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Timestamp: 2017-05-24 05:57:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 32', 'art. 2059', 'art. 2043']

2011-05-24 - Pdf - Stampa Il danno da perdita del rapporto parentale - Cass. n. 10170/2011
Il danno da perdita del rapporto parentale conseguente alla morte di un prossimo congiunto deve essere integralmente risarcito mediante l’applicazione di criteri di valutazione equitativa, rimessi alla prudente discrezionalità del giudice di merito. Tali criteri devono tener conto dell’irreparabilità della perdita della comunione di vita e di affetti e della integrità della famiglia. La relativa quantificazione va operata considerando tutti gli elementi della fattispecie e, in caso di ricorso a valori tabellari, che vanno in ogni caso esplicitati, effettuandone la necessaria personalizzazione. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO I fatti di causa rilevanti ai fini della decisione del ricorso possono così ricostruirsi sulla base della sentenza impugnata.Mevio. e Sempronio , rispettivamente marito e figlio di Caio convennero in giudizio, innanzi al Tribunale di Roma, Tizio, A..C. e S. Ass.ni s.p.a., per essere risarciti dei danni subiti a seguito dell’incidente stradale in cui aveva perso la vita la loro congiunta. Esposero che questa, investita sulle strisce pedonali, aveva riportato lesioni che, dopo una degenza ininterrotta di ventuno giorni, ne avevano provocato la morte.Con sentenza del 12 novembre 2002, il giudice adito, per quanto qui interessa, condannò i convenuti al pagamento, in solido tra loro, delle somme di Euro 113.142, in favore di ..., e di Euro 86.208, in favore di ... per danno morale, mentre escluse ogni attribuzione a titolo di danno patrimoniale, in favore del coniuge superstite, in relazione alla pensione di cui era titolare la moglie, in ragione del riconoscimento al marito di una reversibile del 60%.Proposto gravame da Mevio. e Sempronio, la Corte d’appello, in data 12 luglio 2005, in parziale riforma dell’impugnata sentenza, ha condannato ..., ...e S. Ass.ni s.p.a. al pagamento dell’ulteriore somma di Euro 840,00, a titolo di danno biologico spettante agli attori iure hereditatis, compensando tra le parti le spese del grado in ragione della metà e condannando gli appellanti al pagamento in solido del residuo.Avverso detta pronuncia propongono ricorso per cassazione, illustrato anche da memoria, Mevio. e C., articolando quattro motivi.Resiste con controricorso ... MOTIVI DELLA DECISIONE 1.1 Col primo motivo gli impugnanti lamentano violazione degli artt. 2059 e 112 cod. civ., ex art. 360, nn. 3 e 5, cod. proc. civ.. Le critiche si appuntano contro il mancato riconoscimento del danno esistenziale, argomentato dalla Corte d’appello con l’assunto che la relativa istanza era stata tardivamente proposta. Rilevano per contro gli esponenti che nell’atto introduttivo del giudizio essi avevano chiesto il risarcimento di tutti i danni derivati dalla grave perdita subita, agendo sia iure proprio che iure hereditatis. E in relazione a tale formulazione della domanda, reiterata in appello e meglio specificata nella comparsa conclusionale, la richiesta di attribuzione del danno esistenziale, non poteva essere qualificata come domanda nuova.
2 Si prestano a essere esaminate congiuntamente, per la loro evidente connessione, le censure formulate nei primi due motivi di ricorso.Esse sono fondate per le ragioni che seguono. A ben vedere, ciò di cui i ricorrenti si dolgono, evocando le figure del danno esistenziale nonché, con qualche confusa ridondanza argomentativa, di un danno biologico come danno indiretto, di riflesso o di rimbalzo, è l’insufficiente liquidazione del danno non patrimoniale da essi patito - e quindi iure proprio rivendicato - a seguito della morte del congiunto e segnatamente di quel particolare profilo della subita incisione nella propria sfera areddituale, costituita dal danno da perdita del rapporto parentale. Questo danno, che è ontologicamente diverso da quello che consegue alla lesione della integrità psicofisica (danno lato sensu, biologico), si collega alla violazione di un diritto di rilevanza costituzionale diverso dal diritto alla salute tutelato dall’art. 32 Cost., l’uno e l’altro, peraltro, definitivamente trasmigrati - non come autonome categorie di danno, ma come entità descrittive della conformazione che l’unitaria figura del danno non patrimoniale di volta in volta assume in concreto - nell’area normativa dell’art. 2059 cod. civ. (confr. Cass. civ. 31 maggio 2003, nn. 8827 e 8828; Corte cost. 11 luglio 2003, n. 233; Cass. civ. sez. un. 11 novembre 2008, nn. 26972, 26973, 26974, 26975), dopo che per anni avevano trovato copertura nell’ambito dell’art. 2043, in combinato disposto con i diritti fondamentali costituzionalmente tutelati (confr. Cass. civ. sez. un. 22 maggio 2002, n. 7470).
3. Peraltro i criteri di liquidazione di tale profilo del danno non patrimoniale non possono ignorare la complessiva risposta che il diritto vivente da all’esigenza di ristoro fatta valere dai prossimi congiunti della vittima primaria.Costituiscono invero massime ormai consolidate nella giurisprudenza di questa Corte: a) che in caso di lesione dell’integrità fisica con esito letale, un danno biologico risarcibile in capo al danneggiato, trasmissibile agli eredi, è configurabile solo se la morte sia intervenuta dopo un apprezzabile lasso di tempo, si da potersi concretamente configurare un’effettiva compromissione dell’integrità psicofisica del soggetto leso, non già quando la morte sia sopraggiunta immediatamente o comunque a breve distanza dall’evento, giacché essa non costituisce la massima lesione possibile del diritto alla salute, ma lesione di un bene giuridico diverso, e cioè del bene della vita (confr. Cass. civ. 17 gennaio 2008, n. 870; Cass. civ. 28 agosto 2007, n. 18163; Corte cost. n. 372 del 1994);
9. In definitiva la decisione impugnata deve essere cassata in relazione ai primi due motivi di ricorso, con rinvio, anche per le spese di giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Roma, in diversa composizione, che, nel decidere, dovrà applicare il seguente principio di diritto:il danno da perdita del rapporto parentale conseguente alla morte di un prossimo congiunto deve essere integralmente risarcito mediante l’applicazione di criteri di valutazione equitativa, rimessi alla prudente discrezionalità del giudice di merito. Tali criteri devono tener conto dell’irreparabilità della perdita della comunione di vita e di affetti e della integrità della famiglia. La relativa quantificazione va operata considerando tutti gli elementi della fattispecie e, in caso di ricorso a valori tabellari, che vanno in ogni caso esplicitati, effettuandone la necessaria personalizzazione. P.Q.M. La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso; rigetta il terzo, assorbito il quarto. Cassa in relazione ai motivi accolti e rinvia anche per le spese del giudizio di cassazione alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione. Depositata in Cancelleria il 09.05.2011 Ricevi gli aggiornamenti su 'Il danno da perdita del rapporto parentale - Cass. n. 10170/2011', Danni e gli altri post del sito:
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