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Timestamp: 2017-07-27 20:55:04+00:00
Document Index: 137158484

Matched Legal Cases: ['art. 380', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 52', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 337', 'art. 117', 'art. 8', 'art. 333', 'art. 336', 'art. 257', 'art. 257', 'art. 257', 'sentenza ', 'sentenza ']

Avvocato Diritto FaMigLia BoloGna RAPPORTI CON I FIGLI SEPARAZIONE BOLOGNA DIVORZIO BOLOGNA 337 ter. Provvedimenti riguardo ai figli . | Avvocato a Bologna - Studio Legale Bologna Avvocato Sergio Armaroli
CHIAMA SUBITO!!!	051.6447838	RAPPORTI CON I FIGLI SEPARAZIONE BOLOGNA DIVORZIO BOLOGNA 337 ter. Provvedimenti riguardo ai figli Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
RAPPORTI CON I FIGLI SEPARAZIONE BOLOGNA DIVORZIO BOLOGNA 337 ter. Provvedimenti riguardo ai figli Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
RAPPORTI CON I FIGLI SEPARAZIONE BOLOGNA DIVORZIO BOLOGNA
337 ter. Provvedimenti riguardo ai figli .
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Nella specie non è contestato che il C. sia stato consultato sulla scelta della figlia di effettuare gli studi universitari a (…) anziché a (…) e abbia espresso parere negativo su tale scelta. La controversia è quindi incentrata sulla necessità di una preventiva edizione del giudice sulla scelta contestata, al fine di ottenere il riconoscimento del diritto ad effettuarla e ad avere il contributo economico straordinario da parte del genitore dissenziente ovvero sulla possibilità di effettuare la spesa relativa alla scelta non approvata e successivamente richiedere in giudizio il rimborso della quota di pertinenza del genitore dissenziente salva la possibilità da parte di quest’ultimo di opporsi e richiedere l’accertamento della non corrispondenza della spesa a un interesse rilevante e sostenibile economicamente in relazione alle condizioni reddituali dei genitori.
Quest’ultima interpretazione normativa è quella più in linea con la giurisprudenza di questa Corte In materia di diritto al rimborso delle spese straordinarie effettuate dal coniuge affidatario, alla luce del principio generale della tutela del superiore interesse del minore. Si segnalano in particolare le decisioni secondo cui ‘non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro coniuge in ordine alla determinazione delle spese straordinarie (nella specie, stage e soggiorni all’estero per l’apprendimento della lingua inglese), trattandosi di decisione ‘di maggiore interesse’ per il figlio e sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario, un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso. Ne consegue che, nel caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto di provvedere al rimborso della quota di spettanza da parte del coniuge che non le ha effettuate, il giudice è tenuto a verificare la rispondenza delle spese all’interesse del minore mediante la valutazione della commisurazione dell’entità della spesa rispetto all’utilità e della sostenibilità della spesa stessa rapportata alle condizioni economiche dei genitori’ (Cass. civ. sez. VI-1, ord. n. 16175 del 30 luglio 2015 e Cass. civ. sezione I n. 19607 del 26 settembre 2011).
Né può considerarsi rilevante il regime di affidamento condiviso, che peraltro nella specie non era più vigente trattandosi di spese sostenute in favore della figlia maggiorenne, perché una interpretazione quale quella perorata dal ricorrente comporterebbe di fatto la compressione e soppressione del diritto di scelta in ordine a decisioni di maggiore interesse per i figli. Mentre la possibilità di chiedere in giudizio il rimborso delle spese già effettuate non comprime il diritto di difesa del genitore dissenziente che potrà far valere e accertare il proprio diritto ad opporsi alla richiesta di rimborso.
Va infine rilevato che 11 Tribunale ha ritenuto rilevante – e tale ratio decidendi non ha costituito oggetto di impugnazione – che la contestazione del padre all’iscrizione della figlia è consistita, sulla base di quanto emerge dalla documentazione agli atti, in un sostanziale disinteresse, e, allo stesso modo, che non vi è stata alcuna contestazione circa l’ammontare e la prova della spesa effettuata e richiesta in rimborso, né alcuna deduzione e prova è stata portata dal C. circa l’insostenibilità della spesa in relazione alle condizioni economiche dei genitoriCORTE DI CASSAZIONE – SEZ. VI – 1 – ORDINANZA 10 giugno 2016, n.12013 – Pres. Ragonesi – est. Bisogni
Rilevato che in data 25 gennaio 2016 è stata depositata relazione ex art. 380 bis c.p.c. che qui si riporta con alcune correzioni relative a errori materiali.
C.G.B. ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo ottenuto dalla ex moglie M.M.L. per il pagamento della somma di 3.684,00 euro corrispondente al 50% delle spese straordinarie (universitarie e mediche) sostenute per i figli. L’opponente ha rilevato di non dover corrispondere tali somme perché aveva espresso, anche per iscritto, il proprio dissenso sulla effettuazione delle spese in questione e specificamente sull’iscrizione della figlia all’Università degli studi di Milano anziché a quella di Bari.
Il Giudice di pace di Matera ha respinto l’opposizione, con sentenza n. 947/11.
Il Tribunale di Matera ha confermato la sentenza appellata dal C. rilevando che: a) nessuna specifica contestazione era stata sollevata dall’appellante in ordine alla quantificazione delle spese e alla loro concreta effettuazione, b) quanto al dissenso eccepito dal C. , doveva rilevarsi, dall’esame della documentazione agli atti, un suo sostanziale disinteresse sino a quando non gli era stato chiesto il rimborso della quota di sua pertinenza; c) nessuna specifica contestazione era stata fatta dal C. sull’unico profilo oggettivo da valutare ai fini dell’esclusione del diritto alla ripetizione e cioè a quello economico.
Ricorre per cassazione Giovanni Battista C. affidandosi ad un unico motivo di impugnazione articolato su due censure: a) violazione e falsa applicazione degli artt. 155, comma 3, e 2697 c.c.; b) violazione dell’art. 155, comma 3, c.c. e 2697 c.c.. Sostiene il ricorrente che trattandosi di decisione di importanza maggiore per la figlia essa doveva essere necessariamente condivisa dai genitori in regime di affidamento condiviso e che, in difetto di tale necessario accordo, il presunto credito non poteva essere azionato, peraltro davanti a giudice incompetente per materia come il giudice di pace, essendo competente il giudice della separazione, cui sono conferiti i poteri speciali di cui all’art. 155 u.c. c.c., in merito all’accertamento delle capacità reddituali dei genitori. Gravava sulla richiedente l’onere di provare il consenso dell’altro genitore.
Si difende con controricorso M.M.L. .
Il ricorso è infondato. Va in primo luogo ribadita la competenza del Giudice di pace in ordine alla presente controversia che ha ad oggetto l’adempimento delle obbligazioni assunte dal coniuge in sede di separazione consensuale circa il pagamento delle spese straordinarie relative ai figli. Tale competenza infatti va determinata in ragione del valore della causa secondo i criteri ordinari, trattandosi di controversia diversa da quella concernente la esecuzione o la modifica delle condizioni della separazione, rientrante nella competenza funzionale del tribunale (cfr. Cass. civ. sezione I nn. 18240 del 22 agosto 2006, 16793 del 17 luglio 2009, 6297 del 19 marzo 2014, Cass. civ. sezione VI-3 n. 20303 del 25 settembre 2014).
Va infine rilevato che 11 Tribunale ha ritenuto rilevante – e tale ratio decidendi non ha costituito oggetto di impugnazione – che la contestazione del padre all’iscrizione della figlia è consistita, sulla base di quanto emerge dalla documentazione agli atti, in un sostanziale disinteresse, e, allo stesso modo, che non vi è stata alcuna contestazione circa l’ammontare e la prova della spesa effettuata e richiesta in rimborso, né alcuna deduzione e prova è stata portata dal C. circa l’insostenibilità della spesa in relazione alle condizioni economiche dei genitori.
La Corte condivide la relazione sopra riportata e letta la memoria difensiva del ricorrente ribadisce che il principio di bi-genitorialità non può comportare la effettuabilità e la rimborsabilità delle sole spese straordinarie che abbiano incontrato il consenso di entrambi i genitori escludendo così anche quelle spese che si dimostrino non voluttuarie e corrispondenti all’interesse del figlio beneficiario del diritto al mantenimento (quali quelle conseguenti alla scelta dell’università più adatta agli studi universitari del figlio) sempre che le stesse non siano compatibili con le condizioni economiche dei genitori; circostanza quest’ultima che non risulta essere stata oggetto delle contestazioni mosse alla richiesta preliminare all’iscrizione universitaria e a quelle effettuate nel corso del giudizio di merito e di legittimità che come evidenziato dalla relazione si svolge su censure di violazione di legge e non di omesso di esame di fatti specifici e rilevanti ai fini della decisione. Infine non risulta un aggravamento delle condizioni economiche dopo la separazione tale giustificare la esenzione dal pagamento delle spese straordinarie per il mantenimento della figlia/sia stato fatto valere dal ricorrente in altro giudizio rivolto all’accertamento dei presupposti per la modifica delle condizioni della separazione.
La Corte pertanto ritiene che il ricorso che il ricorso debba essere respinto con condanna del ricorrente alle spese del presente giudizio.
La Corte rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione liquidate in complessivi 2.200 euro, di cui 200 euro per spese. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell’art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003.
Ai sensi dell’art. 13 comma l quater del D.P.R. n. 115 del 2002 dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dell’art. 13, comma 1 bis, dello stesso articolo 13.
«RICONOSCIUTO IL DIRITTO DEL GENITORE “SOCIALE” A MANTENERE RAPPORTI CON IL MINORE» Non è fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 337-ter del codice civile sollevata – in riferimento agli articoli 2, 3, 30 e 31 della Costituzione, ed all’art. 117, primo comma, Cost., in relazione all’art. 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali nella parte in cui, disponendo che il minore ha diritto di mantenere rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale, non consente al giudice di valutare, nel caso concreto, se risponda all’interesse del minore conservare rapporti significativi con l’ex partner del genitore biologico. Ad avviso della Corte, l’interruzione ingiustificata, da parte di uno o di entrambi i genitori, in contrasto con l’interesse del minore, di un rapporto significativo, da quest’ultimo instaurato e intrattenuto con soggetti che non siano parenti, è riconducibile alla ipotesi di condotta del genitore “comunque pregiudizievole al figlio”, in relazione alla quale l’art. 333 dello stesso codice già consente al giudice di adottare “i provvedimenti convenienti” nel caso concreto. E ciò su ricorso del pubblico ministero (a tanto legittimato dall’art. 336 cod. civ.), anche su sollecitazione dell’adulto (non parente) coinvolto nel rapporto in questione. Non sussiste, pertanto, il vuoto di tutela dell’interesse del minore presupposto dal giudice rimettente. E ciò appunto comporta la non fondatezza della questione su tal presupposto sollevata.
Trib. Milano, sez. IX, Pres. Laura Amato, Est. Giuseppe Buffone decr. 13-19 ottobre 2016
– Il Tribunale per i Minorenni (…), con decreto definitivo del (…) 2014, ha affidato MMM al Servizio Sociale del Comune di Milano e collocato la stessa, in modo prevalente, presso il padre, regolando i rapporti con la madre e prescrivendo una serie di sostegni e supporti psicologici per il
– Successivamente alla definizione della procedura, i genitori sono sostanzialmente pervenuti alla possibile conclusione di modificare il collocamento di (…), favorendo un suo riavvicinamento alla madre; ciò, tuttavia, per il padre, solo eventualmente al termine dell’anno scolastico; per la madre, in modo immediato (v. relazione dei Servizi Sociali in atti);
– Il Servizio Sociale, ente affidatario, ha provveduto su decreto del tribunale a svolgere accertamenti all’attualità; ha anche provveduto ad ascoltare (…), tenuto conto della sua età e delle sue condizioni e valutato quindi rischioso per la bambina disporne l’ascolto in Tribunale; all’esito dell’ascolto, (…) è emerso essere persona fragile (ha pianto durante l’audizione) che ha manifestato sofferenza all’idea di separarsi dalla madre e altrettanto dolore all’idea di separarsi dal padre; da qui il conforto dei Servizi alla bambina alla quale è stato detto che non sarebbero state le sue dichiarazioni a fondare la decisione definitiva del giudice; l’ascolto di (…), dunque, si è rivelato essere di utilità per comprendere il suo attaccamento con entrambi i rami genitoriali ma ha anche fatto emergere l’estrema fragilità della bambina: ciò ben avrebbe potuto condurre madre e padre a valutare strumenti alternativi al processo per sperimentare soluzioni amichevoli (es. mediazione familiare, negoziazione assistita, diritto collaborativo, etc.);
– Dall’esame della dettagliata e tempestiva relazione del servizio (Ente Affidatario) emergono elementi univocamente orientati a escludere, al momento, un rientro della minore presso la madre: a) in primo luogo, desta serie perplessità il comportamento tenuto dalla madre verso gli operatori (…) tradottosi in invettive contro gli operatori del Servizio, svalutandone la professionalità, così mostrando una tenuta personologica su cui difficilmente il Tribunale potrebbe fondare oggi il convincimento che la (…) collaborerebbe seriamente e diligentemente con gli enti preposti, per tutti gli interventi a favore della minore, nonché per l’accesso alla figura del genitore non convivente; b) la (…) ha accusato i Servizi di “procurare sofferenza ai bambini”, con una serie di dichiarazioni immature e al confine con il disagio psichico; peraltro, la (…) poi però si è scusata per il suo comportamento così ammettendo di avere delle oscillazioni di umore e carattere su cui difficilmente il Tribunale potrebbe fondare oggi il convincimento che la (…) potrebbe garantire un idoneo ambiente domestico alla bambina, ossia uguale o migliore di quello che le sta garantendo al momento il padre; c) la (…) ha manifestato una grande ambivalenza nel confronti degli interventi attivati dagli operatori e anche il “suo funzionamento” ha destato preoccupazioni: per tutto il colloquio con il Servizio si è dimostrata incapace di ascoltare, a volte anche la più semplice comunicazione e ha adottato modalità difensive che hanno interferito con la continuità e la logica del pensiero; d) nel corso della udienza, l’ambiente familiare della ricorrente, che ha un nuovo bambino, è emerso essere poco definito e a tratti anomalo: ella ha dichiarato di vivere da sola con il suo nuovo bambino, ma senza il padre di questi, dichiarando anche che il cennato padre verserebbe un mantenimento mensile (ma allora il nucleo è disgregato);
– La figura del padre, al contrario, è emerso essere matura nella responsabilità genitoriale, al punto da non aver contrastato il desiderio della ricorrente ma da aver correttamente evidenziato l’importanza che un cambio di collocamento avvenga con modalità e tempi che preservino il prevalente e superiore interesse della minore; il padre, inoltre, è apparso in udienza molto focalizzato sull’effettivo interesse della figlia, dimostrando ampia collaborazione e valido rispetto del diritto di accesso della madre alla figlia: ad esempio, come non è contestato, ampliando il diritto di visita della madre e occupandosi in prima persona per l’accompagnamento e il prelievo della figlia verso e da (…), per le visite con la mamma; il padre ha anche fatto riferimento a elementi univoci e oggettivi: come l’educazione della figlia, la sua salute, il suo percorso di vita; la madre ha chiamato in causa, invece, anche elementi privi di consistenza effettiva, con i pasti, le cene o le presunte dichiarazioni della figlia;
– Alla luce di tutti questi elementi, il ricorso va respinto dovendosi stimare ancora attuale e da confermare la decisione del TM (…), qui da intendersi riportata e trascritta;
– va precisato che sono inutilizzabili le “testimonianze scritte” prodotte in atti, poiché formate in palese violazione dell’art. 257-bis c.p.c.: la testimonianza deve formarsi nel processo e può essere “scritta” solo nei casi previsti dalla Legge (il cennato articolo sopra indicato; non è un caso che l’art. 257-ter c.p.c. – nel periodo in cui entrato in vigore e legittimante testimonianze scritte fuori dai casi di cui al menzionato art. 257-bis c.p.c. – sia stato (almeno al momento) “cancellato” dal sistema processuale italiano;
– va anche precisato che non si ritiene necessaria alcuna ulteriore attività istruttoria, anche perché, in presenza di dubbi circa l’idoneità di un cambiamento a preservare l’interesse del minore, la soluzione preferibile è quella di mantenere lo stato dei fatti (principio di precauzione); come anche ha affermato la Suprema Corte (Cass. Civ., sez. I, 4 giugno 2010 n. 13619), allorché sussista conflitto genitoriale e il giudice sia chiamato a stabilire il luogo in cui i minori debbano fissare la propria residenza, deve in particolare tenersi conto del tempo trascorso dall’eventuale avvenuto trasferimento, dell’acquisito delle nuove abitudini di vita, di cui è sconsigliabile il repentino mutamento, a maggior ragione se questo debba comportare un distacco dall’uno dei genitori con cui sia pregressa la convivenza stabile (Corte App. Catania, sez. famiglia, persona, minori, decreto 16 agosto 2013, Pres. Quartararo, est. Russo).
– Da ultimo intende precisare il Collegio che non può valere come argomento giuridico il fatto che con la sua domanda, la ricorrente intenda ottenere il mutamento del collocamento della figlia, con spostamento dall’abitazione del padre alla sua, quanto a dire creare una situazione di fatto in cui madre e figlia convivono; infatti, né gli articolo 337-ter e ss del codice civile, né la Carta Costituzionale assegnano rilevanza o utilità giuridica a quello che taluni invocano come “principio della maternal preference” (nella letteratura di settore: Maternal Preference in Child Custody Decisions); al contrario, come hanno messo bene in evidenza gli studi anche internazionali, il principio di piena bigenitorialità e quello di parità genitoriale hanno condotto all’abbandono del criterio della “maternal preference” a mezzo di «gender neutral child custody laws», ossia normative incentrate sul criterio della neutralità del genitore affidatario, potendo dunque essere sia il padre, sia la madre, in base al solo preminente interesse del minore, il genitore di prevalente collocamento non potendo essere il solo genere a determinare una preferenza per l’uno o l’altro ramo genitoriale; normative del genere sono univocamente anche quelle da ultimo introdotte in Italia dal Legislatore (in particolare, la legge 54 del 2006; ma anche la legge 219 del 2012 e il dlgs 154 del 2013);
– Peraltro, non è argomento valido quello ricavabile dalla recente sentenza della Cassazione n. 18087 del 14 settembre 2016: in quel caso, come si legge nella decisione di legittimità de qua, il criterio della c.d. Maternal preference non era stato “tempestivamente contestato” ed era divenuto, dunque, elemento passato in giudicato; comunque, la Suprema Corte ha fondato la sua decisione non certo sul solo criterio sopra indicato, ma su altri numerosi argomenti, specificamente indicati in parte motiva;
– Il resistente ha svolto domanda riconvenzionale perché la madre venga condannata a corrispondergli un assegno di mantenimento: ma l’odierno giudizio ha natura di revisione e dunque la parte avrebbe dovuto allegare le sopravvenienze giustificanti la modifica; quanto non avvenuto; – Il rigetto di domande principali e riconvenzionale giustifica la compensazione delle spese di lite; – Le questioni appena vagliate esauriscono la vicenda sottoposta al Collegio, essendo stati toccati tutti gli aspetti rilevanti della lite. Gli argomenti di doglianza non espressamente esaminati sono stati dal Collegio ritenuti non rilevanti ai fini della decisione e comunque inidonei a supportare una conclusione di tipo diverso (v., al riguardo, Cons. Stato, sez. IV, sentenza 11 giugno 2015 n. 2866, Pres. Virgilio, est. Sabatino)
il TRIBUNALE DI MILANO, SEZIONE NONA CIVILE, RESPINGE il ricorso
COMPENSA le spese di lite tra le parti
MANDA alla cancelleria di comunicare l’odierna decisione alle parti. Così deciso in Milano, nella Camera di consiglio del 13 ottobre 2016
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