Source: http://www.studiolegaledifiore.com/tutela-privato
Timestamp: 2017-09-21 05:15:33+00:00
Document Index: 117382000

Matched Legal Cases: ['art. 610', 'art. 392', 'art. 660', 'art. 137', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 1418', 'art. 30']

Studio legale DI FIORE | Tutela del privato contro la banca
Tutela del privato contro la banca - Isernia, Roma
Tutela del privato contro la banca
PRASSI BANCARIA SCORRETTA, DIFESA PENALE E CIVILE. ESEMPI. DIRITTO ALLA SOSPENSIONE DELLE RATE DEL MUTUO PRIMA CASA: RISTRETTEZZA DEI REQUISITI DEL PROVVEDIMENTO. MEDIAZIONE BANCARIA OBBLIGATORIA DAL 20 MARZO 2011. MANCATA PREVISIONE DELLA OBBLIGATORIA PARTECIPAZIONE DEL DIFENSORE PER LA TUTELA DEI DIRITTI DINANZI AL MEDIATORE. RICADUTE NEGATIVE SUL PRIVATO: LA GRAVE INGIUSTIZIA SI TRADUCE IN MERI VANTAGGI PER L'AUTARCHICO SISTEMA BANCARIO. RICHIESTA DI INTERVENTO LEGISLATIVO PER L'INTRODUZIONE DEL PRINCIPIO DELLA ESDEBITAZIONE DEL PRIVATO DALLA INSOLVENZA CIVILE.
PRASSI BANCARIA ILLEGALE
Se il comportamento della banca risulta anomalo, irregolare, scorretto, diverso dagli schemi legali occorre chiedersi qual è attualmente la tutela legale che spetta al privato e alla sua famiglia. Il problema insorge nel momento in cui il conto corrente bancario del correntista subisce il cosiddetto passaggio ad "incaglio". Non mancano, tuttavia, casi in cui -ancor prima di tale evento- il privato che "sconfina" subisce estenuanti ripetuti solleciti telefonici da parte della banca realizzandosi, in tal modo, l'ipotesi di violenza privata (art. 610 cod. pen.) o di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 392 cod. pen.) o, più semplicemente, di molestia e disturbo col mezzo del telefono (art. 660 cod. pen.). Ci si chiede, tuttavia, se in questi casi il privato avrà davvero elementi sufficienti per sporgere denuncia-querela consapevole, da un lato, dell'inasprimento di ogni rapporto con l'interlocutore bancario e, dall'altro, dell'inevitabile azione che di lì a poco subirà per il recupero delle somme dovute all'istituto di credito. Il privato - soggiogato dietro "minaccia" dell'appostazione a "sofferenza"- può davvero ritenersi vittima di reato? L'alternativa "… o rientri immediatamente di 70 mila euro, oppure verrai segnalato alla Centrale Rischi con pignoramento di tutti i tuoi beni …" potrebbe configurare uno o più reati penalmente perseguibili? La risposta va valutata caso per caso. È certamente configurabile l'ingiustizia di tale condotta se il privato è costretto a compiere un atto dispositivo (es. lauto mutuo) -senza possedere tutti i presupposti soggettivi e oggettivi (età e reddito)- al mero fine di soddisfare l'esigenza della banca consistente nella creazione di una nuova "copertura" del vecchio "scoperto di conto corrente" con gravi svantaggi per il correntista (doppiamente) in debito nei confronti dello stesso e/o di diversi istituti di credito. Ad esempio, integra il reato di truffa contrattuale la condotta del funzionario di banca il quale, minimizzando i rischi (come spesso accade) e non rivelando con completezza tutti gli elementi dell'operazione proposta al cliente (swap) consapevolmente tragga vantaggio per conto dell'istituto di credito dell'inesperienza ed ignoranza del cliente stesso (Cass. pen., sez. II, 15 ottobre 2009 n. 43347). Ad esempio, integra il reato di esercizio abusivo di attività finanziaria il rilascio di più atti di fidejussione, in quanto costituisce attività di intermediazione finanziaria, risolvendosi nella prestazione di un servizio a pagamento (Trib. Genova, 27 novembre 2008 e Cass. pen., Sez. VI, 6 febbraio 2007, n. 10189). Ad esempio, integra il reato di truffa l'attività dell'impiegato di banca che inganna il cliente facendogli sottoscrivere, a sua insaputa, un atto di fidejussione (Cass. pen. II, 16 aprile 2009, n. 20528). In ogni caso, premura ed attenzione impongono di valutare adeguatamente ogni singola vicenda, soprattutto, con riferimento agli elementi utili ai fini della necessaria prova a carico della banca, cioè, a dimostrazione della fondatezza di ciò che gravemente viene addossato al proprio istituto di credito ed ai suoi funzionari.
INCAGLIO E SOFFERENZA BANCARIA
L'ubicazione ad incaglio differisce da quella a sofferenza, in quanto la prima deriva da una situazione di illiquidità che perdura nel tempo in ragione dei notevoli ritardi nei pagamenti (ad es., si verifica il passaggio ad incaglio nel caso in cui la banca notifichi a Tizio l'atto di pignoramento immobiliare dell'abitazione "prima-casa"), mentre la sofferenza è data da una più complessa situazione di irrimediabile illiquidità e di instabilità economica del privato o della sua famiglia che ostacola e impedisce alla banca l'effettivo recupero del credito. Va, altresì, precisato che l'incaglio -a differenza della sofferenza- non dà luogo alla segnalazione alla Centrale Rischi di Bankitalia. In caso di conclamata sofferenza, la legge (T.U.B.) impone, inoltre, la revoca indirizzata dalla banca al privato con l'invio formale della raccomandata A/R. Ci si chiede, tuttavia, se la "sofferenza bancaria" discende sempre e soltanto da un comportamento negligente del correntista o rappresenta, invece, la conseguenza di scelte propinate dall'istituto di credito senza la necessaria oculatezza e professionalità dell'accorto banchiere. In altri termini, il nesso tra mancato pagamento dei ratei del mutuo ed il passaggio a sofferenza è sempre riconducibile all'assoluta incapacità patrimoniale di Tizio o, piuttosto, all'incauta sottoscrizione del mutuo fondiario propinato dalla banca al fine esclusivo di fargli estinguere una precedente (più antica) esposizione di conto corrente? Sul punto il Testo Unico Bancario prevede, in taluni casi, una grave ipotesi di reato a carico della banca e così, ad esempio, è configurabile il reato di falso interno bancario, previsto dall'art. 137 comma 2 d.lg. 1 settembre 1993 n. 385 nei confronti del funzionario bancario, anche, nel caso in cui abbia consentito al titolare di conto corrente la immediata disponibilità delle somme corrispondenti all'importo di assegni versati su tale conto, senza attendere la conferma del loro buon esito, facendo sparire prima del tempo dal sistema informatico le segnalazioni che, secondo prassi, avvertono gli organi centrali della banca del fatto che detta conferma non è ancora pervenuta, costituendo anche siffatta condotta una omissione della doverosa segnalazione di dati o notizie di cui il funzionario è a conoscenza e dovendosi assimilare alla concessione di un credito (senza che ciò costituisca interpretazione estensiva "in malam partem") la possibilità concessa al cliente di utilizzare somme di cui non è ancora accertata la effettiva disponibilità (Cass. pen., sez. V, 07/07/2005, n. 835).
PRINCIPIO DI CORRETTEZZA E TUTELA DEL CORRENTISTA
La premessa di ordine generale valida, cioè, per tutti i "contatti sociali" tra privato-famiglia e banca è la seguente: Il principio di correttezza e buona fede nell'esecuzione del contratto, espressione del dovere di solidarietà, fondato sull'art. 2 Cost., impone a ciascuna delle parti del rapporto obbligatorio di agire in modo da preservare gli interessi dell'altra e costituisce un dovere giuridico autonomo a carico delle parti contrattuali a prescindere dall'esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da norme di legge (T.U.B.). La violazione di tale principio costituisce di per sé inadempimento e può comportare l'obbligo di risarcire il danno che ne sia derivato. Esempi:
Il Tribunale di Latina con sentenza n°409 del 16 dicembre 2009 ha affermato che nel caso in cui le somme date a mutuo per l'acquisto della casa risultino, invece, utilizzate per ripianare debiti nei confronti della banca mutuante, l'operazione non risulta meritevole di tutela e l'intero contratto di mutuo è nullo ai sensi dell'art. 1418 c.c. (Si veda, anche, Cass. sez. I, 8 aprile 2004, n. 8564).
Lo stesso dicasi nel caso in cui il mutuo è stato utilizzato per pagare interessi passivi bancari maturati sullo scoperto di conto corrente. Anche in tale evenienza il mutuo risulta stipulato in frode alla legge, cioè, in adempimento di una causa chiaramente illecita rilevandosi la nullità sia del contratto di mutuo che del pignoramento immobiliare attivato dalla banca (Tribunale di Brindisi, 4 dicembre 2006).
La Suprema Corte ha affermato che l'improvvisa revoca da parte della banca di un affidamento è qualificato come illegittimo potendo, in ogni caso, costituire titolo per l'azione di danni (Cass. 21250/08).
Il Contratto denominato "4 You" stipulato fuori dai locali della banca e propinato come piano di risparmio con rate mensili derivanti da incomprensibili formule matematiche nasconde e cela uno pseudo contratto di mutuo. Il mancato rispetto di precisi obblighi informativi dà luogo a severe censure. Difatti, tale accordo per quanto debitamente sottoscritto va, dunque, integralmente sciolto: così ha deciso il Tribunale di Prato con Sentenza del 18 marzo 2010, n. 439.
Stante la gravità della violazione degli obblighi informativi dettati dall'art. 30 del T.U.F., i cosiddetti contratti derivati (Swap) sottoscritti, ad esempio, nello studio dell'ingegnere Tizio, cioè, fuori dai locali della banca seguono la stessa sorte dei contratti "4 You" o "My Way" (Corte d'Appello di Trento n. 46/2009).
Carenza d'informazione adeguata si registra anche per i casi depistanti in cui il correntista abbia sottoscritto POLIZZE INDEX LINKED, UNIT LINKED del tutto prive di ogni forma assicurativa, nonostante gli invitanti suggerimenti. Il danaro è investito in Borsa ed il reddito promesso esisterà solo se le quotazioni di quei determinati titoli avranno un esito positivo. In buona sostanza, se tutto andrà bene, si avrà diritto al solo capitale versato detratte, ovviamente, le congrue commissioni. In caso contrario, si perderà come se il privato avesse negoziato direttamente in Borsa. Devono, pertanto, ritenersi contrarie alla buona fede ed ai principi di correttezza le condotte della compagnia assicuratrice che, nella stipulazione e nell'esecuzione della POLIZZA INDEX LINKED: 1) abbia consegnato le condizioni di polizza solo dopo l'accettazione della proposta; 2) non abbia reso edotto il cliente della connotazione finanziaria dei prodotto che stava acquistando e da rischi che così si assumeva; 3) si sia rifiutata di corrispondergli il minimo garantito; il cliente ha diritto al risarcimento del danno patrimoniale (consistente nella ritardata disponibilità dell'importo costituito dal capitale minimo garantito) e non patrimoniale (consistente nella frustrazione che il rifiuto dell'assicuratore gli ha procurato, nonché nell'ansia e apprensione per il suo futuro e quello dei suoi cari e nello stato di angoscia e rabbia derivante dall'illecita sottrazione di una somma ingente che riteneva invece di aver posto in sicurezza) (Così Tribunale di Milano, 12 febbraio 2010). Lo stesso dicasi per analoghe polizze assicurative e/o finanziarie. L'attenzione ed il vaglio sui criteri adottati nei confronti di quel determinato privato o della sua famiglia deve essere oggetto di accorto approfondito esame da parte di professionisti abilitati che abbiano pratica specifica nel settore di riferimento.
In questi casi, si parla di prassi bancaria inadeguata e di pratiche bancarie scorrette in quanto sorte oltre i limiti di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175, 1337, 1366 e 1375 cod. civ.. La violazione di tali limiti dà luogo, sempre più spesso, a severissime censure da parte dell'Autorità giudiziaria.
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