Source: http://www.scuola7.it/2020/189/
Timestamp: 2020-07-06 01:32:01+00:00
Document Index: 109185002

Matched Legal Cases: ['art. 14', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 17', 'art. 10', 'art. 15', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 2']

Scuola7 - n. 189
Scuola7 15 giugno 2020, n. 189
15 giugno 2020, n. 189
Maturità, il valore del fattore umano (Marco MACCIANTELLI)
Il giudizio descrittivo: oltre la logica del “Benino, Bene, Benissimo” (Federico BATINI - Cristiano CORSINI - Antonio FINI - Valentina GRION - Antonio MARZANO - Roberto TRINCHERO)
Pensando al prossimo settembre (Gian Carlo SACCHI)
Le novità introdotte nel decreto scuola (Luciano BERTI)
Parliamo diNotte prima degli esami
Mentre esce questo numero di “Scuola7” le Commissioni per gli esami di Stato, dalle ore 8:30 di lunedì 15 giugno 2020 - ai sensi dell’art. 14, comma 1, dell’O.M. n. 10 del 16 maggio 2020 - si sono insediate, nelle scuole assegnate, in seduta plenaria.
Dopo la fase acuta dell’emergenza epidemiologica causata dal Covid-19 almeno gli studenti dell’ultimo anno del secondo ciclo “tornano a scuola” per il fatidico rito di passaggio della “maturità”: e ciò, per gli aspetti organizzativi che comporta, costituisce anche un’anticipazione dei preparativi in vista della ripresa del nuovo a.s. dal 1° settembre 2020.
Un colloquio di 60 minuti
L’esame di Stato, com’è noto, si svolge senza prove scritte, nella forma di un colloquio in presenza “della durata complessiva indicativa di 60 minuti” (art. 17 dell’O.M. n. 10 del 16 maggio) con inizio dalle ore 8:30 di mercoledì 17 giugno 2020.
Il Documento del 30 maggio
Ciascuna classe è stata presentata dal Consiglio di classe sulla base del Documento del 15 maggio - quest’anno prorogato al 30 maggio - “che esplicita i contenuti, i metodi, i mezzi, gli spazi e i tempi del percorso formativo, nonché i criteri, gli strumenti di valutazione adottati e gli obiettivi raggiunti” (art. 17 del D.Lgs. 62 del 13 aprile 2017).
Le cinque parti del colloquio
La Commissione è formata da un Presidente esterno e da sei Commissari interni (membri del Consiglio di classe).
Sempre a seguito dell’art. 17 dell’O.M. n. 10 del 16 maggio, il colloquio si compone di cinque parti, non distinte né separate, ma correlate tra loro.
a) Discussione dell’elaborato concernente le discipline di indirizzo individuate come oggetto della seconda prova scritta in riferimento all’argomento assegnato a ciascun candidato, su indicazione dei docenti delle discipline di indirizzo, entro il 1° di giugno, con restituzione, per posta elettronica, da parte di ciascun candidato, entro il 13 giugno (cfr. anche la nota ministeriale n. 8464 del 28 maggio 2020).
b) Discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di Lingua e Letteratura italiana, durante il quinto anno, ricompreso nel documento del Consiglio di classe.
c) Analisi, da parte del candidato, del materiale scelto dalla Commissione, costituito da un testo, un documento, un progetto, un problema finalizzato a favorire la trattazione dei nodi concettuali caratterizzanti le diverse discipline e del loro rapporto interdisciplinare, in coerenza con il percorso didattico effettivamente svolto e con il documento di ciascun Consiglio di classe.
d) Esposizione, da parte del candidato, mediante una breve relazione, ovvero un elaborato multimediale, dell’esperienza dei PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento).
e) Accertamento delle conoscenze e delle competenze maturate dal candidato nell’ambito delle attività relative a Cittadinanza e Costituzione.
100 punti per la Commissione
La Commissione dispone di 40 punti per la valutazione del colloquio, mentre il credito scolastico arriva sino a 60 punti: 18 per la classe terza, 20 per la classe quarta, 22 per la classe quinta (art. 10, comma 1, dell’O.M. n. 10 del 16 maggio).
In tal modo vengono rovesciate le indicazioni dell’art. 15 del D.Lgs. 62/2017: da 40/60 a 60/40.
L’influsso del Neoidealismo
Anche nell’impostazione degli Esami di Stato la scuola italiana porta tuttora un segno dell’influsso che ha esercitato nel secolo scorso l’egemonia del Neoidealismo. Non a caso, entrambi i suoi maggiori esponenti sono stati ministri della Pubblica Istruzione. Per quanto politicamente discordi - Giovanni Gentile ministro della P.I. nel primo governo Mussolini, nonché artefice della riforma del 1923, Benedetto Croce, liberale, ministro della P.I. tra il 1920 e il 1921 - sono stati culturalmente concordi nella svalutazione degli aspetti "empirici". E invece mai come nel contesto attuale occorre un’accurata attenzione ad un’azione bene istruita sotto il profilo pratico e concreto.
Ingressi scaglionati degli studenti
Al fine di evitare assembramenti, ogni scuola coinvolta negli esami di Stato predispone ingressi scaglionati a seconda dell’orario delle prove e percorsi distinti e debitamente segnalati per l’ingresso e per l’uscita.
In relazione alle precauzioni previste è bene che ciascun candidato si presenti a scuola un po’ prima dell’orario della convocazione e può essere accompagnato da una persona che può assistere all’esame.
Almeno due aule per ogni commissione
Davanti alle aule individuate per il colloquio è opportuno predispore alcune sedie, distanziate, per il candidato successivo e per l’eventuale accompagnatore.
Per le Commissioni è preferibile siano messe a disposizione almeno due aule contigue: una per il colloquio, l’altra per i lavori preparatori.
Salute e sicurezza: i servizi della Croce Rossa
Veniamo alle avvertenze sotto il profilo del rapporto tra salute e sicurezza, comprese le necessarie integrazioni al DVR (Documento di valutazione dei rischi).
Il 19 maggio 2020 il Ministero dell’Istruzione ha sottoscritto una convenzione con l’Associazione della Croce Rossa Italiana, meritoria organizzazione non profit, proprio al fine di fornire alle scuole servizi di assistenza e supporto.
- “incontri online per la formazione del personale scolastico”;
- “presenza di operatori presso le sedi degli esami” di tipo informativo e di verifica circa il distanziamento e le norme igieniche.
MI e OO.SS.: concertazione necessaria
Sempre il 19 maggio è stato sottoscritto da Ministero dell’Istruzione e OO.SS. rappresentative del comparto e dell’area Istruzione e ricerca un Protocollo d’intesa con le Linee operative per garantire il regolare svolgimento degli esami conclusivi di Stato 2019/2020.
CTS nazionale (Sanità)
Con intestazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stato diffuso lo stralcio del verbale n. 82 della riunione tenutasi, presso il Dipartimento della Protezione Civile, il giorno 28 maggio 2020, da parte del Comitato tecnico scientifico, sotto il titolo Modalità di ripresa delle attività didattiche del prossimo anno scolastico.
Un comitato in ogni scuola
A seguire hanno potuto insediarsi - anche all’interno di ciascuna scuola - specifici Comitati formati, in genere, da DS, RSPP, RLS, MC, e ha potuto essere discusso e sottoscritto, tra dirigente scolastico, RSU d’Istituto e OO.OO. provinciali, un verbale d’intesa sulle materie previste dal Protocollo del 19 maggio.
Verbale di intesa a livello di istituto
Nel verbale d’intesa le parti possono concordare alcuni criteri affinché:
1) i dispositivi di protezione individuale - mascherine, guanti, gel igienizzante, visiere, termoscanner - siano assicurati ai lavoratori, ogni giorno, per tutta la durata degli esami di Stato;
2) i luoghi individuati per gli esami di Stato siano utilizzati esclusivamente per tali finalità, per il tempo strettamente necessario, igienizzati con prodotti appropriati.
Già all’ingresso della scuola è bene che sia a disposizione il prodotto igienizzante per la sanificazione delle mani.
Possibilmente vicino, su un tavolo, il documento per l’autocertificazione.[1]
Lo sottoscrivono anche chi accompagna lo studente e i Commissari per gli esami di Stato.
È corretto darne informazione preventiva ai candidati e alle famiglie attraverso circolare e notizia sul sito.
Le pulizie dei locali
Prima degli esami di Stato deve esserci una pulizia approfondita, ad opera dei collaboratori scolastici, dei locali della scuola, oltre alle aule per il colloquio e per i lavori della Commissione, comprese le pertinenze: androne, corridoi, bagni, con attenzione alle superfici più toccate.
Le operazioni di pulizia vanno effettuate quotidianamente, prima di ogni sessione e al termine di ogni sessione d’esame.
I locali devono essere ben areati.
Nel caso in cui per il candidato sussista una delle condizioni non ammesse, secondo quanto espresso nell’auto-certificazione, lo stesso non deve presentarsi per l’effettuazione dell’esame, producendo tempestivamente la relativa certificazione medica al fine di consentire alla Commissione la programmazione di una sessione di recupero nelle forme previste dall’O.M.
“Diritto” alla fragilità
I Commissari che ne abbiano diritto, a seguito di certificata fragilità, possono svolgere il loro servizio a distanza in video-conferenza (cfr. la nota ministeriale n. 8464 del 28 maggio 2020).
In video-conferenza, o in altra modalità telematica sincrona, anche le prove d’esame fuori dalla sede scolastica di candidati degenti in luoghi di cura ovvero ospedali (art. 7 dell’O.M. n. 10 del 16 maggio 2020).
L’ultimo DPCM in ordine di tempo, quello dell’11 giugno 2020, ha ricordato che la “distanza di sicurezza interpersonale”, di norma, nei luoghi di pubblico incontro, è di “almeno un metro”.
Il Documento tecnico sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di Stato nella scuola secondaria di secondo grado ha spiegato che per il candidato, durante gli esami di Stato, “dovrà essere assicurato un distanziamento non inferiore a 2 metri (compreso lo spazio di movimento) dal componente della commissione più vicino”.[2]
“...Notte prima degli esami...”
Nel film Notte prima degli esami, ispirato alla celebre canzone di Antonello Venditti, oltre alle vicende di uno gruppo di studenti, si racconta la storia di un’amicizia, dopo contrasti e incomprensioni, tra lo studente Luca e il suo insegnante di Italiano, il prof. Antonio Martinelli, membro interno, estimatore di Milan Kundera, interpretato da Giorgio Faletti.
Un film che, proprio nel restituire la dimensione scolastica più vissuta, ha lasciato dietro di sé un alone di simpatia.
Al termine di un anno difficile come quello che va concludendosi è auspicabile che l’occasione della “maturità” consenta di recuperare il carattere autentico della relazione, quel fattore umano che nessun algoritmo potrà mai prestabilire, decisivo specialmente nel momento in cui si conclude, nel dialogo educativo, un intero ciclo di studi.
[1] Cfr. il facsimile di autodichiarazione:
Il sottoscritto, cognome ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... nome ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... luogo di nascita ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... data di nascita ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ... documento di riconoscimento ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ruolo..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ... (per esempio: studente, docente, personale non docente, altro) ..... ..... ..... ..... ..... nell’accesso presso l’Istituto scolastico ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... .....
|_| di non presentare sintomatologia respiratoria o febbre superiore a 37.5° C in data odierna e nei tre giorni precedenti;
|_| di non essere stato in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni;
|_| di non essere stato a contatto con persone positive, per quanto di loro conoscenza, negli ultimi 14 giorni.
< La presente autodichiarazione viene rilasciata quale misura di prevenzione correlata con l’emergenza pandemica del SARS CoV 2.
Luogo e data ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..... ..
[2] Cfr. https://www.miur.gov.it/documents/20182/2467413/DOCUMENTO+SCUOLA+-+ESAMI+DI+STATO.pdf/82f5cca3-4a07-e123-47e7-83c8586f4701?t=1589631913161.
Il giudizio descrittivo: oltre la logica del “Benino, Bene, Benissimo”
Federico BATINI, Cristiano CORSINI, Antonio FINI, Valentina GRION, Antonio MARZANO, Roberto TRINCHERO
Cosa dice la legge sul voto alla primaria?
La Commissione Cultura e Istruzione ha approvato in data 27 maggio 2020 un emendamento al Disegno di legge n. 1774, presentato dai senatori Verducci, Iori e Rampi, che recita: «In deroga all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n.62, dall'anno scolastico 2020/2021, la valutazione finale degli apprendimenti degli alunni delle classi della scuola primaria, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo è espressa attraverso un giudizio descrittivo riportato nel documento di valutazione e riferito a differenti livelli di apprendimento, secondo termini e modalità definiti con ordinanza del Ministro dell'istruzione». Tale disposizione è stata convertita in legge il 6 giugno 2020 e consentirà agli insegnanti di poter disporre di un utile strumento per descrivere analiticamente lacune e punti di forza della preparazione dell’allievo e per orientare gli insegnanti verso un uso realmente formativo della valutazione.
Il rischio è però che il giudizio descrittivo citato nella norma venga interpretato in modo sintetico e non analitico, portando alla costruzione di sistemi di espressione della valutazione basati su aggettivi quali Scarso, Sufficiente, Distinto, Buono, Ottimo, che nulla hanno a che vedere con un giudizio realmente descrittivo della preparazione dell’allievo e rappresentano solo una discutibile ricodifica del voto numerico. In altre parole, senza aver chiaro cos’è davvero un giudizio descrittivo, si rischia che la logica riduttiva del “voto”, uscita dalla porta, rientri dalla finestra.
Il giudizio descrittivo degli apprendimenti: livelli analitici o livelli sintetici?
È utile ricordare l’art. 1, comma 1, del DL 62/2017 recita: «La valutazione ha per oggetto il processo formativo e i risultati di apprendimento delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti delle istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione e formazione, ha finalità formativa ed educativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo degli stessi, documenta lo sviluppo dell'identità personale e promuove la autovalutazione di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze.». Sempre il DL 62/2017, all’art. 3, comma 3, specifica che «La valutazione è integrata dalla descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto.».
Il DM n. 742/2017 ha poi specificato le linee guida per la certificazione delle competenze per il primo ciclo, definendo 4 livelli da attribuire a ciascuna competenza al termine della classe quinta della scuola primaria. I livelli sono:
A – Avanzato: L’alunno/a svolge compiti e risolve problemi complessi, mostrando padronanza nell’uso delle conoscenze e delle abilità; propone e sostiene le proprie opinioni e assume in modo responsabile decisioni consapevoli. È riferito ad un allievo in grado di affrontare compiti complessi operando scelte autonome e consapevoli e producendo opportune argomentazioni anche arricchite da spunti originali e opinioni personali.
B – Intermedio: L’alunno/a svolge compiti e risolve problemi in situazioni nuove, compie scelte consapevoli, mostrando di saper utilizzare le conoscenze e le abilità acquisite. È riferito ad un allievo in grado di affrontare compiti non puramente esecutivi operando scelte autonome e consapevoli.
C – Base: L’alunno/a svolge compiti semplici anche in situazioni nuove, mostrando di possedere conoscenze e abilità fondamentali e di saper applicare basilari regole e procedure apprese. È un livello riferito ad un allievo autonomo solo nello svolgere compiti pre-interpretati dal docente e/o puramente esecutivi.
D – Iniziale: L’alunno/a, se opportunamente guidato/a, svolge compiti semplici in situazioni note. È un livello che descrive un allievo non ancora autonomo nell’affrontare i compiti oggetto di valutazione.
Le rubriche per descrivere le competenze
Questi livelli, attualmente assegnati in modo formale solo al termine della classe quinta della scuola primaria, dovrebbero essere il riferimento per definire un giudizio sintetico al termine di ciascun anno scolastico, in modo da poter offrire agli allievi e alle famiglie informazioni coerenti di sintesi sugli andamenti scolastici nelle varie discipline.
Il giudizio descrittivo dovrebbe invece riprendere e rafforzare la già citata descrizione del processo e del livello globale di sviluppo degli apprendimenti raggiunto dall’allievo, prevista dal DL 62/2017, all’art. 3, comma 3. Come è possibile notare dai descrittori dei quattro livelli, la discriminazione avviene su elementi di carattere processuale e non solo su contenuti dell’apprendimento. Questo rende i quattro livelli particolarmente adatti alla sintesi di una descrizione complessa inerente un processo di apprendimento durato un quadrimestre o un intero anno scolastico.
Le due espressioni della valutazione dovrebbero essere presentate insieme, in modo da dare a studenti e famiglie la chiarezza del giudizio sintetico insita nei quattro livelli certificativi delle competenze e la potenza informativa del giudizio analitico per la riflessione su punti di forza e punti di debolezza della preparazione e la promozione di nuovi apprendimenti. Le due espressioni, utilizzate insieme, darebbero alla valutazione scolastica un potenziale proattivo mai sperimentato in precedenza.
Un giudizio descrittivo è importante per una buona valutazione formativa
La valutazione formativa è una strategia didattica ed educativa. Questo significa che ha uno scopo ben preciso: migliorare sia l’insegnamento sia l’apprendimento. Essa chiede all’allievo di mettere alla prova le proprie acquisizioni e attiva uno scambio bidirezionale studente-docente in grado di far crescere entrambi.
Alla base di questo processo vi è il feedback, ossia il “meccanismo di ritorno” con il quale al soggetto valutato giunge l’informazione conseguente alla valutazione del proprio compito, della propria prestazione, dell’elaborato presentato.
La valutazione formativa orienta l’insegnamento, perché fornisce a chi insegna informazioni preziose per calibrare la successiva azione didattica (feedback “studente vs. docente”).
La valutazione formativa orienta l’apprendimento, perché fornisce a chi apprende indicazioni precise, dettagliate e personalizzate sulle azioni da intraprendere per migliorare (feedback “docente vs. studente”). In essa gli obiettivi e i criteri valutativi vengono impiegati attivamente e consapevolmente – anche attraverso processi di autovalutazione – da studentesse e studenti per regolare il proprio apprendimento e acquisire autonomia di giudizio e responsabilità nelle proprie scelte. L’allievo capisce che ha sbagliato, ma anche cosa ha sbagliato e perché ha sbagliato, in un’ottica di valorizzazione delle acquisizioni conseguite e di indicazioni precise su come procedere.
Un feedback che orienta l’apprendimento
Nel feedback “docente vs. studente” la fonte delle informazioni regolative è principalmente l’insegnante. Attraverso il “giudizio” che l’insegnante comunica all’alunno/a, egli/ella può offrire a quest’ultimo/a preziose informazioni sull’attività svolta, su ciò che è corretto e ciò che andrebbe migliorato nel lavoro effettuato, sull’adeguatezza o meno del percorso di preparazione intrapreso in funzione dell’esecuzione di uno specifico compito ecc.
Affinché quest’informazione di ritorno sia utile deve però avere delle caratteristiche tali da essere d’aiuto agli allievi nel comprendere la propria situazione d’apprendimento: a che punto essi si trovino nel percorso formativo, quali siano gli eventuali punti forti e punti da rinforzare del proprio lavoro, verso dove indirizzare la propria attenzione per migliorare e raggiungere gli obiettivi di apprendimento prefissati.
In questo contesto, poco o nulla serve un giudizio di valore del compito (“benino”), o addirittura dell’alunno (“bravo/a”), poiché questi non danno alcuna informazione significativa, agli alunni stessi rispetto a quello per cui essi sono chiamati ad impegnarsi: il miglioramento del proprio apprendimento!
Le domande che aiutano a migliorarsi
Un’interessante posizione di ricerca, che può aiutare l’insegnante nella formulazione di giudizi valutativi efficaci perché utili per offrire supporto agli studenti nel proprio percorso d’apprendimento, riguarda quanto proposto da Hattie e Timperley (The Power of Feedback, Review of Educational Research, Volume: 77, issue: 1, 2007, pp. 81-112) nel proprio modello di uso del feedback valutativo, che offre un quadro di sintesi delle componenti e delle proprietà che dovrebbero caratterizzare un giudizio valutativo efficace e quindi significativo.
Lo scopo dichiarato del modello dei due autori è quello di rendere possibile il raggiungimento dell’obiettivo principale del feedback, ossia quello di ridurre la lacuna esistente fra la prestazione dimostrata dall’alunno e quella desiderabile e/o attesa.
Gli autori ritengono che per produrre feedback efficaci, l’insegnante dovrebbe offrire “risposte efficaci” agli alunni e alle alunne. Queste deriverebbero dalle risposte date ad alcune domande che, in qualche modo gli alunni e le alunne, più o meno implicitamente, si pongono di fronte ai compiti scolastici.
Le questioni più generali cui un giudizio valutativo dovrebbe rispondere sono le seguenti:
a) Dove sto andando?, questione che dovrebbe condurre a focalizzare sull’obiettivo dell’apprendimento;
b) Come mi sto muovendo?, ossia quali progressi ho compiuto in direzione dell’obiettivo posto? In effetti gli studenti spesso chiedono: “Come sto andando?”, senza peraltro ottenere il più delle volte risposte precise;
c) Verso dove mi devo muovere?, ovvero quali attività e strategie devono attivare per ottenere progressi?
Un giudizio valutativo efficace
A livello più specifico, un giudizio valutativo efficace potrebbe interessare:
a) i contenuti del compito o il prodotto dell’apprendimento. In questo caso esso può riguardare ad esempio l’indicazione per ottenere/acquisire più informazioni su un argomento. Orientare il feedback a questo livello risulterebbe efficace se l’obiettivo fosse quello di favorire l’elaborazione di nuove informazioni riguardanti le ipotesi e le idee manifestatesi come sbagliate nel compito e il feedback potrebbe essere strutturato come una guida per lo sviluppo di più efficienti ed efficaci strategie d’interpretazione e comprensione dei materiali del compito;
b) il processo messo in atto per elaborare un prodotto o completare un compito. Il feedback è indirizzato, in questo secondo caso, a stimolare la riflessione sul percorso messo in atto o sulle strategie da adottare per migliorare la prestazione;
c) i processi autoregolativi dello studente in relazione allo specifico compito, la sua capacità autovalutativa nell’individuarne le eventuali lacune, la fiducia nella propria capacità di svolgere il compito. Il feedback dovrebbe essere diretto a incentivare il grado d’impegno verso il compito, la percezione di autoefficacia e a migliorare le attribuzioni causali (ad esempio: “Se cerchi d’impegnarti per un tempo più lungo, puoi raggiungere….);
d) i processi legati al sé personale indipendentemente dal compito da svolgere e in tal caso un’espressione tipica di feedback dato dall’insegnante potrebbe essere: “Tu sei un bravo studente quindi…”. Va rilevato che quest’ultimo livello di collocazione del feedback risulterebbe il meno efficace poiché offrirebbe scarse indicazioni rispetto alle tre questioni generali sopra presentate (Dove sto andando?, Come mi sto muovendo?, Verso dove mi devo muovere?) e perciò non attiverebbe dinamiche di miglioramento dell’apprendimento.
Consigli per decisori e insegnanti
La valutazione formativa ha un’efficacia riconosciuta da una pluralità di evidenze empiriche in termini di sviluppo della motivazione intrinseca e di miglioramento nei livelli di apprendimento.
In virtù di queste ragioni, è palese come solo un rigoroso e tempestivo resoconto analitico del docente sulla prestazione dello studente (e non sullo studente come persona) possa avere la ricchezza informativa necessaria ad innescare processi di miglioramento.
Questo resoconto analitico non può essere ovviamente solo restituito alla fine del percorso. Esso deve accompagnare costantemente l’insegnamento e gli apprendimenti, essere finalizzato al miglioramento ed avere il giusto carattere di analiticità. Deve tenere conto del progressivo sviluppo della capacità degli allievi di autovalutare e co-valutare, con i compagni, i propri progressi.
È questo giudizio che consente all’insegnante e alla famiglia di conoscere e monitorare i progressi dello studente, in termini obiettivi di apprendimento raggiunti e non raggiunti, stabilendo anche percorsi personalizzati di crescita.
Costruito progressivamente durante l’anno scolastico e portato fino al termine dello stesso, questo resoconto consente quindi di formulare un giudizio descrittivo finale non stereotipato e dotato della giusta densità informativa, elemento che né il voto né il giudizio sintetico mediante aggettivi sono in grado di fornire.
La sintesi offerta dal livello di competenza (Iniziale, Base, Intermedio, Avanzato) ne può costituire il giusto complemento in termini di chiarezza ed economicità espressiva.
Pensando al prossimo settembre
Indicazioni per la riapertura ancora generiche
Un “popolo” di genitori, studenti e docenti, con politici al seguito, invocano il ritorno in classe e lo fanno senza le contestazioni di cui ha sofferto abbastanza di frequente il nostro sistema formativo. Non si capisce se sia un’adesione alla scuola che c’è e che quindi non si vuole cambiare, o se prevalga il desiderio di uscire dalla quarantena che ha costretto giovani e adulti all’isolamento obbligandoli al digitale.
La politica ha assunto un atteggiamento a dir poco ondivago, finanziando dapprima le tecnologie, pensando così ad un loro uso più sistematico e poi, forse sospinta dalla pressione popolare, schierandosi per una ripresa in presenza del prossimo anno scolastico, con generici riferimenti agli adattamenti per scongiurare una nuova epidemia, necessari non solo dal punto di vista igienico- sanitario, ma anche edilizio e didattico.
La DAD tra quarantena e scuole chiuse
L’insegnamento a distanza rimane una parte del lavoro scolastico, ancora un po’ di nicchia, sia per gli studenti che non riescono a raggiungere le necessarie dotazioni, sia per i docenti senza adeguate competenze. Si rende tuttavia necessario riallacciare il filo delle relazioni per sviluppare autonomia personale e identità, dare significato al vissuto attraverso i rapporti interpersonali, nonché costruire legami tra pari. Seguire le lezioni on line ha consentito alla scuola di entrare nella famiglia e a quest’ultima di guardare da vicino come procede il percorso formativo. Questa potrebbe essere l’occasione per rinsaldare i rapporti tra le diverse componenti che nel tempo avevano manifestato non poche smagliature. In classe però si continua a preferire un “banco a due piazze”, con il computer ma anche il libro.
L’impatto della didattica a distanza è stato considerato perlopiù in relazione ai comportamenti dei giovani nell’uso delle tecnologie, spesso condizionati dagli spazi disponibili, soprattutto se in condominio con lo smart working dei genitori. Poco o nulla si sa delle modalità di organizzazione dell’insegnamento eccezion fatta per la mole di compiti che sono stati rovesciati sugli alunni e dell’efficacia sull’apprendimento.
Il contrasto “storico” alle malattie infettive
La preoccupazione di un possibile contagio dovuto alla riapertura delle scuole risulta ancora molto alta e cresce con l’aumentare dell’età, ci dice una recente indagine di Telefono Azzurro/Doxa, ed è sui problemi delle sicurezza soprattutto sanitaria che fa leva il documento degli esperti consegnato al ministro dell’istruzione per l’avvio del prossimo anno scolastico (CTS, 28 maggio 2020).
Indicazioni per la difesa dalle malattie infettive nella scuola sono contenute in un regolamento emanato nel 1921, con le finalità di impedire la trasmissione del contagio. Prevedeva l’allontanamento degli infetti e delle persone che erano entrate in contatto con essi, nonché la chiusura delle scuole stesse. Allora sorvegliata speciale era la tubercolosi per la quale erano previste scuole speciali e all’aperto. Il Covid-19 ci pone gli stessi problemi e simili sono le soluzioni proposte dagli esperti.
Nei programmi didattici della scuola elementare del 1923 largo spazio veniva lasciato all’igiene delle persone e degli ambienti. Erano elencate pratiche di pulizia che insieme al galateo i maestri dovevano verificare. Tali indicazioni con l’evoluzione dell’ordinamento sono diventate disciplina di studio, fanno parte dell’area scientifica e dell’educazione alla salute, oggi inserita tra i contenuti della nuova educazione civica, che entrerà in vigore a partire dal prossimo anno.
Emergenza e sicurezza nelle scuole
Il virus ripropone l’assunzione di comportamenti concreti (lavarsi le mani, sanificare gli ambienti, ecc.)che non solo svolgeranno un’azione preventiva nei confronti del contagio, ma dovranno costituire vere e proprie competenze per i giovani e la loro organizzazione sociale.
Una novità rispetto ai precedenti indicatori di scolarizzazione è costituita dalla mobilità e dai mezzi di trasporto utilizzati, che dovranno privilegiare la sostenibilità (bicicletta). Ciò induce a limitare il più possibile gli spostamenti e ripropone il decentramento delle sedi scolastiche, più facili nel primo ciclo, che riduce il numero degli alunni nei plessi, ma più difficile nel secondo anche per ragioni di prestigio degli istituti storici e perché, come è provato da numerose indagini, la mobilità è prediletta dai giovani, che iniziano a rendersi autonomi dai luoghi di residenza dei genitori, in cui peraltro avevano frequentato le scuole precedenti .
Il documento del CTS (Sanità) traccia inoltre un quadro della situazione edilizia e si limita a prevedere spazi di sicurezza per ogni allievo, che fanno venir meno tutti gli standard sia sul piano della cubatura dei locali, sia per la previsione degli organici del personale. È da tempo che si criticano le così dette “classi pollaio” costituite per ragioni di spesa pubblica; sarebbe venuta l’ora di diminuirne l’elevato numero di allievi.
Esigenza di nuovi ambienti di apprendimento
Sul piano organizzativo si potrebbero riportare alla luce i laboratori e i reparti di lavorazione degli istituti tecnici e professionali, che prevedevano più locali e personale docente e tecnico, per poter formare dei gruppi, con tempi flessibili, ai quali aggiungere un buona dose di alternanza scuola-lavoro ed altri rapporti con gli enti e realtà del territorio. Analoga flessibilità potrebbe essere realizzata negli istituti comprensivi del primo ciclo, con scambio di docenti nei diversi gradi, e in quelli plurindirizzo delle superiori (campus) con un adeguata dotazione dell’organico di potenziamento.
L’autonomia scolastica sarà il dispositivo che consentirà alle scuole di adattare le prescrizioni sanitarie al contesto territoriale sia per quanto riguarda il curricolo, sia per le risorse da assegnare (DPR 275/1999).
Per i nuovi cantieri ci sono ricerche che prospettano il passaggio dalle aule agli ambienti di apprendimento, da una didattica unidirezionale a diverse modalità di lavoro individuale e per gruppi; per questo occorreranno nuove disposizioni per la costruzione e l’arredamento. L’evoluzione delle tecnologie digitali ci farà comprendere che la formazione a distanza è un dato strutturale e non un’emergenza da lockdown.
In una logica di maggiore flessibilità sarà dunque possibile agire in maniera differenziata sui tempi scuola, comprendendovi anche la consumazione dei pasti.
Le leve dell’autonomia: spazi e tempi
Per gli allievi più grandi è possibile intervenire sulle strutture e sull’organizzazione ridando l’autonomia che gli istituti tecnici e professionali avevano prima del 1974, allargando per i licei gli ambiti della frequentazione culturale e ambientale, con i musei, i teatri, ecc., in modo da poter attuare il necessario distanziamento attraverso gruppi che operano contemporaneamente in diversi ambienti
Per i più piccoli si possono riprendere le linee guida elaborate per i centri estivi (Allegato 8 al DPCM 11 giugno 2020), che potrebbero diventare utili per la didattica della prima infanzia, organizzando le attività per piccoli gruppi sotto la guida dell’educatore o ripristinando il team nella scuola primaria, utilizzando spazi all’aperto che come nelle “green school” facciano praticare attività a contatto con la natura. La continuità di relazione tra adulto e bambini è utile anche ai fini del tracciamento di eventuali casi di contagio.
Tutto questo è possibile a condizione che sia il progetto di istituto al centro dell’organizzazione e non standard economici o edilizi che in base alle richieste sanitarie sono ampiamente superati. Il documento degli esperti si limita ad indicazioni esterne di carattere igienico o logistico, mentre ci sarebbero le condizioni per rendere strutturali certe esigenze anche oltre l’emergenza.
Più risorse umane, ma non solo organico
L’amministrazione non deve presidiare tanto la formazione delle classi in modo rigido, ma fornire agli organici di istituto il necessario “potenziamento”, anche con altre figure professionali, nei laboratori, biblioteche ,ecc., fino a soddisfare curricoli flessibili e integrati con il territorio, che possono essere gestiti in parte anche a distanza.
Come si vede la storia della nostra scuola sarebbe già in grado di indicare quanto viene oggi richiesto, lo snodo sta nell’aumento del personale non solo docente,necessario a migliorare la qualità del sistema anche in tempi di pace.
Le novità introdotte nel decreto scuola
Legge 41 e decreto legge 22
È stato convertito in Legge (n. 41 del 6 giugno 2020) il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 22 recante: «Misure urgenti sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico e sullo svolgimento degli esami di Stato, nonchè in materia di procedure concorsuali e di abilitazione e per la continuità della gestione accademica».
Credo che sia importante un esame sulle modifiche introdotte rispetto al Decreto Legge.
Sugli esami di Stato di I e II ciclo e sulla valutazione degli apprendimenti sono stati scritti fiumi di parole, troppo spesso centrate su polarizzazioni / banalizzazioni (sono tutti promossi / la valutazione sarà seria) e che poi sono esplicitate con ordinanze, chiarimenti alle ordinanze che hanno messo in discussione quanto pareva chiaro (mi riferisco all’adozione dei libri di testo), non hanno chiarito quanto era incerto (la licenza in caso di mancata consegna dell’elaborato da parte di uno studente interno), introdotto creativi neologismi giuridici quali l’ammissione alla classe successiva con possibilità di “reiscrizione” alla stessa classe degli alunni con disabilità.
Mi limito a esprimere un’opinione personale: credo che se le cose fossero state lasciate come erano, i singoli consigli di classe, in sede di scrutinio, avrebbero considerato con la dovuta attenzione i risultati degli apprendimenti, le obiettive difficoltà incontrate in questa fase da studenti e docenti, il fatto che la scuola non è stata in grado di garantire quanto era stato previsto ed avrebbero agito di conseguenza, limitando ai casi estremi la non ammissione alla classe successiva.
La stessa cosa può dirsi per il concorso straordinario per docenti di scuola secondaria, sul quale si è consumato un confronto parlamentare aspro con strascichi altrettanto duri sul piano sindacale.
In sede di conversione in legge sono state apportate alcune importanti modifiche al decreto-legge:
- La valutazione degli apprendimenti degli alunni della scuola primaria
- L’edilizia scolastica
- L’aggiornamento e la provincializzazione delle graduatorie dei supplenti
La valutazione degli apprendimenti della scuola primaria
Si legge nella sintesi pubblicata dal MI:
Il superamento del voto numerico nel documento di valutazione della scuola primaria rappresenta un parziale accoglimento delle richieste che da più parti e da tempo sono formulate da associazioni del mondo della scuola, le quali evidenziano l’inutilità del voto numerico e la non corrispondenza dello strumento rispetto al quadro didattico e metodologico delineato dalle Indicazioni Nazionali per il I ciclo.
La prima stesura del D. L.vo n. 62/2017 (la bozza presentata in Commissione parlamentare accompagnata dalla relazione esplicativa) prevedeva l’abolizione del voto numerico per gli alunni di tutto il primo ciclo, mediante l’introduzione di una scala di 5 lettere (ABCDE) di cui le ultime due parzialmente o decisamente negative.
La proposta fu poi accantonata e il Decreto lasciò in vigore l’attribuzione del voro numerico, mitigando le conseguenze infauste del 5 in pagella.
Al di là dei legittimi pareri sulle modalità di valutazione degli apprendimenti degli alunni, si rileva che l’abolizione del voto numerico si attua nella sola scuola primaria, in questo modo si reintroduce una netta separazione su un fondamentale aspetto qualitativo qual è quello della valutazione degli apprendimenti all’interno di un quadro di Indicazioni Nazionali che prefigurano un curricolo unitario non solo nella premessa, ma anche nella stessa stesura delle singole discipline.
Non voglio entrare più di tanto nel merito della valutazione, della misurazione, del voto, delle rubriche, del numero, delle lettere e dei giudizi: il tema necessita di un confronto e approfondimento ben diversi.
Una produzione normativa disordinata
È un fatto che si continua nella pratica della produzione normativa senza un disegno organico.
Per avere un quadro complessivo delle norme sulla valutazione si devono consultare:
1. Il D. L.gs. n. 62 del 13 luglio 2017 per:
a. le finalità generali;
b. l’esame di Stato del I e del II ciclo;
c. la valutazione degli alunni della scuola secondaria di I grado;
d. parzialmente per la valutazione degli apprendimenti della scuola primaria (ammissione alla classe e al grado successivi);
2. L’art. 1 comma 2 bis delle Legge n. 41 del 6 giugno 2020 per la valutazione degli apprendimenti della scuola primaria
3. Il DPR n. 122 del 22 giugno 2009 per la valutazione degli apprendimenti degli studenti della scuola secondaria di II grado.
Naturalmente tralascio i conseguenti Decreti Ministeriali e Note varie.
Si possono fare tanti altri esempi, valga per tutti il dimensionamento scolastico, dove un articolo di una legge finanziaria che tratta di tutti i problemi del Paese (l'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008), ha stravolto quanto previsto da norme organiche (L. 59/1997 e DPR n. 233/1998) aumentando il numero minimo di alunni per conferire autonomia agli istituti scolastici.
Una domanda: la modifica della valutazione degli alunni della scuola primaria è misura urgente che impatta sulla regolare conclusione e l’ordinato avvio dell’anno scolastico?
Ancora una volta, una riforma (parziale ma positiva a mio avviso) viene introdotta attraverso una norma che c’entra come “il burro con la ferrovia” (è un detto svizzero-brianzolo).
L’edilizia scolastica e i poteri speciali agli enti proprietari
Sempre nella sintesi del MI si legge:
Il riferimento è l’articolo 7 ter.
Si tratta indubbiamente di una condizione fondamentale affinché possano essere eseguiti i lavori di adeguamento degli spazi (non parlerei di edifici) alle condizioni di sicurezza che saranno indicate nelle linee guida del Ministero per la ripresa delle attività in presenza.
Non c’è dubbio che il Codice degli appalti rappresenti un ostacolo per l’esecuzione dei lavori in tempi rapidi.
Leggendo la norma però si scopre comunque che in ogni caso debbono essere emessi bandi (e ci mancherebbe!) che, per quanto ridotti, i tempi minimi di ricezione delle offerte devono essere rispettati (10 giorni).
Il crono programma è realistico?
Ci sono almeno tre aspetti che fanno fortemente dubitare sul fatto che gli ambienti possano essere pronti per il primo di settembre:
1. Le linee guida: Il Ministero dell’istruzione deve fare una sintesi delle indicazioni pervenute dal Comitato Tecnico del Ministero della Salute, quelle del Comitato insediato dallo stesso Ministro che, a tutt’oggi, non sono state pubblicate ed emanare linee guida chiare, possibilmente sostenibili.
2. I finanziamenti: il decreto non indica cifre, anzi l’art. 8 c. 2 prevede la clausola dell’invarianza finanziaria “Le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione del presente decreto nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. Sono stati annunciati alcuni miliardi, ma questi debbono essere stanziati sul serio e gli Enti Locali proprietari debbono sapere su quali finanze concretamente contare.
3. I tempi: sono una settantina di giorni per sopralluoghi, previsione dei lavori, bando, esecuzione del lavoro, approntamento delle aule e degli spazi.
Il decreto si riferisce alle misure urgenti, per consentire una frequenza scolastica che potrà essere ridotta nel tempo, in gruppi poco numerosi compatibili con la dimensione dell’aula. Questa organizzazione può essere studiata e messa in atto solo nelle singole realtà, le linee guida dovranno offrire un ventaglio di possibilità sostenibili: la scuola, con il concorso di comuni/province, genitori e studenti dovrà ridefinire tutto il piano organizzativo.
Credo sia l’aspetto più complicato, ma non vedo alternative praticabili.
Le graduatorie dei supplenti saranno aggiornate, ma anche provincializzate e digitalizzate. Si attuerà, perciò, quanto previsto dal decreto scuola di dicembre, ma con un’importante semplificazione per garantire l’attuazione delle nuove regole in tempo per il nuovo anno scolastico: il Ministero potrà emanare un’apposita Ordinanza, anziché muoversi per via regolamentare. La provincializzazione consentirà di sgravare le segreterie delle istituzioni scolastiche: saranno gli Uffici territoriali del Ministero a seguire il processo e assegnare le supplenze. La presentazione delle domande sarà, poi, informatizzata per tagliare i tempi e rendere il processo più efficiente anche a vantaggio degli insegnanti e degli studenti. Con il nuovo modello le supplenze saranno assegnate più rapidamente
Le procedure sono indicate all’art. 1 quater.
Per quanto velocizzate, la norma prevede che le graduatorie siano aggiornate. Vero è che tale aggiornamento riguarda i docenti inseriti già nella terza fascia delle graduatorie per posto comune nella scuola e coloro che hanno titoli specifici, ma i docenti sono chiamati a indicare le 20 scuole, ci sono anche qui tempi tecnici da rispettare:
a. Deve essere emanata l’ordinanza;
b. Devono essere dati i tempi minimi necessari per l’inserimento della domanda, per la pubblicazione della graduatoria provvisoria, per la presentazione dei reclami, il loro esame da parte dell’ufficio, per la pubblicazione della graduatoria definitiva, la chiamata degli aspiranti supplenti e la loro assegnazione alle scuole.
Ma quando inizia l’attività didattica a settembre?
Mettendo insieme quanto già previsto nel Decreto Legge con gli emendamenti successivamente inseriti, ci sono alcuni aspetti che, sicuramente per mia incomprensione, reputo delle incongruenze o delle mancanze, ad esempio l’art. 2 c. 1 a prevede la possibilità che il Ministero possa adattare l’inizio delle lezioni tenendo conto dell'eventuale necessità di recupero degli apprendimenti quale ordinaria attività didattica e della conclusione delle procedure di avvio dell'anno scolastico.
Io credo che si tratti di due necessità antitetiche: da un lato la necessità di recupero porterebbe a pensare ad un’anticipazione dell’inizio delle attività didattiche, dall’altro i tempi tecnici per l’assegnazione dei docenti alle scuole. Per quanto semplificate, l’esperienza ci dice che almeno da vent’anni a questa parte, le lezioni sono sempre iniziate con un numero significativo di cattedre vuote e assegnate provvisoriamente durante le prime settimane di scuola.
Per questo, non solo non è opportuno iniziare le lezioni dal primo settembre, ma risulta essenziale rispettare i calendari previsti dalle singole regioni per consentire una progettazione ragionata delle attività e una predisposizione dei locali che non possono essere fatte in agosto, se non altro perché il personale trasferito o supplente entra il servizio il primo settembre.
Il termine “recupero” a me pare, tra l’altro, concettualmente sbagliato. Non ci sono programmi da rispettare annualmente, bensì indicazioni nazionali e linee guida che indicano traguardi scanditi in cicli quinquennali (scuola primaria), triennali (scuola secondaria di I grado), biennali/triennali (scuola secondaria di II grado).
Se si ritiene fondamentale aumentare il numero di giorni e ore di lezione, è sufficiente, ad esempio:
- non consentire ai Consigli di istituto di deliberare adattamenti del calendario con aggiunta di giorni di sospensione delle attività didattiche che talvolta hanno motivazioni risibili;
- far saltare quei progetti di accoglienza che prevedono un inizio “soft” non solo per i bambini di tre anni o per la prima classe della scuola primaria, ma anche per ragazzi che vanno a scuola da anni che non hanno bisogno di adattarsi lentamente al “trauma” della ripresa delle lezioni;
- prevedere realmente la copertura di tutte le cattedre dal primo giorno di scuola, così da evitare riduzioni d’orario dovute alla mancanza di docenti.
Il potenziamento degli organici del personale
Il decreto non dice nulla sugli organici, non prevede alcuna misura di assegnazione di docenti e personale a.t.a., dando forse per scontato che:
- sia possibile far riprendere l’attività didattica in presenza con gli organici assegnati (tra l’altro tagliati);
- siano sufficienti il minimo adeguamento alla situazione “di fatto” previsto annualmente e la conferma dei posti nonostante la riduzione del numero degli alunni peraltro non generalizzata.
Questa assenza è preoccupante, vero è che mancano le linee guida per la ripresa a settembre, ma pensare di ricominciare la scuola senza prevedere un aumento del personale docente, soprattutto nelle scuole dell’infanzia e del primo ciclo, a me pare un’ipotesi del terzo tipo, un periodo ipotetico dell’irrealtà.
Ciò non può peraltro significare un raddoppio del personale, come in maniera velleitaria viene richiesto da qualcuno.
Relativamente al personale ausiliario sono state avanzate proposte che prevedono l’impiego del mondo del volontariato che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare in questa fase emergenziale, di lavoratori in cassa integrazione o percettori del reddito di cittadinanza.
Tale possibilità deve essere esperita rapidamente, con un coinvolgimento dei ministeri e delle parti sociali e sindacali interessate. Si deve capire che il problema del rientro a scuola non può essere di pertinenza esclusiva del settore dell’istruzione, ma è il Ministero a doversi farsi carico di attivare tutte le interlocuzioni necessarie, senza pensare di avere forze e intelligenza per far tutto da solo.
Gestire in sicurezza e con serietà la ripartenza
Ciò detto, tutti dobbiamo però avere alcune consapevolezze:
1. A settembre a scuola si deve tornare. In alcuni Paesi le lezioni sono ricominciate, anche su questo purtroppo viene dato spazio a banalizzazioni:
a. possibile che si ricominci dappertutto e solo noi restiamo chiusi? (lettura plausibile nel sud Italia, un po’ meno in Lombardia, oggi);
b. nei Paesi in cui hanno voluto riaprire, ora richiudono perché si verificano contagi (lettura negativa di una cosa che è normale accada);
Perché invece, come suggeriscono alcuni non andare vedere come hanno riaperto, con esperti (evitando l’ennesima task force possibilmente), studiare le misure concrete, la riorganizzazione degli spazi, degli orari (senza limitarci a guardare i filmati su youtube dei bambini coreani), per poi contestualizzare il tutto alle diverse situazioni in Italia?
2. Dovranno essere messe in atto tutte le misure possibili per limitare i contagi, ma occorre avere la consapevolezza che questi potranno verificarsi e non dovranno essere gestiti in maniera isterica, prendendosela con gli altri.
In tal senso vanno benissimo i piani di formazione per il personale, per gli studenti, per le famiglie per garantire il rispetto delle regole ma, accanto a ciò, ha altrettanta importanza (se non di più) la definizione di un piano sanitario territoriale che consenta il controllo, l’individuazione immediata di eventuali focolai e l’attuazione delle misure conseguenti (isolamenti, chiusure parziali e temporanee...). Tutti devono sapere con precisione cosa accade se vi è un contagio a scuola, quali misure e per quanto tempo vengono prese.
Guardare al futuro, usando bene le maggiori risorse
Non c’era bisogno del COVID 19, ma questa emergenza ha messo in luce alcune gravi lacune in cui versa la scuola. Si susseguono norme per gestire questa fase e mettere in atto misure urgenti per garantire la chiusura di questo e il complicato avvio del prossimo anno scolastico.
Il discorso però è ben più ampio e se vogliamo parlare realmente di nuovo avvio:
- la scuola ha bisogno di una riforma complessiva che metta mano alla selva di norme ancora vigenti nella scuola emanate in periodi diversi per scuole diverse, spesso contraddittorie e fonte di contenzioso perpetuo.
Il governo della scuola autonoma si regge su organi collegiali emanati quando la scuola autonoma non era, che devono essere riformati da vent’anni, lo stato giuridico del personale su norme di fatto ancor più vecchie, risalenti in gran parte al 1957 e rivisitate nel 1974 quando il rapporto non si basava su una norma pattizia qual è il contratto di lavoro.
- l’obsolescenza delle strutture, l’inadeguatezza degli spazi sono venute alla luce in modo ancor più drammatico.
Al di là di come ognuno possa pensarla politicamente, è un fatto che saranno a disposizione fondi europei, tanti, abbiamo il diritto di chiedere alla politica di spenderli per avere in ogni territorio scuole sicure con spazi interni ed esterni ripensati. Non scuole scandinave, svizzere e quant’altro. Semplicemente degne di noi, dove i nostri ragazzi possano passare una buona parte della loro vita in spazi sicuri e adeguati.
pagg. 224, maggio 2020, euro 35,00
Con test di rinforzo a risposta multipla
pagg. 112, maggio 2020, euro 15,00
Parodiando Augé, potremmo definire il presente contributo un “non testo”: questo, infatti, non presenta le caratteristiche tipiche di un testo e non aspira ad avere la pretesa di un manuale, ma vuole essere una guida aggiornata per districarsi nella congerie di norme e provvedimenti ministeriali riguardanti i programmi su cui vertono le prove d'accesso e i bandi emanati dagli Atenei, sulla base di quanto previsto dal DM 95/2020.
Una bussola, quindi, per orientarsi nella preparazione al concorso per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità.
Per questo un indice ragionato dei punti previsti dal DM 30 settembre 2011 che disciplina “Criteri e modalità per lo svolgimento dei corsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno”, con l'auspicio che possa autodirigere e orientare i candidati nello studio e nella preparazione finalizzati allo svolgimento dei test preliminari, delle prove scritte e orali per l'accesso ai percorsi di formazione TFA. La pubblicazione contiene, inoltre, una batteria di test di rinforzo a risposta multipla sui contenuti trattati, puntualmente collegati ai punti indicati dal DM sostegno.