Source: https://www.spfmediazione.it/2016/05/18/mediazione-bisogna-dichiarare-le-ragioni-del-mancato-accordo/
Timestamp: 2018-12-10 03:48:17+00:00
Document Index: 35417150

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 5', 'art.1', 'art.11', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 3']

Mediazione: bisogna dichiarare le ragioni del mancato accordo – Spf Mediazione
Attenzione al primo incontro durante la mediazione ordinata dal giudice in corso di causa: le parti, dopo aver discusso la vertenza, non possono limitarsi ad affermare che non sussistono le condizioni per mediare, ma devono anche motivare tali ragioni. Diversamente, il tentativo di mediazione si deve considerare come non concluso. Lo chiarisce il Tribunale di Roma in una recente sentenza [1]. Obbligo di motivazione. La sentenza in commento farà certamente discutere: la mediazione non si può dire tale se le parti non si armano di buona volontà e non adottano un atteggiamento di massima trasparenza nel giustificare le ragioni della mancata prosecuzione del procedimento. Se è vero, infatti, che raggiungere l’accordo è solo una possibilità e non un obbligo, è anche vero che non basta svolgere l’incontro informativo (che ha solo funzioni preliminari e preparatorie), ma è anche necessario tentare, in modo effettivo, la mediazione. Una cosa, infatti, è l’incontro informativo, un’altra invece è il concreto esperimento della mediazione, che non può ritenersi soddisfatto quanto le parti si limitino a dichiarare l’inconciliabilità delle rispettive posizioni. Insomma, le parti – per adempiere all’obbligo imposto loro dal giudice – devono spiegare (e far verbalizzare al mediatore) le ragioni per cui rifiutano di proseguire nel procedimento. In mancanza di ciò, il rifiuto a proseguire nella mediazione si considera “ingiustificato” ed equiparabile, in tutto e per tutto, alla mancata mediazione. Con la conseguenza che il giudice dovrà tenerne conto come mancato avveramento della condizione di procedibilità dell’azione giudiziaria.
Non è la prima volta che un giudice formula un’interpretazione così restrittiva della mediazione delegata. Anche il Tribunale di Firenze, lo scorso 28 aprile, aveva aderito a tale orientamento. Secondo questa tesi, non esiste un diritto delle parti a non svolgere la mediazione: quest’ultima, al contrario, deve ritenersi un vero e proprio obbligo e non un mero adempimento formale. Il Tribunale precisa poi che, se la parte istante intende procedere oltre l’incontro informativo mentre la parte invitata in mediazione rifiuta, senza dare motivazioni o con motivazioni ritenute non giustificate, di proseguire oltre questa fase, il convocato rischierà di essere condannato a versare una somma corrispondente al contributo unificato previsto per il giudizio e a pagare all’altra parte una somma equitativamente determinata dal giudice.
Con la domanda introduttiva l’attore lamenta danneggiamento e
asportazione di faldoni e documenti (oltre altri oggetti) siti in quella stanza ad opera del convenuto, che lo avrebbe anche aggredito.Come si vede, oggetto della lite è una classica vicenda di lite successoria, in ordine alla quale le vere ragioni del contendere, come è evidente a chiunque abbia la volontà di ben vedere e rendersi conto, sono i rapporti personali interrotti e deteriorati fra parenti, per il che ben si sarebbe potuto pervenire ad un accordo, ad una pacificazione, con l’adeguato contributo di un mediatore professionale che avesse potuto aiutare le parti a modificando una visione evidentemente troppo unilaterale dei rapporti fra le due parti
Dal verbale di mediazione depositato in atti risulta che all’incontro del 19.11.2013 partecipavano le parti personalmente assistite dai rispettivi difensori, e che il mediatore informava le parti circa la natura del procedimento di mediazione nonché dei benefici fiscali. Le parti dichiaravano dopo aver discusso sulla possibilità diraggiungere un accordo che non ne sussistevano i presupposti
Un’interpretazione delle norme del decr.lgsl.28/2010 (come modificato ed integrato dal c.d. Decreto del Fare del 2013) che conduca aritenere che esista il diritto potestativo di non dare corso al provvedimento del giudice che ordina la mediazione demandata ai sensi dell’art. 5 co. II° della legge, non può in alcun modo essere condivisa.
Predicare che assolto all’incontro informativo, ed a seguito della dichiarata volontà delle parti di non volere procedere alla mediazione, si possa considerare quest’ultima – contro l’evidente diversa realtà – egualmente svolta, costituisce una contraddizione logica egiuridica.
L’impossibilità di procedere oltre l’incontroinformativo implica la sussistenza di concreti impedimenti all’effettivo esperimento della procedura.
2 Art.4 comma 3 della legge: All’atto del conferimento dell’incarico, l’avvocato è tenuto a informare l’assistito della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione disciplinato dal presente decreto e delle agevolazioni fiscali di cui agli articoli 17 e 20. L’avvocato informa altresì l’assistito dei casi in cui l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. L’informazione deve essere fornita chiaramente e per iscritto. In caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile. Il documento che contiene l’informazione è sottoscritto dall’assistito e deve essere allegato all’atto introduttivodell’eventuale giudizio. Il giudice che verifica la mancata allegazione del documento, se non provvede ai sensi dell’articolo 5, comma 1-bis, informa la parte della facoltà di chiedere la mediazione
4 Art. 8: Al primo incontro e agli incontri successivi, fino al termine della procedura, le parti devono partecipare con l’assistenza dell’avvocato. Durante il primo incontro il mediatore chiarisce alle parti la funzione e lemodalità di svolgimento della mediazione. Il mediatore, sempre nello stesso primo incontro, invita poi le parti e i loro avvocati a esprimersi sulla possibilità di iniziare la procedura di mediazione e, nel caso positivo, procede con lo svolgimento.
Ed invero, assecondando tale aporia, si dovrebbe ammettere che la legge da una parte impone il preciso obbligo che venga esperito il procedimento di mediazione (che consiste nelle attività specificamente descritte nella lettera A dell’art.1 dellalegge, nonché negli artt. 8 commi 2-4 ed nell’art.11 della legge), e dall’altra, che allorché le parti (ed in particolare il proponente la domanda di mediazione) dichiarino di non voler effettuare la mediazione (che conseguentemente e nella realtà non è stata svolta) …la mediazione si considera svolta e la procedibilità attinta
Si potrebbe obiettare che la legge ha previsto che quando l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale la condizione si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo (2 bis dell’art. 5); sicché sarebbe la legge stessa a prevedere che il primo incontro informativo non è un momento estraneo alla ricerca dell’accordo e che diconseguenza la mediazione possa legittimamente chiudersi al primo incontro.
E che all’attuale coesistano due modelli dimediazione ?
Ed invero la seconda ipotizzata modalità di mediazione, per come è congeniata, non èassolutamente in grado se non in astratto (come rivela, appunto, astrattamente, la parola “accordo” che suggella – a puro fine estetico- il comma 2 bis dell’art. 5…. si considera avverata se il primo incontro dinanzi al mediatore si conclude senza l’accordo ) di impedire o porre fine ad una controversia giudiziaria, perché la semplice informazione che dispensa il mediatore (al quale null’altro è assegnato di fare in quel contesto) nulla aggiunge ai rapporti fin lì instaurati fra le parti che se volevano conciliarsi l’avrebbero fatto prima, e se non l’hanno fatto non sarà di sicuro la somministrazione delle informazioni (che peraltro già conoscevano) a far cambiare ad essi atteggiamento.
La legge ha posto come condizione di procedibilità delladomanda giudiziale che venga esperita dalle parti la mediazione che è la procedura di cui all’art. 1 della legge.
Tale obiezione sifonda sull’assunto che l’accesso alla giurisdizione non può essere compresso da una lettura delle norme del decreto legislativo 28/2010 che precluda alle parti la scelta, manifestata al mediatore, di non voler dare corso al procedimento di mediazione. Tale opinione, che rimanda ai dubbi di costituzionalità della mediazione obbligatoria, non è condivisibile.
Posto che nel giro di pochi mesi, in assenza di accordo, le parti possono liberamente accedere (o riaccedere) algiudice.
Detto ciò, resta da ricordare che uno dei riferimenti elaborati dalla Corte (e che il giudice per quanto detto è correlativamente autorizzato ad adoperare) per il vaglio di costituzionalità, è quello della ragionevolezza della norma sottoposta ascrutinio.
Successivamente ed allo stato, il parametro della ragionevolezza viene dalla Corte Costituzionale non più rapportato all’art. 3 della Costituzione, quanto individuato nella sostanziale disparità di trattamento tra fattispecie omogenee, allorché la norma presenti una intrinseca incoerenza, contraddittorietà od illogicità rispetto allacomplessiva finalità perseguita dal legislatore.
Per completezza, è opportuno interrogarsi se così interpretata la norma, non si incorra nel rischio di una eccessiva cogenza sulle partidell’obbligo di mediazione
Invero salvaguarda le parti dalla necessità dello svolgimento della mediazione (con icosti relativi) nei casi nei quali oggettive ragioni “pregiudiziali” non lo rendano possibile, nell’accezione supra illustrata; viceversa imponendolo, tutte le volte che la discussione possa concentrarsi sul merito e sul contenuto del conflitto, senza che possa fare da usbergo al soggetto renitente l’opinione di aver ragione e quindi di ritenere inutile dialogare con l’altra parte (per quanto all’evidenza viziata dal punto di vista logico, vera e propria aporia, questa è la più diffusa giustificazione che viene offerta da chi non intende aderire e partecipare alla mediazione 9)
In mancanza di qualsiasi dichiarazione, che le parti possono richiedere di verbalizzare liberando in tal modo il mediatore dall’obbligo di riservatezza, sulla ragione del rifiuto di proseguire nel procedimento di mediazione, tale rifiuto va considerato non giustificato. Invero la regola di base espressa dal decreto legislativo 28/2010 è l’obbligatorio svolgimento del procedimento di mediazione di cui agli artt. 5 commi 1 bis e 2 (come attesta inequivocabilmente il sistema sanzionatorio previsto dalla legge stessa per la mancata partecipazione,oltre che, a fortiori, per la mancata introduzione della domanda di mediazione)
9 E’ di tutta evidenza l’illogicità e la pochezza dell’argomento: il presupposto normativo e assiologico dell’istituto mediazione è per l’appunto che vi sia una lite (che mediante l’ausilio del mediatore si tenterà di comporre riannodando il filo del dialogo e della comprensione reciproca delle rispettive ragioni), il che sottoindente necessariamente che la parte è convinta di avere ragione e di noncondividere l’opinione e le pretese che giudica infondate, della parte opposta, ché, in caso contrario, non esisterebbe neppure la lite!
La situazione nella quale l’istante intenda procedere oltre l’incontroinformativo e sia la parte convocata (il convenuto nella causa), a dichiarare l’impossibilità di proseguire oltre il primo incontro, sempre che sussista la correlativa verbalizzazione, comporterà non l’improcedibilità della causa, bensì, ove il diniego non risulti, secondo una valutazione ancorata ai parametri supra delineati, giustificato, la possibile applicazione a carico del convocato/convenuto, delle più volte supra ricordate sanzioni
| Tags: accordo, avvocato, causa, controversia, giudice, mancato, Mediazione, parti, primo incontro, ragioni, sentenza, tribunale
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