Source: http://chezdansimo.altervista.org/category/sapori-ditalia/sardegna/prodotti-agricoli-sardegna/
Timestamp: 2017-07-24 18:34:29+00:00
Document Index: 107743846

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 9', 'art. 1', 'art.5', 'art. 1', 'art. 2', 'art.1']

Olio extravergine di oliva Sardegna – D.O.P.
Disciplinare di produzione – Sardegna DOP
La Denominazione di Origine Protetta “Sardegna” è riservata all’olio extravergine di oliva estratto nelle zone di cui all’art. 2 da olive prodotte in aziende iscritte nell’elenco degli oliveti di produzione a D.O.P. che rispondano alle condizioni ed ai requisiti fissati dalle norme vigenti e da quelle stabilite dal presente disciplinare di produzione.
In ogni caso le caratteristiche chimiche ed organolettiche dell’olio extra vergine di oliva D.O.P. risultano omogenee come da art. 9.
Le condizioni pedoclimatiche e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio a Denominazione di Origine Protetta “Sardegna”, di cui all’art. 1, devono essere quelle specificate al successivo art.5 atte a conferire alle olive e all’olio le tradizionali caratteristiche qualitative.
Nella zona di produzione dell’olio a Denominazione d’Origine Protetta “Sardegna” l’andamento climatico risponde perfettamente alle esigenze tipiche della specie che trova il suo particolare areale nell’ambiente mediterraneo di cui la Sardegna è tipico esempio. Le piogge sono concentrate nel periodo autunnale e primaverile con lunghi intervalli siccitosi durante il periodo estivo. La pluviometria media delle aree olivetate è di circa 550/600 mm all’anno.
L’estrazione dell’olio extravergine di oliva a Denominazione di Origine Protetta “Sardegna” deve avvenire nel luogo di produzione, in frantoi
L’olio a Denominazione di Origine Protetta “Sardegna” all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
Alla Denominazione di Origine Protetta “Sardegna” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di
E’ tuttavia consentito l’uso di nomi di fattorie e di aziende purchè non abbiano significato laudativo nè siano tali da trarre in inganno il consumatore; detti eventuali riferimenti dovranno essere riportati in etichetta in dimensione dimezzata rispetto ai caratteri con cui viene trascritta la D.O.P.
L’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 può essere commercializzato in recipienti o bottiglie di capacità non superiore a cinque litri. Le operazioni di preparazione ed imbottigliamento degli oli D.O.P. “Sardegna” , nel rispetto della tradizione, devono essere effettuate nell’ambito del territorio indicato all’art. 2. L’olio extravergine di cui all’art.1 viene stoccato in locali e recipienti idonei, al riparo dalla luce e dall’aria.
Sui recipienti e/o sulle bottiglie contrassegnate a D.O.P., o sulle etichette apposte sui medesimi devono essere riportati, a caratteri chiari ed indelebili, il logo della D.O.P. (che costituisce parte integrante del presente disciplinare – allegato n.1) costituito da un’oliva dalla quale stilla una goccia d’olio che, con le foglie dell’ulivo, stilizza la testa di un asinello, simbolo della produzione olearia della Sardegna.
Consorzio di Tutela Olio Dop Sardegna
Sede operativa: Centro Servizi – Loc. Luceri – 09048 Sinnai (CA) Tel.Fax +39 070 789 066
Olio extravergine di oliva Sardegna D.O.P. – per la foto si ringrazia
Zafferano di Sardegna – D.O.P.
Riconoscimento CE: Reg. CE n. 98 del 02.02.2009
La zona di produzione dello “Zafferano di Sardegna” D.O.P. comprende il territorio dei Comuni di San Gavino Monreale, Turri e Villanovafranca, situati nella provincia del Medio Campidano.
– colore rosso brillante dato dal contenuto di crocina;
– aroma molto intenso derivante dal contenuto di safranale;
– gusto deciso scaturente dal contenuto di picrocrocina.
Zafferano di Sardegna D.O.P. – per la foto si ringrazia
Disciplinare di produzione – Zafferano di Sardegna DOP
La Denominazione d’Origine Protetta (D.O.P.) “Zafferano di Sardegna” è riservata allo zafferano essiccato in stimmi o fili proveniente dalle coltivazioni di Crocus sativus L. rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente Disciplinare di Produzione.
Lo “Zafferano di Sardegna”, iridacea geofita, perenne, è una pianta erbacea, alta circa 15 cm, formata da un apparato ipogeo (bulbo-tubero), da foglie e fiori con le seguenti caratteristiche:
– Bulbo-tuberi tunicati, di forma subovoidale, compressi alla base, conico-rotondati ed appiattiti all’apice, carnosi, internamente di colore bianco, ricoperti da tuniche reticolate a fibre sottili, brune ed allungate ad avvolgere gli scapi fiorali in forme di guaine membranose. Il peso oscilla dai 0,5 ai 25 gr; l’altezza da 1 a 5 cm e la larghezza tra 0,5 e 4 cm.
– Foglie strette, lineari, allungate e di colore verde intenso, avvolte da una spata biancastra costituita da 3-4 strati di tuniche. Il margine è intero e appena papilloso con uno sviluppo di 60-70 cm di lunghezza e una larghezza media compresa tra 2-3 mm. Sono presenti in numero di 3-7.
– Perigonio campanulato, violaceo con striature più scure, di forma tubulosa a fauce dilatata in alto da cui emergono 6 tepali (tre interni e tre esterni) di colore rosso violaceo e lunghezza compresa tra i 4 ed i 5,6 cm, sono per lo più solitari oppure in numero di due o tre, raramente cinque, ciascuno avvolto da 1 o 2 spate.
– Stimmi interi, trifidi di colore rosso scarlatto, si presentano in numero di 3, con una lunghezza tra 1,4 e 4,8 cm ed un peso compreso tra 0,02 e 0,055 gr, sporgenti dalle lacinie perigoniali.
Lo “Zafferano di Sardegna” D.O.P., ai fini dell’immissione in commercio deve essere classificato nella categoria “zafferano in stimmi o fili” e presentare le seguenti caratteristiche organolettiche: colore rosso brillante dato dal contenuto di crocina, aroma molto intenso derivante dal contenuto di safranale e gusto deciso scaturente dal contenuto di picrocrocina.
Potere colorante espresso in lettura diretta dell’assorbenza di crocina a circa 440 nm su base secca
Potere amaricante espresso in lettura diretta dell’assorbenza di picrocrocina a circa 257 nm su base secca
Potere aromatico safranale espresso in lettura diretta dell’assorbenza a circa 330 nm su base secca
Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando per ognuna i prodotti in entrata e quelli in uscita. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei confezionatori, nonché attraverso la denuncia alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche e giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte delle strutture di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.
La Denominazione d’Origine Protetta “Zafferano di Sardegna” è riservata esclusivamente allo Zafferano coltivato in pieno campo secondo le tecniche sottoelencate.
Il terreno deve essere sciolto e ben drenato. La sua preparazione inizia con una sistemazione superficiale seguita da un’aratura a 30-40 cm, da un’erpicatura e assolcatura.
È ammessa la concimazione che deve avvenire con l’impiego di fertilizzanti ammessi in agricoltura biologica apportando 300-400 q.li/ha di letame maturo distribuito nell’autunno precedente l’impianto.
L’arricchimento del terreno di elementi nutritivi è consentito facendo precedere l’impianto dello Zafferano con una leguminosa da granella (fave, ceci, ecc.).
Il controllo delle erbe infestanti deve avvenire prevalentemente attraverso interventi manuali di zappatura sulla fila affiancati da quelli meccanici di fresatura tra le file, senza, quindi, l’utilizzo di sostanze chimiche.
La messa a dimora dei bulbo-tuberi deve essere realizzata nel periodo compreso tra il 1o di giugno e il 10 di ottobre ponendoli alla profondità di 15-20 cm. I sesti d’impianto devono essere caratterizzati da una distanza sulla fila di 5-10 cm e tra le file di almeno 30 cm.
Lo “Zafferano di Sardegna” DOP deve essere ottenuto attraverso un processo di lavorazione, da realizzarsi nel giorno di raccolta, che si articola nelle seguenti fasi:
Essa deve essere realizzata aprendo i fiori e recidendo lo stilo poco più in alto dell’attaccatura degli stimmi, facendo attenzione a non dividerli. Per rendere il prodotto puro, si provvede ad eliminare la parte biancastra che tiene uniti gli stimmi allo stilo.
Prima dell’essiccazione degli stimmi è consentita la pratica dell’umettamento degli stimmi con olio extra vergine d’oliva prodotto in Sardegna. Essa deve essere realizzata manipolando il materiale con delicatezza con i polpastrelli delle dita unti; la quantità di olio per questa operazione è compresa tra 0,1 ml e 1,5 ml per 100 gr di prodotto.
Lo “Zafferano di Sardegna” D.O.P. deve essere coltivato, raccolto, lavorato e confezionato nella zona di produzione indicata all’articolo 3.
Da un’attenta analisi qualitativa dello zafferano prodotto in Sardegna è stato, infatti, riscontrato che il contenuto medio di crocina (l’elemento al quale è collegato il potere colorante dello zafferano), picrocrocina (l’elemento al quale sono riconducibili gli effetti euptetici ed il correttivo di sapore) e safranale (l’elemento al quale sono associate le proprietà aromatizzanti) è notevolmente superiore alla norma.
Queste peculiari caratteristiche del prodotto “Zafferano di Sardegna” D.O.P. esprimono in realtà il forte legame con il territorio di origine, particolarmente vocato, sia per le sue potenzialità umane che per le favorevoli condizioni climatiche, dove ben prospera una pianta che, come si è soliti affermare, “timit su frius e cikat su kallenti” (teme il freddo e cerca il caldo).
Il 95% degli apporti idrici annuali, che ammontano a circa 560 mm, è dovuto a precipitazioni di carattere piovoso, mentre la rugiada e la grandine concorrono per il restante 5%. La distribuzione annua delle piogge è notevolmente irregolare, presentando un picco di 196 mm durante la stagione invernale ed un’assenza quasi totale (21 mm) nel corso dell’estate. I giorni piovosi ammontano mediamente a 51.
I terreni destinati alla coltivazione dello zafferano sono di ottima fertilità. Si tratta in gran parte di terreni di origine alluvionale profondi (vertisuoli) a tessitura franco sabbiosa-argillosa, permeabili, privi o con ridotta percentuale di scheletro e con un’ottima capacità di ritenzione idrica.
In particolare già dalla fase di avvio della coltura e a partire dalla selezione del materiale di propagazione, oggetto di attenta e meticolosa selezione, per poi arrivare alla raccolta, mondatura, essiccazione, conservazione, l’uomo interviene apportando conoscenze e pratiche acquisite nei secoli e tramandate ai giorni nostri che consentono di ottenere un prodotto con elevate qualità intrinseche ma anche con un forte e solido legame con la storia e la cultura del territorio in cui viene prodotto. Lo zafferano di Sardegna ha condizionato nelle sue alterne vicende economiche e per la sua importanza la vita delle popolazioni locali in cui veniva coltivato.
Il ciclo di coltivazione dello zafferano in Sardegna è poliennale. Le tecniche agronomiche poste in atto in tutte le fasi del ciclo colturale sono quelle tipiche di una coltivazione “biologica”, cioè senza l’apporto e l’uso di sostanze chimiche di sintesi. Particolare importanza e tipicità riveste l’operazione dell’umettamento degli stimmi con olio extravergine nella fase che precede l’essiccazione. Operazione questa che si tramanda da secoli e che richiede l’attenzione di mani esperte.
La cultura dello zafferano in Sardegna, infatti, è molto antica ed affonda le sue radici all’epoca dei Fenici che, probabilmente, la introdussero nell’Isola.
Sotto il dominio punico e nel periodo romano e bizantino si consolidò la coltivazione e l’uso della droga nell’isola, utilizzata principalmente per usi tintori, terapeutici e ornamentali.
Ma la prima vera testimonianza di commercializzazione del prodotto “zafferano” si ha nel XIVo secolo con il Regolamento del porto di Cagliari del 1317 (Breve Portus) che contiene una norma per disciplinare l’esportazione degli stimmi dalla Sardegna.
Nell’800 si diffonde ulteriormente la coltura e l’uso della droga, impiegata non solo per le sue qualità aromatiche e medicinali, ma anche per la tintoria delle sete e dei cotoni. Non meno importante era però l’utilizzo che veniva fatto in cucina nelle preparazioni tipiche di pane, primi, secondi e dolci o, nei mercati, come merce di scambio.
Già a partire dalla guerra e con la ripresa economica, lo zafferano perde però la sua funzione di metro di valutazione dello stato sociale delle famiglie ma rimane, per molte di esse, un’importante fonte di integrazione al reddito, oltre che il simbolo della cultura e della tradizione di un popolo che da sempre si dedica all’agricoltura ed alla pastorizia.
il logo della D.O.P. “Zafferano di Sardegna”;
Il logo della denominazione è costituito da tre parti ben distinte con al centro il simbolo dello zafferano rappresentato, con segno stilizzato, da un fiore a sei tepali disposto a sinistra per lasciar spazio agli stimmi che si protendono verso destra e verso sinistra; in alto è disposta ad arco la dicitura “Zafferano di Sardegna” in carattere Futura Condensed; in basso chiusa in un bacchettone la scritta “Denominazione di Origine Protetta” in carattere Futura Condensed.
La D.O.P. deve figurare in etichetta con caratteri chiari, indelebili, con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere distinto nettamente dal complesso delle indicazioni che compaiono in etichetta.
Alla Denominazione d’Origine Protetta è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal Disciplinare di Produzione, mentre è consentito l’uso di ragioni sociali e marchi privati purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno l’acquirente.
I prodotti per la cui preparazione è utilizzato lo “Zafferano di Sardegna” D.O.P., anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo, in confezioni recanti il riferimento alla detta denominazione di origine, senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che:
gli utilizzatori del prodotto a Denominazione d’Origine Protetta siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della D.O.P., riuniti in Consorzio incaricato alla tutela dal inistero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. Lo stesso Consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri ed a vigilare sul corretto uso della Denominazione d’Origine Protetta.
In assenza di un Consorzio di Tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal MIPAAF in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del Reg. CE 510/06.
Carciofo spinoso di Sardegna – D.O.P.
Nella tradizione prevale la cottura in umido, in olio extra vergine d’ oliva, aglio, prezzemolo e una leggera spuntata di timo; si combina con tanti piatti di carni, ovine e caprine, in particolare con minestre asciutte e di riso, o in zuppa con tutte le leguminose, ma su tutte emerge l’accostamento alle patate gialle di montagna.
Ricette: Carciofi con bottarga, Carciofini sott’olio.
Disciplinare di produzione – Carciofo Spinoso di Sardegna DOP
– Pianta poliennale rizomatosa di taglia media con inserzione del capolino principale ad un’altezza che varia dai 45 ai 70 cm, portamento assurgente, attitudine pollonifera elevata, produzione scalare.
– Foglia di colore verde spinescente di dimensioni medie ed eterofillia elevata che si manifesta con la presenza di numerose foglie a lamina intera ed altre foglie lobate o più frequentemente pennatosette.
– Capolino conico allungato, mediamente compatto, con altezza minima di 6 cm e diametro compreso tra 6 e 13 cm, brattee esterne di colore verde con ampie sfumature violetto-brunastre, grandi, allungate, ad apice appuntito terminante con una spina gialla; brattee interne di colore giallo paglierino con venature violette; peduncolo di lunghezza tra i 10 ed i 40 cm (come da deroga concessa con Reg. CE n. 1466/2003) e spessore medio tra 1 e 3,5 cm.
– azoto 230kg/Ha; la dose complessiva è frazionata in almeno 4 interventi (non si possono superare 70 unità/ha per intervento);
– fosforo (espresso in P2O5 )120 kg /Ha
– potassio (espresso in K2O) 200 Kg /Ha
– Micro e macro elementi.
La temperatura media invernale è di 11,3 °C, mentre quella estiva risulta di circa 24°C, con una media annuale di 17,6 °C. Le brinate sono rarissime, eccezionali le nevicate. Il 95% degli apporti idrici annuali, che ammontano a circa 560 mm, è dovuto a precipitazioni di carattere piovoso, mentre la rugiada e la grandine concorrono per il restante 5%. La distribuzione annua delle piogge è notevolmente irregolare, presentando un picco di 196 mm durante la stagione invernale ed un assenza quasi totale (21mm) nel corso dell’estate. I giorni piovosi ammontano mediamente a 51. I fattori climatici influenzano la qualità del “Carciofo Spinoso di Sardegna” in quanto condizionano le funzioni generali della pianta come la fotosintesi, l’assunzione dell’acqua e delle sostanze nutritive. La luce è un fattore climatico molto importante nel determinare le caratteristiche
– Vassoi da 2 a 12 capolini interi e/o porzionati ;
– Cestini in materiale per alimenti da 500 gr. a 5 Kg.;
– Cassette in legno, cartone e plastica per alimenti dai 4 ai 60 capolini.
Consorzio per la tutela della Dop carciofo Spinoso di Sardegna
Loc. Lu Monti – 07039 – Valledoria (SS)
e-mail: carcspindisardegna@tiscali.it Carciofo spinoso di Sardegna D.O.P. – per la foto si ringrazia