Source: https://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=21690:cassazione-civile,-sez-2,-17-gennaio-2020,-n-885-verbali-di-violazione-dell-ispettorato-del-lavoro-in-materia-di-controllo-dell-orario-di-lavoro-e-di-osservanza-dei-riposi-dei-dipendenti&catid=16&Itemid=138
Timestamp: 2020-02-21 06:54:16+00:00
Document Index: 61457818

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 19', 'art. 174', 'sentenza ', 'art. 174', 'sentenza ', 'art. 81', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 13']

Con sentenza n. 863/2014 il Giudice di Pace di Vicenza rigettava l'opposizione proposta da S.C. avverso le sanzioni amministrative irrogate dalla Direzione Territoriale del Lavoro di Vicenza congiuntamente alla Polizia Stradale di Vicenza, contenute in verbali di violazione dell'art. 19 L. n. 727/1978 e dell'art. 174, commi 4, 5, 6 e 8 C.d.S., in materia di controllo dell'orario di lavoro e di osservanza dei riposi dei dipendenti.
Avverso la sentenza propone ricorso per cassazione il S.C. sulla base di tre motivi; l'intimato Prefetto di Vicenza non ha svolto difese. La causa proviene dalla adunanza camerale del 21 febbraio 2019.
Il principio che impone di contestare l’infrazione, quando non è possibile farlo immediatamente, entro un preciso termine di decadenza decorrente dall’accertamento, onde consentire la piena esplicazione delle possibilità di difesa dell'interessato, non vale, infatti, a superare il rilievo che la pura constatazione dei fatti nella loro materialità non coincide necessariamente con l'accertamento degli estremi della violazione e che vi sono ambiti nei quali, essendo l'accertamento condizionato da una attività istruttoria e valutativa dei fatti constatati, l'osservanza del termine deve essere individuato secondo le particolarità dei singoli casi (Cass. n. 5467 del 2008; Cass. n. 21171 del 2019).
Particolarità, queste, ritenute ravvisabili in materia di violazioni delle disposizioni previste dall'art. 174 Cod.Strada, rispetto alle quali l’esame dei registri di servizio e dei dischi cronotachigrafi installati sull'autoveicolo è finalizzato all'accertamento del rispetto dei limiti temporali dell'orario di lavoro e risponde, quindi, alla duplice esigenza di garantire la sicurezza della circolazione e di tutelare i lavoratori addetti al settore dell'autotrasporto (Cass. n. 25622 del 2014; Cass. n. 21062 del 2014); e ciò anche in ottemperanza alla normativa comunitaria di cui al Reg. CEE n. 561 del 2006, nonché alle disposizioni della Circolare del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti del 22.7.2011, punto 13 (Cass. n. 4825 del 2018).
1.3. - Sulla scorta di tali principi, il Tribunale ha espressamente rilevato come l'accertamento notificato al ricorrente avesse costituito il culmine di un complesso processo di accertamento dei fogli di registrazione degli apparecchi cronotachigrafi, che aveva avuto inizio in occasione dell'accesso nei locali della società datore di lavoro in data 27.1.2012; ed erano prosegiuti con l'acquisizione di ulteriore documentazione (in particolare altri 93 fogli di registrazione) su richiesta degli ispettori, che ne avevano dato contezza alla società con provvedimento interlocutorio del 18.4.2012, ed a cui la stessa aveva ottemperato in data 3.5.2012.
Il Tribunale ha dunque concluso rilevando come, di conseguenza, il deposito della corposa documentazione aggiuntiva avesse inevitabilmente richiesto in capo alla amministrazione procedente l'utilizzo di un ulteriore periodo di tempo ai fini della sua valutazione per una corretta formulazione della contestazione; sicché il termine di novanta giorni non potesse decorrere dal 27.1.2012 (data dell'accesso presso l'impresa) bensì dal 3.5.2012; e pertanto ravvisando che la notifica al ricorrente in data 27.7.2012, fosse tempestiva. Laddove, per il Tribunale, le deduzioni sollevate dall'appellante (odierno ricorrente) sul presunto tentativo della P.A. di procrastinare i termini per l'espletamento degli accertamenti, con la predetta richiesta di documentazione aggiuntiva, erano rimaste, allo stato, indimostrate dovendosi ritenerle non fondate, (sentenza impugnata, pagina 3).
Compito della Cassazione non è quello di condividere o meno la ricostruzione dei fatti contenuta nella decisione impugnata, né quello di procedere ad una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, al fine di sovrapporre la propria valutazione a quella compiuta dal giudice del merito (Cass. n. 3267 del 2008), dovendo invece il giudice di legittimità limitarsi a controllare se costui abbia dato conto delle ragioni della sua decisione e se il ragionamento probatorio si sia mantenuto entro i limiti del ragionevole e del plausibile; ciò che nel caso di specie è dato riscontrare (cfr. Cass. n. 9275 del 2018).
D'altronde, il ricorrente non ha altrimenti specificato l'assunto sotteso alla censura, relativo alla effettiva conseguenza (nel contesto normativo) di un concreto minor grado di garanzia nel procedimento di cui alla legge n. 689 del 1981, rispetto a quello della legge n. 241 del 1990, che non è dato ravvisare. Né, peraltro, pur denunciando la violazione di norme sul procedimento amministrativo, egli non indica quale apporto avrebbe potuto dare la sua partecipazione al procedimento amministrativo e, soprattutto, se il suo intervento avrebbe, con ragionevole certezza, determinato l'adozione di un provvedimento diverso da quello adottato dalla PA
3.2. - Questa Corte ha ripetutamente affermato che in
tema di sanzioni amministrative, allorché siano poste in essere inequivocabilmente più condotte realizzatrici della medesima violazione, non è applicabile in via analogica l’istituto della continuazione di cui all'art. 81, secondo comma, cod. pen., ma esclusivamente quello del concorso formale, in quanto espressamente previsto dall'art. 8 della legge 24 novembre 1981, n. 689, il quale richiede l'unicità dell'azione od omissione produttiva della pluralità di violazioni (Cass. n. 26434 del 2014; conf. Cass. n. 10890 del 2018). Laddove, poi, la disciplina stabilita dal citato art. 8 non subisce deroghe neppure in base alla successiva previsione di cui aN'art. 8-bis della medesima legge, che, salve le ipotesi eccezionali del secondo comma, ha escluso, sussistendo determinati presupposti, la computabilità delle violazioni amministrative successive alla prima solo al fine di rendere inoperanti le ulteriori conseguenze sanzionatone della reiterazione (Cass. n. 10890 del 2018, cit.).
La Corte rigetta il ricorso. Ex art. 13, co. 1 -quater, d.P.R. n. 115/2002 sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del co. 1 -bis dello stesso art. 13, se dovuto.