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Timestamp: 2018-09-20 00:27:56+00:00
Document Index: 66397730

Matched Legal Cases: ['art.  3', 'art. 13', 'art.  15', 'art. 2', 'art.  1', 'art. 2', 'art. 1', 'art.  1', 'art.  3', 'art. 3', 'art. 22', 'art.  1', 'art.  2', 'art.  49', 'art. 1277', 'art. 1210', 'art. 7', 'art.  234', 'art. 14', 'art. 11', 'art. 494', 'art. 25', 'art.  32', 'art. 20', 'art. 30', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 61', 'art. 1', 'art.  1', 'art. 29', 'art.  32', 'art.  22', 'art.  22', 'art. 163', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 113', 'art.  5', 'art. 3', 'art. 145', 'art.  144', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 16', 'art. 5', 'art.\n1', 'art. 15', 'art.  1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art.  4', 'art. 6', 'art.  2', 'art.  1', 'art. 14', 'art.  5', 'art. 3', 'art.  29', 'art. 30']

DECRETO LEGISLATIVO 19 novembre 2008, n. 195 - Modifiche ed integrazioni alla normativa in materia valutaria in attuazione del regolamento (CE) n. 1889/2005. (GU n. 291 del 13-12-2008 | Ingegneri.info
DECRETO LEGISLATIVO 19 novembre 2008, n. 195 – Modifiche ed integrazioni alla normativa in materia valutaria in attuazione del regolamento (CE) n. 1889/2005. (GU n. 291 del 13-12-2008
DECRETO LEGISLATIVO 19 novembre 2008, n. 195 - Modifiche ed integrazioni alla normativa in materia valutaria in attuazione del regolamento (CE) n. 1889/2005. (GU n. 291 del 13-12-2008 )
DECRETO LEGISLATIVO 19 novembre 2008 , n. 195
Modifiche  ed  integrazioni  alla normativa in materia valutaria in
attuazione del regolamento (CE) n. 1889/2005.
Visto  il  testo  unico delle norme in materia valutaria, di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148;
Visto  il  decreto  legislativo  6  settembre 1989, n. 322, recante
norme  sul  Sistema  statistico  nazionale  e  sulla riorganizzazione
Visto  il  decreto-legge  28  giugno  1990, n. 167, convertito, con
modificazioni,  dalla  legge 4 agosto 1990, n. 227, ed in particolare
l’articolo 3, relativo all’obbligo di dichiarazione dei trasferimenti
al  seguito,  da  e  verso  l’estero,  da  parte  di  residenti e non
residenti, di denaro, titoli e valori mobiliari;
Vista  la  direttiva  91/308/CEE del Consiglio, del 10 giugno 1991,
relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di
riciclaggio dei proventi di attivita’ illecite;
Visto  il decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 125, recante norme
in   materia   di   circolazione  transfrontaliera  di  capitali,  in
attuazione della direttiva 91/308/CEE;
Visto  il  decreto  legislativo  26  maggio  1997,  n. 153, recante
integrazione dell’attuazione della direttiva 91/308/CEE in materia di
riciclaggio dei capitali di provenienza illecita;
Vista   la  direttiva  2001/97/CE  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio,  del  4  dicembre  2001,  recante modifica della direttiva
91/308/CEE  del  Consiglio  relativa  alla  prevenzione  dell’uso del
sistema  finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attivita’
illecite;
Visto il regolamento (CE) n. 1889/2005 del Parlamento europeo e del
Consiglio,  del  26  ottobre  2005,  relativo ai controlli sul denaro
contante in entrata nella Comunita’ o in uscita dalla stessa;
Vista   la  direttiva  2005/60/CE  del  Parlamento  europeo  e  del
Consiglio,  del  26  ottobre 2005, relativa alla prevenzione dell’uso
del  sistema  finanziario  a  scopo  di  riciclaggio  dei proventi di
attivita’ criminose e di finanziamento del terrorismo;
Visto il decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109, recante misure
per   prevenire,   contrastare   e  reprimere  il  finanziamento  del
terrorismo  e  l’attivita’  dei  Paesi  che  minacciano  la pace e la
sicurezza internazionale, in attuazione della direttiva 2005/60/CE;
Visto  il  decreto  legislativo  21  novembre 2007, n. 231, recante
attuazione  della  direttiva  2005/60/CE  concernente  la prevenzione
dell’utilizzo  del  sistema  finanziario  a  scopo di riciclaggio dei
proventi  di  attivita’  criminose e di finanziamento del terrorismo,
alle  Comunita’  europee  (Legge comunitaria 2007), ed in particolare
l’articolo 15;
Visto  il  decreto-legge  25  giugno  2008, n. 112, convertito, con
modificazioni,   dalla   legge   6   agosto  2008,  n.  133,  recante
disposizioni  urgenti  per lo sviluppo economico, la semplificazione,
la  competitivita’,  la  stabilizzazione  della finanza pubblica e la
adottata nella riunione del 19 settembre 2008;
riunione del 19 novembre 2008;
a)  autorita’  competenti:  l’Agenzia  delle  dogane, il Ministero
dell’economia  e delle finanze, la Unita’ di informazione finanziaria
e  la  Guardia di finanza, ciascuna per le competenze individuate nel
b)  dati  identificativi: il nome e il cognome, il luogo e la data
di  nascita,  la  cittadinanza,  lo  Stato  e il comune di residenza,
nonche’  il codice fiscale o, nel caso di soggetti diversi da persona
fisica,  la  denominazione,  la  sede  legale, il codice fiscale o la
c) denaro contante:
1) le banconote e le monete metalliche aventi corso legale;
2) gli strumenti negoziabili al portatore, compresi gli strumenti
monetari  emessi al portatore quali traveller’s cheque; gli strumenti
negoziabili,  compresi  assegni,  effetti  all’ordine  e  mandati  di
pagamento, emessi al portatore, girati senza restrizioni, a favore di
un  beneficiario  fittizio  o  emessi altrimenti in forma tale che il
relativo  titolo  passi  alla  consegna;  gli  strumenti  incompleti,
compresi  assegni, effetti all’ordine e mandati di pagamento, firmati
ma privi del nome del beneficiario;
d)   finanziamento   del   terrorismo:   le   attivita’   definite
dall’articolo  1,  comma  1,  lettera  a), del decreto legislativo 22
giugno 2007, n. 109;
e)  riciclaggio: le attivita’ definite dall’articolo 2, commi 1, 2
e 3, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231.
2.  Il Ministro dell’economia e delle finanze, con proprio decreto,
puo’ modificare o integrare la lettera c) del comma 1.
–  Il  decreto  del Presidente della Repubblica 31 marzo
1988,  n.  148, e’ pubblicato nel supplemento ordinari alla
Gazzetta Ufficiale 10 maggio 1988, n. 108.
–  Il  decreto  legislativo 6 settembre 1989, n. 322, e’
pubblicato  nella  Gazzetta Ufficiale 22 settembre 1989, n.
–  L’art.  3  del  decreto-legge  28 giugno1990, n. 167,
pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale 30 giugno 1990, n. 15,
convertito  in  legge,  con  modificazioni,  dalla  legge 4
agosto 1990, n. 227, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 10
agosto  1990,  n.  186, e abrogato dall’art. 13, lettera a)
del presente decreto, recava:
«Trasferimenti  al  seguito  di  denaro, titoli e valori
mobiliari».
–  La  direttiva 91/308/CEE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
28 giugno 1991, n. L 166.
–  Il  decreto  legislativo  30  aprile  1997, n. 125 e’
pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale.  15 maggio 1997, n.
–  Il  decreto  legislativo  26  maggio1997,  n.  153 e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 13 giugno 1997, n. 136.
–  La  direttiva 2001/97/CE e’ pubblicata nella G.U.C.E.
28 dicembre 2001, n. L 344.
–  Il  decreto  legislativo  30  giugno 2003, n. 196, e’
–  Il  regolamento (CE) n. 1889/2005 e’ pubblicato nella
G.U.U.E. 25 novembre 2005, n. L 309.
–  La  direttiva 2005/60/CE e’ pubblicata nella G.U.U.E.
25 novembre 2005, n. L 309.
–  Il  decreto  legislativo  22  giugno  2007, n. 109 e’
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 26 luglio 2007, n. 172.
–  Il  decreto  legislativo  21 novembre 2007, n. 231 e’
pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale 14 dicembre 2007, n.
290, supplemento ordinario.
–  L’art.  15  della  legge  25  febbraio  2008,  n. 34,
pubblicata   Gazzetta   Ufficiale  6  marzo  2008,  n.  56,
Art.  15 (Disposizioni occorrenti per modifiche di norme
in  materia  valutaria  per effetto del regolamento (CE) n.
1889/2005  del  Parlamento  europeo e del Consiglio, del 26
ottobre  2005, relativo ai controlli sul denaro contante in
entrata  nella Comunita’ o in uscita dalla stessa). – 1. Il
nel  rispetto  dei principi e criteri direttivi generali di
cui  all’art. 2 nonche’ di quelli specifici di cui al comma
2  del  presente  articolo  e  secondo  le procedure di cui
all’art.  1, commi 2, 3 e 4, uno o piu’ decreti legislativi
recanti  norme  integrative,  correttive,  modificative  ed
abrogative  del  decreto del Presidente della Repubblica 31
marzo  1988,  n.  148, del decreto-legge 28 giugno 1990, n.
167,  convertito  con  modificazioni,  dalla legge 4 agosto
1990,  n.  227,  del decreto legislativo 30 aprile 1997, n.
125, del decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322, e di
tutte  le  disposizioni  normative  relative  alla  materia
valutaria  alla luce delle norme introdotte dal regolamento
(CE)  n.  1889/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del  26  ottobre  2005,  relativo  ai  controlli sul denaro
contante  in  entrata  nella  Comunita’  o  in uscita dalla
stessa,  salva  la  possibilita’  di  emanare  disposizioni
integrative  e correttive entro diciotto mesi dalla data di
entrata  in  vigore  di ciascuno dei decreti legislativi di
cui  al presente comma, nel rispetto dei principi e criteri
direttivi generali di cui all’art. 2 e secondo le procedure
di cui all’art. 1, commi 2, 3 e 4.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati
a) coordinare le disposizioni normative del regolamento
(CE) n. 1889/2005 con la normativa nazionale di recepimento
delle   direttive  comunitarie  relative  alla  prevenzione
dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei
proventi  di  attivita’  criminose  e  di finanziamento del
b)   mantenere   l’obbligo  di  dichiarazione  previsto
dall’art.  1, comma 2, della legge 17 gennaio 2000, n. 7, e
dall’art.  3  del  decreto-legge  28  giugno  1990, n. 167,
n.  227,  e  coordinarlo  ed  armonizzarlo con l’obbligo di
dichiarazione disciplinato dall’art. 3 del regolamento (CE)
n. 1889/2005;
c)  prevedere adeguate forme di coordinamento e scambio
di  informazioni,  tramite  supporti  informatici,  tra  le
autorita’  competenti  ai  sensi  del  regolamento  (CE) n.
1089/2005 e le autorita’ di cui all’art. 22 della direttiva
2005/60/CE  del  Parlamento europeo e del Consiglio, del 26
ottobre  2005,  nonche’  le  autorita’  competenti di altri
Stati membri e di un Paese terzo e la Commissione;
d)  garantire  la  semplificazione,  la trasparenza, la
amministrativa  e dei procedimenti sanzionatori, prevedendo
anche  procedimenti  distinti  a  seconda  delle violazioni
commesse   e  delle  sanzioni  applicabili,  apportando  le
conseguenti  modifiche  alla  fase dell’accertamento e agli
adempimenti oblatori;
e)   riordinare  il  regime  sanzionatorio,  garantendo
l’effettivita’  dell’obbligo  di dichiarazione e prevedendo
sanzioni     amministrative    efficaci,    dissuasive    e
proporzionate,  entro  i  limiti  minimi e massimi previsti
3.  Dall’attuazione  del  presente  articolo  non devono
derivare  nuovi  o  maggiori  oneri  a carico della finanza
– Il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, e’ pubblicato
nella   Gazzetta   Ufficiale   25   giugno  2008,  n.  147,
supplemento  ordinario, convertito con legge 6 agosto 2008,
n. 133, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 21 agosto 2008,
n. 19.».
–  L’art.  1,  comma  1,  lettera  a) del citato decreto
legislativo 22 giugno 2007, n. 109, cosi’ recita:
«Art  1 (Definizioni). – 1. Ai fini del presente decreto
a)  per  «finanziamento  del  terrorismo»  si  intende:
«qualsiasi  attivita’  diretta,  con  qualsiasi mezzo, alla
raccolta, alla provvista, all’intermediazione, al deposito,
alla  custodia  o  all’erogazione  di  fondi  o  di risorse
economiche,  in  qualunque  modo  realizzati,  destinati ad
essere, in tutto o in parte, utilizzati al fine di compiere
uno  o  piu’  delitti con finalita’ di terrorismo o in ogni
caso diretti a favorire il compimento di uno o piu’ delitti
con  finalita’  di terrorismo previsti dal codice penale, e
cio’  indipendentemente dall’effettivo utilizzo dei fondi e
delle  risorse  economiche  per  la commissione dei delitti
anzidetti; ».
–   L’art.  2,  commi  1,  2  e  3  del  citato  decreto
legislativo 21 novembre 2007, n. 231, cosi’ recita:
«Art.  2  (Definizioni di riciclaggio e di finanziamento
del  terrorismo e finalita’ del decreto). – 1. Ai soli fini
del  presente  decreto  le  seguenti  azioni,  se  commesse
intenzionalmente, costituiscono riciclaggio:
a)   la   conversione   o  il  trasferimento  di  beni,
effettuati  essendo  a  conoscenza  che  essi provengono da
un’attivita’  criminosa  o  da  una  partecipazione  a tale
attivita’,  allo scopo di occultare o dissimulare l’origine
illecita  dei  beni  medesimi  o  di  aiutare  chiunque sia
coinvolto  in  tale  attivita’ a sottrarsi alle conseguenze
giuridiche delle proprie azioni;
b)  l’occultamento  o  la  dissimulazione  della  reale
natura,  provenienza,  ubicazione, disposizione, movimento,
proprieta’  dei beni o dei diritti sugli stessi, effettuati
essendo   a   conoscenza   che   tali  beni  provengono  da
c)  l’acquisto, la detenzione o l’utilizzazione di beni
essendo  a conoscenza, al momento della loro ricezione, che
tali  beni  provengono  da  un’attivita’ criminosa o da una
partecipazione a tale attivita’;
d)  la  partecipazione  ad  uno  degli atti di cui alle
lettere  precedenti,  l’associazione  per  commettere  tale
atto,  il  tentativo  di  perpetrarlo, il fatto di aiutare,
istigare o consigliare qualcuno a commetterlo o il fatto di
agevolarne l’esecuzione.
2.  Il  riciclaggio  e’  considerato  tale  anche  se le
attivita’  che  hanno  generato i beni da riciclare si sono
svolte nel territorio di un altro Stato comunitario o di un
Paese terzo.
3.  La  conoscenza,  l’intenzione  o  la  finalita’, che
debbono  costituire  un elemento degli atti di cui al comma
1,   possono   essere   dedotte  da  circostanze  di  fatto
obiettive.».
1. Le misure di cui al presente decreto sono dirette a contrastare,
in  attuazione  del  regolamento  (CE)  n.  1889/2005  del Parlamento
europeo  e  del  Consiglio,  del  26 ottobre 2005, l’introduzione dei
proventi di attivita’ illecite nel sistema economico e finanziario, a
protezione  dello sviluppo armonioso, equilibrato e sostenibile delle
attivita’   economiche  e  del  corretto  funzionamento  del  mercato
interno,  nonche’  a  coordinare  la  disciplina  recata dal predetto
regolamento  con  la  normativa  di  cui  al  decreto  legislativo 21
novembre  2007,  n.  231, al fine di istituire un adeguato sistema di
sorveglianza sui movimenti transfrontalieri di denaro contante.
2.  Tali  misure  sono  dirette a individuare, attraverso l’obbligo
della  dichiarazione,  movimenti  di denaro contante in entrata nella
Comunita’  europea  o  in  uscita  da  essa  e sono inoltre estese ai
movimenti   di  denaro  contante  tra  l’Italia  e  gli  altri  Paesi
3.   Il  sistema  di  sorveglianza  si  realizza  anche  attraverso
l’adozione di forme di coordinamento e di scambio di informazioni tra
le   autorita’  competenti,  da  realizzarsi  tramite  l’utilizzo  di
4.  Le  informazioni possono essere raccolte e utilizzate anche per
finalita’  statistiche  nell’ambito  delle  competenze  e  secondo le
modalita’ stabilite dal presente decreto.
–  Per  il  regolamento  CE n. 1889/2005, vedi note alle
–  Per  il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231,
vedi note alle premesse
1.  Chiunque  entra  nel territorio nazionale o ne esce e trasporta
denaro  contante  di  importo  pari  o  superiore  a 10.000 euro deve
dichiarare   tale   somma  all’Agenzia  delle  dogane.  L’obbligo  di
dichiarazione  non  e’  soddisfatto  se  le informazioni fornite sono
2.  La dichiarazione, redatta in conformita’ al modello allegato al
a)  trasmessa  telematicamente,  prima  dell’attraversamento della
frontiera,  secondo  le modalita’ e le specifiche pubblicate nel sito
dell’Agenzia  delle  dogane.  Il  dichiarante  deve recare al seguito
b)  consegnata  in forma scritta, al momento del passaggio, presso
gli  uffici  doganali di confine o limitrofi, che ne rilasciano copia
con   attestazione   del   ricevimento   da  parte  dell’ufficio.  Il
dichiarante  deve  recare  al  seguito  copia della dichiarazione con
3.  Il  comma  1 si applica anche a tutti i trasferimenti di denaro
contante,  da  e  verso l’estero, effettuati mediante plico postale o
equivalente.  La  dichiarazione,  redatta  in  conformita’ al modello
ai  fornitori  di servizi postali ai sensi del decreto legislativo 22
luglio  1999,  n.  261,  all’atto  della  spedizione  o  nelle 48 ore
4. Gli uffici postali e i fornitori di servizi postali ai sensi del
decreto   legislativo  22  luglio  1999,  n.  261,  che  ricevono  la
5.  Le  disposizioni  del  presente  decreto  non  si  applicano ai
trasferimenti  di  vaglia  postali  o  cambiari,  ovvero  di  assegni
postali,  bancari  o  circolari, tratti su o emessi da banche o Poste
la  clausola  di  non  trasferibilita’. E’ fatta salva l’applicazione
dell’articolo  49 del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, e
6.  Il  Ministro dell’economia e delle finanze puo’ modificare, con
–  Il  decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, reca:
«Attuazione  della  direttiva  97/67/CE  concernente regole
comuni  per  lo  sviluppo  del  mercato interno dei servizi
postali  comunitari  e  per il miglioramento della qualita’
del servizio».
–  L’art.  49 del citato decreto legislativo 21 novembre
2007, n. 231, cosi’ recita:
«Art.  49 (Limitazioni all’uso del contante e dei titoli
al  portatore).  – 1. E’ vietato il trasferimento di denaro
contante  o  di  libretti  di deposito bancari o postali al
portatore  o  di  titoli  al  portatore in euro o in valuta
estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi,
quando  il  valore  dell’operazione,  anche  frazionata, e’
complessivamente   pari  o  superiore  a  12.500  euro.  Il
trasferimento  puo’ tuttavia essere eseguito per il tramite
di  banche, istituti di moneta elettronica e Poste Italiane
2.  Il  trasferimento  per  contanti  per il tramite dei
soggetti  di cui al comma 1 deve essere effettuato mediante
disposizione  accettata  per  iscritto dagli stessi, previa
consegna  ai  medesimi della somma in contanti. A decorrere
dal   terzo   giorno   lavorativo   successivo   a   quello
dell’accettazione,  il  beneficiario ha diritto di ottenere
il pagamento nella provincia del proprio domicilio.
3.  La  comunicazione da parte del debitore al creditore
dell’accettazione  di  cui  al comma 2 produce l’effetto di
cui  al primo comma dell’art. 1277 del codice civile e, nei
casi  di mora del creditore, anche gli effetti del deposito
previsti dall’art. 1210 dello stesso codice.
4. I moduli di assegni bancari e postali sono rilasciati
dalle  banche  e  da  Poste  Italiane  S.p.A.  muniti della
clausola   di   non   trasferibilita’.   Il   cliente  puo’
richiedere,  per iscritto, il rilascio di moduli di assegni
bancari e postali in forma libera.
5. Gli assegni bancari e postali emessi per importi pari
o  superiori  a 12.500 euro devono recare l’indicazione del
nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola
di non trasferibilita’ (6).
6.  Gli  assegni bancari e postali emessi all’ordine del
traente  possono  essere  girati unicamente per l’incasso a
una banca o a Poste Italiane S.p.A.
7. Gli assegni circolari, vaglia postali e cambiari sono
emessi  con  l’indicazione del nome o della ragione sociale
del beneficiario e la clausola di non trasferibilita’.
8.  Il  rilascio  di assegni circolari, vaglia postali e
cambiari  di  importo  inferiore  a 12.500 euro puo’ essere
richiesto,  per  iscritto, dal cliente senza la clausola di
non trasferibilita’
9. Il richiedente di assegno circolare, vaglia cambiario
o  mezzo  equivalente,  intestato  a terzi ed emesso con la
clausola  di  non  trasferibilita’, puo’ chiedere il ritiro
della    provvista    previa    restituzione   del   titolo
all’emittente.
10.  Per  ciascun  modulo  di assegno bancario o postale
richiesto  in  forma  libera  ovvero  per  ciascun  assegno
circolare  o vaglia postale o cambiario rilasciato in forma
libera  e’  dovuta  dal richiedente, a titolo di imposta di
bollo, la somma di 1,50 euro. [Ciascuna girata deve recare,
a pena di nullita’, il codice fiscale del girante]
11. I soggetti autorizzati a utilizzare le comunicazioni
di  cui all’art. 7, sesto comma, del decreto del Presidente
della  Repubblica  29  settembre 1973, n. 605, e successive
modificazioni,  possono  chiedere  alla  banca  o  a  Poste
Italiane  S.p.A.  i dati identificativi e il codice fiscale
dei  soggetti  ai  quali  siano  stati rilasciati moduli di
assegni  bancari  o  postali  in  forma  libera  ovvero che
abbiano  richiesto  assegni  circolari  o  vaglia postali o
cambiari  in  forma libera nonche’ di coloro che li abbiano
presentati  all’incasso.  Con  provvedimento  del Direttore
dell’Agenzia  delle  entrate  sono individuate le modalita’
tecniche di trasmissione dei dati di cui al presente comma.
La  documentazione  inerente  i  dati medesimi, costituisce
prova  documentale  ai  sensi  dell’art.  234 del codice di
12.  Il saldo dei libretti di deposito bancari o postali
al portatore non puo’ essere pari o superiore a 12.500 euro
13.   I  libretti  di  deposito  bancari  o  postali  al
portatore  con  saldo  pari  o  superiore  a  12.500  euro,
esistenti  alla  data  di  entrata  in  vigore del presente
decreto,  sono  estinti  dal portatore ovvero il loro saldo
deve  essere  ridotto a una somma non eccedente il predetto
importo entro il 30 giugno 2009. Le banche e Poste Italiane
S.p.A. sono tenute a dare ampia diffusione e informazione a
tale disposizione.
14.  In  caso  di  trasferimento di libretti di deposito
bancari  o postali al portatore, il cedente comunica, entro
30  giorni,  alla  banca  o  a Poste Italiane S.p.A, i dati
identificativi del cessionario e la data del trasferimento.
15.  Le  disposizioni  di  cui  ai commi 1, 5 e 7 non si
applicano  ai  trasferimenti  in  cui  siano parte banche o
Poste  Italiane  S.p.A.,  nonche’  ai trasferimenti tra gli
stessi  effettuati  in  proprio o per il tramite di vettori
specializzati di cui all’art. 14, comma 1, lettera c).
16.  Le  disposizioni di cui al comma 1 non si applicano
ai trasferimenti di certificati rappresentativi di quote in
cui  siano  parte uno o piu’ soggetti indicati all’art. 11,
comma  1,  lettere a) e b), e dalla lettera d) alla lettera
17.  Restano ferme le disposizioni relative ai pagamenti
effettuati  allo  Stato  o  agli altri enti pubblici e alle
erogazioni   da   questi   comunque  disposte  verso  altri
soggetti.  E’  altresi’  fatta  salva  la  possibilita’  di
versamento  prevista  dall’art. 494 del codice di procedura
18.  E’  vietato il trasferimento di denaro contante per
importi  pari  o  superiori a 2.000 euro, effettuato per il
tramite degli esercenti attivita’ di prestazione di servizi
di  pagamento  nella forma dell’incasso e trasferimento dei
fondi,  limitatamente  alle  operazioni  per  le  quali  si
avvalgono  di agenti in attivita’ finanziaria, salvo quanto
disposto  dal  comma  19.  Il  divieto  non  si applica nei
confronti  della  moneta  elettronica  di  cui all’art. 25,
comma 6, lettera d).
19. Il trasferimento di denaro contante per importi pari
o  superiori  a  2.000  euro  e  inferiori  a  5.000  euro,
effettuato   per  il  tramite  di  esercenti  attivita’  di
prestazione   di   servizi   di   pagamento   nella   forma
dell’incasso  e  trasferimento dei fondi, nonche’ di agenti
in  attivita’ finanziaria dei quali gli stessi esercenti si
avvalgono,  e’  consentito  solo  se il soggetto che ordina
l’operazione    consegna    all’intermediario    copia   di
documentazione    idonea   ad   attestare   la   congruita’
dell’operazione  rispetto al profilo economico dello stesso
ordinante.
20.  Le disposizioni di cui al presente articolo entrano
in vigore il 30 aprile 2008.».
Poteri di accertamento e di contestazione
1.  I  funzionari dell’Agenzia delle dogane accertano le violazioni
al presente decreto esercitando i poteri e le facolta’ attribuiti dal
regolamento  (CE) n. 450/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del  23  aprile  2008, dal decreto del Presidente della Repubblica 23
gennaio  1973, n. 43, dall’articolo 32, comma 6, del decreto-legge 30
agosto  1993,  n.  331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29
ottobre  1993,  n.  427, e dall’articolo 28, comma 1, lettera a), del
decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148.
2.  I  militari della Guardia di finanza accertano le violazioni al
presente  decreto  esercitando  i poteri e le facolta’ attribuiti dal
decreto  legislativo 19 marzo 2001, n. 68, dall’articolo 28, comma 1,
lettera  a),  del  decreto  del  Presidente della Repubblica 31 marzo
1988,  n.  148,  dalla  legge  7  gennaio  1929,  n. 4, e dalle leggi
tributarie laddove applicabili.
3.  I militari appartenenti al Nucleo speciale di polizia valutaria
della  Guardia  di  finanza  esercitano  altresi’ i poteri attribuiti
dall’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo
1988, n. 148.
4.  Ai  fini  della  contestazione  delle  violazioni  al  presente
decreto,  si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui
ai  commi  1,  2,  3 e 4, dell’articolo 29 del decreto del Presidente
della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148.
5.  Copia  dei  verbali di contestazione elevati dagli appartenenti
alla Guardia di finanza e’ trasmessa all’Agenzia delle dogane.
6.  I  verbali di contestazione sono conservati in forma nominativa
per   la   durata  di  dieci  anni  e  sono  trasmessi  al  Ministero
dell’economia  e  delle  finanze, tramite supporti informatici, entro
sette  giorni  dalla  data  di contestazione ai fini del procedimento
sanzionatorio di cui al presente decreto.
7.  Qualora  nel  corso  degli  accertamenti  previsti dal presente
articolo  emergano fatti e situazioni che potrebbero essere correlati
al  riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, ancorche’ le somme
di  denaro  contante  al  seguito siano inferiori alla soglia fissata
all’articolo  3,  l’Agenzia delle dogane conserva dette informazioni,
nonche’  i dati identificativi della persona fisica e i dati relativi
al mezzo di trasporto utilizzato, e fornisce tali informazioni e dati
all’Unita’   di  informazione  finanziaria  per  l’adempimento  delle
–  Il  regolamento  CE  n.  450/2008 e’ pubblicato nella
G.U.U.E. 4 giugno 2008, n. L 145.
–  Il decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio
1973,  n.  43  reca:  «Approvazione  del  testo unico delle
disposizioni legislative in materia doganale».
–  L’art.  32, comma 6,del decreto-legge 30 agosto 1993,
n. 331, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 agosto 1993,
n.  203,  convertito  con  modificazioni,  dalla  legge  29
ottobre  1993,  n. 427, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale
del 29 ottobre 1993, n. 255, cosi’ recita:
«Art.  32  (Compiti  del  Dipartimento  delle  dogane  e
imposte   indirette.   Vigilanza   su  alcoli  superiori  e
sanzioni). – 1.-5. (Omissis).
6.  Oltre  alle  visite,  alle ispezioni ed ai controlli
previsti  dagli  articoli  19  e  20  del testo unico delle
disposizioni legislative in materia doganale, approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n.
43  ,  e  successive  modificazioni,  i funzionari doganali
possono  svolgere  le  predette  attivita’ anche nei luoghi
previsti dall’art. 20-bis del medesimo decreto.».
–  Gli  articoli 28, comma 1, lettera a), 25 e 29, commi
1,2,3,  e  4 del decreto del Presidente della Repubblica 31
marzo  1988,  n.  148  (Approvazione  del testo unico delle
norme  in  materia  valutaria)  pubblicato  nella  Gazzetta
Ufficiale, supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale 10
maggio 1988, n. 108, cosi’ recitano:
«Art.    28   (Obbligo   di   esibizione   e   sequestro
amministrativo).   –   1.   I  pubblici  ufficiali  addetti
all’accertamento   delle   violazioni  di  norme  valutarie
a)   richiedere   l’esibizione   di   libri  contabili,
documenti e corrispondenza ed estrarne copia; ».
«Art.  25  (Competenze  dell’Ufficio  italiano dei cambi
nell’accertamento   delle   violazioni   valutarie).  –  1.
L’Ufficio  italiano  dei cambi vigila sull’osservanza delle
norme  valutarie  e,  al  fine  di  prevenire  e  accertare
violazioni  delle  norme  stesse,  provvede ad effettuare a
mezzo di propri funzionari:
a)  controlli  successivi per campione sui dati e sulle
attestazioni forniti dagli operatori alle banche abilitate;
b) verifiche dei dati concernenti la gestione valutaria
delle  banche  abilitate e di quelli relativi ad operazioni
delle altre imprese autorizzate;
c)  ispezioni  presso  aziende di credito e istituti di
credito  speciali,  nonche’ presso altri soggetti, presso i
quali   si   abbia   ragione   di   ritenere   che   esista
documentazione  rilevante,  in  luoghi diversi dalle dimore
private.   Nei   riguardi   dei  soggetti  sottoposti  alla
vigilanza  della  Banca  d’Italia,  l’Ufficio  italiano dei
cambi  puo’ procedere ad ispezioni direttamente o per mezzo
del servizio vigilanza della Banca d’Italia.
2.  Informazioni  e dati relativi a infrazioni valutarie
anche  in  via  di accertamento, raggruppati per operatore,
possono  essere  inseriti nel sistema informativo valutario
dell’Ufficio   italiano  dei  cambi  nei  limiti  stabiliti
dall’Ufficio  medesimo.  Tali dati, se non riguardano reati
valutari,  non  devono essere conservati per piu’ di cinque
anni  e  possono  essere  forniti  su  richiesta, oltre che
all’autorita’  giudiziaria,  al  Ministero  del  tesoro, al
Ministero  delle  finanze  e al Ministero del commercio con
3.  L’Ufficio  italiano  dei cambi, nell’esercizio delle
funzioni    di   sua   competenza,   puo’   richiedere   la
collaborazione  della  Guardia  di  finanza. Puo’ avvalersi
anche  della  collaborazione dell’Istituto nazionale per il
4.  Tutti  coloro  che  esercitano funzioni di vigilanza
valutaria  ai  sensi  del presente testo unico rivestono la
qualifica  di  pubblico  ufficiale e sono tenuti al segreto
d’ufficio.».
«Art.   29   (Atti  di  contestazione  delle  violazioni
valutarie).    –    1.   I   pubblici   ufficiali   addetti
redigono   processo   verbale   dei  fatti  accertati,  dei
sequestri   eseguiti   e  delle  dichiarazioni  rese  dagli
interessati,  i  quali  sono invitati a firmare il processo
verbale e hanno diritto di averne copia.
2. Con il processo verbale di cui al comma 1, ovvero con
separato atto, vengono contestate le violazioni delle norme
valutarie   punibili   con   sanzioni  amministrative.  Nel
medesimo atto vengono indicati per ogni singolo illecito la
somma  da  versare allo Stato, le modalita’ e i termini per
il  suo versamento, nonche’ gli altri eventuali adempimenti
per  la  definizione del procedimento sanzionatorio secondo
quanto previsto dall’art. 30.
3.  L’atto  di  contestazione  delle violazioni di norme
valutarie  punibili con sanzioni amministrative deve essere
consegnato   immediatamente   all’interessato.   Quando  la
consegna    immediata   non   e’   possibile,   l’atto   di
contestazione   deve   essere   notificato  secondo  quanto
previsto dall’art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689.
4.  L’obbligazione  di  pagare  la  somma  dovuta per la
violazione  si estingue per i soggetti nei cui confronti e’
stata   omessa  la  notificazione  nei  termini  prescritti
dall’art. 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689.».
–  Il  decreto  legislativo  19 marzo 2001, n. 68, reca:
«Adeguamento   dei  compiti  del  Corpo  della  Guardia  di
finanza,  a norma dell’art. 4 della legge 31 marzo 2000, n.
78».
–  La  legge 7 gennaio 1929, n. 4, reca: «Norme generali
per   la   repressione   delle   violazioni   delle   leggi
finanziarie».
Collaborazione e scambio delle informazioni
1.  L’Agenzia  delle  dogane  e  la Guardia di finanza scambiano le
informazioni  raccolte  ai sensi del presente decreto con le omologhe
autorita’  di altri Stati membri, qualora emergano fatti e situazioni
da  cui  si  evinca  che  somme  di  denaro contante sono connesse ad
attivita’ di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
2.  Qualora  emergano fatti e situazioni da cui si evinca che somme
di  denaro  contante  sono  connesse  al  prodotto  di una frode o di
qualsiasi  altra attivita’ illecita lesiva degli interessi finanziari
della  Comunita’  europea,  le  informazioni  di  cui al comma 1 sono
trasmesse  dall’Agenzia  delle dogane e dalla Guardia di finanza alla
3.  L’Agenzia  delle  dogane  e  la Guardia di finanza scambiano le
autorita’   di   Paesi  terzi,  nel  quadro  della  mutua  assistenza
amministrativa.  L’Agenzia  delle  dogane  e  la  Guardia  di finanza
comunicano  l’avvenuto  scambio  di informazioni con i Paesi terzi al
Ministero dell’economia e delle finanze, che provvede a darne notizia
alla   Commissione   europea,   qualora  cio’  rivesta  un  interesse
particolare  per  l’attuazione  del regolamento (CE) n. 1889/2005 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 ottobre 2005.
4. Gli scambi di informazioni di cui al presente articolo avvengono
nel  rispetto di quanto stabilito dalle norme nazionali e comunitarie
in  materia  di  protezione  dei  dati  personali che disciplinano il
trasferimento  di  dati  all’estero  e  a condizioni di reciprocita’,
anche  per  quanto riguarda la riservatezza delle informazioni. Resta
fermo  quanto  previsto  dall’articolo  9,  commi  3 e 4, del decreto
legislativo 21 novembre 2007, n. 231.
–  L’art. 9, commi 3 e 4, del citato decreto legislativo
21 novembre 2007, n. 231, cosi’ recita:
«Art.  9  (Scambio  di informazioni e collaborazione tra
Autorita’ e Forze di polizia). – 1.-2. (Omissis).
3.  In  deroga all’obbligo del segreto d’ufficio, la UIF
puo’  scambiare  informazioni  e  collaborare  con analoghe
autorita’   di  altri  Stati  che  perseguono  le  medesime
finalita’,  a  condizioni  di reciprocita’ anche per quanto
riguarda  la  riservatezza  delle  informazioni,  e, a tale
fine,  puo’  stipulare protocolli d’intesa. In particolare,
la  UIF  puo’  scambiare  dati  e  notizie  in  materia  di
operazioni  sospette con analoghe autorita’ di altri Stati,
utilizzando  a  tal  fine anche le informazioni in possesso
della  DIA e del Nucleo speciale di polizia valutaria della
Guardia  di  finanza, specificamente richieste. Al di fuori
dei  casi  di cui al presente comma, restano applicabili le
disposizioni  di  cui  agli  articoli 9 e 12 della legge 1°
aprile   1981,  n.  121.  Le  informazioni  ricevute  dalla
autorita’  estere  possono  essere trasmesse dalla UIF alle
autorita’  italiane  competenti,  salvo  esplicito  diniego
dell’autorita’ dello Stato che ha fornito le informazioni.
4.  Fermo  restando quanto stabilito al comma 3, al fine
di    facilitare    le    attivita’    comunque    connesse
all’approfondimento  investigativo  delle  segnalazioni  di
operazioni  sospette,  la  UIF  stipula  con  la Guardia di
finanza  e  la DIA protocolli d’intesa ove sono previste le
condizioni  e  le procedure con cui queste scambiano, anche
direttamente,  dati ed informazioni di polizia con omologhi
organismi   esteri   ed  internazionali,  a  condizioni  di
reciprocita’   ed   in   deroga   all’obbligo  del  segreto
1.  In caso di violazione delle disposizioni previste dall’articolo
3,  il  denaro  contante  trasferito o che si tenta di trasferire, di
importo  pari  o superiore a 10.000 euro, e’ sequestrato dall’Agenzia
delle  dogane o dalla Guardia di finanza, con priorita’ per banconote
e  monete  aventi  corso legale e, nei casi di mancanza o incapienza,
per strumenti negoziabili al portatore di facile e pronto realizzo.
2.  Il  sequestro  e’  eseguito  nel  limite del quaranta per cento
dell’importo  in eccedenza. Il denaro contante sequestrato garantisce
con  preferenza  su  ogni  altro  credito il pagamento delle sanzioni
3. Il limite di cui al comma 2 non opera se:
a) l’oggetto del sequestro e’ indivisibile;
b) l’autore dei fatti accertati non e’ conosciuto;
c)  per la natura e l’entita’ del denaro contante trasferito o che
si  tenta  di  trasferire,  il  relativo  valore  in euro non risulta
agevolmente determinabile all’atto del sequestro medesimo.
4.  Nei  casi  di  cui  alle  lettere b) e c), del comma 3, qualora
l’autore  dei  fatti  venga  ad essere identificato ovvero quando sia
determinato  il  valore  in  euro  del  denaro  sequestrato, le somme
eccedenti  il limite indicato nel comma 2 sono restituite agli aventi
5. Contro il sequestro gli interessati possono proporre opposizione
al  Ministero  dell’economia e delle finanze entro dieci giorni dalla
data  di esecuzione del sequestro. Il Ministero dell’economia e delle
finanze decide sull’opposizione con ordinanza motivata entro sessanta
giorni dalla data di ricevimento dell’opposizione e del relativo atto
di contestazione.
6.  L’interessato puo’ ottenere dal Ministero dell’economia e delle
finanze  la  restituzione  del  denaro  contante  sequestrato, previo
deposito  presso la Tesoreria provinciale dello Stato di una cauzione
ovvero   previa   costituzione   di   una   fideiussione  bancaria  o
assicurativa  o rilasciata dagli intermediari finanziari abilitati al
rilascio  di garanzie nei confronti della pubblica amministrazione. A
garanzia  del  pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria, la
cauzione   o   la   fideiussione   devono   essere  di  importo  pari
all’ammontare massimo della sanzione, comprensivo delle spese.
7.  Il  denaro  contante sequestrato ai sensi del presente articolo
affluisce   al   fondo   di   cui  all’articolo  61,  comma  23,  del
8.  Alla  conclusione  del  procedimento  sanzionatorio  il  denaro
contante  sequestrato,  nella  misura  in  cui  non e’ servito per il
pagamento delle sanzioni applicate, e’ restituito agli aventi diritto
che ne facciano istanza entro cinque anni dalla data del sequestro.
–  L’art. 61, comma 23 del decreto legge 25 giugno 2008,
n.  112,  pubblicato.  nella  Gazzetta  Ufficiale 25 giugno
2008,   n.   147,  supplemento  ordinario,  convertito  con
modificazioni,  con legge 6 agosto 2008, n. 133, pubblicata
nella  Gazzetta  Ufficiale  21  agosto  2008,  n. 195 cosi’
«Art.  61  (Ulteriori misure di riduzione della spesa ed
abolizione  della  quota  di partecipazione al costo per le
prestazioni   di   assistenza   specialistica).   –  1.-22.
«23.  Le  somme  di  denaro  sequestrate  nell’ambito di
procedimenti  penali  o  per  l’applicazione  di  misure di
prevenzione  di  cui  alla  legge 31 maggio 1965, n. 575, e
successive  modificazioni,  o  di  irrogazione  di sanzioni
amministrative,  anche  di  cui  al  decreto  legislativo 8
giugno  2001,  n.  231, affluiscono ad un unico fondo. Allo
stesso  fondo affluiscono altresi’ i proventi derivanti dai
beni   confiscati   nell’ambito   di  procedimenti  penali,
amministrativi   o   per   l’applicazione   di   misure  di
successive  modificazioni,  nonche’  alla legge 27 dicembre
di   sanzioni  amministrative,  anche  di  cui  al  decreto
legislativo   8   giugno   2001,   n.   231,  e  successive
modificazioni.  Per la gestione delle predette risorse puo’
essere  utilizzata la societa’ di cui all’art. 1, comma 367
della  legge  24  dicembre  2007,  n.  244. Con decreto del
Ministro  dell’economia e delle finanze, di concerto con il
Ministro  della  giustizia  e con il Ministro dell’interno,
sono  adottate  le  disposizioni di attuazione del presente
Adempimenti oblatori
1.  Il  soggetto  cui  e’  stata  contestata  una  violazione  puo’
chiederne  l’estinzione  effettuando  un  pagamento in misura ridotta
pari  al  5  per cento del denaro contante eccedente la soglia di cui
all’articolo  3,  e  comunque, non inferiore a 200 euro. Il pagamento
puo’  essere  effettuato  all’Agenzia  delle dogane o alla Guardia di
finanza  al momento della contestazione, o al Ministero dell’economia
e  delle  finanze  con  le  modalita’  di cui al comma 4, entro dieci
giorni  dalla  stessa.  Le  richieste  di pagamento in misura ridotta
ricevute  dalla Guardia di finanza, con eventuale prova dell’avvenuto
pagamento, sono trasmesse all’Agenzia delle dogane.
2.  L’Agenzia  delle  dogane  e  la  Guardia  di finanza inviano al
Ministero dell’economia e delle finanze, insieme alla copia dell’atto
di  contestazione,  la richiesta di effettuare il pagamento in misura
ridotta  o,  in  caso  di  pagamento contestuale, prova dell’avvenuto
3.  Il pagamento in misura ridotta estingue l’illecito. Nel caso di
pagamento  contestuale  non  si  procede  al  sequestro.  Qualora  il
pagamento  avvenga nei dieci giorni dalla contestazione, il Ministero
dell’economia  e  delle  finanze  dispone la restituzione delle somme
sequestrate   entro   dieci   giorni   dal  ricevimento  della  prova
4.  Le  modalita’  di versamento delle somme di cui al comma 1 sono
determinate  con  decreto del Ministro dell’economia e delle finanze,
sentite  la Guardia di finanza e l’Agenzia delle dogane, da adottarsi
decreto. Fino alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro
dell’economia e delle finanze, si applicano le modalita’ vigenti.
5. E’ precluso il pagamento in misura ridotta qualora:
a)  l’importo  del  denaro  contante  eccedente  la  soglia di cui
all’articolo 3 superi 250.000 euro;
b)  il  soggetto cui e’ stata contestata la violazione si sia gia’
avvalso  della stessa facolta’ oblatoria, relativa alla violazione di
cui  all’articolo 3, nei trecentosessantacinque giorni antecedenti la
ricezione  dell’atto  di contestazione concernente l’illecito per cui
6.  In mancanza dei requisiti richiesti, l’oblazione non e’ valida,
ancorche’  il  pagamento  sia  stato  accettato dall’autorita’ che ha
effettuato  la  contestazione.  Le somme incamerate sono trattenute a
titolo  di  garanzia  e  in  caso  di irrogazione della sanzione sono
imputate a titolo di sanzione.
Istruttoria e provvedimento di irrogazione delle sanzioni
1.  Chi  non si avvale della facolta’ prevista dall’articolo 7 puo’
presentare scritti difensivi e documenti al Ministero dell’economia e
delle  finanze,  nonche’  chiedere  di  essere  sentito  dalla stessa
Amministrazione,  entro  il  termine  di  trenta giorni dalla data di
ricezione dell’atto di contestazione.
2.  Il  Ministero  dell’economia  e  delle finanze, udito il parere
della  commissione  di  cui all’articolo 1 del decreto del Presidente
della  Repubblica  14  maggio  2007,  n.  114,  determina con decreto
motivato  la  somma  dovuta  per  la  violazione  e  ne  ingiunge  il
3.  Il  decreto  di  cui  al  comma  2  e’  adottato  dal Ministero
dell’economia  e  delle finanze nel termine perentorio di centottanta
giorni dalla scadenza del termine di cui al comma 1.
4.  L’Amministrazione  ha facolta’ di chiedere valutazioni tecniche
di   organi   od   enti   appositi,   che   devono  provvedere  entro
5.  In  caso  di richiesta di audizione, ai sensi del comma 1, o in
caso  di  richiesta  di  valutazioni  tecniche, di cui al comma 4, il
termine di cui al comma 3 e’ prorogato di sessanta giorni.
6.  La mancata emanazione del decreto nel termine indicato al comma
3  comporta  l’estinzione  dell’obbligazione al pagamento delle somme
dovute per le violazioni contestate.
7.  Contro  il  decreto puo’ essere proposta opposizione davanti al
Tribunale  del luogo in cui e’ stata commessa la violazione, ai sensi
ed  entro  i termini previsti dall’articolo 22 e seguenti della legge
24  novembre  1981,  n. 689. Il giudizio e’ regolato dall’articolo 23
8.  Il  decreto  del  Ministero  dell’economia  e delle finanze che
infligge  la sanzione pecuniaria ha efficacia di titolo esecutivo. Si
applica l’articolo 18, comma 6, della legge 24 novembre 1981, n. 689.
–  Il  comma  1  dell’art.  1 del decreto del Presidente
della Repubblica 14 maggio 2007, n. 114 (Regolamento per il
riordino  degli  organismi  operanti  presso  il  Ministero
dell’economia  e  delle  finanze  a  norma dell’art. 29 del
modificazioni,   dalla   legge  4  agosto  2006,  n.  248),
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 31 luglio 2007, n. 176,
«Art.   1  (Commissione  consultiva  per  le  infrazioni
valutarie   ed   antiriciclaggio).   –  1.  La  Commissione
consultiva  per le infrazioni valutarie ed antiriciclaggio,
istituita  dall’art.  32  del  decreto del Presidente della
Repubblica   31   marzo  1988,  n.  148,  svolge  attivita’
istruttoria e di consulenza obbligatoria per l’adozione dei
decreti di determinazione ed irrogazione delle sanzioni per
violazione delle norme:
a)  in  materia  valutaria di cui al citato decreto del
Presidente della Repubblica n. 148 del 1988;
b)  in  materia  di  prevenzione dell’utilizzazione del
sistema  finanziario  a  scopo  di  riciclaggio,  di cui al
decreto-legge  3  maggio  1991,  n.  143,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 5 luglio 1991, n. 197;
c)  in  materia  di  misure restrittive per contrastare
l’attivita’   di  Stati,  individui  o  organizzazioni  che
minacciano  la pace e la sicurezza internazionale di cui al
decreto-legge  6  agosto  1990,  n.  220,  convertito,  con
modificazioni,  dalla  legge  5  ottobre  1990,  n. 278, al
decreto-legge  6  giugno  1992,  n.  305,  convertito,  con
modificazioni  dalla  legge  7  agosto  1992,  n.  355,  al
decreto-legge  15  maggio  1993,  n.  144,  convertito, con
modificazioni,  dalla  legge  16  luglio 1993, n. 230, e al
decreto-legge  7  aprile  1995,  n.  107,  convertito,  con
modificazioni, dalla legge 7 luglio 1995, n. 222;
d) in materia di rilevazione, a fini fiscali, di taluni
trasferimenti  da e per l’estero di denaro, titoli e valori
di cui al decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito,
con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, ed al
decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 125;
e)  in  materia  di disciplina del mercato dell’oro, di
cui alla legge 17 gennaio 2000, n. 7;
f)  in  materia di sistema statistico nazionale, di cui
al decreto legislativo 6 settembre 1989, n. 322;
g)   nelle   altre  materie  previste  da  legge  o  da
regolamento.».
–  Gli articoli 22, 23 e 18, sesto comma, della legge 24
novembre  1981,  n.  689  (modifiche  al  sistema  penale),
pubblicata  nella  Gazzetta  Ufficiale 30 novembre 1981, n.
329, supplemento ordinario, cosi’ recitano:
«Art.   22  (Opposizione  all’ordinanza-ingiunzione).  –
Contro   l’ordinanza-ingiunzione   di  pagamento  e  contro
l’ordinanza  che  dispone la sola confisca, gli interessati
possono  proporre  opposizione davanti al giudice del luogo
in  cui e’ stata commessa la violazione individuato a norma
dell’art.  22-bis,  entro il termine di trenta giorni dalla
Il  termine  e’  di  sessanta  giorni  se  l’interessato
risiede all’estero.
L’opposizione  si  propone mediante ricorso, al quale e’
allegata l’ordinanza notificata.
Il  ricorso  deve contenere altresi’, quando l’opponente
non  abbia indicato un suo procuratore, la dichiarazione di
residenza  o  la  elezione  di domicilio nel comune dove ha
sede il giudice adito
Se   manca   l’indicazione  del  procuratore  oppure  la
dichiarazione  di  residenza o la elezione di domicilio, le
notificazioni   al  ricorrente  vengono  eseguite  mediante
deposito in cancelleria.
Quando    e’   stato   nominato   un   procuratore,   le
notificazioni e le comunicazioni nel corso del procedimento
sono  effettuate  nei  suoi  confronti secondo le modalita’
stabilite dal codice di procedura civile.
L’opposizione     non    sospende    l’esecuzione    del
provvedimento,  salvo  che  il  giudice,  concorrendo gravi
motivi,     disponga     diversamente     con     ordinanza
inoppugnabile.».
«Art.  23 (Giudizio di opposizione). – Il giudice, se il
ricorso  e’  proposto  oltre  il termine previsto dal primo
comma  dell’art.  22,  ne  dichiara  l’inammissibilita’ con
ordinanza ricorribile per cassazione.
Se  il  ricorso  e’ tempestivamente proposto, il giudice
fissa l’udienza di comparizione con decreto, steso in calce
al  ricorso,  ordinando  all’autorita’  che  ha  emesso  il
provvedimento impugnato di depositare in cancelleria, dieci
giorni  prima della udienza fissata, copia del rapporto con
gli    atti   relativi   all’accertamento,   nonche’   alla
contestazione  o notificazione della violazione. Il ricorso
ed  il  decreto  sono notificati, a cura della cancelleria,
all’opponente  o,  nel  caso  sia  stato  indicato,  al suo
procuratore, e all’autorita’ che ha emesso l’ordinanza.
Tra   il  giorno  della  notificazione  e  l’udienza  di
comparizione   devono   intercorrere   i  termini  previsti
dall’art. 163-bis del codice di procedura civile.
L’opponente  e  l’autorita’  che  ha  emesso l’ordinanza
possono stare in giudizio personalmente; l’autorita’ che ha
emesso  l’ordinanza  puo’  avvalersi  anche  di  funzionari
appositamente delegati.
Se  alla  prima udienza l’opponente o il suo procuratore
non   si   presentano   senza   addurre   alcun   legittimo
impedimento,   il   giudice,   con  ordinanza  appellabile,
convalida   il  provvedimento  opposto,  ponendo  a  carico
dell’opponente anche le spese successive all’opposizione.
Nel   corso  del  giudizio  il  giudice  dispone,  anche
d’ufficio,  i  mezzi  di prova che ritiene necessari e puo’
disporre   la   citazione   di  testimoni  anche  senza  la
Appena  terminata  l’istruttoria  il  giudice  invita le
parti  a  precisare  le  conclusioni  ed  a procedere nella
stessa  udienza  alla discussione della causa, pronunciando
subito  dopo  la sentenza mediante lettura del dispositivo.
Tuttavia,   dopo  la  precisazione  delle  conclusioni,  il
giudice,  se  necessario, concede alle parti un termine non
superiore  a dieci giorni per il deposito di note difensive
e  rinvia  la  causa  all’udienza immediatamente successiva
alla scadenza del termine per la discussione e la pronuncia
Il  giudice puo’ anche redigere e leggere, unitamente al
dispositivo,  la  motivazione della sentenza, che e’ subito
dopo depositata in cancelleria.
A  tutte  le notificazioni e comunicazioni occorrenti si
provvede d’ufficio.
Gli atti del processo e la decisione sono esenti da ogni
tassa e imposta
Con la sentenza il giudice puo’ rigettare l’opposizione,
ponendo a carico dell’opponente le spese del procedimento o
accoglierla,  annullando  in tutto o in parte l’ordinanza o
modificandola   anche   limitatamente   all’entita’   della
sanzione  dovuta  .  Nel giudizio di opposizione davanti al
giudice  di  pace non si applica l’art. 113, secondo comma,
del codice di procedura civile.
Il  giudice  accoglie  l’opposizione  quando non vi sono
prove sufficienti della responsabilita’ dell’opponente.».
«Art. 18 (Ordinanza-ingiunzione). – Omissis.
La  notificazione dell’ordinanza-ingiunzione puo’ essere
eseguita   dall’ufficio   che  adotta  l’atto,  secondo  le
modalita’ di cui alla legge 20 novembre 1982, n. 890.
1. La violazione delle disposizioni di cui all’articolo 3 e’ punita
con  la sanzione amministrativa pecuniaria fino al quaranta per cento
dell’importo  trasferito  o  che si tenta di trasferire, eccedente la
soglia di cui all’articolo 3, con un minimo di 300 euro.
2.  Ai  fini dell’applicazione delle sanzioni amministrative di cui
al  comma  1,  si  applicano  l’articolo  23, commi 1 e 3, l’articolo
23-bis e l’articolo 24 del decreto del Presidente della Repubblica 31
marzo 1988, n. 148, in quanto compatibili.
–  Gli articoli 23, commi 1 e 3, 23 bis e 24, del citato
decreto  del  Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n.
148, cosi’ recitano:
«Art.  23  (Criteri di determinazione delle sanzioni). –
1.  Il  Ministro  del  tesoro  determina,  con  decreto, la
sanzione  amministrativa  pecuniaria,  tenendo  conto della
gravita’  della  violazione,  della natura dolosa o colposa
della   condotta   illecita,   dei   motivi   che   l’hanno
determinata,  della  personalita’  dell’autore  e delle sue
condizioni  economiche, dell’eventuale recidiva, dell’opera
svolta  dall’autore  per  l’eliminazione  o  l’attenuazione
degli   effetti   provocati  dalla  condotta  illecita.  Si
applicano  gli  articoli da 2 a 9, primo comma, della legge
3.  Il  valore  della  valuta,  dei  beni  e  diritti e’
computato con riferimento alla data della violazione.».
«Art. 23-bis (Principio di legalita’). – 1. Nessuno puo’
essere assoggettato a sanzioni se non in forza di una legge
entrata in vigore prima della commissione della violazione.
2.   Nessuno   puo’   essere   assoggettato  a  sanzioni
amministrative   per   un  fatto  che,  secondo  una  legge
posteriore,  non costituisce violazione punibile, salvo che
la  sanzione  sia  gia’  stata  irrogata  con provvedimento
definitivo. In tale caso, il debito residuo si estingue, ma
non e’ ammessa ripetizione di quanto pagato.
3.  Se  la  legge  in  vigore al momento in cui e’ stata
commessa  la  violazione e le leggi posteriori stabiliscono
sanzioni  di  entita’  diversa,  si  applica  la legge piu’
favorevole,  salvo  che il provvedimento di irrogazione sia
divenuto definitivo.».
«Art.  24 (Prescrizione delle sanzioni). – 1. Il diritto
dello  Stato alla riscossione delle sanzioni amministrative
pecuniarie   e   alla   confisca  dei  beni  oggetto  delle
violazioni  valutarie  si  prescrive,  salvo interruzione o
sospensione,  in  cinque  anni  dal  giorno in cui e’ stata
commessa  la  violazione  o e cessata l’attivita’ diretta a
commetterla  nell’ipotesi di tentativo. Se la violazione si
realizza    attraverso    una   condotta   permanente,   la
prescrizione   decorre   dal  giorno  di  cessazione  della
permanenza.».
1.  La  Guardia  di finanza, ai sensi dell’articolo 5, comma 3, del
decreto  legislativo  21  novembre  2007,  n.  231, e l’Agenzia delle
dogane  forniscono  al Comitato di sicurezza finanziaria, entro il 30
marzo   di   ogni   anno,   relazioni   analitiche   sulle  attivita’
rispettivamente svolte per prevenire e accertare le violazioni di cui
2. Le relazioni di cui al comma 1 debbono contenere, quantomeno, il
numero  delle  violazioni  dell’articolo  3,  il totale degli atti di
contestazione  di  cui  all’articolo 4, l’importo del denaro contante
sottoposto  a  sequestro  di  cui  all’articolo 6, la quantita’ delle
informazioni oggetto dello scambio di cui all’articolo 5, l’ammontare
delle oblazioni di cui all’articolo 7.
3. Il Comitato di sicurezza finanziaria utilizza le informazioni di
cui  ai commi 1 e 2, al fine della predisposizione della relazione al
Ministro  dell’economia  e  delle  finanze, prevista dall’articolo 5,
comma  3,  lettera  b),  del decreto legislativo 21 novembre 2007, n.
4.  La  relazione  di  cui  al  comma  3  e’ parte integrante della
relazione  che  il Ministro dell’economia e delle finanze presenta al
Parlamento ai sensi dell’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo
21 novembre 2007, n. 231.
–  L’art.  5, commi 1 e 3 del citato decreto legislativo
«Art.  5 (Ministero dell’economia e delle finanze). – 1.
Il  Ministro  dell’economia e delle finanze e’ responsabile
delle  politiche  di  prevenzione dell’utilizzo del sistema
finanziario  e  di quello economico per fini di riciclaggio
dei  proventi di attivita’ criminose o di finanziamento del
terrorismo.  In tali materie promuove la collaborazione tra
la  UIF,  le  autorita’ di vigilanza di settore, gli ordini
professionali,  la  DIA  e  la  Guardia di finanza, secondo
quanto disposto dalle norme vigenti e dal presente decreto.
Entro  il  30 giugno di ogni anno presenta una relazione al
Parlamento sullo stato dell’azione di prevenzione.
3.  Ferme  restando  le competenze di cui all’art. 3 del
decreto  legislativo 22 giugno 2007, n. 109, il Comitato di
sicurezza finanziaria svolge le seguenti attivita’:
a)  funzioni  di  analisi e coordinamento in materia di
prevenzione  dell’utilizzo  del  sistema  finanziario  e di
quello  economico a scopo di riciclaggio o di finanziamento
del terrorismo;
b) entro il 30 maggio di ogni anno presenta al Ministro
dell’economia  e  delle finanze una relazione contenente la
valutazione dell’attivita’ di prevenzione del riciclaggio o
del  finanziamento  del  terrorismo  e  proposte  dirette a
renderla piu’ efficace. A tale fine la UIF, le autorita’ di
vigilanza  di  settore, le amministrazioni interessate, gli
ordini  professionali,  la  Guardia  di  finanza  e  la DIA
forniscono,  entro  il  30  marzo  di  ogni  anno,  i  dati
statistici    e    le    informazioni    sulle    attivita’
rispettivamente   svolte,   nell’anno   solare  precedente,
nell’ambito delle funzioni di vigilanza e controllo. I dati
statistici riguardano quanto meno il numero di segnalazioni
di  operazioni sospette inviate all’UIF e il seguito dato a
tali  segnalazioni,  il  numero  di  casi  investigati,  di
persone  perseguite,  di  persone  condannate  per reati di
riciclaggio o di finanziamento del terrorismo e gli importi
dei  beni congelati, sequestrati o confiscati, ai sensi del
decreto legislativo 22 giugno 2007, n. 109;
c)  formula  i  pareri  richiesti ai sensi del presente
d)   fornisce  consulenza  sulla  materia  oggetto  del
presente   decreto   al   Ministro  dell’economia  e  delle
Informazioni per finalita’ conoscitive e statistiche
1.  La  Banca  d’Italia  compila  e  pubblica  le statistiche della
bilancia  dei pagamenti e della posizione patrimoniale verso l’estero
dell’Italia  e  contribuisce  alla  compilazione  della  bilancia dei
pagamenti  e  della posizione patrimoniale verso l’estero dell’Unione
europea  e dell’area dell’euro. Per finalita’ statistiche riguardanti
la compilazione della bilancia dei pagamenti e degli altri indicatori
monetari   e   finanziari  per  l’analisi  economica,  gli  operatori
residenti  in Italia, come definiti dal regolamento (CE) n. 2533/1998
del  Consiglio,  del 23 novembre 1998, sono tenuti a fornire i dati e
le   notizie  necessari  nei  termini  e  con  le  modalita’  per  la
trasmissione    stabiliti    dalla   Banca   d’Italia   con   proprio
2.  Ferme restando le disposizioni contenute in leggi speciali, per
le  finalita’  statistiche  di cui al comma 1, la Banca d’Italia puo’
chiedere  notizie  e  dati  alle  banche  e  agli  altri intermediari
finanziari  relativi alla propria attivita’. I termini e le modalita’
per la trasmissione delle informazioni raccolte ai sensi del presente
comma sono stabiliti con provvedimento della Banca d’Italia.
3.  I  dati  e  le  notizie  di  cui  ai commi 1 e 2 possono essere
acquisiti per le finalita’ statistiche di cui al comma 1, anche sulla
base   di   apposite  convenzioni,  presso  amministrazioni,  enti  e
organismi pubblici.
4.  Le informazioni e i dati di cui ai commi 1 e 2 sono trattati in
conformita’  alle  disposizioni comunitarie e nazionali in materia di
segnalazioni  statistiche di bilancia dei pagamenti e nel rispetto di
quanto  previsto  dalla  normativa  a  tutela  dei dati personali. Le
informazioni  e i dati di cui ai commi 1 e 2 sono coperti dal segreto
di  ufficio  fino  a  quando non sono pubblicati. Il segreto non puo’
essere  opposto  all’autorita’  giudiziaria  quando  le  informazioni
richieste sono necessarie per le indagini o i procedimenti relativi a
violazioni sanzionate penalmente.
5.  Per  le  finalita’ statistiche di cui al comma 1 e nel rispetto
della  normativa  a  tutela  del segreto statistico e delle normative
comunitarie  e nazionali in materia di protezione dei dati personali,
informazioni,  dati  ed  elaborati  statistici possono essere forniti
dalla Banca d’Italia agli enti del Sistema statistico nazionale, alla
Commissione  europea,  alla  Banca  centrale  europea  e  alle Banche
centrali  nazionali del SEBC, ad altri organismi pubblici nazionali e
internazionali, nonche’, verso rimborso di eventuali costi sostenuti,
ad enti di ricerca e ad altri operatori.
6.  L’inosservanza  della  disposizione di cui al comma 1 e’ punita
con  una  sanzione  amministrativa  pecuniaria  da cinquecento euro a
diecimila  euro.  I  criteri  per  l’applicazione delle sanzioni sono
stabiliti  con provvedimento della Banca d’Italia. La Banca d’Italia,
contestati  gli  addebiti  e  valutate  le deduzioni presentate dagli
interessati  entro  novanta  giorni  dalla  data della notifica della
lettera   di   contestazione,   tenuto   conto  del  complesso  delle
informazioni   raccolte,   applica   le  sanzioni  con  provvedimento
motivato.  Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni della
legge  24  novembre  1981,  n. 689, fatta eccezione per quelle di cui
all’articolo 16.
7.  Ferme  restando  le  sanzioni  applicabili  ai  sensi  di leggi
speciali,  l’inosservanza  della  disposizione  di  cui al comma 2 e’
punita con una sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquecento
a euro diecimila. Si applica la procedura di cui all’articolo 145 del
decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.
8. Per l’accertamento delle violazioni delle disposizioni di cui ai
commi  1  e  2  la  Banca d’Italia puo’ chiedere la collaborazione di
altre autorita’.
–  Il  regolamento  (CE)  2533/1998  e’ pubblicato nella
G.U.C.E. 27 novembre 1998, n. L 318.
–  Per  la  legge 24 novembre 1981, n. 689, si veda note
–  L’art. 145 del decreto legislativo 1° settembre 1993,
n.  385  (Testo  unico  delle  leggi  in materia bancaria e
creditizia),   pubblicato   nella   Gazzetta  Ufficiale  30
settembre   1993,  n.  230,  supplemento  ordinario,  cosi’
«Art.   145  (Procedura  sanzionatoria).  –  1.  Per  le
violazioni  previste nel presente titolo cui e’ applicabile
una  sanzione  amministrativa,  la  Banca d’Italia o l’UIC,
nell’ambito  delle  rispettive  competenze,  contestati gli
addebiti  alle  persone  e  alla  banca,  alla  societa’  o
all’ente  interessati  e  valutate  le deduzioni presentate
entro  trenta  giorni,  tenuto  conto  del  complesso delle
informazioni    raccolte    applicano   le   sanzioni   con
3.  Il  provvedimento  di  applicazione  delle  sanzioni
previste  dall’art.  144,  commi  3 e 4, e’ pubblicato, per
estratto,  entro  il termine di trenta giorni dalla data di
notificazione, a cura e spese della banca, della societa’ o
dell’ente   al  quale  appartengono  i  responsabili  delle
violazioni,   su   almeno   due   quotidiani  a  diffusione
nazionale,  di  cui  uno  economico.  Il  provvedimento  di
applicazione  delle  altre  sanzioni  previste dal presente
titolo  e’  pubblicato per estratto sul bollettino previsto
dall’art. 8).
4.  Contro  il  provvedimento che applica la sanzione e’
ammessa   opposizione   alla  corte  di  appello  di  Roma.
L’opposizione  deve  essere notificata all’autorita’ che ha
emesso  il provvedimento nel termine di trenta giorni dalla
data  di  comunicazione  del provvedimento impugnato e deve
essere  depositata  presso  la  cancelleria  della corte di
appello entro trenta giorni dalla notifica.
5.   L’opposizione   non   sospende   l’esecuzione   del
provvedimento.  La  corte  di  appello,  se ricorrono gravi
motivi, puo’ disporre la sospensione con decreto motivato.
6.  La corte di appello, su istanza delle parti, fissa i
termini  per  la  presentazione  di  memorie  e  documenti,
nonche’  per  consentire  l’audizione anche personale delle
7. La corte di appello decide sull’opposizione in camera
di  consiglio,  sentito  il pubblico ministero, con decreto
8.   Copia  del  decreto  e’  trasmessa,  a  cura  della
cancelleria  della  corte  di appello, all’autorita’ che ha
emesso  il provvedimento, anche ai fini della pubblicazione
per estratto nel bollettino previsto dall’art. 8.
9. Alla riscossione delle sanzioni previste dal presente
titolo  si  provvede  mediante ruolo secondo i termini e le
modalita’   previsti   dal  decreto  del  Presidente  della
Repubblica  23  settembre 1973, n. 602, come modificato dal
decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46.
10.   Le  banche,  le  societa’  o  gli  enti  ai  quali
appartengono i responsabili delle violazioni rispondono, in
solido  con  questi,  del  pagamento della sanzione e delle
spese di pubblicita’ previste dal primo periodo del comma 3
e   sono   tenuti   a   esercitare   il  regresso  verso  i
11. Alle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal
presente  titolo non si applicano le disposizioni contenute
nell’art. 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.».
1. Il comma 4 dell’articolo 5 della legge 17 gennaio 2000, n. 7, e’
sostituito   dal   seguente:   «4.   Il   limite  d’importo  previsto
dall’articolo 1, comma 2, della presente legge puo’ essere modificato
dal Ministro dell’economia e delle finanze con proprio decreto.».
2.  Nell’articolo 5 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 125,
le  parole:  «3,  comma  1,  5,  comma  3,  e  5-ter,  comma 2,» sono
–  Il testo dell’art. 5, della legge 17 gennaio 2000, n.
7,  pubblicata  nella Gazzetta Ufficiale 21 gennaio 2000 n.
16,  cosi’  come  modificata  dal  presente  decreto, cosi’
«Art.  5  (Disposizioni  finali e transitorie). – 1. Nel
periodo  di  prima  applicazione  della  presente  legge, i
requisiti di cui alle lettere a) e b) del comma 3 dell’art.
1  non  sono richiesti per i soggetti autorizzati da almeno
cinque  anni  alla data di entrata in vigore della presente
legge  ai sensi dell’art. 15 del testo unico delle norme di
legge  in  materia  valutaria,  approvato  con  decreto del
Presidente  della  Repubblica  31 marzo 1988, n. 148, e che
dimostrino  di  avere  utilizzato  l’autorizzazione  per un
quantitativo  minimo  annuale  pari  a 30 chilogrammi. Tali
soggetti  hanno  l’obbligo  di  conformarsi, entro tre anni
dalla  data di entrata in vigore della presente legge, alle
disposizioni  del  comma  3  dell’art.  1  anche per quanto
riguarda  i  requisiti  di  cui  alle  lettere  a) e b) del
2. I soggetti autorizzati da meno di cinque anni, ovvero
quelli  che  non  hanno  utilizzato l’autorizzazione per il
quantitativo minimo previsto, hanno l’obbligo di comunicare
all’Ufficio  italiano  dei  cambi  l’intenzione di svolgere
l’attivita’  di  cui  all’art. 1, comma 3, e di conformarsi
alle disposizioni di cui al medesimo art. 1, comma 3, entro
un  anno  dalla  data  di  entrata in vigore della presente
3.  L’Ufficio  italiano dei cambi provvede alla verifica
della sussistenza dei requisiti previsti ai commi 1 e 2.
4.  Il  limite  d’importo  previsto dall’art. 1, comma 2
della  presente  legge  puo’ essere modificato dal Ministro
dell’economia e delle finanze con proprio decreto.».
–  Il  testo vigente dell’art. 5 del decreto legislativo
30  aprile 1997, n. 125, pubblicato nella Gazzetta Ufficial
15  maggio 1997, n. 111, cosi’ come modificato dal presente
«Art.  5. – 1. Il Ministro del tesoro, di concerto con i
Ministri   dell’interno,   di  grazia  e  giustizia,  delle
finanze,  del  commercio con l’estero e dell’industria, del
commercio  e  dell’artigianato, puo’ modificare con proprio
decreto  il  limite  di  importo previsto dagli articoli 1,
comma   1,  del  decreto-legge  28  giugno  1990,  n.  167,
n. 227, come modificato dal presente decreto legislativo.».
a)  gli  articoli  3,  3-bis,  3-ter,  5,  comma  3,  e  5-ter del
decreto-legge  28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni,
dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, e successive modificazioni;
b)  gli  articoli  21  e  40  del  decreto  del  Presidente  della
Repubblica 31 marzo 1988, n. 148;
c)  l’articolo  4,  comma  5,  del decreto legislativo 6 settembre
1989, n. 322;
d)  gli  articoli 4 e 6 del decreto legislativo 30 aprile 1997, n.
–  Il  testo  vigente  dell’art.  4,  del citato decreto
legislativo 6 settembre 1989, n. 322, cosi’ come modificato
dal presente decreto, cosi’ recita:
«Art.   4   (Uffici   di   statistica   di   enti  e  di
amministrazioni  pubbliche).  – 1. Presso enti ed organismi
pubblici  puo’  essere  costituito, sulla base di direttive
del  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri,  sentiti il
Ministro  vigilante ed il presidente dell’ISTAT, un ufficio
di statistica, cui attribuire i compiti di cui all’art. 6.
2.  Gli  uffici  di  statistica  di  cui al comma 1 sono
costituiti  tenendo  conto  dell’importanza delle attivita’
svolte    dall’ente    o   dall’amministrazione   ai   fini
dell’informazione  statistica nazionale e delle esigenze di
completamento    del    sistema    informativo   nazionale.
Nell’individuazione degli uffici, si terra’ conto del grado
di  specializzazione  e della capacita’ di elaborazione del
sistema informativo degli enti e degli organismi medesimi.
3.  Gli  uffici  costituiti  ai  sensi  del comma 1 sono
inseriti  nell’ambito  del  Sistema statistico nazionale di
cui  all’art.  2  e  sono  sottoposti  alla  disciplina del
presente decreto, in quanto applicabile.
4. Gli enti che svolgono la loro attivita’ nelle materie
contemplate  nell’art.  1,  decreto  legislativo  del  Capo
provvisorio  dello Stato 17 luglio 1947, n. 691 , ancorche’
non rientranti nel Sistema statistico nazionale, forniranno
allo  stesso  i  dati aggregati elaborati nell’ambito delle
rilevazioni  statistiche  di  competenza. Essi informano la
propria  attivita’  statistica  ai  principi  del  presente
decreto  ed  a  quelli  definiti  in  sede  comunitaria per
l’armonizzazione delle legislazioni nazionali in materia di
prevenzione   e   repressione  dell’utilizzo  dei  proventi
derivanti da attivita’ illegali.
5. (Abrogato).».
1.  All’articolo  5, comma 8-bis, del decreto-legge 28 giugno 1990,
n.  167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n.
227,  e  successive  modificazioni,  per:  «articolo  3», si intende:
«l’articolo  3  del presente decreto» e per: «denaro, titoli e valori
mobiliari» si intende: «denaro contante».
2.  All’articolo  29,  comma  2,  del  decreto del Presidente della
Repubblica  31  marzo  1988,  n. 148, per: «articolo 30», si intende:
«l’articolo 7 del presente decreto».
3.  Per  le  violazioni dell’articolo 21 del decreto del Presidente
della  Repubblica  31 marzo 1988, n. 148, gia’ accertate alla data di
entrata  in  vigore del presente decreto, continuano ad applicarsi le
disposizioni  del titolo II del medesimo decreto del Presidente della
Repubblica 31 marzo 1988, n. 148.
4.  Per  le  violazioni dell’articolo 3 del decreto-legge 28 giugno
1990,  n.  167,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 4 agosto
1990, n. 227, e successive modificazioni, gia’ accertate alla data di
disposizioni dell’articolo 5-ter del medesimo decreto-legge 28 giugno
1990, n. 227, e successive modificazioni.
Nota all’art. 14:
–  L’art.  5,  comma  8-bis, del citato decreto-legge 28
giugno  1990,  n.  167, convertito con modificazioni, dalla
legge 4 agosto 1990, n. 227, cosi’ recita:
«8-bis.  Chiunque, nel rendere la dichiarazione prevista
dall’art. 3, omette di indicare le generalita’ del soggetto
per  conto  del  quale effettua il trasferimento da o verso
l’estero  di  denaro,  titoli o valori mobiliari, ovvero le
indica  false,  e’  punito,  salvo che il fatto costituisca
piu’  grave reato, con la reclusione da sei mesi ad un anno
e con la multa da lire un milione a lire dieci milioni.».
–  L’art.  29  comma 2 del citato decreto del Presidente
della Repubblica 31 marzo 988, n. 148, cosi’ recita:
valutarie). – 1. Omissis.
quanto previsto dall’art. 30.».
–  Il  titolo II del citato decreto del Presidente della
Repubblica 31 marzo 1988, n. 148, reca:
«Disposizioni   per   l’accertamento   delle  violazioni
valutarie e l’applicazione delle sanzioni amministrative.».
2.  Le  Amministrazioni  pubbliche  provvedono  all’attuazione  dei
compiti  derivanti  dalle  disposizioni  del  presente decreto con le
risorse  umane,  strumentali e finanziarie disponibili a legislazione
Entrata in vigore ed efficacia delle disposizioni
2.  Le  disposizioni  del  presente  decreto hanno efficacia dal 1°
Dato a Roma, addi’ 19 novembre 2008
—->  Vedere Allegato da pag. 10 a pag. 11  <----
DECRETO LEGISLATIVO 19 novembre 2008, n. 195 – Modifiche ed integrazioni alla normativa in materia valutaria in attuazione del regolamento (CE) n. 1889/2005. (GU n. 291 del 13-12-2008 redazione redazione 2015-05-05T14:52:34+00:00