Source: http://www.cartellopoli.net/2014_11_01_archive.html
Timestamp: 2017-02-28 10:02:19+00:00
Document Index: 4039573

Matched Legal Cases: ['art. 20', 'art. 34', 'art. 19', 'art. 37', 'art.\n19', 'art. 4', 'art. 20', 'art. 34', 'art. 4', 'art. 20', 'art. 34', 'art. 19', 'art. 34', 'art.\n7', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 19', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 15', 'art. 20', 'art. 35', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 35', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 4', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 15', 'art. 37', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 15', 'art. 6', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 35', 'art. 5', 'art. 19', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 31', 'art. 32', 'art. 31', 'art.\n20', 'art. 4', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 15']

coma ancora “attivo” il bando di gara n. 4/2014, che non risulta invece fra gli “Esiti di gara”. Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) 1 commenti | dì la tua
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: http://www.vasroma.it/la-giunta-del-xiii-municipio-ha-approvato-una-delibera-che-dopo-lapprovazione-del-prip-in-comune-aggiorna-la-risoluzione-gia-approvata-dal-consiglio-municipale/
Il Vice Presidente del XIII Municipio Stefano Zuppello
nella sua qualità anche di Assessore alle Politiche di Bilancio, delle Risorse Umane, delle Attività Produttive ha recepito il testo della deliberazione che avevo proposto al Consiglio del II Municipio che l’ha poi approvata con Deliberazione n 33 del 16 settembre 2014 (vedi http://www.vasroma.it/il-consiglio-del-ii-municipio-approva-allunanimita-la-delibera-su-cartellopoli-proposta-da-vas/): l’avevo trasmesso anche a lui per opportuna conoscenza che l’ha voluta trasformare e far approvare come Deliberazione della Giunta Municipale del XIII Municipio n. 7 dell’11 novembre 2014 che aggiorna dopo l’approvazione del PRIP la Proposta di risoluzione approvata dal Consiglio del XIII Municipio il 18 marzo 2014 (vedi http://www.vasroma.it/prima-storica-approvazione-della-proposta-di-risoluzione-su-cartellopoli-predisposta-da-vas-per-ripristinare-il-decoro-in-tutto-il-territorio-del-xiii-municipio-di-roma/#more-5831).
Il successivo 9 ottobre 2014 ho trasmesso all’Assessore Stefano Zuppello
l’elenco degli impianti “senza scheda” che ricadono nel territorio del suddetto Municipio e che ho selezionato ad uno ad uno dall’elenco pubblicato sul sito del Comune (aggiornato allo scorso 30 settembre). (vedi http://www.vasroma.it/la-rimozione-dei-138-impianti-pubblicitari-senza-scheda-selezionati-da-vas-nel-xiii-municipio/).
Dopo l’approvazione della deliberazione è stato emanato il seguente Comunicato Stampa del XIII Municipio. MUNICIPIO XIII ROMA AURELIO, MANCINELLI-ZUPPELLO: ATTUAZIONE PRIP, APPROVATA DELIBERA MUNICIPALE PER RIMOZIONE CARTELLONI La giunta del Municipio XIII Roma Aurelio ha approvato una delibera finalizzata a definire le modalità di attuazione delle norme contenute nel PRIP (Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari) con particolare riferimento alla rimozione dei cartelloni pubblicitari abusivi ed in contrasto con la normativa vigente. “Ora potremo – dichiarano il Presidente del Municipio Valentino Mancinelli ed il Vice Presidente Stefano Zuppello – richiedere
agli uffici competenti la rimozione e l’oscuramento sia degli impianti pubblicitari abusivi “senza scheda”, sia di quelli che ricadono nelle zone Parco del Pineto e Parco dell’Acquafredda” (c.d. zona A) ovvero nelle aree naturali protette e in quelle con vincoli paesaggistici, archeologici e storico-monumentali, nonché nelle aree limitrofe. Potranno inoltre essere rimossi tutti quegli impianti di dimensioni superiori a sei metri quadrati e quelli installati a meno di 25 metri l’uno dall’altro. Si sta lavorando infine per costituire con la Polizia Locale uno specifico nucleo di vigilanza in grado di intervenire sul territorio sia per l’oscuramento che per la rimozione degli impianti pubblicitari. Chiederemo al Sindaco e all’Assessore capitolino al Bilancio di poter usufruire dei fondi resi disponibili dagli incassi delle sanzioni comminate alle ditte poste in contravvenzione, per procedere alla rimozione forzata di detti impianti abusivi”. Al Comunicato Stampa del XIII Municipio ha fatto seguito la seguente dichiarazione dell’Assessore Marta Leonori.
Si tratta di una mia piccola soddisfazione che per diventare veramente grande ha ora soltanto bisogno che alle intenzioni si facciano
Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) 8
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: http://www.vasroma.it/la-convenienza-economica-per-le-ditte-pubblicitarie-e-non-certo-per-il-comune-di-convertire-ogni-loro-impianto-di-mt-4-x-3-in-due-impianti-di-mt-3-x-2/
Con Decisione della Giunta Capitolina n. 35 del 30 aprile 2014 è
stata approvata la proposta di Piano Regolatore nella cui Normativa Tecnica di Attuazione figura che il formato massimo consentito degli impianti pubblicitari è di dimensioni 3 x 2 (articoli 16, 17 e 35): con Decisione n. 36 del 30 aprile 2014 la Giunta Capitolina ha approvato anche la proposta di modifiche ed integrazioni al “Regolamento comunale recante norme in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni”, fra le quali c’è l’abolizione del formato di mt. 4 x 3 dal punto 1) della lettera F) del 1° comma dell’art. 20.
Su questo stesso sito il 10 novembre 2014 ho pubblicato un articolo dal titolo “Quand’è che deve iniziare la rimozione di tutti gli impianti pubblicitari di mt. 4×3”,
che dava fra l’altro notizia di una riconversione in atto degli impianti pubblicitari di mt. 4 x 3, in anticipo rispetto alla data fissata del prossimo 1 gennaio 2015 (http://www.vasroma.it/quande-che-deve-iniziare-la-rimozione-di-tutti-gli-impianti-pubblicitari-di-mt-4-x-3/#more-12547).
Negli ultimi tempi si sta registrando una accelerazione delle
rimozioni degli impianti di mt. 4 x 3 e della loro riconversione in impianti di mt. 3 x 2 della stessa superficie espositiva di mq. 12, che dovrebbe essere giustificate dalla applicazione, interpretata però a proprio comodo, del vigente comma 12 (ex comma 13) dell’art. 34 del Regolamento di Pubblicità che testualmente recita: “Fino
all’entrata in vigore dei Piani di cui all’art. 19, allo scopo di armonizzare l’impiantistica pubblicitaria esistente e conseguentemente migliorare il decoro urbano, è consentito richiedere l’accorpamento e la
trasformazione di più impianti già esistenti aventi formato diverso in nuovi impianti tutti del medesimo formato. La richiesta è consentita a condizione che il numero delle autorizzazioni e/o concessioni ed i relativi metri quadri di esposizione pubblicitaria risultanti dagli accorpamenti e dalle trasformazioni siano uguali o inferiori a quelli originari. Non sono ammesse ricollocazioni e/o spostamenti degli impianti interessati. Le richieste devono riguardare solo gli impianti già autorizzati all’esito della procedura di riordino. Sono fatti salvi, comunque, i limiti complessivi all’esposizione pubblicitaria stabiliti per legge e regolamento comunale.” Il vero motivo di questa accelerazione è dovuto alla convenienza economica che comporta la riduzione di un’unica superficie pubblicitaria di mq. 12 in due distinte
superfici pubblicitarie di mq. 6 ciascuna. C’è infatti da sapere che ai fini del calcolo del pagamento del Canone Iniziative Pubblicitarie (CIP)
vale il criterio secondo cui i formati pubblicitari maggiori sono soggetti ad una maggiorazione progressiva della tariffa.
Gli impianti di mt. 3 x 2 rientrano in una categoria “media”, pertanto la maggiorazione è del 50%,
mentre gli impianti di mt. 4×3 rientrano nella categoria massima per questo parametro e pertanto la tariffa base raddoppia.
Rispetto al CIP di 1.059,84 che si deve pagare per un impianto di mt. 4 x 3 si ha una riduzione del 37,5% passando ad un 3 x 2. Si hanno così le seguenti riduzioni.
Come si può ben vedere dal raffronto, il CIP annuale per un impianto pubblicitario di mt. 4 x 3 viene a costare 1.059,84 €, mentre due impianti di mt. 3 x 2 in cui venisse convertito verrebbero a costare complessivamente 794,99 €, vale a
dire 264,85 € in meno, consentendo per di più di aumentare i ricavi da una pubblicità sdoppiata in punti diversi del territorio comunale che complessivamente è sicuramente maggiore di quella che si ricava da una sola superficie pubblicitaria di mt. 4 x 3. Se poi dagli impianti normali passiamo agli impianti che risultano installati nell’ Elenco delle strade in categoria speciale, per le quali il CIP è maggiorato, allora abbiamo il seguente confronto.
Rispetto al CIP di 1.059,84 che
si deve pagare per un impianto di mt. 4 x 3 si ha una riduzione che arriva ora al 43% passando ad un 3 x 2.
Come si può ben vedere anche qui dal raffronto, il CIP annuale per un impianto pubblicitario di mt. 4
x 3 in categoria speciale viene a costare 1.854,72 €, mentre due impianti di mt. 3 x 2 in cui venisse convertito verrebbero a costare complessivamente 1.589,76 €, vale a dire più o meno lo stesso guadagno di 264,96 €, oltre ai ricavi da una pubblicità sdoppiata in punti diversi del territorio comunale. Nella Nota della SCI del 14 marzo 2014 la proposta di proibire i 4 x 3 trasformandoli in 3 x 2 viene motivata da un lato con la conformità alle grandi capitali europee e dall’altro lato
con la finalità del decoro cittadino. Riguardo al decoro cittadino non si può non riconoscere che verrà sicuramente peggiorato in termini se non altro di impatto ambientale, dal momento che si verranno a raddoppiare sul territorio il numero degli impianti pubblicitari e che i cittadini romani dovranno sopportare per almeno un altro anno anche questo ulteriore degrado, quanto meno ad ogni modo fino alla entrata a regime con l’assegnazione tramite i bandi di gara della gestione decennale degli impianti pubblicitari così come individuati sul territorio dai 15 Piani di Localizzazione approvati. Riguardo alla conformità alle grandi capitali europee c’è piuttosto da fare il paragone con la conformità di quella che è la capitale d’Italia la cui amministrazione per il caso in questione ha dimostrato di aver curato ancora una volta maggiormente l’interesse
privato più che quello pubblico generale del decoro della città di Roma, per giunta in modo autolesionista, dal momento che per almeno un anno viene a perdere ulteriore gettito rispetto alla situazione di oggi. Per dare un esempio concreto di quanto viene a perdere il Comune di Roma con l’operazione 4 x 3, basti pensare che nel solo ex II Municipio ho registrato ben 436 impianti di dimensioni di mt. 4 x 3, che
rimanendo così come sono danno un introito annuale di 693.170,24 €,
mentre se riconvertiti in 872 impianti di mt. 3 x 2 (oltre al forte aumento dell’inquinamento visivo) darebbero un introito (a parità comunque di superficie espositiva complessiva) di 346.567,68 € con una perdita secca di ben 346.602,56 €. Se ipotizziamo invece che gli stessi 436 impianti stiano in categoria speciale, il loro introito annuale sarebbe di 808.657,92 €,
mentre se riconvertiti in 872 impianti di mt. 3 x 2 darebbero un introito (a parità sempre di superficie espositiva complessiva) di 693.135,36 € con una minore perdita secca invece di 115.522,56 €. Anziché essere così autolesionista, l’attuale inaffidabile maggioranza del Consiglio Comunale avrebbe fatto molto meglio a mantenere anche per il futuro il formato da mt. 4 x 3, mantenendo al tempo stesso la validità della Deliberazione del Consiglio Comunale n. 609 del 3 aprile 1981 che
tuttora vieta l’installazione di impianti pubblicitari di dimensioni superiori ai 6 mq. (quindi massimo 3 x 3 2) all’interno di una perimetrazione grosso modo corrispondente al Grande Raccordo Anulare, relegando gli impianti di mt. 4 x 3 al di fuori di essa. Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) 0
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: http://www.vasroma.it/la-rimozione-dei-145-impianti-pubblicitari-senza-scheda-selezionati-da-vas-nel-xv-municipio/
Il 5 novembre 2014 ho trasmesso all’Assessore al Commercio del XV Municipio, Simone Ariola,
il seguente elenco degli impianti senza scheda che ricadono nel territorio del suddetto Municipio e che ho selezionato ad uno ad uno dall’elenco pubblicato sul sito del Comune (aggiornato allo scorso 30 settembre).
2 – Rimozione di tutti gli impianti che ricadono all’interno o ai bordi delle aree naturali protette e di quelle a verde pubblico (parchi e
giardini pubblici) destinate dal PRIP a zona “A”. Per la migliore comprensione di questa incombenza ho allegato copia in PDF dell’Articolo pubblicato il 30 settembre 2014 sul sito www.vasroma.it.
Il rappresentante legale della Ditta “Sarila” (codice identificativo 0064) a tutela dell’immagine della
Società da lui amministrata ha legittimamente rilevato al sottoscritto che tutti i suoi impianti pubblicitari – cosi come da me selezionati in base alle risultanze di un elenco pubblicato sul sito del Comune aggiornato allo scorso 30 settembre – sono stati da tempo rimossi spontaneamente a cure e spese della stessa Ditta Sarila S.r.l. Ed infatti, a conferma delle legittime rimostranze avanzatemi, nell’ultimo aggiornamento del suddetto
elenco, che risale al 12 novembre 2014, a fianco di ogni impianto “senza scheda” della ditta “Sarila” figura la seguente nota: “impianto non in uso – rimosso spontaneamente“. Ne deriva in conclusione che gli impianti “senza scheda” della Ditta “Sarila” non possono ad alcun titolo ritenersi riconducibili ai motivi di censura rilevati nelle precedenti pubblicazioni dal momento che erano stati rimossi spontaneamente da ben prima ed esattamente secondo quanto già richiesto dalla stessa Amministrazione di Roma Capitale. Oltre che a darne la dovuta rettifica in questa sede, mi sono premurato di comunicarla immediatamente anche all’Assessore al Commercio del XV Municipio Simone Ariola.
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: http://www.vasroma.it/la-rimozione-dei-141-impianti-pubblicitari-senza-scheda-selezionati-da-vas-nel-ii-municipio/
Il 9 ottobre 2014 ho trasmesso all’Assessore alle Attività Produttive, Affissioni e Pubblicità del II Municipio, Emilia La Nave, ed al consigliere Alessandro Ricci
Nel messaggio di posta elettronica di accompagno del suddetto elenco ho fatto presente che si tratta di impianti che debbono essere rimossi d’ufficio in quanto le ditte che se ne sono rese responsabili non hanno ottemperato all’invito-diffida a rimuoverli a proprie cure e spese, loro
trasmesso agli inizi dello scorso mese di febbraio dal dott. Francesco Paciello.
AGGIORNAMENTO Il rappresentante legale della Ditta “Sarila” (codice identificativo 0064) a tutela dell’immagine della Società da lui amministrata ha legittimamente rilevato al sottoscritto che tutti i suoi impianti pubblicitari – cosi come da me selezionati in base alle risultanze di un elenco pubblicato sul sito del Comune aggiornato allo scorso 30 settembre – sono stati da tempo rimossi spontaneamente a cure e spese della stessa Ditta Sarila S.r.l. Ed infatti, a conferma delle legittime rimostranze avanzatemi, nell’ultimo aggiornamento del suddetto elenco, che risale al 12 novembre 2014, a fianco di ogni impianto “senza scheda” della ditta “Sarila” figura la seguente nota: “impianto non in uso – rimosso spontaneamente“. Ne deriva in conclusione che gli impianti “senza scheda” della Ditta “Sarila” non possono ad alcun titolo ritenersi riconducibili ai motivi di censura rilevati nelle precedenti pubblicazioni dal momento che erano stati rimossi spontaneamente da ben prima ed esattamente secondo quanto già richiesto dalla stessa Amministrazione di Roma Capitale. Oltre che a darne la dovuta rettifica in questa sede, mi sono premurato di comunicarla immediatamente anche all’Assessore al Commercio del II Municipio Emilia La Nave.
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: http://www.vasroma.it/quande-che-deve-iniziare-la-rimozione-di-tutti-gli-impianti-pubblicitari-di-mt-4-x-3/
Nella Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP gli impianti pubblicitari di mt. 4 x 3 non compaiono più né agli articoli 16 (sottozona B2), 17 (sottozona B3) e 35 (tipologie di impianto ammesse) così come nelle schede tecniche allegate: con l’entrata in vigore del PRIP (avvenuta il 12 agosto 2014 con la pubblicazione della relativa deliberazione all’Albo Pretorio) sarebbe dovuto scattare l’obbligo di rimozione di tutti gli impianti pubblicitari di mt. 4 x 3 attualmente installati sul territorio. Ma l’art. 37 del “Regolamento comunale in materia di esposizione della pubblicità e di pubbliche affissioni”, così come modificato ed integrato con la Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014 dispone che “in caso di contrasto tra le disposizioni del presente Regolamento e quelle dei Piani di cui all’art.
19 prevalgono le disposizioni del Regolamento”, che sono anch’esse entrate in vigore dal 12 agosto 2014. C’è allora da vedere cosa stabiliscono le suddette disposizioni per quanto riguarda specificatamente gli impianti pubblicitari di mt. 4 x 3.
Ma invariato è rimasto il testo della lettera b) del 2° comma dell’art. 4, che quindi continua a disporre che “sono vietati: … b) gli impianti e i mezzi la cui superficie espositiva facciale superi i 12 metri quadrati [ergo i 4 x 3 non sarebbero vietati], salvo quanto disposto dall’art. 20, comma 1, lett. F) in materia di impianti non soggetti ai limiti di formato.”, dove invece non compaiono più. La risposta al suddetto apparente contrasto viene dal 1° comma dell’art. 34, così come ora modificato, che testualmente recita: “A decorrere dal 1 gennaio 2015,
i formati di dimensione uguale o superiore a quella di cui all’art. 4, comma 2, lett. b), sono convertiti in formati non superiori a quelli di cui all’art. 20 lett. f punto 1)”, da cui sono stati aboliti i formati da 4 x 3. La suddetta voluta modifica lascia intendere che si è voluto intenzionalmente lasciare installati sul territorio fino al 31 dicembre 2014 tutti gli impianti di formato 4 x
3, cancellando addirittura dal testo del 1° comma dell’art. 34 l’ultimo
periodo secondo cui “Fino all’entrata in vigore dei Piani di cui all’art. 19 sono confermate tutte le limitazioni disposte dalla deliberazione del Consiglio Comunale n. 609 del 3 aprile 1981“, che
non è stata però abrogata, ma che in tal modo non verrà presumibilmente
più rispettata fino al prossimo 31 dicembre 2014, data assunta come scadenza anche e soprattutto di tutte le concessioni degli impianti pubblicitari di mt. 4 x 3 che a partire quindi dal 1 gennaio del 2015 dovranno essere rimossi per essere adeguati e convertiti in formati non superiori a mt. 3 x 2. Non posso non evidenziare al riguardo la contraddizione che c’è con quanto dispone invece il comma 9 dell’art. 34 secondo cui “gli impianti riconducibili alla procedura di riordino, già riconosciuti come validi nella Nuova Banca dati, permangono sul territorio, nel rispetto del presente regolamento fono al 31/12/2014, senza possibilità di rilascio o di rinnovo di nuove autorizzazioni, e comunque non oltre l’esito delle procedure conseguenti
alla redazione dei piani di localizzazione”. La suddetta disposizione lascia
chiaramente intendere che gli impianti pubblicitari del riordino, e quindi anche quelli di mt. 3 x 2, non possono più permanere sul territorio dal 1 gennaio prossimo o tutt’al più dalla data dell’esito dei bandi di gara, mentre il precedente 1° comma dello stesso articolo dispone che dalla stessa data del 1 gennaio 2015 gli impianti possono continuare a permanere sul territorio ma riconvertiti in impianti di mt.
3 x 2 o di dimensioni ancora inferiori. Sono stato nel frattempo portato a conoscenza della seguente Comunicazione del dott. Francesco Paciello alle ditte che hanno partecipato alla Procedura di Riordino, con cui vengono indicati gli “adempimenti a cui è chiamata ogni Società inserita nella Nuova Banca dati nei prossimi mesi”
nel rispetto da un lato delle deliberazioni C.C. n. 289/94 e G.C. n. 1689/97 relative alla cosiddetta “Procedura di Riordino” e dall’altro lato del nuovo regolamento approvato con Deliberazione dell’Assemblea capitolina n. 50 del 30 luglio 2014.
- partecipare all’assegnazione degli impianti pubblicitari di proprietà di Roma Capitale (cd. SPQR), secondo quanto previsto dall’art.
7 comma 5 bis, in base ai criteri che saranno successivamente definiti dalla Giunta Capitolina”.
Dopo aver richiamato “l’attenzione sulla necessità di un rigoroso rispetto delle prescrizioni regolamentari”, il Dott. Paciello “segnala
la modifica dell’art. 20 comma 1 lett. F) avete ad oggetto ‘tipi e formati ammessi’, il quale ha ridotto il numero dei formati escludendo, tra gli altri, il formato 4 x 3” e fa presente che “conseguentemente,
ogni Società che vorrà mantenere gli impianti sul territorio dovrà provvedere ad adeguare tutti i suoi impianti entro il 31.1.2015”, precisando che “la
presente costituisce formale diffida all’adeguamento degli impianti inseriti nella NBD alle prescrizioni di cui all’art. 20 comma 1 lett. F)
entro il termine ultimo del 31.1.2015 ”. Debbo evidenziare al riguardo che la suddetta comunicazione-diffida lascia intendere che l’adeguamento
degli impianti di mt. 4 x 3 quanto meno in impianti di dimensioni di mt. 3 x 2 può cominciare da subito, in aperta difformità dal 1° comma dell’art. 34 secondo cui tale adeguamento deve invece partire esplicitamente dal 1 gennaio del 2015. La comunicazione del dott. Paciello ha provocato una nuova frenetica attività sul territorio di adeguamenti e ricollocazioni. Come esempio significativo porto i due impianti bifacciali di
mt. 4 x 3 installati dalla ditta “ESOTAS” in largo Bernardino da Feltre
(con i numeri di codice identificativo 0048/AJ489/P e 0048/AJ572/P), di
cui ho segnalato i vizi di legittimità con un messaggio di posta elettronica trasmesso fin dal 9 novembre del 2012.
Foto scattata il 3 novembre 2012 Come ha ben documentato l’articolo che è stato pubblicato l’8 ottobre
2014 sul sito “Bastacartelloni”, La ESOTAS ha trasformato la superficie
espositiva complessiva dei 2 impianti bifacciali rimossi (pari a 48 mq.) in 3 impianti di mt. 3 x 2 di cui bifacciale solo quello ricollocato su piazza Bernardino da Feltre (per una superficie espositiva complessiva di 24 mq.).
Il numero di codice identificativo del nuovo impianto di mt. 3 x 2 su
Largo Bernardino da Feltre (0048/AJ572/P) è lo stesso dell’impianto rimosso di mt. 4 x 3.
L’installazione non tiene in alcun conto la distanza minima di 25 metri tra un cartellone e l’altro prescritta or anche nelle schede
tecniche della Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP.
I due nuovi impianti di mt. 3 x 2 sul giardinetto di Viale Trastevere
e davanti al Ministero della Pubblica istruzione hanno lo stesso numero
di codice identificativo 0048/AJ489/P che aveva l’altro impianto di mt.
4 x 3 rimosso sempre da Largo Bernardino da Feltre.
Oltre alla comunicazione del dott. Francesco Paciello, la ESOTAS dovrebbe ad ogni modo avere applicato, ma interpretandoselo a modo suo, anche il vigente comma 12 (ex comma 13) dell’art. 34 del Regolamento di Pubblicità che testualmente recita: “Fino all’entrata in vigore dei Piani di cui all’art. 19, allo scopo di armonizzare l’impiantistica pubblicitaria esistente e conseguentemente migliorare il decoro urbano, è
consentito richiedere l’accorpamento e la trasformazione di più impianti già esistenti aventi formato diverso in nuovi impianti tutti del medesimo formato. La richiesta è consentita a condizione che il numero delle autorizzazioni e/o concessioni ed i relativi metri quadri di esposizione pubblicitaria risultanti dagli accorpamenti e dalle trasformazioni siano uguali o inferiori a quelli originari. Non sono ammesse ricollocazioni e/o spostamenti degli impianti interessati. Le richieste devono riguardare solo gli impianti già autorizzati all’esito della procedura di riordino. Sono fatti salvi, comunque, i limiti complessivi all’esposizione pubblicitaria stabiliti per legge e regolamento comunale.”
Come attestano le foto soprastanti, la ESOTAS ha ricollocato e
spostato in Viale di Trastevere i due nuovi impianti di mt. 3 x 2, che non si sa per giunta se siano già autorizzati all’esito della procedura di riordino.
Quanto alle targhette con il numero di codice identificativo siamo in pieno Far West ! Tornando alla comunicazione del
dott. Francesco Paciello va rilevata infine l’ulteriore difformità dalla nuova normativa entrata in vigore, dal momento che arriva a diffidare tutte le ditte del riordino ad adeguare i loro impianti di mt.
4 x 3 entro e non oltre il prossimo 31 gennaio 2015, quando invece il comma 9 dell’art. 34 del Regolamento consente il permanere degli impianti sul territorio fino all’esito dei bandi di gara che avverrà presumibilmente ben oltre la fine del prossimo mese di gennaio. La scadenza fissata dal dott. Paciello al 31 gennaio 2015 è del tutto discrezionale, dal momento che non risulta in nessuna parte della nuova normativa entrata in vigore. In conclusione la rimozione di tutti gli impianti pubblicitari di mt. 4 x 3 dovrà iniziare dal 1 gennaio 2014, così come prescrive il 1° comma dell’art. 34 del nuovo Regolamento, mentre una loro non contestuale riconversione in formati quanto meno di mt. 3 x 2 non dovrà avvenire entro il 31 gennaio del 2015, perché potrà essere effettuata entro e non oltre l’esito dei bandi di gara. Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) 0
Pubblichiamo questo articolo ripreso dal nuovo sito del Circolo Territoriale di Roma di VAS (Verdi Ambiente e Società) di cui è responsabile il Dott. Arch. Rodolfo Bosi: http://www.vasroma.it/con-argomentazioni-giuridicamente-insostenibili-lassessore-marta-leonori-ritiene-di-poter-consentire-linstallazione-delle-paline-con-orologio-nel-centro-storico-di-roma/
Su questo stesso sito il 3 settembre 2014 ho pubblicato un articolo dal titolo “PRIP:
i contrasti e le incoerenze tra le disposizioni impartite sia dalla normativa tecnica di attuazione del PRIP che dal Regolamento di Pubblicità, provocate dalla mancata coordinazione tra di loro degli emendamenti di Giunta approvati all’ultimo minuto”, che dava notizia in particolare dell’emendamento della Commissione Commercio
approvato anche dalla Giunta e dalla maggioranza il 30 luglio 2014 che nel Centro Storico di Roma (I Municipio) prevede invece in modo del tutto errato un tipo 2.B – Palina SPQR con orologio – formati 100 x 70. (http://www.vasroma.it/prip-il-contrasto-tra-le-disposizioni-impartite-sia-dalla-normativa-tecnica-di-attuazione-del-prip-che-dal-regolamento-di-pubblicita-provocate-dalla-mancata-coordinazione-tra-di-loro-degli-emendamen/#more-9530)
In un successivo articolo pubblicato l’11 settembre 2014 dal titolo “Il
consigliere del M5S Enrico Stefàno chiede al Segretario Generale ed all’Assessore Marta Leonori di sapere come intendono provvedere riguardo
alle discordanze riscontrate soprattutto nella normativa tecnica di attuazione del PRIP” ho dato notizia della specifica Nota prot. RQ 16649 del 10 settembre 2014,
indirizzata sia al Segretario Generale del Comune di Roma che all’Assessore per Roma Produttiva Marta Leonori con cui il cons. Enico Stefàno recepiva l’intero contenuto del mio suddetto articolo e chiedeva
i dovuti chiarimenti.
- l’Assemblea Capitolina il 30 luglio 2014 ha approvato (come risulta dal verbale stenografico della seduta ) l’emendamento n. 5 del Movimento 5 Stelle che va ad integrare l’articolo
15 della Normativa Tecnica di Attuazione allegata alla Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 49 del 30 luglio 2014 e del quale non c’è traccia nell’articolo stesso e non sembra essere stato assemblato;
“ART. 15 – Sottozona B1 Nella sottozona B1 è consentita esclusivamente l’istallazione delle seguenti tipologie di
Il testo suddetto del 2° comma andrebbe assemblato e comunque coordinato con quello del 2° comma dell’art. 15 così come recepito in sede di controdeduzioni approvate il 25 giugno 2014, che era il seguente: “Nella sottozona B1 relativa al centro storico individuato dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità sono consentiti:
Non è comunque consentita in tutto il centro storico l’istallazione di impianti su parete cieca o di impianti su tetti e terrazzi.” In conclusione si dovrebbe a mio giudizio assemblare il testo delle controdeduzioni con il testo dell’emendamento approvato ma non recepito nel seguente modo:
- Ne deriva che l’ultimo comma in questione dovrebbe essere cancellato, in quanto superato dai due formati europei introdotti all’art. 20 del regolamento e rispettati all’art. 35 della Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP. La risposta congiunta dell’Assessore Leonori è stata la seguente:
“Con riferimento alla prima
questione ivi evidenziata, si conferma che gli impianti e Servizi di Pubblica Utilità sono esclusivamente quelli di cui all’art. 20 comma 1 lett. f) punto 3. Il richiamo in altri punti del PRIP al dimensionamento
massimo dei formati ammessi è da intendersi riferito esclusivamente alla prescrizione particolare per questo tipo di impianti in quanto la norma speciale prevale su quella generale”. Se da un lato è corretto che la
norma speciale (vale a dire quella del Regolamento di Pubblicità), prevale su quella generale del PRIP, va però comunque osservato che i formati degli impianti di pubblica utilità sono due con quello da mt. 3,20 x 2,40 che proprio al punto 3 della lettera f) del 1° comma dell’art. 20 della norma speciale del Regolamento è consentito esclusivamente “al di fuori della zona perimetrata ai sensi della deliberazione del Consiglio Comunale n. 609 del 3 aprile 1981”:
ne deriva che in termini burocratici c’è un oggettivo appesantimento nella comprensione di quale debba essere il formato consentito nel Centro Storico di Roma, che invece evita l’emendamento del Movimento 5 Stelle una volta recepito, dal momento che indica in modo totalmente semplificato l’unico formato ammesso da mt. 1,20 x 1,80. 2 – Il cons. Enrico Stefàno ha fatto presente che:
nella normativa tecnica di attuazione del PRIP l’impianto pubblicitario Tipo 2.B – Palina con orologio – formato 100 x 70 è previsto nelle sottozone B2 (art. 16) e B3 (art. 17), nonché come impianto pubblicitario di servizio (art. 35) e come scheda tecnica allegata, che lo dà come formato ammesso anche nella sottozona B1, mentre nella sottozona B1 (art. 15) l’emendamento n. 523 della Commissione Commercio approvato anche dalla Giunta e dalla maggioranza il 30 luglio 2014 prevede invece, in modo del tutto errato, un tipo 2.B –
Palina SPQR con orologio – formati 100 x 70;
- sia dalle disposizioni del Regolamento che da quelle della Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP deriva che da un lato il tipo 2.B inteso come Palina SPQR con orologio – formato 100 x 70 non può essere consentito nella sottozona B1, anche perché del tutto inesistente, ma che dall’altro lato, se inteso come errore, essendo il tipo classificato come 2.B – Palina con orologio – formato 100 x 70 esclusivamente di proprietà privata, potrebbe portare a consentire nella
sottozona B1 le paline con orologio non di proprietà pubblica in modo comunque forzato e ad ogni modo non consentito;
la non validità della sola previsione dell’impianto sbagliato della palina SPQR con orologio (oltre che l’ultimo comma di cui si è già
detto);
la non validità dell’intero emendamento, che sostituendo in toto l’art. 15 così come era stato recepito in sede di Controdeduzioni della Giunta Capitolina in ordine alla proposta n. 59, ha da un lato mantenuto “gli impianti di pubblica utilità, di cui alla lettera I bis) del 1° comma dell’art. 4 del Regolamento” e il cartello per pubbliche affissioni negli stessi formati da 100 x 140, 140 x 200 e 300 x 140, cancellando però che debbono essere “destinati esclusivamente a comunicazioni di tipo istituzionale”, e dall’altro lato ha eliminato del tutto il 2° comma secondo il quale “non
è comunque consentita in tutto il centro storico l’istallazione di impianti su parete cieca o di impianti su tetti e terrazzi”. La risposta congiunta dell’Assessore Leonori è stata la seguente:
“Con riferimento al tema delle paline SPQR con orologio, si precisa che SPQR non indica una tipologia specifica di impianto ma soltanto il suo stato giuridico ovvero la proprietà comunale. Infatti l’art. 20 comma 1 lettera f) ai punti 1 e 2, riconosce la possibilità di SPQR anche per il
formato 70 x 100, formato che va coordinato con quanto previsto dall’art. 20 comma 1 lett. e) punto 4 lett. b) ove vi è coincidenza del formato con le paline con orologio. La dizione SPQR connota soltanto la proprietà degli impianti”.
Le suddette argomentazioni sono giuridicamente del tutto insostenibili per le seguenti ragioni. Per consentire a chi legge una più facile comprensione anzitutto della “risposta” che è stata data, c’è
da precisare che la citata lettera F) del 1° comma dell’art. 20 del Regolamento è dedicata ai “TIPI E FORMATI AMMESSI” e che sempre il citato punto 1) riguarda specificatamente i ”Formati pittorici, anche luminosi, e per affissione diretta e SPQR” fra i quali alla lettera a) sono ricompresi i “metri 0.70 x 1.00 e 1.00 x 0.70”, mentre il successivo punto 2) riguarda esclusivamente i “Formati consentiti soltanto per impianti SPQR” ma solo per dimensioni di metri 2.50 x 1.50 (lett. a), metri 3.00 x 1.40 (lett. b) e metri 2.00 x 2.00 (lett. c). Ne deriva che è errato il riferimento al punto 2) dal momento che non vi è ricompreso il formato da 70 x 100. La citata precedente lettera E) sempre del 1° comma dell’art. 20, che è dedicato all’ “USO DI COMPONENTI E COMPLEMENTI DI ARREDO URBANO” alla lettera b) del punto 4 riguardante espressamente gli “impianti di pubblica utilità e di servizio pubblico” include le “paline con orologio, purché il pannello informativo non superi la dimensione di metri 1.00 x 0.70”. Ma nel far presente quest’ultimo richiamato normativo per sottolineare che c’é coincidenza del formato con le paline con orologio con la risposta fornita, come è solito dire, ci si è dati la “zappa sui piedi da soli” perché è stato trascurato del tutto (non si sa quanto coscientemente) che come “USO DI COMPONENTI E COMPLEMENTI DI ARREDO URBANO” è consentita sì la pubblicità, ma “fatta eccezione per il Municipio I”,
vale a dire proprio per il Centro Storico di Roma e quindi per la sottozona B1 disciplinata dall’art. 15 della Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP. Ne deriva che, se “la norma speciale prevale su quella generale”, cioè come ribadito anche dall’art. 37 del Regolamento che “in
caso di contrasto fra le disposizioni del presente Regolamento e quelle
dei Piani di cui all’art. 19 prevalgono le disposizioni del Regolamento”,
allora il divieto di installazione di paline con orologio nel Municipio
I prescritto dalla lettera E) del 1° comma dell’art. 20 prevale tanto sull’art. 15 della Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP, che così come emendato consente invece di collocare paline con orologio anche nel
Municipio I, quanto sulla relativa scheda tecnica che ammette il formato 100 x 70 anche nella sottozona B1.
Faccio oltre tutto presente che il “parere” sul PRIP che con lettera
prot. 32537 del 14/05/2014 l’Assessore Leonori ha voluto chiedere alla Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma Capitale per ben tre volte è stato espresso con specifico riguardo alle paline con orologio. Al par. 2.6 relativo al Regolamento e precisamente ad “Art. 18. Divieti di collocazione di mezzi pubblicitari” (pag. 11) dapprima si premette che “Inoltre,
occorrerebbe chiarire e risolvere la seguente antinomia all’interno dello stesso Regolamento: il comma 2, nel permettere la collocazione nella ZTL dei soli impianti di proprietà comunale per pubbliche affissioni e dei componenti e complementi di arredo, così come indicati nel successivo articolo 20, comma 1, lettera E), confligge proprio con quell’articolo in quanto il tenore letterale dello stesso (“La pubblicità, fatta eccezione per il Municipio I
[…] può essere esposta nei seguenti componenti e complementi di arredo […]”) fa intendere che proprio all’interno del Municipio I (nel perimetro del
quale la ZTL è ricompresa) tale tipologia di impianti sia vietato. Tale
divieto riguarderebbe allora anche il sopracitato comma 1bis dell’art. 6
che prevede invece nella “Città storica” (al cui interno vi è il Municipio I), la collocazione di complementi di arredo.” Si afferma subito dopo che “la
tutela del patrimonio storico-artistico della capitale potrebbe essere utilmente rafforzata prevedendo, all’interno della zona Unesco il divieto di collocamento di alcuni componenti e complementi di arredo urbano di maggiore impatto visivo (come ad esempio la pubblicità sulle edicole per la rivendita dei giornali, e le paline con orologio in virtù della loro ormai anacronistica utilità).” Al par. 3.1 relativo al PRIP e precisamente agli “Edifici di interesse storico-architettonico” (pag. 14) si conferma che “Ai
fini della tutela e della valorizzazione del bene e del paesaggio, potrebbe essere opportuno limitare ulteriormente le tipologie di impianti ammissibili espungendo
dalla lista tutti quegli impianti che hanno un impatto visivo più determinante come ad esempio la palina con orologio (cfr. Par. 2.6) e i parapedonali.” Infine al par. 3.3 relativo al PRIP e precisamente ad “Art. 15. Sottozona B1” (pag. 15) si ribadisce che “Poiché
la tutela si esprime anche limitando al massimo l’inquinamento visivo arrecabile da manufatti totalmente fuori dal contesto, potrebbe essere opportuno limitare ulteriormente le tipologie di impianti ammissibili espungendo dalla lista dell’art. 15 ad esempio la palina con orologio (anacronistica come già scritto in precedenza)
e soprattutto gli impianti su parete cieca per i quali, nelle schede tecniche allegate al PRIP, non è riportata alcuna prescrizione in merito
alle dimensioni massime ammissibili che possono essere pertanto variabili occupando tutta o parte della facciata dell’edificio in questione, con le immaginabili conseguenze in termini di impatto sul paesaggio.” Stupisce pertanto fortemente che l’Assessore Leonori, dopo aver recepito correttamente il suddetto “parere” dell’Agenzia accogliendo i “pareri” dei Consigli dei Municipi I
e XV, che avevano a loro vota fatto proprio un emendamento in tal senso
di VAS, Basta Cartelloni e Cittadinanzattiva, abbia voluto sostituire il testo dell’art. 15 della Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP approvato dalla Giunta in sede di controdeduzioni con il testo che le è stato imposto all’ultimo minuto dalla maggioranza per aggiungere proprio
le paline con orologio nel centro Storico (Sottozona B1) e lo difenda ora con argomentazioni che non stanno in piedi sotto nessun punto di vista. A tal ultimo riguardo metto in risalto per di più l’estrema contraddizione che scaturirebbe dalla suddetta argomentazione “tecnica”, perché – quand’anche non si volesse tener conto del divieto espresso nel Municipio I di Roma, che è pur esso
norma speciale che prevale su quella generale – ne verrebbe fuori ad ogni modo come situazione completamente ribaltata che nella sottozona B1
del Centro Storico di Roma possano essere consentite solo paline con orologio “SPQR” (che il Comune a tutt’oggi non si è mai sognato di installare) se non addirittura tutte e due i tipi di paline con orologio, per i quali in un caso come nell’altro ci si arrampica comunque sugli specchi, dal momento che si trascura volutamente la classificazione che nella Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP è stata data alla tipologia di impianti 2.B, assegnata al punto 2 del 1° comma dell’art. 35 agli “Impianti pubblicitari di servizio” e descritta nell’apposita scheda tecnica fra gli impianti di proprietà privata e non certo pubblica. La dimostrazione concreta che le argomentazioni portate sono giuridicamente insostenibili e che quindi
ci si sta arrampicando sugli specchi viene dal fatto che l’emendamento n. 523 che si vorrebbe sostanzialmente considerare valido prevede che nel Centro Storico di Roma possano essere installate anche paline SPQR formato 100 x 100 (senza cioè orologio) che sono correttamente indicate come tipologia 1.C che ne connota giuridicamente la natura pubblica della proprietà, per distinguerla proprio dalle paline di proprietà esclusivamente privata che sono distintamente classificate come tipologia 3.C.
Ad ulteriore conferma di questa
distinzione netta tra impianti di proprietà del Comune ed impianti di proprietà privata porto i parapedonali, considerati anch’essi “impianti pubblicitari di servizio” se privati (classificati in quanto tali come tipologia 2.A), mentre se di proprietà SPQR vengono fatti rientrare fra gli “Impianti di proprietà comunale e per pubbliche affissioni” (e classificati in quanto tali come tipologia 1.D). La stessa distinzione si registra tra:
- Fra le integrazioni c’è l’aggiunta dell’art. 5 bis relativo alle “Norme particolari in materia di pubblicità a messaggio variabile”, che dispone che l’impianto “Può
essere luminoso per luce diretta o per luce indiretta nel rispetto dei formati di cui al Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari”;
- L’integrazione è stata introdotta con le Controdeduzioni della Giunta Capitolina in ordine alla proposta di deliberazione n. 61, in accoglimento dei pareri espressi dai Consigli del I e XV Municipio: alle
controdeduzioni, benché approvate fin dal 25 giugno 2014, non ha fatto seguito una corrispondente integrazione nella Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP che se non altro stabilisse nelle schede tecniche relative agli impianti quali debbano essere i formati di quelli su cui è
possibile effettuare anche pubblicità a messaggio variabile;
- A tale lacuna la Giunta Capitolina può trovare rimedio nei criteri che dovrà dettare per la redazione dei Piani di Localizzazione. La risposta congiunta dell’Assessore Leonori è stata la seguente:
Il citato comma 2 dell’art. 19 del Regolamento, testualmente recita: “Le
norme tecniche, di cui all’art. 4, comma 3, e le specifiche di cui all’art. 12, comma 3 del presente regolamento sono approvate con deliberazione della Giunta Comunale entro 90 giorni dall’entrata in vigore del presente regolamento. Con riferimento alle specifiche di cui all’art. 12, comma 3 la Giunta si atterrà ai seguenti criteri: l’installazione degli impianti è effettuata in conformità alle norme di sicurezza vigenti; i materiali utilizzati devono essere non deteriorabili, di alta resistenza e solidità e la struttura deve essere preferibilmente metallica; i supporti di sostegno devono risultare di adeguata sezione e di minimo ingombro ed infissi nel terreno per una profondità tale da garantirne la necessaria stabilità; il pannello espositivo è realizzato con un supporto che ne garantisce la rigidità. I piani di localizzazione sono approvati dalla Giunta, sentito il parere dei Municipi.” Come si può ben vedere non sembra esserci attinenza con la richiamata “deliberazione di Giunta Capitolina prevista dall’art. 19 comma 2 del Regolamento”,
dal momento che l’ultimo periodo del comma 2 dell’art. 19 parla di approvazione e non di adozione dei Piani di Localizzazione. Metto in risalto al tempo stesso che il comma 1 ter del medesimo art. 19, aggiunto in sede di controdeduzioni in accoglimento di un emendamento proposto da VAS, Basta
cartelloni e Cittadinanzattiva e fatto proprio dai Consigli dei Municipi I e XV, recita testualmente: “Nella individuazione di cui al comma precedente comma sono compresi anche gli impianti pubblicitari a messaggio variabile che fuori dei centri abitati
non possono avere una variabilità inferiore ai cinque minuti, mentre entro i centri abitati dovranno avere una variabilità non inferiore ai 10 secondi.”. Rimane il dubbio che si sia fatto un qui pro quo. 4 – Il cons. Enrico Stefàno ha fatto presente che:
infine va notata un’incongruenza nell’approvazione dell’emendamento n. 12 del Movimento 5 Stelle, già proposto dai Consigli
dei Municipi I e XV, ma non accolto in sede di controdeduzioni, al pari
dell’emendamento collegato al precedente art. 31 in cui si proponeva di
aggiungere un comma 5 Bis: ora l’emendamento è stato approvato senza accorgersi che fa riferimento ad un comma 5 Bis che non esiste. Ne deriva che dal testo del suddetto comma 2 dell’art. 32 del Regolamento andrebbe eliminata l’espressione “di cui al precedente comma 5 Bis del precedente art. 31”.
Viene confermata la causa a monte registrata dal sottoscritto, ma ci si rifiuta di eliminare a valle
il richiamo errato ad un comma 5 Bis dell’articolo precedente che non esiste, con la motivazione che “il refuso … sarà disapplicato in autotutela d’ufficio”, come è più che ovvio e lapalissiano. Con lo stesso inaccettabile ragionamento di lasciare comunque valido un testo pasticciato, faccio presente i seguenti casi analoghi di richiamo a commi che sono inesistenti nel testo del regolamento così come modificato ed integrato. Il testo del 2° comma dell’art.
20 è rimasto immutato fin dal Regolamento di Veltroni (approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 100 del 12 aprile 2006) e testualmente recita: ”Non sono soggetti a limiti predeterminati di formato gli impianti indicati all’art. 4 c. 1 lettera e), lettera i) e lettera q), nel rispetto delle prescrizioni tecniche e di sicurezza stabilite a norma dell’art. 19, comma 1bis e negli atti di autorizzazione, nonché i mezzi di trasporto di linea del servizio pubblico locale.”. Ma il richiamo ad un comma 1 Bis dell’art. 19 era valido solo per il Regolamento di Veltroni perché lo prevedeva espressamente, mentre è diventato inesistente con le modifiche al Regolamento apportate quando era Sindaco Gianni Alemanno con deliberazione del Consiglio Comunale n. 37 del 30 marzo 2009 perché hanno fatto diventare comma 2 il comma 1 Bis con lo stesso testo. Ma con le ulteriori modifiche ed integrazioni apportate al Regolamento con la Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 50 del 30 luglio 2014 dopo il 1° comma dell’art. 19 sono stati aggiunti un comma 1 bis ed un comma 1 ter, mentre è rimasto identico il testo sopra riportato del 2° comma dell’art. 20 con il riferimento ad un comma 1 bis che ora c’è ma il cui contenuto non ha nulla a che vedere perché riguarda come vanno redatti i
Piani di Localizzazione.
il tipo 3 B – cassonetto, plancia, vetrina viene dato nei formati 140 x 200 e 300 x 200, mentre la scheda tecnica relativa al tipo
3.B dà come formati anche un 120 x 180, oltre che un 140 x 200 ed un 300 x 200.
***************** Fermo restando che in termini di “metodo” non è assolutamente
accettabile che un emendamento approvato dall’Assemblea Capitolina possa in linea di principio non essere poi recepito nell’art. 15 della Normativa Tecnica di Attuazione del PRIP, va esaminato bene cosa in termini di “merito” si verrebbe a perdere. Quand’anche venisse fatto passare alla fine per valido l’emendamento sbagliato (n. 523) che la maggioranza ha imposto all’Assessore Leonori, costretta così ad integrare le controdeduzioni della Giunta Capitolina per la sottozona B1 con l’aggiunta della “palina SPQR” da 100 x 100 e della “palina SPQR con orologio” da 100 x 70, l’emendamento approvato del M5S introduce le tre seguenti importanti
prescrizioni di tutela: 1 – cartelli per pubbliche affissioni (da mt. 100 x 140 e 140 x 200, oltre che da mt. 300 x 140) “destinati esclusivamente a comunicazioni di tipo istituzionale”
(espressione accolta nelle controdeduzioni della Giunta Capitolina, ma poi tolta nell’emendamento n. 523 voluto dalla maggioranza); 2 – cartello per pubbliche affissioni da mt. 300 x 140 solo per esposizioni a muro (cioè su pareti cieche di proprietà privata che non verranno pianificate dai Piani di Localizzazione e che soprattutto eviteranno il loro forte impatto ambientale e visivo sul territorio di proprietà pubblica dell’intero Centro Storico di Roma); 3 – cartelli per pubbliche affissioni (anche da mt. 100 x 140
e 140 x 200), oltre che “paline SPQR (da 100 x 100) e “paline SPQR con orologio” (da 100 x 70) “per una superficie pari ad almeno il 40% della superficie pubblicitaria complessiva della sottozona”
(che da un lato riduce l’invasione degli impianti per pubbliche affissioni, delle paline SPQR e delle paline SPQR con orologio, mentre dall’altro lato destina il rimanente 60% agli impianti di pubblica utilità, che nel Centro Storico possono essere solo quelli da mt. 120 x 180 da riservare al servizio di Bike Sharing e/o ad elementi di arredo urbano).
Dott. Arch. Rodolfo Bosi - Responsabile del Circolo Territoriale di Roma della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS) 10