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Timestamp: 2020-01-24 16:28:45+00:00
Document Index: 140427456

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 2052', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 2043']

Sinistro stradale provocato da cane randagio: il Comune ne risponde – Sentenza n. 17528 del 23 agosto 2011 – Confederazione Giudici di Pace
Procedimento: Sentenza n. 17528 del 23 agosto 2011
Sinistro stradale provocato da cane randagio: il Comune ne risponde
Il Comune risponde delle aggressioni subite dai cittadini dai cani randagi. Il monito arriva dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17528 del 23 agosto 2011, ha accolto il ricorso di una ragazza che si era ferita cadendo dal motorino in seguito all’aggressione di un randagio. Secondo la terza sezione civile sussiste la violazione del neminem laedere e per questo l’amministrazione deve sostenere i danni subiti dai cittadini.
La Corte di Cassazione, con la sentenza che qui si commenta, torna dunque a ribadire la responsabilità del Comune in ordine ai danni (patrimoniali e non patrimoniali) provocati dai cani randagi, confermando l’orientamento già adottato nella pronuncia n. 10190/2010 (già pubblicata dalla nostra rivista), che ha condannato l’amministrazione comunale a risarcire i danni arrecati agli utenti delle strade da tali animali.
L’odierna vicenda trae spunto, come già accennato, dalla richiesta di risarcimento, avanzata nei confronti del Comune da parte attrice, la quale, alla guida del proprio ciclomotore, veniva aggredita da un cane randagio che la faceva cadere dal mezzo, provocandole danni patrimoniali e non patrimoniali. In entrambi i gradi del giudizio di merito, però, tale richiesta non veniva esaudita, per cui l’attrice presentava ricorso per cassazione, denunciando, tra le altre cose, la violazione e falsa applicazione della Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo (L. n. 281/1991) che, a sua volta, demanda alle Regioni l’istituzione dell’anagrafe canina e l’adozione di programmi per la prevenzione e il controllo del randagismo.
Ebbene, sulla base della normativa nazionale e regionale (nella specie, la legge applicabile, anche ratione temporis, è la legge regionale Campania n. 36/1993, successivamente abrogata dalla L. n. 16/2001), i Comuni sono chiamati a svolgere compiti di organizzazione, prevenzione e controllo dei cani, anche di quelli randagi, insieme agli altri soggetti indicati dalla medesima disciplina (Regione, U.S.L., enti e associazioni di settore), al fine di «adottare concrete iniziative e assumere provvedimenti volti ad evitare che animali randagi possano arrecare danni alle persone nel territorio di competenza». Spetterà, poi, ai giudici di merito dare la corretta qualificazione dell’ipotesi di responsabilità, in termini generali (ex art. 2043, c.c.) o in termini di responsabilità speciale aggravata (ex art. 2051, c.c. o art. 2052, c.c.).
Con il 1° motivo la ricorrente denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 2907 c.c., in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 3, c.p.c., 112, 113, 163 c.p.c., in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 4 c.p.c., nonché “contraddittoria, erronea, insufficiente ed illogica motivazione” su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360, 1° co. n. 5, c.p.c.
Lamenta che i giudici di merito abbiano “ingiustamente separato il fatto-custodia (condizione della strada dal fatto-aggressione del cane randagio”, e che la corte di merito abbia omesso ogni valutazione in merito alla del pari lamentata “pericolosità del tracciato e del manto stradale di via Caracciolo”, oltre che della “presenza del cane”.
Come questa Corte ha già avuto modo di porre in rilievo, la legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo n. 281 del 1991 demanda alle Regioni l’istituzione dell’anagrafe canina e l’adozione di programmi per la prevenzione ed il controllo del randagismo.
Va al riguardo osservato che in caso di ravvisata integrazione dell’ipotesi generale di responsabilità aquiliana non può prescindersi dal rilievo che, come da questa Corte anche recentemente precisato, la P.A. è responsabile per i danni causalmente riconducibili alla violazione dei comportamenti dovuti, i quali costituiscono limiti esterni alla sua attività discrezionale e integrano la norma primaria del neminem laedere di cui all’art. 2043 c.c. (cfr., con riferimento a diversa ipotesi, Cass., 27.4.2011, n. 9404).