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Timestamp: 2020-03-29 03:44:28+00:00
Document Index: 46996054

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 54', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 12063 del 16/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 12063 del 16/05/2017
Cassazione civile, sez. I, 16/05/2017, (ud. 10/02/2017, dep.16/05/2017), n. 12063
sul ricorso 26570/2014 proposto da:
T.R., elettivamente domiciliata in Roma, Via Celimontana n.
38, presso l’avvocato Panariti Paolo, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato Locane Vincenzo, giusta procura in calce al
C.D., elettivamente domiciliato in Roma, Via Luigi Pigorini
n.6, presso l’avvocato Saulle Angela, che lo rappresenta e difende
unitamente all’avvocato Staropoli Pino Eliseo, giusta procura in
avverso la sentenza n. 1148/2014 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,
10/02/2017 dal cons. LAMORGESE ANTONIO PIETRO,
udito, per la ricorrente, l’Avvocato PAOLO PANARITI che ha chiesto
udito, per il controricorrente, l’Avvocato ANGELA SAULLE, anche per
l’avv. Staropoli, che ha chiesto il rigetto del ricorso;
La Corte d’appello di Catanzaro, con sentenza del 22 luglio 2014, ha rigettato il gravame di T.R. avverso l’impugnata sentenza che, dichiarando la cessazione degli effetti civili del matrimonio contratto con C.D. nel 1980, aveva rigettato le sue domande di attribuzione di un assegno divorzile, di una quota dell’indennità di fine rapporto percepita dall’ex marito, nonchè di un contributo di mantenimento per il figlio maggiorenne G..
Entrambi i motivi sono, in parte, inammissibili, laddove si risolvono nella critica della sufficienza del ragionamento logico posto dal giudice di merito a base dell’interpretazione degli elementi probatori del processo e, in sostanza, nella richiesta di una diversa valutazione degli stessi, ipotesi integrante un vizio motivazionale non più proponibile in seguito alla modifica dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, apportata dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012 (v. Cass., sez. un., n. 8053/2014); inoltre, la ricorrente – pur denunciando la violazione e falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, – non ha svolto specifiche argomentazioni intese a dimostrare come e perchè determinate affermazioni in diritto, contenute nella sentenza gravata, siano in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie (v., tra le tante, Cass. n. n. 635/2015).
I motivi sono infondati nella parte concernente il contributo per il mantenimento del figlio maggiorenne, già indipendente, e poi, in tesi, tornato ad essere dipendente economicamente per avere perduto l’occupazione lavorativa. E ciò alla luce del principio secondo cui il diritto del coniuge separato (o, in questo caso, dell’ex coniuge) di ottenere dall’altro coniuge (o ex coniuge) un assegno per il mantenimento del figlio maggiorenne convivente è da escludere quando quest’ultimo, ancorchè allo stato non autosufficiente economicamente, abbia in passato iniziato ad espletare un’attività lavorativa, così dimostrando il raggiungimento di una adeguata capacità e determinando la cessazione del corrispondente obbligo di mantenimento (se previsto) ad opera del genitore. Nè assume rilievo il sopravvenire di circostanze ulteriori (come, nella specie, il fatto del licenziamento, peraltro controverso e non accertato dal giudice di merito), le quali non possono far risorgere un obbligo di mantenimento i cui presupposti siano già venuti meno (Cass. n. 26259/2005).
Il ricorso è rigettato. Sussistono giusti motivi per compensare le spese, a norma dell’art. 92 c.p.c., comma 2, (nella versione, applicabile ratione temporis, successiva alla prima modifica, operata dalla L. n. 263 del 2005, art. 2, comma 1, lett. a), in considerazione della dimensione sostanziale della controversia.