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Timestamp: 2019-11-13 06:24:01+00:00
Document Index: 32515236

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6']

Riforma della Crisi d'Impresa, modifiche al Concordato Preventivo
L'osservatorio - curato per Diritto24 dall'avvocato Leonardo Angelastri, Founder Studio Legale Angelastri è dedicato all'esame della legge 19 ottobre 2017, n.155 con cui il Parlamento ha delegato il Governo a riformare le discipline della crisi d'impresa e dell'insolvenza.
La settimana scorsa ci siamo occupati delle modifiche apportate alla procedura del Sovraindebitamento .
Con la legge 19 ottobre 2017, n.155 il Parlamento ha delegato il Governo a riformare le discipline della crisi d'Impresa e dell'insolvenza.
L'istituto del Concordato Preventivo è stato interessato dalla Riforma della Crisi d'Impresa, nello specifico sono state apportate modifiche al Concordato Preventivo di natura liquidatoria, al Concordato Preventivo con continuità aziendale e, soprattutto, sono state introdotte delle disposizioni normative dedicate esclusivamente al Concordato Preventivo delle società.
Al fine di evitare che ci sia un abuso dell'Istituto del Concordato Preventivo di natura liquidatoria la Riforma in commento all'art. 6 comma 1 lettera a) ha previsto testualmente "Nell'esercizio della delega di cui all'articolo 1, per il riordino della disciplina della procedura di concordato preventivo, il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere l'ammissibilità di proposte che abbiano natura liquidatoria esclusivamente quando è previsto l'apporto di risorse esterne che aumentino in misura apprezzabile la soddisfazione dei creditori; e' assicurato, in ogni caso, il pagamento di almeno il 20 per cento dell'ammontare complessivo dei crediti chirografari".
Dall'esame del testo normativo si deduce un favor del Legislatore verso il concordato in continuità e, al contempo, il presupposto inderogabile affinché possa ammettersi un concordato liquidatorio è che ci siano risorse esterne tali da garantire ai creditori una soddisfazione maggiore rispetto alla procedura concorsuale del fallimento (denominata nella Riforma Liquidazione Giudiziale).
Altra novità di rilievo prevista dall'art. 6 comma I lettera b) consiste nella revocabilità delle misure protettive del patrimonio dell'impresa ammessa al concordato preventivo liquidatorio, su istanza degli stessi creditori, qualora si dimostri che esse non siano funzionali al buon esito della procedura e alla soddisfazione dei creditori.
Con la riforma è previsto l'aumento dei poteri del Tribunale chiamato a sindacare la fattibilità del piano, in quanto, all'art. 6 comma I lettera e) è previsto che il Tribunale ha il potere di valutare la fattibilità anche economica del piano concordatario.
Il potere riconosciuto al Tribunale di valutare la fattibilità anche economica del piano, rappresenta una novità sul punto, peraltro in controtendenza rispetto alle ultimissime pronunce giurisprudenziali di legittimità le quali dapprima hanno previsto che il Tribunale può sindacare la fattibilità economica del piano concordatario (intesa come realizzabilità nei fatti del piano medesimo) " nei limiti della sussistenza o meno di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obiettivi prefissati, individuabile caso per caso in relazione alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi" (Cass. civ. Sez. I, 07-04-2017, n. 9061). Una recente pronuncia della giurisprudenza di legittimità ha peraltro escluso il potere del Tribunale a sindacare la fattibilità economica del piano concordatario, sostenendo espressamente "In tema di concordato preventivo, il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti" (Cass. civ. Sez. I Ordinanza, 03-07-2017, n. 16327).
Il timore è che con il riconoscimento in capo al Tribunale del potere di sindacare la fattibilità economica del piano, possano dilatarsi i tempi del Concordato Preventivo, pertanto, contravvenendo alla ratio della riforma in commento che consiste nel ridurre i tempi delle procedure concorsuali.
Anche il concordato con continuità aziendale è stato oggetto di modifiche da parte della Riforma, nello specifico la Legge Delega prevede che il piano di concordato possa prevedere una moratoria anche superiore ad un anno per il pagamento dei creditori privilegiati, pignoratizi e ipotecati. Ai predetti creditori e' stato riconosciuto il diritto di voto.
Altra novità prevista dalla Riforma in commento è la possibilità prevista dall'art. 6 comma I lettera l che il Tribunale possa affidare ad un soggetto terzo l'esecuzione del piano concordatario.
Altra novità di rilievo è la possibilità per il commissario giudiziale, ad oggi preclusa, di richiedere la revoca, l'annullamento e risoluzione del concordato preventivo.
Il comma 2 dell'art. 6 prevede delle disposizioni normative dedicato al concordato preventivo richiesto dalle società, quindi, di fatto, la quasi totalità dei concordati preventivi.
La novità legislativa di maggior rilievo è contenuta nella lettera b) del comma 2 dell'art. 6, secondo cui successivamente all'omologa del concordato preventivo il tribunale deve nominare un amministratore provvisorio il quale ha il dovere di adempiere tempestivamente a quanto previsto nel piano concordatario e, soprattutto, è munito dei poteri dell'assemblea dei soci e può sostituirsi al socio nell'esercizio del voto.