Source: https://fiscomania.com/cessione-del-ramo-di-azienda/?amp
Timestamp: 2020-08-14 22:38:56+00:00
Document Index: 94082207

Matched Legal Cases: ['art. 2558', 'art. 2555', 'sentenza ', 'art. 2112', 'art. 47', 'art. 2558', 'art. 2112', 'art. 47', 'art. 2560', 'art. 2560', 'art. 2']

Cessione del ramo di azienda - Fiscomania
Home Società e bilancio Cessione del ramo di azienda
La cessione del ramo di azienda è un contratto di vendita avente per oggetto una porzione dell’azienda, strutturata e organizzata autonomamente, e che, pertanto, risulta idonea all’esercizio dell’impresa.
Il ramo di azienda è una parte dell’azienda strutturata e organizzata autonomamente sotto il profilo organizzativo rispetto all’intero complesso aziendale.
Tale ramo può venduto mediante un contratto di cessione, trasferendone quindi la titolarità da un soggetto, il cedente, ad un altro, il cessionario.
Nella cessione del ramo di azienda, il trasferimento ha per oggetto soltanto una parte del complesso aziendale, autonomo e separato, ovvero un ramo d’azienda.
Per effetto della cessione di azienda, il cessionario, ovvero l’acquirente, subentra nei contratti aziendali stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa ed a condizione che i contratti non rivestano carattere personale.
La norma è derogabile dalle parti ai sensi dell’art. 2558 c.c.
Cosa si intende per Ramo di azienda?
​Cessione di ramo di azienda
Cessione ramo di azienda e le tutele per i dipendenti ceduti
Cessione del ramo di azienda sotto il profilo fiscale
L’art. 2555 c.c. definisce l’azienda come:
“Il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.”
Beni materiali e tra questi vi rientrano i beni mobili (ad esempio i macchinari per la produzione);
Beni immobili (come ad esempio i capannoni):
Infine i beni immateriali (come, ad esempio, i marchi e brevetti).
Il requisito fondamentale è che i beni siano organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’attività economica.
Nella cessione del ramo d’azienda, il trasferimento ha per oggetto una parte del complesso aziendale.
Pensiamo alle aziende composte da più sedi, oppure composte da diverse filiali, in questi casi, qualora ciascuna di queste sia strutturata e organizzata autonomamente rispetto alle altre, ovvero sia impostata in modo da formare un’unità aziendale autonoma, potrà essere definita “ramo d’azienda”.
In tal caso, il ramo di azienda può essere oggetto di vendita o di affitto in modo del tutto autonomo rispetto alle altre parti dell’azienda di cui inizialmente costituiva una parte.
La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 1769 del 24 gennaio 2018, ha chiarito che:
Mediante il contratto di cessione, il cedente, il proprietario dell’azienda, trasferisce al cessionario, a fronte del pagamento di un prezzo, il ramo di azienda.
Il ramo di azienda, può essere, pertanto, oggetto di un contratto di cessione, essendo caratterizzato da autonomia organizzativa, strutturale, può essere ceduto in modo autonomo rispetto all’azienda nel suo complesso.
Gli elementi necessari per poter parlare di ramo di azienda sono:
Autonomia rispetto all’azienda, considerata nel suo complesso.
Tuttavia, l’autonomia organizzativa e l’identità del ramo devono essere preesistenti rispetto al contratto di cessione.
La disciplina della cessione del ramo di azienda di cui all’art. 2112 c.c. e all’art. 47 della L. n. 428/1990 ha l’obiettivo di tutelare il diritto dei lavoratori ceduti a mantenere il proprio rapporto di lavoro presso il cessionario evitando che il trasferimento comporti un peggioramento del trattamento economico e normativo.
La cessione del ramo di azienda non richiede la forma scritta a pena di nullità, ma solo ad probationem.
Il termine per la registrazione è di 20 giorni dalla stipula dell’atto.
Per gli atti formati all’estero, aventi a oggetto aziende esistenti nel territorio dello Stato, il termine è prolungato di 60 giorni.
L’ufficio competente è quello nella cui circoscrizione risiede il notaio obbligato a registrare l’atto.
Il cedente non può intraprendere, nei cinque anni successivi, una nuova impresa con oggetto o ubicazione da cui possa derivare una concorrenza all’azienda ceduta.
Il divieto di concorrenza può essere escluso mediante accordo tra le parti, ma può anche essere ampliato, in ogni caso il divieto non può avere una durata superiore a 5 anni.
La violazione del divieto di concorrenza può comportare una responsabilità contrattuale, con la possibilità di poter risolvere il contratto.
L’art. 2558 c.c. disciplina la successione nei contratti, prevedendo la successione automatica del cessionario in tutti i rapporti contrattuali non interamente eseguiti derivanti da negozi a prestazioni corrispettive inerenti la gestione aziendale.
Al terzo contraente è concessa la facoltà recedere dal contratto entro 3 mesi dalla notizia della cessione, se sussiste una giusta causa.
L‘art. 2112 c.c. sancisce che la cessione di u ramo di azienda, così come il trasferimento d’azienda non costituiscono motivo di licenziamento, bensì continua con il nuovo titolare dell’azienda e “il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano“.
I contratti di lavoro dipendente, in corso al momento della cessione del ramo di azienda, proseguono in capo al cessionario che assume il ruolo di datore di lavoro. I lavoratori conservano tutti i diritti che derivavano dal rapporto con il cedente.
Non è ipotizzabile che cedente e cessionario escludano la successione nel contratto.
Il cedente ed il cessionario sono obbligati in solido per i crediti che il lavoratore aveva al momento del trasferimento e che il nuovo titolare deve applicare i trattamenti economici e normativi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali e aziendali vigenti alla data del trasferimento fino alla loro scadenza.
L’art. 47 della L. n. 428/1990 prevede ulteriori obblighi a carico del cedente e del cessionario.
In particolare, qualora il trasferimento si verifica in imprese che occupano più di 15 dipendenti, è obbligatorio per il cedente ed il cessionario avvertire con comunicazione scritta, almeno 25 giorni prima dell’atto di trasferimento, le rappresentanze sindacali.
Nella comunicazione, devono essere indicati i motivi della cessione del ramo di azienda, le conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori, le eventuali misure da adottare nei confronti degli stessi e la data o proposta di una data per la cessione.
Per quanto riguarda i crediti e debiti aziendali, con la cessione del ramo di azienda si verifica l’automatica cessione al cessionario, dei crediti anteriori al conferimento relativi all’azienda trasferita.
Il cessionario subentra nella medesima posizione del cedente rispetto ai debitori ed ha diritto di ricevere il pagamento dei crediti aziendali. L’efficacia del trasferimento sussiste anche nel caso in cui il debitore non abbia ricevuto alcuna notifica oppure non abbia accettato la cessione.
La legge in ogni caso prevede che qualora il debitore paghi in buona fede l’originario titolare dell’azienda senza essere a conoscenza dell’intervenuta cessione, sia comunque liberato dall’obbligazione di pagamento.
Per quanto concerne i debiti, il cedente non è liberato dai debiti, inerenti all’esercizio dell’azienda ceduta, anteriori al trasferimento, se non risulta che i creditori vi hanno consentito.
L’art. 2560, co. 2, prevede il principio di responsabilità solidale del cessionario, per i debiti che risultano dai libri contabili obbligatori.
Il cessionario, in particolare, risponde in solido con il cedente per il pagamento delle imposte e delle sanzioni delle violazioni commesse nell’anno della cessione e nei due precedenti, nonché per quelle già irrogate e contestate nel medesimo periodo, ma riferibili a violazioni commesse in periodi precedenti.
La responsabilità è limitata al valore del ramo d’azienda ceduta, accertato dall’ ufficio tributario o il valore dichiarato dalle parti.
L’art. 2560, co. 3 della limita, tuttavia, la responsabilità del cessionario ai debiti risultanti dal certificato che gli uffici sono tenuti a rilasciare a richiesta dell’interessato.
Per quanto riguarda l’IVA, la cessione del ramo di azienda, ai sensi dell’art. 2, co. 3, lettera b), del D.P.R. 633/72, è considerata come un’operazione esclusa dal campo di applicazione dell’IVA.
L’atto di cessione d’azienda è pertanto soggetto all’imposta di registro in misura proporzionale applicata sul valore complessivo delle attività che compongono il ramo di azienda, comprensivo dell’avviamento, detratte le passività cedute e risultanti dalle scritture contabili obbligatorie.
Le aliquote applicabili variano a seconda della natura dei beni che compongono l’azienda:
Sul valore imputabile ai beni mobili o di altri diritti, l’imposta ammonta al 3%;
Mentre sul valore imputabili agli immobili, come fabbricati e le relative pertinenze, l’imposta è del 9%;
Sui terreni agricoli l’imposta è del 15%.