Source: https://www.ioconfido.com/l-avvocato-risponde/
Timestamp: 2020-05-28 11:39:24+00:00
Document Index: 144365985

Matched Legal Cases: ['art. 727', 'art. 544', 'art. 182', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1228', 'art. 2059', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2052', 'art. 2052', 'art. 703']

L'Avvocato Risponde - Ioconfido.com
L’ Avvocato risponde ai quesiti che più frequentemente vengono rivolti.
Vi sarà di aiuto anche la principale Normativa Nazionale di settore situata in fondo alla pagina.
Se una persona è affetta da covid19 può gestire il suo animale domestico?
L’Avvocato risponde. Oramai è pacifico: contrariamente a quanto falsamente diffuso, non c’è nessuna evidenza scientifica che gli animali domestici possano diffondere SARS-CoV-2. La sua principale via di tramissione è riconosciuta essere il contagio interumano.
Dal momento che studi sperimentali e sorveglianza veterinaria suggeriscono che gli animali domestici siano suscettibili a SARS-CoV-2, è importante che gli animali di pazienti affetti da COVID-19 vengano protetti.
A questo proposito, sono tante le associazioni nazionali che hanno attivato un servizio di volontariato. Vi suggeriamo di mettervi in contatto con le principali quali Lav, Enpa, LNDC
E’ possibile uscire a passeggio con il cane anche se c’è emergenza coronavirus?
A seguito dell’entrata in vigore del decreto che limita gli spostamenti per ridurre al minimo il contagio da coronavirus, tanti cittadini hanno espresso le loro perplessità legate alla necessità di portare fuori il cane. Il presidente della Lav Gianluca Felicetti ha chiarito ogni dubbio sostenendo che non solo è lecito uscire con il cane per le sue necessità fisiologiche ma è altresì consentito spostarsi cambiando Comune o provincia in caso di necessità mediche dell’animale, quali ad esempio un intervento chirurgico o acquisto di cibo veterinario specifico. In questi casi però occorre essere muniti di certificato veterinario oltre che di autocertificazione.
Tra gli spostamenti di necessità vengono annoverati anche quelli dei cittadini costretti a muoversi per accudire colonie feline, anche se non riconosciute, e cani di quartiere. Anzi, guai a non farlo! In caso contrario si incorrerebbe nel reato di omissione di assistenza animale.
Considerata, tuttavia, la particolare situazione di emergenza, è possibile che queste disposizioni possono essere soggette a modifiche. Per questo motivo vi invitiamo a contattare le autorità di Pubblica Sicurezza del Comune ove risiedete per avere ragguagli in merito.
Collare elettrico e antiabbaio. Cosa dice la legge?
Secondo la giurisprudenza, l’impiego del collare elettrico per fini di addestramento rientra nella previsione di cui all’art. 727 c.p., con particolare riguardo al comma II proprio laddove è prevista una sanzione per tutti coloro che detengono animali in condizioni incompatibili con la loro natura o produttive di gravi sofferenze.
L’impiego del collare elettrico con emissioni di scariche antiabbaio, invece, configura l’ ipotesi di maltrattamento di animali, prevista e disciplinata dall’art. 544 ter c.p. che testualmente recita: Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro .
E’ ammessa l’eutanasia negli animali?
La legge n. 189/04 vieta qualsiasi uccisione provocata per crudeltà o in assenza di necessità (Art. 544 bis C.p.) Dunque l’eutanasia può essere praticata solamente se è inevitabile e nell’interesse degli animali, non del proprietario.
Ai sensi della legge n. 281/91 non è consentita la soppressione degli animali randagi motivo per cui anche i cani presenti in canili e rifugi possono essere soppressi solo ed esclusivamente se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità.
Insomma, l’eutanasia è ammessa solo se l’animale è:
di comprovata aggressività e pericolosità:
gravemente malato: deve trattarsi di malattia allo stato terminale, quando oramai l’organismo non riesce a reagire neanche più ai farmaci. Non rientrano in questa fattispecie le malattie croniche le quali possono essere tenute tranquillamente sotto controllo da adeguata terapia farmacologica
incurabile: rientrano in questa ipotesi gli animali in grave stato di sofferenza: non mangiano, non riescono a deambulare, non respirano bene, hanno dolori e soffferenze incurabili per le quali non è praticabile nessuna terapia medica. La decisione spetta al veterinario non certo al proprietario il quale, se deliberatamente non cura l’animale e ne determina un peggioramento delle sue condizioni, incorre nel reato di maltrattamento animale.
Posso andare in bicicletta e contemporaneamente condurre il mio cane al guinzaglio?
L’Avvocato risponde: assolutamente NO! L’art. 182 comma 3 del Codice della Strada testualmente recita “ai ciclisti è vietato condurre animali o farsi trainare da altro veicolo” e stabilisce una sanzione amministrativa da 22 a 88 euro. Inoltre, esistono anche numerosi regolamenti locali emanati da Comuni ed amministrazioni, i quali dettano principi ispirati proprio alla tutela del benessere dell’animale. Attenzione, dunque! Se avete un quadrupede al seguito vi conviene condurre a mano bici e pelosetto!
Il mio cane è morto: posso chiedere il risarcimento anche dei danni non patrimoniali alla clinica veterinaria?
L’Avvocato risponde. Secondo il Tribunale di Vicenza SI. L’animale d’affezione è sempre più spesso considerato un membro della famiglia (tramite aggancio all’art. 2 della Costituzione) per cui può essere risarcibile anche il danno non patrimoniale legato alla sua perdita. A tal proposito, merita segnalazione quanto ha disposto il Tribunale di Vicenza nella sentenza n. 24/2017. In pratica, i padroni avevano affidato il loro cane ad una clinica veterinaria affinché venisse sottoposto ad un intervento chirurgico. Dopo l’intervento, però, il cane è riuscito a fuggire e vane si sono rivelate le ricerche. I proprietari, perciò, hanno deciso di convenire in giudizio i proprietari della clinica veterinaria alla quale hanno chiesto il risarcimento di tutti i danni patrimoniali (relativi per lo più al costo delle varie affissioni e volantinaggio nella speranza di ritrovare il cane) e non patrimoniali (dovuti alla perdita del loro beniamino a 4 zampe). Il Tribunale di Vicenza ha ovviamente confermato la responsabilità della clinica ex art. 1228 c.c., ma ha altresì ravvisato la sussistenza anche di un danno non patrimoniale (nel caso di specie, un danno morale risarcibile ex art. 2059 c.c.). Il rapporto con gli animali domestici, si legge in sentenza, non può essere paragonato a quello con una cosa, trattandosi di una relazione con esseri viventi prevalentemente fonti di compagnia e, nella maggior parte dei casi, considerati dai loro padroni come “membri della famiglia”.
Cosa bisogna fare nel caso si subisca il furto del proprio animale domestico?
Se si subisce il furto del proprio gatto o cane o altro animale, bisogna subito sporgere denuncia alle autorità competenti e segnalare l’accaduto anche al veterinario.
Nel nostro ordinamento gli animali sono assimilati alle cose, pertanto, si applica l’articolo 624 del codice penale, che punisce il furto in generale.
Sono stato morso da un cane randagio, il Comune risarcirà il danno?
Purtroppo di recente le cose si sono un po’ complicate. Una sentenza della Corte di Cassazione (n. 18954/17 del 31.07.2017), infatti, ha stabilito che, per ottenere il risarcimento del danno, non basta più dimostrare di aver subito l’infortunio e che questo è diretta conseguenza del comportamento dell’animale, ma diventa obbligatorio dar anche prova di aver prima allertato l’amministrazione sulla presenza dei cani randagi nella zona in modo che questa possa richiedere l’intervento del servizio di cattura gestito dall’Asl. In buona sostanza, chi viene morso da un cane di strada o per causa di questo sbanda con l’auto deve provare la colpa del Comune che, pur sapendo della presenza dei randagi, non si è attivato. Nessun risarcimento, dunque, spetta a chi sostiene di aver subito un danno dal cane randagio ma non prova che nei giorni precedenti la presenza dell’animale in zona è stata segnalata all’ente e che questo non è intervenuto. Non conta neanche che alcuni testimoni confermino di aver visto il cane randagio «nella zona» nei giorni precedenti: affinché il Comune risarcisca il danno bisogna dimostrare di aver allertato l’amministrazione sulla presenza dell’animale.
Sono stato morso da un cane di proprietà, mi spetta il risarcimento?
In linea di massima si può ottenere il risarcimento del danno perché si è stati morsi da un cane altrui mentre lo si accarezzava, anche se il comportamento dell’animale è stato imprevedibile e repentino e nulla faceva pensare a una reazione del genere. Il proprietario di un animale, infatti, è responsabile – a prescindere da sua colpa o malafede – per tutti i danni fisici provocati dal cane. Tuttavia il padrone non può essere responsabile anche dell’imprudenza altrui: secondo il Tribunale di Ascoli Piceno (Trib. Ascoli Piceno, sent. n. 1102/2016) non può essere risarcito colui che, pur accorgendosi che l’animale è nervoso, con imprudenza, gli si avvicina.
E’ vero che chi porta il cane a spasso, in caso di incidente, è tenuto a pagare i danni cagionati dall’animale anche se non ne è proprietario?
La Corte di Cassazione (sentenza n. 25738/2015) afferma che “In tema di danno cagionato da animali, l’art. 2052 c.c. prevede, alternativamente e senza vincolo di solidarietà, la responsabilità del proprietario dell’animale ovvero dell’utilizzatore, evenienza questa ipotizzabile solo allorché il proprietario si sia spogliato, in fatto o in diritto, del governo dell’animale”. Ne consegue che chi ha l’animale in custodia, in caso di sinistro, è tenuto a risarcire il danno cagionato dall’animale stesso.
E’ vero che il proprietario di un animale risponde di tutti i danni da questo cagionati?
Si. Secondo l’articolo 2052 del Codice Civile, il proprietario di un animale è sempre responsabile, anche se il cane è stato debitamente addestrato oppure i danni sono stati cagionati quando l’animale girovagava perché si era smarrito o era fuggito dal recinto in cui era custodito. L’unico modo per sottrarsi a questa responsabilità così ampia è provare il “caso fortuito” ovvero che il fatto che ha cagionato il danno è stato determinato da un evento davvero eccezionale ed imprevedibile. Se l’animale è in comproprietà fra più soggetti, questi sono entrambi tenuti in solido nei confronti del danneggiato.
Ho lasciato temporaneamente il mio animale a casa di un amico, chi risponde dei danni che l’animale dovesse nel frattempo cagionare?
Anche in questo caso l’art. 2052 del Codice civile non lascia spazio a dubbi. Del danno cagionato da animali ne risponde “chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso”. Quindi la responsabilità non è più del proprietario, ma di chi ha la temporanea custodia dell’animale.
Se l’animale viene rubato, il proprietario risponde dei danni che potrebbe cagionare?
No se ne denuncia il furto. Occorre dunque recarsi al più presto alla vicina stazione dei Carabinieri.
Cosa succede se l’animale scappa perché si rompe la catena?
Il padrone, per essere esente da responsabilità dovrebbe dimostrare che la corda o la catena erano integre e non affette da alcun vizio di manutenzione.
Cosa fare se si vede un cane chiuso in una macchina parcheggiata al sole?
Tenete presente che in una giornata di 26 gradi la temperatura dentro una macchina all’ombra è di 32 gradi, ma se la macchina è parcheggiata al sole si possono raggiungere il 70 gradi in pochi minuti! Perciò, se vedete un cane in una macchina in stato di stress, prendete nota del colore, modello e targa (o fate una foto). Cercate di trovare il proprietario. Se non riuscite chiamate subito il 112 o 113 sempre tenendo d’occhio il cane. Se le Forze dell’ Ordine non rispondono o impiegano troppo tempo e la vita del cane sembra sia in imminente pericolo, trovate uno (o più) testimoni che possano verificare la situazione, adottate subito tutte le misure necessarie per rimuovere l’animale sofferente dalla macchina e attendete l’arrivo delle Forze dell’Ordine.
È risarcibile il danno non patrimoniale cagionato dalla perdita dell’animale d’affezione?
Secondo una recente giurisprudenza (Trib. Pavia, sez. III civile, 16 settembre 2016, n. 1266) ”…quanto al danno se non può ravvisarsi alcun danno patrimoniale perché un cucciolo di cane meticcio nato in casa e senza alcun valore economico non può aver cagionato una perdita economica ai suoi padroni, diverso è il discorso relativo alla responsabilità non patrimoniale. Nel caso in esame si è infatti in presenza di un danno non patrimoniale conseguente alla lesione di un interesse della persona umana alla conservazione di una sfera di integrità affettiva costituzionalmente protetta. (…) Le sentenze gemelle della Suprema Corte a sezioni unite del 2008 nel delineare la responsabilità per i danni non patrimoniali espressamente prevedono: “la tutela non è ristretta ai casi di diritti inviolabili della persona espressamente riconosciuti dalla Costituzione nel presente momento storico, ma (…) deve ritenersi consentito all’interprete rinvenire nel complesso sistema costituzionale indici che siano idonei a valutare se nuovi interessi emersi nella realtà sociale siano non genericamente rilevanti per l’ordinamento, ma di rango costituzionale attenendo a posizioni inviolabili della persona umana”. È indubbio che, rispetto a dieci anni fa, si sia rafforzato nella visione della comunità il bisogno di tutela di un legame che è diventato più forte tra cane e padrone, cosicché non possa considerarsi come futile la perdita dell’animale e, in determinate condizioni, quando il legame affettivo è particolarmente intenso così da far ritenere che la perdita vada a ledere la sfera emotivo-interiore del o dei padroni, il danno vada risarcito.”
Cosa rischia chi abbandona un cane o altro animale?
L’Avvocato risponde. L’articolo 727 del codice penale stabilisce che chiunque abbandona animali domestici è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa che va da mille a 10 mila euro. Stessa pena è applicata a chi detiene animali in condizioni che non sono compatibili con la loro natura provocandogli sofferenza. Stessa pena si applica anche a colui che, ad esempio, pur vedendo un cane ferito sul ciglio della strada, non prestandone soccorso, essendo l’animale incapace di prendersi cura di se, ne provoca la sofferenza. In buona sostanza, l’articolo 727, intende punire qualunque forma di indifferenza e la trascuratezza nei confronti degli animali. Il reato di abbandono scatta anche se si lascia un animale, in estate, chiuso in auto per numerose ore. In caso di condanna, inoltre, si procede anche alla confisca dell’animale.
In caso di separazione tra coniugi, come ci si comporta in presenza di un animale domestico?
Nel nostro ordinamento manca una norma di riferimento che disciplini l’affidamento di un animale domestico a seguito di separazione. Molti Tribunali, in assenza di una norma specifica, applicano, per analogia, la disciplina riservata ai figli minori: ovvero quella che privilegia l´interesse materiale-spirituale-affettivo dell´animale. In buona sostanza, anche per Fido, Micio & Co. si applicherà l’affido condiviso con divisione al 50% delle spese per il suo mantenimento (cibo, cure, ecc.)
Cos’è l’anagrafe degli animali d’affezione?
L’Anagrafe degli Animali d’Affezione è il Registro Nazionale di cani, gatti e furetti identificati con microchip in Italia.
E’ una vera banca dati, alimentata dalle singole anagrafi territoriali, il cui scopo è fornire immediatamente tutti i riferimenti utili per rintracciare il luogo di registrazione degli animali e il loro legittimo proprietario, nel pieno rispetto della tutela della privacy del cittadino.
Tutte le regioni, perciò, sono tenute ad inviare oltre al codice dell’identificativo (microchip o tatuaggio) informazioni relative alla specie animale (cane,gatto,furetto).
Oltre a rendere più facile la restituzione dell’animale al proprietario, il sistema delle anagrafi, nazionale e territoriali, istituito con l’accordo Stato-Regioni del 6 febbraio 2003, garantisce la certezza dell’identificazione, rappresenta un efficace strumento di dissuasione dagli abbandoni degli animali, favorisce studi e interventi per la prevenzione e cura delle malattie degli animali.
La consultazione della banca dati è libera. Chiunque trovi un cane smarrito, cliccando su questo link “Anagrafe Canina“ può digitare il codice a 15 cifre del microchip o quello tatuato, e può risalire all’anagrafe di provenienza del cane, trovare numeri utili e sportelli a cui rivolgersi per rintracciare il proprietario. Si può compiere un’analoga ricerca anche attraverso l’eventuale microchip inserito nei gatti e nei furetti. Per ottenere il codice identificativo, è possibile effettuare la lettura del microchip presso i servizi veterinari delle Asl, gli ambulatori veterinari privati e la Polizia municipale muniti dell’apposito lettore.
La registrazione dei cani nelle banche dati regionali, che confluiscono in quella nazionale, è un obbligo previsto dalla legge n. 281 del 1991 (Legge quadro in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo) successivamente ribadito e più dettagliatamente chiarito nella sua procedura da ordinanze ministeriali e sancito dall’Accordo 24 gennaio 2013
L’iscrizione di gatti e furetti nelle anagrafi regionali, riversata nell’Anagrafe degli Animali d’Affezione, è invece su base volontaria se non si ha la necessità di acquisire il passaporto.
È utile ricordare che i medici veterinari liberi professionisti possono registrare i gatti per scelta dei proprietari anche nella banca dati privata denominata “Anagrafe Nazionale Felina” realizzata dall’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani). E’ opportuno perciò effettuare la ricerca del microchip di un gatto smarrito anche in questa banca privata. Tale banca dati non sostituisce l’Anagrafe degli Animali d’Affezione.
Anche il coniglio d’affezione ha la possibilità di essere iscritto presso una banca dati privata a lui dedicata realizzata dall’AAE-Conigli onlus (Associazione Animali Esotici- Sezione conigli) e denominata appunto “Anagrafe dei conigli”. Le associazioni che hanno realizzato ed hanno la gestione di queste anagrafi private rispondono della correttezza, della completezza e della tutela della privacy dei dati che raccolgono
Gli animali sono soggetti o oggetti?
In Francia e in Germania il codice civile stabilisce che gli animali non sono cose, ma esseri senzienti. Benché fuori dall’Unione Europea, anche la Svizzera nel suo codice civile ha inserito una norma simile.
E in Italia, invece? Purtroppo il nostro codice civile considera gli animali come oggetti (in pratica né più e né meno di una sedia, un divano, per intenderci..), insomma, veri e propri beni mobili anche se da tempo la scienza li ha già classificati come esseri senzienti. Nel codice penale per fortuna sono previsti e disciplinati reati che vedono gli animali come vittime nei “delitti contro il sentimento per gli animali”. Certo, se fossero riconosciuti esseri senzienti intanto sarebbero giustamente riconosciuti come soggetti e non più come oggetti ed avrebbero una loro identità ed un giusto riconoscimento in situazioni quali affidamento del cane o di altri animali domestici in caso di separazione o divorzio, oppure in caso di risarcimento del danno per morte dell’animale. Oggi spesso giudici ed avvocati riscontrano notevoli difficoltà dovute, spesso, alla impossibilità di applicare agli animali la disciplina prevista per i beni mobili. Auguriamoci, dunque, che questo accada al più presto.
Quali sono gli animali d’affezione?
Gli animali d’affezione sono definiti come quegli animali ” tenuti, o destinati ad essere tenuti dall’uomo, per compagnia o affezione senza fini produttivi o alimentari, compresi quelli che svolgono attività utili all’uomo, come il cane per disabili, gli animali da pet therapy, da riabilitazione, e impiegati nella pubblicità”. Sono esclusi gli animali selvatici. Il Regolamento (CE) n. 998/2003 del 26 maggio 2003 individua le seguenti specie di animali domestici:
Roditori e conigli domestici.
E’ vero che chi dà da mangiare ai cani randagi ne risponde civilmente e penalmente?
L’Avvocato risponde: si, è vero. Una recentissima sentenza, la n. 17145/2017 della quarta sezione penale della Cassazione, ha stabilito che chi dà da mangiare ai cani randagi ne sarà responsabile penalmente e civilmente, soprattutto se il cane in questione aggredisce un passante. In particolare, la Suprema Corte ha stabilito che “la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane impone l’obbligo di controllare e di custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all’interno dell’abitazione”.
Quali sono le spese detraibili? E a quali animali si riferiscono?
Le spese mediche veterinarie e quelle per l’acquisto di medicinali destinati a cani, gatti e altri animali domestici, sono detraibili dall’ Irpef nella percentuale massima del 19%, da precisare in fase di dichiarazione dei redditi. La detrazione potrà essere effettuata entro il limite complessivo di spesa (che riguarda tutti gli animali posseduti) di 387,34 euro. Questo significa che tutte le spese che superano tale importo saranno a carico del contribuente. La stessa legge prevede anche un limite minimo – cosiddetta franchigia- pari a 129,11 euro. In pratica, se si sottrae la franchigia dal limite massimo di spesa si ottiene uno sconto massimo ottenibile che è pari a 49,06 euro. Non rientrano nell’agevolazione fiscale i farmaci privi di prescrizione medica, gli antiparassitari e i mangimi, mentre sono detraibili solo le spese sostenute per animali detenuti legalmente a scopo di compagnia o per la pratica sportiva (ad esempio cani, gatti e cavalli) e non quelli detenuti per uso commerciale o attività agricole, oppure destinati alla riproduzione o al consumo alimentare. Il proprietario, quindi, dovrà essere in grado di dimostrare al Fisco di esserne il proprietario mediante esibizione della documentazione rilasciata dalla ASL o dal medico veterinario o dall’iscrizione all’anagrafe canina o presentando la documentazione relativa al microchip. Se per l’animale non vige l’obbligo di iscrizione, se ne può dimostrare il possesso legale tramite fatture di acquisto o documenti che ne comprovano l’adozione. Nel caso in cui il proprietario non sia in grado di fornire tali prove, rischia sanzioni per indebita detrazione e per mancata regolarizzazione del possesso dell’animale. Affinchè siano detraibili, le spese veterinarie devono essere provate a mezzo di apposita documentazione fiscale intestata al contribuente o alla persona del nucleo familiare a suo carico (ad esempio: fatture del medico veterinario e scontrini parlanti emessi dalla farmacia). Alcuni Comuni prevedono ulteriori sgravi fiscali per chi adotta un cane dal canile: ad esempio sgravi sulla tassa rifiuti o altre agevolazioni. Per maggiori informazioni occorre informarsi presso il Comune di residenza.
Quali sono i doveri del padrone o comunque del custode di un animale domestico? Il padrone o il custode è tenuto a:
rifornire l’animale di cibo e di acqua in quantità sufficiente e con tempistica adeguata tenuto conto delle sue caratteristiche di specie, età e stato di salute.
Assicurargli le necessarie cure sanitarie ed un adeguato livello di benessere fisico e etologico: gli animali vanno visitati dai veterinari giusti. Chi possiede roditori, rettili, uccelli o pesci deve affidarsi ad un veterinario specializzato in animali esotici. Il benessere fisico riguarda strettamente i parametri vitali, mentre il benessere etologico riguarda la più ampia categoria delle esigenze di comportamento degli animali. Per alcune specie è molto difficile assicurare le condizioni di benessere etologico, come nel caso degli uccelli in gabbia o dei pesci in acquario. In tal caso è bene orientarsi verso specie adatte alle condizioni che siamo in grado di fornire loro agevolmente. Per maggiori info consultate i siti petfamily.it e velvetpets.it
Consentirgli un’adeguata possibilità di esercizio fisico: ciò coincide in parte con le esigenze etologiche descritte sopra. Per quanto riguarda i cani, oltre a garantire degli spazi minimi nei box e nei recinti, è necessario assicurare anche una quotidiana e sufficiente sgambatura (compatibilmente con l’età e la razza del cane: un cane anziano preferisce camminare di meno, un giovane husky ha bisogno di lunghissime corse), non solo per i benefici della camminata ma anche per garantire l’interazione ambientale che favorisce un buon equilibrio psichico, data l’importanza per un cane di annusare e marcare il territorio.
Prendere ogni possibile precauzione per impedirne la fuga: per gli animali domestici che vivono a casa, spesso l’ambiente esterno può essere ostile. Se l’animale non lo conosce (e non è conosciuto dalle persone che potrebbe incontrare), potrebbe spaventarsi, essere ferito o ucciso qualora si trovasse fuori casa: pensiamo al caso classico del gatto che cade dalla finestra o dalla terrazza. Mentre un cane è probabilmente abituato ad uscire al guinzaglio e a riconoscere l’ingresso di casa, il gatto di condominio è spesso talmente confuso e spaesato da perdersi, diventando difficile da recuperare.
Garantire la tutela di terzi da aggressioni: alcuni animali sono particolarmente territoriali o poco socievoli. Possono spaventare altri animali o persone, possono mettere a rischio la sicurezza stradale e possono in alcuni casi graffiare, mordere o ferire in altro modo animali o persone.
Assicurare la regolare pulizia degli spazi di dimora degli animali: ciò significa ciotole del cibo e dell’acqua sempre pulite. Pavimenti e superfici devono essere liberi dalle deiezioni, le lettiere vanno pulite regolarmente e tutti gli spazi vanno tenuti in condizioni igieniche ottimali, per evitare contagi e proliferazione di parassiti.
Come ci si comporta se si è testimoni di reati contro gli animali o di lesione dei loro diritti garantiti per legge?
Si sporge denuncia presso:
La denuncia va presentata a mano (non usate fax o raccomandate). In alternativa ci si può rivolgere ad enti e associazioni animaliste attive sul territorio, che si possono occupare anche di fornire una consulenza per questi casi. Non dimenticate di consultare l’Avvocato Animalista più vicino a voi (elenco degli Avvocati Animalisti).
La vendita ambulante/itinerante di animali vivi è legale?
Occorre fare riferimento alla normativa contenuta nel regolamento comunale o, allorché non si esprima in tal senso, occorre il regolamento di polizia urbana. Se nemmeno questo esiste, si deve fare riferimento alla legge regionale.
A chi appartengono i cani senza proprietario?
I cani senza alcun proprietario sono di proprietà del Sindaco. Allorché venga ritrovato un cane senza microchip, fatte le opportune ricerche al fine di individuare se effettivamente abbia un proprietario, in caso di esito negativo il cane verrà chippato ed iscritto all’anagrafe canina al fine di affidarlo a privati che se ne prendano cura.
Come faccio a sapere se un cane o gatto sono randagi o di proprietà?
Se hai trovato un cane o un gatto verifica subito se hanno il microchip. In caso positivo, controlla i database delle anagrafi online. Se non risulta nulla, rivolgiti al Servizio veterinario dell’Azienda sanitaria locale del territorio che risulta dal numero del chip. Ecco i link da consultare:
Anagrafe nazionale: → www.salute.gov.it/anagcaninapublic_new
Anagrafi regionali: → www.salute.gov.it/anagcaninapublic_new/home_anagrafi.jsp
Per maggiori info consulta il sito http://www.youanimal.it
I nostri vicini possono accendere fuochi d’artificio durante le feste locali?
Nessuna norma all’interno del nostro ordinamento consente l’utilizzo di fuochi d’artificio. Anzi, l’art. 703 del Codice Penale dispone che “Chiunque, senza la licenza dell’autorità, in un luogo abitato o nelle sue adiacenze o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara armi da fuoco, accende fuochi d’artificio o lancia razzi o innalza aerostati con fiamme o, in genere, fa accensioni o esplosioni pericolose, è punito con l’ammenda fino a euro 103. Se il fatto è commesso in un luogo ove sia adunanza o concorso di persone, la pena è dell’arresto fino a un mese”. Purtroppo ciò deve anche fare i conti con le tradizioni e gli usi locali.
Quando si può rinunciare alla proprietà di un animale da compagnia?
Solo in casi di sopraggiunta incapacità fisica o sopraggiunta impossibilità economica che non consentano di fornire all’animale le adeguate cure.
Quali sono i compiti delle Asl in materia di tutela animale?
I compiti delle ASL sono innumerevoli e di fondamentale importanza. Vanno dalla prevenzione del randagismo attraverso la sterilizzazione di cani e gatti randagi o recuperati sul territorio, alla verifica del benessere degli animali attraverso sopralluoghi sul posto in caso di denuncia.
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