Source: https://www.arpa.sicilia.it/urp/faq-acque-scarichi/
Timestamp: 2019-02-17 07:37:53+00:00
Document Index: 129864360

Matched Legal Cases: ['art. 74', 'art. 2', 'art. 74', 'art. 101', 'art. 2', 'art. 65', 'art. 124', 'art. 40', 'art. 124', 'art. 104', 'art. 40', 'art. 125', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 1']

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FAQ – Temi ambientali: Acque / Scarichi
Come vengono definiti gli scarichi?
Il D.Lgs 152/2006 all’art. 74 “Definizioni”, lettera ff) definisce “scarico”:
“qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti all’articolo 114 “ Dighe” (lettera così modificata dall’art. 2, comma 5, d.lgs. n. 4 del 2008).
Come possono essere classificati gli scarichi?
Secondo il D.lgs n. 152/06 e ss.mm.ii. (art. 74), le acque reflue sono così definite:
Acque reflue industriali assimilabili alle domestiche: acque reflue provenienti da installazioni commerciali o produttive che per legge oppure per particolari requisiti qualitativi e quantitativi, possono essere considerate come acque reflue domestiche ai sensi dell’art. 101, comma 7 del D.lgs 152/06, ovvero:
provenienti da imprese dedite ad allevamento di bestiame; (lettera così modificata dall’art. 2, comma 8, d.lgs. n. 4 del 2008);
provenienti da imprese dedite alle attività di cui alle lettere a) e b) che esercitano anche attività di trasformazione o di valorizzazione della produzione agricola, inserita con carattere di normalità e complementarietà funzionale nel ciclo produttivo aziendale e con materia prima lavorata proveniente in misura prevalente dall’attività di coltivazione dei terreni di cui si abbia a qualunque titolo la disponibilità;
provenienti da impianti di acqua coltura e di piscicoltura che diano luogo a scarico e che si caratterizzino per una densità di allevamento pari o inferiore a 1 Kg per metro quadrato di specchio d’acqua o in cui venga utilizzata una portata d’acqua pari o inferiore a 50 litri al minuto secondo;
provenienti da attività termali, fatte salve le discipline regionali di settore.
Il comma 7-bis prevede, inoltre, che sono altresì assimilate alle acque reﬂue domestiche, ai ﬁni dello scarico in pubblica fognatura, le acque reﬂue di vegetazione dei frantoi oleari che trattano olive provenienti esclusivamente dal territorio regionale e da aziende agricole i cui terreni insistono in aree scoscese o terrazzate ove i metodi di smaltimento tramite fertilizzazione e irrigazione non siano agevolmente praticabili, previo idoneo trattamento che garantisca il rispetto delle norme tecniche, delle prescrizioni regolamentari e dei valori limite adottati dal gestore del servizio idrico integrato in base alle caratteristiche e all’effettiva capacità di trattamento dell’impianto di depurazione e ove l’ente di governo dell’ambito e il gestore d’ambito non ravvisino criticità nel sistema di depurazione (comma introdotto dall’art. 65 della legge n. 221 del 2015).
A chi va richiesta l’autorizzazione per lo scarico?
Il Decreto 152/2006 prevede che gli scarichi delle acque reflue urbane siano disciplinati in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e, pertanto, i reflui provenienti dalle reti fognarie urbane devono essere sottoposti ad un trattamento appropriato (di natura chimica, fisica e biologica) in un impianto di depurazione per l’abbattimento degli inquinanti prima dell’immissione nel corpo idrico ricettore. A tal fine, il D. Lgs 152/2006 all’art. 124 “Criteri generali” prevede che tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati. L’autorizzazione è rilasciata al titolare dell’attività da cui origina lo scarico. Il regime autorizzatorio degli scarichi di acque reflue è definito dalle Regioni. In Sicilia, ai sensi della Circolare del Dipartimento Regionale dell’Ambiente Prot. n. 52764 del 21/09/2012, sono titolati al rilascio delle autorizzazioni allo scarico:
il Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti, per quanto attiene alle procedure di rilascio dell’autorizzazione allo scarico per impianti collegati al Sistema Idrico Integrato (ex art. 40 della L.R. 27/86 e art. 124 del D. Lgs. 152/06);
il Dipartimento Regionale dell’Ambiente, per quanto attiene alle procedure di rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) di competenza regionale (ex D. Lgs. 152/06 e successive modifiche e integrazioni). Il Dipartimento Regionale dell’Ambiente, a seguito dell’entrata in vigore del D.P.Reg. 28/06/10 provvede anche al rilascio delle autorizzazioni allo scarico ed al riuso del refluo depurato per impianti non afferenti al Sistema Idrico Integrato, con riferimento in particolare a:
autorizzazioni allo scarico di acque termali (artt. 102 e 124 del D. Lgs. n. 152/06; artt. 32 e 40, comma 7, lettera d, della l.r. n. 27/86);
autorizzazioni allo scarico in unità geologiche profonde (art. 104, comma 3, del D. Lgs. n. 152/06; art. 40, comma 7, lettera d, della l.r. n. 27/86);
autorizzazioni allo scarico e al riuso per aree e nuclei di sviluppo industriale, nonché per scarichi provenienti dai consorzi misti costituiti fra comuni ed imprese (art. 125 del D. Lgs. n. 152/06; art. 40, comma 7, lettera c, della l.r. n. 27/86; D.M. 12 giugno 2003, n. 185).
i Comuni, per quanto attiene alle procedure di rilascio dell’autorizzazione allo scarico per impianti che non recapitano in pubblica fognatura (ex art. 40, comma 1, della l.r. n. 27/86);
i Liberi Consorzi comunali e le Città Metropolitane, per quanto attiene alle procedure di rilascio dell’Autorizzazione Unica Ambientale (AUA, ai sensi dell’art. 1 del DPR 13/03/2013) che comprende anche l’autorizzazione agli scarichi delle piccole e medie imprese di cui all’articolo 2 del decreto del Ministro delle attività produttive del 18 aprile 2005 nonché degli impianti non soggetti alle disposizioni in materia di autorizzazione integrata ambientale.
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