Source: https://www.portalecompliance.it/whistleblowing-in-ambito-privato-e-pubblico.html
Timestamp: 2019-03-22 20:10:15+00:00
Document Index: 106231635

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 71', 'art. 52', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 329', 'art. 54']

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A livello nazionale, il Comitato corporate governance di Borsa italiana lo definisce come la <<segnalazione da parte dei dipendenti di eventuali irregolarità o violazioni della normativa applicabile e delle procedure interne>> (Commento all'art. 7 del Codice di autodisciplina per le società quotate, Borsa italiana, luglio 2015 - v. succ. para. D).
​​Sarbanes-Oxley Act - SOX (Stati Uniti, 2002);
Come fonte normativa comunitaria si cita l'art. 71 della Direttiva 2013/36/UE (Capital Requirements Directive - c.d. "CRD IV"), il quale prevede l'introduzione di meccanismi per la segnalazione da parte del personale delle banche e degli altri intermediari finanziari, sia all'interno di questi stessi soggetti sia verso le Autorità di vigilanza, di eventuali violazioni normative (al riguardo si rinvia al succ. para. D); in particolare: D.Lgs. n. 72/2015).
Esiste, però, una regolamentazione riferita a specifici ambiti (prevenzione della corruzione, responsabilità amministrativa degli enti dipendente da reato, settore bancario e, più recentemente, sistema antiriciclaggio); qui di seguito si elencano i provvedimenti rilevanti:
L. 7 ottobre 2014, n. 154, recante <<Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2013 - secondo semestre>>; si veda oltre il D.Lgs. n. 72/2015, che ha modificato il Testo unico bancario (cfr.: D.Lgs. 01.09.1993, n. 385, art. 52-bis - <<Sistemi interni di segnalazione delle violazioni>>) e il Testo unico della finanza (cfr. D.Lgs. 24.02.1998, n. 58, art. 8-bis - Sistemi interni di segnalazione delle violazioni>>).
D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231, recante <<Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300>>; in particolare, le Linee Guida di Confindustria stabiliscono che le funzioni aziendali coinvolte in attività a rischio di commissione reato (rilevante ex D.Lgs. n. 231/2001) debbano inviare segnalazioni all’OdV non solo riguardo a << … risultanze periodiche dell’attività di controllo posta in essere dalle funzioni stesse per dare attuazione ai modelli (report riepilogativi dell’attività svolta, attività di monitoraggio, indici consuntivi, ecc.)>>, ma anche con riferimento a <<…anomalie o atipicità riscontrate nell’ambito delle informazioni disponibili (un fatto non rilevante se singolarmente considerato potrebbe assumere diversa valutazione in presenza di ripetitività o estensione dell’area di accadimento)>> (Confindustria, Linee guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo, Parte generale, 2014, 69).​​ La L. 30.11.2017, n. 179 - Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarita' di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato - ha introdotto nel D.Lgs. n. 231/2001 specifiche norme in materia di whistleblowing. In particolare, l'art. 2 di tale provvedimento ha inserito nell'art. 6 del citato Decreto i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, recanti la disciplina delle segnalazioni circostanziate di condotte illecite.
D.Lgs. 22 novembre 2007, n. 231, il cui articolo 48 - <<Sistemi interni di segnalazione delle violazioni>> (in vigore dal 4 luglio 2017, essendo stato introdotto dal D.Lgs. n. 90/2017, attuativo della IV Direttiva antiriciclaggio) prevede quanto segue:
<<1. I soggetti obbligati adottano procedure per la segnalazione al proprio interno da parte di dipendenti o di persone in posizione comparabile di violazioni, potenziali o effettive, delle disposizioni dettate in funzione di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
3. La presentazione della segnalazione di cui al presente articolo non costituisce, di per se', violazione degli obblighi derivanti dal rapporto contrattuale con il soggetto obbligato.
4. La disposizione di cui all'articolo 7, comma 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, non trova applicazione con riguardo all'identità del segnalante, che può essere rivelata solo con il suo consenso o quando la conoscenza sia indispensabile per la difesa del segnalato.>>
<<Sezione VIII - Sistemi interni di segnalazione delle violazioni
​In linea con il principio di proporzionalità, le banche definiscono i sistemi interni volti a permettere la segnalazione da parte del personale (1) di atti o fatti che possano costituire una violazione delle norme disciplinanti l’attività bancaria (2).
Meritano, infine, un richiamo anche le indicazioni in materia di whistleblowing recate dal Codice di autodisciplina delle società quotate di Borsa italiana, nella versione del luglio 2015.
Tali indicazioni, infatti, recepiscono le best practices esistenti in ambito internazionale e nazionale, nonché la regolamentazione comunitaria in materia di responsabilità sociale dell'impresa.
In particolare, nel commento all'art. 7 del Codice, con la versione del luglio 2015 il Comitato per la corporate governance introduce le seguenti raccomandazioni:
<<Un ruolo di particolare rilevanza nell’ambito del sistema di controllo interno e di gestione dei rischi è normalmente ricoperto dalle funzioni legali e di compliance, con particolare riferimento al presidio del rischio legale e di non conformità, ivi incluso anche il rischio della commissione di illeciti penali a danno o nell’interesse dell’azienda. >>;
<<Il Comitato ritiene che, almeno nelle società emittenti appartenenti all’indice FTSE-MIB, un adeguato sistema di controllo interno e di gestione dei rischi debba essere dotato di un sistema interno di segnalazione da parte dei dipendenti di eventuali irregolarità o violazioni della normativa applicabile e delle procedure interne (c.d. sistemi di whistleblowing) in linea con le best practices esistenti in ambito nazionale e internazionale, che garantiscano un canale informativo specifico e riservato nonché l’anonimato del segnalante.>>
E) Evoluzione della normativa nazionale con specifico riferimento alla responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001
Il 18 ottobre 2017 il Senato ha approvato, con modificazioni, il disegno di legge recante <<Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato>>, approvato dalla Camera il 21 gennaio 2016 (DDL S. 2208 - v. prev. para. A - clicca qui per scaricare il "Fascicolo Iter" del provvedimento, aggiornato al 18 ottobre 2017).www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/FascicoloSchedeDDL/ebook/46411.pdf
Il 28 giugno 2017 il menzionato D.D.L. S.2208 era stato discusso presso la 1^ Commissione permanente (Affari costituzionali) del Senato. congiuntamente al D.D.L. S.2230 - <<Disposizioni a tutela degli autori di segnalazioni di condotte illecite nel settore pubblico e privato>> (ora assorbito nel DDL S.2208).
Il provvedimento stabilisce di integrare l’attuale formulazione dell’art. 6 del D.Lgs. n. 231/2001 con tre nuovi comma, successivi al comma 2 (DDL S. 2208, art. 2, <<Tutela del dipendente o collaboratore che segnala illeciti nel settore privato>>); il testo approvato dalla Camera il 21 gennaio 2016 è il seguente:
La L. 30.11.2017, n. 179 - Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarita' di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato - ha introdotto nel D.Lgs. n. 231/2001 specifiche norme in materia di whistleblowing. In particolare, l'art. 2 di tale provvedimento ha inserito nell'art. 6 del citato Decreto i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, recanti la disciplina delle segnalazioni circostanziate di condotte illecite, qui di seguito riportati:
<<2-bis. I modelli di cui alla lettera a) del comma 1 prevedono:
​2-quater. Il licenziamento ritorsivo o discriminatorio del soggetto segnalante e' nullo. Sono altresi' nulli il mutamento di mansioni ai sensi dell'articolo 2103 del codice civile, nonche' qualsiasi altra misura ritorsiva o discriminatoria adottata nei confronti del segnalante. E' onere del datore di lavoro, in caso di controversie legate all'irrogazione di sanzioni disciplinari, o a demansionamenti, licenziamenti, trasferimenti, o sottoposizione del segnalante ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro, successivi alla presentazione della segnalazione, dimostrare che tali misure sono fondate su ragioni estranee alla segnalazione stessa.>>
​Tale Legge ha inoltre modificato l'art. 54-bis, D.Lgs. n. 165/2001 sopra riportato (v. prev. para. D).
Con la determinazione n. 6 del 28 aprile 2015 (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale serie generale n. 110 del 14 maggio 2015), l'Autorità Nazionale AntiCorruzione (A.N.AC.) ha emanato le <<Linee guida in materia di tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti (c.d. whistleblower)>> (clicca qui per scaricare il provvedimento).
H) Le pronunce giurisprudenziali​
Prima sentenza della Corte di Cassazione - n. 9047 del 27.02.2018 - dopo l'entrata in vigore della nuova normativa in materia di whistleblowing, recata dalla Legge n. 179/2017. Con tale pronuncia la Suprema Corte ha stabilito quanto segue:
la tutela della riservatezza dell’identità del segnalante non è assoluta in quanto, nell’ambito di un procedimento penale, trovano applicazione le norme previste dal codice di rito in tema di segreto (art. 329, c.p.p.: <<1. Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari>>).
Trattandosi di una segnalazione presentata in ambito pubblico, la norma assunta come riferimento dalla Corte di cassazione è l'art. 54-bis del D.Lgs. n. 165/2001; nella formulazione vigente all’epoca dei fatti, tale norma stabiliva che l’anonimato del denunciante, salvo ovviamente il consenso dell’interessato alla divulgazione, operava unicamente in ambito disciplinare, essendo peraltro subordinato al fatto che la contestazione fosse fondata su “accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione”, dovendosi giungere alla rivelazione dell’identità del segnalante ove la sua conoscenza fosse assolutamente indispensabile per la difesa dell’accusato.