Source: https://www.simone.it/speciali/s93.htm
Timestamp: 2017-10-17 09:27:57+00:00
Document Index: 121334258

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 622', 'art. 200', 'art. 9', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 2364', 'art. 2468', 'art. 2479', 'art. 2']

Consulente del Lavoro - Casa Editrice - Edizioni Simone
Cod. 62 Pag. 1472
Prezzo Scontato €49.30
La professione di consulente del lavoro
L’esercizio professionale dell’attività di consulente del lavoro consiste nello svolgimento di «tutti gli adempimenti previsti da norme vigenti per l’amministrazione del personale dipendente» (art. 2, co. 1, L. 12/1979).
I consulenti del lavoro possono svolgere, inoltre, su delega e in rappresentanza degli interessati, ogni altra funzione che sia affine, connessa e conseguente all’oggetto specifico della loro professione.
Vi rientrano, quindi (come indicato dal D.M. 21-1-2013, n. 46 in materia di compensi) i seguenti campi:
Il segreto professionale va inteso sia come obbligo di mantenere la riservatezza sulle informazioni apprese nell’esercizio della professione, che non devono essere divulgate a terzi né usate per il proprio o altrui profitto (art. 622 c.p.), sia come esenzione dall’obbligo di deposizione. I consulenti del lavoro, infatti, così come altre categorie non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione della professione, salvi i casi in cui hanno l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria (art. 200 c.p.p.).
La riforma delle professioni regolamentate (D.P.R. 37/2012, D.L. 1/2012 conv. in L. 27/2012, L. 183/2011 e D.M. 8-2-2013, n. 34) ha introdotto le seguenti novità:
— libera concorrenza e pubblicità informativa: è ammessa con ogni mezzo la pubblicità informativa avente ad oggetto l’attività professionale, purché veritiera e corretta, ottemperante all’obbligo del segreto professionale e non equivoca, ingannevole o denigratoria;
— obbligo di assicurazione: il professionista deve assicurarsi per i danni derivanti al cliente dall’esercizio dell’attività professionale, comprese le attività di custodia di documenti e valori ricevuti dal cliente stesso;
— formazione continua: si prevede la possibilità che i corsi di formazione siano organizzati dall’Ordine;
— tariffe professionali: sono soppresse le tariffe delle professioni regolamentate. Il compenso del professionista è da questi liberamente determinato all’atto dell’affidamento dell’incarico da parte del cliente (in caso di controversia, la determinazione giudiziale del compenso fa riferimento ad appositi parametri stabiliti con D.M. 21-2-2013, n. 46). La misura del compenso deve essere comunicata al cliente con un preventivo di massima, indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi.
— società tra professionisti (STP): l’esercizio di una o più attività professionali regolamentate può essere effettuata mediante uno dei modelli societari previsti dai titoli V e VI del libro V del codice civile (D.M. 34/2013). L’atto costitutivo della società deve prevedere l'esercizio in via esclusiva dell'attività professionale da parte dei soci.
La denominazione sociale, in qualunque modo formata, deve contenere l'indicazione di società tra professionisti. I professionisti soci sono tenuti all'osservanza del codice deontologico del proprio Ordine, così come la società è soggetta al regime disciplinare dell'Ordine al quale risulti iscritta. Il socio professionista può opporre agli altri soci il segreto concernente le attività professionali a lui affidate. Le società tra professionisti sono soggette al controllo e alla disciplina degli Ordini.
— cittadinanza italiana o di uno degli Stati UE;
— titolo di studio;
— compimento del praticantato;
— godimento dei diritti civili.
— la laurea triennale o quinquennale in Giurisprudenza, Economia, Scienze Politiche;
— il diploma universitario o la laurea triennale in Consulenza del Lavoro;
— la laurea quadriennale in Giurisprudenza, in Scienze Economiche e Commerciali o in Scienze Politiche.
— scienze dei servizi giuridici (classe L-14);
— scienze dell’amministrazione e dell’organizzazione (classe L-16);
— scienze dell’economia e della gestione aziendale (classe L-18);
— scienze economiche (classe L-33);
— scienze politiche e delle relazioni internazionali (classe L-36).
— di un tema sul diritto del lavoro e sulla legislazione sociale;
— di una prova teorico-pratica sul diritto tributario.
Tra i requisiti per l’ammissione all’esame di Stato, ai fini dell’abilitazione, vi è lo svolgimento di un periodo obbligatorio di pratica professionale. Il praticantato è un periodo di tirocinio obbligatorio presso un professionista abilitato, finalizzato a far acquisire la preparazione idonea per l’esercizio della professione di consulente del lavoro, sia sotto l’aspetto tecnico che sotto il profilo comportamentale e deontologico.
Il praticantato è regolato dal D.M. 2-12-1997, dal D.M. 20-6-2011, dal cd. decreto competitività 2012 (D.L. 1/2012 conv. in L. 27/2012) e dal D.P.R. 7-8-2012, n. 137, di riforma degli ordinamenti professionali.
A seguito di domanda, il Consiglio provinciale dell’Ordine delibera, entro 60 giorni, l’iscrizione nel Registro dei praticanti. Dell’avvenuta iscrizione viene data comunicazione, all’interessato e al professionista, entro 10 giorni da parte dello stesso Consiglio provinciale, a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento o mail certificata.
Presso il Consiglio provinciale viene predisposto anche il fascicolo formativo del praticante, sul quale vengono indicate, a cura di questi, le attività formative e professionali cui abbia partecipato.
Le cause di cancellazione del praticante dal Registro sono:
— rinuncia del praticante;
— scadenza del praticantato;
— perdita dell’esercizio dei diritti civili;
— mancato versamento della quota annuale d’iscrizione;
— interruzione della frequenza allo studio non giustificata da una delle cause fissate dal nuovo regolamento o di durata superiore a quella prevista;
— mancata ripresa della frequenza allo studio al termine di un periodo di sospensione del praticantato;
— irreperibilità del praticante;
— trasferimento del praticante presso altro Consiglio provinciale, previo nulla-osta.
Inoltre, è da tener presente, che è punita con la cancellazione del praticante dal Registro la falsità delle dichiarazioni, sia sue che del professionista, in merito all’effettività della pratica professionale. Causa la cancellazione, infine, anche la condanna del praticante per determinati reati (tra l’altro, delitti contro la P.A., contro la fede e l’economia pubblica, contro il patrimonio oppure per ogni altro delitto non colposo, punito con la reclusione non inferiore nel minimo a 2 anni o nel massimo a 5 anni e interdizione dai pubblici uffici superiore a 3 anni).
Per effetto dei più recenti provvedimenti legislativi la durata del praticantato è attualmente di 18 mesi (art. 9 D.L. 1/2012 conv. in L. 27/2012).
Il praticantato si conclude con il rilascio, al termine dello stesso, da parte del Consiglio provinciale, del certificato di compiuta pratica.
Il praticante ha diritto ad un compenso. In particolare, dopo i primi 6 mesi di tirocinio il professionista ha l'obbligo di corrispondere al praticante un rimborso spese forfettariamente concordato.
Il praticantato deve essere svolto presso lo studio di un consulente del lavoro, che deve risultare iscritto all’Albo da almeno 5 anni.
Il numero massimo di praticanti ammissibili presso uno stesso studio è di 3 persone (D.P.R. 137/2012).
Durante il tirocinio, i praticanti osservano gli stessi doveri e norme deontologiche dei professionisti (art. 6 D.P.R. 137/2012).
Il praticante, durante il tirocinio, è tenuto a collaborare nello svolgimento delle attività in cui consiste la professione di consulente del lavoro e che normalmente si svolgono presso lo studio del professionista. Il suo comportamento deve attenersi alla dovuta diligenza.
Il professionista è tenuto, per tutto il tirocinio, a prestare la sua diretta supervisione sull’attività svolta dal praticante e ad impartire la formazione necessaria per l’esercizio della professione.
Codice deontologico dei consulenti del lavoro. Codice comportamentale approvato dal Consiglio Nazionale dei consulenti del lavoro il 29 luglio 2016 (in vigore dal 27 settembre 2016).
1. Il presente Codice reca le norme deontologiche circa l’esercizio della professione di Consulente del Lavoro, così come definita all’articolo 1 della Legge 11 gennaio1979, n. 12 e successive modificazioni ed integrazioni, nonché dall’articolo 2 del Decreto del Ministero del Lavoro e Politiche Sociali 21 febbraio 2013, n. 46, al fine di garantire gli interessi generali ad esso connessi, di tutelare l’affidamento della clientela, assicurare il decoro e la dignità professionale e il rispetto della legalità.
2. Il Codice si applica ai professionisti ed alle società tra professionisti iscritte all’albo dei Consulenti del Lavoro ed agli iscritti al Registro praticanti di cui all’articolo 6 del D.P.R. 7 agosto 2012, n. 137, che sono tenuti a conformare la propria condotta ai doveri di cui al Capo II.
1. Ai fini del presente Codice:
1. I soggetti indicati al precedente articolo 1 sono tenuti a svolgere con dovere di dignità e decoro l’attività professionale svolta a titolo individuale, associato, societario, nonché nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato.
1. Nell’esercizio a titolo individuale, associato e societario, il Consulente deve ordinare la propria attività in modo che sia resa a favore del cliente sotto la propria direzione e responsabilità personale in conformità al principio di professionalità specifica.
1. Fatto salvo quanto previsto all’art. 6, comma 2, il Consulente ha il dovere di conservare la propria autonomia di giudizio, tecnica e intellettuale, e di difenderla da condizionamenti esterni di qualunque natura.
1. Il Consulente è tenuto al segreto professionale ai sensi dell’art. 6 della Legge 11 gennaio 1979, n. 12.
1. Fatto salvo quanto previsto all’art. 8, il Consulente deve assicurare la riservatezza circa i dati e le notizie di cui sia venuto a conoscenza in occasione della promozione o esecuzione del rapporto professionale.
2. Il Consulente è tenuto a creare le condizioni affinché la riservatezza sia mantenuta da parte dei dipendenti, dai soci, dai praticanti e da tutti coloro che, a qualunque titolo, operano nel suo studio e per conto delle stesso.
3. È fatto obbligo al Consulente del Lavoro di curare la propria preparazione in conformità a quanto previsto dall’apposito Regolamento sulla Formazione Continua approvato dal Consiglio Nazionale.
1. Il Consulente è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i danni derivanti al cliente dall’esercizio dell’attività professionale, comprese le attività di custodia dei documenti e valori ricevuti dal cliente stesso.
2. Il Consulente deve rendere noti al cliente, al momento dell’assunzione dell’incarico, gli estremi della polizza professionale, il relativo massimale e ogni variazione successiva.
3. Costituisce illecito disciplinare lo svolgimento dell’attività professionale in mancanza di idonea copertura assicurativa.
1. E’ fatto divieto al Consulente di accettare incarichi congiuntamente con soggetti non abilitati e di avvalersi, per l’esercizio di prestazioni riservate, di soggetti non abilitati ovvero di promuoverne o favorirne l’attività.
2. Fatto salvo quanto stabilito all’articolo 33 del presente Codice i seguenti comportamenti possono assumere rilevanza ai sensi del comma precedente:
1. L’esercizio dell’attività professionale svolta in forma individuale o associata deve avvenire con l’espressa indicazione del titolo di Consulente del Lavoro.
2. Costituisce comportamento rilevante ai sensi degli artt. 3, 5 e 10 l’uso di titoli professionali e formativi non conseguiti.
1. Il Consulente chiamato dall'Ordine ovvero dalla famiglia a sostituire un collega deceduto per liquidare lo studio o gestirlo temporaneamente, dopo aver accettato l'incarico, deve agire con particolare diligenza avendo riguardo agli interessi degli eredi, dei clienti e dei collaboratori del collega.
2. Per gli incarichi conferiti al deceduto ma eseguiti, anche in parte, dal sostituto, può essere richiesto parere all’Ordine sulle modalità e criteri di ripartizione del compenso.
3. Il primo comma si applica anche in caso di sospensione disciplinare o impedimento temporaneo di un collega. In tali casi, il sostituto deve agire con particolare diligenza e gestire lo studio rispettandone i connotati strutturali ed organizzativi dando comunicazione circa i termini della sostituzione agli Ordini di appartenenza.
1. Il Consulente è tenuto a collaborare lealmente con l’Ordine per l’espletamento delle funzioni istituzionali, anche con riferimento al fenomeno dell’abusivismo professionale.
1. Il Consulente del lavoro che rivesta la carica di amministratore di società commerciali che hanno come oggetto sociale l’erogazione di servizi nel settore di attività di cui all’art. 1, commi 4 e 5, della Legge 11 gennaio 1979, n. 12, è tenuto a svolgere le sue attribuzioni e/o funzioni nell’osservanza delle disposizioni del presente Codice.
4. E’ altresì considerato responsabile il Consulente del lavoro che sia socio di una società di cui al primo comma che abbia autorizzato tali comportamenti ai sensi dell’art. 2364, comma 1, numero 5), c.c. ovvero sia titolare di diritti particolari in materia ai sensi dell’art. 2468, comma 3, c.c. ovvero abbia concorso alla decisione ai sensi dell’art. 2479 c.c..
5. Il Consulente del lavoro che amministra o assiste le imprese di cui ai commi 4 e 5 della Legge 11 gennaio 1979, n. 12, deve assicurarsi che le predette imprese ed organismi effettuino la prescritta comunicazione di conferimento dell’incarico al Consiglio Provinciale dell'Ordine ed alla Direzione Territoriale del Lavoro competenti.
7. Il Consulente del lavoro socio di STP che a qualsiasi titolo concorra ad alterare le condizioni previste dell'articolo 10 comma 4, lettera b), della Legge 12 novembre 2011, n. 183, secondo cui il numero dei soci professionisti e la partecipazione al capitale deve essere tale da determinare la maggioranza dei due terzi nelle decisioni o deliberazioni dei soci, sarà considerato gravemente responsabile ai sensi del presente Codice.
1. Il Consulente deve mantenere nei confronti dei colleghi e delle Istituzioni un comportamento ispirato a correttezza e lealtà.
2. Il Consulente non deve registrare una conversazione telefonica con un collega.
3. Il Consulente deve assicurarsi che il contenuto della corrispondenza, anche informatica, e dei colloqui riservati intercorsi con i colleghi non venga riportato in atti processuali.
4. Il Consulente, prima di intraprendere azioni giudiziarie nei confronti di colleghi per fatti inerenti lo svolgimento dell’attività professionale, deve interessare il Consiglio dell’Ordine provinciale di appartenenza, al fine di ricercare in quella sede una soluzione che salvaguardi il decoro e la dignità dell’Ordinamento Professionale.
1. Il Consulente è tenuto a fornire al Praticante l’addestramento teorico e pratico necessario allo svolgimento dell’attività professionale, ivi compreso l’insegnamento delle regole deontologiche.
2. Il Consulente deve consentire al Praticante di partecipare a corsi specifici di formazione propedeutici al superamento dell’esame di Stato.
3. Il Consulente deve improntare il rapporto con il Praticante alla massima chiarezza e trasparenza, con particolare attenzione alle modalità di espletamento della pratica. E’ opportuno che il rapporto sia definito per iscritto anche mediante la sottoscrizione del patto formativo.
4. Dopo i primi sei mesi di tirocinio, il Consulente ha l’obbligo di corrispondere al praticante un rimborso spese forfettariamente concordato.
5. Il Consulente è tenuto ad assicurare a collaboratori e dipendenti condizioni di lavoro moralmente ed economicamente dignitose. E’ opportuno che il Consulente instauri per iscritto i suoi rapporti di collaborazione.
6. Per eventuali controversie insorte in ordine ai rapporti di praticantato, si ritiene applicabile il precedente articolo 20, comma 4.
1. Il praticante ha l’obbligo di rispettare quanto disciplinato dal Regolamento sul Tirocinio obbligatorio approvato dal Consiglio Nazionale.
2. Il Consulente raggiunto da provvedimento di sospensione deve attivarsi prontamente per farsi sostituire da altro professionista nell’esecuzione degli incarichi professionali in corso, segnalando il nominativo del sostituto al Consiglio Provinciale.
3. Il Consulente deve rifiutarsi di accettare l’incarico o di prestare la propria attività quando dagli elementi conosciuti possa fondatamente desumere che la sua attività concorre alla realizzazione di una operazione contra legem.
4. In costanza del periodo di sospensione, il Consulente non può promuovere o accettare incarichi professionali.
5. La violazione del comma precedente costituisce aggravante.
1. Il Consulente del lavoro è tenuto ad astenersi dal prestare attività professionale quando abbia, per conto proprio o di terzi, un rilevante interesse personale che possa condizionare il corretto svolgimento dell’incarico.
2. L’obbligo di astensione di cui al precedente comma, grava anche sulla società e sull’associazione della quale fa parte come socio o amministratore.
3. Le funzioni di presidente di un collegio arbitrale non possono essere assunte dal Consulente del lavoro che ha rapporti professionali con altri componenti del collegio ovvero con le parti, salvo espressa autorizzazione di tutti gli interessati.
1. Il Consulente promuove il conferimento dell’incarico professionale con le modalità previste dalla Legge, specificando per iscritto l’oggetto, la natura, i compensi e gli estremi della polizza professionale.
3. Il Consulente non deve accettare incarichi da un cliente già assistito da un collega senza informare quest’ultimo; è altresì opportuno che il Consulente si accerti che il cliente abbia provveduto a recedere dal precedente rapporto professionale, salvo il caso di conferimento di incarico congiunto.
5. Il Consulente deve astenersi dall’effettuare controlli o accertamenti in merito a situazioni riferentisi a clienti di altro collega salvo che quest’ultimo sia stato preventivamente preavvisato dal cliente di tali accertamenti.
1. Il Consulente determina con il cliente il compenso professionale ai sensi dell’articolo 2233 del c.c., tenuto conto di quanto previsto dall’art. 2, comma 1, lettera b), della Legge 4 agosto 2006, n. 248, e dall’articolo 9, comma 1, della Legge 24 marzo 2012, n. 27, che hanno abrogato le disposizioni, legislative e regolamentari, che prevedono con riferimento alle attività libero professionali o intellettuali l’obbligatorietà di tariffe fisse o minime, e fatto salvo quanto previsto dalle leggi speciali.
1. Costituisce inadempimento disciplinare l’intenzionale trascuratezza degli interessi del cliente.
1. In costanza del rapporto professionale il Consulente può chiedere la corresponsione di anticipi parametrati alle spese sostenute ed a quelle prevedibili nonché di acconti commisurati alla quantità e complessità dell’incarico.
3. In caso di mancato pagamento, il Consulente non può chiedere un compenso maggiore di quello già indicato salvo che non ne abbia fatto espressa riserva.
1. E' ammessa con ogni mezzo la pubblicità informativa avente ad oggetto l'attività, le specializzazioni, i titoli posseduti attinenti alla professione, la struttura dello studio professionale e i compensi richiesti per le prestazioni.
2. La pubblicità informativa di cui al comma 1 deve essere funzionale all'oggetto, veritiera e corretta, non deve violare l'obbligo del segreto professionale e non deve essere equivoca, ingannevole o denigratoria.
3. La pubblicità informativa è svolta secondo criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto è verificato dall'Ordine.
4. Il Consulente non deve pubblicizzare la propria attività professionale associando in alcun modo la propria immagine a società commerciali o altri enti terzi al fine di eludere le disposizioni di cui ai precedenti commi.
1. Nel caso in cui al Consulente, che eserciti la professione nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato, venga richiesto di porre in essere una condotta non conforme alle disposizioni del presente Codice, è esonerato da responsabilità a condizione che lo comunichi preventivamente e per iscritto al soggetto da cui dipende gerarchicamente.
2. Fatto salvo quanto previsto al primo comma, costituisce aggravante la condotta del Consulente che ha preteso dai colleghi che da lui dipendono gerarchicamente condotte non conformi alle disposizioni del presente Codice.
CAPO VI - POTESTA’ DISCIPLINARE
1. Fatto salvo quanto previsto dalla legge, spetta al Consiglio di disciplina territoriale la potestà di decidere le sanzioni adeguate e proporzionate alla violazione delle norme deontologiche, nel rispetto di quanto previsto all’articolo successivo.
2. Le sanzioni devono essere adeguate alla gravità dei fatti e devono tener conto della reiterazione delle condotte nonché delle specifiche circostanze, soggettive e oggettive, che hanno concorso a determinare l’infrazione.
1. La responsabilità disciplinare discende dalla volontaria condotta, sia omissiva che commissiva, diretta alla violazione dei doveri di cui al presente Codice.
1. Le disposizioni di cui ai Capi III, IV e V costituiscono espressione dei doveri generali contenuti nel presente Codice e non ne limitano l’ambito di applicazione.
2. Le presenti norme sono pubblicate sul sito www.consulentidellavoro.gov.it entro e non oltre il giorno successivo a quello della loro adozione ai sensi del comma precedente.
Cod. 504 Pag. 1728
Cod. 519 Pag. 1984
Prezzo Scontato €57.80
Prezzo PDF €22,99
Cod. L35 Pag. 368
Cod. L25/A Pag. 576