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Timestamp: 2017-12-17 15:56:09+00:00
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Il diritto all’informazione ambientale non si traduce in un inesistente “diritto di ispezione”. | Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
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novembre 6, 2016 Gruppo d'Intervento Giuridico	Lascia un commento Go to comments
Interessante pronuncia del T.A.R. Lazio in merito all’ampiezza del diritto all’informazione ambientale.
La sentenza T.A.R. Lazio, RM, Sez. I quater, 21 settembre 2016, n. 9878 ha respinto il ricorso dell’Associazione Raggio Verde avverso il provvedimento della Regione Lazio di diniego delle richieste informazioni concernenti gli accertamenti dei Carabinieri del N.O.E. presso la discarica di Magliano Romano[1].
Il Giudice amministrativo laziale ha analizzato la portata del decreto legislativo n. 195/2005 in materia di diritto all’informazione ambientale e ha affermato che il “diritto riconosciuto … ex d.lg. n. 195 del 2005 non possa ritenersi illimitato, non potendo dare titolo né ad una forma di indiscriminato accesso a tutte le pratiche inerenti ad un determinato settore di attività amministrativa, né tradursi in uno strumento di controllo sistematico e generalizzato sulla gestione di tutti i procedimenti amministrativi in itinere e, più in generale, sull’intero operato di un ente pubblico, atteso che simile esercizio finirebbe per conferire ad un’associazione privata poteri ispettivi, che non le competono”.
Nel caso di specie “la discarica ed i terreni prospicienti sono oggetto di attività di indagine da parte della polizia giudiziaria”, integrando “la riferita causa di diniego di cui all’art. 5, comma 2, lett. c) del decreto legislativo n. 195/2005”. Quindi, a giudizio del T.A.R. Lazio, legittimamente la Regione Lazio ha denegato la richiesta di informazioni[2].
dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 1 novembre 2016
TAR Lazio (RM) Sez. I-quater n. 9878 del 21 settembre 2016
Ambiente in genere. Accesso alle informazioni ambientali e ampiezza dei diritto riconosciuto.
Nel caso di accesso alle informazioni ambientali, l’ampiezza dei diritto riconosciuto agli istanti, ex d.lg. n. 195 del 2005, non può ritenersi illimitato, non potendo dare titolo né ad una forma di indiscriminato accesso a tutte le pratiche inerenti ad un determinato settore di attività amministrativa, né tradursi in uno strumento di controllo sistematico e generalizzato sulla gestione di tutti i procedimenti amministrativi in itinere e, più in generale, sull’intero operato di un ente pubblico, atteso che simile esercizio finirebbe per conferire ad un’associazione privata poteri ispettivi, che non le competono.
09878/2016 REG.PROV.COLL
01948/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 1948 del 2016, proposto da:
Associazione Raggio Verde, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avvocati Vittorina Teofilatto, Alessandro Di Matteo, Daniela Terracciano, con domicilio eletto presso l’avv.Vittorina Teofilatto in Roma, viale delle Milizie, 1;
Regione Lazio, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Teresa Chieppa, domiciliata in Roma, Via Marcantonio Colonna, 27;
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato in Roma, Via dei Portoghesi, 12;
del provvedimento della Regione Lazio, in epigrafe indicato, che ha respinto l’istanza di accesso ambientale, ex art. 5 del decreto legislativo n. 195/1995, avente ad oggetto tutti gli atti in possesso della Regione Lazio relativi all’attività di accertamento svolta dal Nucleo operativo ecologico eseguita presso la discarica ubicata nell’area di Magliano Romano.
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Lazio e di Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 7 giugno 2016 il dott. Fabio Mattei e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Con atto (n. 1948/2016) l’Associazione Raggio Verde, con sede in Roma Viale delle Milizie n. 1, ha adito questo Tribunale per l’annullamento del provvedimento della Regione Lazio, in epigrafe indicato, che ha respinto l’istanza di accesso ambientale, ex art. 5 del decreto legislativo n. 195/1995, avente ad oggetto tutti gli atti in possesso della Regione Lazio relativi all’attività di accertamento svolta dal Nucleo operativo ecologico eseguita presso la discarica ubicata nell’area di Magliano Romano.
Precisa, al riguardo, di essere venuta a conoscenza di attività ispettive svolte dal predetto Nucleo in data 18 luglio 2011 presso l’area interessata dalla discarica e di essere legittimata ad accedere a tutti gli atti e le informazioni relative, in ragione della presenza di numerosi suoi associati nell’area territoriale adiacente alla discarica.
Espone che sulla predetta istanza di accesso la Regione Lazio ha espresso il proprio diniego essendo la discarica ed i terreni prospicienti oggetto di attività di indagine da parte della polizia giudiziaria.
Avverso tale diniego la Associazione Raggio Verde ha dedotto le seguenti censure: a) Violazione degli artt. 3 e 5 del decreto legislativo n. 195/2005; difetto di motivazione ed eccesso di potere, in ragione dell’asserito diritto di chiunque ne faccia richiesta di acquisire le informazioni ambientali detenute dall’amministrazione pubblica regionale; sotto altro profilo, deduce il difetto di motivazione del provvedimento oggetto d’impugnativa per omessa indicazione della tipologia e degli estremi dei procedimenti giudiziari sottesi al disposto diniego, nonché delle ragioni specifiche per le quali l’esercizio del diritto di accesso costituirebbe fonte di pregiudizio allo svolgimento dell’attività d’indagine di polizia giudiziaria.
Si è costituita in giudizio la Regione Lazio che ha chiesto il rigetto del ricorso per infondatezza delle doglianze.
L’Associazione Raggio Verde censura il provvedimento di diniego, in epigrafe indicato, sostenendo in materia di accesso ambientale, ex artt. 3 e 5 del decreto legislativo n. 195/2005, il proprio diritto ad accedere agli atti relativi all’attività di accertamento svolta dal Nucleo operativo ecologico, nonché a tutte le informazioni in possesso della Regione Lazio sulla discarica ubicata all’interno del territorio comunale di Magliano Romano.
Occorre premettere, al fine del decidere, che in materia ambientale la disciplina dell’accesso ai documenti amministrativi è contenuta nel d.lg. 19 agosto 2005, n. 195, che effettivamente prevede un regime di pubblicità tendenzialmente integrale dell’informativa ambientale, sia per ciò che concerne la legittimazione attiva, ampliando notevolmente il novero dei soggetti legittimati all’accesso in materia ambientale, sia per quello che riguarda il profilo oggettivo, prevedendosi un’area di accessibilità alle informazioni ambientali svincolata dai più restrittivi presupposti di cui agli artt. 22 e segg., l. 7 agosto 1990 n. 241.
In particolare, le informazioni cui fa riferimento la succitata normativa concernono esclusivamente lo stato dell’ambiente (aria, sottosuolo, siti naturali etc.) ed i fattori che possono incidere sull’ambiente (sostanze, energie, rumore, radiazioni, emissioni), sulla salute e sulla sicurezza umana, con esclusione quindi di tutti i fatti ed i documenti che non abbiano un rilievo ambientale, con la conseguenza che l’accesso all’informazione può essere legittimamente negato nei casi di richieste manifestamente irragionevoli ovvero espresse in termini eccessivamente generici.
Deve tuttavia considerarsi come, nel caso di accesso alle informazioni ambientali, l’ampiezza del diritto riconosciuto agli istanti, ex d.lg. n. 195 del 2005, non possa ritenersi illimitato, non potendo dare titolo né ad una forma di indiscriminato accesso a tutte le pratiche inerenti ad un determinato settore di attività amministrativa, né tradursi in uno strumento di controllo sistematico e generalizzato sulla gestione di tutti i procedimenti amministrativi in itinere e, più in generale, sull’intero operato di un ente pubblico, atteso che simile esercizio finirebbe per conferire ad un’associazione privata poteri ispettivi, che non le competono.
A tale proposito il Collegio osserva come la citata fonte normativa espressamente disciplini, nella prospettiva ora riferita, all’art. 5 (Cause di esclusione del diritto di accesso), le circostanze in cui l’accesso all’informazione ambientale sia oggetto di diniego da parte dell’amministrazione, all’uopo prevedendo ipotesi specifiche di esclusione – peraltro rinvenibili nel caso di specie nella motivazione del diniego oggetto di impugnativa – allorquando (comma 2, lett. c) l’accesso rechi pregiudizio “allo svolgimento di procedimenti giudiziari o alla possibilità per l’autorità pubblica di svolgere indagini per l’accertamento di illeciti”; il tutto mediante lo svolgimento da parte dell’autorità pubblica di un meccanismo valutativo ponderato fra l’interesse pubblico all’informazione ambientale e l’interesse tutelato dall’esclusione dall’accesso stesso.
Con specifico riferimento alla controversia in esame, il diniego fondato sul rilievo espresso dalla Regione nella motivazione posta a relativo corredo, secondo cui la discarica ed i terreni prospicienti sono oggetto di attività di indagine da parte della polizia giudiziaria, integra la riferita causa di diniego di cui all’art. 5, comma 2, lett. c) del decreto legislativo n. 195/2005, tanto da rendere immune il provvedimento gravato dai prospettati vizi anche per quel che concerne il profilo motivazionale, avendo l’Amministrazione reso percepibili all’Associazione le ragioni sottese alla determinazione a quest’ultima sfavorevole.
Pertanto, per le considerazioni che precedono, il ricorso deve essere respinto.
Per quanto concerne il governo delle spese questo Tribunale respinge l’istanza proposta dalla parte ricorrente in quanto l’istante non ha adeguatamente documentato il possesso dei requisiti per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, disponendone la compensazione fra le parti in causa, tenuto conto della peculiarità della controversia in esame.
Fabio Mattei Salvatore Mezzacapo
Depositato in Cancelleria il 21/09/2016
[1] Con sentenza, RM. Sez. I ter n. 5274 del 5 maggio 2016 il T.A.R. Lazio ha annullato il provvedimento di “modifica non sostanziale” dell’autorizzazione integrata ambientale (A.I.A.) relativa alla discarica emesso dalla Regione Lazio per il conferimento di nuove tipologie di inerti.
[2] in materia vds. Informazione ambientale, Un diritto per la difesa dell’ambiente (in Lexambiente, 2007), commento a T.A.R. Veneto, Sez. III, 7 febbraio 2007, n. 294.
(foto E.P., S.D., archivio GrIG)
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novembre 6, 2016 alle 6:10 am
“Poteri ispettivi che non le competono”? Allora la legge va cambiata perche’ a me pare sacrosanto che i cittadini abbiano il diritto di “ispezionare” l’attivita’ di qualsiasi ente statale, a patto che tale ispezione non ne comprometta l’azione, come nel caso di accertamenti in corso che qualora resi pubblici nella loro interezza ne potrebbero alterare l’esito.
novembre 6, 2016 alle 12:16 pm
Il diritto all’informazione ambientale non si traduce in un inesistente “diritto di ispezione”. — Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – PROGETTO SCIENZE
Si può sapere che succede a Ginostra, sull’Isola di Stromboli? Il silenzio assordante delle amministrazioni pubbliche competenti deve finire. La cava Castelbaito Fratteta in mano alla Magistratura.