Source: https://www.studiolegalerondanini.com/emotrasfuso-e-giudizio-di-ottemperanza/
Timestamp: 2019-01-20 15:23:19+00:00
Document Index: 139311819

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 348', 'sentenza ', 'sentenza ']

Emotrasfuso e giudizio di ottemperanza – Avvocato Bruno Rondanini – Busto Garolfo – Milano
Emotrasfuso e giudizio di ottemperanza
Ci sono voluti quasi 10 anni di causa contro il Ministero della Salute (due giudizi civili e uno amministrativo di ottemperanza) a una vittima di emotrasfusione per ottenere giustizia e il risarcimento dovuto.
In particolare, il giudizio civile di primo grado è stato instaurato nell’anno 2009 dinanzi al Tribunale di Catanzaro, per essere poi definito il 13.05.14 con la sentenza n. 1102/14 (G.U. Dott. Antonio Scalera) e l’attore (difeso dagli Avv. Bruno Rondanini e Gioia Triossi) deduceva:
di essere stato sottoposto a trasfusione in data 02.12.77;
di essere risultato positivo al virus dell’epatite “C” in data 06.04.03;
di aver presentato, in data 18.10.05, domanda alla competente Commissione Medica per il riconoscimento dei benefici di cui alla legge n. 210/92.
Qui di seguito, pertanto, senza pretesa di esaustività, vengono riportati alcuni punti salienti della citata sentenza, che si contraddistinguono per l’alto pregio giuridico e che, di fatto, hanno accolto le eccezioni dei procuratori dell’attore.
Sull’eccezione di prescrizione avanzata dal Ministero della Salute.
La sentenza di primo richiamo fa proprio l’insegnamento della S.C. (cfr. Cass. civ. 11 gennaio 2008, n. 583, 581) che afferma: “…il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno di chi assume di aver contratto per contagio una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947, c. 1, c.c., non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione che produce il danno altrui o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, ma dal momento in cui viene percepita o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento doloso o colposo di un terzo, usando l’ordinaria oggettiva diligenza e tenuto cono delle conoscenze scientifiche…”.
Nella specie, il Dott. Scalera ha rilevato che l’attore ha avuto contezza della dipendenza della sua malattia alla trasfusione subita a partire dal 18.10.05 (presentazione istanza per indennizzo ex lege n. 210/92), mentre l’atto di citazione è stato notificato il 03.03.09 e, quindi, non era ancora decorso il termine prescrizionale di cinque anni (responsabilità extracontrattuale, ex art. 2043 c.c.).
Sull’accertamento del nesso causale.
La responsabilità del Ministero della Salute scaturisce dell’omesso controllo che il sangue utilizzato per le trasfusioni o per gli emoderivati fosse esente dai virus e che i donatori non presentassero alterazioni delle transaminasi. È stato, pertanto, tramite presunzioni, accertato il c.d. nesso di causalità materiale ma, nel contempo, sono state escluse anche ulteriori concause che avrebbero potuto concorrere alla produzione dell’evento dannoso (ad esempio, rapporti sessuali con persone infette, operazioni chirurgiche o malattie ematiche che imponevano emotrasfusioni).
È stata, quindi, raggiunta la prova del “più probabile che non” per l’accertamento del nesso causale in ambito civile (differente e meno stringente di quello penale “oltre ogni ragionevole dubbio”).
Sull’ammontare del risarcimento dovuto
La consulenza tecnica espletata in corso di causa ha riconosciuto un danno non patrimoniale pari al 20% e, in relazione all’età del danneggiato all’epoca dei fatti (anni 29), il risarcimento dovuto è stato quantificato in euro 74.313,30=.
A tale somma vanno aggiunti gli interessi e la rivalutazione monetaria e, quindi, al momento della liquidazione (avvenuta solo a seguito del giudizio di ottemperanza dell’anno 2017), il totale liquidato è stato di circa 100.000,00=. euro.
Sulla decurtazione dell’indennizzo ex lege n. 210/92.
Il Ministero lamentava la decurtazione dell’indennizzo dal risarcimento spettante all’attore ma, nella specie, il G.U. rilevava che non era stato né allegato né tantomeno dimostrato l’entità dell’indennizzo eventualmente percepito dall’attore.
In merito a ciò, anche la S.C. ha affermato che incombe sulla parte che eccepisce il lucrum l’allegazione e la prova dell’effettiva corresponsione dell’indennizzo stesso, oltre che della sua esatta entità (cfr. Cass. 13.11.13 n. 25532).
Per dovere di cronaca, si precisa che la sentenza summenzionata è stata impugnata in appello dal Ministero della Salute, ma la Corte di Catanzaro, in data 27.01.16, ha pronunciato ordinanza di inammissibilità ex art. 348 bis c.p.c.
Nonostante il passaggio in giudicato, il Ministero è rimasto inadempiente.
Si è resa, pertanto, necessaria la notifica del titolo esecutivo, al fine di promuovere il Giudizio di ottemperanza nell’anno 2017 (a cui ha collaborato anche l’Avv. Ferdinando Spina di Catanzaro).
Solo quando il Commissario ad acta nominato ha assunto pieni poteri, la vittima lesionata ha ricevuto il risarcimento dovuto, come da sentenza di primo grado, oltre interessi e rivalutazione monetaria.
In sintesi, benché la prima sentenza di condanna fosse dell’anno 2014, approfittando dei tempi della giustizia, il Ministero della Salute è riuscito a ritardare il pagamento per più di 3 anni.
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