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Timestamp: 2020-08-15 20:51:11+00:00
Document Index: 53067391

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 295', 'art. 39', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 360', 'art. 1', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 1']

Sentenza Cassazione Civile n. 28245 del 04/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 28245 del 04/11/2019
Cassazione civile sez. VI, 04/11/2019, (ud. 09/07/2019, dep. 04/11/2019), n.28245
sul ricorso 24676-2018 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona dei Direttore pro
avverso la sentenza n. 733/22/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
05/03/2018;
partecipata del 09/07/2019 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO
Con la sentenza indicata in epigrafe, la Commissione tributaria regionale della Puglia – sezione staccata di Lecce – rigettò l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate nei confronti di M.S. avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Lecce, che aveva accolto il ricorso proposto dal contribuente avverso avviso di accertamento, con il quale l’allora Agenzia del Territorio, all’esito del procedimento sulla revisione del classamento delle unità immobiliari site in microzone comunali per le quali si era rilevato un significativo scostamento tra il rapporto: valore medio di mercato/valore medio catastale della singola microzona e l’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali, in applicazione della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, aveva notificato all’intestatario catastale indicato in epigrafe la rideterminazione della classe di merito e della rendita catastale.
1. Con il primo motivo la ricorrente Amministrazione finanziaria denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 295 c.p.c. e del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 39, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, avendo la sentenza impugnata erroneamente omesso di disporre la sospensione del processo, in considerazione della pendenza di altro giudizio dinanzi al Consiglio di Stato, riguardante la revisione di classamento di unità immobiliari ubicate nelle microzone (OMISSIS) del territorio comunale di Lecce, per le quali era stato rilevato lo scostamento significativo.
2. Con il secondo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamentando l’erroneità della decisione impugnata laddove ha ritenuto l’avviso di classamento privo d’idonea motivazione, avendo dato l’atto conto delle ragioni che hanno giustificato, nello specifico, il riclassamento effettuato.
3. Con il terzo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 311 del 2004, art. 1, comma 335, nonchè degli artt. 3 e 53 Cost., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, assumendo che la CTR avrebbe omesso di considerare che la norma in questione sarebbe stata volta a rendere uniforme il mancato aggiornamento delle rendite catastali, attenuando le sperequazioni fiscali all’interno di uno stesso Comune, così consentendo la revisione massiva dei classamenti degli immobili ivi ubicati; sarebbe dunque incorsa in errore di diritto la sentenza impugnata nella parte in cui, ai fini del soddisfacimento dell’obbligo motivazionale dell’avviso di accertamento impugnato, aveva ritenuto necessario che gli atti dovessero pur sempre tener conto dei fattori edilizio posizionali propri dell’unità immobiliare.
4.2. In particolare quando si tratta di un mutamento di rendita inquadrabile nella revisione del classamento delle unità immobiliari private site in microzone comunali ai sensi della L. 30 dicembre 2004, n. 311, art. 1, comma 335, la ragione giustificativa non è la mera evoluzione del mercato immobiliare, nè la mera richiesta del Comune, bensì l’accertamento di una modifica nel valore degli immobili presenti nella microzona, attraverso le procedure previste dal successivo comma 339 ed elaborate con la determinazione direttoriale del 16 febbraio 2005 (G.U. n. 40 del 18 febbraio 2005), cui sono allegate linee guida definite con il concorso delle autonomie locali. Nello specifico, l’intervento è possibile nelle microzone “per le quali il rapporto tra il valore medio di mercato (…) e il corrispondente valore medio catastale si discosta significativamente dall’analogo rapporto relativo all’insieme delle microzone comunali” (comma 335). Per il D.P.R. 23 marzo 1998, n. 138, art. 2, comma 1, la microzona è una porzione del territorio comunale, spesso coincidente con l’intero Comune, che presenta omogeneità nei caratteri di posizione, urbanistici, storico-ambientali, socioeconomici, nonchè nella dotazione dei servizi e infrastrutture urbane; in ciascuna microzona le unità immobiliari sono uniformi per caratteristiche tipologiche, epoca di costruzione e destinazione prevalenti. Questo insieme di disposizioni ribadisce e presuppone che il singolo classamento debba avvenire mediante l’utilizzo e la modifica del reticolo di microzone, avente portata generale in ambito comunale. Si tratta di atti amministrativi, non dissimili da altri di valenza urbanistica e di natura pianificatoria o programmatoria per la P.A., essendo volti a risolvere specifici problemi tecnico-estimativi posti in astratto dall’ordinamento fiscale e destinati ad operare nei confronti di una generalità indeterminata di destinatari, individuabili solo ex post.
4.3. Sul punto la Corte delle Leggi, nel convalidare la legittimità del peculiare strumento introdotto con la legge finanziaria 2005, (C. Cost., primo dicembre 2017, n. 249), afferma che la scelta fatta dal legislatore con il censurato comma 335 non presenta profili d’irragionevolezza. La decisione di operare una revisione del classamento per microzone si basa sul dato che la qualità del contesto di appartenenza dell’unità immobiliare rappresenta una componente fisiologicamente idonea ad incidere sul valore del bene, tanto che il fattore posizionale già costituisce una delle voci prese in considerazione dal sistema catastale in generale. Può quindi ritenersi non irragionevole che l’accertamento di una modifica del valore degli immobili presenti in una determinata microzona abbia una ricaduta sulla rendita catastale. Il conseguente adeguamento, proprio in quanto espressione di un’accresciuta capacità contributiva, è volto in sostanza ad eliminare una sperequazione esistente a livello impositivo (p.7.2). Peraltro la natura e le modalità dell’operazione enfatizzano l’obbligo di motivazione in merito agli elementi che hanno, in concreto, interessato una determinata microzona, così incidendo sul diverso classamento della singola unità immobiliare; obbligo che, proprio in considerazione del carattere “diffuso” dell’operazione, deve essere assolto in maniera rigorosa in modo tale da porre il contribuente in condizione di conoscere le concrete ragioni che giustificano il provvedimento (p. 7.3).
Nella specie mancano proprio quei dati primigeni ed essenziali del peculiare procedimento valutativo delineato dal comma 335 e dalle fonti normative integrative, apprestandosi da parte del fisco un compendio motivazionale affidato a formule stereotipate e di stile, se non meramente riproduttive di precetti normativi. Il che dà luogo a una motivazione sostanzialmente figurativa e praticamente apparente, che, nel caso specifico, non può nemmeno essere etero-integrata con riferimento ad elementi resi comunque disponibili ovvero conoscibili (L. 7 agosto 1990, n. 241, art. 3, comma 3), attesa la laconicità della presupposta determinazione direttoriale del 28 novembre 2010 (G.U., n. 286 del 07/12/2010; v. L.fin. 2008, art. 1, comma 361). Il vizio motivazionale dell’atto impugnato è, dunque, genetico e di per se stesso di gravità tale da invalidarlo nella sua interezza.
4.6. Quanto sopra, essendo addirittura l’atto impugnato carente dei requisiti primari, consente di pervenire alla medesima conclusione di rigetto del ricorso erariale cui questa Corte è giunta in analoghe controversie relative alla revisione del classamento delle unità immobiliari ubicate nelle microzone (OMISSIS) del Comune di Lecce (cfr. Cass. sez. 6-5, ord. nn. 16629 e 16631, depositate il 25 giugno 2018; Cass. sez. 6-5, ord. nn. 17408, 17409, 17410, 17411, 17412 e 17413, depositate il 3 luglio 2018; Cass. sez. 6-5, ord. nn. 17203, 17204, 17205, 17206, 17207 e 17221, depositate il 2 luglio 2018); ciò senza che occorra approfondire la diversa prospettiva ermeneutica ivi seguita secondo diverse pronunce di questa Corte (v. Cass., sez. 6-5, ord. 3 marzo 2018, n. 17413; conf. Cass. sez. 5, 29 settembre 2017, n. 22900; Cass. sez. 6-5, 9 marzo 2015, n. 4712), sulla necessità di riscontri estimativi individualizzanti quando si procede all’attribuzione d’ufficio di un nuovo classamento ad un’unità immobiliare: riscontri, questi ultimi, ovviamente e pacificamente mancanti nell’atto impugnato.
7. Nulla va disposto quanto alla disciplina delle spese di lite, non avendo l’intimato svolto difese.
Così deciso in Roma, il 9 luglio 2019.
Depositato in Cancelleria il 4 novembre 2019