Source: http://legislazionetecnica.it/banca-dati-normativa
Timestamp: 2019-08-22 20:18:56+00:00
Document Index: 172940794

Matched Legal Cases: ['art. 2946', 'art. 10', 'art. 3', 'art. 146', 'art. 10', 'art. 13', 'art. 12', 'art. 146', 'art. 32']

Aggiornato con: L. R. Toscana 26/07/2019, n. 49
Aggiornato con: L. R. Calabria 12/12/2008, n. 40
Aggiornato con: L. 24/07/2019, n. 73
Aggiornato con: D. Leg.vo 24/07/2019, n. 70
Aggiornato con: L. 19/07/2019, n. 69
Aggiornato con: D. Min. Ambiente e Tutela Terr. e Mare 03/07/2019
FAST FIND : GP17361
Responsabilità di progettista e direttore lavori
Edilizia e immobili - Appalti di lavori privati - Cumulo dell’incarico di progettista e direttore dei lavori - Difformità dell’opera dalla normativa urbanistica e edilizia - Responsabilità - Sussistenza.
Il cumulo dell'incarico di progettista dei lavori e di direttore degli stessi fa sì che egli debba rispondere nei confronti del committente della conformità del progetto alla normativa urbanistica, della individuazione in termini corretti della procedura amministrativa da utilizzare, così da assicurare l'acquisizione del permesso di costruire e la realizzazione di quanto commissionato in conformità con la normativa edilizia.
Edilizia e immobili - Appalti di lavori privati - Competenze tecniche del progettista - Scelta del titolo autorizzativo all'esecuzione delle opere.
La scelta del titolo autorizzativo all'esecuzione di opere, in relazione al tipo di intervento edilizio progettato, rientra nelle competenze tecniche del professionista incaricato di progettare l'opus finanche nell'ipotesi un accordo illecito fra le parti per porre in essere un abuso edilizio.
Nozione di inizio dei lavori
I lavori possono ritenersi iniziati ove implichino il concentramento di mezzi e di manodopera, la messa a punto dell'organizzazione del cantiere, l'innalzamento di elementi portanti, lo scavo e il riempimento in conglomerato cementizio delle fondazioni perimetrali fino alla quota del piano di campagna o almeno l'esecuzione di scavi preordinati al getto delle fondazioni, non risultando idonei ad evitare la decadenza del titolo autorizzatorio, invece, semplici sbancamenti di terreno.
Termine per la richiesta del contributo di costruzione
Con riferimento al contributo di costruzione, la pubblica amministrazione, può sempre rideterminare, sia a favore che a sfavore del privato, l’importo di tale contributo, in principio erroneamente liquidato, richiedendone o rimborsandone a questi la differenza nell’ordinario termine di prescrizione decennale (art. 2946, cod. civ.) decorrente dal rilascio del titolo edilizio, senza incorrere in alcuna decadenza. Ne consegue che la determinazione e richiesta dei contributi di costruzione non devono necessariamente avvenire "una tantum" al momento del rilascio del permesso di costruire, ben potendo - ed anzi dovendo - intervenire anche successivamente per l'eventuale differenza in favore del bilancio comunale, purché nell'ordinario termine di prescrizione decennale, e ferma restando la necessità di riferimento a tariffe già approvate alla data del rilascio del permesso di costruire.
Vedi C. Stato Ad. Plen. 30/08/2018, n. 12.
Permesso di costruire per apertura di porte e finestre
L’apertura di porte e di finestre sul prospetto di un edificio va qualificato sempre come intervento di ristrutturazione edilizia comportante modifica dei prospetti, assoggettato al regime del permesso di costruire ex art. 10 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380, comma 1, lett. c), e ciò anche successivamente alle modifiche di cui al D.L. 12/09/2014, n. 133 (convertito in L. 164/2014) che si limita a ricomprendere nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria, di cui all’art. 3, D.P.R. 380/2001, comma 1, lett. b), quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico, purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione di uso.
In senso conforme si veda C. Cass. pen. 11/07/2014, n. 30575.
Il divieto di ricorso all’avvalimento, previsto dall’art. 146, comma 3, D. Leg.vo 50/2016, riguarda i soli contratti di cui al Capo III del Titolo VI del medesimo D. Leg.vo 50/2016, ovvero quelli che hanno ad oggetto i beni culturali tutelati ai sensi del D. Leg.vo 22/01/2004, n. 42, recante il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Ed infatti l’interpretazione letterale e teleologica della norma, finalizzata alla tutela dei beni culturali, induce a ritenere che il suddetto divieto si applichi solo ove l’appalto abbia direttamente a oggetto beni che possono essere definiti come beni culturali per legge (art. 10, comma 2, D. Leg.vo 42/2004), per dichiarazione della Soprintendenza (art. 13, D. Leg.vo 42/2004) o che si presumono culturali fino alla verifica negativa dell’insussistenza di tale interesse (art. 12, D. Leg.vo 42/2004). Ne consegue che l’art. 146, comma 3, D. Leg.vo 50/2016 non è applicabile all’appalto che abbia ad oggetto la manutenzione degli impianti tecnologici dei locali destinati ad accogliere (anche) beni culturali. (Nel caso di specie si trattava di un appalto per la manutenzione di impianti elettrici, impianti speciali, impianti di protezione contro i fulmini, sistema di gestione e controllo centralizzato dell’impianto elettrico, celle frigorifere, cappe chimiche, porte tagliafuoco, etc. a servizio del sistema dei musei civici comunali).
Varianti in corso d'opera e titoli abilitativi
In tema di reati edilizi, mentre le "varianti in senso proprio" - ovvero le modificazioni qualitative o quantitative di non rilevante consistenza rispetto al progetto approvato, tali da non comportare un sostanziale e radicale mutamento del nuovo elaborato rispetto a quello oggetto di approvazione - sono soggette al rilascio di permesso in variante, complementare ed accessorio rispetto a quello originario, le "varianti essenziali" - ovvero quelle caratterizzate da incompatibilità quali-quantitativa con il progetto edificatorio iniziale rispetto ai parametri indicati dall'art. 32 del D.P.R. 380/2001 - necessitano del rilascio di un nuovo permesso a costruire, del tutto autonomo rispetto a quello precedente, per il quale valgono le disposizioni vigenti al momento di realizzazione della variante.
Nello stesso senso si veda C. Cass. pen. 20/07/2018, n. 34148.
In materia edilizia, configura il reato di lottizzazione abusiva la modifica dell'originaria destinazione d'uso di immobili oggetto di un piano di lottizzazione, attraverso il frazionamento di un complesso immobiliare in modo che le singole unità perdano la originaria destinazione d'uso alberghiera per assumere quella residenziale, atteso che tale modificazione si pone in contrasto con lo strumento urbanistico costituito dal piano di lottizzazione.