Source: http://biblus.acca.it/wp-content/uploads/2018/11/news_588.htm
Timestamp: 2020-07-08 14:41:12+00:00
Document Index: 105885500

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 1', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 2043', 'art. 2051', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 51', 'art. 16', 'art. 12', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 46', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 77']

Newsletter n. 588 dell' 8 novembre 2018
Newsletter 588 dell' 8 novembre 2018
Regime forfettario, le novità della legge di bilancio 2019 in discussione alle Camere
Furti in abitazione attraverso ponteggi per lavori condominiali: di chi è la responsabilità?
Cessione di volumetria (asservimento): si applica il criterio della vicinanza
Amazon Echo e Alexa arrivano in Italia
Ecobonus: i chiarimenti delle Entrate circa la cessione del credito
Bonifica amianto: la detrazione spetta anche per le spese di trasposto
Autorizzazione paesaggistica semplificata: i chiarimenti della regione Lombardia
Il Rup può essere anche presidente della commissione di gara?
Sicurezza urbana: pubblicata la nuova UNI/PdR 48:2018
FlexPai il rivoluzionario smartphone con display pieghevole
La legge di Bilancio 2019 prevede importanti novità anche per il regime forfettario dei contribuenti minimi, tra cui l’innalzamento a 65.000 euro della soglia
L’art. 4 della bozza di legge di Bilancio 2019, in discussione in Parlamento (da approvare entro il 31 dicembre e, salvo bocciature dell’Ue, in vigore dal primo gennaio 2019), prevede importanti novità in merito all’estensione del regime dei minimi.
Una delle misure che interessano i liberi professionisti è rappresentata dall’innalzamento a 65.000 euro della soglia per l’applicazione del regime forfettario per tutte le attività d’impresa e professionali.
In particolare vengono apportate modifiche all’art. 1 della legge 190/2014 che introduce il regime forfetario; i precedenti commi 54 e 55 dovrebbero essere sostituiti dai seguenti:
54 – I contribuenti persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni applicano il regime forfetario di cui al presente comma e ai commi da 55 a 89 del presente articolo, se nell’anno precedente hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000.
55 – Ai fini della verifica della sussistenza del requisito per l’accesso al regime forfetario di cui al comma 54:
a) non rilevano gli ulteriori componenti positivi indicati nelle dichiarazioni fiscali ai sensi del comma 9 dell’articolo 9-bis del dl n. 50/2017, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 96/2017
b) nel caso di esercizio contemporaneo di attività contraddistinte da differenti codici ATECO, si assume la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate
La bozza della legge di Bilancio 2019 prevede che potranno accedere al regime forfetario, già dal 2019, le persone fisiche esercenti attività d’impresa o professionale che dal 2018 percepiscono compensi annuali non superiori al sopra indicato limite.
La relazione illustrativa chiarisce che sono stati eliminati gli altri limiti di accesso, relativi:
al costo dei beni strumentali pari a 20.000 euro
alle spese per prestazioni di lavoro paria a 5.000 euro di cui rispettivamente alle lettere b) e c) del comma 54
Le modifiche previste alla legge hanno come obiettivo quello di evitare:
frazionamenti delle attività d’impresa o di lavoro autonomo
trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo
Non risulteranno, invece, modificati i coefficienti di redditività da applicare all’ammontare dei ricavi o compensi per la determinazione del reddito imponibile.
il vicino ha un interesse concreto, personale ed attuale, ad accedere ai permessi edilizi rilasciati al proprietario del terreno confinante per tutelare le proprie posizioni giuridico – economiche (escludere rischi di danni alla sua proprietà) e/o per far rispettare le norme urbanistiche. I titoli edilizi sono atti pubblici, perciò chi esegue le opere non può opporre un diritto di riservatezza (T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. II 4 febbraio 2016 n. 374; T.A.R. Marche Sez. I 7 novembre 2014 n. 923).
In vigore dal 5 dicembre prossimo le nuove regole per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti distribuzione idrogeno per autotrazione ai fini della prevenzione incendi
Pubblicata in Gazzetta Ufficiale (n. 257 del 6 novembre 2018) il decreto 23 ottobre 2018 del Ministero dell’Interno, recante “Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione“.
Il provvedimento ha aggiornato le regole per la progettazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti di nuova realizzazione o oggetto di modifiche a partire dal 5 dicembre prossimo (data di entrate in vigore del decreto stesso).
La regola tecnica contenuta in allegato al decreto è stata predisposta ai fini della prevenzione degli incendi ed allo scopo di raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla salvaguardia delle persone e alla tutela dei beni, quali:
minimizzare le cause di rilascio accidentale di idrogeno, di incendio e di esplosione
limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone
limitare, in caso di evento incidentale, danni ad edifici e/o locali contigui all’impianto
permettere ai soccorritori di operare in condizioni di sicurezza
Nel provvedimento vengono individuate le zone in cui gli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione non possono sorgere. Viene anche precisato che l’attestazione, riportante che l’area prescelta per l’installazione dell’impianto non ricade in alcuna delle zone indicate nel provvedimento, deve essere rilasciata dal competente ufficio comunale.
Il decreto prevede, inoltre, delle regole per l’utilizzo dei prodotti per uso antincendio che devono essere impiegati negli impianti di distribuzione di idrogeno. In particolare tali prodotti devono essere:
identificati univocamente sotto la responsabilità del produttore, secondo le procedure applicabili
qualificati in relazione alle prestazioni richieste e all’uso previsto
accettati dal responsabile dell’attività, ovvero dal responsabile dell’esecuzione dei lavori mediante acquisizione e verifica della documentazione di identificazione e qualificazione
Il provvedimento entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: il 5 dicembre 2018.
Dalla data di entrata in vigore è abrogato il decreto del Ministro dell’interno 31 agosto 2006, recante: Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione.
La chiusura di un balcone in veranda determina un aumento volumetrico: l’intervento è quindi soggetto al preventivo rilascio del permesso di costruire. Lo chiarisce il Cds
Per chiudere un balcone ci vuole il permesso di costruire, il chiarimento arriva con la recente sentenza del Consiglio di Stato n. 5984/2018.
La società X proprietaria di un immobile procedeva alla realizzazione, in assenza del permesso di costruire, del seguente intervento edilizio denominato “serra“:
ampliamento volumetrico dell’unità immobiliare eseguito con la realizzazione di una struttura in cemento armato (costituita da pilastri e travi) sui lati nord ed ovest della tettoia, tamponature laterali in vetro, con l’allungamento della trasanna della copertura sovrastante sostenuta da travi doppio T, e con la realizzazione (in sostituzione delle strutture verticali in profilati ad “I”) di massetto in c.a. a sostegno delle porte in vetro; tale ampliamento volumetrico determinava la contestuale modifica del prospetto dell’edificio.
L’Amministrazione comunale, ritenendo necessario il preventivo rilascio del permesso di costruire, in quanto tale ampliamento volumetrico determinava la contestuale modifica del prospetto dell’edificio, ingiungeva l’ordinanza di demolizione dell’opera abusiva.
In particolare, l’opera in questione era già stata autorizzata dal Comune con concessione edilizia del 1999 che assentiva espressamente soltanto un intervento di “restauro e risanamento conservativo” della tettoria aperta e non una ristrutturazione edilizia volta creare un organismo in tutto o in parte diverso dal precedente.
Il Tar Marche accoglieva il ricorso della società responsabile dell’abuso edilizio, in considerazione del fatto che l’intervento edilizio ha comportato la realizzazione del locale cosiddetto “serra”, con modesto ampliamento volumetrico. Pertanto, a detta dei giudici di primo grado, avendo la serra carattere pertinenziale (ossia non deve comportare un aumento volumetrico superiore al 20 % del volume dell’edificio principale), l’intervento non può ritenersi sottoposto al rilascio del permesso di costruire.
Avverso tale sentenza il Comune di Ascoli Piceno avanzava, quindi, ricorso in appello in quanto il giudice di prime cure avrebbe errato nel riconoscere la natura giuridica di pertinenza nella serra, non avendo invece quest’ultima una propria autonomia strutturale.
L’appello è fondato: la realizzazione di verande sulla balconata di un appartamento determina la variazione planovolumetrica ed architettonica dell’immobile in cui sono realizzate e sono, quindi soggette al preventivo rilascio di permesso di costruire (art. 10, comma l, lettera c, del dpr 380/2001).
Si tratta, infatti, di strutture fissate in maniera stabile al pavimento che comportano la chiusura di una parte del balcone, con conseguente aumento di volumetria e modifica del prospetto; né assume rilievo la natura dei materiali utilizzati, in quanto la chiusura, sebbene realizzati come nel caso in esame con pannelli in alluminio, costituisce comunque un aumento volumetrico.
Inoltre, continuano i giudici di Palazzo Spada, l’intervento oggetto dell’ordine di demolizione si pone anche in contrasto con il piano particolareggiato esecutivo del Centro Storico del Comune di Ascoli Piceno, il quale esclude nell’area in questione qualsiasi possibilità di volumetrie aggiuntive, consentendo esclusivamente opere di consolidamento o restauro, senza alterazioni di volumi.
La Cassazione chiarisce che in caso di furti in abitazione in condominio, oggetto di lavori in facciata, la responsabilità è solidale tra impresa e condominio
Con l’ordinanza n.26691/2018 la Corte di Cassazione fornisce chiarimenti circa la responsabilità solidale tra impresa e condominio nel caso di furti in abitazione attraverso ponteggi per lavori di ristrutturazione.
Nel 2007 la proprietaria di un’appartamento faceva causa al condominio, in cui era allocato l’immobile, ed all’impresa che si era occupato di alcuni lavori condominiali, chiedendo il risarcimento dei danni conseguenti al furto di alcuni preziosi e denaro sottratti nel suo appartamento ad opera di ignoti.
I malviventi si erano introdotti in casa attraverso ponteggi lasciati incustoditi dalla impresa esecutrice dei lavori.
Il Tribunale di primo grado accoglieva la domanda della parte attrice, condannando solidalmente la ditta ed il condominio al pagamento del risarcimento.
Il condominio proponeva appello avverso la sentenza, evidenziando la propria estraneità ai fatti, e chiedendo che l’intera responsabilità ricadesse sulla sola impresa appaltatrice, ritenendosi custode delle cose di proprietà comune e non anche dei ponteggi. A sostegno della propria tesi, il condominio esibiva due fax con i quali sollecitava l’impresa ad adottare tutte le misure di sicurezza necessarie.
La Corte di secondo grado accoglieva l’appello, rigettando la domanda proposta dalla proprietaria nei confronti del condominio.
La Cassazione, a seguito di ricorso della proprietaria, chiarisce che:
nella ipotesi di furto in appartamento condominiale, commesso con accesso dalle impalcature installate in occasione della ristrutturazione dell’edificio, è configurabile la responsabilità dell’imprenditore ex art. 2043 cod. civ., per omessa ordinaria diligenza nella adozione delle cautele atte ad impedire l’uso anomalo dei ponteggi, nonché la responsabilità del condominio, ex art. 2051 cod. civ., per l’omessa vigilanza e custodia, cui è obbligato quale soggetto che ha disposto il mantenimento della struttura (Cass. N. 26900/2014; Cass. N. 6435/2009)
Pertanto la Corte accoglie il ricorso.
Cedolare secca: si pagherà il 21% di imposta sui nuovi contratti di affitto di negozi di categoria C/1 e fino a 600 mq. Limiti e requisiti nella legge di Bilancio 2019
Tra le novità previste dalla legge di Bilancio 2019 c’è la possibilità di avvalersi, su richiesta, del regime di tassazione agevolato (la cosiddetta cedolare secca) anche per le locazioni di negozi, applicando così ai canoni l’imposta sostitutiva del 21%.
In particolare, all’art. 9 del ddl si legge:
Optando per la cedolare secca, i proprietari di immobili locati a fini commerciali, come negozi, magazzini e in genere locali commerciali, usufruirebbero quindi della tassazione sostitutiva al 21% al posto delle ordinarie aliquote Irpef; la novità comporterebbe immediati vantaggi per i proprietari di immobili locati.
Nell’attuale bozza della legge di Bilancio 2019 i vincoli e requisiti per poter accedere al regime agevolato.
Riepilogando, l’agevolazione si applica ai:
contratti stipulati nel 2019
relativi a unità immobiliari classificate nella categoria catastale C/1
relativi a unità immobiliari di superficie fino a 600 mq
Sono, inoltre, escluse le pertinenze, e le relative pertinenze locate congiuntamente.
In allegato il testo ufficiale della bozza della legge di Bilancio 2019 presentato alla Camera il 31 ottobre 2018 e che sarà approvato, con tutta probabilità, entro la fine dell’anno.
Una sentenza del TAR Puglia chiarisce che la cessione di volumetria è possibile solo tra lotti contigui, anche se non confinanti o adiacenti
Con la sentenza n. 1594/2018 il TAR Puglia ritorna sull’annoso problema della cessione di volumetria, ribadendo che è possibile tra lotti contigui anche se non confinanti.
Un’imprenditrice pugliese proprietaria di suoli agricoli ha impugnato il diniego di rilascio di permesso di costruire per la realizzazione di una casa rurale con annesso rustico e recinzione.
A sostegno del ricorso ha articolato i seguenti motivi di ricorso:
violazione dell’art. 51 lett. g) L.R. n. 56/80 e del PRG
eccesso di potere sotto vari profili.
La proprietaria ha contestato l’illegittimità dell’atto impugnato, in quanto adottato sul falso presupposto della non computabilità al fine del raggiungimento del lotto minimo, pari a 5.000 mq, della volumetria dei suoli di sua proprietà, trattandosi di suoli non adiacenti, ma separati da una via.
Il TAR premette che:
la cessione di cubatura o asservimento è un istituto utilizzabile in sede di rilascio di permesso di costruire, in presenza di particolari condizioni e limiti, per cui può avvenire solo tra fondi contigui, necessariamente compresi nella medesima zona urbanistica ed aventi la stessa destinazione urbanistica.
In particolare, la giurisprudenza amministrativa ha da tempo chiarito che, affinché l’asservimento sia possibile, i fondi
devono essere contigui, nel senso che, anche qualora non si riscontri la continuità fisica tra tutte le particelle catastali interessate dalla nuova costruzione, sussista pur sempre, comunque, una effettiva e significativa vicinanza tra i fondi asserviti (TAR Salerno, II, 19.7.2016, n. 1675).
Per il TAR è rilevante che il rapporto tra area edificabile e volumetria realizzabile nella zona di riferimento resti nei limiti fissati dal piano, risultando del tutto neutra l’ubicazione degli edifici all’interno del comparto.
Ne deriva che è certamente consentito computare la superficie di un lotto vicino, ai fini della realizzazione, in un altro lotto, della cubatura assentibile in quello asservito, indifferentemente dall’ubicazione degli edifici, poiché l’interesse dell’amministrazione è il rapporto tra superficie edificabile e volumi realizzabili nell’area di riferimento e, cioè, dell’indice di fabbricabilità fondiaria.
Il Tribunale, nel ritenere fondato il ricorso, ribadisce quindi che non è richiesta la materiale adiacenza dei fondi in esame, essendo invece condizione necessaria e sufficiente la loro contiguità (ossia vicinanza), nonché la loro insistenza nella medesima zona urbanistica, con relativa, identica destinazione urbanistica.
Le diverse tipologie dei sistemi di protezione previste negli scavi a cielo aperto, nonché le caratteristiche tecniche e normative che devono possedere
Il termine “scavo” in edilizia indica qualunque asportazione di rocce e/o terra dall’originaria collocazione, necessaria alla creazione di splateamenti, cavità, di forme e dimensioni opportune, necessari per la realizzazione di opere ingegneristiche.
Gli scavi si distinguono in:
scavi in galleria o in cunicolo
L’intervento di “scavo a cielo aperto”, che costituisce il sistema tradizionalmente impiegato nella realizzazione degli impianti, si articola generalmente nelle seguenti fasi principali:
rimozione delle sovrastrutture esistenti (ad esempio della pavimentazione stradale)
scavo della trincea fino alla profondità operativa
esecuzione delle operazioni di posa
rinterro
Questo tipo di intervento comporta l’utilizzo di una serie di mezzi e di attrezzature per la movimentazione di grandi quantità di materiale da e verso l’area del cantiere, nonché una serie di inconvenienti quali:
l’inquinamento atmosferico ed acustico legato ai macchinari utilizzati nel cantiere di scavo
la rimozione di grandi volumi di terra destinata a discarica nel corso dei lavori
il consumo di risorse naturali legato all’impiego di materiale inerte necessario per procedere al rinterro
i trasporti aggiuntivi che determinano un ulteriore fattore di impatto ambientale
E’ pertanto opportuno predisporre adeguati sistemi di protezione degli scavi a cielo aperto, utilizzati nei cantieri mobili o temporanei al fine di ridurre i rischi per i lavoratori impiegati nelle attività di scavo.
Al riguardo segnaliamo uno dei nuovi “ Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili” dell’Inail (come aggiornamento di analoghi Quaderni Tecnici prodotti nel 2014), di cui fanno parte:
Guida Inail 2018
Nella guida sono contenute le tipologie dei sistemi di protezione degli scavi a cielo aperto, le norme tecniche vigenti e i documenti di riferimento; nonché le indicazioni su marcatura, scelta, montaggio, uso, smontaggio e manutenzione dei sistemi di protezione.
I sistemi di protezione degli scavi a cielo, cosa sono
I sistemi di protezione degli scavi a cielo aperto sono dispositivi di protezione collettiva utilizzati per la prevenzione dal rischio di seppellimento del lavoratore che svolge attività all’interno dello scavo.
I dispositivi vengono utilizzati utilizzati nei cantieri temporanei o mobili come, ad esempio, quelli relativi alla costruzione o manutenzione delle reti infrastrutturali, di fondazioni e, più in generale, di manufatti interrati; in particolare in:
aree non antropizzate (scavi di splateamento o sbancamento)
aree antropizzate (scavi a sezione obbligata per trincee, sottomurazioni o fondazioni)
Tipologia dei sistemi di protezione degli scavi a cielo
I sistemi di protezione degli scavi a cielo aperto possono essere distinti in:
sistemi realizzati in cantiere
totalmente in legno
con puntoni in metallo
sistemi realizzati con componenti prefabbricati
mediante blindaggi
mediante palancole
I sistemi realizzati in cantiere, apparentemente di minore complessità., devono comunque essere sottoposti a regolare manutenzione e controllo visivo, prima della messa in opera, in maniera tale da conservare nel tempo le caratteristiche prestazionali iniziali; nell’utilizzo dei sistemi prefabbricati, invece, particolare attenzione è da porre al rispetto delle indicazioni contenute nel libretto di uso e manutenzione del fabbricante.
I sistemi realizzati in cantiere non necessitano di marcatura, a differenza dei sistemi realizzati con componenti prefabbricati.
Indicazioni essenziali per la scelta, il montaggio, l’uso, lo smontaggio e la manutenzione
La scelta del sistema di protezione degli scavi a cielo aperto da adottare, dipende dai rischi da eliminare e/o ridurre, preventivamente individuati nell’attività di valutazione dei rischi.
Prima del montaggio è necessario verificare:
le caratteristiche del terreno
la morfologia del terreno
la presenza di falde d’acqua
la presenza di impianti interrati (energia elettrica, gas, acqua, telecomunicazioni)
la presenza di opere e/o strutture interrate o fuori terra
Per l’uso del sistema di protezione degli scavi a cielo aperto è necessario attenersi alle indicazioni del fabbricante.
Prima dello smontaggio del sistema di protezione degli scavi a cielo aperto è necessario verificare:
le condizioni del luogo di lavoro
l’applicabilità della procedura o delle istruzioni di smontaggio
Dopo lo smontaggio, invece, va verificata:
l’integrità di tutti i componenti
l’assenza di danni ai materiali in legno
l’assenza di danni ai materiali metallici
l’assenza di deformazioni o ammaccature
Per quanto riguarda la manutenzione del sistema di protezione degli scavi, l’Inail precisa che deve essere effettuata da parte di personale qualificato. In particolare, per i componenti metallici è prevista la verifica di:
danni dovuti alla corrosione
stato dei dadi e bulloni
serraggio dei dadi o dei bulloni
ingrassatura eventuali parti mobili
Per i componenti in legno, invece, la verifica riguarda la:
presenza di tagli
danni dovuti al calore e a sostanze aggressive (acidi, solventi)
deterioramento dovuto ai raggi del sole
Sono presenti, infine, le FAQ ed i riferimenti nel dlgs 81/2008.
Sono già disponibili in Italia i nuovi prodotti Amazon: Amazon Echo e Alexa potrebbero rivoluzionare il nostro modo di vivere attraverso comandi vocali e domotica
Amazon mette sul mercato italiano Alexa e la nuova linea di Echo, disponibili dal 24 ottobre scorso sul portale Amazon.
Alexa è un sistema cloud gestito dalla sua app per Android e iOS; per attivarlo basta pronunciare una parola chiave ad esempio “Alexa“, dopodiché basterà formulare una domanda o un comando e il sistema ci risponderà attraverso una voce configurabile.
Le nostre domande/comandi, senza che noi ce ne accorgiamo, vengono rielaborati/registrati sul cloud Amazon che in base alle necessità si collegherà con i vari servizi da noi richiesti (se tali servizi sono a pagamento e noi abbiamo autorizzato l’accesso alla nostra carta di credito, ovviamente ci saranno addebitati) ed infine Alexa ci risponderà.
Il sistema non risiede in locale ma su Cloud, per cui è indispensabile un sistema Wi-Fi, che permetterà ad Amazon di collegarsi ad altri portali/server/siti.
Alexa non è un hardware, pertanto per funzionare necessita di dispositivi, come gli amazon Echo, più evoluti rispetto ai primi esemplari del 2014, oppure interagire con prodotti terzi compatibili (ad es. prodotti Sonos, Bose, Huawei, Sony, Motorola, etc.).
Amazon Echo deve avere una copertura su tutta la superficie dell’appartamento per funzionare correttamente
I dispositivi Echo in vendita in Italia sono:
Amazon Echo (versione base)
Amazon Echo Dot (versione ridotta di Echo)
Amazon Echo Plus (versione evoluta di Echo)
Amazon Echo Spot (un piccolo Echo con display)
Amazon Echo Sub (un sub-woofer wi-fi)
Amazon Smart Plug (presa elettrica compatibile con Alexa)
Questi dispositivi si accendono attraverso un pulsante posto sulla parte superiore, hanno inoltre un comando per regolarne il volume e per disattivare i microfoni.
Alexa è un assistente vocale che sfrutta gli apparecchi Echo per eseguire una serie di operazioni, tra cui:
mandare/leggere messaggi o fare delle chiamate audio video, attraverso il nostro smartphone
fornirci informazioni e rispondere a domande (ad es. sul traffico, meteo, news…), collegandosi a siti come: wikipedia, SkyTg24, accuweather, etc.
collegarsi alla domotica già presente in casa (dall’antifurto al termostato)
controllare apparecchi e dispositivi attraverso dei “filtri” alle prese senza un sistema di domotica vero e proprio
ordinare cibo o qualsiasi altro prodotto attraverso dei portali (JustEat, Amazon, etc.) collegandosi però alla nostra carta di credito
gestire agende, appuntamenti, promemoria
raccontare una barzelletta
cercare una ricetta su Internet
Ovviamente questi prodotti arrivano già configurati per usare i servizi Amazon (ad es. Amazon Prime o gli ebook Kindle), integrando tuttavia anche prodotti di terze parti (Spotify, Sky, iCalc, Philips Hue, varie stazioni radio, JustEat,etc. ).
Ecobonus: ok alla cessione del credito alle agenzie che forniscono personale alle imprese appaltatrici dei lavori agevolati, anche se fanno parte di associazioni temporanee di imprese
La cessione del credito, spettante per le spese sostenute per gli interventi di riqualificazione energetica (ecobonus), è possibile anche nei confronti della società (società di somministrazione di lavoro) che ha fornito il personale alle imprese appaltatrici dei lavori agevolati: questo perché esiste un collegamento con il rapporto che ha dato origine alla detrazione.
Il vantaggio è riconosciuto anche qualora la società abbia assunto gli appalti tramite la stipula di un’associazione temporanea di imprese (o raggruppamento temporaneo di imprese), in cui vi sia un’altra impresa che ha eseguito i lavori agevolati, ma che di per sé non avrebbero diritto alla detrazione.
Questi sono i chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la risposta n. 61 del 5 novembre 2018 ad un interpello circa la cessione del credito d’imposta in merito alla detrazione per interventi di riqualificazione energetica: ecobonus.
Quesito dell’istante
Il caso in esame riguarda una società:
che ha fornito personale ad imprese appaltatrici di lavori (tramite la stipula di un contratto di somministrazione di lavoro) aventi ad oggetto la riqualificazione energetica di edifici
e/o che ha assunto in alcuni casi appalti che legittimano la cessione del credito tramite la stipula di un’associazione temporanea di imprese fornitrici di beni e servizi
La società istante chiede se la fornitura effettuata a favore delle imprese esecutrici dei lavori o la partecipazione in associazione temporanea di imprese fornitrici di beni e servizi la qualifichi quale “impresa collegata” e, quindi, avente diritto all’acquisizione dei crediti.
La circolare n. 11/E del 2018, richiamata dall’Agenzia, ha chiarito che la cessione del credito d’imposta deve essere limitata ad un solo passaggio successivo a quello effettuato dal contribuente titolare del diritto e che i soggetti privati, ai quali il credito può essere ceduto, devono comunque essere “collegati” al rapporto che ha dato origine alla detrazione.
In pratica, se il fornitore del servizio si avvale di un subappaltatore per eseguire l’opera, la cessione del credito può essere effettuata anche a favore di quest’ultimo o a favore del soggetto che ha fornito i materiali necessari per eseguire l’opera: trattasi di soggetti che presentano un collegamento con l’intervento e con il rapporto che ha dato origine alla detrazione.
Nel caso in esame, tale collegamento si ravvisa:
tra la società fornitrice del personale somministrato e il rapporto che ha dato origine alla detrazione
tra la società fornitrice del personale somministrato che partecipa a un’associazione temporanea di imprese (o un raggruppamento temporaneo di imprese) e il rapporto che ha dato origine alla detrazione
La società di somministrazione, infatti, ha effettuato indirettamente gli interventi che danno origine alla detrazione cedibile, grazie al lavoro prestato dai lavoratori somministrati all’impresa che li ha effettivamente eseguiti.
Lo stesso vale anche nel caso in cui l’agenzia di somministrazione partecipi ad un’associazione o raggruppamento temporaneo di imprese (Ati) per l’assunzione di appalti per opere che legittimano la cessione del credito. In questo caso, il riferimento è alla circolare 17/E/2018, in cui è stato chiarito che possono essere cessionari dei suddetti crediti anche ai soggetti appartenenti a consorzi o reti di impresa che non hanno eseguito i lavori, ma in cui vi sono altri consorziati o retisti che, invece, hanno effettuato i lavori agevolati.
Il 21 novembre si svolgerà a Milano un incontro del FIDEC, Forum Italiano delle Costruzioni, una piattaforma di esperienze e relazioni condivise che coinvolge tutta la filiera, promosso da ANCE
Ance (Associazione nazionale costruttori edili) è il primo promotore dell’iniziativa FIDEC, Forum Italiano delle Costruzioni, una piattaforma di esperienze e relazioni condivise che vuole scommettere sul futuro del settore delle costruzioni coinvolgendo: architetti, ingegneri, geometri, professionisti, imprese.
ACCA software è Premium Partner del FIDEC.
FIDEC, il Forum Italiano delle Costruzioni
Il FIDEC non è un singolo evento, né una classica fiera, ma un’iniziativa nata per connettere tutti i protagonisti delle costruzioni attraverso una piattaforma digitale di lavoro e un luogo di relazioni permanenti.
Un vero e proprio “hub del pensiero”, che consentirà a tutti i partecipanti di raccontare la propria esperienza, condividere temi e problemi reali affrontati nell’attività quotidiana, incontrare i protagonisti del cambiamento e allacciare o rafforzare rapporti di business.
Tutto ciò nell’ottica di poter beneficiare dell’esperienza positiva di chi è già ripartito, condividendo buone pratiche e percorsi virtuosi.
Le costruzioni sono cruciali per far crescere il mercato interno: insieme, imprese professionisti e istituzioni, possono disegnare una visione che dia una speranza concreta e realizzabile per il futuro.
L’incontro del 21 novembre a Milano
Un progetto ambizioso, che culminerà con un evento programmato per mercoledì 21 novembre al Palazzo del Ghiaccio di Milano. Durante tale evento si conosceranno e discuteranno le storie di successo di 30 tra imprenditori, professionisti, studiosi del mondo dell’edilizia, e di alcuni personaggi di spicco, provenienti da realtà lontane rispetto a quella edile, che racconteranno come hanno superato la crisi grazie alla loro “visione”.
Partecipare a FIDEC, il Forum Italiano delle Costruzioni è decidere di investire una giornata del proprio tempo per aumentare le conoscenze e allargare la rete di rapporti in modo intelligente e innovativo, per favorire occasioni di sviluppo dell’impresa e del lavoro.
Non si esaurirà nella singola giornata di incontri, ma si articolerà nel tempo attraverso la piattaforma digitale della filiera delle costruzioni che sarà il trait d’union tra gli eventi, che avranno cadenza annuale e gli appuntamenti di carattere locale che si genereranno sui territori.
L’interno del palazzo del ghiaccio di Milano
Le tematiche che verranno affrontate
Durante l’incontro che si terrà il 21 novembre verranno affrontate le seguenti tematiche:
BIM e Digitalizzazione
Cantieri 4.0 e modelli produttivi
Scuola, università, ricerca
Qualità & Trasparenza
La singola giornata si presenterà come un momento innovativo per concept, location e modalità organizzativa a partire dal dinamismo degli Speakers’ Corners, luoghi dove scambiarsi punti di vista ed esperienze aiutati da conduttori, influencer e da strumenti ad hoc e sarà anche un momento per produrre idee e proposte condivise dal settore.
FiscoOggi chiarisce che gli interventi di bonifica amianto sono agevolabili indipendentemente dalla categoria edilizia in cui rientrano; la detrazione spetta anche per il trasporto in discarica
In caso di lavori di bonifica dall’amianto, sono detraibili le spese sostenute per il trasporto in discarica?
A seguito del quesito posto da un contribuente, l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti (sulla rivista telematica FiscoOggi) circa la detrazione Irpef ed i lavori di bonifica amianto.
In particolare, ai sensi dell’art. 16-bis, comma 1, lettera l, del Tuir si ha che la detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio spetta anche per i lavori di bonifica dall’amianto; si legge infatti che:
Dall’imposta lorda si detrae un importo pari al 36 per cento delle spese documentate, fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unita’ immobiliare, sostenute ed effettivamente rimaste a carico dei contribuenti che possiedono o detengono, sulla base di un titolo idoneo, l’immobile sul quale sono effettuati gli interventi (tra cui):
di bonifica dall’amianto e di esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici
In riferimento, agli interventi che danno diritto alla detrazione, ed in particolare ai lavori su singole unità immobiliari e su parti comuni finalizzati alla bonifica dall’amianto, la circolare n. 7/E del 27 aprile 2018 chiarisce, inoltre, che:
Gli interventi di bonifica costituiscono una categoria a parte che risulta agevolabile indipendentemente dalla categoria edilizia in cui gli interventi stessi rientrano. Ne consegue che la detrazione spetta a prescindere dalla realizzazione di un intervento di recupero del patrimonio edilizio e riguarda anche, ad esempio, il trasporto da parte di aziende specializzate dell’amianto in discarica.
Autorizzazione paesaggistica semplificata: obbligatorio il parere delle commissioni di paesaggio locali e la presentazione dell’esame paesistico
Dal 6 aprile 2017 è in vigore il dpr 31/2017 che introduce semplificazioni in materia di autorizzazione paesaggistica circa il rinnovo delle autorizzazioni e le nuove procedure, sia dal punto di vista documentale che nell’iter procedurale, abrogando il vecchio dpr 139/2010.
In pratica, il nuovo regolamento individua gli interventi sottoposti ad autorizzazione paesaggistica semplificata e quelli esclusi (realizzabili senza l’autorizzazione) ai sensi dell’art. 12 del dl 83/2014 (decreto cultura). Negli allegati A e B del dpr 31/2017 sono individuati rispettivamente:
31 interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica
42 soggetti ad autorizzazione paesaggistica semplificata, in quanto considerati di lieve impatto
Comunicati della regione Lombardia
Con i comunicati n. 144 e 145 del 22 ottobre 2018 (pubblicati sul BURL del 29 ottobre scorso), la regione Lombardia ha fornito utili chiarimenti rivolti agli enti locali lombardi, nonché all’intero territorio nazionale, circa la corretta applicazione del dpr 31/2017 in materia di autorizzazione paesaggistica semplificata e presentazione dell’esame paesistico.
Nel dettaglio, in riferimento al seguente quesito degli enti locali lombardi:
E’ obbligatorio il parere delle commissioni di paesaggio locali per i procedimenti di autorizzazione paesaggistica semplificata?
la regione Lombardia ha chiarito che (comunicato 144/2018) ai sensi del dpr 31/2017, anche in caso di procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica, è obbligatoria l’acquisizione del parere della commissione per il paesaggio locale; il riferimento alle procedure semplificate di cui al dpr 139/2010 (Regolamento recante procedimento semplificato di autorizzazione paesaggistica per gli interventi di lieve entità), contenuto nella legge regionale, deve dunque intendersi come riferito alla norma nazionale vigente (ossia il dpr 31/2017).
Anzi, come precisato nel comunicato, l’omissione di tale passaggio procedurale costituisce un vizio di legittimità del provvedimento finale e può condurre alla decadenza del provvedimento stesso.
Inoltre, viene precisato che il termine di 20 giorni per la trasmissione di tutta la pratica alla Soprintendenza è di ordine ordinatorio (la sua inosservanza non provoca delle vere e proprie decadenze) e non perentorio (la sua inosservanza crea una decadenza insanabile).
Con il comunicato 145/2018 la regione Lombardia risponde, invece, al seguente quesito:
Nei territori assoggettati a tutela paesaggistica ex d.lgs. 42/2004 è dovuta, qualora il dpr 31/2017 escluda l’obbligo della acquisizione della autorizzazione paesaggistica, la presentazione dell’esame paesistico?
Al riguardo chiarisce che l’obbligo dell’esame paesistico riguarda gli interventi da realizzarsi nelle zone non soggette ad autorizzazione paesaggistica individuate nel Piano paesistico regionale (Ppr); tale obbligo non va esteso, invece, a quegli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica, ossia agli interventi che ai sensi del dpr 31/2017 sono stati valutati a priori, a livello nazionale, irrilevanti sotto il profilo paesaggistico in ragione della loro particolare natura.
Con una sentenza del Consiglio di Stato si chiarisce quando è possibile per il Rup (o altro soggetto aggiudicatore) essere anche presidente della commissione di gara
Con la sentenza n. 6082/2018 del Consiglio di Stato viene chiarito in quali caso il Rup (Responsabile unico del procedimento) o un altro soggetto aggiudicatore, può svolgere anche la funzione di presidente della commissione di gara o di semplice commissario.
Una Centrale Unica di Committenza (CUC) indice una gara per l’individuazione del concessionario del servizio farmaceutico di una farmacia comunale di nuova istituzione.
La società che arriva seconda presenta ricorso contro il Comune, la CUC e la ditta prima classificata, in base al seguente motivo:
violazione dell’art. 77 del d.lgs. 50/2016, per avere il tecnico ricoperto le funzioni, tra di loro incompatibili, di dirigente della CUC incaricato della redazione del bando di gara oltre che di presidente della commissione giudicatrice.
Il giudice di primo grado, e successivamente il TAR bolognese, hanno ritenuto non incompatibile l’ufficio di presidenza della commissione giudicatrice con le funzioni di dirigente della CUC.
La società appellante, nel presentare ricorso al CdS, ribadisce che:
nel caso di specie il presidente della commissione ricopriva le funzioni di presidente della centrale di committenza designato ad interim, e in tale qualità egli aveva elaborato e approvato gli atti di gara, designato sé stesso quale presidente della commissione e designato i commissari
la stazione appaltante avrebbe dovuto valutare l’insussistenza di un’incompatibilità in concreto in relazione alla svolgimento sia della funzione di presidente della commissione di gara sia delle funzioni amministrative in precedenza assolte e, quindi, con riguardo alla possibile incidenza che tale cumulo di ruoli avrebbe potuto determinare sul processo di valutazione delle offerte
l’incompatibilità si ricaverebbe, nel caso specifico, dal fatto che il presidente della commissione di gara, in qualità di dirigente della centrale unica di committenza, ha approvato un bando differente rispetto alle indicazioni fornite dal dirigente del Comune, in particolare nella individuazione del valore della concessione, stimato non secondo il criterio del fatturato (come suggerito nella relazione del dirigente comunale) ma secondo il diverso criterio del corrispettivo da riconoscere al comune.
La gara è soggetta alle disposizioni dell’art. 77 comma 4 del nuovo codice dei contratti, che nella sua versione originaria disponeva che:
i commissari non devono aver svolto né possono svolgere alcun’altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento si tratta.
Con successiva modifica introdotta in sede di correttivo dall’art. 46, comma 1, lett. d), dlgs n. 56/2017, il comma 4 è stato arricchito di un addendum ai sensi del quale:
la nomina del RUP a membro delle commissioni di gara è valutata con riferimento alla singola procedura.
Il Consiglio di Stato pur rivelando un doppio orientamento giurisprudenziale:
una parte della giurisprudenza ritiene una secca incompatibilità tra le funzioni tipiche dell’ufficio di RUP (o ruoli equivalenti) e l’incarico di componente e finanche di presidente della commissione. Ad integrazione e supporto di questa impostazione si è evidenziato che la nuova regola del comma 4 è di immediata applicazione, non essendo condizionata dall’istituzione dell’albo dei commissari previsto dall’articolo 77, comma 2 (in questo senso T.A.R Latina, sez. I, 23 maggio 2017, n. 325; T.A.R. Brescia sez. II, 4 novembre 2017, n. 1306). In favore di una lettura preclusiva del cumulo di funzioni si era espressa anche l’ANAC nel primo schema delle Linee Guida n. 3.
un secondo e opposto orientamento giurisprudenziale ha invece interpretato l’art. 77 comma 4 in continuità con l’indirizzo formatosi sul codice antevigente, giungendo così a concludere che, nelle procedure di evidenza pubblica, il ruolo di RUP può coincidere con le funzioni di commissario di gara e di presidente della commissione giudicatrice, a meno che non sussista la concreta dimostrazione dell’incompatibilità tra i due ruoli, desumibile da una qualche comprovata ragione di interferenza e di condizionamento tra gli stessi (T.A.R. Veneto, sez. I, 7 luglio 2017, n. 660; T.A.R. Lecce, sez. I, 12 gennaio 2018, n. 24; T.A.R. Bologna, sez. II, 25 gennaio 2018, n. 87; T.A.R. Umbria, sez. I, 30 marzo 2018, n. 192).
concorda con la seconda interpretazione e respinge il ricorso, precisando:
innanzitutto, vi è ragione di dubitare che l’art. 77 comma 4, nella sua versione ante correttivo, intendesse precludere al RUP la partecipazione alla commissione
la stessa ANAC era giunta ad affermare l’inesistenza di una tale automaticità allorché, nel testo delle Linee Guida del 26 ottobre 2016, aveva affermato che “il ruolo di RUP è, di regola, incompatibile con le funzioni di commissario di gara e di presidente della commissione giudicatrice, ferme restando le acquisizioni giurisprudenziali in materia di possibile coincidenza”
il legislatore integrando il disposto dell’art. 77 comma 4, ha escluso ogni effetto di automatica incompatibilità conseguente al cumulo delle funzioni, rimettendo all’amministrazione la valutazione della sussistenza o meno dei presupposti affinché il RUP possa legittimamente far parte della commissione gara.
Dal 29 ottobre è entrata in vigore la nuova UNI/PdR 48:2018; proposti modelli per pianificare, progettare, realizzare e gestire soluzioni di sicurezza urbana
E’ stata pubblicata, ed è entrata in vigore il 29 ottobre scorso, la nuova norma UNI/PdR 48:2018 dal titolo : “Sicurezza urbana – Quadro normativo, terminologia e modelli applicativi per pianificare, progettare, realizzare e gestire soluzioni di sicurezza urbana“.
Si tratta di linee guida, frutto della collaborazione tra UNI e FOIM (Fondazione Ordine Ingegneri Provincia di Milano), che intendono:
contribuire alla definizione e all’adozione di un linguaggio comune da parte di tutti i soggetti operanti a vario titolo nel settore della sicurezza urbana
fornire una panoramica delle prescrizioni nazionali, europee e internazionali relative alla sicurezza urbana
proporre modelli applicativi di riferimento per pianificare, progettare, realizzare e gestire soluzioni di sicurezza urbana
Il documento è destinato ad essere utilizzato dagli operatori del settore quali:
i security manager
i product manager
gli ingegneri, i progettisti, gli urbanisti
i giuristi, gli avvocati, i consulenti
gli installatori e cittadini
quando si trovano a confrontarsi con problematiche di “sicurezza urbana” in aree e luoghi pubblici e privati.
La UNI tiene conto della compresenza di:
tecnologia – soluzioni per controllo accessi, varchi, videosorveglianza, ecc.
servizi – vigilanza privata, stazionamento forze dell’ordine, ecc.
finalizzati alla prevenzione di atti criminosi e della vulnerabilità dei siti, riconducibili alle loro proprietà attuali o precedenti di ordine simbolico, politico, e/o religioso.
Il documento allega buone pratiche messe in atto in alcune città e da parte di alcune organizzazioni, quali:
la messa in sicurezza della “Promenade des Anglais” a Nizza
il sistema di videosorveglianza di Venezia
l’illuminazione intelligente e la videosorveglianza della statua del Cristo Redentore a Rio de Janeiro
il caso di sorveglianza della rete Ferrivenord
La nuova UNI/PdR 48:2018 sarà presentata al pubblico il giorno 26 novembre 2018 ore 10.00 a Milano, presso la Sede UNI.
La società americana Royole ha presentato il primo smartphone con display super flessibile e pieghevole: portabilità di uno smartphone nelle dimensioni di un tablet
FlexPai è il primo smartphone pieghevole in commercio al mondo.
Si tratta di una combinazione di smartphone e tablet, con display flessibile, presentato ufficialmente il 31 ottobre 2018 a Pechino.
“Stravolgere il tradizionale concetto di smartphone” è questo l’obiettivo della società californiana Royole. Infatti FlexPai può essere utilizzato sia piegato che aperto, conferendogli la portabilità di uno smartphone pur avendo le dimensioni di un tablet ad alta definizione.
Lo schermo di FlexPai è praticamente indistruttibile ha infatti superato numerosi test in cui è stato piegato oltre 200.000 volte senza riportare danni.
Il display offre una vasta gamma di colori, contrasto elevato, grandangolo e alta risoluzione per una qualità dell’immagine elevatissima. Costruito con un processore di 7 nanometri utilizzando un nuovo algoritmo AI, aggiornabile per supportare il 5G, il nuovo modello migliora notevolmente le prestazioni rispetto agli attuali competitors in commercio.
L’esclusivo sistema operativo Water di FlexPai, abbinato con il nuovo processore Qualcomm, offre una flessibilità nella visualizzazione senza precedenti. Il display da 7,3 pollici completamente flessibile può essere configurato a seconda se il display è piegato o espanso, con i seguenti rapporti di formato: 4: 3, 16: 9 e 18: 9.
FlexiPai è dotato di due fotocamere di elevata qualità che rendono comodo, più che mai, scattare foto o video. Il suo display flessibile può essere piegato per catturare oggetti con angolazioni uniche e, una volta piegato, la fotocamera è l’ideale a per puntare e scattare.
Ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 "REGOLAMENTO GENERALE SULLA PROTEZIONE DEI DATI" e del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 "CODICE IN MATERIA DI PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI", l'Interessato può richiedere di non ricevere più in futuro ulteriori informazioni cliccando qui