Source: https://www.unicost.eu/report-lavori-csm-al-19-01-2019/
Timestamp: 2020-07-14 10:08:00+00:00
Document Index: 51370068

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'e contrario', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art.8', 'sentenza ', 'art. 36']

Report lavori CSM al 19/01/2019 – Unicost
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Report lavori CSM al 19/01/2019
Cari colleghi, in apertura dei lavori del Plenum, di questa settimana Gianluigi ha ritenuto di ricordare pubblicamente la figura della collega Rosaria Savastano, che ci ha lasciati sabato scorso: è stato un intervento toccante, che alleghiamo.
Sempre in apertura di lavori, undici dei sedici componenti togati (in particolare, Unicost, Area, AeI; diversamente da quanto pensavamo, MI alla fine ha invece ritenuto di non aderire, ciò che a noi è apparso sorprendente) hanno depositato un documento nel quale chiedono l’apertura di una pratica a tutela della giurisdizione in relazione ai fatti relativi alla sentenza resa dal Tribunale di Avellino, con insulti e minacce pronunciati in aula all’esito della sentenza, fatti mediaticamente amplificati da interventi di esponenti politici che appaiono poco consoni; e fatti che risultano ancora più attuali alla luce di una ulteriore pesante situazione segnalata dalla giunta ANM di Catania. Anche in questo caso alleghiamo il testo del documento.
Passando poi a trattare le questioni all’ordine del giorno, sono state approvate le linee guida relative al contenuto degli interventi da svolgere, nell’ambito delle inaugurazioni dell’anno giudiziario, da parte dei singoli componenti del CSM nella varie Corti d’Appello.
E’ stato altresì approvato il provvedimento con il quale sono stati designati i componenti del Consiglio che dovranno partecipare alle inaugurazioni dell’anno giudiziario presso le singole Corti d’Appello sabato 26 gennaio: Cochita sarà presente a Reggio Calabria, Gianluigi sarà presente a Bologna, Luigi a Potenza, Marco a Perugia, Michele a L’Aquila, ed il prospetto complessivo delle designazioni è quello allegato.
Nella lunghissima trattazione di una complessa pratica di Prima Commissione, c’è stata la possibilità di confrontarci sul rapporto tra procedimento disciplinare e procedimento per incompatibilità ambientale ex art. 2 O.G.: abbiamo convintamente sostenuto, in coerenza con quanto più volte pubblicamente argomentato, che per potere procedere ex articolo 2 è necessario o che il comportamento sia incolpevole, o che vi sia il cosiddetto strepitus fori, mentre in tutti gli altri casi il comportamento deve essere vagliato in sede disciplinare. In altri termini, qualora vengano in esame fatti di potenziale rilevanza disciplinare,relativamente ai quali il Dirigente ha chiaramente escluso l’esistenza dello strepitus, abbiamo sostenuto che si imponga la trasmissione degli atti alla Procura Generale per la valutazione in ordine all’esercizio dell’azione disciplinare, nella quale il magistrato può difendersi compiutamente e con le garanzie assimilabili a quelle del procedimento penale. Nel caso di specie a larga maggioranza la nostra tesi è stata ritenuta prevalente, con il voto contrario solo dei Consiglieri di Area e di Piercamillo Davigo.
In altre pratiche di Ottava Commissione, abbiamo affrontato il complesso tema dell’applicabilità o meno della sospensione cautelare anche ai giudici onorari. Il problema giuridico nasce dal fatto che, da un lato, la normativa in tema di magistratura onoraria non prevede espressamente la sospensione cautelare in attesa del giudizio disciplinare finalizzato alla rimozione; ma dall’altro lato il potere di sospensione appare connaturato all’attività della sezione disciplinare e comunque ricavabile dall’espressa previsione posta in tema di magistratura ordinaria. In aderenza ai principi generali e richiamando un orientamento della Suprema Corte, abbiamo all’unanimità ritenuto l’applicabilità dell’istituto ai giudici onorari ed abbiamo quindi provveduto a disporre la sospensione dal servizio di tre giudici indagati per fatti penali di particole gravità, in conformità a quanto proposto dalla Commissione la scorsa settimana.
Nelle valutazioni di professionalità, vi è stata la trattazione di tre casi delicati.
Nel primo, vi era una valutazione non positiva a maggioranza da parte del Consiglio Giudiziario, per la presenza di alcune criticità nella gestione dell’udienza, anche con consistenti ritardinell’inizio della celebrazione, addebitabili al magistrato: come Consiglio Superiore abbiamo aderito alla tesi di minoranza del Consiglio Giudiziario, ritenendo che una valutazione complessiva ed unitaria dell’attività svolta nel quadriennio consentisse un giudizio positivo.
Nel secondo caso, il Consiglio Giudiziario aveva espresso parere non positivo per la presenza di forti opacità nella nomina di consulenti tecnici d’ufficio, ed il Plenum ha condiviso tale valutazione.
Nel terzo caso, nonostante l’unanime parere positivo del Consiglio Giudiziario e la conforme proposta della Commissione, molti consiglieri hanno ritenuto che non ci fossero gli estremi per concedere, sulla base degli atti, la valutazione positiva di professionalità, anche alla luce di una condanna disciplinareproprio in tema di nomina di CTU. Poiché alcuni dubbi sono parsi ragionevoli, abbiamo chiesto ed ottenuto il ritorno in Commissione della pratica perché fosse rivalutata alla luce di due principi: valutazione dei soli fatti rientranti nel quadriennio di valutazione; valutazione anche dei fatti, se rientranti nel quadriennio, oggetto di condanna disciplinare, sempre tenendo presente che la condanna non è di per sé ostativa alla positiva valutazione di professionalità, se i fatti stessi, valutati complessivamente nel quadriennio, non sono idonei ad inficiare il complessivo giudizio positivo.
Interessante è poi una delibera che ha ricostituito, nell’ambito della Nona Commissione, una Commissione per i problemi della Sorveglianza e dell’Esecuzione penale: è così stato diramato un interpello per potere selezionare, tra gli altri, quattro magistrati di sorveglianza e due magistrati requirenti addetti all’esecuzione penale, con termine per la presentazione delle domande al 18 febbraio 2019.
Numerose, come sempre, sono poi state le delibere di Settima Commissione in tema di materia tabellare, con la decisione su diverse variazioni tabellari e su programmi di gestione: il carico di lavoro della Commissione è davvero esasperato, e non è facile riuscire ad essere tempestivi nei provvedimenti di valutazione. Il risultato positivo è comunque che, con le delibere odierne, abbiamo almeno terminato la valutazione dei programmi di gestione ex articolo 37. Davvero interessanti sono state poi le discussioni su due pratiche relative ad assegnazioni alla DDA; è davvero complicato, infatti, trovare un punto di equilibrio tra autonomia organizzativa del Procuratore, valutazione comparativa degli aspiranti e poteri di indirizzo del Consiglio in caso di motivazioni insufficienti.
Infine, una delibera di un certo interesse è quella relativa alla decisione di costituzione in giudizio per appellare una sentenza del TAR che ha affermato, in contrasto con la giurisprudenza consolidata, che dopo l’annullamento di una delibera di nomina di un dirigente o di un semidirettivo, la cosiddetta riedizione del potere con nuova valutazione da parte del CSM, va fatta nei confronti di tutti i partecipanti alla procedura, e non già, così come finora ritenuto, solo tra il ricorrente e colui il quale ha ottenuto l’annullamento. Peraltro la tesi sostenuta da chi ha manifestato contrarietà alla costituzione era fondata anche su un asserito esito già scritto, scontato e sfavorevole del giudizio, valutazione che in questa fase abbiamo ritenuto del tutto arbitraria, come dimostrato il giorno successivo dall’avvenuta concessione della sospensiva della sentenza del TAR da parte del Consiglio di Stato.
Nei lavori di Commissione durante la settimana, in Quinta abbiamo avuto una lunghissima audizione di un collega ai fini della conferma o meno nelle funzioni di presidente di sezione, tenuto conto che il competente Consiglio Giudiziario aveva espresso parere positivo solo a maggioranza; e che vi era agli atti un parere di minoranza fortemente contrario.
Abbiamo poi deciso alcune conferme nelle funzioni ed alcune costituzioni nei contenziosi giurisdizionali.
La questione più delicata è stata quella della trattazione delle tre pratiche di annullamento effettuate dal Consiglio di Stato a gennaio (Procura della Repubblica di Modena in giudizio di ottemperanza, Procuratore Nazionale Aggiunto Antimafia in giudizio di ottemperanza, Presidente della Corte d’Appello di Lecce).
La discussione è stata oggettivamente complessa, perché le sentenze sono articolate e perché occorreva riprocedere alla comparazione dei candidati alla luce delle indicazioni del giudice amministrativo; e poiché, nei casi di ottemperanza, il termine che ha il Consiglio per provvedere è di soli trenta giorni.
Il caso che abbiamo definito, dopo due sedute di discussione, è stato quello della nomina del Procuratore della Repubblica di Modena.
Il precedente Consiglio aveva per tre volte nominato la dottoressa Lucia Musti, e tutte e tre le volte la nomina è stata ritenuta invalida dal Consiglio di Stato, su ricorso del dottor Paolo Giovagnoli, con sentenze passate in giudicato: la prima volta annullando la nomina, e le due volte successive dichiarando nulle in sede di ottemperanza le nuove nomine per elusione del giudicato.
Il Consiglio di Stato nell’ultima sentenza ha ordinato la comparazione tra i profili della Musti e di Giovagnoli, tenendo presente, tra le altre cose, che la prima poteva vantare l’esperienzadi Procuratore Aggiunto, mentre il secondo quella di Procuratore della Repubblica.
Il contenuto della sentenza dichiarativa della nullità dell’ultima delibera ci è parso estremamente conformante, e quindi, nella cosiddetta riedizione del potere, abbiamo all’unanimità ritenuto di proporre il dottor Giovagnoli: infatti, tenuto conto che la normativa secondaria di riferimento è quella precedente a quella attuale; che in tale normativa le pregresse esperienze direttive sono molto più valorizzate rispetto a quanto accade ora; che dagli atti emerge come nessun rilievo è mai stato mosso in ordine all’attività dirigenziale svolta in precedenza, per la quale vi sono anzi state valutazioni estremamente positive; che la sentenza passata in giudicato impone la comparazione tra le esperienze di Procuratore Capo e di Procuratore Aggiunto, ritenendo che debba prevalere la prima salvo puntuale motivazione in ordine al fatto che ciò non debba accadere; per questi motivi, abbiamo all’unanimità ritenuto prevalente il profilo del dottor Giovagnoli e formulato la conseguente proposta.
Nel caso il Plenum approvi tale proposta, occorrerà poi porsi il problema del ricollocamento dei dirigenti la cui nomina è stata annullata, laddove, come quasi sempre accade, il posto di provenienza sia stato medio tempore occupato: trattasi di questione mai affrontata in precedenza e non espressamente disciplinata dalla normativa secondaria.
In settima commissione, anche sulla scia delle due decisioni di plenum, si discute sulla necessità, in occasione dei provvedimenti di assegnazione alla DDA, del preventivo parere del Consiglio Giudiziario, in alcuni casi, infatti, è dato riscontrare che gli organi di autogoverno locale ritengono la loro competenza a emettere tale parere facendo applicazione dell’art.8 comma 4 della circolare sull’organizzazione degli uffici di procura; altri ritengono non sia dovuto in quanto non espressamente richiesto nella circolare specifica alla organizzazione della DDA. Noi siamo convinti della portata generale della disposizione introdotta dal richiamato articolo 8, ma ovviamente ciò che ci sta a cuore è che vi sia una procedura identica in tutti i distretti.
In Ottava Commissione abbiamo definito alcune pratiche minori ed abbiamo avuto l’audizione di un magistrato onorario destinatario di una proposta di non conferma da parte del Consiglio Giudiziario, pur se di una proposta di conferma da parte del dirigente dell’ufficio e del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.
Interessante è stata anche una riunione della commissione che si occupa della biblioteca dell’archivio storico: pochi sanno che il Consiglio ha una biblioteca davvero eccellente, sia per l’enorme numero di riviste; sia per l’importanza storica derivante da pubblicazioni oggi non più rinvenibili e dalla presenza di documenti e fascicoli personali che rappresentano la storia della magistratura italiana.
Marco Mancinetti,, Cochita Grillo, Michele Ciambellini, Luigi Spina e Gianluigi Morlini.
Signor Presidente e cari colleghi,
ci sono alcuni magistrati che, per il carisma che li contraddistingue o per il fatto di essersi dovuti occupare di vicende processuali di particolare risalto giornalistico, hanno nome e volto noti ai media ed al grande pubblico; e ci sono poi altri magistrati, i più, che per la riservatezza dell’agire o magari per il fatto di essersi sempre occupati della materia civilistica, sono sconosciuti al grande pubblico, pur se sono stimatissimi ed apprezzatissimi nell’intera comunità giuridica di avvocati e magistrati frequentata per motivi professionali.
Rosaria Savastano faceva parte di questo seconda categoria. In un certo senso, ne era il prototipo.
Rosaria ci ha lasciati sabato scorso, come ha scritto il comunicato dell’ANM locale “in una fredda giornata di gennaio”.
Molti dei magistrati emiliano-romagnoli, e non solo, l’hanno conosciuta bene, l’hanno stimata, hanno avuto modo di apprezzarne le doti umane e scientifiche, hanno avuto il privilegio ed il dono di esserle amici, perché lei, pur se napoletana di origine, ha vissuto l’intera vita professionale in Emilia: Giudice del Tribunale di Ferrara, di Consigliere della Corte d’Appello di Bologna, di Presidente di Sezione del Tribunale di Reggio Emilia e di Presidente del Tribunale di Ferrara.
In situazioni come queste è facile scivolare nella retorica, ma la verità è che garbo, signorilità, gentilezza, generosità e disponibilità, sono stati davvero il suo tratto distintivo; lo è stato la sua grande preparazione giuridica e la sua enorme capacità di lavoro; lo è stato, infine, il suo sorriso, sempre presente in ogni circostanza ed a qualunque ora del giorno.
Ha davvero dedicato tutta la sua vita alla Magistratura, con totale abnegazione e serietà, senza risparmiarsi mai.
Colpiva vederla costantemente presente in ufficio per tutti i giorni della settimana: avesse o non avesse udienza, era la prima ad arrivare alla mattina e l’ultima ad andarsene alla sera. La sua porta era sempre aperta per tutti, per avvocati e magistrati, e non si è rifiutata mai, nemmeno quando il carico di lavoro era pesante, di interrompere la sua attività per affrontare i problemi giuridici od organizzativi che noi colleghi di sezione le sottoponevamo quale Presidente, pronta ad ascoltare, ad aiutare, a dare consigli. Ed a fare tutto ciò con una gentilezza fuori dal comune.
Era poi di una generosità assoluta: quando si cenava con lei, era impossibile offrire, perché diceva sempre che tale compito spettava al Presidente. Ed il pranzo di Natale offerto a tutti i magistrati ed al personale del Tribunale era diventato una tradizione.
La frase per cui ‘era davvero una persona d’altri tempi’, spesso abusata, nel caso di Rosaria è una plastica verità.
Io sono tra quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerla e di frequentarla, perché la sua e la mia vita si sono più volte incrociate, sia sotto il profilo professionale, sia sotto quello personale.
A livello professionale l’incontro è stato immediato, perché Rosaria è stata mio magistrato collaboratore quando sono entrato in Magistratura come uditore giudiziario, e poi è stata mia Presidente di Sezione quando, dopo quattordici anni, nel 2012 ho preso servizio per la prima volta a Reggio Emilia, la mia città.
A livello personale per me restano ricordi davvero indelebili le domeniche a casa sua a Ferrara, magari con l’occasione di una mostra a Palazzo Diamanti, con la mia famiglia, con suo marito e collega Lucio, con gli amici e colleghi, Luisa e Dario tra tutti.
Rosaria si è dimessa dalla Magistratura ad ottobre, e Dio solo sa quanto le è costato, quando le sue condizioni fisiche non le hanno più consentito di svolgere il ruolo di Presidente del Tribunale di Ferrara con l’intensità e l’assolutezza che lei pretendeva da sé stessa e che riteneva necessarie.
Ha voluto tenere riservata la sua malattia anche negli ultimi faticosi e dolorosi giorni, quasi volesse viverli senza clamore, come ha vissuto tutta la sua vita.
Come scriveva Baltasar Graciàn, gesuita del 600, in ‘Oracolo manuale e arte di prudenza, “C’è chi onora il posto che occupa, e chi invece ne è onorato”: lei ha realmente onorato la Magistratura, e vi ha dato lustro e prestigio.
Resta forte, Lucio. Anche in quest’ultimo periodo le sei stato vicino con una dedizione assoluta e commovente: davvero ti giunta l’abbraccio di tutto il CSM e dei tantissimi colleghi che hanno avuto il piacere di conoscere te e Rosaria.
Ciao Rosaria, riposa in pace: il nostro dolore per la tua perdita è grande, pur se vissuto con la certezza che ora sei tornata alla Casa del Padre e con la consapevolezza di avere avuto il privilegio di vivere una parte della nostra esistenza terrena accanto a te.
Gli insulti e le minacce pronunciate in aula all’esito della lettura del dispositivo della sentenza del Giudice monocratico del Tribunale di Avellino, amplificate mediaticamente dalle reazioni successive, sono solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che compromettono l’indipendente esercizio della funzione giurisdizionale, che la magistratura deve esercitare nel solo rispetto della legge, indipendentemente dalla critica o dal consenso che ne possa derivare, con conseguente rischio di pregiudicare i valori fondanti dello Stato diritto, quali il principio di non colpevolezza degli imputati e il diritto di difesa nel processo penale.
Per queste ragioni chiediamo, ai sensi dell’art. 36 del Regolamento Interno l’apertura di una pratica a tutela rispetto a comportamenti che appaiono “lesivi del prestigio e dell’indipendente esercizio della giurisdizione tali da determinare un turbamento al regolare svolgimento o alla credibilità della funzione giudiziaria.
ANCONA ERMINI
BARI LEPRE
BOLOGNA MORLINI
BRESCIA BASILE
CAGLIARI CARTONI
CALTANISSETTA PIRACCINI
CAMPOBASSO FIORENTINO
CATANIA CRISCUOLI
CATANZARO GIGLIOTTI
FIRENZE DONATI
GENOVA CAVANNA
L’AQUILA CIAMBELLINI
LECCE ZACCARO
MESSINA ARDITA
MILANO LANZI
NAPOLI CERABONA
PALERMO MICCICHE’
PERUGIA MANCINETTI
POTENZA SPINA
REGGIO CALABRIA GRILLO
ROMA CASCINI
SALERNO SURIANO
TORINO DAVIGO
TRENTO BENEDETTI
TRIESTE BRAGGION
VENEZIA DAL MORO