Source: http://www.slideshare.net/isolapulita1/procedimento-9916-2011-memoria-difensiva-ciampolillo-art1836-n1-12-10-12-1-35575560
Timestamp: 2015-07-07 00:48:37+00:00
Document Index: 24302282

Matched Legal Cases: ['art.183', 'art.183', 'art. 702', 'art. 595', 'art. 5', 'art. 595', 'art. 595', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 21']

Procedimento 9916 2011 memoria difensiva ciampolillo art.183,6° n.1 …
Procedimento 9916 2011 memoria difensiva ciampolillo art.183,6° n.1 12 10 12 -1_
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by lordyim
Peraltro, le correzioni riguardano solo una piccola parte delle strafalcionerie messe sinteticamente in evidenza nella conferenza stampa di Legambiente del 21/11/2007, non risultando prese in
Sez. I – Giudice d.ssa MAISANO
MEMORIA ES ART. 183, 6° COMMA, N. 1
Il sig. CIAMPOLLILLO GIUSEPPE, rappresentato e difeso dall’
avv. Giacomo Cirincione [Cod. Fisc. CRNGCM54B24G273O, Partita
I. V. A. 03300570821, giusto mandato a margine dell’ atto di
costituzione e risposta, - convenuto,
Anza’ Salvatore, nata a Patti (ME) il 21 aprile 1955 residente a
Palermo in via Umbria n. 6 [cod.fisc. NZASVT55D21G377B],
rapp.to e difeso dall’ avv. Salvatore Ferrara e dall’ avv. Giuseppe Ugo
Abate, -
il ricorso ai sensi dell’ art. 702-Bis c.p.c. notificato l’ 08 novembre 2011 da
Anzà Salvatore il quale chiede al Tribunale di Palermo di condannare il
convenuto Ciampolillo Giuseppe al <<… risarcimento del danno alla sua
reputazione, personale e professionale>>, avendo premesso che il sig.
Ciampolillo ha condotta nei suoi confronti una campagna denigratoria
attraverso alcuni siti internet nei quali pubblica articoli diffamatori e
denigratori contro di lui e l‘ ufficio che egli stesso dirige;
ritenuto impugnativamente quanto dedotto da parte avversa;
il sig. Giuseppe Ciampolillo, ad integrazione e precisazione dell’atto di
costituzione e di risposta, eccepisce e deduce :
Avv. Giacomo Cirincione
Tel./fax 0916571800 - 3200332451
P.E.C.: giacomocirincione@pecavvpa.it
le dichiarazioni del sig. Ciampolillo, espresse attraverso la pubblicazione on-
line sul blog da lui curato non integrano affatto gli estremi del reato di
diffamazione ai sensi dell’ art. 595 c.p manifestandosi esse nell’ ambito del
diritto di critica e di cronaca il quale agisce come esimente di una eventuale –
e tutta da accertare- responsabilità per danni derivanti dalla lesione del diritto
personale all'onore ed alla reputazione.
Nel caso de quo è indubbio che ricorrano le condizioni tutte elaborate dalla
costante e più aggiornata giurisprudenza e dottrina, e cioè :
la verità oggettiva della notizia pubblicata;
l'interesse pubblico alla conoscenza del fatto;
la cd. pertinenza ed infine la correttezza formale dell'esposizione (la cd.
I fatti oggetto dell’ asserito danno alla sua reputazione lamentati del dr. Anzà
riguardano la questione del pet-coke, materiale fortemente tossico se liberato
in atmosfera, per l’ uso del quale la Italcementi SPA aveva chiesto
l’autorizzazione per il cui rilascio l’ Anzà convocò il 4 luglio del 2007 una
“conferenza di servizi”, e il “Piano regionale di coordinamento per la tutela
della qualità dell’ aria della Sicilia”.
Non vi è dubbio che per sono oggettivamente veri i fatti riportati dal sig.
Ciampolillo nelle dichiarazioni contestate dal ricorrente, come già si è
affermato in atto di costituzione: che cioè si giunse alla malaugurata
autorizzazione a favore dell’ Italcementi per l’ uso del pet-coke dopo che si
svuotò di sostanza la conferenza di servizio in cui tutti i soggetti interessati si
riunirono ma nessuno disse niente, come se di fronte agli interessi in gioco,
fosse ammissibile non dire niente, non porre a confronto le proprie posizioni,
non chiedere informazioni ed assicurazioni. L’ interesse pubblico in quella
seduta necessitava certamente di comportamenti attivi mentre il silenzio e l’
astensione non possono essere l’espediente cui si ricorre per trarsi
d'impaccio: chi doveva tutelare i cittadini siciliani –massimamente proprio l’
Anzà- non poteva nascondersi dietro il silenzio e il non intervento. Quello
che contava non era risultare presenti alla seduta e poi guardarsi attorno, ma
curare gli interessi rappresentati operando affinché quelli privati della società
commerciale non soverchiassero il diritto alla salute dei cittadini di Isola delle
Femine e dei comuni limitrofi.
Pur non avendo titolo a presenziare a quell’ incontro, Giuseppe Ciampolillo,
animato da forte senso civico, si è poi mosso a tutela di questi interessi
sollevando dubbi, denunce, interrogativi contro cui l’ Anzà non ha mai
voluto rispondere, chiarendo, per esempio, che senso avesse la conferenza di
servizi del 4 luglio 2007 da lui convocata quando è indubbio e dimostrato
(doc. n. 12 prodotto agli atti di causa) che egli stesso era a conoscenza che
sulla richiesta della Italcementi SPA per l’ uso del pet-coke era stata già
avviata da circa sei mesi la procedura A.I.A., prevista dal Dlgt 592005, art. 5
n. 14, che per legge assorbe e supera ogni altra conferenza di servizi ?
Il comitato Isola Pulita, di cui il Ciampolillo è stato sempre uno dei più attivi
componenti, aveva o no di ché sentirsi allarmato di fronte al modo in cui era
(anzi non era) stata tutelata la salute degli abitanti di Isola delle Femine,
pubblicando infine la narrazione dei fatti, insieme ai commenti critici all’
operato di alcuni protagonisti della vicenda, fra cui l’ Anzà, di modo che
ognuno dei lettori potesse conoscere il rischio per la salute a cui andava
incontro, rafforzando così anche l’area del dissenso e la speranza di una
migliore salvaguardia ?
Interesse pubblico alla conoscenza dei fatti e diritto di critica che
ritroviamo in una dimensione ancora più allargata anche nella seconda
vicenda su cui verte il ricorso dell’ Anzà: quella che ha posto in gioco la
qualità dell’ aria di tutti i siciliani.
Se sol si considera che notoriamente in Sicilia si concentrano le industrie più
inquinanti e pericolose dalle raffinerie di petrolio, ai gasdotti ed altre
produzioni chimjiche che infestano l’ aria di città come Gela, Augusta,
Priolo, Milazzo, per includere anche lo stesso cementificio di Isola delle
Femmine dove si fa uso, come detto, del pet-coke, ben si comprenda come
fondamentale sia poter misurare lo stato chimico-fisico dell’atmosfera, così
come viene accertato per legge da un ente al di sopra di ogni altro interesse
com’ è quello istituzionalmente il governo della regione.
Ed è di nuovo l’ Anzà –pagato o non pagato per l’opera realizzata, ha poca
importanza- a condurre una delle più spregiudicate operazioni nella storia
della Regione Sicilia. La copiatura, per altro grossolana e a tratti paradossale,
dell’ importante documento da altro analogo proveniente dalla regione
Veneto. Documento neppure sottoposto a correzioni prima di essere
pubblicato talché ripetutamente in esso si parla della regione veneta anziché
di quella siciliana (per esempio a pag. 207 si legge <<… bacino aerologico
padano>>). Non a caso la stampa locale e nazionale ne hanno tratto motivo
di meraviglia e di preoccupazione. Così è stato per la trasmissione satirica
“Striscia la notizia”.con un servizio della giornalista Stefania Petix. A lei, che
lo intervistava in televisione sull’ incredibile copiatura dei due documenti, lo
stesso dr. Anzà non dà alcuna risposta esauriente e lui, che è responsabile del
progetto, tende a “lavarsene le mani” così: <<Il piano è stato fatto da molte
persone. E alcune lavorano all’ università: probabilmente non apprezzano
la differenza fra consiglio regionale e assemblea regionale… >>. Ma stava
proprio all’ Anzà la competenza di indirizzare prima, e rivedere poi, quanto
scritto dai vari collaboratori ed emendarlo fino a farne un documento
veramente utile per la collettività e specificamente per i soggetti pubblici e
privati che possono farne strumento di consultazione. Dire allora che egli
non ha vigilato, non ha visto, non ha curato è dire, in buona sostanza, che
non ha fatto quel che la sua posizione di responsabile del progetto richiedeva.
Sintetizzare questo concetto con la parola “inettitudine” -riferito ovviamente
a questa vicenda-, ha reso controparte ancora più agguerrito fin a chiedere al
G.I. di censurare il vocabolo dalla pag. 9 della comparsa di costituzione e di
risposta del sig. Giuseppe Ciampolillo. Istanza alla quale ovviamente il
convenuto ribadisce la sua opposizione.
E per maggiore conoscenza dei fatti, si riporta anche la fedele trascrizione
del servizio della giornalista Alessandra Pinella del TG3 della R.A.I. andato
in onda il 27 novembre 2007.
[ CONDUTTORE IN STUDIO ] : <<... La regione aveva approvato il
piano della qualità dell'aria: una buona notizia ma ora c'è il sospetto che
quel piano sia stato copiato dalla regione Veneto e per di più con sviste
gravi ed evidenti come vedremo nel servizio di Alessandra Pinella
[ ALESSANDRA PINELLA, autrice del servizio radio-giornalistico ]
<< Una descrizione paesaggistica che con la Sicilia non c'entra nulla.
Eppure, a leggere il piano regionale di coordinamento per la tutela della
qualità dell'aria adottato il 9 agosto scorso in Sicilia, si scopre l'isola come
una regione del Nord d'Italia. Tra le citazioni del piano, “il sistema
aerologico padano” della regione siciliana; le piste ciclabili lungo gli
argini dei fiumi presenti nei centri storici dei comuni siciliani;
l'inquinamento per l'eccessivo uso del riscaldamento dovuto al clima rigido
dell'isola; la Sicilia trasformata in una regione a statuto ordinario; e per
ultimo un link che richiama la regione Veneto. Sembrerebbe dunque un
piano interamente copiato da quello della regione Veneto e peraltro
bocciato dall' Unione Europea.
L'appello di Legambiente: <<noi chiediamo all'assessore regionale, che
riteniamo persona assolutamente responsabile, di revocare immediatamente
questo piano, che ha adottato con un decreto il 9 agosto scorso, per passare
immediatamente alla redazione di un piano di risanamento vero. E
chiediamo all'assessore di individuare le gravi responsabilità.>> Per
l'assessore regionale al territorio ambiente si tratta di un errore dovuto
all'urgenza:
<<Errori dovuti alla fretta, senza altro: perché il piano della qualità
dell'aria ha fatto... la mancanza del piano ha fatto sì che la Sicilia
incorresse in procedura di infrazione. Per cui il piano sarà verificato.
Nomineremo se è il caso una commissione - chiamiamola d’ inchiesta
interna- per verificare questi errori. Poi, magari chi sa, potremo scoprirne
qualche altro: magari di avere, non lo so, preso come riferimento i
ghiacciai dell'Antartide.>>
Come si vede l’ assessore dell’ epoca tenta di minimizzare, con grave
imbarazzo, la responsabilità del team di esperti guidato dall’ Anzà e anticipa
l’ avvio di una indagine interna. Certo non era il caso di chiudere l’ intervista
con una battuta sull’ Antartide, ben sapendo che quel documento appena
pubblicato diventa uno strumento di misurazione e di riferimento per enti
come le Aziende sanitarie locali, gli ospedali, le scuole, i cantieri per le opere
pubbliche. Appare evidente la anche la preoccupazione del comitato Isola
Pulita, da tempo in attesa di conoscere anche le indagini sull’ aria in quella
zona in cui già si utilizzava il pet-coke.
In conclusione risulta ampiamente dimostrato come sul blog curato da
Giuseppe Ciampolillo ricorrano proprio quelle condizioni (la verità
oggettiva della notizia pubblicata; l'interesse pubblico alla conoscenza
del fatto; la cd. pertinenza ed infine la correttezza formale
dell'esposizione, cd. continenza) che ben consentono di dire che egli ha
esercitato il suo diritto di cronaca e di critica e non ha assolutamente
sconfinato nell’ asserita, e gratuita, diffamazione del dr. Anzà.
Il quale, per altro, per l’ insistenza che fa sulla esistenza del reato consumato,
sembrerebbe altalenare, in alcuni momenti, fra la domanda di risarcimento del
danno e la richiesta di condanna per il reato di diffamazione. Ora, poiché è
cosa ben diversa essere condannato al risarcimento del danno in sede civile e
l’ essere condannato per aver commesso un reato, cogliendo lo spirito della
ricercata precisione delle parole fatto proprio dall’ Anzà, non possiamo non
sottolineare che al massimo egli poteva dire che i fatti da lui narrati
“astrattamente” avrebbero potuto intergare gli estremi del reato di
diffamazione ai sensi dell’ art. 595 c.p.; giammai concludere che <<… è di
tutta evidenza che le suddette dichiarazioni [quelle riportate nel blog Isola
Pulita, n.d.r.] erano del tutto gratuite ed infondate ed integrano gli estremi
del reato di diffamazione ai sensi dell’ art. 595 c.cp. sia per la presenza
dell’ elemento oggettivo che di quello soggettivo. Gli articoli per cui è
causa presentano, infatti, gli elementi strutturali del reato di diffamazione
on line …>>
L’ affermazione dell’ Anzà è ingiusta ed avventata poiché nel nostro
ordinamento giuridico il reato è tale soltanto in esito all’ accertamento
giudiziale confermativo di fatti e circostanze che fino a quel momento sono
“notizie di reato” (e di fatti con sentenza il Giudice può dichiarare che il
reato non sussiste). A partire da queste ultime, si procede con indagini finché
il processo dichiarerà se reato veramente vi fu. Ma nel caso della
diffamazione, l’ avvio delle indagini è sottoposto alla condizione che vi sia
querela della persona offesa: senza di essa né si svolgono indagini, né prende
avvio l’ azione penale. E l’ Anzà non ha mai sporto querela alcuna contro il
Ciampolillo. Dunque se manca la querela, se non c’è azione penale, come
può egli affermare nel suo scritto difensivo, alle pagg. 10 e 11, che i fatti
riferibili a Giuseppe Ciampolillo <<… è di tutta evidenza… [che] integrano
gli estremi del reato >> ?
Tale precipitosa e ingiusta affermazione supera per gravità il lamentato uso
delle parole che l’ Anzà ha rilevato –come da verbale di causa del
28.12.2011- nell’ atto di costituzione in giudizio del Ciampolillo.
E per tale motivo Giuseppe Ciampolillo chiede sin d’ora che siano censurate
le ingiuste affermazioni di controparte contenute alle pagg. 10 e 11 del suo
ricorso introduttivo.
E affinché, infine, appaia all’ Anzà che non sussiste, neppure in astratto, l’
elemento soggettivo del reato di diffamazione anche in riferimento a quanto
si afferma alla pag. 9, dal rigo 10° in poi, della comparsa di costituzione e
risposta, si ribadisce che il convenuto Ciampolillo Giuseppe rivolge dal suo
blog le sue battaglie civili anche contro uomini di poco spessore morale,
<<interessati unicamente ai successi personali, non di rado economici>>, i
quali in tal modo <<…gettano ignominia sulle pubbliche amministrazioni e
generano sfiducia ed abbandono nei cittadini>>. L' affermazione, astratta e
non ritagliata sulla persona dell’ Anzà, potrebbe addirittura essere da lui
condivisa tanto è di portata generale; essa non dovrebbe nuocere ad alcuno
che sia consapevole di appartenere a categorie di uomini ben lontane da tali
deviazioni dal senso del dovere pubblico. Per il convenuto gli avversari sono
quelli che oggettivamente non realizzano il bene pubblico; peggio se mirano
in modo sotterraneo a fini personalistici e privati. Ma egli non fa tautologia
delle due affermazione.
L’ Anzà non dovrebbe stare all’ erta per scorgere ogni più piccolo errore di
linguaggio anche in corso di causa. Dovrebbe invece dimostrare. A sostegno
delle sue domande, che il Ciampolillo si è ingiustamente accanito contro di
lui, arrecando danno alla sua reputazione, al suo onore, alla sua immagine
discendente dalla sua posizione di alto funzionario della Regione Sicilia. Ma
quantunque egli si adoperi, la verità reale dei fatti riportati negli scritti del
Ciampolillo e il diritto di critica che discende direttamente dall’ art. 21 Cost.
<< … può essere esercitato [perfino] utilizzando espressioni di qualsiasi
tipo anche lesive della reputazione altrui, purché siano strumentalmente
collegate alla manifestazione di un dissenso ragionato dall'opinione o
comportamento preso di mira e non si risolvano in un'aggressione gratuita
e distruttiva dell'onore e della reputazione del soggetto interessato>>.
Tanto chiarisce la Suprema Corte di Cassazione in tale sua recente decisione
: Cass. civ. Sez. III, 08/05/2012, n. 6902.
Ciò perché –interviene un’ altra recente decisine della Corte- <<in tema di
diffamazione a mezzo stampa, non sussiste una generica prevalenza
del diritto all'onore sul diritto di critica, in quanto ogni critica alla persona
può incidere sulla sua reputazione, e del resto negare il diritto di critica
solo perché lesivo della reputazione di taluno significherebbe negare
il diritto di libera manifestazione del pensiero; pertanto, il diritto di critica
può essere esercitato anche mediante espressioni lesive
della reputazione altrui, purché esse siano strumento di manifestazione di
un ragionato dissenso e non si risolvano in una gratuita aggressione
distruttiva dell'onore. >> [Cass. civ. Sez. III, 22-03-2012, n. 4545 (rv.
621644]
Giuseppe Ciampolillo ha agito contemporaneamente nell’ ambito del diritto
di cronaca e del diritto di critica, come già è stato ribadito in comparsa di
costituzione e risposta. Non esercizio di mera dichiarazione di opinione, ma
pieno esercizio di esprimere la propria idea –oltre alla puntuale cronaca dei
fatti in cui è intervenuto l’ Anzà- su una questione oggettivamente di grande
interesse pubblico e condiviso qual’ è il bene della salute, anch’ esso
costituzionalmente tutelato.
E sebbene il giudizio, come critica, può andare oltre la rappresentazione dei
soli fatti (cronaca) esso è meritevole della tutela dell’ art. 21 Cost. <<…
poiché il diritto di cronaca non deriva solo da una libertà, ma anche dal
dovere di informare la collettività su fatti di interesse pubblico… sarebbe
controproducente se si vincolasse il diritto di critica alla “verità” o alla
“continenza formale” che si esige nella cronaca, perché non stimolerebbe
alcun dibattito. Il diritto di critica non è informazione, ma legittimo
attacco>> [ in “Il Diritto di Critica”, sito web “didefa dell’ informazione
curato da avv. Antonello Tomanelli del Foro di Bologna :
http://www.difesadellinformazione.com/72/il-diritto-di-critica/ ]
Palermo 15 ottobre 2012 avv. Giacomo Cirincione
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Un Sistema Informativo Territoriale per la gestione dei Beni Culturali nella Re……
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