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Timestamp: 2020-02-19 11:06:05+00:00
Document Index: 56928312

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 366', 'art. 6', 'art. 1062', 'art. 366', 'Cass. Sez. ', 'Cass. Sez. ', 'art. 1602', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 11949 del 30/05/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 11949 del 30/05/2011
Cassazione civile sez. III, 30/05/2011, (ud. 05/05/2011, dep. 30/05/2011), n.11949
sul ricorso 25867/2009 proposto da:
RETE SPA ((OMISSIS)) in persona del suo presidente e legale
rappresentante, elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,
presso la CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato FOIS
Pietro Leonardo, giusta procura speciale a margine del ricorso;
QUATTROEFFE DI FIORE STEFANO & C. SAS ((OMISSIS)), in persona del
socio accomandatario, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA
dall’avvocato PUTATURO Gianfranco, giusta procura speciale a margine
avverso la sentenza n. 22/2008 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 06/10/2008;
1 – Con ricorso notificato il 20 novembre 2009 la Rete S.p.A. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 6 ottobre 2008 dalla Corte d’Appello di Torino che, in riforma della sentenza del Tribunale, aveva rigettato la domanda di condanna della Quattroeffe S.a.s. di Fiore Stefano &amp; C. a restituirle la complessiva somma di Euro 2.582,29.
2 – La formulazione dell’unico motivo di ricorso non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c..
Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, è ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che è inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6, il ricorso per cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimità, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale 0 sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico-giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.
3. – La ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1159 e 1062 c.c.. Assume che la Corte territoriale ha errato nel ritenere che nella specie nessun rapporto di locazione fosse venuta in essere con l’originaria proprietaria (Metalchimica Guarnizioni Industriali S.r.l.) dell’immobile e che, quindi, nessuna obbligazione potesse derivare alla nuova proprietaria (appunto la Quattroeffe) dal contratto stipulato tra la Rete e la Metalchimica.
Ne inferisce che la Corte d’Appello sarebbe incorsa nell’errore di diritto costituito dalla ritenuta inapplicabilità, a proprio favore, dell’art. 1062 c.c..
Ma la soluzione della questione implica necessariamente esame dei documenti in atti, nei cui confronti non è stato rispettato il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione e il disposto dell’art. 366 c.p.c., n. 6, omissione che già di per sè determina l’inammissibilità della censura (confronta, tra le altre, le recenti Cass. Sez. Un. n. 28547 del 2008; Cass. Sez. 3^, n. 22302 del 2008), nonchè interpretazione e valutazione dei medesimi.
Inoltre il quesito finale (nel caso di non avveramento di una condizione sospensiva apposta ad un contratto di locazione, è comunque opponibile in virtù dell’art. 1602 c.c., al terzo acquirente del bene locato una pattuizione fra le parti originarie della locazione diretta a regolare i loro rapporti proprio per il caso di non avveramento della condizione?) da per scontata una ricostruzione fattuale che non è pacifica, prescinde totalmente dalla motivazione della sentenza impugnata e non ne censura la ratio decidendi, rappresentata della negazione del “venire in essere” del rapporto di locazione con la proprietaria originaria.
Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 800,00, di cui Euro 600,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.