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Timestamp: 2017-07-27 16:33:34+00:00
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Competenze ripartite tra dottori agronomi e periti agrari: la laurea consente di occuparsi di tutela dell’ambiente. Esclusi i periti agrari (Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 9 luglio – 3 agosto 2015, n. 3816). – Noi Radiomobile™
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Competenze ripartite tra dottori agronomi e periti agrari: la laurea consente di occuparsi di tutela dell’ambiente. Esclusi i periti agrari (Consiglio di Stato, sez. III, sentenza 9 luglio – 3 agosto 2015, n. 3816).
Posted on29 agosto 2015AuthorNoi RadiomobileLeave a comment	In materia di interventi boschivi il discrimine tra le competenze del perito agrario e quelle del dottore agronomo o forestale sta, oltre che nel dato quantitativo, in quello qualitativo determinato dalle finalità degli interventi stessi, potendo il primo professionista occuparsene solo se produttivi e spettando in via esclusiva al secondo se intesi “a tutelare l’ambiente” nei suoi vari aspetti, ivi compresa, in particolare, la “conservazione della natura”.
2.- Avverso tale determinazione, la citata nota del 2 luglio 2014 dell’Argea e gli atti connessi, nonché per il risarcimento del danno, il p.a. Carta ha proposto ricorso (con successivi motivi aggiunti) davanti al TAR per la Sardegna, il quale con sentenza 22 dicembre 2014 n. 1104 ha accolto il ricorso con riguardo alla disposta revoca per incompetenza professionale del perito agrario, ma, tenuto conto che l’incarico era stato nel frattempo svolto dall’altro tecnico, ha accolto la domanda risarcitoria avanzata dal ricorrente, liquidando il danno (e le spese del grado) solo a carico dell’Argea.
In sintesi, il TAR ha affermato che, secondo i rispettivi ordinamenti professionali, la distinzione delle competenze tra periti agrari e dottori agronomi e forestali poggia sulla dimensione aziendale e, nella specie, il progetto rientra nel concetto di piccola impresa e, più precisamente, di “microimpresa” ai sensi dell’art. 2, all. 1, al regolamento CE n. 800/2008.
3.- Con atto inoltrato il 12 febbraio 2015 per le notifiche, perfezionatesi i giorni 18 e 19, depositato il 24 seguente, il dott. Donatello Sioni ha appellato l’indicata sentenza notificatagli il 13 gennaio 2015, deducendo :
Error in iudicando e in procedendo – Violazione e falsa applicazione dell’art. 2 della L. 21.2.1991 n. 54 (di modifica della precedente L. 28.4.1968 n. 434) sull’attività professionale del perito agrario – Violazione e falsa applicazione dell’art. 2, comma 1, lett. b) e c), della legge 7 gennaio 1976, n. 3, come sostituito dall’art. 2, della legge n. 152 del 1992 contenente “Normativa relativa alle competenze professionali del dottore agronomo e dottore forestale”.
In sintesi, ha sostenuto che, come affermato dal Consiglio di Stato, sez. VI, con la sentenza n. 915 del 1996, in materia di cura dei boschi in base alla citata normativa l’ambito di operatività delle due figure professionali sarebbe segnato da tre criteri concernenti, il primo, la finalità produttiva della coltura boschiva, il secondo la dimensione dell’azienda agricola nella quale è inserito il bosco, dimensione che deve essere piccola o media, ed il terzo, qualitativo, il tipo di coltura boschiva, che non dev’essere tale da richiedere “speciali cognizioni scientifiche e tecniche proprie dei dottori agronomi”.
Nel caso in esame il primo giudice, pur richiamando correttamente la pronunzia menzionata, ne avrebbe fatto non corretta applicazione omettendo di verificare la sussistenza del primo criterio, cioè non ha preventivamente accertato la finalità produttiva dell’intervento, nella specie insussistente stante l’obiettivo dell’intervento esclusivamente ambientale e di prevenzione incendi, non già di miglioramento fondiario.
Sarebbero quindi ultronee le argomentazioni del TAR sulla dimensione aziendale e, in ogni caso, quand’anche a quell’area boschiva fosse stata in ipotesi attribuibile una finalità produttiva (per l’utilizzazione del legname e per la raccolta dei frutti), sarebbe venuta in rilievo la sua estesa dimensione (180 ha), tale da non consentire di considerare come media l’azienda agricola di riferimento.
Pertanto, Argea avrebbe giustamente sollecitato la revoca dell’incarico al perito agrario, pena il ritiro del finanziamento.
In data 24 marzo 2015 il p.a. Salvatore Carta ed il Collegio nazionale dei periti agrari e dei periti agrari laureati, intervenuto ad adiuvandum in primo grado, si sono costituiti in giudizio e con memorie del 21 aprile 2015 hanno eccepito l’inammissibilità dell’appello sia per carenza di interesse, non avendo la pronuncia impugnata determinato la reintegra del p.a. Carta, sicché l’odierno appellante non ne risulterebbe in alcun modo danneggiato, anzi ha portato a termine l’incarico non subendo alcuna soccombenza; sia per violazione del divieto espresso di motivi nuovi in appello, posto che nel giudizio di primo grado il dott. Sioni si era costituito solo formalmente in giudizio, senza muovere in quella sede alcuna contestazione e senza aver impugnato l’originaria aggiudicazione né appellato l’ordinanza di accoglimento dell’istanza cautelare.
Nel merito, hanno svolto ampie controdeduzioni.
5.2.- Circa le mancate argomentazioni difensive in primo grado, l’attuale appello di certo non si traduce nella violazione del divieto dello ius novorum di cui all’art. 104, co. 1, cod. proc. amm., il quale osta all’introduzione per la prima volta in sede di appello di nuove censure, dovendo il thema decidendum restare circoscritto dalle domande avanzate e dai motivi di ricorso ritualmente proposti in primo grado, ma non preclude all’appellante, quale resistente soccombente in primo grado, l’esplicazione avverso la pronuncia a lui sfavorevole di difese di merito in ordine all’infondatezza del ricorso, ma anche di rito ove costituiscano questioni rilevabili d’ufficio, avendo egli ben titolo a gravare detta pronuncia quand’anche non costituito in giudizio in quella sede, col solo limite, appunto, del thema decidendum introdotto da chi aveva agito in giudizio.
In altri termini, il divieto in parola concerne esclusivamente i motivi dedotti dal ricorrente originario, mentre il divieto delle nuove eccezioni, sancito dal co. 2 del medesimo art. 104, non si applica alle mere difese, che sono sempre esaminabili per la prima volta in grado di appello, essendo consentito alla controparte addurre qualunque motivo (salve le preclusioni di legge) per dimostrare al giudice di secondo grado l’infondatezza della domanda del ricorrente (cfr. Cons. giust. amm. Sicilia 6 febbraio 2013 n. 144 e Cons. St., sez. IV, 15 settembre 2010 n. 6862).
6.- Pervenendo al merito, occorre premettere che l’iniziativa comunale di cui si controverte consiste nella “ricostruzione del potenziale forestale ed interventi preventivi”, si pone nel quadro della “Misura 226 Ricostituzione del potenziale forestale e interventi preventivi” del P.S.R. 2007/2013 e, più precisamente, della “Azione 226.1 – Interventi di gestione selvicolturale finalizzati alla prevenzione degli incendi”.
L’ordinamento della professione di dottore agronomo e di dottore forestale attribuisce ai medesimi “le attività volte a valorizzare e gestire i processi produttivi agricoli, zootecnici e forestali, a tutelare l’ambiente e, in generale, le attività riguardanti il mondo rurale”; in particolare “lo studio, la progettazione, la direzione … delle opere di trasformazione e di miglioramento fondiario, nonché delle opere di bonifica e delle opere di sistemazione idraulica e forestale, di utilizzazione e regimazione delle acque e di difesa e conservazione del suolo agrario …”, nonché “lo studio, la progettazione, la direzione … di opere inerenti ai rimboschimenti, alle utilizzazioni forestali, alle piste da sci ed attrezzature connesse, alla conservazione della natura, alla tutela del paesaggio ed all’assestamento forestale” (art. 2, co. 1, lett. b e c, della legge 7 gennaio 1976 n. 3, come sostituito dall’art. 2, l. 10 febbraio 1992 n. 152)
Pertanto l’intervento, privo di profili produttivi, non si inserisce nel contesto di un’organizzazione di un complesso di beni finalizzata appunto alla produzione, vale a dire in una attività “aziendale”che possa coinvolgere le attribuzioni del perito.
Ne deriva la correttezza dei rilievi formulati dall’Argea sull’affidamento dell’incarico ad un perito agrario.
P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, accoglie il medesimo appello e, per l’effetto, in riforma della sentenza appellata, respinge il ricorso di primo grado. Spese compensate.
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