Source: https://www.laleggepertutti.it/161298_concorso-esterno-in-associazione-mafiosa-cosa-significa
Timestamp: 2018-02-20 23:35:13+00:00
Document Index: 150753438

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Lo sai che? Concorso esterno in associazione mafiosa: cosa significa
Nel corso degli anni la Cassazione ha precisato i tratti salienti di questo reato: anche chi non è membro effettivo della cosca può essere punito, se…
Nel nostro codice penale non esiste una norma che punisca espressamente il concorso esterno in associazione mafiosa. Tale reato è stato elaborato dalla giurisprudenza, che ne ha definito i tratti essenziali. In sintesi, il concorrente esterno nell’associazione mafiosa è colui che, consapevole degli scopi e dei metodi utilizzati da quest’ultima, fornisca un contributo concreto e specifico che abbia l’effetto di conservare o rafforzare l’organizzazione criminale.
1 L’associazione per delinquere di stampo mafioso
2 Cos’è il concorso esterno in associazione mafiosa
3 L’evoluzione della giurisprudenza: la sentenza Demitry
4 La svolta della sentenza Mannino
Il nostro codice penale punisce con la reclusione da dieci a quindici anni chiunque faccia parte di un’associazione di stampo mafioso [1]. L’ordinamento italiano, quindi, prende espressamente in considerazione il fenomeno delle mafie, configurando un reato ad hoc. La sanzione prevista è maggiore rispetto a quella prevista dalla norma che si riferisce all’associazione per delinquere non mafiosa, i cui membri sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni [2].
Ciò che contraddistingue l’associazione di stampo mafioso rispetto alla normale associazione per delinquere è l’utilizzo costante del cosiddetto «metodo mafioso». Con questa espressione si indica il modo in cui il sodalizio criminale opera quotidianamente. Il tratto saliente dell’organizzazione è rappresentato dalla sua forza intimidatrice. Grazie all’intimidazione, infatti, la cosca crea attorno a sé un clima di assoggettamento e omertà, del quale si avvale per commettere reati, garantirsi il controllo di attività economiche di vario genere e rafforzare, attraverso i vari traffici illeciti, la sua posizione di supremazia sul territorio (per un approfondimento sul tema, si veda art. 416 bis codice penale: associazione di tipo mafioso).
Cos’è il concorso esterno in associazione mafiosa
Nel paragrafo precedente si è descritta la posizione di chi appartiene, quale membro effettivo, all’associazione mafiosa (mafia, camorra, ‘ndrangheta e così via). Può anche accadere che un soggetto, pur non militandovi stabilmente, intrattenga rapporti con la cosca contribuendo alla sua conservazione e al suo rafforzamento (si pensi al politico o all’imprenditore che garantiscano occasionalmente vantaggi alla mafia). Si parla in questo caso di concorso esterno in associazione mafiosa.
La posizione del «concorrente esterno» va distinta:
da un lato, dal membro reale del sodalizio criminale, ossia il soggetto stabilmente inserito nell’organizzazione mafiosa, colui che ne è parte integrante e che rimane costantemente a disposizione della stessa per il raggiungimento dei fini illeciti;
dall’altro, dai soggetti che, pur non partecipando neppure occasionalmente ai traffici illeciti, si mostrano compiacenti nei confronti dell’associazione mafiosa. La condotta di tali soggetti, anche se moralmente riprovevole, non assume rilevanza penale.
Nel nostro ordinamento non esiste una norma che sanzioni, in modo espresso, il concorso esterno in associazione mafiosa. La punibilità di tale reato, tuttavia, è stata elaborata dalla giurisprudenza e può dirsi ormai un dato acquisito. Essa trova fondamento nell’art. 110 del codice penale, secondo cui «quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita» (si veda il concorso di persone nel reato). Tale norma ha la funzione di estendere la punibilità anche ai soggetti esterni all’organizzazione, i quali altrimenti non sarebbero penalmente sanzionabili (l’articolo 416 bis, infatti, punisce solo i membri effettivi della cosca).
L’evoluzione della giurisprudenza: la sentenza Demitry
La Cassazione, nel corso degli anni, ha definito i tratti salienti del delitto in questione, considerati imprescindibili per l’esistenza dello stesso. In particolare, con la sentenza Demitry del 1994 [3], la Suprema Corte provvide a distinguere la figura del partecipe (membro costante dell’organizzazione) da quella del concorrente esterno. A tal fine, i giudici teorizzarono la differenza tra fase fisiologica e fase patologica dell’associazione mafiosa.
Secondo questa impostazione, il partecipe è colui che agisce nello stadio fisiologico del sodalizio: senza il suo apporto quotidiano, l’associazione mafiosa non riuscirebbe a perseguire i suoi scopi o li raggiungerebbe con maggiore difficoltà. Al contrario, il concorrente esterno interviene solo nella fase patologica, ossia quando l’organizzazione si trova in difficoltà e ha bisogno, temporaneamente, di reperire risorse al di fuori dei suoi schemi ordinari.
In questo senso, l’«extraneus» si disinteressa dell’esistenza dell’associazione, né quest’ultima lo desidera al suo interno. Semplicemente, il soggetto fornisce un contributo temporaneo, finalizzato a colmare vuoti contingenti e a sopperire a momentanee difficoltà.
La svolta della sentenza Mannino
Nel 2005 le Sezioni Unite della Cassazione [4] intervengono nuovamente sul tema, discostandosi dalla sentenza Demitry e affermando il principio ormai consolidatosi nella giurisprudenza attuale.
Scompare la distinzione tra fase fisiologica e fase patologica dell’associazione mafiosa. Il concorrente esterno non interviene necessariamente nei momenti di crisi del sodalizio criminale. Egli è colui che, pur non volendo essere membro effettivo dell’organizzazione, fornisce in qualsiasi momento un contributo concreto, specifico, consapevole e volontario che abbia l’effetto di conservare o rafforzare l’associazione stessa. L’extraneus è perfettamente cosciente dei metodi e degli scopi perseguiti dal sodalizio. Egli non vuole farne parte (come avviene per il soggetto «mafioso» in senso stretto) ma agisce con la consapevolezza che il suo intervento sarà utile all’organizzazione per raggiungere, anche parzialmente, i fini criminosi.
I tratti del concorso esterno in associazione mafiosa possono quindi riassumersi come segue:
il concorrente esterno non vuole essere parte integrante dell’organizzazione (manca la cosiddetta affectio societatis, che si rinviene invece in chi partecipa stabilmente all’associazione mafiosa);
egli è consapevole dei fini illeciti del sodalizio e del metodo mafioso utilizzato dallo stesso;
ciononostante, fornisce un contributo concreto e specifico, aiutando l’organizzazione a perseguire, anche parzialmente, i suoi scopi criminali;
l’effetto tangibile di tale contributo deve essere stato quello di conservare o rafforzare l’associazione mafiosa.
Il concorrente esterno è punito con la stessa pena del membro effettivo dell’organizzazione, in base al disposto del già ricordato art. 110 del codice penale.
[1] Art. 416 bis, comma primo, cod. pen.
[2] Art. 416, comma secondo, cod. pen.
[3] Cass. sent. n. 16/1994 del 5.10.1994.
[4] Cass. sent. n. 33748/2005 del 12.07.2005.