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Timestamp: 2018-12-11 13:42:05+00:00
Document Index: 126153364

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Nella causa C‑498/16,
11 A partire dal mese di agosto 2011, il sig. Schrems ha presentato dinanzi al garante irlandese per la protezione dei dati 23 denunce contro Facebook Ireland, una delle quali ha dato luogo ad un rinvio pregiudiziale dinanzi alla Corte (sentenza del 6 ottobre 2015, Schrems, C‑362/14, EU:C:2015:650).
26 In via preliminare, occorre ricordare che, poiché il regolamento n. 44/2001 sostituisce la Convenzione del 27 settembre 1968 concernente la competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale (GU 1972, L 299, pag. 32), come modificata dalle successive convenzioni relative all’adesione dei nuovi Stati membri a tale Convenzione, l’interpretazione fornita dalla Corte con riferimento alle disposizioni di tale Convenzione vale anche per quelle di detto regolamento, quando le disposizioni dei suddetti atti possono essere qualificate come equivalenti (sentenza del 28 gennaio 2015, Kolassa, C‑375/13, EU:C:2015:37, punto 21 e giurisprudenza ivi citata), ipotesi che non ricorre nella fattispecie.
27 Nel sistema del regolamento n. 44/2001, la competenza dei giudici dello Stato membro nel cui territorio è domiciliato il convenuto rappresenta il principio generale, enunciato all’articolo 2, paragrafo 1, di tale regolamento. È solo in deroga al suddetto principio che tale disposizione prevede casi tassativamente enumerati nei quali il convenuto può o deve essere citato dinanzi al giudice di un altro Stato membro. Di conseguenza, le regole di competenza in deroga a tale principio generale devono essere interpretate restrittivamente, nel senso che non possono dare luogo ad un’interpretazione che vada oltre le ipotesi espressamente previste da tale regolamento (v., in tal senso, sentenza del 20 gennaio 2005, Gruber, C‑464/01, EU:C:2005:32, punto 32).
28 Pur se le nozioni contenute nel regolamento n. 44/2001, in particolare quelle che compaiono all’articolo 15, paragrafo 1, dello stesso, devono essere interpretate in maniera autonoma, facendo riferimento principalmente al sistema e alle finalità del regolamento medesimo, al fine di garantirne l’uniforme applicazione in tutti gli Stati membri (sentenza del 28 gennaio 2015, Kolassa, C‑375/13, EU:C:2015:37, punto 22 e giurisprudenza ivi citata), per garantire il rispetto degli obiettivi perseguiti dal legislatore europeo nel settore dei contratti conclusi dai consumatori, nonché la coerenza del diritto dell’Unione, si deve tenere parimenti conto della nozione di «consumatore» contenuta in altre normative dell’Unione (sentenza del 5 dicembre 2013, Vapenik, C‑508/12, EU:C:2013:790, punto 25).
29 A tale riguardo, la Corte ha precisato che la nozione di «consumatore», ai sensi degli articoli 15 e 16 del regolamento n. 44/2001, deve essere interpretata in maniera restrittiva, facendo riferimento alla posizione di tale persona in un determinato contratto, in relazione alla natura ed alla finalità di quest’ultimo, e non invece alla situazione soggettiva di quella stessa persona, potendo un solo e medesimo soggetto essere considerato un consumatore nell’ambito di determinate operazioni ed un operatore economico nell’ambito di altre (v., in tal senso, sentenze del 3 luglio 1997, Benincasa, C‑269/95, EU:C:1997:337, punto 16, e del 20 gennaio 2005, Gruber, C‑464/01, EU:C:2005:32, punto 36).
30 La Corte ha da ciò dedotto che soltanto i contratti conclusi al di fuori e indipendentemente da qualsiasi attività o finalità di natura professionale, all’unico scopo di soddisfare le proprie necessità di consumo privato di un individuo, rientrano nel particolare regime previsto dal suddetto regolamento in materia di tutela del consumatore, in quanto parte ritenuta debole, protezione che non è giustificata nel caso di contratti che hanno come scopo un’attività professionale (v., in tal senso, sentenza del 20 gennaio 2005, Gruber, C‑464/01, EU:C:2005:32, punto 36).
31 Ne consegue che le regole specifiche di competenza di cui agli articoli da 15 a 17 del regolamento n. 44/2001, si applicano, in linea di principio, solo nell’ipotesi in cui la finalità del contratto concluso tra le parti abbia ad oggetto un uso non professionale del bene o del servizio interessato (v., in tal senso, sentenza del 20 gennaio 2005, Gruber, C‑464/01, EU:C:2005:32, punto 37).
32 Per quanto riguarda, più in particolare, una persona che conclude un contratto per un uso che si riferisca in parte alla sua attività professionale e che sia quindi solo in parte estraneo a quest’ultima, la Corte ha dichiarato che tale persona potrebbe avvalersi di tali disposizioni solo nell’ipotesi in cui il collegamento di siffatto contratto con l’attività professionale dell’interessato sia talmente tenue da divenire marginale e abbia, pertanto, solo un ruolo trascurabile nel contesto dell’operazione per la quale il contratto è stato stipulato, considerata nel suo complesso (v., in tal senso, sentenza del 20 gennaio 2005, Gruber, C‑464/01, EU:C:2005:32, punto 39).
39 Per contro, dato che la nozione di «consumatore» si definisce per opposizione a quella di operatore economico (v., in tal senso, sentenze del 3 luglio 1997, Benincasa, C‑269/95, EU:C:1997:337, punto 16, e del 20 gennaio 2005, Gruber, C‑464/01, EU:C:2005:32, punto 36) e che essa prescinde dalle conoscenze o dalle informazioni di cui una persona realmente dispone (sentenza del 3 settembre 2015, Costea, C‑110/14, EU:C:2015:538, punto 21), né le competenze che l’interessato possa acquisire nel settore nel cui ambito rientrano tali servizi, né il suo impegno ai fini della rappresentanza dei diritti e degli interessi degli utilizzatori di tali servizi lo privano della qualità di «consumatore» ai sensi dell’articolo 15 del regolamento n. 44/2001.
43 A tal proposito, occorre ricordare, preliminarmente, che le norme sulla competenza di cui alla sezione 4 del capo II del regolamento n. 44/2001 costituiscono una deroga tanto alla regola generale di competenza fissata dall’articolo 2, paragrafo 1, di tale regolamento, che attribuisce la competenza ai giudici dello Stato membro nel territorio del quale il convenuto è domiciliato, quanto alla regola di competenza speciale in materia di contratti, dettata dall’articolo 5, punto 1, del medesimo regolamento, secondo cui il giudice competente è quello del luogo in cui è stata o deve essere eseguita l’obbligazione dedotta in giudizio. Pertanto, tali norme devono necessariamente essere oggetto di un’interpretazione restrittiva (v. sentenza del 28 gennaio 2015, Kolassa, C‑375/13, EU:C:2015:37, punto 28 e giurisprudenza ivi citata).
44 Inoltre, la Corte ha già rilevato che, poiché la disciplina particolare istituita dagli articoli 15 e seguenti del regolamento n. 44/2001 è ispirata dalla preoccupazione di proteggere il consumatore in quanto parte contraente considerata economicamente più debole e meno esperta, sul piano giuridico, della sua controparte, il consumatore è tutelato solo allorché egli è personalmente coinvolto come attore o convenuto in un giudizio. Pertanto, l’attore che non sia esso stesso parte del contratto di consumo di cui trattasi non può beneficiare del foro del consumatore (v., in tal senso, sentenza del 19 gennaio 1993, Shearson Lehman Hutton, C‑89/91, EU:C:1993:15, punti 18, 23 e 24). Tali considerazioni devono applicarsi anche nei confronti di un consumatore cessionario di diritti di altri consumatori.
45 Infatti, le regole di competenza dettate, in materia di contratti conclusi dai consumatori, all’articolo 16, paragrafo 1, di detto regolamento si applicano, in conformità del tenore letterale di tale disposizione, soltanto all’azione esperita dal consumatore contro l’altra parte del contratto, il che presuppone necessariamente la conclusione di un contratto, da parte del consumatore, con il professionista in questione (sentenza 28 gennaio 2015, Kolassa, C‑375/13, EU:C:2015:37, punto 32).
48 Infatti, come la Corte ha precisato in un altro contesto, una cessione di crediti non può, di per sé, incidere sulla determinazione del giudice competente (v., in tal senso, sentenze del 18 luglio 2013, ÖFAB, C‑147/12, EU:C:2013:490, punto 58, e del 21 maggio 2015, CDC Hydrogen Peroxide, C‑352/13, EU:C:2015:335, punto 35). Ne consegue che la competenza degli organi giurisdizionali diversi da quelli previsti in modo esplicito dal regolamento n. 44/2001 non può trovare fondamento in una concentrazione di più diritti in capo ad un solo ricorrente. Pertanto, come l’avvocato generale ha rilevato, in sostanza, al paragrafo 98 delle sue conclusioni, una cessione come quella di cui al procedimento principale non può essere il fondamento per un nuovo foro specifico per il consumatore cessionario.