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Timestamp: 2019-03-26 12:08:11+00:00
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Avvocato Bologna, Studio Legale Bologna, news legali
sabato 07 maggio 2016 - 09:23
La sentenza: La Corte d'Appello di Napoli, con sentenza del 19/10/2011, condanna la donna al risarcimento dei danni per illecito endo-familiare (trattasi di danni di natura non patrimoniale, conseguenti alla violazione di doveri che nascono col matrimonio, da cui derivi la lesione di diritti inviolabili della persona).
Nella fattispecie la Corte ritiene che la donna, con la sua condotta, non ha semplicemente violato l'obbligo di fedeltà (articolo 143 codice civile), ma ha anche offeso gravemente la dignità e l'onore onore del marito (tenuto anche conto delle circostanze in cui si sono verificati gli eventi, ovvero in ambito provinciale).
La fattispecie in esame, di recente introduzione giurisprudenziale, e molto dibattuta in ambito giuridico, va sotto il nome di illecito endo-familiare. Va detto che non ogni violazione dei doveri coniugali porta all'ipotetico risarcimento del danno, ma solo le fattispecie più gravi, quando viene leso un diritto fondamentale della persona, di rango costituzionale.
N.B. il presente articolo ha uno scopo meramente informativo e orientativo. Non può essere inteso, nemmeno in senso lato, come parere professionale. Nel caso di problematiche occorre sempre rivolgersi al proprio legale di fiducia e far esaminare il caso concreto al fine di ottenere un parere personalizzato e completamente attendibile.
NOVITA' IN MATERIA DI ADOZIONE. LA LEGGE 173/2015 E LA CONTINUITA' AFFETTIVA
Minori in affido: novità sul diritto alla continuità affettiva
La legge 19 ottobre 2015 n.173 ha apportato importanti modifiche alla legge 4 maggio 1983, n.184 in materia di adozione, sancendo il diritto alla continuità affettiva dei bambini che si trovano in regime di affido familiare.
- se la famiglia affidataria, durante un prolungato periodo di affidamento, fa domanda di adozione per il minore "il tribunale per i minorenni, nel decidere sull'adozione, tiene conto dei legami affettivi significativi e del rapporto stabile e duraturo consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria"
- quando l'affidamento viene a cessare "è comunque tutelata, se rispondente all'interesse del minore, la continuità delle positive relazioni socio-affettive consolidatesi durante l'affidamento".
- "l'affidatario o l'eventuale famiglia collocataria devono essere convocati, a pena di nullità, nei procedimenti civili in materia di responsabilità genitoriale, di affidamento e di adottabilità relativi al minore affidato ed hanno facoltà di presentare memorie scritte nell'interesse del minore".
In definitiva con le modifiche apportate si riconosce l'importanza del rapporto affettivo che si viene a creare tra affidatario e minore in affido, inserendo disposizioni atte a favorire che questa situazione (positiva per entrambi i soggetti) perduri nel tempo.
AFFIDAMENTO FIGLI E DIRITTO DI VISITA DEI GENITORI . L'ADULTERIO E' IRRILEVANTE
sabato 07 maggio 2016 - 09:21
Marito infedele, ma non per questo padre inadeguato
Il caso: in sede di separazione una donna chiede l'affidamento in via esclusiva dei figli alla sua persona e che venga limitata possibilità per il padre di fare loro visita.
Motiva la richiesta in relazione alla condotta dell'uomo, caratterizzata dai continui tradimenti.
La sentenza: il Tribunale le dà torto (Tribunale di Milano, sez. IX civile, ordinanza 7/2015). Non si può sostenere che un marito fedifrago necessariamente, e automaticamente, sia inadatto a svolgere il ruolo di padre."Per adottare limitazioni al diritto e dovere dei genitori di intrattenere con i figli un rapporto continuativo, è necessario dimostrare che da ciò può derivare pregiudizio al minore".
La pronuncia non stupisce; la giurisprudenza considera da sempre del tutto irrilevante, ai fini dell'affidamento dei figli, l'adulterio di uno dei coniugi, condotta quest'ultima che può rilevare solo ai fini dell'addebito della separazione.
RESPONSABILITA' CIVILE DEGLI INSEGNANTI. RISARCIMENTO DEL DANNO PER OMESSO CONTROLLO DEGLI ALUNNI
sabato 07 maggio 2016 - 09:20
L'insegnante (e la scuola) non rispondono dei danni subiti da un alunno fuori dalla struttura
Il caso: gli scolari escono dalla scuola. Una ragazza si siede sul parapetto delle scale e viene spinta da un compagno, cade all'indietro e si procura lesioni molto gravi. Viene richiesto il risarcimento dei danni, ma la domanda viene respinta sia in primo grado che in appello. La causa perviene in Cassazione.
La sentenza: La Suprema Corte (sentenza 16 febbraio 2015 n.3081) respinge la domanda risarcitoria con questa motivazione. "Il presupposto di fatto della responsabilità dell'insegnante per il danno che l'allievo subisce è che gli sia affidato. Colui che agisce per ottenere il relativo risarcimento, quindi, sia che invochi la responsabilità contrattuale, per non aver l'insegnante diligentemente adempiuto all'obbligo di sorvegliare gli alunni, sia che invochi la responsabilità extracontrattuale, per non avere l'insegnante adottato le cautele necessarie, suggerite dall'ordinaria prudenza, in relazione alle specifiche circostanze di tempo e luogo, affinché sia salvaguardata l'incolumità dei discenti minori affidati, deve, in ogni caso, dimostrare che l'evento dannoso si è verificato nel periodo di tempo in cui l'alunno era sottoposto alla vigilanza dell'insegnante". Per la Corte l'allievo è affidato all'insegnante quando si trovi all'interno della struttura: in questo arco temporale e spaziale l'insegnante ha l'obbligo di vigilare ed è responsabile per quanto può accadere.
DIVISIONE IMMOBILIARE. ATTRIBUZIONE DELLA PORZIONE E CONGUAGLI
sabato 07 maggio 2016 - 09:19
L'immobile non comodamente divisibile può essere assegnato anche al proprietario di quote minoritarie
Il caso: un immobile perviene in eredità a cinque fratelli.
Uno di loro si rivolge al Tribunale per chiedere lo scioglimento della comunione, paritaria e indivisa (diviene nel contempo quotista maggioritario con 3/5, avendo acquistato le quote di due coeredi).
Il tribunale assegna l'intero cespite agli altri due fratelli, ancora titolari di quote per 1/5 ciascuno, dietro corrispettivo (da notare il fatto che essi gestivano un'attività commerciale proprio nello stabile oggetto di divisione).
In Appello la sentenza viene ribaltata e viene prevista l'assegnazione dell'immobile questa volta al quotista maggioritario. Le parti soccombenti propongono ricorso.
La sentenza: la Corte di Cassazione (sentenza 5 novembre 2015 n.22663) accoglie il ricorso con queste argomentazioni. Il giudice, nell'assumere la propria decisione in ordine all'assegnazione a uno dei quotisti, può utilizzare "il prudente apprezzamento determinato da ragioni di opportunità". Nel caso in esame vi era un "superiore interesse di continuare l'azienda ristorante-bar".
Di qui la decisione di assegnare l'immobile ai titolari dell'esercizio commerciale, benché quotisti minoritari.
ASSEGNO DIVORZILE. REVOCA E REVISIONE
sabato 07 maggio 2016 - 09:18
L'assegno divorzile è modificabile solo qualora sopravvengano giustificati motivi
Il caso: la Corte d'Appello di Roma si pronuncia sullo scioglimento di un matrimonio e determina in euro 200 mensili l'assegno divorzile, a favore della moglie.
Contro questa sentenza il marito ricorre in Cassazione e chiede di non pagare alcuna somma.
Dichiara infatti che la sua situazione (anche sotto il profilo patrimoniale) è cambiata dal momento che convive con una nuova compagna e che provvede comunque al mantenimento delle figlie.
La sentenza: il ricorso non viene accolto, perché la Cassazione (ordinanza 5 maggio – 30 novembre 2015, n.24414) ritiene che nel giudizio precedente la Corte abbia "valutato adeguatamente i presupposti per l'attribuzione di un sia pur modesto assegno divorzile".
Nel caso in esame le condizioni del marito non erano medio tempore mutate, in quanto gli oneri derivanti dalla nuova convivenza e il mantenimento delle figlie costituivano elementi già valutati al momento della sentenza precedente.
Le pronunce in materia di diritto di famiglia sottostanno alla regola del "rebus sic stantibus". Se i presupposti non mutano, difficile (se non impossibile) ottenere una modifica delle precedenti condizioni.
sabato 07 maggio 2016 - 09:17
Lite condominiale per il posto auto: l'area davanti al garage può essere assegnata in uso al singolo proprietario
Il caso: in assemblea condominiale si discute della possibilità di poter fruire di un posto auto davanti al proprio garage, in modo da poter parcheggiare una seconda auto.
La delibera viene presa a maggioranza, ma un condomino contrario alla decisione ricorre al Tribunale. Lamenta che alcuni condomini possano fruire di un vantaggio a scapito degli altri, potendo utilizzare maggiori spazi comuni.
La sentenza: il Tribunale di Vicenza dà torto al ricorrente (sentenza n.984/2015). La possibilità di parcheggiare davanti al proprio garage, in un'area ben delimitata, se viene assegnata a tutti i condomini indistintamente deve considerarsi legittima, non sussistendo alcuna disparità di trattamento.
CONTRIBUTO DI MANTENIMENTO DEI FIGLI
sabato 07 maggio 2016 - 09:16
L'assegno di mantenimento dei figli va pagato integralmente anche nei periodi di permanenza degli stessi presso il genitore che lo versa
Il caso: due coniugi si separano, la figlia viene affidata ad entrambi ma con residenza presso la madre. Il giudice dispone quindi che il padre paghi un contributo di mantenimento.
Capita più volte che il padre ospiti la ragazza, anche per periodi prolungati, soprattutto nel periodo delle vacanze estive. In quelle occasioni egli sospende arbitrariamente il pagamento dell'assegno alla madre, ritenendo già assolto il suo obbligo di mantenimento in forma così detta diretta (provvedendo direttamente alle esigenze della figlia).
Ne nasce una lite tra i genitori: la madre sollecita il pagamento delle quote arretrate, non versate, il padre si oppone.
La sentenza: il Tribunale di Roma (sentenza 6228/2013) dà ragione alla madre e dispone che il pagamento sia dovuto. Il padre aveva modificato di propria iniziativa, e senza alcun accordo, le condizioni pattuite in sede di separazione e non gli era consentito farlo per il solo fatto di avere ospitato la figlia presso di sè.
La sentenza in esame non costituisce una novità nel panorama giurisprudenziale. L'assegno di mantenimento, infatti, anche quando suddiviso in rate mensili, è calcolato in rapporto ad un intero anno e include ogni evenienza che si verifichi nel suddetto periodo. Pertanto la sospensione durante i periodi di permanenza presso la residenza del genitore onerato di tale versamento è illegittima.
sabato 07 maggio 2016 - 09:14
La negoziazione assistita è legge
L'istituto della negoziazione assistita (legge 10 novembre 2014, n.62) ha lo scopo di ridurre il numero dei contenziosi da trattare nei tribunali.
Alle parti viene data la possibilità di "risolvere in via amichevole una controversia, tramite l'assistenza di avvocati iscritti all'albo".
Può riguardare ogni materia, con l'esclusione di:
- diritti indisponibili
- materia di lavoro
- casi in cui è prevista la mediazione obbligatoria
L'accordo può essere raggiunto in un arco temporale massimo di tre mesi e produce gli stessi effetti di una sentenza.
Il legislatore prevede anche casi un cui la negoziazione assistita è obbligatoria (per cui non è possibile procedere direttamente con la domanda giudiziale ma occorre prima esperire la negoziazione stessa):
- risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti
- pagamento a qualsiasi titolo di somme, purchè non eccedenti 50.000 euro e non riguardanti controversie assoggettate alla disciplina della c.d. mediazione obbligatoria.
MEDIAZIONE CIVILE OBBLIGATORIA E FACOLATIVA. MEDIAZIONE CIVILE VOLONTARIA E DELEGATA
domenica 10 aprile 2016 - 09:29
Per mediazione si intende "l'attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, anche con formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa" .
Sono di diritto mediatori gli avvocati iscritti all'albo.
Nella mediazione civile le parti devono essere assistite da un avvocato.
La mediazione può essere obbligatoria, facoltativa o giudiziale.
Mediazione obbligatoria significa che non è possibile agire in giudizio se prima non si è esperita questa procedura. E' obbligatoria in una serie di materie indicate dal Legislatore, in continuo aggiornamento (attualmente condominio, diritti reali, divisioni, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazioni, comodato, affitto di aziende, risarcimento di danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari).
La mediazione facoltativa è quella procedura radicata su impulso volontario delle parti, che preferiscono provare a dirimere la controversia al di fuori delle aule giudiziarie.
E' infine mediazione giudiziale (o delegata) quella disposta dal Giudice nel corso del processo. Il processo non si arresta, ma rimane (in senso a-tecnico) temporaneamente "sospeso" in attesa dell'esperimento della mediazione, i cui esiti vengono portati all'attenzione del Giudice all'udienza immediatamente successiva.