Source: https://www.file-pdf.it/2016/10/18/abbanoa-deposito-cauzionale-atto-di-citazione-del-17-10-2016-depositato/
Timestamp: 2020-04-08 20:48:58+00:00
Document Index: 45212980

Matched Legal Cases: ['art. 140', 'art. 18', 'art.\n83', 'art. 166', 'art. 1339', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 63', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 9', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 10', 'art. 1469', 'art. 142', 'art. 38', 'sentenza ', 'art. 1339', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art.\n1339', 'art. 2', 'art. 1346', 'art. 1346', 'art. 1339', 'art. 4', 'art. 2', 'sentenza\n', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1', 'art.\n1322', 'art. 1321', 'art. 1418', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 11', 'art. 8', 'art. 101', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 5', 'art. 140']

ABBANOA Deposito cauzionale atto di citazione del 17 10 2016 depositato da Franco Dore - File PDF .it
ABBANOA Deposito cauzionale atto di citazione del 17 10 2016 depositato .pdf
Nome del file originale: ABBANOA_Deposito cauzionale_atto di citazione del 17 10 2016_depositato.pdf
Autore: Franco Dore
Questo documento in formato PDF 1.5 è stato generato da Microsoft® Word 2010, ed è stato inviato su file-pdf.it il 18/10/2016 alle 14:41, dall'indirizzo IP 82.61.x.x. La pagina di download del file è stata vista 5322 volte.
Dimensione del file: 347 KB (37 pagine).
ABBANOA_Deposito cauzionale_atto di citazione del 17 10 2016_depositato.pdf (PDF, 347 KB)
Avvocato Franco Dore
Atto di citazione per l'esperimento in via ordinaria dell'azione di inibitoria
ai sensi dell'art. 140 del D.Lgs n. 206/2005
ADICONSUM - ASSOCIAZIONE A DIFESA DEI CONSUMATORI E
AMBIENTE - SARDEGNA - in persona del Presidente e legale rappresentante
GIORGIO VARGIU, con sede legale in Oristano, Piazza Roma, Palazzo Sotico [codice
92116540920]
[NAZIONALE]
ASSOCIAZIONE A DIFESA DEI CONSUMATORI E AMBIENTE
legale in Roma, Viale degli Ammiragli n. 91, membro del Consiglio Nazionale dei
Consumatori e degli Utenti [CNCU] [C.F. 96107650580] rappresentata e difesa
dall’Avv. Franco Dore, [pec franco.dore@pecordineavvocati.ss.it] in virtù di
procura stesa su documento informatico, da intendersi apposta in calce al
presente atto, anche ai sensi dell'art. 18, co. 5 D.M. Giustizia n. 44/2011, come
sostituito dal D.M. n. 48/2013 e che conformemente a quanto previsto dall'art.
83, comma terzo, cod. proc. civ. viene trasmesso all'ufficio giudiziario in
intestazione in via telematica, in conformità alle previsioni di legge,
elettivamente domiciliata in Cagliari presso e nello studio dell'Avv. Laura Sette,
La Società Abbanoa spa, con sede in Nuoro via Straullu n.35 e con sede
amministrativa in Cagliari in Viale Diaz n. 77, in persona del suo legale
rappresentante, a comparire davanti all’intestato Tribunale all’udienza del 6
febbraio 2017 ore 9 e ss. di rito, con invito ad ivi costituirsi nel termine di venti
giorni prima dell’udienza indicata ai sensi e nelle forme stabilite dall’art. 166
cod. proc. civ., con l’avvertimento che la costituzione oltre i suddetti termini
implica le decadenze previste dagli articoli 167 e 38 cod. proc. civ. e che in
difetto di costituzione si procederà in sua contumacia e tutto ciò per sentire
giudicare sull'oggetto di cui in prosieguo, esponendo in
L'azione che con il presente atto si instaura è un'azione promossa ai sensi degli
artt. 139 e 140 del Codice del Consumo approvato con decreto legislativo 6
settembre 2005 n. 206.
L'Adiconsum è un'Associazione iscritta nell’elenco delle associazioni dei
consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale di cui all’articolo
137 del richiamato decreto legislativo ed è membro del Consiglio Nazionale dei
Consumatori e degli Utenti presso il Ministero dello Sviluppo economico. Essa
ha una organizzazione ed una struttura che le consentono di operare sia a livello
nazionale che a livello regionale e proprio in relazione alla tutela dei diritti dei
consumatori-utenti del servizio idrico integrato e nei confronti dell'attuale
gestore dello stesso in Sardegna [servizio a carattere locale], odiernamente
convenuto, vanta numerose iniziative sia a livello giudiziario che extra
giudiziario. In tale ultimo ambito va ricordata la costante opera di segnalazione
all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di pratiche abusive ed
aggressive che ha portato all'apertura, nei confronti dell'odierna convenuta, del
procedimento contraddistinto dal n. PS/8949 definito con provvedimento in data
16 settembre 2015, che si produrrà in giudizio. In ambito giudiziario
l'Associazione ha promosso davanti a codesto Ecc.mo Tribunale e sempre nei
confronti dell'odierna convenuta,
due distinte azioni di classe su mandato
rilasciato da utenti residenti nei Comuni di Porto Torres e Castelsardo.
L'Adiconsum Sardegna aderisce alla Adiconsum nazionale, come risulta dallo
statuto che si produrrà a tempo debito.
La Società Abbanoa S.p.A. - Gestore unico per il Servizio Idrico Integrato per la
Sardegna - è un professionista: qualificazione che compete tanto alla persona
fisica, quanto a quella giuridica, sia pubblica che privata, che utilizza il contratto
nel quadro della sua attività imprenditoriale o professionale e cioè per uno scopo
connesso all'esercizio dell'attività medesima.
Con ricorso ai sensi degli articoli 37 e 140 del Decreto Legislativo 6 settembre
2005 n. 206 e degli artt. 669 bis cod. proc. civ. e previo inoltro di formale atto di
diffida datato 29 novembre 2014, di cui al comma cinque del richiamato articolo
140 del cod. consumo, Adiconsum promuoveva davanti al Tribunale di Nuoro
azione cautelare urgente ai sensi del comma otto di tale articolo, nei confronti
della Società Abbanoa S.p.A. chiedendo [per quanto in questa sede interessa]
che venisse ordinato alla stessa di astenersi dal richiedere agli utenti il
pagamento di un deposito cauzionale. Tale richiesta era stata avanzata dal
Gestore - tanto nei confronti dei titolari di utenza individuale, quanto nei
confronti dei titolari delle utenze cd. condominiali - con fatture emesse nel mese
di novembre dell’anno 2014 nelle quali a legittimazione della contrastata pretesa
lo stesso forniva all'utente la seguente informazione:
&quot;l'Autorità per l'Energia il Gas e il Sistema Idrico (AEEGSI), con Deliberazioni n.
86/2013/R/IDR e n. 643/2013/R/IDR, ha revisionato interamente la disciplina relativa
al pagamento del deposito cauzionale. L'AEEGSI ha infatti stabilito che tutti i clienti
con utenze attive versino al Gestore un deposito cauzionale di garanzia a tutela di
eventuali insolvenze, basata su un principio di equità&quot;.
A sostegno della intrapresa iniziativa giudiziaria l'odierna attrice allegava che
tale delibera, prevedente una mera facoltà e non un obbligo, non era idonea ad
integrare il Regolamento del servizio e - derivatamente ex art. 1339 cod. civ. - il
contratto in quanto essa si traduceva in prescrizioni non connotate da elementi di
specificità e determinatezza ed in ogni caso in quanto appariva dettata non a
tutela di un interesse del consumatore - utente, bensì a tutela dell'interesse del
Gestore. Supportava tale profilo di doglianza richiamando l'insegnamento della
Suprema Corte di Cassazione contenuto in una pluralità di sentenze tra le quali
quella contrassegnata dal n. 16141 pronunciata in data 22 luglio 2011 cui
avevano fatto seguito ulteriori pronunce conformi.
Per altro riflesso contestava la pretesa dedotta dalla Società convenuta allegando
che essa non poteva esercitare la facoltà prevista dall'AEEGSI con la citata
delibera anche in ragione del fatto che tale atto prevedeva all'art. 3) che non
poteva richiedere il deposito cauzionale il Gestore che non avesse adottato una
Carta del servizio conforme alla normativa vigente. Deduceva, al riguardo, che
la Carta del servizio adottata da Abbanoa S.p.A. nell'anno 2007 non poteva
considerarsi conforme alla normativa vigente e da ciò faceva derivare, pertanto,
la abusività della richiesta dalla medesima Società inoltrata agli utenti.
Con ordinanza del 27.07.2015, il giudice monocratico, ritenuta la propria
giurisdizione, sanciva la legittimità della richiesta del deposito cauzionale
argomentando che la pretesa del versamento di una cauzione è legittima, in
quanto l’art. 2 co. 12, lett. h), legge 481/1995 prevede un sistema di integrazione
automatica del regolamento contrattuale con le delibere delle Autorità e la
circostanza che la richiesta della cauzione sia prevista come mera facoltà, non
rileva a fronte dell’inequivoca intenzione del Gestore di avvalersi di tale facoltà.
Inoltre, il giudice monocratico precisava che era pure irrilevante l’omissione
della preventiva informativa da parte del Gestore in quanto l’integrazione del
regolamento operava automaticamente e poi in un regime di monopolio scarsa
efficacia avrebbe avuto il diritto di recesso.
Il giudice monocratico riteneva poi che la delibera fosse sufficientemente
determinata giacchè - a suo parere - la stessa stabiliva in modo dettagliato i
parametri cui il Gestore doveva riferirsi per determinare il deposito cauzionale e
prevedeva, in particolare, che esso dovesse essere determinato in misura pari al
valore dei corrispettivi dovuti per un massimo di tre mensilità di consumo
storico (cfr. art. 4 della delibera).
Infine, quanto all’ulteriore profilo di censura circa la capacità della delibera n.
86/2013 di integrare il Regolamento del Servizio Idrico e, quindi, di riflesso i
singoli contratti di utenza, il giudice monocratico parimenti riteneva la doglianza
Secondo il giudice monocratico, infatti, la richiesta del versamento di un deposito
cauzionale non era contraria a norme imperative di legge né derogava a norme
dispositive a favore dell’utente.
La disciplina consumeristica, infatti, vietava l’introduzione di clausole di natura
risarcitoria in danno del contraente debole e non bilanciate da meccanismi negoziali
di favore (art. 33, lett. f. del Codice del Consumo), ma non vietava depositi
cauzionali al solo scopo di garanzia dell’adempimento.
Il giudice monocratico poi riteneva anche soddisfatto il requisito posto dall’art. 3
della delibera, secondo cui solo i gestori che avessero pubblicato e adottato secondo
le modalità di cui alla delibera n. 586/2012/R/IDR una Carta dei Servizi conforme
“alla normativa in vigore” potevano richiedere agli utenti il versamento del
In particolare, si legge nell’ordinanza, le finalità di pubblicità perseguite dalla
delibera n. 586 erano pienamente raggiunte mediante la pubblicazione sul sito
internet del gestore della Carta dei Servizi del 2007 e successive revisioni
www.abbanoa.it; ).
Inoltre, il giudice monocratico argomentava che gli altri profili di inadeguatezza
della Carta dei Servizi di Abbanoa non fossero stati adeguatamente dimostrati
dalla ricorrente alla quale rimproverava di essersi limitata a fare un richiamo
generico alle disposizioni che regolano la “legittima adozione della Carta di
Servizi” senza specificare quali dei singoli adempimenti risultassero violati
nell’adozione della Carta.
In particolare evidenziava, il giudice monocratico, che l’unico profilo di
illegittimità ben specificato da Adiconsum era costituito dall’asserita indebita
assenza nella Carta dei Servizi della previsione di tutele di natura risarcitoria in
favore dell’utenza, come prescritto dall’art. 8, D.L. 24 gennaio 2012, n. 1
convertito nella legge 24 marzo 2012, n. 27 e concludeva affermando che anche
tale prescrizione doveva considerarsi soddisfatta in quanto la Carta dei Servizi di
Abbanoa prevedeva un sistema di rimborsi forfettari in favore degli utenti.
Avverso tale ordinanza Adiconsum proponeva reclamo affidato ai seguenti
motivi così compendiati nell'ordinanza resa dal Tribunale di Nuoro - in
composizione collegiale - in data 15 aprile 2016, a definizione dello stesso.
Nell'ordinanza, in parte qua e per quanto qui interessa, si legge:
&quot;Tanto premesso, si riportano qui di seguito i motivi di reclamo.
In primo luogo il giudice monocratico aveva errato nel ritenere che la delibera della
AEEGSI potesse validamente integrare i contratti di utenza.
Infatti, Adiconsum ribadiva che il potere normativo secondario della AEEGSI
poteva integrare il contratto di utenza anche in senso derogatorio di norme di legge,
purché tali norme fossero dispositive e purché la deroga fosse a favore dell’utente.
Ma proprio attribuendo al deposito cauzionale natura di strumento di autotutela del
credito del Gestore, il giudice monocratico aveva implicitamente riconosciuto che
l’interesse avuto di mira dall’AEEGSI non era la tutela dell’utente, ma la tutela del
Gestore e, quindi, non avrebbe dovuto considerare legittima l’integrazione.
Ancora, Adiconsum criticava l’ordinanza del giudice monocratico nella parte in cui
aveva ritenuto che la delibera della AEEGSI fosse sufficientemente specifica nella
determinazione dell’ammontare del deposito cauzionale.
In particolare, precisava Adiconsum che, seppur l’art. 4 della delibera imponeva al
Gestore di non superare il limite massimo delle tre mensilità di consumo storico,
tuttavia la delibera andava letta nella sua integrità e, quindi, coniugando la parte
precettiva, contenente il richiamato art. 4, con i “considerando” del preambolo.
Proprio in tali “considerando” si annidava la estrema genericità della delibera ed,
invero, era ivi previsto che il livello del deposito cauzionale che il Gestore poteva
richiedere potesse “essere parametrato ai livelli di qualità raggiunti” e che la
definizione dei livelli del deposito cauzionale dovesse tenere “conto sia del rischio
morosità sostenuto dal gestore, a sua volta dipendente dalla periodicità di
fatturazione e delle tempistiche di pagamento e di sollecito, sia dalla sostenibilità
da parte dell’utenza, con particolare riguardo alle utenze domestiche”.
Ebbene, secondo Adiconsum, rimettere al gestore la valutazione del livello di
qualità e del rischio di morosità, comportava “una incontrollata facoltà di auto
referenziazione”, come tale non consentita dalla Suprema Corte di Cassazione.
Con altro motivo di reclamo, Adiconsum lamentava che il giudice monocratico
aveva erroneamente ritenuto soddisfatto il requisito di cui all’art. 3 della delibera e,
cioè, che Abbanoa avesse “adottato e pubblicato secondo le modalità di cui alla
deliberazione n. 586/2012/R/IDR una Carta dei servizi conforme alla normativa
In primo luogo, osservava Adiconsum, Abbanoa costituendosi in giudizio aveva
dichiarato che il soggetto tenuto ad adottare e mantenere aggiornata la Carta dei
Servizi era l’Ente d’Ambito, con il che Abbanoa avrebbe implicitamente ammesso
di non aver esercitato le attività imposte dalla legge.
Ebbene, secondo Adiconsum il giudice monocratico non aveva tenuto in
considerazione questa implicita ammissione di colpa.
Inoltre, Adiconsum ribadiva che, la Carta dei Servizi adottata da Abbanoa nel
gennaio 2007 non era stata adeguata alla normativa via via succedutasi nel tempo e,
in particolare, all’art. 2, co. 461 della legge 24.12.2007, n. 244 e all’art. 8 del D.L.
24.01.2012, n. 1, convertito nella legge 24.03.2012, n. 27...................&quot;.
Il ricorso per reclamo verrà, comunque, prodotto nel presente giudizio ed al
contenuto di esso si fa pieno ed integrale rinvio - per la parte che interessa- in guisa
da costituire parte integrante e sostanziale del presente atto.
L'odierna convenuta si costituiva in entrambe le fasi del procedimento cautelare
chiedendo il rigetto della domanda proposta e preliminarmente proponendo
eccezione di difetto di giurisdizione.
All'esito della discussione orale intervenuta all'udienza del 13 gennaio 2016 il
Collegio tratteneva la causa a riserva e scioglieva la stessa con ordinanza in
data 15 aprile 2016, depositata in cancelleria il successivo giorno ventotto. Con
essa, dopo aver rigettato l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata dalla
Società Abbanoa, confermava l’ordinanza del giudice monocratico per tutti i
capi eccetto che per quello relativo alle spese di lite, disponendo la
compensazione nella misura di due terzi e condannava la resistente a pagare alla
reclamante il residuo terzo.
Il Tribunale ha così motivato la propria decisione:
&quot; La doglianza relativa all’incapacità della delibera di integrare il regolamento è
priva di pregio.
Infatti, non è dato comprendere quale norma inderogabile sarebbe stata derogata
dalla delibera né quale norma dispositiva di favore dell’utente.
Basti considerare in tal senso, come già evidenziato dal giudice monocratico, che a
essere vietate del Codice del Consumo sono le clausole risarcitorie e, cioè, le
clausole che mirano ad attribuire al creditore un valore superiore a quello della
prestazione principale rimasta inadempiuta, mentre la delibera ha attribuito al
Gestore il diritto di attingere al deposito cauzionale nei limiti del corrispettivo
dovuto per la prestazione erogata e con l’obbligo di restituire il deposito cauzionale,
maggiorato degli interessi, entro 30 giorni dalla cessazione del contratto di
Inoltre, si consideri che la previsione di un deposito cauzionale non pare avere solo
finalità di tutelare le ragioni del credito del Gestore, ma si presenta anche come
strumento di favore per l’utente.
In tal senso, si rileva che il nuovo art. 63 disp. att. c.c. consente ai creditori del
condominio di agire nei confronti dei condomini in regola con i pagamenti per
recuperare le somme dovute dai condomini morosi.
In tal contesto, un deposito cauzionale preventivamente versato da tutti i condomini
diviene strumento di garanzia anche per i condomini virtuosi, i quali, prima di
essere escussi, potranno fare affidamento su un deposito cauzionale costituito da
denaro versato anche dai condomini morosi.
A parere del Collegio anche la doglianza relativa all’indeterminatezza della delibera
è infondata.
Infatti, seppur nei “considerando” la delibera lascia un certo margine di
discrezionalità al Gestore, tuttavia, tale discrezionalità deve essere esercitata negli
stretti limiti posti dall’art. 4 della delibera.
Invero, l’art. 4 è categorico nello stabilire che la cauzione richiesta non può
superare il valore dei corrispettivi dovuti per un massimo di tre mensilità di
consumo storico e i criteri tracciati nei “considerando” semmai limitano ancor di
più la discrezionalità del Gestore, imponendogli di dosare la cauzione nell’ambito
della cornice tracciata dall’art. 4, non a piacimento, ma tenuto conto della qualità
offerta e del rischio di morosità.
In ultima analisi, si osserva che considerata la molteplicità delle realtà cui questa
delibera andrà ad applicarsi, avendo la stessa efficacia in tutto il territorio nazionale,
risulta assai difficile immaginare una maggior specificazione.
Neppure la doglianza relativa all’inadeguatezza della Carta dei Servizi di Abbanoa
Infatti, non pare che alcuna ammissione di colpevolezza possa ravvisarsi in quanto
dichiarato da Abbanoa, la quale nella memoria di costituzione innanzi al giudice
monocratico ha espressamente dichiarato che la Carta dei Servizi “è stata
correttamente adottata e mantenuta nel tempo” sia pure attribuendo le relative
competenze all’Ente d’Ambito.
Ciò posto venendo alle asserite inadeguatezze della Carta dei Servizi, Adiconsum
sia nel ricorso sia nell’atto di reclamo si è limitata ad individuarne due e, cioè il
mancato adeguamento a quanto disposto dall’art. 2, co. 461 della legge 24.12.2007,
n. 244 e dall’art. 8 del D.L. 24.01.2012, n. 1, convertito nella legge 24.03.2012, n.
In particolare, quanto alla prima asserita violazione sia nel reclamo che nel ricorso
Adiconsum si è limitata a trascrivere per intero la disposizione, senza minimamente
specificare quali sarebbero le inadempienze della Carta dei Servizi di Abbanoa.
Segnatamente, l’art. 2, co. 461 della legge 24.12.2007, n. 244 così prevede:
“461. Al fine di tutelare i diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici
locali e di garantire la qualità, l’universalità e l’economicità delle relative
prestazioni, in sede di stipula dei contratti di servizio gli enti locali sono tenuti ad
applicare le seguenti disposizioni:
a) previsione dell’obbligo per il soggetto gestore di emanare una “Carta della
qualità dei servizi”, da redigere e pubblicizzare in conformità ad intese con le
associazioni di tutela dei consumatori e con le associazioni imprenditoriali
interessate, recante gli standard di qualità e di quantità relativi alle prestazioni
erogate così come determinati nel contratto di servizio, nonché le modalità di
accesso alle informazioni garantite, quelle per proporre reclamo e quelle per adire
le vie conciliative e giudiziarie nonché le modalità di ristoro dell’utenza, in forma
specifica o mediante restituzione totale o parziale del corrispettivo versato, in caso
di inottemperanza;
c) previsione che sia periodicamente verificata, con la partecipazione delle
associazioni dei consumatori, l’adeguatezza dei parametri quantitativi e qualitativi
del servizio erogato fissati nel contratto di servizio alle esigenze dell’utenza cui il
servizio stesso si rivolge, ferma restando la possibilità per ogni singolo cittadino di
presentare osservazioni e proposte in merito;
d) previsione di un sistema di monitoraggio permanente del rispetto dei parametri
fissati nel contratto di servizio e di quanto stabilito nelle Carte della qualità dei
servizi, svolto sotto la diretta responsabilità dell’ente locale o dell’ambito
territoriale ottimale, con la partecipazione delle associazioni dei consumatori ed
aperto alla ricezione di osservazioni e proposte da parte di ogni singolo cittadino
che può rivolgersi, allo scopo, sia all’ente locale, sia ai gestori dei servizi, sia alle
e) istituzione di una sessione annuale di verifica del funzionamento dei servizi tra
ente locale, gestori dei servizi ed associazioni dei consumatori nella quale si dia
conto dei reclami, nonché delle proposte ed osservazioni
pervenute a ciascuno dei soggetti partecipanti da parte dei cittadini;
f) previsione che le attività di cui alle lettere b), c) e d) siano finanziate con un
prelievo a carico dei soggetti gestori del servizio, predeterminato nel contratto di
servizio per l’intera durata del contratto stesso”.
Orbene, a parere del Collegio solo il punto a) della riportata disposizione riguarda il
Gestore e il suo obbligo di adottare una Carta dei Servizi, essendo invece gli altri
punti rivolti agli enti locali e alle prescrizioni che gli stessi devono osservare in sede
di stipula dei contratti di servizio con i gestori.
Come già indicato, in ordine a quanto previsto dal punto a) Adiconsum non ha
specificamente indicato in cosa consisterebbe la violazione; e ciò di per sé già
costituisce motivo per il rigetto del reclamo sul punto.
In ogni caso il Collegio non si esime dall’osservare che le prescrizioni di cui al
punto a) risultano essere rispettate: all’art. 3 della Carta sono indicati gli standard di
qualità, all’art. 8 le modalità di accesso alle informazioni, all’art. 9 le modalità per
proporre reclamo ed, infine, all’art. 10 le modalità di ristoro dell’utenza con la
previsione di un rimborso forfettario.
E’ pur vero che la norma in parola prevede specificatamente che la Carta debba
prevedere un ristoro “in forma specifica o mediante restituzione totale e parziale
del corrispettivo versato” e, dunque, la previsione di un mero rimborso forfettario
parrebbe insoddisfacente, ma deve anche rilevarsi che la Carta dei Servizi in
questione dichiara espressamente (art. 2.6) che il “Regolamento del Servizio Idrico”
è sua parte integrante e l’art. D 5 del predetto Regolamento - ove ve ne fosse
bisogno - prevede espressamente l’applicazione delle norme di legge in vigore, con
il che devono intendersi richiamate nella Carte dei Servizi le ordinarie disposizioni
in tema di risarcimento in forma specifica e di restituzione del corrispettivo già
versato in caso di inadempimento.
Per le medesime ragioni, neppure pare che Abbanoa abbia disatteso le prescrizioni
della seconda legge citata da Adiconsum e, cioè l’art. 8, co. 1, L. n. 27/2012 che
genericamente prescrive che la Carta dei Servizi debba contenere diritti anche di
natura risarcitoria in favore dell’utenza nei confronti del gestore.
Infatti, l’indennizzo forfettario di cui all’art. 10 non esclude in favore degli utenti
l’applicazione delle comuni tutela risarcitorie, ma anzi aggiunge uno strumento di
tutela in più.
Per tutte le ragioni sopra viste, in adesione a quanto già statuito dal giudice
monocratico, deve essere rigettata la domanda di Adiconsum volta a inibire ad
Abbanoa la richiesta agli utenti del versamento di un deposito
cauzionale.....................&quot;
In definitiva, per le ragioni sopra esposte l’ordinanza del giudice monocratico deve
essere confermata eccetto che per il capo relativo alla spese di lite&quot;.
Tutto ciò premesso ed esposto Adiconsum, a ministero del sottoscritto
Avvocato, che la rappresenta e difende come in epigrafe, promuove il presente
giudizio - che è di merito rispetto a quello cautelare di cui si è riferito precisando che le due ordinanze rese dal Tribunale di Nuoro, sia in
composizione monocratica che in composizione collegiale, sono state riportate
nell'espositiva che precede al fine di offrire al Giudice del merito una completa
rappresentazione della vicenda portata al suo esame anche per i profili giuridici
presi in esame in quella fase cautelare. Nella previsione che le argomentazioni
poste dai giudici a sostegno delle decisioni assunte potranno essere utilizzate da
Abbanoa S.p.A. a sostegno delle proprie tesi difensive le stesse vengono - sin
dal presente atto - contrastate, ferma restando la completa autonomia del
giudizio di merito rispetto a quello cautelare e fermo restando, altresì, che
l'attrice non intende affatto invertire le regole dell'onere della prova che
governano il processo per cui non intende proporre o accettare alcuna inversione
dell'onere medesimo e precisa in maniera espressa che la Società convenuta non
è manlevata dal provare i fatti costitutivi della propria pretesa.
Tutto ciò esposto e precisato, a sostegno della domanda argomenta in
Il rapporto che lega l'utente al Gestore del Servizio Idrico Integrato è un
rapporto contrattuale comunemente definito come &quot;contratto di utenza&quot;. La
giurisprudenza ha sempre ricondotto tale rapporto nell'ambito del contratto di
somministrazione. In relazione al rapporto di utenza e stante la assoluta
equiparazione tra l'utente del servizio pubblico ed il consumatore desumibile dal
combinato disposto degli articoli due, tre e 101 del decreto legislativo 6
settembre 2005 n. 206 le norme del codice civile contenute nel titolo II del
Libro IV [ artt. da 1321 a 1469 bis] si applicano ai contratti del consumatore utente solo ove non derogate dal Codice del consumo o da altre disposizioni più
favorevoli per il consumatore. Dispone in tal senso l'art. 1469 bis cod. civ.
introdotto dall'art. 142 del codice del consumo che è speculare rispetto all'art. 38
di tale ultimo atto il quale prevede che &quot;per quanto non previsto dal presene
codice, ai contratti conclusi con il consumatore ed il professionista si applicano
le disposizioni del codice civile&quot;.
Essendo il rapporto regolato solo ed esclusivamente dal contratto esso non
tollera la imposizione di alcuna prestazione in modo unilaterale come
espressamente affermato con la sentenza n. 335 del 30 ottobre 2008 dalla Corte
Costituzionale la quale, chiamata a scrutinare la legittimità costituzionale della
norma che prevedeva l'obbligo per l'utente di pagare la quota di tariffa riferita al
servizio di depurazione &quot;anche nel caso in cui la fognatura sia sprovvista di
impianti centralizzati di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi&quot;,
ha affermato la regola secondo cui la tariffa del servizio idrico integrato si
configura, in tutte le sue componenti, come corrispettivo di una prestazione
commerciale complessa che, pur se determinato nel suo ammontare in base alla
legge, trova fonte non in un atto autoritativo direttamente incidente sul
patrimonio dell'utente, bensì nel contratto di utenza&quot;.
Alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale citati appare evidente che la
Società resistente non poteva unilateralmente prevedere, in relazione ai contratti
di utenza in essere, la costituzione di un deposito cauzionale. E di ciò essa
appare assolutamente consapevole allorchè &quot;informa&quot; che l'iniziativa assunta
deriva da una disposizione dettata dall'AEEGSI.
Se così è si pone, allora, un ulteriore problema: e cioè quello di accertare se la
Delibera 28 febbraio 2013 n. 86/2013/R/idr, come successivamente modificata
dalla delibera n. 643/2013/R/IDR, adottata dall'Autorità per l'energia elettrica il
gas e il sistema idrico [che Abbanoa S.p.A. enuncia quale presupposto di
legittimità del proprio operato] sia capace di integrare il Regolamento del
Servizio Idrico Integrato e derivatamente - ai sensi dell'art. 1339 cod. civ. la cui
applicazione, per quanto detto, sarebbe meramente eventuale - i singoli contratti
di utenza.
A tale quesito deve darsi risposta negativa in quanto l'Autorità nell'adozione del
provvedimento ha superato i limiti posti dalla legge per il corretto esercizio della
attività provvedimentale nel caso di specie esercitata.
Da tanto consegue la illegittimità derivata e consequenziale - e quindi la
antigiuridicità - della pretesa dedotta dalla Società convenuta.
Al riguardo va rilevato che la Suprema Corte di Cassazione chiamata a
pronunciarsi in merito all'esercizio da parte dell'AEGG [oggi AEEGSI] del
potere di direttiva di cui all'art. 2, comma 12, lett. h) della legge 481/1995,
nonchè in merito alla questione se le deliberazioni adottate ai sensi di tale norma
possano svolgere efficacia integrativa dei contratti di utenza individuali,
attraverso la mediazione dell'integrazione del regolamento di servizio
predisposto dal concessionario, ha inteso precisare, per un verso, la definizione
dell'ambito oggettivo di tale possibile integrazione e, per altro verso, ha inteso
individuare le condizioni in presenza delle quali l'esercizio del potere può avere
l'effetto integrativo.
Il giudice di legittimità sul punto ha statuito:
&quot;Il potere normativo secondario (o, secondo una possibile qualificazione alternativa,
di emanazione di atti amministrativi precettivi collettivi) dell'Autorità per l'Energia
Elettrica ed il Gas ai sensi dell'art. 2, comma 12, lett. h), si può concretare anche nella
previsione di prescrizioni che, attraverso l'integrazione del regolamento di servizio, di
cui al comma 37 dello stesso art. 2, possono in via riflessa integrare, ai sensi dell'art.
1339 cod. civ., il contenuto dei rapporti di utenza individuali pendenti anche in senso
derogatorio di norme di legge, ma alla duplice condizione che queste ultime siano
meramente dispositive e, dunque, derogabili dalle stesse parti, e che la deroga venga
comunque fatta dall'Autorità a tutela dell'interesse dell'utente o consumatore, restando,
invece, esclusa - salvo che una previsione speciale di legge o di una fonte comunitaria
ad efficacia diretta non la consenta - la deroga a norme di legge di contenuto
imperativo e la deroga a norme di legge dispositive a sfavore dell'utente e
consumatore&quot;. Cass. 27/07/2011, n. 16401, Cass. 21/05/2013/ n. 12318. Cass.
21/07/2014 n. 16559.
In relazione alla seconda questione [cioè la definizione delle condizioni in
presenza delle quali l'esercizio del potere normativo secondario o l'atto di
esercizio di poteri amministrativi precettivi a contenuto collettivo, ai sensi
dell'art. 2, comma 12, lett. h), con i limiti indicati, può integrare, attraverso la
mediazione dell'integrazione del regolamento di servizio, i contratti di utenza
individuali il Giudice di legittimità - con le richiamate pronunce - ha precisato
che il potere di normazione o di amministrazione de qua per poter essere
legittimo importa:
&quot;l'imposizione di un precetto specifico che non lasci al destinatario alcuna
possibilità di scelta sui tempi e sui modi&quot;, ovvero che &quot;le prescrizioni integranti
devono essere determinate e non devono concretizzarsi in precetti che lascino al
destinatario ampi poteri di scelta&quot;.
La Suprema Corte, sul punto, ha precisato, quindi, che l'imposizione di un
precetto si può connotare sub specie di clausola, cioè di diretta
regolamentazione, prima del regolamento di servizio e poi del contratto di
utenza, a condizione che abbia contenuto determinato, cioè specifico. Invero,
una clausola, identificando una parte del regolamento contrattuale deve avere di
norma un contenuto determinato, cioè specifico [art. 1346 cod. civ.]. E' vero avverte il Supremo Collegio - che la clausola può avere anche un contenuto
determinabile [sempre art. 1346 c.c.], ma allora - ammesso che sia sostenibile
un'integrazione ai sensi dell'art. 1339 cod. civ. di un contratto, attraverso una
norma che si limiti a prevedere che debba assicurarsi un risultato, lasciandone
però i modi alla determinazione di una delle parti del contratto - l'onere di
specificazione si trasferisce almeno al procedimento ed ai contenuti della
La Delibera 28 febbraio 2013 n. 86/2013/R/idr non rispetta tali condizioni.
L'art. 4 di tale provvedimento, infatti, impone al Gestore di non superare un
limite massimo di importo del deposito cauzionale [peraltro anch'esso non
determinato, ma meramente determinabile ad iniziativa di una parte del
rapporto, cioè del gestore] ma, in pari tempo lo lascia libero di determinare la
misura del medesimo deposito attraverso l'esercizio di
incontrollata facoltà di auto referenziazione.
Dalla lettura della Delibera e coniugando la parte dispositiva - precettiva con il
preambolo e segnatamente con i commi tre e cinque del &quot;considerando&quot;
riportato nella pagina sette emerge che:
&quot;il livello del deposito cauzionale che il gestore può richiedere possa essere
parametrato ai livelli di qualità raggiunti dal gestore&quot;............&quot;la definizione dei livelli del
deposito cauzionale debba tenere conto sia del rischio morosità sostenuto dal gestore,
a sua volta dipendente dalla periodicità di fatturazione e dalle tempistiche di pagamento
e di sollecito, sia dalla sostenibilità da parte dell'utenza, con particolare riguardo alle
utenze domestiche&quot;.
Emerge, quindi, che i criteri per la concreta determinazione dell'effettivo
ammontare richiedibile sono ancorati a parametri e valutazioni riservati
esclusivamente all'esercente: parametri e valutazioni che, tra l'altro, non hanno
carattere oggettivo ma soggettivo e risultano addirittura legati, quantomeno in
parte, alla correttezza dell'operato dello stesso esercente. A questi, infatti, e
senza che l'utente possa esprimere alcuna preventiva valutazione, neppure
attraverso la mediazione delle Associazioni dei Consumatori:
a) è riservata la potestà di valutare che la Carta dei servizi da lui adottata sia
conforme alla normativa in vigore [condizione questa ritenuta addirittura
indispensabile affinché il gestore possa richiedere ai propri utenti il versamento
di un deposito cauzionale];
b) è riservata la potestà di affermare che la misura del deposito cauzionale da lui
richiesto è stato correttamente parametrato ai livelli di qualità da lui raggiunti
nella gestione del servizio;
c) è riservata la potestà di affermare che nella definizione dei livelli di deposito
cauzionale egli ha tenuto conto sia del rischio morosità &quot;sostenuto&quot; e, sopratutto,
di affermare e decidere se questo rischio sia o meno - ed in che misura
eventualmente lo sia - a sua volta, dipendente tanto dalla periodicità di
fatturazione e dalle tempistiche di pagamento e di sollecito, quanto dalla
sostenibilità da parte dell’utenza, con particolare riguardo alle utenze
In definitiva, la clausola che consente al gestore di esigere il deposito cauzionale
è nella sostanza, e nel momento determinativo della misura di esso, una clausola
a contenuto indeterminato, o - se si preferisce - una clausola a contenuto
inammissibilmente lasciati alla libera ed incontrollata discrezione del gestore
che - non va dimenticato - è parte del rapporto di utenza.
Per tali riflessi la Delibera pone in evidenza un ulteriore profilo di illegittimità
che la rende ancora una volta inidonea ed incapace di integrare il contratto
individuale di utenza. Essa, invero, di fatto, certifica l'abdicazione dell'Autorità
ad uno dei suoi compiti istituzionali che legittimano lo stesso esercizio del
La legge n. 481 del 1995 [recante Norme per la concorrenza e la regolazione dei
servizi di pubblica utilità. Istituzione delle Autorità di regolazione dei servizi di
pubblica utilità], prevede tra le sue finalità anche quella di promuovere la tutela
degli interessi di utenti e consumatori. In tale prospettiva l'art. due della legge
dispone che l'Autorità:
- controlla lo svolgimento dei servizi con poteri di ispezione, di accesso, di
acquisizione della documentazione e delle notizie utili, determinando altresì i
casi di indennizzo automatico da parte del soggetto esercente il servizio nei
confronti dell'utente ove il medesimo soggetto non rispetti le clausole
contrattuali o eroghi il servizio con livelli qualitativi inferiori a quelli stabiliti
nel regolamento di servizio di cui al comma 37, nel contratto di programma
ovvero ai sensi della lettera h);
- emana le direttive concernenti la produzione e l'erogazione dei servizi da parte
dei soggetti esercenti i servizi medesimi, definendo in particolare i livelli
generali di qualità riferiti al complesso delle prestazioni e i livelli specifici di
qualità riferiti alla singola prestazione da garantire all'utente, sentiti i soggetti
esercenti il servizio e i rappresentanti degli utenti e dei consumatori,
eventualmente differenziandoli per settore e tipo di prestazione; tali
determinazioni producono gli effetti di cui al comma 37;
- verifica la congruità delle misure adottate dai soggetti esercenti il servizio al
fine di assicurare la parità di trattamento tra gli utenti, garantire la continuità
della prestazione dei servizi, verificare periodicamente la qualità e l'efficacia
delle prestazioni, all'uopo acquisendo anche la valutazione degli utenti, garantire
ogni informazione circa le modalità di prestazione dei servizi e i relativi livelli
qualitativi, consentire a utenti e consumatori il più agevole accesso agli uffici
aperti al pubblico, ridurre il numero degli adempimenti richiesti agli utenti
semplificando le procedure per l'erogazione del servizio, assicurare la sollecita
risposta a reclami, istanze e segnalazioni nel rispetto dei livelli qualitativi e
- controlla che ciascun soggetto esercente il servizio adotti, in base alla direttiva
sui princìpi dell'erogazione dei servizi pubblici del Presidente del Consiglio dei
ministri del 27 gennaio 1994, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 43 del 22
febbraio 1994, una Carta di servizio pubblico con indicazione di standards dei
singoli servizi e ne verifica il rispetto.
Nel caso di specie il riconoscimento della &quot;possibilità&quot; per il gestore di poter
richiedere - anche per i rapporti in corso - la costituzione del deposito cauzionale
e la determinazione della sua misura non è ancorato al previo riscontro fatto
attraverso l'esercizio del potere di controllo e verifica delle condizioni previste
nella delibera. Al contrario, viene lasciata allo stesso Gestore la facoltà di auto
valutare &quot;i livelli di qualità raggiunti&quot;, ovvero, di valutare se il rischio morosità
sia stato dallo stesso Gestore indotto in quanto dipendente dalla periodicità di
fatturazione e dalle tempistiche di pagamento e di sollecito sia dalla sostenibilità
da parte dell'utenza, con particolare riguardo alle utenze domestiche.
Nel caso di Abbanoa S.p.A. è fatto notorio che la stessa non ha rispettato nella
fatturazione la tempistica prevista dalla Carta del Servizio ed ha contabilizzato
in un'unica fattura consumi per oltre sette anni addirittura talvolta a titolo di
mero acconto.
A conferma si produrranno alcune fatture comprovanti la denunziata
circostanza, nonchè resoconti giornalistici dai quali è dato rilevare il livello di
gradimento del Gestore di fronte agli utenti, la portata dei disservizi e quindi la
scarsa qualità dei servizi. Si produrranno, altresì, alcune pronunce di diverse
autorità giudiziarie dalla cui lettura è dato evincere come la Società convenuta
ponga in essere assai spesso pratiche commerciali scorrette ed aggressive.
Alla luce di tutto ciò appare evidente come non possa essere condivisa la
decisione assunta dal Tribunale di Nuoro che da una parte [si veda l'ordinanza
del giudice monocratico] afferma che &quot;la richiesta del versamento di una
cauzione è legittima, in quanto l'art. 2 co. 12, lett. h), legge 481/1995 prevede un
sistema di integrazione automatica del regolamento contrattuale con le
delibere delle Autorità&quot;. In effetti siffatto automatismo non esiste affatto come è
stato in modo netto ed inequivoco affermato dalla Suprema Corte nella sentenza
n. 16141 del 22 luglio 2011 [cui hanno fatto seguito ulteriori pronunce
conformi] dalla cui lettura si evince, al contrario, la imprescindibile esigenza di
verificare se le direttive previste dall'art. 2, comma 12, lett. h) siano derogatorie
di norme previste da disposizioni legislative di contenuto imperativo, ovvero
siano derogatorie di norme di legge meramente dispositive in danno del
consumatore-utente. Il Giudice di legittimità, infatti, ha tenuto a precisare &quot;che
la stessa possibilità di deroga a norme di legge meramente dispositive sia, pero,
da restringere sotto il profilo funzionale in senso unidirezionale, cioè sia limitata
ad una deroga a favore dell'utente o dei consumatori. Lo impone - si legge
ancora in sentenza - sempre il precetto espresso nel comma 1 dell'art. 1 della
legge di settore in precedenza ricordato [legge 481/1995] circa il necessario
indirizzarsi dell'attività dell'Autorità a tutela degli interessi di utenti e
consumatori&quot;.
Ora non vi è chi non veda come la costituzione di un deposito cauzionale nella
materia del contratto di utenza non sia prevista da nessuna norma di legge. Non
vi è quindi alcuna norma imperativa in tal senso. In pari tempo nessuna norma di
legge vieta che le parti nell'ambito della autonomia contrattuale prevista dall'art.
1322 cod. civ. possano prevedere la costituzione di un deposito cauzionale.
Sotto tale riflesso può parlarsi di una regola dispositiva. Ove le parti si
accordano in tal senso, esercitano una facoltà consentita dall'ordinamento
rientrando tale accordo nella libera autonomia dispositiva delle parti contraenti.
Accordare ad una sola delle parti del contratto la facoltà di chiedere la
costituzione di un deposito cauzionale determinando nell'altra parte la
soggezione di subire la scelta operata dal richiedente [che è evidentemente il
contraente forte] trasforma la facoltà di negoziare in obbligo di pagamento e
viola la norma di carattere generale ed avente carattere imperativo dettata
dall'art. 1321 cod. civ. il quale prevede tra i requisiti obbligatori del contratto
l'accordo delle parti, dalla cui mancanza deriva la nullità parziale del contratto
nel combinato disposto di cui agli art. 1418 e 1419 cod. civ.. Norma,
quest'ultima, che prevede anche l'ipotesi della nullità di singole clausole.
Per altro profilo, inoltre, non può farsi a meno di evidenziare che la stessa Corte
di Cassazione con la richiamata sentenza mostra di riconoscere il carattere
imperativo al precetto espresso nel comma 1 dell'art. 1 della legge di settore in
precedenza ricordato [legge 481/1995] nella parte in cui impone il necessario
Men che meno, infine, può essere condivisa l'affermazione contenuta nella
seconda delle ordinanze pronunciate dal Tribunale di Nuoro nella parte in cui si
&quot;la previsione di un deposito cauzionale non pare avere solo finalità di tutelare
le ragioni del credito del Gestore ma si presenta anche come strumento di favore
per l'utente&quot;. A supportare tale asserto il collegio afferma che &quot;un deposito
cauzionale preventivamente versato da tutti i condomini diviene strumento di
garanzia anche per i condomini virtuosi i quali, prima di essere escussi, potranno
fare affidamento su un deposito cauzionale costituito da denaro versato anche
dai condomini morosi.&quot;
L'idea, infatti, di un deposito cauzionale costituito a favore dell'utente e quindi
anche a favore del debitore del corrispettivo dovuto al Gestore appare contraria
al fondamento dell'istituto dal momento che non è dubitabile che esso sia uno
strumento di tutela delle ragioni del creditore e non certo del debitore. Tale
costruzione giuridica mostra i suoi limiti proprio nell'ipotesi inversa a quella
presa in considerazione dal Tribunale che muove da un presupposto (ipotetico)
in cui tutti i condomini abbiano &quot;preventivamente versato&quot; il deposito
cauzionale. Sulla scorta del ragionamento operato dal Tribunale nell'ipotesi in
cui i condomini morosi non abbiano versato la somma dovuta a titolo di
deposito cauzionale ed il Gestore incameri quest'ultimo, appare evidente come
dall'incameramento del deposito i condomini virtuosi non trarrebbero alcun
vantaggio. Le somme da loro versate, infatti, servirebbero a coprire - in tutto o
in parte - il debito dei morosi per cui essi subirebbero oltre al danno anche la
beffa ed il deposito cauzionale si trasformerebbe da strumento di garanzia per il
proprio inadempimento a strumento di garanzia per il creditore per
l'inadempimento di terzi.
La funzione del deposito cauzionale verrebbe tradita ed il condomino virtuoso
verrebbe trasformato in una sorta di fideiussore.
La delibera dell'AEEGSI in forza della quale la Società convenuta ha esercitato
la facoltà di richiedere la costituzione del deposito cauzionale non rispetta i
parametri e le condizioni che la Suprema Corte di Cassazione ha individuato,
nelle richiamate sentenze, al fine di riscontrarne la legittimità. Il Giudice di
legittimità, infatti, ha statuito che il potere normativo secondario dell'Autorità
per l'Energia Elettrica ed il Gas ai sensi dell'art. 2, comma 12, lett. h), per poter
essere legittimo importa:
&quot;l'imposizione di un precetto specifico che non lasci al destinatario alcuna possibilità di
scelta sui tempi e sui modi&quot;, ovvero che &quot;le prescrizioni integranti devono essere
determinate e non devono concretizzarsi in precetti che lascino al destinatario ampi
poteri di scelta&quot;.
Il provvedimento di che trattasi non soddisfa tali requisiti e tale circostanza è di fatto - riconosciuta dallo stesso Tribunale di Nuoro che pur affermando la
legittimità dello stesso riconosce, tuttavia, che esso &quot;lascia un certo margine di
discrezionalità al Gestore che deve essere esercitata negli stretti limiti posti
dall'art. 4 della delibera&quot;. In effetti tali limiti sono soltanto apparenti giacchè nel
momento stesso in cui si consente al Gestore di determinare in concreto la
misura del deposito cauzionale [seppur nel limite massimo prefissato] gli lascia
il più ampio margine di discrezionalità nella parametrazione degli elementi di
base che non sono di poco momento in quanto attengono alla qualità del servizio
ed alla possibilità di una morosità indotta dal mancato rispetto dei termini di
fatturazione. In realtà si lascia al Gestore una possibilità di auto referenziazione
per cui il precetto da specifico e determinato - come voluto dalla Suprema Corte
- è divenuto meramente determinabile e per di più sulla scorta di valutazioni
demandate ad una sola delle parti contrattuali.
Abbanoa S.p.A. ha applicato la misura massima del deposito cauzionale con ciò
dimostrando, quindi, che nella sua (auto)valutazione ha ritenuto che non vi
erano appunti da muovere in ordine alla qualità del servizio ed alla possibilità
della formazione di una morosità indotta dal mancato rispetto della tempistica
prevista dalla Carta del Servizio.
Ad oggi può dirsi comunque, con assoluta certezza, che di tale indebito potere
autoreferenziale la Società convenuta non ha neppure fatto un buon uso, posto
che addirittura è andata oltre i limiti posti dall'Autorità, maggiorando
indebitamente l'ammontare del deposito cauzionale, in danno degli utenti. Tale
circostanza è emersa a seguito di una visita ispettiva disposta dall'AEEGSI che
ha aperto al riguardo un procedimento sanzionatorio ed ha adottato la
deliberazione 22 ottobre 2015 n. 492/2015/S/IDR nella quale si legge:
&quot;CONSIDERATO, INFINE, CHE:
l’art. 3, comma 1, della deliberazione 86/2013/R/idr stabilisce che il gestore possa
richiedere all’utente finale, all’atto della stipulazione del contratto di somministrazione,
il versamento di un deposito cauzionale, nei limiti di quanto disposto dalla stessa
deliberazione; l’art. 4, comma 2, della deliberazione 86/2013/R/idr, come sostituito
dall’articolo 34, comma 1 del MTI, prevede, in particolare, che il deposito cauzionale
massimo possa essere determinato in misura pari al valore medio per tipologia di utenza
dei corrispettivi unitari dovuti per un massimo di tre mensilità di consumo medio annuo
(lett. b);
in seguito alla predetta verifica ispettiva, è emerso che, in violazione degli artt. 3,
comma 1, e 4, comma 2, cit. Abbanoa avrebbe indebitamente maggiorato l’ammontare
del deposito cauzionale richiesto agli utenti per i servizi di acquedotto, fognatura e
depurazione (nota 1 maggio 2015, prot. Autorità 15070);
dagli elementi acquisiti non risulta, peraltro, che le condotte relative alle contestazioni
in merito alla fatturazione del deposito cauzionale siano cessate, con conseguente
perdurante lesione dei diritti degli utenti finali ad una esatta conoscenza e ad una
corretta applicazione degli oneri del servizio idrico integrato
1. di avviare un procedimento per l’adozione di provvedimenti sanzionatori e
prescrittivi nei confronti di Abbanoa S.p.A., per l’inadempimento delle disposizioni di
cui in motivazione, ai sensi dell’art. 2, comma 20, lett. c) e d), legge
481/95...................&quot;
Il procedimento sanzionatorio non risulta ad oggi concluso, ma l'apertura dello
stesso e gli accertamenti compiuti dal personale ispettivo dimostrano,
comunque, che Abbanoa ha potuto operare a suo piacimento determinando la
misura del deposito cauzionale non su parametri certi, come esige la Corte di
Cassazione, ma su parametri frutto di unilaterali valutazioni non certamente
disinteressate e con attività di mera auto referenziazione che la hanno addirittura
condotta a determinare l'ammontare del deposito cauzionale in misura superiore
al limite massimo previsto nella stessa delibera AEEGSI.
L'art. 3 della più volte richiamata Direttiva dell'AEEGSI dispone che:
&quot;Il Gestore non può richiedere all'utente finale il versamento del deposito cauzionale, nè
altre forme di garanzia, qualora non abbia adottato e pubblicato secondo le modalità di
cui alla deliberazione 586/2012 una carta dei servizi conforme alla normativa in
vigore&quot;.
La Carta del Servizio di Abbanoa S.p.A. al momento in cui essa ha richiesto il
deposito cauzionale non era - come non lo è a tutt'oggi - conforme alla
Al riguardo vale la pena di ricordare che la Carta del Servizio ha ricevuto una
prima regolamentazione in campo pubblicistico con la Direttiva del Presidente
del Consiglio dei Ministri del 27 gennaio 1994 [c.d. Direttiva Ciampi],
concernente i &quot;Principi dell'erogazione dei servizi pubblici&quot;. L'adozione della
Carta del servizio è divenuta in seguito un obbligo di legge per i soggetti
erogatori di pubblici servizi con il D. L. 12 maggio 1995 n. 163, convertito con
modificazioni nella legge 11 maggio 1995 n. 273, che ha anche previsto che tale
adozione dovesse avvenire sulla base di &quot;Schemi generali di riferimento&quot;
emanati per ciascun settore d'intesa con il Dipartimento della Funzione Pubblica
e le amministrazioni interessate e poi recepiti in Decreti del Presidente del
Per il servizio Idrico lo &quot;Schema generale di
riferimento&quot; venne adottato con Decreto del 29 aprile 1999, la cui validità ed
attuale operatività il legislatore ha anche di recente ribadito allorchè è
intervenuto sull'art. 11, comma 2, del D. Lgs n. 286 del 1999, apportando ad
esso delle modifiche con l'articolo 19, comma 13, lettera b), del D.L. 24 giugno
2014, n. 90, convertito, con modificazioni, dalla Legge 11 agosto 2014, n. 114.
Con tale disposizione ha abrogato il comma due ed ha soppresso nel comma
quinto, secondo periodo, le parole: &quot;sino a diversa disposizione adottata ai sensi
del comma due&quot;, conservando invece nell'originario testo l'inciso secondo cui
&quot;Restano applicabili i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri recanti gli
schemi generali di riferimento già emanati&quot;.
La tutela accordata agli utenti dei servizi pubblici attraverso la Carta dei servizi
non sempre è stata adeguata alle aspettative del legislatore il quale nell'intento di
rafforzare siffatta tutela [peraltro ineludibile attesa la nostra partecipazione
all'Unione Europea] è nuovamente intervenuto nella materia, una volta, con la
legge 24 dicembre 2007 n. 244 prevedendo all'art. 2, comma 461, ed in
relazione ai servizi pubblici locali:
&quot;Emanazione da parte degli enti locali, in sede di stipula dei contratti di servizio, di una
«Carta della qualità dei servizi».
Al fine di tutelare i diritti dei consumatori e degli utenti dei servizi pubblici locali e di
garantire la qualità, l'universalità e l'economicità delle relative prestazioni, in sede di
stipula dei contratti di servizio gli enti locali sono tenuti ad applicare le seguenti
a) previsione dell'obbligo per il soggetto gestore di emanare una «Carta della qualità dei
servizi», da redigere e pubblicizzare in conformità ad intese con le associazioni di tutela
dei consumatori e con le associazioni imprenditoriali interessate, recante gli standard di
qualità e di quantità relativi alle prestazioni erogate così come determinati nel contratto
di servizio, nonchè le modalità di accesso alle informazioni garantite, quelle per
proporre reclamo e quelle per adire le vie conciliative e giudiziarie nonchè le modalità
di ristoro dell'utenza, in forma specifica o mediante restituzione totale o parziale del
corrispettivo versato, in caso di inottemperanza;
c) previsione che sia periodicamente verificata, con la partecipazione delle associazioni
dei consumatori, l'adeguatezza dei parametri quantitativi e qualitativi del servizio
erogato fissati nel contratto di servizio alle esigenze dell'utenza cui il servizio stesso si
rivolge, ferma restando la possibilità per ogni singolo cittadino di presentare
osservazioni e proposte in merito;
d) previsione di un sistema di monitoraggio permanente del rispetto dei parametri fissati
nel contratto di servizio e di quanto stabilito nelle Carte della qualità dei servizi, svolto
sotto la diretta responsabilità dell'ente locale o dell'ambito territoriale ottimale, con la
partecipazione delle associazioni dei consumatori ed aperto alla ricezione di
osservazioni e proposte da parte di ogni singolo cittadino che può rivolgersi, allo scopo,
sia all'ente locale, sia ai gestori dei servizi, sia alle associazioni dei consumatori;
e) istituzione di una sessione annuale di verifica del funzionamento dei servizi tra ente
locale, gestori dei servizi ed associazioni dei consumatori nella quale si dia conto dei
reclami, nonchè delle proposte ed osservazioni pervenute a ciascuno dei soggetti
partecipanti da parte dei cittadini;
f) previsione che le attività di cui alle lettere b), c) e d) siano finanziate con un prelievo
a carico dei soggetti gestori del servizio, predeterminato nel contratto di servizio per
l'intera durata del contratto stesso&quot;.
Ulteriore intervento si è avuto con la previsione dell'art. 8 del c.d. decreto
liberalizzazioni [D.L. 24 gennaio 2012 n. 1 - &quot;Disposizioni urgenti per la
concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività&quot;, convertito nella
legge 24 marzo 2012 n. 27]
La disposizione dell'art. 8, in vigore dal 25 marzo 2012, prevede al 1° comma:
&quot;Le carte di servizio, nel definire gli obblighi cui sono tenuti i gestori dei servizi
pubblici, anche locali, o di un'infrastruttura necessaria per l'esercizio di attività di
impresa o per l'esercizio di un diritto della persona costituzionalmente garantito,
indicano in modo specifico i diritti, anche di natura risarcitoria, che gli utenti
possono esigere nei confronti dei gestori del servizio e dell'infrastruttura&quot;.
La norma sancisce il carattere obbligatorio e vincolante delle carte di servizio,
per i gestori dei servizi pubblici, anche locali, e prescrive quale contenuto
minimo l'indicazione specifica dei diritti &quot;anche&quot; di natura risarcitoria
riconosciuti agli utenti nei confronti dell'ente gestore. Diritti che si vanno ad
aggiungere a quegli altri che devono trovare &quot;specifica&quot; previsione nella Carta
del servizio e che attengono evidentemente - attesa la finalità dell'atto - alla
modalità di erogazione del servizio medesimo.
L'articolo otto citato rafforza, quindi, la posizione dell'utente e garantisce
innanzitutto l'interesse che egli ha a che il servizio venga erogato secondo gli
impegni qualitativi o quantitativi specificatamente assunti con la Carta del
servizio, nella quale devono, prima di tutto, disporsi strumenti o mezzi che
possano consentirgli una effettiva soddisfazione del suo interesse ed in caso di
disservizio egli deve conoscere già e preventivamente il diritto ad una
riparazione in forma specifica, prima di considerare l'ipotesi del risarcimento del
danno: questi rimedi devono essere individuati &quot;in modo specifico&quot; e non
attraverso espressioni generiche, buoni proponimenti o vuote clausole di stile.
In definitiva il legislatore ha voluto fare in modo che la Carta dei servizi non sia
una raccolta di clausole di stile o di generiche e vuote formule attraverso cui fare
marketing ma, al contrario, sia fonte di regole cogenti, che debbono essere
articolate in modo chiaro e preciso, dalle quali discendono, in capo ai soggetti
coinvolti, obblighi e relative sanzioni in caso di inosservanza e diritti in capo ai
soggetti tutelati.
La Società convenuta non solo non ha ottemperato ad un preciso obbligo di
legge che le imponeva l'adeguamento della propria Carta del servizio con il
recepimento delle prescrizioni dettate dalle norme sopra richiamate, la cui ratio
è, all'evidenza, quella del potenziamento dei diritti degli utenti, [in verità nel
corso dell'anno 2014 ha operato due modificazioni ma in senso unidirezionale a
suo esclusivo favore] ma, rimanendo inerte ha violato un preciso impegno
assunto con la medesima Carta, all'art. 11, nel quale è previsto:
&quot;La presente Carta dei Servizi è valida a partire dal trentesimo giorno successivo
all'approvazione definitiva [avvenuta nell'Assemblea del 10 gennaio 2007] ed è
revisionata con cadenza almeno biennale. La Carta dei Servizi è perfezionata o
revisionata in base ai risultati della gestione, ad eventuali novità normative, a
cambiamenti sostanziali nel frattempo intervenuti nella natura giuridica e nella missione
del Gestore&quot;.
Alla luce del quadro normativo sopra richiamato e degli stessi impegni assunti
dal Gestore e smaccatamente disattesi, deve concludersi che la Carta dei servizi
di Abbanoa S.p.A. non è conforme alla normativa in vigore.
Essa, adottata con deliberazione del gennaio del 2007 non è stata adeguata
rispetto alle previsioni di cui alla legge 24 dicembre 2007, nè rispetto a quelle
contenute nell'art. 8 del D.L. 24 gennaio 2012 n. 1, convertito nella legge 24
marzo 2012 n. 27.
Nè, tanto meno, è stata adeguata in adempimento dell'impegno di
aggiornamento biennale previsto nella medesima Carta.
Da tanto consegue che la Società Abbanoa S.p.A. non aveva - nè lo ha tuttora titolo per poter richiedere la costituzione del deposito cauzionale.
A parte quanto esposto al capo che precede - già di per sè dirimente - va
comunque denunziato che la Carta del Servizio adottata da Abbanoa S.p.A. non
può considerarsi conforme a legge neppure con riferimento al momento della
sua originaria adozione.
In relazione alla Schema generale di riferimento di cui al Decreto del Presidente
del Consiglio dei Ministri 29 aprile 1999, da parte di Abbanoa S.p.A. è stata
disattesa la disposizione in forza della quale
&quot;I gestori provvedono, nelle fasi di predisposizione, attuazione, verifica o in caso di
significative modifiche della carta, ad attivare forme di consultazione degli utenti e
delle loro Associazioni, allo scopo di favorire la loro partecipazione al miglioramento
della qualità del servizio ed al rispetto dei diritti - obblighi derivanti dalla carta
medesima&quot;.
Mai gli utenti o loro Associazioni hanno avuto il piacere di essere consultati
nelle fasi di predisposizione, attuazione e verifica. Al riguardo non si manleva
controparte dall'onere della prova. L'unica volta in cui sono stati interpellati per
il tramite delle Associazioni dei Consumatori è stata nel corso dell' anno 2015 in
cui allorchè il gestore a proprio tornaconto e &quot;nel percorso di riordino e
razionalizzazione dei cicli di lettura e fatturazione [fino ad allora gestiti in modo
anarchico ed in palese contrasto con quanto previsto dalla Carta del servizio] ha
proposto - trovando il consenso di alcune Associazioni - un modello di
fatturazione semestrale con due fatture a saldo per anno, conseguenti con due
letture a data certa, con possibilità per gli utenti di rateizzazione degli importi
dovuti, per ciascuna fattura, in tre soluzioni a date prefissate. Fino ad allora la
Carta del servizio prevedeva, con disposizione sempre disattesa, la fatturazione
con cadenza non inferiore al bimestre con letture con periodicità di almeno due
E' stato pure disatteso da parte del Gestore il disposto di cui all'art. 101, 3°
comma, del Codice del consumo il quale prevede che:
&quot;agli utenti è garantita, attraverso forme rappresentative, la partecipazione alle
procedure di definizione e di valutazione degli standard di qualità previsti dalle leggi&quot;.
Appare evidente, alla luce di quanto qui esposto, che la violazione del diritto di
partecipazione alla &quot;stipulazione&quot; della Carta del servizio importa che la stessa
non possa considerarsi adottata in conformità alla normativa in vigore.
Condizione, questa, imprescindibile e prevista dall'art. 2, comma 2, della
Delibera 86/2013 dell'Autorità perchè il gestore possa chiedere all'utente il
versamento di un deposito cauzionale.
Sotto il profilo sostanziale - e senza che la elencazione abbia carattere esaustivo,
ma a mero titolo esemplificativo - va denunziato che:
a) la Carta del Servizio di Abbanoa S.p.A. per l'ipotesi di sospensione del
servizio per &quot;guasti o manutenzioni.......non prevede l'impegno &quot;ad attivare
servizi sostitutivi di emergenza&quot;.
b) alla Carta del Servizio di Abbanoa S.p.A. non risulta allegato alcun
documento nel quale sono riportate le condizioni principali di fornitura del
servizio &quot;come estratto/spiegazione del contratto di fornitura&quot;.
Il gestore ha aggirato la norma prevedendo nella sua Carta del Servizio che &quot;Le
condizioni principali di fornitura del servizio sono riportate integralmente nel
&quot;Regolamento del servizio idrico&quot; allegato al contratto stipulato con l'utente e
sono parte integrante nella presente Carta come estratto/spiegazione dello stesso
contratto&quot; . E' poi falsa l'affermazione secondo cui il Regolamento del servizio
idrico sia allegato al contratto. Nel modulo di contratto predisposto da Abbanoa
S.p.A., infatti, si legge &quot;Condizioni generali di fornitura - Il Contratto ha per
oggetto la fornitura..........L'attività di erogazione del servizio da parte del
gestore unico Abbanoa S.p.A. è disciplinata dal Regolamento del Servizio Idrico
Integrato che &quot;costituisce parte integrante e sostanziale di ogni contratto di
utenza, senza che ne occorra la materiale trascrizione, salvo il diritto dell'utente
(!) di averne copia all'atto della stipulazione del contratto o successive
modificazioni dello stesso&quot;. Il precetto quindi viene violato ben due volte.
c) la Carta del Servizio prevede la valutazione sul grado di soddisfazione
dell'utente, ma trascura la norma fondamentale del DPCM che impone al gestore
che &quot;i risultati conseguiti [livelli di qualità raggiunti] rispetto agli obiettivi
devono essere pubblicati periodicamente, affinchè gli utenti e gli organismi
preposti al monitoraggio della qualità del servizio possano verificare il grado di
raggiungimento degli standard generali prefissati [monitoraggio esterno], ossia il
livello di qualità del servizio conseguito in rapporto a quanto promesso nella
carta aziendale.
d) La Direttiva 29/04/1999 prevede - in tema di rimborso per la mancata
osservanza degli standard specifici - un rimborso forfetario unico per ogni
contratto d'utenza, la cui entità deve essere preventivamente stabilita &quot;per
ciascuno di essi&quot; e riportata nelle carte. La Carta del Servizio di Abbanoa S.p.A.
non è uniformata a tale parametro e nel contemplare soltanto cinque &quot;impegni
relativi a standard specifici&quot; prevede &quot;un rimborso forfetario pari a 50 euro&quot; la
cui entità non è parametrata a ciascuno standard ed è non solo meramente
forfetaria, ma sopratutto è irrisoria. Per tale ultimo riflesso non va dimenticato
che la Corte Costituzionale fin dal lontano 1988, chiamata a pronunciarsi sulla
legittimità costituzionale di alcune norme che prevedevano limitazioni di
responsabilità in relazione all'espletamento del servizio postale, con la ordinanza
n. 1104/1988 la cui portata precettiva è sicuramente ancora oggi attuale, ha
statuito che &quot;le limitazioni alla responsabilità del concessionario del pubblico
normativa...............dovranno in ogni caso essere tali da garantire un ristoro serio
e non fittizio del danno subito dall'utente per colpa del concessionario&quot;.
Anche per tali profili ed attraverso tale ulteriore percorso argomentativo, appare
evidente come la Carta del servizio &quot;adottata&quot; da Abbanoa S.p.A. non appaia
conforme alla &quot;normativa&quot; in vigore, per cui rimane ribadito che la stessa non
ha titolo giuridico per poter richiedere la costituzione del deposito cauzionale.
Alla luce di quanto esposto appare di tutta evidenza come siano assolutamente
inappaganti le argomentazioni poste dal Tribunale di Nuoro a sostegno delle due
ordinanze con le quali è stata rigettata la domanda posta sul punto dall'odierna
attrice e, sopratutto, come sia assolutamente inconsistente l'argomentazione
secondo cui appare rispettata la previsione normativa di un &quot;ristoro in forma
specifica o mediante restituzione totale o parziale del corrispettivo versato&quot;.
Il Tribunale è pervenuto a tale inammissibile conclusione argomentando:
&quot;deve anche rilevarsi che la Carta dei Servizi in questione dichiara espressamente
(art. 2.6) che il “Regolamento del Servizio Idrico” è sua parte integrante e l’art. D 5
del predetto Regolamento - ove ve ne fosse bisogno - prevede espressamente
l’applicazione delle norme di legge in vigore, con il che devono intendersi
richiamate nella Carte dei Servizi le ordinarie disposizioni in tema di risarcimento
in forma specifica e di restituzione del corrispettivo già versato in caso di
della seconda legge citata da Adiconsum e cioè l’art. 8, co. 1, L. n. 27/2012 che
tutela in più&quot;.
Sul punto il Tribunale riconosce - così come denunciato da Adiconsum - la
esistenza di un obbligo legale di aggiornamento della Carta del Servizio in capo
ad Abbanoa S.p.A. e per implicito riconosce, quindi, che il mancato
assolvimento di tale obbligo precluderebbe al Gestore di poter richiedere la
costituzione del deposito cauzionale. Dal provvedimento del Tribunale emerge,
altresì, la conferma che la Società convenuta non ha posto in essere alcuna
attività finalizzata all'ottemperanza degli obblighi previsti dalle due leggi sopra
richiamate. Il giudicante perviene, comunque, alla conclusione che l'obbligo è
da considerarsi assolto in quanto le citate disposizioni normative devono
intendersi recepite nella Carta dei Servizi&quot; in considerazione del fatto che in essa
deve intendersi trasfuso il Regolamento del Servizio Idrico il quale, a sua volta,
all'art. D.5, &quot;prevede espressamente l'applicazione delle norme di legge in vigore
con il che (appunto) &quot;devono intendersi richiamate nella Carta dei Servizi le
ordinarie disposizioni in tema di risarcimento in forza specifica e di restituzione
del corrispettivo già versato in caso di inadempimento&quot;. Il processo
argomentativo del Tribunale, basato su una impropria tecnica di &quot;rimando
ricettizio&quot; non appare giuridicamente corretto. Infatti dalla semplice lettura
dell'art. 2, comma 461 della legge 24.12.2007 n. 244 emerge in modo
incontrovertibile come il legislatore abbia previsto a carico dei Gestori di
servizi pubblici, anche locali, un obbligo di fare. Obbligo di fare che si sostanzia
nella stesura di un documento finale - che è appunto costituito dalla Carta del
Servizio - alla quale si perviene attraverso un percorso articolato che si muove
dalla fase di redazione ed al quale devono essere chiamate a partecipare per tutto
il suo iter le associazioni di tutela dei consumatori e le associazioni
imprenditoriali interessate: partecipazione che non è puramente formale ma che
deve necessariamente sfociare nel concerto, vale a dire nella redazione di un
documento a contenuto condiviso. Questa è chiaramente la volontà del
legislatore, tant'è che la legge espressamente prevede che la redazione e la
pubblicizzazione devono avvenire &quot;in conformità alle intese&quot;.
Intese che
devono investire, tra le altre, anche le &quot;modalità per adire le vie conciliative e
giudiziarie&quot; &quot;nonchè &quot;le modalità di ristoro dell'utenza in forma specifica o
mediante la restituzione totale o parziale del corrispettivo versato, in caso di
inottemperanza&quot;. Le modalità di ristoro in forma specifica altro non sono se non
le forme di risarcimento che devono essere non solo specifiche, ma anche frutto
del confronto con le associazioni dei consumatori e di quelle imprenditoriali che
deve condurre alla &quot;conformità delle intese&quot;. In questo quadro la modalità di
ristoro attraverso la restituzione totale o parziale del corrispettivo pagato si pone
come una delle alternative possibili - ma non esaurisce il quadro delle modalità come è reso palese dall'uso della disgiuntiva &quot;o&quot; fatto dal legislatore nella norma
La previsione, nella legge, di un obbligo di &quot;pubblicizzazione&quot; smentisce
l'asserto formulato dal Tribunale nuorese secondo cui la armonizzazione della
Carta dei servizi ai disposti normativi avverrebbe attraverso un percorso
&quot;tecnico - giuridico&quot; [di dubbia correttezza] sicuramente sconosciuto alla massa
degli utenti - consumatori.
Il medesimo percorso di &quot;redazione e pubblicizzazione&quot; deve essere adottato
per la individuazione dei diritti risarcitori contemplati dall'art. 8, comma 1 della
L. n. 27/2012 che essendo successiva nel tempo rispetto a quella
precedentemente esaminata si pone come integrativa di essa e lascia fermi,
quindi, tutti i passaggi procedurali nella medesima contemplati, ivi compreso
quello che riguarda le imprescindibili &quot;intese&quot; con le associazioni interessate e la
pubblicizzazione. Anche in questo caso non è sicuramente sufficiente riferirsi
genericamente ai &quot;diritti risarcitori&quot; in quanto la legge impone che essi vadano
individuati e che siano espressamente previste le modalità secondo cui possono
essere fatti valere &quot;per vie conciliative e giudiziarie&quot;.
A smentire che Abbanoa S.p.A. abbia &quot;recepito&quot; nella sua Carta del servizio
quel complesso di diritti degli utenti previsti dalla norme richiamate è sufficiente
leggere il testo attuale della Carta del servizio pubblicata nel sito
www.abbanoa.it.
Per quanto sopra esposto Adiconsum - Sardegna propone il presente giudizio nel
quale chiede che l'Ill.mo Tribunale adito, causa cognita, voglia accogliere le seguenti
Ogni contraria istanza, eccezione e deduzione respinte:
1. Dichiarare che Abbanoa S.p.A. non ha diritto ad esigere dagli utenti del
servizio idrico integrato la costituzione di un deposito cauzionale e,
comunque, dichiararsi la inesistenza di una clausola contrattuale che preveda
l’obbligo in capo ai clienti - utenti del servizio idrico integrato gestito dalla
Società convenuta del pagamento di una somma a titolo di deposito
cauzionale a garanzia di futuro ed eventuale inadempimento da parte degli
stessi e previa disapplicazione - se e per quanto necessario ed ove invocata
dalla convenuta quale titolo legittimante della propria pretesa ed in
accoglimento dei rilievi formulati in espositiva - ai sensi dell'art. 5 della
legge n. 2248 del 1865, all. E., della Delibera 28 febbraio 2013 n.
86/2013/R/idr,
643/2013/R/IDR, adottata dall'Autorità per l'energia elettrica il gas e il
sistema idrico. Il tutto in relazione ai motivi di illegittimità illustrati in
2. adottare, in ogni caso e comunque, le misure idonee a correggere o eliminare
gli effetti dannosi delle violazioni che verranno accertate.
3. ordinare la pubblicazione del provvedimento invocato ed emanando su uno o
più quotidiani a diffusione nazionale oppure locale, ritenendo la pubblicità
del provvedimento idonea a contribuire a correggere o eliminare gli effetti
4. fissarsi un termine per l'adempimento degli obblighi che verranno stabiliti e
disporsi, in caso di inadempimento, il pagamento di una somma di denaro da
516 euro a 1.032 euro, per ogni inadempimento, ovvero giorno di ritardo
rapportati alla gravità del fatto, da versare all'entrata del bilancio dello Stato
per le finalità previste dal comma 7 dell'art. 140 del Codice del consumo.
5. con vittoria di spese, diritti ed onorari da distrarsi a favore del difensore
costituito che si dichiara antistatario.
Produce la procura alle liti e fatto salvo ogni mezzo istruttorio utile e rilevante.
Il valore della causa è indeterminabile ed il contributo unificato è stato versato
nella misura dovuta di € 518.
Autorizza la cancelleria ad inoltrare le comunicazioni a mezzo fax al n.
079/970136 o a mezzo pec all'indirizzo in intestazione.
Alghero, 15 ottobre 2016
Avv. Franco Dore
Documento PDF ABBANOA Deposito cauzionale atto di citazione del 17 10 2016 depositato.pdf
Questo file è stato condiviso da un utente del sito. ID documento: 00074785.