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Timestamp: 2020-05-26 13:08:46+00:00
Document Index: 163557732

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Sentenza Cassazione Civile n. 24418 del 17/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24418 del 17/10/2017
Cassazione civile, sez. VI, 17/10/2017, (ud. 18/07/2017, dep.17/10/2017), n. 24418
sul ricorso n. 14152 – 2015 R.G. proposto da:
EQUITALIA SUD s.p.a. – Direzione Regionale Lazio – c.f./p.i.v.a.
(OMISSIS) – in persona del responsabile del contenzioso esattoriale,
elettivamente domiciliata in Roma, alla via Piemonte, n. 39, presso
lo studio dell’avvocato Pasquale Varì che la rappresenta e difende
COMUNE di CISTERNA di LATINA;
avverso la sentenza n. 204 del 27.1.2015 del tribunale di latina;
Con ricorso al giudice di pace di Latina depositato in data 26.9.2008 C.C. proponeva opposizione avverso la cartella di pagamento n. (OMISSIS) emessa da “Equitalia Gerit” s.p.a. e relativa a sanzioni per infrazioni al codice della strada irrogate dal Comune di Cisterna di Latina.
Chiedeva l’annullamento della cartella in dipendenza dell’omessa notificazione dei verbali di accertamento delle infrazioni al C.d.S..
Con sentenza n. 2028/2009 il giudice adito accoglieva l’opposizione e compensava integralmente le spese.
Proponeva appello C.C. avverso il capo della prima statuizione recante compensazione delle spese di lite.
Resisteva “Equitalia Sud” s.p.a..
Non si costituiva e veniva dichiarato contumace il Comune di Cisterna di Latina.
Con sentenza n. 204 del 27.1.2015 il tribunale di Latina accoglieva il gravame e condannava gli appellati in solido alle spese del doppio grado con distrazione in favore del difensore anticipatario dell’appellante.
Premetteva il tribunale che il giudizio era stato introdotto successivamente all’entrata in vigore della “riforma” di cui alla L. n. 51 del 2006.
Indi evidenziava che il riferimento ai “giusti motivi” era del tutto generico e non era supportato da alcun argomento idoneo a dar ragione della disposta compensazione; che del resto il primo giudice aveva annullato la cartella ed aveva ritenuto pienamente fondata la pretesa dell’opponente.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso “Equitalia Sud” s.p.a.; ne ha chiesto sulla scorta di un unico motivo la cassazione con ogni conseguente statuizione in ordine alle spese.
C.C. non ha svolto difese.
Del pari non ha svolto difese il Comune di Cisterna di Latina.
Con l’unico motivo la ricorrente denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 97 cod. proc. civ. nonchè del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 12,24 e 25.
Deduce che ha errato il tribunale a reputarla soccombente; che invero l’agente della riscossione non ha alcuna possibilità di verificare la regolarità del titolo trasmesso dall’Ufficio ed è obbligato a porlo in esecuzione; che dunque difetta il nesso di causalità fra la sua condotta e l’accoglimento dell’opposizione esperita dal C..
Il ricorso è destituito di fondamento e va respinto.
Si evidenzia che la parte soccombente va identificata, alla stregua del principio di causalità sulla quale si fonda la responsabilità del processo, in quella che, lasciando insoddisfatta una pretesa riconosciuta fondata, abbia dato causa alla lite, ovvero con quella che abbia tenuto nel processo un comportamento rilevatosi ingiustificato: tale accertamento, ai fini della condanna al pagamento delle spese processuali, è rimesso ai potere discrezionale del giudice del merito, e la conseguente pronuncia è sindacabile in sede di legittimità nella sola ipotesi in cui dette spese anche solo parzialmente siano state poste a carico della parte totalmente vittoriosa (cfr. Cass. 10.9.1986, n. 5539; altresì, Cass. 16.6.2011, 13229, secondo cui in materia di spese processuali, l’identificazione della parte soccombente è rimessa al potere decisionale del giudice del merito, insindacabile in sede di legittimità, con l’unico limite di violazione del principio per cui le spese non possono essere poste a carico della parte totalmente vittoriosa; Cass. 22.10.1981, n. 1557).
Per un verso che “Equitalia Sud” s.p.a. per nulla è risultata vittoriosa.
Per altro verso che questo Giudice del diritto spiega che, in tema di esecuzione esattoriale per la riscossione di sanzioni amministrative pecuniarie, ove, a seguito di opposizione, la cartella di pagamento sia annullata, le spese di lite vanno poste, in solido tra loro ed in base al principio di causalità, a carico dell’ente impositore e dell’agente della riscossione, da considerarsi entrambi soccombenti rispetto all’opponente, il quale è, invece, estraneo alla circostanza, rilevante solo nei rapporti interni, per cui il secondo ponga in essere atti dovuti su richiesta del primo (cfr. Cass. (ord.) 18.1.2017, n. 1070; Cass. (ord.) 22.3.2017, n. 7371).
Nonostante il rigetto del ricorso nessuna statuizione va assunta in ordine alle spese.
Il ricorso è datato 13.3.2015.
Si dà atto della sussistenza dei presupposti perchè, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, (comma 1 quater introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17), la ricorrente sia tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione a norma dell’art. 13, comma 1 bis, medesimo D.P.R..
La Corte rigetta il ricorso; ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13,comma 1 bis.