Source: https://docs.com/massimo-massa/8503/motivi-aggiunti-condominio-baia-sant-anna-comune
Timestamp: 2017-03-01 20:09:02+00:00
Document Index: 31557627

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 817', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 817', 'art. 10', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 817', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 817', 'art. 10', 'art. 5', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 3']

motivi aggiunti Condominio Baia Sant'Anna - Comune di Budoni - Docs.com
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motivi aggiunti Condominio Baia Sant'Anna - Comune di Budoni
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Motivi aggiunti nel ricorso n. 364/2016 promosso dal
CONDOMINIO BAIA SANT’ANNA (c. f. e partita IVA 80009480916), in persona dell’amministratore e legale rappresentante in carica dott. Marco Manconi, elettivamente domiciliato in Cagliari nella piazza del Carmine n. 22 presso lo studio degli avvocati Marcello Vignolo (c. f. VGN MCL 50T25 I294H - fax 070.653714 - PEC marcello.vignolo@pec.it), Massimo Massa (c. f. MSS MSM 57S11 I647F - fax 070.653714 - PEC studiovignolomassa@pec.it) e Marco Galleri (c. f. GLL MRC 78C20 B354D - fax 070.653714 - PEC avv.marcogalleri@pec.it) che lo rappresentano e difendono, anche disgiuntamente, in virtù di procura speciale a margine del ricorso introduttivo e chiedono di ricevere le comunicazioni per fax al n. 070.653714 o per posta elettronica certificata all’indirizzo studiovignolomassa@pec.it
COMUNE DI BUDONI, in persona del legale rappresentante in carica, rappresentato e difeso dall’avv. Lorenzo Palermo	resistente
con il ricorso originario:
del provvedimento prot. n. 3019 del 18.03.2016 adottato dal RUP e dal responsabile del Settore Urbanistica - Servizio Edilizia Privata del comune di Budoni, nonché di ogni altro atto presupposto, conseguente o comunque connesso, anche non conosciuto e, per quanto occorrer possa, del preavviso di diniego comunicato dal comune di Budoni con nota prot. n. 184 dell’8.01.2016;
con i presenti motivi aggiunti:
del provvedimento prot. n. 8969 del 21.07.2016, con il quale il Responsabile del Servizio Tutela del Paesaggio del comune di Budoni, “preso atto che con nota prot. 3.019 del 18/03/2016 il Settore Urbanistica - Servizio Edilizia Privata ha respinto l’accertamento di conformità urbanistica relativa all’avvenuta realizzazione di una piscina”, ha dichiarato improcedibile l’istanza d’accertamento di compatibilità paesaggistica presentata dal ricorrente in relazione alle medesime opere.
Con ricorso notificato il 3.05.2016 e depositato presso la segreteria del T.A.R. Sardegna il 6.05.2016, il Condominio Baia Sant’Anna ha impugnato il provvedimento prot. n. 3019 del 18.03.2016, con il quale il RUP e il responsabile del Settore Urbanistica - Servizio Edilizia Privata del comune di Budoni hanno respinto l’istanza di concessione edilizia in sanatoria relativa a una piscina condominiale completamente interrata e annesso locale tecnico, anch’esso quasi integralmente interrato.
Per una migliore comprensione dei fatti di causa, si riportano di seguito le parti in fatto e in diritto del ricorso introduttivo.
Con istanza presentata il 21.12.2015 e assunta al protocollo del comune di Budoni col n. 16367 (doc. 1), il condominio Baia Sant’Anna (d’ora in avanti anche solo “condominio”) ha chiesto la concessione in sanatoria (accertamento di conformità) per una piscina condominiale completamente interrata e annesso locale tecnico, anch’esso quasi integralmente interrato, situati in un’area di sua proprietà distinta in catasto al foglio 15 (ex 43), mappale 1601. Le opere ricadono all’interno della lottizzazione “Baia Sant’Anna” e furono realizzate nel 1978, contestualmente alla costruzione degli edifici condominiali autorizzati con concessione edilizia n. 22 dell’11.06.1976. Da allora, esse costituiscono pertinenze esclusive del condominio.
Con nota prot. n. 184 dell’8.01.2016 (doc. 2), il Settore Urbanistica - Servizio Edilizia Privata del comune di Budoni ha comunicato il preavviso di rigetto dell’istanza, indicando due motivi ostativi; da un lato, le opere sono localizzate “In zona H - “Salvaguardia ambientale” a vincolo di inedificabilità e integrale conservazione di cui all’art. 10 bis della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 - tutela delle zone di rilevante interesse paesistico-ambientale”; dall’altro, esse insisterebbero “In area di cessione Comunale, destinata a spazi pubblici”.
Il condominio ha presentato le proprie osservazioni ai sensi dell’art. 10 bis della l. 241/90, con nota del 3.02.2016 (doc. 3).
In relazione al primo motivo ostativo, il condominio ha osservato che le opere in questione sono escluse dal vincolo d’inedificabilità assoluta previsto dal primo comma dell’art. 10 bis l. r. 45/1989 sia in ragione della loro natura pertinenziale (ai sensi della lett. i) del secondo comma), sia in quanto ricadenti in area interessata da un piano attuativo già convenzionato e con opere d’urbanizzazione avviate alla data del 17.11.1989 (ai sensi della lett. b del secondo comma).
In riferimento al secondo motivo indicato dal comune, ha contestato che l’area in cui ricadono dette opere sia mai stata destinata a cessioni a favore del comune e ha sottolineato che tutte le aree che il piano di lottizzazione destinava a standard per viabilità, parcheggi e verde pubblico sono state di recente individuate e cedute al comune con atto pubblico a rogito del notaio Cristina Puligheddu rep. n. 5673 del 30.10.2015 (doc. 4).
Poiché a distanza d’oltre un mese dalla presentazione delle suddette osservazioni il comune era rimasto inerte, con nota dell’11.03.2016 (doc. 5) il condominio ha sollecitato la conclusione del procedimento e il rilascio della concessione in sanatoria, manifestando la propria disponibilità a fornire qualunque chiarimento o integrazione documentale.
Con nota prot. n. 3019 del 18.03.2016 (doc. 6), il Settore Urbanistica - Servizio Edilizia Privata del comune di Budoni ha definitivamente rigettato l’istanza di sanatoria, adducendo le seguenti motivazioni: “1. Tra gli interventi esclusi dal vincolo di inedificabilità e di integrale conservazione cui al comma 2, lett. i), dell’art. 10 bis della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, non risultano essere ricompresi gli interventi edilizi relativi alla realizzazione delle pertinenze, di cui all’art. 817 del Codice Civile. 2. Relativamente al punto secondo, si conferma quanto precedentemente comunicato, ossia che le opere abusive rientrano all’interno delle aree di cessione comunale, previste nel P. di L. approvato con Decreto Assessoriale RAS n° 364 del 20.06.1974 e con Deliberazione Consiliare n° 7 del 30.10.1974, precisando che proprio per la presenza di tali opere abusive, queste non sono state trasferite con Atto pubblico del Notaio Cristina Puligheddu, rep. n. 5673 del 30.10.2015”.
Detto provvedimento è illegittimo e lede gravemente gli interessi del condominio, il quale pertanto l’impugna per i seguenti motivi di
Il provvedimento impugnato si fonda su due motivi di diniego, il primo dei quali è errato in diritto, il secondo in fatto.
Il primo motivo s’incentra sull’asserita applicabilità al caso di specie del vincolo d’inedificabilità assoluta e d’integrale conservazione di cui al primo comma dell’art. 10 bis della l. r. 45/1989. Già nella comunicazione prot. 184 dell’8.01.2016 il comune aveva ravvisato quale motivo ostativo all’accoglimento dell’istanza il fatto che le opere ricadrebbero “ In zona H - “Salvaguardia ambientale” a vincolo di inedificabilità e integrale conservazione di cui all’art. 10 bis della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 - tutela delle zone di rilevante interesse paesistico-ambientale ”. Nelle osservazioni ex art. 10 bis della l. 241/90 il condominio aveva evidenziato che detto vincolo d’inedificabilità non può trovare applicazione nel caso di specie per almeno due ordini di ragioni che, ai sensi del secondo comma dell’art. 10 bis della l. r. 45/1989, integrano espresse eccezioni al generale divieto previsto dal primo comma del medesimo articolo.
Per comodità d’esposizione, di seguito si riportano integralmente le osservazioni del condominio su questo punto, che l’amministrazione resistente pare non aver tenuto in alcun conto al momento dell’adozione del provvedimento finale di diniego:
“In relazione al primo motivo si osserva che la piscina e il connesso locale tecnico, oggetto dell’istanza d’accertamento di conformità presentata dal condominio Baia Sant'Anna, costituiscono pertinenze esclusive degli edifici del medesimo condominio.
L’art. 10 bis della L. R. 45/1989, citato nel preavviso di diniego, prescrive bensì, al primo comma, che “Sono dichiarati inedificabili in quanto sottoposti a vincolo di integrale conservazione dei singoli caratteri naturalistici, storico-morfologici e dei rispettivi insiemi: a) i terreni costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea della battigia, anche se elevati sul mare, con esclusione di quelli ricadenti nelle zone omogenee A, B, e D, nonché nelle zone C e G contermini agli abitati, tutte come individuate negli strumenti urbanistici vigenti in base al Dec. Ass. 20 dicembre 1983, n. 2266/U”.
Peraltro, il secondo comma del medesimo articolo, stabilisce che “Sono esclusi dal vincolo di cui comma al 1: … i) gli interventi relativi alla realizzazione delle pertinenze di cui all'articolo 817 del Codice civile, quelli di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e le volumetrie preesistenti nonché le strutture strettamente necessarie agli impianti di acquicoltura e, comunque, di utilizzazione produttiva del mare, degli stagni e dei fiumi”.
In virtù della disposizione appena richiamata, le opere pertinenziali realizzate dal condominio non si porrebbero quindi in contrasto con la disciplina urbanistico-edilizia dell’area, nemmeno se il vincolo generale previsto dal comma 1 dell’articolo 10-bis in esame si applicasse per davvero all’area che c’interessa. Al riguardo, si segnala che in relazione a una fattispecie simile – avente a oggetto la realizzazione d’una piscina pertinenziale privata con annessi locali tecnici in zona sottoposta al vincolo d’inedificabilità di cui all’art. 10 bis della L. R. 45/1989 – il T.A.R. Sardegna, con ordinanza n. 35/2015, ha evidenziato che “la stessa fonte normativa attuale del vincolo di inedificabilità nella fascia di 300 m. dalla linea di battigia (cioè l’art. 10 bis della l.r. n. 45/1989) contempla (al comma 2, lett. i) un’eccezione espressa proprio con riferimento alla realizzazione di ‘pertinenze di cui all’art. 817 del codice civile’, tipologia, questa, cui certamente sono riconducibili le piscine”.
Nell’ambito della medesima vicenda il Consiglio di stato, nel riformare la suddetta ordinanza cautelare per profili di carattere paesaggistico del tutto estranei a quelli che vengono qui in rilievo, ha precisato che la realizzazione degli interventi di carattere pertinenziale consentiti dall’art. 10 bis, comma 2, della L. R. 45/1989 è certamente possibile, ancorché subordinata alla condizione che esse “non alterino lo stato dei luoghi” (o, in altri termini, che acquisiscano l’autorizzazione paesaggistica), come peraltro espressamente stabilito dalla norma citata.
Appena qualche giorno fa il TAR Sardegna, con sentenza n. 29/2016 depositata il 15.01.2016, ha definito nel merito la suddetta vicenda processuale, annullando gli atti coi quali era stata negata l’autorizzazione paesaggistica alla realizzazione della piscina pertinenziale e ribadendo che siffatti interventi sono senz’altro consentiti quando risultino paesaggisticamente compatibili con la situazione esistente.
Con specifico riferimento alla possibilità di realizzare una piscina pertinenziale in Zona H si segnala anche la recente sentenza del T.A.R. Sardegna n. 329/2015 (che, a ogni buon conto, si allega unitamente a quella n. 29/2016), motivata anch’essa con riguardo alla natura di pertinenza delle piscine ai sensi dell’art. 817 c.c.
Oltretutto, il preavviso di rigetto non ha considerato che il vincolo d’inedificabilità nella fascia di 300 metri dalla battigia, introdotto dall’art. 10-bis della l. r. 45/1989, non si applica alla lottizzazione Baia S. Anna. La piscina, infatti, insiste in “b) … aree interessate da piani attuativi già convenzionati, che abbiano avviato la realizzazione delle opere di urbanizzazione alla data del 17 novembre 1989” le quali, ai sensi del comma 2 lett. b) del medesimo art. 10-bis, sono escluse dal vincolo di cui al comma 1. Le opere d’urbanizzazione della lottizzazione in esame, com’è noto, sono state avviate e completate molto prima del novembre 1989.
In definitiva, per entrambi i motivi indicati non sussiste alcun dubbio che le opere oggetto dell’istanza d’accertamento di conformità presentata dal condomino siano assolutamente conformi alla disciplina urbanistica e edilizia dell’area, e che lo sarebbero persino se questa rientrasse realmente in zona H o, comunque, in zone soggette al vincolo d’inedificabilità di cui s’è detto”.
* * * Dunque, nelle osservazioni che abbiamo riportato per esteso il condominio aveva espressamente richiamato l’attenzione del comune sulle due disposizioni di carattere eccezionale contenute nelle lettere b) e i) del secondo comma dell’art. 10 bis l. r. 45/1989.
Il comune resistente, nel provvedimento impugnato, ha completamente sorvolato sull’applicabilità al caso di specie della disposizione prevista dall’art. 10 bis, comma 2, lett. b) della l. r. 45/1989, senza spendere neppure una parola sulle osservazioni svolte a tal riguardo dal condominio ricorrente. Sotto questo profilo, il diniego è viziato per difetto d’istruttoria e di motivazione, per violazione degli artt. 3 e 10 bis della l. 241/90 e soprattutto per violazione dell’art. 10 bis, comma 2, lett. b) della l. R. 45/1989, non avendo considerato che le opere di cui si discute ricadono nel Piano di lottizzazione convenzionato Baia Sant’Anna, le cui opere d’urbanizzazione - com’è ben noto al comune - sono state avviate molto prima del 17 novembre 1989.
Ma ancor più sorprendente del silenzio serbato dall’amministrazione sul punto che precede è la motivazione con la quale il comune - questa volta, espressamente - ha respinto le considerazioni del condominio in riferimento all’art. 10 bis, comma 2, lett. i) della l. r. 45/1989.
Si badi, il comune non ha contestato il fatto - pacifico - che la piscina di cui si discute costituisca da quasi quarant’anni una pertinenza esclusiva del condominio Baia Sant’Anna; esso nega invece che l’art. 10 bis, comma 2, lett. i) della l. r. 45/1989 faccia riferimento alle opere di carattere pertinenziale. Nel provvedimento impugnato si legge testualmente: “ Tra gli interventi esclusi dal vincolo di inedificabilità e di integrale conservazione cui al comma 2, lett. i), dell’art. 10 bis della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45, non risultano essere ricompresi gli interventi edilizi relativi alla realizzazione delle pertinenze, di cui all’art. 817 del Codice Civile ” (la sottolineatura è di chi scrive, N. B.).
Per comprendere come l’amministrazione resistente abbia potuto negare il testuale riferimento contenuto nell’art. 10 bis, comma 2, lett. i) della l. r. 45/1989 alle “ pertinenze di cui all’articolo 817 del Codice civile ”, bisogna ipotizzare che i redattori del provvedimento impugnato abbiano consultato un testo della l. r. 45/1989 anteriore alle modifiche introdotte alla norma in esame dall’art. 5, comma 7, della l. r. 3/2009.
Nonostante i puntuali richiami, sia normativi, sia giurisprudenziali (anche a diverse pronunce di codesto Ecc.mo T.A.R.) contenuti nelle osservazioni presentate dal condominio, l’amministrazione non ha avvertito la necessità di svolgere neppure quel minimo approfondimento che le avrebbe consentito d’individuare il testo vigente della norma in questione.
Il grossolano errore commesso dall’amministrazione resistente esime dallo svolgere ulteriori considerazioni in merito; è sufficiente rinviare all’art. 10 bis, comma 2, lett. i) della l. r. 45/1989, nel testo in vigore dall’agosto del 2009, e alle già ricordate sentenze del TAR Sardegna che si sono pronunziate specificamente sulla sanabilità delle piscine pertinenziali.
Per le ragioni appena evidenziate si deduce la manifesta illegittimità del provvedimento impugnato per violazione e falsa applicazione dell’art. 10 bis, comma 2, lett. i) della l. r. 45/1989, nonché per falsità del presupposto e difetto d’istruttoria.
Il secondo motivo ostativo su cui si fonda il provvedimento impugnato muove dal presupposto che le opere delle quali è stata chiesta la sanatoria ricadano “ all’interno delle aree di cessione comunale, previste nel P. di L. approvato con Decreto Assessoriale RAS n° 364 del 20.06.1974 e con Deliberazione Consiliare n° 7 del 30.10.1974 ”.
Detto presupposto è errato in fatto. Non è vero che l’area su cui insistono la piscina e l’annesso locale tecnico sia mai stata prevista dalla convenzione di lottizzazione e dai successivi atti di proroga quale cessione in conto standards a favore del comune.
Nel Piano parcellare delle cessioni al comune di Budoni, allegato “d” al progetto del complesso turistico Baia Sant’Anna del 30.10.1975 (doc. 7), le aree di cessione erano chiaramente individuate nel “Prospetto superfici da cedere al Comune” e rappresentate graficamente nella “Planimetria catastale - parcellare”: i subalterni interessati erano esclusivamente quelli elencati specificamente e raffigurati nella planimetria in colore rosso (viabilità pubblica), giallo (parcheggi pubblici), verde (spazi pubblici attrezzati) o blu (spazi comuni in attrezzature d’interesse pubblico).
Per quanto qui rileva, dell’ampio appezzamento di terreno allora distinto in catasto al foglio 43, mappale 253, soltanto i subalterni individuati dalle lettere a, b, c, d, e, f, g, h, i, l e m dovevano essere ceduti. Tutte le altre aree bianche, non individuate da alcuna lettera di subalterno, rimangono di proprietà del condominio; tra queste, è ricompresa l’area bianca inclusa per intero all’interno del subalterno “m”, sulla quale insistono appunto le opere oggetto dell’istanza di sanatoria.
Quanto detto sarebbe già ampiamente sufficiente a dimostrare l’erroneità del presupposto su cui si fonda il provvedimento impugnato. Ma v’è un fatto ulteriore, di rilevanza dirimente e che dimostra in modo inconfutabile che anche questo secondo presupposto del diniego è errato in modo, se possibile, ancora più grossolano del primo.
Il 30.9.2015, davanti al notaio Cristina Puligheddu in Budoni, il comune resistente ha sottoscritto con la società Larus s.r.l., subentrata nelle obbligazioni dell’originaria lottizzante, l’Atto di constatazione di avvenuto adempimento di obblighi nascenti da convenzione di lottizzazione e cessione a titolo gratuito di aree standard destinate a verde, strade e parcheggi, rep. n. 5673, registrato a Nuoro il 21.10.2015 (doc. 4 cit).
L’art. 1 di detto atto (recante “Constatazione di adempimento di obblighi nascenti dalla convenzione di lottizzazione”) precisa che “con la cessione delle aree di cui in appresso, sono stati adempiuti gli obblighi e impegni derivanti dalla convenzione di lottizzazione dei terreni in Comune di Budoni, località “Su Portittu Ruiu” … sui quali è stato realizzato il complesso turistico residenziale Baia Sant’Anna […]. Il Comune di Budoni e la società Larus Srl inoltre si danno reciprocamente atto che, adempiuti gli obblighi previsti nei citati atti di convenzione, la società Larus S.r.l., per sé o aventi causa a qualsiasi titolo, rimarrà obbligata nei confronti del Comune di Budoni unicamente in forza degli obblighi assunti con il presente atto ed in appresso convenuti”.
Il successivo art. 2 (“Cessione delle aree”) riporta l’elenco analitico dei mappali oggetto di cessione gratuita a favore dell’amministrazione comunale, tra i quali non è ricompreso il mappale n. 1601.
Anche se l’originaria convenzione di lottizzazione potesse lasciare qualche dubbio - e si è già visto che non ce n’era nessuno - l’atto pubblico del 30.9.2015 esclude in modo categorico che il comune abbia titolo per pretendere la cessione del mappale 1601 o di qualunque altra particella non espressamente elencata nell’art. 2 del medesimo atto .
Priva di pregio e di qualsivoglia fondamento è dunque la “precisazione” contenuta nel provvedimento oggi impugnato, secondo cui “proprio per la presenza di tali opere abusive [quelle oggetto del presente ricorso, N. B.], queste non sono state trasferite con Atto pubblico del Notaio Cristina Puligheddu, rep. n. 5673 del 30.10.2015”. Non solo nell’atto pubblico citato non v’è traccia di una simile circostanza, il che è di per sé assai eloquente, ma l’affermazione contenuta nel provvedimento di diniego - frutto di un’istruttoria all’evidenza inadeguata - è smentita perfino dagli stessi provvedimenti del comune resistente. Come emerge dalla deliberazione del consiglio comunale di Budoni n. 40 del 19.05.2014, allegata all’atto notarile sopra citato, “tra le aree di cessione previste negli elaborati allegati alla convenzione e lo stato di fatto” erano emersi “dei modesti scostamenti dovuti principalmente alla non puntuale individuazione degli standards, nel planivolumetrico del progetto principale allegato alla convenzione, con chiari e precisi punti di demarcazione topografica”. Il consiglio comunale, rilevato che “le superfici per standards rimangono invariati ovvero sono in misura superiore rispetto a quanto previsto in convenzione”, aveva quindi deliberato di procedere al perfezionamento delle cessioni pubbliche, poi disposte proprio con l’atto pubblico del 30.10.2015.
Con quest’ultimo atto, dunque, sono state integralmente adempiute tutte le obbligazioni aventi ad oggetto la cessione di standards e, contrariamente a quanto affermato nel provvedimento impugnato, non residuano ulteriori cessioni da effettuare a favore del comune. Per tutto quanto esposto, si deduce l’illegittimità del provvedimento impugnato per falsità del presupposto, carenza d’istruttoria e contrasto con precedenti atti della medesima amministrazione (delibera di C. C. n. 40/2014)”.
Nelle more del giudizio, con nota prot. n. 8969 del 21.07.2016 (doc. 9), il Responsabile del Servizio Tutela del Paesaggio del comune di Budoni ha dichiarato improcedibile l’istanza d’accertamento della compatibilità paesaggistica presentata dal Condominio in relazione alle medesime opere oggetto del presente ricorso (doc. 10).
Detto provvedimento ha natura meramente consequenziale, in quanto con esso il Responsabile del Servizio Tutela del Paesaggio si è limitato a prendere atto “che con nota prot. 3.019 del 18/03/2016 [n.d.r.: impugnata col ricorso introduttivo] il Settore Urbanistica - Servizio Edilizia Privata ha respinto l’accertamento di conformità urbanistica relativa all’avvenuta realizzazione di una piscina” e per questa sola ragione ha dichiarato improcedibile l’istanza di compatibilità paesaggistica presentata dal Condominio.
Si deduce, pertanto, l’illegittimità in via derivata della nota prot. n. 8969 del 21.07.2016, sulla quale si riverberano i vizi del provvedimento di diniego della compatibilità edilizia prot. n. 3019 del 18.03.2016 dedotti col ricorso introduttivo e sopra riportati.
si chiede l’annullamento dei provvedimenti impugnati, con ogni conseguenziale pronunzia come per legge.
Il giudizio è soggetto al contributo unificato ordinario di € 650,00 previsto per i ricorsi davanti al TAR.
Cagliari, Avv. Marcello Vignolo
Avv. Massimo Massa
Avv. Marco Galleri
Io sottoscritto avv. Massimo Massa, autorizzato alla notifica a mezzo posta dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Cagliari, ai sensi della l. 53/1994, con delibera senza numero del 27.3.1995, ho oggi notificato l'atto suesteso al COMUNE DI BUDONI, in persona del legale rappresentante in carica, e per esso al procuratore costituito avv. Lorenzo Palermo, nel domicilio eletto presso la segreteria del T.A.R. Sardegna in Cagliari, Via Sassari n. 17 (09124) , mediante servizio postale con racc. a. r. n. 76658364198-9 spedita oggi dall’ufficio postale di Cagliari Centro
Rep. n. 270/1	avv. Massimo Massa
Vidimazione dell’impiegato dell’Ufficio Postale
ai sensi dell’art. 3, comma 1, lett. b, della l. 53/94
Io sottoscritto avv. Massimo Massa, autorizzato alla notifica a mezzo posta dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Cagliari, ai sensi della l. 53/1994, con delibera senza numero del 27.3.1995, ho oggi notificato l'atto suesteso al COMUNE DI BUDONI in persona del legale rappresentante in carica, presso la casa municipale in Budoni, Piazza Giubileo (08020) , mediante servizio postale con racc. a. r. n. 76658364200-1 spedita oggi dall’ufficio postale di Cagliari Centro
Rep. n. 270/2	avv. Massimo Massa
Avv. Marcello Vignolo – Avv. Massimo Massa
Piazza del Carmine 22 – 09124 Cagliari – Tel. 070.669248 / 070.671010 - Fax 070.653714
studiovignolomassa@pec.it - marcello.vignolo@pec.it - avv.marcogalleri@pec.it
costamenti dovuti principalmente alla non puntuale individuazione degli standards, nel planivolumetrico del progetto principale allegato alla convenzione, con chiari e precisi punti di demarcazione topografica”. Il consiglio comunale, rilevato che “le superfici per standards rimangono invariati ovvero sono in misura superiore rispetto a quanto previsto in convenzione”, aveva quindi deliberato di procedere al perfezionamento delle cessioni pubbliche, poi disposte proprio con l’atto pubblico del 30.10.2015.