Source: http://legislazionetecnica.it/3901531/prd/nota-sentenza/responsabilit%C3%A0-del-dirigente-comunale-caso-permesso-costruire-illegittimo
Timestamp: 2018-07-19 09:26:07+00:00
Document Index: 164941738

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 27', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 44', 'art. 40', 'art. 40', 'art. 29', 'art. 27', 'art. 107', 'art. 23', 'sentenza ']

Responsabilità del dirigente comunale in caso di permesso di costruire illegittimo (Cass. 5439/2017) | Bollettino di Legislazione Tecnica
FAST FIND : NW4119
La Sentenza Corte di Cassazione 6 febbraio 2017, n. 5439, si è soffermata sulle possibili conseguenze, in capo al dirigente dell’area tecnica comunale, in caso di emanazione di un permesso di costruire illegittimo.
In particolare i giudici di legittimità hanno affermato il principio per cui in assenza di elementi di fatto indizianti un concorso consapevole, o quantomeno colposo, nella condotta di tale soggetto, lo stesso non può ritenersi responsabile.
LA DECISIONE DELLA CORTE - Sul punto, la pronuncia sottolinea che la funzione di dirigente dell’area tecnica comunale che ha rilasciato un permesso di costruire illegittimo non implica - in assenza di elementi di fatto indizianti un concorso consapevole, o quantomeno colposo, nella condotta - una responsabilità omissiva nella realizzazione di opere illegittime, in quanto il dirigente non è previsto tra i soggetti attivi del reato proprio indicati dall’art. 29 del D.P.R. 380/2001, e, ai sensi dell’art. 27 del medesimo D.P.R. 380/2001, riveste una posizione di garanzia limitata alla vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia nel territorio comunale ed alla demolizione delle opere abusive, non già di carattere generale.
PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI SUPERATI - Nell’assumere tale posizione, la sentenza ricorda l’esistenza di un precedente, ed invero risalente, orientamento giurisprudenziale (cfr. Sentenza Corte di Cassazione 28 aprile 2004, n. 19566) in base al quale, in materia edilizia, risponde del reato di cui all’art. 20 della L. 28 febbraio 1985 n. 47 - ora sostituito dall’art. 44 del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 - il dirigente dell’area tecnica comunale che abbia rilasciato una concessione edilizia (ora permesso di costruire) illegittima, atteso che questi, in quanto incaricato in ragione del proprio ufficio del rilascio di quello specifico atto, è titolare in via diretta ed immediata della relativa posizione di garanzia che trova il proprio fondamento normativo nell’art. 40 del Codice penale.
Tale orientamento deve tuttavia ritenersi superato, dovendosi al contrario ritenere che: per poter ritenere configurabile la responsabilità ex art. 40 del Codice penale deve venire in rilievo una omissione, dovendosi quindi ritenere non ricompresa nella previsione normativa l’ipotesi in cui l’agente abbia posto in essere una condotta commissiva, contribuendo con essa alla produzione dell’evento.
Nel caso di specie, in effetti, oggetto di contestazione è proprio il compimento di un’attività, vale a dire il rilascio di un permesso di costruire illegittimo, consentendo l’esecuzione di lavori in una zona vincolata, in quanto rientrante in fascia di rispetto.
LA POSIZIONE DEL SINDACO - La Corte infine ricorda come anche a carico del Sindaco non sia configurabile alcuna responsabilità penale per non aver impedito lo svolgimento di attività abusive incidenti sull’assetto urbanistico e paesaggistico del territorio comunale, non sussistendo in capo al medesimo un generale dovere di vigilanza sulle attività in questione (cfr. Sentenza Corte di Cassazione 21 giugno 2011, n. 36571).
Edilizia e immobili - Permesso di costruire - Rilascio - Illegittimità - Responsabilità del dirigente comunale - Obbligo di vigilanza sull'attività urbanistico edilizia e applicazione di sanzioni - Sussistenza - Obbligo di impedire l'abuso - Non sussiste.
La condotta del dirigente dell'area tecnica comunale per il rilascio di un permesso di costruire illegittimo in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico non è penalmente sanzionabile se mancano le prove di un concorso consapevole, o quantomeno colposo, nella condotta o, comunque, se non è riscontrabile una responsabilità omissiva del dirigente stesso ella realizzazione delle opere illegittime. Il dirigente non è, infatti, previsto tra i soggetti attivi del reato proprio, indicati dall'art. 29 del D.P.R. 06/06/2001, n. 380, e ai sensi dell'art. 27 del medesimo D.P.R. 380/2001, riveste una posizione di garanzia limitata alla vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia nel territorio comunale ed alla demolizione delle opere abusive, non già di carattere generale.
Sent. C. Cass. pen. 11/10/2011, n. 36571
Edilizia e immobili - In genere - Reati edilizi - Attività abusive incidenti sull'assetto urbanistico e paesaggistico del territorio comunale - Dovere di vigilanza del Sindaco - Esclusione.
Non è configurabile a carico del Sindaco alcuna responsabilità penale per non aver impedito lo svolgimento di attività abusive incidenti sull'assetto urbanistico e paesaggistico del territorio comunale, non sussistendo in capo al medesimo un generale dovere di vigilanza sulle attività in questione. (In motivazione la Corte ha precisato che l'esclusione della "culpa in vigilando" del Sindaco discende dall'art. 107, comma terzo, lett. g) del D. Leg.vo 18 agosto 2000, n. 267, che attribuisce tale vigilanza al dirigente di settore).
Sent. C. Cass. civ. 28/07/2004, n. 14198
1. Appalti e contratti pubblici - Servizi professionali - Impegno preventivo di spesa - Necessità - Esclusione - Fondamento. 2. Appalti e contratti pubblici - Servizi professionali - Clausola contrattuale condizionante il diritto al compenso del professionista incaricato del progetto di un'opera al finanziamento della stessa - Condizione mista - Configurabilità - Comportamento omissivo della parte nello stato di pendenza - Contrasto con la buona fede - Responsabilità - Condizioni.
1. Il contratto d'opera professionale, condizionato all'erogazione del finanziamento da parte delle competenti amministrazioni pubbliche, si sottrae all'applicazione della previsione di cui all'art. 23 DL n. 66 del 1989 (convertito nella legge n. 144), che impone il divieto di effettuare spese in assenza di impegno contabile registrato sul competente capitolo di bilancio di previsione, perché esso è, per sua definizione, un contratto la cui efficacia è subordinata all'erogazione effettiva del finanziamento pubblico.
2. La clausola contrattuale che sottoponga il sorgere del diritto al compenso, da parte del professionista incaricato del progetto di un'opera pubblica, all'intervenuto finanziamento dell'opera progettata, contiene una condizione mista che, con riferimento al periodo successivo all'entrata in vigore della legge n. 241 del 1990, obbliga la parte pubblica a osservare il principio di regolarità dell'azione amministrativa il quale viene ad integrare, se del caso, i canoni contrattuali di correttezza e buona fede (In applicazione di tale principio, la Corte ha cassato la sentenza del giudice di merito il quale aveva escluso la possibilità di qualsiasi controllo sul comportamento del Comune, che - nella pendenza della condizione - non aveva neppure richiesto il finanziamento dell'opera oggetto del contratto di lavoro autonomo con il professionista, e ha affermato che la P.A. può ben mutare le sue valutazioni ma essa assume ogni conseguente responsabilità per tale cambiamento di posizione nei confronti di coloro che, avendo fatto affidamento su quello, sono perciò portatori di posizioni soggettive tutelabili).
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