Source: http://boiachimollla.blogspot.com/2016/02/canone-rai-in-bolletta-e-disobbedienza.html
Timestamp: 2018-01-22 02:25:36+00:00
Document Index: 114723256

Matched Legal Cases: ['art. 21', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 20', 'art. 10', 'art. 154', 'art. 154', 'art. 153']

Boia Chi Molla il Blog.: CANONE RAI IN BOLLETTA E DISOBBEDIENZA CIVILE
m.affatigato@libero.it .
Da settimane la Rai sta ossessivamente martellando di comunicati sul canone TV inserito nella bolletta elettrica come prescritto dalla Legge di Stabilità 2016 (Legge 28/12/2015 n. 208). Grazie a questo martellamento alcuni contribuenti ideologicamente plagiati sono arrivati ad affermare: «Finalmente, adesso tutti dovranno pagare il canone TV.» Certo sarebbe giusto se …se come , accade in altri Paesi d’Europa, dove viene pagato un canone per sostenere la televisione pubblica, non ci fosse la pubblicità e gli stipendi fossero regolamentati. Purtroppo in Italia questo non succede.
Sapete quanti sono coloro che nel 2014 hanno spedito la “disdetta del canone Rai” ovvero il “suggellamento” ? Nel bilancio 2014 di Rai Spa viene inserita la cifra di 326.174.
326.174 capi famiglia . Tutti certamente avranno avuto i loro buoni motivi per richiedere il “suggellamento” e quindi non pagare il “canone Rai”. Ma io penso che principalmente sia stata una “ragione politica” come quella che il Servizio Pubblico vada sganciato dai partiti e sia messo nelle mani dei cittadini. Giusto come deliberato dal cosiddetto popolo sovrano con il referendum del 1995, nel quale fu decisa la privatizzazione della Rai.
Nel 2014, la cosiddetta legge Gasparri: Legge 3/5/2004 n. 112, all’art. 21 stabilisce come venga meno la partecipazione dello Stato nella Rai, e come questa divenga una Società per Azioni. Al comma 3 è sancito come entro quattro mesi sia avviato il procedimento di alienazione delle azioni per offerta pubblica. Al comma 4 viene detto che una parte di queste azioni è riservata a coloro che dimostrino di essere in regola da almeno un anno con il pagamento dell’abbonamento. La mia domanda è: quale privato ha mai posseduto un’azione Rai? Se c’è che alzi la mano!
La legge stabilisce che Rai Spa è assoggettata alla disciplina generale delle società per azioni (art. 20, Comma, 2, ma non solo). Il Consiglio d’Amministrazione è composto da nove membri ed è nominato dall’Assemblea, e naturalmente l’Assemblea è composta dagli azionisti (art. 20 comma 3). L’elezione degli amministratori avviene mediante voto di lista (art. 20 comma 6).
Il governo ha nominato il C.d.A. scegliendo fra persone naturalmente competenti, ma non scelte dai cittadini che sostanzialmente ne sono i proprietari. Al contrario, la maggioranza partitocratica con il beneplacito dell’opposizione ha deciso per tutti. Si veda l’articolo de “Il Sole 24 Ore” del 4/8/2015 che scrive: «la Commissione parlamentare di vigilanza ha indicato i sette (su nove) membri del Consiglio di amministrazione di viale Mazzini di sua competenza: si tratta di Carlo Freccero (proposto da M5S e Sel, con 6 voti), Arturo Diaconale (FI, 5), Franco Siddi (Pd, 5), Rita Borioni (Pd, 5), Guelfo Guelfi (Pd, 6), Paolo Messa (Ap, 4) e Giancarlo Mazzucca (FI, 4)». Dove sono i cittadini-contribuenti? Dove sono gli abbonati? Eppure essi sono formalmente i proprietari della Rai.
E proseguendo. L’art. 20, Comma 1, della predetta Legge Gasparri indica in dodici anni la concessione del servizio pubblico alla Rai, perciò dovrebbe scadere a maggio 2016. Perché dovremmo pagare il canone alla Rai Spa nella bolletta elettrica a partire da Luglio 2016? Hanno già deciso chi gestirà il servizio pubblico radio-televisivo con buona pace per le altre emittenti? Queste ultime per i nostri governanti non sono all’altezza? Niente appalti pubblici ma nomine dall’alto? Questa no è una democrazia ma una dittatura. Volevate la motivazione per la lotta contro il canone? Eccola servita su un piatto d’argento. Una televisione governativa ce l’hanno le dittature, non le democrazie.
Ecco perché tutti i cittadini possono unirsi in questa battaglia contro questi soprusi. Rimanere inerti significa condividere questo stato di cose. Significa essere complici di una ulteriore angheria contro il cittadino-contribuente. E come diceva il senatore a vita Giulio Andreotti: «A pensare male si fa peccato ma, spesso si indovina»”.
Ma c’è un partito, un movimento che voglia portare avanti questa battaglia? C’è un partito o un movimento che voglia assumersi l’onere di essere in prima fila ?
Dal bilancio Rai 2014, con il canone ha incassato la cifra di 1.590.600.000,00 euro …un miliardo cinquecento novanta milioni e seicento mila euro….difficile persino da leggere. Si consideri poi che le trasmissioni Rai sono infarcite di pubblicità, e che a questa voce sempre nel 2014 ha incassato 579.700.000,00 euro …cinquecento novantasette milioni e settecento mila euro…c’è da rimanere sbalorditi quando si sente dire che Rai è in deficit . Ma c’è da rimanere altrettanto sbalorditi dall’arroganza della partitocrazia, non solo del governo Renzi.
Si consideri poi che l’invito al pagamento e i solleciti di pagamento “l’abbonamento” alla Rai non costavano niente. Le lettere che arrivavano con il bollettino erano tutte con il sigillo “Agenzia delle Entrate”, ovvero dello Stato, e perciò già a spese dei contribuenti. Adesso tutto è cambiato per favorire circa 460 gestori dell’energia elettrica, che sicuramente non lavoreranno gratis. Questi “gestori dell’energia elettrica” guadagneranno da due parti: inoltrando la “spesa” alla Rai per il servizio reso e fatturando la spesa (più Iva) degli invii al titolare del canone. Perché ?
Ma veniamo nello specifico della legge di stabilità 2016. Qui è l’articolo 158 che più c’interessa. Vi si dice: «non è più esercitabile la facoltà di presentare la denunzia di cessazione dell’abbonamento radiotelevisivo per suggellamento, di cui all’art. 10, primo comma, del RDLgs 21/2/38 n. 246 convertito dalla legge 4/6/1938 n. 880″». In proposito questo articolo ha tolto l’unico esercizio di libertà che aveva l’utente per non subire. Rispettando norme precise, si poteva disdire. Si dovevano versare 5,16 euro, e poi fare una raccomandata AR chiedendo il suggellamento del televisore entro il 31 dicembre. La validità della disdetta partiva dal primo gennaio dell’anno successivo. Tutto semplice e facile.
Adesso tuttavia la richiesta di recessione dell’abbonamento, a mio parere, si può fare in qualsiasi momento dell’anno, perché in tutti gli articoli di legge si fa sempre menzione di canone di abbonamento. Dunque il canone TV è un abbonamento e non una tassa sul possesso o un’imposta, anche se la Corte Costituzionale parla di “prestazione tributaria”, il canone non è una tassa e neanche un’imposta, è un abbonamento.
Ma c’è dell’altro: la tassa è dovuta dal titolare dell’abbonamento Rai, di solito il capo anagrafico della famiglia. Se nella stessa famiglia non vi fosse coincidenza tra il titolare dell’abbonamento e l’intestatario della bolletta energetica la circostanza andrà segnalata all’Agenzia delle Entrate, o allo stesso esercente il servizio elettrico. Ed anche altre situazioni andranno comunicate sempre ai fini dell’esenzione dal pagamento del canone. Anzitutto il non possesso della TV per vincere la presunzione di legge che vuole tutti i titolari di bollette elettriche detentori dell’apparecchio. Il cambio di residenza. La vendita o cessione della TV. La rottamazione documentata. Il decesso del titolare. L’affitto di casa con contratto energetico intestato al proprietario-locatore. Il ricovero. L’emigrazione. L’esenzione ci sarà per gli ultra 75enni con reddito annuo non superiore a 8.000 euro; ma se nel nucleo famigliare ci sono due pensionati ultra 75enni il reddito è cumulato, e lo sgravio annullato.
Sempre commentando l’art. 154 la legge di stabilità. Nell’art. 154 è sancito che per scoprire coloro che evadono il canone-abbonamento ci sarà una sinergia d’intenti tra i gestori di gas, energia elettrica, acqua, con l’Agenzia delle Entrate, e altri soggetti pubblici o privati. Questo significa che il Governo ancora una volta calpesterà una legge: quella sulla privacy, poiché darà mandato ai negozi che vendono televisori di fornire i nominativi degli acquirenti alla Rai, oppure chiederà a Sky e Mediaset di fare i “segnalatori” dei loro utenti all’Agenzia delle Entrate.
È un ritorno agli anni 1980? Allora la Rai (via Cernaia a Torino) concedeva ai rivenditori che fornivano i nomi di coloro che acquistavano un televisore un compenso: 100 mila lire per 10 nominativi; 200 mila lire per 20 nomi; 300 mila lire per 30 nomi; 500 mila lire per 40 nomi, e per 50 nominativi un milione di lire. Non ci si deve stupire se questo metodo di denuncia è andato avanti fino al 2003 e da quel momento , in barba alla “privacy” , con la complicità del regolamento UE e delle banche per “scovare gli evasori” lo Stato si avvale del Software denominato “ Whisleblowing” .
Come scritto sopra , a Bilancio 2014 della Rai sono ben 326.174 che hanno richiesto il “suggellamento” oppure che hanno detto chiaramente di non volere né detenere un televisore. I loro nomi e indirizzi sono noti alla Rai come all’erario. Da ciò mi sorgono spontanee alcune domande che di seguito elenco:
1) Non sembra persecutorio il pretendere loro ulteriori dichiarazioni?
2) Quando hanno deciso di pagare secondo legge per il servizio di suggellamento della TV, perché lo Stato non ha provveduto?
3) Allora , se le loro richieste non hanno più valore , perché non vengono loro restituiti i soldi con i dovuti interessi?
4) In questa omissione può ravvedersi una appropriazione indebita materializzata dall’Agenzia delle Entrate ai danni di questi cittadini?
5) Se questa ipotesi venisse confermata, l’Agenzia delle Entrate non sarebbe costretto a rimborsare alcuni milioni di euro i cittadini che avevano pagato per ottenere il suggellamento?
6) Che dire poi di coloro che dopo aver richiesto l’annullamento dell’abbonamento si sono visti recapitare una lettera della stessa Agenzia nella quale si accettava la disdetta, dov’era dichiarata la chiusura dell’abbonamento?
7) Perché questi contribuenti dovrebbero tornare a perdere tempo e sborsare soldi in comunicazioni di qua e di là, se è già stato notificato che loro non ne vogliono più sapere dello pseudo servizio pubblico della Rai?”.
Poi c’è l’art. 153, Comma a, che ammonisce l’utente dall’effettuare dichiarazioni mendaci. Del resto in questo nostro paese ci sono decine di migliaia di falsi invalidi che frodano l’INPS; persone che non denunciano la morte dei congiunti per continuare a ricevere una pensione; gente che viaggia senza assicurazione; la patente sembra essere diventata un optional, vista l’ultima legge che depenalizza chi ne è sprovvisto. Ci sarà veramente qualcuno che sarà spaventato nel dichiarare il falso? È una questione penale ovviamente; ma anche quanto detto più sopra dovrebbe esserlo, eppure lo si continua a fare.
Concludendo esorto coloro che hanno dato a suo tempo la disdetta al canone TV, come coloro che hanno intenzione di non subire le illegittime imposizioni della partitocrazia, a “non sottomettersi”. Come esorto che ci sia un partito o un movimento che voglia ufficialmente opporsi prendendo in mano le redini di una rivolta contro il canone di abbonamento Rai così come determinato oggi.
Non si tratta solo di una battaglia contro una imposizione fiscale iniqua ma di una battaglia per la libertà d’informazione, e contro la dittatura di questa partitocrazia.
Per quel partito o movimento che voglia organizzare la “disobbedienza civile” già dico che sono a sua disposizione , come anche per tutti coloro che vogliano agire in proprio: m.affatigato@libero.it .