Source: http://www.scuolagiuridica.it/repertorio/atto-amministrativo/consiglio-di-stato-sezione-iv-8-maggio-2015-n-2328/
Timestamp: 2019-01-17 19:04:06+00:00
Document Index: 22104935

Matched Legal Cases: ['art. 104', 'sentenza ', 'art. 104', 'art. 104', 'art. 7', 'art. 70']

GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA – APPELLO CONTRO LE DECISIONI DEI TRIBUNALI AMMINISTRATIVI REGIONALI (T.A.R.) – MOTIVI – MOTIVI AGGIUNTI – PROPONIBILITÀ – CONDIZIONE
GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA – APPELLO CONTRO LE DECISIONI DEI TRIBUNALI AMMINISTRATIVI REGIONALI (T.A.R.) – OGGETTO – ATTI E PROVVEDIMENTI IMPUGNATI IN PRIMO GRADO – CONSEGUENZA
BANCA (ISTITUTI DI CREDITO) – BANCA D’ITALIA – VIGILANZA – ATTI – EFFETTI
PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO – PARTECIPAZIONE AL PROCEDIMENTO – OBBLIGO – SOGGETTI ESCLUSI – INDIVIDUAZIONE – RATIO
Nel processo amministrativo i motivi aggiunti sono consentiti in appello solo per dedurre ulteriori censure in relazione ad atti e provvedimenti già impugnati, allorché i vizi ulteriori emergano da documenti non prodotti dalle altre parti nel giudizio di primo grado, il che determina l’inammissibilità dell’impugnazione in appello di nuovi atti, fermo restando la possibilità per la parte, ove ne ricorrano le condizioni, di proporre avverso questi ultimi autonomo ricorso giurisdizionale; in effetti l’art. 104 comma 3, c.p.a., laddove consente la proposizione di motivi aggiunti in appello qualora la parte venga a conoscenza di documenti non prodotti dalle altre parti nel giudizio di primo grado da cui emergano vizi degli atti o provvedimenti amministrativi impugnati, ha codificato il pregresso orientamento giurisprudenziale che ammette i motivi aggiunti in grado d’appello al solo fine di dedurre ulteriori vizi degli atti già censurati in primo grado, e non anche nella diversa ipotesi in cui con essi s’intenda impugnare nuovi atti sopravvenuti alla sentenza di primo grado.
Ai sensi dell’art. 104 comma 3, c.p.a., l’oggetto del giudizio di appello deve intendersi circoscritto agli atti e provvedimenti impugnati in primo grado, e ciò comporta non solo che ulteriori atti, ancorché non aventi natura provvedimentale, non possono essere oggetto d’impugnazione, ma anche che i vizi ad essi eventualmente attribuiti non possono riverberarsi quali vizi – in via di illegittimità derivata – degli atti già impugnati atteso che, diversamente opinando, si giungerebbe o ad ammettere che un provvedimento amministrativo può risentire in via derivata dell’illegittimità di un atto del procedimento, pur senza impugnazione di questo; ovvero che, in sostanza, si aggirerebbe il chiaro limite posto dall’art. 104, comma 3, alla proposizione di motivi aggiunti in appello, in quanto, pur non ammettendone formalmente l’impugnazione, i nuovi atti (ed i loro vizi) dispiegherebbero effetti sui provvedimenti impugnati, allo stesso modo che se fossero stati anch’essi oggetto d’impugnazione.
Gli atti di vigilanza posti in essere dalla Banca d’Italia, i quali possono culminare nella adozione da parte del Ministro dell’economia anche del decreto di scioglimento degli organi di amministrazione e di controllo dell’istituto di credito, e, dunque, nella gestione straordinaria del medesimo, costituiscono esplicazione di potere amministrativo caratterizzato da discrezionalità tecnica, volto alla tutela sia dei risparmiatori e, dunque, delle garanzie che devono assistere l’attività di raccolta del risparmio e di erogazione del credito, sia specularmente dell’affidabilità complessiva del sistema bancario e, in particolare, di ogni singolo istituto; stante la natura del potere amministrativo esercitato, ne consegue che gli atti adottati sono sindacabili innanzi al giudice amministrativo, in sede di legittimità, oltre che per vizi d’incompetenza e violazione di legge, solo per illogicità manifesta, quale figura sintomatica di eccesso di potere, non potendo il giudice amministrativo, nei limiti del suo sindacato di legittimità, sostituire proprie valutazioni (esplicazione di giurisdizione estesa al merito) a quelle dell’organo di controllo.
Relativamente al procedimento di scioglimento degli organi di amministrazione e controllo di un istituto di credito l’art. 7, l. 7 agosto 1990, n. 241 è specificamente derogato dall’art. 70 comma 3, d.lg. 1 settembre 1993, n. 385 il quale, ispirandosi ad evidenti ragioni di riservatezza a tutela del pubblico risparmio, sottrae alla regola della partecipazione procedimentale sia il decreto di scioglimento del Ministero dell’economia e delle finanze sia la proposta formulata dalla Banca d’Italia; di conseguenza, né l’uno né l’altra possono essere comunicati agli interessati prima della consegna dell’azienda ai commissari straordinari.
autorità garanti, giustizia amministrativa, procedimento amministrativo	8 maggio 2015	no comments
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE Lazio; 7 maggio 2015 n. 6549
TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE Veneto; 8 maggio 2015 n. 501