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Timestamp: 2019-01-19 09:36:39+00:00
Document Index: 102132314

Matched Legal Cases: ['art. 2724', 'art. 2725', 'art. 210', 'art. 2724', 'sentenza ', 'art. 1414', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 1350', 'art. 2725', 'art. 2724']

Art. 2725 codice civile: Atti per i quali è richiesta la prova per iscritto o la forma scritta | La Legge per tutti
Quando, secondo la legge o la volontà delle parti, un contratto deve essere provato per iscritto, la prova per testimoni è ammessa soltanto nel caso indicato dal n. 3 dell’articolo precedente (1) (2).
La stessa regola si applica nei casi in cui la forma scritta è richiesta sotto pena di nullità (3).
Contratto: [v. Libro IV, Titolo II]; Prova per testimoni: [v. 2721].
(1) Il comma 1 dell’articolo prevede l’ipotesi degli atti per i quali sia richiesta la forma scritta unicamente quale prova dell’esistenza del contratto. In tali ipotesi, la prova per testi sarà ammessa solo quando «il contraente ha, senza sua colpa, perduto il documento che gli forniva la prova» [v. 2724].
(2) Si ritiene che le parti possano, nell’esercizio della loro autonomia negoziale, rinunciare all’adozione della forma scritta, ove ne abbiano pattuito l’impiego per il compimento di un determinato atto, facendo venire meno la limitazione stabilita dalla norma in commento. Tale rinuncia può risultare anche da comportamenti concludenti, cioè da una condotta incompatibile con la volontà di adottare la forma concordata.
(3) Qualora risulti mancante la scrittura relativa al contratto di lavoro a tempo parziale (richiesto ai fini della prova), è ammessa la prova per testimoni nei limiti previsti dal presente articolo.
In tema di prova testimoniale, l'unitarietà della disciplina risultante dagli artt. 2725 cod. civ. e 2729 cod. civ. esclude l'esistenza di un diverso regime processuale in ordine al rilievo dell'inammissibilità della prova testimoniale con riferimento ai contratti per i quali la forma scritta sia richiesta "ad probationem" ovvero "ad substantiam", sicché quando, per legge o per volontà delle parti, sia prevista, per un certo contratto, la forma scritta "ad probationem", la prova testimoniale (e quella per presunzioni) che abbia ad oggetto, implicitamente o esplicitamente, l'esistenza del contratto, è inammissibile, salvo che non sia volta a dimostrare la perdita incolpevole del documento. Rigetta, App. Ancona, 10/07/2010
Cassazione civile sez. III 14 agosto 2014 n. 17986
In caso di negozio che richieda "ad substantiam" la forma scritta, qualora il documento contrattuale sia stato consegnato da un contraente all'altro, che si rifiuti poi di restituirlo, resta preclusa al primo, che intenda far valere i diritti scaturenti dal contratto, la possibilità di ricorso alla prova testimoniale, non ricorrendo un'ipotesi di perdita incolpevole del documento ai sensi dell'art. 2724, n. 3, c.c., ma un'ipotesi di impossibilità di procurarsi la prova del contratto ai sensi del precedente n. 2 di detta norma, con la conseguente esclusione di ogni deroga al divieto della prova testimoniale ai sensi dell'art. 2725 c.c. anche al limitato fine della preliminare dimostrazione dell'esistenza del documento, necessaria per ottenere un ordine di esibizione da parte del giudice ai sensi dell'art. 210 c.p.c.
Cassazione civile sez. II 23 dicembre 2011 n. 28639
In tema di prova testimoniale, a soddisfare la condizione cui gli art. 2724, n. 3, e 2725, comma 2, c.c. subordinano l'ammissibilità della prova per testimoni di un contratto, per il quale sia richiesta la forma scritta ad substantiam o ad probationem, e, cioè, che il contraente abbia senza sua colpa perduto il documento che gli offriva la prova, è necessario e sufficiente, nell'ipotesi che la perdita sia avvenuta ad opera del terzo consegnatario del documento medesimo, che la condotta dell'interessato, rapportata alle particolari circostanze e ragioni dell'affidamento al terzo, appaia immune da imprudenza o negligenza, dovendo la mancanza di colpa riferirsi al contraente che invoca il contenuto del documento e non al comportamento del terzo che lo abbia smarrito, in base, peraltro, ad una valutazione della condotta non già ex post, ma all'atto dell'affidamento della scrittura al consegnatario.
Cassazione civile sez. II 30 novembre 2011 n. 25603
Nel contratto bancario regolato in conto corrente, gli atti di accreditamento e di prelevamento non sono qualificabili alla stregua di autonomi negozi giuridici o di pagamenti, vale a dire come atti estintivi di obbligazioni, ma si presumono, fino a prova contraria, atti di utilizzazione dell'unico contratto ad esecuzione ripetuta. Ne consegue che i relativi documenti non costituiscono prova di debito o di credito, ma solo della correttezza della posta contabile che concorre al saldo esigibile dall'una o dall'altra parte, onde può esserne dimostrata l'erroneità senza i limiti previsti, per la prova per testi, per presunzioni ed in tema di confessione, rispettivamente, dagli artt. 2725, 2726, 2729, comma secondo, e 2732 cod. civ.(Nella specie, in una controversia per l'accertamento dell'errore commesso da un cassiere, che aveva accreditato al correntista una somma maggiore di quella effettivamente versata, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto provato dalla banca, in via presuntiva, l'errore di scritturazione). Rigetta, Trib. Roma, 12/01/2007
Cassazione civile sez. I 06 agosto 2014 n. 17732
In materia di contratto di leasing, la parte che assume lo stesso quale contratto simulato per interposizione fittizia di persona, ha l'onere di provarne la simulazione attraverso il rigore del disposto di cui agli art. 1414 comma 2 e 2725 c.c. in ordine sia alla sussistenza dei requisiti di sostanza e di forma del contratto diverso da quello apparentemente voluto, sia all'esistenza di una controdichiarazione dalla quale risulti l'intento comune dei contraenti di dare vita a un contratto soggettivamente diverso da quello apparente. In assenza, pertanto, della necessaria forma scritta richiesta ad substantiam e in conseguenza dall'analisi degli ulteriori elementi emersi durante la fase istruttoria dell'opposizione a decreto ingiuntivo, si è ritenuto, nel caso di specie, come incolpevole l'affidamento risposto da parte convenuta nella regolare conclusione del contratto di noleggio.
Tribunale Firenze sez. III 21 gennaio 2014 n. 159
In materia di contratti agrari, per la comunicazione (notifica) al coltivatore o al confinante della proposta di alienazione del fondo, ai fini della prelazione di cui all'art. 8 l. n. 590 del 1965 e all'art. 7 l. n. 817 del 1971, da parte del proprietario venditore, è richiesta la forma scritta "ad substantiam", non essendo idonea allo scopo l'effettuazione della stessa verbalmente. La "denuntiatio", infatti, non va considerata solo come atto negoziale ma anche come uno dei due elementi (l'altro è l'accettazione, che integra l'esercizio positivo del diritto di prelazione) di una fattispecie traslativa avente a oggetto il fondo agrario e, pertanto, deve rivestire necessariamente la forma scritta "ad substantiam", in applicazione dell'art. 1350 c.c., con inevitabili riflessi sul piano probatorio, non essendo, per questo, consentita la prova testimoniale ex art. 2725 c.c.
Cassazione civile sez. III 05 febbraio 2013 n. 2648
Il mancato reperimento di un testamento olografo giustifica la presunzione che il de cuius lo abbia revocato distruggendolo deliberatamente, con la conseguenza che la parte che intenda ricostruire mediante prove testimoniali, a norma degli art. 2724, n. 3, e 2725 c.c., un testamento di cui si assuma la perdita incolpevole per smarrimento o per distruzione, deve fornire la prova dell'esistenza del documento al momento dell'apertura della successione.
Cassazione civile sez. VI 12 agosto 2011 n. 17237