Source: https://www.slideshare.net/annatapessima/corso-sia-lez1
Timestamp: 2017-10-19 19:29:16+00:00
Document Index: 23326201

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 6', 'art. 184', 'art. 183', 'art. 74', 'art. 181', 'art. 183', 'art. 1']

Corso Sia Lez1
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E’ un concetto chiave che introduce il docente (sarà utilizzabile nell’esercitazione). 3-5 Minuti
1. Gestione dei rifiuti: Basi normative
2. I principi: Testo Unico ambientale Dallo smaltimento (in discarica o inceneritore) alla gestione dei rifiuti: raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, controllo operazioni, controllo discariche e impianti
3. Gestione dei rifiuti: i principi <ul><li>Interesse pubblico : tutela ambientale e riutilizzazione dei materiali (l. 366/1941); attività di pubblico intereresse e tutela pubblicistica (l. 22/97): es. espropriazione </li></ul><ul><li>Principio di responsabilità condivisa (di tutti i soggetti coinvolti in produzione, distribuzione, utilizzo e consumo dei beni da cui originano rifiuti): principio del “chi inquina paga” ovvero oneri smaltimento a carico del detentore o produttore. </li></ul><ul><li>Valore costituzionale : art. 9 e 32 </li></ul><ul><li>Mancanza di pericolo per la salute dell’uomo e dell’ambiente (rischi acqua, aria, suolo, fauna, flora, rumori o odori, danneggiamento paesaggio) </li></ul>
4. I principi: Testo Unico <ul><li>Ordine di priorità nella gestione dei rifiuti: la prevenzione e riduzione della produzione e pericolosità, il recupero dei rifiuti (es. riciclaggio, riutilizzo come materia prima o per produzione combustibile o energia) e lo smaltimento (fase residuale) </li></ul><ul><li>Strumenti: sviluppo tecnologie pulite, promozione strumenti economici, eco-bilanci, azioni informazione e sensibilizzazione, marchio ecologico, immissione su mercato di prodotti che riducano quantità e e pericolosità rifiuti; condizioni di appalto e promozione di accordi e contratti che valorizzino prevenzione/riduzione rifiuti. </li></ul><ul><li>Dalla concezione di prodotto dannoso o pericoloso a quella di merce/risorsa </li></ul>
5. I principi (la direttiva 1999/31) <ul><li>Finalità disciplina discariche : ridurre ripercussioni negative su ambiente; ridurre progressivamente smaltimento in discarica </li></ul><ul><li>Sfavore del legislatore per forma di gestione in discarica e preferenza per impianti incenerimento se capaci di recupero energetico </li></ul><ul><li>Tipologie di discarica : rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi </li></ul><ul><li>Competenza regionale : elaborazione programma ad hoc </li></ul>
6. I principi (normativa nazionale e comunitaria) <ul><li>Principio divieto di abbandono </li></ul><ul><li>Principio bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati </li></ul><ul><li>Principio della pianificazione nella gestione dei rifiuti </li></ul><ul><li>Principio della raccolta differenziata </li></ul><ul><li>Principio di autorizzazione (per operazioni smaltimento e recupero) </li></ul><ul><li>Principio acquisizione e circolazione informazioni (Catasto dei rifiuti presso l’ANPA) </li></ul><ul><li>Classificazione rifiuti secondo origine (urbani e speciali) e pericolosità </li></ul>
7. <ul><li>In particolare, le pubbliche amministrazioni devono perseguire tali finalità mediante: </li></ul><ul><li>Sviluppo di tecnologie pulite , che permettano un uso più razionale e un maggiore risparmio di risorse naturali </li></ul><ul><li>Messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire , o contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento, ad incrementare la quantità o la nocività dei rifiuti e i rischi di inquinamento </li></ul><ul><li>Lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti al fine di favorirne il recupero </li></ul>
8. La gestione dei rifiuti <ul><li>Art. 183 c. 1 d) </li></ul><ul><li>Raccolta (prelievo, cernita, raggruppamento per il trasporto) </li></ul><ul><li>Trasporto </li></ul><ul><li>Recupero (operazioni previste da All. C) </li></ul><ul><li>Smaltimento (operazioni previste da All. B) </li></ul><ul><li>Controllo operazioni suddette </li></ul><ul><li>Controllo discariche post chiusura </li></ul>
9. Punto cardine del D.lgs. 152/06 La Gestione dei Rifiuti Raccolta Trasporto Smaltimento Recupero
10. ALLEGATI Allegato A (previsto dall'articolo 183, comma 1, lettera a) Categorie di rifiuti Allegato B (previsto dall'articolo 183, comma 1, lettera g) Operazioni di smaltimento Allegato C (previsto dall'articolo 183, comma 1, lettera h ) Operazioni di recupero Allegato D (previsto dall'articolo 184, comma 4) Elenco dei rifiuti istituito conformemente all'articolo 1, lettera a), della direttiva 75/442/CEE relativa ai rifiuti e all'articolo 1, paragrafo 4, della direttiva 91/689/CEE relativa ai rifiuti pericolosi
11. ALLEGATI Allegato E (previsto dall'articolo 37, comma 1) Obiettivi di recupero e di riciclaggio Allegato F (previsto dall'articolo 43, comma 3) Requisiti essenziali concernenti la composizione e la riutilizzabilità e la recuperabilità (in particolare la riciclabilità) degli imballaggi Allegato G Categorie o tipi generici di rifiuti pericolosi elencati in base alla loro natura o all'attività che li ha prodotti Allegato H Costituenti che rendono pericolosi i rifiuti dell'allegato G.2 quando tali rifiuti possiedono le caratteristiche dell'allegato I Allegato I Caratteristiche di pericolo per i rifiuti
12. CHE COS'E' RIFIUTO: L’Allegato A <ul><li>CATEGORIE </li></ul><ul><li>Q1 Residui di produzione o consumo in appresso non spec. </li></ul><ul><li>Q2 Prodotti fuori norma </li></ul><ul><li>Q3 Prodotti scaduti </li></ul><ul><li>Q4 Sostanze riversate, perdute o che hanno subito incidenti </li></ul><ul><li>Q5 Sostanze contaminate o insudiciate volontariamente </li></ul><ul><li>Q6 Elementi inutilizzabili </li></ul><ul><li>Q7 Sostanze divenute inadatte all’impiego </li></ul><ul><li>Q8 Residui di processi industriali </li></ul><ul><li>Q9 Residui di procedimenti antinquinamento </li></ul><ul><li>Q10 Residui di lavorazione/sagomatura </li></ul><ul><li>Q11 Residui da estrazione e preparazione materie prime </li></ul><ul><li>Q12 Sostanze contaminate </li></ul><ul><li>Q13 Materie sostanze o prodotti il cui uso è vietato giuridicamente </li></ul><ul><li>Q14 Prodotti di cui il detentore non si serve più </li></ul><ul><li>Q15 Materie sostanze o prodotti contaminati da riattamento terreni </li></ul><ul><li>Q16 Materie sostanze o prodotti che non rientrano nelle categorie Q1/15 </li></ul><ul><li> </li></ul>
13. DEFINIZIONE DI RIFIUTO: Definizione di rifiuto del DPR 915/82 <ul><li>Sono considerati rifiuti …. </li></ul>“… qualsiasi sostanza o oggetto derivante da attività umana o da cicli naturali, abbandonata o destinata all’abbandono”. Concetto ABROGATO !
14. Definizione di rifiuto del Ronchi <ul><li>D. lgs. 05/02/1997 n.22 </li></ul><ul><li>art. 6 comma 1, lettera a) </li></ul>“ RIFIUTO: qualsiasi sostanza o oggetto che rientra nella categorie riportate nell’allegato A e di cui il detentore si disfi, abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. È il primo concetto GIURIDICO di Rifiuto
15. Definizione di rifiuto del D. Lgs. 152/06 <ul><li>Testo Unico Ambientale </li></ul><ul><li>D. lgs. 3 aprile 2006 n. 152 art. 184 c.1 </li></ul>“ RIFIUTO: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nella categorie riportate nell’allegato A alla parte quarta del presente Decreto e di cui il detentore si disfi, abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi”. È l’ attuale concetto giuridico di Rifiuto .
16. NON SONO RIFIUTI <ul><li>Emissioni di effluenti gassosi in atmosfera  Parte Quinta D.lgs. 152/06 (art. 183 c. 1 lett. z) </li></ul><ul><li>Acque reflue di scarico  Parte Terza D.lgs 152/06 (art. 74 c. 1 lett. g, h, i) </li></ul><ul><li>Rifiuti radioattivi  D.lgs 230/95 (Euratom) </li></ul><ul><li>Rifiuti da prospezione, estrazione, trattamento ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento di cave </li></ul><ul><li>Carogne  D.Lgs. 508/92 </li></ul><ul><li>Rifiuti agricoli: materie fecali ed altre sostanze naturali non pericolose utilizzate nell’attività agricola, in particolare materiali litoidi o vegetali e terre di coltivo, anche fanghi da pulizia e lavaggio prodotti vegetali riutilizzati nelle normali pratiche agricole e di conduzione dei fondi rustici ecc…) </li></ul>
17. NON SONO RIFIUTI <ul><li>Materiali, sostanze od oggetti che, senza necessità di operazioni di trasformazione, già presentino caratteristiche delle MPS , dei combustibili o dei prodotti individuati da art. 181 D.Lvo 152/06, a meno che il detentore se ne disfi, abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsene </li></ul><ul><li>Sottoprodotti : prodotti dell’attività di impresa che, pur non costituendo l’oggetto dell’attività principale, scaturiscono dal processo industriale e di cui l’impresa non si disfi, non sia obbligata a disfarsi, non abbia deciso di disfarsi, impiegati direttamente dall’impresa che li produce o commercializzati a condizioni economicamente favorevoli per l’impresa stessa direttamente per il consumo o per l’impiego, senza la necessità di operare trasformazioni preliminari in un successivo processo produttivo. </li></ul><ul><li>In questo contesto: ceneri di pirite, polveri di ossidi di ferro, provenienti dal processo di arrostimento della pirite per la produzione dell’acido solforico (art. 183 comma 1 lett. n) D.Lvo 152/06. </li></ul>
18. Analisi della definizione giuridica di rifiuto qualsiasi sostanza o oggetto che rientra nella categorie riportate nell’allegato A e di cui il detentore ……. Azione oggettiva (flagranza sostanziale) Caso incerto, come comportarci? Fonte normativa/regolamentare che crea l’obbligo (atto giuridico) si disfi abbia deciso obbligo di disfarsi
19. Recupero / Smaltimento SMALTIMENTO: è l’eliminazione del rifiuto RECUPERO: è la trasformazione del rifiuto in materia prima secondaria o energia
20. Definizione di smaltimento <ul><li>Lo smaltimento è definito: </li></ul><ul><ul><li>Ogni operazione finalizzata a sottrarre definitivamente una sostanza, un materiale o un oggetto dal circuito economico e/o di raccolta e in particolare, le operazioni previste dall’Allegato B alla parte quarta del decreto. </li></ul></ul><ul><li>Lo smaltimento dei rifiuti deve essere effettuato: </li></ul><ul><ul><li>In condizioni di sicurezza </li></ul></ul><ul><ul><li>Quando si sia verificata l’impossibilità tecnica ed economica di procedere al recupero </li></ul></ul><ul><ul><li>Riducendo il più possibile, sia in massa che in volume, i rifiuti da avviare allo smaltimento </li></ul></ul><ul><ul><li>Ricorrendo ad una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento </li></ul></ul>
21. Definizione di smaltimento D.L.vo 3/4/2006 n. 152 “Testo Unico ambientale”
22. Recupero <ul><li>Nel decreto il recupero è definito: </li></ul><ul><li>Le operazioni che utilizzano rifiuti per generare materie prime secondarie, combustibili o prodotti, attraverso trattamenti meccanici, termici, chimici o biologici, incluse la cernita o la selezione, e, in particolare, le operazioni previste nell’Allegato C alla parte quarta del decreto. </li></ul>
23. Recupero D.L.vo 3/4/2006 n. 152 “Testo Unico ambientale”
24. L’Allegato D <ul><li>il CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) </li></ul><ul><li>L’Elenco riprodotto nell’Allegato D è un elenco armonizzato, non esaustivo, </li></ul><ul><li>oggetto a periodica revisione , contenente la nomenclatura di riferimento; </li></ul><ul><li>conforme alle direttive 75/442/CEE, 91/689/CEE e 2000/532/CE </li></ul><ul><li>Il Catalogo originario (approvato con Decisione 94/904/CE adottata in base all’art. 1 par. 4 Dir. 91/689/CEE) è stato poi modificato in seguito a Decisioni Commissione Europea 2000/532/CE, 2001/118/CE, 2001/119/CE, 2001/573/CE. </li></ul><ul><li>Dal 01/01/02 è in vigore una nuova nomenclatura “nuovi CER 2002”. </li></ul><ul><li>20 classi differenti identificate da codice numerico </li></ul><ul><li>I rifiuti pericolosi sono contraddistinti da un ASTERISCO </li></ul>
25. Classificazione rifiuti - 1 Rifiuti Urbani Art. 184 c. 1 D.lgs. 152/06 secondo l’origine Rifiuti Speciali
26. Classificazione rifiuti – 2 Rifiuti Urbani Art. 184 comma 5 secondo caratteristiche di pericolosità (rifiuti NON domestici, contenuti in allegato D con asterisco) Rifiuti Speciali Rifiuti non pericolosi Rifiuti pericolosi
27. La classificazione dei rifiuti: rifiuti urbani <ul><ul><li>Rifiuti domestici anche ingombranti provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi dai precedenti (…) </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti di qualunque natura e provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti vegetali provenienti da aree verdi quali giardini, parchi e aree cimiteriali </li></ul></ul>
28. La classificazione dei rifiuti: rifiuti speciali <ul><ul><li>Rifiuti da attività agricole e agro-industriali </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti derivanti da attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano da attività di scavo </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti da lavorazioni industriali </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti da lavorazioni artigianali </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti da attività commerciali </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti da attività di servizio </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti derivanti dalle attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti derivanti da attività sanitarie </li></ul></ul><ul><ul><li>Macchinari e apparecchiature deteriorati e obsoleti </li></ul></ul><ul><ul><li>Veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti </li></ul></ul><ul><ul><li>Combustibile derivato da rifiuti </li></ul></ul><ul><ul><li>Rifiuti derivati dalle attività di selezione meccanica dei rifiuti solidi urbani </li></ul></ul>
29. CODICE EUROPEO DEL RIFIUTO (CER)‏ categoria o attività che genera i rifiuti primi due numeri secondi due numeri terzi numeri processo produttivo che genera il rifiuto identificano il singolo rifiuto Modifiche dei codici CER dal 01/01/2002 su decisione della Commissione Europea 2001/118/CE e 2001/119 /CE, differenze principali dal precedente elenco: 1 - è un elenco unificato (rifiuti pericolosi e non pericolosi)‏ 2 - i rifiuti pericolosi sono evidenziati da un asterisco 3 - sono state introdotte le voci speculari per i rifiuti che diventano pericolosi solo se superano concentrazioni limite predefinite
30. CAPITOLI DELL’ELENCO 01 Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali 02 Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti 03 Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone 04 Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce e dell'industria tessile 05 Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone 06 Rifiuti dei processi chimici inorganici 07 Rifiuti dei processi chimici organici 09 Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti, e inchiostri per stampa 09 Rifiuti dell'industria fotografica 10 Rifiuti provenienti da processi termici 11 Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa
31. LIMITI PER POTER CLASSIFICARE UN RIFIUTO COME PERICOLOSO <ul><li>punto di infiammabilità < o = 55 °C, </li></ul><ul><li>una o più sostanze classificate[**] come molto tossiche in concentrazione totale > o = 0,1%, </li></ul><ul><li>una o più sostanze classificate come tossiche in concentrazione totale > o = 3%, </li></ul><ul><li>una o più sostanze classificate come nocive in concentrazione totale > o = 25%, </li></ul><ul><li>una o più sostanze corrosive classificate come R35 in concentrazione totale > o = 1%, </li></ul><ul><li>una o più sostanze corrosive classificate come R34 in concentrazione totale > o = 5%, </li></ul><ul><li>una o più sostanze irritanti classificate come R41 in concentrazione totale > o = 10%, </li></ul><ul><li>una o più sostanze irritanti classificate come R36, R37, R38 in concentrazione totale > o = 20%, </li></ul>
32. LIMITI PER POTER CLASSIFICARE UN RIFIUTO COME PERICOLOSO <ul><li>una sostanza riconosciuta come cancerogena (categorie 1 o 2) in concentrazione > o = 0,1%, </li></ul><ul><li>una sostanza riconosciuta come cancerogena (categoria 3) in concentrazione > o = 1%, </li></ul><ul><li>una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categorie 1 o 2) classificata come R60 o R61 in concentrazione > o = 0,5%, </li></ul><ul><li>una sostanza riconosciuta come tossica per il ciclo riproduttivo (categoria 3) classificata come R62 o R63 in concentrazione > o = 5%, </li></ul><ul><li>una sostanza riconosciuta mutagena (categoria 1 o 2) classificata come R46 in concentrazione > o = 0,1%, </li></ul><ul><li>una sostanza riconosciuta mutagena (categoria 3) classificata come R40 in concentrazione > o = 1%. </li></ul>
33. ALLEGATO I: CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITA’ sostanze e preparati che, a contatto con altre sostanze, soprattutto se infiammabili, presentano una forte reazione esotermica Comburente H2 sostanze e preparati che possono esplodere per effetto della fiamma o che sono sensibili agli urti e agli attriti più del dinitrobenzene Esplosivo H1 sostanze contenenti microrganismi vitali o loro tossine, conosciute o ritenute per buoni motivi come cause di malattie nell'uomo o in altri organismi viventi Infettivo H3 SPECIFICHE CLASSIFIC. COD
34. sostanze e preparati liquidi il cui punto di infiammabilità è pari o > a 21°C e < o pari a 55°C; Infiammabile H3-B <ul><li>sostanze e preparati: </li></ul><ul><li>liquidi il cui punto di infiammabilità è inferiore a 21°C (compresi i liquidi estremamente infiammabili), o </li></ul><ul><li>che a contatto con l'aria, a temperatura ambiente e senza apporto di energia, possono riscaldarsi e infiammarsi, o </li></ul><ul><li>solidi che possono facilmente infiammarsi per la rapida azione di una sorgente di accensione e che continuano a bruciare o a consumarsi anche dopo l'allontanamento della sorgente di accensione, o gassosi che si infiammano a contatto con l'aria a pressione normale, o che, a contatto con l'acqua o l'aria umida, sprigionano gas facilmente infiammabili in quantità pericolose </li></ul>Facilmente infiammabile H3-A SPECIFICHE CLASSIFIC. COD
35. sostanze e preparati non corrosivi il cui contatto immediato, prolungato o ripetuto con la pelle o le mucose può provocare una reazione infiammatoria Irritante H4 sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi per la salute di gravità limitata Nocivo H5 sostanze e preparati (comprese le sostanze e i preparati molto tossici) che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono comportare rischi per la salute gravi, acuti o cronici e anche la morte Tossico H6 SPECIFICHE CLASSIFIC. COD
36. sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre malformazioni congenite non ereditarie o aumentarne la frequenza Teratogeno H10 sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre il cancro o aumentarne la frequenza Cancerogeno H7 sostanze e preparati che, a contatto con tessuti vivi, possono esercitare su di essi un'azione distruttiva Corrosivo H8 sostanze e preparati che, per inalazione, ingestione o penetrazione cutanea, possono produrre difetti genetici ereditari o aumentarne la frequenza Mutageno H11 SPECIFICHE CLASSIFIC. COD
37. Sostanze e preparati suscettibili, dopo eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un'altra sostanza, ad esempio ad un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra elencate H13 Sostanze e preparati che, a contatto con l'acqua, l'aria o un acido, sprigionano un gas tossico o molto tossico H12 sostanze e preparati che presentano o possono presentare rischi immediati o differiti per uno o più settori dell'ambiente Ecotossico H14 SPECIFICHE CLASSIFIC. COD
38. <ul><li>Si hanno quando lo stesso rifiuto viene indicato nel CER sia come pericoloso (mediante apposizione di asterisco) sia come non pericoloso. Il criterio delle CL si applica solo ai rifiuti indicati nelle voci &quot;specchio&quot;. </li></ul><ul><li>In questi casi, il rifiuto è pericoloso solo se le sostanze raggiungono concentrazioni (% rispetto al peso) tali da conferire ad esso una o più delle 14 caratteristiche di pericolo di cui all’allegato III alla dir. 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi </li></ul><ul><li>(si veda box successivo) </li></ul>Voci &quot;specchio&quot;
39. <ul><li>H3 - H4 - H5 - H6 - H7 - H8 - H 10 - H11 </li></ul><ul><li>(le voci &quot;specchio&quot; sono previste solo per queste caratteristiche di pericolo) : </li></ul><ul><li>Si applicano le CL di sostanze pericolose riportate all’articolo 2, decisione 2000/532/CE (come modificato dalla decisione 2001/118/CE) (1) . </li></ul><ul><li>Si ripete che tale criterio di identificazione si applica solo ai rifiuti indicati nelle voci &quot;specchio&quot;. </li></ul><ul><li>Si procede così: </li></ul><ul><li>Individuare la/e sostanza/e classificata/e pericolosa/e in base alle frasi di rischio (R) delle singole sostanze presenti nel rifiuto ed indicate nella direttiva 67/548/CEE; </li></ul><ul><li>Individuare la relativa classificazione di pericolosità; </li></ul><ul><li>Sommare tra loro le CL in % rispetto al peso delle sostanze appartenenti alla stessa categoria di pericolo; </li></ul><ul><li>Verificare se ciascuna delle sostanze appartenenti alla stessa categoria di pericolo raggiunga le relative soglie indicate all’articolo 2 della decisione 2000/532/CE (1) . </li></ul><ul><li>Solo in questo caso il rifiuto è pericoloso. </li></ul><ul><li>Tale indagine e tale conclusione valgono solo se il rifiuto è classificato in una voce &quot;specchio&quot;. </li></ul><ul><li>Diversamente, la pericolosità deriva solo dall’origine (2) . </li></ul><ul><li>(si veda box successivo) </li></ul>Caratteristiche di pericolo A)‏
40. <ul><li>L’articolo 3 della decisione 2000/532/CE, dispone che un rifiuto pericoloso dell’elenco, in casi eccezionali, può essere considerato non pericoloso anche se non riportato nella decisione 2001/118/CE; cioè lo Stato membro può decidere, in casi eccezionali, che un rifiuto classificato &quot;pericoloso&quot; non presenta nessuna caratteristica di pericolo o che, viceversa, un rifiuto classificato &quot;non pericoloso&quot; presenta caratteristiche di pericolo. </li></ul><ul><li>Tale eventualità è riferita a casi specifici, ben individuati ed opportunamente documentati. In particolare, nell’ipotesi di rifiuto classificato &quot;pericoloso&quot; nell’elenco e che il detentore ritenga non presenti nessuna caratteristica di pericolo, è tale detentore che ha l’onere di fornire, per lo specifico rifiuto, l’opportuna documentazione che attesti l’assenza delle citate caratteristiche di pericolo. </li></ul>Casi Eccezionali <ul><li>H1 - H2 - H9 - H12 - H13 - H14 </li></ul><ul><li>Non è prevista alcuna innovazione rispetto al passato; pertanto, si prescinde dalle indagini analitiche e i rifiuti che le presentano sono pericolosi a prescindere dai valori delle CL. </li></ul><ul><li>In pratica, vige solo il criterio dell’origine </li></ul>Caratteristiche di pericolo B)‏