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Timestamp: 2018-02-22 11:26:09+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art.25', 'art. 25', 'art. 25', 'art.25', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 7']

Novità e aggiornamenti D.Lgs. 231/ PDF
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1 Novità e aggiornamenti D.Lgs. 231/2001 Evoluzione della normativa e della giurisprudenza Dr. Ennio Battistoli Milano, 15 gennaio 2015
2 D.Lgs. 231/2001 Il Decreto in sintesi Prevede la responsabilità degli enti (società, associazioni, ecc.) per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato. La responsabilità è di natura amministrativa e deriva dalla commissione di alcuni reati da parte di soggetti che si trovano in un rapporto specifico con l ente stesso, sempre che il reato sia stato commesso nell interesse dell ente o a suo vantaggio (c.d. colpa da organizzazione). L ente non risponde se il reato è stato commesso esclusivamente nell interesse proprio del soggetto o di terzi.
3 La condizione per l accertamento della responsabilità della società La CONDIZIONE perché l ente sia considerato responsabile è che la persona fisica abbia commesso uno dei reati presi in considerazione dal Decreto: nell interesse dell ente OPPURE a vantaggio dell ente Senza necessariamente procurare all ente un vantaggio materiale in termini di profitto Procurando all ente un profitto, anche quando il reato non sia commesso nell interesse dell ente stesso l aver agito nell interesse esclusivo proprio o di terzi esclude la responsabilità della società
4 L ente risponde se il reato è stato commesso dai soggetti attivi: (ai sensi dell art. 5 del D. Lgs.231/2001) PERSONE IN POSIZIONE APICALE persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell ente o di una unità organizzativa dello stesso, che sia dotata di autonomia finanziaria e funzionale; nonché persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dell ente stesso PERSONE SOTTOPOSTE ALLA DIREZIONE O ALLA VIGILANZA di uno dei soggetti in posizione apicale
5 Il meccanismo di crescita D.L. 350/2001 Reati di falsità in monete, in valori di bollo / bollini farmaceutici (art. 25 bis) D.Lgs 61/2002 Reati societari (art. 25 ter) Legge Delega (L. 300/2000) Decreto 231 (D.Lgs. 231/2001) Reati contro la P.A. (art. 24, 25) L. 228/2003 Delitti contro la personalità individuale (art. 25 quinquies) L. 123/2007 Reati omicidio colposo e lesioni gravi (art. 25 septies) L. 231/2007 Ricettazione e riciclaggio (art. 25 octies) Integrazione di articoli già esistenti: art. 24ter scambio elettorale politico mafioso, art. 25 induzione a, art. 25ter corruzione tra privati, art. 25quinquies adescamento di minorenni, art. 25 octies - autoriciclaggio
6 Reati di Criminalità organizzata (art. 24 ter) «Scambio elettorale politico mafioso» Reati contro l industria e il commercio (art. 25-bis1), reati in materia di violazione del diritto d autore (art. 25 novies) e reato di induzione a non rendere dichiarazione o a rendere dichiarazioni mendaci all Autorità Giudiziaria (art. 25. decies) Reati Informatici (art. 24-bis): Delitti informatici e trattamento illecito dei dati Ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di illecita provenienza (art. 25- octies) - Autoriciclaggio Reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro (art. 25-septies): Omicidio colposo, lesioni personali colpose Reati Transnazionali (L. 146/2006): Riciclaggio, Associazione a delinquere, ecc... L attuale universo del D. Lgs. 231/ Reati ambientali (art.25 undecies) art. aggiunto dal d.lgs 121 del 07/07/2011 REATI PREVISTI IN SEDE DI EMANAZIONE D. Lgs. 231/2001 REATI INSERITI IN MOMENTI SUCCESSIVI Reati di Abusi di mercato Reati contro la personalità (art. 25-sexies): individuale Abuso di informazioni (art. 25-quinquies): Riduzione o privilegiate, Manipolazione del mantenimento in schiavitù, tratta di mercato persone, acquisto o alienazione di schiavi, adescamento di minorenni 2003 Reato impiego lavoro irregolare (art.25 duodecies) Reati contro la PA nella gestione dei finanziamenti pubblici (art. 24): Malversazione a danno dello Stato, Indebita percezione di erogazioni, Truffa in danno della PA, Frode informatica alla PA Reati nei rapporti con la PA (art. 25): Concussione, Corruzione, Istigazione alla corruzione, Induzione. Reati nella gestione di monete ed altri valori pubblici (art. 25-bis): Falsificazione di monete, spedita e introduzione nello Stato di monete false e Alterazione di monete ecc. Reati societari (art. 25-ter) False Comunicazioni sociali, Falso in prospetto; Impedito controllo, Operazioni in pregiudizio dei creditori; Illecita influenza sull assemblea, Ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, Corruzione tra Privati Reati aventi finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico e di finanziamento del terrorismo (art. 25-quater) 6
7 Impatto determinato dalla progressiva crescita dei reati traghettati nel D.Lgs. 231/2001 L ampliamento del catalogo 231 genera, come minimo, un doppio effetto nell universo delle persone giuridiche a cui il decreto 231 è applicabile in funzione di: Settore di appartenenza e Organizzazione interna Alcune categorie di reato sono generali e trasversali (con intensità diversa) es. reati contro la P.A.,altri più specifici es. delitti Informatici. L adozione del Modello o, quantomeno,la propensione ad adottarlo è generalmente indotta da un mix dei due; poi un fattore decisivo è il grado di diffusione nel settore di appartenenza L accumularsi delle categorie reato determina via via un coinvolgimento di altre funzioni; per alcune può effettivamente determinarsi una situazione di passaggio da luoghi organizzativi strumentali alla commissione di reati a luoghi organizzativi di diretta Imputazione del reato
8 Impatto determinato dalla progressiva crescita dei reati traghettati nel D.Lgs. 231/2001 L ampliamento del catalogo 231 determina anche effetti riferibili al sistema di controllo interno, con particolare attenzione ai meccanismi di controllo preventivo, e al flusso informativo delle aree / attività sensibili 231 Dimensione orizzontale e Dimensione verticale Si estende ad altre aree dell organizzazione la consapevolezza della necessità di esportare e applicare in altre aree meccanismi di controllo interno, tipici della funzione F&A, esempio: separazione dei compiti autorizzazioni tracciabilità delle attività rendicontazione delle attività Aumenta la consapevolezza che struttura di sistemi settoriali (es. sistemi incentivanti alla forza vendita), esiti di verifiche interne ed esterne, ispezioni, ampie variazioni tra risultati attesi e effettivi, etc., possono implicare potenziali criticità 231 quindi tali informazioni tendono a emergere e risalire la catena gerarchica. L OdV o chi, in assenza di esso, svolge analoga funzione si pone come luogo di sintesi e integrazione delle informazioni sensibili 231
9 L esimente generale (soggetti apicali) (ai sensi dell art. 6 del D. Lgs.231/2001) L ente può esimersi dalla responsabilità per i reati commessi dai soggetti apicali se dimostra che: 1. l organo dirigente (C.d.A., A.U.) ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e gestione idonei alla prevenzione dei reati del tipo di quello commesso; 2. il compito di vigilare sull osservanza dei modelli e di aggiornarli è stato affidato ad un organismo dell ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo; 3. gli autori del reato lo hanno commesso eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e gestione; 4. non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell organismo. 9
10 L esimente generale (sottoposti) (ai sensi dell art. 7 del D. Lgs.231/2001) Per i soggetti non apicali, l esenzione richiede la dimostrazione che l ente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo alla prevenzione dei reati del tipo di quello commesso. Il modello deve, per essere efficacemente attuato, prevedere: 1. verifica periodica ed eventuale aggiornamento; 2. un sistema disciplinare idoneo a sanzionare le violazioni. 10
11 Componenti del Modello di organizzazione, gestione e controllo La Struttura e la finalità Parte generale e Parti speciali La mappatura dei rischi I protocolli L Organismo di Vigilanza Il Codice di Comportamento Il Sistema Sanzionatorio 11
12 Struttura del Modello di organizzazione, gestione e controllo di Proteo spa MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO Parte Generale / speciale + OdV + Sistema Disciplinare Codice di comportamento Testo integrale del D.Lgs 231/2001 Allegato A Organigramma Allegato B Elenco Protocolli Allegato C Conti sensibili 231 Allegato 1 Processi aziendali di interesse 231 Unità organizzative/funzioni di interesse 231 DB rischi + schede rischi per funzione Allegato 2 Allegato 3 Allegato 4
13 Struttura del Modello di organizzazione, gestione e controllo di Proteo spa bis MODELLO DI ORGANIZZAZIONE GESTIONE E CONTROLLO Parte Generale+OdV+ Sistema Disciplinare Codice di comportamento Parte Speciale A (Reati contro la P.A.) Parte Speciale B (Reati Societari) Parte Speciale C (Reati Diritti autore Contraff.azione Industria & Commercio) Parte Speciale F (Altri Reati): Delitti informatici e trattamento illecito dei dati; Delitti di criminalità organizzata; Reati di ricettazione e riciclaggio, Reati in materia di sicurezza e igiene del lavoro DB Rischi + Schede rischi per Funzione Elenco Protocolli 13
14 La mappatura dei rischi Il Modello organizzativo deve essere elaborato sulla base di un processo di risk management articolato essenzialmente nelle fasi che seguono; se correttamente condotta, con il giusto coinvolgimento, facilita la successiva implementazione del MOGC: IDENTIFICAZIONE DEI RISCHI Analisi del contesto aziendale volta ad evidenziare dove (in quale area/settore di attività) e secondo quali modalità si possono verificare eventi pregiudizievoli per gli obiettivi indicati dal Decreto 231. PROGETTAZIONE DEL SISTEMA DI CONTROLLO (c.d. protocolli) valutazione del sistema esistente all interno della società ed il suo eventuale adeguamento, in termini di capacità di contrastare efficacemente i rischi identificati. 14
15 Il Modello: l Organismo di Vigilanza La Società può essere esonerata dalla responsabilità, qualora l organo dirigente (oltre ad aver adottato il modello organizzativo) abbia, fra l altro: AFFIDATO IL COMPITO DI VIGILARE SUL FUNZIONAMENTO E L OSSERVANZA DEL MODELLO E DI CURARNE L AGGIORNAMENTO AD UN ORGANISMO DELL ENTE DOTATO DI AUTONOMI POTERI DI INIZIATIVA E CONTROLLO Le principali ATTIVITÀ dell O.d.V. sono: vigilanza sull effettività e sull osservanza del modello disamina in merito all adeguatezza del modello raccolta e accertamento di tutte le informazioni necessarie in merito ad eventuali condotte illecite e proposta delle conseguenti sanzioni analisi circa il mantenimento nel tempo dei requisiti del modello cura dell aggiornamento del modello 15
16 L Organismo di Vigilanza Le principali caratteristiche dell O.d.V. sono: autonomia indipendenza preparazione professionale continuità di azione
17 Reporting all Organismo di Vigilanza E importante che l Organismo fruisca di un efficiente sistema di REPORTING, che garantisca un informazione costante in merito ad eventi che potrebbero ingenerare Responsabilità della società ai sensi del Decreto 231. In quest ottica, ciascun soggetto DEVE dare all Organismo tutte le informazioni che esso richieda nell esercizio delle sue funzioni, con particolare riferimento alla commissione di reati, o comunque a comportamenti non in linea con le regole di condotta adottate dalla Società contenute nel Modello e nel Codice di Comportamento. Nello stesso tempo, è fondamentale il riconoscimento, a tutto il personale della Società e ai collaboratori della stessa, della piena LIBERTÀ di rivolgersi direttamente all Organismo per segnalare violazioni del modello di organizzazione, gestione e controllo, ovvero altre eventuali irregolarità.
18 Il Modello: la Formazione e l Informazione Rendere noto a tutto il personale e a tutti coloro che con la Società collaborano o hanno rapporti d affari che la Società condanna nella maniera più assoluta condotte contrarie a leggi, regolamenti, norme di vigilanza o comunque in violazione della regolamentazione interna e dei principi di sana e trasparente gestione dell attività cui la Società si ispira. Informare il personale della Società, i collaboratori e i partners esterni delle gravose sanzioni amministrative applicabili alla Società nel caso di commissione di reati. Assicurare, per quanto possibile, la prevenzione della commissione di illeciti anche penali, nell ambito della società mediante continuo controllo di tutte le aree di attività a rischio, la formazione del personale alla corretta realizzazione dei loro compiti e l istituzione di un sistema sanzionatorio per i casi di violazione del Modello e del Codice di Comportamento. 18
19 Sanzioni per la Società Le sanzioni previste dal D.Lgs. n. 231/2001, a carico della Società, in conseguenza della commissione o tentata commissione dei reati 231 possono incidere notevolmente sull attività della Società. Sanzioni pecuniarie Sanzioni interdittive Confisca Pubblicazione della Sentenza
20 Sanzioni per la Società In cosa consistono le sanzioni pecuniarie e quelle interdittive: sanzioni pecuniarie sono applicate per quote (da un minimo di 258,00 fino ad un massimo di 1.549,00 per ciascuna quota), fino a un massimo di ,00 (e sequestro conservativo in sede cautelare) sanzioni interdittive (applicabili anche quale misura cautelare) di durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due anni, che possono consistere in: - interdizione dall esercizio dell attività; - sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; - divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione; - esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l eventuale revoca di quelli concessi; - divieto di pubblicizzare beni o servizi;
21 Sistema Sanzionatorio per i dipendenti/agenti/collaboratori La predisposizione di un adeguato Sistema Sanzionatorio è condizione essenziale per l effettività del Modello; Si sanzionano i comportamenti tenuti dai soggetti apicali o soggetti sottoposti all altrui direzione in violazione delle misure del Modello; E diversamente strutturato a seconda dei destinatari (amministratori, dirigenti, impiegati, consulenti, collaboratori e partners); E compatibile con la normativa e la contrattualistica in vigore; L applicazione del Sistema Disciplinare e delle relative sanzioni è indipendente dallo svolgimento e dall esito di eventuali procedimenti penali.
22 I Provvedimenti disciplinari (esterni, es. Agenti / Collaboratori) Le infrazioni disciplinari alle norme del Contratto che regola il rapporto di lavoro (es. contratto di Agenzia) e dell eventuale regolamento aziendale potranno essere punite, a seconda della gravità delle mancanze, con i provvedimenti seguenti: 1. Richiamo scritto 2. Sanzione economica 3. Sospensione 4. Rescissione contratto
23 Il D. Lgs. 231/2001 HA GIA COMPIUTO 13 ANNI!!! Gli articoli iniziali del decreto sono il n 24 (reati nell ambito dei finanziamenti pubblici e frode informatica), n 25 (reati nei rapporti con la P.A. - corruzione e concussione di P.U.) e n 25 bis (falsificazione e spendita di monete) Compie una svolta significativa con l ingresso nel decreto dei «delitti colposi» - articolo 25 septies (omicidio colposo e lesioni gravi) Completa i suoi oltre 13 anni di crescita con l inserimento nel 25 octies del cosiddetto «Autoriciclaggio» 23
24 Casistica giurisprudenziale Un bilancio "231 (2008/2011) Idati emergono dal monitoraggio effettuato dal Sole 24 Ore presso 37 Procure della Repubblica distribuite su tutto il territorio italiano. Le quote sono estratte dal totale delle notizie di reato riguardanti il D.Lgs. 231/2001 tra il 2008 e i primi quattro mesi del art. 24 (33,7%) art. 24 ter (6,6%) art. 25 (24,2%) art. 25 ter (4,7%) art. 25 septies (21,4%) art. 25 octies (9,4%)
25 Casistica giurisprudenziale (segue) il D.Lgs. 231/2001 si è rivelato uno strumento molto utilizzato per reprimere reati contro la Pubblica Amministrazione (quasi il 60% dei casi); le sanzioni interdittive sono state applicate, in prevalenza, nella fase iniziale (cautelare) del processo; nella maggior parte dei casi, la condanna è stata pronunciata all esito di patteggiamento e non a seguito di dibattimento; la giurisprudenza non ha approfondito il tema dell idoneità e dell efficacia dei modelli organizzativi o dei relativi contenuti, poiché gli enti imputati erano spesso privi di qualsivoglia misura gestionale e di controllo.
26 Casistica giurisprudenziale (segue) Relativamente al settore farmaceutico (tra i più colpiti e più dotati di Modello 231 ), numerose sono state le aziende farmaceutiche coinvolte in procedimenti ex- D.Lgs.231/2001 (contestati prevalentemente reati di corruzione e truffa ai danni dello Stato). In materia di società farmaceutiche molto interessante è la decisione della Cassazione Pen. Sez. VI Sent., , n (rv ) relativa alla nota vicenda che ha coinvolto la GSK S.p.A. Nella sentenza si delinea in modo chiaro la linea di confine tra l attività di promozione lecita, le fattispecie corruttive e quelle che configurano solo reati contravvenzionali che sono fuori dal perimetro di applicazione 231; Nonostante la linea di demarcazione segnata dal legislatore per le distinte fattispecie di reato sopra descritte, fra la contravvenzione di "comparaggio", tuttora ricadente nell'area dell'illegittima promozione dei farmaci e l'eventuale delitto di "corruzione", realizzato mediante significative e sostanziose erogazioni di denaro o altre utilità per scopo di lucro -di cui peraltro siano stati accertati gli elementi costitutivi si può affermare che è configurabile il concorso di reati.
27 Casistica giurisprudenziale (segue) Comunque la discriminante è la valutazione del comportamento fattuale che ha determinato l ipotesi di reato. Va considerato in particolare che il legislatore ha apprestato, nel tempo, un ventaglio di illiceità, scalari e progressive, il quale, partendo dalla base generica dei reati contravvenzionali quali quelli previsti nel R.D , n e D.Lgs , n. 541 (poi abrogato dal D.Lgs. n. 219 del 2006), ha il suo epilogo sanzionatorio nelle norme in tema di delitti di corruzione, propria ed impropria approdando così ai reati D.Lgs. 231/2001 oggetto della presente sessione formativa.
28 Casistica giurisprudenziale (conclusioni) In conclusione, al di là delle argomentazioni di carattere squisitamente tecnico, legate all applicazione del diritto penale sostanziale, le società dovrebbero ribadire con forza la necessità che tutti, dipendenti, agenti e collaboratori rispettino le regole del Codice Etico e del Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo. Le conseguenze di eventuali comportamenti non corretti sarebbero molto gravi in quanto la giurisprudenza maggioritaria tende ad applicare quasi automaticamente il sequestro finalizzato alla confisca del profitto del reato, riducendo le possibilità per la società di evitare l aggressione del proprio patrimonio, sia nella fase cautelare sia nei casi di patteggiamento. Anche pronunciamenti della Suprema Corte di Cassazione impongono di considerare sequestro, confisca e sanzioni interdittive come rischi concreti e reali, come conseguenza dell imputazione ex D.Lgs. 231/2001.
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del 23/07/2015 art. 6 (comma 1, lettera a) e art. 7 Parte Generale (estratto) del 23/07/2015 INDICE 1. GLOSSARIO... 3 2. PROFILO DEL FONDO... 5 3. IL DECRETO LEGISLATIVO 231/01... 6 3.1. Le fattispecie
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Kiron Partner S.p.A. Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ex D. Lgs. 231/2001 Milano, 18/12/2014 INDICE PARTE GENERALE 4 1. LA NORMATIVA 5 1.1 IL DECRETO LEGISLATIVO 8 GIUGNO 2001 N. 231 5 1.2.