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Timestamp: 2019-06-16 04:54:42+00:00
Document Index: 128166114

Matched Legal Cases: ['art. 360', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 115', 'Cass. Sez. ', 'art. 2697', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 116']

Cassazione Civile Sent. Sez. 3 n. 2064 | 29 gennaio 2018 - Certifico Srl
ID 5599 | 09 Febbraio 2018 | Visite: 1419 | Cassazione Sicurezza lavoro Permalink: https://www.certifico.com/id/5599
Ma, in tal modo, ci si pone del tutto al di fuori della logica assegnata dal nuovo n. 5 dell'art. 360 cod. proc. civ. ai limiti del sindacato della Corte di Cassazione sulla ricostruzione della quaestio facti e, dunque anche alla ricostruzione della quaestio facti sulla base delle risultanze dell'espletamento di una c.t.u. Limiti che si basano sull'omissione dell'esame di un fatto principale o secondario da parte del giudice di merito, che deve essere chiaramente individuato ed indicato, mentre nella specie la struttura espositiva non si connota in alcun modo con una siffatta individuazione, se del caso fatta per il tramite di un riferimento all'emersione di fatti del genere dagli elaborati tecnici o da altre risultanze istruttorie. Detta struttura si sostanzia in una dissertazione di natura tecnica, che si spinge a criticare la sentenza impugnata per non avere fatto determinate valutazioni tecniche ed avere aderito a quelle della c.t.u. adesive alla c.t.u., sicché ci si pone su un piano che si colloca al di fuori del nuovo n. 5, dovendosi tenere conto che l’omesso esame di elementi istruttori, in quanto tale, non integra l'omesso esame circa un fatto decisivo previsto dalla norma, quando il fatto storico rappresentato sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché questi non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie astrattamente rilevante (Cass., Sez. Un., nn. 8053 e 8054 del 2014) e tanto comportando che una critica alla sentenza di merito per avere ritenuto condivisibili le valutazioni tecniche della c.t.u. non possa qualificarsi come idoneo motivo ai sensi del n. 5 se si risolva nella contrapposizione come più adeguata sotto il profilo tecnico della valutazione di una c.t.p., in quanto in tal modo si solleciterebbe la Corte di Cassazione ad effettuare un controllo estraneo a quel paradigma.
4.1. Il motivo non denuncia la violazione delle norme degli art. 115 e 2697 cod. civ. nei sensi in cui è possibile farlo secondo Cass. Sez. Un. n. 16598 del 2016, che ha statuito, riprendendo Cass. n. 11892 del 2016, che: <<La violazione dell'art. 2697 c.c. si configura se il giudice di merito applica la regola di giudizio fondata sull'onere della prova in modo erroneo, cioè attribuendo l'onus probandi a una parte diversa da quella che ne era onerata secondo le regole di scomposizione della fattispecie basate sulla differenza fra fatti costitutivi ed eccezioni, mentre per dedurre la violazione del paradigma dell'art. 115 è necessario denunciare che il giudice non abbia posto a fondamento della decisione le prove dedotte dalle parti, cioè abbia giudicato in contraddizione con la prescrizione della norma, il che significa che per realizzare la violazione deve avere giudicato o contraddicendo espressamente la regola di cui alla norma, cioè dichiarando di non doverla osservare, o contraddicendola implicitamente, cioè giudicando sulla base di prove non introdotte dalle parti e disposte invece di sua iniziativa al di fuori dei casi in cui gli sia riconosciuto un potere officioso di disposizione del mezzo probatorio (fermo restando il dovere di considerare i fatti non contestati e la possibilità di ricorrere al notorio, previsti dallo stesso art. 115 c.p.c.), mentre detta violazione non si può ravvisare nella mera circostanza che il giudice abbia valutato le prove proposte dalle parti attribuendo maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività consentita dal paradigma dell'art. 116 c.p.c., che non a caso è - rubricato alla "valutazione delle prove" (Cass. n. 11892 del 2016).
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