Source: https://happylibnet.com/doc/83298/l-informatizzazione-nelle-amministrazioni-locali
Timestamp: 2019-07-19 11:25:10+00:00
Document Index: 3667468

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 5', 'art. 37', 'art. 1', 'art. 81', 'art.\n5', 'art. 43', 'art. 15']

L`informatizzazione nelle Amministrazioni locali
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L’informatizzazione nelle Amministrazioni locali
© Banca d’Italia, 2013
Per la pubblicazione cartacea: autorizzazione del Tribunale di Roma n. 290 del 14 ottobre 1983
Per la pubblicazione telematica: autorizzazione del Tribunale di Roma n. 9/2008 del 21 gennaio 2008
Via Nazionale 91, 00184 Roma - Italia
Tutti i diritti riservati. È consentita la riproduzione a fini didattici e non commerciali, a condizione che venga citata la fonte
ISSN 2283-3226 (stampa)
ISSN 2283-3250 (online)
Aggiornato con i dati disponibili a Gennaio 2013, salvo diversa indicazione
1. Premessa e sintesi della ricerca
2. Caratteristiche della ricerca
2.1 Le ricerche sull’informatizzazione territoriale 2000 – 200812
2.2 Le caratteristiche della nuova indagine13
2.3 Nota Metodologica13
3. Motivazioni e vincoli all’utilizzo delle tecnologie informatiche
4. L’utilizzo delle tecnologie informatiche nelle funzioni istituzionali
4.1 Funzioni e servizi erogati21
4.2 Canali e strumenti di versamento utilizzabili dall’utenza29
5. La comunicazione con istituzioni e utenza e l’erogazione dei servizi in rete 33
5.1 Le Reti istituzionali33
5.2 Comunicazione con l’utenza e diffusione della Posta Elettronica Certificata37
5.3 Grado di sofisticazione dei servizi offerti on-line39
6. Gestione del rapporto con il tesoriere bancario
6.1 Forma dei rapporti con il tesoriere bancario43
6.2 Evoluzione del rapporto convenzionale tra enti e tesorieri.46
6.3 Utilizzo degli strumenti SEPA48
6.4 Il SIOPE51
7. Gestione delle gare d’appalto
7.1 Gestione della procedura di appalto54
7.2 Procedure di appalto e nuove tecnologie57
7.3 Complessità delle procedure di appalto58
7.4 Considerazioni conclusive58
8. Analogie e comparazioni con altre ricerche analoghe
Grafico 1–Fattori che spingono l’ente ad introdurre tecnologie informatiche17
Grafico 2–Fattori che spingono l’ente ad introdurre tecnologie informatiche – sintesi
geografica17
Grafico 3–Variazione della percezione dell’impatto sulla riduzione dei costi di gestione
per effetto dell’introduzione delle TIC18
Grafico 4 –Fattori che ostacolano lo sviluppo delle TIC nell’ente19
Grafico 5 –Percentuale enti che presentano un grado di informatizzazione superiore
al 50% distinti per settori di attività - confronto con indagine 200822
Grafico 6–Percentuale enti che presentano un grado di informatizzazione superiore
al 50% distinti per settori di attività e area geografica23
Grafico 7–Livello medio di integrazione tra le applicazioni informatiche esistenti25
Grafico 8– Percentuale di Enti connessi al sistema SPC34
Grafico 9– Articolazione dei canali di comunicazione per ente38
Grafico 10–Grado di sofisticazione dei servizi offerti online40
Grafico 11–Grado di sofisticazione dei servizi offerti online – analisi geografica41
Grafico 12–Grado di sofisticazione dei servizi offerti online – analisi per dimensione
dei Comuni41
Grafico 13–Grado di sofisticazione dei servizi offerti online – Italia vs UE42
Grafico 14– Gestione dei rapporti Ente -Tesoriere – Confronto con le precedenti indagini43
Grafico 15–Gestione dei rapporti Ente-Tesoriere per area geografica45
Grafico 16–Adozione dell’OIL, valori % - confronto 2008-201245
Grafico 17–Adozione dell’OIL fra gli enti che utilizzano il collegamento informatico
con il Tesoriere46
Grafico 18–Conoscenza degli strumenti SEPA50
Grafico 19–Migrazione alla SEPA51
Grafico 20–Presenza di una struttura dedicata alla gestione degli appalti55
Grafico 21–Redazione di un calendario ufficiale con le gare di appalto
dei prossimi 3-5 anni56
Grafico 22–Possibilità di inviare le risposte usando direttamente il sito internet dell’ente57
Composizione del campione14
Numerosità dei comuni per classe dimensionale14
Fattori che spingono l'ente a introdurre tecnologie informatiche16
Fattori che ostacolano lo sviluppo delle tic nell'ente19
Livello di informatizzazione dell’ente per settori di attività21
Livello di informatizzazione dell’ente per settori di attività – riepilogo generale22
Adeguatezza della spesa ict dell’ente24
Servizi previsti dal cad fruibili tramite tlc25
Principali canali di versamento utilizzabili per il pagamento dei servizi erogati dall'ente30
Principali canali di versamento utilizzabili per il pagamento dei servizi erogati dall'ente –
focus geografico30
Strumenti di pagamento, diversi dal contante, utilizzabili per il pagamento
nei confronti dell'ente31
Strumenti di pagamento, diversi dal contante, utilizzabili per il pagamento nei confronti
dell'ente - focus geografico31
Enti che hanno pianificato progetti per ampliare canali e strumenti di versamento32
Ostacoli ad ampliare i canali di versamento32
Canali di collegamento fra l’ente e le altre amministrazioni34
Articolazione dei canali di comunicazione dell'ente con l'utenza38
Utilizzo del portale per i rapporti con l'utenza39
Gestione dei rapporti ente – tesoriere per tipologia di ente44
Schema tariffario per la remunerazione del servizio di tesoreria47
Schema tariffario per la remunerazione del servizio di tesoreria focus geografico48
Statistiche annuali stipendi/pensioni statali e mandati informatici50
L'introduzione della codifica siope, ha stimolato il ricorso all'informatizzazione
dell'intero ciclo di bilancio?52
Sono state previste forme di automatismo per l'inserimento dei codici gestionali
sui mandati di pagamento e sulle reversali di incasso sulla base della codifica
di bilancio? Focus geografico53
di bilancio? Focus ente53
L'ente utilizza il sito web siope.It per consultare i propri dati e/o quelli
degli altri enti segnalanti?53
Se la risposta alla domanda precedente è "si", indicare qual è l'utilizzo prevalente.53
Presenza di una struttura dedicata alla gestione degli appalti55
Percentuale enti che redigono un documento ufficiale con il calendario delle iniziative
da porre in gara nei prossimi 3-5 anni56
Possibilità di inviare le proposte usando direttamente il sito internet dell'ente57
Utilizzo di appalti per la fornitura di beni o servizi ad elevato contenuto tecnologico58
Il capitolato prevede specifiche sezioni dedicate alla gestione dei rischi
o di eventi imprevisti?58
Il documento è stato curato
da Carlo Maria Arpaia, Federico Bertelli, Michele Cascarano,
Laura D’Angelo e Walter Giuzio.
La premessa e la sintesi della ricerca sono a cura di Pasquale Ferro.
va alla D.ssa Monica Pileddu di Lombardia Informatica S.p.A.
per l’approfondimento relativo alla Regione Lombardia
e ai colleghi dei Nuclei per l’analisi e la ricerca economica territoriale
per l’attenzione che hanno dedicato alla raccolta dei dati.
Sono trascorsi dieci anni dalla prima indagine sull’informatizzazione degli enti locali condotta dal Servizio Rapporti con il Tesoro, un lasso di tempo che, se misurato
con il metro dell’innovazione, si dilata irrimediabilmente, tante sono state le novità, i
cambiamenti indotti dalla diffusione delle nuove tecnologie, dalle reti telematiche, dalle
applicazioni adottate in tutti i campi di azione delle amministrazioni pubbliche.
L’innovazione si è estesa a tutti i settori della società e non poteva non coinvolgere
le amministrazioni pubbliche e i rapporti che le stesse intrattengono con cittadini e imprese. Rilevare lo stato di avanzamento di questo fattore di modernizzazione delle PA
locali è stato uno degli obiettivi dell’indagine, arrivata al quinto aggiornamento. I risultati dell’indagine, focalizzati in particolare sull’evoluzione dei rapporti ente – tesoriere
bancario, consentivano infatti di avere informazioni utili per l’attuazione di procedure
telematiche di scambio informativo tra tesoreria dello Stato e tesorieri bancari nell’ambito del sistema di tesoreria unica e del SIOPE.
Cosa ci indicano i risultati dell’attuale indagine? Quali sono le direttrici d’azione
dell’innovazione per gli enti locali? Qual è lo stato di avanzamento dei più importanti
progetti che interessano anche la Banca d’Italia nella gestione della tesoreria dello Stato?
Se si dovesse condensare in una sola frase la risposta a queste domande, potremmo dire che i dati raccolti mostrano un progressivo miglioramento nel livello generale
d’informatizzazione degli enti, soprattutto nei settori maggiormente interessati da interventi normativi, ma non soddisfacente se comparato agli obiettivi dell’Agenda Digitale
Europea e ai risultati raggiunti da altri paesi dell’Unione. Sicuramente la spinta che viene
dalle iniziative europee in materia di Agenda Digitale e da un ambiente normativo più
favorevole all’introduzione di procedure dematerializzate e informatizzate, instauratosi
con l’approvazione del Codice dell’Amministrazione Digitale, ha determinato una maggiore diffusione dell’innovazione, contribuendo a creare i presupposti affinché nel breve
periodo si possa realizzare una svolta nel campo dell’informatizzazione degli enti locali e
delineando una nuova governance nell’attuazione dei progetti di e-government. I progressi acquisiti dimostrano che gli enti stanno finalmente percependo l’importanza dell’applicazione delle tecnologie e della reingegnerizzazione dei processi amministrativi anche se
non sono distribuiti ugualmente per comparti di attività e categorie di enti. Occorre proseguire in questa direzione: è infatti evidente che stimolando l’innovazione e seguendo
il filone telematico si possono ottenere rapidamente risultati nella razionalizzazione della
“macchina amministrativa”, nella semplificazione della burocrazia e nella riduzione dei
costi. Vi è inoltre ampia evidenza, in indagini che misurano la customer satisfaction, che
vi è un positivo riscontro alle iniziative delle amministrazioni locali nella capacità, notevolmente cresciuta, dell’utenza di rapportarsi alle stesse in modalità digitale; la maggiore
offerta di servizi innovativi da parte delle amministrazioni, in ciò sollecitate da spinte
competitive alimentate dai progetti di governo elettronico, troverebbe riscontro in una
domanda dell’utenza sensibile all’innovazione. Vi sono ovviamente ancora ostacoli da
superare dal punto di vista dell’utenza finale ma la strada appare segnata.
Il presente documento illustra i risultati dell’ultima indagine. Una sintetica esposizione dei principali risultati pone in evidenza che la valutazione complessiva dei diversi
fenomeni rilevati effettuata dal punto di vista dell’utente finale segnala un ritardo rispetto
all’obiettivo primario di consentire la completa erogazione del servizio attraverso contenuti digitali: non tutti gli enti hanno recepito l’ottica user centric dell’e-government.
Le procedure di back-office rimangono scarsamente integrate fra di loro e, in particolar modo, con le infrastrutture di front-office (in primo luogo i siti internet) e con le
procedure di pagamento. Nell’offerta di servizi sui siti web prevalgono ancora i contenuti meramente informativi.
La comunicazione telematica tra istituzioni, alla base del principio secondo cui non
deve essere necessario fornire a una pubblica amministrazione informazioni o documenti che la stessa può ottenere da un’altra pubblica amministrazione, è poco diffusa (testimoniata dal non elevato ricorso al Sistema Pubblico di Connettività) e, nella migliore
delle ipotesi, confinato a pochi casi rilevati nelle Regioni più efficienti.
Miglioramenti s’intravedono nella progressiva adozione di strumenti quali le caselle di Posta Elettronica Certificata (PEC), anche se la percentuale di corrispondenza
scambiata tramite tale strumento appare ancora limitata rispetto alle potenzialità.
L’analisi dei canali e degli strumenti di pagamento utilizzati dagli enti rispecchia
quanto appena descritto: accanto al progressivo affermarsi di nuovi canali (reti di distribuzione, POS reali e virtuali) e strumenti (carte di pagamento e bonifici) si conferma
un utilizzo ancora ampio di strumenti tradizionali (bollettini di c/c postale, contanti).
Appaiono più confortanti i risultati relativi alla dematerializzazione del rapporto entetesoriere, telematico per quasi i tre quarti degli enti.
Il quadro disegnato dal rapporto, comparato con gli obiettivi dell’Agenda Digitale
Europea e con i risultati già raggiunti da paesi più avanzati, sembra indicare ritardi che
non sono imputabili solo, come sembrano concludere alcuni studi svolti a livello comunitario, ad un deficit dal lato della domanda, bensì ad un ritardo sul lato dell’offerta;
esistono peraltro tutti i presupposti per un rapido superamento degli ostacoli che impediscono di cogliere tutti i risultati del processo di dematerializzazione e informatizzazione
dell’azione amministrativa degli enti locali. La Banca d’Italia continuerà a seguire lo
svolgersi di questo percorso accompagnandolo, in via generale, con le proprie indagini e
valutazioni ma impegnandosi a stimolare concretamente l’innovazione nel segmento di
attività che più interessa il sistema dei pagamenti pubblici.
2.1 Le ricerche sull’informatizzazione territoriale 2000-2008
L’analisi dei dati che emergono dalle diverse indagini mostra come la principale
spinta alla digitalizzazione degli enti provenga dalla domanda, dalla necessità di migliorare i servizi erogati a cittadini e imprese. Infatti, le attività a maggiore contatto
con l’utenza e più vicine all’attività istituzionale dell’ente hanno sempre mostrato tassi
d’informatizzazione più elevati della media. Al contrario, attività più lontane dalla “domanda” di servizi proveniente dall’utenza mostrano tassi di informatizzazione inferiori.
Rispetto all’ultima indagine, erano stati osservati consistenti progressi nell’informatizzazione del rapporto ente – tesoriere, anche se continuava a permanere un utilizzo
del supporto cartaceo ancora troppo diffuso rispetto al ragionevole obiettivo della dematerializzazione dei documenti di ordinazione della spesa. Nei casi più virtuosi, tali
progressi avevano superato la semplice attivazione di un canale telematico tra ente e tesoriere, stimolando l’integrazione tra sistemi informativi di ente e banca. Parallelamente,
era cresciuta la consapevolezza delle potenzialità offerte dalle TIC in termini di riduzione dei costi amministrativi e si era notato un significativo processo di convergenza tra
Nord e Sud del Paese. Ciononostante, permanevano ancora sostanziali differenze tra le
Regioni più informatizzate e quelle più arretrate.
Inoltre, l’ultima indagine aveva esteso l’osservazione a nuovi settori. In linea con
l’evoluzione del contesto esterno, sono stati inclusi nell’ambito di analisi la progressiva
attuazione del Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005), il ruolo dei
pagamenti pubblici nell’ambito del progetto SEPA, l’entrata a regime del SIOPE, la
transizione dalla Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione al Sistema Pubblico di
Connettività. I risultati rilevati non sono stati sempre incoraggianti: ad esempio, nel 2008
solo un ente su tre era a conoscenza del progetto SEPA. Ugualmente, l’applicazione
delle nuove tecnologie non sempre si estendeva oltre i semplici servizi d’informazione,
non permettendo così di poter effettuare transazioni e concludere un iter amministrativo
Nel 2008 è stata, inoltre, approfondita per la prima volta la tematica del coordinamento territoriale delle iniziative di e-government; ciò in quanto nel 2005 gli enti
avevano indicato le difficoltà organizzative come uno dei maggiori freni allo sviluppo
dell’informatizzazione. I Centri di servizio territoriali, le Alleanze locali per l’innovazione e i Centri regionali di competenza possono rappresentare iniziative importanti soprattutto per realtà medio piccole che con questi strumenti possono condividere risorse,
personale e infrastrutture per lo sviluppo delle proprie iniziative, aumentando anche il
potere contrattuale nei confronti dei fornitori e le possibilità di trasferimento reciproco
del know-how tecnico.
2.2 Le caratteristiche della nuova indagine
La presente indagine, sostanzialmente invariata nella struttura, è stata arricchita di
nuovi contenuti; per tener conto dell’evoluzione delle tecnologie e del quadro normativo
di riferimento, sono state inserite nuove domande ovvero sono state integrate quelle già
presenti facendo attenzione a mantenere la confrontabilità con i dati raccolti nelle precedenti indagini.
In particolare, tenuto conto delle modifiche al Codice dell’Amministrazione
Digitale 1) in materia di pagamenti elettronici in favore delle PA, è stato ampliato l’approfondimento sui canali e sugli strumenti messi a disposizione dell’utenza per effettuare i versamenti, ed è stato richiesto agli enti di indicare quali siano i principali ostacoli
alla diffusione e all’utilizzo dei nuovi canali. L’analisi congiunta delle evidenze dell’indagine con riferimento ai canali di versamento evoluti e all’offerta di servizi online,
aiuta a meglio comprendere lo stato di avanzamento degli enti nella realizzazione dei
progetti di e-government. Il rapporto, inoltre, esamina quale sia la percezione degli enti
sulle ragioni che frenano l’utenza a effettuare pagamenti online.
È stata ampliata la sezione relativa alle reti telematiche utilizzate per colloquiare
con l’utenza con apposite domande sul possesso e sull’utilizzo della posta elettronica
certificata (PEC) quale strumento di comunicazione.
Nella sezione dedicata alle modalità di colloquio con il tesoriere, l’indagine approfondisce un tema delicato quale quello relativo al rinnovo delle convenzioni stipulate per
il servizio di tesoreria nel quadro, non ancora definito, dell’applicazione della Payment
Services Directive 2) e della migrazione alla SEPA.
Una nuova sezione del questionario è stata dedicata alla gestione delle gare di
2.3 Nota Metodologica
La rilevazione è stata attuata su un campione di enti che comprende la quasi totalità
delle Regioni e delle Province, un numero significativo di Comuni di differenti dimensioni nonché le ASL dei principali capoluoghi di Regione.
L’indagine è stata realizzata con il supporto delle strutture per l’analisi e la ricerca
economica territoriale (ARET) presenti presso le Filiali della Banca insediate nei capoluoghi di Regione che, attraverso il contatto diretto con gli enti fornitori dei dati, ne
hanno individuato i referenti sottoponendo il questionario ai responsabili del Sistema
informativo o di Internet di ciascun ente ovvero, per la parte di competenza, ai responsabili del bilancio. Gli ARET hanno, inoltre, fornito assistenza alla compilazione dei
questionari e, nei casi in cui hanno riscontrato scarsa disponibilità da parte dei Comuni a
rispondere al questionario, hanno individuato enti con analoga popolazione da sostituire
nel campione regionale di riferimento, con la finalità di agevolare la confrontabilità dei
Si fa riferimento all’art. 15 del D.L. n. 179 del 18 ottobre 2012, convertito con modificazioni dalla legge
n. 221 del 17 dicembre 2012, che ha modificato l’art. 5 del D.Lgs. n. 82 del 7 marzo 2005 (Codice dell’Amministrazione Digitale).
Attuata in Italia dal D. Lgs. 11/2010. In particolare l’art. 37 comma 6 prevede che “I servizi di pagamento che riguardano amministrazioni pubbliche come individuate dall’articolo 1, comma 2, del D. Lgs.
165/2001, vengono adeguati alle disposizioni del presente decreto secondo le modalità e i tempi indicati con
decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Banca d’Italia”.
risultati tra un’indagine e l’altra. I questionari raccolti sono stati poi trasmessi al Servizio
Rapporti con il Tesoro, ai fini dell’elaborazione dei dati ivi contenuti.
I dati sono stati analizzati anche con specifico riferimento alla tipologia dell’ente
segnalante (Regioni, Province, Comuni e ASL), all’area geografica (Nord, Nord-ovest,
Nord-est, Centro, Meridione) e, per i soli Comuni, alla classe dimensionale (abitanti
popolazione residente). La numerosità del campione, relativa ai diversi raggruppamenti,
è descritta nelle tabelle 1 e 2.
NORD Descrizione
SUD SUD Totale
Numerosità dei Comuni per classe dimensionale
Popolazione D (in numero di abitanti)
5001<D
60001<D
D>500001
Come per le precedenti edizioni, si può ritenere che, numericamente, l’iniziativa
abbia avuto successo: la quasi totalità degli enti intervistati ha risposto al questionario
con discreta completezza e sufficiente coerenza. I dati sono stati raccolti tra il mese di
giugno del 2012 e il mese di febbraio 2013.
La presentazione dei risultati segue l’ordine delle sezioni del questionario (cfr.
Questionario Allegato).
3. Motivazioni e vincoli all’utilizzo delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni
Le domande inserite in questa sezione del questionario hanno l’obiettivo di rilevare
la percezione del fenomeno innovazione da parte dei referenti degli enti, con riferimento alle principali forze che stimolano o frenano l’utilizzo delle tecnologie all’interno
Fattori che spingono l'ente a introdurre tecnologie informatiche
Riduzione Miglioramento Sostegno
dei servizi all'economia all'evoluzione alla gestione di misurare
del territorio organizzativa contabile e alla i risultati
programmaz. di gestione
normativa di finanziamenti
La principale motivazione dell’adozione di nuove tecnologie informatiche è, come
nella precedente edizione, l’esigenza di migliorare i servizi erogati ai cittadini e alle
imprese. Sono inoltre percepite come importanti leve anche la possibilità di conseguire
riduzioni del costo di funzionamento e il supporto che il processo di ammodernamento
può dare sia all’evoluzione organizzativa che alla gestione contabile e alla programmazione finanziaria dell’ente. Anche gli stimoli provenienti dall’evoluzione del quadro
normativo rappresentano un fattore di spinta significativo.
Grafico 1 – Fattori che spingono l’ente ad introdurre tecnologie informatiche
Necessità di Spinta normativa Disponibilità di
Riduzione dei Miglioramento
misurare i
ﬁnanziamenti
dei servizi oﬀerti all'economia del all'evoluzione
organizzativa contabile e alla
ﬁnanziaria
La maggior parte degli enti considera molto significativo l’impatto dell’introduzione delle nuove tecnologie sulla riduzione dei costi di funzionamento, percezione particolarmente forte in Regioni, ASL e Province, meno nei Comuni, e in crescita anche rispetto
all’indagine precedente.
Analizzando la distribuzione delle risposte emerge che, spostandosi verso Sud,
aumenta la percezione dell’innovazione come elemento a sostegno dell’economia
del territorio; parimenti nel meridione è prevalente l’idea che il processo di innovazione possa essere incentivato grazie anche a un aiuto finanziario esterno: rileva
come tutte le Regioni del Sud abbiano indicato quest’ultimo fattore come una delle
principali determinanti dell’introduzione di nuove TIC, rispetto al 56% della media
È interessante leggere i dati appena esposti assieme ai fattori percepiti come principali ostacoli a tali processi. Complessivamente, lo scarso sviluppo delle TIC viene imputato alla carenza di risorse economiche e di personale con adeguata formazione; una
maggiore sensibilità verso gli aspetti formativi si registra nel Centro Sud, tendenza rilevata anche nell’edizione precedente dell’indagine. Rilevante risulta anche la percentuale
di enti che lamenta difficoltà organizzative (tra cui il 78% delle Regioni intervistate).
Non è invece ritenuta un limite l’inadeguatezza del quadro normativo (solo il 10% degli
enti la percepisce come tale).
Grafico 2 – Fattori che spingono l’ente ad introdurre tecnologie informatiche –
sintesi geografica
dei servizi oﬀerti all'economia del
contabile e alla
Spinta normativa Disponibilità di
Grafico 3 – Variazione della percezione dell’impatto sulla riduzione dei costi
di gestione per effetto dell’introduzione delle TIC
Poco signiﬁcativo
Molto signiﬁcativo
Fattori che ostacolano lo sviluppo delle tic nell'ente
Costi eccessivi Difficoltà
organizzative di personale di riferimento conoscenza interesse interesse da non adeguato
con adeguata inadeguata dell'offerta da parte
di mercato degli organi di imprese delle Amm.
decisionali e cittadini Centrali e/o
È interessante notare che tutte le Regioni del Centro e del Sud percepiscono difficoltà organizzative all’adozione delle TIC, laddove nel Nord questo avviene solo in
una regione su tre. Analogamente, la carenza di personale con adeguata formazione è
maggiormente significativo nel Sud rispetto al Nord, soprattutto per le ASL. Al contrario, tra gli enti del Nord il vincolo maggiore più che da scarsità di risorse deriva da costi
eccessivi del processo.
Grafico 4 – Fattori che ostacolano lo sviluppo delle TIC nell’ente
Carenza di Normativa di
Scarsa Scarso interesse Scarso interesse Supporto non
conoscenza da parte degli da parte di adeguato Amm.ni
eccessivi/risorse organizzative personale con riferimento
inadeguata dell'offerta di
Cent. e/o
4.1 Funzioni e servizi erogati
Questa sezione del questionario descrive il grado generale d’informatizzazione raggiunto dagli enti con riferimento alle singole funzioni/settori di attività (back-office), ai
servizi fruibili dall’utenza attraverso le tecnologie informatiche (front-office) e al grado
di integrazione tra le procedure informatiche realizzate nei diversi comparti di attività.
Nella tavola 5 sono dettagliati i risultati relativi al grado di informatizzazione per
singolo settore di attività e per tipologia di ente, mentre nella tavola 6 è riportato un
Livello di informatizzazione dell’ente per settori di attività
Entro il 20%
Entro l'80%
Superiore all’80%
Amm. Anagrafe Certif. Bilancio Contab. Controllo Gestioni Opere Sistema Tributi Gestione Incassi E - Altro
(rilascio
econ. di gestione immob. pubbliche inf.
della e pag. proc.
23% 6% 6%
32% 3% 0%
23% 13% 19%
16% 74% 71%
3% 6% 0% 13% 16% 0%
10% 6% 0% 3% 23% 0%
19% 10% 13% 29% 19% 6%
16% 16% 39% 48% 10% 3%
52% 61% 48% 6% 32% 90%
38% 22% 24%
36% 72% 65%
25% 2% 5% 6% 36% 2%
23% 9% 8% 11% 20% 1%
22% 36% 23% 31% 12% 1%
16% 49% 55% 46% 5% 2%
13% 3% 9% 7% 27% 94%
23% 3% 4%
11% 71% 68%
11% 3% 4% 19% 0%
19% 2% 14% 26% 0%
29% 19% 21% 7% 3%
17% 54% 50% 7% 2%
24% 21% 12% 41% 95%
0% 17% 11%
6% 67% 67%
56% 0% 6%
6% 6% 6% 28% 0%
22% 6% 17% 11% 0%
22% 22% 22% 22% 0%
39% 61% 44% 6% 17%
11% 6% 11% 33% 83%
Dal confronto dei risultati con quelli della precedente indagine emerge una situazione di leggero miglioramento nei settori di auto-amministrazione (amministrazione
del personale, bilancio e contabilità) e piuttosto statica in quelli maggiormente legati
ai servizi di pagamento (tributi, incassi e pagamenti). Analizzando complessivamente i
dati per tipologia di ente e per area geografica è possibile evidenziare alcune tendenze; i
settori per i quali il grado d’informatizzazione è più elevato sono quelli riguardanti le attività di amministrazione e finanza, dove la percentuale di enti con un grado di informatizzazione superiore al 50% si attesta intorno al 90%. Le attività di controllo di gestione
presentano invece performance decisamente peggiori, con la percentuale che scende al
50%, rivelando una minore attenzione nei confronti delle attività di controllo e misurazione delle performance e una scarsa integrazione delle stesse nei cicli amministrativi.
Livello di informatizzazione dell’ente per settori di attività – riepilogo generale
di immob. pubbliche inf.
finanz. gestione
Entro l' 80%
Superiore all'80% 45%
28% 72% 66%
4% 4% 6% 31%
12% 6% 11% 21%
32% 22% 28% 12%
40% 54% 47% 6%
12% 14% 8% 30%
al 50% distinti per settori di attività - confronto con indagine 2008
permessi, etc.)
Da un punto di vista geografico, se si considerano le attività di Amministrazione e
Finanza (amministrazione del personale, bilancio, contabilità finanziaria) per le quali sono stati registrati livelli di informatizzazione più elevati, il differenziale fra enti del Nord
ed enti del Centro-Sud è più ridotto; viceversa nei settori come il controllo di gestione, ove il grado medio di informatizzazione è generalmente più basso, le differenze territoriali
si ampliano, per il controllo di gestione, ad esempio, il 58% degli enti del Nord presenta
performance di informatizzazione superiori al 50% mentre al Sud tale percentuale scende al 39%. La tendenza generale in ogni caso è quella di un contenuto miglioramento
delle performance in alcuni settori già presidiati e di una sostanziale stabilità per le altre
categorie di attività: tale risultato potrebbe trovare spiegazione nella scarsità dei budget
per le attività di Information and Communication Technologies (ICT). Negli ultimi tre
anni le risorse a disposizione si sono generalmente attestate su livelli molto contenuti 3),
non consentendo di avviare nuovi progetti e riportando l’attenzione sulla manutenzione
delle soluzioni esistenti. Tale ipotesi è confermata da una generale insoddisfazione da
parte degli enti sull’adeguatezza della spesa in ICT rispetto alle esigenze percepite.
Grafico 6 –Percentuale enti che presentano un grado di informatizzazione superiore
al 50% distinti per settori di attività e area geografica
Contabilità Controllo di
econ. finanz. gestione
pubbliche informativo
pagamenti procurement (specificare)
Analizzando più in dettaglio i dati riportati nella tavola 5 per singola tipologia di
ente emergono alcune peculiarità.
Adeguatezza della spesa ICT dell’ente
Non so/ Non risponde
Per quanto riguarda le Regioni, in linea con quanto rilevato nella precedente indagine, i settori a più elevato contenuto di informatizzazione sono quelli inerenti le attività
Per gli enti locali italiani il budget a disposizione era in media dello 0,7%. A titolo di esempio il budget
in ICT del Regno Unito nel 2009 costituiva il 4,6% del totale della spesa pubblica. Fonte: Government ICT
Strategy – Smarter, cheaper, greener – Gennaio 2010.
finanziarie e contabili; rispetto ai risultati dell’ultima indagine si riscontra un generale
slittamento verso la fascia più alta, caratterizzata da un maggior grado di sofisticazione
(nel 2008 solo il 20% delle Regioni si posizionava sullo scaglione più progredito mentre
nel 2012 tale percentuale arriva al 70%). Analogo progresso si registra anche per attività
come la gestione dei tributi e le operazioni di incasso e pagamento (la percentuale delle
Regioni che dichiara un livello di informatizzazione di tali attività superiore all’80% è
quasi doppia rispetto ai risultati dell’indagine 2008). I progressi compiuti dalle Regioni
nel quadriennio si riscontrano anche per Province, Comuni e ASL.
Grafico 7 – Livello medio di integrazione tra le applicazioni informatiche esistenti
Sul piano dell’integrazione dei processi esaminati si evidenziano consistenti criticità; all’incirca il 20% delle Regioni presenta una quota di integrazione alta o completa,
mentre il 60% rientra nella fascia medio bassa. È interessante notare come nell’indagine
2008 nessuna delle Regioni presentasse un valore di integrazione alto/completo e si
riscontrasse un grado di integrazione medio alto per una percentuale di enti analoga a
quella attualmente posizionata nella fascia alta; tale dato sembra dimostrare che alcune
fra le Regioni più avanzate hanno continuato a investire in innovazione.
Anche per le altre categorie di enti si è riscontrato un incremento abbastanza generalizzato: se nella precedente indagine esisteva già un nucleo ristretto di enti per i quali
il grado di integrazione poteva dirsi completo, nella presente indagine tale nucleo si è
ampliato: per la soglia più elevata si è passati infatti per le ASL dal 6% al 28%; per i
Comuni dal 3% al 11% e per le province dal 4% al 11%.
L’indagine ha, inoltre, rilevato le percentuali di enti che offrono i servizi previsti dal
CAD attraverso modalità informatiche. Si osserva che, anche per i servizi più elementari,
di mero orientamento e informazione, le percentuali rimangono sorprendentemente basse:
72% per le Regioni, 60% delle Province, 55% delle ASL e solo il 39% dei Comuni.
Il quadro che emerge mostra notevoli differenze in relazione alle aree istituzionali
di intervento di ciascuna categoria di enti.
Servizi previsti dal CAD fruibili tramite TLC
Gestione di altre richieste e prenotazione servizi
Pagamento tributi/tasse
Pagamento per servizi erogati
Le ASL rappresentano un mondo a se stante, considerato che l’attività svolta è per
lo più indirizzata all’erogazione di servizi. Non stupisce pertanto come in queste aree di
attività il processo di informatizzazione sia più avanzato, probabilmente per rispondere in
maniera più efficiente alle esigenze dell’utenza. Comuni, Province e Regioni invece potrebbero essere raffrontate sotto il profilo delle attività connesse al pagamento di tributi e
tasse: nel caso delle Regioni è possibile effettuare pagamenti elettronici in oltre il 50% dei
casi, mentre per Comuni e Province tale possibilità è da considerarsi residuale (25% per
i Comuni e 15% per le Province). L’aspetto che spicca maggiormente è il limitato grado
di informatizzazione delle Province, anche rispetto ai Comuni; il che lascia intravedere
come l’aspetto dimensionale non sia in questo caso la variabile chiave. Il basso grado di
informatizzazione generale delle Province può essere collegato anche al ristretto perimetro
dei servizi erogati; tale risultato potrebbe del resto essere coerente con le previsioni dell’art
23, D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 4), nel quale si stabilisce il trasferimento delle funzioni
provinciali a Comuni e Regioni, fatte salve le funzioni di indirizzo e coordinamento.
Il D.Lgs. 118/11 motore di un circolo virtuoso di innovazione dei processi e delle
linee evolutive dell’ICT nella Regione Lombardia 1).
L’ICT contribuisce all’azione strategica regionale sia in modo diretto, attraverso
lo sviluppo di servizi coerenti con le esigenze operative e normative che supportano
e facilitano lo scambio informativo tra gli attori interni ed esterni al sistema regionale, sia contribuendo indirettamente al miglioramento della qualità dei servizi offerti
ai cittadini, alle imprese, ai dipendenti e alle altre istituzioni, in termini di facilità di
accesso, utilizzo e coerenza con le esigenze delle diverse categorie di interlocutori.
L’approfondimento presente in questo riquadro è stato redatto dalla dr.ssa Monica Pilleddu,
Responsabile Funzione Service Management Territorio (ASL, MMG, Farmacie, ASSI Direzione SISS),
Convertito in legge, con modificazioni, dall'art. 1, comma 1, L. 22 dicembre 2011, n. 214.
In Regione Lombardia tale evoluzione si è articolata in tre filoni di servizi a supporto delle funzioni di governo dei processi regionali, suddivisibili in:
processi core (legislazione e regolamentazione, erogazione e sostegno, vigilanza
e controllo, informazione e comunicazione) non trascurando la loro componente
di trasversalità organizzativa necessaria per le successive attività di monitoraggio
processi di supporto (gestione del bilancio, gestione dei tributi, governo del patrimonio regionale, gestione delle risorse umane, acquisti e contratti, ecc.) considerando le relazioni e interdipendenze esistenti con gli altri processi regionali;
processi di programmazione e controllo (definizione obiettivi strategici, indirizzi
e politiche, programmazione direzionale, controllo operativo, ecc,) presenti ai
diversi livelli dell’organizzazione regionale aventi oggetti molto differenti tra
loro per tipologia e ampiezza di indagine.
In particolare, un insieme di norme nazionali e sovranazionali 2) sta stimolando il
rinnovamento dei servizi di Gestione economica e finanziaria, che riguardano il ciclo
di previsione, gestione e rendicontazione del bilancio, di gestione delle spese (in termini di impegno, liquidazione e pagamento) e delle entrate (in termini di previsione,
accertamento e incasso). I principali cambiamenti riguardano i flussi contabili propri
dell’Ente e il rapporto con la tesoreria, anche alla luce dell’avvento della tesoreria
unica con conseguenze sia sui sistemi informativi sia sulla reingegnerizzazione dei
processi. Per questo anche il modo di lavorare è soggetto ad un rinnovamento che passa attraverso l’integrazione fra flussi informativi, grazie alla standardizzazione delle
regole di colloquio lavorare fra i sistemi.
•Payment Services Directive (PSD, 2007/64/EC);
•E-Money Directive (EMD, 2000);
•Agenda Digitale Europea che prevede azioni per agevolare i pagamenti e fatturazione elettronica;
•SEPA Single Euro Payments Area 1 “SEPA end-date” febbraio 2014 (per la migrazione agli standard SEPA);
•D.Lgs. 118/11 Disposizioni in materia di armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di
5 maggio 2009, n. 42;
•D.Lgs 11/2010, di recepimento della Payment Services Directive;
•CAD artt. 5 e 81 in base a quali le PA dovranno: consentire ai cittadini di utilizzare qualsiasi
strumento di pagamento elettronico, pagamenti elettronici, rendere disponibili i codici identificativi del pagamento da indicare obbligatoriamente per il versamento, avvalendosi della Piattaforma
Tecnologica – di cui all’art. 81, comma 2-bis del CAD – interconnessa alle piattaforme di incasso
e pagamento dei prestatori di servizi di pagamento abilitati;
•D.L. 179/2012 (Crescita 2), articolo 15, comma 5-bis sull’utilizzo della Piattaforma dei pagamenti
messa a disposizione da ADI nell’ambito delle iniziative definite nel CAD;
•L. 244/2007 ha introdotto l’obbligo di emissione e trasmissione delle fatture in formato elettronico
per tutti gli operatori economici che cedono beni o prestano servizi alle amministrazioni dello Stato;
•Decreto (3 aprile 2013, n. 55) emanato dal Consiglio dei Ministri sono state finalmente individuate
le regole tecniche e le linee guida per la gestione dei processi di fatturazione elettronica verso la
In tale contesto, il D. Lgs. 118/11 ha previsto (Titolo I), per gli enti in contabilità finanziaria, l’adozione di un sistema contabile integrato che garantisca la
rilevazione unitaria dei fatti gestionali sia sotto il profilo finanziario che sotto il
profilo economico-patrimoniale. Nell’ambito di tale riforma la contabilità economico patrimoniale affianca la contabilità finanziaria – che costituisce il principale
meccanismo di gestione delle autorizzazione di spesa e di rendicontazione – per
rilevare i costi/oneri e i ricavi/proventi derivanti dalle transazioni poste in essere
da una amministrazione pubblica. La contabilità finanziaria viene ammodernata
con l’adozione di una nuova classificazione delle entrate e delle spese, di nuovi
schemi di bilancio e con l’introduzione di una maggiore flessibilità nella gestione
delle risorse. Il titolo II regolamenta l’introduzione della contabilità economico
patrimoniale per le attività della GSA (Gestione Sanitaria Accentrata) basata su
principi contabili “civilistici” e diversi da quelli definiti nel Titolo I, imponendo
anche l’accensione, da parte della Regione, di conti di tesoreria intestati alla sanità. Infine prevede la realizzazione di un bilancio contabile consolidato del Gruppo
Amministrazioni Pubbliche (GAP).
Il profondo cambiamento dell’impianto contabile della Regione determina rilevanti impatti organizzativi su:
processi di pianificazione delle risorse a supporto della predisposizione del bilancio di previsione annuale e pluriennale passano dall’attuale impostazione per
destinazione/finalità ad una per natura dell’entrata e della spesa (IV Livello del
Piano dei Conti Finanziario);
processi di gestione della contabilità con particolare riferimento alla:
• modifica delle modalità operative della rilevazione degli accertamenti/impegni e della relativa imputazione agli esercizi in cui le obbligazioni vengono a
• necessità di gestione della fase della liquidazione come una fase a se stante
del processo di spesa, con conseguente necessità di previsione di uno step di
validazione, in capo alla Struttura Ragioneria e Bilancio, delle registrazioni
effettuate dalla singole DG;
workflow autorizzativi e la relativa documentazione amministrativa a supporto;
le procedure amministrativo-contabili con conseguente aggiornamento del regolamento di contabilità della Regione;
tenuta della contabilità economico-patrimoniale, a supporto della rilevazione
delle scritture contabili “esclusive” della contabilità economico-patrimoniale
(es. ammortamenti, ratei, risconti, ecc) con conseguente necessità di potenziare
le competenze amministrativo-contabili;
integrazione dei processi e riconciliazione delle risultanze contabili della GSA
con le risultanze contabili della Regione;
interazione con gli Enti rientranti nel perimetro del “Gruppo di Amministrazioni
Pubbliche” (GAP) a supporto de processi di predisposizione del Bilancio Consolidato (raccolta dati di bilancio dei singoli Enti, rettifiche delle operazioni infragruppo, gestione delle operazioni di consolidamento, ecc);
interventi di formazione e change management sui diversi livelli organizzativi
della Regione (Giunta/Consiglio Regionale, Direzioni Generali, process owner,
utenti operativi, ecc).
L’innovazione culturale si estende anche alla modalità di accertamento delle entrate, con particolare riferimento alle nuove misure sui pagamenti verso la PA (art.
5 del CAD); nel settore della spesa assume rilievo la nuova normativa in materia di
fatturazione elettronica, concepita nella sua forma più evoluta come flusso di informazioni strutturate, frutto di processi integrati, in grado di alimentare automaticamente
L’impatto del D. Lgs. 118/11 sul sistema amministrativo contabile della Pubblica
Amministrazione si pone come motore abilitante per il passaggio da sistemi informativi tradizionali caratterizzati da applicazioni gestionali o legacy, in cui l’informatica è
strumentale a singole aree aziendali, a sistemi informativi che puntano maggiormente
all’integrazione in cui l’ICT assume un ruolo decisivo a vantaggio della standardizzazione di processo e semplificazione dei sistemi IT con ricadute positive sul contenimento della spesa destinata dalle PAL alla manutenzione dei sistemi informativi.
È per questi motivi che l’applicazione del D. Lgs. 118/11 rappresenta un’occasione unica per realizzare un’evoluzione, prima di tutto culturale. Alla evoluzione culturale si associa quella tecnologica, basata sull’utilizzo di sistemi adatti a supportare
una vera e propria business integration per la disponibilità di informazioni integrate
e sempre aggiornate fra:
il flusso degli incassi (ai fini della semplificazione e certezza dell’accertamento
la fatturazione elettronica (la cui vera attuazione può aversi solo grazie all’integrazione di processo) ai fini dell’alimentazione delle uscite;
la valutazione patrimoniale dei beni;
le contabilità speciali necessarie alla gestione di progetti e rendicontazione di
il controllo della Corte dei Conti sancito in una chiave rafforzata dal D.Lgs.
174/2012;
l’Ordinativo Informatico Locale che dovrà accogliere e tracciare la transazione
le modifiche al codice SIOPE secondo la struttura del piano dei conti integrato.
Il D. Lgs. 118/11 pone al centro delle operazioni contabili la “transazione elementare”, un particolare codice parlante che movimenta contemporaneamente i piani
dei conti finanziario e quello economico-patrimoniale.
Il nuovo scenario che si configura con l’avvento della “transazione elementare”
è la richiesta di una maggiore esigenza di interoperabilità tra procedure dell’ente e
quelle del tesoriere che ha il suo strumento principe nell’utilizzo dell’OIL (Ordinativo
Informatico Locale) come collegamento tra bilancio e tesoreria. Per porre a fattor
comune le conseguenze dell’attuazione del decreto Regione Lombardia, nell’ambito
delle attività in corso per la sperimentazione del D. Lgs. 118/11, nella sua qualità
di ente sperimentante ha promosso la costituzione di una Task Force coordinata da
Agenzia per l’Italia Digitale, con la finalità di adottare lo stesso schema di trattamento
della transazione elementare all’interno del tracciato. I principali attori coinvolti nella
Task Force OIL sono: Associazioni degli EELL (CISIS, ANCI, UPI) e ABI, tutti con
i loro rappresentanti, hanno condiviso l’obiettivo di pubblicare in una circolare ABI
le novità introdotte nell’OIL.
Grazie a questa iniziativa sarà possibile mitigare il rischio che ogni fornitore di
OIL proponga una propria modalità di strutturazione dei dati a scapito della qualità
del dato e standardizzazione delle informazioni presenti nei tracciati e di una politica
Infatti, a partire dal 1° gennaio 2014 più di 9000 enti (tutti gli enti in contabilità
finanziaria ad esclusione dello Stato) adotteranno un comune piano dei conti integrato e comuni schemi di bilancio perciò è fondamentale la definizione di regole condivise e specifiche per la gestione della transazione elementare all’interno dell’OIL.
4.2 Canali e strumenti di versamento utilizzabili dall’utenza
Questa sezione analizza gli strumenti e i canali che gli enti locali mettono a disposizione dell’utenza.
Nella presente edizione dell’indagine - tenendo conto delle recenti novità in materia di pagamenti alle pubbliche amministrazioni con modalità elettroniche introdotte
dal Decreto Legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge
17 dicembre 2012, n. 221 - si è ritenuto opportuno operare una distinzione tra canali
e strumenti di versamento. Si intendono per canali gli spazi, reali o virtuali, messi a
disposizione dell’utenza per l’esecuzione dei versamenti: si passa da quelli tradizionali,
tipicamente gli sportelli fisici dell’ente o del tesoriere o di Poste italiane, a quelli virtuali
dell’ente (sito web) o della banca (ATM), fino ad arrivare alle “nuove reti” presenti
presso tabaccai, ricevitorie o grande distribuzione. Specificato il concetto di canale è più
immediato comprendere come, all’interno dello stesso canale, il versamento può essere
spesso effettuato con più strumenti di pagamento (contante, carte, bonifici, RID, MAV,
Dalle risposte fornite emerge che i principali canali messi a disposizione dell’utenza per il pagamento dei servizi erogati sono ancora quelli fisici, in particolare gli
sportelli bancari del tesoriere e gli sportelli postali. Le Asl, ad esempio, utilizzano molto
gli sportelli fisici per la riscossione delle entrate: la fruizione di servizi presso le strutture
ospedaliere o diagnostiche e la connessa richiesta di versamento del ticket ne rappresenta la tipica funzione d’uso. Si conferma, con continuità rispetto alla rilevazione precedente, lo scarso utilizzo di strumenti di pagamento alternativi, quali ATM/POS, internet
e altri reti. Due dati si differenziano notevolmente dalla media: la disponibilità di ATM/
POS offerta dalle ASL del campione prova che il versamento del ticket può essere fatto
anche con carta nel 71% dei casi; l’alta percentuale di Regioni che offre la possibilità
di pagare presso altre reti (tabaccai, grande distribuzione, etc.) suggerisce, invece, come
un’esigenza a così ampia diffusione come il pagamento del bollo auto possa facilitare
l’apertura del mondo delle PA a nuove reti.
Principali canali di versamento utilizzabili per il pagamento
dei servizi erogati dall'ente
Sportelli fisici dell'ente
Sportelli fisici del tesoriere
Altre reti (tabaccai/ricevitorie/grande distribuzione)
Nella tavola 10 sono rappresentati gli stessi dati secondo la ripartizione geografica
degli enti: non si registrano particolari differenze sulla prevalenza dei canali tradizionali
di versamento mentre si può notare che la percentuale di enti del Sud che offrono la
possibilità di versare via web o attraverso ATM/POS è sensibilmente inferiore a quella
relativa agli enti del Centro e del Nord.
Principali canali di versamento utilizzabili per il pagamento dei servizi
erogati dall'ente – focus geografico
Nord- Nord- Nord Centro
Est Ovest Totale Totale Isole Sud Totale Totale
È stato chiesto agli enti del campione quali strumenti alternativi al contante fossero,
al momento della presentazione del questionario, proposti all’utenza. Le tavole 10 e 11
mostrano come, a prescindere dalla tipologia e dall’appartenenza geografica dell’ente,
le principali alternative al contante siano il bonifico bancario e il bollettino postale. È
dunque evidente una certa resistenza o difficoltà degli enti, in particolar modo dell’Italia
meridionale ed insulare, nell’abilitare l’utenza al versamento tramite carte di credito, di
debito e prepagate (si vedano in proposito i dati sulla diffusione delle carte di pagamento
elaborati dal BancomatLab). In apparente controtendenza rispetto agli altri enti risulta il comportamento delle ASL, maggiormente inclini alla proposizione di carte come
strumento di pagamento. Possiamo ipotizzare che ciò sia legato, come per la precedente
domanda, alla maggiore presenza di tali strumenti presso gli sportelli fisici dell’ente,
presso i quali l’utente può effettuare il pagamento.
Strumenti di pagamento, diversi dal contante, utilizzabili
per il pagamento nei confronti dell'ente
Dalla domanda relativa alla pianificazione dei progetti volti all’ampliamento delle
possibilità di versamento (cfr. Tavola 12) emergono le difficoltà degli enti ad adottare
nuovi strumenti di versamento da parte del pubblico.
nei confronti dell'ente – focus geografico
Al fine di determinare le ragioni di tali difficoltà è stato chiesto agli enti di identificarne le cause ed i motivi. I principali ostacoli all’adozione delle nuove forme di pagamento sono relativi alle difficoltà nell’integrazione delle procedure di pagamento del
tesoriere con quelle contabili dell’ente ed alle commissioni sulle transazioni sui nuovi
canali troppo elevate.
Enti che hanno pianificato progetti per ampliare canali
e strumenti di versamento
Si, entro il 2013
Si, entro il 2014
Ostacoli ad ampliare i canali di versamento
Difficoltà di integrare le procedure contabili
dell'ente con quelle di pagamento del tesoriere
Scarsa propensione del tesoriere ad offrire
soluzioni diverse dai canali tradizionali
Scarso interesse dell'utenza verso strumenti/canali
di pagamento alternativi
Commissioni sulle transazioni effettuate attraverso
i nuovi canali troppo elevate
Costo di attivazione del canale troppo elevato
Tra le motivazioni riportate più frequentemente dagli enti spicca anche lo scarso
interesse da parte dell’utenza nei nuovi canali di pagamento, dato in controtendenza rispetto ai risultati di analoghe indagini effettuate sull’utenza bancaria [cfr. BancomatLab
e PoliMi]. Gli enti spiegano i motivi di tale comportamento da parte dell’utenza indicando come ragioni principali la scarsa propensione ed ignoranza del mezzo internet unita
alla diffidenza circa l’affidabilità del servizio.
5. La comunicazione con istituzioni e utenza e l’erogazione dei servizi in rete
5.1 Le Reti istituzionali
La sezione relativa alle reti istituzionali è utile a verificare uno dei presupposti
fondamentali per migliorare il rapporto tra pubblica amministrazione e utenza: la condivisione di informazioni e basi-dati tra pubbliche amministrazioni. Se tale comunicazione
funziona, attraverso le infrastrutture di rete istituzionali, i cittadini non sono costretti a
presentare a ciascuna amministrazione tutti i documenti necessari per svolgere le proprie
pratiche amministrative. Tale principio è alla base della disciplina dei certificati e delle
dichiarazioni sostitutive contenute nella normativa di riferimento 5). Al di là del dettato
normativo, quanto più funziona lo scambio di informazioni tra pubbliche amministrazioni, tanto più sarà possibile liberare l’utenza da inutili incombenze burocratiche.
Sotto il profilo delle reti di telecomunicazione è possibile distinguere due livelli: le reti ICT utilizzate dagli enti e il Sistema Pubblico di Connettività (SPC) 6), il cui
obbiettivo è quello di “federare” le infrastrutture ICT delle pubbliche amministrazioni al fine di realizzare servizi integrati mediante regole e processi condivisi. Il codice
Secondo il nuovo art. 43 D.P.R. n. 445/2000, modificato dalla Legge 12/11/2011 n. 183, art. 15,
«Le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d’ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonché tutti i dati e i documenti che siano
in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa indicazione, da parte dell’interessato, degli elementi
indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione
sostitutiva prodotta dall’interessato».
Si ricorda che SPC (Sistema Pubblico di Connettività - Capo VIII, Sezioni I e II, del d. lgs. 7 marzo
2005, n. 82, così come modificato ed integrato dal d.lgs. 30 dicembre 2010, n. 235) è un sistema integrato
riservato alla Pubblica Amministrazione che eroga servizi di connettività, interoperabilità e cooperazione
applicativa. La governance è affidata a DigitPA (ora Agenzia per l’Italia Digitale). In particolare i servizi
offerti riguardano:
•Comunicazione. Include l’insieme di funzionalità per l’interrelazione e la collaborazione tra sistemi
informativi, tra persone, tra sistemi informativi e persone.
•Interoperabilità. Include l’insieme delle funzionalità che abilitano l’interoperabilità tra sistemi ed
•Identificazione. Include l’insieme delle funzionalità per l’identificazione e l’autenticazione, con riferimento a persone, ruoli e soggetti organizzativi.
•Fruibilità dati. È l’insieme di funzionalità per l’accesso e la fruizione delle informazioni e dei dati
•Operazioni modulari di business process. Include l’insieme di funzionalità per l’automazione dei processi amministrativi.
•Sicurezza. Include l’insieme di funzionalità per la sicurezza infrastrutturale, per la gestione della sicurezza locale ed il coordinamento della sicurezza in senso generale. A tal riguardo è importante rilevare
che un requisito imprescindibile per la realizzazione di SPC è assicurare che sia sempre garantito uno
standard di sicurezza minimo prestabilito, che consenta di realizzare un sistema “trusted” per tutti i
soggetti che vi partecipano.
•Verifica di conformità. Include l’insieme di funzionalità per la verifica della qualità erogata, attraverso
il monitoraggio di livelli di qualità o di Key Performance Indicators significativi e rappresentativi della
qualità attesa dall’utente finale.
•Tracciabilità. Include l’insieme delle funzionalità per il controllo e la protezione delle registrazioni di
dell’amministrazione digitale definisce l’SPC come “l’insieme di infrastrutture tecnologiche e di regole tecniche, per lo sviluppo, la condivisione, l’integrazione e la diffusione del patrimonio informativo e dei dati della pubblica amministrazione, necessarie per assicurare l’interoperabilità di base ed evoluta e la cooperazione applicativa
dei sistemi informatici e dei flussi informativi, garantendo la sicurezza, la riservatezza
delle informazioni, nonché la salvaguardia e l’autonomia del patrimonio informativo di
ciascuna pubblica amministrazione.”
Pertanto, la predisposizione di infrastrutture ICT da parte dei singoli enti risulta
una misura necessaria, ma non sufficiente per la condivisione delle informazioni e per
garantire una piena raggiungibilità dei vari enti pubblici.
Grafico 8 –Percentuale di Enti connessi al Sistema Pubblico di Connettività
Canali di collegamento fra l’ente e le altre amministrazioni
Rete telematica fornita
dall'amministrazione cui ci si collega
Rispetto all’interconnessione con il SPC, come evidenziato dal grafico, emergono
sostanziali differenze fra tipologie di enti: le Regioni presentano un elevato grado di adesione, ASL e Province un’adesione attorno al 70-80 %, mentre i Comuni risultano essere
i meno interconnessi. Rispetto alla precedente rilevazione la percentuale di enti interconnessi al SPC è decisamente cresciuta, con l’unica eccezione dei Comuni. Per far fronte alle
difficoltà incontrate dai Comuni nell’adesione all’SPC –soprattutto di ordine organizzativo
e strutturale – si stanno diffondendo i community network (vedi box di approfondimento).
I community networks e il progetto ICAR
Il Sistema Pubblico di Connettività (SPC) rappresenta il quadro di interoperabilità che definisce modalità e regole ed offre servizi per lo scambio dei dati in cooperazione su scala nazionale. Le Regioni, già da alcuni anni, condividono standard
infrastrutturali ed applicativi per l’interoperabilità compatibili con il sistema SPC attraverso l’istituzione di community network regionali e di azioni di coordinamento
interregionali come il progetto ICAR. I community networks hanno lo scopo di implementare in maniera capillare sul territorio le innovazioni e gli standard definiti a livello nazionale dall’SPC. Il progetto ICAR 1) invece è uno dei motori che ha permesso la
definizione e l’implementazione del modello di cooperazione applicativa regionale e
interregionale, attivando l’infrastruttura in tutto il territorio nazionale e sperimentando in alcuni ambiti l’utilizzo della cooperazione applicativa 2). L’obiettivo del progetto
è di abilitare l’interoperabilità e la cooperazione applicativa in rete tra i sistemi informativi di diverse amministrazioni pubbliche, nei domini che richiedono cooperazione
tra le amministrazioni regionali. In particolare, uno dei risultati più rilevanti raggiunti
è stata l’estensione delle porte di dominio 3), ovvero il gateway che consente ai servizi
applicativi 4) esposti dalle singole amministrazioni di colloquiare in maniera paritetica
Nel suo complesso, il progetto prevede la partecipazione di 16 Regioni e di una Provincia Autonoma
ed ha una durata di 36 mesi. Il finanziamento complessivo attualmente previsto per le attività del progetto, sia su base interregionale che sul piano delle singole Regioni, è di circa 24 milioni di Euro. Le
Regioni coinvolte nel progetto si propongono di cooperare in modo stretto per realizzare un sistema
integrato di strutture e servizi che abilitino l’interoperabilità e la cooperazione applicativa tra i sistemi di
e-government su scala interregionale e regionale.
Con i termini interoperabilità e cooperazione applicativa ci si riferisce ad una specifica capacità di
due o più sistemi informativi connessi in rete. È ovvero la capacità che essi devono avere, affinché l’applicazione, operante in ciascun sistema, sia in grado di disporre automaticamente, per le proprie finalità
applicative, dei dati che sono producibili e/o acquisibili solo attraverso il processo elaborativo delle
applicazioni operanti negli altri sistemi informativi. In particolare, l‘interoperabilità attiene alla capacità
di due o più sistemi informativi di scambiarsi informazioni e di attivare, a suddetto scopo, processi elaborativi nelle rispettive applicazioni. Ciascun sistema informativo può differenziarsi in genere dall’altro
per le scelte implementative (es. linguaggio di programmazione e formato dei dati). In tal caso, un approccio che può garantire interoperabilità è ad esempio l’adozione di uno stesso formato di interscambio
dei dati e di un protocollo di comunicazione condiviso. La cooperazione applicativa attiene alla capacità
di uno o più sistemi informativi di avvalersi, ciascuno nella propria logica applicativa, dell’interscambio
automatico di informazioni con gli altri sistemi, per le proprie finalità applicative. In altre parole, un’applicazione nel corso del suo processo elaborativo può far uso di un’informazione elaborata da un’altra
applicazione. La cooperazione applicativa in rete ha luogo quando ciò avviene in modo automatico.
L’interoperabilità è quindi un prerequisito essenziale per la cooperazione applicativa.
La porta di dominio rappresenta il confine di responsabilità dell’ente nel sistema SPC, in pratica
l’intero sistema informativo dietro la porta di dominio è di sola e diretta responsabilità dell’ente, mentre
il resto appartiene al sistema di cooperazione, condiviso con le altre amministrazioni cooperanti.
Per applicativo in ambito di cooperazione applicativa, si intende un software di elaborazione dati
capace di interfacciarsi attraverso l’esposizione di web services con la porta di dominio dell’ente di
appartenenza, questo al fine di cooperare con altri applicativi (anche completamente diversi) di altre
amministrazioni all’interno di un Accordo di Cooperazione e secondo le specifiche dei relativi accordi di
secondo gli standard definiti nell’ambito dell’SPCoop 5), consentendo quindi anche
agli enti di minori dimensioni e con minori dotazioni infrastrutturali di prendere parte
alle community networks.
Enti aderenti ai community network regionali
(Fonte: Osservatorio ICAR)
Totale Enti aderenti
% Comunità montane
e di valle
156 (LIR); 23 (SIIR)
Sistema Pubblico di Cooperazione (SPCoop). L’SPcoop è l'insieme di infrastrutture tecnologiche e di
regole tecniche, per lo sviluppo, la condivisione, l'integrazione e la diffusione del patrimonio informativo
e dei dati della pubblica amministrazione, necessarie per assicurare l'interoperabilità di base ed evoluta
e la cooperazione applicativa dei sistemi informatici e dei flussi informativi, garantendo la sicurezza,
la riservatezza delle informazioni, nonché la salvaguardia e l'autonomia del patrimonio informativo di
ciascuna pubblica amministrazione.
Oltre al Sistema Pubblico di Connettività, che trova il proprio riferimento normativo
nel Codice dell’Amministrazione Digitale, gli enti locali utilizzano anche altri canali di
comunicazione; in primis il canale internet, per gli ovvi vantaggi di raggiungibilità e di
economicità; laddove invece la necessità di collegamenti sicuri e ripetuti è più forte, gli
enti con funzioni di coordinamento come le Province, e soprattutto le Regioni, si avvalgono anche di altri strumenti come le reti telematiche dedicate; tali reti sono intese sia come
sottosistemi a dimensione regionale del sistema pubblico di connettività (SPC) sia come
reti di attori istituzionali (Comuni, Province, altri enti pubblici) volte a gestire in maniera
coordinata e condivisa lo sviluppo e la realizzazione di iniziative a carattere tecnologico
su scala locale. Nel campo dell’e-government ciò significa favorire il grado di interoperabilità e cooperazione applicativa fra i sistemi informatici dei soggetti che operano sul
territorio, nella prospettiva di una Pubblica Amministrazione realmente integrata.
A titolo di esempio infine è possibile citare il caso della Regione Toscana, la cui
infrastruttura CART (Cooperazione Applicativa Regionale Toscana) risulta essere
l’espressione di community network più compiuta. É una infrastruttura di telecomunicazione multi-fornitore ramificata sul territorio regionale che interconnette circa 400
soggetti aderenti tra Enti locali, Uffici delle Amministrazioni centrali sul territorio
regionale, Aziende Sanitarie ed Ospedaliere, Aziende di promozione turistica ed altri
Enti della Pubblica Amministrazione. Tale infrastruttura costituisce l'articolazione
territoriale Toscana del Sistema Pubblico di Connettività e il TIX 7) costituisce il nodo
toscano del SPC. Il punto di forza di tale soluzione è costituito dal pieno manifestarsi di soluzioni di cooperazione applicativa, volte a consentire la condivisione e
lo scambio degli accordi di servizio 8). La diffusione di standard approvati relativi a
servizi di scambio regionali e interregionali può contribuire a sviluppare repertori di
servizi da condividere tra enti diversi. Una tale condivisione favorisce l’efficacia e
stimola il concreto uso dei servizi in cooperazione. Sono 174 gli accordi di servizio
5.2 Comunicazione con l’utenza e diffusione della Posta Elettronica Certificata
L’analisi della struttura dei canali di comunicazione con l’utenza conferma il crescente utilizzo degli strumenti telematici.
In particolare, rispetto all’indagine precedente in cui i rapporti ufficiali con l’utenza
erano intrattenuti prevalentemente con la posta cartacea, emerge, accanto all’uso di tale
strumento tradizionale, una forte diffusione delle caselle di posta elettronica certificata e
di internet per tutte le categorie di enti.
In particolare, è emerso che la totalità degli enti possiede ormai almeno una casella di posta elettronica certificata (PEC) e più del 60% ne ha attivata più di una per
individuare le singole unità organizzative; tuttavia la percentuale di corrispondenza (in
ingresso/uscita) scambiata con cittadini ed altre pubbliche amministrazioni tramite PEC
non supera nella maggioranza dei casi il 20%; solo per un quinto degli enti intervistati
tale percentuale è contenuta tra il 20 e il 40 %.
Per quanto concerne gli altri canali di comunicazione, le Regioni hanno incrementato l’utilizzo dei call center; per le ASL si riscontra, rispetto all’indagine precedente, un
maggiore utilizzo anche dei numeri verdi; entrambe le tipologie di enti hanno segnalato
inoltre un significativo ricorso all’uso di intermediari quali tabaccai, banche, farmacie,
etc. per comunicare con l’utenza.
TIX, acronimo dell'espressione inglese "Tuscany Internet eXchange", è un'iniziativa della Rete
Telematica Regionale Toscana per migliorare l'infrastruttura telematica della Toscana tramite il coinvolgimento degli operatori del settore e per fornire un contesto tecnico operativo alla gestione ed erogazione dei
servizi telematici e di connettività della pubblica amministrazione.
Per accordo di Servizio si intende l’insieme delle definizioni, delle funzionalità, delle interfacce, dei
requisiti di sicurezza e di qualità di uno o più servizi applicativi che vengono scambiati tra due amministrazioni pubbliche. L’Accordo di Servizio è un documento standard totalmente formalizzato in XML che
regola il rapporto erogatore/fruitore di un singolo servizio applicativo in tutte le parti che lo caratterizzano
come l’interfaccia, le modalità di interazione, i punti di accesso, i livelli di servizio e le caratteristiche di
sicurezza previste.
Articolazione dei canali di comunicazione dell'ente con l'utenza
elettronica cartacea
(postazioni
interattive)
(tabaccai,
banche, Network
farmacie, etc)
85,46% 92,84% 87,70% 32,21% 16,78% 14,32% 20,36% 11,41%
21,03% 1,57%
Grafico 9 –Articolazione dei canali di comunicazione per ente
Utilizzo del portale per i rapporti con l'utenza
ad un portale
Prevede utilizzo
Si conferma l’utilizzo dei siti internet per la comunicazione con l’utenza (si rimanda al paragrafo successivo per un approfondimento sulle tipologie di servizi offerti
tramite tali siti): la totalità delle Regioni, il 74% delle Province, il 68% dei Comuni e
l’87% delle ASL dichiarano di utilizzare un proprio portale 9).
5.3 Grado di sofisticazione dei servizi offerti on-line
In questa sezione si approfondisce quale tipologia di interazione offrano all’utenza
i siti degli enti e, in particolare, il livello di sofisticazione dei servizi offerti on-line. I risultati di questa sezione del questionario consentono di interpretare i dati esposti sino ad
A tal fine, il questionario definiva il portale come “un’infrastruttura costituita da un sito Internet attivo,
capace di effettuare transazioni con la clientela del web e di garantire una qualità e sicurezza del servizio
elevata”.
ora dal punto di vista dell’utente che domandi servizi in modalità telematica con l’obiettivo di completare on-line l’intero iter amministrativo che sta compiendo o, comunque,
attraverso lo scambio di contenuti digitali. É stato chiesto agli enti di specificare il grado
di sofisticazione dei servizi offerti dal proprio portale, scegliendo tra quattro livelli, ciascuno dei quali aggiunge ulteriori funzioni al precedente:
monodirezionale senza autenticazione; consente la mera consultazione da parte
dell’utenza delle informazioni rese disponibili sul sito dell’ente;
monodirezionale con autenticazione: gli utenti registrati secondo le regole fissate
dall’ente possono accedere a contenuti personalizzati;
bidirezionale con autenticazione: gli utenti autenticati possono sia scaricare che
caricare documenti sul sito: lo scambio di informazioni fra utenti registrati ed ente
è bidirezionale;
bidirezionale con possibilità di effettuare pagamenti on-line: oltre alle funzioni di
cui ai punti precedenti gli utenti possono concludere l’iter procedurale iniziato sul
sito attraverso il pagamento, con strumenti elettronici, di quanto dovuto.
L’elaborazione dei questionari indica che il 50% degli enti dichiara che i servizi
offerti dal proprio sito internet sono di natura meramente informativa (cfr. Grafico
10). Il 43% degli enti ha indicato l’ulteriore possibilità per l’utenza di autenticarsi
per accedere a contenuti personalizzati mentre la percentuale di enti che consentono
uno scambio bidirezionale delle informazioni si riduce al 27%. Il dato che maggiormente colpisce di questa rilevazione, pur in linea con le altre informazioni raccolte
relativamente all’effettiva capacità degli enti di erogare servizi on-line, è la scarsa
(10%) percentuale di enti che consente di concludere l’iter di un processo attraverso
Grafico 10 – Grado di sofisticazione dei servizi offerti online
Monodirezionazionale senza autenticazione (solo servizi informativi)
Monodirezionazionale con autenticazione (servizi informativi personalizzati per utenti registrati)
Bidirezionale con autenticazione (possibilità per l'utente di ricevere e inviare dati all'ente per lo svolgimento di una pratica amministrativa)
Bidirezionale con possibilità di effettuare il pagamento on-line
Un’analisi su base geografica (cfr. grafico 11) evidenzia e conferma una certa arretratezza del Meridione che presenta percentuali di enti posizionati sul più alto livello di
sofisticazione molto al di sotto della media nazionale (9% per le ASL, 2% per i Comuni,
3% per le Province e 0% per le regioni).
Grafico 11 – Grado di sofisticazione dei servizi offerti online – analisi geografica
Bidirezionale con possibilità di effettuare il
Bidirezionale con autenticazione (possibilità
per l'utente di ricevere e inviare dati all'ente
per lo svolgimento di una pratica
Monodirezionazionale con autenticazione
(servizi informativi personalizzati per utenti
Monodirezionazionale senza autenticazione
(solo servizi informativi)
Nel grafico 12 sono, invece, riportati i dati delle risposte alla stessa domanda dei
Comuni, classificate per provenienza geografica e classe dimensionale. Oltre alla differenza geografica Nord-Sud, è evidente come il grado di sofisticazione cresca con la
dimensione dei Comuni in relazione, quasi certa, con la maggiore capacità di spesa e con
la maggiore richiesta da parte dell’utenza dei Comuni più grandi.
Grafico 12 –Grado di sofisticazione dei servizi offerti online – analisi per dimensione
ITALIA NORD-
abitanti > 500000
5000<abitanti<60000
60000<abitanti<500000
abitanti < 5000
Analoghe e recenti rilevazioni di CapGemini per la Commissione Europea 10) indicano un dato globale italiano, relativamente all’offerta ed al grado di sofisticazione dei
eGovernment Benchmarking Report, Study for the EC realised by Capgemini.
servizi, sostanzialmente positivo, in chiara progressione rispetto agli anni precedenti e
superiore alla media europea. In particolare, l’indicatore che riguarda la totale disponibilità on-line di un insieme di 20 servizi pubblici di base (ad esempio il pagamento di tasse,
la possibilità di ottenere autorizzazioni, permessi ed iscrizioni scolastiche, registrazione
di atti di nascita o trasferimento etc.) è, secondo i dati di CapGemini, positivo dato lo
sviluppo realizzatosi negli ultimi anni che ha portato nel 2010 l’Italia a raggiungere
il gruppo costituito dai 5 paesi più innovativi dell’Unione Europea (Austria, Irlanda,
Malta, Portogallo e Svezia), con il 100% di disponibilità on line per i servizi del campione selezionato, a fronte di una media europea dell’81% (cfr. grafico 13).
Grafico 13 –Grado di sofisticazione dei servizi offerti online – Italia vs UE
Gli approfondimenti condotti nella presente indagine e l’analisi congiunta delle
informazioni raccolte su canali e strumenti di pagamento utilizzati, sembrano invece
mostrare, almeno per gli enti locali, uno scenario più arretrato, con circa due terzi degli
enti che non sono ancora in grado di garantire uno scambio bidirezionale di contenuti
digitale tra cittadino e amministrazione.
6.1 Forma dei rapporti con il tesoriere bancario
L’attività di erogazione della spesa si configura come un procedimento amministrativo caratterizzato da una concatenazione di atti finalizzati all’adempimento dell’obbligazione pecuniaria della pubblica Amministrazione. All’Amministrazione compete
lo svolgimento delle attività che si concludono con l’emissione del titolo di spesa, al
Tesoriere di provvedere al pagamento nei modi e nei tempi convenuti.
La stretta connessione tra le due fasi (payment ordination e payment esecution)
porta a considerare il processo di spesa come una catena che, dal punto di vista dell’informatizzazione, ha proprio nel segmento di payment ordination l’anello più debole. Per
questo motivo le modalità di colloquio tra ente e tesoriere sono, fin dalla prima edizione,
oggetto centrale dell’indagine.
Grafico 14 – Gestione dei rapporti Ente-Tesoriere – Confronto con le precedenti
Supporto cartaceo (titoli di spesa, reversali di incasso)
Supporto informatico (ad esempio: ﬂoppy disk, CD)
Anche la presente indagine conferma il trend evolutivo delle modalità di comunicazione fra enti e tesorieri, in particolare rispetto al progressivo abbandono del supporto cartaceo: in questa rilevazione il dato delle comunicazioni inviate con modalità
tradizionali si attesta al 25%. L’adozione di modalità di ordinazione della spesa e di
rendicontazione basate sull’invio di flussi telematici è in sicura e costante crescita ma
non può ritenersi ancora soddisfacente nella prospettiva, auspicabile e ormai sancita da
più riferimenti normativi, del completo abbandono della carta. La piena disponibilità
delle preziose informazioni sottostanti le operazioni di incasso e pagamento e il concreto
obiettivo della riduzione dei costi di funzionamento della macchina amministrativa non
può, infatti, non avere come presupposto l’istituzione di basi dati informatiche integrate,
accessibili, facilmente consultabili.
L’istituzione di flussi telematici fra ente e tesoriere consente all’ente di interrogare
online la situazione dei flussi di cassa di tesoreria, di aggiornare in tempo reale i propri
sistemi contabili e di disporre in tempo di strumenti per il monitoraggio della propria
Approfondendo l’analisi per singola tipologia di ente e per area geografica, emerge una profonda differenziazione relativamente alle diverse modalità di canali telematici adottati: le ASL e le Province utilizzano più internet che il canale telematico dedicato; nel caso delle Province e delle Regioni il dato invece è ribaltato: in particolare
per le Regioni l’utilizzo del canale telematico rispetto al canale internet è privilegiato
in due casi su tre. I Comuni, soprattutto quelli di piccole dimensioni, non ritengono
opportuno utilizzare procedure elettroniche di colloquio con il tesoriere per i costi
giudicati elevati in rapporto alle dimensioni dell’ente. La generalità degli enti che non
utilizza modalità telematiche non ha saputo indicare la tempistica per la loro adozione.
Gestione dei rapporti ente-tesoriere per tipologia di ente
Asl Comuni
Collegamento telematico dedicato ente - tesoriere
Supporto informatico (ad esempio: floppy disk, CD)
L’analisi delle risposte su base geografica evidenzia un generalizzato ritardo degli
enti del Sud Italia nel passaggio alle modalità di collegamento informatiche: il cartaceo
infatti assume un peso decisamente superiore di circa dieci punti percentuali rispetto
agli enti del Nord-est e del Centro Italia. Spicca infine il dato degli enti del Nord-ovest
per i quali il completamento della informatizzazione nei rapporti con il tesoriere bancario supera il 90%. Al fine di favorire l’informatizzazione della fase di ordinazione
del pagamento già nel 2003 fu predisposto e concordato in sede ABI, condiviso con la
Banca d’Italia e successivamente approvato dal Centro Nazionale per l’Informatica nella
PA 11), il documento “Protocollo sulle regole tecniche e lo standard per l’emissione dei
documenti informatici relativi alla gestione dei servizi di tesoreria e di cassa degli enti
del comparto pubblico” (circolare ABI serie tecnica n. 80). Con esso si è definita la procedura standard dell’Ordinativo Informatico Locale (OIL) alla quale le banche tesoriere,
facoltativamente, si possono attenere per sviluppare i rapporti telematici con gli enti
propri clienti, relativamente alla trasmissione e alla gestione di mandati di pagamento e
reversali di incasso.
La diffusione dell’OIL, consentendo una maggiore standardizzazione dei processi di ordinazione della spesa fra i vari enti locali, apre le porte allo sviluppo di una
Ora Agenzia per l’Italia Digitale.
Grafico 15 – Gestione dei rapporti Ente-Tesoriere per area geografica
Telematico dedicato
maggiore concorrenza nell’offerta, in quanto il passaggio a un differente fornitore di
servizi di pagamento, purché in linea con gli standard OIL, comporta attività di system
integration all’interno dell’ente meno pesanti.
Grafico 16 – Adozione dell’OIL, valori % – confronto 2008-2012
L’OIL rappresenta un facilitatore del processo di telematizzazione della successiva attività di pagamento, che ha fino a ora riscosso fra gli enti un discreto successo. Le
evidenze della presente indagine inoltre mostrano che la diffusione dell’OIL procede
di pari passo con la progressiva adozione di modalità di pagamento e di rendicontazione basate sull’invio di flussi telematici come forma di comunicazione fra ente e
tesoriere bancario.
Grafico 17 – Adozione dell’OIL fra gli enti che utilizzano il collegamento informatico
utilizzano OIL
Enti che utilizzano
6.2 Evoluzione del rapporto convenzionale tra enti e tesorieri.
Dal 2008 diversi interventi normativi hanno modificato il rapporto tra ente e tesoriere. In ambito europeo è stata impressa una forte accelerazione alle iniziative per arrivare a costituire la SEPA – l’area unica dei pagamenti in euro. Intorno alla SEPA negli
ultimi anni c’è stata un’attività normativa particolarmente intensa, volta a creare una
cornice di riferimento per ottenere un’area di pagamento europea le cui caratteristiche
siano sostanzialmente quelle di un ampio mercato “domestico”. A tal fine, l’emanazione
della direttiva 2007/64/CE (c.d. Payment Services Directive, PSD) ha costituito il primo
passo verso l’armonizzazione degli obblighi a carico dei prestatori di servizi di pagamento. Tale direttiva è stata recepita nel nostro ordinamento col d.lgs. 11/2010, il quale
ha, tuttavia, previsto una deroga all’applicazione di tali norme ai pagamenti pubblici,
che rimette al Ministero dell’Economia, sentita la Banca d’Italia, la definizione delle
modalità di applicazione delle norme previste dalla PSD alla Pubblica Amministrazione,
tramite decreto ministeriale che non è ancora stato adottato.
L’applicazione delle disposizioni della PSD alla PA ha rilievo soprattutto per le
modalità di tariffazione dei servizi. La PSD infatti prevede il superamento dei meccanismi di tariffazione c.d. impliciti, basati cioè sulla dilatazione dei giorni valuta tra
incassi e pagamenti a beneficio dell’istituto tesoriere, a favore di tariffe esplicite, cioè
direttamente legate ai servizi offerti. Tali tariffe emergono come nuova voce di spesa nei
bilanci pubblici e richiedono da parte dell’ente la capacità di valutare i nuovi costi alla
luce dei benefici connessi con una gestione più trasparente e più efficace delle disponibilità liquide. Ugualmente importante sarà la capacità, da parte delle banche, di sviluppare
modelli di pricing dei servizi di pagamento che siano trasparenti e coerenti. Il momento
del rinnovo delle convenzioni per lo svolgimento dei servizi di tesoreria costituirà, quindi, un importante punto di snodo per verificare l’attuazione delle prescrizioni della PSD
da parte di amministrazioni e banche.
È stato inoltre introdotto nel 2009 il regime di tesoreria unica mista, che ha permesso
agli enti di trattenere presso il proprio tesoriere le entrate, ad esempio le multe o i tributi
locali, diverse dai trasferimenti dello stato centrale. Questo ha consentito far valere, nella
contrattazione con i propri tesorieri, anche le masse monetarie giacenti sul conto corrente.
Il regime di tesoreria unica mista è stato sospeso nell’aprile 2012, quando gli enti sono stato nuovamente assoggettati al regime di tesoreria unica pura precedentemente in vigore, regime che prevede l’accentramento delle giacenze sui conti aperti presso la Banca d’Italia.
Nella rilevazione è stato chiesto agli enti se la modalità di remunerazione del servizio
di tesoreria fosse basata su tariffe esplicite, implicite – risultate le più diffuse – o miste.
Schema tariffario per la remunerazione del servizio di tesoreria
su Tariffe implicite
(gestione della valuta
e delle disponibilità
su tariffe esplicite
Schema tariffario per la remunerazione
del servizio di tesoreria – focus geografico
e delle disponibilità liquide
La metà delle Regioni ha inoltre affermato di aver rivisto o aver previsto di rivedere
la convenzione per il servizio di tesoreria, rapporto che scende al 36% per i Comuni e al
32% per le Province.
La presenza nelle convenzioni di clausole per l’adeguamento del servizio all’evoluzione tecnologica è, invece, segnalata dall’83% delle Regioni, dal 68% delle Province
e dalla maggioranza di Comuni ed ASL.
6.3 Utilizzo degli strumenti SEPA
La realizzazione della Single Euro Payments Area (SEPA) è uno dei tasselli principali nella costruzione di un mercato dei pagamenti standardizzato su scala europea. Con
la SEPA tutti i cittadini dell’area Euro saranno in grado di effettuare pagamenti in Euro,
con la stessa facilità e sicurezza dei pagamenti nazionali, garantendo maggior competitività all’Europa attraverso l’integrazione del mercato interno. La piena realizzazione
della SEPA travalica il mondo bancario, con riflessi sugli utenti dei servizi di pagamento, tra cui anche le PA. Queste ultime, per la massa dei pagamenti posti in essere, sono
percepite come principali attori del processo di migrazione alla SEPA. Al fine di gestire
la migrazione in ambito italiano è stato istituito un Comitato Nazionale, presieduto dalla Banca d’Italia e dall’Associazione Bancaria Italiana, a cui partecipano il Ministero
dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia per l’Italia Digitale in rappresentanza delle
Il pagamento, in entrata o in uscita, rappresenta per la PA una fase, a volte propedeutica a volte finale, di un procedimento amministrativo complesso, attraverso il quale
si realizzano le finalità di interesse pubblico cui la stessa PA è preposta. Quest'ultima
constatazione vale da sola a spiegare la rilevanza per la PA della realizzazione della
SEPA, che si propone di migliorare, attraverso la standardizzazione dei processi, l'interazione della fase del pagamento con le procedure interne del pagatore e/o del beneficiario.
La piena automazione di tutte le fasi del procedimento è inoltre coerente con la ricerca
di efficienza tramite l’utilizzo dell’ICT che connota ormai da diversi anni l’azione di riforma della PA per la realizzazione della c.d. Amministrazione digitale (e-government).
Partendo dalla sostanziale analogia che esiste, nel proporsi come utenti di servizi
di pagamento, tra gli enti della pubblica amministrazione e le imprese di medie/grandi
dimensioni, può infatti affermarsi che alcuni aspetti della SEPA di particolare interesse
per quest’ultime, come ad esempio la possibilità – grazie all’utilizzo di un unico formato
di dati (XML ISO 20022) – di integrare la fase di preparazione ed esecuzione del pagamento con le altre procedure interne, rilevino anche per l’organizzazione degli uffici
La standardizzazione indotta dalla SEPA, se ben assimilata all’interno della PA,
può coniugarsi con le linee di intervento avviate negli ultimi anni per la razionalizzazione e l’ammodernamento delle amministrazioni attraverso l’IT, che mirano a favorire il
riuso del software, la semplificazione delle architetture informatiche, il ricorso a licenze
open-source (diffuse nell’ambito del linguaggio XML). In generale, l’adeguamento alla SEPA rappresenta un’opportunità per rinnovare applicazioni e procedure che, come
accade spesso nelle Pubbliche Amministrazioni, sono aggiornate con scarsa frequenza e
quindi soggette a obsolescenza.
L’adozione obbligatoria di un unico standard per i pagamenti a livello europeo
potrebbe inoltre condurre, in uno scenario virtuoso, alla condivisione di investimenti
ed esperienze anche tra diverse amministrazioni pubbliche in Europa, con vantaggi in
termini di innovazione e riduzione di costi.
Per quanto riguarda la PA centrale, sono già compatibili con gli standard SEPA i
mandati informatici di pagamento emessi dai Ministeri e le spese fisse per il pagamento
degli stipendi e delle pensioni agli statali. Sotto il profilo quantitativo si tratta di circa
600.000 bonifici l’anno per il mandato informatico, mentre le spese fisse telematiche si
aggirano intorno ai 20.000.000 l’anno (dati 2012).
Statistiche annuali stipendi/pensioni statali e mandati informatici
722.248
886.828
785.604
20.454.287
20.781.873
22.272.713
23.348.100
21.507.105
Per il comparto degli enti locali, l’indagine evidenzia invece che il livello di
consapevolezza rispetto al mondo SEPA è decisamente variegato e spesso insoddisfacente. Nonostante siano state previste scadenze per la migrazione agli strumenti
SEPA 12), il 70 % dei Comuni e delle Province non aveva ricevuto nel 2012 dai rispettivi tesorieri un’adeguata informativa sulla possibilità di adottare da subito i nuovi
strumenti di pagamento SEPA; ciò ha come riflesso una percentuale di pagamenti
effettuati secondo standard nazionali ancora molto elevata; per ASL e Regioni invece si riscontra una maggiore consapevolezza. In particolare il 44% delle Regioni ha
dichiarato di aver ricevuto dai propri tesorieri la proposta di utilizzare gli strumenti
SEPA (25% nel 2008).
Il Regolamento (UE) n. 260/2012 fissa nel febbraio 2014 la data per la migrazione dei bonifici allo
schema SEPA Credit Transfer (SCT) e SEPA Direct Debit (SDD).
Grafico 18 – Conoscenza degli strumenti SEPA
Tuttavia, fra gli enti a conoscenza dell’esistenza di strumenti SEPA, solo il 16% ha
un piano di migrazione con un orizzonte temporale definito;
Grafico 19 – Migrazione alla SEPA
% di enti per tipologia a cui è
stato proposto l’utilizzo di
strumenti SEPA
risponde;
% di enti che hanno definito un
piano di migrazione agli
NO; 69%
SI; 21%
Non sa/non risponde:
Entro il 2012:
Nel caso delle amministrazioni locali e degli altri enti pubblici, la complessità
del processo di adeguamento è funzione dell'elevato numero e della variegata tipologia
di enti che ne ha reso difficile il coordinamento, nonché dai livelli di automazione e
propensione all’innovazione a volte molto diversificati. Tale situazione dovrebbe consentire alle banche tesoriere di assumere un ruolo di guida nella transizione, attenuando gli impatti sull’ente del passaggio al nuovo sistema. Un altro importante veicolo di
adeguamento è rappresentato, per i motivi già esposti nel paragrafo 6.1, dall’utilizzo
dell’Ordinativo Informatico Locale (OIL).
6.4 Il SIOPE
Questa sezione mostra gli effetti sugli enti in campione dell’introduzione del sistema SIOPE, archivio informatico gestito dalla Banca d’Italia per conto della Ragioneria
Generale dello Stato (RGS) che raccoglie giornalmente dai tesorieri delle PA informazioni sugli incassi e i pagamenti dagli stessi effettuati, secondo una codifica omogenea
per comparto di appartenenza.
Uno degli effetti sperati dell’introduzione della codifica SIOPE nella segnalazione
degli enti ai tesorieri è la spinta ulteriore all’utilizzo delle TIC sia nelle procedure interne
che nelle relazioni con l’esterno, nonché alla rimodulazione tecnica e organizzativa dei
Su tale linea è stato chiesto agli enti quanto l'introduzione della codifica SIOPE
abbia stimolato il ricorso all'informatizzazione dell'intero ciclo di bilancio. Le risposte
sono in prevalenza positive: in media più dei due terzi degli enti del campione ha risposto positivamente alla domanda, con una media del 75% per gli enti del Sud e delle Isole
(cfr. Tavola 22). Si noti, inoltre, come siano soprattutto le Regioni (cfr. Tavola 23) con
l’83% di risposte positive ad aver ricevuto stimolo all’informatizzazione dei processi
attraverso l’adozione del SIOPE.
L'introduzione della codifica Siope ha stimolato il ricorso
all'informatizzazione dell'intero ciclo di bilancio?
SI, alcune modifiche/integrazioni sono state apportate
SI, ma le modifiche sono ancora in fase di progettazione
SI, alcune modifiche/integrazioni sono
state apportate
SI, ma le modifiche sono ancora in fase
Il dato è coerente con quanto già evidenziato nel paragrafo 4: si riscontra, infatti
che, in media, il 70% degli enti dichiara un elevato livello di informatizzazione per quanto riguarda la gestione della codifica SIOPE, con punte dell’83% per gli Enti del Nord
(cfr. Tabella “Livello di informatizzazione dell’ente per settori di attività” commentata
nel paragrafo 4.1). Il dato conferma, senza differenze significative, quanto già riscontrato nell’indagine del 2008; ciò lascia pensare che dopo una forte spinta iniziale, innescata
dalle banche che hanno sollecitato gli enti nell’utilizzo di nuove procedure informatiche
legate agli obblighi SIOPE e, quindi, al miglioramento delle procedure contabili esistenti
o alla predisposizione di nuove, il livello di informatizzazione di tali attività abbia raggiunto un “assestamento” sulle percentuali commentate.
Come in altri punti di questa indagine si riscontra una limitata quanto stabile differenza negativa per quanto riguarda gli enti del meridione, in linea con i dati della passata
indagine. Inoltre, in continuità con gli analoghi risultati del 2008 viene confermata la
spinta al cambiamento dell’introduzione delle codifiche gestionali SIOPE per incassi e
pagamenti, l’87% degli enti ha infatti adeguato la codifica di bilancio a quella prevista
dal SIOPE, inserendo varie forme di automatismi. In questo senso possiamo inferire
che lo sviluppo di procedure tecniche, quali il SIOPE, ha avuto ripercussioni positive
nell’implementazione di schemi contabili nuovi e più stabili.
Sono state previste forme di automatismo per l'inserimento dei codici
gestionali sui mandati di pagamento e sulle reversali di incasso
sulla base della codifica di bilancio? Focus geografico
sulla base della codifica di bilancio? Focus ente
Per quanto attiene alle risposte alle domande che sondano l’utilizzo del SIOPE
come strumento di confronto dell’ente con altri enti dello stesso comparto, i dati nelle
tavole 24 e 25 mostrano come soprattutto Province (84%) e Regioni (83%) utilizzino
tale funzionalità e lo facciano in particolar modo al fine di monitorare la spesa e per la
predisposizione di documenti contabili.
L'ente utilizza il sito web siope.it per consultare i propri dati
e/o quelli degli altri enti segnalanti?
Se la risposta alla domanda precedente è "SI",
indicare qual è l'utilizzo prevalente
Ai fini della riconciliazione
con i bilanci preventivo/consuntivo
Per la riconciliazione dei flussi di cassa
con il proprio tesoriere bancario
Per la predisposizione di report
indirizzati agli organi di vertice
Per la predisposizione del fabbisogno
Per i controlli di gestione
Per il monitoraggio della spesa
Per la predisposizione dei documenti
contabili (…)
Nella presente indagine è stato aggiunto un approfondimento su criteri e modalità
con cui le Pubbliche Amministrazioni Locali gestiscono le relazioni con i propri fornitori. Nel corso dell’ultimo decennio, il decentramento amministrativo ha progressivamente
aumentato le attività per le quali gli enti locali, soprattutto le Regioni, hanno autonomia
di spesa. Il tema del public procurement è diventato particolarmente importante negli
ultimi anni sia per la maggiore attenzione posta alla qualità con cui sono spese le risorse
pubbliche, sia per la diffusa convinzione che l’introduzione delle tecnologie informatiche nella gestione dei rapporti di fornitura potesse aumentarne trasparenza ed efficienza.
La gestione degli approvvigionamenti da parte delle PA ha risvolti non indifferenti
sull’efficienza del sistema economico. Uno studio del 2008 condotto da Bandiera, Prat e
Valletti, che ha analizzato gli acquisti delle PA in Italia, ha stimato le inefficienze nelle
procedure di approvvigionamento in circa il 2% del PIL. Di maggiore interesse è il risultato che almeno l’80% di tali costi aggiuntivi sarebbe dovuto a sprechi e inefficienze
nelle procedure di assegnazione invece che a comportamenti intenzionali dei responsabili dei procedimenti: in altri termini, secondo la tesi sostenuta dagli autori, una gestione
efficace delle gare d’appalto avrebbe un impatto significativo sia nella riduzione degli
sprechi, sia nella lotta alla corruzione.
La tesi secondo cui l’utilizzo dei sistemi di e-procurement nella gestione degli appalti pubblici aumenta il livello di efficienza complessivo delle procedure trova sostegno
anche nelle politiche comunitarie. Tali sistemi sono contemplati dalla UE sin dalla direttiva 2004/18/CE, la quale evidenziava che “tali tecniche consentono un aumento della
concorrenza e dell'efficacia della commessa pubblica, in particolare grazie al risparmio
di tempo e di danaro derivante dal loro utilizzo” (punto 12 delle considerazioni introduttive). Le norme previste nella direttiva, che mirava in generale all’armonizzazione delle
procedure di aggiudicazione degli appalti e dei pubblici servizi, sono entrate a far parte
dell’ordinamento nazionale dal 2006.
7.1 Gestione della procedura di appalto
Dai risultati dell’indagine emerge che solo poco più della metà degli enti intervistati ha creato una struttura dedicata esclusivamente alla gestione degli appalti.
Presenza di una struttura dedicata alla gestione degli appalti
Tale percentuale presenta, tuttavia, un’elevata variabilità tra le diverse tipologie di enti.
La struttura dedicata alla gestione degli appalti è assente in più della metà dei
Comuni. Va ricordato che circa il 38% dei Comuni che hanno risposto all’indagine è
composto da Comuni con popolazione inferiore o uguale a 5.000 abitanti, che di norma
presentano organici più limitati. In questo sottoinsieme della popolazione, infatti, la percentuale di Comuni che non presentano una struttura dedicata alla gestione degli appalti
cresce all’84% 13). Di maggiore rilievo appare l’assenza di una struttura dedicata in più
di una Regione su tre, dati sia la dimensione di organico raggiunta da questi enti sia,
soprattutto, il budget che esse gestiscono.
La presenza di una struttura dedicata alla gestione degli appalti, è meno frequente
nel Nord (complessivamente 50% degli enti), rispetto al Sud (55%) e al Centro (65%).
La tendenza differisce tra le diverse tipologie di Enti.
Grafico 20 – Presenza di una struttura dedicata alla gestione degli appalti
Per le Regioni infatti si registra una presenza di strutture dedicate agli appalti maggiore nel Nord rispetto al Centro e al Sud. Al contrario, le province e i Comuni del Nord
risultano meno strutturati rispetto a quelli del Centro e del Sud.
L’efficienza di una procedura di appalto e la capacità di ottenere il migliore acquisto possibile – dati i vincoli tecnici ed economici definiti nella procedura – dipende
anche dalla numerosità delle imprese che concorrono ad ogni assegnazione. In questo
senso è di aiuto la comunicazione all’esterno del calendario delle iniziative da porre a
gara nell’immediato futuro, soprattutto se si tratta di iniziative di rinnovo di contratti già
in essere presso l’ente, per i quali sono ragionevolmente certe sia l’esigenza di rinnovo
sia le tempistiche con cui tali esigenze emergeranno.
Ciononostante, ben il 79% degli enti non redige tale documento. La predisposizione del calendario risulta più frequente negli enti del Centro, rispetto al Nord e al Sud,
dove spicca la mancata predisposizione da parte di tutte le ASL contattate.
Il 14% ha risposto di averla, il 2% non ha risposto alla domanda.
Percentuale enti che redigono un documento ufficiale con il calendario
delle iniziative da porre in gara nei prossimi 3-5 anni
Grafico 21 – Redazione di un calendario ufficiale con le gare di appalto
dei prossimi 3-5 anni
7.2 Procedure di appalto e nuove tecnologie
I sistemi di eProcurement sono sistemi informatici di gestione delle gare di appalto
attraverso le tecnologie ICT, che potenzialmente permettono di ottenere vantaggi sia per la
PA stessa sia per le imprese che partecipano all’appalto. Tali vantaggi si sostanziano nello
snellimento delle fasi di gestione del processo di approvvigionamento, che riducono il
costo della transazione, nonché una maggiore trasparenza della spesa e una maggiore flessibilità nella gestione. Per questi motivi i sistemi di eProcurement amplificano anche le sinergie ottenibili dalla collaborazione con un centro di committenza condiviso (es. Consip).
Possibilità di inviare le proposte usando direttamente il sito internet dell'ente
Al riguardo, è ancora limitata la possibilità per i concorrenti di utilizzare il sito
internet dell’ente appaltante per inviare le proposte di partecipazione, anche per le gare
indette dagli enti maggiormente strutturati, come le ASL o le Regioni.
Complessivamente gli enti del Sud risultano leggermente meno disponibili ad accogliere proposte inviate direttamente via internet.
Grafico 22 – Possibilità di inviare le risposte usando direttamente il sito internet
Al tempo stesso, circa un ente su due utilizza la procedura di appalto per la fornitura
di beni o servizi ad elevato contenuto tecnologico. La percentuale sale considerevolmente per gli enti, quali le ASL e le Regioni, nelle quali la domanda di beni e servizi ad
elevato contenuto tecnologico è più sviluppata.
Utilizzo di appalti per la fornitura di beni o servizi ad elevato
È stato chiesto agli enti che effettuavano appalti per la fornitura di beni o servizi
ad elevato contenuto tecnologico di specificare se il capitolato d’appalto consentisse la
realizzazione di soluzioni innovative differenti da quelle originariamente prospettate.
Questa possibilità è prevista da circa un ente su tre.
7.3 Complessità delle procedure di appalto
Il 91% degli enti utilizza il criterio di aggiudicazione basato sull’offerta economicamente più vantaggiosa. I rischi derivanti da tale criterio sono comunque mitigati
da specifiche abbastanza dettagliate sia del processo di produzione del bene o servizio
acquistato, sia della qualità del risultato desiderato dal committente. Circa il 75% degli
enti ha infatti attribuito un valore tra 3 e 5 (su una scala che andava da 1 – molto generale – a 5 – molto dettagliato) al grado di complessità del capitolato di gara relativo alla
commessa più importante gestita nel triennio.
Il capitolato prevede specifiche sezioni dedicate alla gestione
dei rischi o di eventi imprevisti?
I capitolati inoltre considerano, mediamente in due casi su tre, la gestione di rischi
ed eventi imprevisti.
7.4 Considerazioni conclusive
La gestione degli appalti negli enti locali appare caratterizzato da un quadro diversificato. La logica dominante dell’assegnazione dell’appalto è quella dell’offerta economicamente più vantaggiosa, opportunamente controbilanciata da capitolati tecnici
articolati in cui sono specificati i livelli qualitativi dei beni e dei servizi oggetto di gara,
spesso con la previsione ulteriore di sezioni dedicate alla gestione degli imprevisti. Al
tempo stesso, per circa una gara su tre di quelle aventi ad oggetto beni e servizi ad alto
contenuto tecnologico è prevista la possibilità di ottenere soluzioni innovative differenti
da quelle originariamente prospettate; ciò permette un certo scostamento dall’iniziativa
originariamente pianificata.
Va evidenziato che in diversi enti anche relativamente complessi mancano strutture
dedicate alla gestione delle gare di appalto. C’è inoltre una carenza comunicativa tra ente e
potenziali aggiudicatari nelle fasi preparatorie alla gara: sono pochi gli enti che permettono
la partecipazione ad una gara via internet e ancora meno quelli che comunicano un piano
di appalti pluriennale. Il risultato di queste due carenze è un potenziale allungamento dei
tempi delle procedure accompagnato dal rischio di esclusione di potenziali partecipanti.
Tra le 4 tipologie di enti considerate, le ASL risultano essere quelle maggiormente
predisposte ad esercitare un attento controllo sulle gare di appalto. Oltre a presentare
nella quasi totalità del campione una struttura dedicata alla gestione delle gare, spesso contemplano nelle loro procedure anche la gestione di rischi ed eventi imprevisti.
Ciononostante è ancora scarso l’utilizzo del sito internet per le procedure di appalto e sono ancora meno gli enti attivi nella comunicazione delle future iniziative di acquisti. Di
entrambi i parametri sarebbe lecito aspettarsi un netto aumento nei prossimi anni, anche
in ragione del fatto che più del 90% delle ASL vedono le TIC come fattore di riduzione
dei costi di funzionamento e di supporto all’evoluzione organizzativa (cfr cap. 3).
Differente appare il quadro che emerge dall’analisi delle risposte fornite dalle
Regioni. Meno di due Regioni su tre presentano una struttura dedicata alla gestione
delle gare, ma le Regioni sono gli enti che più di tutti permettono la partecipazione via
internet alle gare di appalto, pur se con percentuali basse, quadro che letto nell’insieme
testimonia di una maggiore eterogeneità nell’ambito del campione.
Sul piano geografico non emerge una netta distinzione tra Nord e Sud e le tendenze
variano significativamente in relazione alla tipologia di ente considerata: se le Asl del
Sud sono spesso il fanalino di coda della statistica nazionale, diversamente Comuni e
Province reggono bene il confronto con i corrispondenti enti del Nord.
Il primo interessante confronto può essere svolto nel più ampio quadro dell’Unione
Europea. La Commissione ha formulato una strategia per massimizzare i vantaggi socio-economici ottenibili dall’applicazione delle tecnologie digitali, sintetizzata nell’Agenda Digitale per l’Europa. Tale strategia costituisce uno dei sette pilastri di Europa
2020, un piano per raggiungere alti livelli di occupazione, produttività e coesione sociale
Lo scoreboard scaricabile dal sito della Commissione mostra che nel 2012 si è
consolidata una buona base di servizi di e-government offerti dalle PA in tutta l’Unione
Europea, senza significative variazioni rispetto ai dati del 2010. È interessante osservare
i dati relativi all’utilizzo degli strumenti di e-procurement, che mostrano un certo ritardo
nell’adozione di questo strumento da parte delle imprese. Mediamente, nell’EU a 27
Paesi, circa il 20% delle imprese consulta il sito di e-procurement delle PA con scopi
meramente informativi, mentre circa il 10% partecipa a gare di e-procurement. Anche i
Paesi più avanzati in questa classifica, ad esempio l’Irlanda, si attestano rispettivamente
al 37% e al 27%. L’Italia è indietro rispetto alla media EU, con tassi rispettivamente di
circa il 15% e il 7%.
Il report conclude notando che il limite alla diffusione dell’e-procurement non è
più nell’offerta, ormai consolidata e matura tra le PA di tutti i paesi EU, ma soprattutto
nella domanda espressa da parte degli utenti. A partire da questa considerazione, l’Action Plan per l’e-government dal 2011 al 2015 ha posto maggiore enfasi su un approccio
più user-centric che, aumentasse nei cittadini la consapevolezza degli strumenti messi
a disposizione dalle PA. La situazione rappresentata dal Rapporto della Commissione è
forse meno aderente al quadro del nostro Paese delineato dalla presente indagine, tenendo conto dei limiti evidenziati nell’offerta di servizi di e-government al pubblico (cfr. in
particolare par. 5.3).
Il Politecnico di Milano ha avviato nel 2010 un osservatorio orientato ad analizzare il processo di diffusione delle tecnologie informatiche nella pubblica amministrazione
centrale e locale. Nel dettaglio, l’indagine del Politecnico limita il campione delle PA
locali ai soli enti amministrativi e cioè Regione, Provincia, Comune. Al tempo stesso
comprende nel campione gli uffici centrali e decentrati delle Amministrazioni centrali.
Il rapporto presentato a febbraio 2011, condotto nel 2010, analizza l’intera catena
di erogazione dei servizi pubblici tramite e-government, comprendendo la fase di generazione delle iniziative, le fasi di interazione con i cittadini, le fasi di archiviazione e
conservazione degli atti amministrativi.
Uno specifico focus è dedicato ai servizi di pagamento in modalità multicanale.
L’offerta di tali servizi deriva soprattutto dalla volontà di offrire un servizio migliore
all’utenza, citata da più del 95% degli enti rispondenti (una simile percentuale si riscontra nelle risposte ad analoga domanda posta con le presente indagine). Interessante
notare che mentre l’adozione delle IT in generale è anche motivata dalle riduzioni di
costo, esigenza indicata da circa l’80% degli enti, la multicanalità dei pagamenti è vista
come driver di risparmio solo per il 20% circa degli enti che hanno partecipato all’indagine del MIP, indice di come l’offerta di pagamenti multicanale sia percepita come una
“necessità sofferta”. Gli enti che dichiarano di avere ottenuto minori costi di gestione
dall’introduzione dei processi di pagamento online sono sempre meno della metà.
Il Politecnico mette a fuoco anche l’evoluzione dell’adozione da parte delle PA
degli strumenti di archiviazione elettronica e di conservazione sostitutiva. Si tratta di
due processi IT che permettono risparmi e maggiore efficacia nella gestione della documentazione, oltre ad essere interni alla PA, e quindi slegati da qualsiasi logica di
“gradimento” da parte degli utenti delle PA. Il maggiore ostacolo rilevato alla diffusione
della tecnologia è legato ad un vincolo finanziario, come evidenziato anche dall’indagine della Banca. Contemporaneamente, secondo il MIP, un ostacolo di peso analogo
deriva dall’assenza di un indirizzo strategico e organizzativo, come rilevato anche dagli
enti della presente indagine. Questo spiega l’importanza che la strategia IT sia spinta dai
vertici e applicata in modo sistematico nell’organizzazione. In questo modo può ricevere
la giusta attenzione nei diversi settori ed evitare gli esiti problematici di un’implementazione asimmetrica.
L’Istituto Piepoli, su commissione di FormezPA, ha analizzato l’utenza a cui si
rivolgono le iniziative di e-government, focalizzando la percezione generale del grado di
digitalizzazione e le esigenze espresse dai cittadini. Interessante notare che il 62% degli
intervistati non ha mai utilizzato un sito web della PA, e circa un intervistato su due non
è a conoscenza della possibilità di usufruire di servizi attraverso il sito internet, il che dà
l’idea di quanto margine di diffusione ancora ci sia per l’offerta di e-government da parte della PA. Tra gli utenti dei siti web della PA, non c’è una particolare preponderanza
geografica, mentre c’è una relazione diretta molto evidente tra titolo di studio e utilizzo
dei siti. All’aumentare del titolo di studio inoltre, si riduce la sensibilità a fattori estetici
del sito (gradevolezza dell’aspetto, semplicità, etc.).
L’indagine Istat sulle TIC nelle pubbliche amministrazioni locali ha evidenziato
l’elevata diffusione di strutture per la gestione delle TIC in quasi tutti gli enti di elevate
dimensioni: 21 Regioni e Province autonome su 22, e 8 Comuni su 10 tra quelli con più
di sessantamila abitanti. Lo stesso Istituto rileva che spesso gli enti di dimensioni minori
sviluppano strutture associative condivise da più enti per contenere il costo di gestione
dei servizi IT.
Nel triennio 2009-2012 è aumentato l’utilizzo di TIC in grado di produrre economicità di gestione. Tra le innovazioni, l’incremento più significativo è rappresentato dalla
PEC, utilizzata nel 2012 da circa il 99% degli enti, a fronte del 63% circa del 2009. A
tale aumento della diffusione non si associa, come abbiamo visto in precedenza, un pari
aumento dell’utilizzo effettivo dello strumento, che per la maggior parte degli enti si
attesta ancora a meno del 20% (cfr. par. 5.2). Interessante notare anche il leggero incremento nell’utilizzo di soluzioni open source, dal 49% al 55%. Il software open source,
a fronte della gratuità di utilizzo, spesso richiede una maggiore difficoltà di gestione,
dovuta anche all’impossibilità di richiedere al fornitore i servizi di assistenza.
Tra i servizi offerti via canale web, aumenta significativamente la quota di enti che
permette lo svolgimento interamente online della procedura amministrativa, passando
dall’8% del 2009 al 19% del 2012, percentuale non molto distante da quella rilevata da
questa indagine.
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amministrazioni locali e agli enti del comparto pubblico – aggiornamento del protocollo sull’Ordinativo Informatico, Circolare ABI Serie Tecnica n. 35, 2008.
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favore delle pubbliche amministrazioni e dei gestori di pubblici servizi, Presidenza
del Consiglio dei Ministri, 2013.
Agenzia per l’Italia Digitale, Specifiche attuative dei codici identificativi di versamento,
riversamento e rendicontazione, Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2013.
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Indice di carico di figli