Source: http://www.ordineavvocati.cz.it/index.php/60-praticanti/comunicazioniconsiglio/1718-comune-di-catanzaro-bozza-disciplinare-incarichi-legali-a-professionisti-esterni
Timestamp: 2018-01-23 21:43:40+00:00
Document Index: 87520018

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 3', 'art.8', 'art. 9', 'art. 9', 'sentenza ', 'art.9', 'e contrario', 'art. 9', 'art.9', 'art.10']

Preg.mo Sig. Assessore all’Avvocatura del Comune di Catanzaro
Oggetto: Riscontro nota 111865 del 29 novembre 2017 “Disciplinare incarichi legali affidati a professionisti esterni all’Ente”.
Pregiatissimo Sig. Assessore ,
ho provveduto a sottoporre nella prima tornata utile il disciplinare che il Consiglio Comunale ha inteso trasmettere al Consiglio dell’Ordine che presiedo e, all’esito dell’esame e della discussione, il Consiglio ha deliberato di proporre alcune modifiche che certamente renderanno lo stesso maggiormente conforme alle norme ed ai principi che disciplinano la professione forense; in particolare il COA ha rilevato criticità ed inopportunità sui seguenti punti.
Non conforme al diritto di difesa costituzionalmente garantito appare la previsione (art. 3) per la quale sono esclusi dall’inserimento nell’elenco coloro che abbiano con l’Amministrazione comunale “contenzioso personale”; in tale modo al fine di non incorrere in decadenze si ha che gli avvocati vengono privati della possibilità costituzionalmente garantita di dare tutela ad eventuali errori e/o abusi perpetrati dall’amministrazione ad esempio in tema di contravvenzioni o di imposte comunali.
Parimenti non corretta appare la previsione (art. 3) per la quale sono esclusi dall’inserimento nell’elenco coloro che abbiano “violazioni, accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse ed alle norme in materia di contributi previdenziali ed assistenziali secondo la legislazione …”; ed infatti la previsione appare, da una parte, inopportuna non essendo tale obbligo normativamente previsto per i professionisti (per i quali non è previsto ad esempio il DURC diversamente dalle imprese commerciali ed imprenditoriali) nonché, d’altra parte, non corretta quando non prevede che l’accertamento debba essere definitivo. Ed infatti, con questa dizione, non possono partecipare anche quei professionisti che, raggiunti da avviso di accertamento e liquidazione di imposte e sanzioni, abbiano impugnato lo stesso innanzi la Commissione tributaria ritenendo l’imposta errata e non dovuta.
Estremante afflittiva (al punto da essere passibile di declaratoria di nullità per violazione del principio di giusto compenso e del principio dell’onerosità della prestazione) è la previsione (art.8) secondo cui il professionista deve impegnarsi, nella convenzione, a non azionare procedure monitorie in danno al Comune per il pagamento dei compensi professionali prima che sia trascorso un anno dalla regolare (?) richiesta del compenso. Si è del parere che il termine debba essere ridotto ad un lasso di tempo più ragionevole.
L’art. 9 deve essere intitolato “Compensi” non essendo gli “Onorari” più previsti dal nuovo sistema normativo introdotto sul tema dalla L. 247 del 2012 e disciplinato dal D.M. 55/2014.
Questo Consiglio non condivide la scelta operata (art. 9) quanto alla determinazione del compenso “al solo 20%” in caso di incarichi “connessi”; ciò sotto un molteplice ordine di profili e, in particolare:
Un appello a sentenza (così come un reclamo cautelare o una riassunzione di merito a seguito di opposizione all’esecuzione) deve intendersi come incarico connesso al primo grado ? Certamente assurdo ed errato sarebbe ritenere ciò; si invita, quindi, ad una maggiore chiarezza su cosa sia da ritenere connesso e cosa no anche al fine di evitare contenziosi e/o ontestazioni.
Nell’ipotesi di motivi aggiunti e/o di ricorso incidentale è fuor di dubbio che vi saranno motivazioni differenti e centri di interesse differenti che meritano e necessitano di studio autonomo e approfondimenti che non possono essere ridotti e minimizzati per come fatto;
Parimenti oltremodo “afflittiva” appare la scelta (art.9) per la quale il pagamento dei compensi al “domiciliatario” debba essere a carico del difensore che già subisce una riduzione del 50% dei compensi per come da pattuizione;
Ciò che comunque appare essere inammissibile e contrario alla stessa previsione normativa di cui alla L. 247 del 2012 ed al D.M. 55/2014 è la previsione (art. 9) secondo cui nell’ipotesi in cui il Giudice liquidi somme superiori rispetto quelle di cui alla pattuizione, queste, sono trattenute dal Comune e non corrisposte al professionista; ed infatti:
il sistema normativo vigente prevede che l’Autorità giudiziaria debba liquidare le spese legali secondo il principio della soccombenza;
la liquidazione deve avvenire, di regola secondo la misura di cui al D.M. tempo per tempo vigente (oggi D.M. 55/2014);
Alla luce di quanto sopra non sussiste il fondamento giuridico perché l’Amministrazione Comunale trattenga le maggiori somme che di regola il Giudice DEVE liquidare in misura piena a titolo di spese legali (essendo previste come eccezioni le riduzioni e le maggiorazioni per casi specifici).
In poche parole, ove mantenuta la previsione, si avrebbe una convenzione che, di regola, priva il legale di quanto legittimamente liquidato dal Giudice a titolo di spese legali con un arricchimento senza causa per l’Amministrazione che potrà trattenere la quota eccedente quanto concordato e per come ridotto convenzionalmente (nell’ipotesi in cui a pagare sia però l’Amministrazione Comunale).
A titolo esemplificativo ed a dimostrazione dell’ingiustizia sostanziale di tale previsione è il fatto che ove mai un cliente trattenga le somme ricevute a titolo di rimborso delle spese legali (non sarebbe questo il caso alla luce dell’esistenza della convenzione -sebbene illegittima) matura in capo a questi il reato di “appropriazione indebita” appunto perché le spese legali sono liquidate a favore dell’avvocato ed a titolo di remunerazione dell’attività da questi prestata.
Tale previsione deve essere revocata essendo certamente contra jus.
Nell’ipotesi in cui (art.9) verrà ad essere nominato altro legale a seguito di sostituzione del precedente sarebbe il caso venga ad essere prevista una nuova convenzione non potendo essere il nuovo legale vincolato dagli obblighi sottoscritti da altri e diverso professionista.
Infine non corretta per i principi sin qui espressi è la previsione (art.10) per cui non è dovuto alcun compenso in caso di transazione della vertenza. Tale previsione potrebbe anche indurre il professionista a non consigliare ed a non sollecitare una transazione magari favorevole all’Amministrazione vista la gratuità sostanziale della prestazione che, nella realtà è estremamente delicata e laboriosa (trattative, incontri per la discussione, informativa con il cliente sui rischi e sui benefici e stesura dell’atto transattivo).
Questi, sostanzialmente i punti ritenuti critici della bozza del disciplinare sui quali, il Consiglio invita ad un ripensamento ed a una più efficace e corretta formulazione.
Nella speranza di poter essere stato utile alla Sua funzione e rinnovando la disponibilità dell’intera Avvocatura catanzarese colgo l’occasione per porgere cordiali saluti.
Prof. Avv. Giuseppe Iannello