Source: http://www.concorsoinmagistratura.it/?p=2457
Timestamp: 2017-09-26 12:43:00+00:00
Document Index: 12807081

Matched Legal Cases: ['art 44', 'art 117', 'art 7', 'sentenza ', 'art 7', 'art. 44', 'art. 44', 'art. 117', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 31', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 5', 'sentenza ', 'art. 44', 'art. 117', 'art. 44', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art 6', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 44', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 44', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 1', 'art 7', 'sentenza ', 'art. 44', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

confisca urbanistica speciale « Concorso in magistratura
CONFISCA URBANISTICA: LUCI E OMBRE TRA GIURISPRUDENZA NAZIONALE E COMUNITARIA
Con una recente ordinanza Il Tribunale di Teramo ha investito la Corte Costituzionale della delicata questione di legittimità afferente all' art 44 c.2 del DPR 6 Giugno 2001 nr 380 ( TU edilizia) " per violazione dell'art 117 Cost in relazione all' art 7 CEDU , nella parte in cui consente che l'accertamento nei confronti dell'imputato del reato di lottizzazione abusiva - quale presupposto penale dell' obbligo per il giudice penale di disporre la confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere illecitamente realizzate possa esser contenuto anche in una sentenza che dichiari il reato estinto per intercorsa prescrizione".
E' un tassello della complicata vicenda ermeneutica relativa alla natura giuridica e alla compatibilità della cosiddetta confisca urbanistica con l'art 7 CEDU -" complessa a tal punto da diventare un dei casi paradigmatici della pervasività che il sistema multilivello di tutela ha raggiunto nel nostro ordinamento"
Detta " vexata quaestio" dottrinale e giurisprudenziale ha ricevuto linfa in seguito alla recente pronuncia della Corte Costituzionale con cui i giudici di legittimità hanno dichiarato 1) inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 44, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia – Testo A), sollevata, in riferimento agli artt. 2, 9, 32, 41, 42 e 117, primo comma, della Costituzione, dalla Corte di cassazione, terza sezione penale, con l’ordinanza indicata in epigrafe;
2) inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 44, comma 2, del d.P.R. n. 380 del 2001, sollevata, in riferimento all’art. 117, primo comma, Cost., dal Tribunale ordinario di Teramo, in composizione monocratica, con l’ordinanza suindicata.
Appare opportuno ripercorrere le vicende relative al dibattito tra Corti Nazionali e Corte Europea dei Diritti Dell' Uomo nell'ambito del nostro ordinamento in merito a detto problematico istituto.
Sin dalla sua introduzione con la Legge 28 Febbraio 1985 n.47 la Confisca urbanistica accessoria al reato di lottizzazione abusiva sanzionato dal legislatore ,venne qualificata dalla Giurisprudenza di legittimità prevalente - come sanzione amministrativa obbligatoria-indipendentemente dalla condanna in ambito penale.
Tale conclusione venne giustificata dalla Corte facendo un'esegesi letterale della normativa in materia che, richiedendo una "sentenza definitiva e non " una sentenza di condanna" diversamente da quanto accade per altre fattispecie contenute nella stessa legge -ad esempio quella relativa all' ordine di demolizione contenuta nell' art 31 DPR 380/2001- esprimerebbe la volontà del legislatore che tale misura venga applicata anche nei confronti dell' imputato prosciolto dall'accusa con l'unico limite dell'insussistenza del fatto reato.
La tesi che considerava la confisca urbanistica come una sanzione di carattere amministrativo indipendente dalla sanzione penale e di conseguenza applicabile anche a terzi diversi dall' autore materiale del reato venne a lungo seguita dalla giurisprudenza e avallata dalla stessa Corte Costituzionale nella pronuncia 187/1998 nella quale si affermò che la confisca dei terreni, in tema di lottizzazione abusiva, "avrebbe carattere di sanzione amministrativa" e non di misura di sicurezza reale come affermavan una parte della giurisprudenza e della dottrina.
Da ciò conseguirebbe secondo i giudici che essa prescinderebbe da una condanna conseguendo a una sola sentenza di accertamento della lottizzazione abusiva.
L'orientamento dottrinale e giurisprudenziale prevalente venne contestato per la prima volta nel 2008 Dalla Corte Europea dei Diritti Dell' Uomo con le sentenze relative al caso Sud Fondi vs Italia.
Il caso era relativo a una lottizzazione abusiva avvenuta nella località Punta Perotti cui era conseguita una sentenza di assoluzione da parte della Corte di Cassazione per errore di diritto inevitabile ex art 5 c.p.
Nonostante la pronuncia assolutoria la Suprema Corte aveva irrogato la confisca urbanistica sulla base dell'accertamento materiale del fatto di lottizzazione abusiva da parte dei ricorrenti ; questi ultimi avevan fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell' uomo lamentando una palese violazione dell'articolo 7 CEDU e del Protocollo 1 Della Convenzione che riconosce il diritto di proprietà denunciando oltre l'illegalità della pena, il carattere sproporzionato della confisca nei loro confronti.
Il Governo italiano in difesa delle Corti nazionali aveva sostenuto che il principio nulla poena sine lege sarebbe applicabile alle sole sanzioni penali e non anche a quelle ritenute pacificamente di carattere amministrativo quali la confisca urbanistica.
Avendo ravvisato nella misura una finalità di carattere prettamente repressivo, i giudici di Strasburgo ritennero si trattasse di sanzione di carattere penalistico con applicazione dei criteri dettati dall' articolo 7 CEDU e si riservaron di emetter una successiva sentenza per valutare se i diritti fondamentali fossero stati violati dal giudice italiano .
Gli effetti della decisione della Corte EDU non tardarono a farsi sentire: nell'aprile del 2008 la Corte d'Appello di Bari sollevò questione di legittimità costituzionale dell'art. 44 co. 2 d.P.R. 380/2001 in riferimento agli artt. 3, 25 c.2 e 27 c.1Cost. «nella parte in cui impone al giudice penale, in presenza di accertata lottizzazione abusiva, di disporre la confisca dei terreni e delle opere abusivamente costruite anche a prescindere dal giudizio di responsabilità e nei confronti di persone estranee ai fatti»7•
Pur non evocando il parametro dell'art. 117 Cost., il giudice rimettente si richiamò ampiamente alla decisione sulla ricevibilità del caso Sud Fondi, affermando come la qualificazione della fattispecie di cui all'art. 44 co. 2 d.P.R. 380/2001 in termini di sanzione penale si imponesse all'interprete proprio in ragione di tale pronuncia della Corte di Strasburgo.
Infatti, argomentò il giudice barese, se la confisca urbanistica è una pena, il fatto che essa possa venire disposta a prescindere dall'affermazione della responsabilità penale dell'imputato - segnatamente, a seguito del proscioglimento dell'imputato per prescrizione - nonché nei confronti di terzi estranei al reato si pone in contrasto con i principi di uguaglianza, della riserva penale di legge e di personalità della responsabilità penale garantiti dalla nostra Carta Costituzionale.
Anche la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione cominciò a vacillare.
Nell'ottobre del 2008, nella sentenza Silviolis, la Suprema Corte affermò per la prima volta che la conf isca urbanistica non può essere disposta nei confronti di soggetti estranei alla commissione del reato e venuti in buona fede in possesso del terreno o dell'opera oggetto del reato di lottizzazione abusiva.
La pronuncia in oggetto - che ebbe l'indubbio merito di correggere uno degli aspetti più discutibili della misura- citò la decisione della Corte EDU nel caso Sud Fondi, ma giunse alla conclusione appena ricordata attraverso un percorso motivazionale diverso da quello seguito dai giudici di Strasburgo.
L'esclusione del terzo incolpevole dal novero dei soggetti nei confronti dei quali la confisca può essere disposta conseguiva infatti, secondo i giudici della terza sezione, dall'applicazione alla fattispecie in questione dei principi generali che regolano l'inflizione delle sanzioni amministrative, e, segnatamente, dai principi dettati dagli artt. 2 e 3 della 1. 24 novembre 1981, n. 6899.0sservò sul punto la suprema Corte, «che anche con riferimento alle sanzioni amministrative esulano dalla materia criteri di responsabilità oggettiva, essendo richiesta, quale requisito essenziale di legalità per la loro applicazione, l'esistenza di una condotta che risponda ai necessari requisiti soggettivi della coscienza e volontà dell'agente e sia caratterizzata quanto meno dall'elemento psicologico della colpa [...] anche la sanzione amministrativa, pertanto, non può essere applicata nei confronti di soggetti in buona fede, che non abbiano commesso alcuna violazione».
Nella sentenza del 20 gennaio 2009 la Corte Europea osservò infatti che «l'articolo 7 non menziona espressamente un legame morale fra l'elemento materiale del reato ed il presunto autore.
Ciò nonostante, la logica della pena e della punizione così come la nozione di "guilty" (nella versione inglese) e la nozione corrispondente di "personne coupable" (nella versione francese ) sono nel senso di una interpretazione dell'articolo 7 che esiga, per punire, un legame di natura intellettiva (coscienza e volontà) che permetta di rilevare un elemento di responsabilità nella condotta dell'autore materiale del reato» 10 •
Proprio per questa ragione - concluse la Corte, accogliendo le doglianze dei ricorrenti - l'inflizione di una pena senza che sia accertato un fattore psicologico di responsabilità in capo all'imputato rappresenta una violazione dei diritti garantiti dall'art. 7 della Convenzione. Tale violazione - che determina l'illiceità del provvedimento - si traduce, conseguentemente, in una lesione delle garanzie previste dall'art. 1 prot. 1, che subordina la possibilità di limitare la proprietà privata alla sussistenza di un provvedimento lecito da parte dello Stato.
La pronunzia seguita da altri pronunciamenti sia di legittimità che di meritò, affermò il principio per cui non ncessariamente il soggetto sottoposto a confisca debba esser condannato ma è sufficiente che vi sia stata la sussistenza di un reato di lottizzazione abusiva anche per causa differente quale la prescrizione. Pochi mesi dopo la Corte Costituzionale si trovò ad affrontare la questione intercorrente tra il caso Sud Fondi nonchè quella di legittimità prospettata dal l Tribunale di Bari.
La prima delle questioni sollevate dal giudice barese come argomentato dalla dottrina - quella relativa all'applicabilità della confisca urbanistica anche nei confronti di terzi in buona fede - fosse già stata sostanzialmente superata dalla pronuncia della Cassazione nel caso Silvioli, che - modificando l'orientamento previgente in vista di una prevedibile condanna da parte di Strasburgo - aveva chiaramente affermato come la pratica di confiscare a terzi estranei al reato di lottizzazione dovesse considerarsi illegittima, seppur argomentando sulla base del diritto amministrativo.
La seconda delle questioni sollevate- quella relativa alla possibilità di applicare la confisca anche a soggetti la cui responsabilità non fosse stata accertata con sentenza di condanna, rimaneva ancora aperta ed attuale come dimostran le pronunce massimate riportate supra.
Non si eran spinte coraggiosamente ad affermare la possibilità di confisca nè la Corte di cassazione nè la Corte Costituzionale. I giudici di legittimità infatti, come sostenuto da una certa dottrina pur affermando la necessità di un pieno accertamento degli elementi oggettivi e soggettivi del reato di lottizzazione abusiva, avevano espressamente ribadito la possibilità di applicare il provvedimento ablativo anche attraverso una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.
Nel frattempo intercorse la sentenza Paraponianis con cui la Cedu si trovò ad affrontare il problema della sussistenza di una confisca urbanistica in seguito a sentenza di proscioglimento da accusa di reato di lottizzazione abusiva.
In questo pronunciamento i Giudici pur avendo assolto il cittadino greco Paraponianis accusato di contrabbando di prodotti petroliferi, per intercorsa prescrizione del reato , gli avevano comunque applicato la misura accessoria della confisca urbanistica. in veste oggettiva e per equivalente.
la Cedu in risposta alla questione dichiarò la violazione manifesta dell'art 6 Cedu ed in particolare dei commi 1 e3 per violazione del principio del contraddittorio .
Venne anche riconosciuta una violazione dell'articolo 6 Comma 2 della Cedu.
a Corte -" dopo aver osservato che «la presunzione di innocenza viene disconosciuta se una decisione giudiziaria riguardante un imputato riflette l'impressione che quest'ultimo sia colpevole, quando la sua colpevolezza non sia stata innanzitutto stabilita legalmente» - afferma come sia difficile comprendere la portata delle espressioni adoperate dai giudici greci «che operano una distinzione, a suo giudizio artificiale, fra un accertamento di colpevolezza ed un accertamento di commissione "oggettiva" di un reato». In effetti - conclude la Corte con estrema chiarezza - non si capisce come si potrebbe considerare l'accertamento dei giudici greci relativa alla commissione "oggettiva" del reato da parte dell'imputato se non come una «accertamento assimilabile a una dichiarazione di colpevolezza e pertanto incompatibile con il rispetto della presunzione di innocenza».
I giudici di Strasburgo avevano dunque stabilito, in relazione al rispetto dell'art. 6 della Convenzione, due importanti principi: a) per l'inflizione di una sanzione penale è necessaria un'udienza pubblica in cui l'imputato sia messo in condizione di esplicare al massimo il proprio diritto alla difesa; b) per l'inflizione di una sanzione penale è altresì necessario un accertamento contenuto in una sentenza di condanna. .
Il primo principio può dirsi ormai solidamente recepito dalla giurisprudenza italiana, che ha avuto recentemente modo di precisare, in particolare relazione agli accertamenti compiuti dal giudice che pronunci sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, «come un ruolo determinante sia altresì rivestito dalle modalità con le quali una tale verifica sia posta in essere, giacché solo un accertamento che sia condotto sulla base di tutte le risultanze dibattimentali disponibili e nel contraddittorio con l'imputato nella pienezza dei suoi diritti difensivi può consentire, a un tempo, di rispettare il dato letterale dell'art. 44 cit. (che, come detto, ad un "accertamento" del fatto si riferisce) e di "superare" il dato, potenzialmente preclusivo di una piena esplicazione di detti poteri, rappresentato dalla intervenuta estinzione del reato» 16• Proprio tale indirizzo giurisprudenziale è stato portato ad esempio - recentemente e da parte di una voce particolarmente autorevole 17 - di come i giudici italiani si siano pienamente conformati alle indicazioni fornite dalla Corte EDU in relazione alla vicenda Paraponiaris.
Resta invece non recepito ilsecondo principio espresso in Paraponiaris: e cioè la
necessità di una vera e propria sentenza di condanna quale presupposto per l'applicazione di una confisca. E sul punto torneremo tra qualche istante, a proposito proprio del recentissimo caso Varvara.
Nel caso Varvara anche se precedente la caso Sud Fondi appena esaminato, la giurisprudenza italiana il cui epilogo, a livello nazionale, risale al giugno del 2008 (ed è quindi precedente alla sentenza nel merito del caso Sud Fondi) - nei confronti del Varvara veniva disposta - a seguito di una lunga e complessa vicenda, relativa ad alcuni edifici da lui realizzati in prossimità della Foresta di Mercadante, nel comune di Cassano delle Murge - la confisca urbanistica delle opere realizzate e dei terreni lottizzati nonostante il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione sulla base del mero accertamento fattuale di un "oggettivo contrasto" fra quanto costruito ed alcune norme relative alla tutela urbanistica del territorio.
I giudici, in particolar modo. come rileva autorevole dottrina penalistica - dopo aver ribadito la natura di sanzione penale della confisca urbanistica prevista dal secondo comma dell'art. 44 del Testo Unico Edilizia (richiamandosi alle valutazioni già svolte in Sud Fondi) - affermavano che «non si può neppure concepire un sistema in cui una persona dichiarata innocente o, comunque, senza alcun grado di responsabilità penale constatata in una sentenza di colpevolezza subisca una pena. [...] La logica della "pena" e della "punizione", e la nozione di "guilty" (nella versione inglese) e la corrispondente nozione di "personne coupable" (nella versione francese ) depongono a favore di un'interpretazione dell'art. 7 che esige, per punire, una dichiarazione di responsabilità da parte dei giudici nazionali, che possa permettere di addebitare il reato e di comminare la pena al suo autore». Di conseguenza, la Corte riteneva assorbita la violazione dell'art. 6 (2) ed integrata, invece, la violazione dell'art. 1 prot. 1 della Convenzione, in quanto la confisca ordinata nei confronti del Varvara sarebbe stata priva di una base legale e quindi illegittima. I Giudici del Tribunale di Teramo sottoponevano poi nel 2014 la questione della violazione dell'articolo 6 Cedu e primo Protocollo da parte dell'articolo 44 del dpr 380/2001 come sopra specificato, per violazione dell'articolo 117 Cost in relazione all' art 7 CEDU , nella parte in cui consente che l'accertamento nei confronti dell'imputato del reato di lottizzazione abusiva - quale presupposto penale dell' obbligo per il giudice penale di disporre la confisca dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere illecitamente realizzate possa esser contenuto anche in una sentenza che dichiari il reato estinto per intercorsa prescrizione".
La Corte Costituzionale con la recente pronunzia nei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 44, comma 2, del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia – Testo A), promossi dal Tribunale ordinario di Teramo, in composizione monocratica, con ordinanza del 17 gennaio 2014 e dalla Corte di cassazione, terza sezione penale, con ordinanza del 20 maggio 2014, rispettivamente iscritte ai nn. 101 e 209 del registro ordinanze 2014 e pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica nn. 26 e 48, prima serie speciale, dell’anno 2014.
Riteniamo non sia condivisibile nè la posizione che qualifica la confisca urbanistica come amministrativa nè quella penalistica per vari ordini di motivi che ora andremo a illustrare.
La prima prospettazione fatta dalla dottrina tradizionale e dalla giurisprudenza e accolta da alcune sentenze europee non può assolutamente esser accolta perchè comunque la confisca urbanistica richiede una valutazione sulla colpevolezza del soggetto autore del reato di lottizzazione abusiva nonchè secondo una certa parte della dottrina e della giurisprudenza, una sorta di rispetto delle garanzie del processo penale ivi compresa quella del contraddittorio nonchè i principi legalità ei corollari ad essa afferenti. Inoltre si richiede espressamente una sentenza di condanna del soggetto e non si può aver questa misura s'è è intercorsa una prescrizione del fatto reato se si stratta di terzi estrani al fatto delittuoso.
Riteniamo , invece, di dover optare per un tertium genus di misura ch e mutuerebbe le caratteristiche sia della tesi penalistica che di quella amminsitrativistica.
Infatti nascerebbe come sanzione di tipo amministrativistico accessoria a quella penale ma mutuerebbe tutte le garanzie previste per le sanzioni penalistiche ivi compreso il rispetto del principio dell'accertamento della colpevolezza.
Sarebbe anche da valutarsi come afferente alla confisca urbanistica tuttavia ilprincipio dispecialità delle sanzioni amministrative di cui alla legge 689/1981e precisamente all'articolo 9.
Biosgneerebbe anche rispettare nell'inflizione di questa misura accessoria quello che è diventato un principio fondamentale a livello europeo e nazionale e cioè il cosiddetto ne bis in idem sostanziale.
E' pur vero come sostengon alcuni autori e parte della giurisprudenza italiana e comunitaria, che pur non essendo qualificabile come sentenza di condanna la sentenza con cui viene inflitta la confisca urbanistica ha comunque un carattere di definitività
la soluzione del tertium genus è quella che ci appare pertanto l da perseguire risolvendo le difficoltà coonseguenti all' applicazione delle altre due prospettazioni compiute dai giudici e dalla dottrina.
S'auspica "de iure condendo" un intervento chiarificatore del legislatore e della giurisprudenza.
correzioni magistratura2015-2016 » « bando concorsoinmagistratura 2015-2016