Source: https://www.olir.it/documenti/ordinanza-11-maggio-2018-n-11553/
Timestamp: 2020-01-26 03:21:32+00:00
Document Index: 84152010

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2909', 'art. 324', 'art. 111', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 2909', 'sentenza ', 'art. 708', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 191', 'art. 143', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Ordinanza 11 maggio 2018, n.11553 - Olir
Ordinanza 11 maggio 2018, n.11553
Matrimonio, Delibazione, Separazione personale e divorzio
Divorzio, Delibazione, Assegno, Statuizioni economiche, Giudicato
Le statuizioni economiche prese durante la separazione decadono con la delibazione della nullità del matrimonio, mentre permane l’assegno divorzile se il pronunciamento del tribunale ecclesiastico interviene dopo la sentenza di divorzio passato in giudicato.
1.2. Per quanto di interesse in questa sede, la corte partenopea, con il Decreto 27 giugno/4 luglio 2014, oggi impugnato, dopo avere rilevato che il primo giudice aveva fatto "un non corretto richiamo a quella giurisprudenza relativa al diverso caso di pronuncia di nullità sopravvenuta prima del passaggio in giudicato della sentenza di separazione o di divorzio", affermò (cfr. pag. 3) che "il problema dei rapporti tra la delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio e l'anteriore giudicato di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario (e ciò vale anche per la sentenza che ha pronunciato la separazione sul presupposto pacifico della validità del vincolo) è stato affrontato… dalla Corte di Cassazione in due occasioni ed in entrambi i casi la Corte regolatrice è giunta alla conclusione che, una volta formatosi il giudicato sulla sentenza che attribuisce il diritto all'assegno divorzile (ovvero il diritto all'assegno di mantenimento a favore del coniuge separato), il sopravvenire della dichiarazione di nullità del matrimonio non può determinare
2.1. Con esso, rubricato "violazione e falsa applicazione degli artt. 708 e 710 c.p.c., in relazione all'art. 2909 c.c. e art. 324 c.p.c., ai sensi dell'art. 111 Cost., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3", si contesta alla corte territoriale di aver utilizzato una pronuncia di legittimità che, però, aveva esaminato la questione del giudicato formatosi su statuizioni economiche adottate nell'ambito di un giudizio avente ad oggetto la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, e non una sua fase transitoria o interlocutoria, quale è quella della separazione. Al contrario, assume il ricorrente che: 1) "bisogna piuttosto fare riferimento a quella costante giurisprudenza di legittimità secondo cui, "resa esecutiva la sentenza della giurisdizione ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio, in pendenza della causa di separazione dei coniugi, e venuto perciò meno il vincolo matrimoniale, viene di conseguenza meno il potere-dovere del giudice di statuire in ordine all'assegno di mantenimento in favore del coniuge separato… e restano nella specie anche travolte le decisioni adottate sul punto nei precedenti gradi di giudizio…"" (cfr. pag. 4 del ricorso); 2) il problema, nel caso di cui si discute, non è il rapporto tra le due giurisdizioni, civile ed ecclesiastica, quanto ciò che, invece, attiene agli effetti (all'efficacia) del giudicato, ai sensi dell'art. 2909 c.c.. La sentenza di delibazione della pronuncia ecclesiastica di nullità del matrimonio fa stato tra le parti ed assume l'autorità di cosa giudicata che preclude ogni altra pronuncia con essa contrastante; al contrario, le statuizioni richieste ex art. 708 c.p.c. appaiono prive di qualsiasi attitudine al giudicato formale e sostanziale, costituendo provvedimenti meramente provvisori ed esecutivi e destinati, pertanto, a risultare travolti e caducati dinanzi alla delibazione, e cioè alla intervenuta efficacia della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario nello Stato Italiano" (cfr. pag. 6 del ricorso).
3.3.3. Diversamente, una volta sciolto il matrimonio civile o cessati gli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio religioso, – sulla base dell'accertamento giudiziale, passato in giudicato, che "la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita per l'esistenza di una delle cause previste dalla L. n. 898 del 1970, art. 3 (se ne vedano anche gli artt. 1 e 2, mai modificati, nonchè artt. 4, commi 12 e 16) – il rapporto matrimoniale si estingue definitivamente sia sul piano dello status personale dei coniugi, i quali devono essere considerati, da allora in poi, "persone singole", sia dei loro rapporti economico patrimoniali (art. 191 c.c., comma 1) e, in particolare, del reciproco dovere di assistenza morale e materiale (art. 143 c.c., comma 2), fermo, ovviamente, in presenza di figli, l'esercizio della responsabilità genitoriale, con i relativi
3.4. Le fin qui descritte differenze tra gli effetti della separazione e quelli dello scioglimento del matrimonio civile o della cessazione degli effetti civili di quello religioso, nonchè tra l'assegno di mantenimento accessorio alla pronuncia concernente la prima e le statuizioni economiche adottate nell'ambito di un giudizio avente ad oggetto la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario, non consentono, allora, di poter equiparare come, invece, ha ritenuto di poter fare, nella specie, la corte territoriale – gli effetti della intervenuta efficacia della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario nello Stato Italiano sul giudicato riguardante le statuizioni economiche adottate nell'ambito di un giudizio avente ad oggetto la cessazione degli effetti civili di detto matrimonio e su quello afferente le statuizioni economiche accessorie al provvedimento di
3.4.3. E' innegabile, però, che il vincolo matrimoniale venga meno anche – ed eventualmente ancor prima della definitiva decisione concernente il divorzio, se rispetto ad essa anteriore – allorquando sia resa efficace nello Stato Italiano, attraverso il relativo procedimento di delibazione, la sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario, e ciò pur tenendosi conto della differenza tradizionalmente esistente tra tali pronunce: quella di nullità del matrimonio operante in presenza di vizi originari, relativi all'atto di matrimonio, quella di divorzio presupponente vizi sopravvenuti, incidenti sul rapporto coniugale.
3.4.4. Ne deriva, allora, del tutto plausibilmente, che, a fronte del travolgimento del presupposto (permanenza del vincolo coniugale) dell'assegno di mantenimento conseguente alla sopravvenienza della dichiarazione ecclesiastica di nullità originaria di quel vincolo, non possono resistere le statuizioni economiche, relative al rapporto tra i coniugi, contenute nella sentenza di loro separazione, benchè divenuta cosa giudicata, apparendo irragionevole – così dovendosi escludere qualsivoglia violazione del principio dell'intangibilità del giudicato – che possano sopravvivere pronunce accessorie al venir meno della pronuncia principale dalla quale queste dipendono. Prova ne sia che, ove intervenisse una dichiarazione di nullità di quel vincolo ai sensi della normativa civile, non vi sarebbe luogo a statuizioni corrispondenti a quelle previste in sede di separazione personale, in quanto, in simile ipotesi, il legislatore ritiene che la disciplina dei rapporti economici trovi la sua sede adeguata nel cd. matrimonio putativo.