Source: https://www.laleggepertutti.it/306314_risarcimento-danni-infiltrazioni-ultime-sentenze
Timestamp: 2020-02-29 04:34:04+00:00
Document Index: 162098572

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'art. 2051', 'art. 1130', 'art. 1135', 'art. 1125', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 702', 'art. 447', 'art. 2051']

Risarcimento danni infiltrazioni: ultime sentenze
Leggi le ultime sentenze su: infiltrazioni causate da guasti dell’impianto idrico; infiltrazioni nell’appartamento sottostante; risarcimento danni da infiltrazioni provenienti da una terrazza limitrofa; attività di manutenzione; responsabilità civile per cose in custodia; valutazione del danno risarcibile; infiltrazioni provenienti dall’appartamento superiore.
1 Domanda di risarcimento del danno da infiltrazioni d’acqua
2 Danni da infiltrazioni nell’appartamento sottostante
3 Danni da infiltrazioni: rispondono proprietario e condominio
4 Danno da infiltrazioni da terrazza limitrofa
5 Risarcimento danni da infiltrazioni d’acqua
6 Competenza per valore del giudice di pace
7 Locazione e risarcimento danni da infiltrazioni
8 Box inibito da infiltrazioni causate da lavori dei condomini
9 Inadempimento dell’obbligo di manutenzione
10 Box auto, autovettura e infiltrazioni
11 Danni da infiltrazioni: controversia
Domanda di risarcimento del danno da infiltrazioni d’acqua
Va accolta la domanda di risarcimento del danno causato da infiltrazioni di acqua quando dall’istruttoria emerga la prova della esistenza di dette denunciate infiltrazioni. In tali casi, il proprietario dell’immobile da cui derivino le infiltrazioni è altresì condannato al pagamento dei costi di ripristino.
Tribunale Savona, 15/02/2016
Danni da infiltrazioni nell’appartamento sottostante
Risponde ai sensi dell’art. 2051 c.c., quale custode del bene, il proprietario o usuario esclusivo del lastrico solare o della terrazza a livello dell’appartamento, nell’ipotesi di danni da infiltrazioni nell’appartamento sottostante.
Il custode sarà liberato soltanto ove dia prova della ricorrenza del caso fortuito, della forza maggiore o del fatto del terzo, potendo quest’ultimo caso sussistere anche nel caso in cui il condominio, o gli organi preposti alla sua amministrazione, si siano opposti all’attività di manutenzione diligentemente intentata dal custode.
Danni da infiltrazioni: rispondono proprietario e condominio
In tema di condominio negli edifici, qualora l’uso del lastrico solare non sia comune a tutti i condomini, dei danni che derivino da infiltrazioni nell’appartamento sottostante rispondono sia il proprietario o l’usuario esclusivo del lastrico solare (o della terrazza a livello), in quanto custode del bene ai sensi dell’art. 2051 c.c., sia il condominio, in quanto la funzione di copertura dell’intero edificio, o di una parte di esso, propria del lastrico (o della terrazza a livello), ancorché di proprietà esclusiva o in uso esclusivo, impone all’amministratore l’adozione dei controlli necessari alla conservazione delle parti comuni (art. 1130, 1° comma, n. 4 c.c.) e all’assemblea dei condomini di provvedere alle opere di manutenzione straordinaria (art. 1135, 1° comma, n. 4 c.c.).
Tribunale Milano sez. X, 01/03/2019, n.2075
Danno da infiltrazioni da terrazza limitrofa
In tema di risarcimento danni da infiltrazioni provenienti da una terrazza limitrofa, esiste una responsabilità concorrente del proprietario esclusivo e del condominio. Ne consegue che, ai sensi dell’art. 1125 c.c., devono essere accollate per intero le spese relative alla manutenzione della parte della struttura, identificantesi con il pavimento del piano superiore, a chi determina, con l’uso esclusivo della stessa, la necessità della inerente manutenzione; tuttavia, quando, come nel caso di specie, sulla terrazza si registri l’anomalo afflusso, oltre che delle acque piovane, anche delle acque meteoriche che vi defluiscono, in assenza di pluviali che le canalizzino invece verso il piano stradale, deve ritenersi che le spese di ristrutturazione vadano ripartire fra il proprietario del piano superiore e il condominio.
Tribunale Catania sez. III, 13/03/2018
Disposta la chiamata in causa da parte dell’attore del soggetto indicato dal convenuto come terzo responsabile rispetto all’oggetto della domanda, si determina un litisconsorzio necessario processuale in ordine alla invocazione della responsabilità del medesimo, che ha come correlazione l’esclusione di quella dell’originario convenuto. Qualora la domanda venga accolta contro il terzo e questi venga giudicato unico responsabile, ove la sentenza sia appellata ed il convenuto originario si costituisca chiedendone la conferma, nell’ipotesi in cui venga dichiarata l’improcedibilità della chiamata del terzo e cosi riformata la sentenza di primo grado, il convenuto appellato è soccombente nei confronti del terzo.
(Nella specie, relativa a causa di risarcimento danni da infiltrazioni di acqua nell’appartamento dell’attore – conclusasi in primo grado con la condanna del terzo chiamato in causa e, in appello, con la declaratoria di improcedibilità della chiamata – la S.C. ha confermato la condanna alle spese di tutti gli appellati in solido, e fra essi anche dell’originario convenuto, pur non essendo stata accolta la domanda attorea nei suoi riguardi e non avendo egli effettuato la chiamata in causa, atteso che anch’egli aveva chiesto la conferma della sentenza impugnata dal terzo chiamato, risultando così soccombente).
Cassazione civile sez. VI, 28/11/2017, n.28354
Competenza per valore del giudice di pace
Appartengono alla competenza per valore del g.d.p. le cause di risarcimento danni da infiltrazioni d’acqua in un immobile, entro il limite di € 5.000,00 stabilito dall’art. 7 c.p.c., in quanto il risarcimento di danno liquidato in una somma di denaro tende al conseguimento di un bene della vita rappresentato da un bene mobile per definizione.
Tribunale Milano sez. X, 22/12/2011
Locazione e risarcimento danni da infiltrazioni
Il procedimento sommario di cognizione di cui agli art. 702 bis ss. c.p.c. è applicabile anche con riferimento alle controversie locatizie, assoggettate in quanto tali al rito speciale di cui alI ‘art. 447 bis c.p.c., mutuato da quello del lavoro (nella specie, si trattava di un’azione di risarcimento danni da infiltrazioni di umidità, proposta dal conduttore di un appartamento ad uso abitativo nei confronti del suo locatore e di altri soggetti, nonché della domanda riconvenzionale proposta dal medesimo locatore nei confronti del ricorrente per il pagamento di canoni di locazione).
Tribunale Napoli, 25/05/2010
Box inibito da infiltrazioni causate da lavori dei condomini
Al condomino al quale è stato inibito l’uso di un box a seguito di infiltrazioni insistenti nello stesso causate da lavori effettuati da alcuni condomini e cessate solo con gli interventi radicali di impermeabilizzazione eseguiti dal condominio, compete il risarcimento del danno valutato considerando il corrispettivo mensile dovuto per la locazione di un box simile nella stessa città e tenendo conto del periodo di inidoneità dello stesso (nella specie le infiltrazioni sono durate per circa sette anni).
Tribunale Savona, 04/12/2017
Inadempimento dell’obbligo di manutenzione
In materia di locazioni, affinché il locatore elimini la situazione dannosa, l’articolo 1577, comma 1, del Cc stabilisce che il conduttore è tenuto ad avvisare il locatore. Di conseguenza, affinché quest’ultimo possa essere chiamato a rispondere dell’inadempimento dell’obbligazione di manutenzione, è indispensabile che egli sia al corrente della necessità delle riparazioni, considerato che il medesimo non ha uno specifico obbligo di vigilanza sulla cosa e, dunque, non è tenuto a prevenire eventuali inidoneità della res di cui non abbia avuto notizia attraverso tempestiva denuncia o la cui causa non sia da lui facilmente riconoscibile.
Nella fattispecie, avente a oggetto la locazione di un immobile a uso palestra interessato da infiltrazioni causate da guasti dell’impianto idrico, il Tribunale ha escluso ogni inadempimento del locatore, in quanto questi non era stato avvisato dell’accaduto dal conduttore, il quale, invece, aveva sospeso il pagamento del canone e chiesto al locatore il risarcimento dei danni subiti per la perdita della clientela.
Tribunale Roma sez. VI, 10/10/2017, n.19136
Box auto, autovettura e infiltrazioni
In tema di responsabilità civile, il danno da fermo tecnico rappresenta un danno-conseguenza, ovvero va inteso quale pregiudizio patito dal proprietario di un veicolo per non averne potuto disporre durante il tempo necessario alle riparazioni. Tale danno, dunque, non può considerarsi sussistente in re ipsa, quale conseguenza automatica del sinistro lamentato, potendo esso essere risarcito soltanto al cospetto di un’esplicita prova sia del fatto che il mezzo non potesse essere utilizzato, sia del fatto che il proprietario avesse davvero necessità di servirsene e sia perciò dovuto ricorrere a mezzi sostitutivi, oppure abbia perso l’utilità economica che ritraeva dall’uso del mezzo.
Nel caso di specie, avente a oggetto la domanda risarcitoria di un inquilino nei confronti del condominio, colpevole di aver danneggiato il box auto e l’autovettura del medesimo per via di consistenti infiltrazioni, il Tribunale ha rigettato la richiesta di risarcimento del danno da fermo tecnico, in quanto era emerso che il veicolo veniva utilizzato solo occasionalmente, così difettando il presupposto previsto al fine del riconoscimento di tale voce di danno, ovvero la necessità per il proprietario di servirsi del veicolo.
Tribunale Milano sez. X, 13/09/2017, n.9234
Danni da infiltrazioni: controversia
In tema di infiltrazioni provenienti dall’appartamento superiore, quando sia provata dall’attore – nella controversia avente a oggetto il risarcimento dei danni – la compatibilità dei danni stessi con le suddette infiltrazioni, nonché la riconducibilità dell’evento lesivo all’immobile di proprietà del convenuto, il quale non abbia dimostrato il caso fortuito – ossia l’evento assolutamente imprevedibile con la diligenza dovuta – va senz’altro riconosciuto il danno da cosa in custodia ai sensi e per gli effetti dell’art. 2051 c.c.
Tribunale Cagliari sez. II, 27/07/2015, n.2485
01/01/2020 alle 19:06
01/01/2020 alle 19:23
Trattandosi di un impianto, cioè dell’autoclave, la manutenzione straordinaria della medesima, in altri termini, la riparazione della stessa, non poteva che competere al proprietario/locatore dell’immobile (anche se al momento della consegna dell’immobile, l’impianto era perfettamente funzionante).Sembrerebbe evidente, altresì, che si è trattato di un intervento urgente, ad un bene essenziale per l’uso della cosa locata e della quale circostanza presumo abbia tempestivamente e debitamente informato il proprietario, nel rispetto di quanto affermato dalla legge in questi casi.Detto ciò, se il titolare dell’immobile locato non vuole rispettare i propri doveri contrattuali (e cioè, in tal caso, l’onere delle spese di manutenzione straordinaria), al lettore non resta che la via dell’azione legale.Non è possibile, infatti, compensare quanto dovutole a titolo di rimborso, con il canone di locazione: è la Cassazione a precisare questa conclusione.Ovviamente, l’azione legale potrà essere preceduta da una richiesta formale inviata al proprietario per mezzo di un suo avvocato di fiducia (se lo desidera sono a sua disposizione), allo scopo di ottenere il predetto indennizzo e di verificare se di fronte ad una diffida formale, il predetto locatore assumerà un atteggiamento diverso, ma non è possibile garantire che la descritta iniziativa stragiudiziale, sarà sufficiente ad ottenere il giusto rimborso delle spese affrontate dal lettore.