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Timestamp: 2020-07-14 00:17:24+00:00
Document Index: 86104791

Matched Legal Cases: ['art. 2087', 'art.4', 'art. 87', 'art. 90', 'art. 19', 'art. 15', 'art. 35', 'art. 216', 'art. 14', 'art. 14', 'art. 10', 'art. 17', 'art. 26', 'art.\n2483', 'art. 26', 'art. 136', 'art. 67', 'art. 46', 'art. 165', 'art. 88', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 55', 'art. 50', 'sentenza ', 'art. 211', 'art. 7']

SCHEDE DI LAVORO FINALI COMITATO DI ESPERTI IN MATERIA ECONOMICA E SOCIALE - File PDF .it
SCHEDE DI LAVORO FINALI COMITATO DI ESPERTI IN MATERIA ECONOMICA E SOCIALE .pdf
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SCHEDE DI LAVORO FINALI COMITATO DI ESPERTI IN MATERIA ECONOMICA E SOCIALE.pdf (PDF, 2.9 MB)
&quot;Italia 2020-2022&quot;
Enrica Amaturo, Donatella Bianchi, Marina Calloni, Elisabetta Camussi, Roberto
Cingolani, Vittorio Colao, Riccardo Cristadoro, Giuseppe Falco, Franco Focareta,
Enrico Giovannini, Giovanni Gorno Tempini, Giampiero Griffo, Maurizia Iachino,
Filomena Maggino, Enrico Moretti, Riccardo Ranalli, Marino Regini, Linda Laura
Sabbadini, Raffaella Sadun, Stefano Simontacchi, Fabrizio Starace
La strategia per il rilancio dell'Italia
Individui e Famiglie,
in una società più
inclusiva ed equa
P.A., alleata di
Imprese e Lavoro,
Ambiente, volano
Turismo, Arte e Cultura,
brand del Paese
Turismo, Arte e
Istruzione, Ricerca e
5. Incentivo alle misure di presidio del rischio fiscale
6. Emersione lavoro nero
8. Regolarizzazione e rientro dei capitali esteri (no scheda)
10. Innovazione tecnologica e proprietà intellettuale
11. Innovazione energetica e sostenibilità (no scheda)
12. Sostegno a Start-up innovative
13. Competenze gestionali e assunzioni specialistiche
14. Riqualificazione disoccupati/CIG
15. Piattaforme formative pubblico-private per filiere produttive
17. Sostegno Export
18. Reshoring
19. Terzo settore
IMPRESE E LAVORO MOTORE DELL’ECONOMIA
I. Intervenire urgentemente per difendere l’occupazione, garantire liquidità e rafforzare la capitalizzazione delle imprese
1.i | Escludere contagio COVID da responsabilità penale e ridurre temporaneamente il costo
delle misure organizzative anti contagio
Escludere il “contagio Covid-19” dalla responsabilità penale del datore di lavoro per le imprese non sanitarie e neutralizzare fiscalmente, in modo temporaneo, il costo di
interventi organizzativi (ad es. turnazione, straordinari) conseguenti all’adozione dei protocolli di sicurezza e al recupero della produzione perduta per il fermo, per non
penalizzare la competitività dell’impresa e i redditi dei lavoratori.
Il possibile riconoscimento quale infortunio sul lavoro del contagio da COVID-19, anche nei settori non sanitari, pone un problema di eventuale responsabilità penale del datore di
lavoro che, in molti casi, si può trasformare in un freno per la ripresa delle attività. D’altro canto, per il lavoratore che è esposto al rischio di contagio per il tragitto che deve fare per
andare al lavoro e per il permanere a lungo nel luogo di lavoro, magari a contatto con il pubblico, il trattamento del contagio quale infortunio garantisce un livello di tutela, per se ed i
propri famigliari, ben maggiore del trattamento di semplice malattia. Si tratta quindi di individuare una soluzione di compromesso che salvaguardi le due esigenze.
L’adozione di misure organizzative dirette ad attuare i protocolli di sicurezza, ed il principio del distanziamento, comporta un aumento del costo del lavoro (indennità di turni,
maggiorazioni per lavoro festivo), cosi come gli eventuali straordinari necessari per recuperare le produzioni perdute. Si tratta di intervenire, in via temporanea, per evitare o
minimizzare questo aumento del costo del lavoro, senza incidere sulle maggiorazioni spettanti da contratto ai lavoratori.
a. Per quanto attiene al rischio di responsabilità penale, questo è fortemente ridotto laddove si preveda che l’adozione, e di poi l’osservanza, dei protocolli di sicurezza, predisposti
dalle parti sociali (da quello nazionale del 24 aprile 2020, a quelli specificativi settoriali, ed eventualmente integrativi territoriali), costituisce adempimento integrale dell’obbligo di
sicurezza di cui all’art. 2087 del codice civile. Si evidenzia che essendo la materia della sicurezza sul lavoro, intesa come contenuto dell’obbligo di sicurezza, e quella relativa ai
contratti, di competenza Statale esclusiva, è la legislazione nazionale che deve prevedere questo meccanismo, a garanzia dell’uniformità su tutto il territorio nazionale di una
disciplina prevenzionale.
b. Il datore che adempie all’obbligo di sicurezza, nei termini di cui sopra, non andrebbe incontro ne a responsabilità civile ne a responsabilità penale, pur in presenza di un eventuale
riconoscimento da parte dell’INAIL dell’infortunio su lavoro da contagio Covid-19. Peraltro si è già previsto che gli infortuni da contagio Covid-19 non vengano contabilizzati per
l’azienda ai fini dell’andamento infortunistico, e quindi non hanno conseguenze sul piano dei premi assicurativi. Quindi il riconoscimento dell’infortunio sarebbe neutro per l’azienda.
c. Per quanto riguarda l’aumento del costo del lavoro per le misure organizzative, o recupero di produzione, si tratterebbe di introdurre una defiscalizzazione temporanea delle
maggiorazioni, previste dai contratti collettivi, per indennità di turni aggiuntivi e lavoro festivo o notturno, introdotte per adottare i protocolli di sicurezza ed attuare il distanziamento.
Così come anche per quegli straordinari richiesti per recuperare la produzione persa in questi mesi di blocco.
Logiche e fonti di
Tempistiche per lancio
Attuare subito
1.ii | Smart Working: osservazione per normarlo al meglio e codice etico
a immediata tutela dei lavoratori
Utilizzare la fase attuale per un'attenta e profonda osservazione dello Smart Working e delle dinamiche ad esso connesse per identificare elementi con cui migliorare la
normativa vigente (legge n. 81/2017), al fine di renderla perfettamente aderente al nuovo contesto che si sta sviluppando, in cui da un lato c'è la necessità di un'adozione
diffusa per questioni anche di sicurezza e dall'altro l'obiettivo di dare a imprese e lavoratori un'opzione migliorativa sia della produttività sia delle condizioni lavorative.
Al fine di evitare utilizzi impropri dello strumento già nell'immediato si raccomanda di definire e adottare un codice etico per la PA e di promuoverlo nel mondo dell'impresa.
Prima del Covid19, il lavoro agile (o Smart Working) era praticato piuttosto marginalmente: nel 58% delle grandi imprese, nel 12% delle PMI e nel 16% delle PA (Osservatorio Politecnico di
Il lockdown ha temporaneamente imposto il ricorso al lavoro agile (o Smart Working) per tutte le attività consentite, disciplinato dalle previsioni dell’art.4 comma 1 lettera a) del DPCM 1
Marzo 2020 che ha sospeso la necessità di un accordo preventivo fra datore di lavoro e lavoratore, dall’art. 87 del DL 18/2020 che ha normato il lavoro agile (o Smart Working) nella PA e
dall’ art. 90 del D.L. 34/2020 per il settore privato.
Durante il Covid19, è stato essenziale implementare il lavoro agile (o Smart Working) a garanzia della continuità delle attività, che tuttavia ha in molti casi mostrato una eccessiva
sovrapposizione tra impegni professionali e famigliari, con conseguente estremizzazione del carico di lavoro e/o un calo di efficienza e produttività.
Il lavoro agile (o Smart Working), applicando tecnologie più avanzate e attivando modalità organizzative funzionali al contesto post Covid19, rappresenta una preziosa opportunità per
lavoratori ed aziende in grado di tutelare e massimizzare, in particolare per talune tipologie di attività, il livello di occupazione, anche inclusivo per le fasce di lavoratori più fragili.
E' altresì chiara la necessità del superamento del digital divide (in termini infrastrutturali e di disponibilità dei device) e una formazione digitale, al fine di poter garantire la piena fruibilità in
tutte le aree geografiche del Paese e in tutte le fasce della popolazione.
a. Monitorare e valutare attentamente l'utilizzo attuale dello Smart Working nel mondo delle PA e delle imprese prima di implementare modifiche alla normativa vigente, che dovranno:
‒ Puntare alla definizione di una disciplina legislativa dello Smart Working per tutti i settori, le attività e i ruoli (manageriali e apicali inclusi) compatibili, con attenzione alla pari fruibilità per
uomini e donne, che lo qualifichi come opzione praticabile per aziende e lavoratori, in particolare nell’ottica della creazione di nuova impresa e/o nuovi posti di lavoro.
‒ Disciplinare la possibilità, consentita nella fase di emergenza e post emergenza, di accesso preferenziale allo Smart Working per il sostegno dei figli nei primi gradi della scuola (fino ai
b. Nel breve periodo, promuovere, nella PA come nelle aziende private, l’adozione di un codice etico dello Smart Working con specifica considerazione dei tempi extra lavorativi (tra i quali
impegni domestici e cura della famiglia) e in ottemperanza alla L. 81/2017 (stesse ore lavorative e giornate come da contratto nazionale), con l’obiettivo di: (i) massimizzare la flessibilità del
lavoro individuale, (ii) concordare i momenti di lavoro «collettivo» (da tenersi in orari standard, rispettando la pausa pranzo, i weekend e le regole previste per il lavoro straordinario), (iii)
adottare sistemi trasparenti di misurazione degli obiettivi e della produttività al fine di valutare la performance sui risultati e non sul tempo impiegato (meno misurabile e non rilevante nel
lavoro agile).
1.iii | Rinnovo dei contratti a tempo determinato in scadenza
Molti lavoratori assunti con contratti a termine vedranno sopraggiungere la scadenza del termine e quindi la cessazione del contratto in questa fase di crisi. Si tratta quindi di cercare
di salvaguardare quanto più possibile l’occupazione di questi lavoratori. In molti casi le aziende non avranno la possibilità o l’interesse a rinnovare o prorogare i contratti a termine,
per mancanza di lavoro, in altri casi invece le aziende potrebbero tenere i dipendenti, ma, stante i limiti e vincoli legali dei contratti a termine, si trovano nell’impossibilità di
proseguire i rapporti di lavoro a termine per il raggiungimento dei limiti massimi di durata o proroga.
Le aziende in queste ipotesi normalmente, se sono interessate alla prosecuzione del rapporto di lavoro, procedono alla stabilizzazione dei lavoratori, con la trasformazione del
contratto a tempo indeterminato. Questo difficilmente avverrà nella attuale situazione di incertezza, e quindi si perderanno molti posti di lavoro che potrebbero sopravvivere se ci
fosse la possibilità di continuare ad utilizzare il lavoratore con un contratto a termine.
a. I limiti nell’utilizzo dei contratti a termine che assumono rilievo rispetto al contesto descritto sono quelli relativi alla durata complessiva, 12 mesi o 24 in presenza di determinate
causali, ed il numero massimo di proroghe consentite. Si tratta di allentare, in via temporanea, questi vincoli almeno per i contratti a termine in corso la cui scadenza
sopraggiungerà entro il 2020, o appena scaduti dopo l’avvio del blocco.
b. Si potrebbe ipotizzare che il periodo dall’inizio del blocco al 31 dicembre 2020 sia neutralizzato rispetto al maturare del limite dei 24 mesi complessivi, consentendo la prosecuzione
per un periodo significativo dei contratti a termine in corso o appena cessati.
c. Si potrebbe ipotizzare inoltre, per i contratti in scadenza entro il 31 dicembre 2020, la possibilità di una ulteriore proroga degli stessi anche se e stato già raggiunto il numero di
proroghe massimo consentito, e comunque consentire la suddetta proroga eccezionale anche al di fuori delle condizioni (causali) previste dall’art. 19, comma 1 del Dlgs 81 del
d. Tutto quanto qui previsto per i contratti a termine dovrebbe essere esteso anche ai contratti di somministrazione a tempo determinato.
2.iii | Compensazioni fiscali e rinvio pagamenti imposte
Rendere più agevole la compensazione orizzontale dei debiti con i crediti fiscali, nonché prevedere la compensazione dei debiti con i crediti liquidi esigibili verso la PA
(anche tramite la costruzione di una piattaforma informatica). Differire il saldo imposte 2019 e il primo acconto 2020.
La compensazione delle imposte presenta vincoli e limiti.
In ogni caso, non sono compensabili i crediti verso la PA nonostante l’art. 15 del Codice della Crisi, in presenza e nel limite di tali crediti, non ravvisi nel ritardo del pagamento dei
tributi e dei contributi previdenziali alcun indicatore di crisi.
Inoltre vi è il rischio di generare ulteriori importanti crediti d’imposta. Molte imprese temono di chiudere l’esercizio in perdita e il versamento di acconti sottrarrebbe loro risorse.
Il metodo previsionale per la determinazione degli acconti d’imposta non è agevolmente applicabile a causa delle incertezze sui tempi e sull’intensità della normalizzazione
dell’attività post riapertura che rendono arduo stimare il risultato imponibile del 2020.
a. Allineare lo strumento della compensazione dei debiti fiscali e previdenziali a quanto previsto dal codice della crisi sopprimendo a regime il tetto delle compensazioni.
b. Introdurre la compensazione con i crediti liquidi esigibili verso la PA (tenuto conto della fatturazione elettronica e del fatto che la PA è la sola legittimata a respingere le fatture
ricevute).
c. Costruire una piattaforma informatica che consenta alle imprese di compensare debiti e crediti, anche se di origine di enti diversi della PA, consentendo il dialogo tra gli stessi.
d. Differire a novembre il pagamento della prima rata di acconto delle imposte sul reddito.
e. Anche in considerazione dei tempi per processare la liquidità garantita, differire (quanto meno per le imprese che la hanno richiesta) il pagamento del saldo delle imposte dovute nel
2020 al suo ricevimento.
f. Prorogare ulteriormente gli adempimenti ed i versamenti fiscali per consentire l’entrata a regime delle nuove disposizioni.
g. Ripristinare la regola del vecchio regime per avvalersi dei crediti fiscali in compensazione che non richiedeva di attendere l’intervenuta presentazione dei modelli REDDITI e IRAP
che, di anno in anno, necessita del rilascio di applicativi ad hoc.
2.iv | Pagamento rapido dei fornitori per favorire liquidità
Promuovere un codice di comportamento – volontario ma fortemente sponsorizzato a livello governativo – per il pagamento rapido dei fornitori (ad es. a 30 giorni) al fine di
riattivare la circolazione dei flussi di liquidità soprattutto a favore delle imprese piccole e deboli negozialmente. Se necessario, intervenire in sede legislativa.
Nonostante lo storicamente basso costo del denaro per molte imprese, in Italia i tempi di pagamento sono abnormalmente elevati e vengono spesso utilizzati dalle imprese di
maggiori dimensioni per due scopi: ottenere sconti per pagamenti in termini brevi; o dilazionare i tempi di pagamento in prossimità delle chiusure di bilancio, per migliorare il cash
flow annuale ufficialmente riportato.
Entrambe le pratiche sono particolarmente dannose per le piccole e piccolissime aziende, con posizioni patrimoniali e di cassa limitate e posizioni di fornitura che non permettono di
ribaltare i termini sfavorevoli a monte.
In diversi paesi europei sono state introdotte norme, o policy volontarie con forte sponsorizzazione governative, che impegnano le imprese a contrattualizzare termini brevi (30gg o
meno) per annullare la pratica descritta e garantire tempi brevi per la gestione dei debiti dl fornitura (NB con benefici/costi one off)
a. Istituire un codice di comportamento volontario e sponsorizzarlo fortemente a livello governativo:
– Chiedendo alle maggiori aziende del paese e a tutte le quotate di sottoscrivere impegno cogente alla rapida adozione della pratica di pagamento a breve
– Chiedendo ai firmatari di inserire l’impegno tra i prerequisiti di qualificazione clienti e fornitori per le loro aziende
– Pubblicizzando l’iniziativa tramite ad esempio l'apposito sito web con l'elenco delle aziende firmatarie
b. In alternativa, o nel caso in cui la moral suasion non desse risultati soddisfacenti, procede con intervento legislativo, ad esempio:
‒ Valutando il modello già in vigore dal 2012 per i pagamenti tra la GDO ed i fornitori di prodotti agricoli ed alimentari
‒ Identificando a quali altri settori applicarlo (e se necessario apportando modifiche)
‒ In ogni caso, escludendo quei settori industriali e trasformativi nei quali l'attività finanziaria integra quella industriale
2.v | Decreto liquidità e factoring pro soluto
Estendere il decreto liquidità al factoring pro-soluto e al reverse factoring come garanzia della filiera.
In sede di conversione del decreto liquidità è stata estesa la garanzia SACE al pro-solvendo lasciando fuori il pro-soluto.
Il decreto rilancio (art. 35) ha ammesso alla garanzia SACE la assicurazione crediti.
Il pro-solvendo (che fruisce della garanzia con le modifiche portate al decreto liquidità) assistito da garanzia comporta un costo aggiuntivo per l’accensione di garanzie assicurative
sui crediti commerciali smobilizzati dalle banche e dai factor.
Estendere la garanzia SACE alla cessioni pro soluto:
a. Consentendo ai capofiliera di fare operazioni di reverse factoring o confirming
b. Permettendo un maggiore accesso al credito di fornitura in modo garantito
c. Garantendo che possa essere con certezza destinato e canalizzato verso il pagamento delle fatture dei propri fornitori
d. Creando un circolo virtuoso a favore della liquidità all’interno di moltissime filiere produttive italiane
e. Consentendo alle banche di dare credito garantito agli operatori più solidi al vertice delle filiere e al contempo di estendere uguali condizioni agevolate di accesso al credito a tutta
la catena di fornitura e sub fornitura
2.vi | Accesso alla liquidità per imprese in crisi
Modificare il decreto liquidità che permetta il sostegno finanziario anche alle imprese con esposizioni UTP che presentano possibilità concrete di risanamento.
Le imprese con esposizioni UTP rappresentano 75 mld di esposizioni bancarie e hanno 750k addetti oltre all’indotto (fonte Prelios).
Alcune di queste pre-Covid non presentavano derive rispetto al piano e hanno tuttora concrete possibilità di risanamento.
La situazione è eterogenea e accanto a realtà di grandi dimensioni ve ne sono anche di medie dimensioni.
In sede di conversione il dl liquidità è stato approvato dalla Camera un emendamento che parrebbe consentire l’accesso alla garanzia SACE se l’impresa non presentava alla data
del 29 febbraio 2020 esposizioni deteriorate a centrale rischi ed esposizioni UTP nei confronti del soggetto finanziatore, sempreché non fosse in difficoltà al 31/12/19 secondo il reg.
UE 651/14.
In tal senso la norma sarebbe ragionevole in quanto talune banche possono differire nel tempo la rimozione dalle esposizioni dagli UTP anche se l’impresa performa.
L’emendamento approvato dalla Camera presenta peraltro una contraddizione laddove continua a fare riferimento all’assenza di esposizioni deteriorate «presso il sistema
bancario», pur precisando «come rilevabili dal soggetto finanziatore».
La garanzia del fondo di Garanzia è ammessa alle imprese con esposizioni UTP alla data del 31 gennaio 2020 a condizione che esse non siano più classificate deteriorate alla data
della richiesta del finanziamento..
a. Prevedere espressamente che eventuali esposizioni UTP verso banche diverse rispetto a quella finanziatrice non pregiudichino la spettanza della garanzia SACE se l’impresa ha
concrete possibilità di risanamento.
b. Adeguare di conseguenza il quadro normativo superando l’apparente contraddittorietà.
3.i | Rinegoziazione dei contratti di locazione tra proprietari e locatari
Prevedere per legge la ripartizione del rischio tra locatore e conduttore nella forma di presunzione o, in alternativa, incentivazione (tramite riduzione di IMU e TARI) della
rinegoziazione dei canoni commerciali e dei finanziamenti correlati (ad es. mutui ipotecari).
La crisi e il lockdown correlato hanno impedito o fortemente ridotto l’esercizio di alcune attività (ad es. negozi, alberghi, bar, ristoranti). I canoni di locazione degli immobili adibiti
all’esercizio di tali attività risultano da contratti che avevano a riferimento condizioni di mercato significativamente differenti. A causa di piena o parziale impossibilità sopravvenuta
ed eccessiva onerosità questa situazione rischia di generare un numero enorme di contenziosi.
Il DL Rilancio riconosce un credito d’imposta cedibile del 60% del canone di 3 mesi in caso di calo di almeno il 50% del fatturato rispetto ai corrispondenti mesi dell’anno precedente.
La misura in molti casi (settore alberghiero in particolare) non è sufficiente a compensare l’effetto della crisi e del lockdown.
a. Prevedere per legge una ripartizione del rischio tra locatore e conduttore nella forma di presunzione (previsione analoga a quanto previsto per impianti sportivi dall’art. 216, comma
3, del DL Rilancio) con:
– Delimitazione soggettiva: locatori o conduttori appartenenti a certe categorie
– Delimitazione oggettiva: solo locazioni di esercizi commerciali che prevedono il contatto con il pubblico e solo se esercizio è stato chiuso a seguito di misure di contenimento
– Delimitazione temporale: solo per un certo periodo
– Griglia di quote di riduzione di canone a seconda delle situazioni (es. 50/50 - 60/40)
b. L’esistenza di una soglia presunta di legge può essere un rilevante deterrente rispetto alla promozione di giudizi, che richiederebbero peraltro una prova non facile del diverso
ammontare dello squilibrio, considerato che in molti casi il conduttore ha probabilmente ritratto comunque una utilità dalla locazione.
c. In alternativa, per incentivare transazioni tra proprietà e conduttore (con eventuale coinvolgimento dell’istituto finanziario in caso di mutuo ipotecario) previsione che, qualora le parti
trovino un accordo di riduzione dell’importo del canone, sia prevista una riduzione, diversa da settore a settore, dell’IMU (che grava sulla proprietà), ulteriore rispetto a quella del DL
Rilancio per il settore turistico, e della TARI (che grava sul conduttore), a condizione che (a) l’accordo non sia oggetto di successivo contenzioso e (b) lo sconto sui canoni sia
significativamente superiore alla conseguente riduzione impositiva.
3.ii | Disincentivare il ricorso alle procedure concorsuali
Disincentivare, ove possibile, il ricorso alle procedure concorsuali (concordati preventivi e fallimenti) per evitare il conseguente blocco ex lege del pagamento ai fornitori e la
conseguente sottrazione di liquidità e risorse al sistema. Nello specifico, evitare che il debitore ricostituisca il valore dell’azienda solo a scapito dei creditori.
Le imprese (in particolare le PMI) che hanno subito perdite in conseguenza del Covid saranno in grado di fronteggiare i fabbisogni finanziari nel breve termine attraverso la finanza
prevista dal decreto Liquidità e da quello Rilancio ma necessiteranno di rafforzamenti patrimoniali con nuove risorse per assicurare la sostenibilità del nuovo debito finanziario.
È possibile che l’imprenditore prima di eseguire nuovi apporti preferisca ottenere lo stralcio di parte dei debiti.
A tal fine, egli potrebbe ricorrere in via strumentale a procedure concorsuali quali il concordato preventivo. Il che cagionerebbe l’immediato congelamento ex lege dell’indebitamento
con il divieto di eseguire, anche in via spontanea, pagamenti ai creditori. Verrebbero così sottratte risorse finanziarie al sistema delle imprese e a quello bancario.
Occorre disincentivare tali atteggiamenti opportunistici se volti a ricostituire il valore dell’impresa solo a scapito dei creditori.
Per evitarlo in precedenza era stato introdotto il diritto dei creditori di formulare proprie proposte, da sottoporre, in alternativa a quella del debitore, all’approvazione di tutti i creditori.
Lo strumento però non è stato utilizzato (i casi sono ridotti a poche unità) a causa dell’insufficienza di informazioni disponibili ai creditori sull’effettivo andamento aziendale nel corso
Infine, non è infrequente il caso in cui l’imprenditore richieda il fallimento per riacquistare dallo stesso, a prezzi vili, l’azienda, priva di debiti.
a. Rendere più agevole, nel corso della procedura di concordato preventivo, la raccolta delle informazioni da parte dei creditori, per rendere possibile a taluni di essi di formulare
proprie proposte da sottoporre al voto in concorrenza a quella del debitore.
b. Riconoscere ai creditori, nei concordati preventivi, il diritto (liberamente trasferibile) di partecipazione ai futuri utili e valore dell’azienda. Tale diritto dovrà essere tanto maggiore
quanto minore è la percentuale di soddisfazione prevista dalla proposta concordataria. Ad esso dovranno essere associati diritti amministrativi che assicurino la presenza di
rappresentanti dei creditori nella governance dell’impresa.
c. Assoggettare, nel fallimento, l’eventuale trasferimento dell’azienda al debitore (e alle sue parti correlate) a vincoli che disincentivino il ricorso strumentale al fallimento per ricostituire
il valore dell’azienda a scapito dei creditori (ad es. consentire la cessione dell’azienda esdebitata al debitore solo dopo che sia decorso un certo lasso di tempo dall’apertura della
procedura).
3.iii | Sospendere per il 2020 i vincoli del T.U. partecipate pubbliche
Sospendere per il 2020 i vincoli del d.lgs. 175/2016 (TU in materia di società a partecipazione pubblica) al ripianamento delle perdite delle imprese pubbliche (e del
trasporto pubblico in particolare) ed evitare il ricorso al concordato preventivo e all’amministrazione straordinaria (che impedirebbe il pagamento dei fornitori e rallenterebbe
l’esecuzione degli investimenti).
Alcune imprese pubbliche e tutte quelle del Trasporto Pubblico presentano un rilevante disequilibrio economico che deriva da norme straordinarie (lockdown e distanziamento
Per il solo TPL la stima complessiva del disequilibrio parrebbe essere 1,5-1,7 mld di euro., solo in parte rimossa dal Cura Italia e dal decreto Rilancio (500 milioni di euro).
È un disequilibrio che non deriva da cattiva gestione ma dalle misure sanitarie introdotte (lockdown e distanziamenti). Il suo ripianamento non comporta una alterazione della
concorrenza, alla cui tutela mirano le stringenti regole introdotte dall’art. 14 del d.lgs. 175/16 che impediscono il trasferimento di risorse a favore delle imprese pubbliche in crisi, se
non nel rispetto di vincoli stringenti.
Si tratta di vincoli che presuppongono la redazione di un piano di risanamento che comporti una «comprovata» sussistenza di «concrete prospettive» di riequilibrio che, nello stato di
attuale incertezza, sarebbero impossibili da dimostrare (tant’è, in altro ambito, il legislatore ha differito per tutte le imprese sino al 31/12/20 l’assunzione dei provvedimenti in caso di
perdita del capitale sociale e la rilevazione del pregiudizio alla continuità aziendale, oltre i tempi di redazione dei piani di ristrutturazione previsti dalla legge fallimentare).
In difetto di un tale piano, le imprese pubbliche in questione dovrebbero accedere a procedure di concordato preventivo o fallimento, cagionando una ulteriore distruzione di risorse.
a. Permettere, con riferimento alle imprese pubbliche il cui disequilibrio dipenda dal Covid-19 alle amministrazioni pubbliche socie, in deroga ai co. 2, 4 e 5 dell’art. 14 del d.lgs 175/16,
sino all’approvazione del bilancio al 31/12/20, il ripianamento delle perdite e la sottoscrizione dell’aumento del capitale sociale, l’esecuzione di trasferimenti straordinari, le aperture
di credito e il rilascio di garanzie.
b. Prevedere di conseguenza sino all’approvazione del bilancio al 31/12/2020, per tali imprese, la sospensione dei co. 2, 4 e 5 del d.lgs 175/2016.
c. In una fase meno immediata laddove il socio pubblico non riesca ad intervenire:
− semplificazione delle procedure di vendita delle azioni (art. 10, comma 2), consentendo che la situazione emergenziale legittimi anche “l'alienazione … mediante negoziazione
diretta con un singolo acquirente”
− consentire in deroga all’art. 17 co. 1 che la situazione emergenziale legittimi la partecipazione del privato acquirente in misura inferiore al 30%
4.i | Incentivi alla capitalizzazione delle imprese
Creare incentivi per gli aumenti di capitale, rendendo l’ACE più attrattiva, introducendo una Super-ACE per le imprese che investono in tecnologia green e semplificandone
Le imprese italiane soffrono di insufficiente patrimonializzazione.
Il lockdown ha cagionato perdite che hanno sottratto risorse finanziarie alle imprese. Le risorse finanziarie del decreto liquidità consentono in molti casi di superare la criticità
finanziaria di breve. Il debito contratto potrà dimostrarsi non sostenibile in assenza di nuovi mezzi propri.
Inoltre, ai cambiamenti dei modelli di business è associato un rischio di execution che rende auspicabile una riduzione della leva finanziaria.
L’ACE ha avuto in passato un impatto positivo sulla ricapitalizzazione ed ha contribuito a ridurre la distorsione fiscale tra il costo dell’equity (non deducibile fiscalmente) e quello del
debito (deducibile fiscalmente). Nel 2016 quando il beneficio venne elevato al 4,75%, il 56% delle imprese aveva aumentato il capitale di rischio rispetto al 2012 (fonte Banca
d’Italia). Nel 2020 è stata reintrodotta, ma con un rendimento dell’1,3%.
Il DL Rilancio ha introdotto all’art. 26 incentivi alla capitalizzazione della Media impresa (fatturato 5-50 M€) ma solo in presenza di perdita di fatturato da COVID e comunque con un
incentivo limitato al massimo a 800 k€. Si tratta però di norma temporanea efficace per un cluster circoscritto di imprese. Occorrono anche incentivi di ampio respiro.
Le SRL inoltre presentano un quadro normativo sfavorevole per la raccolta del capitale sociale e per l’emissione di strumenti di debito (compresi quelli convertibili convertendi).
a. Rafforzare l’ACE rendendo ancora più attrattiva la proporzione tra incrementi di capitale proprio (conferiti dopo Febbraio 2020) e la deduzione dal reddito imponibile netto (anche al
fine di aumentare la competitività dell'opzione di ricorrere all'equity rispetto al ricorrere al debito).
b. Stabilizzare l’agevolazione a regime.
c. Per le imprese che investono in tecnologie green, al fine di privilegiare la copertura dei relativi fabbisogni finanziari con mezzi propri, introdurre una Super-ACE rafforzando
ulteriormente la percentuale di deduzione, per tenere conto del maggior rischio inerente ai cambiamenti tecnologici e dal minore ritorno degli investimenti che si associa però alla
mitigazione delle diseconomie esterne sull’ambiente.
d. Per le SRL rendere più agevoli gli aumenti del capitale (ad es. consentire anche ad esse l’esclusione del diritto di opzione con il voto della maggioranza dei soci) e modificare l’art.
2483 c.c. che preclude alle SRL l’emissione di strumenti di debito (compresi quelli convertibili e convertendi) salvo che siano garantiti da un intermediario bancario, rendendo la
norma scarsamente applicata.
4.ii | Semplificazione procedure di aumento di capitale
Ridurre tempi e costi delle procedure di aumento di capitale per le società quotate.
Gli impatti economici della crisi accentueranno l’esigenza di manovre di capitalizzazione da parte delle società quotate italiane. Il rafforzamento della patrimonializzazione delle
società italiane si rende necessario sia per preservare il posizionamento competitivo delle imprese italiane, sia per agevolare l’efficiente accesso al credito delle stesse.
Occorre conseguentemente creare le condizioni istituzionali e strutturali per rendere più semplici, rapide e appetibili le operazioni di ricapitalizzazione delle società quotate italiane,
specie nel contesto emergenziale in cui ci si trova.
L’urgenza di tali misure si apprezza ulteriormente considerando che il quadro europeo è ormai caratterizzato da una crescente competizione tra ordinamenti giuridici e contesti
istituzionali (ad iniziare dai mercati finanziari), competizione che potrebbe incentivare (come già accaduto) la scelta, da parte di società italiana, di migrare verso ordinamenti e
mercati più attraenti.
a. Concedere crediti di imposta per i costi (legali, di consulenza, banche collocatrici ecc.) connessi ad operazioni di aumenti di capitale eseguiti da società quotate che rientrino nella
definizione di «PMI» del TUF (fatturato inferiore a 300 M€; capitalizzazione inferiore a 500 M€).
b. Creare all’interno di Consob di una task force che per i prossimi 12 mesi garantisca tempi rapidi per l’ottenimento dell’approvazione del prospetto (approvazione effettiva del
prospetto nei 20 giorni massimi previsti dalla Direttiva).
c. Agevolare e incentivare la possibilità di aumenti di capitale con esclusione del diritto di opzione.
d. Dare avvio ad un aggiornamento del quadro normativo e regolamentare inerente gli obblighi informativi delle società quotate allo scopo di:
– Semplificare gli oneri in materia di predisposizione e pubblicazione dei prospetti informativi in sede di aumento di capitale, focalizzando la disclosure sugli elementi
essenziali in conformità agli «schemi» di prospetto previsti dalla disciplina comunitaria. Individuando anche e aree di semplificazione e di efficientamento che non
richiedono interventi normativi.
– Efficientare i tempi necessari per l’ottenimento della relativa approvazione da parte dell’autorità competente (Consob).
4.iii.a | Risparmio privato e investimenti nelle PMI e nelle società non quotate
Favorire una strutturale riallocazione del risparmio verso PMI/società non quotate, tramite, per un periodo definito, nuove agevolazioni fiscali per le persone fisiche che
sottoscrivono OICR che investono prevalentemente in società non quotate e modifiche normative necessarie ad ampliare la platea di potenziali sottoscrittori.
E’ necessario individuare veicoli di investimento che forniscano strutturalmente capitale di rischio alle imprese non quotate (tra cui le PMI) per affrontare l’emergenza prodotta dal COVID-19
e garantirne sopravvivenza e sviluppo nel medio lungo periodo
Gli incentivi fiscali previsti dall’art. 26 del decreto Rilancio hanno natura emergenziale essendo circoscritti agli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2020 e legati a evidenti cali di ricavi
verificatisi nel periodo marzo - aprile 2020
Il risparmio privato in Italia è molto elevato (oltre 4 miliardi in attività non immobiliari) e in particolare sono depositati su conti correnti e depositi bancari circa 1.500 miliardi di euro.
A fronte di un risparmio molto elevato il sistema competitivo italiano ha sempre sofferto a causa di una scarsità di OICR che investano in economia reale (in particolare in società non
I risparmiatori evidenziano una crescente domanda di strumenti finanziari che consentano di investire nell’economia reale (come dimostra il successo dei PIR; tuttavia i PIR, pur tenendo
conto della versione introdotta dall’art. 136 del decreto Rilancio, veicolano il risparmio verso l’acquisto di partecipazioni in società quotate a capitalizzazione ridotta piuttosto che tradursi in
aumenti di capitale a favore delle società non quotate)
I veicoli di investimento che emettono strumenti che consentono anche a persone fisiche di investire nell’economia reale (es. i FIA riservati) prevedono condizioni di accesso all’investimento
che ne impediscono, di fatto, la sottoscrizione alla maggior parte dei risparmiatori anche se con una situazione patrimoniale e/o competenze adeguate a questo tipo di investimento.
Nuove agevolazioni fiscali per le persone fisiche che sottoscrivono OICR che investono prevalentemente in società non quotate e modifiche normative necessarie ad ampliare la platea di
a. Detassazione in capo alle persone fisiche dei proventi derivanti dalla sottoscrizione di quote di fondi in un periodo definito (ad esempio 2020-2021) che investono prevalentemente in
società non quotate, a condizione che la persona mantenga l’investimento per un minimo di 5 anni.
b. Introduzione di una detrazione pari al 30 per cento dell’investimento nei suddetti fondi spettante solo laddove a seguito della liquidazione dell’OICR, l’investitore realizzi una minusvalenza
di importo pari o superiore al 30% dell’investimento (soggetto ad autorizzazione della Commissione UE).
c. Esclusione dall’imposta sulle successioni delle quote dei suddetti fondi.
d. Riduzione da 500.000 euro ad almeno 100.000 euro della soglia minima di investimento in FIA riservati per gli investitori non professionali.
e. Introduzione della nuova categoria di «investitori al dettaglio qualificati», i quali, pur non possedendo i requisiti per essere considerati professionali o non volendo essere qualificati come tali
per non perdere i benefici MiFID, possiedono un patrimonio personale e/o una competenza adeguati all’investimento in FIA riservati
4.iii.b | Incentivare fondi di turnaround di imprese UTP
Introdurre incentivi per l’istituzione di fondi di turnaround che agevolino anche l’esecuzione di investimenti in imprese UTP attraverso ogni strumento compatibile con la
normativa europea qualora l’intermediario finanziario (SGR) assuma il ruolo di sponsor del risanamento.
Le imprese con esposizioni UTP rappresentano 75 mld € di esposizioni bancarie e hanno 750k addetti oltre all’indotto (fonte Prelios).
Una parte di queste hanno concrete possibilità di continuità aziendale ed alcune costituiscono anelli fondamentali della catena del valore.
Il risanamento delle imprese UTP presenta benefici anche per le casse pubbliche in considerazione del fatto che ogni lavoratore posto in CIGS costa complessivamente allo Stato
(tra onere della CIGS, della NASPI e della contribuzione integrativa) non meno di 60k.
Recentemente sono stati istituiti alcuni (pochi) fondi di turnaround con maturazione di specifiche competenze industriali e finanziarie al servizio del turnaround.
Sono fondi che operano tramite ricapitalizzazione e subentro nelle esposizioni delle banche.
a. Introdurre incentivi per la istituzione di fondi di turnaround agevolando anche l’esecuzione di investimenti in imprese UTP attraverso ogni strumento compatibile con la normativa
europea (ad es. un ACE rafforzata che tenga conto di un premio del rischio più elevato, mitigazione del cuneo fiscale) qualora l’intermediario finanziario (SGR) assuma il ruolo di
sponsor del risanamento.
b. Gli interventi agevolabili devono essere limitati a quelli volti ad assicurare la continuità aziendale ed il recupero della economicità di gestione, con esclusione delle imprese in
difficoltà secondo il reg. UE n. 651/2014 e delle imprese prive di concrete possibilità di risanamento. A tal riguardo ha dimostrato la sua efficacia lo strumento dell’attestazione da
parte di un professionista esterno previsto dalla disciplina in materia di crisi d’impresa.
c. Semplificare il quadro regolamentare di riferimento anche per accelerare l’iter autorizzativo.
d. Mitigare le responsabilità penali derivanti dai reati fallimentare estendendo agli esponenti del fondo la protezione prevista, in caso di attestazione, dall’art. 67 l.fall.
4.iv | Sostegno strutturale alle società non quotate (soprattutto PMI) di filiera
Incentivare strumenti di capitale (ad es. azioni di risparmio a termine con limite al rendimento massimo o strumenti finanziari partecipativi di capitale) con la sottoscrizione
dei quali il capo-filiera possa patrimonializzare per alcuni anni fornitori e distributori e facilitarne l’accesso a liquidità (tramite credito bancario, factoring, ecc.) e a capitali
Gli impatti economici della crisi hanno determinato situazioni di grave tensione patrimoniale e finanziaria in molte società, specie nelle PMI, con conseguenti potenziali impatti sulle
filiere produttive: molti produttori dipendono infatti da un elevato numero di fornitori e sub-fornitori di piccole dimensioni, non immediatamente sostituibili.
Fornitori e subfornitori hanno un difficile accesso al mercato dei capitali/del credito, per una molteplicità di fattori, fra i quali: necessità di due diligence, incertezza sul ciclo
economico, ecc.. Essi sono dunque esposti all’alternativa fra il fallimento e l’apertura del capitale a investitori-speculatori, già alla ricerca di imprese-preda.
I capo-filiera hanno un particolare interesse alla salvaguardia dell’indotto, e potrebbero essere interessati a sottoscrivere – a condizioni non predatorie – strumenti temporanei di
In presenza di questi interventi, fornitori/subfornitori avrebbero maggiore facilità nell’accesso al credito e/o al capitale di rischio di privati.
a. Sottoscrizione da parte del produttore di azioni di categoria speciale / strumenti finanziari partecipativi di equity.
b. Caratteristiche principali:
− Voto limitato (ad esempio, nomina del presidente del collegio sindacale, e altri limitati diritti essenzialmente di controllo)
− Estinzione automatica in caso di rimborso dell’apporto iniziale, maggiorato di un rendimento «ragionevole»: il rimborso dovrà avvenire esclusivamente tramite dividendi (solo se
civilisticamente distribuibili). In aggiunta, possibilità di riscatto da parte della società (alle medesime condizioni)
− Conversione in azioni ordinarie un caso di mancata estinzione ai sensi del bullet che precede entro un determinato periodo di tempo. Il rapporto di conversione determinato, su
delega dei soci ed entro un massimo prefissato, dal CdA al momento della conversione, sulla base di una perizia di un terzo indipendente
c. Massime del notariato allegate che chiariscono come questo tipo di azioni o quote siano possibili senza modifiche legislative
d. Eventuale successivo accordo con Confindustria / associazioni di categoria / ABI per:
– Definizione modelli e condizioni standard
– Protocolli sulle regole di intervento (ad esempio, gestione delle problematiche legate alla disciplina in materia di subfornitura.
5 | Incentivo all'adozione di sistemi di tax control framework
Incentivo all’adozione di sistemi di tax control framework anche attraverso l’estensione del dialogo preventivo con l’amministrazione finanziaria. Introdurre la non
applicabilità delle sanzioni amministrative e penali per le società (italiane ed estere identificate in Italia) che (i) siano in regime di cooperative compliance o (ii) implementino
un modello di presidio del rischio fiscale (Tax Control Framework) o (iii) segnalino e documentino adeguatamente operazioni caratterizzate da un rischio di natura fiscale.
Il rischio di incorrere in contestazioni di rilevanza penale-tributaria è significativo in conseguenza della presenza di soglie di punibilità generalmente basse se rapportate
all’operatività della media e grande impresa. La rilevanza quasi automatica delle violazioni fiscali anche in ambito penale costituisce uno degli elementi rilevanti che possono
pregiudicare la scelta di investire in Italia.
La gestione del rischio fiscale rappresenta una priorità soprattutto alla luce dell’estensione della responsabilità degli enti di cui al D.Lgs. n. 231/2001 a taluni reati fiscali per effetto
della legge 19 dicembre 2019 n. 157.
Si rende, dunque, necessario aggiornare il Modello 231 per prevenire il manifestarsi di rischi di natura fiscale. Necessaria convergenza tra Modello 231 e modello di presidio del
rischio fiscale (c.d. Tax Control Framework) che dovrebbe essere valorizzata mediante la previsione di una misura premiale rispetto alle fattispecie di natura penale-tributaria.
L’istituto della cooperative compliance (introdotto nel 2015) consente di istituire un dialogo preventivo con l’amministrazione finanziaria ma è ancora insufficiente a causa (i) della
mancata previsione della disapplicazione delle sanzioni penali per effetto dell’accesso al regime e (ii) dell’esistenza di soglie di fatturato tuttora elevate (5 mld €).
a. Prevedere la non applicazione delle sanzioni amministrative e penali in ipotesi di contestazioni nei confronti di soggetti aderenti al regime di cooperative compliance.
b. Prevedere la medesima non applicazione delle sanzioni amministrative e penali qualora il contribuente:
− Abbia predisposto un modello di presidio del rischio fiscale (Tax Control Framework) che permetta di rilevare, misurare, gestire e controllare il rischio fiscale;
− L’esistenza del modello sia stata comunicata all’Amministrazione Finanziaria in dichiarazione (come già avviene per la documentazione sui prezzi di trasferimento)
− In sede di verifica, il modello venga considerato idoneo in quanto rispondente ai criteri individuati dall’amministrazione in apposito provvedimento, sulla base dell’esperienza
derivante dalla cooperative compliance.
c. Per i contribuenti che non si dotino di TCF, prevedere la non applicazione delle sanzioni amministrative e penali in ipotesi di contestazioni afferenti specifiche operazioni con
riferimento alle quali il contribuente abbia predisposto idonea documentazione preventivamente comunicata, all’Amministrazione Finanziaria con specifiche modalità, individuate in
apposito provvedimento.
d. Nei casi in cui le misure suindicate fondino le proprie risultanze su documenti falsi o altri mezzi fraudolenti dei quali sia dimostrata la specifica idoneità ad indurre in errore
l’Amministrazione le sanzioni amministrative e penali edittali sono raddoppiate.
e. Abbassamento delle soglie per accedere alla cooperative compliance.
6 | Emersione lavoro nero
Favorire l’emersione attraverso opportunità di Voluntary Disclosure ai fini della regolarizzazione, prevedendo un meccanismo di sanatoria e incentivazione riducendo
contribuzione cuneo fiscale, nonché sanzioni in caso di falsa dichiarazione o mancato perfezionamento delle procedure di emersione.
Il lavoro nero costituisce, nelle dimensioni che assume, uno dei problemi strutturali del nostro paese ed una sua peculiarità negativa rispetto ad altri paesi comparabili
L’emergenza COVID ha evidenziato ulteriori, rispetto a quelle classiche, implicazioni negative del lavoro nero: l’impossibilità di raggiungere i lavoratori in nero con gli strumenti
straordinari di sostegno dei lavoratori messi in campo per fronteggiare la crisi da COVID; l’impossibilità di implementare azioni prevenzionali per la salute per questi lavoratori, con
ripercussioni anche sulla capacità di controllo dell’andamento epidemiologico
L’eccezionale presidio e controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, di questo periodo, e le ingente risorse che il Governo sta mettendo a disposizione per sostenere il
mondo delle imprese possono costituire due importanti leve per attuare iniziative che favoriscano l’emersione del lavoro nero, favorendo un cambiamento strutturale del mercato del
L’iniziativa si muove su un mix di premialità e sanzioni innovative:
a. Sul piano della premialità, favorire la dichiarazione di lavoro nero, prevedendo: da un lato un meccanismo di sanatoria, per il pregresso, sulla scorta di quanto previsto nel decreto
rilancio per l’emersione del lavoro irregolare degli immigrati in alcuni settori; dall’altro, un periodo medio di riduzione contribuzione e cuneo fiscale su retribuzione.
b. Condizionare concessione benefici economici per sostegno imprese ad autodichiarazione, a valere quale autocertificazione assimilata a quelle di cui all’art. 46 DPR n.445/2000, in
ordine alla assenza di lavoro nero, ovvero, con dichiarazione di emersione dei lavoratori irregolari presenti, con impegno ad avviare la procedura di emersione.
c. Sul piano sanzionatorio, in caso di falsa dichiarazione, con accertamento della presenza di lavoro nero, ovvero di mancato perfezionamento della procedura di emersione per i
lavoratori dichiarati, revoca dei benefici non ancora concessi o pervenuti, obbligo di restituzione di quelli già percepiti, con interessi, oltre alla sanzione penale per falsa
autocertificazione nel primo caso. Naturalmente il tutto in aggiunta alle ordinarie sanzioni previste per l’accertamento del lavoro nero.
7 | Emersione e regolarizzazione del contante derivante da redditi non dichiarati
(i) Introdurre la Voluntary Disclosure sul contante e altri valori derivanti da redditi non dichiarati (anche connessa all’emersione del lavoro nero) a fronte del pagamento di
un’imposta sostitutiva e dell’impiego per un periodo minimo di tempo (ad es. 5 anni) di una parte significativa dell’importo in attività funzionali alla ripresa (ad es. investimento
nel capitale dell’impresa del soggetto che fa la Voluntary Disclosure, o investimento in social bond nominativi o altri strumenti analoghi). Condizionare gli effetti premiali in
ambito penale a specifici requisiti di coerenza. (ii) Promuovere un’iniziativa per mettere rapidamente fuori corso le banconote in Euro di maggior taglio (500 e 200).
Il valore dell’economia sommersa (non derivante da attività illegali) in Italia è stimato in circa 170 miliardi. Storicamente il numero delle banconote da 500 Euro versate nelle banche
Italiane è di molto superiore a quanto le stesse hanno distribuito in pezzi da quel taglio. L’evasione IVA stimata dalla Commissione Europea in Italia è pari a 33 miliardi (su 137
miliardi totale UE).
In Italia l’85% delle operazioni avviene ancora in contante (l’Italia è il 23esimo Paese tra i 27 dell’Unione Europea per transazioni con carta e moneta elettronica).
Svariati studi dimostrano come ci sia una stretta correlazione tra uso del contante ed economia sommersa.
a. La regolarizzazione tramite Voluntary Disclosure del contante e di altri valori potrebbe avvenire attraverso un duplice meccanismo:
a. Il pagamento di una imposta sostitutiva (di imposta sui redditi, addizionali, sostitutive, Irap, IVA, eventuali violazioni relative alla dichiarazione dei sostituti d’imposta, sanzioni e
interessi) in misura tale da rendere attrattiva l’emersione (ad es. il 10%-15%) anche considerando che la somma emersa potrebbe essere molto superiore al reddito evaso.
b. L’obbligo di investimento di una parte significativa dell’ammontare (ad es. il 40%-60%) per un periodo di tempo significativo (ad esempio 5 anni) in strumenti che supportino la
strategia di rilancio del Paese, quali ad esempio:
– Investimento in social bonds nominativi finalizzati a progetti quali la ristrutturazione delle scuole, o specifici progetti infrastrutturali, o altri strumenti analoghi
– Investimento nel capitale di rischio della società di cui è azioni sta di controllo la persona che effettua la Voluntary Disclosure (a condizione che tali ammontari non vengano
restituiti prima del termine prestabilito come dividendi o aumento dei compensi da amministratore ecc)
b. Gli effetti premiali in ambito penale (reati tributari, riciclaggio ed autoriciclaggio) potrebbero essere legati ad uno specifico «requisito di coerenza» del contribuente definito in base a
(i) ammontare del contante e/o dei valori oggetto di regolarizzazione e (ii) qualifica professionale e attività lavorativa svolta dal contribuente autore della regolarizzazione.
Nell’ipotesi di integrazione del «requisito di coerenza» non sussiste necessità di fornire spiegazione sulla provenienza delle somme. In caso contrario la persona che effettua la
Voluntary Disclosure sarebbe tenuta a dimostrare la provenienza dei valori oggetto di regolarizzazione per avere gli effetti premiali in ambito penale.
c. L’Italia dovrebbe farsi promotrice presso le istituzioni europee competenti perché vengano messe fuori corso le banconote sopra i 100 euro.
9 | Passaggio a pagamenti elettronici
(i) Incentivare l’utilizzo dei pagamenti elettronici (PA, esercizi commerciali e soprattutto servizi e prestazioni) tramite: deduzioni/detrazioni dall’IRPEF, lotterie instant win,
credito d’imposta per gli esercenti e accordi con il sistema bancario per riduzione delle commissioni. (ii) Rendere effettive ed eventualmente inasprire le sanzioni per gli
esercizi commerciali e servizi privi di POS o con POS non funzionante. (iii) Scoraggiare l’uso del contante per ammontari rilevanti attraverso la riduzione di limiti ai
pagamenti in contanti nonché disincentivi al ritiro e all’utilizzo degli stessi (ad es. anticipo fiscale a valere sui prelievi di contante).
miliardi totale UE). Si considera che possano esserci ammontari significativi in contanti e altri valori (oro, diamanti, ecc) nelle cassette di sicurezza oggi non accessibili in caso di
verifiche fiscali di tipo amministrativo.
a. Introdurre misure di incentivazione all’uso del contante quali ad esempio:
− Ampliamento delle deduzioni/detrazioni dall’IRPEF per specifici pagamenti effettuati con strumenti diversi dal contante sull’esempio del Portogallo.
− Credito di imposta per gli esercenti sull’utilizzo dei pagamenti elettronici
− Accordo con il sistema bancario/pagamenti elettronici per una riduzione delle commissioni per gli esercenti
b. Introdurre obbligo di POS per chiunque eserciti un’attività che prevede la riscossione di pagamenti con gravi sanzioni per l’inadempimento (PA, esercizi commerciali e servizi)
c. Implementare misure di disincentivazione all’utilizzo del contante per ammontari rilevanti, quali ad esempio:
– Promuovere presso le istituzioni europee competenti la messa fuori corso delle banconote di maggior taglio (500 e 200 Euro)
– Applicazione di una ritenuta (5%) a titolo d’acconto sull’IRPEF sui prelievi che eccedono un limite fisiologico
III. Modernizzare il tessuto economico e produttivo del Paese ed aumentarne la sostenibilità
10 | Innovazione tecnologica e proprietà intellettuale
Incentivare l’innovazione tecnologica delle imprese con il ripristino e potenziamento delle misure previste da Industry 4.0 prevedendo una durata pluriennale degli incentivi
(5 anni). Inoltre, aumentare i limiti per gli investimenti previsti per i crediti R&amp;D, ampliare il regime del patent box a ulteriori beni immateriali e incrementare il beneficio
previsto (anche ai fini del re-shoring ad alto valore aggiunto).
Il piano Industria 4.0 in passato ha favorito rilevanti investimenti nonostante presentasse alcuni limiti strutturali (in particolare connessi alla certezza dell’arco temporale di
pianificazione degli investimenti). Nel 2017 gli investimenti in beni materiali sono stati 10 mld. €, in beni immateriali 3,3 mld.€, quelli in R&amp;D 8,6 mld € (fonte MISE).
A decorrere dal 2020 il piano industria 4.0 ha subito importanti modifiche con la transizione di iper e superammortamento ad un meccanismo di credito di imposta (aliquote
rispettivamente pari al 40% fino a 2,5 M€ (20% da 2,5 M€ fino a 10 M€) e al 6% nel limite di costi pari a 2 M€). Anche il credito R&amp;D (pur se ha beneficiato dell’eliminazione del
requisito di incrementalità) è stato ridimensionato negli importi (il limite massimo attuale è pari al 12% su 3 M€).
Nello scenario dei prossimi anni è importante stimolare investimenti suscettibili di generare più valore aggiunto per il Paese. L’innovazione è il fattore chiave. Lo stesso Manuale di
Oslo indica che le imprese innovando i processi ed i prodotti contribuiscono a migliorare il sistema economico in cui operano.
a. Ripristino integrale e potenziamento di iper-ammortamento (incremento del 150%-200% del costo di acquisto) e superammortamento (incremento del 40%-60% del costo di
acquisto). Entrambe le agevolazioni devono intendersi come incremento del costo ammortizzabile e non come credito di imposta (e senza limite massimo).
b. Per consentire la programmazione di un piano organico di investimenti si dovrà prevedere un’adeguata durata pluriennale del periodo di validità degli incentivi (almeno 4/5 anni).
c. Possibilità di decidere autonomamente il periodo di iper/superammortamento (ammortamento accelerato). Applicazione dell’aliquota prevista per l’iper-ammortamento in relazione
agli investimenti in software individuati nell’Allegato B alla legge istitutiva di tale regime (da integrare, ove necessario, per ricomprendere qualsiasi software/programma in ambito
digitale e di A.I.) a prescindere dall’acquisto di beni materiali iperammortizzabili.
d. Incrementare sia aliquote, sia massimale di investimento agevolabile per il credito R&amp;D (arrivando ad es. ad un limite massimo del 20% per un investimento pari a 10 M€).
e. Introduzione di forme semplificate di interpello con il MISE per risolvere problematiche applicative legate alla natura dei costi o delle attività agevolabili.
f. Incremento del beneficio del patent box (dal 50% al 70%) e ampliamento ad ulteriori beni immateriali agevolabili (ad esempio lista clienti e lista fornitori). Modifica al limite del credito
per le imposte assolte all’estero di cui all’art. 165, comma 10 Tuir.
12 | Sostegno a Start-up innovative
Rafforzare le misure di sostegno alle start-up e PMI innovative con incremento delle agevolazioni fiscali per l’investimento da parte di individui, società e fondi specialistici
(detassazione proventi e aumento dell’ammontare di detrazione e deduzione) e con l’aumento di massimali previsti per gli investimenti annui.
Le start-up e le PMI innovative risentono dell’effetto Covid con un rallentamento delle ricerche e hanno un accesso molto contenuto o del tutto inesistente al decreto Liquidità.
Debbono pertanto raccogliere mezzi propri. Il che è anche coerente con l’elevato profilo di rischio che le caratterizza
Gli investimenti nelle start-up e nelle PMI innovative fruiscono a certe condizioni di una detrazione dall’IRPEF (e di una deduzione dal reddito per i soggetti IRES) pari al 30%
dell’investimento annuo fino a 1 M€ (1,8 M€ per i soggetti IRES)
Il decreto Rilancio ha elevato al 50% la detrazione dall’IRPEF (quindi per le sole persone fisiche) per gli investimenti annui fino a 100K€
Alle start-up innovative sta iniziando ad interessarsi anche il mondo dei Fondi di investimento
a. Aumentare la percentuale che dà diritto alla detrazione dall’IRPEF e alla deduzione dal reddito per i soggetti IRES dal 30% al 50%, e anche elevare il massimale per gli investimenti
annui effettuati o direttamente o tramite OICR (ad es. fino a 3 M€ per le persone fisiche e 6 M€ per i soggetti IRES previa autorizzazione della Commissione UE)
b. Prevedere la detassazione per le persone fisiche dei proventi (dividendi e capital gain) per gli investimenti che siano (i) effettuati in un determinato periodo di tempo (ad es. 20202021) e (ii) mantenuti per un periodo temporale minimo (ad es. 5 anni)
c. Detassazione ai fini IRAP e contributivi per il 2020 e il 2021
d. Possibilità di trasformare le perdite in credito di imposta cedibile a qualsiasi soggetto
13 | Competenze gestionali e assunzioni specialistiche
Incentivare reskilling manageriale per stimolare l’adozione delle competenze necessarie ad adattare i sistemi produttivi alle nuove esigenze post-Covid, attraverso
defiscalizzazioni temporanee per la partecipazione a formazione gestionale e per l’assunzione di competenze esterne (inclusi neolaureati) nelle PMI
Ritardo storico delle PMI nell'area delle competenze manageriali:
▪ Scarsa consapevolezza da parte della PMI del ritardo nell'adozione e nello sviluppo di competenze manageriali
▪ Limitata domanda di formazione nelle piccole imprese che si riflette in un uso minimo e sub-ottimale dei fondi inter-professionali di formazione
▪ Limitata offerta di formazione di qualità per imprenditori, proprietari d'azienda e manager, esclusi dalla formazione finanziata a disposizione dei fondi inter-professionali
Incentivare la creazione di un modello di riqualificazione manageriale delle PMI:
a. Sviluppando un piano di comunicazione che enfatizzi la necessità del rinnovo delle competenze manageriali per sostenere la sopravvivenza e crescita del tessuto produttivo PMI
nella fase post-Covid
b. Creando bandi di gara per programmi di apprendimento caratterizzati da: a) contenuti pratici e concreti sviluppati idealmente tramite la collaborazione attiva fra enti formativi e
Associazioni di categoria; b) modelli di trasmissione dei contenuti basati sul coinvolgimento attivo dei manager (ad es. modelli di «social learning» incentrati su piccoli gruppi di
discussione continuativi); c) modelli di diffusione incentrati su piattaforme digitali di facile accesso (per facilitare la partecipazione e aiutare il monitoraggio della partecipazione al
c. Strutturando un piano di monitoraggio e valutazione della qualità dei servizi offerti dagli enti formativi, sulla base di modelli che aiutino a stimare gli effetti causali dei programmi
offerti sulle competenze dei manager e la produttività e crescita delle aziende, e che leghino i finanziamenti ricevuti ai risultati ottenuti.
d. Modificando le norme relative all’utilizzo dei fondi interprofessionali per il finanziamento del programma: a) aggiornando criteri di accesso, rimborso e uso dei fondi interprofessionali per la riqualificazione manageriale di imprenditori e amministratori d'azienda (b) sviluppando incentivi economici specifici per la formazione manageriale per aziende di
piccole dimensioni (ad es. rimborso superiore al 100% per imprese sotto una certa dimensione, includendo sussidio ex-ante delle spese); (c) semplificando la procedura di accesso
ai fondi, ad esempio introducendo la possibilità di strutturare piani di formazione imprenditoriali inter-aziendali per filiera produttiva e/o cluster formativo.
e. Stanziando ulteriori risorse per la realizzazione di un'azione di sistema a regia nazionale, per esempio: a) includendo la possibilità di utilizzo di risorse del PON SPAO (Sistemi
politiche attive per l'occupazione) per supportare percorsi di riqualificazione manageriale; b) prevedendo azioni capaci di amplificare gli effetti della riqualificazione manageriale, ad
es. dando accesso al termine del percorso formativo ad un sistema di voucher per assunzione competenze manageriali esterne e/o neolaureati.
14.i | Riqualificazione disoccupati/CIG
Incentivare la riqualificazione della forza lavoro e dei disoccupati finanziata attraverso fondi specializzati (ad es. “fondo nuove competenze”) prevedendo:
ii. Incentivi ai lavoratori (ad es. divieto di cumulo additivo tra retribuzione e trattamento
iii. Utilizzo di programmi formativi di qualità
iv. Sistema di valutazione della qualità dei programmi di formazione (ad es. esiti della formazione su benessere, occupazione e reddito dei lavoratori coinvolti)
L'Italia soffre di un significativo gap delle competenze digitali necessarie per fare fronte alle nuove esigenze lavorative emerse durante la crisi del Covid-19
Strutturare programma di training volto all’acquisizione di competenze digitali durante CIGO
a. Finanziamento tramite utilizzo rapido “fondo nuove competenze” e dei fondi e programmi per la formazione di cui ai commi 1 e 2 dell’ art. 88 Decreto Legge n, 34 del 19 maggio
2020, per prevedere anche un corrispettivo economico per i lavoratori in cassaintegrazione che partecipano ai percorsi formativi. Per il reperimento delle risorse verificare
possibilità uso risorse fondo europeo SURE
b. Programma erogato da enti prescelti tramite piattaforme tecnologiche di facile utilizzo anche per fasce lavorative non abituate all’uso della tecnologia, ed accompagnato da sistema
di valutazione degli enti di formazione coinvolti sulla base dell'incrocio di dati individuali su formazione ed esiti occupazionali
a. Campagna di comunicazione finalizzata a valorizzare importanza della riqualificazione professionale (soprattutto in campo digitale) e sforzo attivo per raggiungere fasce lavorative
non avvezze alla tecnologia
b. Incentivare Imprese tramite: a) Struttura formazione compatibile con tempi CIG (ad es. formula modulare compatibile con eventuali necessità lavorative, formazione a distanza)
utilizzando piattaforme di distribuzione digitale. b) Riduzione cuneo fiscale per un periodo significativo legato al percorso formativo, che vada a beneficiare sia l’impresa che il
lavoratore, strutturato in modo tale da contribuire a stabilizzare rapporto di lavoro. c ) Defiscalizzazione formazione in impresa
c. Incentivare Lavoratori tramite: a) Abolizione divieto di cumulo additivo tra retribuzione e trattamento di cassa integrazione qualora le competenze acquisite aiutino a prestare
attività presso un altro datore di lavoro. b) Co-finanziamento acquisto di PC o tablets che permettano di fruire della formazione a distanza su piattaforme digitali
d. Facilitare finanziamento dando la possibilità ai fondi interprofessionali di utilizzare i fondi propri delle imprese per cofinanziare la formazione dei cassaintegrati
e. Massimizzare efficacia del programma tramite il roll-out rapido e strutturato di progetti pilota in specifiche regioni o comuni per aiutare la valutazione oggettiva delle iniziative,
ponendo particolare attenzione a: a) take up della formazione da parte dei lavoratori; b) esiti della formazione su benessere, occupazione e reddito dei lavoratori coinvolti
f. Intervenire rapidamente permettendo in via emergenziale utilizzo di partnership pubblico-privato per avere accesso a breve periodo e su scala a servizi di formazione
targettizzata di qualità ed efficace
14.ii | Riqualificazione disoccupati/CIG
Strutturare programma di training volto all’acquisizione di competenze digitali durante CIGS
a. Creazione rapida di un fondo generale finalizzato alla riqualificazione digitale dei lavoratori utilizzando, ove possibile, anche i fondi strutturali dell’UE e lo stesso fondo SURE sulla
cassa integrazione. Suggerire inoltre a regioni possibilità di utilizzare i loro POR per dare voucher ai singoli cassaintegrati che vogliono formarsi.
di valutazione degli enti di formazione coinvolti sulla base dell'incrocio di dati individuali su formazione e esiti occupazionali.
non avvezze alla tecnologia.
b. Incentivare Imprese tramite: a) Riduzione cuneo fiscale legata all’assunzione a tempo indeterminato di persone che hanno completato percorso formativo; b) Defiscalizzazione
spese di formazione per imprese che intendano assumere e formare lavoratori disoccupati internamente
c. Incentivare Lavoratori tramite: a) Reintroduzione condizionalità dei sussidi; b) Struttura formazione a distanza, utilizzando piattaforme digitali in modo tale da ridurre i costi legati
alla frequentazione dei corsi di riqualificazione; c) Co-finanziamento acquisto di PC o tablets che permettano di fruire della formazione digitale.
d. Massimizzare efficacia del programma tramite il roll-out rapido e strutturato di progetti pilota in specifiche regioni o comuni per aiutare la valutazione oggettiva delle iniziative,
ponendo particolare attenzione a: a) take up della formazione da parte dei lavoratori; b) esiti della formazione su benessere, occupazione e reddito dei lavoratori coinvolti.
Agevolare utilizzo di bandi per enti di formazione che propongono progetti di formazione su domanda.
e. Intervenire rapidamente permettendo in via emergenziale utilizzo di partnership pubblico-privato per avere accesso a breve periodo e su scala a servizi di “skill mapping”,
formazione targettizzata di qualità ed efficace, e riallocazione rapida dei lavoratori (ad esempio matching platforms) erogati tramite piattaforme tecnologiche.
15 | Piattaforme formative pubblico-private per filiere produttive
Promuovere lo sviluppo di progetti di qualificazione professionale “di filiera” pubblico-privato, basati su alleanze tra agenzie formative, istituti tecnici, università ed imprese,
consentendo agli enti formativi la possibilità di accedere a strumenti negoziali nazionali (ad es. mutuando l’esperienza degli strumenti negoziali pubblici per R&amp;S, come i
contratti di sviluppo/accordi di innovazione, da traslare in campo formativo).
Scarsa integrazione delle offerte formative con tessuto produttivo ed effettiva domanda di lavoro, ampia eterogeneità della qualità offerte formative esistenti
▪ Offerta di formazione non allineata con la domanda di competenze richieste da aziende operanti sul territorio produttivo italiano
▪ Carenza di relazioni pubblico-privato per fornire una formazione di qualità, orientata al lavoro e al risultato e allineata con le necessità del territorio
▪ Limitato allineamento e coordinamento tra aziende facenti parte della stessa filiera produttiva, con conseguente dispersione di energie e costi nella formazione del personale
a. Sviluppare filiere formative regionali strategiche composte da istituzioni scolastiche, università, agenzie di formazione professionale e imprese.
− Prioritizzando le filiere formative in base a 1) specializzazione, qualità e specificità del lavoro in ciascuna filiera, 2) capacità di creare lavoro, 3) competitività
b. Disegnare un'offerta formativa strutturata sulla base dei bisogni espressi dai soggetti produttivi – e non sulla base dell'offerta di formazione - facenti parte della filiera e che
accompagni le filiere produttive di ciascun territorio con la formazione delle figure professionali necessarie alle imprese che vi operano.
c. Implementare:
– Governance della filiera a guida pubblico-privata (es. accordi di programma per filiere formative con obiettivi occupazionali e formativi condivisi, sottoscrivibili da
combinazioni “a geometria flessibile” tra enti regionali e locali, imprese o reti di imprese, associazioni di categoria, agenzie formative, istituti scolastici, università)
– Procedure per accedere a strumenti negoziali nazionali per cofinanziamenti orientati all’attivazione di piattaforme formative di filiera (es. mutuando l’esperienza degli
strumenti negoziali pubblici per R&amp;S, come i contratti di sviluppo/accordi di innovazione, da traslare in campo formativo tramite eventuali decreti ministeriali)
16 | Reti, Filiere e Aggregazioni
Incentivare le aggregazioni (ad es. defiscalizzazione della quota di maggior reddito derivante dall’aggregazione, ammortamento del goodwill riveniente dalla fusione),
con ulteriori agevolazione per le aggregazioni di imprese in crisi (riduzione cuneo fiscale).
Le PMI rappresentano quasi il 70% del valore aggiunto industriale non-finanziario e l'80% della forza lavoro.
Ciononostante, la frammentazione e le ridotte dimensioni possono portare nel lungo periodo a problemi di competitività, soprattutto nei settori dove sono maggiormente rilevanti le
economie di scale e la capacità di investimento. La mancanza di consolidamento e di dimensione genera inoltre un minor ricorso al mercato dell'equity.
Esiste infine un problema di competitività sul mercato del lavoro in cui la dimensione può risultare penalizzante quando si tratta di attrarre talenti e competenza manageriali di livello.
a. Potenziare ed agevolare l’utilizzo di strumenti collaborativi e aggregativi:
– Potenziare e semplificare dal punto di vista normativo gli strumenti che permettono collaborazioni e aggregazioni tra imprese nell'ambito di filiere (ad es. Reti d'impresa,
Associazioni Temporanee d'Impresa, ecc.), favorendo la condivisione di risorse e competenze, pur mantenendo identità ed l'autonomia dei partecipanti, aumentandone la
b. Incentivare fiscalmente le aggregazioni tra imprese indipendenti operative da almeno 2 anni:
− Escludere i soggetti finanziari dall'applicabilità dei benefici derivanti da aggregazioni, favorendo così le operazioni tra realtà operative
− Incrementare da 5 a 10 M€ l’importo dei maggiori valori fiscalmente riconosciuti derivanti da operazioni di aggregazione di cui al &quot;Bonus Aggregazioni&quot; (Art. 11 del DL n 34/19)
− Introdurre un super-ammortamento accelerato del goodwill derivante da operazioni di aggregazione tra società con una soglia di fatturato (ad es. pari a 100 M€ nella somma
delle due società)
− Escludere da imposizione per i successivi 5 anni una quota del maggior reddito rispetto alla somma dei redditi imponibili dichiarati in media da ciascuna delle imprese
partecipanti all’aggregazione nei due periodi d’imposta anteriori all’aggregazione. In alternativa, per incentivare l’aggregazione anche di imprese in difficoltà economica,
consentire conversione in credito d’imposta delle attività per imposte anticipate riferibili alle perdite fiscali, eccedenze ACE ed interessi passivi non dedotti
− Ridurre il cuneo fiscale del lavoro nel caso di aggregazione delle imprese in difficoltà economica
− Introdurre, per le azioni fiscalmente non neutrali (cessione di azienda o di ramo d'azienda), un'imposta di registro fissa (ad es. 200€) in sostituzione all'attuale imposta
proporzionale al 3% sul valore dell'azienda
17 | Sostegno Export
Sostenere il rilancio dell’export italiano con un piano volto a minimizzare gli impatti dell’emergenza Covid-19 sul sistema di credito (ad es. estendendo e rafforzando le
azioni di SACE a supporto dei crediti per export) e sul sistema fieristico, e valutare incentivi all’export di carattere più generale.
L'export incide per più del 30% del PIL, specialmente in settori ad alto valore aggiunto (ad es. artigianato di lusso, meccanica di precisione, materiali da costruzione pregiati, ecc.).
L'impatto del Covid-19 sulle esportazioni è stato particolarmente forte (-7,5% nel 1°trimestre rispetto al 2019; picchi di -40% per autoveicoli e -32% per articoli in pelle nel mese di
Le imprese, soprattutto quelle più piccole, non sono ancora dotate delle competenze e infrastrutture necessarie per sfruttare al massimo il potenziale del Made in Italy tramite
L'export B2C rappresenta solo lo 0,26% del PIL Italiano - 4,4 mld € nel 2019 (Polimi Digital Export Observatory), rispetto al 3% in Germania e a circa il 7% in UK.
▪ Per fronteggiare la crisi, sono state previste misure per l'export, tra le altre il Fondo di Promozione Integrata (400 M€), con risorse dedicate alla promozione del Made in Italy e
contributi ai finanziamenti rilasciati da Simest, ed il potenziamento del Fondo rotativo 394-81 di Simest (+ 200 M€), per il sostegno dell'internazionalizzazione delle PMI.
a. Sostegno finanziario e riduzione dell'impatto Covid-19 sulla competitività delle imprese
− Estendere e rafforzare nel biennio 2020-2021 gli interventi di SACE a supporto dell'export per le PMI (moratorie sui finanziamenti garantiti, coperture assicurative, nuove
garanzie,…)
b. Rafforzamento delle capacità di internazionalizzazione delle imprese
− Promuovere ulteriormente nelle PMI l'assunzione/ formazione di figure professionali per attività di digital marketing, e-commerce e internazionalizzazione (Temporary Export
Manager), ad es. con sgravi contributivi, credito d'imposta, finanziamenti agevolati, contributi a fondo perduto. Necessario stabilire criteri di erogazione sulla base del potenziale
e dei risultati del piano di internazionalizzazione (ad es. privilegiando piani a lungo termine, parametrando gli aiuti sul delta valore aggiunto o quota export rispetto a periodi
− Promuovere l'accesso delle PMI ai canali di e-commerce B2B e B2C, incentivando ulteriormente gli investimenti per lo sviluppo di progetti di digitalizzazione e piattaforme
proprietarie di vendita diretta (ad es. con approccio simile a quello di Industria 4.0, includendo anche beni e servizi di carattere non strumentale)
c. Salvaguardia e sviluppo del sistema fieristico
– Salvaguardare il sistema fieristico, definendo iniziative promozionali ad hoc e garantendo omogeneità tra protocolli sanitari italiani ed esteri
– Incentivare la nascita di piattaforme per fiere virtuali e rafforzare gli incentivi per la partecipazione a fiere/mostre all'estero
18 | Reshoring
Incentivare il re-insediamento in Italia di attività ad alto valore aggiunto (ad es. R&amp;D strategico, produzione in settori ad alta componente tecnologica) e/o produttive
rafforzando in tal modo il sistema Paese/la competitività del Paese; ad es. tramite decontribuzione dei relativi lavoratori, incentivi agli investimenti produttivi, maggiorazione
ai fini fiscali del valore ammortizzabile delle attività rimpatriate. Valutare l’estensione del regime a tutti i nuovi insediamenti produttivi in Italia.
Esistono diverse iniziative di reshoring in vari ordinamenti: Francia (Colbert 2.0), Gran Bretagna (Manufacturing Advisory Service), Stati Uniti d’America (Made in America).
Il Reshoring dovrebbe favorire il «rientro» di linee di produzione di fascia alta e garantire la crescita di distretti produttivi ad alta specializzazione
Il progressivo reinsediamento sul territorio nazionale di attività produttive e ad alto valore aggiunto in precedenza svolte all’estero contribuirebbe in modo significativo
all’accrescimento del gettito erariale e all’incremento del prodotto interno lordo, generando altresì un impatto positivo in termini di occupazione
E’ necessario provvedere ad equilibrare il divario in termini di costi (ad es. lavoro, energia) tra Paese di delocalizzazione e Italia. Fra i fattori che possono favorire il rimpatrio vi è la
riduzione della pressione fiscale, le politiche per il mercato del lavoro, le politiche di offerta localizzativa e gli incentivi per l’innovazione
a. Certezza fiscale dei valori in ingresso mediante attivazione di una modalità semplificata di determinazione degli stessi (avvalendosi di procedure di accordo preventivo semplificate
e con tempi ridotti). In alternativa: predisposizione di documentazione giustificativa dei valori in ingresso (in linea con gli standard di documentazione per il patent box)
b. Maggiorazione percentuale (ad es. 50%) del valore normale (ai fini fiscali) delle attività oggetto di rimpatrio ai fini della determinazione fiscale delle quote di ammortamento.
Alternativamente, previsione di un credito di imposta parametrato al valore di mercato dei beni rimpatriati, nonché degli investimenti connessi al rimpatrio (ad es. investimenti di
riqualificazione o riconversione di aree industriali). Analoghi incentivi sono già presenti in alcuni Paesi comunitari (ad es. in Repubblica Ceca)
c. Riduzione per un numero predeterminato di anni (5-10) dei contributi sulle assunzioni conseguenti al rimpatrio
d. Dialogo preventivo con l’autorità fiscale su tematiche specifiche di fiscalità diretta ed indiretta (attraverso l’estensione dell’ambito di applicazione dell’interpello sui nuovi investimenti
prescindendo dal valore dell’investimento e considerando come nuovo investimento il valore del rimpatrio)
e. Istituzione di un’Agenzia statale unica competente a gestire tutte le pratiche legate al reinsediamento
f. Valutare di estendere le agevolazioni a tutti i nuovi insediamenti produttivi in Italia
19 | Terzo Settore
Sostenere le imprese sociali (comprese le cooperative sociali) attraverso (i) la piena attuazione della Riforma del Terzo Settore, in particolare della parte relativa alle
agevolazioni fiscali; (ii) il sostegno all’accesso e alla diffusione di strumenti di finanza sociale italiani e europei; (iii) la facilitazione di processi aggregazione per tutti gli enti
▪ Impresa sociale: il D.Lgs. 112/2017 ha riscritto, nell’ambito della Riforma del Terzo settore, la legge sull’impresa sociale, introdotta per la prima volta in Italia nel 2006, con scarso
successo. La legge non è ancora del tutto attuata, in particolare per quanto riguarda le agevolazioni fiscali (manca il parere della CE sugli aiuti di Stato).
▪ Le cooperative sociali, che continuano a essere disciplinate dalla legge 381/91, sono definite dal D.Lgs. 112/2017 imprese sociali di diritto. Entrambe faranno parte degli Enti del
▪ La legge, pur migliorativa rispetto a quella del 2006, ha ancora diversi limiti, tanto che le imprese sociali costituite sono poche rispetto alle cooperative sociali, che svolgono una parte
rilevante di servizi di welfare per conto del pubblico.
a. Accelerare la piena attuazione della Riforma del Terzo settore e in particolare del D. Lgs 112/2017 dedicato all’impresa sociale e al non profit produttivo, per dare slancio a un
settore dell’economia capace di generare profitti e posti di lavoro e che non dipende da donazioni/fundraising (sistema che come dimostrato in questi mesi è troppo fragile e
discontinuo), in particolare per quanto riguarda le agevolazioni fiscali. Opportuna anche una modificazione dell’art. 2 del D.Lgs 112/2017 relativo all’elenco delle attività (per quanto
siano state ampliate, escludono ancora ampi settori di interesse) e dell’art. 4, relativo ai limiti per le società profit di acquisire partecipazioni rilevanti nelle imprese sociali (costituisce
un vincolo agli investimenti da parte di potenziali investitori). Promuovere, in particolare per le cooperative sociali, la piena attuazione dell’art. 55 del Codice del Terzo settore (D.
Lgs. 117/2017), che prevede il coinvolgimento attraverso forme di co-programmazione e co-progettazione e accreditamento da parte delle amministrazioni pubbliche
nell’organizzazione dei servizi a livello territoriale nonché l’utilizzo delle clausole sociali nei contratti di appalto, di cui all’art. 50 del D. Lgs 50/2016 (Codice degli appalti).
b. Favorire la patrimonializzazione delle imprese sociali, gli investimenti e l’accesso agli strumenti di finanza sociale (fondi di investimento gestiti attraverso Sicaf Euveca, fondi impact,
c. Introdurre nel Codice del Terzo settore la possibilità per tutti gli Enti di avvalersi dei contratti di rete (oggi riservati solo alle imprese dotate di partita Iva) per favorirne aggregazione e
20/21. Realizzazione e unità di presidio infrastrutture strategiche
22. Codice degli Appalti
23. Semplificazione PA
24. Investimenti concessioni
26. Cablaggio PA
27. Sviluppo Reti 5G
28. Sussidio Digital Divide
29. Sblocco e accelerazione investimenti operatori del settore energetico
31/32. Economia circolare d'impresa e Gestione rifiuti e acque reflue
33/34. Infrastrutture e bacini idrici
36/37/38. Trasporto pubblico locale, Trasporto privato e Ciclabilità
39. Porti e ferrovie
40/41. Edilizia sociale e abitativa
INFRASTRUTTURE E AMBIENTE, VOLANO DEL RILANCIO
Identificare chiaramente le infrastrutture “di interesse strategico” e creare un presidio di esecuzione che garantisca la rimozione di
ostacoli alla loro realizzazione
20 e 21 | Realizzazione infrastrutture strategiche e Unità di presidio infrastrutture strategiche
Regolare con un regime ad hoc l’implementazione delle infrastrutture “di interesse strategico”, identificate come le reti di telecomunicazioni, le infrastrutture energetiche e
per la salvaguardia dell’ambiente e per la messa in sicurezza del territorio, e le infrastrutture di trasporto/logistica, attraverso leggi/protocolli nazionali di realizzazione non
opponibili da enti locali. Pianificare una rapida esecuzione di tali infrastrutture “di interesse strategico”, attraverso una unità di presidio presso la Presidenza del Consiglio
responsabile della rapida esecuzione degli investimenti previsti.
Per la realizzazione dei grandi investimenti strategici (di concessionari, esercenti pubblici servizi, gestori di infrastrutture) sono richieste competenze e meccanismi decisionali, sia di
contenuto sia di processo, ad oggi frammentati a livello di decisori politici e di amministrazione. È evidente la necessità di regolare il meccanismo decisionale e di definire un efficace
processo implementativo1. È quindi di fondamentale importanza identificare o creare un soggetto (governativo e non monocratico) attivo e proattivo, sia nella fase di formazione
delle decisioni e delle prassi, sia in quella – ancora più rilevante – della concreta attuazione e realizzazione delle opere – in questo caso con esercizio di poteri di vigilanza e
a. Identificare infrastrutture da accelerare nei settori di telecomunicazioni e digitale, energia, salvaguardia dell’ambiente, trasporto/logistica e sociale come strategiche disponendo di
un regime ad hoc di implementazione
b. Istituire per 3 anni una “unità” a riporto della Presidenza del Consiglio2 dotata di pieni poteri di coordinamento tra i Ministeri competenti e decisione, a cui assegnare i seguenti
Analisi volta a consentire al Governo decisioni strategiche (in stretto coordinamento con settori individuati dall'UE, per le logiche di funding e di priorità)
Segnalazione, sollecitazione e risoluzione (anche con poteri di sostituzione), in caso di reiterato ritardo o carenze organizzative
Thinking multi-timescale
Assistenza e consulenza (best practice, capitolati, bandi e atti tipo; etc.)
in a Flatten-Fight-Future
Assistenza nelle valutazioni tecniche (commissioni di gara, verifiche dell’anomalia dell’offerta, etc.)
Supporto tecnico ai provvedimenti del CIPE o di altri organi di direzione politica governativi: ad es., per monitorare lo stato di avanzamento dei procedimenti e delle
opere, riattivare i lavori laddove necessario, e garantire l’accesso e l’utilizzo dei fondi europei.
1. Esercitando una funzione amministrativa di vigilanza, del tipo di quella (sia pure con minori poteri) di Banca d’Italia sugli intermediari, 2. In ogni caso, ai massimi livelli governativi.
22 | Codice degli Appalti
Semplificare l’applicazione del codice degli appalti ai progetti di natura infrastrutturale: (i) Applicare tel quel alle infrastrutture “di interesse strategico” le Direttive europee;
(ii) Integrare le Direttive europee per le sole porzioni in cui esse non sono auto-applicative; (iii) Rivedere parallelamente la normativa in un nuovo codice, basato sui principi
delle Direttive europee.
Occorre pensare concretamente ad un superamento del Codice dei Contratti in vigore, su cui vi sono ampi giudizi critici. La complessiva riscrittura del codice è il luogo naturale per
imprimere direzioni nette, pur in un complessivo bilanciamento di principi/ interessi (ad esempio, polo della legalità vs. polo dell’efficienza). In tutti i casi nei quali si è privilegiata una
sola delle esigenze contrapposte si è ottenuto un effetto positivo immediato lungo quella direttrice, rapidamente compensato dalla reazione opposta1. Parimenti, norme speciali o
emergenziali e commissariamenti non danno risultati positivi concreti se non in casi condizionati da alti livelli di pressione sociale (due esempi: Expo2015 e Ponte di Genova).
Tuttavia, la riscrittura richiede un tempo non breve, con la probabile costituzione di commissioni di esperti, che mal si concilia con la necessità di rilancio immediato delle
a. Rivedere integralmente il Codice dei contratti pubblici vigente, per ottenere (almeno) i seguenti vantaggi: (i) la creazione immediata di un canale efficiente per le opere strategiche;
(ii) la distinzione più netta dei regimi di concessione e appalto e tra i settori ordinari e quelli definiti speciali dalla stessa normativa europea (energia, trasporti, acqua, poste, attività
estrattive, porti e aeroporti); (iii) la messa alla prova del modello &quot;Direttiva + integrazione minima,&quot; che ove funzioni bene potrà essere semplicemente esteso, senza bisogno di un
nuovo codice; (iv) l’inserimento del regime particolare nel processo di riscrittura di quello generale e, quindi, in un ambiente complessivo non di deroga o eccezione pura.
Prevedere ricezione immediata e applicazione tel quel, per il solo set di infrastrutture strategiche con regime ad hoc, delle Direttive europee, integrate per le sole
porzioni in cui esse non siano auto-applicative (cioè, ove rinviano alla recezione nazionale singoli aspetti disseminati nella normativa)
Approvare successivamente un nuovo codice, inclusivo del regime particolare per le infrastrutture strategiche
1. Ad esempio, tutte le misure di estrema centralizzazione delle decisioni hanno prodotto rallentamenti (diversamente da quelle di centralizzazione misurata) per la reazione delle autorità locali – con giudizi alla Corte Costituzionale, impugnazione di singoli
atti, opposizione nelle conferenze dei servizi, etc. La stessa cosa è accaduta a fronte dei vari interventi di accelerazione delle “grandi opere” che, forzando in modo significativo passaggi o competenze, hanno portato alla reazione in sede contenziosa –
talvolta esponendo a responsabilità penali.
23 | Semplificazione PA
Sburocratizzare i processi con la PA, formalizzando tramite ricevuta telematica la formazione del silenzio-assenso e vietando la richiesta di documenti specifici (da parte
della PA) laddove l’autocertificazione è accettabile.
Lo schema della legge generale sul procedimento amministrativo era quello di (a) far decidere i procedimenti complessi1 da Conferenze dei Servizi2; (b) prevedere come regola
generale la decisione per silenzio assenso entro 30 giorni; (c) far sostituire i pareri non resi nel termine dall’autorità competente con pareri rilasciati da strutture tecniche3.
Questi sistemi di semplificazione non hanno dato il risultato sperato perché (i) cittadini ed imprese hanno spesso preferito negoziare i propri diritti piuttosto che farli valere; (ii)
l’amministrazione ha agito in modo difensivo; (iii) la distinzione (legislativa) tra attività amministrativa ed indirizzo politico è spesso stata scalata dai funzionari per ottenere copertura
politica alle proprie decisioni; (iv) una serie di amministrazioni4 sono sottratte agli istituti di semplificazione.
a. Effettuare interventi mirati di “manutenzione” del set normativo esistente per renderlo effettivo nell’applicazione:
Introdurre la formazione telematica del documento che provi la formazione del silenzio-assenso, già previsto come regola generale di decisione pubblica
Utilizzare strumenti telematici per conseguire documenti già in possesso di altre amministrazioni, con divieti espressi e sanzionati di richiesta degli stessi ai privati nei
procedimenti amministrativi avviati su loro istanza
Delegare il Governo per una più massiccia estensione del regime della D.I.A. (ad es., autorizzazione alla cessione di aziende con contratti o autorizzazioni, innovazioni
tecnologiche su impianti, impianti di depurazione o recupero ambientale, etc.)
Istituire procedure telematiche per la formazione dei pareri sostitutivi ove quelli previsti non siano rilasciati nel termine in a Flatten-Fight-Future
Estendere selettivamente le procedure di semplificazione (silenzio-assenso, pareri sostitutivi, conferenze dei servizi) anche
logica larghi segmenti delle aree oggi escluse
(salute, ambiente, paesaggio, territorio), da identificare non per amministrazioni ma per singoli atti
Ridurre l’area di responsabilità dei dipendenti pubblici conseguente all’adozione di procedure governate da algoritmi (Cons. St., sentenza n. 8472/2019)
1. Ad es., la localizzazione e realizzazione delle opere pubbliche strategiche, 2. L'accordo finale delle Conferenze dei Servizi, da raggiungere per legge entro 90 giorni, sostituisce tutti i singoli provvedimenti delle diverse autorità o organi competenti, 3.
Università, Cnr, Enea, etc., 4. Competenti, ad es., in materia di salute, ambiente, territorio, beni storico-paesistici.
24 | Investimenti concessioni
Negoziare un’estensione delle concessioni equilibrata e condizionata ad un piano di investimenti espliciti e vincolanti (ad es., nei settori autostrade, gas, geotermico e
idroelettrico), coerenti con le macro-direttive del Green Deal europeo.
Le concessioni di infrastrutture devono dare corso ad investimenti per il miglioramento, anche in linea con gli obiettivi del Green Deal, e la messa in sicurezza delle infrastrutture
stesse – ad es., molte opere autostradali sono prossime al termine del ciclo di vita (mediamente 50-70 anni). Questi interventi sarebbero (i) attivabili nel breve, dato che le opere
dispongono/ possono disporre a brevissimo di progetti e risorse e possono essere realizzate nell’ambito di contratti di concessione già vigenti, e (ii) finanziabili integralmente dai
concessionari privati, senza oneri per la finanza pubblica (e potenzialmente senza rincari sulle tariffe).
Tuttavia, molti contratti di concessione sono scaduti/ in scadenza, bloccando di fatto ogni investimento a causa dell'incertezza di ritorno economico per gli operatori.
a. Mappare le opere in concessione che possano disporre a breve di progetti di investimento; tra i vari si segnalano autostrade, distribuzione gas e generazione idroelettrica e geotermica
b. Negoziare piani di investimento vincolanti ed in linea con le macro-direttive del Green Deal europeo, a fronte di una limitata proroga della concessione e del riconoscimento del valore
residuo di investimento nel valore di subentro a fine concessione1 come ad esempio per opere autostradali e opere &quot;bagnate&quot; (idroelettrico)
c. Adottare procedure semplificate e rapide per il processo di autorizzazione ed esecuzione dei progetti nel piano di investimenti concordati.
Adottare l'affidamento diretto negoziato delle opere, senza bando di gara (modello &quot;Ponte di Genova&quot;), o a valle di una gara semplificata
Derogare temporaneamente al vincolo 60%-40% in relazione all’in-house, con obbligo di subappalto a prezzi calmierati e di selezione
dei subappaltatori
d. Inoltre, a titolo esemplificativo, ci sono specifiche necessità settoriali da tenere in considerazione per abilitare una veloce ed efficace attuazione
in a degli
Flatten-Fight-Future
Settore autostrade: Incrementare i controlli sull'esecuzione delle opere, attraverso il rafforzamento della struttura tecnica di vigilanza dedicata del MIT
Settore geotermico: Definire i criteri di incentivazione della geotermia nel nuovo decreto FER, e chiarire le future modalità di riassegnazione delle concessioni geotermiche
Settore idroelettrico: Sospendere efficacia del DL 135/18 &quot;Semplificazioni&quot;2 e allineare normativa italiana a quella di altri paesi europei (concessioni senza scadenza3 o
rinnovate senza gara)
1. Seguendo le indicazioni europee (pronuncia della Commissione Europea C(2018) 2435 del 27/04/2018), in alternativa al riconoscimento dell'investimento in tariffa, 2. Come convertito in legge n.12/2019, per la parte in cui si dispone l’avvio di gare per
l'assegnazione e/o il rinnovo delle concessioni idroelettriche (oltre alle norme regionali emesse in attuazione dello stesso DL), 3. Ad es., Svezia e Norvegia.
Accelerare la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazioni
25 | Piano Fibra Nazionale
(i) Sviluppare un piano per il completamento della copertura nazionale della rete in fibra (ii) Estendere la logica di gara per lo sviluppo di un’unica rete in fibra ottica a tutte le
aree oggi senza impegni cogenti di copertura (c.d. B grigie, C/D senza impegni cogenti, ecc.), sostenendone parzialmente i costi con finanziamenti governativi e imponendo
al fornitore vincente condizioni cogenti di realizzazione nonché garanzia di accesso competitivo a pari condizioni tecnico/operative a tutti gli operatori. Sanzionare la
mancata realizzazione delle aree di impegno.
Il lockdown conseguente all’epidemia Covid-19 ha impresso una forte accelerazione alla digitalizzazione del mondo sociale, economico e istituzionale, allargando il divario tra chi
può fare affidamento su connessioni ultra-broadband (UBB) e chi ne è oggi privo/è ubicato in aree con copertura inadeguata.
Questo rende ancor più impellente l’obiettivo di chiudere il gap di cui l’Italia ancora soffre rispetto ai paesi più avanzati, e garantire in tempi rapidi l’accesso universale e ubiquo alla
connettività ultra-broadband per non penalizzare nessun segmento di popolazione e per massimizzare l’adozione di tecnologie future-proof e ad alta performance.
In un mercato come quello italiano caratterizzato da prezzi per l’utente finale inferiori a quelli in essere in altri paesi, lo sviluppo delle infrastrutture UBB nelle aree meno attrattive
non consente ritorni adeguati per garantire investimenti privati, e necessita pertanto di un supporto pubblico.
a. Creare un piano nazionale di sviluppo fibra, definendo un’ambizione elevata di massimizzazione in tempi rapidi degli accessi in fibra FTTH per famiglie, imprese, e PA
b. In coerenza con le linee guida DGConnect e DGCompetition, rivedere gli impegni di copertura per le aree C/D, e integrare nell’approccio già in essere per le «Aree Bianche» tutte
le aree ancora senza impegni cogenti di copertura
c. Sempre in coerenza con le linee guida DGConnect e DGCompetition, lanciare gare per la realizzazione della copertura FTTH nelle aree c.d. «B Grigie», per le quali: (i) selezionare
un fornitore unico impegnato a offrire accesso non-discriminatorio a uguali condizioni tecnico-operative per tutti gli operatori interessati; (ii) prevedere interventi per offrire un
contributo parziale ai costi di realizzazione che il fornitore unico neutrale dovrà sostenere; (iii) sanzionare in caso di mancata realizzazione dei piani
d. (come già in essere per le c.d. «Aree Bianche», prevedere per una quota parte di utenze «sparse» vincoli di copertura a velocità inferiore, e compatibili con soluzioni FWA, 5G e/o
26 | Cablaggio PA
Pianificare l‘installazione di accessi in fibra in tutti gli edifici della PA, con particolare attenzione a scuole e strutture socio-sanitarie e amministrazioni locali per rendere
possibile il passaggio a servizi digitali ai cittadini, smart working degli impiegati e accesso universale a Dati della PA.
Le reti a banda ultra larga offrono alte velocità e ridotte latenze, rendendo possibili collegamenti video, invio e scarico di larghe masse dati, accesso a banche dati in cloud e
applicazioni remote a bassa latenza, particolarmente necessarie per applicazioni quali ad es., l’insegnamento supportato da video ad alta definizione, le videoconferenze multiparty,
e la telemedicina (dalla consultazione remota di immagini alle visite mediche via video)
E’ necessario garantire accesso a questi servizi in tutto il Paese, evitando pericolose derive di digital divide sanitario e educativo
27 | Sviluppo Reti 5G
Adeguare i livelli di emissione elettromagnetica in Italia ai valori europei, oggi circa 3 volte più alti e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio, per accelerare lo
sviluppo delle reti 5G. Escludere opponibilità locale se protocolli nazionali sono rispettati.
Le reti a banda ultra larga 5G consentiranno alte velocità e ridotte latenze, rendendo possibili nelle aree coperte servizi ubiqui e istantanei per imprese (ad es. Robotica e Industria
4.0, logistica e distribuzione, manutenzione) e famiglie (ad es. multiparty applications e accesso banda larga wireless).
Gli alti costi delle frequenze in Italia sono ulteriormente aggravati da una normativa specifica italiana sulle emissioni radiomagnetiche. Tale normativa impone limiti (pari a
20Volt/metro e 6Volt/metro nelle zone ad alta presenza umana) molto più restrittivi di quelli in vigore nella maggior parte degli altri paesi Europei, a loro volta molto al di sotto dei
limiti di nocività ipotizzati. Poiché il 5G si basa su frequenze più elevate (che si propagano a minor distanza) il mantenimento degli attuali limiti implica che una completa copertura
5G richiederà un numero molto più elevato di stazioni radio di quello attualmente in uso per 3/4G, con implicazioni di costo e ambientali estremamente sfavorevoli e un lento
a. Riportare i limiti massimi di emissione elettromagnetica in Italia alle linee guida europee/in linea con i livelli richiesti dagli altri stati membri UE
b. Valori limite di campo elettrico (per frequenze 3.6-3.8 GHz):
1. International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection
28 | Sussidio Digital Divide
Concedere voucher per sostenere l’accesso alla banda larga delle fasce meno abbienti della popolazione, focalizzato sulla migliore tecnologia disponibile localmente e
differenziato tra fibra e altre tecnologie.
La necessità di banda ultra-larga domestica si scontrerà con la difficile situazione economica di molte famiglie, che potrebbero non essere in grado di sostenerne i relativi costi,
vedendosi da un lato private di accesso adeguato a un’ampia gamma di servizi, e riducendo dall’altro la convenienza all’investimento per lo sviluppo delle reti da parte degli
La disponibilità di servizi con prestazioni inferiori (FTTC) a prezzi di mercato sostanzialmente allineati a quelli delle reti in fibra (FTTH) può rivelarsi nel medio periodo un ulteriore
elemento di penalizzazione in entrambe le dimensioni sopra menzionate.
b. Finanziare e pianificare le modalità di erogazione di voucher per famiglie bisognose (base ISEE) per l’attivazione in banda larga con tecnologia FTTC, di minore entità rispetto a
quanto previsto per attivazioni FTTH.
Accelerare la realizzazione di infrastrutture energetiche e idriche, e predisporre un piano di salvaguardia del patrimonio ambientale
29 | Sblocco e accelerazione investimenti operatori del settore energetico
Sbloccare autorizzazioni per i significativi investimenti privati già approvati dagli operatori del settore energetico (nel campo della distribuzione gas, del repowering degli impianti di
produzione di energia rinnovabile, ecc.): (i) Individuare i progetti chiave che necessitano un'accelerazione degli investimenti e ridurre i relativi tempi autorizzativi, anche con interventi
specifici per il settore energetico; (ii) Effettuare interventi specifici di tipo normativo/regolatorio per determinati sotto-settori
La durata dell'iter autorizzativo di infrastrutture energetiche è in Italia superiore alla fase realizzativa degli impianti stessi (fino a 7 anni per i progetti più onerosi1). Le modalità di
svolgimento dell'iter stesso (Conferenza dei Servizi, pareri regionali e assenso di altri enti, svolgimenti VIA2, ..) ritardano l'avvio e il completamento di nuove opere, diluendo negli
anni gli investimenti già presenti nel piano delle principali società del settore
Attualmente non sono previsti percorsi prioritari per progetti di transizione energetica, limitando di fatto il raggiungimento degli obiettivi previsti dal PNIEC3 (in termini di efficienza
energetica, fonti rinnovabili e riduzione di emissioni di CO2,…)
a. Individuare, attraverso il dialogo con i principali operatori del settore energia, i progetti chiave in campo energetico che necessitano un'accelerazione degli investimenti (anche in
ottica di abilitare la transizione energetica) e definire un piano di azione gestito attraverso il presidio di esecuzione presentato nella Iniziativa #21
b. Introdurre interventi di riduzione dei tempi autorizzativi, in linea con le procedure di semplificazione della normativa, già previste nella Iniziativa #22-23. In particolare, le seguenti
iniziative sono fondamentali per accelerare le infrastrutture strategiche del settore energetico:
Permettere l'utilizzo del rito accelerato per l'Autorizzazione Unica nelle opere infrastrutturali energetiche, includendo anche opere, impianti e servizi accessori – d.lgs. n.
Estendere gli istituti in vigore anche ad opere di rinnovazione e rimozione di infrastrutture esistenti, generando un percorso fast track di ammodernamento – DPR n.
4 – DPR n. 327/2001
Ridurre i tempi e semplificare i procedimenti di valutazione di impatto ambientale (VIA), all'interno della procedura di AUThinking
a Flatten-Fight-Future
c. Assicurare la perentorietà dei termini nel procedimento autorizzativo, in particolare per impianti FER (tipicamente più lunghi di quelliinprevisti
dalle norme)
d. Alcuni sotto-settori energetici necessitano di interventi specifici di tipo normativo/ regolatorio. A titolo esemplificativo e non esaustivo,
tali interventi riguardano: il repowering, che
necessita di percorsi autorizzativi accelerati rispetto agli impianti greenfield; la distribuzione di gas, che richiede l'estensione delle attuali concessioni per poter realizzare i necessari
1. Oltre i 100€Mln di costo dell'opera, 2. Valutazione di Impatto Ambientale, 3. Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima, 4. Autorizzazione Unica (rilasciata dal Ministero dello Sviluppo, previa intesa con le Regioni interessate e con il parere
favorevole dal Ministero dell'Ambiente), 5. Fonti di energia rinnovabile.
30 | Efficienza e transizione energetica e Tecnologie energetiche innovative
(i) Definire piano a lungo termine di decarbonizzazione ed esplicito obiettivo di carbon neutrality, come da linee guida europee e sul modello di altri Paesi (ii) Istituire un percorso privilegiato per gli
interventi di transizione energetica (iii) Incentivare l'efficienza energetica e la transizione energetica (ad es. produzione/auto-produzione di energia rinnovabile) di imprese, PA locale e centrale e
privati attraverso interventi autorizzativi, regolatori e fiscali (iv) Incentivare nuove tecnologie emergenti attraverso un piano nazionale (ad es., nuove rinnovabili, idrogeno, stoccaggio CO2)
La pandemia Covid-19 rischia di rallentare la realizzazione dei progetti di transizione energetica, esponendo il sistema Paese ad un rischio climatico e competitivo a lungo termine.
L'Italia gioca un ruolo chiave in un contesto europeo più ampio, con strategie ed obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal (neutralità climatica delle attività industriali, per cui la
Commissione Europea prevede investimenti pubblici e privati per ca. 2.600 Mld€ in 10 anni) e della recente EU Climate Law (neutralità climatica nel 2050 e la riduzione di emissioni di CO2
fino al 50-55% nel 2030). Parallelamente, il PNIEC1 traccia la strategia energetica italiana di medio e lungo termine, con 180+ Mld€ di investimenti aggiuntivi al 2030.
È dunque fondamentale sostenere questo percorso affinché si continui con la messa a terra degli investimenti utili al raggiungimento degli obiettivi PNIEC prefissati.
a. Definire un piano a lungo termine di decarbonizzazione ed esplicito obiettivo di carbon neutrality, come da linee guida europee e sul modello di altri Paesi2.
b. Istituire un percorso privilegiato per gli interventi di transizione energetica per accelerare l'implementazione delle iniziative legate agli obiettivi PNIEC, in linea con le iniziative #20-21
c. Incentivare un piano di efficienza energetica della PA locale e centrale, reclutando competenze tecniche necessarie3 (Iniziativa #68) e garantendo adeguati finanziamenti attraverso due
Allocare una parte dei fondi destinati ad enti locali e centrali in modo condizionato alla presentazione di progetti di efficienza energetica
Creare le condizioni normative affinché la PA possa accedere ai servizi di efficienza energetica di imprese private4 senza gravare sul relativo bilancio – ad es., garantendo
pagamenti stabili e puntuali
d. Incentivare l'efficienza energetica nelle imprese:
Rinnovare la norma sui Certificati Bianchi almeno fino al 2030 (orizzonte PNIEC)
Istituire una fiscalità energetica con &quot;carbon tax&quot;, che fissi il prezzo minimo del carbonio e disincentivi le imprese più inquinanti
Incentivare la modernizzazione degli impianti industriali energivori, verso nuovi a minor consumo energetico (ad es., prorogando le attuali agevolazioni che abbattono il relativo
costo dell'energia, riducendo gli oneri connessi al sostegno delle rinnovabili)
Incentivare la formazione della figura dell'Energy Manager per le filiere in cui questo ruolo ha maggiore impatto (ad es. credito d'imposta, IRAP a carico dello Stato)
in diacondizionamento
e. Incentivare la transizione energetica dei privati, rafforzando produzione/ auto-produzione energetica, bioedilizia e conversione degli impianti
f. Predisporre un piano delle tecnologie emergenti, che (i) supportino la transizione/ conversione energetica e (ii) sviluppino una filiera nazionale;
logica puro titolo esemplificativo e non esaustivo:
Finanziare lo sviluppo di nuove tecnologie di produzione di energia rinnovabile – ad es., sfruttamento del moto ondoso
Incentivare la sostituzione dell'idrogeno &quot;grigio&quot; con idrogeno &quot;verde&quot;, includendo in tale classificazione anche l'idrogeno prodotto da rifiuti
Emanare i decreti attuativi mancanti per attivare i primi progetti di infrastrutture di stoccaggio CO2.
1. Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, 2. A titolo esemplificativo: Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia, UK hanno specifiche leggi sul clima., 3. Fondamentali per l'identificazione e la valutazione degli
interventi., 4. Ad esempio, contratti &quot;performance-based&quot;. Fonte: Confindustria Energia (Infrastrutture energetiche per l’Italia e per il Mediterraneo, Marzo 2020)
31 e 32 | Economia circolare d’impresa, Gestione rifiuti e acque reflue
Adeguare norme, incentivi e fondi relativi al trattamento di rifiuti e scarti per favorire l’attivazione di progetti di economia circolare a livello aziendale, anche su piccola scala, attraverso un piano strategico
specifico sul modello della transizione energetica (che includa anche finanziamenti a centri di ricerca dedicati e incentivi a fondi di Venture Capital che agevolino technology transfer tra aziende). Definire e
finanziare investimenti infrastrutturali nel ciclo dei rifiuti urbani e industriali e nella depurazione e riutilizzo delle acque reflue, con particolare attenzione a quei comuni che rientrano in procedura infrazione UE
La gestione dei rifiuti e delle attività di depurazione dell'acqua non è equamente sviluppata sul territorio nazionale e non soddisfa per la maggior parte dei casi le direttive Cee imposte dall'UE (e.g,
direttiva 91/271/Cee per la depurazione) esponendo lo Stato ad avvisi reiterati che si traducono in sanzioni pecuniarie e processi di moratoria
La gestione dei rifiuti e l'economia circolare stanno assumendo sempre più rilevanza in quanto ogni anno l'Italia genera ca. 170 Mln di tonnellate di rifiuti in continua crescita (2-3x vs crescita Pil nel
'19) e a causa della mancanza di impianti per la gestione di rifiuti sono in aumento le quote esportate (+15%, di cui ca.40% esportato in Paesi del Far-east)
È necessario ridurre e valorizzare i rifiuti (industriali e urbani) sfruttandoli in maniera virtuosa e incentivando spillover positivi con l'obiettivo di sviluppare un'economia circolare sostenibile e profittevole
a. Sviluppare un piano strategico specifico per l'economia circolare sul modello della transizione energetica comprensivo di norme, incentivi e fondi per la gestione e il riciclo dei rifiuti urbani e industriali
Incentivare adeguatamente biocombustibili e bioplastiche, oltre alla gestione e conversione dei rifiuti sotto tutte le forme &quot;waste-to&quot; (-material, -energy, -fuel, -hydrogen, -chemical)
Incentivare recupero e corretto smaltimento delle plastiche, non solo imballaggi, anche attraverso l’applicazione della cosiddetta legge Salvamare, opportunamente modificata
Introdurre agevolazioni fiscali per aziende che utilizzano una quota minima di materiali riciclati rivedendo anche alcuni limiti normativi (e.g. percentuale del materiale riciclato, utilizzo del 50%+
di materia vergine nelle bottiglie di plastica -DM 21/03/1973, normative su prodotti con materie prime certificate)
Finanziare investimenti di aziende/ centri di ricerca che innovano e sviluppano nuovi materiali eco-sostenibili, anche incentivando la nascita di fondi di Venture Capital a favore di technology
Semplificare i requisiti per accesso a fondi R&amp;D di nuove tecnologie, di valorizzazione di rifiuti e acque reflue, e il successivo impiego sperimentale1
Semplificare e revisionare le normative esistenti al fine di rendere efficace sia il trattamento dei rifiuti che la gestione dell' End of Waste, favorendo il recupero e corretto smaltimento delle
Regolare in modo puntuale la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) per favorire riciclo e riutilizzo dei materiali in coerenza con gli obiettivi comunitari dell'economia circolare
Thinking multi-timescale in a Flatten–
Rafforzare gli appalti verdi della PA (green public procurement), aggiornando i criteri ambientali minimi (CAM) seguendo i principi di circolarità
Fight-Future logic
b. Adeguare l'infrastrutturazione degli impianti per il ciclo dei rifiuti e per la depurazione e riutilizzo delle acque reflue con priorità per i comuni che ne sono sprovvisti e che rientrano in procedura di
infrazione EU
Definire iter alternativi ed efficienti per il riutilizzo delle acque reflue
Privilegiare l'utilizzo di acque reflue nel settore agricolo per ridurre lo stress idrico, assicurando un piano di monitoraggio dei requisiti minimi qualitativi delle acque e incentivando l'utilizzatore
1. art. 211 del Testo Unico Ambientale (TUA), Fonte: Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, Rapporto Rifiuti Urbani 2019), Ministero dell'Ambiente, Legambiente (Rapporto sull'economia circolare in Italia)
33 e 34 | Infrastrutture idriche e Bacini idrici
Incentivare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture idriche (adduzione e trasporto), anche attraverso la rivisitazione del sistema normativo e tariffario e la
revisione del meccanismo di governance del settore. Finanziare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria per lo sfruttamento dei bacini idrici, per valorizzarne l’utilizzo in
agricoltura e per la transizione energetica.
Contesto normativo molto articolato, complesso e frammentato, a discapito degli interventi di ammodernamento e sviluppo delle infrastrutture, sia territoriali sia nazionali
Sistema di governance multilivello, con interazione di organismi di livello sovra-nazionale (direttive UE), nazionale (Ministero Ambiente, per gestione risorse e perdite, ARERA1 , per
metodo tariffario e regolazione servizi idrici) e territoriale (Regioni, Province, ATO2 , per approvazione nuovi progetti, attribuzione nuove concessioni ed operazioni su infrastrutture
Bassa qualità della rete idrica, con perdite di acqua notevoli ed affidabilità della fornitura idrica non in linea rispetto altri Paesi UE3 , con conseguente necessità di investimenti
Progressivo invecchiamento delle centrali idroelettriche (alcune costruite oltre 70 anni fa) a discapito della produttività di una delle più rilevanti fonti di energia rinnovabile4
a. Rivisitare il sistema normativo per accelerare le procedure autorizzative per opere infrastrutturali, in particolare, procedimenti per emissione della valutazione di impatto ambientale
(VIA) e per affidamento della progettazione, dei servizi e dei lavori di costruzione
b. Incrementare efficienza del settore idrico attraverso la revisione di un nuovo meccanismo di governance del settore, al fine di incentivare investimenti (ad esempio, acquedotto
pugliese che coinvolge più regioni, Puglia, Campania e Basilicata)
Definire modalità decisionali cogenti fra Ministeri e Regioni competenti per individuare il perimento di investimenti e incentivando lo sblocco di investimenti già
individuati, già finanziati ma non ancora attuati/ avviati (in particolare nel Sud Italia)
Prevedere separazione societaria tra operatori di approvvigionamento/adduzione di acqua (che richiede in genere grandi opere ed investimenti) e operatori della
Ripensare il metodo tariffario per incrementare da un lato l'attrattività per gli operatori del comparto (favorendo anche
le aggregazioni e la creazione di partnership
pubblico-private anche con operatori multi-utilities e del settore energetico), mantenendo dall'altro l'accessibilità, anche economica, al bene pubblico
c. Rafforzare i meccanismi di riscossione dei crediti di tutta la filiera idrica, con l'obiettivo di sostenere gli investimenti e migliorare la qualità dei servizi
1. Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, 2. Ambito Territoriale Ottimale, 3. WEF GCI 2019: &quot;Reliability of Water Supply&quot;, 4. Circa il 41% dell'energia totale prodotta in Italia proviene da centrali idroelettriche
35 | Verde e dissesto idrogeologico
(i) Definire un piano di investimento finalizzato ad aumentare e preservare le aree verdi, il territorio e gli ecosistemi nazionali – ad es., finanziando la bonifica dei siti inquinati, e incoraggiando le
imprese a quantificare nei loro bilanci e reporting non-finanziario il capitale naturale che gestiscono e i servizi ecosistemici di cui beneficiano (ii) Contrastare il consumo di suolo e il conseguente
dissesto idrogeologico – ad es., inserendo obiettivi di conservazione e ripristino del capitale naturale in tutte le strategie e politiche che comportano un maggior consumo del suolo.
Gli ecosistemi rappresentano un capitale naturale non sostituibile e da tutelare, in quanto regolano i processi ecologici e biologici che contribuiscono alla conservazione delle specie e dei
processi evolutivi generando benefici diretti e indiretti per gli esseri umani1. In tale contesto, è fondamentale pertanto preservare le aree verdi e il territorio, contrastando fattori quali il
consumo del suolo adeguandosi alle direttive europee di &quot;No Net Land Take&quot; per il 2050, l'abusivismo edilizio, gli incendi boschivi e l'inquinamento
Il territorio italiano è altresì esposto ad alti rischi di dissesto idrogeologico: i Comuni italiani ad alta pericolosità di frana e pericolosità idraulica sono oltre 7.000, (più del 90% del totale). In
termini di superficie, i rischi idrogeologici maggiori riguardano ca. 50.000 km2 del territorio nazionale, pari circa a un sesto del totale.
a. Per la definizione di un piano di investimento finalizzato ad aumentare e preservare le aree verdi, il territorio e gli ecosistemi nazionali
– Rendere prioritari i finanziamenti ad infrastrutture blu e verdi che favoriscano la conservazione della biodiversità e la generazione di servizi eco-sistemici (inclusi quelli sociali, sanitari ed
– Finanziare la bonifica dei siti inquinati orfani e semplificare le procedure di intervento sui siti di interesse nazionale (SIN) (ad es., gli iter di certificazione di avvenuta bonifica di aree
dismesse)
– Incentivare attraverso concessioni di credito e/o agevolazioni fiscali, le aziende che investono in progetti di tutela e valorizzazione della biodiversità (ad es., Green Jobs, progetti in R&amp;S)
– Incentivare i privati nel sostegno delle municipalità nei compiti di tracciamento del verde urbano e messa a dimora dell’albero per ogni bambino nato - legge n.10 del 20132
– Definire un &quot;piano comunale del verde urbano&quot; che miri a de-asfaltare le superfici che possono tornare permeabili e destini aree più vaste per la proliferazione del verde
– Incentivare la progettualità in iniziative mirate a ridurre gli incendi boschivi per sbloccare l'utilizzo di Fondi Europei per l'ambiente (ad es., Fondo MED)
– Sostenere e diffondere le iniziative di gestione bio-economica del patrimonio boschivo e la filiera per la produzione di prodotti certificati a favore dell'ambiente
– Inserire obiettivi di conservazione e ripristino del capitale naturale in tutte le strategie e politiche recanti un maggior consumo del suolo (ad es., Compensazione del suolo utilizzato)
– Creare un &quot;Registro nazionale&quot; dei crediti di carbonio generati da progetti forestali ed agricoli, emettendo un decreto che dia coerenza alle iniziative già messe in atto - Codice Forestale
Thinking multi-timescale in a FlattenFight-Future
– Incoraggiare le imprese a quantificare nei loro bilanci e reporting non-finanziario il capitale naturale che gestiscono e i servizi eco-sistemici
di cui beneficiano
b. Per contrastare il consumo di suolo e il conseguente dissesto idrogeologico
– Introdurre credito d'imposta e/o altre agevolazioni per gli acquisti di fabbricati recuperati o aree riqualificate per imprese e cooperative di costruzione
– Sostenere il ripristino della naturalità dei bacini idrici italiani per migliorarne la qualità ecologica, ridurre il rischio idraulico e prevenire l'erosione costiera
1. Tra cui aria pulita, acqua di buona qualità e suolo fertile, stimati a livello globale con un ritorno di investimento di 100:1 (Balmford et al, 2002), 2. Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani,
Fonte: ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Circular Economy Network ed ENEA), Ministero dell'Ambiente
36, 37 e 38 | Trasporto pubblico locale, Trasporto privato e Ciclabilità
Incentivare il rinnovo del parco mezzi del Trasporto Pubblico Locale (TPL) verso mezzi a basso impatto (es. ibrido, elettrico, biocombustibile, …). Incentivare il rinnovo dei
mezzi pesanti privati con soluzioni meno inquinanti. Pianificare investimenti e finanziamenti a favore della Ciclabilità, incentivando la creazione dell'infrastruttura ciclistica e
incoraggiandone l'utilizzo.
In Italia, i trasporti incidono per il 25-35% sulle emissioni di CO2 totali
Al 2018, l'intero parco mezzi TPL mostra un'età media 12-13 anni (molto distante dai riferimenti europei dove l'età media si attesta sui 7-8 anni), principalmente diesel Euro 2/5
Nella direttiva Europea RED II l'obiettivo di penetrazione di rinnovabili nel settore trasporti nel 2030 è fissato al 14%, allo stesso modo il PNIEC1 pone l'obiettivo al 22%
È evidente la necessità ed urgenza di dotare il Paese di un Piano Nazionale della Mobilità in coerenza alle indicazioni europee “per una mobilità smart e sostenibile”, con interventi a
sostegno delle Amministrazioni competenti che hanno predisposto progetti per la riduzione delle emissioni di gas serra e per un miglioramento della qualità dell’aria in ambito urbano
a. Incentivare un Piano Nazionale della Mobilità per la conversione verso mezzi a basso impatto (ad es., ibrido, elettrico, biocombustibile, altro), quale aggiornamento del PGTL2 del 2001
Aumentare le risorse previste nel Piano Nazionale Mobilità Sostenibile per la riconversione delle flotte pubbliche verso mezzi a basso impatto, valutando anche l'estensione dei
fondi a strumenti partnership pubblico-private. Si consiglia la definizione di una direttiva nazionale (con ad es., cabine di consultazione gestite dai prefetti) per evitare la
proliferazione a livello locale
b. Promuovere il trasporto sostenibile e le relative infrastrutture
Incentivare lo sviluppo capillare di infrastruttura per mobilità sostenibile, come ad esempio le stazioni di ricarica elettrica, anche private
Incentivare la creazione dell'infrastruttura ciclistica e incoraggiarne l'utilizzo attraverso, ad es., piste ciclabili, stazioni di ricarica e-bike, sistemi di sicurezza e ciclo-parcheggi
Favorire lo sviluppo di Hub intermodali alle porte delle città, prevedendo parcheggi per privati e snodi del trasporto pubblico / piste ciclabili e chiusura al traffico privato dei
Incentivare l'utilizzo di car sharing a basso impatto, ad uso privato e aziendale, riservando spazi di parcheggio dedicati in posizioni strategiche, attraverso una modifica del
Codice della Strada3
c. Incentivare il rinnovo dei mezzi commerciali privati (ad es., navi, furgoni, camion) con tecnologie alternative meno inquinanti (ad es., GNL) – a titolo esemplificativo e non esaustivo:
Promuovere rinnovo di veicoli commerciali leggeri end-of-life con veicoli a basso impatto (ibridi, elettrici, …) per aziende logistiche
che operano nei maggiori centri urbani, in
linea con restrizioni previste alla circolazione
d. Promuovere la conversione verso i biocarburanti, i carburanti da rifiuto (in linea con l'iniziativa #31) e i carburanti alternativi ad uso trasporto
Estendere durata e applicabilità degli incentivi per utilizzo di biocarburanti previsti dalla normativa (D.M. 2 marzo 2018)
1. Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima, 2. Piano Generale dei Trasporti e della Logistica, 3. In particolare, modifica all'art. 7, comma 1, lett. d.
39 | Porti e ferrovie
Predisporre un piano “intermodale” su scala nazionale per la logistica merci, con focus sull’ammodernamento dei porti e sull’espansione della rete ferroviaria per il trasporto
merci. Rivalutare il posizionamento strategico dell’Italia (particolarmente rilevante per il Sud) nei flussi merci europei/del Mediterraneo.
Italia al 17°posto per competitività delle infrastrutture di trasporto: 53° per qualità delle strade, 55° per efficienza del trasporto aereo, 46° per i porti , 35° per il servizio
Esportazioni sempre più indirizzate verso paesi extra-UE (e.g. Cina, Nord Africa) che si affidano maggiormente alla modalità marittima, in misura minore a quella aerea
Negli ultimi 10 anni il sistema portuale italiano ha perso il 2% di quote di mercato continentale rispetto ai porti del Nord Europa, gli altri porti del Mediterraneo hanno guadagnato il
Scarsa integrazione tra i porti e il sistema ferroviario specialmente nel Mezzogiorno: quota modale ferroviaria inferiore al 13%, fatta eccezione per Trieste, 30% e La Spezia, 27%
a. Definire un piano strategico dei poli logistici intermodali, inclusivo dei poli strategici del Sud Italia, e prevedere una integrazione con i principali corridoi internazionali (ad es. RFC)
– Istituire una governance, demandata ad autorità competente, per identificare investimenti prioritari del SNI1 dei Trasporti del 2001 e accorciarne le tempistiche di implementazione
– Sbloccare la realizzazione di infrastrutture logistiche già approvate, ma mai iniziate o fortemente rallentate (ad es., Terzo Valico dei Giovi – Corridoio Genova Rotterdam)
– Dare priorità e assicurare una rapida esecuzione (modello AV/AC Napoli-Bari) per investimenti strategici di Ferrovie dello Stato nell’ambito del piano industriale 2019-2023
b. Misure per il potenziamento dei porti e dei loro collegamenti terrestri
– Estendere i corridoi ferroviari merci (RFC) europei, attivati e in corso di attivazione, sino all’interno dei porti gateway internazionali
– Promuovere e incentivare le iniziative già completate di digitalizzazione dei porti (ad es., sdoganamento in mare, fascicolo elettronico, fast corridor) da parte della Agenzia delle Dogane
e dei Monopoli per ridurre la disomogeneità dei porti italiani ed eliminare lo stop and go delle merci nei porti
– Convertire aree portuali in disuso (e.g. siti Enel Produzione) in zone economiche speciali e zone di logistica semplificata per svolgere attività
– Ampliare il perimetro della rete ferroviaria nazionale con l’inclusione anche dell’infrastruttura ferroviaria portuale
c. Misure per il potenziamento e consolidamento del sistema ferroviario
– Rinnovare reti ferroviarie chiave attraverso dismissione di infrastrutture obsolete (ad es., diverse tratte chiave del Sud, tratta litoranea
costa Est) e la sostituzione con nuove linee (ad
es., alta velocità) – vedi iniziativa #52
– Attuare il DL 50 del 2017 con accelerazione trasferimento reti ferroviarie regionali (ex ferrovie concesse) in rete ferroviaria nazionale
– Incentivare il consolidamento del settore per favorire efficienza e livello di servizio
1. Sistema Nazionale Integrato, Fonte: World Economic Forum, Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti (ISFORT), Agenzia Dogane e Monopoli
40 e 41 | Edilizia abitativa ed Edilizia sociale
Edilizia Abitativa. Sostenere un piano di investimenti finalizzato a potenziare un’offerta abitativa economicamente accessibile, socialmente funzionale ed ecosostenibile,
attraverso la messa a disposizione di immobili e spazi pubblici inutilizzati da sviluppare con fondi pubblico-privati da offrire sul mercato a prezzi calmierati (ad es., Modello
Edilizia sociale. Investire nell’ammodernamento dell’edilizia sociale, con particolare attenzione alle infrastrutture scolastiche e socio-sanitarie, anche ricorrendo all’emissione
di social impact bond come forma di finanziamento misto pubblico-privato (ad es., fondi ex Voluntary Disclosure)
Quasi 5 milioni di famiglie e giovani professionisti hanno un accesso difficoltoso alla casa, a causa di redditi troppo alti per case popolari ma troppo bassi per il mercato libero
Circa l'87% degli edifici scolastici risulta non adeguato alle norme antisismiche e circa il 60% delle strutture ospedaliere ha più di 40 anni; inoltre, sono necessari investimenti in
nuove strutture di assistenza sociale per rispondere alla crescente domanda, in linea con nuovi modelli di accudimento familiare
Gli obiettivi definiti dal PNIEC1 , generano necessità di investimento nell'ammodernamento di infrastrutture pubbliche in ottica di risparmio energetico e sostenibilità, tuttavia, la tipica
dimensione contenuta degli investimenti (prevalentemente su base comunale) ne limita l'appetibilità per privati
a. Edilizia abitativa. Sostenere investimenti di social housing per potenziare l'offerta abitativa civile (ma anche scolastica - es., nuovo studentato Ca' Foscari – e sanitaria) di qualità
funzionale adeguata, sostenibile ed economicamente accessibile, attraverso:
Introduzione di quote minime obbligatorie di edilizia convenzionata nei grandi piani privati e pubblici di trasformazione urbana delle città metropolitane2
Messa a disposizione di una parte del patrimonio pubblico (ad esempio, ex militare o carcerario) per finalità di social housing, con valori fondiari ed oneri di
urbanizzazione calmierati3 e con l'obiettivo di un'oculata gestione di aree urbane ad oggi spesso sotto-utilizzate
Destinazione di risorse pubbliche, nella forma di contributi a fondo perduto per consentire interventi a canoni e prezzi calmierati nelle aree meno agevolate del Paese
b. Edilizia sociale. Investire nell’ammodernamento delle infrastrutture pubbliche (scolastiche, sanitarie e di assistenza sociale)
indaa piccoli
Per le scuole, costituzione di un fondo che emetta &quot;social impact bond&quot; acquistabili non solo da grandi imprese ma anche
e medi imprenditori e risparmiatori
logiccome smart health e/o assisted living, che
Per le infrastrutture di assistenza sociale, sviluppo di PPP per il finanziamento di servizi e tecnologie a supporto di iniziative
consentano il monitoraggio dei pazienti a distanza e limitino di conseguenza il sovraccarico delle infrastrutture
Per gli ospedali pubblici, creazione di un fondo partecipato da investitori istituzionali4 per ristrutturazione e ammodernamento degli edifici, da concedere poi in affitto alle
1. Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima, 2. Sul modello del nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio) milanese, 3. In linea con i benchmark del settore dell'edilizia privata sociale,
4. Garantito da InvestEU (programma comunitario per sostenere accesso ai finanziamenti dal 2021 al 2027)
Documento PDF SCHEDE DI LAVORO FINALI COMITATO DI ESPERTI IN MATERIA ECONOMICA E SOCIALE.pdf
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