Source: https://www.dirittoprivatoinrete.it/privatomobile/clausole%20vessatorie%20nel%20codice%20del%20consumo.html
Timestamp: 2019-01-24 13:34:58+00:00
Document Index: 159714444

Matched Legal Cases: ['art. 33', 'art. 34', 'art. 33', 'art. 36', 'art. 33', 'art. 34', 'art. 33', 'art. 36']

﻿ clausole vessatorie nel codice del consumo
La parte terza del codice è dedicata al rapporto di consumo e qui si considerano gli aspetti che il legislatore ha considerato essenziali a tale rapporto; in primo luogo al titolo I ci si occupa delle clausole vessatorie con una disciplina che si applica a tutti i contratti conclusi con i consumatori.
Seguono poi al titolo II le regole relative all'esercizio dell'attività commerciale ed, infine, al titolo III le disposizioni relative a particolari tipi di contratti, mentre al titolo IV sono trattati i modi di erogazione dei servizi pubblici di cui ci siamo già occupati all'inizio della sezione.
L'art. 33 definisce vessatorie nei contratti tra consumatore e professionista le clausole che, malgrado la buona fede, determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto.
L'art. 34 illustra, invece, le regole fondamentali per l'accertamento della vessatorietà delle clausole.
Quando non sia la legge stessa a definire vessatoria una clausola, il giudice dovrà valutarne la vessatorietà tenendo conto della natura del bene o del servizio oggetto del contratto e facendo riferimento alle circostanze esistenti al momento della sua conclusione e alle altre clausole del contratto medesimo o di un altro collegato o da cui dipende.
Ciò non vuol dire che il giudice debba valutare l'equilibrio economico delle prestazioni o decidere circa la determinazione dell'oggetto del contratto (qui probabilmente inteso come prestazione), poiché se così fosse si violerebbe l'autonomia contrattuale delle parti. In altre parole lo squilibrio che si vuole evitare è giuridico e non economico.
Approfondendo il nostro discorso sulle clausole vessatorie scopriamo che il legislatore ne ha individuate tre tipi:
b) clausole che si presumono vessatorie sino a prova contraria (art. 33 comma 2);
c) clausole considerate dalla legge vessatorie senza che sia possibile fornire prova contraria (art. 36).
Per quelle della lettera b) essendovi una presunzione relativa, l'onere della prova circa la loro non vessatorietà spetterà al professionista, mentre il consumatore potrà semplicemente invocarle in base alla previsione dell'art. 33. Per quelle della lettera c) non sarà possibile fornire prova contraria e il giudice dovrà solo verificarne l'esistenza.
Ci risponde il comma 4 dell'art. 34 secondo cui:” Non sono vessatorie le clausole o gli elementi di clausola che siano stati oggetto di trattativa individuale”.
Se non si riesce a provare l'esistenza della trattativa individuale (e questa prova incomberà sempre sul professionista) la clausola sarà considerata vessatoria o perché crea uno squilibrio giuridico tra le parti o perché è oggetto di presunzione ex art. 33 con l'inevitabile conseguenza della nullità della clausola. La prova della trattativa individuale è invece inutile nelle ipotesi dell'art. 36 dove le clausole sono sempre considerate nulle, siano state o meno oggetto di trattativa individuale. La nullità opera soltanto a vantaggio del consumatore e può essere rilevata d’ufficio dal giudice. La nullità, inoltre colpisce solo le clausole, mentre il resto del contratto resta valido.