Source: https://www.diritto.it/l-invalidita-della-notifica-dell-atto-impositivo-all-ultimo-socio-della-societa-estinta/
Timestamp: 2017-12-14 19:13:26+00:00
Document Index: 113917132

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2495', 'art. 28', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2495', 'art. 28', 'art. 3', 'art. 11', 'art. 28']

Nicotra Antonio, 1 febbraio 2017
Qui la sentenza: Commissione Tributaria Regionale di Firenze - sez. XIII - sentenza n. 1182 del 30-6-2016
La Commissione Tributaria Provinciale di Firenze con sentenza n. 39/6/13 accoglie il ricorso.
L’Agenzia delle Entrate impugna la sentenza di primo grado, rilevando la completezza, sotto il profilo contenutistico, dell’atto impositivo, poiché dotato di «[…] tutte le indicazioni necessarie e sufficienti ad individuare i soggetti interessati dall’atto stesso e tali da rendere immediatamente edotti i destinatari dei riferimenti soggettivi cui si riferisce la pretesa fiscale».
La Commissione regionale di Firenze, confermando la decisione del Giudice di prime cure, statuisce che, conformemente all’insegnamento costante della giurisprudenza di legittimità, l’atto impositivo notificato ad un soggetto diverso dal reale destinatario e nella qualità di «ultimo socio», deve ritenersi «inesistente e/o illegittimo», poiché diretto ad un soggetto del tutto estraneo rispetto alla società intestataria e destinataria dell’atto. La Commissione, inoltre, nega che nel caso in esame sussistano le condizioni per il legittimo esercizio, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, dell’azione di cui all’art. 2495 c.c., ritenendola esperibile solo nei confronti dei soci che abbiano incassato somme in base al bilancio finale di liquidazione e fino alla concorrenza di quanto riscosso. Tale condizione, tuttavia, non ricorrerebbe nel caso di specie.
Le problematiche coinvolte e gli orientamenti giurisprudenziali e dottrinali più recenti in materia
La vicenda impatta sulla nota tematica della “sopravvivenza”, ai fini fiscali, delle società estinte a seguito della cancellazione dal registro delle imprese, nonché sul campo di applicazione dell’art. 28, comma 4, della novella legislativa del 2014 (D.Lgs. n. 175 del 2014).
In ordine a tale ultimo profilo – che interessa particolarmente in questa sede – ad escludere l’efficacia retroattiva della previsione normativa è stata la giurisprudenza di legittimità[8] , la quale ha ritenuto che la norma «recante disposizioni di natura sostanziale sulla capacità delle società cancellate dal registro delle imprese, non ha valenza interpretativa, neppure implicita, e non ha, quindi, alcuna efficacia retroattiva»[9].
Tale posizione è stata condivisa pienamente dalla più recente dottrina sull’argomento[10], e una indiretta conferma di tale orientamento si è avuta anche nella recentissima sentenza della Suprema Corte di legittimità[11], la quale ha ribadito che la cancellazione dal registro delle imprese, con estinzione della società prima della notifica dell’avviso di accertamento e dell’instaurazione del giudizio di primo grado, determina il difetto della sua capacità processuale e il difetto di legittimazione con conseguente annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, ricorrendo un vizio insanabile originario del processo.
[9] Ne conseguenze, secondo Cass. da ultimo cit., «il differimento quinquennale (operante nei confronti soltanto dell’amministrazione finanziaria e degli altri enti creditori o di riscossione indicati nello stesso comma, con riguardo a tributi o contributi) degli effetti dell’estinzione della società derivanti dall’art. 2495, secondo comma, cod. civ., si applica esclusivamente ai casi in cui la richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese (che costituisce il presupposto di tale differimento) sia presentata nella vigenza della nuova disciplina di detto d.lgs., ossia il 13 dicembre 2014, o successivamente».
[10] In tal senso, A. Guidara, cit., secondo il quale, una lettura più attenta e sistematica della previsione normativa consente di ritenere che il comma 4 dell’art. 28 introduce una deroga all’ordinaria disciplina dell’estinzione della società. Inoltre, ad escludere ogni possibile retroattività della nuova previsione normativa si pone, innanzittuto, l’art. 3, c.1, dello Statuto dei diritti del contribuente, a tenore del quale «le disposizione tributarie non hanno effetto retroattivo», oltre che l’art. 11 delle preleggi «la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo»; sicché «ogni maldestro tentativo dell’amministrazione finanziaria di sanare per il tramite dell’art. 28, comma 4, cit., le invalidità degli atti posti in essere nei confronti delle società estinte è destinato al fallimento».