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Timestamp: 2018-02-22 19:32:02+00:00
Document Index: 18957675

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 11', 'art. 6', 'art. 358', 'art. 11', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 10', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 26', 'art. 56', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 6', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ']

CRESET CREDITI, SERVIZI E TECNOLOGIE S.p.A. - PDF
CRESET CREDITI, SERVIZI E TECNOLOGIE S.p.A.
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Flavio Turco
1 CRESET CREDITI, SERVIZI E TECNOLOGIE S.p.A. Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 (deliberato dal Consiglio di Amministrazione del 21 gennaio 2015)
2 INDICE 1. PREMESSA IL DECRETO IL CONTENUTO DEL DECRETO 231 E LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO PRESUPPORTI DI ESCLUSIONE DALLA RESPONSABILITÀ DELL ENTE APPARATO SANZIONATORIO DELITTI TENTATI REATI COMMESSI ALL ESTERO LE LINEE GUIDA DELLE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA IL MODELLO DI CRESET S.P.A CRESET - CREDITI, SERVIZI E TECNOLOGIE S.P.A FINALITÀ DEL MODELLO LA COSTRUZIONE E LA STRUTTURA DEL MODELLO I PRINCIPI ISPIRATORI DEL MODELLO LA PROCEDURA DI ADOZIONE DEL MODELLO MODIFICHE E AGGIORNAMENTO DEL MODELLO MAPPA DELLE ATTIVITÀ AZIENDALI A RISCHIO REATO CODICE COMPORTAMENTALE DI GRUPPO PROTOCOLLI OPERATIVI AI SENSI DEL DECRETO FORMAZIONE E DIFFUSIONE DEL MODELLO FORMAZIONE DEI/INFORMAZIONE AI DIPENDENTI INFORMAZIONE AI CLIENTI, ALLE SOCIETÀ DI SERVICE ED AGLI ALTRI SOGGETTI TERZI SISTEMA SANZIONATORIO VIOLAZIONI DA PARTE DEI LAVORATORI DIPENDENTI VIOLAZIONI DA PARTE DEI SOGGETTI APICALI VIOLAZIONI DA PARTE DEGLI ORGANI SOCIALI VIOLAZIONI DA PARTE DI SOGGETTI TERZI ORGANISMO DI VIGILANZA: REQUISITI, POTERI, FUNZIONI E COMPITI REQUISITI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA POTERI E FUNZIONI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA ATTIVITÀ DI REPORTING NEI CONFRONTI DEGLI ORGANI SOCIALI FLUSSI INFORMATIVI NEI CONFRONTI DELL ORGANISMO DI VIGILANZA APPROVAZIONE, MODIFICA, IMPLEMENTAZIONE E VERIFICA DEL MODELLO APPROVAZIONE E MODIFICHE DEL MODELLO IMPLEMENTAZIONE DEL MODELLO IN RELAZIONE ALLE AREE DI ATTIVITÀ SENSIBILI AGGIORNAMENTO DEL MODELLO VERIFICHE PERIODICHE SULL OSSERVANZA E SUL FUNZIONAMENTO DEL MODELLO E DEI COMPORTAMENTI AZIENDALI Pag. 2/31
3 PARTE SPECIALE - ALLEGATI Allegato I I reati previsti dal D. Lgs. 231/01 Allegato II Protocolli di prevenzione dei reati ex D. Lgs. 231/2001 Allegato III Elenco delle Aree a rischio di reato ex D. Lgs. 231/01 Allegato IV Database dei rischi e dei controlli ex D. Lgs. 231/01 Allegato V Codice Etico di Gruppo Pag. 3/31
4 1. PREMESSA Il presente documento descrive il modello di organizzazione, gestione e controllo adottato da Creset Crediti, Servizi e Tecnologie S.p.A. ai sensi dell art. 6 del Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n Il Modello è inteso come l insieme delle regole operative e delle norme deontologiche adottate da Creset in funzione delle specifiche attività svolte, al fine di prevenire la commissione di reati previsti dal Decreto. Il Modello è stato realizzato tenendo conto dei migliori orientamenti in materia, del recente aggiornamento delle linee guida di Confindustria 1 nonché della specifica normativa applicabile in ragione del modello di governance e dell assetto organizzativo della Società. Nel presente documento e nei relativi allegati le seguenti espressioni hanno il significato di seguito indicato: Autorità : Autorità Giudiziaria, Istituzioni e Pubbliche Amministrazioni, Consob, Banca d'italia, Antitrust, Borsa Italiana, Ufficio Italiano Cambi, Garante della privacy e altre Autorità di vigilanza. Società : Creset Crediti, Servizi e Tecnologie S.p.A. Gruppo : Creset S.p.a. è controllata da Fire S.p.A. Decreto 231 : il Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231, recante Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell art. 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2001 e successive modificazioni ed integrazioni. Reati : reati previsti dal Decreto 231 e successive modificazioni ed integrazioni. Attività a rischio reato : operazione o atto che espone la Società al rischio di commissione di uno dei reati contemplati dal Decreto. Modello : modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire i reati, così come previsto dagli articoli 6 e 7 del Decreto Legislativo. Protocollo : insieme delle regole aziendali al cui rispetto sono richiamati i soggetti apicali e i loro sottoposti atte a prevenire la potenziale commissione dei reati previsti dal Decreto. Codice Comportamentale di Gruppo : dichiarazione dei diritti, dei doveri, anche morali, e delle responsabilità interne ed esterne di tutte le persone e degli Organi che operano nella Società, finalizzata all affermazione dei valori e dei 1 Cfr Linee Guida per la costruzione dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo emanate da Confindustria nel luglio Pag. 4/31
5 comportamenti riconosciuti e condivisi, anche ai fini della prevenzione e contrasto di possibili illeciti ai sensi del Decreto 231. Linee Guida : le Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo ex Decreto 231 emanate da Confindustria, edizione luglio Sistema Disciplinare : insieme delle misure sanzionatorie applicabili in caso di violazione del Modello. CCNL : Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Aziende di credito, finanziarie e strumentali. Organismo di Vigilanza : Organismo previsto dall art. 6 del Decreto Legislativo, avente il compito di vigilare sul funzionamento e l osservanza del modello di organizzazione, gestione e controllo, nonché sull aggiornamento dello stesso. Soggetti Apicali : il Consiglio di Amministrazione, il Presidente, l Amministratore Delegato, ove presente, il Direttore Generale, i Vicedirettori Generali nonché tutti i dirigenti specificatamente individuati. Organi Sociali : il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale della Società. Dipendenti e Personale : tutti coloro che intrattengono con la Società un rapporto di lavoro subordinato. Soggetti terzi : Outsourcer, Consulenti, Società di Service, Fornitori, ecc. P.A. : tutti quei soggetti privati e di diritto pubblico che svolgono una funzione pubblica o un pubblico servizio. Funzione pubblica : attività disciplinate da norme di diritto pubblico attinenti le funzioni legislative (Stato, Regioni, Province a statuto speciale ecc.), amministrative (membri delle amministrazioni statali e territoriali, Forze dell Ordine, membri delle amministrazioni sopranazionali - es. U.E.-, membri delle Authorities, delle Camere di Commercio, membri delle Commissioni Edilizie, collaudatori di opere pubbliche, ecc.) e giuridiche (Giudici, Ufficiali Giudiziari, organi ausiliari dell Amministrazione della Giustizia quali curatori o liquidatori fallimentari, ecc.). Pubblico Servizio : attività disciplinate da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi, ma caratterizzate dalla mancanza di poteri autoritativi e certificativi finalizzate alla produzione di beni e servizi di interesse generale ed assoggettate alla vigilanza di un Autorità Pubblica e quelle attività volte a garantire i diritti della persona alla vita, alla salute, alla libertà, alla previdenza e assistenza sociale, all istruzione, alla libertà di comunicazione ecc., in regime di concessione e/o di convenzione (es. Enti Ospedalieri, ASL, I.N.P.S., I.N.A.I.L., membri dei Consigli Pag. 5/31
6 Comunali e/o altre Amministrazioni Locali, Uffici Postali, Uffici Doganali, Ferrovie, Autostrade, c.d. Oil Company a partecipazione statale, Aziende Energetiche Municipali, Compagnie Aeree, Società di Navigazione, Ente di classe/certificazione, RINA, SACE, Consorzi Agrari, ecc). Incaricato di un Pubblico Servizio : colui che a qualunque titolo presta un pubblico servizio (art. 358 c.p.). Pag. 6/31
7 2. IL DECRETO Il contenuto del Decreto 231 e la normativa di riferimento In data 4 luglio 2001 è entrato in vigore il Decreto 231 (di seguito Decreto 231 ), recante la Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica - in esecuzione della delega di cui all art. 11 della legge 29 settembre 2000 n. 300 che ha inteso adeguare la normativa italiana in materia di responsabilità delle persone giuridiche ad alcune convenzioni internazionali, cui l Italia ha già da tempo aderito, quali: Convenzione di Bruxelles del 26 luglio 1995 sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità Europee; Convenzione di Bruxelles del 26 maggio 1997 sulla lotta alla corruzione dei funzionari della Comunità Europea o degli Stati membri; Convenzione OCSE del 17 dicembre 1997 sulla lotta alla corruzione di pubblici ufficiali stranieri nelle operazioni economiche e internazionali; Protocollo di Dublino del 27 settembre 1999 e Dichiarazione di Bruxelles indicante l interpretazione pregiudiziale sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità Europee. Il Decreto 231 ha introdotto per la prima volta in Italia una peculiare forma di responsabilità degli Enti per alcuni reati commessi nell interesse o a vantaggio degli stessi, da: soggetti che rivestano funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell Ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitino, anche di fatto, la gestione ed il controllo dello stesso (c.d. soggetti apicali, quali ad esempio amministratori e direttori generali); persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati (ad esempio, dipendenti non dirigenti). Pertanto, nel caso in cui sia commesso uno dei reati specificatamente indicati dal Decreto, alla responsabilità penale della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto illecito si aggiunge anche la responsabilità amministrativa della Società. Tale previsione normativa rappresenta un radicale capovolgimento del tradizionale principio societas delinquere non potest. Sotto il profilo sanzionatorio, la nuova responsabilità introdotta dal Decreto 231 mira a coinvolgere il patrimonio delle persone giuridiche che abbiano tratto un vantaggio dalla commissione dell illecito. Per tutti gli illeciti commessi è sempre prevista l applicazione di una sanzione pecuniaria; mentre per le ipotesi di maggiore gravità Pag. 7/31
8 sono previste anche misure interdittive, quali la sospensione o revoca di autorizzazioni, licenze e concessioni funzionali alla commissione dell illecito, il divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione, l esclusione o revoca di agevolazioni, finanziamenti e contributi, il divieto di pubblicizzare beni e servizi, la confisca del profitto del reato e la pubblicazione della sentenza, l interdizione dall esercizio dell attività. Le fattispecie di reato, che determinano l insorgenza della responsabilità amministrativa della Società ai sensi e per gli effetti del citato Decreto 231, sono soltanto quelle espressamente richiamate dagli articoli dello stesso e sono riconducibili alle seguenti categorie: 1) Reati in danno dello Stato o di un altro ente pubblico art. 24; 2) Delitti informatici e trattamento illecito dei dati art. 24- bis; 3) Delitti di criminalità organizzata art. 24- ter; 4) Concussione, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione art. 25; 5) Falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento art. 25- bis; 6) Delitti contro l industria e il commercio art. 25- bis 1; 7) Reati societari previsti dal codice civile art. 25- ter; 8) Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico art. 25- quater; 9) Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili (art. 25- quater 1); 10) Delitti contro la personalità individuale art. 25- quinquies; 11) Abusi di mercato - art. 25 sexies; 12) Omicidio colposo o lesioni gravi o gravissime commesse con violazione delle norme sulla tutela della sicurezza sul lavoro art. 25- septies; 13) Ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita e autoriciclaggio - art. 25- octies; 14) Delitti in materia di violazione del diritto di autore art. 25- novies; 15) Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria - art. 25- decies; 16) Reati ambientali art. 25- undecies; 17) Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare art. 25- duodecies; Pag. 8/31
9 18) Reati transnazionali art. 10, legge 146/2006. Per una dettagliata descrizione delle tipologie di reati destinati a comportare il suddetto regime di responsabilità amministrativa a carico dell Ente, si rinvia all Allegato I del presente Documento. 2.2 Presupporti di esclusione dalla responsabilità dell Ente Nell ipotesi in cui l Ente risulti responsabile per i Reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da soggetti apicali ovvero da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di questi ultimi, l articolo 6 del Decreto 231 prevede l esonero da detta responsabilità, qualora l Ente stesso dimostri : a) di aver adottato ed efficacemente attuato prima della commissione del fatto un modello organizzativo idoneo a prevenire i reati della specie di quello verificatosi; b) di aver affidato ad un Organismo dell Ente (Organismo di Vigilanza) dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo, il compito di vigilare sul funzionamento e sull osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento; c) che il reato sia stato commesso eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e gestione; d) che non vi sia stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell Organismo deputato al controllo. In particolare, il citato Modello organizzativo deve rispondere alle seguenti esigenze: individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi i Reati; prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell Ente in relazione ai Reati da prevenire; individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione di tali Reati; prevedere obblighi di informazione nei confronti dell Organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l osservanza del Modello; introdurre un Sistema Disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel Modello Apparato sanzionatorio Il Decreto 231 prevede un sistema sanzionatorio caratterizzato dall applicazione alla persona giuridica, in conseguenza della commissione, o tentata commissione, dei Pag. 9/31
10 reati sopra menzionati, di una sanzione pecuniaria e, nei casi di maggiore gravità, stabiliti dall art. 13 del Decreto, anche di sanzioni interdittive. La sanzione pecuniaria è determinata dal giudice penale attraverso un sistema basato su quote, di importo variabile fra un minimo di Euro 258,22 ad un massimo di Euro 1549,37. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina: il numero delle quote, tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità della società nonché dell attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la commissione di ulteriori illeciti; l importo della singola quota, sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali della società. Le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai soli reati per i quali sono espressamente previste e consistono in: i) interdizione dell esercizio dell attività; ii) sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell illecito; iii) divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione; iv) esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi o l eventuale revoca di quelli già concessi; v) divieto di pubblicizzare beni o servizi; vi) confisca del prezzo o del profitto del reato; vii) pubblicazione della sentenza di condanna. Il giudice determina il tipo e la durata della sanzione interdittiva tenendo conto dell idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello commesso e, se necessario, può applicarle congiuntamente (art. 14, comma 1 e comma 3, Decreto 231). Inoltre, qualora sussistano gravi indizi di responsabilità dell ente o vi siano specifici elementi tali da concretizzare il pericolo di illeciti della medesima indole, le misure interdittive possono essere applicate, su istanza del pubblico ministero, anche in fase di indagini preliminari. Il Giudice, in sede di applicazione di una misura interdittiva, determinante l interruzione dell attività dell ente, ha la facoltà di nominare un Commissario che vigili sulla prosecuzione dell attività per un periodo corrispondente alla durata della pena applicata Delitti tentati L art. 26 del Decreto 231 prevede che nei casi di commissione del reato nelle forme del tentativo le sanzioni pecuniarie (in termini di importo) e le sanzioni interdittive (in termini di tempo) sono ridotte da un terzo alla metà. La definizione di delitto tentato è data dall art. 56, comma 1, del c.p. secondo cui chi compie atti idonei, diretti in modo non equivoco a commettere un delitto se l azione non si compie o l evento non si verifica. Pag. 10/31
11 E invece esclusa l irrogazione di sanzioni se l ente volontariamente impedisce il compimento dell azione o la realizzazione dell evento Reati commessi all estero Secondo l art. 4 del Decreto 231, l ente può essere chiamato a rispondere in Italia in relazione a reati commessi all estero. I presupposti sui quali si fonda la responsabilità per i reati commessi all estero sono i seguenti: a) il reato deve essere commesso all estero da un soggetto funzionalmente legato alla società; b) la società deve avere la propria sede principale nel territorio dello Stato italiano; d) la società può rispondere solo nei casi e alle condizioni previste dalla normativa italiana; e) lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto non proceda in autonomia nel perseguire il reato Le Linee Guida delle Associazioni di Categoria. L art. 6, comma 3, del Decreto dispone espressamente che i Modelli di Organizzazione e Controllo possano essere adottati sulla base di codici di comportamento predisposti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della Giustizia, il quale, di concerto con gli altri Ministeri competenti, potrà formulare, entro 30 giorni, osservazioni sull idoneità dei Modelli a prevenire i reati richiamati dal Decreto 231. Nella predisposizione del presente Modello, la Società ha ritenuto opportuno ispirarsi alle Linee Guida per la costruzione dei modelli di organizzazione, gestione e controllo adottate da Confindustria nel luglio 2014, nonché, per quanto applicabili, a Creset S.p.a. i suggerimenti delle Linee Guida dell Associazione Bancaria Italiana per l adozione di modelli organizzativi sulla responsabilità amministrativa delle banche, in quanto la Società è partecipata da un Gruppo Bancario. Si precisa, comunque, che sono stati apportati i necessari adattamenti dovuti alla particolare struttura organizzativa della Società ed alla propria concreta attività. Secondo le indicazioni appena fornite, si elencano qui di seguito le componenti (ovvero i protocolli) di un sistema di controllo preventivo che devono essere attuate a livello interno per garantire l'efficacia del Modello e che sono così individuati dalle Associazioni di categoria maggiormente rappresentative: adozione di un Codice Etico; Pag. 11/31
12 adozione di un sistema organizzativo sufficientemente formalizzato e chiaro soprattutto per quanto concerne l'attribuzione di responsabilità; adozione di procedure interne, protocolli e principi di controllo; separazione di compiti fra coloro che svolgono attività cruciali nell ambito di un processo a rischio (con particolare attenzione ai flussi finanziari); adozione di un sistema di poteri autorizzativi e di firma; adozione di un sistema di comunicazione e formazione del personale, tale per cui la divulgazione sia capillare, efficace, autorevole, dettagliata, chiara e periodicamente ripetuta; adozione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello; istituzione di un autonomo Organismo di Vigilanza al quale affidare il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza del modello e di curarne l'aggiornamento Pag. 12/31
13 3. IL MODELLO DI CRESET S.P.A Creset - Crediti, Servizi e Tecnologie S.p.a. Creset - Crediti, Servizi e Tecnologie S.p.A., è una società controllata da Fire Group S.p.A. e partecipata da Gruppo Creval. Creset svolge direttamente attività di Fiscalità Locale per Province, Comuni e altri soggetti pubblici e privati e, indirettamente, per conto delle banche del Gruppo Creval, servizi di recupero stragiudiziale dei crediti. Creset offre la gestione completa del processo di riscossione di qualsiasi entrata (tributi, entrate patrimoniali o altro), che comprende sia la fase spontanea sia la fase coattiva e accertativa, garantendo un attività di rendicontazione puntuale e personalizzata. In relazione al recente ingresso all interno della compagine societaria di Fire Group S.p.A., leader in Italia nel settore del recupero stragiudiziale dei crediti, la Società è in grado di mettere a disposizione delle Pubbliche amministrazioni proposte innovative per la gestione e l ottimizzazione del processo di riscossione delle entrate locali, mediante un sistema capace di coniugare l esigenza dell Ente con la tutela del contribuente. Creset S.p.a. ha ottenuto la certificazione di qualità e conformità alla norma ISO 9001:2008 per la gestione dei Servizi di Fiscalità locale. 3.2 Finalità del Modello Il sistema di controllo interno esistente nell ambito della Società, ovvero l'insieme delle regole, delle procedure e delle strutture organizzative, coinvolge con diversi ruoli, il Consiglio di Amministrazione, il Collegio Sindacale, l Alta Direzione, le strutture di controllo e tutto il personale, attraverso la netta distinzione dei compiti operativi da quelli di controllo. La Società, in considerazione di quanto previsto dal Decreto 231, ha ritenuto opportuno integrare il proprio Sistema di Controllo Interno mediante l adozione e l efficace attuazione del presente Modello organizzativo, non solo al fine di beneficiare dell esimente prevista dal citato Decreto, ma anche al fine di migliorare il proprio sistema di Corporate Governance esistente. Il Modello, infatti, si pone come obiettivo principale quello di configurare un sistema strutturato e organico di principi e procedure organizzative e di controllo, idoneo a prevenire, o comunque a ridurre il rischio di commissione dei reati contemplati dal Decreto. Il Modello si inserisce, dunque, nel processo di diffusione di una cultura di impresa improntata alla correttezza, alla trasparenza ed alla legalità. Il Modello si propone, altresì, le seguenti finalità: fornire un adeguata informazione ai dipendenti e a coloro che agiscono su mandato della Società, o sono legati alla Società da rapporti rilevanti ai fini del Decreto, circa le attività che comportano il rischio di commissione dei reati; Pag. 13/31
14 diffondere una cultura di impresa improntata alla legalità: la Società condanna ogni comportamento contrario alla legge o alle disposizioni interne e, in particolare, alle disposizioni contenute nel presente Modello; diffondere una cultura del controllo; implementare un efficiente ed equilibrata organizzazione dell impresa, con particolare riguardo alla formazione delle decisioni ed alla loro trasparenza, alla previsione di controlli, preventivi e successivi, nonché alla gestione dell informazione interna ed esterna; individuare misure idonee a mitigare il rischio di commissione dei Reati La costruzione e la struttura del Modello A seguito dell emanazione del Decreto 231, la Società ha definito il presente Modello organizzativo nel rispetto di quanto previsto nell art. 6 del citato Decreto. Per la predisposizione del Modello ivi descritto è stata svolta un articolata attività che si è concretizzata nelle seguenti fasi di lavoro: A) Identificazione delle aree a rischio reato. In tale fase, sulla base di interviste effettuate ai Responsabili delle principali aree a rischio ai sensi del Decreto e dell analisi documentale svolta, si è proceduto ad individuare: le aree a rischio reato; le più significative fattispecie di rischio/reato e le possibili modalità di realizzazione delle stesse per ciascuna area oggetto di analisi; i punti di controllo esistenti volti a mitigare il rischio di commissione delle fattispecie di reato individuate. B) Individuazione delle azioni di miglioramento Sulla base della situazione attuale (controlli e procedure esistenti con riferimento alle aree a rischio reato) e delle previsioni e finalità del Decreto, si sono individuate le azioni da intraprendere per l implementazione di un efficace Sistema di Controllo Interno e per la definizione dei requisiti organizzativi essenziali al fine della predisposizione di un adeguato Modello. C) Definizione della Struttura del Modello Si è infine predisposto il presente Modello organizzativo che è formalmente costituito dai seguenti elementi: Elenco delle aree a rischio reato ex Decreto 231 (Cfr. Cap. 4 e Allegato III); Pag. 14/31
15 Database dei rischi/controlli (Cfr. Cap. 4 e Allegato IV); Codice Comportamentale di Fire Group (Cfr. Cap. 5 e Allegato V); Specifici Protocolli di prevenzione dei reati 231 (Cfr. Cap. 6 e Allegato II); Clausole integrative contratti con clienti e soggetti terzi ai sensi del Decreto 231 (Cfr. Cap. 7 e Allegato VI); 3.4. I principi ispiratori del Modello Il presente Modello organizzativo si inserisce nel più ampio Sistema di Controllo Interno esistente nella Società di cui si è tenuto conto nella predisposizione del Modello stesso, in quanto idoneo a valere come misura di prevenzione dei Reati e di controllo sui processi operativi relativi alle aree a rischio. I principi cardine cui il Modello si ispira, oltre all esistente Sistema di Controllo Interno, sono i seguenti: le Linee Guida Confindustria; i requisiti indicati dal Decreto ed in particolare: l attribuzione ad un Organismo di Vigilanza (di seguito anche O.d.V.), con il compito di verificare l effettiva e corretta attuazione del Modello, anche mediante il monitoraggio dei comportamenti aziendali ed il diritto ad una informazione costante sulle attività rilevanti ai fini del Decreto 231; la messa a disposizione dell Organismo di Vigilanza di adeguate risorse aziendali in termini quantitativi e qualitativi in ragione dei compiti assegnatigli; lo svolgimento di attività di verifica del funzionamento e dell osservanza del Modello con conseguente aggiornamento periodico dello stesso, l effettuazione di un attività di comunicazione e diffusione a tutti i livelli aziendali delle regole comportamentali, dei principi generali del Modello e delle procedure istituite, per il tramite delle funzioni aziendali competenti. I principi generali di un adeguato Sistema di Controllo Interno. In particolare: il rispetto del principio della separazione di compiti e funzioni; la definizione di poteri delegati coerenti con le responsabilità assegnate; la definizione di un efficacie sistema di flussi informativi la tracciabilità e la documentabilità dei controlli. Pag. 15/31
16 3.5. La procedura di adozione del Modello Sebbene l adozione di un Modello organizzativo sia prevista dal Decreto come facoltativa, la Società ha ritenuto necessario procedere all adozione del presente Modello con delibera del C.d.A Modifiche e aggiornamento del Modello In conformità alle prescrizioni dell art. 6 comma 1, lettera a) del Decreto 231, il Modello deve essere tempestivamente modificato o integrato con delibera del Consiglio di Amministrazione, anche su proposta dell Organismo di Vigilanza, quando: siano intervenute violazioni o elusioni delle prescrizioni in esso contenute, che ne abbiano dimostrato l inefficacia o l incoerenza ai fini della prevenzione dei Reati; siano intervenuti mutamenti significativi nel quadro normativo, nell organizzazione o nell attività della Società. 4. MAPPA DELLE ATTIVITÀ AZIENDALI A RISCHIO REATO Propedeutico alla predisposizione del Modello organizzativo ivi descritto, è stato lo svolgimento di un attività di individuazione delle aree e delle relative attività aziendali a rischio di commissione delle fattispecie di reato di cui al Decreto 231 (cfr. Allegato III Elenco delle aree a rischio di reato ). L individuazione di tali aree/attività ha permesso di identificare, per ognuna di esse, le principali possibili modalità di realizzazione dei reati. A partire dall individuazione delle attività a rischio reato, pertanto, sono stati identificati i fattori di rischio che, in assenza di adeguati presidi, favoriscono il verificarsi dei reati stessi e gli strumenti di controllo esistenti a presidio dei fattori di rischio individuati (cfr. Allegato IV Database dei rischi e dei controlli ). L individuazione e l analisi dei suddetti fattori di rischio e dei controlli esistenti ha consentito di valutare l efficacia dei singoli strumenti di controllo nel mitigare i fattori di rischio rilevati e, laddove tali presidi sono risultati essere inadeguati, sono state precisate le attività da porre in essere al fine dell implementazione di un efficace sistema organico di prevenzione dei reati di cui al Decreto 231. Pag. 16/31
17 5. CODICE COMPORTAMENTALE DI GRUPPO L adozione di principi comportamentali generali ai fini della prevenzione dei reati di cui al Decreto 231 costituisce un elemento essenziale del presente Modello, allo scopo di prevenire eventuali comportamenti illeciti da parte di soggetti apicali, dipendenti e soggetti terzi. Tali principi generali sono espressi nel Codice Comportamentale della Capogruppo Fire S.p.a. (Cfr. l Allegato V) che Creset ha recepito e che rappresenta il principale strumento di governance con il quale la Società esplicita i valori, i principi di comportamento, gli impegni, nonché le responsabilità che assume nei confronti dei propri stakeholder. Il Codice Comportamentale di Fire Group cui la Società ha aderito, costituisce parte integrante del Modello e riveste un ruolo importante nell ambito dello stesso in quanto contiene una serie di principi etici e comportamentali che la Società riconosce come propri e a cui richiama all osservanza da parte di tutti i suoi dipendenti e di tutti coloro che, anche all esterno della Società, cooperano al perseguimento dei fini aziendali. La Società, inoltre, si impegna ad un effettiva diffusione al proprio interno e nei confronti dei soggetti che con essa collaborano delle regole comportamentali e procedurali da rispettare, con l obiettivo di dissuadere tali soggetti da comportamenti in contrasto con quanto disposto dal citato Decreto. 6. PROTOCOLLI OPERATIVI AI SENSI DEL DECRETO 231 La mappatura delle attività a rischio reato consente di definire i comportamenti che devono essere rispettati nello svolgimento delle attività aziendali, al fine di garantire un sistema di controlli interni idoneo a prevenire la commissione dei reati previsti dal Decreto 231. Tali comportamenti, definiti nei Protocolli di prevenzione dei reati ai sensi del Decreto 231 (Cfr. Allegato II), devono essere adottati nell ambito dei processi aziendali, particolarmente in quelli sensibili alla commissione di un fatto illecito. Con riferimento a tali processi sensibili risulta necessario che gli stessi rispettino i seguenti principi generali, definiti negli stessi Protocolli: separazione di compiti e funzioni attraverso una corretta distribuzione delle responsabilità e la previsione di adeguati livelli autorizzativi, allo scopo di evitare la concentrazione di attività sensibili su un unico soggetto; chiara e formalizzata assegnazione di poteri e responsabilità, con espressa indicazione dei limiti di esercizio; Pag. 17/31
18 esistenza di regole comportamentali idonee a garantire l espletamento delle attività aziendali nel rispetto delle leggi e dei regolamenti aziendali; proceduralizzazione delle attività aziendali a rischio reato, al fine di: definire e regolamentare le modalità di svolgimento delle attività; garantire la tracciabilità di tutte le transazioni e attività attraverso adeguati supporti documentali che permettano l individuazione dei soggetti coinvolti nell operazione (autorizzazione, effettuazione, registrazione, verifica dell operazione); garantire, ove necessario, l oggettivazione dei processi decisionali e limitare decisioni aziendali basate su scelte soggettive non legate a predefiniti criteri oggettivi (es.: esistenza di albi fornitori, ecc.); esistenza di attività di controllo; esistenza di misure di sicurezza che assicurino un adeguata protezione fisico/logica dei dati e dei beni aziendali. Ai fini della conformità ai principi previsti dal Decreto 231 è dunque di fondamentale importanza che: vi sia un sistema di prevenzione che porti tutti i soggetti che operano per conto di Creset S.p.a. in condizione di conoscere il Modello, le direttive e le procedure aziendali e che tale sistema sia tale da non poter essere aggirato se non fraudolentemente; i controlli interni siano in grado di rilevare tempestivamente l insorgere di anomalie attraverso un sistematico monitoraggio delle attività. Ne consegue che il predetto sistema di controllo preventivo deve essere in grado di: escludere che un qualunque soggetto operante all interno dell ente possa giustificare la propria condotta adducendo l ignoranza delle direttive aziendali e delle procedure interne; evitare che l eventuale commissione di un reato possa essere causata da errore dovuto a negligenza o imperizia nella valutazione delle direttive aziendali. 7. FORMAZIONE E DIFFUSIONE DEL MODELLO 7.1 Formazione dei/informazione ai dipendenti Al fine di dare efficace attuazione al Modello e al Codice di Comportamento, Creset S.p.a. assicura una corretta divulgazione dei contenuti dei suddetti documenti. Pag. 18/31
19 L attività di comunicazione e formazione è supervisionata ed integrata dall Organismo di Vigilanza, cui sono assegnati, tra gli altri, i compiti di promuovere e definire le iniziative per la diffusione della conoscenza e della comprensione del Modello, nonché per la formazione del personale e la sensibilizzazione dello stesso all osservanza dei contenuti del Modello e di promuovere e elaborare interventi di comunicazione e formazione sui contenuti del Decreto 231, sugli impatti della normativa sull attività dell azienda e sulle norme comportamentali. L attività di comunicazione e formazione, diversificata a seconda dei destinatari cui essa si rivolge, è improntata a principi di completezza, chiarezza, accessibilità e continuità al fine di consentire ai diversi destinatari la piena consapevolezza delle norme etiche e delle disposizioni interne. Gli aggiornamenti e/o adeguamenti del Modello sono comunicati all Organismo di Vigilanza e diffusi ai Destinatari mediante apposite comunicazioni. Dell avvenuta comunicazione interna viene conservata traccia documentale agli atti della Società. Ogni dipendente è tenuto a: i) acquisire consapevolezza dei contenuti del Modello; ii) conoscere le modalità operative con le quali deve essere realizzata la propria attività; iii) contribuire attivamente, in relazione al proprio ruolo e alle proprie responsabilità, all efficace attuazione del Modello, segnalando eventuali carenze riscontrate nello stesso. Ai dipendenti è garantita la possibilità di accedere e consultare la documentazione costituente il Modello e il Codice di Comportamento anche sull Intranet aziendale. Ai nuovi dipendenti verrà consegnata, all atto dell assunzione, una copia del Modello e sarà fatta sottoscrivere dichiarazione di osservanza dei contenuti ivi descritti. Ai componenti degli organi sociali di Creset saranno applicate le medesime modalità di diffusione del Modello previste per i dipendenti. Idonei strumenti di comunicazione saranno adottati per aggiornare i dipendenti circa le eventuali modifiche apportate al Modello, nonché ogni rilevante cambiamento procedurale, normativo o organizzativo. L attività formativa sarà effettuata facendo ricorso sia a strumenti e procedure informatiche (Intranet aziendale, strumenti di autoformazione) che a corsi e seminari di formazione ed aggiornamento periodici e potrà risultare differenziata nei contenuti e nelle modalità di erogazione, in funzione della qualifica dei destinatari, del livello di rischio dell'area in cui operano, dell'avere o meno funzioni di rappresentanza della Società. Infine, allo scopo di garantire l effettiva diffusione del Modello e l informazione del personale sarà istituita una specifica sezione della Intranet aziendale dedicata all argomento ed aggiornata dalle competenti funzioni aziendali. Pag. 19/31
20 La partecipazione agli interventi formativi è obbligatoria. L Organismo di Vigilanza, per il tramite delle preposte funzioni, raccoglie e archivia le evidenze/attestazioni relative all effettiva partecipazione a detti interventi formativi. 7.2 Informazione ai Clienti, alle Società di Service ed agli altri soggetti terzi Ai Clienti, alle Società di Service e ai soggetti terzi che instaurano rapporti di collaborazione/ fornitura con la Società dovranno essere fatte sottoscrivere apposite clausole contrattuali ex Decreto 231 che forniscano idonea informativa in merito alle norme e ai principi comportamentali (richiamati anche nel Codice Comportamentale di Gruppo) che tali soggetti devono rispettare nello svolgimento dell attività oggetto del contratto, oltre che alle conseguenze del mancato rispetto dei principi e delle regole di comportamento del presente Modello (Cfr. Paragrafo 8.4. e Allegato VI Clausola integrativa contratti ai sensi del Decreto 231 ). Tali clausole contemplano un apposita dichiarazione di conoscenza del Modello e del Codice di Comportamento e dell obbligo di attenersi a tali principi al fine di non incorrere nella responsabilità ex Decreto 231. I contratti con tali soggetti contengono, altresì, una specifica clausola di recesso e/o di risoluzione connessa all inadempimento di tali obbligazioni, fermo restando il diritto di Creset S.p.a. di rivalersi per il risarcimento dei danni 8. SISTEMA SANZIONATORIO La definizione di un sistema di sanzioni (commisurate alla gravità della violazione e dotate di deterrenza), applicabili in caso di mancato rispetto delle regole di cui al presente Modello, ha lo scopo di garantire l osservanza del Modello stesso. La definizione di tale Sistema Sanzionatorio costituisce, infatti, ai sensi dell'art. 6, comma 1, lettera e) del Decreto 231, un requisito essenziale del Modello ai fini dell'esimente rispetto alla responsabilità dell Ente. Le sanzioni previste dal Sistema Sanzionatorio saranno attivate indipendentemente dallo svolgimento e dall'esito del procedimento penale eventualmente avviato dall'autorità giudiziaria, nel caso in cui il comportamento da censurare valga anche ad integrare una fattispecie di reato rilevante ai sensi del Decreto 231. Il sistema disciplinare viene costantemente monitorato dalla Direzione e dall Organismo di Vigilanza. Il tipo e l entità di ciascuna sanzione, sarà determinata anche tenendo conto: dell intenzionalità del comportamento o del grado di negligenza, imprudenza o imperizia con riguardo anche alla prevedibilità dell evento; Pag. 20/31
21 del comportamento complessivo del lavoratore con particolare riguardo alla sussistenza o meno di precedenti disciplinari del medesimo, nei limiti consentiti dalle legge; delle mansioni del lavoratore; della posizione funzionale delle persone coinvolte nei fatti costituenti la mancanza; delle altre particolari circostanze che accompagnano l illecito disciplinare. E fatta salva la facoltà di Creset S.p.a. di chiedere il risarcimento dei danni derivanti dalla violazione del Modello da parte di un dipendente. Responsabile ultimo della concreta applicazione delle misure disciplinari di seguito descritte è il Consiglio di Amministrazione il quale comminerà le sanzioni su eventuale segnalazione dell Organismo di Vigilanza, sentito, anche, il parere del superiore gerarchico dell autore della condotta censurata. In ogni caso l Organismo di Vigilanza dovrà ricevere tempestiva informazione di ogni atto riguardante il procedimento disciplinare a carico di un lavoratore per violazione del presente Modello, fin dal momento della contestazione disciplinare. In caso di violazione delle disposizioni e delle regole comportamentali contenute nel Modello da parte di dirigenti, Creset una volta accertata la responsabilità dell autore della violazione, adotta la misura ritenuta più idonea. Se la violazione del Modello determina la sopravvenuta carenza del rapporto di fiducia tra la Società e il dirigente, la sanzione è individuata nel licenziamento per giusta causa. 8.1.Violazioni da parte dei lavoratori dipendenti La violazione, da parte dei dipendenti soggetti al CCNL, delle singole regole comportamentali di cui al presente Modello costituisce illecito disciplinare. Con riguardo ai lavoratori dipendenti, il Decreto prevede che i provvedimenti disciplinari debbano rispettare i limiti imposti dall art. 7 della legge n. 300/1970 (c.d. Statuto dei lavoratori ) e dalla contrattazione collettiva di settore e aziendale. Il sistema disciplinare correntemente applicato dalla Società è in linea con le previsioni vigenti e prevede peculiari misure a seconda della gravità dell illecito disciplinare perpetrato. Restano ferme e si intendono qui richiamate tutte le disposizioni, previste dalla legge e dai Contratti Collettivi applicati, relative agli obblighi da osservare nell applicazione delle sanzioni. Pag. 21/31
22 Per i dipendenti di livello non dirigenziale, tali provvedimenti sono quelli previsti dalle norme disciplinari di cui al CCNL, e precisamente, a seconda della gravità delle infrazioni: rimprovero verbale; rimprovero scritto; sospensione dal servizio e dal trattamento economico per un periodo non superiore a 10 giorni; licenziamento per giustificato motivo; licenziamento per giusta causa. Resta inteso che saranno rispettate le procedure, le disposizioni e le garanzie previste dallo Statuto dei Lavoratori e dal CCNL, in materia di provvedimenti disciplinari. Ogni atto relativo al procedimento dovrà essere comunicato all Organismo di Vigilanza per la valutazione di competenza. Per quanto riguarda l accertamento delle infrazioni, i procedimenti disciplinari e l irrogazione delle sanzioni, restano invariati i poteri già conferiti, nei limiti della rispettiva competenza, agli organi societari e funzioni aziendali competenti. Fermi restando gli obblighi per la Società, nascenti dallo Statuto dei Lavoratori e dal Contratto Collettivo e dai regolamenti interni applicabili, i comportamenti sanzionabili che costituiscono violazione del presente Modello sono i seguenti: adozione, nell espletamento delle attività a rischio reato, di comportamenti non conformi alle prescrizioni del presente Modello e del Codice di Comportamento e diretti in modo univoco al compimento di uno o più Reati previsti dal Decreto; adozione, nell espletamento delle attività a rischio reato, di comportamenti in palese violazione delle prescrizioni del presente Modello e del Codice di Comportamento, tali da determinare la concreta applicazione di sanzioni previste dal Decreto. Le sanzioni e l eventuale richiesta di risarcimento dei danni verranno commisurate al livello di responsabilità e autonomia del dipendente, all eventuale presenza di precedenti disciplinari a carico dello stesso, all intenzionalità del comportamento nonché alla gravità del medesimo. 8.2.Violazioni da parte dei soggetti apicali In caso di violazione, da parte dei soggetti apicali (come definiti in premessa), delle procedure previste dal presente Modello o di adozione, nell espletamento delle Pag. 22/31
23 attività a rischio reato, di un comportamento non conforme alle prescrizioni del Modello stesso, la Società provvederà ad applicare, nei confronti degli stessi, le misure ritenute più idonee in conformità con quanto normativamente previsto. Fermi restando gli obblighi per la Società, nascenti dallo Statuto dei Lavoratori e dal Contratto Collettivo e dai regolamenti interni applicabili, i comportamenti sanzionabili che costituiscono violazione del presente Modello sono i seguenti: violazione di procedure interne previste dal presente Modello (ad esempio, non osservanza delle misure prescritte nei Protocolli di prevenzione dei reati 231, ecc.); adozione, nell espletamento delle attività a rischio reato, di comportamenti non conformi alle prescrizioni del Modello stesso o del Codice di Comportamento. 8.3.Violazioni da parte degli Organi Sociali In caso di violazione del presente Modello o del Codice di Comportamento da parte dei singoli componenti di Organi Sociali (come definiti in premessa), l Organismo di Vigilanza informerà l intero Consiglio d Amministrazione ed il Collegio Sindacale, i quali prenderanno gli opportuni provvedimenti, tra cui, ad esempio, la convocazione dell Assemblea dei Soci al fine di adottare le misure più idonee previste dalla legge e/o la revoca di deleghe eventualmente conferite. 8.4.Violazioni da parte di soggetti terzi Ogni violazione della normativa vigente, del Modello o del Codice Comportamentale di Gruppo adottato dalla Società da parte di soggetti terzi (come definiti in premessa), sarà sanzionata secondo quanto previsto nelle specifiche clausole contrattuali inserite nei relativi contratti. Con riguardo a soggetti terzi è stato infatti predisposto apposita clausola contrattuale (da far sottoscrivere agli stessi per presa conoscenza ed accettazione) mediante il quale viene data informativa delle norme e dei principi comportamentali richiamati anche nel Codice Comportamentale di Gruppo e delle conseguenze a fronte di eventuali comportamenti posti in essere in violazione dei suddetti principi (Cfr. Allegato VI Clausola integrativa contratti ai sensi del Decreto 231 ). Resta salva l'eventuale richiesta di risarcimento qualora da tale comportamento derivino danni concreti alla Società, come nel caso di applicazione alla stessa da parte del giudice delle misure previste dal Decreto. Pag. 23/31
24 9. ORGANISMO DI VIGILANZA: REQUISITI, POTERI, FUNZIONI E COMPITI Il Decreto identifica in un Organismo dell Ente, dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo (art. 6, comma 1, lett. b), l organo al quale deve essere affidato il compito di vigilare sul funzionamento, l efficacia, l aggiornamento e l osservanza del Modello, dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo. Pertanto, il Consiglio di Amministrazione della Società, in coerenza con le suddette indicazioni normative, nomina un Organismo di Vigilanza ( di seguito, anche O.d.V.) con il compito di vigilare sul funzionamento e sull osservanza del Modello predisposto dalla Società ai sensi del Decreto. Le verifiche periodiche saranno svolte secondo le modalità previste dall apposito Manuale (Cfr. Allegato VII Manuale degli strumenti per l attività di verifica ai sensi del Decreto 231 e relativi allegati ). 9.1 Requisiti dell Organismo di Vigilanza L Organismo di Vigilanza deve rispondere ai seguenti requisiti: autonomia e indipendenza, in quanto organo che riporta direttamente ai vertici aziendali e garante di imparzialità nel vigilare sulle prescrizioni del Modello. professionalità, poiché il suo/suoi componente/i devono essere dotati di strumenti e competenze tecniche che permettano di svolgere efficacemente la funzione assegnata. ed, in particolare, proprie di chi svolge attività latu sensu ispettiva, consulenziale di analisi di sistemi di controllo e di tipo giuridico, particolarmente di tipo penalistico; continuità di azione, per poter garantire la costante ed effettiva attività di monitoraggio sul Modello. In particolare, al fine di evitare ogni interferenza e/o condizionamento da parte di qualunque componente della Società, si richiede: 1) l inserimento dell Organismo di Vigilanza come unità di staff in una posizione gerarchica la più elevata possibile ; 2) la previsione di un reporting periodico da parte dell OdV al massimo vertice aziendale; 3) l assenza, in capo allo stesso, di qualsiasi compito operativo che, rendendolo partecipe in decisioni ed attività della Società, ne minerebbero l obiettività di giudizio. In relazione alla composizione dell OdV, il Decreto 231 consente di optare sia per una composizione monocratica sia collegiale. La scelta tra l una o l altra soluzione deve essere comunque idonea ad assicurare l effettività e l efficienza dei controlli in Pag. 24/31
25 relazione alla dimensione e complessità organizzativa dell ente nonché garantire autonomia, indipendenza e credibilità dell Organismo di Vigilanza. L Organismo, previa approvazione da parte del Consiglio di Amministrazione, provvede a disciplinare le regole per il proprio funzionamento, attraverso l emanazione di un proprio regolamento, nonché le modalità di gestione dei necessari flussi informativi. Su ogni aspetto inerente i rapporti intercorrenti tra l Organismo di Vigilanza e la Società è competente a deliberare esclusivamente il Consiglio di Amministrazione, in quanto referente dell Organismo di Vigilanza. Il Consiglio di Amministrazione può revocare ciascun componente ovvero l intero Organismo di Vigilanza, qualora si verifichi una giusta causa di revoca tra cui, in via esemplificativa e non esaustiva: l'interdizione o l'inabilitazione, ovvero una grave infermità che renda il componente dell'organismo di Vigilanza inidoneo a svolgere le proprie funzioni di vigilanza, o un'infermità che, comunque, comporti l impossibilità a svolgere il suo mandato per un periodo superiore a sei mesi; l'attribuzione all Organismo di Vigilanza di funzioni e responsabilità operative, ovvero il verificarsi di eventi, incompatibili con i requisiti di autonomia di iniziativa e di controllo, indipendenza e continuità di azione, che sono propri dell'organismo di Vigilanza; un grave inadempimento dei doveri propri dell Organismo di Vigilanza; una sentenza irrevocabile di condanna dell ente ai sensi del Decreto 231, ovvero un procedimento penale concluso tramite applicazione della pena su richiesta delle parti c.d. "patteggiamento", ove risulti dagli atti l'omessa o insufficiente vigilanza" da parte dell'organismo di Vigilanza, secondo quanto previsto dall'art. 6, comma 1, lett. d) del Decreto; una sentenza di condanna irrevocabile, a carico dei componenti dell'organismo di Vigilanza per aver personalmente commesso uno dei reati previsti dal Decreto; una sentenza di condanna irrevocabile, a carico del componente dell'organismo di Vigilanza, ad una pena che importa l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici, ovvero l'interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Resta inteso che, ove applicabili, le suddette cause di revoca valgono anche come cause di ineleggibilità o decadenza. Inoltre la perdita del requisito di indipendenza o di onorabilità così come l esistenza di un conflitto di interesse permanente, valgono quale giusta causa di revoca/decadenza. Pag. 25/31
MODELLO DI ORGANIZZAZIONE, GESTIONE E CONTROLLO AI SENSI DEL DECRETO LEGISLATIVO N. 231/2001 Responsabilità amministrativa della Società 1 Emissione deliberata nell adunanza del Consiglio di Amministrazione