Source: http://zamperini.tripod.com/icertificato_malattia_giorni_festivi.htm
Timestamp: 2017-11-17 19:38:11+00:00
Document Index: 14712269

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 5', 'art. 328', 'sentenza ']

Il certificato malattia ai fini lavorativi in assenza del medico di famiglia
Riteniamo utile percio effettuare una panoramica generale della situazione della certificazione medica (per motivi di inabilita lavorativa) in assenza del medico di famiglia.
Per quanto riguarda i dipendenti pubblici (ma alcuni aspetti di quanto diremo possono essere applicabili anche ad alcune categorie di lavoratori privati (1) ) la Legge (art. 30 DPR 686/57) prevede che il dipendente interessato a collocamento in aspettativa per infermita debba presentare un certificato medico sul quale debbono essere specificate linfermita e la presumibile durata di questa (2).
La legge non richiede altro; in base a tali norme e sufficiente quindi che il certificato venga stilato secondo le regole generali di ogni certificato (contenendo quindi:
Non viene richiesto nessun modulario particolare, ne' alcuna dicitura specifica: puo essere stilato su carta privata del medico o su carta intestata dellEnte Sanitario che lo rilascia, purche siano in esso indicate le informazioni elencate sopra.
Puo' accadere che il medico, non essendo perfettamente a conoscenza dell' attivita' lavorativa svolta dal paziente, rilasci per errore il certificato al dipendente statale su modulario INPS; in questo caso il medico non commette alcun reato, ne' il certificato verrebbe a perdere di validita, in quanto verrebbe a contenere ugualmente i dati indispensabili richiesti dalla legge.
E da sottolineare come la Legge non chieda una particolare specificazione della prognosi: qualora non specificato, la prognosi ivi espressa e ritenuta "presumibilmente lavorativa" pur rimanendo soggetta a verifica degli Enti di controllo.
Tale decreto prevede, allart. 2, che "nei casi di infermita comportante incapacita lavorativa, il medico curante redige in duplice copia e consegna al lavoratore il certificato di diagnosi e lattestazione sullinizio e la durata presunta della malattia secondo gli esemplari definiti nella convezione nazionale unica per la disciplina normativa il trattamento economico dei medici generici e pediatri stipulata ai sensi dellart. 9 della Legge 29 Giugno 1977 n. 349 e successive modificazioni e integrazioni".
E concetto pacifico, in base ad una giurisprudenza consolidata, che vada inteso come "medico curante" (ove non diversamente specificato) il medico che abbia prestato la sua opera professionale nel caso in esame, a qualunque categoria professionale appartenga.
Cio' comporta che qualunque medico, sia esso medico di famiglia, che ospedaliero in fase di dimissione, che medico di Pronto Soccorso o addirittura medico privato in visita urgente, debba, a norma della legge 33/80 e degli obblighi deontologici (5) certificare (ovviamente solo se ne riscontri la sussistenza) leventuale incapacita lavorativa.
Tale modulario, pero, non e in libera distribuzione per tutti i medici, ma e' di uso limitato ai medici convenzionati col SSN e agli altri medici operanti in strutture pubbliche e convenzionate: a questi i modulari vengono distribuiti (o dovrebbero esserlo) tramite i Direttori Sanitari (7).
Si e posto quindi il problema di come potessero questi sanitari certificare una inabilita lavorativa valida ai fini INPS. Onde evitare infiniti contenziosi, l' Ente si rendeva disponibile ad accettare certificati "non regolamentari" purche' riportanti le informazioni obbligatorie per legge (8).
Qualora poi il certificato sia manchevole di alcuni dei dati essenziali, la sua correzione e/o integrazione va richiesta direttamente ed esclusivamente al medico compilatore (12). La pretesa di esigere la compilazione (nei giorni successivi) di un certificato da parte del Medico di Famiglia che sostituisca e integri quello del P.S. appare palesemente illegittima ( anche a non voler considerare la circolare INPS 99/96) a norma della legge 33/80, che verrebbe violata nel suo enunciato " il medico curante redige in duplice copia e consegna al lavoratore il certificato di diagnosi e lattestazione sullinizio e la durata presunta della malattia.
Da quanto detto si rileva come ogni medico che constati la presenza di una inabilita lavorativa sia sempre tenuto a specificarlo in sede di certificazione.
Per i medici operanti in struttura pubblica potrebbe infatti essere ipotizzata lipotesi, ad esempio, di una "omissione d' atti d' ufficio" o addirittura un "falso per omissione" (13). E' possibile inoltre ravvisare un illecito disciplinare.
Per quanto riguarda l' aspetto disciplinare, e anche da tener presente la posizione presa dalla FNOMCeO sulla materia, (come citata in precedenza).
In realta non abbiamo rinvenuto precedenti giurisprudenziali su tale specifico argomento; cio' puo' essere dovuto (oltre che a lacune nella nostra ricerca) al fatto che tali figure di reato non vengono direttamente contestate, ma occorre che vengano portate all' attenzione dell' Autorita' Giudiziaria attraverso una denuncia o una segnalazione (cosa che certamente non avviene in assenza di conflittualita' o per casi che vengano in qualche modo risolti).
E illusoria pero' la convinzione che omettendo la diagnosi "lavorativa" si possa essere esentati dalle eventuali responsabilita connesse a questo aspetto: nelle vesti di P.U. (e quindi tenuto, per obbligo del suo ufficio, al rispetto delle leggi vigenti) il medico "pubblico" puo' essere, al contrario, particolarmente vulnerabile, anche in seguito alla mutata consapevolezza degli utenti circa i propri diritti, e al clima conflittuale che puo venirsi a creare in caso di contenziosi.
1) Le categorie dei lavoratori per i quali va stilato il certificato su ricettario privato non avendo diritto alle indennita INPS, sono, salvo omissioni: gli apprendisti, le domestiche, i dipendenti di partiti politici e associazioni sindacali, impiegati dipendenti da proprietari di stabili, impiegati di credito, assicurazioni e servizi tributari appaltati, impiegati dellagricoltura, dellindustria, lavoratori autonomi, portieri, pubblici dipendenti, viaggiatori e piazzisti. In seguito alle recenti privatizzazioni alcune categorie che prima rientravano tra i pubblici dipendenti, ora fanno parte del comparto privato. Per esse non valgono pero' le norme specifiche per il P.I.
2) Tale orientamento e stato poi confermato dalla circolare n. 161.111/10 del 30/10/84 della Presidenza del Consiglio che riporta un parere del Consiglio di Stato dell11/10/84. Viene specificato che lart. 5 della Legge 300 del 1970 (Statuto dei Lavoratori) non e applicabile al rapporto di lavoro dipendente allo Stato ne' e stato esteso dalla Legge a tali categorie. La normativa sulla privacy, finora, fa salve le disposizioni di leggi precedenti. Sono state studiate diverse soluzioni, nel caso di un esplicito rifiuto alla esplicitazione della diagnosi, riportate in altri articoli (ad esempio: aggiungere la dicitura "Omessa diagnosi per espressa volonta' del paziente" (controfirmata da quest' ultimo); oppure rilasciare la certificazione in duplice copia, una delle quali riportante la diagnosi ed una senza diagnosi, in modo analogo al modulario INPS).
6) Decreto Ministero Sanita e del Ministero del Lavoro 30 Settembre 91; Legge 29 Febbraio 80 n. 33, Legge 23/04/81 n.55
10) " Limitatamente alle giornate di ricovero e/o alla giornata in cui e stata eseguita la prestazione di pronto soccorso cosi documentata, agli effetti del riconoscimento del diritto della prestazione, e sufficiente che la certificazione suddetta sia redatta su carta intestata e riporti le generalita dellinteressato, la data del rilascio, la firma leggibile del medico e lindicazione della diagnosi." (Circ. INPS n. 136 del 25 Luglio 2003)
11) "... pertanto qualora sul modulo di pronto soccorso non compaia la dicitura esplicita di "incapacita lavorativa" esso andra sempre e comunque sottoposto alla valutazione del centro medico legale, essendo precisa competenza del dirigente medico stabilire se sul piano legale, la "prognosi clinica" espressa e' congrua con la patologia accertata in diagnosi e assumere le successive azioni di diretta validazione del certificato o richiederne eventuale integrazione e/o controllo" (Messaggio INPS 07/11/2003 n. 968)
12) "Resta ferma in ogni caso che, qualora la certificazione redatta su modulari non regolamentari pur presentando gli elementi essenziali, senza i quali latto non e neppure qualificabile come "certificato" (e, cioe, nominativo, intestazione e prognosi) manchi di altri requisiti rilevanti ai fini di interesse (diagnosi data e firma), la necessaria regolarizzazione della stessa dovra essere, operata tramite linteressato, dai medesimi redattori; in particolare non deve essere richiesta, come talvolta e stato lamentato, autonoma tempestiva certificazione del periodo come sopra documentato al medico di famiglia, che tra latro, potrebbe anche non essere in grado di formulare, nel caso in specie, una corretta prognosi" (Circolare INPS n. 99 del 13/5/1996)
13) "Omissione d' atti d' ufficio": art. 328 C.P. La fattispecie del "falso per omissione" e stata indicata dalla Giurisprudenza come "omissione di un dato che latto pubblico sarebbe obbligato a contenere" (p.es., a proposito di cartelle cliniche: " È configurabile il falso anche nel caso della omessa indicazione di una circostanza se questa doveva essere indicata nellatto." Trib. Messina sezione II  sentenza 31/3/2003".
14) E esperienza di chi scrive (anche se di puro valore aneddotico) il caso di un soggetto riportante, in seguito ad un sinistro, una grave lesione temporanea a carico dell' arto superiore destro. Il soggetto, oltre alla possibilita' di risarcimento in ambito R.C., aveva anche stipulato una polizza che comprendeva una diaria giornaliera a fronte di specifica inabilita' lavorativa. Il medico di P.S. aveva pero' in un primo tempo rifiutato di certificare questo aspetto (prognosi clinica gg. 20, prognosi lavorativa: zero), ricredendosi pero' frettolosamente (e rettificando il certificato) quando gli fu comunicato che sarebbe stato citato in giudizio.