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Timestamp: 2020-08-04 00:18:26+00:00
Document Index: 93848888

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 145', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 8']

Sentenza Cassazione Civile n. 26726 del 22/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 26726 del 22/12/2016
Cassazione civile, sez. trib., 22/12/2016, (ud. 01/12/2016, dep.22/12/2016), n. 26726
sul ricorso 17738-2010 proposto da:
dell’avvocato GIORGIO PASQUALI, che lo rappresenta e difende giusta
PES SRL;
avverso la sentenza n. 81/2009 della COMM.TRIB.REG. di ROMA,
La controversia concerne l’impugnazione di una serie di avvisi di accertamento per il recupero coattivo d’imposta di pubblicità per l’anno 2003 e 2004, con i quali il Comune recuperava a tassazione l’imposta (con sanzioni e interessi) per affissione diretta di manifesti e simili su apposite strutture site in varie vie di Roma, apposte in modo abusivo. Il contribuente, in primo luogo, ha contestato la regolarità formale degli avvisi, in quanto privi, a suo dire, di motivazione, mentre nel merito, ha lamentato l’errata quantificazione degli importi.
La CTP accoglieva le ragioni del contribuente fondate sull’assunto che l’imposta andasse commisurata all’effettiva occupazione del suolo pubblico del mezzo pubblicitario, con il criterio legato alla durata effettiva; la CTR, da parte sua, confermava la sentenza di primo grado, in quanto, pur dando atto che la società contribuente non aveva rispettato le indicazioni normative e regolamentari con riferimento ai mesi di effettiva utilizzazione, tuttavia, ciò non poteva comportare l’obbligo di pagamento per l’intero anno.
Avverso quest’ultima pronuncia, l’ente locale ha proposto ricorso davanti a questa Corte di Cassazione sulla base di un unico motivo, mentre la società contribuente non ha spiegato difese scritte.
Con l’unico motivo di censura, il comune di Roma denuncia il vizio di violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 12, in quanto, i giudici d’appello avrebbero erroneamente ritenuto che il presupposto d’imposta fosse correlato all’effettivo utilizzo degli impianti, proprio di tipologia pubblicitarie di carattere temporaneo (D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 12, comma 2), ma non di quelle che si realizzano mediante affissioni dirette su impianti fissi, di cui al D.Lgs. n. 507 cit, art. 12 comma 3, nelle quali, nella disciplina vigente ratione temporis contava la mera disponibilità del mezzo pubblicitario, assoggettato ad imposta commisurata ad anno solare, salvo che l’operatore economico non avesse dimostrato una diversa durata.
Il motivo è fondato, in quanto è insegnamento di questa Corte, quello secondo cui “In tema di imposta comunale sulla pubblicità e con riferimento al caso di pubblicità per affissione diretta effettuata da società su impianti di proprietà e per conto terzi, la modifica al D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507, art. 12, comma 3, disposta dalla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 145, comma 56, che ha introdotto, a far data dall’1 gennaio 2001, la possibilità di determinare l’imposta anche nella misura e con le modalità di cui al comma secondo del citato art. 12, ha portata innovativa e, quindi, è priva di efficacia retroattiva (così come la Delib. n. 42 in data 27 gennaio 2001, con cui il consiglio comunale di Roma ha dato attuazione – ai sensi del D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 3, – alla suddetta disposizione innovativa), per cui, in relazione alle fattispecie impositive di data anteriore, non è consentito tener conto delle singole esposizioni nel corso dell’anno solare, al fine di applicare la tariffa commisurata alla durata non superiore a tre mesi del messaggio pubblicitario, ma deve applicarsi il precedente sistema di calcolo del tributo, riferito all’anno solare” (Cass. n. 9635/12). Nel caso di specie, infatti, non si trattava di pubblicità ordinaria a tempo determinato (la quale, in effetti, non può avere una durata superiore a tre mesi per anno solare, eventualmente rinnovabile), che deve essere effettuata su impianti provvisori che alla scadenza debbono essere rimossi, ma di affissioni dirette, anche per conto altrui, di manifesti e simili, su apposite strutture, adibite alla esposizione di tali mezzi, per le quali la disciplina vigente ratione temporis prevedeva l’assoggettamento all’imposta per anno solare, e ciò, in quanto la disciplina aveva inteso stabilire una durata prestabilita connaturale al tipo di impianti in esame, indipendentemente dal loro sfruttamento, per garantire un gettito certo e preventivabile per le casse comunali, slegate dalle scelte dì concreto utilizzo del mezzo pubblicitario, da parte di ogni singolo operatore economico.
Inoltre, nella presente vicenda, come evidenziato dal Comune, non è stato documentata da parte della società contribuente, la preventiva dichiarazione annuale di pubblicità, nonchè la denuncia di cessazione di utilizzo dell’impianto, per periodo corrispondente all’anno solare ovvero inferiore, di talchè vale la presunzione di decorrenza dell’utilizzazione dell’impianto pubblicitario dal primo gennaio dell’anno in cui ne è stato accertato l’utilizzo (D.Lgs. n. 507 del 1993, art. 8).
Dichiara compensate le spese del giudizio di merito e condanna la società intimata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.000,00, oltre accessori di legge.