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Timestamp: 2017-10-20 04:57:15+00:00
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Cassazione: l'uso di software illegale da parte del libero professionista non comporta il reato ex art. 171 bis c.p. — amadir
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Cassazione: l'uso di software illegale da parte del libero professionista non comporta il reato ex art. 171 bis c.p.
Cassazione sez. pen. III - sentenza n. 49385/09
L'art. 171 bis del codice penale prevede che "Chiunque abusivamente duplica, per trarne profitto, programmi per elaboratore o ai medesimi fini importa, distribuisce, vende, detiene a scopo commerciale o imprenditoriale o concede in locazione programmi contenuti in supporti non contrassegnati dalla Società italiana degli autori ed editori (SIAE), è soggetto alla pena della reclusione da sei mesi a tre anni..."
La Cassazione, con sentenza n. 49385/09, ha stabilito che il reato di cui all'art. 171 bis c.p. non è applicabile nei confronti del libero professionista nel caso in cui egli non eserciti la propria professione nell'ambito di una attività organizzata nella forma di impresa.
La Suprema Corte, in particolare, ha chiarito come la norma sopra richiamata è finalizzata a sanzionare il detentore di un programma di software illegalmente ricevuto e che ne faccia utilizzo per un fine prettamente commerciale o imprenditoriale. L'attività svolta dal libero professionista, in questo senso, non rientra nel concetto di attività commerciale o imprenditoriale, presupposto per l'applicazione dell'art. 171 bis c.p..
Il legislatore, afferma la Cassazione, ha sempre inteso suddividere il concetto di attività imprenditoriale da quello di libero professionista ed infatti "sono state dallo stesso legislatore tenute distinte e disciplinate in modo diverso (cfr. artt. 2084 ss. cod. civ per l'attività dell'imprenditore; art. 2222 cod. civ. per l'attività propria del lavoro autonomo; ed in particolare artt. 2229 ss. cod. civ. per le professioni intellettuali). In realtà, per <<imprenditoriale>> può intendersi anche l'esercizio di una attività di produzione di meri servizi, sempre però in quanto sia esercitata <<industrialmente>> (cfr. art. 2195, comma 1, n.1, cod. civ: <<un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi>>). E' quindi certo che vi è una netta contrapposizione tra l'attività imprenditoriale industriale [...] e l'attività libero professionale intellettuale".
Da tale distinzione discende, secondo il Giudice di legittimità, che "il reato previsto dall'art. 171 bis, primo comma, primo periodo, seconda ipotesi, legge 22 aprile 1941, n. 633 (illecita detenizone, a scopo commerciale o imprenditoriale, di programmi per elaboratore privi di contrassegno SIAE) laddove richiede che detenzione avvenga <<a scolpo commerciale o imprenditoraile>> non si riferisce anche alla detenzione ed utilizzazione nell'ambito di una attività libero professionale, alla quale peratanto non si applica la norma in esame".