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Timestamp: 2019-04-23 00:31:39+00:00
Document Index: 168424100

Matched Legal Cases: ['art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 54', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 444', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 54', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 186', 'art. 33']

Guida in stato di ebbrezza e lavori di pubblica utilità per i conducenti a rischio elevato
27 giugno 2012, n. 167
Guida in stato di ebbrezza – Art. 186 bis c.s. – Conducenti a rischio elevato – Possibilità di sostituire la pena detentiva e pecuniaria con i lavori di pubblica utilità - Art. 186 bis c.s., comma 6 – Omessa previsione - Artt. 3 e 27, comma 3, Cost. – Presunto contrasto – Questione di legittimità costituzionale - Infondatezza
È infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 186-bis, comma 6, c.s., sollevata in riferimento agli artt. 3 e 27, comma 3, della Costituzione, per la parte in cui la norma censurata - nel prevedere che alle fattispecie di guida sotto l’influenza dell’alcool da parte dei conducenti “a rischio elevato”, indicati dal comma 1 dello stesso articolo, si applicano le disposizioni di cui ai commi da 3 a 6, 8 e 9 dell’art. 186 c.s. – non richiama anche il comma 9-bis del medesimo art. 186, in forza del quale, se non vi è opposizione da parte dell’imputato, la pena detentiva e pecuniaria inflitta può essere sostituita con quella del lavoro di pubblica utilità di cui all’art. 54 d.lgs. n. 274/2000.
Il giudice a quo muove dall’errato presupposto che le ipotesi di guida sotto l’influsso dell’alcool dei conducenti “a rischio elevato”, delineate dall’art. 186-bis, comma 3, in riferimento all’art. 186, comma 2, lettere b) e c), costituiscano autonome fattispecie di reato, mentre, in realtà, esse vanno più correttamente qualificate come circostanze aggravanti della figura generica descritta dal medesimo art. 186 c.s. e, in quanto tali, sono soggette alla disciplina per questa delineata anche per ciò che attiene alla possibile sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità ed ai benefici connessi allo svolgimento positivo di tale lavoro.
Al riguardo, il rimettente riferisce che gli imputati erano stati fermati, in ora notturna, da personale di polizia giudiziaria mentre erano alla guida di veicoli e sottoposti ad accertamento mediante etilometro, dal quale era risultato un tasso alcoolemico superiore a 1,5 grammi per litro (nel caso di cui all’ordinanza r.o. n. 39 del 2012), ovvero superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi per litro (nei casi di cui alle ordinanze r.o. n. 40 e n. 41 del 2012), con conseguente configurabilità delle ipotesi criminose previste – rispettivamente – dalle lettere c) e b) dell’art. 186, comma 2, cod. strada.
Risultava, inoltre, applicabile la speciale disciplina dettata dall’art. 186-bis cod. strada, trattandosi di conducenti di età inferiore a ventuno anni (nei casi di cui alle ordinanze r.o. n. 39 e n. 40 del 2012) o che avevano conseguito la patente di guida di categoria B da meno di tre anni (nel caso di cui all’ordinanza r.o. n. 41 del 2012) (art. 186-bis, comma 1, lettera a).
Stante l’evidenza della prova, era stato emesso nei confronti degli imputati un decreto di condanna alla pena dell’ammenda (parte della quale sostitutiva dell’arresto), oltre alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida.
I difensori degli imputati, muniti di procura speciale, avevano proposto opposizione al decreto, chiedendo che ai loro assistiti venisse applicata, ai sensi dell’art. 444 del codice di procedura penale, una pena detentiva e pecuniaria (di varia entità, a seconda dei casi), da sostituire con un corrispondente numero di ore di lavoro di pubblica utilità, in applicazione di quanto stabilito dal comma 9-bis dell’art. 186 cod. strada.
In proposito, il rimettente rileva come l’art. 186-bis cod. strada detti una disciplina speciale della guida sotto l’influenza dell’alcool – con la previsione di una sanzione amministrativa anche per l’ipotesi di guida con una percentuale minima di alcool nel sangue (tasso alcoolemico superiore a zero e non superiore a 0,5 grammi per litro) e la comminatoria di sanzioni più severe per le altre ipotesi – in relazione a particolari categorie di conducenti, ritenute “a rischio elevato” (persone di età inferiore a ventuno anni, neo-patentati, persone che esercitano professionalmente l’attività di trasporto di persone o cose, conducenti di mezzi pesanti o autobus).
Il comma 6 dell’art. 186-bis stabilisce che, anche in relazione a dette categorie di conducenti, «si applicano le disposizioni di cui ai commi da 3 a 6, 8 e 9 dell’articolo 186», concernenti la guida sotto l’influenza dell’alcool del conducente “comune”, senza, tuttavia, richiamare il comma 9-bis di tale articolo – aggiunto dalla medesima legge n. 120 del 2010 – che consente di sostituire la pena detentiva e pecuniaria con il lavoro di pubblica utilità, di cui all’art. 54 del d.lgs. n. 274 del 2000.
Ad avviso del giudice a quo, la norma censurata violerebbe, per tale verso, i principi di eguaglianza e della finalità rieducativa della pena (artt. 3 e 27, terzo comma, Cost.), riservando alla fattispecie criminosa considerata un trattamento irragionevolmente deteriore rispetto a quello applicabile all’ipotesi – del tutto omologa (e da reputare, anzi, intrinsecamente più riprovevole) – della guida in stato di alterazione psico-fisica conseguente all’uso di sostanze stupefacenti da parte dei medesimi soggetti “a rischio” (art. 187, comma 1, terzo periodo, cod. strada). In base al comma 8-bis del citato art. 187, gli autori del reato ora indicato sono, infatti, indistintamente ammessi ad ottenere la sostituzione della pena con il lavoro di pubblica utilità e, conseguentemente, a godere dei rilevanti vantaggi ricollegati al positivo svolgimento di tale lavoro (estinzione del reato, riduzione alla metà della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida e revoca della confisca del veicolo sequestrato).
La formulazione della disposizione ora citata è, infatti, tale da rendere palese che, nell’idea del legislatore, la norma incriminatrice della guida sotto l’influenza dell’alcool, anche quanto ai conducenti “a rischio elevato”, è quella dell’art. 186, comma 2, cod. strada, e non già quella dell’art. 186-bis, comma 3 («La revoca della patente di guida ad uno dei conducenti di cui all’art. 186-bis, comma 1, lettere b, c e d, che consegue all’accertamento di uno dei reati di cui agli artt. 186, comma 2, lettere b e c, e 187, costituisce giusta causa di licenziamento ai sensi dell’articolo 2119 del codice civile»).
Pare evidente, in effetti, che se l’art. 186­-bis, comma 3, cod. strada prevedesse realmente fattispecie autonome di reato, e non già circostanze aggravanti, il legislatore avrebbe dovuto fare riferimento ai reati previsti da tale norma, anziché a quelli previsti dall’articolo precedente.
P.Q.M. la Corte Costituzionale riuniti i giudizi, dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 186-bis, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), aggiunto dall’art. 33, comma 2, della legge 29 luglio 2010, n. 120 (Disposizioni in materia di sicurezza stradale), sollevata, in riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano con le ordinanze indicate in epigrafe.
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