Source: https://www.finanzaediritto.it/articoli/rinviato-il-sistema-delle-fasce-di-premialit%EF%BF%BD-dell%EF%BF%BDart-19-del-d-lgs-n-150-2009-(-decreto-brunetta)-alla-prossima-tornata-contrattuale-l%EF%BF%BDart-6-del-d-lgs-n-141-del-1-agosto-2011-avv-maurizio-danza-arbitro-pubblico-impiego-lazio--9518.html
Timestamp: 2020-01-20 16:02:31+00:00
Document Index: 10487628

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 65', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 31', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 61', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 19', 'art. 16', 'art. 40', 'art. 54', 'art. 21']

5 Settembre 2011 - Autore: studiolegaledanza
Non si può non rilevare come numerose disposizioni contenute nei provvedimenti legislativi di questa estate siano intervenute sugli istituti relativi al rapporto di lavoro del pubblico impiego, concepite quali strumenti finalizzati ad ottenere gli obiettivi di ulteriore risparmio della spesa pubblica . Tra i primi la Legge n.111 del 15 luglio 2011 (conversione del D.L. n.98 del 6 luglio 2011 ), che con il suo art. 16 in tema di contenimento delle spese in materia di pubblico impiego è intervenuta sulla mobilità, sulle facoltà assunzionali, sulla proroga del trattamento economico complessivo, sui fondi relativi alle fasce di premialità, nonché sui controlli in materia di assenze, modificando altresì taluni articoli del testo unico del pubblico impiego. Di grande rilevanza anche il Decreto Legge n.138 del 13 agosto 2011, in via di conversione in legge, che interviene in materia di trasferimento di sede del personale della p.a., nonché sulla ulteriore riduzione degli organici sia per dirigenti che per dipendenti. Di particolare importanza però il decreto legislativo 1 agosto 2011 n. 141, pubblicato su GU n. 194 del 22 agosto 2011, recante “modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, a norma dell'articolo 2, comma 3, della legge 4 marzo 2009, n. 15”. Il provvedimento, che entrerà in vigore dal prossimo sette settembre 2011, interviene, oltre che sugli aspetti interpretativi relativi alla decorrenza degli adeguamenti dei contratti integrativi (cfr.art. 65 del D.lgs. n.150/2009) alla luce della nuova ripartizione tra legge e contratto dettata dal decreto c.d. Brunetta (cfr. art. 5), anche in tema di “differenziazione retributiva in fasce”( cfr. art. 6, norme transitorie), istituto ben noto che già aveva suscitato forti reazioni di diverso segno nel mondo del lavoro afferente il pubblico impiego. Tale disposizione al c.1 prevede espressamente che “la differenziazione retributiva in fasce prevista dagli articoli 19, commi 2 e 3, e 31, comma 2, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, si applica a partire dalla tornata di contrattazione collettiva successiva a quella relativa al quadriennio 2006-2009”. Qui il legislatore con norma di carattere generale che riguarda anche la differenziazione retributiva dei comparti delle autonomie locali e della Sanità, disciplinata nello specifico dall’art. 31 c.2 del D.lgs. n.150/2009, ha previsto che il rigido sistema dei tre livelli di performance di cui all’art. 19 c.2 ( le c.d. fasce), in cui collocare determinate percentuali di dipendenti e dirigenti (con un limite massimo di derogabilità previste dalla legge), al fine della attribuzione del trattamento economico accessorio, non sarà applicabile se non dalla prossima tornata contrattuale (il primo triennio giuridico ed economico). Per quanto concerne invece il periodo transitorio in sostanza il legislatore, pur non abrogando l’istituto per la differenziazione retributiva introdotto con l’art. 19 del decreto Brunetta, attribuisce alle singole pubbliche amministrazioni che abbiano adottati i piani di razionalizzazione, la facoltà di prevedere un sistema di premialità, a condizione che vengano realizzati effettivi “dividendi di efficienza” e che venga predisposto un sistema di attribuzione selettiva delle risorse eventuali, rispettoso del principio del merito diverso da quello “semi-rigido” delle tre fasce di cui all’art. 19 del D.lgs. n.150/2009. Appare evidente però che la scelta di aver reso del tutto facoltativa la adozione di un diverso sistema di premialità, nasce dalla circostanza ben nota che le risorse per la premialità possono essere esclusivamente attinte dai risparmi di gestione (c.d. dividendi di efficienza), come ribadito sia dall’art. 61 c.17 della L.133 del 2008 che dalla successiva Intesa del 4 febbraio 2011. Non a caso infatti la seconda parte del comma 1 dell’art. 6 del D.lgs. n.141 del 1 agosto dispone che “Ai fini previsti dalle citate disposizioni, nelle more dei predetti rinnovi contrattuali, possono essere utilizzate le eventuali economie aggiuntive destinate all'erogazione dei premi dall'articolo 16, comma 5, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111. A ben vedere tale disposizione appare coerente con la previsione nell’art. 16 c.4 della L.n.111 del 15 luglio 2011, dei piani di razionalizzazione triennali delle pubbliche amministrazioni, che rappresentano allo stato attuale l’unico strumento attraverso il quale si potranno distribuire a dirigenti e dipendenti i dividendi di efficienza effettivamente realizzati e certificati, nella misura del 25 % , fino alla prossima tornata contrattuale dunque con modalità, come detto, diverse da quelle dell’art. 19 c.2 del decreto Brunetta, non applicabile sino ad allora. Ed infatti dalla lettura del c.4 si ricava in primo luogo che “Fermo restando quanto previsto dall’articolo 11, le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono adottare entro il 31 marzo di ogni anno piani triennali di razionalizzazione e riqualificazione della spesa, di riordino e ristrutturazione amministrativa, di semplificazione e digitalizzazione, di riduzione dei costi della politica e di funzionamento, ivi compresi gli appalti di servizio, gli affidamenti alle partecipate e il ricorso alle consulenze attraverso persone giuridiche. Detti piani indicano la spesa sostenuta a legislazione vigente per ciascuna delle voci di spesa interessate e i correlati obiettivi in termini fisici e finanziari.” Il successivo c.5 prevede, come detto, che “in relazione ai processi di cui al comma 4, le eventuali economie aggiuntive effettivamente realizzate rispetto a quelle già previste dalla normativa vigente, dall’articolo 12 e dal presente articolo ai fini del miglioramento dei saldi di finanza pubblica, possono essere utilizzate annualmente, nell’importo massimo del 50 per cento, per la contrattazione integrativa, di cui il 50 per cento destinato alla erogazione dei premi previsti dall’articolo 19 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n.150. Di particolare interesse poi il comma 6 dell’art. 16, che garantisce l’esercizio del diritto di informazione a favore delle organizzazioni sindacali rappresentative (“i piani adottati dalle amministrazioni sono oggetto di informazione alle organizzazioni sindacali rappresentative”), che in qualche modo, anche se con forme meno incisive di partecipazione sindacale, conseguenza della scelta di ricentralizzazione del sistema di relazioni sindacali e delle materie prima oggetto di legislazione contrattata operata attraverso la modifica dell’art. 40 del D.lgs. n.165/2001 da parte dell’art. 54 del decreto Brunetta, non poteva non riconoscere l’interesse dei sindacati in rappresentanza dei dipendenti del pubblico impiego, in ordine alla comprensione degli ambiti, degli strumenti e degli obiettivi volti alla realizzazione di “economie aggiuntive” da distribuire in forma di dividendo di efficienza, frutto indubbiamente dell’apporto di tutti i lavoratori della pubblica amministrazione di appartenenza e coerenti alle logiche di performance sia di tipo individuale che aggregato, secondo i principi ispiratori della riforma Brunetta.
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