Source: http://www.synsec.it/consulenza-sicurezza-sul-lavoro-brescia/faq-sicurezza-sul-lavoro
Timestamp: 2020-02-19 20:16:36+00:00
Document Index: 185344721

Matched Legal Cases: ['art.10', 'art.34', 'art 2', 'art 4', 'art 2', 'art 16', 'art 17', 'art 32', 'art 16', 'art 34', 'art 2', 'art 4', 'art 2', 'art 230', 'art 2', 'art 4', 'art 21']

Cosa devo fare per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro se assumo il primo dipendente/collaboratore?
1. valutare i rischi a cui andrà incontro questa persona compiendo il lavoro per cui la assumo
3. nominare un responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP); posso ricoprire io stesso questo ruolo purché possieda un attestato di formazione rilasciato ai sensi dell’art.10 del D.Lgs. 626/94 oppure ai sensi dell’art.34 del D.Lgs. 81/08, comunque con riferimento al D.M. 16 gennaio 1997
In caso di ispezioni da parte degli organi di polizia giudiziaria preposti, se non sono stati presi i provvedimenti di cui ai punti dell’elenco precedente, è redatto un verbale e viene data notizia di reato in procura. Ciascuna mancanza è punita con l’arresto da 4 a 8 mesi o con l’ammenda da € 5.000 a € 15.000; tuttavia è ammesso il ricorso al ravvedimento operoso che estingue il reato.Quindi:
1. se non valuto tutti i rischi, rischio l’arresto da 4 a 8 mesi o l’ammenda da € 5.000 a € 15.0002. se non faccio il DVR o l’autocertificazione rischio l’arresto da 4 a 8 mesi o l’ammenda da € 5.000 a € 15.0003. se non nomino un RSPP rischio l’arresto da 4 a 8 mesi o l’ammenda da € 5.000 a € 15.0004. se non mi attengo alla altre norme del D.Lgs. 81/08, a seconda dei casi posso incappare in sanzioni di
semplice natura amministrativa oppure in sanzioni penali che prevedono anche l’arresto.
3. verificare di aver nominato un responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP
4. attenermi alle nuove disposizioni del D.Lgs. 81/08 sulla formazioni sui rischi e sulle misure preventive e protettive.
Può essere nominato il datore di lavoro a seguito di un corso di 16-32-48 ore in base alla tipologia di attività, un dipendente a seguito di un apposito corso (il numero di ore varia dalla tipologia di attività), oppure un soggetto esterno che possiede i titoli adeguati. L’attestato ha durata quinquennale e sono previsti aggiornamenti periodici.
La nomina non ha scadenza; tuttavia l’RSPP ha l’obbligo di aggiornamento delle proprie competenze ogni 5 anni.
In caso di mancata nomina, il datore di lavoro è punito con l’arresto da 4 a 8 mesi di reclusione o con l’ammenda da 5.000 € a 15.000 €
Il medico competente è il professionista nominato dal datore di lavoro per collaborare con lui e con il servizio di prevenzione e protezione alla valutazione dei rischi, anche ai fini della programmazione, ove necessario, della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione della attuazione delle misure per la tutela della salute e della integrità psico-fisica dei lavoratori, all’attività di formazione e informazione nei confronti dei lavoratori, per la parte di competenza, e alla organizzazione del servizio di primo soccorso considerando i particolari tipi di lavo-razione ed esposizione e le peculiari modalità organizzative del lavoro. Inoltre il medico competente programma ed effettua la sorveglianza sanitaria attraverso protocolli sanitari definiti in funzione dei rischi specifici .
Non può essere nominato nessuno, in quanto tecnicamente non è una nomina; bensì si tratta di un’elezione tra i dipendenti iscritti a libro paga. Il dipendente eletto dovrà frequentare un corso di formazione .
Quali sono le sanzioni eventuali relative al RLS?
Nel caso in cui il datore di lavoro non informi e formi i lavoratori in merito al loro diritto di eleggere un rappresentante, oppure non collabori nel permettere la verifica delle misure di sicurezza da parte del RLS, le violazioni sono punite con l'arresto da 2 a 4 mesi o con l’ammenda da € 800 a € 3.000. Nel caso in cui il datore di lavoro non effettui la comunica-zione annuale all'INAIL.
E’ il documento, redatto a conclusione della valutazione dei rischi; deve avere data certa e contenere: • una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale
siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa;
• l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e dei dispositivi di protezione individuali adottati, a seguito della valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a);
• l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli della orga-
nizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri;
• l’indicazione del nominativo del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza o di quello territoriale e del medico competente che ha partecipato alla valutazione del rischio;
• Il contenuto del documento deve anche rispettare altre indicazioni previste dalle specifiche norme sulla valutazione dei rischi specifici (es. rischi da agenti fisici, chimi, biologici, ecc.)
Il DVR deve essere fatto dal datore di lavoro in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), il medico competente (ove necessario) e il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS).
• all’individuazione dei fattori di rischio, alla valutazione dei rischi e all’individuazione delle misure per la sicurezza e la salubrità degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica cono-
scenza dell’organizzazione aziendale;
• ad elaborare, per quanto di competenza, le misure preventive e protettive, e i sistemi di controllo di tali misure;
• a proporre i programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
• a partecipare alle consultazioni in materia di tutela della salute esicurezza sul lavoro, nonché alla riunione periodica;
Il titolare di una società (senza dipendenti) assume un lavoratore con contratto “a chiamata”, deve attenersi in toto al D.Lgs 81/08?
Nella fattispecie il lavoratore è considerato tale ai sensi dell’art 2, comma 1, lettera a), D.Lgs 81/08 e s.m.i. ma non computato come tale ai sensi dell’art 4, comma 1, D.lgs 81/08 e s.m.i. per cui il datore di lavoro deve:
b) munire il lavoratore di dispositivi di protezione individuale ed utilizzarli conformemente alle disposizioni di cui al titolo III;
c) fornire al lavoratore dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti nell’ambiente in cui è chiamato ad e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla propria attività.
d) assicurarsi sulle capacità e sulle condizioni del lavoratore in rapporto alla salute e alla sicurezza in funzione dei compiti affidati;
e) dotarsi di Registro Infortuni.
Se il datore di lavoro non volesse risolvere i problemi della sicurezza, l’RSPP nonostante le segnalazioni fatte, è in correo per tale inadempienze?
Premesso che il legislatore né con il D.Lgs 626/94 e s.m.i. né con il D.Lgs 81/08 e s.m.i. ha “riservato” delle sanzioni a carico dell’RSPP essendo questi, un tecnico designato dal datore di lavoro e a cui deve rispondere così come sancito nell’art 2, comma 1, lettera f), D:Lgs 81/08 e s.m.i..
E’ obbligo dell’RSPP comunicare ( per iscritto) al Datore di lavoro eventuali rischi presenti nel luogo di lavoro e comunicarli anche all’RLS e successivamente verificare se si è provveduto ad eliminarli o ,quando ciò non è possibile, a ridurli. Non bisogna dimenticare che se il Datore di lavoro non ha conferito a tale figura una delega di funzioni ( art 16, D.Lgs 81/08 e s.m.i.) l’RSPP non ha alcun potere decisionale e di spesa per cui lo stesso non ha alcun potere per risolvere il problema denunciato.
La Cassazione Penale Sez. IV , con Sentenza n. 27420 del 4/7/2008 (u. p. 20/5/2008) - Pres. Visconti – Est. Galbiati – P.M. Di Casola - Ric. V. A. si è pronunciata a favore dell’RSPP facendo rilevare che la funzione di tale figura professionale è di consulenza del datore di lavoro ma l’obbligo di vigilanza e controllo rimane a carico del Datore di lavoro.
In altre occasioni la Cassazione ha precisato che le responsabilità dell’RSPP possono essere di colpa professionale o colpa tecnica;
la prima è quando si è a conoscenza di un pericolo e non viene comunicato al Datore di lavoro e dei lavoratori, la seconda è quando interviene nella soluzione di un problema tecnico e a seguito del non idoneo intervento si verifica un infortunio.
Pertanto come innanzi detto, a mio parere, l’RSPP deve solo comunicare per iscritto al datore di lavoro e all’RLS quanto riscontrato, trascorso il tempo congruo per la eliminazione del problema comunicare, sempre per iscritto, al datore di lavoro e all’RLS che il problema non è stato risolto per cui lo stesso rappresenta un pericolo per i lavoratori.
A questo punto l’RSPP non ha alcuna responsabilità perché anche volendo non può risolvere il problema non essendo in possesso di alcuna delega con poteri decisionali e di spesa conferitagli da parte del datore di lavoro.
Il datore di lavoro può trasferire le responsabilità penali e civili all’RSPP?
Uno degli obblighi NON DELEGABILI del Datore di lavoro è la designazione dell’RSPP come sancito dall’art 17, comma 1, lettera b), D.Lgs 81/08 e s.m.i.
Pertanto, nel momento in cui il datore di lavoro designa l’ R.S.P.P. interno o esterno all’azienda, questa figura professionale, che possiede capacità e requisiti professionali di cui all’art 32, si assume tutte le responsabilità che la normativa vigente in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e il Codice Penale gli riservano, per cui non è il datore di lavoro che trasferisce le responsabilità all’RSPP.
Ancora oggi, dopo l’abrogato D.Lgs 626/94 e s.m.i. il legislatore non ha previsto alcuna sanzione per l’RSPP. Da qualche anno la Corte di Cassazione ha ravvisato a carico di questa figura , in caso di infortuni, responsabilità sia “tecniche” che “professionali”.
In poche parole se l’RSPP ravvisa un pericolo e non ne porta a conoscenza del datore di lavoro e dovesse verificarsi un infortunio ne risponde per responsabilità “professionale”.
Se l’RSPP è a conoscenza di un pericolo che può essere eliminato o ridotto con alcuni accorgimenti tecnici e lo stesso interviene con soluzioni inidonee e dovesse verificarsi un infortunio, l’RSPP ne risponde per responsabilità “tecniche”.
Quindi solo in caso di infortuni vengono valutate eventuali responsabilità a carico dell’RSPP.
Pertanto, il datore di lavoro può delegare ad altro soggetto le sue funzioni con le modalità di cui all’art 16, fermo restando che è obbligato a vigilare sul corretto espletamento delle funzioni delegate.
Agli altri soggetti coinvolti nel pianeta sicurezza è il D.Lgs 81/08 e s.m.i. che trasferisce ad ognuno per le proprie competenze i relativi obblighi. In realtà non ci sono conflitti di ruoli tra l’RSPP e il datore di lavoro perché sono figure con ruoli diversi e con responsabilità diverse.
E’ doveroso ricordare che se il datore di lavoro vuole avvalersi dell’art 34, D.Lgs 81/08 e s.m.i. può svolgere direttamente i compiti propri del servizio di prevenzione e protezione dai rischi.
Lo “stagista” è considerato dipendente? E se minorenne ?
Lo stagista cuoco è considerato lavoratore, “ indipendentemente dalla tipologia contrattuale” ai sensi dell’art 2, comma 1, lettera a), D.Lgs 81/08 e s.m.i. , ma non computato come tale ai sensi dell’art 4 dello stesso decreto.
In realtà lo stagista, in Italia, non è considerato subordinato, pertanto non rientra nella “conta” dei lavoratori.
Quindi, nella fattispecie i lavoratori della pizzeria sono 4 ma quando necessita di calcolarli ai fini degli obblighi o diritti in materia di sicurezza i dipendenti sono 3 escluso lo stagista.
Il “minorenne” se adolescente ( età compresa tra i 15 e i 18 anni) può svolgere regolarmente il lavoro in pizzeria però bisogna fare attenzione agli orari poiché lo stesso non può effettuare lavori notturni dalle ore 22 alle ore 6 o dalle ore 23 alle ore 7.
Inoltre, e non è il caso di specie, i minori non possono effettuare i lavori riportati nell’allegato I della Legge 977/67.
Per quanto attiene al DVR, lo stagista deve essere riportato all’interno del documento come tale.
Nella fattispecie il datore di Lavoro gli deve far utilizzare attrezzature conformi alla normativa vigente di cui al Tit. III del D.Lgs 81/08 e s.m.i., fornirgli idonei D.P.I., e portarlo a conoscenza dei rischi presenti nel locale pizzeria e delle procedure adottate affinché gli stessi siano ridotti o eliminati.
In merito alla a visita medica, è opportuno ricordare che il minore deve essere accompagnato dal genitore presso la struttura ASL competente territorialmente ( se adibito per lavori non a rischio) e dal medico competente ( se adibito per lavori in cui è richiesta la sorveglianza sanitaria), salvo eventuali disposizioni delle singole Regioni.
Lo stagista anche se proviene da una scuola alberghiera per fare pratica, su quanto sopra detto non cambia nulla.
Il “tirocinante” può essere eletto RLS ?
Proprio per l’art 2 e per la frase che questo riporta “…indipendentemente dalla tipologia contrattuale (omissis)” il tirocinante è un lavoratore e quindi può essere eletto RLS.
Poi tutto dipende da come viene impostato il discorso con gli altri lavoratori.
Se il tirocinante dopo un breve periodo va via, non è corretto da parte degli altri lavoratori eleggerlo a RLS perché dopo devono provvedere a nuova elezione etc…..
In un’azienda familiare deve essere valutato lo stress lavoro-correlato?
Nell’ impresa familiare, introdotta nel nostro ordinamento dalla riforma del diritto di famiglia del 1975, è inteso ai sensi dell’art 230-bis del codice civile come familiare il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo; per impresa familiare quella cui collaborano il coniuge, i parenti entro il terzo grado, gli affini entro il secondo.
I componenti dell’impresa familiare sono equiparati a lavoratori ai sensi dell’art 2, comma 1, lettera a), D.Lgs 81/08 e s.m.i. ma non computati come tali ai sensi dell’art 4, comma 1, lettera a), D.Lgs 81/08 e s.m.i.
Se tra i componenti dell’impresa familiare , nella fattispecie moglie e figlio, non esiste alcun contratto di lavoro, i componenti familiari devono attenersi a quanto sancito dall’art 21, D.Lgs 81/08 e s.m.i.. Pertanto non deve essere elaborata neanche l’Autocertificazione e quindi non deve essere valutato neanche lo stress da lavoro correlato.
Se tra i componenti familiari, anche tra padre e figlio o marito e moglie, esiste un contratto di lavoro significa che c’è subordinazione e quindi si applica il D.Lgs 81/08 e s.m.i.; nella fattispecie si applica in toto il D.Lgs 81/08 e s.m.i. e quindi si deve elaborare l’autocertificazione, stress lavoro- correlato, RLS, RSPP, Addetti etc….
Eventuali imprecisioni, errori o interpretazioni inesatte che dovessero verificarsi nell’esposizione delle tematiche sulla sicurezza del lavoro, non comportano responsabilità per l'autore che pone, comunque, la massima cura nell’affrontare i problemi del mondo del lavoro.
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