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Timestamp: 2020-07-08 14:50:13+00:00
Document Index: 61651518

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Sentenza Cassazione Civile n. 24906 del 09/10/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24906 del 09/10/2018
Cassazione civile sez. VI, 09/10/2018, (ud. 17/07/2018, dep. 09/10/2018), n.24906
sul ricorso 13487-2017 proposto da:
M.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TARANTO
n.44, presso lo studio dell’avvocato FELICE FAZIO, che lo
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STX10, che la
EQUITALIA SUD S.P.A. C.F. (OMISSIS); REGIONE LAZIO;
avverso la sentenza n. 8639/9/2016 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di RONLA, depositata il 19/12/2016;
Con sentenza in data 15 dicembre 2016 la Commissione tributaria regionale del Lazio accoglieva l’appello proposto da Equitalia Sud spa avverso la sentenza n. 21802/13/15 della Commissione tributaria provinciale di Roma che aveva accolto il ricorso di M.G. contro atti riscossivi vani attinenti ad imposte erariali e regionali per le annualità 2001/2009. La CTR osservava in particolare che, pienamente ammissibile la produzione in appello delle relato delle notifiche delle cartelle esattoriali impugnate da parte dell’Agente della riscossione, non essendone contestata l’efficacia probatoria, ne derivava la piena asseverazione del rituale perfezionamento delle procedure notificatorie delle cartelle medesime e la conseguente infondatezza della relativa contestazione da parte del contribuente.
Avverso la decisione ha proposto ricorso per cassazione il contribuente deducendo due motivi e ponendo una subordinata questione di legittimità costituzionale.
Gli intimati Agente della riscossione e Regione Lazio non si sono difesi.
12 Agenzia delle entrate si è costituita tardivamente al solo fine di partecipare al contradditorio orale.
Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione di plurime disposizioni legislative processuali, tributarie speciali e civili ordinarie, poichè la CTR ha affermato l’ammissibilità di nuove produzioni probatorie documentali in sede di appello; con il secondo motivo il ricorrente reitera sotto diverso profilo la medesima censura ed in ogni caso solleva la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, comma 2.
Le censure, da esaminarsi congiuntamente per stretta connessione, sono infondate; la questione di legittimità costituzionale sollevata è manifestamente infondata.
– “In materia di contenzioso tributario, il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 58, consente la produzione nel giudizio di appello di qualsiasi documento, pur se già disponibile in precedenza” (Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 22776 del 06/11/2015, Rv. 637175 – 01);
-“In tema di contenzioso tributario, il giudice d’appello può fondare la propria decisione sui documenti tardivamente prodotti in primo grado, purchè acquisiti al fascicolo processuale in quanto tempestivamente e ritualmente prodotti in sede di gravame entro il termine perentorio di cui al D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 32, comma 1, di venti giorni liberi prima dell’udienza, applicabile in secondo grado stante il richiamo, operato dall’art. 61 del citato decreto, alle norme relative al giudizio di primo grado” (Sez. 5, Sentenza n. 3661 del 24/02/2015, Rv. 634467 – 01);
– “In materia di produzione documentale in grado di appello nel processo tributario, alla luce del principio di specialità espresso dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 1, comma 2, – in forza del quale, nel rapporto fra norma processuale civile ordinaria e norma processuale tributaria, prevale quest’ultima – non trova applicazione la preclusione di cui all’art. 345 c.p.c., comma 3, (nel testo introdotto dalla L. n. 69 del 2009), essendo la materia regolata dall’art. 58, comma 2, D.Lgs. cit., che consente alle parti di produrre liberamente i documenti anche in sede di gravame, sebbene preesistenti al giudizio svoltosi in primo grado” (Sez. 5 -, Sentenza n. 27774 del 22/11/2017, Rv. 646223 – 01).
La sentenza impugnata è pienamente conforme ai principi di diritto espressi in tali arresti giurisprudenziali.
Quanto infine alla questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, va rilevato che la medesima è stata formulata in modo del tutto generico e che comunque la rimessione di essa da parte della Commissione tributaria regionale della Campania ha avuto risposta da parte del giudice delle leggi (sentenza n. 199 del 2017), con una pronuncia di rigetto per inammissibilità ed infondatezza.
Nulla per le spese stante la costituzione tardiva dell’agenzia fiscale e la mancata costituzione dell’Agente della riscossione e della Regione Lazio.