Source: https://www.comune.bolzano.it/events_detail.jsp?ID_EVENT=3905&IDAREA=119&GTEMPLATE=vivere_home.jsp
Timestamp: 2020-02-25 22:02:45+00:00
Document Index: 137071122

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'sentenza ']

Città di Bolzano - "La bellezza della Costituzione e il nodo delle riforme: Senato delle autonomia, titolo quinto, art. 11 e difesa non armata"
> "La bellezza della Costituzione e il nodo delle riforme: Senato delle autonomia, titolo quinto, art. 11 e difesa non armata"
"La bellezza della Costituzione e il nodo delle riforme: Senato delle autonomia, titolo quinto, art. 11 e difesa non armata"
Aula C2.01 - Ore 18.00 (ingresso libero)
Quali ricadute possono avere le riforme che si stanno discutendo in parlamento sul versante della pace e sulla tenuta degli assetti democratici nati con quella grande azione politica che fu la Costituente? Uomini e donne usciti dal flagello della guerra, uniti insieme nella lotta e nella resistenza ai totalitarismi che hanno insanguinato il Novecento, hanno scritto i principi fondanti la nostra repubblica in quella che molti definiscono la Costituzione più bella del mondo. C'è tutto: l'uguaglianza, la parità, il primato del lavoro, lal solidarietà, la cura verso i poveri, il ripudio della guerra, l'alternativa di una difesa non armata. E pi ci sono gli assetti dello stato, l'organizzazione della macchina e le funzioni degli organi di controllo. Insomma, lo stato.
Per discutere sul tema Costituzione, riforme e pace, il Centro per la pace ha organizzato un incontro martedì 20 maggio alle ore 18 nell'aula C2.01 della Libera università di Bolzano con il noto costituzionalista Alessandro Pace e con il coordinatore nazionale di Pax Christi don Renato Sacco. Tema dela dialogo fra questi due ospiti sarà: "La bellezza della Costituzione e il nodo delle riforme: Senato delle autonomia, titolo quinto, art. 11 e difesa non armata".
Come non ricoprdare gli uomini e le donne che hanno partecipato alla fase costituente, alcuni sono dei simboli della pace e della convivenza civile, da Dossetti a La Pira, da Aldo Moro a Giuseppe Lazzatti, da Teresa Mattei a Laura Bianchini...
Da trent'anni ormai si parla di riforme costituzionali, di revisione del titolo quinto, di ristrutturazione del bicameralismo, di revisione della carta costituzionale. Cambiano i governi e i nodi delle riforme sono sempre quelli. E come non ricordare l'ultimo, disperato appello di Giuseppe Dossetti affinché non si tocasse la carta costituzionale per evitare che l'impalcatura che l'ha resa così bella, così invidiavile davanti al mondo, crollasse aprendo la strada a derive democratiche e a rischi di rappresentanza politica? E ciò ha effettive ricadute anche sul tema della pace, in un momento storico dove l'articolo 11 che afferma il "ripudio della guerra" viene svuotato da partecipazioni a conflitti in varie parti del mondo e da arsenali militari e invesdtimenti in armi che nulla hanno a che vedere con il rifiuto della guerra e con la difesa nonviolenta.
Così interviene Raniero La Valle, referente dei Comitati Dossetti: ".... Si dovrebbe invece rovesciare lo sguardo. Invece di un Senato di ex province, di campanili, di regioni e di notabili di nomina quirinalizia, una grande riforma sarebbe quella che desse vita a un senato dei popoli, che proiettasse l'Italia oltre la dimensione nazionale ed europea, e la facesse promotrice di una Costituzione mondiale tesa a realizzare "un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni". Questo è un obbligo costituzionale derivante alla Repubblica dall'art. 11 della Carta;: e quest'obbligo, benché abbia ispirato e suscitato straordinarie iniziative ed eseprienze dal basso, sia di movimenti popolari che di Enti locali, non ha ancora trovato un organo istituzionale che lo assuma e lo onori".
Fra le varie riforme, quella che crea una certa apprensione per la rappresentanza democratica è la riforma del senato. Infatti, con sentenza n. 1 del 2014 la Corte Costituzionale ha dichiarato - com'è noto - incostituzionale la legge elettorale n. 270 del 2005 (il cosiddetto Porcellum). Di qui la necessità per il Parlamento di approvare, in tempi brevi, una nuova legge elettorale che recepisca i rilievi della Corte. Il disegno della nuova legge elettorale, presentato dal Governo, è stato approvato a tutt'oggi dalla sola Camera dei Deputati. Parallelamente e in connessione è stata avviata, su iniziativa del Governo, la procedura di revisione della Carta costituzionale con l'obbiettivo - tra l'altro - di trasformare il Senato della Repubblica in Senato delle Autonomie. Sull'attuale bicameralismo paritario che, fin dalle sue origini, caratterizzò il nostro Parlamento, pressoché unanimi sono i giudizi critici espressi da costituzionalisti e politici. Altrettanto unanime pertanto la volontà di porre rimedio alle disfunzioni e alle lungaggini nell'approvazione delle leggi che, nel corso degli anni, questo sistema cosiddetto "perfetto" ha chiaramente manifestato. Pure sulla necessità di ridurre il numero dei parlamentari e le rispettive indennità, notoriamente superiori a quelle riconosciute ai colleghi degli altri paesi europei, si sono dichiarati concordi tutti i partiti. Le posizioni di giuristi e politici e i relativi intenti riformatori divergono invece quando poi si tratta di ridefinire concretamente funzioni e composizione di ciascuna delle due Camere. Per quanto riguarda poi il Senato le linee di riforma sono le più varie, non escluso l'orientamento di alcuni che, favorevoli al monocameralismo, ne propongono addirittura l'abolizione. Ora, mentre non sussistono dubbi sulla necessità (richiamata dalla stessa Consulta) che sia l'attuale Parlamento a discutere e approvare sollecitamente la nuova legge elettorale, fondati dubbi si nutrono sul fatto che le stesse Camere, giuridicamente delegittimate dalla suddetta sentenza, possano addirittura modificare gli organi costituzionali e con essi la vigente forma dello Stato e del Governo Nei prossimi mesi il dibattito sarà sicuramente vivace. Considerata la straordinaria importanza delle riforme in questione, è auspicabile che su di esse si apra la più ampia discussione pubblica, non limitata alle sole segreterie dei partiti politici.
Alessandro Pace ha insegnato diritto costituzionale e altre materie giuridiche nelle università di Cagliari, Modena, Firenze e a "La Sapienza" di Roma, di cui è ora professore emerito. E' stato tra i fondatori dell'Associazione italiana dei costituzionalisti, di cui è stato anche Presidente. Direttore della rivista scientifica "Giurisprudenza costituzionale"; iscritto nell'albo speciale dei patrocinatori dinanzi alle supreme giurisdizioni, è autore di oltre 250 pubblicazioni in materia di teoria della costituzione, di diritti fondamentali, di fonti del diritto, di giustizia costituzionale e di diritto parlamentare.
Don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, attivo in azioni di pace anche in campo internazionale, attivo nei comitati contro l'exort delle armi.