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Timestamp: 2019-06-19 06:47:33+00:00
Document Index: 127265711

Matched Legal Cases: ['art.1', 'art. 2', 'art. 21', 'art.134', 'art 3', 'art. 21', 'art. 145']

PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE “Conservazione e riqualificazione agricolo-ambientale dell’Agro Romano”
PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE “Conservazione e riqualificazione agricolo-ambientale dell’Agro Romano” Di iniziativa del Consigliere Enrico Fontana
RELAZIONE La promozione e la valorizzazione dell’agricoltura nelle aree periurbane assume oggi un significato strategico oltre l’aspetto produttivistico o paesistico ambientale, diventando un tema di carattere “culturale”. Infatti queste aree di “confine” rappresentano una occasione unica per un confronto e per un dialogo più ravvicinato tra la cultura locale e la cultura metropolitana e quindi possono diventare “laboratorio” di nuovi rapporti sociali, economici e produttivi, cruciale per una rivalutazione della nuova realtà rurale. In un periodo di prolungata crisi economica che colpisce l’intera Europa e nella realtà appena realizzata dell’allargamento della UE ad altri 10 paesi, diventa essenziale che la realtà, le esigenze, le richieste del mondo agricolo siano conosciute e condivise dal resto delle società. Ciò anche in considerazione del fatto che l’imprenditore agricolo non è più solo produttore di generi alimentari ma sempre più spesso tende a diventare fornitore di servizi alla collettività, quali: la difesa del suolo, la valorizzazione dell’ambiente, l’agriturismo, la produzione di energia di fonti rinnovabili. A ciò segue che è la società nel suo complesso che deve riconoscere e valutare ed apprezzare la funzione sociale espletata dall’attività multifunzionale dell’agricoltore. Oltre a ciò il sostegno dell’agricoltura nelle aree periurbane è favorito dalla prospettiva più generale di una maggiore e diffusa sensibilità maturata dalla società nel suo complesso verso il valore del suolo e del terreno come risorsa scarsa. Finalmente si sta prendendo coscienza che le nuove espansioni urbane, quando e se necessarie, si devono sviluppare preferibilmente su spazi interclusi nel contesto urbano o comunque, se si devono estendere alle cinture urbane periferiche, devono avvenire possibilmente senza compromettere il settore primario. Le aree periurbane rappresentano, dal punto di vista della potenzialità produttiva agricola, una realtà del tutto particolare e contraddittoria. Infatti da una parte l’alto valore
fondario, che costituisce una potente rendita di posizione, normalmente inibisce una spinta ad una intensa attività agricola imprenditoriale. Al tempo stesso il fatto di avere un mercato di sbocco dei prodotti agricoli così importante, vicino e attraente come quello rappresentato dal centro urbano, pone l’area periurbana in una condizione potenziale di grande opportunità produttiva. Il risultato è che normalmente ci si trova di fronte a: un processo di generale deperimento dell’attività agricola, rischio continuo di cambio di destinazione del terreno, grande “competizione” tra attività concorrenti, occupazione del terreno per attività promiscue, contemporanea e continua rivalutazione del valore fondiario. Oltre a ciò emergono fenomeni del tutto nuovi determinati dal fatto che la società urbana moderna: in quanto “consumatrice”, dimostra di necessitare, per il suo stesso funzionamento fisiologico, di grandi aree di risulta sulle quali poter scaricare i suoi rifiuti; e in quanto sempre più “attenta” alle questioni ambientali, tende a trasferire in zone periferiche quelle attività produttive nocive, ancora oggi ospitate all’interno dei centri urbani. Dunque a quella che era la classica questione dei terreni della periferia urbana, lasciati non costruiti per sfruttare la loro rendita di posizione, si è sovrapposta una “domanda” aggiuntiva per destinazioni poco “nobili” E’ così avvenuto che le zone agricole di contorno alle grandi aggregazioni urbane, specialmente quelle di proprietà pubblica, essendo regolate dal punto di vista normativo e di mercato come classiche zone non urbanizzate o “zone libere”, hanno subito le maggiori aggressioni. Ne è prova il fatto che la perdita di superficie destinata all’agricoltura, se è un fenomeno generalizzato e incontrovertibile che colpisce inesorabilmente dal dopoguerra ad oggi tutti i paesi europei, diventa cronico ed eclatante specialmente nelle grandi conurbazioni urbane di tutta Europa. Nel Comune di Roma, che per estensione è il maggior comune agricolo italiano, la SAU è diminuita nel decennio 1990-2000 del 19% a fronte di una perdita media nella Regione
Lazio del 14%. La Provincia di Roma è quella dove si registra la più alta percentuale di perdita di SAU con oltre 5.000 ettari all’anno. D’altra parte, il calo di crescita demografica, registrato negli ultimi anni nei grandi centri urbani di quasi tutta Europa, cui non ha corrisposto una riduzione della superficie urbanizzata e la maturazione generalizzata di una coscienza ecologico-ambientale, stanno favorendo la riconsiderazione di un recupero significativo di tutte le risorse naturali e territoriali e, prima fra tutte, delle aree extraurbane di periferia. La stessa Convenzione europea del Paesaggio ha sancito che anche le aree urbane, degradate o deframmentate da una crescita disordinata costituiscono valori sui quali operare. In proposito l’articolo 2 relativo al “Campo di applicazione” cita testualmente:” la presente Convenzione si applica a tutto il territorio europeo delle parti e riguarda gli spazi naturali, rurali, urbani e periurbani. Essa concerne sia i paesaggi straordinari che i paesaggi ordinari che influiscono sugli ambienti di vita delle popolazioni in Europa.” In questo contesto emerge la convinzione che l’Agro Romano debba essere oggetto di una specifica azione di tutela e conservazione, nella più ampia disciplina di governo del paesaggio regionale. Le parti del territorio dell’Agro Romano costituiscono infatti i luoghi dell’identificazione del paesaggio storico-monumentale rappresentato dai vedutisti e descritto dai viaggiatori e dagli scrittori sin dal XVII secolo. La presenza di grandi complessi archeologici e monumentali si unisce ai valori naturalistici in un contesto agricolo le cui permanenze sono stabili nel tempo. La presente legge detta una apposita disciplina di conservazione e tutela dell’Agro romano, (art.1) classificandolo con quelle parti del territorio extraurbano non urbanizzato della campagna romana, prevalentemente utilizzate per attività produttive agricole o comunque destinate al miglioramento delle attività di conduzione agricola del fondo e che, in prevalente condizione naturale, presentano valori ambientali essenziali per il mantenimento dei cicli ecologici, per la tutela del paesaggio agrario, del patrimonio storico e culturale.
Queste parti del territorio in quanto ritenute connotative ed identitarie dell’intera comunità laziale vengono assunte a qualificazione di paesaggio. L’art. 2 declina gli obiettivi delle misure di conservazione e tutela dell’Agro Romano e dispone che nell’ambito del nuovo PTPR, di cui alle DGR n. 556 del 25 luglio 2007 e n. 1025 del 21 dicembre 2007, adottate ai sensi dell’art. 21, 22, 23 della legge regionale sul paesaggio n. 24/98, le parti di territorio dell’Agro romano vengano incluse nei repertori dei beni tipizzati e nelle norme del PTPR, ai sensi dell’art.134 comma 1 lettera c) del Codice D.Lgs. 42/2004. L’art 3 detta norme transitorie per le attività di trasformazione consentite nei territori dell’Agro Romano che rimangono in vigore fino all’entrata in vigore del PTPR di cui all’art. 21 della legge regionale n.24/98 e al necessario adeguamento degli strumenti urbanistici comunali ai sensi dell’art. 145 del Codice D.Lgs. 42/2004.
ARTICOLO 1 (Classificazione del territorio dell’Agro Romano) 1. In conformità alle finalità contenute all’articolo 51, comma 1, della legge regionale 22 Dicembre 1999, n.38 concernente “Norme sul governo del territorio” ed in deroga a quanto previsto dal Capo II, Titolo IV della stessa legge, il territorio dell’Agro romano è sottoposto alla disciplina prevista dalla presente legge. 2. L’Agro romano comprende le parti del territorio extraurbano non urbanizzato della campagna romana come identificate nell’allegato A, prevalentemente utilizzate per attività produttive agricole o comunque destinate al miglioramento delle attività di conduzione agricola del fondo e che, in prevalente condizione naturale, presentano valori ambientali essenziali per il mantenimento dei cicli ecologici, per la tutela del paesaggio agrario, del patrimonio storico e del suo contesto. 3. Le parti di territorio di cui al comma 2, in quanto ritenute connotative ed identitarie del territorio e della comunità laziale sono tali da essere assunte a qualificazione di paesaggio
ARTICOLO 2 (Misure di conservazione e tutela) 1. Le misure di conservazione e tutela dell’Agro romano sono volte al mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costitutivi e delle morfologie del paesaggio agrario e alla salvaguardia della biodiversità, preservando i valori e i livelli di naturalità, in modo da garantirne la continuità geografica e la funzionalità ecologica. 2. Ogni modificazione morfologica dell’assetto del territorio deve garantire: a) la salvaguardia delle attività agro-silvo-pastorali ambientalmente sostenibili e dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici presenti nel territorio; b) la conservazione o la ricostituzione del paesaggio rurale e del relativo patrimonio di biodiversità, delle singole specie animali o vegetali, dei relativi habitat, e delle associazioni vegetali e forestali; c) la salvaguardia o ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici e degli equilibri ecologici 3. La Regione, ai sensi dell’articolo 134, comma 1, lettera c) del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137) ed in base alle disposizioni dell’articolo 143 del medesimo decreto, individua le aree di cui al comma 2 dell’articolo 1, determina le relative prescrizioni d’uso e le include nei repertori dei beni tipizzati e nelle norme del Piano Territoriale Paesistico regionale adottato con deliberazione della Giunta
regionale 25 luglio 2007, n.556, successivamente modificata dalla deliberazione della Giunta regionale 21 dicembre 2007, n.1025 , ai sensi degli articoli 21, 22, e 23 della legge regionale 6 luglio 1998, n.24 (Pianificazione paesistica e tutela dei beni e delle aree sottoposti a vincolo paesistico) e successive modifiche.
ARTICOLO 3 (Norme transitorie) 1. Fino alla data di approvazione del PTPR ai sensi dell’articolo 21 della l. r. 24/1998 e al necessario adeguamento degli strumenti di pianificazione urbanistica comunale ai sensi dell’articolo 145 del d.lgs. 42/2004, nel territori di cui all’articolo 1 sono consentite esclusivamente le seguenti attività: a) conservazione dell’uso agricolo e silvo pastorale nel rispetto della morfologia e dei valori identitari del paesaggio naturale ed agrario; b) conservazione del patrimonio edilizio tradizionale, delle architetture rurali e della rete viaria esistente compatibilmente con la salvaguardia del patrimonio naturale; c) fruizione del patrimonio naturale e del paesaggio agrario tutelando e conservando i valori identitari tradizionali; d) difesa del suolo, recupero e riqualificazione ambientale di aree significativamente compromesse o degradate. 2. Per lo svolgimento delle attività di cui al comma 1 sono consentiti: a) opere per il drenaggio delle acque di superficie e per il consolidamento delle scarpate instabili da realizzare con le tecniche di ingegneria naturalistica; b) piccoli interventi volti al miglioramento delle attività agricole esistenti quali fontanili, abbeveratoi, fienili, legnaie, piccoli ricoveri per attrezzi e piccole strutture per ricovero degli animali; c) recupero dei manufatti esistenti, se strettamente funzionali all’esercizio dell’attività agro-silvo-pastorale, con relativo adeguamento funzionale nei limiti di aumento di volume, per una sola volta, inferiore al 10%, nel rispetto della tipologia edilizia tradizionale;
d) nuove costruzioni, strettamente funzionali alla conduzione del fondo e all’esercizio dell’attività agro-silvo-pastolare, nel rispetto dei parametri di cui ai commi 5,6 e7 dell’articolo 55 della L.R.38/99, rapportati alla qualità ed estensione delle colture praticate e alla capacità produttiva, come comprovate dai piani di utilizzazione aziendali (PUA) da redigere in conformità a quanto previsto dall’articolo 57 della l.r. 38/1999; e) strutture per l’esercizio dell’attività di agriturismo se realizzate mediante recupero dei manufatti esistenti e attraverso gli interventi di cui all’articolo 3, comma 1, lettera a), b) e c) del DPR 380/01, nel rispetto delle caratteristiche costruttive, dei colori, dei materiali e delle tipologie delle architetture rurali tradizionali; f) viabilità di servizio all’attività agricola o ad altre attività correlate e compatibili con essa, nel rispetto della morfologia dei luoghi e la salvaguardia del patrimonio naturale e vegetazionale esistente; g) percorsi pedonali e sentieri naturalistici, nel rispetto del contesto naturale e della vegetazione esistente; h) impianti di produzione energia rinnovabile di tipo areale o verticale con minimo impatto, solo se di pertinenza di manufatti esistenti, se integrati o parzialmente integrati negli edifici stessi, nel rispetto dei caratteri tipologici tradizionali. 3. Le trasformazioni di cui al comma 2, lettere c), d) ed e) sono assentite dalle competenti amministrazioni previa apposizione di un vincolo di non edificazione, trascritto presso la conservatoria dei registri immobiliari, sul fondo di pertinenza dell’edificio per cui è richiesto il titolo abilitativo. Il rilascio del titolo abilitativo è subordinato alla stipula di apposita convezione con l'obbligo per il richiedente di: a) non modificare la destinazione d'uso agricola delle costruzioni esistenti o recuperate necessarie allo svolgimento delle attività agricole e di quelle connesse per il periodo di validità del PUA;
b) non modificare la destinazione d'uso agricola delle nuove costruzioni rurali eventualmente da realizzare per almeno dieci anni dall'ultimazione della costruzione; c) non alienare separatamente dalle costruzioni il fondo alla cui capacità produttiva sono riferite le costruzioni stesse; d) asservire le edificazioni ai terreni alla cui capacità produttiva esse si riferiscono.