Source: http://www.slideshare.net/isolapulita1/allegato4-prc-veneto-con-allegati
Timestamp: 2016-09-29 17:21:46+00:00
Document Index: 54663217

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 20', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 81']

Allegato4 prc veneto con allegati
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by mouse1rose
Webinar: Yankee Group's 2009 Predic...
1.1 SINTESI DELLA STRATEGIA DEL PIANO pag. 1
1.2 INQUINANTI CHE SUPERANO GLI STANDARD pag. 4
1.3 MISURE E RISULTATI PREVISTI pag. 6
1.4 ARTICOLAZIONE DEL PIANO O PROGRAMMA IN FASI pag. 7
1.5 CARATTERISTICHE GENERALI DEL TERRITORIO REGIONALE pag. 10
1.6 QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO pag. 14
1.6.1 Il contesto europeo pag. 14
1.6.2 La normativa nazionale più recente pag. 15
1.7 AMMINISTRAZIONI COMPETENTI pag. 16
CAPITOLO 2 – ELEMENTI DI SINTESI SULL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
2.1 FONTI DI EMISSIONE DI INQUINANTI NELL’ARIA: STIME ANPA pag. 22
2.1.1 Emissioni di metano (CH4) pag. 23
2.1.2 Emissioni di monossido di carbonio (CO) pag. 24
2.1.3 Emissioni di anidride carbonica(CO2) pag. 24
2.1.4 Emissioni di composti organici volatili non metanici (COVNM) pag. 25
2.1.5 Emissioni di protossido di azoto (N2O) pag. 25
2.1.6 Emissioni di ammoniaca (NH3) pag. 26
2.1.7 Emissioni di ossidi di azoto (NOX) pag. 26
2.1.8 Emissioni di biossido di zolfo (SO2) pag. 27
2.1.8.1 Emissioni a livello nazionale di Polveri fini (PM10) pag. 27
2.1.9 Emissioni inquinanti nei centri urbani della regione Veneto pag. 29
2.1.10 Il Parco Veicolare Circolante nella Regione Veneto pag. 30
2.1.10.1 Il Parco Veicolare Circolante suddiviso per categoria veicolare pag. 30
2.1.10.2 Il Parco Veicolare Circolante suddiviso per anno di immatricolazione pag. 34
2.1.10.3 Il Parco Veicolare Circolante suddiviso per tipo di alimentazione pag. 38
2.1.10.4 Nuove immatricolazioni Euro II nel Parco circolante nella Regione Veneto pag. 42
nella regione Veneto pag. 43
Veneto pag. 45
2.1.11.5 Emissioni inquinanti in atmosfera nella Regione Veneto pag. 53
2.1.12 Inquinamento proveniente da altre aree esterne pag. 69
2.1.13 Inquinamento generato da eventi naturali pag. 69
2.2 ANALISI DEI DATI METEOCLIMATICI pag. 70
2.2.1 Rete di rilevamento e sue finalità pag. 70
2.2.2 Brevi considerazioni climatiche sul Veneto pag. 73
2.2.2.1 Caratteristiche generali pag. 73
2.2.2.2 Il settore alpino pag. 73
2.2.2.3 Il litorale adriatico pag. 74
2.2.2.4 La pianura veneta pag. 74
2.2.2.5 La precipitazione pag. 74
2.2.2.6 La temperatura pag. 76
2.2.2.7 Peculiarità del clima veneto pag. 78
2.2.2.8 Precipitazioni di massima intensità e loro frequenza probabile pag. 79
sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti pag. 81
secondari pag. 85
2.3 ELEMENTI DI SINTESI RELATIVI ALLA VALUTAZIONE DELLA QUALITÀ
DELL’ARIA pag. 87
2.3.1 Rete di monitoraggio della qualità dell’aria pag. 87
2.3.2 I principali inquinanti atmosferici pag. 90
2.3.2.1 Ossidi di zolfo (SOx) pag. 90
2.3.2.2 Ossidi di azoto (NOx) pag. 91
2.3.2.3 Monossido di carbonio (CO) pag. 91
2.3.2.4 Ozono (O3) pag. 91
2.3.2.5 Particolato atmosferico (PM) pag. 92
2.3.2.6 Idrocarburi (HC e NMHC) pag. 93
2.3.2.7 Benzene (C6H6) pag. 93
2.3.2.8 Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) pag. 94
2.3.2.9 Metalli Pesanti pag. 94
2.3.2.10 Piombo (Pb) pag. 94
2.3.3 Dati storici di qualità dell’aria: gli ambiti urbani ed extra-urbani pag. 97
2.3.3.1 Media annuale e 98° percentile nel quinquennio 1996-2001: biossido di zolfo pag. 98
2.3.3.2 Media annuale e 98° percentile nel quinquennio 1996-2001: polveri totali sospese
2.3.3.3 Media annuale e 98° percentile nel quinquennio 1996-2001: biossido di azoto pag. 101
2.3.3.4 Media annuale e 98° percentile nel quinquennio 1996-2001: ossidi di azoto pag. 102
2.3.3.5 Media annuale e 98° percentile nel quinquennio 1996-2001: ozono pag. 104
2.3.3.6 Media annuale e 98° percentile nel quinquennio 1996-2001: monossido di carbonio
2.3.3.7 Anno-tipo: monossido di carbonio e benzene pag. 106
2.3.3.8 Anno-tipo: biossido di azoto pag. 108
2.3.3.9 Anno-tipo: polveri totali sospese e polveri fini PM10 pag. 109
2.3.3.10 Anno-tipo: ozono e biossido di azoto nelle aree extraurbane pag. 109
2.3.4 Dati storici di qualità dell’aria: gli ambiti produttivi pag. 110
2.3.5 Rete di monitoraggio delle piogge acide e delle polveri totali (ex EMEP) pag. 114
2.3.5.1 Caratterizzazione della Rete EMEP pag. 114
periodo 1989 - 2000 pag. 117
CAPITOLO 3 – CARATTERIZZAZIONE DELLE ZONE
3.1 VERIFICA DEL SUPERAMENTO DEI VALORI LIMITE pag. 124
MANTENIMENTO pag. 144
3.3 ZONE A (zone nelle quali applicare i piani di azione o zone critiche) pag. 146
3.4 ZONE B (zone nelle quali applicare i piani di risanamento) pag. 149
3.5 ZONE C (zone nelle quali applicare i piani di mantenimento) pag. 153
3.6 MAPPATURA DELLE ZONE pag. 154
4.1 NORMATIVA DELLA COMUNITÀ EUROPEA pag. 160
4.2 NORMATIVA STATALE pag. 163
4.3 NORMATIVA DELLA REGIONE VENETO pag. 174
CAPITOLO 5 – ANALISI DELLE TENDENZE
5.1 SCENARI DI RIFERIMENTO PER LA QUALITÀ DELL’ARIA pag. 175
5.2 SCENARI DI RIDUZIONE DELLE EMISSIONI pag. 184
5.2.1 Scenari per eventuali riduzioni delle emissioni a partire dallo scenario di riferimento pag. 184
circolante per anzianità dei veicoli pag. 185
circolante per tipo di alimentazione pag. 187
Aromatici) pag. 191
6.1.4 Misure da applicare per la riduzione del Biossido di Azoto (NO2) pag. 194
6.1.5 Misure da applicare per la riduzione dell’Ozono pag. 196
6.2 INDIVIDUAZIONE DELLE AZIONI DI INTERVENTO pag. 198
6.2.1 Misure a favore della mobilità sostenibile e della prevenzione e riduzione delle emissioni nelle
città ed al controllo delle emissioni dei veicoli circolanti pag. 198
6.2.1.1 Interventi a medio e lungo termine pag. 199
6.2.1.2 Interventi di breve periodo pag. 203
per uno o più inquinanti pag. 203
6.2.2 Zone Industriali da risanare ai sensi del DPR 203/88 pag. 205
6.2.2.1 Azioni specifiche previste dal Piano per le zone industriali pag. 207
6.2.3 Settori strategici di intervento pag. 211
6.2.3.1 Il Settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti pag. 211
6.2.3.2 Politica energetica pag. 214
6.2.3.3 Forestazione pag. 215
PIANO pag. 218
6.4 STRATEGIE PER LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO pag. 219
6.5 MONITORAGGIO DEL PIANO pag. 220
6.6 VERIFICA DEL PIANO pag. 221
6.6.1 Controlli pag. 221
6.6.2 Informazione alla popolazione pag. 221
6.7 REVISIONE DEL PIANO pag. 222
CAPITOLO 7 – PROVVEDIMENTI A LUNGO TERMINE
7.1 I PROGETTI pag. 223
7.1.1 Progetto SIMAGE pag. 223
7.1.2 Progetto di razionalizzazione ed aggiornamento rete aria pag. 223
7.1.3 Progetto integrato di monitoraggio meteo-ambientale pag. 224
7.1.4 Progetto sistema di previsione a scala di Bacino Padano Adriatico (BPA) pag. 224
7.2 I PROVVEDIMENTI pag. 225
7.2.1 Accordo di Programma sulla Chimica pag. 225
7.2.2 Piano Regionale dei Trasporti ed altri interventi strutturali pag. 225
7.2.3 IPPC pag. 226
7.2.4 Piano triennale di interventi per l’adeguamento della rete viaria (2002-2004) pag. 226
CAPITOLO 8 – ELENCO DEI DOCUMENTI UTILIZZATI
8.1 DOCUMENTI DI RIFERIMENTO pag. 227
CAPITOLO 9 – RIMOZIONE DEGLI OSTACOLI PROCEDURALI
9.1 CARBURANTI PIÙ PULITI pag. 229
9.2 CONVERTITORI CATALITICI pag. 230
9.3 APPLICAZIONE DELLA DIRETTIVA 96/61/CE (“IPPC) pag. 231
CAPITOLO 10 – COORDINAMENTO INTERREGIONALE pag. 232
GLOSSARIO pag. 233
Piano Regionale di Tutela e Risanamento dellAtmosfera
Il risanamento e la tutela della qualità dellaria costituisce un obiettivo irrinunciabile e inderogabile
in tutte le politiche della Regione del Veneto, considerate le importanti implicazioni sulla salute dei
cittadini e sullambiente.
Il rapido sviluppo della regione Veneto, passata da una piena e tuttora radicata civiltà agricola ad
una tumultuosa affermazione di attività artigianali e industriali, ha infatti comportato un aumento
della produzione di emissioni inquinanti in atmosfera, dovute alle specifiche attività produttive, ai
trasporti, alla produzione di energia termica ed elettrica, al trattamento e smaltimento dei rifiuti e ad
altre attività di servizio.
Per quanto concerne le emissioni dagli impianti industriali, con lentrata in vigore del DPR 203/88 e
dei decreti attuativi è iniziata, intorno agli anni 90, la messa in atto di una serie di misure di
controllo, attraverso lutilizzo di materie prime combustibili meno inquinanti, tecniche di
produzione e combustione più pulite ed infine ladozione di sistemi di abbattimento. In generale,
sono stati raggiunti buoni risultati. Restano aperte, tuttavia, zone del territorio o settori che
necessitano di interventi più incisivi ed unaccelerazione delle azioni di mitigazione.
Per quanto attiene al ruolo del traffico, si è verificata nellultimo decennio una netta inversione di
tendenza: da un inquinamento dellatmosfera originato soprattutto dalle attività industriali si è
passati ad un inquinamento originato in larga prevalenza dai veicoli a motore a causa di una crescita
inarrestabile del parco circolante e della congestione del traffico. Al di là dei provvedimenti
amministrativi (ad es. restrizioni alla circolazione) e del miglioramento della tecnologia di
combustione, della manutenzione e della qualità dei carburanti, le principali linee di azione vertono
su interventi strutturali, tra i quali:
lo snellimento del traffico, attraverso la realizzazione di una adeguata viabilità di grande,
media e piccola dimensione;
la realizzazione e ampliamento della metropolitana di superficie, con conseguente
consolidamento del passaggio del 15 % dei passeggeri da auto private a mezzo pubblico;
il rilancio e sul potenziamento del trasporto
Le competenze in materia di inquinamento atmosferico e di controllo della qualità dellaria sono
distribuite a diversi livelli: protocolli ed accordi internazionali, normativa comunitaria, nazionale e
regionale. In questambito, Regione ed Enti Locali, in particolare Province e Comuni, svolgono un
ruolo di primaria importanza.
Il Decreto Legislativo n. 351/99 Attuazione della direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e di
gestione della qualità dell’aria ambiente assegna alla Regione il compito di valutare
preliminarmente la qualità dellaria secondo un criterio di continuità rispetto allelaborazione del
piano di risanamento e tutela della qualità dellaria, al fine di individuare le zone del territorio
regionale a diverso grado di criticità in relazione ai valori limite previsti dalla normativa in vigore
per i diversi inquinanti atmosferici.
Tale valutazione è presentata, in forma preliminare, nel presente documento di programmazione,
unitamente ad una prima identificazione e classificazione delle zone del territorio regionale che
presentano un livello di criticità diversificata rispetto alla qualità dellaria, attuata a partire
dallanalisi di tre elementi territoriali:
- superamenti dei valori limite di uno o più inquinanti registrati nel quinquennio 1996-2001, a
partire dai rilevamenti di un insieme significativo di stazioni di misura fisse e mobili afferenti
alla rete di monitoraggio della qualità dellaria presente nel territorio regionale (gestita
dallARPAV);
- presenza di agglomerati urbane (ovvero di zone del territorio con più di 250.000 abitanti) e/o di
aree densamente popolate;
- caratteristiche delluso del suolo (desunte dal CORINE Land cover).
Ladozione del presente Piano da parte della Regione Veneto ha dunque lobiettivo di mettere a
disposizione delle Province, dei Comuni, di tutti gli altri enti pubblici e privati e dei singoli cittadini
un quadro aggiornato e completo della situazione attuale, e di presentare una stima sullevoluzione
dellinquinamento dellaria nei prossimi anni (valutazione preliminare).
Con questo strumento, la Regione Veneto fissa inoltre le linee che intende percorrere per
raggiungere elevati livelli di protezione ambientale nelle zone critiche e di risanamento. I risultati
effettivamente raggiungibili saranno tuttavia limitati dallambito delle proprie competenze e dalle
La Regione Veneto ricorda che in molte materie ha provveduto, con una serie di disposizioni
normative ormai consolidate, a delegare alle Province numerose competenze autorizzative che
direttamente incidono sulle emissioni in atmosfera.
È consapevole, peraltro, che risultati efficaci ed in tempi brevi, non sono conseguibili solo
attraverso linasprimento di norme e provvedimenti, ma coinvolgendo i cittadini, gli enti pubblici e
privati attraverso adeguate prescrizioni ed una seria formazione ed informazione.
Un grande sforzo è stato profuso nella costruzione di banche dati per diversi settori. La costruzione
di banche dati più complete costituisce, comunque, uno degli obiettivi prioritari del prossimo
aggiornamento del Piano.
È stato delineato, con la precisione possibile, il quadro degli interventi previsti e necessari per
specifici settori produttivi, stimandone levoluzione a seguito dellintroduzione di nuovi
provvedimenti, già in vigore o in corso di adozione, da parte della Regione, del Parlamento Italiano
e dellUnione Europea. Particolare attenzione è stata rivolta anche ai provvedimenti e protocolli
internazionali, non ancora recepiti nel nostro ordinamento legislativo, ma che diverranno operativi
Sono stati considerati sia i problemi dinquinamento strettamente locali, sia quelli di rilevanza
globale, ponendo in primo piano i problemi legati ai fenomeni nazionali e internazionali
dinquinamento, quali le emissioni di gas serra e di gas che danneggiano la fascia di ozono
stratosferico, le piogge acide, il trasporto transfrontaliero di sostanze inquinanti e lo smog
fotochimico.
Negli ultimi anni la Regione Veneto ha provveduto ad adottare misure incisive di riduzione
dellinquinamento prodotto da alcuni settori significativi, ad esempio quello dello smaltimento dei
Le proposte dintervento formulate intendono privilegiare un approccio globale al problema, al fine
di conseguire un miglioramento della qualità dellaria, evitando soluzioni che comportino benefici
rispetto ad un singolo parametro inquinante, o in un ristretto ambito territoriale e ambientale, a
scapito di un incremento dellinquinamento dovuto ad altri parametri inquinanti o in altre aree del
territorio. Sono state privilegiate scelte che non comportano, per quanto possibile, trasferimenti
limitati di inquinanti ad altri comparti ambientali (cross-media effects) quali lacqua e i rifiuti, ma
anche aumento dei livelli di rumore e di consumo delle risorse.
Lapproccio seguito è quello della prevenzione e del controllo integrato dellinquinamento, nello
spirito della direttiva europea IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control), recepita a
livello italiano dal D.Lgs. 372/99.
Laddove possibile, tenendo conto delle competenze della Regione Veneto in alcuni settori, obiettivi
e tempi di attuazione sono stati precisati in modo dettagliato, affinché in futuro i risultati possano
essere facilmente misurati e confrontati.
Nella redazione del presente Piano si è privilegiato lo stretto coordinamento con le altre strutture
regionali, particolarmente con quelle che si occupano della redazione dei Piani collegati (Piano
energetico regionale, Piano regionale di gestione dei rifiuti urbani, Piano regionale di gestione dei
rifiuti speciali, Piano regionale dei trasporti, Piano direttore delle acque), prendendo in
considerazione i Protocolli internazionali, le direttive europee, la normativa nazionale e regionale di
interesse e cercando la collaborazione con le strutture provinciali, lARPAV e le associazioni delle
aziende che operano nei settori ritenuti di maggior interesse per il loro apporto rilevante
allinquinamento atmosferico.
Ladozione del presente Piano e dei provvedimenti previsti consentirà un forte avanzamento nella
direzione del raggiungimento degli obiettivi strategici, comunitari e internazionali, riguardanti la
qualità dellaria nella sua accezione più ampia.
I risultati conseguiti saranno suffragati da indici obiettivi, quali: dati di monitoraggio della qualità
dellaria, qualità e quantità dei combustibili e carburanti impiegati, tecnologie adottate nella
gestione dei rifiuti e nel settore energetico, caratteristiche del parco circolante.
Le priorità di intervento indicate nel Piano sono state individuate considerando limportanza, in
termini emissivi di taluni macrosettori e settori produttivi (in accordo con le indicazioni del DM
20/05/91 e del DPR 203/88), la zonizzazione del territorio per aree critiche, di risanamento e di
mantenimento di cui al D.Lgs. 351/99.
- valutazione preliminare della qualità dellaria nel territorio regionale: primi elementi
conoscitivi;
- zonizzazione del territorio ed identificazione delle aree di intervento;
- settori prioritari di intervento:
settore trasporti,
settore rifiuti;
- zone soggette a particolari interventi di tutela (polo industriale di Porto Marghera, polo
conciario, polo dei cementifici e area del Delta del Po).
Il Piano Regionale di Tutela e Risanamento dellAtmosfera ha efficacia a tempo indeterminato.
Per tenere conto di eventuali modifiche rilevanti che potranno verificarsi nel territorio, è necessario
che il piano sia costantemente aggiornato.
Si ritiene che la revisione ogni tre anni costituisca una cadenza idonea. Nelle more
dellaggiornamento, interventi specifici saranno adottati dalla Regione per affrontare e risolvere
problematiche ambientali di rilievo. Liter di revisione del Piano è descritto al paragrafo 6.7.
Lanalisi della serie storica dei dati concernenti i livelli di concentrazione in aria degli inquinanti,
registrati dalla rete di monitoraggio regionale e la verifica del superamento dei valori limite
prescritti dalla più recente normativa in materia (D.Lgs.351/99 e DM 60/2002) hanno portato alla
formulazione delle seguenti valutazioni.
Linquinamento da ozono e da polveri fini presenta unampia diffusione sullintero territorio
regionale, e sembra tendere al peggioramento nel prossimo futuro (proiezioni al 2005), in assenza di
provvedimenti incisivi e tempestivi. Per quanto riguarda le polveri fini, le misure si concentrano
nelle aree urbane, ma da campagne di misura preliminari, condotte in aree extra-urbane, sembra
evidenziarsi una larga diffusione del problema anche in ambiti sinora considerati non direttamente
influenzati dalle emissioni del traffico veicolare. Le misure hanno evidenziato il superamento degli
standard previsti dal DM 60/02 in quasi tutte le stazioni in cui tale parametro è misurato.
Considerazioni analoghe valgono per gli idrocarburi policiclici aromatici (cosiddetti IPA): anche
in questo caso infatti, lobiettivo di qualità di 1 ng/m3
previsto dal DM 25/11/94 per il
benzo(a)pirene è stato superato in tutte le stazioni di misura, in particolare nelle aree urbane di
Padova, Mestre, Verona.
Relativamente alle polveri PM10, è difficile stabilire la tipologia di misure da adottare dal momento
che è oramai dimostrata la natura in parte secondaria di tale inquinante e tenendo conto che il
traffico è solo una delle più importanti fonti di produzione; laltra caratteristica è la dipendenza dei
livelli di concentrazione dalle condizioni dispersive dellatmosfera. Le particelle, infatti, possono
essere prodotte e immesse in atmosfera attraverso fenomeni naturali (ad esempio lerosione del
suolo ad opera di agenti atmosferici) o antropogenici (emissioni da traffico e industriali di vario
genere). Altro materiale particellare si può formare in atmosfera come risultato di complicati
processi chimico-fisici tra gas, oppure tra gas e particelle (ad esempio solfati, nitrati e alcuni
composti organici). Le particelle fini hanno la caratteristica di permanere in atmosfera da un
minimo di pochi giorni ad un massimo di qualche settimana e vengono rimosse essenzialmente
mediante deposizione secca sulla superficie della terra o deposizione umida (nel corso delle
Anche lozono è un inquinante di tipo secondario, prodotto da reazioni fotochimiche di
trasformazione degli inquinanti primari, quali composti organici volatili e ossidi di azoto. Anche in
questo caso, le condizioni meteorologiche hanno unenorme influenza sulle concentrazioni di tale
parametro. In particolare le condizioni atmosferiche che favoriscono la formazione di smog
fotochimico e laumento delle concentrazioni troposferiche di ozono sono quelle di intensa
radiazione solare, temperatura mite o calda e venti moderati. Precursori sono i composti
idrocarburici e gli ossidi di azoto presenti nellaria, anche relativamente distanti dal punto di
formazione dellO3. Dallanalisi dei dati effettuata, linquinamento da ozono risulta particolarmente
critico in tutta larea pianeggiante del Veneto, con particolare riguardo alle province di Padova e
Vicenza, nelle quali la soglia di allarme è stata ripetutamente superata nel corso del periodo estivo
del quinquennio 1997-2001. Pertanto, si ritiene che le misure finalizzate alla riduzione di tale
parametro inquinante debbano essere applicate sullintero territorio regionale e sullintero bacino
aerologico omogeneo costituito dalla Pianura Padana.
Preoccupazione desta anche linquinamento da biossido di azoto; superamenti dei valori limite si
sono registrati in una buona parte delle stazioni della provincia di Padova, in misura minore in
quelle della provincia di Verona, oltre che nei capoluoghi di Rovigo, Belluno e Treviso. In base alle
considerazioni svolte nel Capitolo 4, le azioni di risanamento, finalizzate alla riduzione dei livelli di
concentrazione di tale parametro, dovranno essere applicate in tutti i capoluoghi della regione, e
estese anche alle province di Padova, Venezia e Verona.
Il quadro appare più confortante per quanto riguarda monossido di carbonio. Dallanalisi dei dati
risulta che i superamenti si sono verificati soprattutto nel 1996 e nel 1998, mentre non vi sono stati
superamenti nel 2001. E da osservare che anche il monossido di carbonio è un parametro altamente
influenzato dalle condizioni meteorologiche per cui, nei giorni più sfavorevoli alla dispersione degli
inquinanti, soprattutto nel periodo invernale, si possono registrare anche picchi molto elevati di tale
inquinante. In corrispondenza delle aree nelle quali si sono verificati i superamenti del valore limite
(Belluno, Verona e Mestre), andranno previste misure specifiche finalizzate al risanamento della
qualità dellaria.
Per quanto riguarda il benzene, lanalisi storica dei dati indica che non vi saranno per gli anni
futuri, comunque sino al 2005, superamenti del valore limite (aumentato del margine di tolleranza)
di 10 µg/m3
. Soltanto larea di Padova dovrà essere tenuta sotto controllo per poter agire
tempestivamente in caso di eventuali superamenti del valore medio annuo. La situazione dovrà poi
essere nuovamente valutata negli anni successivi al 2005, quando il margine di tolleranza previsto
verrà ridotto di 1 µg/m3
Considerando i dati rilevati nellultimo triennio, per poter ottemperare al valore limite europeo di 5
nel 2010, dovranno essere effettuate azioni più incisive rispetto alle semplici misure di
limitazione del traffico; una di queste potrà essere la riformulazione della composizione dei
carburanti, misura che dovrà essere opportunamente programmata a livello nazionale e comunitario.
Infine, i livelli di biossido di zolfo e di piombo non destano preoccupazione; dallanalisi dei dati
della serie storica e delle campagne conoscitive effettuate, risulta che i valori misurati sono
ampiamente al di sotto dei valori limite previsti dal DM 60/02. Per entrambi i parametri, quindi,
sarà sufficiente applicare un Piano di Mantenimento dei livelli di concentrazione, esteso allintero
- misure di contenimento dellinquinamento atmosferico, propedeutiche alla definizione dei piani
- azioni di intervento che prospettano una gamma di provvedimenti da specificare allinterno dei
piani applicativi precedentemente concordati.
Misure ed azioni (organizzate per settori e per aree di intervento) sono descritte in dettaglio al
Il presente Piano di Risanamento e Tutela dellAtmosfera si propone lambizioso proposito di
perseguire su tutto il territorio regionale il raggiungimento degli obiettivi di riduzione degli
inquinanti così come previsti dalla più recente normativa italiana ed europea e di quella in corso di
recepimento, nel pieno rispetto della tempistica evidenziata dalle stesse.
Per i singoli parametri inquinanti le azioni del piano, con gli interventi a breve, medio e lungo
periodo (Capitolo 6 e Capitolo 7), dovranno conseguire, nei tempi sotto indicati e nellintero
territorio veneto, i seguenti risultati:
Biossido d’azoto:
270 g/m3
non superare più
di 18 volte
nellanno civile
260 g/m3
240 g/m3
220 g/m3
210 g/m3
54 g/m3
Soglia di allarme 400 g/m3
Biossido di zolfo:
Limite orario per la
410 g/m3
Limite di 24 ore per la
125 g/m3
di 3 volte nell'anno
Limite per la protezione
degli ecosistemi
(1° ottobre - 31 marzo) 20 g/m3
Soglia di allarme: 500 g/m3
Polveri fini (PM10):
Fase 1 2003 2004 2005
Valore limite di 24 ore
Valore limite annuale
Entrata in vigore 1°gennaio 2010
Massimo sulla Media mobile di 8 ore
da non superare più di 25 giorni in un
anno di calendario mediato su 3 anni
Valore obiettivo per la protezione della vegetazione
AOT40 sul valore orario da maggio a luglio
18 g/m3
mediato su 5 anni
Obiettivo a lungo termine per la salvaguardia della salute
Massimo sulla Media di 8 ore
Obiettivo a lungo termine per la salvaguardia della
IPA (Benzo(a)pirene):
2004 1°gennaio 2005
Con una superficie di 18.380 km2
, la Regione Veneto rappresenta il 6% del territorio nazionale ed è
lottava regione dItalia per estensione.
Morfologicamente è la più completa, in quanto comprende i più vari aspetti fisici:
- una fascia alpina dalta montagna (le Dolomiti);
- una fascia di media montagna (le prealpi Venete);
- alcune vaste zone collinari comprendenti i colli Euganei, Berici, Asolani ed il Montello;
- unampia pianura, che può essere distinta nel sistema della pianura pedemontana e nel sistema
planiziale;
- la riva orientale del più grande lago dItalia, il Lago di Garda;
- estese lagune costiere (Laguna di Venezia, Laguna di Caorle e Delta del Po);
- oltre 150 Km di spiagge.
Complessivamente dunque il territorio veneto si può considerare diviso in tre zone altimetriche:
- una più nettamente montuosa, che occupa il 29% del territorio;
- una collinare, per poco meno del 15%;
- una di pianura, che costituisce il 56% del territorio.
La montagna veneta comprende una fascia prettamente alpina (oltre i 1.800 m s.l.m.) ed una fascia
prealpina (tra i 600 ed i 1.800 m s.l.m.), questultima digradante verso la pianura con più o meno
estese propaggini collinari.
Figura 1: la regione Veneto suddivisa per zone oroclimatiche
Tenendo conto dellorografia e della climatologia del territorio regionale, è possibile individuare le
6 principali zone oro-climatiche (v. Figura 1), cui corrispondono caratteristiche territoriali
omogenee:
- fascia alpina;
- fascia prealpina;
- alta pianura;
- bassa pianura;
- laguna e costa;
- polesine.
Per una descrizione di maggiore dettaglio circa la climatologia della regione Veneto, si rimanda
alla trattazione riportata al paragrafo 2.2.
Luso del suolo è tratto dal CORINE Land cover (v. Figura 2), un database elaborato nellambito
del progetto europeo Coordination of Information on the Environment (1985), contenente
linventario delle caratteristiche biofisiche della copertura del suolo.
Per la regione Veneto le principali classi di utilizzo del territorio sono così ripartite:
- 58 % circa del territorio è agricolo;
- il 18% circa è di tipo boschivo;
- il 5,6% è urbano (continuo e discontinuo);
- il 5,3% è coperto da vegetazione (non agricola);
- il 2,3% è adibito a pascolo;
- l1% è occupato da aree industriali.
Figura 2: il CORINE land cover per la regione Veneto
In Figura 3 si riportano le colture tipiche della regione (vigneti e coltivazioni a mais e frumento),
maggiormente sensibili allinquinamento di origine fotochimica, unitamente alla localizzazione
delle principali aree protette (parchi regionali, nazionali e zone a protezione speciale).
Figura 3: aree protette e colture principali della regione
Figura 4: densità di popolazione nella regione Veneto
Il Veneto è caratterizzato da un insediamento abitativo di tipo diffuso, distribuito su tutta la parte
centrale del territorio (v. Figura 4), contrariamente a quanto succede in altre regioni, come lEmilia
Romagna e la Lombardia, dove la maggior parte della popolazione è concentrata nei centri urbani e
nelle zone immediatamente circostanti.
La popolazione presente negli agglomerati urbani con più di 200.000 abitanti rappresenta infatti
poco più del 15%, mentre circa il 40% della popolazione totale risiede nei comuni con meno di
10.000 abitanti (v. Figura 5).
Figura 5: distribuzione della popolazione rispetto alle classi di abitanti (dati ISTAT 1999)
Per quanto concerne le pressioni antropiche, in Figura 6 sono riportati i principali insediamenti
produttivi e industriali della regione, unitamente alle più importanti vie di comunicazione (strade
statali e autostrade) che attraversano il suo territorio.
Figura 6: principali fonti di pressione presenti nella regione Veneto
Distribuzione della popolazione regionale e delle stazioni in classi di abitanti
(nuova configurazione)
>200.000 ab. 100.000-
20.000-50.000 10.000-20.000 < 10.000
% popolazione sul totale
In Europa con riferimento allambiente cè stato un salto di qualità allorché il trattato sull'Unione
europea ha conferito rango politico agli interventi in campo ambientale. Questa evoluzione è
proseguita nel Trattato di Amsterdam con linserimento, tra le priorità assolute, del raggiungimento
di un livello elevato di protezione dell'ambiente.
Il Quinto programma di azione ambientale Per uno sviluppo durevole e sostenibile, ha stabilito i
principi di una strategia europea per il periodo 1992-2000, segnando linizio di unazione
comunitaria orizzontale che tiene conto di tutti i fattori di pressione sullambiente (industria,
energia, turismo, trasporti, agricoltura).
L'integrazione della problematica ambientale nelle altre politiche è diventata obbligatoria per le
istituzioni comunitarie, ed è stata oggetto di vari atti comunitari, tra cui la comunicazione del
maggio 2001 sulla strategia europea per lo sviluppo sostenibile.
Il Sesto programma dazione per lambiente, adottato con la Decisione n. 1600/2002/CE del
Parlamento e del Consiglio del 22 luglio 2002, definisce le priorità dellUnione europea fino al
2010. Per realizzare tali priorità vengono proposte alcune linee dazione: migliorare l'applicazione
della legislazione ambientale, operare con il mercato e con i cittadini e aumentare l'integrazione
della componente ambientale nelle altre politiche comunitarie.
Per cercare di conseguire l'obiettivo che lUnione Europea si è fissata nell'ambito del Protocollo di
Kyoto sulla riduzione dei gas serra, è stato adottato un programma sui cambiamenti climatici che
individua, in particolare nei settori dell'energia, dei trasporti, dell'industria e della ricerca, i campi
dazione prioritari (ratifica dellItalia con Legge n. 120 del 01/06/02).
La Comunità è anche parte contraente della Convenzione di Ginevra sullinquinamento atmosferico
transfrontaliero a grande distanza, oltre che sui protocolli internazionali sul contenimento delle
emissioni inquinanti responsabili dei fenomeni di acidificazione, eutrofizzazione e smog
fotochimico che danno attuazione alla convenzione. In questo ambito, la legislazione comunitaria
ha come obiettivo prioritario la lotta contro le emissioni prodotte dalle attività industriali e dai
trasporti. In materia di trasporti, la strategia è basata su diversi elementi, tra cui la riduzione delle
emissioni inquinanti dei veicoli (marmitta catalitica, revisione periodica), la diminuzione dei
consumi delle autovetture (in collaborazione con i costruttori automobilistici) e la promozione di
veicoli puliti (misure fiscali).
Con riferimento alla limitazione delle emissioni da altre attività, vanno citate la direttiva
1999/13/CE sulla limitazione delle emissioni di composti organici volatili dovute alluso di solventi
organici in talune attività e in taluni impianti, la direttiva 1999/32/CE relativa alla riduzione del
tenore di zolfo in alcuni combustibili liquidi, nonché la direttiva 2001/80/CE concernente
laggiornamento della direttiva relativa alla limitazione delle emissioni in atmosfera originate dai
Infine, va menzionata la direttiva relativa ai tetti nazionali di emissione di alcuni inquinanti
atmosferici, e precisamente biossido di zolfo, ossidi di azoto, composti organici volatili e
ammoniaca (direttiva NEC, National Emission Ceilings), anchessa di recente emanazione (direttiva
2001/81/CE).
Per migliorare la qualità dell'aria, nel maggio 2001 è stata adottata una strategia globale denominata
programma CAFE, Clean Air For Europe, mentre a partire dal 1996 sono state emanate quattro
direttive europee. In particolare, oltre alla direttiva 96/62/CE in materia di valutazione e gestione
della qualità dellaria (la cosiddetta direttiva quadro sulla qualità dellaria), sono state emanate tre
direttive figlie concernenti i valori limite di qualità dellaria ambiente per il biossido di zolfo, il
biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo (direttiva 1999/30/CE), il benzene e il
monossido di carbonio (direttiva 2000/69/CE) e la direttiva per ridurre la concentrazione dell'ozono
nell'aria ambiente (direttiva 2002/3/CE).
Per finire non vanno dimenticate le connessioni con la direttiva 96/61/CE sulla prevenzione e
controllo integrato dellinquinamento (direttiva IPPC, Integrated Pollution Prevention and
Control), riguardante le attività con elevato impatto ambientale, soprattutto industriali. La direttiva
è stata recepita con il D.Lgs. 372/99 per gli impianti esistenti.
1.6.2 La normativa nazionale più recente
Con riferimento allatmosfera, la normativa che maggiormente impatta con le attività a livello
regionale e locale, è il D.Lgs. 351/99, che ha recepito la direttiva europea 96/62 in materia di
valutazione e gestione della qualità dellaria; a sua volta, questultima prevede lemanazione di una
serie di atti normativi successivi, alcuni dei quali già pubblicati, tra cui:
1. il DM n. 60 del 02 aprile 2002 Recepimento della direttiva 1999/30/CE del Consiglio del
22 aprile 1999 concernente i valori limite di qualità dell’aria ambiente per il biossido di
zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le particelle e il piombo e della direttiva
2000/69/CE relativa ai valori limite di qualità dell’aria ambiente per il benzene ed il
monossido di carbonio (previsto dallart. 4 del D.Lgs. 351/99).
2. DM n.261 del 1 ottobre 2002  Regolamento recante le direttive tecniche per la valutazione
preliminare della qualità dell’aria ambiente (previsto dallart. 5 del D.Lgs. sopra citato), i
criteri per l’elaborazione del piano e dei programmi di cui agli articoli 8 e 9 del decreto
legislativo 4 agosto 1999, n. 351.
3. Decreto del Ministro dellambiente 20 settembre 2002, che stabilisce le modalità e le norme
tecniche per l’approvazione dei dispositivi di misurazione quali metodi, apparecchi, reti e
laboratori (art. 6, comma 9).
Pure recepita con D.Lgs. 372/99 è la direttiva IPPC, limitatamente alle emissioni degli impianti
esistenti, e recente è il recepimento della direttiva 1999/32/CE relativa alla riduzione del tenore di
zolfo in alcuni combustibili (DPCM 395 del 7 settembre 2001).
Per una trattazione di maggiore dettaglio sulla normativa inerente la qualità dellaria e le emissioni
in atmosfera si rimanda al Capitolo 4.
La definizione dei piani applicativi, misure e azioni trova riferimento tecnico nel presente Piano ed
è regolamentata con le modalità individuate al paragrafo 6.2.1.3.
Lo sviluppo della sensibilità sulla qualità dellaria e, più in generale, una moderna gestione
dellambiente richiedono una partecipazione consapevole dei cittadini e la condivisione di obiettivi
di razionalizzazione e contenimento dei consumi e di protezione dellambiente.
È noto che, in questo campo - anche per effetto delleredità del passato - sono presenti resistenze e
pregiudizi e vi è la necessità di offrire una informazione corretta, nonché di promuovere, anche
nellambito delle altre politiche di settore, unofferta informativa rivolta agli operatori del settore
esistenti e potenziali.
Tali azioni devono tendere non solo a facilitare la conoscenza degli obiettivi e delle proposte di
intervento contenute nel Piano, ma anche a motivare le persone.
A questo scopo, la Regione Veneto promuoverà - direttamente o finanziando comuni, consorzi,
associazioni - iniziative di comunicazione mirate a realizzare campagne di informazione e
sensibilizzazione rivolte ai cittadini e a specifici gruppi di interesse, circa i contenuti, gli obiettivi e
le proposte del programma, comprensive dellinformazione tecnico-scientifica.
Il presente documento sarà trasmesso dapprima agli altri servizi della Regione Veneto (Urbanistica,
Trasporti, Viabilità, Energia, Industria ecc.), maggiormente interessati ai risultati del Piano ed alle
misure che ne conseguono. Saranno, inoltre, opportunamente informati gli operatori economici, in
particolare, le associazioni di categoria, in quanto i loro associati sono direttamente coinvolti nelle
misure di riduzione delle emissioni da impianti industriali e da impianti di combustione.
Fondamentale è linformazione alla popolazione sulla qualità dellaria, sulle previsioni e sugli
interventi necessari alla riduzione delle emissioni. Si organizzeranno campagne di sensibilizzazione
- promuovere l'importanza delle azioni di piano attraverso un'azione di sensibilizzazione mirata
alle attività maggiormente inquinanti;
- responsabilizzare tutti i cittadini affinché contribuiscano e partecipino al processo di riduzione
delle emissioni di inquinanti, fornendo loro informazioni facilmente utilizzabili;
- enfatizzare l'impegno ambientale nel quadro di una visione globale del problema (sviluppo
sostenibile).
La Regione Veneto, in collaborazione con le Province, i Comuni e lARPAV si impegna inoltre a
mettere a disposizione del pubblico, nonché degli organismi interessati, i dati aggiornati sulla
qualità dellaria relativamente agli inquinanti normati, rendendo pubblici i livelli di concentrazione
degli inquinanti e fornendo, nel caso di superamento delle soglie di allarme, informazioni
aggiuntive sui superamenti registrati, previsioni per i giorni seguenti, indicazioni sui possibili effetti
sulla salute e sulla condotta raccomandata, indicazioni in merito alle principali fonti inquinanti ed
azioni raccomandate per la riduzione delle relative emissioni.
Il DM 60/02 ha introdotto nuovi obblighi anche in materia di informazione al pubblico, con
lindicazione della tipologia e della frequenza di aggiornamento dei dati che devono essere forniti al
pubblico. La Tabella 1 riporta sinteticamente le informazioni che la Regione è tenuta a trasmettere
alla popolazione ai sensi del decreto citato e del D.Lgs. 351/99.
Il DM 60/2002, come sarà approfondito nel Capitolo 5, introduce nuovi valori limite per gli
inquinanti sopra citati, pur mantenendo in vigore, in fase transitoria (fino al 01/01/2010 per NOx,
NO2 e fino al 01/01/2005 per SO2, Pb, CO e PTS), i valori limite disciplinati dal DPCM 28/03/83,
come modificati dallart. 20 del DPR 203/88.
Tabella 1: Informazioni al pubblico (artt. 11, 16, 23, 28, 33, 37 del DM 60/02 e art. 11 D.Lgs 351/99)
Informazioni di cui allallegato I, sezione III
Giornaliera; oraria per quanto riguarda
NO2, se possibile, avendo a
disposizione valori orari di NO2
Informazioni di cui allAllegato II, sezione
Pb Livelli di Piombo Trimestrale Regione
Livelli di benzene relativi ai 12 mesi
* per quanto riguarda il PM2.5 si attendono ulteriori indicazioni da parte del Ministero dellAmbiente in merito
allubicazione dei punti di campionamento.
Alla luce di quanto esposto sopra, le informazioni da fornire sono numerose, in particolare, è
- informare il pubblico secondo le indicazioni del DM 60/02;
- verificare il rispetto dei valori limite previsti dal DPCM 28/03/83 nella fase transitoria;
- verificare il rispetto dei limiti di attenzione/allarme per O3 previsti dal DM 25/11/94 (in
vigore fino al recepimento della Direttiva sullOzono 2002/3/CE);
- verificare il rispetto dellobiettivo di qualità per gli IPA previsto dal DM 25/11/94.
Linformazione al pubblico fino ad oggi veniva effettuata in base alle indicazioni del DM 20/05/91
(Criteri per la raccolta dei dati inerenti la qualità dell’aria), alla data di stesura del presente
Piano, abrogato quasi per intero. Tale decreto prevedeva (art. 4) che le reti di rilevamento
automatiche devono essere dotate di un idoneo sistema di informazione, di carattere divulgativo,
per i cittadini tale da permettere una semplice interpretazione dei dati, da realizzare secondo le
modalità e i contenuti indicati dal Ministero dell’Ambiente. Lart. 7 del DM 20/05/91 istituiva il
Centro Operativo Provinciale (C.O.P.), ossia un centro operativo di raccolta dati a livello
provinciale al quale trasferire i dati di tutte le postazioni ubicate sul territorio.
a) gestione tecnico-operativa delle reti pubbliche;
b) supervisione del sistema di rilevamento;
c) valutazione igienico sanitaria dei dati provenienti dalle reti.
Lart. 9 del DM 20/05/91 stabiliva, inoltre, che la rete di rilevamento dovrà permettere la
trasmissione in tempo reale dei dati relativi agli inquinanti al fine di accertare il superamento dei
livelli di attenzione e allarme. Il superamento dei livelli di attenzione e di allarme deve essere
notificato in tempo reale alle autorità designate.
A tale scopo era stato istituito un bollettino quotidiano, tuttora trasmesso alle autorità competenti
territorialmente (Sindaco, Assessori allAmbiente del Comune e della Provincia, AULSS, ecc.), al
fine di intraprendere eventuali azioni di contenimento dellinquinamento, e alla stampa per la
divulgazione delle informazioni al pubblico.
Nella regione Veneto queste funzioni erano esercitate dalle Province. Nel corso degli ultimi tre anni
le reti di rilevamento sono passate sotto la gestione di ARPAV che ha continuato a svolgere tali
compiti attraverso i Dipartimenti ARPAV Provinciali. La metodologia di trasmissione delle
informazioni è stata mantenuta e implementata con linserimento, nel sito internet
www.arpa.veneto.it, di alcune pagine completamente dedicate alla qualità dellaria nei sette
capoluoghi del Veneto. Le informazioni contenute sono costituite da grafici e da tabelle che
riproducono il formato delle bollettino COP, aggiornate quotidianamente dal personale tecnico dei
Dipartimenti Provinciali. In Tabella 2 ne è riportato un esempio.
Tabella 2: il nuovo formato del bollettino COP (sito web ARPAV: www.arpa.veneto.it)
I nuovi obblighi normativi hanno reso necessaria una rivisitazione sia del formato del bollettino
informativo quotidiano (ex COP), sia delle informazioni inserite nel sito internet ARPAV.
Per quanto concerne il primo, si è fatto riferimento ai nuovi valori limite introdotti dal DM 60/2002,
optando per quelli che hanno un tempo breve di mediazione (orario, 8 ore o giornaliero), poiché
tengono conto degli effetti dovuti allesposizione acuta, almeno per quanto riguarda SO2, NO2,
PM10 e CO.
Nel caso di benzene e benzo(a)pirene si è optato per un aggiornamento della media annuale, mentre
per quanto riguarda lozono, si è tenuto conto dei livelli di attenzione/allarme (180/360 µg/m3
ancora in vigore ai sensi del DM 25/11/94.
Per quanto riguarda il PM10, ARPAV si è dotata di analizzatori automatici che permettono di
verificare giornalmente i livelli in aria di tale inquinante. Il grafico regionale mostra
laggiornamento sulle concentrazioni di PM10 rilevate nei sette capoluoghi veneti, il giorno
antecedente a quello di visualizzazione e fino a dieci giorni precedenti. Questo prodotto permette di
informare la popolazione e fornisce un utile strumento agli enti preposti per lattuazione dei
provvedimenti di limitazione della circolazione. Un altro utile strumento realizzato da ARPAV è il
Bollettino METEO PM10 VENETO che permette di prevedere le concentrazioni di tale inquinante
per il giorno successivo e fino a due giorni seguenti a quello di emissione.
Il Bollettino è nato per informare giornalmente la popolazione (specie le fasce più sensibili) dello
stato effettivo della qualità dellaria e per prevedere le concentrazione delle polveri sottili per il
giorno in corso, il giorno seguente e una tendenza per i giorni successivi.
Il Bollettino è disponibile in internet (come primo metodo di diffusione) al sito www.arpa.veneto.it
e realizza la previsione su quattro zone della regione Veneto, tracciate secondo lesperienza degli
anni passati, riguardo ad aree che hanno mostrato andamenti simili.
- Pianura Centrale
- Pianura Meridionale
- Pianura di Nord-Est
La zona che comprende la provincia di Belluno non è al momento presa in considerazione in quanto
mostra una qualità dellaria migliore, ed inoltre presenta un sistema di circolazioni atmosferiche
(con brezze di monte e di valle) completamente diverso da tutte le altre aree.
Il Bollettino METEO PM10 VENETO suddivide le concentrazioni previste in 3 fasce:
buona <50 g/m3
scadente tra i 50 e i 100 g/m3
pessima >100 g/m3
Un prodotto analogo, il Bollettino Ozono, viene realizzato, durante il periodo estivo, per
informare la popolazione sui livelli di ozono registrati e previsti per i giorni successivi, offrendo la
possibilità agli enti preposti di attuare i provvedimenti finalizzati al contenimento del rischio
sanitario per la popolazione esposta.
In futuro si intende sviluppare un indice qualitativo, in grado di offrire una rappresentazione
sintetica dello stato della qualità dellaria ed aggiornare il bollettino informativo quotidiano sulla
base di nuove indicazioni normative.
Tabella 3: visualizzazione in tempo reale dei dati di qualità dell’aria (sito web ARPAV: www.arpa.veneto.it)
Tabella 4: bollettino previsionale PM10 (sito web ARPAV: www.arpa.veneto.it)
CAPITOLO 2 – ELEMENTI DI SINTESI SULL’INQUINAMENTO
2.1 FONTI DI EMISSIONE DI INQUINANTI NELL’ARIA: STIME ANPA
Alla data di approvazione del presente Piano, il Veneto non dispone di un inventario delle emissioni
a livello regionale secondo quanto previsto dall’allegato 2 del DM 261/2002. Tale importante
strumento è comunque in avanzato stato di progettazione da parte di ARPAV, titolare della
competenza ai sensi della L.R. 11/2001 (art. 81).
La sua realizzazione dovrà essere comunque completata entro il 31.12.2006.
Mancando tale fonte informativa si è proceduto a delineare un quadro delle principali fonti di
emissione nel territorio regionale avvalendosi delle stime prodotte periodicamente da APAT e rese
disponibili nel sito http://www.sinanet.apat.it/.
La stima delle emissioni in aria di gas inquinanti, gas serra, composti organici persistenti e metalli
pesanti si basa su una metodologia consolidata, rispetto alla quale la ricerca continua ad affinare
strumenti e metodi. Il progetto CORINAIR (COoRdination-INformation-AIR), promosso e
coordinato dalla Comunità Europea nell’ambito del programma sperimentale CORINE
(COoRdinated Information on the Environment in the European Community), ne è l’asse portante
Il principale obiettivo della prima fase delle attività di tale progetto, al quale hanno partecipato tutti
i Paesi membri della Comunità, è stato la realizzazione di un inventario prototipo delle emissioni di
Ossidi di Zolfo (SOX), Ossidi di Azoto (NOX) e Composti Organici Volatili (COV) riferito all’anno
1985, da utilizzare come base scientifica per la scelta delle politiche ambientali in materia di
L'inventario del ‘90 ha opportunamente rivisto la metodologia applicata nel 1985, estendendo il
numero di inquinanti considerati e cioè SO2, CO, CO2, NH3, N2O, NOX, CH4, composti organici
volatili non metanici (COVNM), ampliando il numero di attività censite ed armonizzando
ulteriormente i metodi di stima delle emissioni in Europa.
La classificazione delle fonti di emissione, adottata nell’ambito del progetto è definita in termini di
“Macrosettori”. Ciascuna delle 11 voci di questo livello è suddivisa in settori (in tutto 76) che sono
a loro volta suddivisi in attività (in tutto 375).
La suddivisione territoriale utilizzata nel progetto CORINAIR considera quattro livelli di unità
territoriali e individua, per l’Italia, le entità geografico-amministrative corrispondenti:
Il progetto CORINAIR, nelle versioni ‘90 e ‘95, realizza l’inventario delle emissioni per le unità
territoriali di livello 3. La disaggregazione a livello provinciale per la versione ‘95 è tuttora in corso
di realizzazione da parte dell’ANPA. Di seguito di presentano le stime ANPA regionali di CH4, CO,
CO2, COVNM, N2O, NH3, NOX e SO2 relative agli anni 1985 e 1990 (1999 solo per CO2, NOX e
SO2), consultabili nel sito web www.sinanet.anpa.it. Non è invece disponibile una stima a livello
regionale delle polveri PM.
In linea generale si osserva che, a partire dalla metà degli anni ’80, le emissioni di biossido di zolfo
sono state fortemente ridotte, grazie all’introduzione negli usi civili ed industriali di combustibili a
basso tenore di zolfo e del gas naturale, praticamente privo di zolfo. Questo, insieme ad altre misure
di intervento sui processi (miglioramento dell’efficienza, processi meno inquinanti) e/o sulle
emissioni (abbattimento degli inquinanti ai camini) ha portato, a partire dalla seconda metà degli
anni ’80, ad un generalizzato contenimento delle emissioni da fonti fisse di altri inquinanti, tra cui
Relativamente alle emissioni dal settore trasporti, l’aumento del numero di veicoli e dei chilometri
percorsi ha controbilanciato l’effetto positivo dovuto alla diffusione di veicoli meno inquinanti;
questo, oltre ad aumentare le situazioni di congestione con i connessi disagi, ha fatto permanere i
problemi legati alle emissioni di inquinanti caratteristici del traffico.
L’analisi dei dati ANPA mostra come, a livello regionale, i macrosettori di maggiore rilevanza per
le emissioni di CH4 siano rappresentati da (anno 1985 e anno 1990):
agricoltura (52% - 47%);
trattamento e smaltimento dei rifiuti (36% - 38%);
estrazione, distribuzione combustibili fossili (8% - 11%);
natura (3% – 3%).
Tabella 3: emissioni CH4, stima ANPA 1985, 1990
(ton/anno)
Agricoltura 178,929 167,496 52 47
Trattamento e Smaltimento Rifiuti 123,437 135,755 36 38
Estrazione,distribuzione combustibili fossili 27,672 38,816 8 11
Natura 11,430 11,119 3 3
Trasporti Stradali 1,451 1,700 0 0
Combustione Terziario ed Agricoltura 1,196 1,180 0 0
Combustione Industria 321 389 0 0
Centr.Elettriche Pubbl., Cogeneraz., Telerisc. 278 530 0 0
Altre Sorgenti Mobili 272 275 0 0
Processi Produttivi 238 140 0 0
Totale emissioni 345,223 357,398 100 100
La stima riferita al 1990 mostra un lieve decremento delle emissioni di agricoltura e natura, ed un
incremento per i macrosettori trattamento/smaltimento dei rifiuti ed estrazione/distribuzione
le emissioni di CO siano rappresentati da (anno 1985 e anno 1990):
trasporti stradali (54% - 53%);
trattamento e smaltimento dei rifiuti (29% - 28%);
processi produttivi (4% - 6%);
altre sorgenti mobili (6% – 5%).
Tabella 4: emissioni CO, stima ANPA 1985, 1990
Trasporti Stradali 344,904 347,425 54 53
Trattamento e Smaltimento Rifiuti 187,592 184,380 29 28
Processi Produttivi 28,354 40,994 4 6
Altre Sorgenti Mobili 39,167 35,561 6 5
Combustione Industria 24,780 27,161 4 4
Combustione Terziario ed Agricoltura 15,696 14,931 2 2
Centr.Elettriche Pubbl., Cogeneraz., Telerisc. 1,630 2,705 0 0
Agricoltura 2,316 1,762 0 0
Natura 70 182 0 0
Totale emissioni 644,509 655,101 100 100
La stima riferita al 1990 mostra una sostanziale stazionarietà delle emissioni prodotte dai trasporti e
dal trattamento/smaltimento dei rifiuti, ed una variazione di segno opposto per i processi produttivi
(in aumento) e delle altre sorgenti mobili (in diminuzione).
2.1.3 Emissioni di anidride carbonica (CO2)
le emissioni di CO2 siano rappresentati da (anno 1985, anno 1990, anno 1999):
centrali termoelettriche, cogenerazione e teleriscaldamento (30% - 35% - 50%);
combustione nell’industria + processi produttivi (25% - 24% - 11%);
combustione terziario ed agricoltura (22% - 17% - 16%);
trasporti stradali (14% - 16% - 20%).
Tabella 5: emissioni CO2, stima ANPA 1985, 1990
Centr.Elettriche Pubbl., Cogeneraz., Telerisc.10,070,163 14,747,584 22,270,404 30 35 50
Combustione Industria + Processi Produttivi 8,569,297 10,274,651 4,975,151 25 24 11
Combustione Terziario ed Agricoltura 7,452,688 7,295,075 7,012,923 22 17 16
Trasporti Stradali 4,812,148 6,544,766 8,739,712 14 16 20
Altre Sorgenti Mobili 1,315,584 1,692,520 1,500,990 4 4 3
Natura 876,703 897,302 - 3 2 -
Trattamento e Smaltimento Rifiuti 565,912 686,766 - 2 2 -
Totale emissioni 33,662,495 42,138,664 44,499,180 100 100 100
La stima riferita al 1999 mostra un incremento sostenuto delle emissioni prodotte dalle centrali
termoelettriche, di cogenerazione e teleriscaldamento, una sensibile diminuzione nel macrosettore
della combustione nell’industria (sommata al contributo derivante dai processi produttivi) e nel
macrosettore della combustione nel terziario e nell’agricoltura, mentre i trasporti stradali mostrano
un andamento crescente (dal 1985 al 1999).
le emissioni di COVNM siano rappresentati da (anno 1985, anno 1990):
trasporti stradali (30% - 31%);
uso di solventi (26% - 26%);
agricoltura (19% - 17%);
estrazione, distribuzione combustibili fossili (7%-6%).
Tabella 6: emissioni COVNM, stima ANPA 1985, 1990
Trasporti Stradali 54,245 61,240 30 31
Uso di solventi 48,366 55,623 26 28
Agricoltura 35,675 33,752 19 17
Trattamento e Smaltimento Rifiuti 11,961 11,898 7 6
Estrazione,distribuzione combustibili fossili 7,897 9,618 4 5
Altre Sorgenti Mobili 9,040 8,997 5 5
Processi Produttivi 8,555 8,420 5 4
Natura 4,943 4,686 3 2
Combustione Terziario ed Agricoltura 1,350 1,377 1 1
Combustione Industria 690 746 0 0
Centr.Elettriche Pubbl., Cogeneraz., Telerisc. 272 478 0 0
Totale emissioni 182,993 196,834 100 100
La stima riferita al 1990 mostra un leggero incremento delle emissioni prodotte dal traffico
veicolare, dall’ uso di solventi ed dall’estrazione, distribuzione combustibili fossili ed un leggero
decremento per quanto concerne il macrosettore agricoltura.
le emissioni di N2O siano rappresentati da (anno 1985, anno 1990):
agricoltura (36% - 36%);
centrali termoelettriche, cogenerazione e teleriscaldamento (19% - 26%);
natura (18% - 16%);
combustione industria (9%-9%).
La stima riferita al 1990 mostra una lieve riduzione delle emissioni dei macrosettori agricoltura,
natura; di segno opposto la variazione della % attribuita a centrali termoelettriche, cogenerazione e
Tabella 7: emissioni N2O, stima ANPA 1985, 1990
Agricoltura 3,124 3,108 36 32
Centr.Elettriche Pubbl., Cogeneraz., Telerisc. 1,639 2,464 19 26
Natura 1,563 1,539 18 16
Combustione Industria 795 900 9 9
Combustione Terziario ed Agricoltura 931 742 11 8
Altre Sorgenti Mobili 371 425 4 4
Trasporti Stradali 179 249 2 3
Trattamento e Smaltimento Rifiuti 161 158 2 2
Totale emissioni 8,764 9,586 100 100
le emissioni di NH3 siano rappresentati da (anno 1985, anno 1990):
agricoltura (76% - 80%);
processi produttivi (22% - 18%);
trattamento e smaltimento rifiuti (2% - 2%).
Tabella 8: emissioni NH3 stima ANPA 1985, 1990
Agricoltura 41,972 39,969 76 80
Processi Produttivi 12,342 9,227 22 18
Trattamento e Smaltimento Rifiuti 891 981 2 2
Trasporti Stradali 36 49 0 0
Centr.Elettriche Pubbl., Cogeneraz., Telerisc. 28 26 0 0
Combustione Industria 3 4 0 0
Altre Sorgenti Mobili 2 3 0 0
Combustione Terziario ed Agricoltura 0 - 0 -
Totale emissioni 55,274 50,258 100 100
La stima riferita al 1990 mostra un lieve incremento delle emissioni derivanti dal macrosettore
agricoltura; di segno opposto la variazione della % attribuita ai processi produttivi.
le emissioni di NOX siano rappresentati da (anno 1985, anno 1990, anno 1999):
trasporti stradali (36% - 39% - 47%);
centrali termoelettriche, cogenerazione e teleriscaldamento (30% - 27% - 22%);
combustione industria + processi produttivi (15% - 15% - 9%);
altre sorgenti mobili (12% - 13% - 16%).
Tabella 9: emissioni NOX stima ANPA 1985, 1990, 1999
Trasporti Stradali 56,153 75,050 60,781 36 39 47
Centr.Elettriche Pubbl., Cogeneraz., Telerisc. 45,831 51,672 28,749 30 27 22
Combustione Industria + Processi Produttivi 23,924 29,013 11,321 15 15 9
Altre Sorgenti Mobili 18,441 24,252 21,264 12 13 16
Combustione Terziario ed Agricoltura 6,577 6,322 6,973 * 4 3 5
Trattamento e Smaltimento Rifiuti 3,628 3,664 - 2 2 -
Agricoltura 43 33 - 0 0 -
Natura 1 2 - 0 0 -
Totale emissioni 154,597 190,007 129,087 100 100 100
* dato risultante dalla somma delle emissioni nel domestico-terziario e incenerimento rifiuti agricoli all'aperto
La stima riferita al 1999 mostra un sensibile incremento delle emissioni derivanti dai macrosettori
trasporti stradali e altre sorgenti mobili; di segno opposto la variazione della % attribuita alle
centrali termoelettriche, cogenerazione e teleriscaldamento ed alla combustione nell’industria.
le emissioni di SO2 siano rappresentati da (anno 1985, anno 1990, anno 1999):
centrali termoelettriche, cogenerazione e teleriscaldamento (65% - 66% - 87%);
combustione industria + processi produttivi (21% - 22% - 8%);
combustione terziario ed agricoltura (9% - 5% - 1%);
trasporti stradali (3% - 5% - 2%).
Tabella 10: emissioni SO2 stima ANPA 1985, 1990, 1999
Centr.Elettriche Pubbl., Cogeneraz., Telerisc. 116,618 108,401 129,916 65 66 87
Combustione Industria + Processi Produttivi 37,825 35,478 12,327 21 22 8
Combustione Terziario ed Agricoltura 16,948 8,345 2,090 9 5 1
Trasporti Stradali 5,898 8,013 2,429 3 5 2
Altre Sorgenti Mobili 2,655 3,155 2,963 1 2 2
Trattamento e Smaltimento Rifiuti 200 308 - 0 0 -
Totale emissioni 180,143 163,700 149,726 100 100 100
La stima riferita al 1999 mostra un sensibile incremento delle emissioni derivanti dal macrosettore
centrali termoelettriche, cogenerazione e teleriscaldamento, ed un decremento per tutti i rimanenti
macrosettori.
Nell’ambito della realizzazione dell’inventario nazionale delle emissioni in atmosfera, oltre agli
inquinanti e alle sostanze che contribuiscono ai processi di acidificazione, di eutrofizzazione e di
formazione di ozono troposferico come gli ossidi di zolfo (SOX), gli ossidi di azoto (NOX), i
composti organici volatili non metanici (COVNM), l’ammoniaca (NH3), e ai cambiamenti climatici
come l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4), il protossido di azoto (N2O) e i gas fluorurati,
sono state stimate da APAT le emissioni di particolato di dimensione inferiore a 10 µm (PM10),
seguendo la metodologia CORINAIR (rif. Emissioni di PM10 in Italia dal 1990 al 2000. Nota
Tecnica Febbraio 2003, R. De Lauretis, M. Ilacqua, D. Romano).
Nel grafico successivo è riportata la distribuzione percentuale per settore sul totale delle emissioni
di polveri fini PM10 in Italia, rispettivamente per gli anni 1990 e 2000. Si può osservare come nel
2000 le emissioni dovute ai trasporti sono pari al 41%, il settore industriale pesa per il 25% sul
totale, mentre gli altri settori pesano ciascuno circa 11-12 % del totale.
Figura 6bis: Distribuzione percentuale delle emissioni di PM10 in Italia per settore negli anni 1990 e 2000
In confronto al 1990 il peso percentuale è rimasto invariato per i settori Industria e Agricoltura e
Foreste, mentre è stato riscontrato un notevole incremento sia per il settore Residenziale e terziario
che per quello dei Trasporti, a fronte di una considerevole riduzione del settore relativo alla
Per quanto riguarda l’attribuzione delle emissioni all’interno diversi settori, è necessario specificare
che, considerando la classificazione SNAP97, nel settore Energia sono incluse le emissioni
derivanti dalla combustione per la produzione di energia elettrica e le emissioni dell’industria di
trasformazione. La riduzione del 65%, in questo settore, dei livelli di emissione del 2000 rispetto al
1990 è dovuta per la quasi totalità ad una diminuzione delle emissioni di PM10 dalle centrali
elettriche ed, in minore percentuale, dalle raffinerie, in applicazione del rispetto dei limiti di
emissione al camino di PM dai grandi impianti di produzione energetica sia attraverso l’utilizzo di
combustibili migliori che l’installazione di tecnologie di abbattimento delle emissioni.
Le emissioni sotto la voce industria racchiudono, invece, le quote originate dai processi di
combustione, dai processi produttivi, dall’estrazione/distribuzione combustibili fossili e dall’uso di
solventi. Tra questi un peso preponderante, sul totale di settore, si osserva per la combustione
industriale e per i processi produttivi, con una diminuzione relativa dal 1990 al 2000 per la
combustione industriale ed una crescita di importanza, in termini emissivi, dei processi produttivi.
Anche in questo settore le emissioni si sono ridotte negli anni novanta in conseguenza
dell’applicazione ai grossi impianti di combustione della normativa precedentemente citata.
Il settore terziario e residenziale, che include il riscaldamento nel terziario, residenziale e
agricoltura, presenta come già accennato, dal 1990 al 2000, un incremento delle emissioni di oltre il
40%, dovuto essenzialmente al settore residenziale le cui emissioni aumentano notevolmente in
conseguenza sia di un generale incremento dei consumi energetici. Si deve sottolineare che il
Bilancio Energetico Nazionale pubblicato dal Ministero delle Attività Produttive, che è la fonte
ufficiale di riferimento per tali consumi, riporta solo i dati di biomassa commercializzate
escludendo una parte rilevante dei consumi di biomassa che alcuni studi hanno valutato pari a tre
volte i dati ufficiali. D’altra parte i fattori di emissione della combustione di biomassa nelle stufe e
nei camini domestici sono affetti da una elevata incertezza.
Energia Industria Residenziale e
Trasporti Agricoltura e
Nel settore agricoltura e foreste sono incluse le emissioni da incendi delle foreste, la combustione
dei residui e rifiuti agricoli, l’incenerimento dei rifiuti solidi urbani e le emissioni derivanti
dall’allevamento di suini e avicoli. La variabilità della serie di dati è sostanzialmente dovuta alle
emissioni dagli incendi forestali.
La qualità dell’aria nei centri urbani rappresenta uno dei temi di maggiore criticità ambientale, la
cui causa va ricercata nelle emissioni prodotte dal traffico, dai riscaldamenti domestici e dalle
attività produttive. Attualmente, in corrispondenza delle aree urbane, i trasporti costituiscono, su
base annua, la principale fonte di emissione di inquinanti come ossidi di azoto, composti organici
volatili tra cui benzene, monossido di carbonio, polveri PM, in particolare PM10, e CO2. Questo,
unitamente al fatto che i veicoli emettono praticamente al livello del suolo, li rende le fonti di
impatto più importanti a scala locale. Peculiare è la situazione in Val Padana, dove le condizioni
meteorologiche sono spesso favorevoli alla stagnazione dell’aria: vengono così favoriti i processi di
accumulo degli inquinanti nonché le reazioni chimiche che portano alla formazione di inquinanti
secondari come l’ozono e la componente secondaria del PM10.
A conferma di quanto esposto sopra, si riportano le stime delle emissioni in atmosfera, per gli
inquinanti primari CO, NOx, SO2 e NMVOC (Composti Organici Volatili Non Metanici), nelle città
con popolazione superiore ai 50.000 abitanti (Padova, Rovigo, Treviso, Chioggia, Venezia, Verona
e Vicenza), realizzate a partire dai dati provinciali CORINAIR 1990 e da 46 indicatori statistici
(ISTAT censimento 1991), secondo quanto indicato nelle linee guida della metodologia top-down
della European Topic Centre on Air Emission (ETC/AE) dell'EEA. Le stime non prendono in
considerazione i grandi impianti di combustione (> 50 MW; MW = milioni di watt), in pratica i
grandi impianti industriali e le centrali termoelettriche.
L’elaborazione dei dati relativi ai sette Comuni del Veneto interessati dalla stima, dà un’utile
indicazione circa il peso talvolta assai rilevante dell’inquinamento prodotto dal traffico veicolare
nelle aree urbane (v. Tabella 11).
Tabella 11: inquinanti emessi in atmosfera nelle sette città del Veneto con popolazione maggiore di 50.000 abitanti
(stima CORINAIR, 1990)
Inquinanti emessi:
Totale 70,034 27,134 8,728 2,963
Traffico stradale 65,646 12,753 4,518 563
Traffico stradale / totale 94% 47% 52% 19%
Per quanto concerne i veicoli a motore, due sono le principali tipologie di emissioni in atmosfera:
quelle generate dalla combustione e quelle prodotte dall’evaporazione del carburante, soprattutto
dai veicoli con motore a benzina.
Le emissioni evaporative, che per le città considerate rappresentano una quota pari al 36% delle
emissioni di NMVOC emesse da traffico (circa 4565 tonnellate/anno), sono dovute quasi
esclusivamente alle benzine (con e senza piombo). Esse si manifestano prevalentemente nel periodo
estivo e sono una causa importante della formazione dello smog fotochimico, che si manifesta con
valori di concentrazione in aria molto elevati, soprattutto nelle ore centrali della giornata. I composti
organici volatili, in gran parte idrocarburi, sono emessi nell’atmosfera per evaporazione del
carburante dai serbatoi degli autoveicoli (ma anche dei ciclomotori e motoveicoli), ovvero nel corso
delle consegne alle stazioni di servizio e durante il rifornimento dei veicoli a motore. Emissioni
evaporative si verificano anche durante l’esercizio, ad esempio, dal carburatore.
L’entità e la consistenza del parco veicolare circolante sul territorio regionale e la sua evoluzione
negli anni rappresenta un dato fondamentale per la valutazione dell’inquinamento atmosferico
generato dal trasporto stradale.
I dati elaborati sono stati forniti dall’ACI (Automobile Club d’Italia) e dall’ANCMA (Associazione
Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), quest’ultima relativamente ai soli ciclomotori, e riassumono
la variazione del parco nel triennio 1998-1999-2000.
Di seguito si analizza (Tabella 12) il parco veicolare circolante regionale negli anni 1998-1999-
2000 con la suddivisione in categorie veicolari, si confronta la composizione percentuale del parco
regionale e nazionale nell’anno 2000, successivamente si analizza il parco circolante provinciale e
la variazione percentuale negli anni 1998-1999-2000, infine per ogni categoria veicolare si
rappresenta l’andamento del parco provinciale nel triennio considerato.
Tabella 12: veicoli circolanti nella Regione Veneto negli anni 1998-1999-2000 suddivisi per categoria veicolare
(fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
La Tabella 13 pone a confronto la composizione percentuale del parco veicolare circolante
regionale e nazionale (dato ACI 2000).
Tabella 13: composizione percentuale del parco veicolare circolante nel 2000 in Veneto e in Italia (fonte ACI-
ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
L’analisi del parco circolante provinciale negli anni 1998-2000 evidenzia una maggiore presenza di
veicoli in provincia di Padova (pari al 20% del totale regionale), a seguire Verona e Vicenza (pari
rispettivamente al 19% del totale regionale), Treviso (17% del totale regionale), Venezia (16% del
totale regionale), infine le province di Rovigo e Belluno (rispettivamente il 5% e il 4% del totale
CATEGORIA VEICOLARE Regione Veneto Italia
AUTOVETTURE 67.7 82.5
VEICOLI COMMERCIALI LEGGERI 5.2
VEICOLI COMMERCIALI PESANTI 1.4
BUS E PULLMAN 0.2 0.2
CICLOMOTORI E MOTO 25.5 8.7
TOTALE 100.0 100.0
CATEGORIA VEICOLARE 1998 1999 2000 var 98-99 var 99-2000 var 98-2000
AUTOVETTURE 2.575.070 2.556.860 2.607.337 -1% 2% 1%
VEICOLI COMMERCIALI LEGGERI 223.447 205.715 202.214 -8% -2% -10%
VEICOLI COMMERCIALI PESANTI 94.684 71.576 52.567 -24% -27% -44%
BUS E PULLMAN 6.290 6.629 6.928 5% 5% 10%
CICLOMOTORI E MOTO 857.262 938.555 983.985 9% 5% 15%
TOTALE VENETO 3.756.753 3.779.335 3.853.031 1% 2% 3%
TOTALE ITALIA 38.221.545 39.627.179 40.743.777 4% 3% 7%
La successiva Tabella 14 riporta i valori assoluti della composizione del parco veicolare della
regione Veneto, suddiviso per provincia, e la variazione percentuale nel triennio considerato.
Tabella 14: veicoli circolanti nelle province della Regione Veneto negli anni 1998-1999-2000 (fonte ACI-ANCMA
elaborazione ARPAV-ORAR)
Complessivamente nel triennio 1998-2000 si è verificato un incremento del 4% nel parco veicolare
circolante nelle province di Padova e Rovigo; del 3% nel parco delle province di Treviso, Verona e
Vicenza; dell’1% nel parco della provincia di Venezia; infine nella provincia di Belluno il parco si è
ridotto dell’1%.
Nello stesso periodo l’incremento del parco veicolare nazionale è stato del 6% (calcolato sul totale
delle categorie veicolari).
La Figura 7 scomposta in più immagini seguenti rappresenta l’andamento del parco circolante
provinciale per categoria veicolare (autovetture, commerciali leggere, commerciali pesanti, bus
urbani e interurbani, ciclomotori e moto) , negli anni 1998-2000.
Figura 7: andamento del parco circolante provinciale per categoria veicolare negli anni 1998-1999-2000 (fonte ACI-
Parco circolante Veneto 1998-2000
categoria veicolare: autovetture
PADOVA BELLUNO ROVIGO TREVISO VENEZIA VERONA VICENZA
ANNO PADOVA BELLUNO ROVIGO TREVISO VENEZIA VERONA VICENZA
1998 733.687 167.325 199.747 649.891 591.458 713.101 701.544
1999 744.525 165.956 202.994 644.039 592.375 719.761 709.685
2000 761.425 166.117 206.995 669.828 597.866 731.235 719.565
var 98-99 1% -1% 2% -1% 0% 1% 1%
var 99-2000 2% 0% 2% 4% 1% 2% 1%
var 98-2000 4% -1% 4% 3% 1% 3% 3%
categoria veicolare: commerciali pesanti
categoria veicolare: commerciali leggeri
categoria veicolare: bus urbani e interurbani
L’andamento del parco circolante provinciale negli anni 1998-2000 mostra quanto segue:
categoria veicolare autovetture: in ognuna delle 7 province si nota un aumento del parco
veicolare negli anni 1998-2000, ad eccezione della provincia di Treviso con una diminuzione
del parco tra il 1999 e il 2000. Il parco regionale aumenta dell’1% mentre quello nazionale
aumenta del 4.7%;
categoria veicolare commerciali leggeri: in ognuna delle 7 province si nota una diminuzione
del parco negli anni 1998-2000, ad eccezione della provincia di Treviso con un aumento
dell’1% tra il 1998 e il 1999 e del 6% tra il 1999 e il 2000. Il parco regionale presenta un
decremento del 10% nel triennio considerato, di segno contrario la variazione di quello
nazionale, che vede un aumento dell’8%;
categoria veicolare commerciali pesanti: in ognuna delle 7 province si nota un forte
decremento tra il 1998 e il 2000; complessivamente il parco regionale registra una riduzione
del 44% nel triennio considerato contro una variazione nazionale in positivo del 12% circa;
categoria veicolare bus urbani ed interurbani: in ognuna delle 7 province si nota un
progressivo aumento negli anni 1998-2000 (minimo nella provincia di Belluno) per un
incremento totale (nel triennio) pari al 10% del parco regionale. Nello stesso periodo il parco
nazionale aumenta del 5%;
categoria veicolare ciclomotori e moto: in ognuna delle 7 province si nota un progressivo
aumento negli anni 1998-2000 (molto lieve nelle province di Belluno e Rovigo) per un
incremento totale (nel triennio) pari al 15% del parco regionale. Il dato nazionale vede un
incremento superiore, pari al 17.6%.
Il dato fino a qui presentato sotto forma di parco provinciale è stato successivamente aggregato a
La Tabella 15 pone a confronto la variazione del parco circolante regionale e nazionale, distinto per
categoria veicolare, espresso come variazione percentuale tra gli anni 1998-1999, 1999-2000, 1998-
categoria veicolare: ciclomotori e moto
Tabella 15: variazione percentuale del parco circolante regionale e nazionale per categoria veicolare negli anni
1998-1999-2000 (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
Il parco veicolare circolante è stato successivamente analizzato in funzione dell’anno di
immatricolazione dei veicoli, al fine di definire lo stato di anzianità dei mezzi (ricavato dalla data di
prima immatricolazione) e stabilire l’ammontare dei mezzi conformi ai regolamenti legislativi
europei di riduzione delle emissioni (i cosiddetti veicoli “Euro”).
Si definiscono “conventional” (“convenzionali” o “non catalizzati”) e “non conventional” (“non
convenzionali” o “catalizzati”) le tipologie di veicoli che rispondono ai seguenti criteri:
sono detti “conventional” o “non catalizzati” se immatricolati dal 1900 al 1991 (per i veicoli ad
alimentazione diesel), dal 1900 al 1992 (per i veicoli ad alimentazione a benzina e GPL), dal
1900 al 1998 (per ciclomotori e motoveicoli);
sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “EURO I” se immatricolati
a partire dal 1992 (per i veicoli diesel), dal 1993 (per i veicoli a benzina e GPL);
sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “EURO II” se
immatricolati dal 1997 al 2000 (per i veicoli diesel, GPL e benzina);
sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “EURO III” se veicoli
leggeri immatricolati dal 2001 al 2004 (per alimentazione diesel, GPL e benzina), se veicoli
pesanti immatricolati dal 2001 al 2005;
sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “EURO IV” se veicoli
leggeri immatricolati a partire dal 2005 (per alimentazione diesel, GPL e benzina), se veicoli
pesanti immatricolati dal 2006 al 2008;
sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “EURO V” se veicoli
pesanti immatricolati dopo il 2008;
sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “97/24/EC Stage I” se
ciclomotori o motocicli immatricolati a partire dal 1999;
sono detti “non conventional” o “catalizzati” appartenenti alla classe “97/24/EC Stage II” se
ciclomotori immatricolati dopo il 2001.
Veneto Italia Veneto Italia Veneto Italia
AUTOVETTURE -1% 3.1% 2% 1.7% 1% 4.7%
VEICOLI COMMERCIALI LEGGERI -8% 3.9% -2% 4.4% -10% 8.1%
VEICOLI COMMERCIALI PESANTI -24% 6.4% -26% 6.0% -44% 12%
BUS E PULLMAN 5% 2.6% 5% 2.5% 10% 5%
CICLOMOTORI E MOTO 9% 8% 5% 10.4% 15% 17.6%
TOTALE 1% 4% 2% 3% 3% 2%
var 98-99 var 99-2000
var 98-2000
La Tabella 16 riassume la suddivisione del parco veicolare regionale in convenzionali (non
catalizzati) e catalizzati (Euro I-II), negli anni 1998-1999-2000.
Si può notare una diminuzione della quota di veicoli convenzionali del 15% ed un aumento della
quota di veicoli catalizzati del 45% .
Tabella 16: parco circolante nella Regione Veneto negli anni 1998-1999-2000 suddiviso in convenzionali e
catalizzati (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
Negli ultimi tre anni (Figura 8) si è verificato un parziale rinnovo del parco veicolare circolante
nella Regione Veneto ma la situazione all’anno 2000 vede ancora una quota considerevole di
veicoli non catalizzati, pari al 59% del totale, rispetto ai veicoli catalizzati, pari al rimanente 41%
Figura 8: composizione percentuale del parco circolante nella Regione Veneto negli anni 1998-1999-2000 suddiviso
in convenzionali e catalizzati (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
La composizione percentuale del parco circolante regionale nell’anno 2000, convenzionale e
catalizzato, suddiviso in categorie veicolari, è la seguente:
non catalizzato:
autovetture 53%;
veicoli commerciali leggeri 5%;
veicoli commerciali pesanti 2%;
bus urbani ed interurbani < 1%;
ciclomotori e moto 40%;
suddivisione veicoli in conventional-catalizzati
%tipologiasutotaleparco
CONVENZIONALI CATALIZZATI
29% 35% 41%
71% 65% 59%
TIPOLOGIA 1998 1999 2000 var 98-99 var 99-2000 var 98-2000
CONVENZIONALI 2.660.900 2.442.880 2.263.926 -8% -7% -15%
CATALIZZATI 1.095.853 1.336.455 1.589.105 22% 19% 45%
TOTALE 3.756.753 3.779.335 3.853.031 1% 2% 3%
TIPOLOGIA VEICOLI PARCO REGIONALE
catalizzato:
autovetture 89%;
veicoli commerciali leggeri 6%;
veicoli commerciali pesanti 1%;
ciclomotori e moto 5%.
Figura 9: parco circolante nella Regione Veneto anno 2000, percentuale di veicoli convenzionali e catalizzati per
ogni categoria veicolare (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
Figura 10: parco circolante nella Regione Veneto negli anni 1998-1999-2000 con suddivisione dei veicoli
convenzionali per tipologia (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
suddivisione veicoli convenzionali per tipologia
1998 1999 2000 1998 1999 2000 1998 1999 2000 1998 1999 2000 1998 1999 2000
CICLOMOTORI E MOTO
Parco circolante Veneto 2000
suddivisione veicoli per tipologia
77%72%
AUTO VETTURE VEICO LI
LEG GERI
VEICO LI
BUS E PULLMAN CICLOMOTORI E
%convenzionali/catalizzatisultotale
Figura 11: parco circolante nella Regione Veneto negli anni 1998-1999-2000 con suddivisione dei veicoli catalizzati
per tipologia (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
Dall’analisi del parco circolante nella regione Veneto, suddiviso per singola provincia, si può notare
come ad una progressiva diminuzione di veicoli cosiddetti “convenzionali” (non catalizzati)
corrisponda il seguente aumento di veicoli catalizzati (Euro I-II):
tra il 1998 e il 1999 i veicoli convenzionali diminuiscono dell’8% mentre i catalizzati
aumentano del 22%;
tra il 1999 e il 2000 i veicoli convenzionali diminuiscono del 7% mentre i catalizzati
aumentano del 19%;
complessivamente nel triennio 1998-2000 i veicoli convenzionali diminuiscono del 15% ed i
veicoli catalizzati aumentano del 45%.
Il comportamento degli ultimi tre anni delinea un quadro di potenziale rinnovo del parco circolante
che al 2000 non si è ancora completato: 59% di veicoli convenzionali e 41% di veicoli catalizzati.
E’ attualmente in corso l’elaborazione dei dati relativi al parco veicolare circolante nazionale e
regionale riferiti all’anno 2001 (fonte ACI).
Figura 12: variazione del parco provinciale negli anni 1998-1999-2000 suddiviso per provincia e tipologia,
convenzionale e catalizzato (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
suddivisione veicoli catalizzati per tipologia
suddivisione veicoli per provincia e tipologia
conventional '98 conventional '99 conventional '00
catalizzati '98 catalizzati '99 catalizzati '00
Le province con il numero maggiore di veicoli risultano essere Padova, Verona e Vicenza, di poco
inferiori le province di Treviso e Venezia, infine Rovigo e Belluno.
Nel 1998 la provincia del Veneto con la quota maggiore di veicoli convenzionali (non catalizzati)
nella composizione del parco circolante risulta essere Rovigo (75%), quella con la quota minore è
Belluno (68%). La media regionale è pari al 75%.
Nel 1999 la provincia del Veneto con la quota maggiore di veicoli convenzionali (non catalizzati)
nella composizione del parco circolante è ancora Rovigo (69%), quella con la quota minore è
Belluno (62%), entrambe presentano una riduzione rispetto all’anno precedente. La media regionale
è pari al 65%.
Nel 2000 continua ad essere Rovigo la provincia del Veneto con la quota maggiore di veicoli
convenzionali (non catalizzati) nella composizione del parco circolante (64%), mentre la quota
minore si registra in provincia di Belluno (56%). La media regionale è pari al 59%.
Nell’anno 2000 la quota di veicoli catalizzati o “non convenzionali” è inferiore alla metà dei veicoli
circolanti. Le percentuali maggiori si registrano nelle province di Belluno (44%), Treviso (43%),
Venezia e Verona (entrambe 42%), Padova e Vicenza (entrambe 40%). La quota minore di veicoli
catalizzati si registra in provincia di Rovigo (36%). Il valore medio regionale all’anno 2000 è pari al
Figura 13: composizione percentuale parco circolante nella Regione Veneto 2000, veicoli convenzionali e catalizzati
per provincia (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
Il parco circolante nella regione Veneto è stato analizzato in funzione del tipo di alimentazione dei
veicoli che lo compongono: benzina, gasolio, GPL o metano.
Le tabelle rappresentano:
la variazione del parco regionale complessivo dei veicoli alimentati a benzina/gasolio/GPL-
metano nel triennio1998-2000 (Tabella 17);
la variazione del parco veicolare regionale alimentato a benzina/gasolio/GPL-metano nel
triennio1998-2000, suddiviso per tipologia veicolare (Tabelle 18, 19, 20);
57% 58% 58% 60%
43% 42% 42% 40%
il parco provinciale complessivo dei veicoli alimentati a benzina/gasolio/GPL-metano
nell’anno 2000 (Tabella 21).
Tabella 17: parco circolante nella Regione Veneto negli anni 1998-1999-2000 suddiviso per tipo di alimentazione
Dall’analisi del parco circolante regionale suddiviso per tipo di alimentazione emerge che l’80% dei
veicoli è alimentato a benzina, il 15% è alimentato a gasolio, il rimanente 5% a GPL o metano. Tra
il 1998 e il 2000 una piccola quota del parco è passata dai veicoli alimentati a benzina ai veicoli a
gasolio, generando un incremento del parco veicoli diesel del 9%.
Tabella 18: parco circolante nella Regione Veneto negli anni 1998-1999-2000 suddiviso per tipologia, con
alimentazione a benzina (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
Tutte le categorie veicolari alimentate a benzina subiscono una riduzione nel triennio considerato,
minima per le autovetture ma molto significativa per i veicoli commerciali leggeri e addirittura del
59% per i veicoli commerciali pesanti. Si registra un incremento, rispetto a questo tipo di
alimentazione, esclusivamente per i veicoli a due ruote.
Tabella 19: parco circolante nella Regione Veneto negli anni 1998-1999-2000 suddiviso per tipologia, con
alimentazione a gasolio (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
ALIMENTAZIONE 1998 1999 2000 var 98-99 var 99-2000 var 98-2000
BENZINA 3.006.170 3.032.592 3.048.312 1% 1% 1%
GASOLIO 576.483 574.480 629.757 0% 10% 9%
GPL-METANO 174.100 172.263 174.962 -1% 2% 0%
TIPO DI ALIMENTAZIONE VEICOLI PARCO REGIONALE
AUTOVETTURE 2.128.337 2.076.899 2.049.606 -2% -1% -4%
VEICOLI COMMERCIALI LEGGERI 19.819 16.608 14.413 -16% -13% -27%
VEICOLI COMMERCIALI PESANTI 752 530 308 -30% -42% -59%
BUS E PULLMAN 0 0 0
TOTALE 3.006.170 3.032.592 3.048.312 1% 1% 1%
VEICOLI PARCO REGIONALE A BENZINA PER TIPOLOGIA
AUTOVETTURE 272.632 307.698 382.769 13% 24% 40%
VEICOLI COMMERCIALI LEGGERI 203.628 189.107 187.801 -7% -1% -8%
VEICOLI COMMERCIALI PESANTI 93.932 71.046 52.259 -24% -26% -44%
CICLOMOTORI E MOTO 0 0 0
TOTALE 576.483 574.480 629.757 0% 10% 9%
VEICOLI PARCO REGIONALE A GASOLIO PER TIPOLOGIA
Le autovetture alimentate a gasolio subiscono un incremento del 40% dal 1998 al 2000, al contrario
i veicoli commerciali leggeri e ancor più quelli pesanti registrano una notevole riduzione, per i
mezzi di trasporto pubblico si verifica un aumento del 10%.
Tabella 20: parco circolante nella Regione Veneto negli anni 1998-1999-2000 suddiviso per tipologia, con
alimentazione a GPL-metano (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
I veicoli alimentati a GPL o metano subiscono una riduzione tra il 1998 e il 1999 e un aumento tra il
1999 e il 2000, lasciando immutata la situazione nel triennio.
Tabella 21: parco circolante nella Regione Veneto nell’anno 2000 suddiviso per provincia e per tipo di
alimentazione (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
Nel triennio considerato il parco circolante provinciale con la percentuale maggiore di veicoli
alimentati a benzina è quello relativo alla provincia di Venezia (82% del totale nel 1998, 81% del
totale nel 2000), la percentuale minore si riscontra nel parco della provincia di Rovigo (75% del
totale nel 1998, 73% del totale nel 2000).
Il parco circolante provinciale con la percentuale maggiore di veicoli alimentati a gasolio è quello
relativo alla provincia di Treviso (17% del totale nel 1998, 19% del totale nel 2000), la percentuale
minore si riscontra nel parco della provincia di Venezia (13% del totale nel 1998, 14% del totale nel
Il parco circolante provinciale con la percentuale maggiore di veicoli alimentati a GPL o metano è
quello relativo alla provincia di Rovigo (11% del totale negli anni 1998-2000), la percentuale
minore si presenta nel parco della provincia di Belluno (2% del totale nel 1998 e nel 2000).
AUTOVETTURE 174,100 172,263 174,962 -1% 2% 0%
TOTALE 174,100 172,263 174,962 -1% 2% 0%
VEICOLI PARCO REGIONALE A GPL-METANO PER TIPOLOGIA
ALIMENTAZIONE PADOVA BELLUNO ROVIGO TREVISO VENEZIA VERONA VICENZA
BENZINA 608.730 131.728 151.239 519.648 487.142 572.098 577.419
GASOLIO 116.239 30.862 32.133 124.079 80.833 129.167 116.444
GPL-METANO 36.378 3.512 23.609 26.043 29.852 29.920 25.648
TOTALE 761.347 166.102 206.981 669.770 597.827 731.185 719.511
TIPO DI ALIMENTAZIONE VEICOLI PARCO PROVINCIALE
Figura 14: composizione percentuale parco circolante nella Regione Veneto nell’anno 2000 suddiviso per provincia
e per tipo di alimentazione (fonte ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
Figura 15: variazione percentuale parco circolante provinciale negli anni 1998-2000 per tipo di alimentazione (fonte
ACI-ANCMA elaborazione ARPAV-ORAR)
Nel triennio 1998-2000, in tutte le province del Veneto, si è verificato un aumento percentuale del
parco circolante alimentato a gasolio notevolmente maggiore di quello alimentato a benzina (in
diminuzione peraltro nella provincia di Belluno); la variazione del parco alimentato a GPL-metano
non è omogenea, registrando un incremento a Belluno-Rovigo-Treviso e un decremento a Venezia-
Verona-Vicenza (Figura 15).
suddivisione veicoli per provincia e tipo di alimentazione
80% 79% 73% 78% 81% 78% 80%
19% 14% 18% 16%15%
4% 5% 4% 4%2%5%
BENZINA GASOLIO GPL-METANO
Variazione parco circolante provinciale 1998-2000
per tipo di alimentazione
%variazioneparco
Hospitalist Compensation Re-Examined: Recruitment and Retention of Hospitalists
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