Source: http://www.blogstudiolegalefinocchiaro.it/2010/05/
Timestamp: 2018-02-21 20:45:25+00:00
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posted by admin on maggio 29, 2010
ISP, Interviste, Libertà di Internet, Privacy e protezione dei dati personali, Responsabilità dei provider, Web 2.0
Come anticipato, pubblichiamo l’intervista al giudice Oscar Magi estensore della sentenza del noto caso Google/Vividown, che ha condannato tre dirigenti di Google a sei mesi di reclusione. Le domande sono state rivolte al giudice in occasione del convegno su “Il futuro della responsabilità in rete. Quali regole dopo la sentenza del caso Google/Vividown?” presso l’Università degli studi di Roma Tre.
Durante il convegno si è parlato del fatto che l’upload su YouTube può essere considerato un esempio di “manifestazione del pensiero”, pertanto un “regime speciale” di libertà di espressione che richiederebbe un’attenzione meno elevata sulla tutela dei dati personali dei soggetti coinvolti. Cosa ne pensa, visto che questa interpretazione è in contrasto con la sua sentenza?
L’ho trovato interessante da un punto di vista strettamente culturale, ma poco aderente a quella che è la realtà normativa. Non si può confondere la libertà di espressione del pensiero con un video pesantemente offensivo nei confronti di un ragazzo down, quindi con un’evidente portata di tipo “criminale”. Sono due cose profondamente diverse. Il problema di queste norme è che sono poco frequentate: se si cerca negli archivi e nelle banche dati non si trova niente. A livello giuridico questa è stata una foresta da disboscare col machete, nella quale non c’erano strade.
Cosa pensa della cosiddetta autoregolamentazione nella presa di responsabilità da parte dei provider sui contenuti illeciti recentemente proposta dal ministro Maroni?
Ho visto solo anticipazioni giornalistiche, peraltro anche molto sintetiche, e sono abituato per una ragione di professionalità a ragionare solo sulle norme fatte e non su quelle che si vogliono fare. Detto questo, io credo che l’autoregolamentazione sia una strada percorribile, come ha indicato anche il prof. Zencovich: autoregolamentarsi prima che intervenga un meccanismo di regolamentazione troppo severa. Certo se l’autoregolamentazione viene imposta dal Governo c’è una contraddizione in termini, visto che sarebbe una regolamentazione e non un autoregolamentazione. Finché non vedo una norma scritta non riesco a dare un parere, anche perché sono norme molto tecniche, molto particolari, di non semplice partecipazione, su concetti che anche da un punto di vista verbale non sono di dominio comune, ad esempio bisogna capire se viene riportata una differenza fra host provider e content provider.
Quale tutela per soggetti che possono subire danni tipo quello del caso Google/Vividown nel caso di un’autoregolamentazione? Gli illeciti possono sempre accadere, nonostante le precauzioni.
L’autoregolamentazione può essere una strada possibile, ma certo non è l’unica da percorrere. È chiaro che va ridefinito un percorso di responsabilità ed è da definire in modo preciso. Non so se debba essere la norma sul meccanismo colposo del direttore del giornale o dell’editore del giornale, come ha proposto il prof. Rossello stamattina, è una via interessante. Certo, per quel che riguarda il provider, c’è da individuare un eventuale profilo colposo, rilevabile dalla violazione di norme specifiche. Anche qui va fatta una distinzione attenta e precisa fra quelli che sono gli host provider e quelli che sono invece i produttori o i gestori di contenuti. Non sono la stessa cosa. E penso che da questo punto di vista la mia sentenza sia significativa: per la prima volta, credo, si fa una differenza importante tra questi due tipi di provider, che sono due soggetti giuridici profondamente diversi.
Pensa a una distinzione fra categorie?
Bisogna fare un discorso chiaro sul fine di lucro. Ci sono dei provider che lavorano a scopo di lucro, un lucro anche piuttosto rilevante, che vanno certamente tutelati, ma con un discorso diverso dagli altri. Non perché il lucro sia un male ovviamente, ma dove c’è la possibilità di guadagnare molto dall’upload dei file allora lì ci deve essere una valutazione di tipo diverso. Non a caso la legge sulla privacy individua il dolo specifico collegato al fine di lucro, cosa che in altri campi non c’è. Evidentemente il fine di lucro è un indice rivelatore importante.
Un altro indice rivelatore è quello relativo alla qualità del provider e un ultimo indice significativo potrebbe basarsi proprio sul fatto che il provider si autoregolamenti o meno. Queste tre cose andrebbero regolate anche perché altrimenti si corre il rischio di lasciare una situazione in completa balia di quella che può essere una giurisprudenza anche molto alternativa, perché io oggi ho deciso così, ma domani un giudice di Barletta può decidere in senso opposto. Il che non è bello per chi deve lavorare nei settori coinvolti.
posted by admin on maggio 27, 2010
Eventi, Responsabilità dei provider, Web 2.0
[...] il diritto ha una funzione stabilizzante dei rapporti economici e sociali, ma quando questi, per ragioni fisiologiche o patologiche (si pensi alle guerre, ai disastri naturali, alle rivoluzioni), sono in continuo movimento finisce per riuscire solo a “fermare” alcune immagini di quanto è già avvenuto. Ma vi è di più: il predominio delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione sta dando luogo alla scomposizione dei soggetti, i quali vivono in un luogo fisico, ma nel contempo in una molteplicità di luoghi “virtuali”, ove creano diverse identità, relazioni, rapporti giuridici.
Con questa presentazione, tratta dalla relazione dei prof. Salvatore Sica e Vincenzo Zeno-Zencovich, si è aperto all’Università degli studi di Roma Tre il convegno su “Il futuro della responsabilità sulla rete. Quali regole dopo la sentenza del caso Google/Vividown?”.
Occasione di confronto fra i giuristi di internet italiani, eccezion fatta per la prof. Fiona McMillan visiting professor dal Birkback College di Londra, il convegno è stato animato da interventi mirati a portare all’attenzione generale le questioni più controverse della giurisdizione su internet. Si è quindi parlato del problema della competenza territoriale, delle difficoltà nell’identificazione dei soggetti che operano in rete e nella qualificazione delle attività da loro svolte, della protezione dei dati personali e della tutela della reputazione.
La sentenza del caso Google/Vividown è stato il riferimento intorno al quale orbitavano la maggioranza degli interventi, che hanno analizzato diversi aspetti implicati dalla vicenda dai filtri interni ai provider alle clausole del contratto fra youTube e i suoi utenti.
Il convegno è stato seguito anche dal giudice Oscar Magi, estensore della sentenza sul caso Google/vividown che ha condannato tre dirigenti di Google a sei mesi di reclusione. Abbiamo fatto alcune domande al Giudice in merito alla sua sentenza e all’autoregolamentazione dei provider proposta dal Ministro Maroni e dal viceministro Romani. L’intervista verrà pubblicata su questo blog nei prossimi giorni.
Per ascoltare le relazioni del convegno si rimanda a questo indirizzo. L’evento è stato coperto giornalisticamente anche dal TG1: qui il link all’edizione integrale (il servizio è al minuto 18:57).
posted by admin on maggio 26, 2010
Convegno: IT e Sicurezza, Rapporto attacchi informatici e quadro normativo.
posted by admin on maggio 24, 2010
In attesa dello speciale sul convegno “Il futuro della responsabilità della rete” che si è svolto venerdì 21 Maggio presso l’Università degli Studi di Roma 3, segnaliamo che la Prof. Giusella Finocchiaro sarà presente come relatrice anche al prossimo convegno organizzato da Club TIer - Club per le Tecnologie dell’Informazione Emilia Romagna – sul tema IT e Sicurezza: Rapporto attacchi informatici e quadro normativo.
Nel suo intervento la Prof.Finocchiaro illustrerà le più importanti norme riguardanti la sicurezza informatica, con particolare riferimento ai più recenti aggiornamenti al quadro normativo nazionale.
L’evento si terrà a Ferrara, mercoledì 9 giugno 2010 – ore 11:00 presso ICT Trade 2010 – Fiera di Ferrara.
posted by admin on maggio 18, 2010
Diritto d'autore e copyright, ISP, Libertà di Internet, Responsabilità dei provider, Web 2.0
Cataloghi d’asta e diritto d’autore: Christie’s chiede risarcimento ad Artprice
posted by admin on maggio 13, 2010
La creazione dei cataloghi d’arte richiede un vero e proprio lavoro di ricerca, di studio e di selezione delle opere che giustifica un’originalità da proteggere in base al diritto d’autore. É questa l’opinione della responsabile legale della casa d’aste Christie’s che da due anni sta portando avanti una causa da 60 milioni contro artprice.com, uno dei principali siti che forniscono informazioni sul mercato dell’arte.
Christie’s ha denunciato Artprice per violazione del diritto d’autore attraverso la pubblicazione non autorizzata della totalità di più di 2.300 suoi cataloghi sul sito artprice.com, che ha sede a Lione.
Secondo il presidente di Artprice, l’accusa di Christie’s è infondata per via del regime fiscale scelto dalla casa d’aste per i cataloghi. Dato che gli editori sono liberi di scegliere se applicare sui volumi l’Iva oridinaria o il tasso ridotto del 5,5% previsto per le opere dell’ingegno, il fatto che Christie’s abbia scelto la via economicamente più svantaggiosa dimostra come la casa d’arte stessa non consideri i suoi cataloghi opere intellettuali.
“Il fatto che i cataloghi siano sottoposti a un certo regime fiscale non significa che non siano tutelabili in base al diritto d’autore” controbatte la legale di Christie’s a Parigi.
La famosa casa d’aste londinese non è la sola ad aver fatto causa al sito di Lione. Artprice è perseguito per lo stesso capo d’accusa anche da altre case d’asta europee. Christie’s spicca però per l’ammontare della richiesta di risarcimento: 60 milioni di euro per danni, interessi e “parassitismo”. Una cifra che pare ingiustificata.
Il presidente di Artprice è convinto che si tratti di un tentativo di aggiotaggio per destabilizzare i 18mila azionisti a pochi giorni dalla riproduzione dei bilanci. Per questo motivo ha sporto a sua volta denuncia per aggiotaggio contro ignoti.