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Timestamp: 2019-07-19 14:59:34+00:00
Document Index: 74812005

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'in fine']

5-04628 Damiano: Interventi in materia di sicurezza sul lavoro ... 163
ALLEGATO 1 (Testo della risposta) ... 173
5-04629 Paladini: Problematiche relative al contratto di apprendistato ... 164
ALLEGATO 2 (Testo della risposta) ... 176
5-04630 Poli: Situazione occupazionale nel sito industriale di Piombino ... 164
ALLEGATO 3 (Testo della risposta) ... 177
Documento di economia e finanza 2011. Doc. LVII, n. 4 (Parere alla V Commissione) (Esame e rinvio) ... 165
Sull'ordine dei lavori ... 170
Disposizioni in materia di totalizzazione dei periodi assicurativi e di estensione del diritto alla pensione supplementare. C. 3871 Gnecchi e C. 4260 Cazzola (Seguito dell'esame e rinvio - Nomina di un Comitato ristretto) ... 172
Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, concernenti il sostegno alla maternità e l'introduzione del congedo di paternità obbligatorio. C. 2618 Mosca, C. 3023 Saltamartini, C. 15 Brugger, C. 2413 Caparini, C. 2672 Calabria, C. 2829 Jannone, C. 2993 Reguzzoni, C. 3534 Donadi, C. 3815 Golfo (Seguito dell'esame e rinvio) ... 172
ALLEGATO 4 (Proposta di testo unificato delle proposte di legge elaborata dal Comitato ristretto) ... 178
XI Commissione - Resoconto di martedì 19 aprile 2011
Martedì 19 aprile 2011. - Presidenza del presidente Silvano MOFFA. - Interviene il sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento, Laura Ravetto.
Silvano MOFFA, presidente, ricorda che, ai sensi dell'articolo 135-ter, comma 5, del Regolamento, la pubblicità delle sedute per lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata è assicurata anche attraverso l'impianto audiovisivo a circuito chiuso. Ne dispone, pertanto, l'attivazione.
5-04628 Damiano: Interventi in materia di sicurezza sul lavoro.
Antonio BOCCUZZI (PD), cofirmatario dell'interrogazione in titolo, ne illustra il contenuto, facendo notare che la recentissima sentenza relativa alla tragedia verificatasi nel dicembre del 2007 alla ThyssenKrupp di Torino impone ora il ripristino del quadro sanzionatorio previsto
originariamente dal decreto legislativo n. 81 del 2008 - successivamente modificato dal Governo in carica con il decreto legislativo correttivo n. 106 del 2009 - nonché il completamento del processo di attuazione del richiamato testo unico in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Il sottosegretario Laura RAVETTO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).
Antonio BOCCUZZI (PD), pur condividendo la necessità di porre la prevenzione come elemento centrale di un'azione politica a tutela della sicurezza sui luoghi di lavoro, ritiene importante anche rafforzare il regime sanzionatorio attualmente previsto dalla legge, precisando che ciò non risponde ad un intento persecutorio nei confronti delle aziende, ma ad un semplice spirito di giustizia secondo il quale vanno severamente puniti coloro che, violando la normativa vigente, mettono in serio pericolo l'incolumità dei lavoratori. Nell'osservare che la linea di azione del Governo in carica, tesa ad un affievolimento delle sanzioni a carico dei datori di lavoro, è stata smentita dalla richiamata sentenza pronunciata sul caso della ThyssenKrupp, segnala la necessità di rafforzare le tutele della sicurezza dei lavoratori, sia accelerando i tempi per l'attuazione definitiva del decreto legislativo n. 81 del 2008, sia rafforzando gli organismi preposti allo svolgimento dei controlli ispettivi, tenuto conto che gli ultimi tragici accadimenti verificatisi in Sardegna hanno testimoniato ancora una volta l'inefficacia dell'apparato legislativo e amministrativo attualmente esistente.
5-04629 Paladini: Problematiche relative al contratto di apprendistato.
Giovanni PALADINI (IdV) illustra l'interrogazione in titolo, chiedendo al Governo di fornire informazioni circa le concrete modalità di applicazione dell'apprendistato, al fine di valutarne la reale capacità di raggiungere le finalità di formazione per le quali è stato istituito.
Il sottosegretario Laura RAVETTO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 2).
Giovanni PALADINI (IdV), nel giudicare interessanti taluni degli elementi di conoscenza offerti nella sua risposta dal rappresentante del Governo, auspica che venga mantenuto alto il livello di attenzione sull'impiego del contratto di apprendistato, attraverso un monitoraggio costante delle sue modalità di applicazione. Fa notare, in proposito, che il contratto di apprendistato, concedendo ai datori di lavoro che se ne avvalgono indubbi vantaggi fiscali e contributivi, potrebbe prestarsi a un utilizzo distorto e non pienamente rispondente alla propria natura, sia per quanto concerne l'inquadramento del lavoratore sia per quanto riguarda il superamento dei limiti di età previsti dalla legge. Si augura, in conclusione, che l'Esecutivo passi dalle parole ai fatti, facendo seguito ai propositi annunciati in tale campo (da ultimo nel DEF, attualmente all'esame della Camera).
5-04630 Poli: Situazione occupazionale nel sito industriale di Piombino.
Nedo Lorenzo POLI (UdC) illustra l'interrogazione in titolo, chiedendo al Governo quali urgenti iniziative intenda porre in essere al fine di assicurare la salvaguarda occupazionale e la tutela dei lavoratori coinvolti nella crisi dell'importante polo siderurgico di Piombino.
Il sottosegretario Laura RAVETTO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 3).
Nedo Lorenzo POLI (UdC), nel ringraziare il rappresentante del Governo per la risposta fornita, auspica che il Governo possa continuare a monitorare la situazione descritta nell'interrogazione, al fine di individuare una soluzione positiva che
tuteli i lavoratori interessati e favorisca il processo di ristrutturazione di un sito industriale fondamentale per il rilancio produttivo del territorio toscano, oltre che per la ripresa economica del Paese. Dichiara che continuerà a seguire gli sviluppi della vicenda, anche attraverso un'interlocuzione diretta con i rappresentanti del dicastero dello sviluppo economico, per verificare che agli impegni assunti dal Governo seguano fatti concreti.
Silvano MOFFA, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata all'ordine del giorno.
Silvano MOFFA, presidente e relatore, avverte preliminarmente che, in relazione all'esame in sede consultiva del Documento di economia e finanza 2011, l'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi ha convenuto, nella riunione del 13 aprile scorso, di svolgere il dibattito di carattere generale nella giornata odierna e nella seduta antimeridiana di domani; considerato che il termine per l'espressione del parere da parte delle Commissioni in sede consultiva è fissato per il prossimo 21 aprile, la deliberazione di competenza della Commissione dovrebbe avere luogo nella stessa giornata di domani, fatta salva l'eventuale possibilità di prevedere - ove consentito in base all'andamento dei lavori parlamentari - il differimento della votazione del parere sul Documento, secondo modalità da definire nell'ambito della prossima riunione dell'ufficio di presidenza.
Silvano MOFFA, presidente e relatore, osserva che il Documento di economia e finanza (DEF), all'esame della Commissione, è stato predisposto in attuazione dell'articolo 2 della legge 7 aprile 2011, n. 39, che ha previsto la presentazione alle Camere, da parte del Governo, entro il 10 aprile di ogni anno, del Documento di economia e finanza (DEF), in sostituzione dei precedenti strumenti (ossia il Documento di programmazione economico-finanziaria e, nel 2010, la Decisione di finanza pubblica). Al riguardo, intende brevemente ricordare che la recente introduzione, a livello comunitario, di moduli decisionali ed operativi tesi a favorire un più intenso coordinamento ex ante delle politiche economiche e di bilancio degli Stati membri della UE e una più stretta sorveglianza in campo fiscale e macro-economico, ha condotto, sul versante nazionale, ad una complessiva riscrittura delle procedure di bilancio nazionale; in tale ambito, il Documento di economia e finanza diviene il principale strumento della programmazione economico finanziaria, che ricomprende il Programma di stabilità e il Programma nazionale di riforma, documenti, questi ultimi, che dovranno essere presentati al Consiglio dell'Unione europea e alla Commissione europea entro il 30 aprile.
Fa notare che il DEF si articola in tre sezioni: la prima sezione espone lo schema del Programma di stabilità, che dovrà contenere tutti gli elementi e le informazioni richiesti dai regolamenti dell'Unione europea e, in particolare, dal nuovo Codice di condotta sull'attuazione del patto di stabilità e crescita, con specifico riferimento
agli obiettivi da conseguire per accelerare la riduzione del debito pubblico; la seconda sezione contiene una serie di dati e informazioni che il Governo era in passato tenuto a fornire nell'ambito della Relazione sull'economia e la finanza pubblica e, in misura minore, nella Decisione di finanza pubblica (in questa sezione è previsto che siano individuate regole generali sull'evoluzione della spesa delle amministrazioni pubbliche, in linea con l'esigenza, evidenziata in sede europea, di individuare forme efficaci di controllo dell'andamento della spesa pubblica, anche attraverso la fissazione di tetti di spesa); la terza sezione reca, infine, lo schema del Programma Nazionale di riforma (PNR), recante gli elementi e le informazioni previsti dai regolamenti dell'Unione europea e dalle specifiche linee guida per tale Programma. Fa presente che il PNR, che costituisce la più rilevante novità del DEF, è un documento strategico che, in coerenza con il Programma di Stabilità, definisce gli interventi da adottare per il raggiungimento degli obiettivi nazionali di crescita, produttività, occupazione e sostenibilità delineati dalla nuova Strategia «Europa 2020». Rileva che in tale ambito sono indicati: lo stato di avanzamento delle riforme avviate, con indicazione dell'eventuale scostamento tra i risultati previsti e quelli conseguiti; le priorità del Paese, con le principali riforme da attuare, i tempi previsti per la loro attuazione e la compatibilità con gli obiettivi programmatici indicati nel Programma di stabilità; gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività; i prevedibili effetti delle riforme proposte in termini di crescita dell'economia, di rafforzamento della competitività del sistema economico e di aumento dell'occupazione.
Per quanto concerne il quadro macroeconomico e gli aspetti generali del Documento, segnala tra i dati di maggiore rilievo i seguenti: un incremento (in termini reali) del PIL pari all'1,1 per cento nel 2011, all'1,3 per cento nel 2012, all'1,5 per cento nel 2013 e al 1,6 per cento nel 2014; un valore del tasso di disoccupazione pari all'8,4 per cento per il 2011, all'8,3 per cento per il 2012, all'8,2 per cento per il 2013 e all'8,1 per cento per il 2014; un tasso di occupazione pari al 57,1 per cento nel 2011, al 57,5 per cento nel 2012, al 57,9 per cento nel 2013 e al 58,4 per cento nel 2014; un tasso di inflazione programmata pari all'1,5 per cento per ciascuno degli anni 2011-2014; il conseguimento dell'obiettivo di ricondurre l'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni al di sotto del 3 per cento del PIL entro il 2012 (il tasso previsto è pari al 3,9 per cento per il 2011, al 2,7 per cento per il 2012, all'1,5 per cento per il 2013 e allo 0,2 per cento per il 2014).
Passando, quindi, ai profili di più immediato interesse della XI Commissione, ritiene che si debba fare riferimento alla terza sezione del Documento, recante il Programma nazionale di riforma e, in particolare, ai paragrafi II e V, relativi, rispettivamente, alle tematiche del lavoro e delle pensioni.
Per quanto concerne il mercato del lavoro, osserva che il Documento fornisce in primo luogo una serie di dati relativi agli effetti della crisi e alle tendenze in atto nei mesi più recenti; nel 2010 l'occupazione ha registrato una contrazione dello 0,7 per cento, che ha interessato soprattutto il settore dell'industria, mentre il tasso di disoccupazione si è collocato all'8,4 per cento; nei primi mesi del 2011 il mercato del lavoro sarebbe caratterizzato da un moderato recupero, con una crescita degli occupati dello 0,3 per cento; il tasso di disoccupazione si stabilizzerebbe, invece, all'8,4 per cento, per poi ridursi gradualmente all'8,1 per cento nel 2014. Sottolinea che un fattore che incide negativamente sulla competitività internazionale del Paese è invece l'andamento del costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP), che ha subito nel corso degli ultimi 3 anni un incremento (legato essenzialmente agli sviluppi non favorevoli della produttività del lavoro) del 9,1 per cento, al di sopra della media europea. Per quanto concerne la cassa integrazione, nel 2010 si è registrato un aumento delle ore
autorizzate del 32 per cento rispetto al 2009, con una riduzione del 41 per cento della CIG e un aumento del 155 per cento della CIGS e degli interventi in deroga. Evidenzia poi che l'obiettivo nazionale 2020 è un tasso di occupazione tra il 67 per cento e il 69 per cento (pari a un aumento di 1,6-1,8 milioni di occupati), ben al di sotto (13 punti) dell'obiettivo programmatico UE (75 per cento). La fissazione dell'obiettivo tiene conto del basso livello di partenza dell'indicatore (61 per cento nel 2009) e del più grave ritardo di molte regioni del centro-sud.
Si sofferma, quindi, sui più rilevanti interventi sinora realizzati, o in corso di implementazione, per contenere gli effetti della crisi sull'occupazione e rilanciare una dinamica positiva del mercato del lavoro, rilevando che il Programma ricorda, in particolare: l'Accordo quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009, (sottoscritto da tutte le parti sociali esclusa la CGIL), volto a promuovere la contrattazione decentrata e a favorire una dinamica dei salari coerente con la stabilità dei prezzi; l'Accordo Stato-Regioni del 12 febbraio 2009, con il quale sono stati destinati 8 miliardi di euro, nel biennio 2009-2010, per azioni di sostegno al reddito e di politica attiva del lavoro (in particolare, gli stanziamenti sono stati ripartiti tra un intervento statale, per una somma di 5.350 milioni di euro, e contributi regionali, pari a 2.650 milioni di euro, a valere sui programmi regionali del Fondo Sociale Europeo (FSE); l'Accordo Stato-Regioni del 29 aprile 2010, in materia di formazione professionale; le norme volte a defiscalizzare gli incrementi salariali corrisposti a livello decentrato e legati ad incrementi di produttività, prorogate a tutto il 2011 della legge di stabilità 2011; le norme volte ad ampliare e rafforzare gli strumenti a sostegno del reddito (ordinari, straordinari e in deroga); le norme volte a consentire la deducibilità dell'IRAP sul costo del lavoro ai fini dell'IRES e delle imposte societarie; il Piano triennale per il lavoro (Ministero del lavoro e delle politiche sociali, 30 luglio 2010), che individua tra le priorità la lotta al lavoro irregolare, l'intensificazione dell'attività di vigilanza e il decentramento della regolazione in ossequio al principio di sussidiarietà; il Programma di azioni per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro (Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero pari opportunità, 1o dicembre 2009), per il quale è previsto uno stanziamento di 40 milioni di euro; il Piano per la conciliazione lavoro-famiglia (Conferenza unificata, 29 aprile 2010) e il recente «avviso comune» siglato tra il Ministero del lavoro e le parti sociali; le nuove norme contenute nella legge n.183 del 2001 (cosiddetto «Collegato lavoro») in materia di apprendistato in azienda; il nuovo portale «Cliclavoro» del Ministero del lavoro e delle politiche sociali per favorire l'incontro tra domanda e offerta di lavoro; il disegno di legge delega per lo Statuto dei lavori (all'esame delle parti sociali), che porterà alla definizione di un Testo unico della normativa vigente in materia lavoristica; le nuove norme sul contrasto al lavoro irregolare, con le modifiche al sistema sanzionatorio e l'intensificazione dell'attività di vigilanza.
Per quanto concerne le priorità da perseguire in vista degli obiettivi occupazionali fissati, segnala che il Programma sottolinea il rilievo strategico della formazione professionale, l'importanza di intensificare il legame tra istruzione e mondo del lavoro, la necessità di prevedere incentivi per il prolungamento dell'attività lavorativa degli anziani e il ruolo di un efficiente mercato del lavoro per promuovere l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Fa poi notare che, con specifico riferimento agli strumenti di sostegno al reddito, il Documento evidenzia che nell'esercizio della delega contenuta nella legge n. 183 del 2010 (cosiddetto «Collegato lavoro») per la riforma degli ammortizzatori sociali, il Governo valuterà gli effetti delle misure sperimentali introdotte nella fase di crisi, mirando al superamento della distinzione tra politiche attive e passivo nel quadro di un nuovo sistema di tutele «condizionate» a comportamenti attivi da parte dei lavoratori.
Pone in risalto, altresì, l'ampio spazio del Documento dedicato alla riforma dei sistemi pensionistici e ai conseguenti effetti sulla dinamica della spesa pubblica: il Programma, infatti, passa in rassegna le principali modifiche normative in materia pensionistica introdotte nel recente passato (legge n. 234 del 2004 e decreto-legge n. 78 del 2010), evidenziandone gli effetti di medio-lungo periodo sulla dinamica della spesa pensionistica rispetto al PIL. Osserva che il Programma, in particolare, richiama le norme con le quali sono stati innalzati i requisiti anagrafici per il pensionamento di vecchiaia, sono stati aggiornati i coefficienti di trasformazione, è stato rivisto il regime delle decorrenze (cosiddette «finestre») ed è stata agganciata l'età pensionabile all'incremento della speranza di vita. Per quanto riguarda gli effetti in termini finanziari degli interventi fin qui realizzati, fa notare che il Programma evidenzia come il processo di riforma sia riuscito in larga parte a compensare i potenziali effetti di transizione demografica sulla spesa pubblica nei prossimi decenni; infatti, come evidenziato anche in sede internazionale, l'Italia presenta una crescita del rapporto spesa pensionistica/PIL inferiore alla media dei Paesi europei, nonostante una dinamica demografica comparativamente meno favorevole.
Segnala che la revisione del regime delle decorrenze produce una riduzione dell'incidenza della spesa pensionistica sul PIL dello 0,2 per cento dal 2013 al 2030 e dello 0,1 per cento fino al 2040; l'adeguamento dell'età pensionabile all'incremento della speranza di vita (che si stima sarà pari a circa 3,5 anni al 2050) produce una riduzione dell'incidenza della spesa pensionistica sul PIL dello 0,1 per cento attorno al 2020, crescente fino allo 0,3 per cento nel decennio 2030-2040, per poi decrescere allo 0,1 per cento nel 2045 e progressivamente annullarsi successivamente. Pertanto, rileva che complessivamente gli interventi adottati (considerando, quindi, anche l'aumento dei requisiti disposto dalla legge n. 243 del 2004 e l'attuazione del sistema di aggiornamento triennale dei coefficienti di trasformazione) comportano una riduzione della spesa pensionistica rispetto al PIL di circa 1 punto percentuale annuo nel periodo 2015-2035, con un effetto cumulato pari a circa il 26 per cento al 2050.
In conclusione, si riserva di predisporre, al termine del dibattito in Commissione, una proposta di parere sul Documento in esame.
Giovanni PALADINI (IdV) ritiene che nel provvedimento in esame il Governo abbia indicato obiettivi prioritari irrealizzabili, peraltro senza menzionare le modalità con cui intende portarli a compimento, ignorando o sottacendo le reali condizioni economiche del Paese. Giudica grave, soprattutto, che l'Esecutivo abbia deciso sostanzialmente di rinviare sine die qualsiasi forma di intervento - ricorrendo a continue deleghe o a proroghe di misure precedentemente assunte - in materie importanti quali il rilancio dell'economia e dell'occupazione, la tutela del lavoro femminile e giovanile, la promozione della contrattazione decentrata, l'incentivazione dello strumento dell'apprendistato, il collocamento e la formazione dei lavoratori la tutela della sicurezza sul lavoro, il sostegno al reddito. In particolare, dichiara di non condividere l'azione del Governo in materia previdenziale, sottolineando ironicamente che l'Esecutivo, elevando di anno in anno l'età pensionabile, anche attraverso un discutibile meccanismo di finestre di uscita, mira sostanzialmente a rendere impossibile la maturazione del diritto pensionistico, nella prospettiva di risolvere i problemi della spesa pubblica previdenziale.
Si sofferma poi sul tema della tutela occupazionale delle fasce deboli del mercato del lavoro, evidenziando come gli interventi indicati nel documento in esame contrastino con quanto intrapreso in concreto dal Governo su tale materia, considerata la mancanza di finanziamenti sul versante delle politiche di conciliazione in favore delle donne e su quello della stabilizzazione
dei precari, a dispetto di importanti accordi conclusi anche a livello locale.
In conclusione, complimentandosi ironicamente con la maggioranza e con il Governo per aver saputo nascondere - con maestria ed abilità - le gravi difficoltà che il Paese sta attraversando, preannuncia sin d'ora l'orientamento contrario del suo gruppo sul DEF, ribadendo su di esso un giudizio fortemente negativo.
Giulio SANTAGATA (PD) lamenta anzitutto la scarsa partecipazione dei deputati dei gruppi di maggioranza in occasione dell'esame di un provvedimento economico come quello in esame, facendo notare ironicamente che i deputati assenti hanno probabilmente giudicato inutile una discussione articolata secondo le modalità temporali previste. Passando al merito del provvedimento, nel porre in evidenza il quadro macroeconomico del documento in esame, nonché gli elementi di finanza pubblica in esso contenuti, ritiene che emerga chiaramente la rinuncia del Governo ad intraprendere reali politiche per la crescita, a fronte di dati preoccupanti del PIL e di una inflazione programmata che, tenuta lontana dalla realtà dei consumi, viene variata, a suo avviso, a seconda delle convenienze del momento.
Segnala che l'azione del Governo continua a essere contrassegnata esclusivamente da una politica di tagli della spesa, in particolare sul versante del pubblico impiego, facendo notare che ciò è testimoniato da una significativa riduzione della spesa corrente, attuata in vista del raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica. Fa presente che i dati dell'avanzo primario contenuti nel provvedimento in esame, dai quali traspare una sottostima della spesa per interessi, inducono a pensare ad un sovradimensionamento delle previsioni di maggiori entrate, che vengono ricondotte peraltro ad una manovra correttiva da realizzare nei prossimi anni, basata esclusivamente sulla riduzione della spesa primaria. In proposito, ritiene che il Governo voglia nascondere la propria incapacità di intervento, rinviando agli anni successivi alle prossime elezioni l'individuazione delle misure necessarie al raggiungimento degli obiettivi finanziari, ignorando la necessità di forti investimenti sul fronte del rilancio occupazionale e produttivo: un'azione politica di tale portata, che giudica poco seria e decisamente inaccettabile, rischia - a suo avviso - di colpire con forza i consumi delle famiglie, penalizzando soprattutto i soggetti deboli della società, quali pensionati, giovani e donne, per i quali non si prevede alcun intervento di sostegno.
Cesare DAMIANO (PD) dichiara di non condividere l'impostazione complessiva del provvedimento in esame, giudicando insufficienti le misure ivi richiamate e poco realistici gli obiettivi indicati. Nell'esaminare, in particolare, i profili di più diretto interesse della XI Commissione, fa notare che il documento in esame testimonia la politica di tagli messa in campo dall'Esecutivo, soprattutto sul versante del welfare locale e su quello della spesa previdenziale. Su tale secondo aspetto, giudica grave che l'Esecutivo, nel tentativo di risanare i conti pubblici, abbia seguito linee di azione radicalmente diverse da quelle del precedente Governo di centrosinistra, adottando - peraltro a «colpi di decreto» - misure volte all'innalzamento dell'età pensionabile e al posticipo dell'uscita dal lavoro, suscettibili di pregiudicare il raggiungimento di finalità di equità sociale. Ritiene, pertanto, che il Governo in carica, nel perseguire obiettivi (pur condivisibili) di equilibrio di bilancio, miri esclusivamente a colpire i soggetti deboli della società, come i pensionati, i giovani e le donne, ignorando la possibilità di percorrere altre strade più virtuose di risanamento, quale, ad esempio, il «congelamento temporaneo» della rivalutazione delle pensioni più elevate (misura proposta dal Governo Prodi).
Segnala, inoltre, che i dati sui tassi occupazionali contenuti nel documento in esame non riflettono le reali condizioni del mercato del lavoro italiano, caratterizzato, a suo avviso, da un basso tasso di attività, da una forte dualità e da significativi
squilibri, soprattutto per quanto concerne il lavoro femminile e la situazione del Mezzogiorno. Nel sottolineare il forte incremento della CIG in deroga, giudica necessario che il Governo passi da politiche meramente assistenziali ad un'azione di promozione attiva del lavoro, in mancanza della quale potrebbero verificarsi serie ricadute occupazionali sin dal corrente anno, su cui ritiene che il Governo abbia il dovere, una volta per tutte, di dire la verità al Paese.
Nel dichiarare dannosi gli elementi contenuti nel documento in esame in relazione al tasso di inflazione programmata, che giudica in ogni caso non corrispondente all'incremento dei prezzi, atteso che qualsiasi aumento stipendiale dei pubblici dipendenti è stato di fatto reso impossibile dal Governo in carica con l'ultima manovra finanziaria, conclude dichiarandosi fortemente contrario al provvedimento in esame.
Maria Grazia GATTI (PD) segnala che il Governo non ha dato alcun seguito alla risoluzione approvata dalla Commissione in merito alla prosecuzione del rapporto di lavoro dei cosiddetti «somministrati INPS»: infatti, dopo il periodo transitorio di prolungamento dei relativi contratti (ottenuto, peraltro, grazie a un inciso inserito nella predetta risoluzione), tali lavoratori hanno ricevuto la formale comunicazione della fine del rapporto di lavoro. Atteso che sul tema si era creata una forte aspettativa, anche a seguito dell'adozione di un importante atto di indirizzo in sede parlamentare, chiede alla presidenza di indicare le iniziative che essa intende intraprendere per ripristinare la lealtà nei rapporti istituzionali tra Governo e Parlamento, gravemente alterata dal mancato rispetto di impegni assunti dall'Esecutivo.
Silvano MOFFA, presidente, fa notare che la presidenza si sarebbe comunque riservata di affrontare la questione nella riunione dell'ufficio di presidenza già fissata per domani, considerata la mancanza di risposte concrete da parte del Governo alla risoluzione appena citata, che solleva forti perplessità: in tal senso, invita i gruppi a rinviare alla predetta riunione ogni valutazione sull'argomento.
Giulio SANTAGATA (PD) giudica inaccettabile che il Governo disattenda precisi impegni assunti di fronte ad una Commissione permanente, senza peraltro sentire il dovere di informarne il Parlamento; altrettanto inaccettabile risulta, a suo avviso, il principio per cui l'adozione della risoluzione, citata nei precedenti interventi, possa essere stata interpretata come un mero strumento per «giocare» sulla pelle dei lavoratori interessati. Poiché, dunque, il suo gruppo non intende avallare tali situazioni, invita la presidenza a richiedere l'intervento diretto del Presidente della Camera, affinché il Governo sia richiamato al rispetto di una responsabilità che non può travalicare i limiti della legittima tollerabilità.
A tal fine, preannunzia l'intenzione di occupare sin d'ora - e ad oltranza - l'aula della Commissione, fino a quando il Governo non riterrà di dover spiegare al Parlamento e ai lavoratori coinvolti le cause della situazione venutasi a determinare.
Nedo Lorenzo POLI (UdC) ritiene che la Commissione abbia cercato di individuare ogni possibile soluzione per fare fronte al problema dei lavoratori in somministrazione dell'INPS: a questo punto, sta al Governo decidere se e come intervenire, considerato anche che in queste settimane è previsto l'esame di diversi decreti-legge, all'interno dei quali ben potrebbe trovare collocazione una norma in materia, vista la sua assoluta e oggettiva urgenza. Ritiene, pertanto, che - qualora il Governo non fosse nelle condizioni di rispettare gli impegni assunti di fronte alla Commissione - sarebbe opportuno investire
direttamente l'Assemblea della questione, invitando l'Esecutivo a riferire alla Camera sulla situazione che si è venuta a creare sulla pelle dei lavoratori interessati.
Silvano MOFFA, presidente, fa notare di non avere alcuna intenzione di sottovalutare la questione appena sollevata, della quale tuttavia intenderebbe discutere, con tutti i gruppi rappresentati in Commissione, nella sede più appropriata, costituita dall'ufficio di presidenza.
Cesare DAMIANO (PD) fa presente come, essendo al momento presenti ai lavori della Commissione i rappresentanti di tutti i gruppi, si possa decidere subito sulle iniziative da intraprendere, senza rinviare una decisione urgente e indifferibile: a tal fine, prospetta l'opportunità di richiedere un'audizione del Ministro del lavoro e delle politiche sociali.
Silvano MOFFA, presidente, in considerazione dell'invito testé rivolto dal deputato Damiano, si domanda se non possa essere utile che i gruppi si avvalgano della seduta di domani dell'Assemblea, dedicata allo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, per porre la questione ai ministri competenti.
Giulio SANTAGATA (PD) ritiene che ogni iniziativa che sia rimessa alla valutazione dei gruppi, e non dell'intera Commissione, sia inidonea a ripristinare la serenità di rapporti tra Governo e Parlamento, fortemente messa in discussione dal mancato rispetto degli impegni assunti: conferma, in proposito, che, senza un'eventuale iniziativa sull'argomento, si troverà costretto ad adottare drastiche misure di protesta, nel senso indicato nel suo precedente intervento.
Silvano MOFFA, presidente, si dichiara preoccupato del fatto che taluni gruppi sembrano prospettare, in realtà, esclusivamente una forma di protesta, piuttosto che una proposta concreta, diretta a risolvere i problemi esistenti.
Antonino FOTI (PdL) invita i gruppi a distinguere il dato sostanziale da quello formale: se è vero, infatti, che il Governo non ha rispetto gli impegni assunti di fronte alla Commissione, è altrettanto vero che, a questo punto, occorre individuare le possibili soluzioni ancora aperte. A tal fine, rimarca l'utilità del ricorso alla seduta di domani dell'Assemblea, destinata allo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
Giulio SANTAGATA (PD), alla luce delle considerazioni da ultimo svolte dalla presidenza, dichiara di non comprendere le ragioni dell'impossibilità di chiedere da subito al Governo di informare la Commissione, anche per iscritto, circa le motivazioni che lo hanno indotto a disattendere un impegno assunto in sede parlamentare.
Silvano MOFFA, presidente, nell'apprezzare lo spirito propositivo che ha animato l'ultimo intervento del deputato Santagata, si dichiara disponibile - ove si registrasse l'assenso dei gruppi - ad accogliere un mandato per inviare una lettera al Ministro del lavoro e delle politiche sociali e al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, con la quale l'intera Commissione possa chiedere di essere informata sugli sviluppi della risoluzione approvata lo scorso 30 marzo.
Nedo Lorenzo POLI (UdC) ritiene che la lettera debba essere inviata, per opportuna conoscenza, anche al Presidente del Consiglio dei ministri.
Giuliano CAZZOLA (PdL), pur prendendo atto del consenso che sembra registrarsi sull'ipotesi di indirizzare una lettera ai ministri interessati, ritiene che l'unica soluzione possibile sia rappresentata da un intervento normativo, in grado di superare i vincoli legislativi esistenti, accompagnato da una forte pressione politica che consenta di giungere alla sua definitiva approvazione da parte delle Camere.
Silvano MOFFA, presidente, preso atto del consenso registrato tra i gruppi, fa presente
che invierà oggi stesso una lettera sull'argomento ai ministri Sacconi e Brunetta, che sarà trasmessa per conoscenza anche al Presidente del Consiglio dei ministri.
Giulio SANTAGATA (PD) fa presente che, essendo stata accolta la sua richiesta di promuovere sin da oggi un intervento sulla problematica in questione, non darà seguito al proposito di occupare l'aula della Commissione in attesa degli auspicati chiarimenti del Governo.
Silvano MOFFA, presidente, ringrazia i rappresentanti dei gruppi per il contributo fornito e auspica che si possa individuare una soluzione in grado di fare fronte alla situazione venutasi a determinare nei confronti dei lavoratori in somministrazione dell'INPS.
Martedì 19 aprile 2011. - Presidenza del presidente Silvano MOFFA.
C. 3871 Gnecchi e C. 4260 Cazzola.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in titolo, rinviato nella seduta del 14 aprile 2011.
Silvano MOFFA, presidente, fa presente che - anche alla luce degli elementi emersi dal dibattito svoltosi nella precedente seduta - può ormai considerarsi concluso l'esame preliminare dei provvedimenti abbinati.
Propone, quindi, che - anche al fine di verificare la possibile definizione, in tempi celeri, di un testo unificato dei progetti di legge in esame - la Commissione proceda alla nomina di un Comitato ristretto per il seguito dell'istruttoria legislativa delle proposte di legge nn. 3871 e 4260.
La Commissione delibera di nominare un Comitato ristretto, riservandosi la presidenza di indicarne i componenti sulla base delle designazioni dei gruppi.
La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in titolo, rinviato nella seduta del 29 marzo 2011.
Silvano MOFFA, presidente e relatore, avverte che - in esito ai lavori del Comitato ristretto nominato per lo svolgimento dell'attività istruttoria sui provvedimenti in esame - è stata elaborata una proposta di testo unificato dei progetti di legge nn. 2618, 3023, 15, 2413, 2672, 2829, 2993, 3534 e 3815 (vedi allegato 4). Considerate, peraltro, le richieste formulate dai gruppi nell'ultima riunione del Comitato ristretto, avverte che nelle prossime settimane avrà luogo un dibattito di carattere generale sul predetto testo, per poi procedere alla sua eventuale adozione come testo base per il seguito dell'esame in sede referente.
XI Commissione - Martedì 19 aprile 2011
Per quanto concerne la rilevante tematica della sicurezza sul lavoro, sulla quale richiama opportunamente l'attenzione l'On. Damiano, anche alla luce della recente sentenza della Thyssenkhrupp, vorrei in via preliminare rammentare che l'intero apparato sanzionatorio in materia opera essenzialmente in funzione prevenzionistica. È evidente che nella trattazione di casi di infortuni sul lavoro o di malattie professionali può rilevarsi, accanto alla violazione di norme di prevenzione anche un più grave profilo di carattere penale.
In questi casi, come avvenuto per la citata sentenza, si sovrappongono diversi piani di responsabilità, rimessi per ciò stesso alla valutazione da parte di diversi organi istituzionali.
Con particolare riguardo all'apparato sanzionatorio, faccio presente che il decreto legislativo n. 106 del 2009 ha rivisitato l'apparato del decreto legislativo n. 81 del 2008 garantendo la rimodulazione degli obblighi del datore di lavoro, dei dirigenti, dei preposti e degli altri soggetti del sistema di prevenzione aziendale, sulla base dell'effettività dei compiti rispettivamente propri, in coerenza coi criteri di delega stabiliti dal legislatore.
In particolare il citato decreto sanziona con maggiore gravità gli inadempimenti commessi in realtà lavorative connotate da un pericolo di maggiore immanenza per coloro che ne entrano a far parte, mantenendo l'ipotesi del solo arresto per le violazioni più gravi in materia (identificate nella omessa valutazione del rischio da parte del datore di lavoro in aziende a particolare rischio infortunistico, come ad esempio i cantieri, e nella ripresa della attività imprenditoriale pure a seguito di un provvedimento di sospensione della medesima da parte dell'organo di vigilanza).
Per quanto concerne la procedura di sospensione della attività imprenditoriale, le modifiche introdotte al decreto legislativo n. 81 del 2008, hanno permesso di ovviare ad una serie di problemi operativi emersi successivamente all'entrata in vigore del decreto medesimo. In particolare, è stato sostituito il parametro della «reiterazione», di difficile attuazione (come riconosciuto dalla totalità degli operatori), con quello innovativo di «plurime» violazioni, che consentono la sospensione sin dal primo accesso ispettivo qualora si rilevi la contestuale violazione di più ipotesi contravvenzionali.
A ciò si aggiunga, infine, come il decreto legislativo n. 106 del 2009 abbia migliorato l'applicabilità della disciplina della ed. responsabilità amministrativa delle persone giuridiche (quale disciplinata dal decreto legislativo n. 231 del 2001, e successive modificazioni e integrazioni) intervenendo sugli articoli 30 e 300 del decreto legislativo n. 81 del 2008, risolvendo una serie di rilevanti dubbi interpretativi - segnalati all'indomani dell'entrata in vigore del decreto legislativo n. 81 del 2008 - ma mantenendo la piena applicabilità ai reati di omicidio colposo o lesioni colpose con violazione della normativa antinfortunistica della citata disciplina relativa alla «responsabilità amministrativa delle persone giuridiche». Prova inconfutabile ne sia che proprio la sentenza «ThyssenKrupp» abbia previsto pesanti pene per l'azienda proprio in applicazione
della predetta disciplina, pienamente operante e, anzi, perfezionata dopo l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 106 del 2009.
Occorre considerare che molte delle iniziative dirette alla attuazione del ed. «testo unico» di salute e sicurezza sul lavoro (come tale intendendosi il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, come modificato e integrato dal decreto legislativo 3 agosto 2009, n. 106) sono dalla medesima fonte devolute alla Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro (articolo 6 del «testo unico»), composta in maniera paritaria e tripartita da rappresentanti delle Amministrazioni pubbliche centrali competenti in materia, delle Regioni, dei sindacati e delle organizzazioni dei datori di lavoro. Tale organismo è stato ricostituito con decreto ministeriale 3 dicembre 2008 (B.U. Ministero del lavoro n. 12 del 22 dicembre 2008). La Commissione si è insediata in data 17 marzo 2009 e ha svolto ventiquattro riunioni (l'ultima delle quali in data 16 marzo 2011), con prossima riunione prevista per il 20 aprile 2011. In particolare, va segnalato come tale Commissione abbia deciso di costituire nove gruppi «tecnici» di lavoro, nei quali è garantita la presenza paritetica di rappresentanti delle Amministrazioni Pubbliche (comprese le Regioni) e delle parti sodali, per affrontare in tali sedi gli argomenti attribuiti dalla Legge alla Commissione (si pensi, per tutte, alla elaborazione di linee metodologiche per la valutazione dello stress lavoro-correlato o alla individuazione delle regole della «patente a punti» per gli edili) e per i quali si prevedono attività finalizzate alla attuazione del «testo unico» di salute e sicurezza sul lavoro. Tutti i gruppi appena citati si sono regolarmente insediati e svolgono con continuità (con riunioni, in media, almeno una volta al mese) le attività loro devolute. Grazie alle attività istruttorie compiute in tali consessi sono stati elaborati documenti di notevole importanza per gli operatori della salute e sicurezza sul lavoro e altri sono di prossima approvazione da parte della Commissione consultiva.
In questa sede mi limito a segnalare che nel corso delle relative riunioni, in ragione del drammatico ripetersi di infortuni gravissimi avvenuti durante attività in ambienti limitati, è stata condivisa la opportunità, su proposta del Ministero del lavoro, di inserire tra le attività per le quali dovrà operare il sistema di qualificazione delle imprese quelle lavorazioni che si svolgano in ambienti confinati. Il Ministero ha, di conseguenza, inviato - in data 10 settembre 2010 (quindi, il giorno priva del fatto luttuoso di Capua) - a tutti i componenti (Regioni e parti sodali) del comitato un documento nel quale tale settore è identificato come settore nel quale dovrà operare il futuro sistema di qualificazione. Tale scelta potrebbe, infatti, essere il presupposto perché siano imposte alle imprese che svolgano attività che possono implicare operazioni in ambienti limitati e/o confinati condizioni imprescindibili in termini di sicurezza.
È stato pertanto chiesto alla Commissione consultiva di anticipare i tempi di redazione del decreto del Presidente della Repubblica di riferimento (elaborato sempre nell'ambito della procedura di cui agli articoli 6 e 27 del «testo unico» di salute e sicurezza sul lavoro) e dei principi applicabili in materia si è ampiamente discusso nelle riunioni del 16 marzo e del 7 aprile 2011 (quest'ultima convocata in via straordinaria), nelle quali è emersa una ampia condivisione dei componenti della Commissione relativamente alla necessità di procedere, con i contenuti sopra indicati, alla regolamentazione delle attività in ambienti sospetti di inquinamento o «confinati, ai sensi degli articoli 65 e 121 e dell'allegato IV, punto 3, del «testo unico».
Di conseguenza, il Ministero del lavoro e delle politiche sodali ha elaborato uno schema di decreto del Presidente della Repubblica che verrà discusso «in sede tecnica» presso la Conferenza Stato-Regioni in data 19 aprile 2011 per essere,
se del caso, approvato in data 20 aprile in sede politica dal medesimo consesso.
Per quanto concerne ulteriori aspetti connessi allo stato di attuazione del Testo Unico in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, posso fin d'ora assicurare che sarà cura del Ministero del lavoro e delle politiche sociali mettere a disposizione di questa Commissione un documento illustrativo relativo alle ulteriori attività previste in attuazione del decreto legislativo n. 81 del 2008, che non è stato possibile produrre in questa sede in considerazione delle modalità e della tempistica proprie delle interrogazioni a risposta immediata.
Con riferimento agli elementi informativi richiesti dall'Onorevole Paladini in materia di apprendistato, passo ad illustrare i dati più recenti in possesso del Ministero del lavoro e delle politiche sociali contenuti nell'XI Rapporto di Monitoraggio sull'Apprendistato 2008-2009, predisposto annualmente dal Ministero con il supporto dell'Isfol sulla base del monitoraggio effettuato dalle Regioni e dalle Province autonome. Faccio altresì presente che dati più aggiornati saranno a breve disponibili nell'ambito del XII Rapporto sull'Apprendistato 2010-2011, tuttora in corso di predisposizione.
In particolare, per quanto concerne il numero dei contratti di apprendistato siglati distinti per le quattro forme previste preciso che il citato Rapporto di monitoraggio non presenta tale dettaglio informativo in quanto trattasi di un documento sintetico con una prevalenza di informazioni per ripartizione territoriale.
Per quanto riguarda il numero di minorenni - sul complessivo di quelli in apprendistato - che hanno partecipato alle attività di formazione esterna obbligatoria, informo che - per l'anno 2008 - lo stesso era pari a 17.993 unità, corrispondente al 2,8 per cento del totale degli apprendisti. Sulla base dei dati forniti da 11 Regioni e Province autonome, risulta che 4.749 apprendisti minori (circa il 26 per cento del totale) risultano iscritti a percorsi formativi per apprendisti minori.
Riguardo al numero di minori che hanno portato a compimento le attività di formazione esterna obbligatoria, rendo noto che il citato Rapporto non riporta dati di dettaglio sull'integrale compimento delle attività formative previste nell'ambito del contratto di apprendistato, bensì il dato complessivo delle cessazioni che mostra come l'85 per cento dei contratti di apprendistato cessi prima del termine previsto.
In conclusione informo che per tutti gli altri punti per i quali non è possibile fornire in questa sede - per la tempistica propria delle interrogazioni a risposta immediata - elementi di dettaglio, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali si è riservato di svolgere specifici approfondimenti i cui esiti verranno prontamente comunicati all'On. Paladini.
L'Onorevole Poli - con il presente atto parlamentare - richiama l'attenzione sulla situazione aziendale della Lucchini Spa, storica azienda del sito siderurgico di Piombino.
Al riguardo faccio presente che - a seguito della crisi che ha investito l'intero settore siderurgico, con conseguente forte contrazione dei volumi produttivi - la Società ha fatto ricorso all'utilizzo di strumenti di sostegno al reddito per i propri lavoratori.
In particolare, a seguito dell'approvazione del programma di crisi aziendale per evento improvviso ed imprevisto, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali - con decreto del 21 aprile 2010 - ha provveduto ad autorizzare la corresponsione del trattamento straordinario di integrazione salariale - per un massimo di 950 unità lavorative - per il periodo dal 2 novembre 2009 al 1o novembre 2010.
In considerazione del perdurare dello stato di crisi, i vertici aziendali hanno comunicato l'intenzione di cedere le attività italiane del Gruppo, provvedendo - al fine di facilitare il dialogo con i potenziali acquirenti - ad avviare un confronto con gli Istituti bancari volto ad ottenere la ristrutturazione del debito.
Su quest'ultimo aspetto informo che - nello scorso mese di febbraio - è stato raggiunto un accordo con le banche che riveste una notevole importanza in vista di una complessiva definizione della vicenda.
È continuato il contatto anche con quanti hanno manifestato interesse ad una futura partecipazione al piano di risanamento e rilancio del Gruppo Lucchini che, per quanto riguarda i prodotti lunghi (in particolare i binari ferroviari), mantiene una leadership mondiale da difendere con decisione.
Rendo altresì noto che, nei prossimi giorni, si terrà presso il Ministero dello sviluppo economico un incontro con i vertici aziendali della Lucchini Spa e gli advisors incaricati di predisporre il nuovo Piano industriale, al fine di acquisire informazioni utili per la gestione del tavolo di confronto la cui convocazione è prevista entro il corrente mese di aprile.
Presso il Ministero dello sviluppo economico, inoltre, è già aperto un tavolo tecnico - con la partecipazione delle competenti istituzioni locali e delle organizzazioni sindacali - ai fine di valutare la situazione di crisi del settore siderurgico piombinese.
In conclusione, nel precisare che, ad oggi, non risulta pervenuta - presso i competenti uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali - alcuna richiesta di convocazione delle Parti sociali per l'esame della situazione occupazionale della Lucchini Spa, sono comunque in grado di rassicurare l'Onorevole interrogante sulla costante attenzione rivolta nelle sedi competenti all'evolversi della vicenda esposta nell'atto parlamentare. Ciò, nella piena consapevolezza dell'importanza strategica che la Lucchini Spa riveste - sotto il profilo produttivo ed occupazionale - per il sistema siderurgico italiano.
Modifiche al testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, concernenti il sostegno alla maternità e l'introduzione del congedo di paternità obbligatorio (C. 2618 Mosca, C. 3023 Saltamartini, C. 15 Brugger, C. 2413 Caparini, C. 2672 Calabria, C. 2829 Jannone, C. 2993 Reguzzoni, C. 3534 Donadi, C. 3815 Golfo).
PROPOSTA DI TESTO UNIFICATO DELLE PROPOSTE DI LEGGE ELABORATA DAL
(Partecipazione delle lavoratrici in congedo di maternità a corsi di formazione e a concorsi pubblici).
1. Dopo l'articolo 17 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, e successive modificazioni, è inserito il seguente:
«Art. 17-bis. (Partecipazione delle lavoratrici in congedo di maternità a corsi di formazione e a concorsi pubblici). 1. Nel periodo di congedo di maternità, le lavoratrici possono partecipare a concorsi pubblici, a procedure selettive interne, anche finalizzate alla progressione di carriera, a corsi di formazione professionale, nonché a corsi di riqualificazione per la progressione in carriera, comunque denominati, previa presentazione di un'idonea certificazione medica attestante che tale opzione non arreca pregiudizio alla salute della donna e del nascituro.
2. La lavoratrice in stato di gravidanza interessata da un provvedimento di interdizione ai sensi dell'articolo 17, conserva il diritto alla frequenza dei concorsi, dei corsi e delle procedure selettive di cui al comma 1 del presente articolo. Le amministrazioni pubbliche, ove non sia rinviabile l'inizio dei concorsi, dei corsi o delle procedure selettive, provvedono ad ammettere le lavoratrici impossibilitate a partecipare a causa della gravidanza a una seconda sessione, previo accantonamento del numero di posti necessario. I posti accantonati, ove le interessate non superino utilmente le prove finali, sono attribuiti agli idonei della prima sessione. Nel caso in cui le interessate superino utilmente le prove finali, esse sono inserite nella graduatoria della prima sessione e la loro nomina ha la medesima decorrenza giuridica di quella degli altri candidati».
(Flessibilità del congedo di maternità).
1. Dopo il comma 1 dell'articolo 20 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, è inserito il seguente:
«1-bis. Le lavoratrici hanno la facoltà di non astenersi dal lavoro nel periodo e alle condizioni di cui al comma 1, nel caso di parto di feto morto o di morte neonatale, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato attesti che tale opzione non arreca pregiudizio alla salute della lavoratrice. È altresì prevista la facoltà di modificare il periodo di cui al citato comma 1, ferma restando la durata complessiva del congedo di maternità, secondo un'espressa e unica opzione
della lavoratrice e con criteri di flessibilità, a condizione che il medico del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato attesti che tale opzione non arreca pregiudizio alla salute della lavoratrice, con conseguente liberatoria per il datore di lavoro».
(Congedo di paternità e istituzione del congedo di paternità obbligatorio).
1. All'articolo 28 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modificazioni:
«1-bis. Il congedo di cui al comma 1 spetta, alle medesime condizioni ivi previste, al padre lavoratore anche nell'ipotesi in cui la madre sia lavoratrice autonoma, imprenditrice agricola o libera professionista e abbia diritto alle indennità di cui agli articoli 66 e 70»;
«2-bis. Il padre lavoratore è tenuto ad astenersi obbligatoriamente dal lavoro per un periodo di quattro giorni continuativi, entro i tre mesi dalla nascita del figlio, previa comunicazione al datore di lavoro, da rendere in forma scritta almeno quindici giorni prima della data di inizio del periodo di astensione dal lavoro. L'indennità prevista per tale periodo è posta a carico del sistema previdenziale di appartenenza. Per tale periodo la retribuzione è pari al 100 per cento. Per l'eventuale sostituzione dei lavoratori assenti dal lavoro nel periodo di astensione obbligatoria di cui al presente comma si applicano le disposizioni di cui all'articolo 4.
2-ter. Il limite temporale di cui alla lettera c) del comma 1 dell'articolo 16 è ampliato di ulteriori quindici giorni qualora il padre decida di usufruire del congedo ai sensi del comma 1 del presente articolo. Per l'ulteriore periodo previsto dal presente comma la retribuzione è fissata all'80 per cento dalla retribuzione mensile spettante».
(Congedo parentale).
1. All'articolo 32 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono apportate le seguenti modificazioni:
«2-bis. Il congedo parentale, nel limite massimo della metà dell'orario giornaliero, può essere fruito dal genitore lavoratore su base oraria, previo accordo con il datore di lavoro, con un preavviso di almeno trenta giorni allo stesso. In tale caso è esclusa la cumulabilità del congedo con altri permessi o riposi previsti dalla legge o dai contratti collettivi»;
b) dopo il comma 4 sono aggiungi i seguenti:
«4-bis. Il padre lavoratore e la madre lavoratrice, fermi restando i limiti previsti dai commi 1 e 2, possono usufruire, nei primi tre anni di vita del figlio, di congedi parentali orizzontali fino ad un massimo di otto ore a settimana per ciascun genitore.
4-ter. Il padre lavoratore e la madre lavoratrice che intendano usufruire del congedo parentale con le modalità di cui al comma 4-bis allegano, alla richiesta di congedo, il certificato di nascita del figlio, ovvero una dichiarazione sostitutiva, ai sensi dell'articolo 46 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445».
(Trattamento economico del congedo parentale).
1. Al comma 1 dell'articolo 34 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: «L'indennità è incrementata sino al 35 per cento della retribuzione, nel caso in cui i genitori dividano esattamente a metà tra di loro il periodo di congedo parentale. L'indennità è, altresì, incrementata sino al:
a) 40 per cento della retribuzione, qualora i genitori stabiliscano di usufruire del congedo parentale di cui all'articolo 32 per un periodo massimo complessivo di cinque mesi;
b) 50 per cento della retribuzione qualora i genitori stabiliscano di usufruire del congedo parentale di cui all'articolo 32 per un periodo massimo complessivo di quattro mesi;
c) 60 per cento della retribuzione qualora i genitori stabiliscano di usufruire del congedo parentale di cui all'articolo 32 per un periodo massimo complessivo non superiore a tre mesi».
(Adozioni e affidamenti).
1. Al comma 1 dell'articolo 45 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, le parole: «entro il primo anno di vita del bambino» sono sostituite dalle seguenti: «entro il primo anno dall'ingresso del minore nella famiglia».
(Divieto di licenziamento).
1. Il comma 9 dell'articolo 54 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, è sostituito dal seguente:
«9. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche in caso di adozione nazionale e internazionale e di affidamento. Il divieto di licenziamento del lavoratore o della lavoratrice si applica dal momento della comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando, ai sensi dell'articolo 31, comma 3, lettera d), della legge 4 maggio 1983, n. 184, e successive modificazioni, ovvero della comunicazione dell'invito a recarsi all'estero per ricevere la proposta di affidamento».
1. All'onere derivante dall'attuazione delle disposizioni di cui alla presente legge, pari a 148,57 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2012, si provvede a valere sulle risorse del Fondo strategico per il Paese a sostegno dell'economia reale, di cui all'articolo 18, comma 1, lettera b-bis), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e successive modificazioni.