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Timestamp: 2019-11-19 20:08:37+00:00
Document Index: 110086787

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 129', 'art. 702', 'art. 183', 'art. 702', 'art. 702', 'sentenza ', 'art. 183', 'art. 702', 'sentenza ', 'art. 52', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 14175 del 12/07/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 14175 del 12/07/2016
Cassazione civile sez. VI, 12/07/2016, (ud. 08/04/2016, dep. 12/07/2016), n.14175
M.F. e L.E., elettivamente domiciliate in
Roma, via Carlo Mirabello, presso lo studio dell’avv. Valerio
Femia, rappresentato e difeso dall’avv. Domenico Mari per procura
comunicazioni relative al processo al fax n. 06/39737030;
L.G., elett.te domiciliato in Roma, piazza B. Guastaldi
1, presso l’avv. Gianfranco Barrella, dal quale è rappresentato e
difeso, per procura a margine del controricorso che dichiara di voler
gianfranco.barrella.pecavvocatifrosinone.it;
avverso la sentenza n. 7036/14 della Corte di appello di Roma, emessa
il 10 luglio 2014 e depositata il 17 novembre 2014, n. R.G.
3264/2013;
1. Il Tribunale di Roma, a seguito del riconoscimento in Italia della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario di M.F. e L.G., ha dichiarato cessata la materia del contendere sulla domanda di separazione e ha posto a carico di L.G. una indennità ex art. 129 bis c.c. di 300 Euro mensili e un contributo mensile al mantenimento della figlia L.E. di 500 Euro comprensivo delle spese straordinarie.
5. Si difende con controricorso L.G..
6. Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 702 bis e quater c.p.c. Le ricorrenti lamentano che la Corte di appello ha qualificato arbitrariamente il procedimento di primo grado, come proposto e condotto, ex art. 702 c.p.c. mentre esso aveva ad oggetto la domanda di modifica delle condizioni di mantenimento della prole e doveva pertanto soggiacere alle norme del giudizio ordinario. L’applicazione del rito ordinario avrebbe consentito alle odierne ricorrenti di formulare, nella memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6, n. 2, la richiesta di esibizione delle dichiarazioni fiscali di D.L.A.R., attuale coniuge del L.. Le ricorrenti insistono: a) nella eccezione di inammissibilità dell’appello proposto ex art. 702 quater c.p.c. poichè il giudizio di primo grado non è stato e non poteva essere un giudizio sommario di cognizione e ritengono rilevante la mancanza di qualsiasi riferimento alle norme di cui all’art. 702 c.p.c. e segg., sia nel corso del procedimento che nell’ordinanza conclusiva;
b) subordinatamente nell’eccezione di nullità dell’ordinanza che ha definito il giudizio di primo grado per mancata adozione del giudizio ordinario di cognizione.
7. Il motivo deve ritenersi infondato. La trattazione della controversia, da parte del giudice adito, con un rito diverso da quello previsto dalla legge non determina alcuna nullità del procedimento e della sentenza successivamente emessa e non è suscettibile di impugnazione, se la parte non deduca e dimostri che dall’erronea adozione del rito le sia derivata una lesione del diritto di difesa o che il cambiamento del rito abbia inciso sul contraddittorio o sul regime delle prove (Cass. civ. sez. 3, n. 1201 del 27 gennaio 2012, Cass. civ. S.U. n. 25304 del 24 novembre 2006).
Nella specie le ricorrenti, come si è detto, lamentano di non aver potuto formulare, nella memoria ex art. 183 c.p.c., comma 6, n. 2, la richiesta di esibizione delle dichiarazioni fiscali di D.L. A.R., attuale coniuge del L.. Tale deduzione è già stata esaminata e respinta dalla Corte di appello la quale ha rilevato che la richiesta di esibizione era stata già avanzata in comparsa di costituzione e il giudice aveva ben avuto modo di valutarla e di non ritenerla rilevante alla luce delle acquisizioni agli atti, come risulta del resto dalla motivazione sul merito della controversia.
Pertanto va ribadito quanto già affermato dalla Corte di appello e cioè che non vi è stata alcuna deduzione di concreto pregiudizio subito dalle odierne ricorrenti per l’adozione e la non conversione del rito sommario di cognizione. Allo stesso modo va ribadito quanto affermato dalla Corte distrettuale romana quanto alla dedotta ma infondata inammissibilità dell’appello per essere il ricorso sufficientemente articolato e specifico nei motivi di impugnazione e per essere stato proposto ex art. 702 quater c.p.c..
8. Con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 316 bis e 337 ter c.c. e degli artt.147, 148 e 155 c.p.c.. Le ricorrenti rilevato che la giurisprudenza (Cass.civ. n. 1595/2008) esclude che la formazione di un nuovo nucleo familiare con gli oneri che ne derivano possa determinare un allentamento dei doveri genitoriali nei confronti dei figli nati in precedenza, rilevano che alla luce della comparazione delle situazioni economiche dei due genitori risulta evidente la insussistenza dei parametri previsti dalla legge per la modifica del contributo al mantenimento della figlia L.E. così come statuito dalla sentenza passata in giudicato citata al punto 1.
9. Il motivo è infondato. Se è vero che la giurisprudenza riconosce che la libertà di formare una nuova famiglia dopo la separazione o il divorzio costituisce l’espressione di un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione e dall’ordinamento sovranazionale e se è vero altresì che la stessa giurisprudenza non riconduce automaticamente alla formazione di un nuovo nucleo familiare l’effetto di determinare una riduzione degli oneri di mantenimento dei figli nati precedentemente alla nuova unione familiare è altresì pacifico che la formazione di una nuova famiglia e la nascita di figli dal nuovo partner, determinando la nascita di nuovi obblighi di carattere economico, deve essere valutata come circostanza sopravvenuta che può portare alla modifica delle condizioni stabilite nella separazione o nel divorzio ovvero nel provvedimento del giudice in merito al mantenimento dei figli nati da una unione di fatto (cfr. Cass. civ. sezione 1, n. 6289 del 19 marzo 2014). E’ quanto ha fatto la Corte di appello che ha verificato una serie di circostanze sopravvenute e in particolare l’aumento del reddito della M. in proporzione maggiore rispetto all’aumento del reddito del L., la nascita di due figli gemelli dall’unione matrimoniale del L. con la D.L., con conseguenti obblighi di mantenimento gravanti sul L., l’incremento delle esigenze di spesa da parte di L.E. e, in base alla motivata comparazione di tali circostanze sopravvenute, ha rideterminato l’obbligo contributivo del L. a favore della figlia E. riducendolo del 20%. Trattasi di una valutazione di merito che non può essere censurata in questa sede se non per inesistenza o mera apparenza della motivazione (cfr. Cass. civ. S. U. n. 8053 del 7 aprile 2014) che, come si è detto, nel caso in esame è da escludere.
10. Con il terzo motivo di ricorso si deduce omessa e apparente motivazione in merito alla sussistenza dei presupposti per la revisione del contributo al mantenimento della figlia E..
La Corte rigetta il ricorso. Condanna le ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di cassazione che liquida in complessivi Euro 1.600, di cui 100 per spese. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003, art. 52.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dell’art. 13, comma 1 bis, dello stesso art. 13.