Source: http://www.consulentieassociati.it/circolare-fiscale-giugno-2018/
Timestamp: 2019-04-19 07:14:00+00:00
Document Index: 154074680

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 23', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 2359', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 17']

CIRCOLARE FISCALE GIUGNO 2018 | Consulenti E Associati
CIRCOLARE FISCALE GIUGNO 2018
da Consulenti & Associati | 25/06/18 | Circolari
1. FATTURAZIONE ELETTRONICA: LO STUDIO E’ PRONTO PER ASSISTERE I CLIENTI NEL NUOVO SISTEMA.
2. DICHIARAZIONI IMU E TASI ENTRO IL 2 LUGLIO
3. VERSAMENTO IMPOSTE DA “REDDITI2018”
4. DETRAZIONE IRPEF/IRES PER INTERVENTI ENERGETICI: INDIVIDUATI GLI ALTRI SOGGETTI PRIVATI A CUI È POSSIBILE CEDERE IL CREDITO
5. NUOVI CHIARIMENTI IN TEMA DI SPLIT PAYMENT
6. NOVITA’ PER GLI ACQUISTI DI CARBURANTI IN VIGORE DA LUGLIO 2018
7. PER L’IPERAMMORTAMENTO PERIZIA CONSENTITA ANCHE DOPO L’INVESTIMENTO
2. FATTURAZIONE ELETTRONICA, PRIMI ADEMPIMENTI, ULTIMI CHIARIMENTI IN TEMA DI FATTURA ELETTRONICA.
LO STUDIO E’ PRONTO PER AFFRONTARE LA NUOVA AVVENTURA CON SERVIZI BASE GRATUITI COMPRESO L’ISCRIZIONE AL SISTEMA PER GESTIRE I FLUSSI DELLE FATTURE PASSIVE.
A TALE SCOPO I CLIENTI SARANNO CHIAMATI ALLA SOTTOSCRIZIONE DELLA NECESSARIA DELEGA.
L’Agenzia delle Entrate, sta fornendo continuamente chiarimenti in merito agli obblighi di fatturazione elettronica in vigore dall’1.1.2019 (anticipati all’1.7.2018 per le cessioni di benzina e gasolio e per i servizi di subappalti resi nella filiera degli appalti pubblici).
Modalità di trasmissione delle fatture
In primo luogo, l’Agenzia chiarisce che:
– la fattura elettronica deve essere trasmessa al Sistema di Interscambio al momento di effettuazione dell’operazione determinata a norma dell’art. 6 del DPR 633/72; ciò significa, ad esempio, che il documento dovrà essere emesso nella stessa data in cui avviene la ricezione del pagamento di una prestazione di servizi effettuata;
– se la fattura elettronica, così emessa, supera i controlli eseguiti dal SdI ed è consegnata o messa a disposizione del cessionario o committente, dovrà intendersi emessa con la data riportata sul documento;
– in caso di mancato superamento dei controlli del SdI, la fattura sarà, invece, scartata, ma l’emittente avrà comunque cinque giorni a disposizione per procedere a una nuova trasmissione, senza incorrere in violazioni, atteso che la data di trasmissione è nota al Sistema di Interscambio.
Conservazione delle fatture in formato PDF
L’Agenzia delle Entrate, con un altro chiarimento, ha precisato che sarà garantita la possibilità di conservare le fatture in PDF in luogo del formato XML, che caratterizza le fatture elettroniche, in applicazione dell’art. 23 co. 2 del DLgs. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale), che attribuisce alle copie e agli estratti informatici, se prodotti in conformità a determinate specifiche, “la stessa efficacia probatoria dell’originale”.
Fatture emesse nei confronti di soggetti non residenti o stabiliti in Italia
L’Amministrazione finanziaria ha riconosciuto la possibilità di “trasformare” le fatture emesse verso soggetti esteri in formato XML, trasmettendole al Sistema di Interscambio. A tal fine, dovrà essere compilato il solo campo “CodiceDestinatario” con uno dei codici convenzionali previsti, con ciò ritenendosi adempiuti gli obblighi di comunicazione delle operazioni transfrontaliere, come stabilisce il punto 9.4 del provvedimento 30.4.2018 n. 89757.
Si intende che, in conformità con quanto previsto dall’art. 1 co. 3-bis del DLgs. 127/2015, diviene facoltativo l’obbligo di comunicazione dei dati relativi alle operazioni con controparti estere, nel caso in cui sia stata emessa bolletta doganale o nell’ipotesi in cui, previo accordo con il cliente o fornitore non residente, le fatture siano state emesse o ricevute in formato elettronico.
Tra gli ulteriori chiarimenti resi nel corso del videoforum, viene specificato che:
– è ancora possibile per gli operatori, anche in seguito all’emanazione del provv. Agenzia delle Entrate 30.4.2018 n. 89757, utilizzare processi di trasferimento dei dati Edi, sfruttando anche i servizi oggi offerti da provider e intermediari; resta fermo che la sola fattura valida ai fini fiscali è quella trasmessa al SdI e per la quale il Sistema fornisce all’emittente la ricevuta di consegna o di messa a disposizione del destinatario;
– nell’ipotesi in cui un soggetto non residente in Italia emetta una fuel card nei confronti di soggetti passivi italiani, la cessione non è soggetta ad IVA exart. 2 co. 3 lett. a) del DPR 633/72 (e, quindi, non è dovuta la fatturazione) in quanto la card menzionata ha meramente natura di documento di legittimazione.
Entro il prossimo 2 luglio 2018 (il termine sarebbe il 30 giugno, che quest’anno cade di sabato) è in scadenza la presentazione della dichiarazione relativa all’Imu e alla Tasi. Entro il medesimo termine deve altresì essere presentato il modello Imu Tasi Enc riguardante la situazione immobiliare 2017 degli Enti non commerciali.
LO STUDIO E’ A DISPOSIZIONE PER IL RELATIVO ADEMPIMENTO, MA INVITIAMO I SIG.RI CLIENTI A VERIFICARE SE RIENTRANO NELLE FATTISPECIE DI SEGUITO EVIDENZIATE E DARE CONFERMA ALLO STUDIO.
La dichiarazione Imu va resa al Comune entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta: pertanto, entro il prossimo 30 giugno 2018 (posticipata al 2 luglio), occorrerà comunicare le variazioni intervenute nel corso del 2017.
•	fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati;
•	fabbricati di interesse storico o artistico;
•	fabbricati per i quali il Comune ha (eventualmente) deliberato una riduzione dell’aliquota (immobili dei soggetti Ires e immobili locati o affittati);
•	fabbricati merce invenduti;
•	terreni agricoli o edificabili in relazione ai quali Coltivatori diretti e Imprenditori agricoli professionali beneficiano delle agevolazioni stabilite dalla norma.
Vi sono poi una serie di altre situazioni, elencate dalle istruzioni alla compilazione del modello, in cui occorre procedere alla presentazione del modello Imu, in quanto il Comune non è in possesso delle necessarie informazioni per la verifica del corretto calcolo dell’imposta.
Il prossimo 30 giugno (anche in questo caso il termine deve intendersi posticipato 2 luglio) è in scadenza la presentazione delle dichiarazioni Imu e Tasi per il 2017, relative agli Enti non commerciali; l’obiettivo di tale dichiarazione è quello di dare conto, a ciascun Comune di ubicazione, degli immobili in relazione ai quali il contribuente può far valere, in toto o in parte, l’esenzione ai fini dei tributi locali prevista dall’articolo 7, lettera i), D.Lgs. 504/1992.
Il Collegato alla Legge di Bilancio 2017 (D.L. 193/2016) ha previsto, a partire dal 2017 e anche per l’anno in corso, il differimento dei termini di versamento delle imposte che quindi, assumeranno, per i soggetti con partita iva, scadenze diverse da quelle considerate abituali. Il differimento del termine di versamento vede passare la scadenza dal 16 al 30 giugno (che slitta al 2 luglio essendo il 30 giugno un sabato) e si applicherà a tutte le imposte (e contributi previdenziali) derivanti dalla autoliquidazione dei redditi eseguita nel modello dichiarativo.
Nella tabella che segue si tiene anche conto delle possibili rateazioni e dei relativi interessi su di esse dovuti.
Rata	Scadenza	Interessi	Scadenza con maggiorazione 0,4%	Interessi
unica	2 luglio 2018	0	20 agosto 2018	0
1	2 luglio 2018	0	20 agosto 2018	0
2	16 luglio 2018	0,16	20 agosto 2018	0
3	20 agosto 2017	0,49	17 settembre 2018	0,33
4	17 settembre 2017	0,82	16+ ottobre 2018	0,66
5	16 ottobre 2017	1,15	16 novembre 2018	0,99
6	16 novembre 2017	1,48
2	31 luglio 2018	0,31	31 agosto 2018	0,11
3	31 agosto 2018	0,64	1 ottobre 2018	0,44
4	1 ottobre 2018	0,97	31 ottobre 2018	0,77
5	31 ottobre 2018	1,30	30 novembre 2018	1,10
6	30 novembre 2018	1,63
A partire dal 2017 il modello Iva non è più contenuto nel modello Redditi, tuttavia con una modifica agli articoli 6 e 7, D.P.R. 542/1999, apportata dal comma 20 dell’articolo 7-quater del recente D.L. 163/2016, è stata prevista la possibilità di differire il versamento del saldo Iva 2018 fino al termine previsto per le imposte dirette con applicazione della prevista maggiorazione.
Ne consegue che il debito Iva 2018 poteva/può essere versato alle seguenti scadenze:
–	in unica soluzione al 16/3/2018 o maggiorando quanto dovuto dello 0,40% per ogni mese o frazione di mese tra il 16/3/2018 e il 30/6/2018 (leggasi 2 luglio 2018),
–	in forma rateale con un massimo di 9 rate o di 6 rate a seconda che il versamento del saldo inizi al 16/3/2018 oppure al 30/6/2018 (leggasi 2 luglio 2018), sono in questo caso dovuti gli interessi nella misura dello 0,33% mensili.
Differimento del saldo Iva
Con la risoluzione n. 73/E/2017 l’Agenzia delle entrate ha confermato la possibilità di differire ulteriormente il saldo Iva, già differito alla data del 2 luglio 2018, di ulteriori 30 giorni con la maggiorazione dello 0,40%, portando quindi tale scadenza alla data del 20 agosto 2018 (cadendo il trentesimo giorno nel mese di agosto e beneficiando quindi della c.d. proroga estiva prevista a regime).
•	se l’approvazione del bilancio del periodo di imposta 2017 avviene entro il 120° giorno successivo al 31 dicembre 2017, il termine per il versamento delle imposte coincide con il 30 giugno 2018 (2 luglio 2018);
•	se l’approvazione del bilancio del periodo di imposta 2017 avviene oltre il 120° giorno successivo al 31 dicembre 2017, il termine di versamento delle imposte coincide con il giorno 30 del mese successivo a quello in cui è avvenuta l’approvazione;
•	se il bilancio non viene approvato entro i 180 giorni dal 31 dicembre 2017, il versamento delle imposte dovrà comunque essere effettuato entro il 31 luglio 2018.
Lo schema che segue ricapitola le scadenze per il versamento delle imposte per le società di capitale e per le società di persone.
senza maggiorazione	2 luglio 2018
con maggiorazione	20 agosto 2018
Bilancio approvato entro 120 giorni dalla chiusura del bilancio	2 luglio 2018
Bilancio approvato entro 180 giorni dalla chiusura del bilancio	31 luglio 2018
Bilancio non approvato	31 luglio 2018
Bilancio approvato entro 120 giorni dalla chiusura del bilancio	20 agosto 2018
Bilancio approvato entro 180 giorni dalla chiusura del bilancio	31 agosto 2018
Bilancio non approvato	31 agosto 2018
Dal 1° gennaio 2018 è possibile cedere il credito corrispondente alla detrazione Irpef per interventi di riqualificazione energetica effettuati su singole unità immobiliari (non era consentito fino alle spese sostenute entro il 31 dicembre 2017) o su parti comuni degli edifici condominiali a favore di:
•	fornitori di beni e servizi che hanno realizzato gli interventi agevolabili;
•	altri soggetti privati quali persone fisiche, anche titolari di partita Iva, società ed enti.
I soggetti che si trovano nella c.d. “no tax area” e che, pertanto, non hanno alcuna possibilità di recuperare la detrazione Irpef, possono cedere il credito anche ad istituti di credito o intermediari finanziari (facoltà che invece non è consentita negli altri casi).
Con la circolare n. 11/E/2018 l’Agenzia delle entrate chiarisce che gli altri soggetti privati ai quali è possibile cedere la detrazione devono essere collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione.
I chiarimenti della circolare n. 11/E/2018
In adesione ad un parere fornito dalla Ragioneria generale dello Stato, viene limitata la possibilità di cedere il credito una volta sola rispetto alla prima cessione e viene chiarito che gli altri soggetti privati cessionari, diversi dai fornitori dei beni e servizi, devono essere collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione.
A titolo esemplificativo, i cessionari del credito potranno essere gli altri condomini beneficiari delle detrazioni spettanti per i medesimi interventi condominiali, ovvero, nel caso in cui i lavori vengano effettuati da soggetti societari appartenenti ad un gruppo, le altre società del gruppo. Il credito non può essere ceduto alle pubbliche amministrazioni di cui al D.Lgs. 165/2001.
Pertanto, il credito corrispondente alla detrazione, può essere ceduto ad uno dei fornitori che hanno eseguito l’intervento di riqualificazione energetica, ovvero agli altri condomini che abbiano capienza per recuperare integralmente la propria detrazione più quella derivante dalla cessione del credito. Il cessionario potrà eventualmente cedere il credito ottenuto ad altri soggetti sempre riconducibili al rapporto originario, ma non saranno ammesse ulteriori successive cessioni (le cessioni dello stesso credito possono essere al massimo 2).
Per quanto riguarda i soggetti incapienti, che ricadono nel periodo di imposta antecedente al sostenimento della spesa nella c.d. “no tax area”, la cessione del credito che è normativamente consentita a favore di banche o intermediari finanziari.
Il credito risulta cedibile nei confronti degli organismi associativi, compresi i consorzi e le società consortili, anche se partecipati (con quote non maggioritarie) da soggetti classificabili nel settore delle società finanziarie, a favore delle Energy service companies (ESCO) o a favore delle società di servizi energetici (SSE) accreditate presso il GSE che hanno come oggetto sociale l’offerta di servizi integrati per la realizzazione e l’eventuale gestione di interventi di risparmio energetico.
L’Agenzia delle entrate fa salve le cessioni del credito effettuate fino al 17 maggio 2018 a favore di soggetti privati diversi da quelli collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione e le cessioni del credito successive alla cessione originaria anche qualora i cessionari dello stesso credito siano stati più di due.
Adempimenti necessari per formalizzare la cessione del credito
Le modalità operative della cessione del credito per interventi di riqualificazione energetica effettuati su singole unità immobiliari saranno oggetto di un futuro provvedimento dell’Agenzia delle entrate. Qui si evidenziano i passaggi utili per formalizzare la cessione del credito di imposta derivante dalla cessione della detrazione per interventi su parti comuni di edifici condominiali.
Importo della detrazione cedibile		Il condomino può cedere la detrazione calcolata o sulla base della spesa approvata dalla delibera assembleare per l’esecuzione dei lavori oppure sulla base delle spese sostenute nel singolo periodo di imposta, in entrambi i casi per la quota a lui imputabile
Comunicazione della cessione del credito all’amministratore		Se i dati del cessionario non sono già indicati nella delibera assembleare, il condomino deve comunicare all’amministratore del condominio l’avvenuta cessione del credito e la relativa accettazione da parte del cessionario entro il 31 dicembre del periodo di imposta di riferimento
Obblighi dell’amministratore		L’amministratore di condominio comunica all’Agenzia delle entrate telematicamente entro il 28 febbraio dell’anno successivo (ai sensi del D.M. 1° dicembre 2016) i dati del soggetto beneficiario della detrazione (cessionario), consegnando al condomino la ricevuta telematica contenente la certificazione delle spese a lui imputabili. Il mancato invio della comunicazione telematica rende inefficace la cessione del credito
Fruizione del credito da parte del cessionario		L’Agenzia delle entrate renderà visibile nel cassetto fiscale del cessionario il credito d’imposta a lui ceduto, che potrà essere accettato con le funzionalità rese disponibili nel cassetto fiscale: il credito d’imposta sarà disponibile e utilizzabile in compensazione nel modello F24 (non può essere chiesto a rimborso) esclusivamente attraverso i servizi telematici Entratel/Fisconline a decorrere dal 10 marzo, con le stesse cadenze con le quali sarebbe stata recuperata la detrazione originaria. Le informazioni sull’accettazione del credito da parte del cessionario sono visibili anche nel cassetto fiscale del cedente
L’ambito soggettivo di applicazione del meccanismo dello split payment è stato esteso a nuovi soggetti:
– fondazioni partecipate da amministrazioni pubbliche per una percentuale complessiva del fondo di dotazione non inferiore al 70%;
– società controllate direttamente o indirettamente dagli enti e dalle fondazioni di cui ai punti precedenti, nonché dalle società soggette allo split payment in base alle modifiche introdotte;
– società partecipate per una quota non inferiore al 70% da amministrazioni pubbliche e da enti e società soggette allo split payment.
Con riguardo ai predetti soggetti, la circolare in esame ha precisato che sono interessate dal meccanismo in esame, fra l’altro:
– le aziende speciali costituite dalla Camere di commercio che rappresentano organismi strumentali al perseguimento delle finalità istituzionali delle stesse;
– le fondazioni soggette al controllo di soggetti pubblici attraverso la nomina degli organi di gestione della fondazione stessa (es. fondazioni degli Ordini professionali);
– le società controllate direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri sia di diritto che di fatto, anche se l’art. 17-ter co. 1-bis lett. a) del DPR 633/72 si riferisce testualmente al solo controllo di fatto (art. 2359 co. 1 n. 2 c.c.).
Per facilitare l’individuazione dei predetti soggetti riconducibili nell’ambito di applicazione dello split payment, in data 19.12.2017 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha pubblicato appositi elenchi. L’inclusione negli stessi determina un effetto costitutivo; pertanto, la disciplina della scissione dei pagamenti ha effetto dalla data di effettiva inclusione del soggetto nell’elenco e della pubblicazione di quest’ultimo sul sito del Dipartimento delle Finanze.
Tenuto conto della possibilità che un soggetto sia incluso o escluso dagli elenchi in corso d’anno, la circolare ha precisato quanto segue:
– la disciplina in esame deve ritenersi applicabile (ovvero non più applicabile) solo dalla data di aggiornamento dell’elenco; è considerato corretto, pertanto, il comportamento del contribuente che, nelle more dell’aggiornamento, abbia agito coerentemente con gli elenchi;
– se, nelle more dell’aggiornamento dell’elenco, il contribuente si è comunque comportato come un soggetto al quale si applica il meccanismo dello split payment e l’imposta è stata assolta, seppur irregolarmente, non è necessario regolarizzare i comportamenti antecedenti all’inclusione nell’elenco.
Non essendo previsti elenchi, per l’individuazione delle Pubbliche Amministrazioni destinatarie della scissione dei pagamenti occorre fare riferimento all’Indice delle Pubbliche Amministrazioni. Qualora il riferimento a quest’ultimo non sia esaustivo, può tornare utile il rilascio dell’attestazione della PA acquirente ex art. 17-ter co. 1-quater del DPR 633/72.
Per le società le cui quote sono intestate a una società fiduciaria che detiene partecipazioni societarie in ragione di contratti di incarico fiduciario stipulati con la propria clientela ai sensi della L. 23.11.39 n. 1966, la valutazione sull’applicabilità della disciplina dello split payment deve essere effettuata con riguardo alla natura del soggetto a cui le quote stesse devono essere ricondotte.
Non si applica la scissione dei pagamenti ai compensi e onorari relativi alle prestazioni rese dal consulente tecnico d’ufficio (CTU). Il consulente, pertanto, è tenuto a esercitare la rivalsa IVA e a emettere fattura nei confronti dell’Amministrazione della giustizia evidenziando che il pagamento avviene con denaro fornito dalla parte (o dalle parti) che il provvedimento del giudice individua.
Le nuove disposizioni sulla scissione dei pagamenti si applicano:
– alle operazione per le quali la fattura sia stata emessa e la cui imposta sia divenuta esigibile a decorrere dall’1.1.2018 (art. 3 co. 3 del DL 148/2017);
– sino al termine di scadenza della misura speciale di deroga rilasciata dal Consiglio UE ossia, allo stato attuale, fino al 30.6.2020 (art. 17-ter co. 1-ter del DPR 633/72).
Non applicazione delle sanzioni per i comportamenti difformi pregressi
Tenuto conto delle obiettive condizioni di incertezza sull’ambito di applicazione della disciplina dello split payment derivanti dalle novità introdotte dal DL 148/2017, la circolare in esame precisa che non sono applicate sanzioni per gli eventuali comportamenti difformi adottati dai contribuenti prima dell’emanazione del documento di prassi. Questo a condizione che non sia stato arrecato danno all’Erario con il mancato assolvimento dell’IVA dovuta.
Con la risoluzione n. 27/E del 9 aprile 2018 l’Agenzia interviene sul tema degli investimenti in beni strumentali tecnologici che consentono una maggiorazione del 150% del costo al fine del calcolo dell’ammortamento deducibile (cosiddetto Iper ammortamento): secondo l’Amministrazione finanziaria, la perizia può essere resa anche successivamente alla realizzazione dell’investimento, senza che il bonus venga perso o decurtato. L’agevolazione competerà a decorrere dall’esercizio in cui sarà disponibile la perizia giurata.
La legge di bilancio 2018 (L. 205/2017) oltre a prorogare il super ammortamento, ho prorogato anche l’iper ammortamento, introdotto dalla L. 232/2016.
Si tratta di una disciplina particolarmente incentivante per gli investimenti ad elevato impatto tecnologico (cosiddetti “industria 4.0”): si tratta di beni nuovi finalizzati a favorire processi di trasformazione tecnologica/digitale delle imprese, ricompresi nell’Allegato A della L. 232/2016, ai quali viene attribuito un incremento del costo deducibile pari al 150% (quindi, un bene di costo 100, può essere dedotto per 250).
La deduzione del maggior costo non avviene in unica soluzione all’atto dell’acquisto, ma segue il processo di ammortamento del bene.
La legge di bilancio per il 2018 ha disposto la proroga dell’agevolazione per i beni strumentali nuovi:
•	acquisiti dal 01.01.2018 al 31.12.2018, ovvero
•	acquisiti entro il 31.12.2019 (in questo caso l’orizzonte temporale è maggiore), se l’investimento è avviato nel 2018 con versamento di un acconto almeno in misura pari al 20% del costo di acquisizione.
Per assicurare l’agevolazione è necessario che il bene, oltre a essere ricompreso nell’elenco dei beni agevolabili, sia stato interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.
Il rispetto dei requisiti formali deve essere attestato da:
•	una autocertificazione resa dal legale rappresentante, ovvero
•	per i beni aventi un costo di acquisizione superiore a 500.000 euro, una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere o da un perito industriale iscritti nei rispettivi albi professionali ovvero un attestato di conformità rilasciato da un ente di certificazione accreditato.
Nella risoluzione n. 27/E/2018 l’Agenzia osserva come la norma non preveda alcun termine entro il quale, a pena di decadenza, devono essere acquisiti i documenti attestanti la sussistenza dei requisiti necessari per l’agevolazione.
Ciò posto, considerato che la documentazione richiesta riveste un ruolo fondamentale nell’ambito della disciplina agevolativa (in quanto deve attestare, tra l’altro, il rispetto del requisito dell’interconnessione, indispensabile per la spettanza e per la fruizione del beneficio), nella particolare ipotesi in cui l’acquisizione dei documenti avvenga in un periodo di imposta successivo a quello di interconnessione, la fruizione dell’agevolazione inizierà dal periodo di imposta in cui i documenti vengono acquisiti.
Bene agevolabile acquistato, entrato in funzione e interconnesso nel 2017; la perizia giurata viene acquisita nel 2018.
L’impresa potrà fruire dell’iper ammortamento a partire dal periodo di imposta 2018, mentre per il 2017 beneficerà del super ammortamento.
La quota di iper ammortamento annualmente fruibile dal 2018 sarà calcolata applicando il coefficiente di ammortamento fiscale alla differenza tra la maggiorazione complessiva relativa all’iper ammortamento e la quota di maggiorazione fruita a titolo di super ammortamento nel periodo d’imposta precedente
In definitiva, l’iper ammortamento è comunque assicurato per l’importo integrale; si modificherà solamente il momento a partire dal quale tale bonus sarà computato in dichiarazione.