Source: http://www.nonnodondolo.it/content/fasi-dellattivit%C3%A0-pg
Timestamp: 2019-08-20 04:33:23+00:00
Document Index: 8503733

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 72', 'art. 347', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 348', 'art. 347', 'art. 189', 'art. 348', 'art. 347', 'art. 370']

Le fasi dell'attività di p.g. | Attività di polizia marittima e giudiziaria
La Polizia Giudiziaria è «soggetto» procedimentale, ma non anche parte processuale. E’ soggetto perché, nella fase pre-processuale, è titolare di proprie potestà e funzioni investigative, anche parzialmente autonome da quelle del P.M. (ad esempio: arresto, fermo, atti di indagine) ed anche perché ha una propria funzione esecutiva di direttive e di atti delegati dal P.M. (artt. 347 e 370 c.p.p.).
La P.G. non è parte perché innanzi al Giudice non può iniziare, né proseguire l’azione penale, di cui unico ed esclusivo titolare è il P.M. . L’Ufficiale di P.G. benché possa fungere da P.M. nei riti dibattimentali innanzi al Giudice monocratico, ivi non rappresenta il proprio Corpo o Arma di appartenenza, ma il Procuratore della Repubblica delegante (art. 22 D.P.R. 449/1988, modificato dall’art. 72 Ord. Giud.).
Rispetto all’attività del P.M., quella svolta dalla Polizia Giudiziaria, ha peraltro carattere «preliminare» ed «ausiliario».
Ha carattere "preliminare" (art. 347 c.p.p.) perché è volta a fornire al P.M. l’imput investigativo: spettando poi al P.M. stesso sviluppare l’indicazione ricevuta finalizzandola processualmente.
Questo vuol dire che dal momento in cui il P.M. ha concretamente assunto la direzione delle indagini, la P.G. ha il dovere di muoversi entro le linee da lui tracciate, salvo a riacquistare sfere di autonomia più o meno ampie in relazione ad indagini richieste da elementi successivamente emersi (art. 348 co.3 c.p.p.).
Ha carattere "ausiliario" perché spetta al P.M. la direzione delle indagini e disporre direttamente della P.G.
In ordine ai rapporti con la figura predominante del P.M., la Polizia Giudiziaria "opera in regime" di:
piena libertà investigativa: questa dura per tutto il tempo in cui manca l’intervento del P.M. e, quindi, permane anche dopo la comunicazione della notizia criminis, nel caso di perdurante assenza di sue direttive (art. 348 co.1 c.p.p.);
limitata libertà investigativa: questa si ha dopo l’effettivo intervento del P.M., che può emanare direttive generiche di indagine oppure disporre l’esecuzione di specifiche attività.
Nel primo caso, ampia è la discrezionalità della Polizia Giudiziaria; nel secondo caso è assai limitata (art. 348 comma 3). In ogni caso, la P.G. conserva la titolarità della c.d. indagine parallela, che nella sua autonomia, può sempre espletare, pur essendo comunque obbligata anche a svolgere le indagini commissionate dal P.M.
Si aggiunga che a seguito del trasferimento di alcune competenze penali in capo al Giudice di Pace, l’attività di iniziativa della Polizia Giudiziaria, nelle materie affidate al Giudice onorario, ha subito un ampliamento potendo la P.G., oltre che condurre le indagini, procedere, in determinati casi, alla citazione diretta in giudizio della persona indagata.
Sotto il profilo dei suoi rapporti con l’attività di indagine del P.M., l’attività di polizia giudiziaria può essere distinta in:
L’attività autonoma è quella che la P.G. è legittimata e tenuta a compiere in base a «propri autonomi poteri» che le derivano direttamente dalla legge e non da richieste od ordini del P.M.
Consiste nel compimento di qualsiasi legittima attività, tipica o atipica, di informazione, investigazione e assicurazione diretta alla ricostruzione del fatto e alla individuazione dell’autore o dei presunti autori del reato.
L’attività autonoma ha come momento iniziale quello dell’acquisizione della N.d.R., perdura certamente fino a che la notizia criminis non viene comunicata al P.M. (art. 347 c.p.p.) e può continuare fino a che questi non assume concretamente e di fatto la direzione delle indagini.
Una volta che il P.M., ricevuta la comunicazione di N.d.R. ha assunto concretamente la direzione delle indagini, egli può compierle personalmente oppure avvalendosi della P.G. In questo secondo caso, può limitarsi a impartire alla P.G. delle «direttive» di indagine oppure può ad essa «delegare» il compimento di specifici atti (artt. 348 co.3 e 370 co.1). Se il P.M. si limita ad impartire direttive di indagine, l’attività della polizia giudiziaria si denomina «attività guidata». Se, invece, il P.M. delega alla polizia giudiziaria specifici atti, l’attività della P.G. si denomina «attività delegata».
L’attività guidata è, pertanto quella che la Polizia Giudiziaria svolge nell’ambito delle direttive del P.M. e, cioè, entro le linee generali (=obiettivi di indagine) da lui tracciate. Le circostanze che il P.M. abbia impartito direttive di indagine, non impedisce alla polizia giudiziaria di seguire proprie «piste» di indagine o sulla base di quanto richiesto da elementi successivamente emersi (=attività successiva) o in attuazione di proprie idee investigative (=attività parallela).
Tipico esempio di direttiva può essere quello in cui, avvenuto un furto di attrezzi su di una nave da pesca, il P.M. chiede al N.O.I.P. della Capitaneria di verificare (=direttiva) l’affidabilità della «pista» secondo la quale il basista del furto può essere uno dei membri dell’equipaggio della stessa nave.
Se a seguito delle dichiarazioni rese dal basista sorgono elementi che fanno supporre il concorso di altri componenti dell’equipaggio nella commissione del furto, la P.G. può successivamente, sulla base dei nuovi elementi, indirizzare le indagini (=attività successiva).
Se ad esempio, dopo che è avvenuto un incendio doloso in un magazzino in porto, la direttiva del P.M. è quella di accertare se chi vi lavora ha precedenti giudiziari ed è in contatto con concorrenti del titolare, la P.G. può congiuntamente compiere anche ogni indagine volta a stabilire se il titolare del magazzino ha di recente stipulato polizze assicurative contro l’incendio, seguendo quindi congiuntamente la pista dell’incendio dolosamente e fraudolentemente cagionato per riscuotere l’assicurazione (=attività parallela).
In questi casi, la Polizia Giudiziaria, come in tutti i casi in cui il P.M. si limita ad impartire direttive, resta libera di scegliere i mezzi e il tipo di investigazione più idonei per raggiungere l’obiettivo di indagine indicatole.
Sarà, perciò, autorizzata a perseguire l’obiettivo di indagine assumendo informazioni da potenziali testimoni, eseguendo osservazioni di persone e pedinamenti, acquisendo dati sulla personalità dei membri dell’equipaggio del motopesca oppure compiendo altra attività ritenuta necessaria od opportuna, e ponendo in essere, altresì, tutte quelle attività informali, rientranti nelle regole della buona tecnica di indagine e quindi non vietate...
Ad esempio: individuare una persona, la sua attività, le sue fattezze fisiche, accertandone l’identità anagrafica ovvero acquisendo presso la Prefettura la foto (se in possesso di patente di guida), ecc.
L’attività delegata consiste, invece, nel compimento da parte della polizia giudiziaria, di atti specificamente richiesti e indicati dal P.M. intervenuto nella direzione delle indagini.
A differenza di quello compiuto su direttiva, l’atto delegato ha lo stesso regime dell’atto compiuto personalmente dal P.M, ed è evidente che solo da uno specifico provvedimento del P.M. (=delega) può essere argomentata tale ammissibilità.
La «delega» deve, pertanto, assumere la forma scritta, ma ciò non impedisce, tuttavia, che, quando sussistono ragioni di urgenza o necessità, possa essere data oralmente e poi ribadita per iscritto.
La Polizia Giudiziaria in quanto soggetto del procedimento, è titolare di autonomi funzioni investigative che esercita mediante «atti tipici» (artt. 244-271 c.p.p.) e anche di «atti atipici» (art. 189).
Nella sua attività di ricerca delle fonti di prova, la Polizia giudiziaria pone in essere:
solo atti di iniziativa (c.d. atti liberi), fino a che il P.M. non assume la effettiva direzione delle indagini (art. 348);
atti sia di iniziativa che guidati dal P.M. (art. 347 co.3 modificato dalla L. 356/1992) quando costui impartisce mere direttive (=temi di indagine);
atti sia di iniziativa, sia delegati dal P.M. (c.d. atti esecutivi) quando il magistrato delega il compimento di specifici atti (art. 370 c.p.p.).
‹ La competenza agli atti della P.G. su La fase delle indagini preliminari ›