Source: https://www.diritto.it/la-convivenza-more-uxorio-deve-essere-considerata-come-una-famiglia/
Timestamp: 2018-06-21 14:05:47+00:00
Document Index: 66062702

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 2', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 17']

La convivenza “more uxorio” deve essere considerata come una famiglia
In un momento in cui il dibattito politico nazionale si confronta sulla necessità dei c.d. PACS per le coppie di fatto,la Cassazione interviene sull’argomento delle convivenze “more uxorio” stabilendo che la vita delle coppie di fatto deve essere equiparata a quella delle coppie sposate in virtù della "signifi cativa evoluzione sociale" degli ultimi tempi.
E’ quanto ha affermato la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione,con la sentenza n.109/ 2006 del 5 Gennaio 2006 decidendo in relazione all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato di una coppia convivente.
La Suprema Corte ha,infatti,stabilito che, ai fini del calcolo del reddito per l’ammissione al gratuito patrocinio, il rapporto di convivenza non si interrompe con lo stato detentivo, in considerazione della "significativa evoluzione sociale, normativa e giurisprudenziale registratasi negli ultimi tempi", finaliz zata a dare rilievo sociale e giuridico alla convivenza "more uxorio".
La Corte,con la decisione in commento, ribadisce un orientamento formatosi sotto la vigenza della legge n. 219 del 1990,come sostituita dalla legge n. 134 del 2001,ed afferma che per la determi- nazione dei limiti di reddito ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato occorre tenere conto della somma dei redditi facenti capo all’interessato ed agli altri familiari conviventi, compreso il convivente more uxorio.
In conseguenza,afferma la Corte che,in relazione alla normativa nella quale vi era esplicito e letterale riferimento alla convivenza con il coniuge, ai fini delle individuazioni del limite reddituale per l’ammis sione al gratuito patrocinio nei procedimenti penali (ed a differenza di quelli civili ed amministrativi),la norma stessa va interpretata nel senso dell’equiparazione della convivenza coniugale alla convivenza more uxorio.
Il Collegio ha ritenuto pienamente condivisibile l’indirizzo interpretativo appena ricordato, anche per ché lo stesso “risulta assolutamente in linea con la significativa evoluzione sociale, normativa e giuris prudenziale, registratasi negli ultimi tempi ed evidentemente finalizzata a dare rilievo sociale e giuri dico (ovviamente, sia in bonam che in malam partem) alla famiglia di fatto e, di conseguenza, al rap porto more uxorio che nel caso di specie non pare possa essere messo in discussione, sotto il profilo fattuale” ed avrebbe portato al riconoscimento della famiglia di fatto, quale situazione di rilevanza giuridica.
Muovendo dalla evidente necessità di porre l’accento sulla realtà sociale piuttosto che sulla veste formale dell’unione tra due persone conviventi, è stata dunque riconosciuta valenza giuridica a quella relazione interpersonale che presenti carattere di tendenziale stabilità, natura affettiva e parafamiliare, che si esplichi in una comunanza di vita e di interessi e nella reciproca assistenza morale e materiale. A conforto di tale orientamento,la Corte cita tra i principi enunciati nella giurisprudenza di legittimità in sede civile,a quello secondo cui deve attribuirsi rilievo,quanto alla corresponsione dell’assegno divor- zile dovuto in conseguenza di scioglimento del matrimonio,al rapporto di convivenza more- uxorio,caratterizzato da stabilità,continuità e regolarità,eventualmente instaurato dal coniuge benefi- ciario dell’assegno stesso.(v.Cassazione Sez. Prima n. 11975/03)
Secondo l’art. 29 della Costituzione, la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio.
Per quanto riguarda, invece, il rapporto tra conviventi, non si ritiene sia possibile applicare le norme previste per la famiglia legittima e ciò lo si può evincere dal dettato dell’art. 29 Cost. atteso che questa norma attribuisce alla famiglia legittimamente costituita una particolare tutela, in considerazione della peculiarità e dell’importanza sociale svolta dalla famiglia quale luogo di formazione e sviluppo della persona.
come sancito dall’art. 2 della Costituzione.
Al momento, è assente nel nostro ordinamento un riconoscimento esplicito, ed una disciplina organica, della famiglia non fondata sul matrimonio atteso che non è ancora operativa la riforma all’esame del Parlamento.
In ogni caso,anche nell’ultima legislatura, non sono mancate proposte di legge per offrire una regolamentazione organica alla famiglia di fatto.
L’assenza di norme specifiche non ha tuttavia portato ad escludere un riconoscimento, anche giurisprudenziale, ad alcuni profili della convivenza more uxorio, sicché più di un effetto giuridico viene ora riallacciato ad essa, anche se è sicuro che non è immaginabile una piena parificazione alle unioni fondate sul matrimonio, almeno sino a quando permarrà la chiara, fondamentale enunciazione di cui all’art. 29 Costituzione.
Deve escludersi l’applicazione analogica delle norme dettate in tema di famiglia legittima a quella non fondata sul matrimonio, come non manca di statuire la giurisprudenza
Viceversa la Corte Costituzionale ha bocciato l’aspettativa delle coppie non coniugate di adottare un bambino: con sentenza 281/94 è stata negata l’adozione ad una coppia sposata da due anni, ma con una convivenza di dieci anni alle spalle.
La motivazione della Corte è consistita nel fatto che mancava un anno (la legge richiede minimo tre anni di matrimonio) per poter richiedere l’adozione, a nulla rilevando la precedente convivenza
art. 1 L. n. 405/1975 (istitutiva dei consultori familiari): ricomprende tra gli aventi diritto alle prestazioni assistenziali anche le "coppie";
art. 5 L. n. 194/1978 (interruzione di gravidanza): permette la partecipazione al procedimento di chi è indicato "padre del concepito", quindi anche in presenza di convivenza more uxorio;
art. 17 L. n. 179/1992: permette la sostituzione, al socio assegnatario defunto del convivente, purché documenti lo stato di convivenza da almeno due anni dal decesso.
artt. 342 bis e ter, L. 154/2001 (abusi familiari): la condotta anche del convivente more uxorio che determini un grave pregiudizio al nucleo familiare, comporta l’allontanamento del soggetto e l’obbligo al versamento di un assegno, se i familiari restano privi di mezzi adeguati per il loro sostentamento;
L’unico modo per ottenere una tutela, ad oggi, è quello di autoregolamentarsi mediante la stipulazione di patti, diretti a disciplinare taluni aspetti di natura patrimoniale al fine di evitare conflitti durante il menage oppure al momento della cessazione del rapporto e in modo da garantire i diritti successori anche al partner.
Ostuni ,febbraio 2006
Mario Pavone Avvocato in Brindisi
n.109/2006 del 5 Gennaio 2006