Source: http://www.filcams.cgil.it/doc-finanziaria-2004-il-decretone-5-2/
Timestamp: 2017-09-22 13:17:39+00:00
Document Index: 52878115

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 12', 'in fine', 'in fine', 'art. 6', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 62', 'art. 110', 'art. 14', 'art. 110', 'art. 39', 'art. 124', 'art. 39', 'art. 9', 'art. 80', 'art. 31', 'art. 10', 'art. 16', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 16', 'art. 37']

“Doc” Finanziaria 2004, il decretone 5
Numero 279, pag. 65 del 25/11/2003
ItaliaOggi continua la pubblicazione del testo del decreto legge 269 convertito in legge dalla camera dei deputati
1. Al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.633, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell’articolo 19, terzo comma, la lett. e) è sostituita dalla seguente: ´e) operazioni non soggette all’imposta per effetto delle disposizioni di cui al primo comma dell’articolo 74, concernente disposizioni relative a particolari settori.’;
b) nell’articolo 68, primo comma, la lett. c-bis) è soppressa;
c) nell’articolo 70, dopo il quinto comma, è aggiunto il seguente: ´Alle importazioni di beni indicati nell’ottavo e nel nono comma dell’articolo 74, concernente disposizioni relative a particolari settori, si applicano le disposizioni di cui al comma precedente,’;
d) nell’articolo 74:
1) l’ottavo comma è sostituito dal seguente: ´Per le cessioni di rottami, cascami e avanzi di metalli ferrosi e dei relativi lavori, di carta da macero, di stracci e di scarti di ossa, di pelli, di vetri, di gomma e plastica, intendendosi comprese anche quelle relative agli anzidetti beni che siano stati ripuliti, selezionati, tagliati, compattati, lingottati o sottoposti ad altri trattamenti atti a facilitarne l’utilizzazione, il trasporto e lo stoccaggio senza modificarne la natura, al pagamento dell’imposta è tenuto il cessionario, se soggetto passivo d’imposta nel territorio dello Stato. La fattura, emessa dal cedente senza addebito dell’imposta, con l’osservanza delle disposizioni di cui agli articoli 21 e seguenti e con l’indicazione della norma di cui al presente comma, deve essere integrata dal cessionario con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e deve essere annotata nel registro di cui agli articoli 23 o 24 entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese; lo stesso documento, ai fini della detrazione, è annotato anche nel registro di cui all’articolo 25. Agli effetti della limitazione contenuta nel terzo comma dell’articolo 30 le cessioni sono considerate operazioni imponibili. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche per le cessioni dei semilavorati di metalli ferrosi di cui alle seguenti voci della tariffa doganale comune vigente al 31 dicembre 2003:
d) graniglie e polveri, di ghisa greggia, di ghisa specolare, di ferro o di acciaio (v.d. 72.05).’;
1-bis) al nono comma aggiungere:
2) i commi decimo e undicesimo sono abrogati.
2. Nell’articolo 42, comma 1, del decreto legge 30 agosto 1993, n.331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n.427, sono soppresse le parole: ´non soggetta’, nonché le parole: ´e 74, commi ottavo e nono’.
1. Per consentire la notificazione di atti e di iscrizioni a ruolo fondati su dati validati, conseguente alla esatta individuazione dei soggetti che nulla più devono per avere fatto ricorso agli istituti di definizione di cui all’articolo 5-quinquies del decreto legge 24 dicembre 2002, n.282, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003, n.27, nonché all’articolo 13 della legge 27 dicembre 2002, n.289, in deroga alle disposizioni dell’articolo 3, comma 3, della legge 27 luglio 2000, n.212, i termini di cui all’articolo 5 del decreto legge 30 dicembre 1982, n.953, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 1983, n.53, e successive modificazioni, relativi ai rimborsi ed ai recuperi delle tasse dovute per effetto dell’iscrizione dei veicoli o autoscafi nei pubblici registri e dei relativi interessi e penalità, che scadono nel periodo tra la data di entrata in vigore del presente decreto ed il 31 dicembre 2005, sono differiti a tale ultima data.
1. Al decreto legislativo 30 aprile 1992, n.285, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell’articolo 213:
´2. Nelle ipotesi di cui al comma 1, il proprietario ovvero, in caso di sua assenza, il conducente del veicolo o altro soggetto obbligato in solido, è nominato custode con l’obbligo di depositare il veicolo in un luogo di cui abbia la disponibilità o di custodirlo, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio, provvedendo al trasporto in condizioni di sicurezza per la circolazione stradale. Il documento di circolazione è trattenuto presso l’ufficio di appartenenza dell’organo di polizia che ha accertato la violazione. Il veicolo deve recare segnalazione visibile dello stato di sequestro con le modalità stabilite nel regolamento. Di ciò è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione.’;
´2-bis. Entro i trenta giorni successivi alla data in cui, esauriti i ricorsi anche giurisdizionali proposti dall’interessato o decorsi inutilmente i termini per la loro proposizione, è divenuto definitivo il provvedimento di confisca, il custode del veicolo trasferisce il mezzo, a proprie spese e in condizioni di sicurezza per la circolazione stradale, presso il luogo individuato dal prefetto ai sensi delle disposizioni dell’articolo 214-bis. Decorso inutilmente il suddetto termine, il trasferimento del veicolo è effettuato a cura dell’organo accertatore e a spese del custode, fatta salva l’eventuale denuncia di quest’ultimo all’autorità giudiziaria qualora si configurino a suo carico estremi di reato. Le cose confiscate sono contrassegnate dal sigillo dell’ufficio cui appartiene il pubblico ufficiale che ha proceduto al sequestro. Con decreto dirigenziale, di concerto fra il Ministero dell’interno e l’Agenzia del demanio, sono stabilite le modalità di comunicazione, tra gli uffici interessati, dei dati necessari all’espletamento delle procedure di cui al presente articolo
2-ter. All’autore della violazione o ad uno dei soggetti con il medesimo solidalmente obbligati che rifiutino di trasportare o custodire, a proprie spese, il veicolo, secondo le prescrizioni fornite dall’organo di polizia, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1549,37 a euro 6197,48, nonché la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi. In questo caso l’organo di polizia indica nel verbale di sequestro i motivi che non hanno consentito l’affidamento in custodia del veicolo e ne dispone la rimozione ed il trasporto in un apposito luogo di custodia individuato ai sensi delle disposizioni dell’articolo 214-bis. La liquidazione delle somme dovute alla depositeria spetta alla prefettura – ufficio territoriale del Governo. Divenuto definitivo il provvedimento di confisca, la liquidazione degli importi spetta all’Agenzia del demanio, a decorrere dalla data di trasmissione del provvedimento da parte del prefetto.
2-quater. Nelle ipotesi di cui al comma 2-ter, l’organo di polizia provvede con il verbale di sequestro a dare avviso scritto che, decorsi dieci giorni, la mancata assunzione della custodia del veicolo da parte del proprietario o, in sua vece, di altro dei soggetti indicati nell’articolo 196 o dell’autore della violazione, determinerà l’immediato trasferimento in proprietà al custode, anche ai soli fini della rottamazione nel caso di grave danneggiamento o deterioramento. L’avviso è notificato dall’organo di polizia che procede al sequestro contestualmente al verbale di sequestro. Il termine di dieci giorni decorre dalla data della notificazione del verbale di sequestro al proprietario del veicolo o ad uno dei soggetti indicati nell’articolo 196. Decorso inutilmente il predetto termine, l’organo accertatore trasmette gli atti al prefetto, il quale entro i successivi 10 giorni, verificata la correttezza degli atti, dichiara il trasferimento in proprietà, senza oneri, del veicolo al custode, con conseguente cessazione di qualunque onere e spesa di custodia a carico dello Stato. L’individuazione del custode-acquirente avviene secondo le disposizioni dell’articolo 214-bis. La somma ricavata dall’alienazione è depositata, sino alla definizione del procedimento in relazione al quale è stato disposto il sequestro, in un autonomo conto fruttifero presso la tesoreria dello Stato. In caso di confisca, questa ha ad oggetto la somma depositata; in ogni altro caso la medesima somma è restituita all’avente diritto. Per le altre cose oggetto del sequestro in luogo della vendita è disposta la distruzione. Per le modalità ed il luogo della notificazione si applicano le disposizioni di cui all’articolo 201, comma 3. Ove risulti impossibile, per comprovate difficoltà oggettive, procedere alla notifica del verbale di sequestro integrato dall’avviso scritto di cui al presente comma, la notifica si ha per eseguita nel ventesimo giorno successivo a quello di affissione dell’atto nell’albo del comune dov’è situata la depositeria.’;
´3. Avverso il provvedimento di sequestro è ammesso ricorso al prefetto ai sensi dell’articolo 203. Nel caso di rigetto del ricorso, il sequestro è confermato. La declaratoria di infondatezza dell’accertamento si estende alla misura cautelare ed importa il dissequestro del veicolo. Quando ne ricorrono i presupposti, il prefetto dispone la confisca con l’ordinanza-ingiunzione di cui all’articolo 204, ovvero con distinta ordinanza, stabilendo, in ogni caso, le necessarie prescrizioni relative alla sanzione accessoria. Il prefetto dispone la confisca del veicolo ovvero, nel caso in cui questo sia stato alienato, della somma ricavata dall’alienazione. Il provvedimento di confisca costituisce titolo esecutivo anche per il recupero delle spese di trasporto e di custodia del veicolo. Nel caso in cui nei confronti del verbale di accertamento o dell’ordinanza-ingiunzione o dell’ordinanza che dispone la sola confisca sia proposta opposizione innanzi all’autorità giudiziaria, la cancelleria del giudice competente dà comunicazione al prefetto, entro dieci giorni, della proposizione dell’opposizione e dell’esito del relativo giudizio.’;
b) nell’articolo 214, il comma 1 è sostituito dal seguente:
´1. Nelle ipotesi in cui il presente codice prevede che all’accertamento della violazione consegua l’applicazione della sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo, il proprietario, nominato custode, o, in sua assenza, il conducente o altro soggetto obbligato in solido, fa cessare la circolazione e provvede alla collocazione del veicolo in un luogo di cui abbia la disponibilità ovvero lo custodisce, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio. Sul veicolo deve essere collocato un sigillo, secondo le modalità e con le caratteristiche fissate con decreto del Ministero dell’interno, che, decorso il periodo di fermo amministrativo, è rimosso a cura dell’ufficio da cui dipende l’organo di polizia che ha accertato la violazione ovvero di uno degli organi di polizia stradale di cui all’art. 12, comma 1. Il documento di circolazione è trattenuto presso l’organo di polizia, con menzione nel verbale di contestazione. All’autore della violazione o ad uno dei soggetti con il medesimo solidalmente obbligato che rifiuti di trasportare o custodire, a proprie spese, il veicolo, secondo le prescrizioni fornite dall’organo di polizia, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 656,25 a euro 2628,15, nonché la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi. L’organo di polizia che procede al fermo dispone la rimozione del veicolo ed il suo trasporto in un apposito luogo di custodia, individuato ai sensi delle disposizioni dell’articolo 214-bis, secondo le modalità previste dal regolamento. Di ciò è fatta menzione nel verbale di contestazione della violazione. Si applicano, in quanto compatibili, le norme sul sequestro dei veicoli, ivi comprese quelle di cui all’articolo 213, comma 2-quater, e quelle per il pagamento ed il recupero delle spese di custodia.’;
c) dopo l’articolo 214, è aggiunto il seguente:
´Art. 214-bis. – (Alienazione dei veicoli nei casi di sequestro amministrativo, fermo e confisca). 1. Ai fini del trasferimento della proprietà, ai sensi degli articoli 213, comma 2-quater, e 214, comma 1, ultimo periodo, dei veicoli sottoposti a sequestro amministrativo o a fermo, nonché dell’alienazione dei veicoli confiscati a seguito di sequestro amministrativo, l’individuazione del custode-acquirente avviene, secondo criteri oggettivi riferibili al luogo o alla data di esecuzione del sequestro o del fermo, nell’ambito dei soggetti che hanno stipulato apposita convenzione con il Ministero dell’interno e con l’Agenzia del demanio all’esito dello svolgimento di gare ristrette, ciascuna relativa ad ambiti territoriali infraregionali. La convenzione ha ad oggetto l’obbligo ad assumere la custodia dei veicoli sottoposti a sequestro amministrativo o a fermo e di quelli confiscati a seguito del sequestro e ad acquistare i medesimi veicoli nelle ipotesi di trasferimento di proprietà, ai sensi degli articoli 213, comma 2-quater, e 214, comma 1, ultimo periodo, e di alienazione conseguente a confisca. Ai fini dell’aggiudicazione delle gare le amministrazioni procedenti tengono conto delle offerte economicamente più vantaggiose per l’erario, con particolare riguardo ai criteri ed alle modalità di valutazione del valore dei veicoli da acquistare ed all’ammontare delle tariffe per la custodia. I criteri oggettivi per l’individuazione del custode-acquirente, indicati nel primo periodo del presente comma, sono definiti, mediante protocollo d’intesa, dal Ministero dell’interno e dalla Agenzia del demanio.
3. Le disposizioni del presente articolo si applicano all’alienazione dei veicoli confiscati a seguito di sequestro amministrativo in deroga alle norme di cui al decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 2001, n.189.’.
2. I veicoli giacenti presso le depositerie autorizzate a seguito dell’applicazione di misure di sequestro e sanzioni accessorie previste dal decreto legislativo 30 aprile 1992, n.285, e successive modificazioni, ovvero quelli non alienati per mancanza di acquirenti, purché immatricolati per la prima volta da oltre cinque anni e privi di interesse storico e collezionistico, comunque custoditi da oltre due anni alla data del 30 settembre 2003, anche se non confiscati, sono alienati, anche ai soli fini della rottamazione, mediante cessione al soggetto titolare del deposito. La cessione è disposta sulla base di elenchi di veicoli predisposti dal prefetto anche senza documentazione dello stato di conservazione. I veicoli sono individuati secondo il tipo, il modello ed il numero di targa o telaio.
3. All’alienazione ed alle attività ad essa funzionali e connesse procedono congiuntamente il Ministero dell’interno e l’Agenzia del demanio, secondo modalità stabilite con decreto dirigenziale di concerto tra le due Amministrazioni.
4. Il corrispettivo dell’alienazione è determinato dalle Amministrazioni procedenti in modo cumulativo per il totale dei veicoli che ne sono oggetto, tenuto conto del tipo e delle condizioni dei veicoli, dell’ammontare delle somme dovute al depositario-acquirente, computate secondo i criteri stabiliti nel comma 6, in relazione alle spese di custodia, nonché degli eventuali oneri di rottamazione che possono gravare sul medesimo depositario-acquirente.
5. L’alienazione del veicolo si perfeziona con la notifica al depositario-acquirente del provvedimento dal quale risulta la determinazione all’alienazione da parte dell’Amministrazione procedente, anche relativamente ad elenchi di veicoli. Il provvedimento notificato è comunicato al pubblico registro automobilistico competente per l’aggiornamento delle iscrizioni, senza oneri.
6. Al custode è riconosciuto, in deroga alle tariffe di cui all’art. 12 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n.571, un importo complessivo forfettario, comprensivo del trasporto, calcolato, per ciascuno degli ultimi dodici mesi di custodia, in euro 6,00 per i motoveicoli ed i ciclomotori, in euro 24,00 per gli autoveicoli ed i rimorchi di massa complessiva inferiore a 3,5 tonnellate, nonché per le macchine agricole ed operatrici, ed in euro 30,00 per gli autoveicoli ed i rimorchi di massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate. Gli importi sono progressivamente ridotti del venti per cento per ogni ulteriore anno, o frazione di esso, di custodia del veicolo, salva l’eventuale intervenuta prescrizione delle somme dovute. Le somme complessivamente riconosciute come dovute sono versate in cinque ratei costanti annui; la prima rata è corrisposta nell’anno 2004.
9. Le operazioni di rottamazione o di alienazione dei veicoli oggetto della disciplina di cui al presente articolo sono esenti dal pagamento di qualsiasi tributo od onere ai fini degli adempimenti relativi alle formalità per l’annotazione nei pubblici registri.
10. Le procedure di alienazione o rottamazione straordinaria che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono state avviate dalle singole prefetture – uffici territoriali del Governo, qualora non ancora concluse, sono disciplinate dalle disposizioni del presente articolo. In questo caso i compensi dovuti ai custodi e non ancora liquidati sono determinati ai sensi del comma 6, anche sulla base di una autodichiarazione del titolare della depositeria, salvo che a livello locale siano state individuate condizioni di pagamento meno onerose per l’erario.
11. In relazione ai veicoli, diversi da quelli oggetto della disciplina stabilita dal presente articolo, che alla data di entrata in vigore del presente decreto sono giacenti presso le depositerie autorizzate a seguito dell’applicazione di misure di sequestro o di fermo previste dal decreto legislativo n.285 del 1992, l’organo di polizia che ha proceduto al sequestro o al fermo notifica al proprietario l’avviso previsto dal comma 2-quater dell’articolo 213 del predetto decreto legislativo, introdotto dal comma 1, lettera a), n.2) del presente articolo, con l’esplicito avvertimento che, in caso di rifiuto della custodia del veicolo a proprie spese, si procederà, altresì, all’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria e della sanzione amministrativa accessoria previste, al riguardo, dal comma 2-ter del predetto articolo 213, introdotto dal comma 1, lettera a), n.2) del presente articolo. Il termine di dieci giorni, dopo il cui inutile decorso si verifica il trasferimento della proprietà del veicolo al custode, decorre dalla data della notificazione dell’avviso. La somma ricavata dall’alienazione è depositata, sino alla definizione del procedimento in relazione al quale è stato disposto il sequestro o il fermo, in un autonomo conto fruttifero presso la tesoreria dello Stato. In caso di confisca, questa ha ad oggetto la somma depositata, in ogni altro caso la somma depositata è restituita all’avente diritto.
12. Nelle ipotesi disciplinate dagli articoli 213, comma 2-quater, e 214, comma 1, ultimo periodo, del decreto legislativo n.285 del 1992, rispettivamente introdotto e sostituito dal presente articolo, fino alla stipula delle convenzioni previste dall’articolo 214-bis del medesimo decreto legislativo, introdotto dal presente articolo, l’alienazione o la rottamazione dei veicoli continuano ad essere disciplinate dalle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto.
13. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le disposizioni di cui all’articolo 49, commi 1, lettere a), b) e c), e 2, e all’articolo 50 della legge 28 dicembre 2001, n.448, nonché le disposizioni degli articoli 395, 397, comma 5, e 398, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n.495.
1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto, la disposizione di cui all’articolo 3, comma 4, primo periodo, del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n.504, trova applicazione anche relativamente al pagamento delle imposte di consumo di cui all’articolo 62 del medesimo testo unico nonché, dalla data della relativa istituzione, del contributo di cui agli articoli 6 e 7 del decreto legge 28 dicembre 2001, n.452, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n.16. Per l’anno 2003, il decreto di cui all’articolo 3, comma 4, del decreto legislativo n.504 del 1995 è adottato non oltre il 22 novembre dello stesso anno e l’acconto, di misura non inferiore al 98 per cento:
a) per gli oli minerali, escluso il gas metano, relativamente alla seconda quindicina del mese di dicembre, è riferito all’accisa dovuta per i prodotti immessi in consumo nel periodo dall’1 al 15 dicembre;
b) per i prodotti di cui all’articolo 62 del citato decreto legislativo n.504, relativo al mese di dicembre, è riferito all’imposta dovuta per le immissioni in consumo relative al mese di novembre.
2. L’Agenzia delle entrate provvede alla riscossione dei crediti vantati dagli enti pubblici nazionali individuati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro il 30 novembre 2003. Le modalità di riscossione, i termini di riversamento agli enti delle somme incassate, nonché il rimborso degli oneri sostenuti dall’Agenzia, sono disciplinati da apposita convenzione approvata con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze. Restano impregiudicate le attribuzioni degli enti titolari dei crediti quanto alla facoltà di concedere rateazioni e dilazioni ai sensi della normativa vigente, nonché, in caso di mancato spontaneo pagamento del debitore, alla formazione dei ruoli ai fini della riscossione coattiva.
3. Gli eventuali trasferimenti a favore degli enti di cui al comma 2 sono ridotti, per l’anno 2004, di 500 milioni di euro. Con il decreto di cui al comma 2 è quantificato, per ciascuno dei predetti enti, l’ammontare della riduzione dei trasferimenti. Tenuto conto dell’esaurimento del ciclo di efficacia delle disposizioni in materia di definizioni tributarie agevolate, di cui alla legge 27 dicembre 2002, n.289, e successive modificazioni, in sede di definizione dell’atto di indirizzo annuale, di cui all’articolo 59 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n.300, valevole per l’anno 2004, si procede al nuovo orientamento delle linee dell’azione accertatrice delle strutture dell’Amministrazione finanziaria al fine di rafforzare significativamente, a decorrere dallo stesso anno, i risultati dell’attività di controllo tributario.
4. All’articolo 2, comma primo, della legge 13 luglio 1965, n.825, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ´Le richieste sono corredate, in relazione ai volumi di vendita di ciascun prodotto, da una scheda rappresentativa degli effetti economico-finanziari conseguenti alla variazione proposta.’. Tale disposizione trova applicazione anche nei riguardi delle richieste formulate anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto e per le quali, fino alla medesima data, non è stato ancora pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il relativo provvedimento di accoglimento; in relazione a tali richieste, il termine per la conclusione del procedimento di valutazione, da parte dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, riprende a decorrere per intero dalla data in cui perviene alla predetta Amministrazione, per ciascuna richiesta, la scheda di cui al primo periodo del presente comma. Nell’articolo 21, comma 8, della legge 27 dicembre 2002, n.289, le parole: ´30 aprile 2003′ sono sostituite dalle seguenti: ´31 dicembre 2003′.
5. Al comma 1 dell’articolo 22 della legge 27 dicembre 2003, n.289, le parole: ´entro il 31 dicembre 2003′ sono sostituite dalle seguenti: ´entro il 31 ottobre 2004′.
6. Al comma 6 dell’articolo 110 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n.773, e successive modificazioni ed integrazioni, le parole: ´la durata di ciascuna partita’ sono sostituite dalle seguenti: ´la durata della partita;le parole: ´non è inferiore a dieci secondi’ sono sostituite dalle seguenti: ´è compresa tra sette e tredici secondi’; le parole: ´a venti volte il costo della singola partita’ sono sostituite dalle seguenti: ´a 50 euro’; le parole: ´7.000 partite’ sono sostituite dalle seguenti: ´14.000 partite’; le parole: ´90 per cento’ sono sostituite dalle seguenti: ´75 per cento’.
7. Il termine del 1° gennaio 2004, di cui all’articolo 110, comma 7, lettera b), terzo periodo, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, è prorogato al 30 aprile 2004 relativamente ai soli apparecchi e congegni di cui al predetto comma 7, lettera b), per i quali, entro il 31 dicembre 2003, è stato rilasciato il nullaosta di cui all’articolo 14-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 640, e successive modificazioni e integrazioni, e sono state assolte le relative imposte. A decorrere dal 1° gennaio 2004, nei casi in cui non è stato rilasciato entro il 31 dicembre 2003 il nullaosta di cui al periodo precedente, e dal 1° maggio 2004, nei casi in cui è stato rilasciato il predetto nullaosta, gli apparecchi e congegni di cui al periodo precedente non possono consentire il prolungamento o la ripetizione della partita e, se non convertiti in uno degli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6 ovvero comma 7, lettera a) e c), del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto n. 773 del 1931:
b) ferme restando le sanzioni previste dal comma 9 del predetto articolo 110, i relativi nullaosta perdono efficacia;
c) all’autorità amministrativa è preclusa la possibilità di rilasciare al gestore, ai sensi dell’articolo 38, commi 2 e 5, della legge 14 dicembre 2000, n. 388, ulteriori nullaosta per un periodo di cinque anni.
7-bis. Nell’articolo 110 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni ed integrazioni, dopo il comma 7 è aggiunto il seguente: ´7-bis. Gli apparecchi e congegni di cui al comma 7 non possono riprodurre il gioco del poker o, comunque, anche in parte, le sue regole fondamentali.’.
8. Al comma 1 dell’articolo 14-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.640, e successive modificazioni e integrazioni, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: ´A decorrere dal 1° gennaio 2004, le disposizioni di cui al precedente periodo si applicano, esclusivamente, agli apparecchi e congegni per il gioco lecito di cui all’articolo 110, comma 7, del citato testo unico.’.
9. Al comma 2 dell’articolo 14-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.640, e successive modificazioni ed integrazioni, sono abrogate le parole: ´e per ciascuno di quelli successivi’.
10. All’articolo 14-bis, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.640, e successive modificazioni ed integrazioni, dopo le parole: ´per l’anno 2001 e per ciascuno di quelli successivi’ sono aggiunte le seguenti: ´fino all’anno 2003′.
11. All’articolo 14-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.640, e successive modificazioni ed integrazioni, dopo il comma 3 è inserito il seguente: ´3-bis. Per gli apparecchi e congegni di cui all’articolo 110, comma 7, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n.773, e successive modificazioni e integrazioni, ai fini dell’imposta sugli intrattenimenti la misura dell’imponibile medio forfetario annuo è, per l’anno 2004 e per ciascuno di quelli successivi, prevista in:
c) 1.800 euro, per gli apparecchi di cui alla lettera c) del predetto comma 7 dell’articolo 110.’.
12. Il comma 4 dell’articolo 14-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.640, e successive modificazioni ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
´4. Entro il 30 giugno 2004 sono individuati, con procedure ad evidenza pubblica nel rispetto della normativa nazionale e comunitaria, uno o più concessionari della rete o delle reti dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato per la gestione telematica degli apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n.773, e successive modificazioni e integrazioni. Tale rete o reti consentono la gestione telematica, anche mediante apparecchi videoterminali, del gioco lecito previsto per gli apparecchi di cui al richiamato comma 6. Con uno o più decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, adottati ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n.400, e successive modificazioni ed integrazioni, sono dettate disposizioni per la attuazione del presente comma.’.
12-bis. Per la definizione delle posizioni dei concessionari incaricati della raccolta di scommesse sportive ai sensi dei regolamenti emanati in attuazione dell’articolo 3, comma 230, della legge 28 dicembre 1995, n. 549, si applicano le disposizioni dell’articolo 8, commi, 5, 6, 7, 8, 9 della legge 1 agosto 2003, n. 200 e del decreto interdirigenziale emanato ai sensi del comma 7 sopra indicato.
13. Agli apparecchi e congegni di cui all’articolo 110, comma 6, del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al Regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni ed integrazioni, collegati in rete, si applica un prelievo erariale unico fissato in misura del 13,5% delle somme giocate. Per l’anno 2004, fino al collegamento in rete, è dovuto, a titolo di acconto:
a) per gli apparecchi per i quali è richiesto, dal 1° gennaio al 31 maggio 2004, il nulla osta di cui al comma 5 dell’articolo 38 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, e successive modificazioni ed integrazioni, un versamento di 4.200 euro, da effettuarsi in due rate nella misura di:
2) 3.200 euro antecedentemente al collegamento obbligatorio di cui al comma 1 dell’articolo 22 della Legge del 27 dicembre 2002, n. 289 e successive modificazioni ed integrazioni;
b) per gli apparecchi per i quali è richiesto, dal 1° giugno al 31 ottobre 2004, il nulla osta di cui al citato comma 5, un versamento di 2.700 euro, da effettuarsi in due rate nella misura di:
Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze – Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, da emanarsi entro il 31 dicembre 2003, sono definiti i termini e le modalità di assolvimento del prelievo erariale unico e dell’acconto.
13-bis. Ferme restando le attribuzioni del Ministero delle attività produttive in materia di concorsi ed operazioni a premio, le disposizioni in tema di attribuzione unitaria al Ministero dell’economia e delle finanze-amministrazione autonoma dei monopoli di Stato delle funzioni statali in materia di organizzazione e gestione dei giuochi, ed in particolare quelle introdotte con gli articoli 12, comma 1, della legge 18 ottobre 2001, n. 383, 8, comma 1, del decreto legge 24 dicembre 2002, n. 301, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27, 25, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, come sostituito dall’articolo 1 del decreto legislativo 3 luglio 2003, n. 173, si intendono nel senso che tra le predette funzioni rientrano quelle di controllo sulle attività che costituiscono, per la mancanza di reali scopi promozionali, elusione del monopolio statale dei giuochi.
13-ter. Al fine di razionalizzare e semplificare i compiti amministrativi diretti a contrastare comportamenti elusivi del monopolio statale dei giuochi, senza aggravio degli adempimenti a carico dei soggetti che intendono svolgere manifestazioni a premio, il Ministero delle attività produttive trasmette al Ministero dell’economia e delle finanze-amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, all’atto del loro ricevimento, copia delle comunicazioni preventive di avvio dei concorsi a premio previste dal regolamento emanato sulla base dell’articolo 19, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, nonché dei relativi allegati. Entro trenta giorni dal ricevimento della copia delle comunicazioni di cui al periodo precedente, il Ministero dell’economia e delle finanze-amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, qualora individui coincidenza tra il concorso a premio e una attività di giuoco riservato allo Stato, lo dichiara con provvedimento espresso, assegnando il termine di cinque giorni per la cessazione delle attività. Il provvedimento è comunicato al soggetto interessato e al Ministero delle attività produttive. Ferma l’irrogazione delle sanzioni amministrative ai sensi dell’articolo 124, commi 1 e 4, del regio decreto legge 19 ottobre 1938, n. 1933, e successive modificazioni, e salvo che il fatto costituisca più grave reato, la prosecuzione del concorso a premio, nelle stesse forme enunciate con la comunicazione di cui al primo periodo, è punita con l’arresto fino ad un anno. Con decreto interdirigenziale del Ministero delle attività produttive e del Ministero dell’economia e delle finanze-amministrazione autonoma dei monopoli di Stato sono rideterminate le forme della comunicazione preventiva di avvio dei concorsi a premio, anche per consentirne la loro trasmissione in via telematica. Il Ministero delle attività produttive e il Ministero dell’economia e delle finanze-amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, d’intesa fra loro, stabiliscono, anche in vista della completa informatizzazione del processo comunicativo, adeguate modalità di trasmissione della copia delle comunicazioni di cui al primo periodo del presente comma.
13-quater. Al fine di evitare fenomeni di elusione del monopolio statale dei giuochi, i soggetti che intendono svolgere le attività richiamate dall’articolo 19, comma 4, lettera d), della legge 27 dicembre 1997, n. 449, inviano, prima di darvi corso, e comunque prima della comunicazione prevista dal regolamento emanato sulla base del predetto comma 4 dell’articolo 19 della legge n. 449 del 1997, una autonoma comunicazione al Ministero dell’economia e delle finanze-amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, nelle forme e con le modalità stabilite con provvedimento dirigenziale di tale Amministrazione. Decorsi trenta giorni dalla data di ricezione della comunicazione, senza l’adozione di un provvedimento espresso da parte del Ministero dell’economia e delle finanze-amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, si intende comunque rilasciato nullaosta all’effettuazione delle attività di cui al primo periodo; entro lo stesso termine, il Ministero dell’economia e delle finanze-amministrazione autonoma dei monopoli di Stato può espressamente subordinare il nullaosta all’ottemperanza di specifiche prescrizioni circa le modalità di svolgimento delle attività predette, affinché le stesse non risultino coincidenti con attività di giuoco riservato allo Stato. Ferma l’irrogazione delle sanzioni amministrative di cui al regio decreto legge 19 ottobre 1938, n. 1933, e successive modificazioni, e salvo che il fatto costituisca più grave reato, lo svolgimento delle attività di cui al primo periodo, in caso di diniego di nullaosta ovvero senza l’osservanza delle prescrizioni eventualmente impartite, è punito con l’arresto fino ad un anno’.
13-quinquies. Le disposizioni di cui all’articolo 9, comma 19, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, e di cui all’articolo 80, comma 37, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, si applicano anche alle bande musicali amatoriali, ai cori ed alle compagnie teatrali amatoriali, per le manifestazioni organizzate dalle stesse.
14. Con uno o più decreti del Ministero dell’economia e delle finanze, adottati ai sensi dell’articolo 16, comma 1, della legge 13 maggio 1999, n.133, sono disciplinate le nuove scommesse a totalizzatore nazionale su eventi diversi dalle corse dei cavalli, secondo principi di armonizzazione con la disciplina organizzativa dei concorsi pronostici su base sportiva, di razionalizzazione dei costi di distribuzione, di semplificazione della disciplina delle citate scommesse anche con riferimento al profilo impositivo, di salvaguardia del prelievo a favore del CONI e dell’erario, nonché di tutela dello scommettitore, destinando a premio una quota non inferiore al 40% delle somme raccolte. Il decreto o i decreti di cui al presente comma stabiliscono le date a decorrere dalle quali sono abrogate le tipologie di scommesse a totalizzatore nazionale disciplinate dai decreti del Ministro delle finanze 2 giugno 1998, n.174, e 2 agosto 1999, n.278. Il Ministero dell’economia e delle finanze-amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, in attuazione delle disposizioni dei decreti di cui al presente comma, definisce i requisiti tecnici delle nuove scommesse a totalizzatore nazionale su eventi diversi dalle corse dei cavalli.
14-bis. Con effetto a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data del 1 gennaio 2004, all’articolo 1, comma 5, del decreto legge 30 dicembre 1997, n. 457, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 1998, n. 30, inserire all’ultimo periodo dopo le parole ´sei viaggi mensili’ le seguenti parole: ´o viaggi, ciascuno con percorrenza superiore alle cento miglia marine’.
14-ter. Per effetto dell’articolo 31, comma 22, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, le ordinanze ingiunzione emesse, ai sensi dell’articolo 18 della legge 24 novembre 1981, n. 689, anteriormente all’entrata in vigore della citata legge n. 289 del 2002, ed opposte dagli enti locali o dagli amministratori per garantire l’erogazione di servizi pubblici essenziali, concernenti le violazioni degli articoli 27, comma 2, 11, 13, 18, 19 della legge 29 aprile 1949, n. 264 e successive modificazioni, nonché dell’articolo 8 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988, si intendono revocate ed inefficaci, con l’estinzione dei relativi giudizi. Qualora questi siano stati già definiti cessano le procedure, anche coattive, di riscossione delle sanzioni irrogate.
14-quater. Alle acque potabili trattate somministrate nelle collettività ed in altri esercizi pubblici, ottenute mediante trattamento attraverso apparecchiature con sistema a raggi ultravioletti purché specificamente approvate dal Ministero della Salute in conformità al decreto del Presidente della Repubblica 21 dicembre 1990, n. 443 si applicano gli stessi parametri chimici e batteriologici applicati alle acque minerali.
14-quinquies. All’articolo 7, comma 4, della legge 30 aprile 1999, n. 136, dopo le parole ´che abbiano la proprietà’, inserire le seguenti: ´o che abbiano in corso le procedure di acquisto con stipula di un contratto preliminare di acquisto registrato e trascritto’.
14-sexies. All’articolo 31, comma 1, del testo unico dell’imposta di successione, approvato con decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, sostituire le parole: ´sei mesi’, con le seguenti: ´dodici mesi’.
14-septies. Le disposizioni di cui all’articolo 4 del decreto legge 27 febbraio 1982, n. 57, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 aprile 1982, n. 187, si applicano anche agli atti e provvedimenti amministrativi adottati dai sindaci, anche in qualità di funzionari delegati dalla regione Friuli Venezia-Giulia, non oltre la data del 31 dicembre 1991 diretti a realizzare gli obiettivi debitamente accertati dal comune, previsti dalla legge per la ricostruzione delle zone colpite dagli eventi sismici del 1976.
14-octies. All’articolo 10 della legge 7 aprile 2003, n. 80, recante delega al Governo per la riforma del sistema fiscale statale, dopo il comma 1, inserire il seguente: ´1-bis. I decreti legislativi di attuazione degli articoli 3 e 4 tengono conto della riforma del diritto societario attuata con il decreto legislativo del 17 gennaio 2003, n. 6, recante riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge 3 ottobre 2001, n. 366′.
14-nonies. Al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, nell’articolo 1, comma 1, alla lettera d) sostituire le parole ´non superiore a tre’ con le seguenti: ´non superiore a cinque’.
14-decies. È istituita nell’ambito della Scuola superiore della pubblica amministrazione, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, una apposita Sezione, denominata Istituto superiore per l’alta cultura comunitaria ed europea. Con i decreti legislativi di riordino della Scuola superiore della pubblica amministrazione, da emanare ai sensi dell’articolo 1 della legge 6 luglio 2002, n. 137, si individuano i compiti della predetta Sezione e si disciplina l’organizzazione della stessa, con particolare riferimento alla nomina, in sede di prima applicazione, del responsabile e dei docenti.
14-undecies. Nell’articolo 2, comma 2, del decreto legge 24 dicembre 2002, n. 282, convertito con modificazioni nella legge 21 febbraio 2003, n. 27, le parole ´16 maggio 2003′, ove ricorrenti, sono sostituite dalle seguenti: ´16 marzo 2004′.
1. Alle distribuzioni di utili accantonati a riserva ivi intendendosi incluse le distribuzioni sotto qualsiasi forma di utili e di riserve formate con utili, deliberate successivamente al 30 settembre 2003 e sino alla data di chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2003, il credito d’imposta di cui all’articolo 14, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917, compete unicamente secondo le disposizioni degli articoli 11, comma 3-bis, e 94, comma 1-bis, del predetto testo unico e nel limite del 51,51 per cento. Agli acconti sui dividendi deliberati ai sensi dell’articolo 2433-bis del codice civile compete lo stesso regime fiscale dell’utile distribuito o che sarebbe stato distribuito dall’assemblea che approva il bilancio del relativo esercizio.
2. Le disposizioni del comma 1 non si applicano alle distribuzioni di utili relativi al periodo d’imposta chiuso antecedentemente al 31 dicembre 2003, ad esclusione di quelle deliberate prima del 30 settembre 2003 nel caso in cui dopo il 1° settembre 2003 sia stata deliberata la chiusura anticipata dell’esercizio sociale.
1. Al decreto legislativo 1° aprile 1996, n.239, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) nell’articolo 6, comma 1, sono soppresse le parole: ´e che non siano residenti negli Stati o territori di cui all’articolo 76, comma 7-bis, del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n.917, come individuati dai decreti di cui al medesimo comma 7-bis’;
b) nell’articolo 9, comma 2, alinea, le parole: ´una banca o una società di intermediazione mobiliare, residente nel territorio dello Stato, ovvero una stabile organizzazione in Italia di banche o di società di intermediazione mobiliare estere non residenti’ sono sostituite dalle seguenti: ´una banca o una società di intermediazione mobiliare, residente nel territorio dello Stato, una stabile organizzazione in Italia di banche o di società di intermediazione mobiliare estere non residenti ovvero una società di gestione accentrata di strumenti finanziari autorizzata ai sensi dell’articolo 80 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.58′.
3. Nell’articolo 27-ter, comma 8, primo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n.600, le parole: ´una banca o una società di intermediazione mobiliare, residente nel territorio dello Stato, ovvero una stabile organizzazione in Italia di banche o di imprese di investimento non residenti’ sono sostituite dalle seguenti: ´una banca o una società di intermediazione mobiliare, residente nel territorio dello Stato, una stabile organizzazione in Italia di banche o di imprese di investimento non residenti, ovvero una società di gestione accentrata di strumenti finanziari autorizzata ai sensi dell’articolo 80 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.58′.
4. È abrogato l’articolo 13 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n.461. Tale disposizione ha effetto per i redditi di capitale percepiti a decorrere dal 1° gennaio 2004.
5. Fino a tutto il 31 dicembre 2003 resta in vigore e continua ad applicarsi il coefficiente di rettifica di cui all’articolo 13 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n.461, come determinato dal decreto del Ministro delle finanze in data 30 giugno 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.156 del 7 luglio 1998.
6. Per i titoli senza cedola ottenuti attraverso la separazione delle cedole e del mantello di obbligazioni emesse dallo Stato, a tasso fisso non rimborsabili anticipatamente, di cui al decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica in data 15 luglio 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.167 del 20 luglio 1998, restano in vigore e continuano ad applicarsi, sino a tutto il 31 dicembre 2003, le disposizioni del decreto del Ministro delle finanze in data 30 luglio 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.181 del 5 agosto 1998.
8. Le disposizioni contenute nei commi 1 e 3 hanno effetto a decorrere dal 1° gennaio 2004.
1. All’articolo 26-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, il comma 3 è sostituito dal seguente: ´3. Sui redditi di capitale indicati nei commi 1 e 2, dovuti da soggetti non residenti e percepiti da soggetti residenti nel territorio dello Stato è dovuta un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi con aliquota del 12,50 per cento. L’imposta sostitutiva può essere applicata direttamente dalle imprese di assicurazioni estere operanti nel territorio dello Stato in regime di libertà di prestazione di servizi ovvero da un rappresentante fiscale, scelto tra i soggetti indicati nell’articolo 23, che risponde in solido con l’impresa estera per gli obblighi di determinazione e versamento dell’imposta e provvede alla dichiarazione annuale delle somme. Il percipiente è tenuto a comunicare, ove necessario, i dati e le informazioni utili per la determinazione dei redditi consegnando, anche in copia, la relativa documentazione o, in mancanza, una dichiarazione sostitutiva nella quale attesti i predetti dati ed informazioni. Nel caso in cui i redditi siano percepiti direttamente all’estero si applicano le disposizioni di cui all’articolo 16-bis del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917′.
3. All’articolo 1 del decreto legge 24 settembre 2002, n. 209, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 novembre 2002, n. 265, dopo il comma 2-quater, è aggiunto il seguente: ´2-quinquies. A decorrere dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2004, le disposizioni di cui ai commi 2 e 2-ter, si applicano anche alle imprese di assicurazione operanti nel territorio dello Stato in regime di libertà di prestazione di servizi. L’imposta di cui al comma 2 è commisurata al solo ammontare delle riserve matematiche ivi specificate relativo ai contratti di assicurazione stipulati da soggetti residenti in Italia. A tale fine essi adempiono direttamente agli obblighi indicati nei commi 2 e 2-ter ovvero possono nominare un rappresentante fiscale residente nel territorio dello Stato che risponde in solido con l’impresa estera per gli obblighi di determinazione e versamento dell’imposta e provvede alla dichiarazione annuale delle somme dovute’.
4. All’articolo 4 del decreto del Ministro delle finanze 24 ottobre 2000, n. 366, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 2, lettera a), dopo le parole ´ai rivenditori autorizzati e’ sono inserite le seguenti: ´il corrispondente identificativo unitario o codice seriale di ciascun mezzo tecnico, nonché il’;
b) al comma 7, dopo le parole ´decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;’ sono inserite le seguenti: ´i documenti di acquisto loro rilasciati da parte dei soggetti di cui al comma 1, conseguentemente agli adempimenti in capo ai medesimi ai sensi del comma 2, sono integrati con l’elencazione dell’identificativo unitario o codice seriale assegnato a ciascun mezzo tecnico oggetto della cessione;’.
5. L’articolo 1, nota II-bis), quarto comma, secondo periodo, della parte prima della tariffa allegata al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, è sostituito dal seguente: ´Se si tratta di cessioni soggette all’imposta sul valore aggiunto, l’ufficio dell’Agenzia delle entrate presso cui sono stati registrati i relativi atti deve recuperare nei confronti degli acquirenti la differenza fra l’imposta calcolata in base all’aliquota applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione dell’aliquota agevolata, nonché irrogare la sanzione amministrativa, pari al 30 per cento della differenza medesima.’.
6. Sono riconosciuti appartenenti al patrimonio dello Stato e alienati anche con le modalità e alle condizioni di cui all’articolo 29 i beni immobili non strumentali di proprietà dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato individuati dall’Agenzia del Demanio con uno o più decreti dirigenziali, sulla base di elenchi predisposti dall’Amministrazione dei Monopoli medesima, da emanarsi ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1, comma 2 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410.
7. Nell’articolo 37 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente comma: ´2-bis. Con il regolamento previsto dal comma 1, sono altresì individuate le materie sulle quali i partecipanti dei fondi chiusi si riuniscono in assemblea per adottare deliberazioni vincolanti per la società di gestione del risparmio. L’assemblea delibera in ogni caso sulla sostituzione della società di gestione del risparmio, sulla richiesta di ammissione a quotazione ove non prevista e sulle modifiche delle politiche di gestione. L’assemblea è convocata dal consiglio di amministrazione della società di gestione del risparmio anche su richiesta dei partecipanti che rappresentino almeno il 5 per cento del valore delle quote in circolazione e le deliberazioni sono approvate con il voto favorevole dei partecipanti che rappresentano almeno il 30 per cento delle quote emesse. Le deliberazioni dell’assemblea sono trasmesse alla Banca d’Italia per l’approvazione. Esse si intendono approvate quando il diniego non sia stato adottato entro quattro mesi dalla trasmissione. All’assemblea dei partecipanti si applica, per quanto non disciplinato dalla presente disposizione e dal regolamento previsto dal comma 1, l’articolo 46, commi 2 e 3.’.
8. Nell’articolo 6 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, i commi 2 e 3 sono abrogati.
9. L’articolo 7 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351 convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, è così sostituito: ´Art. 7 (Regime tributario dei partecipanti) – 1. Sui proventi di cui all’articolo 41, comma 1, lettera g) del testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, derivanti dalla partecipazione a fondi comuni d’investimento immobiliare di cui all’art. 6, comma 1, la società di gestione del risparmio opera una ritenuta del 12,50 per cento. La ritenuta si applica sull’ammontare dei proventi riferibili a ciascuna quota risultanti dai rendiconti periodici redatti ai sensi dell’articolo 6, comma 1, lettera c), numero 3), del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, distribuiti in costanza di partecipazione nonché sulla differenza tra il valore di riscatto o di liquidazione delle quote ed il costo di sottoscrizione o acquisto. Il costo di sottoscrizione o acquisto è documentato dal partecipante. In mancanza della documentazione il costo è documentato con una dichiarazione sostitutiva.
2. La ritenuta di cui al comma 1 è applicata a titolo d’acconto nei confronti di: a) imprenditori individuali, se le partecipazioni sono relative all’impresa commerciale; b) società in nome collettivo, in accomandita semplice ed equiparate; società ed enti indicati nelle lettere a) e b) dell’articolo 87 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 e stabili organizzazioni nel territorio dello Stato delle società e degli enti di cui alla lettera d) del predetto articolo. Nei confronti di tutti gli altri soggetti, compresi quelli esenti o esclusi da imposta sul reddito delle società, la ritenuta è applicata a titolo d’imposta. La ritenuta non è operata sui proventi percepiti dalle forme di previdenza complementare di cui al decreto legislativo 21 aprile 1993, n. 124, e dagli organismi d’investimento collettivo del risparmio istituiti in Italia e disciplinati dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.
3. Non sono assoggettati ad imposizione i proventi di cui al comma 1 percepiti dai soggetti non residenti come indicati nell’articolo 6 del decreto legislativo 1° aprile 1996, n. 239.’.
12. Per i proventi di ogni tipo percepiti o iscritti in bilancio e riferiti a periodi di attività dei fondi chiusi fino al 31 dicembre 2003 continuano ad applicarsi le disposizioni dell’articolo 7 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, nel testo in vigore alla predetta data.
13. All’onere derivante dal presente articolo, pari ad euro 15.000.000 per gli anni 2004, 2005 e 2006, si provvede con quota parte delle maggiori entrate derivanti dal presente articolo.
1. Gli atti introduttivi dei procedimenti giurisdizionali concernenti l’invalidità civile, la cecità civile, il sordomutismo, l’handicap e la disabilità ai fini del collocamento obbligatorio al lavoro, devono essere notificati anche al Ministero dell’Economia e delle Finanze. La notifica va effettuata sia presso gli uffici dell’Avvocatura dello Stato, ai sensi dell’articolo 11 del regio decreto 30 ottobre 1933, n.1611, sia presso le competenti Direzioni provinciali dei Servizi vari del Ministero. Nei predetti giudizi il Ministero dell’economia e delle finanze è litisconsorte necessario ai sensi dell’articolo 102 del codice di procedura civile e può essere difeso, oltre che dall’Avvocatura dello Stato, da propri funzionari ovvero, in base ad apposite convenzioni stipulate con l’Inps e con l’Inail, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, da avvocati dipendenti da questi enti. Nei casi in cui il giudice nomina un consulente tecnico, alle indagini assiste un componente delle Commissioni mediche di verifica indicato dal Direttore della Direzione Provinciale su richiesta, formulata a pena di nullità, del consulente nominato dal giudice. Al predetto componente competono le facoltà indicate nel secondo comma dell’articolo 194 del codice di procedura civile.
2. Il Ministero dell’economia e delle Finanze d’intesa con la Scuola superiore dell’economia e delle finanze ai fini della rappresentanza e difesa in giudizio dell’Amministrazione di cui al comma 1, organizza, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio, appositi corsi di formazione del personale.
3. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto non trovano applicazione le disposizioni in materia di ricorso amministrativo avverso i provvedimenti emanati in esito alle procedure in materia di riconoscimento dei benefici di cui al presente articolo. La domanda giudiziale è proposta, a pena di decadenza, avanti alla competente autorità giudiziaria entro e non oltre sei mesi dalla data di comunicazione all’interessato del provvedimento emanato in sede amministrativa.
4. In sede di verifica della sussistenza dei requisiti medico-legali effettuata dal Ministero dell’economia e delle finanze – Direzione Centrale degli Uffici Locali e dei Servizi del Tesoro – nei confronti dei titolari delle provvidenze economiche di invalidità civile, cecità e sordomutismo, sono valutate le patologie riscontrate all’atto della verifica con riferimento alle tabelle indicative delle percentuali di invalidità esistenti. Nel caso in cui il giudizio sullo stato di invalidità non comporti la conferma del beneficio in godimento è disposta la sospensione dei pagamenti ed il conseguente provvedimento di revoca opera con decorrenza dalla data della verifica. Con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze vengono definiti annualmente, tenendo anche conto delle risorse disponibili, il numero delle verifiche straordinarie che le Commissioni mediche di verifica dovranno effettuare nel corso dell’anno, nonché i criteri che, anche sulla base degli andamenti a livello territoriale dei riconoscimenti di invalidità, dovranno essere presi in considerazione nella individuazione delle verifiche da eseguire.
5. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto l’Inps, il Ministero dell’economia e delle finanze-Direzione Centrale degli Uffici Locali e dei Servizi del Tesoro e l’Agenzia delle entrate, con determinazione interdirigenziale, stabiliscono le modalità tecniche per effettuare, in via telematica, le verifiche sui requisiti reddituali dei titolari delle provvidenze economiche di cui al comma 1, nonché per procedere alla sospensione dei pagamenti non dovuti ed al recupero degli indebiti. Non si procede alla ripetizione delle somme indebitamente percepite, prima della data di entrata in vigore del presente decreto, dai soggetti privi dei requisiti reddituali.
6. Le Commissioni mediche di verifica, al fine del controllo dei verbali relativi alla valutazione dell’handicap e della disabilità, sono integrate da un operatore sociale e da un esperto nei casi da esaminare ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n.104.
L’articolo 35 modifica radicalmente la disciplina Iva per il commercio di rottami ferrosi e non ferrosi e altri materiali di recupero (carta da macero, stracci, scarti ecc.) indicati nell’art. 74, ottavo e nono commi, del dpr 26/10/72, n. 633, abolendo il trattamento di sospensione dell’imposta precedentemente previsto e generalizzando, di contro, l’imponibilità che prima riguardava soltanto alcune situazioni. Nel contempo, al fine di prevenire le frodi, viene anche previsto che l’applicazione dell’imposta avvenga con il sistema del reverse charge, ossia a cura del cessionario (se soggetto passivo dell’Iva residente nel territorio dello stato) anziché del cedente. Vediamo più in dettaglio cosa cambia. Attraverso la riformulazione dell’ottavo comma dell’art. 74 e la soppressione del decimo e dell’undicesimo, si stabilisce un regime Iva omogeneo, sia dal punto di vista oggettivo (rottami ferrosi e non ferrosi) sia soggettivo (imprese con o senza sede fissa, indipendentemente dal volume di cessioni), prevedendo l’assoggettamento generalizzato all’imposta. Questa è, dunque, la prima, rilevante novità sostanziale per le imprese che, precedentemente, operavano in regime di sospensione; una novità che implica, come conseguenza, l’attribuzione del diritto di detrazione ai soggetti che precedentemente ne erano privi (raccoglitori e rivenditori senza sede fissa; raccoglitori e rivenditori di rottami ferrosi con sede fissa operanti in regime di sospensione).
La seconda novità riguarda il sistema di applicazione dell’imposta, essendosi stabilito, come si è accennato, che al pagamento dell’imposta è tenuto il cessionario, se soggetto passivo nel territorio dello stato, che a tal fine deve integrare la fattura (che il cedente deve emettere senza esporre il tributo, specificando che l’Iva dovuta dal cessionario) e registrarla nel registro delle vendite o dei corrispettivi entro il mese di ricevimento, ovvero successivamente ma entro 15 giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese. Il cessionario potrà poi registrare la fattura stessa anche nel registro degli acquisti, al fine di esercitare l’eventuale diritto di detrazione, nei termini di legge. Le descritte novità si applicano dal 2 ottobre 2003.
Da segnalare, infine, che in sede di conversione la norma è stata integrata prevedendo l’inserimento, nel nono comma dell’art. 74 sopra citato, delle barre di ottone, ammettendo così al regime del reverse charge anche le cessioni di tali semilavorati.
La norma prevede il rinvio al 31/12/2005 della scadenza dei rimborsi e dei recuperi delle tasse dovute come conseguenza dell’iscrizione dei veicoli o autoscafi nei pubblici registri e dei relativi interessi e penalità, la cui scadenza era prevista nel periodo tra il 01/10/2003 e il 31/12/2005. Il rinvio, come spiega il legislatore, si è reso necessario per permettere la notifica di atti e di iscrizioni a ruolo fondati su dati validati, conseguente all’esatta individuazione dei soggetti che nulla più devono pagare, per avere fatto ricorso agli istituti di definizione.
La norma modifica gli artt. 213 e 214 del codice della strada, relative al sequestro, fermo, confisca e alienazione dei veicoli. Innanzitutto, nei casi in cui sia prevista la sanzione accessoria della confisca amministrativa, il proprietario oppure, in caso di sua assenza, il conducente del veicolo o altro soggetto obbligato in solido, è nominato custode con l’obbligo di depositare il veicolo in un luogo di cui abbia la disponibilità o di custodirlo, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio, provvedendo al trasporto in condizioni di sicurezza per la circolazione stradale. Il documento di circolazione viene trattenuto presso l’ufficio di appartenenza dell’organo di polizia che ha accertato la violazione. Il veicolo deve recare segnalazione visibile dello stato di sequestro, che va indicato nel verbale di contestazione della violazione.
Inoltre, scaduti i 30 giorni successivi alla data in cui, esauriti i ricorsi anche giurisdizionali proposti dall’interessato o decorsi inutilmente i termini per la loro proposizione, è divenuto definitivo il provvedimento di confisca, il custode del veicolo trasferisce il mezzo, a proprie spese e in condizioni di sicurezza per la circolazione stradale, presso il luogo individuato dal prefetto. Scaduto inutilmente il suddetto termine, il trasferimento del veicolo è effettuato a cura dell’organo accertatore e con costi a carico del custode, che comunque può essere denunciato all’autorità giudiziaria, nel caso in cui si configurino a suo carico estremi di reato. I beni confiscati sono contrassegnati dal sigillo dell’ufficio di vigilanza che ha proceduto al sequestro. Si applica, nei confronti dell’autore della violazione o di uno dei soggetti solidalmente obbligati con lui, che si rifiutino di trasportare o custodire, a proprie spese, il veicolo, secondo le prescrizioni fornite dall’organo di polizia, la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 1.549,37 a 6.197,48 euro, nonché la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi. Nel presente caso, è compito dell’organo di polizia indicare nel verbale di sequestro i motivi che non hanno consentito l’affidamento in custodia del veicolo e disporne la rimozione e il trasporto in un apposito luogo di custodia. Provvede quindi la prefettura a liquidare le somme dovute al deposito. Divenuto definitivo il provvedimento di confisca, la liquidazione degli importi spetta poi all’Agenzia del demanio, a partire dalla data di trasmissione del provvedimento da parte del prefetto. In questi ultimi casi l’organo di polizia, attraverso il verbale di sequestro, comunica che, scaduti dieci giorni, la mancata assunzione della custodia del veicolo da parte del proprietario o, in sua sostituzione, di altro soggetto o dell’autore della violazione, comporterà l’immediato trasferimento in proprietà al custode, anche ai soli fini della rottamazione nel caso di grave danneggiamento o deterioramento. L’avviso è notificato dall’organo di polizia che procede al sequestro contestualmente al verbale. Il termine di dieci giorni prende avvio a partire dalla data della notificazione del verbale al proprietario del veicolo o a uno dei soggetti interessati. Scaduto inutilmente il suddetto termine, l’organo accertatore trasmette gli atti al prefetto, che entro i successivi dieci giorni, verificata la correttezza degli atti, dichiara il trasferimento in proprietà, senza oneri, del veicolo al custode, con conseguente cessazione di qualunque onere e spesa di custodia a carico dello stato. La somma ricavata dalla vendita è depositata, fino alla definizione del procedimento relativo al sequestro, presso un autonomo conto fruttifero presso la tesoreria dello stato. Se viene effettuata la confisca, ci si avvale della somma depositata; in tutti gli altri casi, la stessa somma è restituita all’avente diritto. Per le altre cose interessate dal sequestro in luogo della vendita è disposta la distruzione. Nel caso in cui risulti impossibile, per comprovate difficoltà oggettive, procedere alla notifica del verbale di sequestro integrato dall’avviso scritto di cui al presente comma, la notifica si intende eseguita a seguito del raggiungimento del 20° giorno successivo a quello di affissione dell’atto nell’albo del comune dov’è situata la depositeria.
Nei confronti del provvedimento di sequestro viene ammesso ricorso al prefetto. In caso di rigetto del ricorso, il sequestro è confermato. La dichiarazione di infondatezza dell’accertamento si estende alla misura cautelare e comporta il dissequestro del veicolo. In presenza dei presupposti, il prefetto dispone la confisca con l’ordinanza-ingiunzione, oppure con distinta ordinanza, stabilendo, in ogni caso, le necessarie prescrizioni relative alla sanzione accessoria. Il prefetto dispone la confisca del veicolo oppure, nel caso in cui questo sia stato venduto, della somma ricavata dalla vendita. Il provvedimento di confisca costituisce titolo esecutivo anche per il recupero delle spese di trasporto e di custodia del veicolo. Qualora poi, nei confronti del verbale di accertamento o dell’ordinanza-ingiunzione o dell’ordinanza che dispone la sola confisca, dovesse essere proposta un’opposizione innanzi all’autorità giudiziaria, la cancelleria del giudice competente comunica al prefetto, entro dieci giorni, la proposta dell’opposizione e l’esito del relativo giudizio.
Per quanto riguarda poi i casi in cui il codice della strada prevede che all’accertamento della violazione consegua l’applicazione della sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo, il proprietario, nominato custode, oppure, in sua assenza, il conducente o altro soggetto obbligato in solido, smette di utilizzare il veicolo e lo colloca in un luogo di cui abbia la disponibilità oppure lo custodisce, a proprie spese, in un luogo non sottoposto a pubblico passaggio. È prevista la collocazione sul veicolo di un sigillo, secondo le modalità e con le caratteristiche fissate con decreto del ministero dell’interno. Quindi, scaduto il periodo di fermo amministrativo, il sigillo viene rimosso da parte dell’ufficio dal quale dipende l’organo di polizia che ha accertato la violazione oppure di uno degli organi di polizia stradale. Di contro, il documento di circolazione è trattenuto presso l’organo di polizia, con menzione nel verbale di contestazione. E nei confronti dell’autore della violazione o di uno dei soggetti interessati che si rifiuti di trasportare o custodire, a proprie spese, il veicolo, in base alle prescrizioni fornite dall’organo di polizia, si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 656,25 a euro 2.628,15, oltre alla sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi. A questo punto, l’organo di polizia che provvede al fermo rimuove il veicolo e lo trasporta presso un apposito luogo di custodia, con citazione nel verbale di contestazione della violazione.
L’individuazione del custode-acquirente, finalizzata al trasferimento della proprietà dei veicoli sottoposti a sequestro amministrativo o a fermo, oltre che dell’alienazione dei veicoli confiscati a seguito di sequestro amministrativo, avviene, secondo criteri oggettivi riferibili al luogo o alla data di esecuzione del sequestro o del fermo, tra i soggetti che hanno stipulato apposita convenzione con il ministero dell’interno e con l’Agenzia del demanio all’esito dello svolgimento di gare ristrette, ciascuna relativa ad ambiti territoriali infraregionali. Detta convenzione riguarda l’obbligo ad assumere la custodia dei veicoli sottoposti a sequestro amministrativo o a fermo e di quelli confiscati in conseguenza del sequestro e ad acquistare gli stessi veicoli nelle ipotesi di trasferimento di proprietà, e di vendita derivante da confisca. In sede di svolgimento delle gare di appalto, le p.a. interessate tengono conto delle offerte economicamente più vantaggiose per la finanza pubblica, con particolare riferimento ai criteri ed alle modalità di valutazione del valore dei veicoli da acquistare ed all’ammontare delle tariffe per la custodia. La definizione dei criteri oggettivi per l’individuazione del custode-acquirente è effettuata, mediante protocollo d’intesa, dal ministero dell’interno e dall’Agenzia del demanio.
Con riferimento al trasferimento della proprietà dei veicoli sottoposti a sequestro amministrativo o a fermo, per i veicoli confiscati l’alienazione si perfeziona con la notifica al custode-acquirente del provvedimento dal quale risulta la determinazione all’alienazione da parte dell’Agenzia del demanio. Quindi, si comunica il provvedimento notificato al Pra, ai fini dell’aggiornamento delle iscrizioni.
I veicoli giacenti presso le depositerie autorizzate sono venduti, anche ai soli fini della rottamazione, mediante cessione al soggetto titolare del deposito: a seguito dell’applicazione di misure di sequestro e sanzioni accessorie oppure se non alienati per mancanza di acquirenti, purché immatricolati per la prima volta da oltre cinque anni, privi di interesse storico e collezionistico, comunque custoditi da oltre due anni alla data del 30 settembre 2003, anche se non confiscati. La cessione viene prevista in base agli elenchi di veicoli predisposti dal prefetto anche senza documentazione dello stato di conservazione. L’individuazione dei veicoli è effettuata secondo il tipo, il modello e il numero di targa o telaio. Competenti alla vendita e alle attività connesse il ministero dell’interno e l’Agenzia del demanio.
Il costo della vendita viene determinato dalle amministrazioni interessate in modo cumulativo per il totale dei veicoli interessati, tenuto conto del tipo e delle condizioni dei veicoli, dell’ammontare delle somme dovute al depositario-acquirente, computate anche in relazione alle spese di custodia, nonché degli eventuali oneri di rottamazione che possono gravare sul medesimo depositario-acquirente.
La vendita del veicolo si perfeziona con la notifica al depositario-acquirente del provvedimento dal quale risulta la determinazione alla cessione da parte dell’amministrazione procedente, anche relativamente a elenchi di veicoli. Dopodiché si comunica al Pra il provvedimento notificato per l’aggiornamento delle iscrizioni, senza oneri.
Si riconosce a favore del custode un importo complessivo forfettario, comprensivo del trasporto, calcolato, per ciascuno degli ultimi 12 mesi di custodia, in:
- 6 euro per i motoveicoli e i ciclomotori;
- 24 euro per gli autoveicoli e i rimorchi di massa complessiva inferiore a 3,5 tonnellate, nonché per le macchine agricole e operatrici;
- 30 euro per gli autoveicoli e i rimorchi di massa complessiva superiore a 3,5 tonnellate.
Detti importi vengono gradualmente ridotti del 20% per ogni ulteriore anno, o frazione di esso, di custodia del veicolo, salva l’eventuale intervenuta prescrizione di quanto dovuto. Le somme complessivamente riconosciute come dovute vengono versate in cinque rate costanti annui; la prima rata è corrisposta nell’anno 2004.
Nel caso in cui fossero presenti eventuali vizi relativi alla notificazione degli atti del procedimento sanzionatorio, non è previsto il recupero delle spese di custodia liquidate a carico del trasgressore. E la prescrizione del diritto alla riscossione delle somme dovute a titolo di sanzione amministrativa, oltre al mancato recupero, nei confronti del trasgressore, delle spese di trasporto e di custodia, non determinano responsabilità contabile.
È prevista l’esenzione dal pagamento di qualsiasi tributo od onere ai fini degli adempimenti relativi alle formalità per l’annotazione nei pubblici registri, per le operazioni di rottamazione o di alienazione dei veicoli.
La disciplina delle procedure di alienazione o rottamazione straordinaria avviate dalle singole prefetture – uffici territoriali del governo, nel caso in cui esse non risultino concluse, deve seguire le procedure indicate nella presente norma. Quindi i compensi dovuti ai custodi e non ancora liquidati sono determinati anche sulla base di un’autodichiarazione del titolare della depositeria, tranne nel caso in cui, a livello locale, siano state individuate condizioni di pagamento meno onerose per l’erario.
Con riferimento ai veicoli, diversi da quelli interessati dalla presente norma, e che risultino giacenti presso le depositerie autorizzate a seguito dell’applicazione di misure di sequestro o di fermo, l’organo di polizia che ha proceduto al sequestro o al fermo, notifica al proprietario l’avviso di custodia del veicolo a proprie spese: in caso di rifiuto si procederà anche all’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria e della sanzione amministrativa accessoria. Dalla data di notifica dell’avviso decorre il termine di dieci giorni, scaduto il quale, senza riscontro positivo, si verifica il trasferimento della proprietà del veicolo al custode.
La somma ricavata dall’alienazione viene poi depositata, fino alla definizione del procedimento in relazione al quale è stato disposto il sequestro o il fermo, in un autonomo conto fruttifero presso la tesoreria dello stato. In caso di confisca, si tratta della somma depositata. In tutti gli altri casi la somma depositata viene restituita all’avente diritto.
Accise e manifestazioni a premio, videogiochi e rivalutazione delle partecipazioni e dei terreni; questi e altri ancora sono i temi dell’articolo 39, una delle disposizioni-omnibus del decreto. Vediamo le previsioni fondamentali.
Accise. Il comma 1 stabilisce che la norma secondo cui i termini di pagamento delle accise sono fissati con decreto ministeriale si applica anche per i bitumi di petrolio di cui all’art. 62, dlgs 504/95 e per il contributo di riciclaggio ambientale sui lubrificanti che ha sostituito l’accisa già prevista dallo stesso articolo. Il comma 4, inoltre, nel quadro delle modifiche in materia di tabacchi, prefigura la possibilità di un aumento delle accise sulle sigarette entro il 31/12/03, spostando così il prevedente termine.
Apparecchi da divertimento. È un settore che non trova proprio pace, quello degli apparecchi da intrattenimento e divertimento, interessato dal susseguirsi di modifiche della disciplina amministrativa e tributaria. Le disposizioni dei commi da 5 a 13 incidono nuovamente sia sul Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, ritoccando ancora, con un complesso intervento, le norme dell’art. 110 sulle caratteristiche dei giochi leciti, sia quelle fiscali dell’art. 14-bis del dpr n. 640/72, sulla disciplina dell’imposta sugli intrattenimenti. Di particolare rilevanza l’istituzione di un prelievo erariale specifico per gli apparecchi e congegni di cui al comma 6 dell’art. 110 del Tulps, pari al 13,5% delle somme giocate; per l’anno 2004 si pagherà un acconto prefissato, fino al collegamento nella rete telematica che dovrà essere realizzata, da parte dell’amministrazione dei monopoli di stato, entro il 31/10/2004 (e non più entro il 31/12/2003).
Manifestazioni a premio. L’amministrazione finanziaria torna a esercitare una forma di controllo sulle manifestazioni a premio, al fine di tutelare il regime di monopolio dei giochi riservati allo stato. In questo ambito viene introdotta anche una sanzione detentiva per chi prosegue l’effettuazione di manifestazioni vietate dalle finanze. Più in dettaglio, per i concorsi a premio, il comma 13-ter dell’art. 39 in esame prevede che il ministero delle attività produttive trasmetta copia della comunicazione inviata dall’organizzatore all’amministrazione dei monopoli, che entro 30 giorni valuta se il concorso corrisponda, per le caratteristiche, a un’attività di gioco riservato allo stato, ordinando eventualmente la cessazione della manifestazione entro cinque giorni con provvedimento da comunicare al soggetto interessato e al Map. Ferma l’applicazione delle sanzioni amministrative ai sensi dell’art. 124, commi 1 e 4, del rdl n. 1933/38, la prosecuzione della manifestazione nelle stesse forme descritte con la comunicazione inviata al Map sarà punita con l’arresto fino a un anno. Altra novità riguarda l’organizzazione di manifestazioni di sorte locali come lotterie, tombole, pesche o banchi di beneficenza. Ai sensi dell’articolo 14 del dpr n. 430/2001, i rappresentanti degli enti organizzatori della manifestazione sono tenuti a darne comunicazione, almeno 30 giorni prima dello svolgimento, al prefetto competente e al sindaco del comune in cui è effettuata l’estrazione, che sono individuate come le autorità alle quali compete la sorveglianza sulla liceità e sul corretto svolgimento degli eventi. Il comma 13-quater dell’art. 39 stabilisce ora l’obbligo, per gli organizzatori, di inviare all’amministrazione dei monopoli, ancora prima dell’invio della comunicazione alle autorità locali prevista dal dpr 430/2001, un’autonoma comunicazione, nelle forme che saranno definite con provvedimento dell’amministrazione. Decorsi 30 giorni dal ricevimento della comunicazione senza che l’amministrazione ha adottato alcun provvedimento espresso, si intende rilasciato il nulla osta allo svolgimento della manifestazione. Nello stesso termine, l’amministrazione può subordinare il nulla osta all’ottemperanza di specifiche disposizioni sulle modalità di svolgimento della manifestazione, affinché non coincida con attività riservate allo stato. Anche in questa ipotesi, fatta salva l’irrogazione delle sanzioni amministrative del rdl del 1938, lo svolgimento della manifestazione nonostante il diniego del nulla osta dell’amministrazione dei monopoli, oppure senza l’osservanza delle prescrizioni impartite dall’amministrazione stessa, sarà punito con l’arresto fino a un anno. Obblighi fiscali degli artisti dilettanti. Il comma 13-quinquies estende alle bande musicali amatoriali, ai cori e alle compagnie teatrali amatoriali, per le manifestazioni da essi organizzate, le disposizioni dell’art. 9, c. 19, della legge n. 448/2001 e dell’art. 80, comma 37, della legge n. 289/2002. Queste disposizioni prevedono l’esonero dall’obbligo di utilizzare i misuratori fiscali nelle attività di intrattenimento a favore dei soci e la possibilità di certificare gli incassi con le modalità semplificate del dpr n. 69/2002 per tutte le manifestazioni organizzate.
Dichiarazione di successione. Il comma 14-sexies porta da sei a 12 mesi il termine per la presentazione della dichiarazione di successione, modificando in tal senso l’art. 31 del dlgs n. 346/90. Si ricorda che la presentazione della dichiarazione di successione è necessaria soltanto qualora l’eredità comprenda beni immobili o diritti immobiliari.
Riforme fiscale e societaria. Il comma 14-octies integra l’art. 10 della legge n. 80/2003 (delega alla riforma fiscale), al fine di stabilire il principio del coordinamento con la riforma del diritto societario.
Rivalutazione partecipazioni e terreni. Di vasto interesse, infine, la disposizione del comma 14-undecies, che riapre fino al 16 marzo 2004 la possibilità di rivalutare il costo delle partecipazioni e dei terreni posseduti alla data dell’1/1/2003 ai fini della riduzione delle plusvalenze, secondo le disposizioni degli articoli 5 e 7 della legge n. 448/2003.
La disposizione in commento si pone come norma transitoria in attesa dell’introduzione dell’Ires che abolisce la possibilità di usufruire del credito di imposta. La norma pone un limite con riferimento all’adozione della delibera di distribuzione delle riserve di utili (e non dunque degli utili di periodo) successivamente al 30 settembre 2003 e sino alla data di chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre 2003. In questa ipotesi, il credito di imposta compete solo in modo limitato e, di fatto, vengono a mescolarsi i basket stanziati in precedenza. Va sottolineato come la disposizione assume rilevanza a condizione che la materiale attribuzione del dividendo avvenga comunque entro il 31 dicembre 2003. Rispetto alla precedente formulazione, la norma intende precludere ogni possibile comportamento finalizzato all’aggiornamento della disposizione con la relativa distribuzione di somme che hanno natura di riserva (per esempio utili portati a nuovo). Il secondo comma tende a colpire fenomeni di distribuzione degli utili di periodo relativi al periodo di imposta chiuso prima del 31 dicembre 2003 nelle ipotesi in cui sia stata deliberata dopo il 1° settembre 2003, la chiusura anticipata dell’esercizio sociale. Questa disposizione si riferisce all’utile di periodo e vuole rafforzare il concetto di anti elusività della relativa norma.
Con questo articolo vengono effettuati una serie di interventi sulle disposizioni in materia di fiscalità finanziaria:
- viene esteso il meccanismo di esenzione dall’imposta sostitutiva previsto dal decreto legislativo n. 239 del 1996 a tutti i soggetti che residenti in stati che consentono di attivare uno scambio di informazioni anche se residenti in stati o territori al di fuori dell’Ue;
- viene ampliato l’ambito soggettivo relativamente all’individuazione del rappresentante fiscale a norma del dlgs n. 239 del 1996. Questa funzione può essere rivestita anche da una società di gestione accentrata di strumenti finanziari autorizzata a norma dell’articolo 80 del dlgs 58 del 1998. In modo analogo vengono modificate le disposizioni di cui al comma 3 in materia di applicazione della ritenuta;
- vengono abrogate le disposizioni in materia di coefficiente di rettifica relativo ai titoli obbligazionari indicati nell’articolo 13 del dlgs 461 del 1997. Ciò a partire dal 1° gennaio 2004
Imposte sui redditi di capitale. I primi tre commi apportano, con effetto dal 2004, modifiche alla disciplina dell’imposizione diretta sui redditi di capitale derivanti da contratti di assicurazione sulla vita e capitalizzazione e da rendimenti delle prestazioni pensionistiche. Viene stabilito, tra l’altro, che sui redditi dovuti da soggetti non residenti in Italia e percepiti da soggetti residenti è dovuta un’imposta sostitutiva del 12,5%, che può essere applicata anche tramite un rappresentante fiscale. Resta applicabile, invece, il diverso regime dell’art. 16-bis del dpr 917/86 se i redditi sono percepiti direttamente all’estero.
Iva nel settore delle telecomunicazioni. Il comma 4 integra le disposizioni dell’art. 4 del dm 24/10/2000, n. 366, concernente regole particolari per l’applicazione dell’Iva nel settore delle telecomunicazioni, prevedendo, nel caso di servizi forniti attraverso mezzi tecnici (schede elettroniche, ecc), l’obbligo per gli operatori di riportare tra le annotazioni contabili anche il numero identificativo o codice seriale di ciascun mezzo ceduto.
Iva sulla prima casa e sanzioni. Il comma 5 risolve il pasticcio normativo che incentivava l’indebita fruizione dell’aliquota Iva ridotta per la prima casa. Questa irregolarità, dopo la riforma delle sanzioni a opera del dlgs n. 472/97, risultava infatti addirittura premiata dal trattamento sanzionatorio della nota II-bis all’art. 1 della tariffa, parte prima, allegata al dpr n. 131/86, che comminava a carico del contribuente che avesse indebitamente fruito dell’agevolazione in una compravendita soggetta a Iva una penalità pari alla differenza fra l’imposta dovuta e quella applicata, aumentata del 30%. Questa penalità, in quanto sanzione amministrativa tributaria, risultava però definibile, ai sensi dell’art. 16 del dlgs n. 472/97, con il pagamento di un quarto, per cui si consentiva a chi avesse sottratto, per esempio, 100 d’imposta di cavarsela pagando solo un quarto di 130. Il rimedio a questa falla arriva dalla modifica alla disposizione della nota II-bis citata, nella quale viene sostituito il secondo periodo del quarto comma prevedendo che, nelle compravendite soggette all’Iva, l’ufficio dell’Agenzia delle entrate presso cui sono stati registrati i relativi atti deve recuperare nei confronti dell’acquirente la differenza fra l’imposta calcolata in base all’aliquota applicabile in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione dell’aliquota agevolata, nonché irrogare la sanzione amministrativa, pari al 30% della differenza medesima. La differenza, insomma, verrà recuperata a titolo di Iva, per cui la riduzione a seguito di definizione agevolata riguarderà soltanto la sanzione del 30%.
Fondi comuni d’investimento. I commi da 7 a 12, infine, recano disposizioni riguardanti i fondi comuni d’investimento immobiliari, modificative delle norme dell’art. 37 del dlgs n. 58/98 (Testo unico dell’intermediazione finanziaria) sulla struttura dei fondi e di quelle del dl n. 351/2001 sul trattamento fiscale. A quest’ultimo riguardo, in particolare, viene istituita una ritenuta del 12,5% sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ai fondi, che sarà applicata a titolo di acconto per i redditi percepiti nell’esercizio dell’impresa e titolo d’imposta negli altri casi.
In materia di invalidità civile, innanzitutto, l’articolo in commento stabilisce che gli atti introduttivi dei procedimenti giurisdizionali concernenti l’invalidità civile, la cecità civile, il sordomutismo, l’handicap e la disabilità ai fini del collocamento obbligatorio al lavoro, devono essere notificati anche al ministero delle finanze e che tale notifica deve essere effettuata sia presso gli uffici dell’Avvocatura dello stato sia presso le competenti direzioni provinciali dei servizi vari del ministero. In questi giudizi, il ministero delle finanze è litisconsorte e può essere difeso, oltre che dall’Avvocatura dello stato, da propri funzionari ovvero, in base ad apposite convenzioni stipulate con l’Inps e con l’Inail da avvocati dipendenti da questi enti.
Nei casi in cui il giudice nomini un consulente tecnico, alle indagini assiste un componente delle commissioni mediche di verifica indicato dal direttore della direzione provinciale su richiesta, formulata a pena di nullità, del consulente nominato dal giudice. A tal fine, è previsto che il personale venga opportunamente formato, mediante corsi ad hoc organizzati dal ministero dell’economia, d’intesa con la Scuola superiore dell’economia e delle finanze. In secondo luogo, l’articolo in esame stabilisce che dal 1° ottobre 2003 non trovano applicazione le disposizioni in materia di ricorso amministrativo contro i provvedimenti emanati in esito alle procedure per il riconoscimento dei benefici in materia di invalidità civile. La domanda giudiziale è proposta, a pena di decadenza, davanti alla competente autorità giudiziaria entro e non oltre sei mesi dalla data di comunicazione all’interessato del provvedimento emanato in sede amministrativa. In sede di verifica della sussistenza dei requisiti medico-legali nei confronti dei titolari delle provvidenze economiche di invalidità civile, cecità e sordomutismo, sono valutate le patologie riscontrate all’atto della verifica con riferimento alle tabelle indicative delle percentuali di invalidità esistenti. Nel caso in cui il giudizio sullo stato di invalidità non comporti la conferma del beneficio in godimento è disposta la sospensione dei pagamenti ed il conseguente provvedimento di revoca opera con decorrenza dalla data della verifica. Aumenteranno anche le verifiche; in particolare, con apposito decreto ministeriale saranno fissati annualmente, tenendo anche conto delle risorse disponibili, il numero delle verifiche straordinarie che le commissioni mediche di verifica dovranno effettuare, nonché i criteri che, anche sulla base degli andamenti a livello territoriale dei riconoscimenti di invalidità, dovranno essere presi in considerazione nell’individuazione delle verifiche da eseguire. Le verifiche partiranno dall’incrocio dei dati detenuti nelle banche dati degli enti; è previsto, ancora, che con apposito decreto vengano a tal fine stabile le modalità tecniche per effettuare, in via telematica, le verifiche sui requisiti reddituali dei titolari delle provvidenze economiche in materia di invalidità civile nonché per procedere alla sospensione dei pagamenti non dovuti e al recupero degli indebiti. Sanatoria per i soggetti privi dei requisiti reddituali: non si procederà alla ripetizione delle somme indebitamente percepite, prima del 2 ottobre 2003.