Source: http://www.anaresep.it/news/2009/compensazione.asp
Timestamp: 2015-04-27 15:30:34+00:00
Document Index: 160184348

Matched Legal Cases: ['art. 16', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 8', 'art. 27', 'art. 17', 'art. 1', 'art. 37', 'art. 10', 'art. 17', 'art.35', 'art.15', 'art. 10', 'art.25']

NUOVE NORME SULLA COMPENSAZIONE DEI TRIBUTI –EFFETTI SULLA RISCOSSIONE COATTIVA..
a) Soppressione della comunicazione preventiva per compensazioni in F24 con importi superiori a 10.000 euro (art. 16, comma 3)
Come noto l'art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997 prevede che i contribuenti eseguano versamenti unitari delle imposte, tributi e contributi, con possibilità di compensare gli eventuali crediti già realizzati, mediante la loro esposizione sul modello di versamento unitario F24.
Successivamente al fine di contrastare l'indebita effettuazione delle compensazioni previste dal D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 41, la legge finanziaria per il 2007 aveva introdotto, per i titolari di partita Iva, l'obbligo di una apposita comunicazione preventiva, in via telematica, all'Agenzia delle Entrate delle compensazioni di importo superiore a 10.000 euro.
In sostanza, per effetto della citata disposizione, i contribuenti (titolari di partita Iva) dovevano essere preventivamente autorizzati dall'Agenzia delle Entrate per poter effettuare le compensazioni di importo superiore a euro 10.000,00. A tal fine i suddetti contribuenti, entro il quinto giorno precedente quello in cui intendevano effettuare l'operazione di compensazione, avrebbero dovuto comunicare on line all'Agenzia delle Entrate, l'importo e la tipologia dei crediti oggetto della successiva compensazione.
L'assenza di qualsivoglia comunicazione (che a sua volta doveva pervenire al contribuente che ne aveva fatto richiesta entro il terzo giorno successivo a quello di inoltro della comunicazione) valeva come silenzio-assenso da parte della stessa Agenzia alla possibilità di effettuare legittimamente la compensazione richiesta.
L'entrata in vigore della disposizione in esame era subordinata all'approvazione di un apposito provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate (mai emanato), con il quale si sarebbero dovute definire le relative modalità attuative, nonchè le procedure di controllo finalizzate ad impedire l'utilizzo indebito dei crediti. .Ma la "compensazione autorizzata" (mai entrata in vigore) e ora abrogata per effetto dell'art. 16, comma 3, del D.L. n. 185/2008 e non può che salutarsi come positiva, giacchè la norma poneva una forte limitazione all'istituto della compensazione, stridente anche con le connesse disposizioni in materia poste dallo Statuto dei diritti del contribuente e, in modo particolare, con i commi 1 e 8 dell'art. 8 della L. n. 212/2000, secondo cui la compensazione (dovrebbe) rappresenta(re) una modalità "tipica" di estinzione dell'obbligazione tributaria. b) Compensazioni con crediti inesistenti (art. 27, commi 16-21)
Come noto, con un apposito "atto di recupero motivato", emanato dall'Agenzia delle Entrate, è stata resa possibile la riscossione dei crediti utilizzati (in tutto o in parte) indebitamente mediante l'adozione del modello di pagamento unificato (c.d. ModelloF24).
Tale strumento di lotta al fenomeno dell'indebito utilizzo di crediti inesistenti, mediante compensazione sul Modello di versamento F24 con debiti relativi a imposte, tasse, contributi, eccetera (al sensi dell'art. 17 del D.Lgs. n. 241/19971, e stato introdotto. dall'art. 1, comma 421, della L. 30 dicembre 2004, n. 311, in S.O. n. 192/L alla Gazzetta Uffi~iale n. 306 del 31 dicembre 2004.
Nei commi da 13 a 15 si prevede una ridefinizione di competenze all'interno delle strutture dell'Agenzia delle entrate in funzione della necessita di incrementare i livelli di efficienza.
La necessita di contrastare i sempre più frequenti abusi nell'utilizzo dell’istituto della compensazione di cui all'artico 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, ha richiesto l’introduzione di alcune disposizioni normative finalizzate a consentire all'Amministrazione finanziaria una maggiore capacita di controllo dell’effettiva sussistenza e del corretto utilizzo dei crediti compensati. Dal dati relativi alle compensazioni effettuate nel triennio 2006-2008 per il pagamento di imposte, contributi cd altre somme dovute mediante l'utilizzo di crediti IVA, IRPEG, IRAP, IRPEF e addizionali regionale e comunale all'IRPEF, emerge la presenza di un volume sempre più rilevante di utilizzo dell'istituto
Dai riscontri sui dati contenuti nei modelli di pagamento unificato relativi alle compensazioni esposte ed a seguito di segnalazioni di situazioni a rischio, sono stati rilevati crediti | d'imposta non esposti, come obbligatoriamente previsto, nelle dichiarazioni presentate nonchè relativi a periodi di formazione per i quali le dichiarazioni risultano omesse, o nei quali l'attività economica esercitata dai contribuenti risulta essere cessata.
Sono comportamenti connotati da aspetti fraudolenti in quanto, solo a seguito di specifici riscontri di coerenza contabile tra quanto analiticamente indicato nei modelli di versamento (relativamente al erediti utilizzati in compensazione) e le dichiarazioni (in molti casi omesse) in cui risulterebbe essersi formata "la provvista", emerge l'inesistenza dei crediti stessi, non essendo, nella maggior parte dei casi, riscontrabili partendo dal controllo delle dichiarazioni fiscali. Quest'ultima circostanza richiede, conseguentemente, la necessita del riscontro contabile della sussistenza degli "importi a credito" utilizzati per compensare gli "importi a debito" procedendo: dall'analisi e dalla liquidazione dei dati esposti nei modelli - ~ di pagamento unificato. Lo strumento attraverso il quale le complessive somme corrispondenti ai crediti di cui sia accertata l'inesistenza utilizzati per il versamento di imposte, contributi ed altre somme dovute anche a seguito dell'attività di controllo automatizzato, formale delle dichiarazioni e di accertamento svolta dall'Agenzia possono essere riscosse, unitamente agli interessi ed alle sanzioni e l'atto di recupero previsto dall'articolo 1, comma 421 della legge n 311 del 2004.
Ferme restando le attribuzioni e i poteri previsti dagli articoli 31 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, nonchè quelli di cui agli articoli 51 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633 l'intervento normativo è volto a garantire termini per il controllo più ampi di quelli ordinari - che e necessario, per le caratteristiche dei fenomeni fraudolenti riscontrati nell'esperienza operativa, far decorrere non dalla data di presentazione delle dichiarazioni relative ai periodi d’imposta in cui i crediti "inesistenti" sarebbero sorti (o da quella in cui le dichiarazioni avrebbero dovuto essere presentate), bensì da quella di effettuazione delle illegittime compensazioni - nonchè uno specifico trattamento sanzionatorio. Le previsioni in materia di termini è legata alle difficoltà operative derivanti dagli arti posti in essere da coloro che compensano i crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute all'Erario. L’aumento delle sanzioni applicabili deriva dalla gravità dei comportamenti posti in essere.
La disposizione è finalizzata a rendere maggiormente efficiente il contrasto di un fenomeno – quale è quello dei crediti inesistenti utilizzati in compensazione per il pagamento di somme dovute all’Erario – connotato da profili di rilevante offesa degli interessi erariali e ad assicurare una più incisiva capacità d’intervento dell’Agenzia finalizzata al recupero di risorse illegittimamente sottratte all’Erario.
· al comma 16, la disciplina dei termini per la notifica dell'atto di recupero dei crediti utilizzati in compensazione: al sensi dell'articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 che risultino inesistenti a seguito del controllo dei dati esposti ne i modelli di pagamento unificato, con una previsione, in linea con quella introdotta per l'accertamento sia ai fini delle imposte sul reddito che al fini Iva dall'art. 37 del decreto legge n. 223 del 2006 in presenza di fattispecie che assumono rilevanza penale (volta, quest'ultima, a garantire all'amministrazione finanziaria l'utilizzabilità degli elementi
istruttori che emergano nel corso delle indagini condotte dall'autorità giudiziaria, per un periodo di tempo più ampio rispetto a quello previsto a pena di decadenza per l'accertamento). L'ampliamento dei termini appare necessario al fine di garantire l'esercizio dei poteri di controllo in caso di omissione di adempimenti obbligatori ed al tempo stesso indispensabili per l'espletamento dell'ordinaria attività di controllo delle dichiarazioni fiscali. Proprio in quanto il controllo non può prescindere,da un riscontro che trova origine dalla liquidazione dei dati esposti nel modello di pagamento unificato, il termine di otto anni (commisurato al doppio dell'ordinario termine decadenziale per l'attività di accertamento) appare giustificato dalle difficoltà operative provocate dall'artificiosa rappresentazione contabile del crediti in sede di autoliquidazione del debito, circostanza che configura comportamenti fraudolenti finalizzati a rendere infruttuosa l'azione di controllo al danni dell'Erario.
E bene precisare che si tratta di atto di natura eminentemente amministrativa (che recherà, peraltro, l'irrogazione delle conseguenti sanzioni amministrative): all'uopo, la norma precisa che tale (piu lungo) termine si applica a prescindere dalla circostanza che venga o meno superata la soglia di rilevanza penale, per la commissione del reato di indebita compensazione.
Si ricorda, infatti, che, per effetto dell'art. 10quater ("Indebita compensazione") del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74 (di disciplina dei reati penal-tributari in materia di imposte sui redditi e Iva), è presente una fattispecie delittuosa in materia di violazione degli obblighi di versamento, che punisce la compensazione, operata al sensi dell'art. 17, del citato D.Lgs. n. 241/1997, dei debiti d'imposta con crediti non spettanti o inesistenti (vedi art.35, comma 7, del D.L. 4.7.2006,n. 223 (c.d. manovra d’estate 2006).
. Al comma 17 una disposizione transitoria: in base alla quale il termine di decadenza di otto anni per la notifica dell'atto di recupero si rende applicabile al controllo dei modelli di pagamento unificato nei quali sono esposti i crediti inesistenti presentati in anni con riferimento al quali alla data di entrata in vigore della legge siano ancora pendenti i termini ordinari per l'accertamento;
· al comma 18 la misura delle sanzioni applicabili, in relazione alla quale, considerata la natura delle violazioni, non può essere prevista una misura inferiore a quella esistente per le ipotesi di dichiarazione infedele nella quale sia indicato un credito superiore a quello spettante, pari ad una somma che va dal 100 al 200% della misura dei crediti medesimi.
c) Effetti sulla riscossione dei tributi
Il comma 19, porta la previsione che, in caso di mancato pagamento delle somme dovute in base all'atto di recupero entro il tempo assegnato dall’Ufficio,comunque non inferiore a 60 giorni, si procederà alla riscossione coattiva con le modalità previste dal D.P.R. n. 602 del 1973 (richiamo già operato dal comma 422 dell’articolo 1 della legge n. 311 del 2004) e, in particolare, mediante ruolo straordinario, ex art.15-bis del citato DPR n.602, in considerazione del carattere fraudolento della violazione in argomento, la quale, seppure ricorrendo i presupposti di cui all'art. 10-quater del d.lgs. n. 74 del 2000, configura il reato commissivo di indebita compensazione. Il comma 20, prevede i termini per la notifica delle cartelle di pagamento, che vanno equiparati a quelli previsti per le somme dovute in base al provvedimenti di accertamento, secondo le regole di cui all’art.25 del DPRn.602/1973 e cioè entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo
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