Source: https://www.unifi.it/bu/4_2005/dd_111_05.html
Timestamp: 2020-03-30 11:16:24+00:00
Document Index: 80624103

Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art. 55', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 58', 'art. 3', 'art. 2']

Università degli Studi di Firenze - Notizie - Bollettino Ufficiale (4/2005): D.D. 111/2005
Decreto Dirigenziale, 16 marzo 2005, n. 111 (prot. n. 24371)
Codice disciplinare del personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo.
VISTO il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del 27 gennaio 2005, relativo al personale del comparto Università per il quadriennio normativo 2002/2005 e il biennio economico 2002/2003, pubblicato nella “Gazzetta Ufficiale” n. 36 del 14 febbraio 2005 - Supplemento ordinario – Serie generale;
VISTO in particolare l’art. 45 del sopracitato CCNL, rubricato “Codice disciplinare”;
RITENUTO, in applicazione della nuova disciplina contrattuale, dover sostituire la previgente normativa in materia di codice disciplinare;
Di adottare il codice disciplinare del personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo, così come riportato nel presente decreto.
Di disporre che lo stesso venga affisso all’Albo del Rettorato, nonché, a cura dei dirigenti di Polo, nelle bacheche di tutte le strutture in cui si articola l’Ateneo, pubblicato sul Bollettino Ufficiale dell’Università ed inoltre sul sito web dell’Ateneo all’indirizzo http://www.unifi.it/personale/rapporti_lavoro/index.html.
“CODICE DISCIPLINARE
1. Nel rispetto del principio di gradualità e proporzionalità delle sanzioni in relazione alla gravità della mancanza e in conformità a quanto previsto dall'art. 55 del decreto legislativo n. 165/2001 e successive modificazioni ed integrazioni, sono fissati i seguenti criteri generali:
al grado di disservizio o di pericolo provocato dalla negligenza, imprudenza o imperizia dimostrate, tenuto conto anche della prevedibilità dell'evento;
al comportamento complessivo del lavoratore, con particolare riguardo ai precedenti disciplinari, nell'ambito del biennio precedente;
al comportamento verso gli utenti.
al dipendente responsabile di più mancanze compiute in un'unica azione od omissione o con più azioni od omissioni tra loro collegate ed accertate con un unico procedimento disciplinare, è applicabile la sanzione prevista per la mancanza più grave se le suddette infrazioni sono punite con sanzioni di diversa gravità;
qualora la sanzione consista nella sospensione dal servizio, il relativo periodo non è computabile ai fini dell'anzianità di servizio.
2. La sanzione disciplinare dal minimo del rimprovero verbale al massimo della multa di importo pari a 4 ore di retribuzionesi applica al dipendente per:
inosservanza delle norme in materia di prevenzione degli infortuni e di sicurezza sul lavoro nel caso in cui non ne sia derivato un pregiudizio al servizio o agli interessi dell'amministrazione o di terzi;
rifiuto di assoggettarsi a visite personali disposte a tutela del patrimonio dell'amministrazione, nel rispetto di quanto previsto dall'art. 6 della legge del 20 maggio 1970, n. 300;
insufficiente rendimento rispetto ai carichi di lavoro e comunque nell'assolvimento dei compiti assegnati.
recidiva nelle mancanze che abbiano comportato l'applicazione del massimo della multa oppure quando le mancanze previste nel comma 2 presentino caratteri di particolare gravità;
assenza ingiustificata dal servizio fino a 10 giorni o arbitrario abbandono dello stesso. In tali ipotesi l'entità della sanzione è determinata in relazione alla durata dell'assenza o dell'abbandono dal servizio, al disservizio determinatosi, alla gravità della violazione degli obblighi del dipendente, agli eventuali danni causati all'Amministrazione, agli utenti o ai terzi;
ingiustificato ritardo, non superiore a 10 giorni, a raggiungere la sede assegnata dall'Amministrazione;
manifestazioni ingiuriose nei confronti dell'Amministrazione, tenuto conto del rispetto della libertà di pensiero e di espressione, ai sensi dell'art. 1 della legge n. 300/70;
qualsiasi comportamento da cui sia derivato danno grave all'Amministrazione o a terzi;
insufficiente, persistente e scarso rendimento dovuto a comportamento negligente;
atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, di particolare gravità che siano lesivi della dignità della persona.
Nella sospensione dal servizio prevista dal presente comma, il dipendente è privato della retribuzione fino al decimo giorno, mentre, a decorrere dall'undicesimo, viene corrisposta allo stesso una indennità pari al 50% della retribuzione fondamentale spettante ai sensi del presente CCNL, nonché gli assegni del nucleo familiare ove spettanti.
recidiva plurima, almeno tre volte nell'anno, in una delle mancanze previste ai commi 3 e 4, anche se di diversa natura, o recidiva, nel biennio, in una mancanza che abbia comportato l'applicazione della sanzione massima di 6 mesi di sospensione dal servizio e dalla retribuzione, salvo quanto previsto al comma 6, lett. a);
mancata ripresa del servizio nel termine prefissato dall'Amministrazione quando l'assenza arbitraria ed ingiustificata si sia protratta per un periodo superiore a quindici giorni;
continuità, nel biennio, di condotte comprovanti il perdurare di una situazione di insufficiente scarso rendimento dovuta a comportamento negligente ovvero per qualsiasi fatto grave che dimostri la piena incapacità ad adempiere adeguatamente agli obblighi di servizio;
recidiva nel biennio di atti, comportamenti o molestie, anche di carattere sessuale, che siano lesivi della dignità della persona.
di cui all'art. 58 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, nonché per i reati di cui agli artt. 316 e 316 bis del c.p. -;
per i delitti previsti dall'art. 3, comma 1, della legge 27 marzo 2001, n. 97.
7. Le mancanze non espressamente previste nei commi da 2 a 6 sono comunque sanzionate secondo i criteri di cui al comma 1, facendosi riferimento, quanto all'individuazione dei fatti sanzionabili, agli obblighi dei lavoratori di cui all'art. 2 del presente CCNL, quanto al tipo e alla misura delle sanzioni, ai principi desumibili dai commi precedenti.
8. Al codice disciplinare di cui al presente articolo deve essere data la massima pubblicità mediante affissione in ogni posto di lavoro in luogo accessibile a tutti i dipendenti. Tale forma di pubblicità è tassativa e non può essere sostituita con altre.”
Firenze, 16 marzo 2005