono avviare procedure di reclutamento mediante concorso pubblico: a) con riserva dei posti, nel limite massimo del 40 per cento di quelli banditi, a favore dei titolari di rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato che, alla data di pubblicazione dei bandi, hanno maturato almeno tre anni di servizio alle dipendenze dell'amministrazione che emana il bando; b) per titoli ed esami, finalizzati a valorizzare, con apposito punteggio, l'esperienza professionale maturata dal personale di cui alla lettera a) e di coloro che, alla data di emanazione del bando, hanno maturato almeno tre anni di contratto di collaborazione coordinata e continuativa nell'amministrazione che emana il bando.
23 Corte di Cassazione, 1° ottobre 2014 n. 20735
E’ nulla la clausola del bando di concorso pubblico che subordina alla mera volontà dell’amministrazione che lo ha bandito l’assunzione o no del vincitore. In un concorso pubblico per l’assunzione del direttore generale, la P.A. aveva subordinato la nomina dell’eventuale vincitore alla propria insindacabile volontà. La Cassazione ha ritenuto quest’ultima clausola nulla, in quanto condizione sospensiva meramente potestativa, confermando pertanto il diritto all’assunzione di colui che era risultato vincitore del concorso.
24 Part-time Su richiesta del lavoratore
Può essere rifiutato dalla pa quando «comporti[…]pregiudizio alla funzionalità dell’amministrazione stessa» Il part-timer <50% può svolgere altre attività ad esclusione dell’avvocatura (l.339/2003) Si applica la disciplina ante 276/2003: niente clausole elastiche/flessibili. Problemi sul supplementare
25 Corte di giustizia U. E. 15 ottobre 2014, in causa n
Corte di giustizia U.E. 15 ottobre 2014, in causa n. C-221/13, Mascellani L’accordo quadro sul lavoro a tempo parziale allegato alla direttiva 97/81/CE non osta ad una normativa nazionale che consente al datore di lavoro la trasformazione di un contratto di lavoro a tempo parziale in un contratto a tempo pieno, senza il consenso del lavoratore. La conversione deve avvenire “nel rispetto dei principi di correttezza e buona fede”. La normativa (del 2010, che consentiva di rivedere i part-time già concessi) non è discriminatoria rispetto a quella vigente per il lavoro a tempo pieno (che non può essere autoritativamente ridotto a lavoro a tempo parziale), la Corte ha peraltro affermato che la stessa deve essere conforme all’obiettivo di contribuire all’organizzazione flessibile dell’orario di lavoro, in maniera da tener conto delle esigenze dei datori di lavoro e dei lavoratori.
26 Contratti di lavoro flessibili (art.36)
Per rispondere ad esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale lavoro a tempo determinato contratti di formazione e lavoro e rapporti formativi somministrazione (temporanea) di lavoro lavoro accessorio Lavori socialmente utili I contratti collettivi nazionali provvedono a disciplinare la materia.
27 Applicazione del d.lgs.368/2001 - limiti
divieto di trasformazione del contratto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato. I contratti di lavoro a tempo determinato posti in essere in violazione del presente articolo sono nulli e determinano responsabilità erariale. I dirigenti che operano in violazione delle disposizioni del presente articolo sono, altresì, responsabili ai sensi dell'articolo 21. Al dirigente responsabile di irregolarità nell'utilizzo del lavoro flessibile non può essere erogata la retribuzione di risultato.
28 Collaborazioni autonome
(art.7 co.6) Per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza dei seguenti presupposti di legittimità: a) l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell'amministrazione conferente; b) l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno; c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata; non è ammesso il rinnovo; l'eventuale proroga dell'incarico originario è consentita, in via eccezionale, al solo fine di completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore, ferma restando la misura del compenso pattuito in sede di affidamento dell'incarico; d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione. Sono necessarie procedure comparative per il conferimento degli incarichi di collaborazione (6bis)
29 L’utilizzo abusivo Corte cost., , n. 89. È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 36, 2º comma, d.leg. 30 marzo 2001 n. 165, nella parte in cui dispone che la violazione di disposizioni imperative concernenti l’assunzione o l’impiego di lavoratori non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le p.a., in riferimento agli art. 3 e 97 cost.
30 Corte giustizia Comunità europee, , C-53/04 e C-180/04: L’accordo quadro deve essere interpretato nel senso che non osta, in linea di principio, a una normativa nazionale che esclude, in caso di abuso derivante dall’utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato da parte di un datore di lavoro rientrante nel settore pubblico, che questi ultimi siano trasformati in contratti o in rapporti di lavoro a tempo indeterminato, mentre tale trasformazione è prevista per quanto riguarda i rapporti di lavoro conclusi con un datore di lavoro appartenente al settore privato, qualora tale normativa contenga un’altra misura effettiva destinata a evitare e, se del caso, a sanzionare un utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato da parte di un datore di lavoro rientrante nel settore pubblico. Corte giustizia Unione europea, , C-3/10, Affatato . Adde: spetta tuttavia al giudice del rinvio accertare se le condizioni di applicazione nonché l’attuazione effettiva delle pertinenti disposizioni del diritto interno configurino uno strumento adeguato a prevenire e, se del caso, a sanzionare il ricorso abusivo da parte della p.a. a contratti o a rapporti di lavoro a tempo determinato stipulati in successione; la clausola, in quanto tale, non è in alcun modo atta a pregiudicare le strutture fondamentali, politiche e costituzionali, né le funzioni essenziali dello stato membro di cui è causa, ai sensi dell’art. 4, n. 2, Tue.
31 Cass. civ., sez. lav., , n In materia di pubblico impiego, un rapporto di lavoro a tempo determinato non è suscettibile di conversione in uno a tempo indeterminato, stante il divieto posto dall’art. 36 d.leg. n. 165 del 2001, il cui disposto è stato ritenuto legittimo dalla corte costituzionale (sent. n. 98 del 2003) e non è stato modificato dal d.leg. 6 settembre 2001 n. 368, contenente la regolamentazione dell’intera disciplina del lavoro a tempo determinato; ne consegue che, in caso di violazione di norme poste a tutela del diritti del lavoratore, precluso il diritto alla trasformazione del rapporto, residua a favore del lavoratore soltanto la possibilità di ottenere il risarcimento dei danni subiti, per la cui determinazione trova applicazione, d’ufficio ed anche nel giudizio di legittimità, l’art. 32, 5º e 7º comma, l. 4 ottobre 2010 n. 183, a prescindere dall’intervenuta costituzione in mora del datore di lavoro e dalla prova concreta di un danno, trattandosi di indennità forfetizzata e onnicomprensiva per i danni causati dalla nullità del termine.
32 Cass. civ., sez. lav., , n Il divieto di conversione in rapporto a tempo indeterminato nell’ipotesi d’illegittima apposizione del termine al contratto di lavoro, posto dall’art. 36 d.leg. n. 165 del 2001, assume carattere di specialità, per il lavoro pubblico contrattuale, rispetto al generale sistema sanzionatorio prefigurato in tema di contratto a termine, in armonia con la giurisprudenza costante della corte di giustizia europea ed in ragione di una più accentuata responsabilizzazione dei dirigenti pubblici e del riconoscimento del diritto al risarcimento di tutti i danni in concreto subiti dal lavoratore. Cass. civ., sez. lav., , n Nell’ipotesi in cui un comune indica una prova pubblica selettiva per l’assunzione straordinaria a tempo determinato per due mesi di un numero limitato di dipendenti, alla scadenza del termine fissato ai contratti di lavoro stipulati con i primi della graduatoria, questi ultimi non hanno diritto alla prosecuzione del rapporto di lavoro, pur nella permanenza della situazione che aveva reso necessarie le originarie assunzioni, ben potendo l’ente procedere alla stipula di nuovi contratti a tempo determinato, per i medesimi posti, ma con coloro che seguono in graduatoria i primi assunti, anche allo scopo di evitare l’esposizione alle sanzioni previste dall’art. 36 d.leg. 30 marzo 2001 n. 165.
33 Mansioni Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o alle mansioni equivalenti nell'ambito dell'area di inquadramento ovvero a quelle corrispondenti alla qualifica superiore che abbia successivamente acquisito per effetto delle procedure selettive […]. L'esercizio di fatto di mansioni non corrispondenti alla qualifica di appartenenza non ha effetto ai fini dell'inquadramento del lavoratore o dell'assegnazione di incarichi di direzione. Equivalenza presupposta o da accertare?
34 Per obiettive esigenze di servizio il prestatore di lavoro può essere adibito a mansioni proprie della qualifica immediatamente superiore: a) nel caso di vacanza di posto in organico, per non più di sei mesi, prorogabili fino a dodici qualora siano state avviate le procedure per la copertura dei posti vacanti ; b) nel caso di sostituzione di altro dipendente assente con diritto alla conservazione del posto, con esclusione dell'assenza per ferie, per la durata dell'assenza.
35 Cass. Sez. lavoro, n In materia di pubblico impiego privatizzato, non è configurabile un diritto del lavoratore subordinato a pretendere che il datore di lavoro non conferisca talune mansioni a dipendenti di qualifica inferiore, attesa l'assenza di un obbligo, in capo al datore, di farle svolgere in via esclusiva ai dipendenti in possesso di determinate professionalità, potendosi realizzare una lesione di interessi tutelati solo ove la concreta operatività del sistema abbia incidenza negativa, anche indiretta, su rilevanti aspetti quantitativi o qualitativi della prestazione di lavoro del dipendente di qualifica superiore ovvero sui pregressi livelli retributivi. (Nella specie, la S.C., nell'affermare l'anzidetto principio, ha confermato la sentenza impugnata, che aveva rigettato la pretesa di alcuni dipendenti del Ministero della giustizia, figura professionale di ufficiale giudiziario, posizione economica C/1, di condanna dell'Amministrazione a non attribuire ai dipendenti in posizione di ufficiale giudiziario con inquadramento in B/3, o inferiore, mansioni da considerare di pertinenza esclusiva degli ufficiali giudiziari inquadrati in C/1).
36 Cass.,Sez. lavoro, n Con la previsione secondo cui il prestatore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto e con l'assenza di previsione circa la sua utilizzabilità in mansioni inferiori, preclude, in termini generali, la possibilità di richiedere mansioni ulteriori rispetto a quelle qualificanti e tipiche della professionalità acquisita, alla stregua dell'art cod. civ. che pone un divieto analogo esplicitato dalla previsione della nullità di ogni patto contrario. L'esatto ambito delle mansioni esigibili è, pertanto, indicato in termini analoghi nelle due citate disposizioni e l'attività prevalente e assorbente svolta dal lavoratore deve rientrare fra le mansioni corrispondenti alla qualifica di appartenenza e, tuttavia, per ragioni di efficienza e di economia del lavoro o di sicurezza, possono essere richieste, incidentalmente o marginalmente, attività corrispondenti a mansioni inferiori che il lavoratore è tenuto ad espletare.
37 Segue Conferma la corte di merito che, muovendo dalla considerazione che non erano state sottratte al dipendente le prestazioni tipiche della professionalità da lui acquisita, essendosene invece aggiunte di ulteriori, aveva fatto riferimento esplicito alla nozione di mansione accessoria, osservando che ciascuna qualifica conteneva in sé anche i compiti, non esplicitati immediatamente, preparatori o inscindibilmente strumentali ad essa, andando a far parte del bagaglio professionale del dipendente, non potendo risolversi la loro esecuzione in un pregiudizio alla professionalità del lavoratore; che l'unico limite all'esigibilità era costituito dalla pretestuosità del comportamento datoriale, circostanza di difficile dimostrazione in concreto, dovendo tenersi conto dell'interesse dei terzi utenti dell'ufficio pubblico sui quali non potevano gravare, nei limiti del possibile, carenze di organico; infine, che il dipendente non aveva neppure allegato né l'assoluta inconferenza delle mansioni accorpate alla sua qualifica rispetto a quelle dirigenziali spettantigli, né che tali mansioni, tipiche di profili professionali più bassi, precedentemente attribuite ad altri dipendenti, fossero talmente assorbenti da snaturare la sua qualifica).
38 Valutazione/merito Il d.lgs. 150/2009 individua nella valutazione il punto fondamentale per dare impulso alla produttività della P.A. Il problema della misurazione della produttività Gli organi: CIVIT (2009); ANAC (2013); Dipartimento Funzione Pubblica (2014). In attesa del regolamento (entro febbraio 2015)
39 Sanzioni disciplinari
Speciale procedimento (no art.7 l.300/1970) Obbligo dell’esercizio del potere disciplinare in capo al dirigente
40 Licenziamento disciplinare
1. Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto collettivo, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi: a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustificazione dell'assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia; b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell'arco di un biennio o comunque per più di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall'amministrazione; c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall'amministrazione per motivate esigenze di servizio; d) falsità documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell'instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera; e) reiterazione nell'ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell'onore e della dignità personale altrui; f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale è prevista l'interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l'estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro.
41 Segue 2. Il licenziamento in sede disciplinare è disposto, altresì, nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l'amministrazione di appartenenza formula, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo è dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell'amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all'articolo 54. 3. Nei casi di cui al comma 1, lettere a), d), e) ed f), il licenziamento è senza preavviso.
42 Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (54-bis, 2012-2014)
1. Fuori dei casi di responsabilità a titolo di calunnia o diffamazione, ovvero per lo stesso titolo ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile, il pubblico dipendente che denuncia all'autorità giudiziaria o alla Corte dei conti, o all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia. 2. Nell'ambito del procedimento disciplinare, l'identità del segnalante non può essere rivelata, senza il suo consenso, sempre che la contestazione dell'addebito disciplinare sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione, l'identità può essere rivelata ove la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell'incolpato.
43 3. L'adozione di misure discriminatorie è segnalata al Dipartimento della funzione pubblica, per i provvedimenti di competenza, dall'interessato o dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nell'amministra- zione nella quale le stesse sono state poste in essere. 4. La denuncia è sottratta all'accesso previsto dagli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni
44 Mobilità Passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse (art.30, mod.2014)
In via sperimentale e fino all'introduzione di nuove procedure per la determinazione dei fabbisogni standard di personale delle amministrazioni pubbliche, per il trasferimento tra le sedi centrali di differenti ministeri, agenzie ed enti pubblici non economici nazionali non è richiesto l'assenso dell'amministrazione di appartenenza, la quale dispone il trasferimento entro due mesi dalla richiesta dell'amministrazione di destinazione, fatti salvi i termini per il preavviso e a condizione che l'amministrazione di destinazione abbia una percentuale di posti vacanti superiore all'amministrazione di appartenenza. i dipendenti possono essere trasferiti all'interno della stessa amministrazione o, previo accordo tra le amministrazioni interessate, in altra amministrazione, in sedi collocate nel territorio dello stesso comune ovvero a distanza non superiore a cinquanta chilometri dalla sede cui sono adibiti. Ai fini del presente comma non si applica il terzo periodo del primo comma dell'articolo 2103 del codice civile. Sono nulli gli accordi, gli atti o le clausole dei contratti collettivi in contrasto con le disposizioni precedenti.
45 Mobilità eccedenze di personale
Necessità di ricognizione annuale In mancanza: impossibilità di effettuare assunzioni o instaurare rapporti di lavoro con qualunque tipologia di contratto pena la nullità degli atti posti in essere La mancata attivazione delle procedure da parte del dirigente responsabile è valutabile ai fini della responsabilità disciplinare.
46 Comunicazione RSU Dopo 10 gg. collocamento a riposo personale con anzianità di servizio utile per il pensionamento e con i requisiti per accedere alle prestazioni (anche in misura ridotta) In subordine: ricollocazione presso la stessa amministrazione in ambito regionale o altre amministrazioni
47 Possibilità di passaggi diretti anche extra regionali previa contrattazione collettiva
Dopo 90 gg. dalla comunicazione: messa in disponibilità Il collocamento in disponibilità comporta la riduzione della retribuzione del 20% ma non la cessazione. Tale condizione può protarsi per 24 mesi.
48 Trascorsi i 24 mesi senza essere stati ricollocati, il rapporto cessa definitivamente.
Nei sei mesi anteriori alla data di scadenza del termine di 24 mesi, il personale in disponibilità può presentare, alle amministrazioni che gestiscono le liste, istanza di ricollocazione, in deroga all'articolo 2103 del codice civile, nell'ambito dei posti vacanti in organico, anche in una qualifica inferiore o in posizione economica inferiore della stessa o di inferiore area o categoria di un solo livello per ciascuna delle suddette fattispecie, al fine di ampliare le occasioni di ricollocazione.
49 Elementi contingenti nella riforma 2014
Non sono più consentiti trattenimenti in servizio Parziale riapertura delle assunzioni Gli incarichi dirigenziali / direttivi/ cdA non possono essere conferiti a soggetti in quiescenza. Cessazione dal rapporto al momento della maturazione della pensione, limitata al raggiungimento di un'età anagrafica che possa dare luogo a una riduzione percentuale del trattamento pensionistico per effetto del pensionamento anticipato (62 anni). L'istituto non si applica al personale di magistratura e che per i dirigenti medici e del ruolo sanitario del SSN la risoluzione unilaterale non possa avvenire prima del compimento dei 65 anni di età (articolo 1).
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