Source: https://www.augustobaldassari.it/3058/blog/agente-di-commercio-e-strumenti-conciliativi/
Timestamp: 2019-02-21 05:43:52+00:00
Document Index: 183854080

Matched Legal Cases: ['art. 410', 'art. 410', 'art. 411', 'art. 410', 'art. 412', 'art. 420', 'art. 412']

Agente di commercio e strumenti conciliativi - Augusto Baldassari Agente di commercio e strumenti conciliativi - Augusto Baldassari
Agente di commercio e strumenti conciliativi
Originariamente le controversie nelle quali era parte il piccolo agente (e quindi assoggettate al rito del lavoro) andava applicato l’ art. 410 c.p.c., nella sua originaria formulazione come modificato dal d.leg.vo 31.3.1998, n.80.
L’instaurazione di una controversia avanti il Giudice del lavoro che vedeva come parte un agente di commercio doveva pertanto essere preceduta dal tentativo obbligatorio di conciliazione che poteva essere esperito avanti alle commissioni paritetiche di conciliazione previste dai vigenti AEC o avanti alla Commissione provinciale di conciliazione delle controversie individuali di lavoro presso l’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione del luogo in cui risiedeva l’agente.
Ai sensi dell’ art. 410 bis c.p.c., il tentativo di conciliazione, anche nelle forme previste dai vigenti AEC doveva essere espletato entro sessanta giorni dalla richiesta e, trascorso inutilmente tale termine, doveva considerarsi comunque come espletato.
Se la conciliazione riusciva, si formava processo verbale che doveva essere sottoscritto dalle parti e dal presidente del collegio che avevano esperito il tentativo (art. 411, 1° co., c.p.c.).
Il processo verbale veniva poi depositato a cura delle parti o dell’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è stato formato. Il giudice, accertata la regolarità formale del verbale di conciliazione lo dichiarava esecutivo con decreto (art. 410 bis, 2° co., c.p.c.).
Se, invece, la conciliazione non riusciva, si formava processo verbale con l’indicazione delle ragioni del mancato accordo; in esso le parti potevano indicare la soluzione anche parziale sulla quale concordano, precisando, quando era possibile, l’ammontare del credito che spetta al lavoratore.
L’espletamento del tentativo di conciliazione costituiva condizione di procedibilità della domanda (art. 412 bis, 1° co., c.p.c.).
L’improcedibilità poteva essere eccepita dal convenuto nella memoria difensiva e può essere rilevata d’ufficio dal giudice non oltre l’udienza di cui all’ art. 420 c.p.c.
Il giudice ove rilevava che non era stato promosso il tentativo di conciliazione ovvero che la domanda giudiziale era stata presentata prima dei sessanta giorni dalla promozione del tentativo stesso, sospendeva il giudizio e fissa alle parti il termine perentorio di sessanta giorni per promuovere il tentativo di conciliazione (art. 412 bis, 3° co., c.p.c.).
Ora, per effetto della legge 4 novembre 2010, n. 183 il tentativo di conciliazione è divenuto facoltativo.
Le nuove disposizioni al riguardo, così come modificate dalla predetta l. 18372010, prevedono:
410. Tentativo di conciliazione
410 bis (Abrogato)
411. Processo verbale di conciliazione.
412. Risoluzione arbitrale della controversia.
412 bis (Abrogato)
412-ter. Altre modalità di conciliazione e arbitrato previste dalla contrattazione collettiva.
412-quater. Altre modalità di conciliazione e arbitrato.
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