Source: http://briguglio.asgi.it/immigrazione-e-asilo/2000/settembre/flussi-sinisi-2.html
Timestamp: 2019-05-21 04:58:41+00:00
Document Index: 183754089

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 21', 'art. 23', 'art.37']

1) Un ulteriore decreto di programmazione per l'anno 2000, consentito dall'art. 3 del Testo unico (T.U.), verrebbe incontro alla domanda di lavoro che non riesce a trovare adeguata offerta nel mercato del lavoro nazionale, fornirebbe una base giuridica all'anticipazione - stabilita con decreto del Ministro del lavoro - relativa all'ingresso di 20.000 lavoratori stagionali, e darebbe un chiaro segnale che la politica di immigrazione italiana e' fondata prima di tutto sulla gestione di effettivi flussi legali, prima ancora - in senso sia logico sia cronologico - che sulla repressione di quelli illegali.
E' bene che, in generale, un decreto di programmazione preveda la possibilita' di incrementare (oltre che ridistribuire) le quote stabilite per l'anno nei casi in cui tali quote siano esaurite in tempi piu' brevi del previsto. Questo permetterebbe di utilizzare, per l'incremento delle quote, lo strumento della direttiva, e di evitare un ulteriore lentissimo passaggio dalle commissioni parlamentari.
Fermo restando che, nei fatti, il ricorso a queste soluzioni non va demonizzato, dal momento che comunque contribuisce ad innalzare il tasso di regolarita' dell'immigrazione nel nostro paese, e' possibile correggerne alcuni elementi negativi mediante
i) l'istituzione o il completamento delle liste ex art. 21, con la definizione di procedure trasparenti per l'iscrizione nelle liste stesse e per la loro utilizzazione. In particolare, al fine di evitare una gestione difficilmente controllabile da parte delle autorita' dei paesi di emigrazione, sarebbe bene rendere possibile l'iscrizione mediante - per esempio - lettera raccomandata al Ministero del lavoro. In alternativa, si potrebbe affidare la compilazione delle liste (con certificazione della qualificazione dei lavoratori) alle associazioni imprenditoriali.
ii) l'applicazione dell'art. 5, co. 9, del T.U., che consente la conversione del permesso di soggiorno (senza preclusione per i permessi di breve durata) in presenza dei requisiti previsti per altro tipo di permesso. Questo consentirebbe di portare alla luce il meccanismo di incontro diretto tra datore di lavoro e lavoratore, incentivando pero', comunque, le forme di ingresso legale (sia pure per turismo o per visita) piuttosto che il ricorso all'ingresso illegale o al prolungamento irregolare del soggiorno. Un primo passo in questa direzione e' stato fatto stabilendo (telegramma del Ministero degli affari esteri) che la presenza legale in Italia per motivi diversi dal lavoro al momento in cui la richiesta di autorizzazione al lavoro e' avanzata non e' da considerarsi motivo ostativo al successivo rilascio del visto di ingresso per lavoro. Si tratta ora di consentire la conversione del permesso sul posto, senza richiedere il ritorno in patria del lavoratore. E' da notare che questa possibilita' contribuirebbe ad estendere il beneficio di un incontro sul posto tra domanda e offerta di lavoro anche a soggetti che, privi di conoscenze in Italia, non riuscirebbero a ottenere una sponsorizzazione ex art. 23; si tratterebbe cioe' di un positivo rafforzamento della filosofia che sta alla base dell'istituto della prestazione di garanzia.
Dal momento che l'ingresso per inserimento nel mercato del lavoro senza sponsor costituisce forse la novita' piu' rilevante introdotta dalla legge 40, ed e', certamente, quello che piu' si avvicina ai meccanismi di fatto utilizzati dall'immigrazione per lavoro in Italia - in questo senso e' da considerare la via di immigrazione piu' naturale -, e' bene che riceva spazio non solo in sede di mera previsione teorica, ma in sede di effettiva applicazione (e, successivamente, nel confronto europeo finalizzato all'armonizzazione). E' opportuno quindi che, accanto all'ampliamento, gia' auspicato, della quota destinata all'inserimento nel mercato del lavoro,
i) siano istituite le liste di prenotazione in ogni consolato, basate sull'anzianita' di iscrizione. Qualora, per un determinato paese di emigrazione, esistano anche liste ex art. 21, e' possibile che si dia luogo ad un'unica lista, dalla quale, pero', ai fini dell'ingresso ex art. 23, co. 4, si attinga sulla base del solo criterio dell'anzianita' di iscrizione. Qualora, poi, si incontrino, per altri paesi, difficolta' nell'istituzione o nella tenuta delle liste ad opera della Rappresentanza italiana, si consenta l'iscrizione per posta, con lettera raccomandata al Ministero del lavoro. Si eviti, in ogni caso, che la tenuta delle liste sia affidata all'autorita' del paese di emigrazione (la trasparenza nella gestione della lista non sarebbe in alcun modo controllabile). Si chiarisca, infine, che, a condizione di riconferma annuale dell'iscrizione nella lista, l'anzianita' di iscrizione decorre dal giorno della prima iscrizione.
La definizione di una quota sufficientemente alta e' di interesse anche per quanto concerne la possibilita' di inserimento professionale degli stranieri laureati e abilitati in Italia. Con riferimento a tale categoria, qualora non si voglia specificare un'apposita quota, e' opportuno chiarire - a scanso di equivoci - che la quota fissata per lavoro autonomo rappresenta anche il tetto per le iscrizioni in albi professionali ed elenchi speciali sulla base di quanto previsto dall'art.37, comma 3, del T.U., e che i medesimi limiti numerici si applicano ai fini della dichiarazione di equipollenza e dell'ammissione agli esami di cui al comma 8 dell'articolo 50 del Regolamento (che prevederebbe l'esplicita definizione di quote per ciacuna professione!).
6) Riguardo alla conversione dei permessi di soggiorno per studio in permessi per lavoro subordinato, una difficolta' rilevata in sede di prima applicazione e' legata alla mancanza di una disposizione precisa e tempestiva riguardo all'ordine in cui si sarebbe dovuto esaminare le richieste di conversione rispetto alle richieste di autorizazione al lavoro per lavoratori residenti all'estero (nell'unica circolare del Ministero del lavoro al riguardo, datata 28 luglio 2000, non si trovano indicazioni in proposito). Tale mancanza puo' avere effetti particolarmente negativi nei casi di titolari di permesso per studio non ulteriormente rinnovabile (avendo essi portato a termine il corso di studi); se la loro richiesta di conversione, in un primo tempo accantonata, non verra' accolta per l'esaurimento della quota, questi soggetti perderanno ogni possibilita' di restare in Italia per lavoro subordinato, a dispetto di quanto stabilito dalla legge.