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Timestamp: 2019-10-21 02:59:14+00:00
Document Index: 13055226

Matched Legal Cases: ['art 13', 'art. 131', 'art 133', 'art 131', 'art. 186', 'art. 131', 'sentenza ', 'art. 133', 'art. 131', 'sentenza ', 'art. 133']

Particolare tenuità del fatto nella guida in stato d'ebbrezza
Sentenza 25 marzo 2019, n. 12863 - massima a cura della Dott.ssa Maristella Giuliano
Guida in stato d’ebbrezza – analisi della condotta in concreto – esiguità del fatto – accertamento – esiguità del danno e del pericolo – applicazione dell’istituto ex art 13 bis cp - sussiste
La causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, di cui all’art. 131 bis del codice penale, ha la finalità di non perseguire penalmente alcuni fatti che, per le particolari modalità espresse nel fatto concreto, costituiscono situazioni marginali a cui non è necessario dare una risposta punitiva a per le quali risulta eccessivo attivare la macchina processuale. I principi a cui si ispira l’istituto sono quelli di proporzione e deflazione. Il giudizio sulla tenuità del fatto non è effettuato in astratto, in quanto non esiste in astratto una offesa che possa essere qualificata tenue o grave, ma l’analisi deve essere effettuata in concreto, valutando le modalità della condotta, le conseguenze del reato, il grado della colpevolezza, l’esiguità del danno o del pericolo, in base ai parametri forniti dall’art 133 codice penale. Pertanto l’istituto può essere applicato anche nel caso dei reati stradali relativi alla guida in stato d’ebbrezza. Nel caso concreto l’imputato era stato assolto dal reato ex 186, comma 2 lett.b cds perché non punibile ai sensi dell’art 131 bis cp, in quanto il tasso alcolemico riscontrato aveva procurato una incidenza limitata sul comportamento e sulla persona dell’imputato, il quale ad esclusione degli occhi lucidi e dell’alito vinoso, non mostrava altri effetti quali difficoltà nei movimenti o nel parlare e non aveva adottato comportamenti inadeguati e pericolosi alla guida.
1. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lanusei ha assolto, in data 08/02/2018, A. A. dall'imputazione di cui all'art. 186, comma 2, lett. b) e comma 2-sexies d.lgs. n. 285/1992, perché non punibile ai sensi dell'art. 131-bis cod. pen., salve le sanzioni amministrative di competenza del prefetto. In Tortolì, il 29/03/2015 alle ore 00.52 circa.
2. Avverso la prefata sentenza ricorre per cassazione il Pubblico Ministero presso il Tribunale di Lanusei deducendo, con un unico motivo, vizio di motivazione. Sostiene che l'applicazione dell'anzidetta causa di non punibilità deve essere oggetto di congrua motivazione, non potendo essere ricondotta, come invece avvenuto nel caso di specie, a formule di stile o alla semplice constatazione che il fatto giudicato non assurge a particolare gravità (dovendosi in tal caso ricorrere alla possibilità di graduare la pena ai sensi dell'art. 133 cod. pen.). In particolare, la motivazione non permette di evidenziare elementi concreti desumibili dallo specifico fatto da cui emerga la sua tenuità. Nella vicenda in esame, si sottolinea, è stato rilevato un tasso alcolemico nettamente superiore alla soglia di legge (1,03 a fronte del limite di 0,8 g/l); il prevenuto manifestava segni esteriori di ebbrezza; percorreva la pubblica via con una passeggera a bordo del veicolo che conduceva. Non si trattava, quindi, di una situazione esente da rischi per la circolazione, trattandosi infatti di reato di pericolo che si perfeziona con il semplice fatto di porsi alla guida in stato di ebbrezza.
1. La doglianza è infondata.
2. L'istituto di recente introduzione dell'art. 131-bis cod. pen. persegue finalità connesse ai principi di proporzione ed extrema ratio, non privo di effetti anche in tema di deflazione. Lo scopo primario è quello di espungere dal circuito penale fatti marginali, che non mostrano bisogno di pena e, dunque, neppure la necessità di impegnare i complessi meccanismi del processo.
Quelli testé menzionati sono principi affermati dalle Sezioni Unite di questa Corte (Sez. U, sent. n. 13681 del 25/02/2016, Tushaj, Rv. 266594) di cui l'impugnata sentenza ha fatto buon governo laddove ha dato conto della limitata incidenza dell'entità del tasso alcolemico sulla persona dell'imputato che, ad esclusione degli occhi lucidi e del forte alito vinoso, non presentava ulteriori e più importanti segni di ebbrezza. Gli operanti, si legge in sentenza, non hanno segnalato comportamenti di guida inadeguati, né difficoltà a parlare né, ancora, incertezze nei movimenti. Sulla base di questi dati, il Giudice ha reputato "davvero tenue il pericolo conseguente, nella specie, all'assunzione di alcool". E, correttamente riportandosi ai canoni dell'art. 133 cod. pen., valutata la condotta dell'imputato antecedente e susseguente al reato, l'ha reputata corretta ed incensurabile.
3. In conclusione, si impone il rigetto del ricorso.
Depositato in Cancelleria il 25 marzo 2019.
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