Source: https://www.giurdanella.it/2019/05/11/riduzione-vitalizi-retroattivita-legittimo-affidamento/
Timestamp: 2019-11-12 01:52:32+00:00
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Riduzione retroattiva dei vitalizi, legge costituzionale senza un legittimo affidamento - Giurdanella.it
legittimo affidamento, vitalizi
La Corte Costituzionale, con sentenza n. 108 del 9 maggio 2019, ha affermato la costituzionalità della legge che prevedeva una riduzione del vitalizio degli ex consiglieri regionali: la legge può essere retroattiva, a tutela delle esigenze di finanza pubblica, se il legittimo affidamento degli interessati non è del tutto consolidato.
Corte Costituzionale, sent. n.108/2019
La Consulta, con la sentenza 108 del 2019, si è pronunciata sulla riduzione retroattiva dei vitalizi degli ex consiglieri regionali, con la legge regionale Trentino-Alto Adige n. 4 del 2014 che prevedeva l’obbligo di restituzione di somme già conseguite.
Secondo la prospettazione degli ex consiglieri, si perveniva così a una sostanziale modifica con efficacia retroattiva della normativa precedente, di cui alla legge reg. Trentino-Alto Adige n. 6 del 2012, e ciò non rispetterebbe i principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale.
Essa violerebbe l’art. 3 Cost., incidendo, in modo irragionevole, sul legittimo affidamento nella sicurezza giuridica, che costituisce elemento fondamentale dello Stato di diritto, poiché l’affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica non può essere leso da disposizioni retroattive.
Ma secondo la Corte Costituzionale la tutela del legittimo affidamento, così come il principio dell’irretroattività delle leggi, non è un principio assoluto.
In particolare è possibile adottare delle disposizioni retroattive volte contenere la spesa pubblica e a garantire una maggiore equità, se l’affidamento del privato sulla situazione giuridica preesistente non è ancora sufficientemente consolidato nel tempo perché la norma modificata era recente e la modifica era prevedibile
Il divieto di retroattività della legge e le sue eccezioni nel sistema costituzionale
La Consulta premette che il divieto di retroattività della legge, previsto dall’art. 11 delle disposizioni preliminari al codice civile (“La legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo“), costituisce principio fondamentale di civiltà giuridica.
Esso, tuttavia, non ha carattere assoluto, e in particolare non riceve nell’ordinamento la tutela privilegiata di cui all’art. 25 Cost., riservata alla materia penale. Ne consegue che il legislatore, nel rispetto di tale disposizione costituzionale, può approvare disposizioni con efficacia retroattiva, purché la retroattività trovi adeguata giustificazione nell’esigenza di tutelare principi, diritti e beni di rilievo costituzionale (Corte Cost. sentenza n. 170 del 2013).
A questo proposito, è stato affermato che le leggi retroattive, in particolare, devono trovare «adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza attraverso un puntuale bilanciamento tra le ragioni che ne hanno motivato la previsione e i valori, costituzionalmente tutelati, al contempo potenzialmente lesi dall’efficacia a ritroso della norma adottata» (Corte Cost.sentenza n. 73 del 2017).
Tra i limiti che la giurisprudenza costituzionale ha individuato all’ammissibilità di leggi con effetto retroattivo, rileva particolarmente, l’affidamento legittimamente sorto nei soggetti interessati alla stabile applicazione della disciplina modificata.
Secondo la Consulta, tale legittimo affidamento trova copertura costituzionale nell’art. 3 Cost., è ritenuto «principio connaturato allo Stato di diritto» (sentenze n. 73 del 2017, n. 170 e n. 160 del 2013, n. 78 del 2012 e n. 209 del 2010), ed è da considerarsi ricaduta e declinazione “soggettiva” dell’indispensabile carattere di coerenza di un ordinamento giuridico, quale manifestazione del valore della certezza del diritto.
Ma la tutela del legittimo affidamento, così come il principio dell’irretroattività delle leggi, non è un principio assoluto.
In pronunce precedenti si è detto che «l’affidamento del cittadino nella sicurezza giuridica, pur aspetto fondamentale e indispensabile dello Stato di diritto, non è tutelato in termini assoluti e inderogabili» (sentenze n. 89 del 2018 e n. 56 del 2015). Esso «è sottoposto al normale bilanciamento proprio di tutti i diritti e valori costituzionali», fermo restando che le disposizioni legislative retroattive non possono comunque «trasmodare in un regolamento irrazionale e arbitrariamente incidere sulle situazioni sostanziali poste in essere da leggi precedenti» (ex multis, sentenze n. 16 del 2017 e n. 203 del 2016; in senso analogo sentenza n. 149 del 2017).
In sostanza, nel caso di leggi retroattive vi è uno scrutinio di “razionalità rafforzata” sulla legge.
In questi casi è richiesta non già la mera assenza di scelte normative manifestamente arbitrarie, ma l’effettiva sussistenza di giustificazioni ragionevoli dell’intervento legislativo, poiché la normativa retroattiva incide sulla «certezza dei rapporti preteriti» nonché sul legittimo affidamento dei soggetti interessati (sentenza n. 432 del 1997).
Il caso della legge di modifica retroattiva dei vitalizi a tutela della finanza pubblica
Utilizzando i parametri appena citati, la Corte Costituzionale ha ritenuto che la legge della regione Trentino non fosse incostituzionale.
Nel caso della legge in discussione, due distinte esigenze risultavano alla base dell’intervento retroattivo del legislatore regionale. Da una parte, quella di ricondurre a criteri di «equità e ragionevolezza» gli assai favorevoli meccanismi di calcolo dell’attualizzazione degli assegni vitalizi. Dall’altra, quella di provvedere al «contenimento della spesa pubblica».
A tal proposito, la Corte aveva già affermato che una disciplina retroattiva non può tradire l’affidamento del privato, specie se maturato con il consolidamento di situazioni sostanziali, pur se l’intervento retroattivo sia dettato dalla necessità di contenere la spesa pubblica o di far fronte ad esigenze eccezionali (sentenze n. 216 del 2015 e n. 170 del 2013).
il grado di consolidamento della situazione soggettiva originariamente riconosciuta e poi travolta dall’intervento retroattivo: ovvero il tempo trascorso dal momento della definizione dell’assetto regolatorio originario a quello in cui tale assetto viene mutato con efficacia retroattiva (sentenze n. 89 del 2018, n. 250 del 2017, n. 108 del 2016, n. 216 e n. 56 del 2015);
la prevedibilità della modifica retroattiva stessa (sentenze n. 16 del 2017 e n. 160 del 2013);
infine, la proporzionalità dell’intervento legislativo che eventualmente lo comprima (in particolare, sentenza n. 108 del 2016).
Nel caso in esame, è stato ritenuto decisivo che la modifica è intervenuta non molti mesi dopo l’intervento normativo originario, oltre alla circostanza che l’intervento del legislatore potesse non risultare del tutto imprevedibile agli occhi dei destinatari interessati,
Alla luce di tali due primi criteri, non si è ritenuto esistente di un assetto regolatorio adeguatamente consolidato, sia perché esso non si è protratto per un periodo sufficientemente lungo, sia perché la legge reg. Trentino-Alto Adige n. 6 del 2012 è stata approvata in un contesto complessivo non idoneo a far sorgere nei destinatari una ragionevole fiducia nel suo mantenimento.
Inoltre, a conferma della costituzionalità della legge, la Consulta ha ritenuto ragionevole il meccanismo posto in essere dalla legge regionale, che non trascura di concedere ai beneficiari degli assegni coinvolti l’accesso a forme flessibili e graduate di restituzione delle somme percepite in eccesso.
Si riporta di seguito il passaggio fondamentale della sentenza 108/2019 della Corte Costituzionale
La costante giurisprudenza di questa Corte afferma che il divieto di retroattività della legge, previsto dall’art. 11 delle disposizioni preliminari al codice civile, costituisce principio fondamentale di civiltà giuridica.
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