Source: http://www.iau.it/wp/2017/11/22/ricavi-e-costi-competenza/
Timestamp: 2018-09-26 03:23:01+00:00
Document Index: 179408251

Matched Legal Cases: ['art. 1510', 'art. 1510', 'art. 1523', 'art. 1520', 'art. 1666', 'art. 109', 'art. 2403', 'art. 2429', 'art. 109', 'art. 2429', 'art. 2429', 'art. 109', 'art. 2403', 'art. 109', 'sentenza ', 'art. 109', 'art. 101', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 109', 'art. 2', 'art. 38', 'art. 21', 'sentenza ']

Ricavi e Costi competenza – suriano
IL CRITERIO DI COMPETENZA E LA CORRETTA IMPUTAZIONE TEMPORALE DEI RICAVI E DEI COSTI TRA PRINCIPI CONTABILI E REDDITO DI IMPRESA
REGIME IRAP
CONSEGUENZE E RIMEDI A FRONTE DELLA ERRATA IMPUTAZIONE A PERIODO
1) Cessione di beni mobili: merci spedite a cavallo di due esercizi
Un problema che spesso si pone per rilevare la competenza dei componenti reddituali riguarda le merci consegnate o spedite a cavallo di due esercizi.
La problematica si pone, in particolare, ma non solo, per i beni che escono dal magazzino del cedente in un dato anno ed arrivano all’acquirente nell’anno successivo (cosiddette «merci in viaggio»). Il costo o il ricavo devono essere rilevati, in questi casi, nel momento in cui in base alle condizioni di resa, avviene il passaggio sostanziale della proprietà e il trasferimento all’acquirente dei rischi e dei benefici relativi.
Vediamo i diversi casi che si possono presentare:
a) Se i beni vengono “consegnati”, rileva la data in cui l’acquirente prende materialmente possesso della merce (ritiro presso il magazzino del venditore); si ha caso di “consegna” anche se il trasporto è effettuato con mezzi propri del cedente (Cassazione Sentenza n. 578/1998).
Quindi, ad esempio, se l’autocarro del venditore parte il 30 dicembre ed effettua la consegna al cliente il 2 gennaio, la competenza – data della consegna – si ha nell’anno nuovo sia per il ricavo che per il costo.
b) Sempre con riferimento all’ipotesi di “consegna”, ricordiamo che a questi fini non basta che le parti si accordino per la vendita e dunque che si verifichi il passaggio di proprietà civilistico (passaggio che richiede il semplice consenso delle parti legittimamente manifestato e dunque la emissione e la accettazione della fattura), ma occorre che vi sia la effettiva consegna giuridica. Se i beni non si muovono, occorre in particolare che l’acquirente o un suo delegato prenda in carico il materiale (cioè ne acquisisca la disponibilità giuridica) con apposito documento (ad esempio “verbale di consegna”), eventualmente lasciandoli in conto deposito presso il venditore; diversamente né il ricavo né il costo sono civilisticamente o fiscalmente rilevanti.
c) Secondo taluna dottrina, non confermata dalla giurisprudenza, si resta nell’ipotesi di consegna (con rilevanza del costo o del ricavo solo al momento di arrivo a destino della merce) anche quando la spedizione è curata dal venditore, non con propri mezzi, ma attraverso un vettore che risponde esclusivamente al cedente stesso.
d) Se invece viene utilizzato uno spedizioniere o vettore, rileverà il momento della “spedizione”, da intendersi, in generale, come data in cui il venditore affida la merce al trasportatore (nota ministeriale 9/2171 del 1977); in questo caso, il venditore dovrà iscrivere il ricavo e l’acquirente dovrà rilevare il costo nell’anno di spedizione (cioè di partenza della merce), anche qualora i beni pervengano presso il magazzino di quest’ultimo nell’esercizio successivo.
Questo criterio va applicato in particolare se non vi sono particolari clausole nel contratto di compravendita (dovendosi in tal caso utilizzare l’art. 1510 del c.c. secondo cui il venditore si libera dell’obbligo della consegna affidando la merce al vettore) o se le condizioni utilizzate rientrano nel gruppo E o F delle clausole Incoterms (EX Works o Free On Board; nel caso di clausola Free On Board, la disponibilità giuridica delle merci si trasferisce all’acquirente al momento e per il fatto dell’imbarco sulla nave o sull’aereo, comprovato dalla polizza di carico; in tale momento scatta la competenza del ricavo e del costo come indicato nella nota ministeriale 9/2171 del 1977).
Il rinvio della competenza del ricavo e del costo all’anno successivo (arrivo della merce a destino) si avrà solo in presenza di clausole nel contratto di vendita (o nelle condizioni generali della spedizione) che differiscano a tale momento il trasferimento della disponibilità giuridica del bene stesso e i connessi rischi (e ciò indipendentemente da chi sostiene il costo della spedizione).
Ciò si verifica, in particolare, in contratti nei quali il venditore deve condurre la merce a proprio rischio e spese fino alla sede dell’acquirente o fino alla dogana di importazione (Gruppo D delle clausole internazionali Incoterms 2000). Affinché tali clausole abbiano efficacia, non solo per la ripartizione dei costi del trasporto, ma anche per il trasferimento della disponibilità giuridica e dei rischi dal venditore all’acquirente, occorre che la volontà delle parti in tal senso sia esplicitata nel contratto di vendita.
Diversamente, anche qualora il costo del trasporto sia a carico del venditore (clausola CIF o altre del gruppo C degli Incoterms), il trasferimento della disponibilità giuridica e dei rischi, e dunque il momento di competenza, si ha con l’affidamento al vettore.
Riassumendo, per le merci “spedite” a cavallo dell’esercizio, la competenza del ricavo e del costo va individuata nel momento di affidamento dei beni al vettore/spedizioniere (data imbarco sulla nave/aereo per merci che devono viaggiare con tali mezzi, in presenza di clausola FOB), e non invece nella data di arrivo a destino, salvo che non vi siano nel contratto esplicite condizioni che, derogando all’art. 1510 c.c., individuino un differente e successivo momento di passaggio dei rischi sulla merce.
Resta inoltre fermo il differimento della competenza, laddove vi siano espresse clausole che rinviano ad un momento successivo il passaggio della proprietà (clausole diverse da quella di riserva della proprietà – cosiddetto patto di riservato dominio di cui all’art. 1523 c.c. – che fiscalmente non ha effetto).
Si tratta in particolare della vendita con riserva di gradimento (art. 1520 c.c. ) e simili condizioni sospensive.
Per i ricavi derivanti dalla realizzazione di beni mobili, in esecuzione di contratti di appalto, si veda il successivo punto 2).
2) La competenza dei servizi
2.1. Appalti aventi ad oggetto la realizzazione di beni
Le opere realizzate dall’impresa mediante contratti di appalto (immobili, grandi macchinari o impianti) e non contratti di compravendita, rientrano, ai fini fiscali, nell’ambito delle prestazioni di servizio, i cui ricavi si considerano conseguiti alla data di ultimazione.
La data di ultimazione della prestazione si identifica di regola nel momento in cui il committente accetta senza riserve l’opera realizzata dall’appaltatore. Dall’accettazione senza riserve discendono infatti gli effetti giuridici che consentono di considerare ultimato il servizio, quali il passaggio del rischio per il perimento o il deterioramento della cosa, la liberazione dell’appaltatore da responsabilità per vizi palesi, ecc. (nello stesso senso, Cassazione n. 2928/1996, secondo cui l’appalto può considerarsi ultimato dal giorno in cui è intervenuta – o si considera intervenuta – l’accettazione del committente, perché è quello il momento in cui si perfeziona il diritto dell’appaltatore al corrispettivo).
Le parti possono però stabilire contrattualmente che gli effetti sopra descritti si producano anche relativamente a singole parti dell’opera. Si è allora in presenza dell’appalto cosiddetto “a porzioni” regolato dall’art. 1666 cod. civ., nel quale a seguito dell’accettazione senza riserve della singola partita – normalmente eseguita con l’accettazione dello stato di avanzamento ad essa relativo – si producono effetti giuridici simili a quelli dell’accettazione dell’intera opera.
Nel caso di appalti pubblici, la “consegna” – nell’accezione giuridica del termine – ed accettazione dell’opera, sono ricollegabili alla conclusione del procedimento relativo all’emissione del certificato di collaudo provvisorio, ed in particolare al momento in cui, in esito alla procedura, sorge il diritto alla liquidazione del corrispettivo e resta a carico dell’appaltatore solo la garanzia per vizi e difformità dell’opera, cessando tutte altre garanzie tipiche del contratto, mentre il rischio per il perimento dell’opera si trasferisce in capo al committente.
2.2. Prestazioni di risultato: lavorazioni, manutenzioni, trasporti, assistenza, consulenza, ecc.
In termini fiscali, i ricavi o i costi derivanti dalla prestazione di servizi sono di competenza dell’esercizio in cui la prestazione è stata ultimata.
Quindi, una prestazione che viene svolta a cavallo di due esercizi, come ad esempio l’appalto per la realizzazione di un bene, o un servizio di lavorazione oppure ancora un trasporto iniziato in dicembre e completato in gennaio, è – integralmente – di competenza (fiscale) dell’anno in cui viene terminata.
Lo stesso per la prestazione di un consulente o di un legale che viene avviata con l’esame della pratica in un dato anno e completata (con la redazione di un contratto o di un parere o di una perizia) solo nell’esercizio seguente.
Se la società committente rileva in bilancio, “pro quota”, il costo del servizio, ancorché non ultimato, dovrà operare una variazione in aumento nella dichiarazione dei redditi, variazione che si riverserà nell’anno successivo all’atto del completamento della prestazione (occorre dunque stanziare le imposte differite attive).
In presenza di servizi in corso al termine dell’esercizio, cioè iniziati prima del 31.12., ma ultimati nell’anno successivo, la società che effettua tali prestazioni dovrà, in assenza del ricavo (da rilevare solo nell’esercizio seguente), sospendere i costi ad essi relativi, attraverso le rimanenze finali. Ad esempio un impresa che realizza un intervento di manutenzione di un fabbricato a cavallo di due esercizi iscriverà nelle rimanenze di servizi in corso di esecuzione i costi specifici (materiali, ore di manodopera, ecc.) relativi a questo cantiere (se si tratta di lavori di durata superiore a 365 gg., scatta poi l’obbligo di valutazione in base ai corrispettivi maturati).
Se peraltro, nell’ambito del contratto di servizi, la prestazione è scomponibile in diverse tranche distintamente valorizzate quanto al corrispettivo, ciascuna suscettibile si singole ultimazioni, ogni tranche va autonomamente trattata ai fini delle individuazione dell’esercizio di competenza.
2.2. Servizi con corrispettivi a maturazione temporale (locazione, assicurazione, ecc.)
Si applicano regole differenti, invece, per i contratti con corrispettivi che maturano in base al tempo. Si tratta in particolare di locazione, mutuo, assicurazione, e in genere di ogni contratto, anche di servizi diversi (consulenza, manutenzione, assistenza, ecc.), con prestazioni continuative, ove sia previsto un compenso pari a un certo importo al mese o all’anno, indipendentemente dalla quantità di servizi resa in quel singolo periodo. Per tali prestazioni, il ricavo o il costo di competenza è quello maturato in base al tempo.
Il criterio della maturazione temporale riguarda anche i contratti di sponsorizzazione il cui compenso va ripartito nei mesi della stagione sponsorizzata che cadono nell’esercizio (ADC norma 143/2001). Ad esempio compenso di 1.500 per sponsorizzare una squadra per il campionato che va da ottobre del 200X a giugno del 200X+1 (9 mesi). La quota di competenza dell’esercizio al 31.12.200X è di (1.500 ÷ 9) x 3 = 500, mentre i rimanenti 1.000 riguardano
l’esercizio 200X+1.
3) La competenza delle provvigioni ad agenti di commercio
La R.M. 91/E/2006 dell’Agenzia delle Entrate ha chiarito il quadro interpretativo della competenza delle provvigioni ad agenti ed intermediari di commercio. Quadro interpretativo che è valido anche ai fini civilistico-contabili.
L’intermediario di commercio deve far concorre al reddito la propria provvigione attiva alla data in cui viene stipulato il contratto procurato tra il proponente e il terzo (ultimazione della prestazione). È irrilevante un diverso momento di esigibilità del compenso, eventualmente stabilito nel contratto di agenzia. Con la conclusione del contratto, l’agente vanta un diritto di credito vero e proprio nei confronti della casa mandante e non, come invece avveniva prima, una mera aspettativa. La successiva esecuzione del contratto tra preponente e terzo (consegna dei beni e pagamento del prezzo di vendita) assume invece rilevanza solo sotto il profilo della regolazione finanziaria del rapporto d’agenzia, mentre non ha alcuna importanza per l’imputazione a reddito di provvigione attive per le quali è già maturato civilisticamente il diritto.
L’ultimazione della prestazione dell’agente, che rileva per stabilire la competenza fiscale degli oneri, si ha con la conclusione del contratto promosso. Tale regola, che risulta esaustiva qualora il periodo di imposta della conclusione del contratto coincida con quello in cui il preponente realizza il proprio ricavo, non può però avere portata generale. Occorre infatti considerare che l’art. 109 del Tuir deve essere applicato in combinazione con il principio delle correlazione, secondo cui i costi devono essere associati ai ricavi d’esercizio. Pertanto, le provvigioni saranno da imputare civilisticamente e diverranno fiscalmente deducibili dal reddito della società mandante solo nell’esercizio in cui essa ha conseguito e contabilizzato in bilancio il ricavo che l’agente ha procurato.
Esemplifichiamo la competenza civilistica e fiscale delle provvigioni attive e passive
Attività dell’impresa preponente: vendita di beni mobili
Contratto (raccolta/conferma ordine) concluso nel 2010
Agente: competenza del ricavo per provvigione attiva
Preponente (competenza del costo per provvigione passiva)
Consegna beni: 2010
Consegna beni: 2011
Attività impresa preponente: vendita di beni immobili
Contratto preliminare (compromesso) sottoscritto nel 2010
Rogito di vendita: 2010
Rogito di vendita: 2011
4) Competenza fiscale dei costi per compensi dei sindaci
L’articolo 2402 del codice civile stabilisce che la retribuzione dei sindaci delle società deve essere determinata dall’assemblea all’atto della nomina per l’intero periodo di durata del loro ufficio.
L’assemblea può, alternativamente, fissare l’emolumento del collegio sindacale in una determinata somma su base annua (o per singolo esercizio di permanenza in carica), ovvero operare un rinvio alle tariffe professionali.
La tariffa dei commercialisti inquadra le prestazioni dei componenti il collegio sindacale nelle 3 seguenti categorie:
a) verifiche trimestrali (attività di cui all’art. 2403, primo comma, e 2404 c.c.);
b) redazione della relazione prevista dall’art. 2429, Codice civile;
c) partecipazione alle adunanze del consiglio di amministrazione e alle riunioni assembleari.
In questi casi si pone il problema di individuare l’esatto esercizio di competenza del costo in termini sia civilistici (competenza economica) che fiscali (sostenimento della spesa ai sensi dell’art. 109 TUIR).
Ad avviso di chi scrive, è da ritenere che, in termini civilistici, l’utilità economica del costo sostenuto dalla società per le diverse prestazioni rese dai sindaci è riferibile al momento in cui ciascuna di esse risulta effettivamente eseguita; conseguentemente gli emolumenti devono essere imputati al conto economico dell’esercizio in cui si verifica tale esecuzione.
La regola trova applicazione anche per l’attività di redazione della relazione accompagnatoria al bilancio: quest’ultima attività, essendo svolta dopo la chiusura dell’esercizio, è di competenza economica del periodo successivo a quello cui il bilancio si riferisce (il compenso per il controllo del bilancio 2010, ad esempio, va imputato civilisticamente al conto economico del periodo di imposta 2011 nel corso del quale il controllo viene effettuato), mentre nel conto economico del 2010 si imputerà il compenso per il controllo del bilancio 2009.
Il costo per l’attività del collegio sindacale, in particolare per quella di relazione sul bilancio, in quanto spesa generale, non risulta direttamente correlabile con i ricavi accolti in tale bilancio e non deve quindi essere imputato – sempre ad avviso di chi scrive – in via anticipata al conto economico dell’esercizio relativo, bensì essere iscritto negli oneri dell’anno in cui l’attività viene realmente compiuta (periodo successivo a quello di riferimento del bilancio).
Anche in termini fiscali, l’onorario dei sindaci, qualora determinato secondo le tariffe professionali, deve essere suddiviso sulla base delle singole attività sottostanti al fine di stabilire in quale esercizio esse vengono eseguite ed ultimate.
 i compensi per le partecipazioni alle riunioni degli organi sociali e per le verifiche trimestrali saranno deducibili nell’esercizio in cui tali prestazioni sono espletate;
 l’onorario riferito alla relazione ex art. 2429 del Codice civile sarà deducibile nel periodo di imposta successivo a quello cui si riferisce il bilancio.
Ne deriva la sostanziale coincidenza tra il periodo di imputazione in bilancio degli oneri in questione secondo criteri di competenza e quello in cui essi risultano deducibili nella quantificazione del reddito di impresa.
A titolo esemplificativo, se i sindaci hanno eseguito nel 2010 le seguenti attività:
– 4 verifiche trimestrali con un onorario (calcolato come da tariffa sui ricavi dell’esercizio 2009) pari a € 10.000;
– controllo del bilancio del 2009 e relativa relazione ex art. 2429 c.c. (effettuato nella primavera del 2010) per cui spetta un onorario (calcolato sul patrimonio netto risultante dal bilancio stesso) di € 12.000;
– partecipazione a 2 riunioni consiliari e ad una assemblea con un compenso di € 900;
la società dovrà contabilizzare nel relativo bilancio (esercizio 2010) e portare in deduzione dal reddito di impresa un onere pari a (22.000).
L’ammontare spettante per la relazione al bilancio 2010 (eseguita nel 2011) verrà invece rinviato contabilmente al bilancio dell’anno successivo.
Vediamo ora il caso degli onorari che l’assemblea determina in una certa misura fissa annuale.
E’ da ritenere che, per questa particolare fattispecie (assai diffusa nella prassi delle società), trovi applicazione sia in termini civilistici che fiscali il criterio di imputazione e di deducibilità stabilito per i corrispettivi che maturano in base al tempo (competenza temporale), indipendentemente dal momento di svolgimento delle attività sottostanti (principio contabile n. 11: imputazione diretta al conto economico dell’esercizio dei costi associati al tempo; art. 109, lett. b, secondo periodo, TUIR: prestazioni dipendenti da contratti da cui derivano corrispettivi periodici deducibili nel periodo di maturazione del corrispettivo).
Se per esempio l’emolumento dei sindaci nominati il 30/4/2010 è di 20.000 euro su base annua, nell’esercizio 2010 si dovrà imputare al conto economico, e sarà deducibile fiscalmente, un ammontare di euro (20.000 / 12 x 8) = 13.333.
Regole sostanzialmente analoghe a quelle in precedenza descritte devono a nostro avviso applicarsi anche per la corretta imputazione a periodo degli oneri per la revisione legale e il giudizio sul bilancio d’esercizio a norma del D.Lgs. 39/2010.
Se viene a tal fine stabilito un compenso unitario, non frazionabile in relazione alle singole procedure sottostanti (riscontro dei saldi contabili e circolarizzazione, inventario delle giacenze, verifica dei criteri di valutazione, controllo della nota integrativa, rilascio della lettera contenente il giudizio sul bilancio, ecc.), l’intero ammontare dell’onere dovrà essere imputato al conto economico e sarà fiscalmente deducibile nell’esercizio in cui ha termine la prestazione con il rilascio della relazione del soggetto incaricato della revisore legale dei conti.
Il compenso per la revisione del bilancio 2010, pertanto, verrà contabilizzato e dedotto interamente nel conto economico del 2011.
Eventualmente la società potrà stanziare in bilancio una quota stimata con riferimento all’avanzamento dei lavori che riprenderà però a tassazione in quanto non ultimata.
Qualora invece il corrispettivo spettante alla società di revisione o al revisore legale (o allo stesso collegio sindacale laddove incaricato ex art. 2403, secondo comma, c.c.) sia stabilito dal contratto in importi distinti in relazione alle diverse attività propedeutiche al rilascio della lettera contenente il giudizio sul bilancio (caso invero poco frequente nella prassi), ciascuna di esse suscettibile di autonoma e distinta ultimazione e valorizzazione, si procederà ad imputare al conto economico l’onere riferito alle singole attività eseguite (e ultimate) entro la data di chiusura dell’esercizio.
Se ad esempio per la procedura di revisione del bilancio 2010 sono previste 3 fasi autonome, distintamente individuate e valorizzate nel contratto, la prima delle quali eseguita ed ultimata entro il 31/12/2010 e le altre 2 eseguite nell’anno successivo, la società procederà ad imputare al bilancio 2010 (e a dedurre fiscalmente dal relativo reddito) il compenso relativo al primo gruppo di prestazioni, rinviando al successivo esercizio la contabilizzazione e la deduzione degli importi riferiti alle ulteriori 2 attività.
Se invece, come spesso accade, tutto il compenso per la revisione è iscritto nel bilancio cui si riferisce (con una sorta di principio di correlazione), occorrerà effettuare una variazione in aumento per prestazione non ultimata.
Restano invece da imputare nel conto economico dell’esercizio di effettivo svolgimento (con conseguente deduzione fiscale) i compensi per le verifiche trimestrali svolte la revisore legale a norma di legge.
5) Il problema dei resi e delle altre rettifiche ai ricavi e ai costi
5.1. Rettifiche per resi, sconti e abbuoni effettuate e definite entro il medesimo esercizio.
In questo caso, il venire meno o la riduzione del corrispettivo ha pieno ed immediato effetto sia ai fini civilistici che anche fiscali e il ricavo (o il costo, a seconda dei casi) deve intendersi realizzato per l’importo ridotto.
Ricavi (riduzione) a Clienti
Fornitori a Costi (riduzione)
5.2. Rettifiche per resi, sconti e abbuoni effettuate e definite dopo il 31.12, ma entro la redazione del bilancio
In termini civilistici, occorre rilevare la rettifica nel bilancio dell’anno precedente, in applicazione del principio di prudenza e di competenza. La scrittura è identica a quella del punto precedente. In caso di reso su vendite, però, occorre tener conto del fatto che il bene, una volta rientrato, verrà valorizzato a magazzino. Il valore della rettifica è in questo caso pari alla differenza tra il ricavo e il costo (o, se inferiore il valore di mercato) del bene restituito.
Fiscalmente, però, la variazione non rileva (minor ricavo indeducibile, minor costo non tassabile) in quanto non certa al 31.12. Si effettua una variazione nella dichiarazione, che poi si riversa, con segno contrario, nell’esercizio successivo.
5.3. Resi o rettifiche (di vendite) stimate in quanto non ancora manifestatisi alla data di redazione del progetto di bilancio. Valgono le stesse considerazioni del punto 3.2..
La scrittura in questo caso è:
Ricavi (riduzione) a Fondo rischi ed oneri (B3 del passivo)
5.4. Sconti
Va ricordato che gli sconti di natura commerciale riducono la voce A1 e rilevano anche ai fini Irap: si tratta degli sconti incondizionati ed indicati in fattura, ovvero degli sconti quantità, abbuoni e premi, se relativi al medesimo esercizio.
Gli sconti finanziari, invece, che sono quelli legati alle condizioni di pagamento, devono invece essere indicati nella voce C-17) del Conto economico e non sono dunque deducibili ai fini Irap
6) Rilevanza contabile e fiscale dei fatti successivi alla chiusura dell’esercizio
Nella predisposizione del modello Unico, le società devono valutare l’eventuale rilevanza fiscale di oneri e accantonamenti stanziati in bilancio, in applicazione del principio di prudenza e di competenza civilistica, per fatti o atti avvenuti dopo il 31 dicembre, ma entro la data di predisposizione del rendiconto. Questi eventi, se generalmente comportano la rilevazione di componenti reddituali nel bilancio in fase di chiusura, non esplicano ancora effetto fiscale (dovendo essere rinviati al successivo esercizio mediante apposite variazioni in aumento) in quanto, in base all’art. 109 del Tuir, i requisiti di esistenza certa e di determinabilità oggettiva degli oneri da portare a riduzione del reddito di un dato esercizio devono necessariamente essere verificati entro l’ultimo giorno dello stesso, indipendentemente dal momento (successivo) di approvazione del bilancio.
Diverso è, invece, il caso di fatti accaduti entro fine anno, di cui si è avuta conoscenza solo successivamente. Gli oneri ad essi conseguenti saranno invece già rilevanti sia civilisticamente che fiscalmente.
Conseguentemente, i fatti successivi al 31/12 devono essere suddivisi in tre distinte fattispecie, cui corrispondono diversi regimi civilistici e fiscali (si veda la scheda alla pagina che segue).
Evento successivo al 31/12 Bilancio d’esercizio Reddito d’impresa Esempi
1° caso: fatto verificatosi entro il 31/12, ma conosciuto dopo tale data
 Costi di acquisto di beni consegnati o di servizi ultimati entro il 31/12, con prezzi già determinati tra le parti, la cui fattura è pervenuta successivamente
 Fallimento del debitore dichiarato entro il 31/12, con comunicazione inviata dal curatore ai creditori dopo tale data
 Indennizzo assicurativo per un danno subito nell’esercizio liquidato (e dunque certo) entro il 31/12, ma comunicato nei primi mesi dell’anno successivo
2° caso: fatto verificatosi dopo il 31/12 ed inerente a situazioni già in essere al 31/12
 Fallimento del debitore dichiarato dopo il 31/12: conferma situazione di insolvenza e rileva ai fini della svalutazione; ha efficacia per la deduzione fiscale della perdita solo nell’anno successivo
 Sentenza emessa dopo il 31/12 (o transazione sottoscritta con la controparte dopo la stessa data) che definisce un contenzioso legale in essere: l’accantonamento al fondo del passivo dovrà riflettere l’importo definitivo (sai esso superiore o inferiore a quello stimato sulla base delle informazioni note al 31.12). Fiscalmente la deduzione (certezza dell’onere) si ha solo dall’anno successivo.
 Accordo aziendale per integrazione retribuzioni relative all’esercizio precedente; rilevante civilisticamente ma non fiscalmente (solo dall’anno in corso)
 Provvedimento normativo che accresce gli oneri dovuti relativamente ad esercizi precedenti (ad esempio determinazione del tasso di maggiorazioni contributive per gli anni pregressi): va effettuato l’accantonamento nel bilancio precedente, ma la deduzione fiscale è rinviata all’esercizio corrente.
 Resi su vendite ricevuti dopo il 31/12: richiedono uno stanziamento in rettifica dei ricavi (differenza tra ricavo e valore di realizzo del bene restituito), ma rilevano fiscalmente solo nel successivo periodo d’imposta
 Definizione, dopo il 31.12, di un indennizzo (assicurativo o contrattuale) per un danno verificatosi entro tale data; l’importo dell’indennizzo va incluso civilisticamente nel bilancio precedente in modo da controbilanciare gli oneri iscritti a fronte del danno; fiscalmente il provento è da imputare all’esercizio successivo;
 Minor prezzo di realizzo di beni venduti (o maggior corrispettivo di beni acquistati) entro il 31/12, derivante da pattuizione presa dopo tale data; va rettificato il bilancio, ma fiscalmente le differenze si riflettono nell’esercizio successivo
3° caso: fatto verificatosi dopo il 31/12 indicativo di situazioni sorte nel nuovo esercizio
 Distruzione accidentale di beni aziendali (compresi furti e incendi)
 Riduzione del valore di titoli, merci o valute causato dall’andamento delle quotazioni sui mercati
 Provvedimento normativo che accresce gli oneri per l’impresa.
L’articolo 2423-bis del Codice civile impone al redattore del bilancio di rilevare i proventi e gli oneri di competenza dell’esercizio, stabilendo altresì che possono indicarsi esclusivamente gli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio stesso. Con particolare riguardo ai rischi e alle perdite di competenza dell’esercizio, si prevede l’obbligo di tenerne conto, anche se conosciuti dopo la data di chiusura di questo.
Per chiarire le modalità applicative della norma, occorre considerare che il richiamo al criterio di competenza sopra ricordato è da intendersi riferito non già al fatto in sé, che può dunque verificarsi sia prima che dopo il 31/12, purché sia conosciuto entro la data di formazione del bilancio, quanto al componente reddituale che ne scaturisce, il quale deve invece riguardare situazioni già esistenti nell’esercizio appena chiuso e dunque di competenza del medesimo.
I fatti accaduti dopo il 31 dicembre rilevano se venuti ad esistenza e conosciuti entro la data di redazione del progetto di bilancio da parte degli amministratori (in genere entro fine marzo). Fatti successivi (cioè accaduti dopo il Cda che approva il bilancio e prima dell’assemblea) vanno considerati (con una modifica al progetto già predisposto, e dunque mediante approvazione di un nuovo rendiconto da parte degli amministratori) solo se sono tali da pregiudicare l’attendibilità del documento nel suo complesso, diversamente costituiranno sopravvenienze passive (oneri straordinari) dell’esercizio successivo.
Il doc. Oic 29 (par. E.), conformemente allo IAS 10 prende in esame i fatti successivi alla chiusura dell’esercizio, sia positivi che negativi, suddividendoli tra:
(a) fatti successivi che devono essere recepiti nel bilancio: sono quelli che evidenziano condizioni che già esistevano alla data di riferimento del bilancio, ma che si sono manifestate solo dopo tale data;
(b) fatti successivi che non devono essere recepiti nel bilancio: sono quelli che modificano la situazione esistente alla data di riferimento del bilancio; essi cioè sono indicativi di condizioni sorte dopo la data stessa (IAS 10). Tali fatti devono essere semplicemente menzionati in Nota integrativa (articolo 2427, Codice civile) o nella Relazione sulla gestione (articolo 2428, Codice civile), qualora comportino nell’esercizio successivo variazioni rilevanti di attività o passività esistenti alla data di chiusura.
Il documento Oic 29 contiene alcune esemplificazioni dei fatti dell’una e dell’altra tipologia sopra descritte.
Costituiscono fatti successivi alla chiusura dell’esercizio i cui effetti devono essere rilevati in bilancio:
1) la definizione di una causa legale già in essere alla data del bilancio: il fondo acceso nel passivo del bilancio dovrà riflettere l’importo definito dopo il 31/12;
2) fatti che rendono evidenti situazioni, già esistenti alla data di chiusura dell’esercizio, che incidono sulle valutazioni delle attività del bilancio: il fallimento di un cliente avvenuto nei primi mesi del nuovo anno è tale, in genere, da confermare la perdita del
credito che già era in essere alla data del bilancio; la vendita di merci in magazzino a valori inferiori al costo fornisce, di norma, l’indicazione di un minor valore di presumibile realizzo alla chiusura dell’esercizio;
3) definizione, dopo il 31/12, di un maggior prezzo di un bene acquistato o di un minor prezzo di un bene venduto entro tale data;
4) determinazione di un premio da corrispondere a dipendenti quale retribuzione aggiuntiva per le prestazioni rese nell’esercizio chiuso.
5) scoperta di un errore o di una frode interessanti la gestione pregressa.
Ulteriori esempi di accadimenti rilevanti per il bilancio in fase di redazione (dei quali dunque si deve tenere conto) possono, a nostro avviso, consistere in:
 notifica di accertamenti fiscali (che non si intende contestare, ovvero che non si ritiene di poter contestare efficacemente) da cui si evince l’insufficienza delle imposte stanziate a carico dei precedenti esercizi; lo stesso caso riguarda la presentazione di istanze di condono su periodi di imposta già chiusi;
 alienazione di partecipazioni o titoli a valori inferiori al costo, che indica un minor valore di realizzo già presente alla data di riferimento del bilancio, ovvero una perdita durevole alla medesima data;
 approvazione di bilanci di società partecipate, riferiti ad esercizi o periodi compresi entro il 31/12, che evidenzino perdite di valore ritenute durevoli, le quali impongono la svalutazione rispetto al costo;
 resi di merci effettuati da clienti con riferimento a consegne del precedente esercizio, che richiedono lo stanziamento di un onere pari alla differenza tra il ricavo che verrà meno e il valore di presumibile realizzo che avrà il bene restituito;
 indennizzo (assicurativo o contrattuale) definito dopo il 31/12 per un danno anteriore, il quale ha procurato un onere iscritto nel bilancio; in questo caso, l’importo dell’indennizzo va imputato al bilancio precedente per correlarlo correttamente all’onere.
Il principio contabile indica i seguenti esempi di fatti successivi i cui effetti non vanno recepiti nel bilancio:
1) la riduzione del valore di mercato di taluni titoli (o, in genere, secondo lo IAS 10, di attività soggette a valutazione, comprese dunque le merci), trattandosi di evento che riflette condizioni sorte successivamente alla data di riferimento del bilancio;
2) la distruzione di cespiti causata da calamità o da altri eventi accidentali; di norma, sarà da considerare diversamente l’eliminazione volontaria di beni aziendali la quale potrebbe riflettere una situazione di inutilizzabilità già in essere al 31/12 (con l’obbligo in tal caso di effettuare una svalutazione del costo iscritto all’attivo del bilancio a tale data);
3) la perdita derivante da variazioni nei cambi valutari.
A ciò potrebbe aggiungersi, sempre a titolo esemplificativo:
 l’emanazione di un provvedimento normativo che introduce un nuovo onere per l’impresa;
 la redazione da parte di una partecipata di un bilancio straordinario che evidenzia perdite derivanti dalla gestione successiva al 31/12;
 la decisione di effettuare una manutenzione straordinaria su un cespite, regolarmente in funzione al 31/12, che comporta il sostenimento di oneri non capitalizzabili; oppure, la decisione, nell’ambito di mutate scelte aziendali, di dismettere un bene ammortizzabile ad un valore inferiore al costo non ammortizzato (con la rilevazione di una minusvalenza), il quale, alla data di chiusura dell’esercizio, era invece in uso ordinario; in questi casi, a differenza di quanto indicato per le merci, sono le nuove scelte aziendali sui cespiti (interventi di manutenzione o destinazione alla vendita) a mutare le condizioni di valutazione (da valore in funzionamento a valore di realizzo), rendendo necessaria la svalutazione, oppure a richiedere il sostenimento di ulteriori costi per la manutenzione.
Nell’elencazione degli eventi da considerare, il principio contabile italiano, al contrario di quello internazionale, non comprende quelli da cui possono scaturire nuovi o maggiori ricavi o proventi, oppure minori costi. Nell’esempio delle attività acquistate o vendute entro il 31/12 (punto 3 del primo gruppo), con corrispettivo quantificato (o modificato) dopo tale data, il documento Oic 29 evidenzia esclusivamente casi che si traducono in «aumenti di costi o riduzioni di ricavi». Lo IAS 10, invece, indica genericamente «la determinazione di costi o di ricavi di attività acquistate o vendute». La differenza sembra potersi attribuire al vincolo, esistente nella legislazione interna, e sopra ricordato, circa il computo dei soli utili realizzati alla data di chiusura dell’esercizio.
In realtà, nel dettare le regole generali sulla rilevazione dei fatti avvenuti dopo il 31/12, il principio italiano e quello internazionale non paiono differenziarsi. Anche l’Oic 29, infatti, richiama eventi sia positivi che negativi che, se riflettono situazioni già in essere a fine esercizio devono essere recepiti nel relativo bilancio.
Se si tratta di fatti venuti ad esistenza entro il 31/12, ma semplicemente conosciuti tra l’1/1 e il 31/3 (cioè entro la data di formazione del progetto di bilancio), il bilancio dell’anno prima ne dovrà sempre essere interessato, anche se si tratta di proventi (o maggiori proventi). Si pensi ad una sentenza che riconosce il diritto ad un rimborso (ovvero ad un provvedimento di liquidazione di un contributo in conto esercizio) emessa in dicembre, ma conosciuta dopo tale data (occorre però verificare, in particolare per il contributo pubblico, l’eventuale natura recettizia del provvedimento e dunque la valenza della notifica ai fini dell’efficacia dell’atto).
L’art. 109 del TUIR stabilisce che i proventi e gli oneri concorrono alla determinazione del reddito dell’esercizio di competenza. La competenza fiscale dei componenti reddituali richiede poi che essi siano dotati dei requisiti di certezza e determinabilità oggettiva.
Per la corretta applicazione della regola, con riguardo ai fatti di cui ci stiamo occupando, si deve innanzitutto ricordare che i citati requisiti di certezza e determinabilità devono essere verificati entro la data di chiusura dell’esercizio a nulla rilevando a tal fine il periodo intercorrente tra l’1/1 e la data di formazione del bilancio.
I fatti che si verificano dopo il 31/12, anche se civilisticamente richiedono lo stanziamento di oneri nel bilancio dell’esercizio precedente (ma non l’iscrizione di proventi, come sopra ricordato), in quanto riferiti a situazioni già esistenti alla data di chiusura, non sono generalmente produttivi di componenti reddituali deducibili dal reddito (ovvero imponibili).
Si pensi al fallimento del debitore, che rileva ai fini della deduzione della perdita su crediti in una data dichiarazione dei redditi (art. 101, comma 5, TUIR) solo se dichiarato entro la fine dell’esercizio cui la dichiarazione si riferisce, ancorché, civilisticamente, il fallimento dopo il 31/12 rifletta l’esistenza di una stato di insolvenza già presente, da considerare ai fini della svalutazione dei crediti.
L’irrilevanza fiscale per il periodo di imposta già chiuso, di fatti accaduti tra l’1/1 e la data di formazione del bilancio è stata confermata di recente da una risposta fornita dall’Agenzia delle entrate – Direzione centrale normativa – alla Diretta MAP del 26 maggio 2011.
Il caso riguardava l’onere per una penale contrattuale derivante da un inadempimento compiuto da una società nel 2010, penale che veniva richiesta dalla controparte nel mese di gennaio del 2011. Alla data di chiusura dell’esercizio, la spettanza della penale, in base al contratto, era certa e il suo ammontare determinabile oggettivamente.
L’Agenzia ha confermato che l’onere è deducibile nel 2010 (condizionatamente alla sua imputazione al conto economico di tale esercizio) e che l’eventuale opposizione giudiziaria alla richiesta di controparte, effettuata dalla società nel corso del 2011 (eventualmente anche prima di presentare il mod. Unico 2011) genererà una sopravvenienza attiva solo all’atto di una pronuncia favorevole.
La descritta irrilevanza dei fatti accaduti dopo il 31/12 non può però essere estesa anche alla conoscenza dell’evento. Se, cioè, dopo la chiusura del periodo di imposta si ha notizia di fatti che a tale data già presentavano i requisiti di cui all’art. 109, TUIR (esistenza certa e determinabilità oggettiva), di essi occorre tenere conto nella quantificazione del reddito fiscale. Era così pacificamente ritenuto rilevante (fino al periodo di imposta 2003), ai fini delle svalutazioni per perdite delle partecipazioni in società non quotate, il bilancio della partecipata alla stessa data di quello della partecipante, anche se redatto e approvato nell’esercizio successivo, purché anteriormente a quello della partecipante. La regola non si applica più dal 2004 a seguito della irrilevanza delle svalutazioni di azioni e quote.
Nello stesso senso, non si pone in dubbio la deducibilità di oneri di competenza di un determinato esercizio (e dunque certi ed oggettivamente determinabili al 31 dicembre), la cui quantificazione si desume da documenti (fatture, note, od altro) materialmente pervenuti soltanto nell’esercizio successivo.
Proseguendo con gli esempi, nella valutazione delle opere ultrannuali di cui all’articolo 93 del TUIR, assumeranno rilevanza i corrispettivi maturati in base ai S.A.L. per lavori eseguiti al 31/12, anche se materialmente redatti e sottoscritti (aspetto formale) nei primi giorni dell’esercizio successivo.
Non possono invece influenzare il reddito fiscale gli accantonamenti di bilancio basati su fatti venuti ad esistenza (e non solo conosciuti) dopo il 31 dicembre.
In tal senso è stata correttamente negata la deducibilità di oneri stanziati nel bilancio di un dato esercizio per il riconoscimento di integrazioni retributive a seguito di un contratto di lavoro sottoscritto nel mese di gennaio dell’esercizio successivo (R.M. 21/3/1981, n. 9/167). Analogamente va rinviato al nuovo esercizio un componente reddituale positivo derivante da un indennizzo assicurativo definito dalla compagnia di assicurazione nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio e la data di formazione del bilancio (R.M. 252/E/2007).
L’irrilevanza dei fatti accaduti dopo il 31/12 non può però essere estesa anche alla conoscenza dell’evento. Se cioè dopo la chiusura del periodo di imposta si ha notizia di fatti che a tale data già presentavano i requisiti di cui all’art. 109, TUIR (esistenza certa e determinabilità oggettiva), di essi occorre tenere conto nella quantificazione del reddito. Era così pacificamente ritenuto rilevante (fino al periodo di imposta 2003), ai fini delle svalutazioni per perdite delle partecipazioni in società non quotate, il bilancio della partecipata alla stessa data di quello della partecipante, anche se redatto e approvato nell’esercizio successivo, purché anteriormente a quello della partecipante. La regola non si applica più dal 2004 a seguito della irrilevanza delle svalutazioni di azioni e quote. Nello stesso senso, non si pone generalmente in dubbio la deducibilità di oneri di competenza di un determinato esercizio (e dunque certi ed oggettivamente determinabili al 31 dicembre), la cui quantificazione si desume da documenti (fatture, note, od altro) materialmente pervenuti soltanto nell’esercizio successivo.
Proseguendo con gli esempi, nella valutazione delle opere ultrannuali di cui all’articolo 93 del TUIR, assumeranno rilevanza i corrispettivi maturati in base ai S.A.L. al 31/12, anche se materialmente redatti e sottoscritti nei primi giorni dell’esercizio successivo.
Non possono invece influenzare il reddito fiscale gli accantonamenti di bilancio basati su fatti venuti ad esistenza (e non solo conosciuti) dopo il 31 dicembre. In tal senso è stata correttamente negata la deducibilità di oneri stanziati nel bilancio di un dato esercizio per il riconoscimento di integrazioni retributive a seguito di un contratto di lavoro sottoscritto nel mese di gennaio dell’esercizio successivo (R.M. 21/3/1981, n. 9/167). Analogamente va rinviato al nuovo esercizio un componente reddituale positivo derivante da un indennizzo assicurativo definito dalla compagnia di assicurazione nel periodo intercorrente tra il 1° gennaio e la data di formazione del bilancio (ris. 252/E/2007).
7) Le regole per l’Irap delle società di capitali
Dall’esercizio 2008, ai fini dell’imponibile Irap delle società di capitali non sono più applicabili le regole e i limiti di deducibilità previsti dal Tuir per talune tipologie di spese: telefonia, autovetture, alberghi e ristoranti, spese di rappresentanza, erogazioni liberali, ecc.. Questi oneri sono dunque ammessi interamente in deduzione, se collocati in voci rilevanti del conto economico, nell’esatto importo sostenuto e iscritto secondo corretti principi contabili.
Secondo l’Agenzia delle entrate, sono invece tuttora indeducibili dalla base imponibile Irap, anche dopo le modifiche normative della L. 244/2007, i costi non dotati del requisito di inerenza, locuzione da interpretare (come le Entrate hanno precisato nella circolare 39/E/2009, dopo che la precedente C.M. 36/E/2009 aveva sollevato numerosi dubbi in dottrina), non sulla base del significato “fiscale” di inerenza (cioè di stretta correlazione con la produzione dei ricavi imponibili ai sensi dell’art. 109 del Tuir), ma nel senso di oneri estranei alla ordinaria attività della società (come costi personali di soci e amministratori), oneri che, peraltro, dovrebbero essere considerati quali anticipazioni di utili e non essere dunque iscritti nel conto economico.
Assonime (circolare 34/2009) ha opportunamente affermato che nel conto economico delle società trovano rappresentazione tutte le spese che l’impresa sostiene, anche volontariamente, nell’attività gestionale, indipendentemente dal fatto che esse rispondano o meno al tradizionale concetto di inerenza fiscale, intesa come “inevitabilità” della spesa.
Ad esempio, vanno certamente contabilizzati tra i costi della produzione, dovendo ritenersi interamente deducibili ai fini dell’Irap, le erogazioni liberali correnti, i costi relativi all’Iva volontariamente non detratta sulle spese di alberghi e ristoranti (in base ad una legittima scelta gestionale di non richiedere la fattura al fornitore; punto confermato, anche ai fini Ires, dall’Agenzia nella C.M. 25/E/2010), nonché gli oneri per sanzioni amministrative comminate all’impresa in relazione ai quali l’amministrazione finanziaria ha ripetutamente negato l’inerenza ai fini delle imposte sui redditi.
Quanto al rispetto del principio di competenza temporale per l’imputazione dei componenti reddituali (art. 109 del Tuir), è stato affermato, seppur incidentalmente (C.M. 27/E/2009, par. 3.1. e Assonime, circ. 25/2009) che esso manterrebbe efficacia anche ai fini della determinazione della base imponibile Irap.
Pertanto, la sopravvenienza passiva relativa ad un onere non rilevato, per errore, nel bilancio dell’esercizio di competenza, non sarà deducibile ai fini Irap (oltre che per l’Ires ai sensi dell’art. 109), ancorché sia iscritta in una voce rilevante del conto economico (peraltro, secondo il doc. Oic interpretativo del principio contabile 12, le sopravvenienze passive derivanti da errori, andrebbero iscritte negli oneri straordinari e sarebbero dunque rilevanti per l’Irap solo in applicazione del principio di correlazione commentato nel paragrafo successivo).
Diverso è il caso, ad avviso di chi scrive, di costi ed oneri iscritti correttamente secondo le regole di competenza civilistica, ma ancora non dotati dei requisiti di competenza fiscale che ne legittimano la deduzione ai fini Ires.
Il caso riguarda, ad esempio, gli oneri maturati (e dunque non solo stimati, in quanto diversamente si ricadrebbe nella disciplina degli accantonamenti) per prestazioni di servizi in corso di esecuzione al termine dell’esercizio, per i quali l’art. 109 ammette la deduzione solo al momento della ultimazione (si veda il precedente paragrafo 2); tali oneri devono ritenersi deducibili ai fini Irap (ancorché oggetto di variazione in aumento ai fini Ires) in quanto rilevati nel conto economico secondo competenza.
Lo stesso, come in precedenza ricordato, per le rettifiche di ricavi (abbuoni, resi e sconti) da iscrivere civilisticamente nell’anno di competenza del provento, anche se derivanti da fatti verificatisi tra l’1/1 e la data di redazione del bilancio (si tratta sempre di rettifiche già certe, e dunque non accantonamenti), che però assumono rilevanza ai fini Ires solo nell’esercizio successivo.
8) Errori nella individuazione dell’esercizio di competenza: possibili rimedi
Il problema degli errori nella imputazione temporale degli oneri, problema che spesso genera forti incomprensioni e irritazione negli imprenditori, trova possibili rimedi seguendo le indicazioni della circolare 23/E del 4 maggio 2010.
In tale documento, l’Agenzia delle Entrate ha innanzitutto ribadito, sorretta dalle più recenti sentenze della Cassazione (Sent. 10981 del 13 maggio 2009), che, in presenza di un costo imputato “fuori competenza”, gli Uffici procederanno alla rettifica del reddito, liquidando la maggiore imposta oltre a sanzioni e interessi. Il principio di competenza temporale per la imputazione degli oneri resta infatti una regola inderogabile.
La circolare chiarisce inoltre che le imprese potranno evitare la doppia tassazione che in questo caso si verifica (costo non imputato a conto economico dal contribuente nell’anno di competenza e ripreso a tassazione dall’Ufficio nell’esercizio in cui è stato imputato a reddito) attraverso una delle due seguenti modalità:
1) presentando, se ancora nei termini per poterlo fare, una dichiarazione integrativa a favore (art. 2, comma 8-bis, DPR 322/1998) con riferimento all’esercizio in cui l’onere andava correttamente dedotto secondo competenza; la dichiarazione integrativa a favore, peraltro, può essere presentata, ricorda la circolare 23/E, solo entro il termine previsto per il modello Unico dell’esercizio successivo (ad esempio una dichiarazione a favore riferita all’anno 2009, Unico 2010, può essere presentata entro il termine di Unico 2011, quindi entro il 30 settembre 2011);
2) qualora il termine di cui al punto 1) sia scaduto, presentando una istanza di rimborso delle maggiori imposte versate per il periodo di imposta nel quale non è stata operata la deduzione dell’onere. L’istanza di rimborso potrà essere presentata ordinariamente entro 48 mesi dal versamento (art. 38, DPR 602/1973) o comunque entro due anni (art. 21, D.Lgs. 546/1992) dal momento in cui l’accertamento del maggior reddito è divenuto definitivo o per effetto di una sentenza passata in giudicato, ovvero per altre cause (ad esempio: accertamento non impugnato oppure definizione dell’accertamento per adesione come chiarito nella Diretta MAP del 26 maggio 2011). Nessun rimborso è possibile laddove manchi la definitività della rettifica.
Le regole sopra illustrate valgono, come indicato da Assonime nella circ. 20/2010, sia nel caso di costi dedotti prima dell’esercizio di competenza, sia nel caso inverso (generalmente più frequente).
In quest’ultima fattispecie (ad esempio, servizio ultimato nel 2007, il cui costo era già certo e determinabile al termine di tale esercizio, che viene contabilizzato e dedotto erroneamente nel bilancio del 2008 all’atto del ricevimento della fattura), la possibilità
di deduzione “retroattiva”, ammessa dalla circolare 23/E, supera di fatto la condizione della previa imputazione dei costi al conto economico ai fini della loro deduzione.
Riprendendo l’esempio, in presenza di accertamento definitivo relativo all’esercizio 2008 (in cui è stato contabilizzato e dedotto il costo fuori competenza), il contribuente potrà dedurre (con istanza di rimborso, essendo scaduti i termini per l’integrativa “a favore”) l’onere con riferimento all’esercizio 2007, nel quale esso non era ancora transitato nel conto economico.
A nostro avviso, il principio della deduzione a posteriori di oneri di competenza dovrebbe potersi applicare anche qualora la loro tassazione nell’anno di imputazione a conto economico avvenga, non già a seguito di accertamento, ma per comportamento del contribuente, dato che anche in questo fattispecie si verifica un caso di doppia imposizione.
Possono al riguardo presentarsi due possibili casistiche.
1) Costo di competenza del 2009 imputato erroneamente al conto economico 2010
Nel conto economico dell’esercizio 2010 viene erroneamente contabilizzato un costo che era di competenza dell’esercizio precedente (2009). Il contribuente potrà, dopo averlo reso indeducibile (e dunque tassato) nel mod. Unico 2011 attraverso una variazione in aumento, operare la deduzione postuma o presentando, successivamente a Unico 2011, ma comunque nel termine del 30 settembre 2011, una dichiarazione integrativa a favore per l’esercizio 2009, oppure presentando una istanza di rimborso nel termine di 48 mesi.
In questo modello Unico 2010 integrativo, la deduzione avverrà mediante variazione in diminuzione dato che nel conto economico del 2009 il costo non era per errore ancora stato imputato.
2) Costo di competenza del 2010 contabilizzato e dedotto per errore nel 2009
Nel caso inverso, si dovrà presentare una dichiarazione da ravvedimento sul 2009 (Unico 2010) e dedurre nuovamente il costo nel mod. Unico 2011 mediante variazione in diminuzione.
Modena, 17 giugno 2011
Luca Gaiani – Dottore commercialista