Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/28651-anche-il-farmacista-puo-rispondere-del-reato-di-falso-per-ricetta-relativa-a-medicinale-veterinario.asp
Timestamp: 2018-08-20 02:53:40+00:00
Document Index: 53205256

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 89', 'art. 3', 'art. 108', 'art. 3', 'art. 118']

La legge Europea n. 167/2017 tra profili d'incostituzionalità e violazione Cedu
di Angelo Lucarella - Con la legge n. 167 del 22 novembre 2017 lo Stato italiano ha dovuto adeguare l'ordinamento giuridico in virtù degli obblighi di natura comunitaria (artt. 10 e 117 Cost.) in materia tracciabilità dei medicinali veterinari. Tale disposizione è necessaria per il raggiungimento degli obiettivi relativi agli standard di qualità e sicurezza ottimali dell'intera filiera.
Legge europea e tracciabilità dei medicinali veterinari
Non a caso l'art. 3 della predetta norma, andando a modificare l'art. 89 del decreto legislativo n. 193/2006, inquadra come soggetti attori dell'intero sistema di tracciabilità dei medicinali veterinari i produttori, i depositari, i grossisti, le farmacie, le parafarmacie, i titolari delle autorizzazioni alla vendita diretta ed al dettaglio nonché i medici veterinari. Ma cosa prescrive in realtà la nuova disposizione entrata in vigore dal 12 dicembre 2017 e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 27 novembre 2017 con n. 277?
«2-bis. I produttori, i depositari, i grossisti, le farmacie, le parafarmacie, i titolari delle autorizzazioni alla vendita diretta e al dettaglio di medicinali veterinari nonché i Medici veterinari attraverso la prescrizione del medicinale veterinario inseriscono nella banca dati centrale finalizzata a monitorare le confezioni dei medicinali all'interno del sistema distributivo, istituita con decreto del Ministro della salute 15 luglio 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 2 del 4 gennaio 2005, le seguenti informazioni, secondo le modalita' definite con decreto del Ministro della salute: a) l'inizio dell'attivita' di vendita, ogni sua variazione intervenuta successivamente e la sua cessazione, nonche' l'acquirente; b) i dati concernenti la produzione e la commercializzazione dei medicinali veterinari.
2-quater. L'attività di tenuta e di aggiornamento della banca dati di cui al comma 2-bis e' svolta senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente».
La vera novità, però, è da riscontrarsi nell'aspetto sanzionatorio che colpirà, indiscriminatamente, le varie figure professionali nel caso di falsificazione della ricetta elettronica (che, si badi bene, sarà l'unica ad essere idonea ad alimentare la banca dati istituita al fine della tracciabilità dell'intera filiera del medicinale).
Continuando a leggere il nuovo testo normativo riformato dalla Legge Europea (art. 3) in commento si apprende che all'articolo 118, dopo il comma 1, del D.Lgs. 193/2006 sono aggiunti i seguenti:
Si ricordi, tra l'altro, che l'art. 108, co. 1, prescrive che "Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque immette in commercio medicinali veterinari senza l'autorizzazione prevista dall'articolo 5, comma 1, e' soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.329,00 a euro 61.974,00".
In buona sostanza, stando al contenuto letterale della riforma, il legislatore italiano ha equiparato, seppur in termini sanzionatori amministrativi, l'illecito posto in essere dal venditore sprovvisto di autorizzazione al commercio del medicinale veterinario (AIC ex regolamento CE n. 726/2004) al medico veterinario e financo al farmacista.
La domanda sorge spontanea: come può ricevere lo stesso trattamento sanzionatorio un fatto illecito commesso (a seconda del soggetto di filiera) mediante diverse qualità professionali, criteri autorizzativi, scopi di esercizio e soprattutto capacità di conoscere gli effetti di una possibile vendita o somministrazione del medicinale veterinario?
A rigore di ciò ci sarebbe una chiara disparità di trattamento oggettiva e soggettiva che si porrebbe in contrasto con il dettato egualitario costituzionale italiano (art. 3).
Al di là della questione puramente sanzionatoria amministrativa sembra quasi ingiustificato, da un punto di vista logico-giuridico, prevedere con norma speciale (nuovo testo dell'art. 118, co. 1-ter, D.Lgs. 193/2006) una fattispecie di reato la cui pena è commisurata non tenendo presente la diversa paternità dell'azione criminosa (cioè di colui il quale abbia interesse profittevole in virtù dello scopo per il quale si pone in essere la falsificazione della ricetta elettronica).
La norma in questione non si ben concilia con la finalità di tutela euro-comunitaria rilevabile sin dall'incipit delle direttive europee 2001/82/CE e 90/167/CEE e cioè la mera tracciabilità dei medicinali veterinari.
Se falsificare un documento (nel caso medico) è comunque un reato già sanzionato al livello penalistico (cit. "1-ter. Salvo che il fatto costituisca reato"), nel caso in cui si dovessero riscontrare gli estremi necessari alla sua individuazione, il legislatore avrebbe dovuto piuttosto prevedere una sanziona accessoria amministrativa e non già istituirne una principale nuova.
In conclusione, a titolo di esempio, a quale sanzione dovrebbe essere assoggettato il farmacista falsificatore della ricetta elettronica relativa ad un medicinale veterinario atteso che stando al consolidato diritto euro-unitario non si fa distinzione tra sanzione penale ed amministrativa ai fini dell'affermazione dei principi di "Nulla poena sine lege" e "Ne bis in idem"?
Sarà interessante verificare se tale incertezza non celi una ipotesi concreta di violazione della Convezione Europea dei Diritti dell'Uomo.
(03/01/2018 - Dott.Angelo Lucarella) • Foto: 123rf.com