Source: https://www.camera.it/leg17/824?tipo=C&anno=2014&mese=12&giorno=05&view=&commissione=01&pagina=data.20141205.com01.bollettino.sede00020.tit00010
Timestamp: 2020-02-29 13:23:54+00:00
Document Index: 33691323

Matched Legal Cases: ['e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario', 'e contrario']

Venerdì 5 dicembre 2014.
L'ufficio di presidenza si è riunito dalle 15.10 alle 15.30 e dalle 20.25 alle 20.40.
Venerdì 5 dicembre 2014. — Presidenza del presidente Francesco Paolo SISTO. – Intervengono il ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi e i sottosegretari di Stato per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Sesa Amici e Ivan Scalfarotto.
Testo base C. 2613 cost. Governo, approvato dal Senato, C. 8 cost. d'iniziativa popolare, C. 14 cost. d'iniziativa popolare, C. 21 cost. Vignali, C. 32 cost. Cirielli, C. 33 cost. Cirielli, C. 34 cost. Cirielli, C. 148 cost. Causi, C. 177 cost. Pisicchio, C. 178 cost. Pisicchio, C. 179 cost. Pisicchio, C. 180 cost. Pisicchio, C. 243 cost. Giachetti, C. 247 cost. Scotto, C. 284 cost. Francesco Sanna, C. 355 cost. Lenzi, C. 379 cost. Bressa C. 398 cost. Caparini, C. 399 cost. Caparini, C. 466 cost. Vaccaro C. 568 cost. Laffranco, Pag. 3C. 579 cost. Palmizio, C. 580 cost. Palmizio, C. 581 cost. Palmizio, C. 582 cost. Palmizio, C. 757 cost. Giancarlo Giorgetti, C. 758 cost. Giancarlo Giorgetti, C. 839 cost. La Russa, C. 861 cost. Abrignani, C. 939 cost. Toninelli, C. 1002 cost. Gianluca Pini, C. 1319 cost. Giorgia Meloni, C. 1439 cost. Migliore, C. 1543 cost. Governo, C. 1660 cost. Bonafede, C. 1706 cost. Pierdomenico Martino, C. 1748 cost. Brambilla, C. 1925 cost. Giancarlo Giorgetti, C. 1953 cost. Cirielli, C. 2051 cost. Valiante, C. 2147 cost. Quaranta, C. 2221 cost. Lacquaniti, C. 2227 cost. Civati, C. 2293 cost. Bossi, C. 2329 cost. Lauricella, C. 2338 cost. Dadone, C. 2378 cost. Giorgis, C. 2402 cost. La Russa, C. 2423 cost. Rubinato, C. 2441 cost. Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna, C. 2458 cost. Matteo Bragantini, C. 2462 cost. Civati e C. 2499 cost. Francesco Sanna.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 4 dicembre 2014.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che la Commissione procederà all'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 15.
Esprime, anche a nome del relatore Fiano, parere contrario sugli emendamenti Toninelli 15.1, Fraccaro 15.2 e 15.3. Invita al ritiro dell'emendamento Bianconi 15.7, in quanto analogo all'emendamento Bianconi 15.13, di cui intende proporre l'accantonamento. Esprime parere contrario sugli emendamenti Dorina Bianchi 15.6, Scotto 15.11, Toninelli 15.12, sugli identici Giancarlo Giorgetti 15.8 e Cozzolino 15.9. Avverte che l'emendamento Bianconi 15.13, riguardante le proposte di legge di iniziativa popolare, andrebbe riferito all'articolo 11 del provvedimento e, pertanto, ne propone l'accantonamento, al fine di discuterlo nell'ambito dell'esame delle proposte emendative riferite all'articolo 11. Esprime inoltre parere contrario sull'emendamento Lombardi 15.14; invita al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario, i presentatori degli emendamenti Lauricella 15.15, Capezzone 15.5, Bianconi 15.23, Capezzone 15.4, degli identici emendamenti Quaranta 15.18 e Capezzone 15.22, nonché degli emendamenti Naccarato 15.17, Bianconi 15.25 e 15.24. Fa presente che il secondo periodo del predetto emendamento Bianconi 15.24 risulta irriferibile al provvedimento in esame. Invita quindi al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario, i presentatori degli emendamenti Costantino 15.19, Matteo Bragantini 15.21, Fraccaro 15.26 e 15.27. Avverte che gli emendamenti Sannicandro 15.28 e Toninelli 15.29, analogamente all'emendamento Bianconi 15.13, vanno riferiti all'articolo 11 del provvedimento in discussione, per cui ne propone l'accantonamento, mentre invita al ritiro, esprimendo altrimenti parere contrario, i presentatori dell'emendamento Toninelli 15.30 e degli articoli aggiuntivi Toninelli 15.03, Matteo Bragantini 15.06, Toninelli 15.04 e 15.05, D'Attorre 15.08 e Schullian 15.09.
Riccardo FRACCARO (M5S) sottolinea come, anche in considerazione della complessità e delicatezza delle questioni affrontate dalla riforma costituzionale in esame, la maggioranza di Governo debba garantire a tutte le forze politiche la possibilità di svolgere il proprio lavoro in modo serio e ponderato. Chiede quindi ai relatori chiarimenti circa la possibilità di affrontare, già nella seduta di domani, i punti nodali del provvedimento in oggetto.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, rileva come la questione metodologica legittimamente posta dal deputato Fraccaro sia poco coerente nel momento in cui i relatori e il Governo hanno espresso i pareri di competenza sugli emendamenti riferiti a un articolo del progetto di legge in esame, per cui non Pag. 4esistono ragioni ostative per procedere all'esame di tali proposte emendative, affrontando nel merito le questioni da esse poste.
Emanuele COZZOLINO (M5S) si associa alle considerazioni svolte dal deputato Fraccaro, condividendo le medesime perplessità da lui svolte circa l'organizzazione dei lavori della Commissione.
Riccardo FRACCARO (M5S) ribadisce la propria richiesta di chiarimenti ai relatori circa la prosecuzione della discussione sulle proposte emendative, reputando tale questione di metodo assolutamente pregiudiziale rispetto alle questioni di merito che andranno affrontate.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione respinge l'emendamento Toninelli 15.1.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra il suo emendamento 15.2, che sostituisce integralmente l'articolo 15 del provvedimento, introducendo strumenti di connubio tra la cosiddetta democrazia rappresentativa e la democrazia partecipata, a rafforzamento della sovranità popolare. Illustra, in particolare, l'innovazione recata dal predetto emendamento attraverso la previsione di un referendum propositivo costituzionale, ovvero legislativo ordinario, a seguito del quale il Parlamento potrà decidere di contrapporre un proprio «controprogetto», che sarà sottoposto al voto dei cittadini. Nel sottolineare come l'emendamento in esame riconosca pari dignità al potere costituente e legislativo popolare rispetto a quello in capo al legislatore istituzionale, ricorda che tali strumenti di democrazia diretta sono stati adottati sia da numerosi Stati degli Stati Uniti d'America, sia dalla Svizzera, consentendo un profondo arricchimento del dibattito politico pubblico in tali Paesi.
Reputa quindi essenziale inserire il suddetto referendum propositivo anche nell'ordinamento italiano, evidenziando che esso potrebbe essere validamente utilizzato dai cittadini per intervenire concretamente su temi che toccano le loro vite.
Rileva, inoltre, come sia necessario fissare i limiti entro i quali la Corte costituzionale può dichiarare l'inammissibilità delle proposte referendarie, prendendo a riferimento quelli fissati dal Consiglio d'Europa; ricorda, in tale contesto, come più volte, in passato, la stessa Corte costituzionale abbia svolto tale funzione in modo eccessivamente restrittivo e «politico», dichiarando inammissibili numerose proposte referendarie.
Emanuele FIANO (PD), relatore, pur non condividendo gran parte dei contenuti espressi dal collega Fraccaro con riferimento alla sua proposta emendativa 15.2, ne apprezza tuttavia l'approfondimento svolto sui temi connessi al presente processo di riforma, valutando positivamente, in particolare, i riferimenti alla legislazione comparata.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 15.2.
Riccardo FRACCARO (M5S) illustra la sua proposta emendativa 15.3, ricordando come la stessa sia il frutto di una proposta di legge di iniziativa popolare presentata in Parlamento da 50 mila elettori, i quali, in qualità di liberi cittadini, hanno elaborato un progetto di legge che si può sintetizzare con il motto: «Quorum zero, più democrazia». Ricorda quindi che il presente emendamento non prevede né un quorum di partecipazione al referendum, né limiti di materia allo stesso, essendo attivabile da parte di solo l'1 per cento degli elettori o da cinque Consigli regionali. Rileva poi che l'azzeramento del quorum è giustificato dal fatto che i cittadini che si disinteressano dei contenuti delle proposte referendarie e che non si recano ad esprimere il proprio voto condizionano, con la loro non partecipazione e con la conseguente non validità della consultazione referendaria, l'esito dei referendum. Osserva, quindi, che non adempiere a quello che è un dovere civico, comporta anche che, con l'attuale sistema, sia riconoscibile il voto di coloro che si recano alle urne, in quanto esso sarà Pag. 5verosimilmente di approvazione del quesito referendario, con una grave violazione del principio della segretezza del voto. Sottolinea, inoltre, che l'oggetto della campagna elettorale referendaria, allo stato attuale, non è più costituito dal contenuto dei quesiti referendari, bensì dall'eventuale raggiungimento del quorum di partecipazione, con un evidente snaturamento dell'istituto referendario.
Giuseppe LAURICELLA (PD) non condivide l'emendamento Fraccaro 15.3, considerando eccessivo eliminare del tutto la previsione di un quorum di partecipazione ai fini della validità della consultazione referendaria.
Stefano QUARANTA (SEL), pur non condividendo completamente il contenuto dell'emendamento Fraccaro 15.3, riconosce che sia importante affrontare il tema della partecipazione democratica e, quindi, del rafforzamento degli istituti di democrazia diretta.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, non è convinto che la presenza di un quorum di partecipazione previsto per il referendum si riveli determinante nel favorire l'astensionismo da parte degli elettori.
Riccardo FRACCARO (M5S), pur rispettando l'opinione del presidente Sisto, ricorda che la cosiddetta «Commissione di Venezia», organo istituito dal Consiglio d'Europa, ha redatto il Codice di buona condotta in materia elettorale, sottolineando come il 5 per cento di elettori contrari ad un quesito referendario possa determinare il non raggiungimento del quorum, con la conseguente non validità della consultazione. Ricorda, quindi, come la predetta Commissione abbia considerato «non sensato per la democrazia» l'applicazione di tale quorum.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 15.3.
Elena CENTEMERO (FI-PdL), in qualità di cofirmataria, ritira l'emendamento Bianconi 15.7. Ricorda, quindi, come il suo gruppo abbia presentato diversi emendamenti all'articolo 15, incidenti, in particolare, sul quorum per la validità della consultazione referendaria. Affrontando questo tema da un punto di vista storico, ricorda l'importanza dell'istituto referendario, che ha contribuito alla crescita sociale e culturale del Paese. Rileva, infatti, che si sono svolti in Italia importanti referendum, a partire dal primo, nel 1974, concernente la soppressione dell'istituto del divorzio. Ricorda, inoltre, gli importanti referendum in materia elettorale e di finanziamento pubblico dei partiti, svolti dal 1991 al 1993. Ricorda, altresì, i due referendum confermativi delle riforme costituzionali, concernenti, rispettivamente, le modifiche al Titolo V della seconda parte della Costituzione, del 2001 e la riforma dell'assetto costituzionale italiano realizzata nel 2005 dal Governo Berlusconi e, purtroppo, non confermata dall'elettorato l'anno successivo.
Dichiara, infine, il suo profondo orgoglio per la possibilità di partecipare al presente, importante processo di riforma costituzionale.
Dorina BIANCHI (NCD), nel ritirare il suo emendamento 15.6, segnala che lo stesso era volto a prevedere un solo quorum per la validità dei referendum abrogativi pari a 700 mila elettori.
Andrea GIORGIS (PD) fa presente che sarebbe, a suo avviso, utile chiedersi perché, di fronte alla condivisione da parte di alcune forze politiche di determinati principi di fondo quali, ad esempio, nel caso degli emendamenti in discussione, quelli relativi alla necessità di garantire una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni politiche, attraverso gli strumenti di democrazia diretta, non sia possibile, tuttavia, in questa sede, approvare proposte emendative che realizzano questo obiettivo. Auspica, pertanto, che gli emendamenti testé ritirati dalle colleghe Centemero Pag. 6e Dorina Bianchi, possano essere ripresentati in occasione dell'esame del provvedimento in Assemblea.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, replicando al collega Giorgis, segnala che la Commissione in questa fase è chiamata a esaminare e votare gli emendamenti presentati al testo in discussione e che ogni dibattito di natura politica dovrebbe svolgersi in altra sede.
Elena CENTEMERO (FI-PdL), replicando al collega Giorgis, evidenzia che è intervenuta precedentemente al solo fine di illustrare una serie di emendamenti riguardanti gli strumenti di democrazia diretta presentati dal suo gruppo, lasciando da parte ogni considerazione di natura politica, più generale, che dovrebbe, a suo avviso, essere affrontata in altra sede.
Riccardo FRACCARO (M5S) fa presente al presidente Sisto che la sua gestione della Commissione diviene più rigida quando si affrontano questioni squisitamente politiche. Riprendendo l'intervento del collega Giorgis, ritiene che, essendo emersa una convergenza di varie forze politiche sulla necessità di facilitare la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese tramite referendum, sarebbe auspicabile aprire, in modo trasparente, in Commissione, un tavolo di confronto su questa tematica. Ritiene, inoltre, che, se il Governo intervenisse nella discussione, dimostrerebbe un atteggiamento positivo che finora non si è manifestato.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, nell'evidenziare che sta consentendo a tutti i colleghi di intervenire per illustrare le proprie posizioni in questa fase di esame delle proposte emendative riferite al provvedimento, segnala, tuttavia, che sarebbe auspicabile dedicare più tempo alla discussione di merito, relativa ai problemi che devono essere ancora approfonditi.
Matteo BRAGANTINI (LNA), pur consapevole che si sta discutendo di un emendamento già ritirato, ricorda che ha presentato l'emendamento 15.21 con l'intento di modificare la disposizione di cui all'articolo 15 che prevede due quorum differenziati per la raccolta firme e per la validità della deliberazione referendaria da lui ritenuta peggiorativa del testo vigente della Costituzione.
Stefano QUARANTA (SEL), intervenendo sull'emendamento Scotto 15.11, di cui è cofirmatario, sottolinea che, a fronte di un atteggiamento costruttivo delle opposizioni, la maggioranza sta ponendo in essere una sorta di ostruzionismo finalizzato a non permettere di discutere in modo approfondito il testo in esame che, come è noto, dovrà essere esaminato dall'Assemblea il prossimo 16 dicembre. Sottolinea, inoltre, che la finalità della proposta emendativa in discussione è quella di favorire gli strumenti di democrazia diretta, oggi utilizzati sempre più dalle forze politiche per sopperire alla crisi istituzionale, attraverso un abbassamento del numero di firme necessarie per indire i referendum.
Riccardo FRACCARO (M5S) dichiara il suo voto favorevole sull'emendamento Scotto 15.11 e fa presente di condividere le osservazioni appena svolte dal collega Quaranta. Osserva che, se le opposizioni hanno dimostrato un'apertura a strumenti che possano garantire una maggiore partecipazioni dei cittadini alle decisioni politiche riguardanti il Paese, auspica che anche il Governo e il Partito Democratico si mostrino disponibili a trovare delle soluzioni condivise al riguardo.
La Commissione respinge l'emendamento Scotto 15.11.
Riccardo FRACCARO (M5S), intervenendo sull'emendamento Toninelli 15.12, di cui è cofirmatario, segnala che lo stesso è finalizzato anche in questo caso a facilitare la partecipazione dei cittadini alla democrazia attraverso il referendum.
La Commissione respinge l'emendamento Toninelli 15.12.
Matteo BRAGANTINI (LNA), intervenendo sull'emendamento Giancarlo Giorgetti 15.8, ne illustra la finalità volta a permettere ai cittadini di potersi esprimere, attraverso il referendum sulle leggi di autorizzazione a ratificare i trattati internazionali. Ricorda, al riguardo, che tale emendamento contribuirebbe ad avvicinare, tra l'altro, le istituzioni europee ai cittadini.
Emanuele COZZOLINO (M5S) nell'illustrare l'emendamento 15.9 di cui è primo firmatario, concorda con quanto esposto dal collega Bragantini. Osserva infatti che in questi anni la ratifica di rilevanti trattati internazionali che incidono sull'economia e sulla vita dei cittadini, è stata sottratta alla loro conoscenza. Non comprende, quindi, la posizione contraria dei relatori e del Governo su degli emendamenti che tendono a favorire la partecipazione dei cittadini.
Alfredo D'ATTORRE (PD) ritiene che la questione sollevata dal collega Bragantini abbia un suo fondamento, anche se ritiene che sia mal posta con l'emendamento in discussione. Va distinta, infatti, la ratifica di trattati internazionali dalla condivisione del complesso dell'ordinamento europeo. Mentre trova ragionevole il mantenimento della vigente previsione costituzionale per i trattati internazionali, osserva che potrebbe essere presa in futuro in considerazione l'apertura a forme di consultazione popolare, come avviene in altri Stati membri dell'Unione europea, rispetto all'ordinamento statuale europeo dove avviene una trasformazione della sovranità dello Stato. Dichiara, in conclusione, per le ragioni esposte il suo voto contrario sugli identici emendamenti 15.8 e 15.9.
Riccardo FRACCARO (M5S) non comprende la posizione del collega D'Attorre sul delegare a provvedimenti futuri l'apertura a forme di consultazione popolare quando si ha l'occasione di farlo in una riforma complessiva della parte II della Costituzione.
Francesco SANNA (PD) interviene per rimarcare la ragionevolezza della previsione inserita dai Costituenti del 1946-1948 di limitare il potere del popolo su alcune leggi dello Stato. Il divieto di referendum sui trattati internazionali nasce, in particolare, dal principio del diritto internazionale pacta sunt servanda perché un'abrogazione di tali trattati rappresenterebbe una decisione unilaterale. È una ragione storica che, a suo avviso, è ancora fondata e persuasiva.
Osserva, inoltre, che la sovranità popolare trova la sua espressione nella scelta di non rieleggere chi è responsabile della firma di un trattato sul quale non si concorda. È d'accordo con il collega D'Attorre sul fatto che potrebbero essere trovati rimedi sul fronte dell'ordinamento dell'Unione europea.
Giuseppe LAURICELLA (PD) osserva che non solo i trattati internazionali sono diversi da quelli dell'Unione europea, ma che anche le leggi di esecuzione sono diverse dai trattati.
È d'accordo con quanto affermato dal collega Sanna sulla validità dei principi costituzionali vigenti applicati ai trattati internazionali, mentre ritiene che la questione legata all'Unione europea trova una collocazione più consona all'articolo 19 del disegno di legge al quale ha presentato un emendamento, il 19.7, che prevede la possibilità di sottoporre a referendum popolare le leggi di ratifica di trattati dell'Unione europea.
Rosy BINDI (PD) concorda con il collega Sanna, ma osserva che i Padri costituenti non potevano porsi la questione dell'Unione europea che non esisteva. Rileva che il diritto dell'Unione europea non è assimilabile al diritto internazionale. Osserva infine che non va strumentalizzata la partecipazione popolare, anche se ritiene possa essere cercata una soluzione.
Matteo BRAGANTINI (LNA) nel replicare alle osservazioni dei colleghi sull'emendamento presentato dal suo gruppo, concorda in parte con il collega Sanna riguardo ai trattati internazionali classici, che però, lo ricorda, il Parlamento ha il potere di non ratificare.
L'intento dell'emendamento era quello di porre la questione dell'Unione europea e si è ritenuto di trovare la soluzione nel togliere il limite alla possibilità di referendum popolari previsto dall'articolo 75 della Costituzione. Osserva che dal dibattito svolto è emersa la rilevanza della tematica, che non può essere rinviata al futuro. È disponibile a ragionare su una soluzione alternativa se non si ritiene corretta quella proposta dall'emendamento, ma è fondamentale prevedere che si ascoltino i cittadini su questo tema, magari con l'inserimento in Costituzione di un comma o di un articolo aggiuntivo o prevedendo un referendum confermativo.
La Commissione respinge gli identici emendamenti Giancarlo Giorgetti 15.8 e Cozzolino 15.9.
Giuseppe D'AMBROSIO (M5S) illustra l'emendamento Lombardi 15.14, di cui è firmatario, teso a sopprimere il quarto comma del novellato articolo 75 della Costituzione che fissa un doppio quorum per la validità del referendum.
La Commissione respinge l'emendamento Lombardi 15.14.
Enzo LATTUCA (PD) illustra l'emendamento Lauricella 15. 15 di cui è firmatario. Osserva che è giusto il mantenimento di un quorum per la validità del referendum, perché se non ci fosse si premetterebbe, ad esempio, a una minoranza di incidere su una legge riguardante aspetti rilevanti ma particolari e di scarso interesse per l'opinione pubblica. Rileva però che il doppio binario previsto dal disegno di legge rischia di creare disagi con la possibilità che quesiti diversi e con differenti quorum di validità possono essere votati insieme.
Sottolinea che la ragione dell'incremento demografico posta a giustificazione dell'aumento del numero di promotori richiesto, perde la sua validità se confrontata non con il 1948, ma con il 1970, data in cui è stata emanata la legge n. 352 e con il 1974, anno dello svolgimento del primo referendum abrogativo.
Per quanto riguarda il quorum rileva che dal 1970 al 1995 è stato raggiunto per tutti i referendum ammessi meno uno, quello svolto nel 1990 e riguardante svariati quesiti. Ricorda, tra l'altro, che la stessa legge elettorale nell'XI legislatura è stata scritta in seguito a un referendum. Tra il 1997 e il 2011 nessun referendum ha raggiunto il quorum, ad eccezione di quello svolto nel 2011. La ragione di questo cambiamento è dovuto al peggioramento del rapporto tra politica, istituzione e cittadini, e dalla conseguente piaga crescente dell'astensionismo, favorita anche dall'invito a non recarsi a votare fatto anche da alcuni presidenti del Consiglio. Peraltro, ricorda che esiste una norma nel testo unico delle leggi elettorali, norma mai applicata, che considera illecito penale l'invito all'astensionismo.
L'emendamento proposto, che riprende una proposta fatta anche in sede parlamentare dal professor Barbera, è teso a mantenere il quorum per la validità del referendum, cercando una sintesi più equilibrata del doppio binario proposto dal disegno di legge. Chiede ai relatori e al Governo di rivedere il parere espresso e, in subordine, di accantonare l'emendamento al fine di una maggiore riflessione.
Francesco SANNA (PD), intervenendo sull'emendamento in esame, ricorda che in sede di Assemblea costituente fu deciso di prevedere un quorum di partecipazione ai fini della validità dell'esito del referendum, avendo ben presenti gli effetti che avrebbe potuto determinare l'astensionismo.
Tale soluzione fu adottata al fine di preservare la legge, di evitare che l'atto approvato dai rappresentanti del popolo potesse essere facilmente sovvertito.
Per tali ragioni, ritiene che il testo dell'articolo 15 del provvedimento in oggetto Pag. 9utilizzi criteri condivisibili nel recare modifiche all'articolo 75 della Costituzione per quanto riguarda la validità del referendum.
Matteo BRAGANTINI (LNA), con riferimento alle considerazioni svolte dal collega Sanna, ricorda che la Costituzione del 1948 si fonda sul presupposto di un sistema elettorale di tipo proporzionale, per cui in Parlamento erano rappresentati tutti i partiti. Nella situazione attuale, caratterizzata dal passaggio verso un sistema maggioritario, ritiene che sia indispensabile ampliare l'area degli istituti di democrazia diretta, a fronte di un Parlamento che non è più rappresentativo di tutti le forze politiche.
Stefano QUARANTA (SEL), condividendo le considerazioni svolte dal deputato Lattuca, sottoscrive l'emendamento Lauricella 15.15.
Rosy BINDI (PD), dopo aver rilevato che negli anni passati è stato fatto ricorso in misura forse eccessiva all'istituto referendario, anche per materie eterogenee, osserva che il testo dell'articolo 15, come approvato dal Senato, rappresenta il risultato di un compromesso dal quale è scaturito un prodotto poco comprensibile.
Ritiene, quindi, che sarebbe preferibile procedere all'accantonamento della proposta emendativa in oggetto, al fine di svolgere un approfondimento sul punto, concordando, in particolare, sul fatto che tale emendamento preveda come requisito di validità dell'esito del referendum la partecipazione alla consultazione da parte della maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati.
Riccardo FRACCARO (M5S) ribadisce che, a suo avviso, il quorum di partecipazione andrebbe soppresso nell'ambito della nuova disciplina dell'istituto referendario, ricordando come dalle audizioni svolte sul progetto di legge costituzionale in esame sia emerso che l'Italia è l'unico tra i Paesi occidentali a prevedere il «doppio quorum». Ciò premesso, apprezza comunque lo sforzo compiuto dal collega Lauricella nel presentare un emendamento che ritiene comunque migliorativo dell'articolo 15 nel testo approvato dal Senato.
Dissente, invece, da coloro che continuano ad argomentare sulla base della Costituzione del 1948, che presuppone un sistema oramai superato, in cui il Parlamento era effettivamente rappresentativo di tutte le forze politiche, ragione per cui in Assemblea costituente emerse chiaramente la volontà di valorizzare e tutelare l'atto legislativo.
Per quanto concerne, poi, la questione relativa alla raccolta delle firme, emersa nel corso del dibattito, ricorda che il ricorso allo strumento referendario è fatto dai cittadini più che dai partiti, per cui accade che un gruppo di cittadini, senza alcuna organizzazione, assuma l'iniziativa nella raccolta delle firme, che si rivela tutt'altro che agevole, anche se, per evidenti ragioni di carattere logistico, è aumentato il numero di coloro che sono abilitati ad autenticare le sottoscrizioni.
Chiede, infine, al Governo di esprimersi circa la possibilità di una qualche apertura verso il rafforzamento degli istituti di democrazia diretta nel nostro ordinamento.
Enzo LATTUCA (PD) si associa nel chiedere al Governo una risposta alla domanda formulata dal deputato Fraccaro.
Giuseppe LAURICELLA (PD) chiede se i relatori siano disponibili a valutare un accantonamento del suo emendamento 15.15, alla luce delle numerose considerazioni emerse nel dibattito, che renderebbero opportuno un ulteriore approfondimento.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, fa notare che la questione posta dall'emendamento Lauricella 15.15 è ampiamente istruita, anche sulla base del tempo utilizzato e del numero degli interventi ad esso dedicati nel corso dell'esame. Ritiene, pertanto, che la richiesta di accantonamento Pag. 10della predetta proposta emendativa sia superflua e, quindi, da non recepire.
Giuseppe LAURICELLA (PD) ricorda che il collega Lattuca, intervenuto per primo sull'emendamento 15.15, aveva chiesto ai relatori di mutare il parere già espresso su tale proposta emendativa, volta a rendere più comprensibile il testo del nuovo articolo 75 della Costituzione, introdotto dall'articolo 15 del progetto di riforma costituzionale. Poiché non è intervenuto un mutamento di parere da parte dei relatori, chiede che si proceda perlomeno ad un accantonamento del predetto emendamento, al fine di approfondire le questioni emerse dalla discussione, anche attraverso un confronto con il Governo.
Emanuele FIANO (PD), relatore, ringrazia innanzitutto il deputato Lauricella per il contributo offerto dallo stesso con la presentazione di emendamenti di grande pregio e volti al miglioramento del provvedimento in esame, sia nel merito sia nel senso di una sua semplificazione testuale. In particolare, con riferimento all'emendamento Lauricella 15.15, ritiene che sia stata svolta nell'ambito della Commissione una discussione utile ed articolata, che ha consentito a tutte le forze politiche di esprimere la propria posizione. In tale contesto, ritiene, tuttavia che non vi siano le condizioni per modificare il parere contrario espresso nei confronti dell'emendamento Lauricella 15.15 e ribadisce, pertanto, l'invito ai presentatori a ritirare l'emendamento stesso, anche in vista di una sua eventuale riconsiderazione nel corso dell'esame in Assemblea.
Giuseppe LAURICELLA (PD) ringrazia il relatore Fiano per le parole espresse nei suoi confronti e, nel sottolineare la rilevanza della questione sottesa al suo emendamento 15.15, riferita alla tutela dei diritti delle minoranze, ritira, per senso di responsabilità, la propria firma dall'emendamento stesso, al fine di una ripresentazione dello stesso nel corso dell'esame del provvedimento in Assemblea.
Stefano QUARANTA (SEL) stigmatizza il metodo con il quale la Commissione sta procedendo nell'esame del provvedimento, ritenendolo illogico e non organico. Nell'evidenziare il senso di responsabilità con cui ha deciso di sottoscrivere l'emendamento Lauricella 15.15, nonostante quest'ultimo sia analogo ad altri emendamenti presentati dal suo gruppo, dichiara di non ritirare la sua firma al predetto emendamento, ritenendo utile che su di esso le diverse forze politiche si esprimano attraverso il voto.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, concorda con il deputato Quaranta circa la considerazione per cui dopo discussione così ampia, la scelta di ritirare l'emendamento potrebbe apparire poco logica.
Con riferimento alla questione del metodo di discussione seguito dalla Commissione sul provvedimento in oggetto, ritiene, invece che esso sia valido, consentendo lo svolgimento di un approfondito dibattito da parte dei membri della Commissione.
Alfredo D'ATTORRE (PD), pur comprendendo la posizione politica espressa dal deputato Quaranta, ritiene che il metodo finora seguito nello svolgimento dei lavori sia il frutto di una ricerca faticosa, volta a consentire a tutte le forze politiche di esprimere le proprie sensibilità su questioni molto complesse, attraverso lo svolgersi di un ampio dibattito.
Si rammarica, quindi, per la mancata disponibilità dei relatori ad accogliere l'orientamento emerso dalla discussione sul nuovo articolo 75 della Costituzione, auspicando che relatori e Governo vogliano valorizzare maggiormente il lavoro che la Commissione sta svolgendo, al fine di apportare un vero miglioramento al testo del provvedimento approvato dal Senato. Ritira, quindi, la sua firma dall'emendamento Lauricella 15.15.
La Commissione respinge l'emendamento 15.15 sottoscritto dal deputato Quaranta.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che i presentatori dell'emendamento Capezzone 15.5 sono assenti: s'intende vi abbiano rinunciato. Fa altresì presente che l'emendamento Bianconi 15.23 è stato ritirato dai presentatori e avverte, quindi, che i presentatori dell'emendamento Capezzone 15.4 sono assenti: s'intende vi abbiano rinunciato.
La Commissione respinge l'emendamento Quaranta 15.18, identico all'emendamento Capezzone 15.22.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che i presentatori degli emendamenti Naccarato 15.7 e Bianconi 15.25 e 15.24 sono stati ritirati dai presentatori.
La Commissione respinge l'emendamento Costantino 15.19.
Matteo BRAGANTINI (LNA) si rammarica per l'atteggiamento tenuto nel corso della discussione sia dai relatori sia dal Governo, oltre che dai membri della Commissione. Ritiene, infatti, che, nell'ambito di un dibattito che riguarda la Carta costituzionale, dovrebbe prevalere il senso di responsabilità di tutti, al fine di rendere proficuo al massimo grado il lavoro svolto dalla Commissione in sede referente.
La Commissione respinge l'emendamento Matteo Bragantini 15.21.
Riccardo FRACCARO (M5S) critica aspramente, innanzitutto, l'atteggiamento tenuto dal Governo nell'ambito della discussione sull'emendamento 15.15 rilevando come, dopo il lungo e approfondito dibattito che ha coinvolto tutte le forze politiche, il Governo si sia dimostrato indisponibile a trovare un punto di mediazione e di sintesi delle diverse opinioni emerse.
Emanuele FIANO (PD), relatore, ritiene che l'atteggiamento dei relatori e del Governo nel corso dell'esame dell'emendamento 15.15 non sia espressione di una chiusura, soprattutto nei confronti delle forze politiche di opposizione.
Emanuele COZZOLINO (M5S) illustra l'emendamento Fraccaro 15.26, di cui è cofirmatario, volto ad anticipare ad un momento precedente alla raccolta delle firme da parte dei presentatori delle proposte referendarie il giudizio di ammissibilità della Corte costituzionale, così da evitare un inutile spreco di tempo e di risorse a carico dei presentatori stessi.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 15.26.
Riccardo FRACCARO (M5S), con riferimento al suo emendamento 15.27, invita il Governo ad assumere una posizione coerente. Rileva, infatti, come, poiché l'articolo 75 della Costituzione, come modificato dall'articolo 15 del provvedimento in esame, eleva il quorum richiesto per la presentazione del referendum, sia auspicabile che venga reso più agevole per i cittadini sottoscrivere le proposte referendarie, anche attraverso l'utilizzo di strumenti tecnologici. In tale ambito, ricorda come tutta la pubblica amministrazione stia procedendo nella medesima direzione, nel senso di una progressiva digitalizzazione di tutti i processi.
Emanuele COZZOLINO (M5S), nel condividere le considerazioni svolte dal deputato Fraccaro, invita il Governo ad effettuare una nuova valutazione sull'emendamento Fraccaro 15.27.
Emanuele FIANO (PD), relatore, segnala come relatori e Governo intendano evitare che siano introdotte nella Costituzione disposizioni che regolamentano aspetti di dettaglio e modalità applicative dei diversi istituti giuridici, ritenendo che essa debba contenere soltanto principi e regole fondamentali.
Ribadisce, quindi, il parere contrario dei relatori sull'emendamento Fraccaro 15.27.
La Commissione respinge l'emendamento Fraccaro 15.27.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, ricorda che gli emendamenti Sannicandro 15.28 e Toninelli 15.29 sono stati accantonati per essere ricollocati nell'ambito dell'articolo 11.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge l'emendamento Toninelli 15.30 e l'articolo aggiuntivo Toninelli 15.03.
Matteo BRAGANTINI (LNA) illustra il proprio articolo aggiuntivo 15.06, ricordando come lo stesso sia in linea con quanto affermato in materia dalla Corte costituzionale.
La Commissione, con distinte votazioni, respinge gli articoli aggiuntivi Matteo Bragantini 15.06, Toninelli 15.04 e 15.05.
Alfredo D'ATTORRE (PD) illustra il proprio articolo aggiuntivo 15.08, ricordando che permettere al Governo di porre la questione di fiducia sul conferimento di deleghe legislative limita le prerogative parlamentari. Chiede, quindi, che tale proposta emendativa sia almeno accantonata.
Emanuele COZZOLINO (M5S) dichiara, anche a nome del suo gruppo, il voto favorevole sull'articolo aggiuntivo D'Attorre 15.08.
Rosy BINDI (PD) sottoscrive l'articolo aggiuntivo D'Attorre 15.08. Rileva, infatti, che permettere al Governo di porre la questione di fiducia su un disegno di legge di delega mette «sotto pressione» il Parlamento, incidendo su un aspetto rilevante per la democrazia. Ricorda che, nel suo ruolo di ministro, ha richiesto, in passato, una delega al Parlamento su un disegno di legge composto di tre articoli e che, nel corso dell'esame parlamentare, questa delega fu assai ampliata, con l'introduzione di diversi altri articoli, rappresentandosi in tal modo il corretto esercizio della funzione legislativa da parte del Parlamento, che è l'organo legittimato a conferire deleghe al Governo.
Ignazio ABRIGNANI (FI-PdL) non condivide l'articolo aggiuntivo D'Attorre 15.08, osservando che il suo gruppo è a favore di qualsiasi strumento teso a semplificare e velocizzare le procedure, al fine di una loro maggiore efficienza, mentre tale proposta emendativa non procede in tal senso.
Celeste COSTANTINO (SEL) sottoscrive l'articolo aggiuntivo D'Attorre 15.08, condividendo quanto testé affermato dalla collega Bindi.
Dorina BIANCHI (NCD) esprime la propria contrarietà sulla proposta emendativa D'Attorre 15.08. Rileva, infatti, che la questione di fiducia non viene posta dal Governo contro il Parlamento, bensì può rivelarsi uno strumento che va contro lo stesso Esecutivo, dando forza al ruolo delle Camere. Ritiene, quindi, che un riequilibrio nel rapporto tra Governo e Parlamento si possa eventualmente realizzare attraverso una nuova procedura legislativa.
Gian Luigi GIGLI (PI), ricollegandosi a quanto testé affermato dai colleghi Abrignani e Dorina Bianchi, rileva che, al di là del disagio da parte di alcune forze della maggioranza in merito a talune questioni, se lo scopo della riforma in atto è velocizzare e rendere più efficiente il procedimento legislativo, si potrebbero considerare con attenzione alcune proposte di modifica presentate su questo aspetto.
Matteo BRAGANTINI (LNA) ritiene di buon senso l'articolo aggiuntivo D'Attorre 15.08, sul quale dichiara, anche a nome del suo gruppo, il voto favorevole. Rileva che l'attuale progetto di riforma deve mantenere il nostro Stato all'interno di un sistema democratico. Ritiene inoltre che la democrazia rappresenti un costo necessario per la collettività.
Emanuele FIANO, relatore, rileva che la questione affrontata dall'articolo aggiuntivo D'Attorre 15.08, che lui non condivide, Pag. 13tocca comunque l'aspetto assai significativo della forma di Governo, osservando che sussistono altre importanti questioni inerenti altre parti della riforma che sono incise da emendamenti che la Commissione deve ancora esaminare. Dopo aver ricordato che i partiti che fanno parte della maggioranza hanno opinioni differenziate sulla presente proposta emendativa, chiede al presentatore di ritirarla, confermando, altrimenti, il parere contrario da parte dei relatori.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, osserva che, approvando l'articolo aggiuntivo D'Attorre 15.08, si rischierebbe di costituzionalizzare l'istituto della questione di fiducia, attualmente non presente nella Carta costituzionale.
Celeste COSTANTINO (SEL), con riferimento alla richiesta del relatore Fiano al collega D'Attorre di ritirare il suo articolo aggiuntivo 15.08, osserva che lo stesso è stato anche da lei sottoscritto e che, quindi, si aspetta delle spiegazioni sulle motivazioni del parere contrario espresso dai relatori, non dovendosi svolgere il dibattito su tale proposta emendativa solo all'interno del Partito Democratico.
Francesco SANNA (PD) non condivide l'articolo aggiuntivo D'Attorre 15.08, in quanto osserva che, specie al termine di un lungo iter parlamentare di approvazione di una legge delega, può essere rimessa all'apprezzamento del Governo la possibilità di presentare la questione di fiducia su tali disegni di legge all'interno di una normale dialettica Parlamento-Governo, evidenziando, comunque, come tale eventualità si sia in passato verificata solo in casi rarissimi.
Emanuele COZZOLINO (M5S), nel dichiarare il suo voto favorevole sull'articolo aggiuntivo D'Attorre 15.08, ritiene che tale proposta emendativa costituisca una garanzia per le minoranze, anche alla luce della legge elettorale attualmente in discussione al Senato. Ritiene, inoltre, che porre la questione di fiducia su un disegno di legge delega costituisca un modo per il Governo di superare le diversità di opinioni che potrebbero emergere nel corso dell'esame parlamentare dei provvedimenti di delega.
Riccardo FRACCARO (M5S) ritiene che la forza della proposta emendativa in discussione risieda nel contesto in cui la stessa nasce, contesto che vede un Governo che ormai ritiene il Parlamento un vero e proprio intralcio.
Rosy BINDI (PD) rinnova la sua richiesta rivolta ai relatori di modificare il parere contrario sull'emendamento in discussione, ovvero di accantonarlo. Nel ritenere giusto che il Governo utilizzi lo strumento della delega per regolamentare materie particolarmente complesse sulle quali il Parlamento avrebbe difficoltà ad intervenire rapidamente, rileva, tuttavia, che è assolutamente necessario evitare che lo stesso Governo possa abusare dello strumento della questione di fiducia da porre sui disegni di legge di delega. Evidenzia che, se da un lato si dichiara disponibile a discutere di una riforma della Costituzione che modernizzi il sistema delle istituzioni delineato dai nostri padri costituenti, dall'altro non potrà mai concordare su un testo che comporti un passaggio della nostra forma di governo da parlamentare a sostanzialmente presidenziale.
Alfredo D'ATTORRE (PD), nel dichiararsi rammaricato per la decisione dei relatori di non cambiare il parere sul suo articolo aggiuntivo 15.08, nonché sulla decisione di non accantonarlo, comprende la posizione del gruppo Forza Italia, contraria al predetto articolo aggiuntivo perché a favore di un'evoluzione presidenzialista della forma di governo del nostro Paese. Non comprende, invece, la posizione degli altri gruppi, compreso quella del Partito Democratico, che giustificano la contrarietà al suo articolo aggiuntivo con la necessità di rendere più efficiente e moderno il nostro sistema istituzionale. Prende atto che il dibattito, pur ricco, non Pag. 14porta a nessuno sbocco politico. Rinnova il suo appello al Governo a dare un contributo perché si possa migliorare il provvedimento. Nel ritirare la sua firma dall'articolo aggiuntivo 15.08, dichiara di sottoscrivere l'emendamento Lauricella 16.10, di contenuto analogo, nell'auspicio che il Governo e i relatori, quando si passerà a discutere di quella proposta emendativa, muteranno la loro posizione.
Roberta AGOSTINI (PD), nell'associarsi al collega D'Attorre, ritira la sua firma dall'articolo aggiuntivo 15.08 e sottoscrive l'emendamento Lauricella 16.10.
Barbara POLLASTRINI (PD), nell'associarsi al collega D'Attorre e alla collega Agostini, ritira la sua firma dall'articolo aggiuntivo 15.08 e sottoscrive l'emendamento Lauricella 16.10.
Rosy BINDI (PD) sottoscrive l'emendamento Lauricella 16.10 e chiede ai relatori e al Governo se, al momento della discussione di tale emendamento, ci sarà una disponibilità a riconsiderare il complesso della materia ad esso sottesa.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, conferma il suo parere contrario sull'articolo aggiuntivo 15.08.
Rosy BINDI (PD) chiede se anche il relatore Fiano conferma il suo parere contrario sull'articolo aggiuntivo in discussione.
Emanuele FIANO (PD), relatore, replicando alla collega Bindi, conferma il suo parere contrario sull'articolo aggiuntivo 15.08, sottolineando che, pur consapevole della necessità di garantire nella riforma costituzionale adeguati elementi di salvaguardia nel rapporto tra Governo, maggioranza e opposizione ritiene, tuttavia, che la questione della possibilità o meno di porre la questione di fiducia su disegni di legge di iniziativa governativa non riguardi specificamente il tema delle minoranze.
Il ministro Maria Elena BOSCHI sottolinea che il Governo ha ascoltato con attenzione tutto il dibattito. Osserva, però, che è difficile che in Commissione possa maturare una posizione diversa da quella espressa, contraria a inserire in Costituzione la posizione della questione di fiducia, materia più propria dei regolamenti parlamentari. Non ritiene, inoltre, come affermato dall'onorevole Bindi, che possa configurarsi un surrettizio mutamento della forma di Governo.
Rosy BINDI (PD) ringrazia il ministro per aver espresso con chiarezza la posizione del Governo. Conferma che, a suo avviso, la questione non è riconducibile allo Statuto dell'opposizione ma, consentendo al Governo di porre la fiducia su leggi-delega si modifica surrettiziamente il rapporto tra Governo e Parlamento e, quindi, anche la forma di Governo. Non ritiene di ritirare la sua firma dall'articolo aggiuntivo 15.08, anche se annuncia che non prenderà parte alla votazione.
La Commissione respinge l'articolo aggiuntivo 15.08, sottoscritto dai deputati Bindi e Costantino.
Albrecht PLANGGER (Misto-Min.Ling.) sottoscrive l'articolo aggiuntivo Schullian 15.09 e lo ritira.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, avverte che sarà convocato alle ore 20 l'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, al fine di stabilire l'organizzazione del seguito dell'esame del provvedimento. Sospende, quindi, la seduta.
La seduta, sospesa alle 19.30, riprende alle 20.40.
Francesco Paolo SISTO, presidente e relatore, all'esito della riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti Pag. 15dei gruppi della Commissione, appena svolto, comunica che i lavori della Commissione proseguiranno nella seduta che sarà convocata domani alle ore 8 con l'esame degli emendamenti riferiti all'articolo 1.
Nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari n. 350 del 4 dicembre 2014, a pagina 24, seconda colonna, ventiquattresima riga, l'emendamento 13.5 Schullian, deve leggersi 13.15 Schullian.