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Timestamp: 2019-11-12 09:34:28+00:00
Document Index: 176800214

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 31', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 2']

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Misure Regionali Urgenti per il Diritto alla Famiglia
da admin_affido » 19/05/2015, 15:03
RICHIESTE URGENTI ALLE REGIONI CENTRO-MERIDIONALI PER LA TUTELA DEL DIRITTO DEI BAMBINI AD AVERE UNA FAMIGLIA (inviate alle regioni il 24.04.2015)
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Associazione Famiglie per l'Accoglienza, Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie, Coordinamento Nazionale Comunità per Minori, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Federazione Progetto Famiglia
1. IL DOVERE DI GARANTIRE LA CRESCITA IN UNA FAMIGLIA
Da più di trent’anni la legislazione italiana sancisce il diritto dei bambini e dei ragazzi ad avere una famiglia. Diritto corrispondente innanzitutto al dovere del servizio pubblico di sostenere le famiglie in crisi, evitando il sorgere o l’incancrenirsi di situazioni di grave disagio per i figli. Quando poi, nonostante gli aiuti, il contesto familiare risultasse gravemente inadeguato, il servizio pubblico ha il dovere di intervenire per assicurare a bambini e ragazzi la possibilità di crescere in un altro contesto familiare. Le alternative in questo caso sono tre: due di carattere temporaneo, a cui ricorrere quando la difficoltà familiare può essere superata o si presenta non del tutto compromessa: l’affidamento ad una famiglia e, ove questo non fosse possibile, l’inserimento in una comunità di tipo familiare. La terza opzione, di natura definitiva, mirante a dare a bambini e ragazzi una nuova famiglia: l’adozione.
2. UN BILANCIO A TINTE SCURE, SOPRATUTTO AL CENTRO-SUD
Ciò premesso, occorre rilevare che questo sistema di tutela del diritto a crescere in famiglia mostra numerose, e a volte gravi, falle. Difficoltà e carenze evidenziate sia dagli ultimi dati governativi sui quasi trentamila bambini e ragazzi in affidamento e in comunità, che dall’esperienze sul campo di tanti operatori e associazioni che quotidianamente “fronteggiano” migliaia di situazioni familiari in crisi in cui i bambini e i ragazzi crescono sperimentando carenze, solitudine e disorientamento.
I dati diffusi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali relativi ai bambini e ragazzi che vivono fuori dalla propria famiglia, mettono in evidenza una situazione di grave ritardo che le Regioni del Centro-Sud Italia hanno nel campo della tutela del diritto dei bambini e ragazzi alla famiglia: frammentarietà di molti interventi di accoglienza; elevata incidenza degli allontanamenti coatti disposti dai Tribunali per i Minorenni, rispetto a quelli attivati dai Servizi Sociali in accordo con le famiglie di bambini e ragazzi; forte incidenza dei provvedimenti d’urgenza, che evidenzia la difficoltà di monitoraggio e di prevenzione del disagio familiare e minorile; importante percentuale degli affidamenti residenziali di lunga durata, spesso dovuti al ridotto lavoro di recupero della famiglia di origine e alla conseguente impossibilità per i bambini e ragazzi di rientrare nella loro famiglia.
3. IL RUOLO DELLE REGIONI
Nell’arco dei trent’anni di attuazione della legislazione nazionale in materia di tutela minorile si è evidenziato quanto la capacità di garantire il diritto a crescere in una famiglia dipenda molto dalle scelte dei decisori locali, in particolari dei comuni, singoli o associati. La facoltà di orientare tali scelte verso l’attivazione di interventi e servizi stabili, adeguati e continuativi, è in gran parte di competenza delle Regioni. In particolare la riforma del titolo V della Costituzione ha assegnato alle Regioni una specifica potestà legislativa in materia sociale e quindi anche nel campo dei servizi di sostegno, protezione e accoglienza per i bambini, i ragazzi e le famiglie.
4. LA PETIZIONE ALLE REGIONI “FUORI FAMIGLIA” (www.dirittoallafamiglia.it)
Nel 2013 circa quaranta enti e associazioni di vari luoghi d'Italia, riuniti in Comitato, hanno deciso di avviare una campagna di raccolta firme, denominata "Una firma per donare futuro", per chiedere alle Amministrazioni Regionali, ed in particolare a quelle del Centro-Sud (Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia, Abruzzo e Molise), un rinnovato impegno nella costruzione di un valido sistema di servizi di sostegno alle famiglie e di protezione dell’infanzia. Un sistema che, guidato dal pubblico e realizzato in integrazione con il privato sociale e il volontariato, ribadisca la centralità del diritto di bambini e ragazzi a crescere in famiglia e assicuri la presenza di adeguati servizi, interventi e progetti. La petizione, lanciata nel corso del 2013, ha raccolto quasi 5.000 firme, consegnate in due tranche alla Conferenza permanente delle Regioni e delle Province Autonome.
5. CINQUE PROPOSTE "IMMEDIATAMENTE CANTIERABILI" DALLE REGIONI DEL CENTRO-SUD
La Petizione ha suscitato l'attenzione di parte dei decisori regionali, del mondo dell'associazionismo e dei servizi. Nel corso degli ultimi mesi alcune associazioni e reti nazionali (Progetto Famiglia, ANFAA, CNCA, CNCM, Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII, Ass. Famiglie per l'Accoglienza) hanno individuato cinque proposte urgenti e "immediatamente cantierabili" cioè ritenute attivabili in tempi brevi e con sforzi istituzionali, organizzativi ed economici sostenibili.
Tali proposte sono:
1) SOSTEGNI ALLE ADOZIONI DIFFICILI. Previsione dell'obbligo per i comuni di erogazione e facilitazione dell'accesso a sostegni (economici, sociali, psicopedagogici e psicoterapeutici) alle famiglie che adottano minori disabili e/o con disagio psicorelazionale o di età superiore ai 12 anni
2) ACCOMPAGNAMENTO ALL'AUTONOMIA DEI NEOMAGGIORENNI IN USCITA DA PERCORSI DI TUTELA. Istituzione di un fondo nazionale e regionale stabili nel tempo per il sostegno all'autonomia dei neomaggiorenni ex affidati impegnati nella frequentazione di percorsi di formazione professionale o nella attuazione di un progetto di start-up di una nuova attività, fino al compimento del 25esimo anno di età.
3) CERTEZZA DEI CONTRIBUTI ECONOMICI E DELLE COPERTURE ASSICURATIVE AGLI AFFIDATARI
Obbligo o meccanismi di stimolo per gli enti gestori degli interventi assistenziali (comuni, consorzi di comuni, ecc...), affinché eroghino un contributo economico agli affidatari, svincolato dal loro reddito; il relativo importo deve essere stabilito in relazione alle condizioni dell’affidato e comunque non deve essere inferiore all'80% della pensione minima INPS. È altresì obbligatoria la stipula di idonea polizza assicurativa.
4) SVILUPPO DELLA PRATICA DEGLI "AFFIDAMENTI PONTE" DEI BAMBINI PICCOLISSIMI. Istituzione di un fondo regionale che rimborsi i Comuni per il costo dei contributi per l'affidamento familiare dei bambini di età inferiore o pari a tre anni. Inserimento del tema dello sviluppo dell'affidamento dei bambini piccolissimi tra le finalità del Tavolo Regionale di cui al punto 5.
5) TAVOLI REGIONALI SULL'AFFIDO FAMILIARE. Istituzione da parte delle singole Regioni di un Tavolo regionale sull'affido familiare, con il coinvolgimento anche dei servizi affidi territoriali, delle autorità giudiziarie minorili e delle associazioni di affidatari, finalizzato all’applicazione sul territorio delle Linee di indirizzo nazionali per l’affidamento familiare.
6. DALLE "IPOTESI GENERALI" ALLE PROPOSTE SPECIFICHE PER CIASCUNA REGIONE
In data 24/04/2015 le cinque proposte sono state inviate alle Regioni come "ipotesi generali" sulle quali sviluppare un percorso di confronto. Ogni contesto territoriale è infatti connotato da differenti specificità, punti di forza e di debolezza, che richiedono la formulazione di proposte ad hoc per ciascuna regione.
Al fine di allargare il confronto e giungere all'elaborazione di adeguate richieste specifiche per ciascuna regione, le cinque proposte sono state inviate anche all'attenzione dei:
- Garanti Regionali per l'Infanzia e l'Adolescenza delle regioni del Centro-Sud;
- Tribunali per i Minorenni e delle Procure minorili del Centro-Sud;
- di una platea qualificata di esperti ed operatori dei servizi pubblici, del settore no-profit, del mondo accademico.
Le proposte sono infine state messe a disposizione di chiunque fosse interessato ad esprimere pareri, mediante la pubblicazione delle stesse in alcuni siti web, la diffusione tramite newsletter, la presentazione in eventi pubblici.
7. LABORATORIO ONLINE DI CONFRONTO (SUL FORUM NAZIONALE DI CONFRONTO TRA OPERATORI ED ESPERTI DELL'AFFIDAMENTO FAMILIARE - www.affidofamiliare.it)
Al fine di facilitare lo scambio di proposte, pareri, suggerimenti è stato attivato - in seno al forum www.affidofamiliare.it - un laboratorio online di confronto.
Questo, insieme a quanto emergerà da taluni incontri nazionali e/o regionali di confronto, porterà alla definizione, per step progressivi di confronto e sintesi, delle proposte specifiche da presentare a ciascuna regione centro-meridionale.
8. PRESENTAZIONE FORMALE DELLE PROPOSTE SPECIFICHE
Al termine del percorso di confronto ed elaborazione (che potrà svilupparsi anche con tempi diversi nelle varie regioni), gli enti promotori della presente iniziativa consegneranno formalmente le proposte alle singole Amministrazioni Regionali. Gli enti, le organizzazioni, i singoli operatori ed esperti, che avranno partecipato ai confronti e che avranno condiviso i contenuti finali inseriti nelle proposte specifiche, saranno invitati a firmarle, al fine di referenziare in modo autorevole le proposte stesse.
9. SEGRETERIA DEL PERCORSO
La segreteria generale del percorso è curata dalla Federazione Progetto Famiglia nella persona del presidente, dr. Marco Giordano (marcogiordano@progettofamiglia.org).
Re: Misure Regionali Urgenti per il Diritto alla Famiglia
da admin_affido » 19/05/2015, 15:36
SINTESI dei LAVORI del WORKSHOP del 15 maggio 2015
(a cura del dr. Giovanni Tagliaferri, CNCM)
Il gruppo era composto nella sua maggior parte da assistenti sociali e da qualche operatore del terzo settore.
Tutti hanno aderito con entusiasmo alle proposte "immediatamente cantierabili" presentate alle Regioni del Centro-Sud qui di seguito elencate:
1) Sostegni alle adozioni difficili
2) Accompagnamento all'autonomia dei neomaggiorenni in uscita da percorsi di tutela
4) Sviluppo della pratica degli "affidamenti ponte" dei bambini piccolissimi
5) Tavoli regionali sull'affido familiare
In merito alle sopraindicate proposte è stato discusso di come il tavolo di cui al punti 5 debba essere orientato non solo all’affido familiare ma al disagio familiare complessivo includendo tutte le situazione che interessano i minori fuori famiglia, più volte è stato ribadito di quanto affido familiare e collocamento in comunità siano misure complementari e mai antagoniste di come ciò che è davvero importante è la relazione giusta per quel specifico minore, che a volte è la famiglia, altre volte un contesto educativo diverso.
È stato sottolineato anche l’importanza della formazione delle famiglia affidatarie e di come vengono seguite nel post-affidamento e nel post-adozione.
La discussione ha evidenziato anche le grandi difficoltà che affrontano i servizi sociali nel loro operato, in particolare è stato sottolineato:
• Modelli Welfare troppo differenti da comune a comune, da ambito ad ambito, in territori vicini si trovano spesso servizi ed approcci al Welfare completamente
differenti, è necessario uniformare il modello su base prima regionale e poi nazionale in base anche alle esigenze territoriali.
• Servizi troppo spesso a tempo determinato ed a volte le stesse assistenti sociali precarie con contratti che vanno avanti a singhiozzo, questo determina una
difficoltà anche nel seguire con continuità gli utenti.
da admin_affido » 19/05/2015, 15:38
NOTA della REGIONE LAZIO (dr. Antonio Mazzarotto) del 13 maggio 2015
Come ti ho anticipato in occasione del nostro ultimo incontro, non riuscirò ad essere presente al convegno nazionale, mio malgrado, per motivi personali che non posso procrastinare.
Ritengo uno stimolo importante per la nostra azione i vostri contributi, in particolare quelli contenuti nelle “richieste urgenti”.
Per il nostro territorio regionale, ritengo che la priorità sia effettivamente quella di promuovere delle concrete azioni di prevenzione degli allontanamenti e di promozione di ogni forma di prossimità familiare al nucleo vulnerabile e al bambino bisognoso di tutela.
Insieme alle associazioni di famiglie, ai servizi e al Tribunale dei minorenni, metteremo in campo già dalle prossime settimane un lavoro organico ed ambizioso orientato in tal senso, ed in particolare vorremmo arrivare alla definizione di un piano con obiettivi precisi e misurabili di riduzione degli allontanamenti, e miglioramento della appropriatezza delle forme di tutela attivate nei casi in cui la prevenzione non sia stata sufficiente.
Agiremo rigorosamente in modo partecipativo, non solo con le associazioni, ma anche con i servizi territoriali e la magistratura, attraverso un luogo permanente di confronto e monitoraggio.
Auguro a te e a tutti voi il pieno successo della iniziativa e auspico di avere presto nuove occasioni di confronto diretto
da admin_affido » 19/05/2015, 15:53
NOTA della REGIONE CAMPANIA (dr.ssa Rosanna Romano) del 14 maggio 2015
Vi ringrazio per l'invito a questo convegno, che nella regione più giovane d’Italia si propone di trattare una tematica di grande rilevanza.
La necessità di riflettere sulle problematiche dell’accoglienza e della prevenzione dell’allontanamento dei minorenni, così come Voi state da tempo facendo, promuovendo pratiche significative, è condivisa dalla Direzione Generale per le Politiche Sociali della della Regione Campania.
Le politiche regionali sono sempre state orientate dalla necessità di favorire il benessere del minore e la sua crescita psico-fisica, puntando prioritariamente al sostegno del sistema famiglia, intesa come luogo di relazioni fondamentali e significative per la formazione e l'identità.
Favorire la famiglia significa, evidentemente, prevenire i suoi disagi, che a causa della crisi economica la rende spesso vulnerabile, in particolar modo se numerosa o monoparentale, ed ancor più se oltre ad avere in carico figli minori deve occuparsi anche di anziani e/o disabili.
L’indirizzo consolidato della Regione Campania è la promozione di interventi che privilegiano un approccio sistemico, che vede coinvolte le molteplici professionalità presenti nel sistema di welfare, e che quindi si sostanzia nell’intervento di equipe multidisciplinari di professionisti, in grado di coinvolgere attivamente i bambini e le loro famiglie.
Perché si realizzi compiutamente la necessaria presa in carico del sistema famiglia è quindi opportuno che vengano messe in campo azioni volte non soltanto al mero sostegno economico, ma capaci di ridurre significativamente i rischi di allontanamento del bambino o del ragazzo dalla famiglia, e/o di rendere l’allontanamento, quando necessario, un’azione fortemente limitata nel tempo facilitando i processi di riunificazione familiare.
Nel nomenclatore regionale sono previsti una pluralità di interventi territoriali, domiciliari, semiresidenziali e residenziali, che consentono agli Ambiti Territoriali di strutturare un’offerta di servizi in grado di soddisfare i bisogni complessi dei bambini/e campani e delle loro famiglie.
Perché l’infanzia e l’adolescenza possano essere tappe di una crescita armoniosa è però necessario che tutti gli attori del welfare campano siano coinvolti continuativamente in una riflessione condivisa e in pratiche in grado di soddisfare pienamente le esigenze del loro percorso educativo.
In Campania, come in molte altre regioni del sud Italia, il numero di bambini/e e ragazzi/e in affido familiare è ancora inferiore al numero di coloro che sono accolti nelle strutture residenziali, la cui permanenza troppo spesso è maggiore di quanto stabilito dalla normativa vigente.
Da qui emerge la necessità di ripensare le strategie per l’accoglienza, riconoscendo l’importante ruolo svolto dalle comunità di accoglienza in questi anni, ma al contempo promuovendo un confronto permanente tra tutti gli attori (Regione Campania, Ambiti territoriali, educative residenziali, Autorità giudiziaria minorile, Centro giustizia minorile, ASL, scuole, etc.) affinché, così come previsto nel Piano Sociale Regionale 2013-2015, si possa:
-	individuare risposte innovative ai bisogni dei minori, affinché sia garantito il “diritto del minore di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia”;
-	ridurre i tempi degli interventi residenziali, migliorandone la qualità e offrendo risposte efficienti ed efficaci ai bisogni sempre più differenziati;
-	incentivare l'affido familiare, riducendo così il numero dei minori accolti nelle strutture residenziali.
La Regione Campania guarda con grande attenzione a tutte le iniziative che si producono sui territori e senz’altro le riflessioni e le proposte che scaturiranno dai lavori di questo importante convegno di studi saranno utilissimi spunti per la redazione del prossimo Piano Sociale Regionale.
da admin_affido » 19/05/2015, 15:59
NOTA della REGIONE SICILIANA (dr. Alberto Pulizzi) del 14 maggio 2015
Oggetto: richiesta di misure regionali urgenti per il diritto dei bambini alla famiglia.
Si rappresenta che le procedure a carico degli operatori dei servizi territoriali inerenti l'Adozione internazionale in Sicilia sono state definite attraverso l'emanazione
delle seguenti n.3 direttive:
1. La Direttiva Interassessoriale Famiglia-Sanità nn. 1274/905 del Giugno 2000 che ha individuato gli operatori facenti parte delle equipe adozioni e stabilito una
differenziazione fra competenze sociali a carico degli assistenti sociali dei Comuni, e competenze psicologiche attribuite agli psicologi delle Aziende USL (che in Sicilia
effettuano prestazioni di tipo sanitario) anticipando il tema dell'integrazione sociosanitaria successivamente definito dalla 328.
2. La Direttiva Interassessoriale Famiglia-Sanità nn. 2763/709 del Luglio 2002 di integrazione alla direttiva giugno 2000 che ha definito le competenze degli operatori
nell'ambito della valutazione e proposto un modello di Protocollo d'Intesa fra i Servizi territoriali, oltre ad istituire il Nucleo Operativo Regionale, un organismo
tecnico di supporto a Comuni e Aziende USL per la stipula dei protocolli d'intesa e più in generale per i rapporti fra le istituzioni.
3. La Direttiva Interassessoriale Famiglia-Sanità nn. 578/2643 del Luglio 2004 che ha fornito indicazioni per 1' omologazione delle procedure di informazione/formazione
per le aspiranti coppie adottive e per 1' omologazione delle procedure di valutazione attraverso la proposta di uno Schema di relazione. La circolare inoltre contiene
indicazioni utili all'organizzazione dei servizi per il post adozione in quanto prevede occuparsi della informazione/formazione delle aspiranti coppie adottive e della
presa in carico nel post adozione siano operatori diversi da quelli che effettuano le procedure di valutazione.
Nel 2001 è stato istituito un Coordinamento Regionale per le Adozioni Internazionali attraverso un Protocollo d'Intesa Regionale fra Assessorato Famiglia,
Assessorato Sanità, Tribunali per i Minorenni Siciliani, Enti Autorizzati. Il protocollo è stato Revisionato nel 2004 con l'inserimento del M.I.U.R che ha tracciato le linee di
indirizzo per il post adozione con l'assunzione di compiti specifici da parte di tutti gli attori.
Con D.A. n. 833 del 31 marzo 2004 e D.A. n. 790 del 15 marzo 2006 questo Assessorato alla Famiglia ha decretato il parziale rimborso delle spese sostenute dalle famiglie che hanno adottato minori all'estero ed i criteri per l'accesso ai benefici ciò in applicazione dell'Art. 7 comma I, della legge regionale 10/2003. Al fine di promuovere l'istituto dell'adozione internazionale (legge 476/98), con la riduzione ed il superamento degli ostacoli in ordine economico, l'Assessore della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie Locali, concede contributi fino al 50% delle spese sostenute dalla famiglia adottiva per l'espletamento delle procedure relative all'adozione internazionale, sulla base alcuni criteri.
Il contributo spetta a condizione che l'Indicatore Situazione Economica (I.S.E.E.) equivalente del nucleo familiare, computato secondo le disposizioni di cui al Decreto L.vo
n. 109 del 31 marzo1998 e del Regolamento attuativo approvato con D.P.C.M. n. 221 del 07 maggio 1999 e successive modifiche ed integrazioni viene fissato nella misura
1) 50% delle spese sostenute per condizioni economiche ISEE sino a 20.000,00 euro;
2) 40% delle spese sostenute per condizioni economiche ISEE sino a 26.000,00 euro;
3) 30% delle spese sostenute per condizioni economiche ISEE superiori a 26.000,00 euro.
Il contributo è dovuto per la parte eccedente l'importo delle spese sostenute per l'adozione internazionale detratto dalla dichiarazione dei redditi, e certificato solo ed
esclusivamente dall'Ente Autorizzato, in base a quanto previsto dall'art. 10, comma 1 lettera 1-bis del TU. delle imposte sui redditi approvato con Decreto del Presidente della Repubblica il 22 dicembre n. 917 (vedi L. 476 art. 31 - comma 3 - lettera O).
L'affidamento familiare è disciplinato principalmente dalla legge 184/83 successivamente modificata dalla legge 149/01 che recita all'art. 2 "// minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, nonostante gli interventi di sostegno e aiuto disposti ai sensi dell'articolo 1, è affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in grado di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno" Per "ambiente familiare idoneo" si intende anche la famiglia allargata comprendendo anche i parenti.
La stessa legge 149/01 all'art. 5 stabilisce che "Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie competenze e nei limiti delle disponibilità finanziarie dei rispettivi bilanci, intervengono con misure di sostegno e di aiuto economico in favore della famiglia affidataria";
La Regione Siciliana, Dipartimento della Famiglia e delle Politiche Sociali, ha sostenuto, sotto il profilo organizzativo, un processo di inquadramento ed accompagnamento dell'azione dei Servizi territoriali per l'Affido attraverso l'emanazione di una direttiva interassessoriale tra Assessorato Regionale Famiglia (Prot. n. 320 del 17/02/2005) e Assessorato Sanità (Prot. n. 410 del 28.02.2005) e di un Regolamento tipo (DA n. 481 del 28.02.2005) in cui sono stati individuati i destinatari, gli obiettivi, l'integrazione dei soggetti e delle competenze, le responsabilità dei Servizi verso i protagonisti dell'Affido.
Con i predetti atti si è voluto individuare il Comune competente all'erogazione del contributo economico ai nuclei familiari affidatari di un minore indipendentemente dal reddito posseduto rapportabile ad una quota pari almeno a € 400,00 da definire annualmente in base alle variazioni ISTAT sul costo della vita. Può essere prevista anche l'erogazione di contributi straordinari, in relazione a bisogni o situazioni particolari e specifiche (presenza di bambini disabili, situazione di grave disagio, affidi plurimi, etc). Il Comune provvede anche alla stipula della polizza di assicurazione che garantisca il minore affidato e gli affidatari da possibili rischi che sopravvengano al minore o che egli stesso provochi nel corso dell'affidamento.
Tra le direttive emanate dalla Regione Sicilia si segnala anche la Direttiva Interassessoriale (Prot. n. 1737/3899 del 2003) indirizzata ai Comuni ed alle AUSL per la
costituzione ed il funzionamento dei Centri Affido distrettuali. Punto di convergenza dell'attività inerente l'affido è il Centro Affidi, polo di riferimento sovra comunale con sede nel Comune Capofila corrispondente a quello in cui ha sede il distretto socio-sanitario.
Esso svolge funzioni di promozione e di gestione dell'attività con supporto dei servizi sociali di base, al fine di agevolare il ricorso all'affidamento familiare.
A seguito dell'emanazione di detta direttiva a causa di difficoltà operative riscontrate in seno agli Enti Locali sulla interpretazione ed applicazione della normativa vigente in materia di affidamento familiare, questo Assessorato al fine di centralizzare e monitorare un raccordo multidisciplinare interistituzionale permanente fra i soggetti che
interagiscono nel settore dell'affidamento per sostenere una interpretazione normativa omogenea a livello regionale, con D.A. n. 2692 del 27.11.2009 ha istituito il Coordinamento Regionale sull'affidamento familiare composto da esperti provenienti da Tribunali per i Minorenni, Responsabili dei Centri Affido delle quattro Province sedi dei TM, AUSL, ANCI, Assessorato regionale della famiglia ecc. e con il compito di:
- Mappatura delle risorse esistenti (CAD, Servizi, Operatori Assegnati);
- Raccolta e monitoraggio dati sui minori in affidamento familiare e sulle risorse;
- Rilevazione delle modalità di funzionamento dei Centri e Servizi già attivati:
^ Consulenza agli Enti Locali sulla costituzione dei CAD, sulle attività di servizio sul territorio, sulla promozione dell'istituto dell'Affido familiare, sulla formazione degli
operatori, nonché su specifiche problematiche inerenti l'affidamento familiare:
- Definizione delle responsabilità nel processo dell'affidamento familiare;
- Elaborazione di direttive, linee guida e circolari esplicative;
- Definizione di buone prassi anche relativamente alla gestione delle problematiche delle famiglie d'origine dei minori;
- Promozione di iniziative volte a costituire tavoli di confronto tra i CAD che ricadono sul medesimo territorio provinciale;
- Promozione di iniziative volte a favorire la stipula di protocolli d'intesa, accordi di programma e protocolli operativi fra istituzioni e/o Associazioni del privato sociale coinvolti dell'affido familiare;
- Sostegno alle azioni di promozione della cultura dell'accoglienza;
- Promozione di iniziative di formazione e aggiornamento degli operatori;
- Promozione di iniziative volte a favorire la possibilità di avvalersi di risorse familiari esterne all'ambito comunale per l'affidamento dei minori.
Al riguardo, si rappresenta che questo Assessorato sta provvedendo con carattere d'urgenza alla costituzione di un nuovo Organo, necessario per una definitiva risoluzione
delle problematiche riguardanti l'affido stante le difficoltà riscontrate sulla interpretazione ed applicazione della normativa in materia che attualmente persistono.
da admin_affido » 19/05/2015, 16:06
NOTA del Garante per l'Infanzia e l'Adolscenza della Regione Puglia (dr.ssa Rosy Paparella) dell'11 maggio 2015
oggetto: osservazioni sulle richieste urgenti alle Regioni Centro-Meridionali per la
tutela del diritto dei bambini ad avere una famiglia.
Esprimo il mio personale apprezzamento per il lavoro di analisi e di proposta che, da
tempo, le Associazioni e le reti stanno conducendo nell'ottica di rafforzare il sistema di
tutela dei bambini in particolare rispetto al diritto a una famiglia, e, in prospettiva
dell'iniziativa der 15 maggio, cui per impegni concomitanti non potrò partecipare, vi
consegno alcune osservazioni sulla situazione della Regione Puglia, come mi derivano
dall'attività dell'Ufficio Garante.
Tra le cinque richieste con carattere di urgenza, a partire dale segnalazioni che mi sono
giunte anche di recente, quelle che nella mia esperienza rappresentano bisogni e criticità
diffuse sono legate aila necessità di sostegno alle adozioni difficili, e alla questione,
delicatissima, dei neomaggiorenni.
Sia per i minori con disabilità che per le numerose situazioni in cui è manifesto un disagio
psicologico anche grave risulta estremamente difficoltosa I'individuazione di famiglie
disponibili all'adozione, e in ogni caso è precario il sistema di sostegno, economico e
nell'accesso a servizi. Capitolo assai delicato rimane quello delle adozioni internazionali,
che, ancora troppo di frequente, si traducono in adozioni difficili, quando non in fallimenti
La Regione Puglia ha adottato nell'aprile 2013 le proprie Linee guida sulle adozioni, ma,
trattandosi di atto di indirizzo e pertanto non vincolante nei confronti degli enti locali e delle
amministrazioni sanitarie la loro applicazione, che prevedeva un prolungato periodo di
sostegno posladottivo, risulta ancora scarsamente diffusa in molti territori regionali.
ll CRAD, coordinamento regionale per le Adozioni e costituito dai rappresentanti della
Regione Puglia, del Tribunale per i Minorenni, dell'Ufficio Scolastico Regionale, dalle Asl,
dell'ordine degli Psicologi e dell'ordine degli Assistenti Sociali, degli Enti Autorizzati, dell'
Associazione A.N.F.A.A., dell'ANCl, dell'upl e dal Garante dei diritti dell'infanzia e
dell'adolescenza avrebbe dovuto avere, tra le altre, funzioni di monitoraggio sta risultando
di difficile attivazione.
Peraltro, e vengo a un'altra delle priorità, andrebbe ripreso anche il tavolo regionale
sull'Affido, anche in considerazione dell'esigenza che ho raccolto da parte del Tribunale
per iMinorenni di Bari, il cui Presidente segnala le gravi difficoltà nell'aprire percorsi di
affido che potrebbero rappresentare una corretta alternativa all'istituzionaliz zaztone Der
esempio per bambini le cui famiglie vivono difficoltà contingenti.
A proposito di affido intendo verificare la disponibilità della Regione a sostenere la pratica
degli "Affidamenti Ponte" attraverso I'istituzione di un apposito fondo regionale.
Rispetto ai neo maggiorenni in uscita dai percorsi di tutela ho più volte sensibilizzato
I'amministrazione regionale circa il rischio, talmente concreto che in un solo grorno mi
sono state segnalate due situazioni analoghe, che il sistema dei diritti, e i percorsi di
accompagnamento alla formazione e all,autonomia vengano bruscamente interrotri.
In particolare voglio qui ricordare che, dopo la sicilia la puglia è la Regione con ir più alto
numero di presenze di Minori Stranieri soli, nei cui confronti la drastica interruzione delle
tutele al raggiungimento del 18" anno giunge del tutto intempestivamente in quanto nella
gran parte dei casi si tratta di ragazzi arrivati in ltalia tra i 16 e i i7 anni.
Pertanto, nella misura in cui il mio ruolo lo consente intendo sostenere le proposte da Voi
strutturate, e in particolare per quanto concerne le priorità da me indicate per il territorio
pugliese rendere ancora più efficace e significativa la già consolidata collaborazione con
l'Assessorato Regionale al Welfare.
Porgo cordiali saluti, con I'augurio che quella del giorno 15 rappresenti un'occasione di
confronto costruttivo e concreto.
da admin_affido » 19/05/2015, 16:09
NOTA del Tribunale per i Minorenni di Catania (presidente Maria Francesca Pricoco) del 12 maggio 2015
Oggetto : richieste urgenti alle Regioni Centro-Meridionali per la tutela del diritto dei bambini ad avere una famiglia .
Siamo tutti d’accordo nel ritenere che il riconoscimento dei diritti dei figli richiede un sistema dell’amministrazione delle risorse pubbliche e dei servizi improntato alla tutela e al sostegno delle relazioni familiari e alla salvaguardia del nucleo d’origine quale luogo primario degli affetti e dell’accompagnamento educativo , in applicazione dell’art. 1 della legge n. 184 del 1983 e ss.
Le proposte “immediatamente cantierabili” dalle Regioni del centro-sud avanzate dal Progetto Famiglia mi trovano assolutamente d’accordo e dall’osservatorio del tribunale minorile che oggi rappresento aggiungo alcune estemporanee considerazioni e proposte che in seguito potrò meglio articolare ed arricchire anche con una diretta riflessione con il vostro gruppo.
Nel territorio di competenza del Tribunale per i minorenni di Catania l’aspetto primario sopra indicato del riconoscimento della tutela delle persone di età minore è fortemente minacciato da una difficile condizione del contesto ambientale : caratterizzato da povertà, dispersione scolastica, aggregazione da parte di gruppi devianti, anche appartenenti alla criminalità organizzata, e da una solitudine esistenziale ed un disagio che riguarda diffusamente ambienti urbani e periferici e famiglie eterogenee sia per cultura che per il livello sociale d’appartenenza .
Il primo intervento che in questa situazione mi sembra necessario richiedere alle regioni centro-meridionali è quello della previsione di interventi di educativa territoriale ed ambientale volti ad un confronto ed un sostegno concreto e quotidiano nella cura ed educazione dei figli ed ha una salvaguardia della vita di relazione familiare, allo stato, fortemente in crisi .
Oltre a questo, al fine di ridurre le decisioni di separazione dei minori dal nucleo d’origine ed in particolare di quelli molto piccoli , è importante potenziare i luoghi di accoglienza per madre e figli ed in alcuni casi dell’intero nucleo familiare in difficoltà nelle situazioni in cui sussistono buone risorse personali ed affettive nonché capacità di recupero .
La salvaguardia dei figli impone , altresì, una rinnovata cultura dell’affidamento familiare sia parentale che eterofamiliare che, per quanto riguarda i bambini più piccoli, deve ritenersi assolutamente preferenziale per previsione di legge ( v. art. 2 della legge n. 184 del 1983 e ss. ) .
Oltre a ciò in ciascun comune devono essere creati luoghi adeguati per gli incontri protetti tra i genitori ed i figli momentaneamente allontanati dal nucleo, se pure per gravi motivi, in attesa che vengano approfondite le ragioni della protezione attuata e al fine di rispettare i legami comunque esistenti e coltivati dai minori, che potrebbero ricevere ulteriore danno da una brusca interruzione dei rapporti.
Mi sembra, poi, non più procrastinabile l’opportunità di prevedere nell’ambito sanitario delle equipe dedicate all’osservazione specialistica delle relazioni familiari al fine di garantire il diretto confronto tra specialisti dell’area infantile ( npi ) e quelli dell’area adulti ( servizio di psicologia o dsm ) e rendere operativo anche il ruolo dei consultori familiari per le attività di mediazione e di sostegno alla genitorialità.
Sotto il profilo normativo dovrebbe anche prevedersi con una legge regionale ( in Sicilia la legge risale all’anno 1986) una chiarificazione del ruolo assegnato al servizio sociale territoriale affidatario del minore tutelato e ai poteri conseguenti anche riguardo all’opera di coordinamento delle informazioni ed alle prerogative nei confronti dei genitori .
Concludo questa breve nota ritenendo che, al momento , anche per gli operatori della giustizia minorile, sia assolutamente prioritario migliorare la fase operativa e di aiuto alla famiglia d’origine e garantire risorse, strumenti e soluzioni concrete per consentire a genitori deboli, confusi e disorientati ed in difficoltà una occasione di effettivo recupero e assunzione di responsabilità .
Accanto a questo potenziamento tutte le altre iniziative dovrebbero riguardare la creazione di un sistema di accoglienza, di protezione e salvaguardia nonché di riconoscimento del diritto del figlio a crescere ed essere educato in una valida famiglia (in affidamento o adozione a seconda del suo bisogno) quando la propria non sia in condizioni di farlo per cui occorre disporne l’allontanamento definitivo dal nucleo d’origine .
Occuparsi dei figli e pensare al loro futuro è oggi più che mai una grande responsabilità da cui dipende la possibilità di creare quella speciale ricchezza che soltanto la Persona, e non i beni materiali, può assicurare ad una società che aspira alla evoluzione e alla civilizzazione dei rapporti di convivenza.
Vi auguro buon lavoro e a presto
da admin_affido » 19/05/2015, 16:12
Nota della dr.ssa Flora Randazzo, presidente f.f. del Tribunale per i Minorenni di Palermo
Buongiorno, ho ricevuto il materiale inviato al Tribunale per i minorenni di Palermo, del quale sono attualmente Presidente f.f., e ne sono rimasta favorevolmente colpita.
Particolarmente interessante è la proposta di sostegno all'autonomia degli ultradiciottenni, giacchè, come è noto, nelle regioni del sud sono ancora molti i ragazzi che una volta dimessi dalle strutture comunitarie rimangono privi di riferimenti e risorse, così come è assai utile l'attivazione di tavoli regionali sull'affido, che è un tema che mi sta molto a cuore e sul quale peraltro conto di organizzare un convegno, nella veste di segretaria della sezione di Palermo dell'a.i.m.m.f..
Dunque, in entrambe le mie attuali funzioni, mi rendo disponibile per partecipare ad un tavolo di discussione che possa fungere da stimolo alla attività degli organi politico/amministrativi, che ovviamente è necessaria ed indispensabile per portare avanti iniziative del genere.
da admin_affido » 19/05/2015, 16:18
NOTA dell'Associazione INSIEME di Roma (dr.ssa Maria Grazia Viganò) del 2 maggio 2015
Sono Maria Grazia Viganò dell’Associazione Insieme per l’affidamento familiare e l’aiuto ai minori di Roma, famiglia affidataria dal 1988 e famiglia residente, per 17 anni, nella Casa-famiglia La Tenda per minori 0-6 anni gestita dall’Associazione.
Intervengo sul tema “Misure regionali urgenti per la tutela del diritto alla famiglia (approfondimento e dibattito sulle proposte elaborate dalla cordata: CNCM, CNCA, ANFAA, Famiglie per l'Accoglienza, Progetto Famiglia, Papa Giovanni XXIII)” perchè il dato riportato nel documento del Tavolo Nazionale Affido sui minori in affidamento e in comunità (al 31.12.2012), ossia l’aumento della contrazione del numero totale dei minori fuori della propria famiglia, ha avuto un riscontro palpabile nella nostra esperienza sia di casa-famiglia che di Associazione.
Negli ultimi anni infatti, dopo la costituzione di un Tavolo di Lavoro che nel 2005 aveva prodotto un Protocollo di Intesa tra Comune di Roma e Organismi del Privato Sociale (IL PROCESSO DI AFFIDAMENTO FAMILIARE: L’INDISPENSABILE E PROFICUA COLLABORAZIONE FRA PUBBLICO E PRIVATO) abbiamo verificato che delle 30 famiglie formate in tre anni nel quadrante ovest romano, con percorsi di formazione (progettati con la formula del Protocollo, quindi con la collaborazione pubblico-privato) solo due diventate famiglie affidatarie. Sicuramente la motivazione di impossibilità della creazione di abbinamenti compatibili è una causa di tale dato di realtà ma una concausa rilevante è stata la ridotta capacità di intervento del sistema di tutela minorile, causata dalla progressiva contrazione delle risorse impiegate nel welfare.
Vorrei però, in questa sede, dare risalto al punto che riguarda lo SVILUPPO DELLA PRATICA DEGLI "AFFIDAMENTI PONTE" DEI BAMBINI PICCOLISSIMI
La realtà romana ha preso in considerazione questo tema solo proponendo corsi di formazione per operatori del sociale, pubblico e privato (a cui ho partecipato anch’io, nei primi anni 2000), invitando a parlare le realtà già operative in tal senso (Servizio Sociale del Comune di Genova e Torino) ma non ha mai avuto un vero riscontro operativo.
Il Comune di Roma sul tema specifico ha assunto, da sempre una politica opposta allo sviluppo della pratica degli "affidamenti ponte" dei bambini piccolissimi. Già nel lontano 1996, quando io e mio marito aprimmo la casa-famiglia La Tenda per minori 0-3 anni, il Comune di Roma decise di sviluppare un progetto di casa-famiglia per bambini piccolissimi e diede l’appalto ad una cooperativa con operatori turnanti che, naturalmente aveva una corsia preferenziale rispetto all’inserimento di un neonato.
Un dato importante che mette in luce questo politica è che nei 17 di vita del La Tenda sono passati 75 bambini di cui solo 20 piccolissimi inviati dal Comune di Roma, l’accesso avveniva tramite segnalazioni di Comuni limitrofi o dall’ente Provincia di Roma.
Quando nel 2002 le competenze sui minori, non riconosciuti da un genitore, dalla Provincia di Roma sono passate al Comune di Roma questo decise di investire fondi per ristrutturare un’ala dello stabile dove già era presente la struttura suddetta e allargare l’accoglienza fino ad un numero di 20 bambini.
Era quello il tempo in cui già si parlava di progetti alternativi, dell’affido di neonati, ma le scelte del Comune di Roma confermavano la non volontà di percorrere quelle strade. Nel 2012 il Dipartimento alle Politiche Sociali organizzò un gruppo di lavoro e di studio tra le case-famiglia predisposte all’accoglienza dei neonati. Io partecipai alla prima parte (perché poi a giugno chiudemmo la nostra esperienza). Già a quel tempo si propose di formare un gruppo che lavorasse sulla possibilità di formulare un progetto di “affido neonati” (come quello già sperimentato e collaudato nel Comune di Torino) ma ci furono molte posizioni contrarie e si concluse con un nulla di fatto.
Credo che sia giunto il momento di cambiare rotta, ritengo fondamentale e improrogabile l’istituzione, da parte della Regione Lazio, di un Tavolo regionale sull'affido familiare, con il coinvolgimento anche dei servizi affidi territoriali, delle autorità giudiziarie minorili e delle associazioni di affidatari, finalizzato all’applicazione sul territorio delle Linee di indirizzo nazionali per l’affidamento familiare e dove si gettino le basi per lo sviluppo della pratica degli "affidamenti ponte" dei bambini piccolissimi.
da admin_affido » 19/05/2015, 16:20
NOTA del Coord. CARE (dr.ssa Patrizia Salentino)
A proposito di affido e famiglie ponte ...
Perchè un albero continui a crescere e fiorire devono intervenire delle specializzate”cellule ponte”... ovvero cellule forti che si raggruppano e proteggono il punto in cui, su ogni ramo, il legno più vecchio e robusto incontra il nuovo vulnerabile germoglio, il luogo in cui la tenera gemma …. lentamente sboccerà. Le cellule ponte agiscono come legami cruciali tra ciò che è e ciò che deve ancora essere. Quando i “germogli” e i fiori sono sbocciati, queste cellule ponte specializzate si trasferiscono nel successivo punto in cui è prossima la fioritura.
(da C.P.Estés La danza delle grandi madri)
Al sud, in Puglia, a Taranto siamo in ritardo...Dai dati emerge evidente che troppi e (spesso) troppo a lungo bambini e ragazzi permangono nelle strutture di accoglienza. Una situazione inaccettabile soprattutto per i bambini piccolissimi. Infatti, nelle nostre realtà le risposte ai bisogni di cura e di accudimento dei bambini e dei ragazzi, quando la famiglia di origine non ce la fa, sono nella maggioranza dei casi purtroppo univoci . Occorrerebbe un approccio non “ideologico” nella ricerca di soluzioni e spostare l'asse dell'attenzione: occorre trovare le risposte migliori per questi bambini.
•	Quali strade percorrere :
- identificare e concordare protocolli di buone prassi di intervento con servizi e istituzioni
-Diffondere una cultura della genitorialità diffusa, inclusiva, a “braccia aperte”: informare, sensibilizzare, la comunità allargata e le istituzioni sui temi dell'affido e dell'adozione.
-Essere promotori, interlocutori più forti, innovatori sociali presso Servizi e Istituzioni. Certo, creare Tavoli regionali sull'affido familiare permetterebbe un lavoro più diffuso, favorirebbe una conoscenza delle realtà associative attive sul tema nei vari territori, dato che spesso esse risultano scollegate tra loro e a volte non note ai servizi stessi.
-Rendere concreto e diffondere l'affiancamento familiare: “dare una famiglia ad una famiglia”, una strada che stiamo iniziando a Taranto ( Progetto Rete Gens a Taranto- Puglia Capitale Sociale )
•	Come percorrerle: una delle risposte possibili è l'associazionismo familiare e le reti di Associazioni.
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