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Timestamp: 2019-02-20 16:41:07+00:00
Document Index: 78743660

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ']

Usura | Studio Legale Gennaro Orlando
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La crisi di sovraindebitamento è disciplinata dalla Legge 3/2012.
La Legge 3/2012 definisce il Sovraindebitamento all’art. 6, comma 2, lett. a) come: “la situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, che determina la rilevante difficoltà di adempiere le proprie obbligazioni, ovvero la definitiva incapacità di adempierle regolarmente“. Diversamente detto, il Sovraindebitamento non è altro che la difficile condizione di coloro che non riescono a ripagare i propri debiti con le loro disponibilità economiche. Coloro che possono accedere alla procedura di sovraindebitamento sono tutti i soggetti che secondo l’ordinamento italiano non rientrano nelle disposizioni previste dalla legge fallimentare ovvero persone fisiche, aziende agricole, piccoli imprenditori non fallibili e professionisti.
Dal momento che la Legge si occupa di soggetti molto diversi tra di loro, le procedure trattate sono molteplici e nella fattispecie le seguenti:
Piano del Consumatore cui può accedere solo il privato e non l’azienda. Al Tribunale spetta di verificare la solvibilità del debitore e di decidere il quantum che possa essere da lui pagato, salvaguardando una somma sufficiente a garantire il sostentamento del nucleo familiare del privato in stato di Sovraindebitamento.
La domanda dei consumatori di ricorrere alla procedura di composizione della crisi di sovraindebitamento prevista per loro nei confronti di banche e intermediari finanziari è in costante aumento. In particolare nella maggior parte dei casi il consumatore agisce qualora, a seguito delle proprie mutate condizioni economiche, gli sia difficoltoso far fronte alle obbligazioni assunte nei confronti di una banca con cui abbia sottoscritto un contratto di mutuo. Quando infatti il consumatore si veda ridotto il proprio stipendio mensile, comincia a trovarsi nell’impossibilità di pagare regolarmente le rate mensili del mutuo originariamente contratto dalla banca.
La giurisprudenza lentamente e progressivamente sta riconoscendo un favor al consumatore nel caso di una contrazione della sua capacità economica per ragioni a lui non dovute.
A tal proposito si tenga presente il contenuto del decreto del Tribunale di Reggio Emilia n. 507/2017 nell’ambito di una procedura esecutiva in cui il giudice emiliano, dopo aver verificato la validità e fondatezza delle proposta formulata dal consumatore, ha consentito a bloccare l’azione esecutiva in corso con il soddisfacimento integrale in prededuzione di tutte le spese di procedura e di esecuzione. I giudici hanno autorizzato il consumatore al pagamento per tutta la durata del contratto di mutuo di un importo più basso rispetto a quello concordato fino a che non venga versato l’importo corrispondente al valore di mercato dell’immobile, estinguendo così il 45% dei debiti contratti dal consumatore con l’istituto bancario.
Per il tribunale fondamentale è stato considerare la convenienza a che il consumatore pagasse pur con rate inferiori il valore dell’immobile al prezzo di mercato compatibilmente con le sue mutate capacità economiche piuttosto che si proseguisse con la procedura esecutiva con il rischio della perdita dell’unico bene immobile adibito a abitazione di residenza a seguito della vendita coattiva dello stesso. Nella fattispecie il giudice ha valutato che anche per la banca la prosecuzione dell’azione esecutiva le avrebbe permesso di incassare una somma inferiore a quella proposta dal consumatore e con un dispendio economico per le spese di procedura.
Sei cliente di banca e hai sottoscritto un contratto di apertura di credito anteriormente all’entrata in vigore dell’art. 2- bis del D.L. n. 185/2008 e vuoi accertarti se sia riscontrabile un caso di usura bancaria?
La Corte di Cassazione con la sentenza a Sezioni Unite n. 16303/2018 ha statuito che per il periodo precedente all’entrata in vigore del D.L. n. 185/2008 ( in particolare in riferimento all’art. 2 bis rubricato “Ulteriori disposizioni concernenti contratti bancari” ) gli interessi applicati sulla commissione di massimo scoperto non possano essere considerati unitamente agli interessi di conto corrente al fine di rilevare il Tasso Effettivo Globale Medio ( Tegm ) , indice utile per stabilire la sussistenza o meno del tasso di usura.
La solenne pronuncia ha sottolineato che per il periodo antecedente all’entrata in vigore del D.L. n. 185/ 2008 si debbano effettuare due calcoli: da una parte quello per stabilire gli interessi applicati sulla commissione di massimo scoperto e dall’altra parte quello per stabilire la soglia computata sugli interessi praticati normalmente. Compiuti i due calcoli, bisogna effettuare una compensazione e solo alla fine di questa ulteriore valutazione, è possibile stabilire se ci si trovi o meno di fronte ad un caso di usura.
La pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite si inserisce in un filone giurisprudenziale dello stesso giudice di legittimità in cui rientra la sentenza n. 22270/16 che sottolineava che tutti i decreti ministeriali di rilevazione del Tasso Effettivo Globale Medio (Tegm) ex articolo 2, comma 1, della legge 108/1996 emanati nello stesso periodo, recependo le “Istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura” emanate il 30 luglio 1996 e confermate fino al secondo trimestre 2009, fornite dalla Banca d’Italia , hanno delimitato tale tasso senza comprendere nel computo l’ammontare di massimo scoperto.
La sentenza n. 16303/2018 a Sezioni Unite della Cassazione ha enunciato il seguente principio di diritto : “Con riferimento ai rapporti svoltisi, in tutto o in parte, nel periodo anteriore all’entrata in vigore delle disposizioni di cui all’articolo 2bis del Dl 185/2008, inserito dalla legge di conversione n. 2 del 2009, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell’usura presunta come determinato in base alle disposizioni della legge n. 108/1996, va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale d’interesse (Teg) praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto (Cms) eventualmente applicata, intesa quale commissione calcolata in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento, rispettivamente con il tasso soglia e con la “Cms soglia”, calcolata aumentando della metà percentuale della Cms media indicata nei decreti ministeriali emanati ai sensi dell’articolo 2, comma 1, della predetta legge n. 108, compensandosi, poi l’importo dell’eventuale eccedenza della Cms in concreto praticata, rispetto a quello della Cms rientrante nella soglia, con il “margine” degli interessi eventualmente residuo, pari alla differenza tra l’importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati”.