Source: https://app.tuttogare.it/news/la-pandemia-covid-19-e-la-sospensione-dei-lavori
Timestamp: 2020-08-15 05:35:12+00:00
Document Index: 2644221

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1256', 'art. 91', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 107']

La situazione è talmente convulsa e sottesa da una esigenza di rapidità di intervento che deve imporci di evitare qualsiasi disquisizione in ordine alla natura giuridica della committenza pubblica ovvero al rapporto gerarchico tra normativa nazionale e regionale.
Per quanto qui di interesse rileva ciò che è stato disposto dai DPCM che si sono susseguiti nell’ultimo periodo, ossia il DPCM del 9 marzo 2020, il DPCM del 11 marzo 2020, il DPCM del 22 marzo 2020 ed inoltre il Decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020.
L’ultimo DPCM emanato, ovvero quello del 22 marzo 2020, al comma 1 lett.a) dell’art. 1 “Misure urgenti di contenimento del contagio sull'intero territorio nazionale”, richiama nell’allegato 1 quelle che sono le attività che al momento non debbano essere sospese.
Ci si riferisce in primis alle attività inerenti l’ambito sanitario, alimentare, ma anche a tutte quelle attività ad esse legate direttamente o indirettamente, ovvero che risultino essere funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all'allegato 1.
Sul punto, senza addentrarmi in valutazioni prettamente giuridiche, mi limito ad osservare che:
l’art. 1256 del c.c. in ordine all’ “Impossibilità definitiva e impossibilità temporanea” disponendo al comma 2 che “Se l'impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell'adempimento… omissis…” rappresenterebbe un elemento di difesa per l’O.E.;
il D.L n. 18 del 17 marzo 2020, riguardante le misure di potenziamento del SSN e di sostegno economico per famiglie , lavoratori e imprese connesse all’emergenza COVID-19 al comma 1 dell’art. 91 (Disposizioni in materia ritardi o inadempimenti contrattuali derivanti dall'attuazione delle misure di contenimento e di anticipazione del prezzo in materia di contratti pubblici) lascia aperta una situazione di criticità introducendo il comma 6 bis all’art. 3 del decreto - legge 23 febbraio 2020, questa precisazione: “Il rispetto delle misure di contenimento di cui presente decreto è sempre valutata ai fini dell'esclusione, ai sensi e per gli effetti degli articoli 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all'applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardati o omessi adempimenti”
In questo contesto operativo si inserisce quale documento tecnico di riferimento il protocollo condiviso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con RFI, ANAS , ANCE e le principali rappresentanze sindacali del 19 marzo 2020.
Per quanto qui di interesse detto protocollo assegna altresì al Coordinatore per la Sicurezza in fase di esecuzione (ove designato) il compito di accertare la reale sussistenza dei presupposti che impedirebbero la prosecuzione dei lavori in cantiere.
Nel documento infatti viene riportato in conclusione che “La ricorrenza delle predette ipotesi deve essere attestata dal coordinatore per la sicurezza nell'esecuzione dei lavori che ha redatto l’integrazione del Piano di sicurezza e di coordinamento”, inserendo un nota di significativa portata: “N.B. si evidenzia che la tipizzazione delle ipotesi deve intendersi come meramente esemplificativa e non esaustiva.”
Il coordinatore (e quindi il RUP - responsabile dei lavori soprattutto nel caso di mancata designazione del coordinatore) deve avere ben presente che nello svolgimento delle attività di un cantiere si appalesano al momento problemi di carattere infrastrutturale e logistico, che sono parimenti importanti che condizionano il regolare svolgimento delle attività al pari del contagio.
In tale prospettiva il Coordinatore si trova nella condizione di dover valutare nuovi ed ulteriori dispositivi aggiuntivi, così come ulteriori apprestamenti, in quanto potrebbero risultare necessarie ulteriori misure ed attività, come ad esempio la necessità dell’igienizzazione giornaliera dei cantieri, piuttosto che un numero maggiore di servizi igienici.
E’ poi ben nota la circostanza che gli alberghi e le attività di ristoro risultano inoperanti.
Non meno importante, soprattutto in questo momento è lo stato emotivo dei lavoratori che si trovano costretti a operare fuori regione, preoccupati per gli affetti lontani e per l’ulteriore lontananza che sarebbero costretti a subire, tra l’altro in quarantena obbligata , al proprio rientro.
Non può infatti non richiamarsi quanto statuito dall'art. 15 del D.Lgs n. 81/2008 che impone a tutti i soggetti della commessa il massimo della cautela e laddove non risulti possibile abbattere il rischio, soprattutto quando questo rischio può avere un esito di propagazione, propendere per la interruzione dell'attività.
Ecco quindi che in assenza dei presupposti sopra menzionati, il Responsabile del procedimento dovrà, a sommesso parere dello scrivente, ma auspicabilmente, ai sensi del comma 2 dell’art. 107 del D. Lgs. 50/2016, adottare un provvedimento di sospensione dei lavori per ragioni di necessità.
Nel caso infatti di sospensioni disposte dal RUP per motivi di pubblico interesse, laddove la sospensione superai 1/4 del tempo contrattuale o comunque 6 mesi, l’appaltatore ha la possibilità di chiedere all’amministrazione lo scioglimento del contratto, senza poter ottenere alcun indennizzo. Se però l’amministrazione nega il suo assenso l’appaltatore avrà diritto al ristoro dei maggiori oneri derivanti dal prolungamento della sospensione oltre i termini suddetti.
Questo è quello che ci auspichiamo tutti, confidando che ognuno di noi secondo coscienza operi per il bene comune.
https://youtu.be/U0_uKATV1SM
A cura di Ing. Pier Luigi Gianforte PhD Specialista in lavori pubblici
pubblicato su lavoripubblici.it del 28.03.2020