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Timestamp: 2017-03-29 05:34:01+00:00
Document Index: 17255607

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 9', 'art. 9', 'DTF ', 'art. 5', 'art. 162', 'art. 175', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'DTF ', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 24', 'DTF ', 'art. 8', 'DTF ', 'art. 123', 'sentenza ', 'art. 124', 'DTF ', 'art. 200', 'art. 126', 'sentenza ', 'art. 162', 'art. 175', 'art. 23', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 58', 'art. 9', 'art. 159', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 25', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 190', 'art. 9', 'DTF ', 'DTF ', 'DTF ', 'DTF ', 'art. 393', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 13', 'art. 118', 'art. 118']

Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2016 (III. Diritto di famiglia) Regesti a cura dei giudici della Camera
Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2016 (III. Diritto di famiglia) Assoggettamento – tassazione dei coniugi – partenza del marito per l’estero – onere della prova della costituzione di un nuovo domicilio – calcolo dell’imposta della moglie in caso di riconoscimento del trasferimento
X. è coniugata dal 1980 con Y., con il quale ha stabilito il proprio domicilio a W. Il 31 ottobre 2010 il marito ha annunciato la sua partenza per Singapore. Così richiesto, l’Ufficio di tassazione di … gli ha rilasciato un’attestazione, nella quale certifica che lo stesso è stato soggetto fiscale illimitatamente imponibile per il periodo dal 1° gennaio 1995 al 31 ottobre 2010. Nella dichiarazione fiscale 2012, la moglie X. ha esposto un reddito immobiliare di fr. 72 150.– e una sostanza imponibile di fr. 1 313 429.–. L’Ufficio di tassazione si è rivolto a X., chiedendole se la situazione famigliare da considerare fosse quella di coniugati oppure se esistesse separazione tra i coniugi, avvertendola che, nel primo caso, avrebbe dovuto documentare gli elementi di reddito e sostanza del coniuge all’estero, ai fini dell’aliquota, e, nel secondo caso, era necessario comunicare eventuali alimenti percepiti o altre fonti di reddito. Chiedeva inoltre chiarimenti in merito al finanziamento dell’acquisto di un autoveicolo, intervenuto durante il periodo fiscale. La contribuente rispondeva che in seguito al trasferimento di Y. a Singapore, lei e il marito avevano «deciso di vivere separati di fatto senza decisione giudiziaria». Il marito si era inoltre impegnato a garantire alla moglie i fondi necessari per mantenere lo stesso stile di vita ed aveva altresì acquistato l’automobile, immatricolata a nome della moglie. Nella tassazione IC/IFD 2012, l’Ufficio di tassazione ha aggiunto ai redditi dichiarati da X. un reddito d’altra fonte di fr. 90 000.–, spiegando nella motivazione allegata che si trattava di «prestazioni valutabili in denaro o reddito d’altra fonte stabiliti per insufficienza di disponibilità finanziaria». Un reclamo contro questa decisione è stato respinto dall’Ufficio di tassazione. Con ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi X. e Y. contestano l’esposizione di «altri redditi» e chiedono inoltre di poter beneficiare dell’aliquota per coniugati. Contrariamente a quanto sostenuto nel corso della procedura di tassazione, i ricorrenti negano l’esistenza di una separazione di fatto e sostengono che la lontananza del marito sarebbe esclusivamente dovuta a ragioni professionali. Il 30 settembre 2015 anche la moglie X. ha annunciato la sua partenza per Singapore.
1. 1.1. Secondo l’art. 9 cpv. 1 LIFD e 8 cpv. 1 LT, il reddito e la sostanza di coniugi non separati legalmente o di fatto sono cumulati, qualunque sia il regime dei beni. Dottrina e giurisprudenza sono unanimi nel considerare la coppia formata da due coniugi come una comunità giuridica, morale ed economica. A quest’ultimo proposito, il Tribunale federale ha chiarito che la capacità contributiva dei coniugi si misura, in linea di massima, in base al loro reddito globale: i coniugi sono pertanto tassati congiuntamente, sulla base del cumulo dei fattori imponibili (Jaques, in: Yersin/Noël [a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 3 ad art. 9 LIFD, p. 136; Locher, Kommentar zum DBG, Vol. I, Basilea/Therwil 2001, n. 3 ad art. 9 LIFD, p. 183; Lanz-Baur, Das Ehepaar im Steuerrecht, Berna 1988, p. 13; Masmejan-Fey, L’imposition des couples mariés et des concubins, Losanna 1992, p. 48; v. anche DTF 110 Ia 17 = ASA 53 p. 365 = RDAF 1985 p. 51).
1.2. In caso di divorzio o di separazione legale o di fatto, per contro, ogni coniuge è tassato individualmente per tutto il periodo fiscale (art. 5 cpv. 2 dell’Ordinanza sulle basi temporali dell’imposta federale diretta per le persone fisiche del 16 settembre 1992; RS 642.117.1). Secondo la Circolare n. 30 dell’Amministrazione federale delle contribuzioni del 21 dicembre 2010, i criteri determinanti per procedere ad una tassazione indipendente dei coniugi che vivono separati sono i seguenti:
• assenza di un’abitazione coniugale (art. 162 CC), sospensione della comunione domestica (art. 175 CC), esistenza di un domicilio proprio per ogni coniuge (art. 23 CC); • non esiste più una comunione economica per l’abitazione e il mantenimento;
• in pubblico la coppia non si presenta più unita; • la separazione deve essere duratura (almeno un anno) oppure terminare con lo scioglimento del matrimonio.
1.3. Il Tribunale federale ha stabilito che i presupposti menzionati sono cumulativi e che in ogni caso deve esservi stata la sospensione della comunione domestica ed i mezzi finanziari non devono più essere impiegati in comune (sentenza n. 2A.432/2004 del 16 dicembre 2004 consid. 3.2, in RF 60/2005 p. 435; v. anche sentenza inedita n. 2A.458/2006 del 18 dicembre 2006 consid. 3.1). La prova dell’adempimento delle condizioni per una tassazione separata è a carico del contribuente (Locher, op. cit., n. 20 ad art. 9 LIFD, p. 189).
Come esposto in narrativa, Y. ha annunciato la sua partenza per Singapore il 31 ottobre 2010, mentre la moglie X. è rimasta domiciliata a W. Il 25 febbraio 2011, così richiesto, l’Ufficio di tassazione ha rilasciato ai coniugi un’attestazione scritta, certificando l’assoggettamento illimitato del marito alle imposte comunali, cantonali e federali per il periodo dal 1° gennaio 1995 al 31 ottobre 2010. Con successiva lettera del 9 maggio 2014 si è quindi rivolto direttamente alla moglie chiedendole, allo scopo di definire le tassazioni 2010, 2011 e 2012, quale fosse la situazione famigliare da considerare in seguito alla partenza del marito. L’allora rappresentante della contribuente, …, rispondeva con lettera del 19 maggio 2014, spiegando che i coniugi avevano deciso di vivere «separati di fatto senza decisione giudiziaria» e che il marito si era impegnato a garantirle i fondi necessari per mantenere lo stesso stile di vita. L’autorità di tassazione, con separate decisioni del 5 giugno 2014, ha notificato a X. le tassazioni 2010, 2011 e 2012, considerandola quale separata di fatto. Quest’ultima, rappresentata da …, ha impugnato la sola tassazione 2012 (l’unica che ha aggiunto ai proventi dichiarati «altri redditi» per fr. 90 000.–) con reclamo del 30 giugno 2014. Con il presente gravame, la ricorrente non si limita a contestare l’aggiunta di altri redditi, ma chiede inoltre di poter beneficiare dell’aliquota privilegiata riservata ai coniugi, contraddicendo quanto sostenuto nel corso della procedura di tassazione. A suo dire, infatti, esisterebbe tutt’oggi una comunione economica malgrado la «separazione di fatto» dovuta all’obbligo del marito di risiedere a Singapore per motivi professionali. Quest’ultimo rientrerebbe sovente in Ticino e la separazione sarebbe solo provvisoria «perché per raggiunti limiti di età il marito cesserà a breve l’attività professionale e rientrerà in famiglia». Il 30 settembre 2015 anche la ricorrente ha annunciato la sua partenza per Singapore.
3.2. Il fatto che un contribuente annunci all’autorità comunale di aver trasferito il proprio domicilio altrove non ha alcun effetto immediato sull’assoggettamento fiscale. Secondo la giurisprudenza il domicilio di una persona si trova nel luogo in cui è situato, di fatto, il centro dei suoi interessi vitali. Esso si determina in base all’insieme delle circostanze oggettive ed esteriori, dalle quali si possono dedurre tali interessi, e non dai semplici desideri espressi dal contribuente. Il domicilio fiscale non può quindi essere scelto liberamente; una preferenza soltanto affettiva per un luogo piuttosto che per un altro non entra in considerazione (DTF 138 II 300 = ASA 81 p. 671 = RF 67/2012 p. 828 = RDAF 2013 II 92, consid. 3.2 e giurisprudenza citata). L’art. 3 cpv. 2 LIFD, secondo cui una persona ha il suo domicilio fiscale in Svizzera quando vi risiede con l’intenzione di stabilirsi durevolmente, o quando vi ha un domicilio legale speciale in virtù del diritto federale costituisce una nozione autonoma di domicilio fiscale. A differenza dell’abrogato art. 4 del decreto del Consiglio federale del 9 dicembre 1940 sulla riscossione di un’imposta federale diretta, l’art. 3 cpv. 2 LIFD non rimanda esplicitamente al Codice civile svizzero (art. 23-26 CC) per la definizione di domicilio fiscale. La giurisprudenza costante del Tribunale federale ha tuttavia stabilito che continua a valere il principio secondo cui nessuno può avere contemporaneamente il suo domicilio in più luoghi e che lo stesso, stabilito che sia, continua a sussistere fino a che non ne sia stato acquistato un altro (cosiddetta «rémanence du domicile»). Non è quindi determinante quando il contribuente ha annunciato la sua partenza dal domicilio o quando lo ha lasciato.
3.3. Se si trasferisce all’estero, il contribuente deve continuare a pagare l’imposta federale diretta fintantoché non provi di avere costituito un nuovo domicilio fiscale all’estero. Questo significa che l’esistenza di un nuovo domicilio o di una dimora all’estero (ciò che è equivalente sul piano dell’assoggettamento) sarà ammessa solo nel caso in cui l’interessato paghi delle imposte in quel luogo o ne sia esentato (decisione TF n. 2A.475/2003 del 26 luglio 2004, in: RDAF 2005 II 103). Come ancora recentemente ricordato dall’Alta Corte, un diverso approccio comporterebbe dei grossi rischi di abuso. Basandosi sulla norma civilistica dell’art. 24 cpv. 1 CC, per contro, si ottiene una disciplina semplice e prevedibile (DTF 138 II 300 = ASA 81 p. 571 = RF 67/2012 p. 828 = RDAF 2013 II p. 92; v. anche Pedroli, Novità e tendenze legislative e nel campo del diritto tributario, in: RtiD II-2013 p. 668). In quest’ultima decisione, i giudici federali hanno inoltre posto l’accento sull’onere della prova. In applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8 CC, nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8). Di principio, la prova del domicilio fiscale spetta quindi all’autorità di tassazione, trattandosi di un elemento costitutivo dell’imposta (art. 123 cpv. 1 LIFD). Come sottolineato nella citata sentenza del 4 maggio 2012, il contribuente ha tuttavia un dovere di collaborazione (art. 124 segg. LIFD), che gli impone in particolare di dimostrare il trasferimento di domicilio. A tal fine non deve solo comprovare il definitivo scioglimento dei legami con il precedente domicilio, ma deve anche esporre le circostanze che hanno portato alla fondazione di un nuovo domicilio altrove (DTF 138 II 300 consid. 3.4 = ASA 81 p. 571 = RF 67/2012 p. 828 = RDAF 2013 II p. 92; v. anche decisione TF n. 2C_472/2010 del 18 gennaio 2011 consid. 2.2, in: StR 66 p. 425).
4.2. La scala delle aliquote applicabile è conseguentemente quella più favorevole riservata ai contribuenti coniugati, così come richiesto dalla ricorrente. D’altra parte, contrariamente a quanto sembra sostenere nel gravame, si giustifica il cumulo dei fattori imponibili, sia che il marito abbia mantenuto il proprio domicilio fiscale nel comune di Lugano sia che lo abbia effettivamente trasferito a Singapore. Certo, quando i coniugi sono domiciliati l’uno in Svizzera e l’altro all’estero, solo il primo è assoggettato illimitatamente in Svizzera. Fintanto che continuano ad avere una vita in comune, il coniuge domiciliato in Svizzera è tuttavia imposto sul proprio reddito all’aliquota corrispondente alla totalità dei loro redditi, applicando la scala delle aliquote riservata ai coniugi viventi in comunione domestica (Circolare cit., punto 2.1; Bosshard/Bosshard/Lüdin, Sozialabzüge und Steuertarife im schweizerischen Steuerrecht, Zurigo 2000, p. 211).
4.3. Spetterà all’autorità di tassazione determinare la situazione reddituale e patrimoniale del marito, sia esso considerato residente nel Canton Ticino (ai fini del computo globale del reddito e della sostanza imponibili) oppure all’estero (ai fini del calcolo delle aliquote applicabili). A tal fine sarà utile richiedere ai contribuenti una copia di tutte le decisioni di tassazione emesse dalle competenti autorità fiscali di Singapore e delle relative motivazioni. Non soltanto delle decisioni di tassazione dell’anno 2012 (Notice of assessment original), ma anche di quelle precedenti (2010 e 2011) ed eventualmente successive. In virtù della massima ufficiale, l’autorità di tassazione potrà inoltre procedere a tutte le indagini che reputerà necessarie per provare la credibilità delle indicazioni dei contribuenti, mentre a questi ultimi è imposto l’obbligo di fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta (art. 200 LT; art. 126 cpv. 1 LIFD). In caso contrario l’autorità potrà procedere ad una stima dei redditi e della sostanza del marito, conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere tenuti presenti in procedimenti del genere ma evitando nel contempo di scegliere, in caso di dubbio, la soluzione più favorevole al contribuente.
Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2016 (III. Diritto di famiglia) Assoggettamento – tassazione dei coniugi – marito che lavora e ha un appartamento in un altro cantone – seconda economia domestica per tassa di ricezione TV – non separazione di fatto
X. e Y. sono coniugati dal 1991. Il marito, di professione …, lavora a Zurigo alle dipendenze del … . La moglie svolge la propria attività indipendente di medico a V. (TI). Nel 2003 i coniugi X.Y. hanno spostato il loro domicilio da Zurigo a V., dove hanno acquistato, in comproprietà, una casa unifamiliare. Il marito è inoltre proprietario di un appartamento nel medesimo comune, nel quale la moglie esercita la propria attività professionale, e di un ulteriore appartamento nel comune di Zurigo. Il 21 aprile 2014 i coniugi hanno presentato due distinte dichiarazioni fiscali per l’anno 2013, chiedendo in una lettera allegata, di essere tassati individualmente, essendo separati di fatto e avendo due distinte economie domestiche, così come confermato dallo stesso Tribunale federale in una sentenza del 1° novembre 2013 in materia di tasse di ricezione televisive. Notificandogli la tassazione IC/IFD 2013, l’Ufficio di tassazione di … ha respinto la richiesta dei contribuenti, tassandoli congiuntamente in difetto dei necessari requisiti per la separazione delle partite fiscali. Un reclamo è stato respinto dall’autorità di tassazione il 2 dicembre 2015. Con ricorso alla Camera di diritto tributario, X. e Y. chiedono nuovamente di essere tassati individualmente.
1.2. Secondo la Circolare n. 30 del 21 dicembre 2010 dell’Amministrazione federale delle contribuzioni, entrata in vigore il 1° gennaio 2011, i criteri determinanti per procedere ad una tassazione indipendente dei coniugi che vivono separati sono i seguenti (cfr. cifra 1.3): • Assenza di un’abitazione coniugale (art. 162 CC), sospensione della comunione domestica (art. 175 CC), esistenza di un domicilio proprio (art. 23 CC).
• Non esiste più una comunione economica per l’abitazione e il mantenimento. Se invece i mezzi – oltre i consueti regali occasionali – vengono impiegati da entrambe le parti per il tenore di vita in comune (non entrano in considerazione le prestazioni alimentari fissate giudizialmente o convenute volontariamente), i coniugi devono essere tassati congiuntamente malgrado l’esistenza di una propria abitazione e eventualmente di un proprio domicilio di diritto civile. • Lo stato civile che risulta dal comportamento della coppia in pubblico nell’ottica della buona fede (la coppia non si presenta più unita in pubblico). • La durata della separazione di fatto invocata (almeno un anno). Il Tribunale federale ha stabilito che i presupposti menzionati sono cumulativi e che in ogni caso deve esservi stata la sospensione della comunione matrimoniale ed i mezzi finanziari non devono più essere impiegati in comune (sentenza n. 2A.432/2004 del 16 dicembre 2004 consid. 3.2, in RF 60/2005 p. 435; v. anche sentenza inedita n. 2A.458/2006 del 18 dicembre 2006 consid. 3.1). La prova dell’adempimento delle condizioni per una tassazione separata è a carico del contribuente (Locher, Kommentar zum DBG, vol. I, Therwil/Basilea 2001, n. 20 all’art. 9 LIFD, p. 189; cfr. inoltre la sentenza CDT n. 80.2006.155 del 31 gennaio 2008 in RtiD II-2008 n. 6t).
2.2. La sentenza menzionata non si attaglia alla fattispecie in esame, giacché la legge federale sulla radiotelevisione (LRTV; RS 784.40) e la relativa ordinanza (ORTV; RS 784.401) perseguono scopi diversi dalla legge tributaria. Oggetto di discussione era in particolare l’obbligo di pagare il canone per la ricezione radiotelevisiva anche presso l’appartamento zurighese, che nulla ha a che vedere con il principio dell’unità della famiglia e del cumulo dei redditi delle persone coniugate disciplinato dagli art. 9 cpv. 1 LIFD e 8 cpv. 1 LT. È ben vero che l’art. 9 cpv. 1 LIFD, nella sua versione francese, fa riferimento al termine di comunione domestica (ménage commun) utilizzato anche dall’art. 58 cpv.1 ORTV. Come sottolineato dalla dottrina romanda, si tratta tuttavia di una formulazione infelice, mentre più chiari sono i testi in lingua italiana e tedesca, secondo cui il cumulo dei redditi si impone nei confronti dei coniugi non separati legalmente o di fatto (Jaques, in: Yersin/Noël [a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 12 ad art. 9 LIFD, p. 138). La prassi sviluppata in materia di tasse di ricezione televisive, secondo cui la nozione di comunione domestica include tutte le persone che convivono con l’annunciante (membri della sua famiglia e ospiti) e tutti gli apparecchi di ricezione pronti all’uso, compresi quelli presenti in una residenza secondaria o una casa di vacanza (sempreché queste ultime non sono locate a terze persone oppure occupate più di sei mesi all’anno), non può assurgere a presupposto per procedere ad una tassazione indipendente dei coniugi. Decisiva è piuttosto la sospensione dell’unione coniugale che si crea con la celebrazione del matrimonio (art. 159 CC) e dell’impiego in comune dei mezzi finanziari, tanto è vero che il principio dell’imposizione della famiglia con il cumulo dei fattori imponibili prevale anche se la moglie ha un domicilio principale proprio diverso da quello del marito (cfr. Locher, Introduzione al diritto fiscale intercantonale, 3a ediz., Berna 2015, p. 39 s.; Locher, Neues Eherecht und Ehegattenbesteuerung, in ASA 56 p. 18).
2.3. Quest’ultimo problema non si è peraltro posto nella sentenza menzionata, nella quale i giudici federali hanno concluso per l’esistenza di una nuova economia domestica, nel senso definito dalla prassi illustrata sopra, nell’appartamento preso in affitto a Zurigo per motivi professionali, senza tuttavia mettere in discussione il domicilio principale ticinese di X. (cfr. sentenza del 1° novembre 2013, p. 6). Non solo, quindi, i giudici federali non si sono confrontati con il principio della tassazione congiunta sancito dagli art. 9 cpv. 1 LIFD e 8 cpv. 1 LT, ma hanno espressamente tenuti distinti l’uno dall’altra il «domicilio principale in Ticino» del ricorrente, da una parte, e la sua residenza «quattro giorni alla settimana nell’appartamento che ha preso in affitto a Zurigo per motivi professionali», dall’altra. Che quest’ultima circostanza possa bastare a giustificare l’obbligo di pagare un secondo canone di ricezione secondo la normativa sulla radiotelevisione, come ha deciso il Tribunale federale, non significa tuttavia che si giustifichi la conclusione che i coniugi X.Y. si debbano considerare separati di fatto secondo la legislazione in materia di imposte dirette.
È però evidente che una simile circostanza non basta a giustificare una separazione di fatto nel senso disciplinato dagli art. 9 cpv. 1 LIFD e 8 cpv. 1 LT. Non deve d’altra parte stupire che le autorità fiscali zurighesi non gli abbiano richiesto di fornire alcuna prova dell’avvenuta separazione, dal momento che le stesse avevano tutto l’interesse di acquisire un nuovo contribuente. Va infine sottolineato, a scanso di equivoci, che l’Ufficio di tassazione di … rimane libero di contestare la richiesta di trasferimento di domicilio presentata dal ricorrente alle autorità zurighesi, a maggior ragione in considerazione delle chiare affermazioni dei giudici federali, che hanno confermato che il suo domicilio principale si trova nel Cantone Ticino, dove vive la sua famiglia. Determinanti, al fine di giustificare una tassazione individuale, sono piuttosto i già citati presupposti enunciati dalla Circolare n. 30 dell’Amministrazione federale delle contribuzioni, che il Tribunale federale ha definito essere cumulativi, sottolineando in particolar modo che per procedere ad una tassazione separata dei coniugi occorre che gli stessi abbiano sospeso la comunione matrimoniale e che i mezzi finanziari non siano più impiegati in comune. Condizioni, queste, che nella presente fattispecie non sono manifestamente adempiute.
3.3. Come si è ricordato sopra, l’art. 25 cpv. 1 CC, nella sua versione in vigore peraltro dal 1° gennaio 1988, non subordina più il domicilio della moglie a quello del marito. Interpretando l’art. 9 LIFD, il Tribunale federale ha in particolare escluso che vi sia una separazione di fatto nel caso di due coniugi che vivono separati durante l’intera settimana e che non dispongono di un’abitazione durevolmente usata in comune, pur mantenendo l’unione coniugale. In un caso esaminato nel 2001, dopo il matrimonio la moglie aveva mantenuto il suo appartamento in un luogo ed il marito la sua casa in un altro, i coniugi avevano continuato a lavorare allo stesso posto, ognuno provvedeva al proprio mantenimento e apparentemente non disponevano neppure di mezzi comuni; nondimeno, l’Alta Corte ha stabilito che non vi era una separazione di fatto (durevole) secondo l’art. 9 cpv. 1 LIFD e che pertanto si giustificava la loro tassazione congiunta (ASA 71 p. 558 consid. 2c). Una simile decisione è stata adottata, sempre dal Tribunale federale, in una sentenza del 2008, che si riferiva al caso di un marito tedesco residente nel Canton Obvaldo, la cui moglie, a sua volta cittadina germanica, tuttavia viveva ad Amburgo, dove accudiva la madre anziana ed invalida. Anche qui, la motivazione sottolinea che la tassazione congiunta si giustifica fintantoché sussiste l’unione coniugale (sentenza del 5 febbraio 2008, n. 2C_523/2007, in RF 2008 p. 364).
4.2. La Camera di diritto tributario ha già avuto modo di esprimersi su questo tema. In una sentenza del 20 ottobre 2011 (inc. 80.2010.100 [N.d.R.: pubbl. in RtiD I-2012 n. 4t]) ha ricordato che la comparazione fra coniugi e concubini resta una questione estremamente delicata, nella quale non deve mai essere dimenticato il principio per cui i concubini non sono considerati dalle leggi fiscali svizzere una categoria di contribuenti a sé stanti. È però evidente che il sistema fiscale previsto dal diritto svizzero – nonostante alcuni interventi del legislatore – continua a penalizzare i coniugi che dispongono entrambi di redditi elevati, come nella presente fattispecie. Come ancora ricordato da questa Camera, non è in ogni caso possibile risolvere il problema attraverso un’interpretazione audace della nozione di «coniugi non separati legalmente o di fatto», prevista sia dalla legge federale che dalla cantonale armonizzata, poiché l’art. 190 Cost. impone di applicare le disposizioni della legge federale, anche se incostituzionali. I ricorrenti sembrano invocare un’interpretazione della legge federale conforme alla Costituzione, ma la stessa non può evidentemente consistere nell’ignorare semplicemente il chiaro e univoco tenore dell’art. 9 cpv. 1 LIFD, che impone il cumulo dei redditi dei coniugi non separati. Un’interpretazione conforme alla Costituzione di una legge federale è ammessa infatti se i metodi ordinari di interpretazione lasciano sussistere dei dubbi in merito al suo senso (DTF 131 II 710 consid. 5.4 p. 721; DTF 129 II 249 consid. 5.4 p. 263 e riferimenti). L’interpretazione conforme alla Costituzione trova tuttavia i suoi limiti in una disposizione legale il cui tenore ed il cui senso sono assolutamente chiari, sebbene in contrasto con la Costituzione (DTF 137 I 128 consid. 4.3.1; DTF 133 II 305 consid. 5.2; 131 II 710 consid. 4.1 p. 716).
Pubblicazione: Estratto da Rivista ticinese di diritto II-2016 (III. Diritto di famiglia) Presupposti per la concessione dell’assistenza giudiziaria nell’ambito di una procedura di istituzione di una curatela
CDP 19.02.2016 N. 9.2015.155 A. Con istanza del 30 maggio 2015 all’Autorità regionale di protezione (in seguito Autorità di protezione) X., patrocinato dall’avv. A., ha chiesto l’istituzione di una curatela volontaria ai sensi degli art. 393 e 394 CC. Contestualmente all’istanza egli ha chiesto l’ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e al gratuito patrocinio. Tramite decisione 16 ottobre 2015 l’Autorità di protezione ha poi accolto la richiesta di X., limitatamente all’istituzione della misura, e ha istituito a suo favore una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni, nominando l’avv. A. quale curatrice. L’onorario della curatrice è stato fissato in fr. 40.–/h per un massimo di 75 ore annuali, per un importo complessivo di fr. 3000.–, oltre al rimborso delle spese. […]
2. Ai sensi dell’art. 2 LAG, l’assistenza giudiziaria garantisce a chi non dispone dei mezzi per assumersi gli oneri della procedura o le spese di patrocinio la possibilità di tutelare i suoi diritti davanti alle autorità giudiziarie e amministrative. Giusta l’art. 117 CPC, applicabile su rinvio dell’art. 13 LAG, ha diritto al gratuito patrocinio chiunque: sia sprovvisto dei mezzi necessari (a) e la cui domanda non appaia priva di probabilità di successo (b). L’estensione del gratuito patrocinio comprende la designazione di un patrocinatore d’ufficio, se necessario per tutelare i diritti dell’interessato, segnatamente se la controparte è patrocinata da un avvocato; il patrocinatore può essere designato già per la preparazione del processo (art. 118 cpv. 1 lett. c CPC). La natura giuridica della procedura in questione non interessa, poiché di principio la possibilità di nominare un patrocinatore entra in considerazione per ogni procedura dove il richiedente è coinvolto, se è necessario per la tutela dei suoi interessi. Tradizionalmente i criteri da ritenere per la nomina di un patrocinatore d’ufficio sono piuttosto quelli a sapere se a) gli interessi del richiedente sono toccati in modo importante (cosicché potrebbe giustificarsi maggior prudenza in questioni meramente finanziarie); b) se la causa è fattualmente e giuridicamente complessa, tanto da rendere necessario – in entrambi i casi – il coinvolgimento di un patrocinatore per tutelare i suoi diritti; c) le capacità del richiedente di districarsi e di comprendere i meccanismi processuali e giuridici, tenendo anche conto della sua formazione e capacità segnatamente linguistiche (CPC comm, Trezzini, art. 118 pag. 473).
5. Nel caso in esame, malgrado l’opinione espressa dal reclamante, non è dimostrata in alcun modo l’esigenza di un patrocinatore che fornisca una consulenza giuridica nella fase di presentazione dell’istanza e dell’istruttoria poi condotta dall’Autorità di protezione. La procedura che ha visto coinvolto X. era una procedura semplice, nella quale alla richiesta di protezione da parte dell’interessato ha fatto seguito un’istruttoria per la verifica del suo stato di debolezza e dei presupposti per l’istituzione di una misura a suo favore. Non si è trattato di una procedura che ha inciso profondamente sui diritti dell’interessato, nella misura in cui, per di più, l’Autorità di protezione ha concluso con l’accoglimento della sua istanza. Non fosse stato il caso, l’interessato avrebbe in ogni caso ancora potuto insorgere contro tale decisione presso la scrivente Camera, chiedendo (vista, in tal caso, la natura e la complessità della procedura) l’ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il gratuito patrocinio. Malgrado possa essere ammesso uno stato di debolezza del reclamante, in un procedimento di istituzione di una misura di protezione, privo di complicazioni come è il caso in esame, l’esigenza di essere rappresentato da un legale (a spese della collettività) non può essere ammessa. Siamo infatti in presenza di una procedura che non necessitava di particolari conoscenze, né dell’esecuzione di particolari formalità. Va evidenziato che, per formulare una richiesta come quella del reclamante tendente a essere aiutato tramite una misura di protezione, bastava una telefonata all’Autorità di protezione.
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