Source: http://www.treccani.it/magazine/diritto/approfondimenti/diritto_amministrativo/debenedetto_risorsenaturali.html
Timestamp: 2018-08-14 15:17:21+00:00
Document Index: 170964283

Matched Legal Cases: ['art. 822', 'art. 1', 'art. 826', 'art. 62', 'art. 61', 'art. 34', 'art. 16']

Concessioni amministrative su risorse naturali | Treccani, il portale del sapere
A partire dagli anni ’70 del secolo scorso si è avviato – anche nella materia - un processo di decentramento amministrativo, con una prima delega alle regioni operata con il d.p.r. n. 616/77, poi con il trasferimento disposto con la legge n. 59/97 (e il d.lgs. n. 112/98).
Demanio minerario
Il codice civile ha fornito una disciplina del demanio idrico (art. 822 c.c., “appartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico (...) i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia”) anche se esiste normativa più risalente. La natura pubblica delle acque, superficiali e sotterranee, è stata ribadita dall'art. 1 della legge 5 gennaio 1994, n. 36.
Il demanio marittimo è suscettibile di due forme di utilizzazione: la fruizione cd. collettiva e l’uso esclusivo – per una durata variabile - in base ad un titolo concessorio, per lo svolgimento di una attività.
Ai sensi dell’art. 826 c.c., “fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato [...] le miniere, le cave e torbiere quando la disponibilità ne è sottratta al proprietario del fondo […]”. Nella nozione di risorse minerarie vengono pertanto ricompresi i giacimenti di minerali, le cave e le torbiere nonchè gli idrocarburi.
Le attribuzioni amministrative in materia di demanio minerario sono state oggetto di trasferimento alle Regioni, già per effetto del d.p.r. n. 616/77 (art. 62, per le cave e torbiere; art. 61, per le acque minerali e termali). Un ulteriore decentramento è stato previsto all’art. 34, comma 1, d.lgs. 112/98 con cui si è statuito che “le funzioni degli uffici centrali e periferici dello Stato relative ai permessi di ricerca ed alle concessioni di coltivazione di minerali solidi e delle risorse geotermiche sulla terraferma sono delegate alle Regioni, che le esercitano nell'osservanza degli indirizzi della politica nazionale nel settore minerario e dei programmi nazionali di ricerca”.
Lo Stato ha conservato funzioni amministrative concernenti le attività di “prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, ivi comprese le funzioni di polizia mineraria in mare”.
Nel caso delle cave e delle torbiere, che – come noto - sono beni privati di pubblico interesse, la titolarità del diritto di sfruttamento è riconosciuta pienamente al proprietario che è - comunque - obbligato alla coltivazione della cava o della torbiera. In caso di inadempienza dell'obbligo, l'amministrazione competente è legittimata ad assegnare in concessione a terzi lo sfruttamento della cava o della torbiera.
La seconda considerazione riguarda i criteri per la determinazione dei canoni concessori, non di rado ancorata a specifici parametri tecnici – caratteristici di ogni risorsa - e comunque sempre più ricorrentemente tesa a commisurarsi alla proficuità che il concessionario trae dallo sfruttamento della risorsa: così, per il demanio marittimo, il Regolamento del codice della navigazione marittima (art. 16) già prevedeva che “la misura del canone per le singole concessioni deve essere concordata fra il capo del compartimento e l’intendente di finanza in relazione alla entità delle concessioni stesse, allo scopo che si intende conseguire e ai profitti che può trarne il concessionario”; per il demanio minerario, nelle concessioni concernenti cave e torbiere appartenenti al patrimonio indisponibile della Regione, si considera l’offerta del maggior canone, mentre per le acque minerali e termali, anche a seguito dei pronunciamenti della Corte costituzionale, il canone di concessione è commisurato alla quantità di acque prelevate e imbottigliate dal concessionario.