Source: https://www.docsity.com/it/il-sistema-costituzionale-della-magistratura-4/2147580/
Timestamp: 2019-06-20 03:06:21+00:00
Document Index: 114330077

Matched Legal Cases: ['art 107', 'art 101', 'art 3', 'art 25', 'art 25', 'art 101', 'art 3', 'art 24', 'art 111', 'art 25', 'artt 25', 'art 25', 'sentenza ', 'art 25', 'art 25']

Il sistema costituzionale della magistratura - Docsity
Sintesi Diritto Pubblico
michela-de-felice 28 luglio 2017
Il sistema costituzionale della magistratura, Sintesi di Diritto Pubblico
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Riguarda i capitoli 3, 4 e 5 richiesti per il corso di Diritto Pubblico all'università di Trento
CSM istituito nel 1948 ed entrato in vigore nel 1958 Autonomia del CSM come gestione amministrativa dell’ordine giudiziario riservata al CSM
(Fine capitolo 3) Indipendenza interna: inesistenza di una struttura gerarchica interna + inesistenza di un organo abilitato a dichiarare in via definitiva la volontà dell’ordine giudiziario-> art 107 comma 3 per cui i magistrati si distinguono soltanto per funzioni Possibilità di riesamina in appello ≠ soggezione di tipo gerarchico; questo non significa che la Costituzione non ammetta l’esistenza di una carriera, riformata negli anni sessanta, con cui si passò dalla carriera a ruoli chiusi alla carriera a ruoli aperti basata non più sul criterio di anzianità, bensì sul criterio di merito sulla base del quale si procede a concorsi indetti dal CSM per “titoli” (anche se alla fine la carriera resta parzialmente legata al criterio dell’anzianità) Esiste un rapporto tra indipendenza e valutazione di professionalità dei magistrati che se mal gestito può creare rapporti gerarchici -> per questo complessiva crucialità delle procedure di valutazione D lgs 2006: il magistrato lungo la sua carriera deve essere sottoposto periodicamente a giudizi di valutazione di professionalità, ogni quadriennio su capacità, laboriosità, diligenza, impegno (parametri oggettivi stabiliti dal CSM; no comportamenti extrafunzionali, no orientamenti politici, religiosi, ideologici, no attività di interpretazione di norme di diritto o valutazione del fatto e delle prove del magistrato) (Questa valutazione viene effettuata anche per i magistrati “fuori ruolo”) e la valutazione finale viene espressa dal CSM e adottata con decreto del ministro della Giustizia L’inamovibilità dei magistrati riguarda anche l’indipendenza interna perché potere del CSM, e subisce anch’esso limitazioni da parte della Costituzione con specifiche riserve di legge; può essere derogata per esigenze di efficienza e funzionalità del “servizio-giustizia” Tutela di indipendenza interna funzionale: nessun giudice è giuridicamente vincolato alla decisione di altri giudici, salvo principio di diritto
Altro è l’indipendenza dei giudici speciali, per i quali non è possibile invocare l’applicazione della tutela riservata ai giudici ordinari. Per i primi infatti, il legislatore può introdurre una disciplina differente; la dottrina pensa che non esista nella Costituzione una nozione unitaria d’indipendenza Per quanto riguarda l’indipendenza funzionale = giudice ordinario -> art 101 comma 2 Cost Indipendenza istituzionale ≠ giudice ordinario I giudici speciali infatti non diventano tali per concorso bensì per nomina governativa: collegamento indipendenza/professionalità-> il legislatore individua i requisiti per cui possono essere scelti i soggetti da nominare; anche per loro l’inamovibilità è garanzia minimale di indipendenza Il giudice può difendersi contro usurpazioni o interferenze con la questione di legittimità costituzionale o con il ricorso per conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato; quest’ultimo, può essere usato dal giudice soltanto quando esercita la funzione giurisdizionale in concreto, e che quindi possa essere mosso soltanto per tutelare l’indipendenza funzionale (anche perché per indipendenza istituzionale è il CSM a proporre il ricorso non il singolo magistrato) Pratiche a tutela: istituto sul quale si è a lungo discusso, che interviene nel momento in cui il prestigio della magistratura e dei singoli magistrati sia ritenuto pregiudicato da comportamenti “atipici”
Capitolo 4 Imparzialità: qualità riguardante le modalità con cui il soggetto in questione affronta e decide la controversia; imparzialità ≠ neutralità (=non decidere) Nella giurisprudenza della Corte Costituzionale, l’imparzialità è equidistanza del giudice dagli interessi in gioco nel processo
Imparzialità in senso oggettivo e soggettivo (elaborata anche dalla CEDU) -> avalutatività del giudice come “somma di tutte le virtù” (N. Bobbio); ancora, come caratteristica essenziale della funzione giurisdizionale In senso soggettivo: atteggiamento personale dei singoli magistrati nei confronti delle parti In senso oggettivo: mancanza di condizionamento da precedenti valutazioni compiute nei confronti delle parti Imparzialità della p.a. ≠ imparzialità del giudice: difatti imparzialità della p.a. è quasi corollario del principio di uguaglianza + interesse della stessa al raggiungimento di un obiettivo L’imparzialità del giudice invece, è disinteressata, diretta soltanto all’applicazione della legge - > legata al principio di giusto processo e di terzietà Giudice imparziale non neutrale! (Solo se avesse interesse diretto nella causa non potrebbe essere imparziale, bensì astenersi) Imparzialità ≠ indipendenza anche se i due concetti sono collegati fra di loro: indipendenza si riferisce ai giudici come organi, l’imparzialità ai giudici come persone fisiche; l’indipendenza deve sussistere prima e dopo la creazione del rapporto giuridico processuale, l’imparzialità soltanto nell’esercizio in concreto delle funzioni. Ma d’altronde, sono concetti collegati perché l’indipendenza è uno strumento per garantire l’imparzialità del giudice anche se l’imparzialità si fonda su requisiti ulteriori di quelli richiesti per l’indipendenza L’imparzialità ha come fondamento/conseguenza l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (art 3 Cost) + il principio per cui nessun cittadino può essere distolto dal giudice naturale precostituito (art 25 Cost) (anche se l’art 25 raramente viene posto come garanzia dell’imparzialità del giudice perché risponde ad esigenze che vengono prima dell’imparzialità e da valutare caso per caso; il giudice naturale si riferisce all’organo giudiziario non alla persona del giudice) + soggezione del giudice alla sola legge (art 101 Cost) Questo era il vecchio ragionamento in merito; attualmente si identificano come fondamento costituzionale dell’imparzialità il principio di uguaglianza (art 3 Cost) + diritto di difesa (art 24 Cost) per cui il diritto di imparzialità non si presenterebbe più come caratteristica oggettiva della funzione giudiziaria bensì come diritto soggettivo della parte; inoltre, a causa della centralità dell’imparzialità del giudice nel principio di giusto processo (CEDU), il legislatore ha ritenuto opportuno riformare l’art 111 Cost introducendo nuovi principi come quello dell’imparzialità, che è oggi è lì espresso. Quindi, imparzialità come carattere soggettivo della funzione giurisdizionale + diritto soggettivo delle parti ad avere un giudice non parziale Imparzialità: assenza totale di pregiudizio rispetto alla causa e alle parti -> comporta che il giudice non solo sia privo di interessi propri, anche di convinzioni precostituite Forza della prevenzione: naturale tendenza a confermare una decisione già presa o a mantenere un atteggiamento già assunto (Corte Costituzionale 2001, 2010, 2012) Gli strumenti processuali per garantire l’imparzialità sono l’incompatibilità, l’astensione (del giudice) la ricusazione (le parti chiedono l’astensione del giudice) e la rimessione del processo per legittimo sospetto (che consente alle parti di spostare il processo in altra sede). Quest’ultimo istituto non nasce per tutelare l’imparzialità del giudice all’inizio, ma per motivi di interesse pubblico; ultimamente ne è stata data dalla Corte di Cassazione interpretazione restrittiva, per cui i motivi di legittimo sospetto sono configurabili solo quando si è in presenza di una grave e oggettiva situazione locale Quando parte del processo è un magistrato, i procedimenti penali a suo carico vengono affidati al giudice del capoluogo del più vicino distretto di Corte D’Appello, per evitare che sia parziale tutto l’organo giudicante degli uffici di cui fa parte il magistrato, non soltanto singoli magistrati: bisogna però effettuare un bilanciamento in relazione ai vari tipi di cause civili, per cui spetta al legislatore bilanciare fra l’interesse all’imparzialità-terzietà del giudice civile e quello all’effettività della tutela giurisdizionale, non soltanto in ambito civile, ma in ogni ambito processuale Imparzialità↔ terzietà: la giurisprudenza costituzionale sembra accogliere l’endiadi di questi due termini ed usarli in modo indifferente; si potrebbe tuttavia sostenere che l’imparzialità sia una
caratteristica del magistrato in quanto tale, e che la terzietà sia caratteristica dell’organo giudicante nel processo come soggetto distinto tra le parti (si pensi alla non terzietà del PM) Il magistrato non solo deve essere imparziale, deve anche sembrare tale (EDU) L’orientamento politico del magistrato può essere una eventuale causa di carenza di imparzialità? Si ritiene che il motivo politico non essendo un interesse diretto e concreto, non potrebbe qualificarsi come un interesse nel procedimento -> condiviso anche dall’EDU e dal CSM Il magistrato quindi è libero di svolgere le attività svolte da tutti i cittadini, mai dimenticando la sua funzione primaria -> imparzialità come regola deontologica Nelle giurisdizioni speciali invece, la mancanza di indipendenza si traduce in un difetto di imparzialità-terzietà del giudice rispetto alle parti: ci si chiede se il Consiglio di Stato che svolge funzioni consultive e giurisdizionali, possa giudicare imparzialmente di un atto sul quale in precedenza abbia reso un parere -> l’EDU sottolinea che il principio di imparzialità impedisce al Consigliere di Stato che ha partecipato alla deliberazione del parere, di pronunciarsi sulla medesima questione (…)
Capitolo 5 Art 25 Cost -> “Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge” La conseguenza di questa disposizione organizzativa è che la precostituzione del giudice è un aspetto organizzativo che si traduce in un diritto fondamentale del singolo e in una garanzia irrinunciabile per uno Stato di diritto (Il giudice “naturale”, è quello precostituito per legge, con chiarissima riserva di legge, senza alcun rinvio a concetti metagiuridici o giusnaturalistici) Sicuramente anche il principio del giudice naturale è garanzia e presidio dell’imparzialità del giudice, visione accolta anche dalla Corte Costituzionale anche se qui non si parlerebbe di imparzialità ex post e in concreto, bensì di imparzialità ex ante e in astratto -> si potrebbe ire che l’imparzialità è quindi garantita in due livelli, prima del processo e a processo già instaurato Altra conseguenza dell’art 25 Cost è il principio per cui tutti i giudici non sono uguali tra loro nonostante tutti siano soggetti al diritto ed il diritto stesso sia uguale per tutti; infatti interpretazione e applicazione della legge non sono attività meccaniche, portano con sé un certo margine di discrezionalità: entro certi margini ciascun giudice è libero di interpretare autonomamente il dato letterale presente nella disposizione Naturalità ↔ precostituzione è un’endiadi così come riscontrabile dalla giurisprudenza costituzionale; la stessa Corte ha affermato inoltre che ogni predeterminazione della competenza spetta alla discrezionalità del legislatore -> dall’aggettivo “naturale” non si può ricavare alcun significato costituzionalmente vincolante (Dare alla naturalità significato autonomo rispetto alla precostituzione comporterebbe limiti allo stesso principio di precostituzione) Il giudice naturale a cui poi è collegato il divieto di costituire giudici straordinari, era un dogma presente già nello Statuto Albertino, dove si voleva evitare che il Re potesse influire sui processi attribuendo le cause all’uno o all’altro giudice -> questo principio è stato ripreso nella nostra Costituzione agli artt 25,1 e 102,2 che contengono rispettivamente il divieto della costituzione del giudice a posteriori e l’unità della giurisdizione (esigenze distinte, non mera ripetizione di disposizioni come un tempo si credeva) L’art 25 non si limita soltanto a questo: deve predeterminare un criterio di collegamento tra fattispecie astratta e giudice competente a giudicare di tale fattispecie : questo collegamento deve essere stabilito da una fonte primaria → in ciò consiste la riserva di legge assoluta consistente per lo più in un vincolo al potere discrezionale degli stessi organi giudiziari (!) Una sentenza della Corte costituzionale fu decisiva per l’interpretazione dell’art 25,1 (1962): la disposizione in questione vieta la sottrazione di funzioni al giudice naturale, con successiva attribuzione delle medesime funzioni, in via straordinaria o speciale, a giudici già istituiti La disposizione dell’art 25,1 Cost si applica ad ogni tipo di competenza giurisdizionale, non soltanto a quella penale, a tutti i giudici speciali, e anche ai componenti “laici” che fanno parte degli organi giudiziari; al contrario, non è invocabile se il giudice si trova nell’esercizio di funzioni amministrative e non si applica al pubblico ministero
In dottrina prevale la convinzione per cui quando si parla di giudice naturale, la parola “giudice” valga come magistrato/persona fisica: sul punto però la Corte costituzionale ha mostrato non poche oscillazioni in quanto soltanto accogliendo l’interpretazione più garantistica della norma se ne salvaguarda il significato (non costituisce un valore assoluto, deve essere bilanciato con altri valori) Bilanciamento tra esigenze di garanzie dei cittadini e dei giudici stessi/valore dell’efficienza: sistema tabellare→ complesso insieme di regole, fondamentale strumento di organizzazione dell’ufficio giudiziario (non si applica al pubblico ministero) Non sono ancora chiari i rimedi attivabili dalla parte processuale in caso di mancata applicazione del sistema tabellare da parte di un magistrato, salvo presentare un esposto al fine di sollecitare l’avvio di un’azione disciplinare nei suoi confronti Se a un giudice sia sottratta o non attribuita la causa in violazione del sistema tabellare, egli ha la possibilità di impugnare il provvedimento di fronte al giudice amministrativo; solitamente i magistrati scelgono una via interna, proponendo osservazioni al CSM → questa violazione costituirebbe illecito disciplinare. Se questa violazione fosse frutto di una legge singolare e retroattiva, il giudice potrebbe disporre della questione di legittimità costituzionale e del conflitto di attribuzione dei poteri dello Stato (in particolare contro il Parlamento) Il sistema tabellare non è l’unica via di garanzia del principio del giudice naturale, essendo relativamente applicabile alla giurisdizione speciale; volta per volta nei vari organismi vengono applicati meccanismi che non presentano stesso rigore e precisione del sistema tabellare, ma che conciliano il rispetto del principio del giudice naturale con quello dell’efficienza dell’organizzazione giudiziaria
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