Source: http://stefanodauria.postilla.it/2016/03/14/il-consumatore-ai-tempi-del-sovraindebitamento/
Timestamp: 2019-05-24 22:54:46+00:00
Document Index: 30150931

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 12', 'art. 6', 'art.7', 'art.12', 'art. 6', 'art.25', 'art. 7', 'art.1']

Il consumatore ai tempi del sovraindebitamento - Postilla
Postilla » Diritto » Il Blog di Stefano D'Auria » Diritto civile » Il consumatore ai tempi del sovraindebitamento
Col passare del tempo, grazie anche al costante contributo di dottrina e giurisprudenza, si va sempre di più a delineare la figura del soggetto sovraindebitato che può accedere agli strumenti messigli a disposizione dalla Legge 27 gennaio 2012, n.3.
Per quanto riguarda più specificamente la nozione di consumatore sovraindebitato la Corte di Cassazione, con una pronuncia abbastanza complessa (la n. 1869 dell’1/02/2016), è recentemente intervenuta per fornire importanti coordinate ermeneutiche.
Si ricorda, infatti, che il comma 2 dell’art. 6 della L. n. 3/2012 definisce consumatore “il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”.
Partendo proprio dall’assenza di collegamento tra i debiti contratti e lo svolgimento in proprio dell’attività imprenditoriale o professionale, la Cassazione afferma che la figura del consumatore sovraindebitato può essere indentificata con:
1) chi non sia o non sia mai stato né imprenditore né professionista;
2) chi sia stato imprenditore o professionista e però non lo sia più al momento di presentazione del piano;
3) chi, al momento della presentazione del piano, risulti essere imprenditore o professionista — nell’accezione dimensionale interna ai requisiti di accesso più generali di cui alla L. n. 3 del 2012 — ma non annoveri più tra i debiti attuali quelli un tempo contratti in funzione di sostentamento dell’attività imprenditoriale o professionale;
Per i soggetti di cui ai punti n. 2) e n. 3) va poi tenuto in conto che il comma 3 dell’art. 12-bis della L. n. 3/2012 prescrive che il piano del consumatore deve essere idoneo “ad assicurare il pagamento dei crediti impignorabili, nonché dei crediti di cui all’articolo 7, comma 1, terzo periodo”, ovvero dei “tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, all’imposta sul valore aggiunto ed alle ritenute operate e non versate”, per i quali il piano può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento.
Quindi, stando alla lettura fornita dalla Corte di Cassazione, potrebbe oggi ipotizzarsi – quale eccezione legislativamente ammessa – il caso di un soggetto, che non sia più imprenditore o professionista oppure che lo sia ancora e che comunque in ogni caso non abbia debiti (“privatistici”) d’impresa o da professione, il quale presenti un piano del consumatore che contempli il pagamento dilazionato di debiti “pubblicistici” (chiaramente derivanti da attività di impresa o professionali) massimamente qualificati;
4) chi, anche professionista o imprenditore, si sia indebitato per attività altrui, per le quali, secondo un apprezzamento di merito rimesso al Giudice, possa ovviamente escludersi un qualsivoglia rimando al perseguimento di operazioni che rivelino, oltre lo schema di sostegno solidaristico a terzi, un impiego del rischio così assunto in una dimensione partecipativa, per il comune interesse d’impresa o anche all’attività professionale. Tale ultima affermazione è importate perché porta ad ipotizzare l’applicabilità della tutela del consumatore quando il contratto di fideiussione sia concluso da una persona fisica che non agisce nell’ambito di un’attività professionale, ma a garanzia di un debito contratto da un soggetto che agisce nell’ambito della sua attività professionale.
In conclusione, si riporta di seguito il principio di diritto affermato dalla richiamata sentenza:
“ai sensi della legge 27 gennaio 2012, n.3, la nozione di consumatore per essa abilitato al piano, come modalità di ristrutturazione del passivo e per le altre prerogative ivi previste, non abbia riguardo in sé e per sé ad una persona priva, dal lato attivo, di relazioni d’impresa o professionali, invero compatibili se pregresse ovvero attuali, purché non abbiano dato vita ad obbligazioni residue, potendo il soggetto anche svolgere l’attività di professionista o imprenditore, invero solo esigendo l’art. 6, co. 2, lett. b) una specifica qualità della sua insolvenza finale, in essa cioè non potendo comparire obbligazioni assunte per gli scopi di cui alle predette attività ovvero comunque esse non dovendo più risultare attuali, essendo consumatore solo il debitore che, persona fisica, risulti aver contratto obbligazioni – non soddisfatte al momento della proposta di piano – per far fronte ad esigenze personali o familiari o della più ampia sfera attinente agli impegni derivanti dall’estrinsecazione della propria personalità sociale, dunque anche a favore di terzi, ma senza riflessi diretti in un’attività d’impresa o professionale propria, salvo gli eventuali debiti di cui all’art.7 co.1 terzo periodo (tributi costituenti risorse proprie dell’Unione europea, imposta sul valore aggiunto e ritenute operate e non versate) che sono da pagare in quanto tali, sulla base della verifica di effettività solutoria commessa al giudice nella sede di cui all’art.12bis co.3 1. n. 3 del 2012”.
Ad oggi quindi, partendo dall’affermazione programmatica contenuta nell’art. 6 della L. n. 3/2012 secondo la quale l’intervento del legislatore è finalizzato a “porre rimedio alle situazioni di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili a procedure concorsuali”, possiamo affermare che il soggetto sovraindebitato può essere:
un imprenditore persona fisica non fallibile;
un socio di società di persone (S.n.c., S.a.s.) o socio/garante di società di capitali (S.p.A., S.r.l.);
una start up innovativa (art.25, comma 2, D.L.18.10.2012, n.179 convertito con modificazioni dalla Legge n.221 del 17 dicembre 2012) di qualsiasi dimensione;
un imprenditore agricolo (v. art. 7);
un consumatore persona fisica e più precisamente:
chi non sia o non sia mai stato né imprenditore né professionista;
chi sia stato imprenditore o professionista e però non lo sia più al momento di presentazione del piano;
chi, al momento della presentazione del piano, risulti essere imprenditore o professionista — nell’accezione dimensionale interna ai requisiti di accesso più generali di cui alla L. n. 3 del 2012 — ma non annoveri più tra i debiti attuali quelli un tempo contratti in funzione di sostentamento dell’attività imprenditoriale o professionale;
chi, anche professionista o imprenditore, si sia indebitato per attività altrui, per le quali, secondo un apprezzamento di merito rimesso al Giudice, possa ovviamente escludersi un qualsivoglia rimando al perseguimento di operazioni che rivelino, oltre lo schema di sostegno solidaristico a terzi, un impiego del rischio così assunto in una dimensione partecipativa, per il comune interesse d’impresa o anche all’attività professionale.
enti e società al di sotto delle soglie di cui all’art.1 R.D.267/42 (Legge Fallimentare) ossia
– con attivo patrimoniale: avere avuto, nei tre esercizi antecedenti la data di deposito del procedimento o dall’inizio dell’attività se di durata inferiore, un attivo patrimoniale di ammontare complessivo annuo non superiore ad euro 300.000,00;
– con fatturato: avere realizzato, in qualunque modo risulti, ricavi lordi per un ammontare complessivo annuo non superiore ad euro 200.000,00;
– con debiti: avere un ammontare di debiti anche non scaduti non superiore ad euro 500.000,00.
Letture: 2476 | Commenti: 0 |