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Timestamp: 2019-02-19 10:51:37+00:00
Document Index: 172185418

Matched Legal Cases: ['art 4', 'art. 7', 'art.9', 'art 9', 'art. 4', 'sentenza ', 'art 7', 'art 88', 'art 4', 'art 9', 'art 4', 'art 4']

Gioco Online (gioco con partecipazione a distanza) |
Prima di fare il punto sulle attività consentite e quelle assolutamente vietate all’interno dei punti di commercializzazione, è necessario premettere che il nostro ordinamento giuridico sanziona penalmente, ai sensi dell’art 4 l. 401/1989, l’esercizio abusivo di scommesse. I soggetti giuridici che possono effettuare legalmente l’attività di raccolta ed intermediazione di scommesse sono esclusivamente i titolari di concessioni ad hoc regolarmente rilasciate da AAMS. Come noto, tali concessionari hanno la possibilità di avvalersi di un doppio sistema per la raccolta delle scommesse: sia attraverso punti fisici all’uopo autorizzati, che mediante il sistema di “raccolta a distanza” delle suddette.
Nel caso del gioco on-line la modalità di raccolta avviene tramite un determinato sito internet, per mezzo del quale lo scommettitore, dopo essersi registrato e dopo avere aperto un conto di gioco personale, può effettuare le giocate (scommesse) sugli eventi del palinsesto ufficiale gestito da AAMS.
Al fine di dettare norme precise sul punto, in ottemperanza alla legge delega 2 dicembre 2005 n. 248 AAMS ha emanato il Decreto Direttoriale 21 marzo 2006 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 70 del 24 marzo 2006), recante “Misure per la regolamentazione della raccolta a distanza delle scommesse, del bingo e delle lotterie”, in seguito integrato dal Decreto Direttoriale 25 giugno 2007.
Il suddetto regolamento AAMS, disciplina, tra le altre cose, le modalità di esercizio dell’attività dei c.d. “PUNTI DI COMMERCIALIZZAZIONE”(di seguito indicati come PDC)
– Tali PDC sono citati all’art. 7 del decreto de quo, il quale prevede, infatti, che: “Il titolare di sistema può consentire l’acquisto di ricariche( …) presso i punti di commercializzazione”.
-L’attività consentita ai PDC è individuata come: “attività di commercializzazione di ricariche, nonché di distribuzione dello schema di contratto di conto di gioco (stipulato tra il concessionario ed il singolo scommettitore), e di trasmissione, al titolare di sistema, del contratto di conto di gioco sottoscritto dal giocatore”.
Sono inibite, invece, al PDC altre attività, in particolare “resta fermo … il divieto di raccolta di giocate, di riscossione di poste di gioco e di liquidazione di vincite e di rimborsi presso i punti di commercializzazione. E’ vietata la liquidazione di importi di credito di gioco presso i punti di commercializzazione”.
Infatti, secondo quanto esplicitamente disposto dai regolamenti AAMS, la raccolta a distanza, come detto, presuppone, in primis, la preventiva identificazione dello scommettitore, il quale è tenuto ad esibire la copia del documento d’identità, insieme alle proprie generalità complete e al proprio codice fiscale.
Inoltre, lo scommettitore, deve aprire un “conto di gioco” personale, al quale viene attribuito un codice identificativo. Tale conto viene gestito dal concessionario e su di esso vengono registrati tutti i movimenti di accredito – le ricariche – i movimenti di addebito, le poste, le vincite e i rimborsi di eventi non conclusi.
In pratica lo storico dello scommettitore è totalmente registrato e controllato.
La normativa, di cui al decreto direttoriale del 21 marzo 2006, non risultava sufficiente a contrastare alcuni comportamenti irregolari dei PDC delle ricariche. Si assiste, in particolare ad un utilizzo distorto del sistema dei conti di gioco da parte di molti PDC che, in accordo con alcuni concessionari, danno
origine ad una sorta di rete parallela di punti fisici di intermediazione del
gioco, generando un’iniqua concorrenza rispetto ai punti di vendita regolari
dei concessionari. Diviene, infatti, prassi di molti PDC l’accettazione irregolare di scommesse, tramite PC, utilizzando conti di gioco intestati al gestore del punto ovvero a prestanome. In altri casi le giocate vengono dettate (sempre in contrasto
con la normativa di riferimento) dallo scommettitore al gestore del punto e da questo effettuate, mediante addebito su conto di gioco formalmente intestato al giocatore ma utilizzato, a tutti gli effetti, dal gestore per conto suo.
Stante la situazione sopra descritta, al fine di contrastare i comportamenti irregolari di tali soggetti, nell’anno 2007, anche dietro la sollecitazione dei concessionari titolari dei punti fisici autorizzati alla raccolta dei giochi, AAMS adotta il Decreto Direttoriale del 25 giugno 2007 “Integrazioni e modifiche alle misure per la regolamentazione della raccolta a distanza delle scommesse, del bingo e delle lotterie”
Con riferimento ai PDC, tale decreto direttoriale precisa che l’attività di commercializzazione può essere esercitata esclusivamente in locali in cui l’attività prevalente, come riscontrabile dall’organizzazione adottata, nonché dalla destinazione delle risorse e del loro utilizzo, è diversa dall’attività di commercializzazione stessa. L’attività di commercializzazione è svolta esclusivamente presso il locale individuato mediante l’apposito contratto di affidamento di attività di commercializzazione (art.9, comma 1-bis, D.D. 21 marzo 2006, aggiunto dal D.D. 25 giugno 2007).
Si specifica altresì, parimenti con integrazione dell’art 9 decreto direttoriale 21 marzo 2006, che resta fermo, ai sensi dell’art. 4 della legge 13 dicembre 1989, n. 401 e successive modificazioni ed integrazioni, il divieto di raccolta di giocate, di riscossione di poste di gioco, di liquidazione di vincite e di rimborsi presso i punti di commercializzazione. È vietata la liquidazione di importi di credito di gioco presso i punti di commercializzazione.
E’ altresì fatto divieto al PDC di prestare assistenza operativa al giocatore, in qualsiasi forma o modalità, per la riscossione, ai sensi dell’articolo 8, comma 2, lettera a) del decreto AAMS 2006, tramite apparecchiature utilizzabili per le comunicazioni telematiche, eventualmente messe a disposizione del pubblico presso il punto di commercializzazione stesso.
È fatto divieto al PDC, ai sensi dell’articolo 4 della legge 13 dicembre 1989, n. 401, di favorire l’accettazione o in qualsiasi modo la raccolta, anche per via telematica o telefonica, di giochi ovvero di scommesse di qualsiasi genere, anche attraverso:
– a)l’adozione di insegne, di vetrine, di arredi, di strutture, di targhe, di affissioni ovvero di dotazioni che pubblicizzano i giochi o le scommesse;b) la messa a disposizione al giocatore di stampati, di pubblicazioni, di documentazione o di materiali in genere che illustrano offerte di gioco ovvero che forniscono informazione a supporto del gioco;c) la prestazione di assistenza operativa al giocatore, in qualsiasi forma o modalità, per l’effettuazione dei giochi ovvero delle scommesse
Nei PDC, diversi da quelli in possesso di concessione o di autorizzazione alla raccolta di scommesse rilasciate da AAMS, è esposto il cartello, predisposto dal titolare di sistema, che riporta, in modo adeguatamente visibile al pubblico, assieme alla denominazione, ai segni distintivi commerciali ed al codice della concessione del titolare di sistema, nonché al logo «Gioco sicuro» di AAMS, la dicitura: “In questo esercizio è vietata la raccolta di scommesse ed il pagamento di vincite o rimborsi di scommesse (…)”
Se il PDC pubblicizza giochi e scommesse o mette a disposizione del giocatore stampati pubblicitari o documentazione riguardante offerte di gioco, crea una illegittima confusione fra quella che è – e deve essere – la sua attività e quella dei punti di raccolta di gioco.
Qualora il PDC, pur rispettando i requisiti detti poc’anzi, ricevesse però del denaro contante dal giocatore, rilasciando una ricevuta di gioco, viene comunque operata un’attività non consentita dalla legge, con rilevanza penale (che integra gli estremi dell’esercizio abusivo delle scommesse), sanzionata dalla legge 401 del 1989.
A stabilirlo è la terza sezione della Cassazione, in una sentenza riferita a un sequestro di un PDC – privo della concessione Aams, della licenza di pubblica sicurezza e dell’autorizzazione rilasciata dal ministero delle Comunicazioni – collegato a un operatore di betting. La Corte ha infatti rilevato che “il punto remoto di accettazione” non si sarebbe limitato “esclusivamente ad accettare le scommesse per via telematica, mantenendosi nei limiti previsti dalle vigenti disposizioni con esclusione di ogni ipotesi e forma d’intermediazione in attività che caratterizzano il contratto di scommessa sportiva”, al contrario “l’agenzia, anche se collegata al sito del concessionario, raccoglieva le giocate rilasciando ricevute dopo aver riscosso il pagamento in contanti e liquidava le vincite versando l’importo in contanti”, contravvenendo così alla norma vigente, che è ispirata “al principio secondo cui la possibilità di raccolta a distanza delle scommesse è subordinata al rapporto diretto tra il concessionario e lo scommettitore, con esclusione e divieto di ogni ipotesi e forma d’intermediazione in tutte le attività che caratterizzano il contratto di scommessa”. E’ quindi consentito che il concessionario “promuova la propria attività tramite centri di servizio incaricati di promuovere la vendita di schede telematiche”, a patto però “che queste siano a carica zero, e purché i centri di servizio si limitino ad attività di supporto tecnico che non concretizzino un’attività di organizzazione della scommessa o una forma di esercizio abusivo del gioco tramite intermediari”. Secondo i giudici “è necessario che sia lo scommettitore a utilizzare personalmente l’apparato telematico ai fini della trasmissione dei dati del gioco, senza potersi avvalere dell’ausilio di addetti operanti presso i punti remoti che poi provvedano alla trasmissione dei medesimi dati all’agenzia concessionaria”.
Per queste ragioni assume rilievo penale “l’ipotesi di un conto scommesse, regolarmente rilasciato da un concessionario, che non sia utilizzato dall’acquirente a titolo personale, ma diventi oggetto di transazioni da parte di soggetti diversi dall’acquirente, generando così, di fatto, un movimento più simile a quello di un’agenzia che di un privato.
Chiariti questi punti, quello che risulta senza dubbio vietato è l’attività di intermediazione fisica nella raccolta di scommesse che può essere esercitata esclusivamente da soggetti in possesso di concessione AAMS e autorizzazione.
Resta ora da sviscerare un’ulteriore questione controversa, creatasi soprattutto dopo l’intervento del cd Decreto mille proroghe 2011 convertito in legge, che abrogando l’art 7 commi 1 4 e 5 del decreto Pisanu, ha eliminato la necessità per i titolari di esercizi commerciali che forniscano servizi di connessione internet di munirsi di licenza ex art 88 TULPS e d’identificare i soggetti che fruiscono della connessione all’interno del locale conservandone altresì i nominativi. Ciò significa che ora qualsiasi esercizio pubblico, ed anche un PDC, può offrire ai propri clienti un servizio di connessione wi-fi libero.
Ora, se anche un ipotetico avventore dovesse connettersi ad un sito di scommesse on-line all’interno di un PDC, non si vede come possa contestarsi, in capo al titolare dello stesso, il reato p e p ex art 4 l 401/1989. Il titolare del PDC non pone in essere alcuna delle condotte richiamate all’art 9 decreto direttoriale 2006 così come specificate ed integrate ad opera del decreto direttoriale 25 giugno 2007.
“…E’ da considerarsi ammessa, in quanto non configura attività di intermediazione o raccolta di scommesse, l’installazione di postazioni telematiche, il cui uso appare legittimo, a patto che avvenga in modo esclusivo da parte della clientela, senza ingerenza ed assistenza al cliente ad opera del titolare o dei dipendenti (in questo senso, tra le altre, ordinanza di dissequestro PDC Tribunale di Massa 26.07.2010, sulla scorta di Cassazione 21.01.2010 n. 8737)
Ove all’interno del PDC siano presenti postazioni telematiche usate esclusivamente ed in prima persona dalla clientela, infatti, il rapporto che si crea tra lo scommettitore ed il titolare di concessione avviene in maniera diretta, così come espressamente stabilito dalla normativa in materia. Non vi è infatti alcun intervento materiale diretto del titolare del PDC che solo potrebbe configurare il reato di esercizio abusivo di scommesse. Tale titolare di PDC vende semplicemente le ricariche per il conto di gioco relativo a contratto tra soggetti terzi, estranei, e già in precedenza compiutamente identificati
Ratio degli interventi regolamentari succedutisi in materia di “raccolta del gioco a distanza” ad opera di AAMS è, in primis, impedire la commissione del reato p e p all art 4 l 401/1989, contrastando altresì l’attività di riciclaggio, che sarebbe posta in essere senza difficoltà, se si procedesse a scommettere mantenendo l’anonimato dei giocatori.
Ciò che AAMS vuole tutelare è quindi un preminente interesse erariale, pienamente rispettato allorchè il concessionario autorizzato registri i contratti di gioco ed i relativi conti di gioco; e poco cambia che il giocatore acceda al sito dalla propria abitazione, piuttosto che da un locale dotato di connessione wi-fi libera.
Se non vi è più obbligo di identificare e conservare i dati di chi utilizza terminali che accedono in modalità wi-fi alla rete, ciò deve valere anche per i titolari di PDC. Per questo motivo il solo fatto di detenere terminali all’interno del punto non può essere fonte di contestazione del reato di esercizio abusivo di scommesse.
Analogo discorso vale, quasi a fortiori, per i cd totem, postazioni che consentono al singolo giocatore di accedere direttamente ai siti di scommesse regolarmente autorizzati da AAMS ad operare. Anche in questo caso, la detenzione di tali postazioni telematiche all’interno di PDC non può essere considerata attività di intermediazione o raccolta di giocate.
Niente di illegale avviene all’interno del PDC che disponga di “totem”, poiché il rapporto si svolge ancora una volta tra singolo giocatore e concessionario, a registrazione avvenuta e con modalità assolutamente trasparenti. Certamente il titolare di PDC non si può considerare intermediario, chè egli rimane del tutto estraneo al rapporto. Addirittura il Totem permette un controllo maggiore dei giocatori, che – tramite tale apparecchiatura – possono accedere esclusivamente ai siti registrati; quando, al contrario, da un normale pc potrebbero avere accesso a qualsivoglia sito, creato in ipotesi anche da soggetto privo di concessione rilasciata da AAMS. Non si può nemmeno contestare che la raccolta di scommesse debba avvenire nei punti fisici di raccolta, che verrebbero usurpati i tal modo delle loro funzioni: all’interno del Pdc nn si assiste a liquidazione delle vincite, non vengono stampate ricevute, né viene posta in essere alcuna delle attività riservate ai punti di vendita.
Ciò nonostante, la circolare AAMS del 20 luglio 2010, interpretativa della legge 73/2010 pareva mettere al bando i cd totem. La realtà è che si sono succeduti numerosi sequestri in tutta la penisola, ma il Tribunale del riesame ha poi sempre ritenuto tali provvedimenti d’urgenza illegittimi perché carenti del “fumus” di commissione di un reato. Il testo della legge cosi come la circolare interpretativa non fanno altro che specificare che la raccolta e l’intermediazione possono avvenire solo ad opera di chi sia titolare di concessione ed autorizzazione.
Ed è quello che avviene. All’interno dei Pdc, ciò che il titolare pone in essere è l’attività di commercializzazione. E’ senza dubbio cosa affatto diversa dall’esercizio abusivo di scommesse, la messa a disposizione del pubblico di postazioni telematiche e punti di accesso alla rete, poiché la clientela opera in piena autonomia e palesemente – in seguito alle modifiche intervenute sul Decreto Pisanu – senza necessità di autorizzazione di P.S.
Da ultimo si vedano l’ Ordinanza del Tribunale del Riesame di Roma del maggio 2011 seguita da provvedimento di analogo contenuto emesso dal Tribunale del Riesame di Firenze, nonché da quello di Verbania (…). Tali provvedimenti, nel dichiarare illegittimi i decreti di sequestro, fondavano tale loro pronuncia su una corretta interpretazione della L. 73/2010. Quest’ultima disposizione normativa, a parere dei citati tribunali, lungi dal creare nuove fattispecie di reato, ha voluto riformulare in maniera organica la disciplina della raccolta a distanza del gioco, ribadendo semplicemente i divieti di intermediazione e raccolta delle scommesse ad opera dei titolari di PDC, cosi come previsti dal decreto direttoriale 25 giugno 2007, che esplicita, esemplificandole, le condotte p e p all’art 4 l 401/1989.