Source: http://95.110.157.84/gazzettaufficiale.biz/atti/2010/20100077/010G0071.htm
Timestamp: 2020-04-07 04:14:47+00:00
Document Index: 156847258

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 81', 'art. 117', 'art. 1', 'art. 170', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 54', 'art. 63', 'art. 67', 'art.\n65', 'art. 66', 'art. 65', 'art. 65', 'art. 57', 'art. 57', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 86', 'art. 63', 'art. 3', 'art. 63', 'art. 3', 'art. 11', 'art.\n3', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 1', 'art.\n2', 'art. 3', 'art. 20', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 77', 'art. 76', 'art. 76', 'art. 117', 'art. 65', 'art. 66', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 63', 'art. 34', 'art. 63', 'art. 69', 'art. 11', 'art. 57', 'art. 57']

Gazzetta n. 77 del 2 aprile 2010 -
Gazzetta n. 77 del 2 aprile 2010 (vai al sommario)
DECRETO LEGISLATIVO 23 febbraio 2010, n. 49
Vista la legge 7 luglio 2009, n. 88, recante disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee - Legge comunitaria 2008, e in particolare l'articolo 1;
Vista la direttiva 2007/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2007, relativa alla valutazione ed alla gestione dei rischi di alluvioni;
Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, ed in particolare la parte terza;
Visto il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 13, recante misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell'ambiente, ed in particolare l'articolo 1;
Vista la legge 24 febbraio 1992, n. 225, recante istituzione del Servizio nazionale della protezione civile;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e successive modificazioni, recante conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali;
Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004, recante indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idraulico ai fini di protezione civile;
Vista la preliminare, deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 19 novembre 2009;
Considerato che la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano non ha reso il parere di competenza nel previsto termine;
Acquisito i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati;
Considerato che le competenti Commissioni del Senato della Repubblica non hanno espresso il parere entro il termine prescritto;
Sulla proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle finanze, delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno, per i beni e le attivita' culturali e per i rapporti con le regioni;
1. Il presente decreto disciplina le attivita' di valutazione e di gestione dei rischi di alluvioni al fine di ridurre le conseguenze negative per la salute umana, per il territorio, per i beni, per l'ambiente, per il patrimonio culturale e per le attivita' economiche e sociali derivanti dalle stesse alluvioni.
2. Restano ferme le disposizioni della parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni di seguito denominato: Â«decreto legislativo n. 152 del 2006Â», nonche' la pertinente normativa di protezione civile anche in relazione alla materia del sistema di' allertamento nazionale.
- Il testo dell'art. 1 della legge 7 luglio 2009, n. 88
legge comunitaria 2008.) Pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale 14 luglio 2009, n. 161, S.O. cosi' recita:
Â«Art. 1 (Delega al Governo per l'attuazione di
all'esigenza di garantire il rispetto dell'art. 81, quarto
corredati dei necessari elementi integrativi
6. I decreti legislativi, relativi alle direttive di
cui agli allegati A e B, adottati, ai sensi dell'art. 117,
quinto comma, della Costituzione, nelle materie di
in mancanza di nuovo parere.Â».
- Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, (Norme
in materia ambientale) e successive modificazioni e'
- Si riporta il testo dell'art. 1 del decreto-legge 30
dicembre 2008 n. 208 (Misure straordinarie in materia di
risorse idriche e di protezione dell'ambiente), convertito
aprile 2006, n. 152, e' sostituito dal seguente: Â«2-bis.
decreto.Â».
Presidente del Consiglio dei Ministri di cui all'art. 170,
come sostituito dal comma 1, sono fatti salvi gli atti
posti in essere dalle Autorita' di bacino di cui al
3. Fino alla data di cui al comma 2, le Autorita' di
bacino di rilievo nazionale restano escluse
dall'applicazione dell'art. 74 del decreto-legge 25 giugno
2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6
agosto 2008, n. 133, fermi restando gli obiettivi fissati
ai sensi del medesimo art. 74 da considerare ai fini
dell'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei
3-bis. L'adozione dei piani di gestione di cui
all'articolo 13 della direttiva 2000/60/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, e'
entro e non oltre il 28 febbraio 2010, dai comitati
istituzionali delle autorita' di bacino di rilievo
nazionale, integrati da componenti designati dalle regioni
si riferisce il piano di gestione non gia' rappresentate
nei medesimi comitati istituzionali. Ai fini del rispetto
del termine di cui al primo periodo, le autorita' di bacino
coordinare i contenuti e gli obiettivi dei piani di cui al
presente comma all'interno del distretto idrografico di
appartenenza, con particolare riferimento al programma di
misure di cui all'art. 11 della citata direttiva
2000/60/CE. Per i distretti idrografici nei quali non e'
presente alcuna autorita' di bacino di rilievo nazionale,
3-ter. Affinche' l'adozione e l'attuazione dei piani di
gestione abbia luogo garantendo uniformita' ed equita' sul
risorse finanziarie necessarie al conseguimento degli
mare, con proprio decreto, emana, entro sessanta giorni
del presente decreto, linee guida che sono trasmesse ai
3-quater. Dalla data di entrata in vigore della legge
al comma 2, non si applicano le disposizioni di cui
all'art. 3 del decreto del Presidente della Repubblica 27
al finanziamento degli interventi in materia di difesa del
suolo per il quadriennio 1998-2001, e all'art. 3, comma 2,
del decreto del Presidente della Repubblica 9 maggio 2001,
n. 331, recante ripartizione dei fondi finalizzati al
finanziamento degli interventi in materia di difesa del
suolo per il quadriennio 2000-2003.Â».
- La legge 24 febbraio 1992, n. 225 (Istituzione del
Servizio nazionale della protezione civile) e' pubblicata
- Il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112
(conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello
capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59) e' pubblicato
- Per i riferimenti del decreto legislativo 3 aprile
1. Ai fini del presente decreto, oltre alle definizioni di fiume, di bacino idrografico, di sottobacino e di distretto idrografico di cui all'articolo 54, comma 1, del decreto legislativo n. 152 del 2006 si applicano le seguenti definizioni:
a) alluvione: l'allagamento temporaneo, anche con trasporto ovvero mobilitazione di sedimenti anche ad alta densita', di aree che abitualmente non sono coperte d'acqua. Cio' include le inondazioni causate da laghi, fiumi, torrenti, eventualmente reti di drenaggio artificiale, ogni altro corpo idrico superficiale anche a regime temporaneo, naturale o artificiale, le inondazioni marine delle zone costiere ed esclude gli allagamenti non direttamente imputabili ad eventi meteorologici;
b) pericolosita' da alluvione: la probabilita' di accadimento di un evento alluvionale in un intervallo temporale prefissato e in una certa area;
c) rischio di alluvioni: la combinazione della probabilita' di accadimento di un evento alluvionale e delle potenziali conseguenze negative per la salute umana, il territorio, i beni, l'ambiente, il patrimonio culturale e le attivita' economiche e sociali derivanti da tale evento.
- Il testo dell'art. 54, comma 1, del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, cosi' recita:
Â«Art. 54 (Definizioni). - 1. Ai fini della presente
delle sole acque sotterranee, le acque di transizione e le
acque costiere, tranne per quanto riguarda lo stato
chimico, in relazione al quale sono incluse anche le acque
d) acque sotterranee: tutte le acque che si trovano
e) acque interne: tutte le acque superficiali
correnti o stagnanti e tutte le acque sotterranee
f) fiume: un corpo idrico interno che scorre
prevalentemente in superficie, ma che puo' essere
h) acque di transizione: i corpi idrici superficiali
alle acque costiere, ma sostanzialmente influenzati dai
i) acque costiere: le acque superficiali situate
riferimento per definire il limite delle acque
territoriali, e che si estendono eventualmente fino al
l) corpo idrico superficiale: un elemento distinto e
bacino artificiale, un torrente, un fiume o canale, parte
di un torrente, fiume o canale, nonche' di acque di
m) corpo idrico artificiale: un corpo idrico
n) corpo idrico fortemente modificato: un corpo
o) corpo idrico sotterraneo: un volume distinto di
p) falda acquifera: uno o piu' strati sotterranei di
roccia o altri strati geologici di porosita' e
permeabilita' sufficiente da consentire un flusso
significativo di acque sotterranee o l'estrazione di
quantita' significative di acque sotterranee;
q) reticolo idrografico: l'insieme degli elementi che
costituiscono il sistema drenante alveato del bacino
r) bacino idrografico: il territorio nel quale
s) sottobacino o sub-bacino: il territorio nel quale
di torrenti, fiumi ed eventualmente laghi per sfociare in
un punto specifico di un corso d'acqua, di solito un lago o
t) distretto idrografico: area di terra e di mare,
u) difesa del suolo: il complesso delle azioni ed
attivita' riferibili alla tutela e salvaguardia del
territorio, dei fiumi, dei canali e collettori, degli
acque sotterranee, nonche' del territorio a questi
connessi, aventi le finalita' di ridurre il rischio
idraulico, stabilizzare i fenomeni di dissesto geologico,
ottimizzare l'uso e la gestione del patrimonio idrico,
valorizzare le caratteristiche ambientali e paesaggistiche
v) dissesto idrogeologico: la condizione che
caratterizza aree ove processi naturali o antropici,
relativi alla dinamica dei corpi idrici, del suolo o dei
z) opera idraulica: l'insieme degli elementi che
idrograficoÂ».
1. Ferme restando le competenze del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, agli adempimenti di cui agli articoli 4, 5, 6 e 7, comma 3, lettera a), provvedono, secondo quanto stabilito agli stessi articoli, le autorita' di bacino distrettuali di cui all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006, alle quali, ai sensi dell'articolo 67 dello stesso decreto, compete l'adozione dei piani stralcio di distretto per l'assetto idrogeologico.
2. Le regioni, in coordinamento tra loro e con il Dipartimento nazionale della protezione civile, provvedono, ai sensi della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004, e successive modificazioni, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 59 dell'11 marzo 2004, per il distretto idrografico di riferimento, alla predisposizione ed all'attuazione del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale, per il rischio idraulico ai fini di protezione civile, secondo quanto stabilito all'articolo 7, comma 3, lettera b).
- L'art. 63 del decreto legislativo n. 152/2006 cosi'
dell'ambiente e della tutela del territorio, delle
dei corsi d'acqua ed alla fitodepurazioneÂ».
- L'art. 67 del decreto legislativo n. 152/2006, cosi'
Â«Art. 67 (I piani stralcio per la tutela dal rischio
idrogeologico e le misure di prevenzione per le aree a
rischio). - 1. Nelle more dell'approvazione dei piani di
bacino, le Autorita' di bacino adottano, ai sensi dell'art.
65, comma 8, piani stralcio di distretto per l'assetto
idrogeologico (PAI), che contengano in particolare
l'individuazione delle aree a rischio idrogeologico, la
perimetrazione delle aree da sottoporre a misure di
2. Le Autorita' di bacino, anche in deroga alle
procedure di cui all'art. 66, approvano altresi' piani
straordinari diretti a rimuovere le situazioni a piu'
elevato rischio idrogeologico, redatti anche sulla base
delle proposte delle regioni e degli enti locali. I piani
straordinari devono ricomprendere prioritariamente le aree
a rischio idrogeologico per le quali e' stato dichiarato lo
stato di emergenza, ai sensi dell'articolo 5della legge 24
febbraio 1992, n. 225. I piani straordinari contengono in
particolare l'individuazione e la perimetrazione delle aree
a rischio idrogeologico molto elevato per l'incolumita'
patrimonio ambientale e culturale. Per tali aree sono
adottate le misure di salvaguardia ai sensi dell'art. 65,
3, lettera d), del medesimo art. 65. In caso di inerzia da
parte delle Autorita' di bacino, il Presidente del
Consiglio dei Ministri, su proposta del Comitato dei
Ministri, di cui all'art. 57, comma 2, adotta gli atti
relativi all'individuazione, alla perimetrazione e alla
salvaguardia delle predette aree. Qualora le misure di
salvaguardia siano adottate in assenza dei piani stralcio
di cui al comma 1, esse rimangono in vigore sino
all'approvazione di detti piani. I piani straordinari
approvati possono essere integrati e modificati con le
stesse modalita' di cui al presente comma, in particolare
con riferimento agli interventi realizzati ai fini della
3. Il Comitato dei Ministri di cui all'art. 57, comma
2, tenendo conto dei programmi gia' adottati da parte delle
Autorita' di bacino e dei piani straordinari di cui al
comma 2 del presente articolo, definisce, d'intesa con la
Conferenza Stato-regioni, programmi di interventi urgenti,
anche attraverso azioni di manutenzione dei distretti
idrografici, per la riduzione del rischio idrogeologico
nelle zone in cui la maggiore vulnerabilita' del territorio
e' connessa con piu' elevati pericoli per le persone, le
cose ed il patrimonio ambientale, con priorita' per le aree
ove e' stato dichiarato lo stato di emergenza, ai sensi
dell'art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225. Per la
realizzazione degli interventi possono essere adottate, su
proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti, e d'intesa con le regioni interessate, le
ordinanze di cui all'art. 5, comma 2, della legge 24
4. Per l'attivita' istruttoria relativa agli
si avvalgono, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica, del Dipartimento della protezione civile, nonche'
regioni, delle Autorita' di bacino, del Gruppo nazionale
servizi tecnici (APAT), per quanto di rispettiva
5. Entro sei mesi dall'adozione dei provvedimenti di
cui ai commi 1, 2, 3 e 4, gli organi di protezione civile
provvedono a predisporre, per le aree a rischio
idrogeologico, con priorita' assegnata a quelle in cui la
maggiore vulnerabilita' del territorio e' connessa con piu'
elevati pericoli per le persone, le cose e il patrimonio
per la salvaguardia dell'incolumita' delle popolazioni
interessate, compreso il preallertamento, l'allarme e la
6. Nei piani stralcio di cui al comma 1 sono
il rischio idrogeologico. Sulla base di tali
individuazioni, le regioni stabiliscono le misure di
incentivazione a cui i soggetti proprietari possono
accedere al fine di adeguare le infrastrutture e di
rilocalizzare fuori dall'area a rischio le attivita'
acquisito il parere degli enti locali interessati,
predispongono, con criteri di priorita' connessi al livello
di rischio, un piano per l'adeguamento delle
infrastrutture, determinandone altresi' un congruo termine,
e per la concessione di incentivi finanziari per la
rilocalizzazione delle attivita' produttive e delle
abitazioni private realizzate in conformita' alla normativa
urbanistica edilizia o condonate. Gli incentivi sono
attivati nei limiti della quota dei fondi introitati ai
sensi dell'art. 86, comma 2, del decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112, e riguardano anche gli oneri per la
demolizione dei manufatti; il terreno di risulta viene
acquisito al patrimonio indisponibile dei comuni.
All'abbattimento dei manufatti si provvede con le modalita'
previste dalla normativa vigente. Ove i soggetti
interessati non si avvalgano della facolta' di usufruire
delle predette incentivazioni, essi decadono da eventuali
benefici connessi ai danni derivanti agli insediamenti di
loro proprieta' in conseguenza del verificarsi di calamita'
7. Gli atti di cui ai commi 1, 2 e 3 del presente
articolo devono contenere l'indicazione dei mezzi per la
loro realizzazione e della relativa copertura
finanziaria.Â».
1. Le autorita' di bacino distrettuali di cui all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006 effettuano, nell'ambito del distretto idrografico di riferimento, entro il 22 settembre 2011, la valutazione preliminare del rischio di alluvione, facendo salvi gli strumenti gia' predisposti nell'ambito della pianificazione di bacino in attuazione di norme previgenti, nonche' delle disposizioni della parte terza, sezione I, del decreto legislativo n. 152 del 2006.
2. La valutazione preliminare del rischio di alluvioni fornisce una valutazione dei rischi potenziali, principalmente sulla base dei dati registrati, di analisi speditive e degli studi sugli sviluppi a lungo termine, tra cui, in particolare, le conseguenze dei cambiamenti climatici sul verificarsi delle alluvioni e tenendo conto della pericolosita' da alluvione. Detta valutazione comprende almeno i seguenti elementi:
a) cartografie tematiche del distretto idrografico in scala appropriata comprendenti i limiti amministrativi, i confini dei bacini idrografici, dei sottobacini e delle zone costiere, dalle quali risulti la topografia e l'uso del territorio;
b) descrizione delle alluvioni avvenute in passato che hanno avuto notevoli conseguenze negative per la salute umana, il territorio, i beni, l'ambiente, il patrimonio culturale e le attivita' economiche e sociali e che, con elevata probabilita', possono ancora verificarsi in futuro in maniera simile, compresa l'estensione dell'area inondabile e, ove noti, le modalita' di deflusso delle acque, gli effetti al suolo e una valutazione delle conseguenze negative che hanno avuto;
c) descrizione delle alluvioni significative avvenute in passato che pur non avendo avuto notevoli conseguenze negative ne potrebbero avere in futuro;
d) valutazione delle potenziali conseguenze negative di future alluvioni per la salute umana, il territorio, i beni, l'ambiente, il patrimonio culturale e le attivita' economiche e sociali, tenendo conto di elementi quali la topografia, la localizzazione dei corpi idrici superficiali e le loro caratteristiche idrologiche e geomorfologiche generali, le aree di espansione naturale delle piene, l'efficacia delle infrastrutture artificiali esistenti per la difesa dalle alluvioni, la localizzazione delle aree popolate, di quelle ove esistono attivita' economiche e sociali e gli scenari a lungo termine, quali quelli socio-economici e ambientali, determinati anche dagli effetti dei cambiamenti climatici.
3. Nel caso dei distretti idrografici internazionali condivisi con altri Stati membri dell'Unione europea, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e le autorita' di bacino distrettuali interessate garantiscono lo scambio delle pertinenti informazioni.
4. La valutazione preliminare del rischio di alluvioni non e' effettuata, qualora vengano adottate le misure transitorie di cui all'articolo 11, comma 1.
- Per il testo dell'art. 63 del d.lgs. n. 152 del 2006,
si veda nelle note all'art. 3.
1. In base alla valutazione preliminare del rischio di cui all'articolo 4, fatti salvi gli strumenti gia' predisposti nell'ambito della pianificazione di bacino in attuazione di norme previgenti, nonche' del decreto legislativo n. 152 del 2006, le autorita' di bacino distrettuali di cui all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006 individuano, per il distretto idrografico o per la parte di distretto idrografico internazionale situati nel loro territorio, le zone ove possa sussistere un rischio potenziale significativo di alluvioni o si ritenga che questo si possa generare in futuro.
2. Nel caso di distretto idrografico internazionale, il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con le autorita' di bacino interessate, si coordina con gli altri Stati membri, al fine di individuare le zone condivise a rischio potenziale di alluvione.
Mappe della pericolosita' e del rischio di alluvioni
1. Le autorita' di bacino distrettuali di cui all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006 predispongono, a livello di distretto idrografico di cui all'articolo 64 dello stesso decreto legislativo n. 152 del 2006, entro il 22 giugno 2013, mappe della pericolosita' da alluvione e mappe del rischio di alluvioni per le zone individuate ai sensi dell'articolo 5, comma 1, in scala preferibilmente non inferiore a 1:10.000 ed, in ogni caso, non inferiore a 1:25.000, fatti salvi gli strumenti gia' predisposti nell'ambito della pianificazione di bacino in attuazione delle norme previgenti, nonche' del decreto legislativo n. 152 del 2006.
2. Le mappe della pericolosita' da alluvione contengono, evidenziando le aree in cui possono verificarsi fenomeni alluvionali con elevato volume di sedimenti trasportati e colate detritiche, la perimetrazione delle aree geografiche che potrebbero essere interessate da alluvioni secondo i seguenti scenari:
a) alluvioni rare di estrema intensita': tempo di ritorno fino a 500 anni dall'evento (bassa probabilita');
b) alluvioni poco frequenti: tempo di ritorno fra 100 e 200 anni (media probabilita');
c) alluvioni frequenti: tempo di ritorno fra 20 e 50 anni (elevata probabilita').
3. Per ogni scenario di cui al comma 2 vanno indicati almeno i seguenti elementi:
c) caratteristiche del deflusso (velocita' e portata).
4. Per le zone costiere in cui esiste un adeguato livello di protezione e per le zone in cui le inondazioni sono causate dalle acque sotterranee, le mappe di cui al comma 2 possono fare riferimento solo agli scenari di cui al comma 2, lettera a).
5. Le mappe del rischio di alluvioni indicano le potenziali conseguenze negative derivanti dalle alluvioni, nell'ambito degli scenari di cui al comma 2 e prevedono le 4 classi di rischio di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 29 settembre 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 3 del 5 gennaio 1993, espresse in termini di:
c) beni ambientali, storici e culturali di rilevante interesse presenti nell'area potenzialmente interessata;
d) distribuzione e tipologia delle attivita' economiche insistenti sull'area potenzialmente interessata;
e) impianti di cui all'allegato I del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59, che potrebbero provocare inquinamento accidentale in caso di alluvione e aree protette potenzialmente interessate, individuate all'allegato 9 alla parte terza del decreto legislativo n. 152 del 2006;
f) altre informazioni considerate utili dalle autorita' di bacino distrettuali, come le aree soggette ad alluvioni con elevato volume di trasporto solido e colate detritiche o informazioni su fonti rilevanti di inquinamento.
6. L'elaborazione delle mappe di cui al comma 1 per le zone di cui all'articolo 5, comma 1, condivise con altri Stati membri della Comunita' europea e' effettuata previo scambio preliminare di informazioni tra le autorita' competenti interessate.
7. Le mappe della pericolosita' da alluvione, e le mappe del rischio di alluvioni di cui al comma 1 non sono predisposte qualora vengano adottate le misure transitorie di cui all'articolo 11, comma 2.
- Per il testo dell'art. 63 del decreto legislativo n.
152 del 2006, si veda nelle note all'art. 3.
- Il testo dell'allegato I del decreto legislativo 18
gennaio 2005, n. 59, cosi' recita:
Â«Allegato I
1. Gli impianti o le parti di impianti utilizzati per
la ricerca, lo sviluppo e la sperimentazione di nuovi
2. I valori limite riportati di seguito si riferiscono
in genere alle capacita' di produzione o alla resa. Qualora
uno stesso gestore ponga in essere varie attivita' elencate
alla medesima voce in uno stesso impianto o in una stessa
localita', si sommano le capacita' di tali attivita'.
1. Attivita' energetiche.
1.1 Impianti di combustione con potenza termica di
1.4. Impianti di gassificazione e liquefazione del
2.1 Impianti di arrostimento o sinterizzazione di
primaria o secondaria), compresa la relativa colata
continua di capacita' superiore a 2,5 tonnellate all'ora.
2.3. Impianti destinati alla trasformazione di metalli
a) laminazione a caldo con una capacita' superiore a
20 tonnellate di acciaio grezzo all'ora;
b) forgiatura con magli la cui energia di impatto
supera 50 kJ per maglio e allorche' la potenza calorifica
e' superiore a 20 MW;
c) applicazione di strati protettivi di metallo fuso
con una capacita' di trattamento superiore a 2 tonnellate
di acciaio grezzo all'ora.
2.4. Fonderie di metalli ferrosi con una capacita' di
minerali, nonche' concentrati o materie prime secondarie
attraverso procedimenti metallurgici, chimici o
i prodotti di recupero (affinazione, formatura in
fonderia), con una capacita' di fusione superiore a 4
tonnellate al giorno per il piombo e il cadmio o a 20
2.6. Impianti per il trattamento di superficie di
o chimici qualora le vasche destinate al trattamento
utilizzate abbiano un volume superiore a 30 mÂ³.
3.1. Impianti destinati alla produzione di clinker
(cemento) in forni rotativi la cui capacita' di produzione
supera 500 tonnellate al giorno oppure di calce viva in
forni rotativi la cui capacita' di produzione supera 50
tonnellate al giorno, o in altri tipi di forni aventi una
capacita' di produzione di oltre 50 tonnellate al giorno.
3.2. Impianti destinati alla produzione di amianto e
alla fabbricazione di prodotti dell'amianto.
3.3. Impianti per la fabbricazione del vetro compresi
quelli destinati alla produzione di fibre di vetro, con
capacita' di fusione di oltre 20 tonnellate al giorno.
3.4. Impianti per la fusione di sostanze minerali
compresi quelli destinati alla produzione di fibre
minerali, con una capacita' di fusione di oltre 20
mediante cottura, in particolare tegole, mattoni, mattoni
refrattari, piastrelle, gres, porcellane, con una capacita'
di produzione di oltre 75 tonnellate al giorno e/o con una
capacita' di forno superiore a 4 mÂ³ e con una densita' di
colata per forno superiore a 300 kg/mÂ³.
Nell'ambito delle categorie di attivita' della sezione
4 si intende per produzione la produzione su scala
industriale mediante trasformazione chimica delle sostanze
4.1 Impianti chimici per la fabbricazione di prodotti
a) idrocarburi semplici (lineari o anulari, saturi o
aldeidi, chetoni, acidi carbossilici, esteri, acetati,
d) idrocarburi azotati, segnatamente ammine, amidi,
composti nitrosi, nitrati o nitrici, nitrili, cianati,
4.2. Impianti chimici per la fabbricazione di prodotti
di zolfo, ossidi di azoto, idrogeno, biossido di zolfo,
b) acidi, quali acido cromico, acido fluoridrico,
acido fosforico, acido nitrico, acido cloridrico, acido
c) basi, quali idrossido d'ammonio, idrossido di
d) sali, quali cloruro d'ammonio, clorato di
potassio, carbonato di potassio, carbonato di sodio,
perborato, nitrato d'argento;
e) metalloidi, ossidi metallici o altri composti
inorganici, quali carburo di calcio, silicio, carburo di
4.3. Impianti chimici per la fabbricazione di
fertilizzanti a base di fosforo, azoto o potassio
4.4 Impianti chimici per la fabbricazione di prodotti
4.5 Impianti che utilizzano un procedimento chimico o
biologico per la fabbricazione di prodotti farmaceutici di
4.6. Impianti chimici per la fabbricazione di
Salvi l'art. 11della direttiva 75/442/CEE e l'art.
3 della direttiva 91/689/CEE, del 12 dicembre 1991 del
5.1. Impianti per l'eliminazione o il ricupero di
rifiuti pericolosi, della lista di cui all'art. 1,
paragrafo 4, della direttiva 91/689/CEE quali definiti
R 9) della direttiva 75/442/CEE e nella direttiva
75/439/CEE del 16 giugno 1975 del Consiglio, concernente
l'eliminazione degli oli usati, con capacita' di oltre 10
definiti nella direttiva 89/369/CEE dell'8 giugno 1989 del
Consiglio, concernente la prevenzione dell'inquinamento
atmosferico provocato dai nuovi impianti di incenerimento
dei rifiuti urbani, e nella direttiva 89/429/CEE del 21
giugno 1989 del Consiglio, concernente la riduzione
dell'inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di
incenerimento dei rifiuti urbani, con una capacita'
superiore a 3 tonnellate all'ora.
5.3. Impianti per l'eliminazione dei rifiuti non
pericolosi quali definiti nell'allegato 11 A della
direttiva 75/442/CEE ai punti D 8, D 9 con capacita'
5.4. Discariche che ricevono piu' di 10 tonnellate al
giorno o con una capacita' totale di oltre 25.000
tonnellate, ad esclusione delle discariche per i rifiuti
6. Altre attivita'.
a) di pasta per carta a partire dal legno o da altre
b) di carta e cartoni con capacita' di produzione
6.2. Impianti per il pretrattamento (operazioni di
lavaggio, imbianchimento, mercerizzazione) o la tintura di
fibre o di tessili la cui capacita' di trattamento supera
6.3. Impianti per la concia delle pelli qualora la
capacita' di trattamento superi le 12 tonnellate al giorno
a) Macelli aventi una capacita' di produzione di
b) Trattamento e trasformazione destinati alla
fabbricazione di prodotti alimentari a partire da: materie
prime animali (diverse dal latte) con una capacita' di
produzione di prodotti finiti di oltre 75 tonnellate al
giorno ovvero materie prime vegetali con una capacita' di
produzione di prodotti finiti di oltre 300 tonnellate al
c) Trattamento e trasformazione del latte, con un
quantitativo di latte ricevuto di oltre 200 tonnellate al
6.5. Impianti per l'eliminazione o il recupero di
carcasse e di residui di animali con una capacita' di
6.6. Impianti per l'allevamento intensivo di pollame o
di suini con piu' di:
b) 2.000 posti suini da produzione (di oltre 30 kg),
6.7. Impianti per il trattamento di superficie di
materie, oggetti o prodotti utilizzando solventi organici,
in particolare per apprettare, stampare, spalmare,
o impregnare, con una capacita' di consumo di solvente
superiore a 150 kg all'ora o a 200 tonnellate all'anno.
duro) o grafite per uso elettrico mediante combustione o
grafitizzazione.Â».
L'allegato 9 alla parte terza del decreto
legislativo n. 152/2006, cosi' recita:
Â«Allegato 9
i) aree designate per l'estrazione di acque destinate
ii) aree designate per la protezione di specie
le aree designate come acque di balneazione a norma della
iv) aree sensibili rispetto ai nutrienti, comprese
quelle designate come zone vulnerabili a norma della
direttiva 91/676/CEE e le zone designate come aree
v) aree designate per la protezione degli habitat e
delle specie, nelle quali mantenere o migliorare lo stato
delle acque e' importante per la loro protezione, compresi
i siti pertinenti della rete Natura 2000 istituiti a norma
della direttiva 79/409/CEE e 92/43/CEE, recepite
rispettivamente con la legge dell'11 febbraio 1992, n. 157
e con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, come modificato dal
2. Le regioni inseriscono nel Piano di Tutela una
territorio di competenza. Tale sintesi contiene mappe che
indicano l'ubicazione di ciascuna area protetta, oltre che
la descrizione della normativa comunitaria, nazionale o
locale che le ha istituiteÂ».
1. I piani di gestione del rischio di alluvioni, di seguito piani di gestione, riguardano tutti gli aspetti della gestione del rischio di alluvioni, in particolare la prevenzione, la protezione e la preparazione, comprese le previsioni di' alluvione e il sistema di allertamento nazionale e tengono conto delle caratteristiche del bacino idrografico o del sottobacino interessato. I piani di gestione possono anche comprendere la promozione di pratiche sostenibili di uso del suolo, il miglioramento delle azioni di ritenzione delle acque, nonche' l'inondazione controllata di certe aree in caso di fenomeno alluvionale.
2. Nei piani di gestione di cui al comma 1, sono definiti gli obiettivi della gestione del rischio di alluvioni per 1e zone di cui all'articolo 5, comma 1, e per quelle di cui all'articolo 11, evidenziando, in particolare, la riduzione delle potenziali conseguenze negative per la salute umana, il territorio, i beni, l'ambiente, il patrimonio culturale e le attivita' economiche e sociali, attraverso l'attuazione prioritaria di interventi non strutturali e di azioni per la riduzione della pericolosita'.
3. Sulla base delle mappe di cui all'articolo 6:
a) le autorita' di bacino distrettuali di cui all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006 predispongono, secondo le modalita' e gli obiettivi definiti ai commi 2 e 4, piani di gestione, coordinati a livello di distretto idrografico, per le zone di cui all'articolo 5, comma 1, e le zone considerate ai sensi dell'articolo 11, comma 1. Detti piani sono predisposti nell'ambito delle attivita' di pianificazione di bacino di cui agli articoli 65, 66, 67, 68 del decreto legislativo n. 152 del 2006, facendo salvi gli strumenti di pianificazione gia' predisposti nell'ambito della pianificazione di bacino in attuazione della normativa previgente;
b) le regioni, in coordinamento tra loro, nonche' con il Dipartimento nazionale della protezione civile, predispongono, ai sensi della normativa vigente e secondo quanto stabilito al comma 5, la parte dei piani di gestione per il distretto idrografico di riferimento relativa al sistema di allertamento, nazionale, statale e regionale, per il rischio idraulico ai fini di protezione civile, di cui alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004, con particolare riferimento al governo delle piene.
4. I piani di gestione del rischio di alluvioni comprendono misure per raggiungere gli obiettivi definiti a norma del comma 2, nonche' gli elementi indicati all'allegato I, parte A. I piani di gestione tengono conto di aspetti quali:
a) la portata della piena e l'estensione dell'inondazione;
b) le vie di deflusso delle acque e le zone con capacita' di espansione naturale delle piene;
c) gli obiettivi ambientali di cui alla parte terza, titolo II, del decreto legislativo n. 152 del 2006;
f) l'uso del territorio;
5. Per la parte di cui al comma 3, lettera b), i piani di gestione contengono una sintesi dei contenuti dei piani urgenti di emergenza predisposti ai sensi dell'articolo 67, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006, nonche' della normativa previgente e tengono conto degli aspetti relativi alle attivita' di:
a) previsione, monitoraggio, sorveglianza ed allertamento posti in essere attraverso la rete dei centri funzionali;
b) presidio territoriale idraulico posto in essere attraverso adeguate strutture e soggetti regionali e provinciali;
c) regolazione dei deflussi posta in essere anche attraverso i piani di laminazione;
d) supporto all'attivazione dei piani urgenti di emergenza predisposti dagli organi di protezione civile ai sensi dell'articolo 67, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006 e della normativa previgente.
6. Gli enti territorialmente interessati si conformano alle disposizioni dei piani di gestione di cui al presente articolo:
a) rispettandone le prescrizioni nel settore urbanistico, ai sensi dei commi 4 e 6 dell'articolo 65 del decreto legislativo n. 152 del 2006;
b) predisponendo o adeguando, nella loro veste di organi di protezione civile, per quanto di competenza, i piani urgenti di emergenza di cui all'articolo 67, comma 5, del decreto legislativo n. 152 del 2006, facendo salvi i piani urgenti di emergenza gia' predisposti ai sensi dell'articolo 1, comma 4, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267.
7. I piani di gestione di cui al presente articolo non includono misure che, per la loro portata e il loro impatto, possano incrementare il rischio di alluvione a monte o a valle di altri paesi afferenti lo stesso bacino idrografico o sottobacino, a meno che tali misure non siano coordinate e non sia stata trovata una soluzione concordata tra gli Stati interessati ai sensi dell'articolo 8.
8. I piani di gestione di cui al presente articolo, sono ultimati e pubblicati entro il 22 giugno 2015.
9. I piani di gestione di cui al presente articolo non sono predisposti qualora vengano adottate le misure transitorie di cui all'articolo 11, comma 3.
- L'art. 1, comma 4, del decreto-legge 11 giugno 1998,
n. 180 (Misure urgenti per la prevenzione del rischio
idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri
franosi nella regione Campania) pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale 11 giugno 1998, n. 134, e convertito in
legge, con modificazioni, dall'art. 1, legge 3 agosto 1998,
n. 267, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 7 agosto 1998,
n. 183, cosi' recita:
Â«Art. 4 (Piani di insediamenti produttivi e
rilocalizzazione delle attivita' produttive). - 1. I comuni
di cui all'art. 3, comma 1, entro trenta giorni dalla data
di entrata in vigore del presente decreto, individuano,
sentita l'unita' operativa del Gruppo nazionale per la
difesa dalle catastrofi idrogeologiche del Consiglio
nazionale delle ricerche, di cui all'art. 4, comma 2,
dell'ordinanza n. 2787 del 21 maggio 1998, che si pronuncia
entro dieci giorni dalla richiesta, le aree in condizioni
di sicurezza destinate agli insediamenti produttivi e
sanitari, ai fini della rilocalizzazione in queste ultime
aree delle attivita' produttive e di quelle che operano nel
settore sanitario ubicate nelle zone a rischio di cui
all'art. 1, comma 2, della stessa ordinanza. La
deliberazione e' pubblicata nel Foglio annunci legali, in
due quotidiani a tiratura nazionale, nonche' a mezzo di
manifesti di avviso alla popolazione, ed e' approvata dalle
province, ove gia' delegate, con delibera consiliare, entro
trenta giorni dalla ricezione; decorso tale termine la
deliberazione si intende approvata; l'approvazione
effetti di legge. Scaduto il termine di cui al presente
comma per l'adozione della deliberazione da parte del
2. Gli interventi per la realizzazione delle
infrastrutture e delle opere di urbanizzazione per le aree
di cui al comma 1 sono ricompresi nel piano di cui all'art.
2 dell'ordinanza indicata al comma 1 e sono realizzati, nei
limiti delle risorse finanziarie ivi previste, previa
delibera del Comitato di cui all'art. 3 della stessa
ordinanza. Per l'accesso alle aree di cui al comma 1, si
applicano le seguenti priorita':
a) attivita' produttive distrutte o gravemente
b) altre attivita' produttive ubicate nelle aree a
3. Alle imprese industriali, artigianali,
agro-industriali, commerciali, turistico-alberghiere e
del 5 e 6 maggio 1998 sono state distrutte o hanno subito
danni agli immobili, impianti, macchinari e scorte in
misura superiore al 50 per cento del loro valore, sono
concessi finanziamenti agevolati, a condizione che dette
imprese rilocalizzino le proprie attivita' in condizione di
1, nell'ambito dello stesso comune o di comuni limitrofi.
Detti finanziamenti sono concessi in aggiunta a quanto
previsto dall'art. 20 dell'ordinanza indicata al comma 1 e
macchinari e scorte e agli oneri per la rilocalizzazione,
relativi all'acquisizione di aree idonee, alla
realizzazione degli insediamenti e al trasferimento di
attrezzature, impianti produttivi e abitazioni funzionali
all'impresa stessa, nel limite della pari capacita'
produttiva, nonche' per la demolizione e il ripristino
delle aree dismesse. Le aree di risulta sono acquisite al
patrimonio indisponibile del comune. Resta a carico del
beneficiario un onere non inferiore al 2 per cento della
rata di ammortamento. I benefici sono complessivamente
concessi fino al 95 per cento per spesa prevista non
prevista non superiore a lire 10 miliardi e fino al 50 per
cento per spesa prevista superiore a lire 10 miliardi. I
finanziamenti sono concessi anche alle imprese che
contestualmente ampliano la propria capacita' produttiva o
attuano interventi di innovazione tecnologica, fermi
restando i relativi oneri a carico dell'impresa medesima.
4. Il commissario delegato, di cui all'art. 2
dell'ordinanza indicata al comma 1, sentiti la regione
Campania e il comitato di cui all'art. 3 della stessa
ordinanza, stabilisce, entro trenta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, procedure e
modalita' per l'erogazione dei benefici di cui al comma 3.
Con le stesse modalita' si determinano criteri e procedure
per la concessione di finanziamenti agevolati alle imprese
che documentino di aver subito, in conseguenza dell'evento
franoso, una riduzione delle proprie attivita' produttive.
All'erogazione dei finanziamenti provvede il presidente
della regione Campania, avvalendosi anche di enti e
societa' a partecipazione regionale. Al fine di agevolare
l'accesso al credito, la regione Campania puo' erogare
appositi contributi alle strutture di garanzia fidi gia'
5. A fronte di un fabbisogno stimato, per gli
interventi di cui al presente articolo, in lire 30
miliardi, il Dipartimento della protezione civile e'
4 miliardi annui, a decorrere dal 1998 e fino al 2007, per
la copertura degli oneri di ammortamento dei mutui che la
regione Campania e' autorizzata a contrarre, anche in
vigente. Al relativo onere si provvede con utilizzo delle
proiezioni di cui all'autorizzazione di spesa disposta
dalla tabella C della legge 27 dicembre 1997, n. 450,
riguardante il finanziamento del fondo per la protezione
civile, che viene corrispondentemente ridotto di pari
importo. Eventuali risorse residue, una volta completati
gli interventi di cui al presente articolo, vengono
utilizzate per gli interventi di cui alla citata ordinanza
del Ministro dell'interno, delegato per il coordinamento
della protezione civile, n. 2787 del 21 maggio 1998.Â».
1. Per i distretti idrografici di cui all'articolo 64 del decreto legislativo n. 152 del 2006, che ricadono interamente nel territorio nazionale le amministrazioni di cui all'articolo 3, ciascuna per la parte di propria competenza, predispongono o un unico piano di gestione ovvero una serie di piani di gestione coordinati a livello di distretto idrografico.
2. Per distretti idrografici di cui all'articolo 64 del decreto legislativo n. 152 del 2006 ricadenti interamente nel territorio comunitario le amministrazioni di cui all'articolo 3, ciascuna per la parte di propria competenza, predispongono o un unico piano internazionale di gestione ovvero una serie di piani di gestione coordinati a livello di distretto idrografico internazionale, anche avvalendosi di accordi internazionali esistenti, fatte salve le prescrizioni del presente decreto. In mancanza dei predetti piani, sono predisposti piani di gestione comprendenti almeno le parti del distretto idrografico internazionale ricadenti all'interno del territorio nazionale, per quanto possibile, coordinati a livello di distretto idrografico internazionale con gli altri Stati membri interessati.
3. Per i distretti idrografici di cui all'articolo 64 del decreto legislativo n. 152 del 2006 che si estendono oltre i confini comunitari le amministrazioni di cui all'articolo 3, ciascuna per la parte di' propria competenza, predispongono o un unico piano internazionale di gestione ovvero una serie di piani di gestione coordinati a livello di distretto idrografico internazionale. In mancanza dei predetti piani, per le parti del distretto idrografico internazionale, che ricadono nel territorio nazionale, si applicano le disposizioni di cui al comma 2.
4. I piani di gestione di cui ai commi 2 e 3 possono essere integrati da piani di gestione piu' dettagliati a livello di sottobacino, coordinati a livello di sottobacino internazionale.
5. Nel caso in cui le amministrazioni competenti di cui all'articolo 3 individuano, nell'ambito del proprio distretto, un problema nella gestione dei rischi di alluvione delle proprie acque che non riescono a risolvere autonomamente, ne informano tempestivamente il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare o il Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ciascuno per gli aspetti di propria competenza che provvedono a sottoporre la questione alla Commissione europea o ad ogni altro Stato membro interessato, avanzando raccomandazioni per trovare una soluzione.
Coordinamento con le disposizioni della parte terza, sezioni I e II,
1. Le autorita' di bacino distrettuali di cui all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006 attuano le disposizioni del presente decreto coerentemente con quanto stabilito alla parte terza, sezioni I e II, del decreto legislativo n. 152 del 2006, al fine di migliorare l'efficacia e lo scambio delle informazioni, tenendo conto, in particolare degli obiettivi ambientali di cui allo stesso decreto legislativo n. 152 del 2006.
2. Ai fini dell'applicazione dell'articolo 77, comma 10, del decreto legislativo n. 152 del 2006, per alluvioni estreme si intendono le alluvioni di cui all'articolo 6, comma 2, lettera a), nonche' le alluvioni eccezionali, non prevedibili ma di impatto equivalente alle precedenti.
3. Le misure di' cui al comma 1 garantiscono, in particolare, che:
a) le prime mappe della pericolosita' e del rischio di alluvioni di cui all'articolo 6 ed i successivi riesami di cui all'articolo 12 siano predisposti in modo che le informazioni in essi contenute siano coerenti con le informazioni, comunque correlate, presentate a norma dell'articolo 63, comma 7, lettera c), del decreto legislativo n. 152 del 2006. Essi sono coordinati e possono essere integrati nei riesami dei piani di gestione di cui all'articolo 117 dello stesso decreto legislativo n. 152 del 2006;
b) l'elaborazione dei primi piani di gestione di cui agli articoli 7 e 8 ed i successivi riesami di cui all'articolo 12 siano effettuati in coordinamento con i riesami dei piani di gestione dei bacini idrografici di cui all'articolo 117 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e possano essere integrati nei medesimi;
c) la partecipazione attiva di tutti soggetti interessati di cui all'articolo 10, sia coordinata, quando opportuno, con la partecipazione attiva di tutti soggetti interessati prevista all'articolo 66, comma 7, del decreto legislativo n, 152 del 2006.
152/2006 si veda nelle note all'art. 3.
- Il testo dell'art. 77, comma 10, del decreto
Â«10. Il deterioramento temporaneo dello stato del corpo
idrico dovuto a circostanze naturali o di forza maggiore
violente e siccita' prolungate, o conseguente a incidenti
ragionevolmente imprevedibili, non da' luogo a una
violazione delle prescrizioni della parte terza del
presente decreto, purche' ricorrano tutte le seguenti
a) che siano adottate tutte le misure volte ad
impedire l'ulteriore deterioramento dello stato di qualita'
dei corpi idrici e la compromissione del raggiungimento
degli obiettivi di cui all'art. 76 ed al presente articolo
b) che il Piano di tutela preveda espressamente le
situazioni in cui detti eventi possono essere dichiarati
ragionevolmente imprevedibili o eccezionali, anche
compromettere il ripristino della qualita' del corpo idrico
d) che gli effetti degli eventi eccezionali o
imprevedibili siano sottoposti a un riesame annuale e, con
riserva dei motivi di cui all'art. 76, comma 4, lettera a),
venga fatto tutto il possibile per ripristinare nel corpo
idrico, non appena cio' sia ragionevolmente fattibile, lo
misure adottate o da adottare sia inserita nel successivo
aggiornamento del Piano di tutelaÂ».
- Il testo dell'art. 117 del decreto legislativo n.
152/2006, cosi' recita:
Â«Art. 117 (Piani di gestione e registro delle aree
protette). - 1. Per ciascun distretto idrografico e'
adottato un Piano di gestione, che rappresenta
articolazione interna del Piano di bacino distrettuale di
cui all'art. 65. Il Piano di gestione costituisce pertanto
piano stralcio del Piano di bacino e viene adottato e
approvato secondo le procedure stabilite per quest'ultimo
dall'art. 66. Le Autorita' di bacino, ai fini della
predisposizione dei Piani di gestione, devono garantire la
2. Il Piano di gestione e' composto dagli elementi
indicati nella parte A dell'Allegato 4 alla parte terza del
3. L'Autorita' di bacino, sentite le Autorita' d'ambito
del servizio idrico integrato, istituisce entro sei mesi
dall'entrata in vigore della presente norma, sulla base
delle informazioni trasmesse dalle regioni, un registro
delle aree protette di cui all'Allegato 9 alla parte terza
del presente decreto, designate dalle autorita' competenti
ai sensi della normativa vigenteÂ».
1. Le autorita' di bacino distrettuali di cui all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006 e le regioni afferenti il bacino idrografico in coordinamento tra loro e con il Dipartimento nazionale della protezione civile, ciascuna per le proprie competenze, mettono a disposizione del pubblico la valutazione preliminare del rischio di alluvioni, le mappe della pericolosita' e del rischio di alluvioni ed i piani di gestione del rischio di alluvioni di cui agli articoli 4, 6 e 7.
2. Le stesse autorita' di cui al comma 1 promuovono la partecipazione attiva di tutti soggetti interessati di cui all'articolo 9, comma 3, lettera c), all'elaborazione, al riesame e all'aggiornamento dei piani di gestione di cui agli articoli 7 e 8.
1. Le autorita' di bacino distrettuali di cui all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006 non svolgono la valutazione preliminare del rischio di alluvioni di cui all'articolo 4, se hanno stabilito, prima del 22 dicembre 2010, di elaborare mappe della pericolosita' e mappe del rischio di alluvioni e di predisporre piani di gestione del rischio di alluvioni, conformemente alle disposizioni di cui agli articoli 5, 6 e 7.
2. Le autorita' di cui al comma 1 si avvalgono di mappe della pericolosita' e di mappe del rischio di alluvioni completate prima del 22 dicembre 2010, se tali mappe forniscono un livello di informazioni adeguato ai requisiti di cui all'articolo 6.
3. Le autorita' di cui al comma 1 si avvalgono di piani di gestione del rischio di alluvioni completati prima del 22 dicembre 2010, a condizione che il contenuto di tali piani sia adeguato ai requisiti di cui all'articolo 7.
4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 si applicano fatti salvi i riesami di cui all'articolo 12. In ogni caso le disposizioni di cui agli articoli 4, 5, 6 e 7 si applicano alle scadenze indicate rispettivamente ai commi 1, 2 e 3 dell'articolo 12.
1. La valutazione preliminare del rischio di alluvioni di cui all'articolo 4 e la valutazione e le decisioni di cui all'articolo 11, comma 1, sono riesaminate e, se del caso, aggiornate entro il 22 settembre 2018 e, successivamente, ogni sei anni.
2. Le mappe della pericolosita' da alluvione e del rischio di alluvioni di cui all'articolo 6 sono riesaminate e, se del caso, aggiornate, entro il 22 settembre 2019 e, successivamente, ogni sei anni.
3. I piani di gestione del rischio di alluvioni di cui all'articolo 7 sono riesaminati e, se del caso, aggiornati compresi gli elementi di cui alla parte B dell'allegato I, entro il 22 settembre 2021 e, successivamente, ogni sei anni.
4. I riesami di cui ai commi 1 e 3 tengono conto degli effetti dei cambiamenti climatici sul verificarsi delle alluvioni.
1. Le autorita' di bacino distrettuali di cui all'articolo 63 del decreto legislativo n. 152 del 2006 mettono a disposizione sul Portale cartografico nazionale del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare la valutazione preliminare del rischio di alluvioni, le mappe della pericolosita' e del rischio di alluvioni ed i piani di gestione del rischio di alluvioni di cui agli articoli 4, 6 e 7, comma 3, lettera a), nonche' i loro riesami ed eventualmente gli aggiornamenti, entro tre mesi dalle date indicate rispettivamente all'articolo 4, comma 1, all'articolo 6, comma 1, all'articolo 7, comma 8, e all'articolo 12.
2. Le regioni mettono a disposizione sul portale del Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri i bollettini e gli avvisi di cui alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 27 febbraio 2004.
3. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare informa la Commissione europea delle decisioni prese ai sensi dell'articolo 11, commi 1, 2 e 3, e mette a disposizione sul Portale cartografico nazionale le relative informazioni, rispettivamente entro il 22 dicembre 2011, il 22 dicembre 2013 e il 22 dicembre 2015.
4. Le autorita' di cui al comma 1 trasmettono le informazioni di cui allo stesso comma 1 all'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), entro le scadenze indicate ai commi 1 e 3 per ciascun insieme di informazioni, e secondo modalita' e specifiche dati individuate dallo stesso ISPRA, tenendo conto della compatibilita' con i sistemi di gestione dell'informazione adottati a livello comunitario.
Modifiche dell'allegato 1
1. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con il Dipartimento della protezione civile per gli aspetti competenza, si provvede alla modifica delle parti A e B dell'allegato 1 al fine di recepire modifiche di ordine tecnico introdotte da direttive emanate dall'Unione europea.
1. Con decreti del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentiti i Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'interno e per i beni e le attivita' culturali, il Dipartimento della protezione civile e la Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, si provvede alla eventuale integrazione, relativamente agli aspetti individuati alla parte C dell'allegato 1, degli indirizzi, dei criteri e dei metodi per la redazione e per l'aggiornamento dei piani di gestione del rischio di alluvioni, di cui all'articolo 7, comma 3, lettera a).
1. Le amministrazioni e gli enti pubblici interessati provvedono all'attuazione delle disposizioni del presente decreto nell'ambito delle proprie attivita' istituzionali ed utilizzando a tale fine le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.
2. All'attuazione dei piani di gestione di cui all'articolo 7, comma 3, lettera a), le amministrazioni e gli enti pubblici provvedono ai sensi degli articoli 69, 70, 71 e 72 del decreto legistativo 3 aprile 2006, n. 152; all'attuazione dell'articolo 7, comma 3, lettera b), fatta eccezione per le attivita' di soccorso tecnico urgente, si provvede ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 febbraio 2004, nonche' con le risorse regionali all'uopo stanziate, utilizzando allo scopo le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente.
- Si riporta il testo degli articoli 69, 70, 71 e 72
Â«Art. 69 (Programmi di intervento). - 1. I piani di
bacino sono attuati attraverso programmi triennali di
delle finalita' dei piani medesimi e contengono
l'indicazione dei mezzi per farvi fronte e della relativa
2. I programmi triennali debbono destinare una quota
non inferiore al quindici per cento degli stanziamenti
a) interventi di manutenzione ordinaria delle opere,
degli impianti e dei beni, compresi mezzi, attrezzature e
b) svolgimento del servizio di polizia idraulica, di
navigazione interna, di piena e di pronto intervento
svolgimento di studi, rilevazioni o altro nelle materie
riguardanti la difesa del suolo, redazione dei progetti
generali, degli studi di fattibilita', dei progetti di
opere e degli studi di valutazione dell'impatto ambientale
3. Le regioni, conseguito il parere favorevole della
Conferenza istituzionale permanente di cui all'art. 63,
comma 4, possono provvedere con propri stanziamenti alla
realizzazione di opere e di interventi previsti dai piani
4. Le province, i comuni, le comunita' montane e gli
istituzionale permanente di cui all'art. 63, comma 4,
possono concorrere con propri stanziamenti alla
realizzazione di opere e interventi previsti dai piani di
bacino.Â».
Â«Art. 70 (Adozione dei programmi). - 1. I programmi di
intervento sono adottati dalla Conferenza istituzionale
permanente di cui all'art. 63, comma 4; tali programmi sono
inviati ai componenti della conferenza stessa almeno venti
giorni prima della data fissata per la conferenza; in caso
di decisione a maggioranza, la delibera di adozione deve
2. La scadenza di ogni programma triennale e' stabilita
al 31 dicembre dell'ultimo anno del triennio e le somme
autorizzate per l'attuazione del programma per la parte
eventualmente non ancora impegnata alla predetta data sono
destinate ad incrementare il fondo del programma triennale
successivo per l'attuazione degli interventi previsti dal
3. Entro il 31 dicembre del penultimo anno del
programma triennale in corso, i nuovi programmi di
intervento relativi al triennio successivo, adottati
secondo le modalita' di cui al comma 1, sono trasmessi al
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio,
affinche', entro il successivo 3 giugno, sulla base delle
previsioni contenute nei programmi e sentita la Conferenza
Stato-regioni, trasmetta al Ministro dell'economia e delle
finanze l'indicazione del fabbisogno finanziario per il
successivo triennio, ai fini della predisposizione del
di norma attuati in forma integrata e coordinata dai
soggetti competenti, in base ad accordi di programma ai
sensi dell'art. 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000,
n. 267.Â».
Â«Art. 71 (Attuazione degli interventi). - 1. Le
funzioni di studio e di progettazione e
tecnico-organizzative attribuite alle Autorita' di bacino
possono essere esercitate anche mediante affidamento di
incarichi ad istituzioni universitarie, liberi
professionisti o organizzazioni tecnico-professionali
specializzate, in conformita' ad apposite direttive
impartite dalla Conferenza istituzionale permanente di cui
all'art. 63, comma 4.
2. L'esecuzione di opere di pronto intervento puo'
avere carattere definitivo quando l'urgenza del caso lo
3. Tutti gli atti di concessione per l'attuazione di
interventi ai sensi della presente sezione sono soggetti a
registrazione a tassa fissa.Â».
Â«Art. 72 (Finanziamento). - 1. Ferme restando le
entrate connesse alle attivita' di manutenzione ed
esercizio delle opere idrauliche, di bonifica e di
sezione sono a totale carico dello Stato e si attuano
mediante i programmi triennali di cui all'art. 69.
2. Per le finalita' di cui al comma 1, si provvede ai
sensi dell'art. 11, comma 3, lettera d), della legge 5
agosto 1978, n. 468. I predetti stanziamenti sono iscritti
delle finanze fino all'espletamento della procedura di
ripartizione di cui ai commi 3 e 4 del presente articolo
sulla cui base il Ministro dell'economia e delle finanze
apporta, con proprio decreto, le occorrenti variazioni di
3. Il Comitato dei Ministri di cui all'art. 57, sentita
la Conferenza Stato-regioni, predispone lo schema di
programma nazionale di intervento per il triennio e la
ripartizione degli stanziamenti tra le Amministrazioni
dello Stato e le regioni, tenendo conto delle priorita'
indicate nei singoli programmi ed assicurando, ove
necessario, il coordinamento degli interventi. A valere
sullo stanziamento complessivo autorizzato, lo stesso
Comitato dei Ministri propone l'ammontare di una quota di
riserva da destinare al finanziamento dei programmi per
l'adeguamento ed il potenziamento funzionale, tecnico e
scientifico dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e
4. Il programma nazionale di intervento e la
ripartizione degli stanziamenti, ivi inclusa la quota di
riserva a favore dell'Agenzia per la protezione
dell'ambiente e per i servizi tecnici (APAT), sono
approvati dal Presidente del Consiglio dei Ministri, ai
sensi dell'art. 57.
5. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio, entro trenta giorni dall'approvazione del
Stato-regioni, individua con proprio decreto le opere di
competenza regionale, che rivestono grande rilevanza
tecnico-idraulica per la modifica del reticolo idrografico
principale e del demanio idrico, i cui progetti devono
essere sottoposti al parere del Consiglio superiore dei
lavori pubblici, da esprimere entro novanta giorni dalla
richiesta.Â».
1. Le regioni a statuto speciale e le province autonome provvedono alle finalita' di cui al presente decreto nell'ambito delle competenze ad esse spettanti ai sensi dello statuto speciale e delle relative norme di attuazione e secondo quanto disposto dai rispettivi ordinamenti.
Dato a Roma, addi' 23 febbraio 2010
Bondi, Ministro per i beni e le
(di cui all'articolo 7, comma 4) Parte A - Piani di gestione del rischio di alluvioni.
I - Elementi che devono figurare nel primo piano di gestione del rischio di alluvioni:
1. Conclusioni della valutazione preliminare del rischio di alluvioni prevista dall'articolo 4 sotto forma di una mappa di sintesi del distretto idrografico di cui all'articolo 3, che delimiti le zone di cui all'articolo 5 oggetto del primo piano di gestione del rischio di alluvioni;
2. mappe della pericolosita' e del rischio di alluvioni predisposte ai sensi dell'articolo 6 o gia' esistenti ai sensi dell'articolo 12 e conclusioni ricavate dalla loro lettura;
3. descrizione degli obiettivi della gestione del rischio di alluvioni, definiti a norma dell'articolo 7, comma 2;
4. sintesi delle misure e relativo ordine di priorita' per il raggiungimento degli obiettivi della gestione del rischio di alluvioni, comprese quelle adottate a norma dell'articolo 7 e delle misure in materia di alluvioni adottate nell'ambito di altri atti comunitari comprese le direttive del Consiglio 85/337/CEE del Consiglio, del 27 giugno 1985, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, e 96/82/CE del Consiglio, del 9 dicembre 1996, sul controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose, la direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente, la direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque, fatte salve le misure gia' predisposte nell'ambito della pianificazione di bacino in attuazione del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, e successive modificazioni, e del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152;
5. qualora disponibile, per i bacini idrografici o sottobacini condivisi, descrizione della metodologia di analisi dei costi e benefici, utilizzata per valutare le misure aventi effetti transnazionali.
II - Descrizione dell'attuazione del piano:
1. descrizione dell'ordine di priorita' e delle modalita' di monitoraggio dello stato di attuazione del piano;
2. sintesi delle misure ovvero delle azioni adottate per informare e consultare il pubblico;
3. elenco delle autorita' competenti e, se del caso, descrizione del processo di coordinamento messo in atto all'interno di un distretto idrografico internazionale e del processo di coordinamento con la direttiva 2000/60/CE. Parte B - Elementi che devono figurare nei successivi aggiornamenti dei piani di gestione del rischio di alluvioni:
1. eventuali modifiche o aggiornamenti apportati dopo la pubblicazione della versione precedente del piano di gestione, del rischio di alluvioni, compresa una sintesi dei riesami svolti a norma dell'articolo 13;
2. valutazione dei progressi realizzati per conseguire gli obiettivi di cui all'articolo 7, comma 2;
3. descrizione motivata delle eventuali misure previste nella versione precedente del piano di gestione del rischio di alluvioni, che erano state programmate e non sono state poste in essere;
4. descrizione di eventuali misure supplementari adottate dopo la pubblicazione della versione precedente del piano di gestione del rischio di alluvioni. Parte C - Contenuti degli indirizzi, criteri e metodi per la redazione e l'aggiornamento dei piani di gestione del rischio di alluvioni:
1. indirizzi per la valutazione preliminare del rischio di alluvione relativamente agli aspetti riguardanti la prevenzione e la protezione dal rischio di alluvione e, in particolare, la valutazione delle conseguenze del cambiamento climatico sul verificarsi delle alluvioni, la valutazione delle conseguenze negative per la salute umana, i beni, le attivita' economiche, l'ambiente e il patrimonio culturale, la valutazione del ruolo delle pianure alluvionali, come aree naturali di ritenzione delle acque, e dell'efficacia delle infrastrutture artificiali per la protezione dalle alluvioni;
2. criteri per la individuazione delle aree a pericolosita' e a rischio di alluvione, nonche' per la definizione del grado di pericolosita' e del grado di rischio, con riferimento in particolare, alla portata della piena e all'estensione dell'inondazione, alle vie di deflusso delle acque e alle zone con capacita' d'espansione naturale delle piene, alle condizioni morfologiche e meteomarine alla foce per quanto concerne la valutazione delle inondazioni marine delle zone costiere, agli obiettivi ambientali di cui alla parte terza, titolo II, del decreto legislativo n. 152 del 2006, alla gestione del suolo e delle acque, alla pianificazione e alle previsioni di sviluppo del territorio, all'uso del territorio, alla conservazione della natura, alla navigazione e alle infrastrutture portuali, ai costi e ai benefici, al numero di abitanti potenzialmente interessati, alle attivita' economiche e ai beni ambientali, storici e culturali di rilevante interesse insistenti sull'area potenzialmente interessata;
3. metodologie standard e codificate per l'utilizzo dei dati ambientali del Ministero dell'ambiente, e della tutela del territorio e del mare, derivanti dal Piano di telerilevamento ambientale e fruibili attraverso il Sistema cartografico cooperante, ai fini della delimitazione e aggiornamento delle aree a pericolosita' idraulica e delle aree a rischio idraulico, nonche' ai fini delle attivita' di protezione dal rischio di alluvione.