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Timestamp: 2019-03-22 18:03:37+00:00
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La Corte Europea ridà speranza alla Tymošenko: La sua detenzione è arbitraria e illegittimaDiritti Europa
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Posted by: Roberto Federico Proto in Categorie Violazioni CEDU, I diritti in Europa, In evidenza, Libertà e sicurezza 1 maggio 2013
STRASBURGO – Il 30 Aprile 2013 sarà ricordato come una data importante per il popolo ucraino, un giorno in cui passano in secondo piano tutte le accuse, l’illazioni, i complotti politici, le cattiverie che si sono abbattute su colei che è riuscita ad incarnare le speranze di cambiamento di un intero popolo, divenendo il simbolo della Rivoluzione Arancione, e pagando sulla propria pelle e da sola il tentativo di contrastare le logiche di potere e gli intrecci perversi tra politica ed interessi economici, che dominano l’Ucraina. Infatti la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso una sentenza che forse potrà sbloccare la vicenda Tymošenko, conducendola ad una fine diversa.
Ma partiamo dal principio, la storia di Julija Tymošenko inizia da molto lontano. Dopo una laurea in Economia l’ex-Primo Ministro ucraina riuscì a costruire il suo successo e la sua fortuna economica nel settore dell’industria energetica (settore centrale e nevralgico per l’economia ucraina) e diventando in meno di un decennio e soprattutto dopo la privatizzazione di quel settore una delle donne più ricche ed influenti del pianeta, conquistandosi l’appellativo di “principessa del gas”.
Il suo impegno in politica, che segnerà la sua vita per sempre, iniziò nel 1996 quando venne eletta per la prima volta al Parlamento ucraino, dopo che entrò a far parte dell’influente oligarchia degli industriali ucraini. In breve tempo bruciando tutte le tappe assunse incarichi prestigiosi, prima, come presidente della Commissione Economia del Parlamento e, poi, come ministro dell’Energia nel gabinetto del Governo guidato da Viktor Juščenko. Fino a quando la sua ascesa politica venne bruscamente interrotta nel gennaio 2001, a causa delle pressioni degli industriali russi che la costrinsero alle dimissioni. Ma il mese successivo dello stesso anno entrò nelle cronache nazionali a causa del traffico illecito di metano e della falsificazione di atti pubblici che la vedevano coinvolta, e per questo venne arrestata. Ma il suo arresto suscitò numerose proteste da parte dei suoi sostenitori, che mediante numerose manifestazione riuscirono a fare pressioni per liberarla. Secondo la Tymošenko, i documenti erano stati falsificati dal regime di Leonid Kučma, in combutta con gli oligarchi che si opponevano alle riforme di mercato.
Dopo il suo arresto – che celava il tentativo da parte degli oppositori politici e degli oligarchi di neutralizzarla politicamente – subì una svolta politica di 360° che da mera conservatrice la videro in prima linea nella cosiddetta Rivoluzione Arancione, diventando una dei più importante leader dell’opposizione. Cavalcando l’onda delle proteste, la Giovanna d’Arco della Rivoluzione Arancione – come venne in seguito denominata – vinse per la prima volte le Presidenziali del 2005, diventando la prima donna in Ucraina a ricevere l’incarico di formare un esecutivo, che ebbe vita breve. Ma dal 24 Gennaio al 8 Settembre 2005 e dal 18 Dicembre 2007 al 3 Marzo 2010, la leader del partito L’Unione di Tutti gli Ucraini “Patria” esercitò la funzione di primo ministro dell’Ucraina.
Tuttavia nelle ultime Presidenziali – quelle del 2010 – che segnarono l’inizio del suo travaglio giudiziario, la Tymošenko venne battuta dal suo principale oppositore politico Viktor Yanukovich. E proprio durante la presidenza di quest’ultimo, l’11 Aprile 2011, la leader dell’opposizione fu soggetta ad un procedimento penale con l’accusa di abuso di ufficio, per aver indotto le imprese di Naftogaz a firmare un accordo con l’impresa russa Gazprom che prevedeva l’importazione di gas naturale dal territorio ucraino ad un prezzo svantaggioso, che avevano causato notevoli perdite finanziarie per lo Stato ucraino, aggravandone la crisi economica.
La Kyiv Pecherskyy District Court con la sentenza del 11 ottobre 2011 ritenne l’imputata colpevole dei reati a lei ascritti e la condannò a sette anni di reclusione. Tale verdetto venne confermato in tutti i gradi di giudizio, divenendo definitivo il 29 Agosto 2012 con la sentenza della Corte Specializzata Superiore.
Aspetto che ebbe molto risalto all’estero e che suscitò ferme condanne bipartisan dalla comunità internazionale fu la misura cautelare a tempo indeterminato, a cui fu soggetta l’imputata dal 5 Agosto al 30 Dicembre 2011, e le condizioni di detenzione che la turbarono sia fisicamente che psicologicamente, nella piena incuranza dei diritti umani. Tale misura si basava sul fatto che avesse intralciato la giustizia e avesse dimostrato la sua mancanza di rispetto per il giudice K. e coloro che prendevano parte all’audizione. Ma nonostante le innumerevoli lettere da parte di figure di primo piano tra clero, artisti, scrittori, giornalisti e scienziati e la presentazione di una cauzione di un milione di grivna ucraine per chiederne la liberazione, non venne mai concessa.
Questa sentenza è stata molto attesa e caricata d’aspettative, oltre per il rilievo interno ed internazionale che ebbe la vicenda in sé, ma anche per il fatto che il ricorso venne presentato prima della condanna nel’Agosto del 2011. Ricorso in cui la Tymošenko denunciò fermamente le condizioni inumane della detenzione nelle varie carceri in cui è stata collocata e l’inadeguatezza delle cure mediche subite, sollevando la censura dell’art 3 della Convenzione, e in particolare l’illiceità della detenzione che gli venne applicata, lamentando la violazione dell’art 5 della Convenzione. Nel suo ricorso contestò con forza anche l’incompetenza e la mala fede del giudice K e la finalità politica del suo processo e della sua detenzione che erano mossi dall’intento di impedire la sua candidatura alle presidenziale del 28 ottobre 2012, invocando la violazione dell’articolo 18 della Convenzione in combinato disposto con l’articolo 5.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in questa sentenza, ha pertanto dichiarato all’unanimità che l’Ucraina ha violato l’articolo 5 della Convenzione, ritenendo illegittima ed arbitraria la sua detenzione anche a causa della misura cautelare prevista a tempo indeterminato debolmente motivate e del mancato esame dei ricorsi presentati da parte delle corti interne, e dell’articolo 18 della Convenzione in combinato disposto con l’articolo 5 per quanto concerne le finalità che hanno giustificato la misura cautelare. Respinge, infine, con una sottile maggioranza di 3 a 4 la censura più importante e rilevante quella riguardante le condizioni della detenzione nelle carceri in cui è stata internata e dell’inadeguatezza dell cure mediche a cui è stata soggetta, a causa della mancanza di un’indagine interna per far luce sulla vicenda, resa più complessa della mancata cooperazione del ricorrente.
Questa condanna non ha solo un significato simbolico – poiché ridà fiducia e speranza ad un persona che è divenuta da anni bersaglio di attacchi politici, di accuse diffamanti ( come ad esempio l’essere stata la mandante riguardo l’assassinio del parlamentare Yevgen Shcherban e di sua moglie nel 1996) o di procedimenti penali non fortemente motivati – ma soprattutto ha un peso politico, poiché fa venire al pettine troppi nodi non sciolti riguardanti gli oscuri intrecci di potere tra economia ed istituzioni, i complotti e i giri d’affari che si celano dietro i giacimenti energetici tra l’Ucraina e la Russia. E pongono un profondo problema, quello del rispetto dei diritti umani e politici che allontanano e rendono più tortuosa la strada per l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea.
Julija Tymošenko, la Giovanna d’Arco dell’Est dal sito Linea di confine;
La corte di Strasburgo all’Ucraina:”Tymoshenko detenuta illegalmente” dal sito Repubblica.it
Yiulia TymoshenKo sarà curata in ospedale o tornerà in cella? dal sito Dirittieuropa.it
Art 5 CEDU Dean Spielmann Quinta Sezione Ucraina	2013-05-01
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