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Timestamp: 2019-02-22 16:59:29+00:00
Document Index: 115985666

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 30']

Superamento comporto: l’aspettativa post malattia è periodo neutro
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 19 febbraio 2016, n.3297, ha deciso che, nel caso di concessione di un periodo di aspettativa, successivo a quello di malattia, il relativo periodo non può essere computato nell’arco temporale dei trentasei mesi previsti dalla disciplina collettiva, ma va considerato come periodo “neutro”, sicché il datore di lavoro può legittimamente esercitare il diritto di recesso ove, al termine dell’aspettativa, il lavoratore non rientri in servizio o si assenti nuovamente per malattia, e l’assenza, sommata alle precedenti, superi il periodo c.d. interno entro l’arco temporale esterno, da calcolarsi escludendo il periodo di aspettativa.
A conferma della sentenza pronunciata dalla Corte territoriale, la Cassazione ha rigettato il ricorso proposto da una lavoratrice licenziata per superamento del periodo di comporto. (FONTE CASSAZIONE)
Assorbimento del superminimo in caso di assegnazione a qualifica superiore
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 10 dicembre 2015, n.24643, ha stabilito che il c.d. superminimo, ossia l’eccedenza retributiva rispetto ai minimi tabellari, individualmente pattuito tra datore di lavoro e lavoratore, è soggetto al principio dell’assorbimento, nel senso che, in caso di riconoscimento del diritto del lavoratore a superiore qualifica, l’emolumento è assorbito dai miglioramenti retributivi previsti per la qualifica superiore, a meno che le parti abbiano convenuto diversamente o la contrattazione collettiva abbia altrimenti disposto, restando a carico del lavoratore l’onere di provare la sussistenza del titolo che autorizza il mantenimento del superminimo, laddove gli sia stata attribuita la natura di compenso speciale strettamente collegato a particolari meriti o alla speciale qualità o maggiore onerosità delle mansioni svolte dal dipendente. (FONTE CASSAZIONE)
Prescrizione crediti contributivi: se c’è denuncia all’Inps diventa decennale
La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con sentenza 10 dicembre 2015, n.24946, ha statuito che la prescrizione dei crediti contributivi, ridotta a cinque anni dalla riforma Dini, diventa decennale se il lavoratore presenta denuncia all’Inps relativa a tale omissione contributiva da parte del datore. Quindi, con riguardo alla disciplina introdotta dalla L. n.335/95, che riduce a cinque anni, a decorrere dal 1° gennaio 1996, il termine di prescrizione per le contribuzioni di previdenza e assistenza sociale obbligatoria, salvi i casi di denuncia del lavoratore e dei suoi superstiti, ai fini dell’applicazione del termine di prescrizione ordinaria decennale, è sufficiente che il lavoratore abbia presentato una propria denuncia all’Inps, relativa all’omissione contributiva del datore di lavoro, non essendo necessario che, ai fini del più lungo termine di prescrizione, la denuncia abbia un contenuto specifico e tecnicamente precisato. (FONTE CASSAZIONE)
Il Tribunale di Milano, con sentenza del 16 dicembre 2015, ha affermato che, dopo le novità introdotte dalla legge n. 92/2012 ( e, a maggior ragione, per i nuovi assunti dal 7 marzo 2015 per effetto del decreto legislativo n. 23/2015), essendo venuta, nella sostanza, meno, nella maggior parte dei casi, la tutela reale prevista dall’art. 18 della legge n. 300/1970), la prescrizione quinquennale per i crediti di lavoro decorre, in ogni caso, dalla cessazione del rapporto di lavoro e non più, per le aziende dimensionate oltre le quindici unità, in “costanza” di rapporto. (FONTE TRIBUNALE DI MILANO)
Cassazione: licenziamento con finalità di vantaggio per l’impresa
Con sentenza n. 23620/2015 la Cassazione ha affermato che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo è legittimo, non soltanto se finalizzato ad eliminare perdite ma anche a conseguire un maggior profitto per l’impresa, attesa la insindacabilità delle decisioni imprenditoriali ex art. 30, comma 1, della legge n. 183/2010, adottate a seguito di una onerosità non prevista al momento della instaurazione del rapporto è sorta in un momento successivo. (FONTE CASSAZIONE)