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Timestamp: 2020-05-27 23:15:11+00:00
Document Index: 44830431

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Sentenza Cassazione Civile n. 24237 del 13/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24237 del 13/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 13/10/2017, (ud. 13/07/2017, dep.13/10/2017), n. 24237
sul ricorso 11607-2016 proposto da:
T.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA EMILIA
86/90, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO CORAIN, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato LORENZO LAMBERTI;
RO-BO S.A.S. DI R.M. & C., in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA piazza
rappresentata e difesa dagli avvocati DOMENICO MARGARITI, ALTHEA
RAGANO;
avverso la sentenza n. 859/2016 della CORTE D’APPELLO DI MILANO,
Con sentenza del Tribunale di Milano T.F. venne condannato al pagamento in favore di RO.BO. s.a.s. di R.M. &amp; C. al pagamento della somma di Euro 3.800,00 per i danni conseguenti all’allagamento di appartamento dell’attrice causati dalla rottura della tubazione dell’unità immobiliare nella disponibilità del T.. Avverso detta sentenza propose appello RO.BO. s.a.s.. Con sentenza di data 3 marzo 2016 la Corte d’appello di Milano accolse parzialmente l’appello condannando il T. al pagamento della somma di Euro 15.052,40 oltre rivalutazione ed interessi, sulla base delle fatture e dei preventivi prodotti (questi ultimi non specificatamente contestati).
Ha proposto ricorso per cassazione sulla base di un motivo T.F. e resiste con controricorso la parte intimata. Il relatore ha ravvisato un’ipotesi d’inammissibilità del ricorso. Il Presidente ha fissato l’adunanza della Corte e sono seguite le comunicazioni di rito. E’ stata presentata memoria.
con l’unico motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Osserva il ricorrente che il riconoscimento dell’esistenza del presupposto applicativo dell’art. 2051 non esonera il danneggiato dalla prova dell’esistenza ed ammontare del danno e che l’entità del danno non risultava provata. Aggiunge che era stata dedotta la non veridicità sia dei preventivi che delle fatture e che la controparte si era limitata a fornire solo preventivi, documenti privi di qualsivoglia efficacia probatoria.
Il motivo è inammissibile, sotto più profili. Benchè in rubrica si richiami l’art. 2051, l’articolazione del motivo verte sul danno e la sua quantificazione.
Una prima ragione d’inammissibilità va ravvisata nel fatto che, non identificando la censura le parti di motivazione che mira a sottoporre a critica, non pare identificabile l’ipotesi di censura fra quelle tassativamente indicate dall’art. 360 c.p.c. (cfr. Cass. Sez. U. n. 17931 del 2013). Per la medesima ragione il motivo difetta dei requisiti di specificità e chiarezza (Cass. Sez. U. n. 7074 del 2017). Sussistono ulteriori ragioni di inammissibilità.
La censura mira alla rivalutazione degli elementi probatori che è apprezzamento precluso nella presente sede di legittimità, se non negli stretti limiti del vizio motivazionale e della violazione delle regole legali in materia di prova. Peraltro il ricorrente, affermando che la controparte si era limitata a fornire solo preventivi, non coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata, avendo il giudice di merito attribuito efficacia probatoria anche alle fatture prodotte. La censura è anche priva di decisività in quanto non è impugnato il riconoscimento della mancanza di specifica contestazione dei preventivi prodotti.
Ad ogni buon conto, quanto all’efficacia probatoria dei preventivi, premesso che la valutazione della congruenza probatoria resta affidata al giudice di merito, va rammentato che al fine della valutazione e liquidazione dei danni, i preventivi di spesa, con l’indicazione specifica dei prezzi dei lavori e delle merci, possono essere utilizzati dal giudice del merito come elementi di prova per la formazione del suo convincimento (Cass. 28 novembre 1975, n. 3982 e 19 gennaio 1995, n. 591 – Cass. 28 novembre 2013, n. 26693, richiamata dal ricorrente, ha invero escluso l’efficacia probatoria del preventivo di spesa sulla base delle peculiari circostanze del caso e richiamando comunque l’insindacabilità in sede di legittimità degli accertamenti di fatto).
Dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 2.500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.