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Timestamp: 2018-04-20 18:15:22+00:00
Document Index: 27953

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 1', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6']

Il Ministero dei Trasporti accoglie le richieste dell'Unione degli Istriani
Il Ministero dei Trasporti accoglie le richieste dell'Unione degli Istriani. Nuove disposizioni saranno impartite a tutti gli uffici della Motorizzazione Civile
Nuove disposizioni saranno impartite a tutti gli uffici della Motorizzazione Civile
Dopo l'ACI, che nei giorni scorsi aveva assicurato l'Anvgd (Ass. Venezia Giulia e Dalmazia) sul problema della mancata applicazione della Legge n. 54/89, anche il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in una nota inviata all'Unione degli Istriani, che aveva sollecitato la Direzione Generale di via Caraci (Roma), assicura ora il massimo impegno nella risoluzione di quella inaccettabile ed odiosa situazione che, contrariamente alla norma, identifica gli esuli istriani, fiumani e dalmati quali cittadini nati in Croazia, Jugoslavia o addirittura in Serbia-Montenegro.
La scorsa estate l'Unione degli Istriani, dopo centinaia di segnalazioni giunte presso la sede di via Silvio Pellico, aveva incontrato a Roma alcuni funzionari per cercare di rimediare al problema e già allora era apparsa chiara la necessità di rimediare urgentemente al problema, che aveva sollevato un gran polverone negli ambienti della diaspora.
Dopo l'esito di una consulenza legale, l'Unione degli Istriani aveva consigliato gli esuli di rifiutare il documento con le indicazioni errate, facendo intervenire il funzionario di turno per la stesura di un verbale, attraverso il quale poi pretendere l'emissione di un nuovo documento con i dati corretti.
Come promesso dal Ministero competente già nello scorso luglio, dunque, ora la situazione dovrebbe normalizzarsi definitivamente già nelle prossime settimane, mentre rimane ancora in piedi il monitoraggio delle organizzazioni degli esuli che si sono rese disponibili a segnalare immediatamente eventuali casi.
Massimiliano Lacota, presidente dell'Unione degli Istriani, rimane però ancora molto scettico sulla annunciata normalizzazione: "Alla luce delle esperienze passate mi riservo di verificare attentamente quanto avverrà nelle prossime settimane" ha spiegato "e non mi faccio sinceramente troppe illusioni su una rapida e capillare informazione a tutti i dipartimenti interessati".
"Quello che è importante" conclude Lacota "è che vengano segnalati presso l'Unione degli Istriani e presso l'Anvgd tutti i casi che dovessero verificarsi, poiché ora è essenziale intervenire tempestivamente presso le istituzioni competenti, dimostrando l'eventuale inefficacia degli Uffici preposti "
Interrogazione dell'on. Roberto Menia
Interrogazione dell'on. Roberto Menia ai Ministri dell'interno e degli affari esteri
Interrogazione a risposta scritta 4-16852
MENIA. - Al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
la legge 15 febbraio 1989, n. 54, prescrive che i documenti di cittadini nati in territori ex italiani abbiano il diritto di veder riportato sui documenti l'indicazione del solo comune di nascita in italiano senza nessun altra specificazione;
a parte le ripetute violazioni della stessa legge in conseguenza dell'ignoranza di pubblici funzionari, viene sempre più spesso segnalato all'interrogante il caso di cittadini italiani nati in quei territori dopo la cessione degli stessi ad altro stato, ai quali viene negato, nonostante la loro espressa richiesta, di avere sul documento la scrittura del luogo di nascita in italiano ai sensi della citata legge, in forza di un'interpretazione che escluderebbe questi ultimi dall'applicazione della stessa;
a rigore, se dovesse essere corretta questa interpretazione, ai nati prima del 1991 nei territori ceduti alla Jugoslavia si dovrebbe scrivere YU e non CRO o SLO come attualmente accade; andrebbe inoltre comunque specificato che per i territori della zona B del Territorio Libero Trieste la sovranità italiana persiste fino al trattato di Osimo del 10 novembre 1975;
sembrerebbe comunque opportuno assecondare le richieste di chi, per sentimento e identità, chiede di trovare sui documenti la denominazione italiana del proprio comune di nascita -:
se si voglia chiarire quale sia la corretta interpretazione della legge, tenendo conto che la stessa non discrimina assolutamente tra nati «prima» e «dopo» il passaggio di sovranità. (4-16852)
La mozione de’Vidovich era stata affiancata da altra mozione a firma di Lucio Toth e alla quale mancava il rifiuto di negare il gonfalone di Zara qualora la motivazione non fosse stata cambiata.
Il Consiglio Comunale non ha votato nessuno dei due documenti “per mancanza di tempo”.
Per completezza di informazione proponiamo il testo della motivazione le cui scandalose manipolazioni storiche non meritano commenti.
Agli amici del Libero Comune di Zara in Esilio la Lega Nazionale augura di sapersi opporre con tutta l’energia di cui sono capaci (e non è poca) a questo scandalo che si vuole perpetrare a loro danno :
DALMATI ITALIANI NEL MONDO
LIBERO COMUNE DI ZARA IN ESILIO
Il Consiglio Comunale del Libero Comune di Zara in Esilio riunito a Parma il giorno 11 ottobre 2003
- esprime viva gratitudine al Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi per aver concesso “motu proprio” in data 21.09.2001 la Medaglia D’Oro al Valore Militare al Gonfalone dell’ultima Amministrazione italiana della città di Zara;
- deve però, nel contempo, prendere dolorosamente atto che è stato modificato il secondo comma della motivazione per cui risulta stravolta la storia della Città ed inclusi alcuni episodi storicamente falsi che hanno indotto, quindi, in errore la più alta e nobile Carica dello Stato;
- rivolge, con il rispetto dovuto al Capo dello Stato e con la gratitudine che i Dalmati hanno verso la persona di Carlo Azeglio Ciampi per le sue buone intenzioni purtroppo in parte frustrate, rispettosa istanza affinché sia eliminato o sostanzialmente modificato il secondo comma della motivazione;
- rileva che tutti i tentativi, coperti da doveroso riserbo, posti in atto nell’arco di due anni per ristabilire la verità sono stati vanificati da un impetrabile muro di gomma burocratico che ha impedito di far arrivare la nostra voce fino al Presidente della Repubblica;
- dà mandato al Sindaco di Zara in Esilio e alla Giunta comunale di presentare pubblica e formale richiesta per ristabilire la verità storica;
- delibera, qualora questo tentativo non andasse a buon fine, di negare il consenso ad appuntare la tanto attesa M.O.V.M. sul nostro storico Gonfalone, conservato presso la sede centrale di Roma del Gruppo Medaglie d’Oro al Valore Militare ma sempre e solo di proprietà di questo Libero Comune.
Mozione presentata dal cons. Renzo de’Vidovich ed altri consiglieri comunali nella seduta del Consiglio Comunale del 11 ottobre 2003
Durante la seduta, è stata presentata dal consigliere comunale Lucio Toth un’altra mozione, analoga nel contenuto ma che omette la parte finale.
Le due mozioni non sono state messe ai voti per mancanza di tempo in quanto la sala era stata messa a disposizione dal Comune di Parma solo fino alle ore 18.
Medaglia d’Oro al Valor Militare concessa dalla Repubblica Italiana
Data del conferimento : 21 settembre 2001
“Zara, città italiana per lingua, cultura e storia, ha dato alla patria nell’ultimo conflitto, tra morti e dispersi militari e civili, un decimo della sua popolazione. 7 Medaglie d’Oro, 22 Medaglie d’Argento e molte altre medaglie al valor militare stanno a testimoniare la valorosa determinazione del suo popolo nei momenti supremi.
Dal settembre 1943 in avanti la città ha continuato a battersi per mantenere la sua identità. I fanti, bersaglieri, alpini, marinai e avieri, tra cui molti zaratini del neo costituito battaglione partigiano italiano Mameli furono i primi ad affrontare l’invasore tedesco. Le molte decine di caduti in combattimento e le centinaia di italiani vittime di esecuzioni sommarie o morti nei lager, annegati, sono stati il prezzo della resistenza.
Sottoposta a violenti bombardamenti aerei a tappeto, distrutto più di ogni altro capoluogo di provincia del nostro Paese, per l’eroica lotta Zara ha aggiunto alla sua storia altre pagine di grande coraggio. Al fine della guerra Zara desistette solo quando ogni ulteriore resistenza era materialmente impossibile. Le vestigia veneto-romane e le rovine dell’ultimo combattuto periodo restano a memoria della presenza della nostra gente. Il Gonfalone del Comune di Zara, fortunosamente riportato in Patria, testimonia un glorioso passato e quanto sia, comunque, rimasto forte nella gente di Zara l’amore per la Patria comune e la fiducia nei valori che uniscono tutti gli italiani. Fulgido esempio di attaccamento alla Patria e delle più elevate virtù militari, Zara: giugno 1940 – aprile 1945”.
Interrogazione dell'on. Roberto Damiani
Interrogazione dell'on. Roberto Damiani al Ministro dell'Interno, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
DAMIANI. Al Ministro dell'Interno, al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
- in base all'articolo 1 della Legge n. 54 del 15 febbraio 1989 "tutte le amministrazioni dello Stato, del parastato, degli enti locali e qualsiasi ufficio o ente, nel rilasciare attestazioni, dichiarazioni, documenti in genere ai cittadini italiani nati in comuni già sotto la sovranità italiana ed oggi compresi nei territori ceduti ad altri Stati, ai sensi del trattato di pace con le potenze alleate ed associate, quando deve essere indicato il luogo di nascita dell' interessato, hanno l' obbligo di riportare unicamente il nome italiano del comune, senza alcun riferimento allo Stato cui attualmente appartiene";
- in base all'articolo 2 della stessa Legge "le amministrazioni, gli enti, gli uffici di cui all'articolo 1 sono obbligati, su richiesta anche orale del cittadino stesso, ad adeguare il documento alle norme della presente legge";
- alla sede di Trieste dell' Unione degli Istriani sono arrivate infatti in pochi giorni oltre un centinaio di segnalazioni, provenienti da tutta Italia, con note di protesta per la mancata applicazione della Legge sopra richiamata;
- il presidente dell' Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota ha infatti reso noto che la dicitura che nelle ultime settimane gli esuli istriani trovano impressa sulla propria Carta di circolazione, nel caso di duplicazione della stessa o semplicemente all' atto dell' acquisto di un veicolo nuovo, e', ad esempio, ''nato a Parenzo, Serbia-Montenegro'' oppure ''nato a Pola, Serbia-Montenegro'';
- dalle verifiche presso la Direzione generale della Motorizzazione civile è emerso che gli uffici del Pubblico Registro Automobilistico presso le varie agenzie ACI sparse su tutto il territorio nazionale, non dispongono di una precisa circolare per l'inserimento dei dati corretti, conformemente alle legge;
- anche il programma dei terminali, incluso il 'cervellone' (CED) di Roma non è aggiornato e quindi non è possibile ottenere l' adeguamento alla legge neppure mediante l' inserimento manuale dei dati;
- l'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha preso contatti con le Prefetture italiane affinché si facessero garanti dell'applicazione della Legge 54 del 15 febbraio 1989:
- la stessa Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha sensibilizzato il Prefetto di Roma Serra, competente per territorio alla sede centrale della Motorizzazione, il quale ha provveduto a emanare la circolare 11675/gab del 22 febbraio diretta a tutti gli uffici pubblici della capitale;
- il prefetto di Verona Giovannucci è intervenuto in data 19 marzo sulla locale Motorizzazione Civile;
- a seguito di ulteriori segnalazioni relative ai disguidi presso la Motorizzazione, riportate sul periodico "Difesa Adriatica" del 6 luglio 2005, il viceprefetto di Roma Riccio in data 20 luglio è nuovamente intervenuto in merito, sollecitando le strutture pubbliche interessate alla diligente applicazione della Legge;
- l'Unione degli Istriani ha reso noto di essere intervenuta anche in relazione a un simile fenomeno verificatosi con le tesserine del Codice fiscale, dove, analogamente a quanto avviene con le carte di circolazione, accanto al nome italiano correttamente riportato del Comune di nascita, compare la scritta ''Jugoslavia'';
- in presenza del verificarsi di casi quali sopra riportati, il presidente dell' Unione degli Istriani, Massimiliano Lacota, ha invitato gli esuli a rifiutare i documenti con l'indicazione dello Stato di nascita errato e a richiedere l'intervento un pubblico ufficiale per la stesura di un verbale;
- il permanere di un simile stato di mancata applicazione della Legge rappresenta, oltre che un oggettivo vulnus della legislazione dello Stato, anche una lesione della dignità degli esuli, un segno di scarsa considerazione delle ragioni che portarono all'esodo e delle sofferenze che molto spesso ne seguirono;
- se il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti intenda svolgere un'accurata indagine volta ad appurare le cause di tale inaccettabile situazione;
- se, ove eventualmente chiarito che il problema risiede nei programmi dei terminali della Motorizzazione civile e del Pubblico Registro Automobilistico, gestito dall'ACI, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti reputi di intervenire urgentemente per porre termine al malfunzionamento della strumentazione elettronica che gestisce il rilascio di patenti e carte di circolazione, e con esso all'illecito di cui sono oggetto gli esuli;
- se i Ministro dell'Interno intenda parimenti attivarsi per risolvere il fenomeno che analogamente si verifica con le tesserine del Codice fiscale;
E' scomparsa Alida Valli, italiana nata a Pola
"Sono nata e morirò italiana"
Il Piccolo 23/04/06
Alida Valli, il sorriso che incantò l'Italia
CINEMA Oltre cinquant’anni di straordinaria carriera, da «Senso» di Visconti a «Berlinguer ti voglio bene» con Benigni
Si è spenta ieri a Roma l’attrice che era nata a Pola ottantacinque anni fa
ROMA Alida Valli è morta ieri mattina a Roma. Nome d'arte di Alida Maria Altenburger, l'attrice nata a Pola nel 1921 aveva esordito sullo schermo nel 1936 con il film «I due sergenti». I funerali avranno luogo domani alle 10 in Campidoglio per volontà del sindaco di Roma Walter Veltroni. Seguirà, alle 15, una commemorazione dell'attrice alla presenza di alte cariche dello Stato.
Verso la metà degli anni ’60 mi capitò di svolgere un’inchiesta sulle «Dive del Ventennio». Cosa ricordavano, cosa facevano le attrici che negli anni ’30 e in tempo di guerra avevano goduto di grande popolarità? Come avevano cavalcato i nuovi tempi? Quali si erano adattate, quali invece ne avevano sofferto, alcune fino a sparire dalla circolazione? Le intervistai tutte, con tre eccezioni: Marina Berti, che non volle essere intruppata nel gruppo; Caterina Boratto, perchè la sua vera carriera era iniziata proprio alla vigilia della mia inchiesta, grazie a Fellini che l’avev arilanciata in «Otto e mezzo»; Alida Valli per mia decisione, poichè la sua popolarità nel dopoguerra non aveva subito flessioni, semmai aveva esteso i confini grazie a «Senso» e a «Il grido», nonchè a «Il terzo uomo» e ai film americani girati quand’era sotto contratto da Selznick.
Oltretutto Alida non amava rilasciare interviste. A partire dagli anni ’60 aveva smesso totalmente di darle, sebbene la sua filmografia continuasse ad arricchirsi di nuovi film importanti, con ritmo sempre più accelerato, poichè, giunta alla soglia dei quarant’anni, non disdegnava di apparire nei cameo, purchè fossero incisivi. Insomma non aveva, come tante sue colleghe, l’ossessione di rimanere giovane per l’eternità. Non a caso l’unico consistente libro che sia stato scritto su di lei è «Il romanzo di Alida Valli» (Garzanti, 1995) che Lorenzo Pellizzari e Claudio M. Valentinetti hanno scritto basandosi essenzialmente sulle testimonianze altrui. Non a caso, nei tre volumi di «Cinecittà anni Trenta», opera postuma di Francesco Savio (Bulzoni, 1979, nella collana allora diretta da Tullio Kezich), sulle
116 interviste ai protagonisti del cosiddetto secondo cinema italiano (1930-’43), manca quella di Alida Valli. Non a caso nei tre volumi di «L’avventurosa storia del cinema italiano» raccontata dai suoi protagonisti, curata da Franca Faldini e Goffredo Fofi per Feltrinelli, le testimonianze di Alida sono soltanto cinque e si fermano per l’appunto a quella rilasciata in occasione dell’uscita de «Il grido», mentre di parla molto di lei nelle testimonianze altrui.
Di fronte a un panorama così lacunoso, così in contrasto con la popolarità dell’attrice, si potrebbe concludere che Alida fosse una donna ombrosa, che amaca circondarsi di mistero, una sorta di Greta Garbo all’italiana. Invece, vi posso garantire, che era l’esatto contrario: una creatura quanto mai comunicativa, sebbene la sua vita fosse stata costellata da tanti episodi tutt’altro che lieti. Così mi è apparsa le volte, non tante, ma tutte degne di ricordo, che ho avuto l’occasione di passare qualche ora con lei, magari per incontrare altre persone: Franciolini e Zavattini nel 1953, all’epoca del film a episodi «Siamo donne»; Guglielmo Biraghi, critico del «Messaggero» e autore teatrale, e Giancarlo Zagni, regista e compagno dell’attrice negli anni ’60, alla vigilia dell’andata in scena del dramma «Il sole e la luna», che li vedeva tutti e tre impegnati.
La più bella descrizione «privata» della Valli, per così dire «in natura», l’ha forse data alberto Lattuada, ricordanod i tempi di quand’era l’aiuto di Mario Soldati sul set di «Piccolo mondo antico» (parliamo del 1941): «Una ragazza stupenda, di una bellezza incredibile; una ragazza allegra, piena di vita, piena di tutto quello che si può immaginare di più simpatico... In quel momento era fantastica, indipendente, anche nelle sue storie sentimentali. Si sentiva la sua libertà, la sua indipendenza, qualcosa che le veniva più dalla cultura austro-ungarica che da quella italiana... Una donna molto, molto simpatica, e molto compagnona: tavolate, cantante, vino.
C’era allora di moda un gioco, che si chiamava ”il capitano Papp”, per cui chi sbagliava doveva bere. Lei vinceva sempre, e faceva cadere tutti ciucchi. Dominava brillantemente la situazione, sempre». Quella di lei attrice, l’ha data la Valli stessa nella sua ultima confidenza, rilasciato al tempo del «Grido»: «Io faccio i film per due ragioni: perchè mi piace la parte e perchè credo al regista che mi dirigerà. Per il resto, più che precostituirmi un arco drammatico del personaggio, cerco di capire il più profondamente possibile l’ambiente dove la storia si svolge per essere in condizione di meglio accettare i suggerimenti del regista. Così feci anche in questo caso. Credo molto a questa preparazione che vorrei chiamare di fondo, per raggiungere qualche risultato apprezzabile, specie in un film che - per dirla con una frase cara ad Antonioni - era ”una storia ambientata” e basta...».
Rividi per l’ultima volta Alida pochi anni fa a Venezia, quando la Mostra le diede il Leone d’oro alla carriera. Alla fine della cerimonia, mi accostai a lei per congratularmi. Lei volle presentarmi a un gruppo di suoi amici, dicendo, col suo indimenticabile sorriso: «Se ciama Cosulich, el xé dei nostri». Era la prima volta che la sentii parlare in dialetto. Rimasi sorpreso, dimenticando di avere davanti a me Alida Maria Laura baronessa von Altenburger, da Pola.
Era nata baronessa. Gli ultimi anni di carriera li ha dedicati al teatro.
«Recitare mi piace. Parlo, ma non sono io che parlo, pronuncio parole che non sono mie...»
Quell’ultimo ritorno nella sua Istria nel 1972 ma «senza passar da Pola:troppa tristezza...»
TRIESTE Quando Alida Valli annunciò il suo arrivo a Monfalcone, dieci anni fa, protagonista di una commedia di Pirandello, il piccolo teatro comunale vide lunghe code al botteghino. Tutto, assolutamente tutto, esaurito. Ma la sera, un attimo prima che il sipario si aprisse, una voce spiegò che un problema di salute costringeva la signora Valli al riposo. I suoi occhi verdeazzurri non avrebbero brillato a Monfalcone. Impossibile, in quei giorni, raggiungerla. Né al telefono né con i mazzi di fiori né con i bigliettini.
«La più grande interpretazione della Valli è la fuga...» aveva scritto qualche anno prima un critico. Schiva, riservata, Alida Valli fuggiva. Non era la paura di non essere all’altezza del suo grande passato. Voleva invece proteggersi da quel passato, continuare a essere se stessa nel presente, invecchiare, lavorare e mostrarsi ancora bella.
E quando finalmente il telefono, i mazzi di fiori, i bigliettini, sortirono l’effetto, quegli occhi verdeazzurri brillarono in un camerino di teatro, come avevano fatto cinquant’anni prima. «Io non amo fuggire, è stato davvero un male agli occhi che mi ha fatto mancare l’appuntamento a Monfalcone. Questi famosi occhi, che adesso mi danno il tormento. Lo sa che cos’è un emorragia retinica? Pensi a cosa hanno scritto su questi occhi, e a come sono malridotti, oggi».
Gli anni più recenti della propria carriera Alida Valli li aveva dedicati anche al teatro. «Recitare mi piace, proprio perché sono una persona schiva.
Parlo, ma non sono io che parlo, pronuncio parole che non sono mie».
Aldo Trionfo, Sandro Sequi, Giancarlo Cobelli, Cherif erano i registi con i quali le piaceva lavorare negli ultimi decenni. Prima era stata la musa di un giovane Patrice Chéreau, per il quale aveva interpretato Lulu, lo spirito della terra. E aveva anche recitato diretta dal triestino Tolusso. E da Antonio Calenda: nel «Dio Kurt» di Moravia, al fianco di Gigi, allora Luigi, Proietti.
«Era una persona al di fuori di ogni realtà» ricorda Calenda, attuale direttore del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. «Il mondo reale, Alida lo sublimava. E per noi tutti, allora molto giovani, fu un punto di riferimento. In una stagione di rivendicazioni, di affermazioni, di rivelazioni, fu per noi un angelo tutelare. Ne ho un ricordo dolcissimo, molto lirico, per niente tempestoso».
«Questi occhi oggi non vedono niente – spiegava ancora l’attrice, in camerino - e allora io mi affido completamente ai registi. Attraverso loro imparo a conoscere e ad amare i personaggi, man mano che li sto provando. Il teatro è bello proprio per questo, per il periodo delle prove. È là che scopro tutto, finché arriva il momento del debutto. In quel momento, uno fa quello che crede di aver imparato, si butta, come si sei buttasse a mare, da un trampolino. Si va a nuotare insomma».
Nuotare. Il mare Alida Valli l’ha sempre amato. E per lei, Maria Alida Altenburger, nata baronessa, nata a Pola, il mare era il mare Adriatico. «In Istria ci sono tornata per l’ultima volta nel 1972, e non sono andata a Pola, mi avrebbe fatto tristezza. I bagni. Sì, fare i bagni mi è sempre piaciuto. Ma la città me la ricordo appena, l’ho lasciata che avevo sei anni. È definitivamente lontana perché... perché mi ricorda mio padre. Il ricordo di mio padre è legato a Pola più che a Como, dove ha vissuto la maggior parte della sua vita, e dove è morto ancora giovane. A Pola insegnava al ginnasio, però faceva anche il critico teatrale, e mi portava all’opera, prima a Pola, poi a Verona. Mi ci sono anche persa, un’estate».
Una di quelle estati da mille lire al mese, da assenze ingiustificate, da telefoni bianchi. Una di quelle estati che l’Italia cantava «Ma l’amore no, l’amore mio non può...» e sognava di fidanzarsi con la «fidanzata d’Italia».
Quelle estati e quel tempo che il poeta triestino Claudio Grisancich ha raccontato in un lavoro teatrale che non parla di lei, ma che a lei, sentimentalmente, è dedicato: «Alida Valli che nel ’40 iera putela».
401 – Agenzia Ansa 23/04/06 Alida Valli : : Il cordoglio degli Esuli Venezia-Giulia-Dalmazia
Alida Valli : Il cordoglio degli Esuli Venezia-Giulia-Dalmazia
- ROMA, 23 apr - ''In una intervista di una decina di l'ultimo messaggio di Alida Valli: 'sono nata e moriro' italiana.
Scrivetelo sulla mia tomba'''. Ricordando queste parole,' il presidente dell'associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Lucio Toth, esprimeil cordoglio per la scomparsa di Alida Valli degli esuli istriani,fiumani e dalmati, i quali ''si inchinano alla sua memoria e si uniscono a quanti l'hanno amata e ammirata''. ''Nata e vissuta a Pola nella giovinezza - ricorda ancora Toth - Alida, come tutti noi, viveva nel ricordo e nell'amore della terra natale, distaccata dallo stato italiano nel 1947, ma non dal cuore degli italiani.Era vicina alle nostre associazioni di esuli e ci onorava spesso della sua presenza. Alla sua famiglia e alla citta' di Roma, che l'aveva accolta come cittadina, vanno i sentimenti di un dolore comune''.
Finanziaria 2008: Lacota (Unione degli Istriani) : sulle pensioni il governo italiano truffa ancora gli esuli istriani - Proposta di legge di Menia
L'Unione degli Istriani si scaglia pesantemente sul Governo italiano, dopo che nel Disegno di Legge relativo alla Finanziaria 2008, disattendendo completamente la giurisprudenza della Corte di Cassazione e le numerose sentenze dei Giudici del Lavoro avevano dato ragione agli esuli - e più in generale alla categoria dei beneficiari - stabilendo che la maggiorazione prevista (Lire 30.000 mensili, pari ad Euro 15,49) doveva essere erogata - anno dopo anno, a far data dal 1985 - nella misura risultante dalla perequazione automatica.
"È una truffa che nemmeno nei paesi latinoamericani più corrotti è stata mai pensata, e questa è l'ennesima dimostrazione del micidiale e forsennato disegno dell'Italia che vuole annientare gli esuli, dopo averli già ripudiati da parecchi decenni". È quanto dichiarato da Massimiliano Lacota, presidente dell'Unione degli Istriani, l'unica associazione degli esuli che nei mesi scorsi aveva promosso quasi 500 cause contro l'INPS, nel corso della conferenza svolta sabato scorso nella sede dell'Unione degli Istriani cui ha partecipato anche il legale dell'Associazione, l'avvocato Mauro Valcareggi.
"Dopo più di mille cause vinte su tutto il territorio nazionale" incalza ancora Lacota "e dopo le effimere assicurazioni degli esponenti politici al cosiddetto tavolo di concertazione esuli-governo italiano, alle quali non abbiamo mai creduto, ora si ha la spudoratezza di varare un provvedimento che non solo annullerebbe le sentenze imponendo agli aventi diritto la restituzione delle somme perequate giustamente percepite, ma costringerebbe gli stessi a farsi carico delle spese legali sostenute dall'INPS: e tutto questo dopo anni dalle determinazioni legali".
L'Unione degli Istriani, che nei giorni scorsi aveva chiesto lumi al Governo su questa faccenda, aveva avuto come risposta solo quella che la Presidenza dell'associazione ha definito una "balbettante assicurazione" secondo la quale si sarebbe fatto il possibile almeno per garantire chi in questi anni aveva ottenuto giustizia, e ora si dice "pronta a denunciare l'Italia in Europa".
"Nel paese delle meraviglie, qual è quello in cui viviamo, abbiamo tutti imparato che non ci si deve meravigliare di nulla" continua Lacota "ma questa volta si è toccato davvero il fondo. I nostri legali hanno già stabilito che un simile provvedimento aprirebbe la strada spianata verso una denuncia in Europa che punirebbe l'Italia per violazione del art. 3 della sua Costituzione, e proprio perché lesivo del principio di uguaglianza fra i cittadini, se approvato, diverrebbe automaticamente anticostituzionale".
"E pensare che associazioni come l'Anvgd e suoi storici esponenti come Codarin e Toth avevano persino ringraziato il Governo per l'attenzione che stava dimostrando nei confronti degli esuli con l'apertura del tavolo di concertazione, che dopo mesi non ha portato, come previsto, a nessun risultato".
La questione è al centro anche di una proposta di legge (Modifica all'articolo 6 della legge 15 aprile 1985, n. 140, in materia di trattamento pensionistico preferenziale in favore di ex combattenti e assimilati) presentata nel maggio del 2006 da Roberto Menia (An) che, presentandola ai colleghi, li informava del fatto che la legge in questione, all'articolo 6, riconosce il diritto ad un trattamento preferenziale in materia pensionistica a favore dei soggetti appartenenti alle categorie di cui alla Legge 24 maggio 1970 n. 336 (ex combattenti ed assimilati).
"Il beneficio - spiegava Menia - consiste in una maggiorazione reversibile pari a lire 30.000 mensili (oggi 15,49 Euro), con l'aggiunta della perequazione automatica. La maggiorazione compete previa domanda degli interessati. L'istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) ha interpretato il combinato disposto dell'art. 1 e dell'art. 3 della citata legge n. 140 del 1985 nel senso che il beneficio compete nella misura iniziale di lire 30.000 (oggi 15,49 euro) a decorrere dalla data di presentazione della domanda, e quindi, nella generalità dei casi, di pensionamento. Con tale interpretazione - denunciava il deputato - si vengono a determinare trattamenti differenziati a favore degli aventi causa, che non erano stati voluti dal legislatore nel momento in cui aveva emanato un provvedimento di valenza morale e simbolica, per sua natura prevalente su quella economica".
Secondo Menia, invece, "l'interpretazione autentica deve ritenersi quella secondo cui la maggiorazione si applica dal momento della domanda nella misura già rivalutata secondo le tabelle ISTAT, evitando di conglobare la maggiorazione stessa nella pensione base, che si adegua "ex nunc", mentre il beneficio previsto dalla citata legge n. 140 del 1985 si adegua "ex-tunc" : in tale senso sono già state prodotte in primo e secondo grado pronunzie giudiziarie che hanno visto soccombente la tesi dell'INPS, mentre la sentenza n. 14285/2005 della Corte di Cassazione afferma che "ogni anno la maggiorazione deve essere, anche per i soggetti pensionistici dopo il 1985, dello stesso importo applicabile ai pensionati che ne hanno fruito fin dall'anno della sua istituzione".
"La tesi dell'istituto, che non è suffragata dalla lettera né dallo spirito della Legge, non trova fondamento neppure sul piano sostanziale delle esigenze di gestione, stanti le garanzie fornite in materia di copertura del combinato disposto degli articoli 5 e 6 della medesima legge n. 140 del 1985. Tutto ciò premesso - scriveva Menia - si ritiene congruo, in analogia a quanto già statuito con la Legge 16 marzo 1987 n. 114, che ha modificato l'art. 6 della citata legge n. 140 del 1985, prevedendo dichiarazioni sostitutive, modificare l'art. 6 della legge 140 del 1985, per garantire una applicazione univoca, conforme alla volontà del legislatore, e idonea, in definitiva, ad assicurare a tutti gli aventi causa un trattamento di necessaria uguaglianza, il cui potere di acquisto non venga progressivamente eroso dall'inflazione, a danno precipuo dei pensionati con minore anzianità di quiescenza".
Questa la proposta di legge di Menia.
"ART. 1 1. Il comma 3 dell'articolo 6 della legge 15 aprile 1985, n. 140, è sostituito dal seguente: "3. La maggiorazione di cui ai commi 1 e 2 è riconosciuta nella misura iniziale di 15,49 euro, previa rivalutazione automatica effettuata sulla base dell'indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, e conseguente riliquidazione a favore degli aventi causa, con decorrenza dalla data di presentazione delle rispettive domande, in base alla tabella A allegata alla presente legge".
2. Alla legge 15 aprile 1985, n. 140, è aggiunta la tabella A di cui all'allegato annesso alla presente legge.
"TABELLA A Maggiorazione in favore degli ex combattenti ed assimilati, di cui all'articolo 6, a seguito dell'applicazione della perequazione automatica Decorrenza Lire/Euro Importo della maggiorazione: Gennaio 1985 Lire 15.000; Febbraio 1985; 15.330; Maggio 1985, 18.805; Agosto 1985, 16.089; Novembre 1985, 16.249, Gennaio 1986, 16.313; Maggio 1986, 16.688; Novembre 1986, 17.171; Gennaio 1987, 32.239; Maggio 1987, 33.077; Novembre 1987, 33.937; Maggio 1988, 34.819; Novembre 1988, 35.724; Gennaio 1989, 36.688; Maggio 1989, 38.082; Novembre 1989, 39.300; Maggio 1990, 40.754; Novembre 1990, 42.139; Maggio 1991, 43.950; Novembre 1991, 45.488; Gennaio 1992, 45.669; Maggio 1992, 46.856; Giugno 1993, 47.699; Dicembre 1993, 48.509; Gennaio 1994, 48.848; Novembre 1994, 50.801; Gennaio 1996, 53.544; Gennaio 1997, 55.632; Gennaio 1998, 56.577; Gennaio 1999, 57.595; Gennaio 2000, 58.517; Gennaio 2001, 60.038; Gennaio 2002, euro 31,86; Gennaio 2003, euro 32,82".
AISE 15/10/2007
(http://www.aise.it/)
Italia al Columbus day rappresentata da una istriana che nega le foibe
di Fausto Biloslavo -
mercoledì 10 ottobre 2007 «Grand Marshal italiana o croata?» è il provocatorio titolo apparso su un lungo articolo pubblicato da America Oggi, il più rappresentativo giornale della nostra comunità negli Stati Uniti. La Grand Marshal non è una nuova nomina al Pentagono, ma la celebrità di spiccate origini italiane che apre ogni anno la famosa parata di New York in occasione del Columbus day. In passato la reginetta è stata Sofia Loren, oppure l'onore di rappresentare gli italiani d'America è ricaduto su Luciano Pavarotti. Lunedì scorso sulla Quinta Avenue la parata è stata aperta da Lidia Bastianich Matticchio, una famosa ristoratrice negli Stati Uniti, che oggi esalta le sue origini italiane.
Dino Veggian, un esule istriano, che ha pubblicato il lungo articolo sul personaggio, ha invece raccontato un'altra storia: quando Lidia, nata Motika nel 1946 a Pola, propendeva per le sue origini croate, parteggiava per il nazionalismo e minimizzava la presenza italiana in Istria. La Grand Marshal delle polemiche si è fatta fotografare alla vigilia della parata in un scintillante vestito rosso, spalla a spalla con il ministro della Giustizia Clemente Mastella.
L'Arena di Pola, uno dei giornali degli esuli istriani costretti a lasciare le loro terre dalla violenza dei partigiani di Tito, pubblicherà l'articolo critico sulla Grand Marshal nell'edizione di fine ottobre. «Questa gente si ricorda di essere italiana solo quando conviene. Lo fa anche la comunità dei rimasti oltre confine (gli italiani in Slovenia e Croazia, nda). La storia non cambia purtroppo», è la stilettata dell'ex generale Silvio Mazzaroli, sindaco del libero comune di Pola in esilio, dove è nata la Bastianich. La signora, oggi, è una star della cucina italiana negli Usa con un programma gastronomico in tv seguito da 4 milioni di telespettatori. L'impero culinario di Lidia Bastianich comprende anche un'azienda vinicola in Friuli-Venezia Giulia, libri di ricette e turismo gastronomico con un migliaio di dipendenti.
Nell'articolo pruriginoso pubblicato da America Oggi si legge, però, che «prima di dedicarsi ai tour enogastronomici in Italia, la sua agenzia di viaggi era impegnata nel turismo di "ritorno alle radici" della componente etnica croata dell'Istria». La Bastianich frequentava l'Istria Sports Club del Queens, quartiere dove è concentrata la comunità istro croata di New York. «Ai tempi del presidente Franjo Tudjman era stata allestita una mostra di quadri con vedute delle piazze principali di cittadine e villaggi istriani. La mostra era stata un pugno nello stomaco per la comunità newyorkese degli esuli italiani dell'Istria, i quali infatti protestarono per quell'iniziativa considerata un insulto», scrive Veggian su America Oggi. Nella sede del contestato club la Bastianich rilasciò, assieme ad alcuni adulatori, un'intervista al New York Times in cui ne disse di tutti i colori. «Tito aveva permesso a centinaia di migliaia di istriani di ritornare in Italia come profughi», aveva sostenuto la Lidia in versione croata, come se fosse stata una passeggiata non costellata da foibe e negando praticamente che la popolazione italiana era autoctona. La Bastianich spiega al giornalista americano che «la località istriana di Albona ha una stragrande maggioranza di abitanti croati» e Veggian fa notare che oggi è così, ma «non si fa cenno alle migliaia di abitanti italiani espulsi da quel territorio, che avevano costruito la cittadina e per secoli ne avevano scritto la storia».
In realtà il giornalista del New York Times deve aver capito l'antifona e nell'articolo racconta che il menù del club «era scritto solo in croato e l'acqua minerale servita al pubblico era importata dalla Croazia. Neanche traccia della San Pellegrino presente in ogni ristorante italoamericano».
Curiosa anche la storia del cognome della signora Lidia. Sotto il fascismo, quello croato originario, Motika, era stato cambiato in Matticchio. Poi nel 1946, con l'avvento al potere di Tito in Jugoslavia, torna Motika. La sua famiglia lascia comunque Pola per raggiungere Trieste e nel 1958 sbarca negli Stati Uniti dove inizia una carriera culinaria strepitosa. Sempre su America Oggi, la Bastianich replica alle polemiche spiegando che è «una donna di frontiera, nata nel 1946 quando non c'erano Italia e Jugoslavia, quella di Pola era una zona inglese. A casa abbiamo sempre parlato italiano, (...) e quando si vive in frontiera devi conoscere entrambe le culture, entrambe le lingue».
Il Giornale 10/10/07
IMMAGINE da .....Speciale PieroVis'ciada