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Timestamp: 2018-10-18 12:35:06+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 16', 'art. 32', 'art. 3', 'art. 30', 'art. 3', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 8', 'art. 30', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1']

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PRESTAZIONI DI INVALIDITA' CIVILE REVOCHE PREMIATE..leggi la notizia
LA DISABILITÀ COME RISORSA E NON COME LIMITE ALLA SOCIETÀ..leggi la notizia
DISCRIMINAZIONE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ E TURISMO ASSAI POCO ACCESSIBILE
Tempo di estate e tempo di vacanze..Per molti ma non per tutti.
L’esperienza ci insegna che talvolta le vacanze possono riservare brutte sorprese per i motivi più diversi (condizioni meteorologiche avverse, litigi con i propri compagni di viaggio, guasti alla macchina, problemi di salute imprevisti, e così via). A questi motivi, che possono riguardare la generalità delle persone e che costituiscono il classico margine di rischio di ogni partenza, si aggiungono delle situazioni che invece coinvolgono solo coloro che hanno una disabilità. Le persone con disabilità si trovano infatti sempre più spesso di fronte a vere e proprie barriere che impediscono loro di poter godere serenamente di un viaggio o di una vacanza.
Si tratta non solo delle classiche barriere architettoniche, presenti in diversi contesti turistici che impediscono fisicamente a una persona con problemi motori di accedere in un determinato luogo o di usufruire pienamente di un determinato servizio, ma anche (e soprattutto) delle barriere mentali e culturali che ancora oggi impediscono ad alcune persone di poter partecipare pienamente alle offerte turistiche rivolte alla generalità delle persone.
La mancanza di gradini e di scale, la presenza di rampe e ascensori può consentire la semplice accessibilità nello spazio o nel luogo di interesse turistico, ma non garantisce la reale e completa usufruibilità del servizio turistico offerto. Le esigenze delle persone con problemi motori o con disabilità sensoriali devono pertanto essere pienamente conosciute dalle imprese turistiche e devono essere incluse insieme alle esigenze di qualsiasi altra tipologia di turista, in modo che i servizi forniti siano davvero usufruibili da tutti, senza discriminazioni.
Per quanto riguarda la normativa nazionale, si deve rilevare che la Costituzione non tutela in maniera diretta il diritto alle vacanze. Infatti il co.3 art. 36 Cost. tratta di diritto alle ferie, ma non viene affatto specificato che queste non possano essere godute a casa propria.
Nella Costituzione vi è tuttavia una tutela, diciamo così, indiretta del diritto alle vacanze.
In primo luogo la libertà di circolazione di cui al co. 1 art. 16 Cost. e di sicuro pure il diritto alla salute dell’art. 32 Cost. Questo perché molti tipi di vacanze possono incidere positivamente, anche in maniera molto rilevante, sullo stato di salute.
Si rileva poi che viene spesso osservato correttamente che il diritto alle ferie citato qui sopra è finalizzato in maniera prioritaria, fra l’altro, al riposo. Molto spesso questo riposo avviene in maniera decisamente migliore in vacanza.
Infine, ma sicuramente in prima linea per quanto riguarda chi è costretto a vivere da disabile, ci sono l’eguaglianza e la non discriminazione dell’art. 3 Cost. Laddove i termini della comparazione sono coloro, che sono costretti a rinunciare alle vacanze per via della disabilità, e le persone normodotate, che vanno in vacanza (anche solo per qualche giorno).
Dal 21 giugno 2011 è poi entrato in vigore ilCodice del Turismo(Decreto Legislativo 23 maggio 2011 n. 79) che ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico un vero e proprio diritto di fruire dell’offerta turistica in modo completo e autonomo, senza alcuna discriminazione rispetto agli altri turisti. Si tratta di una normativa che l’Italia ha dovuto introdurre anche per attuare i principi sanciti dalla Convenzione dell’Onu sui Diritti delle Persone con Disabilità del 13 dicembre 2006, il cui art. 30 già imponeva agli Stati firmatari di garantire che persone con disabilità avessero accesso ai luoghi che ospitano attività turistiche.
L’art. 3 del Codice del Turismo stabilisce espressamente che “in attuazione dell’art. 30 della Convenzione Onu …lo Stato assicura chele persone con disabilità motorie, sensoriali e intellettive possano fruire dell’offerta turistica in modo completo e in autonomia, ricevendo servizi al medesimo livello di qualità degli altri fruitori senza aggravi del prezzo. Tali garanzie sono estese agli ospiti delle strutture ricettive che soffrono di temporanea mobilità ridotta.
Questa norma è molto importante e utile, in quanto per la prima volta in campo turistico la normativa considera in modo ampio e generale le esigenze delle persone con disabilità e degli anziani, Questo significa concretamente che il turista disabile ha il diritto di ricevere gli stessi servizi e con la stessa qualità degli altri turisti. Se poi per poter usufruire della stessa offerta turistica la persona con disabilità ha bisogno di particolari accorgimenti o adattamenti dell’offerta, questi adattamenti (se ragionevoli) devono essere obbligatoriamente forniti. Ciò per evitare che il turista con bisogni speciali possa essere escluso e discriminato.
Ma quando si guarda cosa accade in concreto, la realtà si mostra in tutta la sua inadeguatezza.
Spesso quando si raggiunge un luogo di vacanza, se si tratta di località piacevoli, è verosimile che siano piene di auto, e per chi ha tali difficoltà (a differenza di chi è normodotato), anche se riesce a guidare da sé, dover parcheggiare lontano dai punti piacevoli può essere privo di ogni soddisfazione. Insomma tanto vale stare a casa;
in molti parchi, giardini, ecc., pubblici o aperti al pubblico, di fatto c’è il divieto d’accesso ai disabili privi di adeguato assistente personale o di adeguata carrozzina elettrica;
considerazioni analoghe valgono per quanto riguarda le varie feste, sagre ecc. Nel senso che, per chi ha talune difficoltà, pur con la capacità di guidare l’auto, senza adeguata assistenza personale può essere praticamente impossibile concedersi una giornata o alcune ore di svago e di riposo nelle varie feste e sagre. Questo perché la quantità di persone, che di solito è presente a queste iniziative, impedisce materialmente di avvicinarsi con l’auto ai punti di maggiore interesse;
parimenti le persone con disabilità hanno minori possibilità di godersi la natura perché gli ambienti naturali accessibili sono pochissimi rispetto al totale, il che viene aggravato notevolmente, e spesso in maniera decisiva, dalla mancanza di assistenza personale;
Uno dei primissimi problemi da affrontare è l’accessibilità dell’alloggio (appartamenti, alberghi, campeggi agriturismi ecc.), e qui si possono incontrare le prime, e spesso prevalenti, difficoltà. Infatti gli alloggi accessibili di solito sono pochi, e molto spesso costano di più.
Un ulteriore problema è dato dal fatto che non poche volte l’accessibilità non è indicata, per esempio in molti viaggi organizzati oppure negli scambi di alloggio. A questo va aggiunto, spesso ancora più importante, il fatto che l’indicazione dell’accessibilità, anche la dove esiste, risolve ben poco.
Prima di tutto perché spesso l’accessibilità è realizzata male o solo per modo di dire. In secondo luogo perché l’accessibilità cambia a seconda delle difficoltà del soggetto, per cui un alloggio accessibile per chi ha certe difficoltà può non esserlo per chi ne ha altre.
Anche nel migliore dei casi nella realtà dell’alloggio prescelto l’accessibilità non è quasi mai piena e ottimale per il disabile, che in vacanza deve quasi sempre fare delle rinunce in termini prima di tutto di libertà personale. Questo è un grosso elemento di discriminazione Infatti, di solito, chi appare normodotato, quando va in vacanza più o meno riesce ad avere certe comodità, o comunque è sicuramente costretto a meno rinunce, in termini di libertà personale, rispetto a chi è costretto a vivere da disabile.
Un altro problema, che si trova ad affrontare il “disabile”, è l’accessibilità dell’ambiente circostante. Nel senso che il “disabile” l’alloggio “accessibile” lo deve trovare in un ambiente circostante che sia come minimo ”accessibile”. Cioè a dire, ad esempio, se il disabile desidera andare al mare, non solo deve trovare l’alloggio accessibile a costi accettabili, ma deve anche trovarlo in un posto dove le spiagge e il mare siano in qualche modo accessibili. Oppure, se il disabile desidera andare in montagna, deve sobbarcarsi anche l’ardua impresa di trovare l’alloggio “accessibile” in un posto in cui ci siano percorsi accessibili. E così altrettanto se il disabile vuol visitare una qualche città. E’ anche necessario affrontare il problema di come spostarsi nella/e località dove si intende fare la vacanza. In particolare è necessario verificare se i mezzi di trasporto pubblico sono accessibili, se l’ambiente circostante è accessibile.
Oltre alle maggiori difficoltà esaminate fino ad ora il “disabile” deve affrontare il problema dei costi della vacanza con molta più attenzione di tanti che appaiono normodotati. Questo per almeno tre motivi:
molto spesso chi è costretto a vivere da disabile ha una situazione economica più difficile di chi appare normodotato;
come si è rilevato più sopra, quasi sempre le vacanze accessibili per tutti (cioè senza barriere) costano di più del minimo che si può spendere per fare una vacanza accessibile solo per chi appare normodotato;
molto spesso chi è costretto a vivere da disabile deve pagare il vitto, l’alloggio e il viaggio anche per chi lo aiuta, soprattutto se si tratta di un assistente personale;
in quest’ultimo caso, cioè di assistenza personale, di regola il disabile deve pagare anche la retribuzione per l’assistente.
Eppure non v’è dubbio che, se si riesce a trovare un contesto con una determinata accessibilità, per molte persone può essere anche possibile fare vacanze pienamente soddisfacenti in maniera autonoma, e vivere momenti di riposo e di relax con i propri affetti o nel modo che si preferisce.
L’8 febbraio 2014, è entrato in vigore il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che ha ridisciplinato l’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) che costituisce lo strumento per individuare a quali cittadini applicare condizioni agevolate per l’accesso a determinati servizi, quali asili nido, mense scolastiche, assegno per il nucleo familiare, nonché alle prestazioni socio-sanitarie, all’assistenza domiciliare per i disabili gravi, all’assistenza presso strutture sanitarie per i non autosufficienti.
Entro il 9 maggio 2014 dovrà essere pubblicato il nuovo formato della dichiarazione unica sostitutiva (DSU) cioè il documento che il richiedente dovrà pubblicare e consegnare per ottenere l’indicatore. A partire da tale data gli enti erogatori delle prestazioni sociali agevolate avranno 30 giorni per adeguarsi alle nuove disposizioni. Conseguentemente a partire dall’8 giugno 2014 il nuovo sistema sarà pienamente operativo, sostituendo quello in vigore dal 1998, disciplinato dal D.L.G.S. 109/98.
L’intento dichiarato del legislatore è stato quello di garantire una maggiore equità sociale, contrastare gli abusi, individuando la vera situazione di disagio, evitando di erogare prestazioni gratuite o agevolate ai non aventi diritto.
A tal fine è stata prevista la diminuzione del numero di informazioni da assumere con autodichiarazione e l’acquisizione di dati direttamente dall’Agenzia delle entrate e dall’INPS.
A quest’ultimo è stato affidato il sistema di controlli sulle effettività e veridicità delle dichiarazioni rese.
Le norme del DPCM n. 159/2013 risultano estremamente complesse e di non facile applicazione.
Di seguito una sintesi degli aspetti essenziali della riforma.
1.Nozione di ISEE.
Secondo l’articolo 2 del citato decreto n. 159/2013, l’ISEE costituisce lo strumento di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate.
Le prestazioni concesse sulla base di tale indicatore costituisco livelli essenziali di servizi.
Alle Regioni è affidata la potestà di fissare ulteriori criteri selettivi ai fini dell’accesso ai servizi socio-sanitari e socio-assistenziali.
L’ISEE è calcolato con riferimento al nucleo familiare di appartenenza del richiedente ed è determinato quale rapporto tra la somma dell’indicatore della situazione reddituale e del 20% di quella patrimoniale con il parametro della scala di equivalenza corrispondente alla specifica composizione del nucleo familiare.
Ai fini del calcolo deve essere compilata una dichiarazione sostitutiva unica (DSU) in cui dovranno essere raccolte informazioni dichiarate dal richiedente oltre a quelle già in possesso dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate.
I criteri di determinazione dell’ISEE dettati in materia di prestazioni sociali agevolate subiscono delle variazioni specifiche nelle ipotesi di richiesta di prestazioni socio-sanitarie, di prestazioni rivolte ai minori, di prestazioni per il diritto allo studio universitario.
2.Nozione di nucleo familiare.
Secondo l’articolo 3 del decreto ISEE, per nucleo familiare deve intendersi la famiglia anagrafica del richiedente alla data di presentazione della dichiarazione unica sostitutiva (DSU).
Si considera appartenente al nucleo familiare anche il coniuge che ha diversa residenza anagrafica o che è iscritto nelle anagrafe dei cittadini italiani residente all’estero (AIRE).
Non si considera tale, invece, il coniuge che ha diversa residenza anagrafica per effetto di separazione giudiziale o sia intervenuta l’omologazione di quella consensuale o sia destinatario di allontanamento dalla famiglia o sia intervenuto scioglimento del matrimonio o cessazione degli effetti civili o abbia perso la potestà genitoriale o abbia abbandonato l’altro coniuge con accertamento dell’autorità giudiziaria.
Fanno altresì parte del nucleo familiare il figlio minorenne e il figlio maggiorenne non convivente con i genitori e che non sia coniugato e non abbia figli.
Il convivente anagrafico non fa parte del nucleo familiare.
3.Indicatore della situazione reddituale (ISE).
Secondo l’articolo 4 del d.p.c.m. n. 159/2013, l’indicatore della situazione reddituale è determinato sulla base dei redditi, delle spese e delle franchigie riferiti al nucleo familiare, quale somma dei redditi di ciascun componente dello stesso.
Il reddito di ciascun appartenente al nucleo familiare è determinato dalla somma delle seguenti componenti:
- reddito complessivo ai fini IRPEF;
- redditi soggetti a imposta sostitutiva o a ritenuta a titolo di imposta;
- ogni altra componente reddituale esente da imposta;
- proventi derivanti da attività agricole, quando sussiste l’obbligo della presentazione della dichiarazione IVA;
- assegni per il mantenimento di figli effettivamente percepiti;
- trattamenti assistenziali, previdenziale, ed indennitari;
- redditi fondiari relativi ai beni non locati soggetti alla disciplina IMU;
- reddito figurativo di attività finanziare.
A tali redditi, fino a concorrenza, devono essere sottratti:
- gli assegni periodici effettivamente corrisposti al coniuge a seguito di separazione, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
- gli assegni periodici corrisposti per il mantenimento dei figli conviventi con l’altro coniuge;
- le spese sanitarie per disabili, fino a 5.000 euro, le spese mediche e di assistenza specifica per i disabili indicate nella dichiarazione dei redditi per i quali spetta la deduzione dal reddito;
- le spese sostenute per l’acquisto di cani guida e quelle per i servizi di interpretariato per i soggetti riconosciuti sordi;
- una quota dei redditi da lavoro dipendente, fino ad un massimo di 3.000 euro, e degli altri redditi assimilati in ragione del 20%;
- una quota dei redditi da pensione fino ad un massimo di 1.000 euro.
Sono altresì deducibili le seguenti ulteriori somme:
- canone di locazione dell’abitazione di residenza della famiglia fino ad un massimo di 7.000 euro incrementato di 500 euro per ogni figlio successivo al secondo;
- spese e contributi versati per collaboratori domestici e addetti all’assistenza personale per i nuclei familiari che includono persone disabili;
- spese per il ricovero di persone non autosufficienti facenti parte del nucleo familiare interessato.
Nel caso in cui del nucleo familiare facciano parte persone disabili, è prevista una franchigia:
- di 4.000 euro per persone con disabilità media, incrementata fino a 5.500 euro se minorenne;
- di 5.500 euro per persone con disabilità grave, incrementata fino a 7.500 euro se minorenni;
- di 7.000 euro per non autosufficienti, incrementata a euro 9.500 se minorenni.
Ai fini della individuazione dei diversi gradi di disabilità, l’allegato 3 del D.P.C.M. n. 159/2013 prevede le seguenti tipologie:
CATEGORIE Disabilita' Media Disabilita' Grave Non autosufficienza
Invalidi civili di età compresa tra 18 e 65 anni
Invalidità dal 67 al 99%
(D.Lgs. 509/88)
Inabili totali (L: 118/71, artt. 2 e 12) Cittadini di età compresa tra 18 e 65 anni con diritto all’indennità di accompagnamento (L. 508/88, art. 1, comma 2, lettera b)
Invalidi civili minori di età
Minori di età con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni propri della loro età (L. 118/71, art. 2 – diritto all’indennità di frequenza) Minori di età con difficoltà persistenti a svolger i compiti e le funzioni proprie della loro età e in cui ricorrano le condizioni di cui alla L: 449/97, art. 8 o della L. 388/00, art. 30 Minori di età con diritto all’indennità di accompagnamento (L: 508/88, art. 1)
Invalidi civili ultrasessantacinquenni Ultrasessantacinquenni con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni priprie della loro età invalidi dal 67 al 99% (D.Lgs. 124/98, art. 5, comma 7) Ultrasessantacinquenni con difficoltà pesistenti a svolgere i compiti e le funzioni priore della oro età, inabili 100% (D.Lgs 124/98, art. 5, comma7) Cittadini ultrasessantacinquenni con diritto all’indennità di accompagnamento (L. 508/88, art. 1, comma 2, lettera b)
Ciechi civili omissis omissis omissis
Sordi civili omissis omissis omissis
INPS omissis omissis omissis
INAIL omissis omissis omissis
INPS gestione ex INPDAP omissis omissis omissis
Trattamento di privilegio ordinari e di guerra omissis omissis omissis
Handicap Art. 3 comma 3 L.104/93
4.Indicatore della situazione patrimoniale.
L’articolo 5 del D.P.R. n. 159/2013 prevede che l’indicatore della situazione patrimoniale (I.S.P.) è determinato sommando, per ciascun componente del nucleo familiare, il valore del patrimonio immobiliare e quello mobiliare.
Il primo (fabbricati, aree fabbricabili, terreni) è determinato secondo il valore IMU dei beni al 31 dicembre dell’anno precedente con detrazione dell’eventuale mutuo residuo contratto per l’acquisto o la costruzione degli edifici.
In caso di abitazione di residenza, il valore non rileva ai fini del calcolo del patrimonio immobiliare se inferiore a euro 52.500, incrementato di euro 2.500 per ogni figlio convivente successivo al secondo.
Il patrimonio mobiliare è costituito da depositi e conti correnti bancari e postali, titoli di stato ed equiparati, obbligazioni, buoni fruttiferi, azioni o quote di investimenti collettivi, partecipazione azionarie.
Per ogni singola componente il D.P.R. detta regole specifiche di calcolo.
La componente patrimoniale, come innanzi individuata, rientra nel calcolo dell’ISEE in ragione del 20%.
5.Prestazioni agevolate di natura socio-sanitaria per adulti e minori.
Ai sensi dell’articolo 6 del decreto ISEE, ai fini dell’accesso alle prestazioni di natura socio-sanitaria di persone adulte, si considerano facenti parte del nucleo familiare soltanto il coniuge e i figli, con esclusione degli altri eventuali componenti la famiglia anagrafica.
Costituisce nucleo a se il disabile adulto anche se convivente con i genitori.
Con riguardo alle prestazioni erogati in ambiente residenziale a ciclo continuativo, si deve tener conto anche della condizione economica dei figli del beneficiario non inclusi nel nucleo familiare.
Con tale previsione viene differenziata la condizione dell’anziano non autosufficiente che ha figli che possono aiutarlo da quella di chi non ha alcun sostegno di prossimi parenti per fronteggiare le spese di ricovero.
Per evitare attività fraudolente, la norma considera facenti parte del patrimonio del donante anche le donazioni di beni del beneficiario della prestazione di ricovero avvenuta successivamente alla prima richiesta della erogazione del servizio.
Allo stesso modo, sono considerate facenti parte del patrimonio del beneficiario della prestazione di ricovero le donazioni avvenute nei tre anni precedenti la richiesta se effettuate a favore di persone tenute agli alimenti.
Per i minori, l’articolo 7, dispone che deve tenersi conto della condizione economica dei genitori. A tal fine si considera facente parte del nucleo familiare anche il genitore non convivente e che, quindi, ha una diversa residenza anagrafica.
6.ISEE corrente.
Il decreto in questione, all’articolo 9, in considerazione della grave crisi economica del Paese, e della possibilità di sostanziali mutamenti della situazione reddituale dei componenti del nucleo familiare, ha introdotto dei correttivi attraverso l’istituto dell’ISEE corrente.
Infatti, in presenza di un ISEE in corso di validità, può essere calcolato un ISEE corrente, riferito ad un periodo di tempo più ravvicinato rispetto al momento della richiesta della prestazione, qualora si verifichino variazioni di reddito superiori al 25%, dovute a:
- risoluzione, sospensione o riduzione dell’attività lavorativa di lavoratori a tempo indeterminato;
- mancato rinnovo del contratto di lavoro a tempo determinato o di lavoro atipico;
- cessazione di attività per i lavoratori autonomi.
Il richiedente l’ISEE corrente, oltre ad un modulo sostitutivo del D.S.U., deve presentare la documentazione giustificativa delle variazioni della situazione reddituale dei componenti della famiglia anagrafica.
L’ISEE corrente ha validità di due mesi dal momento della presentazione del modello sostitutivo della D.S.U. ai fini della successiva richiesta della erogazione delle prestazioni.
7.Scala di equivalenza.
I redditi così come determinati sono parametrati, ai fini dell’accesso alle prestazioni socio assistenziali e socio sanitarie, attraverso una scala di equivalenza la cui formula è:
Reddito + 20% Patrimonio
Parametro di equivalenza
I parametri di base sono i seguenti:
Tali parametri sono incrementati dello 0,35 per ogni ulteriore componente.
Sono inoltre applicate le seguenti maggiorazioni:
0,2 in caso di nuclei familiari con tre figli, 0,35 in caso di quattro figli, 0,5 in caso di almeno cinque figli;
0,2 per nuclei familiari con figli minorenni, elevata a 0,3 in presenza di almeno un figlio di età inferiore a tre anni, in cui entrambi e genitori o l’unico presente abbiano svolto attività di lavoro o di impresa per almeno sei mese;
la maggiorazione di cui alla lettera b) si applica anche in caso di nuclei familiari composti esclusivamente da genitore solo non lavoratore e da figli minorenni.
I parametri così individuati sono stati costruiti tenendo conto della composizione della famiglia, maggiorando la scala di equivalenza nelle ipotesi in cui i figli sono superiori a tre, qualora vi siano figli minori e in particolare di età inferiore a tre anni o allorquando si sia in presenza di nuclei monogenitoriali.
8.Dichiarazione sostitutiva unica (D.S.U.). Sistemi di controllo.
Per poter accedere alle prestazioni sociali, il richiedente presenta una unica dichiarazione sostitutiva con riferimento al nucleo familiare come in precedenza individuato.
Tale dichiarazione (D.S.U. – articolo 10 del D.P.R. ISEE) ha validità dal momento della presentazione al 15 gennaio dell’anno successivo.
Il cittadino richiedente può, entro il periodo di validità del documento, presentare una nuova dichiarazione laddove intenda far rilevare i mutamenti rispetto alle condizioni familiari ed economiche, utili ai fini di un diverso calcolo dell’ISEE.
I modelli D.S.U. sono approvati con provvedimento del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, su proposta dell’INPS, sentita l’Agenzia delle entrate e il Garante per la protezione dei dati personali.
Come si rileva dalla struttura del documento, le autocertificazioni sono sostanzialmente ridotte, mentre le informazioni già in possesso dell’INPS e della Agenzia delle entrate vengono assunte direttamente e in via telematica.
Tutto ciò al fine di rendere le dichiarazioni il più possibile fedeli alla realtà dal momento che il fenomeno di richiesta di accesso a prestazioni sociali risulta essere notevole.
Nel 2012, infatti, nono state presentate ai fini ISEE circa 6,5 milioni di dichiarazioni sostitutive uniche, corrispondenti a più di 5,8 milioni di nuclei familiari che rappresentano il 30% della popolazione nazionale.
Il TAR Lazio, sezione I, con sentenze n. 2458 e 2459 del 2015, ha annullato parzialmente il D.P.C.M. n. 159/2013 di approvazione del nuovo ISEE.
In particolare ha ritenuto illegittime:
- le previsioni regolamentari che includono nella situazione reddituale rilevante ai fini dell’ottenimento di prestazioni e servizi, le pensioni, gli assegni di invalidità civile, l’indennità di accompagnamento, gli assegni di cura, le indennità per invalidità lavorativa;
- le disposizioni che limitano ai soli disabili minorenni le franchigie forfettarie da computare nella determinazione del reddito ai fini ISEE.
Il Consiglio di Stato, con sentenze n.ri 838, 841 e 842 del 2016, ha confermato tali decisioni annullando l’articolo 4, comma 2, lettera f e comma 4, lettera d del citato DPCM.