Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-12276-del-09-05-2019
Timestamp: 2020-05-28 19:34:39+00:00
Document Index: 110805466

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 19', 'art. 32', 'art. 13', 'art. 1', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 12276 del 09/05/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12276 del 09/05/2019
Cassazione civile sez. VI, 09/05/2019, (ud. 05/03/2019, dep. 09/05/2019), n.12276
sul ricorso 6920-2018 proposto da:
CARLA MANNETTI;
avverso la sentenza n. 5318/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,
partecipata del 05/03/2019 dal Consigliere Relatore Dott. LOREDANA
– che viene proposto ricorso avverso la sentenza della Corte d’appello di Milano del 19.12.2017, la quale ha respinto l’impugnazione avverso l’ordinanza di primo grado, a sua volta reiettiva del ricorso avverso il provvedimento negativo della Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale;
– che il primo motivo deduce la violazione del D.Lgs. n. 25 del 25 del 2008, art. 8, e del D.Lgs. n. 251 del 2000, artt. 3 e 14, nonchè motivazione contraddittoria, per non aver la corte territoriale adeguatamente valutato la grave condizione di instabilità e pericolosità in cui versa il Mali, paese d’origine dell’odierno ricorrente, e per non avere comunque esercitato il proprio dovere di collaborazione istruttoria con il richiedente;
– che il secondo motivo deduce la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, e del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, per avere la corte territoriale messo di motivare il mancato riconoscimento della protezione per motivi umanitari;
– che i motivi sono manifestamente inammissibili, perchè, con essi, si intende ripetere un giudizio sul fatto in questa sede;
– che, invero, la congrua ed estesa motivazione del provvedimento impugnato ha esaminato la situazione esposta dal richiedente, cittadino del Mali, il quale ha allegato di essere scappato dal suo paese a causa della guerra civile all’epoca in atto e per una serie di soprusi non meglio precisati subiti. Al riguardo, la corte territoriale ha esposto una duplice ratio decidendi, sia ritenendo il racconto non credibile in ragione delle numerose inesattezze, vaghezze e contraddizioni (da essa riportate), sia comunque valutando i fatti predetti come fossero veri e, in tal caso, escludendo ricorrano i presupposti della protezione;
– che, dunque, il provvedimento impugnato, pur nel rispetto dell’onere probatorio attenuato del richiedente, da un lato non ha ritenuto credibile il racconto, dall’altro si è lungamente trattenuto sulle condizioni generali del Mali, ribadendo che invece non si tratta di paese instabile fuori dal controllo statale;
– che, quanto alla richiesta di protezione per motivi umanitari, del pari la corte ha stigmatizzato la stessa mancata allegazioni di elementi idonei ad integrarne i presupposti di legge;
– che, in definitiva, il giudice del merito ha compiutamente approfondito l’esame in fatto della situazione, nel rispetto dei principi enunciati da questa Corte in materia, esponendo le ragioni per le quali reputa inattendibile il racconto del richiedente in fatto;
Dichiara che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1- quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.