Source: http://www.fiorentinisicresce.it/Home/Informazioni/L39-esperto-risponde/Il-Foro-di-FsC/
Timestamp: 2017-09-20 07:39:15+00:00
Document Index: 110572545

Matched Legal Cases: ['art.263', 'art.155', 'art.252', 'art. 155', 'art.155', 'sentenza ', 'art.155', 'art.570']

Documenti per la figlia minorenne
Buon giorno avvocato. Mi chiamo Gavina sono divorziata e sono genitore affidatario di mia figlia di anni 13. Devo rinnovare la carta d'identità.
Posso rinnovata senza il mio ex marito visto che ho l'affidamento esclusivo della figlia?
Gentilissima Signora, l'affido esclusivo ad uno dei genitori non fa decadere l'esercizio della responsabilità genitoriale dell'altro genitore e dunque il padre di sua figlia dovrà prestare l'assenso al rilascio del documento presentandosi all'ufficio o sottoscrivendo glia appositi moduli. In caso contrario, lei potrà rivolgersi al Giudice Tutelare per richiedere il nullaosta al rilascio. Cordiali saluti
Il loro padre non se ne vuole occupare
Salve sono Sara e sono separata.
Non ho ancora trovato un lavoro stabile e vivo in affitto di cui sono in arretrato da diversi mesi. I miei figli hanno scelto di vivere con il padre che da pochi mesi ha comprato una casa più vicina alla scuola, ma da qualche settimana la situazione è precipitata. Lui li ha buttati letteralmente fuori casa perché il suo lavoro in proprio non è gestito al meglio e dice di non avere soldi nemmeno per fare la spesa.
Così adesso li ho ripresi tutti e tre con me, ma lui non vuole pagare un centesimo per loro. C’è qualcosa che posso fare affinché torni ad occuparsi dei propri figli minorenni?
Gentilissima Signora Sara, il padre dei suoi figli ha il dovere di occuparsi di loro e in ogni caso di mantenerli.
Se fino a quando la coabitazione è durata ha provveduto direttamente al mantenimento dei figli, adesso che loro stanno con lei dovrà versarle un assegno di mantenimento per i figli.
In mancanza di accordo, sarà il Tribunale a determinare l'importo dell'assegno a carico del padre in misura proporzionale al suo reddito.
Se poi il padre continuerà a non versarle niente, lei potrà agire coattivamente, aggredendo tutti i suoi beni.
Buonasera, circa un mese fa (maggio) ho iscritto mio figlio ad una settimana di centri estivi pagando l'intera quota subito.
Fra i fogli che mi hanno fatto firmare c'era esplicito riferimento al fatto che suddetta quota non sarebbe stata rimborsata. Se non accettavo non avrei potuto fare l'iscrizione.
La settimana scorsa nel perimetro dei centri estivi un ragazzo che si occupava dei bambini è stato mandato in ospedale da due ragazzi "convocati" da un partecipante ai centri e questo mi ha fatto decidere che quello non è l'ambiente per mio figlio, ma loro non vogliono rimborsare.
Mi pare assurdo visto che il servizio non è stato ancora erogato. Non esiste un modo per riavere almeno parte dei miei soldi? Non posso esercitare il diritto di recesso? Resto in attesa di riscontro e la ringrazio per l'attenzione.
Gentile Signora, per darLe un parere avrei necessità di vedere i fogli che ha firmato.
Da quello che scrive deduco che il modulo non prevedesse il recesso unilaterale senza giustificato motivo e dunque rinunciando a prendere parte al centro estivo vi sarebbe il diritto al trattenimento della quota versata.
Il rimborso invece sarebbe dovuto nel caso in cui il recesso dipenda da fatto sopraggiunto non imputabile alla parte che recede o nel caso fosse giustificato da grave inadempimento di chi offre il servizio.
Purtroppo non ho elementi sufficienti per valutare se quest'ultima ipotesi si è configurata nel caso che mi rappresenta.
Avv.Cristina Cocchi
E se lui non vuole riconoscere la nostra bambina?
Salve Avvocato, sto per partorire ormai ma il mio ex compagno ancora non ha nessuna intenzione di riconoscere la nostra bambina. Mi sa dire se posso chiedergli comunque un contributo per aiutarmi a crescerla?
Gentile Signora, per chiedere il contributo di mantenimento della bambina è necessario che il suo ex compagno riconosca spontaneamente la figlia; in mancanza, l'unica strada percorribile è quella della dichiarazione giudiziale di paternità.
La prova della paternità può essere data con ogni mezzo, tra le quali la prova del sangue e la prova del Dna. Dopo che è stata accertata la paternità, può iniziare una causa per ottenere un contributo mensile e il rimborso delle spese sostenute per il mantenimento della bambina.
Quando il padre non mantiene il figlio
mi chiamo Matteo. Convivo da circa tre anni con una donna che ha un figlio di 8 anni e che vive con noi. Insieme abbiamo avuto un bambino che ora ha 5 mesi ma i soldi scarseggiano visto che la mia compagna ha perso il lavoro…
Ormai da più di un anno il padre biologico del ragazzino non paga quello che gli è stato imposto dicendo che è nulla tenente! Come posso tutelarmi? Per me la situazione sta diventando insostenibile.
Il Suo è un problema purtroppo comune, soprattutto con la crisi degli ultimi anni, ma non basta che il genitore tenuto al mantenimento del minore si dichiari nullatenente per non versare quanto impostogli dal giudice.
Infatti l'altro genitore, sulla base del provvedimento del tribunale, può dare avvio al recupero forzoso di quanto non è stato versato e potranno essere pignorati lo stipendio e il denaro giacente in conto corrente, l'automobile, gli immobili di proprietà.
Qualora invece, anche all'esito delle suddette iniziative, il genitore inadempiente risulti oggettivamente non avere mezzi sufficienti per mantenere il figlio e l'altro genitore non sia in grado di provvedervi da solo, ci si può rivolgere agli ascendenti (nonni e bisnonni del minore), i quali sono obbligati a provvedere al mantenimento del nipote in via sussidiaria.
E se arrivassimo a separarci?
Salve, sono mamma di due bambini minorenni e vorrei qualche informazione su quali possono essere le conseguenze di una separazione tra me e il loro padre. Siamo praticamente separati in casa (anche se non siamo sposati) da tre anni, viviamo in una casa di proprietà al 50%, con un mutuo intestato ad entrambi ma che è addebitato sul suo conto personale.
Vorrei sapere: quali possono essere le possibili conseguenze se non riuscissimo più a vivere insieme? Per il bene dei bambini sono disposta a fare di tutto ma a volte è dura e non so per quanto potremmo durare.
Chi deve lasciare la casa? E' scontato che i bimbi rimangano con me o c'è qualche dubbio che non mi vengano affidati?
la riforma del diritto di famiglia ha assicurato la parità di trattamento tra figli legittimi e figli naturali e in caso di controversie tra genitori non uniti in matrimonio ha individuato la competenza del Tribunale Ordinario per le decisioni in materia di affidamento e mantenimento dei figli.
I figli sono affidati in modo condiviso a entrambi i genitori, generalmente con domiciliazione presso l'abitazione materna ma possono tuttavia intervenire accordi diversi tra i genitori nell'interesse dei figli quale, ad esempio, la domiciliazione alternata settimanale dei figli presso l'uno e l'altro genitore.
In caso di collocazione prevalente presso la madre dovrà regolamentarsi il diritto di visita del padre.
Per quanto riguarda il godimento della casa familiare con tutti i mobili, gli arredi e gli elettrodomestici, è attribuito al genitore collocatario tenendo prioritariamente conto dell'interesse e delle necessità dei bambini.
Legge in materia di filiazione
Gentile Dott.sa, siamo una coppia con 2 bambini e per motivi sia personali che economici, non abbiamo intenzione di sposarci ancora per qualche anno.
La domanda non è facile ma ultimamente mi sta inquietando in modo non indifferente: a chi verrebbero affidati i nostri bambini e i nostri beni in caso di morte di entrambe i genitori?
La legislazione cosa prevede precisamente per i figli di genitori non sposati? Eventualmente ci consiglia (sperando non serva mai!!!) una scrittura privata da qualche notaio oppure è veramente già tutto equiparato come sembra dalle più recenti notizie?
con la nuova legge in materia di filiazione, entrata in vigore lo scorso febbraio, è stata abolita ogni differenza di trattamento tra figli nati nel matrimonio e figli nati fuori dal matrimonio ed è quindi venuta meno ogni discriminazione, anche terminologica (non più figli legittimi e figli naturali ma solo figli), fra i medesimi.
La legge è intervenuta su di un punto molto importante: in passato, i figli nati fuori del matrimonio non avevano alcun parente, non potendosi considerare tali ad esempio gli zii o i cugini; adesso invece tali figli hanno un rapporto di parentela nei confronti dei parenti dei genitori che li abbiano riconociuti, con l'importante conseguenza che i figli nati fuori dal matrimonio (ugualmente agli altri figli) hanno diritto all'eredità dei parenti senza la necessità di un testamento.
Per rispondere alle questioni che la preoccupano, quando entrambi i genitori vengono a mancare il giudice tutelare nomina tutore del minore la persona designata dai genitori per testamento, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata; se manca tale designazione ovvero se gravi motivi ne impediscono la nomina, la scelta del tutore avviene preferibilmente tra i parenti o affini del minore. In ogni caso, trattandosi di decisione da prendere nell'interesse del minore, il giudice dovrà ascoltare il minore che abbia compiuto i dodici anni e anche di età inferiore se capace di discernimento.
Infine, se i genitori muoiono senza lasciare testamento, i loro beni saranno ereditati dai figli in parti uguali.
Ho fatto richiesta per l'affido esclusivo di mia figlia.
Il padre non biologico aveva deciso di riconoscere mia figlia, ma ora non ritiene più obbligi verso di lei e io sto affrontando un sacco di problemi: ho spesso bisogno di firme.
Abbiamo fatto domanda dietro consiglio dell'Avvocato senza dire tutta la storia ma ora il padre non è piu d'accordo ad andare in tribunale perché dice che gli rovinerei la sua vita e non vuole passare per cattivo padre.
Mi chiede di anullare tutto e di far finta di nulla ma io non so che fare. Sono 5 anni che lotto con la burocrazia dove non conto niente senza una sua firma in più ho il reditto suo che mi devo portare dietro. Non so se è stato corretto fare domanda per l'affidamento esclsivo senza sottolineare che lui non è il vero padre. Cosa mi potrebbe provocare il non aver detto tutto?
Gentile Signora, spero di aver ben compreso la Sua situazione, che è molto complessa e delicata.
Premesso che, come ben saprà, il padre di sua figlia è obbligato a concorrere con Lei al mantenimento della bambina e non può semplicemente rifiutarsi di provvedere, per rispondere alla Sua domanda occorre distinguere da una parte la richiesta congiunta di affidamento esclusivo a lei della minore, che avrete senz'altro adeguatamente motivato e che sarà disposto dal giudice se l'affidamento all'altro genitore sia contrario all'interesse della minore.
Dall'altra parte, il (consapevole falso) riconoscimento della bambina nata fuori dal matrimonio da parte del padre non biologico, con tutti i conseguenti diritti e obblighi di genitore che ne discendono.
La nuova formulazione dell'art.263 del Codice Civile dispone che l'autore del riconoscimento può impugnarlo per difetto di veridicità nel termine di un anno dall'avvenuto riconoscimento; se l'autore del riconoscimento prova di aver ignorato la propria impotenza al tempo del concepimento, il termine di un anno decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza. L'azione tuttavia non può comunque essere proposta decorsi cinque anni dall'annotazione del riconoscimento sull'atto di nascita perché, al di là di questo termine, prevale l'interesse del riconosciuto al mantenimento dello stato di figlio.
Come vede si tratta di due istituti distinti con distinte finalità; pertanto sarebbe stato se non altro inopportuno, in sede di domanda di affidamento esclusivo, notiziare il giudice in ordine al fatto che il padre ha riconosciuto la bambina pur sapendo di non essere il padre biologico.
Avvocato C.Cocchi
Donazione ai minori
Mio suocero è proprietario di due appartamenti, di cui in uno ci vive e l'altro vorrebbe passarlo al nipotino, il mio bambino di 8 anni. Visto che il padre (mio marito) è proprietario di un appartamento (prima casa), sarebbe possibile in qualche modo cedere l'immobile al bambino, sgravando il nonno delle tasse di seconda casa?
Gentilissima Signora Elvira,
nei casi come il Suo, si pensa subito alla donazione in quanto anche i minori ne possono beneficiare.
La donazione è un vero e proprio contratto che va formalizzato davanti a un notaio e che, per produrre effetti, dovrà essere accettata dal minore per il tramite del/i genitore/i esercenti la responsabilità genitoriale, i quali dovranno essere a ciò espressamente autorizzati dal Giudice Tutelare presso il Tribunale del luogo dove il minore risiede, previa presentazione di un ricorso motivato.
Occorre tuttavia valutare attentamente se procedere o meno con la donazione per i problemi connessi alla eventuale necessità di vendita dell'appartamento donato.
Infatti la vendita degli immobili oggetto di donazione presenta delle criticità di non poco conto, legate al fatto che con la donazione si potrebbero ledere i diritti degli eredi legittimari (principalmente il coniuge superstite del donante, i suoi figli e i discendenti dei figli), i quali potrebbero reclamare l'immobile donato qualora alla morte del donante non ci fossero nel di lui patrimonio beni sufficienti a rispettare la quota di legittima: l'azione di restituzione del bene nei confronti dell'acquirente dell'immobile fatto oggetto di donazione può essere esercitata dal momento della morte del donante fino ai 10 anni successivi, a meno che non siano decorsi 20 anni dalla data di trascrizione della donazione.
Le consiglio di parlarne con un professionista.
Affidato al papà
Salve dott.ssa Cocchi.
Sono un papà e per questioni di lavoro dovrò trasferirmi a Firenze, ho un figlio di 5 anni in regime di affido condiviso affidato a me.
Posso iscriverlo alla scuola d'infanzia a Firenze anche se la mamma non da il consenso??? (Intanto ho fatto la domanda per la revisione del decreto al tribunale di minori)
Distinti saluti Marco
Egregio Sig.Marco,
la questione del cambio di residenza del genitore collocatario, presso il quale cioè la prole vive prevalentemente, come nel suo caso, non è affatto semplice, perché da un lato l'art.155 quater del Codice civile prevede espressamente la possibilità che un genitore cambi la residenza senza dunque che sia necessario il consenso dell'altro genitore (o del giudice) in quanto diritto garantito dalla Costituzione.
Tuttavia, dall'altro lato, qualora il mutamento di residenza pregiudichi le modalità dell'affidamento dei figli, è data la possibilità all'altro genitore di ricorrere al giudice per la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, compresi quelli economici; nel caso, come il suo, in cui a cambiare residenza sia il genitore collocatario, il Giudice, se richiesto, valuterà se il cambio di residenza corrisponda o meno all'interesse dei figli.
Quanto invece alla questione della scelta unilaterale della scuola (iscrizione nel suo attuale Comune di residenza anziché in quello precedente), poiché il regime di affido condiviso è incentrato, nell'interesse del minore, sul principio della bigenitorialità, le decisioni di maggior interesse per il figlio (e tra queste vi è anche la scelta della scuola) devono essere prese di comune accordo dai genitori: in caso di contrasto, si deve ricorrere al giudice.
Quindi ritengo che lei abbia fatto bene a chiedere in via preventiva la revisione del decreto del tribunale.
Un papà assente
Salve, vorrei un consiglio per favore.
Sono molto in ansia per la situazione familiare che sto vivendo e vorrei, se possibile, un aiuto da una persona competente come lei.
Le spiego brevemente la situazione. Mi sono lasciata con il mio compagno, non siamo sposati ma abbiamo una bambina di tre anni e non siamo stati mai una famiglia. Per vari motivi, tra i quali mancanze economiche e sede di lavoro all'estero o lontano dal paese del mio compagno non abbiamo mai convissuto, e forse perché non si è mai voluto prendere le responsabilità di una famiglia, nonostante io abbia una casa di mia proprietà; abbiamo convissuto solo per qualche giorno nelle vacanze estive e di Natale di quest'anno: il mio compagno si è fermato a dormire da me ma la mattina presto è pronto per uscire.
Lui non sa neanche cosa significa crescere una figlia, non c'è stato mai quando stava male e nei momenti più importanti fino ad oggi; in questi pochi weekend che ha dormito da me la bambina non voleva assolutamente dormirci anche perché lui russa molto e la bambina terrorizzata non riesce a dormire se non ci sono io con lei. Quelle rare volte che il papà è riuscito a portarla a dormire con lui, quando andavo a dormire trovavo la bimba seduta in mezzo al letto che piangeva e mi diceva che aveva paura perché ovviamente non si sentiva tranquilla, non c'era abituata e gli mette paura il russare. Io non voglio assolutamente allontanare il papà da mia figlia, anche perché io sono cresciuta senza un padre, portroppo mi è morto quando ero molto piccola, e so benissimo quello che significa crescere senza un papà e poi perché la bimba nonostante tutto è molto affezionata al papà. Ma vorrei che, fin quando la bambina non è più grande e riesce a capire e ad abituarsi di più alle abitudini del papà, la bimba dormisse da me e il papà ci può stare fino alla sera e poi me la riporta. Poi un'altra cosa fin da quando sono rimasta incinta i soldi che servivano per me e per sua figlia me li ha dati molto pochi e una volta ogni due-tre mesi, per non parlare dei debiti suoi che mi sono dovuta pagare io. Vorrei sapere in conclusione quando, quanto e come posso fargli vedere la bambina e quanto mi aspetta dell'assegno di mantenimento che lui dovrebbe essere obbligato a versarmi (l'assegno della bambina lo prendo io ed è di 135.00 euro perchè il mio stipendio è molto basso). La prego mi aiuti. Grazie
Gentile Signora, La ringrazio per la stima che mostra nei miei confronti. La questione che mi sottopone è molto delicata e richiede la valutazione di molti elementi che non sono indicati nella sua lunga lettera. Le posso dire che in mancanza di accordo tra i genitori, l'organo giudiziario competente ad adottare i provvedimenti nell'interesse dei figli nati fuori dal matrimonio (affidamento, regolamentazione del diritto di visita, contributo di mantenimento) è il Tribunale per i minorenni del luogo dove il minore dimora abitualmente. Un caro saluto
Avv. Cocchi
Cognome per il figlio
Buongiorno, vorrei sapere se un padre cha ha due cognomi deve trasmettere per forza entrambi al figlio o può scegliere di darne solo uno (il primo) per evitargli complicazioni burocratiche dato che il secondo cognome è praticamente un nome proprio e gli ha reso la vita difficile?
Il cognome del padre andrà trasmesso così come è. In un secondo momento, nell'interesse del minore, ricorrendo motivi significativi e rilevanti, è possibile fare domanda di cambiamento del cognome al Prefetto.
Nuove generalità
Buonasera. Ho l'affidamento esclusivo dei miei figli dal 2006, non hanno nessun rapporto con il padre sono stati interrotti gli incontri protetti e finalmente abbiamo ottenuto l'aggiunta del mio cognome.
Oggi sono andata al comune a fare la carta d'identita con il nuovo cognome e mi è stato risposto che io non potevo farla. Vorrei sapere se mi è capitata una impiegata incapace o se ha ragione lei, vi ringrazio e aspetto una vostra notizia grazie
Cara Signora Rita, se lei ha già provveduto a richiedere all'Ufficiale di Stato Civile del luogo di residenza dei suoi figli di provvedere alla trascrizione della variazione anagrafica sui registri di stato civile e le relative formalità sono già state curate, non vi è alcun motivo perché l'addetta all'Ufficio anagrafe rifiuti il rilascio della carta di identità per i suoi figli con le nuove generalità.
Buongiorno avvocato, ho una bimba di 5 anni il padre bioligico non l'ha riconosciuta ed e' sparito.
Sono fidanzata da quasi 3 anni ed a gennaio mi sposerò con lui, abbiamo intenzione di creare una famiglia e di allargarla.
Quello che ci chiedevamo noi è: la bambina può essere riconosciuta dal mio futuro marito?? O come si può fare per far in modo che lui diventi il papà e dia a lei anche il suo cognome?? è possibile?? grazie mille avv.
Cara Signora, il riconoscimento del figlio è possibile solo da parte del genitore e quindi il suo futuro marito non può riconoscere la sua bambina. Dopo che si sarà sposata, Lei potrà però ricorrere al Giudice minorile, il quale potrà autorizzare l'inserimento di sua figlia nella vostra famiglia ai sensi dell'art.252 del Codice Civile.
Sono separata da alcuni mesi. La situazione si sta stabilizzando ma ci sono delle cose che proprio non mi vanno giu.
Una tra queste è che la nuova compagna del mio ex marito si permette di pubblicare le foto della mia bambina sui social network come facebook o altro.
Non voglio che a giro ci siano le foto di Martina, specialmente se è insieme a quella donna che per me non rappresenta nessuno!!
Insomma, la mia domanda è questa: esistono delle tutele? Posso far valere la mia volontà di non divulgare immagini della mia bambina di 9 anni?
Gentile Signora Silvana
secondo i principi generali è vietato riprodurre il ritratto di una persona senza il consenso di questa.
Per i minori il diritto alla privacy è ancora più esteso: la Convenzione sui diritti del fanciullo di New York ha espressamente ribadito, in armonia con i principi espressi dagli articoli 2 e 31 della nostra Costituzione, che "Nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua riputazione" e che "Il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti".
La risposta alle sue domande è quindi sì, senza il suo consenso non possono essere pubblicate foto riguardanti sua figlia.
Figlio di coppia di fatto: uguali diritti oppure di serie B?
Gent.mo Avvocato Cocchi
Io ed il mio compagno abbiamo scoperto di aspettare un bambino. Non ci piace l’idea di “doverci”sposare per forza, ma ci è venuto in mente un dubbio : non è che nostro figlio sarà considerato di serie B solo perché non siamo sposati?
lei e il suo compagno siete una coppia di fatto. Nonostante queste unioni siano sempre più diffuse, il nostro ordinamento non equipara i conviventi ai coniugi con la conseguenza che in molti ambiti i conviventi sono trattati alla stregua di due perfetti estranei.
Per esempio: non vi sono diritti successori in capo al convivente (è necessario fare testamento); il convivente non può chiedere permessi di lavoro in caso di malattia del patner; non è prevista
pensione di reversibilità a suo favore; in caso di ricovero in ospedale, non hanno valore le autorizzazioni ad intervenire d'urgenza.
Detto ciò, il suo bambino non è certo considerato di serie B!
La filiazione naturale è pressoché equiparata a quella legittima: potestà genitoriale, obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione. Vostro figlio avrà poi gli stessi diritti di successione per causa di morte al pari di un figlio legittimo. E anche in caso di crisi del rapporto, sono regolati in termini identici sia per il mantenimento che per l'affidamento (si applica la legge sull'affidamento condiviso).
Comunque aspetti di differenziazione ci sono. Il più rilevante (e spesso ignorato) è che il figlio naturale non acquista vincoli di parentela con i parenti dei genitori.
Sul tema, assai dibattuto, segnalo che è all'esame del Senato il disegno di legge n.2805 S, già approvato dalla Camera del Deputati, volto ad eliminare le residue distinzioni sia di merito che lessicali tra figli legittimi e naturali.
Un saluto e auguri per la sua gravidanza.
Avv.Cocchi
Mamma e papà: quando i rapporti sono tesi
Gentile Avvocato, le spiego a grandi linee la mia situazione. Ho avuto una relazione da cui è nata una bambina.
Dopo pochi mesi il mio ex compagno mi maltratta e mi picchia. Lo denuncio, vado in associazione per donne, sto circa un mese lì e poi stupidamente decido di tornare insieme a lui. Nei mesi successevi lui rinizia a fare violenza e pochi mesi dopo decido di lasciarlo ormai definitivamente da 5 anni.
All'epoca quando tornai con lui i miei avvocati chiesero comunque l'affido esclusivo a me, visto che essendo tornata con lui c'era il rischio che l'assistente sociale potesse prendere la bambina perché avevo deciso di tornarci insieme. Il provvedimento del giudice all'epoca fu che lui poteva vedere la bimba, tre volte alla settimana, e doveva mantenerla .
La situazione è la seguente, non la mantiene, comunque la prende sempre i suoi giorni. In questi anni ci sono stati ripetuti episodi verbali di violenza anche davanti alla bambina. L'ho denuciato più volte, senza ottenere niente, se non sentirmi dire che non potevo continuare a denunciarlo altrimenti il conflitto non sarebbe mai finito. A oggi, le posso dire, che la situazione è un po' migliorata. La bambina va molto volentieri con lui, io sono sempre molto disponibile, anche se non le nego la mia paura. Dalla scorsa estate per problemi di salute tiene la bambina anche a dormire i tre giorni. Il tribunale le ha concesso le ferie estive di 15 giorni, adesso prende la bimba tre volte con pernotto.
In più da 2 annni ho una relazione e ci sarebbero progetti futuri. IL mio ex l'altro giorno mi ha minacciato che non avrei più visto la bambina se avessi avuto una storia. Non credo che faccio niente di male. A questo punto l'affido esclusivo non c'è, se non solo sulla carta. Io vorrei andare via con il mi compagno qualche giorno, chiedere al mio ex se per 4 giorni può stare con la bambina. Ho paura però , ho paura di sbagliare, i miei avvocati mi dicono...ma che male c'è?? E io mi chiedo... dopo anni di lotte, denuncie, violenze... il tribunale gli ha sempre concesso le visite e pure le ferie insieme nonostante non la mantenga... Io paradossalmente vedo mia figlia che adora sua padre... Io come mi devo comportare, rischio che lui dica del tipo"la mamma per farsi un fine settimana con il nuovo compagno lascia la bambina?"
Grazie mille per il riscontro e scusi il casino ma non è facile da scrivere
Concordo pienamente con i suoi legali: che male c'è? Quale colpa avrebbe verso sua figlia? Sua figlia sta bene con lei e anche con il padre. Se il Tribunale non ha vietato i rapporti tra il padre e la bambina significa che lo ha ritenuto idoneo ad accudire la figlia. E certamente il fatto che la bambina veda volenteri il padre lo conferma.
Buongiorno Avvocato, sono prossima all'udienza per la seprazione da mio marito e viviamo già in case diverse dal 1 dicembre 2011.
Il ricorso depositato prevede l'affidamento condiviso. Il mio futuro ex marito si è detto disponibile all'affido esclusivo perché il bimbo, nato prematuro, necessita di visite mediche, psicomotricità, logopedista ecc...e l'affido deciso rallenta i tempi e richiede sempre doppi conensi.
Inoltre non riece a tenere il bimbo più di una domenica ogni due,dalle 9 alle 14. Se il bimbo fa il sonnellino da lui e poi dopo merenda torna, la notte è agitato, piange; oltre a non voler andare col papà al mattino.
Esiste una dichiarazione che lui possa scrivere perdirsi d'accordo con l'affido esclusivo? grazie
con mio marito stiamo purtroppo per separarci, abbiamo una bimba di 5 anni e abitiamo a Perugia, ma io sono nata a Siracusa per cui vorrei tornare giù con mia figlia anche perché ho ricevuto la proposta per un buon lavoro che mi permetterà di occuparmi di mia figlia. Cambieranno le modalità di visita ma non ostacolerei mai il rapporto tra mio marito e mia figlia, che essendo ancora piccolina credo sarà collocata presso di me pur avendo l'affidamento condiviso. Non voglio per me alcun mantenimento ma a Perugia non ho nulla e nessuno.
Il giudice mi verrà incontro? Mi permetterà di trasferirmi con mia figlia di 5 anni per le mie motivazioni lavorative?
sono separata legalmente da tre anni. Ho l'affidamento esclusivo di mio figlio perché il padre è tossicodipendente.
Da circa un anno frequento un uomo con il quale sarei intenzionata a creare una famiglia: convivenza ed eventualmente un altro figlio (se verrà). Secondo lei tutto ciò è possibile o rischio di compromettere l'affido esclusivo che ho? Consideri che il mio ex marito vorrebbe l'affido congiunto e che ha già fatto presente al giudice che io frequento un'altra persona e che anche mio figlio frequenta il mio fidanzato...
Le invio i miei più sinceri saluti nella speranza di una sua gentilissima risposta.
Affidamento del figlio maggiorenne
sono separato da circa 1 mezzo. I miei figli sono affidati alla madre. Ora la mamma vuole affidare il figliomaggiorenne a me con la parte spettante di mantenimento. E' sufficiente una autocertificazione firmata dalla mamma?
Caro Marco, l'istituto dell'affidamento (che di regola è condiviso, avendo il nuovo art. 155 del codice civile accantonato l'affidamento esclusivo ad ipotesi marginali) non è applicabile ai figli maggiorenni, trattandosi di istituto previsto esclusivamente a tutela e nell'interesse dei figli minori di età. Pertanto se suo figlio maggiorenne - fino ad oggi domiciliato presso la madre - vuole trasferirsi da Lei non ci sono problemi di sorta, può farlo senza alcuna necessità di provvedimenti del Giudice, nè tantomeno certificazioni della madre.
"Se suo figlio non è economicamente indipendente, sia Lei che la madre dovrete continuare a concorrere al suo mantenimento, sempre in proporzione al vostro reddito complessivo, comprensivo cioè del patrimonio personale e delle rispettive capacità di produrre reddito.
Secondo poi la nuova formulazione dell'art.155 quinques, il Giudice può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico, da versarsi direttamente all'avente diritto. La saluto cordialmente
Nonni: quali i loro diritti?
Gentilissima Avvocato,
abbiamo problemi relazionali con i genitori di mio marito da diversi anni ormai. Da quando è nato nostro figlio, 2 anni fa, loro entrano ed escono da casa nostra perché si ritengono in pieno diritto di visitare il bambino quando credono loro. E non solo, quando vengono ci ignorano completamente e fanno come se noi non esistessimo, scavalcando il nostro ruolo educativo. Abbiamo degli obblighi legali verso di loro? Altrimenti io e mio marito vorremo che queste intromissioni terminassero.
Grazie per la risposta che vorrà darci.
Laura e Franco
Cari Laura e Franco,
già da tempo dottrina e giurisprudenza hanno ritenuto meritevoli di tutela le relazioni affettive nonni-nipoti e in varie occasioni hanno anche riconosciuto che il genitore non possa arbitrariamente comprimere il diritto di visita dei nonni se non nel caso di gravissimi motivi.
Con la legge n.54 del 2006, la c.d. legge sull’affido condiviso, il Legislatore ha per la prima volta riconosciuto l’esistenza di un diritto del figlio a conservare, anche in caso di separazione dei genitori, rapporti significativi con i nonni.
Tuttavia tale diritto non è stato riconosciuto in capo ai nonni, i quali pertanto non hanno alcun diritto soggettivo ad avere con sé il nipote bensì soltanto un interesse che è protetto dall’Ordinamento solo nel caso in cui la sua tutela coincida con quella del minore ad avere soddisfacenti rapporti con i nonni. Ciò significa, per esempio, che in presenza di rapporti eccessivamente litigiosi tra genitore del minore e nonni, al fine di assicurare l’armonico sviluppo della personalità del bambino, il giudice può ritenere opportuno vietare ogni contatto tra il minore e i nonni.
I genitori di Franco dunque non hanno alcun diritto di vedere il nipote quando vogliono, né tanto meno di intromettersi nelle vostre scelte educative. Spiegate loro che è interesse del vostro bambino incontrarli e passare del tempo con loro, ma in un clima di serenità di rapporti, che sicuramente è compromesso da una loro eccessiva intromissione nella vostra famiglia.
ho una bambina di 4 anni e sono separata consensualmente da piu di tre anni.
Poiché spero di arrivare ad una riconciliazione con il padre di mia figlia, non voglio concedergli il divorzio.
Se lui insistesse sarei obbligata a divorziare?? E cosa cambierebbe per me e per la bambina? Lui adesso mi passa un assegno per la piccola, potrebbe cessare di darmelo se io mi opponessi al divorzio?
Grazie mille per la risposta che vorrà mandarmi.
comprendo il suo desiderio di ricostituire la sua famiglia, ma il divorzio può essere pronunciato anche nel caso in cui l’intenzione di voler sciogliere il matrimonio sia di un coniuge soltanto.
Il divorzio infatti trova il suo fondamento nell’impossibilità della comunione spirituale e materiale tra i coniugi e cioè in una convivenza che si basi sulla reciproca assistenza e collaborazione. Quindi in caso di un suo rifiuto al divorzio, suo marito potrà rivolgersi in via autonoma al giudice. Quanto agli effetti, con la sentenza di divorzio viene meno il suo status di coniuge, con la possibilità di contrarre un nuovo matrimonio. In quanto donna divorziata perde inoltre il diritto all’uso del cognome di suo marito, salvo diversa autorizzazione del giudice.
Conseguenza importante è anche, ovviamente per entrambi, la perdita dei diritti successori.
Nessuna conseguenza negativa invece nei confronti della sua bambina, neppure per il caso in cui lei si opponesse al divorzio. L’obbligo del padre di concorrere al mantenimento della piccola rimane fino a quando sua figlia non sarà economicamente indipendente.
I passaporti dei bambini
Mi chiamo Margarita. Ho una situazione molto difficile. I miei 2 bimbi minori sono stati affidati ai servizi sociali. Il padre non ha mai dato una lira. Io ho fatto la denuncia. Ho bisogno di avere i passaporti dei bimbi, ma non riesco ad ottenere il permesso del padre. Il mio avvocato ha chiesto al mio ex e al suo avvocato in forma scritta, ma non ho ottenuto risposta. Ho chiesto alla assistente sociale, ma lei mi dice di chiedere al mio avvocato. L’assistente sociale non riesce a mettersi in contatto con mio ex, lui non risponde alle telefonate, lei ha mandato 2 raccomandate con invito a un colloquio, ma lui non è venuto. Come posso avere i passaporti per i miei figli? Vorrei togliere al padre la potestà genitoriale, è possibile?
suppongo che la situazione sia molto delicata.
Per il rilascio del passaporto ai suoi bimbi è necessario il consenso del loro padre. Infatti l’affidamento dei minori ai servizi sociali non fa decadere la potestà genitoriale, sulla quale si può pronunciare solo il giudice minorile, su sua richiesta, accertati comportamenti pregiudizievoli del padre nei confronti dei figli.
Pertanto i servizi sociali non possono allo stato attuale fare molto, se non invitarlo ad un colloquio, come hanno già fatto. Valuti insieme al suo legale di fiducia se, in concreto, ci sono le condizioni per ricorrere al giudice per ottenere la decadenza del padre dalla potestà.
Salve Dott.ssa Cocchi,
Il padre di mio figlio si disinteressa al bambino, praticamente da quando venne al mondo!!
Le visite le salta quasi regolarmente e spesso non ricevo l’assegno di mantenimento. E’sufficiente questo per richiedere l’affidamento esclusivo?
l’affidamento dei figli minori della coppia è regolato, in seguito alle modifiche apportate dalla legge n.54 del 2006 all’art.155 del Codice Civile, dal principio generale dell'affido condiviso ad entrambi i genitori.
Tale regime, tuttavia, presuppone un comune impegno progettuale dei genitori medesimi in ordine alle scelte relative ai figli minori di età, oltre che alla loro cura nell'ambito dei vari incombenti della vita quotidiana, in ogni caso residuando in capo al Giudice il potere di dar luogo all'affido esclusivo qualora ciò sia più rispondente all'interesse primario dei figli ed alle esigenze dei medesimi.
In particolare, possono costituire circostanze idonee a determinare nel Giudice la decisione di procedere ad un affido esclusivo il riscontrato disinteresse dell'altro genitore, l'allontanamento dalla casa familiare, il conseguente disinteresse per la prole, il mancato versamento dell’assegno di mantenimento. Nel suo caso, quindi, il giudice potrebbe ritenere mancanti i presupposti minimi per disporre l’affidamento condiviso. In ogni caso la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare di cui all’art.570 codice penale.