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Timestamp: 2020-01-22 14:32:53+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 328', 'art. 2', 'art. 12', 'art. 10', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 328', 'art. 328', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 328', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 273', 'art. 7', 'art. 416', 'sentenza ', 'art. 390', 'art. 391', 'art. 328', 'art. 51', 'art. 390', 'art. 328', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 328', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 328', 'art. 416', 'sentenza ']

Art. 328 codice di procedura penale - Giudice per le indagini preliminari - Brocardi.it
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Articolo 328 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 328 Codice di procedura penale
1. Nei casi previsti dalla legge, sulle richieste del pubblico ministero, delle parti private e della persona offesa dal reato, provvede il giudice per le indagini preliminari (1).
1-bis. Quando si tratta di procedimenti per i delitti indicati nell'articolo 51 commi 3-bis e 3-quater (2), le funzioni di giudice per le indagini preliminari sono esercitate, salve specifiche disposizioni di legge, da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente (3).
1-ter. [Quando si tratta di procedimenti per i delitti indicati nell'articolo 51, comma 3-quater, le funzioni di giudice per le indagini preliminari sono esercitate, salve specifiche disposizioni di legge, da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente.] (4)
(1) Trattasi di un magistrato del tribunale nel cui circondario è stato commesso il reato, sia nei casi in cui è competente il tribunale sia qualora invece la competenza spetti per materia alla corte d'assise.
(2) Il riferimento ai commi 3-bis e 3-quater è stato aggiunte dall’art. 2, comma 1, lett. b), n. 1), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni nella l. 24 luglio 2008, n. 125.
(3) Tal comma è stato aggiunto dall’art. 12 del D.L. 20 novembre 1991, n. 367, convertito con modificazioni, nella l. 20 gennaio 1992, n. 8.
(4) Comma aggiunto dall’art. 10-bis del D.L. 18 ottobre 2001, n. 374, convertito con modificazioni, nella l. 15 dicembre 2001, n. 438 ed è stato abrogato dall’art. 2, comma 1, lett. b), n. 2) del D.L. 23 maggio 2008, n. 92 convertito con modificazioni, nella l. 24 luglio 2008, n. 125
(5) L'ultimo comma è stato aggiunto dall’art. 2, comma 1, lett. b), n. 3), del D.L. 23 maggio 2008, n. 92, convertito con modificazioni, nella l. 24 luglio 2008, n. 125.
A garanzia di taluni diritti fondamentali dell'individuo, il legislatore ha predisposto la figura del giudice per le indagini preliminari cui è affidata l'esercizio delle funzioni giurisdizionali nel corso della fase investigativa.
Spiegazione dell'art. 328 Codice di procedura penale
Nel corso della fase investigativa l'esercizio delle funzioni giurisdizionali è affidato alla competenza funzionale di un giudice monocratico denominato giudice per le indagini preliminari, privo di poteri di iniziativa nella conduzione dell'inchiesta, chiamato a provvedere nei casi previsti dalla legge sulle richiesta del pubblico ministero, delle parti private e dalla persona offesa dal reato.
Di regola le funzioni sono esercitate da un magistrato del tribunale nel cui circondario è stato commesso il reato, e ciò vale sia nel caso in cui competente per materia sia il tribunale, sia la Corte d'Assise.
Tale esigenza di concentrazione è presente anche nel caso in cui le funzioni investigative siano attribuite alle procure distrettuali, come previsto dall'articolo 51 commi 3 bis e quater e quinquies, per cui è competente il magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente.
Massime relative all'art. 328 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 13222/2017
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 13222 del 20 marzo 2017)
Cass. pen. n. 28733/2001
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 28733 del 10 luglio 2001)
Cass. pen. n. 5340/1999
Il gip distrettuale, competente, a norma dell'art. 328, comma 1 bis, c.p.p., in quanto procede per taluno dei reati indicati nell'art. 51, comma 3 bis, stesso codice, ed altri reati attratti per connessione nella sua competenza specifica, legittimamente emette una ordinanza applicativa di misura cautelare personale soltanto per i reati connessi, ove per i reati indicati nell'art. 51, comma 3 bis, fino a quel momento non sia stato conseguito un quadro indiziario di gravità corrispondente a quella richiesta dall'art. 273 del codice di rito. (Fattispecie nella quale la S.C., nell'enunciare il principio di cui in massima, ha ritenuto analoga, e dunque legittima, la situazione in cui il giudice distrettuale abbia emesso l'ordinanza cautelare priva della contestazione della aggravante di cui all'art. 7 del D.L. n. 151 del 1991 - per essere stato il reato commesso avvalendosi, delle condizioni di cui all'art. 416 bis c.p. - evidentemente per carenza dei relativi gravi indizi, ma l'aggravante stessa risulti inclusa nella notizia di reato, così qualificando la natura delle indagini in corso, comprovata dal titolo di iscrizione del delitto nell'apposito registro).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5340 del 29 novembre 1999)
Cass. pen. n. 3268/1999
L'art. 390, comma 1, c.p.p., che prevede per la convalida dell'arresto o del fermo la competenza del giudice per le indagini preliminari del luogo dove l'arresto o il fermo è stato eseguito e l'art. 391, comma 5, stesso codice, che prevede la competenza dello stesso giudice a disporre l'applicazione delle misure coercitive, configurano un'ipotesi di competenza funzionale. Dette norme derogano alla regola generale contenuta nell'art. 328 c.p.p., il quale prevede che per determinati reati (quelli indicati nell'art. 51, comma 3 bis, c.p.p.) le funzioni di giudice per le indagini preliminari sono esercitate, salvo specifiche disposizioni di legge, da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto, nel cui ambito ha sede il giudice competente. Ne consegue che la convalida del fermo o dell'arresto, in quanto oggetto della specifica disposizione di legge di cui all'art. 390 succitato, rientra nella clausola di salvaguardia contenuta nel predetto art. 328
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3268 del 15 giugno 1999)
Cass. pen. n. 1630/1996
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1630 del 29 maggio 1996)
Cass. pen. n. 1925/1995
L'incompetenza del giudice che ha disposto la misura cautelare è sindacabile in sede di impugnazione della misura stessa e nessuna preclusione sussiste, nel procedimento de libertate, al riconoscimento dell'incompetenza del Gip del tribunale non situato nel capoluogo del distretto giudiziario alla emissione di un provvedimento restrittivo per uno dei reati che, ai sensi dell'art. 328, comma 1 bis, c.p.p., è funzionalmente attribuito alla competenza del Gip del capoluogo del distretto. Il provvedimento custodiale emesso dal giudice incompetente è perciò nullo, ma la dichiarazione di nullità non ne determina la immediata inefficacia operando il principio della conservazione degli effetti e trovando applicazione l'art. 27 c.p.p. poiché a nulla rileva la circostanza che l'incompetenza funzionale sia constatata dal giudice del gravame e non direttamente dal giudice che ha emesso il provvedimento custodiale.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 1925 del 10 maggio 1995)
Cass. pen. n. 1086/1993
Al fine dell'individuazione del giudice per le indagini preliminari territorialmente competente ai sensi dell'art. 328, primo comma bis, c.p.p., il criterio per stabilire quando e come si debba ritenere che un delitto sia stato commesso avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416 bis c.p. o per agevolare l'attività di un'associazione per delinquere di tipo mafioso deve essere ancorato a un fattore di carattere temporale e a uno di natura funzionale. Sotto il primo profilo, si deve tener conto che nella fase iniziale delle indagini preliminari è possibile non disporre di prove sicure e spesso si dispone solo di ipotesi da verificare, onde ai fini della competenza speciale è sufficiente la presenza di specifici elementi indiziari, da sottoporre a verifica successiva. Sotto il secondo profilo, non può essere obliterata la circostanza che l'istituzione dell'ufficio di Procuratore nazionale antimafia risponde a finalità di coordinamento, ritenute primarie in indagini per fatti di mafia, che presuppongono e comportano una più completa e approfondita conoscenza del fenomeno mafioso.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1086 del 25 giugno 1993)