Source: https://www.professionegiustizia.it/documenti/notizia/2016/nel_procedimento_penale_la_sentenza_tributaria_e_una_prova_solo_se_definitiva
Timestamp: 2020-07-08 14:50:21+00:00
Document Index: 120308117

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 10', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 649', 'art. 7']

Il ricorrente lamentava l'errore commesso dalla Corte di appello nel non aver valutato la pronuncia favorevole della Commissione Tributaria Provinciale, che aveva annullato la cartella di pagamento relativa all'IVA 2005, ma per la Cassazione il ricorrente ha introdotto sostanzialmente un nuovo motivo, non deducibile per la prima volta in Cassazione.
La Corte di legittimità chiarisce che «tanto le questioni di costituzionalità che la richiesta di rinvio pregiudiziale presuppongono la definitività del provvedimento sanzionatorio che determinerebbe la preclusione al secondo giudizio nonché l'identità soggettiva. Nel caso in esame il Collegio - nel ribadire la propria giurisprudenza secondo cui non è deducibile per la prima volta davanti alla Corte di cassazione la violazione del divieto del "ne bis in idem" sostanziale, in quanto l'accertamento relativo alla identità del fatto oggetto dei due diversi procedimenti, intesa come coincidenza di tutte le componenti della fattispecie concreta, implica un apprezzamento di merito, né è consentito alle parti produrre in sede di legittimità documenti concernenti elementi fattuali (Sez. 3, n. 20887 del 15/04/2015 - dep. 20/05/2015, Aumenta, Rv. 263407)».
E chiarisce: «la predetta sentenza non risulta munita dell'attestazione di irrevocabilità, condizione necessaria perché possa rilevarsi l'esistenza di un ne bis in idem, tanto in sede europea che nazionale, dovendo in sostanza, sia la Corte costituzionale che il Giudice eurounitario rispondere al quesito se violi il ne bis in idem la sottoposizione a giudizio penale per il delitto di cui all'art. 10-ter d.lgs. 74/2000 di chi sia già stato sanzionato (s'intende, in via definitiva) dall'amministrazione tributaria per l'illecito amministrativo di cui all'art. 13, comma primo, d.lgs. n. 471 del 1997. Nel caso in esame, pertanto, la mancanza di allegazione circa l'irrevocabilità della sentenza della CTP, in difetto com'è noto di poteri istruttori di questa Corte, non consente di valutare favorevolmente l'istanza di rinvio, atteso il difetto del presupposto di fatto (prova della definitività della decisione della CTP), preclude a questa Corte la valutazione della stessa».
Ma la Cassazione precisa che, nel caso in esame, l'istanza non sarebbe nemmeno accoglibile «posto che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, non sussiste la preclusione all'esercizio dell'azione penale di cui all'art. 649 cod. proc. pen., quale conseguenza della già avvenuta irrogazione, per lo stesso fatto, di una sanzione formalmente amministrativa ma avente carattere sostanzialmente "penale" ai sensi dell'art. 7 CEDU, allorquando non vi sia coincidenza fra la persona chiamata a rispondere in sede penale e quella sanzionata in via amministrativa (Sez. 3, n. 43809 del 24/10/2014 - dep. 30/10/2015, Gabbana e altri, Rv. 265118 che, in applicazione del principio, ha escluso la violazione del divieto di "bis in idem" con riferimento a persona imputata per un fatto per il quale era stata inflitta sanzione amministrativa a società dello stesso soggetto legalmente rappresentata, situazione identica a quella esaminata nel presente processo, laddove destinataria della cartella di pagamento risulta infatti la P. s.r.l. e non personalmente il V.)».
Corte di Cassazione penale Sentenza n. 6113 del 15/02/2016: