Source: http://regoledelgioco.gazzetta.it/2020/01/21/affare-politano-spinazzola-le-visite-mediche-prodromiche-al-trasferimento-di-calciatori-professionisti-nel-panorama-normativo-e-giurisprudenziale/
Timestamp: 2020-07-11 22:54:36+00:00
Document Index: 84222839

Matched Legal Cases: ['art. 95', 'art. 93', 'art. 18', 'art. 18', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 6', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 95', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1337']

Affare Politano – Spinazzola: le visite mediche prodromiche al trasferimento di calciatori professionisti nel panorama normativo e giurisprudenziale. | Le Regole del Gioco
Affare Politano – Spinazzola: le visite mediche prodromiche al trasferimento di calciatori professionisti nel panorama normativo e giurisprudenziale.
La sessione del calciomercato invernale è ormai entrata nel vivo e tra le operazioni con maggior clamore mediatico vi è senza dubbio l’affare sfumato tra Inter e Roma con riferimento allo scambio che avrebbe dovuto portare il terzino Leonardo Spinazzola a vestire la casacca nerazzurra e l’ala Matteo Politano ad accasarsi nella squadra giallorossa capitolina. La vicenda ha posto sotto i riflettori un momento di importanza cruciale nei passaggi che caratterizzano le operazioni di calciomercato, ovverosia le visite mediche del calciatore in procinto di accasarsi presso un nuovo club. Di seguito, ripercorreremo in breve la vicenda, come riportata dai principali organi di stampa sportiva, per poi offrire una breve panoramica della normativa e dei casi giurisprudenziali in materia e concludere con alcuni accenni agli eventuali profili di responsabilità del club nerazzurro in termini di diritto civile.
La cronistoria dell’affare
Come di consueto per le operazioni di calciomercato, i tempi della trattativa in questione sono caratterizzati dalla celerità e dalle esigenze tecniche dei club coinvolti. Ed infatti, durante la partita Roma-Juventus dello scorso 11 gennaio 2020, il talentuoso centrocampista offensivo Nicola Zaniolo riportava un grave infortunio al legamento crociato costringendo lo stesso a terminare anzitempo la propria stagione. Conseguentemente, i giallorossi decidevano di intervenire sul mercato per sopperire a tale assenza. Il 14 gennaio, la stampa riportava di un’intesa ormai raggiunta tra Inter e Roma per uno scambio a titolo definitivo con un accordo per un prestito oneroso e obbligo di riscatto, autorizzando i rispettivi calciatori per lo svolgimento delle visite mediche presso le nuove destinazioni prima delle firme sui rispettivi contratti. Il giorno successivo, i calciatori sostenevano le visite mediche, ma la società milanese richiedeva lo svolgimento di ulteriori test per l’indomani mattina per meglio valutare le condizioni fisiche del giocatore, proponendo una diversa formula di scambio (da prestito con obbligo a prestito con diritto). L’Inter trovava, però, l’opposizione della Roma che negava l’autorizzazione agli ulteriori test. Il 16 gennaio emergeva un momentaneo stop alle trattative, dopodiché i club trattavano su una nuova formula e raggiungevano un accordo di massima, restando aperto il solo tema del minutaggio delle 15 presenze concordate per l’obbligo di riscatto: la Roma proponeva 15 presenze libere, mentre l’Inter imponeva il minimo minutaggio di almeno 45’. Il 17 gennaio lo scambio tramontava definitivamente e, a dimostrazione di ciò, Spinazzola faceva ritorno nella capitale e Politano si ripresentava a Milano.
La normativa sportiva applicabile – il “contrasto” tra FIGC e FIFA
All’interno della normativa federale FIGC, vi sono due norme che vengono in rilievo con riferimento allo svolgimento di visite mediche prodromiche al tesseramento di un calciatore presso un nuovo club. Tali norme impongono un divieto di porre l’esito di esami medici quale condizione del contratto secondo quanto previsto dal diritto civile, ovverosia quale evento futuro ed incerto al verificarsi del quale il contratto inizia a produrre effetti (condizione sospensiva) ovvero cessa di averne (condizione risolutiva). Il predetto divieto opera in relazione sia del contratto di trasferimento che intercorre tra club cedente e cessionario (art. 95, comma 7 NOIF), sia del contratto di lavoro sportivo tra club cessionario (ovvero nuovo club di destinazione, qualora si tratti di calciatore “svincolato”) e calciatore (art. 93, comma 4 NOIF).
Il regime normativo previsto dalle norme sportive nazionali risulta essere più restrittivo rispetto a quanto previsto dalla normativa sportiva internazionale. Ed infatti, la normativa FIFA che disciplina specificamente i trasferimenti internazionali, ovverosia il Regulations On the Status and Transfer of Players, ed in particolare l’art. 18.4, impone il predetto divieto solamente in relazione alla sottoscrizione del contratto di lavoro sportivo tra nuovo club e calciatore. Ed infatti, la normativa in questione si fonda sul principio della cosiddetta “maintenance of contractual stability between professional and clubs”, ovverosia il principio di stabilità contrattuale tra i calciatori ed i club, in cui i primi risultano essere parte debole del rapporto contrattuale e, pertanto, meritevoli di maggior tutela. Da tale principio derivano taluni corollari, tra cui l’impossibilità per il club, in via generale, di risolvere il rapporto con il calciatore per giusta causa adducendo motivi legati alle condizioni fisiche del calciatore.
La giurisprudenza sportiva: il caso Eguren alla FIFA DRC e al TAS di Losanna, il mancato trasferimento dal Villarreal alla Lazio
In assenza di giurisprudenza sportiva con riferimento ai trasferimenti nazionali che possa chiarire i termini di applicazione delle summenzionate norme NOIF, e ribadendo la diversità tra gli approcci normativi tra FIGC e FIFA sul tema, risulta comunque utile riportare il caso giurisprudenziale che, a livello di trasferimenti internazionali, ha statuito il principio secondo cui l’art. 18.4 RSTP non trova applicazione per ciò che concerne il contratto di trasferimento tra i due club, pur con qualche riserva. Ripercorrendo in breve il fatto, in data 27 gennaio 2010 Lazio e Villarreal sottoscrivevano un contratto di trasferimento con formula del prestito con diritto di riscatto con riferimento al centrocampista uruguagio Eguren. Nell’art. 6 del contratto sottoscritto tra le parti (e co-sottoscritto dal calciatore), veniva apposta la seguente condizione sospensiva “the player passess the related medical examination in Rome carried out by Lazio’s doctor”. Nel medesimo giorno, i medici della Lazio eseguivano le visite mediche ed in data 29 gennaio 2010 procedevano a non concedere l’idoneità sportiva in virtù di una riscontrata ipertensione cardiaca. In data 15 febbraio 2010, il Villarreal procedeva a far effettuare visite mediche presso medici di fiducia, i quali riscontravano una patologia di minore entità tale da confermare l’idoneità sportiva del calciatore, con la sola raccomandazione di evitare cibi salati ed energy drinks.
Nel luglio del 2011, Villarreal citava in giudizio la Lazio presso la FIFA Dispute Resolution Chamber in relazione alla responsabilità contrattuale della Lazio, rilevando, tra l’altro, l’applicabilità dell’art. 18.4 RSTP in via analogica anche ai contratti di trasferimento, in virtù della quale l’art. 6 del contratto di trasferimento avrebbe dovuto ritenersi non produttivo di effetti e, pertanto, il contratto avrebbe dovuto considerarsi efficace. Nel marzo 2013, la FIFA DRC rigettava la domanda del Villarreal, la quale impugnava la decisione presso il TAS di Losanna. In data 7 marzo 2014, lo stesso si pronunciava confermando la decisione della FIFA DRC e, quindi, confermando l‘inapplicabilità in via analogica dell’art. 18.4 sulla base di due principi (i) la norma si fonda sul già menzionato principio della stabilità contrattuale tra professionista e calciatore e (ii) l’analogia potrebbe trovare applicazione qualora il contratto di trasferimento fosse “sostanzialmente” trilaterale, ovverosia – nel caso di contratto di trasferimento con la formula del prestito – se questo stabilisse diritti o obblighi direttamente in capo al calciatore con riferimento a termini e condizioni del prestito e del contratto di lavoro. Ciò che avviene nella prassi del calciomercato differisce dal predetto caso, in quanto il Calciatore sottoscrive usualmente il contratto di trasferimento per prestare il proprio consenso al trasferimento, mentre la sede della disciplina sostanziale del rapporto tra il calciatore ed il nuovo club consiste nel contratto di lavoro sportivo e le altre scritture connesse.
Accenni sull’eventuale responsabilità contrattuale o precontrattuale in termini civilistici
Dopo una disamina del panorama normativo e giurisprudenziale sportivo, resta ora da vedere se il comportamento posto in essere dal club nerazzurro possa astrattamente configurarsi come un illecito da cui derivi responsabilità contrattuale ovvero precontrattuale, e ciò con riferimento sia al contratto di trasferimento tra Roma ed Inter, sia al contratto di lavoro sportivo tra Inter e Spinazzola, sia al contratto di mandato tra l’Inter e l’agente sportivo incaricato per l’intermediazione. Per ciò che concerne la responsabilità contrattuale, si può affermare che, per quanto possa ritenersi che le parti siano sostanzialmente addivenutead un accordo subordinato allo svolgimento delle visite mediche autorizzate dalla Roma e dal calciatore, nessuno dei tre summenzionati contratti può definirsi effettivamente concluso. Ed infatti, per ciò che concerne il contratto di trasferimento, ai sensi del combinato disposto della legge statale (art. 5 l. n. 91/1981) e della normativa federale (art. 95, comma 1 NOIF), la forma scritta ad substantiam secondo la modulistica predisposta dalle Leghe è un requisito del contratto di trasferimento dei calciatori previsto a pena di nullità. Inoltre, il requisito della forma scritta ad substantiam del contratto è stabilito sia per i contratti di lavoro sportivo (art. 4 l. n.91/1981), sia per i contratti di mandato con gli agenti sportivi (art. 1 DPCM 23 marzo 2017, Regolamento Agenti Sportivi CONI, Regolamento Agenti Sportivi FIGC).
Potendosi pertanto escludersi una responsabilità contrattuale in senso stretto, diverse valutazioni si potrebbero muovere in tema responsabilità precontrattuale, a norma dell’art. 1337 cod. civ. Tale norma impone un obbligo della buona fede nelle trattative, nel senso che la parte che senza giustificato motivo ha interrotto le trattative, eludendo così le aspettative delle controparti che confidano nella conclusione del contratto, genera responsabilità di detta parte, la quale è responsabile per il ristoro del cd. interesse contrattuale negativo, ovverosia quello costituito sia dalle spese inutilmente sostenute nel corso delle trattative ed in vista della conclusione del contratto (danno emergente), sia dalla perdita di altre occasioni di stipulazione contrattuale (lucro cessante). In tal senso, risultano cruciali i concetti di “rottura ingiustificata” delle trattative da parte del club neroazzurro e di legittimo affidamento delle controparti contrattuali. È necessario sottolineare, tuttavia, che ogni valutazione non può prescindere dalla completa ed effettiva ricostruzione della corrispondenza tra i due club, i calciatori e gli agenti sportivi coinvolti nell’operazione, alla luce della quale si potrebbe stabilire in concreto il grado di legittimo affidamento e di giustificabilità della rottura delle trattative, secondo la valorizzazione dei vari elementi di fatto e della prassi di mercato con riguardo alla natura delle ulteriori visite mediche richieste dal club nerazzurro.
In aggiunta a quanto precede, ulteriori osservazioni potrebbero essere sollevate anche in termini di potenziale danno all’immagine del calciatore e, indirettamente, degli agenti sportivi coinvolti nell’operazione con riferimento all’effettivo stato di salute del terzino romanista, il quale sembrerebbe aver smentito sul campo ogni eventuale dubbio a riguardo, grazie alla brillante prestazione durante l’ultimo incontro Genoa-Roma.
Non rimane che attendere eventuali ulteriori sviluppi della vicenda per capire se Roma, calciatore ed agenti sportivi coinvolti decideranno effettivamente di adire le vie legali oppure se l’intera vicenda verrà relegata a mero episodio sfortunato di calciomercato, unendosi ad altri noti precedenti quali, ad esempio, il mancato trasferimento di Schick dalla Sampdoria alla Juventus nell’estate del 2017 nonché quelli di Cissokho e Biabiany al Milan, rispettivamente dal Porto (2013) e dal Parma (2009), in cui comunque fu attestata l’assenza dell’idoneità sportiva dei calciatori coinvolti.
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