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Timestamp: 2018-06-20 16:53:47+00:00
Document Index: 141886541

Matched Legal Cases: ['art. 63', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 2043', 'sentenza ', 'art. 91']

giurisdizione civile e competenza « Appunti di diritto amministrativo e civile
Categoria » giurisdizione civile e competenza
La giurisdizione sulla richiesta di risarcimento del danno derivante dalla realizzazione di un’opera pubblica spetta al giudice ordinario
Così deciso in data 25 maggio 2010
Categoria: giurisdizione amm. e competenza • giurisdizione civile e competenza • responsabilità della p.a. • responsabilità extracontrattuale
Tag: giurisdizione • giurisdizione ordinaria • responsabilità della p.a. • responsabilità extracontrattuale • responsabilità per fatto illecito
Cassazione civile, Sez. unite, 25 maggio 2010, n. 12792
Responsabilità della pubblica amministrazione - Realizzazione opera pubblica – Danni derivati dall’esecuzione dei lavori – Giurisdizione del giudice ordinario.
Mentre la localizzazione dell’opera pubblica è attività di natura provvedimentale, non lo sono la sua concreta realizzazione e manutenzione, attività queste di natura materiale nello svolgere le quali non i soli soggetti privati cui sia affidata l’esecuzione dell’opera, ma la stessa pubblica amministrazione che se ne faccia esecutrice debbono osservare le regole tecniche ed i canoni di diligenza e prudenza (Cass., Sez. unite, 13 dicembre 2007, n. 26108; Cass., 28 dicembre 2007, n. 27187).
Pertanto, la giurisdizione sulla domanda diretta ad ottenere il risarcimento dei danni derivanti dalla esecuzione di siffatta opera (nel caso di specie: un parcheggio sotterraneo, dalla cui realizzazione – a detta dell’attore – erano derivati danni al fabbricato di sua proprietà) spetta al giudice ordinario non soltanto in confronto della parte privata che ha eseguito i lavori, ma anche della parte pubblica che li ha commissionati.
Va devoluta alla giurisdizione amministrativa la controversia inerente il risarcimento del danno derivato al lavoratore pubblico dal ritardo nell’espletamento del concorso interno e nell’approvazione della graduatoria
Così deciso in data 30 giugno 2009
Categoria: concorsi pubblici • giurisdizione amm. e competenza • giurisdizione civile e competenza
Tag: concorso interno • giurisdizione • giurisdizione amministrativa • novazione del rapporto di lavoro • procedimenti amministrativi autoritativi • procedure concorsuali • pubblico impiego • traslatio iudicii
Cassazione civile, Sez. unite, 30 giugno 2009, n. 15235
Pubblico impiego – Concorso interno per attribuzione di qualifica dirigenziale – Istanza risarcitoria per ritardo nell’espletamento del concorso e nell’approvazione della graduatoria – Giurisdizione del giudice amministrativo.
Costituisce orientamento consolidato nella giurisprudenza delle Sezioni unite – che si è adeguata sul punto ai numerosi interventi della Corte costituzionale – la lettura estensiva della previsione contenuta nel d.lgs. n. 165/2001, art. 63, comma 4, secondo cui «restano devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l’assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni», nel senso che per «assunzione» deve intendersi anche il conferimento a personale già dipendente pubblico di qualifica o inquadramento in area superiore che sia tale da comportare una novazione del precedente rapporto di lavoro.
Tale principio trova applicazione pacifica alla fattispecie di concorso interno (riservato ai dipendenti) per il conferimento di qualifica dirigenziale (vedi Cass., SS.UU., 29 novembre 2006, n. 25277; 20 aprile 2006, n. 9164). Il procedimento concorsuale resta ascritto alla categoria dei procedimenti amministrativi autoritativi, che si concludono con il provvedimento di approvazione della graduatoria (vedi Cass., SS.UU., 24 maggio 2006, n. 12221; 19 febbraio 2007, n. 3717; 12 novembre 2007, n. 23439; 18 giugno 2008, n. 16527).
Ne discende che, in materia di concorsi pubblici, rapporti giuridici e diritti soggettivi devoluti alla cognizione del giudice ordinario si configurano solo a seguito dell’emanazione del provvedimento di approvazione della graduatoria, che ne rappresenta il fatto costitutivo (vedi Cass., SS.UU., 23 aprile 2008, n. 10459).
Nel caso di specie, è stato domandato il risarcimento dei danni cagionati dall’esercizio del potere pubblico, imputando all’amministrazione il ritardo illegittimo e colpevole nell’espletamento del concorso e nell’emanazione dell’atto terminale dell’approvazione della graduatoria; l’uso illegittimo del potere si riverbera sul piano del contratto, non consentendone la stipulazione e cagionando ritardi nell’assunzione ed altri pregiudizi.
La competenza giurisdizionale a conoscere di queste pretese risarcitorie, e la sua estensione, dipende dall’interpretazione della norma di cui alla l. n. 1034/1971, art. 7, comma 3: «Il tribunale amministrativo regionale, nell’ambito della sua giurisdizione, conosce anche di tutte le questioni relative all’eventuale risarcimento del danno, anche attraverso la reintegrazione in forma specifica, e agli altri diritti patrimoniali consequenziali».
Al riguardo, dopo alcune incertezze, i più recenti arresti delle Sezioni unite della Corte, disattendendo sia la tesi c.d. privatistica, secondo la quale l’interessato potrebbe anche adire il giudice ordinario per ottenere il risarcimento del danno, indipendentemente dall’impugnazione dell’atto, sia la tesi c.d. intermedia, della competenza del giudice ordinario sulla pretesa risarcitoria in caso di intervenuto annullamento dell’atto, hanno sempre affermato la competenza del giudice amministrativo sulle domande di risarcimento del danno derivante dall’esercizio di attività autoritative, con la precisazione – a temperamento della tesi c.d. amministrativa – che la tutela risarcitoria non è condizionata all’impugnazione dell’atto (vedi Cass., SS.UU., 13 giugno 2006, n. 13659 e n. 13660; 23 dicembre 2008, n. 30254). Va dunque affermata la competenza giurisdizionale amministrativa in tema di risarcimento del danno derivato al lavoratore dall’esercizio di attività autoritative.
La Suprema Corte ha così confermato la statuizione sul punto della sentenza impugnata, precisando che la relativa controversia va instaurata dinanzi al Tribunale amministrativo regionale competente per territorio, con gli effetti di traslatio iudicii precisati da Cass., SS.UU., 22 febbraio 2007, n. 4109, e nel rispetto del principio generale, affermato da Corte cost., 12 marzo 2007, n. 77, secondo cui gli effetti, sostanziali e processuali, prodotti dalla domanda proposta dinanzi al giudice privo di giurisdizione si conservano, a seguito di declinatoria di giurisdizione, nel processo proseguito davanti al giudice munito di giurisdizione, atteso che l’opposto principio – non formulato espressamente in una o più disposizioni di legge, ma presupposto dall’intero sistema dei rapporti tra giudice ordinario e giudici speciali e tra i giudici speciali – per cui la declinatoria della giurisdizione comporta l’esigenza di instaurare ex novo il giudizio senza che gli effetti sostanziali e processuali prodotti dalla domanda originariamente proposta si conservino nel nuovo giudizio, «deve essere espunto, come tale, dall’ordinamento».
Domanda di condanna della pubblica amministrazione ad un facere e relativa giurisdizione
Così deciso in data 13 dicembre 2007
Tag: giurisdizione • giurisdizione amministrativa • giurisdizione ordinaria • principio del neminem laedere • responsabilità della p.a. • responsabilità extracontrattuale • responsabilità per fatto illecito • risarcimento del danno
Cassazione civile, Sez. unite, 13 dicembre 2007, n. 26108
Gestione e manutenzione dei beni pubblici – Inosservanza di regole tecniche o dei comuni canoni di diligenza e prudenza – Richiesta di condanna ad un facere - Giurisdizione del giudice ordinario.
L’inosservanza da parte della pubblica amministrazione, nella gestione e manutenzione dei propri beni, delle regole tecniche o dei comuni canoni di diligenza e prudenza, può essere denunziata dal privato innanzi al giudice ordinario, non solo ove la domanda sia volta a conseguire la condanna della P.A. al risarcimento del danno patrimoniale, ma anche ove sia volta a conseguire la condanna della P.A. ad un facere, giacché la domanda non investe scelte ed atti autoritativi dell’amministrazione, ma attività soggetta al rispetto del principio del neminem laedere (cfr., da ultimo, in differenti ipotesi di danno derivante al privato da opere pubbliche, Cass. 20 ottobre 2006, n. 22251; 28 novembre 2005, n. 25036; 18 ottobre 2005, nn. 20117 e 20123; 14 gennaio 2005, n. 599).
Del resto, è risalente e consolidato il principio secondo cui la discrezionalità della pubblica amministrazione circa i criteri e le modalità di esecuzione di un’opera pubblica in relazione all’apprezzamento ad essa demandato degli interessi e delle esigenze della collettività dei cittadini e degli strumenti atti a soddisfarli, non esime l’amministrazione dall’osservare le specifiche disposizioni di legge e di regolamento e le generali norme di prudenza e diligenza, imposte dal già ricordato precetto del neminem laedere a tutela dell’incolumità dei cittadini e dell’integrità del loro patrimonio, con la conseguenza che, se dalla inosservanza di tali norme derivi un danno al terzo, va a questi riconosciuta azione risarcitoria, anche in forma specifica, davanti al giudice ordinario, vertendosi in tema di fatto illecito lesivo di posizioni di diritto soggettivo (cfr., in tal senso, SS.UU. 6 dicembre 1988, n. 6635, 17 novembre 1984, n. 5834; 28 maggio 1975, n. 2156).
Deve dunque riconoscersi l’esperibilità innanzi al giudice ordinario di tutte le azioni risarcitorie, per equivalente o in forma specifica, nelle quali si denunzino comportamenti della P.A. configurabili come illeciti ex art. 2043 c.c. ed a fronte dei quali, per non avere la stessa P.A. osservato condotte doverose, la posizione soggettiva del privato non può che definirsi di diritto soggettivo ed, al contempo, non è ravvisabile il momento autoritativo nell’azione od omissione addebitata alla P.A. convenuta.
Quest’ultima, infatti, allorquando non si ponga nei confronti del privato come autorità preposta alla tutela di determinati interessi collettivi, è soggetta, come ogni persona fisica o giuridica, alla giurisdizione del giudice ordinario e, parimenti, è vincolata al rispetto della regola generale del neminem laedere, onde detta giurisdizione va affermata ogniqualvolta il comportamento della P.A. non risulti espressione dell’esercizio di un potere autoritativo, o ancora quando l’atto o il provvedimento del quale costituisca esecuzione la condotta imputata all’amministrazione non formi oggetto del giudizio, facendovisi valere unicamente l’illiceità della condotta medesima che abbia inciso o sia suscettibile d’incidere sull’incolumità o sui diritti patrimoniali del privato (nel caso di specie, non essendo stati evocati in giudizio da alcuna delle parti atti o provvedimenti dell’amministrazione, ma essendosi incentrata la controversia unicamente sulla condotta omissiva dell’ente pubblico, della quale si è contestata la liceità, è stata dichiarata la giurisdizione del giudice ordinario).
Con la pronuncia di incompetenza che chiude il processo davanti a sé, il giudice è tenuto a provvedere sulle spese giudiziali
Così deciso in data 20 ottobre 2006
Categoria: giurisdizione civile e competenza • spese processuali
Tag: condanna alle spese • declaratoria di incompetenza • spese processuali
Cassazione civile, Sez. III, 20 ottobre 2006, n. 22541
Spese processuali – Declaratoria di incompetenza – Necessità di provvedere sulle spese giudiziali.
Allorquando il giudice dichiara la propria incompetenza, chiudendo il processo davanti a sé, è tenuto a provvedere sulle spese giudiziali, non potendo rimettere la relativa pronuncia al giudice dichiarato competente.
In relazione al concetto di «sentenza che chiude il processo» di cui all’art. 91, comma 1, c.p.c., non è, infatti, richiesta esclusivamente una soccombenza di merito, assumendo rilievo anche quella avvenuta per ragioni di ordine processuale, purché la pronuncia che la dichiari sia almeno conclusiva di una fase del giudizio.