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Timestamp: 2020-02-17 05:05:38+00:00
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Newsletter - 6 giugno 2014
Rassegna stampa Asmel – Speciale Contratti e Appalti n.60 del 06/06/2014
DL 66/2014 : CIG NEGATO AI COMUNI SENZA CENTRALE DI COMMITTENZA DAL 30 GIUGNO
Approvata la norma che impone all'AVCP di non rilasciare il CIG per gli acquisti e le gare gestiti in violazione della legge che impone l’esternalizzazione . Chi si attendeva dalla discussione parlamentare sul Decreto legge n. 66/2014, un rinvio della entrata in vigore del “nuovo” comma 3-bis dell’articolo 33 del Codice degli appalti è rimasto doppiamente deluso. Non solo è stato confermato l’obbligo assoluto per tutti i Comuni, esclusi i soli capoluoghi di provincia, di procedere all'acquisizione di lavori, beni e servizi, di qualsiasi importo e tipologia, ricorrendo alle Centrali di Committenza (Unioni, Province, “accordi consortli”, Centrali regionali o Consip); ma nel corso del dibattito per la conversione in legge del Decreto lo stesso Governo ha voluto inserire una clausola di salvaguardia.
Cosa ha fatto il Governo. Ha aggiunto un ultimo capoverso al comma 3-bis dell’articolo 33 del Dlgs 163 del 2006 che rappresenta l’uovo di Colombo: «L'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture non rilascia il codice identificativo gara (CIG) ai Comuni non capoluogo di provincia che procedano all'acquisizione di lavori, beni e servizi in violazione degli adempimenti previsti dal presente comma”. In pratica, quando tra qualche giorno sarà completata la procedura di conversione in legge del Decreto (varato il 24 aprile scorso), tutti i Comuni, ad esclusione dei capoluoghi di provincia, si vedranno rifiutare dall’Avcp il rilascio del Cig, cosa che renderà impraticabile l’intera procedura di acquisto o di gara, a meno che non si passi attraverso l’utilizzo della Centrale di Committenza, così come ribadito per l’ennesima volta dalla norma che non lascia margini di scelta. Ricordiamo che da maggio 2013 è operativa in 12 Regioni, la Centrale di Committenza ASMECOMM, promossa da ASMEL, l’Associazione per la Sussidiarietà e la Modernizzazione degli Enti Locali, con 1.860 enti associati in tutt’Italia. Per adesioni scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Qui la presentazione della centrale e dei servizi ASMECOMM.
20 ANNI DI ASMEZ: LE SALDE RADICI DEL MODELLO ASMECOMM
FORUM ASMEZ 2014 il 27 giugno a Napoli. 20 anni di storia al servizio dell’innovazione degli Enti Locali, questo il patrimonio di esperienza e di professionalità che oggi il CONSORZIO ASMEZ vede confluire nella Centrale di Committenza ASMEL: la sfida più importante che sta coinvolgendo gli Enti Locali obbligati a trovare soluzioni efficienti per conseguire gli obiettivi della revisione della spesa e della realizzazione degli appalti attraverso la centralizzazione della committenza e l’uso degli strumenti telematici. Il modello ASMECOMM, l’associazionismo di servizio, la rete di Enti locali attraverso la condivisione di strumenti telematici, la centralizzazione virtuale sono tutti elementi che piantano le proprie salde radici in un percorso di ammodernamento della Pubblica Amministrazione che vede ASMEL quale soggetto aggregatore e propulsore per poco meno di 2000 Enti soci. Il programma è completato dalle sessioni pomeridiane sugli aspetti operativi e gestionali che coinvolgeranno le Stazioni Appaltanti a seguito della riforma del Codice degli Appalti e sulle nuove opportunità di ricorso agli acquisti elettronici attraverso il Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione Locale (MePal). Qui il Programma e la scheda di Prenotazione.
CONVEGNO A POTENZA IL 19 GIUGNO SU OBBLIGO CENTRALE DI COMMITTENZA
Sono già 90 i prenotati per il Convegno a Potenza il prossimo 19 giugno presso la sala del Consiglio regionale, primo di una serie di tappe che ASMEL promuove su tutto il territorio nazionale. Gli incontri operativi prevedono approfondimenti normativi sull’obbligo di centralizzazione che, dal 30 giugno, riguarda tutti i Comuni non capoluogo. Qui la locandina del convegno
RACCOMANDAZIONE UE: NORMATIVA SEMPLIFICATA E APPALTI TELEMATICI
Va semplificato il contesto normativo, vanno sviluppate le procedure telematiche e vanno rimossi gli ostacoli alla concorrenza nel settore dei servizi pubblici locali. Questi i principali inviti che la Commissione europea ha fatto al Governo italiano in sede di Raccomandazioni. L’UE raccomanda il Governo di approvare in tempi rapidi la normativa in itinere al fine di «semplificare il contesto normativo a vantaggio delle imprese e dei cittadini e colmare le lacune attuative delle leggi in vigore; promuovere l'apertura del mercato e rimuovere gli ostacoli rimanenti e le restrizioni alla concorrenza nei settori dei servizi professionali e dei servizi pubblici locali, (…); potenziare l'efficienza degli appalti pubblici, specialmente tramite la semplificazione delle procedure attraverso l'uso degli appalti elettronici, la razionalizzazione delle centrali d'acquisto e la garanzia della corretta applicazione delle regole relative alle fasi precedenti e successive all'aggiudicazione (…)» Tali raccomandazioni si inseriscono nel dibattito aperto a livello nazionale dal presidente Asmel Francesco Pinto, il quale ha auspicato l’applicazione diretta delle direttive europee per superare la ragnatela di norme che rendono il settore degli appalti pubblici un percorso ad ostacoli che contrasta anziché favorire la trasparenza e della legalità. Qui il testo integrale della Raccomandazione del Consiglio.
CENTRALIZZAZIONE APPALTI E GARE TELEMATICHE COME RIMEDIO TOTALE ANCHE PER IL MINISTRO LANZETTA
Il ministro per gli Affari Regionali Lanzetta sottolinea il ruolo fondamentale delle centrali di committenza e l'adozione di strumenti di e-procurement. Nel corso dell’audizione presso la I Commissione della Camera e parlando del ruolo delle centrali di committenza nell'ambito degli acquisti per beni e servizi compiuti da pubbliche amministrazioni il Ministro sostiene che le piattaforme elettroniche simili a quelle utilizzate a livello centrale da Consip danno piena visibilità all’offerta di beni e servizi limitando notevolmente i costi. L'informatizzazione delle procedure di gara infatti agevola l'incontro tra domanda e offerta, garantisce trasparenza nelle procedure di selezione e l’individuazione del contraente e consente di ampliare il numero delle imprese in grado di contrattare con la pubblica amministrazione. Tutto ciò limitando notevolmente l'incidenza del "fattore umano", garantendo l’oggettività del processo e la riduzione di fenomeni corruttivi.
RENZI AI SINDACI: SEGNALATE LE OPERE DA INSERIRE NEL DL “SBLOCCA-ITALIA”
«Giudico prioritario che il Governo adotti tutte le misure necessarie a sbloccare i procedimenti e i cantieri che sono fermi da anni, per ritardi o inconcludenze di settori diversi della Pubblica Amministrazione.» Con queste parole il Presidente del Consiglio Matteo Renzi in occasione della Festa del 2 giugno ha invitato i Sindaci a segnalare entro il prossimo 15 giugno i cantieri da riavviare e inserire nel prossimo Decreto “Sblocca-Italia”. Continua il premier «sono stato Sindaco anche io. E come voi ricordo le polemiche: quanti cantieri abbiamo bloccato per la mancanza di un parere, per un diniego incomprensibile di una sovrintendenza, per le lungaggini procedurali. Quante volte siamo stati costretti a rinunciare a un investimento magari di capitali stranieri, certo innamorati dell’Italia, ma preoccupati del complicato sistema amministrativo del nostro paese.» Se ci sono cantieri da sbloccare, procedure d’appalto da avviare, tempi da accelerare, come sanno i Soci ASMEL, ASMECOMM c’è.
PROVE RIGOROSE E OBIETTIVE PER DIMOSTRARE IL COLLEGAMENTO TRA IMPRESE
TAR CAMPANIA. Ritenuta illegittima l’esclusione di una ditta da una gara per collegamento sostanziale con altra impresa, in quanto gli elementi indiziari della coincidenza di alcune frasi nelle offerte non risultavano idonei a dimostrare la sussistenza di tale collegamento. L’identità delle offerte, infatti, era limitata a parti del testo che si trovavano sia nella prassi del settore della refezione scolastica, sia in altre offerte presentate dalla stessa ditta. Inoltre, le modalità e i tempi di consegna dei plichi da parte delle due concorrenti non presentavano elementi tali da denotare una relazione di fatto determinante per l’esclusione della ricorrente. Come ha tenuto a ribadire il Tar, la valutazione in merito alla sussistenza di un collegamento sostanziale deve basarsi su rigorosi, obiettivi, comprovati ed univoci elementi, tali minare i principi di segretezza, serietà delle offerte e par condicio tra i concorrenti. Qui la Sentenza del TAR n. 3029/2014
LEGITTIMA L’ESCLUSIONE SE SI ACCERTA L’ASSENZA DEI REQUISITI DI PARTECIPAZIONE RICHIESTI DAL BANDO
CONSIGLIO DISTATO. Il Consiglio di Stato, sez. V, con sentenza n. 2775 del 28 maggio 2014, confermando la pronuncia del TAR Campania, Sez. VII, sentenza 2021/2014, ha confermato la legittimità dell’esclusione di una ditta che non aveva correttamente indicato la presenza nel proprio organico di una figura di un ingegnere con “funzioni di coordinatore e responsabile degli interventi da realizzare sul territorio comunale”. Nel caso di specie, la ditta aveva prodotto false dichiarazioni contestando in sede di appello la legittimità della stessa previsione della Lex Specialis. Come chiarito dal G.A. «ai sensi degli artt. 41 e 42 del codice dei contratti pubblici, le stazioni appaltanti hanno il potere discrezionale di fissare nella lex specialis requisiti soggettivi specifici di partecipazione attraverso l’esercizio di un potere discrezionale che conosce i limiti della ragionevolezza e della proporzionalità»; nel caso di specie, poi, «l’amministrazione, lungi dal limitarsi a prendere atto della pendenza di un procedimento penale, ha accertato in via autonoma la non corrispondenza al vero del contratto di collaborazione professionale prodotto a dimostrazione del requisito soggettivo in parola, così verificando, al tempo stesso, il difetto sostanziale di un imprescindibile requisito soggettivo e la non genuinità della documentazione prodotta a sostegno». Qui la sentenza del CdS n.2775/2014
NO AGLI AFFIDAMENTI DIRETTI ALLE UNIVERSITÀ PER LA PROGETTAZIONE
TAR ABRUZZO. Il Comune deve sempre bandire una gara per l’affidamento dei servizi di progettazione e supporto tecnico e non può scegliere di collaborare direttamente con una università. Lo afferma il Tar Abruzzo con sentenza 476/2014, ritenendo ragionevole il ricorso presentato dal Consiglio nazionale degli ingegneri contro le convenzioni di due comuni abruzzesi con due università, per la redazione dei piani di ricostruzione post sisma. Si tratta di una prestazione legata all’urbanistica e alla paesaggistica, rientrante quindi nel Codice Appalti e che, come tale, ancorché complessa, necessita di una procedura a evidenza pubblica. Il giudice amministrativo ha precisato che il Decreto del Commissario delegato per la ricostruzione 3/2010 ha previsto che ogni Comune si doti del piano per la ricostruzione, cioè di uno strumento programmatorio avente contenuti sia tecnici che economici. Le attività di supporto tecnico per la redazione del piano per la ricostruzione rientrano quindi nei servizi di natura tecnica riconducibili al Codice Appalti. Qui la sentenza n. 476/2014
OBBLIGO DITRASPARENZA PER DIA E SCIA
AUTORITÀ ANTICORRUZIONE. La Denuncia di inizio attività e la Segnalazione certificata di inizio attività devono essere pubblicate sui siti delle Pubbliche Amministrazioni, nella sezione Amministrazione Trasparente. L’Atto di orientamento n.11/2014 dell’ANAC chiarisce infatti che “le DIA e le SCIA sono da considerare equiparate a provvedimenti amministrativi di autorizzazione o di concessione e, pertanto, soggette agli obblighi di pubblicazione in considerazione degli effetti sostanziali ad esse conseguenti, equivalenti a quelli degli atti che esse sostituiscono”. Si tratta di atti soggetti a obbligo di pubblicazione, ricorda l'Autorità, e vanno inseriti sul sito della Pa insieme ad eventuali ulteriori atti adottati dalla Pa in conseguenza di tali dichiarazioni.Qui l’orientamento 11/2014
AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICHE: PIENI POTERI AI COMUNI
Dal 1° giugno l’autorizzazione paesaggistica può essere rilasciata dal Comune se la Soprintendenza non risponde. Lo prevede l’articolo 12 del Decreto legge n. 83/2014 che modifica il Codice dei beni culturali e del paesaggio proprio per semplificare i procedimenti in materia di autorizzazione paesaggistica. In particolare, al comma 4 dell’art. 146 è aggiunto: «Il termine di efficacia dell’autorizzazione decorre dal giorno in cui acquista efficacia il titolo edilizio eventualmente necessario per la realizzazione dell’intervento, a meno che il ritardo in ordine al rilascio e alla conseguente efficacia di quest’ultimo non sia dipeso da circostanze imputabili all’interessato». Inoltre, al comma 9, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «Decorsi inutilmente sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente senza che questi abbia reso il prescritto parere, l’amministrazione competente provvede comunque sulla domanda di autorizzazione».
100 COSE DA SAPERE SUL PARTENARIATO PUBBLICO PRIVATO
L’Unità Tecnica Finanza di Progetto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha aggiornato al 2014 la sua pubblicazione sul Partenariato Pubblico-Privato (PPP), redatta inizialmente nel 2009. Tra gli aggiornamenti l’’inserimento nel Codice Appalti del “Contratto di Disponibilità”. e l’armonizzazione con la Direttiva 2014/23/UE sui contratti di concessione, in particolare, per il rafforzamento della correlazione tra il piano economico finanziario e la convenzione ai fini della verifica di bancabilità
ACCESSO IN SPIAGGIA AGLI ANIMALI DA COMPAGNIA: IL TAR DA’ RAGIONE AI CANI
TAR CALABRIA. È illegittima l’ordinanza con la quale il Sindaco, al fine di tutelare il decoro e l’igiene nonché la sicurezza dei bagnanti, ha previsto il divieto assoluto ai conduttori di animali da compagnia di poter accedere alle spiagge libere durante la stagione balneare. Difetto di motivazione e violazione del principio di proporzionalità dell’azione amministrativa: queste le motivazioni addotte dal giudice amministrativo. L’azione del Comune risulta irragionevole e illogica, oltre che irrazionale e sproporzionata, in quanto l’Amministrazione è tenuta valutare se sia possibile perseguire le finalità pubbliche del decoro, dell’igiene e della sicurezza mediante regole alternative al divieto assoluto di frequentazione delle spiagge, ad esempio valutando se limitare l’accesso in determinati orari, o individuare aree adibite anche all’accesso degli animali, con l’individuazione delle aree viceversa interdette al loro accesso. Qui la Sentenza del TAR n. 225/2014
APERTURA DELLE OFFERTE ILLEGITTIMA PRIMA DELL’ORARIO FISSATO NELLA LEX SPECIALIS
AVCP. L’autorità di vigilanza afferma l’illegittimità dell’anticipazione dell’apertura delle offerte prima dell’orario previsto. Il caso è quello di ATER MATERA, ha dedotto di avere pubblicato n.2 bandi di gara per l'affidamento di servizi di ingegneria, per i quali era stato stabilito l’apertura delle buste rispettivamente, alle ore 9:00 per la prima gara, e alle ore 11:00 per la seconda. Per sopravvenuti impegni del RUP e Presidente di gara, alle ore 9:25, completate le operazioni di apertura delle buste contenenti le offerte economiche della prima gara, si era proceduto all'apertura delle buste riguardanti la seconda gara, alla presenza dei testimoni e dei professionisti esterni che avevano assistito alle precedenti operazioni. La procedura seguita è stata ritenuta illegittima, in quanto lesiva dei principi di pubblicità delle sedute di gara, trasparenza e imparzialità dell'azione amministrativa che permeano le procedure concorsuali. Come in più occasioni chiarito dalla giurisprudenza amministrativa, l'apertura dei plichi contenenti le offerte economiche va fatta garantendo pienamente i principi di pubblicità della seduta, in mancanza si verifica un vizio suscettibile di inficiare l'intera procedura concorsuale. Qui il Parere AVCP 10/4/2014 n.76
APPALTO UNICO O LOTTI FUNZIONALI: L’AMMINISTRAZIONE PUÒ SCEGLIERE LA SOLUZIONE MIGLIORE
AVCP. È possibile non ricorrere alla divisione in lotti soltanto se la scelta è supportata da adeguata ponderazione degli interessi coinvolti. Secondo la stazione appaltante, la suddivisione in lotti dell'appalto de quo non garantirebbe una autonomia funzionale ai singoli lotti. La scelta di affidare i servizi ad un unico operatore economico risulta compiuta dalla stazione appaltante per assicurare la necessaria omogeneità ed efficacia nell'acquisizione dei dati di monitoraggio. Ancora altro aspetto qualificante la scelta di non suddivisione è da ricondurre alla probabile antieconomicità del "frazionamento" di servizi identici e funzionali ad un unico scopo, cioè quello di consentire l'aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque Regionale. Le argomentazioni addotte dalla stazione appaltante a fondamento della decisione di non suddividere l'appalto in lotti sono state considerate ragionevoli e condivisibili in quanto un frazionamento dell'appalto non avrebbe offerto adeguate garanzie di funzionalità, fruibilità e fattibilità di ciascun lotto in vista degli obiettivi perseguiti.QUI il Parere AVCP 10/4/2014 n. 73
RESPONSABILE SICUREZZA –LA PA DECIDE IL TITOLO DI STUDIO
CONSIGLIO DI STATO. La Stazione Appaltante può limitare i requisiti di partecipazione per la figura di responsabile della sicurezza anche a soggetti in possesso di titoli di studio specifici. Così ha stabilito il Consiglio di Stato dopo che il TAR di Lecce aveva accolto il ricorso presentato dal Consiglio Nazionale degli Architetti relativamente alla procedura di selezione indetta dalla Corte d’Appello di Lecce per affidare l’incarico di responsabile della sicurezza degli uffici giudiziari, restringendo la ricerca ai laureati in ingegneria. Il Consiglio di Stato ha chiarito che, sebbene il Decreto Legislativo 81/2008 non impone titoli di studio precisi, lascia comunque alle amministrazioni la possibilità di valutare in modo discrezionale i requisiti da chiedere agli eventuali candidati. Il CdS ha concluso quindi che scegliere come criterio il possesso di una laurea anziché di un’altra equivalente non implica nessuna discriminazione.
INDUSTRIE INSALUBRI: I COMUNI POSSONO FISSARE PARAMETRI PIÙ RIGOROSI
CONSIGLIO DI STATO. Chiarito il potere regolamentare dei Comuni in materia di igiene e sanità. In particolare, nel caso di insediamenti o ampliamenti di industrie insalubri (nella specie si tratta di un impianto per la produzione di farine proteiche), i Comuni possono fissare parametri più rigorosi di quelli rinvenibili dal Testo Unico n. 1265/1934 per una più intensa tutela della salute pubblica. Quindi, ritenuto legittimo il divieto di ampliamento e integrazione tecnologica di un impianto che non consentono di localizzare nuove attività produttive dato che "la distanza degli edifici, rispetto ai confini di zone residenziali o da preesistenti edifici destinati a residenza, non è inferiore a 100 ml per le industrie insalubri di 1°classe così come le stesse sono elencate nel D.M. 5 settembre 1994"; la norma in questione, infatti, prevede deroghe solo per le costruzioni residenziali e produttive che eventualmente sorgono in terreni confinanti e non per la localizzazione di un impianto insalubre. Qui la sentenza del CdS n.2751/2014
CONTROLLO DI LEGALITÀ ANCHE DOPO L’AGGIUDICAZIONE DEFINITIVA
CONSIGLIO DI STATO. Nelle gare pubbliche, anche dopo l'aggiudicazione definitiva, la Stazione appaltante può esaminare la legalità dello svolgimento della gara, cui l’art. 11, comma 9, del d.lgs. n. 262 del 2006 dà preminente rilievo prima di addivenire alla stipula del contratto. Il Consiglio di Stato con sentenza n. 2692/2014 ha ribadito questo principio consolidato precisando che il codice degli appalti riserva alla stazione appaltante un pieno e incisivo controllo sulla legittimità dello svolgimento della gara sia nel momento in cui, a conclusione della procedura selettiva, interviene l’aggiudicazione provvisoria, sia dopo che sia stata disposta l’aggiudicazione definitiva. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, dagli artt. 11 e 12 del codice emerge l’immanenza del controllo di legalità dell’ente che ha indetto gara nelle fasi terminali del procedimento che individuano, prima in via provvisoria e poi in via definitiva, il soggetto con il quale deve aver luogo la stipula del contratto.
COSTO DEL LAVORO: POSSIBILE DISCOSTARSI DALLE TABELLE MINISTERIALI
CONSIGLIO DI STATO. Un’offerta non può essere considerata anomala per il solo fatto che il costo del lavoro sia stato calcolato secondo valori inferiori a quelli delle tabelle ministeriali. Lo afferma il Consiglio di Stato accogliendo il ricorso di una ditta esclusa per non aver rispettato le tabelle ministeriali. Ai sensi dell'art. 86, del d.lgs. n. 163/2006, i valori del costo del lavoro risultanti dalle tabelle ministeriali non costituiscono un limite inderogabile, ma semplicemente un parametro di valutazione della congruità dell'offerta sotto tale profilo, con la conseguenza che l'eventuale scostamento da tali parametri delle relative voci di costo non legittima se un giudizio di anomalia, potendo essere accertato quando risulti puntualmente e rigorosamente giustificato. Qui la sentenza del CdS n. 2752/2014
INADEGUATEZZA DEI COMPENSI A BASE DI GARA
Compensi a base di gara non adeguati. Così l’ordine degli ingegneri di Teramo giustifica la richiesta di correzioni immediate ai contenuti di un bando. Il caso è quello della gara per lavori di messa in sicurezza di una scuola indetta dal comune di Avezzano. L'ordine fa notare che «il costo preventivato e posto in gara (quindi soggetto a ribasso) per la progettazione definitiva è di 23mila euro, senza che sia stata prodotta specifica analitica di calcolo del compenso». Queste mancanze, come sottolineato, violano chiaramente il Dm n. 143 del 2013 del ministero della Giustizia, che ha introdotto i parametri per la determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara. E ancora, vanno anche contro l’articolo 264 del regolamento appalti (Dpr n. 207/2010) che, stabilisce che il bando deve contenere obbligatoriamente sia l'ammontare del corrispettivo, compreso il rimborso spese, sia «l'indicazione delle modalità di calcolo in base alle quali è stato definito detto ammontare». Per l’ordine di Teramo, le stazioni appaltanti devono «indicare con accuratezza e analiticità i singoli elementi che compongono la prestazione e dare conto del percorso motivazionale seguito per la determinazione del suo valore». Queste mancanze producono bandi impugnabili davanti al Tar. Per questo chiede «che venga opportunamente riconsiderato, nel rispetto del Dm 143/2013, il prezzo per i servizi di progettazione definitiva, esecutiva e Psc essendo tale costo essenziale nella formulazione dell'offerta complessiva». Qui la segnalazione dell’Ordine degli ingegneri di Teramo
Se in circostanze eccezionali, il prezzo dei singoli materiali da costruzione subisce variazioni superiori al 10 per cento del prezzo rilevato dal Ministero per i lavori pubblici nell'anno di presentazione dell'offerta, si procede a compensazioni per la percentuale eccedente il 10 per cento e nel limite delle risorse previste. Lo sancisce il Decreto del Ministero dei lavori pubblici per la determinazione, entro il 30 giugno di ogni anno, dei singoli prezzi dei materiali da costruzione. Qui il Decreto pubblicato sulla GU n. 124 del 30 maggio
CONCORRENZA E APPALTI DI LAVORI: LO STUDIO DELL’AVCP
L'Autorità per la Vigilanza sui contratti pubblici ha pubblicato lo studio sul legame tra concorrenza e appalti di lavori. "L'analisi grafico-esplorativa - spiega l'Autorità - mostra gruppi di contratti caratterizzati da evidenti distorsioni. In generale, emergono forti disomogeneità a livello di stazione appaltante e di area geografica, con l'evidenziazione di diversi modelli territoriali di competizione". In particolare, è stata rilevata l’esistenza di una correlazione positiva tra numero di partecipanti e ribasso. Dall’analisi di correlazione è emerso che il meccanismo di competizione tra le imprese ha funzionato in modo rilevante solo tra il 2003 e il 2005. Prima e dopo tale periodo le correlazioni sono risultate prossime allo zero, se non addirittura negative. In definitiva, sono stati individuati almeno tre diversi modelli di competizione – Nord-Centro-Sud - ognuno dei quali caratterizzato da una specifica evoluzione nel tempo del fattore concorrenza nella gare di lavori pubblici e dalla presenza di specifiche anomalie e distorsioni del processo competitivo. Qui il link al documento "Concorrenza e appalti di lavori: un legame da approfondire – anni 2000–2010"