Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-7400-del-23-03-2017
Timestamp: 2020-06-04 20:57:05+00:00
Document Index: 38542658

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 360', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 366']

Sentenza Cassazione Civile n. 7400 del 23/03/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 7400 del 23/03/2017
Cassazione civile, sez. III, 23/03/2017, (ud. 26/10/2016, dep.23/03/2017), n. 7400
sul ricorso 11294-2014 proposto da:
M.A., (OMISSIS), MR.IK.ZO. (OMISSIS), elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA ROVERETO 7, presso lo studio dell’avvocato
ALESSANDRO VITALE, che li rappresenta e difende giusta procura
TREVI FINANCE S.P.A. e per essa UNICREDIT CREDIT MANAGEMENTE BANK SPA
quale mandataria di UNICREDIT SPA a sua volta mandataria della
predetta TREVI FINANCE S.P.A. nella qualità di quadro direttivo di
Unicredit credit Management Bank spa, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA MONTE ZEBIO 32, presso lo studio dell’avvocato FABIO
ACCARDO, che la rappresenta e difende giusta procura speciale in
avverso la sentenza n. 1451/2013 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
udito l’Avvocato GIOVANNI CRESCELLA per delega non scritta;
condanna alle spese statuizioni sul C.U..
Con sentenze del 3/12/2009 (non definitiva) e del 14/3/2013 (definitiva) la Corte d’Appello di Roma, in parziale accoglimento del gravame interposto dai sigg. M.A. e Mr.Ik.Zo. e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Roma 28/1/2003, ha rideterminato in diminuzione l’ammontare della somma che il giudice di prime cure, in accoglimento della domanda in origine monitoriamente azionata dalla società Banca di Roma s.p.a., li ha condannati a pagare, in via solidale con la società Hortensia Invest s.r.l. (obbligata in via principale, quale titolare di due conti correnti) nonchè con l’altro fideiussore società S.AG.IM s.r.l., in favore di quest’ultima.
Avverso le suindicate pronunzie della corte di merito il M. e la Mr. propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 4 motivi, illustrati da memoria.
Resiste con controricorso la Unicredit Credit Management Bank s.p.a., per conto della società Trevi Finance s.p.a.
Va pregiudizialmente osservato che (anche) all’impugnazione della sentenza non definitiva del 3/12/2009 (art. 360 c.p.c., comma 3) va applicato il regime dell’impugnazione vigente al momento non già della formulazione della relativa riserva d’impugnazione bensì della sua proposizione.
Essendo nella specie essa successiva all’entrata in vigore della L. n. 134 del 2012, di conversione del D.L. n. 83 del 2012, quanto al denunziato vizio di motivazione trova pertanto ratione temporis applicazione la vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Con il 1 motivo i ricorrenti denunziano “omesso esame” di “fatto decisivo per il giudizio”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Con il 2 motivo denunziano “nullità della sentenza e del procedimento” per violazione degli artt. 112, 166, 168 bis, 343 e 347 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4.
Con il 3 motivo denunziano “omesso esame” di “fatto decisivo per il giudizio”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Con il 4 motivo denunziano “nullità della sentenza” per violazione degli artt. 112 e 161 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4; nonchè “omesso esame” di “fatto decisivo per il giudizio”, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.
Va anzitutto osservato che il ricorso risulta formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che ricorrenti fanno riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito in particolare alla “nuova fideiussione prestata”, alle “nuove linee di credito”, alla “lettera in data 12/1/1993”, agli “atti di causa”, al “contratto di apertura di credito su conto corrente n. (OMISSIS) appena aperto”, ai “modelli predisposti dalla Banca di Roma c.p.a.”, al “modello datato 13/10/1994”) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente (per la parte strettamente d’interesse in questa sede) riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v., da ultimo, Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).
Senza sottacersi, con particolare riferimento al 1 motivo, che la doglianza ha inammissibilmente riguardo all’omesso esame della scrittura del 14/1/1990 “che avrebbe generato il rapporto obbligatorio nel caso di specie”, giacchè diversamente da quanto prospettato dagli odierni ricorrenti la stessa non può qualificarsi un “fatto (rectlus, negozio giuridico)”, nella specie assumendo rilievo quale mezzo di prova.
Emerge evidente, a tale stregua, come lungi dal denunziare vizi della sentenza gravata rilevanti sotto i ricordati profili, le deduzioni dei ricorrenti, oltre a risultare formulate secondo un modello difforme da quello delineato all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, in realtà si risolvono nella mera doglianza circa l’attribuzione da parte del giudice del merito agli elementi valutati di un valore ed un significato difformi dalle loro aspettative (v. Cass., 20/10/2005, n. 20322), e nell’inammissibile pretesa di una lettura dell’asserto probatorio diversa da quella nel caso operata dai giudici di merito (cfr. Cass., 18/4/2006, n. 8932).
La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna i ricorrenti al pagamento, in solido, delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 9.800,00, di cui Euro 9.600,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge.