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Timestamp: 2019-11-12 02:47:23+00:00
Document Index: 150723207

Matched Legal Cases: ['art. 2105', 'art. 2105', 'art. 7', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art 2105']

Il Caso Del Mese - Iscrizione alla gestione Artigiani e Commercianti con contestuale attivita’ lavorativa dipendente - Cafassoefigli.it
Iscrizione alla gestione Artigiani e Commercianti con contestuale attivita’ lavorativa dipendente
Articolo letto 159 volte, scritto il 30/09/2019 da Studio Cafasso
Tullio, dipendente part-time di un’azienda metalmeccanica addetto al reparto produzione, intende aprire un'attività di vendita on line su un famoso portale on-line.
Tullio per evitare problematiche sul rapporto di lavoro con Beta, informa la propria societa’ dell’intenzione di intraprendere tale nuova attivita’ e chiede contestualmente se l’avvio di questa attivita’ rientra tra i casi di non iscrivibilità alla gestione Artigiani e Commercianti, versando comunque la contribuzione al fondo IVS come lavoratore dipendente. Beta, prima di valutare la posizione del proprio dipendente chiede consiglio al proprio consulente di riferimento.
L’obbligo di fedeltà nel rapporto di lavoro
Come noto, nell’ambito del rapporto di lavoro, tra gli obblighi a carico del lavoratore e che costituiscono il presupposto del vincolo fiduciario che lo lega all'impresa, sussiste l’obbligo di fedeltà disciplinato dall’art. 2105 c.c. secondo cui è fatto divieto al lavoratore di trattare affari in concorrenza con il proprio datore di lavoro e di divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa o di farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.
Tale divieto deve essere inteso tanto in senso positivo come rispetto del vincolo fiduciario, tanto in senso negativo come astensione da parte del lavoratore di determinate condotte. Il lavoratore, infatti, deve astenersi non solo da comportamenti espressamente previsti (e vietati) dall’art. 2105 c.c., ma anche da qualsiasi altra condotta che per sua natura risulti in contrasto con i suoi doveri o sia comunque idonea a ledere il presupposto fiduciario del rapporto di lavoro: tale obbligo di fedeltà si manifesta soprattutto in riferimento allo svolgimento da parte del lavoratore di attività a favore di terzi, anche non in concorrenza con il datore di lavoro.
Il fine della norma infatti è quello di voler tutelare il datore di lavoro a fronte di situazioni, illegittime disciplinarmente rilevanti, ove il lavoratore si renda responsabile di una condotta scorretta poiché posta in essere non tanto con la negligenza o l'inosservanza alle disposizioni aziendale, quanto invece in violazione del concetto stesso di fedeltà al proprio datore di lavoro, nell'ambito della condivisione di obiettivi comuni che portano (da un lato) all'erogazione della retribuzione e (dall'altro lato) al profitto per l'impresa.
L'obbligo di fedeltà è dunque connaturato al rapporto di lavoro, venendo meno la fedeltà del lavoratore viene meno un presupposto essenziale del vincolo fiduciario,e rientra quindi nella più ampia categoria del dovere di cooperazione da parte del dipendente che lo pone in una posizione di condivisione e non di conflitto rispetto all'azienda: chiaramente tale concetto (come più volte ribadito anche dalla Cassazione) non può estendersi senza limiti, ed il lavoratore non può trovarsi ad essere responsabile per vicende di cui non ha mai avuto alcun ruolo specifico, come ad esempio l’omissione da parte del lavoratore di condotte che, oltre a non rientrare nell'ambito delle prestazioni contrattualmente dovute, siano connesse a superiori livelli di controllo e di responsabilità, in presenza di un assetto dell'impresa caratterizzato da accentuata complessità e articolazione organizzativa (Cass.1978/2016).
L’obbligo di fedeltà si estrinseca principalmente in ulteriori,per così dire, sottocategorie che possono essere altresì oggetto di contestazione disciplinare ai sensi dell'art. 7, l. 300/1970 e, dunque, anche del licenziamento per giusta causa con eventuale risarcimento dell'eventuale danno patrimoniale subito a seguito della condotta "sleale" del proprio ex dipendente: la concorrenza al datore di lavoro, la segretezza e il know-how del datore di lavoro.
Il primo elemento indicato dal Codice Civile riguarda il non trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con il datore di lavoro: questo aspetto non deve essere confuso con l'obbligo di non concorrenza che, invece, si realizza solo al termine del rapporto di lavoro e comunque deve essere espressamente pattuito per iscritto tra le parti: nel caso richiamato, invece, si fa riferimento al divieto di non svolgere attività che possano – in qualunque modo – entrare in conflitto con quelle del datore di lavoro, e tale divieto permane sia durante che fuori l'orario di lavoro.Il divieto, tuttavia, appare circoscritto a quella categoria di lavoratori che – in ragione del mansioni svolte e del particolare apporto intellettuale o tecnico alle stesse – possono, in qualche modo, porsi in contrasto con gli interessi aziendali.Il secondo elemento è la segretezza o riservatezza rispetto alle informazioni e notizie di cui il dipendente viene a conoscenza in esecuzione delle proprie mansioni e che possono essere usate solo ed esclusivamente in quel contesto.
L’ultimo elemento che integra la violazione del dovere di fedeltà riguarda il c.d. "know how" ovvero l'insieme di conoscenze tecniche e dei processi industriali che sono alla base dell'attività di imprese come i macchinari e le modalità di utilizzo, le strategie di marketing, programmi e informatica: per aversi violazione dell'obbligo di fedeltà si devono realizzare dunque delle fattispecie specifiche ove il lavoratore, ad esempio, una volta apprese nozioni e processi produttivi "innovativi" all'interno dell'azienda datore di lavoro, li utilizzi poi in danno alla stessa portandoli ad un'azienda concorrente esulando quindi da dette valutazioni le conoscenze specifiche del dipendente che caratterizzano il proprio bagaglio culturale.La violazione dell’obbligo di fedeltà costituisce dunque,inadempimento contrattuale che dà luogo a responsabilità disciplinare e, nella maggior parte dei casi, integra la giusta causa di licenziamento.
Criteri per iscrizione gestione artigiani e commercianti
L'iscrizione alla Gestione Commercianti è rivolta all'imprenditore commerciale, individuato nel titolare di un'impresa che operi nel settore del commercio, terziario e turismo e che, a prescindere dal numero dei dipendenti, sia organizzata prevalentemente con lavoro proprio ed eventualmente dei componenti la famiglia. L’imprenditore commerciale avvia e modifica l’attività con la Comunicazione Unica da presentare alla Camera di Commercio con lo scopo di assolvere tutti gli adempimenti amministrativi previsti per il Registro delle imprese, per l’INPS ai fini previdenziali e assistenziali e per il rilascio del codice fiscale e della partita IVA.
L’utilizzo della Comunicazione Unica è obbligatoria per le imprese individuali, le imprese familiari, le società di persone (SAS e SNC),le società di capitali (SRL unipersonali e pluripersonali) e l'iscrizione alla Gestione Commercianti è rivolta all'imprenditore commerciale, individuato nel titolare di un'impresa che operi nel settore del commercio, terziario e turismo e che, a prescindere dal numero dei dipendenti, sia organizzata prevalentemente con lavoro proprio ed eventualmente dei componenti la famiglia.
L’utilizzo della Comunicazione Unica è quindi obbligatoria per le imprese individuali, le imprese familiari, le società di persone (SAS e SNC),le società di capitali (SRL unipersonali e pluripersonali).
L’Obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali di cui alla legge 22 luglio 1966, n.613, e successive modificazioni ed integrazioni, sussiste dunque per i soggetti che siano in possesso dei seguenti requisiti: a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia, ivi compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado, ovvero siano familiari coadiutori preposti al punto di vendita; b) abbiano la piena responsabilità dell'impresa ed assumano tutti gli oneri e i rischi relativi alla sua gestione. Tale requisito non è richiesto per i familiari coadiutori preposti al punto di vendita nonchè per i soci di società a responsabilità limitata; c) partecipino personalmente al lavoro aziendale con licenze o autorizzazioni e/o siano iscritti in albi, registri o ruoli".
L’ iscrizione alla gestione commercianti è quindi obbligatoria ove si realizzino congiuntamente le ipotesi previste dalla legge e cioè: la titolarità o gestione di imprese organizzate e dirette in prevalenza con il lavoro proprio e dei propri familiari; la piena responsabilità ed i rischi di gestione (unica eccezione per i soci di s.r.l.), la partecipazione al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza, il possesso, ove richiesto da norme e regolamenti per l'esercizio dell'attività propria, di licenze e qualifiche professionali.
Va aggiunto che l'intervento di interpretazione autentica contenuto nell'art. 12 comma 11 dl 78/2010 convertito in L. 122/2010 ha definito la questione del ruolo del comma 208 dell'art. 1 L. 662/1996 (che prevede il principio del cd assorbimento finalizzato all'iscrizione in una sola gestione previdenziale) chiarendo che tale assorbimento opera unicamente quando viene esercitata attività d'impresa in forma mista da parte di commercianti, artigiani e coltivatori diretti e non già allorchè, all'interno della stessa tipologia di attività di impresa (quale quella commerciale), il medesimo soggetto operi sia come amministratore (con il conseguente sorgere dell'obbligo di iscrizione alla gestione separata) sia come commerciante (con il conseguente obbligo di versamento alla gestione commercianti). In tale ipotesi si verificano i presupposti dell'obbligo di doppia iscrizione e contribuzione.
Se è dunque vero che in sede giudiziaria non dovrà più valutarsi la prevalenza dell'attività di amministratore su quella di socio lavoratore, resta tuttavia fermo che - ai fini del sorgere dell'obbligo di iscrizione e di contribuzione dell'amministratore (anche) alla gestione commercianti – deve sussistere la prova dell'abitualità e prevalenza della partecipazione personale al lavoro aziendale come richiesto dall'art. 1 comma 203 l.662/1996.
Come noto la legge 463/ 1959 ha esteso alle imprese artigiane l'obbligo assicurativo per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti istituendo presso l'Inps un apposito fondo previdenziale, il fondo artigianale: a tale fondo devono essere iscritti obbligatoriamente gli imprenditori artigiani e i familiari loro coadiuvanti, intendendosi come tali i familiari dell'iscritto che lavorino abitualmente e prevalentemente nell'azienda e che non siano gia' compresi nell'obbligo assicurativo, in quanto contitolari dell'impresa, o in quello previsto dalle norme vigenti per l'assicurazione obbligatoria invalidita', vecchiaia e superstiti, in quanto lavoratori subordinati od in quanto apprendisti.
Nella vicenda oggetto di approfondimento, Tullio, dipendente part-time di un’azienda metalmeccanica addetto al reparto produzione, intende aprire un’attività di vendita on line e per evitare problematiche informa la propria azienda chiedendo se l’avvio della suddetta attività rientri tra i casi di non ascrivibilità alla gestione artigiani e commercianti.
In linea generale il lavoro subordinato non è, incompatibile con una contemporanea attività di lavoro autonomo, sia senza che con la partita Iva aperta, purché non in concorrenza col datore di lavoro. L’attività di lavoro autonomo, difatti, non comporta problematiche quali il superamento dell’orario di lavoro massimo consentito, problema che invece potrebbe porsi per una seconda attività di lavoro subordinato: non sono difatti previsti orari particolari o limiti di orario per chi lavora in proprio.
Infatti, se in generale non si può prevedere il diligente svolgimento di una prestazione lavorativa, anche quando questa non si sta eseguendo, perché si è fuori dall’orario di lavoro (es. in malattia), lo stesso non si può dire per il contenuto dell’obbligo di fedeltà, che invece rimane vincolante.
Infatti, la portata dell’art 2105 si estende anche al periodo estraneo rispetto all’orario lavorativo, inquadrandosi, se vogliamo, come un generale impegno assunto dal lavoratore ed incorporato nel suo status giuridico.
Nuovamente, la finalità di disposizioni del genere è quella di tutelare l'imprenditore dal coinvolgimento diretto della personalità del lavoratore nell'esecuzione del contratto, che, come già detto, potrebbe in certi casi compromettere il corretto funzionamento dell'impresa, e quindi il patrimonio stesso del datore di lavoro.
Il lavoratore, quindi, non può porre in essere condotte che possano andar contro gli interessi del datore o che possano rovinare il rapporto di fiducia che sussiste tra le due parti.
La Corte di Cassazione (sez. lavoro 8131/2017) ha chiarito che l’obbligo di fedeltà previsto dall’articolo 2105 del codice civile deve intendersi come “divieto di abuso di posizione attuato attraverso azioni concorrenziali e/o violazioni di segreti produttivi o come divieto di condotte che siano in contrasto con i doveri connessi all’inserimento del dipendente nella struttura e nell’organizzazione dell’impresa o che creino situazioni di conflitto con le finalità e gli interessi della medesima o che siano, comunque, idonee a ledere irrimediabilmente il presupposto fiduciario del rapporto”.
La particolare natura del rapporto lavorativo infatti fa sì che mentre l'inadempimento di un normale obbligo contrattuale consente solo la risoluzione del rapporto contrattuale stesso (salvo il risarcimento dell'eventuale danno), nel rapporto di lavoro la violazione di un obbligo contrattuale da parte del lavoratore legittima il datore di lavoro ad esercitare anche un potere privato di carattere potestativo, che lo legittima ad irrogare sanzioni di tipo privatistico che nei casi più gravi possono arrivare sino al licenziamento.
Nella vicenda oggetto di studio, Tullio, già dipendente part time di un’azienda metalmeccanica intende aprire un’attività autonoma: come noto l’apertura di una partita IVA in qualità di impresa commerciale, non fa sorgere in automatico l’obbligo di iscrizione alla Gestione INPS Commercianti e Artigiani. Ci sono infatti degli specifici casi in cui è possibile evitare l’iscrizione e quindi il pagamento del contributo INPS IVS (invalidità, vecchiaia, superstiti).
Come abbiamo avuto modo di approfondire, infatti, è obbligato a iscriversi nella gestione previdenziale Inps commercianti, nella generalità dei casi, chi esercita un’attività del settore terziario, assieme ad eventuali collaboratori.
In particolare sono obbligati all’iscrizione presso la gestione Inps commercianti coloro che esercitano attività commerciali, attività turistiche, di produzione, intermediazione e prestazione dei servizi, anche finanziari, e le relative attività ausiliarie .
I requisiti richiesti per la qualifica di commerciante differiscono, però, a seconda che l’attività sia esercitata da persone fisiche o da persone giuridiche (società).
Ciò che comporta infatti l’obbligo di iscrizione alla gestione commercianti non è, comunque, la nascita dell’impresa, perché ad essa deve essere collegato l’esercizio dell’attività in via abituale e prevalente.
i titolari e i gestori in proprio di imprese che risultano organizzate o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei familiari (parenti e affini entro il 3° grado), a prescindere dal numero dei dipendenti, se
abbiano la piena responsabilità dell’impresa e assumano tutti gli oneri e i rischi relativi alla sua gestione;
Se il socio è sia amministratore, che socio lavoratore, è obbligatoria sia l’iscrizione presso Inps commercianti che presso la gestione Separata dell’Inps, in quanto deve essere assoggettata a contribuzione sia l’attività d’impresa che l’attività professionale in qualità di amministratore
-i soci accomandanti delle Sas; gli stessi possono essere assicurati come dipendenti o come coadiutori in presenza dei relativi requisiti;
-i soci delle società per azioni (S.p.A.);
-gli associati in partecipazione;
-i farmacisti, regolarmente iscritti all’albo dei farmacisti e all’Enpaf; sono invece iscrivibili i familiari preposti alla vendita di prodotti non farmaceutici.
Un lavoro dipendente part time, non esonera dall’iscrizione alla gestione commercianti, poichè l’attività part time, in quanto tale, non sarebbe prevalente rispetto all’attività di impresa.
Solo in caso di lavoro full time (e per full time si intendono 40 ore settimanali), l’imprenditore è esonerato dall’iscrizione alla gestione commercianti.
La dichiarazione di non iscrivibilità deve essere fatta tramite il quadro “AC” di ComUnica, al momento stesso dell’apertura della partita IVA.
Ovviamente, possono esserci casi in cui l’attività lavorativa full time sopraggiunga successivamente all’apertura della partita IVA. In questo caso quindi, il commerciante che fino ad allora aveva pagato i contributi INPS, può chiedere la cancellazione della sua posizione contributiva nella gestione commercianti, sempre tramite ComUnica.
Alla luce delle premesse normative e delle considerazioni esposte in precedenza, dunque, il rapporto di lavoro subordinato part time che Tullio ha con l’azienda Beta non rientra tra le cause di non iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti, poiché l’attività part time non sarebbe prevalente rispetto all’attività di impresa e quindi il lavoratore è obbligato alla doppia contribuzione.
Come noto, infatti, ai lavoratori dipendenti è il datore di lavoro stesso che versa i contributi previdenziali ogni mese trattenendoli in busta paga.
Nel caso di contratto di lavoro part time infatti si sarebbe sottoposti comunque alla gestione INPS commercianti in quanto mancherebbe il requisito della prevalenza e in tale fattispecie non sono previste riduzioni di aliquote come nel caso dei lavoratori autonomi contemporaneamente dipendenti.
Il requisito della prevalenza dunque consente al lavoratore di non essere iscritto alla gestione commercianti dell’INPS e di non versare ulteriori contributi rispetto a quelli che già gli versa il suo datore di lavoro.