Source: http://www.studiolegalezuco.it/circolare-1121-21-gennaio-2019-linee-guida-stoccaggio-rifiuti-ministero-ambiente/
Timestamp: 2020-07-02 15:07:44+00:00
Document Index: 153778404

Matched Legal Cases: ['art. 2087', 'art. 216', 'art. 214', 'art. 6', 'art. 4', 'art. 190', 'art. 187', 'art. 2', 'art. 187', 'art. 190', 'art. 208', 'art. 2087', 'art. 216']

Le nuove linee guida per lo stoccaggio dei rifiuti: la circolare n. 1121/2019
28 gennaio 2019 28 gennaio 2019 Avv. Alessandro ZucoArticoli, News ed Eventi
In data 21 gennaio 2019 è stata emanata dal Minisero dell’Ambiente la circolare prot n. 1121 recante “Linee guida per la gestione operativa degli stoccaggi negi impianti di gestione dei rifiuti e per la prevenzione dei rischi“.
Come noto, l’urgente esigenza di tamponare la diffusione del fenomeno del proliferarsi di episodi di incendi negli impianti di trattamento dei rifiuti aveva reso necessario l’elaborazione di un vademecum dedicato alle aziende che individuasse i punti salienti per la prevenzione del rischio, i criteri applicativi, la gestione delle aree interne, le responsabilità gestionali, le tempistiche di stoccaggio e le modalità dei controlli (cfr. http://www.studiolegalezuco.it/le-linee-guida-la-gestione-operativa-dello-stoccaggio-negli-impianti-gestione-dei-rifiuti-la-prevenzione-dei-rischi-la-circolare-del-ministero-dellambiente/).
A meno di un anno dal precedente provvedimento, la nuova circolare abroga la n. 4064 del 15 marzo 2018 proponendone una revisione «alla luce di alcune pertinenti osservazioni presentate (…) coinvolgendo opportunamente anche le amministrazioni regionali e le agenzie ambientali già interessate nella fase preliminare, al fine di addivenire ad un’ottimizzazione ed aggiornamento dei relativi contenuti».
Il documento in oggetto ha la finalità di individuare, nelle more dell’emanazione delle Linee guida sui contenuti minimi delle autorizzazioni rilasciate ex artt. 208 e 216 del d. lgs. n. 152/2006 (nel quale verranno uniformate le indicazioni nazionali per le modalità autorizzative degli impianti di stoccaggio), le buone pratiche di gestione degli stoccaggi.
Vale la pena evidenziare che nella circolare in questione, nonostante al punto n. 7 si indichi che occorra definire una scheda esemplificativa per agevolare le attività di controllo e che si indichi che la stessa scheda sia allegata alla circolare n. 1121/2019, tale scheda non risulta poi allegata al documento!
Attendiamo quindi un addendum.
Di seguito il testo integrale della circolare n. 1121 del 21 gennaio 2019:
– stoccaggi di rifiuti ai sensi dell’articolo 183, lett. aa) del d.lgs. n. 152 del 2006, effettuati presso impianti che effettuano esclusivamente operazioni R13 (Messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12 dell’allegato C alla parte quarta del d.lgs. n. 152 del 2006) e D15 (Deposito preliminare prima di uno delle operazioni di cui ai punti da D1 a D14 dell’allegato B alla parte quarta del d.lgs. n. 152 del 2006), e che quindi inviano i rifiuti ivi depositati ad altri impianti di destinazione finale (recupero o smaltimento);
– stoccaggi di rifiuti ai sensi dell’articolo 183, lett. aa) del d.lgs. n. 152 del 2006, in ingresso presso impianti che li sottopongono ad ulteriori operazioni di gestione riconducibili ai punti da R1 a R12 dell’allegato C alla parte quarta del d.lgs. n. 152 del 2006, ovvero ai punti da D1 a D14 dell’allegato B alla parte quarta del d.lgs. n. 152 del 2006;
– stoccaggi o raggruppamenti di rifiuti comunque denominati, intermedi tra due o più fasi di trattamento, svolte nell’ambito del medesimo impianto di gestione dei rifiuti;
– stoccaggi di rifiuti prodotti all’esito del trattamento, in attesa o già sottoposti all’eventuale caratterizzazione, per il successivo avvio verso le opportune destinazioni finali.
A seguito dei numerosi incendi che nell’ultimo periodo hanno interessato diversi impianti di gestione dei rifiuti, con conseguenti ripercussioni sulla gestione dell’intero sistema paese, è stato convenuto, in accordo con le Autorità territoriali e con gli Enti di controllo preposti, di individuare alcuni ambiti di approfondimento per la definizione di criteri operativi utili per una gestione ottimale degli stoccaggi negli impianti che gestiscono rifiuti. Occorre preliminarmente evidenziare che la valutazione del rischio nei luoghi di lavoro, compreso il rischio di incendio, è un obbligo che discende innanzi tutto dall’articolo 2087 del Codice Civile, che impone al datore di lavoro il dovere di adottare, anche dove manchi una specifica regola di prevenzione, le misure generiche di prudenza e diligenza, nonché tutte le cautele necessarie, secondo le norme tecniche e l’esperienza, a tutelare l’integrità fisica dei propri lavoratori.
Il legislatore nazionale ha poi delineato nel tempo l’apparato prescrittivo rivolto a specificare sotto il piano tecnico il criterio posto dall’art. 2087 sopra citato, per poi realizzare con il d.lgs. n. 81 del2008 il riassetto ed il coordinamento in un unico testo, armonizzato anche in attuazione delle numerose direttive comunitarie, delle disposizioni in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Con specifico riferimento al rischio di incendio, il D.M. 10.03.1998 stabilisce, in attuazione al disposto dell’articolo 13, comma 1, del d.lgs. n. 626 del 1994, ora abrogato e sostituito dal d.lgs. n. 81 del 2008, i criteri per la valutazione dei rischi di incendio nei luoghi di lavoro e le misure di prevenzione e di protezione antincendio da adottare, al fine di ridurre l’insorgenza di un incendio e di limitarne le conseguenze qualora esso si verifichi.
Posto il quadro normativo sopra indicato, e con specifico riferimento alle attività di gestione dei rifiuti, sono richiamati nel presente documento alcuni importanti concetti già ampliamente definiti nell’ambito delle linee-guida per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili in materia di gestione dei rifiuti in vigore, relative allo stoccaggio ed alla movimentazione dei rifiuti di cui al D.M. 29 gennaio 2007.
– l’ottimizzazione delle misure organizzative e tecniche nell’ambito di ciascun impianto in cui vengono effettuati stoccaggi di rifiuti;
– l’adeguata informazione e formazione del personale che opera negli impianti;
– il controllo e il monitoraggio delle sorgenti di innesco e delle fonti di calore;
– l’adeguata manutenzione delle aree, dei mezzi d’opera e degli impianti tecnologici, nonché degli eventuali impianti di protezione antincendi.
– area dotata di una struttura ad uso ufficio per gli addetti alla gestione, in cui sono situati i servizi igienici per il personale;
– area di ricezione dei rifiuti, destinata alle operazioni di identificazione del soggetto conferitore ed alle operazioni obbligatorie di pesatura/misura per verifica dei quantitativi di rifiuti effettivamente conferiti;
– area destinata allo stoccaggio dei rifiuti per categorie omogenee, adeguata per i quantitativi di rifiuti gestiti, e dotata di superficie pavimentata, ovvero impermeabile laddove le caratteristiche del rifiuto lo richiedano, con una pendenza tale da convogliare gli eventuali liquidi in apposite canalette e in pozzetti di raccolta a tenuta, laddove l’area risulti dotata di copertura; in caso di stoccaggi all’aperto, le pendenze delle relative superfici convogliano ad apposita rete di raccolta delle acque meteoriche, con separazione delle acque di prima pioggia, da avviare all’impianto di trattamento e successivo scarico;
– area per il deposito dei rifiuti fermentescibili adeguatamente attrezzata al controllo della temperatura degli stessi (ad esempio ambiente ombreggiato evitando l’uso dei teli, umidificazione e rivoltamenti della massa dei rifiuti);
– adeguata separazione delle aree adibite allo stoccaggio delle diverse tipologie di rifiuti infiammabili;
– locale chiuso attrezzato e con idonei requisiti antincendio, ovvero area coperta dotata di una pavimentazione di adeguata resistenza ed impermeabile, da destinarsi alla raccolta e stoccaggio dei rifiuti pericolosi, dei rifiuti non pericolosi allo stato liquido, e in generale di tutti quei rifiuti il cui processo di recupero può risultare inficiato dall’azione degli agenti atmosferici o che possono rilasciare sostanze dannose per la salute dell’uomo o dell’ambiente;
– locale chiuso attrezzato, ovvero area destinata al trattamento dei rifiuti (laddove l’impianto non effettui solo raccolta e stoccaggio) adeguata allo svolgimento delle operazioni da effettuarvi e dotata di adeguata copertura, di superfici impermeabili di adeguata pendenza, di apposita rete di drenaggio e di raccolta dei reflui, nonché di opportuni sistemi di aspirazione e trattamento dell’aria e di monitoraggio; in casi specifici (come ad esempio per i rifiuti inerti da costruzione edemolizione) le autorità competenti possono autorizzare il trattamento dei rifiuti anche su aree prive di copertura, purché ciò non infici il trattamento stesso e siano adottate le più opportune prescrizioni di mitigazione degli impatti;
– area per il deposito delle sostanze da utilizzare per l’assorbimento dei liquidi in caso di sversamenti accidentali;
– adeguata viabilità interna per un’agevole movimentazione, anche in caso di emergenza;
– idonea recinzione lungo tutto il perimetro, opportunamente provvista di barriera esterna di protezione ambientale, realizzata in genere con siepi, alberature o schermi mobili etc. atti a limitare l’impatto anche visivo.
– impianto di videosorveglianza, preferibilmente con presidio h24, salvo casi particolari da valutare caso per caso;
– impianti e dispositivi di protezione attiva antincendio, tra cui si annoverano anche i sistemi di rivelazione e allarme incendio, da realizzare in esito alla valutazione del rischio di incendio;
– impianto di aspirazione e trattamento dell’aria afferente ai locali in cui si effettuano specifiche operazioni di trattamento sui rifiuti;
– impianto per l’approvvigionamento e la distribuzione interna di acqua per serviziigienici, lavaggio piazzali, mezzi e contenitori;
– impianto elettrico idoneo per ambienti ATEX (laddove necessario, in seguito alla valutazione del rischio) per l’alimentazione delle varie attrezzature presenti (quali ad esempio sistemi informatici, sistema di illuminazione, sistemi di videosorveglianza e di monitoraggio e controllo, sistemi di pesatura, contenitori auto compattanti, ….), realizzato in conformità alle norme vigenti;
– sistemi di convogliamento delle acque meteoriche dotati di pozzetti per il drenaggio, vasche di raccolta e di decantazione, muniti di separatori per oli, e di separazione delle acque di prima pioggia adeguatamente dimensionati;
– adeguato sistema di raccolta e di trattamento dei reflui, conformemente a quanto previsto dalla normativa vigente in materia ambientale e sanitaria;
– impianto di illuminazione, anche di sicurezza, interna ed esterna, realizzato in conformità alle norme vigenti;
– riscaldamento del locale ad uso ufficio realizzato in conformità alle normative vigenti;
– allacciamento alla rete telefonica o altra modalità di comunicazione del personale in servizio
– impianto di produzione di acqua calda per i servizi igienici.
– prima della ricezione dei rifiuti all’impianto sia verificata l’accettabilità degli stessi mediantele
b) qualora si tratti di rifiuti non pericolosi per cui l’Allegato D alla Parte Quarta del d.lgs. n. 152/06 preveda un CER “voce a specchio” di analogo rifiuto pericoloso, lo stesso potrà essere accettato solo previa verifica della “non pericolosità”.
– in ingresso all’impianto siano accettati solo i carichi compatibili con la capacità autorizzata in termini di trattamento e stoccaggio;
– laddove la gestione dei rifiuti avvenga secondo le procedure semplificate di cui all’art. 216 del d.lgs. n. 152/2006, le quantità massime dei rifiuti non pericolosi e pericolosi sottoposti ad operazioni di messa in riserva presso produttori, recuperatori e centri di stoccaggio intermedi, nelle more della adozione dei decreti di cui all’art. 214, comma 2, del d.lgs. n. 152 del 2006, rispettino quanto indicato rispettivamente all’art. 6 del D.M. 5 febbraio 1998 e dall’art. 4 del D.M. n. 161 del 12 giugno 2002;
– sia comunicato, nei casi previsti, alla Provincia competente per territorio l’eventuale respingimento del carico di rifiuti entro e non oltre 24 ore, trasmettendo fotocopia del formulario di identificazione;
– le operazioni di scarico e di stoccaggio dei rifiuti siano condotte in modo da evitare emissioni diffuse. I rifiuti liquidi devono essere stoccati nei serbatoi ad essi dedicati, movimentati in circuito chiuso; non sono ammessi travasi da tubazioni “mobili”, salvo nei casi specifici espressamente autorizzati;
– la movimentazione e lo stoccaggio dei rifiuti, siano effettuate in condizioni di sicurezza, evitando:
b) l’inquinamento di aria, acqua, suolo e sottosuolo, ed ogni danno a flora e fauna;
– la movimentazione dei rifiuti all’interno dell’impianto avvenga nel rispetto degli opportuni accorgimenti atti a evitare dispersione di rifiuti e materiali vari, nonché lo sviluppo di polverie, in particolare:
– siano adottate tutte le cautele per impedire il rilascio di fluidi pericolosi e non pericolosi, la formazione degli odori e la dispersione di aerosol e di polveri; al riguardo i contenitori in deposito (rifiuti) in attesa di trattamento, devono essere mantenuti chiusi;
– in caso di sversamenti accidentali la pulizia delle superfici interessate sia eseguita immediatamente, per quanto possibile a secco o con idonei materiali inerti assorbenti, qualora si tratti rispettivamente di materiali solidi o polverulenti o liquidi. I materiali derivanti dalle operazioni di pulizia devono essere adeguatamente smaltiti nel rispetto delle disposizioni di legge;
– i registri di carico e scarico siano tenuti in conformità a quanto stabilito dall’art. 190 del d.lgs. n. 152 del 2006 e nel rispetto delle indicazioni del competente Ente gestore del catasto;
– i rifiuti da sottoporre a eventuale trattamento all’interno dell’impianto, ovvero da avviare a impianti terzi, siano contraddistinti da un codice C.E.R., in base alla provenienza ed alle caratteristiche del rifiuto stesso e siano stoccati per categorie omogenee nelle rispettive aree dedicate dell’impianto, nel rispetto delle prescrizioni di legge e alle modalità indicate negli atti autorizzativi, per evitare incidenti dovuti alla possibile reazione di sostanze tra loro incompatibili e come misura per prevenire l’aggravarsi di eventuali eventi accidentali;
– nella fase di abbancamento dei rifiuti nelle aree dedicate dell’impianto, non vengano effettuate miscelazioni se non quelle consentite dalla legge, ai sensi dell’art. 187 del d.lgs. n. 152 del 2006, ed autorizzate. In tal caso, è necessario che le operazioni di miscelazione siano effettuate nel rispetto delle norme relative alla sicurezza dei lavoratori, evitando rischi dovuti ad eventuali incompatibilità delle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti, ovvero alla formazione di gas tossici e reazioni esotermiche; le stesse non dovranno altresì pregiudicare l’efficacia del successivo trattamento, né tanto meno la sicurezza di tale trattamento;
– qualora lo stoccaggio dei rifiuti avvenga in cumuli, le altezze di abbancamento siano commisurate alla tipologia di rifiuto per garantirne la stabilità; ai fini della sicurezza, è opportuno limitare le altezze di abbancamento a 3 metri; le autorità competenti potranno comunque autorizzare altezze superiori, entro gli eventuali limiti previsti dalle eventuali specifiche norme di riferimento, purchè ciò sia compatibile con la sicurezza e la stabilità dei cumuli, nonché con la capacità gestionale del singolo impianto;
– i fusti e le cisternette contenenti i rifiuti non devono essere sovrapposti per più di 3 piani ed il loro stoccaggio deve essere ordinato, prevedendo appositi corridoi d’ispezione per consentire il passaggio di personale e mezzi anche al fine di evitare la propagazione di eventuali incendi e facilitare le operazioni di spegnimento;
– i rifiuti infiammabili siano stoccati in conformità con quanto previsto dalla normativa vigente in materia;
– le superfici scolanti siano mantenute in idonee condizioni di pulizia, tali da limitare l’inquinamento delle acque meteoriche e delle acque di lavaggio delle aree esterne;
– sia effettuata, almeno semestralmente, la periodica pulizia/manutenzione dei manufatti di sedimentazione e di disoleazione e della rete di raccolta delle acque meteoriche;
– la viabilità e la relativa segnaletica all’interno dell’impianto sia adeguatamente mantenuta, e la circolazione opportunamente regolamentata;
– gli accessi a tutte le aree di stoccaggio siano sempre mantenuti sgomberi, in modo tale da agevolare le movimentazioni;
– la recinzione e la barriera esterna di protezione ambientale siano adeguatamente mantenute, avendo cura di tagliare le erbe infestanti e di rimuovere eventuali rifiuti accumulati per effetto eolico o anche altre cause;
– i macchinari, gli impianti e mezzi d’opera siano in possesso delle certificazioni di legge e oggetto di periodica manutenzione secondo le cadenze prescritte;
– ove presenti, gli impianti di spegnimento fissi dell’incendio siano manutenuti a regola d’arte;
– il personale operativo nell’impianto sia formato e dotato delle attrezzature e dei sistemi di protezione specifici in base alle lavorazioni svolte;
– tutti gli impianti siano oggetto di verifica e controllo periodico, per assicurarne la piena efficienza.
– i rifiuti non pericolosi sui quali viene operata la messa in riserva (R13) vanno destinati ad impianti di recupero di terzi preferibilmente entro sei (6) mesi dalla data di accettazione degli stessi nell’impianto. In ogni caso, per gli impianti in procedura semplificata ai sensi del D.M. 5 febbraio 1998 la messa in riserva di rifiuti non deve mai superare il termine massimo di dodici (12) mesi dalla data di accettazione nell’impianto; detto termine massimo può essere applicato in sede autorizzativa da parte delle autorità competenti anche agli impianti in procedura ordinaria o AIA;
– i rifiuti pericolosi sui quali viene operata la messa in riserva (R13), secondo le procedure semplificate di cui al D.M. n. 161/2002, devono essere avviati a recupero entro il termine massimo di sei (6) mesi dalla data di accettazione degli stessi nell’impianto; detto termine massimo può essere applicato in sede autorizzativa da parte delle autorità competenti anche agli impianti in procedura ordinaria o AIA;
– i rifiuti sui quali viene operato il deposito preliminare (D15) devono essere avviati alle successive operazioni di smaltimento entro massimo dodici (12) mesi dalla data di accettazione degli stessi nell’impianto, in virtù di quanto indicato all’art. 2, comma 1, lett. g) del d.lgs. n. 36 del 2003;
– i rifiuti in uscita dall’impianto, accompagnati dal formulario di identificazione, devono essere conferiti a soggetti autorizzati per il recupero o lo smaltimento finale, escludendoulteriori passaggi ad impianti di stoccaggio, se non strettamente collegati agli impianti di recupero di cui ai punti da R1 a R12 dell’allegato C relativo alla Parte Quarta del d.lgs. n. 152 del 2006 o agli impianti di smaltimento di cui ai punti da D1 a D14 dell’allegato B relativo alla Parte Quarta del d.lgs. n. 152 del 2006. Per impianto strettamente collegato si intende un impianto dal quale, per motivi tecnico/commerciali, devono necessariamente transitare i rifiuti perché gli stessi possano accedere all’impianto di recupero/smaltimento finale.
a) controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per la salute umana, per l’ambiente e per ibeni;
b) mettere in atto le misure necessarieper proteggere la salute umana e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;
L’esecuzione dei controlli presso gli impianti deve essere effettuata da personale adeguatamente formato ed auspicabilmente effettuata da squadre in grado di adempiere al maggior numero di attività richieste nel caso specifico, in maniera da realizzare un processo virtuoso che sviluppi la collaborazione tra tutte le strutture dell’Agenzia regionale/provinciale, finalizzata all’effettivo coordinamento tra tutte le forze ispettive con competenze sui controlli ambientali.
– una fragilità degli impianti, spesso non dotati di sistemi adeguati di sorveglianza e controllo;
– la rarefazione dei controlli sulla gestione che portano a situazioni di sovraccarico degli impianti e quindi di incrementato pericolo diincendio;
– la possibilità, determinata da congiunture nazionali e internazionali, di sovraccarico di materia non gestibile, che quindi dà luogo a incendi dolosi “liberatori”.
In tal senso, è fondamentale agire in stretto coordinamento con altri organismi deputati al controllo, quali il Comando dei Vigili del fuoco, per gli aspetti di propria competenza, i Dipartimenti di prevenzione delle ASL, il Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente, la Polizia di Stato, il Corpo della Guardia di Finanza, i Corpi di Polizia municipale e provinciale ecc…
Scarica il pdf il testo del provvedimento: circolare Min. Amb. n. 1121-2019
Taggato acqua, acque meteoriche, AIA, Allegato D, ambiente, aria, art. 187, art. 190, art. 208, art. 2087 c.c., art. 216, autorizzazione ambientale, autorizzazione ambientale integrata, bacini di contenimento, capacità autorizzata, cartellonistica, certificato analitico, circolare n. 1121 del 21 gennaio 2019, circolare n. 4064 del 15 marzo 2018, controlli, d. lgs. n. 152/2006, d. lgs. n. 81/2008, d.m. 5 febbraio 1998, D.M. n. 161/2002, D13, D15, datore di lavoro, decreto n. 120/2014, deposito, deposito preliminare, direttore tecnico, diritto ambientale, dispersione, DPI, formulario di identificazione dei rifiuti, fusti, gestione dei rifiuti, impianto, incendio, informazione, innesco, ispezione, lavoratore, Linee Guida, manutenzione, mezzi d'opera, Ministero dell'Ambiente, miscelazione, monitoraggio, pesatura, pozzetti di drenaggio, prevenzione dei rischi, R13, recupero, rifiuti, rifiuti liquidi, rifiuti solidi, RSPP, sanzioni, segnaletica, serbatoi, sicurezza sul lavoro, smaltimento, sostanze pericolose, sottosuolo, stoccaggio, trasporto, trattamento, valutazione dei rischi, videosorveglianza