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Timestamp: 2018-05-20 21:23:03+00:00
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L’indagine sulla sussistenza della legittima difesa è di tipo oggettivo. La (minore) rilevanza del profilo soggettivo: una parziale salvezza in caso di legittima difesa putativa. Ma l’irresistibile agitazione della vittima, poi offensore, non scrimina la condotta del reo. – Noi Radiomobile™
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L’indagine sulla sussistenza della legittima difesa è di tipo oggettivo. La (minore) rilevanza del profilo soggettivo: una parziale salvezza in caso di legittima difesa putativa. Ma l’irresistibile agitazione della vittima, poi offensore, non scrimina la condotta del reo.
(Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 27 aprile – 16 luglio 2015, n. 31001)
Il processo nasce da un tentativo di rapina armata posto in essere, la sera del 16.12.2009, da due uomini ai danni di un bar-tabaccheria, sito in Via (omissis) . Alla stregua della ricostruzione operata dal giudice di primo grado, all’interno dell’esercizio si trovavano la titolare Fi.Sa. e sua figlia F.M.I. ; la prima, accortasi della rapina in atto, con una mazza per lavare il pavimento che aveva in mano, riusciva a tenere a bada uno dei due malviventi che l’aveva minacciata con una pistola, riuscendo poi a fuggire all’esterno del locale chiedendo aiuto; la seconda era riuscita a scappare attraverso una porta interna che conduceva al piano superiore chiamando in aiuto il fratello S. , ma veniva inseguita dall’altro rapinatore, poi identificato in B.M. .
Il F.S. , vedendo la sorella inseguita da un uomo armato, gli si era scagliato contro, ne era nata una colluttazione nel corso della quale, il F. aveva tentato di disarmare l’uomo; i due erano, poi, scesi precipitosamente dalle scale ed in quel frangente il rapinatore aveva perso la pistola che era scivolata sino al pianoterra.
Dopo altre fasi della colluttazione, nel corso delle quali da ultimo il F. riusciva ad impossessarsi dell’arma, negli attimi immediatamente successivi il B. , dapprima allontanatosi di qualche metro, tentava di riavvicinarsi al F. per riprendersi l’arma; in questo continuo avvicinarsi ed allontanarsi dei due, descritto dai testi So. , Sp. e S. , era stato esploso un colpo che aveva attinto il B. alla spalla sinistra. Ferita che poi ne determinava la morte.
Sulla dinamica dell’evento, all’esito dell’esame autoptico il medico legale concludeva: “la vittima è stata attinta a distanza dal colpo di arma da fuoco mentre si trovava girata di spalle al tiratore, con colpo probabilmente esploso dal pianerottolo antistante il bar, con B. che si allontanava in discesa per poi il tiratore gettare l’arma proprio davanti al bar dove è stata rinvenuta”.
Il GUP, escludendo che si vertesse nell’ipotesi di legittima difesa reale, con riferimento al 1 comma dell’art. 52 cod. pen., ha ritenuto aderente alla realtà, perché coincidente con le dichiarazioni dei testi So. , Sp. e S. , la ricostruzione dei fatti effettuata dal medico legale che ha individuato il foro di entrata nella regione scapolare sinistra, con direzione trapassante “dall’indietro all’avanti lievemente dall’alto verso il basso e a sinistra verso destra” concludendo che, quando la vittima è stata attinta, doveva trovarsi “davanti e lievemente alla destra del tiratore o con tutto il busto leggermente flesso in avanti o su un piano stradale inclinato verso il basso rispetto alla direzione del tiratore”.
Il GUP ha quindi ritenuto la ricorrenza della legittima difesa putativa, ritenendo, comunque, che l’imputato avesse ecceduto colposamente nell’uso dei mezzi a disposizione per respingere il pericolo che legittimamente avvertiva presente.
La Corte di merito avrebbe dovuto, inoltre, tenere in debito conto la circostanza che il F. non era in grado di attuare alcuna scelta in modo lucido e razionale, poiché, quando venne esploso il colpo l’atteggiamento del B. era rivolto ancora ad attentare seriamente alla sua vita.
La tesi della Corte, secondo cui il B. venne attinto di spalle, cioè mentre stava per darsi alla fuga, è apodittica e contraddittoria, come chiaramente evincesi dalla relazione peritale del prof. Mi. , secondo cui il colpo, che avrebbe attinto il B. alla regione scapolare sinistra, è stato sparato nell’attimo in cui questi stava operando l’ennesima manovra di momentaneo allontanamento, per poi tornare sui suoi passi al fine di riacquistare il possesso della pistola.
Invero, non si tiene conto del fatto che la Corte d’appello, per altro sollecitata dalla stessa Difesa, per dirimere le divergenze, circa la dinamica del fatto, con riguardo alle reciproche posizioni tra sparatore e vittima, tra le conclusioni formulate dal consulente del P.M. e quelle del consulente di parte, ha disposto una perizia dibattimentale affidandola al prof. M. .
All’esito dell’espletamento del mandato, in una alla valutazione delle testimonianze di So.Ma.Ca. e di Sp.Sa. , ed alla nota dei Carabinieri di Nicosia dell’8.02.2010, la Corte nissena ha ritenuto aderente alla realtà indicare che lo sparatore al momento dell’esplosione del colpo si trovava ad una distanza di circa cinque metri e che il colpo attinse il B. alla regione scapolare sinistra, cioè alle spalle, mentre questi si stava allontanando percorrendo la via in discesa.
Sulla base di tali dati fattuali, la cui certezza processuale è stata evidenziata in maniera chiara e logicamente consequenziale, si è correttamente esclusa, in aderenza al dato normativo ed alla costante giurisprudenza di questa Corte, la sussistenza dei requisiti di diritto – attualità del pericolo determinato da un’aggressione ingiusta e legittimità della reazione – per l’applicazione della disposizione di cui all’art. 52, primo comma, cod. pen..
A ben vedere, la critica oggetto del primo motivo si basa essenzialmente sulla erronea valutazione, da parte della Corte territoriale, dello stato d’animo del ricorrente più che su quella di elementi oggettivi, dimenticando che uno dei requisiti che legittimano il riconoscimento dell’esimente in parola è quello dell’aggressione ingiusta, oggettivamente considerata, concretantesi in un pericolo attuale di un’offesa che, se non neutralizzato tempestivamente, sfocia nella lesione del diritto; requisito, che, per quanto si è già argomentato, è stato escluso.
Non a caso si fa riferimento, in ricorso, alle dichiarazioni dei testi So. e Sp. che hanno dato atto dello stato di profondo turbamento emotivo e psichica nel quale versava l’imputato.
Altrettanto condivisibile è la motivazione (pag. 10) sul punto del secondo requisito – quello della reazione legittima – evidenziandosi, come primo elemento di valutazione, la non accidentalità – come diversamente sostenuto dall’imputato – della esplosione del colpo.
Sul punto si sono riportate le osservazioni del perito, prof. M. , secondo cui, considerate le caratteristiche dell’arma – un revolver a tamburo di tipo militare – per poter esplodere il colpo “occorre effettuare una trazione lunga sul grilletto….fino a fondo alla corsa del grilletto”, con la conseguenza che è del tutto logico affermare che il F. avesse intenzionalmente tirato il grilletto.
Inoltre, la motivazione, soffermandosi sull’analitico esame (pagg. 11 e 12) della posizione reciproca tenuta dai protagonisti della vicenda e della traiettoria percorsa dal proiettile, da conto del perché sia stata accolta la tesi del perito d’ufficio, secondo cui la vittima era girata di spalle nell’atto di allontanarsi, rispetto a quella del consulente di parte.
La Corte distrettuale, in tal modo ha esposto le ragioni, con motivazione accurata ed approfondita, della scelta operata, avendo dimostrato di essersi soffermata sulle tesi che ha ritenuto di disattendere e di aver confutato in modo specifico le deduzioni contrarie delle parti; sicché, essendo stata effettuata tale valutazione in maniera congrua in sede di merito, è inibito al Collegio di procedere ad una differente valutazione, poiché si è in presenza di un accertamento in fatto come tale insindacabile dalla Corte di Cassazione, se non entro i limiti del vizio motivazionale (Cass. sez. 4^ 20 maggio 1989 n. 7591 rv. 181382). Pertanto, non coglie nel segno la critica del ricorrente circa il recepimento acritico delle risultanze peritali e gli assunti assiomatici della sentenza e delle dichiarazioni del perito d’ufficio.
E, dunque, corretto è il richiamo in sentenza alla giurisprudenza di legittimità secondo cui, in riferimento al requisito della reazione legittima, l’agente, tenuto conto di tutte le circostanze del caso singolo in concreto, trovandosi nella impossibilità di agire altrimenti, non possa evitare l’offesa se non difendendosi ed arrecando a sua volta offesa all’aggressore, ponendosi in tal caso l’aggressione come unico modo per salvare il diritto minacciato.
Nel caso di specie la Corte territoriale ha ben posto in evidenza che il F. non versava nella situazione di impossibilità di scelta (anche nella sua erronea valutazione circa la attualità del pericolo), essendosi venuto a trovare in una posizione di vantaggio, in quanto armato rispetto al suo antagonista, e nel momento in cui quest’ultimo, voltandogli le spalle, si stava allontanando.
In riferimento a tali considerazioni bene inserisce la Corte la non ricorribilità dell’ulteriore requisito della proporzionalità dell’azione difensiva, atteso che, pur potendo sussistere nell’imputato la convinzione che il pericolo per la sua vita fosse ancora attuale, ben avrebbe potuto esplodere in alto colpi di pistola per far ulteriormente desistere il B. dal porre in essere altri comportamenti minacciosi, o avrebbe potuto scegliere la soluzione, a sua volta, di allontanarsi.
Tuttavia, non ogni pericolo che si concretizza nell’ambito del domicilio giustifica la reazione difensiva, atteso che restano fermi i requisiti strutturali posti dall’art. 52 c.p., e cioè: pericolo attuale di offesa ingiusta, da un lato, costrizione e necessità della difesa, dall’altro. Ciò è già stato chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte (sez. 1A 8.3.2007 n. 16677 Rv. 236502) secondo cui le modifiche apportate dalla legge 13 febbraio 2006, n. 59 all’art. 52 c.p., hanno riguardato solo il concetto di proporzionalità, fermi restando i presupposti dell’attualità dell’offesa e della inevitabilità dell’uso delle armi come mezzo di difesa della propria o dell’altrui incolumità; di conseguenza, la reazione a difesa dei beni è legittima solo quando non vi sia desistenza ed anzi sussista un pericolo attuale per l’incolumità fisica dell’aggredito o di altri.
Compensa integralmente le spese tra le parti del presente giudizio.
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