Source: https://onanotiziarioamianto.it/operaia-morta-per-mesotelioma-amianto/
Timestamp: 2020-05-26 21:14:15+00:00
Document Index: 151307823

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Operaia muore per mesotelioma: condanna per omicidio colposo - ONA
Ilaria Cicconi Posted on 17 Aprile 2020 13 Maggio 2020
operaia muore per mesotelioma
Operaia muore per mesotelioma:...
Condannati i titolari dell’impresa per omicidio colposo
Il mesotelioma è un tumore causato esclusivamente dall’inalazione di fibre di asbesto.
La malattia insorge anche a distanza di anni dall’esposizione alle fibre di amianto. I tempi di latenza variano dai 20 ai 40 anni.
Il registro nazionale dei mesoteliomi e i dati di incidenza
L’archivio del Registro nazionale comprende, a dicembre del 2017, informazioni relative a 27.356 casi di mesotelioma maligno (MM) diagnosticati dal 1993 al 2015. Questi, sono rilevati in ragione di un sistema di ricerca attiva e di analisi standardizzata delle storie professionali, residenziali e familiari dei soggetti ammalati. La copertura territoriale della rilevazione è andata sviluppandosi costantemente. Ad oggi riguarda l’intero territorio nazionale. La percentuale di casi con una età alla diagnosi inferiore a 45 anni è meno del 2% del totale. Il 36% dei soggetti ammalati ha un’età compresa tra 65 e 74 anni. Fino a 45 anni la malattia è rarissima. L’età media alla diagnosi è di 70 anni senza differenze apprezzabili per genere (70,8 anni nelle donne e 69,5 negli uomini).
Mesotelioma: il tumore sentinella dell’amianto
Il mesotelioma è una neoplasia provocata dalle polveri e fibre di amianto che hanno sia capacità infiammatorie sia cancerogene.
é tumore maligno che colpisce le cellule del mesotelio, il tessuto che avvolge le membrane sierose degli organi interni. A seconda della localizzazione, il mesotelioma può essere:
I diversi tipi istologici che possono presentarsi
La sopravvivenza al mesotelioma raramente supera i 5 anni dalla data della diagnosi (abbiamo quindi una bassa sopravvivenza al tumore alla pleura).
Il 2 rapporto mesoteliomi dell’ONA a cura dell’ Avv. Ezio Bonanni
Consulta il secondo rapporto mesoteliomi dell’ONA ONLUS
Il nesso di causalità e la Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione IV Sez. Pen. 12151/2020 ha confermato la sentenza di condanna di primo grado. Nello specifico, la Suprema Corte ribadisce ,al capo 4, che la prova dell’esposizione può essere fornita anche con i testimoni e con qualsiasi altro strumento istruttorio. La sentenza, infatti, seppure faccia riferimento, in un breve passo, alla teoria dell’effetto acceleratore, riportando il contenuto della sentenza di primo grado senza discostarsene espressamente, fonda diversamente la decisione. E, prendendo atto dell’esposizione che ritiene comunque provata anche da testimonianze, in armonia con l’insegnamento di questa Corte, secondo cui “In tema di patologie asbesto-correlate, l’esistenza e l’entità dell’esposizione ad amianto può essere dimostrata anche attraverso la prova testimoniale, in quanto il vigente sistema processuale penale non conosce ipotesi di prova legale e, anche nei settori in cui sussistono indicazioni normative di specifiche metodiche per il rilievo di valori soglia, il relativo accertamento può essere dato con qualsiasi mezzo di prova” (Sez. 4, n. 16715 del 14/11/2017 – dep. 16/04/2018, P.G. in proc. Cirocco e altri, Rv. 273096)- osserva che la lavoratrice ha prestato attività presso l’impresa M. per tutta la sua vita professionale.
Gli appellanti avevano denunciato alla Corte di legittimità l’illogicità e la contraddittorietà della sentenza di appello che aveva confermato la condanna di primo grado, sostenendo che non vi sia unanime consenso scientifico in ordine alla c.d. teoria dell’accelerazione, ovvero dell’effetto acceleratorio.
Conferma della sentenza di condanna
E’ risultato che la vittima sia stata esposta solo in ambito lavorativo. Infatti, ha lavorato nel settore delle Ferrovie dello Stato, ovvero dei rotabili ferroviari, e questa è stata l’unica fonte di esposizione. La Corte di Cassazione, valorizzando tutte le prove, è giunta alla conclusione che il ricorso degli imputati fosse infondato e ne ha confermato al condanna:
“D’altro canto, la decisione impugnata dà conto dell’ubiquitarietà delle polveri nei reparti produttivi dell’impresa, ed in particolare nel reparto di appartenenza della persona offesa (come sottolineato dai testi escussi Co., Cr. e c., rispetto alla capacità dei quali, in relazione al riconoscimento della polvere di amianto, la Corte territoriale prende specificamente posizione), sin dall’inizio del suo rapporto lavorativo e, certamente,sino al 1984, essendo emerso, anche dalle produzioni degli imputati, che sino a quella data non erano stati predisposti gli impianti di aspirazione.
Non può sostenersi, pertanto, che non si faccia riferimento ad una legge di copertura condivisa dalla dottrina medica, nè che non si faccia ricorso ad un criterio di causalità individuale. Il nesso causale fra l’accertata presenza di asbesto nel reparto di lavoro di C.M. e la malattia da questa contratta, tipicamente professionale, viene, infatti, individuato, in modo diretto, stante l’unicità del rapporto di lavoro alle dipendenze dell’impresa -sempre legalmente rappresentata dagli imputati, nelle varie forme societarie assunte, nel corso del tempo – non facendo riferimento alla c.d. teoria dell’effetto acceleratore, ma sulla base dell’assenza di qualsivoglia elemento causale alternativo di innesco della patologia. E, cioè, proprio attraverso una legge scientifica di copertura universalmente condivisa, ed a mezzo di un giudizio formulato sulla causalità individuale, in quanto verificato in relazione alla singola vicenda (cfr. Sez. 4, n. 12175 del 03/11/2016 – dep. 14/03/2017, P.C. in proc. Bordogna e altri, Rv. 270385).”
Si tratta di condizioni che si sono entrambe realizzate nel caso di specie, come chiarito dal giudice di seconda cura, sicché fuorviante appare anche il rimprovero incentrato sulla critica del riferimento alla teoria dell’effetto acceleratore, il cui richiamo, pur operato dai giudici di merito, si rivela, in concreto, ininfluente sulla decisione.
L’importanza della sentenza e delle prove
La sentenza è di fondamentale importanza perché valorizza tutte le prove, e il fatto che siano esclusi i decorsi alternativi. Nella disamina del fatto concreto, che è centrale e fondamentale, anche sulla base di Cassazione, IV Sez. Pen. n. 38991/2010 e Cass., IV Sez. pen., n. 43786/2010, perché vi è la centralità della prova nel processo, nel singolo processo, pur con l’importanza chiave della c.d. legge di copertura. In altre parole, se nella scienza vi è ancora dibattito (alimentato anche dai produttori di amianto e da coloro che si sono resi responsabili della morte di migliaia di lavoratori e cittadini, al quale si prestano c.d. uomini di scienza, che alimentano il dubbio, al fine di poter escludere la responsabilità penale, sul presupposto che quest’ultima richiede un coefficiente di certezza assoluta responsabilità), non di meno in tutti i casi le responsabilità sono lampanti.
Specialmente in Ferrovie dello Stato, come in questo caso, e come in migliaia di altri, l’amianto è stato lavorato e utilizzato senza precauzioni. Ne è prova anche il VI rapporto mesoteliomi, per le Ferrovie dello Stato 619, pari al 3,2% totale dei casi (fino al 2015).
Per questi motivi, anche a voler negare l’effetto acceleratore, ovvero la certezza assoluta dell’effetto acceleratore, è fondamentale il fatto che laddove non ci sono decorsi alternativi, extra professionali, è di tutta evidenza che si conferma la penale responsabilità di tutti coloro che sono titolari delle posizioni di garanzia.
Il rischio amianto nelle Ferrovie dello Stato: le vittorie dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni
L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni sono stati promotori delle diverse azioni giudiziarie di sedi civili e penali per i profili di responsabilità e per gli obblighi risarcitori della S.p.A. Ferrovie dello Stato e S.p.A. Rete Ferroviaria Italiana.
La condanna della Corte di Appello di Roma è stata confermata e il ricorso di RFI S.p.A. è stato rigettato. Le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni, difensore dei familiari, che con sentenza della Corte di Appello di Roma, Sez. Lav., n. 6812/2014, aveva ottenuto una condanna storica, sono state accolte dalla Corte di Cassazione, dopo la pronuncia favorevole della Corte di Appello.
E' morto per colpa dell'amianto. Risarcimento record dalle Fs
di Claudio RomaLavorava per le Ferrovie, precisamente per Rfi, la società delle infrastrutture. Poi si è ammalato di asbestosi. Quindi la...
L’Avv. Ezio Bonanni e la prima sentenza storica di condanna delle Ferrovie dello Stato nel 2014
Condannate le Ferrovie dello Stato per il decesso di un dipendente annientato dal mesotelioma pleurico. La Corte di Appello di Roma ha accolto le richieste dell’avv. Ezio Bonanni, che ha rappresentato la famiglia del defunto e ha condannato la Rete Ferroviaria Italiana e le Ferrovie dello Stato Spa a risarcire gli eredi.
A.C. ha prestato servizio alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato prima presso le Officine Grandi Riparazioni di Torino e, poi, presso la Stazione Termini di Roma, esposto all’amianto in assenza di maschere protettive.
La lesività delle fibre di amianto per la salute umana è conoscenza antica, già con il R.D. 442/1909, le lavorazioni erano interdette alle donne e ai fanciulli perché ritenute insalubri, e poi con la L. 455/1943, l’asbestosi fu considerata patologia professionale correlata all’esposizione ad amianto, e vennero adottate tutte quelle cautele stabilite dagli artt. 4, 19, 20 e 21 del d.p.r. 303/1956 e ancora quelle di cui al d.p.r. 377 e 387 del 1955, finalizzate ad evitare, ovvero a ridurre significativamente, l’inalazione di polveri e fibre di amianto:
La pericolosità dell’amianto “era conosciuta dalla comunità scientifica già agli inizi del 900, mentre la conoscenza del rapporto causale tra amianto e mesotelioma pleurico risale quanto meno agli inizi degli anni 60“, ragione per la quale, nella specie, si configura sia la responsabilità contrattuale sia quella extracontrattuale, diretta e vicaria.
L’Osservatorio Nazionale Amianto- ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti all’amianto e altri cancerogeni. L’associazione, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati da amianto (prevenzione primaria). In caso di esposizioni a cancerogeni, l’ONA offre un servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida anche un pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di patologie asbesto-correlate, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione a cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai loro eredi legittimi.
More : Amianto, danni da amianto, ferrovie dello stato, malattie amianto mesotelioma, mesotelioma, vittime amianto, vittime del dovere