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Timestamp: 2020-05-31 03:16:24+00:00
Document Index: 119867754

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1306', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2909', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 19787 del 23/07/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19787 del 23/07/2019
Cassazione civile sez. trib., 23/07/2019, (ud. 22/01/2019, dep. 23/07/2019), n.19787
sul ricorso iscritto al n. 26223 del ruolo generale dell’anno 2013
Regionale del Piemonte n. 38/26/2013, depositata in data 19 aprile
Dalla narrazione in fatto della pronuncia del giudice di appello si evince che: l’Agenzia delle dogane aveva emesso nei confronti della società contribuente, esercente l’attività di spedizioniere internazionale, un avviso di accertamento suppletivo e di rettifica del valore dichiarato nella bolletta doganale di merce oggetto di importazione per conto della società Barbiflex s.r.l.; il suddetto avviso di accertamento era stato notificato sia alla contribuente, quale spedizioniere, che alla società importatrice, a titolo di responsabilità solidale; avverso il suddetto atto la contribuente aveva proposto ricorso che era stato accolto dalla Commissione tributaria provinciale di (OMISSIS); in particolare, il giudice di primo grado aveva fondato la decisione sulla circostanza che il ricorso proposto dalla società importatrice era stato accolto sia in primo che in secondo grado; avverso la suddetta pronuncia aveva proposto appello l’Agenzia delle dogane per insufficienza della motivazione.
Costituisce circostanza centrale, ai fini della definizione della presente controversia, il fatto che la contribuente ha impugnato, con il ricorso proposto in primo grado, l’avviso di accertamento suppletivo e di rettifica notificato alla società importatrice (Barbiflex s.r.l.) ed alla medesima, in qualità di spedizioniere, quale responsabile solidale, e che il suddetto avviso di accertamento è stato annullato dai giudici di merito con sentenza passata in giudicato.
Nella specifica materia tributaria, questa Corte (Cass. civ., 9 febbraio 2018, n. 3204) ha ritenuto applicabile l’art. 1306 c.c., anche a favore del coobbligato che non ha impugnato l’accertamento, facendo prevalere l’effetto del giudicato (riguardante un condebitore) sull’avviso di accertamento divenuto definitivo con il solo limite che il giudicato non può esser fatto valere dal coobbligato nei cui confronti si sia direttamente formato un giudicato.
Invero, la questione va esaminata alla luce della normativa comunitaria e della giurisprudenza della Corte in materia di tributi unionali, in particolare della sentenza 21 febbraio 2006, causa C-255/02, Halifax e a. (Racc. pag. 1-1609), nonchè della sentenza 18 luglio 2007, causa C-119/05, Lucchini (Racc. pag. 1-6199) in cui la Corte ha affermato che il diritto comunitario osta all’applicazione di una Disp. del diritto nazionale, come l’art. 2909 c.c., volta a sancire il principio dell’autorità di cosa giudicata, nei limiti in cui l’applicazione di tale disposizione impedisce il recupero di un aiuto di Stato erogato in contrasto con il diritto comunitario, nonchè delle pronunce che hanno relativizzato il valore del giudicato nazionale, esigendo di non tener conto di tale giudicato al fine di rispettare il primato delle disposizioni del diritto comunitario ed evitare un conflitto con le medesime (corte di giustizia, 1 giugno 1999, causa C-126/97, Eco Swiss (Racc. pag. 1-3055); 28 giugno 2001, causa C-118/00, Larsy (Racc. pag. 1-5063); 7 gennaio 2004, causa C-201/02, Wells (Racc. pag. 1-723), nonchè 13 gennaio 2004, causa C-453/00, Keihne & Heitz (Racc. pag. 1-837).
La stessa, in primo luogo, ha confermato il valore che il principio dell’autorità di cosa giudicata riveste sia nell’ordinamento giuridico comunitario che negli ordinamenti giuridici nazionali, precisando che “al fine di garantire sia la stabilità del diritto e dei rapporti giuridici, sia una buona amministrazione della giustizia, è importante che le decisioni giurisdizionali divenute definitive dopo l’esaurimento delle vie di ricorso disponibili o dopo la scadenza dei termini previsti per questi ricorsi non possano più essere rimesse in discussione” (sentenza 30 settembre 2003, causa C-224/01, Ktibler, Racc. pag. 1-10239, punto 38, e 16 marzo 2006, causa C-234/04, Kapferer, Racc. pag. 1-2585, punto 20)”.
D’altro lato, la particolare esigenza di tutela delle norme del diritto comunitario, espressa dalla pronuncia della Corte di giustizia, trova una sua ragione giustificativa nella finalità di evitare che, relativamente ad altro diverso atto impositivo, non si vengano ad applicare le norme del diritto comunitario che la pronuncia passata in giudicato non aveva correttamente applicato, come nel caso posto all’attenzione della Corte di giustizia, ove era stata rappresentata la necessità di tutelare l’applicazione delle norme comunitarie in materia di pratiche abusive.
Ciò assume particolare rilievo nella controversia, in esame, in quanto la pronuncia, passata in giudicato, resa nei confronti dell’obbligato solidale, si era fondata sul ritenuto mancato rispetto del principio del contraddittorio preventivo.