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Timestamp: 2019-02-22 23:39:53+00:00
Document Index: 127228303

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 934', 'art. 936', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 42', 'art. 42', 'art 42', 'art. 42', 'art.42']

Dall’intervenuta perdita di efficacia della dichiarazione di PU, consegue l’illecito spossessamento del fondo privato.
La violazione del giudicato si ha quando la P.A., nel riesercitare il potere oggetto della sentenza di annullamento, viola prescrizioni puntuali contenute nella sentenza. L’elusione si ha invece quando l’amministrazione esercita un potere diverso da quello oggetto della sentenza di annullamento, il risultato ottenuto con l’esercizio del diverso potere è identico a quello proprio del provvedimento annullato, il diverso potere non poggia su presupposti di legge.
Discrezionalità amministrativa della P.A.: l'eccesso e lo sviamento di potere
Il vizio di eccesso di potere, in quanto vizio dell'attività amministrativa discrezionale, non è configurabile allorché l'atto che si assume illegittimo costituisca espressione di un'attività vincolata, come è quella di repressione degli abusi edilizi.
Il vizio di eccesso di potere per disparità di trattamento presuppone non l'analogia, ma l'identità oggettiva delle situazioni di fatto e di diritto, con la conseguenza che la relativa censura è ammissibile solo nel caso di assoluta e indiscutibile identità di situazioni, sì da comportare la totale, manifesta illogicità ed irrazionalità dell'operato della P.A..
La contraddittorietà tra gli atti del procedimento si può rinvenire solo allorquando sussista, tra più atti successivi di un medesimo procedimento, un contrasto inconciliabile tale da far dubitare su quale sia l'effettiva volontà dell'Amministrazione; non sussiste invece tra atti di distinti ed autonomi procedimenti.
La contraddizione tra due provvedimenti, quello di occupazione e quello di determinazione dell'indennità, in ordine alla qualificazione del fondo, considerato vigneto nel primo, incolto nel secondo provvedimento, determina che quest'ultimo è illegittimo per eccesso di potere, laddove non contiene alcuna indicazione che possa consentire di comprendere le ragioni della diversa qualificazione, deteriore, del fondo del privato.
L'espropriazione per p.u. e l'obbligo di motivazione del provvedimento amministrativo
La sufficienza e la congruità della motivazione va individuata in relazione al potere in concreto esercitato.
Irregolarità amministrative vizianti e non vizianti la procedura espropriativa
Debbono considerarsi mere irregolarità non vizianti sia il nomen iuris, formalmente impresso al provvedimento (quando risultino corretti I contenuti ed i presupposti normativi dell’atto, nonché la competenza dell’Autorità emanante), sia la notifica del provvedimento stesso in mera copia non autenticata e priva di firma, ove il testo trasmesso sia conforme, con validi effetti comunicativi, a un provvedimento legittimamente emanato e regolarmente sottoscritto, che l& ...
La mancata indicazione nell’atto del responsabile del procedimento, così come dei termini e dell’autorità alla quale ricorrere non costituiscono vizi dell’atto stesso, ma semplici irregolarità formali a cui non si riconnette per consolidata giurisprudenza amministrativa alcuna rilevanza giuridica sotto il profilo della legittimità del provvedimento.
Il criterio di economicità porta ad escludere l’impegno degli uffici dell’ Amministrazione, con i connessi costi ed impiego di personale, per attività prive di immediato utile e per le quali non vi è neanche certezza che de futuro sussistano i mezzi finanziari per il loro perseguimento.
Il difetto assoluto di attribuzioni è configurabile nei casi in cui un atto non può essere radicalmente emanato da una autorità amministrativa, che non ha alcun potere nel settore, neppure condividendone la titolarità con un’altra amministrazione (risultando altrimenti un vizio di incompetenza relativa).
La dichiarazione di pubblica utilità: termini e competenza
L'illegittimità della dichiarazione di pubblica utilità dell'opera non equivale a carenza del potere ablativo in capo alla pubblica amministrazione procedente, fin quando l'atto illegittimo non sia annullato dalla stessa amministrazione in sede d'autotutela, o dagli organi del contenzioso amministrativo, ai quali il privato si sia tempestivamente rivolto.
Cause determinanti l'illegittimità dell'occupazione da parte della P.A.
La condotta serbata dall’Amministrazione, la quale ha omesso di adottare nei termini il decreto di esproprio, è illecita nel senso che ha determinato un pregiudizio in capo ai proprietari dell’area di cui trattasi, in ragione della perdita subita del bene utilizzato per scopi di interesse pubblico, in assenza di un valido ed efficace provvedimento di trasferimento della proprietà dei beni, nonché in ragione del periodo di occupazione illegittimamente subita.
Nell’ipotesi in cui alla dichiarazione di pubblica utilità non abbia fatto seguito l’emanazione di un tempestivo decreto di esproprio, il trasferimento del bene occupato può dipendere solo da un formale atto di acquisizione dell’Amministrazione, mentre deve escludersi che il diritto alla restituzione possa essere limitato da altri atti estintivi (rinunziativi o abdicativi, che dir si voglia) della proprietà o da altri comportamenti, fatti o contegni.
Alla rinunzia alla restituzione del bene illegittimamente occupato a seguito della domanda di ristoro del danno per equivalente, non può in alcun modo attribuirsi un effetto traslativo della proprietà, essendo, all’uopo, necessario un atto negoziale o un provvedimento ablatorio, che presenta, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, profili di doverosità per l’Amministrazione.
Occupazione illegittima e tutela risarcitoria: l'istituto dell'accessione (art. 934 Cod. Civ.)
Per escludere l'applicazione dell'art. 936 cod. civ., non è sufficiente che l'opera sia stata realizzata da un soggetto legato al proprietario del suolo occupato da un qualsiasi rapporto giuridico di natura reale o personale che gli conferisca un diritto di costruire, occorrendo invece che tale rapporto si riferisca proprio all'area sulla quale la costruzione è stata realizzata, e conferisca all'occupante il diritto di costruire proprio su quell'area.
Occupazione illegittima con trasformazione radicale del bene (artt. 1 e 13 D.P.R.327/2001 )
In ipotesi di occupazione illegittima con trasformazione del bene, non può ritenersi sussistente un potere espropriativo evincibile dagli artt. 1, comma 2, e 13, comma 8, d.p.r. 327/2001 che attribuiscono ai soggetti esproprianti il potere di apprendere e destinare ad uso pubblico anche immobili che non debbano, a tal scopo, essere trasformati fisicamente, trattandosi, nella fattispecie, di bene sottoposto a radicale trasformazione.
Qualora, entro i termini di inizio e compimento dei lavori e delle espropriazioni non sia stato adottato alcun formale decreto di occupazione né di espropriazione, la condotta dell'Amministrazione non può che essere considerata illegittima e l’occupazione dei beni, ab origine illecita, in quanto non presidiata da alcun titolo legittimante con gli obblighi risarcitori che ne conseguono.
Efficacia della dichiarazione di pubblica utilità
Gli espropri illegittimi alla luce delle sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo (C.E.D.U.)
Qualora l’accessione invertita sia stata già disposta con sentenza passata in giudicato, deve ritenersi che l’orientamento della Corte europea per i diritti dell’uomo in materia di contrarietà dell'istituto di creazione giurisprudenziale dell'accessione invertita, all'art. 1 del Protocollo 1 della Convenzione per la Salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali, possa giungere fino al punto da travolgere un giudicato già formato.
Rapporto tra l'istituto dell'occupazione acquisitiva e le norme C.E.D.U.
Come ripetutamente affermato dalla Corte dei diritti dell’uomo, il trasferimento della proprietà può avvenire solo nelle forme di legge, nel rispetto del principio di legalità e di preminenza del diritto, e non in dipendenza di un illecito, ancorché riconducibile alla Pubblica Amministrazione e per motivi di pubblico interesse.
La rinuncia «abdicativa» al diritto di proprietà immobiliare
È data la possibilità per il titolare di rinunciare al diritto di proprietà, anche immobiliare, al fine di realizzare nel modo più efficace la riparazione del danno patrimoniale conseguente ad un'utilizzazione del bene da parte dell’amministrazione pubblica, tale da svuotarne, sostanzialmente, il contenuto economico.
Rinuncia abdicativa del diritto di proprietà in ipotesi di occupazione illegittima del bene
L'occupazione usurpativa non determina la perdita della proprietà del bene occupato, salva la facoltà del proprietario di chiedere in via alternativa il risarcimento dei danni, ponendo in essere, in tale ultimo caso, un'implicita rinunzia al diritto di proprietà, che dismette forzatamente in favore dell'amministrazione occupante, che l'acquista non già per ragione di pubblica utilità, ma a causa di questa rinunzia.
In ipotesi di mancato accordo contrattuale tra le parti, spetta all'Amministrazione la scelta se avvalersi o meno dello strumento disciplinato dall’art. 42-bis del T.U. n. 327/2001 e non può essere il Giudice ad imporre alla stessa di attivarsi in tal senso, condannandola ad un facere e ingerendosi in scelte che attengono all'amministrazione attiva ed a criteri di opportunità e convenienza, estranei alla giurisdizione del G.A.
Rispetto alla scelta legislativa operata con l'art. 42 bis, potrebbero permanere delle perplessità rispetto alla compatibilità costituzionale di una previsione normativa che pretenderebbe, attraverso una valutazione ex post dell'amministrazione, di paralizzare la posizione dominicale del privato, incisa dall'illecita modificazione del bene, impedendone le garanzie procedimentali spettanti al proprietario legittimamente espropriato, unitamente alla possibilità di riespansione del diritto.
Leggendo l'art 42 bis permane la volontà del legislatore di offrire un'autorizzazione in bianco ad acquisire aree private, senza il rispetto delle forme garantite dal procedimento di espropriazione e con la sola necessità di dare conto delle ragioni che ne richiedono l'acquisto e delle circostanze che hanno condotto all'utilizzazione dell'area, con l’ulteriore prevista ponderazione fra l’interesse pubblico e privato, e l’esame dell’assenza di valide alternative all’adozione del provvedimento
Un approccio (parzialmente) favorevole all’art. 42 bis t.u.e.
L’analisi dell’art.42 bis non può prescindere da una verifica della legittimità dell'operato legislativo non solo a livello costituzionale ma anche internazionale, precetti cui lo Stato italiano deve uniformarsi a qualsiasi livello esso operi. La Corte di Strasburgo ritiene che spetti alla discrezionalità del legislatore nazionale il compito di indicare i connotati dell'utilità pubblica e dell'interesse generale, pur rilevando che la disciplina positiva deve essere provvista di base ragionevole
Cassazione e Consiglio di Stato si fronteggiano sull’occupazione acquisitiva
La linea tracciata dal giudice di Strasburgo imponeva al giudice nazionale di tenere presente i parametri, anche tratti dalla giurisprudenza della Corte dei diritti dell’uomo, che impediscono una collisione con la tutela accordata nell’ordinamento interno, prediligendo una soluzione che assicuri una tutela equivalente o superiore, in relazione al carattere pur sempre minimale della tutela contenuta nella CEDU, scartando, invece, opzioni che avrebbero potuto creare contrasto con la Convenzione
Un’interpretazione (parzialmente) conforme alla CEDU : Cass. n.20543/2008
Per individuare una tutela in linea con i principi della CEDU, la Cassazione ha cercato uno spartiacque temporale dopo il quale la disciplina dell'occupazione appropriativa può dirsi connotata da regole chiare e accessibili. Questo è stato individuato nell'entrata in vigore della legge n.458 del 1988, da cui ha inizio la decorrenza della prescrizione dell’azione risarcitoria. Solo da quel momento il proprietario interessato da occupazioni illegittime avrebbe potuto reagire agli abusi della p.a.