Source: https://www.studioriggioni.it/manuale-fattura-elettronica-gestione/
Timestamp: 2019-10-14 21:40:58+00:00
Document Index: 125291169

Matched Legal Cases: ['art. 74', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 6', 'art. 21', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 6', 'art. 13', 'art. 23']

Manuale operativo gestione della fattura elettronica - Studio Commerciale Fano – Revisori Legali e Consulenza Fiscale – Studio Riggioni
Manuale operativo gestione della fattura elettronica
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(aggiornato al 28 Gennaio 2019)
1. COMPILAZIONE DELLA FATTURA ELETTRONICA
Fatture a clienti con dichiarazione di intento
La fattura emessa nei confronti di un esportatore abituale deve contenere, ai fini IVA, il numero della lettera d’intento. Si ritiene che l’informazione possa essere inserita utilizzando uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali della fattura che le specifiche tecniche lasciano a disposizione dei contribuenti, ad esempio nel campo “Causale”.
Fattura a partita iva inesistente o cessata
Le due ipotesi vanno distinte.
Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita IVA ovvero un codice fiscale del cessionario/committente inesistente in Anagrafe Tributaria, il SdI scarta la fattura in quanto la stessa non è conforme alle prescrizioni dell’articolo 21 del d.P.R. n. 633/72.
Nel caso in cui la fattura elettronica riporti un numero di partita IVA cessata ovvero un codice fiscale di un soggetto deceduto ma entrambi esistenti in Anagrafe Tributaria, il SdI non scarta la fattura e la stessa sarà correttamente emessa ai fini fiscali: in tali situazioni l’Agenzia delle entrate potrà eventualmente effettuare controlli successivi per riscontrare la veridicità dell’operazione.
2. EMISSIONE DELLA FATTURA ELETTRONICA
– emettere al momento della cessione (20 gennaio), un DDT o altro documento equipollente (con le caratteristiche stabilite dal d.P.R. n. 472/96) che accompagni la merce;
– datare la fattura elettronica con la data del 10 febbraio 2019, indicandovi i riferimenti del documento o dei documenti di trasporto (numero e data);
– far concorrere l’IVA alla liquidazione del mese di gennaio.
Per le operazioni fuori campo di applicazione dell’IVA (ad esempio, le operazioni cosiddette “monofase” di cui all’art. 74 del d.P.R. n. 633/72), le disposizioni di legge stabiliscono che l’operatore non è tenuto ad emettere una fattura. Tali disposizioni non sono state modificate con l’introduzione della fatturazione elettronica, pertanto l’operatore non sarà obbligato ad emettere fattura elettronica.
Per completezza, tuttavia, si evidenzia che le regole tecniche stabilite dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018 consentono di gestire l’emissione e la ricezione via SdI anche di fatture elettroniche “fuori campo IVA” con il formato XML: pertanto, qualora l’operatore decida di emettere una fattura per certificare le predette operazioni, dovrà emetterla elettronicamente via SdI utilizzando il formato XML. In tale ultimo caso, il “codice natura” da utilizzare per rappresentare tali operazioni è “N2”.
E’ uno dei quesiti che accompagna l’ormai imminente switch off 2019 ai nuovi obblighi di fatturazione elettronica. La questione è bifronte e riguarda tanto il fornitore (può ancora emettere a inizio gennaio le ultime fatture cartacee riportanti data 31.12.2018?) quanto il cessionario/committente (può ancora accettare, a inizio 2019, l’arrivo delle fatture analogiche?). Al quesito ha già risposto l’Agenzia delle Entrate in una delle FAQ pubblicate sul proprio sito a fine novembre: “L’obbligo di fatturazione elettronica scatta, in base all’art. 1, comma 916 della legge di Bilancio 2018, per le fatture emesse a partire dal 1.01.2019. Pertanto, il momento da cui decorre l’obbligo è legato all’effettiva emissione della fattura. Nel caso rappresentato, se la fattura è stata emessa e trasmessa nel 2018 (la data è sicuramente un elemento qualificante) in modalità cartacea ed è stata ricevuta dal cessionario/committente nel 2019, la stessa non sarà soggetta all’obbligo della fatturazione elettronica”.
Commento alla precedente risposta
Data fattura elettronica
In via generale, la fattura immediata (anche se elettronica) va emessa entro le ore 24 del giorno di effettuazione dell’operazione. Tuttavia, tale obbligo va visto alla luce del periodo di moratoria dalle sanzioni (fino al 30/06/2019, esteso al 30/09/2019 per i contribuenti con periodicità mensile) riguardante gli invii tardivi:
TERMINE DI EMISSIONE FATTURA – MORATORIA SANZIONI
– termine ordinario: non oltre il momento di effettuazione (art. 6 Dpr 633/72)
– termine con la moratoria: nessuna sanzione se trasmessa entro il termine per la liquidazione Iva (sanzioni ridotte dell’80% se trasmessa entro il termine di effettuazione della liquidazione dell’Iva del periodo successivo)
Dal 1/07/2019
– entro 10 giorni dal momento di effettuazione (art. 6 Dpr 633/72)
– partecipa in ogni caso alla liquidazione Iva del periodo di effettuazione
A tal fine i funzionari dell’agenzia chiariscono che; fino al 30/06/2019:
– la data della fattura immediata deve coincidere con il momento di effettuazione dell’operazione (con essa si dà conto del periodo in cui l’Iva risulta essere a debito): giorno di consegna/spedizione per i beni e giorno del pagamento per i servizi
– mentre la data di trasmissione all’SDI avrà “rilievo” esclusivamente per valutare il rispetto del termine di invio della fattura (cioè solo per il profilo sanzionatorio).
I funzionari dell’Agenzia delle Entrate hanno inoltre chiarito che:
– nel caso di adozione della fattura differita, sia in caso di cessione di beni che di prestazione di servizi la data della fattura differita coincide con la data di trasmissione all’SDI (diversamente da quando accade con la fattura immediata).
In tal caso, peraltro, non opererà (dal 1/07/2019) l’ulteriore differimento di 10 giorni, che fa riferimento al solo momento di effettuazione.
FATTISPECIE CHE PERMETTONO LA FATTURA DIFFERITA entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione
– per le cessioni di beni la cui consegna/spedizione risulta da DDT (o documento equipollente, ivi incluso lo scontrino “parlante”/ricevuta fiscale integrata con la partita Iva)
– per le prestazioni di servizi “individuabili attraverso idonea documentazione” entro il mese successivo a quello della consegna/spedizione dei beni in relazione alla fattura emessa dal promotore di cessioni triangolari
entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione per le prestazioni di servizio “generiche” (art. 7-ter Dpr 633/72) prese a soggetti passivi UE
entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione per le prestazioni di servizi di cui all’art. 6 c. 6 Dpr 633/72 rese/ricevute da un soggetto passivo Iva extraUE.
3. FATTURA ELETTRONICA DA E VERSO SOGGETTI STRANIERI
– l’obbligo di comunicazione mensile dei modelli INTRA 2bis resta in capo – ai soli fini statistici – ai soggetti passivi che hanno effettuato acquisti di beni intracomunitari per importi trimestrali pari o superiori a 200.000 euro;
– l’obbligo di comunicazione mensile dei modelli INTRA 2quater resta in capo – ai soli fini statistici – ai soggetti passivi che hanno effettuato acquisti di servizi intracomunitari per importi trimestrali pari o superiori a 100.000 euro.
4. Fatture elettroniche verso consumatori finali non P.IVA, operatori in regime forfettario e di vantaggio, agricoltori in regime speciale, identificati
Nel caso di superamento in corso d’anno di più del 50% del volume di euro 30.000 scatta l’obbligo di assoggettare ad Iva le operazioni anche precedentemente effettuate. Come va coordinata tale situazione con i nuovi obblighi di fatturazione attraverso il SdI, in particolare nel caso in cui – in via facoltativa – detto contribuente abbia già emesso fattura elettronica (anziché analogica) ma non soggetta a Iva (N2)?
Nel caso prospettato nel quesito, l’operatore dovrà emettere una nota di variazione elettronica che riporti l’ammontare dell’IVA non addebitata nella originaria fattura elettronica.
– nel compilare la fattura elettronica riporteranno il codice fiscale del condominio nel campo dell’identificativo fiscale CF del cessionario/committente;
– valorizzeranno il campo “codice destinatario” della fattura elettronica con il codice convenzionale “0000000” e invieranno la fattura elettronica al SdI;
– consegneranno una copia della fattura elettronica trasmessa – in formato analogico o elettronico – al condominio. Nella copia dovrà essere esplicitamente detto che si tratta della copia della fattura trasmessa
5. MODALITA’ DI TRASMISSIONE DELLE FATTURE ELETTRONICHE
Peraltro, l’operatore IVA residente o stabilito può scegliere anche di trasmettere e/o ricevere le sue fatture attraverso l’indirizzo telematico (es. PEC) del suo intermediario o di un soggetto terzo che offre servizi di trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche, senza necessità di comunicare alcuna “delega” in tal senso all’Agenzia delle entrate. Il Sistema di Interscambio, come un postino, si limita a recapitare le fatture elettroniche all’indirizzo telematico (es. PEC) che troverà riportato nella fattura elettronica salvo che l’operatore IVA che appare in fattura come cessionario/committente non abbia preventivamente “registrato” nel portale “Fatture e Corrispettivi” l’indirizzo telematico (PEC o codice destinatario) dove intende ricevere di default tutte le fatture elettroniche trasmesse dai suoi fornitori.
Per maggiori chiarimenti si rimanda alla guida sulla fatturazione elettronica pubblicata nell’area tematica della home page del sito dell’Agenzia delle entrate.
6. REGISTRAZIONE E CONSERVAZIONE DELLE FATTURE ELETTRONICHE
L’articolo 14 del decreto legge n. 119 del 23 ottobre scorso –– ha introdotto una modifica all’articolo 1, comma 1, del d.P.R. n. 100 del 1998, stabilendo che – entro il giorno 16 di ciascun mese può essere esercitato il diritto alla detrazione dell’imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell’anno precedente.
La durata della Convenzione è di 3 anni, quindi, per poter continuare a fruirne occorre una nuova sottoscrizione alla scadenza secondo le modalità previste dal portale “Fatture e Corrispettivi”. Nello stesso portale sarà implementato un servizio che metterà in evidenza all’operatore l’approssimarsi della scadenza della Convenzione.
Qualora l’operatore rinnovi in ritardo la Convenzione, una volta sottoscritta nuovamente la stessa, potrà portare in conservazione manualmente – mediante upload sempre nel portale “Fatture e Corrispettivi” – le singole fatture elettroniche emesse e ricevute nel lasso di tempo scoperto dalla Convenzione stessa.
Qualora l’operatore IVA residente o stabilito decida di emettere la fattura elettronica nei confronti dell’operatore IVA identificato, riportando in fattura il numero di partita IVA italiano di quest’ultimo, sarà possibile inviare al SdI il file della fattura inserendo il valore predefinito “0000000” nel campo “codice destinatario” della fattura elettronica, salvo che il cliente non gli comunichi uno specifico indirizzo telematico (PEC o codice destinatario). Per quanto riguarda il soggetto identificato in Italia, lo stesso non è obbligato ad emettere o ricevere le fatture elettroniche.
7. AUTOFATTURE
8. ESITO DELL’INVIO ALLO SDI DELLE FATTURE ELETTRONICHE
Sia la fattura elettronica PA (pubblica amministrazione) che quella B2B (a clienti con partita iva) / B2C (a clienti senza patita iva) transitano per il SdI che, dopo aver eseguito alcuni controlli riguardanti la correttezza “formale” della fattura ricevuta dall’emittente (cedente / prestatore), accetta ovvero rifiuta la stessa.
In caso di esito positivo di detti controlli e quindi di accettazione della fattura elettronica da parte del SdI, quest’ultimo procede con l’inoltro al destinatario della stessa.
INOLTRO AL DESTINATARIO A BUON FINE
Nel caso in cui il file fattura superi con esito positivo i controlli “formali” effettuati dal SdI e lo stesso trasmette il file al destinatario:
• per le fatture PA:
– il Sistema invia una ricevuta di consegna al soggetto trasmittente;
– il destinatario della fattura (Pubblica Amministrazione) può accettare ovvero rifiutare la fattura elettronica ricevuta. A tal fine:
– la PA destinataria invia al SdI una “notifica di esito committente” contenente l’accettazione ovvero il rifiuto della fattura ricevuta;
– tale notifica è inviata dal SdI al soggetto che ha emesso / trasmesso la stessa (cedente / prestatore);
Nel caso in cui il SdI non riceva dalla PA la “notifica di esito committente” entro 15 giorni dalla data della ricevuta di consegna, il Sistema invia, sia al trasmittente sia al destinatario, una notifica di decorrenza termini con la quale comunica, al destinatario l’impossibilità di inviare, da quel momento in poi, la notifica di esito committente e al trasmittente l’impossibilità di riceverla.
• per le fatture B2B / B2C:
– il destinatario può solo accettare il documento ricevuto. In altre parole, il destinatario non ha la possibilità di rifiutare la fattura elettronica ricevuta tramite il SdI.
Ciò comporta che, nel caso in cui il destinatario riceva un documento errato / non di sua competenza, lo stesso deve contattare l’emittente (cedente / prestatore), con canali diversi dal SdI, per richiedere la correzione della fattura erroneamente ricevuta.
È quindi il cedente / prestatore che deve correggere / rettificare la fattura con l’emissione di una nota di variazione da inviare all’acquirente / committente tramite SdI.
Quanto sopra esposto trova conferma nella recente FAQ resa disponibile sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate in base alla quale, nel caso in cui un soggetto riceva una fattura per merce mai acquistata, l’acquirente può rifiutarla / contestarla comunicando direttamente con il cedente (ad esempio, via email, telefono, ecc.), in quanto non è possibile veicolare alcun tipo di comunicazione di rifiuto o contestazione tramite il SdI.
IMPOSSIBILITÀ DI RECAPITO AL DESTINATARIO
Qualora la fattura elettronica sia accettata dal SdI (esito positivo dei controlli riguardanti la correttezza “formale” del file) ma non sia possibile trasmettere il file al destinatario per cause tecniche non imputabili all’emittente e al SdI (ad esempio, perché il canale da utilizzare non è attivo):
• per le fatture PA, il Sistema, come indicato nell’Allegato B al DM n. 55/2013 e dal MEF nella Circolare 31.3.2014, n. 1/DF:
– invia al soggetto trasmittente una notifica di mancata consegna;
– SdI prova a risolvere il problema che osta alla trasmissione del file (anche contattando il destinatario) per procedere con l’invio.
Se entro 10 giorni risulta ancora non possibile recapitare il file fattura, SdI produce una “attestazione di avvenuta trasmissione della fattura con impossibilità di recapito” e la invia al mittente.
Al verificarsi di tale fattispecie, “SdI segnala il caso agli enti di controllo preposti, affinché l’amministrazione interessata provveda ad instaurare e tenere funzionate il canale di comunicazione con SdI”.
Il cedente / fornitore, fermo restando che ricevuta l’attestazione da parte del SdI “di avvenuta trasmissione della fattura con impossibilità di recapito” ha assolto correttamente il proprio obbligo di emissione della fattura, può comunque trasmettere direttamente all’Amministrazione acquirente / committente la fattura elettronica con canali diversi dal SdI, al fine di vedere soddisfatto il proprio diritto a percepire quanto contrattualmente previsto. Ad esempio, può inoltrare con posta elettronica l’attestato ricevuto dal SdI che è firmato elettronicamente e contiene la fattura elettronica;
• per le fatture B2B / B2C, il SdI:
– “deposita” la fattura nell’area riservata del sito Internet “Fatture e corrispettivi”
dell’Agenzia delle Entrate del destinatario;
– invia al mittente / trasmittente una ricevuta di impossibilità di recapito con la quale è comunicata la messa a disposizione della fattura nella citata area riservata.
Spetta al trasmittente comunicare tempestivamente all’acquirente / committente la messa a disposizione della fattura, utilizzando, chiaramente, un canale diverso dal SdI (mail, telefono, fax o altro).
9. I CONTROLLI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE (paragrafo tecnico riservato ad esperti in materia)
Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 89757 del 30 aprile 2018, al par. 2, avverte che le fatture trasmesse sono oggetto di metodici controlli volti a verificare la corretta compilazione formale della fattura con particolare riferimento ai dati obbligatori previsti dal comma 2 dell’art. 21 del D.P.R. 633/72 e ai dati richiesti dalle specifiche tecniche allegate allo stesso provvedimento (il codice destinatario composto da 7 elementi, per esempio).
ATTENZIONE: Se la fattura, per effetto dei suddetti controlli è scartata, si considera non emessa. Si rammenta che come anche chiarito nella predetta Circolare n. 13/2018 le procedure di controllo e di recapito delle fatture emesse richiedono un tempo compreso tra pochi minuti a 5 giorni.
Ne deriva che il contribuente potrà avere conoscenza del presupposto di scarto addirittura dopo aver effettuato le operazioni di liquidazione periodiche del tributo ai sensi dell’art. 1 del D.P.R. 100/1998, laddove ad esempio abbia emesso una fattura differita il giorno 15 del mese successivo la cui IVA a debito partecipa alla liquidazione del mese precedente. Per questo è consigliabile emetterla al massimo entro il giorno 10 del mese successivo.
Il software di controllo dell’Agenzia delle Entrate effettua i seguenti riscontri in automatico;
– verifica la data indicata sulla fattura che non può essere successiva a quella dell’invio della stessa al SDI;
– verifica che siano presenti almeno le informazioni minime obbligatorie previste per legge (art. 21 ovvero 21-bis del D.P.R. n. 633/1972), cioè – in generale – gli estremi identificativi del fornitore e del cliente, il numero e la data della fattura, la descrizione dell’operazione, l’imponibile, l’aliquota e l’IVA;
– verifica che i valori della partita IVA del fornitore (cedente/prestatore) e della partita IVA oppure del Codice Fiscale del cliente (cessionario/committente) siano esistenti, cioè presenti in Anagrafe Tributaria;
– verifica che sia inserito in fattura l’indirizzo telematico dove recapitare il file, cioè che sia almeno compilato il campo «Codice Destinatario» o l’alternativo campo PEC;
– verifica che ci sia coerenza tra i valori dell’imponibile, dell’aliquota e dell’IVA (ad esempio, se l’imponibile è 100 euro, l’aliquota è 22%, l’IVA sia di 22 euro);
– il SDI controlla che il file della stessa fattura elettronica non sia stato già inviato (duplicato).
Con la Circolare n. 13/2018, l’Agenzia delle Entrate ha indicato le procedure da seguire per la ritrasmissione della fattura scartata.
In tutti i casi, a fronte della mancata emissione della fattura, è necessario documentare correttamente l’operazione sottesa. Si ritiene, dunque, fermi i chiarimenti già resi con la Risoluzione n. 1/E del 10 gennaio 2013 sull’identificazione univoca del documento che la fattura elettronica, relativa al file scartato dal SdI, vada preferibilmente emessa (ossia nuovamente inviata tramite SdI entro cinque giorni dalla notifica di scarto) con la data ed il numero del documento originario.
Qualora l’emissione del documento con medesimo numero e data non sia possibile, i citati principi, ferma la necessità di procedere alla corretta liquidazione dell’imposta in ragione dell’operazione effettuata, impongono alternativamente:
b) l’emissione di una fattura come sub a), ma ricorrendo ad una specifica numerazione che, nel rispetto del- la sua progressività, faccia emergere che si tratta di un documento rettificativo del precedente, scartato da SdI. Si pensi a numerazioni quali “1/R” o “1/S” volte ad identificare le fatture, inserite in un apposito registro sezionale, emesse in data successiva in luogo della n. 1 (nell’esempio fatto) prima scartata dal SdI. Così, ad esempio, a fronte delle fatture n. 1 del 2/01/2019 e n. 50 dell’1/03/2019 (uniche 2 fatture del contribuente scartate da SdI sino a quella data), potranno essere emesse la n. 1/R del 10/01/2019 e la n. 50/R dell’8/03/2019 annotate nell’apposito sezionale.
ATTENZIONE: L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la ritrasmissione della fattura originariamente scartata con indicazione del numero e della data della fattura originaria è possibile solo nel caso di rinvio entro il termine di giorni 5.
Tale precisazione consente di ritenere, anche se l’Agenzia delle Entrate non lo ha confermato, che anche alle ritrasmissioni telematiche delle fatture scartate, entro il termine di 5 giorni dalla data di scarto, si applichi la prassi definita, con Circolare 195/1999, per la trasmissione delle dichiarazioni fiscali secondo la quale: “La sanzione [in esame] non si applica nell’ipotesi in cui le dichiarazioni tempestivamente trasmesse e scartate siano correttamente ritrasmesse non oltre 5 giorni dalla data di restituzione delle ricevute che segnalano il motivo dello scarto”.
IMPORTANTE Dunque, la fattura scartata per effetto dei controlli di cui al Provvedimento n. 89757/2018, se rinviata entro il termine di 5 giorni dalla data di ricezione dello scarto si considera tempestivamente trasmessa e non da luogo ad alcuna sanzione.
– Fattura elettronica emessa il 15 febbraio 2019 e inviata a SDI in data 15 febbraio 2019
– Scartata con ricevuta notificata il 19 febbraio 2019
– Ritrasmessa corretta entro il 24 febbraio 2019 con lo stesso numero e la stessa data della fattura scartata
– Si considera comunque emessa in data 15 febbraio 2019 e, quindi, emessa nei termini.
Diversamente, la ritrasmissione della fattura scartata oltre il termine di 5 giorni (per l’esempio proposto a decorrere dal 25 febbraio 2019) non consente di ritenere la fattura originaria tempestivamente trasmessa e la fattura ritrasmessa si ha per emessa alla data della nuova trasmissione.
– Fattura elettronica emessa il 15 febbraio 2019 e inviata al SDI in data 15 febbraio 2019
– Ritrasmessa corretta il 27 febbraio 2019 (oltre 5 giorni) con nuovo numero e nuova data (l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la ritrasmissione della fattura oltre il termine di giorni 5 dalla data di ricezione dello scarto non può indicare lo stesso numero e la stessa data della fattura originaria scartata);
– Si considera emessa in data 27 febbraio 2019 e, quindi, fuori termine.
FATTURA RIPRESENTATA ENTRO 5 GIORNI DALLA DATA DI SCARTO
Si ritiene che la fattura scartata, ritrasmessa dopo la correzione degli errori segnalati con la ricevuta di scarto, entro 5 giorni dalla data di ricezione della detta ricevuta, si debba considerare tempestivamente presentata.
L’accoglimento di tale tesi implica due preliminari considerazioni pratiche:
1. È opportuno che il nuovo invio nel previsto termine di giorni 5 venga effettuato indicando nella fattura ritrasmessa lo stesso numero e la stessa data della fattura originaria;
2. Come indicato nel più volte citato provvedimento n. 89757/2018, par. 4, la data della fattura è quella indicata nel campo “DATA” della fattura elettronica e ciò implica che se la fattura ritrasmessa porta la data della fattura originaria si ha per emessa con quella data. Pertanto, tutti gli adempimenti contabili e amministrativi dovranno essere calibrati in relazione a tale data.
– Operazioni effettuate nel mese di gennaio 2019
– FT elettronica “differita” emessa il 15 febbraio 2019 (ultimo giorno utile)
– Fattura scartata il 19 febbraio 2019
– Fattura ritrasmessa il 22 febbraio 2019 (entro 5 giorni dalla data di scarto) con data e numero della fattura scartata
– La fattura ritrasmessa si ha per emessa alla data del 15 febbraio 2019.
Se il contribuente ha provveduto alla registrazione della fattura originaria e quindi in data 15 febbraio 2019 con IVA computata nella liquidazione del mese di gennaio 2019, non si rendono applicabili sanzioni perché tutte le violazioni causa di scarto risultano regolarizzate ad origine.
Contabilmente:
– se la ritrasmissione della fattura è avvenuta con numero e data della fattura originaria, non è necessario effettuare alcuna nota di rettifica perché, di fatto, il contribuente ha emesso e (ri)trasmesso la fattura con la stessa data e lo stesso numero della fattura inviata originariamente;
– se invece si opta (ma non lo si consiglia) per l’indicazione di un nuovo numero o una nuova data relativamente alla fattura ritrasmessa, allora le cose si complicano, infatti:
a) si deve procedere alla rettifica (solamente contabile senza emissione di alcun documento di variazione) della registrazione in contabilità della fattura originaria;
b) si deve effettuare la registrazione della fattura ritrasmessa con un nuovo numero e la nuova data utilizzati ma con l’accortezza di far comunque concorrere la relativa IVA a debito nella liquidazione di riferimento della fattura originaria.
FATTURA RIPRESENTATA OLTRE 5 GIORNI DALLA DATA DI SCARTO
Nel caso in cui la fattura scartata sia ritrasmessa oltre il termine 5 giorni, il principio della tempestività nell’emissione della fattura originaria non potrà più operare. Si verifica, quindi, l’emissione tardiva della fattura.
Occorre quindi esaminare se e quali sanzioni risultano irrogabili distinguendo due situazioni diverse:
A. quella della fattura tardiva ma con registrazione in contabilità della fattura originaria;
B. quella della fattura tardiva ma senza registrazione in contabilità della fattura originaria.
A – Il contribuente ha contabilizzato la fattura originaria
Ne consegue che ha correttamente computato la relativa IVA a debito nella liquidazione periodica relativa al pe- riodo di effettuazione dell’operazione. Il contribuente in caso di scarto della suddetta fattura dovrà:
– Rilevare la rettifica contabile con riferimento alla prima fattura scartata portando a credito l’IVA originariamente a debito;
– Registrare la nuova fattura con nuovo numero e nuova data ma computando l’IVA a debito nel periodo di riferimento di cui alla fattura originaria (scartata);
Per effetto delle suddette registrazioni il saldo IVA del periodo di effettuazione dell’operazione non cambia. Nel senso che l’IVA a debito è stata imputata nel periodo di corretta pertinenza.
Nella fattispecie, pur riscontrandosi una violazione relativa alla documentazione dell’operazione IVA, la stessa non risulta incidente sulla determinazione del tributo e, pertanto, si rende applicabile la sanzione fissa pari ad euro 250,00 da ridurre in ravvedimento. Peraltro si ritengono applicabili le disposizioni sulle violazioni meramente formali di cui al comma 5 bis dell’art. 6 del D.Lgs. 472/1997 e pertanto appare sostenibile anche la non irrogabilità della sanzione fissa (si veda Circolare 77/2001).
– DITTA A trasmette la fattura differita in data 15 febbraio 2019 relativa ad un’operazione del mese di gennaio 2019.
– La registra tempestivamente computando la relativa IVA nella liquidazione del periodo di gennaio 2019.
– In data 20 febbraio la fattura è scartata.
– DITTA A rinvia la fattura dopo le correzioni il 28 febbraio 2019 (fuori termini e una volta già liquidata l’IVA di gennaio 2019) e procede ad effettuare le seguenti annotazioni:
1. rettifica la registrazione della fattura originaria;
2. registra la fattura emessa in data 28 febbraio 2019 in apposito sezionale per segnalare che la relativa IVA ha concorso nella liquidazione del mese di gennaio.
B – Il contribuente NON ha contabilizzato la fattura originaria.
In tal caso occorre fare le seguenti ulteriori distinzioni:
1. La fattura è ritrasmessa entro il termine di liquidazione del periodo di riferimento: in tal caso si procede alla registrazione della nuova fattura e alla contabilizzazione corretta della relativa IVA nella liquidazione del periodo di effettuazione dell’operazione.
– Ditta A effettua un’operazione il 10 gennaio 2019 ed emette la fattura in pari data.
– SDI scarta la fattura con ricevuta del 15 gennaio 2019.
– Ditta A ritrasmette la fattura il 31 gennaio 2019 (dunque fuori termini).
Come per il caso di cui sopra sub. A) anche in questa ipotesi sussistono i presupposti per invocare la sussistenza di violazioni meramente formali e la non debenza di sanzioni perché la violazione non ha comportato minori versamenti IVA della liquidazione di gennaio 2019.
2. La Fattura è ritrasmessa oltre il termine di liquidazione del periodo di riferimento: in tal caso si procede alla registrazione della fattura ora per allora senza contabilizzare l’IVA nel periodo di emissione della nuova fattura e con il versamento della relativa IVA con codice di versamento del periodo di liquidazione corretto e delle sanzioni proporzionali del 90% con un minimo di € 500,00 (ridotte per effetto del ravvedimento) oltre interessi.
– Il 15 gennaio 2019 SDI scarta la fattura.
– DITTA A ritrasmette la fattura in data 20 febbraio 2019 (oltre il termine per la liquidazione dell’IVA di gennaio 2019).
TARDIVA EMISSIONE DELLA FATTURA E TARDIVO VERSAMENTO IVA
Nel caso da ultimo prospettato di tardiva emissione della fattura poiché ritrasmessa oltre 5 giorni dalla notifica dello scarto e oltre i termini per la liquidazione periodica dell’IVA, ci si deve porre anche il problema delle eventuali sanzioni per tardivo versamento dell’imposta periodica.
In merito, la Circolare n. 28/2011 ha precisato che, nel caso di omessa fatturazione regolarizzata mediante emissione tardiva, oltre alle sanzioni proporzionali di cui all’art. 6 del D.Lgs. 471/1997, si applicano anche le sanzioni per tardivo versamento dell’imposta periodica.
Si tratta quindi di comprendere se la liquidazione periodica è da ritenersi corretta nel caso di omessa emissione di una fattura per un’operazione effettuata nel periodo di cui alla liquidazione stessa. A bene vedere l’art. 1 del D.P.R. n. 100/1998, nel disciplinare la liquidazione dell’IVA periodica da versare, fa espresso riferimento all’IVA esigibile nel mese di competenza e che risulta dalle annotazioni effettuate nel registro IVA vendite o dal- le annotazioni che il contribuente avrebbe dovuto effettuare ai sensi dell’art. 23 del D.P.R. n. 633/72, articolo che prevede l’obbligo di annotazione delle fatture emesse entro precisi termini.
Combinato le due disposizioni sembra emergere che l’IVA a debito da computare nelle liquidazioni periodiche è quella:
1. Esigibile nel mese di riferimento;
2. Che risulta dalle annotazioni effettuate o da effettuare nel registro IVA vendite e quindi in pura sostanza dalle fatture emesse.
Quindi, se per una determinata operazione il contribuente non ha emesso la fattura e non ha contabilizzato la stessa operazione non può essere assoggettato alla sanzione per carente versamento di cui all’art. 13 del D.Lgs. n. 471/1997 il quale disciplina la sanzione proporzionale del 30% nel caso di omesso o tardivo versamento dell’IVA periodica, laddove per IVA periodica si deve intendere, ai sensi dell’art. 1 del D.P.R. n. 100/1998, quella determinata dalla differenza tra:
– l’IVA esigibile nel mese di riferimento ma che al contempo risulti dalle annotazioni effettuate o da effettuare nel registro IVA vendite ai sensi dell’art. 23 del D.P.R. n. 633/72;
– e l’IVA detraibile nel medesimo periodo di riferimento della liquidazione.
IMPORTANTE. Dunque, nel caso di omessa emissione delle fatture sembrerebbe applicabile unicamente la sanzione per omessa emissione della fattura di cui all’art. 6 del D.Lgs. n. 471/1997 e non anche quella per omesso versamento dell’IVA periodica di cui all’art. 13 del medesimo decreto.
TARDIVA TRASMISSIONE DELLA FATTURA ELETTRONICA
La procedura da seguire per la regolarizzazione della fattura scartata e non annotata tempestivamente, ai fini della corretta registrazione IVA non risulta del tutto chiara.
Si tratta dell’ipotesi già prospettata del caso in cui:
– DITTA A emette la Fattura il 10 gennaio 2019 per un ‘operazione effettuata in pari data;
– La fattura è scartata in data 20 gennaio 2019;
– DITTA A rinvia la fattura scartata in data 20 febbraio 2019;
– DITTA A non ha registrato e liquidato l’IVA della fattura scartata trasmessa il 10 gennaio 2019.
Con la Circolare n. 28/2011 l’Agenzia delle Entrate ha affermato che se il contribuente non ha emesso fattura per un’operazione imponibile, deve procedere:
– all’emissione della fattura ora per allora e
– alla registrazione senza computare la relativa IVA a debito nel periodo di registrazione della detta fattura. In sostanza la regolarizzazione dell’IVA dovrebbe avvenire come segue:
1. trasmissione della fattura in ritardo (20 febbraio 2019 nell’esempio prospettato sopra);
2. annotazione nel registro IVA della fattura trasmessa tardivamente (si fa rilevare che la tardività della emissione della fattura, ai sensi del nuovo art. 23 del D.P.R. 633/72, comporta sempre l’annotazione tardiva della stessa fattura. Infatti, la nuova norma prevede che la registrazione delle fatture emesse deve essere effettua- te entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione e con riferimento al medesimo mese. Tale disposizione nel caso di fattura tardiva non potrà mai essere rispettata);
3. versamento della maggiore imposta comprensiva di interessi e sanzioni pari al 90% con minimo di
€ 500,00 (ridotti per effetto dell’applicazione del ravvedimento);
4. non si applicano sanzioni per il tardivo versamento periodico;
5. non si applicano sanzioni per infedele LIPE – liquidazione IVA periodica;
6. la dichiarazione IVA annuale deve riportare l’operazione fatturata in ritardo pena l’irrogazione anche delle violazioni per infedele dichiarazione IVA.
Tale procedura, a bene vedere non è proprio favorevole al contribuente ma appare la più adeguata per il rispetto delle attuali disposizioni vigenti.
È evidente che su tutto quanto precede è auspicabile un chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate.
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