Source: https://www.diritto.it/richiesta-riparazione-ingiusta-detenzione-la-risposta-della-cassazione/
Timestamp: 2019-07-17 22:41:34+00:00
Document Index: 146072086

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La Cassazione sulla richiesta di riparazione per ingiusta detenzione
Qui la sentenza: Corte di Cassazione - sez. IV penale - sentenza n. 42014 del 14-9-2017
Il giudizio, tra i più mediatici e controversi degli ultimi anni, ha avuto il suo epilogo il 27 marzo 2015 allorchè la quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la precedente condanna inflitta a RS dalla Corte di Assise di Appello di Firenze.
RS ha impugnato il provvedimento di diniego per plurime ragioni, ancorchè accorpate in un unico motivo: le dichiarazioni da lui rese non erano state decisive per l’emissione e la conferma della misura sicchè era inappropriato servirsene per affermare la sua colpa grave; in particolare, le dichiarazioni rese il 5 novembre 2007 erano affette da inutilizzabilità patologica per violazione dei diritti di difesa (RS le aveva rese quale persona informata sui fatti quando era già, di fatto, indiziato di reato); era stato valutato scorrettamente il suo alibi.
Su quest’ultimo punto, il collegio di legittimità ha richiamato, a conforto delle sue valutazioni, un passo testuale della sentenza definitiva di annullamento riferito a RS: “La sua presenza sul luogo dell’omicidio, e segnatamente nella stanza in cui fu commesso il delitto, è legato alla sola traccia biologica rinvenuta sul gancetto di chiusura del reggiseno, in ordine alla cui riferibilità non può, però, esservi certezza alcuna, giacché quella traccia è insuscettibile di seconda amplificazione, stante la sua esiguità, di talché si tratta di elemento privo di valore indiziario. Resta, nondimeno, forte il sospetto che egli fosse, realmente, presente nella casa di via della Pergola, la notte dell’omicidio, in un momento, però, che non è stato possibile determinare. D’altro canto, certa la presenza della AK in quella casa, appare scarsamente credibile che egli non si trovasse con lei e assai strano che AK non abbia chiamato subito il fidanzato….il quale avrebbe dovuto essere la prima persona a cui chiedere aiuto”.
Non ci si riferisce – è giusto chiarirlo – all’impressione meramente emotiva di un irriducibile contrasto tra quasi quattro anni di detenzione ingiusta e il rifiuto di accordare la benché minima riparazione.
Si prendono a prestito, per la loro chiarezza, le parole dell’estensore della sentenza di annullamento senza rinvio: «la storia di questo processo è caratterizzata da un percorso travagliato ed intrinsecamente contraddittorio … Un iter oggettivamente ondivago, le cui oscillazioni sono, però, la risultante anche di clamorose defaillances o “amnesie” investigative e di colpevoli omissioni di attività d’indagine che, ove poste in essere, avrebbero, con ogni probabilità, consentito, sin da subito, di delineare un quadro, se non di certezza, quanto meno di tranquillante affidabilità, nella prospettiva vuoi della colpevolezza, vuoi dell’estraneità degli odierni ricorrenti … un inusitato clamore mediatico della vicenda, dovuto non solo alle drammatiche modalità della morte di una ventiduenne, tanto assurda e incomprensibile nella sua genesi, ma anche alla nazionalità delle persone coinvolte … e dunque ai riflessi “internazionali” della stessa vicenda, ha fatto sì che le indagini subissero un’improvvisa accelerazione che, nella spasmodica ricerca di uno o più colpevoli da consegnare all’opinione pubblica internazionale, non ha certamente giovato alla ricerca della verità … [da qui in avanti la motivazione si sofferma sui profili del merito] nessuna delle possibili causali del ventaglio di soluzioni indicate dalla stessa sentenza rescindente si è potuta accertare nel presente giudizio … l’ipotesi di gioco erotico di gruppo non ha trovato riscontri di sorta … Altro errore di giudizio risiede nella ritenuta irrilevanza dell’accertamento dell’ora esatta della morte della Kercher … Orbene, anche sul punto è dato registrare un deprecabile pressapochismo della fase delle indagini preliminari. Basti considerare, al riguardo, che i rilievi della polizia giudiziaria avevano proposto una banale media aritmetica tra un possibile termine iniziale ed un possibile termine finale … Si tratta … di accertare quale valenza processuale possano assumere gli esiti dell’indagine genetica svolta in un contesto di accertamenti e rilievi assai poco rispettosi delle regole consacrati da protocolli internazionali … Nel caso di specie, è certo che quelle regole metodologiche non sono state assolutamente osservate … Basti considerare, al riguardo, le modalità di reperimento, repertazione e conservazione dei due oggetti di maggiore interesse investigativo: il coltello da cucina e il gancetto di chiusura del reggiseno della vittima in ordine ai quali non si è esitato in sentenza a qualificare l’operato degli inquirenti in termini di caduta di professionalità. Il coltellaccio o coltello da cucina … è stato repertato e custodito in una comune scatola di cartone … Più singolare – ed inquietante – è la sorte del gancetto del reggiseno. Notato nel corso del primo sopralluogo dalla polizia scientifica, l’oggetto è stato trascurato e lasciato lì, sul pavimento, per diverso tempo (46 giorni), sino a quando, nel corso di nuovo accesso, è stato finalmente raccolto e repertato. È certo che, nell’arco temporale intercorrente tra il sopralluogo in cui venne notato e quello in cui fu repertato, vi furono altri accessi degli inquirenti, che rovistarono ovunque … Il gancetto fu forse calpestato o, comunque, spostato, (tanto da essere rivenuto sul pavimento in posto diverso da quello in cui era stato inizialmente notato). Non solo, ma la documentazione fotografica prodotta dalla difesa di RS dimostra che, all’atto della repertazione, il gancetto veniva passato di mano in mano degli operanti che, peraltro, indossavano guanti di lattice sporchi … Un dato processuale di incontrovertibile valenza è rappresentato dall’assoluta mancanza, nella stanza dell’omicidio o sul corpo della vittima di tracce biologiche con certezza riferibili ai due imputati laddove, invece, sono state rinvenute copiose tracce sicuramente riferibili a RG (altro imputato del processo, giudicato con rito abbreviato e riconosciuto responsabile dell’omicidio in un separato giudizio – NDR) … Con riferimento alle asserite tracce ematiche negli altri ambienti, segnatamente nel corridoio, vi è poi un evidente travisamento di prova. Ed invero, i s.a.l. (stati avanzamento lavori) della polizia scientifica avevano escluso … che, negli ambienti considerati, le tracce … avessero natura ematica … E’ poi palesemente illogico – oltre che poco rispettoso della realtà processuale – ricostruire il movente dell’omicidio sulla base di pretesi dissapori tra MK e AK».
Se dunque investigatori e inquirenti avessero svolto le loro attività funzionali secondo ciò che sarebbe stato necessario e corretto, si sarebbe per ciò stesso composto, in tempi piuttosto rapidi (“sin da subito” secondo il giudice di legittimità), un quadro piuttosto chiaro e affidabile.
Sicchè, la colpa è grave solo se evidente e macroscopica e dia luogo ad una situazione tale da giustificare la restrizione della libertà personale del responsabile.
Le considerazioni fatte in precedenza, strettamente mutuate dalla sentenza del 2015, dimostrano che le dichiarazioni di RS ebbero un’incidenza marginale sulle determinazioni giudiziarie di ogni singola fase procedimentale. Si deve per ciò stesso constatare un primo ed essenziale deficit della decisione commentata.
La sentenza della quarta sezione banalizza questo dato e arriva perfino a contemplare passivamente l’illegittimo uso che il GIP fece di quelle dichiarazioni per convalidare il fermo di polizia giudiziaria ed il fatto che anche l’ordinanza impugnata le abbia menzionate ed inserite nel calderone generale delle versioni rese da RS. Nella motivazione si legge che quel vizio d’origine non ha alcuna importanza perché RS fu sentito altre volte e tenne sempre un atteggiamento menzognero o reticente.
Sarebbe piaciuto che i giudici di legittimità stigmatizzassero quella grave violazione e ne prendessero le distanze, anche ai fini della selezione degli elementi da utilizzare per la loro decisione, ma non l’hanno fatto. Soprattutto, sarebbe stata necessaria una convincente e motivata ponderazione degli effetti che quelle dichiarazioni inutilizzabili produssero sugli atti successivi collegati e sulle determinazioni cautelari di merito e di legittimità. Ma neanche questo è stato fatto, essendosi preferito negare autonomo rilievo a quel vizio e stemperarne gli effetti in quel comune calderone di cui si diceva.
La lettura della motivazione della sentenza del 2015 nella parte che illustra le residue ragioni di sospetto su costui rende chiara l’inesistenza di certezze o, per meglio dire, l’impossibilità di affermare come esistenti i fatti che l’accusa aveva posto a suo carico. Questo vale per la sua presenza sul luogo dell’omicidio la quale era stata dedotta da una traccia biologica rinvenuta sul gancetto di chiusura del reggiseno della vittima, che tuttavia aveva perso qualsiasi efficacia dimostrativa per uno dei tanti infortuni nella conservazione dei reperti, e da orme rinvenute anch’esse nell’abitazione della vittima che dal canto loro non potevano essere attribuite con certezza a RS.
Il collegio dell’annullamento è stato quindi costretto a motivare il sospetto su ragioni squisitamente logiche desunte dalla sicura presenza della coimputata AK nel luogo del delitto. Lo stesso è da dirsi per la conferma che RS diede dell’alibi di AK nella parte in cui costei dichiarò di essere stata a casa del primo la sera dell’omicidio.
Si tratta, una volta di più, di una valutazione non perfettamente congrua a ciò che si ricava dalla sentenza del 2015. Basterà qui rilevare che secondo i giudici dell’annullamento “non è dato parlare di alibi falso, essendo più appropriato parlare di alibi non riuscito”.