Source: http://www.ambientediritto.it/sentenze/2010/TAR/Tar_Piemonte_2010_n.2698.htm
Timestamp: 2017-07-28 06:51:00+00:00
Document Index: 174895602

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 121', 'art. 3', 'art. 121', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 19', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 4']

FAUNA E FLORA - Cani randagi - Soppressione - Casi e modalità tassativamente indicati dall'art. 6, c. 2 L. n. 281/1991 - Principio di condanna degli atti di crudeltà contro gli animali. TAR PIEMONTE, Sez. II - 28 maggio 2010, n. 2698
T.A.R. PIEMONTE, Sez. II - 28 maggio 2010, n. 2698
FAUNA E FLORA - Cani randagi - Soppressione - Casi e modalità tassativamente indicati dall'art. 6, c. 2 L. n. 281/1991 - Principio di condanna degli atti di crudeltà contro gli animali. Costituiscono principi base della legge-quadro in materia di animali di affezione e di tutela contro il randagismo (legge n. 281 del 1991; l.r. Piemonte n. 34/1993) e, conseguentemente, principi generali dell’ordinamento giuridico, quello della “corretta convivenza tra uomo e animale”, con relativa “condanna [de]gli atti di crudeltà” contro gli animali (art. 1), e quello del divieto di soppressione dei cani randagi se non nei casi e con le modalità tassativamente indicati dall’art. 2, comma 6 (a norma del quale i cani possono essere soppressi solo allorché si trovino ricoverati presso gli appositi canili comunali “in modo esclusivamente eutanasico, ad opera di medici veterinari, soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosità”). Ne deriva l'illegittimità dell'ordinanza sindacale con la quale venga disposta la soppressione fuori da tali tassative ipotesi. Pres. Calvo, Est. Masaracchia - LAC e altro (avv. Callegari) c. Comune di Limone Piemonte (avv. Parola) -
TAR PIEMONTE, Sez. II - 28 maggio 2010, n. 2698
REGIONE PIEMONTE, in persona del Presidente p.t., rappresentata e difesa dall’avv. Anita Ciavarra e successivamente, a seguito di atto di costituzione di nuovo difensore, depositato il 22.12.2009, dall'avv. Giuseppe Piccarreta, con domicilio eletto presso lo stesso in Torino, piazza Castello, 165;
della determinazione dirigenziale n. 658 del 15/6/98, notificata al ricorrente in data 7 luglio 1998, della Direzione Patrimonio e Tecnico, Settore Attività Negoziale e Contrattuale della Regione Piemonte, con cui si autorizza l'occupazione d'urgenza in favore dell'ENEL S.p.a. degli immobili di proprietà del ricorrente, necessari alla costruzione della linea elettrica n. 1162/R/CN e situati nei Comuni di ALBA, SANTA VITTORIA D'ALBA, RODDI e MONTICELLO D'ALBA, nonchè degli atti tutti a detti provvedimenti antecedenti, preordinati e consequenziali, ivi compresi, in particolare, il decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 2772 in data 11/07/1996 (mai notificato al ricorrente) con il quale è stata dichiarata la pubblica utilità nonchè l'urgenza e indifferibilità dell'opera sopra descritta;
della determinazione dirigenziale n. 923 del 17/10/2001, notificata al ricorrente in data 27/11/2001, della Direzione Patrimonio e Tecnico, Settore Attività Negoziale e Contrattuale - espropri - usi civici della Regione Piemonte, con cui si autorizza l'ENEL S.p.a. all'imposizione di servitù inamovibile sugli immobili di proprietà del ricorrente, necessari alla costruzione della linea elettrica ad alta tensione n. 1162 e situati nei Comuni di ALBA, SANTA VITTORIA D'ALBA, nonchè degli atti tutti a detti provvedimenti antecedenti, preordinati e consequenziali, ivi compresi i provvedimenti indicati nello stesso, in particolare la proroga del termine di scadenza dell'occupazione d'urgenza nonchè per la condanna degli intimati a risarcire ai ricorrenti i danni conseguenti ai fatti cui al presente ricorso.
Visto l’atto di costituzione in giudizio di TERNA LINEE ALTA TENSIONE S.R.L.. (in breve "TELAT S.R.L."), in persona del legale rappresentante p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Umberto Giardini e Claudio Pipitone Federico, con domicilio eletto presso lo studio del primo in Torino, via Grassi, 9;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 14 aprile 2010 la dott.ssa Ofelia Fratamico e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
A sostegno delle proprie domande i ricorrenti deducevano 1) di essere titolari di un’azienda agricola sita in Alba - Località Vivaro, in una zona caratterizzata dalla presenza di ben quattro condutture elettriche aeree; 2) di temere che la nuova linea elettrica progettata dall’Enel potesse aggravare la situazione del fondo, già occupato da numerose condutture, con conseguenti maggiori limitazioni per le attività agricole, diminuzione del valore degli immobili e pericolo di danno alla salute delle persone.
Alla luce di tali fatti gli interessati lamentavano, quali motivi di ricorso, violazione di legge con riferimento all’art. 9 bis della l.r. n. 56/1977 in relazione alla d.r.g. 7/04/1997 n. 44 - 18086, eccesso di potere per mancata considerazione di circostanze essenziali; eccesso di potere per mancata considerazione di circostanze essenziali e difetto di istruttoria, violazione di legge con riferimento all’art. 3 l. n. 241/90; violazione di legge con riferimento all’art. 121 comma 1 del R.D. n. 1775/1993, eccesso di potere sotto altro profilo per mancata considerazione di circostanze essenziali e difetto di istruttoria, violazione di legge con riferimento all’art. 3 l. n. 241/90; 4) violazione di legge con riferimento all’art. 121 comma 2 R.D. n. 1775/1993, violazione di legge con riferimento all’art. 3 l. n. 241/90, eccesso di potere per difetto di motivazione ed istruttoria, nonché con riferimento ai principi normativi e giurisprudenziali sul bilanciamento di interessi in punto individuazione dei terreni da espropriare, eccesso di potere per ingiustizia grave e manifesta e disparità di trattamento; violazione di legge sotto altro profilo con riferimento all’art. 3 l. n. 241/90 in relazione all’art. 4 D.P.C.M. 23/04/1992, eccesso di potere per difetto di istruttoria; violazione di legge ed eccesso di potere per vizio del procedimento e difetto di motivazione con riferimento agli art. 3 e 7 l. n. 241/90.
Al di là dell’eccezione preliminare di inammissibilità per tardività - pur fondata, essendo l’atto introduttivo del giudizio stato notificato in data 25-29/09/1998, oltre il termine dimezzato di trenta giorni stabilito dall’art. 19 d.l. n. 67/1997 conv. in l. n. 135/97 (che sarebbe scaduto il 21/09/1998, poiché il provvedimento impugnato era stato notificato il 7/07/1998), ma superabile per la scusabilità dell’errore, vista l’incertezza al momento della proposizione della domanda della riferibilità della norma anche al termine per la notifica del ricorso (affermata in via definitiva solo dall’Adunanza Plenaria n. 1/2001) - il ricorso principale proposto dal sig. Barbero e dalla signora Castellengo è infondato e deve essere rigettato.
Tali censure non possono essere condivise: da un lato, infatti, la costruzione dell’elettrodotto di cui è causa appare rientrare a pieno tra le “opere infrastrutturali primarie e (gli) impianti tecnici di interesse comunale o sovracomunale di competenza degli organi statali, regionali o di altri Enti territoriali…” comunque realizzabili nell’area, dall’altro, come evidenziato dall’Enel, trova il suo specifico fondamento “nella deliberazione 1997/26 dell’11/12/97 del Comitato Istituzionale dell’Autorità di bacino del Fiume Po di <<adozione del piano stralcio delle fasce fluviali in attuazione della deliberazione del Comitato Istituzionale n. 19 del 9/11/1995>> le cui disposizioni, ai sensi di quanto disposto dall’art. 17 c. 5 l. 19/05/1989 n. 183 <<hanno carattere immediatamente vincolante per amministrazioni ed enti pubblici, nonché per i soggetti privati>>”.
Da qui l’assenza di qualsiasi violazione anche del principio del minor pregiudizio possibile al fondo servente e di qualsiasi violazione dell’art. 3 l. n. 241/90, non imponendo tale norma, come evidenziato dalla costante giurisprudenza amministrativa, la materiale messa a disposizione o la contestuale comunicazione degli atti richiamati, ma la semplice indicazione dei medesimi, poiché “la <<disponibilità>> non coincide necessariamente con l’allegazione materiale dell’atto, ma con la sua conoscibilità” (cfr. ex multis TAR Lazio, Roma, sez. III, 27/10/2008 n. 9158).
Con il quinto motivo di ricorso gli interessati hanno lamentato la violazione dell’art. 3 l. n. 241/90 in relazione all’art. 4 DPCM 23/04/1992 (“Limiti massimi di esposizione ai campi elettrico e magnetico generati alla frequenza industriale normale - 50 HZ- negli ambienti abitativi e nell’ambiente esterno”) ed eccesso di potere per difetto di istruttoria, manifestando il timore “che l’affollamento di condutture elettriche (ben cinque!)… (potesse) comportare danni alla salute”.
Come affermato dalla costante giurisprudenza “Il procedimento di espropriazione per l'installazione di linee elettriche è disciplinato specificamente dal r.d. 11 dicembre 1933 n. 1775, recante il testo unico delle disposizioni di legge sulle acque e impianti elettrici, i cui artt. 111 e 112 prevedono specifiche forme di pubblicità (la pubblicazione della domanda di autorizzazione nel foglio degli annunzi legali della provincia), finalizzate a consentire agli interessati un'attiva partecipazione al procedimento. Tale disciplina, che assume carattere di specialità rispetto a quella di carattere generale di cui alla l. n. 241 del 1990 e non può ritenersi abrogata per effetto di essa, deve peraltro ritenersi sufficiente a soddisfare le esigenze poste a base del principio del giusto procedimento, anche tenuto conto che un procedimento del genere è destinato a coinvolgere un numero estremamente alto di soggetti, non sempre individuabili in modo agevole; pertanto, è legittimo il comportamento dell'amministrazione che, nel procedimento culminato con l'emissione del decreto di autorizzazione provvisoria all'opera, segue le indicazioni dei citati artt. 111 e 112, r.d. n. 1775 del 1933, omettendo la comunicazione di avvio del procedimento nei confronti dei proprietari dell'area interessata dall'elettrodotto” (T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. I, 17/11/2005 , n. 2058).
Tale considerazione, essenziale per non vanificare la perentorietà dei termini di impugnazione dei provvedimenti amministrativi, è confermata anche dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato per cui “Ai fini della decorrenza dei termini per l'impugnazione dell'atto innanzi al giudice amministrativo, si ha la piena conoscenza del provvedimento allorché questo sia richiamato in un atto successivo nei suoi estremi essenziali”(Cons. St., sez. IV, 09/11/1993 , n. 981).
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 14 aprile 2010 con l'intervento dei Magistrati: