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Timestamp: 2019-07-19 17:04:16+00:00
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Il Legittimo Impedimento è legge dello Stato. Berlusconi è legibus solutus.
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Così ha votato l’Aula del Senato per il primo e il secondo voto di fiducia relativi ai primi due articoli del ddl denominato “Legittimo Impedimento”:
Senatori presenti 304; Senatori votanti 303; Maggioranza 152; Favorevoli 168; Contrari 132; Astenuti 3.
Il voto finale non prevedeva blindatura, ma i senatori del PdL hanno votato compatti. Ora Berlusconi può contare su un ulteriore provvedimento legislativo, la cui incostituzionalità è manifesta, per scampare al giudizio nel processo Mills e nel processo diritti televisivi-Mediaset. Già nei giorni scorsi, gli avvocati del (finto) premier erano ricorsi alla pratica dell’ostruzionismo giudiziario iscrivendo a testimoniare al predetto processo Mediaset persone che poi non si sono presentate, causando un nuovo rinvio delle udienze. Questa inesorabile strategia di sottrarsi alla giustizia ha determinato il clima di blocco nel quale versa l’intero paese.
Quello che segue è il discorso del senatore Casson (PD) pronunciato stamane all’Aula. Vengono ribadite le motivazioni dell’opposizione all’ennesiomo provvedimento ad personam.
Legislatura 16º – Aula – Resoconto stenografico della seduta n. 350 del 10/03/2010
CASSON (PD). Signor Presidente, questo disegno di legge sul legittimo impedimento che voi questa sera approverete contiene delle perle di assurdità logica e giuridica, delle perle di vergogna e dei punti di rottura della legittimità costituzionale in modo palese, in maniera manifesta.
Per sintesi ripercorro quanto emerso e quanto sarebbe emerso dall’illustrazione dei nostri emendamenti, illustrazione che ci avete impedito con il voto di fiducia.
Voi imponete una presunzione assoluta di legittimo impedimento che comporterà un blocco dell’attività giurisdizionale, un allungamento dei tempi processuali, la prevaricazione di un potere – quello Esecutivo – su un altro, quello giurisdizionale. Inoltre, voi create una vera e propria prerogativa, un privilegio per i titolari delle funzioni di Governo, prerogativa e privilegio finalizzati a proteggere una singola persona o poche persone dall’esercizio della giurisdizione; privilegio personale creato, inventato mediante una legge ordinaria in spregio assoluto agli articoli 3 e 138 della Costituzione, in spregio soprattutto all’ inderogabile principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge e davanti al giudice.
Si tratta di un ulteriore sfregio alla nostra Costituzione per la palese incongruenza e istituzionale irrazionalità di prevedere un privilegio per reati comuni commessi dal Premier sottratti all’esame del giudice, mentre per i reati commessi e giustificati dall’esercizio della funzione di Governo tale prerogativa non sussiste. Il tutto è ulteriormente aggravato, dolosamente aggravato dalla piena vostra consapevolezza della necessità di una legge costituzionale, come confessato da voi stessi con l’articolo 2 del disegno di legge. Ma ciò richiederebbe per voi troppo tempo e il popolo italiano boccerebbe con referendum questa vostra nefasta iniziativa. Tutto ciò vanificherebbe la necessità – questa sì – per voi assoluta di salvare il Presidente del Consiglio dalle accuse di corruzione e frode.
Ma ciò che politicamente e socialmente ci preoccupa di più è il fatto che questo disegno di legge, anziché affrontare i veri problemi del nostro Paese (quelli occupazionali, economici, finanziari, imprenditoriali, infrastrutturali e ambientali) è l’ultima trovata per sollevare il Presidente del Consiglio dalle sue responsabilità penali. La XVI legislatura è iniziata con le vostre norme “blocca processi” – volevate bloccare circa 100.000 processi – ed è continuata con il lodo Alfano, con le norme sulle intercettazioni telefoniche per bloccare le indagini della polizia e della magistratura, con il disegno di legge sul processo penale contenente norme ancora una volta finalizzate ad ostacolare le indagini di polizia e magistratura e a tutelare il premier Berlusconi dalla possibilità che la sentenza di condanna per David Mills possa essere utilizzata contro lo stesso Berlusconi.
Si è continuato con il cosiddetto processo breve, che invece è istituzionalmente lunghissimo, e continuate – e per il momento vi fermate – con il disegno di legge sul legittimo impedimento. Il tutto mentre la giustizia è allo sfascio, mentre state facendo deragliare la macchina della giustizia e mentre gettate fumo negli occhi parlando – solo parlando – di riforma della giustizia come fa il Ministro della giustizia presente in Aula, quando poi ve ne infischiate letteralmente delle nostre proposte, precise e concrete, forse proprio con l’inconfessabile speranza che il nostro sistema giustizia imploda.
Concludo il mio intervento con una suggestione; suggestione che avete inserito nel disegno di legge al nostro esame, prospettando la necessità di garantire la serenità del Presidente del Consiglio. Provengo da terra veneta, dalla terra della Venezia Serenissima e serenissimo era il nostro Doge. Forse il presidente Berlusconi ha ambizioni o mire dogali o – peggio ancora – principesche, ma ricordiamoci che serenità non ha mai voluto dire irresponsabilità. Il Doge era serenissimo, ma pienamente responsabile. Invece voi volete un premier irresponsabile, impunito, sottratto ai controlli della legge e della Costituzione. Questa è una manifesta rottura della legalità costituzionale. È la negazione dei principi del nostro Stato democratico.
dicembre 11, 2009 dicembre 13, 2009 by Davide Serafin
Ad ampie falcate verso il Legittimo Impedimento.
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Una improvvisa accelerazione. Fra il 9 e il 10 dicembre i progetti di legge in materia di legittimo impedimento, appena presentati alla Camera, sono già stati assegnati e passati all’esame della Commissione Giustizia. In particolar modo, nella giornata di ieri, in Commissione si è deciso di accorpare il disegno di legge presentato dal deputato Enrico La Loggia il 25 Novembre scorso, al testo elaborato dal deputato Vietti, anch’esso del PdL.
Il progetto di La Loggia vuole mettere mano all’art. 420-ter del Codice di Procedura Penale, in particolar modo integrando il comma 1, che ora recita così:
1. Quando l’imputato, anche se detenuto, non si presenta all’udienza e risulta che l’assenza è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento, il giudice, con ordinanza, anche d’ufficio, rinvia ad una nuova udienza e dispone che sia rinnovato l’avviso all’imputato, a norma dell’articolo 419, comma 1.
La Loggia aggiunge come causa di legittimo impedimento "ogni atto proprio delle funzioni attribuite al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei ministri e agli altri membri del Governo, ai membri del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati". Quindi, il dispositivo è esteso a tutti, presidenti, ministri e parlamentari. Non si fa menzione, in questa versione del testo, alla sospensiva dei tempi per la prescrizione dei reati.
Invece, nel testo Vietti, rimandando a una successiva legge costituzionale che definisce le "prerogative" del Presidente del Consiglio, stabilisce un termine di tempo di un anno dell’efficacia sospensiva del provvedimento per quanto concerne i dibattimenti che coinvolgono il Presidente del Consiglio, ai sensi dell’art. 420-ter c.p.p, ovvero del legittimo impedimento.
Secondo Cinzia Capano del PD, "un legittimo impedimento così configurato non supererebbe certamente il vaglio della Corte costituzionale. A tal fine sarebbe necessario ritornare al previgente articolo 68 della Costituzione ovvero approvare un «lodo costituzionalizzato»". E ricoda come dalla giurisprudenza della Corte costituzionale in materia, "emerga con chiarezza che assumono pari rango costituzionale sia le esigenze di sollecito svolgimento del giudizio che quelle del libero e corretto assolvimento degli organi costituzionali". Secondo la deputata del PD, "spetta all’autorità giudiziaria effettuare, volta per volta e nel caso concreto, un ragionevole bilanciamento tra le due esigenze".
Di Donatella Ferranti (PD) l’attacco più duro: "si tratta chiaramente di una disciplina in contrasto con la Costituzione, che crea una evidente disparità di trattamento perfino all’interno dei soggetti che ne potrebbero beneficiare. Con questa proposta di legge in sostanza si vuole affermare il principio secondo il quale chi ha ricevuto un’investitura popolare non deve essere sottoposto a processo penale. Tale sconvolgimento dei principi del nostro ordinamento appare ancora più inaccettabile se si pensa che la finalità del provvedimento è quella di bloccare solo due processi che riguardano il Presidente del Consiglio".
PDL 3013
PROPOSTA DI LEGGE d’iniziativa del deputato VIETTI Disposizioni temporanee in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei ministri a comparire nelle udienze penali Presentata il 2 dicembre 2009
PROPOSTA DI LEGGE Art. 1. (Norma transitoria e temporanea in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei ministri a comparire nelle udienze penali).
1. Nelle more della definitiva approvazione e promulgazione della legge costituzionale recante la disciplina organica delle prerogative del Presidente del Consiglio dei ministri e delle modalità di partecipazione dello stesso ai processi penali e, comunque, non oltre dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, salvi i casi previsti dall’articolo 96 della Costituzione, al fine di consentire al Presidente del Consiglio dei ministri il sereno svolgimento delle funzioni attribuitegli dalla Costituzione e dalla legge, costituisce suo legittimo impedimento, ai sensi dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti penali quale imputato, parte offesa o testimone il concomitante esercizio di una o più delle attribuzioni previste dagli articoli 5, 6 e 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, dagli articoli 2, 3 e 4 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, e dal regolamento interno del Consiglio dei ministri, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 novembre 1993, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 15 novembre 1993, e successive modificazioni, nonché delle attività preparatorie e consequenziali.
2. Quando ricorrono le ipotesi di cui al comma 1, il giudice, su richiesta del Presidente del Consiglio dei ministri, rinvia il processo ad altra udienza.
3. Nei casi previsti dal presente articolo, la prescrizione dei reati rimane sospesa per tutta la durata del rinvio, secondo quanto previsto dall’articolo 159, primo comma, numero 3), del codice penale, e si applica il terzo comma del medesimo articolo 159 del codice penale. Il giudice può provvedere all’assunzione delle prove urgenti a norma degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale.
4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.
PDL 2982
PROPOSTA DI LEGGE d’iniziativa del deputato LA LOGGIA Modifiche all’articolo 420-ter del codice di procedura penale, in materia di impedimento del Presidente della Repubblica, dei membri del Governo e delle Camere, imputati in procedimenti penali, a comparire nelle udienze Presentata il 25 novembre 2009
Da quando nel 1993 è stata soppressa l’immunità parlamentare, si è determinata una crescente conflittualità fra parlamentari e membri del Governo coinvolti in procedimenti giudiziari da un lato e magistratura dall’altro, in ordine all’interpretazione dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale concernente l’impedimento a comparire dell’imputato. Inoltre, nelle diverse sedi giudiziarie e in tempi diversi, è stata data spesso un’interpretazione difforme del predetto articolo del codice.
Ciò ha determinato conflitti e malintesi che hanno nuociuto sia al pieno esercizio del mandato dei parlamentari e dei membri del Governo, sia all’equilibrata e uniforme attività dei magistrati.
Sulla materia è intervenuta una sentenza della Corte costituzionale (la sentenza n. 451 del 2005) per un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, sulla vicenda giudiziaria dell’onorevole Cesare Previti, che non ha risolto il problema in modo esaustivo e soddisfacente.
I magistrati non sempre hanno rispettato il diritto-dovere dei membri del Parlamento di assolvere al mandato parlamentare attraverso la partecipazione, sia in Assemblea sia nelle Commissioni, ai dibattiti e alle votazioni.
Problemi ancora più gravi si sono avuti per i membri del Governo coinvolti in vicende giudiziarie. Infatti i componenti dell’esecutivo assommano, nella stragrande maggioranza dei casi, alla carica di Governo anche lo status di parlamentare e quindi hanno un carico di impegni istituzionali molto maggiore rispetto ai parlamentari.
1. All’articolo 420-ter del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:
«1-bis. È legittimo impedimento a comparire nelle udienze ogni atto proprio delle funzioni attribuite al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei ministri e agli altri membri del Governo, ai membri del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati per il tempo preparatorio, contestuale e successivo necessario al compimento del medesimo atto; il giudice, tempestivamente avvisato, ne prende atto e provvede a norma dei commi 1 e 3»;
b) al comma 3, le parole: «di cui al comma 1» sono sostituite dalle seguenti: «di cui ai commi 1 e 1-bis»