Source: https://thelawyerx.wordpress.com/2015/11/18/sulla-punibilita-del-falso-c-d-valutativo-nel-delitto-di-false-comunicazioni-sociali-a-seguito-della-recente-modifica-dellart-2621-c-c/
Timestamp: 2019-09-18 18:05:22+00:00
Document Index: 48885745

Matched Legal Cases: ['art. 2621', 'sentenza ', 'art. 2621', 'art. 2621', 'sentenza ', 'sentenza\n', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2638', 'sentenza ', 'art. 2426', 'sentenza ']

Sulla punibilità del Falso c.d. “valutativo” nel Delitto di False Comunicazioni Sociali a seguito della recente modifica dell’art. 2621 c.c. | I'm The Law(yer)!!
La questione è rilevante perchè numerose critiche che erano state mosse alla riforma del c.d. Falso in Bilancio (supportate dalla prima sentenza emessa in tema) sarebbe stata quella per cui non sarebbero stati più punibili le falsità nei c.d. fatti valutativi, e cioè i fatti più rilevanti e frequenti nelle ipotesi di Falso in Bilancio. Ovvia e conseguente era stata la polemica politica con l’accusa di una sostanziale meno apparente ma più grave nuova falla nel meccanismo, con la parallela accusa per cui la riforma sarebbe stata più apparente che sostanziale lasciando ancora non punibili le condotte di False Comunicazioni Sociali
La Corte ha adottato soluzione affermativa, precisando che:
” Nell’art. 2621 c.c. il riferimento ai ‘fatti materiali’ quali possibili oggetti di una falsa rappresentazione della realtà non vale a escludere la rilevanza penale degli enunciati valutativi, che sono anch’essi predicabili di falsità quando violino criteri di valutazione predeterminati o esibiti in una comunicazione sociale. Infatti, quando intervengono in contesti che implicano l’accettazione di parametri di valutazione normativamente determinati o, comunque, tecnicamente indiscussi, gli enunciati valutativi sono idonei ad assolvere una funzione informativa e possono dirsi veri o falsi “.
Questa soluzione si pone dunque in netto contrasto con quanto affermato dalla stessa Cassazione in un precedente che ha avuto molto clamore (Cass. Pen. Sez. V 30 luglio 2015, n. 33774, Pres. Alberti, rel. Miccoli, imp. Crespi) che, al contrario, aveva affermato la sopravvenuta irrilevanza dei falsi c.d. valutativi .
Auspichiamo ovviamente il consolidamento di questo nuovo orientamento giurisprudenziale (conforme anche a posizioni dottrinali autorevoli) per garantire la continuità della tutela.
1 risposta a “Sulla punibilità del Falso c.d. “valutativo” nel Delitto di False Comunicazioni Sociali a seguito della recente modifica dell’art. 2621 c.c.”
Depositate ieri le motivazioni.
Ecco una breve nota di commento
False Comunicazioni Sociali/Falso in Bilancio: sì alla rilevanza penale di valutazioni e stime
dal Quotidiano del Diritto – 13.01.2016
L’interpretazione della Suprema Corte fornita con la sentenza 890/16, secondo cui nel nuovo delitto di false comunicazioni sociali è inclusa la rilevanza penale di enunciati valutativi, potrebbe avere in concreto conseguenze particolarmente importanti.
Per comprendere appieno tali potenziali conseguenze, occorre però partire da alcune circostanze oggettive che non pare siano state tenute in debita considerazione dalla sentenza
La prima è il dato letterale: la norma ante-modifiche sanzionava i fatti materiali non corrispondenti al vero «ancorchè oggetto di valutazioni»: la legge 69/2015 ha abrogato tale dizione
Tale evidente differenza, operando un’interpretazione letterale, non potrebbe che portare a determinate conclusioni in merito alla perseguibilità attuale delle valutazioni. A fronte di questa differenza, la sentenza evidenzia che «è ormai universalmente riconosciuto che il significato di un qualsiasi enunciato dipende dall’uso che se ne fa nel contesto dell’enunciazione, sicchè non è la sua struttura linguistica bensì la sua destinazione comunicativa ad assegnare una possibile funzione informativa a un qualsiasi enunciato», per poi concludere che in passato era stato previsto «un inutile inciso».
C’è poi una seconda circostanza: la Cassazione (Quinta Sezione Penale, sentenza n. 33774/2015) solo alcuni mesi fa era giunta a tutt’altre conclusioni, operando un distinguo molto sottile e tutt’altro che sommario: prendendo atto del dato letterale del nuovo delitto – nel quale rispetto al passato risultavano abrogate le valutazioni – precisava che la valutazione di poste inesistenti o l’attribuzione di un valore ad una realtà insussistente rappresentavano fatti materiali non rispondenti al vero e non valutazioni, con la conseguenza che continuavano ad essere perseguite anche a seguito delle nuove fattispecie di false comunicazioni sociali.
C’è poi (circostanza evidenziata dalla precedente sentenza per giungere a conclusioni opposte) il testo del delitto previsto dall’art. 2638 c.c. (ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza), che anche nella versione vigente fa ancora riferimento alle valutazioni, quasi a voler rimarcare la differente gravità della condotta tra chi effettua false comunicazioni sociali (per le quali la rilevanza delle valutazioni è stata, almeno letteralmente, abrogata) e chi, invece, ostacola le funzioni di vigilanza (anche attraverso mendaci valutazioni).
A parte la condivisibilità o meno dell’interpretazione della Suprema Corte, sulla quale vi è da auspicare a questo punto un intervento delle Sezioni Unite, occorre al momento confrontarsi con queste conclusioni, che appaiono molto delicate per tutti coloro che, a vario titolo, possono essere interessati – quali soggetti attivi – al nuovo reato di false comunicazioni sociali.
I giudici non eludono poi l’obiezione per la quale ogni valutazione ha in sé un coefficiente di soggettività e, di conseguenza, di opinabilità che non deve automaticamente essere oggetto di sanzione penale; tuttavia ricordano che quando la valutazione deve essere parametrata a criteri predeterminati, di legge o di prassi universalmente accettate, costituisce falsità l’elusione da quei criteri nel senso di discordanza da un vero legale rappresentato da un modello di verità convenzionale che può essere conseguito solo nel rispetto di quei parametri.
In sostanza, la sentenza ritiene che anche le valutazioni sono rilevanti nel delitto, quando violano criteri predeterminati in via normativa (è il caso delle regole previste dal Codice Civile) o siano tecnicamente indiscussi (si pensi ai princìpi contabili): in altre parole, se l’importo indicato in bilancio nella valutazione di poste non ha rispettato i criteri prescritti dal Codice o dai princìpi contabili, si è in presenza di un fatto materiale penalmente rilevante. La Cassazione fa un passo ulteriore sottolineando che le valutazioni espresse in bilancio non sono allora frutto di semplici congetture o arbitrari giudizi di valore, ma devono uniformarsi a criteri valutativi determinati dalla disciplina civilistica – tra i quali il nuovo art. 2426 c.c. – dalle direttive e regolamenti di diritto comunitario (da ultimo, ricorda la Corte, la direttiva 2013/34/Ue), dagli standard internazionali Ias/Ifrs e da prassi contabili generalmente accettate come per esempio i principi contabili nazionali elaborati dall’Oic. «Il mancato rispetto – conclude la sentenza che ha confermato il giudizio di merito della Corte d’appello di Torino sulla rilevanza penale della dissimulata esistenza di un’elevatissima – il 62% del totale – percentuale di crediti incagliati, nel bilancio di una Srl – di tali parametri comporta la falsità della rappresentazione valutativa, ancor’oggi punibile ai sensi del nuovo articolo 2621 del Codice civile, nonostante la soppressione dell’inutile inciso “ancorchè oggetto di valutazioni”».
È evidente che una simile interpretazione non tiene conto del fatto che, in realtà, le “regole predeterminate” di valutazione sono in molti casi tutt’altro che oggettive e determinabili, come invece ritiene la Cassazione.
Il rischio allora è che in presenza di valutazioni differenti (operate dagli organi inquirenti), seppur non particolarmente rilevanti rispetto a quelle formulate da coloro che hanno redatto e approvato il bilancio (ferma restando ovviamente la sussistenza delle altre condizioni previste dalla norma), si rientri nell’ambito penale.
Occorre infatti ricordare che, rispetto al passato, sono state abrogate le soglie di punibilità che avevano proprio la principale funzione di delimitare la rilevanza penale delle valutazioni.