Source: https://www.ateneoweb.com/approfondimenti-fiscali/vendita-di-un-bene-con-patto-di-riservato-dominio-in-base-all-art-1523-cc.html
Timestamp: 2017-08-18 18:25:54+00:00
Document Index: 186063029

Matched Legal Cases: ['art. 1523', 'art. 1465', 'art. 1643', 'art. 2054', 'art. 1523', 'art. 1525', 'art. 1564', 'art. 1526', 'art. 1223', 'art. 1226', 'art. 1382', 'art. 1384', 'art. 1524', 'art. 2704', 'art. 11', 'art. 1523', 'art. 1523']

La vendita con patto di riservato dominio, ai sensi dell'art. 1523 (1) del codice civile, regola la vendita di qualcosa, mobile o immobile, ovvero l'acquisizione del diritto di proprietà condizionato al pagamento dell'intero prezzo pattuito precedentemente tra le parti.
La particolarità di questa tipologia di contratto sta proprio nella possibilità di acquistare un bene mediante pagamento a rate con la possibilità di godere di esso da subito, assumendosi i rischi relativi ad eventuale danneggiamento o perimento del bene stesso, ottenendone però la proprietà effettiva solo con il pagamento dell'ultima rata e quindi con l'esatta corresponsione del prezzo stabilito (art. 1465(2) c.c.). Tale forma di contratto, come si desume dall'art. 1643(3) c.c. e dall'art. 2054(4) c.c., direttamente collegati al art. 1523 c.c., può venire sfruttata per ogni tipologia di vendita senza vincoli sulle categorie di beni di cui è possibile trasferire la proprietà.
Il patto di riservato dominio è infatti applicabile a tutte le cose mobili, registrate e non, oltre che agli immobili (caso in cui si potrà avere trascrizione immediata) e a cose generiche eccezion fatta per beni consumabili o destinati a trasformazione (tessuti, legnami) o incorporazione in altri beni (come ad esempio gli infissi in un appartamento) a meno che trasformazione o incorporazione non vengano esplicitamente incluse nel patto che prevede un prodotto finito e che questi passaggi avvengano prima dell'adempimento del pagamento stabilito. In caso di mancato o gravemente ritardato pagamento il venditore ha il diritto di riprendersi il bene oggetto del contratto mediante risoluzione di quest'ultimo indipendentemente dalla cifra già pagata dal compratore. Ma, come indicato dall'espressione precedentemente usata (gravemente ritardato pagamento), il venditore non può pretendere in nessun caso la risoluzione se il pagamento delle rate è sempre stato regolare e se manca il pagamento di una sola rata, che comunque non deve superare l'ottava parte del prezzo, come enunciato dall'art. 1525(5) c.c. sull'inadempimento del compratore relativamente a questi contratti, articolo strettamente collegato ad un altro articolo che è il 1455(6) c.c. sull'importanza dell'inadempimento e di conseguenza collegato anche all'art. 1564(7) c.c..
Comunque in caso di inadempimento il venditore non deve necessariamente arrivare alla risoluzione del contratto, potrà infatti chiedere il pagamento delle rate mancanti o una azione esecutiva sui beni del compratore e anche sul bene oggetto del contratto, cosa che però esclude la risoluzione di questo poiché tale azione legale prevede una tacita rinuncia al bene in questione ovvero alla sua proprietà, poiché non avrebbe alcun senso (sarebbe un agire contro se stessi) e nemmeno valore esecutivo visto che ricadrebbe nella richiesta di restituzione già ricompresa nell'art. 1526(8) c.c. relativo, appunto, alla risoluzione di tali tipologie contrattualistiche. In caso di restituzione del bene, quindi di risoluzione del contratto, il venditore è tenuto alla restituzione delle rate riscosse salvo diritto ad un equo compenso per l'uso della cosa e a risarcimento del danno, secondo l'art. 1223(9) c.c.; risarcimento che va a ricomprendere anche il mancato guadagno che si sarebbe potuto realizzare grazie al bene oggetto del contratto e che, se non quantificabile, deve essere liquidato dal giudice con valutazione equitativa ai sensi dell'art. 1226(10) c.c..
Nel caso in cui il giudice decida di lasciare al venditore le rate già ottenute a titolo di indennità, come penale secondo art. 1382(11) c.c., questa può essere ridotta, art. 1384(12) c.c., qualora venga ritenuta eccessiva rispetto alla prestazione originariamente dovuta da colui che agiva per acquistare il bene. Ulteriore caratteristica di questo tipo di contratti è l'opponibilità della riserva di proprietà nei confronti dei terzi, ai sensi dell'art. 1524(13) c.c.. Per poter esistere tale possibilità c'è però ovvio bisogno di un atto scritto avente data certa (art. 2704(14) c.c.) anteriore a quello che può essere il pignoramento del bene così come l'art. 11(15) comma 3 del Decreto Legislativo 9/10/2002 n. 231 di attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali va a confermare, relativamente all'opponibilità della riserva di proprietà nelle transazioni commerciali, configurandola come opponibile ai creditori del compratore se confermata nelle fatture ad essa relative aventi data certa anteriore al pignoramento regolarmente registrate nelle scritture contabili.
Volendo trovare una affinità tra questo tipo di operazione e quelle forse più comuni di leasing possiamo senz'altro dire che tra le varie forme che contraddistinguono questa categoria quella fuor di dubbio più vicina è il leasing immobiliare poiché usato esclusivamente per l'acquisto di beni immobili di grande valore e non solo per un temporaneo uso di essi ricade chiaramente nella sfera dei contratti con riserva di proprietà. Volendo analizzare con maggiore attenzione quelle che sono le affinità tra i contratti stipulati ai sensi dell'art. 1523 c.c. e il leasing dobbiamo necessariamente andare ad analizzare quelli che sono i punti di contatto con questa fattispecie normativa, come sappiamo, adottata dal sistema anglosassone che ha notevolmente preso piede anche qui da noi soprattutto grazie ai vantaggi fiscali che derivano dal suo utilizzo.
Ovviamente con il termine leasing si vanno a definire una serie di figure negoziali basate sulla concessione in godimento di un bene dietro pagamento effettuato a scadenze predeterminate e periodiche di una data somma di denaro. In seguito, allo scadere del contratto, l'utilizzatore potrà decidere se acquistare la proprietà del bene pagandone il valore residuo rispetto alla totalità degli importi fino ad allora versati. Tra le varie forme di leasing quella che ci interessa è quella relativa ai beni immobili. Utilizzando un leasing di tale tipo praticamente colui che intende usufruire del bene immobile ottiene una sorta di finanziamento per l'acquisto di esso poiché vi è una chiara e lampante volontà di acquistare tale immobile con questa operazione, volontà che traspare anche dal fatto che il contratto di leasing in questo caso, non coincide affatto con la vita del bene che al termine del leasing conserverà comunque un certo valore di mercato che potrebbe anche essere maggiore rispetto alla data di inizio dell'operazione. E' per questo che si è utilizzato il termine di leasing traslativo e viene applicata quella che è la disciplina della vendita con riservato dominio (come da art. 1523 c.c.).
Questo ovviamente ha trovato riscontro diretto nelle sentenze della Corte di Cassazione 6034/1997 e 6663/1997 ove si afferma che quando la durata di tali contratti non è rapportabile alla presunta durata di sfruttamento economico del bene ma sia sensibilmente più breve di essa e se si ritiene (come accennato precedentemente) che alla scadenza il bene immobile valga più di quello che è il prezzo di opzione, in tal caso i canoni che vengono pagati dall'utilizzatore del bene non corrisponderanno più ad un mero corrispettivo per tale utilizzazione ma devono contenere anche, necessariamente, parte del prezzo di acquisto del bene in questione. Ecco perché il leasing traslativo è, a tutti gli effetti, paragonabile alla vendita con riserva di proprietà in base all'articolo oggetto di questo breve approfondimento. Così come accade per i contratti di leasing tra società ed utilizzatore, anche qui esiste solo un vincolo in forza del quale l'utilizzatore non ha un diritto reale ma solo la detenzione del bene oggetto dell'operazione restando quindi legato a quelli che sono i vincoli relativi alla proprietà il venditore.
(15) Art. 11 comma 3, dlgs 231/2002: 3. La riserva della proprieta' di cui all'articolo 1523 del codice civile, preventivamente concordata per iscritto tra l'acquirente ed il venditore, e' opponibile ai creditori del compratore se e' confermata nelle singole fatture delle successive forniture aventi data certa anteriore al pignoramento e regolarmente registrate nelle scritture contabili.