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Timestamp: 2020-06-04 23:19:22+00:00
Document Index: 95300257

Matched Legal Cases: ['art. 324', 'art. 275', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 353', 'art. 253']

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di Leonardo Nullo, Cultore di Diritto processuale penale - Università degli Studi di Perugia
La Corte di Cassazione ha stabilito che la motivazione del sequestro probatorio deve investire anche il rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità tra i beni oggetto del vincolo e le finalità investigative perseguite. Pare così ampliarsi, in ottica garantista, l’onere motivazionale di un provvedimento che dispone il sequestro a fini di prova.
Probationary seizure of documents and principles of adequacy and proportionality
The Court of Cassation established that the motivation for the probationary seizure must also invest the respect for the principles of adequacy and proportionality between the assets covered by the bond and the investigative purposes pursued. Thus, from a guarantee point of view, the motivational burden of a provision that provides for the seizure for trial purposes seems to be widening.
La Corte di cassazione ribadisce la necessità
che il sequestro probatorio sia adeguato e proporzionale
alle finalità investigative - Corte di cassazione, sez. VI, sent. 24 ottobre 2019, n. 43556 - Pres. Tronci; Rel. Aprile
È illegittimo, per violazione dei principi di proporzionalità ed adeguatezza, il sequestro a fini probatori di materiale documentativo, compreso quello presente in un sistema informatico, che conduca, in difetto di specifiche ragioni, ad una indiscriminata apprensione di tutte le informazioni ivi contenute. (Massima)
Con l’ordinanza sopra indicata il Tribunale di Gorizia, adito ai sensi degli artt. 257 e 324 cod. proc. pen., confermava il decreto dell’11/12/2018 con il quale il Pubblico Ministero presso quel Tribunale aveva disposto nei confronti di [omissis] e [omissis] - sottoposti ad indagini in relazione al reato di cui agli artt. 110 e 353, comma 1, con. pen. - il sequestro probatorio di numerosi documenti cartacei di natura tecnica e contabile, inerente all’attività economica svolta da [omissis] s.r.l., di una somma di denaro in contanti e di copia dei file contenuti in server informatici e in pen drive: beni che, rinvenuti dalla polizia giudiziaria a seguito di perquisizioni eseguite il 21/11/2018 negli uffici di quella società, in un appartamento e nell’abitacolo di una vettura, erano stati già sottoposti dagli inquirenti a sequestro, non convalidato nei termini di legge.
Rilevava il Tribunale come gli elementi a disposizione, in specie il contenuto di alcune intercettazioni di comunicazioni, avessero dimostrato la sussistenza della astratta configurabilità tanto del delitto innanzi indicato quanto di altri analoghi reati, come i beni elencati nel decreto di sequestro impugnato potessero considerarsi cose pertinenti agli illeciti oggetto di investigazioni, e come la disposta misura di ricerca della prova potesse ritenersi adeguata e proporzionata rispetto a quelle specifiche finalità perseguite.
Avverso tale ordinanza hanno presentato ricorso i predetti indagati, con atto sottoscritto dal loro difensore, i quali, formalmente con due distinti punti, hanno dedotto i seguenti tre motivi.
2.1. Violazione di legge, anche per motivazione apparente, per avere il Tribunale di Gorizia confermato il decreto di sequestro probatorio benché fosse evidente come l’iniziativa fosse stata presa “alla cieca”, dunque in assenza di un concreto rapporto di strumentalità tra il rilevante materiale vincolato, concernente l’intera documentazione delle attività svolte dalla [omissis] s.r.l. in molti anni, e l’unico reato di turbativa d’asta formalmente contestato agli indagati con il capo d’imputazione provvisorio, riguardante una sola e ben determinata gara di appalto indetta dalla [omissis] s.p.a. per l’aggiudicazione di lavori di pavimentazione stradale.
2.2. Violazione di legge, anche per motivazione apparente, per avere il Collegio friulano confermato il decreto di sequestro nonostante fosse adottato senza l’osservanza dei principi di adeguatezza e proporzionalità, perché provvedimento che aveva avuto ad oggetto indiscriminatamente l’intera documentazione delle attività svolte dalla citata società fin dal 2013 e non anche quella specificamente riferibile all’unico reato contestato.
2.3. Violazione di legge, per avere il Tribunale del riesame negato alla difesa degli indagati, che ne aveva fatto richiesta nel corso dell’udienza camerale, un termine per poter esaminare la documentazione che era stata trasmessa dall’autorità procedente, ma che non era stata messa materialmente a disposizione del collaboratore di studio che si era recato in cancelleria per effettuarne copia.
Ritiene la Corte che il ricorso sia fondato, sia pure nei limiti di seguito precisati.
3.1. Il terzo motivo del ricorso, da esaminarsi in via logicamente prioritaria, è infondato.
Premesso che è del tutto privo di pregio il riferimento ad una asserita violazione dell’art. 324 cod. proc. pen., avendo i ricorrenti sostanzialmente riconosciuto che il Pubblico Ministero aveva trasmesso al Tribunale gli atti su cui si fonda il provvedimento oggetto del riesame, deve escludersi la ricorrenza della lamentata lesione del diritto di difesa: in assenza di prova esatta circa i termini della richiesta di copie, non può dirsi che quella documentazione non fosse stata messa a disposizione del collaboratore di studio del difensore che si era recato presso la cancelleria per visionare il materiale e chiederne copia. Peraltro, l’indice degli atti che era stato consegnato a quel collaboratore menzionava chiaramente, al primo rigo, l’esistenza di ulteriori atti che il Pubblico Ministero aveva in precedenza già trasmesso dalla cancelleria del Tribunale in relazione ad altra impugnazione difensiva, che perciò non era stata materialmente reinviata, sicché la parte richiedente era in grado, con ordinaria diligenza, di verificare che la documentazione visionata comprendesse tutti gli atti elencati in quell’indice.
In tale ottica, deve escludersi che possa qualificarsi come apparente la motivazione - non altrimenti sindacabile in questa sede - della ordinanza adottata dal Tribunale di Gorizia, che, in udienza, aveva negato al patrocinatore degli indagati un rinvio della trattazione del procedimento, congruamente affermando che era appunto onere della difesa richiedere copia anche di quegli ulteriori atti, menzionati dall’indice del fascicolo, che erano stati già trasmessi al Tribunale dell’autorità procedente.
3.2 È infondato anche il primo motivo del ricorso, riguardante la lamentata assenza di motivazione circa l’esistenza del rapporto di pertinenzialità tra i beni vincolati e i reati oggetti di indagine.
Nella giurisprudenza di legittimità si è reiteratamente chiarito che, ai fini della legittimità del sequestro probatorio, non è necessaria la prova del carattere di pertinenza o di corpo del reato delle cose oggetto del vincolo, essendo sufficiente la semplice possibilità, purché non astratta e avulsa dalle caratteristiche del caso concreto, della configurabilità di un rapporto di queste con il reato (Sez. 6, n. 33229 del 02/04/2014, Visca, Rv. 260339).
A tale criterio ermeneutico il Tribunale del riesame di Gorizia si è uniformato, spigando come, a fronte dello specifico reato di turbativa d’asta (formalmente contestato nell’epigrafe del decreto) per il quale le indagini erano iniziate, i risultati delle investigazioni avessero messo in luce l’esistenza di una fitta rete di relazioni tra i due [omissis] ed altri imprenditori con riferimento ad altri appalti pubblici nonché ad ulteriori “gare di imminente pubblicazione”, relazioni caratterizzate dallo scambio di informazione tra soggetti interessati a partecipare a quelle gare e alla definizione di modalità di partecipazione: relazioni riferibili ad “un più complessivo accordo finalizzato a rendersi note le rispettive intenzioni di partecipare ad un lotto piuttosto che ad un altro, a scambi reciproci di favori nell’ambito di gare di appalto pubblico in varie parti del territorio nazionale”. È a questa più ampia ed articolata ipotesi accusatoria che è stata correttamente riferita la pertinenzialità per le cose sequestrate, in quanto il contenuto del materiale sequestrato ben poteva essere utile all’accertamento delle ulteriori intese illecite raggiunte dagli [omissis] con altri imprenditori.
3.3. È, invece, fondato - sia pure nei limiti avanti meglio puntualizzati - il secondo motivo del ricorso, nella parte in cui la difesa si è doluta della mancata osservanza dei criteri di adeguatezza e proporzionalità nella adozione ed esecuzione del provvedimento di sequestro, quanto meno con riferimento al materiale cartaceo.
Costituisce espressione di un consolidato orientamento di questa Corte il principio secondo il quale è illegittimo, per violazione dei principi di proporzionalità ed adeguatezza, il sequestro a fini probatori di un materiale documentativo, compreso quello presente in un sistema informatico, che conduca, in difetto di specifiche ragioni, ad una indiscriminata apprensione di tutte le informazioni ivi contenute (in questo senso, ex multis, Sez. 6, n. 24617 del 24/02/2015, Rizzo, Rv. 264092).
Questa regula iuris, ispirata all’applicazione estensiva del principio fissato dall’art. 275 cod. proc. pen. per le misure cautelari personali, ritenuto operante anche per quelle reali, in base alla quale è possibile affermare che è di certo illegittima, se non accompagnata da specifiche ragioni, una indiscriminata acquisizione dell’intero contenuto di un sistema informatico, perché anche un singolo computer può essere equiparato “ad un intero deposito in senso fisico, tenuto conto delle sue enormi potenzialità di archiviazione di grandi masse di dati”, vale a maggior ragione nell’ipotesi di sequestro esteso ad un intero archivio di documentazione cartacea, laddove il vincolo non sia proporzionato rispetto ai bisogni probatori ovvero non sia altrimenti spiegata la ragione investigativa che giustifica un vincolo indiscriminato dell’intero materiale.
In applicazione di tali principi bisogna prendere atto come il provvedimento di sequestro del Pubblico Ministero adottato dei riguardi degli [omissis] aveva avuto contenuto ed effetti differenti.
Ed infatti, per il materiale informatico, essendo stato il sequestro disposto solo sulle copie dei file che la polizia giudiziaria aveva in precedenza rinvenuto nei server e negli altri supporti informatici della azienda che non erano stati sottoposti a vincolo ed erano stati lasciati nei luoghi perquisiti, le doglianze difensive, per vero assai larvate sul punto, devono considerarsi inammissibili non essendo stata dedotta dai ricorrenti l’esistenza di un concreto ed attuale interesse alla esclusiva disponibilità dei relativi dati, che, come chiarito dalle Sezioni Unite di questa Corte (v. Sez. U., n. 40963 del 20/07/2017, Andreucci, Rv. 270497), rappresenta presupposto per il superamento del vaglio di ammissibilità del gravame.
Per il materiale cartaceo, invece, per il quale il vincolo aveva avuto ad oggetto una massa indiscriminata di documentazione contenuta in numerosissime cartelle rinvenute nel locali nella disponibilità degli indagati, riguardanti anche dati strettamente contabili dell’azienda e i rapporti con i dipendenti, già apprese dai militari operanti della guardia di finanza, il sequestro del P.M. deve considerarsi adottato in palese violazione degli indicati criteri di adeguatezza e proporzionalità: è, dunque, illegittima l’ordinanza di conferma del provvedimento genetico della misura, contenente una motivazione del tutto apparente, avendo il Tribunale di Gorizia asserito che “le modalità operative seguite dal P.M. e dalla polizia giudiziaria” dovevano considerarsi legittime perché adottate per evitare “una più invasiva e mortificante, per l’azienda e per la sua immagine commerciale, paralisi della propria attività dovuta alla presenza in loco degli operanti della guardia di finanza, per un tempo indeterminabile”. Ciò tanto più avendo la difesa allegato che il materiale cartaceo era ben catalogato per singola gara e per anno di riferimento.
Ne consegue l’annullamento dell’ordinanza gravata con rinvio al Tribunale di Gorizia che, nel nuovo esame, si atterrà ai principi di diritto sopra enunciati: dovendo il giudice chiarire, in relazione alla specifica doglianza difensiva per quale di quella documentazione possa dirsi soddisfatta l’esigenza di proporzionalità tra il contenuto del provvedimento ablativo ed i bisogni di accertamento dei fatti oggetto delle indagini.
La vicenda concreta - La motivazione del sequestro probatorio - La decisione della Suprema Corte: i principi di adeguatezza e proporzionalità in materia probatoria - L’annullamento con rinvio al tribunale del riesame - NOTE
La vicenda concreta
La sentenza che si annota ha stabilito la necessità che il provvedimento che dispone il sequestro probatorio di materiale documentativo sia adeguatamente motivato in ordine ai principi di adeguatezza e proporzionalità rispetto alle concrete finalità investigative perseguite. La Corte di Cassazione è così tornata ad accendere i riflettori su di una tematica - quella del contenuto della motivazione del sequestro probatorio - che ha spesso attratto gli sforzi ricostruttivi della dottrina e della giurisprudenza. Prima procedere all’esame del decisum della S.C., occorre dare conto delle vicende processuali di riferimento. La sentenza qui in rilievo trae origine dal ricorso per cassazione proposto avverso l’ordi­nan­za con cui il Tribunale di Gorizia confermava un decreto di sequestro probatorio di numerosi documenti cartacei di natura tecnica e contabile (inerenti all’attività economica svolta da una società di capitali facente capo agli indagati), nonché di una somma di denaro in contanti e di copia dei file contenuti in server informatici e in pen drive, nell’ambito di un procedimento penale instaurato per il delitto di turbata libertà degli incanti di cui all’art. 353 c.p. La difesa evidenziava come la motivazione dell’ordinanza fornita dal collegio giudicante fosse apparente [1]. In modo più preciso, secondo le prospettazioni difensive il Tribunale di [continua ..]
La motivazione del sequestro probatorio
La decisione in commento si presenta come l’approdo di un lungo percorso evolutivo della giurisprudenza, la quale, in materia di motivazione del sequestro probatorio [2], ha oscillato tra due posizioni opposte [3]. Alla stregua di un primo orientamento [4], ormai superato, il corpo del reato dovrebbe essere automaticamente soggetto a sequestro. Ciò in forza della sua diretta relazione con il reato stesso, cosicché l’esi­genza probatoria, in casi di questo tipo, sarebbe in re ipsa. Ne deriva per l’autorità giudiziaria un onere motivazionale piuttosto leggero. Essa, invero, dovrebbe limitarsi ad indicare che il bene oggetto di apprensione va qualificato alla stregua di “corpo del reato” [5], nulla dovendo aggiungere circa il suo collegamento con i fini investigativi. I sostenitori di questa impostazione fanno leva sulla formulazione dell’art. 253, comma 1, c.p.p., ove si afferma che il sequestro è disposto dall’autorità giudiziaria con decreto motivato ed ha ad oggetto il corpo del reato e le cose pertinenti al reato «necessarie» per l’accertamento dei fatti. Proprio l’uso del­l’aggettivo “necessarie”, concordato nel numero e nel genere all’espressione «cose pertinenti al reato», sembra suggerire la scelta del legislatore di limitare l’obbligo motivazionale del sequestro probatorio alle sole cose [continua ..]
La decisione della Suprema Corte: i principi di adeguatezza e proporzionalità in materia probatoria
Quanto deciso dalla S.C. si pone in perfetta continuità concettuale con l’orientamento secondo cui il sequestro probatorio deve essere adeguatamente motivato sotto il profilo delle concrete finalità investigative che si intendono perseguire. Anzitutto, si osservi come, nel caso di specie, il pericolo di un eventuale dissidio interpretativo risultava attenuato dalla qualificazione - da parte del Tribunale di Gorizia - della documentazione della società degli indagati in termini di cosa pertinente al reato. Ne deriva che, al di là dell’orientamento sposato, in ogni caso sussisteva, nella vicenda qui in rilievo, il dovere di motivare sotto il profilo della necessità dei beni sequestrati per l’accertamento dei fatti. Tuttavia, la S.C. ha stabilito che tale onere motivazionale è stato disatteso, in quanto l’adozione del provvedimento di sequestro dei documenti della società è risultata priva di apprezzabili ragioni investigative. Ricorda il decidente, a tal proposito, che «è illegittimo, per violazione dei principi di proporzionalità ed adeguatezza, il sequestro a fini probatori di un materiale documentativo, compreso quello presente in un sistema informatico, che conduca, in difetto di specifiche ragioni, ad una indiscriminata apprensione di tutte le informazioni ivi contenute». «Questa regula iuris», continua la Corte di Cassazione, «ispirata [continua ..]
L’annullamento con rinvio al tribunale del riesame
La decisione della S.C. ha esteso il perimetro della motivazione del sequestro probatorio, la quale, come sopra esposto, deve appuntarsi anche sulla relazione di adeguatezza e proporzionalità tra il vincolo di indisponibilità e le concrete ragioni di accertamento dei fatti. Suscita qualche perplessità, tuttavia, l’epilogo dell’iter motivazionale. Si fa riferimento al fatto che, una volta accertato il vizio del sequestro impugnato, i giudici di legittimità si sono determinati per l’an­nullamento dell’ordinanza con rinvio al Tribunale di Gorizia, a cui è stato rimesso il dovere di chiarire in che termini, per il materiale documentativo, possa dirsi soddisfatta l’esigenza di proporzionalità tra il contenuto del provvedimento ablativo ed i bisogni di accertamento dei fatti oggetto delle indagini. Si è dato così avallo, ancora una volta, al dogma della motivazione integratrice, secondo il quale il tribunale del riesame può supplire alle eventuali carenze del decreto impugnato, cosicché il provvedimento de libertate integrerebbe una peculiare fattispecie complessa a formazione (eventualmente) progressiva, i cui elementi sono costituiti dalla decisione impugnata e dalla pronuncia del giudice del riesame [14]. Il tema è ancora oggi al centro di un nutrito dibattito, tanto in dottrina, quanto in giurisprudenza. Appaiono condivisibili le conclusioni di chi ha [continua ..]