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Timestamp: 2018-10-18 14:43:13+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art.47', 'art.27', 'art.47', 'art.1', 'art.1', 'art.3', 'art.3', 'art.3', 'art. 24', 'art.1', 'art.3', 'art.6', 'art.6', 'art.3', 'art.62', 'art.75', 'art.3', 'art.12']

Risoluzione 2 luglio 2002 n.212
Interpello. Articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n.212.
Societa' Cooperativa WX - Istanza - Trattamento tributario applicabile ai compensi e ai dividendi corrisposti ai soci lavoratori della cooperativa.
Sintesi:La risoluzione , relativa ad una istanza d'interpello formulata ai sensi dell'art. 11 della legge del 27/07/2000, n. 212, precisa che i compensi corrisposti ai soci lavoratori di cooperativa, nei limiti dei salari correnti aumentati del 20 per cento, costituiscono per la cooperativa un costo deducibile e per il socio reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, soggetto alla ritenuta alla fonte a titolo di acconto ai sensi dell'articolo 24 del DPR 29 settembre 1973, n.600. Le somme eccedenti i limiti stabiliti dall'art.47, comma 1, lett. a) del Tuir, non sono deducibili per la societa' cooperativa e per il socio configurano reddito da capitale. I predetti limiti non trovano applicazione in ordine ai rapporti instaurati tra socio e cooperativa ai sensi della legge 3 aprile 2001, n.142. Il tipo di rapporto di lavoro prescelto determina il regime fiscale dei trattamenti economici corrisposti, compresi i ristorni, sia per il socio che per la cooperativa, secondo le regole generali del Tuir per le categorie reddituali ivi previste. I dividendi distribuiti dalla societa' cooperativa sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d'imposta del 12,50%, ai sensi dell'art.27 del DPR n.600 del 1973.
La WX, qualificatasi come piccola cooperativa di produzione e lavoro ai sensi dell'articolo 21 della legge 7 agosto 1997, n.266, intende adottare il regolamento previsto dall'articolo 6 della legge 3 aprile 2001, n.142 per la definizione dei rapporti di lavoro da attuare con i soci lavoratori ed a tal fine chiede di conoscere il trattamento tributario applicabile ai trattamenti economici da corrispondere, con riguardo anche ai ristorni previsti dall'articolo 3, comma 2, lettera b), della stessa legge n.142, nonche' ai dividendi sulle quote sociali.
L'istante prospetta le seguenti soluzioni in relazione a ciascuna tipologia di compensi da erogare.
Gli emolumenti corrisposti al socio lavoratore, nell'ambito del rapporto sociale, nei limiti dei salari correnti aumentati del venti per cento, costituiscono per la cooperativa un costo deducibile e per il socio reddito assimilato a quello di lavoro dipendente soggetto alla ritenuta alla fonte a titolo di acconto, ai sensi dell'articolo 24 del DPR 29 settembre 1973, n.600.
Secondo l'interpellante l'eccedenza dei compensi sui predetti limiti salariali puo' essere considerata acconto sui ristorni, come definiti dall'articolo 12 del DPR 29 settembre 1973, n.601, e, pertanto, puo' essere ammessa in deduzione dal reddito della societa' cooperativa. Per il socio, vincolato da semplice rapporto associativo, detta eccedenza non dovrebbe essere imponibile ai fini IRPEF, non costituendo reddito assimilato a quello di lavoro dipendente, ne' reddito di capitale ne' reddito diverso, rispettivamente ai sensi degli articoli 47, comma 1, lettera a), 41 e 81 del Testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917.
2) Trattamenti economici corrisposti al socio in forza di rapporti di lavoro subordinato o autonomo instaurati ai sensi dell'articolo 1 della legge 3 aprile 2001, n.142.
Ritiene la societa' istante che ai rapporti di lavoro subordinato instaurati ai sensi dell'articolo 1 della legge 3 aprile 2001, n.142 non si applicano i limiti stabiliti dall'articolo 47, comma 1, lett.a), del TUIR.
Secondo la medesima societa', peraltro, tutti gli emolumenti corrisposti in forza del rapporto di lavoro subordinato, nonche' i ristorni corrisposti al socio lavoratore ai sensi dell'articolo 3, comma 2, lett.b), della citata legge n.142 del 2001, dovrebbero assumere la natura di reddito di lavoro dipendente.
Da cio' consegue che anche i ristorni sono soggetti a ritenuta alla fonte in sede di erogazione e sono ammessi in deduzione dal reddito della societa' cooperativa.
Per quanto riguarda i compensi corrisposti in forza di rapporti di lavoro autonomo, instaurati ai sensi della stessa legge 3 aprile 2001, n.142, ritiene l'interpellante che gli stessi, nonche' i ristorni di cui all'articolo 3, comma 2, lett.b), della citata legge n.142 del 2001, costituiscono reddito di lavoro autonomo e come tali devono essere assoggettati a ritenuta alla fonte ai sensi dell'articolo 25 del DPR n.600 del 1973. Per la societa' cooperativa i compensi e i ristorni di cui trattasi sono costi fiscalmente rilevanti.
Ritiene la societa' istante che i dividendi corrisposti nei limiti di cui all'articolo 26 del DLCPS 14 dicembre 1947, n.1577 non dovrebbero assoggettarsi alla ritenuta alla fonte a titolo d'imposta del 12,50% a seguito dell'intervenuta abrogazione dell'articolo 20 del decreto-legge 8 aprile 1974, n.95 convertito nella legge 7 giugno 1974, n.216.
La prima questione prospettata con l'istanza d'interpello riguarda la qualificazione ai fini tributari dei compensi corrisposti ai soci lavoratori nell'ambito del rapporto sociale oltre i limiti individuati dall'articolo 47, comma 1, lett.a), del TUIR.
Si ritiene al riguardo che il superamento dei limiti previsti dal citato articolo 47 del TUIR ha rilevanza ai fini fiscali sia per la societa' cooperativa, la quale non puo' portare in deduzione le somme eccedenti tali limiti, sia per il socio, per il quale i compensi ulteriori assumono la natura di utili societari, con la conseguente loro configurabilita' come reddito di capitale.
Riguardo alla seconda problematica oggetto dell'interpello, si osserva in premessa che la legge 3 aprile 2001 n.142, nel disciplinare in particolare la posizione del socio lavoratore all'interno delle cooperative, individua nuove forme di rapporti fra socio e cooperativa e stabilisce, in relazione a tali rapporti, i limiti dei trattamenti economici spettanti ai soci, nonche' quelli relativi a ulteriori somme erogate a favore degli stessi.
Ne consegue, pertanto, che i limiti posti dall'art.47, comma 1, lett.a) del TUIR, non possono trovare applicazione relativamente ai rapporti instaurati ai sensi della legge n.142 del 2001.
Circa la natura dei rapporti in argomento, la legge citata, all'art.1, comma 3, prevede che il socio lavoratore di cooperativa stabilisce con la cooperativa un rapporto di lavoro ulteriore e distinto rispetto al rapporto associativo. Tale rapporto di lavoro puo' essere costituito nella forma di lavoro subordinato, autonomo o in qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.
Particolarmente significativa e' la previsione recata dall'ultimo periodo del comma 3 dell'art.1 della legge n.142 in esame, secondo la quale dall'instaurazione dei predetti rapporti derivano i relativi effetti di natura fiscale e previdenziale nonche' tutti gli altri effetti giuridici.
L'art.3 della legge n.142 del 2001 si occupa del trattamento economico del socio lavoratore.
In particolare il comma 1 prevede che la societa' cooperativa corrisponde al socio lavoratore un trattamento economico complessivo proporzionato alla quantita' e alla qualita' del lavoro prestato e comunque non inferiore ai minimi previsti, per prestazioni analoghe, dalla contrattazione collettiva nazionale del settore o della categoria affine, ovvero, per i rapporti di lavoro diversi da quello subordinato, in assenza di contratti o accordi collettivi specifici, ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo.
Il comma 2 dell'art.3 prevede la possibilita' per la societa' cooperativa di corrispondere trattamenti economici ulteriori a favore del socio lavoratore a titolo di maggiorazione retributiva o a titolo di ristorno.
Le modalita' di erogazione dei trattamenti economici ulteriori corrisposti a titolo di maggiorazione retributiva ai sensi della lett.a) del comma 2 in esame saranno stabiliti in sede di accordi collettivi tra associazioni nazionali del movimento cooperativo e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, comparativamente piu' rappresentative.
I trattamenti economici ulteriori erogati a titolo di ristorno, ai sensi dell'art.3, comma 2, lett.b) non potranno superare il 30 per cento dei trattamenti economici complessivi piu' i trattamenti economici ulteriori erogati a titolo di maggiorazione retributiva di cui alla lett.a), comma 2, dello stesso articolo 3. Le somme a titolo di ristorno possono essere erogate mediante:
2) aumento gratuito del capitale sociale sottoscritto e versato in deroga ai limiti stabiliti dall'art. 24 del decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 14 dicembre 1947 n.1577, ratificato, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 1951, n.302, e successive modificazioni;
Dalle disposizioni esaminate discende che, per quanto riguarda il socio, il tipo di rapporto di lavoro prescelto determina, per espressa previsione normativa (art.1, comma 3, della legge n.142), il regime fiscale dei trattamenti economici corrisposti per l'attivita' lavorativa.
Pertanto, se il socio instaura un rapporto di lavoro subordinato, il relativo trattamento economico complessivo nonche' la maggiorazione e le integrazioni retributive, nei limiti di cui all'art.3, comma 2, della stessa legge n.142, costituiscono reddito di lavoro dipendente a tutti gli effetti. Se il socio instaura un rapporto di lavoro autonomo con la societa' cooperativa, il trattamento economico complessivo, nonche' le ulteriori maggiorazioni e integrazioni retributive, sono inquadrati tra i redditi di lavoro autonomo.
In merito ai trattamenti economici ulteriori corrisposti a titolo di ristorno, si segnala che l'art.6, comma 2, del decreto-legge 15 aprile 2002, n.63, convertito dalla legge 15 giugno 2002 n. 112, ha stabilito che i trattamenti economici ulteriori erogati a titolo di ristorno mediante aumento del capitale sociale non concorrono a formare il reddito imponibile ai fini delle imposte sui redditi e il valore della produzione netta dei soci. Il secondo periodo del comma 2 del citato art.6 disciplina l'ipotesi della successiva restituzione del capitale sociale costituito mediante la destinazione delle somme summenzionate a titolo di ristorno.
Chiarimenti in proposito sono stati forniti recentemente con circolare n.53 del 18 giugno 2002 alla quale, pertanto, si fa rinvio ai fini del completamento dell'esame della disciplina fiscale dei ristorni in relazione al socio percettore.
Riguardo agli effetti fiscali della nuova disciplina introdotta dalla legge n.142 del 2001 ai fini della determinazione del reddito della societa' cooperativa, si fa presente che le somme corrisposte ai soci relative al trattamento economico complessivo di cui al comma 1, dell'art.3 e al trattamento economico ulteriore erogato a titolo di maggiorazione retributiva ai sensi del comma 2, lett.a) dello stesso articolo costituiscono per la societa' una voce di costo deducibile, pertanto, nella determinazione del reddito, ai sensi dell'art.62 del TUIR, se corrisposte a soci che hanno un rapporto di lavoro dipendente, ovvero ai sensi dell'art.75, comma 5, del TUIR se corrisposte a soci con un rapporto di lavoro autonomo.
Relativamente al trattamento economico ulteriore erogato dalla societa' cooperativa a titolo di ristorno nei limiti previsti dall'art.3 comma 2, lett.b) della legge n.142 del 2001, si fa presente che la citata circolare n.53 del 2002 ha precisato che tali somme sono deducibili dal reddito della societa' cooperativa e loro consorzi, richiamando in proposito l'art.12 del DPR 29 settembre 1973, n.601. La stessa circolare ha chiarito, in merito alla deducibilita' dei ristorni dal reddito imponibile ai fini IRPEG e dal valore della produzione rilevante ai fini IRAP per le societa' cooperative, che le somme erogate a tale titolo sono deducibili nell'esercizio con riferimento al quale sono maturati gli elementi di reddito presi a base di commisurazione dei ristorni.
Le societa' cooperative quali soggetti di cui all'articolo 87, comma 1, lett.a), del TUIR devono operare sui i dividendi da esse distribuiti una ritenuta alla fonte a titolo d'imposta del 12,50%, ai sensi dell'articolo 27 del DPR n.600 del 1973.
La risposta di cui alla presente nota, sollecitata con istanza d'interpello, presentata alla Direzione regionale..........., viene resa