Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-viii/capo-ii/art2564.html?utm_source=internal&utm_medium=link&utm_campaign=articolo&utm_content=nav_art_succ_dispositivo
Timestamp: 2020-07-12 13:33:59+00:00
Document Index: 50399318

Matched Legal Cases: ['art. 2564', 'art. 2563', 'art. 2564', 'art. 2563', 'art. 2565', 'art. 2564', 'art. 2564', 'art. 2564', 'art. 2563', 'art. 2565', 'art. 2564', 'art. 2568', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2564', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2564', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 2564 codice civile - Modificazione della ditta - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice civile > LIBRO QUINTO - Del lavoro > Titolo VIII - Dell'azienda > Capo II - Della ditta e dell'insegna > Articolo 2564
Articolo 2564 Codice civile
Modificazione della ditta
Dispositivo dell'art. 2564 Codice civile
Quando la ditta è uguale o simile a quella usata da altro imprenditore e può creare confusione [2598 n. 1] per l'oggetto dell'impresa e per il luogo in cui questa è esercitata, deve essere integrata o modificata con indicazioni idonee a differenziarla [7, 2292](1).
Per le imprese commerciali [2195] l'obbligo dell'integrazione o modificazione spetta a chi ha iscritto la propria ditta nel registro delle imprese in epoca posteriore [2188, 2314].
(1) Vedi nota 2 dell'art. 2563. L'imprenditore che per prima adotta una certa ditta per lo svolgimento della sua attività ha l'esclusiva sull'utilizzo del segno distintivo. Da ciò consegue che chi adotta successivamente una ditta uguale o simile avrà l'obbligo di differenziarla al fine di evitare confusione.
Nella norma è previsto il principio di novità quale limite dell'imprenditore nella scelta della propria ditta. Secondo tale principio, l'imprenditore che per primo adotta una data ditta acquista il diritto all'uso esclusivo della stessa e tale diritto gli viene attribuito automaticamente per il solo fatto dell'uso della ditta. La norma poi prevede l'obbligo di differenziazione per chi successivamente adotti una ditta uguale o simile. Il diritto all'uso esclusivo della ditta e il corrispondente obbligo di differenziazione sussistono però solo se i due imprenditori sono in rapporto di concorrenza fra loro (es.: producono lo stesso oggetto). È possibile, perciò, l'omonimia tra ditte che non creano confusione sul mercato.
Spiegazione dell'art. 2564 Codice civile
La ditta, comunque sia formata, deve contenere, a norma dell'art. 2563, comma 2, almeno il cognome o la sigla dell'imprenditore, salvo quanto e disposto dal successivo art. 2565. Tuttavia, in base all'art. 2564, comma 1, allorche la ditta sia uguale o simile a quella usata da un altro imprenditore e possa creare confusione per l'oggetto dell'impresa e per il luogo in cui questa venga esercitata, essa «deve essere integrata o modificata con indicazione idonee a differenziarla» (Cass. 12568/2004).
Ai fini della rilevanza della confondibilita delle denominazioni sociali, inoltre, non devono considerarsi tanto le attivita svolte in concreto dalle societa che abbiano denominazioni simili, quanto la potenziale concorrenzialita fra di esse, desumibile dall'oggetto sociale, quale espressione dell'ambito complessivo di attivita che le societa, anche in futuro, potrebbero svolgere nel mercato di riferimento (Cass. n. 7651/2007). L'accertamento del giudice del merito, sulla confondibilita (o inconfondibilita) di due ditte o denominazioni sociali adottate da imprese esercenti la medesima attivita — che rappresenta un apprezzamento di fatto, insindacabile in sede di legittimita, se congruamente motivato —, va condotto con riferimento al modo concreto in cui, nella prassi del mercato, l'imprenditore e designato, senza che assumano rilievo parti marginali della ditta o denominazione (Cass. n. 7601/1993).
Massime relative all'art. 2564 Codice civile
Cass. civ. n. 12136/2013
Il concetto di luogo di esercizio dell'impresa di cui agli artt. 2564 e 2568 cod. civ., ai fini della tutela in caso di confondibilità fra imprese, non va inteso con esagerato valore restrittivo, dovendosi badare anche agli sviluppi potenziali dell'impresa razionalmente prevedibili, nonché alle pratiche difficoltà, che sovente s'incontrano, ad isolare l'espansione di un'impresa in un determinato ambito territoriale. Pertanto, la localizzazione non deve essere intesa secondo un criterio restrittivo, riguardo soltanto all'attività esplicata in un determinato momento, nel luogo di produzione e di commercio, ma facendo anche riferimento alla possibilità di espansione all'intera zona territorialmente al cosiddetto mercato di sbocco, raggiunta dall'attività complessiva dell'impresa.
In tema di confondibilità della denominazione sociale, il giudice, nel dare attuazione al disposto dell'art. 2564 cod. civ., non incontra alcun limite nell'imporre la modifica necessaria a differenziare la ditta da quella usata da un altro imprenditore eliminandone una parte, restando salva la facoltà dell'impresa di adottare una denominazione diversa, perché non faccia uso del termine o dei termini il cui uso è stato inibito dal giudice.
La ditta, comunque sia formata, deve contenere, a norma dell'art. 2563, secondo comma, cod. civ., almeno il cognome o la sigla dell'imprenditore, salvo quanto è disposto dal successivo art. 2565. Tuttavia, in base all'art. 2564, primo comma, cod. civ. - applicabile anche all'insegna in virtù dell'art. 2568 cod. civ. - allorché la ditta sia uguale o simile a quella usata da un altro imprenditore e possa creare confusione per l'oggetto dell'impresa e per il luogo in cui questa venga esercitata, essa "deve essere integrata o modificata con indicazione idonee a differenziarla".
(Cassazione civile, Sez. VI-1, ordinanza n. 12136 del 17 maggio 2013)
Cass. civ. n. 10587/2009
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 10587 del 8 maggio 2009)
Cass. civ. n. 7651/2007
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7651 del 28 marzo 2007)
Cass. civ. n. 17004/2004
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 17004 del 26 agosto 2004)
Cass. civ. n. 11570/1993
Nell'ambito della tutela del segno distintivo disposta dall'art. 2564 c.c., al fine di stabilire l'esistenza di una potenziale confondibilità delle ditte, per l'oggetto delle imprese e per il luogo in cui esse operano, non è decisivo, ancorché costituisca un necessario presupposto dell'accertamento, il solo esame dell'attuale oggetto sociale e dell'attuale posizione nel mercato, con il conseguente attuale riverbero dell'immagine sulla clientela, occorrendo anche valutare — partendo dall'esame dell'oggetto sociale, ma arricchendolo con la considerazione della sfera di azione tecnica delle imprese interessate, e quindi delle attività complementari e similari che potenzialmente potrebbero coltivare in futuro e che sono da parte del pubblico naturalmente associabili ad una determinata ditta — se da tutto ciò possa sortire il pericolo che la legge intende evitare all'impresa che per prima abbia adottato la ditta simile.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 11570 del 23 novembre 1993)
Cass. civ. n. 7601/1993
L'accertamento del giudice del merito, sulla confondibilità (o inconfondibilità) di due ditte o denominazioni sociali adottate da imprese esercenti la medesima attività — che rappresenta un apprezzamento di fatto, insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato — va condotto con riferimento al modo concreto in cui, nella prassi del mercato, l'imprenditore è designato, senza che assumano rilievo parti marginali della ditta o denominazione. (Nella specie, la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che avevano ritenuto irrilevante, nel giudizio complessivo sulla confondibilità, che la denominazione «L'Altra Radio», adottata da due imprese di radiodiffusione, fosse seguita, per ciascuna di esse, dall'indicazione della rispettiva forma giuridica).
La società commerciale, che abbia fatto uso di una denominazione sociale senza provvedere all'iscrizione della stessa nel registro delle imprese, è tenuta a modificarla, indipendentemente dall'eventuale preuso, quando altra società abbia iscritto nel detto registro una ditta identica o anche confondibile.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 7601 del 10 luglio 1993)
Cass. civ. n. 2740/1993
Ai sensi dell'art. 2564 c.c., nel conflitto tra i titolari di ditte uguali o simili, legittimamente usate per effetto della identità o similarità dei rispettivi cognomi, il giudice può disporre modificazioni, aggiunte o soppressioni, fino alla eliminazione del cognome dalla ditta sorta successivamente, ove quel conflitto sia tale da creare confusione per l'oggetto dell'impresa e per il luogo in cui questa è esercitata.
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 2740 del 6 marzo 1993)
Cass. civ. n. 8764/1990
(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8764 del 27 agosto 1990)