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Timestamp: 2018-06-19 22:10:49+00:00
Document Index: 129990722

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art 10', 'art. 21', 'art.10', 'art. 25', 'art.21', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 20']

Metro C: Relazione 2 ottobre 2013 di Progetto Celio e Carteinregola | carteinregola
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METRO C RELAZIONE SULLE PROBLEMATICHE VINCOLISTICHE AMBIENTALI ECONOMICHE LOGISTICHE*
A cura dell’arch. Paolo Gelsomini
L’ambito è caratterizzato dall’area di pomerio delle Mura Aureliane tra Porta S.
Giovanni, Porta Asinara e Porta Metronia, attualmente occupata dal mercato di Via
Sannio e da impianti sportivi di diversa dimensione. La particolare posizione di contatto
con le Mura e di apertura visiva verso la Basilica di San Giovanni in Laterano
suggerisce la valorizzazione dell’intera area per la fruizione degli spazi aperti.
a) Individuazione di un percorso pedonale lungo le Mura che costituisca parte del
progetto di Parco Lineare Integrato delle Mura Aureliane.
b) Ridimensionamento e riconfigurazione delle aree occupate dagli impianti sportivi.
c) Conferma del mercato di Via Sannio attraverso interventi di riqualificazione
di strutture fisse, degli accessi e dei parcheggi.
Piano Regolatore Generale di Roma,
Appendice 1, A4 Via Sannio, Piazzale Appio- Porta Metronia
Intendiamo innanzitutto ringraziare l’Assessore Improta per la sollecita risposta alle richieste di documenti autorizzativi e di pareri sulla tratta T3 che abbiamo inoltrato come Carteinregola, Cittadinanzattiva Lazio Onlus, Associazione Progetto Celio, Comitato Porta Asinaria, Comitato San Giovanni.
Queste ultime associazioni sono consociate all’interno del Laboratorio Carteinregola, che si impegna per la trasparenza e la partecipazione dei cittadini rispetto alle scelte della Pubblica Amministrazione, con l’obiettivo di monitorare eventuali criticità, di verificare il rispetto delle regole vigenti, o di avanzare proposte per modificarle.
Oggi siamo qui a chiedere che venga controllato l’iter seguito finora per la tratta T3 della Metro C per verificare la completezza e la congruità dei pareri e delle autorizzazioni rilasciate.
Sulla questione delle alberature, aldilà delle osservazioni sui vincoli paesaggistici che
affronteremo in seguito, proponiamo le seguenti riflessioni: nelle more dell’elaborazione e
dell’approvazione di un Regolamento del Verde per Roma Capitale, in cui vorremmo che fossero inserite prescrizioni stringenti per la salvaguardia di grandi alberature di pregio, sia per quanto riguarda la decisione dell’abbattimento sia per quanto riguarda il ricorso all’eventuale ripiantumazione, chiediamo che vengano seguite le norme adottate per analoghi lavori pubblici in altre città a cominciare dalla stesura di un minuzioso rapporto su ogni esemplare, corredato dalle motivazioni che hanno condizionato la scelta dell’abbattimento (o dell’espianto) di ogni singolo albero. Inoltre chiediamo che tale rapporto venga portato a conoscenza dei cittadini, insieme alle motivazioni che hanno orientato le decisioni verso il sacrificio di aree verdi storiche rispetto a soluzioni alternative.
E, in attesa che si stabilisca se tutto il procedimento sia conforme alla legge, chiediamo una moratoria delle cantierizzazioni della tratta T3 (e quindi anche del taglio degli alberi) almeno finchè non sarà consentito alla cittadinanza di conoscere e approfondire tutti i termini delle questioni poste. Per il momento infatti, sulla tratta T3 ci sembra che non ci sia nessuna urgenza e ci risulta incomprensibile il motivo per cui sono stati affrettati i lavori, mentre nei cantieri delle tratte precedenti, dopo la firma dell’accordo transattivo del 9 settembre, i lavori sono ripresi a singhiozzo.
Nel frattempo chiediamo che l’Amministrazione si impegni a inviare tecnici del Dip.X a
sopralluoghi congiunti con tecnici dei comitati per valutare tutti gli interventi.
Ma veniamo ai punti legati alle procedure di tutela del paesaggio e dei relativi sistemi di pareri, prescrizioni e vincoli. Abbiamo approfondito le delicate questioni e siamo pervenuti a conclusioni che giudichiamo importanti nello spirito di una leale collaborazione tra cittadini ed istituzioni.
Dunque, le tappe fondamentali della tratta T3 sono: Valutazione Impatto Ambientale del 2003 su progetto preliminare; Conferenza dei Servizi su Progetto definitivo del 2009; Delibera di approvazione CIPE del 2010; approvazione del progetto esecutivo del 2013.
Lungo questo percorso ci sono pareri favorevoli con prescrizioni del Mibac del 2009, con note allegate delle Soprintendenze per i Beni Archeologici di Roma e per i Beni Architettonici e Paesistici di Roma; acquisizione di prescrizioni, osservazioni ed indicazioni pervenute da vari soggetti istituzionali nel corso degli atti deliberativi e dei pareri. Per ultimo, in fase di avvio dei cantieri, il Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde ha fornito i dati sulle misure compensative ambientali per opere a verde.
La conclusione che se ne potrebbe trarre è che tutto sia formalmente “in regola”, ossia
“autorizzato”. Ma ciò non vuol dire che debba essere conseguentemente legittimo.
Ma entriamo nel merito delle questioni:
Ai sensi dell’art. 10, comma 4, lettera g) del Codice beni culturali (Decr. Lgs.vo 42/2004), gli alberi sarebbero vincolati ope legis assieme alle relative piazze o spazi aperti.
Ugualmente sono vincolati ope legis ai sensi della lettera f) dello stesso art 10, comma 4 “le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico”.
In entrambi i casi insomma non ci risulta necessaria una dichiarazione di vincolo (ossia nondobbiamo trovare un vincolo specifico, che comunque potrebbe esserci stato in tempi pregressi rispetto al Codice e rafforzerebbe la tutela). Per esempio ricordiamo che nella vasta area Caracalla, Celio, Colosseo, Fori, Venezia, che comprende gli assi viari, i monumenti e le sistemazioni pertinenziali, è in vigore un decreto di tutela del Soprintendente Regionale arch. Ruggero Martines del 20 dicembre 2001.
L’intervento di demolizione del parco o del giardino inteso come Bene Culturale deve essere quindi “autorizzato” dal Ministero “su progetto” o su “descrizione tecnica dell’intervento”, presentati dal richiedente, e può contenere prescrizioni secondo l’art. 21 del Codice BB.CC. dove si afferma, tra l’altro, che sono soggetti ad interventi autorizzativi del Ministero la rimozione o la demolizione, anche con successiva ricostituzione, dei beni culturali.
E ripetiamo che, secondo l’art.10 commi f) e g) del Codice sono beni culturali anche le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico nonché le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico.
Stiamo parlando di vedute paesaggistiche arboree a ridosso delle Mura Aureliane, a Porta
Metronia, Porta Asinaria, Porta San Giovanni; sotto la Basilica di San Giovanni in Laterano; a via dei Fori Imperiali, al Colosseo, a Villa Rivaldi. Come fanno quegli alberi a non essere considerati pertinenze di Beni Culturali e quindi Beni Culturali essi stessi?
E’ vero che secondo l’art. 25 del Codice dei BB.CC. “ove si ricorra alla Conferenza dei Servizi, l’assenso espresso in quella sede dal competente organo del Ministero con dichiarazione motivata acquisita al verbale della conferenza e contenente le eventuali prescrizioni impartite per la realizzazione del progetto, sostituisce a tutti gli effetti l’autorizzazione di cui all’art.21”.
Ma, in base all’art. 20 “i beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”. Pertanto il Ministero può autorizzare interventi solo se non siano tali da distruggere o deteriorare Beni Culturali.
Quindi, sia il Ministero dei Beni Architettonici e Paesistici che il MiBAC possono valutare
l’opportunità di incidere sul bene culturale per tener conto dell’interesse pubblico costituito dalla realizzazione della metropolitana, ma non possono mai consentire la distruzione o il deterioramento dei beni culturali a cominciare dai beni archeologici.
Del resto, il MiBAC non ha dato autorizzazioni ma “pareri favorevoli” al progetto preliminare con prescrizioni, con la condizione che le prescrizioni fossero recepite dal CIPE.
Ma non ci risulta che il CIPE le abbia recepite né esplicitate nella sua delibera di approvazione del progetto definitivo del 2010.
A noi risulta inoltre che il parere della Soprintendenza Beni architettonici e paesistici sia molto conciso e niente affatto motivato. Ossia, siamo in presenza di un’autorizzazione formalmente esistente ma probabilmente debole.
Conosciamo tutta la messe di prescrizioni della Soprintendenza archeologica che ha autorizzato solo gli scavi archeologici (sostanzialmente confermate dall’integrazione del parere in data 11.11.09).
Quelle della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesistici sono invece prescrizioni deboli, pur tuttavia dal “parere” emerge che per la stazione Fori Imperiali è stato concordato un concorso di idee di cui non abbiamo traccia.
In ogni caso non vi è traccia di AUTORIZZAZIONE all’intervento in superficie, ossia a ciò che dovrebbe essere realizzato in tutta l’area dei Fori sottoposta ad un vincolo di tutela del
Soprintendente Martines del 2001, non solo per la sistemazione della stazione, ma anche per tutte le opere accessorie. In pratica la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesistici non ha autorizzato nulla di specifico, tanto meno il taglio degli alberi, che fanno parte delle “sistemazioni delle aree” vincolate (non si parla per esempio di Villa Rivaldi, che appare ora interessata dal cantiere).
In ultima analisi chiediamo che il MiBAC fornisca esplicita documentazione delle autorizzazioni su ogni singolo particolare intervento che venga a modificare l’aspetto e la funzione del bene culturale Piazza Venezia/Fori Imperiali/Colosseo/S. Gregorio/Celio vincolato da Martines.
Passiamo ora alla questione della Valutazione Impatto Ambientale.
Il decreto legislativo n.190/2002, approvato con le modifiche richieste dal Ministero dell’Ambiente, ha definito nuove regole per i procedimenti di VIA delle opere strategiche, ai fini di accelerare l’iter della loro realizzazione, garantendo, nel contempo, l’inserimento dei progetti nel contesto ambientale e territoriale, anche attraverso un consenso allargato delle decisioni che riguardano i seguenti aspetti:
la VIA viene istruita sul solo progetto preliminare;
la valutazione sulla compatibilità ambientale dell’opera viene prodotta dai Ministeri
dell’Ambiente e dei Beni Culturali sulla base di un parere espresso dalla Commissione e
trasmesso al Ministero delle infrastrutture. Nel caso di dissenso, l’adozione del
provvedimento di compatibilità ambientale viene demandato al Consiglio dei Ministri;
l’approvazione del progetto preliminare e della VIA diviene di competenza del CIPE.
In pratica – una volta accertato che, in presenza di un’opera come la metro C inserita nella Legge Obiettivo, il CIPE può sovrastare anche il ruolo del MiBAC e quindi sostituirsi ad esso nel dare le autorizzazioni relative ai Beni Culturali di tutti i generi, compresi i Beni Archeologici e Paesaggistici (nb: AUTORIZZAZIONI formali, non i soliti pareri), neanche il CIPE può autorizzare ciò che è vietato in base all’art. 20 del Codice dei BB.CC. (distruzione, deterioramento, danneggiamento).
Per rendere legittima e lecita l’autorizzazione occorre motivare come e perchè l’intervento
approvato non distrugga o danneggi il bene cultuale.
In alternativa anche il procedimento formalmente in regola può essere suscettibile di censura penale. Inoltre – poichè i beni in questione sono patrimonio pubblico – vi potrebbe essere anche un danno erariale.
Ma c’è dell’altro. In qualità di opera strategica inserita nella Legge Obiettivo la metro C si
avvale di una procedura speciale di Valutazione Impatto Ambientale. In questo caso la V.I.A. si fa sul progetto preliminare (2003) e non sul definitivo (2009). Ma il progetto preliminare ha subito cambiamenti sostanziali.
La delibera CIPE del 22 luglio 2010, che approva il progetto definitivo della tratta T3 San Giovanni- Colosseo, enuncia tutti i cambiamenti avvenuti rispetto al preliminare sul quale è stata fatta la V.I.A. E si tratta di cambiamenti sostanziali, per cui viene da chiedersi come abbia fatto il Ministero BB.CC., nella Conferenza dei servizi del 2009, a dare il proprio parere positivo (sia pure con prescrizioni) sulla base di una VIA del 2003, che sarebbe stata valida se non fossero intervenuti “sostanziali cambiamenti”. Insomma, non si tratta di una Valutazione di Impatto Ambientale “vecchia”, ma di una Valutazione espressa su un progetto completamente diverso.
Infatti, rispetto al progetto preliminare, sono state abbassate delle gallerie di linea nella zona di San Giovanni, spostate stazioni (a piazza Ipponio è stata collocata la stazione di via Amba Aradam), il cantiere di via Sannio era piazzato nell’area del mercato, la stazione Colosseo è stata allocata in via dei Fori Imperiali, all’interno dell’area della collina Velia priva di criticità archeologiche, il cantiere logistico è stato traslato verso via Ipponio, i sistemi costruttivi delle stazioni sono stati modificati con sistemi scatolari scavati dall’alto, il tratto da viale Ipponio ai Fori Imperiali, passante sotto il Rione Celio, è stato deviato per ottimizzare i tracciati rispetto ad edifici e monumenti, molti pozzi di aerazione hanno subìto sostanziali variazioni, il progetto del Museo dei Fori al Colosseo è stato abbandonato.
Possiamo affermare oggettivamente che questa metro C non sta raggiungendo gli obiettivi
strategici prefissati e sta andando avanti senza certezza di percorso e di finanziamento.
Dal percorso iniziale Pantano-Tor di Quinto di 42,2 Km. e 41 stazioni, siamo passati al cosiddetto tracciato fondamentale Pantano-Clodio di 25,5 Km. e 30 stazioni. La realizzazione della metro ha finanziamenti fino al Colosseo e si parla come obiettivo massimo Piazza Venezia.
E’ evidente che questi obiettivi sono stati oramai ampiamente ridimensionati mentre i costi sono aumentati e continueranno presumibilmente ad aumentare.
Il progetto, secondo gli ultimi aggiornamenti, ha un costo di 2937 milioni nel tratto approvato: 2145 milioni nel tratto Pantano-San Giovanni (nella delibera CIPE erano 1818); 792 milioni nella tratta San Giovanni-Colosseo; ma temiamo che le risorse necessarie siano destinate ad aumentare. Le risorse previste nel “Decreto del Fare” per proseguire l’opera dopo il Colosseo sono già esaurite.
Nessuna risorsa neanche per la tratta fino a piazzale Clodio che viene così definitivamente a scomparire dalla scena.
Ma allora perché si fanno lavori ciclopici, costosi e devastanti nell’area archeologica e
paesaggistica più bella del mondo? Per arrivare alla Stazione Fori Imperiali? Possibile che non ci siano altre soluzioni, ancorchè tardive?
Perchè aprire cantieri in zone delicatissime come quelle della Valle del Colosseo senza sapere dove, come e quando si andrà avanti? E con quali soldi? E perché si abbattono alberi e si ingabbiano quartieri nella tratta T3 senza aver nessuna certezza sulla linea stessa?
La Corte dei Conti con la delibera del dicembre 2012 si è posta il serio interrogativo se il rapporto costi/benefici di quest’opera sia ancora positivo.
Sarebbe forse il caso di fermarsi dopo San Giovanni ed istituire una nuova V.I.A. per poi ripartire con un’altra strategia.
Le idee ci sono. Occorre valutarle seriamente, perché crediamo che così non si possa andare avanti, soprattutto quando si fanno sempre più insistenti le voci di un definanziamento delle opere infrastrutturali per far fronte alle manovre del Governo.
Siamo ben consapevoli dell’entità delle risorse stanziate, dei contratti già firmati, degli impegni presi, dei piani di ammortamento predisposti dalle Ditte, dei posti di lavoro da proteggere. Ma la situazione impone una coraggiosa azione politica ed un grande patto tra l’Amministrazione Comunale, Roma Metropolitane ed il Consorzio di Imprese.
Grazie a tutti per l’ascolto. Speriamo che oggi non sia un incontro estemporaneo motivato
dall’incalzare delle proteste dei cittadini, ma diventi l’inizio di un lavoro comune, all’interno di un vero processo partecipativo che finora non c’è stato.
SINTESI ED INTEGRAZIONI ALLA RELAZIONE PRESENTATA IL 2 OTTOBRE ALLE COMMISSIONI CONGIUNTE SULLE PROBLEMATICHE DELLA METRO C
LE PRINCIPALI TAPPE PROCEDURALI
Le tappe fondamentali della tratta T3 sono: Valutazione Impatto Ambientale del 2003 su progetto preliminare; Conferenza dei Servizi su Progetto definitivo del 2009; Delibera di approvazione CIPE del 2010; Approvazione del progetto esecutivo del 2013.
Lungo questo percorso ci sono pareri favorevoli con prescrizioni del Mibac del 2009, con note allegate delle Soprintendenze per i Beni Archeologici di Roma e per i Beni Architettonici e Paesistici di Roma; acquisizione di prescrizioni, osservazioni ed indicazioni pervenute da vari soggetti istituzionali nel corso degli atti deliberativi e dei pareri.
Per ultimo, in fase di avvio dei cantieri, il Dipartimento Tutela Ambientale e del Verde ha fornito i dati sulle misure compensative ambientali per opere a verde.
BENI CULTURALI (D.Lgs.vo 42/2004)
Ai sensi dell’art. 10, comma 4, lettere f) e g) del Codice beni culturali (Decr. Lgs.vo 42/2004), sono considerati “Beni Culturali”:
g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico
a) la demolizione delle cose costituenti beni culturali, anche con successiva ricostituzione;.
5. L’autorizzazione e’ resa su progetto o, qualora sufficiente, su descrizione tecnica dell’intervento, presentati dal richiedente, e può contenere prescrizioni.
1. Nei procedimenti relativi ad opere o lavori incidenti su beni culturali, ove si ricorra alla conferenza di servizi, l’autorizzazione necessaria ai sensi dell’articolo 21 e’ rilasciata in quella sede dal competente organo del Ministero con dichiarazione motivata, acquisita al verbale della conferenza e contenente le eventuali prescrizioni impartite per la realizzazione del progetto.
2. Qualora l’organo ministeriale esprima motivato dissenso, l’amministrazione procedente può richiedere la determinazione di conclusione del procedimento al Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri..
1. I beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione. Del resto, il MiBAC non ha dato autorizzazioni ma “pareri favorevoli” al progetto preliminare con prescrizioni, con la condizione che le prescrizioni fossero recepite dal CIPE.
Dalla delibera CIPE 22 luglio 2010
– che la conferenza di servizi si è tenuta in data 23 ottobre 2009;
– che il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha espresso il proprio parere in data 18 dicembre 2009;
– che il Ministero per i beni e le attività culturali in data 22 ottobre 2009 ha espresso parere favorevole con prescrizioni, successivamente integrato in data 19 novembre 2009 con ulteriori prescrizioni formulate in data 11 novembre 2009 dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma;
– che la Regione Lazio ha espresso parere favorevole con prescrizioni e raccomandazioni con nota 21 gennaio 2010, dando conto dei pareri espressi, tra gli altri, dal Comune di Roma (parere favorevole con osservazioni e prescrizioni) in data 22 ottobre 2009.
Dichiarazione di interesse e di tutela prevista dal Decreto Lgs.vo 490/1999 (art. 2 c.1/a) del Soprintendente Regionale per i Beni e le Attività Culturali per il Lazio arch. Ruggero Martines (13 febbraio 2002).
Tra l’altro sono inclusi: Assi viari e monumentali, aree e sistemazioni ad essi pertinenti da piazza Venezia proseguendo per via dei Fori Imperiali, piazza del Colosseo, Largo Corrado Ricci, Largo Gaetano Agnesi, Clivo di Acilio, via in Miranda, Largo Gaetano Agnesi, via Sacra, via Celio Vibenna, viale del Parco del Celio, via di San Gregorio, via delle Terme di Caracalla.
Decreto del Mibac (22 giugno 1991)
Gli immobili delimitati da via dei Fori Imperiali, via del Colosseo e da via del Tempio della Pace, corrispondente in parte al sito della collina della Velia, interessati da innumerevoli memorie storiche nonché da resti di età arcaica, regia, repubblicana ed imperiale, e parte integrante di un più vasto ambito di interesse archeologico del tutto eccezionale (Foro Romano, Complesso dei Fori Imperiali, Colosseo, Colle Oppio),
sono dichiarati di interesse particolarmente importante ai sensi della legge 1089/39 e sono sottoposti a tutte le disposizioni di tutela contenute nella legge stessa.
Articolo 26 (Decr. Lgs.vo 42/2004),
1. Per i progetti di opere da sottoporre a valutazione di impatto ambientale, l’autorizzazione prevista dall’articolo 21 e’ espressa dal Ministero in sede di concerto per la pronuncia sulla compatibilità ambientale, sulla base del progetto definitivo da presentarsi ai fini della valutazione medesima.
2. Qualora dall’esame del progetto effettuato a norma del comma 1 risulti che l’opera non e’ in alcun modo compatibile con le esigenze di protezione dei beni culturali sui quali essa e’ destinata ad incidere, il Ministero si pronuncia negativamente, dandone comunicazione al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio. In tal caso, la procedura di valutazione di impatto ambientale si considera conclusa negativamente.
PROCEDIMENTI V.I.A. PER LE OPERE STRATEGICHE
-­‐ la VIA viene istruita sul solo progetto preliminare;
-­‐ la valutazione sulla compatibilità ambientale dell’opera viene prodotta dai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali sulla base di un parere espresso dalla Commissione e trasmesso al Ministero delle infrastrutture. Nel caso di dissenso, l’adozione del provvedimento di compatibilità ambientale viene demandato al Consiglio dei Ministri;
-­‐ l’approvazione del progetto preliminare e della VIA diviene di competenza del CIPE.
In pratica – una volta accertato che, in presenza di un’opera come la metro C inserita nella Legge Obiettivo, il CIPE può sovrastare anche il ruolo del MiBAC e quindi sostituirsi ad esso nel dare le autorizzazioni relative ai Beni Culturali di tutti i generi, compresi i Beni Archeologici e Paesaggistici (nb: AUTORIZZAZIONI formali, non i soliti pareri), neanche il CIPE può autorizzare ciò che è vietato in base all’art. 20del Codice dei BB.CC. (distruzione, deterioramento, danneggiamento).
Per rendere legittima e lecita l’autorizzazione occorre motivare come e perchè l’intervento approvato non distrugga o danneggi il bene cultuale.
Dunque, in qualità di opera strategica inserita nella Legge Obiettivo la metro C si avvale di una procedura speciale di Valutazione Impatto Ambientale. In questo caso la V.I.A. si fa sul progetto preliminare (2003) e non sul definitivo (2009). Ma il progetto preliminare ha subito cambiamenti sostanziali.
La delibera CIPE del 22 luglio 2010, che approva il progetto definitivo della tratta T3 San Giovanni- Colosseo, enuncia tutti i cambiamenti avvenuti rispetto al preliminare sul quale è stata fatta la V.I.A. E si tratta di cambiamenti sostanziali. Infatti, rispetto al progetto preliminare, sono state abbassate delle gallerie di linea nella zona di San Giovanni, spostate stazioni (a piazza Ipponio è stata collocata la stazione di via Amba Aradam), il cantiere di via Sannio era piazzato nell’area del mercato, la stazione Colosseo è stata allocata in via dei Fori Imperiali, all’interno dell’area della collina Velia priva di criticità archeologiche, il cantiere logistico è stato traslato verso via Ipponio, i sistemi costruttivi delle stazioni sono stati modificati con sistemi scatolari scavati dall’alto, il tratto da viale Ipponio ai Fori Imperiali, passante sotto il Rione Celio, è stato deviato per ottimizzare i tracciati rispetto ad edifici e monumenti, molti pozzi di aerazione hanno subìto sostanziali variazioni, il progetto del Museo dei Fori al Colosseo è stato abbandonato.
LA DIREZIONE REGIONALE AMBIENTE, LA V.I.A. DEL 2003 ED I PARERI FAVOREVOLI DEL 2009 CHE HANNO SOSTITUITO UNA NUOVA V.I.A.
Nonostante l’accertamento ufficiale di questi cambiamenti del progetto definitivo (2009) rispetto al progetto preliminare (2003) la Direzione Regionale Ambiente, dopo aver sottolineato la necessità di riattivare la procedura V.I.A. soprattutto alla luce della vulnerabilità dei siti interessati dalle opere, ritenne ottemperate le necessità di verifica ambientale a seguito del parere geologico positivo dell’Area Difesa del Suolo della Regione Lazio (prot. 266982 del 17/12/2009) e dell’acquisizione dei pareri favorevoli del Mibac e della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (2009).
L’esistenza di dichiarazioni di interesse culturale e di tutela nei siti sottoposti ad opere invasive e talvolta distruttive, unitamente alla individuazione degli spazi aperti di interesse storico e di presenze vegetazionali a ridosso delle Mura Aureliane, creano le condizioni per una definizione di Beni Culturali attribuibili a tutti i siti di interesse archeologico, architettonico e paesaggistico.
Se questo è vero si possono configurare atti di illegittimità nei procedimenti autorizzativi e nei pareri espressi sia in sede di Conferenze dei servizi che in sede CIPE.
Nonostante l’accertamento ufficiale da parte del CIPE dei cambiamenti del progetto definitivo (2009) rispetto al progetto preliminare (2003) la Direzione Regionale Ambiente, dopo aver sottolineato la necessità di riattivare la procedura V.I.A. soprattutto alla luce della vulnerabilità dei siti interessati dalle opere, ritenne ottemperate le necessità di verifica ambientale a seguito del parere geologico positivo dell’Area Difesa del Suolo della Regione Lazio (prot. 266982 del 17/12/2009) e dell’acquisizione dei pareri favorevoli del Mibac e della Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma (2009).
Non ci fu pubblicizzazione e tutto avvenne senza il minimo processo partecipativo. Le verifiche di impatto ambientale ritenute positive e soddisfacenti, tali da evitare una nuova V.I.A. sono all’origine dei problemi di impatto ambientale che finora sono emersi con il taglio degli alberi, ma che presto riguarderanno complesse problematiche idrogeologiche segnalate del resto da tutti i documenti ufficiali, da quello del Consiglio Superiore dei LL.PP. del 2009 alla delibera CIPE del 2010 che recepisce le prescrizioni delle Sovrintendenze competenti. Crediamo che la mancanza di una nuova V.I.A. sia stato un vizio di procedura formale e di contenuto.
3. Gli obiettivi mancati, i costi, i benefici, le difficoltà finanziarie e la possibilità di una nuova V.I.A. e di una variante.
Possiamo affermare oggettivamente che questa metro C non sta raggiungendo gli obiettivi strategici prefissati e sta andando avanti senza certezza di percorso e di finanziamento.
Ma allora perché si fanno lavori ciclopici, costosi e devastanti nell’area archeologica e paesaggistica più bella del mondo? Per arrivare alla Stazione Fori Imperiali? Possibile che non ci siano altre soluzioni, ancorchè tardive? Perchè aprire cantieri in zone delicatissime come quelle della Valle del Colosseo senza sapere dove, come e quando si andrà avanti? E con quali soldi? E perché si abbattono alberi e si ingabbiano quartieri nella tratta T3 senza aver nessuna certezza sulla linea stessa?
Sarebbe forse il caso di fermarsi dopo San Giovanni ed istituire una nuova V.I.A. per poi ripartire con un’altra strategia. Le idee ci sono. Occorre valutarle seriamente, perché crediamo che così non si possa andare avanti, soprattutto quando si fanno sempre più insistenti le voci di un definanziamento delle opere infrastrutturali per far fronte alle manovre del Governo.
* La Relazione è stata inviata a:
Assessore ai Trasporti e alla Mobilità Roma Capitale
Assessore Ambiente, agroalimentare e rifiuti Roma Capitale
Assessore Lavori Pubblici Roma Capitale
Vice Sindaco e Assessore al Patrimonio di Roma Capitale
Presidente Commissione Mobilità Roma Capitale
Presidente Commissione Bilancio Roma Capitale
Presidente Commissione Lavori Pubblici Roma Capitale
Ing. Andrea Sciotti
Responsabile procedimento Roma Metropolitane S.r.l.
Ing. Nicoletta Miniero
Ing. Grazia Di Mucci
Una risposta a Metro C: Relazione 2 ottobre 2013 di Progetto Celio e Carteinregola