Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-25830-del-14-12-2016
Timestamp: 2020-05-29 14:46:47+00:00
Document Index: 19889329

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 36', 'sentenza ', 'art. 36', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 49']

Sentenza Cassazione Civile n. 25830 del 14/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25830 del 14/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 14/12/2016, (ud. 27/10/2016, dep.14/12/2016), n. 25830
sul ricorso 11225-2014 proposto da:
G.M., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA F.
avverso la sentenza n. 30/09/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE del FRIULI VENEZIA GIULIA, depositata il 23/01/2014;
udito l’Avvocato Gianluca Calderera (delega avvocato Andrea Manzi)
Nella controversia concernente l’impugnazione da parte di G.M., ragioniere commercialista, di cartella, emessa D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis portante IRAP, sanzioni, interessi e accessori di legge, relativa all’annualità 2007, la Commissione Tributaria Regionale del Friuli Venezia Giulia, con la sentenza indicata in epigrafe, in accoglimento dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate, riformava integralmente la decisione di primo grado, di accoglimento del ricorso introduttivo, rilevando che, nella specie, era onere del contribuente, non assolto, fornire la prova dell’assenza del presupposto impositivo.
1. Il primo motivo – con il quale si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis per l’illegittima utilizzazione della procedura automatizzata oltre che omesso esame della stessa questione, già sollevata in primo grado – è infondato. Invero, la C.T.R. ha espressamente esaminato e deciso la questione rilevando correttamente che la somma dovuta a titolo di IRAP era stata esposta dal contribuente in dichiarazione e poi non versata, per cui trattandosi di mero controllo e conseguente liquidazione nessun previo accertamento è dalla norma richiesto, come erroneamente sostenuto dal contribuente.
Invero, fermo il principio, più volte reiterato e condiviso, per cui a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di lavoro autonomo di cui al D.P.R. n. 917 del 1986, art. 49, comma 1, è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata, requisito che ricorre – e la cui assenza deve essere provata dall’interessato – quando il contribuente sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione, e, dunque, non risulti inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse, ovvero impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, o, comunque, si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui (Cass. n. 3676 del 2007 e di recente, ex plurimis Cass. n. 25311 del 2014), nel caso in esame, la C.T.R. di tali principi regolativi ha fatto corretta applicazione giungendo all’accertamento in fatto, non contrastato con l’odierno ricorso, che il contribuente non aveva fornito alcuna prova dell’assenza del presupposto impositivo (ovvero dell’assenza dell’autonoma organizzazione).
In materia è stato, infatti, affermato che l’incertezza giuridicamente rilevante è quella, di carattere obiettivo, concernente le norme tributarie, la cui violazione da parte del contribuente, determina l’emissione dell’avviso di accertamento e l’irrogazione delle sanzioni (Cass. n. 11096/2011). Si è, altresì, ritenuto sussistere tale incertezza, quando il complesso normativo di riferimento si articoli in una pluralità di prescrizioni, il cui coordinamento si riveli concettualmente difficoltoso, a causa della relativa equivocità (Cass. n. 22252/2011) ed, in applicazione di tali principi, si è rilevato, in particolare, che la questione relativa alla rilevanza impositiva IRAP del reddito professionale, è stata oggetto di articolato e complesso dibattito, sia in dottrina come pure in giurisprudenza (Cass. n. 4394 del 24.2.2014). Dibattito ripreso e, solo di recente, concluso a seguito delle pronunce delle Sezioni Unite (cfr. n. 9541/2016).