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Timestamp: 2020-08-14 19:17:40+00:00
Document Index: 69949525

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1175', 'art. 1375', 'art. 2125', 'art. 2596', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Home -> Diritto del Lavoro -> Validità patto di non concorrenza lavoratore parasubordinato limite territoriale
Sono una lavoratrice autonoma, pagata ad ore.
Ho firmato un contratto che mi obbliga a non assume incarichi concorrenti alla ditta dove lavoravo, per una durata di 3 anni (punto h)
Però, secondo l'articolo 2596 del codice civile, deve essere anche menzionato il luogo.
Quest'ultimo non appare nel mio contratto.
Vorrei sapere se, grazie a questa "dimenticanza", questo vincolo può essere considerato nullo e, se no, se c'è un altro modo per contornare questo obbligo.
L'articolo 2595 del codice civile si applica in materia di lavoro parasubordinato, quindi è inerente e pertinente alla presente fattispecie. Si applica al rapporto di lavoro parasubordinato perché lo afferma la Corte di Cassazione civile, con sentenza n. 7141/2013: riporto di seguito la massima della predetta sentenza.
“Sebbene la legge non imponga al lavoratore parasubordinato un dovere di fedeltà, tuttavia il dovere di correttezza della parte in un rapporto obbligatorio (art. 1175 del codice civile) e il dovere di buona fede nell'esecuzione del contratto (art. 1375 del codice civile) vietano alla parte di un rapporto collaborativo di servirsene per nuocere all'altra, sì che l'obbligo di astenersi dalla concorrenza nel rapporto di lavoro parasubordinato non è riconducibile direttamente all'art. 2125 del codice civile - che disciplina il relativo patto per il lavoratore subordinato alla cessazione del contratto - ma, permeando come elemento connaturale ogni rapporto di collaborazione economica, rientra nella previsione dell'art. 2596 del codice civile”.
Un patto di non concorrenza che non contempli i limiti di cui all'articolo 2125 del codice civile, sarebbe in contrasto con il principio della libera iniziativa economica di cui all’articolo 41 della Costituzione, quindi è nullo (sentenza della Corte di Cassazione n. 24159 del 12 novembre 2014).
L'articolo 2596 del Codice Civile prevede che il patto di non concorrenza sia valido «se circoscritto ad una determinata zona o ad una determinata attività».
La Corte di Cassazione ha già definito nullo, in quanto contrastante con gli articoli 4 e 35 della Costituzione, il patto di non concorrenza diretto, non a limitare l’iniziativa economica privata altrui, ma a precludere in assoluto ad una parte la possibilità di impiegare la propria capacità professionale nel settore economico di riferimento» (Cassazione sentenza 16026/01).
Tanto premesso, il patto di non concorrenza non è valido, non essendo stati previsti limiti territoriali al relativo vincolo; tuttavia, in caso di contenzioso dinanzi al tribunale del lavoro finalizzato ad accertare l'invalidità del patto, non escludo che il giudice adito possa sentenziare come segue: “sebbene il patto di non concorrenza non riporti alcuna menzione relativa al limite territoriale del vincolo, tale patto risulta valido nella misura in cui s'intende circoscritto esclusivamente al territorio ove hanno sede ed operano i clienti fornitori della società committente.
Se i clienti – fornitori della società committente operano soltanto nel Nord Italia ed in alcune regioni della Francia, se si interpreta il patto di non concorrenza come limitato territorialmente soltanto alle zone di interesse dei clienti e dei fornitori della società committente, il patto in questione dovrà ritenersi valido.
Diciamo che il patto di non concorrenza è valido nella misura in cui viene interpretato ragionevolmente … sempre che sia possibile interpretarlo ragionevolmente!
Se i clienti – fornitori della società committente hanno interessi commerciali in tutto il pianeta … è ovvio che non si potrebbe impedire ad un lavoratore autonomo – parasubordinato di lavorare nei tre anni successivi in tutto il pianeta …
A disposizione per chiarimenti – approfondimenti.
Art. 2125, 2595, 2596, del codice civile
sentenza della Corte di Cassazione n. 24159 del 12 novembre 2014