Source: http://documenti.camera.it/leg16/dossier/Testi/Am0221b.htm
Timestamp: 2019-11-12 17:07:05+00:00
Document Index: 9437672

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 22']

Camera dei deputati Dossier AM0221B [data]
Titolo: Documento di economia e finanza 2011 - Commissione Ambiente -Parte seconda Allegati
Serie: Documentazione e ricerche Numero: 221
AMBIENTE ECONOMIA NAZIONALE
FINANZA PUBBLICA INQUINAMENTO ATMOSFERICO
n. 221/0/8 parte seconda
Allegati al Documento di economia e finanza 2011
Stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra
Il 9° Allegato Infrastrutture
Preliminarmente, si ricorda che la presentazione dell’aggiornamento del Programma delle infrastrutture strategiche (PIS) costituisce adempimento dell’obbligo prescritto dall’articolo 1 della legge n. 443 del 2001 (cd. legge obiettivo).
In sede di prima applicazione della legge, il PIS è stato approvato con la delibera CIPE 21 dicembre 2001, n. 121, e, per gli anni successivi, l’elenco delle opere è stato integrato ed aggiornato per mezzo di un apposito allegato al DPEF, con l'indicazione dei relativi stanziamenti.
L’art. 10, comma 8, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, come modificato dalla legge 7 aprile 2011, n. 39, allo scopo di adeguare la programmazione economico-finanziaria nazionale a quella comunitaria nell’ambito del “semestre europeo”, dispone che, in allegato al Documento di economia e finanza (DEF), venga presentato il Programma delle infrastrutture strategiche (PIS) previsto dall'art. 1, comma 1, della L. 443/2001 (legge obiettivo) e lo stato di avanzamento relativo all'anno precedente.
Il 9° Allegato Infrastrutture al DEF illustra, preliminarmente, le proposte e le linee strategiche per la modernizzazione infrastrutturale del Paese - nel periodo di riferimento del Documento di economia e finanza - nel rispetto di quanto previsto dalla legge n. 42/2009 sul federalismo fiscale e dai relativi decreti attuativi[1] e del Programma nazionale di riforma (PNR).
L’Allegato ribadisce che al costo delle opere finanziate dal CIPE, pari a circa 132 miliardi di euro, corrisponde una copertura finanziaria di circa 72 miliardi di euro, dati riportati anche nell’ambito dell’azione Infrastrutture e sviluppo nella III sezione del DEF[2].
Alle pagg. da 8 a 10 l’Allegato sintetizza le finalità principali volte a garantire l’attuazione del Programma:
- appaltare e cantierare quanto approvato dal CIPE;
- ricorrere il più possibile alle convenzioni con le società concessionarie di reti autostradali, ai finanziamenti privati, ai fondi europei e al PPP;
- ottimizzare i tempi necessari al completamento delle attività procedurali che concludono l’istruttoria dei progetti;
- dare attuazione concreta al Piano casa, al Piano per l’edilizia scolastica, al Piano per l’edilizia carceraria e alle opere connesse al 1° stralcio del Programma delle opere piccole e medie;
- proseguire il processo di ricostruzione della città de L’Aquila e i lavori sugli edifici scolastici del territorio abruzzese;
- realizzare un processo di infrastrutturazione organica del Mezzogiorno con azioni mirate (Piano per il Sud);
- rendere coerente il processo di infrastrutturazione con le azioni a livello comunitario (in particolare, l’evoluzione del sistema delle reti TEN-T);
- definire un nuovo quadro di priorità alla luce delle nuove Intese Generali Quadro sottoscritte con tutte le regioni, che integreranno il quadro di priorità già presente nell’8°Allegato;
- individuare un set di indicatori, sulla base dei quali valutare la coerenza delle infrastrutture strategiche con il PNR[3].
Alle pagg. 10-11 vengono elencate sei aree di intervento, che illustrano le politiche infrastrutturali da intraprendere per la modernizzazione del Paese:
1) la portualità;
2) il trasporto aereo;
3) l’adeguamento della rete stradale al fine di migliorarne la sicurezza;
4) l’ambiente e l’energia attraverso l’investimento nelle connessioni di “ultimo miglio”;
5) l’organizzazione del trasporto collettivo;
6) il rilancio dell’offerta logistica.
A pag. 13 dell’Allegato, in coerenza con quanto prospettato dal Programma Nazionale di Riforma (PNR) del DEF, viene ricordato che il PIS, nell’ambito dell’azione Infrastrutture e Sviluppo, è riconducibile, tra le priorità dell’Annual Growth Survey – Indagine annuale sulla crescita, alla priorità di liberare le potenzialità del mercato unico e di attrarre capitale privato per finanziare la crescita, attraverso la rimozione dei vincoli allo sviluppo e la riduzione delle disparità regionali (priorità AGS n. 9). Sulla base di tali linee strategiche, le proposte programmatiche e progettuali tengono conto:
§ delle decisioni comunitarie che saranno prese entro giugno sull’evoluzione delle reti TEN;
§ dello stato di avanzamento di quanto definito nell’8° Allegato Infrastrutture alla DFP 2011-2013;
§ della fase di aggiornamento delle Intese Generali Quadro con le regioni;
§ dell’avanzamento del Piano per il Sud;
§ di quanto previsto dagli artt. 16 e 22 della L. 42/2009, compresa l’individuazione di indicatori infrastrutturali e di servizio connessi al PIS.
A pag. 16 viene sottolineato che, essendo ancora in corso la maggior parte delle attività elencate, l’adeguamento del PIS presentato dal 9° Allegato Infrastrutture èlimitato ad una conferma dei contenuti delle tabelle 1, 2 e 3 del precedente Allegato Infrastrutture[4] (approvato con la delibera CIPE n. 81 del 18 novembre 2010). Le citate tabelle 1-3 sono integrate con l’identificazione delle opere che confluiranno nel Piano per il Sud.
Viene altresì precisato che la completa identificazione delle opere del Piano per il Sud e le indicazioni, che verranno dalla nuova programmazione europea in ordine all’evoluzione delle reti Ten-T, indicazioni che saranno rese ufficiali entro giugno 2011, dovranno confluire nella Nota di aggiornamento del DEF, prevista dall’art. 10-bis della legge n. 196 del 2009 inserito dalla legge n. 39/2011, da presentare alle Camere nel mese di settembre 2011.
La Tabella 1 Programma delle Infrastrutture Strategiche - Aggiornamento Aprile 2011 contiene l’elenco di tutti gli interventi compresi nel PIS ed il relativo quadro finanziario (costo, disponibilità e fabbisogno residuo) aggiornato al mese di aprile 2011.
Il costo totale delle opere indicato dalla Tabella 1 è pari a 237,1 miliardi di euro, di cui 93,4 disponibili e 143,8 da reperire.
Le uniche nuove opere inserite nell’Allegato in esame, rispetto a quanto previsto dalla Tab. 1 del precedente Allegato, sono quelle corrispondenti a “Completamenti funzionali previsti dal redigendo Piano per il SUD[5] (delibera Cipe 1/2011 dell’11 gennaio 2011)”. Si tratta delle seguenti opere (tutte aventi come soggetto aggiudicatore RFI), il cui costo complessivo è pari a 4,1 miliardi di euro (di cui 0,9 disponibili):
§ Interventi di velocizzazione sulla dorsale Cagliari-Oristano (54 Meuro di cui 24 disponibili e 30 da reperire) a pag. 33 della Tabella 1;
§ Potenziamenti tecnologici veloci dorsale appenninica (745 Meuro di cui 424 disponibili e 321 da reperire) a pag. 27 della Tabella 1;
§ Potenziamenti tecnologici veloci dorsale tirrenica (450 Meuro di cui 382 disponibili e 68 da reperire) a pag. 22 della Tabella 1;
§ Nuovo collegamento Palermo-Catania (2.847 Meuro di cui 104 disponibili e 2743 da reperire) a pag. 21 della Tabella 1.
Le Tabelle 2 e 3 indicano, rispettivamente, le opere da avviare entro il 2013 e le opere non comprese nella Tabella 2. Tali tabelle confermano, come la Tabella 1, i contenuti delle corrispondenti tabelle del precedente Allegato, con l’aggiunta delle nuove opere.
In particolare, sulla base di quanto riportato nell’8°Allegato, nella Tabella 2 sarebbero inserite le opere prioritarie da avviare entro il 2013, da cantierare e, ove possibile, completare, mentre la Tabella 3 dovrebbe riportare le opere che non potranno essere realizzate entro il 2013, le opere completate, già cantierate o comunque avviate, le opere con prevalente valenza regionale, le opere che ad oggi registrano un insufficiente avanzamento progettuale.
Si segnala che tre delle nuove opere trovano collocazione nella Tabella 2, mentre il nuovo collegamento Palermo-Catania è inserito nella Tabella 3.
Il costo totale delle opere da avviare entro il 2013 indicato dalla Tabella 2 è pari a 114,7 miliardi di euro, di cui 43,5 disponibili e 71,2 da reperire.
Il costo totale delle opere non comprese nella Tabella 2, indicato dalla Tabella 3 è pari a 122,3 miliardi di euro, di cui 49,9 disponibili e 72,5 da reperire.
Si fa inoltre osservare che la Tabella 1 corrisponde alla sommatoria delle Tabelle 2 e 3.
La Tabella 4 Opere di valenza regionale realizzabili entro il 2013 espone un costo totale pari a 18,3 miliardi di euro, di cui 3,6 disponibili e 14,7 da reperire, identico a quello della Tabella 4 dell’anno scorso.
La Tabella 4, sulla base di quanto riportato nell’8°Allegato, elenca le opere già comprese nella Tabella 3 di valenza regionale che hanno già coperture diverse da fonte pubblica nazionale e che possono rientrare nella Tabella 2 solo a seguito di coinvolgimento finanziario delle regioni.
Nella Tabella 5 è riportato lo stato attuativo dei progetti approvati al CIPE nel periodo 2002-marzo 2011.Il valore complessivo di tali opere è pari a 130,754 miliardi di euro, quasi identico a quello della Tabella 5 dell’anno scorso (130,746 miliardi di euro). Si precisa che la Tabella sarà aggiornata a seguito della pubblicazione in Gazzetta della Delibera CIPE 81/2010.
La Tabella 6 Programma delle Infrastrutture Strategiche - Stato avanzamento lavori, che non è stata presentata nell’ambito dell’8° Allegato, contiene l’elenco di tutti gli interventi compresi nel PIS per i quali sono in corso i lavori ed il relativo quadro finanziario (costo, disponibilità e fabbisogno residuo). Il costo totale delle opere indicato dalla Tabella 6 è pari a 34,8 miliardi di euro, di cui 31,2 disponibili e 3,7 da reperire.
L’Allegato sullo stato di attuazione degli impegni per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra
Il Documento, predisposto dal Ministro dell’ambiente ai sensi dell’art. 10, comma 9, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, come modificato dalla legge 7 aprile 2011, n. 39:
a) presenta la situazione delle emissioni di gas serra al 2009 e le previsioni fino al 2012 e indica le misure per colmare il “gap” che separa l’Italia dal raggiungimento dell’obiettivo di Kyoto;
b) valuta gli scenari delle emissioni con orizzonte temporale al 2020 idonei al raggiungimento dell’obiettivo previsto per i settori “non ETS” [6] dalla Decisione 406/2009 del 23 aprile 2009 (“effort sharing”) per l’anno 2020 e indica le azioni preliminarmente necessarie al perseguimento di tale obiettivo.
A.1 – L’obiettivo di Kyoto
Il Protocollo di Kyoto prevede, a livello globale, di ridurre del 5,2%, rispetto ai livelli del 1990, le emissioni di gas a effetto serra del pianeta entro il 2012. L’onere del 5,2% è stato ripartito fra i Paesi in maniera non uniforme, in considerazione del grado di sviluppo industriale, del reddito e dei livelli di efficienza energetica. In particolare, per l’UE è stato previsto un taglio delle emissioni dell’8%, a sua volta ripartito tra gli Stati membri dell’Unione (con la decisione politica nota come “Accordo sulla ripartizione degli oneri”, adottata nel Consiglio Ambiente del giugno 1998).
In seguito a tale ripartizione l’obiettivo di riduzione per l’Italia è stato fissato al 6,5%[7]. Tale impegno implica che le emissioni nazionali di gas ad effetto serra non potranno superare le 483,3 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (MtCO2eq) all’anno nel periodo 2008-2012.
A.2 - Situazione delle emissioni
Il gap medio annuo nel periodo 2008-2012 è quantificabile (ipotizzando la piena attuazione, e ove necessario il rifinanziamento, delle misure adottate fino all’aprile 2010 e indicate nell’Allegato 1 al Documento) in 33,5 MtCO2eq.
Si osserva che nella tabella 1, a pag. 2, gli importi corrispondenti all’obiettivo di Kyoto dovrebbero essere pari a 483,3 MtCO2eq (anziché 483,5) in coerenza con l’obiettivo medesimo e con i differenziali riportati correttamente nella tabella. Si fa notare, altresì, che dalla media semplice dei valori riportati nella tabella 1 deriverebbe un gap differente (34,3 MtCO2eq).
A.3 - Misure necessarie per colmare il gap
Le misure al momento indispensabili per colmare il gap rispetto all’obiettivo di Kyoto sono sintetizzabili come segue:
§ riconferma e rifinanziamento almeno fino al 2013 di tutte le azioni indicate all’Allegato 1. Il Documento segnala che per alcune delle misure citate si rilevano ritardi significativi nell’attuazione, tali da comprometterne gli effetti, pertanto viene ritenuto necessario che l’azione del Governo si indirizzi verso le seguenti priorità:
- confermare l’obbligo del ritiro dei certificati verdi di cui al DM 18 dicembre 2008;
- emanare i bandi regionali per l’assegnazione dei fondi FESR di cui al Quadro Strategico Nazionale 2007-2013;
- emanare a livello regionale le norme attuative del D.Lgs. 192/05 (efficienza energetica negli edifici);
- emanare i decreti attuativi del Piano d'Azione del 2007 (certificati bianchi - nuovi target al 2015);
- emanare i decreti attuativi del D.Lgs. 128/05 (promozione dell’uso dei biocarburanti);
- adottare misure incentivanti a supporto dell’attuazione degli standard emissivi delle autovetture (Regolamento (CE) n. 443/2009) e delle misure infrastrutturali ed intermodali;
- rifinanziare il Fondo rotativo per Kyoto per garantire una dotazione annua pari a 200 Meuro;
La riduzione delle emissioni derivante dal complesso delle misure indicate dall’Allegato 1 è pari a 9,3 MtCO2eq per il 2010, 40,19 MtCO2eq per il 2015 e 60,31 MtCO2eq per il 2020.
Si osserva che l’Allegato 1 riporta le misure adottate fino all’aprile 2010, alcune delle quali sono in corso di revisione (ad es. Terzo Conto Energia Fotovoltaico).
§ contabilizzazione degli assorbimenti nazionali, stimabili in -10,2 MtCO2/anno.
Il Documento sottolinea, in proposito, che il Ministero dell’ambiente sta per sottoscrivere l’accordo con il Corpo Forestale e ISPRA per la realizzazione del Registro dei serbatoi di carbonio agroforestali, istituito con D.M. 1° aprile 2008, che viene ritenuto uno “strumento indispensabile per avvalersi del potenziale di assorbimento nazionale”.
§ acquisto di quote di emissioni AAUs o CERs/ERUs[8]. Secondo il Documento, poiché “mancano solo due anni alla fine del primo periodo di impegno di Kyoto non è realistico ipotizzare che l’attuazione di ulteriori misure nazionali, seppure immediata, possa avere effetti significativi in termini di riduzioni di emissione entro tale scadenza”; occorrerà, pertanto, acquistare le quote necessarie a colmare il gap, per una spesa stimabile da un minimo di 271 a un massimo di 335 Meuro annui 9.
A.4 - Sanzioni
Il Documento ricorda che, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi previsti dal Protocollo, oltre alle sanzioni previste nell’ambito del Protocollo stesso (consistenti in una riduzione delle unità assegnate per un quantitativo pari all’ammontare di quote in eccesso aumentato del 30%, nonché nell’obbligo di adottare un piano nazionale “correttivo” e nella sospensione della possibilità di trasferire le unità di riduzione generate attraverso i meccanismi flessibili del Protocollo), poiché il Protocollo è stato sottoscritto anche dall’UE (con la decisione 2002/358/CE), qualora l’Italia non rispettasse il proprio obiettivo di riduzione sarebbe oggetto di una procedura di infrazione per mancato adempimento di obblighi comunitari.
B.1 – Gli obiettivi imposti dalla Decisione “effort sharing”
Il Documento evidenzia che al momento non è possibile quantificare in via definitiva gli obiettivi annuali di riduzione per il periodo 2013-2020, poiché tale quantificazione, essendo determinata come differenza tra le emissioni nazionali e le emissioni dei settori ETS, presuppone l’esatta determinazione di queste ultime (processo ancora in progress). Tuttavia valutazioni preliminari indicano che l’obiettivo per l’Italia al 2013 è stimato pari a circa 300,5 Mt di CO2 eq. L’obiettivo al 2020 è stimato in circa 284,3 Mt CO2 eq. (-13% rispetto ai livelli emissivi del 2005).
B.2 – Situazione emissiva dei settori “non ETS”
Il gap medio annuo è stimabile (sempre ipotizzando la piena attuazione, e ove necessario il rifinanziamento, delle misure adottate fino all’aprile 2010 e indicate nell’Allegato 1 e degli impegni assunti in materia di efficienza energetica e fonti rinnovabili di cui alle Conclusioni del Consiglio Europeo dell’8-9 marzo 2007) in 18,5 MtCO2eq.
Il Documento sottolinea che il valore indicato è “sottostimato poiché al momento non si dispone delle stime per gli anni 2016-2019 che sembrano essere quelli più critici”.
Si osserva che il gap per l’annualità 2015 è pari a 14,3 MtCO2eq (e non 14,7 come riportato probabilmente per mero errore materiale nella tabella).
B.3 – Azioni preliminarmente necessarie per raggiungere gli obiettivi della Decisione “effort sharing”
Al fine di porre il Paese su un giusto percorso emissivo rispetto agli obiettivi annuali per il periodo 2013-2020 si evidenzia la necessità di riconfermare e rifinanziare dal 2013 le azioni di cui all’Allegato 1, nonché garantire la piena attuazione degli impegni assunti in materia di efficienza energetica e fonti rinnovabili di cui alle Conclusioni del Consiglio Europeo dell’8-9 marzo 2007 (dato che tali misure sono incluse nelle stime), con particolare riguardo alle misure previste nell’ambito del Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili di cui alla direttiva 2009/28/CE10 e a quelle che saranno adottate ai sensi del Piano straordinario di efficienza energetica.
Il Documento sottolinea che tali azioni sono da considerarsi preliminari, la strategia nazionale andrà aggiornata periodicamente sulla base degli obiettivi di riduzione consolidati, dei risultati del monitoraggio delle emissioni e degli effetti delle politiche e misure attuate e segnala, altresì, che tra le ulteriori azioni non è possibile includere quelle per l’aumento degli assorbimenti di carbonio da foreste poiché non consentite dalla decisione effort sharing.
Le misure di efficienza energetica e quelle previste dal PAN per le energie rinnovabili, elencate negli Allegati 3-4 alla relazione, dovrebbero consentire una riduzione complessiva di 0,35 MtCO2eq nel 2010, 11,5 MtCO2eq nel 2015 e 66,6 MtCO2eq nel 2020.
B.4 - Sanzioni
L’art. 7 della decisione 406/2009 (“effort sharing”) prevede, per il mancato rispetto degli obblighi imposti ai settori “non ETS”, le seguenti sanzioni (analoghe a quelle previste dal Protocollo di Kyoto) in capo allo Stato membro inadempiente: una riduzione dell’assegnazione di emissioni dell’anno successivo pari all’ammontare delle emissioni in eccesso moltiplicate per un fattore di mitigazione di 1,08; l’obbligo di predisporre un piano d’azione correttivo e la sospensione temporanea della possibilità di trasferire parte dell’assegnazione di emissioni dello Stato membro e dei suoi diritti JI/CDM11.
9 L’importo è ottenuto moltiplicando il gap di 33,5 MtCO2eq per il prezzo unitario delle quote, che oscilla tra 8 e 10 euro/tCO2.
10 Le azioni da intraprendere per l’attuazione del Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili sono elencate nell’Allegato 3 al Documento e riguardano le rinnovabili elettriche e le rinnovabili termiche.
11 JI (Joint Implementation - attuazione congiunta degli obblighi individuali) e CDM (Clean Development Mechanisms - meccanismi per lo sviluppo pulito) sono, insieme all’emission trading (ET), i tre meccanismi flessibili del Protocollo di Kyoto.
File: Am0221b.doc
[1] Nella G.U. n. 75 del 1° aprile è stato pubblicato il D.M. 26 novembre 2010 in materia di perequazione infrastrutturale, ai sensi dell'art. 22 della L. 42/2009.
[2] Si veda il dossier n. 221/0/8 sul DEF con riferimento ai profili di competenza della Commissione ambiente.
[3] Indicatori di dotazione di patrimonio infrastrutturale, indicatori di dotazione di servizi a disposizione della popolazione e delle attività economiche, indicatori della domanda di spostamento passeggeri e merci (pagg. 14-16 dell’Allegato).
[4] La versione dell’’8° Allegato infrastrutture cui fare riferimento è quella disponibile al link www.mit.gov.it/mit/mop_all.php?p_id=08922(aggiornata con i dati della delibera CIPE 81/2010) e non quella presentata alle Camere il 5 settembre 2010 (Doc. LVII n. 3 All. IV).
[5]www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/piano_sud/piano_testo.pdf.
[6] I settori “non ETS” sono quelli non regolati dalla direttiva 2009/29/CE e sono identificabili approssimativamente con i settori agricolo, trasporti e civile.
[7] Sul Protocollo di Kyoto e la sua attuazione si rinvia alla scheda www.camera.it/561?appro=9&L%27attuazione+del+Protocollo+di+Kyoto.
[8] AAUs sta per Assigned Amount Units (Unità di ammontare assegnato), ossia la quantità di emissioni che un Paese può emettere gratuitamente nel periodo 2008-2012. CERs indica le Certified Emissions Reductions (Riduzioni di emissioni certificate), mentre le ERUs sono le Emissions Reduction Units (Unità di riduzione di emissioni), ossia i crediti di emissione che sono generati dalla realizzazione di un progetto finalizzato alla riduzione di emissioni rispettivamente o in un Paese in via di sviluppo o in un Paese con economia in transizione.