Source: https://www.laleggepertutti.it/107764_sanzioni-fiscali-per-abuso-edilizio
Timestamp: 2018-03-24 23:42:07+00:00
Document Index: 41664465

Matched Legal Cases: ['art. 49', 'art. 41', 'art. 15', 'art. 41', 'art. 136', 'art. 49', 'art. 15', 'art. 50', 'art. 49', 'art. 49', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 51', 'art. 2']

Sanzioni fiscali per abuso edilizio
Professionisti Sanzioni fiscali per abuso edilizio
Abuso edilizio: sanzioni fiscali, perdita agevolazioni, conseguenze in caso di condono.
L’art. 49- del T.U. n. 380/2001 prevede un’ulteriore sanzione (che si aggiunge a quelle penali ed amministrative) per gli interventi eseguiti in assenza di titolo, o in contrasto con esso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato.
In tali casi di abusivismo edilizio non possono concedersi le agevolazioni fiscali previste dalle norme vigenti, né eventuali contributi o altre provvidenze dello Stato e di enti pubblici: quali, ad esempio, i benefici previsti dalle disposizioni per l’edilizia convenzionata (legge 1° novembre 1965, n. 1179); dalle disposizioni delle leggi n. 865 del 1971, n. 166 del 1975 e n. 492 del 1975; nonché i benefici relativi all’acquisizione di mutui a tassi agevolati previsti dalla legge 5 agosto 1978, n. 457.
Decadono, inoltre, le agevolazioni già concesse ed i contributi eventualmente erogati.
— «L’art. 41ter, 1° comma, L. 17 agosto 1942, n. 1150 ha inteso condizionare alla conformità delle opere edilizie e alla licenza di costruzione, non solo la corresponsione dei contributi e delle previdenze pubbliche, ma l’intera prosecuzione del rapporto: pertanto, costituendo la detta conformità un requisito di idoneità a carattere oggettivo, necessario sia per la costituzione, che per la continuazione del rapporto creato dall’atto amministrativo ampliativo delle facoltà dei destinatari (nella specie, atto di ammissione ad un finanziamento), il venir meno del presupposto comporta la pronuncia di decadenza dal beneficio» (C. Stato, sez. VI, 24 luglio 1996, n. 973, in Cons. Stato, 1996, I, 1210).
L’anzidetta decadenza è prevista:
— quando l’opera non rispetti le destinazioni e gli allineamenti indicati nel piano regolatore generale, nel programma di fabbricazione e nei piani particolareggiati di esecuzione;
— quando vi siano violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che eccedano per singola unità immobiliare il due per cento delle misure prescritte.
Tale limite di tolleranza (del 2%) è introdotto soltanto ai fini fiscali, mentre non ha rilevanza alcuna in relazione all’applicabilità delle sanzioni penali ed amministrative.
Secondo la dottrina prevalente l’anzidetta elencazione delle ipotesi di decadenza è tassativa e la relativa disciplina non può essere estesa a casi non specificamente previsti.
Le sanzioni fiscali ricadono soltanto sul proprietario della costruzione (che è l’unico interessato ai benefici finanziari) e non anche sul direttore e sull’assuntore dei lavori.
Il committente delle opere abusive è comunque responsabile dei danni nei confronti degli aventi causa.
La procedura per la revoca delle agevolazioni fiscali inizia con la segnalazione (posta a carico del Comune) della trasgressione edilizia all’amministrazione finanziaria, entro tre mesi dall’ultimazione dei lavori, o dalla richiesta del certificato di agibilità, ovvero dall’annullamento del titolo abilitante.
L’amministrazione finanziaria ha il termine di prescrizione di tre anni, che decorre dalla ricezione della segnalazione, per far valere il diritto al recupero dell’imposta dovuta.
Nulla prevede, invece, la legge per la revoca ed il recupero dei contributi dello Stato e degli enti pubblici, di cui abbia eventualmente beneficiato il trasgressore nell’esecuzione della costruzione.
Spetterà, pertanto, alle amministrazioni concedenti accertare che non si siano verificati i casi che importino la perdita dei benefici concessi, rivolgendosi al Comune per acquisire le notizie opportune, o facendone carico agli interessati stessi, in sede di verifica della sussistenza dei requisiti ai quali è subordinato il sacrificio.
Non può ritenersi, infatti, che il Comune sia obbligato a segnalare agli enti erogatori la trasgressione accertata, poiché un obbligo siffatto non è normativamente stabilito ed il Comune, inoltre, non sempre può avere notizia del beneficio concesso per la costruzione.
Le sanzioni fiscali in oggetto sono state previste dall’art. 15 della «legge ponte» n. 765/1967, che ha introdotto nella legge n. 1150/1942 l’art. 41ter, abrogato dall’art. 136, 2° comma, del T.U. n. 380/2001 e sostituito dall’art. 49 dello stesso T.U.
Nella pratica, purtroppo, il disposto dell’art. 15 della legge n. 765/1967 è rimasto sostanzialmente privo di attuazione ed il recupero dei benefici goduti per costruzioni illecite è sempre stato assai raro, se non addirittura occasionale.
L’edilizia abusiva, inoltre, spesso ha continuato a godere delle agevolazioni fiscali, traendo vantaggio dal disservizio della pubblica amministrazione.
L’amministrazione finanziaria, infatti, ha per lo più ricevuto dai Comuni segnalazioni di abusi del tutto generiche e prive di elementi utili per l’accertamento tributario: ad esse avrebbero dovuto fare seguito complesse indagini (attraverso gli uffici dei registri immobiliari) al fine di accertare gli estremi degli atti di acquisto dei suoli interessati dalle costruzioni abusive per individuare l’ufficio tributario competente ad agire per il recupero dell’imposta dovuta.
La crisi delle strutture dell’amministrazione finanziaria non ha, però, generalmente consentito (e tuttora non consente) lo svolgimento tempestivo dell’anzidetta attività: la collettività, pertanto, è stata ed è doppiamente beffata, dovendo subire non solo il depauperamento del territorio, ma addirittura giungendo talvolta a sovvenzionare e ad agevolare fiscalmente le costruzioni abusive.
Sanzioni fiscali e sanatoria
Il Ministro delle finanze — con risoluzione 13 giugno 1975, n. 300780 — aveva affermato che la decadenza delle agevolazioni tributarie in materia edilizia doveva trovare applicazione anche per le opere per le quali fosse poi intervenuta licenza in sanatoria, e ciò in quanto la decadenza stessa doveva considerarsi verificata al momento del compimento dell’infrazione, a nulla rilevando che l’irregolarità fosse stata successivamente sanata.
L’art. 50 del T.U. n. 380/2001 deroga, invece, espressamente — per le costruzioni abusive suscettibili di sanatoria — a quanto disposto dall’art. 49, e prevede:
a) l’applicabilità, agli atti stipulati dopo l’entrata in vigore della legge di sanatoria n. 47/1985 (17 marzo 1985), delle agevolazioni tributarie in materia di tasse ed imposte indirette sugli affari:
— allorquando ricorrano tutti i requisisti previsti dalle vigenti disposizioni agevolative
— ed a condizione che copia conforme del provvedimento di sanatoria venga presentata, contestualmente all’atto da registrare, all’amministrazione cui compete la registrazione.
Durante l’iter del procedimento sanante, le agevolazioni anzidette possono essere conseguite in via provvisoria, producendo — al momento della registrazione dell’atto — copia della domanda di sanatoria presentata al Comune con il relativo attestato di ricezione.
L’interessato, però, in tal caso — a pena di decadenza dai benefici — deve presentare al competente ufficio dell’amministrazione finanziaria copia del provvedimento sanante definitivo o, in mancanza di questo, una dichiarazione del Comune, attestante che la pratica non è stata ancora definita;
b) l’applicabilità dell’esenzione dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) per il periodo di dieci anni decorrenti dal 17 marzo 1985, a condizione che:
— ricorrano i requisiti tipologici di inizio ed ultimazione delle opere in virtù dei quali l’esenzione stessa sarebbe spettata (se il fabbricato non fosse stato illegittimamente edificato);
— e l’interessato ne faccia richiesta all’ufficio finanziario del luogo ove egli ha il domicilio fiscale, allegando copia della domanda di sanatoria presentata al Comune con il relativo attestato di ricezione.
Anche in questo caso — alla scadenza di ogni anno dal giorno di presentazione della domanda di sanatoria ed a pena di decadenza benefici — l’interessato medesimo deve presentare all’ufficio finanziario copia del provvedimento sanante definitivo, o, in mancanza di esso, una dichiarazione del Comune, ovvero una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, attestante che la pratica non è stata ancora definita;
c) il pagamento dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) e delle altre imposte nella misura ordinaria, nonché degli interessi di mora stabiliti per i singoli tributi, nelle ipotesi di omessa o tardiva presentazione del provvedimento di sanatoria;
d) la cessazione degli effetti dei provvedimenti di revoca o decadenza dei contributi o delle altre provvidenze dello Stato o di altri enti pubblici, eventualmente emessi ai sensi dell’art. 49 dello stesso T.U. n. 380/2001, quale conseguenza automatica del rilascio degli atti di sanatoria, per le opere o per le parti di opere abusivamente realizzate e qualora ricorrano tutti i requisiti richiesti dalle vigenti disposizioni agevolative.
Gli stessi effetti possono essere conseguiti, in via provvisoria, con la produzione, da parte dell’interessato, alle amministrazioni finanziarie competenti, di copia autenticata della domanda di sanatoria, corredata dalla prova del pagamento delle somme dovute a titolo di oblazione fino al momento della presentazione dell’istanza;
e) la non-rimborsabilità dell’imposta comunale sugli immobili (ICI) e delle altre imposte eventualmente già pagate.
Finanziamenti pubblici e sanatoria: l’art. 10 della legge n. 68/1988 e l’art. 2, comma 50, della legge n. 662/1996
L’art. 10 della legge 13-3-1988, n. 68 dispone che il rilascio della concessione edilizia in sanatoria, per opere abusive comportanti l’aumento delle superfici massime consentite nelle abitazioni per le quali sia stato concesso un finanziamento pubblico a titolo di mutuo, prestito o contributo, non determina la decadenza dai relativi benefici.
L’art. 51 del T.U. n. 380/2001 (già art. 2, comma 50, della legge 23-12-1996, n. 662) esclude, invece, la concessione di indennizzi, ai sensi della legislazione sulle calamità naturali, per gli immobili:
— eseguiti abusivamente in zone alluvionali;
— ovvero edificati in zone sismiche senza i prescritti criteri di sicurezza e senza che sia intervenuta sanatoria.