Source: https://esigea.it/processi-per-la-sostenibilita-ambientale/rifiuti-le-norme-in-materia-ambientale/
Timestamp: 2020-02-24 07:53:42+00:00
Document Index: 150764047

Matched Legal Cases: ['art. 184', 'art. 212', 'art. 212', 'art. 234', 'art. 218', 'art. 234', 'art. 1', 'art. 234', 'art. 150', 'art. 202', 'art. 99', 'art. 7', 'art. 14', 'art. 124', 'art. 6', 'art. 128', 'art. 7', 'art. 229', 'art. 229', 'art. 12']

Rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle categorie riportate nell’Allegato A al Decreto e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi.
Materia prima secondaria: materiali, sostanze o oggetti che, senza necessità di operazioni di trasformazione, già presentino le caratteristiche delle materie prime secondarie, dei combustibili o dei prodotti derivanti dalle attività di recupero, a meno che il detentore se ne disfi o abbia deciso, o abbia l’obbligo, di disfarsene.
Hanno l’obbligo di tenere un registro di carico e scarico tutti i produttori di rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, artigianali e dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti.
I soggetti la cui produzione annua di rifiuti non eccede le 10 tonnellate di rifiuti non pericolosi e 2 tonnellate di rifiuti pericolosi, possono adempiere all’obbligo della tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti anche tramite le organizzazioni di categoria interessate o loro società di servizi che provvedono ad annotare i dati previsti con cadenza mensile, mantenendo presso la sede dell’impresa copia dei dati trasmessi.
per il trasporto dei fanghi in agricoltura regolamentati dal D.Lgs. 99/92; per il trasporto di scarti di origine animale non destinati al consumo umano.
le imprese soggette presentano richiesta d’iscrizione all’Albo secondo lo schema riportato nell’allegato “A” e vengono iscritte “ope legis” con decorrenza dalla data di ricezione della richiesta stessa. la Sezione regionale, ricevuta la richiesta e verificata l’iscrizione dell’impresa nel registro delle imprese, rilascia immediatamente la ricevuta attestante la presentazione della richiesta di iscrizione, successivamente procede a verificare, la sussistenza delle condizioni e dei requisiti dichiarati nella richiesta d’iscrizione, ad acquisire la certificazione antimafia e ad emettere il provvedimento di iscrizione. l’efficacia dell’iscrizione è subordinata alla corresponsione del diritto annuale di iscrizione di 50 euro. I soggetti firmatari degli accordi e contratti di programma, le imprese che svolgono operazioni di recupero dei rifiuti con procedura semplificata e le imprese che effettuano attività di smaltimento dei rifiuti non pericolosi nel luogo di produzione dei rifiuti stessi (autosmaltimento), sono iscritte in un apposito registro a seguito di avvenuta comunicazione di inizio attività. Per la tenuta dei registri di cui sopra gli interessati saranno tenuti alla corresponsione di un diritto annuale di iscrizione, per ogni tipologia di registro, pari a 50 euro (rideterminabile).
alla Regione; all’autorità che rilascia l’AIA per gli impianti soggetti a tale procedura. È bene verificare con la propria regione come procedere, quale modulistica utilizzare; quali comportamenti adottare nelle realtà in cui le competenze, ai fini dell’applicazione del DPR 203/88, erano delegate alle province.
riorganizzazione del catasto rifiuti (G.U. 108 dell’11.5.2006); istituzione dell’elenco dei rifiuti (G.U. 114 del 18.5.2006); gestione delle entrate dell’Albo nazionale gestori ambientali (G.U. 113 del 17.5.2006); registro delle imprese autorizzate alla gestione dei rifiuti (G.U. 108 dell’11.5.2006); requisiti essenziali sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio (G.U. 108 dell’11.5.2006); semplificazione delle procedure amministrative relative alle rocce e terre da scavo (G.U. 112 del 16.5.2006); requisiti relativi al centro di raccolta e all’impianto di trattamento dei veicoli fuori uso (G.U. 112 del 16.5.2006); schema-tipo di statuto dei consorzi (G.U. 119 del 24.5.2006). individuazione delle tipologie di beni in polietilene (G.U. 106 del 9.5.2006) modalità di aggiudicazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani (G.U. n. 108 dell’11 maggio 2006); Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti (G.U. n. 108 dell’11 maggio 2006); modalità e termini di aggiudicazione della gestione del Servizio idrico integrato (G.U. n. 113 del 17 maggio 2006); Norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue (G.U. 108 dell’11.5.2006) Modalità di utilizzo per la produzione di energia elettrica del CDR di qualità elevata (G.U. 106 del 9.5.2006).
D.M. 2 maggio 2006 – Riorganizzazione del catasto dei rifiuti, ai sensi dell’articolo 189 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152
D.M. 2 maggio 2006 – Istituzione dell’elenco dei rifiuti, in conformità all’articolo 1, comma 1, lettera A), della direttiva 75/442/CE ed all’articolo 1, paragrafo 4, della direttiva 91/689/CE, di cui alla decisione della Commissione 2000/532/CE del 3 maggio 2000.
L’art. 184.4 del d.lgs. 152/06, prevede l’istituzione dell’elenco dei rifiuti conformemente alla normativa comunitaria in materia. In attuazione, il DM 2.5.06 pubblica l’elenco dei rifiuti – che va a sostituire quello provvisorio allegato al d.lgs. 152/06 (allegato D) – inserendovi gli aggiornamenti e la tabella di concordanza dei codici identificativi richiesti a livello comunitario. Per i rifiuti agricoli, contrassegnati dal codice 02, rimane sostanzialmente invariata la nomenclatura e la classificazione; pertanto, restano confermati i codici indicati nella circolare n. 12329 del 24 maggio 2006.
D.M. 2 maggio 2006 – Gestione delle entrate derivante dall’Albo dei gestori di rifiuti, ai sensi dell’articolo 212, comma 16, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
Il D.M. 2 maggio 2006, in attuazione dell’art. 212, comma 16, del D.Lgs. 152/06, stabilisce che agli oneri per il funzionamento del Comitato nazionale e delle Sezioni regionali e provinciali (organi in cui è articolato l’Albo nazionale gestori ambientali) si provvede con le entrate derivanti dai diritti di segreteria e dai diritti annuali d’iscrizione, secondo le previsioni, anche relative alle modalità di versamento e di utilizzo, che saranno determinate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.
D.M. 2 maggio 2006 – Registro delle imprese autorizzate alla gestione dei rifiuti, ai sensi dell’articolo 212, comma 23, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
Il D.M. 2 maggio 2006 attua il comma 23 dell’art. 212 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 che prevede l’istituzione dei registri delle imprese autorizzate alla gestione dei rifiuti, da costituire presso il Comitato nazionale dell’Albo nazionale gestori ambientali.
D.M. 2 maggio 2006 – Aggiornamento degli studi europei fissati dal Comitato europeo di normazione (CEN), in conformità ai requisiti essenziali stabiliti all’articolo 9 della direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio.
D.M. 2 maggio 2006 – Semplificazione delle procedure amministrative relative alle rocce e terre da scavo provenienti da cantieri di piccole dimensioni la cui produzione non superi i seimila metri cubi di materiale, ai sensi dell’articolo 266, comma 7, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
D.M. 2 maggio 2006 – Requisiti relativi al centro di raccolta e all’impianto di trattamento dei veicoli fuori uso non disciplinati dal D.Lgs. 24 giugno 2003, n. 209, e successive modificazioni, ai sensi dell’articolo 231 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
D.M. 2 maggio 2006 – Approvazione dello schema-tipo di statuto dei consorzi per ciascun materiale di imballaggio operanti su tutto il territorio nazionale, ai sensi dell’articolo 223, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
D.M. 2 maggio 2006 – Individuazione delle tipologie di beni in polietilene rientranti nel campo di applicazione dell’articolo 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.
Il comma 2 dell’art. 234 stabilisce che con decreto del Ministro dell’ambiente, di concerto con il Ministro delle attività produttive, sono individuate le tipologie di beni in polietilene.
gli imballaggi di cui all’art. 218 del d.lgs. 152/06, comma 1, lettere a), b), c), d), e) e dd); i beni, ed i relativi rifiuti, di cui agli articoli 227, comma 1, lettere a), b) e c), e 231 del d.lgs. 152/06; i materiali e le tubazioni in polietilene destinati all’edilizia, alle fognature e al trasporto di gas e acque, in quanto considerati beni durevoli (fattispecie precedentemente non prevista dal D.Lgs. 22/97). Con il D.M. 2 maggio 2006 viene stabilito che per beni in polietilene, di cui all’art. 234, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si intendono:
i teli e le reti ad uso agricolo quali: film per copertura di serre e tunnel;
i contenitori rigidi per uso di igiene ambientale di capacità superiore ai 75 litri, di cui alle norme UNI EN 840, UNI EN 12574, UNI EN 13071. Tale elenco dovrà essere verificato con cadenza triennale dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, di concerto con il Ministero dell’attività produttive, sulla base dei risultati conseguiti in termini di raccolta e riciclo dei rifiuti dei predetti beni nonchè degli impatti ambientali generati dagli stessi (art. 1.2).
Gli utilizzatori ed i distributori dei beni in polietilene possono partecipare ai consorzi previsti dal comma 1 dell’art. 234 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, anche mediante le rispettive associazioni nazionali di categoria. Si ricorda a questo proposito che il suddetto articolo ha modificato profondamente il precedente articolo 48 del D.Lgs. 22/97. Si passa, difatti, da un solo consorzio, nel quale la partecipazione degli utilizzatori non era obbligatoria, alla possibilità di creare più consorzi o forme diverse di gestione dei beni in polietilene (gestione diretta da parte degli operatori), nei quali gli utilizzatori sono chiamati a dare il loro contributo anche dal punto di vista economico.
D.M. 2 maggio 2006 – Modalità per l’aggiudicazione, da parte dell’Autorità d’ambito, del servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, ai sensi dell’articolo 202, comma 1, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
D.M. 2 maggio 2006 – Disciplina delle modalità e dei termini di aggiudicazione della gestione del Servizio idrico integrato, ai sensi dell’articolo 150, comma 2, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
L’art. 150.2 del d.lgs. 152/06 afferma, in materia di servizi idrici, che l’Autorità d’ambito – cui spettano le competenze relative alle risorse idriche in ciascun ambito territoriale ottimale – aggiudica mediante pubblica gara la gestione del servizio idrico integrato, secondo modalità e termini stabiliti con decreto del ministro dell’ambiente.
L’art. 202.1 del medesimo, succitato decreto, afferma, con speculare previsione in materia di rifiuti urbani, che l’Autorità d’ambito – cui sono affidate le competenze relative alla gestione integrata dei rifiuti in ciascun ATO – aggiudica mediante gara pubblica tale servizio di gestione, secondo criteri parimenti dettati a livello ministeriale.
D.M. 2 maggio 2006 – Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, ai sensi dell’articolo 159, comma 1, del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152.
D.M. 2 maggio 2006 – Norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue, ai sensi dell’articolo 99, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
Il D.M. 2 maggio 2006, come già specificato, attua l’art. 99 del d.lgs. 152/06 che prevede l’emanazione, da parte del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, sentiti i Ministri delle politiche agricole e forestali, della salute e delle attività produttive, di norme tecniche per il riutilizzo delle acque reflue. Inoltre lo stesso articolo prevede che le regioni, nel rispetto dei principi della legislazione statale, e sentita l’Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti, adottino norme e misure volte a favorire il riciclo dell’acqua e il riutilizzo delle acque reflue depurate.
art. 7 – Controllo e monitoraggio degli impianti di recupero: nel ribadire l’obbligo per il titolare dell’impianto di recupero di assicurare un sufficiente numero di autocontrolli all’uscita dell’impianto di recupero, che comunque non deve essere inferiore a quello previsto dalla normativa regionale in rapporto alle specifiche utilizzazioni, viene specificato che, in ogni caso, la cadenza minima è quindicennale; art. 14 – Ulteriori norme per il riutilizzo irriguo: viene prevista la possibilità in regime normale di superare i parametri previsti per l’escherichia coli, sempre che siano rispettate le precauzioni indicate nel decreto (precedentemente era previsto un regime di deroga che scadeva dopo tre anni); Allegato – Requisiti minimi di qualità delle acque reflue recuperate all’uscita dell’impianto di recupero: – paragrafo 1: in relazione al riutilizzo irriguo e civile delle acque reflue ed al rispetto dei limiti indicati nella tabella riportata in allegato al decreto, viene specificato che le regioni stabiliscono per ogni zona omogenea del proprio territorio i parametri per i quali è obbligatorio effettuare il controllo ed il monitoraggio, fissando i limiti dei medesimi nel rispetto delle indicazioni contenute nel decreto;
– paragrafo 3: oltre alla possibilità data alle regioni, sempre nel rispetto delle condizioni stabilite dal decreto, di autorizzare per alcuni parametri (pH, azoto ammoniacale, conducibilità elettrica specifica, alluminio, ferro, manganese, cloruri, solfati) limiti diversi da quelli individuati nella tabella allegata al decreto, viene stabilito che le regioni per i restanti parametri chimico-fisici possono prevedere, sulla base di consolidate conoscenze acquisite per i diversi usi e modalità di riutilizzo a cui le acque reflue sono destinate, limiti diversi da quelli previsti nella tabella dell’allegato, purchè non superiori ai limiti per lo scarico in acque superficiali di cui alla Tabella 3 dell’allegato 5 della Parte Terza del decreto legislativo n. 152/2006, previo parere del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio.
– limitare il prelievo delle acque superficiali e sotterranee;
– ridurre l’impatto degli scarichi sui corpi idrici recettori;
– favorire il risparmio idrico mediante l’utilizzo multiplo delle acque reflue.
– nelle aree di origine delle acque reflue ed in quelle ove avviene il riutilizzo irriguo non sia riscontrato un incremento, nel tempo, dei casi di patologie riconducibili a contaminazione fecale;
– il metodo irriguo non deve comportare il contatto diretto dei prodotti edibili crudi con le acque reflue recuperate.
Nell’ambito della autorizzazione allo scarico con finalità di riutilizzo (autorizzazione agli scarichi art. 124 del D.Lgs. 152/06) e, nel caso di impianti di recupero delle acque reflue urbane, dell’approvazione dei progetti ai sensi dell’art. l26 del decreto legislativo n. 152/2006 sono dettate le prescrizioni atte a garantire che l’impianto autorizzato osservi i valori limite e le norme del decreto e della normativa regionale di attuazione (art. 6.1).
L’impianto di recupero delle acque reflue è soggetto al controllo da parte dell’autorità competente (in conformità al programma di controllo sugli scarichi di cui all’art. 128, d.lgs. 152/06) per la verifica del rispetto delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione. Il controllo, su disposizione dell’autorità competente e sulla base del programma di controllo può essere effettuato dal titolare dell’impianto di recupero. E’ previsto comunque anche l’obbligo di autocontrollo (analisi delle acque da effettuare all’uscita dall’impianto) da parte dello stesso titolare dell’impianto di recupero, con cadenza almeno quindicennale (art. 7).
D.M. 2 maggio 2006 – Modalità di utilizzo per la produzione di energia elettrica del CDR di qualità elevata (CDR-Q), come definito dall’articolo 183, comma 1, lettera s), del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
Il decreto attua il comma 6 dell’art. 229 del D.Lgs 152/06 che estende anche al CDR-Q il regime di incentivazione di cui all’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387.
Al fine di attuare quanto previsto dell’art. 229 del D.Lgs 152/06, il D.M. 2 maggio 2006 modifica l’art. 12, comma 3, del decreto 24 ottobre 2005 (Aggiornamento delle direttive per l’incentivazione dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili), stabilendo che ha diritto ai certificati verdi la produzione di energia elettrica degli impianti che utilizzano combustibile da rifiuti di qualità elevata (CDR-Q) come descritto dalle norme tecniche UNI 9903-1 (RDF di qualità elevata).