Source: http://www.diritto-civile.it/utilita/spaccio-stupefacenti-e-attenuante-della-collaborazione.html
Timestamp: 2018-02-23 02:50:49+00:00
Document Index: 37697787

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 73']

spaccio stupefacenti e attenuante della collaborazione
Art 73 DPR n 309 del 1990 - la detenzione e lo spaccio di stupefacenti e l&#039;attenuante della collaborazione di giustizia nelle applicazioni giurisprudenziali
MOT presso la Corte di Appello di Roma
L’art. 73 della l.309 del 1990 disciplina la fattispecie relativa alla produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti e psicotrope e stabilisce che:
“Chiunque, senza l'autorizzazione di cui all'articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I prevista dall'articolo 14, è punito con la reclusione da sei a venti anni e con la multa da euro 26.000 a euro 260.000 .
Con le medesime pene di cui al comma 1 è punito chiunque, senza l'autorizzazione di cui all'articolo 17, importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi titolo o comunque illecitamente detiene:
b) medicinali contenenti sostanze stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella II, sezione A, che eccedono il quantitativo prescritto. In questa ultima ipotesi, le pene suddette sono diminuite da un terzo alla metà .
[2-bis. Le pene di cui al comma 2 si applicano anche nel caso di illecita produzione o commercializzazione delle sostanze chimiche di base e dei precursori di cui alle categorie 1, 2 e 3 dell'allegato I al presente testo unico, utilizzabili nella produzione clandestina delle sostanzestupefacenti o psicotrope previste nelle tabelle di cui all'articolo 14.]
3. Le stesse pene si applicano a chiunque coltiva, produce o fabbrica sostanze stupefacenti o psicotrope diverse da quelle stabilite nel decreto di autorizzazione .
4. Quando le condotte di cui al comma 1 riguardano i medicinali ricompresi nella tabella II, sezioni A, B , C e D, limitatamente a quelli indicati nel numero 3-bis) della lettera e) del comma 1 dell'articolo 14 e non ricorrono le condizioni di cui all'articolo 17, si applicano le pene ivi stabilite, diminuite da un terzo alla metà .
5. Quando, per i mezzi, per la modalità o le circostanze dell'azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, i fatti previsti dal presente articolo sono di lieve entità, si applicano le pene della reclusione da uno a sei anni e della multa da euro 3.000 a euro 26.000 .
5-bis. Nell'ipotesi di cui al comma 5, limitatamente ai reati di cui al presente articolo commessi da persona tossicodipendente o da assuntore di sostanze stupefacenti o psicotrope, il giudice, con la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, su richiesta dell'imputato e sentito il pubblico ministero, qualora non debba concedersi il beneficio della sospensione condizionale della pena, può applicare, anziché le pene detentive e pecuniarie, quella del lavoro di pubblica utilità di cui all'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, secondo le modalità ivi previste. Con la sentenza il giudice incarica l'Ufficio locale di esecuzione penale esterna di verificare l'effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. L'Ufficio riferisce periodicamente al giudice. In deroga a quanto disposto dall'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata. Esso può essere disposto anche nelle strutture private autorizzate ai sensi dell'articolo 116, previo consenso delle stesse. In caso di violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, in deroga a quanto previsto dall'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, su richiesta del pubblico ministero o d'ufficio, il giudice che procede, o quello dell'esecuzione, con le formalità di cui all'articolo 666 del codice di procedura penale, tenuto conto dell'entità dei motivi e delle circostanze della violazione, dispone la revoca della pena con conseguente ripristino di quella sostituita. Avverso tale provvedimento di revoca è ammesso ricorso per cassazione, che non ha effetto sospensivo. Il lavoro di pubblica utilità può sostituire la pena per non più di due volte.
7. Le pene previste dai commi da 1 a 6 sono diminuite dalla metà a due terzi per chi si adopera per evitare che l'attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, anche aiutando concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti.”
Particolare interesse ha suscitato, l’attenuante cosiddetta della collaborazione prevista dal comma 7 dell’articolo in esame, anche in ragione della consistente riduzione di pena discendente dalla sua applicazione. Ed invero, ci si e’ chiesti quali siano i requisiti minimi affinché la stessa possa configurarsi. Molte sono le pronunce della Suprema Corte, ci si limiterà ad elencare le piu’ significative:
1. In tema di reati concernenti sostanze stupefacenti, ai fini dell'applicazione dell'attenuante speciale di cui all'art. 73, comma 7, d.P.R. n. 309 del 1990, la collaborazione dell'imputato deve essere spontanea ed avere connotazioni di particolare efficacia -riferita all'intero arco della condotta illecita, e non soltanto ad alcuni segmenti di essa- e rilevanza ai fini della neutralizzazione dell'attività criminosa (nella specie, la Corte ha escluso l'applicabilità di tale attenuante, atteso che l'indicazione spontanea da parte dell'imputato del luogo all'interno della vettura in cui si trovava lo stupefacente era avvenuto esclusivamente al fine di evitare che l'autovettura venisse smontata).Cass. Pen. sez. II, 24 maggio 2011, n. 22772
2. In materia di sostanze stupefacenti, ai fini della ravvisabilita’ dell'attenuante di cui all'art. 73, comma 7, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, poiché questa si colloca in uno spazio più avanzato rispetto a quello della mera "collaborazione informativa", l'operosità di chi voglia avvalersi della detta circostanza deve consentire la realizzazione di uno dei "risultati concreti" prevista dalla norma e cioè fare interrompere la catena delittuosa in atto e fare colpire i mezzi di produzione delle attività criminali, in coerenza con i più recenti interventi legislativi, che tendono a incidere sul sistema patrimoniale e finanziario del crimine. In ogni caso, occorre una collaborazione qualificata dalla "proficuità", occorrendo un aiuto concreto ed efficace da parte del soggetto, la cui valutazione, nella complessiva economia del crimine, compete al solo giudice di merito ed è insindacabile da parte del giudice di legittimità, laddove sorretta da motivazione adeguata e logica (la Corte ha ritenuto corretto e congruamente motivato il diniego dell'attenuante argomentato dal giudice di merito evidenziando, tra l'altro, che la confessione dell'imputata non era stata significativa ai fini di un contributo efficace e determinante nella soppressione del traffico illecito in cui la medesima era coinvolta, pur avendo consentito di identificare alcune persone e di accertare alcune condotte peraltro già individuate dagli inquirenti).Cass. Penale sez. VI, 04 novembre 2010, n. 41691
3. In materia di sostanze stupefacenti, l'attenuante della "collaborazione" (art. 73, comma 7, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309) è inapplicabile nel caso in cui la droga sequestrata all'imputato non sia rinvenuta per suo merito e iniziativa e il contributo da lui fornito alle indagini non abbia recato alcun proficuo e concreto contributo, per essersi questi limitato a una chiamata in correità di altri soggetti che risulti generica. (Nella specie, nei confronti di soggetto già arrestato nella flagranza e di altro soggetto concretamente non individuato, né individuabile).
Cassazione penale sez. VI, 19 novembre 2008, n. 48377
4. In tema di reati concernenti sostanze stupefacenti, ai fini del riconoscimento dell' attenuante speciale di cui all'art. 73 comma 7 d. P.R. n. 309 del 1990, non è necessario, quando si è in presenza di traffici di modesta rilevanza, che il risultato conseguito dalla collaborazione consista nella sottrazione al mercato di rilevanti risorse per la commissione dei delitti, ma è sufficiente che l'imputato abbia offerto tutto il suo patrimonio di conoscenze e la sua possibilità di collaborazione per evitare che l'attività delittuosa sia portata ad ulteriori conseguenze, attraverso l'individuazione e la neutralizzazione dei responsabili da lui conosciuti, o sui quali è in grado di fornire utili elementi per l'identificazione. Cass. Pen., sez vi, 16.3.2010 n. 19082
5. In tema di sostanze stupefacenti, l' attenuante di cui all'art. 73, comma 7, d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, per la quale è prevista una consistente diminuzione della pena, è ricollegata al "risultato concreto" che la collaborazione consente di raggiungere nella lotta al traffico di stupefacenti. Pertanto, può integrarne gli estremi solo un comportamento che dia luogo a un contributo "proficuo" e "concreto" che conduca a risultati apprezzabili ai fini della sottrazione di risorse per la commissione di delitti in materia di stupefacenti. (Da queste premesse, la Corte ha ritenuto corretto il diniego dell'attenuante che il giudice di merito aveva motivato evidenziando come le dichiarazioni dell'imputato non avessero portato alcun giovamento nell'interruzione dell'attività criminosa né avessero condotto al sequestro di stupefacenti).
6. In tema di disciplina degli stupefacenti, la previsione di cui all'art. 73 comma 7 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, riduzione della pena per chi si adoperi per evitare che il delitto venga portato ad ulteriori conseguenze, presuppone l'esistenza di un concreto e determinante contributo nella neutralizzazione di nuovi danni o delitti, o una collaborazione con l'autorità che consenta l'individuazione di fornitori o la sottrazione di importanti risorse attinenti il traffico di sostanze stupefacenti, in modo che il risultato sia la conseguenza diretta della collaborazione, non facendone parte comportamenti parzialmente reticenti. Cass. Pen. sez. III, 30 novembre 2005, n. 47245
Cercando di individuare un minimo comune denominatore tra tutte le decisioni elencate (che sono soltanto alcune rispetto alla produzione giurisprudenziale copiosa che sul tema che e’ intervenuta), si può dire che l’attenuate cosiddetta della “collaborazione” trova in primo luogo applicazione sia con riferimento a traffici di dimensioni molto elevate sia con riferimento a traffici di dimensioni modeste. Ciò detto essa può essere richiamata dal giudice nel momento in cui l’imputato sia stato in grado di dare un contributo concreto e proficuo allo svolgimento delle indagini, mettendo a disposizione degli inquirenti tutte le informazioni a sua disposizione e permettendo così di neutralizzare o interrompere una catena delittuosa (ad esempio consentendo l’individuazione di fornitori o la sottrazione di risorse all’organizzazione del traffico). Ed invero, e’ fondamentale che le informazioni fornite dall’imputato siano in grado di condurre a risultati investigativi che altrimenti senza la sua collaborazione non sarebbero stati raggiunti.