Source: http://www.salvatorecrapanzano.com/
Timestamp: 2019-09-15 08:08:40+00:00
Document Index: 176308384

Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 51', 'art. 52', 'art. 95', 'art. 54', 'art. 51', 'art. 50']

Registraz. EXPERTUP Minimi Forfettari, INTRASTAT
5 Febbraio 2019 14 Marzo 2019 by salvatore.crapanzano
Registrazione MINIMI/FORFETTARI/PRESTAZIONI OCCASIONALI CON RITENUTA
Se Ditta e SI VUOLE REGISTRARE UN ACQUISTO: Codice causale 21 e il tipo bene 556 e (regimi agevolati) poi codice IVA 801 (se forfettari) o 800 (regime dei minimi).
Se fattura da professionisti Professionisti Codice causale 140 e il tipo bene 556 e poi codice IVA 801 (se forfettari) o 800 (regime dei minimi)
CODICE CAUSALE 140 (DA PROFESSIONISTI CON RITENUTA), TIPO BENE 140, CAUSALE IVA 707 (se manca il carattere della abitualità),
Se si vuole registrare fatture da CEE ovvero estero per MODELLO INTRA CON PRESENTAZIONE MOTIVI STATISTICI
CAUSALE CONTABILE 34
TIPO BENE INTRA CEE
001 merci c/acquisti
101 merci destinati alla rivendita
017 prestazione servizi esteri
217 PRESTAZIONE DI SERVIZI NAZIONALI ITALIA
CODICE IVA INTRA CEE
322 MERCI CEE
422 SERVIZI CEE
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Zucchetti Caf Confsal
29 Maggio 2018 16 Gennaio 2019 by salvatore.crapanzano
Codice Fatturazione Elettronica Dylog/Buffetti
BA6ET11 (usabile solo se abilitati con contratto firmato)
Fatturazione Elettronica 2019 – Accesso Clienti
https://asit.studiodigitale.cloud/wt00013348
Accesso Dichiarazione Redditi ConfSal
https://qweb.zucchetti.com/SuiteQWeb/ActionLogin.do
https://www.studiodigitale.cloud
Regalo Fatturazione elettronica Check-list-FE
9 Agosto 2019 15 Settembre 2019 by salvatore.crapanzano
3 Luglio 2019 by salvatore.crapanzano
dal 01/07/2017 al 14/07/2018 dl50/2017
Principio di competenza e criterio di cassa, l’eccezione della cassa allargata
27 Giugno 2019 by salvatore.crapanzano
Ci sono diverse questioni complesse ed anche un po’ tortuose da seguire tra quelle che non di rado il nostro fisco ci presenta.
All’origine la distinzione tra criterio di cassa e criterio di competenza in materia di rilevanza agli effetti delle modalità temporali di percezione del reddito e conseguente tassazione non sarebbe tra queste, però è certo che diventa complessa e complicata per effetto delle interpretazioni o delle eccezioni che a questo criterio si fanno, come appunto avviene nel caso del criterio di cassa allargato di cui si parla in questa nota.
Intanto vediamo cos’è cassa e cos’è competenza.
Si parla di criterio di cassa quando vengono considerati tutti quei fenomeni numerari che avvengono materialmente nel periodo, solitamente annuale, preso a riferimento; si parla invece di criterio di competenza quando si considerano le operazioni che sono da ricondurre a quel periodo, anche se la traduzione in termini numerari non è avvenuta. Tipica rilevazione contabile che obbedisce al criterio di cassa è il cash flow, mentre nei bilanci delle aziende costi, ricavi ed altre manifestazioni del conto economico obbediscono al criterio di competenza. Dal punto di vista fiscale il reddito d’impresa è individuato e tassato in base al bilancio, quindi con il criterio di competenza; diversamente il reddito di lavoro dipendente o assimilato ed il reddito di lavoro autonomo sono individuati e tassati con il criterio di cassa. Riferimenti normativi sono il Titolo secondo del DPR 917/86 per quanto riguarda il reddito d’impresa, gli artt. 51 e 52 per i redditi rispettivamente da lavoro dipendente e assimilato, l’art. 54 per i redditi da lavoro autonomo.
Il principio di cassa allargato.
Fin qui tutto a posto finché non interviene l’art. 51 comma primo del DPR 917/86 che istituisce il cosiddetto principio di cassa allargato[1], per mezzo del quale “si considerano percepiti nel periodo d’imposta anche le somme ed i valori in genere corrisposti dai datori di lavoro entro il giorno 12 del mese di gennaio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono”. Tale disposizione normativa prende evidentemente atto che in molte aziende l’erogazione materiale delle retribuzioni avviene nei primi giorni del mese, anziché nel tradizionale ventisette degli statali e delle imprese di grandi dimensioni e pertanto si punta, limitatamente a quel periodo, ad una identificazione di competenza e cassa, almeno per i casi in cui le retribuzioni vengano erogate normalmente e secondo un criterio costante. Di modo che nella certificazione CUD il lavoratore troverà, se effettivamente corrisposti, i compensi e le annesse ritenute relativi all’annualità trascorsa nella misura intera, mentre i compensi non percepiti o percepiti dopo la scadenza del 12 gennaio non potranno far parte della certificazione.
La questione sarebbe semplice se si risolvesse qui, ossia nel rapporto tra datore di lavoro e lavoratore dipendente. In realtà, oltre i redditi di lavoro dipendente, sono assoggettati allo stesso trattamento anche i redditi assimilati a redditi di lavoro dipendente di cui all’art. 52 del TUIR ed anche all’interno di questa categoria c’è da fare una distinzione tra i redditi delle collaborazioni coordinate e continuative nella forma a progetto o assimilabile [es. le collaborazioni dei pensionati di vecchiaia] e quelli degli amministratori delle società che sono sempre collaborazioni coordinate e continuative, ma che si svolgono con altre modalità, almeno dal punto di vista del trattamento fiscale. Vediamo con ordine le diverse fattispecie ed i problemi che si presentano.
Lavoro dipendente o assimilato.
Questo tipo di trattamento riguarda i lavoratori dipendenti, i collaboratori coordinati e continuativi nella forma a progetto o altre forme consentite dalla legge con esclusione del compenso agli amministratori di società, ma con inclusione di tirocini, borse di studio, assegni di ricerca. Su dipendenti e assimilati non si pongono particolari problemi interpretativi. Basterà ricordare che, per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, il criterio vale per tutte le retribuzioni erogate entro quella data, che per il 2012 si estende al 14 gennaio 2013 cadendo il 12 di sabato, comprese quelle assoggettate alla detassazione con imposta sostitutiva, ossia le voci retributive collegate ai premi incentivanti percepiti per il periodo 2012 e corrisposte entro il limite della cassa allargata[2].
C’è inoltre da evidenziare che il criterio di cassa allargato produce per i dipendenti effetti anche da un punto di vista sia fiscale che previdenziale. Infatti per gli emolumenti in questione continuano ad applicarsi sia le aliquote che le detrazioni dell’anno di competenza, come per l’Inps riguardo alle aliquote contributive; di notevole rilievo questa parte contributiva soprattutto per i redditi derivanti da collaborazioni coordinate e continuative, per le quali si sono registrati nel corso degli anni aumenti non indifferenti. Da un punto di vista reddituale, per il datore di lavoro, con l’eccezione dei dipendenti da lavoratori autonomi che esamineremo in seguito, saranno costi di competenza dell’anno di riferimento.
Compensi degli amministratori e altre figure.
Per quanto riguarda il compenso degli amministratori di società esistono due linee di valutazione. La prima riguarda gli amministratori tout court, ossia coloro che ricoprono la carica non in collegamento con uno status professionale che in qualche modo preveda questa attività tra gli oggetti della professione: questi sono da considerare collaboratori coordinati e continuativi a tutti gli effetti e pertanto seguiranno le regole degli assimilati al lavoro dipendente sia dal punto di vista fiscale che contributivo[3]. Nel caso invece in cui l’attività di amministratore costituisca oggetto o componente della professione esercitata, il reddito sarà da considerare reddito di lavoro autonomo e pertanto resta inapplicabile il principio della cassa allargata. Stessi principi valgono per le cariche di sindaco o di revisore della società.
C’è da notare che, dal punto di vista fiscale, per quanto riguarda il compenso degli amministratori e a differenza dalle spese per il lavoro dipendente o delle collaborazioni coordinate e continuative di cui sopra, anche per le società vige, agli effetti fiscali, un principio di cassa, anziché quello di competenza, nel senso che, a norma dell’art. 95 del Testo unico i compensi spettanti agli amministratori delle società e formalmente deliberati sono deducibili nell’esercizio in cui sono corrisposti, mentre agli effetti civilistici costituiscono componenti negative del risultato d’esercizio per competenza; sarà perciò necessario, se corrisposti oltre il termine della cassa allargata, operare una ripresa fiscale in sede di dichiarazione dei redditi.
Lavoro dipendente degli studi professionali.
Il reddito di lavoro autonomo, a norma dell’art. 54 del Testo Unico, si determina rigorosamente per cassa, con eccezioni importanti, tra l’altro, a proposito di ammortamenti, canoni leasing e accantonamento del trattamento di fine rapporto. Non trova perciò accoglimento per la determinazione dei redditi del professionista il criterio di cassa allargata fin qui commentato applicato ai costi per i dipendenti, quindi saranno considerati costi deducibili solo le retribuzioni materialmente erogate nell’anno solare. Diversamente per quanto riguarda il reddito dei dipendenti il principio di cassa allargato troverà applicazione e quindi le retribuzioni che saranno state erogate entro il termine previsto faranno parte del reddito dell’anno precedente e come tali ricomprese nella relativa certificazione CUD.
Ulteriori particolari relativi all’erogazione del compenso.
Si è già detto che la scadenza del 12 gennaio non fa eccezione al trattamento riservato per legge a tutte le scadenze, ossia se cadenti di sabato, domenica o altra festività vengono rinviate al primo giorno utile non considerato festivo. Restano invece da chiarificare alcuni dubbi che possono sorgere in merito alla data da attribuire agli strumenti di pagamento.
Premesso che – restrizioni sull’uso del denaro liquido a parte – nessun dubbio può sussistere se il pagamento è effettuato in contanti, con relativa ricevuta confirmatoria da parte del ricevente, restano da esaminare i termini di validità dei pagamenti effettuati a mezzo assegno o altro strumento bancario. In questi casi bisogna prestare attenzione ad alcuni accorgimenti che si elencano di seguito.
Assegno di conto corrente o circolare: deve recare la data, che deve essere entro la scadenza del principio di cassa allargato e a niente rileva se l’assegno è incassato successivamente; ulteriore condizione è che la registrazione contabile deve essere rilevata nello stesso giorno di cui porta la data, ovviamente entro il termine di scadenza del criterio di cassa allargato. Quest’ultima condizione vale anche per i pagamenti effettuati in contanti.
Accredito a mezzo bonifico bancario: occorre fare attenzione al giorno in cui l’emolumento entra nella disponibilità del beneficiario, che non può essere successivo alla scadenza della cassa allargata.
Cambiale (mezzo inconsueto, ma possibile in determinate circostanze): la data è quella del momento di ricevimento del titolo, da attestarsi con ricevuta confirmatoria; ma se si tratta di cambiale non trasferibile la data da osservare deve essere quella di effettiva scadenza del titolo.
Professionisti dove imputare i compensi? in quale anno e le ritenute
[1] Prima della risistemazione del Testo Unico nella formulazione attuale l’articolo in questione portava il n. 48, che fu oggetto di modifica proprio nel senso dell’introduzione del criterio di cassa allargato per il lavoro dipendente per effetto della Legge 28 dicembre 1995 n. 549, legge finanziaria per l’anno 1996.
[2] Forse è opportuno aggiungere, dato che l’art. 51 parla di somme e valori, che in qualche caso per effettiva corresponsione o retribuzione erogata si dev far riferimento anche a prestazioni non numerarie, ma quantificate, per esempio nel caso dei benefit, ossia servizi erogati che vanno a far parte della retribuzione e quindi ricompresi nella certificazione CUD che tiene conto del criterio di cassa allargato. E’ intuitivo che tali servizi debba essere stati erogati nell’anno di riferimento.
[3] Un caso particolare può essere costituito dagli amministratori che sono retribuiti con una percentuale sugli utili. Ma anche per questo particolare compenso c’è necessità di una delibera formale dell’assemblea o di una formale decisione dei soci. Rientrano comunque nella previsione di cui all’art. 50, comma 1, lettera c-bis) del TUIR.
18 Giugno 2019 by salvatore.crapanzano
Se le spese hanno natura risarcitoria sono sempre escluse dall’ambito di applicazione IVA. A dare questo chiarimento è stata l’Agenzia delle Entrate nella risposta 74 del 13 marzo 2019 qui allegata.
Nel documento di prassi l’istante ha chiesto conferma del fatto che le somme corrisposte a titolo esclusivamente risarcitorio, nonché per rivalutazione monetaria sul risarcimento danni e per relativi interessi siano escluse dal campo di applicazione dell’IVA ai sensi dell’articolo 15, primo comma, n. 1), del d.P.R. n. 633 del 1972.
Nel rispondere l’Agenzia delle Entrate ha ricordato come ai sensi dell’articolo 15, primo comma, n. 1) del Testo Unico IVA (DPR 633/72) non conconcorrono a formare la base imponibile le somme dovute a titolo di interessi moratori o di penalità per ritardi o altre irregolarità nell’adempimento degli obblighi del cessionario o del committente. Pertanto, presupposto stringente per l’esclusione dal campo IVA è l’esistenza di un risarcimento in senso proprio,dovuto a ritardi o inadempimento di obblighi contrattuali. Inoltre, già ca risoluzione 23 aprile 2004, n. 64/E era stato precisato che “le somme corrisposte a titolo di penale per violazione di obblighi contrattuali non costituiscono il corrispettivo di una prestazione di servizio o di una cessione di un bene, ma assolvono una funzione punitivo-risarcitoria. Conseguentemente dette somme sono escluse dall’ambito di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto per mancanza del presupposto oggettivo”.
16 Maggio 2019 by salvatore.crapanzano
4 Maggio 2019 by salvatore.crapanzano
Continuano a far discutere le modalità di determinazione del reddito dei contribuenti in regime semplificato per cassa, soprattutto in relazione al diffusissimo metodo ex articolo 18, comma 5, D.P.R. 600/1973, secondo cui i costi risultano rilevanti al momento della registrazione.
In particolare, si sta diffondendo la convinzione (sbagliata, a parere di chi scrive), secondo cui i costi non certificati tramite fattura perché fuori dal campo di applicazione dell’Iva (ad esempio le ricevute di bolli o assicurazioni) siano sempre e comunque rilevanti alla data del pagamento; in realtà, tale posizione non trova alcun fondamento, né giuridico, né nelle indicazioni fornite dall’Agenzia.
La data del pagamento costituisce infatti il dies a quo da cui computare i termini della registrazione, ma comunque la rilevanza di tali costi si avrebbe in ogni caso alla data in cui il documento risulta annotato nelle scritture contabili del contribuente.
I termini di registrazione
In alternativa al regime di cassa previsto dal 2017 per la gestione del reddito conseguito dai contribuenti in contabilità semplificata (regime di cassa che, comunque, deve ritenersi “misto” viste le numerose componenti che anche attualmente continuano ad essere assoggettate alla competenza), il comma 5 dell’articolo 18introduce un metodo alternativo ed opzionale che consente, per presunzione assoluta, di dare rilevanza alla registrazione della fattura, in luogo della movimentazione finanziaria.
In relazione ai costi documentati da fattura non si pongono pertanto particolari problemi (almeno sotto questo punto di vista), posto che l’articolo 25 D.P.R. 633/1972 regolamenta il momento entro il quale detti documenti vanno registrati, ossia il termine per l’invio della dichiarazione Iva relativa al periodo d’imposta di ricezione del documento (attualmente il 30 aprile dell’anno successivo).
I dubbi si sono posti in relazione ai costi che non vengono certificati tramite fattura.
Con riferimento a tale tema si è espressa l’Amministrazione finanziaria nei forum con la stampa specializzata tenutisi lo scorso mese, richiamando quanto già affermato nella circolare AdE 11/E/2017 per l’applicazione del regime di cassa: “i componenti positivi o negativi che concorrono alla determinazione del reddito di impresa secondo il principio di cassa (v. par. 3.1.), ma non sono considerate né cessioni di beni, né prestazioni di servizi ai fini Iva (articoli 2 e 3 del DPR n. 633 del 1972), – [ovvero le cd operazioni “fuori campo IVA”] – devono essere registrate entro 60 giorni dal momento in cui si considera rilevante l’operazione, ossia dalla data dell’avvenuto incasso o pagamento [secondo il principio stabilito dal citato articolo 9 del Dl n. 69 del 1989, nonché dall’articolo 1 del Dm n. 154 del 1989]”
L’Agenzia, con tale intervento, individua nel termine di 60 giorni dal pagamento il limite entro il quale occorre annotare detto documento, senza fare alcun riferimento al momento in cui sorge il diritto alla deduzione, tantomeno affermando che il pagamento è rilevante per individuare l’anno in cui dedurre il costo.
Viene, al contrario, posto un termine per evitare arbitraggi (eccessivi) nella registrazione del documento, ma la deduzione di tale costo comunque segue la regola derogatoria prevista dall’articolo 18 comma 5, ossia il momento della registrazione.
Qualora si volesse affermare, per assurdo, che tali costi debbano essere dedotti nell’anno di pagamento, si avrebbe di conseguenza una “deroga della deroga” assolutamente non supportata né dal tenore della norma (nella quale si afferma che il metodo della registrazione ha finalità semplificatorie), né da alcuna interpretazione dell’Agenzia (che, come detto, si è espressa unicamente circa il termine entro il quale la registrazione deve avvenire).
In definitiva, se un costo non certificato da fattura fosse pagato in dicembre 2017, esso potrebbe essere registrato anche ad inizio 2018, appunto entro 60 giorni dalla data in cui è intervenuto il pagamento stesso; ciò comporta che detto costo, per le regole che presidiano l’articolo 18, comma 5, D.P.R. 600/1973, risulterebbe rilevante nel 2018, senza possibilità di retrocederlo nel 2017 e senza che l’Agenzia possa in alcun modo contestare, come non lo può fare per le fatture, la scelta del contribuente di registrarlo (e dedurlo) nell’anno successivo, purché entro il termine fissato per tale tipologia di documento.