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Timestamp: 2018-02-19 23:22:13+00:00
Document Index: 119801190

Matched Legal Cases: ['art.319', 'art.320', 'art.328', 'art.646', 'art.24', 'art.24', 'art.1', 'art.8', 'art.20', 'art.23', 'sentenza ', 'sentenza ']

AlbaMediterranea: QUERELA CONTRO ATTILIO BEFERA DEL 28 DICENBRE 2013 di Orazio Fergnani.
QUERELA CONTRO ATTILIO BEFERA DEL 28 DICENBRE 2013 di Orazio Fergnani.
Alla Stazione Carabinieri “La Storta”
Via Cassia, 1781 – 00123
1) Il Direttore dell'Agenzia delle Entrate Presidente di Equitalia S.p.A sig.r Attilio Befera
2) Il Vice Presidente Equitalia sig.r Antonio Mastrapasqua;
3) L’Amministratore Delegato di Equitalia sig.r Benedetto Mineo;
4) Consigliere di Equitalia sig.ra Giuseppina angela Barbato;
5) Consigliere di Equitalia sig.r Mario Bertolissi;
6) ed eventuali altri, secondo il ruolo ed il grado di responsabilità risultante dalle indagini.
4) Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art.319 c.p.);
5) Corruzione di persona incaricata di pubblico servizio (art.320 c.p.);
7) Omissione di atti d’ufficio (art.328 c.p.);
9) Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Art. 640-bis c.p.);
10) Appropriazione indebita (art.646 c.p.);
11) Ed eventuali altre fattispecie di reato che venissero rilevate nel corso delle indagini.-
Questa è l’ennesima analisi/denuncia/querela esaminata in relazione alla assoluta ed inarrivabile truffa messa in atto dal mondo bancario/economico/finanziario a danno dello Stato e dei cittadini.
L’Agenzia delle Entrate…. È costretta a nominare avvocati esterni
(http://www.liberoquotidiano.it/news/1309839/Equitalia-ci-costa-1-miliardo-all-anno.html )
Il "mostro" Equitalia ci costa più di 1 miliardo all'anno.
L'Agenzia di recupero crediti nel 2012 per le sole spese aministrative ha speso 886 milioni di euro. All’interno di questa cifra, però, 506 milioni rappresentano le spese per il personale (salari, stipendi, oneri sociali e Tfr), mentre 379 milioni rappresentano le “altre spese amministrative”.
Tra le diverse uscite, 119 milioni di euro se ne sono andati per “servizi esattoriali”, 69 milioni per “servizi informatici” e 51 milioni per “servizi professionali”. Di questi 51 milioni di euro, la fetta più grande è costituita dalle spese legali per contenzioso esattoriale, che come spiega il bilancio “si
riferiscono agli oneri relativi a spese legali e derivanti da eventali soccombenze”.
Insomma le beghe legali del colosso del fisco costano allo Stato circa 50 milioni di euro all’aqnno, una cifra record (in potenziale crescita).
A godere del bottino è un esercito di collaboratori e consulenti composto da circa 5.700 persone. La maggior parte delle quali è costituita da avvocati a cui il Fisco si deve rivolgere per difendere in giudizio le sue ragioni. Il tutto pagando una maxi-parcella da quasi 51 milioni di euro.
A pagare è Equitalia. La società è pubblica ed è controllata dall’Agenzia delle Entrate e INPS.
Quindi a pagare le parcelle agli avvocati che difendono il fisco siamo noi.
L'esercito dei consulenti è sconfinato.
Ed è difficile capire, GIUSTIFICARE ED ACCETTARE perché mai con ben 8.167 dipendenti, Equitalia abbia bisogno di ben altri 5.678 professionisti legali esterni.
Come racconta la Notizia, da Equitalia fanno sapere che le spese per l'esercito di avvocati “varia a seconda dell’andamento del contenzioso e delle relative soccombenze”. Ma a quanto pare, visti i numeri da capogiro i contenziosi tra Equitalia e i contribuenti sono davvero tanti. E a sorridere sono solo i consulenti, gli unici a guadagnare sulle spalle del fisco.
Questo particolare paradosso non avviene inaspettatamente ed imprevedibilmente… tutto nasce dal fatto che i Dirigenti del Fisco, gli unici abilitati a sottoscrivere gli accertamenti e a difendere in giudizio l'amministrazione finanziaria davanti alle Commissioni Tributarie e davanti alla Magistratura Ordinaria Civile e Penale sono stati decapitati dal 1992.
La DIRSTAT con nota del 23 giugno 2011 prot. 279, più volte reiterata,da ultimo in data 23.11.2011, chiese l’intervento del Ministro dell’Economia e del Ministro della F.P., sedenti nella passata legislatura, vòlto a rimuovere con atti significativi il comportamento dell’Agenzia delle Entrate relativamente al conferimento di incarichi dirigenziali.
Motivo della doglianza è la contestazione mossa all’Agenzia delle Entrate secondo cui il requisito dell’autonomia gestionale di cui essa gode implica ex se la possibilità di collocare le risorse umane disponibili , senza alcun controllo governativo,e superando pure il rigore delle norme che non consentono di accedere alla dirigenza, se non per pubblico concorso.
In presenza di tale granitica ed intransigente posizione assunta dall’Agenzia delle Entrate e ribadita in più incontri , la DIRSTAT si è spesa in atti di diffida e comunicati stampa, ma con esito negativo per il perdurante silenzio dell’Agenzia delle Entrate. Aliunde proposto, è sorto però apposito contenzioso dinanzi al competente Giudice Amministrativo.
L’esito vittorioso dei giudizi non è valso però a far recedere l’Agenzia delle Entrate dalla propria fragile posizione, anzi le sentenze del TAR-LAZIO sono state impugnate dinanzi al Consiglio di Stato che con ordinanza del 29.11.2011 ne ha sospeso la eseguibilità in attesa che la controversia sia decisa nel merito.
Giova qui indugiare sui punti nodali delle pronunzie del Giudice Amministrativo per capire quanto speciosa sia la posizione dell’Agenzia delle Entrate e per ricordare che
purtroppo vige ancora un antico malvezzo, ormai incancrenito dal tempo, che ha impedito
la formazione dei quadri dirigenziali, così come li aveva disegnati la legge 748/1972, istitutiva della dirigenza. Per troppo tempo i dirigenti sono stati nominati con il criterio “intuitu personae”, in assenza cioè della preventiva verifica riguardante la professionalità.
Ogni altro guasto è stato poi prodotto dalle reggenze divenute necessarie per sopperire ai vuoti creatisi nel ruolo dei dirigenti.
Oggidì però la giustizia amministrativa vede l’istituto della reggenza sine die come una vistosa anomalia, anzi un escamotage addirittura elusivo delle norme che regolano l’accesso alla dirigenza.
TAR LAZIO - n.6884 del 1.8.2011 - E’ illegittima la modifica all’art.24 c.2 del Regolamento di Amministrazione posta in essere dal Comitato di gestione dell’Agenzia delle Entrate, perché tale modifica consente di coprire le vacanze nel ruolo dei dirigenti mediante il conferimento di incarichi a funzionari privi della qualifica dirigenziale. IL TAR censura cotale operato, dichiarandolo in aperto contrasto con i principi fissati dagli artt.19 e 52 del dlgs.165/2001.
Rileva altresì il TAR che proprio grazie alla contestata modifica è stato possibile coprire 1143 posti, dei quali però soltanto 376 con dirigenti vincitori di concorso, mentre i restanti 767 posti sono stati coperti mediante affidamento dei posti in reggenza sine die.
Ad avviso del TAR la novella apportata all’art.24 del Regolamento è in dispregio con le norme di cui al dlgs. 165/2001 ove è vero che è previsto il conferimento di incarichi dirigenziali, ma solo a condizione che sussistano circostanze straordinarie ed eccezionali e previa verifica dei requisiti di professionalità dei nominandi.
TAR LAZIO - n.7636 del 30.9.2011 - Nel confermare il proprio orientamento il Giudice Amministrativo denuncia l’inerzia dell’Agenzia delle Entrate che non provvede a bandire concorsi per coprire le vacanze nel ruolo dei dirigenti e vuole invece insistere con il ricorso alle reggenze senza limiti di tempo e prorogabili di anno in anno. Il TAR nega che ciò possa ancora avvenire ed annulla la selezione-concorso a 175 posti dirigenziali di cui al bando del Direttore dell’Agenzia delle Entrate promosso ai sensi del DM 10.9.2010 ed in applicazione dell’art.1 c. 530 della Legge 27.12.2006 n.196.
Giova qui ricordare che il contenzioso promosso dinanzi al TAR consta di ben otto motivi di gravame, tutti sostanzialmente accolti dal Giudice Amministrativo.
Alle sentenze del TAR LAZIO si rimanda comunque per ogni altro approfondimento, e parimenti si richiama la nota n. 279 del 23.6.2011 della scrivente Organizzazione Sindacale, rimasta – è bene ribadirlo - senza risposta, salvo che da parte dell’Ispettorato della F.P. che con nota del 6.12.2011 ha avuto la cortesia di far sentire la propria voce.
Al riguardo di tale riscontro viene però da rilevare che l’autorevole Dipartimento interviene soltanto per far sapere che la vicenda degli incarichi dirigenziali è questione sottratta alle proprie competenze. E’ un pleonasmo richiamare le attribuzioni della F.P.,che sono ben note, né vi è chi neghi l’autonomia funzionale dell’Agenzia delle Entrate. Appare però eccessivo che la F.P. si defili sic et simpliciter, né può accadere che l’autonomia funzionale,e con essa il potere discrezionale scadano in comportamenti elusivi di norme cogenti (è il TAR Lazio a sostenerlo!), fino a diventare vero e proprio arbitrio.
E’ anche vero che la vicenda degli incarichi dirigenziali è ora al vaglio del Consiglio di Stato, dopo le pronunce del TAR che ne ha stigmatizzato la illegittimità. Pur tuttavia,se l’Agenzia delle Entrate,a torto o a ragione, difende le proprie posizioni; se la F.P. sceglie la neutralità, ritenendo di non dovere incorrere in indebita invasione di campo, dall’altra parte,e
cioè a bordo campo, c’è gente direttamente interessata il cui crescente disagio certamente non giova, anzi mette a rischio efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa alla cui vigilanza è deputata proprio la F.P., come essa stessa riconosce,e che quindi la chiama direttamente in causa.
In questo contesto noi Cittadini ci ritroviamo con l’Amministrazione Finanziaria con un contenzioso interno che appare senza sbocchi e presenta il rischio di appesantire ulteriormente la macchina fiscale che già non gode di buona salute che per di più per tutelarsi legalmente dalle proprie pesanti responsabilità amministrative, civili e penali deve avvalersi di pletore di legulei costantemente perdenti… ma che pretendono il pagamento delle salatissime parcelle che ….
Che vincano o perdano paghiamo noi Cittadini… ovviamente ai normalmente aggiuntivi risarcimento dei a danni a quegli audaci contribuenti che hanno l’ardire di pretendere posizione contro le angherie e vessazioni del mostro Equitalia condotto e cavalcato da quel valoroso condottiero quale è Attilio Befera.
A sostegno di questa nostra fondatissima tesi aggiungiamo anche la nota del Dr. Pietro Paolo Boiano, vice segretario Generale della Federazione fra le associazioni ed i sindacati nazionali dei dirigenti, vicedirigenti, funzionari, professionisti e pensionati della Pubblica Amministrazione e delle imprese indirizzata al MINISTRO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
DR. FABRIZIO SACCOMANNI e al MINISTRO DEL DIPARTIMENTO PER LA P.A. E PER LA SEMPLIFICAZIONE ON. AVV. GIANPIERO D’ALIA
Che testualmente dice :
Con nota del 21.12.2011 n.381, estensiva della precedente n.279 del 23.6.2011,la DIRSTAT chiese l’intervento dei ministri dell’Economia e della F.P.,allora in carica, al fine che di concerto rimuovessero vistose anomalie in relazione al conferimento di incarichi dirigenziali da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Nel richiamare integralmente il petitum di cui alla succitata nota n.381, che ad ogni buon fine qui si allega, e facendo presente che alcun riscontro è mai pervenuto dai Dicasteri interessati, la DIRSTAT intende novellare presso le SS.LL. le proprie doglianze, ampliandole alla luce di nuovi accadimenti che ad avviso di questa Organizzazione Sindacale producono pesanti disfunzioni alla già complicata gestione della macchina fiscale. In effetti il Governo Monti, lungi dal rimuovere i guasti rivenienti dalla precedente legislatura, ne ha prodotto altri di non minore negatività. In tal guisa perdura e si aggrava l’anomalia riguardante gli incarichi dirigenziali che continuano ad essere conferiti in totale dispregio delle norme che regolano l’accesso alla dirigenza, anche perché vi è stato un intervento legislativo che in pratica sana il pregresso e non vieta che il malvezzo continui.
Ad occuparsi di tanto è la Legge n.44/2012 di conversione del DL 16/2012- art.8 c.24. Ciò stante, è indifferibile che i Ministri dell’Economia e della F.P. riesaminino tutta la problematica, prendendo atto che l’autonomia gestionale di cui gode non può significare che l’Agenzia delle Entrate operi contra legem, come ha già sancito il TAR Lazio e si aspetta che decida in via definitiva il Consiglio di Stato.
Per ciò stesso appare quanto meno affrettato l’intervento del legislatore che non si è neppure preoccupato del rischio che corre l’Erario quando gli Uffici delle Entrate emanano atti a firma di funzionari non aventi qualifica dirigenziale, così esponendoli alla declaratoria di nullità, come è già accaduto. Il che non vuol dire che la reggenza di uffici dirigenziali sia preclusa in assoluto, ma l’incarico può essere affidato nel rispetto del DPR 266/1987-art.20, ove è previsto che può essere nominato il funzionario più elevato in grado, al quale non compete però la retribuzione dirigenziale.
Anche al riguardo esiste consolidata giurisprudenza. A parte poi le tante diatribe sull’operato del Governo Monti, non in discussione nel contesto che quivi interessa, va tuttavia segnalato che anche l’operazione pur necessaria di tagliare la spesa pubblica ha prodotto ancora un guasto alla macchina fiscale. Con legge n. 135/2012-art.23/quater, di conversione del DL 95/2012, è avvenuta
la fusione per incorporazione dell’Agenzia del Territorio nell’Agenzia delle Entrate e dei Monopoli di Stato nell’Agenzia delle Dogane.
Va senza dire che se la ratio di cotale operazione si proponeva un risparmio di spesa, il risultato che ne sta derivando è misurabile soltanto in termini di un pesante ingolfamento del lavoro e di un enorme disagio per i cittadini utenti dei servizi ipo-catastali. Non serviva di allora una particolare cultura amministrativa per intuire che attività tra di loro diametralmente diverse non si prestano ad una gestione comune e va poi ricordato che la fusione delle due Agenzie non è avvenuta fisicamente, tant’è che le Agenzie del Territorio continuano ad aver sede nelle loro strutture, tutte tenute in affitto. Non si vedono quindi quali risparmi possono conseguirsi, e si constata invece che ne è nata una gran confusione a tutto scapito del contrasto all’evasione fiscale, non certamente praticabile con il solo redditometro o con altri mezzi occasionali e quindi privi della necessaria incisività. Ma si rivela pure fuori dalla logica e non in consonanza con una sana politica di sistema che l’intero apparato fiscale sia concentrato nelle mani di un unico soggetto che per forza di cose si trova a gestire non una megastruttura, ma evidentemente un potentato.
Eppure sarebbe bastata una preventiva indagine conoscitiva per sconsigliare una operazione tanto impropria quanto rischiosa. C’ è tempo e modo però per correre ai ripari, partendo magari da un dato di fatto che da solo indica quanto risibile sia un improbabile risparmio di pochi spiccioli al cospetto di una spesa pubblica complessiva da capogiro. Gli attuali ministri dell’Economia e della F.P. hanno competenza e sagacia per approfondire le problematiche che ne occupano. Possono farlo, ma serve la necessaria determinazione e soprattutto la volontà politica, sia pure nell’immanente contesto dagli equilibri assai precari.
Si auspica quindi un interessamento rapido ed incisivo, utile a constatare che nell’attuale assetto le due massime Agenzie Fiscali non possono assicurare una corretta gestione dell’immane lavoro che sono chiamate a svolgere. Non si può immaginare un’Amministrazione Finanziaria efficace ed efficiente creando ibride ammucchiate che inevitabilmente devono poi affidarsi alla improvvisazione, se non addirittura al ristagno delle attività.
Il rinnovamento della P.A. è improcrastinabile, ma per realizzarlo serve che la macchina pubblica abbia un motore capace di affrontare anche percorsi accidentati e servono pure abili piloti. Serve, in una parola,che la P.A. faccia della meritocrazia la sua arma vincente.
In attesa di sollecito riscontro si inviano cordiali saluti.
Nel frattempo il Consiglio di Stato si è espresso con la sentenza con cui il Consiglio di Stato stesso rimette alla Corte Costituzionale la "vexata quaestio" degli atti d'accertamento firmati da funzionari e non da dirigenti dell'Agenzia delle Entrate (Cons. St., Sez. IV, sentenza 18 novembre 2013 n. 5451).
http://amministrativista20.blogspot.it/2013/11/tributario-il-consiglio-di-stato.html
Insomma non se ne esce più…
Tutto questo ha comunque condotto al punto che :
Agenzia delle Entrate ed Equitalia S.p.A. nelle persone dei loro responsabili e quant’altri stanno agendo in totale, aperta e manifesta azione contro legge …… e a causa di ciò….
1) sono Nulli gli accertamenti (per la stragrande maggioranza) notificati dall'Agenzia
delle Entrate a partire dal 1992;
2) e perciò sono Nulli gli accertamenti (per la stragrande maggioranza) notificati da Equitalia e tutte le altre agenzie di esazione e recupero dei crediti dalla data della loro istituzione operativa ad oggi;
3) motivo per cui l’Agenzia delle Entrate è costretta a sostenere esorbitanti spese in consulenze e patrocini, nonché in ingentissimi risarcimenti danni ESSENDO IN PALESE ED INDIFENDIBILE FLAGRANZA DI REATO;
4) costringendo lo Stato e tutti i Cittadini contribuenti a subire questo ulteriore affronto e danno sia individuale che collettivo;
5) Nel contempo creando allo Stato notevoli danni erariali e realizzando così una frode più o meno intenzionale (poco importa) ai danni dello Stato stesso.
CHIEDIAMO PERCIO’
di procedere per la penale punizione dei colpevoli, ai fini di:
A) impedire la continuazione dei reati;
B) assicurare la solvibilità dei responsabili nei confronti dello Stato e dei cittadini cui deve essere risarcito l’ingente ed immane danno erariale, concreto, cagionato con i comportamenti che si sono descritti.
C) Richiedere la restituzione dei milioni di euro di spese, stipendi, consulenze di ogni tipo e natura sostenute dai succitati e addebitate allo Stato nel corso degli anni.
Pubblicato da Orazio Fergnani a 01:07