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Timestamp: 2020-08-03 12:33:11+00:00
Document Index: 106332147

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 34', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 327', 'art. 155', 'art. 1', 'art. 33', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 34']

Sentenza Cassazione Civile n. 6609 del 23/03/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 6609 del 23/03/2011
Cassazione civile sez. trib., 23/03/2011, (ud. 18/01/2011, dep. 23/03/2011), n.6609
D.G.D., D.L., D.R.,
DR.RO.;
sul ricorso 25702-2006 proposto da:
DR.RO., D.G., D.L., D.
R., elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI MONTI PARIOLI 48,
presso lo studio dell’avvocato MARINI GIUSEPPE, che li rappresenta e
– controricorrenti e contestuali ricorrenti –
– incidentali condizionati –
AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI TREVISO in persona del Direttore pro
avverso la sentenza n. 22/2005 della COMM. TRIB. REG. di VENEZIA,
18/01/2011 dal Consigliere Dott. ANTONIO VALITUTTI;
udito per il resistente l’Avvocato MARINI RENATO, per delega
dell’Avvocato MARINI GIUSEPPE, che si riporta;
2. Il giudice d’appello – condividendo il percorso argomentativo seguito dal giudice di prime cure – riteneva, invero, che l’avviso di liquidazione, impugnato dai contribuenti, non fosse sufficientemente motivato, in violazione del disposto del D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 34, comma 2 e L. n. 212 del 2000, art. 6.
3. Per la cassazione della sentenza n. 22.34.05, hanno proposto ricorso il Ministero delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate, articolando due motivi, ai quali il resistente ha replicato con controricorso, nel quale ha altresì proposto ricorso incidentale condizionato all’accoglimento del ricorso principale, riproponendo l’eccezione di decadenza dell’Ufficio dal potere accertativo, per avere effettuato la notifica dell’avviso di liquidazione oltre il termine di cui al D.P.R. n. 346 del 1990, art. 27, comma 3.
Osserva, invero, la Corte che l’impugnata decisione è stata depositata dalla Commissione Tributaria Regionale del Veneto in data 5.5.05, e gli stessi intimati assumono che la sentenza non è mai stata notificata. Ne deriva che deve applicarsi nel caso di specie, ai fini della verifica della tempestività dell’impugnazione, il termine di un anno previsto dall’art. 327 c.p.c. (nel testo previgente, temporalmente applicabile alla fattispecie). Al suddetto termine, che va calcolato “ex nominatione dierum”, prescindendo, cioè, dal numero dei giorni dai quali è composto ogni singolo mese o anno, devono, tuttavia, aggiungersi (come, del resto, affermano gli stessi resistenti) 46 giorni, ai sensi del combinato disposto dell’art. 155 c.p.c., comma 1 e L. n. 742 del 1969, art. 1, comma 1, non dovendosi tenere conto dei giorni tra il primo agosto ed il quindici settembre di ogni anno, per effetto della sospensione dei termini processuali durante il periodo feriale (cfr., tra le tante, Cass. 8850/03, 15530/04, 6748/05, S.U. 21197/09).
E, d’altro canto, a parere della ricorrente amministrazione, il criterio in base ai quale l’Ufficio aveva proceduto alla liquidazione della maggiore imposta dovuta sarebbe stato indicato nell’atto, essendosi l’amministrazione rifatta all’originaria dichiarazione n. 75 vol. 838, relativa agli immobili caduti nell’asse ereditario, senza tenere conto della successiva dichiarazione modificativa n. 49 vol. 845.
3.2. Con il secondo motivo di ricorso, l’Agenzia delle Entrate deduce, poi, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 346 del 1990, art. 33, comma 1 e art. 28, comma 6. L’amministrazione censura, infatti, l’impugnata sentenza anche nella parte in cui abbia ascritto, ad essa ricorrente, di non avere tenuto conto della successiva dichiarazione n. 49 vol. 845. Ed infatti, ad avviso dell’Agenzia delle Entrate, si sarebbe dovuto considerare, da parte del giudice di appello, che – ai sensi delle disposizioni summenzionate – l’unica modifica della dichiarazione di successione ammessa è quella che deriva da un evento sopravvenuto che dia luogo a mutamento della devoluzione dell’eredità o del legato, ovvero ad applicazione dell’imposta in misura superiore; eventi questi del tutto assenti nel caso concreto.
Nondimeno, l’Ufficio delle Entrate di Treviso – dopo aver notificato ai contribuenti un primo avviso di liquidazione relativo all’imposta principale – provvedeva a notificare, in data 12.9.01, ossia dopo la presentazione della dichiarazione modificativa n. 49 vol. 845 (23.7.98) l’avviso di liquidazione dell’imposta complementare, oggetto di impugnativa nel presente giudizio, nel quale considerava il valore degli immobili di cui alla precedente dichiarazione n. 75 vol. 838.
4.2. Ciò posto, osserva la Corte che la dichiarazione di successione, come qualsiasi altra dichiarazione fiscale, ben può essere soggetta a modifiche per eventi sopravvenuti, o soltanto per emendarla da errori – anche non meramente materiali o ci calcolo – in essa contenuti.
Ne deriva – in forza di tutte le considerazioni che precedono – che l’amministrazione finanziaria avrebbe dovuto necessariamente tenere conto delle rettifiche operate dai contribuenti in detta dichiarazione; tanto più che i coeredi D. avevano, nella stessa, inteso avvalersi dei criteri legali di valutazione cd.
automatica di cui al D.Lgs. n. 346 del 1890, art. 34, comma 5 e 6.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria, il 18 gennaio 2011.