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Timestamp: 2020-01-26 18:02:32+00:00
Document Index: 119055016

Matched Legal Cases: ['art. 479', 'art. 1', 'art. 479', 'art. 1', 'art. 15', 'art. 1', 'art. 15', 'art 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art 15', 'art 1']

Scritti dell’esame da avvocato taroccati: il cd. plagio letterario assorbe il falso ideologico del pubblico ufficiale (Cass. Pen., Sez. V, n. 3871/2017) - Scuola di Legge
Scritti dell’esame da avvocato taroccati: il cd. plagio letterario assorbe il falso ideologico del pubblico ufficiale (Cass. Pen., Sez. V, n. 3871/2017)
Di Scuola di Legge|2017-02-15T12:24:18+01:0015 Febbraio 2017|Sentenze|
Si segnala la recente pronuncia del 26 gennaio 2017, n. 3871 con la quale la Suprema Corte ha delineato il rapporto intercorrente tra il delitto di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale di cui all’art. 479 c.p. e quella di cui all’art. 1, L. 475/1925, che punisce la condotta di plagio letterario.
Tra le varie contestazioni mosse all’imputato figurava proprio la violazione dei reati di cui all’art. 479 c.p. e all’art. 1 L. 475/1925, per avere questi, in concorso con altri membri di una commissione di esame per l’abilitazione forense, redatto e consegnato elaborati scritti da esperti in materie giuridiche.
Il pubblico ministero, ricorrendo per Cassazione avverso l’ordinanza emessa dal Tribunale del Riesame di Bari, censurava l’operato dei giudici di merito, i quali avevano ritenuto che il rapporto tra le due figure di reato andasse risolto facendo applicazione del principio di specialità contenuto nell’art. 15 c.p., con conseguente operatività della norma contenuta nella legge speciale. Ad avviso del Pubblico Ministero, infatti, tra le fattispecie in parola non si poteva ipotizzare alcun assorbimento, stante la diversa oggettività giuridica sottesa alle due disposizioni. Nell’ottica della pubblica accusa, infatti, la legge del 1925 tutelerebbe la genuinità degli elaborati presentati alla commissione, mentre la norma del codice penale tutelerebbe la veridicità delle attestazioni dei pubblici ufficiali con la conseguenza che le due condotte potrebbero astrattamente concorrere tra loro.
Tale impostazione non ha trovato l’avallo della Suprema Corte.
Secondo gli ermellini, il delitto di plagio letterario, previsto dall’art. 1 della l. 19 aprile 1925, n. 475 (che commina la pena della reclusione anche a danno degli aspiranti all’esercizio di una professione i quali presentino in sede di esame, come propri, lavori che siano opera di altri), ricomprende sia la condotta di presentazione di un elaborato falso, sia l’evento del conseguimento dell’abilitazione, previsto come circostanza aggravante al capoverso della medesima disposizione. Pertanto, in virtù del principio di specialità di cui all’art. 15 c.p., non vi è spazio per il concorso tra i reati di plagio e di falso ideologico, trovando applicazione esclusivamente il primo in quanto assorbente rispetto al secondo.
Nel rigettare il ricorso del Pubblico Ministero, i giudici di legittimità hanno dunque enucleato il seguente principio di diritto: “il delitto di cosiddetto plagio letterario, previsto dalla legge speciale del 1925, ricomprende sia la condotta di presentazione di un elaborato falso, prevista dal primo comma dell’art 1 legge 475/1925, sia l’evento del conseguimento dell’abilitazione, considerato dal secondo comma dell’art. 1, quest’ultimo strutturato come circostanza aggravante. Pertanto il reato previsto dalla legge speciale non può concorrere con quello di falso ideologico mediante inganno, avendo entrambe le norme incriminanti lo stesso oggetto giuridico e coprendo la legge del 1925 l’intera fattispecie concreta, intesa nella sua materialità storica, oggetto del procedimento, ivi compreso il conseguimento del titolo abilitativo fasullo, in quanto fondato su prove d’esame falsificate”.
Sentenza 4 ottobre 2016 – 26 gennaio 2017, n. 3871
(Presidente Lapalorcia – Relatore De Gregorio)
Quanto al profilo di ricorso relativo all’ipotizzata diversità di oggetto giuridico, va ricordato il solido orientamento espresso da questa Corte, anche nella sua composizione più autorevole, secondo il quale oggetto della tutela dei reati contro la fede pubblica è l’interesse pubblico alla genuinità materiale ed alla veridicità ideologica di determinati atti. In tal senso : Sez. U, Sentenza n. 46982 del 25/10/2007 Ce. (dep. 18/12/2007 ) Rv. 237855 : I delitti contro la fede pubblica tutelano direttamente non solo l’interesse pubblico alla genuinità materiale e alla veridicità ideologica di determinati atti, ma anche quello del soggetto privato sulla cui sfera giuridica l’atto sia destinato a incidere concretamente, con la conseguenza che egli, in tal caso, riveste la qualità di persona offesa dal reato e, in quanto tale, è legittimato a proporre opposizione alla richiesta di archiviazione. In senso conforme ex multis, Sez. 5 Sent. 7187 del 9.12.2008 Ud. Rv 243154 (dep.19.2.2009); Sez. 3, Sentenza n. 2511 del 16/10/2014 Ud. (dep. 21/01/2015 ) Rv. 263416.
Quanto alla dedotta differenza di fatti storici sub 1.1 presunta dal PM, cioè la presentazione dell’elaborato falso ed in seguito il rilascio dell’abilitazione all’esercizio della professione forense, deve, in contrario, chiarirsi che le fattispecie descritte nei capi di imputazione sub b) e c) – inerenti i delitti di falso in atto pubblico, anche in forma tentata, mediante inganno costituito dalla presentazione di elaborati falsi in quanto non propri dei candidati, conseguendone l’abilitazione all’esercizio della professione forense, nonché le condotte per come accertate dal processo, sono uguali alle fattispecie ed alle condotte descritte nel capo di imputazione sub a), ex art. 1 legge 475/1925 e, pertanto, la prospettazione del ricorrente appare non aderente agli atti.
Sulla base delle suindicate giuste premesse il Collegio barese ha poi fatto applicazione del principio generale di specialità ai sensi dell’art 15 cp, potendo aggiungersi – per rispondere completamente alle osservazioni del ricorrente – che l’art 1 della legge 475/1925 prevede ipotesi di falsificazione di atti pubblici specificamente ed analiticamente indicati, ( dissertazioni, studi, progetti tecnici ed in genere lavori o elaborati che siano opera di altri, indicati nella norma), in occasioni delimitate ( partecipazione a concorsi per il conferimento di titoli scolastici o accademici per l’abilitazione all’esercizio di professioni ed altre simili indicate netta norma) e punisce, altresì, il conseguimento del risultato, concretizzato, all’evidenza, in un titolo pubblico ottenuto tramite l’inganno dei soggetti deputati ad esprimere le necessarie valutazioni, concepito come aggravante.