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Timestamp: 2019-06-26 04:57:23+00:00
Document Index: 37820241

Matched Legal Cases: ['art. 439', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 439', 'sentenza ']

Sentenza area ex Ausimont. Da rivedere.
Con preghiera di pubblicare
Ad Alessandria è stata una battaglia aspra anche in campo dottrinale attorno all’applicazione dell’art’ articolo 439 del codice penale: “Chiunque avvelena acque destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, è punito con la reclusione non inferiore a…”. Il fior fiore dei penalisti anche di livello internazionale ingaggiato da Solvay e Montedison ha fatto fuoco e fiamme per riaffermare la tendenza nazionale ai verdetti sui disastri ambientali assolutori per effetto della derubricazione del pesante reato di dolo al lieve reato di colpa, ovvero delle prescrizioni. A noi, parti civili, vittime, l’interpretazione dell’art. 439 era apparsa invece semplice: gli 8 imputati hanno a vario titolo consapevolmente concorso, seppellendo e percolando un milione di metri cubi di 21 sostanze tossico cancerogene anche per migliaia di volte superiori ai livelli di legge, ad avvelenare prima che fossero attinte o distribuite le acque della falda più importante del Piemonte destinate all’alimentazione. Gli imputati non conoscevano che le acque di falda erano destinate all’alimentazione? Credevano che la falda servisse per la balneazione? Ridicolo e cinico. Il rischio di contrarre cancro a Spinetta Marengo è da 10 a 100 volte superiore ai parametri americani. Eccessi di patologie del 30-50% per cavo orale, rene, vescica, stomaco, bile. Malformazioni genetiche: 80% in più della media alessandrina. Incremento dei tumori fino al 137% delle medie regionali.
Ci eravamo chiesti, per burla, se avesse ragione Umberto Eco, il più illustre e (allora ancora) vivente dei pochi illustri concittadini, oppure l’autoritario papa Alessandro III che ha dato il nome al capoluogo nove secoli fa. L’autorevole semiologo, nel definire la caratteristica di Alessandria, aveva infatti irriso il motto papalino sullo stemma del municipio “Deprimit elatos levat Alexandria stratos”, Alessandria umilia i superbi ed esalta gli umili. Ebbene, la sentenza Solvay, anche essa, non ha fatto altro che confermare la ricorrente sferzante definizione di Eco: “Nulla di nuovo tra il Tanaro e il Bormida”. Noi, sul serio, avevamo pochi dubbi che in Italia facesse eccezione storica proprio il Tribunale in una città di serie C che è tutta un grigiore, con la nebbia più grigia della Val Padana, col colore della nebbia persino sulle maglie della squadra di calcio. Del Tribunale di Alessandria non si potrà dire ciò che ha detto di Raffaele Guariniello il procuratore capo Armando Spataro: “Un modello di magistratura che ha fatto storia, essendo stato perfino capace di influenzare il legislatore”, tanto più che per il processo Solvay la legge l’aveva già fatta Alfredo Rocco: bastava solo il coraggio di applicarla.
Il 14 dicembre 2015, queste queste riflessioni non erano negli occhi delle due giurate, Manuela Bertolini e Graziella Maria Balzaretti che, in veste di giudici supplenti, sconsolate su una panca in corridoio si dichiaravano ignare della imminente sentenza in “Camera di consiglio” dalla quale erano state escluse, evidentemente da mesi, perdendo la percezione degli esiti. Interrompendo il mormorio e l’intenso sfogliare fra avvocati e pubblico della prima edizione di questo libro, nell’emozionato silenzio dell’aula infine la Corte di Assise (Sandra Casacci presidente, Gianluigi Zulian giudice, Roberto Muratore, Claudia Domicoli, Anna Maria Peola, Natalia Maria Giordano, Marco Pasquarelli, Fancesca Marchisio, giudici popolari) ha emesso l’ennesimo ingiusto verdetto. Deludente e preoccupante. Deludente per le parti civili vittime dell’ecocidio che esigeva condanne e risarcimenti severi. Preoccupante per gli abitanti della Fraschetta, consapevoli che soltanto una costosissima bonifica del territorio avrebbe potuto scongiurare un futuro di indagini epidemiologiche con sempre più morti e malattie. Deludente e preoccupante anche per i Movimenti, considerando che Casacci è contemporaneamente anche la nuova presidente del Tribunale. La sentenza infatti va opportunamente collocata nel nostro libro fra le tante (Eternit, Thyssenkrupp, Bussi, ecc.) a definire che “non esiste giustizia in campo ambientale”, con tanta pace per innumerevoli comunità italiane che proprio dalla Magistratura di Alessandria attendevano una coraggiosa inversione di tendenza ai processi che hanno scandalizzato l’universo ecologista per la loro sostanziale impunità tramite la derubricazione dei reati dal pesante dolo alla lieve colpa e le prescrizioni, per non dire delle assoluzioni.
Io non avuto bisogno di attendere il deposito delle motivazioni della sentenza per esprimere un giudizio. Tra 90 giorni saranno parole, parole ben articolate per giustificarla. Io conosco invece i fatti, e da almeno 30 anni prima del processo. Fatti che conoscono tutti, anche grazie alle mie denunce ma soprattutto per esperienza, dai lavoratori che lottavano per portare a casa la pelle, ai cittadini di Spinetta Marengo che non hanno bisogno della conferma delle indagini epidemiologiche, ma anche dai giornalisti che non pubblicano le denunce, dai giudici che hanno ignorato le denunce, dagli amministratori pubblici complici degli enormi inquinamenti (e anche concussi, secondo Solvay). Fatti e non giochi di parole giudiziari. Fatti che ho meticolosamente documentato nella mia lunga testimonianza al processo (da pag. 97 del libro Ambiente Delitto Perfetto). Fatti che nella melina di 8 anni di dibattimenti sono comunque emersi chiaramente come prove dalla mole di documentazioni e intercettazioni prodotte dal Pubblico Ministero: macigni del desaparecido articolo 439 del codice penale che la pavida sentenza ha affondato. Se penso che il presidente Ausimont-Solvay è stato assolto per non aver commesso il fatto, il dolo, cioè non conosceva l’avvelenamento della falda benchè avesse tentato il mio licenziamento proprio per averlo accusato di averla avvelenata… Se penso che pure il successivo presidente Solvay ne era al corrente se non altro tramite una mia lettera-denuncia pubblicata anche su tutti i giornali… Se penso che gli unici 4 pseudo condannati lo sarebbero per aver materialmente procurato per decenni l’avvelenamento involontariamente, per colpa e non per dolo… Se penso ai risarcimenti irrisori per le vittime e agli altri assurdi… Se penso il PM accusato di concussione al Consiglio superiore della Magistratura da parte di un avvocato Solvay accusato a sua volta di diffamazione… Se penso che tenteranno di dissuadere il PM a presentare appello per l’art. 439… Se penso che il secondo e più importante filone processuale, su inquinamento aria e decessi, rischia di non partire…
Una esca avvelenata l’ha confezionata la Corte di Assise che ha disposto la trasmissione alla Procura della Repubblica di Milano delle trascrizioni di due udienze nonché delle relative memorie dell’avvocato Luca Santa Maria, piene zeppe di accuse presumibilmente diffamatorie, compresa la concussione, a carico del pubblico ministero Riccardo Ghio.
Dice Santa Maria. Per salvare Ausimont-Montedison, “che hanno inquinato liberamente per decenni e benignamente le Autorità hanno finto di non vedere”, per colpire al loro posto Solvay, “il Pubblico Ministero ha mentito, occultato, manipolato, falsificato le carte”, ha preso “una menzogna sistematica e organizzata, costruita fuori dalle stanze della Procure, in altre stanze del potere, qui ad Alessandria”. Da chi? “Dall’establishment politico, dalla cricca”. E fa nomi cognomi e indirizzi. “Il PM sapeva tutto. Si è prestato a fabbricare l’accusa. Lo denuncio per fatti di reato, falsi, favoreggiamento, abusi di ufficio”. Quali fatti?
Dice Santa Maria. Dapprima Arpa e Autorità pubbliche locali (Comune e Provincia) mettono in piedi (1998-2002) con i soldi della collettività un costoso “Monitoraggio ambientale della Fraschetta”: “un grande circo” volto solamente “a non scoprire nulla, a coprire e non scoprire”, insomma a coprire grazie all’Arpa l’inquinamento Ausimont delle falde acquifere. Al punto di tappare la bocca ai NOE. “Nascondere a tutti i costi”. Perché? Perché Ausimont sta vendendo lo stabilimento (a Solvay) come sano.
Il rinvio di altri 90 giorni delle motivazioni serve alla Corte di Assise di Alessandria per blindare accuratamente la sentenza. Su cotanta scrupolosa diligenza ci contano in molti. La rinuncia di Solvay e Ausimont all’appello, infatti, toglierebbe le patate bollenti a molte parti civili, senza arrecare danno ai tre dirigenti condannati a pene lievi e condonabili. Comune, Provincia e CGIL, ad esempio, infatti non hanno alcun desiderio di proseguire in un procedimento penale in cui sono sempre stati pro forma, o addirittura sotto accusa (dalla stessa Solvay).
Da un punto di vista mediatico, Solvay ed Enti locali sono sempre facilitati a nascondersi dietro la cortina fumogena delle sperimentazioni dell’università locale spacciate per bonifica, e dietro le finte indagini epidemiologiche dell’assessore all’ambiente o carrozzoni contrabbandati per Osservatorio ambientale della Fraschetta.
Il Ministero dell’Ambiente prenderà atto. Gli altri risarciti in primo grado, Legambiente, WWF e ProNatura, non smanieranno di battagliare più di quanto abbiano mai fatto.
Restano le persone parti civili. Quelle non risarcite, la maggioranza, sono già state mese ai margini. Le altre si convinceranno, visto come va la giustizia, che è meglio l’ovetto oggi. Insomma chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto.
Resta Medicina democratica, l’eccezione che fa la regola. Resta soprattutto il Pubblico Ministero che dovrebbe in appello capovolgere la blindata sentenza da colposa a dolosa.
Il PM ha già da affrontare due altre grane genialmente confezionate dall’avvocato Solvay. Cioè a Roma il suo deferimento davanti al Consiglio superiore della magistratura per presunta concussione.
E a Milano la presunta diffamazione, per concussione e altro, di cui è vittima da parte dello stesso avvocato. Due grane sulle quali si potrebbe mettere una pietra sopra. E sarebbe una pietra tombale su tutto il futuro del processo Solvay.
E vissero tutti felici e contenti. Meno le vittime passate, presenti e future.
08/06/2016 19:39:08