Source: http://www.danielemilana.it/blog/coltelli-per-la-legge-italiana/
Timestamp: 2017-05-23 08:54:09+00:00
Document Index: 46658650

Matched Legal Cases: ['art. 80', 'art. 162', 'art. 63', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 160', 'art. 4', 'art. 157']

I coltelli per la legge italiana – ADD_dm
Dislessie	I coltelli per la legge italiana
Riporto un testo interessante (e giustamente prolisso) da: http://www.tuttocoltelli.it/link/legge/legge.htm
Il porto di un coltello, di qualsiasi dimensione, è sempre vietato, a meno che non sia giustificato, poichè si tratta di un oggetto atto ad offendere.
Ovvero: un temperino portato durante un’attività di carattere escursionistico ha un valore ed un interpretazione “legale” ben differente dal medesimo oggetto se collocato in luogo la cui presenza diviene giustificabile solo con la volontà di offendere (es. stadio o manifestazione).
– Coltelli a scatto, a scrocco, a molletta (mass. 5-9).
Si segnala che con circolare 559C.7572.10179(17)1 il Ministero dell’Interno ha avvertito che i coltelli a scatto sono da considerare armi proprie, con tutte le conseguenze in ordine al loro regime giuridico.
– Coltelli pieghevoli con blocco della lama
– Coltelli da sopravvivenza, da caccia e da pesca
– Coltelli balisong
– Coltelli da lancio (mass. 4)
– qualsiasi coltello con lama, fissa o pieghevole di lunghezza inferiore a 4 centimetri (bisturi, temperino) (mass. 3);
– un coltello, a lama acuminata o con apice tagliente, sia fissa che pieghevole, con lama non superiore a sei centimetri, purché il manico non superi certe dimensioni (usuali coltelli da tasca);
– un coltello con lama non acuminata o apice non tagliente non superiore a 10 centimetri di lunghezza (roncolette, coltelli da potatura).
quando si debba ritenere sussistere l’attenuante del fatto lieve. La Cassazione ha stabilito (mass. 21, 22) che si deve tener conto sia delle circostanze oggettive (natura dell’oggetto, modalità del fatto) sia delle circostanze soggettive (personalità del reo, sue motivazioni).
– se l’attenuante possa essere ritenuta solo in relazione ad oggetti in senso stretto (tubi, catene, bulloni, ecc.) oppure anche in relazione a strumenti e, tra questi ai coltelli. La risposta, fin dall’inizio, non avrebbe potuto essere che in quest’ultimo senso poiché è proprio tra i coltelli che ora si classificano quegli strumenti che l’art. 80 del Reg. TULPS riconosceva essere privi di sufficiente capacità offensiva e che quindi meritano l’applicazione dell’attenuante più di ogni altro oggetto (mass. 27-28).
– se in caso di riconoscimento del fatto lieve la pena sia necessariamente quella della sola ammenda oppure sia il giudice a decidere se dare o meno anche l’arresto. Anche in questo caso la risposta ovvia era che, a parte l’infelice espressione usata dal legislatore (“può essere irrogata”), se il fatto era lieve, la pena dell’ammenda era più che sufficiente (mass. 31).
– se il riconoscimento dell’attenuante implichi che il reato, punito con la sola ammenda, si prescriva entro due anni. La giurisprudenza ormai costante è in questo senso (mass. 29, 31).
– se il riconoscimento dell’attenuante e quindi l’applicabilità della sola ammenda, comporti la possibilità di fare oblazione a norma dell’art. 162 c.p. . La Cassazione si è orientata per la soluzione negativa (mass. 25, 26). La soluzione andrebbe rivista per il fatto che il legislatore ha da tempo superato la distinzione tra aggravanti o attenuanti generiche e quelle ad effetto speciale (art. 63 c. p.) ed appare quindi un inutile formalismo giuridico il cavillare se in questo caso ci si trovi di fronte ad una forma attenuata del reato base o ad un reato autonomo.
17) Cass., I, 18/01/96, n. 580. Il reato di cui all’art. 4 legge 18 aprile 1975 n. 110 sussiste soltanto allorché sia, tra l’altro, provato che l’agente ha portato “senza giustificato motivo” fuori della propria abitazione qualcuno degli oggetti elencati nel detto articolo. E deve intendersi per motivo giustificativo del porto quello determinato da particolari esigenze dell’agente perfettamente corrispondenti a regole comportamentali lecite relazionate alla natura dell’oggetto, alle modalità di verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore, ai luoghi dell’accadimento, alla normale funzione dello oggetto. Ne consegue che il porto di coltello da caccia e di coltello con cavaturaccioli da parte di chi si reca per diporto in zona boschiva è pienamente giustificato atteso che detti oggetti sono tra quelli che normalmente un soggetto porta con sé, allorquando si reca in gita in zona boschiva di montagna ove gli stessi possono essere utilmente usati.
26) Cass., I, 19/09/96 n. 8530. Nella contravvenzione prevista dall’art. 4, commi secondo e terzo, della legge 18 aprile 1975 n. 110, l’ipotesi di lieve entità – sanzionata con la sola pena pecuniaria – costituisce circostanza attenuante del reato-base, punito con pena congiunta, e non figura autonoma di reato. Ne consegue che è inammissibile l’oblazione per la pena solo pecuniaria applicabile dal giudice in concreto per i casi ritenuti di lieve entità.
28) Cass., I, 21/02/97, n. 1664. In tema di armi, l’applicazione dell’attenuante della lieve entità va operata senza distinguere tra gli oggetti atti ad offendere: infatti il riferimento ad essi, contenuto nell’ultima parte del terzo comma dell’art. 4 della legge 18 aprile 1975 n. 110, non ha né significato né valore limitativo, ma rilevanza generica e si riferisce a tutte le cose – in esse compresi gli strumenti da punta e taglio – indicate nel precedente comma secondo e costituenti armi improprie, come un coltello per la pesca subacquea, del quale è vietato il porto senza giustificato motivo.
29) Cass., I, 26/04/97 n. 2336. Il reato previsto dall’art. 4 della legge n. 110 del 1975, qualora sia stata concessa l’attenuante del fatto di lieve entità, è punito con la sola pena dell’ammenda, e pertanto si prescrive in due anni – prolungabili della metà nell’ipotesi di cui all’art. 160 cod. pen. – a nulla rilevando che nell’ipotesi tipica sia punito con la pena congiunta dell’arresto e dell’ammenda.
31) Cass., I, 17/12/96 n. 1332. Il riconoscimento della lieve entità del fatto, nel caso di porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere, ai sensi dell’art. 4, comma terzo, ultima parte, della legge 18 aprile 1975 n. 110, comporta necessariamente l’applicazione della sola pena dell’ammenda, non rilevando in contrario che nella formulazione della norma in questione sia stata adoperata l’espressione “può”; e ciò in quanto, diversamente opinando, sfuggirebbe la stessa ragion d’essere dell’attenuante in parola, da ritenersi prevista dal legislatore proprio per i casi in cui l’applicazione congiunta dell’arresto e dell’ammenda, pur nella misura minima possibile, sarebbe risultata sproporzionata per eccesso rispetto alla infima gravita’ del fatto. Ne consegue che, verificandosi l’ipotesi sopraindicata, il termine prescrizionale del reato, ai sensi dell’art. 157, comma primo, n. 6, e comma secondo, cod. pen., viene ad essere quello di due anni previsto per le contravvenzioni punibili con la sola ammenda.
Il testo ci è stato gentilmente fornito dal Giurista Dott. Edoardo Mori visitate il suo sito a http://www.earmi.it
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