Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12107-del-13-06-2016
Timestamp: 2019-03-23 15:51:03+00:00
Document Index: 171386674

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1', 'art. 378', 'art. 15', 'art. 101', 'art. 360', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 48', 'art. 13', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 48', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 11', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 13', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 385', 'sentenza ', 'art. 13', 'art.13']

Sentenza Cassazione Civile n. 12107 del 13/06/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12107 del 13/06/2016
Cassazione civile sez. lav., 13/06/2016, (ud. 24/03/2016, dep. 13/06/2016), n.12107
FONDAZIONE ENPAM C.F. (OMISSIS), in persona del Presidente legale
GULLI TOMMASO 11 sc. C int. 1, presso lo studio dell’avv.
CASA DI CURA VILLA IGEA SRL, CASA DI CURA SALUS SRL, CASA DI
CURA CITTA’ DI BRA SPA, CASA DI CURA CELLINI SPA, SANTA CROCE
SRL, NUOVA CASA DI CURA CITTA’ DI ALESSANDRIA SRL, CASA DI CURA LA
VALIARDA SPA, CASA DI CURA SAN GIUSEPPE SPA, CASA DI CURA PRIVATA
I CEDRI SPA, CASA DI CURA E DI RIPOSO SAN LUCA SPA, UNILABS IMT
MEDIL SPA, CASA DI CURA SAN CARLO DI ARONA SRL;
CASA DI CURA E DI RIPOSO SAN LUCA S.P.A. C.F. (OMISSIS), in
persona del legale rappresentante pro tempore, CASA DI CURA SAN
CARLO DI ARONA S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale
rappresentante pro tempore, CASA DI CURA CITTA’ DI BRA S.P.A. C.F.
CASA DI CURA LA VALIARDA S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona del
legale rappresentante pro tempore, CASA DI CURA VILLA IGEA S.R.L.
CLINICA CITTA’ DI ALESSANDRIA C.F. (OMISSIS), in persona del
legale rappresentante pro tempore, CASA DI CURA PRIVATA I CEDRI
tempore, CASA DI CURA CELLINI S.P.A. C.F. (OMISSIS), in persona
del legale rappresentante pro tempore, POLICLINICO DI MONZA S.P.A.
CASA DI CURA SALUS S.R.L. C.F. (OMISSIS), in persona del legale
rappresentante pro tempore, SANTA CROCE S.R.L. C.P. (OMISSIS),
domiciliati in ROMA, VIA CICERONE, 44, presso lo studio
dell’avvocato CORBYONS GIOVANNI, che li rappresenta e difende
unitamente agli avvocati CIAMPOLI GIUSTINO, MELONI BRUNA, giusta
FONDAZIONE ENPAM;
avverso la sentenza n. 6471/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
depositata il 22/09/2014 R.G.N. 10287/09;
udito l’Avvocato CORBYONS GIOVANNI e l’Avvocato BELLOCCHIO
FRANCESCO per delega Avvocato CIAMPOLI GIUSTINO;
Il Tribunale di Roma rigettava la domanda proposta dalla casa di Cura Villa Igea s.r.l. ed undici società litisconsorti nei confronti della Fondazione Enpam, intesa a conseguire pronuncia dichiarativa della insussistenza, in tutto o in parte, dell’obbligo di versamento del contributo richiesto ai sensi L. n. 243 del 2004, art. 1, comma 39, nella misura del 2% sul fatturato annuo attinente a prestazioni specialistiche rese nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale.
Detta pronuncia veniva riformata dalla Corte d’Appello di Roma che, in estrema sintesi, rimarcava come, ai fini della individuazione della base imponibile, l’unica interpretazione idonea a fugare ogni dubbio di costituzionalità della normativa, fosse quella sostenuta dalle società appellanti, in quanto la lettura della norma proposta dall’ente previdenziale avrebbe comportato una ricaduta dell’imposizione contributiva anche su prestazioni rese da personale di diversa estrazione professionale rispetto a quello medico, nonchè su margini di guadagno. non strettamente collegati alle prestazioni sanitarie, in contrasto con i principi informativi del sistema previdenziale che, sebbene di tipo solidaristico, ha sempre assunto quale riferimento per la quantificazione dell’obbligo contributivo, il reddito del soggetto assicurato.
Resistono con controricorso le società intimate le quali hanno proposto ricorso incidentale condizionato e depositato memoria ex art. 378 c.p.c..
del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, artt. 8 quinquies, 8 sexies e art. 15 nonies, comma 4, come modificato dal D.Lgs. 19 giugno 1999, n. 229, nonchè l'”erronea conoscenza dei fatti e dei presupposti” e l'”illogicità manifesta”.
2. Con il secondo motivo, l’ENPAM denuncia la violazione e falsa applicazione dell’art. 101 Cost., comma 2, e la illogicità manifesta della sentenza, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3.
3. I due motivi del ricorso principale, che possono essere congiuntamente esaminati siccome connessi, sono fondati.
5. L’ENPAM – Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza Medici nasce come ente di diritto pubblico dalla trasformazione – disposta con D.P.R. 27 ottobre 1950 e in esecuzione del D.Lgs.C.P.S. 13 settembre 1946, n. 233, – della Cassa di Assistenza del Sindacato Nazionale Fascista Medici, istituita con R.D. 11 luglio 1937, n. 1484. Il D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 1946, art. 21, delineò le funzioni e i poteri dell’Ente, prevedendo tra i suoi fini istituzionali lo svolgimento di attività previdenziale ed assistenziale gestita dal Fondo Generale di Previdenza e sancendo a) l’obbligo di iscrizione all’Ente per tutti gli iscritti agli albi provinciali dei medici; b) l’obbligo del pagamento dei contributi previdenziali; c) il riconoscimento del potere di determinazione e di imposizione dei contributi, in capo ai Consigli Nazionali dell’ENPAM e della Federazione Nazionale degli Ordine dei medici Chirurghi ed Odontoiatri (del D.Lgs.C.P.S. n. 233 del 1946, art. 21). Dal 1 gennaio 1958 l’attività dell’Ente – originariamente concepita come attività assistenziale – fu riconfigurata come attività di previdenza e di assistenza da un nuovo Statuto, approvato con D.P.R. 2 settembre 1958 n. 931, e successivamente modificato con D.P.R. 9 gennaio 1971 n. 142. Con L. 20 marzo 1975 n. 70, l’ENPAM fu inquadrato tra gli Enti gestori di “forme obbligatorie di previdenza e di assistenza”.
6. Con D.Lgs. 30 giugno 1994 n. 509, “Attuazione della delega conferita della L. 24 dicembre 1993, n. 537, art. 1, comma 32, in materia di trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza”, fu consentita all’ENPAM (insieme agli altri enti previdenziali elencati nell’allegato A del D.Lgs. citato), la trasformazione, a decorrere dal 1 gennaio 1995, in associazioni o fondazioni previa deliberazione dei competenti organi (art. 1, comma 1). Essa quindi assunse personalità giuridica di diritto privato, ai sensi dell’art. 12 c.c. e segg., continuando tuttavia a svolgere le attività previdenziali e assistenziali a favore delle categorie di lavoratori e professionisti per le quali era stata originariamente istituita, ferma restando la obbligatorietà della iscrizione e della contribuzione (art. 1, comma 3). Con lo stesso decreto legislativo si fissarono i criteri ai quali dovevano ispirarsi il regolamento e lo statuto (art. 1, comma 4).
8. Il D.Lgs. n. 509 del 1994, lascia ferma, quindi, a) l’obbligatorietà dell’iscrizione previdenziale; b) l’obbligatorietà della contribuzione previdenziale (art. 1, comma 3); c) l’autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nei limiti ed “in relazione alla natura pubblica dell’attività svolta” (art. 2, comma 1). L’Ente rimane soggetto alla vigilanza del Ministero del Lavoro e della previdenza sociale, in taluni casi di concerto con altri Ministeri rispettivamente competenti ad esercitare la vigilanza per gli enti trasformati ai sensi dell’art. 1, comma 1 (art. 3); è inoltre soggetto ai controlli della Corte dei Conti (art. 3, comma 5) ed è obbligato a costituire una riserva legale preordinata ad assicurare la continuità nell’erogazione delle prestazioni ed a garantire l’equilibrio di bilancio (art. 1, comma 4, lett. c).
12. Al Fondo speciale degli specialisti esterni erano iscritti, sulla base dell’originario regolamento, i medici e gli odontoiatri operanti nei propri studi professionali aventi un rapporto professionale con gli istituti del Servizio sanitario nazionale, comunque denominati, disciplinati dall’Accordo collettivo nazionale unico di cui della L. 23 dicembre 1978, n. 833, art. 48. Successivamente è stata prevista l’iscrizione anche dei medici e odontoiatri che partecipano alle associazioni fra professionisti ed alle società di persone operanti in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale.
18. In linea generale, può comunque dirsi che sia che venga erogata dalle strutture pubbliche sia che venga erogata da quelle private, la prestazione sanitaria ha una medesima remunerazione e ciò in consideraiione dell’identità della prestazione professionale resa.
19. Dal punto di vista previdenziale, del D.Lgs. n. 229 del 1999, art. 13, modificando il D.Lgs. n. 502 del 1992, art. 15, ed introducendo l’art. 15 nonies, comma 4, ha precisato “Restano confermati gli obblighi contributivi dovuti per l’attività svolta, in qualsiasi forma, dai medici e dagli altri professionisti di cui all’art. 8.”.
21. E’ così intervenuta la L. 23 agosto 2004 n. 243, intitolata “Norme in materia pensionistica e deleghe al Governo nel settore della previdenza pubblica, per il sostegno alla previdenza complementare e all’occupazione stabile e per il riordino degli enti di previdenza ed assistenza obbligatoria”, la quale, al comma 39, così dispone: “Le società professionali mediche ed odontoiatriche, in qualunque forma costituite, e le società di capitali, operanti in regime di accreditamento col Servizio sanitario nazionale, versano, a valere in conto entrata del Fondo di previdenza a favore degli specialisti esterni dell’Ente nazionale di previdenza ed assistenza medici (ENPAM), un contributo pari al 2 per cento del fatturato annuo attinente a prestazioni specialistiche rese nei confronti del Servizio sanitario nazionale e delle sue strutture operative, senza diritto di rivalsa sul Servizio sanitario nazionale. Le medesime società indicano i nominativi dei medici e degli odontoiatri che hanno partecipato alle attività di produzione del fatturato, attribuendo loro la percentuale contributiva di spettanza individuale”. Il successivo comma 40 prevede quanto segue: “Restano fermi i vigenti obblighi contributivi relativi agli altri rapporti di accreditamento per i quali è previsto il versamento del contributo previdenziale ad opera delle singole regioni e province autonome, quali gli specialisti accreditati ad personam per la branca a prestazione o associazioni fra professionisti o società di persone”.
22. Le disposizioni della L. n. 243 del 2004, commi 39 e 40, sono state recepite dall’ENPAM con Delib. 22 aprile 2005, n. 19, del Consiglio di amministrazione, concernente modifiche al Regolamento del Fondo specialisti esterni, approvata con D.M. lavoro e delle politiche sociali 24 novembre 2005, n. 4 di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze: il Regolamento è stato così integrato con la previsione tra gli iscritti al Fondo medesimo dei medici e degli odontoiatri a) aventi rapporto professionale con gli Istituti del Servizio Sanitario Nazionale comunque denominati ed operanti nei propri studi professionali; b) che partecipano alle associazioni fra professionisti ed alle società di persone operanti in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale; c) indicati, ai sensi della L. 23 agosto 2004 n. 243, art. 1, comma 39, dalle società professionali mediche ed odontoiatriche, in qualunque forma costituite, e dalle società di capitali operanti in regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale (art. 2 del Regolamento del Fondo specialisti esterni).
23. Con la medesima Delib. n. 19 del 2005, il Regolamento è stato integrato attraverso la seguente previsione (art. 3): “La determinazione della misura dei contributi previdenziali è rimessa alle norme dell’Accordo Collettivo Nazionale Unico di cui della L. 23 dicembre 1978 n. 833, art. 48, nonchè alle disposizioni di cui della L. 23 agosto 2004 n. 243, art. 1, commi 39 e 40. Nell’ottica di assicurare l’equilibrio della gestione, è comunque rimessa all’ENPAM la rideterminazione della misura dei contributi già fissata dal predetto Accordo Collettivo.”.
24. Il successivo art. 4 ha stabilito che “Il contributo previdenziale dovuto ai sensi della L. 23 agosto 2004 n. 243, art. 1, comma 39, è calcolato decurtando il fatturato annuo delle società attinente a prestazioni specialistiche rese nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale e delle sue strutture operative di una quota di abbattimento in ragione delle percentuali stabilite dai D.P.R. 23 marzo 1988, n. 119 e D.P.R. 23 marzo 1988, n. 120. Le relative modalità di versamento sono stabilite con delibera del Consiglio di Amministrazione.”.
25. Delineato il quadro normativo, non vi è dubbio che la domanda dell’ENPAM ha ad oggetto il pagamento del contributo previsto L. 23 agosto 2004, n. 243, art. 1, comma 39, da calcolarsi, secondo l’ente previdenziale, sulla base del fatturato prodotto dalla società in regime di accreditamento per le prestazioni rese nei confronti del servizio sanitario nazionale dai medici e dagli odontoiatri nel periodo di riferimento.
26. E’ altresì acclarato che il fatturato sulla cui base l’ENPAM pretende il contributo del 2% non è l’intero fatturato della società ma solo la parte di fatturato derivante dal regime di accreditamento con il servizio sanitario nazionale, ossia il controvalore di tutte le prestazioni di carattere specialistico rese dai medici e dagli odontoiatri, retribuite secondo i criteri indicati dal D.Lgs. del 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dal D.Lgs. n. 229 del 1999.
29. Il legislatore ha ben presente questa diversità concettuale proprio in questa materia: l’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti convenzionati in materia di prestazioni di diagnostica strumentale e di laboratorio (cosiddetta “branca a prestazione”) recepito nel D.P.R. 23 marzo 1988, n. 120, art. 4, dispone che “sui compensi liquidati ai medici specialisti convenzionati l’ente erogatore provvede mensilmente a versare all’ENPAM, sul conto personale di ciascun sanitario, un contributo previdenziale pari al 12 per cento, di cui il 10 per cento a carico dell’ente ed il 2 per cento a carico del medico”. Allo stesso modo, l’accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con professionisti convenzionati con il S.S.N. per l’erogazione di prestazioni specialistiche sanitarie (cosiddetta “branca a visita”), recepito nel D.P.R. 23 marzo 1988, n. 119, art. 7, dispone che “Sui compensi di cui all’art. 6, al netto della quota parte riferita al costo dei materiali e alle spese generali, I’U.S.L. versa trimestralmente e con modalità che assicurino l’individuazione dell’entità delle somme versate e del medico cui si riferiscono, un contributo previdenziale, a favore del competente fondo di previdenza…. nella misura del 22 per cento di cui il 13 per cento a proprio carico e il 9 per cento a carico del medico”. In entrambi gli accordi, la base di calcolo del contributo previdenziale è costituita dai compensi corrisposti dal servizio sanitario nazionale ai medici specialisti esterni convenzionati.
30. Invece, L. 23 agosto 2004, n. 243, art. 1, comma 39, ancora la base di calcolo del contributo previdenziale al diverso e inequivoco concetto del “fatturato annuo” della società, limitandolo però a quello prodotto esclusivamente dal corrispettivo delle prestazioni specialistiche rese nei confronti del servizio sanitario nazionale (e delle sue strutture) dai medici e odontoiatri in regime libero professionale con le dette società. Prestazioni che, come si è visto, sono remunerate in maniera predeterminata sulla base del nomenclatore tariffario nazionale o regionale.
31. L’art. 1, comma 39, nella parte finale, si preoccupa poi di attribuire a ciascun medico la quota parte della contribuzione di spettanza individuale, prevedendo che “le medesime società’ indicano i nominativi dei medici e degli odontoiatri che hanno partecipato alle attività’ di produzione del fatturato, attribuendo loro la percentuale contributiva di spettanza individuale”: anche tale disposizione depone nel senso di un uso appropriato e tecnico della parola “fatturato”, giacchè essa non avrebbe significato ove la base di calcolo fosse già costituita dalle fatture emesse dai professionisti a fronte dei compensi ricevuti dalla società.
32. L’interpretazione letterale della norma risponde anche alla sua finalità, che è quella di assoggettare a contribuzione il controvalore delle prestazioni rese dai medici specialisti esterni al Servizio sanitario nazionale operanti non più in regime di convenzionamento diretto con il Servizio stesso bensì attraverso strutture societarie, ivi comprese quelle di capitali: come si è già evidenziato, i D.P.R. 23 marzo 1988, n. 119 e D.P.R. 23 marzo 1988, n. 120 nulla disponevano in proposito e la giurisprudenza di questa Corte (chiamata a pronunciarsi prima della L. 23 agosto 2004, n. 243) ha escluso l’obbligo delle Asl di versare sul conto personale dei singoli medici il contributo previdenziale in relazione all’attività da questi svolta in una struttura privata gestita da una società sul presupposto della mancanza di un rapporto diretto di convenzionamento (ora accreditamento) tra l’ente pubblico e il medico e non sussistendo per legge la possibilità di convenzioni di un terzo tipo, stipulate da persona giuridica o ente collettivo, con rapporto previdenziale diretto tra il medico ed il servizio sanitario nazionale, obbligato perciò a versare i contributi in favore del primo (Cass., 3 agosto 2006, n. 17574; Cass., 13 maggio 2005, n. 10050, e da ultimo, Cass., ord., 13 luglio 2011, n. 15421).
33. L. 23 agosto 2004, n. 243, è intervenuta a colmare questa lacuna normativa, attraverso la previsione del prelievo contributivo sul fatturato annuo delle società, in qualsiasi forma costituite, prodotto dalle prestazioni specialistiche rese dai medici e odontoiatri nei confronti del Servizio pubblico. Si è voluto così evitare che, attraverso lo schermo della struttura societaria, l’attività di lavoro del medico in regime di libera professione fosse sottratta alla contribuzione previdenziale.
35. Al riguardo va rammentato il principio, più volte affermato dalla Corte costituzionale secondo cui “ogni sistema previdenziale presenta caratteri di autonomia, onde le rispettive soluzioni sono da riportare ad accertamento di presupposti, a determinazione di fini, a valutazioni di congruità dei mezzi, non estensibili fuori dallo specifico sistema proprio” (cfr. Corte Cost. n. 402 del 1991, che in tema di previdenza forense ha ritenuto legittimo l’art. 11, comma 1, L. 20 settembre 1980, n. 576, nella parte in cui prevede un contributo integrativo – oltre al contributo soggettivo obbligatorio – costituito da una maggiorazione percentuale su tutti i corrispettivi rientranti nel “volume annuale d’affari ai fini dell’I.V.A.”, in quanto non determina alcuna disparità di trattamento, censurabile ex art. 3 Cost., con la normazione concernente gli iscritti ad altre e diverse Casse di previdenza).
36. Neppure si ravvisano quegli elementi di incongruenza, dati dal fatto che il prelievo del 2% grava su un soggetto – le società accreditate – terzo rispetto a quello che beneficerà dei trattamenti assistenziali e previdenziali cui il contributo è funzionale, sicchè contrasterebbe con i principi costituzionali di cui agli artt. 38 e 53 l’imposizione di una contribuzione gravante non già sul reddito prodotto dall’attività del professionista, bensì sul fatturato della società, che è invece il prodotto dei vari fattori produttivi (capitale, beni, professionalità) organizzati dall’imprenditore.
37. In realtà, la previsione dell’art. 1, comma 39, riporta un equilibrio nel sistema, ove si consideri che per l’attività svolta dai medici e odontoiatri in regime di accreditamento ad personam o di struttura societaria personale (studi professionali, associazioni di professionisti, società di persone) con il servizio sanitario nazionale, ai sensi del D.Lgs. n. 229 del 1999, art. 13 e L. 23 agosto 2004, n. 243, art. 1, comma 40, gli istituti del servizio sanitario nazionale versano al Fondo degli specialisti esterni, per le prestazioni rientranti nella cosiddetta “branca a prestazione”, il 10% dei compensi assoggettati a contribuzione (mentre il restante 2% è a carico del professionista), e per le prestazioni rientranti nella cosiddetta “branca a visita” (il cui prelievo complessivo è del 22%) il 13% (restando a carico del professionista il 9%).
41. Queste ultime considerazioni sembrano sufficienti a respingere la tesi difensiva della società, secondo cui l’interpretazione che ancora al fatturato della società la base di calcolo della contribuzione previdenziale per i medici e gli odontoiatri finirebbe per sottoporre a contribuzione anche la quota di fatturato prodotto da soggetti diversi dal medico specialista (biologi, analisti, tecnici di laboratorio, ecc.) che concorrono a rendere possibile la prestazione sanitaria: la prestazione specialistica in questione è (per definizione) la stessa, nel senso che richiede la stessa organizzazione e il coinvolgimento delle stesse professionalità, sia che sia resa da una società di capitali o di professionisti, sia che sia resa dal singolo medico-persona fisica; la sua remunerazione è unica e fissata dall’autorità pubblica nel nomenclatore tariffario, anche sulla base di una valutazione complessiva dei costi che essa comporta. E così come non si dubita che il medico-persona fisica non possa scomputare dalla base di calcolo del contributo ENPAM da lui dovuto il valore dell’opera prestata dai collaboratori di cui si sia avvalso o il costo dei macchinari adoperati (oltre alla già prevista decurtazione riferita al costo dei materiali e alle spese prevista dai D.P.R. 23 marzo 1988, n. 119 e D.P.R. 23 marzo 1988, n. 120, artt. 7 e 4, richiamati dal regolamento ENPAM), altrettanto deve ritenersi con riguardo alla società di capitali che si avvale del medico specialista in regime di libera professione e che per la prestazione sanitaria da questi resa riceve dallo stesso Servizio sanitario nazionale la medesima remunerazione del primo. 42. E analogamente a quanto previsto per il singolo medico professionista accreditato, l’Ente previdenziale si è dato carico di stabilire una quota di “abbattimento” della base contributiva volta a depurare il fatturato dai costi di produzione necessari per le prestazioni sanitarie specialistiche, attraverso il richiamo ai D.P.R. 23 marzo 1988, n. 119 e D.P.R. 23 marzo 1988, n. 120 (e alle percentuali previste in tali decreti) contenuto nel Regolamento del fondo della specialistica esterna, come modificato con Delib. 22 aprile 2005, n. 19, artt. 1 e 2, approvata dai Ministeri vigilanti sulla fondazione ENPAM e assunta per dare attuazione alla L. 23 agosto 2004, n. 243. 43. Questa determinazione non è, come si sostiene nella sentenza impugnata e dalla stessa controricorrente, fuori da ogni previsione legislativa ma rientra nell’ambito dei poteri che l’ordinamento riconosce all’ente previdenziale del D.Lgs. n. 509 del 1994, art. 2, laddove gli attribuisce autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nei limiti ed “in relazione alla natura pubblica dell’attività svolta” (art. 2, comma 1) e gli impone di costituire una riserva legale preordinata ad assicurare la continuità nell’erogazione delle prestazioni ed a garantire l’equilibrio di bilancio (art. 1, comma 4, lett. c). 44. Le sinora esposte considerazioni inducono alla reiezione del ricorso proposto dalle società in via incidentale e con il quale si ripropone la questione di legittimità costituzionale L. 23 agosto 2004, n. 243, art. 1, comma 39, fugata dalla esegesi della disposizione elaborata nella presente sede. 45. Occorre, al riguardo, dare atto della sussistenza delle condizioni richieste del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, per il versamento da parte delle ricorrenti incidentali, a titolo di contributo unificato, dell’ulteriore importo pari a quello versato per il ricorso principale. 46. In definitiva, il ricorso dell’ENPAM merita di essere accolto, con la conseguente cassazione della sentenza ed il rinvio ad altro giudice d’appello perchè riesamini la controversia alla luce del seguente principio di diritto: “Il contributo del 2% previsto dalla L. 23 agosto 2004, n. 243, art. 1, comma 39, dovuto dalle società di capitali, ha come base di calcolo il fatturato annuo attinente prestazioni specialistiche rese per il (e rimborsate dal) Servizio sanitario nazionale ed effettuate con l’apporto di medici o odontoiatri operanti con le società in forma di collaborazione autonoma libero-professionale con l’abbattimento forfettario di legge per costo dei materiali spese generali ex D.P.R. 23 marzo 1988, n. 119 e D.P.R. 23 marzo 1988, n. 120, con esclusione del fatturato attinente a prestazioni specialistiche rese senza l’apporto di medici o odontoiatri”. 47. Il giudice di appello a cui la causa è rinviata in accoglimento del ricorso della ENPAM provvederà anche sulle spese del presente giudizio, a norma dell’art. 385 c.p.c..
La Corte accoglie il ricorso principale, rigetta il ricorso incidentale. Cassa la sentenza impugnata in relazione al ricorso accolto e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione.
Ai sensi D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti incidentali, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art.13, comma 1 bis.