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Timestamp: 2020-08-13 16:41:33+00:00
Document Index: 60796042

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 14', 'art. 29', 'art. 360', 'art. 5', 'art. 360', 'art. 2909', 'art. 39', 'art. 109', 'art. 2697', 'art. 30', 'art. 28', 'art. 34', 'art. 17', 'art. 44', 'art. 5', 'art. 14', 'art. 101', 'art. 29', 'art. 59', 'art. 383', 'sentenza ']

Sentenza Cassazione Civile n. 25428 del 12/12/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 25428 del 12/12/2016
Cassazione civile, sez. VI, 12/12/2016, (ud. 19/10/2016, dep.12/12/2016), n. 25428
sul ricorso 16597/2015 proposto da:
avverso la sentenza n. 694/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA
REGIONALE di NAPOLI del 16/01/2015, depositata il 26/01/2015;
1. In fattispecie relativa ad avviso di accertamento per Irpef 2008, con il primo motivo di ricorso l’Agenzia delle entrate deduce la “violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 14, D.Lgs. n. 346 del 1992, art. 29 e degli artt. 101, 102 e 354 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4”, per non avere la C.T.R. rimesso gli atti alla C.T.P. per l’integrazione del contraddittorio, nel giudizio instaurato da A.M., nei confronti della società “A.M.A. Costruzioni di A.M. &amp; C. s.a.s.” e dell’altro socio I.N., stante il litisconsorzio necessario esistente per l’automatica imputazione del reddito sociale ai soci, D.P.R. n. 917 del 1986, ex art. 5.
2. Gli ulteriori motivi di ricorso (proposti tutti in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) attengono alla violazione e falsa applicazione: dell’art. 2909 c.c. (2 motivo), D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. D e dell’art. 109 del T.U.I.R. in combinato disposto con l’art. 2697 c.c.” (terzo motivo) e “del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 30, comma 2, art. 28 commi 3 e 4 e art. 34-bis, comma 2, lett. B” (quarto motivo).
3. Il primo motivo è fondato, con assorbimento dei restanti.
4. Invero, secondo il costante orientamento di questa Corte, il principio di unitarietà dell’accertamento su cui si basa la rettifica delle dichiarazioni dei redditi delle società di persone e dei relativi soci poggia sulla automatica imputazione dei redditi a ciascun socio, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili ed indipendentemente dalla percezione degli stessi, con la conseguenza che il ricorso tributario proposto da uno di essi, o dalla società, riguarda inscindibilmente sia la società che i soci, i quali tutti debbono perciò essere parti del procedimento, non potendo la relativa controversia essere decisa limitatamente ad alcuni soltanto di essi; e ciò per la ragione che essa non attiene ad una singola posizione debitoria, ma alla comune fattispecie costitutiva dell’obbligazione dedotta nell’atto autoritativo impugnato (Cass. n. 20075/14).
5. La ricorrenza di un’ipotesi di litisconsorzio necessario tra soci e società è, stata affermata anche in materia di Irap – ed anche in ipotesi di contestazione unitaria di Irap ed Iva (Cass. nn. 5844/16, 21340/15, 2094/15, 6935/11, 12236/10) – trattandosi di imposta ritenuta assimilabile all’Ilor (in forza del suo carattere reale, della sua non deducibilità dalle imposte sui redditi e della sua proporzionalità: cfr. D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 17, comma 1 e art. 44), da imputare per trasparenza ai soci, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 5, come le imposte sui redditi (Cass. s.u. n. 10145/12; sez. 5, nn. 5708/16, 26102/15, 13767/12; sez. 6-5 nn. 4570/16, 3690/16, 2867/16).
6. In simili casi, il ricorso proposto anche da uno soltanto dei soggetti interessati impone l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri, D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 14, ed il giudizio celebrato senza la partecipazione di tutti i litisconsorzi necessari è affetto da nullità assoluta, per violazione del principio del contraddittorio ex art. 101 c.p.c., rilevabile – anche d’ufficio – in ogni stato e grado del procedimento (Cass. s.u., n. 14815/08; conf., ex Cass., sez. 5, nn. 26071/15, 1047/13, 23096/12).
7. Pertanto, ove la violazione delle norme sul litisconsorzio necessario non sia rilevata ml dal giudice di primo grado (che avrebbe dovuto disporre immediatamente l’integrazione del contraddittorio, ovvero riunire i processi in ipotesi separatamente instaurati, ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 29), nè da quello d’appello (che avrebbe dovuto rimettere la causa al primo giudice, ai fini dell’integrazione del contraddittorio, ex art. 59, comma 1, lett. b), D.Lgs. cit.), deve disporsi in sede di legittimità, anche d’ufficio, l’annullamento delle pronunce emesse a contraddittorio non integro, con rinvio della causa al giudice di prime cure, ai sensi dell’art. 383 c.p.c., u.c. (Cass., s.u. n. 3678/09; conf. Cass. sez. 5, nn. 12547/15, 7212/15, 18127/13, 5063/10, 138825/07).
8. Di tali principi non ha fatto applicazione la C.T.R., che ha deciso nel merito pur dando atto che i ricorsi di società e socio accomandatario erano stati “trattati contemporaneamente” (senza formale riunione dei relativi procedimenti), e che “non vi era ricorso del socio I.N.”.
9. Va pertanto disposto in questa sede l’annullamento delle pronunce emesse a contraddittorio non integro, con rinvio della causa al giudice di prime cure, che dovrà tener conto dell’insegnamento nomofilattico in tema di estinzione delle società (v. Cass. s.u. n. 6070/13 e Cass. n. 5736/16).
La Corte dichiara la nullità del giudizio per violazione del litisconsorzio necessario, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione Tributaria Provinciale di Caserta, in diversa composizione, per la rinnovazione del giudizio, oltre che per la regolazione delle spese.