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Timestamp: 2019-03-22 05:06:46+00:00
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Responsabilità medica: quando il medico è colpevole
23 Febbraio 2018 | Autore: Annamaria Zarrelli
> Business Pubblicato il 23 Febbraio 2018
Colpa medica: vediamo in quali casi il medico è responsabile e quale ruolo giocano in proposito le linee guida e le buone pratiche assistenziali alla luce di una recente sentenza delle Sezioni Unite
In Italia si sente spesso parlare di malasanità ed il proliferare di richieste risarcitorie nei confronti di medici accusati di malpratice sanitaria, non sembra affatto diminuire. Attualmente, si stima che in Italia ci siano ben 300mila cause pendenti per errore medico. Sul punto è bene sapere che sono appena intervenute le Sezioni Unite con un’importantissima sentenza in tema di colpa medica [1]. In particolare, con la sentenza in commento, le Sezioni Unite hanno risolto un contrasto giurisprudenziale concernente l’errore medico nei casi di cosiddetta colpa lieve. Vediamo, dunque, quando il medico è responsabile e qual è la rilevanza delle linee guida alla luce della recente ed importantissima precisazione delle Sezioni Unite.
Prima, però, facciamo il punto della situazione. Cerchiamo, quindi, di avere chiaro il quadro in tema di responsabilità medica sia civile che penale, di comprendere cosa succede in caso di errore medico e quale ruolo “giocano” in materia di responsabilità medica le linee guida e la scelta delle cosiddette best practices.
1 Responsabilità medica: la recente riforma
2 La responsabilità civile del medico
3 La responsabilità civile della struttura sanitaria
4 La responsabilità penale del medico
5 Responsabilità medica e linee guida
5.1 Responsabilità medica: l’informazione provvisoria delle sezioni Unite
6 Il rispetto delle linee guida
7 Responsabilità medica: la sentenza delle Sezioni Unite
Responsabilità medica: la recente riforma
Come noto, la legge Gelli-Bianco [2] ha da poco riformato la responsabilità medica. La riforma si è posta l’obiettivo di rimodulare la tematica della responsabilità sia civile che penale dei medici, tentando così di migliorare il “rapporto di fiducia” che dovrebbe esistere tra gli esercenti la professione sanitaria ed i pazienti. Rapporto che, negli ultimi anni, si è andato sempre più incrinando, con la conseguenza che – da un lato – il contenzioso in materia di malasanità è notevolmente aumentato e – dall’altro – i medici lavorano costantemente con il timore che i pazienti (o i suoi eredi) un domani gli faranno causa. Se in sala operatoria “qualcosa va storto” un medico rischia una condanna penale per omicidio colposo o lesioni personali. Ed è proprio per il timore di sbagliare e di finire in Tribunale che i medici sono “condizionati” nel proprio lavoro, finendo talvolta per “dribblare” trattamenti complessi, ma utili per la salute dei pazienti. Per questi motivi, in Italia, si sente sempre più spesso parlare di medicina difensiva, che si concretizza in condotte che gli operatori sanitari adottano al solo fine di evitare eventuali responsabilità e contenziosi.
Per farla breve, negli ultimi tempi il medico si è visto costretto a curare il paziente dovendo tenere a mente più che la salute del paziente stesso la necessità di evitare – un domani – una citazione in giudizio. Ecco che, dunque, a pochi anni dalla legge Balduzzi [3] si è sentita la necessità di “riscrivere” (con la legge Gelli-Bianco) la materia, per garantire maggiori tutele per il medico ed al contempo maggiore trasparenza nei confronti dei pazienti. Come anticipato, inoltre, in tema di responsabilità medica, è di recente intervenuta la Corte di Cassazione a Sezioni Unite. Con un’importante sentenza [4] le Sezioni Unite hanno avuto modo di chiarire quando il medico risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali del paziente derivanti dall’esercizio dell’attività medico – chirurgica e quale ruolo giocano in proposito le cosiddette linee guida o buone pratiche clinico-assistenziali. Ma procediamo con ordine.
Con la riforma sono cambiati i connotati della responsabilità civile del medico, che non ha più natura contrattuale, ma extra-contrattuale. Tale mutamento non è stato di poco conto, atteso che adesso è il paziente a dover provare “la colpa” del medico e non più il medico a dover dimostrare di non aver sbagliato.
Altra conseguenza è che si è accorciato il termine prescrizionale per il paziente che intenda ottenere un risarcimento del danno derivante da malpractice sanitaria. Il danneggiato, a tal fine, non avrà più 10 anni, ma soli 5 anni per promuovere l’azione.
La responsabilità civile della struttura sanitaria
Per la struttura sanitaria, invece, la responsabilità ha – come in passato – natura contrattuale. Sarà detta struttura, quindi, a dover dimostrare di non avere avuto responsabilità nei casi di malasanità. Con l’ulteriore conseguenza – facilmente intuibile – che il paziente è più incentivato a promuovere una causa contro l’azienda ospedaliera, anziché nei confronti del singolo medico, anche in considerazione delle maggiori disponibilità economiche della prima rispetto al secondo e del maggior tempo a disposizione (la relativa azione si prescrive in 10 anni).
Con la riforma è stata rimodulata la responsabilità penale del medico. La riforma, infatti, ha previsto l’inserimento di un nuovo articolo nel codice penale [5], in base al quale il medico che provoca la morte o la lesione personale del paziente a causa della propria imperizia non risponde dei reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose quando ha agito nel rispetto delle buone pratiche assistenziali, delle raccomandazioni e delle linee guida pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità.
Ebbene, proprio con riferimento al tema della responsabilità penale del medico, è di recente insorto un contrasto giurisprudenziale concernente il reale ruolo delle linee guida in tema di responsabilità medica. In particolare, ci si è chiesti: il rispetto delle linee guida o delle buone pratiche esonera automaticamente il medico da responsabilità? Cosa succede se il medico sceglie bene le linee guida, ma poi sbaglia nell’attuarle? In questi casi il medico sarà comunque responsabile, oppure andrà sempre esente da responsabilità? Scopriamolo insieme.
Responsabilità medica: l’informazione provvisoria delle sezioni Unite
Ebbene, con un’informazione provvisoria del 21.12.2017, le Sezioni Unite penali sono intervenute proprio sul punto affermando che il rispetto delle linee guida o delle buone pratiche non esonera automaticamente da responsabilità l’esercente la professione sanitaria quando:
la scelta delle linee guida o delle buone pratiche è stata errata, in quanto non adeguata al caso concreto; in questo caso l’esercente la professione sanitaria risponde anche per colpa lieve;
la scelta delle linee guida o delle buone pratiche è stata corretta, ma la loro esecuzione, cioè l’applicazione alla fattispecie concreta, è stata sbagliata.
La Corte di Cassazione ha stabilito anche che, nel caso in cui non vi siano linee guida o buone pratiche da seguire per il caso concreto (si pensi ad una malattia rarissima, non ancora ufficialmente contemplata dalla scienza medica), il medico risponderà, nel caso di lesione o morte del paziente, sia per colpa grave che per colpa lieve.
Il medico, inoltre, risponde della morte o delle lesioni del paziente anche nel caso di imprudenza o negligenza, a prescindere dal “grado” della colpa (lieve o grave è indifferente).
Il rispetto delle linee guida
Con l’informazione provvisoria in commento, dunque, è come se la Corte di Cassazione avesse voluto sottolineare che il semplice rispetto delle linee guida non esonera sempre e comunque il medico. Ciò in quanto:
è possibile che il caso concreto non sia regolato da alcun tipo di raccomandazione clinico assistenziale;
a monte rileva la scelta delle linee guida o della best practice da seguire. Ovvio, dunque, che non si potrà andare esenti da responsabilità se la scelta non sia risultata adeguata alla specificità del caso concreto.
Responsabilità medica: la sentenza delle Sezioni Unite
Come sottolineato, le Sezioni Unite si erano pronunciate con un’informazione provvisoria. Con la recentissima sentenza da ultimo pubblicata (in data 22.02.2018) le Sezioni Unite sono ancora una volta tornate sul tema, precisando quanto segue.
Non può essere condannato in sede penale, per la morte del paziente o per lesioni colpose, il medico che sceglie le linee-guida adeguate da applicare al caso concreto, ma poi compie un errore di imperizia nell’attuarle. Ciò in quanto, come detto sopra, la riforma (vale a dire la Legge Gelli-Bianco) ha previsto l’inserimento di un nuovo articolo nel codice penale (l’art. 590 sexies Cod. Pen.), in base al quale il medico che provoca la morte o la lesione personale del paziente a causa della propria imperizia non risponde dei reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose quando ha agito nel rispetto delle buone pratiche assistenziali, delle raccomandazioni e delle linee guida pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità. Ed infatti, l’introduzione di questa nuova causa di non punibilità è stata prevista proprio allo scopo liberare i camici dalle angustie della medicina difensiva, restituendo loro la libertà di lavorare senza avere il timore, in ogni caso, di essere citati in giudizio.
Alla luce dell’intervento delle Sezioni Unite, quindi, può affermarsi che:
è punibile il medico che non sia in grado di selezionare le linee guida e le buone pratiche assistenziali da applicare al caso concreto;
non è punibile, invece, il medico che sceglie bene le linee guida da seguire, ma sbaglia ad attuarle per imperizia in colpa lieve.
L’errore non punibile, dunque, riguarda la fase dell’attuazione delle linee guida. A monte, però, rileva sempre la scelta delle linee guida o della best practice da seguire, che non potrà mai essere errata. Ovvio, dunque, che non si potrà andare esenti da responsabilità se la scelta non sia risultata adeguata alla specificità del caso concreto.
L’ordinamento, tuttavia, non punisce l’adempimento del professionista che si riveli imperfetto, quando cioè lo scostamento dagli standard è marginale o di minima entità.
[1] Cass. Sez. Uni, sentenza n. 8770 del 22.02.2018, che risolve un contrasto di giurisprudenza sulla riforma (cfr. informazione provvisoria n. 31 del 21.12.2017).
[2] L. n. 24 del 08.03.2017.
[3] L. n. 189 del 08.11.2012.
[4] Cass. Sez. Uni, sentenza n. 8770/2018 (cit. sub. nota 1).
[5] Art 590 sexies Cod. Pen. «Se i fatti di cui agli articoli 589 e 590 sono commessi nell’esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste salvo quanto disposto dal secondo comma.
Qualora l’evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto».
[6] Cass. Sez. Uni. informazione provvisoria n. 31 del 21.12.2017.