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Timestamp: 2017-12-15 08:31:43+00:00
Document Index: 43289631

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 74', 'art. 74', 'art. 52', 'art. 45', 'art. 2103']

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Articolo scritto da: Adriana Topo
La Corte di Cassazione, con la sentenza in commento, si sofferma, fra l’altro, sulla questione del possibile assoggettamento del contratto collettivo pubblico alla regola di parità di trattamento. La Corte, in sostanza, afferma che nel lavoro pubblico il principio di parità «vieta trattamenti individuali migliorativi o peggiorativi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo», ma anche che la parità «non costituisce parametro per giudicare delle eventuali differenziazioni operate in quella sede», cioè in sede collettiva
Sez. lav. – Pres. Sciarelli, Est. Curcuruto, P.M. Fedeli (diff.) – Univ. Studi Basilicata c. Tedesco (avv. Di Pardo). Diff. Trib. Potenza 10 giugno 2004.
Note: Contratto collettivo e parità nel lavoro pubblico
Parole chiave: pubblico impiego :: contratto collettivo :: parità di trattamento ::
Contratto collettivo – Lavoro pubblico – Inquadramento – Parità – Discriminazione.
La clausola di cui all’art. 74, comma 4, Ccnl comparto Università 9 agosto 2000 – là dove, segnatamente, recita: «con l’art. 74 del Ccnl le parti hanno legittimamente delineato il sistema di inquadramento del personale nelle nuove categorie, né può configurarsi un contrasto tra la citata norma contrattuale e l’art. 52, d.lgs. n. 165/2001» – non è affetta da nullità, giacché: 1) non si può ravvisare un contrasto con il principio di parità di trattamento di cui all’art. 45, d.lgs. n. 165, cit., in quanto tale principio vieta trattamenti individuali migliorativi o peggiorativi rispetto a quelli previsti dal contratto collettivo, ma non costituisce parametro per giudicare delle eventuali differenziazioni operate in quella sede;
Lo ius variandi nel «nuovo» art. 2103 cod. civ.
Articolo scritto da: Umberto Gargiulo
Il saggio esamina la disciplina del mutamento di mansioni dopo la riforma dell’articolo 2103 del codice civile. L’Autore indaga, in particolare, i margini di deroga riconosciuti al datore, i rischi di abuso e gli spazi per il controllo giudiziale, con specifico riferimento all’adibizione del lavoratore a mansioni inferiori rispetto a quelle d’inquadramento e alla stipulazione di accordi di declassamento.
This essay examines the regulation of the change of tasks after the reform of the article 2103
of the civil code. The Author focuses on the derogation possibilities allowed to the employer,
the risks of abuse and the scope for judicial review, with reference to the assignation of the
employee to tasks not coherent with the job description and to the stipulation of the down -
grading agreements.
adibizione a mansioni inferiori
The reform of the duties introduced by the Jobs Act has led to a deterioration of the dignity
of human work and an involution of employee discipline of duties, even pejorative
of the previous text embodied in Article 2103 of the Civil Code, in force of the current
text before the introduction of the Italian Workers’ Statute of Rights (Law n. 300/1970).
This is not only a change of the workers’ rights, but also the most important confirmation
that two methods of reasoning can be used, with a very different «feel» to them, in
the sense that one is the Humanistic approach to work and the other is the Bureaucratic
management approach, built on the organization’s efficiency and productivity.