Source: http://newlaw.it/Documentazione_software/Sentenze%20pirateria.html
Timestamp: 2019-03-24 00:45:38+00:00
Document Index: 172415417

Matched Legal Cases: ['art. 171', 'art. 171', 'art. 129', 'sentenza ', 'art.10', 'art. 5', 'art. 64', 'art. 171']

Sentenze relative a pirateria aziendale
(prima dell'approvazione della Legge 18 agosto 2000, n. 248)
(L'uso personale non è reato)
Alla udienza del 8 giugno 2000 il pubblico ministero produceva, all'integrazione del fascicolo per il dibatimento, quattro buste contenenti: una rubrica telefonica, una "listato programmi" a modulo continuo e 142 schede, materiale tutto sequestrato presso l'abitazione dell'imputato; quindi si procedeva all'esame del prevenuto.
Il lucro del privato è solo nella vendita
Tizio era tratto a giudizio per il reato ex articolo 81 capo verso cp 171 bis legge 633/41 con decreto 26 gennaio 1999 della giudice per le indagini preliminari presso la pretura circondariale di Torino ha seguito di dell'estiva opposizione, proposta il 22 gennaio 1999 ha perso il decreto penale 10 novembre 1998 notificato il successivo 7 gennaio 1999, con cui era stata irrogata al prevenuto, per l'illecito in esame, la pena di lire 6.900.000 di multa, parzialmente applicata in sostituzione di pena detentiva con la non menzione. Cosa indicava successivamente, nei modi diritto, il nominativo di alcuni testi e di due consulenti da esaminare su circostanze specificamente enunciate, chiedendo autorizzarsene la citazione, assentita dall'ufficio. Al dibattimento presenziava l'imputato ed era revocato l'opposto decreto penale. In sede di esposizione introduttiva, previa integrazione del fascicolo dibatimentale mediante inserzione del verbale di atti irripetibili, pubblico ministero si richiamava alla contestazione e chiedeva l'esame dei soggetti indicati in lista non che del prevenuto, offrendo le produzioni dettagliate a verbale. La difesa, dal canto suo, e chiedeva anche essa l'esame del proprio assistito, riservandosi il controesame dei soggetti ex adverso indicati e offrendo la documentazione specificata a verbale. Ammesse le prove si procedeva, anzitutto, all'audizione dei due consulenti del pubblico ministero ingegneri Porta Roberto Vinardi Fabrizio, dopo il cui esame era acquisita la relazione scritta dai medesimi stilata. Erano poi sentì di i testi d'accusa Primo, Secondo, Terzo, Quarto, Quinto, Sesto e Settimo, tutti i dipendenti della ditta zzz. A Primo, Secondo e Sesto era contestato il difforme tenore di dichiarazioni rese durante le indagini preliminari di cui verbali erano acquisiti agli atti da ultimo era ascoltato l'ulteriore teste di accusa Todesco Gianfranco appartenente alla sezione polizia giudiziaria procura della Repubblica e operante accertamenti sui fatti di causa a questo punto il pubblico ministero provvedeva ex Art. 516 cpp a modificare la contestazione originaria conformemente al tenore riportato in epigrafe, la Difesa chiedeva termine, spirato il quale, non risultando avanzate istanze istruttorie di sorta, venivano indicati alle parti gli elementi che sarebbero stati utilizzati per la decisione e le si invitava alla discussione.
Osserva, d'altro canto, l'ufficio che lo spessore non esiguo della compagine aziendale quale documentato dalle produzioni delle parti e l'incarico di vertice dell'imputato rendevano per sè poco probabile una sua personale ingerenza nella materiale attività di duplicazione abusiva, mentre quanto all'emanazione di direttive verbali in proposito (dovendosi ragionevolmente escludersi l'ipotesi di direttive scritte) essa non sarebbe potuta sfuggire ai dipendenti esaminati come testi e sforniti soprattutto quelli non più alle dipendenze della zzz di qualsiasi plausibile movente per una falsa deposizione. Al dibattimento è emersa, come si è visto, una situazione di scarsa strutturazione del servizio relativo all'approvvigionamento del materiale informatico sia l'uso dello stesso, tale per cui il personale a volta interessato si rivolgeva come referenti ai colleghi o al diretto superiore o all'ufficio acquisti; solo in casi eccezionali era coinvolto Tizio mentre, circa l'uso di supporti informatici già esistenti in ditta, i dipendenti avevano normalmente in dotazione dei PC ed era invalsa la prassi di prelevare direttamente floppy disk sparpagliati i locali dell'impresa o quant'altro necessitasse momentaneamente per il lavoro dei singoli, provvedendosi talvolta personalmente all'installazione di particolari programmi sui cennati PC (cfr. dep. Primo, Secondo, Terzo Quarto, Quinto).
Sulla scorta dei costituti sunteggiati appare per nulla inverosimile che il compendio incriminato fosse frutto dell'operato di soggetti diversi dall'imputato e in assenza di specifiche direttive al riguardo tizio. Ciò tanto più in quanto non è stato acquisito un elemento tale da comprovare la finalità di una successiva commercializzazione da parte della zzz, dei programmi duplicati giacenti in azienda. Proprio in base a tali considerazioni della pubblica accusa ha provveduto a modificare, in corso di dibattimento, la contestazione originaria abbandonando l'impostazione iniziale che vedeva nella novella, come si è detto, l'autore materiale delle abusive duplicazione (o comunque il soggetto propulsore in forma diretta delle medesime mediante dire che ordini ai dipendenti) e abbracciando viceversa la ricostruzione dell'operato di costui in termini di maliziosa induzione in errore dei dipendenti stessi tramite la messa a disposizione incontrollata di programmi vari finalizzata proprio a promuovere una inconsapevole duplicazione abusiva di programmi stessi da parte degli ignari sottoposti ( beninteso nell'interesse aziendale) In tal modo va riguardata la menzione dell'articolo 48 cp nella contestazione modificata il cui tenore, d'altro canto, milita inequivocabilmnete nel senso dianzi prospettao. Per quel che concerne la mancata prova di una divisata da negoziazione "esterna" e i programmi abusivamente duplicati, il pubblico ministero ha invece affermato come, a suo avviso, il fini di lucro postulato dalla norma incriminatrice debba pur sempre ravvisarsi laddove tale pubblicazione, benché non preordinata a fini di commercializzazione a soggetti terzi, trovi motivo nel risparmio di costi che ne consegue per il suo autore, ovviamente esonerato dall'acquisire in forme legittime la disponibilità di sì fatti programmi. Al riguardo la pubblica accusa ha evidenziato che nella specie programmi oggetto della riscontrata duplicazione erano in larga misura utilizzabili e\o utilizzati per l'attività aziendale, tanto che i propri consulenti avevano quantificato un approssimativo risparmio di costi per quest'ultima, pari a circa dire 30 milioni. Proprio in conseguenza di ciò sarebbe ravvisabile lo scopo di lucro e al contempo apparirebbe suffragato il coinvolgimento di Tizio quale unico soggetto che per la veste istituzionale aveva interesse alla duplicazione illecita.
Quanto alla prima problematica non è in grado ritrarre un criterio ermeneutico di natura generale in virtù del quale, nel nostro ordinamento lo scopo di lucro sia identificabile sicuramente con la sola locupletazione immediata e non anche con il profitto ritraibile da un risparmio di costi siccome ordinariamente finalizzato, nell'ottica imprenditoriale, a diverse forme di investimento. Laddove i fatti in discussione si verifichino in ambito imprenditoriale e comportino un apprezzabile risparmio per l'imprenditore sembra disagevole affermare che non sia soddisfatto il fisiologico scopo di lucro che informa l'attività di quest'ultimo proprio in ragione dell'elemento unificante che caratterizza la globale attività del soggetto che opera economicamente nelle forme predette. Nè l'accezione lessicale del vocabolo "lucro" fornisce la risposta caldeggiata dalla difesa.
Disattesa pertanto la più radicale tisi difensiva va evidenziato, circa l'elemento psichico del reato in discussione, che pur abbandonata l'impostazione originaria di un coinvolgimento, per così dire, immediato tizio (coinvolgimento sicuramente indimostrato, (come riconosciuto dallo stesso organo dell'accusa) occorrerebbe pur sempre la prova di un dolo diretto e intenzionale del prevenuto orientato a apprestare una situazione di fatto incentivante all'abusiva duplicazione da parte dei sottoposti in buona fede. Il delitto in esame è in vero un reato doloso, per di più a dolo specifico, per cui anche il soggetto che inducendo in errore l' agente materiale abbia cagionato l'integrazione del profilo obiettivo dell'illecito occorrerebbe individuare lo stesso elemento psichico (cf cassazione penale sezione sesta 26 giugno 1996 n. 6389, 10 gennaio 1996 n. 607). E ciò si aggiunge, appare tanto più significativo nel presente caso, dove l'induzione in errore sarebbe il frutto come si è visto di una maliziosa condotta di preordinazione da parte Tizio e non di quella mera, accettazione del rischio che caratterizza il dolo eventuale. È ben vero che la prova dell'elemento psichico del reato riguardante l'atteggiarsi del foro interno dell'agente è una prova precipuamente logica; ma nella specie non sussistono elementi univoci da cui ritrarre l'appagante convinzione che Tizio sapesse della situazione (la quale, secondo l'impostazione accusatoria, sarebbe addirittura stata frutto di una capziosa predisposizione da parte sua o comunque di una sua callida tolleranza) e intendesse sfruttarla a proprio favore. Si è già detto che la veste dell'imputato, le dimensioni dell'impresa e la sua strutturazione erano tali da non poterne far discendere l'inevitabile consapevolezza in capo al prevenuto della situazione esistente (disponibilità dettagliata di programmi per uno duplicazione abusiva). Tale consapevolezza, come si è visto, neanche potrebbe farsi derivare in via logica da specifici interventi riguardo di cui non vi è prova. In sostanza dovrebbe ricondursi alla sola inerzia dell'imputato nel disciplinare la gestione del servizio di approvvigionamento e uso di supporti informatici e al vantaggio (peraltro economicamente contenuto) derivante all'impresa dall'utilizzo ad opera dei dipendenti di programmi abusivamente duplicati, la prova circa l'originario perseguimento da parte di tizio degli scoppi anzidetti. Siffatta ricostruzione appare però sfornita di adeguato supporto sol che si consideri, ad esempio, come l'elemento indiziario rappresentato dall'utilità per l'impresa discendente da risparmio di costi non sia punto univoco. Anche altri soggetti, segnatamente il dipendenti e i collaboratori esterni ben potevano ritrarre una personale utilità dall' eventuale attività di duplicazione abusiva, non foss'altro che per la razionalizzazione dei rispettivi lavori. Nè sembra che deriva di rilievo a circostanza, già evidenziata, che non tutti programmi abusivamente duplicati erano utilizzabili e/o utilizzati per l'attività della zzz, potendo farsi discendere proprio da ciò considerazioni sul piano logico circa l'estraneità della compagine -e del suo amministratore- alle iniziative concernenti la duplicazione abusiva ovvero a una consapevole tolleranza riguardo alla formazione di un "archivio" di programmi duplicati.
visto l'articolo 530 cpp assolve l'imputato dall'addebito ascrittogli perchè il fatto non costituisce reato
Pretura di Cagliari Sentenza del 3 dicembre 1996
L'art. 171 - bis non è applicabile alla duplicazione di software effettuata per risparmiare sui costi aziendali
I verbalizzanti trovarono che la società utilizzava per lo svolgimento della propria attività commerciale (relativa, come si evince dal verbale, ad accertamenti catastali) tre personal computer: un Athena pentium 90, un Datastar 486, uno Staver 386. Essi accertarono altresi', mediante l'uso del programma d'intercettazione Spaudit, che su tutti i personal era stato caricato il programma OFFICE della Microsoft (contenente i programmi Word, Excel, PowerPoint, Scbedule e Access) nonostante __________ fosse in possesso di una sola licenza d'uso relativa al programma OFFICE montato sul computer Athena. Da ciò gli agenti dedussero che il programma era stato duplicato e caricato, a loro avviso illecitamente, sui computers Datastar e Staver e procedettero al sequestro del software contenuto nella memoria rigida delle ultime due macchine sul presupposto che la duplicazione del programma da parte del_________ costituisse violazione della norma di cui all'art. 171 bis della legge 22-4-1941.
In data 8 novembre 1996 il P.M. presso questa Pretura, competente per il reato indicato, chiedeva la fissazione di un'udienza camerale per l'applicazione di pena concordata con l'indagat_.
Si ritiene doveroso rilevare che, sulla scorta degli atti allegati alla richiesta, dev'essere pronunciata immediatamente, ex art. 129c.p.p., sentenza di assoluzione del_______ poichè il fatto contestato_ non costituisce reato per mancanza del fine di lucro richiesto nella fattispecie in esame per la punibilità della condotta tenuta dal____________.
L'articolo 171 bis della legge sul diritto d'autore è stato introdotto con l'art.10 del decreto legislativo del 29 dicembre 1992, emanato in attuazione della Direttiva 91/250/CEE. Tale normativa (in particolare l'articolo 1 del decreto citato) ha riconosciuto, ai programmi per elaboratore il valore di opere letterarie ed artistiche e la conseguente meritevolezza della tutela offerta dalla Legge n°633 del 1941.
Non è questa la sede appropriata per soffermarsi a riflettere sulla scelta operata dal Legislatore Italiano (uniforme d'altro canto a "quella di numerosissimi altri Stati), preceduta comunque da una oramai consolidata giurisprudenza di legittimità e, in parte, dei giudici di merito univoche nel riconoscere ai programmi per elaboratore lo status di opera dell'ingegno, e ad apprestarne la conseguente tutela (per tutte si richiamano: Pretura Pisa 11 -4- 1984 e Corte di Cassazione, terza sezione, 24-11-1986). Si appalesa peraltro la necessità di soffermarsi sugli aspetti penalistici della norma incriminatrice.
L'articolo 171 bis citato evidenzia, al pari delle fattispecie individuate dall'articolo 171, una chiara finalità sanzionatoria, di ulteriore tutela dell'opera dell'ingegno già dettagliatamente regolamentata dalle norme privatistiche. Con la sanzione penale si cristallizzano e si ribadiscono i valori già attribuiti dall'ordinamento alle opere dell'ingegno ed ai diritti su di esse spettanti ai Loro autori.
L'articolo in questione ha la marcata finalità di garantire al titolare del programma i vantaggi economici che derivano dalla sua commercializzazione in contrasto netto e conflittuale con il diffuso fenomeno del commercio clandestino di programmi duplicati e contraffatti (il cosiddetto campo dei computer crimes).
differenti condotte materiali punibili. L'articolo 171 bis individua le condotte sanzionabili nel duplicare programmi a scopo di lucro o (sapendo o avendo motivo di sapere che si tratta di copie illecitamente riprodotte) nell'importare, distribuire, detenere a scopo commerciale, nel concedere in locazione programmi o strumenti atti ad eludere i locks ossia i sistemi di protezione degli stessi software.
Appare utile ad un inquadramento generale della norma porre in luce che le condotte consistenti nel duplicare i Programmi a fine di lucro e nel detenere programmi abusivamente riprodotti a scopo commerciale costituiscono con certezza, sotto il profilo della condotta, un'anticipazione del momento consumativo del reato rispetto alle altre fattispecie individuate (importazione, vendita, distribuzione e locazione) esse sono in realtà inquadrabili come reati di pericolo, senza danno effettivo per il legittimo proprietario- produttore dell'opera e presentano dalle condotte di per sé non offensive in concreto degli interessi tutelati dalla norma. La duplicazione e la detenzione acquistano rilievo penale in tanto in quanto siano finalizzate rispettivamente al lucro ed alla commercializzazione. Tali condotte sono pertanto sanzionate solo se sorrette dal dolo specifico indicato. In particolare deve ritenersi che, di per se, la duplicazione del programma non solo non assurge in alcun modo a fatto penalmente rilevante, ma è senza dubbio consentita dalla normativa attuale in tema di diritto d'autore.
Ciò si ricava in primo luogo dall'art. 5 D.1.GS. n° 518/92 che, nell'introdurre l'art. 64 ter della L. n°633/1941, al secondo comma dello stesso non consente che si imponga al compratore il divieto di effettuare una copia di riserva del programma stesso. Ma ancor meglio si evince dall'articolo 68 della L 633/1941 che permette, ed anzi indica come libera la riproduzione di singole opere o loro parti per uso personale dei lettori (rectius fruitori) con il limite del divieto di spaccio al pubblico di tali beni onde logicamente evitare la lesione dei diritti di utilizzazione economica spettanti al titolare del diritto sul l'opera
Si può pertanto escludere che violi la fattispecie citata il soggetto, pubblico o privato che detenga per utilizzarla una copia abusivamente duplicata del programma L'elemento che rende invece penalmente illecita la duplicazione è dato dal fine di lucro, dalla volontà diretta specificamente a lucrare dalla riproduzione. Deve infatti garantirsi al titolare dei diritti sull'opera il vantaggio esclusivo di mettere in commercio il programma, e quindi di lucrarvi (articolo 17 Legge sul diritto d'autore) senza dover patire e subire danni da illecite concorrenze.
Invero il fine di lucro connota tutte le fattispecie focalizzate dall'art. 171 bis, ma il suo significato dev'essere chiarito.Il termine lucro indica esclusivamente un guadagno patrimoniale ossia un accrescimento patrimoniale consistente nell'acquisizione di uno o piu' beni; esso non coincide in linea di principio con il termine profitto, che ha un significato ben più' ampio. Il profitto può implicare sia il lucro: quindi l'accrescimento effettivo della sfera patrimoniale, che la mancata perdita patrimoniale ossia il depauperamento dei beni di un soggetto. In altri termini nel profitto può rientrare anche la mancata spesa che un soggetto dovrebbe, per ipotesi, affrontare per ottenere un bene. Il lucro costituisce solo ed esclusivamente l'accrescimento positivo del patrimonio; il profitto anche la sola non diminuzione dello stesso.
Alla luce di quanto riportato si può concludere sostenendo che _________, che svolgeva attività relativa ad accertamenti catastali su immobili (come si legge dal verbale che indica che nella sua banca dati v'erano migliaia di visure catastali) nel duplicare le copie del programma OFFICE della Microsoft e con l'utilizzarle esclusivamente per la sua attività non era mossa da fini di lucro, ma eventualmente di profitto, consistente nell'evitare la spesa necessaria ad acquistare le altre due copie del programma e pertanto non ha violato la fattispecie contenuta nella norma incriminatrice, perché nella condotta dalla stessa tenuta non è ravvisabile il fine di lucro.
_________ dev'essere assolt_ perchè il fatto non costituisce reato, ferma restando la sua responsabilità sotto altri profili diversi da quello penalistico.