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Timestamp: 2020-08-03 18:40:17+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 2129 del 28/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2129 del 28/01/2011
Cassazione civile sez. III, 28/01/2011, (ud. 13/01/2010, dep. 28/01/2011), n.2129
D.M.C. (OMISSIS), D.M.L.
(OMISSIS), D.M.P. (OMISSIS), D.
M.B. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA,
VIA RICASOLI 7, presso lo studio dell’avvocato STEFANO SANITA’,
rappresentati e difesi dall’avvocato TODINI ANDREA, giusta procura
PENTA IMMOBILIARE SRL (OMISSIS), in persona del suo legale
rappresentante ed Amministratore Unico, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA POMEZIA, 44, presso lo studio dell’avvocato FARALLO PIERO,
che la rappresenta e difende, giusta delega a margine del
D.M.C.G., D.M.R., F.
G., D.M.S.;
avverso la sentenza n. 5092/2008 della CORTE D’APPELLO di ROMA del
5/12/08, depositata il 10/02/2009;
udito l’Avvocato Todini Andrea, difensore dei ricorrenti che si
riporta agli scritti insistendo per l’accoglimento del ricorso ed in
subordine chiede la compensazione delle spese;
1. Con ordinanza 5 marzo 1998 il pretore di Alatri ha pronunciato in favore di D.M.V., C., P. e L. l’affrancazione di alcuni terreni in (OMISSIS), ordinando iscrizione di ipoteca giudiziale per L. 500 mila in favore della proprietaria Forte Hotel Fiuggi s.p.a.
Quest’ultima, con ricorso 16 luglio 1998 ha proposto opposizione, avverso tale ordinanza, innanzi al tribunale di Frosinone, sezione specializzata agraria.
Nel contraddittorio di D.M.C., P. e L., nonche’ degli eredi di D.M.V. deceduto nelle more, l’adita sezione, con sentenza n. 628 del 2005, ritenuto non dimostrato che sussistessero gli elementi per qualificare coloni di D.M. ne’ per ritenere l’apporto o l’acquisto di migliorie per un trentennio, ha accolto l’opposizione, revocato la ordinanza di affrancazione e ordinato ai D.M. il rilascio del terreno.
Gravata tale pronunzia da D.M.L., C., P. e Br., quest’ultimo in qualita’ di erede di D.M.B., nel contraddittorio della Penta Immobiliare s.r.l., acquirente a titolo particolare dei terreni in discussione dalla Forte Hotel Fiuggi s.p.a. nonche’ degli altri eredi di D.M.V., D. M.C.L., R., M., S. e di F. G., tutti contumaci, la Corte di appello di Roma sezione specializzata agraria, con sentenza 5 dicembre 2008 – 10 febbraio 2009 ha rigettato l’appello.
Per la cassazione di tale ultima pronunzia non notificata, hanno proposto ricorso D.M.L., C., P. e Br. nei confronti della Penta Immobiliare s.r.l. nonche’ di D. M.C.L., R., M., S. e di F. G..
Resiste con controricorso unicamente la Penta Immobiliare s.r.l. Non hanno svolto attivita’ difensiva gli altri intimati.
In margine a tale ricorso – proposto contro una sentenza pubblicata successivamente al 2 marzo 2006 e, quindi, soggetto alla disciplina del processo di Cassazione cosi’ come risultante per effetto dello modifiche introdotte dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 – e’ stata depositata relazione (ai sensi dell’art. 380-bis) perche’ il ricorso sia deciso in camera di consiglio.
2. I ricorrenti censurano la sentenza impugnata – che ha confermato la sentenza con la quale la sezione specializzata agraria presso il tribunale di Frosinone aveva accolto l’opposizione proposta dall’allora proprietaria del fondi di cui essi avevano chiesto la affrancazione – sulla base di due motivi.
Lamentano i ricorrenti, in particolare:
– da un lato, ex art. 360 c.p.c., n. 3 violazione o falsa applicazione di norme di diritto. Improcedibilita’ della domanda per mancato esperimento del tentativo obbligatorio di conciliazione primo motivo;
– dall’altro, ex art. 350 c.p.c., n. 5 omessa o insufficiente motivazione, ovvero, in subordine, per contraddittoria motivazione, circa una fatto controverso e decisivo per il giudizio secondo motivo.
3. Il proposto ricorso pare inammissibile.
3.1. Giusta la testuale previsione dell’art. 366-bis c.p.c. introdotto, con decorrenza dal 2 marzo 2006, dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6 abrogato con decorrenza dal 4 luglio 2009 dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 47 e applicabile ai ricorsi proposti avverso le sentenze pubblicate tra il 3 marzo 2006 e il 4 luglio 2009 (cfr. L. n. 69 del 2009, art. 58, comma 5) e quindi al presente ricorso, atteso che e’ stata impugnata una sentenza pubblicata il 10 febbraio 2009, nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4 l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere, a pena di inammissibilita’ con formulazione di un quesito diritto.
Il quesito di diritto previsto dall’art. 366-bis c.p.c. (nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., nn. 1, 2, 3 e 4) – in particolare – deve costituire la chiave di lettura delle ragioni esposte e porre la Corte di cassazione in condizione di rispondere a esso con la enunci dazione di una regula iuris che sia, in quanto tale, (suscettibile di ricevere applicazione in casi ulteriori rispetto a quello sottoposto all’esame del giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata.
Una siffatta interpretazione della norma positiva si risolverebbe, infatti, nella abrogazione tacita dell’art. 366 bis c.p.c. secondo cui e’, invece, necessario che una parte specifica del ricorso sia destinata ad individuare in modo specifico e senza incertezze interpretative la questione di diritto che la Corte e’ chiamata a risolvere nell’esplicazione della funzione nomo – filattica che la modifica di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006, oltre all’effetto deflattivo del carico pendente, ha inteso valorizzare, secondo quanto formulato in maniera esplicita nella Legge Delega 14 maggio 2005, n. 80, art. 1, comma 2, ed altrettanto esplicitamente ripreso nel titolo stesso del decreto delegato sopra richiamato.
Facendo applicazione dei riferiti principi al caso di specie si osserva che il primo motivo del ricorso e privo di un qualsiasi quesito e, pertanto, e’ per cio’ solo, inammissibile.
3.2. Giusta la testuale previsione dell’art. 366-bis c.p.c. – ancora – mentre nei casi previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4 l’illustrazione di ciascun motivo si deve concludere, a pena di inammissibilita’ con formulazione di un quesito diritto. Nel caso previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’ la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a giustificare la decisione.
Pacifico quanto precede si osserva che nella specie il secondo motivo e’ totalmente privo della precisa indicazione del fatto controverso e lo stesso deve quindi – al pari del primo, essere dichiarato inammissibile.
condanna i ricorrenti, in solido, al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione, liquidate in Euro 200,00 oltre Euro 2.000,00 per onorari e oltre spese generali e accessori come per legge, in favore della controricorrente.