Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-penale/art-699-codice-penale-porto-abusivo-di-armi
Timestamp: 2019-07-20 12:57:37+00:00
Document Index: 11058939

Matched Legal Cases: ['art. 699', 'art. 4', 'art. 30', 'art. 44', 'art. 699', 'art. 4', 'art. 699', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 699', 'art. 4', 'art. 699', 'art. 699', 'art. 4', 'art. 699', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 699']

Art. 699 codice penale: Porto abusivo di armi | La Legge per tutti
Art. 699 codice penale: Porto abusivo di armi
Chiunque, senza la licenza dell’Autorità, quando la licenza è richiesta, porta un’arma fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, è punito con l’arresto fino a diciotto mesi.
In tema di reati concernenti le armi bianche, come affermato dalla giurisprudenza di legittimità, l'art. 699 c.p. trova applicazione in relazione alle armi bianche proprie, mentre il porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere è disciplinato dall'art. 4 l. n. 110/1975. Pertanto, poiché in base alla definizione data dall'art. 30 t.u.l.p.s. e dagli art. 44 e 45 del relativo regolamento le armi proprie sono quelle da sparo ed ogni altra arma naturalmente destinata ad offendere la persona, rientra nella categoria delle armi proprie non da sparo il coltello a serramanico a scatto, detto anche "molletta", in quanto la sua lama, a seguito dell'apertura, resta fissata nel manico, sì da assumere la caratteristica propria di un pugnale o stiletto. Diversamente, il coltello a serramanico non a scatto – il cui porto al di fuori della propria abitazione o delle relative appartenenze deve comunque essere giustificato – è riconducibile alla categoria degli strumenti da punta o da taglio atti ad offendere.
Tribunale Perugia 04 febbraio 2015 n. 163
Il rilascio della licenza di porto d'armi non costituisce una mera autorizzazione di polizia, ma assume contenuto di permesso concessorio in deroga al divieto di portare armi sancito dall'art. 699 c.p. e dall'art. 4 comma 1, l . 18 aprile 1975 n. 110; di conseguenza in tale quadro il controllo effettuato dall' Autorità di pubblica sicurezza viene ad assumere connotazioni particolarmente pregnanti e severe e spetta al prudente apprezzamento di detta Autorità l'individuazione della soglia di emersione delle ragioni impeditive della detenzione degli strumenti di offesa. Annulla TAR Campania, Napoli, sez. V, n. 3168 del 2009.
Consiglio di Stato sez. III 19 gennaio 2015 n. 116
La revoca dell'autorizzazione del porto d'armi, quale atto con finalità di prevenzione di fatti lesivi della pubblica sicurezza, può essere sufficientemente sorretta anche da valutazioni della capacità di abuso fondate su considerazioni probabilistiche e su circostanze di fatto assistite da meri elementi di fumus, in quanto nella materia de qua l'espansione della sfera di libertà dell'individuo è destinata a recedere di fronte al bene della sicurezza collettiva, non essendo richiesto l'accertamento di un oggettivo ed accertato abuso delle armi, essendo sufficiente che il soggetto non dia affidamento di non abusarne, sulla base di circostanze oggettive; inoltre il porto d'armi non costituisce un diritto assoluto ma un'eccezione al normale divieto di portare armi sancito dagli artt. 699, c.p., e 4 comma 1, l. 18 aprile 1975 n. 110, che può divenire operante soltanto nei confronti di persone riguardo alle quali esista la completa e perfetta sicurezza circa il buon uso delle armi stesse (in modo tale da evitare qualsiasi dubbio sotto il profilo dell'ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività, dovendo essere garantita anche, e prima di tutto, l'intera restante massa dei consociati che si è adeguata alla regola generale e che, quindi, è priva di armi.
T.A.R. Perugia (Umbria) sez. I 17 dicembre 2014 n. 606
La revoca dell'autorizzazione del porto d'armi, quale atto con finalità di prevenzione di fatti lesivi della pubblica sicurezza, può essere sufficientemente sorretta anche da valutazioni della capacità di abuso fondate su considerazioni probabilistiche e su circostanze di fatto assistite da meri elementi di fumus, in quanto nella materia de qua l'espansione della sfera di libertà dell'individuo è destinata a recedere di fronte al bene della sicurezza collettiva, non essendo richiesto l'accertamento di un oggettivo ed accertato abuso delle armi, essendo sufficiente che il soggetto non dia affidamento di non abusarne, sulla base di circostanze oggettive; inoltre il porto d'armi non costituisce un diritto assoluto ma un'eccezione al normale divieto di portare armi sancito dagli artt. 699, c.p., e 4 comma 1, l . 18 aprile 1975 n. 110, che può divenire operante soltanto nei confronti di persone riguardo alle quali esista la completa e perfetta sicurezza circa il buon uso delle armi stesse (in modo tale da evitare qualsiasi dubbio sotto il profilo dell'ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività, dovendo essere garantita anche, e prima di tutto, l'intera restante massa dei consociati che si è adeguata alla regola generale e che, quindi, è priva di armi.
Il rilascio o il rinnovo della licenza a portare le armi costituisce una deroga al generale divieto di portare armi, sancito dagli artt. 699 c.p. e 4 comma 1, l . 18 aprile 1975 n. 110, e l'esame delle relative richieste è rimesso all'Autorità di pubblica sicurezza, che effettua valutazioni particolarmente rigorose circa la presenza di effettive gravi ragioni che giustifichino la deroga al suddetto divieto, determinate da specifiche circostanze attestanti un attuale e concreto pericolo per l'incolumità personale del richiedente, nonché la sua totale affidabilità nell'uso delle armi; di conseguenza l'atto autorizzatorio può intervenire o permanere soltanto in presenza di particolari ragioni giustificative e in presenza delle necessarie condizioni di completa sicurezza, in modo da prevenire ogni possibile vulnus all'incolumità di terzi, cui può condurre l'aumento della circolazione delle armi. Conferma TAR Campania, Napoli, sez. V, n. 4297 del 2013.
Consiglio di Stato sez. III 02 luglio 2014 n. 3341
Il porto d'armi non costituisce un diritto assoluto ma rappresenta, invece, un'eccezione al normale divieto di portare armi sancito dall'art. 699 c.p., e dall'art. 4 comma 1, l. 18 aprile 1975 n. 110; tale eccezione può divenire operante soltanto nei confronti di persone riguardo alle quali esista la completa e perfetta sicurezza circa il buon uso delle armi stesse (necessariamente anche con l'impiego di un'estrema prudenza), in modo tale da evitare qualsiasi dubbio o perplessità sotto il profilo dell'ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività, dovendo essere garantita anche, e prima di tutto, l'intera restante massa dei consociati, che si è adeguata alla regola generale e che, quindi, è priva di armi.
T.A.R. Perugia (Umbria) sez. I 12 giugno 2014 n. 319
In tema di porto di un coltello a serramanico dotato di un sistema di blocco della lama, prescindendo dalle particolari caratteristiche di costruzione del coltello, il "discrimen" tra arma impropria, cioè di uno strumento da punta e/o da taglio atto ad offendere, - il cui porto è punito dall'art. 4 l. n. 110 del 1975 - e arma propria - il cui porto è, invece, punito dall'art. 699 c.p. - è costituito dalla presenza, solo per queste ultime, delle caratteristiche tipiche delle armi bianche corte, cioè la punta acuta e la lama a due tagli.
Cassazione penale sez. I 09 aprile 2014 n. 19927
Il coltello a serramanico dotato di sistema di blocco della lama è qualificabile come arma impropria, il cui porto è punito dall'art. 4 l. n. 110 del 1975, o, in alternativa, come arma propria, il cui porto è, invece, punito dall'art. 699 c.p. in relazione alla presenza o all'assenza della punta acuta e della lama a due tagli, essendo, questi, elementi che costituiscono caratteristica tipica delle armi bianche corte, mentre a nulla rilevano, a tal fine, le particolarità di costruzione dello strumento. (Annulla con rinvio, App. Milano, 24/04/2013 )
Integra il reato di cui all'art. 699 comma 2 c.p. e non quello di cui all'art. 4 commi 2 e 3 l. n. 110 del 1975, il porto di un coltello a serramanico dotato di un sistema di blocco della lama, anche se manuale, irrilevante essendo, invece, a tal fine, che la lama sia o meno a doppio filo tagliente. (Fattispecie riguardante il porto di un cd. coltello a farfalla o "butterfly" tipo "balisong"). (Rigetta, App. Firenze, 20/09/2013 )
Cassazione penale sez. I 02 aprile 2014 n. 20705
Il rilascio della licenza a portare le armi non costituisce una mera autorizzazione di polizia che rimuove il limite ad una situazione giuridica soggettiva, la quale già fa parte della sfera del privato, ma assume contenuto permissivo in deroga al generale divieto di portare armi sancito dall'art. 699 c.p. e dall'art. 4 comma 1, l. n. 110 del 1975, sicché, in tale quadro, il controllo effettuato al riguardo dall'autorità di P.S. viene ad assumere connotazioni particolarmente pregnanti e severe e l'atto autorizzatorio può intervenire soltanto in presenza di condizioni di perfetta e completa sicurezza e a prevenzione di ogni possibile vulnus all'incolumità di terzi, cui può contribuire ogni aumentata circolazione di armi d'offesa. Deve, tuttavia, parimenti ritenersi che, qualora tale potere sia esercitato in relazione alla richiesta da parte dell'interessato di rinnovare il titolo abilitativo già detenuto, in tale situazione l'autorità procedente non può non tenere conto dei presupposti che avevano dato luogo al rilascio, in precedenza, della licenza del porto d'arma e non dare adeguatamente conto, in caso di eventuale mutamento delle circostanze di fatto che l'avevano già indotta a rilasciare il suddetto titolo, nella motivazione dell'eventuale atto di diniego.
T.A.R. Milano (Lombardia) sez. III 02 dicembre 2013 n. 2640
Il rilascio della licenza a detenere ed a portare armi non costituisce una mera autorizzazione di polizia, ma assume contenuto permissivo in deroga al divieto sancito dagli artt. 699 c.p. e 4 comma 1, l. 18 aprile 1975 n. 110; in tale quadro il controllo effettuato al riguardo dall'Autorità pubblica viene, pertanto, ad assumere connotazioni particolarmente pregnanti e severe, con la conseguenza che l'atto autorizzatorio può intervenire solo in presenza di condizioni di perfetta e completa sicurezza circa il buon uso delle armi stesse, così da scagionare ogni possibile dubbio e perplessità sulla possibile incidenza dell'autorizzazione sull'ordine pubblico e sulla tranquilla convivenza della collettività.
T.A.R. Pescara (Abruzzo) sez. I 28 ottobre 2013 n. 503
T.A.R. Pescara (Abruzzo) sez. I 01 agosto 2013 n. 419
Il porto di un coltello a serramanico dotato di un sistema di blocco della lama, rientrando quest'ultimo nella categoria delle armi proprie non da sparo o "bianche", integra non già il reato di cui all'art. 4, secondo e terzo comma, legge n. 110 del 1975, bensì la più grave fattispecie criminosa di cui all'art. 699, comma secondo, c.p.; rientra nella fattispecie qualunque coltello che, pur non essendo a scatto, presenta una lama che diventa fissa alla fine del percorso manuale d'estrazione, con le caratteristiche proprie del pugnale, tanto che la successiva chiusura necessita di un meccanismo di disincaglio.
Cassazione penale sez. I 11 giugno 2013 n. 29483