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Timestamp: 2019-12-15 21:04:14+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 427', 'art. 542', 'art. 427', 'art. 96', 'sentenza ', 'art. 427', 'sentenza ', 'art. 427', 'art. 91', 'sentenza ', 'art. 427', 'art. 542', 'art. 130', 'sentenza ', 'art. 535', 'art. 427', 'sentenza ', 'art. 427', 'art. 96']

Art. 427 cod. proc. penale: Condanna del querelante alle spese e ai danni | La Legge per tutti
Condanna del querelante alle spese ed ai danni
La condanna del querelante al pagamento delle spese processuali in caso di assoluzione dell'imputato per insussistenza del fatto o per non averlo egli commesso, deve essere preceduta dall'accertamento e quindi da un motivato giudizio, sull'esistenza dell'elemento della colpa nell'esercizio del diritto di querela, ma la motivazione può essere anche implicitamente contenuta nel discorso giustificativo svolto a fondamento della decisione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto implicitamente esistente la motivazione sulla esistenza della colpa del querelante in considerazione delle ragioni poste a base dell'assoluzione degli imputati, pronunciata per insussistenza del fatto, dopo la positiva ricognizione della infondatezza della querela e non per mera insufficienza e contraddittorietà delle prove a carico). (Rigetta, Giud.pace Francavilla Fontana, 27/06/2013)
Cassazione penale sez. V 07 ottobre 2014 n. 47967
In tema di spese legali propriamente attinenti al processo penale, è prevista la possibilità per l’imputato di ottenere il rimborso solo dal querelante unicamente nei casi di proscioglimento perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto da reati perseguibili a querela di parte, sempre a condizione che vi sia domanda (cfr. art. 427, comma 2, richiamato dall’art. 542 c.p.p.). In caso di colpa grave è pure previsto il risarcimento del danno in favore dell’imputato ed a carico del querelante (cfr. art. 427, comma 3 c.p.p.), con una disciplina che richiama immediatamente alla mente la responsabilità c.d. aggravata di cui all’art. 96 c.p.c. La ratio di questa disciplina è riconducibile alla qualificazione di condizione di procedibilità dell’azione penale ravvisabile nella querela, normalmente prevista in caso di reati, spesso di minore rilevanza, fondati su un confitto interpersonale e a tutela di beni giuridici direttamente riferibili alla persona offesa.
Tribunale Rovereto 19 febbraio 2014
È illegittima la decisione con cui il giudice di merito - pronunciando sentenza di assoluzione del soggetto querelato - condanna gli eredi del querelante, deceduto nelle more del procedimento, alla rifusione delle spese ai sensi degli art. 427 e 542 c.p.p. (In motivazione, la Corte ha chiarito che la trasmissione dell'obbligazione agli eredi del debitore presuppone un'obbligazione giuridicamente esistente che, nel caso di specie, sorge solo con la pronuncia di condanna, la quale non può essere emessa, per difetto del contraddittorio, nei confronti del querelante morto prima della fine del giudizio). Annulla in parte senza rinvio, Giud.pace Cirie', 09/07/2012
Cassazione penale sez. IV 20 giugno 2013 n. 43162
Per i reati perseguibili a querela, nel caso in cui nelle more del procedimento sopraggiunga il decesso del querelante, non può esservi condanna al pagamento delle spese del procedimento anticipate dallo Stato, nonché alla rifusione delle spese ed al risarcimento del danno in favore dell'imputato e del responsabile civile, in capo al querelante allorchè sia stata disposta l'assoluzione dell'imputato perché il fatto non sussiste o perché l'imputato non lo ha commesso. non può essere disposta. Ciò non solo a carico del querelante deceduto, ma neanche a carico dei suoi eredi, posto che il principio della trasmissione dell'obbligazione agli eredi opera solo nel caso in cui l'obbligazione sia giuridicamente esistente; il che non si verifica allorché il decesso del querelate preceda la sentenza assolutoria.
La condanna del querelante alla rifusione delle spese sostenute dal querelato deve essere richiesta davanti al giudice del procedimento penale ed è obbligatorio provvedersi solo quando ne sia fatta domanda, poiché nel processo penale, in tema di regolamento delle spese, ai sensi dell'art. 427 c.p.p., si debbono applicare le norme di cui agli art. 91 e 92 c.p.c., e, quindi, l'unico limite è costituito dal divieto di condanna alle spese della parte vittoriosa.
Cassazione civile sez. III 08 febbraio 2012 n. 1748
L'erronea qualificazione giuridica dell'atto da parte del privato come querela anziché, più correttamente, come denuncia, in relazione a reato procedibile d'ufficio, non determina la condanna di quest'ultimo alle spese e ai danni in caso di sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione dell'imputato con le formule previste dagli artt. 427 e 542 cod. proc. pen., in quanto tali disposizioni si riferiscono esclusivamente alla figura del querelante. (In motivazione la Corte ha precisato che non assume rilevanza la costituzione di parte civile del denunciante che, a differenza di quanto previsto per l'ipotesi del querelante, costituitosi parte civile, non è causa di condanna al pagamento delle spese processuali). Annulla in parte senza rinvio, Trib. Salerno, 28/09/2010
Cassazione penale sez. III 07 dicembre 2011 n. 46779
La condanna del querelante alle spese, in caso di assoluzione dell'imputato per insussistenza del fatto o per non averlo egli commesso, deve essere preceduta dall'accertamento e, quindi, da un motivato giudizio sull'esistenza dell'elemento della colpa nell'esercizio del diritto di querela: e ciò alla luce della lettura che dell'art. 427 c.p.p., espressamente richiamato dall'art. 542 dello stesso codice, deve essere data dopo gli interventi della Corte costituzionale con le sentenze n. 180 del 21 aprile 1993 e n. 423 del 3 dicembre 1993.
Cassazione penale sez. VI 02 febbraio 2011 n. 27451
È illegittima l'ordinanza con cui il tribunale, a correzione, ex art. 130 c.p.p., della sentenza di assoluzione per insussistenza del fatto previamente pronunciata, disponga - unitamente alla revoca della condanna dell'imputato al risarcimento del danno - la condanna del querelante al pagamento delle spese del procedimento, considerato che il rimedio di correzione di errore materiale, esperibile nel caso di omessa condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali, ai sensi dell'art. 535, comma 4, c.p.p., trattandosi di conseguenza ex lege della pronuncia di condanna dell'imputato, non è, invece, adottabile nel caso di omessa condanna del querelante alle spese anticipate dallo Stato di cui agli artt. 427 e 542 c.p.p., la quale non costituisce conseguenza ex lege, vale a dire automatica, del proscioglimento o dell'assoluzione dell'imputato e può essere adottata solo quando risulti che l'attribuzione del reato all'imputato sia ascrivibile a colpa del querelante. Ne deriva che, in tal caso, è necessaria una valutazione di merito rimessa al potere discrezionale del giudice, con la conseguenza che, ove manchi la pronuncia di condanna del querelante alle spese del procedimento, è possibile esperire solo il rimedio dell'impugnazione e non quello della correzione di errori materiali.
Cassazione penale sez. V 08 novembre 2006 n. 41547
Anche in caso di proscioglimento o di assoluzione dell'imputato, la denuncia di un reato perseguibile a querela di parte non è fonte di responsabilità per danni a carico del denunciante, salvo che essa sia calunniosa. Infatti, la deroga al principio generale della sufficienza, ai fini della responsabilità aquiliana, della sola colpa - il cui fondamento risiede nell'interesse dello Stato a incentivare la collaborazione del cittadino alla repressione dei reati - non trova giustificazione in presenza del dolo del denunciante. Inoltre, la condanna del querelante ex art. 427 c.p.p., per l'ipotesi di azione penale intrapresa con colpa grave è inammissibile, potendo essere emessa solo dal giudice penale e solo con la sentenza pronunciata nel giudizio cui la querela si riferisce.
Tribunale Reggio Calabria sez. II 15 febbraio 2006 n. 241
È inammissibile la domanda proposta in sede civile per il risarcimento del danno cagionato da una querela di cui sia stata accertata l'infondatezza, deducendo la temerarietà dell'azione penale per avere agito il querelante con colpa grave ai sensi dell'art. 427 c.p.p. Tale norma, infatti, in maniera speculare a quanto previsto dall'art. 96 c.p.c. per la competenza funzionale del giudice civile a decidere in merito alla dedotta responsabilità aggravata della controparte, deve proporsi innanzi al giudice penale del procedimento cui la querela si riferisce.