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Timestamp: 2019-06-20 19:25:10+00:00
Document Index: 113347323

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 669', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 117', 'art. 7', 'art. 39', 'art. 7', 'art. 36', 'art. 8']

Procura Generale della Cassazione - Giurisprudenza costituzionale
Giurisprudenza costituzionale e di legittimita
78/2015 CORTE COSTITUZIONALE
SENTENZA 78/2015 Maggiori dettagli
La Corte ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale di Milano, aventi ad oggetto l’art. 51, primo comma, numero 4), c.p.c., che prevede l’obbligo di astensione in capo al magistrato che abbia conosciuto della causa «in altro grado del processo», e l’art. 1, comma 51, della legge 28 giugno 2012, n. 92, nella parte in cui non prevedono che, nel c.d. “rito Fornero” in tema di impugnazione dei licenziamenti individuali, sussista l’obbligo di astenersi del giudice investito dell’opposizione all’ordinanza che ha chiuso la prima fase, qualora egli abbia pronunciato tale provvedimento. La sentenza ha fatto propria la concezione c.d. bifasica del “rito Fornero”, sostanzialmente accogliendo la tesi in tal senso affermata dalle Sezioni unite civili (ordinanza 18 settembre 2014, n. 19674) e ribadita dalla VI sezione civile – sottosezione L (ordinanza 20 novembre 2014, n. 24790) e dalla Sezione lavoro (sentenze 17 febbraio 2015, n. 3136 e 16 aprile 2015, n. 7782). Da tale configurazione, premessa e ribadita l’inapplicabilità nel processo civile delle regole in tema di incompatibilità relative al processo penale, la sentenza ha desunto l’inesistenza della violazione degli artt. 24 e 111 Cost. La censura riferita, invece, all’art. 3 Cost. è stata invece giudicata infondata, in considerazione della diversità esistente tra la disciplina impugnata ed il reclamo contro i provvedimenti cautelari di cui all’art. 669 terdecies c.p.c., dato che quest’ultimo, diversamente dalla prima, dà luogo ad una vera e propria impugnazione.
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70/2015 CORTE COSTITUZIONALE
SENTENZA 70/2015 Maggiori dettagli
La sentenza ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 24, comma 25, d.l. n. 201 del 2011, per gli anni 2012 e 2013, in virtù del quale la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici era stata riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 % ed ha fatto sostanzialmente salvo il meccanismo di perequazione automatica dei suindicati trattamenti pensionistici. La pronuncia non si è limitata ad esaminare le censure pur ritenute fondate, dato che ha ritenuto di esaminare anche altre pure proposte, che ha dichiarato infondate e, in tal modo, non ha fatto applicazione della tecnica dell’assorbimento, pure assai di frequente utilizzata dalla Corte costituzionale.
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71/2015 CORTE COSTITUZIONALE
SENTENZA 71/2015 Maggiori dettagli
La Corte ha, fra l’altro, dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale aventi ad oggetto l’art. 42-bis del T.U. delle espropriazioni, escludendo che la norma preveda un trattamento privilegiato per la P.A.. In particolare Le censure riferite all’art. 42 Cost. ed all’art. 117, primo comma, Cost., in relazione agli artt. 6 della CEDU ed 1 del Primo Prot.add. sono state dichiarate non fondate, «nei sensi di cui in motivazione», affermando che il provvedimento di acquisizione sanante può essere adottato esclusivamente «allorché costituisca l’extrema ratio per la soddisfazione di “attuali ed eccezionali ragioni di interesse pubblico”» e sottolineando che l’istituto mira ad eliminare il pregresso deficit strutturale stigmatizzato dalla Corte EDU, con la conseguente sussistenza di «imperativi motivi di interesse generale», i quali ne giustificano l’applicabilità alle cause in corso.
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51/2015 CORTE COSTITUZIONALE
SENTENZA 51/2015 Maggiori dettagli
La Corte ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 4, d.l. n. 248 del 2007, convertito dalla legge n. 31 del 2008, sollevata in riferimento all’art. 39 Cost.. La Corte ha affermato che il citato art. 7 non attribuisce efficacia erga omnes ai CCNL contemplati nella norma, ma si limita ad individuare quelli ai quali il giudice deve avere riguardo, per stabilire se la retribuzione del socio-lavoratore della società cooperativa sia conforme ai requisiti dell’art. 36 Cost.
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37/2015 CORTE COSTITUZIONALE
SENTENZA 37/2015 Maggiori dettagli
La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 24, del d.l. n. 16 del 2012, convertito dalla legge n. 44 del 2012, norma che consente alle Agenzie delle dogane, delle entrate e del territorio, l’attribuzione (e la proroga) di incarichi dirigenziali a funzionari privi della relativa qualifica in via soltanto apparentemente temporanea, per violazione degli artt. 3, 51 e 97 Cost., non essendo la regola del concorso neppure soddisfatta dalla previsione dell’affidamento degli incarichi mediante «apposita procedura selettiva». La Corte ha inoltre dichiarato l’illegittimità costituzionale in via consequenziale degli artt. 1, comma 14, d.l. n. 150 del 2013, 1, comma 8, d.l. n. 192 del 2014, che avevano stabilito le proroghe delle disposizioni dichiarate illegittime.
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