Source: http://capodacqua.blogautore.repubblica.it/tag/bani/
Timestamp: 2017-05-26 07:20:22+00:00
Document Index: 71746328

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1']

A Ruota Libera » bani
13 - aprile - 2013 SCRIVI UN COMMENTO	Dice un vecchio proverbio: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. La Federciclismo si è sentita in dovere di intervenire sulla vicenda della squadra giovanile toscana Vangi Cavallini e sulla sentenza del giudice monocratico di Empoli che ha condannato i dirigenti per quello che ha tutto l'aspetto di un vero e proprio doping organizzato. Per chiarezza ecco il dispositivo della sentenza). La condanna che riguarda due dirigenti (Viciani e Benvenuti) è per il : “reato p.p. dagli artt. 81, 110 cp. ; 1 e 9, l. 14.12.2000, n° 376, per avere, in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, procurato , somministrato o comunque favorito l'utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive idonee a modificare le condizioni psicofisiche dell'organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti del Team ciclistico Ambra Cavallini Vangi ed in particolare quelle di Bani Eugenio che, il 24.06.2009, in occasione della competizione di ciclismo " Settimana Tricolore Juniores M. " tenutasi in Imola , veniva trovato positivo alla gonadotropina corionica ( hCG)”. Per il terzo, il ds Baronti c'è l'esercizio abusivo della professione medica e infermieristica.
Il significato è chiaro, ma solo in Federazione riescono a fare un sottile e capzioso distinguo non sappiamo bene per quale motivo: in quella squadra si somministravano “sostanze biologicamente o farmacologicamente attive idonee a modificare le condizioni psicofisiche dell'organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche” tradotto: sostanze dopanti, il che coincide con la definizione della legge 376/2000. E ben altra cosa è parlare di un uso non etico di sostanze non vietate ufficialmente. Principio cui si è rifatta la Procura Fci per sanzionare i dirigenti della Vangi Cavallini. Sono due cose ben distinte.
Può essere sanzionato, dunque sia l'uso di prodotti dopanti proibiti nella lista Wada, sia anche il ricorso alle semplici vitamine, qualora non ci sia necessità terapeutica. Come in buona sostanza la stessa – storica e importantissima sentenza della Procura Fci (perfino convalidata dalla Cassazione, va sottolineato) - stabilisce. Ovvero: anche somministrare prodotti leciti come le vitamine fuori da necessità terapeutiche, al solo scopo di migliorare la prestazione è contrario all’etica sportiva.
Dunque non è corretto dire, come fa la Federciclismo, che: "La FCI evidenzia come la sentenza emessa dal Tribunale di Empoli non abbia alcuna correlazione con la presunta innocenza del corridore Eugenio Bani, trovato positivo di sostanza dopante (il 24 giugno del 2009 ai campionati italiani) e per questo sanzionato". Nessuno ha mai parlato di innocenza per Bani. L'atleta è responsabile di tutto ciò che viene trovato nei propri campioni antidoping, secondo il regolamento della Wada; dunque è stato di conseguenza squalificato. Ed ha pagato. E non è corretto sostenere, come fa la Fci che: "La sentenza, infatti, non fa riferimento a somministrazione di sostanze dopanti da parte della squadra ciclistica Ambra Cavallini Vangi". Perchè si fa riferimento preciso addirittura alla gonadotropina corionica, sostanza cui è risultato positivo il giovane toscano. Il giudice di Empoli si rifà chiaramente al doping quando si riferisce “in particolare” a Eugenio Bani: “che, il 24.06.2009, in occasione della competizione di ciclismo " Settimana Tricolore Juniores M. " tenutasi in Imola , veniva trovato positivo alla gonadotropina corionica ( hCG)”. Dunque quei: “farmaci o sostanze biologicamente o farmacologicamente attive idonee a modificare le condizioni psicofisiche dell'organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti…” non sono solo le vitamine e tutto il resto sanzionate dalla Procura Fci.
Non si capisce, dunque, la necessità di precisare. Protagonismo o autolesionismo? Boh. Precisare cosa, poi? Che Eugenio Bani era risultato dopato? Il dato, come già detto è accertato e scontato. E giustamente l’atleta è stato squalificato assumendo la sua parte di responsabilità.
Personalmente ricordo uno scambio di opinioni con l’ottimo avvocato Santilli, durante un’uscita in bici. Si era ai primi passi della vicenda e – prima ancora che fosse espresso ogni e qualsiasi giudizio – il chiarissimo avvocato si esprimeva in questi termini: “Te lo facciamo vedere noi che fine fa il tuo amico Bani. Altro che storie…”. Ero stato io a pubblicare la vicenda su “Repubblica” agli inizi. Frase singolare, forse di quelle che scappano via durante uno sforzo troppo intenso sui pedali che fa mancare ossigeno al cervello (eppure mi risulta che il buon Santilli abbia un VO2max di assoluto rispetto...) ; ma avrebbe potuto far intravedere quanto meno una posizione apparentemente preconcetta. Dall’indagine sportiva non è emersa alcuna responsabilità dei dirigenti societari in tema di doping, come invece stabilisce in modo inequivoco la sentenza di Empoli. Nonostante la confessione aperta e chiarissima del ragazzo. Evidentemente, i mezzi degli organi della giustizia sportiva per arrivare a prove decisive, al di là del testimonianza del ragazzo, non hanno consentito di andare oltre. Vogliamo dirla così? Per questo, meritevolmente a mio avviso, Santilli ha corretto successivamente la sua posizione. Era giusto che Bani pagasse, ma era giusto che anche i dirigenti societari venissero inchiodati alle loro responsabilità. Così Santilli si è aggrappato al regolamento di disciplina (dunque con nessun riferimento al doping, come del resto emerso chiaramente nel procedimento stesso) per arrivare ad una sanzione quanto mai opportuna, visto il seguito in tema di giustizia penale, e addirittura storica. Comportamento encomiabile, ma che non può risolvere tutto. Si tratta di una coperta piuttosto corta per stendere un velo, come vorrebbe il comunicato federale anche su quello che è venuto a mancare nell’analogo procedimento antidoping. Situazione e problemi su cui occorrerebbe lavorare se si vuole una vera ed efficace lotta al doping.
Non si capisce, dunque la necessità di precisare alcunché. Sulla vicenda la Procura Fci è intervenuta esaminando solo l’aspetto disciplinare e non quello doping. Come, del resto emerso chiaramente nel corso dello stesso procedimento. All’avvocato Santilli, che crediamo in buona fede e animato da ottime intenzioni, consigliamo di lasciar perdere i cavilli. Non ci fa una bella figura. E magari di interessarsi di più alla preoccupante diffusione fra i giovani – ancora attualissima – di pratiche e praticacce che quando non sono doping vero e proprio, ne costituiscono l’anticamera. E' questo il solo terreno dove può trovare collaborazione e aiuti proficui, come lui stesso sa molto bene per esperienza vissuta.
Commento Caso Bani, per il giudice era doping di squadra
11 - aprile - 2013 6 COMMENTI	Eugenio Bani, con il padre (a sinistra) e Ivano Fanini
Per la giustizia sportiva non c’era stato alcun doping. E tantomeno doping di squadra, organizzato da dirigenti, manager e praticoni vari. Ma per la giustizia ordinaria le cose sono andate diversamente. Un anno e sei mesi di condanna in primo grado per Cristiano Viciani e Giancarlo Benvenuti i due dirigenti della Vangi Cavallini formazione giovanile coinvolta nel dicembre 2009 in un clamoroso caso, rivelato proprio dalle colonne di “Repubblica”. Il primo era direttore sportivo della formazione, il secondo vicepresidente a amministratore. Mentre al ds dei giovani toscani, l’ex corridore Alessandro Baronti, sono stati inflitti due mesi. I primi due “In concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso , hanno procurato, somministrato o comunque favorito l’utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive idonee a modificare le condizioni psicofisiche dell’organismo, al fine di alterare le prestazioni degli atleti (ed in particolare quelle del Bani )”. Per il terzo c’è: “esercizio abusivo della professione medica e infermieristica”, avendo somministrato: “medicinali farmacologicamente attivi nei confronti di più atleti del team”. Read the rest of this entry »
Attualità Dopato dalla squadra? Il caso Bani approda in tribunale
17 - novembre - 2012 SCRIVI UN COMMENTO	Fanini (a destra) con Bani e il padre del corridore
Assolti dalle accuse di doping dalla giustizia sportiva, alla sbarra per la giustizia ordinaria. Al tribunale di Empoli è cominciato il processo a citazione diretta nei confronti di quattro dirigenti della squadra ciclistica giovanile Ambra Cavallini Vangi, nato dalla vicenda che ha coinvolto nel 2009 Eugenio Bani, giovane promessa del ciclismo toscano. Proprio in quell'anno Bani era risultato positivo alla gonadotropina corionica e dopo la positività aveva riferito di improprie pratiche mediche fatte indistintamente a tutti gli atleti del team. "Alla Vangi mi davano di tutto": la denuncia è emersa nel 2010 sulle pagine di "Repubblica" e su Repubblica.it con un filmato-intervista in cui il giovane toscano raccontava dettagliatamente come lui e i compagni fossero imbottiti di farmaci solo per migliorare la prestazione. Nelle prima udienza, durata sei ore, sono stati ascoltati cinque dei 13 testi convocati, tra cui il maresciallo dei Nas di Firenze Renzo Ferrante e lo stesso Bani. L'accusa per i dirigenti è di avere, in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, procurato, somministrato o comunque favorito l'utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente attive idonee a modificare le condizioni psicofisiche degli atleti (ed in particolare quelle di Bani); esercizio abusivo della professione medica, somministrazione di sostanze in quantità non corrispondente ad ordinazioni mediche. Bani, che si è costituito parte civile, ha ripetuto e confermato tutto quello che ha sempre sostenuto.
"Sono realmente soddisfatto per come stanno andando le cose - ha commentato Ivano Fanini che fin dall'inizio ha sostenuto Bani, che passerà professionista nell'agosto 2013 proprio nella sua squadra, 'l'Amore & Vita Bottecchia - Tutto questo è decisamente positivo per il futuro di un ciclismo pulito. Inoltre questa è sicuramente la prima volta non solo nella storia del ciclismo ma anche di tutto lo sport, che dirigenti di una società vengono inquisiti per reati di doping e tutto questo può sicuramente dar vita ad un nuovo corso in cui non siano solo gli atleti ad essere ritenuti sempre gli unici responsabili, soprattutto quando si tratta di atleti minorenni". I dirigenti della Vangi avevano passato indenni le forche caudine della giustizia sportiva per quanto riguarda le accuse di doping. Salvo poi incappare nella squalifica per il medico sociale e alcuni dirigenti e factotum della formazione toscana nella storica sentenza della Disciplinare, pilotata dall'avv. Gianluca Santilli. Violazione del regolamento di disciplina (art. 1), sentenza, confermata anche dalla Cassazione che ha stabilito come anche la somministrazione di sostanze lecite ma semplicemente per migliorare la prestazione sia contraria al principio di lealtà sportiva. Una sentenza, peraltro che è rimasta isolata, mentre come molti sanno nell'ambiente dei giovani continuano senza il minimo controllo pratiche e somministrazioni di ogni tipo. I dirigenti, innocenti per lo sport, adesso rischiano una sanzione penale se verrà provato il doping di squadra. Una situazione delicata, ma che mostra tutta la debolezza del sistema antidoping sportivo. Si può essere innocenti per lo sport e colpevoli per la legge? E' il dubbio che dovranno dipanare i giudici.
Commento (137)
Maglia nera, Pietro Algeri e quel vecchio televisoreGiro d'Italia, Van Garderen vince sulle Dolomiti: Dumoulin: "Spero che Nibali e Quintana perdano il podio". Lo Squalo: "E' troppo spavaldo"Maglia nera Gambirasio, l'uomo che fece sbagliare Adriano DezanGiro d'Italia, è il giorno della Francia: vittoria solitaria di RollandGiro d'Italia, Nibali si prende lo Stelvio. Dumoulin, mal di pancia e accuse: "Sono stato ingannato"Giro, Nibali non molla: ''Sangue freddo e coraggio, la rimonta è possibile''Lo Stelvio e le sue gallerie, il Giro corre in mezzo alla storiaMalabrocca, l'uomo che capovolse l'ordine d'arrivoGiro, a Bergamo vince Jungels. Fair play Dumoulin: Quintana cade, lui aspettaGiro, Dumoulin si prende la montagna di Pantani. Lezione a Quintana e NibaliSpinelli, la maglia nera e quelle soste con cuore matto BitossiGiro, Gaviria cala il poker: a Tortona volata da urloRubagotti e il Giro di Balmamion: "Non arrivai ultimo, fui il primo dei non ritirati"Nove Colli, domenica 12mila bici sulle orme del "Pirata"Giro d'Italia, Gaviria fa tris allo sprint: Dumoulin resta in rosa
Articoli recenti	Giro 2017, Dumoulin li sbeffeggia
Doping al Giro. Minimizzare e nascondere: così il problema non è mai risolto