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Timestamp: 2019-10-20 16:43:21+00:00
Document Index: 65363697

Matched Legal Cases: ['art. 41', 'art. 29', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 705', 'art. 1', 'art. 6']

Nell'ambito delle infrastrutture portuali, una barca porta non va considerata un natante, in quanto destinata per sua natura a rimanere ancorato alla riva e quindi essa va considerato opera non amovibile.
La realizzazione di beni che assumono natura demaniale, segnatamente i porti, esclude che tali beni possano essere ricondotti alla previsione dell'art. 41 codice della navigazione in quanto a differenza dell'ipotesi ivi contemplata, in cui l'opera realizzata su bene demaniale ha una propria individualità rispetto al bene demaniale stesso, in questo caso l'opera costituisce essa stessa il bene demaniale ed è quindi insuscettibile di iscrizione ipotecaria.
L'art. 29, co.1, d.l. 133/2014 è incostituzionale nella parte in cui non prevede che il piano strategico nazionale della portualità e della logistica, da essa disciplinato, sia adottato in sede di Conferenza Stato-Regioni; la norma, infatti, avrebbe dovuto garantire un adeguato coinvolgimento delle Regioni nella predisposizione dello strumento di pianificazione, il quale rientra nella materia di potestà legislativa concorrente «porti e aeroporti civili», non essendo sufficiente il generico richiamo alla legge n. 84/1994.
Porti turistici: anche se non serve il piano regolatore portuale la regione può adottare atti di programmazione/gestione, concertandoli con le altre amministrazioni pubbliche coinvolte
Pur essendo i porti destinati a “funzioni turistiche e di diporto” sottratti all'obbligo di premunirsi di “un piano regolatore portuale” (art. 5 della L. n. 84 del 1994), è indubbio che la non necessità di uno strumento di tal fatta, riservato dalla legge ai porti di maggiore rilevanza, non comporta in alcun modo che sia preclusa una corretta programmazione/gestione dei porti turistici con quanto la stessa richiede in tema di concerti fra amministrazioni titolari di interessi pubblici diversi e confluenti e con quanto ad essa consegue in tema di esercizio ed esaurimento degli spazi di discrezionalità: amministrativa e tecnico/amministrativa: la norma statale quindi non priva le regioni del potere di far luogo ad atti di programmazione/gestione, concertandoli, per quanto necessario, con altre amministrazioni pubbliche deputate alla tutela di diversi, ma confluenti, interessi.
La compresenza di distinti plessi di attribuzione fra Comandante del Porto e Capo del Circondario è, in via interpretativa, agevolmente risolvibile nel senso che se al primo sono rimesse le competenze di generale vigilanza, polizia e sicurezza sulla movimentazione dello spazio portuale, è soltanto il secondo destinatario di un generale potere di programmazione sull'attività destinata a svolgersi all'interno di esso.
Concessione di aree del demanio portuale: non si applica la comparazione prevista dal codice della navigazione
Le operazioni di incolonnamento degli autoveicoli nei porti non è attività libera
L'attività di gestione del demanio marittimo posta in essere dalle autorità portuali è di natura pubblica e non può essere considerata attività di impresa
La natura pubblica dell'attività di gestione del demanio marittimo posta in essere dalle autorità portuali è individuabile nella L. n. 84 del 1994, artt. 12 e 18: tale attività è quindi riconducibile nell'alveo delle funzioni statali e non può essere ricompresa nell'ambito di una attività di impresa, dovendo essere funzionale e correlata all'interesse statale al corretto funzionamento delle arie portuali, concretandosi in poteri conferiti esclusivamente a tal fine con una discrezionalità vincolata, sottoposta a controlli da parte del Ministero dei Trasporti.
Puglia: ora adozione e approvazione del piano regolatore portuale spettano rispettivamente a comuni e regione
La legge regionale Puglia n. 17/2015, art. 5, nel disporre che “l'adozione del PRP è di competenza dei comuni, mentre l'approvazione è disposta con deliberazione di Giunta Regionale” ha fatto venir meno ogni incertezza sull'Ente competente a provvedere sul piano regolatore portuale.
Nelle zone di decollo e di atterraggio degli aeroporti è vietata l'edificazione fino all'approvazione del piano di rischio
Ai sensi dell'art. 705 cod. nav. nelle direzioni di decollo e di atterraggio da e verso aeroporti possono essere autorizzate opere o attività compatibili con appositi piani di rischio approvati dai Comuni anche sulla base di eventuali direttive regionali e nel rispetto del regolamento ENAC sulla costruzione e gestione degli aeroporti; pertanto, ove il piano di rischio manchi, non può essere autorizzato nessun intervento, indipendentemente dalle ragioni sottese alla mancata adozione dello strumento di pianificazione.
Il diniego di ampliamento di concessione di ormeggio alla banchina pubblica che porterebbe alla contrazione degli spazi liberi, in conflitto con le necessità di evoluzione di unità mercantili, incidendo inevitabilmente sui margini di sicurezza, è legittimo stante la necessità di garantire la sicurezza delle manovre delle imbarcazioni non solo nelle fasi di attracco e di salpamento dall'impianto, ma anche nelle fasi di avvicinamento e di allontanamento dallo stesso.
Le Autorità Portuali possono istituire tasse di imbarco e di sbarco nei porti, ma previa acquisizione del parere del Comitato Portuale. La base normativa di tale potere va individuata non soltanto nell'art. 1, co. 984, legge 296/2006, che consente alle autorità portuali di applicare un'addizionale su tasse, canoni e diritti per l'espletamento dei compiti di vigilanza e per la fornitura di servizi di sicurezza, previsti nei piani di sicurezza portuali; vengono in rilievo, infatti, anche gli art. 6, 13 e 16 legge 84/1994, il D.M. 14.11.1994 sull'identificazione dei servizi di interesse generale nei porti, da fornire a titolo oneroso all'utenza portuale, nonché l'introduzione, in data 1.7.2004, del nuovo capitolo XI-2 della Convenzione internazionale Solas 74 (Misure speciali per migliorare la security marittima - International Ship Port Port Security - ISPS), il Regolamento CE 725/2004 del 31 marzo 2004, la direttiva 2005/65/CE e il Piano Nazionale di Sicurezza Marittima.
E' illegittima la concessione demaniale che prevede un significativo vantaggio comparativo per la ditta concessionaria nell'utilizzo di un bene pubblico (nella specie, un parco ferroviario adiacente al porto), con palese violazione della normativa europea e nazionale sulla libera concorrenza e dei principi sull'uso di opere e infrastrutture di interesse pubblico.
Il Presidente di un'Autorità portuale, essendo privo di un'autonoma competenza rispetto agli organi gestionali in ordine al rilascio di concessioni demaniali marittime superiori a quattro anni di durata, non può impegnare l'Autorità al rinnovo futuro di concessioni identiche, in favore degli stessi soggetti concessionari preesistenti, sia per spazi che per utilizzo.
L'arte e la rivolta non moriranno che con l'ultimo uomo (Fëdor Michajlovič Dostoevskij)