Source: http://www.settimanafiscaledigital.ilsole24ore.com/edizione/201820
Timestamp: 2018-05-21 07:23:37+00:00
Document Index: 166814495

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 47', 'art. 27', 'art. 21']

Numero 20 18 maggio 2018
Professionisti, cedolare secca, Tasi e Imu
Saldo 2017 e primo acconto 2018
Il saldo Irpef e le relative addizionali risultanti dal Mod. Redditi 2018, e l’eventuale prima rata di acconto , devono essere versati entro il 2 luglio , ovvero entro il 20 agosto con una maggiorazione dello 0,40% , utilizzando il modello di versamento F24. Inoltre le imposte a debito possono essere rateizzate in rate di pari importo entro e non oltre il mese di novembre 2018 , mese di scadenza del pagamento della seconda rata di acconto . Il contribuente, infine, ha la facoltà di compensare , nei confronti dei diversi enti impositori, i crediti ed i debiti risultanti dalla dichiarazione e dalle denunce periodiche contributive.
Lo scorso 6.4.2018 è scaduto il termine per effettuare la comunicazione obbligatoria dei dati delle fatture del secondo semestre 2017 e per trasmettere i dati esatti relativi al primo semestre 2017 senza l’applicazione delle sanzioni . Pertanto, per le comunicazioni trasmesse dal 7.4.2018 in poi occorrerà calcolare e versare le sanzioni , così come stabilite dall’art. 11, co. 2-bis, D.Lgs. 471/1997 ossia un euro per ciascuna fattura, con un massimo di € 500 per trimestre, se la trasmissione è effettuata entro il 15° giorno successivo alla scadenza, due euro per ciascuna fattura, con un massimo di € 1.000 per trimestre, se la trasmissione è effettuata successivamente. Le predette sanzioni possono essere ridotte attraverso il ravvedimento operoso ; in tal caso, per i dati delle fatture del secondo semestre 2017 , la violazione di omessa o errata comunicazione si considera consumata alla data del 6.4.2018 . Per le fatture del primo semestre 2017 , invece la data del 6.4.2018 è presa in considerazione solamente per correggere l’ errata comunicazione , mentre per le comunicazioni del primo semestre che sono state omesse e trasmesse dopo il 6.4.2018 si prenderà come riferimento, per il calcolo della riduzione delle sanzioni da ravvedimento , il termine ordinario del 16.10.2017 .
Dividendi percepiti da Trust
Il D.M. 26.5.2017 ha rideterminato le percentuali di concorso al reddito complessivo dei dividendi e delle plusvalenze di cui agli artt. 47, co. 1, 58, co. 2, 59 e 68, co. 3, D.P.R. 917/1986, nonché della percentuale di cui all’art. 4, co. 1, lett. q), D.Lgs. 12.12.2003, n. 344. In sostanza, a maggio 2017 , il Legislatore ha innalzato la quota imponibile di dividendi e di plusvalenze relativi a partecipazioni qualificate in capo alle persone fisiche, società di persone (con esclusione delle plusvalenze) e enti non commerciali come il Trust. La L. 27.12.2017, n. 205 (Legge di Bilancio 2018), è intervenuta nuovamente sul tema, con l’art. 1 co. 1003 e 1004, abrogando integralmente il co. 1 dell’art. 47, D.P.R. 917/1986 e modificando l’art. 27, D.P.R. 600/1973, prevedendo, in capo alle persone fisiche , una tassazione universale sui dividendi qualificati e non, mediante una ritenuta a titolo di imposta del 26%. Quest’ultima modifica non ha interessato, invece, i dividendi percepiti dai Trust.
Contrasto alle frodi nel settore energetico
La L. 27.12.2017, n. 205 (Legge di Bilancio 2018) ed il relativo Decreto attuativo hanno introdotto delle misure di prevenzione finalizzate a ridurre le frodi Iva nel settore dei prodotti energetici . Lo strumento scelto dal Legislatore per il raggiungimento di tale obiettivo è la modifica della disciplina dei depositi accise , nell’ambito della quale sono state inserite delle disposizioni mutuate, in parte, dall’attuale regime dei depositi Iva . Salvo particolari casi di operatori ritenuti « affidabili » (ad es. soggetti con certificazione Aeo o ditte di notoria solvibilità), la nuova disciplina troverà applicazione per i prodotti energetici introdotti nei depositi accise a prescindere dalla loro provenienza (i.e. nazionale, da altri Stati Ue o da Stati terzi) e comporterà il materiale pagamento dell’ Iva con F24 ( senza possibilità di compensazione ) per la loro immissione in consumo dai depositi accise. La responsabilità per l’eventuale Iva non versata è stata estesa al gestore del deposito accise che procede all’estrazione dei beni senza aver ottenuto la prova del versamento della suddetta imposta.
Fattura incompleta e detrazione Iva
In tema di attribuzione dell' onere della prova , nel caso in cui l'Amministrazione finanziaria contesti la deducibilità di costi indicati sotto i profili della loro certezza e della loro inerenza, la fattura - di regola, salva l'ipotesi di contabilità inattendibile - è documento idoneo a rappresentare i costi dell'impresa, come emerge dall'art. 21, D.P.R. 633/1972. Occorre, però, che essa sia redatta in conformità ai requisiti di forma e contenuto ivi prescritti, in quanto tale documento deve rivelare natura , qualità e quantità delle prestazioni attestate. Spetta al contribuente provare che i costi dedotti sono inerenti all’attività imprenditoriale, intesa come strumentalità del bene o del servizio all’esercizio dell’attività stessa. Ciò è quanto emerge dalla Sentenza 27777/2017 della Corte di Cassazione, ove si aggiunge che sono indetraibili i costi documentati con una fattura generica relativi a una consulenza estranea all’ oggetto sociale dell’azienda che la eroga.