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Timestamp: 2020-07-08 14:33:11+00:00
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Art. 427 codice di procedura civile - Passaggio dal rito speciale al rito ordinario - Brocardi.it
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Articolo 427 Codice di procedura civile
Dispositivo dell'art. 427 Codice di procedura civile
Il giudice, quando rileva che una causa promossa nelle forme stabilite dal presente capo riguarda un rapporto diverso da quelli previsti dall'articolo 409 (1), se la causa stessa rientra nella sua competenza dispone che gli atti siano messi in regola con le disposizioni tributarie (2); altrimenti la rimette con ordinanza al giudice competente, fissando un termine perentorio non superiore a trenta giorni per la riassunzione con il rito ordinario (3).
In tal caso le prove acquisite durante lo stato di rito speciale avranno l'efficacia consentita dalle norme ordinarie(4).
(1) La norma in analisi disciplina l'ipotesi opposta rispetto all'articolo precedente in quanto viene in rilievo nel caso in cui il rapporto dedotto in giudizio sia estraneo alla previsione di cui all'art. 409. Di conseguenza, il giudice pronuncia un'ordinanza di mutamento del rito da speciale ad ordinario.
(2) Se la causa introdotta con il rito speciale rientra nelle ipotesi di competenza del giudice adito, questo dispone la regolarizzazione sotto il profilo tributario.
(3) Diversamente, se la causa non rientra tra quelle elencate nell'art. 409, il giudice adito deve rimettere la causa a quello competente, assegnando alle parti un termine perentorio, non superiore a trenta giorni, per riassumere la causa con il rito ordinario. Nell'ordinanza di mutamento del rito, il giudice deve anche indicare quale sia l'organo territorialmente competente.
(4) Per quanto riguarda le prove acquisite durante il rito speciale, queste avranno l'efficacia consentita nel rito ordinario, ciò significa che non si potrà tenere conto delle prove estranee al rito ordinario, nè di quelle ammesse d'ufficio o su istanza di parte al di fuori dei limiti di ammissibilità stabiliti dal codice civile. L'inammissibilità delle prove dovrà essere fatta valere dalla parte interessata alla loro esclusione dal processo, in virtù del principio dispositivo.
Massime relative all'art. 427 Codice di procedura civile
Cass. civ. n. 1448/2015
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 1448 del 27 gennaio 2015)
Cass. civ. n. 19942/2008
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 19942 del 18 luglio 2008)
Cass. civ. n. 728/1997
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 728 del 24 gennaio 1997)
Cass. civ. n. 11418/1993
La distinzione fra giudice ordinario e giudice del lavoro non involge una questione di competenza per materia, ma di semplice diversità di rito, talché la trattazione davanti a quest'ultimo col rito speciale di una causa non compresa fra quelle enumerate dall'art. 409 c.p.c. — salva la possibile insorgenza di una questione di competenza per valore, soggetta, tuttavia, ai limiti dell'art. 38 c.p.c., che ne prevede la rilevabilità, anche di ufficio, nel solo ambito del giudizio di primo grado — non costituisce motivo di nullità, talché l'omesso cambiamento di rito, anche in appello, non può costituire motivo di impugnazione, tranne che abbia inciso sul contraddittorio o sui diritti della difesa. Consegue che una nullità siffatta non è configurabile allorché il rito speciale, senza escludere una determinata facoltà, come quella inerente alla proposizione della domanda riconvenzionale, la assoggetti soltanto ad una disciplina diversa da quella propria del rito ordinario.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 11418 del 19 novembre 1993)
Cass. civ. n. 1916/1993
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 1916 del 16 febbraio 1993)
Cass. civ. n. 9902/1990
Per il passaggio dal rito del lavoro al rito ordinario non è necessario un provvedimento formale, ove non ricorra una delle ipotesi previste dall'art. 427 c.p.c. (necessità di regolarizzare gli atti secondo le disposizioni tributarie o mutamento di competenza).
(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 9902 del 9 ottobre 1990)
Cass. civ. n. 537/1984
Nel giudizio, promosso per conseguire, in relazione a determinate prestazioni che si assumano effettuate con vincolo di subordinazione, il pagamento della dovuta retribuzione, il passaggio dal rito speciale del lavoro al rito ordinario, per il caso in cui il giudice adito escluda la ricorrenza di un rapporto riconducibile fra quelli contemplati dall'art. 409 c.p.c., non osta a che l'attore possa richiedere, per le medesime prestazioni, di essere compensato a titolo di lavoro autonomo, vertendosi in tema di mero adeguamento della domanda, in relazione alla diversa qualificazione giuridica del rapporto, che non comporta un mutamento dei fatti posti a suo fondamento e non introduce un nuovo tema d'indagine.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 537 del 21 gennaio 1984)
Cass. civ. n. 3731/1983
Il pretore, allorché ritenga che la causa non rientri nella sua competenza di giudice del lavoro, può rimettere gli atti con ordinanza al giudice competente, a norma dell'art. 427 c.p.c., solo se non siano sorte tra le parti contestazioni sulla competenza, in presenza delle quali, invece, deve, ai sensi dell'art. 420, quarto comma, c.p.c., pronunciarsi con sentenza.
(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 3731 del 30 maggio 1983)