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Timestamp: 2018-11-18 05:39:20+00:00
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Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 23 aprile 2015, n. 16991. Al fine della qualificazione del fatto quale lesione personale o quale tentato omicidio - Avvocato Renato D'Isa
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SENTENZA 23 aprile 2015, n. 16991
1. Con sentenza del 27 novembre 2012 il Tribunale di Civitavecchia ha dichiarato P.A.C. responsabile del reato di tentato omicidio in danno di D.M. , che aveva attinto più volte all’addome e al torace con un coltello, provocandogli ferite multiple da punta e taglio, con compromissione delle funzioni vitali e successiva sottoposizione a intervento chirurgico (capo A), e del reato di porto ingiustificato di coltello (capo B), unificati per continuazione, e l’aveva condannato alla pena di anni tre e mesi sei di reclusione, previa concessione delle attenuanti generiche e dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 6 cod. pen. in ragione della somma offerta a titolo di risarcimento dei danni, accettata dalla persona offesa.
2. La Corte di appello di Roma, con sentenza del 9 luglio 2013, in parziale riforma della sentenza di primo grado, che ha confermato nel resto, ha concesso all’imputato anche l’attenuante della provocazione di cui all’art. 62 n. 2 cod. pen., rideterminando la pena in anni tre e mesi uno di reclusione e modificando il carico delle pene accessorie.
3. Il fatto, commesso il 4 aprile 2012 in Cerveteri, era stato ricostruito, nei termini di cui alla imputazione, dal primo Giudice, e riscontrato dalla Corte di merito, sulla scorta degli apporti dichiarativi di D.M. , persona offesa, che aveva riferito di essersi trovato la sera del fatto in una strada di Cerveteri insieme all’imputato, con il quale avevano bevuto birra; un litigio, correlato a uno schiaffo che l’imputato gli aveva rinfacciato di avere ricevuto anni prima, era degenerato; egli aveva dato uno schiaffo all’imputato, che aveva estratto un coltello dalla tasca colpendolo almeno tre volte e dandosi alla fuga; egli lo aveva, quindi, seguito, accorgendosi di essere stato accoltellato solo quando aveva sentito “il caldo” sul lato sinistro e il sangue che iniziava a scorrere, e si era fermato, poiché non riusciva più a camminare, vicino a un’autovettura, dove era stato soccorso da B.F. , da lui invitato ad avvertire i Carabinieri dicendo loro di essere andato al pronto soccorso.
4. Avverso la sentenza di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione l’imputato, per mezzo del suo difensore avv. Sandro Lungarini, chiedendone l’annullamento sulla base di tre motivi, alla cui illustrazione ha fatto precedere la diffusa descrizione delle censure mosse con i motivi di appello e delle ragioni della decisione.
1. Il primo motivo, che attiene alla contestata sussistenza della contravvenzione di cui all’art. 4 legge n. 110 del 1975 per la opposta legittimità del porto dello strumento c.d. multiuso, è infondato.
2. Priva di alcun pregio è anche la censura sviluppata con il secondo motivo in ordine alla contestata qualificazione giuridica del fatto, ascritto al capo A), quale tentato omicidio, invece che in termini di lesioni volontarie, ed è specificamente riferita alla dedotta valorizzazione delle dichiarazioni del teste Di Nicola che ha operato la persona offesa, illegittimamente apprezzate nei suoi riferimenti valutativi, e alla omessa considerazione delle risultanze documentali relative alle lesioni patite dalla stessa, che non ne avevano comportato il ricovero di emergenza né rischi gravi, e non indicavano “finalità e rilievi omicidiari”.
3. Anche la censura che attiene al diniego della legittima difesa e dello stato di necessità, contestato sotto il duplice profilo della incorsa violazione di legge e della contraddittoria e illogica valutazione da parte della Corte del merito delle circostanze tratte dagli acquisiti elementi probatori, è infondata.
4. Anche il terzo motivo è destituito di fondamento.
5. Il ricorso, in presenza di motivi in parte infondati e in parte inammissibili, deve essere, conclusivamente, rigettato.