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Timestamp: 2020-05-26 13:35:18+00:00
Document Index: 748111

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 91', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 24', 'art. 4', 'art. 60', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 23058 del 03/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23058 del 03/10/2017
Cassazione civile, sez. lav., 03/10/2017, (ud. 17/05/2017, dep.03/10/2017), n. 23058
sul ricorso 8031-2012 proposto da:
V.N., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in
dagli avvocati VINCENZO STUMPO, EMANUELE DE ROSE, ANTONIETTA
CORETTI, VINCENZO TRIOLO, giusta delega in atti;
avverso la sentenza n. 73/2011 della CORTE D’APPELLO di SALERNO,
depositata il 29/03/2011 R.G.N. 1479/10.
1. che, con sentenza in data 29 marzo 2011, la Corte di Appello di Salerno, ha dichiarato sussistente tra l’attuale ricorrente e “La Speranza Società Agricola a r.l.” un rapporto di lavoro subordinato agricolo per centocinquantasei giornate, relative all’anno 2006, e ordinato all’Inps la reiscrizione della ricorrente nell’elenco dei lavoratori agricoli del comune di residenza, per la suddetta annualità e per il numero di giornate sopraindicato; ha, inoltre, posto a carico dell’Inps le spese del doppio grado del giudizio, liquidate, per ogni grado, in Euro 780,00, di cui Euro 450,00 per diritti ed Euro 330,00 per onorari, in considerazione della semplicità delle questioni trattate;
2. che avverso tale sentenza V.N. ha proposto ricorso affidato ad un articolato motivo, al quale ha opposto difese l’INPS, con controricorso.
3. che con l’unico motivo di ricorso la parte ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c., della L. 7 novembre 1957, n. 1051, art. unico, della tariffa adottata con Delib. Consiglio nazionale forense 20 settembre 2002, approvata con D.M. 8 aprile 2004, n. 127, (e violazione dei minimi previsti dalla stessa, nonchè violazione e falsa applicazione degli artt. 10 c.p.c. e ss., in combinato disposto con il D.M. 8 aprile 2004, art. 6; denuncia altresì l’errata valutazione degli atti di causa e il vizio di motivazione;
10. che la richiesta degli onorari di avvocato è formulata in relazione ai minimi previsti dalla tariffa forense (D.M. 2004, art. 5), la loro riduzione senza alcuna motivazione a riguardo si pone in contrasto con il principio della inderogabilità dei minimi edittali sancita dalla L. 13 giugno 1942, art. 24 (in tal senso, da ultimo, v. Cass. n. 8258/2017 e la giurisprudenza ivi richiamata);
11. che, conteggiando le voci di onorario nei valori minimi, come richiesti dalla parte, l’importo complessivo ammonta ad Euro 1.055,00 (per il primo grado) ed Euro 995,00 (per l’appello) e, peraltro, la decisione della Corte territoriale di ridurre della metà il minimo dell’onorario è immune da censure;
12. che, come ripetutamente affermato da questa Corte, l’applicazione della disposizione di cui alla L. 13 giugno 1942, n. 794, art. 4, che prevede la riduzione dei minimi tariffari per le controversie di “particolare semplicità”, disponendo che la riduzione degli onorari non possa superare il limite della metà, integra la previsione contenuta nel R.D.L. n. 1578 del 1933, art. 60, comma 5 e che, di tale riduzione, il giudice deve dare “espressa e adeguata motivazione”, non limitata, pertanto, ad una pedissequa enunciazione del criterio legale (v. Cass. n.8258/2017 cit.);
13. che, nella specie, la Corte ha dato conto, sia pure con motivazione succinta, delle ragioni che l’hanno indotta a liquidare l’importo degli onorari attraverso il riferimento alla “semplicità delle trattate questioni giuridiche” e dal complesso motivazionale è ragionevole evincere che tali locuzioni siano la sintesi di una valutazione più complessiva in ordine al peculiare andamento del processo e alla natura delle questioni, tali da non richiedere uno studio approfondito o la soluzione di tematiche giuridiche complesse;
La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata in parte qua e, decidendo nel merito, condanna l’INPS alla rifusione delle spese dei gradi di merito, liquidate come in motivazione, con distrazione in favore dell’avvocato Felice Amato, e alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 707,50 per compensi professionali, oltre quindici per cento spese generali e altri accessori di legge, con distrazione in favore dell’avvocato Felice Amato, dichiaratosi antistatario.