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Timestamp: 2020-05-26 13:39:37+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 23120 del 04/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23120 del 04/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 04/10/2017, (ud. 05/07/2017, dep.04/10/2017), n. 23120
sul ricorso 16815/2016 proposto da:
G.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR
presso la CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato SALVATORE
avverso la sentenza n. 1539/2015 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,
depositata il 04/01/2016;
che con la sentenza impugnata la Corte appello di Palermo, in riforma della sentenza di primo grado che aveva accolto la domanda proposta nei confronti della Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento da G.M., volta alla declaratoria di illegittimità del termine apposto a plurimi contratti intervenuti tra le parti e alla condanna dell’Azienda al risarcimento dei danni, ha rigettato la sola domanda risarcitoria;
che a fondamento della decisione la Corte rilevava la mancanza di prova del danno patito dal lavoratore per effetto della illegittima apposizione del termine, non potendosi prescindere dalla prova del danno in concreto ai fini della risarcibilità del medesimo ai sensi della L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 5 e 7, presupponendo il tenore letterale di tale ultima disposizione la conversione del rapporto, esclusa nel caso di specie;
che per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il G. sulla base di due motivi;
che l’Azienda Sanitaria ha resistito con controricorso;
che con il primo motivo il ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5 e della L. n. 183 del 2010, art. 32, commi 5 e 7, osservando che l’interpretazione delle predette norme, per come prospettata dalla Corte d’appello, contrasta con il quadro normativo di riferimento risultante dalla ricostruzione offerta dalle sezioni unite della Corte di Cassazione;
che, acclarata l’illegittimità del termine apposto al contratto, il motivo risulta fondato alla luce del principio secondo il quale “in materia di pubblico impiego privatizzato, nell’ipotesi di abusiva reiterazione di contratti a termine, la misura risarcitoria prevista dal D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 36, comma 5, va interpretata in conformità al canone di effettività della tutela affermato dalla Corte di Giustizia UE (ordinanza 12 dicembre 2013, in C-50/13), sicchè, mentre va escluso siccome incongruo – il ricorso ai criteri previsti per il licenziamento illegittimo, può farsi riferimento alla fattispecie omogenea di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, quale danno presunto, con valenza sanzionatoria e qualificabile come “danno comunitario”, determinato tra un minimo ed un massimo, salva la prova del maggior pregiudizio sofferto, senza che ne derivi una posizione di favore del lavoratore privato rispetto al dipendente pubblico, atteso che, per il primo, l’indennità forfetizzata limita il danno risarcibile, per il secondo, invece, agevola l’onere probatorio del danno subito” (Cass. Sez. U., n. 5072 del 15/03/2016);
che, in forza del richiamato principio, il regime risarcitorio previsto dalla citata norma trova applicazione indipendentemente dalla conversione del rapporto, in concreto non consentita in ragione della natura pubblica del datore di lavoro;
che in base alle svolte argomentazioni deve essere accolto il primo motivo di ricorso, con assorbimento della seconda censura;
che ne consegue la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio, per la determinazione della misura del risarcimento secondo gli indicati parametri, alla Corte d’appello di Palermo in diversa composizione.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Palermo in diversa composizione.