Source: http://sosconsumatori.it/vetrinagiuridica.htm
Timestamp: 2017-02-24 18:07:46+00:00
Document Index: 11756070

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 3', 'art. 81', 'art. 700', 'art. 700', 'art. 5', 'art. 515', 'art. 1510', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

"Vetrina giuridica"
Questa e' la vetrina giuridica di Sos Consumatori Telefono Blu attraverso il contributo degli uffici legali e di chi comunque nel campo vorra' collaborare. Vengono inserire con titolazione sentenze e documenti che ci vedono protagonisti o comunque utili sui nostri temi.
Qualità del prodotto alimentare - Etichettatura atta ad indurre in errore - Compiti del giudice nazionale - Fattispecie: denominazione generica di “Salame Felino” - Reg.(CEE) n. 2081/92 - Reg. n. 2796/2000. Ai fini della valutazione dell’idoneità ad indurre in errore di un’indicazione che compare su un’etichetta, il giudice nazionale deve basarsi essenzialmente sull’aspettativa presunta, in riferimento a detta indicazione, di un consumatore medio normalmente informato e ragionevolmente attento ed avveduto circa l’origine, la provenienza e la qualità del prodotto alimentare, essendo essenziale che il consumatore non sia indotto in errore e portato a considerare, erroneamente, che il prodotto abbia un’origine, una provenienza o una qualità diverse da quelle che ha realmente (v., in tal senso, sentenze 6/07/1995, causa C-470/93, Mars; nonché 13/01/2000, causa C-220/98, Estée Lauder). Pres. Lenaerts - Rel. Malenovský - Grandi Salumifici Italiani SpA c. Regione Emilia-Romagna.
Tutela dei consumatori - Contratti a distanza - Esercizio del diritto di recesso da parte del consumatore - Indennizzo per il godimento da corrispondere al venditore - C.d. indennità d’uso del bene - Competenza - Giudice nazionale - Art. 6, nn. 1, secondo periodo e 2, Dir. 97/7/CE. L’art. 6, nn. 1, secondo periodo, e 2, della direttiva (CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 20 maggio 1997, 97/7/CE, riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza, dev’essere interpretato nel senso che esso osta ad una normativa nazionale la quale preveda in modo generico che il venditore possa chiedere al consumatore un’indennità per l’uso di un bene acquistato tramite un contratto a distanza nel caso in cui quest’ultimo ha esercitato il suo diritto di recesso entro i termini. Tuttavia, questo stesso articolo non osta a che venga imposto al consumatore il pagamento di un’indennità per l’uso di tale bene nel caso in cui egli abbia fatto uso del detto bene in un modo incompatibile con i principi del diritto civile, quali la buona fede o l’arricchimento senza giusta causa, a condizione che non venga pregiudicato il fine della detta direttiva e, in particolare, l’efficacia e l’effettività del diritto di recesso, ciò che spetta al giudice nazionale determinare. L’indennità non è dovuta se il deterioramento è esclusivamente riconducibile all’esame della cosa. Pres. Jann (relatore) - Messner c. Krüger.
CORTE DI GIUSTIZIA CE, Sez. I, 03/ Settembre 2009, Sentenza C-489/07
Tutela dei consumatori - Contratti a distanza - Diritto di recesso - Clausola minima - Funzione e ratio. Il diritto di recesso, entro un termine di almeno sette giorni lavorativi senza alcuna penalità e senza specificarne il motivo, è finalizzato a tutelare il consumatore nella particolare situazione di una vendita a distanza, in cui egli «non ha in concreto la possibilità di visionare il bene o di prendere conoscenza della natura del servizio prima della conclusione del contratto». Si reputa pertanto che il diritto di recesso compensi lo svantaggio che risulta per il consumatore da un contratto a distanza, accordandogli un termine di riflessione appropriato durante il quale egli ha la possibilità di esaminare e testare il bene acquistato. Pres. Jann (relatore) - Messner c. Krüger.
CORTE DI GIUSTIZIA CE, Sez. I, 03/09/2009, Sentenza C-489/07
Clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori - Effetti giuridici di una clausola abusiva - Vincolo per il consumatore - Esclusione - Impugnazione della clausola abusiva - Necessità - Esclusione - Direttiva 93/13/CEE. L’art. 6, n. 1, della direttiva del Consiglio 5 aprile 1993, 93/13/CEE, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, dev’essere interpretato nel senso che una clausola contrattuale abusiva non vincola il consumatore e che non è necessario, in proposito, che egli abbia in precedenza impugnato utilmente siffatta clausola.
Contratti stipulati con i consumatori - Clausole abusive - Disapplicazione - Potere e obbligo del giudice nazionale di esaminare d’ufficio la natura abusiva di una clausola- Criteri di valutazione - Direttiva 93/13/CEE. Il giudice nazionale deve esaminare d’ufficio la natura abusiva di una clausola contrattuale a partire dal momento in cui dispone degli elementi di diritto e di fatto necessari a tal fine. Se esso considera abusiva una siffatta clausola, non la applica, tranne nel caso in cui il consumatore vi si opponga. Tale obbligo incombe al giudice nazionale anche in sede di verifica della propria competenza territoriale.
Contratto concluso tra un consumatore e un professionista - Clausole abusive - Giudice nazionale - Competenza - Art. 3, n. 1, Dir. 93/13. Spetta al giudice nazionale stabilire se una clausola contrattuale, come quella oggetto della controversia principale, risponda ai criteri richiesti per poter essere considerata abusiva ai sensi dell’art. 3, n. 1, della direttiva 93/13. A tal fine, il giudice nazionale deve tener conto del fatto che può essere considerata abusiva una clausola contenuta in un contratto concluso tra un consumatore e un professionista, la quale sia stata introdotta senza essere stata oggetto di negoziato individuale e sia volta ad attribuire la competenza esclusiva al tribunale della circoscrizione in cui si trova la sede del professionista.
Responsabilità per danno da prodotti difettosi - Ambito di applicazione - Danno cagionato ad una cosa destinata ad un uso professionale e utilizzata in tal senso - Regime nazionale che consente al danneggiato di richiedere il risarcimento per un tale danno fornendo solamente la prova del danno, del difetto e del nesso causale - Compatibilità - Direttiva 85/374/CEE. La direttiva del Consiglio 25 luglio 1985, 85/374/CEE, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi deve essere interpretata nel senso che essa non osta all’interpretazione di un diritto nazionale ovvero all’applicazione di una giurisprudenza interna consolidata secondo cui il danneggiato può chiedere il risarcimento del danno cagionato ad una cosa destinata ad un uso professionale e utilizzata in tal senso, qualora detto danneggiato fornisca solamente la prova del danno, del difetto del prodotto e del nesso causale tra il suddetto difetto e il danno.
CORTE DI GIUSTIZIA CE, Sez. I, 4/06/2009, Sentenza C-285/08
Coordinamento fra imprese - Scambio di informazioni tra concorrenti - Art. 81, n. 1, CE - Nozione di “pratica concordata” - Nesso causale fra la concertazione e il comportamento sul mercato delle imprese - Domanda di pronuncia pregiudiziale. Una pratica concordata ha un oggetto anticoncorrenziale ai sensi dell’art. 81, n. 1, CE qualora, in ragione del suo tenore nonché delle sue finalità, e tenuto conto del contesto economico e giuridico nel quale si inserisce, sia concretamente idonea ad impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenza nel mercato comune. Non è necessario che la concorrenza sia effettivamente impedita, ristretta o falsata, né che sussista un nesso diretto fra tale pratica concordata e i prezzi al dettaglio. Lo scambio di informazioni tra concorrenti persegue uno scopo anticoncorrenziale qualora sia idoneo ad eliminare talune incertezze in relazione al comportamento previsto dagli operatori interessati. Pertanto, una forma di coordinamento fra imprese che, senza essere spinta fino all’attuazione di un vero e proprio accordo, sostituisce consapevolmente una collaborazione pratica fra le stesse ai rischi della concorrenza (v. sentenze 16 dicembre 1975, cause riunite da 40/73 a 48/73, 50/73, da 54/73 a 56/73, 111/73, 113/73 e 114/73, Suiker Unie e a./Commissione, nonché 31 marzo 1993, cause riunite C-89/85, C-104/85, C-114/85, C-116/85, C-117/85 e da C-125/85 a C-129/85, Ahlström Osakeyhtiö e a./Commissione).
CONSUMATORIPratiche commerciali sleali delle imprese riguardo ai consumatori nel mercato interno - Mancata trasposizione entro il termine prescritto - Inadempimento di Stato (Spagna) - Direttiva 2005/29/CE. Non adottando, entro il termine prescritto, le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessari per conformarsi alla direttiva 2005/29/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'11 maggio 2005, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese riguardo ai consumatori nel mercato interno e che modifica la direttiva 84/450/CEE del Consiglio e le direttive 97/7/CE, 98/27/CE e 2002/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio ed il regolamento (CEE) N. ° 2006/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio (“direttiva sulle pratiche commerciali sleali„), il regno di Spagna è venuto meno agli obblighi che gli incombono ai sensi di questa direttiva. (Testo Uff.: En ne prenant pas, dans le délai prescrit, les dispositions législatives, réglementaires et administratives nécessaires pour se conformer à la directive 2005/29/CE du Parlement européen et du Conseil, du 11 mai 2005, relative aux pratiques commerciales déloyales des entreprises vis-à-vis des consommateurs dans le marché intérieur et modifiant la directive 84/450/CEE du Conseil et les directives 97/7/CE, 98/27/CE et 2002/65/CE du Parlement européen et du Conseil et le règlement (CE) n° 2006/2004 du Parlement européen et du Conseil («directive sur les pratiques commerciales déloyales»), le Royaume d’Espagne a manqué aux obligations qui lui incombent en vertu de cette directive. Le Royaume d’Espagne est condamné aux dépens).CORTE DI GIUSTIZIA DELLE COMUNITA' EUROPEE, Sez.VIII, 23/04/2009, causa C-321/08
TUTELA DEI CONSUMATORI - LAVORO
Legislazione su prodotti alimentari per animali ed i prodotti alimentari - Insufficienza delle forze di lavoro destinate ai servizi nominati ai controlli veterinari - Inadempimento di Stato (Grecia) - Regolamento (CEE) N. ° 882/2004. Non avendo adottato tutte le misure necessarie per rimediare all'insufficienza delle forze di lavoro destinate ai servizi nominati ai controlli veterinari in Grecia, la repubblica ellenica ha mancato agli obblighi che gli incombono ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 2, sotto c), del regolamento (CEE) N. ° 882/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativo ai controlli ufficiali effettuati per garantirsi della conformità con la legislazione sui prodotti per l'alimentazione degli animali ed i prodotti alimentari e con le disposizioni relative alla salute animale ed al benessere degli animali. (Testo Uff.: En n’ayant pas pris toutes les mesures nécessaires pour remédier à l’insuffisance des effectifs affectés aux services préposés aux contrôles vétérinaires en Grèce, la République hellénique a manqué aux obligations qui lui incombent en vertu de l’article 4, paragraphe 2, sous c), du règlement (CE) n° 882/2004 du Parlement européen et du Conseil, du 29 avril 2004, relatif aux contrôles officiels effectués pour s’assurer de la conformité avec la législation sur les aliments pour animaux et les denrées alimentaires et avec les dispositions relatives à la santé animale et au bien-être des animaux).CORTE DI GIUSTIZIA DELLE COMUNITA' EUROPEE, Sez.II, 23/04/2009, causa C 331/07
Sospensione della ADSL per un periodo di tempo - Riattivazione a seguito del ricorso d'urgenza ex art. 700 c.p.c. - Risarcimento - Richiesta del “danno patrimoniale e non patrimoniale” - Riconoscimento. La sospensione della ADSL per un periodo di tempo (superiore al limite di riattivazione previsto dalle Condizioni generali di abbonamento) ed il suo ripristino soltanto a seguito del ricorso d'urgenza ex art. 700 c.p.c. effettuato dall'attore, ha evidentemente portato l'attore stesso a dover affrontare una serie di spese (danno patrimoniale) e disagi (danno non patrimoniale), esplicitamente riconosciuti. G.d.P. Dott. Giuseppe Caforio, Avv. Longo unitamente al Dott. Lupetti.
GIUDICE DI PACE DI PISA, Sez. VII - 26/03/2009 (Ud. 24/03/2009), n. 1182DIRITTO DEL CONSUMATORE Servizio telefonico - Sospensione prolungata del servizio - Riconoscimento del “danno patrimoniale e non patrimoniale” - Sussistenza - Fattispecie. E’ legittimo il risarcimento del danno esistenziale per i disagi provocati dalla prolungata sospensione del servizio telefonico (in specie ADSL) oltre al danno non patrimoniale. Nella specie, l’attore ha dimostrato per testi (testimonianza della figlia), ma si rileva anche per fatti concludenti, che la sua attività di docente universitario è stata pesantemente penalizzata dalla lunga indisponibilità di uno strumento di comunicazione essenziale come è oggi il collegamento internet. Danno esteso alla famiglia, in particolare la figlia, che utilizzava il collegamento per ragioni di studio. (Conf. al risarcimento del danno Trib. Genova sent. 2429/06, G. di P. Bologna sent. 1859/07 ed altri).G.d.P. Dott. Giuseppe Caforio, Avv. Longo unitamente al Dott. Lupetti.
GIUDICE DI PACE DI PISA, Sez. VII - 26/03/2009 (Ud. 24/03/2009), n. 1182
CONSUMATORI - DIRITTO SANITARIO - ALIMENTI - DIRITTO PROCESSUALE PENALEVendita di prodotti alimentari invasi da parassiti - Reato di frode in commercio - Art. 515 c.p. - Art. 1510 c.c - Art. 5, lett. G L. n. 283/1962. In materia di tutela penale degli alimenti, il reato deve ritenersi consumato nel luogo di immissione al commercio della merce. Nella specie, la competenza in ordine al reato di cui alla L. 30 aprile 1962, n. 283, art. 5, lett. G si radica nel momento e nel luogo dove il prodotto venga posto in vendita al pubblico. Tale principio risulta del resto applicato anche in relazione al reato più generale di frode in commercio di cui all'art. 515 c.p., in quanto è stato ritenuto che tale reato si consuma non nel luogo in cui il venditore si libera della propria obbligazione ai sensi dell'art. 1510 c.c. con la consegna della merce al vettore o spedizioniere, ma in quello in cui avviene la materiale consegna della stesa merce all'acquirente. È infatti al momento suddetto che l'acquirente, ottenuta la disponibilità della cosa, viene a trovarsi nella possibilità di verificare la corrispondenza di essa a quella pattuita o dichiarata dal venditore (Cass. pen. sez. 1, 19/02/2003, sent. n. 8383). Fattispecie: grano tenero francese invaso da parassiti appartenenti alla classe dei coleotteri e, in particolare, alla specie "Rhizopherta Dominica" ed "Elaterio dei cereali". Pres. De Maio, Est. Marmo, Ric. Licciardi.
Piccola rassegna giurisprudenziale
Sentenza contro Telecom per inadempienza e ritardi nell'attivazione del servizio ADSL
Prima sentenza TARSU Napoli
Bond: sentenza tribunale di Brindisi
Bond: sentenza tribunale di Ravenna
Sentenza per inadempimento contratto turistico di soggiorno alberghiero; danno da vacanza rovinata Ricorso per inibitoria in via d’urgenza per i fumi emanati dalle locomotive di Trenitalia S.p.A. presso la stazione ferroviaria di Lamezia Terme centrale.
Esposto alla Commissione Europea sulla L.R. n. 4 del 11 maggio 2006 della Sardegna
Telefono Blu vince nei confronti di Alitalia
Operatori di telefonia contrattualmente obbligati
Viaggi aerei: rimborso ritardi
Commento convegno
Agevolazioni prima casa a coniugi in comunione legale dei beni, possibile anche se uno dei due non risulta residente
Danno per vaccinazione obbligatoria
Clausola di recesso, deve essere evidenziata con caratteri grafici tali da renderla immediatamente percettibile e visibile
Il Garante sanziona Mitsubishi sull'offerta promozionale Autostandar: il prezzo indicato viene praticato solo con pagamento in contanti
L'Autodisciplina condanna la campagna pubblicitaria di Ceres: è diseducativo legare l'idea del party ai fiumi di alcool
Messaggi promozionali con riferimento a concorsi a premi connessi a vendite su catalogo: l'inserimento della clausola "soddisfatti o rimborsati" non elimina l'ingannevolezza dello spot
Inquinamento acustico: il sindaco ha il potere di intimare al privato cittadino, con ordinanza contingibile e urgente, la messa in atto di misure idonee ad eliminare la fonte inquinante sonora