Source: https://www.edscuola.eu/wordpress/?m=20200515
Timestamp: 2020-05-28 18:45:12+00:00
Document Index: 109564900

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 76', 'art. 33', 'art.34', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 33', 'art. 7', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5']

15 | Maggio | 2020 | Edscuola
Archivi giornalieri: venerdì 15 Maggio 2020
Contratti, Intese, Raccomandazioni
Linee guida (15.5.2020)
venerdì 15 Maggio 2020 Edscuola
Dipartimento delle Politiche per la Famiglia
Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini ed adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID-19Download
COVIDSicurezza
BONUS MERITO, GILDA: IN LOCKDOWN ANCHE PARERE FUNZIONE PUBBLICA?
“Sono trascorsi tre mesi dall’incontro del 10 febbraio al Ministero dell’Istruzione sul bonus merito, ma ancora nulla si sa del parere che l’Amministrazione si era impegnata a chiedere alla Funzione Pubblica per chiarire l’applicazione della norma della legge di Bilancio secondo cui le somme diventerebbero oggetto di contrattazione integrativa in favore del personale scolastico senza ulteriore vincolo di destinazione”. A richiamare l’attenzione sulla questione è la Gilda degli Insegnanti.
Il tradimento del preside *
Quella che segue è la traccia di una testimonianza portata in questi giorni al consesso online di un gruppo di dirigenti scolastici del Friuli Venezia Giulia. Per tenerne memoria e poiché raccoglie il depositato di alcune esperienze in ambito scolastico e prova ad affrontare alcune implicazioni della congiuntura inaspettata e improbabile che ci troviamo a vivere, la metto a disposizione anche qui.
Vi parlo senza nascondere la soggezione. Non penso di avere nulla di particolarmente significativo da raccontare a un dirigente scolastico, soprattutto se parliamo di scuola. E devo dire che se non avesse insistito Piervincenzo Di Terlizzi, a cui sono legato oltre che da amicizia di lungo corso anche dalla condivisione di una inveterata sensibilità nerd (peggio: Pordenonerd), probabilmente avrei evitato.
Non so bene che cosa potrei dirvi questa sera, se non provare a tracciare un paio di percorsi trasversali alle mie esperienze di vita, di genitore di due figli in età scolare, di rappresentante di classe, di rappresentante di istituto, di giornalista e di consulente freelance, di formatore saltuario (quest’anno sono entrato in alcune delle vostre classi grazie al progetto Genitori Connessi, in passato ho insegnato all’università e in varie situazioni professionali) e di testimone da ormai quasi trent’anni delle implicazioni della rete e delle innovazioni digitali sulla nostra società.
Premetto a mo’ di captatio benevolentie che per storia familiare e sensibilità personale conservo il massimo rispetto per l’istituzione scolastica. A prescindere: la scuola la ami e la rispetti anche quando ti fa arrabbiare, soprattutto quando ti fa arrabbiare. Ti arrabbi e ti impegni proprio perché la ami e le riconosci un ruolo fondamentale. E magari la vorresti più pronta, più reattiva, più contemporanea, più aperta. Ma hai capito che tu per primo sei parte di quel cambiamento, che tu come genitore sei parte del problema e sei parte della soluzione.
La scuola a me ha dato moltissimo negli ultimi anni. Mi ha dato forse più da adulto che da bambino. Mi ha restituito a un senso di comunità, al senso dell’impegno in prima persona, alla necessità di affrontare la sfida della complessità e dei cambiamenti giganteschi che stiamo vivendo partendo non tanto dai massimi sistemi, quando dal piccolo, dal piccolissimo, dal locale, dall’iperlocale.
A questa sensibilità mi aveva già avvicinato nel primo decennio del 2000 l’esperienza dei primi blog e poi dei primi social network, che nonostante un carattere introverso ho vissuto come una scuola di civiltà, di partecipazione e di condivisione. L’idea che ognuno di noi sia un nodo in un ecosistema e che il comportamento di ciascuno di noi influisca sul benessere e sul destino di quell’ecosistema. L’idea che il mondo si cambi molto più con l’esempio che con tante parole (l’esempio anche soltanto delle parole che si sceglie di dire e di quelle che si sceglie di non dire). Ma che ciò nonostante, le parole – tante parole, tutte le parole che servono – vadano spese per spiegare, per superare pregiudizi, per condividere punti di vista, per provare a concentrare gli sforzi di tutti se non nella stessa direzione, almeno imprimendo un progresso comune e non invece ostacolandosi vicendevolmente, correndo il rischio di restare fermi.
Ecco, in questo senso la scuola mi ha aiutato a calare quelle intuizioni nel quotidiano, laddove l’impegno non è necessariamente un piacere, tra persone che non si sono scelte per affinità, ma dove invece l’impegno è dovere e sacrificio, perché ti rendi conto che siamo nodi di un ecosistema di quartiere, di città, di plesso, di istituto. E questo ecosistema non raggiunge il benessere perché il preside è bravo e si dà da fare (anche se il preside può fare una enorme differenza), non si raggiunge perché gli insegnanti sono appassionati (anche se la loro bravura è lo scheletro della comunità), non si raggiunge perché gli alunni sono bravi studenti (anche se semplifica molto le cose), ma perché tutti, comprese le famiglie, compresi i genitori, fanno la loro parte e si sentono parte attiva di quella che voi chiamate con un termine che amate tanto e che a me invece pare orribile nella sua eco di burocrazia dispositiva “comunità educante”.
Citavo la complessità. Io credo che ai dirigenti scolastici andrebbe richiesto non tanto un master in gestione di impresa, come suggerirebbe la pur interessante avventura dell’autonomia, ma un master in gestione della complessità. Voi siete – nella vostra scuola, ma di conseguenza nel vostro quartiere, nella vostra città, nella vostra comunità di riferimento – i custodi ultimi della complessità, i garanti della capacità del vostro ecosistema di adattarsi ai cambiamenti e di trasformare (come in questi giorni) le avversità in opportunità. Imbrigliati da mille lacci normativi, che rischiano di annullare anche la buona volontà, lo so bene, ma questo siete. O dovreste essere. E se lo fa la scuola, di sapersi adattare e trasformare, tutta la società fa un balzo in avanti, perché nelle reti che innervano una comunità voi siete un hub fondamentale, perché unite famiglie, generazioni, istituzioni, ruoli, sistemi economici e sociali.
Perché dico un hub? Un hub è un nodo che gli altri nodi riconoscono come funzionale, di livello superiore, quello più bravo a mettere gli altri in relazione e a far funzionare la società. Ragionate per aeroporti: Fiumicino è un hub perché mette in relazione Ronchi dei Legionari con Olbia o Lampedusa. La scuola è un hub perché spesso mette in relazione persone che non hanno altro in comune se non i figli nella stessa classe, e costoro con il senso dell’istituzione pubblica, primaria, essenziale, condivisa. La scuola è la culla della civiltà, se la scuola funziona è più probabile che anche la comunità funzioni.
La scuola ha rifiutato a lungo di confrontarsi con la complessità, e si vede. La scuola come quasi tutte le istituzioni, e come quasi tutte le istituzioni in modo particolarmente marcato in Italia. Il problema è che la complessità non si recupera, non ci sono esami a settembre. La complessità è la conseguenza di fenomeni evolutivi potentissimi. I fenomeni evolutivi sono esponenziali, la loro curva è funzione di una legge di potenza. Ci sembra un progresso lento e inesorabile, come la rana che si adatta all’acqua sulla via del bollore, invece a un certo punto accelera. E accelera. E accelera. E accelera. E a quel punto è tardi, qualunque mossa è tardiva e l’inseguimento diventa goffo e improbabile.
L’aumento della popolazione mondiale è un fenomeno esponenziale. Il raddoppio della potenza di calcolo dei computer è un fenomeno evolutivo. L’innovazione tecnologica, in generale. Persino le tanto amate o tanto odiate reti sociali online, che crescono in modo esponenziale e in modo esponenziale espongono virtù e vizi all’attenzione generale.
Le gerarchie invece no, non sono esponenziali. Le gerarchie non si adeguano, non scalano abbastanza in fretta, non concepiscono ciò che le rinnega, come per esempio un filtro distribuito del sapere, o una sintesi emergente e in tempo reale delle opinioni pubbliche, o l’informazione che prescinde definitivamente dal titolo a informare. Le gerarchie sono state il sistema operativo del XX secolo. Le gerarchie sono il principale freno all’inizio del XXI secolo. Le gerarchie sono anche il freno a capire che cosa potrà sostituire le gerarchie stesse nella tutela del benessere pubblico e come barriera alle possibili degenerazioni insite nei fenomeni di rete.
In questa tensione ideale tra gerarchia e rete distribuita, tra Stato e comunità interconnessa, tra struttura rigida e capacità di adattamento, tra programmi ministeriali e buone pratiche di periferia, tra 1980 e 2020, tra un’epoca che non riesce a morire e una che non riesce a nascere, in mezzo a queste tensioni enormi tra due visioni sempre più inconciliabili del mondo, proprio lì nel mezzo, state voi e sta il vostro ruolo. Siete chiamati a fare la differenza tradendo. Non diventerete buoni dirigenti scolastici senza che un tradimento segni la vostra storia. Se sarà il tradimento dell’istituzione rigida e burocratica o invece del mondo che aspetta gli studenti che vi sono affidati, e a cui loro comunque sono destinati nonostante voi, starà a voi in coscienza deciderlo.
C’è stato un momento in cui avremmo potuto assecondare e accompagnare il progresso, crescendoci dentro, crescendoci insieme, adattandoci nel mentre. È il momento per esempio in cui a me è stato dato in mano, non richiesto, il primo personal computer, da adolescente. È stato il momento in cui internet ha gemmato il web e ha cominciato a mettere in relazione con facilità persone, idee, strumenti su tutto il pianeta. È stato il momento in cui noi nerd abbiamo cominciato a raccontarvi che quello che stava succedendo in rete avrebbe avuto presto un impatto profondo sulla società. E dunque sulla cultura, sull’informazione, sull’educazione, sull’economia, su ogni aspetto della nostra convivenza. E, se togliete un attimo gli occhi da questa assurda contingenza che peggiora ulteriormente i problemi, qui eravamo ancora un attimo prima che ci travolgesse la pandemia.
Come società abbiamo detto molti no. E oggi siamo il prodotto di quei no. La nostra comunità, impreparata e timorosa, è il frutto delle scelte testarde a non provare, a non approfondire, a non separare il fatto tecnologico dal fatto sociale e culturale, a non provare per crescerci dentro, a non concedere per provare semmai a dominare e indirizzare. Ma il fenomeno evolutivo se ne frega dei no, una volta abilitato. Come uno tsunami: non soltanto travolge, ma cresce, cresce, cresce, cresce. Continua a crescere. E continuerà. Ecco, in questo momento è come se fossimo travolti da due tsunami contemporaneamente, quello da cui non abbiamo saputo difenderci prima e quello nuovo della pandemia, che spazza quel poco che faticosamente stava ancora in piedi.
Il mondo in cui vi siete trovati improvvisamente a vivere in queste settimane è il mondo in cui io vivo da 25 anni, tolte le mascherine e il distanziamento sociale. Benvenuti. È un mondo dinamico e veloce, in cui è facile e normale vincere le distanze e affrontare i problemi con la tecnologia. Dove si imparano a scegliere gli strumenti non perché graziosi o semplici o inoffensivi, ma perché in grado di reggere un impatto di larga scala (e quanto tempo perso questi giorni, lasciatemelo dire, nel difendere tecnologie indifendibili, inadeguate, naïve, pur di non ascoltare i consigli di chi ci era già passato!).
È un mondo dichiaratamente in equilibrio precario, perché l’equilibrio non è più dato per circolare ministeriale, ma è la sintesi quotidiana degli sforzi e dei contributi di tanti, distribuiti e solidali. Un mondo in cui chi guida è colui o colei che è capace di servire meglio degli altri la comunità. Un mondo in cui la mediocrità non è sostenibile, semplicemente perché facilmente aggirabile. Un mondo in cui il sapere è sempre più distribuito, accessibile, pensato per essere ricombinabile. E le vostre scuole e i vostri insegnanti hanno il compito vitale di insegnare metodi per gestire tutte le decisioni e le ricombinazioni che ogni individuo sarà chiamato a sostenere nella sua vita, in modo più solitario e frequente che mai nella storia dell’umanità. La sfida che questo mondo pone al mondo a cui ancora la vostra scuola appartiene fin nel midollo non è tecnologica, non è questione di aule informatiche e collegamenti a banda larga e lim e software da aggiornare. È culturale.
Se dobbiamo trovare un aspetto positivo di Covid-19, e certo faccio fatica, beh forse questo potrebbe essere che ha riavvicinato questi due mondi. Ha fatto fare al nostro Paese un balzo forzato di digitalizzazione che non stento a definire epocale. E che ha spinto voi rappresentanti delle istituzioni gerarchiche che regolano il mondo della burocrazia a confrontarvi un po’ di più, ad ascoltare un po’ di più noi nerd rompiscatole. Comunque poco, vi siete fidati pochissimo (e in molti casi sulla pelle dei ragazzi, aggiungo), ma riconosco a tanti di voi il merito di averci provato e di aver avviato un dialogo. Questo dialogo è preziosissimo. Questo dialogo sono la calce e i mattoni di cui la nostra società avrà bisogno per cominciare la ricostruzione, quando lo tsunami della pandemia avrà cessato di fare i suoi danni.
Da genitore e da nerd, quello che posso lasciarvi per alimentare questo dialogo sono un paio di sensazioni che proprio queste settimane mi hanno aiutato a circoscrivere.
La prima è che, su tutto, vince l’umanità. Se dovessi scegliere un aspetto che ha fatto veramente la differenza in positivo o in negativo in queste settimane, questo non è stato la stabilità dei collegamenti, la piattaforma scelta, il numero di ore di lezione a distanza o il modo in cui avete deciso di valutare gli studenti in questa congiuntura, tutte cose che sembrano starvi (legittimamente) molto a cuore, ma l’umanità con cui la scuola è andata (oppure non è andata affatto, o ci è andata malvolentieri) in soccorso dei propri alunni. Esserci, esserci con empatia, esserci sapendo di avere un compito che prescinde dalle materie e dai calendari, esserci anche se così è difficile e bisogna reinventarsi di giorno in giorno. Esserci al di là di ciò che la norma e il contratto di lavoro potevano immaginare.
Io credo che noi genitori in questa occasione abbiamo riscoperto proprio questo aspetto, ovvero il modo in cui la scuola integra e completa il nostro ruolo educativo, e si prende cura dei nostri figli. Ci ha commosso quando questa cura si è rivelata davanti ai nostri occhi, generosa e attenta, e ci ha fatto arrabbiare quando ne abbiamo avvertito l’assenza, con le giustificazioni tipiche di chi omette un soccorso. Su questo punto, credo che l’asticella si sia alzata a un livello tale da non permettervi più di giustificare con graduatorie, motivi sindacali o altre scuse formali i gruppi classe che non funzionano. In questo periodo ho sentito una quantità sorprendente di famiglie prendere in considerazione per il futuro l’home schooling e ho sentito una quantità sorprendente di ragazzi trovare più stimoli in un TED Talk. E se non vi fa male sentire questo, forse avete un problema.
La seconda sensazione è che la scuola può essere a distanza. Non è l’ideale, non è la prima scelta, ma può. E il discrimine non è affatto la tecnologia, ma l’insegnante. Gli insegnanti che erano già pronti, culturalmente e logisticamente, hanno reinventato forme di didattica piene e in grado di agganciare sia il singolo che il gruppo, prenderlo per mano e portarlo avanti in questo inaspettato e tortuoso sentiero che ci è capitato. Nella classe per cui sono rappresentante dei genitori, una classe 2.0 che lavora in modalità capovolta, siamo ripartiti il lunedì dopo Carnevale, non abbiamo perso un colpo, e oltre ad aver tenuto il ritmo rispetto al programma di lavoro per l’anno in corso, alle maestre non ho visto sfuggire una sfumatura, un malessere, una necessità, individuale o di gruppo, esattamente come sarebbe avvenuto in presenza. Riti, ironie, abitudini e gesti si sono adattati di conseguenza. Certo ci vuole talento, passione, preparazione e allenamento, tanto allenamento, ma si può fare. E bisogna volerlo fare. L’insegnamento si fonda sullo spingere ogni giorno i ragazzi un po’ al di là della loro zona di comfort, perché è lì che avviene la magia, è lì che si cresce. Il giorno in cui questo principio non varrà più anche per gli insegnanti e per i dirigenti, quel giorno la scuola comincerà a morire.
A questo proposito, lasciatemi aggiungere che raramente avverto nelle scuole quel salutare processo di rinnovamento generazionale che ci aspetterebbe col passare degli anni e che in altri settori sembra naturale – fatta la tara al fatto che l’Italia è, in genere, un Paese per senatori. Gli sperimentatori più trascinanti ed entusiasti che ho incontrato nel mondo della scuola sono spesso alle soglie della pensione. Non so se sia perché i giovani fatichino a emergere, non so se sia perché serve una carriera per avere la meglio sui mille lacci normativi, non so se sia perché a 60 anni, in un settore sostanzialmente privo di progressioni verticali, senti di avere molto poco da perdere. Ma se fosse vero, e non fosse solo una mia percezione distorta, questo sarebbe un problema. Un sistema che non riesce ad accogliere e valorizzare, o per altri versi a formare, idee nuove e giovani insegnanti in grado di saperle incarnare, di nuovo, è una scuola moribonda.
La terza e ultima sensazione riguarda il gruppo. Io sono convinto che la didattica a distanza di questi giorni avesse valore soprattutto in quanto forma di preservazione e di riscoperta del gruppo, a maggior ragione in una situazione così estrema e improvvisa. Ai singoli, al benessere dei singoli, idealmente provvedevamo già noi genitori. Ma una classe significa soprattutto comunità, relazioni, condivisione. Che cos’era più prezioso che la condivisione o il confronto con un adulto esterno alle dinamiche familiari per elaborare e digerire questa congiuntura, nel pieno dell’emergenza? Mi è sembrata invece una priorità molto sbiadita. La facilità con cui si è pensato e si pensa ancora di dimezzare o parcellizzare le classi per favorire la stabilità dei collegamenti o la qualità dell’insegnamento frontale o in futuro andare incontro alle prescrizioni sanitarie mi continua a stupire.
Una delle cose per cui più sono grato alla scuola, nel percorso dei miei figli, è proprio il modo in cui – attraverso le dinamiche di gruppo – la scuola ha saputo esporli alle differenze. Vivendo in comunità le situazioni in cui erano loro a eccellere, ma non si poteva procedere finché tutti gli altri non li avevano raggiunti. E quelle in cui invece erano loro a rimanere indietro, ed erano loro quelli che il gruppo si fermava ad aspettare. Sono convinto che molte cose i miei figli avrebbero comunque potuto impararle altrove, ma il confronto quotidiano con chi è più abile di te o diversamente abile, con chi è nato nel tuo stesso palazzo o molti confini più in là, con chi è molto più ricco o molto più povero, più curato dalla propria famiglia o meno curato, più talentuoso di te anche nella materia in cui pensi di eccellere, tutto questo è la vera essenza della scuola (pubblica, mi verrebbe da aggiungere, pur nel rispetto per chi fa altre scelte) e la vera grandezza del suo progetto educativo e di civiltà. Perché è qui che impari a mettere te stesso e le tue ambizioni in prospettiva, ed è qui che impari che non potrai mai procedere da solo, ma che è l’unione di tante differenze a fare di te qualunque cosa vorrai diventare un giorno.
Vi lascio qui, a uno snodo della storia, in cui alla scuola a quanto pare non bastano impiegati, ma servono eroi. Sogno una scuola a cui i cittadini mandino spontaneamente dolci o battano le mani dai balconi, come a medici e infermieri nei giorni scorsi. Voi dovrete essere sempre più maestri d’orchestra della complessità. Esperti in contemporaneità. Virtuosi del buon senso. Traghettatori tra il mondo che era (e difficilmente sarà ancora) e il mondo che sarà, e che per molti di noi (e tra questi buona parte dei vostri alunni) già è. Come nella leggenda di San Cristoforo, voi siete i giganti maestosi e terribili che possono aiutare il fanciullo mite e grazioso ad attraversare il fiume impetuoso, barcollando sotto il suo peso, perché quello a sua volta porta sulle spalle il peso del mondo intero. Se vi spaventate davanti alla corrente oppure eccepite che non sta scritto da nessuna parte che sia compito vostro attraversare quel fiume impetuoso, il fanciullo molto probabilmente sarà destinato a restare lì con voi. E il mondo con lui. A voi però, molto più che a tanti altri in questo momento, sta decidere come proseguirà la sua storia.
* https://www.sergiomaistrello.it/2020/05/14/il-tradimento-del-preside/
Il mondo della scuola avverte la ministra: subito le misure di sicurezza o maturità a distanza
Il mondo della scuola mette nero su bianco tutte le sue perplessità sulla scelta di fare svolgere in presenza l’esame di maturità. In testa a uno dei tre pareri messi a punto dal Consiglio superiore della pubblica istruzione (Cspi) su altrettante ordinanze della ministra Lucia Azzolina si trova appunto l’invito ad adottare urgentemente delle misure di sicurezza adeguate. Altrimenti – è la richiesta formale – è meglio svolgere l’esame di Stato a distanza. In una forma che va comunque semplificata: via lo scritto di partenza e la durata prefissata di un’ora.
In vista della riapertura di settembre i rappresentanti di docenti, dirigenti e studenti chiedono anche nuove norme per ridurre il numero di alunni per classe o rendere più piccole (e dunque più gestibili) le scuole. Per restare ai rilievi principali.
Occhi puntati sulla maturità
L’esame delle tre ordinanze ministeriali su esame di maturità, licenza media e valutazione finale da parte del Cspi è stato rapido. I pareri che stanno per essere inviati a viale Trastevere arrivano infatti nei sette giorni (week end inclusi) dalla ricezione dei testi ministeriali previsti dal decreto Scuola all’esame del Senato. Uno dei punti messi in evidenza subito riguarda la maturità in formato esclusivamente orale (che dovrebbe prendere il via – in presenza – da martedì 17 giugno alle ore 8.30). E consiste in una «forte preoccupazione» per l’emergenza sanitaria in cui versa il Paese. A cui segue la richiesta di emanazione urgente di un protocollo di sicurezza stringente e dettagliato a garanzia della salute di tutto il personale coinvolto nell’esame di Stato e degli alunni. In assenza di tale protocollo – sottolinea il Cspi – è altrettanto indispensabile prevedere con tempestività, visti i tempi ristretti, la realizzazione a distanza di tutte le operazioni di esame.
Via lo scritto del colloquio
Sempre sulla maturità 2020 il mondo della scuola chiede alla ministra Azzolina di rendere più snello il colloquio in cui consisterà l’intero esame. Eliminando lo scritto di partenza sulla materia di indirizzo che al momento va consegnato entro il 13 giugno sulla base di un argomento concordato con i prof entro il 1° del mese prossimo. Meglio limitarsi a indicare l’argomento – suggerisce il parere – e approfondirlo poi durante l’orale. Un invito che va a braccetto con quello di eliminare l’elenco dettagliato delle varie fasi in cui si svolgerà la prova e la durata prefissata di un’ora. A decidere sarà la commissione tutta interna (più il solo presidente esterno) nelle riunioni preliminari.
Le preoccupazioni in vista di settembre
Altrettanta attenzione viene dedicata dal Consiglio superiore della pubblica istruzione alla riapertura di settembre. In testa al parere sulla valutazione è stata inserita la richiesta di «strumenti altrettanto straordinari» per avviare l’anno scolastico 2020/21. Da leggersi come provvedimenti normativi volti a ridurre il numero minimo di alunni di una istituzione scolastica dimensionata e il numero minimo di alunni per classe. Una misura che andrebbe realizzata – è il suggerimento contenuto nel documento – con l’aumento degli organici di tutto il personale della scuola, dirigente, docente, Ata così da garantire l’avvio dell’anno scolastico in sicurezza per alunni e personale. Anche in vista dell’attività di recupero degli alunni che saranno promossi con una o più insufficienze e che – nelle intenzione della ministra Azzolina – dovranno tornare in classe a settembre prima degli altri per recuperare le lacune accumulate quest’anno.
Addio voti in decimi alle elementari
Nel parere sull’ordinanza che disciplina la valutazione arriva anche un’indicazione sui voti da utilizzare alla primaria. Visto lo svolgimento sui generis degli ultimi tre mesi di scuola è meglio optare per i giudizi anziché per i classici voti in decimi.
Le richieste dei dirigenti scolastici
Licia Cianfriglia, presente al tavolo come consigliere eletto dei dirigenti, riassume al Sole 24 Ore le posizioni della categoria: «Noi di Anp siamo intervenuti con determinazione nel dibattito perché fossero messi al centro messaggi fondamentali, prima di tutto quello della sicurezza, un protocollo nazionale preciso e prescrittivo è urgente. In mancanza delle condizioni – aggiunge – non si può pensare di far assumere ai dirigenti responsabilità che a loro non competono».
Sui tempi stretti che abbiamo davanti Cianfriglia sottolinea che «le scuole devono poter organizzare in modo autonomo e ragionevole le operazioni di esame, eventualmente anche a distanza». E che, guardando all’anno prossimo, «è tempo di ripensare l’impianto del sistema, ridimensionando le scuole e diminuendo il numero di alunni per classe, assumendo altro personale dirigente e docente formato per un nuovo modo di fare scuola».
L’ultima parola alla ministra Azzolina
Tocca ora alla responsabile dell’Istruzione decidere se e cosa recepire nei testi definitivi delle ordinanze che sono attesi nelle prossime ore. Per una delle modifiche suggerite all’ordinanza sull’esame di terza media – e cioè lo svolgimento della discussione online dopo il termine delle attività didattiche così da decongestionare il calendario delle prossime settimane – la strada sembra in discesa. Durante l’informativa di mercoledì 12 maggio alla Camera la ministra Azzolina ha già assicurato che modificherà il testo in tal senso.
Quanto al protocollo di sicurezza, fanno sapere da viale Trastevere, il testo «è praticamente pronto e sarà reso noto a breve». Il lavoro sulle linee guida che andranno seguite nelle classi – sottolineano – «va avanti da giorni insieme al Comitato tecnico-scientifico del ministero della Salute e consentirà di svolgere gli esami in sicurezza. Si tratta di regole chiare, attuabili, che tuteleranno studenti e docenti».
Responsabili i genitori se lo svolgimento del tema offende l’insegnante
Padre e madre dell’alunno rispondono dei danni cagionati all’insegnate dai toni offensivi e denigratori messi nero su bianco nel tema svolto dal proprio figlio. Con la recente sentenza 50/2020, il GdP di Conegliano mette l’accento sulla tutela dell’immagine e della dignità professionale e umana degli insegnanti quali pubblici ufficiali e liberi cittadini. Arriva dunque dalle aule giudiziarie un segnale forte che apre alla riflessione sull’importanza del ruolo che la figura del docente riveste sotto il profilo educativo e formativo; ma anche un allarme di pericolo per la tenuta del patto educativo tra genitori e docenti per il raggiungimento del fine comune: la crescita educativa delle giovani generazioni nel rispetto dei ruoli, dell’autorità, del prossimo. A ben vedere è la stessa Costituzione repubblicana che assegna alla famiglia e alla scuola, nei confronti della società, una “responsabilità orchestrale” nell’educazione dei giovani.
Il tema: “Lettera ad un amico…”
Nel testo di un tema scolastico un alunno usava termini sconvenienti nei confronti dell’insegnante. La docente segnalava l’accaduto al dirigente scolastico che si attivava incontrando più volte l’alunno e convocando i genitori, ma senza buon esito. In seguito la docente si rivolgeva al tribunale competente.
Lo “strappo” del patto educativo genitori/scuola
Evidenzia il Giudice che le espressioni, per nulla continenti, che il minore si era sentito autorizzato a scrivere, sono fortemente lesive dell’onorabilità dell’insegnante coinvolta, e segno di una insofferenza nei confronti della stessa istituzione scolastica. Significativo per acclarare la responsabilità genitoriale è stata la diserzione alla richiesta di colloquio inoltrata loro dal dirigente scolastico. A ben vedere il patto educativo di corresponsabilità educativa dei genitori è finalizzato proprio a definire in maniera compartecipata diritti e doveri del rapporto tra istituzione scolastica, studenti e famiglie. In altre parole, gli insegnanti e i genitori, nonostante la connaturale diversità dei ruoli e la separazione dei contesti di azione, condividono sia i destinatari del loro agire, i figli-alunni, sia le finalità dell’agire stesso, ovvero l’educazione e l’istruzione in cui scuola e famiglia operano insieme per il delicato disegno costruttivo comune. Ebbene il cuore di questo rapporto batte grazie al rispetto delle funzioni, delle competenze, dei compiti e delle libertà di ciascuno degli attori coinvolti. Ma non è tutto. Nell’esercizio dei ruoli ciò che fa accrescere l’efficacia di questo mezzo di responsabilità condivisa è lo scambio comunicativo e il lavoro cooperativo: costanti, fattivi, leali. In altre parole ciò che mantiene vivo tale legame è il senso di consapevolezza collettiva per progettare le scelte strategiche educative più appropriate per il figlio-alunno: il contributo “alveare” alla costruzione del buon (con)cittadino futuro.
Maturità 2020, presidi e sindacati: «troppe incertezze, così non si può fare l’esame in classe»
Cresce la tensione intorno alla Maturità, in attesa che venga approvato il protocollo per permettere ai ragazzi e ai loro professori di tornare in classe dal 17 giugno per la prova orale dell’esame. Anche il Consiglio superiore della pubblica istruzione lo chiede con insistenza come condizione per evitare la prova a distanza: deve essere «stringente, dettagliato e prescrittivo a garanzia della salute di tutto il personale coinvolto». In sua assenza o nell’impossibilità di poterne applicare le prescrizioni è «indispensabile prevedere che gli esami di maturità avvengano a distanza».
Il protocollo è in via di definizione e lo sta valutando il Comitato tecnico scientifico. Ma i timori del Cspi sono l’ultima goccia di una vera e propria ondata di paura per il ritorno in classe, a tutela dei ragazzi ma soprattutto dei professori e dei presidi e del personale amministrativo. Le preoccupazioni sembrano essere così tante che in almeno sette regioni non si sono trovati abbastanza candidati a presiedere le commissioni d’esame. Non solo, l’Associazione nazionale presidi ha scritto alla ministra Lucia Azzolina per esprimere forti perplessità sulla scelta di fare la Maturità in classe: «E’ prevedibile che nelle commissioni siano inserite numerose “ persone fragili”», scrive Antonello Giannelli, riferendosi anche all’età dei docenti che potrebbero essere chiamati per la Maturità e che potrebbero avere più di 55 anni, età «che secondo l’Inail sono lavoratori destinatari di particolare attenzione e misure di prevenzione».
Cercasi presidenti
Per quanto riguarda i presidenti da designare per il prossimo 17 giugno si tratta di presidi o docenti delle superiori di lunga data (almeno 10 anni di servizio) che devono guidare le commissioni (composte da 6 membri interni, cioè professori della classe che sostiene l’esame), in una delle scuole della propria provincia. Ebbene in Toscana, Veneto, Lazio, Marche, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte i dirigenti regionali sono stati costretti a fare un secondo appello per cercare disponibilità tra i colleghi. Il termine per presentare le candidature è scaduto il 6 maggio, ma appena si son fatti i conti si è capito che così non va. Mirella Nappa del Usr Veneto dà tempo fino al 15 maggio e sollecita i dirigenti a farsi avanti. Nelle Marche la situazione è allarmante: mancano almeno 65 presidenti perché per 320 commissioni se ne sono presentati 255. Per questo il dirigente Marco Filisetti è molto chiaro: se non arrivano le candidature entro il 14 maggio, sarà lui a procedere come prevede la legge a scegliere chi nominare, pescando tra presidi e professori delle scuole secondarie come prevede la legge del 2019.
Il ruolo di presidente di commissione è ovviamente remunerato, ma quest’anno le incertezze sull’esame, i rischi di difficoltà con le commissioni e con lo svolgimento di questa prova diversa dal solito devono aver scoraggiato i più che forse preferiscono non esporsi a ipotetici rischi di contagio. Al ministero per ora si resta in attesa, ma la preoccupazione è alta. Alla fine i presidenti di commissione si dovranno trovare, ma che cosa succederà con gli insegnanti che magari all’ultimo minuto preferiranno non presentarsi in classe per gli esami? Dovranno portare una giustificazione medica, certamente. Ma nell’ordinanza per la maturità sono già contenute alcune norme per la nomina dei supplenti, da cercare tra gli altri professori della classe, tra gli altri della scuola che insegnino le materie fondamentali. E le difficoltà nel trovare presidenti di commissione non fa ben sperare. Per ora l’allerta è alta.
Tutti Pazzi Per Paolo è un progetto educativo di cinema partecipato realizzato da un insegnante di sostegno di Torino.
L’esperienza si è trasformata nella produzione di un documentario partecipato che racconta la relazione tra insegnante di sostegno e alunno durante un intero anno scolastico.
Il progetto è supportato dalla Film Commission Torino Piemonte e dalla Regione Piemonte ed è stato realizzato in partnership con il Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino e con l’ASL To1.
PROGETTODownload
II Consiglio superiore della pubblica istruzione: maturità meglio a distanza e niente voti alle elementari
– Il parere che la ministra Lucia Azzolina non voleva, quello del Consiglio superiore dell’istruzione – 36 membri tra cui dirigenti scolastici, docenti, sindacalisti, esperti delle istituzioni pubbliche -, chiede all’Istruzione di togliere, per quest’anno, i voti agli alunni delle scuole elementari e di sostituirli con giudizi che meglio possono interpretare questa stagione scolastica a metà.
Parere obbligatorio non vincolante
Quindi, raccomanda fortemente un esame di Maturità realizzato con un protocollo di sicurezza nazionale “stringente, dettagliato e prescrittivo a garanzia della salute di tutto il personale coinvolto”, altrimenti meglio affidarsi, come già si fa con l’esame di Terza media, a un colloquio in remoto.
Sulla scuola elementare, “tenuto conto che la situazione emergenziale ha particolarmente penalizzato l’apprendimento degli alunni più piccoli, per i quali l’interazione in presenza con i docenti costituisce un elemento determinante nei processi di apprendimento, in misura maggiore rispetto agli altri gradi di scuola”, il Consiglio superiore della Pubblica istruzione ha chiesto che la valutazione finale sia espressa attraverso un giudizio riportato nel documento previsto e non attraverso la votazione espressa in decimi.
Il parere del Cspi è obbligatorio ma non vincolante. Con un’ordinanza in tempi di Covid la ministra dell’Istruzione lo aveva tagliato per velocizzare i tempi delle decisioni di fine anno, concentrate nelle tre ordinanze (bozze di ordinanze, per ora) firmate la settimana scorsa. Poi, su pressione dei sindacati, è dovuta tornare sulle sue decisioni. Il parere arriva adesso, al termine di una videoriunione fiume iniziata ieri alle 10 di mattina, conclusa dopo dodici ore per l’intera assemblea e portata avanti in seduta ristretta fino a mezzanotte.Sulla scuola elementare, “tenuto conto che la situazione emergenziale ha particolarmente penalizzato l’apprendimento degli alunni più piccoli, per i quali l’interazione in presenza con i docenti costituisce un elemento determinante nei processi di apprendimento, in misura maggiore rispetto agli altri gradi di scuola”, il Consiglio superiore della Pubblica istruzione ha chiesto che la valutazione finale sia espressa attraverso un giudizio riportato nel documento previsto e non attraverso la votazione espressa in decimiAncora, il Cspi ha espresso perplessità sulla legittimità costituzionale della misura che prevede la sostituzione dell’esame di Stato conclusivo di Terza media con gli scrutini del consiglio di classe. Critici i membri, come già evidenziato da Repubblica, sui tempi concessi tra la discussione online della tesina e, appunto, la valutazione finale: “Suggeriamo tempi più distesi lasciando alle scuole il compito di organizzare il calendario”. La ministra aveva già fatto sapere all’Associazione nazionale presidi che questo periodo più largo sarà concesso.
Ancora sulla Terza media, per la prima volta si attribusice un valore alla tesina rispetto alla valutazione finale, “fino a un valore in decimali al 20 per cento”.
Per la Maturità, “tenuto conto della composizione della commissione con soli docenti appartenenti al consiglio di classe”, si ritiene “non necessaria la trasmissione preliminare di un elaborato scritto sull’argomento”. Niente tesina, un “di più” con i membri interni. E, poi, via la discussione sull’Alternanza scuola lavoro.
“Il colloquio non deve essere di un’ora”
Il Consiglio superiore, come spiega la vicepresidente Annamaria Santoro, non dovrebbe dare una graduatoria di valutazione nazionale, un limite all’autonomia delle commissioni d’esame che, essendo interamente composte da docenti della classe, “potrebbero orientare in maniera più efficace una
griglia di valutazione che tenga conto delle ripercussioni sulla classe della situazione straordinaria
determinatasi a causa dell’emergenza Covid 19”. I criteri di valutazione del colloquio, quindi, li devono scegliere i membri interni. Oppure, bisogna eliminare i singoli punteggi: i docenti sanno. Via l’indicazione della lunghezza di un’ora per il colloquio.
Il Cspi segnala che nel decreto legge non è stata indicata la possibilità di riconversione del credito attribuito ai candidati nel terzo e del quarto anno, né è stata prevista la possibilità di rideterminare il valore dei crediti per la classe quinta. Bisogna intervenire. Nella tabella dei voti che riguarda il canddiato con la media del “6” si rileva anche un errore: la somma fa “35”, non “36”.
Il Consiglio si è espresso sulla ripresa scolastica di settembre: “In vista dell’Anno scolastico 2020/’21”, si legge, “sarà necessario intervenire tempestivamente con provvedimenti normativi che riducano il numero minimo di alunni di ogni istituzione scolastica dimensionata e il numero minimo di alunni per classe e, di conseguenza, determinino l’aumento degli organici di tutto il personale della scuola, dirigente, docente, amministrativo”.
Per ora non vi sono date certe sulla ripresa dell’anno a settembre né sui corsi per il recupero delle discipline insufficienti (in un primo tempo si era parlato del 1° settembre). In assenza di un calendario scolastico, “è inopportuno dare indicazioni prescrittive alle scuole sull’avvio delle attività didattiche e sulle modalità di recupero degli apprendimenti. Tale previsione”, chiude il Cspi, “è lesiva dell’autonomia delle scuole e delle prerogative del collegio docenti”.L’auspicio finale del Consiglio superiore d’istruzione, che ricorda di aver prodotto questi pareri in una settimana invece dei 45 giorni precedentemente previsti, è che il ministero “sappia cogliere e apprezzare i suggerimenti proposti nella sua funzione di massimo organismo istituzionale e di rappresentanza della comunità scolastica”.
La ministra Lucia Azzolina ha voluto subito ricordare che le condizioni di sicurezza accompagneranno tutti i colloqui orali dell’esame di Maturità: “Il protocollo è praticamente pronto” ed è stato costruito “con il comitato tecnico scientifico che vigila sulla crisi pandemica, e che ha già approvato l’esame in presenza, seguendo anche le sollecitazioni dei sindacati”.
I tecnici del ministero sono al lavoro sui pareri dell’organo consultivo.
Permessi legge 104: 18 giorni tra maggio e giugno aggiunti in Decreto Rilancio
Il Decreto Rilancio permette ai lavoratori di usufruire di ulteriori 18 giorni di permesso Legge 104/1992 per i mesi di maggio e giugno 2020.
L’art. 76 del Decreto Rilancio approvato dal Consiglio dei Ministri il 14 maggio 2020 prevede l’aumento dei giorni di permessi usufruibili con legge 104/92 art. 33.
I permessi valgono sia per lavoratori con disabilità personale che per assistenza a familiari disabili.
Già nel mese di marzo e aprile nel Decreto Cura Italia i giorni di permesso erano stati aumentati a 18. Con il Decreto Rilancio spettano altri 18 giorni.
I permessi possono essere così fruiti:
3 giorni a maggio
3 giorni a giugno
12 giorni tra maggio e giugno
Modifiche all’articolo 24 in materia di permessi retribuiti ex articolo 33, legge 5 febbraio 1992, n. 104 1. All’articolo 24 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1 è aggiunto il seguente periodo: “e di ulteriori complessive dodici giornate usufruibili nei mesi di maggio e giugno 2020.”
La domanda potrà essere presentata dopo la pubblicazione del D.L. in Gazzetta Ufficiale e la sua entrata in vigore.
Esami di maturità, confermato: saranno in presenza. Protocollo sicurezza pronto
Il Protocollo di sicurezza per gli Esami di Stato del secondo ciclo “è praticamente pronto e sarà reso noto a breve”.
Lo assicurano fonti del Ministero dell’Istruzione in merito al parere espresso dal Consiglio superiore della Pubblica Istruzione. Il lavoro sul Protocollo “va avanti da giorni insieme al Comitato tecnico-scientifico del Ministero della Salute e consentirà di svolgere gli Esami in sicurezza. Si tratta di regole chiare, attuabili, che tuteleranno studenti e docenti”. Un pacchetto di misure che “tengono conto anche delle sollecitazioni arrivate dai sindacati incontrati nei giorni scorsi”. Ieri la Ministra Azzolina, chiudono dal Ministero, ha ricordato in Parlamento, durante un’audizione in commissione, che il Comitato tecnico-scientifico ha già autorizzato lo svolgimento dell’Esame “ritenendo – ha detto la Ministra – che possa svolgersi, appunto, nelle scuole, garantendo gli standard di sicurezza”.
Appena disponibile daremo indicazioni sul contenuto del protocollo
Intanto, ecco come si volgeranno gli esami
Gli Esami del secondo ciclo avranno inizio il 17 giugno alle ore 8.30. Previsto, per quest’anno, il solo colloquio orale. Il 96% dei ragazzi viene ammesso, in media, ogni anno, all’Esame finale: il prossimo giugno tutti avranno la possibilità di sostenere le prove, tenuto conto del periodo dell’emergenza. Ma i crediti di accesso e il voto finale si baseranno sul percorso realmente fatto dagli studenti.
Per dare il giusto peso al percorso scolastico, il credito del triennio finale viene rivisto e aumentato: potrà valere fino a 60 punti, anziché 40, come prima dell’emergenza. Al colloquio orale si potranno conseguire fino a 40 punti. Il voto massimo finale possibile resta, infatti, 100/100. Si potrà ottenere la lode, come ogni anno. I crediti del triennio finale di studi saranno ricalibrati secondo le tabelle che saranno allegate all’Ordinanza ministeriale. L’anno in corso avrà un peso fino a 22 crediti.
La prova orale si svolgerà in presenza (a meno che le condizioni epidemiologiche non lo consentano e con specifiche deroghe per casi particolari) davanti a una commissione composta da 6 membri interni e un Presidente esterno, in modo che gli studenti possano essere valutati dai docenti che conoscono il loro percorso di studio. Il documento, con quanto effettivamente svolto, sarà prodotto dai Consigli di classe entro il 30 maggio.
A quel documento farà riferimento la commissione per la predisposizione dei materiali che saranno proposti ai candidati alla prova orale. Ciascun candidato discuterà, in apertura di colloquio, un elaborato concernente le discipline di indirizzo, trattando un argomento concordato che sarà assegnato dai docenti di quelle discipline a ogni studente entro il 1° giugno. Prevista, poi, la discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana durante il quinto anno. Si farà riferimento ai testi contenuti nel documento elaborato dal Consiglio di classe. Il candidato analizzerà, a seguire, un materiale assegnato dalla commissione sempre coerente con il percorso fatto. Saranno infine esposte le esperienze svolte nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento e saranno accertate le conoscenze relative a “Cittadinanza e Costituzione” secondo quanto effettivamente svolto dalla classe.
ATA, aperte le funzioni SIDI per organico di diritto. Guida
Guida all’utilizzo delle funzioni per la gestione dell’Organico di Diritto del personale ATA 2020/21.
La guida fornisce indicazioni sull’utilizzo delle nuove funzioni per la
gestione dell’Organico di Diritto del Personale ATA.
l’operatività è simultanea per Scuole e USP: questo significa che come di consueto sono le scuole le prime ad operare, ma qualora l’USP intervenga nella modifica di qualche dato questo comporta, in automatico, che la scuola non può operare fin quando, su richiesta della scuola stessa, l’USP non proceda allo “sblocco”. La funzione di “sblocco” viene descritta nell’ambito del paragrafo 4 della guida.
gli USR hanno a disposizione alcuni report di monitoraggio con dati analitici e sintetici sulla situazione dell’organico;
l’Amministrazione Centrale può:
• richiedere un report di monitoraggio con i riepiloghi regionali delle dotazioni organiche rispetto ai contingenti stabiliti dal Decreto Ministeriale;
• gestire il calendario di apertura/chiusura funzioni sul territorio nazionale o differenziarlo se necessario per regione o provincia;
• gestire le tabelle di calcolo dell’organico;
• gestire le tabelle del Decreto Ministeriale.
Come si accede alle funzioni
Dal Portale SIDI, il portale di servizi del Ministero dell’Istruzione si può accedere, previa autenticazione alle funzionalità per la gestione dell’Organico di Diritto del Personale ATA.
Le funzioni a disposizione degli utenti sono raggiungibili dal menù SIDI alla voce Organico di Diritto ATA.
Qui la guida completa con tutte le indicazioni
Una didattica in modalità a distanza
di Maria Carmela Barresi
L’improvvisa emergenza per il COVID -19 ha interessato vari comparti tra cui l’Istruzione, che si è trovata ad interrompere il percorso scolastico-formativo per alcune settimane e a dover , con grande disponibilità dei docenti , garantire la continuazione delle attività didattiche in modalità di DAD . E’ chiaro a questo punto l’importanza della funzione del docente in grado di offrire non una proceduralizzazione dell’ esercizio della sua funzione ma una riprogettazione più ampia legata ad un apprendimento correlato ad uno scambio di conoscenze, di scelte , di critica e dialogo . Tuttavia , sebbene già le scuole dovessero essere pronte ad operare con alcuni modelli di didattica in blendend learning e strutturare l’offerta formativa sulla base di una programmazione indirizzata non solo all’asservimento delle discipline e alla classe fisica ma anche alla classe ” virtuale”, come indicato nel piano definito PNSD , dobbiamo riconoscere che non erano per nulla pronte nell’attivare un’ azione didattica in tal senso . Ancora una volta, la scuola, si è, infatti, fatta trovare impreparata . Così , i docenti hanno pensato che bastasse presentare una lezione espositiva in videochiamata già bella e confezionata, inviare compiti su schede strutturate, esercitazioni varie, per attuare la didattica a distanza, ed il Ministero che bastasse fornire gratuitamente computer e tablet per far si che il processo didattico/formativo proseguisse in modalità DAD , dimenticando quest’ultimo soggetto che la fruizione di tali strumenti e strettamente dipendente dalla connessione ad una rete internet a pagamento e di cui purtroppo si sono dovuti far carico famiglie e docenti . In quest’ottica ci sembra che non emerga il diritto alla gratuità della scuola , così come sancito dall’art.34 della Costituzione : Stato deve garantire a tutti il diritto all’istruzione gratuitamente e che siano mancati degli interventi risolutivi come ad esempio: attuare convenzioni gratuite e non agevolate , con i vari gestori della rete internet . Lungi da noi illustrare proposte e suggerimenti su tale argomento ma è importante attivare magari una strategia complementare , poiché questa criticità, a nostro avviso , limita la possibilità di raggiungere tutti gli alunni. Dobbiamo , tuttavia, fare tesoro dell’esperienza vissuta in questo momento di emergenza perché , seppur strano , è un’alleata preziosa, che ci conduce a considerare gli errori fatti , a ragionare e a pensare costruttivamente al nuovo modello di fare scuola e a come mettere in campo la metodologia DAD.
UNA RIFORMA DELLA COSCIENZA SOCIALE
La consapevolezza che la scuola non è solo fornire un servizio ma offrire risposte efficaci e mirate ai bisogni educativi non è uno slogan ma un messaggio che purtroppo negli anni recenti non è stato pienamente recepito dalla coscienza sociale, tanto che in questi giorni di emergenza pandemica le contestazioni al Ministro della Pubblica Istruzione non sono certo mancate . Molti, infatti, velando la reale ed oggettiva necessità sociale di affidare i loro figli a strutture statali o meno a mo’ di servizio , in quanto in ogni famiglia lavorano entrambi i genitori , hanno sbandierato varie argomentazioni : la violazione del diritto allo studio , la privazione di emozioni, di contatti , di riferimenti ,di esperienze mancate ed interrotte dei bambini, tutto per contrastare la decisione della non riapertura delle scuole. Chiediamoci , quindi , se la scuola, attenutasi al parere tecnico-scientifico di evitare contagi con la riapertura , possa in questo contesto sociale dare un’importante svolta al suo sistema educativo-formativo ed attivare una didattica non in presenza ma a distanza . Nella società frenetica e caotica di oggi per molti genitori costituirebbe un impegno non conciliabile con le loro attività lavorative , poiché li porterebbe a rivedere le condotte di riferimento tenute nel crescere i loro figli. E’ chiaro che l’argomento implica un ampia riflessione e motiva non poche discussioni che non possiamo affrontare in questa sede, in quanto entrano in gioco vari aspetti : consapevolezza genitoriale, comportamenti adeguati alle esigenze dell’età del figlio, comportamenti deleganti, e tanto altro, ma si vuole proporre un’analisi su quanti genitori, ancor prima dell’emergenza, si siano trovati a non poter seguire direttamente l’applicazione dei propri figli. E’ facile riconoscere che per chi lavora diventa già complicato assicurarsi che i propri figli abbiano studiato e se si siano applicati per il loro percorso di studi. Operare, quindi, per una scuola del cambiamento significa ponderare adeguatamente le proposte da mettere in campo e principalmente sanare quelle problematiche sociali che più o meno vengono a frapporsi al nuovo progetto didattico/ formativo della scuola.
LA COSTRUZIONE DI UN NUOVO MODELLO NEL FARE SCUOLA CON LA DAD
Sicuramente questo concetto sarà fonte di ampio dibattito , ma la nostra riflessione lenta ed esperienziale ci pone nella consapevolezza circostanziata che l’improvvisazione e la fretta non facilitano l’ applicazione della DAD , ma ne riducono la forza e la ricchezza nell’impostazione della stessa. La DAD deve fondarsi su una programmazione che permetta di interagire in diversi ambienti di apprendimento, per modellare strategie e modalità non ancorate all’apprendimento disciplinare . E’ nuovo processo di costruzione dove diventa consuetudine lo scambio di conoscenze, la partecipazione alla programmazione, la condivisione di competenze, non più esclusivamente individuale ma di gruppo dell’apprendimento e reso possibile dalla modalità di strategia più efficace, scelta anche dai soggetti fruitori . Un aspetto che si pone in un chiaro collegamento con la capacità di autovalutazione e di riflessioni metacognitive , necessari per delineare un’ ampia mappatura dell’apprendimento. La convinzione , poi, dell’impossibilità di introdurre la DAD nella scuola dell’Infanzia , esposta da molti eminenti studiosi ed organismi rilevanti del comparto istruzione, fa emergere l’impossibilità di dichiarare la scuola italiana come scuola innovativa. In questo nuovo scenario emergenziale , in cui anche la scuola dell’infanzia si è messa in gioco , tali teorie di carattere deterministico sono state suffragate dalla competenza , dall’ intenzionalità ed esperienza di chi nella sua funzione docente ha operato con i piccoli alunni della scuola materna. Una competenza che ha permesso la costruzione di scenari logico costruttivi ed interpretativi e che ha fatto si che emergesse in modo dialogante e critico il punto di vista dei piccoli . Non si può, quindi, pensare di cambiare il volto della scuola attuando un’ azione innovativa che si concretizza solo per alcuni comparti scolastici e non per tutta l’utenza scolastica . Innovazione , ricerca, sperimentazione , stanno alla base di un nuovo processo di fare scuola , che indiscutibilmente deve essere calibrato e modellato in relazione alla fascia d’età di tutta l’utenza , così come l’applicazione della didattica a distanza , che proprio per la sua peculiare modellabilità può considerarsi attuabile anche nella scuola dell’Infanzia. Dobbiamo dare un significato nuovo all’agire didattico considerandolo come un “ contratto” dove le parti : apprendimento e insegnamento insieme indagano, si fermano a riflettere e a rielaborare per poi ripartire alla scoperta di nuove mete conoscitive……
Claudia Fanti: 2014, odissea nella scuola – Pubblicato da Youcanprint Tricase (LE)
L.Lelli : Professionalità docente per la buona scuola – Roma : Armando, 2016
Maglioni, La classe capovolta. Innovare la didattica con la flipped classroom, Erickson (2014), Trento
Mauro Palumbo: Il processo di valutazione: decidere, programmare, valutare, FAngeli 2à edizione 2001-2002
Parmigiani, L’aula scolastica, Franco Angeli, 2014
F. Tessaro, Modelli e pratiche di valutazione: dall’osservazione alla verifica http://ricerca.univirtual.it/home/red/wp-content/uploads/sites/4/2009/06/Tessaro-ModelliPraticheValutaz.pdf
F. Tessaro, La cultura della valutazione Modelli e pratiche di valutazione di …
https://slideplayer.it/slide/975210/
Coronavirus, deve cambiare il rapporto fra numero di alunni e superficie dell’aula
Prima del contagio da coronavirus la regola fondamentale valida per tutti i gradi di istruzione, era quella per cui le classi in cui erano presenti degli alunni diversamente abili non poteva superare il limite di 20, a patto che questa necessità fosse stata motivata in base alle esigenze formative degli allievi disabili.
Se non ci fossero stati alunni disabili, invece, il Dirigente Scolastico doveva attenersi ai seguenti limiti:
scuola dell’infanzia: minimo 18, massimo 26 alunni per classe;
scuola primaria: minimo 15 (il limite si abbassa a 10 nei Comuni di montagna, nelle piccole isole e nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche), massimo 26 alunni per classe;
scuola secondaria di I grado: minimo 18, massimo di 27 (il limite si abbassa a 18 nei Comuni di montagna, nelle piccole isole e nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche);
scuola secondaria di II grado: minimo 27, massimo 30 alunni per classe.
Oggi per effetto del distanziamento sociale, utile a combattere il contagio da coronavirus, i rapporti fra numero di alunni e superficie dell’aula devono necessariamente cambiare.
Il governo francese ad esempio ha riaperto le scuole a partire dall’11 maggio per gli studenti più giovani e per massimo 15 in classe, quando di solito erano in 30. Quindi è facile presupporre anche in Italia un dimezzamento del numero degli alunni per aula.
Nella seduta plenaria n. 36 del 13/05/2020, svoltasi in modalità telematica, il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso il proprio parere sullo schema di Ordinanza concernente le “Modalità di espletamento dell’esame di stato conclusivo del primo ciclo di istruzione per l’a.s. 2019/20”, in attuazione dell’art. 1, comma 1 e comma 4, lettera b), del decreto legge 8 aprile 2020, n. 22 recante “Misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli Esami di Stato”.
Profili di incostituzionalità
Pur nella consapevolezza che l’Ordinanza applica il dettato del cd. Decreto Scuola, non ancora convertito in legge, il CSPI evidenzia che laddove l’art. 1, comma 4, lettera b) dispone “la sostituzione dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione con la valutazione finale da parte del consiglio di classe”, questo è in contrasto con l’art. 33, comma 5, della Costituzione che prescrive un esame di Stato per l’ammissione al ciclo successivo di scuola, tenendo distinti e separati lo scrutinio finale e l’esame di stato.
Elaborato finale: criticità
Nel valutare opportuna l’introduzione di una presentazione dell’elaborato prodotto dallo studente a formalizzare la conclusione di un percorso triennale molto significativo della vita scolastica dell’alunno e il passaggio al secondo ciclo di istruzione, il CSPI auspica che le tematiche oggetto dell’elaborato siano concordate dai docenti con l’alunno e assegnate dal consiglio di classe, tenuto conto delle sue caratteristiche personali e dei livelli di competenza acquisiti.
Emergono, tuttavia, nella procedura di valutazione finale che sostituisce l’esame di Stato, due forti criticità.
Tempistica da rivedere
La prima riguarda la tempistica: risulta infatti difficile – rileva il Consiglio – prevedere che l’illustrazione possa concludersi entro il termine delle lezioni, dal momento che essa impegnerebbe per più giorni tutti i componenti del consiglio di classe, la maggior parte dei quali titolari di più classi, anche terminali o appartenenti a scuole diverse, che proseguono le attività di didattica a distanza. Per tale ragione, per il CSPI, è necessario che l’Ordinanza preveda che la presentazione si svolga dopo il termine delle lezioni, entro la data dello scrutinio finale.
Come avverrà la valutazione
Per quanto concerne poi le modalità e ai criteri di attribuzione del voto finale, il CSPI ritiene che l’Ordinanza non definisca in modo chiaro come, in sede di scrutinio, si debba integrare la valutazione del percorso scolastico triennale con la valutazione dell’elaborato a cui deve essere attribuita una valutazione in decimi. “Si ritiene quindi necessario – si legge nel parere – che l’Ordinanza dia un’indicazione sull’incidenza che avrà sulla valutazione finale la valutazione in decimi attribuita all’elaborato e alla sua presentazione, […] lasciando alle competenze del collegio dei docenti in materia di valutazione la definizione di criteri e di modalità”.
In proposito, il CSPI suggerisce di modificare così l’art. 7, comma 2:
“Terminate le operazioni di cui al comma 1, tenuto conto del percorso scolastico triennale, della valutazione dell’elaborato di cui all’art. 3 e della presentazione orale dello stesso di cui all’art. 4, documento di cui al comma 1, della valutazione dell’elaborato di cui all’articolo 3 e del percorso scolastico triennale, il consiglio di classe attribuisce agli alunni la valutazione finale, espressa in decimi, sulla base della griglia di valutazione appositamente predisposta dal collegio dei docenti, attribuendo all’elaborato e alla sua presentazione un valore fino al 20%”.
In merito invece all’art. 4, riguardante la modalità di presentazione degli elaborati, non compare nessuna annotazione.
Con riferimento infine all’art. 5 della bozza di ordinanza, il CSPI suggerisce di riformulare il testo, chiarendo le modalità di assegnazione e soprattutto di valutazione dell’elaborato.