Source: http://www.dirittodellinformatica.it/privacy-e-sicurezza/you-pol-lapp-per-segnalare-i-reati-alla-polizia.html
Timestamp: 2018-05-27 01:38:48+00:00
Document Index: 64403436

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 10', 'art. 11', 'art. 12', 'art. 14', 'art. 37']

You Pol, l’app per segnalare i reati alla Polizia - dirittodellinformatica.it - Rivista telematica su diritto e tecnologia
Published on aprile 27th, 2018 | by dirittodellinformatica.it
“You Pol” è il nome di una nuova mobile app sviluppata dalla Polizia di Stato, diretta alla creazione di un canale di comunicazione privilegiato per la segnalazione, in modo semplice ed immediato, di episodi di bullismo, maltrattamenti e spaccio di stupefacenti, anche in forma anonima.
Si tratta di un’iniziativa importante in quanto mira ad accorciare la distanza tra i cittadini da un lato e le istituzioni dall’altro, con lo scopo di superare quelle barriere, anche culturali, che sono spesso alla base della decisione, da parte delle vittime come dei testimoni, di non denunciare simili episodi.
Questa applicazione, una volta scaricata gratuitamente sullo smartphone o sul tablet, permette di mettersi in contatto, direttamente e in tempo reale, con la più vicina stazione di Polizia e di inviare fotografie, video, segnalazioni scritte o anche di allegare dei link con lo scopo di denunciare episodi di bullismo, di violenza o di spaccio di droga, ai quali il denunciante stia assistendo o abbia assistito in prima persona, o persino di cui abbia avuto conoscenza in modo indiretto. Inoltre, nel momento in cui si esegue l’accesso all’Applicazione, l’utente potrà decidere se comunicare alle Autorità anche i suoi dati identificativi o se effettuare invece la segnalazione in modo completamente anonimo.
Ma non solo. You Pole mette a disposizione dei cittadini anche altre funzionalità, tra cui la possibilità di effettuare una chiamata di emergenza che, grazie alla localizzazione effettuata tramite l’app, metterà l’utente in contatto direttamente con la sala operativa della Questura più vicina al luogo in cui il segnalante si trova. L’applicazione infatti utilizza un efficace meccanismo di georeferenziazione (cioè di esatta localizzazione) del dispositivo che si sta utilizzando e del luogo in cui si è verificato l’evento, anche se geograficamente distanti tra loro.
Il trattamento dei dati personali per finalità di sicurezza
Il sistema di funzionamento dell’Applicazione “You Pol” implica (e, in realtà, si fonda su) la trasmissione diretta di dati agli organi di Polizia e l’utilizzo da parte di questi ultimi di immagini e informazioni per lo più idonee a rivelare dati personali, spesso presumibilmente anche sensibili. Questa nuova app, quindi, diventa anche un’occasione per riflettere sul tema del trattamento dei dati personali per finalità di pubblica sicurezza, ancora di più alla luce della pubblicazione, lo scorso 21 febbraio 2018, dello schema di Decreto Legislativo per l’attuazione in Italia della Direttiva europea n. 680 del 2016, relativa alla “Protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali” (Direttiva che si inserisce nel Pacchetto Privacy della normativa europea insieme al, ben più famoso, GDPR o Regolamento europeo n. 679/2016).
In particolare, il decreto di attuazione, attenendosi ai principi introdotti dalla Direttiva, ha lo scopo di disciplinare le attività che comportano trattamento di dati personali poste in essere per finalità di prevenzione e repressione di reati, esecuzione di sanzioni penali, salvaguardia contro le minacce alla sicurezza pubblica e prevenzione delle stesse, da parte delle autorità pubbliche, nazionali ed europee, volta in volta competenti (quindi sia da parte dell’autorità giudiziaria, sia da parte della Polizia).
La principale finalità di questa normativa è, nello specifico, quella di delineare un sistema di regolamentazione complessiva e dettagliata del trattamento dei dati personali in ambito penale, in modo tale da realizzare una sorta di “statuto”, contenente principi generali in materia e regole specifiche, in grado di assicurare tutela adeguate anche in questo particolare settore alla protezione dei dati personali.
L’importanza di questo intervento legislativo è rafforzato dal fatto che le nuove regole introdotte dal decreto sopra citato si sostituiscano, abrogandole, a quelle attualmente dettate dal Codice in materia di protezione dei dati personali (il D.Lgs. 196/2003) in materia di “trattamento dei dati personali da parte di forze di polizia”, e più nello specifico agli artt. da 53 a 57 compresi.
Tra le novità principali introdotte dalla nuova disciplina, in particolare, l’art. 3, comma 1, lettera e) stabilisce che i dati personali potranno essere conservati solo per il tempo strettamente necessario al conseguimento delle finalità per le quali sono trattati, dovranno essere sottoposti ad un esame periodico al fine di verificare se sussista o sia venuta meno la necessità di conservazione e dovranno, infine, essere cancellati o anonimizzati una volta decorso tale termine (la norma così prevede: “e) [I dati personali sono] conservati con modalità che consentano l’identificazione degli interessati per il tempo necessario al conseguimento delle finalità per le quali sono trattati, sottoposti ad esame periodico per verificarne la persistente necessità di conservazione, cancellati o anonimizzati una volta decorso tale termine”).
Il decreto introduce inoltre alcuni specifici diritti in capo al soggetto interessato dal trattamento, in linea con i diritti generalmente riconosciuti in materia di protezione dei dati personali e particolarmente rafforzati dal nuovo Regolamento europeo (GDPR), quali il diritto di chiedere e ricevere informazioni (previsto dall’art. 10), il diritto di accesso (art. 11), di rettifica, cancellazione e limitazione del trattamento dei dati (art. 12). D’altra parte, data la delicatezza del settore in esame, resta ferma, in ogni caso, la possibilità per l’ordinamento nazionale di limitare l’esercizio dei diritti dell’interessato, conformemente alle esigenze di indagine e processuali, come precisato appunto dall’art. 14, comma 1, che così recita: “I diritti di cui agli artt. 10, 11 e 12, relativamente ai dati personali contenuti in una decisione giudiziaria, in atti o documenti oggetto di trattamento nel corso di accertamenti o indagini, nel casellario giudiziale o in un fascicolo oggetto di trattamento nel corso di un procedimento penale, o in fase di esecuzione penale, sono esercitati conformemente a quanto previsto dalle disposizioni di legge o di regolamento che disciplinano tali atti e procedimenti”.
Infine, sempre in sintonia con la disciplina generale in materia di privacy, anche l’art. 37, comma 6, attribuisce al Garante per la protezione dei dati il compito di verificare il rispetto delle norme stabilite nel decreto, al fine di garantire la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone interessate dal trattamento dei dati personali, con il solo limite rappresentato dal trattamento svolto dall’autorità giudiziaria nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali, comprese quelle del pubblico ministero. La norma prevede infatti che “Il Garante non è competente in ordine al controllo del rispetto delle norme del presente decreto, limitatamente ai trattamenti effettuati dall’autorità giudiziaria nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali, nonché di quelle giudiziarie del pubblico ministero”.
È sempre più evidente che l’evoluzione tecnologica e la globalizzazione che caratterizzano l’epoca in cui viviamo pongono continue sfide per la protezione dei dati personali. Infatti, le occasioni di diffusione, raccolta e condivisione, più o meno consapevole per gli interessati, di dati personali sono aumentate in modo sempre più imponente, anche attraverso l’impiego massiccio della tecnologia nella vita di tutti i giorni e nelle attività quotidiane. Ciò è vero anche per il settore della pubblica sicurezza, in cui l’impego della tecnologia comporta operazioni di trattamento di dati personali nello svolgimento delle attività di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati, e di esecuzione di sanzioni penali. Di questa evoluzione le istituzioni, sia europee che nazionali, mostrano di essere consapevoli riconoscendo, allo stesso tempo, la necessità di garantire che le autorità giudiziarie e di polizia rispettino, nel trattamento dei dati personali delle persone fisiche, gli stessi livelli minimi di tutela.
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