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Timestamp: 2019-05-20 07:22:58+00:00
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Cartelli pubblicitari abusivi: costa meno pagare la sanzione e per il comune è un’entrata per le affissioni | RADAR Cartelli pubblicitari abusivi: costa meno pagare la sanzione e per il comune è un’entrata per le affissioni – RADAR
Cartelli pubblicitari abusivi: costa meno pagare la sanzione e per il comune è un’entrata per le affissioni
7 marzo 2018 Massimiliano Basileabusivismo, affissioni, cartelli stradali, codice stradale, furbetti del cartello, legge inganno, normative
La questione è controversa ed Enti Locali e Comuni si rimbalzano la palla. Nel frattempo il Comune di Melegnano cosa fa?
Nel sistema delineato dal Codice della strada la collocazione di cartelli e di altri mezzi pubblicitari lungo le strade o in vista di esse — come rotatorie o intersezioni — è soggetta in ogni caso ad autorizzazione da parte dell’Ente proprietario e ciò perché normativamente — e quale dato di comune esperienza — i cartelli lungo le strade o in vista di esse sono giudicati idonei ad «ingenerare confusione con la segnaletica stradale, ovvero (…) rendere difficile la comprensione e ridurre la visibilità o l’efficacia, ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarre l’attenzione, con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione» (art. 23, comma 1, D.Lgs. 285/1992). Questo spiega anche l’attenzione e la cura con cui il Codice stesso e il suo Regolamento di attuazione, approvato con D.P.R. n°495 del 1992, disciplinano la materia imponendo non solo il regime vincolistico dell’autorizzazione (art.23, comma 4), ma anche prescrivendo nel dettaglio dimensioni, caratteristiche e ubicazione dei mezzi pubblicitari (art.23, comma 6, CDS; artt. 47-58 Reg. CDS).
Un’insegna di esercizio, un cartello o altro mezzo pubblicitario può quindi essere installato solo dopo avere ottenuto la prescritta autorizzazione da parte dell’Ente proprietario della strada e può essere mantenuto nei limiti — anche temporali — di cui all’autorizzazione medesima. In ogni caso, il concreto posizionamento del cartello o altro mezzo pubblicitario deve rispettare quanto prevede il Regolamento di attuazione del CDS circa divieti e distanze.
L’accertamento delle violazioni (art.23, comma 11, CDS) viene fatto sia con riferimento al regime vincolistico (autorizzazione), sia con riferimento al posizionamento in concreto del mezzo pubblicitario (divieti e distanze previste dal Reg. CDS approvato con DPR n.495/1992) e risponde al principio dell’integrale valutazione giuridica del fatto.
L’atto di collocare o far collocare o mantenere comunque in esercizio mezzi pubblicitari privi di autorizzazione e/o in posizione non conforme a quanto prescritto dalle norme sul posizionamento dei mezzi pubblicitari costituisce condotta idonea ad integrare l’illecito sanzionato dall’art. 23, comma 11, CDS.
La Tassa di affissione
Mentre l’autorizzazione edilizia concerne la conformità del manufatto alle regole che presiedono alle costruzioni in tutti i suoi vari aspetti (governo del territorio, vincoli, sicurezza strutturale, etc.) l’autorizzazione di cui all’art. 23 C.d.S. riguarda la sicurezza stradale. Ben potrebbe verificarsi, quindi, che un manufatto sia conforme a tutte le regole che presiedono alle costruzioni edilizie ma che non sia conforme alle regole che presiedono alla sicurezza stradale. Ed analoghe considerazioni possono farsi in tema di pagamento al Comune della tassa di pubblicità, perché l’eventuale pagamento della tassa di pubblicità di cui al D. Lgs. 507/1993 non esonera l’interessato dall’osservanza di tutte le altre normative, a cominciare proprio dall’art. 23 C.d.S.. Anche qui diversi sono i presupposti, tanto è vero che l’obbligo del pagamento della tassa di pubblicità ricorre anche in presenza di un impianto pubblicitario abusivo e, viceversa, l’autorizzazione di cui all’art .23 C.d.S. non esonera il titolare dell’autorizzazione dal pagamento della tassa.
Contattato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nella persona dell’ingegnere Luciano Marasco sul quesito rotatorie, ha risposto: «Le rotatorie, anche se non vengono definite dal CdS vigente, altro non sono che delle intersezioni a raso e pertanto rientranti in quanto disposto dall’art. 51 del Regolamento di attuazione del NCdS, che prevede infatti il divieto di posizionamento di cartelli, insegne d’esercizio e altri mezzi pubblicitari in tutti i punti indicati dal comma 3 del citato articolo. Il punto b del comma 3 prevede tale divieto in corrispondenza delle intersezioni. Nel caso prospettato, tale posizionamento non è consentito, come già ricordato, in quanto la casistica ricade nel divieto previsto dal comma 3 lett. b dell’art. 51 del Regolamento di attuazione del NCdS. Per quanto riguarda gli ambiti di applicazione relativamente alle intersezioni stradali si rimanda infine al Decreto Ministeriale 19.04.2006, “Norme funzionali e geometriche per la costruzione delle intersezioni stradali».
La situazione a Melegnano
Come evidente da alcune foto disponibili in archivio su Google Maps, Melegnano non è virtuosa nell’osservanza delle normative. Solo facendo un tour delle rotonde principali si può notare la presenza selvaggia e continuativa di cartelloni pubblicitari.
Un esempio di cartellone 6×3
Cosa si rischia? Facciamo due conti
Come indicato nel Art. 23. Pubblicità sulle strade e sui veicoli. al comma 11, “chiunque viola le disposizioni del presente articolo e quelle del regolamento è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 419 a euro 1.682” e il comma 12, “Chiunque non osserva le prescrizioni indicate nelle autorizzazioni previste dal presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.376,55 a euro 13.765,50 in via solidale con il soggetto pubblicizzato“.
Comma 13-bis: “La rimozione del mezzo pubblicitario” è “a carico dell’autore della violazione e, in via tra loro solidale, del proprietario o possessore del suolo” .
Rischia anche chi ha commissionato la pubblicità
Comma 13-bis: “Nel caso in cui non sia possibile individuare l’autore della violazione, alla stessa sanzione amministrativa è soggetto chi utilizza gli spazi pubblicitari privi di autorizzazione”.
Quanto vale commercialmente un cartello 6×3?
Mediamente uno spazio di questo tipo viene venduto a 700€ al mese, e la tariffa, se fatto un contratto annuale, può essere intorno ai 6000€ (circa 500€ al mese). Da considerare che generalmente la denuncia da parte del Ministero dei Trasporti e a mezzo di propri organi di controllo, l’applicazione della sanzione, e la relativa istanza di rimozione, hanno tempi da bradipo, in quanto passa oltre un anno. Nel frattempo l’attività promozionale e di incasso è già consolidata ed eventuali sanzioni o tasse applicate a chi utilizza gli spazi (419€) vengono ampiamente assorbiti dagli utili dell’azione abusiva. Inoltre l’eventuale rimozione viene prontamente ripristinata con un nuovo impianto (dal costo irrisorio, considerandone la fattura) in una notte: un camioncino, una pala, un po’ di cemento a presa rapida, due pali e una cornice in ferro. Per il concessionario che incassa i diritti di affisione un cartellone 6×3 vale circa 1400€ all’anno, totalmente a carico di chi espone il proprio marchio o servizio.
Quindi, fatti due conti: partendo sa 6000€ meno 1682€ di sanzione, tolti i costi di produzione del PVC e l’installazione, rimarrebbero, puliti, 4000€ l’anno. Dopo il primo costo di installazione dell’impianto, con una ventina di postazioni (tolti oneri del tribunale, avvocati e qualche sentenza) 50mila euro sono garantiti. Un bel lavoro per un abusivo “legalizzato”!
Fatta le legge, trovato l’inganno
Come si comprende chiaramente siamo di fronte all’ennesima mancata osservanza delle leggi per effetto della difficile e reattiva applicazione delle stesse, a beneficio di chi abusivamente può approfittare della lentezza burocratica, del Comune e della Regione.
Una recente sentenza inoltre ha affermato che se “il cartello abusivo non ha sul retro gli estremi dell’ordinanza di apposizione, una volta impugnato il verbale il sanzionato può chiedere che l’amministrazione comunale provi l’esistenza a monte di tale provvedimento ottenendo, in caso negativo, l’annullamento del verbale”.
La domanda è: chi è preposto al controllo? Quali sono le azioni attuate per impedire gli illeciti nelle attività legate ai cartelloni pubblicitari? Il Comune e gli organi preposti alla vigilanza stanno svolgendo questa attività? E, in caso affermativo, possono dimostrarlo in ottemperanza alla trasparenza?
Ma per la risposta a queste domande seguite il prossimo post.
#Nota: alcune società hanno oltre 100 installazioni attualmente attive.
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