Source: https://www.laleggepertutti.it/200985_sacchetti-spazzatura-trasparenti-cosa-dice-la-legge
Timestamp: 2018-07-21 04:04:01+00:00
Document Index: 39012795

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 21', 'art. 7', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 22', 'art. 71', 'art. 20', 'art. 13', 'art. 21', 'art. 13', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 154']

Sacchetti spazzatura trasparenti: cosa dice la legge?
Lo sai che? Sacchetti spazzatura trasparenti: cosa dice la legge?
Raccolta differenziata: le regole sulla privacy e le sanzioni per chi viola la normativa comunale.
Con l’attività di raccolta differenziata della spazzatura, molti Comuni hanno imposto l’uso di sacchetti trasparenti in modo da dare la possibilità agli operatori ecologici di controllare il rispetto delle regole sulla distinzione dei rifiuti da parte dei cittadini. Di fatto, però, la possibilità di spiare cosa c’è dentro la spazzatura degli altri costituisce una potenziale lesione della privacy. Non ci sono solo le tradizioni bollette e gli estratti conto da cui si possono evincere i dati altrui, ma anche le scatole di medicinali (che finiscono per rivelare le condizioni di salute di una persona), il tipo di alimenti acquistati (che ne denunciano il tenore di vita e le possibilità economiche) e numerosi altri oggetti (si pensi all’uso di pannoloni per anziani). Ecco perché, con due importanti provvedimenti, il Garante della Privacy ha detto che imporre buste trasparenti può essere una misura eccessiva rispetto alle finalità di controllo che si prefiggono gli enti locali. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa dice la legge in materia di sacchetti della spazzatura trasparenti.
Frugare nella spazzatura altrui è, da un lato, una violazione della privacy, dall’altro può integrare il reato di furto visto che tutto quello che finisce nei cassonetti non si considera abbandonato ma lasciato in proprietà del Comune che ne dispone come meglio crede (riciclo, discarica e distruzione, ecc.).
Anche escludendo situazioni di questo tipo, la possibilità di curiosare nella spazzatura altrui non è poi così difficile da attuare, anche con occhio distratto. È infatti piuttosto diffusa la pratica di imporre, per la raccolta domiciliare dei rifiuti, l’utilizzo di buste trasparenti o semitrasparenti lasciate dagli utenti in prossimità delle loro abitazioni in base al calendario previsto dal Comune. Ciò consente all’operatore ecologico di verificare se il contenuto dei sacchetti è conforme alla frazione da ritirare e di segnalare all’utente eventuali anomalie con avvisi applicati sulle buste. Per tutelare la riservatezza dei cittadini, il Garante della privacy ha dettato una serie di regole in materia di utilizzo dei sacchetti bio sulla raccolta differenziata:
sono vietati i sacchetti trasparenti quando la raccolta della spazzatura avviene «porta a porta», situazione che potrebbe consentire agli estranei di sapere non solo cosa c’è dentro la busta di plastica, ma anche a chi appartiene (trovando una correlazione tra la busta stessa e la porta dell’appartamento cui appartiene). Lo stesso discorso, a nostro avviso, può essere fatto quando la raccolta dei sacchi della spazzatura avviene sul portone dell’edificio, ma tramite appositi recipienti nominativi (su cui, di solito, viene riportato il nome del condomino, per poterlo distinguere dagli altri). Il Garante della privacy ha tuttavia fatto riferimento solo ai sacchetti trasparenti e non a quelli semi-trasparenti oggi maggiormente in uso, che dovrebbero consentire una maggiore riservatezza, ma solo in apparenza. Sul punto sarebbe bene un nuovo chiarimento dell’Authority; alcuni Comuni approfittano infatti dell’incertezza per fare scelte che sembrerebbero bocciate dal Garante;
per la stessa ragione di tutela della privacy, sono vietate le etichette adesive nominative sui sacchi dell’immondizia o sul contenitore dei rifiuti, soprattutto se questo è posto per la strada. Al contrario, il Comune può contrassegnare il sacchetto dei rifiuti con un codice a barre, un microchip o un dispositivo di identificazione;
le ispezioni e l’apertura dei sacchetti della spazzatura sono possibili solo quando vi sono seri indizi che il cittadino abbia violato le regole sulla raccolta differenziata e, quindi, solo nei confronti di coloro che non hanno rispettato la normativa; sono invece vietate quando effettuate in via generale, con scopi preventivi o di generico controllo;
i controlli e l’apertura dei sacchetti della spazzatura possono essere fatti solo da personale autorizzato quali gli agenti della polizia municipale, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, dipendenti delle aziende municipalizzate. Solo costoro, peraltro, hanno il potere di emettere sanzioni. È invece vietato il controllo e tanto più l’irrogazione di sanzioni da parte degli operatori ecologici, che sono semplici dipendenti di ditte spesso private; costoro possono semmai richiedere l’intervento della polizia locale. Allo stesso modo non è possibile chiedere agli amministratori di condominio di controllare il comportamento dei propri condomini: è possibile chiedere loro solo di svolgere un’attività semplicemente collaborativa e di sensibilizzazione nei confronti dei proprietari degli appartamenti, senza comunque imporre alcunché.
[1] Garante della Privacy, provvedimento del 14.07.2005.
Raccolta differenziata dei rifiuti: indicazioni del Garante – 14 luglio 2005
La gestione dei rifiuti urbani è, secondo la normativa di riferimento, un’attività di interesse pubblico svolta, in particolare, dai comuni che, con propri regolamenti, stabiliscono le modalità della raccolta differenziata, del conferimento e del trasporto delle diverse frazioni di rifiuti, per favorirne la gestione separata e promuoverne il recupero, nel rispetto dei principi di efficienza, efficacia ed economicità (v., in particolare, art. 2 d.lg. 5 febbraio 1997 n. 22, recante “Attuazione della direttiva 91/156/CE sui rifiuti, della direttiva 91/689/CE sui rifiuti pericolosi e della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio”; art. 21, comma 2, lett. b) e c) e art. 7 d.lg. 18 agosto 2000 n. 267).
Nel quadro di questa attività vengono impartite legittime prescrizioni relative alle operazioni di raccolta, agli orari che gli utenti devono osservare o ad altre modalità; sono a volte disposti controlli amministrativi che possono comportare anche un trattamento di dati personali relativi a cittadini o contravventori, rilevabili dai sacchetti stessi di rifiuti o dall’ispezione del loro contenuto.
Nei casi rappresentati, in riferimento ai profili di competenza di questa Autorità, viene prospettata l’esigenza di bilanciare il rispetto della disciplina sulla raccolta differenziata (accertando, ove necessario, l’identità dei contravventori passibili di sanzioni amministrative) e il diritto degli interessati a non subire violazioni ingiustificate della propria sfera di riservatezza.
Attesa la molteplicità delle questioni e l’ingente numero dei soggetti interessati, il Garante ritiene di dover adottare un provvedimento generale per individuare un quadro di garanzie che assicuri il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini, nonché della loro dignità, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità ed alla protezione dei dati personali (art. 2, comma 1, del Codice). Non sono presi in considerazione in questa sede i controlli attraverso sistemi di videosorveglianza di aree ove si depositano i rifiuti, sui quali l’Autorità ha già impartito apposite prescrizioni (punto 5.5. del provvedimento adottato dal Garante il 29 aprile 2004, consultabile sul sito www.garanteprivacy.it, doc. n. 1003482).
II) nel conferimento presso apposite piattaforme di raccolta (c.d. piattaforme ecologiche o “ecopiazzole”);
III) nel ritiro da parte del gestore del servizio, anche su chiamata, presso abitazioni, locali e uffici (c.d. sistema “porta a porta”).
a) se sia lecito imporre l’utilizzo di sacchetti trasparenti per la raccolta differenziata a domicilio, stimolando l’utenza ad una selezione responsabile dei materiali conferiti e favorendo il loro più efficace recupero. Sono forniti e prescritti, talvolta, sacchetti di diverso colore (a seconda della tipologia dei materiali da inserire) che consentono, in quanto trasparenti, l’ispezione dall’esterno e la possibilità, per l’operatore, di non ritirare il materiale nel caso in cui ritenga il rifiuto non conforme alle prescrizioni (in alcuni comuni, è applicato un adesivo che spiega le ragioni del mancato ritiro);
b) se sia consentito applicare sui contenitori dei rifiuti distribuiti dal comune etichette adesive recanti il nominativo e l’indirizzo del soggetto che risulta conferente;
c) se sia lecito contrassegnare il sacchetto dei rifiuti –ritirato a volte presso il domicilio dei conferenti- mediante un codice a barre relativo ai dati identificativi del soggetto cui il contenitore si riferisce, collegato ad un database anagrafico, oppure obbligare gli utenti ad utilizzare appositi sacchetti, destinati ad una determinata tipologia di materiale, sui quali è stato installato un microchip o, eventualmente, una Radio Frequency Identification (“RFID”), in grado di identificare il “soggetto conferente”;
e) se i soggetti preposti alla gestione di apposite aree per il conferimento organizzato dei materiali della raccolta differenziata (c.d. piattaforme ecologiche o “ecopiazzole”), possano esigere l’esibizione di un documento di identità annotando il conferimento del rifiuto in un registro recante il nome e l’indirizzo dei conferenti, la quantità approssimativa, nonché il tipo di materiale ricevuto.
a) va rispettato il principio di necessità secondo il quale è escluso, o deve essere ridotto al minimo, l’eventuale utilizzo di dati personali, qualora le finalità pubbliche possono essere perseguite anche senza dati personali o identificativi (art. 3 del Codice);
b) i trattamenti di dati personali sono consentiti soltanto per svolgere funzioni istituzionali dell’ente, osservando i presupposti e i limiti stabiliti anche da leggi e regolamenti in relazione alla natura dei dati (artt. 18-22). Tale presupposto appare ricorrente nei casi rappresentati, rientrando la gestione dei rifiuti solidi urbani tra le finalità istituzionali degli enti coinvolti;
c) qualora si ravvisi che deve procedersi ad un trattamento di dati, deve essere rispettato il principio di proporzionalità in ogni singola fase del trattamento, verificando se, e come, determinate operazioni di raccolta, esame, annotazione ed eventuale registrazione dei dati siano effettivamente pertinenti e non eccedenti rispetto alle diverse esigenze di assicurare un’efficace raccolta differenziata ed identificare i trasgressori (art. 11, comma 1, lett. d) del Codice);
d) con riferimento all’eventualità che le attività di raccolta differenziata comportino un trattamento di dati sensibili, occorre rispettare il principio di indispensabilità, secondo il quale i soggetti pubblici possono trattare solo i dati sensibili indispensabili per svolgere attività istituzionali che non possano essere adempiute, caso per caso, mediante il trattamento di dati anonimi o di natura diversa (art. 22, comma 3, del Codice). In tal caso i soggetti pubblici interessati devono integrare la normativa che considera di rilevante interesse pubblico la finalità di applicazione delle norme in materia di sanzioni amministrative (art. 71, comma 1, lett. a) del Codice), indicando nell’atto di natura regolamentare che deve essere adottato entro il 31 dicembre 2005, in conformità al parere del Garante, i tipi di dati trattabili e le operazioni eseguibili in relazione alla problematica in esame (art. 20, comma 2, del Codice).
In caso di raccolta “porta a porta” della spazzatura, anziché di conferimento in contenitori dislocati in strada, deve considerarsi in termini generali non proporzionata la prescrizione contenente l’obbligo di utilizzare un sacchetto trasparente. In tal caso, infatti, chiunque si trovi a transitare sul pianerottolo o, comunque, nello spazio antistante l’abitazione, è posto in condizione di visionare agevolmente il contenuto esteriore;
Non risulta parimenti conforme al principio di proporzionalità la prescritta applicazione sul contenitore dei rifiuti, in particolare se conferito in strada, di etichette adesive riportanti il nominativo e l’indirizzo del soggetto cui il medesimo contenitore si riferisce;
c) Codici a barre, microchip o “RFID”.
Deve ritenersi lecito sia contrassegnare il sacchetto dei rifiuti mediante un codice a barre relativo ai dati identificativi del soggetto cui il contenitore si riferisce (anche se collegato ad un database anagrafico presso il comune), sia fornire agli utenti appositi sacchetti, da utilizzare obbligatoriamente per una determinata tipologia di materiale, dotati di microchip o, eventualmente, di dispositivi Radio Frequency Identification (“RFID”). Le descritte procedure consentono di delimitare l’identificabilità del conferente ai soli casi in cui sia stata accertata la mancata osservanza delle prescrizioni in ordine alla differenziazione. Al momento dell’apertura del sacchetto, i soggetti preposti alla verifica dell’omogeneità dei materiali inseriti, che comunque sono tenuti al rispetto della riservatezza, vengono, infatti, a conoscenza del contenuto, ma non anche, in prima battuta, degli elementi identificativi del soggetto conferente. Invece, i soggetti preposti all’applicazione della sanzione, mediante la decodifica del codice a barre o del microchip, acquisiscono il nominativo del soggetto cui il sacchetto si riferisce, solo in relazione alla non conformità del contenuto del sacchetto;
Agli organi addetti al controllo è riconosciuta la possibilità di procedere a ispezioni di cose e luoghi diversi dalla privata dimora per accertare le violazioni di rispettiva competenza (art. 13, l. 24 novembre 1981, n. 689). Tale facoltà deve essere esercitata selettivamente, nei soli casi in cui il soggetto che abbia conferito i rifiuti con modalità difformi da quelle consentite non sia in altro modo identificabile. Risulterebbe, quindi, invasiva la pratica di ispezioni generalizzate da parte del personale incaricato (agenti di polizia municipale; dipendenti di aziende municipalizzate), del contenuto dei sacchetti al fine di trovare elementi informativi in grado di identificare, presuntivamente, il conferente. Qualora siano utilizzati sacchetti dotati di microchip, di codici a barre o, eventualmente, di “RFID”, non è quindi necessario procedere ad ispezioni al fine di individuare il conferente. La modalità di accertamento descritta può poi rivelarsi lesiva di situazioni giuridicamente tutelate come la libertà e la segretezza della corrispondenza lasciata nei rifiuti. L’attività di ispezione non costituisce, peraltro, strumento di per sé risolutivo per accertare l’identità del soggetto produttore, dal momento che non sempre risulta agevole provare che il medesimo sacchetto, avente un contenuto difforme da quello per il quale il sacchetto è utilizzabile, provenga proprio dalla persona individuata mediante una ricerca di elementi presenti nel medesimo. Tale considerazione induce a ritenere che il trasgressore non dovrebbe essere individuato sempre ed esclusivamente attraverso una ricerca nel sacchetto dei rifiuti di elementi (corrispondenza o altri documenti) a lui riconducibili, e che quindi una eventuale sanzione amministrativa irrogata ad un soggetto così individuato potrebbe risultare erroneamente comminata. Alle stesse conclusioni si deve pervenire nella diversa ipotesi in cui la violazione consista nel mancato rispetto dell’orario di conferimento;
La richiamata procedura prevede una registrazione, da parte dei soggetti preposti alla gestione di apposite aree per il conferimento organizzato dei materiali della raccolta differenziata, del nome e dell’indirizzo dei conferenti i materiali della raccolta differenziata (previa esibizione di un documento di identità), nonché della quantità approssimativa e del tipo di materiale ricevuto. Alcuni regolamenti comunali prevedono che, nei limiti di una quantità massima giornaliera indicata nel regolamento stesso, in relazione alle diverse tipologie di materiali, i rifiuti siano conferiti senza oneri da parte dei produttori. Nel caso in cui siano superate le quantità indicate per ogni tipologia di rifiuto, il produttore ricorre alla raccolta a domicilio, contattando la società di gestione del servizio, previo pagamento delle spese. In relazione a tale aspetto, deve ritenersi lecito, nei limiti dello svolgimento delle finalità istituzionali sopra descritte e ove sia previsto da una disposizione regolamentare (cfr. art. 21 del d.lg. n. 21/1997), il trattamento dei dati personali (es.: nome e indirizzo dei conferenti), per la sola finalità di accertamento dell’effettiva residenza nel comune del conferente e per evitare che lo stesso soggetto possa conferire i rifiuti in violazione dei limiti quantitativi ammessi senza oneri a carico dei produttori. Deve essere comunque predisposta un’informativa contenente gli elementi indicati nell’art. 13 del Codice e i dati personali acquisiti devono essere conservati per il solo periodo necessario allo scopo per i quali essi sono stati raccolti (art. 11, comma 1, lett. d)).
a) alla predisposizione dell’informativa (art. 13);
c) all’individuazione dei brevi periodi di eventuale conservazione dei dati personali raccolti e alla selezione dei soggetti che, in qualità di incaricati o responsabili del trattamento, sono autorizzati a compiere operazioni di trattamento sulla base dei compiti assegnati e delle istruzioni impartite (artt. 29 e 30).
ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. c), del Codice, prescrive ai titolari di trattamenti di dati personali per finalità di gestione di servizi di raccolta differenziata di rifiuti di adottare le misure necessarie al fine di conformare gli eventuali trattamenti di dati ai principi richiamati nel presente provvedimento.