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Timestamp: 2018-12-09 19:31:26+00:00
Document Index: 174767704

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 27', 'art. 117', 'art. 12', 'art. 2', 'art. 7', 'sentenza ']

Le norme regionali che sono tutte riconducibili alla materia "tutela della concorrenza", avendo ad oggetto direttamente e principalmente le procedure di gara, il cui scopo, come affermato dalla sentenza n. 401 del 2007, è quello di consentire la piena ape
Le norme regionali che sono tutte riconducibili alla materia “tutela della concorrenza”, avendo ad oggetto direttamente e principalmente le procedure di gara, il cui scopo, come affermato dalla sentenza n. 401 del 2007, è quello di consentire la piena ape
La Corte Costituzionale afferma che , nel settore degli appalti pubblici, la disciplina delle procedure di gara e in particolare la regolamentazione della qualificazione e selezione dei concorrenti, delle procedure di affidamento e dei criteri di aggiudicazione mirano a garantire che le medesime si svolgano nel rispetto delle regole concorrenziali e dei princípi comunitari della libera circolazione delle merci, della libera prestazione dei servizi, della libertà di stabilimento, nonché dei princípi costituzionali di trasparenza e parità di trattamento (sentenza n. 401 del 2007). Esse, in quanto volte a consentire la piena apertura del mercato nel settore degli appalti, sono dunque riconducibili all’àmbito della tutela della concorrenza ex art. 117, secondo comma, lettera e), della Costituzione, di esclusiva competenza del legislatore statale (sentenze n. 401 del 2007, n. 345 del 2004): ora viene decretata l’ illegittimità costituzionale degli gli artt. 27, c. 3, 35, 36, 37, 38, 39, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57 e 58 del titolo III della l.R. Campania 20 giugno 2006, n. 12
La Corte Costituzionale, 14/12/2007 n. 431 decreta l’ illegittimità costituzionale di alcune disposizioni delle leggi regionali della Campania (n. 12/06) e dell’Abruzzo (n. 115/00 e n. 33/06) in materia di appalti pubblici.
Sono costituzionalmente illegittimi gli artt. 27, c. 3, 35, 36, 37, 38, 39, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 51, 52, 53, 54, 55, 56, 57 e 58 del titolo III della l.R. Campania 20 giugno 2006, n. 12. Le suddette disposizioni regionali, nell’ambito della legge regionale n. 12 del 2006, che ha ad oggetto la disciplina generale dell’ordinamento contabile dell’amministrazione regionale e della gestione delle risorse finanziarie necessarie, regolamentano l’attività del consiglio regionale inerente all’affidamento di appalti di forniture e di servizi di importo inferiore alla soglia di rilievo comunitario, di appalti di importo superiore qualora diversi da quelli menzionati dalle direttive comunitarie, di appalti di lavori pubblici di qualunque importo e la relativa attività contrattuale, nonché la stipulazione di contratti d’opera professionale. Le predette norme sono tutte riconducibili alla materia "tutela della concorrenza", avendo ad oggetto direttamente e principalmente le procedure di gara, il cui scopo, come affermato dalla sentenza n. 401 del 2007, è quello di consentire la piena apertura del mercato nel settore degli appalti: pertanto esse invadono la sfera di competenza esclusiva del legislatore statale, tra l’altro esercitata con il d. lgs. n. 163 del 2006 (sentenza n. 401 del 2007), le cui disposizioni sono inderogabili.
Inoltre, le disposizioni pongono la disciplina dei contratti pubblici affidati dalla Regione Campania in esito alle proprie procedure di scelta del contraente Esse attengono a quella fase inerente all’attività contrattuale della pubblica amministrazione che ha inizio con la stipulazione del contratto, nella quale l’amministrazione agisce nell’esercizio della propria autonomia negoziale. Tale fase – come questa Corte ha già affermato (sentenza n. 401 del 2007) – comprende l’intera disciplina di esecuzione del rapporto contrattuale e si connota per l’assenza di poteri autoritativi in capo al soggetto pubblico: pertanto, la disciplina della predetta fase, inerendo a rapporti di natura privatistica, in relazione ai quali sussistono imprescindibili esigenze di garanzia di uniformità di trattamento sull’intero territorio nazionale, riferite alla conclusione ed esecuzione dei contratti di appalto, deve essere ricondotta all’àmbito dell’ordinamento civile, di spettanza esclusiva del legislatore statale. Le suddette disposizioni impugnate sono, quindi, costituzionalmente illegittime.
Sono fondate anche le censure aventi ad oggetto l’art. 27, c. 3, della citata legge regionale campana n. 12 del 2006, in riferimento all’art. 117, c. 2, lett. e), della Costituzione. Questa norma, nella parte in cui stabilisce che "l’attività contrattuale relativa ai lavori e alle opere di competenza del Consiglio regionale è disciplinata dalla legge 11 febbraio 1994, n. 109 – Legge quadro in materia di lavori pubblici – e dal relativo regolamento di attuazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1999, n. 554 e successive modificazioni", regolamenta àmbiti assegnati alla competenza esclusiva del legislatore statale.
E’costituzionalmente illegittimo l’art. 12 della l. R. Abruzzo 20 dicembre 2000, n. 115 (Nuove norme per l’edilizia scolastica), come sostituito dall’art. 2, c. 2, della legge della Regione Abruzzo 8 novembre 2006, n. 33 (Modifiche e integrazioni di leggi regionali concernenti i lavori pubblici e l’edilizia residenziale pubblica) e dell’art. 7, c.1, della legge regionale n. 33 del 2006.
Riportiamo qui di seguito la sentenza numero 431 del 14 dicembre 2007 emessa dalla Corte Costituzionale
il 14 dicembre 2007.