Source: http://www.4ensicmag.com/diritto-civile/estinzione-dell-usufrutto/
Timestamp: 2015-10-09 03:10:45+00:00
Document Index: 24195845

Matched Legal Cases: ['art. 1014', 'art. 979', 'art. 1015', 'sentenza ', 'art. 1015', 'art. 516', 'art. 1015', 'art. 1015', 'art 1014', 'art 1018']

Estinzione dellâ€™usufrutto
Posted by admin on Friday, October 21, 2011 · Leave a Comment art. 1014 c.c. estinzione dell’usufrutto: oltre quanto è stabilito dall’art. 979 (328), l’usufrutto si estingue:
Se, infatti, Tizio possiede il fondo come libero per 20 anni, acquisterà la proprietà piena non per la sua usucapione, ma solo perchè, contemporaneamente, l’usufrutto si estingue per non uso non avendo l’usufruttuario esercitato il suo diritto in alcun modo.
art. 1015 c.c. abusi dell’usufruttuario: l’usufrutto può anche cessare per l’abuso (2561, 2814) che faccia l’usufruttuario del suo diritto alienando i beni o deteriorandoli o lasciandoli andare in perimento per mancanza di ordinarie riparazioni (1004).
Ottima disamina dell’istituto viene fornita dalla Corte di Piazza Cavour con una nota sentenza secondo la quale l’art. 1015 c.c., conforme all’art. 516 c.c. del 1865, prevede tre distinte ipotesi in presenza delle quali l’usufruttuario può essere dichiarato decaduto dall’usufrutto. Tali ipotesi ricorrono quando l’usufruttuario alieni i beni o li deteriori o li lasci andare in perimento per mancanza di ordinarie riparazioni. La decadenza, peraltro, non può riguardare che i casi più gravi, in quanto, per gli abusi di minore gravità , la legge stessa prevede, nel secondo comma dell’art. 1015 c.c., rimedi meno rigorosi, di carattere non repressivo e sanzionatorio, ma semplicemente cautelari a tutela preventiva del diritto del nudo proprietario. Per tali più lievi abusi l’autorità giudiziaria, che ha in proposito il più ampio potere discrezionale, può, secondo le circostanze, o limitarsi ad imporre allo usufruttuario una cauzione, qualora ne sia esente, o adottare un provvedimento che privi l’usufruttuario di ogni ingerenza sui beni, disponendo che essi siano locati, o posti sotto amministrazione a spese di lui, o anche dati in possesso al nudo proprietario, con l’obbligo per costui di pagare annualmente all’usufruttuario, durante l’usufrutto, una somma determinata. Ai fini della determinazione delle conseguenze sanzionatorie, l’accertamento del giudice del merito è fondato su un apprezzamento discrezionale, insindacabile in cassazione, purchè sia sorretto da congrua valutazione di tutti gli elementi decisivi concorrenti a determinare la colpa dell’usufruttuario.
E nell’ambito di tale giudizio , il nudo proprietario il quale chieda la decadenza dell’usufruttuario dal suo diritto, adducendo che si sia verificata una delle ipotesi previste dall’art. 1015 c.c. (abuso del diritto consistente nell’alienazione o nel deterioramento dei beni che ne formano oggetto, ovvero nella mancanza di ordinarie riparazioni che li lasci andare in perimento), deve limitarsi a dimostrare la sussistenza di tali condizioni al momento della proposizione della domanda esaurendosi con questa prova l’onere posto a suo carico. Pertanto, l’usufruttuario, il quale affermi che la mancanza di manutenzione preesisteva alla costituzione del suo diritto, propone un’eccezione che, essendo diretta a paralizzare la pretesa fatta valere in giudizio, deve essere da lui provata.
Per di più l’usufruttuario, che esegue (o che consenta siano eseguite) opere che alterino l’originaria destinazione dell’immobile oggetto del suo diritto, si rende inadempiente all’obbligazione di godere della cosa usando della diligenza del buon padre di famiglia e, essendo tenuto a risarcire il danno che ne derivi al nudo proprietario, può essere condannato al risarcimento del danno in forma specifica e, perciò al ripristino delle precedenti condizioni dell’immobile.
Con la risoluzione n. 25/E del 16 febbraio, l’Agenzia delle entrate ha precisato che l’atto di rinuncia a titolo gratuito del diritto di usufrutto in favore del nudo proprietario, configurando una forma di donazione indiretta, è soggetto all’imposta prevista dal Dlgs 346/90, come reintrodotto dalla legge 286/06, di conversione del Dl n. 262, nonchè alle imposte ipotecaria e catastale in misura proporzionale.
L’equiparazione di un atto di rinuncia abdicativo, a titolo gratuito, agli atti di trasferimento di diritti reali di godimento, è pressochè pacifico nella giurisprudenza della Cassazione , in virtù dell’effetto di arricchimento del beneficiario conseguente alla rinuncia del diritto da parte del suo titolare.
Infatti, la rinuncia al diritto da parte dell’usufruttuario in favore del titolare della nuda proprietà , determinando la ricostituzione della piena proprietà dell’immobile, precedentemente gravato dal diritto di usufrutto, è assimilabile a un atto di trasferimento di un diritto di godimento.
Pertanto: l’aliquota è pari al 4% del valore dell’usufrutto, per il valore che oltrepassa la franchigia di un milione di euro; le imposte ipotecarie e catastali sono fisse (ciascuna pari a euro 168) se si tratta di prima casa, altrimenti sono rispettivamente pari al 2% e all’1% del valore (catastale) dell’usufrutto.
H) modificazioni dell’usufrutto
Se è perito un edificio e il proprietario intende di ricostruirlo con la somma conseguita come indennità , l’usufruttuario non può opporsi. L’usufrutto in questo caso si trasferisce sull’edificio ricostruito. Se però la somma impiegata nella ricostruzione è maggiore di quella spettante in usufrutto, il diritto dell’usufruttuario sul nuovo edificio è limitato in proporzione di quest’ultima.
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