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Timestamp: 2019-03-24 02:37:15+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 27', 'sentenza ', 'art 27', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art.1']

ANPECOMIT - COMUNICATO N. 5 DEL 14.10.2018
NOICOMIT N. 44 zona riservata
COMUNICATO N. 5 DEL 14.10.2018
Comunicato n. 5 del 14-10-2018rnCare amiche e cari amici,rnFondo Pensioni Comitrn Riproponiamo la frase contenuta nel precedente comunicato con l’aggiunta della parola ancora:rninfatti, ancora nessuna novità! Siamo sempre in attesa che la Cassazione esamini i ricorsi a suo tempo presentati.rnRicordiamo i nostri numeri: rnin partenza 913 ricorrenti, ai primi del 2013, con richiesta inserimento in stato passivo del loro credito; 811 ricorrenti in Cassazione contro le ordinanze del Giudice Mammone che ha ritenuto l’art. 27 implicitamente abrogato dall’Accordo del dicembre 2004 (è l’accordo tra le fonti istitutive con cui venne decisa la liquidazione del Fondo pensioni) e che ha inflitto ai ricorrenti stessi, a partire da una certa data in poi l’addebito delle spese di lite. rnCome abbiamo spesso ripetuto, riteniamo errata la sentenza sia sull’art 27 e sia sulle spese di lite, e su questi punti continueremo a “COMBATTERE” fino a che, legalmente, ci sarà strada disponibile.rnSullo specifico delle spese, vi avevamo segnalato la sentenza n.77 della Corte Costituzionale, depositata il 19-4-2018, e l’articolo di giornale (Il Fatto quotidiano del 20 aprile 2018) che la commentava: La sentenza boccia il decreto Renzi. Era un deterrente contro le cause ai datori di lavoro. Consulta “salva” il lavoratore. Basta spese legali. Il dipendente non dovrà più pagare gli avvocati della controparte in caso di sconfitta. rn Il grosso della riduzione del numero dei nostri ricorrenti, per non parlare di altri gruppi seguiti da altri legali (dove il fenomeno ha assunto proporzioni notevoli, che il Fondo ha spacciato per vittorie) è dovuto alla questione spese di lite, nel momento che, ricordate, i Liquidatori, utilizzando tale leva, hanno proposto la rinuncia al ricorso in Cassazione contro l’esonero dall’onere.rn rn rnQuestione fiscale/ArbitratornSul fronte Fondo l’unica importante novità di recente intervenuta riguarda questo argomento.rnPer risolvere la questione i due hanno chiesto un Arbitraggio che si è risolto in questi giorni, ne diamo conto anche nel nuovo numero 43 di NoiComit per voi in arrivo.rnEcco il comunicato del Fondo:rn“28.9.2018rnFacendo seguito alla news del 9.7.2018, riguardante lo svolgimento processuale dell’arbitrato tra Fondo Pensioni Comit e Beni Stabili SpA, si comunica che in data 26.9.2018 il Collegio Arbitrale ha depositato il lodo (decisione). Il Collegio ha deciso (a maggioranza, con la dissenting opinion di uno dei tre Arbitri) che l’onere finale del pagamento ricevuto dal Fisco (in relazione al contenzioso fiscale relativo alla dismissione del patrimonio immobiliare del Fondo, avvenuta nel 2006) debba essere sopportato in via paritetica da Fondo e Beni Stabili. Allo stato, dunque, restano confermati i rispettivi esborsi di 55 milioni di Euro ciascuno a suo tempo effettuati da entrambe le Parti. Pende il termine per l’eventuale impugnazione della decisione.” rn rnIn considerazione della frase, da noi evidenziata in giallo, la “salomonica” decisone può essere impugnata da entrambe le parti entro il termine di 90 giorni dalla data di pubblicazione presso la Corte d’Appello di Milano.rnIl che vuol dire, a nostro avviso, che per definire le responsabilità del Fondo e dei suoi amministratori (chi ha sbagliato e sulla base di quali accordi?) e valutarne le conseguenze, anche con riferimento all’attuale accantonamento di 50 milioni di € a fronte (se, infatti, Il Fondo dovesse alla fine risultare soccombente dovrebbe utilizzarli per risarcire i 50 milioni pagati al Fisco da Beni Stabili), bisognerà (forse) attendere che si esaurisca il tempo necessario per ricorrere e, se ricorso ci sarà, il tempo della sentenza definitiva.rnAggiungiamo che, da sempre, ci chiediamo per quale motivo o accordo il Fondo abbia pagato la sua quota di 50 milioni, accantonandone altri 50, 100 milioni sottratti di fatto al monte capitale da distribuire, pur affermando che a pagare il tutto è tenuto il compratore Beni Stabili. rn rnPerequazione delle pensioni e decisione della Corte Europea di StrasburgornSu questo argomento da sempre abbiamo precisato la nostra posizione ai tanti colleghi che su suggerimento di diversi studi legali desideravano aderire (o hanno aderito a pagamento) a tali suggerimenti con ricorsi prima alla Corte Costituzionale e poi alla Corte Europea contro il decreto del Governo Renzi (decreto Poletti) sul blocco della perequazione delle pensioni.rnNoi abbiamo sempre sconsigliato.rnOra lo sapete già, anche la Corte Europea ha rigettato con motivazione definitiva e non appellabile che, beninteso, non CONDIVIDIAMO. Ma tant’è!rnEcco alcune comunicazioni sul tema apparse nei media:rn“Purtroppo nel nostro caso l’organo collegiale, facendo integralmente proprie le posizioni della Corte Costituzionale nonché della relazione governativa di accompagnamento al d.l. 65/2015, non ha ritenuto di aprire il contraddittorio e ha deciso per la irricevibilità del ricorso ritenendo che quanto operato dallo Stato non costituisca una lesione delle posizioni dei pensionati
Sulla doglianza relativa alla violazione dei diritti patrimoniali di voi pensionati (art. 1P1), la Corte scrive: “In conclusione, la Corte ritiene che gli effetti della riforma del meccanismo perequativo sulle pensioni dei ricorrenti non siano di un livello tale da esporre gli interessati al rischio di disporre di mezzi di sussistenza insufficienti e non siano pertanto incompatibili con l’art.1 P1 Alla luce di quanto esposto e tenuto conto del contesto economico difficile nel quale è intervenuta l’ingerenza litigiosa, si ritiene che questa non abbia fatto pesare un onere eccessivo sui ricorrenti”rnLa Corte, dunque, pur riconoscendo l’esistenza di una violazione dei vostri diritti (nei termini di ingerenza) ma ha considerato tale sacrificio proporzionato tenuto conto del “contesto economico difficile in cui tali misure sono state adottate ed alla luce delle esigenze di tenuta del sistema pensionistico per le generazioni future”.rnLa decisione della Corte, che risulta definitiva e non appellabile, delude per la soluzione trovata e per il giudizio analogo a quello espresso dalla Corte Costituzionale interna e per la dimostrazione che anche al di fuori dei confini nazionali più che la bilancia della giustizia pesi la tenuta del bilancio nazionale anche quando, come nel caso del blocco della perequazione, tali misure siano fortemente lesive delle posizioni degli individui.rnNel ringraziarvi della fiducia che ci avete accordato ed orgogliosi del fatto che siamo effettivamente riusciti a portare all’attenzione della Corte europea dei diritti dell’uomo una questione così delicata e problematica, restiamo a vostra disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento, ricordandovi che il rigetto della questione non comporta alcuna spesa a vostro carico. Lo Staff di RimborsoPensioni.it “rn************
Corte di Giustizia UE boccia la class action contro perequazione pensioni: le norme previste dal decreto Poletti non hanno violato i diritti dei pensionati.rnIrricevibile il ricorso contro la mancata indicizzazione delle pensioni: la Corte di Strasburgo ha bocciato la class action di 10mila pensionati italiani contro il decreto Poletti (decreto n.65/2015). Con la decisione della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo viene respinta definitivamente la class action contro il decreto che ha riguardato la perequazione delle pensioni per il 2012 e 2013.rn*************rnClass action contro decreto PolettirnRivalutazione pensioni alte: blocco costituzionalern14 maggio 2018 Il riferimento è alla norma con cui l’allora ministro del Lavoro Poletti, aveva disposto la restituzione della rivalutazione bloccata dalla Legge Fornero per il 2012 e il 2013 per le pensioni con un importo mensile di tre volte superiore al minimo INPS pari a circa 1.450 euro lordi (tale blocco dell’adeguamento automatico all’inflazione delle pensioni che era stato bocciato dalla Corte Costituzionale).rnIl punto è però che il bonus Poletti non aveva riguardato tutte le pensioni e non era stato distribuito in egual misura: la restituzione era stata totale solo per le pensioni fino a 3 volte il minimo INPS; per quelle da 3 a 4 volte è stato concesso il 40%; per gli assegni superiori di 4-5 volte il minimo il 20%; per quelli tra 5-6 volte il 10%; le pensioni superiori a 6 volte il minimo sono state escluse dalla restituzione.rn9 aprile 2018 I pensionati avevano quindi presentato ricorso mediante class action ritenendo che tale provvedimento avesse prodotto un’ingerenza immediata sulle proprie pensioni per il 2012 e 2013 e permanente per effetto del blocco sulle rivalutazioni successive, oltre a non perseguire l’interesse generale, essere sproporzionato e aver violato il loro diritto alla proprietà.rnLa decisione di StrasburgornSecondo la Corte europea il decreto e le misure prese dal Governo e dal legislatore italiani non hanno violato alcun diritto dei pensionati perché la riforma del meccanismo di perequazione delle pensioni è stata introdotta per proteggere l’interesse generale e soprattutto per proteggere il livello minimo di prestazioni sociali e garantire allo stesso tempo la tenuta del sistema sociale per le generazioni future in un periodo in cui la situazione economica italiana era particolarmente difficile.rn*************rn rnRinnovo organi socialirnGli attuali organi Sociali: Consiglio Direttivo, Probiviri, Sindaci, sono scaduti nel mese di aprile 2018. A suo tempo, per gravosi impegni familiari di una parte dei responsabili e per l’impegno assorbente dovuto al reperimento, faticoso, delle quote spese di lite, non è stato possibile organizzare le elezioni.rn E’ stato necessario chiedere una “prorogatio” all’Assemblea del 18-5-2018 per 12 mesi: “Il Presidente Masia fa anche presente che il Consiglio Direttivo è ancora in regime di prorogatio e lo sarà sino alle prossime elezioni che si terranno nel marzo/aprile 2019 ed invita l’Assemblea ad approvare: L’Assemblea approva all’unanimità” rnA questo proposito Vi preghiamo vivamente, sin da ora, di proporre la vostra candidatura entro il corrente anno 2018, o scrivendoci per lettera o per email o telefonandoci.rnLa nostra preghiera in tal senso non è solo formale: alcuni di noi hanno veramente necessità, dopo tanti anni, di lasciare e di essere sostituiti.rn rnInvito a rinnovare la quota sociale per l’anno 2018rn “cogliamo ancora l’occasione per pregare, tutti coloro che non l’hanno ancora fatto, di RINNOVARE per il 2018 la quota di adesione, invariata € 25, e di regolarizzare eventualmente la quota del 2017,rnbonificando sul c/c IBAN IT68S 06230 05072 000035418686.rn rnLa nostra Associazione che necessita del vostro sostegno per continuare il suo servizio di volontariato, è nata non solo per battersi con determinazione per il rispetto dei nostri diritti, e lo ha fatto, lo fa e lo farà sempre, senza mai venir meno a principi di lealtà e correttezza, ma vuole essere anche il punto di incontro, di riferimento e aggregazione di tutto il mondo Comit, per ricordarne e continuarne lo spirito, la tradizione, la cultura e i valori di relazione e solidarietà, che ci hanno alimentato durante i nostri pochi o lunghi anni vissuti in Banca Commerciale Italiana. Se condividete questi sentimenti, siamo certi della vostra continuità di adesione e sin d’ora vi ringraziamo di cuore per il preziosissimo contributo. “rn rnUn caro saluto a tutti.rnAntonio Maria Masia, Presidente AnpecomitrnRoma 14-10-2018