Source: http://www.legislazionetecnica.it/rubrica/normativa-naz
Timestamp: 2018-10-20 12:40:17+00:00
Document Index: 151262097

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 2359', 'art. 2051', 'art. 2043', 'art. 2049', 'art. 2051', 'art. 2051', 'art. 32']

Indice normativa nazionale n. 10/2018
Indice normativa nazionale n. 9/2018
Indice normativa nazionale n. 7-8/2018
Indice normativa nazionale n. 6/2018
Indice normativa nazionale n. 5/2018
Indice normativa nazionale n. 4/2018
Indice normativa nazionale n. 3/2018
Indice normativa nazionale n. 2/2018
Indice normativa nazionale n. 1/2018
Indice normativa nazionale n. 12/2017
Indice normativa nazionale n. 11/2017
Indice normativa nazionale n. 10/2017
Indice normativa nazionale n. 9/2017
Indice normativa nazionale n. 7-8/2017
Indice normativa nazionale n. 6/2017
Indice normativa nazionale n. 5/2017
Indice normativa nazionale n. 4/2017
Indice normativa nazionale n. 3/2017
Ai sensi dell’art. 12 del D.P.R. n. 380/2001 va sospesa in via generale ogni determinazione sulle domande di permesso di costruire, in caso di contrasto tra l'intervento oggetto della domanda e le previsioni di uno strumento urbanistico adottato. La citata disposizione attribuisce rilevanza ostativa, ai fini dell'accertamento di conformità, anche alle misure di salvaguardia di uno strumento urbanistico in itinere, e ciò si rivela assolutamente logico, non essendovi ragioni per differenziare la disciplina delle istanze di concessione in sanatoria da quelle di concessione edilizia per interventi ancora da realizzare. La "salvaguardia" si verifica a prescindere dal fatto che detta domanda sia stata presentata anteriormente alla data di adozione dello strumento urbanistico, poiché l'amministrazione deve tenere conto della situazione di fatto e di diritto esistente al momento in cui la determinazione relativa all'istanza di titolo abilitativo viene assunta. In altri termini, la mera presentazione della domanda di permesso di costruire non basta a rendere irrilevanti la variazioni di strumento urbanistico sopravvenute nelle more del rilascio del provvedimento.
In senso conforme si veda Consiglio di Stato, sez. VI, 23/03/2016, n. 1201.
Nelle gare pubbliche di appalto, anche a prescindere dall'inserimento di una apposita clausola nel bando di gara, in presenza di indizi gravi, precisi e concordanti attestanti la provenienza delle offerte da un unico centro decisionale, è consentita l’esclusione delle imprese, benché non si trovino in situazione di controllo ex art. 2359 c.c. L’onere della prova del collegamento tra imprese ricade sulla stazione appaltante o, comunque, sulla parte che ne affermi l’esistenza, al fine della loro esclusione dalla gara, dimostrazione che deve necessariamente fondarsi su elementi di fatto univoci, non suscettibili cioè di letture alternative o dubbie. Inoltre, ai fini della predetta esclusione non è sufficiente una generica ipotesi di collegamento “di fatto”, essendo necessario che per tale via risulti concretamente inciso l’interesse tutelato dalla norma, volta ad impedire un preventivo concerto delle offerte tale da comportare una violazione del principio di segretezza delle stesse.
In senso conforme si vedano anche Consiglio di Stato, sez. V, 11/07/2016, n. 3057; Consiglio di Stato, sez. VI, 08/06/2010, n. 3637.
FAST FIND : GP16774
Beni culturali e paesaggio - Terreni gravati da uso civico - Caratteristiche - Vincolo paesaggistico - Sussistenza - Cessazione - Presupposti.
I terreni gravati da uso civico rientrano fra le zone vincolate ex lege ai fini della tutela del paesaggio; si tratta di fondi sui quali ab immemorabili sono esercitati dalla collettività insistente sui luoghi e dai singoli che la compongono una serie di diritti volti a trarre dalle terre che li compongono, dai boschi che ivi vegetano e dai corsi d’acque che li attraversano talune utilità in favore dei soggetti sopra menzionati. Solo all'esito della procedura culminante con la affrancazione, e non sulla base della semplice assegnazione o “quotizzazione”, opera la definitiva sdemanializzazione del bene e, pertanto, cessa la qualificazione del bene come gravato da uso civico.
L’ampliamento di un balcone non è diretto a una mera finalità conservativa, perché non consiste nel ripristino o rinnovamento di elementi dell’edificio, ma comporta la formazione di ulteriore superficie utile non residenziale, all’esterno del volume del fabbricato, rispetto a quanto previsto dal titolo. Si tratta, perciò, di un’opera che eccede i limiti della manutenzione straordinaria (nel caso di specie, le opere di ampliamento del balcone consistevano nella realizzazione di una maggiore larghezza di 50 centimetri, per l’intera lunghezza di 4 metri del balcone, con la conseguente realizzazione di una maggiore superficie di 2 metri quadrati. Tale incremento risultava di entità non trascurabile in rapporto alle dimensioni del balcone originariamente progettate e determinava una modifica del prospetto dell’edificio).
Edilizia e immobili - Appalti di opere pubbliche - Esecuzione - Responsabilità del committente ente pubblico per i danni subiti da terzi - Danni derivanti dalla cosa oggetto dell'appalto - Permanenza della qualità di custode della cosa da parte del committente - Responsabilità ai sensi dell'art. 2051 c.c. - Sussistenza.
In caso di danni subiti da terzi nel corso dell'esecuzione di un appalto, bisogna distinguere tra i danni derivanti dalla attività dell'appaltatore e i danni derivanti dalla cosa oggetto dell'appalto. Per i primi si applica l'art. 2043 c.c. e ne risponde di regola esclusivamente l'appaltatore in quanto la sua autonomia impedisce di applicare l'art. 2049 c.c. al committente, salvo il caso in cui il danneggiato provi la una concreta ingerenza del committente nell'attività stessa e/o la violazione di specifici obblighi di vigilanza e controllo; per i secondi (e cioè per i danni direttamente derivanti dalla cosa oggetto dell'appalto, anche se determinati dalle modifiche e dagli interventi su di essa posti in essere dall'appaltatore) risponde (anche) il committente ai sensi dell'art. 2051 c.c., in quanto l'appalto e l'autonomia dell'appaltatore non escludono la permanenza della qualità di custode della cosa da parte del committente. In tale ultimo caso, il committente, per essere esonerato dalla sua responsabilità nei confronti del terzo danneggiato, non può limitarsi a provare la stipulazione dell'appalto, ma deve fornire la prova liberatoria richiesta dall'art. 2051 c.c., e quindi dimostrare che il danno si è verificato esclusivamente a causa del fatto dell'appaltatore, quale fatto del terzo che egli non poteva prevedere e/o impedire (e fatto salvo il suo diritto di agire eventualmente in manleva contro l'appaltatore).
Sul tema vedi anche Cass., sez. II civ., ordinanza 14/05/2018, n. 11671; Cass., sez. II civ., 25/01/2016, n. 1234; Cass., sez. III civ., 29/08/2011, n. 17697; Cass., sez. III, 26/03/2009, n. 7356; Cass., sez. III civ., 01/06/2006, n. 13131; Cass., sez. I civ., 05/10/2000, n. 13266; Cass., sez. III civ., 22/02/2008, n. 4591; Cass., sez. III civ., 23/04/2008, n. 10588; Cass., sez. VI civ., ordinanza 27/01/2012, n. 1263.
1. Le "varianti in senso proprio" consistono in modificazioni qualitative o quantitative di non rilevante consistenza rispetto al progetto approvato, tali da non comportare un sostanziale e radicale mutamento del nuovo elaborato rispetto a quello oggetto di approvazione (gli elementi da prendere in considerazione, riguardano la superficie coperta, il perimetro, la volumetria, le distanze dalle proprietà viciniori, nonché le caratteristiche funzionali e strutturali, interne ed esterne, del fabbricato), e sono soggette al rilascio di permesso in variante, complementare ed accessorio, anche sotto il profilo temporale della normativa operante, rispetto all'originario permesso di costruire. Invece, le "varianti essenziali", sono caratterizzate da incompatibilità quali-quantitativa con il progetto edificatorio originario rispetto ai parametri indicati dall'art. 32 del D P.R. 380/2001 e sono soggette al rilascio di permesso di costruire del tutto nuovo ed autonomo rispetto a quello originario e per il quale valgono le disposizioni vigenti al momento di realizzazione della variante.
2. La modifica di destinazione d'uso è integrata anche dalla realizzazione di sole opere interne, quali gli impianti tecnologici sottotraccia; inoltre, quando la modifica della destinazione d'uso si realizza attraverso l'esecuzione di opere edili, il reato si consuma sin dall'inizio dei lavori, non essendo necessario attenderne il completamento.
Nello stesso senso, in tema di varianti: Sent. C. Cass. pen. 24/06/2010, n. 24236.
FAST FIND : GP16770
1. Appalti e contratti pubblici - Gara telematica - Impugnazione delle ammissioni - Decorrenza - Pubblicazione degli atti della procedura. 2. Appalti e contratti pubblici - Requisiti di partecipazione - Requisito dell’idoneità professionale - Iscrizione Camera di commercio - Congruità della professionalità dell’impresa e oggetto dell’appalto - Sufficienza.
1. L’onere di immediata impugnazione dell’altrui ammissione alla procedura di gara, senza attendere l’aggiudicazione, è subordinato alla sola formalità della pubblicazione degli atti della procedura. (Nel caso di specie è stato ritenuta tardiva l’impugnazione dell’ammissione della società controinteressata, con riferimento alla data di pubblicazione dell’elenco degli ammessi sul sito dell’Amministrazione con contestuale comunicazione in cui veniva specificato il link alla piattaforma mediante il quale il singolo concorrente poteva verificare l’esito dell’ammissione e i relativi documenti per ciascun concorrente ammesso e non ammesso).
2. Nel caso in cui per lo svolgimento delle prestazioni contrattuali oggetto dell’appalto non è richiesto dall’ordinamento alcun requisito legale di abilitazione, ai fini dell’ammissione alla gara è sufficiente verificare la congruenza contenutistica tra le risultanze descrittive della professionalità dell’impresa, come riportate nell’iscrizione alla Camera di Commercio, e l’oggetto del contratto d’appalto.