Source: http://www.previdenza-professionisti.it/idarticolo=511
Timestamp: 2018-08-16 01:00:16+00:00
Document Index: 158383918

Matched Legal Cases: ['art. 2118', 'art. 124', 'art. 1334', 'art. 2118', 'art. 1438', 'art. 1434', 'art. 1435', 'art. 1428', 'art. 428', 'art. 2697']

Le faq sulla lettera dimissioni
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Lettera dimissioni: le faq
E' sempre necessaria una formale lettera di dimissioni per recedere da un rapporto di lavoro?
No le dimissioni sono un atto a forma libera pertanto non è necessaria una formale lettera di dimissioni per recedere dal rapporto. E' sufficiente che il comportamento del lavoratore sia inequivocabilmente interpretabile come manifestazione della volontà di interrompere il rapporto di lavoro.
Nella lettera di dimissioni è sempre necessario rispettare un termine di preavviso?
L'art. 2118 c.c. prevede che ciascuno dei contraenti di un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato possa recedere dal contratto di lavoro dando preavviso nel termine e nei modi stabiliti dagli usi o secondo equità. In difetto il recedente è tenuto verso l'altra parte a un'indennità equivalente all'importo della retribuzione che sarebbe spettata per il periodo di preavviso. In tale prospettiva, una lettera di dimissioni che non rispetti il periodo di preavviso è un atto valido produttivo di effetti ma obbliga il lavoratore al pagamento dell'indennità sostitutiva del preavviso.
La lettera di dimissioni deve essere accettata?
No la lettera di dimissioni è un atto negoziale unilaterale che produce effetto dal momento in cui giunge a conoscenza della persona alla quale è destinata. Solo nell'ambito del pubblico impiego è necessario l'atto d'accettazione delle dimissioni affinchè queste ultime producano effetto (si veda, in tal senso, Cass. Civ. Sez. Lav. n. 14990/2004 e l'art. 124 del D.P.R. n. 3/1957)
Quando diventa efficace una lettera di dimissioni?
La lettera di dimissioni è un atto negoziale unilaterale e, come tale, produce effetto, ai sensi dell'art. 1334 c.c., dal momento in cui perviene a conoscenza della persona alla quale è destinata.
E' revocabile una lettera di dimissioni?
La risposta a questa domanda è connessa alla precedente. La revoca di una lettera di dimissioni è ammissibile solo nel caso in cui giunga a conoscenza della persona alla quale è destinata la lettera di dimissioni prima di quest'ultima.
E' possibile ripristinare, su concorde volontà delle parti, un rapporto di lavoro cessato a seguito dell'invio di una lettera di dimissioni da parte del lavoratore?
Si le parti possono consensualmente ripristinare il rapporto di lavoro e revocare gli effetti della lettera di dimissioni, nell'esercizio della loro autonomia negoziale (si veda, in tal senso, Cass. Civ. Sez. Lav. n. 9046/2004).
E' valida una clausola che impegni il lavoratore a non rassegnare le proprie dimissioni per un determinato periodo di tempo?
Si la previsione della libera recedibilità da un rapporto di lavoro a tempo indeterminato di cui all'art. 2118 c.c. non è di carattere inderogabile per cui il lavoratore può autovincolarsi a non rassegnare le dimissioni in sede di stipula del contratto di lavoro. Le parti possono assistere tale impegno del lavoratore con specifiche penali economiche (si veda in proposito Cass. Civ. Sez. Lav. n. 17817/2005).
E' annullabile una lettera di dimissioni che sia stata sottoscritta sotto "minaccia"?
L'art. 1438 c.c. prevede che la minaccia di far valere un diritto sia causa d'annullamento dell'atto negoziale solo allorchè sia diretta al conseguimento di vantaggi ingiusti. L'art. 1434 c.c. prevede, poi, che anche la violenza sia causa d'annullamento del contratto quando sia tale, ai sensi dell'art. 1435 c.c., da impressionare una persona sensata e da farle temere di esporre sè o i suoi beni a un male ingiusto e notevole. In tale prospettiva, l'elemento fondamentale per verificare se una lettera di dimissioni sottoscritta sotto minaccia o violenza morale sia annullabile o meno è quella di verificare se sussista l'ingiustizia del vantaggio conseguito dal datore di lavoro e se la minaccia sia adeguata. La minaccia è considerata adeguata ove sia idonea a limitare la volontà del lavoratore tenuto conto dell'età del sesso e della condizione soggettiva dello stesso. E' il giudice di merito che accerta la sussistenza del rapporto di adeguatezza. L'ingiustizia, invece, può riguardare sia l'oggetto della minaccia (l'evento di natura negativa a cui il lavoratore sfugge mediante la lettera di dimissioni), sia la finalità perseguita dal datore di lavoro (il vantaggio che persegue il datore di lavoro attraverso la lettera di dimissioni). L'ingiustizia si ravvisa ogni qual volta sussista una sproporzione tra la minaccia (o il vantaggio) e la lettera di dimissioni.
In tale prospettiva la minaccia del licenziamento per giusta causa è stata ritenuta causa d'annullamento della lettera di dimissioni in caso di difetto dei presupposti per il licenziamento stesso. La minaccia di una denuncia penale assume, invece, un rilievo maggiore ed incondizionato (cfr. Cass. Civ. Sez. Lav. n. 13045/2005 e Cass. Civ. Sez. Lav. n. 15926/2004)
E' annullabile una lettera di dimissioni che sia stata sottoscritta per errore?
Ai sensi dell'art. 1428 c.c. l'errore può essere causa d'annullamento della lettera di dimissioni ove sia essenziale e riconoscibile dal datore di lavoro.
E' stato precisato che l'errore sui motivi giuridici, sottostanti alla presentazione della lettera di dimissioni è causa d'annullamento della stessa, sempre che sia riconoscibile, solo laddove cada sulla natura o sugli effetti dell'atto di dimissioni e non già quando cada rapporti giuridici distinti (il caso, affrontato da Cass. Civ. Sez. Lav. n. 11153/2004, riguardava una lavoratrice che aveva rassegnato le proprie dimissioni nella convinzione, poi rivelatasi erronea, di poter accedere, mediante ricongiunzione, al trattamento di quiescenza).
E' annullabile una lettera di dimissioni che sia stata sottoscritta in stato d'incapacità d'intendere e volere da parte del lavoratore?
L'art. 428 c.c. prevede che gli atti compiuti da persona che si provi essere stata per qualsiasi causa, anche transitoria, incapace di intendere e di volere al momento in cui gli atti siano stati compiuti, possono essere annullati. La Suprema Corte ha avuto modo di precisare che, ai fini dell'annullamento della lettera di dimissioni così come di ogni altro atto unilaterale, non sia necessaria la riconoscibilità da parte del destinatario ma solo il grave pregiudizio per l'autore. Sotto il profilo della natura dell'incapacità richiesta ai fini dell'annullamento, è stato precisato che non è necessaria la totale esclusione della capacità psichica e volitiva essendo sufficiente uno stato di turbamento psichico tale da impedire al lavoratore di apprezzare l'importanza della lettera di dimissioni (Cass. Civ. Sez. Lav. n. 4539/2002). Sotto il profilo della prova è stato precisato che l'onere grava sul lavoratore ma che la prova può essere anche di natura indiziaria (in tal senso Cass. Civ. Sez. Lav. n. 4344/2000). In tale prospettiva, ove sussista la prova della sussistenza dell'incapacità naturale in due diversi momenti temporali ravvicinati nel tempo, si presume che la stessa persista anche nel periodo intermedio.
In caso d'annullamento di una lettera di dimissioni il lavoratore ha diritto alle retribuzioni medio tempore maturate?
No nel caso di una lettera di dimissioni che sia stata successivamente annullata a seguito di sentenza, il lavoratore ha diritto a riprendere servizio ma non a percepire le retribuzioni medio tempore maturate (si veda in tal senso Cass. Civ. Sez. Lav. n. 13045/2005)
In assenza di una lettera di dimissioni o di una lettera di licenziamento, in caso di contestazione, a chi spetta l'onere della prova sulle modalità di cessazione del rapporto di lavoro?
La giurisprudenza della Suprema Corte ha avuto modo di chiarire come, ove sorgano contestazioni in merito alle modalità di cessazione del rapporto di lavoro e laddove difettino sia la lettera di dimissioni sia la lettera di licenziamento, l'onere di provare la sussistenza delle dimissioni volontarie, soprattutto ove sussistano eventuali indizi contrari, grava sul datore di lavoro in chiave d'eccezione ex art. 2697 c.c. 2° comma (si veda, in tal senso, tra le recenti, Cass. Civ. Sez. Lav. n. 7614/2005).