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Timestamp: 2018-05-20 12:10:53+00:00
Document Index: 93564508

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Direttore di banca autorizza erogazione del credito sulla base di semplici fotocopie di fatture: legittimo il licenziamento (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 25 marzo – 1 settembre 2015, n. 17366). – Noi Radiomobile™
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Direttore di banca autorizza erogazione del credito sulla base di semplici fotocopie di fatture: legittimo il licenziamento (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 25 marzo – 1 settembre 2015, n. 17366).
1. Col primo motivo il ricorrente denunzia la violazione ed errata applicazione dell’art. 7 della legge n. 300 del 1970, nonché l’illogicità, l’insufficienza e la contraddittorietà della motivazione su un punto decisivo della controversia, contestando la decisione impugnata nella parte in cui si è ritenuta l’irrilevanza dell’affissione nella sede lavorativa del codice disciplinare in considerazione del fatto che il licenziamento “de quo” faceva riferimento a situazioni riferite a violazioni di doveri fondamentali.
Sostiene, invece, il ricorrente che nella fattispecie una tale affissione si rendeva necessaria, trattandosi di ipotetiche irregolarità nella gestione ed istruzione di operazioni bancarie la cui sussistenza era riferibile solo a specifica normativa aziendale concernente particolari procedure di determinate operazioni bancarie.
In realtà la Corte d’appello ha dimostrato di aver esaminato compiutamente i singoli addebiti nei vari aspetti oggettivi e soggettivi, dopo aver opportunamente premesso che non poteva prescindersi dalla particolare posizione che il lavoratore occupava nell’organizzazione aziendale in qualità di direttore di filiale, pervenendo alla conclusione che attraverso le prime tre operazioni costituenti l’oggetto delle contestazioni disciplinari, contraddistinte da una gravissima negligenza e superficialità, il medesimo non aveva ottemperato alle procedure previste dalla normativa interna del 4 settembre 2002 regolante il processo di erogazione del credito, esponendo, in tal modo, la banca a rischi di natura economica.
Invece, attraverso il quarto episodio, ritenuto di maggior gravità, cioè quello in cui era stato consentito ad un terzo l’accesso ad una postazione informatica della filiale, il lavoratore aveva platealmente violato i precetti di riservatezza e correttezza propri del dipendente bancario e connaturali alla gestione di un tale strumento.
Giova, altresì, ricordare che “in caso di licenziamento per giusta causa, ai fini della proporzionalità fra fatto addebitato e recesso, viene in considerazione ogni comportamento che, per la sua gravità, sia suscettibile di scuotere la fiducia del datore di lavoro e di far ritenere che la continuazione del rapporto si risolva in un pregiudizio per gli scopi aziendali, dovendosi ritenere determinante, a tal fine, l’influenza che sul rapporto di lavoro sia in grado di esercitare il comportamento del lavoratore che denoti una scarsa inclinazione ad attuare diligentemente gli obblighi assunti, conformando il proprio comportamento ai canoni di buona fede e correttezza.
Spetta al giudice di merito valutare la congruità della sanzione espulsiva non sulla base di una valutazione astratta del fatto addebitato, ma tenendo conto di ogni aspetto concreto della vicenda processuale che, alla luce di un apprezzamento unitario e sistematico, risulti sintomatico della sua gravità rispetto ad un’utile prosecuzione del rapporto di lavoro” (Cass. sez. lav. n. 17514 del 26/7/2010).
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