Source: https://www.foroeuropeo.it/codice-procedura-civile-2/676-della-responsabilita-delle-parti-per-le-spese-e-per-i-danni-processuali-c-p-c-90-519
Timestamp: 2019-08-24 06:59:58+00:00
Document Index: 11998449

Matched Legal Cases: ['art. 321', 'art. 321', 'art. 321', 'art. 20', 'art. 321', 'art. 369', 'art. 369', 'art. 221', 'art. 201', 'art. 70', 'sentenza ', 'art. 274', 'art. 321', 'art. 369', 'art. 584']

Sequestro preventivo - cose pertinenti al reato - Foroeuropeo
875 visitatori e nessun utente online
Sequestro preventivo - cose pertinenti al reato
Sequestro preventivo - cose pertinenti al reato - art. 321c.p.p. - reati edilizi - immobile eseguito abusivamente - sequestro possibile anche nelcaso di ipotesi criminosa gia' perfezionatasi
Sequestro preventivo - cose pertinenti al reato - art. 321 c.p.p. - reati edilizi - immobile eseguito abusivamente - sequestro possibile anche nel caso di ipotesi criminosa già perfezionatasi
(Corte di cassazione - Sezioni unite penali - Sentenza 20 marzo 2003, n. 12878)
1. Il Gip del Tribunale di Ancona, con provvedimento del 6.4.2002, disponeva il sequestro preventivo, ai sensi dell'art. 321 c.p.p., di 5 manufatti, di cui uno in muratura esteso circa mq 80 e gli altri realizzati in legno o lamiera, nei confronti di Carmelo Ixxxxxxxx, indagato per il reato di cui all'art. 20 lettera b) legge 47/1985.
2. Su richiesta di riesame avanzata dall'interessato, il Tribunale di Ancona riteneva sussistente il fumus boni iuris, nel senso di configurabilità dell'ipotesi di illecito penale prospettata, ma escludeva la ricorrenza del "periculum in mora". Al riguardo, osservava il tribunale che, nel caso di specie, i manufatti risultavano ultimati, per cui essendo cessata la permanenza del reato edilizio prospettato a carico dell'Ixxxxxxxx e ricorrendo, come di consueto, solo gli effetti permanenti dell'illecito penale, non era configurabile alcuna situazione di pericolo concreto tale da giustificare l'applicazione del provvedimento cautelare. Di conseguenza il tribunale revocava il sequestro disposto, con restituzione dei beni sequestrati alla disponibilità del proprietario.
4. Carmelo Ixxxxxxxx produceva memoria, con la quale escludeva, innanzitutto, la configurabilità del reato edilizio attribuitogli; aggiungeva comunque che l'immobile ritenuto realizzato abusivamente, ma ormai completato, non poteva essere legittimamente sottoposto a sequestro preventivo, non essendo riscontrabili nel caso le specifiche finalità processuali della misura cautelare. Difatti, "le conseguenze" del reato (menzionate nell'art. 321), per le quali era ipotizzabile un aggravamento o la prosecuzione nel tempo della lesione del bene tutelato, non erano rappresentate da un qualsiasi effetto, ma soltanto da quello attinente agli elementi strutturali tipici dell'illecito o strettamente collegato con questi ultimi, costituendone uno sviluppo ulteriore.
L'Ixxxxxxxx eccepiva ulteriormente la nullità del decreto di sequestro perché privo, al momento dell'emissione, dell'informazione di garanzia ex art. 369 c.p.p. nonché della connessa informazione sul diritto di difesa dell'indagato di cui all'art. 369-bis c.p.p.
Eccepiva pure la nullità della notifica del ricorso per cassazione proposto dal Pm perché notificato ad uno solo dei due difensori di esso Ixxxxxxxx. Chiedeva il rigetto del ricorso, ovvero l'accoglimento delle questioni di nullità fatte valere.
7. In ordine alla questione devoluta alle Sezioni unite, si rileva che la giurisprudenza assolutamente preponderante della Corte è nel senso di ritenere la sussistenza del potere del giudice di disporre il sequestro preventivo di un immobile abusivamente costruito anche nell'ipotesi in cui l'edificazione risulti già ultimata. Al riguardo, è stato affermato che le conseguenze che il legislatore intende neutralizzare mediante il sequestro preventivo non sono identificabili con l'evento del reato in senso naturalistico e neppure con l'evento in senso giuridico (cioè, la lesione del bene penalmente tutelato), cosicché esse possono essere aggravate o protratte anche dopo la consumazione del reato medesimo. In particolare, si è detto che l'utilizzazione dell'immobile costruito in violazione degli strumenti urbanistici vigenti non modifica il perfezionamento del reato già avvenuto e nulla aggiunge alla lesione del bene formalmente tutelato, che è quello del previo controllo pubblico sulle trasformazioni del territorio, ma sicuramente aggrava e prolunga la lesione dell'equilibrio urbanistico del territorio, che è il valore sostanziale al quale è finalizzato il controllo pubblico sulle trasformazioni del territorio (vedi così, tra le decisioni più significative: Cassazione, sezione terza, 23.2.95, Forti; 15.1.97, Messina; 15.2.00, Scritturale; 12.6.01, D'Amora). In altre decisioni (vedi così: Cassazione, sezione terza, 11.1.02, Luongo) si è specificato che la costruzione abusiva, anche dopo il suo completamento, può determinare conseguenze negative sul regolare assetto del territorio aggravando i cosiddetti carichi urbanistici. In più recenti sentenze del citato orientamento prevalente (vedi Cassazione, sezione terza, 8.2.02, Gullotta; 19.3.02, Volpe; 4.10.02, Grilli) si sottolinea, peraltro, la necessità che il giudice configuri le conseguenze del reato, che la misura cautelare deve impedire, in termini di pericolosità attuale e concreta; in specie, occorre che il giudice manifesti una valutazione prognostica in concreto di detti effetti, senza ricorrere ad enunciazioni astratte o generiche attesa la illegittimità dell'"equazione tra pertinenzialità della cosa ed automatica emissione della misura cautelare reale".
L'orientamento contrario (soprattutto, Cassazione 3.7.2001, Minopoli) giustifica la mancata possibilità di emissione di sequestro preventivo a fronte di una costruzione ultimata, non ravvisando conseguenze ulteriori rispetto all'ipotesi criminosa perfezionatasi in tutti i suoi elementi costitutivi, la quale, di per sé, si palesa già idonea eventualmente a ledere il regolare assetto del territorio. Detta impostazione evidenzia anche il carattere formale (di pura condotta) dei reati edilizi, e l'attuale inammissibilità di un provvedimento ex art. 221 c.p.p. inteso ad evitare la perpetrazione di ulteriori reati, atteso che allo stato, per esempio, il riferimento all'art. 201 Testo unico leggi sanitarie (divieto di abitare gli edifici sprovvisti di certificato di abitabilità: fattispecie criminosa in precedenza ripetutamente menzionata dalla giurisprudenza) non è più praticabile, essendo stato l'illecito depenalizzato ai sensi dell'art. 70 lettera b) decreto legislativo 507/99.
Sotto altro profilo, va detto che la Corte di cassazione ha più volte ribadito che l'interesse sostanzialmente tutelato nell'ambito dei reati edilizi è rappresentato dalla vigilanza e controllo del territorio mediante l'adeguato governo pubblico degli usi e delle trasformazioni dello stesso, bene questo esposto a pregiudizio da ogni condotta che produca alterazioni dell'ordinato ed equilibrato assetto e sviluppo territoriale in danno del benessere complessivo della collettività e della sua attività, il cui parametro di legalità è dato dalla disciplina degli strumenti urbanistici e dalla normativa vigente (v. così, in primo luogo, Cassazione, Sezioni unite 12.11.93, Borgia; e, poi, tra le altre: 4.4.95, Marano; 12.5.95, Di Pasquale). Al riguardo, le decisioni della Corte, nel giustificare l'adozione della misura coercitiva in questione, hanno fatto talora riferimento all'aggravamento del carico urbanistico sulle infrastrutture preesistenti che potrebbe essere provocato dal libero uso dell'immobile abusivo.
Detto provvedimento è formalmente giurisdizionale ma qualificabile sostanzialmente come sanzione amministrativa; esso, comunque, pur esulando dalla nozione di effetto penale, costituisce atto dovuto per l'Autorità giudiziaria, privo di contenuto discrezionale e conseguenziale alla sentenza di condanna (vedi così Cassazione, Sezioni unite 19.6.96, Monterisi; 19.12.97, Poli; 6.7.00, Callea; 12.1.00, Giusta).
10. Il pericolo, attinente alla libera disponibilità del bene, come già si è detto, deve presentare i caratteri della concretezza e dell'attualità. In tal senso si sono pronunciate espressamente queste Sezioni unite (Cassazione Sezioni unite, 14.12.1994, Adelio), sottolineando che, ancorché manchi per le misure cautelari reali una previsione esplicita di concretezza come quella codificata per le misure sulla libertà personale alla lettera c) dell'art. 274 c.p.p., è nella fisiologia del sequestro preventivo di cui all'art. 321 c.p.p., quale misura anch'essa limitativa di libertà costituzionalmente garantite, che il pericolo debba essere contrassegnato dalla effettività e dalla concretezza.
Nell'ambito di siffatto accertamento, possono venire in rilievo gli interventi di competenza della pubblica amministrazione in relazione alla sanatoria di costruzioni edificate senza concessione urbanistica ma conformi agli strumenti urbanistici (vedi artt. 22, 13, 11 legge 47/1985). Il che potrebbe comportare il venir meno del "periculum in mora" (ed anche dell'ipotesi di reato prospettata), richiesti per l'emissione della misura preventiva (vedi in tema di incidenza della concessione edilizia in sanatoria sul decreto di sequestro; Cassazione 22.6.93, Cipriano; 12.5.95, Di Pasquale).
11. In ordine alle deduzioni esposte da Carmelo Ixxxxxxxx con memoria difensiva, va detto che il decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip del Tribunale di Ancona (poi annullato dal Tribunale del riesame per la ritenuta non ricorrenza del "periculum in mora"), appare contenere adeguata argomentazione circa la sussistenza, invece, del "fumus commissi delicti".
Parimenti infondata si palesa la censura concernente la nullità del decreto di sequestro. Difatti, dagli atti di causa risulta che il procedimento incidentale si è svolto in modo del tutto rituale con rispetto di quanto disposto negli artt. 321, 365, 369, 369-bis c.p.p. e, quindi, dei diritti di difesa dell'indagato (vedi sul punto, Cassazione, Sezioni unite, 23.2.00, Mariano). In particolare, il decreto di sequestro è stato adottato dal giudice in data 9.4.2002, l'informazione di garanzia ex articolo 369 c.p.p. e l'informazione ex art. 369-bis c.p.p. sono state disposte l'8.4.02, e poi i tre atti sono stati notificati contestualmente all'interessato in data 10.4.02; l'esecuzione del provvedimento cautelare ha avuto luogo il successivo giorno 15 aprile.
Altresì destituita di fondamento si palesa l'eccezione di nullità della notifica del ricorso per cassazione proposto dal Pm. Invero, dagli atti emerge che il ricorso in parola non è stato notificato né ai difensori né all'indagato; peraltro, la giurisprudenza di questa Corte è nel senso, da un verso, che l'impugnazione, ex art. 584 c.p.p., deve essere notificata solo alla parte privata e non al rispettivo difensore (vedi così Cassazione, 8.1.97 Persico; 25.6.99, Gusinu), e comunque l'unica conseguenza di tale omissione consiste nell'obbligo del giudice di procedere, tramite la cancelleria del giudice "a quo", alla notifica non compiuta, salvo che non risulti "aliunde" che la parte interessata abbia avuto conoscenza dell'atto impugnato (vedi, Cassazione 28.3.96, Moro).
Nel procedimento in esame, ricorre evidente la prova che l'Ixxxxxxxx è a conoscenza del ricorso avanzato dal Pm, tanto è vero che egli ha rilasciato formale delega in data 13.9.2002 al proprio legale per la difesa innanzi a questo organo di legittimità.