Source: https://www.rivistaimpresasociale.it/forum/articolo/appello-sei-proposte-a-costo-zero-per-le-imprese-sociali
Timestamp: 2020-08-03 22:55:35+00:00
Document Index: 18381117

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 112', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 112', 'art. 4', 'art. 112']

Appello: sei proposte a costo zero per le imprese sociali
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tag: Covid-19 / Politica / Politiche di sostegno all'impresa sociale / Politiche pubbliche
Ricostruiamo il Paese! Proposte a costo zero per rafforzare le infrastrutture sociali
Un appello lanciato da 100 imprenditori sociali e rispetto al quale è aperta una sottoscrizione, con sei proposte concrete e a costo zero per evitare che le imprese sociali, tra le infrastrutture portanti del nostro Paese, siano travolte dalla crisi.
Nell’affrontare l’emergenza economica e sociale causata da Covid-19 il Governo ha concentrato gli interventi adottando misure di sostegno delle famiglie e delle imprese. Ammortizzatori sociali in deroga, bonus alle famiglie, moratori del rimborso dei debiti bancari, garanzia pubblica sui nuovi finanziamenti e spostamento in avanti delle scadenze fiscali sono tutti interventi sacrosanti nella situazione che stiamo vivendo. Per reagire alla devastazione causata dalla pandemia, tuttavia, i trasferimenti monetari da soli non sono sufficienti. Servono nuove politiche in grado di cambiare la traiettoria di sviluppo della società, i cui limiti erano già evidenti prima del coronavirus.
Vanno in questa direzione le proposte contenute nell’appello presentato al Governo da 100 imprenditori sociali Ricostruiamo il Paese! Proposte – a costo zero – per rafforzare le infrastrutture sociali, sottoscrivibile su Change.org
Queste imprese, tuttavia, sono in grande difficoltà economica e rischiano di non poter dare il giusto contributo alla ricostruzione del Paese. Per superare questa fase di grande criticità gli imprenditori sociali non chiedono risorse aggiuntive o contributi a fondo perduto ma un radicale cambio di rotta nelle relazioni tra Terzo settore e amministrazioni pubbliche, mettendo da parte i miti del mercato e della concorrenza – che hanno caratterizzato i primi venti anni del duemila – e costruendo un nuovo modello centrato sulla collaborazione tra attori pubblici e società civile che metta al centro delle politiche pubbliche le persone più fragili, come i lavoratori svantaggiati, che la crisi da Covid19 sta espellendo dai processi produttivi, economici e sociali.
Questo cambio di rotta si concretizza in alcune misure che gli imprenditori sociali chiedono di adottare, in tempi rapidi, a Governo e Parlamento.
In primo luogo, la proroga dei contratti e delle convenzioni
contratti per la fornitura di servizi socioassistenziali, sociosanitari e socioeducativi e legati alle politiche attive del lavoro;
contratti per la fornitura di servizi erogati da organizzazioni che garantiscono l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate ai sensi dell’art. 5 della legge 381/1991 o dell’art. 112 del d.lgs. 50/2016;
accreditamenti in ambito socioassistenziale, sociosanitario e socioeducativo, fatto salvo il mantenimento, da parte degli enti accreditati, dei requisiti previsti per l’accreditamento;
convenzioni con Enti del Terzo settore per la realizzazione delle attività di interesse generale di cui all’art. 5 del d.lgs. 117/2017.
In secondo luogo, Co-progettazione e moratoria degli appalti
In terzo luogo, la tutela dei lavoratori dei servizi di welfare
Stabilire che, al fine di garantire la qualità del lavoro e la qualità dei servizi in ambito educativo, scolastico, socioassistenziale, sociosanitario, sanitario, socioeducativo e delle politiche attive del lavoro sia nel periodo dell’emergenza Covid-19 che nel periodo successivo all’emergenza, i contratti tra amministrazioni pubbliche e enti privati gestori si adeguano automaticamente al rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative.
In quarto luogo, la tutela delle persone svantaggiate inserite al lavoro nell’emergenza da Covid19
Stabilire che, al fine di tutelare i percorsi di inserimento lavorativo di persone svantaggiate ai sensi dell’art. 4 della legge 381/1991 o dell’art. 112 del d.lgs. 50/2016, in caso di sospensione di attività causata dalle misure di contenimento dell’emergenza Covid-19 realizzate da imprese sociali che inseriscono al lavoro persone svantaggiate ai sensi dell’art. 4 della legge 381/1991 o dell’art. 112 del d.lgs. 50/2016 le pubbliche amministrazioni corrispondono comunque il pagamento dell’importo contrattualmente dovuto, attingendo alle risorse iscritte a bilancio preventivo per l’esecuzione del contratto, a condizione che le imprese interessate attivino percorsi formativi o laboratoriali per tutti i propri lavoratori e mantengano in funzione le strutture produttive, anche sulla base di una rimodulazione concordata con le amministrazioni pubbliche, che sia finalizzata soprattutto a costruire opportunità di inclusione lavorativa per le persone che, a seguito dell'emergenza Covid-19, si trovano in condizione di marginalità sociale, economica e lavorativa.
In quinto luogo, gli appalti e le concessioni riservate
Infine, il sostegno finanziario e fiscale
Leggi il Manifesto “Ricostruiamo il Paese. Proposte a costo zero per rafforzare le infrastrutture sociali”
Firma il manifesto su change.org
Responsabile dell'Area Ricerche presso Legacoopsociali Nazionale, ricopre l'incarico di Responsabile del Dipartimento cooperative sociali, imprese sociali e cooperative di comunità presso Legacoop Umbria dove è anche Responsabile dell'Ufficio economico e finanziario.