Source: http://thomasrechtsanwaelte.com/novit/tag/e-commerce
Timestamp: 2019-07-20 21:01:44+00:00
Document Index: 49459959

Matched Legal Cases: ['sentenza ', '§312', 'art. 52', '§312', 'art. 59', '§312', 'sentenza ', 'sentenza ']

e-commerce — Novità — THOMAS RECHTSANWÄLTE
The Startup Lawyers al SIOS 2018
Lunedì 17. dicembre si è tenuto a Milano lo Startup Italia Open Summit 2018, il più importante evento relativo all’ecosistema startup in Italia. Come Thomas Rechtsanwälte - The Startup Lawyers siamo stati coinvolti nell’offerta di una masterclass sul tema dell’internazionalizzazione delle attività di e-commerce, nonché come membri della giuria che ha eletto EryDel startup dell’anno 2018.
Qui potete visionare e scaricare le slides della nostra presentazione.
TAGS: e-commerce, e-commerce in Germania, internet law, diritto di recesso, condizioni generali di contratto, contratti con consumatori
Anche quest'anno Thomas Rechtsanwälte ha partecipato a SMAU Bologna in collaborazione con lo studio commerciale Barner & Mastella con un workshop dedicato alle possibilità di espansione sul mercato tedesco per le PMI italiane.
Il prospetto aggiornato della presentazione è disponibile qui.
TAGS: startup, e-commerce, internet law, e-commerce in Germania
Amazon Prime - a pagamento o no?
Com'è noto, la legge tedesca prevede che nell'ambito del commercio a distanza (e-commerce) il consumatore, dopo aver ottenuto tutte le informazioni di legge, per confermare definitivamente l'acquisto di un bene o servizio sia obbligato a cliccare su un pulsante che rechi le parole "zahlungspflichtig bestellen" (letteralmente: "ordinare a pagamento") o altra formulazione idonea ad esprimere in maniera altrettanto chiara ed univoca che il consumatore si vincola a pagare un importo per l'acquisto di un bene o servizio.
Fino al marzo 2014 Amazon Germania offriva agli utenti la possibilità di provare gratuitamente il servizio "Prime" cliccando sul pulsante "Registrati ora" - che palesemente non esprimeva il concetto di onerosità dell'offerta una volta scaduto il periodo di prova.
L'associazione federale di tutela dei consumatori inviò pertanto una diffida a Amazon, chiedendo che cessasse immediatamente tale condotta illecita, ma senza sortire dapprima alcun risultato. In seguito, Amazon nel marzo 2014 modificò la descrizione del pulsante di cui si controverte in "jetzt gratis testen - danach kostenpflichtig" (ovvero: "prova gratis ora - dopo a pagamento").
Portata in giudizio dall'associazione, Amazon soccombe ora in grado d'appello davanti alla CdA di Colonia che considera la formulazione utilizzata insufficiente a informare l'utente sul vincolo oneroso che sta assumendo nonché per di più anche fuorviante, in quanto ingenererebbe l'impressione che il test gratuito sia disponibile solo "ora" e che cliccando sull'apposito pulsante si acquisirebbe esclusivamente un diritto a usufruire di detto periodo di prova gratuito, senza alcun ulteriore obbligo.
La sentenza ricorda ancora una volta a tutti i gestori di online shops attivi anche in Germania quanto sia - giustamente - rigorosa la giurisprudenza nell'applicare le disposizioni a tutela del consumatore.
Il consiglio pratico pertanto è di utilizzare, per quanto possibile, paro paro la formulazione suggerita dalla norma (§312j c. 3 BGB), ovvero "kostenpflichtig bestellen". Se si vuole a tutti i costi esprimere il concetto in maniera diversa (per esigenze stilistiche, ad esempio) bisognerà verificare attentamente che la formulazione scelta sia davvero idonea a far passare il messaggio: "cliccando qui ti obblighi a pagare".
TAGS: e-commerce, internet law, online shops
Diritto di recesso nei contratti conclusi a distanza
Dall'entrata in vigore delle singole misure nazionali di attuazione (art. 52 Codice del Consumo; §312g BGB) della direttiva 2011/83/UE (cd. direttiva sulla tutela dei consumatori) sappiamo che nell'ambito del commercio a distanza, ovvero nell'e-commerce, il consumatore ha sempre diritto a recedere dal contratto concluso entro un termine di 14 gg. senza necessità di indicare motivazioni. La direttiva ha uniformato proprio il termine, innalzandolo in tutta Europa a 14 gg. Naturalmente chi offre beni o servizi online è libero di concedere termini di recesso più ampi, come infatti fanno molti dei principali players.
Tale diritto di recesso è escluso in una serie di casi, tra i quali quello forse più ricorrente è quello relativo a beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati (art. 59 Codice del Consumo, §312g c. 2 n. 1 BGB). La ratio della norma è chiara: se il venditore deve confezionare un prodotto (un capo d'abbigliamento, per esempio) secondo le misure o i desideri del consumatore, questi poi non può restituirlo “senza motivo”, poiché il venditore non ha possibilità di venderlo ad altri. Diversamente quest'ultimo dovrebbe sopportore un rischio imprenditoriale sproporzionato ed eccessivo a fronte della tutela del consumatore.
Applicazione giurisprudenziale al caso dei divani
Proprio tale ratio ha permesso tuttavia alla Pretura (Amtsgericht) di Dortmund di ritenere che un divano modulare composto da singoli elementi scelti dal consumatore in una gamma di 578 combinazioni non è di per sé sottratto dal campo d'applicazione della disciplina generale sul recesso, quando esso sia, in caso di reso, facilmente scomponibile e dunque i singoli pezzi riutilizzabili per altri ordini (v. AG Dortmund 28.04.2015, AZ. C 1013/15). Tale pronuncia si pone peraltro in insanabile contrasto con la precedente sentenza del Tribunale di Düsseldorf che, sempre nel caso di un divano componibile a piacere dall'acquirente, aveva escluso l'applicabilità del diritto di recesso entro 14 gg. (LG Düsseldorf 12.02.2014, AZ. 23 S 111/13).
Se è vero che una rondine non fa primavera è altrettanto vero che una sentenza pretorile non è sufficiente a indicare un orientamento generale. Chi però vende i propri beni online e permette al cliente di acquistarli in versioni personalizzate mediante combinazione di singoli elementi preconfezionati e separabili dovrebbe adottare qualche cautela – tenendo presente che il diritto di recesso è comunque sempre inderogabile.
TAGS: e-commerce, contratti con consumatori, diritto di recesso, merce su misura
E-commerce transfrontaliero in Europa
La Commissione Europea ha recentemente reso pubblico un comunicato stampa in cui fissa i principali obiettivi funzionali allo sviluppo del mercato unico digitale. L'iniziativa prende spunto dall'importanza che la Commissione (e non solo) riconosce, tra l'altro, alle potenzialità di settori tuttora sottosviluppati, come quello dell'e-commerce.
In base ad uno studio pubblicato dalla Commissione, nel 2014 il mercato digitale europeo era composto per più della metà da servizi online statunitensi, per il 39% da servizi online esclusivamente nazionali dei singoli stati membri, e per il restante (misero) 4% da servizi online transfrontalieri, o tendenzialmente pan-europei.
Alcuni dei fattori più rilevanti che costituiscono ostacolo allo sviluppo di offerte di beni e servizi a livello europeo sono i costi di spedizione (62% delle aziende indica questo come "major problem"), le differenze locali nella regolamentazione dell'IVA e, più in generale, le differenze legislative in tema di e-commerce.
Nonostante i molteplici interventi di armonizzazione attuati dall'Unione negli ultimi anni (da ultimo, ad esempio, la direttiva 2001/83/UE), permangono differenze tra i singoli ordinamenti statali che comportanto un costo di stimato per le imprese intorno ai 9.000€ solo per conformarsi alle diverse discipline.
Altro problema sentito dalla popolazione dei potenziali consumatori è quello della tutela dei dati personali. Il 72% degli Europei diffida dei servizi online per il timore di dover caricare dati personali online, dove possono diffondersi in maniera incontrollata.
In effetti, l'esperienza pratica insegna che, nonostante la disposizioni applicabili all'e-commerce siano a livello generale ampiamente armonizzate, resistono soprattutto nei singoli settori commerciali differenze - il più delle volte minimi dettagli - che richiedono l'adattamento dei testi contrattuali, delle informative precontrattuali, della privacy policy etc. etc. Basti pensare alla normativa sull'etichettatura di prodotti alimentari, vini, le regole sulla pubblicità di prodotti medici etc.
Ma ciò che, ancor più delle differenze legislative in senso stretto, varia da paese a paese con conseguenze e costi ben più incisivi per le imprese è l'attuazione della normativa, il cd. "enforcement". Se, ad esempio, in Italia è relativamente improbabile che un sito di e-commerce possa incorrere in seri problemi perché utilizza fotografie sulla propria homepage senza detenerne apposita licenza, in Germania una violazione di diritti d'autore viene perseguita regolarmente (ed efficacemente!) dai legittimi titolari dei diritti anche per vie stragiudiziali.
In attesa che la Commissione adotti dunque le opportune misure, per la PMI italiana che sbarca sul mercato dell'e-commerce tedesco è importante acquisire la consapevolezza che non rispettare severamente le regole comporta rischi economici non indifferenti soprattutto a causa delle strategie difensive dei concorrenti.
TAGS: e-commerce, diffide, internet law