Source: http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=irlanda
Timestamp: 2018-06-19 18:04:44+00:00
Document Index: 121665907

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 75', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 3']

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Dossier Irlanda del Nord - parte I D.ssa Michela Arienti
Irlanda del Nord (I): storia di un conflitto
pubblicato in data 15 dicembre 2000
cfr. anche la II parte del Dossier
"La violazione dei diritti umani",
Sunningdale Agreement (formato .pdf; 18,5 kB)
Anglo-Irish Agreement (formato .pdf; 26,3 kB)
Downing Street Join Declaration (formato .pdf; 18,8 kB)
Good Friday Agreement (formato .pdf; 217 kB). Pubblicazioni
Il nazionalismo irlandese ed il movimento repubblicano, che nacquero e si svilupparono nell'ambito della lotta di indipendenza irlandese contro il dominio britannico, sono elementi che costituiscono, congiuntamente al settarismo protestante delle istituzioni nord-irlandesi, causa ed effetto della grave situazione di crisi interna che ha lacerato il popolo nord-irlandese negli ultimi ottanta anni, e più precisamente dal 1921, anno della stipulazione del Trattato anglo-irlandese con cui si decise la divisione dell'isola in due entità giuridicamente separate.
1. LA PLANTATION
2. IL NAZIONALISMO IRLANDESE
3. L'HOME RULE
4. L'INSURRAZIONE DI PASQUA E LA GUERRA DI INDIPENDENZA
5. LA NASCITA DELLO STATO PROTESTANTE
6. I MOVIMENTI PER I DIRITTI CIVILI EDI "TROUBLES"
7. LA LEGISLAZIONE D'EMERGENZA E LO SCIOPERO DELLA FAME
8. LA DICHIARAZIONE DI DOWNING STREET
9. L'ACCORDO DEL VENERDI' SANTO
Note del testo
Alcuni non avevano pensieri di vittoria,
Ma erano andati a morire,
Perché lo spirito dell'Irlanda fosse più grande,
E il suo cuore si elevasse in alto.
Eppure, chissà cosa deve ancora accadere
La storia dell'Irlanda del Nord, costituita dalle sei Contee situate nel nord-est dell'Irlanda (Antrim, Down, Fermanagh, Tyrone, Derry ed Armagh), è profondamente legata alla storia delle altre ventisei Contee, formanti la Repubblica d'Irlanda (EIRE).
Gli oltre 400 anni di dominazione britannica in Irlanda e l'ambiguo comportamento tenuto dal governo di Londra negli ultimi ottanta anni in Irlanda del Nord (comportamento teso, da una parte, a cercare una soluzione politica definitiva alla questione e, dall'altra, ad assicurare i privilegi di cui la maggioranza protestante ha sempre goduto, a scapito di una minoranza cattolica discriminata in un regime di quasi apartheid) rappresentano uno dei fattori - se non il principale - che maggiormente ha causato la grave crisi interna alle sei Contee.
Tuttavia, sarebbe troppo semplicistico e storicamente riduttivo attribuire alla Gran Bretagna la completa responsabilità di tale situazione. Le differenti aspirazioni delle due comunità nord-irlandesi, l'una di religione cattolica e l'altra protestante, profondamente divise dal punto di vista sociale ed economico, il mancato godimento delle libertà fondamentali da parte dei cattolici, il timore, da parte dei protestanti, di una riunificazione dell'Irlanda e la conseguente perdita dei privilegi sino allora goduti ed, infine, il ricorso alla violenza, in origine unico strumento di difesa degli interessi di ciascuna comunità, hanno contribuito alla creazione di un clima di tensione, sfociato nei disordini che, alla fine degli anni Sessanta e per i successivi venti anni, hanno sconvolto l'Irlanda del Nord.
La Dichiarazione di Downing Street (Downing Street Declaration - 15 dicembre 1993) e, soprattutto, l'Accordo del Venerdì Santo (Good Friday Agreement - 10 aprile 1998) hanno permesso di avviare un processo di pace a cui partecipano quasi tutte le parti coinvolte nella lotta, consapevoli, come mai era accaduto prima, che solo attraverso trattative e compromessi politici sarà possibile assicurare al popolo nord-irlandese una pacifica convivenza, nel rispetto delle libertà fondamentali e delle differenze religiose e culturali.
Un paese barbaro deve essere prima spezzato
con la guerra per poter essere poi ben governato
La particolare vicinanza geografica dell'Irlanda e della Gran Bretagna ha da sempre favorito la presenza inglese sul suolo irlandese.
Il primo contatto rilevante tra i due popoli si ebbe nel 1170, quando un gruppo di Normanni, provenienti dal Galles, giunse in Irlanda provocando conseguenze devastanti nel mondo e nella società gaelica. Ben presto, tuttavia, i Normanni assimilarono la cultura del luogo.
I Re inglesi tentarono invano di arrestare tale processo di assimilazione, sino ad impedire i matrimoni misti, proibire l'adozione degli abiti e del taglio di capelli irlandesi, l'uso del gaelico e il ricorso alle leggi irlandesi da parte di coloro che erano considerati "gli inglesi nati in Irlanda". In un certo senso, i sovrani inglesi ritenevano fosse loro dovere intraprendere una missione civilizzatrice in quella che definivano una "nazione barbara e rozza" (come sostenne Elisabetta I), imponendo la legge marziale e la Riforma protestante. Gli irlandesi gaelici ed i vecchi inglesi, comunque, non si convertirono, ma continuarono a professare il cattolicesimo ed osteggiarono i funzionari della Corona ed i coloni inglesi giunti di recente nell'isola.
Uno degli eventi che più ha condizionato la storia irlandese fino ai giorni nostri fu la cosiddetta "Plantation" (1608-1610), cioè il sistematico trasferimento di coloni inglesi e scozzesi in varie zone dell'Irlanda allo scopo di consolidare la dominazione inglese. I nuovi coloni, in maggioranza di religione protestante, si insediarono prevalentemente nelle Contee di Tyrone, Donegal, Derry, Armagh, Cavan e Fermanagh (Ulster), privando la popolazione locale delle terre e costringendola a rifugiarsi nell'entroterra.
Nel 1641 in Ulster scoppiò una rivolta, organizzata dagli irlandesi gaelici e dai vecchi inglesi di religione cattolica allo scopo di recuperare le terre precedentemente espropriate. La rivolta sfociò in episodi di violenza e brutalità nei confronti dei coloni inglesi. Fu un episodio storicamente importante: per la prima volta gli irlandesi cattolici si erano sollevati in nome della causa cattolica. Si stava in tal modo delineando la divisione tra le due comunità professanti religioni diverse.
Nell'agosto del 1649 Oliver Cromwell sbarcò in Irlanda e riprese violentemente il controllo dell'isola. Si calcola che, nelle sue scorrerie, più di un quarto della popolazione irlandese fu massacrata. Le terre dei proprietari irlandesi furono espropriate e distribuite tra i soldati inglesi ed i nuovi coloni, mentre agli irlandesi fu imposto di emigrare ad ovest del fiume Shannon (Act of Settlement).
La successiva vittoria di Guglielmo d'Orange su Giacomo II, Re cattolico, ebbe un effetto catastrofico per la vita della comunità cattolica: all'inizio del 1700 solo il 14% delle terre apparteneva ai cattolici e, mediante le "Penal Laws", fu loro impedito di accedere alla proprietà ed al potere politico.
Mai così tanti uomini
in Irlanda si sono riuniti insieme,
in pace o in guerra. E' uno spettacolo non solo grandioso
ma sconvolgente, non suscita solo orgoglio ma anche paura.
Passo dopo passo ci avviciniamo al nostro obiettivo,
ma sono passi da gigante.
Paradossalmente, le prime richieste nazionaliste furono avanzate dagli irlandesi protestanti, che erano stati in grado di creare una propria specificità culturale. Essi temevano, d'altra parte, che le forti restrizioni commerciali imposte dal dominio britannico potessero danneggiare l'economia irlandese. Forti del successo della rivoluzione americana, riuscirono ad ottenere nel 1782 una Dichiarazione di Indipendenza che impediva al Parlamento londinese di legiferare su questioni prettamente irlandesi. Da un punto di vista costituzionale, dunque, Irlanda e Gran Bretagna erano separate e l'unico legame era rappresentato dalla fedeltà al sovrano britannico.
Anche la rivoluzione francese contribuì alla nascita del nazionalismo irlandese. L'idea che fosse possibile creare un governo rappresentante la volontà popolare spinse un gruppo di intellettuali irlandesi a creare la "Society of United Irishmen", un'associazione che si proponeva il duplice scopo di ottenere la riforma parlamentare e di coinvolgere protestanti e cattolici in un progetto politico che avrebbe portato alla creazione di una nazione irlandese.
Il fallimento di una rivolta, organizzata nel 1798 dagli United Irishmen, allarmò il governo di Londra che decise di abolire il Parlamento irlandese. Mediante l'"Union Act" (1800), Westminister riotteneva il potere di legiferare sulle questioni irlandesi. L'atto di unione fu accolto favorevolmente dalla popolazione cattolica, convinta che solo attraverso l'intermediazione britannica fosse possibile una migliore tutela dei loro interessi, tutela che certamente non si sarebbe attuata rimanendo sottomessi ad una minoranza protestante.
Il diciannovesimo secolo fu caratterizzato da un capovolgimento delle aspirazioni nazionaliste. La comunità protestante si convinse ben presto che, per mantenere la sua posizione privilegiata, l'unione con la Gran Bretagna era necessaria. Essa, dunque, iniziò ad opporsi a qualsiasi aspirazione patriottica, limitandosi a proteggere i vantaggi politici ed economici di cui godeva.
I cattolici, invece, erano riusciti ad ottenere il diritto al voto, ma era loro preclusa la possibilità di accedere alle cariche pubbliche. Fu proprio nell'ambito delle richieste di parificazione dei diritti, che i cattolici fecero proprie e svilupparono le aspirazioni nazionaliste irlandesi.
Padre del nazionalismo irlandese cattolico fu Daniel O'Connell, che nel 1823 fondò la "Catholic Association", organizzazione che si proponeva di ottenere l'emancipazione dei cattolici attraverso il ricorso a mezzi costituzionali. O'Connell riuscì a farsi eleggere presso la Camera dei Comuni, costringendo in tal modo il governo di Londra a modificare la legge che impediva ai deputati cattolici di sedere in Parlamento (Catholic Emancipation Act 1829). La coscienza irlandese si era ormai risvegliata. Più di 500.000 persone si radunarono sul colle di Tara per assistere ad un comizio di O'Connell, che annunciò di volere intraprendere una battaglia politica per ottenere l'abolizione dell'Union Act.
La battaglia politica, tanto auspicata da O'Connell, per un'Irlanda indipendente subì immediatamente una battuta d'arresto. Tra il 1845 ed il 1849 l'isola fu colpita dalla carestia: più di un milione di irlandesi morirono ed altrettanti emigrarono nell'indifferenza del governo di Londra.
I contadini irlandesi, in prevalenza cattolici, non erano proprietari delle terre che coltivavano ed erano costretti a vendere la quasi totalità dei raccolti di cereali allo scopo di pagare gli altissimi canoni di affitto. La patata era il loro unico sostentamento, si può dunque comprendere quali conseguenze catastrofiche si verificarono quando nel 1845, a causa di una malattia che colpiva il tubero, gran parte dei raccolti andarono distrutti.
Il governo britannico fronteggiò la crisi inviando in Irlanda grandi quantitativi di mais ed abolendo le tariffe protezionistiche sulle importazioni di grano, allo scopo di ridurre il prezzo del pane. Le disposizioni non produssero sostanziali miglioramenti ed il timore che si creassero effetti negativi sul mercato spinse ben presto il nuovo governo ad interrompere le importazioni.
Nel 1846 il Primo Ministro annunciò nuovi provvedimenti per affrontare la carestia. Le misure decise riguardavano, per lo più, progetti per la realizzazione di opere pubbliche in Irlanda, che avrebbero permesso l'assunzione di manodopera locale. I salari corrisposti erano, tuttavia, molto bassi e spesso non pagati per problemi burocratici. La situazione si aggravò ed il numero dei morti aumentò vertiginosamente.
Il governo di Londra procedette quindi alla distribuzione gratuita del cibo (Soup Kitchen Act), che fu sospesa all'inizio del 1847 nella speranza di un buon raccolto di patate. A seuito del deteriorarsi della crisi, fu emanata la legge sui poveri (Poor Law), con cui si consentiva alle workhouses [1] di dare aiuto anche ai non residenti. Gli ospizi governativi non erano tuttavia in grado di accogliere tutti i bisognosi e il 1848 e il 1849 furono ancora più tragici. I raccolti di patate erano completamente inutilizzabili ed il governo britannico non intervenne [2].
Non avremo alcuna
Home Rule!
Il Duca di Abercon
Il ricordo dell'indifferenza dimostrata dal governo di Londra durante la carestia consolidò i movimenti nazionalisti irlandesi, più che mai determinati ad ottenere l'indipendenza dalla Gran Bretagna. I membri della Young Ireland (associazione nata sotto l'egida di O'Connell, poi allontanatasi dal leader politico cattolico in quanto disposta a ricorrere alla violenza) fondarono l'Irish Republican Brotherhood, che presto si alleò con un'organizzazione statunitense, la Fenian Brotherhood, che riuniva molti irlandesi emigrati negli Stati Uniti.
Il timore di una nuova carestia in Irlanda, causata dalla riduzione del prezzo del grano importato dalla Gran Bretagna e proveniente da oltreoceano, riaccese le speranze nazionaliste, affievolitesi dopo il misero fallimento della rivolta organizzata dai Feniani nel 1867.
Fu un protestante nazionalista, Charles S. Parnell, deputato irlandese a Westminister, a portare avanti la battaglia politica. Egli si fece portavoce dei fittavoli irlandesi, riuniti nella Land League, ed ottenne dal Primo Ministro Glandstone un progetto di riforma agraria. Dopo aver riportato l'ordine in Irlanda attraverso la sospensione di alcune libertà civili ed il conferimento di poteri speciali alle forze di sicurezza (Coercion Bill), il governo britannico approvò il Land Act che prevedeva misure vantaggiose per i fittavoli, pur non riconoscendo loro il trasferimento della proprietà.
Nelle successive elezioni l'Irish Parliamentary Party divenne, grazie ai parziali successi di Parnell, l'ago della bilancia per la formazione del nuovo governo. Glandstone, riconfermato Primo Ministro, propose di applicare l'Home Rule all'Irlanda. In base al progetto elaborato, si sarebbe creato un Parlamento irlandese avente il diritto di legiferare sulle questioni irlandesi, comunque sottoposto al controllo di Westminister. La proposta suscitò l'ostilità di alcuni membri del Partito Laburista inglese e, soprattutto, della maggioranza dei protestanti che vivevano in Ulster.
Il timore della perdita dei privilegi di cui avevano sino ad allora goduto spinse i protestanti ad organizzare una Convention, in cui si dichiararono contrari a qualsiasi tentativo di spezzare il legame con la Gran Bretagna. Era nato il movimento unionista.
Nel 1893 l'Home Rule fu nuovamente proposta dal governo laburista con l'appoggio del partito parlamentare irlandese. Il provvedimento fu approvato dalla Camera dei Comuni, ma respinto da quella dei Lords. Nel contempo era stato varato il Land Purchase Act, in cui si prevedeva che lo Stato avrebbe acquistato le terre dai relativi proprietari e le avrebbe cedute ai fittavoli in cambio di un'ipoteca a lungo termine.
L'idea della possibile concessione dell'autogoverno favorì la nascita di organizzazioni culturali che si rifacevano all'antica tradizione gaelica ed all'idea di un'Irlanda indipendente. Fu creata le "Gaelic League" che si proponeva lo scopo di promuovere la lingua irlandese; James Connolly organizzò l'Irish Republican Socialist Party ed Arthur Griffith fondò il giornale United Irishman, che sosteneva la teoria del cosiddetto "Sinn Féin" (Solo Noi). Secondo Griffith, i deputati irlandesi avrebbero dovuto disertare Westminister e riunirsi, invece, a Dublino.
Nel 1913 la Camera dei Comuni approvò nuovamente l'Home Rule Bill. Questo terzo progetto di legge prevedeva la creazione di un Parlamento irlandese e di un esecutivo competente per gli affari interni. Erano invece attribuite alle istituzione britanniche le materie inerenti gli esteri, l'esercito, la marina e le questioni fiscali. Come era già accaduto in precedenza, gli unionisti si opposero a qualsiasi forma di autogoverno, paventando, attraverso la creazione dell'Ulster Volunteer Force (braccio paramilitare dell'Orange Order), anche il ricorso alla forza armata.
Le pressanti minacce degli unionisti innervosirono il governo di Londra, che accettò, con il supporto del partito conservatore, di escludere dall'applicazione dell'Home Rule le sei Contee dell'Ulster, in cui la popolazione protestante era più numerosa. I rappresentanti del partito irlandese si dissero contrari a questa eventualità, tuttavia l'accordo tra i conservatori ed i laburisti li escludeva dal gioco politico. Il primo conflitto mondiale era ormai alle porte e l'Irish Parliamentary Party propose di sospendere per 12 mesi o per tutta la durata della guerra, se più lunga, l'Home Rule Bill. Molti nazionalisti si arruolarono nell'esercito di Sua Maestà, nella speranza che la dimostrata fedeltà alla Corona potesse essere ripagata, al loro ritorno, con l'applicazione dell'autogoverno all'intera isola.
Non tutti i nazionalisti gradirono il compromesso politico proposto dal partito parlamentare irlandese ed un gruppo di dissidenti creò l'Irish Volunteers, meglio conosciuto come Irish Republican Army (I.R.A.).
4. L'INSURREZIONE DI PASQUA E LA GUERRA DI INDIPENDENZA
In nome di Dio e delle
passate generazioni
Dalle quali essa riceve le sue antiche tradizioni nazionali,
l'Irlanda tramite noi
chiama i suoi figli a raccolta sotto la sua bandiera
per lottare in difesa della libertà.
Proclama del 1916
Il 24 aprile 1916 fu una data essenziale per la storia irlandese. Alcuni rivoluzionari, capitanati da James Connolly e dal poeta Padraig Pearse, organizzarono a Dublino una rivolta, passata alla storia come l'Insurrezione di Pasqua (Easter Rising). Gli insorti crearono un governo provvisorio e proclamarono la nascita della Repubblica d'Irlanda. La sommossa fu tuttavia sedata dalle forze di sicurezza, affiancate dai rinforzi giunti da Londra, e quindici leaders rivoltosi furono giustiziati.
Un elemento ricorrente nella storia dell'Irlanda è la passività del popolo irlandese. Come già accaduto in passato e come si sarebbe poi verificato - sino agli anni '60 - anche in Irlanda del Nord, i movimenti nazionalisti e repubblicani incontravano solo una tiepida simpatia tra la popolazione civile. Le insurrezioni erano organizzate da un ristretto gruppo di militanti e spesso erano accolte con sorpresa, se non indifferenza, dagli irlandesi; ma invariabilmente le notizie della morte di attivisti o, come nel caso della rivoluzione di Pasqua, dei leaders della rivolta segnavano la coscienza del popolo, soprattutto quella dei cattolici, e riaccendevano le speranze indipendentiste, che poi scemavano quando il ricordo delle gesta di coloro che venivano definiti eroi si spegneva.
Così accadde anche nel 1916. Al momento l'insurrezione non ebbe il sostegno del popolo e dei cittadini dublinesi. Ben presto, tuttavia, la gente comune iniziò a considerare gli insorti in modo diverso. Anche se disapprovava la loro azione, non poteva fare a meno di esserne orgogliosa. Molti nazionalisti abbandonarono il sostegno al partito parlamentare ed aderirono alla causa feniana.
Nel 1918 si tennero le elezioni generale e il Sinn Féin, sotto la guida di De Valera, ottenne settantatre seggi contro i ventisei conquistati dagli unionisti.
I deputati del Sinn Féin si rifiutarono di sedere a Westminister, ma decisero di riunirsi a Dublino come Dail Eireann e proclamarono la nascita della Repubblica. Svanita la possibilità che, durante la Conferenza di Pace di Parigi, il Presidente statunitense Wilson sostenesse la causa irlandese, De Valera decise di partire per gli Stati Uniti allo scopo di ottenere un aiuto politico oltreoceano, dove la comunità irlandese era numerosa.
Nel frattempo, Michael Collins aveva riorganizzato gli Irish Volunteers ed aveva predisposto un piano di guerriglia per ottenere, attraverso la forza, il riconoscimento della Repubblica d'Irlanda. Per tutta risposta, la Gran Bretagna arruolò i militari inglesi, passati alla storia con il nome Black and Tans a causa del colore dell'uniforme kaki. Le provocazioni e le azioni di guerriglia dei Volunteers accrebbero il clima di tensione e le notizie della brutale aggressività e dei mezzi violenti utilizzati dai Black and Tans si diffusero anche al di fuori dell'Irlanda.
Anche a seguito delle pressioni esercitate dal partito liberale, nel 1920 il governo emanò il Government Ireland Act con cui si prevedeva la divisione dell'isola in due entità giuridiche separate e l'istituzione di differenti parlamenti ed esecutivi.
Il 6 dicembre 1921 fu firmato il Trattato Anglo-Irlandese, in cui si stabiliva che ventisei delle trentadue Contee avrebbero costituito lo Stato Libero d'Irlanda (Irish Free State)[3] , dotato di uno statuto costituzionale simile a quello del Dominion del Canada, legato alla Corona con un giuramento di fedeltà e membro del Commonwealth britannico. Per quanto riguardava le sei Contee situate nel nord-est dell'isola, la sovranità dell'Irish Free State fu sospesa nell'attesa che la popolazione ivi stanziata, per due terzi protestante, decidesse se aderire al nuovo Stato. La volontà popolare si espresse contro tale eventualità e nel 1925 la Commissione per i Confini confermò la scelta.
L'Irlanda era divisa.
Tutto quello che posso dire
è che noi siamo un parlamento protestante
e questo uno Stato protestante.
La divisione dell'Irlanda causò gravi tumulti e disordini in tutto l'Ulster e la fuga di molti cattolici verso lo Stato Libero, dove infuriava la guerra civile. I protestanti non si sentivano certo rassicurati dalla divisione dell'isola e temevano che le pressioni esercitate da una parte dei nazionalisti delle ventisei Contee, che avevano osteggiato il Trattato, potessero convincere il governo di Londra ad annettere le rimanenti sei Contee nell'Irish Free State.
Nel 1922, allo scopo di riportare l'ordine, fu introdotto il Civil Authority (Special Powers) Act, che fu reiterato diverse volte e rimase in vigore sino al 1974.
In particolare, il Civil Authority (Special Powers) Act consentiva alle forze di sicurezza di:
-	arrestare senza mandato;
-	imprigionare senza accusa o senza un regolare processo e rifiutare il ricorso di fronte all'Habeas Corpus od alla Corte di Giustizia;
-	perquisire le abitazioni senza mandato;
-	dichiarare il coprifuoco e vietare riunioni, cortei e processioni;
-	consentire la fustigazione come punizione;
-	arrestare le persone che si voleva esaminare come testimoni e costringerle a rispondere alle domande poste, pena l'ammenda, anche qualora ciò avrebbe comportato la loro incriminazione;
-	compiere qualsiasi atto, anche qualora esso violava il diritto di proprietà privata;
-	impedire le visite dei legali e dei familiari di una persona in stato di fermo;
-	proibire l'apertura di un'inchiesta in seguito alla morte di un prigioniero;
-	vietare la diffusione di particolari giornali, films o dischi;
-	vietare l'erezione di monumenti o targhe in ricordo;
-	entrare liberamente nei locali di qualsiasi banca per controllare i conti correnti ed, eventualmente, ordinare trasferimenti di fondi, titoli o documenti alla Civil Authority;
-	arrestare chiunque compiva qualsiasi atto, anche non previsto a livello legislativo, mirante a danneggiare il mantenimento della pace e del buon ordine in Irlanda del Nord.
Nel 1932 fu inaugurato il Parlamento di Stormont, che iniziò una costante politica discriminatoria nei confronti dei cattolici, mirante a salvaguardare tutte le prerogative ed i privilegi della classe dirigente protestante, privilegi che sarebbero venuti meno qualora le sei Contee fossero entrate a far parte dell'Irish Free State. La classe operaia protestante godeva di ben pochi vantaggi rispetto ai cattolici, ma la politica settaria di Stormont acuì le divisioni tra le due comunità, attraverso un particolare sistema elettorale (il cosiddetto Gerrymandering che fu applicato sino alla fine degli anni '60) ed un particolare metodo nell'assegnazione degli alloggi.
Il Gerrymandering prevedeva la divisione della popolazione in collegi elettorali non individuati su base proporzionale. La popolazione cattolica era concentrata in pochi collegi di grandi dimensioni, mentre i protestanti erano suddivisi in collegi più piccoli. Ne derivava, quindi, che nelle elezioni municipali il numero dei rappresentanti protestanti eletti era maggiore rispetto a quello cattolico. Il diritto di voto era limitato ai soli residenti proprietari o agli inquilini che pagavano un canone di locazione o versavano imposte immobiliari. Era anche previsto il voto plurimo ai cittadini che godevano di oltre 10 sterline di rendita annua ed alle società commerciali. Per queste ultime il numero di voti era determinato in base all'importanza economica ed al giro d'affari.
Molti cittadini, soprattutto coloro che avevano più di 21 anni e che vivevano con le loro famiglie, in stanze ammobiliate o in pensioni familiari, erano esclusi dal diritto di voto. Si trattava in gran parte di cattolici, fortemente discriminati anche nell'assegnazione delle abitazioni. Ogni anno i consigli comunali attribuivano ai sindaci, in gran parte protestanti, i poteri in materia abitativa ed ovviamente le assegnazione erano compiute a favore dei protestanti, poiché la concessione di un alloggio significava anche concessione del diritto di voto. La situazione non era certo migliore negli uffici pubblici, dove la maggioranza dei lavoratori era di religione protestante.
Le gravi limitazioni delle libertà fondamentali subite da una parte della popolazione violavano quanto disposto dal Government Ireland Act (1920), in cui si stabiliva che nessuna discriminazione, specialmente su base religiosa, dovesse essere operata tra i cittadini nord-irlandesi. Tale articolo fu poi abrogato dal Parlamento di Stormont per quel che concerneva le elezioni locali. Vale la pena sottolineare che la Gran Bretagna sarebbe potuta ugualmente intervenire per porre fine alla politica settaria delle istituzioni protestanti. In base all'art. 75 del Government Ireland Act, Westminister aveva infatti la piena sovranità sulle questioni prettamente nord-irlandesi, anche qualora esse fossero già state oggetto di una decisione presa dal parlamento di Stormont.
In verità la Gran Bretagna non era molto interessata a quanto accadeva in Irlanda e tale indifferenza consolidava la politica dalla classe dirigente protestante[4].
Nel 1963 divenne Primo Ministro dell'esecutivo nord-irlandese Terence O'Neill, che si rese ben presto conto che l'Irlanda del Nord necessitava di riforme radicali per potersi adeguare allo sviluppo economico europeo. Ciò significava, ovviamente, un miglioramento delle condizioni di vita della minoranza cattolica. In realtà il programma di O'Neill non comportò alcun cambiamento radicale, ma le sue aperture risvegliarono gli antichi timori dei protestanti, che considerarono una minaccia al loro establishement l'incontro avvenuto tra lo stesso O'Neill e il Primo Ministro dell'EIRE Lemass.
6. I MOVIMENTI PER I DIRITTI CIVILI ED I "TRUBLES"
Infelice! Infelice terra!
Cumulo di sabbia smossa!
Sbriciolata da un peso straniero:
e, ancora peggio, dall'odio fraterno.
W. Drennan
L'ondata di rinnovamento sociale e culturale che si diffuse in tutti gli Stati occidentali alla fine degli anni '60 investì anche i giovani nord-irlandesi. Furono fondati diversi movimenti per i diritti civili, tra cui la Northern Ireland Civil Rights Association (NICRA), People's Democracy e l'Housing Action Committee. Tali movimenti, che si richiamavano a quello creato negli Stati Uniti da Martin Luter King, non avevano alcuna connotazione politica: essi si limitavano a denunciare le ingiustizie e le discriminazioni subite dai cittadini e chiedevano una modificazione della politica in materia di assegnazione degli alloggi, l'attribuzione del diritto di voto a tutti gli adulti maggiorenni e l'abolizione del Gerrymandering. Si battevano, inoltre, per l'abrogazione dello Special Power Act e lo scioglimento delle B-Specials, una sorta di polizia part-time.
I movimenti per i diritti umani organizzarono numerose manifestazioni e marce pacifiche in tutte le sei Contee ed in molte occasioni i partecipanti furono violentemente attaccati da gruppi di lealisti protestanti, nell'indifferenza o con la complicità della Royal Ulster Constabulary (RUC)[5].
Un clima di tensione si diffuse in tutto l'Ulster. I cattolici erano le principali vittime delle violenze della RUC e degli unionisti più estremisti, mentre i gruppi paramilitari protestanti scatenarono una campagna di attentati allo scopo di intimidire gli attivisti dei movimenti per i diritti civili. In questa situazione di completa incertezza, la comunità cattolica iniziò a chiedere sempre più insistentemente l'aiuto dell'I.R.A.[6] , che in quelle circostanze sembrava essere la sola forza in grado di proteggere i cittadini cattolici dalle violenze della polizia. Il Primo Ministro britannico, infatti, non pareva essere al momento molto interessato a quanto accadeva in Irlanda, mentre l'esecutivo nord-irlandese si mostrava ostile alle richieste dei movimenti civili ed nessun provvedimento fu preso in relazione ai comportamenti delle forze di sicurezza.
Questa situazione avvantaggiò l'I.R.A., dato che la maggior parte dei cattolici si convinse che l'unico mezzo per porre fine alla discriminazione fosse il repubblicanesimo e, soprattutto, che il ricorso alla violenza era pienamente giustificato.
Nei successivi venti anni, i disordini (i cosiddetti "troubles") infiammarono le strade delle sei Contee, contrapponendo, da una parte, l'I.R.A. e, dall'altra, l'U.V.F. (Ulster Voluteers Force) e la RUC. All'inizio degli anni '70 il governo di Londra decise l'invio dei militari inglesi con l'apparente compito di riportare l'ordine ed il controllo. Le B-Specials furono smantellate e sostituite dall'Ulster Defence Regiment, un gruppo di riservisti part-time sotto il diretto controllo britannico.
Nel 1970 l'esecutivo nord-irlandese introdusse l'internamento: chiunque era sospettato di far parte di un gruppo paramilitare era incarcerato senza processo. La sospensione delle libertà fondamentali suscitò notevoli perplessità, non soltanto tra i repubblicani, ed accrebbe il sostegno dei cattolici all'I.R.A. [7] .
Il culmine degli scontri fu raggiunto il 30 gennaio 1972 quando, a Derry, 13 civili disarmati furono uccisi dai soldati inglesi nel corso di una manifestazione pacifica (l'evento è passato alla storia come Bloody Sunday).
Due mesi dopo il parlamento di Stormont fu soppresso ed il governo di Londra si assunse la responsabilità dell'ordine in Irlanda del Nord. La fine di Stormont fu accolta favorevolmente dalla minoranza cattolica che, pensando che in tal modo potesse essere ripristinata la pace. Dopo un iniziale sostegno incondizionato all'I.R.A., infatti, molti cattolici iniziarono a sentirsi a disagio per il continuo ricorso alla forza che causava un elevato numero di vittime, civili compresi. Fu proprio a seguito di questo disagio che si creò il Partito Socialdemocratico e Laburista, movimento di ispirazione cattolica che rifiutava l'uso delle armi.
Le istituzioni britanniche sembravano disposte a giungere ad una soluzione politica della grave crisi. Un primo segnale positivo giunse con il riconoscimento dello status di prigionieri politici per coloro che erano detenuti per ragioni inerenti i troubles.
Un altro segnale provenne da un progetto di legge presentato dal governo di Londra in cui, oltre a ribadire che non sarebbe intervenuto alcun cambiamento nello status costituzionale dell'Ulster senza il consenso della maggioranza dei suoi abitanti, si auspicava che il nuovo assetto istituzionale dell'Irlanda del Nord tenesse conto, per quanto possibile, del punto di vista dell'EIRE. Si sottolineava, inoltre, la necessità che i rappresentanti della minoranza cattolica partecipassero al potere esecutivo ed, infine, si proponeva la creazione di un'Assemblea elettiva per l'Irlanda del Nord (Northern Ireland Constitution Act, 1973).
Le elezioni che si svolsero furono caratterizzate da un alto tasso di astensionismo. Si procedette quindi alla creazione di un esecutivo formato da sei membri degli Unionisti Ufficiali e cinque membri del Partito Socialdemocratico e Laburista, furono stabiliti i contatti con il governo dell'EIRE e fu convocata una conferenza a Sunningdale, che si concluse con un accordo in cui si prevedeva l'istituzione di un Consiglio d'Irlanda (Sunningdale Agreement, 9 dicembre 1973). Il Consiglio era strutturato come un organismo consultivo per l'intera Irlanda, essendo formato da trenta membri della nuova Assemblea nord-irlandese e da trenta membri del Dail di Dublino. Nelle speranze dei socialdemocratici irlandesi, questo era il primo passo verso l'unità dell'isola [8].
Per quanto l'Accordo di Sunningdale di fatto non comportava alcuna modificazione dello status dell'Irlanda del Nord e non comprometteva gli interessi della classe dirigente protestante, esso non ottenne il benestare degli unionisti, timorosi delle potenziali conseguenze che si sarebbero potute realizzare nel lungo termine. Fu indetto l'Ulster Unionist Council ed i rappresentanti unionisti all'Assemblea dell'Irlanda del Nord proposero una mozione di sfiducia nei confronti dell'esecutivo, presieduto dall'unionista Faulkner, che aveva partecipato alla conferenza di Sunningdale. La mozione fu respinta e l'Ulster Workers Council indisse uno sciopero generale, cui aderì anche l'Ulster Defence Association.
I risultati delle elezioni generali tenutesi tre mesi prima non erano certo confortanti e la situazione si aggravò nuovamente. I partiti estremisti unionisti che si erano opposti all'accordo avevano ottenuto una maggioranza schiacciante, segno che la comunità protestante non appoggiava Sunningdale. I gruppi paramilitari protestanti intrapresero una campagna di attentati nei confronti dei cattolici e l'I.R.A. rispose alle violenze con la violenza.
Nel novembre del 1974 una bomba dell'I.R.A. esplose in un pub di Birmingham, uccidendo 21 persone. Sei irlandesi furono arrestati per l'attentato e scarcerati solo nel 1991, in quanto riconosciuti innocenti.
L'Assemblea dell'Irlanda del Nord fu abrogata definitivamente nel 1975.
Bobby Sands era un criminale.
Ha scelto di togliersi la vita.
Una scelta cui l'organizzazione a cui appartiene
non ha concesso a molte delle sue vittime.
Non mi stroncheranno perché
E la libertà del popolo irlandese sono nel mio cuore.
Nel pieno delle violenze il governo inglese emanò l'Emergency Provision Act (EPA,1973), che sostituì il Civil Authority (Special Powers) Act del 1922. L'EPA fu abrogato nel 1976, re-introdotto dal 1978 sino al 1987 e nuovamente in vigore dal 1991. Nel 1974 fu invece introdotto il Prevention of Terrorism Act (PTA), abrogato nel 1976 e reintrodotto nel 1989.
Tra le disposizioni contenute nell'Emergency Provision Act, la più importante riguardava l'istituzione di tribunali speciali, le cosiddette Diplock Courts, prive di giuria e costituite da un unico giudice competente per i reati di terrorismo. L'EPA prevedeva, inoltre, l'ampliamento dei poteri di arresto e di perquisizione attribuiti alla polizia ed ai militari; il prolungamento del fermo di polizia sino a 72 ore senza l'obbligo di fornire alcuna giustificazione da parte dell'autorità giudiziaria; la presunzione di colpevolezza nel caso di possesso illegale di armi e l'accettazione di testimonianze senza possibilità di interrogatori o confronti.
Il Prevention of Terrorism Act fu applicato, invece, all'intero Regno Unito. In esso era prevista la messa al bando di alcuni gruppi paramilitari; la possibilità di limitare, con provvedimento del Ministro degli Interni inglese o del Segretario di Stato per il Nord Irlanda, la libertà di spostamento nel territorio del Regno Unito (cosiddetto "esilio interno"); la possibilità di prolungare il fermo di polizia oltre quarantotto ore e, con il consenso del Ministro degli Interni, sino a sette giorni senza la formulazione di alcuna precisa accusa ed, infine, l'abolizione dei diritti dell'Habeas Corpus. Il PTA negava inoltre la possibilità, entro le quarantotto ore, di avvalersi di un avvocato e di esercitare il diritto di non rispondere.
L'introduzione della legislazione di emergenza produsse dei gravi effetti sulla già critica situazione dell'Ulster. Il moltiplicarsi degli attentati dei gruppi paramilitari e l'incremento delle vittime civili indussero il governo di Londra a revocare lo status di prigioniero politico ai detenuti per reati di terrorismo. Il provvedimento colpiva in gran parte i detenuti repubblicani, che proclamarono una blanket protest ed una no-wash protest. I prigionieri si rifiutarono di indossare la divisa carceraria, come i condannati per reati comuni, di lavarsi e di pulire le celle.
Nel frattempo Amnesty International aveva denunciato in un proprio rapporto i continui maltrattamenti subiti dai detenuti e da coloro che erano fermati dalle forze di sicurezza, perché sospettati di appartenere all'I.R.A.
Fu dunque istituita una commissione d'inchiesta per stabilire quali fossero i mezzi usati dalla polizia durante gli interrogatori. I risultati di tale inchiesta confermarono quanto denunciato da Amnesty International ed il governo inglese si vide costretto ad abrogare l'internamento senza processo.
Nelle carceri nord-irlandesi, intanto, le blacket e no-wash protest proseguivano ed alcuni repubblicani, detenuti negli H-Block della prigione di Long Kesh, iniziarono uno sciopero della fame per ottenere il riconoscimento dello status di prigioniero politico (H-block hunger strike). Lo sciopero fu dapprima sospeso, dato che il governo inglese sembrava disposto ad accettare le richieste dei carcerati, e successivamente ripreso a causa dell'ambiguo comportamento delle autorità di Londra. Dieci scioperanti repubblicani, tra cui Bobby Sands eletto al parlamento di Westminister, si lasciarono morire di fame e la comunità cattolica considerò tale gesto come un estremo sacrificio per la causa irlandese. Più di 100.000 persone parteciparono ai funerali di Sands e manifestazioni di solidarietà ai prigionieri repubblicani provennero da molti Stati europei. Anche nella Repubblica d'Irlanda vi furono diverse dimostrazioni, tra cui un corteo di protesta che si concluse davanti all'Ambasciata inglese.
Le violenze e gli assassini dei gruppi paramilitari erano aumentati durante lo sciopero della fame. L'I.R.A. colpiva prevalentemente le guardie carcerarie colpevoli di maltrattamenti sui detenuti, mentre i lealisti proseguivano la loro campagna nei confronti dei cattolici. In questo clima di tensione, il Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord propose un progetto di legge per la creazione di un'Assemblea elettiva a cui delegare gli affari interni dell'Ulster, sulla base di una devoluzione progressiva.
L'invasione delle Faulkland distolse gran parte dell'attenzione del governo e del Primo Ministro Thatcher sulla questione irlandese. Il progetto fu comunque approvato e l'Assemblea creata. Cinque dei 78 seggi furono conquistati dallo Sinn Féin che, nelle successive elezioni generali, conquistò nuovi voti mentre il Partito Socialdemocratico e Laburista retrocedette.
L'Assemblea ebbe vita breve. Essa fu formalmente sciolta nel 1986, ma non esercitò mai alcun peso sulla politica nordirlandese: la maggioranza degli unionisti non aveva infatti nessuna intenzione di condividere il potere con i cattolici.
Allarmato dall'avanzamento del movimento repubblicano, John Hume, leader del partito cattolico moderato, stabilì dei contatti con il Primo Ministro dell'EIRE Gerry Fitzgerald. I due politici si accordarono per incontrarsi allo scopo di trovare una soluzione alla questione irlandese. Gli incontri (New Ireland Forum) si tennero a Dublino e si conclusero con la formulazione di tre opzioni da proporre al governo inglese: un'Irlanda unita, con il consenso dei cittadini delle trentadue Contee, la creazione di uno Stato federale oppure la creazione di un'autorità congiunta. Margaret Thatcher escluse risolutamente le tre opzioni, ma i contatti continuarono.
Il 15 novembre 1985 i rappresentanti del Regno Unito e della Repubblica d'Irlanda stipularono il Trattato di Hillsborough (Accordo anglo-irlandese).
Nel testo del documento si ribadiva che l'Irlanda del Nord non avrebbe subito alcuna modificazione del proprio status costituzionale, sino ad una differente espressione della volontà della maggioranza della popolazione. L'accordo prevedeva, inoltre, la creazione di una Conferenza intergovernativa, presieduta dal Ministro degli Esteri irlandese e dal Segretario di Stato dell'Irlanda del Nord. La Conferenza avrebbe affrontato i problemi giuridici, politici e di sicurezza comuni alle due entità irlandesi. Nel documento si auspicava, infine, la creazione di un governo nord-irlandese che fosse compatibile con gli interessi della minoranza cattolica.
Come prevedibile l'accordo riaccese gli antichi timori della comunità protestante, che si sentì tradita dal governo inglese. La violenza riesplose nelle strade delle sei Contee. Gli unionisti organizzarono manifestazioni e scioperi per esprimere il loro profondo disappunto all'accordo. Vi furono scontri tra i manifestanti e la RUC, diverse abitazioni di agenti di polizia furono incendiate.
Nel 1988 il governo inglese emanò il Broadcasting Ban, in base al quale si vietava la trasmissione via radio e televisione di dichiarazioni rilasciate da esponenti di otto organizzazioni politiche nord-irlandesi (tra cui il Sinn Féin e l'Ulster Defence Association). Il Ministro degli Interni britannico motivò il provvedimento affermando che solo in tal modo era possibile impedire il diffondersi del terrorismo. Il Broadcasting Ban è stato revocato solo nel 1994.
Nel 1989 si ebbe un'inattesa apertura verso il movimento repubblicano. Il Segretario per l'Irlanda del Nord Peter Brooke, infatti, rilasciò alcune dichiarazioni in cui sosteneva che l'esercito inglese non era in grado di eliminare l'I.R.A. Dato tale presupposto, era dunque indispensabile che nuove forze politiche fossero ammesse alle trattative per giungere ad una soluzione della questione irlandese. Egli sostenne, inoltre, che era necessario eliminare qualsiasi forma di discriminazione sul lavoro (causa prima dell'alto tasso di disoccupazione tra i cattolici), perché in tal modo si sarebbe potuto agevolare la creazione di condizioni di dialogo con il movimento repubblicano.
Brooke pose, tuttavia, un limite imprescindibile: l'I.R.A. avrebbe dovuto rinunciare all'uso delle armi. Solo nel 1994, dopo la proclamazione unilaterale del cessate il fuoco da parte dell'Irish Republican Army, il Sinn Féin è stato ammesso alle trattative.
Riteniamo che la Dichiarazione di Downing Street
Non sia una soluzione,
né sia stata presentata tale dai suoi autori
Una soluzione potrà essere trovata soltanto
Attraverso negoziati con la partecipazione
Comunicato I.R.A., 31 agosto 1994
Nell'ultimo decennio, l'Irlanda sembra finalmente essersi avviata verso un processo di pacificazione.
Un primo passo in questa direzione è stato compiuto nella primavera del 1993 da Gerry Adams e John Hume, leaders rispettivamente del Sinn Féin e del Partito Socialdemocratico e Laburista. I due esponenti politici hanno sottoscritto, dopo numerosi colloqui, un documento contenente alcune proposte per risolvere definitivamente la questione irlandese. In tale atto si ribadisce il diritto di autodeterminazione di tutto il popolo irlandese e la necessità di giungere ad una riconciliazione nazionale, attraverso il superamento delle differenze che separano i diversi settori della popolazione d'Irlanda. Tale progetto, pur non avendo incontrato ufficialmente il favore del governo britannico ed irlandese, ha gettato le basi per una reale trattativa politica che ha coinvolto anche il Sinn Féin.
Alla fine del mese di ottobre del 1993, infatti, il Primo Ministro dell'EIRE e il suo relativo britannico hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui si sono mostrati disponibili a trattare con il movimento repubblicano, purché l'I.R.A. fosse disposta a sospendere le operazione armate.
Nell'immediatezza dei fatti il rifiuto del piano Adams-Hume ha, come prevedibile, causato un'escalation della violenza. Il 23 ottobre una bomba dell'I.R.A. a Shankill Road (Belfast) ha ucciso 10 persone, suscitando l'indignazione dell'opinione pubblica, ed, in risposta a quell'azione, un'altra bomba protestante a Greysteel (co. Derry) ha provocato 7 morti.
Un passo ulteriore verso la pacificazione è stato compiuto il 15 dicembre 1993 quando il Primo Ministro britannico John Major ed il Taoiseach Albert Reynolds hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta (Downing Street Declaration), in cui hanno espresso la volontà collaborare allo scopo arrivare ad una rimozione delle cause del conflitto in Irlanda del Nord.
Nel documento si sottolinea la necessità della cooperazione tra il popolo delle ventisei Contee e quello dell'Ulster, poiché entrambi rappresentano le due tradizioni presenti in Irlanda.
Nel testo della dichiarazione, il governo inglese ribadisce di voler rispettare la volontà della maggioranza dei cittadini nord-irlandesi e si mostra favorevole alla creazione di strutture comuni per tutta l'Irlanda, inclusa la possibilità di giungere pacificamente all'unità del Paese. Il governo inglese, inoltre, riconosce il diritto all'autodeterminazione del popolo irlandese, diritto da esercitarsi mediante accordo tra le due parti sia nel Nord che nel Sud [9] .
Da parte sua, il Taoiseach sottolinea la necessità di rispettare la volontà della maggioranza della popolazione dell'Irlanda del Nord e chiede ad essa di considerare la popolazione della Repubblica come gente amica, che condivide le sofferenze dell'ultimo quarto di secolo.
Egli si dice disposto, a nome del governo dell'EIRE, a proporre una modificazione della Costituzione della Repubblica d'Irlanda [10] , nelle parti che sollevano i timori degli Unionisti del Nord [11] .
I due governi, infine, ribadiscono che il raggiungimento della pace deve comportare la completa rinuncia alla violenza ed al sostegno dei gruppi paramilitari. In tali circostanze tutti i partiti democraticamente eletti potranno partecipare all'attività politica e democratica relativa al futuro dell'Irlanda [12] .
All'atto della sottoscrizione, la dichiarazione di Downing Street ha incontrato l'opposizione degli estremisti unionisti e del Sinn Féin, i primi intimoriti dal fatto che per la prima volta il governo inglese ha ufficialmente riconosciuto il diritto all'autodeterminazione del popolo irlandese ed un'eventuale unione dell'Irlanda; i secondi polemici per quel che concerne le modalità di esercizio del diritto di autodeterminazione. Da un'attenta lettura del documento, infatti, si desume che tale diritto deve essere esercitato separatamente, e dunque in due momenti diversi, dai cittadini del Nord e del Sud. Ciò implica, chiaramente, che, essendo i protestanti in maggioranza nell'Irlanda del Nord, il risultato del referendum ivi tenuto è scontato.
Qualora il diritto di autodeterminazione fosse esercitato da tutto il popolo irlandese, in un unico referendum, vi sarebbero maggiori possibilità di un risultato a favore dell'Irlanda unita, poiché la comunità cattolica sarebbe numericamente maggiore. Non si deve comunque dimenticare che fra qualche decennio i cattolici costituiranno la maggioranza anche nelle sei Contee ed a quel punto l'unificazione dell'isola non sarà più un'ipotesi remota.
Ci troviamo alle
soglie di un nuovo millennio,
come pure di un nuovo secolo.
Questo ci obbliga a trovare un modo nuovo di fare politica,
nuovi metodi per affrontare vecchi problemi,
nuovi modi per comprenderci l'un l'altro.
Gerry Adams, 8 maggio 1999
Il dialogo politico è proseguito e nel 1994, dopo la proclamazione da parte dell'I.R.A. del cessate il fuoco, seguito dopo qualche mese da quello dei lealisti, alcuni membri del Sinn Féin hanno incontrato il Primo Ministro irlandese Reynolds e sono stati ammessi ai colloqui con i rappresentanti del governo inglese.
Bisogna sottolineare che negli ultimi sei anni il Sinn Féin e i partiti unionisti estremisti sono stati più volte esclusi e poi riammessi alle trattative, in coincidenza con le revoche ed i successivi ripristini del cessate il fuoco da parte dei gruppi paramilitari.
Nel settembre del 1997, il movimento repubblicano ha sottoscritto i "Mitchell Principles", sei principi di democrazia e non violenza elaborati dall'International Body on Decommissioning (presieduto dal Senatore statunitense Mitchell), ribadendo in tal modo la volontà di continuare il dialogo politico e la rinuncia al ricorso alla violenza. Al contrario, l'I.R.A. ha espresso dubbi su alcuni punti dei Mitchell Principles, rivelandosi più intransigente rispetto al Sinn Féin.
Nel dicembre del 1997, alla vigilia della visita di Bill Clinton in Irlanda del Nord, Gerry Adams ha incontrato il Primo Ministro Blair. Era dal 1921 che un rappresentante del movimento repubblicano non incontrava un
membro del governo britannico
L'evento più importante dell'ultimo decennio è tuttavia rappresentato dalla stipulazione dell'Accordo del Venerdì Santo (Good Friday Agreement, 10 aprile 1998).
In base a tale accordo il governo irlandese si è assunto formalmente l'impegno di emendare la Costituzione della Repubblica d'Irlanda, in modo che non siano più inserite rivendicazioni territoriali sull'Irlanda del Nord ed ha solennemente riconosciuto che le Sei Contee sono legittimamente parte del Regno Unito, escludendo dunque qualsiasi pretesa territoriale in Ulster. Da parte sua, il governo britannico, invece, si è impegnato ad emanare la legislazione necessaria per creare un'Irlanda unita, qualora ciò sia espressione della maggioranza dell'Irlanda del Nord.
L'accordo prevede la formazione di un'Assemblea rappresentativa, eletta su base proporzionale e dotata di un potere legislativo ed esecutivo, che deve agire con il sostegno ed allo scopo di tutelare gli interessi di tutte le comunità. Si costituisce, inoltre, un'autorità esecutiva, formata da Ministri competenti per materie delegate dal potere centrale.
Al fine di meglio garantire la cooperazione tra l'EIRE ed il Regno Unito, l'Accordo del Venerdì Santo prevede la creazione di alcuni organi, tra cui il Consiglio Ministeriale Nord/Sud, il Consiglio britannico-irlandese (BIC), comprendente le amministrazioni decentrate dell'Irlanda del Nord, della Scozia, del Galles e delle Isole della Manica e dell'Isola di Man, ed, infine, la Conferenza Intergovernativa britannico-irlandese (BIIGC).
Il documento contiene alcune previsioni relative alla tutela dei diritti umani. Più in particolare si auspica l'entrata in vigore, nella legislazione dell'Irlanda del Nord, della Convenzione Europea sui Diritti Umani e la creazione di una Commissione indipendente sui diritti umani, dotata di poteri più ampi rispetto a quelli attribuiti alla già esistente Commissione consultiva Permanente sui Diritti Umani. Previa consultazione elettorale, si propone inoltre l'istituzione di una Commissione per l'Uguaglianza.
Un ulteriore punto focale dell'accordo riguarda la costituzione di un'altra commissione indipendente, cui sarà attribuito il compito di emettere raccomandazioni per le future disposizioni di polizia nell'Irlanda del Nord. Il governo britannico ha acconsentito a riesaminare l'intero sistema penale in Ulster.
Infine, entrambi i governi si sono impegnati a creare dei meccanismi che prevedano il rilascio dei detenuti per reati politici, non legati a gruppi paramilitari ancora attivi, mentre tutte le parti sottoscriventi lavoreranno al fine di permettere, nel giro di due anni, il completo disarmo delle organizzazioni paramilitari.
A conferma della volontà di coinvolgere il popolo irlandese nella scelta del futuro assetto istituzionale delle Sei Contee, l'Accordo del Venerdì Santo è stato approvato mediante un referendum popolare in Ulster (71% dei voti favorevoli) e nella Repubblica d'Irlanda (95% dei voti favorevoli).
I gruppi paramilitari hanno accolto la stipulazione dell'Accordo con sospetto, soprattutto per quel che concerne il disarmo. Questa situazione di incertezza e di ostilità ha generato un nuovo ricorso alla violenza, culminata nell'esplosione di una bomba dell'I.R.A. ad Omagh, che ha causato 29 morti ed oltre 200 feriti. A seguito della condanna del Sinn Féin e della gravità della tragedia provocata, l'I.R.A. si è mostrata disponibile a collaborare, pur ribadendo che l'unificazione dell'Irlanda resta l'obiettivo perseguito.
Nell'estate del 1999 il processo di pace ha subito un nuovo arresto. I partiti unionisti non hanno, infatti, proceduto alla nomina dei Ministri loro assegnati, sostenendo la difficoltà della realizzazione dei principi contenuti in un accordo sottoscritto poco tempo prima [13] . E' bene rilevare che, al di là degli sforzi compiuti a livello politico, nella vita quotidiana dei cittadini delle Sei Contee le intimidazioni e le violenze erano all'ordine del giorno, pur assumendo diverse forme, quali le uccisioni di informatori dei gruppi paramilitari, i furti e gli attacchi alle abitazioni cattoliche. In tal modo i gruppi lealisti hanno tentato di escludere il Sinn Féin dall'esecutivo, impedendo all'I.R.A. di deporre le armi [14] .
La situazione si è sbloccata solo grazie all'intermediazione del Senatore Mitchell. Nel novembre del 1999 il partito moderato unionista ha formalmente riconosciuto la legittimità del perseguimento, attraverso mezzi pacifici, dell'unità d'Irlanda da parte dei nazionalisti, ribadendo l'impegno a formare l'esecutivo.
Da parte sua, il Sinn Féin ha invece riconosciuto l'importanza, per il processo di pace, di considerare la violenza un elemento del passato, accettando il disarmo come una parte essenziale dell'Accordo e dichiarando la propria opposizione all'uso della forza.
Il 29 novembre l'esecutivo è stato finalmente nominato e nel mese successivo l'Accordo Anglo-Irlandese è entrato in vigore, emendando gli articoli 2 e 3 della Costituzione irlandese.
Il processo di disarmo è proseguito per tutto il 2000, per quanto in diverse occasioni, l'Assemblea e l'Esecutivo nord-irlandesi siano stati sospesi nell'attesa di dichiarazioni di collaborazione da parte dei gruppi paramilitari.
I problemi da affrontare sono ancora numerosi e delicati. Nel gennaio del 2001 si è registrato un nuovo arresto delle trattative, a causa della mancanza di un accordo sulla riforma della polizia (fortemente osteggiata dagli unionisti e considerata insoddisfacente dai nazionalisti), del rifiuto da parte del governo britannico di diminuire ulteriormente la presenza dell'esercito nelle Sei Contee e per le resistenze dell'I.R.A. a fare nuove concessioni sul disarmo.
E' certo, comunque, che il processo di pace avviato negli ultimi dieci anni ha delle basi solide, poiché tutte le forze politiche hanno compreso la necessità di scendere a reciproci compromessi al fine di evitare di ripiombare in quel clima di violenza e di tensione che ha caratterizzato sin dalla nascita l'Irlanda del Nord.
[1] Le workhouses erano degli ospizi governativi nei quali i poveri dovevano prestare la propria attività lavorativa in cambio del mantenimento.
[2] Così si pronunciò Charles Trevelyan, funzionario inglese che si occupava del coordinamento delle misure di soccorso in Irlanda e Ministro del Tesoro,:"E' mia opinione che si sia fatto anche troppo per questa gente. In seguito ai provvedimenti del governo britannico, la situazioni è peggiorata anziché migliorare. E' ora di vedere cosa può fare l'iniziativa privata". La citazione è riportata da KEE, Storia dell'Irlanda.
[3] L'Irish Free State divenne EIRE, Stato indipendente e non legato in alcun modo alla Gran Bretagna nel 1937, quando fu varata la Costituzione.
[4] Alcuni provvedimenti emanati dalle istituzioni britanniche consolidarono la politica settorista- nord-irlandese. Ne fu un esempio il "Flags and Emblems Act" (1954), che impediva l'esposizione di bandiere che non fossero l'Union Jack. In tal modo si rafforzava, nella coscienza della comunità protestante, l'imprescindibilità del vincolo tra Irlanda del Nord e Gran Bretagna.
[5] Uno degli eventi simbolo dei troubles fu la cosiddetta "battaglia di Bogside", che si verificò con l'attac co, da parte della RUC, del quartiere cattolico di Derry (Bogside), ma la popolazione reagì e, dopo due giorni di assedio, riuscì a respingere la polizia.
[6] A quell'epoca l'I.R.A. era disorganizzata e non in grado di difendere i cattolici, tanto che sui muri di Belfast comparvero diverse scritte " IRA: I Run Away". Nel 1969 numerosi giovani chiesero di entrare a far parte dell'organizzazione militare e, in breve tempo, essa fu riorganizzata. L'I.R.A. si divise poi in Officials (di ispirazione marxista rinunciò al ricorso alla violenza) e Provisionals (anche conosciuta come 'Oglaigh na h Eireann' o 'Real I.R.A.' proseguì le azioni armate).
[7] Nell'arco di sei mesi 2357 persone furono incarcerate senza alcuna accusa, né processo. La gran parte fu successivamente scarcerata in quanto riconosciuta estranea alle attività dell'I.R.A.
[8] Le diverse aspirazioni del governo dell'EIRE e del Primo Ministro nord-irlandese sono ben riassunte negli articoli 3 e 4 dell'Accordo. In base all'art. 3, l'EIRE non rinuncia all'aspirazione di un'Irlanda unita: "The Taoiseach said that the basic principle of the Conference was that the participants had tried to see what measure of agreement of benefit to all the people concerned could be secured. In doing so, all had reached accommodation with one another on practical arrangements. But none had compromised, and none had asked others to compromise, in relation to basic aspirations. The people of the Republic, together with a minority in Northern Ireland as represented by the SDLP delegation, continued to uphold the aspiration towards a united Ireland. The only unity they wanted to see was a unity established by consent".
Il rappresenante britannico sottolinea, invece, che lo status costituzionale dell'Irlanda del Nord non potrà essere modificato, sino a quando esso corrisponda alla volontà della maggioranza della popolazione: "Mr Brian Faulkner said that delegates from Northern Ireland came to the Conference as representatives of apparently incompatible sets of political aspirations who had found it possible to reach agreement to join together in government because each accepted that in doing so they were not sacrificing principles or aspirations. The desire of the majority of the people of Northern Ireland to remain part of the United Kingdom, as represented by the Unionist and Alliance delegations, remained firm".
Tale compromesso è accettato dal governo dell'EIRE nell'art. 5 dell'accordo: "The Irish Government fully accepted and solemnly declared that there could be no change in the status of Northern Ireland until a majority of the people of Northern Ireland desired a change in that status. The British Government solemnly declared that it was, and would remain, their policy to support the wishes of the majority of the people of Northern Ireland. The present status of Northern Irel	and is that it is part of the United Kingdom. If in the future the majority of the people of Northern Ireland should indicate a wish to become part of a united Ireland, the British Government would support that wish".
[9] Downing Street Declaration: "(..) (The Prime Minister and the British government) accept that such agreement may, as of right, take the form of agreed structures for the island as a whole, including a united Ireland achieved by peaceful means on the following basis. The British government agree that it is for the people of the island of Ireland alone, by agreement between the two parts respectively, to exercise their right of self-determination on the basis of consent, freely and concurrently given, North and South, to bring about a united Ireland, if that is their wish."
[10] L'art. 2 della Costituzione della Repubblica d'Irlanda stabilisce che il territorio nazionale dell'EIRE è costituito dall'intera isola d'Irlanda, le sue isole ed il mare territoriale. L'art. 3 prevede, invece, che in attesa della riunificazione del territorio nazionale, e senza pregiudizio al diritto del Parlamento e del Governo, di esercitare la giurisdizione sull'intero territorio, l'area di applicazione delle leggi è limitata alle ventisei Contee.
[11] Downing Street Declaration: "In recognition of the fears of the unionist community and as a token of his willingness to make a personal contribution to the building up of that necessary trust, the Taoiseach will examine with his colleagues any elements in the democratic life and organisation of the Irish State that can be represented to the Irish Government in the course of political dialogue as a real and substantial threat to their way of life and ethos, or that can be represented as not being fully consistent with a modern democratic and pluralist society, and undertakes to examine any possible ways of removing such obstacles".
"(..) (The Taoiseach) confirms that, in the event of an overall settlement, the Irish Government will, as part of a balanced constitutional accommodation, put forward and support proposals for change in the Irish Constitution which would fully reflect the principle of consent in Northern Ireland".
[12] Downing Street Declaration "The British and Irish governments reiterate that the achievement of peace must involve a permanent end to the use of, or support for, paramilitary violence. They confirm that, in these circumstances, democratically mandated parties which establish a commitment to exclusively peaceful methods and which have shown that they abide by the democratic process are free to participate fully in democratic politics and to join in dialogue in due course between the governments and the political parties on the way ahead."
[13] Il 25 giugno 1999, tutte le parti coinvolte nel processo di pace hanno sottoscritto 3 principi in base ai quali si sono impegnate a formare un esecutivo, esercitante i poteri devoluti, a procedere al disarmo dei gruppi paramilitari entro il marzo 2000 ed, infine, ad attenersi alle modalità prescritte dalla Commissione per il disarmo (IICD).
All'inizio di luglio i due governi hanno pubblicato un documento (The Way Forward) in cui sono ribaditi i 3 principi sottoscritti, con l'aggiunta di una particolare clausola: qualora gli impegni dell'Accordo non saranno soddisfatti, l'Assemblea nord-irlandese sarà sospesa.
[14] Un episodio che ha suscitato un notevole sconcerto e riprovazione è stata l'uccisione di Rosemary Nelson, avvocato impegnato nella difesa dei diritti umani, uccisa dall'esplosione di una bomba collocata nella sua macchina.
ADAMS, Per una libera Irlanda, ed. italiana Roma, 1996;
ADAMS, Prima dell'alba, ed. italiana Roma, 1999;
CALAMATI, FUNNEMARK, HARVEY, Irlanda del Nord - una colonia in Europa, Roma, 1994;
KEE, Storia dell'Irlanda, ed. italiana Milano, 1995;
SANDS, Un giorno della mia vita, ed. italiana Milano, 1996;
http://www.britain.it/news/99dec/003a.htm
http://www.geocities.com/CapitolHill/2419/warindx.htlm
http://www.megastories.com/ireland
http://www.nio.gov.uk
http://www.law.qub.ac.uk/qub_law/NIreland
http://www.nidex.com/history.htm
http://www.historyguy.com/northern_ireland
http://www.cain.ulster.ac.uk