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Timestamp: 2020-07-13 06:12:21+00:00
Document Index: 127774580

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 52', 'art. 640', 'art. 1219', 'art. 51', 'art. 52']

Art. 51 codice del consumo - Requisiti formali per i contratti a distanza - Brocardi.it
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Articolo 51 Codice del consumo
Dispositivo dell'art. 51 Codice del consumo
2. Se un contratto a distanza che deve essere concluso con mezzi elettronici impone al consumatore l'obbligo di pagare, il professionista gli comunica in modo chiaro ed evidente le informazioni di cui all'articolo 49, comma 1, lettere a), e), q) ed r), direttamente prima che il consumatore inoltri l'ordine. Il professionista garantisce che, al momento di inoltrare l'ordine, il consumatore riconosca espressamente che l'ordine implica l'obbligo di pagare. Se l'inoltro dell'ordine implica di azionare un pulsante o una funzione analoga, il pulsante o la funzione analoga riportano in modo facilmente leggibile soltanto le parole “ordine con obbligo di pagare” o una formulazione corrispondente inequivocabile indicante che l'inoltro dell'ordine implica l'obbligo di pagare il professionista. Se il professionista non osserva il presente comma, il consumatore non è vincolato dal contratto o dall'ordine.
relative all'articolo 51 Codice del consumo
Norma di riferimento: Articolo 51 Codice del consumo - Requisiti formali per i contratti a distanza | Quesito Q201821728
R. G. chiede
giovedì 12/07/2018 - Liguria
“Buongiorno. È mia intenzione querelare Vodafone e chiedere un risarcimento economico a fronte del suo comportamento durante e dopo due contatti telefonici con i quali si configurava la stipula di un contratto di servizio telefonico ed internet a mezzo fibra ottica ad alta velocità presso il domicilio del querelante. In dettaglio dopo la prima telefonata intercorsa con l’operatrice Vodafone in cui venivano registrati i dati personali e le caratteristiche del servizio offerto venivo contattato dal servizio qualità della Vodafone il cui operatore mi rassicurava sul fatto che le registrazioni telefoniche costituivano un “precontratto” e che per la stipula vera e propria avrei avuto modo di vedere l’intero contratto in forma di file pdf.
Tuttavia, non credendo all’operatore, ho deciso di rininunciare alla stipula del contratto in oggetto ed il giorno successivo alle telefonate ho inviato al Servizio Clienti Vodafone la raccomandata AR per il RECESSO dall’eventuale contratto in essere, se così inteso e perfezionato unilateralmente da parte Vodafone.
Nella stessa missiva richiedevo di non spedirmi la power station (modem router) e diffidavo Vodafone dall’operare il distacco della mia linea dall’allora gestore Telecom come conseguenza della portabilità del numero telefonico.
Dopo qualche giorno dalle registrazioni telefoniche e dall’invio della raccomandata Vodafone mi ha inviato per email il contratto in pdf che io avrei dovuto visionare preliminarmente alle registrazioni e contente clausole tra cui le penali non immaginabili al momento della registrazione. Va anche precisato che Vodafone non mi aveva avvisato che la registrazione costituiva per loro la stipula del contratto anzi aveva affermato che le registrazioni costituivano un precontratto ( parole testuali).
Nonostante la diffida circa 20 giorni dopo la raccomandata di recesso e nonostante avessi restituito la power station arrivata nel frattempo nonostante il mio diniego Vodafone ha disattivato la linea Telecom privandomi del servizio a me preziosissimo per molteplici utilizzi intensivi che sono stati interrotti con danno irreparabile.
Concludendo, la condotta ingannevole di Vodafone e l’avere ignorato la esplicita e motivata volontà di non allacciare alcun legame e l’avere ignorato la esplicita diffida dall’appropriarsi della mia (TELECOM) linea, unitamente al danno a me arrecato costituiscono valido motivo di querela e di domanda risarcitoria. Scopo della presente richiesta di consulenza è quella di indicare con precisione gli articoli ed i commi di legge c.p e c.c. violati da inserire nella formulazione della querela.
Ringrazio anticipatamente della sicura costruttiva collaborazione.”
Consulenza legale i 14/07/2018
Dal punto di vista normativo, occorre in primo luogo tenere presente quanto previsto dall’art. 51 del Codice del Consumo così come modificato dal D.Lgs 21 febbraio 2014, n. 21 che ha dato attuazione alla direttiva 2011/83/UE.
Tale norma prevede che quando un professionista (nel nostro caso, la Vodafone) telefona al consumatore al fine di concludere un contratto a distanza, all'inizio della conversazione con il consumatore deve rivelare - tra l’altro - la sua identità, lo scopo commerciale della chiamata e l'informativa relativa al registro delle opposizioni.
Il professionista deve poi fornire al consumatore la conferma del contratto concluso su un “mezzo durevole” (quindi anche una e-mail). L’art. 51 prevede espressamente che “il consumatore è vincolato solo dopo aver firmato l'offerta o dopo averla accettata per iscritto.”
Il relativo diritto di recesso è esercitabile dal consumatore entro un periodo di quattordici giorni senza necessità di fornire alcuna motivazione (art. 52 del Codice del Consumo).
Ciò premesso, nel caso in esame, quanto riferito dal secondo operatore telefonico è in un certo senso vero: infatti, come si è appena specificato, il consumatore è vincolato solo a seguito di accettazione scritta del contratto.
Dunque, la scorrettezza della Vodafone non è stata la trasmissione del contratto in .pdf via mail successivamente alla telefonata (come testè evidenziato, si tratta di un obbligo di legge a carico della compagnia telefonica) ma l'esecuzione di tale contratto nonostante la mancata accettazione per iscritto e nonostante l’immediato recesso esercitato dal consumatore a mezzo lettera raccomandata a/r.
Tuttavia, a differenza di quanto sostenuto nel quesito, non ravvisiamo nella presente fattispecie gli estremi per una querela.
Infatti, la condotta di Vodafone integra sicuramente una violazione del codice del consumo ed una eventuale responsabilità per danni; ma non ha posto in essere alcun reato.
Riteniamo infatti non si possa nemmeno parlare di truffa contrattuale (art. 640 c.p.) dal momento che non si ravvisano gli “artifizi e raggiri” richiesti dalla norma penale per l’integrazione del reato.
Le due telefonate effettuate dalla compagnia sono sicuramente consentite dal legislatore, come è consentito (anzi, è dovuto) l’invio della copia del contratto scritto per la successiva sottoscrizione da parte del consumatore.
Neppure può parlarsi di una sorta di “furto” o "appropriazione indebita" della linea telefonica Telecom da parte di Vodafone: infatti, in caso di portabilità, il vecchio operatore non può staccare la linea fino a che questa non sia stata attivata da parte del nuovo gestore, proprio per garantire la continuità del servizio. Riguardo tale aspetto, riteniamo possa esservi infatti una responsabilità a carico di entrambe le compagnie.
Ciò posto, anziché sporgere querela, suggeriamo di inviare quanto prima una lettera raccomandata a/r di messa in mora ai sensi dell’art. 1219 c.c. (magari anticipata via fax o, meglio ancora, inviare direttamente una pec) sia a Vodafone che a Telecom, oltre che per conoscenza all’Agcom, allegando copia della precedente raccomandata di recesso, intimando il ripristino immediato dell’utenza telefonica illegittimamente staccata in palese violazione del codice del consumo (in particolare, dell’art. 51) in quanto non è stato sottoscritto alcun contratto con Vodafone ed essendo stato altresì esercitato immediatamente il diritto di recesso come previsto dall’art. 52 del Codice del Consumo, con riserva espressa di richiesta di risarcimento per tutti i danni subiti e subendi (con riserva di quantificarli all’esito del ripristino dell’utenza).
Inoltre, suggeriamo di inviare anche apposita segnalazione/denuncia all’Agcom per attivare eventuale procedura sanzionatoria a carico della compagnia telefonica che ha agito in violazione del codice del consumo.
Da ultimo, per inciso, ricordiamo che per chiedere un risarcimento non è sufficiente un inadempimento dell'altra parte contrattuale ma occorre anche dare prova dell'effettivo danno subito.