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Timestamp: 2019-06-18 19:24:55+00:00
Document Index: 145035904

Matched Legal Cases: ['art. 18', 'art 10', 'art. 1', 'art. 2120', 'art.19', 'art.2126', 'art. 10', 'art. 33', 'art. 1655', 'art. 29', 'art. 31', 'art. 1350', 'art. 73', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 19', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.95']

Il codice della crisi d’impresa che entrerà in funzione in parte dal prossimo 16 marzo e a regime nel prossimo settembre 2019, introduce un importate cambiamento delle attuali regole di gestione finanziarie- economiche dell’impresa.
In particolare l’imprenditore o professionista di piccole dimensioni che svolge attività commerciale anche senza fine di lucro, che incorre in uno stato di crisi aziendale o d’insolvenza, ovvero che si trova in un stato di grave difficolta di liquidità tale da non riuscir a far fronte ai propri debiti attuali o futuri, rischia di incorre nella nuova procedura di allerta della crisi d’impresa.
Pertanto l’organo di controllo o dell’imprenditore stesso valutata la difficoltà a adempiere i propri debiti,è obbligato allertare tempestivamente lo stato di crisi o d’insolvenzaagli organismi di composizione della crisi d’impresa (OCRI) istituiti presso la camera di commercio provinciali, i quali ricevuta la segnalazione, in seduta riservata con l’imprenditore si discuteranno le motivazioni della crisi e i possibili scenari di ripresa e dei piani di risanamento, o infine riscontrate le grosse difficoltà economiche-finanziarie optare per le procedure Liquidazione Giudiziale (ex Fallimento) o di Concordato Preventivo.
Un’importate risvolto della normativa prevede chei creditori certificati (Agenzia delle Entrate-INPS-Agenzia della Riscossione), le Banche, i creditori e i dipendenti non vedendosi soddisfatti le proprie obbligazione e a determinate condizioni, possono in qualsiasi momento rivolgersi agli OCRIe far scattare le procedure della crisi d’impresa.In particolare i creditori certificati;
Agenzia delle Entrate,può far scattare la crisi e sfociare in una delle procedure su elencatequando, il debito IVA scaduto e non versato è di importo rilevante ovvero di importo pari ad almeno il 30% del volume d’affari dichiarato.
INPS, quando il debito è scaduto da almeno sei mesi e di importo superiore a 50.000,00 euro e superiore della metà del debito inps dovuto nell’anno precedente.
L’Agenzia della Riscossione, per i ruoli affidati da settembre 2019 e di importo superiore a 100.000,00 euro.
L’organo di controllo o l’imprenditore, tempestivamente deve richiedere l’apertura del procedimento della crisi quando risultano scaduti e non pagati i debiti verso i fornitori da almeno 120 giorni, e di ammontare superiore a quelli dei debiti non scaduti, o quando i debiti verso i dipendenti sono scaduti da almeno 60 giorni. Inoltre si chiarisce che per quanto attiene il ruolo dei dipendenti, che non costituisce motivo di licenziamento la crisi d’impresa ma che i rapporti in essere verranno sospesi in attesa dell’avvio della procedura.
Inoltre la normativa prevede delle misure premiali per quell’imprenditore che opera in buona fede e che adotta tutte le cautele e comportamenti che rendono possibile la eseguibilità della procedura.
Dopo le novità del Decreto Dignità, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro con la Circolare n. 3 dell’11 febbraio 2019 fornisce le indicazioni per i controlli.
La ratio della norma reintrodotta di recente è quella di rafforzare il contrasto ai numerosi fenomeni di utilizzo illecito di manodopera che negli ultimi tempi hanno calamitato l’attenzione degli organi di controllo. E’ ormai diffuso infatti, da parte di alcuni operatori del mercato del lavoro, proporre, per la gestione dell’attività lavorativa, il ricorso al contratto di appalto promettendo miracolose riduzioni del costo del lavoro.
Va ricordato a tal proposito che il contratto d’appalto è genuino e considerato valido se rispetta le condizioni previste dall’articolo 1655 c.c. ovvero organizzazione dei mezzi necessari autonomia e gestione a proprio rischio dell’attività. In mancanza di questi elementi siamo in presenza quindi di comportamenti antigiuridici.
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con la Circolare 3, ha ribadito importanti indicazioni in linea peraltro con precedenti documenti di prassi.
In particolare evidenzia che “il ricorso ad un appalto illecito – e quindi alla somministrazione di lavoro in assenza dei requisiti di legge – già costituisce, di per sé, elemento sintomatico di una finalità fraudolenta, che il Legislatore ha inteso individuare nella elusione di“norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicate al lavoratore”.
Ottenere effettivi risparmi sul costo del lavoro mediante l’utilizzo illecito dell’appalto o della somministrazione, “risulta sufficiente a dimostrare quell’idoneità dell’azione antigiuridica che disvela l’intento fraudolento”.
Alla luce di tali principi, il reato di somministrazione fraudolenta si manifesta in tutti i casi in cui si eludono norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicate al lavoratore ottenendo risparmi sul costo del lavoro.
Ricorda ancora l’Ispettorato che tale reato si verifica anche al di fuori dell’appalto illecito mediante il diffuso comportamento di licenziare il lavoratore e successivamente riutilizzarlo tramite agenzia di somministrazione.
Nel caso di accertato utilizzo fraudolento della somministrazione l’Ispettorato contesterà, in aggiunta alle sanzioni amministrative già previste dall’articolo 18 del D.Lgs 276/2003, la sanzione penale dell’ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e per ciascun giorno di somministrazione. Infine adotterà la prescrizione obbligatoria volta a far cessare la condotta antigiuridica attraverso l’assunzione dei lavoratori alle dirette dipendenze dell’utilizzatore per tutta la durata del contratto.
Per quanto riguarda il periodo di applicazione della nuova norma, l’Ispettorato ha chiarito che la sanzione verrà irrogata solo a partire dal 12 agosto 2018, anche se la condotta era iniziata prima di tale data. Per il periodo precedente al 12 agosto 2018, resta invece ferma l’applicazione in via esclusiva delle sanzioni di cui all’art. 18 del D.Lgs. n. 276/2003.
Oramai ci siamo, dal 1° gennaio è entrata in vigore la fattura elettronica.
Cosa sapere per affrontare al meglio le nuove regole ?
Intanto abituarci a due semplici concetti:
1. non cambiano le norme IVA ma solo gli adempimenti relativi alla modalità di consegna e di ricezione delle fatture;
2. cambia il sistema di conservazione delle fatture.
Un piccolo vademecum.
FATTURE EMESSE (cd. Ciclo attivo)
Per consegna dobbiamo intendere l’emissione della fattura che dovrà necessariamente essere elettronica, seguendo le specifiche procedure previste.
Il documento emesso in forma cartacea, infatti, non ha alcun valore fiscale e quindi si intende come non emesso, con tutte le conseguenze che questo comporta.
I passaggi da seguire per le fatture sono i seguenti:
1. Emissione della fattura in formato file .xml, conforme alle specifiche previste;
2. Trasmissione telematica al sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate (SDI), entro dieci giorni;
3. Conservazione digitale delle fatture elettroniche emesse a norma.
Chi utilizza una procedura informatica sarà agevolato in quanto la gestione delle predette attività verrano effettuate dal software utilizzato, seguendo le relative indicazioni.
In ogni caso, occorre prestare attenzione che il procedimento si concluda con la corretta trasmissione del file e che successivamente venga protocollata con esito positivo (il servizio di interscambio rilascia ricevuta di esito).
FATTURE ACQUISTO (cd. Ciclo passivo)
1. Fornire al fornitore i dati per l’emissione della fattura che verrà emessa in formato file xml conforme alle specifiche previste e da questi trasmessa allo SDI;
2.Ricezione delle fatture d’acquisto attraverso il sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate;
3. Conservazione digitale elle fatture elettroniche a norma.
REGIMI FORFETARIO E DI VANTAGGIO
Sono soggetti alla nuova disciplina tutti i titolari di partita iva, con esclusione di:
- coloro che si trovano in regime forfetario o di vantaggio;
- imprese agricole in regime di esonero con vol. d’affari fino a 7 mila euro;
- Enti no profit che applicano il regime forfetario ex L. 398/1991 con fatturato da attività commerciale inferiore a 65 mila euro.Tali soggetti, peraltro, se nel periodo d'imposta precedente hanno conseguito dall'esercizio di attività commerciali proventi per un importo superiore a euro 65mila euro, assicurano che la fattura sia emessa per loro conto dal cessionario o committente soggetto passivo d'imposta.
Tali soggetti esonerati non sono tenuti neanche alla conservazione digitale e quindi potranno continuare con quella analogica.
Importante: è opportuno evitare di fornire in caso di acquisto il proprio indirizzo PEC o codice destinatario. In caso contrario anche i forfettari o minimipossono essere obbligati alla conservazione digitale.
Gli operatori del settore sanitario che trasmettono i dati col sistema tessera sanitaria sono esonerati per il 2019 dalla emissione della fatturazione elettronica ma sono obbligati alla conservazione sostitutiva a norma delle fatture di acquisto.
Proponiamo alcuni esempi utili a chiarire alcuni dubbi relativi a casi ricorrenti.
FAQ 1 - Se un cliente mi chiede la fattura, cosa debbo chiedere per emetterla correttamente ?
Se è un titolare di partita IVA soggetto alla fattura elettronica, dovrà fornire i dati di fatturazione, compreso il codice univoco oppure la PEC. Se invece è un privato, nel campo codice destinatario occorre inserire sette zeri.
FAQ 2- Se mi trovo da un fornitore e debbo avere la fattura, cosa debbo fare ?
Occorre fornire i dati di fatturazione, compreso il codice univoco oppure la PEC (solo per coloro che non hanno un codice univoco). E’ possibile utilizzare il QR Code se il fornitore è in possesso dell’apposito lettore.
FAQ 3 - Quando emettere la FE ?
La fattura elettronica va emessa in caso di vendita al momento della consegna o del pagamento (anche di un acconto) se precedente, per le prestazioni di servizi al momento del pagamento. La fattura immediata deve essere emessa nei suddetti termini ed inviata allo SDI entro 10 giorni. La fattura differita deve essere preceduta dall’emissione di un DDT o documento di consegna equipollente. In quest’ultimo caso l’emissione deve avvenire entro giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.
FAQ 4 – Dove trovo la fattura d’acquisto trasmessa elettronicamente?
Nel caso di utilizzo di un software, il processo di invio e consultazione dei documenti transitati dallo SDI è semplificato in quanto gestito dalla procedura.
Sarà sufficiente accedere nell’apposita area riservata.
Ad esempio, per chi utilizza la procedura DocEasy, accedendo nell’area “ Fatture “.
Per chi utilizza i servizi dell’Agenzia delle Entrate, una volta che il fornitore ha inviato elettronicamente la fattura, questaverrà acquisita dal sistema di intercambio (SDI) e potrà essere consultata,accedendo con le proprie credenziali (fisco on line, SPID, o CNS), nell'area dedicata "FATTURE/CORRISPETTIVI" ed accedendo ancora in "fatture elettroniche" dove saranno salvate tutti i documenti ricevuti.
FAQ 5 – Sono un commerciante al dettaglio / ristoratore. Come devo comportarmi con i clienti che chiedono la fattura? Che tempi ho? Posso anticipare un documento non fiscale prima dell’invio della fattura?
Il fornitore avrà tempo di trasmettere la fattura in modalità elettronica entro i termini previsti (dieci giorni). Ricordiamo comunque, che nella prima fase (fino al 30 giugno 2019) è previsto che non si applicano sanzioni fino al termine di liquidazione IVA del periodo di effettuazione dell’operazione (es. effettuazione della vendita 20 gennaio e termine di invio 31 marzo).
L’agenzia delle Entrate ha chiarito che i commercianti al dettaglio al momento dell’effettuazione dell’operazione potranno rilasciare un documento di tipo non fiscale che possa servire da quietanza (es. ricevuta del POS, o stampa della fattura di cortesia) e successivamente inviare la fattura elettronica.
FAQ 6 – Come cambia la fattura accompagnatoria?
Nel caso in questione, mentre in precedenza la merce era accompagnata dalla fattura, ora quest’ultima dovrà essere sostituita con un documento di accompagnamento (DDT o equipollente) e successivamente provvederealla emissione della fattura elettronica.
FAQ 7 - Sono un soggetto che effettua operazioni esenti da iva ex art 10 D.P.R. n. 633/72 devo emettere fattura ?
Si, l’obbligo della fatturazione elettronica riguarda tutti i soggetti passivi iva, eccetto quello relativo alle prestazioni sanitarie per le quali è prevista la comunicazione al servizio tessera sanitaria, mentre per le altre prestazioni esenti dovrà essere inviata la FE (fattura elettronica) allo SDI, ricordandosi di apporre marca da bollo virtuale nell’area altri dati generali “marca da bollo” (v. risposta ad altro quesito).
FAQ 8 - Qual è il compito delservizio SDI ?
Il SDI ha il compito di provvedere acontrollare e recapitare la fattura al cliente sia per operazioni B2B (operazioni tra titolari di partita iva), che B2C (operazioni tra titolari di partita iva e consumatori finali). Attraverso il codice univoco o pec provvederà ad inviarla emettendo ricevuta di accettazione o di rifiuto. Se rifiutata si dovrà provvedere ad un nuovo invio entro 5 giorni dalla ricevuta di scarto o comunque entro i termini della liquidazione relativa all’operazione.
FAQ 9 - Nel caso di operazioni esenti occorre applicare una marca da bollo, come faccio se emetto ora la fattura elettronica ?
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile adempiere all’obbligo versando cumulativamente a consuntivo l’importoutilizzando il modello f24 ed il codice tributo “2501” (imposta di bollo su libri e altri documenti fiscali). Il versamento dovrà essere effettuato entro 120 giorni dalla chiusura dell’anno d’imposta (generalmente entro il 30 aprile o 29 in caso di anno bisestile).
FAQ 10- Se dopo aver emesso una fattura elettronica mi accorgo di aver commesso un errore, posso annullarla ?
No, se è già stata inviata allo SDI occorre procedere ad emettere una nota di credito che annulli quella inviata precedentemente.
FAQ 11- Sono un forfetario, che succede se comunico ai miei fornitori la PEC o il codice univoco pur non essendo obbligato ?
Occorre procedere alla conservazione a norma delle fatture ricevute.
FAQ 12 - Come faccio a sapere se la fattura elettronica che ho emesso è corretta e quindi essere sicuro di aver rispettato correttamente gli obblighi?
Occorre accertarsi che l’invio della fattura sia andato a buon fine. Ricordiamo che se il controllo è positivo, lo SDI restituisce la ricevuta di protocollo di esito positivo, se invece dovesse restituire la ricevuta di esito negativo occorre provvedere entro 5 giorni dalla ricevuta di scarto ad un nuovo invio.
FAQ 13 - Se emetto una fattura elettronica, cosa posso dare al mio cliente per il controllo della merce e/o per il pagamento del corrispettivo ?
Può essere consegnato un documento analogico della fattura elettronica, un conto, o qualsiasi altro documento in quanto non ha natura fiscale ma serve per l’appunto per la gestione dei rapporti commerciali.Possiamo chiamarlo un documento di cortesia.
FAQ 14 - Come comportarsi con i privati consumatori finali ( cittadini senza partita Iva)?
Se l’operazione èdocumentata solo da scontrino fiscale o ricevuta fiscale non occorre far nulla. Nel caso di fattura è obbligatoria l’emissione in forma elettronica anche nei rapporti con i consumatori finali. Occorrerà consegnare comunque una copia della fattura elettronica emessa, in formato analogico o elettronico, salvo che il cliente non rinunci ad avere tale copia.
CREDITO D'IMPOSTA SUGLI INVESTIMENTI PUBBLICITARI
Dal 22 settembre al 22 ottobre le domande
Sta per partire il credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari.
Dal 22 settembre al 22 ottobre 2018 potranno essere presentate le domande relativi agli investimenti incrementali effettuati nel 2017 (rientrano quelli dal 24 giugno al 31 dicembre) e quelli effettuati o da effettuare nel 2018.
La misura del credito è molto consistente: 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati, elevato al 90% nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start-up innovative.
Destinatari: imprese, lavoratori autonomi enti non commerciali.
Investimenti pubblicitari: incrementali effettuati sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali effettuati nel 2018 e per il 2017 (limitatamente al periodo 24 giugno al 31 dicembre).
Incremento richiesto: l’ammontare complessivo degli investimenti pubblicitari realizzati deve essere superiore almeno dell’1% l’importo degli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi d’informazione nell’anno precedente.
Procedura: occorre presentare apposita domanda di credito di imposta all’Agenzia delle Entrate dal 22 settembre al 22 ottobre 2018. E’ necessariauna “Dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti effettuati” per gli investimenti effettuati (per il 2017 va presentata con la domanda di credito d’imposta, per gli investimenti effettuati nell’anno 2018 dal 1° al 31 gennaio dell’anno 2019).
CONTRATTI DI LAVORO: ECCO COSA CAMBIA CON IL DECRETO DIGNITA'
Il 14 luglio è entrato ufficialmente in vigore il decreto Dignità,pubblicato nella GU Serie Generale n.161 del 13 luglio 2018 il decreto 12 luglio 2018 n. 87 titolato "Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese"(clicca qui).
Il provvedimento introduce diverse novità in materia di lavoro.
In particolare, vengono modificate profondamente le regole del contratto a tempo determinato e di quello di somministrazione di lavoro, nonché aumentate le indennità in caso di licenziamento illegittimo relative al contratto a tutele crescenti.
Partiamo dal contratto a tempo determinato.
La durata massima dei contratti viene ridotta da 36 a 24 mesi.
In ogni caso la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, per effetto di una successione di contratti, conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale e indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l'altro, non può superare i 24 mesi.
Attenzione però perché la stipula sarà esente da causali solo per i contratti di durata non superiore a 12 mesi (anche per effetto di proroghe), mentre in caso di superamento di tale periodo ovvero nella ipotesi di rinnovo di un rapporto con un lavoratore occupato a tempo determinato anche per un periodo inferiore, sarà necessaria una delle seguenti condizioni:
- Esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività del datore di lavoro, ovvero per esigenze sostitutive di altri lavoratori;
- Esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività, ordinaria.
Ricordiamo che l'onere probatorio di dimostrare la presenze delle predette causali è a carico del datore di lavoro.
Il nuovo articolo 19 non prevede alcun rinvio alla contrattazione collettiva circa la durata e le causali.
Sono escluse dalle regole descritte i contratti stipulati nell'ambito di attività stagionali che quindi potranno essere stipulati senza tenere conto delle nuove condizioni indicate finora (durata massima e causali).
L'individuazione delle attività stagionali è regolata dall'articolo 21, comma 2 del D. Lgs. n. 81/2015 che prevede una ipotesi legale ed un'altra affidata alla contrattazione collettiva.
La previsione legale prevede l'adozione di un decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali. Fino all'adozione del decreto si applicano le disposizioni del d. P. R. 7 ottobre 1963, n. 1525.
I contratti collettivi possono prevedere liberamente le ipotesi che rientrano nella stagionalità.
I contratti collettivi sono quelli di cui all'articolo 51 del D. Lgs. n. 81/2015, ovvero quelli nazionali, aziendali e territoriali a condizione che vengano sottoscritti da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nonché quelli aziendali stipulati dalle loro rappresentanze aziendali o RSU.
Novità anche sulle proroghe che da cinque diventano quattro; pertanto alla quinta proroga il contratto a tempo determinato si trasforma a tempo indeterminato.
È stato modificato altresì il termine stragiudiziale di decadenza per l'impugnazione del contratto a tempo determinato di cui all'articolo 28 comma 1.
Il nuovo termine è di 180 giorni (prima era di 120 giorni ).
Per ogni proroga del contratto a tempo determinato è stato introdotta una maggiorazione dello 0,5% del contributo NASPI previsto dall'articolo 2, comma 28, della legge n. 92/2012.
La nuova disciplina si applica si contratti stipulati dal 14 luglio 2018 nonché nel caso di rinnovi e proroghe di quelli in corso alla stessa data.
Per i contratti di somministrazione di lavoro le novità riguardano i contratti a tempo determinato ed in particolare i rapporti di lavoro tra somministratore e lavoratore.
È previsto che si applica la disciplina del contratto a tempo determinato, salvo due eccezioni:
1 - l'articolo 23 che regolamenta il numero complessivo di contratti a tempo determinato;
2 - l'articolo 24 sul diritto di precedenza.
Per espressa previsione (cfr. art. 1, comma 3 D.L. 87/2018) le modifiche non si applicano ai contratti stipulati della pubblica amministrazione per le quali rimangono applicabili le regole previgenti.
Le novità descritte si aggiungono alle altre regole già previste in materia di contratti a tempo determinato di cui agli articoli da 19 a 29 del D. lgs. n. 81/2015 ( es. limiti).
Infine, viene innalzata l'indennità nel caso di licenziamento illegittimo prevista dall'articolo 3, comma 1, del D. lgs. 4 marzo 2015, n. 23 sul contratto a tutele crescenti, ovvero tutti i contratti a tempo indeterminato stipulati dal 7 marzo 2015.
L'indennità minima sale da 4 a 6 mensilità, quella massima da 24 a 36 mensilità.
Ricordiamo che il parametro è la retribuzione utile ai fini del tfr.
Per effetto di tale modifica, sale a 3 mensilità l'indennità minima nel caso in cui il datore di lavoro ricade nel regime di tutela obbligatoria.
DAL 1° LUGLIO: STOP AL TFR IN BUSTA PAGA
Il 30 giugno 2018 si esaurisce il periodo di sperimentazione di liquidazione mensile del TFR.
Dal 1° luglio, infatti, non sarà più possibile l'erogazione del TFR mensile in busta paga.
La fine del periodo transitorio suddetto riguarda anche i lavoratori che hanno già optato in precedenza che pertanto, sempre da luglio 2018, non riceveranno più in busta paga tale “Quota Integrativa della Retribuzione” (Quir).
Si ritorna dunque alla disciplina ordinaria e quindi devoluzione del TFR ad un fondo di previdenza complementare, ovverro accantonamento presso il datore di lavoro con erogazione al termine del rapporto di lavoro con possibilità di chiedere l’anticipazione del TFR solo nelle ipotesi previste ed a determinate condizioni.
Ricordiamo, infatti, che le regole per la maturazione del trattamento non sono mai cambiate e rimangono disciplinate dall’art. 2120 del Codice Civile.
DAL 1° LUGLIO 2018 VIETATE LE RETRIBUZIONI
Come anticipato nel mese di febbraio, dal 1° luglio 2018 entra in vigore l'obbligo, per i datori di lavoro, di corrispondere le retribuzioni dei lavoratori, ivi compresi gli acconti, esclusivamente attraverso la banca o l’ufficio postale.
Non sarà più possibile quindi procedere al pagamento per contanti, a prescindere dall’importo dovuto ai lavoratori, o da eventuali frazionamenti.
La finalità è quella di assicurare la tracciabilità dei flussi finanziari per evitare che i datori di lavoro corrispondano ai lavoratori somme inferiori ai minimi fissati dalla contrattazione collettiva.
I datori di lavoro, dunque, per ogni rapporto di lavoro subordinato nonché per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa e cooperative con soci, sono obbligati ad utilizzare esclusivamente una delle seguenti modalità di pagamento:
Attenzione alle conseguenze: la violazione a tale obbligo risulta soggetta ad una sanzione amministrativa da 1.000 euro a 5.000 euro e il datore di lavoro che viola l'obbligo, non può ricorrere all'istituto della diffida in quanto non è materilamente sanabile.
Inoltre, occorre tenere presente che la firma apposta sulla busta paga non costituisce prova del pagamento dello stipendio e quindi, in mancanza di copia del bonifico, fotocopia dell'assegno o altra attestazione bancaria o postale, esporrà il datore di lavoro a possibili richieste di pagamento da parte dei lavoratori (oltre naturalmente alle sanzioni sopra indicate).
Privacy, da maggio 2018 cambiano le regole
Nuovi obblighi e inasprimento delle sanzioni, è questa la filosofia della nuova disciplina
Il 25 maggio entra in vigore il nuovo Regolamento sulla privacy.
Si tratta di una riforma rilevante in quanto introduce l’obbligo di individuare un responsabile della protezione dei dati, nonché maggiori responsabilità nella raccolta, tenuta e conservazione dei dati.
Il titolare del trattamento di dati, infatti, dovrà essere in grado di dimostrare che l’interessato (colui che ha fornito i dati) sia stato innanzitutto chiaramente informato, che abbia prestato il proprio consenso in modo esplicito libero ed inequivocabile, nonché che i suoi dati siano adeguatamente conservati.
Inoltre, che il consenso dovrà essere specifico (non generalizzato), verificabile e revocabile in qualsiasi momento dall’interessato.
In caso di violazione sono previste sanzioni sia amministrative che penali.
Il Regolamento UE prevede addirittura che le sanzioni amministrative possano essere previste “fino a € 20.000.000, o per le imprese, fino al 4 % del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore”.
E’ atteso nelle prossime settimane il decreto attuativo, già approvato in via preliminare nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri.
DAL 1° LUGLIO STOP ALLE RETRIBUZIONI
Dal 1° luglio 2018 la legge di bilancio 2018 prevede che le retribuzioni dei lavoratori, ivi compresi gli anticipi, dovranno essere corrisposte esclusivamente attraverso la banca o l’ufficio postale.
Non sarà più possibile quindi procedere al pagamento per contanti a prescindere dall’importo dovuto ai lavoratori.
I datori di lavoro, dunque, per ogni rapporto di lavoro subordinato nonché per i contratti di collaborazione coordinata e continuativa sono obbligati ad utilizzare esclusivamente una delle seguenti modalità di pagamento:
Attenzione alle conseguenze: la violazione a tale obbligo risulta soggetta ad una sanzione amministrativa da 1.000 euro a 5.000 euro.
Inoltre, occorre tenere presente che la firma apposta sulla busta paga non costituisce prova del pagamento dello stipendio e quindi esporrà a possibili richieste di pagamento da parte dei lavoratori.
In vigore dal 1 gennaio 2018 gli Incentivi Occupazione Mezzogiorno e NEET
L’ANPAL – Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro, ha reso noto il 26 gennaio scorso l’adozione di due decreti direttoriali relativi, rispettivamente, alle assunzioni effettuate nel Mezzogiorno e di giovani iscritti al programma Garanzia Giovani.
L' incentivo "Occupazione Mezzogiorno" è rivolto ai datori di lavoro privati che assumono:
- lavoratori di età compresa tra i 16 anni e 34 anni di età;
- lavoratori con 35 anni di età e oltre privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.
L’assunzione riguarda i datori di lavoro privati che effettuano assunzioni di soggetti disoccupati. I lavoratori assunti, inoltre, non debbono avere avuto nei sei mesi precedenti un rapporto di lavoro col datore di lavoro che li assume.
L'incentivo "Occupazione NEET" è rivolto invece a tutti i datori di lavoro privati che effettuano assunzioni di giovani di età compresa tra i 16 ed i 29 anni aderenti al programma “Garanzia Giovani".
Entrambe le agevolazioni prevedono lo sgravio totale dei contributi a carico dei datori di lavoro, da fruire mediante conguaglio sui contributi INPS, esono cumulabili con l’incentivo strutturale per il lavoro stabile previsto dall’articolo 1, commi 100 e seguenti, della legge n. 205/2017.
Per avere diritto all’incentivo, è necessario che l’assunzione venga effettuato a tempo indeterminato, anche a tempo parziale.
Rientrano nel campo di applicazione anche i contratti a scopo di somministrazione di lavoro nonché i contratti di apprendistato professionalizzante.
Sono esclusi invece i contratti di lavoro domestico, occasionale ed intermittente.
NUOVA MISURA AGEVOLATIVA PER L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA
A fine mese il voucher hi-tech per la di digitalizzazione. Si tratta di una misura agevolativa per le micro, piccole e medie imprese checonsiste in un contributo a fondo perduto di €10.000 ( tramite concessione di un voucher) avente lo scopo di adottare interventi di digitalizzazione dei processi aziendali e di ammodernamento tecnologico.
Il voucher è infatti utilizzabile per l’acquisto di:
- software, hardware e servizi specialistici che consentano di migliorare l'efficienza aziendale,modernizzare l’organizzazione del lavoro attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici e forme di flessibilità del lavoro;
Ogni impresa può beneficiare di un unico voucher pari al 50% della spesa entro il tetto massimo di € 10.000 di agevolazione.
Per raggiungere il suddetto tetto massimo, l’investimento potrà essere superiore a €20.000, ma l’agevolazione non potrà essere comunque superiore a € 10.000.
E’ possibile già procedere alla predisposizione delle domande attraverso l’apposita procedura, anche se l’invio potrà partire dal 30/01/18 e fino al 09/02/18.
L’investimento potrà essere effettuato solo successivamente all’accoglimento della domanda da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.
Per ogni ulteriore informazione e condizioni di assistenza, contattare lo Studio al numero 0961 360046 o anche via e-mail all'indirizzo agevolazioni@ studiobuscema.it
ROTTAMAZIONE BIS RUOLI EQUITALIA
E' in partenza la seconda chiamata della rottamazione dei ruoli, il decreto fiscale collegato alla legge di bilancio 2018 - DL n.148/2017, ripropone una nuova definizione agevolata delle cartelle di pagamento.
Non si tratta di una riapertura generalizzata ma della possibilità di chiedere la definizione agevolata in tre ipotesi:
1.Definizione deI ruoli affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione per il periodo che va dal 1° gennaio al 30 settembre 2017;
2.Rottamazione delle dei ruoli per i contribuenti non in regola con i piani di rateizzazione che si sono viste "respinte” le istanze in occasione della prima edizione della definizione agevolata;
3.Remissione nei termini per coloro che, avendo aderito alla rottamazione in passato, non hanno omesso o pagato tardivamente le prime due rate.
La prima ipotesi riguarda i nuovi ruoli 2017 fino al 30 settembre 2017.
L’istanza deve essere presentata entro il 15 maggio 2018, l’ADR comunicherà entro giugno 2018 gli importi da pagare ed il pagamento dovrà avvenire in unica soluzione o prima rata entro il 31 luglio 2018.
Il secondo caso riguarda esclusivamente coloro che hanno presentato l’istanza ed hanno ricevuto un diniego dell’agente della riscossione in quanto non in regola con le rate di vecchi piani di dilazione per non avere provveduto al versamento delle rate in scadenza dal 24 ottobre 2017 al 31 dicembre 2016.
Occorre in questo caso fare istanza all’Agenzia Entrate Riscossione entro il 31 dicembre 2017, entro fine marzo 2018 arriverà il conto delle rate scadute della dilazione che aveva dato luogo al diniego e versarle entro fine maggio 2018; a questo punto entro fine luglio 2018 arriverà il costo ed il piano della rottamazione che dovrà essere perfezionato o entro fine settembre 2018 (rata unica o ratealmente).
L’ultima ipotesi riguarda I contribuenti che avevano aderito alla prima rottamazione ma non avevano pagato la prima (o unica rata) prevista a luglio o quella di settembre 2017, ovvero l’hanno pagata tardivamente o in misura insufficiente.
Tali soggetti potranno mettersi in regola pagando le rate scadute entro il prossimo 30 novembre senza sostenere oneri aggiuntive, assieme alla terza rata la cui scadenza rimane fissata al 30 novembre 2017.
Disoccupazione: dal 1° dicembre la DID solo on line
L'ANPAL con la circolare 1/2017 del 28 settembre scorso, ha fornito alcune indicazioni operative relative al rilascio della Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID online) sul suo portale come previsto dall'art.19 dal D.Lgs. 150/2015.
A decorrere dall'1 dicembre 2017, infatti, i cittadini saranno considerati in "stato di disoccupazione" solo dove sarà riscontrabile all'interno della SAP (scheda anagrafica) l'identificativo DID.
Ricordiamo che la DID è l'atto con cui una persona priva di un'occupazione si rivolge al servizio per l'impiego per chiedere ausilio nella ricerca di nuova occupazione; successivamente a tale dichiarazione il cittadino verrà convocato dal CPI per la stipula di un Patto di Servizio.
Di conseguenza le condizioni che determinano formalmente l'inizio dello stato di disoccupazione sono 2:
1. essere privi di impiego;
2. aver dichiarato la propria immediata disponibilità al lavoro.
Ricordiamo che la DID è necessaria ad esempio per l’accesso a prestazioni e ad agevolazioni in caso di assunzioni.
Ma come richiedere la DID?
- registrandosi sul portale ANPAL (www.anpal.gov.it);
- registrandosi sul portale ANPAL da parte di un operatore del Centro per l'impiego che supporti l'utente nel rilascio della DID;
- sui portali regionali, laddove gia' previsto dai sistemi informativi regionali.
LEGGE “RESTO AL SUD”: NUOVE AGEVOLAZIONI
PER I GIOVANI UNDER 35 DEL MEZZOGIORNO
Il D.L. n.91/2017 convertito nella L. n. 123/2017 in vigore il 13 agosto 2017, "Resto al Sud", introduce disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno tra le quali un incentivo per i giovani che avviano attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno.
Per la piena operatività occorre attendere il Decreto di attuazione che dovrebbe essere pubblicato nel mese settembre, ma riteniamo utile riepilogare le caratteristiche e i requisiti necessari per accedere all’agevolazione:
1. un'età compresa tra i 18 ed i 35 anni
2. essere residenti in una regione del Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia,Sardegna e Sicilia) al momento della presentazione della domanda o vi trasferiscano la residenza entro 60 giorni dalla comunicazione del positivo esito dell'istruttoria;
3. non risultare già beneficiari, nell'ultimo triennio, di ulteriori misure a livello nazionale a favore dell'autoimprenditorialità.
Le forme giuridiche ammesse all’incentivo sono le seguenti:
- società, ivi incluse le società cooperative.
- mantenere la residenza nelle predette regioni per tutta la durata del finanziamento;
- le imprese e le società interessate devono avere, per tutta la durata del finanziamento, sede legale e operativa in una delle predette regioni.
E' opportuno specificare che le società, incluse le società cooperative, possono essere costituite anche da soci che non abbiano i requisiti anagrafici richiesti (da 18 a 35 anni) a condizione che la presenza di tali soggetti nella compagine societaria non sia superiore ad 1/3 dei componenti e non abbiano rapporti di parentela fino al 4° grado con alcuno degli altri soci; ciò nonostante, tali soci non possono in alcun modo accedere ai finanziamenti previsti.
Non possono fruire dei beneficii soggetti che al momento dell'entrata in vigore del Decreto siano già titolari di un'attività d'impresa o titolari di un reddito di lavoro dipendente a tempo indeterminato.
I settori ammessi sono: manifattura artigianato e industria e relativi servizi, pesca, acquacoltura, servizi turistici .
L’agevolazione, concessa nei limiti del regime “de minimis”, consiste in un finanziamento fino ad un massimo di 50.000 euro per ciascun richiedente.
Il finanziamento è costituito da un 35% a fondo perduto e dal 65% erogato dalle banche a tasso zero.
Si precisa che le banche aderenti saranno esclusivamente quelle che aderiranno alla convezione che dovrà essere stipulata tra Invitalia e ABI, e il prestito dovrà essere rimborsato in 8 anni (di cui primi 2 anni di pre-ammortamento).
La quota di finanziamento a tasso zero potrà beneficiare di una garanzia che verrà concessa a valere su una sezione specializzata del Fondo di garanzia PMI.
Come premesso, per la piena operatività mancano alcuni provvedimenti:
1. il Decreto Interministeriale (Ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, Ministro dell’Economia e delle Finanze e Ministro dello Sviluppo Economico), che dovrà essere emanato entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della L. n. 123/2017, avvenuta il 13 agosto 2017;
2. la convenzione tra Invitalia e l’Associazione Bancaria Italiana (ABI), che dovrà definire le condizioni per la concessione dei prestiti a tasso zero;
3. il Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dello Sviluppo Economico, che dovrà istituire nell’ambito del Fondo di garanzia PMI una sezione speciale per la concessione di garanzie sui prestiti erogati.
PROVVEDIMENTO DI SOSPENSIONE DELL’ATTIVITÀ IMPRENDITORIALE, ECCO LE INDICAZIONI DELL'ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con la Nota n. 5546 del 20 giugno 2017, ha fornito chiarimenti al personale INL, INPS e INAIL relativamente ai casi di lavoro irregolare (cd. lavoro nero) che da luogo alla sospensione dell'attività imprenditoriale.
Prima di riportare i chiarimenti dell’Ispettorato, ricordiamo che nel caso di utilizzo di lavoro irregolare sono previste le seguenti sanzioni:
- Rapporto irregolare fino a 30 giorni: sanzione da 1500 a 9000 euro;
- Da 31 a 60 giorni: sanzione da 3000 a 18.000 euro;
- Oltre 60 giorni: sanzione da 6000 a 36.000 euro.
E’prevista la possibilità di ottemperare alla diffida nel caso di ispezioni versando gli importi minimi (è prevista una maggiorazione nel caso di lavoratori stranieri o di minorenni con obbligo scolastico).
Riportiamo di seguito in sintesi alcune delle risposte fornite dall’Ispettorato nazionale in materia di sospensione dell’attività imprenditoriale.
Il provvedimento di sospensione va adottato anche quando, durante l’accesso, il datore di lavoro effettui una comunicazione di assunzione, in quanto anche in quel caso il lavoratore in nero non può ritenersi completamente “regolarizzato”.
La decorrenza del provvedimento è posticipata alle ore 12 del giorno successivo oppure al termine delle attività che per questioni di sicurezza non possono essere immediatamente interrotte.
Per individuare la base di computo sulla quale calcolare la percentuale di lavoratori in nero ai fini dell’adozione della sospensione, l’ispettore dovrà "fotografare" quanto riscontrato al momento dell’ingresso in azienda; verranno conteggiati solo i lavoratori presenti all’accesso e non quelli sopraggiunti in un secondo momento;
Non andranno conteggiati nella base di computo i soci amministratori;
I lavoratori regolarmente distaccati dovranno essere conteggiati ai fini dell’adozione della sospensione nei confronti del distaccatario, ossia dell’effettivo utilizzatore della prestazione;
Il contratto di apprendistato può essere utilizzato per la regolarizzazione dei lavoratori, in ogni caso dovranno ricorrere i necessari presupposti, come la redazione del piano formativo;
Se un lavoratore è trovato “in nero” ma risulta occupato full time presso un altro datore di lavoro, il provvedimento di sospensione va comunque adottato, potrà essere regolarizzato il periodo già lavorato ma non sarà possibile instaurare un rapporto di lavoro per il periodo successivo;
In presenza di una collaborazione autonoma occasionale genuina, il provvedimento di sospensione non andrà adottato, anche in assenza di documentazione fiscale che attesti la conoscibilità del rapporto alla P.A.;
Il provvedimento di sospensione viene notificato secondo le disposizioni vigenti del Codice di procedura civile (artt. 137 e ss. C.p.c.); se risulta assente il datore di lavoro, è valida la notifica nelle mani di un lavoratore regolarmente assunto, in mancanza, la notifica potrà essere effettuata a mezzo del servizio postale;
Il provvedimento di revoca della sospensione viene notificato nelle stesse modalità;
La revoca della sospensione presuppone la regolarizzazione di tutto il periodo pregresso, nei limiti di quanto accertato;
Ai fini della revoca del provvedimento di sospensione, in caso di lavoratori privi di permesso di soggiorno e lavoratori minori illegalmente ammessi al lavoro, la circ. MLPS n. 26/2015, richiede il versamento dei contributi di legge ex art.2126 c.c. compresi i versamenti dei premi assicurativi.
A seguito della sospensione dell’attività, in mancanza di revoca, il datore di lavoro è tenuto a versare comunque i contributi ai lavoratori regolari in forza, fatta salva la cessazione definitiva dell’attività.
Resto al sud è il nome del decreto legge approvato il 20 giugno 2017, con entrata in vigore il 21 giugno per favorire la crescita economica delle imprese del Mezzogiorno.
Il decreto ha l'obiettivo di proseguire l'impegno del Governo di attivare interventi di aiuto ad alta intensità al Mezzogiorno.
Nello specifico, il nuovo provvedimento mira a incentivare, con significative risorse aggiuntive, la nuova imprenditorialità, prevedendo una particolare disciplina per la istituzione di zone economiche speciali (ZES), con particolare riferimento alle aree portuali e quelle economicamente ad esse collegate, nonché una serie di misure di semplificazione e velocizzazione degli investimenti, pubblici e privati.
La misura prevede per i giovani meridionali di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, che non dispongano di mezzi propri per avviare un’attività propria (nell’ambito della produzione di beni nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato e dell’industria ovvero relativa alla fornitura di servizi) una dotazione di 40.000 euro, di cui il 35% a fondo perduto a copertura dell’intero investimento e del capitale circolante, e 65% sotto forma di prestito a tasso zeroconcesso da istituti di credito con il beneficio della garanzia pubblica attraverso apposita sezione del Fondo di Garanzia per le PMI.
I richiedenti inoltre non devono risultare già beneficiari, nell'ultimo triennio, di ulteriori misure a livello nazionale a favore dell'autoimprenditorialità.
Sono escluse le spese per progettazione e quelle per personale, al fine di evitare comportamenti opportunistici, mentre è prevista la possibilità di azioni di supporto nelle fasi di sviluppo del progetto imprenditoriale da parte di enti pubblici e non, opportunamente accreditati.
Le domande possono essere presentate, fino ad esaurimento delle risorse stanziate, dai soggetti che siano già costituiti al momento della presentazione o si costituiscano, entro 60 giorni dalla data di comunicazione del positivo esito dell'istruttoria nelle forme giuridiche di impresa individuale o società, ivi incluse le società cooperative.
Gentili clienti, riteniamo utile come di consueto ricordare che il datore di lavoro deve concedere ai lavoratori il periodo di ferie e permessi spettanti.
Riepiloghiamo il quadro della disciplina previsa.
Entro fine giugno, scadrà il termine per far fruire ai lavoratori le ferie residue maturate nel 2016.
A tal fine, riepiloghiamo le disposizioni per il godimento delle ferie ai sensi del D.Lgs. n.66/2003. Il periodo di ferie minimo è di quattro settimane (i singoli contratti possono però stabilire una durata maggiore).
Due settimane debbono essere fruite nell’anno di riferimento. Quelle residue entro i diciotto mesi successivi (esempio quelle del 2016 entro il 30 giugno 2018).
E’ chiaro che questa particolare disposizione rischia di far perdere di vista, se non gestite adeguatamente, l’effettivo godimento della quota obbligatoria minima di ferie.
Segnaliamo che il mancato godimento delle ferie non può essere sostituito da una indennità economica ed è sanzionato dalle autorità competenti (Ispettorato del Lavoro).
Entro il 30 giugno, occorrerà far godere ai lavoratori i permessi del 2016 non goduti.
A differenza delle ferie, l’eventuale mancato godimento può essere sostituito da una indennità sostitutiva. L’eventuale mancata corresponsione di tale indennità comporta il diritto del lavoratore a richiedere l’importo spettante maggiorato dei relativi interessi oltre al rischio di sanzioni da parte dell’INPS ed INAIL per il mancato versamento dei contributi previdenziali.
Semplificazione procedure CIGO: STOP al bollettino meteo
L'INPS, con il messaggio n. 2276 del 1 giugno 2017, introduce diverse novità tra cui la semplificazione per i bollettini meteo.
L'acquisizione dei bollettini meteo per l’istruttoria delle istanze di CIGO avverrà d’ufficio come chiarito dal messaggio n.1856 di maggio 2017.
Nei casi in cui l’evento meteo si verifichi in località diversa rispetto all’indirizzo dell’unità produttiva sulla base del quale si individua la sede competente all’istruttoria , è stato pubblicato in intranet l’elenco dei link dei siti ai quali le sedi interessate potranno fare riferimento per il reperimento dei dati meteo di pertinenza del territorio di altre regioni.
SAN.ARTI. : DA GIUGNO ANCORA PIÙ ACCESSIBILE
Dal 1 giugno 2017 è riattivo il Piano sanitario rivolto ai dipendenti, contenente ampliamenti e innovazioni nelle garanzie e nelle prestazioni per i familiari dei lavoratori dipendenti, per i titolari d’impresa artigiana, peri i soci/collaboratori dell’imprenditore artigiano e per i loro familiari.
E' stata adeguata l’offerta sanitaria per offrire prestazioni più rispondenti alle esigenze degli iscritti; tra le novità è aumentato il numero degli interventi chirurgici e sono state ridotte le franchigie a carico degli iscritti e aumentati i massimali per alcune garanzie, tra cui l’implantologia.
Sono in garanzia anche trattamenti fisioterapici riabilitativi a seguito di infortunio o patologia temporaneamente invalidante.
Inoltre da adesso si possono effettuare tutti gli accertamenti diagnostici anche presso Strutture convenzionate con la sola franchigia, oltre al rimborso integrale dei tickets, anche di Pronto Soccorso, se si utilizza il SSN.
SAN.ARTI è il primo Fondo sanitario a offrire gratuitamente ai suoi iscritti con più di 50 anni il Servizio Monitor Salute per la cronicità di alcune malattie quali diabete, ipertensione ecc...
Per l’adesione volontaria è necessario accedere al portale del Fondo (www.sanarti.it), e cliccare sul link “registrazione” e seguire il percorso di iscrizione semplice ed automatizzato.
Nel caso in cui invece il soggetto sia già registrato al Fondo San.Arti. può procedere al rinnovo dell’iscrizione accedendo all’Area riservata.
Si ricorda inoltre che, qualora il titolare/socio/collaboratore si sia iscritto nella campagna precedente e non rinnovi l’iscrizione al Fondo San.Arti. per la campagna in corso, potrà procedere ad una nuova iscrizione al Fondo soltanto trascorsi 3 anni dall’anno dell’ultimo rinnovo.
La quota contributiva prevista per gli imprenditori artigiani, soci e collaboratori è annuale anticipata ed è pari a: Età 15 ANNI- 68 ANNI - Quota Contributiva ordinaria annua € 295.
AZIENDE ATTENZIONE: NASCE FROZEN
IL PIANO OPERATIVO PER INDIVIDUARE I RAPPORTI DI LAVORO SIMULATI
L'INPS, con l'ultima circolare pubblicata a fine maggio (Circ. n.93 del 30/5/17), ha informato di aver avviato l’implementazione di nuove metodologie di controllo delle informazioni trasmesse attraverso le dichiarazioni contributive e di quelle disponibili nelle banche dati delle altre Pubbliche Amministrazioni.
L'obiettivo è quello di riuscire ad individuare fenomeni a rischio di irregolarità.
Si passa, così, da un approccio di controllo e intervento “a posteriori” ad uno finalizzato a contrastare con la massima tempestività le fattispecie elusive degli obblighi contributivi ancor prima che il comportamento fraudolento si sia consolidato producendo le relative conseguenze economiche.
Da questa esigenza nasce il piano operativo denominato “FROZEN”.
Il programma realizza un'attività di controllo predisposta all'accertamento dell'esistenza delle condizioni di legge ai fini dell'attivazione e gestione del rapporto assicurativo del lavoratore.
La necessità di sviluppare la predetta attività scaturisce per l'indebita fruizione di:
-prestazioni a sostegno del reddito sulla base di rapporti di lavoro simulato;
-conguagli per prestazioni inesistenti (malattia, maternità, assegni per il nucleo familiare, ecc..);
-incentivi per l'occupazione di natura economica e contributiva;
-conguagli per l'erogazione del trattamento di fine rapporto per conto del Fondo di tesoreria.
In una prima fase, il controllo riguarderà i lavoratori alle dipendenze di datori di lavoro privati non agricoli, ma successivamente il controllo sarà esteso alle altre tipologie di datori di lavoro, con particolare riguardo alle aziende agricole, ai committenti di assicurati iscritti alla gestione separata ed ai datori di lavoro domestico.
L'intero processo di controllo viene svolto prima che i dati vadano ad alimentare il conto assicurativo individuale, pertanto i periodi assicurativi sottoposti a verifica non sono disponibili per il riconoscimento delle prestazioni previdenziali sino all'esito del processo di controllo.
VERSAMENTI INPS RITENUTE LAVORATORI DIPENDENTI,
ATTENZIONE SLLE DIFFIDE INPS
Da qualche tempo, l’INPS ha iniziato ad inviare ai datori di lavoro che non hanno versato i contributi INPS, la diffida al pagamento della quota trattenuta ai dipendenti.
Ricordiamo che dallo scorso anno, l’omesso versamento dei contributi previdenziali fino a 10 mila euro annui non è più sanzionato penalmente ma è prevista una rilevantissima sanzione amministrativa.
In particolare, il quadro è il seguente:
Importo ritenute non pagate
Amministrativa da 10.000 a 50.000 euro
Si applica in caso di mancato versamento entro i termini di diffida
Penale della reclusione fino a tre anni e la multa fino 1.032 euro
Dunque se il datore di lavoro provvede al versamento entro tre mesi dalla contestazione o dalla notifica dell'avvenuto accertamento della violazione non è punibile con la sanzione penale e la multa, e neanche assoggettabile alla sanzione amministrativa
Invitiamo pertanto alla massima attenzione alle comunicazioni ricevute dal’INPS, tenendo conto che generalmente vengono trasmesse via PEC che quindi va presidiata costantemente.
Va infatti sottolineato che anche nel caso di importi modesti, l’importo minimo della sanzione amministrativa per estinguere l’illecito è pari a 16.667 euro (un terzo della misura massima).
Quindi, poniamo il caso di contributi INPS trattenuti ai dipendenti pari a 500 euro, se si paga oltre i tre mesi dalla diffida, verrà richiesta la sanzione amministrativa di 16.667 euro.
Pagamenti imposte e contributi:
per le compensazioni F24 cambiano le regole
Dal 16 maggio prossimo, le deleghe F24 per il pagamento di imposte, contributi, ecc. dei titolari di partita IVA, se contengono crediti in compensazioni non potranno più essere presentate presso istituti bancari e poste neanche mediante l’utilizzo del servizio home banking (servizi bancari con accesso da internet).
Gli unici canali consentiti sono:
- addebito mediante l’accesso ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (occorre essere in possesso dell’apposito PIN rilasciato dagli uffici);
- avvalersi di un professionista abilitato quale intermediario dell’Agenzia delle Entrate.
1. Nel primo caso, il contribuente dovrà predisporre e trasmettere in via telematica la delega indicando il codice IBAN per l’addebito degli importi risultanti dalla delega.
2. Nel secondo caso, invece, occorre rivolgersi all’intermediario abilitato che procederà ad effettuare gli adempimenti previsti per conto del contribuente. Anche in tal caso è necessario fornire i dati bancari (gli addebiti verranno effettuati direttamente dall’Agenzia delle Entrate mediante comunicazione con l’istituto finanziario, il contribuente è tenuto a verificare se l’addebito è stato autorizzato dall’istituto bancario o ufficio postale).
Pertanto, richiamando la massima attenzione, si invitano i signori clienti ad organizzarsi tempestivamente per evitare criticità in occasione delle prossime scadenze (il 16 maggio ricordiamo che scadono IVA, contributi previdenziali INPS, INAIL, ritenute fiscali ed altro ancora).
Lo studio risulta già abilitato a tale servizio quale intermediario fiscale.
Per chi volesse aderire, è necessario contattare urgentemente lo studio in quanto in prossimità della scadenza potrebbero registrarsi difficoltà nella gestione nei termini degli adempimenti.
Ricordiamo, peraltro, che la modifica indicata è solo una di quelle previste dal D.L. n. 50/2017 in vigore dal 24 aprile scorso ed ha la finalità di contrastare gli abusi e frodi registrate dall’Agenzia delle Entrate in materia di compensazioni.
A tal proposito, segnaliamo che il D.L. n. 50/2017 ha previsto altresì che non sarà più possibile procedere alla compensazione libera dei crediti fiscali di importi superiori a 5.000 euro.
Infatti, per la compensazione dei crediti superiori a 5.000 euro è necessario:
1) presentare preventivamente la dichiarazione fiscale dalla quale emerge il credito;
2) chiedere l’apposizione del visto di conformità da parte dei professionisti abilitati ed autorizzati dall’Agenzia delle Entrate.
AGENZIA DELLE ENTRATE - INCONGRUENZE SPESOMETRO 2013 e 2014
Dal prossimo mese di aprile, l’Agenzia delle Entrate, avvierà l’attività di monitoraggio e controlli in materia di iva.
Tale azione è basata su due attività:
La prima mediante le comunicazioni preventive che segnalano le incongruenze emerse dall'incrocio dei dati dello spesometro relativo alle operazioni ai fini iva del 2014 con quelli riportati nella dichiarazione relativa allo stesso anno.Si tratta dunque di fenomeni di sottodichiarazione rispetto a quanto effettivamente venduto o fornito.
I destinatari di queste lettere, che viaggeranno attraverso la Pec, saranno solo i titolari di partita Iva.
Si potranno fornire spiegazioni o giustificazioni e le anomalie o errori emersi potranno essere sanati ricorrendo all'istituto del ravvedimento operoso che offre la possibilità di accedere a uno sconto sulle sanzioni.
Per coloro i quali non daranno seguito all'invito contenuto in queste lettere,i controlli partiranno nell'ultimo trimestre 2017.
L’altra azione, invece, riguarda chi ha ignorato le lettere relative allo spesometro del 2013. Per tali soggetti partiranno automaticamente i controlli, effettuati in sinergia con la Guardia di Finanza.
ABROGATI I VOUCHER, L'ALTERNATIVA E' IL LAVORO A CHIAMATA
Abrogata la disciplina del lavoro accessorio.
Dal 19 marzo 2017, infatti, non è più possibile utilizzare voucher per prestazioni lavorative occasionali.
Il decreto legge pubblicato nella gazzetta ufficiale di venerdì scorso, infatti, ha previsto dal giorno successivo l’abrogazione dell’intera disciplina di tale forma di lavoro e che coloro i quali avessero già acquistato buoni lavoro, potranno continuare ad utilizzarli ma solo fino al 31 dicembre 2017.
A questo punto, per le prestazioni di natura occasionale, va presa in considerazione la possibilità di ricorrere al lavoro intermittente che è un contratto di lavoro subordinato sebbene con obbligazioni sospese fin tanto che non intervenga la chiamata.
Sostanzialmente il lavoratore svolgerà la prestazione solo in caso di chiamata del datore di lavoro con il preavviso previsto dal contratto e la retribuzione è dovuta per le ore di lavoro effettivamente svolte.
Ricordiamo che è possibile ricorrere al lavoro intermittente qualora il lavoratore abbia una età anagrafica superiore a 55 anni oppure consoggetti con meno di 24 anni di età ma le prestazioni lavorative, in tale ultima ipotesi, potranno essere svolte entro il 25° anno.
E’ possibile comunque la stipula del lavoro a chiamata anche nelle ipotesi previste dai contratti collettivi o, in mancanza, nei casi individuati con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Considerato che attualmente sono pochi i contratti collettivi che regolamentano il lavoro intermittente, continua ad applicarsi la tabella allegata al R.D. n. 2657 del 1923, recante l’elenco delle attività a carattere discontinuo (cfr. Interpello Ministero del Lavoro e P.S. n. 10/2016).
Decreto sui corsi di formazione per i conducenti
A seguito dell'emanazione del Decreto Dirigenziale n.215 del 12 dicembre 2016, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha emanato la circolare n. 2720 del 13 febbraio 2017, con la quale ha fornito le istruzioni operative in merito alla formazione dei conducenti.
Tale disciplina viene recepita da Regolamenti Europei che prevedono:
1. formazione per il corretto utilizzo del tachigrafo (analogico o digitale) da parte del conducente;
2. istruzione dei conducenti al fine di assicurare il pieno rispetto dei regolamenti;
3. controllo periodico sulle attività dei conducenti stessi.
È doveroso sottolineare che la mancata attuazione delle prescrizioni del Decreto, pur non costituendo oggetto di sanzione, è utile osservarle in quanto limitano la responsabilità delle imprese di trasporto, laddove le stesse possano dimostrare di aver adempiuto agli obblighi di fornire ai conducenti le opportune istruzioni per garantire che siano rispettate le disposizioni degli stessi (art. 10 Reg. CE n.561/2006 e art. 33 reg. UE n.165/2014).
Conseguentemente, qualora le imprese formeranno i propri dipendenti, è possibile che non siano più responsabili (esonero da responsabilità sanzionatoria diretta)delle infrazioni commesse dai loro conducenti, perseguendo efficacemente le finalità del Decreto anche nel rispetto delle norme sui tempi di guida e riposo nei trasporti su strada e dei lavoratori del settore.
Credito di imposta sugli investimenti al sud
Si amplia il credito di imposta sugli investimenti al sud, aumenta la misura ed il massimale.
Le novità, in vigore dal’1 marzo 2017, sono prevista dal cd. Decreto sul Mezzogiorno, convertito in legge e pubblicato nella gazzetta ufficiale del 28 febbraio 2017.
In particolare, l’articolo 7 quater della Legge 27 febbraio 2017, n. 18 di conversione in legge del decreto-legge 29 dicembre 2016, n. 243, ha aumentato le percentuali del beneficio per le piccole e medie imprese come di seguito:
del 45% (20% +25%) di un investimento massimo di 3 milioni di euro per le piccole imprese;
del 35 % (25%+10%)di un investimento massimo di 10 milioni di euro per le medie imprese;
Rimangono invariati i parametri relativi alle grandi imprese confermati al 25% di un investimento massimo di 15 milioni di euro.
L’agevolazione riguarda l’acquisto,fino al 31 dicembre 2019, di beni strumentali nuovi (macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive sia nuove che già esistenti).
E’ cumulabile con aiuti de minimis e altri aiuti di Stato che abbiano ad oggetto i medesimi beni.
I beni oggetto dell’agevolazione, devono:
1.entrare in funzione entro il secondo periodo d'imposta successivo a quello della loro acquisizione o ultimazione;
2.non devono essere dismessi, ceduti a terzi, destinati a finalità estranee all'esercizio dell'impresa ovvero destinati a strutture produttive diverse da quelle che hanno dato diritto all'agevolazione,entro il quinto periodo d'imposta successivo a quello nel quale sono entrati in funzione,
3.quelli acquisiti in locazione finanziaria, devono essere riscattati.
Se non vengono rispettate le suddette condizioni, il credito d'imposta sarà rideterminato escludendo dagli investimenti agevolati il costo dei beni anzidetti.
Le novità sui bilanci 2016
Il D.Lgs. 139/2015 ha introdotto delle novità rilevanti in materia di redazione del bilancio delle società. Una delle principali è la suddivisione delle imprese in tre categorie in base al numero medio dei dipendenti, al totale dello stato patrimoniale e ai ricavi conseguiti.
Saranno considerate quindi:
Micro Impresechi avrà un numero medio di dipendenti occupati durante l’esercizio numero fino a 5, il totale dello Stato Patrimoniale fino a 175.000 euro e ricavi fino a 350.000 euro;
Piccole Impresechi avrà un numero medio di dipendenti occupati durante l’esercizio numero fino a 50, il totale dello Stato Patrimoniale fino a 4.400.000 euro e ricavi fino a 8.800.000 euro;
Grandi Impresetutte le altre.
Le Micro e Piccole Imprese potranno redigere il bilancio in forma abbreviata se i parametri sopra indicati, ricorrono almeno due su tre, nel primo esercizio o successivamente per due consecutivi.
La normativa ha previsto inoltre delle semplificazioni contabili mediante l’accorpamento di alcune voci e l’eliminazione di altre.
Per le micro imprese è stato eliminato l’obbligo di presentazione del rendiconto finanziario e della nota integrativa quando le informazioni in merito agli impegni, garanzie (es. ipoteche, fidi, fidejussioni ecc.), passività potenziali e l’ammontare dei compensi, anticipazioni e dei crediti concessi agli amministratori vengano indicati nello stato patrimoniale.
Anche le piccole imprese non dovranno redigere il rendiconto finanziario e saranno esentate dalla relazione sulla gestione quando le informazioni in merito al numero e valore nominale delle azioni sia proprie che di società controllanti, vengano indicati nello stato patrimoniale.
E’ importante sottolineare che nonostante il legislatore introduca delle semplificazioni, la redazione del bilancio deve rispettare sempre la regola generale della rappresentazione corretta e veritiera della situazione patrimoniale, finanziaria e il risultato economico dell’esercizio, fornendo talvolta informazioni aggiuntive, anche se non obbligatorie.
Pertanto, come è nostra consuetudine fare, in vista dell’imminente approvazione e deposito del bilancio, Vi suggeriamo e ricordiamo di attivarvi e recuperare tutta la documentazione contabile dell’anno 2016 al fine di permetterci di potere eseguire l’incarico nel rispetto delle norme e della scadenza prevista.
Esternalizzazione del lavoro, regole e sanzioni
Da un po’ di tempo diversi datori di lavoro stanno ricevendo proposte di consistenti risparmi del costo del lavoro attraverso il ricorso alla fornitura di manodopera, generalmente mediante appalto.
In diversi casi, addirittura, viene proposto alle imprese di procedere alla risoluzione dei rapporti di lavoro con i dipendenti in forza che poi verrebbero assunti da cooperative le quali, subito dopo, procederebbero a fornire la stessa manodopera precedentemente in forza presso gli ex datori di lavoro.
E’ utile a questo punto chiarire quali sono le regole che disciplinano la cd. esternalizzazione del lavoro.
Le due ipotesi che consentono l’utilizzo di manodopera in forza presso terzi (salva l’ipotesi residuale del distacco) sono l’appalto e la somministrazione di lavoro.
Il contratto d’appalto consiste nell’esecuzione di un’opera o un servizio da parte di un imprenditore il quale, con la sua organizzazione ed assumendosi i rischi, si obbliga a compiere a favore dell’appaltatore un’opera o un servizio a fronte di un corrispettivo (art. 1655 c.c.).
Sostanzialmente, è necessaria un’organizzazione, l’assunzione del rischio d’impresa ed il potere direttivo nei confronti dei dipendenti deve essere esercitato dall’appaltatore (dalla cooperativa nell’esempio da cui prende spunto il presente contributo).
Dunque, le direttive ai dipendenti non possono essere date dal committente (ex datore di lavoro, nel nostro esempio) in quanto sono lavoratori subordinati dell’appaltatore (cooperativa).
Nel caso di appalto lecito, ai sensi dell’art. 29 del D. Lgs. n. 276/2003, il committente è comunque obbligato in solido con l'appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori, entro il limite di due anni dalla cessazione dell'appalto, a corrispondere ai lavoratori:
i trattamenti retributivi, comprese le quote di trattamento di fine rapporto;
i contributi previdenziali e i premi assicurativi dovuti in relazione al periodo di esecuzione del contratto di appalto.
Qualora l’appalto si rivelasse illecito, come sembra emergere dalle offerte magiche che vengono di sovente proposte alle imprese da pseudo cooperative costituite al solo scopo di fornire illecitamente personale, è prevista una sanzione pecuniaria amministrativa pari a € 50 per ogni lavoratore occupato e per ciascuna giornata di occupazione (in ogni caso non inferiore a € 5.000 né superiore a € 50.000).
Inoltre, il lavoratore interessato può chiedere la costituzione di un rapporto di lavoro alle dipendenze dell’effettivo utilizzatore.
In conclusione, appaiono evidenti i rischi di simili proposte considerando che la riduzione del costo del lavoro sarebbe chiaramente difficilmente realizzabile se si pensa che chi dovrebbe fornire la manodopera (ammesso che ciò fosse stato possibile), oltre a dover sostenere il costo per il personale assunto, dovrebbe anche poter conseguire il proprio margine, altrimenti non si comprenderebbe per quale scopo svolgerebbe l’attività.
E’ chiaro dunque che qualcosa non quadra e pertanto suggeriamo di prestare massima attenzione a simili proposte.
L’ipotesi lecita che consente la fornitura di manodopera è il contratto di somministrazione di lavoro.
A tal fine, è utile spendere qualche considerazione per analizzare le regole che lo disciplinano.
Intanto, salvo diversa previsione dei contratti collettivi applicati dall’utilizzatore, il numero dei lavoratori somministrati con contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato non può eccedere il 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza presso l’utilizzatore al 1° gennaio dell’anno di stipula del predetto contratto (cfr. art. 31 D. Lgs. n. 81/2015).
Anche l’utilizzo a tempo determinato soggiace a limitazioni.
In ogni caso, la somministrazione non può consentire i risparmi del costo del lavoro proposti in quanto per tutta la durata della missione presso l’utilizzatore, i lavoratori del somministratore hanno diritto, a parità di mansioni svolte, a condizioni non inferiori a quelle dei dipendenti di pari livello dell'utilizzatore.
Inoltre, l'utilizzatore:
è obbligato in solido con il somministratore a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi e a versare i relativi contributi previdenziali, salvo il diritto di rivalsa verso il somministratore;
nel caso in cui adibisca il lavoratore a mansioni superiori o comunque a mansioni non equivalenti a quelle dedotte in contratto deve darne immediata comunicazione scritta al somministratore consegnandone copia al lavoratore medesimo;
Ove non abbia adempiuto all'obbligo di informazione, l'utilizzatore risponde in via esclusiva per le differenze retributive spettanti al lavoratore occupato in mansioni superiori e per l'eventuale risarcimento del danno derivante dalla assegnazione a mansioni inferiori
Nel caso di somministrazione illecita si applicano le medesime sanzioni indicate in precedenza per l’appalto illecito.
ISEE 2017: E’ ORA ON-LINE IL SIMULATORE DI CALCOLO
Dopo la riforma del 2015 è possibile compilare il modello ISEE online.
Sul sito istituzionale dell'INPS è stata attivata una nuova funzionalità che consente un calcolo simulato dell'ISEE ordinario.
Il risultato che si ottiene, però, è solo indicativo, perché non sostituisce l’indicatore vero e proprio che si ottiene fornendo tutte le informazioni dettagliate e presentando la dichiarazione sostitutiva unica (Dsu).
Il simulatore, infatti, si basa sui dati auto-dichiarati dal richiedente, mentre quello vero prevede una verifica da parte dell’Inps e dell’agenzia delle Entrate delle informazioni fornite. Il modulo da compilare è molto semplificato rispetto alla Dsu, ma occorre comunque fornire dati attendibili.
Questo nuovo strumento di guida e orientamento permette all’utente di comprendere la situazione economica del proprio nucleo familiare, al fine di valutare in anticipo il potenziale accesso alle prestazioni sociali agevolate, online in comodità e seduti davanti al proprio Pc.
Ricordiamo che lo strumento sopra descritto non sostituisce il rilascio della certificazione ufficiale, infatti mentre il simulatore si basa esclusivamente sulle informazioni di reddito e patrimonio inserite dall’utente negli appositi campi, l’attestazione ISEE è calcolata sui dati di reddito e patrimonio verificati dall’INPS e da Agenzia dell’Entrate.
Indichiamo il link diretto sul sito dell’Inps dal quale è possibile raggiungere all’applicativo senza il bisogno di alcun codice pin: https://servizi2.inps.it/servizi/Iseeriforma/FrmSimOrdHome.aspx
IMU e TASI ridotte del 50%
per le abitazioni in comodato d'uso ai familiari
L'agevolazione prevista dalla legge di stabilità 2016 prevede che la base imponibile IMU/TASI in caso di comodato ad uso abitativo (comprese le pertinenze) viene ridotta del 50% purché il soggetto passivo (comodante) sia parente in linea retta e di primo grado, ovvero padre (comodatario) e figlio (comodante) o viceversa.
La risoluzione n.1/DF 2016 del Ministero dell’Economia e delle Finanze interviene definendo le condizioni per poter beneficiare di tale agevolazione specificando che tutti i requisiti sotto elencati dovranno necessariamente verificarsi:
1.Il contratto deve essere registrato
2.Il comodante possieda un solo immobile in Italia ad uso abitativo;
3.Il comodante risieda anagraficamente o dimori abitualmente nello stesso comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato;
4.Sono escluse le categorie catastali A/1 - A/8 e A/9.
Per quanto attiene il primo punto va precisato che il contratto di comodato può essere redatto sia in forma scritta che in forma verbale (ai sensi dell’art. 1350 c.c.).
In caso di forma scritta, si procede alla normale registrazione del contratto di comodato entro 20 giorni dalla data dell’atto, pagando una somma di € 200,00 per la registrazione;
Nel caso di conclusione di contratto di comodato in forma verbale, per poter beneficiare di tale agevolazione, è indispensabile la registrazione presentando l'apposito modello "69" dove verrà indicato "contratto verbale di comodato".
Infine riteniamo utile aggiungere che il possesso di un ulteriore immobile non impedisce l'ammissione al beneficio purché lo stesso non sia destinato ad uso abitativo (esempio c/2).
Trattamento IVA della vendita occasionale di beni usati acquistati da privati
Come prevede l'articolo 10, comma 1, n. 27-quinquies) del Dpr 633/72, sono operazioni esenti da IVA "...le cessioni che hanno per oggetto beni acquistati o importati senza il diritto alla detrazione totale della relativa imposta ai sensi degli articoli 19, 19-bis1 e 19-bis2".
Pertanto, all’atto della vendita l’esenzione dell’imposta, si applicherà esclusivamente nel caso in cui l’acquisto originario è stato assoggettato ad IVA e la relativa imposta non è stata detratta nella misura del 100%, in base a quanto previsto dai citati articoli (Risoluzione dell’Agenzia n. 194/2002).
La mancata detrazione in sede di acquisto, perché nessuna imposta era dovuta (come nel caso, oggetto della risoluzione citata, di acquisto di fabbricato posseduto da privato non imprenditore), non fa venire meno il regime di imponibilità della successiva operazione di rivendita del bene.
In base al comma 9 dell’articolo 36 del DL 41/95, secondo cui “le cessioni dei beni indicati nel comma 1 sono soggette alla disciplina stabilita nel presente articolo, con esclusione di quella di cui al comma 6, anche se effettuata da soggetti che non esercitano attività di commercio degli stessi”; si desume che alla fattispecie si applica il regime del margine anche se l’attività di commercio di tali beni non viene esercitata abitualmente.
DAL 2017 REGIME DI CASSA OBBLIGATORIO PER PICCOLE E MEDIE IMPRESE
POSSIBILI VANTAGGI A FRONTE DI UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE CONTABILE AMMINISTRATIVA
La legge di bilancio 2017 introduce diverse novità anche in materia fiscale.
Tra esse ne segnaliamo una di estrema importanza per gli effetti che ne derivano sotto il profilo della tassazione dei redditi d’impresa nonché per gli accorgimenti operativi che ogni contribuente dovrà adottare alla propria organizzazione amministrativa.
Si tratta del regime di cassa per la determinazione del reddito delle imprese minori, cioè il calcolo dal 2017 viene effettuato non più in base al criterio di competenza ma sulla base del momento di incasso dei ricavi e del pagamento delle spese.
Il suddetto regime riguarda esclusivamente le imprese individuali e le società di persone( Snc, Sas e assimilate) che abbiano conseguito nel periodo precedente ricavi non superiori a 400 mila euro in caso di attività di servizi e non superiore a 700 mila euro in caso di altre attività.
Il regime può avere effetti positivi perché sostanzialmente evita di dover calcolare le imposte sui ricavi non incassati. La tassazione avverrà, infatti, solo al momento del pagamento del ricavo da parte del cliente, ma comporta maggiori oneri amministrativi perché l’impresa deve dimostrare la data degli incassi e pagamenti. Naturalmente analoga modalità riguarderà i costi sostenuti che potranno essere dedotti sulla base della data di effettivo pagamento.
Dunque, come si può intuire, per poter tenere un contabilità corretta occorre che le imprese abbiano una gestione oculata delle partite aperte con i fornitori e con i clienti al fine di poter determinare il reddito ed evitare contestazioni degli organi di verifica.
Tali dati e informazioni dovranno poi essere comunicati allo studio per le necessarie annotazioni in contabilità e successivamente per la determinazione del reddito.
Quindi dietro un regime vantaggioso si nascondono rischi che potranno essere limitati al massimo solo avendo cura di tenere una prima nota/brogliaccio delle operazioni contabili e conservare le pezze giustificative dei rapporti commerciali con clienti e fornitori, indispensabili per l’aggiornamento della contabilità e richiesti in caso di controlli da parte degli organi di verifica ( Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza).
Essendo un regime innovativo seguiranno chiarimenti ed approfondimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate ma le disposizioni sono definitive ed in vigore dal 2017.
STOP ai compensi spropositati degli Amministratori
L’erogazione dei compensi agli Amministratori, al fine della deducibilità nell’esercizio in corso, devono essere deliberati dall’assemblea dei soci entro il 31 Dicembre ed erogati non oltre il 12 Gennaio 2017.
Infatti, l'articolo 95, comma 5, del Tuir, recita: “I compensi spettanti agli amministratori delle società ed enti di cui all'art. 73, comma 1, sono deducibili nell'esercizio in cui sono corrisposti”.
Il compenso, rappresenta per l’amministratore reddito assimilato a lavoro dipendente e quindi gli permette di essere al riparo da eventuali controlli sul redditometro, qualora non dovesse percepire altri redditi.
Inoltre gli amministratori, iscritti alla gestione artigiani e commercianti, possono dedurre dal compenso i contributi previdenziali versati nell’anno, ottenendo così un risparmio d’imposta.
Comunque, si evidenzia che la delibera e l’erogazione di un compenso, non sono sufficienti a garantirne la deducibilità se non accompagnati anche dalla inerenza alla produzione di ricavi.
E’ questo il principio che emerge nella sentenza n. 24378/16 della Quinta Sezione Tributaria della Cassazione, secondo cui il fisco può legittimamente negare la deducibilità dei compensi deliberati per gli amministratori e contestarli, anche parzialmente, ove essi appaiano sproporzionati rispetto ai ricavi e la società non fornisca plausibili ragioni giustificative sul costo sostenuto.
Quindi l'Amministrazione finanziaria è legittimata a valutare la congruità e inerenza dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, anche se deliberati e erogati nei termini o non ricorrano irregolarità nella tenuta delle scritture contabili.
CONTRATTI DI LAVORO E ASSUNZIONI:
COSA CAMBIERA NEL 2017 ?
Questo ultimo scorcio di dicembre decreterà la fine delle agevolazioni generalizzate a sostegno dei contratti a tempo indeterminato sul quale il Governo aveva puntato per sostenere la riforma dei contratti di lavoro a seguito dell’approvazione dei decreti attuativi del Jobs Act.
Pertanto sarà molto importante effettuare una valutazione sulla convenienza, ove possibile, di anticipare la stipula dei contratti di lavoro entro il 2016, applicando il quadro vigente, al fine di poter fruire delle agevolazioni per l'intera durata prevista.
A ciò si aggiunga che, sempre a fine anno, si concluderà il periodo di decontribuzione totale per i contratti di apprendistato professionalizzante stipulati dai datori di lavoro che occupano meno di dieci lavoratori ai sensi della legge n. 183/2011 e cesseranno altresì le agevolazioni nel caso di assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità ai sensi dell’articolo 8 della legge n. 223/1991.
Anche la stipula di contratti a tempo indeterminato, diversi da quelli di apprendistato, di soggetti che non abbiano svolto attività di lavoro con contratto a tempo indeterminato nei sei mesi precedenti consentirà la fruizione dello sgravio parziale biennale dei contributi INPS in misura pari al 40%.
Lo scenario 2017 prevede l’arrivo di nuovi incentivi per assunzioni effettuate in unità produttive ubicate nelle aree meno sviluppate (Abbruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) dei seguenti soggetti:
- giovani di età compresa dai 15 ai 24 anni e Status di disoccupato ai sensi dell’art. 19 D. Lgs. n. 150/2015;
- altri lavoratori di almeno 25 anni e privi di regolare occupazione da almeno sei mesi ai sensi del D.M. 20 marzo 2013; status di disoccupato ai sensi dell’art. 19 D. Lgs. n. 150/2015.
Saranno agevolati anche i contratti a tempo parziale nonché le trasformazioni di contratti a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato presso lo stesso datore di lavoro.
Trattandosi come si è descritto di un’agevolazione selettiva, la fruibilità è consentita nel rispetto delle previsioni del regolamento degli aiuti “de minimis” (Reg. Ce n.1407/2013) ovvero nel caso in cui l’assunzione comporti un incremento occupazionale netto e nei limiti dell’intensità dell’aiuto, conformemente a quanto previsto dall’art. 32 del Reg. Ce n. 651/2014).
Un’altra agevolazione dalla legge di Bilancio 2017 prevede a favore dei datori di lavoro privato, l’esonero totale triennale dei contributi INPS (entro il limite massimo annuo di 3.250 euro) nel caso di assunzioni con contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche in apprendistato, con esclusione dei contratti di lavoro domestico e quelli relativi agli operai del settore agricolo effettuate entro sei mesi dall’acquisizione del titolo di studio ovvero dalla conclusione del periodo di apprendistato con esclusione di quello professionalizzante nel biennio 2017/2018.
L’articolo 7 quinques del Decreto legge 193/2016 introduce una norma di interpretazione autentica, in merito al trattamento tributario delle trasferte dei lavoratori dipendenti.
Viene stabilito che ai cd. trasferisti si applica il trattamento previsto dal comma 6 dell’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi, ovvero:
“ le indennità e le maggiorazioni di retribuzione spettanti ai lavoratori tenuti per contratto all’espletamento delle attività lavorative in luoghi sempre variabili e diversi, anche se corrisposte con carattere di continuità [……….]concorrono a formare il reddito nella misura del 50 per cento del loro ammontare.”
a condizione che si verificano contestualmente le seguenti condizioni:
Quindi, nel caso non ricorrono le tre condizioni, si applica la disciplina del comma 5 dell’articolo 51 del Testo unico delle imposte sui redditi, ovvero:
“Le indennità percepite per le trasferte o le missioni fuori del territorio comunale concorrono a formare il reddito per la parte eccedente euro 46,48 al giorno, elevate a lire 77,46 per le trasferte all'estero, al netto delle spese di viaggio e di trasporto; in caso di rimborso delle spese di alloggio, ovvero di quelle di vitto, o di alloggio o vitto fornito gratuitamente il limite e' ridotto di un terzo. Il limite e' ridotto di due terzi in caso di rimborso sia delle spese di alloggio che di quelle di vitto. In caso di rimborso analitico delle spese per trasferte o missioni fuori del territorio comunale non concorrono a formare il reddito i rimborsi di spese documentate relative al vitto, all'alloggio, al viaggio e al trasporto, nonché' i rimborsi di altre spese, anche non documentabili, eventualmente sostenute dal dipendente, sempre in occasione di dette trasferte o missioni, fino all'importo massimo giornaliero di euro 15,49, elevate a euro 25,82 per le trasferte all'estero. Le indennità' o i rimborsi di spese per le trasferte nell'ambito del territorio comunale, tranne i rimborsi di spese di trasporto comprovate da documenti provenienti dal vettore, concorrono a formare il reddito”.
Con tale norma si è voluto eliminare definitivamente qualsiasi possibilità di interpretazioni parziali aperte soprattutto dalla giurisprudenza come la Sentenza n. 396/2012 della Cassazione che prevedeva il trattamento fiscale e contributivo del trasfertismo anche quando l’indennità versata non era continuativa.
Tale passaggio di regime penalizzava le aziende che invece applicavano l’indennità forfettaria prevista dal comma 5.
E’ legittimo licenziare il lavoratore ripreso dalle telecamere a rubare
La recente sentenza n.22662 dell’8 novembre u.s. ha ritenuto legittimo il licenziamento ricorrendo alle riprese dall’impianto di videosorveglianza.
La vicenda riguarda una segretaria di un poliambulatorio di fisioterapia ripresa dalle telecamere a sfilare, con un tagliacarte, una busta contenente denaro dalla fessura della cassaforte aziendale. Conseguentemente veniva licenziata per giusta causa.
La Corte di Appello di Torino, in riforma del giudice di primo grado, aveva dichiarato illegittimo il provvedimento poiché basato sull’utilizzo delle riprese dell’impianto di videosorveglianza carente di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali o, in mancanza, dell’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro di cui all’articolo 4 della legge 300/70 (Statuto dei lavoratori).
I giudici di merito hanno precisato che il controllo richiede l’autorizzazione solo se da esso derivi la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori e non la tutela dei beni estranei al rapporto di lavoro.
Pertanto il controllo è legittimo quando sia unicamente diretto ad accertare eventuali condotte illecite dei lavoratori o di terzi e risulti indispensabile per la tutela del patrimonio aziendale come nella fattispecie.
Quindi la sentenza sopra richiamata, legittima il licenziamento per giusta causa, in base al principio di diritto secondo cui “ non è soggetta alla disciplina dell’articolo 4 c.2 Statuto dei lavoratori l’installazione di impianti e apparecchiature di controllo poste a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell'attività lavorativa, né risulti in alcun modo compromessa la dignità e la riservatezza dei lavoratori".
A seguito della pubblicazione del Decreto fiscale è ufficiale l'approvazione della sanatoria Equitalia.
Il provvedimento conferma:
1) lo scioglimento di Equitalia dal 1° luglio 2017 ed il passaggio delle relative attività ad un nuovo ente denominato Agenzia delle Entrate –Riscossione” che subentrerà in tutti i rapporti attivi e passivi di Equitalia;
2) la cd. rottamazione delle cartelle di pagamento dei ruoli affidati ad Equitalia dall’anno 2000 al 2015 riguardanti l’iva l’irpef, l’irap e i contributi previdenziali.
Si pagherà solo l’imposta e gli interessi legali e quindi verranno condonati le sanzioni, gli interessi di mora e gli interessi per ritardata iscrizione a ruolo.
Sostanzialmente il contribuente dovrà pagare la quota capitale, gli interessi legali, aggio e costi di notifica.
Si potrà decidere di aderire ad una sanatoria comunicando al concessionario della riscossione Equitalia, entro 90 giorni dall’entrata in vigore del decreto e quindi entro il 23 gennaio 2017, la propria volontà di accedere alla sanatoria.
A tal fine, il concessionario della riscossione renderà pubblica entro 15 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto sul proprio sito internet il modello di domanda.
Le somme dovute potranno essere pagate o in unica soluzione oppure in massimo 4 rate così scaglionate:
· le prime due rate sono ciascuna pari ad un terzo
· le ultime due pari ad un sesto delle somme a debito
La terza rata non potrà superare il termine del 15 dicembre 2017 e la dilazione dovrà essere conclusa entro il 15 marzo 2018.
Non è stata prevista la dilazione di 36 mesi annunciata.
Si decade dalla sanatoria per il mancato pagamento dell’unica rata oppure della prima in caso di rateazione.
I soggetti che all’entrata in vigore del provvedimento, hanno già una dilazione in corso, possono beneficiarne per le rate future ma non per quelle già pagate a condizione che vengano rispettati i pagamenti dal primo ottobre al 31 dicembre 2016.
Rimangono esclusi dall’agevolazione:
· l’iva incassata all’importazione
· recupero di Aiuti di Stato
· i crediti derivanti da condanne della Corte dei Conti
· le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie derivanti da provvedimenti e sentenze penali;
· le sanzioni amministrative per violazione al codice della strada.
Lo Studio fornirà uno specifico servizio di assistenza per fornire ai Clienti interessati che ne facciano richiesta, quanto necessario o comunque utile per l’accesso alla regolarizzazione e le relative condizioni di assistenza.
PROGRAMMA DI AIUTI PER SOSTENERE GLI INVESTIMENTI IN MACCHINARI, IMPIANTI E BENI INTANGIBILI PER PROCESSI DI RIORGANIZZAZIONE E RISTRUTTURAZIONE AZIENDALE
L’Obiettivo è di sostenere le imprese esistenti per il rilancio della propensione agli investimenti del sistema produttivo, con aiuti per investimenti in macchinari, impianti e beni intangibili per l’accompagnamento dei processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale, con programmi di spesa minimo di € 30.000, attraverso la concessione di un contributo in conto capitale (fondo perduto) fino al 70% dell’investimento.
- Piccole e medie imprese con unità operativa in Calabria;
- Essere iscritte al registro dell’imprese;
- Essere in regola con le norme in materia previdenziale, assistenziale e assicurativa;
- Avere approvato e presentato almeno un bilancio o una dichiarazione dei redditi;
- Iniziative ricadenti nelle aree di innovazione della Smart Specialization Strategy (S3) visualizza S3
- Turismo e cultura;
- ICT e terziario innovativo;
- Smart Manufacturing;
- Ambiente e Rischi Naturali;
visualizza codici ateco
- Acquisto di beni strumentali necessari per lo svolgimento dell’attività;
- Opere murarie ed impiantistiche strettamente necessarie per l’istallazione e collegamento dei macchinari acquisiti;
- Progettazioni ingegneristiche riguardanti gli impianti, sia generali che specifici, studi di fattibilità economica-finanziaria, collaudi e spese di fidejussione;
- Programmi informatici commisurati ae Acquisto di beni strumentali necessari per lo svolgimento dell’attività;
- Servizi reali che consento la risoluzione di problematiche di tipo getionale, tecnologico, organizzativo, commerciale, produttivo e finanziario;
Il contributo è concesso sotto la forma di un contributo in conto capitale nella misura massima del 70% delle spese ammissibili, fino ad un massimo di € 200.000,00 il tutto in regolamento “de Minimis”.
Lo Studio ha attivato una specifica attività di consulenza e gestione delle pratiche per la valutazione, l’istruttoria e la richiesta di agevolazione.
Per i dettagli, le condizioni e concordare un appuntamento, inviare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
VOUCHER, ARRIVANO LE ISTRUZIONI DELL'ISPETTORATO NAZIONALE DEL LAVORO
Arrivano le istruzioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sui voucher.
E’ stata infatti diramata la circolare n. 1/2016 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro del 17 ottobre 2016 che fornisce istruzioni sulle modalità di comunicazione delle prestazioni di lavoro accessorio a seguito delle modifiche contenute nel D. Lgs.185/2015, in vigore dall’8 ottobre scorso.
Il provvedimento, ha previsto disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi attuativi del cd. Jobs Act e tra esse, di estrema rilevanza sono quelle relative ai voucher.
Diverse le novità ed in particolare, per contrastare fenomeni di abuso, la previsione di nuovi dati da comunicare al neo istituito Ispettorato nazionale del lavoro e l’introduzione di nuovo regime sanzionatorio.
La circolare n. 1/2016 evidenzia che i committenti hanno due obblighi: il primo quello previsto dal legislatore ovvero comunicare i dati richiesti entro 60 minuti prima dell’inizio della prestazione di lavoro inviando un e-mail alla competente Direzione del lavoro.
Di conseguenza, non più arco temporale ampio all’interno della quale collocare la prestazione, ma indicazione puntuale di inizio e fine del lavoro nel giorno e luogo indicato.
A tal fine, nella circolare sono indicati gli indirizzi di posta elettronica creati appositamente ai quali inviare le comunicazioni. Per Catanzaro, l'indirizzo è Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ( per gli altri luoghi contattare lo Studio).
Le e-mail dovranno contenere i dati richiesti all’interno del testo in quanto dovranno essere prive di qualsiasi allegato.
In particolare, dovranno essere indicati i dati del committente (almeno il codice fiscale e la ragione sociale) e quelli relativi alla prestazione di lavoro accessorio.
Per le comunicazioni occorre tenere conto se il committente sia un imprenditore non agricolo o professionista, ovvero un imprenditore agricolo (negli altri casi, invece non cambia nulla rispetto al passato).
Per i committenti imprenditori agricoli, invece, la medesima comunicazione dovrà essere effettuata con le stesse modalità ma facendo riferimento ad un periodo non superiore a tre giorni.
In ogni caso sarà possibile procedere con le stesse modalità a comunicare eventuali modifiche od integrazioni delle informazioni già trasmesse anche se tali comunicazioni dovranno essere inviate non oltre i 60 minuti prima delle attività cui si riferiscono.
La circolare dell’Ispettorato Nazionale – come accennato – evidenzia che resta ferma la dichiarazione di inizio attività da parte del committente già prevista nei confronti dell’INPS.
Sulle sanzioni, il documento di prassi evidenzia che l’assenza della comunicazione mediante e mail, anche della dichiarazione di inizio attività all’INPS, comporterà l’applicazione della maxisanzione per lavoro nero.
Di conseguenza, la comunicazione solo all’INPS determinerà l’irrogazione della nuova sanzione amministrativa da 400 euro a 2400 euro senza possibilità di avvalersi dell’istituto della diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 23 aprile 2004, n. 124.
La legge di stabilità 2016 ha introdotto nuovamente nel nostro sistema tributario, il credito d’imposta sugli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature varie effettuati nelle Regioni della Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna e Abruzzo acquistati anche mediante locazione finanziaria.
L’agevolazione consiste nel riconoscere, appunto, un credito d’imposta in misura percentuale sugli investimenti effettuati, a decorrere dal 1° gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2019, che devono essere “nuovi” e “strumentali” all’attività esercitata.
La misura percentuale è la seguente:
· piccole imprese 20%
· medie imprese 15%
· grandi imprese 10%
Possono usufruirne tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa indipendentemente dalla natura giuridica (anche enti non commerciali con riferimento all’attività commerciale eventualmente esercitata).
Come espressamente indicato dalla norma, gli investimenti devono fare parte di un progetto di investimento iniziale come definito dal Reg. Ue n.651/2014: sostanzialmente, l’investimento deve produrre la creazione di un nuovo stabilimento, ampliamento di uno già esistente, la diversificazione della produzione di uno stabilimento per ottenere prodotti mai fabbricati precedentemente o a un cambiamento fondamentale del processo produttivo complessivo di uno stabilimento.
Sono espressamente esclusi quelli che rappresentano una mera sostituzione e acquisti di beni merce e di consumo.
La richiesta dell’agevolazione, esclusivamente in modalità telematica, deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate che comunicherà alle imprese l’autorizzazione alla compensazione, unica forma di utilizzo.
Nell’ipotesi in cui l’ammontare complessivo del credito d’imposta sia superiore a euro 150.000, verranno effettuate anche le verifiche previste dalla normativa antimafia e, se non sussistono motivi ostativi, l’Agenzia delle Entrate comunicherà l’autorizzazione all’utilizzo.
Si può compensare anche in presenza di debiti iscritti a ruolo per imposte erariali ed accessori, di ammontare superiore a euro 1.500.
Un aspetto rilevante della normativa è rappresentato dal fatto che secondo la Circolare n. 34/e del 3 agosto 2016, “in assenza di un’espressa esclusione normativa, il credito di imposta in commento è da considerarsi rilevante ai fini fiscali. Ciò comporta, tra l’altro, che tale credito, ai fini IRPEF, IRES ed IRAP, è da considerarsi come contributo tassabile”. Quindi, salvo interventi legislativi o eventuali chiarimenti ministeriali, l’agevolazione ottenuta rappresenta un ricavo a tutti gli effetti sul quale andranno calcolate le relative imposte sui redditi.
VOUCHER, ECCO LE NOVITA' DI OTTOBRE 2016
Confermata la stretta sui voucher: il Consiglio dei Ministri del 23 settembre scorso ha infatti approvato in via definitiva il decreto legislativo recante disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi 15 giugno 2015, n. 81 e 14 settembre 2015, numeri 148, 149, 150 e 151, ai sensi dell’articolo 1, comma 13, della legge 10 dicembre 2014, n. 183 apportando le annunciate modifiche sul lavoro accessorio
Rispetto alle ipotesi circolate nei giorni scorsi, tuttavia, la versione finale del provvedimento dovrebbe aver previsto alcune importanti novità.
La prima riguarda la decorrenza.
Inizialmente l’entrata in vigore delle nuove disposizione sembrava dovesse essere rinviata al 2017, mentre invece le modifiche dovrebbero entrare in vigore immediatamente.
Più specificamente il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Ricordiamo, infatti, che per espressa previsione della legge delega n. 183 del 2014, tutti i provvedimenti attuativi sono entrati in vigore immediatamente ed anche i decreti correttivi, salvo espressa previsione di un differimento, seguono analogo trattamento.
Dunque particolare attenzione in quanto le modifiche, come vedremo, sono estremamente significative rispetto al passato.
Due gli assi di interventi su cui interviene il decreto correttivo relativamente al lavoro accessorio: le modalità di comunicazione e l’introduzione dei un regime sanzionatorio relativo alle violazioni in materia di comunicazione.
Le finalità che hanno mosso il legislatore ad intervenire hanno riguardato il contrasto all’eccessivo uso di una tipologia di lavoro che – come peraltro indica la definizione – doveva servire a regolamentare lavoro occasionale o comunque eccezionale.
Invece, come dimostrano i dati e la crescita esponenziale dell’utilizzo, ha finito per diventare in taluni casi una forma di sostituzione di altre tipologie di lavoro verosimilmente subordinato.
Inoltre, il sistema di comunicazione si prestava al possibile utilizzo di buoni orari in misura inferiore rispetto al lavoro effettivamente prestato dal prestatore celando così sacche di evasione parziale da ogni obbligo.
Per contrastare gli abusi, l’intervento del legislatore ha riguardato sia i tempi che i contenuti della comunicazione.
L’intervento sotto il profilo normativo ha riguardato il comma 3 dell’articolo 49 del decreto legislativo n. 81 del 2015 che è stato sostituito.
Per quanto concerne i tempi non sarà più possibile procedere effettuare la comunicazione a ridosso dell’avvio della prestazione.
E’ infatti necessario che la comunicazione venga effettuata almeno 60 minuti prima dell'inizio della prestazione.
Il destinatario è la sede territoriale competente dell’Ispettorato nazionale del lavoro e potrà avvenire mediante sms o posta elettronica.
Sotto questo profilo, sarà da confermare, la possibilità di mantenere il regime transitorio di cui alla nota n. 3337 del 25 giugno 2015 della Direzione Generale per l’Attività Ispettiva del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che, dopo l’entrata in vigore del decreto legislativo n. 81 del 2015, ha mantenuto la comunicazione del lavoro accessorio all’INPS.
L’altra importante novità riguarda l’eliminazione della possibilità di indicare l’arco temporale all’interno della quale collocare la prestazione in quanto dall’entrata in vigore del decreto occorre dare contezza, oltre che del luogo, soprattutto del giorno e dell’ora di inizio e di fine della prestazione.
La previsione della indicazione dell’orario di inizio e fine della prestazione riconduce così nell’alveo della genuinità l’utilizzo del voucher che non potrà pertanto che coprire che un numero limitato di giornate di prestazioni.
Se si considera infatti che ogni lavoratore potrà svolgere circa 2.000 euro nette di prestazione lavorativa, il numero di ore di lavoro non potrà evidentemente superare nell’arco dell’anno civile (1 gennaio – 31 dicembre) poco meno di 270 ore.
Nessuna variazione per quanto concerne invece le altre informazioni da comunicare e cioè i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore.
Le predette modifiche riguardano esclusivamente i committenti imprenditori non agricoli o professionisti.
Per gli imprenditori agricoli, infatti, è stata mantenuta una previsione simile a quella precedente anche se è stato ridotto l’arco temporale all’interno della quale collocare la prestazione.
In particolare, i committenti imprenditori agricoli sono tenuti a comunicare, sempre almeno 60 minuti prima dell’avvio della prestazione e con le stesse modalità già descritte, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione con riferimento ad un arco temporale non superiore a 3 giorni.
Il nuovo comma 3 del citato articolo 49 ha comunque previsto che ulteriori modalità applicative delle nuove disposizioni introdotte nonché ulteriori modalità di comunicazione possano essere previsto con un decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
L’altra novità riguarda la previsione di una sanzione nel caso di omessa comunicazione della prestazione del lavoratore.
Come previsto già nello schema approvato preliminarmente a giugno scorso, viene preposto un regime sanzionatorio analogo a quello già previsto per il lavoro intermittente dal comma 3 dell’articolo 15 del D. Lgs. n. 81 del 2015.
In relazione a ciascun lavoratore per cui è stata omessa la comunicazione, è prevista l’applicazione di una sanzione amministrativa da euro 400 ad euro 2.400 per la quale non sarà possibile avvalersi dell’istituto della diffida di cui all’articolo 13 del decreto legislativo n. 124 del 2004.
Non è prevista alcuna riduzione della sanzione qualora la comunicazione venga stata effettuata tardivamente.
NON HAI PAGATO IL MODELLO F24 SCADUTO IL 22 AGOSTO ? POSSIBILE IL RAVVEDIMENTO CON UNA PICCOLA MAGGIORAZIONE
Nel caso di mancato versamento delle imposte entro la scadenza del 22 agosto scorso è possibile evitare le sanzioni per chi si ravvede spontaneamente prima che iniziano i controlli.
E’ possibile infatti regolarizzare la propria posizione versando le somme originariamente dovute con una lieve maggiorazione a titolo di sanzione ridotta ed interessi.
Alla luce delle novità introdotte nel 2016 l’istituto del ravvedimento è stato ampliato e sono state ridotte le sanzioni previste.
Vediamo nel dettaglio i tempi e le percentuali di maggiorazioni per regolarizzare i versamenti:
• Sprint: pagamento entro i primi 14 giorni - sanzione ridotta 0,1% per ogni giorno di ritardo;
• Breve: pagamento dal 15° giorno ed entro il 30° giorno - sanzione 1,5%;
• Medio: sanzione 1,67% pari ad 1/9 del minimo, se il versamento avviene entro 90 giorni;
• Lungo annuale: sanzioni pari ad 1/8 del minimo (3,75%), a condizione che il versamento sia eseguito entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione.
Alle suddette sanzioni ridotte vanno aggiunti gli interessi calcolati al tasso legale che attualmente è dello 0,20 annuo.
In ogni caso, è possibile regolarizzare la posizione anche aderendo all’invito che l’Agenzia delle Entrate è tenuta ad inviare al momento della liquidazione delle dichiarazioni fiscali generalmente entro l’anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. In tale ultima ipotesi la regolarizzazione è possibile entro 30 giorni e la maggiorazione è pari al 10%, oltre agli interessi. Tale forma di regolarizzazione, seppure più onerosa, consente tuttavia la rateazione delle somme dovute e non è necessario interventi presso gli uffici dell'Agenzia delle Entrate come spesso invece è richiesto per il ravvedimento operoso.
Per ulteriori informazioni, contattare lo Studio.
I nostri uffici rimarranno chiusi per ferie fino al prossimo 31 agosto
LE ISTRUZIONI INPS SULLA SOSPENSIONE DI LAVORO: UN FOCUS SUGLI EVENTI METEO
La circolare INPS n. 139 dell’1 agosto scorso fornisce indicazioni sulle domande di cassa integrazione.
Per le domande di CIGO relative ad eventi metereologici l’azienda deve documentare le ragioni che hanno determinato la contrazione dell’attività lavorativa specificando nella relazione tecnica dettagliata l'attività e/o la fase lavorativa in atto al verificarsi dell'evento nonché descrivendo sommariamente le conseguenze che l'evento stesso ha determinato. Alla relazione tecnica vanno allegatii bollettini meteo rilasciati da organi accreditati. A tale proposito, al fine di agevolare le Aziende nell’espletamento di questo nuovo onere edi rendere coerenti le eventuali verifiche da parte delle Sedi, le Direzioni regionali potranno fornire indicazioni sugli entio organismi usualmente consultati dalle Sedi territoriali per la verifica della sussistenza degli eventi meteo.
Secondo l’Istituto, sono da ritenersi incidenti sul regolare svolgimento del lavoro, in rapporto alla stagione nonché all’orario in cui si èverificatol’evento le precipitazioni:
Tra i mm. 2 e i mm. 3 per i lavori di costruzione veri e propri, comprensivi delle fasi concernenti le armature, la messa in opera di carpenteria e di prefabbricati, l’impianto e il disarmo dei cantieri;
di mm. 1,5 per lavori di escavazione, fondazioni, movimento terra, lavori stradali, arginamento fiumi. In questo caso deve essere valutata anche la quantità di pioggia caduta nei giorni precedenti.
mm.1perlavoriesternidiintonacatura,verniciatura,pavimentazionee impermeabilizzazione. Anche in questi casi deve essere presa in considerazione la pioggia dei giorni precedenti.
Criteri analoghi a quelli utilizzati per l'incidenza della pioggia si applicano per la neve.
Per determinati tipi di lavoro (es. lavori stradali, scavi, ecc. ) va tenuto conto anche della eventuale presenza di neve al suolo.
La nebbia e la foschia non sono normalmente valutate atte a determinare una contrazione del lavoro. Se tuttavia tali fenomeni si presentano con un carattere di particolare intensitàedeccezionalitàoppureneicasidialcunetipologiedilavorazioni(adesempiolavoridimanutenzioneesegnaletica orizzontale stradale) possono essere valutabili per la concessione del trattamento integrativo.
Per quanto riguarda il vento, quale parametro di valutazione della sua incidenza sul regolare svolgimento dei lavori, in rapporto alla loro tipologia, viene presa in considerazione, di norma, la velocità pari o superiore ai 30 nodi (oltre i 50Km/h). Può essere valutata positivamente anche una velocità inferiore per lavorazioni particolari, quali quelli svolti a una altezza elevata, sulle gru e quelli che richiedono l'uso della fiamma ossidrica.
CREDITO DI IMPOSTA SUI NUOVI INVESTIMENTI, DAL 30 GIUGNO 2016 LE DOMANDE ALL'AGENZIA DELLE ENTRATE
Un passo in avanti per l’avvio del credito di imposta sugli investimenti introdotto dalla Legge di stabilità 2016.
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato nei giorni scorsi il decreto col quale è stato approvato il modello e le istruzioni per richiedere il credito d’imposta relativo all’acquisto di macchinari, impianti ed attrezzature destinate alla creazione di nuove strutture produttive o all’ampliamento di quelle già esistenti effettuate dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2019 nelle aree del Mezzogiorno.
L'agevolazione, ricordiamo, riguarda i titolari di reddito di impresa e spetta nella misura del:
Il credito d'imposta è commisurato alla quota del costo complessivo dei beni acquistati, nel limite massimo, per ciascun progetto di investimento, pari a 1,5 milioni di euro per le piccole imprese, a 5 milioni di euro per le medie imprese e a 15 milioni di euro per le grandi imprese, eccedente gli ammortamenti dedotti nel periodo d'imposta, relativi alle medesime categorie dei beni d'investimento della stessa struttura produttiva, ad esclusione degli ammortamenti dei beni che formano oggetto dell'investimento agevolato. Per gli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, si assume il costo sostenuto dal locatore per l'acquisto dei beni; tale costo non comprende le spese di manutenzione.
Il provvedimento stabilisce che le imprese debbano presentare il modello a partire dal 30 giugno 2016 utilizzando i canali telematici Fisconline ed Entratel, direttamente o per mezzo di intermediari abilitati al servizio.
Dopo l’approvazione del decreto, tuttavia, per l’effettiva verifica del diritto alle agevolazioni occorrerà attendere l’approvazione della Commissione Europea e le indicazioni del Ministero dello Sviluppo economico che fornirà i dettagli.
Articolata, dunque, la procedura per valutare se e in che misura spetta l'agevolazione, effettuare la richiesta e successivamente gestire la compensazione.
Occorre ricordare, a tal fine, che a decorrere dal periodo d'imposta in cui è stato effettuato l'investimento occorre procedere alla indicazione dei dati relativi al credito di imposta nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di maturazione del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi d'imposta successivi fino a quello nel quale se ne conclude l'utilizzo. .
Lo Studio resta a disposizione per attività di consulenza nonché per la gestione delle pratiche di richiesta del credito di imposta e quanto altro necessario.
Per maggiori informazioni e le condizioni di consulenza, inviare una e mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. .
DIMISSIONI, DAL 12 MARZO 2016 LE NUOVE REGOLE
Dal 12 marzo le dimissioni dei lavoratori e le risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro dovranno essere comunicate dal lavoratore in via telematica.
Sotto il profilo operativo, il lavoratore che intende cessare il rapporto nelle ipotesi previste ha l’onere, a pena di inefficacia, di utilizzare la procedura telematica presente nel «sistema
informatico SMV» messo a disposizione attraverso il sito www.lavoro.gov.it.
La disciplina non si applica al lavoro domestico.
Sono anche escluse le risoluzioni intervenute nell’arco temporale che va dalla data della gravidanza fino al terzo
anno di vita del bambino, ovvero entro tre anni dalla data di affidamento o adozione.
In tali ipotesi, le risoluzioni dovranno comunque essere convalidate presso il servizio ispettivo della Direzione territoriale del lavoro competente.
Come chiarito dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali nella circolare n. 12 del 4 marzo 2016, sono escluse altresì le risoluzioni nel periodo di prova.
Il lavoratore può ricorrere a due modalità:
1. PROCEDURA DIRETTA – Il lavoratore procede direttamente alla trasmissione del modulo. In tal caso è necessario il possesso del PIN INPS per l’accesso ai servizi telematici dell’istituto. Quindi deve registrarsi al sito cliclavoro.gov.it, al fine di creare un’utenza e dotarsi di una user ed una password di accesso al portale lavoro.gov.it e quindi al «sistema informatico SMV». A questo punto, potrà compilare ed inviare il
modulo per assolvere all’obbligo previsto;
2. PROCEDURA ASSISTITA – La modalità alternativa consiste nella richiesta di assistenza ad un soggetto abilitato. Si tratta di soggetti esclusivamente privati non essendo infatti prevista la possibilità, come invece consentito dalla procedura
previgenti, la prerogativa alla pubblica amministrazione (DTL, Centri per l’impiego).
In particolare, sono abilitati:
La procedura assistita prevede che l’accesso al «sistema informatico SMV» venga effettuata dai soggetti abilitati i quali dovranno prima accertarsi dell’identità del
lavoratore. Una volta compilato il modulo sarà necessario che venga firmato digitalmente dal lavoratore. Pertanto, occorrerà che quest’ultimo si doti di una firma digitale rilasciata dai soggetti abilitati (es. Camere di Commercio).
Dopo la firma del modulo, il soggetto abilitato procederà alla trasmissione per conto del lavoratore.
Sia in caso di procedura diretta che in quella assistita, la trasmissione telematica del modulo mediante il «sistema informatico SMV» darà luogo all’automatico invio della comunicazione
delle dimissioni al datore di lavoro e alla DTL competente per territorio.
Il datore di lavoro riceverà la comunicazione sulla propria PEC, mentre la DTL, invece, la troverà presente nel proprio cruscotto informatico.
IMPORTANTE: Il Ministero del Lavoro, con nota del 24 marzo 2016, ha chiarito che presso le Direzioni Territoriali del lavoro i lavoratori potranno richiedere assistenza in quanto sede della Commissione di certificazione.
Suggeriamo i clienti, nel caso di difficoltà da parte dei lavoratori, di prediligere tali sedi per svolgere tale funzione in quanto organi della pubblica amministrazione che possono assicurare la terzietà necessaria per la finalità prevista dalla norma.
COL JOBS ACT AL VIAIL CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI
Il decreto legislativo n.23/2015 ha introdotto il contratto a tutele crescenti.
Va evidenziato che non si tratta di un nuovo contratto ma di regole nuove che riguardano le assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal 7 marzo 2015.
Le modifiche sono significative in particolare per le conseguenze nel caso di licenziamenti illegittimi.
In sintesi: la reintegrazione nel posto di lavoro diventa un’ipotesi residuale, la misura dell’indennità è fissata oggettivamente in relazione all’anzianità di servizio e dunque con meno incertezza rispetto alla disciplina già esistente che prevedeva che a determinarla fosse il giudice sulla base di diversi parametri più generali.
Ai lavoratori assunti precedentemente, invece, continueranno ad applicarsi le regole già vigenti.
Per i datori di lavoro con più di 15 lavoratori, le nuove tutele sono esclusivamente indennitarie, non è infatti prevista alcuna ipotesi di reintegrazione, salvo che per i licenziamenti discriminatori e per una particolare ipotesi di licenziamento disciplinari.
In particolare, se il giudice accerta l’illegittimità del provvedimento del datore di lavoro, dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento ed al lavoratore verrà riconosciuta una indennità pari a due mensilità per ogni anno di servizio da calcolarsi sulla base dell’ultima retribuzione.
Per i licenziamenti disciplinari, invece, il contratto a tutele crescenti prevede che l’ipotesi della reintegrazione si applica esclusivamente qualora la causa che ha determinato il licenziamento sia costituita da un fatto materiale che viene accertato dal giudice essere inesistente.
Non assume più alcuna rilevanza quindi se il provvedimento espulsivo sia proporzionato rispetto alla condotta del lavoratore.
Per i datori di lavoro che occupano fino a 15 lavoratori, la tutela era e rimane esclusivamente quella indennitaria, salvo i licenziamenti discriminatori; la determinazione è anche in questo caso però fissata in maniera oggettiva in misura crescente, ovvero una mensilità per ogni anno di anzianità, con un minimo di 2 mensilità ed un massimo di 6.
Il decreto legislativo prevede ulteriori novità ed è il primo dei provvedimenti che fa parte della più ampia riforma del lavoro conosciuta col nome di Jobs Act, alcuni dei quali dovranno ancora essere approvati definitivamente prima della loro entrata in vigore.
Per approfondimenti, contattare lo studio.
SI CONSOLIDA LA GIURISPRUDENZA IN TEMA DI SPONSORIZZAZIONI: deducibili solo se inerenti e congrui con l’attività esercitata
La Corte di Cassazione con sentenza 26 novembre 2014 n. 25100 ha confermato il seguente indirizzo “in tema di imposte dei redditi e sul valore aggiunto, la deducibilità esige la previa dimostrazione, a carico del contribuente, del requisito dell'inerenza, consistente non solo nella giustificazione della congruità dei costi, rispetto ai ricavi o all'oggetto sociale, ma soprattutto nell'allegazione delle potenziali utilità per la propria attività commerciale o dei futuri vantaggiconseguibili attraverso la pubblicità svolta dall'impresa in favore del terzo” (cfr. Cass. n. 24065/2001) ovvero “che i costi di sponsorizzazione di un marchio sono deducibili anche da chi, pur non essendo titolare del marchio, tragga comunque un'utilità dallo sfruttamento del segno distintivo altrui, per il potenziale incremento della propria attività commerciale” (cfr. Cass. n. 6548/2012).
Pertanto, prima di stipulare contratti o effettuare spese di sponsorizzazioni nella convinzione che siano deducibili solo perché documentati con fattura, si suggerisce una attenta analisi preventiva dei requisiti previsti circa l’inerenza, la congruità e non da ultimo il potenziale vantaggio che ne deriva per l’attività.
COME FARE PER …Le Guide per i clienti dello Studio
LA GESTIONE DEI RIMBORSI SPESE PER LE TRASFERTE DEI DIPENDENTI
Un’esigenza ricorrente per i datori di lavoro è la gestione dei rimborsi spese per trasferte corrisposti ai dipendenti ed assimilati, nonché agli amministratori.
Esistono differenti tipologie di rimborsi spese ai quali corrispondono diversi trattamenti fiscali e contributivi con conseguenti potenziali risparmi sia per il datore di lavoro che per il dipendente.
Al riguardo, è previsto un trattamento diverso per le indennità e rimborsi spese corrisposte per le trasferte dei lavoratori dipendenti o a questi assimilati effettuati:
· fuori dal territorio comunale della sede lavorativa;
· nell’ambito del territorio comunale della sede lavorativa.
Il trattamento fiscale è il seguente:
Trattamento in capo al lavoratore
in generale costituiscono reddito imponibile; l’unica eccezione è costituita dai rimborsi delle spese di trasporto effettuate a mezzo vettore a condizione che siano comprovati da idonea documentazione giustificativa (biglietti bus, taxi, metropolitana, ecc.).
Trattamento in capo all’impresa
i rimborsi sono interamente deducibili ai fini IRES, IRPEF, salvo il limite del 75% di deducibilità per le spese di prestazioni alberghiere e somministrazioni di alimenti e bevande; ai fini IRAP sono deducibili i rimborsi a piè di lista e le spese di trasporto comprovate da idonea documentazione del vettore.
Il trattamento fiscale prevede:
Scelta tra sistema forfettario, sistema analitico e sistema misto*
a) Sistema (rimborso) forfetario: Consiste nell’erogazione di un’indennità di trasferta o diaria giornaliera in misura fissa indipendentemente dall’effettiva spesa sostenuta dal dipendente;
L’indennità di trasferta è esclusa da imposte fino ad un massimo di € 46,48 al giorno in Italia ed € 77,47 all’estero; l’importo rimborsato in eccedenza determina reddito imponibile per il precettore. Se al lavoratore sono rimborsate, oltre all’indennità di trasferta, le spese di viaggio e di trasporto, tali importi non sono imponibili anche se documentati (eccezione per spese vitto e alloggio)
b) Sistema (rimborso) analitico: Vengono restituite al lavoratore le spese effettivamente sostenute attestate da idonea documentazione;
Il rimborso delle spese sostenute avviene sulla base di idonea documentazione secondo le seguenti modalità:
ü le spese di viaggio, trasporto, alloggio e vitto non concorrono a formare reddito imponibile a condizione che siano documentate;
ü le altre spese, anche prive di documentazione, nel limite di € 15,49 al giorno per le trasferte in Italia ed € 25,82 per le trasferte all’estero (per es. spese telefoniche, parcheggio, ecc.) non concorrono a formare il reddito imponibile; i rimborsi in eccedenza sono imponibili.
c) Sistema (rimborso) misto:
Consiste nel rimborso al dipendente sia dell’indennità di trasferta fissa che il rimborso analitico delle spese sostenute dal lavoratore.
Possono presentarsi le seguenti ipotesi:
ü rimborso analitico delle spese di vitto o alloggio, oppure vitto o alloggio gratuito, unitamente all’indennità forfetaria: il rimborso delle spese non concorre a formare il reddito del percettore, ma per l’indennità forfetaria i limiti per la non tassabilità sono ridotti di 2/3 (€ 30,98 per trasferte in Italia ed € 51,64 per trasferte all’estero);
ü rimborso analitico delle spese di vitto o alloggio, oppure vitto o alloggio gratuito, unitamente all’indennità forfetaria: il rimborso delle spese non concorre a formare il reddito del percettore, ma per l’indennità forfetaria i limiti per la non tassabilità sono ridotti di 1/3 (€ 15,49 per trasferte in Italia ed € 25,82 per trasferte all’estero);
* La scelta per uno dei tre metodi va fatta con riferimento all’intera trasferta
a) Rimborso (sistema) forfetario
Gli importi sono deducibili ai fini IRES/IRPEF ma sono indeducibili ai fini IRAP;
b) Rimborso (sistema) analitico
ü le spese di vitto e alloggio sono deducibili con il limite di € 180,76 al giorno per le trasferte in Italia ed € 258,23 per le trasferte all’estero ai fini IRES, IRPEF e IRAP (per soggetti che non applicano il metodo di bilancio); sono deducibili ai fini IRAP senza limiti per i soggetti che applicano il metodo di bilancio;
ü le altre spese documentate sono deducibili ai fini IRES, IRPEF e IRAP.
c) Rimborso (sistema) misto
Le spese sono interamente deducibili ai fini IRES, IRPEF mentre ai fini IRAP sono deducibili unicamente le spese erogate in merito al rimborso analitico.
Nel caso in cui il dipendente o collaboratore sia stato autorizzato ad utilizzare una propria autovettura, anche noleggiata, per effettuare una specifica trasferta, l’indennità chilometrica:
non è tassata (se rispettati i limiti previsti dalle tariffe ACI per ciascuna tipologia di autovettura);
l’importo è deducibile ai fini IRES, IRPEF per un importo non superiore al costo di percorrenza, calcolato in base alla tabella ACI ovvero alle tariffe di noleggio riferite a veicoli di potenza non superiore ai 17 CF per motori a benzina o a 20 CF per motori diesel; l’eventuale eccedenza rimborsata non è deducibile (art.95, comma3, TUIR). Le indennità chilometriche non sono deducibili ai fini IRAP.
N.B.per il percettore l’indennità chilometrica è tassata se la trasferta avviene nel comune della sede di lavoro o se l’autovettura sia noleggiata, mentre per l’impresa la deducibilità dell’indennità chilometrica nel comune della sede di lavoro rimane come previsto al di fuori dal comune.
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DAL 1°LUGLIO STOP ALLE RETRIBUZIONI PAGATE IN CONTANTI