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Timestamp: 2019-04-19 14:46:58+00:00
Document Index: 174881628

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 93']

Giovedì 01 Gennaio 2015 00:00	Anna Esposito
Nella sentenza che segue il Giudice di Pace ha ritenuto che una lettura costituzionalmente orientata dell' 149, 6° comma, impone di ritenere che, nel proporre l'azione diretta nei confronti della propria società assicuratrice, il danneggiato deve evocare in giudizio anche il responsabile civile del danno, atteso che la pronuncia di condanna al risarcimento del danno postula il previo accertamento e la previa declaratoria della responsabilità soggettiva nella causazione dell'evento dannoso (Giudice di Pace di Ottaviano - sentenza 11 novembre 2013).
Sentenza segnalata dall'avv. Gaetano Annunziata
nei giudizi riuniti, iscritti ai numeri 3505 / 11 e 3568 / 11, del Ruolo Generale degli affari contenziosi, aventi a oggetto: risarcimento danni derivanti dalla circolazione di autoveicoli,
il primo, distinto dal numero 3505/11, vertente
FFF Franco, nato in il , C.F.: , elettivamente domiciliato in San Giuseppe Vesuviano, alla Via , nello studio dell'avvocato Ggg Aaa, il quale ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni al numero di fax 081-000000 o all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , che lo difende e lo rappresenta in virtù di procura a margine dell'atto di citazione in giudizio;
Unipol Assicurazioni S.p.A. già UGF Assicurazioni S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in San Giuseppe Vesuviano, alla Via , nello studio dell'avvocato Uuu Aaa, che la difende e la rappresenta in virtù di procura in calce alla copia notificata dell'atto di citazione in giudizio;
Ccc Ccc, C.F.: , residente in , alla Via ;
il secondo, distinto dal numero 3568/11, vertente
FFF Domenico, nato in il , C.F.: elettivamente domiciliato in San Giuseppe Vesuviano, alla Via , nello studio dell'avvocato Ggg Aaa, il quale ha dichiarato di voler ricevere le comunicazioni al numero di fax 081-000000 o all'indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , che lo rappresenta in virtù di procura a margine dell'atto di citazione in giudizio;
FFF Franco, C.F.: , residente in , alla Via ;
All'udienza del 28 ottobre 2013, le parti concludevano come da relativo verbale.
RAGIONE DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE
Preliminarmente rileva osservare che non si è proceduto alla redazione dello svolgimento del processo, in puntuale applicazione della norma dettata dall'articolo 132, c.p.c., come novellato dall'articolo 45, comma 17, della legge numero 69 del 18 giugno 2009, entrata in vigore il 4 luglio 2009, con applicazione immediata anche ai giudizi pendenti in primo grado, ai sensi dell'articolo 585 2° comma, della citata legge.
Rileva osservare che, all'udienza del 3 ottobre 2011, questo Giudice disponeva, ai sensi del primo comma dell'articolo 274 c.p.c., la riunione della causa distinta dal numero 3568 / 11 del Ruolo Generale (promossa dal FFF Domenico nei confronti della UGF Assicurazioni S.p.A. e del FFF Franco) alla causa distinta dal numero 3505 / 11 del Ruolo Generale (promossa dal FFF Franco nei confronti della S.p.A. UGF Assicurazioni S.p..A. e del Ccc Ccc).
Ancora in via preliminare rileva osservare che va dichiarata la contumacia del Ccc Ccc e del FFF Franco, ritualmente citati e non costituitisi.
Per un più agevole approccio al thema decidendum appare opportuno evidenziare che nel giudizio distinto dal numero 3505/11 del Ruolo Generale, il FFF Franco, in qualità di proprietario e conducente dell'autovettura Jeep Wrangler, targata XX0X0XX, ha proposto azione diretta, ai sensi dell'articolo 149 del Decreto Legislativo numero 209 del 7 settembre 2005, c.d. Codice delle Assicurazioni Private, nei confronti della impresa di assicurazione S.p.A. UGF Assicurazioni, assuntrice del rischio derivante dalla circolazione della suddetta autovettura Jeep Wrangler, sia per il risarcimento dei danni che lo stesso assume di aver sofferto, in qualità di proprietario della suddetta autovettura Jeep Wrangler che per il risarcimento dei danni per le lesioni che lo stesso assume di aver sofferto, mentre nel giudizio distinto dal numero 3568 / 11 del Ruolo Generale, il FFF Domenico, in qualità di trasportato a bordo della menzionata autovettura Jeep Wrangler, ha proposto azione, ai sensi dell'articolo 141 del citato Decreto Legislativo numero 209, nei confronti della impresa di assicurazione S.p.A. UGF Assicurazioni, ora Unipol Assicurazioni S.p.A., assuntrice del rischio derivante dalla circolazione della suddetta autovettura Jeep Wrangler, per il risarcimento dei danni per le lesioni che lo stesso assume di aver sofferto.
Quanto alla domanda proposta dal FFF Franco rileva osservare che la procedura di risarcimento diretto è disciplinata dall'articolo 149 del Decreto Legislativo numero 209 del 7 settembre 2005, c.d. Codice delle Assicurazioni Private, e dagli articoli 3 e 4 del relativo regolamento di attuazione (D.P.R. numero 254 del 18 luglio 2006 Regolamento recante disciplina del risarcimento diretto dei danni derivanti dalla circolazione stradale - entrato in vigore il 1° gennaio 2007, ed applicabile ai sinistri verificatisi a partire dal 10 febbraio 2007 -). Ai sensi del combinato disposto dell'articolo 149 e degli articoli 1, 3 e 4 del citato D.P.R. numero 254 del 2006, la procedura di risarcimento diretto ( secondo la quale, il danneggiato, in presenza di particolari condizioni oggettive e soggettive, deve rivolgere la richiesta di risarcimento nei confronti della propria compagnia di assicurazione, e se non è stato soddisfatto in via stragiudiziale può proporre azione diretta nei soli confronti della propria impresa di assicurazione ) si applica ai sinistri tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti o alle cose trasportate di proprietà dell'assicurato o del conducente.
L’impresa di assicurazione del danneggiato che è obbligata a provvedere alla liquidazione dei danni per conto dell'impresa di assicurazione del veicolo responsabile, deve formulare una «congrua offerta di risarcimento del danno» oppure deve comunicare i motivi specifici che le impediscono di effettuare una proposta di risarcimento entro 90 giorni nel caso di lesioni, 60 giorni nel caso di danni riguardanti i veicoli o le cose, 30 giorni nel caso di danni riguardanti i veicoli o le cose, qualora il modulo di denuncia di sinistro sia stato sottoscritto da entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti.
Nel caso di esito infruttuoso della fase stragiudiziale della procedura di risarcimento diretto ( e cioè: nel caso in cui l'impresa di assicurazione ha comunicato i motivi che le impediscono di effettuare una proposta di risarcimento; nell'ipotesi di mancata comunicazione di offerta o di diniego della stessa entro i termini stabiliti dall'articolo 148; nel caso in cui non è stato raggiunto un accordo in ordine al risarcimento del danno ), «il danneggiato può proporre l'azione diretta nei soli confronti della propria impresa di assicurazione», ai sensi del 6° comma del citato articolo 149.
Rileva, altresì, osservare che controversa è la posizione del responsabile civile nella procedura di risarcimento diretto. Parte della dottrina muovendo dal presupposto che il danneggiato non perde il diritto risarcitorio nei confronti dell'impresa del responsabile civile ed, altresì, che l'impresa del danneggiato agisce quale sostituto ex lege dell'impresa del danneggiante, afferma che il responsabile civile può essere ritenuto legittimato passivo nell'azione giudiziale e litisconsorte necessario. Pertanto, il danneggiato, nel proporre l'azione diretta nei confronti della propria società assicuratrice, deve citare anche il responsabile civile in veste di litisconsorte necessario al fine di rendere opponibile anche a quest'ultimo l'accertamento della sua responsabilità, in vista della successiva azione di rivalsa mentre non dovrà coinvolgere nel giudizio l'impresa del responsabile civile, né sarà ammissibile il coinvolgimento di quest'ultima nel giudizio risarcitorio per effetto di un eventuale chiamata in causa da parte del danneggiante. Altra parte della dottrina, muovendo dalll'interpretazione letterale della norma, ritiene che il responsabile civile non deve essere evocato in giudizio, non essendo litisconsorte necessario.
A parere di questo giudice una lettura costituzionalmente orientata del citato articolo 149, 6° comma, impone di ritenere che, nel giudizio instaurato dal danneggiato nei confronti della propria impresa di assicurazione, deve essere evocato anche il responsabile civile del danno, atteso che la pronuncia di condanna al risarcimento del danno postula il previo accertamento e la previa declaratoria della responsabilità soggettiva nella causazione dell'evento dannoso.
Per tali motivi correttamente è stato evocato in giudizio anche il Ccc Ccc.
Orbene, ai fini dell'operatività del sistema dell'indennizzo diretto nella fattispecie de qua, occorre verificare se sussistono tutti i presupposti richiesti dalla legge, subito avvertendosene la sussistenza. Alla luce dell'or richiamata normativa va dichiarata la proponibilità della domanda avendo, il FFF Franco, documentalmente provato di aver costituito in mora, mediante lettera spedita in raccomandazione e con avviso di ricevimento ( il 28 giugno 2010), la UGF Assicurazioni S.p.A., che assumeva il rischio derivante dalla circolazione della suddetta autovettura Jeep Wrangler, di sua proprietà, ma anche di aver inviato (in pari data) la suddetta lettera per conoscenza alla Zurich Assicurazioni S.p.A., assuntrice del rischio derivante dalla circolazione del veicolo Fiat Iveco, targato YY 0Y0 YY, di proprietà del Ccc Ccc e, infine, di aver lasciato decorrere, per la instaurazione del presente giudizio, lo spatium deliberandi previsto dalla medesima normativa. Quanto, poi, alla domanda proposta dal FFF Domenico rileva osservare che in base al citato articolo 141 il terzo trasportato ha azione, per il risarcimento dei danni subiti a causa di un sinistro stradale, nei confronti dell'impresa di assicurazione del veicolo a bordo del quale si trovava al momento del sinistro, la quale risarcisce il danno « a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro ».
Dalla lettura del primo comma del citato articolo si evince che « salva l'ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito » il danno del terzo trasportato è risarcito dall'assicuratore del veicolo del vettore « a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro », subito avvertendosi che per costante giurisprudenza e secondo accreditata dottrina nella nozione di caso fortuito rientra anche il fatto del terzo, cioè l'ipotesi della colpa esclusiva del conducente di un altro veicolo.
E’ stato, infatti, affermato che per caso fortuito deve intendersi un evento interruttivo del nesso causale e cioè un fatto esterno alla sfera di controllo del soggetto cui si imputa il danno, fatto imprevedibile e inevitabile.
Orbene, si riscontra nel citato articolo 141 una contraddizione tra l'affermare che l'assicuratore risponde «salva l'ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito » e l'aggiungere che tale responsabilità sussiste «a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro».
Secondo una prima interpretazione l'assicuratore del vettore risponde nei confronti del trasportato quando vi è una colpa almeno concorrente, ancorché presunta, del proprio assicurato, mentre ove, per contro, l'assicuratore dimostra che il sinistro è dovuto interamente a responsabilità di altro conducente, non sarà tenuto al risarcimento Secondo l'altra interpretazione, che a parere di questo giudice è da preferire, la precisazione « a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro » non si pone in contraddizione con la parte della regola per cui è fatta « salva l'ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito», ma va, al contrario, coordinata con quest'ultima ed è cioè finalizzata ad escludere che il fatto del terzo, consistente nella colpa esclusiva di un altro conducente, possa rilevare ai sensi del comma i dell'articolo 141; in base a questa impostazione la Compagnia assicuratrice è comunque tenuta a risarcire il danno subito dal terzo trasportato «a prescindere » dall'eventuale responsabilità esclusiva di altro conducente.
A parere di questo giudice la tesi preferibile è la seconda perché più aderente allo scopo che il legislatore si era prefisso con l'elaborazione di una norma diretta ad agevolare il terzo passeggero. Diversamente opinando la nuova disposizione sarebbe inutile e peggiorativa rispetto alla normativa preesistente.
Tale orientamento trova conferma nella ordinanza numero 205 del 13 giugno 2008 della Corte Costituzionale, la quale ha dichiarato la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell'articolo 141 e di altri articoli del citato decreto legislativo numero 209 « .... per la mancata sperimentazione del tentativo di interpretare la normativa impugnata in modo conforme a Costituzione .... ». La Corte Costituzionale, nell'or citata ordinanza, nel motivare la decisione adottata, ha addebitato ai giudici rimettenti di non aver adempiuto « .....l'obbligo di ricercare un'interpretazione costituzionalmente orientata delle norme impugnate, nel senso cioè che esse si limitino a rafforzare la posizione del trasportato, considerato soggetto debole, legittimandolo ad agire direttamente nei confronti della compagnia assicuratrice del veicolo, senza peraltro togliergli la possibilità di fare valere i diritti derivanti dal rapporto obbligatorio nato dalla responsabilità civile dell'autore del fatto dannoso .... » aggiungendo che « .... tale interpretazione delle norme impugnate avrebbe consentito di superare i prospettati dubbi di costituzionalità .... » (testuale nella menzionata ordinanza).
Muovendo proprio dal contenuto della suddetta ordinanza, che richiama l'attenzione degli operatori del diritto sulla imprescindibile necessità di una interpretazione costituzionalmente orientata delle norme, si può affermare che il legislatore, con il citato articolo 141, ha rafforzato la posizione del terzo trasportato, sottraendolo all'onere probatorio in ordine alla responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro, essendo, lo stesso trasportato, tenuto solo a provare la propria posizione di trasportato e l'entità dei danni patiti.
Venendo ora all'esame della fattispecie in rassegna, rileva osservare che vanno disattese le eccezioni di improponibilità delle domande sollevate dalla citata S.p.A., costituitasi nei due giudizi riuniti. Sul punto giova osservare che, a parere di questo giudice, non e vincolante l'onere imposto al danneggiato dagli articoli 145 e 148 del decreto legislativo n 209 del 2005, se l'impresa di assicurazione, di fronte ad una richiesta incompleta del danneggiato, pur potendo, non ha richiesto l'integrazione dei dati e dei documenti nella fase stragiudiziale, rinunciando, così, al vantaggio, offerto dalla citata norma, di ottenere un nuovo decorso dello spatium deliberandi, conseguendone, si ripete, la proponibilità della domanda de qua.
Rileva,	altresì, osservare che sia la domanda proposta dal FFF Franco che quella proposta dal FFF Domenico sono proponibili, per avere gli stessi assolto all'onere previsto dalle disposizioni vigenti in subiecta materia e per aver lasciato decorrere, per la instaurazione dei rispettivi giudizi, poi riuniti, lo spatiuin deliberandi previsto dalla medesima normativa.
Sono da ritenere sussistenti la rispettiva legittimatio ad causam delle parti ( condizione dell'azione ), nonché la loro rispettiva titolarità del rapporto sostanziale dedotto in giudizio ( questione di merito ), provate dalla documentazione ritualmente prodotta e mediante la prova testimoniale.
Rileva, altresì, osservare che irrilevante ai fini della decisione è l'erronea indicazione nell'atto introduttivo del giudizio, da parte del FFF Domenico, dell'ora dell'evento dannoso per cui è causa in quanto dal dossier istruttorio emerge in modo inequivocabile che il suddetto evento si è verificato alle ore 7,15 circa e non come erroneamente indicato nel suddetto atto introduttivo del giudizio alle ore 20.30, ritenendosi, pertanto, configurabile un mero errore materiale, atteso che nella richiesta risarcitoria, ritualmente prodotta in giudizio, è indicato che l'evento dannoso si è verificato alle ore 7.15 circa, il certificato del P.S. della Casa di Salute Santa Lucia di San Giuseppe Vesuviano, ritualmente prodotto in giudizio attesta che alle ore 8,10 il FFF Domenico è stato visitato e il testimone escusso ha dichiarato che l'evento si è verificato alle ore 7.15 circa.
Passando, ora, all'esame del merito delle cause, rileva osservare che sia la domanda proposta dal FFF Franco, che quella proposta dal FFF Domenico, sono fondate e vanno accolte per quanto di ragione.
La testimone , indotta dagli attori ed escussa all'udienza del 21 maggio , ha confermato la versione dei fatti prospettata dal FFF Franco e dal FFF Domenico con i rispettivi atti di citazione in giudizio, con dichiarazioni precise, puntuali e dettagliate.
Dalle risultanze istruttorie acquisite è emerso che nel mese di maggio dell' anno 2010, alle ore 7.15 circa, in Terzigno, alla Piazza Troiano Caracciolo del Sole, l'autovettura Jeep Wrangler, di colore blu, fu tamponata da un veicolo Iveco, di colore bianco e sospinta, con la parte anteriore contro un muro posto sulla sinistra della carreggiata. È, altresì, emerso che la suddetta autovettura Jeep Wrgler riportò danni alla parte posteriore, alla parte anteriore sinistra e danni meccanici e che sia il conducente della menzionata autovettura Jeep Wrangler che il trasportato a bordo della suddetta autovettura, che indossavano la cintura di sicurezza, a seguito dell'urto, riportarono lesioni. Solo per completezza di disamina rileva osservare che ai fini della delibazione della domanda proposta dal FFF Franco occorre, si ripete, procedere all'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti nel sinistro per cui è causa, laddove per la delibazione della domanda proposta dal FFF Domenico si prescinde da tale accertamento.
L'istruttoria orale e documentale ha evidenziato che la responsabilità dell'evento dannoso per cui è causa è da ravvisare nella sola illecita, imprudente e negligente condotta di guida del conducente del menzionato autoveicolo Fiat Iveco di proprietà del Ccc Ccc che ha violato l'obbligo di mantenere la distanza di sicurezza, nonchè le più elementari norme di comune prudenza e diligenza e, pertanto, va dichiarato esclusivo responsabile del sinistro per cui è causa, subito avvertendosi che, ad avviso del giudicante, non si può muovere alcun addebito al conducente della Jeep Wrangler. Secondo un consolidato orientamento della Suprema Corte, al quale questo giudice ritiene di aderire, il conducente di un veicolo deve essere in grado di garantire in ogni caso l'arresto tempestivo del mezzo, evitando collisioni con il veicolo che precede. Pertanto, l'avvenuta collisione pone a carico del conducente medesimo una presunzione de facto di inosservanza della distanza di sicurezza con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di pari colpa di cui all'articolo 2054, II° comma, c.c., egli resta gravato dell'onere di dare la prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arrestò dell'automezzo e la conseguente collisione sono stati determinati da cause, in tutto o in parte, a lui non imputabili ( Cass. 21 aprile 1990, n. 334;Cass.17 agosto 1995, n. 8917, tra le tante, anche successive, conformi). La Suprema Corte ha, altresì, puntualizzato che eventi straordinari ed imprevedibili tali da esonerare da colpa per mancata osservanza della distanza di sicurezza non possono ravvisarsi nell'arresto del veicolo che precede (Cass. Pen. 12 febbraio 1997, n. 1260).
In aderenza all'or rievocato orientamento giurisprudenziale il conducente del menzionato autoveicolo Fiat Iveco va dichiarato esclusivo responsabile del sinistro stradale per cui è causa, non avendo dato la prova che il mancato tempestivo arresto e la conseguente collisione sono stati determinati, in tutto o in parte, da cause a lui non imputabili.
Costituisce ius receptum nella giurisprudenza del Supremo Collegio, che sul punto mostra una significativa uniformità di indirizzo, il principio, condiviso da questo giudice, secondo il quale il comportamento colposo di uno dei conducenti non comporta, di per sé, il superamento della presunzione di corresponsabilità posta dall'articolo 2054, II comma, c.c., dovendosi accertare anche il comportamento di guida tenuto dall'altro conducente, al fine di verificare se lo stesso si è pienamente uniformato alle norme sulla circolazione ed a quelle di comune prudenza.
La Suprema Corte ha, altresì, affermato il principio, condiviso da questo giudice, secondo il quale la prova liberatoria deve ritenersi offerta dal danneggiato dalla dimostrazione che la condotta di guida dell'altro conducente sia stato il fattore causale esclusivo dell'evento dannoso, o dall'accertamento che sussisteva l'oggettiva impossibilità di attuare da parte del danneggiato una qualche idonea manovra di emergenza, siccome nel caso de quo.
In aderenza all'or rievocato orientamento giurisprudenziale, nella fattispecie in rassegna, è da escludere l'applicabilità della presunzione di pari colpa dei conducenti dei veicoli, ex articolo 2054, II° comma, c.c, subito osservandosi che la presunzione in argomento ha funzione meramente sussidiaria ed e utilizzabile solo nei casi in cui non e dato ricostruire la dinamica del sinistro stradale ( Cass. 11 Giugno 1997, n. 5250, tra le tante, anche successive, conformi ), laddove nel caso di specie in rassegna non è dato negare la possibilità di una puntuale ricostruzione della dinamica del sinistro di che trattasi. .
Alla luce dei superiori rilievi consegue la fondatezza delle domande per quanto di ragione.
In ordine al danno autoveicolare, questo giudice ritiene congrua la somma di € 5.093,00 richiesta dal FFF Franco ( documentata dalla fattura distinta dal numero 6 del 30 giugno 2010 dell'importo di € 5.093,00 della Ccc Racing s.a.s. di Ametrano A & C. ), che trova riscontro anche nella dichiarazione resa dalla testimone e dai rilievi fotografici ritualmente prodotti.
Rileva osservare che può ritenersi pacifico nella giurisprudenza del Supremo Collegio il principio, al quale questo giudice ritiene di aderire, secondo il quale «il giudice del merito può utilizzare, per la quantificazione del danno, come elementi di prova, per la formazione del suo convincimento anche prove cosiddette atipiche purchè idonee à fornire elementi di giudizio sufficienti se ed in quanto non smentite dal raffronto critico con altre risultanze del processo. Esattamente quindi il giudice del merito pone a fondamento della propria decisione, in ordine al quantum dei danni patiti dall’attore, fatture provenienti da terzi atteso che la regola secondo cui la fattura non può costituire prova in favore della parte è applicabile solo nell'ipotesi in cui colui che produce le fatture sia anche il suo emittente ed invochi queste a fondamento della propria pretesa » ( Cass. 10 febbraio 2003,n.1954).
Con riferimento alle lesioni sofferte dal FFF Franco e dal FFF Domenico rileva osservare che il consulente tecnico di ufficio, dottor Cc Bbb, ha descritto le lesioni dagli stessi riportati, ha valutato la loro entità e accertato la compatibilità tra le lesioni e l'evento dannoso per cui è causa, ritenendo di quantificare nella misura del 3 % il danno biologico sofferto da ciascuno degli attori, poi, ha aggiunto che alla luce della normativa introdotta nel marzo 2012, in assenza di accertamenti strumentali relativi al rachide cervicale, per il FFF Franco « .... La lesione a carico del rachide cervicale .....non è passibile di risarcimento .....Pertanto, volendo applicare tale ultima normativa, il danno biologico sarebbe quantificabile nella misura dell'1 % per le sole lesioni -strumentalmente accertate - a carico della spalla sinistra e del gomito sinistro ......», per il FFF Domenico « La lesione a carico del rachide cervicale… non e passibile di risarcimento Pertanto, volendo applicare tale ultima normativa, il danno biologico sarebbe quantificabile nella misura dell'1% per le sole lesioni - strumentalmente accertate - a carico di polso e caviglia destra ..», rimettendo al giudice la valutazione delle lesioni riportate dagli attori.
Ai fini della decisione, a parere di questo giudice, occorre far riferimento alla legge n. 27 de12 4 marzo 2012, secondo la quale « .... Il danno è risarcito solo a seguito di riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l'esistenza della lesione ». Correttamente interpretando la citata norma la lesione va risarcita, a seguito di riscontro medico legale, se la lesione risulta visivamente o risulta accertata strumentalmente. Orbene, nel caso in esame, il consulente tecnico di ufficio ha accertato l'esistenza delle lesioni e le ha quantificate, sebbene non strumentalmente documentate, rimettendo al giudice la valutazione. Ne consegue che in ordine al qquantum debeatur per le lesioni personali sofferte dal FFF Franco e dal FFF Domenico, si deve ritenere accertato, alla stregua delle consulenze medico - legali di ufficio del nominato dottor , immuni da vizi logici e tecnici e alle cui conclusioni, adeguatamente motivate, questo giudice ritiene di uniformarsi, che alle lesioni riportate dal FFF Franco, sono conseguiti postumi di carattere permanente valutati nella misura del 3 %, un periodo di invalidità temporanea assoluta di giorni 5, un periodo di invalidità temporanea parziale di giorni 20 valutabile al 75% e un periodo di invalidità temporanea parziale di giorni 20 valutabile al 50% e che alle lesioni riportate dal FFF Domenico sono conseguiti postumi di carattere permanente valutati nella misura del 3 %, un periodo di invalidità temporanea assoluta di giorni 7, un periodo di invalidità temporanea parziale di giorni 15 valutabile al 75% e un periodo di invalidità temporanea parziale di giorni 20 valutabile al 50%.
Al riguardo rileva osservare che la Suprema Corte ha affermato il principio secondo il quale il bene della salute costituisce, come tale, oggetto di autonomo diritto primario assoluto (articolo 32 della Costituzione), sicché il risarcimento dovuto per la sua lesione non può essere limitato alle conseguenze che incidono soltanto sull'idoneità a produrre reddito, ma deve autonomamente comprendere il danno biologico, che, inteso come la menomazione dell'integrità psico - fisica della persona in sé e per sé considerata in quanto incidente sul valore uomo in tutta la sua dimensione, non si esaurisce nella sola attitudine a produrre ricchezza, ma si collega alla somma delle funzioni naturali riguardanti il soggetto nel suo ambiente di vita ed aventi rilevanza non solo economica ma anche biologica, sociale, culturale ed estetica.
Effettuando la concreta liquidazione della somma da riconoscere, a titolo di risarcimento, tenuto conto della natura delle lesioni riportate, del grado di invalidità residuato e attestato dal C.T.U. nella misura del 3% sia per il FFF Franco che per il FFF Domenico, dell'età dei danneggiati al momento del sinistro per cui è causa ( anni 34 per il FFF Franco, anni 26 per il FFF Domenico), facendo riferimento ai criteri indicati nella Legge numero 57 del 2001, trattandosi di lesioni micropermanenti e di sinistro avvenuto dopo l'entrata in vigore della citata legge, tenuto conto dell'aggiornamento delle somme D.M. 17 giugno 2011, pubblicato nella G.U. numero 147 del 27 giugno 2011 ), deve liquidarsi, a titolo di danno biologico da invalidità permanente, la somma di € 2.404,64 a favore del FFF Franco e la somma di € 2.513,94 a favore del FFF Domenico.
Per quanto riguarda, poi, il danno biologico temporaneo, tenuto conto dei criteri applicati in campo nazionale (che prevedono € 44,28 per ogni giorno di inabilità) va liquidata a favore del FFF Franco la somma di € 221,40 (€44,28 X 5 = € 221,40) per invalidità temporanea totale di giorni 5, la somma di € 664,20 (€ 33,21 X 20 = € 664,20) per invalidità temporanea parziale di giorni 20 valutabili al 75 % e la somma di € 442,80 (€ 22,14 X 20 = € 442,80) per invalidità temporanea parziale di giorni 20 valutabili al 50 %; a favore del FFF Domenico la somma di € 309,96 (€ 44,28 X 7 = € 309,96) per invalidità temporanea totale di giorni 72 la somma di € 498,15 (€ 33,21 X 15 = € 498,15) per invalidità temporanea parziale di giorni 15 valutabili al 75 % e la somma di € 442,80 (€ 22,14 X 20 = € 442,80) per invalidità temporanea parziale di giorni 20 valutabili al 50 %.
Nulla è dovuto per il danno morale, in quanto non allegato e non provato. Sul punto rileva osservare che questo giudice, mutando il precedente orientamento ed aderendo al principio enunciato dalla Suprema Corte a Sezioni Unite, con la sentenza numero 26972 dell'11 novembre 2008, ritiene che la rilettura costituzionalmente orientata dell'articolo 2059 c.c., come norma deputata alla tutela risarcitoria del danno non patrimoniale inteso nella sua più ampia accezione, riporta il sistema della responsabilità aquiliana nell' ambito della bipolarità prevista dal vigente codice civile tra danno patrimoniale e danno non patrimoniale. Sotto tale aspetto, il risarcimento del danno patrimoniale da fatto illecito e connotato da atipicità, postulando l'ingiustizia del danno di cui all'articolo 2043 c.c. la lesione di qualsiasi interesse giuridicamente rilevante, mentre quello del danno non patrimoniale è connotato da tipicità, perché tale danno è risarcibile solo nei casi determinati dalla legge e nei casi in cui sia cagionato da un evento di danno consistente nella lesione di specifici diritti inviolabili della persona. Il danno non patrimoniale, identificandosi con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, costituisce categoria unitaria non suscettiva di suddivisione in sottocategorie. Il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale) risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno
Ne consegue, pertanto, che nell'ambito della categoria generale del danno non patrimoni.ale, il danno morale non individua una autonoma categoria di danno ma, rientrando nel danno biologico, descrive, tra i vari possibili pregiudizi non patrimoniali, un tipo di pregiudizio costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in sé considerata. Sofferenza la cui intensità e durata nel tempo non assumono rilevanza ai fini della esistenza del danno, ma solo della quantificazione del risarcimento.
Alla luce dell'or citata sentenza a Sezioni Unite della Suprema Corte il danno morale, inteso come sofferenza morale determinata dal "non poter fare ", non è in re ipsa, ma è danno conseguenza e, come tale, deve essere allegato e provato, con la conseguenza che in mancanza di allegazione e di prova, siccome nel caso in esame, è esclusa la sua risarcibilità, dovendosi escludere la automatica liquidazione del danno de quo.
La somma complessiva da liquidare al FFF Franco è di € 3.733,04 e quella da liquidare al FFF Domenico è di € 3.764,85.
Accertata la sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge ai fini dell'applicabilità della procedura di risarcimento diretto, accertata, altresì, la responsabilità esclusiva del Ccc Ccc nella produzione del sinistro stradale di che trattasi, considerato che, nella procedura di risarcimento diretto, ai sensi del citato articolo 149, l'unico soggetto tenuto al risarcimento dei danni è l'impresa del danneggiato e non anche il responsabile civile, questo giudice condanna la S.p.A. Unipol Assicurazioni già UGF Assicurazioni S p A (assuntrice, al momento del sinistro per cui e causa, del rischio derivante dalla circolazione dell'autovettura Jeep Wrangler di proprietà del FFF Franco) al pagamento, in favore del FFF Franco, della somma di € 8.826304 di cui € 5.093,00 per danni all'autovettura ed € 3.733,04 per le lesioni patite.
Riguardo, poi, alla domanda proposta dal FFF Domenico rileva osservare che ai sensi del citato articolo 141, l'unico soggetto tenuto al risarcimento dei danni sofferti dal trasportato, indipendentemente dall'accertamento della responsabilità dei conducenti dei veicoli coinvolti, è l’impresa del vettore e non anche quest'ultimo.
In aderenza al rievocato orientamento e in puntuale applicazione della normativa vigente in subiecta materia, nel caso ora in rassegna, la S.p.A. Unipol Assicurazioni, già UGF Assicurazioni S.p.A., ( assuntrice del rischio derivante dalla circolazione dell'autovettura Jeep Wrangler al momento del sinistro per cui è causa è tenuta a risarcire al FFF Domenico i danni dallo stesso sofferti, essendo stato accertato che il nominato FFF Domenico, al momento del sinistro, era trasportato a bordo della menzionata autovettura.
Ne consegue, pertanto, che la S.p.A. Unipol Assicurazioni, già UGF Assicurazioni S.p.A., va condannata a pagare la somma di € 3.764,85, a favore del nominato FFF Domenico
Le suddette somme sono liquidate al valore attuale, e, pertanto, non sono suscettibili di rivalutazione monetaria.
Sulle dette somme sono dovuti gli interessi da lucro cessante nella misura del 2 %, calcolati, in applicazione del principio giurisprudenziale affermato dalle Sezioni Unite. della Corte di Cassazione con la sentenza n. 1712 del 1995, non sugli importi liquidati all'attualità bensì sulle somme devalutate, in base agli indici ISTAT, al momento del fatto e rivalutate anno per anno a partire dalla data del sinistro fino alla data della pubblicazione della presente sentenza, oltre agli interessi al tasso legale, da calcolare, sulle somme liquidate all'attualità, dalla data della pubblicazione della presente sentenza a quella della estinzione dell'obbligazione risarcitoria.
Le spese processuali seguono la soccombenza e vanno liquidate d'ufficio come da dispositivo,tenuto conto delle circostanze concrete e dei criteri generali indicati nel Decreto del Ministero della Giustizia n. 140 del 20 luglio 2012, pubblicato sulla G.U. n. 195 del 22 agosto 2012, in vigore dal 23 agosto 2012.
Le spese delle due consulenze tecniche di ufficio, come liquidate in corso di causa, dovranno gravare in via definitiva a carico della convenuta S.p.A..
Il Giudice di Pace di Ottaviano, avvocato Anna Esposito, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta dal FFF Franco, nei confronti della S.p.A. UGF Assicurazioni, in persona del suo legale rappresentante pro tempore e del Ccc Ccc, nonché sulla domanda proposta dal FFF Domenico, nei confronti della S.p.A. UGF Assicurazioni, in persona del suo legale rappresentante pro tempore e del FFF Franco, ogni altra domanda ed eccezione disattese, così provvede:
1) dichiara la contumacia del Ccc Ccc e del FFF Franco;
2) dichiara il Ccc Ccc esclusivo responsabile nella produzione dell'evento dannoso per cui è causa;
3 ) in parziale accoglimento della domanda, condanna la S.p.A. Unipol Assicurazioni, già UGF Assicurazioni S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento, in favore del FFF Franco, della somma di € 8.826,04 al valore attuale, oltre agli interessi come calcolati nella motivazione;
4 ) dichiara l'assunzione, da parte della Unipol Assicurazioni S.p.A., già UGF Assicurazioni S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, del rischio derivante dalla circolazione dell'autovettura Jeep Wrangler, targata XX0X0XX, nonché il ruolo di trasportato a bordo della suddetta autovettura del FFF Domenico, al momento del sinistro per cui è causa;.
5 ) in parziale accoglimento della domanda condanna, ai sensi dell'articolo 141 del decreto legislativo numero 209 del 7 settembre 2005 la S.p.A. Unipol Assicurazioni, già UGF Assicurazioni S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento, in favore del FFF Domenico, della somma di € 3.764,85 al valore attuale, oltre agli interessi come calcolati nella motivazione;
6) condanna la S.p.A. Unipol Assicurazioni, giù UGF Assicurazioni S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, al pagamento delle spese processuali, che in base alle tariffe forensi liquida in complessivi € 2.910,00, di cui € 910,00 per spese ( comprese quelle di C.T.U.) € 2.000,00 per il compenso per la prestazione professionale forense, oltre I.V.A. e C.P.A., con attribuzione, ex art. 93 c.p.c., all'avvocato Ggg Aaa nella sua qualità di procuratore degli attori nei giudizi riuniti.
Così deciso in Ottaviano l' 11 novembre 2013