Source: http://www.tidona.com/pubblicazioni/20080530.htm
Timestamp: 2017-11-22 12:45:29+00:00
Document Index: 21564382

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 2740', 'art. 11', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 3', 'art. 13', 'art.3', 'art. 5', 'sentenza ', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 44', 'art. 13', 'art. 44', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 165', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 73', 'art. 19', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 19', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 23', 'art. 73', 'art. 73', 'art. 23', 'art. 27', 'art. 68', 'art. 5', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 25', 'art. 73', 'art. 2', 'art. 26', 'art. 67', 'art. 4', 'art. 25', 'art. 6', 'art. 163', 'art. 73', 'art. 23', 'art. 165', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 19', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 11', 'art. 27', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art.3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 1']

l regime tributario dei trust regolati dalla legge di San Marino. Comparazione e collegamenti fra la disciplina fiscale sammarinese ed italiana in materia di soggettività passiva
La Convenzione dell’Aja del 1° Luglio 1985.
Il Consiglio Grande e Generale della Repubblica di San Marino ha aderito alla Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985 sulla legge applicabile ai trust e sul loro riconoscimento [1] in forza del Decreto del 20/09/2004 n. 119 [2].
L’adesione produce i suoi effetti solo dopo il decorso di dodici mesi dal ricevimento della notificazione dello strumento di adesione da parte di tutti gli Stati contraenti [3]
Attraverso tale adesione lo Stato di San Marino si è impegnato, ai sensi dell’art. 11 della Convenzione, a riconoscere nel proprio ordinamento giuridico gli effetti del trust che posseggono le caratteristiche di cui all’art. 2 della stessa Convenzione, senza però avere una disciplina interna generale che regolamenti la materia.
A tale proposito la Convenzione dell’Aja ha sviluppato un regime internazional-privatistico proprio per i trust distinto da quello applicato ad altri istituti, ad esempio al contratto.
La Convenzione di Roma del 1980 ammette all’art. 3 lo shopping del diritto riconoscendo la facoltà ai cittadini di uno Stato di adottare il diritto di uno Stato terzo attraverso il contratto, con il limite del rispetto delle norme imperative interne.
La Convenzione dell’Aja del 1985 è andata oltre al riconoscimento di tali effetti riconducibili comunque nell’alveo delle norme imperative interne consentendo ai cittadini di qualunque Stato (anche di civil law) di fruire dell’istituto del trust superando la norma di diritto interno imperativa che impone la responsabilità illimitata del debitore.
Qualora il trust sia rappresentato da un rapporto giuridico istituito da un disponente – con atto tra vivi o mortis causa – che pone sotto il controllo di un trustee dei beni nell’interesse di un beneficiario o per uno scopo specifico, allora il trust produce un effetto contrastante con l’art. 2740 c.c. italiano relativo alla responsabilità patrimoniale generale del debitore.
Il riconoscimento del trust istituito in conformità della legge scelta dal disponente o, in mancanza, da quella con la quale ha più stretti legami, secondo l’art. 11, quale norma di diritto sostanziale uniforme, produce delle conseguenze minime.
Così i beni del trust sono segregati rispetto al patrimonio personale del trustee e sono sottratti alle pretese dei suoi creditori personali. Il trustee non può arricchirsi a scapito dei beni in trust e risponde dell’adempimento delle obbligazioni inerenti all’attuazione del trust solo nei limiti dei beni in trust.
La Convenzione si applica solo ai trust istituiti volontariamente. Tale Convenzione, al pari di altre Convenzioni di diritto internazionale privato, contiene una serie di norme di salvaguardia che conducono all’applicazione del diritto richiamato da altre norme di conflitto del foro.
Ci si riferisce segnatamente all’art. 13 ed all’ammissibilità nell’ordinamento giuridico del cosiddetto “trust interno” cioè di un trust in cui tutti gli elementi soggettivi ed obbiettivi sono legati ad un ordinamento che non qualifica lo specifico rapporto come trust mentre esso è regolato da una legge straniera che gli attribuisce quella qualificazione.
L’art. 13 stabilisce che nessuno Stato è tenuto a riconoscere un trust i cui elementi significativi, ad eccezione della legge applicabile, del luogo di amministrazione e residenza abituale del trustee siano collegati più strettamente alla legge di Stati che non riconoscono l’istituto del trust.
La dottrina è giunta alla conclusione che senza dubbio il giudice, in base all’articolo citato, potrebbe negare effetto al trust interno e ricondurre la fattispecie all’applicazione del diritto nazionale. Tuttavia il Rapporto di Von Overbeck [4] è esplicito nel ritenere che l’art. 13 dovrebbe essere utilizzato dai giudici che reputino che la situazione sia stata abusivamente sottratta all’applicazione del proprio diritto.
La disciplina civilistica del trust nella Repubblica di San Marino.
La Repubblica di San Marino ha adottato recentemente [5] una legislazione in materia civilistica conforme al modello internazionale e destinata non ai cittadini della Repubblica, bensì ai soggetti non residenti, come tipicamente accade nell’ambito dei piccoli Stati.
Pertanto il problema del trust interno a San Marino si pone in relazione a quegli istituti i cui attori, principalmente beneficiario e disponente, sono italiani o stranieri mentre il trustee, eventualmente il guardiano e la legge applicabile sono sammarinesi.
A tale proposito interviene la problematica posta dall’art. 13, visto che in Italia manca una norma interna in materia, tenendo presente, tuttavia, che lo stato italiano, parimenti a quello di San Marino, ha ratificato la Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985 impegnandosi a riconoscere l’istituto del trust ivi descritto.
Si evidenzia che l’ordinamento giuridico sammarinese fondato originariamente sul diritto comune ha ormai, dall’inizio del XX° secolo, adottato una miriade di leggi speciali scritte disciplinanti specifiche materie che hanno disapplicato il diritto comune trasformando gradualmente il sistema giuridico conformemente ai paesi di civil law. Nonostante il paese sia ostico a dotarsi di una codificazione scritta, in materia civilistica, da ultimo anche la legge n. 36/2002, all’art. 3-bis, ha ridefinito l’ordine gerarchico delle fonti giuridiche stabilendo la prevalenza della norma costituzionale (gli statuti e le leggi qualificate di modifica degli stessi). Secondaria è la legge ordinaria ed integrativa, solo in subordine, la consuetudine ed il diritto comune.
Ne consegue che tale ordinamento giuridico, ancorché non strutturato in maniera organica in Testi Unici, codici o raccolte di leggi, mostra molti punti di contatto con un sistema civilistico dotato di una costituzione rigida e nel quale si predilige la norma scritta [6].
Si osserva che spesso è la stessa norma scritta che rinvia espressamente al diritto comune colmando le lacune legislative con il ricorso ai principi scientifici della dottrina e soprattutto della giurisprudenza.
In tale contesto si inserisce la legge civilistica sull’istituto del trust, la legge n. 37 del 17 marzo 2005 che disciplina i trust istituiti per volontà del disponente qualora il trustee autorizzato dalla legge sammarinese, o qualificato ai sensi della stessa, diventa titolare di beni nell’interesse di uno o più beneficiari o per uno scopo specifico.
La norma prevede determinati requisiti essenziali che deve assolutamente osservare l’atto istitutivo e stabilisce i diritti e gli obblighi in capo ai soggetti del trust.
Si osserva che vengono fondamentalmente accolti i principi essenziali previsti nel modello internazionale, fra cui primariamente la separazione patrimoniale ed il vincolo di destinazione sui beni in trust (quanto previsto dall’art. 13).
Il trust di scopo si caratterizza per l’assenza dell’obbligo della finalità benefica e per una durata illimitata dello stesso.
Il trust con beneficiari non preclude che il disponente ed il trustee possano essere beneficiari ed, in generale, che il disponente ricopra l’ufficio di trustee o si riservi alcune prerogative
Sussistono anche nella norma civilistica, regole di salvaguardia, al pari di quanto stabilito nella Convenzione dell’Aja, dirette a rendere nullo un trust il cui atto istitutivo sia contrario a norme imperative, all’ordine pubblico o al buon costume. La nullità del trust è disposta anche qualora l’atto istitutivo o dispositivo, successivo e separato, siano simulati oppure i beni in trust siano destinati a commettere un reato [7].
Il trustee autorizzato o qualificato è soggetto ad un sistema autorizzativo ed è sottoposto a regole di vigilanza prudenziale ed al rispetto della normativa antiriciclaggio.
Sono previsti in capo al trustee una serie di obblighi e di poteri fra i quali spicca l’obbligo di riservatezza nei confronti dei terzi, di buona fede e diligenza nell’adempimento dei propri doveri inerenti all’ufficio. Inoltre il trustee è vincolato a tenere la contabilità dei fatti amministrativi che interessano i beni in trust e ne redige l’inventario. Oltre a ciò sono previsti gli essenziali oneri di comunicazione a favore dei beneficiari e del guardiano e gli adempimenti a fini di pubblicità.
E’ prevista la figura del co-trustee che non deve obbligatoriamente essere autorizzato e qualificato, nel caso in cui il trust abbia una pluralità di trustee, anche se è prevista l’amministrazione congiunta.
Come accade di consueto in paesi con ordinamenti giuridici di civil law, si è dotato l’istituto di un sistema di pubblicità dichiarativa attraverso l’introduzione di un Registro dei trust in grado di limitare la responsabilità del trustee per le obbligazioni contratte verso i terzi, qualora egli dichiari espressamente di agire in tale qualità: la responsabilità per l’adempimento è limitata al valore dei beni in trust alla data in cui le obbligazioni furono assunte.
Fra i diritti dei beneficiari si annoverano inoltre le comunicazioni periodiche, fra cui il diritto al rendiconto, l’inventario dei beni in trust e la relazione contenente la descrizione dei principali eventi modificativi della consistenza e della composizione dei beni in trust.
Oltre a ciò che rende effettiva la tutela di tali soggetti, si osserva la facoltà di differire l’attribuzione o estinguere anticipatamente il trust, disporre della posizione giuridica dei beneficiari a favore di terzi ed escludere o aggiungere dalla posizione giuridica di beneficiari alcuni soggetti durante la vita del trust.
E’ ovvio che nel trust il disponente non deve mantenere un sostanziale potere di gestione e magari anche di disposizione dei beni in trust [8] perché viene meno l’effettivo trasferimento al trustee dei beni in trust i quali permangono sotto il controllo del disponente. Bisogna tener conto della compatibilità dell’istituto con i principi dell’ordinamento giuridico e, pertanto, non dovrebbe essere ammessa la facoltà di revoca del trust se non in casi particolari. Ciò in quanto l’atto istitutivo potrebbe essere suscettibile di riqualificazione venendo a configurare una sorta di mandato senza rappresentanza posto in essere per realizzare una gestione fiduciaria.
Concludendo, lo statuire che nell’ordinamento giuridico italiano la validità del trust interno [9] si determina sulla base del suo diritto regolatore, che da questo vanno desunti gli effetti ed a questo ci si deve rifare per la sua interpretazione, ammettendolo per assecondare l’effetto segregativi del trust [10], produrrà importanti ripercussioni anche nell’ordinamento giuridico sammarinese che annovera fra i principali fruitori i soggetti residenti in Italia. Ciò consentirà di sostenere e sviluppare l’attività di trust offshore al fine di attrarre attività internazionali.
Il rapporto fra le norme di diritto interno ed il diritto internazionale.
Il rapporto fra le disposizioni interne all’ordinamento giuridico della Repubblica di San Marino, in particolare, la legge sammarinese sul trust e le norme di diritto internazionale merita particolare attenzione.
Innanzitutto è necessario distinguere fra la legge applicabile all’atto istitutivo del trust e quella applicabile agli atti dispositivi, distinti e funzionalmente collegati con cui il disponente trasferisce al trustee la titolarità di beni. Gli atti dispositivi restano sottoposti sia nei profili formali sia nei profili sostanziali alla legge designata dalle norme di conflitto ordinarie.
In secondo luogo è essenziale esaminare l’interazione tra diritto interno e internazionale in tema di giurisdizione competente e di delibazione ed esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali.
Per quanto riguarda la giurisdizione competente la legge 218/95 di riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato determina l’ambito della giurisdizione italiana competente atteso che il convenuto è domiciliato in territorio italiano (art.3, comma 1), mentre solo i rapporti interni fra trustee, disponente e beneficiario sono sottoposti alla giurisdizione esclusiva indicata nell’atto istitutivo.
Al contrario la legge regolatrice del trust prevede la giurisdizione dello Stato di San Marino qualora sia scelta quale legge applicabile al trust la legge sammarinese (art. 5 Legge 37/2005). Inoltre, essendo i beni siti in San Marino la giurisdizione sammarinese sussiste in applicazione del criterio di collegamento del locus rei sitae.
Si osserva che ogni qualvolta sussista la competenza concorrente dell’Italia o di un altro Stato, perché la sentenza emessa dallo stato straniero possa produrre effetti in territorio sammarinese, essa dovrà essere delibata secondo quanto previsto, per un provvedimento giurisdizionale italiano, dalla Convenzione italo-sammarinese del 1939 di Amicizia e Buon Vicinato.
La Repubblica di San Marino, infatti, non essendo uno Stato comunitario non può essere diretto destinatario del Regolamento CE 44/2001, il quale prevede che le sentenze rese in uno Stato membro siano automaticamente riconosciute negli altri Stati senza necessità di delibazione, in applicazione della regola un solo processo una sola sentenza.
La disciplina tributaria applicabile al trust secondo la prassi, la dottrina e la legislazione italiana.
Nel settore tributario non è possibile fornire una soluzione che possa essere valida per qualsiasi tipologia di trust ma l’individuazione del soggetto passivo del tributo deve essere indagata valutando la peculiarità del singolo trust considerato.
La tematica centrale in materia di imposte dirette è stata quella della soggettività tributaria del trust.
Il dibattito dottrinale in Italia sulle modalità di tassazione dei fenomeni impositivi che si generano da un rapporto di trust nasce dalle caratteristiche peculiari dell’istituto e dagli effetti prodotti dal polimorfismo sul piano del trasferimento della ricchezza. La flessibilità dello strumento, mutevole da trust a trust, ma anche, nello stesso trust, nel corso del tempo a seconda delle caratteristiche dei soggetti coinvolti e della tipologia dei redditi da tassare, comporta una necessaria analisi continua per definire le corrette regole di tassazione da applicare al rapporto.
La dottrina si era divisa fra coloro che riconducevano il trust fra i soggetti passivi IRES, quali organizzazioni nei confronti delle quali si verifica il presupposto impositivo in maniera unitaria ed autonoma (ai sensi dell’art. 73, comma 2 Tuir), e coloro che ritenevano applicabile il presupposto del tributo nei confronti del trustee, unico titolare giuridicamente qualificato dei beni che formano il trust fund.
Tuttavia il legislatore tributario è intervenuto disciplinando espressamente i profili dell’imposizione diretta dei trust attraverso la legge 27/12/2006 n. 296 che ha modificato l’art. 73 e l’art. 44 del dPR 22/12/1986 n. 917 (Tuir) nonché l’art. 13 del dPR 29/09/1973 n. 600.
In sintesi sono soggetti all’imposta sul reddito delle società i trust con o senza personalità giuridica residenti e non residenti nel territorio dello Stato. Nel caso in cui i beneficiari del trust siano individuati i redditi conseguenti dal trust sono qualificati redditi di capitale (ai sensi dell’art. 44, comma 1, lett. g-sexies) e sono imputati in ogni caso ai beneficiari in proporzione alle quote di partecipazione individuate nell’atto o in mancanza in parti uguali (art. 73, comma 1 e 2).
La disciplina fiscale applicabile in Italia in materia di imposte dirette ad un trust interno istituito nella Repubblica di San Marino il cui trustee è autorizzato ai sensi della legge sammarinese (Legge n. 37/2005).
L’inquadramento ai fini tributari del regime fiscale, in materia di imposte dirette, applicabile ai redditi generati da un trust, in relazione alla nozione di dividendi, plusvalenze da capital-gain, interessi e royalties, si fonda su alcuni elementi essenziali che devono essere preventivamente individuati ed analizzati:
a) la residenza fiscale del trust per i trust istituiti in San Marino ed amministrati e gestiti da trustee autorizzati sammarinesi (cfr. art. 73, III comma dpr 917/86) tenendo conto delle disposizioni antielusive circa la presunzione relativa di residenza;
b) l’individuazione della tipologia di trust preso in esame ovverosia trust residenti in Italia aventi per oggetto principale o esclusivo l’esercizio di attività commerciali oppure non aventi per oggetto l’esercizio di tali attività o, infine, trust non residenti relativamente ai redditi prodotti nel territorio dello Stato italiano;
c) trust trasparenti ed opachi con individuazione o meno dei beneficiari;
d) la tassazione dei redditi di natura finanziaria assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva nel momento in cui sono percepiti dal trust ed il divieto della doppia imposizione;
e) i redditi esteri di capitale, corrisposti da soggetti non residenti ed il credito di imposta (art. 165 tuir).
f) La residenza fiscale dei trust istituiti in San Marino ed amministrati e gestiti da trustee autorizzati sammarinesi.
Il concetto di residenza fiscale del trust in Italia rappresenta un elemento essenziale al fine di determinare il carico fiscale sulle operazioni poste in essere dal trust stesso.
La legge n. 296/2006 ha impropriamente omologato il concetto di “trust interno” per precisare la nozione di trust “fiscalmente residente”, ancorché i punti di contatto siano pochi.
La residenza fiscale del trust è individuata secondo i criteri generali utilizzati per fissare la residenza dei soggetti di cui all’art. 73 del Tuir. Essa si presume laddove si verifichi almeno uno dei tre requisiti previsti, per la maggior parte del periodo di imposta, ai sensi del comma 3, dell’art. 73 Tuir:
- sede legale nel territorio dello Stato,
- sede dell’amministrazione nel territorio dello Stato,
- oggetto principale dell’attività svolta nel territorio dello Stato.
Essendo pacifico che non si possa correttamente parlare di “sede legale” del trust, per determinare la residenza fiscale soccorreranno dunque in via alternativa fra di loro i due criteri residuali di collegamento al territorio dello Stato: la sede dell’amministrazione e l’oggetto principale, tenendo presente che l’alternatività è da intendersi nel senso che la residenza fiscale si presume laddove almeno uno dei due requisiti risulti soddisfatto.
La disposizione si assume evidentemente anche al contrario, cosicché si può sostenere che laddove non si verifichi nessuna delle fattispecie previste dall’art. 73, comma 3, il trust non dovrà e non potrà essere considerato fiscalmente residente.
Il criterio che la Convenzione de l’Aja, all’art. 13, stabilisce per la qualificazione di un trust come “interno” è quello in cui tutti gli elementi significativi, ovvero disponente, beneficiario, bene in trust, guardiano sono più strettamente collegati all’ordinamento giuridico in questione. La norma è esplicita nello stabilire che la residenza del trustee ed il luogo dell’amministrazione non sono considerati elementi significativi e, pertanto, a nulla rilevano nel determinare se un trust sia o meno interno.
Applicando i due concetti si giunge alla conclusione che, in linea di principio, un trust interno ai sensi dell’art. 13 della Convenzione può essere indifferentemente qualificato come fiscalmente residente in Italia o meno a seconda che si verifichino i presupposti di cui all’art. 73, comma 3 del dPR n. 917/1986.
A tale proposito, si analizza l’ipotesi in cui il trust sia istituito secondo la legge sammarinese (Legge n. 37/2005), quale ente non commerciale i cui beni oggetto del patrimonio in trust sono rappresentati da titoli di debito o di capitale o da disponibilità finanziarie.
A) Per quanto riguarda la sede dell’amministrazione si può fare riferimento ai trust che si avvalgono di una apposita struttura organizzativa. In assenza, essa coinciderà con il domicilio fiscale del trustee.
Sicché, in base all’art. 19 della legge n. 37/2005 di San Marino almeno un trustee deve essere un soggetto autorizzato, costituito esclusivamente da società bancarie, finanziarie ed assicurative aventi la sede e l’amministrazione a San Marino. Pertanto il trustee residente a San Marino comporta che la sede dell’amministrazione sia ubicata a San Marino.
B) Il criterio dell’oggetto principale è strettamente legato alla tipologia di trust. E’ errato identificare l’oggetto principale dell’attività con la collocazione fisico-topografica dei beni posseduti.
L’interpretazione autentica fornita dall’art. 73, comma 4, stabilisce che l’elemento discriminante è l’attività svolta in via diretta per realizzare lo scopo sociale.
Ne consegue che l’attività posta in essere dovrà essere indicata sull’atto istitutivo, incluso il luogo in cui essa avviene. In concreto la gestione dei titoli di debito o di capitale o delle disponibilità finanziarie, sia attraverso un rapporto amministrato, sia attraverso un rapporto gestito, dovrà compiersi direttamente presso la sede del trust, e quindi a San Marino, a seconda della discrezionalità del trustee.
Tale considerazione si estende anche alla detenzione di partecipazioni societarie qualificate o di marchi e brevetti, qualora non sia richiesto l’effettivo esercizio dell’attività commerciale [11].
Secondo i principi generali di cui all’art. 73 un trust istituito in base alla legge di San Marino che possiede partecipazioni in società residenti in Italia oppure titoli di debito o di capitale non qualificati emessi dagli stessi soggetti, disponibilità finanziarie o marchi e brevetti concessi in uso a società residenti in Italia ed il cui trustee sia un soggetto autorizzato sammarinese è da considerarsi ente non commerciale non fiscalmente residente.
Tuttavia l’art. 19 della legge 37/2005 consente la pluralità di trustee, uno solo dei quali deve essere un trustee autorizzato. Pertanto, laddove vi sia un co-trustee italiano e l’atto istitutivo del trust preveda che le decisioni debbano essere assunte in Italia, verrà soddisfatto il requisito di effettiva e concreta attività esercitata in Italia ed il trust sarà considerato fiscalmente residente atteso che tale classificazione può risultare vantaggiosa per talune tipologie di reddito.
Con la modifica del comma 3 dell’art. 73 del tuir attuata con la Legge n. 296/06 sono state introdotte disposizioni antielusive che implicano una presunzione relativa di residenza, attraendo in Italia trust non residenti. Tale presunzione ammette la prova contraria a carico del contribuente che ha la possibilità di dimostrare l’effettiva residenza fiscale del trust all’estero.
Sussistono due casi di attrazione della residenza del trust in Italia:
a) si considerano residenti nel territorio dello Stato, salvo prova contraria, i trust istituiti in Paesi non inclusi nella cd “white list” che non consentono lo scambio di informazioni [12], qualora almeno uno dei disponesti ed almeno uno dei beneficiari siano fiscalmente residenti nel territorio dello Stato italiano; non è necessario che la residenza fiscale si sia verificata per entrambi i soggetti nello stesso periodo di imposta.
Le disposizioni antielusive tendono a far coincidere la nozione di trust interno con quella di trust fiscalmente residente. Tuttavia, la norma è applicabile esclusivamente ai trust con beneficiari individuati anche se ciò si verifica in un periodo di imposta successivo a quello in cui il disponente ha posto in essere il suo atto di disposizione a favore del trust.
Premesso che esistono situazioni in cui può essere opportuno che il trust sia fiscalmente residente in Italia, a seconda della tipologia di reddito che si prevede di conseguire [13], la norma richiede quale condizione necessaria non l’alternatività delle due situazioni di cui all’art. 73, comma 3, bensì la coesistenza delle stesse.
Pertanto, fintanto che il beneficiario non sia individuato nell’atto istitutivo di trust o successivamente o qualora sia istituito un trust di scopo, l’attrazione della residenza del trust in Italia non risulta applicabile anche nell’ipotesi in cui il trust sia istituito a San Marino, paese non incluso nella white list.
Per di più si può aggiungere che l’oggetto principale cioè l’attività non è svolta in Italia ed i beni vincolati in trust sono fisicamente ubicati all’estero (titoli di debito o di capitale esteri o emessi da società italiane e depositati all’estero).
b) Al contrario qualora il disponente residente trasferisce a favore del trust la proprietà di beni immobili o diritti reali immobiliari, l’ubicazione degli immobili in Italia crea il collegamento territoriale e giustifica la residenza in Italia.
L’individuazione della tipologia di trust: trust residenti o non residenti in Italia, trust aventi o meno per oggetto principale o esclusivo l’esercizio di attività commerciali, trust trasparenti ed opachi.
Si possono illustrare le seguenti fattispecie:
1. Per un trust di scopo o per trust opachi (cioè senza beneficiari del reddito individuati) istituiti a San Marino da un disponente fiscalmente residente in Italia si avrà un trust classificato ente non commerciale non residente secondo le disposizioni fiscali italiane. Per i trust non residenti l’imponibilità in Italia riguarda solo i redditi prodotti nel territorio dello stato italiano (ai sensi art. 23 Tuir).
L’art. 73 del Tuir annovera il trust fra i soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, ai sensi dell’art. 73, 1° comma lett. b), c), d), la cui aliquota proporzionale è pari al 27,5% [14].
Per quanto concerne le modalità di tassazione, il criterio utilizzato è analogo a quello vigente per le persone fisiche: si applica l’imposta proporzionale IRES (27,50%) alle singole categorie di redditi prodotti, in luogo dell’imposta progressiva che grava sulle persone fisiche [15].
Ai trust senza beneficiari di reddito individuati i redditi vengono direttamente attribuiti al trust medesimo.
Ne consegue che, laddove il trust venga qualificato ente non residente la normativa di riferimento è data dall’art. 23, comma 1 tuir che alle lettere b) ed f) tratta rispettivamente dei redditi di capitale, dei dividendi e delle plusvalenze da capital-gain. Il comma 2 dell’articolo citato alla lett. c) dispone in materia di compensi derivanti dall’utilizzazione di opere dell’ingegno e simili.
Per quanto riguarda i dividendi l’art. 27, comma 3 del dPR 600/73 stabilisce l’applicazione di una ritenuta fiscale a titolo di imposta con l’aliquota del 27% sui dividendi erogati da soggetti italiani a percettori non residenti.
Le plusvalenze realizzate mediante la cessione di partecipazioni qualificate sono imponibili limitatamente al 40% del loro ammontare (imposizione 27,5%* 40%= 11% vedi art. 68, comma 3 Tuir) mentre la cessione di partecipazioni non qualificate è assoggettata ad imposta sostitutiva del 12,5% in caso di partecipazioni non quotate (art. 5, comma 1 Dlgs 461/97), mentre è prevista l’esenzione se si tratta di partecipazioni quotate (art. 23, comma 1, lett. f) Tuir).
I redditi di capitale percepiti da soggetti non residenti sono invece tassati in Italia trattandosi di redditi corrisposti da soggetti residenti, che si considerano prodotti in Italia (ai sensi art. 23, comma 1 lett. b) tuir). Qualora tali redditi vengano corrisposti da soggetti non residenti (trustee o soggetto autorizzato di diritto sammarinese) la ritenuta italiana non troverà applicazione bensì la fattispecie sarà assoggettata alla ritenuta prevista dall’ordinamento giuridico sammarinese.
Per quanto riguarda le royalties, nel caso di mera detenzione del marchio, si applica la ritenuta a titolo di imposta pari al 30% prevista dall’art. 25, II comma del dPR 600/73. Lo stesso dicasi nell’ipotesi di redditi corrisposti da soggetti non residenti i quali saranno assoggettati a ritenuta nel paese della fonte.
2. Qualora il trust venga classificato ente non commerciale residente, come conseguenza della presunzione di residenza fiscale nel territorio italiano, tutti i redditi del trust, ovunque prodotti, sono imponibili in Italia secondo il principio della world wide income.
Si tratta di soggetti passivi IRES e, nei trust trasparenti, i redditi vengono imputati per trasparenza ai beneficiari, mentre, nei trust opachi, essi vengono attribuiti direttamente al trust medesimo.
In alternativa all’imposizione in capo al trust o ai beneficiari, con assoggettamento ad IRES o IRPEF, taluni redditi di natura finanziaria sono soggetti a ritenuta a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva. Un trust che non esercita attività commerciale , residente in Italia, compreso fra i soggetti di cui all’art. 73, comma 1, lettera c) e che possiede i titoli soggetti alle disposizioni del D.Lgs n. 239/96 vede gli interessi, premi ed altri frutti relativi a detti titoli sottoposti a imposizione sostitutiva ai sensi dell’art. 2 del decreto citato. Sono altresì assoggettati a ritenute d’imposta i redditi delle obbligazioni e titoli similari indicati nell’art. 26, comma 1, dPR 600/73 percepiti da trust non esercenti attività commerciale (27% e 12,5% a seconda della durata).
Taluni redditi diversi di natura finanziaria indicati nell’art. 67, comma 1, da lett. c-bis) a c-quinquies) del Tuir se percepiti da trust non commerciali residenti sono assoggettati ad imposizione sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura del 12,5%.
Inoltre, le plusvalenze da capital-gain realizzate da enti non commerciali residenti sono assoggettate ad imposta sostitutiva del 12,5% se le partecipazioni non sono qualificate, mentre sono imponibili al 40% (27,5%*40%=11%) se sono qualificate.
I dividendi sono imponibili per il 5% dell’ammontare e scontano un’imposizione effettiva dell’1,38% (Dlgs n. 344/2003 art. 4, comma 1, lett. q).
Le royalties sono assoggettate a ritenuta a titolo d’acconto nella misura del 20% (cfr. art. 25 I comma, dpr 600/73).
Anche i trasferimenti dei beni diversi da quelli relativi all’impresa al trust, in assenza di corrispettivo, non generano materia imponibile ai fini delle imposte sui redditi. Tale regime di neutralità fiscale si estende ai trasferimenti di titoli partecipativi ma non ai titoli detenuti nell’ambito di un rapporto amministrato e gestito di cui all’art. 6, comma 6, del D.lgs. n. 461/97 sul quale l’intermediario applica le imposte.
La tassazione dei redditi di natura finanziaria assoggettati a ritenuta alla fonte ed il divieto della doppia imposizione.
Il divieto della doppia imposizione rappresenta un principio generale dell’ordinamento giuridico italiano il quale impedisce l’imposizione in capo a più soggetti passivi di redditi prodotti o realizzati in dipendenza di uno stesso presupposto (art. 163 Tuir).
Tale principio viene in rilievo in relazione alla disciplina tributaria prevista per i redditi dei beneficiari del trust. Infatti, l’art. 73, comma 2, stabilisce che i redditi conseguiti dal trust sono imputati ai beneficiari individuati in proporzione alla quota di partecipazione indicata nell’atto istitutivo o in parti uguali [16].
Ove tali proventi abbiano scontato una tassazione a titolo di imposta o di imposta sostitutiva in capo al trust che lo ha realizzato il reddito non concorre alla formazione della base imponibile né in capo al trust opaco, né in capo ai beneficiari.
Sulla base dei medesimi principi i redditi tassati in capo al trust prima della individuazione dei beneficiari (quando il trust era opaco) non possono scontare una nuova imposizione in capo a questi ultimi a seguito della loro distribuzione.
Si argomenta che il disponente di un trust non residente non esercente attività commerciale il cui trustee è un soggetto autorizzato sammarinese, nel momento in cui, con atto successivo a quello istitutivo, individua i beneficiari fiscalmente residenti in Italia, la residenza di questi ultimi attrae in Italia quella del trust anche se si verifica in un periodo di imposta successivo a quello in cui il disponente ha posto in essere il suo atto di disposizione a favore del trust.
1. se i redditi del trust sono qualificati redditi di capitale e sono già stati assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o ad imposta sostitutiva, poiché corrisposti da soggetti residenti in Italia (ai sensi dell’art. 23, I comma, lett. b) tuir) essi non concorrono più alla formazione della base imponibile;
2. se i redditi del trust opaco non residente sono costituiti da redditi esteri di capitale, assoggettati a ritenuta alla fonte a titolo di imposta nel paese estero di produzione; ovvero
3. se i redditi del trust opaco non residente sono redditi esteri di altra natura, assoggettati a tassazione nel paese estero di produzione,
nelle ipotesi 2) e 3) i redditi tassati in capo al trust prima dell’individuazione dei beneficiari non possono scontare una nuova imposizione in capo a questi ultimi a seguito della loro distribuzione.
lI reddito estero ed il credito di imposta.
L’art. 165 del tuir ammette, in virtù del principio sopra menzionato, il credito di imposta per le imposte pagate all’estero in via definitiva che spetta al trust, nel caso di trust opaco, ed ai singoli beneficiari, nel caso di trust trasparenti, in proporzione al reddito imputato.
La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 48/E del 6 agosto 2007 prevede che per individuare la residenza di un trust si potrà fare riferimento alle Convenzioni per evitare le doppie imposizioni.
Esse si applicano ai soggetti residenti in entrambi gli Stati contraenti che, in qualità di soggetti passivi di imposta, subiscono una doppia imposizione internazionale.
I trust possono dar luogo a problematiche di tassazione transfrontaliera con eventuali fenomeni di doppia imposizione o, all’opposto, di elusione fiscale.
Un trust può realizzare il presupposto impositivo in più Sati quando il trust fund sia situato in un Stato diverso (ad esempio San Marino o Stato estero) da quello di residenza del trustee (San Marino) e da quello di residenza del disponente e dei beneficiari (Italia).
La convenzione Italia-San Marino contro le doppie imposizioni firmata a Roma il 21 marzo 2002 non è ancora entrata in vigore mancando a tutt’oggi la ratifica e quindi non vi è possibilità di applicare norme diverse da quelle stabilite nel Tuir e nel dPR 600/73, norma di accertamento, che disciplina il prelievo alla fonte attraverso le ritenute fiscali.
A tale proposti si osserva che San Marino ha sottoscritto Convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni con alcuni paesi inclusi nella cd. “withe list”, fra cui Austria, Belgio, Croazia, Lussemburgo, Malta e Romania.
Pertanto si potrebbe “pilotare” la residenza fiscale del trust - ove necessario – operando con un co-trustee ubicato in tali paesi convenzionati e prevedendo che le deliberazioni dei trustee vengano ivi adottate per dimostrare che l’attività viene esercitata direttamente nel paese estero convenzionato.
A tale riguardo, la sede dell’amministrazione del trustee e la collocazione fisica dei beni in trust in San Marino, laddove vi sia solo detenzione, è irrilevante ai fini della determinazione della residenza fiscale (dovendosi avere riguardo all’attività effettivamente esercitata) quindi potrebbe il trust fund rimanere depositato in San Marino presso un trustee sammarinese e subire la tassazione prevista nell’accordo internazionale contro le doppie imposizioni.
Tutte le Convenzioni sottoscritte dalla Repubblica di San Marino e già in vigore, fatta eccezione per quella firmata con la Croazia, comprendono espressamente i trust tra le persone cui si applica la convenzione [17].
In generale il trust, in base all’articolo 4, comma 3, modello OCSE è incluso nella nozione “una persona diversa da una persona fisica”.
Gli accordi sottoscritti dalla Repubblica di San Marino con Lussemburgo, Malta e Belgio, prevedono espressamente che il trust sia considerato alla stregua delle persone giuridiche. Tale impostazione deriva dalla nozione fornita dalla legislazione fiscale interna in materia che annovera i trust, ai fini fiscali, fra le società e gli enti aventi personalità giuridica (art. 10, Legge 38/2005). Invece, il trattato che regola i rapporti bilaterali con l’Austria prevede fra le persone che possono beneficiare della convenzione anche i trust. Tuttavia i redditi prodotti dal trust, assimilati a quelli delle società di persone, costituiscono reddito imponibile sia in capo ai trust stessi, sia in capo ai beneficiari a seconda della legislazione fiscale del paese di residenza.
Il Regime tributario a cui sono assoggettati fiscalmente i trust residenti nella Repubblica di San Marino ai sensi della Legge n. 38 del 17 maggio 2005.
Presupposti soggettivi – La residenza fiscale.
L’ambito di applicazione della norma è circoscritto ai trust disciplinati ed istituiti in conformità alle previsioni contenute nella Legge n. 37/2005 purché non esercenti professionalmente attività di impresa o professioni.
La legge tributaria non si applica ai trust disciplinati da altre norme di riferimento che producono effetto nello Stato di San Marino in virtù della legge di ratifica della Convenzione de l’Aja del 1985 sulla legge applicabile ai trusts e sul loro riconoscimento.
L’art. 2 della legge introduce una regola di presunzione di residenza in San Marino di tutti i trust regolati dalla legge civilistica sammarinese (L. 37/2005) e amministrati da almeno un trustee autorizzato all’esercizio all’ufficio (ex art. 19 della legge 37/2005) [18].
A tale proposito la scelta di individuare il trust quale soggetto passivo ai fini dell’imposizione sul reddito potrebbe consentire di annoverare lo stesso, in qualità di patrimonio autonomo, tra i soggetti ammessi a beneficiare delle previsioni contenute nelle convenzioni contro le doppie imposizioni al fine di applicare i predetti trattati ai trust, ottenendo così un riconoscimento anche da parte dell’altro Stato contraente.
Sotto questo profilo la disposizione non è in grado di risolvere alcuni aspetti problematici che potrebbero eventualmente interessare un trust amministrato da un trustee autorizzato congiuntamente ad un co-trustee fiscalmente residente in Stati diversi, qualora lo Stato estero di residenza del co-trustee, per proprie regole, tassi il reddito prodotto dai beni in trust, senza che vi sia una convenzione contro le doppie imposizioni che possa evitare la duplicazione.
Il caso tipico è rappresentato da un trust avente un trustee autorizzato a San Marino, ivi fiscalmente residente, ed un trustee qualificato fiscalmente residente in Italia. Sorgono inevitabilmente conflitti in merito all’individuazione della residenza fiscale del trust giacché l’amministrazione fiscale dello Stato in cui risiede fiscalmente il trustee qualificato potrebbe attrarre a tassazione i redditi del trust considerando il medesimo fiscalmente residente nel proprio territorio (la Convenzione italo-sammarinese del 2002 non include espressamente i trust tra i soggetti che possono beneficiare delle previsioni convenzionali).
La soggettività passiva del trust.
L’art. 3 della Legge n. 38/2005 attribuisce al trust la soggettività passiva dell’imposta sui redditi determinati dai beni in trust.
A questo proposito si osserva che il legislatore, in merito alla scelta del soggetto passivo ai fini dell’imposizione sul reddito, ha adottato una norma rigida ed inderogabile al fine di evitare che la flessibilità dell’istituto potesse condurre ad eludere il pagamento delle imposte allocando i redditi sul soggetto più adatto a riceverli [19].
La scelta del legislatore sammarinese, consistente nell’attribuzione al trust della soggettività passiva ai fini dell’imposizione sul reddito, introduce una disciplina fiscale semplice e di generale applicazione indipendente dalle previsioni contenute nell’atto istitutivo (trust revocabile o irrevocabile, trust discrezionale o non discrezionale nell’attribuzione ai beneficiari dei beni in trust o dei proventi da questi derivanti).
La scelta è fondata sull’esigenza di garantire un’immediata individualità del soggetto passivo di tali redditi senza lasciare spazio all’incertezza. Gli operatori professionali chiamati ad assumere il ruolo di trustee non risulteranno gravati dall’onere di decidere, in base alle caratteristiche intrinseche del singolo trust, se incidere direttamente i beni in trust con il prelievo sui redditi o se riconoscere l’obbligazione tributaria come un onere posto a carico del disponente o dei beneficiari [20].
L’effetto di dare certezza alla pretesa erariale comporta anche l’esclusione di alcuni rapporti. A titolo esemplificativo i trust con caratteri simili al mandato (trust nudi o bare trust o grantor trust in USA) in cui il gestore del patrimonio affidato (trustee) ha un ruolo simile, dal punto di vista tributario, al mandatario senza rappresentanza [21], anche se non espressamente previsto nella disposizione.
I trust fiscalmente paragonabili al mandato potrebbero comportare dapprima la tassazione per trasparenza dei redditi in capo al soggetto fiduciante [22], mandante non residente, poi in capo al trust in maniera definitiva, in San Marino, e poi ancora in capo al beneficiario in ipotesi di applicazione, da parte del trustee sammarinese, della ritenuta a titolo di imposta del 15% (in base alle previsioni dell’art. 7) sui proventi e frutti derivanti dai beni in trust pagati ai beneficiari del reddito (esclusi i beneficiari del capitale ai quali non è prevista l’applicazione della ritenuta d’imposta).
Inoltre, nell’ipotesi in cui non avvenga l’assimilazione al mandato fiduciario ed i beneficiari del trust siano chiaramente individuati, la soggettività passiva di questi ultimi in Italia si cumulerebbe con quella del trust e dei beneficiari nell’ordinamento interno.
Pertanto, i trust apparentemente ostacolati dalla norma tributaria sammarinese, che implica una doppia tassazione, beneficano tuttavia nell’ordinamento giuridico interno (ai sensi della Legge n 55/2004) del credito di imposta quali redditi esteri assoggettati ad imposizione definitiva nel paese della fonte, anche se nel limite del 10% (o del 50% nel caso previsto dall’art. 5, comma 2).
La determinazione forfetaria del reddito.
Ai fini della tutela della pretesa erariale gli adempimenti tributari sono posti in capo al trustee il quale è responsabile solidalmente per l’obbligazione tributaria del trust.
Si osserva che l’imposizione diretta in capo al trust avviene in base al principio di cassa ed in modo definitivo con l’aliquota complessiva del 1,7%. Il reddito imponibile è costituito dai proventi e frutti derivanti dai beni in trust, anche a titolo risarcitorio, fatta eccezione per i frutti derivanti dai beni immobili situati nel territorio di San Marino, inclusi tra i beni in trust, ai quali si applica il regime ordinario di tassazione previsto per le società e gli enti fiscalmente residenti. Tale scelta è dettata dall’esigenza di evitare che la disciplina di favore prevista per i trust fiscalmente residenti, operante per i proventi suscettibili di essere stati assoggettati a tassazione al momento della produzione, possa essere estesa a proventi che non scontano alcuna precedente tassazione.
La legge introduce un regime di determinazione forfetaria del reddito del trust nell’intento di contenere i fenomeni di doppia imposizione economica: è previsto un coefficiente di redditività, pari al 10%, da applicare ai proventi e frutti dei beni in trust nella considerazione che gli stessi sono suscettibili di essere già stati assoggettati a tassazione al momento della produzione. Il meccanismo della determinazione forfetaria non consente la deduzione analitica di alcun onere di produzione del reddito [23]. La norma non prevede un diverso coefficiente per i redditi da interessi, capital-gains o redditi diversi di natura finanziaria la cui base imponibile si desume resti sempre pari al 10%.
Giacché i fenomeni di doppia imposizione risulterebbero esigui, laddove i proventi derivanti dai beni in trust fossero costituiti da utili o dividendi distribuiti da società o enti residenti in Stati aventi un regime fiscale privilegiato, è previsto, in tali ipotesi, un coefficiente di redditività più elevato, pari al 50%.
I trust sono pertanto qualificati enti non commerciali ed assimilandoli alle persone giuridiche si deduce che sono soggetti cd. lordisti ossia percepiscono redditi di capitale o diversi di natura finanziaria al lordo dell’imposizione.
Ciò configura un omogeneo trattamento rispetto ai redditi di fonte estera per i quali è espressamente previsto all’art. 6 il riconoscimento di un credito di imposta per le imposte assolte all’estero a titolo definitivo.
Credito di imposta per i redditi prodotti all’estero.
Al fine di eliminare o attenuare i fenomeni di doppia imposizione giuridica sui redditi derivanti dai beni in trust, l’art. 6 della legge ha esteso ai trust la possibilità di beneficiare della disciplina del credito di imposta per i redditi prodotti all’estero, così come regolati dalla Legge del 30 aprile 2005 n. 55, norma che ha introdotto tale disciplina nell’ordinamento giuridico sammarinese.
Rispetto alla normativa generale l’art. 6 prevede che le imposte assolte all’estero a titolo definitivo sui proventi percepiti dal trustee per conto del trust sono detraibili dalle imposte sul reddito dovute dal trust, nel limite rispettivamente del 10% o del 50%, nel caso in cui a detti proventi sia applicato il più elevato coefficiente di redditività.
L’attribuzione del reddito ai beneficiari.
Al fine di agevolare lo sviluppo del mercato finanziario interno sarebbe opportuno coordinare questa norma con la norma interna inerente la tassazione delle società per evitare un’ingiustificata doppia imposizione dei redditi finanziari investiti a San Marino al fine di consentire il recupero o l’esenzione delle ritenute operate dagli operatori sammarinesi al pari di quanto è stabilito per i redditi prodotti all’estero.
Per quanto concerne il prelievo sugli atti di attribuzione dei beni in trust ai beneficiari, la legge distingue l’ipotesi in cui sia assegnata ad essi quella parte dei beni in trust corrispondente al capitale, dall’ipotesi in cui siano attribuiti i proventi ed i frutti derivanti dai beni in trust classificabili come redditi dei beni in trust.
E’ previsto che gli atti di attribuzione del capitale non siano assoggettati ad alcuna ritenuta alla fonte, trattandosi di un mero trasferimento di ricchezza dal disponente ai beneficiari privo di una causa rilevante sul piano reddituale ancorché il trasferimento sia mediato per effetto della segregazione dei beni in trust.
Diversamente gli atti di attribuzione ai beneficiari dei proventi e dei frutti derivanti dai beni in trust sono assoggettati a ritenuta alla fonte trattandosi di flussi di ricchezza incrementale che trovano la propria fonte di produzione nei beni in trust e la destinazione ultima nella sfera patrimoniale dei beneficiari.
In questo senso, l’art. 7 della legge n. 38/2005 prevede che, una volta tassati in capo al trust, i proventi erogati ai beneficiari debbano essere tassati, con una ritenuta pari al 15%, alla condizione che non si tratti del capitale del trust e solo qualora il beneficiario non residente rifiuti di comunicare le proprie generalità all’Amministrazione Finanziaria di San Marino.
La non applicazione della ritenuta è indipendente dallo Stato di residenza del beneficiario e dall’esistenza di una convenzione internazionale contro le doppie imposizioni che rende effettivo lo scambio di informazioni tra l’amministrazione sammarinese e quella estera.
Dato che l’art. 3, comma 1 stabilisce che il trust è soggetto passivo d’imposta, esso non si coordina con l’art. 7 che prevede la tassazione definitiva dei redditi in capo al trust.
La struttura dell’articolo sembra voler aderire alle disposizioni contenute nella direttiva comunitaria 2003/48 emanata con l’obiettivo di eliminare le distorsioni derivanti dalla differente tassazione degli interessi all’interno dell’Unione Europea [24].
Tuttavia, mentre la direttiva si applica ai soli interessi, la norma sammarinese si estende a tutti i proventi e frutti pagati ai beneficiari. Indipendentemente da ciò, inoltre, la direttiva non si applica agli interessi pagati per conto di un trust discrezionale, in quanto esso non è persona fisica e perché i redditi distribuiti al beneficiario non sono costituiti da interessi da risparmio. Pertanto non sussiste coincidenza fra le due norme.
La disposizione comporta la comunicazione all’Amministrazione Finanziaria, da parte del trustee, della cittadinanza e della residenza degli effettivi beneficiari economici delle predette attribuzioni di proventi e frutti eseguite nel corso del periodo di imposta. Tale procedura consente agevolmente di individuare la quota di prelievo operato alla fonte garantendo un adeguato livello di riservatezza e prescindendo dalla rilevanza dei predetti flussi di ricchezza ai fini reddituali nello Stato di residenza dei beneficiari.
Il trustee non opera alcuna ritenuta laddove comunichi all’amministrazione Finanziaria le generalità degli effettivi beneficiari economici delle erogazioni. Pertanto, laddove i beneficiari delle stesse rinunciassero al regime di riservatezza non sarebbe applicato alcun prelievo alla fonte. In tal caso i dati raccolti potrebbero essere oggetto di eventuali scambi di informazioni con altri Stati con cui fossero sottoscritti convenzioni contro le doppie imposizioni o accordi di cooperazione.
Qualora il destinatario delle attribuzioni di proventi fosse un beneficiario fiscalmente residente in San Marino il trustee è tenuto a non applicare la predetta ritenuta alla fonte.
A margine di quanto sinora osservato si nota come la scelta di fondo di non assoggettare ad alcuna ritenuta fiscale gli atti di attribuzione del capitale e di sottoporre ad imposizione gli atti di attribuzione ai beneficiari dei proventi derivanti dai beni in trust resta ferma anche in caso di distribuzione finale dei beni in trust operata al termine del trust (cfr. art. 7, comma 4).
La tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi a favore di residenti nella Comunità europea.
La Repubblica di San marino ha sottoscritto un accordo, ratificato con Decreto del 22 marzo 2005 n. 42, con la Comunità europea che stabilisce misure equivalenti a quelle definite nella direttiva 2003/48/CE del Consiglio in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi. L’accordo, unito ad un memorandum d’intesa, è stato firmato a Bruxelles il 7 dicembre 2004”.
Tale accordo è stato introdotto nell’ordinamento giuridico sammarinese attraverso la Legge n. 81 del 25 maggio 2005 la cui applicazione è disciplina da una circolare diramata dall’Ufficio Tributario della Repubblica [25].
Il trust è disciplinato espressamente al capitolo III.10 agli artt. 40, 41 e 42. Innanzitutto è opportuno ricordare che la norma include nella nozione di beneficiario esclusivamente i trust istituiti ai sensi della Legge 17 marzo 2005 n. 37. Ne consegue che trust riconosciuti ai sensi della Convenzione de L’Aja non sono considerati beneficiari dei pagamento di interessi secondo la direttiva europea, così come è applicata a San Marino.
A tale proposito occorre precisare che il trustee è considerato agente pagatore in quanto è l'ultimo intermediario che versa gli interessi direttamente al beneficiario effettivo o che li riscuote in suo favore.
Tuttavia le distribuzioni provenienti dal patrimonio del trust non costituiscono pagamenti di interessi. Solo i redditi provenienti dal patrimonio del trust, qualora siano costituiti da pagamenti di interessi ai sensi dell'Accordo e della Legge, sono soggetti alla fiscalità Ue se il trustee trasferisce tali proventi a beneficiari residenti in uno Stato membro dell'Ue.
Il risultato della norma è che l’imposizione indiretta applicabile ai trasferimenti al trustee e da questo ai beneficiari è assente, tranne che per le tasse di iscrizione al Registro dei Trust e per l’imposta di registro relativa al trasferimento dei diritti reali immobiliari su immobili situati in San Marino.
Si osserva, infine, che si applica l’imposta sulle importazioni di beni e servizi connessi nella Repubblica di San Marino, di cui alla legge n. 40/1972, qualora i beni in trust siano acquistati al di fuori del territorio. Tale imposta indiretta grava sui consumi ed è assimilabile all’Imposta sul valore aggiunto, salvo il suo funzionamento monofase.
Nessun altro tributo, al di fuori di quelli previsti dalla legge, è dovuto per gli atti di disposizione a titolo gratuito compiuti dal disponente al trustee e da questi ai beneficiari. Diversamente se l’atto è a titolo oneroso si applicano le disposizioni ordinarie [26].
E’ espressamente previsto che gli atti relativi al trust, diversi da quelli per i quali la legge prevede altrimenti, sono soggetti a registrazione in esenzione da imposta (cfr. art. 9).
In conclusione si evidenzia che l’art. 10 statuisce che per quanto non disposto si applicano le norme previste per le società e gli enti aventi personalità giuridica.
[1] La Repubblica di San Marino ha strutturato il proprio modello economico focalizzando l’attenzione sull’evoluzione del settore terziario quale unico motore di sviluppo plausibile a ragione della limitatezza del proprio territorio e delle risorse disponibili che, di fatto, non consentono di adottare un modello economico fondato sul settore primario o secondario.
[2] Attraverso il Decreto n. 119/2004 la Repubblica di San Marino ha aderito alla Convenzione dell’Aja del 1° luglio 1985 la quale stabilisce come deve essere determinata la legge che regola i trust, così come definiti all’art. 2 della convenzione stessa, imponendo allo Stato aderente l’obbligo di riconoscere i trust istituiti in conformità alla legge prescelta.
[3] La Convenzione, per ogni Stato aderente, entra in vigore il primo giorno del terzo mese successivo a tale termine.
[4]A.E.Overbeck Rapport explicatif (UT S 123 p. 397)
[5] La disciplina civilistica dei trust di diritto sammarinese è stabilita nella Legge n. 37/2005 che, al contrario di quanto accade in Italia, dispone in materia alcuni requisiti essenziali per l’istituto del trust e per i soggetti del trust. Essa si applica tuttavia solo ai trust istituiti per manifestazione di volontà del disponente e qualora il trustee sia autorizzato o qualificato secondo la disciplina stessa. La norma ricalca fondamentalmente il modello internazionale.
[6] Il diritto comune viene disapplicato dalle leggi speciali e scritte volte a disciplinare determinate materie.
[7] In tema di cause di annullabilità l’art. 11 fa un rinvio espresso al diritto sammarinese per gli atti a contenuto patrimoniale riferendosi in sostanza al diritto comune ed alla giurisprudenza..
[8] M. Lupoi Trusts Milano Giuffré 2001, pag. 224
[9] Cioè quello nel quale tutti gli elementi soggettivi (trustee, disponente, beneficiari, guardiano) e oggettivi (beni in trust) sono italiani
[10] Ossia la separazione dei beni in trust dal patrimonio del disponente e da quella personale del trustee
[11] La Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 48/E del 2007 specifica che nel caso in cui i beni vincolati in trust sono costituiti da patrimoni mobiliari l’oggetto deve essere identificato con la concreta ed effettiva attività esercitata.
[12] Si veda in proposito il Decreto del Ministro delle finanze n. 44/1996 e successive modifiche che non include San Marino e comprende Austria, Belgio, Croazia, Bulgaria, Lussemburgo, Malta, Romania, paesi che hanno sottoscritto Convenzioni contro le doppie imposizioni con San Marino.
[13] Ad esempio nel caso dei dividendi ex art. 27, comma 3 dPR 600/73 è vantaggioso figurare ente non commerciale residente.
[14] L’aliquota proporzionale è stata ridotta dal 33% al 27,5% dalla finanziaria 2008 cfr. Legge 244 del 29 dicembre 2007 art. 1, comma 33
[15] Ci si riferisce alla norma programmatica legge n. 80/2003 art. 3, comma 1, lett. a) ed alla norma effettiva art. 4 , comma 1, lett. q) Dlgs n. 344/2003. La disposizione n. 80/2003 stabilisce che è previsto il transito degli enti non commerciali dal regime IRES a quello IRE. Si veda in proposito gli artt. 143 e ss e gli artt. 153 e ss del tuir che regolamentano il reddito complessivo degli enti non commerciali residenti e non residenti.
[16] E’ necessario che l’atto istitutivo del trust attribuisca al beneficiario il diritto di pretendere dal trustee l’assegnazione di quella parte di reddito che gli viene imputata per trasparenza. Inoltre i redditi sono imputati al beneficiario secondo il principio della competenza economica ed hanno natura di redditi di capitale.
[17]L’accordo stipulato con il Lussemburgo, nel Protocollo al comma 2, stabilisce che ”con riguardo al paragrafo 1, lett. d) dell’art. 3, a San Marino un trust è considerato persona giuridica ai fini fiscali quando e solo nella misura in cui detto trust è soggetto all’imposta sul reddito sammarinese”. Analoga definizione sussiste nel protocollo all’accordo sottoscritto con il Belgio. Per quanto riguarda Malta il medesimo contenuto nel Protocollo al comma 1 fa riferimento al Par. 1, lett. e), art.3. Maggiore dettaglio è presente nel testo della convenzione firmata fra Austria e San Marino la quale prevede espressamente all’art. 3, comma 1, lett.a) che “il termine persona comprende una persona fisica, una società, un trust ed ogni altra associazione di persone”. Inoltre l’art. 4, in tema di residenza, stabilisce che “Nel caso di redditi realizzati o pagati da un trust tale espressione si applica solo nei limiti in cui il reddito derivante da tale trust è imponibile in detto stato in capo a detto soggetto ovvero in capo ai propri beneficiari”.
[18] I soggetti non residenti dovranno prestare attenzione alle regole inserite nell’atto istitutivo di trust per evitare che il disponente, il guardiano, il trustee o il beneficiario possano essee considerati nello stato di residenza titolari della soggettività passiva per i redditi prodotti dal trust.
[19] Le alternative consistevano nell’attribuire i redditi in capo al trustee, in quanto titolare di beni, al trust stesso, in quanto patrimonio autonomo, direttamente in capo ai beneficiari in presenza di determinate previsioni dell’atto istitutivo, in capo al disponente, qualora si fosse riservato il diritto di revocare il trust.
[20] Alcune legislazioni fiscali di Stati esteri prevedono che i redditi prodotti da un trust revocabile siano imputati direttamente in capo al disponente mentre i redditi con interessi beneficiari fissi (Fixed trust), ossia un trust nel quale i beneficiari del reddito sono determinati in modo preciso e risultano destinatari di erogazioni di denaro prestabilite, siano imputati direttamente in capo a tali beneficiari.
Al contrario in caso di trust “nudo” (Bare trust), caratterizzato dall’assenza di qualsivoglia potere gestorio in capo al trustee (Voting trust), fiscalmente equiparato al mandato, i redditi prodotti dai beni in trust sono imputati direttamente in capo al soggetto in favore de quale il trustee detiene in modo esclusivo i predetti beni.
Ci sono poi trust disciplinati con regole particolari a titolo esemplificativo:
1) trust validi secondo la legge di riferimento ma revocabili dal disponente e dai beneficiari che normalmente l’Amministrazione Finanziaria interpreta assimilandoli al mandato fiduciario,
2) trust che in aderenza al principio di cui all’art. 2, comma 3, della convenzione de l’Aja sui trust possono implicare che la soggettività passiva resti in capo al disponente qualora quest’ultimo conservi alcuni diritti e facoltà o il trustee abbia alcuni diritti in qualità di beneficiario, fenomeni non necessariamente incompatibili con l’esistenza del trust,
3) trust i cui beni non producono redditi tassabili e trust di nuda proprietà o beni i cui redditi sono tassati alla fonte a titolo di imposta,
4) trust commerciali che non interferiscono sulla disciplina fiscale.
[21] La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 48/E del 6/8/2007 stabilisce che il trust revocabile (grantor trust) ai fini delle imposte sui redditi non dà luogo ad un autonomo soggetto passivo di imposta così i suoi redditi sono passati in capo al disponente (cfr. Circolare italiana pag. 5).
[22] Nella prassi societaria internazionale il 90% dei trust è utilizzato nelle operazioni societarie e frequenti sono quelle con caratteristiche bare.
[23] L’art. 5 sembra escludere la possibilità di dedurre dalla base imponibile forfetaria, calcolata in base ai proventi derivanti dai beni in trust, le minusvalenze o perdite subite nel periodo di imposta scontando una tassazione dell’1,7% anche qualora non vengano effettivamente prodotti redditi.
[24] L’art. 1 della direttiva prevede che i redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi corrisposti in uno stato membro a beneficiari effettivi, persone fisiche, residenti a fini fiscali in un altro stato membro, siano soggetti ad un’effettiva imposizione secondo la legislazione di quest’ultimo.
[25] Cfr. UT, Lettera Circolare del 15 giugno 2005, prot. n.6244/UT/7-15/06/2005-17-02 (Accordo San Marino-Ecofin: tassazioneredditi da risparmio)
[26] In particolare gli atti di trasferimento di diritti reali su beni immobili siti in San Marino a favore di beneficiari sono equiparati agli atti posti in essere dal trustee a seguito della revoca del trust se acquisiti dal trustee in esenzione. Sono in ogni caso assoggettati all’imposta di registro gli atti di acquisto di diritti reali da parte del trustee di un trust di scopo.