Source: http://www.megafincas.it/leggi-normative-sentenze/scale-bagnate-il-condominio-e-l-amministratore-sono-responsabili-in-solido.html
Timestamp: 2019-01-18 09:02:12+00:00
Document Index: 131573448

Matched Legal Cases: ['art. 2051', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 2051']

Fatale l'acqua presente sulle scale, a seguito delle pulizie in corso. Ritenuti responsabili il condominio e l'amministratore.
"Il caso fortuito idoneo ad escludere la responsabilità oggettiva ex art. 2051 c.c. può rinvenirsi anche nella condotta del terzo, o dello stesso danneggiato, quando essa, rivelandosi come autonoma, eccezionale, imprevedibile ed inevitabile, risulti dotata di efficacia causale esclusiva nella produzione dell'evento lesivo.
In mancanza di prova di caso fortuito, è corretta la responsabilità del condominio per i danni causati dall'omessa vigilanza".
Questo è il principio di diritto espresso dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 23727 del 22 novembre 2016 in merito alla responsabilità del condominio per le scale bagnate.
I fatti di causa. Con citazione, Tizio esponeva di aver subito danni fisici scivolando, mente usciva dalla propria abitazione, sulle scale condominiali bagnate perché oggetto di pulizia.
Premesso di non conoscere l'impresa delle pulizie, domandava il risarcimento all'amministratore di condominio, nella sua qualità di custode, e al condominio ex art. 2043, c.c.
Si costituivano i convenuti e l'impresa di pulizie oltre alla compagnia assicuratrice del condominio, chiamate in causa dai primi, tutti contestando le pretese avversarie.
In primo grado, Il tribunale rigettava le domande, rilevando che custode era il condominio e non il suo amministratore in proprio, e che, nel resto, difettava la dimostrazione del nesso causale relativamente alla domanda spiegata a titolo aquiliano generale, con conseguenti oneri probatori.
In secondo grado, la corte di appello riformava la decisione di prime cure, affermando la responsabilità ex art. 2051, c.c., sia dell'amministratore che del condominio, previa riqualificazione a tale titolo della domanda, sull'assunto conclusivo della pericolosità della cosa custodita anche se innescata da un agente esterno.
Al contempo dichiarava inammissibile la domanda di manleva e garanzia, verso l'impresa di pulizie e la compagnia assicuratrice, in quanto non riproposte con appello incidentale ma solo con un generico e appunto tardivo richiamo.
Avverso tale pronuncia, i convenuti (condominio e amministratore) proponeva ricorso per cassazione.
I casi di esclusione della responsabilità. Il condominio può provare che il danno sia stato causato da un fattore esterno, imprevisto ed imprevedibile, idoneo da escludere la sua responsabilità.
Tale elemento può consistere nel fatto di un terzo (ad es.: materiale scivoloso abbandonato sul posto dall'impresa di pulizia), oppure nella cd. "forza maggiore" (ad es.: un evento atmosferico di eccezionale gravità), o nel comportamento dello stesso danneggiato (incauto). Quindi, affinché sussista una responsabilità sono necessari due requisiti:
Il ragionamento della Corte di Cassazione. È alquanto pacifico che in condominio, l'amministratore ha il potere di intervenire sulla cosa all' "adozione di precauzioni" tali da evitare che siano arrecati danni a terzi; dall'altro (condomino o terzo), invece, è necessario un "dovere di cautela" nel momento in cui entra in contatto con la cosa.
Premesso ciò, a parere della Corte, la qualificazione della domanda come responsabilità da custodia ex art. 2051, c.c., è apparsa corretta poiché la parte aveva agito prospettando condotte astrattamente compatibili con la fattispecie prevista dall'art. 2051 c.c.
Difatti la precedente decisione della corte territoriale era giusta in quanto non risultava provato dal soggetto onerato, nelle sedi di merito "il caso fortuito".
Per meglio dire, il ragionamento esposto porta a considerare fondamentale il «ruolo causale» riconosciuto all' «acqua» presente sulle «scale condominiali».
Questo elemento, secondo la Corte di legittimità, non era affatto «qualificabile come imprevedibile o inevitabile, cioè avulso dal normale utilizzo» dell'immobile.
Di conseguenza, era logico ritenere la disavventura vissuta dalla donna come frutto della condotta tenuta dall'amministratore e dal condominio.
Le conclusioni. Alla luce di tutto quanto innanzi esposto, la Corte di Cassazione con la pronuncia in commento ha respinto il ricorso e per l'effetto ha confermato la pronuncia della Corte territoriale della condanna in solido tra i ricorrenti (Condominio e Amministratore).
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