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Timestamp: 2018-06-23 14:16:59+00:00
Document Index: 169984077

Matched Legal Cases: ['art. 118', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 112', 'art. 2', 'art. 115']

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Decisione N del 30 aprile 2014
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1 IL COLLEGIO DI ROMA composto dai Signori: Dott. Giuseppe Marziale Presidente Avv. Bruno De Carolis Prof. Avv. Andrea Gemma Membro designato dalla Banca d'italia Membro designato dalla Banca d'italia Prof. Avv. Gustavo Olivieri Membro designato dal Conciliatore Bancario Finanziario Prof. Avv. Federico Ferro Luzzi Membro designato da Confindustria, di concerto con Confcommercio, Confagricoltura e Confartigianato [Estensore] nella seduta del 08/11/2013 dopo aver esaminato: il ricorso e la documentazione allegata; le controdeduzioni dell intermediario e la relativa documentazione; la relazione istruttoria della Segreteria tecnica, FATTO Con il ricorso in esame il ricorrente contesta l addebito di somme a titolo di spese e commissioni, rivenienti dall estratto conto del conto anticipi su documenti (c/c n ) e riferiti al III e IV trimestre 2011 e I trimestre 2012; contesta, altresì, l importo delle spese addebitate sull estratto conto di altro conto corrente in valuta (c/c n ) - espresso in dollari ed intestato al ricorrente medesimo - e riferite ai medesimi periodi contabili. In particolare, il ricorrente lamenta l applicazione di: (i) maggiori competenze per commissione di utilizzo oltre la commissione DIF (Disponibilità Immediata Fondi): il ricorrente, nella fattispecie, lamenta di aver ricevuto - in data una Pag. 2/7
2 comunicazione scritta da parte dell intermediario contenente proposta di modifica unilaterale del contratto di conto corrente relativa all innalzamento del tetto massimo di detta commissione, da applicarsi su base trimestrale (da euro 500,00 a euro 575,00); (ii) maggiori competenze per commissione DIF dopo la revoca dei fidi: il ricorrente lamenta, nel caso di specie, l applicazione della DIF per euro 617,41 (addebitata sull estratto conto al ) ed euro 82,40 (addebitati sull estratto conto al ); (iii) maggiori competenze per interessi extrafido: il ricorrente lamenta, nel caso in questione, l applicazione di un tasso debitore sullo sconfinamento eccessivamente oneroso (12,90%) rispetto a quello praticato da altra Banca affidante (7,50%), e che pertanto ha generato un costo complessivo pari ad euro 349,66 (addebitati sull estratto conto al ); (iv) maggiori spese di tenuta del conto corrente in valuta (dollari): il ricorrente, sul punto, lamenta la ritardata estinzione del conto corrente in questione, acceso a suo tempo al solo fine di consentire lo svolgimento di un unica operazione import in valuta. Ciò nonostante, a closing avvenuto, il conto sarebbe stato mantenuto acceso dalla Banca, facendo così maturare oneri di gestione pari ad euro 596,21. In ragione di quanto sopra esposto, parte ricorrente chiede all Arbitro Bancario Finanziario di voler dichiarare l illegittimità del comportamento tenuto dalla banca resistente e condannarla alla restituzione delle somme illegittimamente addebitate.. Regolarmente costituitosi, l intermediario dichiara di aver applicato correttamente le spese spettanti sulla base delle condizioni contrattuali concordate e afferma inoltre di aver riconosciuto, in un ottica di retention, un bonus di euro 100,00 al ricorrente. In particolare riferisce come la ricorrente abbia beneficiato di affidamenti a revoca, con decorrenza , concessi per l anticipo SBF su RIBA e documenti estero per un totale di euro ,00 e ciò nonostante l andamento irregolare degli utilizzi concessi, di perduranti sconfinamenti dovuti a mancati pagamenti da parte di debitori ceduti, che generavano proporzionati addebiti di spese e competenze a carico della ricorrente. Afferma inoltre che la prassi concessa di anticipare nuove fatture presentate a copertura di quelle scadute e non pagate non poteva ritenersi affatto una attività dovuta, in quanto la mancata regolarizzazione degli anticipi precedenti avrebbe richiesto un ripianamento mediante immissione di nuova liquidità, e non con nuovi anticipi da parte della Banca. In risposta a tale stato di compromissione, la Banca comunicava l avvenuta cessione del credito ai singoli debitori morosi, al fine di agevolare il ricorrente nell attività di recupero dei crediti nei confronti di quest ultimi. Pag. 3/7
3 In merito alle variazioni di spese e commissioni intervenute in corso di rapporto, l intermediario afferma di aver sempre inviato le previste comunicazioni scritte contenenti la proposta di modifica unilaterale, senza tuttavia che il ricorrente abbia deciso di avvalersi della facoltà di recedere senza spese, secondo quanto previsto dall art. 118 TUB; Parimenti, l intermediario afferma di aver inviato gli estratti conto trimestrali al ricorrente, in calce ai quali faceva presente i diritti di contestazione e reclamo entro 60 gg. dal ricevimento dei medesimi, in assenza dei quali l estratto conto e quello scalare si intendevano approvati ad ogni effetto; in particolare, l intermediario fa presente di aver ricevuto in più occasioni reclami circa l applicazione di dette spese e commissioni ma che solo in alcune occasioni è stato possibile riconoscere al ricorrente deroghe ed esenzioni, tenuto anche conto della complessiva rischiosità del ricorrente medesimo; tale situazione aveva influito negativamente sulla gestione della relazione commerciale stessa. Con riguardo alla DIF, la Banca afferma di aver applicato detta commissione in proporzione all importo e alla durata dell utilizzo fondi da parte del cliente in assenza di disponibilità, quale commissione giornaliera, pertanto non pattuibile per un importo fisso, salvo stabilirne un tetto massimo addebitabile al cliente nei limiti dell accordato (nel caso in questione euro 575,00). Detta commissione, in virtù di tale modalità di calcolo, andava a sommarsi agli interessi debitori dovuti ed agli altri oneri contrattualmente previsti a fronte di utilizzi oltre i limiti del fido. L applicazione di tali oneri, infine, veniva calcolata sui saldi giornalieri per valuta maturata, e non sui saldi dati dalla movimentazione del conto corrente. In data , poi, la Banca comunicava formalmente al ricorrente la proposta di modifica unilaterale del contratto in tema di DIF, con decorrenza In ragione di quanto sopra parte resistente conclude chiedendo il rigetto integrale del ricorso per sua manifesta infondatezza. DIRITTO Le questioni sottoposte al Collegio possono essere identificate nelle seguenti quattro: 1. eccessiva onerosità degli interessi extra fido; 2. illegittimità della commissione su accordato (DIF); 3. illegittimità della commissione su utilizzi fuori fido; 4. mancata chiusura del conto corrente in valuta. Pag. 4/7
4 Circa la prima questione (eccessiva onerosità degli interessi extra fido), le argomentazioni del ricorrente si basano sul mero raffronto con le condizioni praticate da altro intermediario con cui dichiara di intrattenere rapporti; è di chiara evidenza come il tasso di interesse applicato se (i) derivante da specifico accordo redatto per iscritto tra le parti e se (i) posizionato all interno dei limiti di cui alla disciplina sull usura, non può essere soggetto ad alcuna censura in quanto appunto risultato della libera (auto)determinazione delle parti negoziali. Passando ora alla DIF (Disponibilità Immediata Fondi), nonostante la descrizione fornita dalla banca in sede di controdeduzioni, questa può farsi rientrare nella categoria delle commissioni su accordato, prevista dall art. 2-bis del D.L. 185/2008 (poi trasfusa nel TUB all art. 117-bis). Tale commissione, infatti, nel contratto di anticipo su fatture sottoscritto in data , cioè in epoca successiva alla citata modifica normativa del regime commissionale, viene definita come corrispettivo per il servizio di disponibilità immediata fondi su aperture di credito per elasticità di cassa, per anticipi vari e per anticipi estero. Si tratta di verificare se, nel caso di specie, ricorrano piuttosto i requisiti sostanziali di legittimità previsti dalla legge (predeterminazione, omnicomprensività, rendicontazione, proporzionalità, limite del 2% annuo). Sulla base della valutazione della documentazione contrattuale in atti risulterebbero rispettati i requisiti della proporzionalità, il limite del 2%; la rendicontazione e l omnicomprensività ma non quello della pre-determinatezza della clausola. Gli è, infatti, che il contratto prodotto dall intermediario (sottoscritto mediante utilizzo di moduli datati luglio 2010), non sembra fornire una adeguata descrizione della clausola (con particolare riguardo al profilo causale e al criterio di calcolo); la commissione viene nominata soltanto nell allegato al contratto, dove sono rappresentate genericamente le modalità di applicazione ( trimestralmente in proporzione all importo ed alla durata dell affidamento tempo per tempo concesso ). Peraltro, il modulo contrattuale citato fa riferimento soltanto alla vecchia CMS (Commissione di Massimo Scoperto), mai applicata nel rapporto in esame. Per tali ragioni il Collegio ritiene la clausola nulla per mancanza del requisito di determinatezza richiesto dal D.L. n.185/2008. Il ricorrente lamenta anche l applicazione della DIF in periodo successivo alla comunicazione della revoca di tutti gli affidamenti disposti dalla Banca, avvenuta con delibera del , fatto è che è possibile osservare, sulla base degli estratti conto Pag. 5/7
5 prodotti, che non risulta evidenza degli addebiti lamentati nell ammontare indicato; in ogni caso la domanda è assorbita dalla declaratoria di nullità. Relativamente alla terza censura mossa, commissione su sconfinamenti, il ricorrente lamenta l aumento della commissione senza peraltro chiarire le ragioni della doglianza (fa semplicemente riferimento al fatto che essa è eccessivamente gravosa ). Orbene, anche in ossequio al principio, più volte invocato dal Collegio, della flessibilità dei criteri interpretativi della domanda (art. 112 c.p.c.), la doglianza del ricorrente potrebbe essere reinterpretata nel senso di richiesta di accertamento della legittimità della clausola. La commissione in esame appartiene alla categoria delle commissioni sull utilizzato in assenza di fido e, in quanto tale, è stata costantemente ritenuta illegittima dall ABF (cfr. Coll. Milano n. 4240/12; Coll. Roma n. 3401/13) in quanto in contrasto con l art. 2-bis, comma 1, 1 periodo del D.L. 29 novembre 2008, n. 185 (conv. in L. 28 gennaio 2009, n. 2.). Per quanto concerne, infine, la ritardata chiusura del conto in dollari e i maggiori oneri accessori, il ricorrente lamenta la ritardata estinzione del conto corrente, acceso al solo scopo di consentire lo svolgimento di una sola operazione import in valuta, dopo l esecuzione di quest ultima (circostanza che sembrerebbe non specificamente contestata dalla banca art. 115 c.p.c.) e ciò nonostante, una volta conclusa l operazione (nel luglio 2011), mantenuto acceso dalla Banca, facendo così maturare oneri di gestione pari ad euro 596,21. In proposito, si rileva come dalla documentazione acquisita e dallo scambio di corrispondenza tra le parti, emergere chiaramente la volontà comune di aprire un nuovo rapporto in vista del compimento di una sola operazione commerciale in dollari, con la conseguente automatica chiusura dello stesso terminato lo scopo specifico per il quale era stato acceso. La Banca ha motivato la mancata chiusura con la presenza di giacenze passive sul conto, che avrebbero impedito di procedere alla chiusura in attesa di un ripianamento a opera del ricorrente. Al riguardo è costante indirizzo di questo Collegio (cfr per tutte Decisione n. 527/13) che la banca non può disattendere la richiesta di chiusura del conto avanzata dal cliente a prescindere dall eventuale esistenza di un saldo negativo del conto ove il pagamento della somma a debito è circostanza differente e non ostativa rispetto alla chiusura del rapporto. Pag. 6/7
6 P.Q.M. Il Collegio accoglie il ricorso nei sensi di cui in motivazione, condannando la banca resistente al pagamento, in favore di parte ricorrente, delle somme addebitate a titolo di: (i) Commissione per Disponibilità Immediata Fondi (DIF); (ii) Commissione per utilizzi oltre disponibilità fondi ; (iii) oneri di gestione applicati a causa della ritardata estinzione del conto corrente in valuta, oltre interessi dal reclamo al saldo. Dispone, inoltre, ai sensi della vigente normativa, che l intermediario corrisponda alla Banca d Italia la somma di Euro 200,00 (duecento/00) quale contributo alle spese della procedura e al ricorrente quella di Euro 20,00 (venti/00) quale rimborso della somma versata alla presentazione del ricorso. firma 1 IL PRESIDENTE Pag. 7/7