Source: https://www.elettrosmog.it/sentenze/CorteCass11-99.htm
Timestamp: 2017-06-29 05:34:52+00:00
Document Index: 5387452

Matched Legal Cases: ['art. 674', 'art. 674', 'art. 322', 'art. 674', 'art. 675', 'art. 675', 'art. 69', 'art. 624', 'art. 12', 'art. 25', 'art. 1']

Corte di Cassazione campo elettromagnetico generato dal passaggio dell'energia elettrica
sez. I, 28 novembre 1999, n. 5626 (c.c. 14 ottobre 1999).
Il fenomeno noto come inquinamento elettromagnetico è astrattamente riconducibile alla previsione dell'art. 674 codice penale. (Nella specie, la Suprema Corte ha escluso la configurabilità del reato in oggetto, atteso che i valori del campo elettromagnetico, generato da quattro conduttori di corrente elettrica ad alta tensione situati nei pressi di una casa colonica, non avevano superato i limiti indicati dalla normativa vigente in materia).
(Mass. redaz.) (c.p., art. 674).
Il Trib. Libertà di Venezia sentita la relazione fatta dal Consigliere XXXXXX;
sentite le conclusioni del P.G. Dr. XXXXXX, che ha chiesto il rigetto dell'impugnazione:
sentiti i difensori degli indagati, avv.ti XXXXXX, XXXXXX e XXXXXX in sostituzione dell'avv. XXXXXX, la Corte osserva:
Con ordinanza del 20 aprile 1999 il Tribunale di Venezia ha rigettato l'appello proposto dal pubblico ministero, ai sensi dell'art. 322 bis, c.p.p., avverso il provvedimento con il quale, il precedente 25 marzo, il giudice per le indagini preliminari della locale pretura aveva respinto la richiesta di sequestro preventivo di quattro conduttori di corrente elettrica ad alta tensione collocati in località XXXXXX, nei pressi di una casa colonica, avanzata dallo stesso pubblico ministero, in quanto cose pertinenti ai reati di cui agli artt. 674 e 675, c.p., per i quali si procede nei confronti di XXXXXX, XXXXXX, XXXXXX e XXXXXX, i primi tre, dirigenti locali dell'XXXXXX, il quarto, amministratore della società “XXXXXXettrica”, comproprietaria di uno degli elettrodotti.
Il giudice di merito, premesso che, secondo lo stesso consulente tecnico del rappresentante della pubblica accusa, i valori del campo elettromagnetico generato dal passaggio dell'energia elettrica nella zona considerata rientrano nei limiti indicati - a scopo, peraltro, meramente precauzionale per la mancanza allo stato attuale delle ricerche di dati scientificamente certi sulla pericolosità per la salute umana delle onde elettromagnetiche - dalla normativa vigente in materia (D.P.C.M. 23 aprile 1992 e 28 settembre 1995), perviene alla conclusione che, proprio in considerazione degli esiti dell'indagine specifica e degli studi condotti in tutto il mondo sul tema, nella specie non è consentito parlare di “cose” sicuramente idonee a offendere o anche semplicemente a molestare le persone.
Ché, anzi, aggiunge il tribunale, neppure di cose, almeno nel senso inteso dal legislatore nell'art. 674, c.p., deve parlarsi a proposito dei campi elettromagnetici, che non sono elementi materiali di immediata percezione e suscettibili di essere gettati o versati, donde l'impossibilità, senza violare il principio costituzionale di legalità, di estendere agli stessi la portata della norma incriminatrici.
Censura, poi, la pretermissione da parte del tribunale di qualsivoglia considerazione sulla pure prospettata configurabilità del reato previsto dall'art. 675, c.p., indugiandosi, quindi, nell'analisi semantica del testo di tale disposizione e di quello dell'articolo che lo precede e concludendo che anche le onde elettromagnetiche, in quanto manifestazioni di un tipo di energia dotata di “una sua individualità fisica”, “suscettibile di misurazione e di utilizzazione per gli scopi più diversi” devono qualificarsi cose idonee a ledere o, comunque, a “molestare” la gente, rientrando nel concetto di molestie tutte quelle situazioni “determinanti disagio e turbamento della tranquillità”.
Quello previsto dall'art. 675, c.p. è, invero, un tipico reato colposo, che consiste nel collocamento o nella sospensione di cose pericolose per l'integrità fisica o morale delle persone “senza le debite cautele”. Ed è ovvio che colui il quale costruisce un elettrodotto aereo, vale a dire un impianto implicante l'applicazione di raffinate tecnologie, sa benissimo che il passaggio della corrente elettrica ad altissima tensione nei conduttori provoca la formazione di onde elettromagnetiche nel campo di forza preesistente o autogenerato con la conseguenza che l'elemento psichico dell'eventuale reato configurabile, ancorché possa in concreto anche atteggiarsi come colpa dovuta all'erronea valutazione di circostanze di contorno, si configura normalmente come dolo.
In merito va rilevato che sotto il profilo oggettivo gli elementi costitutivi della contravvenzione in parola sono rappresentati, per quanto qui interessa, dal “getto” nei luoghi specificamente indicati dalla norma di “cose” “atte a offendere ... o molestare persone”. Le varianti a tale schema previste dal testo legislativo per la loro evidente estraneità al caso in esame possono essere tranquillamente tralasciate.
Ora, secondo lo stesso consulente del pubblico ministero, nella località XXXXXX questi limiti non sono stati varcati, sicché anche ammettendo che le onde elettromagnetiche generate dagli elettrodotti ad alta tensione siano, teoricamente, idonee a ledere o infastidire le persone, nella specie, il concorso di tale condizione è escluso, in radice, dai risultati dell'indagine condotta dagli esperti. Non è possibile ignorare, tuttavia, che, come s'è accennato, si tratta di un argomento tuttora in discussione e di estrema delicatezza per le diverse implicazioni di carattere sanitario, sociale ed economico che presenta. L'esigenza che esso sia affrontato e discusso a tutti i livelli ha indotto anche la Corte costituzionale a chiarire, in una recente decisione (sent. n. 382 del 7 agosto 1999), che proprio in considerazione dei rilevanti interessi ambientali tirati in ballo dal fenomeno dell'inquinamento elettromagnetico la soluzione del problema non può essere incondizionatamente riservata alla competenza statale.
Tuttavia, a prescindere dalla legittimità di tale limiti, considerati di per sé, in quanto, cioé, non strettamente connessi ad ambiti, come, ad esempio, quello urbanistico, di competenza regionale, va notato che la stessa regione Veneto, da ultimo con l'art. 69 comma 1 della L. 30 gennaio 1997, n. 6, ne ha fissato la decorrenza al 1º gennaio 2000.
Ma il problema dell'inquadramento ontologico dell'energia se l'è posto e risolvendo una lunga diatriba sorta sotto il vigore del codice Zanardelli ha formulato il secondo comma dell'art. 624 con il quale equipara l'energia medesima, quella elettrica e le altre aventi un valore economico, alle “cose mobili”.
Com'è noto, accantonata la teoria soggettiva dell'interpretazione, rivelatasi assolutamente inadeguata a corrispondere alla continua evoluzione della realtà sociale, “l'intenzione del legislatore” di cui parla l'art. 12 delle disposizioni sulla legge, va oggi, intesa come volontà della legge obiettivamente considerata, indipendentemente, cioè, dal pensiero di chi l'ha materialmente redatta. Ma poiché un altro articolo delle disposizioni medesime, il 14, statuisce che le leggi penali “non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati” (art. 25 Cost.; art. 1 c.p.), è compito dell'interprete di accertare se la “volontà”, che pretende di attribuire alla norma, sia interna o esterna alla stessa, nel senso che possa ricavarli dalla norma stessa, pur dando al testo un significato più ampio di quello che apparentemente risulta da essa (interpretazione estensiva), ovvero debba essere mutuata da una norma diversa o anche dai principi generali dell'ordinamento giuridico (interpretazione analogica).
Non sembra arbitraria, dunque, la conclusione che tra le “cose” di cui parla la norma incriminatrice debbono farsi rientrare anche i campi elettromagnetici, per la loro stessa essenza considerati da A. Einstein altrettanto reali “della sedia su cui ci si accomoda”, o, più esattamente, i treni di onde, che si disperdono in tutte le direzioni a somiglianza di quelle generate nell'acqua dal lancio di un sasso, quale effetto delle variazioni dei campi medesimi prodotte dalle oscillazioni delle cariche elettriche.
Ancora più agevole è ricondurre il fenomeno della propagazione delle onde elettromagnetiche nell'ambito dell'amplissimo significato che ha nella nostra lingua il verbo “gettare”.
Esso, infatti, non sta solo a indicare l'azione di chi lancia (più popolarmente, brutta) qualcosa nello spazio o verso un punto determinato, ma è anche sinonimo di “montar fuori, mettere” e, per estensione, come già in Dante Alighieri, di “produrre, far nascere”.