Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2018/05/news_566.htm
Timestamp: 2020-02-29 01:32:02+00:00
Document Index: 35311281

Matched Legal Cases: ['art. 111', 'art. 111', 'art. 31', 'art.24', 'art. 80', 'art. 101', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 9', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 35', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 37', 'art. 37', 'art. 71', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 6']

Newsletter n. 566 del 17 maggio 2018
Newsletter 566 del 17 maggio 2018
Direttore dei lavori e dell’esecuzione: pubblicato in Gazzetta il decreto
Distanze tra fabbricati, nuova pronuncia della Cassazione
Locazione, detraibile l’Iva sulle spese di ristrutturazione ?
Responsabile Protezione Dati: disponibile il fac-simile per la comunicazione del nominativo
In vigore dal 30 maggio il Regolamento su funzioni e compiti del direttore dei lavori e dell’esecuzione. Nomina, requisiti e rapporti con altre figure
Sarà in vigore dal 30 maggio 2018 il decreto sul direttore dei lavori e dell’esecuzione: è stato, infatti, pubblicato in Gazzetta Ufficiale (16 maggio 2018) il decreto 49/2018 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Mit, recante
Approvazione delle linee guida sulle modalità’ di svolgimento delle funzioni del direttore dei lavori e del direttore dell’esecuzione.
A quasi 2 anni dall’avvio della consultazione da parte dell’Anac, si sblocca uno dei più attesi provvedimenti attuativi del Codice, dopo un faticosissimo iter che ha visto più passaggi.
Ricordiamo, che l’art. 111 del nuovo Codice appalti (dlgs 50/2016) prevede che con decreto del MIT, su proposta dell’Anac e previo parere delle competenti commissioni parlamentari, sentito il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e la Conferenza Unificata, siano approvate le linee guida sulla direzione dei lavori pubblici.
Il provvedimento tiene, quindi, conto di quanto emerso da:
il parere della Commissione Ambiente della Camera
il lavoro tecnico in sede di Conferenza Unificata
Il decreto del Mit entrerà in vigore 15 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ossia il prossimo 30 maggio e, presumibilmente, il testo dovrebbe iniziare ad essere applicato ai contratti di appalto stipulati in dipendenza di bandi pubblicati successivamente a tale data.
Il provvedimento ha lo scopo di individuare le modalità e la tipologia di atti mediante i quali il direttore dei lavori deve effettuare le attività che gli sono affidate dall’articolo 101, comma 3, del Codice, in maniera da garantirne trasparenza, semplificazione, efficientamento informatico, con particolare riferimento alle metodologie e strumentazioni elettroniche anche per i controlli di contabilità. In particolare, le linee guida spingono decisamente verso l’adozione di strumenti elettronici (piattaforme digitali) nella contabilità dei lavori, servizi e forniture a Pubbliche Amministrazioni.
Il decreto disciplina, inoltre, le modalità di svolgimento della verifica di conformità in corso di esecuzione e finale, la relativa tempistica, nonché i casi in cui il direttore dell’esecuzione può essere incaricato della verifica di conformità.
Il decreto ministeriale di approvazione delle linee guida, conformato quale “regolamento ministeriale”, è stato strutturato percorrendo la suddivisione originaria. Esso incorpora le linee guida, trasformate in articolato, in ossequio alle indicazioni fornite dal Consiglio di Stato.
Il decreto recepisce anche le osservazioni del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri sulle “disposizioni comuni”.
In definitiva, la struttura del decreto diventa la seguente:
Art. l. Definizioni
TITOLO II – IL DIRETTORE DEI LAVORI
Capo I – PROFILI GENERALI
Art. 2. Incompatibilità
Art. 3. Rapporti con altre figure
Art. 4. Gli strumenti per l’esercizio dell’attività di direzione e controllo
Art. 5. Il coordinamento e la supervisione dell’ufficio di direzione lavori
Capo II – FUNZIONI E COMPITI NELLA FASE PRELIMINARE
Art. 6. Attestazione dello stato dei luoghi
Art. 7. La consegna dei lavori
Capo III- FUNZIONI E COMPITI IN FASE DI ESECUZIONE
Art. 8. Accettazione dei materiali
Art. 9. Verifica del rispetto degli obblighi dell’esecutore e del subappaltatore
Art. 10. Modifiche, variazioni e varianti contrattuali
Art. 11. Contestazioni e riserve
Art. 12. Sospensione dei lavori
Art. 13. Gestione dei sinistri
Art. 14. Funzioni e compiti al termine dei lavori
Capo IV- CONTROLLO AMMINISTRATIVO CONTABILE
Art. 15. Attività di controllo amministrativo contabile
Art. 16. I documenti contabili
Art. 17. Strumenti elettronici di contabilità e contabilità semplificata
TITOLO III- IL DIRETTORE DELL’ESECUZIONE DEI CONTRATTI RELATIVI A SERVIZI O FORNITURE
Art. 18. Rapporti tra direttore dell’esecuzione e RUP
Art. 19. Incompatibilità
Art. 20. Gli strumenti per l’esercizio dell’attività di direzione e controllo
Capo II – FUNZIONI E COMPITI IN FASE DI ESECUZIONE
Art. 21. L ‘attività di controllo
Art. 22. Avvio dell’esecuzione del contratto
Art. 23. Verifica del rispetto degli obblighi dell’esecutore e del subappaltatore
Art. 24. Contestazioni e riserve
Art. 25. Modifiche, variazioni e varianti contrattuali
Art. 26. Sospensione de li’ esecuzione
Art. 27. Gestione dei sinistri
Art. 28. Funzioni e compiti al termine dell’esecuzione del contratto
Art. 29. Il controllo amministrativo-contabile
Art. 30. Abrogazioni
Art. 31. Clausola di invarianza finanziaria
Art. 32. Entrata in vigore
Direttore dei lavori, la nomina
Scompaiono dalla versione definitiva approdata in Gazzetta ufficiale le regole per la nomina del direttore dei lavori, che resta quindi disciplinata dalle norme del Codice Appalti. Pertanto, la disposizione di riferimento è l’art. 111, comma 1, del dlgs n. 50/2016, secondo cui la direzione dei lavori, quando non può essere espletata dalla stazione appaltante, è affidata nell’ordine a:
altri soggetti scelti con una gara secondo le disposizioni riguardanti gli affidamenti degli incarichi di progettazione
In quest’ultimo caso, il conferimento dell’incarico deve avvenire dunque secondo le modalità indicate dall’art. 31, comma 8, del Codice: ossia con gara pubblica o affidamento diretto se l’incarico è di importo pari o inferiore a 40.000 euro.
Direttore dei lavori, i requisiti
Anche per quanto riguarda i requisiti che devono essere posseduti dal direttore dei lavori vale quanto disposto dall’art.24, comma 5 del Codice secondo cui, indipendentemente dalla natura giuridica dell’affidatario, l’incarico deve essere espletato da professionisti:
iscritti negli appositi albi previsti dai vigenti ordinamenti professionali
in possesso dei requisiti di ordine generale di cui all’art. 80 del dlgs 50/2016
in possesso dei requisiti di qualificazione fissati con decreto del MIT 263/2016
Direttore dei lavori, i rapporti con le altre figure
Come previsto dall’art. 101, comma 1, del Codice, l’interlocutore principale del direttore dei lavori, sul versante pubblico, è il RUP, responsabile unico del procedimento.
In particolare, il direttore dei lavori riceve dal Rup le disposizioni di servizio mediante le quali quest’ultimo impartisce le istruzioni occorrenti a garantire la regolarità dei lavori, fissa l’ordine da seguirsi nella loro esecuzione, quando questo non sia regolato dal contratto, e stabilisce, in relazione all’importanza dei lavori, la periodicità con la quale il direttore dei lavori è tenuto a presentare un rapporto sulle principali attività di cantiere e sull’andamento delle lavorazioni.
L’art. 2 del decreto ministeriale disciplina poi in via ulteriore i rapporti con tale soggetto e con le altre figure che entrano in gioco durante la fase esecutiva del contratto.
In riferimento ai rapporti tra esecutore e direttore dei lavori, il decreto chiarisce che resta di competenza di quest’ultimo l’emanazione di ordini di servizio all’esecutore in ordine agli aspetti tecnici ed economici della gestione dell’appalto. Fermo restando il rispetto di tali disposizioni di servizio, il direttore dei lavori opera in autonomia in ordine al controllo tecnico, contabile e amministrativo dell’esecuzione dell’intervento.
Infine, prevede che laddove l’incarico di coordinatore per l’esecuzione dei lavori sia stato affidato a un soggetto diverso dal direttore dei lavori nominato, il predetto coordinatore assume la responsabilità per le funzioni ad esso assegnate dalla normativa sulla sicurezza, operando in piena autonomia, ancorché coordinandosi con il direttore dei lavori.
Riguardo agli strumenti per l’esercizio dell’attività di direzione e controllo, l’art. 1, comma 1, lettera d), del decreto fornisce la definizione di ordine di servizio: l’atto attraverso il quale il Rup e il direttore dei lavori impartiscono all’esecutore tutte le disposizioni ed istruzioni operative in ordine all’esecuzione delle prestazioni.
L’art. 2 conferma, inoltre, che il direttore dei lavori impartisce all’esecutore tutte le disposizioni ed istruzioni operative necessarie tramite gli ordini di servizio, i quali dovranno essere comunicati al Rup e annotati, con sintetiche motivazioni (che riportano le ragioni tecniche e le finalità perseguite in base all’ordine) sul giornale dei lavori, con le modalità elettroniche contemplate dallo stesso decreto in materia di contabilità.
In attesa che le amministrazioni si dotino dei necessari strumenti informatici, gli ordini di servizio dovranno essere formulati e resi in forma scritta e dovranno essere restituiti firmati dall’appaltatore per avvenuta conoscenza.
Resta fermo in ogni caso che l’esecutore è tenuto ad uniformarsi alle disposizioni contenute negli ordini di servizio, fatta salva la sua facoltà di iscrivere riserve, la cui disciplina sarà affidata alle stazioni appaltanti (art. 9).
Il Titolo III riguarda le attività del direttore dell’esecuzione, ossia:
i rapporti con il RUP
gli strumenti per l’esercizio dell’attività di direzione e controllo
l’avvio dell’esecuzione del contratto
la verifica del rispetto degli obblighi dell’esecutore e del subappaltatore
contestazioni e riserve
variazioni e varianti contrattuali
Seguono le indicazioni su funzioni e compiti al termine dell’esecuzione del contratto e sul controllo amministrativo-contabile.
Il Titolo IV abroga:
gli articoli da 178 a 210 del dpr 207 del 5 ottobre 2010, il Regolamento attuativo del vecchio Codice Appalti
gli articoli da 147 a 177 relativi all’esecuzione dei lavori
gli articoli da 211 a 214 relativi alla tenuta della contabilità (già abrogati dal Codice Appalti nel 2016)
Con l’Ordinanza n. 10738 la Suprema Corte, in materia di distanze tra fabbricati, ha chiarito che chi costruisce per primo ‘detta le regole’ al vicino, ma solo la prima volta
La Corte di Cassazione, chiamata nuovamente a pronunciarsi in ordine alle distanze tra fabbricati, ha chiarito che il proprietario che abbia edificato per primo può modificare la scelta fatta in origine rispetto al confine, a condizione che, nel frattempo, il vicino non abbia a sua volta costruito.
Una società immobiliare realizzava un contromuro di recinzione con relativo terrapieno in corrispondenza di un muro di cinta, realizzato in precedenza dai proprietari del fondo attiguo.
Questi ultimi ricorrevano prima al tribunale di primo grado e, successivamente, alla Corte di Appello, ottenendo una sentenza favorevole che condannava la società immobiliare a demolire, in corrispondenza del confine, il contromuro di recinzione e di contenimento eretto e ad arretrare il terrapieno ivi realizzato fino alla distanza di cinque metri dal confine, ripristinando il precedente livello del piano di campagna.
Contro tale decisione la società immobiliare ricorre in Cassazione, fondando il ricorso sul principio di prevenzione.
Secondo tale principio, desumibile dal combinato disposto degli artt. 873, 874, 875 e 877 del codice civile, il proprietario che costruisce per primo determina, in concreto, le distanze da osservare per le altre costruzioni da erigersi sui fondi vicini.
Pertanto, avendo i proprietari del fondo attiguo al contromuro di recinzione preventivamente costruito in aderenza al confine, la società ritiene di avere diritto a costruire senza essere vincolata al rispetto delle distanze.
Si tratta di scelta irrevocabile dei prevenienti, e la legittimità della costruzione della prevenuta al momento della sua esecuzione non può essere poi vanificata dalla successiva domanda riconvenzionale di demolizione dei rustici posti lungo il confine e avanzata dai proprietari del fondo, né dallo spontaneo abbattimento di tali costruzioni.
La Suprema Corte accoglie il ricorso della società immobiliare.
I giudici di Cassazione hanno confermato il consolidato indirizzo giurisprudenziale secondo cui il vicino che abbia già realizzato una costruzione, adeguandosi alla scelta operata del preveniente “non può ritenersi obbligato ad uniformarsi ad una diversa successiva scelta del preveniente, perché quest’ultimo ha esaurito tutte le facoltà che il principio di prevenzione gli consente di esercitare“.
Dalle Entrate le regole per l’emissione e la ricezione della fattura elettronica tra privati. Semplificazioni per i consumatori finali e piccole partite Iva
Dal 1° gennaio 2019 l’obbligo della fattura elettronica si estende anche nei confronti dei consumatori finali: la legge 205/2017 (legge di Bilancio 2018) ha, infatti, introdotto l’obbligo di emissione e ricezione della fatturazione elettronica tra privati, nonché l’obbligo di trasmissione telematica dei dati relativi alle operazioni di cessione di beni e di prestazione di servizi effettuate e ricevute.
Il processo di emissione e ricezione delle fatture elettroniche deve essere effettuato utilizzando il formato (XML) e il Sistema di Interscambio, SdI, già in uso per la trasmissione delle fatture elettroniche alle Pubbliche Amministrazioni.
Con il provvedimento 89757/2018, l’Agenzia delle Entrate intende fornire le regole tecniche per la predisposizione e la trasmissione della fattura elettronica tra privati.
Con il provvedimento in esame l’Agenzia delle Entrate indica:
la corretta predisposizione della fattura elettronica e delle note di variazione
la trasmissione e la ricezione dei file al SdI
i controlli che il SdI effettua rispetto alle informazioni obbligatorie da riportare nella fattura
il ruolo che gli intermediari possono assumere nell’ambito del processo di fatturazione elettronica
Descrive, inoltre, i servizi che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione degli operatori commerciali per supportarli nella gestione del processo stesso.
Le specifiche tecniche allegate al provvedimento introducono alcune semplificazioni nel processo di recapito delle fatture e l’eliminazione delle cosiddette “notifiche d’esito committente” (notifica di rifiuto ovvero di accettazione della fattura).
Le regole tecniche definite nel provvedimento assumono validità anche per l’obbligo di fatturazione elettronica nei subappalti e nella cessione di carburanti (dal 1° luglio 2018).
Predisposizione della fattura elettronica
La fattura elettronica può essere generata nei seguenti modi:
con strumenti resi disponibili gratuitamente dall’Agenzia delle Entrate (una procedura web, una app e un software da installare su PC)
con un software di mercato
Le fatture potranno essere trasmesse in maniera sicura tramite il Sistema di Interscambio (SdI) o anche tramite intermediari, via posta elettronica certificata o utilizzando le stesse procedure web e app; in alternativa, previo accreditamento al SdI, potranno essere inviate tramite un web service o per mezzo di un sistema di trasmissione dati tra terminali remoti (FTP).
Entro 5 giorni, in caso di superamento dei controlli minimi su alcuni dati obbligatori della fattura, sarà recapitata una “ricevuta di consegna” del file della fattura elettronica al soggetto che lo ha inviato e la fattura si considererà emessa.
Recapito semplificato
Regole semplificate per il recapito per consumatori finali e piccole partite Iva.
Se la fattura elettronica è destinata a un consumatore finale, un soggetto Iva che rientra nei regimi agevolati di vantaggio o forfettario o dell’agricoltura, l’emittente potrà valorizzare solo il campo “Codice Destinatario” con un codice convenzionale e la fattura sarà recapitata al destinatario attraverso la messa a disposizione del file in un’apposita area web riservata dell’Agenzia delle Entrate.
Conservazione facilitata
Le fatture elettroniche e le note di variazione trasmesse e ricevute attraverso il Sistema di interscambio possono essere conservate elettronicamente utilizzando il servizio di conservazione elettronica, conforme a quanto previsto dal Codice dell’Amministrazione Digitale (Cad), gratuitamente messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, dopo aver aderito, anche tramite intermediari, all’accordo di servizio pubblicato nell’area riservata del sito web dell’Agenzia.
Tutte le modalità di trasmissione avverranno attraverso protocolli sicuri su rete internet, come descritto nelle specifiche tecniche allegate al provvedimento. Inoltre, la consultazione degli archivi informatici dell’Agenzia delle Entrate è garantita da misure di sicurezza che prevedono un sistema di profilazione, identificazione, autenticazione e autorizzazione dei soggetti abilitati alla consultazione, di tracciatura degli accessi effettuati, con indicazione dei tempi e della tipologia delle operazioni svolte.
Ecco in sintesi gli argomenti trattai nel provvedimento
Data di emissione e data di ricezione della fattura elettronica via SdI
Note di variazioni e autofattura ai sensi dell’articolo 6, comma 8, del dlgs 471/1997
Servizi di ausilio per il processo di fatturazione elettronica
In vigore dal 29 maggio il decreto barriere architettoniche. Ecco la ripartizione dei fondi Regioni per Regione, seguirà la ripartizione tra i Comuni che ne faranno richiesta
Pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti il decreto (dm 27 febbraio 2018, n. 67) contenente la ripartizione dei fondi per l’eliminazione ed il superamento delle barriere architettoniche negli edifici privati.
Le risorse, 180 milioni di euro in totale, arrivano dal Fondo Investimenti (art. 1, comma 140 della legge di Bilancio 2017 e art. 1, comma 1072 della legge di Bilancio 2018) che rifinanzia dopo ben 15 anni la legge 13/1989 contenente Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.
Con le nuove risorse si tenterà di rispondere in buona parte alle aspettative dei cittadini il cui fabbisogno era stato segnalato in questi anni dalle Regioni al Ministero delle Infrastrutture; si tratta di 180 milioni di euro così ripartiti:
La ripartizione tra le Regioni dei 180 milioni nei 4 anni dal 2017 al 2020 è la seguente:
A loro volta le Regioni ripartiranno i finanziamenti ricevuti tra i Comuni che ne faranno richiesta, al fine di contribuire alle spese dei privati cittadini.
Il decreto entrerà in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione, ossia il 29 maggio 2018.
Ricordiamo, infine, che gli interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche rientrano nell’attività edilizia libera, come riportato nel Glossario dell’edilizia libera contenente l’elenco delle opere che possono essere eseguite senza alcun titolo abilitativo o comunicazione specifica.
Dall’Inail 60 milioni di euro a fondo perduto per le imprese che presentano progetti per la bonifica da materiali contenenti amianto. Spese e interventi ammissibili
Con il bando Isi 2017 l’Inail mette a disposizione 249.406.358 euro suddivisi in 5 assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari; al terzo asse di finanziamento fanno riferimento i fondi per i progetti di bonifica da materiali contenenti amianto.
Si tratta di finanziamenti a fondo perduto che vengono assegnati fino a esaurimento delle risorse finanziarie, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande.
Le imprese interessate ad accedere al contributo possono presentare la domanda entro il 31 maggio 2018.
L’importo totale di ciascun intervento, che include sia le spese di progetto sia le spese tecniche e assimilabili, è finanziabile nella misura del 65%, al netto dell’Iva, purché sia compreso tra il contributo minimo erogabile di 5.000 euro e quello massimo di 130.000 euro.
In particolare, le spese tecniche e assimilabili sono finanziabili entro la percentuale massima del 10% rispetto ai costi di progetto, con un importo massimo complessivo di 10.000 euro.
Si tratta di voci di spesa che non fanno parte del progetto, ma necessarie ad esempio, per la redazione della perizia giurata (importo massimo pari a 1.200 euro), la produzione di progetti ed elaborati a firma di tecnici abilitati, ecc.
Gli interventi finanziabili sono esclusivamente quelli riguardanti la rimozione con successivo trasporto e smaltimento, anche previo trattamento in impianto autorizzato, in discarica autorizzata.
Sono quindi esclusi dal finanziamento gli interventi di rimozione non comprendenti lo smaltimento, quelli di incapsulamento o confinamento e, infine, il mero smaltimento di materiali contenenti amianto già rimossi.
Gli interventi dovranno essere affidati a ditte qualificate e iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali.
Le tipologie di intervento ammesse sono elencate nel bando (allegato 4), tra cui:
la rimozione dei materiali contenenti amianto sia dai mezzi di trasporto che da impianti e attrezzature (come cordami, coibentazioni, isolamenti di condotte di vapore, condotte di fumi)
la rimozione di coperture, cassoni, canne fumarie, comignoli, pareti e altre strutture in cemento amianto
A ciascuna tipologia d’intervento è attribuito un punteggio; qualora il progetto comprendesse più tipologie d’intervento, è necessario indicarle tutte nella domanda.
Nel bando (allegato 4) sono riportati i parametri che concorrono a determinare il punteggio complessivo del progetto presentato, ossia:
le caratteristiche aziendali
le caratteristiche dell’intervento
Per quanto riguarda le caratteristiche aziendali i parametri presi in considerazione sono:
il numero dei dipendenti e il fatturato, con l’assegnazione di un punteggio inversamente proporzionale alla dimensione dell’impresa
la lavorazione svolta
il bonus attribuito alle aziende attive in uno dei settori Ateco
La prima fase della procedura si concluderà il 31 maggio: le imprese hanno tempo fino alle ore 18:00 di giovedì 31 maggio 2018 per inserire la propria domanda sul sito Inail, nella sezione servizi online.
Gli incentivi, ripartiti su base regionale, saranno poi assegnati fino a esaurimento, secondo l’ordine cronologico di ricezione delle domande in occasione del click day dedicato all’inoltro online delle domande di ammissione al finanziamento, le cui date saranno comunicate a partire dal prossimo 7 giugno.
In allegato le FAQ e il bando ISI 2017 relativo ai progetti di bonifica da materiali contenenti amianto (asse 3), in cui sono dettagliate:
le spese ammissibili a finanziamento che concorrono a formare l’importo totale del progetto
i parametri e i punteggi attribuiti ai progetti (tabella 1)
le tipologie di intervento ammissibili a finanziamento
la documentazione da inviare nelle fasi di conferma e completamento della domanda e di rendicontazione finale (tabella 2)
Cassazione: è possibile detrarre l’Iva sulle spese per lavori di manutenzione e ristrutturazione di immobili detenuti in locazione, a condizione che il bene sia strumentale all’attività d’impresa
Locazione e spese di ristrutturazione dell’immobile locato: con la sentenza n. 11533 dell’ 11 maggio 2018 le sezioni unite della Corte di Cassazione hanno finalmente definito una questione a lungo controversa in giurisprudenza.
Secondo la Suprema Corte una società può detrarre l’Iva sulle spese di ristrutturazione dell’immobile che detiene in locazione ma che è di proprietà di terzi; è comunque necessario che il bene sia strumentale all’attività d’impresa.
“… deve riconoscersi il diritto alla detrazione Iva per lavori di ristrutturazione o manutenzione anche in ipotesi di immobili di proprietà di terzi, purché sia presente un nesso di strumentalità con l’attività d’impresa o professionale, anche se quest’ultima sia potenziale o di prospettiva. E ciò pur se, per cause estranee al contribuente, la predetta attività non abbia poi potuto concretamente esercitarsi.”
Quindi l’unico paletto per la detrazione dell’imposta è che l’immobile in locazione sia strumentale all’attività dell’azienda.
Una società aveva affittato e poi ristrutturato un immobile, di proprietà dell’azienda controllante, destinato a residence per vacanze. Per le spese di ristrutturazione la società aveva goduto dei benefici fiscali Ires e Iva.
L’Agenzia delle Entrate emise immediato avviso di accertamento nei confronti della società contribuente per il recupero dell’Iva. La contestazione si fondava sulla considerazione che inizialmente il complesso immobiliare era censito al catasto come abitazione e, solo dopo i lavori, era stato riclassificato come albergo. Inoltre, al termine dei lavori di ristrutturazione, la società locataria, dopo aver incorporato la controllante, aveva ceduto il complesso ad altra società con assetto proprietario sostanzialmente analogo.
Gli atti sono stati impugnati dall’azienda che ha incassato l’annullamento da parte della CTR di Firenze solo in relazione alle imposte sui redditi.
La decisione della Commissione Tributaria Regionale
I giudici tributari, nel confermare la legittimità della pretesa tributaria, rilevavano l’indetraibilità dell’Iva relativa alle spese di ristrutturazione, per mancanza del nesso di strumentalità degli immobili ristrutturati, perché:
in corso di ristrutturazione il complesso immobiliare era censito in categoria catastale A/2 (abitazioni), per cui in base alla normativa interna sull’Iva, la detrazione poteva riconoscersi esclusivamente a società con oggetto esclusivo o principale la costruzione o la vendita di immobili
si trattava di immobili di proprietà di terzi.
In seguito, l’impresa ha presentato con successo ricorso in Cassazione.
Le sezioni unite della Cassazione hanno osservato che, in tutte le sentenze in cui era stata esclusa la detrazione, era presente la preoccupazione che il contratto di locazione potesse essere stato predisposto per permettere al conduttore una detrazione di cui il proprietario dell’immobile, in quanto ‘consumatore finale’, non avrebbe potuto aver diritto in quanto non esercitante attività di impresa o professionale.
Immaginiamo ad esempio:
una persona fisica proprietaria di un negozio che debba ristrutturarlo. Essa non può né detrarre né dedurre. Per questo costituisce una Società che riceva in locazione l’immobile soltanto per averne diritto, tanto che a lavori ultimati risolve il contratto di locazione
un professionista che voglia ristrutturare l’abitazione e che, per permettere la deduzione e la detrazione, concede in locazione l’immobile all’associazione professionale di cui fa parte per poi risolvere il contratto terminati i lavori.
I giudici della Suprema Corte hanno precisato che la giurisprudenza europea si è pronunciata in merito affermando un principio ed una soluzione mediana, in coerenza con il carattere tendenzialmente assoluto del principio di neutralità dell’imposta.
In particolare, secondo i giudici europei, “deve riconoscersi il diritto alla detrazione IVA per lavori di ristrutturazione o manutenzione anche in ipotesi di immobili di proprietà di terzi, purché sia presente un nesso di strumentalità con l’attività d’impresa o professionale, anche se quest’ultima sia potenziale o di prospettiva. E ciò pur se – per cause estranee al contribuente – la predetta attività non abbia poi potuto concretamente esercitarsi“.
In altri termini, il diritto alla detrazione deve essere riconosciuto, relativamente a beni che sono comunque strumentali all’attività d’impresa, a condizione che esista nesso di strumentalità dell’immobile, che consenta di evitare a chi è nella sostanza un ‘consumatore finale’ di potersi detrarre l’imposta. Tale nesso di strumentalità viene meno soltanto quando l’attività economica anche potenziale cui avrebbe dovuto accedere non sia stata intrapresa per circostanze non estranee al contribuente.
A tal fine, dunque, diventa necessario un accertamento di fatto, se il diritto spetta o non spetta, in relazione all’esistenza o meno della natura strumentale dell’immobile rispetto all’attività economica in concreto svolta o che il contribuente avrebbe potuto svolgere.
A scrivere la parola fine sulla vicenda sarà la CTR di Firenze, cui la Cassazione ha rinviato invitando a seguire il nuovo approdo giurisprudenziale raggiunto.
Dal CNA: il confronto della disciplina sulla protezione dati prima e dopo il nuovo Regolamento sulla Privacy, le criticità, le proposte e gli obblighi
Il 25 maggio 2018 entrerà in vigore il Regolamento sulla Privacy, noto come GDPR (General Data Protection Regulation), relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati.
Il provvedimento abroga, in pratica, la direttiva 95/46/CE (Regolamento generale sulla protezione dei dati), da cui è disceso il dlgs 196/2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali).
Il CNA, Consiglio nazionale dei artigiani, ha pubblicato al riguardo il documento Position Paper che confronta le disposizioni prima e dopo l’entrata in vigore del Regolamento.
In particolare, il documento mette a confronto:
l’ambito di applicazione della disciplina sulla privacy
l’approccio al trattamento dei dati personali
le caratteristiche dell’informativa
il titolare del trattamento, il responsabile del trattamento e il responsabile della protezione dei dati
il riconoscimento dei diritti
Chiudono la pubblicazione una serie di osservazioni, criticità e proposte avanzate dal CNA al nuovo Regolamento Privacy.
Per quanto riguarda i nuovi obblighi in capo ai titolari ed eventuali responsabili del trattamento, il Regolamento indica la valutazione preventiva dell’impatto (art. 35, par. 1), prevista qualora si presuppone l’uso di nuove tecnologie che comportino un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche. La valutazione descrive il trattamento dei dati, pesa la necessità ed il metodo, contribuisce alla gestione dei rischi determinando le misure necessarie ad affrontarli.
Inoltre, è previsto il registro delle attività di trattamento: i titolari e i responsabili del trattamento sono tenuti ad annotare su un apposito registro le operazioni relative al trattamento dei dati personali (art. 30, parr. 1 e 2); sono escluse le imprese con meno di 250 dipendenti (art. 30, par. 5). Tuttavia, quest’ultima deroga non si applica, se il trattamento:
presenta un rischio per i diritti e le libertà dell’interessato
include categorie particolari di dati (origine razziale o etnica, opinioni politiche, ecc.) o dati personali relativi a condanne penali e reati
Tra gli obblighi, anche la designazione del Responsabile della Protezione dei Dati, RPD, (art. 37, par. 1) da parte del titolare o del responsabile del trattamento per assolvere funzioni di supporto e controllo, consultive, formative e informative circa l’applicazione della nuova normativa. La designazione avviene in presenza delle seguenti ipotesi, se:
il trattamento è effettuato da un’autorità pubblica
le attività principali del titolare del trattamento o del responsabile consistono in trattamenti che per loro natura, ambito di applicazione e/o finalità, richiedono il monitoraggio regolare e sistematico degli interessati su larga scala
le attività principali del titolare del trattamento o del responsabile consistono nel trattamento, su larga scala, di categorie particolari di dati personali o di dati relativi a condanne penali e a reati
Infine, è previsto tra gli obblighi, che gli Stati membri, autorità di controllo, comitato europeo per la protezione dei dati e Commissione europea incoraggino l’elaborazione di codici di condotta al fine di contribuire alla corretta applicazione del Regolamento.
Fac-simile per la comunicazione del nominativo del RPD
In base all’art. 37 del Regolamento i soggetti pubblici e privati devono comunicare al Garante per la protezione dei dati personali il nominativo del Responsabile della Protezione dei Dati, se designato.
L’obiettivo è di consentire alle autorità di controllo di poter contattare facilmente e direttamente il RPD che ha, infatti, il ruolo di contatto fra il singolo ente o azienda e il Garante.
Nei prossimi giorni sul sito del Garante sarà resa disponibile una procedura online per la comunicazione del nominativo; tuttavia, per facilitare i soggetti tenuti all’adempimento è disponibile il facsimile in formato .pdf della comunicazione dei dati di contatto del Responsabile Protezione Dati, da non utilizzare per la comunicazione al Garante.
Lo scopo è di familiarizzare con l’adempimento e verificare, prima di iniziare la compilazione online, quali saranno le informazioni richieste.
In consultazione fino al 13 giugno il bando tipo n. 3 adottato dall’Anac, con chiarimenti su garanzie, servizi di punta, avvalimento. A regime sarà vincolante per le Stazioni Appaltanti
L’Autorità nazionale anticorruzione ha messo a punto il bando tipo n.3 sull’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura di importo pari o superiore a 100mila euro con procedura aperta e offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo.
L’Anac, con questo disciplinare, fornisce di fatto chiarimenti sulla dimostrazione dei requisiti economico-professionali, sul ricorso all’avvalimento, sulla richiesta delle garanzie e anche sul rimborso delle spese di pubblicazione degli avvisi di gara da parte dell’aggiudicatario.
E’ utile ricordare che l’utilizzo dei bandi tipo dell’Anac è vincolante per la Stazione Appaltante (art. 71 Codice Appalti), che può discostarsene solo spiegandone i motivi nella delibera a contrarre.
Il disciplinare è corredato di una nota illustrativa che si sofferma unicamente sui punti salienti della disciplina dei servizi di ingegneria e architettura e illustra le scelte di campo effettuate su aspetti che attengono alle specifiche clausole.
Gli allegati al disciplinare contengono suggerimenti alle stazioni appaltanti sui possibili criteri qualitativi per l’individuazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (all. 1), nonché un corrispondente schema di presentazione per l’offerta tecnica (all. 2).
Gli schemi sono ricavati dalle Linee guida n. 1 e, per la parte relativa ai criteri ambientali, dal dm 11 ottobre 2017.
Il bando tipo
Il bando tipo è uno strumento pensato per dare omogeneità alle procedure di gara e aiutare le Stazioni Appaltanti nella redazione dei documenti e nell’espletamento delle procedure di appalto.
Per il calcolo degli onorari viene confermato il riferimento ai parametri stabiliti dal cosiddetto Decreto Parametri-BIS. Da ricordare inoltre che il risultato dell’operazione non deve essere superiore alle vecchie tariffe minime abrogate nel 2012.
Tra gli oneri da indicare non ci sono quelli della sicurezza, tranne che per gli incarichi di direzione dei lavori.
L’Anac ha mantenuto sia l’obbligo per la PA di stimare i costi sia per i concorrenti di indicare gli oneri aziendali “visto che l’esecutore del servizio potrebbe doversi dotare di dispositivi atti ad adempiere alle disposizioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro“.
In luogo dei requisiti di fatturato le PA potranno chiedere ai progettisti di dimostrare la capacità di far fronte a eventuali problemi esibendo una polizza per un massimale non superiore al 50 per cento del costo di costruzione dell’opera da progettare.
Requisiti di capacità tecnica e professionale
elenco di servizi di ingegneria e di architettura eseguiti negli ultimi dieci anni
due servizi “di punta” di ingegneria e architettura eseguiti negli ultimi dieci anni
La Stazione Appaltante potrà scegliere “tra richiedere il possesso dei due servizi di punta in capo ad un unico soggetto del raggruppamento oppure in capo due soggetti diversi“.
In quest’ultimo caso, fermo restando il principio di infrazionabilità del singolo servizio, i due soggetti devono possedere, ciascuno, l’intero importo del singolo servizio.
Per i progetti mai trasformati in opere, è possibile considerarli ai fini della dimostrazione dei requisiti se a commissionarli è stata un’amministrazione pubblica, mentre non è possibile se il committente è un privato.
Non è prevista alcuna cauzione provvisoria nel caso in cui l’appalto abbia ad oggetto esclusivamente l’affidamento dei servizi di progettazione, di redazione del piano della sicurezza e coordinamento e di compiti di supporto al Rup.
In tutti gli altri casi è dovuta sia la garanzia che l’impegno a stipulare la garanzia definitiva.
L’operatore economico, singolo o associato, può dimostrare il possesso dei requisiti di carattere economico, finanziario, tecnico e professionale avvalendosi dei requisiti di altri soggetti, anche partecipanti al raggruppamento. Non è consentito l’avvalimento per la dimostrazione dei requisiti generali e di idoneità professionale
Per beneficiare dell’incentivo l’impianto non può essere fornito gratuitamente, dal GSE le nuove FAQ Conto termico. I chiarimenti su come effettuare i pagamenti e sulla figura del soggetto responsabile
Visto l’elevato numero di richieste di chiarimento pervenute, il GSE ha aggiornato le FAQ relative al Conto Termico, aggiungendo 19 risposte nuove.
In particolare sotto il gruppo “Informazioni generali”, vengono riportate le seguenti domande:
Qual è l’incentivo a seguito delle novità introdotte dal D. lgs 102/14?
Cosa si intende per ESCO?
Qual è la differenza tra Soggetto Delegato, Soggetto Ammesso e Soggetto Responsabile?
Come possono accedere al Conto Termico gli interventi realizzati in edifici gestiti dagli ex IACP comunque denominati e trasformati dalle Regioni?
Le spese relative alla compilazione dell’asseverazione del tecnico possono rientrare tra le spese sostenute?
In caso di installazione di impianti solari termici anche abbinati a solar cooling (art. 4, comma 2, lettera c, del DM 16 febbraio 2016), un soggetto che acquisisce un diritto reale o personale di godimento relativo alla sola superficie di posa del “campo
Può una ESCO che realizza un impianto solare termico stipulare con il cliente un contratto di Servizio Energia o di Rendimento energetico senza però garantire la fornitura del vettore energetico?
Quale deve essere la durata minima del contratto che la ESCO, ai sensi dell’art. 3 del DM 16 febbraio 2016, deve stipulare con il Soggetto Ammesso?
Quali sono i requisiti e informazioni minime necessari per modellizzare un edificio/unità immobiliare su Portaltermico e perché questa operazione è necessaria?
Una fotografia riportante il codice a barre dell’etichetta del generatore/impianto installato costituisce documento idoneo per la definizione della targa del medesimo componente?
Nei casi di prenotazione degli incentivi di cui all’art. 6 comma 4 lettera c) del DM 16/2/16, oltre alla documentazione già prevista dal decreto è necessario presentare ulteriore documentazione?
È possibile ottenere gratuitamente un impianto grazie ai benefici del conto termico?
Quali sono le caratteristiche che identificano il Soggetto Responsabile?
I chiarimenti del GSE
In riferimento ai quesiti più interessanti, il GSE precisa che in nessun caso, grazie ai benefici del Conto termico, può essere fornito un impianto gratuitamente. Pertanto, qualsiasi operazione che comporti la fornitura gratuita d’impianti grazie al beneficio del conto termico si deve presumere sottenda indicazioni ingannevoli.
Ribadisce anche che i pagamenti devono essere eseguiti unicamente dal soggetto responsabile; non sono in alcun modo incentivabili interventi per cui lo stesso fornitore dell’intervento (ad esempio l’installatore) abbia effettuato a se stesso il pagamento.
Inoltre, che:
l’incentivo è alternativo alle detrazioni fiscali
le fatture devono essere intestate al soggetto responsabile
le spese relative alla compilazione dell’asseverazione del tecnico rientrano tra le spese ammissibili
Da uno studio di ENEA è emerso che piante ed essenze vegetali coltivate su tetti, terrazzi e pareti esterne possono migliorare l’isolamento termico ed acustico degli edifici, portando innumerevoli benefici per l’ambiente e per temperatura interna delle abitazioni, nonché consistenti risparmi in bolletta.
L’ente sta sperimentando nel suo Centro Ricerche di Casaccia una serie di coperture vegetali per abitazioni e tetti per il fresco e il risparmio energetico, che darebbero risultati che riportano risparmi fino 15% in bolletta, un abbattimento del 40% del flusso termico nelle abitazioni e una riduzione della temperatura interna fino a 3 gradi.
Come chiarito dal Responsabile Unità Agricoltura, Unità Tecnica Efficienza Energetica di Enea, è stata realizzata una parete vegetale basata su un sistema estensivo di tetto-giardino e su una struttura autoportante posizionata a 50 cm dalla parete dell’edificio; successivamente è iniziato lo studio delle interazioni tra le coperture verdi, i flussi energetici, il microclima e il comfort interno, diversificando le specie vegetali.
Ogni pianta ha caratteristiche proprie delle foglie: colore, spessore, forma, disposizione sui fusti e ciclo biologico; queste determinano la quantità di radiazione solare che riesce a captare anziché colpire le pareti dell’edificio.
Il parametro che definisce queste caratteristiche energetiche e bio-agronomiche delle piante si chiama costante verde (Kv) e varia tra da un minimo (0) a un massimo (1).
Se il valore è uguale a 0 significa che la coltre verde non esercita alcuna schermatura verso la radiazione solare e, in condizioni estive, la temperatura della parete esterna è superiore sia a quella dell’aria che a quella all’interno dell’edificio.
Se la costante verde è pari a 1, allora vuol dire che la vegetazione esercita una schermatura totale e la temperatura della facciata esterna è uguale a quell’aria.
Oltre al miglioramento dell’isolamento termico ed acustico e del comfort abitativo per la singola abitazione, queste soluzioni presentano anche vantaggi per l’intero contesto urbano: tetti e pareti verdi, infatti, contribuiscono in modo considerevole alla riduzione dell’effetto ‘isola di calore’, che durante l’estate può provocare un picco del carico elettrico tra il 3 e l’8% per ogni grado in più di temperatura.
Inoltre, un minore uso della climatizzazione significa meno emissioni di gas serra come CO2, metano, fluorurati e vapore acqueo.
Destinare al verde tetti, terrazzi e pareti di singole abitazioni e condomini significa anche ridurre gli effetti delle cosiddette “bombe d’acqua”.
I tetti e i terrazzi infatti rappresentano il 20% della superficie totale delle città e ricoprirli di vegetazione permetterebbe di assorbire fino al 50% di acqua piovana regolandone il deflusso nel sistema idrico della città, oltre a migliorare la qualità dell’aria, visto che 25 m2 di superficie vegetale generano ossigeno per una persona mentre 1 m2 elimina 0,2 kg di particolato in aria.
“Per molti settori in affanno della nostra economia, compreso quello dell’edilizia, si aprono nuove prospettive di ripresa, afferma il manager ENEA, grazie anche all’introduzione del bonus verde con l’ultima legge di Bilancio, un nuovo incentivo fiscale che permette di recuperare il 36% delle spese fino a 5mila euro, sostenute per la sistemazione a verde di singole abitazioni e parti di condominio, un intervento che potrebbe contribuire anche all’aumento del valore dell’immobile stesso”.
Sono 3 le tipologie di coperture verdi che si stanno sperimentando al Centro ENEA: estensiva, intensiva leggera e intensiva
“L’interesse maggiore è verso l’impiego sperimentale di varietà autoctone, come rampicanti e sempreverdi, ma anche specie rare selvatiche come erba viperina, molto amata dalle api, che possono garantire massima tutela della biodiversità, adattabilità alle variabilità climatiche e resistenza alle condizioni di siccità estive“.
le coperture estensive sono caratterizzate da varietà di piante facili da coltivare (del genere ‘sedum’, un insieme di varie specie di piante grasse, e perenni) che necessitano di poca manutenzione e di un’irrigazione di soccorso (a prova di zanzara), visto che riescono a immagazzinare una grande quantità di acqua. Questo tipo di copertura è particolarmente adatta per pareti e spioventi, visto che l’installazione raggiunge un peso di circa 100 kg/m2.
le coperture intensive, invece, prevedono anche l’inserimento di alberi, un’elevata manutenzione e un’irrigazione maggiore. L’installazione di questa tipologia comporta un peso sull’edificio che varia da 400 a 1000 kg/m2.
le coperture intensive leggere si posizionano a metà strada tra le altre due varietà di copertura per tipologia di piante e manutenzione, con un peso compreso tra 200 e 400 kg/m2.
La notizia non è ancora ufficiale ma sembra davvero che in autunno arriveranno 3 versioni di Pixel Watch, il primo smartwatch Google con sistema operativo Wear OS
Si chiamerebbe Pixel Watch il primo smartwatch Google in arrivo ad ottobre, secondo le voci che si rincorrono in questi giorni.
Le notizie dicono che Google starebbe preparando il lancio di tre dispositivi indossabili, i cui nomi in codice sono Ling, Triton e Sardine. Di questi almeno uno (ma forse più di uno) sarebbe un orologio.
Saranno presentati al tradizionale evento annuale di Google insieme a due modelli di smartphone, il Pixel 3 e il Pixel 3XL, e alla seconda generazione di Pixel Buds.
Non si conosce ancora la differenza tra le varianti, che si tratti di dimensioni, connettività o altro. E’ probabile che i dispositivi includeranno GPS, LTE, VoLTE, Bluetooth con supporto apt-X, WiFi, contapassi, sensore della frequenza cardiaca e altre funzionalità di protezione.
Il nuovo Pixel Watch avrà sistema operativo Wear OS, prima conosciuto come Android Wear e l’integrazione della nuova piattaforma Snapdragon Wear 3100 progettata specificatamente per gli smartwatch e non più una versione modificata dei processori per telefonini, questo dovrebbe portare molti vantaggi, tra cui una durata più lunga della batteria, superiore a quella di altri dispositivi in commercio.
Il SoC sarà dotato di una CPU quad-core con una frequenza di clock sconosciuta. Qualcomm utilizza l’architettura ARM Cortex-A7 e la GPU Adreno 304.
Il vantaggio principale di questo nuovo chip è un circuito integrato di gestione dell’alimentazione che viene chiamato ‘Blackghost’. ‘Blackghost’ può essere utilizzato in modo continuo e separatamente dal processore principale, che viene utilizzato solo quando il dispositivo è attivo. Ciò consentirebbe all’orologio di rispondere ai comandi vocali senza essere svegliato.
Ci saranno anche diverse nuove modalità di alimentazione, come quella introdotta in Android P, per aiutare gli utenti a ottenere la migliore durata della batteria possibile.
Pixel Watch dovrebbe essere fortemente incentrato sulle funzionalità offerte da Now, l’assistente vocale di Google ed avere la possibilità di collegarsi ad altri device (sfruttando probabilmente il Bluetooth).
Come già accennato, molte delle funzioni del dispositivo dovrebbero derivare dall’integrazione con Now, in grado di fornire all’utente notizie in tempo reale, informazioni sulla posizione, risultati sportivi, appuntamenti, orari dei voli, reminder di ogni tipo etc.
Molto probabilmente lo Smartwatch sarà anche in grado di mostrare le notifiche provenienti dallo smartphone.
Nessuna notizia ancora circa l’eventuale aspetto estetico. Certo però che se Google presenterà più modelli, sarebbe sensato immaginarne un modello dedicato al life-style e un altro al tracciamento sportivo, proprio come fatto da LG.
Ovviamente nessuna indicazione neanche del possibile prezzo. Immaginando però i prezzi della concorrenza le attese sono per un costo comunque inferiore all’Apple Watch: diciamo 350,00 euro?