Source: https://www.studiolegalebarbaradangelo.it/servizi/assistenza-legale-per-affidamento-figli/
Timestamp: 2020-07-11 23:38:55+00:00
Document Index: 38801927

Matched Legal Cases: ['art. 709', 'art. 709', 'art. 330', 'art. 333', 'art. 332', 'art. 3', 'art. 24', 'art. 574', 'art. 317', 'art. 148', 'sentenza ', 'art. 250', 'art. 2']

Assistenza Legale per Affidamento Figli | Studio Legale Barbara D'Angelo
Assistenza legale per l’affidamento dei figli ed altre questioni relative al rapporto di filazione
La responsabilità genitoriale costituisce l’insieme dei diritti e dei doveri che i genitori hanno nei confronti dei figli, quali il mantenimento, l’istruzione, l’educazione e l’assistenza morale.
La legge 219 del 2012 ha finalmente parificato la posizione dei figli, a prescindere dal rapporto di matrimonio dei genitori. Oggi non esistono più figli “legittimi” e figli “naturali”: tutti i figli sono uguali ed hanno eguali diritti nei confronti di entrambi i genitori e delle famiglie d’origine.
La recente riforma ha inoltre riconosciuto il diritto dei nonni di incontrare i nipoti e di mantenere con loro un rapporto significativo, anche nel caso in cui i genitori si separino.
L’avvocato Barbara D’Angelo presta assistenza nei procedimenti relativi alla disciplina dei rapporti con i figli nella crisi della famiglia, legittima o di fatto, fornendo assistenza legale per l’affidamento dei figli e occupandosi, tra l’altro, dei seguenti aspetti:
– mantenimento dei figli;
– controversie e violazione dei provvedimenti relativi ai rapporti con i figli (art. 709 ter c.p.c.);
– limitazioni e decadenza della responsabilità genitoriale;
– autorizzazione all’espatrio dei figli;
– sottrazione internazionale di minori;
– disciplina dei rapporti tra nonni e nipoti;
– riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio;
– cambiamento del cognome;
– aggiunta del cognome materno al cognome paterno.
Ed inoltre lo studio legale Barbara D’Angelo fornisce consulenza ed assistenza nelle procedure relative all’accertamento del rapporto di filiazione, quali:
– accertamento giudiziale di paternità e di maternità;
– impugnazione del riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio;
– disconoscimento del figlio nato da genitori coniugati.
La gestione di un contenzioso afferente la genitorialità richiede competenze specifiche e qualificate, attenzione e sensibilità. L’avv. Barbara D’Angelo ha maturato pluriennale esperienza in questo specifico settore, occupandosene sia nell’esercizio della professione, sia come autrice di pubblicazioni e relatrice a convegni e seminari.
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Assistenza legale per l’affidamento dei figli
La crisi del rapporto affettivo tra i genitori, siano essi coniugati o no, e l’impossibilità di proseguire nella convivenza non fanno venir meno i doveri e gli obblighi nei confronti dei figli, ma anzi, impongono di addivenire ad una regolamentazione del rapporto tra i genitori e la prole che tenga conto delle caratteristiche specifiche della famiglia di cui si tratta.
Anzitutto, va definita la modalità di affidamento dei figli, ovvero di esercizio della responsabilità genitoriale da parte dei genitori separati. Al riguardo, i recenti interventi normativi (a partire dalla legge 54/2006) hanno sancito l’assoluta preferenza per l’affidamento condiviso, residuando all’affidamento esclusivo ad un solo genitore un ruolo del tutto marginale e riservato a casi peculiari.
Affidamento condiviso significa che le decisioni relative ai figli, quanto meno quelle relative alla salute, alla crescita ed alla formazione scolastica, religiosa e personale del minore, debbono essere assunte in via condivisa, ovvero concertate e concordate da entrambi i genitori. Anche se separati, i genitori continuano a poter svolgere entrambi ed allo stesso modo il ruolo genitoriale nei confronti dei figli.
Ovviamente, nelle scelte educative i genitori devono tener conto delle aspirazioni e dei desideri dei figli, ma non esiste più, come invece era in passato quando l’affidamento esclusivo era la regola, un genitori di serie A, che assume le decisioni, e un genitore di serie B, il cui ruolo è limitato ad un mero potere di vigilanza.
Ulteriore profilo da disciplinare nella separazione dei genitori è il calendario dei tempi di permanenza dei figli presso ciascuno dei genitori. Al riguardo, non vi sono schemi prestabiliti, ma le regole vengono definite di volta in volta, tenendo conto delle specificità della singola vicenda familiare.
Fissata, anche ai fini anagrafici, la collocazione abitativa dei figli presso uno dei genitori, possono essere stabilite le tempistiche più varie, a seconda delle particolarità del caso: a titolo esemplificativo, si tiene conto della distanza tra le abitazioni dei genitori, dell’età dei minori, degli impegni lavorativi dei genitori, degli orari scolastici e delle attività che praticano i figli, ecc.
Il calendario può essere dunque modulato liberamente, anche prevedendo la presenza del figlio per tempi paritari presso ciascuno dei genitori (il cosiddetto “affidamento alternato“).
Assistenza legale per il mantenimento dei figli
Ciascuno dei genitori ha l’obbligo di mantenere i figli in proporzione ai propri redditi ed alle proprie sostanze.
La separazione non fa venir meno questo obbligo, il quale, anzi, viene generalmente regolato mediante la previsione di un assegno perequativo mensile a carico del genitore non convivente con i figli.
Nella quantificazione di detto assegno debbono essere tenuti in considerazione diversi fattori di rilievo economico, quali i redditi e le sostanze dei genitori, il tenore di vita della famiglia, le esigenze del figlio, i tempi di permanenza del figlio presso ciascuno dei genitori, l’esercizio in via diretta dei compiti di accudimento e cura del figlio da parte dei genitori.
Si tiene anche conto dell’assegnazione della casa familiare, vale a dire del provvedimento che consente al genitore convivente con il figlio l’utilizzo a titolo gratuito dell’abitazione familiare, nell’interesse della prole, garantendogli un risparmio di spese abitative quando si tratta di immobile in comproprietà tra i genitori o di proprietà esclusiva del genitore non convivente.
L’assegno perequativo copre il mantenimento ordinario, vale a dire le spese necessarie per la gestione ordinaria del figlio, quali le spese per vitto e alloggio, riscaldamento, abbigliamento, ecc.
Oltre all’assegno mensile, è prassi consolidata prevedere il rimborso separato, in genere per metà a carico di ciascun genitore, di una serie di spese necessarie ai figli che esulano dall’ordinario, poichè spesso imprevedibili o comunque non esattamente quantificabili a priori: si tratta delle cosiddette “spese straordinarie”, quali, ad esempio, le spese scolastiche e universitarie (retta, corredo scolastico, libri di testo, visite di istruzione, ecc.), le spese mediche (visite specialistiche, terapie farmacologiche, interventi chirurgici, ecc.), le spese per sport e attività ludiche ed altre.
L’obbligo di mantenimento permane anche dopo il raggiungimento della maggiore età dei figli, sino al conseguimento della piena autosufficienza economica da parte dei figli.
All’obbligo genitoriale corrisponde il diritto dei figli ad essere mantenuti. A tutela di questo diritto, la cui violazione è passibile di sanzioni penali, la legge prevede una serie di strumenti volti a garantirne l’effettiva attuazione. Ad esempio, in caso di mancato versamento dell’assegno mensile per la prole, è possibile ottenere il versamento diretto dell’assegno da parte del datore di lavoro del genitore inadempiente, il sequestro dei beni dell’obbligato o, nei casi più gravi, anche il risarcimento dei danni.
L’avvocato Barbara D’Angelo presta consulenza ed assistenza nella regolamentazione dei rapporti genitori – figli con riferimento a tutti i profili indicati sopra.
Controversie e violazione dei provvedimenti del giudice sull’affidamento e sui rapporti con i figli
In caso di controversie tra i genitori sull’esercizio della responsabilità genitoriale e in caso di violazione da parte di uno dei genitori dei provvedimenti giudiziari relativi all’affidamento ed alla regolamentazione della responsabilità genitoriale è possibile attivare strumenti volti a risolvere la problematica e nei casi più gravi a sanzionare le condotte del genitore inadempiente.
La norma di riferimento è l’art. 709 ter c.p.c., introdotto dalla legge n. 54/2006 con l’obiettivo di tutelare due prerogative soggettive fondamentali: il diritto del figlio a fruire dall’apporto affettivo e di cura di entrambi i genitori ed il diritto di ciascuno dei genitori a realizzarsi come tale.
Qualora i genitori non riescano, perché in contrasto tra di loro, ad assumere autonomamente le decisioni relative ai figli, può essere attivato un procedimento giudiziale, all’esito del quale il Giudice assumerà, in vece dei genitori, la decisione meglio rispondente all’interesse del minore. L’intervento del Giudice può essere richiesto, tra l’altro, nelle controversie relative alla scelta della scuola, delle cure mediche e dell’educazione religiosa.
In caso di gravi violazioni dei doveri genitoriali, poi, il Giudice potrà disporre l’ammonimento del genitore, invitandolo per il futuro a tenere condotte rispettose dei provvedimenti vigenti, infliggere una sanzione amministrativa a carico del genitore inadempiente e condannarlo al risarcimento del danno subito dal minore e/o dall’altro genitore.
A titolo esemplificativo, ipotesi rilevanti ai fini dell’adozione delle misure sanzionatorie sopra descritte sono le condotte ostruzionistiche del rapporto tra il figlio e l’altro genitore, il mancato versamento del contributo al mantenimento, il disinteresse del genitore nei confronti del figlio, ecc.
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Autorizzazione all’espatrio in presenza di figli minorenni
Quando la condotta genitoriale non sia adeguata rispetto ai bisogni del figlio e si concreti in una violazione dei doveri genitoriali o in un abuso dei poteri, con grave pregiudizio per il minore, può essere intrapreso, su istanza di uno dei due genitori o del Pubblico Ministero, un procedimento ai sensi dell’art. 330 o dell’art. 333 del codice civile, finalizzato all’emissione dei provvedimenti più opportuni a tutela dei minori.
Nei casi più gravi, può essere emesso un provvedimento di decadenza della responsabilità genitoriale, a carico di uno o di entrambi i genitori.
Qualora, invece, la situazione sia meno grave, il Tribunale adotta misure limitative della responsabilità genitoriale, quali la sospensione della responsabilità genitoriale, l’affidamento ai Servizi sociali, il collocamento eterofamiliare, ecc.
Il procedimento si svolge innanzi al Tribunale per i minorenni del luogo di residenza del minore ovvero davanti al Tribunale ordinario, qualora sia in corso un procedimento di separazione personale, di divorzio o di modifica delle condizioni di separazione e di divorzio tra i genitori del minore.
L’emissione dei provvedimenti sopra citati richiede un’accurata verifica della situazione di pregiudizio per il minore. L’accertamento viene demandato anzitutto ai Servizi Sociali, incaricati di assumere informazioni sul nucleo familiare e di darne informativa al giudice. In alcuni casi viene disposta consulenza tecnica sulla condizione del minore e sui rapporti genitoriali, nominando a tal fine un esperto (psicologo o neuropsichiatra infantile) che può essere affiancato dagli esperti nominati dalle parti.
Nell’ambito della procedura dev’essere sentito lo stesso minore, se ultradodicenne.
La pronuncia di decadenza della responsabilità genitoriale può essere revocata in qualsiasi momento, quando siano venute meno le ragioni per le quali la decadenza è stata pronunciata e sia escluso ogni pericolo di pregiudizio per il figlio, ai sensi dell’art. 332 del Codice civile (reintegrazione nella responsabilità genitoriale).
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Limitazioni e decadenza della responsabilità genitoriale
In presenza di figli minori il rilascio ed il rinnovo del passaporto e dei documenti validi per l’espatrio richiedono il consenso di entrambi i genitori. La ratio è quella di tutelare l’interesse del figlio minore, allo scopo di evitare che uno dei genitori possa stabilirsi all’estero, rendendosi irreperibile e cessando di provvedere al mantenimento ed al sostegno morale ed affettivo al figlio.
Tale consenso è necessario anche per il rilascio e il rinnovo del documento per l’espatrio del figlio minore. La finalità è quella di evitare il trasferimento all’estero del minore da parte di uno dei genitori, con conseguente interruzione dei rapporti con l’altro genitore.
E’ dunque possibile, per il genitore che abbia fondato motivo di ritenere plausibili gli scenari sopra descritti, opporsi al rilascio e al rinnovo dei documenti per l’espatrio dell’altro genitore e del figlio, anche revocando il consenso eventualmente già prestato.
In caso di opposizione ingiustificata, il genitore richiedente il documento per sè o per il figlio può rivolgersi al Giudice Tutelare, ai sensi dell’art. 3 della legge n. 1185 del 1967 (come modificato dall’art. 24 della Legge n. 3 del 2003), chiedendo l’autorizzazione al rilascio del documento, in sostituzione del genitore che ha negato il consenso in assenza di validi e gravi motivi.
Lo studio legale Barbara D’Angelo fornisce, con competenza e professionalità, assistenza nell’ambito delle problematiche relative al rilascio ed al rinnovo dei documenti per l’espatrio ed al trasferimento all’estero del genitore e del figlio minore.
Assistenza legale per la sottrazione internazionale di minori
Nel mondo globale, dove sono sempre più frequenti i casi di coppie di diversa nazionalità, di cultura e tradizioni differenti e la mobilità delle persone è in costante aumento, sono sempre più diffusi i casi in cui un minore viene allontanato da uno dei genitori e condotto stabilmente all’estero, senza l’assenso dell’altro genitore ed in violazione dei provvedimenti che regolano l’affidamento e l’esercizio della responsabilità genitoriale.
Si parla di “sottrazione internazionale di minori” per indicare due diverse fattispecie:
– la situazione in cui un minore viene condotto all’estero da chi non abbia l’esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale, senza il consenso del genitore esercente la responsabilità;
– il caso in cui un minore non venga riaccompagnato nel paese d’origine e venga trattenuto all’estero a seguito di un soggiorno temporaneo.
E’ possibile prevenire il fenomeno della sottrazione internazionale mediante una serie di accorgimenti, ad esempio, negando il consenso al rilascio del passaporto, chiedendo il riconoscimento all’estero del provvedimento di affidamento già emesso dall’autorità giudiziaria italiana, ecc.
La sottrazione ed il trattenimento di un minore all’estero integrano ipotesi di reato, ai sensi dell’art. 574 bis c.p.
Di fronte ad una sottrazione già avvenuta, oltre alla denuncia penale, possono essere intraprese diverse iniziative, tra le quali:
– attivare lo strumento previsto dalla Convenzione dell’Aja del 1980 sulla sottrazione internazionale dei minori e dal regolamento UE n. 2201/2003, chiedendo il rimpatrio del minore o la regolamentazione del diritto di visita tramite l’Autorità Centrale presso il Ministero della Giustizia; è necessario che il paese in cui si trova il minore abbia aderito alla Convenzione citata;
– rivolgersi al Ministero degli Affari Esteri, attivando la diplomazia consolare, se il minore è cittadino italiano sottratto e condotto all’estero;
– agire giudizialmente in Italia o all’estero per ottenere un provvedimento di rimpatrio del minore o di regolamentazione della responsabilità e dei rapporti genitoriali.
Di fronte ad un caso di sottrazione internazionale, è fondamentale agire in tempi rapidi, evitando che si cristallizzarsi la situazione di illecita permanenza all’estero del minore: infatti, il passare del tempo può avere importanti ripercussioni negative sull’esito della richiesta di rimpatrio.
Grazie alla notevole esperienza maturata in questo settore, l’avvocato Barbara D’Angelo fornisce assistenza qualificata sia nel prevenire la sottrazione internazionale, sia nel porre rimedio alla sottrazione già avvenuta, individuando tempestivamente le scelte strategiche più utili in relazione alla specifica vicenda familiare.
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Rapporti tra nonni e nipoti
Il d. legs. n. 154 del 2013, con cui è stata attuata la legge 219 del 2012 di riforma della filiazione, ha sancito espressamente all’art. 317 bis del Codice Civile che i nonni hanno diritto ad avere rapporti significativi con i nipoti. Ne discende che, nel caso in cui tale diritto non venga rispettato, i nonni possono adire l’autorità giudiziaria e chiedere al Giudice che vengano stabilite le modalità di frequentazione con i nipoti.
La procedura è attivabile soltanto quando i nipoti siano minorenni, in quanto una volta raggiunta la maggiore età, la scelta di incontrare i nonni è rimessa alla libera determinazione del nipote.
Il giudice assumerà i provvedimenti opportuni nell’esclusivo interesse del minore, valutando la situazione familiare, e mediante l’audizione del minore che abbia compiuto dodici anni.
Per quanto attiene al dovere di mantenimento, esso spetta in primo luogo ai genitori. I nonni sono tenuti a provvedere al posto dei genitori, soltanto in casi specifici, ed in particolare quando entrambi i genitori, per ragioni oggettive, non dispongano di mezzi adeguati per il mantenimento dei figli. L’ipotesi è contemplata dall’art. 148, secondo comma, del Codice Civile.
I figli nati da persone non coniugate possono essere riconosciuti dai genitori mediante una dichiarazione del genitore che riconosce la sussistenza del rapporto di filiazione, oppure giudizialmente, in forza di provvedimento del giudice che accerta il rapporto di filiazione.
Il riconoscimento può essere effettuato anche prima della nascita. Generalmente, il riconoscimento viene effettuato alla nascita mediante dichiarazione all’Ufficiale dello Stato civile resa contemporaneamente da entrambi i genitori. Ma non è sempre così: può accadere che il figlio venga riconosciuto al momento della nascita soltanto da uno dei genitori, nella maggior parte dei casi, la madre. In questa ipotesi, il successivo riconoscimento da parte dell’altro genitore è possibile soltanto con il consenso del genitore che per primo abbia riconosciuto il figlio. È necessario altresì il consenso del figlio che abbia compiuto quattordici anni.
Il consenso non può essere rifiutato se risponde all’interesse del figlio. In caso di contrasto tra i genitori, è possibile agire giudizialmente per ottenere l’autorizzazione al riconoscimento da parte del Tribunale (la cosiddetta “sentenza in luogo del consenso”) secondo la procedura di cui all’art. 250 c.c.
Il riconoscimento del figlio è un atto solenne ed irrevocabile e può essere formalizzato, oltre che con la dichiarazione innanzi all’Ufficiale dello Stato civile, anche mediante atto pubblico e testamento.
Il nome (composto dal nome di battesimo e dal cognome) costituisce il principale elemento di identificazione della persona e trova tutela a livello costituzionale (art. 2 e 22 Cost.)
Il cambiamento del nome o del cognome è un provvedimento di natura eccezionale, possibile soltanto in casi particolari specificamente stabiliti dalla legge, per motivi oggettivamente rilevanti e dietro presentazione di adeguata documentazione. Un’ipotesi specifica è, tra le altre, quella dell’aggiunta del cognome materno a quello paterno.
La procedura, di natura amministrativa, si svolge innanzi al Prefetto del luogo di residenza o del comune di nascita della persona che intenda cambiare il nome o il cognome.
L’iter prevede la pubblicazione della richiesta nell’albo Pretorio del comune di nascita e di residenza.
Il decreto del Prefetto che autorizza la modifica del nome o del cognome diventa produttivo di effetti soltanto a seguito della trascrizione nei Registri dello Stato civile.
Il cambiamento del cognome o l’aggiunta del cognome materno a quello paterno può essere deciso anche dall’autorità giudiziaria, nell’ipotesi di figli minori nati fuori dal matrimonio e riconosciuti prima da un genitore ed in un momento successivo dall’altro. In questo caso, la legge prevede che il figlio porti il cognome del genitore che l’ha per primo riconosciuto (generalmente la madre). Il cognome del genitore che riconosce il figlio in un successivo momento può essere aggiunto al primo cognome se entrambi i genitori sono d’accordo. Qualora invece vi sia contrasto, sarà l’autorità giudiziaria a decidere, tenendo conto esclusivamente dell’interesse del minore.
Altre ipotesi di cambiamento del solo cognome riguardano, inoltre, l’adozione, l’acquisizione della cittadinanza italiana, il disconoscimento di paternità.
Lo studio legale Barbara D’Angelo presta assistenza e consulenza qualificate ai fini delle procedure di cambiamento del nome e del cognome, operando in tutto il territorio nazionale.