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Timestamp: 2019-02-17 18:18:03+00:00
Document Index: 71207922

Matched Legal Cases: ['art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 6', 'art. 44', 'art. 76', 'art. 44', 'art. 6', 'art. 76', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 156', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 44', 'art. 44', 'CGUE ']

La Corte costituzionale dichiara l'illegittimità costituzionale dell'art. 44, comma 3, c.p.a. | IRPA
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La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 44, comma 3, c.p.a.
L’art. 44 comma 3, del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 (Attuazione dell’articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo -c.p.a.-) stabilisce che “La costituzione degli intimati sana la nullità della notificazione del ricorso, salvi i diritti acquisiti anteriormente alla comparizione (…)”.
Il Tribunale amministrativo regionale per il Veneto, sezione seconda, aveva sollevato, in riferimento agli artt. 3, 24, 76, 111, 113 e 117, primo comma, della Costituzione – quest’ultimo in relazione all’art. 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848 -, questione di legittimità costituzionale di siffatto art. 44 cit., limitatamente alla locuzione «salvi i diritti acquisiti anteriormente alla comparizione».
Il rimettente muoveva dal duplice presupposto interpretativo che la norma censurata prevedeva una sanatoria con effetti ex nunc e che tra i diritti quesiti andava ricompreso anche quello a fare valere l’inoppugnabilità del provvedimento amministrativo per decorso del termine decadenziale di impugnazione.
La disposizione censurata violava, nella sua ottica, l’art. 76 Cost., perché la sanatoria con effetti ex nunc, anziché ex tunc, non poteva essere qualificata come un coerente sviluppo o un completamento delle scelte espresse dal legislatore delegante, tra i cui criteri direttivi figuravano quelli di adeguare le norme vigenti alla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, di coordinarle con quelle del codice di procedura civile, in quanto espressione di princìpi generali, e di assicurare l’effettività della tutela (art. 44, commi 1 e 2, della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante «Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile»).
Secondo il TAR Veneto, poi, la disposizione censurata violava anche gli artt. 3, 24, 111, 113 e 117, primo comma, Cost., quest’ultimo in relazione al parametro interposto dell’art. 6 CEDU, che tutela il diritto all’accesso a un tribunale.
La previsione della sanatoria ex nunc, infatti, non avrebbe avuto nel processo amministrativo alcuna concreta funzione sanante, attesi i ristretti tempi che caratterizzano le scansioni della fase introduttiva del giudizio e, in particolare, il breve termine di decadenza per la proposizione dell’azione impugnatoria, e avrebbe compromesso il diritto d’azione della parte ricorrente, senza che ciò fosse giustificato «da effettive garanzie difensive o da concorrenti e prevalenti interessi di altra natura».
Secondo la Corte costituzionale, la questione è fondata in riferimento al parametro di cui all’art. 76 Cost.
La Consulta ha più volte chiarito che l’art. 44 della legge n. 69 del 2009 contiene una delega per il riordino normativo del processo amministrativo che, in quanto tale, concede al legislatore delegato un limitato margine di discrezionalità per l’introduzione di soluzioni innovative, le quali devono comunque attenersi strettamente ai princìpi e ai criteri direttivi enunciati dal legislatore delegante (ex multis, sentenze n. 94, n. 73 e n. 5 del 2014, n. 162 e n. 80 del 2012, n. 293 e n. 230 del 2010).
L’art. 44, comma 1, prevede che «[i]l Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi per il riassetto del processo avanti ai tribunali amministrativi regionali e al Consiglio di Stato, al fine di adeguare le norme vigenti alla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori», e «di coordinarle con le norme del codice di procedura civile in quanto espressione di princìpi generali».
La disposizione censurata, per la Corte, viola entrambi i citati criteri direttivi fissati dal legislatore delegante.
Essa, in primo luogo, è in aperto contrasto con l’art. 156, terzo comma, cod. proc. civ., che prevede la sanatoria ex tunc della nullità degli atti processuali per raggiungimento dello scopo, principio, questo, indubbiamente di carattere generale; in secondo luogo, non è in linea con la giurisprudenza della Corte di cassazione formatasi con riferimento alla notificazione degli atti processuali civili e con la stessa giurisprudenza del Consiglio di Stato, antecedente all’entrata in vigore del codice, relativa proprio alla nullità della notificazione del ricorso.
La Consulta ha aggiunto, infine, che essa non è neanche in linea con la sua giurisprudenza.
La sentenza n. 97 del 1967 ha dichiarato l’illegittimità costituzionale, per violazione dell’art. 3 Cost., dell’art. 11, terzo comma, del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611 (Approvazione del testo unico delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull’ordinamento dell’Avvocatura dello Stato), nei limiti in cui escludeva la sanatoria, con effetti ex tunc, della nullità della notificazione degli atti introduttivi (di tutti i giudizi), nonostante la costituzione in giudizio dell’amministrazione statale a mezzo dell’Avvocatura dello Stato. In quell’occasione si affermò, infatti, che la sanatoria per raggiungimento dello scopo e la sua applicabilità alla notificazione degli atti introduttivi sono «princìpi introdotti nel sistema degli atti processuali attraverso ampia elaborazione che ha posto in evidenza la funzione dell’atto ai fini dello svolgimento e giusta definizione del processo», e cioè sono princìpi generali immanenti alla ratio degli atti processuali.
La Consulta ha pertanto dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 44, comma 3, cod. proc. amm., limitatamente alle parole «salvi i diritti acquisiti anteriormente alla comparizione,», per violazione dei princìpi e dei criteri direttivi della legge delega che imponevano al legislatore delegato di adeguare le norme vigenti alla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle giurisdizioni superiori, e di coordinarle con le disposizioni del codice di procedura civile, in quanto espressive di princìpi generali.
Qui è possibile prendere visione della decisione in commento.
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