Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-13836-del-31-05-2017
Timestamp: 2020-04-02 13:45:25+00:00
Document Index: 82594131

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Sentenza Cassazione Civile n. 13836 del 31/05/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 13836 del 31/05/2017
Cassazione civile, sez. VI, 31/05/2017, (ud. 19/04/2017, dep.31/05/2017), n. 13836
sul ricorso 25169-2013 proposto da:
P.A., S.R., PO.DA., L.G.,
elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GERMANICO 172, presso lo
studio dell’avvocato SERGIO NATALE EDOARDO GALLEANO, che li
avverso la sentenza n. 808/2013 della CORTE D’APPELLO di TORINO,
depositata il 6/8/2013;
– con la sentenza impugnata la Corte di appello di Torino ha respinto l’appello proposto dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca avverso la sentenza del locale Tribunale che, a fronte di una richiesta diretta ad ottenere la ricostruzione della carriera secondo il trattamento previsto per il personale a tempo indeterminato, aveva riconosciuto il diritto di Po.Da., S.R., L.G. e P.A., docenti assunti con ripetuti contratti a tempo determinato, alle differenze retributive rivendicate applicando alla fattispecie la L. n. 312 del 1980, art. 53, comma 5, (aumenti periodici del 2,50% sullo stipendio iniziale di qualifica);
– la Corte territoriale ha innanzitutto evidenziato che il giudice di primo grado aveva accolto la domanda ritenendo che il personale non di ruolo, destinatario dell’aumento ex art. 53 cit. corrispondesse ai supplenti previsti dalla L. n. 1241 del 1999, art. 4, lett. a) e b) in quanto nominati su cattedre libere fino al termine dell’anno scolastico prima del 31 dicembre; ha poi rilevato che tale pronuncia aveva formato oggetto di gravame sostenendosi da parte del MIUR che il citato art. 53 fosse applicabile solo con riguardo agli insegnanti di religione; ha ritenuto risolutivo il richiamo operato dalla parte appellata al principio del divieto di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999 e recepito nel nostro ordinamento dal D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 6 ed ha così affermato che: – le condizioni di impiego, rispetto alle quali sussiste il divieto di discriminazione, comprendono in conformità con quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, tutti gli istituti idonei ad incidere sulla quantificazione del trattamento retributivo e, quindi, anche gli scatti di anzianità riconosciuti ai lavoratori a tempo indeterminato, non essendo idonei a giustificare una diversità di trattamento tanto la mera circostanza che un impiego nel settore pubblico sia definito “non di ruolo” quanto la specialità del sistema del reclutamento scolastico; – la clausola 4, in quanto precisa ed incondizionata, impone la disapplicazione del diritto interno, ed in particolare delle clausole del contratto collettivo che escludono per gli assunti a tempo determinato qualsiasi rilevanza dell’anzianità maturata in forza di precedenti contratti a termine (disapplicazione che va, però, limitata ai rapporti a tempo determinato succedutisi – come nell’ipotesi in esame – senza rilevante soluzione di continuità e di durata tali da coprire, pressochè integralmente, l’anno scolastico);
– i lavoratori si sono costituiti con controricorso tardivo;
– preliminarmente deve essere ritenuta ammissibile la memoria depositata dai controricorrenti tardivi in vista dell’adunanza per la decisione in camera di consiglio del ricorso (rif. Cass. 27 febbraio 2017, n. 4906; Cass. 24 marzo 2017, n. 7701);
– il motivo presenta profili di inammissibilità ed è comunque infondato;
– non censura il Miur la decisione della Corte di appello laddove questa, non pronunciandosi sui rilievi dell’appellante (tutti incentrati sulla erronea applicazione della L. n. 312 del 1980, art. 53), ha ritenuto risolvibile la controversia sulla base dei principi di parità di trattamento dettati dalla normativa europea e dalla Corte di Giustizia ed invocabili con riguardo al (diverso) diritto alla progressione stipendiale;
– neppure denuncia il ricorrente la violazione della L. n. 312 del 1980, art. 53;
– quanto alle formulate deduzioni in sè considerate, sostanzialmente incentrate sulla non invocabilità del principio di non discriminazione e sulla specialità del sistema di reclutamento nel comparto scolastico, come già osservato da questa Corte (Cass. n. 22258/2016; Cass. n. 27387/2016; Cass. n. 165/2017; Cass. n. 290/2017, alle cui motivazioni ci si riporta integralmente in quanto del tutto condivise), il Ministero ricorrente sovrappone e confonde il principio di non discriminazione, previsto dalla clausola 4 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (concluso il 18 marzo 1999 fra le organizzazioni intercategoriali a carattere generale – CES, CEEP e UNICE – e recepito dalla Direttiva 99/70/CE), con il divieto di abusare della reiterazione del contratto a termine, oggetto della disciplina dettata dalla clausola 5 dello stesso Accordo, laddove i due piani debbono, invece, essere tenuti distinti, essendo il primo principio teso a “migliorare la qualità del lavoro a tempo determinato garantendo il rispetto del principio di non discriminazione” e il divieto a “creare un quadro normativo per la prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato”;
– pertanto, essendo da condividere la proposta del relatore, il ricorso va rigettato con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5;