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Timestamp: 2018-02-20 15:24:59+00:00
Document Index: 112198542

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 101', 'sentenza ', 'art. 101', 'sentenza ', 'art. 38', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

ASFEL – Associazione Servizi Finanziari Enti Locali - Abusi edilizi e acquisizione al patrimonio
Abusi edilizi e acquisizione al patrimonio
Abusi edilizi e acquisizione gratuita al patrimonio comunale
L’acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell’opera abusiva per la quale non si sia ottemperato all’ordinanza di rimessione in pristino non può essere disposta nei confronti del proprietario in due casi: o quando questi risulti, in modo inequivocabile, estraneo all’abuso commesso, ovvero quando risulti che egli, dopo esserne venuto a conoscenza, si sia adoperato per impedirlo con gli strumenti offertigli dall'ordinamento
N. 03795/2017REG.PROV.COLL.
N. 04306/2016 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 4306 del 2016, proposto dai signori Giovanni Valentino, Domenico Valentino e Rosalia Ruotolo, rappresentati e difesi dall'avvocato Antonio Tommaso Ventre, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Angela Fiorentino - ABV & Partners, in Roma, via Ennio Quirino Visconti, 11;
il Comune di Santa Maria a Vico, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avvocato Federico Cappella, con domicilio eletto presso lo studio di questi, in Roma, via A. Bertoloni, 35;
I signori Adolfo Pascarella, Gennaro Isoletti quale responsabile del Settore III - Urbanistica del Comune di Santa Maria a Vico, e Carmine Carfora, non costituiti in giudizio;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Santa Maria a Vico;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 15 giugno 2017 il Cons. Francesco Gambato Spisani e uditi per le parti gli avvocati Antonio Tommaso Ventre e Federico Cappella;
con il primo motivo, deducono la violazione dell’art. 38 del T.U. 6 giugno 2001, n. 380, e sostengono che, trattandosi di un caso di annullamento del permesso di costruire, e non di opere realizzate senza titolo, il Comune non avrebbe dovuto ordinare senz’altro la rimessione in pristino;
- con il secondo motivo, essi deducono l’ulteriore violazione dell’art. 38 T.U. 380/2001, nel senso che, a loro avviso, e contrariamente a quanto ritenuto dal Giudice di primo grado, il Comune avrebbe dovuto adottare una specifica motivazione sull’interesse pubblico a disporre la demolizione;
- con il terzo motivo, gli interessati deducono l’errato apprezzamento delle circostanze di fatto e sostengono che la demolizione sarebbe stata disposta senza una completa istruttoria, in particolare con riguardo al termine per ottemperare, da considerare esiguo;
- con il quarto motivo, essi deducono l’ulteriore erronea valutazione dei presupposti di fatto, perché a loro avviso la demolizione non si sarebbe potuta ordinare se non dopo divenuto inoppugnabile l’atto di annullamento dell’originario permesso di costruire;
- con il quinto motivo, deducono ancora l’erronea valutazione dei presupposti di fatto, sostenendo di essere impossibilitati a disporre la demolizione, perché non autorizzati a rimuovere i veicoli giacenti, oggetto di sequestro;
- con il sesto motivo, deducono la violazione dell’art. 7 l. 7 agosto 1990 n.241, per mancanza dell’avviso di inizio del procedimento;
- con il settimo motivo, deducono eccesso di potere per disparità di trattamento, rispetto al caso, già dedotto nel giudizio di primo grado, di un immobile vicino, per cui il Comune avrebbe accordato una sanatoria;
- con l’ottavo motivo, deducono l’ulteriore violazione del T.U. 380/2001, nel senso che nei loro confronti non si potrebbe disporre l’acquisizione gratuita dell’area, in quanto non responsabili dell’abuso;
- con il nono motivo, gli interessati deducono l’ulteriore errato apprezzamento del fatto, perché comunque sarebbero stati impossibilitati a eseguire la demolizione nei tempi fissati, e quindi non vi sarebbero ancora una volta i presupposti per l’acquisizione gratuita;
- con il decimo motivo, deducono infine la violazione dell’art. 31 T.U. 380/2001, nel senso che l’acquisizione sarebbe illegittima per mancata individuazione dell’opera abusiva.
1. A fini di chiarezza, il Collegio deve anzitutto precisare che oggetto ultimo del giudizio, così come riconosciuto dalla difesa del Comune nella citata memoria 24 maggio 2017, è esclusivamente la legittimità degli atti impugnati in base ai motivi di impugnazione dedotti, e che in tal senso è irrilevante ogni questione relativa alla possibilità per gli appellanti, o per altri soggetti giuridici in qualche modo a loro riconducibili, di trasferire altrove la loro impresa.
2. Ciò posto, l’eccezione preliminare di inammissibilità - dei motivi di appello che rappresentano la riproposizione dei motivi di impugnazione dedotti in primo grado - è infondata e va respinta, nei termini che seguono.
Il ricorso in appello, ai sensi dell’art. 101 comma 1 c.p.a., deve contenere «l'esposizione sommaria dei fatti, le specifiche censure contro i capi della sentenza gravata, le conclusioni».
3. In base al riportato art. 101 c.p.a., ed anche in base al significato letterale delle espressioni usate, non fanno invece parte di tali contenuti, e in particolare non costituiscono motivi di appello, i «motivi articolati innanzi al Giudice di prime cure», che i ricorrenti appellanti «riportano» da pagina 19 a pagina 33 dell’atto, «ad ulteriore conforto della fondatezza» dello stesso.
4. Ciò premesso, l’appello è infondato nel merito e va respinto.
5. Il primo motivo, per il quale il Comune si sarebbe dovuto limitare ad irrogare una sanzione pecuniaria, è infondato.
6. Applicando i principi appena esposti al caso di specie, il Comune avrebbe dovuto necessariamente ordinare la rimessione in pristino.
E’allora evidente che l’annullamento fu disposto per un vizio sostanziale; si tratta poi, come correttamente sostenuto dalla sentenza impugnata, di un vizio in concreto non emendabile.
7. In base a quanto sopra esposto, deve essere respinto anche il secondo motivo di appello, poiché, come si è osservato, la rimessione in pristino costituisce la conseguenza ordinaria per gli abusi edilizi, sia in generale, sia nel caso in cui non vi siano i presupposti richiesti dall’art. 38 T.U. 380/2001 per la sanatoria.
8. A sua volta infondato è il terzo motivo, perché non sussistono le lamentate carenze dell’istruttoria.
A parte l’osservazione per cui non si tratta di un termine in assoluto brevissimo, non risulta infatti che i ricorrenti appellanti abbiano compiuto alcuna pratica iniziativa per ottemperare, né abbiano segnalato la cosa in sede mministrativa, rappresentando circostanze tali da giustificare una proroga del termine.
9. Anche il quarto motivo è infondato, poiché come è pacifico, e come esattamente rileva la sentenza impugnata, l’atto amministrativo è di per sé efficace, indipendentemente dal fatto che esso sia già diventato inoppugnabile.
10. Va respinto il quinto motivo di ricorso, per le stesse ragioni esposte a proposito del primo motivo: la rimozione di oggetti sequestrati, nella specie di autoveicoli, per custodirli in un altro luogo di deposito è senz’altro consentita dall’ordinamento, con autorizzazione dell’ufficio giudiziario che procede.
11. Va respinto inoltre il sesto motivo, poiché nel caso di atti aventi natura vincolata, di cui fa parte l’ordinanza repressiva di un abuso, l’avviso di inizio del procedimento non è dovuto (fra le molte, C.d.S., sez. V, 21 aprile 2014, n. 2194).
12. Infondato è anche il settimo motivo di ricorso.
13. A sua volta infondato è l’ottavo motivo di ricorso, che riguarda la specifica posizione dei due genitori proprietari del terreno.
Per costante giurisprudenza, infatti, l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell’opera abusiva per la quale non si sia ottemperato all’ordinanza di rimessione in pristino non può essere disposta nei confronti del proprietario in due casi: o quando questi risulti, in modo inequivocabile, estraneo all’abuso commesso, ovvero quando risulti che egli, dopo esserne venuto a conoscenza, si sia adoperato per impedirlo con gli strumenti offertigli dall'ordinamento (così per tutte C.d.S., sez. VI, 29 gennaio 2016, n. 358).
14. Il nono motivo di ricorso è infondato in fatto: così come già osservato nella sentenza impugnata, non vi è alcuna prova che gli appellanti si siano in qualche modo adoperati per dare esecuzione all’ordinanza impugnata, esecuzione che era senza dubbio possibile dare, sia in fatto sia in diritto.
15. Da ultimo, infondato in fatto è anche il decimo motivo di ricorso, perché, come osservato dalla sentenza impugnata, il provvedimento di acquisizione richiama l’ordinanza di demolizione, la quale a sua volta individua l’area interessata dalle opere di cui al permesso annullato, ovvero l’area di mq 1750.