Source: https://www.laleggepertutti.it/71008_consulenza-tecnica-preventiva-procedura-opportunita-vantaggi-e-svantaggi
Timestamp: 2019-04-25 13:05:47+00:00
Document Index: 171119013

Matched Legal Cases: ['art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 696', 'art. 696']

Nei casi in cui la lite fra due o più soggetti si limita ad una questione che può essere risolta mediante la risposta di un perito ad un quesito tecnico, la procedura denominata “consulenza tecnica preventiva” permette di risparmiare tempo e denaro rispetto ad un normale processo civile.
Nel linguaggio comunemente utilizzato da avvocati e periti, ci si riferisce spesso ed in maniera impropria alla consulenza tecnica preventiva con il termine ATP. Tale appellativo non è del tutto corretto, in quanto rischia di confondere la consulenza tecnica preventiva, che nel codice di procedura civile è disciplinata all’art. 696 bis, dal diverso procedimento disciplinato all’art. 696 ed a cui l’acronimo ATP si riferisce: l’accertamento tecnico preventivo.
Per comprendere il funzionamento dell’istituto della consulenza tecnica preventiva occorre preliminarmente individuarne le differenze rispetto all’accertamento tecnico preventivo (ATP).
L’ATP rientra a pieno titolo fra i cosiddetti “procedimenti di istruzione preventiva”. Tali procedimenti vengono utilizzati quando vi è la necessità di assumere una prova prima dell’inizio del processo, poiché, per ragioni di urgenza, non si può attendere che il giudizio venga instaurato e che giunga alla fase di assunzione dei mezzi di prova. Esempio tipico è quello dell’assunzione preventiva di testimoni: se un teste è molto malato e si teme che questo venga a mancare, si può chiedere al giudice che ne venga ordinata l’audizione immediata, la quale verrà verbalizzata in modo da poter essere utilizzata nel futuro processo. L’ATP ha la medesima finalità: può ricorrere a tale strumento chi ha urgenza di far verificare lo stato di un luogo, la condizione di una cosa oppure far effettuare un accertamento per cui si rende necessaria una particolare competenza tecnica e non può attendere l’introduzione del giudizio e l’espletamento di una normale CTU. Requisito imprescindibile dell’ATP è dunque l’urgenza, da intendersi come impossibilità di aspettare il normale decorso del giudizio per assumere la prova.
Il procedimento di consulenza tecnica preventiva ha invece presupposti e finalità diverse. Esso è stato introdotto con la riforma del codice di procedura civile del 2005 [1] e, sebbene sia stato inserito nella sezione dedicata ai procedimenti di istruzione preventiva, non può essere assimilato agli strumenti sopra descritti: l’intento del legislatore era quello di creare un procedimento semplificato che favorisse la conciliazione stragiudiziale di tutte quelle controversie legate alla soluzione di una questione prettamente tecnica, oppure di quelle in cui l’oggetto di discussione fosse limitato alla quantificazione di un credito o di un danno da risarcire. In pratica, il legislatore si è accorto che molte delle controversie che intasavano i tribunali non necessitavano né di testimoni per ricostruire i fatti né di grandi discussioni fra avvocati in punto di diritto ma piuttosto potevano essere risolte con l’espletamento di una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) da parte di un perito incaricato dal Tribunale. In questi casi, dunque, perché obbligare le parti ad introdurre un giudizio ordinario, quindi notificare una citazione, attendere i termini di comparizione, disporre lo scambio di memorie etc., quando sarebbe molto più semplice e veloce disporre immediatamente una consulenza tecnica?
Esaminiamo dunque un paio di casi in cui la consulenza tecnica preventiva può essere opportunamente utilizzata:
Tizio è proprietario di un appartamento posto al primo piano e lamenta delle infiltrazioni di acqua dal soffitto. Egli ritiene che tali infiltrazioni provengano dall’appartamento al secondo piano di proprietà di Caio e pertanto chiede a quest’ultimo di sistemare la perdita e di risarcirgli il danno. Caio ritiene invece che la fuoriuscita d’acqua non provenga dal suo appartamento, bensì da un tubo di pertinenza condominiale, cosicché rifiuta la richiesta di Tizio. In un caso come questo la questione principale da risolvere è una ed è molto semplice: è necessario verificare se le infiltrazioni d’acqua provengano o meno dall’appartamento di Caio. Una volta che un perito tecnico nominato dal Tribunale, dopo aver effettuato un sopralluogo, esaminato la mappatura delle tubazioni etc. avrà risolto la questione, sarà molto più semplice per Tizio e Caio trovare un accordo ed evitare l’instaurazione di un processo.
Ancora più semplice è il caso in cui Caio abbia riconosciuto il diritto di Tizio ad ottenere un risarcimento del danno ma ritenga eccessiva la somma pretesa per eliminare i danni causati all’appartamento. Anche in questo caso, se fosse un consulente tecnico imparziale a stimare la somma necessaria per eliminare il danno causato all’appartamento di Tizio, probabilmente non vi sarebbe bisogno di instaurare un giudizio ordinario e le parti potrebbero facilmente trovare un accordo.
Il fine perseguito dal legislatore del 2005 nell’introdurre questo procedimento traspare chiaramente dai due fondamentali elementi di differenziazione rispetto al sopra citato ATP: 1) per ritenere ammissibile la consulenza preventiva non è necessario il requisito dell’urgenza; 2) al consulente tecnico nominato dal Tribunale è richiesto di effettuare fra le parti un tentativo di conciliazione.
Dopo aver chiarito quando la consulenza tecnica preventiva può essere richiesta e soprattutto quando può essere utile, possiamo esaminarne brevemente il suo funzionamento:
– la parte che ne ha interesse deposita un ricorso in Tribunale ed il Giudice assegnato, se ritiene che sussistano i presupposti, nomina un consulente tecnico e fissa un’udienza di comparizione delle parti, invitando il ricorrente a notificare il ricorso ed il provvedimento di fissazione dell’udienza alla sua controparte, in modo che quest’ultima possa costituirsi e depositare eventuali memorie scritte;
– all’udienza viene conferito l’incarico al consulente tecnico (CTU) e formulato il quesito che lo stesso dovrà risolvere mediante la predisposizione di una relazione peritale. Inoltre ciascuno potrà nominare un proprio consulente tecnico di parte (CTP), che lo assista durante lo svolgimento le operazioni peritali;
– alla medesima udienza verrà decisa la data d’inizio delle operazioni peritali e verranno concessi tre termini differiti: 1) un primo termine entro il quale il CTU dovrà inviare ai CTP la propria bozza di relazione peritale; 2) un secondo termine entro il quale i CTP dovranno inviare al CTU le loro eventuali osservazioni critiche; 3) un terzo termine entro il quale il CTU dovrà depositare in Tribunale la relazione definitiva, dando atto delle osservazioni dei CTP;
– prima di depositare la propria relazione, il CTU deve effettuare un tentativo di conciliazione fra le parti e darne atto nel proprio elaborato. Se la conciliazione riesce viene redatto un verbale, il quale potrà assumere il valore di titolo esecutivo per iniziare un’esecuzione forzata nel caso in cui una delle parti non adempia spontaneamente.
Se invece il tentativo di conciliazione fallisce, allora le parti potranno iniziare un normale giudizio e chiedere l’acquisizione della relazione redatta dal CTU, in modo che la stessa possa essere valutata dal Giudice.
È evidente come la consulenza tecnica sia molto più semplice e veloce rispetto ad un giudizio ordinario nei casi in cui la controversia si limiti ad una questione di tipo tecnico. Inoltre, anche nel caso in cui il tentativo di conciliazione non dia l’esito sperato, la relazione redatta dal perito può essere utile a precostituirsi una prova nel futuro giudizio di merito ed il tempo perso inizialmente potrà essere recuperato, in quanto non sarà necessario disporre una nuova CTU.
D’altra parte vi sono anche degli aspetti negativi da tenere in considerazione:
– non trattandosi di un procedimento d’urgenza, a differenza dell’ATP, i giudici tendono a fissare la prima udienza con più calma. Pertanto, quando vi è la necessità di provvedervi tempestivamente, è sempre meglio specificare le ragioni d’urgenza nell’atto di ricorso [2];
– salvo diverso accordo raggiunto in fase di conciliazione, ogni parte sostiene le proprie spese legali e di consulenza, mentre le spese di CTU vengono generalmente poste a carico della parte ricorrente oppure ripartite fra le parti in solido;
– il provvedimento che rigetta la richiesta di consulenza tecnica preventiva non è in alcun modo impugnabile, pertanto occorre fare molta attenzione nel valutare l’esistenza dei presupposti e motivarli accuratamente nell’atto di ricorso. Alcuni giudici infatti, talvolta anche mal interpretando l’art. 696 bis Cod. Proc. Civ. [3], tendono a rigettare i ricorsi ed a condannare il richiedente al pagamento delle spese legali sostenute dalla controparte. In tal caso al ricorrente non resterà altro da fare che mandare giù l’amaro boccone, pagare le spese e rimboccarsi le maniche per iniziare un nuovo e presumibilmente lungo processo ordinario.
[1] D.l. 35/05 convertito in legge 80/05.
[2] A tal fine alcuni avvocati formulano per prassi l’atto di ricorso indistintamente sia ai sensi dell’art. 696 bis che ai sensi dell’art. 696 Cod. Proc. Civ.
[3] Purtroppo, seppur rare, non mancano le ordinanze con le quali i Giudici rigettano i ricorsi per consulenze tecniche preventive ritenendole applicabili solo a controversie nelle quali si discute sulla quantificazione del diritto. L’art. 696 bis Cod. Proc. Civ. è invece chiaro nel ritenere la procedura ammissibile ai fini non soltanto della determinazione del credito ma anche del suo accertamento.