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Timestamp: 2018-12-13 14:10:37+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 26', 'art. 6', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 10', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 25', 'art. 2', 'art. 25', 'art. 25', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6']

Modello di Organizzazione Gestione e Controllo ex D.Lgs. n. 231/ PDF
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Fausta Castaldo
1 Studio Bolzoni Modello di Organizzazione Gestione e Controllo ex D.Lgs. n. 231/2001
2 Introduzione Il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 ha introdotto nell ordinamento italiano la responsabilità degli enti per gli illeciti conseguenti alla commissione di un reato. Si tratta di un sistema di responsabilità autonomo, caratterizzato da presupposti e conseguenze distinti da quelli previsti per la responsabilità penale della persona fisica. In particolare, l ente può essere ritenuto responsabile se, prima della commissione del reato da parte di un soggetto ad esso funzionalmente collegato, non aveva adottato ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e gestione idonei a evitare reati della specie di quello verificatosi. Quanto alle conseguenze, l accertamento dell illecito previsto dal decreto 231 espone l ente all applicazione di gravi sanzioni, che ne colpiscono il patrimonio, l immagine e la stessa attività. Accertamento del reato Reato previsto dal D.Lgs. 231 SI Reato commesso da soggetto apicale o sottoposto nell interesse/ vantaggio dell ente SI Il Modello è idoneo? NO Sanzioni per l ente NO SI NO Azione penale a carico dell autore del reato (persona fisica) No sanzioni per l ente
3 Introduzione E di fondamentale importanza che l impresa compia una seria e concreta opera di implementazione delle misure adottate nel proprio contesto organizzativo. Il modello non deve rappresentare un adempimento burocratico, ma deve vivere nell impresa, aderire alle caratteristiche della sua organizzazione, evolversi e cambiare con essa. Non è oggetto di certificazione. In ogni caso il giudizio circa la concreta implementazione ed efficace attuazione del modello stesso è rimesso alla valutazione del giudice.
4 I destinatari Il decreto 231 indica come destinatari gli enti forniti di personalità giuridica, le società fornite di personalità giuridica e le società e le associazioni anche prive di personalità giuridica (art. 1, comma 2). La disciplina, invece, non si applica allo Stato, agli enti pubblici-territoriali, agli altri enti pubblici non economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale (art. 1, comma 3). Nella platea dei destinatari del decreto figurano anche società di diritto privato che esercitino un pubblico servizio e società controllate da pubbliche amministrazioni. (s.p.a. a partecipazione mista pubblicoprivata) Il decreto 231 può applicarsi solo ai soggetti collettivi
5 I soggetti coinvolti responsabili Persone (apicali) che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o direzione dell ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale e che svolgono, anche di fatto, la gestione e il controllo dell ente stesso. Persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza dei soggetti apicali. L ente può essere ritenuto responsabile dell illecito se il reato è stato commesso nel suo interesse o a suo vantaggio. Nel caso sussista l interesse dell ente, sia pure parziale o marginale, l illecito dipendente da reato si configura anche se non si è concretizzato alcun vantaggio. Inoltre la responsabilità può ricorrere anche se il delitto presupposto si configura nella forma del tentativo (art. 26, decreto 231) Per i reati in materia di salute, sicurezza e ambiente l interesse o vantaggio dovrebbero piuttosto riferirsi alla condotta inosservante delle norme cautelari (esempio nel risparmio di costi per la sicurezza, sacrificando l adozione di presidi antinfortunistici).
6 Quando l ente non è responsabile L ente non è responsabile se dimostra che: - ha adottato ma anche efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e gestione idonei a impedire reati della specie di quello commesso (art. 6, comma 1, lett. a, decreto 231); - ha istituito un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e controllo, il quale abbia effettivamente vigilato sull osservanza dei modelli; - il reato è stato commesso per fraudolenta elusione dei modelli da parte del soggetto infedele - ha impedito volontariamente il compimento dell azione o la realizzazione dell evento
7 Reati Reati contro la Pubblica Amministrazione (artt. 24 e 25 del Decreto); Reati di criminalità informatica e trattamento illecito di dati introdotti nel Decreto dalla Legge n. 48/2008 (art. 24-bis); Reati di criminalità organizzata introdotti nel Decreto dalla Legge n. 94/2009 (art. 24-ter); Reati in materia di falsità in monete, in carte di pubblico credito, in valori di bollo e in strumenti o segni di riconoscimento, introdotti nel Decreto dalla Legge n. 409/2001 e modificati con Legge n. 99/2009 (art. 25-bis); Delitti contro l industria e il commercio, introdotti nel Decreto dalla Legge n. 99/2009 (art. 25-bis 1); Reati societari, introdotti dal D.Lgs. n. 61/2002 e modificati dalla Legge n. 262/2005 e dalla Legge n. 190/2012 (art. 25-ter); Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell ordine democratico, introdotti nel Decreto dalla Legge n. 7/2003 (art. 25-quater); Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili, introdotti nel Decreto dalla Legge n. 7/2006 (art. 25-quater 1); Delitti contro la personalità individuale introdotto dalla Legge n. 228/2003 e modificati con la Legge n. 38/2006 (art. 25-quinquies); Abusi di mercato, introdotti nel Decreto dalla Legge n. 62/2005 e modificati dalla Legge n. 262/2005 (art. 25-sexies);
8 Reati Reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme infortunistiche e sulla tutela dell igiene e della salute sul lavoro introdotti nel Decreto dalla Legge n. 123/2007 (art. 25-septies); Reati transnazionali richiamati dall art. 10 della Legge n. 146/2006, recante Ratifica ed esecuzione della Convenzione e dei Protocolli delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001 ; Reati in materia di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita introdotti nel Decreto dal D.Lgs. n. 231/2007 (art. 25-octies); Delitti in materia di violazione del diritto d autore, introdotti nel Decreto dalla Legge n. 99/2009 (art. 25- novies); Reato di induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all autorità giudiziaria introdotto nel Decreto dalla Legge n. 116/2009 (art. 25-decies); Reati in materia di tutela dell ambiente, introdotti dal D.Lgs. n. 121/2011, art. 2, commi 2 e seguenti (art. 25-undecies); Impiego di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare, introdotto nel decreto dal D.Lgs. n. 109/2012 (art. 25-duodecies).
9 Sanzioni Sanzioni pecuniarie La determinazione delle sanzioni pecuniarie irrogabili ai sensi del decreto 231 si fonda su un sistema di quote. La legge determina un numero minimo e massimo di quote: non può mai essere inferiore a cento e superiore a mille. L importo delle singole quote può oscillare tra un minimo di circa 258 euro a un massimo di circa 1549 euro. Il giudice determina il numero di quote commisurandolo alla gravità del fatto. Determina l importo delle singole quote in base alle condizioni economiche e patrimoniali dell ente. Confisca Nei confronti dell ente è sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del prezzo o del profitto del reato o somme di denaro, beni, o altre utilità di valore equivalente.
10 Sanzioni Sanzioni interdittive Quando previsto dalla legge il giudice penale può applicare le sanzioni interdittive (particolarmente afflittive). Possono consistere: nell'interdizione dall'esercizio dell'attività; nella sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell'illecito; nel divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio; nell'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi; nel divieto di pubblicizzare beni o servizi. Pubblicazione della sentenza di condanna Il giudice può anche disporre la pubblicazione della sentenza di condanna, misura capace di recare un grave impatto sull immagine dell ente.
11 Modello Mappatura Individuazione e descrizione dei processi/attività (con revisione periodica esaustiva di tutta la realtà aziendale), con l obiettivo di individuare le aree che, in ragione della natura e delle caratteristiche delle attività effettivamente svolte, risultano interessate dal potenziale compimento di taluno dei reati contemplati dalla norma. Mappatura potenziali illeciti Analisi dei potenziali rischi riguardo alle possibili modalità attuative dei reati nelle diverse aree aziendali dove in particolare si documenta come le fattispecie di reato possono essere attuate rispetto al contesto operativo interno ed esterno in cui opera l azienda.
12 Modello Descrizione e aggiornamento del sistema di controllo Il sistema di controlli preventivi deve essere tale da garantire che i rischi di commissione dei reati, siano ridotti ad un livello accettabile. Si tratta, in sostanza, di progettare quelli che il decreto 231 definisce specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l attuazione delle decisioni dell ente in relazione ai reati da prevenire. Quindi mediante la gap analysis si adeguano i controlli preesistenti al fine di portare ogni rischio ad un livello di accettabilità. Nota: il rischio è accettabile quando il sistema di prevenzione è tale da non poter essere aggirato se non fraudolentemente
13 Modello Sistema di controllo 1 livello di controllo: definisce e gestisce i controlli cosiddetti di linea, insiti nei processi operativi, e i relativi rischi. È svolto generalmente dalle risorse interne della struttura, sia in autocontrollo da parte degli operatori 2 livello di controllo: è svolto da strutture tecniche aziendali competenti in materia e indipendenti da quelle del livello precedente, nonché dal settore di lavoro sottoposto a verifica. 3 livello di controllo: è effettuato dall Internal Audit, che fornisce assurance, ovvero valutazioni indipendenti sul disegno e sul funzionamento del complessivo Sistema di Controllo Interno, accompagnato da piani di miglioramento definiti in accordo con il Management. E tipico di organizzazioni più strutturate e di dimensioni medio-grandi, Principi di controllo - Ogni operazione, transazione, azione deve essere: verificabile, documentata, coerente e congrua. - Nessuno può gestire in autonomia un intero processo - I controlli devono essere documentati
14 Codice etico L adozione di principi etici rilevanti ai fini della prevenzione dei reati 231 costituisce un elemento essenziale del sistema di controllo preventivo. Tali principi possono essere inseriti in un codice etico o di comportamento. I codici etici contengono l insieme dei diritti, dei doveri e delle responsabilità dell ente nei confronti dei portatori d interesse. Hanno l obiettivo di raccomandare, promuovere o vietare determinati comportamenti, indipendentemente da quanto previsto a livello normativo, e possono prevedere sanzioni proporzionate alla gravità delle eventuali infrazioni commesse. L ente deve valutare, con riguardo ad ogni singola fattispecie di reato cui si applica il decreto 231, quale sia il rischio specifico di commettere quel determinato reato ed introdurre principi etici ad hoc.
15 Organismo di vigilanza Elemento indispensabile per l efficacia esimente del modello, ha i seguenti compiti: vigilanza sull effettività del modello, cioè sulla coerenza tra i comportamenti concreti e il modello istituito; esame dell adeguatezza del modello, ossia della sua reale - non già meramente formale - capacità di prevenire i comportamenti vietati; analisi circa il mantenimento nel tempo dei requisiti di solidità e funzionalità del modello; cura del necessario aggiornamento in senso dinamico del modello attraverso: suggerimenti e proposte di adeguamento rivolti alla funzione del Personale e Organizzazione o all Amministratore, o, nei casi di maggiore rilevanza al Consiglio di Amministrazione; follow-up delle verifiche dell attuazione e dell effettiva funzionalità delle soluzioni proposte. Caratteristiche Autonomia ed indipendenza Professionalità Continuità di azione
16 Vantaggi per l ente L Ente che ha adottato ed efficacemente attuato, modelli di organizzazione, gestione e controllo conformi a quanto disposto dal D.Lgs. 231, in caso di reato non è responsabile dell illecito commesso. In particolare vale per: Reati in generale Reati in materia di tutela della salute e della sicurezza sul lavoro Reati in materia di tutela dell ambiente In definitiva la corretta adozione del Modello ai sensi del D.Lgs. 231, supera qualsiasi altra certificazione di sistema integrato (qualità, sicurezza e ambiente) in quanto in caso di reato accertato, alla valutazione del giudice, le eventuali certificazioni ottenute dall ente possono dimostrare una certa propensione all uso di regole e controlli ma è solo l efficace attuazione del modello 231, confermata dal giudice, che esime l ente dalle responsabilità dell illecito commesso, quindi dalle sanzioni previste.
17 Riferimenti e Contatti "Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle" Denis Waitley Ing. Alberto Bolzoni Management Consultant Via D. Bertarione, Ivrea (TO) cell
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