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Timestamp: 2017-01-20 15:59:15+00:00
Document Index: 41531083

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Art. 521 cod. proc. penale: Correlazione tra l'imputazione contestata e la sentenza
HOME Codice proc. penale Articoli Codice proc. penale Agg. il 23 aprile 2015 Codice proc. penale Art. 521 cod. proc. penale: Correlazione tra l’imputazione contestata e la sentenza L’AUTORE: Redazione
(1) Il presente periodo è stato soppresso dall’art. 2-undecies, D.L. 7 aprile 2000, n. 82, convertito con modificazioni, nella L. 5 giugno 2000, n. 144.
Non incorre nella violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza il giudice di appello che ritenga colpevole l'imputato del delitto di appropriazione indebita, così diversamente qualificata l'originaria imputazione di truffa, non essendo configurabile alcuna violazione del diritto di difesa in quanto tale fatto costituisce una porzione della condotta originariamente contestata. (Nella specie, l'essersi l'imputato illegittimamente appropriato di denaro della persona offesa, senza ricorrere ad artifici o raggiri. (Dichiara inammissibile, App. Bologna, 22/01/2014 )
Cassazione penale sez. II 12 dicembre 2014 n. 1378 Sussiste violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza nell'ipotesi in cui tra il fatto contestato e quello ritenuto in sentenza ricorra un rapporto di eterogeneità o di incompatibilità sostanziale per essersi realizzata una vera e propria trasformazione, sostituzione o variazione dei contenuti essenziali dell'addebito nei confronti dell'imputato, posto, così, a sorpresa di fronte ad un fatto del tutto nuovo senza avere avuto nessuna possibilità d'effettiva difesa. (Nella specie, in cui la S.C. ha escluso la violazione del principio, un appartenente alla Polizia municipale era stato rinviato a giudizio e condannato in primo grado per il delitto di cui all'art. 479 c.p. in relazione ad una falsa attestazione dell'avvenuto pagamento di una multa apparentemente sottoscritta da un collega, mentre la sentenza d'appello ha ritenuto integrata la fattispecie di cui all'art. 476 c.p., avendo l'imputato predisposto la ricevuta di pagamento apponendovi anche la falsa firma dell'altro operante). (Rigetta, App. Venezia, 19/12/2013 )
Cassazione penale sez. VI 11 novembre 2014 n. 899 In tema di correlazione tra accusa e sentenza, non è configurabile la violazione dell'art. 521 c.p.p. qualora la diversa qualificazione giuridica del fatto appaia conformemente all'art. 111 cost. e all'art. 6 Cedu come uno dei possibili epiloghi decisori del giudizio, secondo uno sviluppo interpretativo assolutamente prevedibile, in relazione al quale l'imputato ed il suo difensore abbiano avuto nella fase di merito la possibilità di interloquire in ordine al contenuto dell'imputazione, anche attraverso l'ordinario rimedio dell'impugnazione. (Fattispecie in cui il fatto contestato come molestie, per aver impedito l'uscita delle persone offese attraverso un comune passo carraio, è stato legittimamente riqualificato in violenza privata in primo grado ed erroneamente derubricato nel reato di molestie in appello). (Annulla in parte con rinvio, App. Milano, 04/12/2013 )
Cassazione penale sez. II 24 ottobre 2014 n. 46786 In materia di oblazione, nel caso in cui è contestato un reato per il quale non è consentita l'oblazione ordinaria di cui all'art. 162 c.p. né quella speciale prevista dall'art. 162 bis c.p., l'imputato, qualora ritenga che il fatto possa essere diversamente qualificato in un reato che ammetta l'oblazione, ha l'onere di sollecitare il giudice alla riqualificazione del fatto e, contestualmente, a formulare istanza di oblazione, con la conseguenza che, in mancanza di tale espressa richiesta, il diritto a fruire dell'oblazione stessa resta precluso ove il giudice provveda di ufficio ex art. 521 c.p.p., con la sentenza che definisce il giudizio, ad assegnare al fatto la diversa qualificazione che consentirebbe l'applicazione del beneficio.
Cassazione penale sez. un. 26 giugno 2014 n. 32351 Non è abnorme l'ordinanza con cui il giudice del dibattimento, rilevata la diversità del fatto contestato e non costituente reato (nella specie: mera falsificazione di assegni) rispetto a quello emerso all'esito dell'istruttoria e penalmente rilevante (uso degli assegni falsificati), dispone la trasmissione degli atti al pubblico ministero, ai sensi dell'art. 521, comma 2, c.p.p., pur senza averlo preventivamente sollecitato a modificare o integrare il capo d'imputazione. (In motivazione, la S.C. ha evidenziato la necessità di distinguere tale ipotesi da quella in cui il giudice rileva la genericità o indeterminatezza dell'imputazione). (Rigetta, Trib. Roma, 28/11/2013 )
Cassazione penale sez. V 13 giugno 2014 n. 46134 L'attribuzione in sentenza al fatto contestato di una qualificazione giuridica diversa da quella enunciata nell'imputazione non determina la violazione dell'art. 521 c.p.p., neanche per effetto di una lettura della disposizione alla luce dell'art. 111, secondo comma, cost., e dell'art. 6 della convenzione EDU come interpretato dalla corte europea, qualora la nuova definizione del reato appaia come uno dei possibili epiloghi decisori del giudizio, secondo uno sviluppo interpretativo assolutamente prevedibile, o, comunque, quando l'imputato ed il suo difensore abbiano avuto nella fase di merito la possibilità di interloquire in ordine alla stessa. (Nell'affermare il principio indicato, la Corte ha escluso la violazione del diritto al contraddittorio in una fattispecie in cui l'imputato era stato condannato in primo grado per il reato previsto dall'art. 497 bis c.p. e in appello per quello previsto dagli art. 482-477 c.p.). (Rigetta, App. Milano, 01/10/2012 )
Cassazione penale sez. V 06 giugno 2014 n. 48677 È abnorme il provvedimento con cui il tribunale, rilevando all'esito dell'istruttoria dibattimentale la configurabilità di una ipotesi di reato diversa da quella originariamente contestata, dispone, in applicazione dell'art. 521 c.p.p., la trasmissione degli atti al p.m., quando la diversa qualificazione del fatto non abbia arrecato alcun pregiudizio alle esigenze di difesa. (Fattispecie in cui il fatto, contestato in termini di tentata estorsione, era stato ritenuto sussumibile nella figura della minaccia ad un pubblico ufficiale per costringerlo ad un atto del proprio ufficio). (Annulla senza rinvio, Trib. Pordenone, 26/02/2013 )
Cassazione penale sez. II 13 febbraio 2014 n. 8849 Qualora si reputi che l'imputato, pur in presenza di tutti i presupposti per la configurabilità della scriminante della legittima difesa, abbia colposamente ecceduto nella reazione difensiva - risultata sproporzionata rispetto alla natura ed entità dell'aggressione subita - egli non può essere assolto perchè "non punibile". Occorre, piuttosto, una riqualificazione del fatto, ai sensi dell'art. 521 c.p.p., come omicidio colposo ex art. 589 c.p..
Cassazione penale sez. V 13 febbraio 2014 n. 11806 Art. precedente
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