Source: http://www.studiomuccio.eu/sm/circolari/
Timestamp: 2019-12-06 03:22:45+00:00
Document Index: 82491721

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 70', 'art. 50', 'art. 60', 'art. 53', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 7', 'art. 13']

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Terzo Settore – 3 Agosto 2019 – “The Deadline”
“3 Agosto 2019 The deadline”
E’ questa la data da tener presente per le Onlus, le associazioni di promozione sociale e le organizzazioni di volontariato iscritte nei rispettivi registri alla data di entrata in vigore della riforma del terzo settore si tratterà di valutare il se e il come adeguare il proprio statuto alle indicazioni previste dall’articolo 101, comma 2, D.Lgs 117/2017 (codice del terzo settore) al fine di poter continuare a godere del diritto di applicare: “le norme previgenti ai fini e per gli effetti derivanti dall’iscrizione”.
Ricordo, invece, che, come confermato dalla circolare 20 del 27.12.2018 del Ministero del Lavoro, invece, “gli enti che si sono costituiti a partire dal 3 agosto 2017 sono tenuti a conformarsi ab origine alle disposizioni recate dal nuovo codice del terzo settore purché queste siano applicabili in via diretta e immediata”.
L’onere di adeguamento statutario si considera adempiuto qualora entro il termine del 3 agosto 2019 siano deliberate le relative modifiche statutarie, anche laddove la loro efficacia… possa prodursi a partire dal periodo di imposta successivo a quello di operatività del registro unico”.
Dott. Massimo Muccio
IL “NUOVO” REGIME FORFETARIO E LA FLAT TAX
I commi da 9 a 11 della Legge di bilancio 2019 modificano, sostituendoli, i commi 54 e 55 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2015 che aveva istituito per gli esercenti attività d’impresa e arti e professioni un nuovo regime forfetario di determinazione del reddito da assoggettare a un’unica imposta sostitutiva di quelle dovute con l’aliquota del 15 per cento.
Il regime forfetario è stato istituito dall’art. 1, nei commi da 54 ad 89, Legge n. 190/2014, e modificato in maniera importante dalla Legge n. 208/2015 (Legge di Stabilità 2016).
Secondo le norme in vigore fino al 31 dicembre 2018, ai sensi del comma 54, potevano accedere al regime i soggetti che nell’anno precedente abbiano rispettato le seguenti condizioni relative a:
– ricavi e compensi;
– spese per l’impiego di lavoratori;
– costo complessivo dei beni strumentali.
Per quanto riguarda i ricavi è necessario che nell’anno solare precedente, i contribuenti abbiano conseguito ricavi o percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a determinate soglie che variano a seconda del codice ATECO 2007 relativo all’attività d’impresa o professionale esercitata.
Le specifiche soglie tengono conto della diversa redditività dei settori economici.
Si ricorda che la Legge di Stabilità 2016 ha aumentato il limite dei ricavi/compensi per ciascuno dei 9 gruppi di attività a decorrere dal 2016 come riportato nella tabella seguente:
Attività Limite ricavi
Commercio ambulante di alimenti e bevande 40.000
istruzione, servizi finanziari ed assicurativi 30.000
IL “NUOVO” REGIME FORFETARIO
La Legge di bilancio 2019 prevede un solo tetto ai ricavi pari a 65.000 euro.
Commercio (al dettaglio e all’ingrosso) 65.000
istruzione, servizi finanziari ed assicurativi
La seconda condizione attualmente in vigore per poter aderire e permanere nel regime, individuata nell’art. 1, comma 54, lett. b), Legge n. 190/2014, è che l’imprenditore o il lavoratore autonomo abbia sostenuto spese non superiori a € 5.000 lordi annui per l’impiego di lavoratori.
In particolare, deve essere verificato che nell’anno precedente sia rispettato il limite di € 5.000 relativamente a spese per:
– lavoro accessorio di cui all’art. 70, D.Lgs. n. 276/2003 (voucher);
– collaboratori coordinati e continuativi o collaboratori a progetto, ossia soggetti titolari di redditi di cui all’art. 50, comma 1, lett. c) e c)-bis, T.U.I.R.;
– spese per prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore medesimo o dai suoi familiari, di cui all’art. 60, T.U.I.R., ossia prestazioni non ammesse in deduzione ai fini reddituali;
– compensi corrisposti ad associati in partecipazione con apporto di esclusivo lavoro, titolari di redditi di cui all’art. 53, comma 2, lett. c), T.U.I.R..
A seguito dell’introduzione dei nuovi contratti di prestazioni occasionali (art. 54-bis, D.L. n. 50/2017), non è chiaro se la causa ostativa in esame si applichi a tale fattispecie.
Secondo la legge di bilancio 2019 tale causa di esclusione risulta completamente cancellata.
Terzo requisito, attualmente in vigore, per accedere e/o permanere al regime fiscale forfetario, previsto nella lettera c), art. 1, comma 54, Legge di Stabilità 2015, è che il costo complessivo dei beni strumentali al 31.12 dell’esercizio precedente, al lordo dell’ammortamento, sia non superiore a € 20.000.
Ai fini del computo del valore dei beni strumentali non si considerano quelli di costo pari o inferiore a € 516,46 mentre si considerano al 50% quelli ad uso promiscuo (autovetture, telefoni cellulari, altri beni utilizzati promiscuamente).
Per i beni in locazione o in comodato si considera il valore normale. I beni immobili non hanno comunque rilevanza, qualsiasi sia il titolo di possesso.
Secondo l’art. 1, comma 54, lettera c) il contribuente può accedere al regime forfetario se: “il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali alla chiusura dell’esercizio non supera 20.000 euro”.
Si noti l’importante differenza rispetto al regime dei minimi: il limite dimensionale relativo ai beni strumentali previsto ai fini dell’accesso al regime forfetario non è misurato, come accadeva per i contribuenti minimi, in termini di flusso di acquisizioni di beni strumentali nell’arco del triennio solare precedente, ma di ammontare complessivo del costo dei beni posseduti al 31 dicembre.
La Legge n. 208/2015 aveva introdotto al comma 57 la nuova lett. d-bis) in base alla quale non possono avvalersi del regime in esame “i soggetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui rispettivamente agli articoli 49 e 50 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, eccedenti l’importo di 30.000 euro; la verifica di tale soglia è irrilevante se il rapporto di lavoro è cessato”.
Con la Legge di bilancio 2019 tale causa è stata eliminata.
Il nuovo comma 57 della legge di stabilità 2015, come modificato dal comma 9, lettera c), prevede che non possono avvalersi del regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone, ad associazioni o a imprese familiari, ovvero che controllano direttamente o indirettamente società a responsabilità limitata o associazioni in partecipazione, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni (nuova lettera d) del comma 57 della legge di stabilità 2015).
La norma appare intesa ad evitare un incentivo indiretto alla trasformazione di rapporti di lavoro dipendente in altre forme contrattuali che godono dell’agevolazione in commento.
Dal 1° gennaio 2020 entrerà in vigore un regime agevolato opzionale che ricalca, sotto numerosi aspetti, la disciplina del regime forfettario. In particolare, l’adozione del regime prevede ai fini dei redditi l’applicazione di una tassazione sostitutiva del reddito realizzato dalle persone fisiche soggette passive Iva, con applicazione di una tassazione fissa (“flat”) pari al 20% al reddito realizzato e ai fini Iva l’estraneità dal tributo; il contribuente non applica l’Iva sulle operazioni attive effettuate né detrae l’Iva addebitata in rivalsa.
Sono interessate al nuovo regime sostitutivo le persone fisiche esercenti attività di impresa attività di lavoro autonomo.
La disposizione non trova applicazione per i soggetti diversi alle persone fisiche e cioè società di qualsiasi tipo e studi associati o enti non commerciali, stabili organizzazioni, ecc.
Soglia ricavi
La tassazione separata si applica in presenza di ricavi/compensi compresi tra euro 65.001 ed euro 100.000 conseguiti nell’anno precedente.
Viene applicato al reddito d’impresa/lavoro autonomo determinato nei modi ordinari un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, addizionali regionali e comunali, e dell’IRAP pari al 20%, da parte delle persone fisiche imprenditori/lavoratori autonomi che nel periodo d’imposta precedente a quello per il quale è presentata la dichiarazione hanno conseguito ricavi/percepito compensi, compresi tra € 65.001 e € 100.000 ragguagliati ad anno.
– non sono tenuti ad operare le ritenute alle fonte. Tuttavia nella dichiarazione dei redditi va indicato il codice fiscale del percettore dei redditi per i quali all’atto del pagamento non è stata operata la ritenuta e l’ammontare dei redditi stessi;
– sono esonerati dall’applicazione dell’IVA e dai relativi adempimenti, fermo restando l’obbligo di fatturazione elettronica.
L’utilizzo del regime fiscale in oggetto comporta, per espressa disposizione di legge i medesimi esoneri da adempimenti applicabili al regime forfetario incluse le semplificazioni in materia di sostituti d’imposta.
La norma prevede espressamente “l’obbligo di fatturazione elettronica previsto dal decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127”; ciò comporta il fatto che ricorrerà l’obbligo di emettere fattura in formato Xml con contestuale obbligo di conservazione digitale delle fatture elettroniche, sia emesse che ricevute.
Le novità per il regime forfetario si applicano a partire dal 1° gennaio 2019.
La flat tax al 20% si applica dal 1° gennaio 2020.
L’Amministrazione finanziaria, ha fornito i primi chiarimenti passando in rassegna le novità e definendo il trattamento fiscale dei beni significativi e delle parti staccate.
Con riferimento al settore dell’IVA è possibile usufruire dell’aliquota IVA ridotta del 10%.
A seconda del tipo di intervento, il beneficio si applica sui servizi resi dall’impresa che esegue i lavori ed, in alcuni casi, sulla cessione dei beni.
Sono soggette all’IVA del 10% le prestazioni aventi ad oggetto interventi di recupero del patrimonio edilizio (legge n. 488/99, art. 7 comma 1, lettera b) così come illustrato nel seguente Schema di sintesi.
Legge n. 457/78, art. 31*
INTERVENTI TIPOLOGIA CONDIZIONE
Leggeri a) Manutenzione ordinaria Realizzati su fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata.
Pesanti c) Interventi di restauro e di risanamento conservativo
*Rifuso nell’articolo 3, lettere a), b), c) e d) del Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia di cui al D.P.R. n. 380/2001
L’agevolazione si applica sull’intero valore delle prestazioni di servizi comprendendovi anche i beni impiegati. Ai fini della fruizione bonus, non è necessaria una loro distinta indicazione, tranne come si vedrà in seguito nel caso di beni significativi.
La citata norma fa salve le disposizioni più favorevoli contenute nel decreto IVA (art. 10 e tabelle allegate al decreto cit.) di seguito riportate.
Tabella A, parte III, allegata al decreto IVA
Interventi IVA ridotta del 10%
N. 127-quaterdecies) – Restauro
– Ristrutturazione edilizia Prestazioni dipendenti da contratti d’appalto. Effettuati su qualsiasi tipologia di immobile.
N. 127-terdecies) Cessioni di beni c.d. finiti, escluse le materie prime e semilavorate.
I beni finiti sono quelli che, pur essendo incorporati nella costruzione, conservano la propria individualità (es. porte, infissi esterni, sanitari, caldaie).
Si riporta di seguito un riepilogo delle agevolazioni:
FORNITURE DI BENI NEGLI INTERVENTI DI RECUPERO EDILIZIO
AMBITO IVA CONDIZIONI
“Interventi pesanti” (restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia) – Beni finiti.
– Escluse le materie prime e semilavorate. Qualsiasi immobile Aliquota del 10% Non sono previste ulteriori condizioni.
Esempio anche per i beni acquistati direttamente dal committente dei lavori ed a prescindere dalla circostanza che il valore del bene fornito sia prevalente rispetto a quello della prestazione di servizi.
“Interventi leggeri” (manutenzione ordinaria e straordinaria) – Beni finiti.
– Semilavorati. Fabbricati a prevalente destinazione abitativa privata. Aliquota del 10% Solo per i beni forniti dallo stesso soggetto che esegue l’intervento di recupero ed a condizione che detti beni finiti non costituiscano una parte significativa del valore delle cessioni effettuate nel quadro dell’intervento.
Interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria senza IVA agevolata
Materiali o ai beni forniti da un soggetto diverso da quello che esegue i lavori.
Materiali o ai beni acquistati direttamente dal committente.
Prestazioni professionali, anche se effettuate nell’ambito degli interventi finalizzati al recupero edilizio.
Prestazioni di servizi resi in esecuzione di subappalti alla ditta esecutrice dei lavori. La ditta subappaltatrice deve fatturare con l’aliquota ordinaria del 22% alla ditta principale che, successivamente, fatturerà la prestazione al committente con l’IVA al 10%, sempreché ricorrano i presupposti per farlo.
Beni significativi parzialmente agevolati
Per le cessioni dei beni c.d. significativi (vedi il seguente Schema di sintesi) effettuate nell’ambito delle prestazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria eseguite su fabbricati a prevalente destinazione abitativa, l’aliquota ridotta si applica fino a concorrenza del valore complessivo della prestazione relativa all’intervento di recupero, al netto del valore dei predetti beni (legge n. 488/99, art. 7 comma 1, lettera b).
D.M. 29 DICEMBRE 1999
Beni riferiti alle cessioni con posa in opera e/o installazione effettuate nei confronti dei “committenti privati” ossia consumatori finali della prestazione (circolare n. 71/E/2000).
Infissi esterni ed interni.
Apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria.
Per detti beni si presume che il loro valore assuma una certa rilevanza rispetto a quello delle forniture effettuate nell’ambito degli interventi (agevolati) di recupero del patrimonio edilizio.
La precedente elencazione normativa ha valenza tassativa anche se i termini utilizzati per individuare i beni costituenti una parte significativa degli interventi di recupero devono essere intesi nel loro significato generico e non tecnico.
Pertanto, sono classificabili come “beni significativi” anche quelli che hanno la medesima funzionalità di quelli menzionati, ma che per specifiche caratteristiche e/o per esigenze di carattere commerciale assumono una diversa denominazione.
Ø La stufa a pellet utilizzata per riscaldare sia l’acqua di alimentazione del sistema di riscaldamento che quella sanitaria deve essere assimilata alla caldaia quale bene significativo.
Ø Diversamente, la stufa a pellet utilizzata soltanto per il riscaldamento dell’ambiente non può essere assimilata alla caldaia.
La disciplina delle agevolazioni nel settore dell’imposta sul valore aggiunto, come appena esaminato, risultava complessa. Ciò ha determinato dubbi interpretativi e comportato una discrezionalità degli operatori soprattutto nell’individuazione del valore dei beni significativi.
La Legge di bilancio 2018 (Legge n. 205/2017, art. 1, comma 19) ha rimediato al gap normativo con un’interpretazione autentica (con effetto retroattivo) della disposizione che disciplina i c.d. beni significativi (legge n. 488/99, art. 7, comma 1, lettera b) allineandosi ad alcuni documenti di prassi emessi dall’Amministrazione finanziaria (circolare n. 71/E/2000 e n. 12/E/2016.
In seguito alla citata novità l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 15/E pubblicata lo scorso 12 luglio 2018, ha fornito chiarimenti in merito alle seguenti questioni. Indicazioni confermate in toto da Assonime nella circolare n. 18 del 24 luglio 2018:
Rilevanza, individuazione e valore dei beni significativi.
Rilevanza delle parti staccate.
Modalità di fatturazione.
Come anticipato, la categoria dei beni significativi ha rilevanza solo nelle ipotesi in cui siano realizzati:
all’interno degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria
su immobili a prevalente destinazione abitativa privata
a condizione che i suddetti beni vengano forniti dallo stesso soggetto che esegue la prestazione.
Qualora i prodotti vengano ceduti da un soggetto diverso o acquistati direttamente dal committente dei lavori sono soggetti ad IVA ordinaria.
Costituiscono interventi di manutenzione:
ordinaria le opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti
straordinaria le opere e le modifiche necessarie per rinnovare e sostituire parti anche strutturali degli edifici, nonché per realizzare ed integrare i servizi igienico-sanitari e tecnologici, sempre che non alterino i volumi e le superfici delle singole unità immobiliari e non comportino modifiche delle destinazioni d’uso.
Se nei citati interventi di manutenzione viene fornito anche un bene significativo questo sarà soggetto ad aliquota ridotta del 10%:
in maniera integrale se il suo valore non supera la metà di quello dell’intera prestazione;
se diversamente il valore del bene significativo supera tale limite, l’aliquota nella misura agevolata troverà applicazione solo fino a concorrenza della differenza tra il valore complessivo dell’intervento di recupero e quello del bene significativo. L’importo residuo del bene significativo dovrà essere tassato ad aliquota ordinaria.
Il valore degli altri beni non ricompresi nel D.M. 29 dicembre 1999 confluisce sempre in quello della prestazione di servizi, soggetto sempre ad IVA agevolata del 10%.
In assenza di un riferimento normativo, la prassi (circolare n. 71/E/2000) ha chiarito che il valore dei beni significativi deve essere determinato in base ai principi di carattere generale che disciplinano l’imposta sul valore aggiunto, in particolare per quanto concerne la determinazione della base imponibile (decreto IVA, art. 13).
La Legge di bilancio 2018 è intervenuta colmando il gap normativo determinando come valore del bene significativo quello risultante dall’accordo contrattuale riferito al solo costo di produzione o di acquisizione presso terzi escludendo il margine aggiunto dal prestatore (c.d. mark-up).
1) Produzione interna
Qualora il bene significativo, fornito nell’ambito dell’intervento agevolato, venga prodotto dal prestatore stesso, ai fini dell’individuazione dell’aliquota IVA applicabile, il suo valore è costituito:
dal costo di produzione
dagli oneri che concorrono alla sua realizzazione.
Il costo di produzione non può essere mai inferiore a quello delle materie prime utilizzate e della manodopera impiegata:
DETERMINAZIONE DEL COSTO DI PRODUZIONE –
(PRINCIPIO CONTABILE OIC N. 13, “RIMANENZE”)
Costi direttamente imputabili al prodotto.
Costi indiretti (c.d. oneri generali di produzione) sostenuti nel corso della produzione dei beni (es. ammortamento di beni materiali e immateriali che contribuiscono alla produzione, le manutenzioni e le riparazioni, etc.). Sono esclusi i costi generali, amministrativi e di distribuzione dei prodotti.
Nel caso in cui il fornitore dei beni significativi sia un’impresa individuale, il valore della manodopera impiegata può essere determinato tenendo conto della remunerazione del titolare dell’impresa.
2) Acquisto esterno
Nel caso in cui il fornitore non produca il bene significativo, bensì lo acquisti da terzi, il valore, ai fini dell’individuazione dell’aliquota IVA applicabile, non può essere inferiore a quello di acquisto.
Parti staccate a rilevanza alternata
Ai fini della verifica della quota di valore non soggetta ad aliquota ridotta le c.d. parti staccate dei beni significativi non devono essere comprese nel valore dei medesimi beni solo se connotate da autonomia funzionale rispetto al manufatto principale (bene significativo).
Diversamente le parti staccate, allorché prive di una propria autonomia funzionale, devono essere considerate parti integranti del bene significativo.
Se l’intervento di manutenzione agevolato ha ad oggetto l’installazione/sostituzione della sola componente staccata di un bene significativo (già installato precedentemente) dovrà essere applicata sempre l’aliquota del 10% poiché il valore della parte staccata è attratto nel valore complessivo della prestazione di servizi.
La ditta “Caldo garantito” sostituisce al Sig. Rossi il bruciatore della caldaia già installata. Sebbene il bruciatore (componente/parte staccata della caldaia) non assuma una propria autonomia funzionale rispetto alla caldaia, il valore dello stesso confluisce nel valore della prestazione di servizi e, pertanto, verrà fatturato con IVA al 10% senza nessuna altra valutazione quantitativa.
Componente staccata Autonomia funzionale Criterio generale Eccezione
Tapparelle, scuri e veneziane Beni funzionalmente autonomi rispetto agli infissi (bene significativo). Il valore non è attratto in quello degli infissi (bene significativo) ma in quello della prestazione di servizio con aliquota del 10%. – Le tapparelle o gli altri sistemi oscuranti nonché le zanzariere non assumono autonoma rilevanza rispetto al manufatto principale (infissi) qualora siano strutturalmente integrati negli infissi.
– Ai fini dell’IVA al 10% il valore degli infissi è comprensivo di quello delle tapparelle.
Grate di sicurezza – Beni diversi e indipendenti dagli infissi (esterni e/o interni) dell’abitazione.
– Non riconducibili ad alcun bene significativo. Il valore non è attratto in quello degli infissi (bene significativo) ma in quello della prestazione di servizio con aliquota del 10%.
Nell’ambito degli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, su immobili a prevalente destinazione abitativa privata, in cui è compresa la fornitura di un bene significativo, la fattura emessa dal prestatore deve indicare distintamente:
il corrispettivo complessivo dell’operazione, comprensivo del valore dei beni significativi forniti;
il valore dei beni medesimi.
Detta esigenza è motivata dal possibile assoggettamento dell’operazione ad aliquote IVA differenti.
Nell’ipotesi in cui l’emissione della fattura non risulti obbligatoria, il documento di certificazione fiscale emesso in luogo della stessa deve recare le indicazioni di cui sopra, idonee a costituire strumento di supporto per la verifica della corretta applicazione dell’aliquota IVA.
La ditta “Interventi sicuri” esegue sul fabbricato abitativo del Sig. Verdi una manutenzione straordinaria (€ 600,00 valore della manodopera ed € 200,00 di mark-up) che comprende anche la posa in opera di un bene significativo (€ 1.000) prodotto dallo stesso prestatore il cui valore risulta superiore alla metà del corrispettivo pattuito complessivamente (€ 1.800).
Ditta individuale “Interventi sicuri”
(prestatore del servizio)
P.IVA 01234567890 Fattura n. 35/2018
Maurizio VERDI Indirizzo:
Via Bianchi n. 999, Roma – Italia
Note: lavori di manutenzione straordinaria presso la Vostra abitazione sita in Via Bianchi n. 999, Roma – Italia
Quantità Descrizione Prezzo unitario Importo
1 Intervento di manutenzione straordinaria (legge n. 488/99 e n. 457/78)
Di cui valore dei beni significativi * (es. caldaia) € 1.000 1.800 1.800
Differenza valore della prestazione e valore complessivo dei beni significativi utilizzati. Importo 800
IVA 10% 80
Bene/i significativo/i Importo 800
Importo 200
IVA 22% 44
TOTALE FATTURA 2.004
* In caso di fornitura di più beni significativi nell’ambito del medesimo intervento si può indicare distintamente il valore singolo o quello complessivo dei beni significativi.
Al fine di verificare la corretta determinazione della base imponibile cui applicare l’aliquota agevolata, i dati analitici di cui sopra, richiesti dalla norma di interpretazione autentica, devono essere puntualmente indicati nella fattura anche se dal calcolo risulti che l’intero valore del bene significativo possa essere assoggettato ad IVA con applicazione dell’aliquota del 10%, ovvero il valore del bene non sia superiore alla metà del valore dell’intervento agevolato.
Interventi composti con valutazione unitaria
Nel caso in cui venga effettuato un intervento di manutenzione straordinaria avente ad oggetto ad esempio la realizzazione di servizi igienici, la sostituzione di infissi esterni e l’installazione di una caldaia e questi assumano valore significativo, superiore al 50% di quello dell’intero intervento di recupero, ai fini dell’individuazione della quota parte della base imponibile soggetta a diversa tassazione IVA (ridotta o ordinaria) si deve tener conto del:
corrispettivo pattuito per la realizzazione dell’intervento di manutenzione straordinaria nel suo complesso (comprensivo di tutte le opere/prestazioni di servizi necessarie per la sua realizzazione);
Se l’intervento comprende più manutenzioni e solo per alcune è previsto l’impiego di beni significativi, per il calcolo della quota non agevolata, il valore della prestazione va assunto complessivamente quando il contratto è unico (circolare n. 98/E/2000).
La norma di interpretazione autentica contenuta nella Legge di bilancio 2018 ha efficacia retroattiva.
Pertanto, eventuali contestazioni aventi ad oggetto un comportamento rivelatosi poi corretto in forza della citata disposizione devono essere abbandonate, salvo se i rapporti siano esauriti (ove sia presente un giudicato o un atto amministrativo definito).
Prevista una clausola di salvaguardia senza possibilità di rimborso
Eventuali comportamenti difformi rispetto alle disposizioni previste dalla norma di interpretazione autentica (es. erronea determinazione del valore dei beni significativi o emissione di fatture incomplete) tenuti dai contribuenti fino al 31 dicembre 2017 non saranno contestati o le relative contestazioni andranno abbandonate, fatto salvo il limite dei rapporti esauriti.
Resta, comunque, precluso il rimborso dell’imposta che sia stata applicata in misura maggiore sulle operazioni effettuate entro la predetta data.
Ristrutturazioni di immobili abitativi:
i chiarimenti di Assonime sull’aliquota IVA al 10%
Con la circolare n. 18 del 24 luglio 2018, Assonime riepiloga i chiarimenti già forniti dall’Agenzia delle Entrate in ordine all’applicazione dell’aliquota IVA agevolata al 10% sui beni significativi per quanto concerne gli interventi di manutenzione ordinaria/straordinaria, nonché di restauro e risanamento conservativo, eseguiti su immobili a prevalente uso abitativo. Se il valore del bene significativo non eccede la metà del valore della prestazione (quantificato al netto del valore dei beni significativi), l’aliquota agevolata trova applicazione sull’intero valore del bene. Al contrario, se il valore del bene significativo eccede tale limite, sull’eccedenza va applicata l’aliquota IVA ordinaria (sulla parte che non eccede il limite trova invece applicazione l’aliquota agevolata del 10%). All’interno della fattura emessa dal soggetto prestatore devono essere obbligatoriamente indicati sia il valore complessivo del servizio reso, sia il valore dei beni significativi che sono stati utilizzati per l’effettuazione dell’intervento.
Con la circolare n. 18 del 24 luglio 2018, Assonime ha fornito un quadro riepilogativo dei chiarimenti già forniti dall’Agenzia delle Entrate in ordine all’applicazione dell’aliquota IVA agevolata al 10% sui beni significativi (circolare n. 15/E del 12 luglio 2018).
IVA al 10% per gli interventi su immobili a prevalente uso abitativo
In linea generale il Legislatore ha stabilito che, per quanto concerne gli interventi di manutenzione ordinaria/straordinaria, nonché di restauro e risanamento conservativo, eseguiti su immobili a prevalente uso abitativo, trovi applicazione l’aliquota IVA agevolata nella misura del 10% (anziché quella ordinaria pari al 22%).
Tuttavia, con specifico riferimento ai beni qualificabili come “beni significativi”, utilizzati per l’esecuzione degli interventi, l’aliquota IVA agevolata può essere applicata sui medesimi solo al verificarsi di determinate condizioni.
In pratica, qualora il valore del bene significativo non ecceda la metà dell’importo complessivo della prestazione relativa all’intervento di recupero (calcolato al netto del valore dei beni significativi), l’aliquota del 10% viene applicata sull’intero valore del bene significativo.
Se, al contrario, il valore del bene significativo eccede la metà del valore complessivo della prestazione, l’aliquota IVA del 10% viene sulla quota del valore che non supera il predetto limite. Sulla parte eccedente viene applicata l’aliquota IVA del 22%.
I beni da qualificare come “significativi” sono stati individuati con D.M. 29 dicembre 1999 del Ministero delle Finanze.
Nella circolare n. 15/E/2018, l’Agenzia delle Entrate ha messo in evidenza il fatto che possono essere qualificati come “beni significativi” anche i beni che presentano le medesime funzionalità di quelli precedentemente elencati.
Beni non qualificabili come beni significativi
Per quanto concerne i beni utilizzati nell’ambito degli interventi manutentivi in questione, che non possono essere qualificati, sulla base dei criteri precedentemente descritti, come “significativi”, va rilevato che i medesimi concorrono alla determinazione del valore della prestazione di servizi soggetta all’aliquota IVA del 10%.
Beni significativi: rilevano l’autonomia funzionale delle parti staccate
In relazione alle parti staccate dei beni significativi è opportuno fare una distinzione fra:
parti dotate di una propria autonomia funzionale(rispetto al bene significativo);
parti non dotate di una propria autonomia funzionale (rispetto al bene significativo).
Nel primo caso il valore della parte staccata:
va incluso nel valore della prestazione;
non va incluso nel valore del bene significativo.
Nel secondo caso il valore della parte staccata:
va incluso nel valore del bene significativo;
non va incluso nel valore della prestazione.
All’interno della fattura emessa dal soggetto prestatore devono essere obbligatoriamente indicati sia il valore complessivo del servizio reso, sia il valore dei beni significativi che sono stati utilizzati per l’effettuazione dell’intervento.
Gli imponibili vanno indicati separatamente all’interno della fattura anche nell’ipotesi in cui l’aliquota IVA agevolata del 10% possa essere applicata sull’intera operazione.
La bozza del c.d. Decreto Dignità diffusa in questi giorni che entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, prevede rilevanti novità in tema di contratto di lavoro a tempo determinato, somministrazione di lavoro e conseguenze risarcitorie in caso di licenziamento illegittimo.
Quali le novità
Novità in materia di contratto a termine
Le principali novità in tema di contratti a tempo determinato sono:
1) la reintroduzione delle causali giustificatrici per l’apposizione del termine;
2) la riduzione della durata massima del contratto da 36 a 24 mesi;
3) la diminuzione del numero di proroghe da 5 a 4;
4) l’allungamento del termine per l’impugnazione del contratto da 120 a 180 giorni.
Vengono innanzitutto reintrodotte le causali per la valida stipulazione del contratto a termine nonché per la proroga e/o il rinnovo di quelli in essere.
Queste causali consistono in:
esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività, esigenze sostitutive di altri lavoratori;
Il contratto potrà ancora essere stipulato senza causali solo laddove si tratti del primo rapporto intercorso tra le parti e comunque per un periodo massimo di 12 mesi; entro tale periodo il contratto potrà ancora essere prorogato liberamente. La reintroduzione delle causali sembra riguardare anche i contratti di lavoro stagionale, in particolare con riguardo alle proroghe/ai rinnovi dopo il primo contratto. Si noti che la proroga in continuità di un contratto in essere è ammessa senza causali nei limiti dei 12 mesi, ma una volta cessato il rapporto a termine (o di somministrazione) il nuovo contratto a termine (o di somministrazione) è soggetto alle causali anche se il precedente rapporto è durato meno di 12 mesi. In sede di redazione dei contratti invitiamo le aziende ad essere particolarmente prudenti in quanto le causali sono di difficile applicazione e – a nostro giudizio – finiscono per esporre le aziende al rischio di contenzioso.
In particolare – fatte salve le ragioni sostitutive – il contratto a termine potrà essere legittimamente stipulato solo qualora le lavorazioni affidate al dipendente siano estranee alla ordinaria attività aziendale oppure le lavorazioni affidate al dipendente siano connesse a incrementi significativi dell’attività non programmabili, ma la genericità di tali limitazioni finisce – nei fatti – per rendere sindacabile dal giudice la scelta aziendale di apporre un termine al contratto. Considerato che la norma non prevede il ricorso alla contrattazione collettiva per definire le causali, si ritiene che quelle contenute nei CCNL non possano più essere utilizzate (sempreché – ovviamente – non si sovrappongano a una delle tre causali sopra indicate). In secondo luogo viene stabilito che la durata dei rapporti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, ivi compresi i rapporti in somministrazione, non possono superare i 24 mesi, pena la trasformazione del rapporto a tempo indeterminato dalla data di tale superamento. Tale limite sembra non riguardare i contratti stipulati per le attività stagionali, che sono esentati anche dalle pause di 10/20 giorni tra un contratto a termine e il successivo. Le proroghe del contratto a tempo determinato vengono ridotte a un massimo di 4 nell’arco di 24 mesi; qualora il numero delle proroghe sia superiore, il contratto si trasforma in contratto a tempo indeterminato dalla data di decorrenza della quinta proroga. Si prevede infine che il contratto a tempo determinato può essere impugnato entro 180 giorni dalla cessazione del contratto stesso. E’ importante sottolineare che i contratti a termine stipulati prima dell’entrata in vigore del Decreto, se non successivamente prorogati e/o rinnovati, rimangono disciplinati dalla attuale normativa
Novità in materia di somministrazione
Le novità in tema di somministrazione di lavoro riguardano essenzialmente l’integrale applicazione della disciplina del lavoro a tempo determinato anche al rapporto di lavoro tra somministratore e lavoratore, con la sola esclusione delle disposizioni relative al numero complessivo di contratti a tempo determinato e ai diritti di precedenza. Anche al lavoro in somministrazione, pertanto, si applicheranno i limiti relativi alle causali, alla durata massima, al numero delle proroghe, agli intervalli temporali tra un contratto e l’altro, ecc.
Novità in materia di conseguenze del licenziamento illegittimo
Viene previsto l’incremento delle indennità risarcitorie da corrispondere al lavoratore nel caso il licenziamento venga considerato illegittimo dal giudice. Tali indennità non potranno essere inferiori a 6 mensilità (dalle attuali 4) e superiori a 36 mensilità (dalle attuali 24) di retribuzione utile per il calcolo del t.f.r.. Le modifiche si applicano solo ai licenziamenti che riguardano i rapporti a tutele crescenti, ovvero (essenzialmente) quelli stipulati o trasformati dal 7 marzo 2015.
Considerato che – come detto – il testo del Decreto è stato diffuso in bozza, facciamo riserva di tornare specificamente sugli argomenti trattati non appena sarà pubblicato il testo definitivo.
Segnaliamo infine che, trattandosi di decreto legge, il provvedimento dovrà essere convertito in legge entro 60 giorni dalla pubblicazione e, all’atto della conversione, potrebbero esservi ulteriori modifiche.
ENTI NON COMMERCIALI REGOLAMENTO EUROPEO SULLA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI GDPR N.679 DEL 2016
Purtroppo il GDPR non prevede nessuna esenzione per il terzo settore o non profit che dir si voglia. La normativa europea sulla privacy parla di “organizzazioni” e intende piccole e grandi, votate al profitto o a fini sociali, non importa.
In secondo luogo perché queste organizzazioni hanno bisogno di lavorare con enti locali e amministrazioni pubbliche e presto queste realtà inizieranno a porre l’aderenza al GDPR fra i requisiti necessari per ogni finanziamento o convenzione o collaborazione (e avrebbero anche ben ragione di farlo).
E allora? Hanno o non hanno l’obbligo queste realtà associative? Si e no.
Si, perché l’adesione al GDPR va presa sul serio e presto da queste organizzazioni. A ben vedere il GDPR non impone tanto di abbandonare certe prassi e intraprenderne di altre, quanto di definire e valutare i dati personali di cui l’organizzazione dispone, il modo in cui li ha acquisiti, il trattamento al quale li sottopone, i possibili rischi che questi dati corrono. Insomma si tratta soprattutto di documentare tutto.
Ci sono delle cose da cambiare, certo. Probabilmente tutti i momenti di interazione fra l’organizzazione non profit e il pubblico andranno ritoccati, alla voce modulistica cartacea e web.
Andranno rivisti gli accordi fra l’organizzazione e i Responsabili del trattamento. Occorrerà prevedere della formazione nei confronti delle persone che, anche a titolo volontario, operano nell’organizzazione.
Occorrerà quindi dotarsi di strumenti utili per la gestione di questa nuovo adempimento.