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Timestamp: 2019-04-23 06:32:41+00:00
Document Index: 130728827

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art_158', 'art_161', 'art_174', 'art_737', 'art. 3', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 35', 'art. 738', 'art. 12', 'art. 46', 'art. 35', 'art. 737', 'art. 15', 'sentenza ', 'CGUE ', 'art. 737', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 3', 'art. 317', 'art. 317', 'art. 317', 'art. 111', 'art. 360', 'art. 111', 'art. 154', 'art. 183', 'art. 38', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 170', 'art. 29', 'art. 170', 'art. 111', 'art. 111', 'art.30', 'art. 30', 'art.19', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 1', 'art. 737', 'art. 348', 'art. 737', 'art. 348', 'art. 317', 'art. 317', 'art. 111', 'art. 317', 'art.111', 'art. 739', 'art. 38', 'art. 262', 'art. 739', 'art. 162', 'art. 1105', 'art. 35', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 35', 'art. 739', 'art. 739', 'art. 91', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 2191', 'art. 342', 'art. 111', 'art. 737', 'art. 111', 'art. 3', 'art. 17', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 29', 'art. 26', 'art. 111', 'art. 26', 'art. 111', 'art. 739', 'art. 30', 'art. 111', 'art. 111', 'art. 30', 'art. 111', 'art. 52', 'art. 111', 'art. 528', 'art. 68', 'art. 193', 'art. 52', 'art. 111']

737. (Forma della domanda e del provvedimento) - Foroeuropeo Rivista Giuridica Online
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737. (Forma della domanda e del provvedimento)
Codice di procedura civile Libro Quarto: DEI PROCEDIMENTI SPECIALI Titolo II: DEI PROCEDIMENTI IN MATERIA DI FAMIGLIA E DI STATO DELLE PERSONE Capo I: DELLA SEPARAZIONE PERSONALE DEI CONIUGI Capo II: DELL'INTERDIZIONE, DELL'INABILITAZIONE E DELL'AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO (1) Capo III: DISPOSIZIONI RELATIVE ALL'ASSENZA E ALLA DICHIARAZIONE DI MORTE PRESUNTA Capo IV: DISPOSIZIONI RELATIVE AI MINORI, AGLI INTERDETTI E AGLI INABILITATI Capo V: DEI RAPPORTI PATRIMONIALI TRA I CONIUGI Capo VI: DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI IN CAMERA DI CONSIGLIO 737. (Forma della domanda e del provvedimento)
Art. 737. (Forma della domanda e del provvedimento)
costituzione della repubblica - straniero (condizione dello) protezione internazionale – udienza di trattazione tenuta da un g.o.t. – conseguenze – ordinamento giudiziario - magistrati onorari - provvedimenti del giudice civile - sentenza - deliberazione (della) - Corte di Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 3356 del 05/02/2019 In tema di protezione internazionale, non è affetto da nullità il procedimento nel cui ambito un giudice onorario di tribunale abbia proceduto all'audizione del richiedente la protezione ed abbia rimesso la causa per la decisione al collegio della Sezione specializzata in materia di immigrazione. Corte di Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 3356 del 05/02/2019 Cod_Proc_Civ_art_158, Cod_Proc_Civ_art_161, Cod_Proc_Civ_art_174, Cod_Proc_Civ_art_737...
Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - trattamento della persona - trattamento inumano - detenzione in condizioni non conformi all’art. 3 CEDU - rimedio ex art. 35 ter, l. n. 354 del 1975 - natura - conseguenze in tema di riparto dell’onere probatorio - Corte di Cassazione, Sez. 3, Ordinanza n. 31556 del 06/12/2018 In tema di violazione dell'art. 3 CEDU nei confronti di soggetti detenuti o internati, il rimedio di cui all'art. 35 ter l. n. 354 del 1975 presuppone una responsabilità di tipo contrattuale, derivante dallo stretto rapporto che si instaura tra lo Stato e il detenuto, la quale dà luogo ad una obbligazione indennitaria "ex lege"; pertanto, sotto il profilo del riparto dell'onere probatorio, spetta all'amministrazione penitenziaria, chiamata a rispondere della violazione di obblighi di protezione e di norme di comportamento, provare l'adempimento conforme ai principi della Convenzione, mentre compete al detenuto fornire la dimostrazione del danno lamentato e del nesso causale tra quest'ultimo e il dedotto inadempimento, salva la possibilità di avvalersi, oltre che delle presunzioni e del principio di non contestazione, dei poteri integrativi ed officiosi del giudice propri del rito camerale prescelto dal legislatore, quali, in particolare, il potere di assumere informazioni previsto dall'art. 738, comma 3, c.p.c., che costituisce - in funzione della salvaguardia del principio di effettività della tutela giurisdizionale di diritti di indubbia matrice costituzionale e convenzionale - utile meccanismo riequilibratore nell'ambito di un procedimento caratterizzato da una situazione di squilibrio tra la parte pubblica, titolare della potestà punitiva, e il soggetto privato che la subisce. Corte di Cassazione, Sez. 3, Ordinanza n. 31556 del 06/12/2018...
valore della causa - Causa di divisione - CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. 2, ORDINANZA N. 22016 DEL 11/09/2018
Avvocato e procuratore - onorari - valore della causa - Causa di divisione - Determinazione del valore - Criterio della massa attiva - Irrilevanza - Criterio della quota contestata - Fondamento - Rilevanza del "donatum" - Condizioni - Richiesta di collazione. corte di cassazione, sez. 2, ordinanza n. 22016 del 11/09/2018 Nei giudizi di divisione, il valore della causa, ai fini della liquidazione del compenso dell'avvocato, è stabilito ai sensi del codice di procedura civile, avendo riguardo non a quello della massa attiva ex art. 12 c.p.c., ma alla quota o ai supplementi di quota in contestazione. In particolare, quando l'attore abbia richiesto la collazione, nella massa ereditaria, dei beni donati al convenuto, l'interesse perseguito si incentra proprio sul "donatum" che, pertanto, va considerato nella determinazione del valore della controversia, a prescindere dal fatto che il suddetto attore abbia proposto azione di riduzione. ...
Riforma del procedimento per le controversie in materia di protezione internazionale - Previsione del rito camerale - Illegittimità costituzionale per violazione degli artt.3, 24, 111 e 117 Cost., art. 46, par. 3 Direttiva n. 32/2013 e degli artt. 6 e 13 Cedu - Manifesta infondatezza. E' manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per violazione del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, dell'art. 35-bis, comma 1, del d.lgs. n. 25 del 2008 poiché il rito camerale ex art. 737 c.p.c., che è previsto anche per la trattazione di controversie in materia di diritti e di "status", è idoneo a garantire il contraddittorio anche nel caso in cui non sia disposta l'udienza, sia perché tale eventualità è limitata solo alle ipotesi in cui, in ragione dell'attività istruttoria precedentemente svolta, essa appaia superflua, sia perché in tale caso le parti sono comunque garantite dal diritto di depositare difese scritte. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 17717 del 05/07/2018...
Ordine e sicurezza pubblica - polizia di sicurezza - limitazioni di polizia - stranieri - Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 22932 del 29/09/2017
Straniero - Trattenimento presso centro CIE - Richiesta di riesame - Ammissibilità - Procedimento camerale - Competenza del giudice di pace- Fondamento. In tema di immigrazione, in applicazione del disposto di cui all'art. 15 della Direttiva n. 115/2008/CE del Parlamento Europeo e della sentenza della CGUE del 28 aprile 2011, in causa C-61/11, è sempre consentita la domanda di riesame del provvedimento di trattenimento presso centro CIE da introdurre, in mancanza di apposita disciplina normativa al riguardo, con lo strumento del procedimento camerale ex art. 737 c.p.c., sicché per il principio della concentrazione delle tutele la competenza deve essere riferita al giudice della convalida e delle proroghe da identificarsi nel giudice di pace. Corte di Cassazione, Sez. 1, Sentenza n. 22932 del 29/09/2017 ...
Decreto di liquidazione - Compenso del commissario giudiziale - Motivazione sommaria - Sufficienza. Il giudice, nel motivare il decreto di liquidazione del compenso al commissario giudiziale, può limitarsi ad indicare quali elementi, tra quelli indicati nell'istanza che lo ha sollecitato, lo abbiano convinto ad assumere il provvedimento richiesto, senza doverli trascrivere tutti nel decreto, essendo comunque tenuto, in ottemperanza all'obbligo di motivazione impostogli dall'art. 111, comma 6, Cost., a dar prova, anche per implicito, di aver considerato tutta la materia controversa. Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 16856 del 07/07/2017 ...
Provvedimenti modificativi, ablativi o restitutivi della potestà dei genitori - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie. Impugnazioni civili - cassazione (ricorso per) - provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilita') - in genere. I provvedimenti modificativi, ablativi o restitutivi della potestà dei genitori, resi dal giudice minorile ai sensi degli artt. 330, 332, 333 e 336 c.c., configurano espressione di giurisdizione volontaria non contenziosa, perché non risolvono conflitti fra diritti posti su un piano paritario, ma sono preordinati alla esigenza prioritaria della tutela degli interessi dei figli e sono, altresì, soggetti alle regole generali del rito camerale, sia pure con le integrazioni e specificazioni previste dalle citate norme, sicché detti provvedimenti, sebbene adottati dalla corte d'appello in esito a reclamo, non sono idonei ad acquistare autorità di giudicato, nemmeno "rebus sic stantibus", in quanto sono modificabili e revocabili non solo "ex nunc", per nuovi elementi sopravvenuti, ma anche "ex tunc", per un riesame (di merito o di legittimità) delle originarie risultanze, con la conseguenza che esulano dalla previsione dell'art. 111 Cost. e non sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione. (Nella specie, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso il decreto con cui la corte d'appello aveva revocato l'autorizzazione alla frequentazione della nipote da parte dei nonni, i quali, essendosi dissociati dalla scelta di collaborazione con la giustizia effettuata dal figlio e padre della minore, già esponente della locale malavita organizzata, e non potendo dirsi estranei ai contesti criminali operanti sul territorio, non rappresentavano valide figure di riferimento affettivo ed educativo ed erano, altresì, portatori di messaggi ambivalenti e non conformi alle scelte di legalità perseguite dalla madre della minore). Sez. 1 - , Sentenza n. 18562 del 22/09/2016 ...
Convenzione europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali - processo equo - termine ragionevole - in genere – Sez. 6 - 2, Sentenza n. 18337 del 19/09/2016
Durata irragionevole del processo amministrativo - Equa riparazione - Richiesta del ricorrente di acquisizione d'ufficio delle istanze di prelievo depositate nel processo presupposto - Omesso esercizio del potere d'iniziativa ad opera del giudice - Conseguenze. In tema di equa riparazione da irragionevole durata del processo amministrativo, ove la parte si sia avvalsa della facoltà - prevista dall'art. 3, comma 5, della l. n. 89 del 2001 - di richiedere l'acquisizione d'ufficio delle istanze di prelievo depositate nel corso del processo presupposto e la corte d'appello non abbia dato corso a tale richiesta, l'omessa produzione di tali atti non può ad essa venire addebitato, dovendosi ritenere precluso al giudice rigettare la domanda per eventuali carenze probatorie che siano superabili con l'esercizio dei poteri d'iniziativa ad esso attribuiti dalla l. n. 89 del 2001. Sez. 6 - 2, Sentenza n. 18337 del 19/09/2016 ...
Figli nati fuori dal matrimonio - Equiparazione - Affidamento ex art. 317 bis c.c. - Reclamo - Decreto della corte d'appello - Mezzi di impugnazione - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Fondamento. Corte di Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 18194 del 16/09/2015 In tema di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio, la legge n. 54 del 2006 ha equiparato la posizione dei figli nati "more uxorio" a quella dei figli nati da genitori coniugati, estendendo la disciplina in materia di separazione e divorzio anche ai procedimenti ex art. 317 bis c.c., che hanno assunto autonomia procedimentale rispetto ai procedimenti di cui agli artt. 330, 333 e 336 c.c., senza che abbia alcun rilievo il rito camerale. Ne consegue che i decreti emessi dalla corte d'appello avverso i provvedimenti adottati ai sensi dell'art. 317 bis c.c. relativi ai figli nati fuori dal matrimonio ed alle conseguenti statuizioni economiche, ivi compresa l'assegnazione della casa familiare, sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., ora equiparato sostanzialmente al ricorso ordinario in forza del richiamo operato dall'ultimo comma dell'art. 360 c.p.c. ai commi 1 e 3 (nel testo novellato dal d.lgs. n. 40 del 2006). Corte di Cassazione, Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 18194 del 16/09/2015 ...
provvedimenti del giudice civile - decreto – Corte di Cassazione Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 21800 del 24/09/2013
Motivazione - Requisiti - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 21800 del 24/09/2013 La motivazione del decreto, ove necessaria, come nel caso in cui tale provvedimento sia emesso per definire un procedimento in camera di consiglio, non dev'essere ampia come quella della sentenza, né succinta, come quella dell'ordinanza, ma può ben essere sommaria, nel senso che il giudice, senza ritrascriverli nel decreto, può limitarsi ad indicare quali elementi, tra quelli indicati nell'istanza che lo ha sollecitato, lo abbiano convinto ad assumere il provvedimento richiesto, essendo comunque tenuto, in ottemperanza all'obbligo di motivazione impostogli dall'art. 111, sesto comma, Cost., a dar prova, anche per implicito, di aver considerato tutta la materia controversa. (Fattispecie relativa a decreto del tribunale di liquidazione del compenso a curatore fallimentare). Corte di Cassazione Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 21800 del 24/09/2013 ...
Rito camerale - Omessa notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell'udienza nel termine fissato dal giudice - Conseguenze - Improcedibilità - Fondamento. Nei procedimenti di impugnazione che si svolgono con rito camerale (nella specie, in materia di dichiarazione dello stato di adottabilità di un minore), l'omessa notificazione del ricorso nel termine assegnato nel decreto di fissazione d'udienza determina l'improcedibilità dell'appello, in quanto, pur trattandosi di un termine ordinatorio ex art. 154 cod. proc. civ., si determina la decadenza dell'attività processuale cui è finalizzato, in mancanza d'istanza di proroga prima della scadenza. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 17202 del 11/07/2013 ...
Giudizio - Introduzione con ricorso anziché con citazione e trattazione con rito camerale in luogo del rito ordinario - Nullità - Esclusione - Condizioni - Operatività del principio anche per gli atti introduttivi di secondo grado - Fattispecie. Quando la legge imponga l'introduzione del giudizio con citazione, anziché con ricorso, ed il rito ordinario, l'adozione del rito camerale non induce alcuna nullità, per il principio della conversione degli atti nulli che abbiano raggiunto il loro scopo, quando non ne sia derivato un concreto pregiudizio per alcuna delle parti, relativamente al rispetto del contraddittorio, all'acquisizione delle prove e, più in generale, a quanto possa avere impedito o anche soltanto ridotto la libertà di difesa consentita nel giudizio ordinario; tale principio opera anche in relazione agli atti introduttivi del giudizio di secondo grado, a condizione che l'atto nullo possegga i requisiti di sostanza e forma del diverso atto processuale che avrebbe dovuto essere utilizzato. (Così statuendo, la S.C. ha cassato il provvedimento impugnato che, ritenendo nella specie - regolata dall'art. 183 legge fall., nel testo anteriore alla riforma di cui al d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169 - esperibile l'appello, in luogo del proposto reclamo, avverso il decreto del tribunale reiettivo della domanda di omologazione del concordato preventivo proposta dalla ricorrente, aveva perciò solo ritenuto inammissibile il suddetto reclamo). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 13639 del 30/05/2013 ...
Provvedimenti camerali non decisori e non definitivi - Regolamento di competenza ad istanza di parte - Inammissibilità - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 11463 del 14/05/2013 La pronuncia sulla competenza contenuta in un provvedimento camerale privo di decisorietà e definitività non è impugnabile con il regolamento di competenza ad istanza di parte, atteso che la affermazione o la negazione della competenza è preliminare e strumentale alla decisione di merito e non ha una sua natura specifica, diversa da quest'ultima, tale da giustificare un diverso regime di impugnazione e da rendere ipotizzabile un interesse all'individuazione definitiva ed incontestabile del giudice chiamato ad emettere un provvedimento privo di decisorietà e definitività. Corte di Cassazione Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 11463 del 14/05/2013 ...
Incompetenza in ragione di territorio - Rilevabilità - Termine di decadenza - Prima udienza di trattazione - Procedimenti camerali - Applicabilità - Fondamento - Conseguenze - Controversie in materia fallimentare - Applicabilità. La disposizione di cui all'art. 38 cod. proc. civ., nel testo di cui all'art. 4 della legge 26 novembre 1990, n. 353 (ed ora nel nuovo testo modificato dalla legge 18 giugno 2009, n. 69, applicabile "ratione temporis"), che ha introdotto una generale barriera temporale alla possibilità di rilevare tutti i tipi di incompetenza, fissandola nella prima udienza di trattazione, deve ritenersi applicabile non soltanto ai processi di cognizione ordinaria, ma anche ai processi di tipo camerale, qualora questi siano utilizzati dal legislatore per la tutela giurisdizionale di diritti; pertanto, la questione d'incompetenza territoriale ex art. 9 legge fall. deve essere eccepita o rilevata non oltre l'udienza di comparizione, obbligatoriamente convocata ex art. 15 legge fall., nel procedimento per la dichiarazione di fallimento. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 5257 del 02/04/2012 ...
Liquidazione del compenso - Opposizione - Mancata comparizione dell'opponente - Conseguenze - Improcedibilità del ricorso - Esclusione - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 28923 del 27/12/2011 In tema di opposizione al provvedimento di liquidazione del compenso al difensore, ai sensi dell'art. 170 del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, nel caso di mancata comparizione dell'opponente, il giudice non può dichiarare l'improcedibilità del ricorso, ma deve disporre ai sensi degli artt. 181 e 309 cod. proc. civ., giacché, trattandosi di procedimento camerale, disciplinato in base all'art. 29 della legge 13 giugno 1942, n. 794 (cui rinvia il citato art. 170), il mero deposito del ricorso è idoneo ad attivare il giudizio e ad investire il giudice adito del potere-dovere di decidere, senza necessità di ulteriori atti di impulso processuale. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 28923 del 27/12/2011 ...
società - di persone fisiche - società semplice - scioglimento - liquidazione - liquidatori - nomina - certlex - Società di persone - Liquidatori - Decreto di nomina del presidente del tribunale - Decreto che neghi la reclamabilità - Ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 Cost. - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 15070 del 07/07/2011 Il decreto emesso dalla corte d'appello, che abbia negato la reclamabilità del decreto del tribunale, avente ad oggetto la nomina del liquidatore di società personale, non è suscettibile di ricorso per cassazione a norma dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento di volontaria giurisdizione che non assume carattere decisorio, neanche quando sussista contrasto sulla causa di scioglimento e vi sia pronuncia sul punto, in quanto il giudice adito (nella prima e nella seconda fase del procedimento), dopo un'indagine sommaria e condotta <<incidenter tantum>>, può nominare i liquidatori sul presupposto che la società sia sciolta, ma non accerta in via definitiva nè l'intervenuto scioglimento nè le cause che lo avrebbero prodotto, tanto che ciascun interessato, purchè legittimato all'azione, può promuovere un giudizio ordinario su dette questioni e, qualora resti provata l'insussistenza della causa di scioglimento, può ottenere la rimozione del decreto e dei suoi effetti. Né tale principio viene meno allorchè il giudice (nella specie la Corte d'appello) si sia pronunciato su di un profilo processuale, atteso che la pronuncia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi ed i tempi con i quali la domanda può essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato, e non può pertanto avere autonoma valenza di provvedimento decisorio, se di tale carattere detto atto sia privo, stante la strumentalità della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione nel merito. Corte di Cassazione Sez. 6 - 1, Ordinanza n. 15070 del 07/07/2011 ...
T.U.immigrazione - Diniego di permesso di soggiorno per motivi familiari ex art.30, comma 5, del d.lgs. n.286 del 1998 - Reclamabilità - Affermazione - Ricorribilità diretta per cassazione - Inammissibilità - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 18737 del 19/08/2010 È reclamabile davanti alla corte d'appello il decreto emesso dal giudice monocratico di tribunale sul ricorso dell'interessato, proposto ex art. 30, comma 6, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, avverso il diniego del permesso di soggiorno per motivi familiari, mentre ne è preclusa la diretta ricorribilità per Cassazione (nella specie il giudice di merito ha ritenuto non ricorressero le condizioni di cui all'art.19, comma 2, lett. c) del d.lgs. 25 luglio 1998 n. 286, in quanto non sussisteva la necessaria convivenza con il coniuge). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 18737 del 19/08/2010 ...
impugnazioni civili - cassazione (ricorso per) - provvedimenti dei giudici ordinari (impugnabilità) - in genere - T.U. immigrazione - Provvedimento di allontanamento emesso ex art. 20, comma 2, del d.lg. n. 30 del 2007 - Decreto del tribunale adito dall'interessato - Reclamabilità - Giudice competente - Corte d'Appello - Proposizione diretta di ricorso per Cassazione - Inammissibilità. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 18427 del 06/08/2010 Avverso il provvedimento del Tribunale in composizione monocratica che abbia provveduto sull'impugnazione contro il provvedimento di allontanamento del cittadino comunitario per motivi di pubblica sicurezza adottato dal Prefetto ai sensi dell'art. 20, secondo comma del d.lgs. n. 30 del 2007, così come modificato dall'art. 1 del d.lgs. n. 32 del 2008 non è ammissibile il ricorso diretto per Cassazione, essendo prevista la reclamabilità in Corte d'Appello ai sensi degli artt. 737 e 739 cod. proc. civ. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 18427 del 06/08/2010 ...
Procedimento camerale di equa riparazione - Mancata comparizione delle parti - Conseguenze - Improcedibilità - Esclusione - Fondamento. In tema di procedimento camerale per equa riparazione ai sensi della legge n.89 del 2001, la mancata comparizione delle parti non può essere considerata, in assenza di un'indicazione in tal senso da parte dell'art. 737 cod. proc. civ., una tacita rinunzia al ricorso e non consente, quindi, la declaratoria d'improcedibilità. Una sanzione di tal tipo cagionerebbe, infatti, conseguenze ben più rigorose di quelle previste per l'appellante nel procedimento di cognizione, in ordine al quale, ai sensi dell'art. 348, secondo comma, cod.proc.civ., l'improcedibilità viene dichiarata quando l'appellante ometta di comparire non solo alla prima udienza, ma pure a quella successiva fissata dal giudice. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 16821 del 19/07/2010 ...
impugnazioni civili - appello - improcedibilità - in genere - Procedimento camerale di equa riparazione - Mancata comparizione delle parti - Conseguenze - Improcedibilità - Esclusione - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 16821 del 19/07/2010 In tema di procedimento camerale per equa riparazione ai sensi della legge n.89 del 2001, la mancata comparizione delle parti non può essere considerata, in assenza di un'indicazione in tal senso da parte dell'art. 737 cod. proc. civ., una tacita rinunzia al ricorso e non consente, quindi, la declaratoria d'improcedibilità. Una sanzione di tal tipo cagionerebbe, infatti, conseguenze ben più rigorose di quelle previste per l'appellante nel procedimento di cognizione, in ordine al quale, ai sensi dell'art. 348, secondo comma, cod.proc.civ., l'improcedibilità viene dichiarata quando l'appellante ometta di comparire non solo alla prima udienza, ma pure a quella successiva fissata dal giudice. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 16821 del 19/07/2010 ...
Legge n. 54 del 2006 - Figli nati fuori del matrimonio - Affidamento ex art. 317 bis - Reclamo - Decreto della corte d'appello - Mezzi d'impugnazione - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 23032 del 30/10/2009 In tema di affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio, la legge n. 54 del 2006, dichiarando applicabili ai relativi procedimenti le regole da essa introdotte per quelli in materia di separazione e divorzio, esprime, per tale aspetto, un'evidente assimilazione della posizione dei figli di genitori non coniugati a quella dei figli nati nel matrimonio, in tal modo conferendo una definitiva autonomia al procedimento di cui all'art. 317-bis cod. civ. rispetto a quelli di cui agli artt. 330, 333 e 336 cod. civ., ed avvicinandolo a quelli in materia di separazione e divorzio con figli minori, senza che assuma alcun rilievo la forma del rito camerale, previsto, anche in relazione a controversie oggettivamente contenziose, per ragioni di celerità e snellezza: ne consegue che, nel regime di cui alla legge n. 54 cit., sono impugnabili con il ricorso per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., i provvedimenti emessi dalla corte d'appello, sezione per i minorenni, in sede di reclamo avverso i provvedimenti adottati ai sensi dell'art. 317-bis relativamente all'affidamento dei figli nati fuori dal matrimonio ed alle conseguenti statuizioni economiche, ivi compresa l'assegnazione della casa familiare. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 23032 del 30/10/2009 ...
famiglia - potestà dei genitori - Provvedimenti modificativi, ablativi o restitutivi della potestà dei genitori - Ricorso straordinario per cassazione - Ammissibilità - Esclusione - Fondamento - Fattispecie relativa a decreto di sospensione dei rapporti tra i nonni ed il minore. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 14091 del 17/06/2009 I provvedimenti modificativi, ablativi o restitutivi della potestà dei genitori, resi dal giudice minorile ai sensi degli artt.330,332,333 e 336 cod.civ, configurano espressione di giurisdizione volontaria non contenziosa, perchè non risolvono conflitti fra diritti posti su un piano paritario, ma sono preordinati alla esigenza prioritaria della tutela degli interessi dei figli e sono, altresì, soggetti alle regole generali del rito camerale, sia pure con le integrazioni e specificazioni previste dalle citate norme, sicchè detti provvedimenti, sebbene adottati dalla corte d'appello in esito a reclamo, non sono idonei ad acquistare autorità di giudicato, nemmeno "rebus sic stantibus", in quanto sono modificabili e revocabili non solo "ex nunc", per nuovi elementi sopravvenuti, ma anche "ex tunc", per un riesame ( di merito o di legittimità) delle originarie risultanze, con la conseguenza che esulano dalla previsione dell'art.111 Cost. e non sono impugnabili con ricorso straordinario per cassazione. (Nella specie la S.C. in applicazione di tale principio ha dichiarato inammissibile il ricorso avverso il decreto con cui la corte d'appello, in esito all'interposto reclamo, aveva confermato la sospensione dei rapporti tra il minore e i nonni). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 14091 del 17/06/2009 ...
Procedimento di attribuzione del cognome paterno - Reclamo avverso il provvedimento del tribunale per i minorenni - Tempestività - Condizioni - Deposito del ricorso nel termine ex art. 739 cod. proc. civ. - Sufficienza - Omissione o nullità della notifica del ricorso e del decreto di fissazione d'udienza - Sanatoria - Modalità - Ordine di rinnovazione. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 12983 del 05/06/2009 Nei procedimenti camerali indicati nell'art. 38 disp. att. cod. civ., tra i quali rientra quello disciplinato dall'art. 262 cod. civ., relativo alla domanda di attribuzione del cognome paterno in via aggiuntiva o sostitutiva a quello materno, il reclamo avverso la pronuncia di primo grado del tribunale per i minorenni deve essere proposto con ricorso, sia perché tale è la forma dell'atto introduttivo dei procedimenti camerali, sia perché trova applicazione il principio secondo il quale ai procedimenti di secondo grado si applicano (salvo incompatibilità) le regole processuali proprie dei procedimenti di primo grado. Ne consegue che, ai fini dell'osservanza del termine perentorio previsto dall'art. 739 cod. proc. civ. per la proposizione del reclamo, è sufficiente il tempestivo deposito del ricorso, potendo la nullità o l'omissione della notifica dell'atto introduttivo e del decreto di fissazione d'udienza essere sanate, in applicazione dell'art. 162, primo comma, cod. proc. civ., mediante l'ordine di rinnovazione emesso dal giudice. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 12983 del 05/06/2009 ...
Comunione dei diritti reali - Comproprietà indivisa - Azioni giudiziarie - Lite tra comproprietari e terzi - Legittimazione del comproprietario - Esperibilità delle azioni derivanti dal contratto di locazione - Proposizione da parte di uno dei comproprietari - Espressa volontà contraria degli altri - Legittimazione attiva dell'attore - Esclusione. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 480 del 13/01/2009 Con riguardo alle domande di risoluzione del contratto di locazione e di condanna del conduttore al pagamento dei canoni, deve essere negata la legittimazione (attiva) del comproprietario del bene locato "pro parte dimidia", ove risulti l'espressa volontà contraria degli altri comproprietari (e sempre che il conflitto, non superabile con il criterio della maggioranza economica, non venga composto in sede giudiziale, a norma dell'art. 1105 cod. civ.), considerato che, in detta situazione, resta superata la presunzione che il singolo comunista agisca con il consenso degli altri, e, quindi, cade il presupposto per il riconoscimento della sua abilitazione a compiere atti di utile gestione rientranti nell'ordinaria amministrazione della cosa comune. Corte di Cassazione Sez. 3, Sentenza n. 480 del 13/01/2009 ...
in genere - Riconoscimento dello "status" di rifugiato politico - Procedimento giurisdizionale - Provvedimento finale - Sentenza - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 27310 del 17/11/2008 In tema di procedimento giurisdizionale applicabile alla domanda di riconoscimento dello "status" di rifugiato politico, negato dall'autorità amministrativa competente, il provvedimento che definisce i due gradi del giudizio di merito, anche nella vigenza della legge n. 39 del 1990, in considerazione della natura di accertamento giudiziale relativo allo "status" della persona, deve assumere forma di sentenza, così come previsto espressamente nella successiva disciplina procedimentale contenuta nell'art. 35 del dlgs n. 25 del 2008, di attuazione della Direttiva 2005/85/CE, non assumendo rilievo al riguardo l'adozione del rito camerale. Pertanto l'impugnazione davanti alla Corte di Cassazione va proposta mediante ricorso ordinario ai sensi dell'art. 360, primo comma, cod. proc. civ. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 27310 del 17/11/2008 ...
Riconoscimento dello "status" di rifugiato politico - Diniego dell'autorità amministrativa competente - Domanda giurisdizionale - Rito applicabile nella vigenza dell'art. 1 d.l.n. 416 del 1989 - Procedimento camerale - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 27310 del 17/11/2008 Nel procedimento giurisdizionale relativo al riconoscimento dello "status" di rifugiato politico, negato dall'autorità amministrativa competente (nella fattiscpecie la Commissione Centrale per il riconoscimento dello "status" di rifugiato), deve essere adottato il rito camerale, anche nel vigore dell'art. 1 del d.l. n. 416 del 1989 convertito nella legge n. 39 del 1990 in quanto l'indicazione contenuta nella norma, al sesto comma, relativa alla proposizione della domanda mediante "ricorso" giurisdizionale evidenzia, pur in difetto di una specifica regolamentazione del rito, l'opzione del legislatore per il modello camerale, anche prima dell'espressa previsione normativa contenuta nell'art. 35 del dlgs n. 25 del 2008 Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 27310 del 17/11/2008 ...
giurisdizione volontaria - procedimento - spese giudiziali – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 11320 del 16/05/2007
Procedimento su reclamo ex art. 739 cod. proc. civ. - Condanna alle spese - Legittimità - Fondamento - Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 11320 del 16/05/2007 È legittima la condanna alle spese giudiziali nel procedimento promosso in sede di reclamo, ex art. 739 cod. proc. civ., avverso provvedimento reso in camera di consiglio, atteso che ivi si profila comunque un conflitto tra parte impugnante e parte destinataria del reclamo, la cui soluzione implica una soccombenza che resta sottoposta alle regole dettate dagli artt. 91 e ss. cod. proc. civ. e che, inoltre, se lo sviluppo del procedimento (in camera di consiglio) nella fase di impugnazione non può ovviamente conferire al procedimento stesso carattere contenzioso in senso proprio, si deve tuttavia riconoscere che in tale fase le posizioni delle parti con riguardo al provvedimento dato assumono un rilievo formale autonomo, che dà fondamento alla applicazione estensiva dell'art. 91 cit.. (Fattispecie relativa alla richiesta, formulata dal padre, di nomina di un curatore speciale al minore in relazione alla sussistenza di un conflitto di interessi patrimoniale tra lo stesso e la madre, ritenuta insussistente dal giudice tutelare con decreto confermato in sede di reclamo). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 11320 del 16/05/2007 ...
Ricongiungimento familiare - Procedimento - Reclamo - Produzione documenti nuovi - Ammissibilità. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 1656 del 25/01/2007 Nel procedimento in materia di ricongiungimento familiare, che si svolge secondo il rito camerale, l'acquisizione dei mezzi di prova, e segnatamente dei documenti, è ammissibile, anche in sede di reclamo, sino all'udienza di discussione in camera di consiglio, sempre che sulla produzione si possa considerare instaurato un pieno e completo contraddittorio, che costituisce esigenza irrinunziabile anche nei procedimenti camerali. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 1656 del 25/01/2007 ...
Decreto del Tribunale di rigetto del reclamo avverso provvedimento del giudice del registro delle imprese dichiarante non luogo a provvedere in ordine a segnalazione diretta alla cancellazione di atto da detto registro - Ricorribilità per cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Fondamento. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 23027 del 26/10/2006 Non è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. il decreto del tribunale di rigetto del reclamo avverso il provvedimento con il quale il giudice del registro delle imprese ha dichiarato non luogo a provvedere in ordine alla segnalazione diretta ad ottenere, ex art. 2191 cod.civ., la cancellazione di un atto da detto registro.Trattasi infatti di provvedimento privo del carattere di definitività, in quanto relativo a materia che può formare oggetto di ordinario giudizio di cognizione, nonchè del carattere di decisorietà in quanto, non incidendo su posizioni di diritto soggettivo, si risolve in un mero atto di gestione del pubblico registro a tutela di interessi generali. Nè il ricorso per cassazione è ammissibile se il ricorrente lamenti la lesione di situazioni aventi rilievo processuale, quali espressione del diritto di azione, atteso che la pronunzia sull'osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all'esame del giudice, ha necessariamente la medesima natura dell'atto giurisdizionale cui il processo è preordinato e, pertanto, non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo, se di tali caratteri dell'atto sia privo, stante la natura strumentale della problematica processuale e la sua idoneità a costituire oggetto di dibattito soltanto nella sede, e nei limiti, in cui sia aperta o possa essere riaperta la discussione sul merito. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 23027 del 26/10/2006 ...
famiglia - filiazione - filiazione naturale - riconoscimento - effetti - diritti e doveri derivanti al genitore dal riconoscimento – genitore naturale - contributo di mantenimento a favore del figlio naturale stabilito dal giudice - diminuzione in relazio
procedimenti speciali - in genere - applicazione di rito erroneo in primo grado - decreto di inammissibilità della domanda proposta con ricorso - impugnazione - reclamo - ammissibilità - fondamento. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 18201 del 18/08/2006 Qualora una controversia sia stata trattata in primo grado con rito camerale, nonostante la previsione legislativa imponesse il rito ordinario, l'impugnazione, per il principio di ultrattività del rito, deve seguire le forme del giudizio camerale. Ne consegue l'ammissibilità del reclamo, proposto con ricorso, nei confronti del decreto di improcedibilità della domanda di riduzione del contributo per il mantenimento di figlio naturale ove il relativo giudizio di primo grado si sia svolto nelle forme del rito camerale anziché dell'ordinario giudizio di cognizione. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 18201 del 18/08/2006 ...
Famiglia - filiazione - filiazione naturale - riconoscimento - effetti - diritti e doveri derivanti al genitore dal riconoscimento – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 18201 del 18/08/2006
Genitore naturale - Contributo di mantenimento a favore del figlio naturale stabilito dal giudice - Diminuzione in relazione ad eventi sopravvenuti - Domanda dell'obbligato - Proposizione con ricorso anziché con citazione - Decreto di inammissibilità dell'azione - Rimedi - Reclamo proposto con ricorso - Ammissibilità - Fondamento. Qualora una controversia sia stata trattata in primo grado con rito camerale, nonostante la previsione legislativa imponesse il rito ordinario, l'impugnazione, per il principio di ultrattività del rito, deve seguire le forme del giudizio camerale. Ne consegue l'ammissibilità del reclamo, proposto con ricorso, nei confronti del decreto di improcedibilità della domanda di riduzione del contributo per il mantenimento di figlio naturale ove il relativo giudizio di primo grado si sia svolto nelle forme del rito camerale anziché dell'ordinario giudizio di cognizione. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 18201 del 18/08/2006 ...
Modifiche dell'assegno - Procedimento - Reclamo avverso la decisione di primo grado - Principio della specificità dei motivi di impugnazione - Applicabilità. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 6671 del 24/03/2006 In tema di procedimento per la modificazione dell'assegno di divorzio, al giudizio di secondo grado nascente dal reclamo è applicabile, pur in difetto di un espresso richiamo all'art. 342 cod. proc. civ., il principio della specificità dei motivi di impugnazione, da tale norma sancito per il giudizio di appello. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 6671 del 24/03/2006 ...
Procedimenti speciali - apertura delle successioni - curatore dell'eredità giacente - in genere – Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 5082 del 09/03/2006
Istanza di liquidazione del compenso - Proposizione nei confronti di tutti gli aventi diritto all'eredità e degli altri soggetti comunque interessati - Necessità - Omissione - Violazione dell'integrità del contraddittorio - Conseguenza - Nullità del decreto di liquidazione giudiziale - Sussistenza - Fattispecie. Il curatore dell'eredità giacente, per ottenere la liquidazione del compenso per l'incarico espletato, deve proporre l'istanza nei confronti degli aventi diritto all'eredità, ovvero, ove i chiamati vi abbiano rinunciato, degli ulteriori successibili, oltre che degli eventuali creditori dell'eredità e dei soggetti comunque interessati a proporre azioni nei confronti dell'eredità medesima, instaurando nei loro riguardi il contraddittorio. In difetto, il procedimento di liquidazione è affetto da nullità, e non produce alcuna efficacia la pronuncia emessa dal giudice competente nei confronti dei contraddittori non sentiti. (Nella specie, la S.C., enunciando il suddetto principio, ha cassato il decreto impugnato ritenendo sussistente la violazione del contraddittorio, poiché, pur risultando dagli atti del procedimento che gli eredi legittimi del "de cuius" avevano rinunciato all'eredità anteriormente alla proposizione del ricorso da parte del curatore dell'eredità giacente per la liquidazione delle sue competenze, il contraddittorio si sarebbe, comunque, dovuto instaurare nei riguardi sia degli eventuali chiamati in rappresentanza degli eredi legittimi rinuncianti, sia dello Stato, chiamato per delazione successiva anche in caso di rinuncia dei chiamati per delazione diretta, oltre che dei creditori, pur esistenti, dell'eredità e, comunque, nei confronti dei soggetti titolari di diritti che li avrebbero legittimati a proporre azioni contro l'eredità giacente). Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 5082 del 09/03/2006 ...
professionisti - giudizi disciplinari - in genere – Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 2447 del 06/02/2006
Periti assicurativi - Provvedimenti di radiazione dal ruolo - Impugnazione - Art. 737 cod. proc. civ. - Applicabilità - Decreto emanato in sede di reclamo - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Ammissibilità. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 2447 del 06/02/2006 Alla impugnazione dei provvedimenti di radiazione dal ruolo nazionale dei periti assicurativi si applicano le norme sui procedimenti in camera di consiglio (art. 737 ss. cod. proc. civ.); peraltro, poiché oggetto del giudizio è il diritto soggettivo all'esercizio dell'attività professionale, suscettibile di restare impedito dalla sanzione disciplinare, il decreto della corte d'appello emanato in sede di reclamo è impugnabile con ricorso straordinario per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost. Corte di Cassazione Sez. U, Sentenza n. 2447 del 06/02/2006 ...
Equa riparazione - Legge n. 89 del 2001 - Fatti rilevanti ai fini del decidere - Mezzi di prova utilizzabili - Individuazione. In tema di equa riparazione per durata irragionevole del processo, la formulazione dell'art. 3, quinto comma, della legge 24 novembre 2001, n. 89 non esclude che i mezzi di prova attraverso i quali ricostruire i fatti rilevanti ai fini del decidere siano quelli tipici di ogni procedimento il quale, pur articolandosi nelle forme della camera di consiglio, non realizzi un'espressione di volontaria giurisdizione; onde le parti e la corte d'appello (quest'ultima nell'esercizio dei suoi poteri officiosi) possono attingere senza limitazioni particolari dal catalogo dei mezzi di prova delineato dagli artt. 2699 e ss. cod. civ. e dagli artt. 191 e ss. cod. proc. civ., ivi comprendendosi, quindi, la prova testimoniale. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 19354 del 04/10/2005 ...
competenza civile - regolamento di competenza - conflitto (regolamento d'ufficio) – Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 18639 del 22/09/2005
Procedimenti in camera di consiglio - Ammissibilità - Procedimento di riabilitazione del debitore protestato - Inclusione. Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 18639 del 22/09/2005 Il regolamento di competenza richiesto d'ufficio non costituisce un mezzo d'impugnazione, ma è uno strumento volto a sollecitare alla Corte regolatrice l'individuazione del giudice naturale, precostituito per legge, al quale compete la trattazione, interinale o provvisoria, ma comunque esclusiva, dell'affare: esso è pertanto compatibile con i procedimenti di volontaria giurisdizione, nei conflitti positivi o negativi di competenza, ed è quindi ammissibile anche nel procedimento di riabilitazione di cui all'art. 17 della legge 7 marzo 1996, n. 108, nonostante lo stesso, in caso di reclamo alla corte d'appello avverso il decreto emesso dal presidente del tribunale, si concluda con un provvedimento privo dei caratteri di decisorietà e definitività, e quindi non impugnabile né con il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., né con il regolamento di competenza ad istanza di parte. Corte di Cassazione Sez. 1, Ordinanza n. 18639 del 22/09/2005 ...
provvedimenti del giudice civile - decreto – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 14390 del 08/07/2005
Motivazione - Requisiti Fattispecie. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 14390 del 08/07/2005 La motivazione del decreto, ove necessaria, come nel caso in cui tale provvedimento sia emesso per definire un procedimento in camera di consiglio, non dev'essere ampia come quella della sentenza, né succinta, come quella dell'ordinanza, ma può ben essere sommaria, nel senso che il giudice, senza ritrascriverli nel decreto, può limitarsi ad indicare quali elementi, tra quelli indicati nell'istanza che lo ha sollecitato, lo abbiano convinto ad assumere il provvedimento richiesto, essendo comunque tenuto, in ottemperanza all'obbligo di motivazione impostogli dall'art. 111, sesto comma, Cost., a dar prova, anche per implicito, di aver considerato tutta la materia controversa. (Fattispecie relativa a decreto del tribunale in sede di opposizione a provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali, ai sensi dell'art. 29 della legge 31 dicembre 1996, n. 675). Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 14390 del 08/07/2005 ...
fallimento ed altre procedure concorsuali - fallimento - organi preposti al fallimento - giudice delegato - provvedimenti - reclami – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 9930 del 11/05/2005
Procedimento di reclamo ex art. 26 legge fallimentare - Norme sui procedimenti in camera di consiglio - Applicabilità - Conseguenze - Reclamo avverso decreto incidente su diritti soggettivi - Mancata comparizione del ricorrente - Dovere del tribunale di decidere il reclamo - Sussistenza - Eventuale decreto di non luogo a provvedere - Ricorso per cassazione ex art. 111, Cost. - Ammissibilità. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 9930 del 11/05/2005 Nel procedimento di reclamo disciplinato dall'art. 26 legge fall., quando si controverta su situazioni incidenti su diritti soggettivi, trovano applicazione le norme generali dei procedimenti camerali (artt. 737 - 742 bis cod. proc. civ.) ed il tribunale è tenuto a decidere il reclamo anche nel caso in cui il ricorrente non compaia in camera di consiglio, sicchè, qualora dichiari erroneamente "non luogo a provvedere" sul medesimo, questo provvedimento è impugnabile con ricorso per cassazione, ex art. 111 Cost.. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 9930 del 11/05/2005 ...
immigrazione - Revoca del permesso di soggiorno da parte del questore - Decreto del Tribunale declinatorio della giurisdizione - Reclamabilità - Giudice competente - Corte d'Appello - Proposizione diretta di ricorso per Cassazione - Inammissibilità. Corte di Cassazione Sez. U, Ordinanza n. 5335 del 11/03/2005 In tema d'immigrazione, il decreto con il quale il Tribunale - adito dall'interessato avverso il provvedimento del questore di revoca del permesso di soggiorno e di diniego della conversione del permesso per motivi di famiglia a permesso per motivi di lavoro - respinga il ricorso, all'esito di un procedimento svoltosi con rito camerale, per difetto di giurisdizione del giudice ordinario, è reclamabile davanti alla corte d'appello ai sensi dell'art. 739 cod. proc. civ., mentre ne è preclusa la diretta ricorribilità per Cassazione. Corte di Cassazione Sez. U, Ordinanza n. 5335 del 11/03/2005 ...
ordine e sicurezza pubblica - polizia di sicurezza - limitazioni di polizia - stranieri – Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 2090 del 02/02/2005
Permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare - Rinnovo - Diniego - Ricorso dell'interessato "ex" art. 30, comma sesto, del d.lgs.n. 286 del 1998 - Decreto del tribunale - Reclamabilità - Giudice competente - Corte d'appello - Ricorso per cassazione "ex" art. 111 Cost. avverso la decisione sul reclamo - Ammissibilità - Proposizione diretta di ricorso in sede di legittimità avverso il decreto del Tribunale - Esclusione. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 2090 del 02/02/2005 In tema di permesso di soggiorno, è reclamabile davanti alla Corte d'appello - la cui decisione può essere impugnata per cassazione "ex" art. 111 Cost. -, e non direttamente ricorribile in sede di legittimità, il decreto emesso dal tribunale su ricorso dell'interessato, proposto ex art. 30, comma 6, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, avverso il provvedimento di diniego di rinnovo di permesso per ricongiungimento familiare. Corte di Cassazione Sez. 1, Sentenza n. 2090 del 02/02/2005 ...
Compenso - Liquidazione - Organo competente - Pretore in sede camerale - Provvedimento di liquidazione privo dei requisiti minimi che consentano il ricorso per Cassazione ex art. 111 Cost. - Conseguenze - Inammissibilità del ricorso per inesistenza giuridica del provvedimento - Altri rimedi esperibili - Opposizione all'esecuzione conseguente alla (eventuale) richiesta di attuazione del provvedimento in sede esecutiva. Competente a liquidare il compenso al curatore dell'eredità giacente è il Pretore che lo ha nominato (art. 52 disp. att. cod. proc. civ.), senza che risulti, a ciò, di ostacolo la circostanza che il relativo provvedimento (contenente, tra l'altro, l'indicazione del soggetto tenuto a corrispondere il compenso) attenga a diritti soggettivi, la cui tutela è del tutto garantita, nell'ambito del procedimento, sia in prime cure, mediante la partecipazione di ogni controinteressato, sia in sede di gravame, attraverso la (ammissibile) proposizione del ricorso straordinario per cassazione. Qualora non sia, peraltro, ravvisabile, in seno al provvedimento impugnato, neanche quel "minimum" di requisiti che ne consentano la qualificazione in termini di "sentenza" contro cui proporre il gravame ex art. 111 Cost. (come nel caso in cui esso risulti del tutto privo di ogni garanzia di contraddittorio, sia pur sommario, nei confronti dei potenziali controinteressati, nella specie, nemmeno individuati), il ricorso per cassazione non può che risultare inammissibile, con conseguente facoltà, per i ricorrenti, di far valere l'inesistenza giuridica del provvedimento di liquidazione (avente pur sempre natura di titolo esecutivo) in sede di opposizione all'(eventuale) esecuzione. Corte di Cassazione Sez. 2, Sentenza n. 10776 del 29/10/1998 ...
Procedimenti speciali - apertura delle successioni - curatore dell'eredità giacente - in genere – Corte Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 11619 del 21/11/1997
Compenso - Liquidazione - Competenza del Pretore in sede camerale - Sussistenza. Successioni "mortis causa" - disposizioni generali - eredità giacente - curatore - in genere - Compenso - Liquidazione - Competenza del Pretore in sede camerale - Sussistenza. Il curatore dell'eredità giacente, nominato dal Pretore a norma dell'art. 528 cod. civ., va annoverato fra gli ausiliari del giudice,dovendo intendersi per tale secondo la definizione datane dall'art. 68 cod. proc. civ. (che, nel prevedere, oltre il custode e il consulente tecnico, gli altri ausiliari, nei casi previsti dalla legge o quando ne sorga la necessità, ha creato al riguardo una categoria aperta,) il privato esperto in una determinata arte o professione ed in generale idoneo al compimento di atti che il giudice non può compiere da solo, temporaneamente incaricato di una pubblica funzione, il quale sulla base della nomina effettuata da un organo giurisdizionale secondo le norme del codice o di leggi speciali presti la sua attività in occasione di un processo in guisa da renderne possibile lo svolgimento o consentire la realizzazione delle particolari finalità (caratteristiche tutte riunite nella figura del curatore dell'eredità, ove si considerino l'impossibilità del Pretore di provvedere da solo ai compiti di conservazione del patrimonio ereditario affidatigli dalla legge; la conseguente strumentalità delle funzioni del curatore, tenuto sotto giuramento, ex art. 193 disp. att. cod. proc. civ., a custodire e amministrare fedelmente i beni dell'eredità, sotto l'attività di direzione e sorveglianza del giudice, da esplicarsi mediante appositi provvedimenti giudiziari; il provvedimento finale di chiusura della procedura, cui conseguono l'approvazione del rendiconto e la consegna all'erede del patrimonio convenientemente gestito). Pertanto, conformemente alla regola fissata dall'art. 52 disp. att. cod. proc. civ., il compito di liquidare il compenso al curatore dell'eredità giacente spetta, in sede camerale, al Pretore che lo ha nominato, senza che a ciò sia d'ostacolo la circostanza che la suddetta liquidazione, con l'indicazione del soggetto tenuto a corrispondere il compenso, attenga a diritti soggettivi, posto che questi ultimi , nell'ambito di quel procedimento ricevono tutela, sia in prime cure con la partecipazione allo stesso di ogni controinteressato sia in sede di gravame con il ricorso per cassazione ex art. 111 Cost., (con correlativa inammissibilità di censure di insufficiente o contradditoria motivazione del provvedimento impugnato, e perciò, in particolare, di motivi attinenti all'erronea qualificazione dell'attività svolta dal curatore anche ai fini della scelta del parametro tariffario cui commisurare il compenso) e senza che la mancata previsione di un doppio grado di giudizio di merito, non imposto da alcuna norma della Carta fondamentale, possa dar luogo a dubbi di incostituzionalità. Corte Cassazione, Sez. U, Sentenza n. 11619 del 21/11/1997 ...