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Timestamp: 2019-11-20 00:04:57+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 8', 'art. 76', 'sentenza ', 'art.3', 'sentenza ', 'art. 1', 'art.7', 'art. 1', 'art 62', 'art. 62', 'art. 230', 'art. 58', 'art. 8', 'art. 58', 'sentenza ', 'art. 14']

La nuova responsabilità professionale del personale sanitario: l’argine alla contenziosità ed il disegno di legge in discussione
Sabato 27 Febbraio 2016 19:29
di Alnaldo Capozzi
Vi sono aspetti contenuti nel Ddl di cui poco si è parlato.
La medicina difensiva è conseguenza dell’eccessiva contenziosità ma l’argine alla contenziosità è sempre esistito. Si tratta del “controllo deontologico” oggi ancora più potente grazie all'equiparazione tra evasione fiscale e sanzione disciplinare e grazie all'art. 8 del recente Ddl.
L’argine alla contenziosità è rappresentato dal “controllo deontologico” e l’Ordine professionale è soltanto uno strumento.
1) revisione deontologica delle cause medico-legali (delle lettere-citazioni e perizie);
2) controllo deontologico permanente delle cause medico-legali (delle lettere-citazioni e perizie).
A) Revisione deontologica delle cause medico-legali.
Si tratta della revisione deontologica di migliaia di cause vinte dal medico, perse dal paziente o concluse con compensazione delle spese di lite a cui si aggiungeranno migliaia di altre cause che attualmente sono in corso (circa trentamila) visto che il Collegio Italiano dei Chirurghi ha affermato che il medico è assolto nell’80% delle cause civili ed è prosciolto nel 98% delle cause penali.
Ai pazienti-clienti si consiglia di far verificare l’eventuale violazione degli obblighi professionali del proprio perito/consulente e chiedere, innanzitutto, la restituzione degli onorari, ben articolando lo scritto, ai sensi dell’art. 76 delle Norme d’attuazione del Codice di Procedura Civile (Potere delle parti sui fascicoli), usando la sentenza come puntello.
Il perito/consulente è deontologicamente scorretto anche in caso di mancato-parziale-tardivo rilascio della fatturazione. La decisione n. 86/2014 del Consiglio Nazionale Forense, infatti, può riguardare anche il perito/consulente. Con tale decisione si è stabilito che l’avvocato risponde dell’eventuale mancato-parziale rilascio della fatturazione e la tardiva regolarizzazione fiscale non esclude la rilevanza deontologica del suo comportamento. Il dovere di adempimento fiscale è finalizzato alla protezione del principio di solidarietà, principio comunque violato anche sotto l’aspetto della mancata contribuzione previdenziale. Tale condizione vale anche per il perito/consulente di parte visto che il rilascio della ricevuta rientra nell'ambito delle doti morali che lo stesso Giuramento di Ippocrate collega alla competenza ed alla reputazione. Il ravvedimento, cioè la tardiva regolarizzazione fiscale, potrebbe influire soltanto sulla determinazione dell’entità della sanzione disciplinare che, però, resta inevitabile. Se alla richiesta di restituzione degli onorari non seguisse riscontro, il paziente-cliente potrebbe chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza del professionista sulla base del decreto del 1946, facendo presente esclusivamente quesiti deontologici.
L’intero mondo deontologicamente scorretto non può che temere la pubblicizzazione della decisione
dell’Ordine Forense. Con essa, il “controllo deontologico” proposto dal legislatore del 1946 diviene più
incisivo e le nostre proposte di “revisione deontologica delle cause” e “controllo deontologico
permanente” divengono proposte per tutti i campi professionali, non solo in sanità.
La Medicina Difensiva diviene parte di un mostro con tante facce (vi è anche quella dell’ingegneria
difensiva, dell’architettura difensiva ..) di un nemico comune: il mondo deontologicamente scorretto.
L’Ordine dei Medici delibera ogni qual volta non vi è accordo tra le parti (“… in caso di non riuscito
accordo, dando il suo parere” art.3, lett.g del decreto del 1946). L’accordo tra le parti viene a mancare
anche quando il professionista è assente all'appuntamento fissato.
La sanzione disciplinare rende problematica la carriera ospedaliera (vedi Codice Etico Comportamentale
delle Asl) e difficilmente il consulente verrà nominato CTU. Al CTU è richiesta, infatti, la “specchiata
moralità” ai sensi dell'articolo 15 delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile. Anche la
mancanza di una sentenza di assoluzione piena (figuriamoci una sanzione disciplinare), può giustificare
l'assenza del suddetto requisito necessario ai fini dell'iscrizione all'Albo dei CTU. Inoltre, visto che tale
requisito ha natura discrezionale, non è nemmeno semplice contestare l’eventuale rigetto della domanda di
iscrizione all'Albo dei CTU.
In caso di sanzione disciplinare nei confronti del perito/consulente, il paziente-cliente esigerà copia del
relativo verbale dell’Ordine dei Medici da usare, eventualmente, per citare il professionista a giudizio.
Il paziente-cliente sottolineerà il mancato e doveroso impiego della diligenza da parte del
perito/consulente e, questa volta, la richiesta potrebbe non essere soltanto la restituzione degli onorari.
Tale condizione risulterà più convincente se il professionista non avrà risposto ai quesiti deontologici e se
non si sarà presentato all'appuntamento fissato dall'Ordine in seguito a richiesta di interposizione.
Il perito/consulente potrebbe dover rispondere di sospetto di dolo. Il medico, infatti, sulla base dell’art. 1
del C.D: “deve conoscere e rispettare il Codice e gli indirizzi applicativi allegati”. Si potrebbe contestare
al professionista che l’interesse alla propria borsa sia avvenuta anche a spregio dei possibili danni al
paziente-cliente (oltre a quelli del medico chiamato in causa). In assenza di risposta ai quesiti
deontologici, egli non svolge il delicato compito di consigliare o meno al paziente-cliente l'avvio di un
procedimento valutando i dati a disposizione mantenendo, contemporaneamente, un atteggiamento quanto
più possibile obbiettivo. Egli nasconde, al paziente-cliente, l’incongruità deontologica abusando del suo
status professionale (art.7 C.D.), disattendendo i valori etici della professione (art. 1 e 4 C.D.) e
disattendendo la necessaria correttezza morale (art 62 C.D.). Il paziente-cliente potrebbe citare i propri
consulenti a giudizio per tentare di rifarsi delle spese processuali e di quelle conseguenti all’eventuale
risarcimento al medico accusato ingiustamente.
B) Controllo deontologico permanente delle cause medico-legali.
Riguarda le trentamila cause in corso. Il medico chiamato in causa confronta la lettera dell’avvocato di
parte attrice, preliminare alla conciliazione obbligatoria, con il Codice Deontologico. Le “libertà
espressive” dell’avvocato riguardo l’anatomia e la patologia umana appaiono frequenti e spesso sono
foriere di problematiche deontologiche di ordine medico. Si farà presente all’avvocato che tutti i
professionisti medici (compreso lo psichiatra …) verranno chiamati a rispondere riguardo le
problematiche deontologiche presenti nella lettera-citazione. Ai CTP che non dovessero prendere
posizione si potrebbe contestare l’assenza di “solidarietà”, la mancata “correttezza morale che fonda
l’esercizio dell’attività medico legale” dell’art. 62 C.D. ed il fatto che il CTP è investito del dovere di
collaborare alla ricerca della verità (art. 230 c.p.). In particolare, il CTP può essere oggetto di
procedimento civile per danni nell'ipotesi abbia tenuto un comportamento antigiuridico e ciò in
riferimento all'obbligo di “rispetto reciproco” previsto dall’art. 58 C.D. L’avvocato dovrà necessariamente
prendere in considerazione l’ipotesi del vaglio preliminare della sua lettera da parte di tutti i CTP e molte
cause frivole potrebbero svanire fin dal loro esordio.
Le contestazioni deontologiche potrebbero essere presenti non solo nella lettera-citazione dell’avvocato di
parte ma anche nella relazione di un CTP e, quindi, con la stessa procedura sopradescritta, potrebbero
essere coinvolti tutti gli altri CTP.
Il nuovo Ddl sulla responsabilità professionale rende più facile chiamare tutti i periti/consulenti di parte a
rispondere riguardo le eventuali incongruità deontologiche sopracitate superando, di fatto, il limite
temporale e di metodo disposto dal legislatore del 1946: il Consiglio direttivo di ciascun Ordine e
Collegio si interpone “su richiesta”.
Il Ddl prevede, infatti, nell’art. 8, la partecipazione obbligatoria per tutte le parti al tentativo obbligatorio
di conciliazione e, “in caso di mancata partecipazione, il giudice, con il provvedimento che definisce il
giudizio, condanna le parti che non hanno partecipato al pagamento delle spese di consulenza e di lite,
indipendentemente dall’esito del giudizio, oltre che ad una pena pecuniaria, determinata equitativamente,
in favore della parte che è comparsa alla conciliazione”. L’assenza del CTP potrebbe comportare un
procedimento civile per danni in riferimento all'obbligo di “rispetto reciproco” previsto dall’art. 58 C.D.
(difficilmente si può ritenere che l’avvocato di parte non abbia riferito ai propri periti e consulenti di
essere stati chiamati a rispondere riguardo le problematiche deontologiche presenti nella lettera-citazione).
Il medico può anche considerare l’ipotesi, dopo aver vinto la causa o, a causa conclusa con la
compensazione delle spese di lite, di chiedere l’interposizione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza
facendo presente esclusivamente quesiti deontologici, quindi esigere copia del relativo verbale da usare,
eventualmente, per citare il perito/consulente a giudizio. Le richieste di indennizzo da parte dei medici
chiamati ingiustamente in causa possono essere onerose. La più grave e dannosa conseguenza per il
medico chiamato ingiustamente in causa, infatti, è la lesione dei diritti al vivere proprio di ogni soggetto:
la lesione all'immagine, al nome, all'onore, alla reputazione, alla riservatezza, lesioni queste tutte riassunte
sotto la voce del danno esistenziale. “Può ritenersi notorio che un'iniziativa processuale ingiustificata
comporti un danno esistenziale alla persona che ne sia vittima” (Trib. Bologna, sentenza 27.1.05). A tali
voci di danno va aggiunto il danno patrimoniale del medico ingiustamente accusato per le spese sostenute
per la propria difesa; per il tempo a questa dedicato; per la innegabile perdita di chances. Con la revisione
deontologica delle migliaia di cause vinte dal medico (perse dal paziente) o concluse con la
compensazione delle spese di lite ed il controllo deontologico permanente delle cause medico-legali potrà
nascere un’involontaria coalizione tra diverse figure (medici che hanno vinto la causa ed i loro studi se
chiamati in causa, pazienti che hanno perso la causa …) nei confronti di consulenti ed avvocati
deontologicamente scorretti.
Assai interessante è anche quanto riferito nell’art. 14 del recente Ddl “Nomina dei consulenti tecnici
d'ufficio, dei consulenti tecnici di parte e dei periti nei giudizi di responsabilità sanitaria”. Tutto si
concentra nel fatto che i CTU devono avere una “specifica e pratica conoscenza”.
Secondo la Federazione Nazionale TSRM, in questo modo: “le azioni giudiziarie infondate ed ingiuste
troveranno un ostacolo immediato ed invalicabile proprio nella consulenza tecnica che accerterà
l’insussistenza del danno richiesto”.
Il legislatore del 1946 era talmente “preoccupato” delle controversie da attribuire un compito istituzionale
a ciascun Collegio Professionale: “l’interposizione su richiesta”. La sua preoccupazione era rivolta alle
conseguenze sul comportamento del medico nel caso si fosse concretizzata una realtà, come l’attuale, che
può definirsi di “patologia delle controversie”.
Il chirurgo che rifiuta di intervenire sul paziente lamentoso, il medico che sceglie i propri pazienti, sono
espressione di una delegittimazione del medico ovvero della più grande e devastante conseguenza che si
possa manifestare in una realtà, di “patologia delle controversie”.
Ebbene, il legislatore ritenne che il medico vincolato dal Codice Deontologico potesse essere protetto da
tali conseguenze.
Le azioni giudiziarie infondate ed ingiuste troveranno senz’altro un ostacolo nel CTU con “specifica e
pratica conoscenza” ma l’argine alla contenziosità è il controllo deontologico, arma che può definirsi
“formidabile” perché è in grado di far nascere forte preoccupazione e paura al perito, al consulente,
all’avvocato deontologicamente scorretti ovvero il principale sentimento responsabile del “successo”
della Medicina Difensiva.
Ultimo aggiornamento Sabato 27 Febbraio 2016 19:50