Source: http://www.avvocatozisafrancesco.eu/index.php/it/2016-02-25-17-02-41/legge-241-90.html
Timestamp: 2019-07-23 06:02:44+00:00
Document Index: 122775979

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 17', 'art. 14', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 28', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 9', 'art. 21', 'art. 7', 'art. 39', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 52', 'art. 21', 'art. 22', 'art. 21', 'art. 49', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 10', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 49', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 49', 'art. 10', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 10', 'art. 49', 'art. 10', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 17', 'art. 12', 'art. 21', 'art. 49', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 49', 'art. 5', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 17', 'art. 8', 'art. 17', 'art. 8', 'art. 17', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 85', 'art. 49', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 13', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 62', 'art. 15', 'art. 10', 'art. 21', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 21', 'art. 53', 'art. 18', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 47', 'art. 47', 'art. 19', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 49', 'art. 10', 'art. 20']

avvocatozisafrancesco - legge 241/90
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Martedì, 23 Luglio 2019 06:02
(Gazzetta Ufficiale del 18 agosto 1990 n. 192.Testo coordinato ed aggiornato con le modifiche introdotte dal D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni dalla L. 9 agosto 2013, n. 98.
Articolo 1. (1) (Principi generali dell'attività amministrativa)
L’attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti, nonché dai princìpi dell’ordinamento comunitario. (2)
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Comma così modificato prima dall'art. 1, L. 11 febbraio 2005, n. 15 e successivamente dall'art. 7, co. 1, lett. a), L. 18 giugno 2009, n. 69. (3) Comma aggiunto dall'art. 1, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (4) Comma aggiunto dall'art. 1, L. 11 febbraio 2005, n. 15 e poi così modificato dall'art. 7, co. 1, lett. a), L. 18 giugno 2009, n. 69 e successivamente dall'art. 1, co. 37, L. 6 novembre 2012, n. 190.
Articolo 2. (1) (Conclusione del procedimento)
Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad una istanza, ovvero debba essere iniziato d'ufficio, le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l'adozione di un provvedimento espresso. Se ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, le pubbliche amministrazioni concludono il procedimento con un provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la cui motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo. (2)
Con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta dei Ministri competenti e di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa, sono individuati i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di competenza delle amministrazioni statali. Gli enti pubblici nazionali stabiliscono, secondo i propri ordinamenti, i termini non superiori a novanta giorni entro i quali devono concludersi i procedimenti di propria competenza.
Nei casi in cui, tenendo conto della sostenibilità dei tempi sotto il profilo dell'organizzazione amministrativa, della natura degli interessi pubblici tutelati e della particolare complessità del procedimento, sono indispensabili termini superiori a novanta giorni per la conclusione dei procedimenti di competenza delle amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali, i decreti di cui al comma 3 sono adottati su proposta anche dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa e previa deliberazione del Consiglio dei ministri. I termini ivi previsti non possono comunque superare i centottanta giorni, con la sola esclusione dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana e di quelli riguardanti l'immigrazione.
I termini per la conclusione del procedimento decorrono dall'inizio del procedimento d'ufficio o dal ricevimento della domanda, se il procedimento è ad iniziativa di parte.
Fatto salvo quanto previsto dall'art. 17, i termini di cui ai commi 2, 3, 4 e 5 del presente articolo possono essere sospesi, per una sola volta e per un periodo non superiore a trenta giorni, per l'acquisizione di informazioni o di certificazioni relative a fatti, stati o qualità non attestati in documenti già in possesso dell'amministrazione stessa o non direttamente acquisibili presso altre pubbliche amministrazioni. Si applicano le disposizioni dell'art. 14, comma 2.
La tutela in materia di silenzio dell'amministrazione è disciplinata dal codice del processo amministrativo, di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104. Le sentenze passate in giudicato che accolgono il ricorso proposto avverso il silenzio inadempimento dell'amministrazione sono trasmesse, in via telematica, alla Corte dei conti. (3)
La mancata o tardiva emanazione del provvedimento costituisce elemento di valutazione della performance individuale, nonché di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente. (4)
(1) Articolo così modificato dagli art. 2 e 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15, così sostituito dall'art. 3, co. 6-bis, D.L. 14 marzo 2005, n. 35, nel testo integrato della relativa legge di conversione, e successivamente dall'art. 7, co. 1, lett. b), L. 18 giugno 2009, n. 69. (2) Il periodo "Se ravvisano la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, le pubbliche amministrazioni concludono il procedimento con un provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la cui motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo." è stato aggiunto dall'art. 1, co. 38, L. 6 novembre 2012, n. 190. (3) Il comma che così recitava: "8. La tutela in materia di silenzio dell'amministrazione è disciplinata dal codice del processo amministrativo." è stato modificato dal D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 e successivamente dall’art. 1, co. 1, D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con Legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35. (4) Il comma che così recitava: "9. La mancata emanazione del provvedimento nei termini costituisce elemento di valutazione della responsabilità dirigenziale." è statocosì sostituito dall’art. 1, co. 1, D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con Legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35. (5) Comma aggiunto dall’art. 1, co. 1, D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con Legge di conversione 4 aprile 2012, n. 35.
Articolo 2-bis. (1) (Conseguenze per il ritardo dell'amministrazione nella conclusione del procedimento)
Le pubbliche amministrazioni e i soggetti di cui all'art. 1, comma 1-ter, sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell'inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento.
(1) Articolo inserito dall'art. 7, co. 1, lett. c), L.18 giugno 2009, n. 69. (2) Comma abrogato dall'art. 4, co. 1, n. 14), D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104. Il testo precedente così recitava: "Le controversie relative all'applicazione del presente articolo sono attribuite alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in cinque anni." (3) Comma inserito dall’art. 28, comma 9, D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni dalla L. 9 agosto 2013, n. 98.
Articolo 3. (Motivazione del provvedimento) (1)
Ogni provvedimento amministrativo, compresi quelli concernenti l'organizzazione amministrativa, lo svolgimento dei pubblici concorsi ed il personale, deve essere motivato, salvo che nelle ipotesi previste dal comma 2. La motivazione deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell'amministrazione, in relazione alle risultanze dell'istruttoria.
Se le ragioni della decisione risultano da altro atto dell'amministrazione richiamato dalla decisione stessa, insieme alla comunicazione di quest’ultima deve essere indicato e reso disponibile, a norma della presente legge, anche l'atto cui essa si richiama.
Articolo 3-bis. (1) (Uso della telematica)
Articolo 5. (Responsabile del procedimento) (1)
Fino a quando non sia effettuata l'assegnazione di cui al comma 1, è considerato responsabile del singolo procedimento il funzionario preposto alla unità organizzativa determinata a norma del comma 1 dell'articolo 4.
L'unità organizzativa competente e il nominativo del responsabile del procedimento sono comunicati ai soggetti di cui all’articolo 7 e, a richiesta, a chiunque vi abbia interesse.
Articolo 6. (1) (Compiti del responsabile del procedimento)
(1) Articolo così modificato dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Lettera così modificata dall'art. 4, L. 11 febbraio 2005, n. 15.
Il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale.
Articolo 7. (Comunicazione di avvio del procedimento) (1)
Articolo 8. (1) (Modalità e contenuti della comunicazione di avvio del procedimento)
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Lettera aggiunta dall'art. 5, L. 11 febbraio 2005, n. 15.
Articolo 9. (Intervento nel procedimento) (1)
Articolo 10. (Diritti dei partecipanti al procedimento) (1)
Articolo 10-bis. (1) (Comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza).
Nei procedimenti ad istanza di parte il responsabile del procedimento o l'autorità competente, prima della formale adozione di un provvedimento negativo, comunica tempestivamente agli istanti i motivi che ostano all'accoglimento della domanda. Entro il termine di dieci giorni dal ricevimento della comunicazione, gli istanti hanno il diritto di presentare per iscritto le loro osservazioni, eventualmente corredate da documenti. La comunicazione di cui al primo periodo interrompe i termini per concludere il procedimento che iniziano nuovamente a decorrere dalla data di presentazione delle osservazioni o, in mancanza, dalla scadenza del termine di cui al secondo periodo. Dell'eventuale mancato accoglimento di tali osservazioni è data ragione nella motivazione del provvedimento finale. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano alle procedure concorsuali e ai procedimenti in materia previdenziale e assistenziale sorti a seguito di istanza di parte e gestiti dagli enti previdenziali. Non possono essere addotti tra i motivi che ostano all'accoglimento della domanda inadempienze o ritardi attribuibili all'amministrazione. (2)
(1) Articolo aggiunto dall'art. 6, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) L'ultimo periodo è stato aggiunto dall'art. 9, co. 3, L. 11 novembre 2011, n. 180.
Articolo 11. (1) (Accordi integrativi o sostitutivi del provvedimento)
In accoglimento di osservazioni e proposte presentate a norma dell'articolo 10, l'amministrazione procedente può concludere, senza pregiudizio dei diritti dei terzi, e in ogni caso nel perseguimento del pubblico interesse, accordi con gli interessati al fine di determinare il contenuto discrezionale del provvedimento finale ovvero in sostituzione di questo (2).
Gli accordi di cui al presente articolo debbono essere stipulati, a pena di nullità, per atto scritto, salvo che la legge disponga altrimenti. Ad essi si applicano, ove non diversamente previsto, i principi del codice civile in materia di obbligazioni e contratti in quanto compatibili. Gli accordi di cui al presente articolo devono essere motivati ai sensi dell'articolo 3. (4)
(...) (6).
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Comma così modificato dall'art. 7, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (3) Comma aggiunto dall'art. 39-quinquies, D.L. 12 maggio 1995, n. 163. (4) Il periodo "Gli accordi di cui al presente articolo devono essere motivati ai sensi dell'articolo 3." è stato aggiunto dall'art. 1, co. 47, L. 6 novembre 2012, n. 190. (5) Comma aggiunto dall'art. 7, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (6) Comma abrogato dall'allegato 4, art. 4, co. 1, n. 14), D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104. Il testo precedente così recitava: "5. Le controversie in materia di formazione, conclusione ed esecuzione degli accordi di cui al presente articolo sono riservate alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo."
Articolo 12. (Provvedimenti attributivi di vantaggi economici) (1)
La concessione di sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari e l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati sono subordinate alla predeterminazione da parte delle amministrazioni procedenti, nelle forme previste dai rispettivi ordinamenti, dei criteri e delle modalità cui le amministrazioni stesse devono attenersi. (2)
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Le parole: "ed alla pubblicazione" sono state così abrogate dall'art. 52, co. 2, D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33.
Articolo 13. (Ambito di applicazione delle norme sulla partecipazione) (1)
Dette disposizioni non si applicano altresì ai procedimenti tributari per i quali restano parimenti ferme le particolari norme che li regolano, nonché ai procedimenti previsti dal decreto-legge 15 gennaio 1991, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 marzo 1991, n. 82, e successive modificazioni, e dal decreto legislativo 29 marzo 1993, n. 119, e successive modificazioni. (2)
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Comma così modificato dall'art. 22, L. 13 febbraio 2001, n. 45.
Articolo 14. (1) (Conferenza di servizi)
Qualora sia opportuno effettuare un esame contestuale di vari interessi pubblici coinvolti in un procedimento amministrativo, l'amministrazione procedente può indire (2) una conferenza di servizi.
La conferenza di servizi è sempre indetta quando l'amministrazione procedente deve acquisire intese, concerti, nulla osta o assensi comunque denominati di altre amministrazioni pubbliche e non li ottenga, entro trenta giorni dalla ricezione, da parte dell'amministrazione competente, della relativa richiesta. La conferenza può essere altresì indetta quando nello stesso termine è intervenuto il dissenso di una o più amministrazioni interpellate ovvero nei casi in cui è consentito all'amministrazione procedente di provvedere direttamente in assenza delle determinazioni delle amministrazioni competenti. (2)
La conferenza di servizi può essere convocata anche per l'esame contestuale di interessi coinvolti in più procedimenti amministrativi connessi, riguardanti medesimi attività o risultati. In tal caso, la conferenza è indetta dall'amministrazione o, previa informale intesa, da una delle amministrazioni che curano l'interesse pubblico prevalente. L'indizione della conferenza può essere richiesta da qualsiasi altra amministrazione coinvolta.
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Comma così modificato dall'art. 49, co. 1, lett. a) e b), D.L.31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni nella L. 30 luglio 2010, n. 122.
Articolo 14-bis. (1) (2) (Conferenza di servizi preliminare)
La conferenza di servizi può essere convocata per progetti di particolare complessità e di insediamenti produttivi di beni e servizi, su motivata richiesta dell'interessato, documentata, in assenza di un progetto preliminare, da uno studio di fattibilità, prima della presentazione di una istanza o di un progetto definitivi, al fine di verificare quali siano le condizioni per ottenere, alla loro presentazione, i necessari atti di consenso. In tale caso la conferenza si pronuncia entro trenta giorni dalla data della richiesta e i relativi costi sono a carico del richiedente. (3)
Nelle procedure di realizzazione di opere pubbliche e di interesse pubblico, la conferenza di servizi si esprime sul progetto preliminare al fine di indicare quali siano le condizioni per ottenere, sul progetto definitivo, le intese, i pareri, le concessioni, le autorizzazioni, le licenze, i nullaosta e gli assensi, comunque denominati, richiesti dalla normativa vigente. In tale sede, le amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, si pronunciano, per quanto riguarda l'interesse da ciascuna tutelato, sulle soluzioni progettuali prescelte. Qualora non emergano, sulla base della documentazione disponibile, elementi comunque preclusivi della realizzazione del progetto, le suddette amministrazioni indicano, entro quarantacinque giorni, le condizioni e gli elementi necessari per ottenere, in sede di presentazione del progetto definitivo, gli atti di consenso. (3)
(1) Articolo aggiunto dall'art. 17, L. 15 maggio 1997, n. 127, e poi così sostituito dall'art. 10, L. 24 novembre 2000, n. 340. (2) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (3) Comma modificato dall'art. 9, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (4) Comma aggiunto dall’art. 3, D.L. 22 giugno 2012, n. 83 convertito, con modificazioni, L. 7 agosto 2012, n. 134. (5) Comma aggiunto dall'art. 9, L. 11 febbraio 2005, n. 15.
Articolo 14-ter. (1) (2) (Lavori della conferenza di servizi)
La prima riunione della conferenza di servizi è convocata entro quindici giorni ovvero, in caso di particolare complessità dell'istruttoria, entro trenta giorni dalla data di indizione. (3)
La conferenza di servizi assume le determinazioni relative all'organizzazione dei propri lavori a maggioranza dei presenti e può svolgersi per via telematica. (4)
La convocazione della prima riunione della conferenza di servizi deve pervenire alle amministrazioni interessate, anche per via telematica o informatica, almeno almeno cinque giorni prima della relativa data. Entro i successivi cinque giorni, le amministrazioni convocate possono richiedere, qualora impossibilitate a partecipare, l'effettuazione della riunione in una diversa data; in tale caso, l'amministrazione procedente concorda una nuova data, comunque entro i dieci giorni successivi alla prima. La nuova data della riunione può essere fissata entro i quindici giorni successivi nel caso la richiesta provenga da un'autorità preposta alla tutela del patrimonio culturale. I responsabili degli sportelli unici per le attività produttive e per l'edilizia, ove costituiti, o i Comuni, o altre autorità competenti concordano con i Sopraintendeti territorialmente competenti il calendario, almeno trimestrale, delle riunioni delle conferenze di servizi che coinvolgano atti di assenso o consultivi comunque denominati di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali (5).
Nella prima riunione della conferenza di servizi, o comunque in quella immediatamente successiva alla trasmissione dell'istanza o del progetto definitivo ai sensi dell'articolo 14-bis, le amministrazioni che vi partecipano determinano il termine per l'adozione della decisione conclusiva. I lavori della conferenza non possono superare i novanta giorni, salvo quanto previsto dal comma 4. Decorsi inutilmente tali termini, l'amministrazione procedente provvede ai sensi dei commi 6-bis e 9 del presente articolo (7).
Fermo restando quanto disposto dal comma 4-bis nei casi in cui sia richiesta la VIA, la conferenza di servizi si esprime dopo aver acquisito la valutazione medesima ed il termine di cui al comma 3 resta sospeso, per un massimo di novanta giorni, fino all'acquisizione della pronuncia sulla compatibilità ambientale. Se la VIA non interviene nel termine previsto per l'adozione del relativo provvedimento, l'amministrazione competente si esprime in sede di conferenza di servizi, la quale si conclude nei trenta giorni successivi al termine predetto. Tuttavia, a richiesta della maggioranza dei soggetti partecipanti alla conferenza di servizi, il termine di trenta giorni di cui al precedente periodo è prorogato di altri trenta giorni nel caso che si appalesi la necessità di approfondimenti istruttori. Per assicurare il rispetto dei tempi, l’amministrazione competente al rilascio dei provvedimenti in materia ambientale può far eseguire anche da altri organi dell’amministrazione pubblica o enti pubblici dotati di qualificazione e capacità tecnica equipollenti, ovvero da istituti universitari tutte le attività tecnico-istruttorie non ancora eseguite. In tal caso gli oneri economici diretti o indiretti sono posti a esclusivo carico del soggetto committente il progetto, secondo le tabelle approvate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. (9)
Nei procedimenti relativamente ai quali sia già intervenuta la decisione concernente la VIA le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo 14-quater, nonché quelle di cui agli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, si applicano alle sole amministrazioni preposte alla tutela della salute pubblica, del patrimonio storico-artistico e della pubblica incolumità. (7)
Si considera acquisito l'assenso dell'amministrazione, ivi comprese quelle preposte alla tutela della salute e della pubblica incolumità, alla tutela paesaggistico-territoriale e alla tutela ambientale, esclusi i provvedimenti in materia di VIA, VAS e AIA, il cui rappresentante, all'esito dei lavori della conferenza, non abbia espresso definitivamente la volontà dell'amministrazione rappresentata. (12)
(...) (13).
(1) Articolo aggiunto dall'art. 17, L. 15 maggio 1997, n. 127 e cosi sostituito dall'art. 11, L. 24 novembre 2000, n. 340. (2) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (3) Comma così premesso dall'art. 10, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (4) Comma così modificato dall'art. 9, co. 1, L. 18 giugno 2009, n. 69. (5) Comma così modificato prima dall'art. 10, L. 11 febbraio 2005, n. 15 e poi dall'art. 49, co. 2, lett. a), D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, nella L. 30 luglio 2010, n. 122. (6) Comma aggiunto dall'art. 9, co. 2, L. 18 giugno 2009, n. 69. (7) Comma così modificato dall'art. 10, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (8) Comma aggiunto dall'art. 49, co. 2, lett. b), D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, nella L. 30 luglio 2010, n. 122. (9) Comma così modificato prima dall'art. 10, L. 11 febbraio 2005, n. 15 e poi dall'art. 49, co. 2, lett b-bis), D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, nella L. 30 luglio 2010, n. 122. (10) Comma aggiunto dell'art. 49, co. 2, lett. c), D.L. 31 maggio 2010, n. 748, convertito con modificazioni, nella L. 30 luglio 2010, n. 122. (11) Comma aggiunto dall'art. 10, L. 11 febbraio 2005, n. 15 e poi così sostituita dall'art. 49, co. 2, lett. d), D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, nella L. 30 luglio 2010, n. 122. (12) Comma prima modificato dall'art. 10, L. 11 febbraio 2005, n. 15 e poi così sostituito dall'art. 49, co. 2, lett. d), D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni nella L. 30 luglio 2010, n. 122. (13) Il comma che recitava: "9. Il provvedimento finale conforme alla determinazione conclusiva di cui al comma 6-bis sostituisce, a tutti gli effetti, ogni autorizzazione, concessione, nulla osta o atto di assenso comunque denominato di competenza delle amministrazioni partecipanti, o comunque invitate a partecipare ma risultate assenti, alla predetta conferenza" è stato soppresso dall'art. 49, co. 2, lett. f), D.L. 31 maggio 2010, n. 78.
Articolo 14-quater. (1) (2) (Effetti del dissenso espresso nella conferenza di servizi)
Il dissenso di uno o più rappresentanti delle amministrazioni vi comprese quelle preposte alla tutela ambientale, fermo restando quanto previsto dall'articolo 26 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, regolarmente convocate alla conferenza di servizi, a pena di inammissibilità, deve essere manifestato nella conferenza di servizi, deve essere congruamente motivato, non può riferirsi a questioni connesse che non costituiscono oggetto della conferenza medesima e deve recare le specifiche indicazioni delle modifiche progettuali necessarie ai fini dell'assenso. (3)
Al di fuori dei casi di cui all'articolo 117, ottavo comma, della Costituzione, e delle infrastrutture ed insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale, di cui alla parte seconda, titolo terzo, capo quarto del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, nonché dei casi di localizzazione delle opere di interesse statale, ove venga espresso motivato dissenso da parte di un'amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, la questione, in attuazione e nel rispetto del principio di leale collaborazione e dell'articolo 120 della Costituzione, è rimessa dall'amministrazione procedente alla deliberazione del Consiglio dei Ministri, che si pronuncia entro sessanta giorni, previa intesa con la Regione o le Regioni e le Province autonome interessate, in caso di dissenso tra un'amministrazione statale e una regionale o tra più amministrazioni regionali, ovvero previa intesa con la Regione e gli enti locali interessati, in caso di dissenso tra un'amministrazione statale o regionale e un ente locale o tra più enti locali. Se l'intesa non è raggiunta entro (5) trenta giorni, la deliberazione del Consiglio dei Ministri può essere comunque adottata. Se il motivato dissenso è espresso da una Regione o da una Provincia autonoma in una delle materie di propria competenza, il Consiglio dei Ministri delibera in esercizio del proprio potere sostitutivo con la partecipazione dei Presidenti delle Regioni o delle Province autonome interessate. (3) (6)
3-bis. (...)(6) (7).
3-ter. (...)(6) (7).
3-quater. (...)(6) (7).
(...) (3).
(1) Articolo aggiunto dall'art. 17, L. 15 maggio 1997, n. 127 e poi così sostituito dall'art. 12, L. 24 novembre 2000, n. 340. (2) Rubrica così modificata dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (3) Comma così modificato dall'art. 49, co. 3, lett. a), D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni nella L. 30 luglio 2010, n. 122. (4) Il comma che recitava: "2. Se una o più amministrazioni hanno espresso nell'àmbito della conferenza il proprio dissenso sulla proposta dell'amministrazione procedente, quest'ultima, entro i termini perentori indicati dall'articolo 14-ter, comma 3, assume comunque la determinazione di conclusione del procedimento sulla base della maggioranza delle posizioni espresse in sede di conferenza di servizi. La determinazione è immediatamente esecutiva. "4. Quando il dissenso è espresso da una regione, le determinazioni di competenza del Consiglio dei ministri previste al comma 3 sono adottate con l'intervento del presidente della giunta regionale interessata, al quale è inviata a tal fine la comunicazione di invito a partecipare alla riunione, per essere ascoltato, senza diritto di voto" è stato abrogato dall'art. 11, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (5) L'originario comma 3 è stato sostituito con i commi da 3 a 3-quinquies dall'art. 11, L. 11 febbraio 2005, n. 15. Successivamente i commi da 3 a 3-quater sono stati sostituiti con l'attuale comma 3, dall'art. 49, co. 3, lett. b), D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni nella L. 30 luglio 2010, n. 122. Da ultimo il presente comma è stato così modificato dall'art. 5, co. 2, lett. b), n. 1), D.L. 13 maggio 2011, n. 70 e dall'art. 33-octies, co. 1, D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni, nella L. 17 dicembre 2012, n. 221. (6) La Corte Costituzionale, con sentenza 11 luglio 2012, n. 179 ha dichiarato illegittimo l’art. 49, co. 3, lett. b), del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, nella parte in cui prevede che, in caso di dissenso espresso in sede di conferenza di servizi da una Regione o da una Provincia autonoma, in una delle materie di propria competenza, ove non sia stata raggiunta, entro il breve termine di trenta giorni, l’intesa, «il Consiglio dei ministri delibera in esercizio del proprio potere sostitutivo con la partecipazione dei Presidenti delle Regioni o delle Province autonome interessate». (7) I commi che recitavano: "3-bis. Se il motivato dissenso è espresso da una regione o da una provincia autonoma in una delle materie di propria competenza, la determinazione sostitutiva è rimessa dall'amministrazione procedente, entro dieci giorni: a) alla Conferenza Stato-regioni, se il dissenso verte tra un'amministrazione statale e una regionale o tra amministrazioni regionali; b) alla Conferenza unificata, in caso di dissenso tra una regione o provincia autonoma e un ente locale. Verificata la completezza della documentazione inviata ai fini istruttori, la decisione è assunta entro trenta giorni, salvo che il Presidente della Conferenza Stato-regioni o della Conferenza unificata, valutata la complessità dell'istruttoria, decida di prorogare tale termine per un ulteriore periodo non superiore a sessanta giorni. 3-ter. Se entro i termini di cui ai commi 3 e 3-bis la Conferenza Stato-regioni o la Conferenza unificata non provvede, la decisione, su iniziativa del Ministro per gli affari regionali, è rimessa al Consiglio dei ministri, che assume la determinazione sostitutiva nei successivi trenta giorni, ovvero, quando verta in materia non attribuita alla competenza statale ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, e dell'articolo 118 della Costituzione, alla competente Giunta regionale ovvero alle competenti Giunte delle province autonome di Trento e di Bolzano, che assumono la determinazione sostitutiva nei successivi trenta giorni; qualora la Giunta regionale non provveda entro il termine predetto, la decisione è rimessa al Consiglio dei ministri, che delibera con la partecipazione dei Presidenti delle regioni interessate. 3-quater. In caso di dissenso tra amministrazioni regionali, i commi 3 e 3-bis non si applicano nelle ipotesi in cui le regioni interessate abbiano ratificato, con propria legge, intese per la composizione del dissenso ai sensi dell'articolo 117, ottavo comma, della Costituzione, anche attraverso l'individuazione di organi comuni competenti in via generale ad assumere la determinazione sostitutiva in caso di dissenso" sono stati sostituiti con l'attuale comma 3, dall'art. 49, co. 3, lett. b), D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, nella L. 30 luglio 2010, n. 122.
Articolo 14-quinquies. (1) (Conferenza di servizi in materia di finanza di progetto)
Articolo 15. (Accordi fra pubbliche amministrazioni) (1)
Per detti accordi si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni previste dall'articolo 11, commi 2 e 3. (2)
2-bis. A fare data dal 1° gennaio 2013 gli accordi di cui al comma 1 sono sottoscritti con firma digitale, ai sensi dell'articolo 24 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, con firma elettronica avanzata, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettera q-bis), del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, ovvero con altra firma elettronica qualificata, pena la nullità degli stessi. Dall'attuazione della presente disposizione non devono arrivare nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. All'attuazione della medesima si provvede nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie previste dalla legislazione vigente.(3)
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Comma così modificato dall'art. 3, co. 2, lett- b), D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104. (3) Comma aggiunto dall’art. 6, co. 2, D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni nella L. 17 dicembre 2012, n. 221.
Articolo 16. (Attività consultiva) (1)
Gli organi consultivi delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, sono tenuti a rendere i pareri a essi obbligatoriamente richiesti entro venti giorni dal ricevimento della richiesta. Qualora siano richiesti di pareri facoltativi, sono tenuti a dare immediata comunicazione alle amministrazioni richiedenti del termine entro il quale il parere sarà reso, che comunque non può superare i venti giorni dal ricevimento della richiesta. (2)
In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere obbligatorio o senza che l’organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, è in facoltà dell’amministrazione richiedente di procedere indipendentemente dall’espressione del parere. In caso di decorrenza del termine senza che sia stato comunicato il parere facoltativo o senza che l’organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie, l’amministrazione richiedente procede indipendentemente dall’espressione del parere. Salvo il caso di omessa richiesta del parere, il responsabile del procedimento non può essere chiamato a rispondere degli eventuali danni derivanti dalla mancata espressione dei pareri di cui al presente comma. (3)
Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 non si applicano in caso di pareri che debbano essere rilasciati da amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistica, territoriale e della salute dei cittadini. (4)
Nel caso in cui l'organo adito abbia rappresentato esigenze istruttorie i termini di cui al comma 1 possono essere interrotti per una sola volta e il parere deve essere reso definitivamente entro quindici giorni dalla ricezione degli elementi istruttori da parte delle amministrazioni interessate. (2)
Qualora il parere sia favorevole, senza osservazioni, il dispositivo è comunicato telegraficamente o con mezzi telematici. (5)
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Comma prima sostituito dall'art. 17, co. 24, L. 15 maggio 1997, n. 127 e poi così modificato dall'art. 8, co. 1, lett. a), L. 18 giugno 2009, n. 69. (3) Comma così sostituito prima dall'art. 17, co. 24, L. 15 maggio 1997, n. 127 e poi dall'art. 8, co. 1, lett. a), L. 18 giugno 2009, n. 69. (4) Comma così sostituito dall'art. 17, co. 24, L. 15 maggio 1997, n. 127. (5) Comma così sostituito dall'art. 8, co. 1, lett. a), L. 18 giugno 2009, n. 69. (6) Comma aggiunto dall'art. 8, co. 1, lett. a), L.18 giugno 2009, n. 69.
Articolo 17. (Valutazioni tecniche) (1)
Articolo 18. (1) (Autocertificazione)
I documenti attestanti atti, fatti, qualità e stati soggettivi, necessari per l'istruttoria del procedimento, sono acquisiti d'ufficio quando sono in possesso dell'amministrazione procedente, ovvero sono detenuti, istituzionalmente, da altre pubbliche amministrazioni. L'amministrazione procedente può richiedere agli interessati i soli elementi necessari per la ricerca dei documenti.
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Periodo soppresso dall'art. 1, D.P.R. 2 agosto 2007, n. 157. (3) Comma così sostituito dall'art. 3, co. 6-octies, D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni, nella L. 14 maggio 2005, n. 80.
Articolo 19. (1) (Dichiarazione di inizio attività Scia)
Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l'esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall'accertamento dei requisiti e presupposti di legge o da atti amministrativi a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi, è sostituito da una segnalazione dell'interessato, con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e (2) degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, alla amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quelli (3) imposti dalla normativa comunitaria. La segnalazione è corredata dalle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell’atto di notorietà per quanto riguarda tutti gli stati, le qualità personali e i fatti previsti negli articoli 46 e 47 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, nonché, ove espressamente previsto dalla normativa vigente, (2) dalle attestazioni e asseverazioni di tecnici abilitati, ovvero dalle dichiarazioni di conformità da parte dell’Agenzia delle imprese di cui all’ articolo 38, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti di cui al primo periodo; tali attestazioni e asseverazioni sono corredate dagli elaborati tecnici necessari per consentire le verifiche di competenza dell’amministrazione. Nei casi in cui la normativa vigente prevede l'acquisizione di atti o pareri di organi o enti appositi, ovvero l'esecuzione di verifiche preventive, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di cui al presente comma, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti. (4) La segnalazione, corredata delle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonchè dei relativi elaborati tecnici, può essere presentata mediante posta raccomandata con avviso di ricevimento, ad eccezioni dei procedimenti per cui è previsto l'utilizzo esclusivo della modalità telematica; in tal caso la segnalazione si considera presentata al momento della ricezione da parte dell'amministrazione. (5)
L'attività oggetto della segnalazione può essere iniziata dalla data di presentazione della presentazione della segnalazione all'amministrazione competente.
L’amministrazione competente, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti di cui al comma 1, nel termine di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione di cui al medesimo comma, adotta motivati provvedimenti di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione degli eventuali effetti dannosi di essa, salvo che, ove ciò sia possibile, l’interessato provveda a conformare alla normativa vigente detta attività ed i suoi effetti entro un termine fissato dall’amministrazione, in ogni caso non inferiore a trenta giorni. È fatto comunque salvo il potere dell’amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies. In caso di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci, l’amministrazione, ferma restando l’applicazione delle sanzioni penali di cui al comma 6, nonché di quelle di cui al capo VI del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, può sempre e in ogni tempo adottare i provvedimenti di cui al primo periodo.
Decorso il termine per l’adozione dei provvedimenti di cui al primo periodo del comma 3 ovvero di cui al comma 6-bis, (6) all’amministrazione è consentito intervenire solo in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell’impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell’attività dei privati alla normativa vigente.
(...) (8).
Ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni o attestazioni o asseverazioni che corredano la segnalazione di inizio attività, dichiara o attesta falsamente l’esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al comma 1 è punito con la reclusione da uno a tre anni.
(1) Articolo così modificato dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15, dall'art. 3, D.L. 14 marzo 2005, n. 35 e successivamente dall'art. 9, L. 18 giugno 2009, n. 69, dall'art. 85, D.Lgs. 26 marzo 2010, n. 59 e infine così sostituito dall'art. 49, co. 4-bis, D.L. 31 maggio 2010, n. 78. (2) Parole aggiunte dall'art. 2, D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito, con modificazioni, nella L. 4 aprile 2012, n. 35. (3) Parole aggiunte dall'art. 5, co. 2, lett. b), n. 2), D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, nella L. 12 luglio 2011, n. 106. (4) Il periodo che così recitava: "Nei casi in cui la legge prevede l’acquisizione di pareri di organi o enti appositi, ovvero l’esecuzione di verifiche preventive, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di cui al presente comma, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti." è stato così sostituito dall’art. 13, D.L. 22 giugno 2012, n. 83 convertito con modificazioni nella L. 7 agosto 2012, n. 134. (5) Periodo aggiunto dall'art. 5, co. 2, lett. b), n. 2), D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni nella L. 12 luglio 2011, n. 106. (6) Le parole: "ovvero di cui al comma 6-bis" sono state aggiunte dall'art. 6, co. 1, lett. a), D.L. 13 agosto 2011, n 138, convertito con modificazioni, nella L. 14 settembre 2011, n. 148. (7) Comma aggiunto dall'art. 2, co. 1-quinquies, D.L. 5 agosto 2010, n. 125, convertito con modificazioni, nella L. 1 ottobre 2010, n. 163. (8) Comma abrogato dall'allegato 4, art. 4, co. 1, n. 14), D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104. Il testo previgente così recitava: "5. Ogni controversia relativa all'applicazione dei commi 1, 2 e 3 è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. Il relativo ricorso giurisdizionale, esperibile da qualunque interessato nei termini di legge, può riguardare anche gli atti di assenso formati in virtù delle norme sul silenzio assenso previste dall'articolo 20." (9) Comma aggiunto dall'art. 5, co. 2, lett. b), n. 2), D.L. 13 maggio 2011, n. 70, convertito con modificazioni, nella L. 12 luglio 2011, n. 106. (10) Comma aggiunto dall'art. 6, co. 1, lett. c), D.L. 13 agosto 2011, n 138, convertito con modificazioni, nella L. 14 settembre 2011, n. 148.
Articolo 20. (1) (Silenzio assenso)
Le disposizioni del presente articolo non si applicano agli atti e procedimenti riguardanti il patrimonio culturale e paesaggistico, l'ambiente, la difesa nazionale, la pubblica sicurezza, l'immigrazione, l'asilo e la cittadinanza, la salute e la pubblica incolumità, ai casi in cui la normativa comunitaria impone l'adozione di provvedimenti amministrativi formali, ai casi in cui la legge qualifica il silenzio dell'amministrazione come rigetto dell'istanza, nonché agli atti e procedimenti individuati con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per la funzione pubblica, di concerto con i Ministri competenti. (2)
Si applicano gli articoli 2, comma 7, e 10-bis. (3)
(1) Articolo così modificato dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15 è stato così sostituito dall'art. 3, co. 6-ter, D.L. 14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni nella L. 14 maggio 2005, n. 80. (2) Comma così modificato dall'art. 9, co. 3, L. 18 giugno 2009, n. 69. (3) Comma così sostituito dall'art. 7, co. 1, lett. d), L. 18 giugno 2009, n. 69. (4) Comma aggiunto dall'art. 2, co. 1-sexies, D.L. 5 agosto 2010, n. 125, convertito con modificazioni nella L. 1 ottobre 2010, n. 163. Successivamente è stato abrogato dall'all. 4, art. 4, co. 1, n. 14), D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104, come modificato dall'art. 1, co. 3, lett. b), n. 5), D.Lgs. 15 novembre 2011, n. 195.
Articolo 21. (1) (Disposizioni sanzionatorie)
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Comma aggiunto dall'art. 3, co. 6-novies, D.L.14 marzo 2005, n. 35, convertito con modificazioni, nella L. 14 maggio 2005, n. 80.
Capo IV-bis (1) Efficacia ed invalidità del provvedimento amministrativo. Revoca e recesso
Articolo 21-bis. (Efficacia del provvedimento limitativo della sfera giuridica dei privati)
Articolo 21-ter. (Esecutorietà)
Articolo 21-quater. (Efficacia ed esecutività del provvedimento)
Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse ovvero nel caso di mutamento della situazione di fatto o di nuova valutazione dell'interesse pubblico originario, il provvedimento amministrativo ad efficacia durevole può essere revocato da parte dell'organo che lo ha emanato ovvero da altro organo previsto dalla legge. La revoca determina la inidoneità del provvedimento revocato a produrre ulteriori effetti. Se la revoca comporta pregiudizi in danno dei soggetti direttamente interessati, l'amministrazione ha l'obbligo di provvedere al loro indennizzo. (1)
(1) Comma così modificato dall'all. 4, art. 4, co. 1, n. 14), D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104. (2) Comma inserito dall'art. 12, co. 4, L. 2 aprile 2007, n. 40. (3) Comma aggiunto dall'art. 12, co. 1-bis, D.L. 25 giugno 2008, n. 112 e successivamente abrogato, a decorrere dal 6 giugno 2012, dall'art. 62, D.L. 9 febbraio 2012, n. 5, convertito con modificazioni nella L. 4 aprile 2012, n. 35.
Articolo 21-sexies. (Recesso dai contratti)
Articolo 21-septies. (Nullità del provvedimento)
Articolo 21-octies. (Annullabilità del provvedimento)
Articolo 21-nonies. (Annullamento d'ufficio)
È fatta salva la possibilità di convalida del provvedimento annullabile, sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un termine ragionevole".
Articolo 22. (1) (Definizioni e princípi in materia di accesso)
L'accesso ai documenti amministrativi, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce principio generale dell'attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l'imparzialità e la trasparenza. (2)
(1) Articolo così sostituito dall'art. 15, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Comma così sostituito dall'art. 10, co. 1, lett. a), L. 18 giugno 2009, n. 69.
Articolo 23. (Ambito di applicazione del diritto di accesso) (1)
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Articolo così sostituito dall'art. 4, L. 3 agosto 1999, n. 265.
Articolo 24. (1) (Esclusione dal diritto di accesso)
Deve comunque essere garantito ai richiedenti l’accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i propri interessi giuridici. Nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l’accesso è consentito nei limiti in cui sia strettamente indispensabile e nei termini previsti dall'articolo 60 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale".
Articolo 25. (1) (Modalità di esercizio del diritto di accesso e ricorsi)
Decorsi inutilmente trenta giorni dalla richiesta, questa si intende respinta. In caso di diniego dell'accesso, espresso o tacito, o di differimento dello stesso ai sensi dell'articolo 24, comma 4, il richiedente può presentare ricorso al tribunale amministrativo regionale ai sensi del comma 5, ovvero chiedere, nello stesso termine e nei confronti degli atti delle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, al difensore civico competente per ambito territoriale, ove costituito, che sia riesaminata la suddetta determinazione. Qualora tale organo non sia stato istituito, la competenza è attribuita al difensore civico competente per l'ambito territoriale immediatamente superiore. Nei confronti degli atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato tale richiesta è inoltrata presso la Commissione per l'accesso di cui all'articolo 27 nonchè presso l'amministrazione resistente. Il difensore civico o la Commissione per l'accesso si pronunciano entro trenta giorni dalla presentazione dell'istanza. Scaduto infruttuosamente tale termine, il ricorso si intende respinto. Se il difensore civico o la Commissione per l'accesso ritengono illegittimo il diniego o il differimento, ne informano il richiedente e lo comunicano all'autorità disponente. Se questa non emana il provvedimento confermativo motivato entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione del difensore civico o della Commissione, l'accesso è consentito. Qualora il richiedente l'accesso si sia rivolto al difensore civico o alla Commissione, il termine di cui al comma 5 decorre dalla data di ricevimento, da parte del richiedente, dell'esito della sua istanza al difensore civico o alla Commissione stessa. Se l'accesso è negato o differito per motivi inerenti ai dati personali che si riferiscono a soggetti terzi, la Commissione provvede, sentito il Garante per la protezione dei dati personali, il quale si pronuncia entro il termine di dieci giorni dalla richiesta, decorso inutilmente il quale il parere si intende reso. Qualora un procedimento di cui alla sezione III del capo I del titolo I della parte III del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, o di cui agli articoli 154, 157, 158, 159 e 160 del medesimo decreto legislativo n. 196 del 2003, relativo al trattamento pubblico di dati personali da parte di una pubblica amministrazione, interessi l'accesso ai documenti amministrativi, il Garante per la protezione dei dati personali chiede il parere, obbligatorio e non vincolante, della Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi. La richiesta di parere sospende il termine per la pronuncia del Garante sino all'acquisizione del parere, e comunque per non oltre quindici giorni. Decorso inutilmente detto termine, il Garante adotta la propria decisione. (2)
Le controversie relative all’accesso ai documenti amministrativi sono disciplinate dal codice del processo amministrativo. (3)
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Comma prima sostituito dall'art. 15, L. 24 novembre 2000, n. 340 e dall'art. 17, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (3) Comma così modificato dall'all. 4, art. 3, co. 2, lett. c), D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104. (4) I commi che recitavano: "5-bis. Nei giudizi in materia di accesso, le parti possono stare in giudizio personalmente senza l'assistenza del difensore. L'amministrazione può essere rappresentata e difesa da un proprio dipendente, purché in possesso della qualifica di dirigente, autorizzato dal rappresentante legale dell'ente. 6. Il giudice amministrativo, sussistendone i presupposti, ordina l'esibizione dei documenti richiesti." sono stati abrogati dall'all. 4, art. 4, co. 1 n. 14), D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104.
Articolo 26. (Obbligo di pubblicazione) (1)
(1) Rubrica aggiunta dall'art. 21, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Il comma che recitava: "1. Fermo restando quanto previsto per le pubblicazioni nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana dalla legge 11 dicembre 1984, n. 839, e dalle relative norme di attuazione, sono pubblicati, secondo le modalità previste dai singoli ordinamenti, le direttive, i programmi, le istruzioni, le circolari e ogni atto che dispone in generale sulla organizzazione, sulle funzioni, sugli obiettivi, sui procedimenti di una pubblica amministrazione ovvero nel quale si determina l'interpretazione di norme giuridiche o si dettano disposizioni per l'applicazione di esse." è stato abrogato dall'art. 53, co. 1, lett. a), D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33.
Articolo 27. (1) (Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi).
La Commissione è nominata con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Consiglio dei Ministri. Essa è presieduta dal sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è è composta da dieci membri, dei quali due senatori e due deputati, designati dai Presidenti delle rispettive Camere, quattro scelti fra il personale di cui alla legge 2 aprile 1979, n. 97, anche in quiescenza, su designazione dei rispettivi organi di autogoverno, e uno scelto fra i professori di ruolo in materie giuridiche. E' membro di diritto della Commissione il capo della struttura della Presidenza del Consiglio dei Ministri che costituisce il supporto organizzativo per il funzionamento della Commissione. La Commissione può avvalersi di un numero di esperti non superiore a cinque unità, nominati ai sensi dell'articolo 29 della legge 23 agosto 1988, n. 400. (4)
(1) Articolo così sostituito dall'art. 18, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Il comma che recitava: "4. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, a decorrere dall'anno 2004, sono determinati i compensi dei componenti e degli esperti di cui al comma 2, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri" è stato abrogato dall'art. 1, D.P.R. 2 agosto 2007, n. 157. (3) Il comma che recitava: "7. In caso di prolungato inadempimento all'obbligo di cui al comma 1 dell'articolo 18, le misure ivi previste sono adottate dalla Commissione di cui al presente articolo" è stato abrogato dall'art. 2, D.P.R. 2 agosto 2007, n. 157. (4) Comma così modificato dall’art. 47-bis, comma 1, lett. a), D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito con L. 9 agosto 2013, n. 98. (5) Comma inserito dall’art. 47-bis, comma 1, lett. b), D.L. 21 giugno 2013, n. 69, convertito con L. 9 agosto 2013, n. 98.
Articolo 28. (Modifica dell'articolo 15 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, in materia di segreto di ufficio) (1)
Articolo 29. (1) (Ambito di applicazione della legge)
Le disposizioni della presente legge si applicano alle amministrazioni statali e agli enti pubblici nazionali. Le disposizioni della presente legge si applicano, altresì, alle società con totale o prevalente capitale pubblico, limitatamente all'esercizio delle funzioni amministrative. Le disposizioni di cui agli articoli 2-bis, 11, 15 e 25, commi 5, 5-bis e 6, nonché quelle del capo IV-bis si applicano a tutte le amministrazioni pubbliche. (2)
Le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle rispettive competenze, regolano le materie disciplinate dalla presente legge nel rispetto del sistema costituzionale e delle garanzie del cittadino nei riguardi dell'azione amministrativa, così come definite dai principi stabiliti dalla presente legge.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 19, L. 11 febbraio 2005, n. 15. (2) Comma così' sostituito dall'art. 10, co. 1, lett. b), L. 18 giugno 2009, n. 69. (3) Comma aggiunto dall'art. 10, co. 1, lett. b), L. 18 giugno 2009, n. 69. (4) Comma aggiunto dall'art. 10, co. 1, lett. b), L. 18 giugno 2009, n. 69 e poi cosi modificato dall'art. 49, co. 4, D.L. 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni nella, L. 30 luglio 2010, n. 122. (5) Comma aggiunto dall'art. 10, co. 1, lett. b), L. 18 giugno 2009, n. 69.
Articolo 30. (Atti di notorietà) (1)
È fatto divieto alle pubbliche amministrazioni e alle imprese esercenti servizi di pubblica necessità e di pubblica utilità di esigere atti di notorietà in luogo della dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà prevista dall'articolo 4 della legge 4 gennaio 1968, n. 15, quando si tratti di provare qualità personali, stati o fatti che siano a diretta conoscenza dell'interessato.
(1) L'articolo che così recitava: "1. Le norme sul diritto di accesso ai documenti amministrativi di cui al capo V hanno effetto dalla data di entrata in vigore dei decreti di cui all'articolo 24." è stato abrogatodall'art. 20, L. 11 febbraio 2005, n. 15.