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Timestamp: 2020-01-29 14:52:50+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 3', 'sentenza ', 'art. 8', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 15', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 1345']

I licenziamenti nulli, discriminatori e ritorsivi nelle tutele crescenti [E.Massi]
27/08/2015 | 314 Comments
Una riflessione che tocca diversi punti delle conseguenze relative ai licenziamenti nulli, discriminatori, ritorsivi ed inefficaci nelle tutele crescenti
25/10/2019 Eufranio Massi 2510
Quando si parla dei licenziamenti dei lavoratori assunti con le c.d. tutele crescenti, il pensiero corre, principalmente, alle tutele di natura risarcitoria previste dall’art. 3 del D.L.vo n. 23/2015, per i recessi illegittimi dovuti a giusta causa, giustificato motivo soggettivo od oggettivo: su questa è intervenuta, come noto, la Corte Costituzionale con la sentenza n. 194 depositata l’8 novembre 2018 che ha ritenuto incostituzionale il comma 1 nella misura in cui non consente al giudice, con motivazione, di integrare il requisito, seppur importante, della anzianità aziendale con quelli enucleati dall’art. 8 della legge n. 604/1966 (numero dei dipendenti dell’impresa, contesto socio economico, comportamento tenuto dalle parti, ecc.). Ora, dopo le modifiche introdotte dal D.L. n. 87/2018, l’indennità risarcitoria, riferita alle imprese dimensionate oltre i 15 dipendenti, parte da un minimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del TFR fino ad un massimo di 36, mentre per quelle più piccole il limite massimo continua ad essere rappresentato dalle 6 mensilità, partendo da una base di 3.
L’argomento di questa riflessione, però, è rappresentato dalla previsione contenuta nell’art. 2 che si occupa delle conseguenze relative ai licenziamenti nulli, discriminatori, ritorsivi ed inefficaci nelle tutele crescenti.
Il punto di partenza, comune alle tutele crescenti ex art. 18 della legge n. 300/1970, è rappresentato dall’art. 3 della legge n. 108/1990 ove si afferma che “il licenziamento determinato da ragioni discriminatorie ai sensi dell’art. 4 della legge n. 604/1966 e dell’art. 15 della legge n. 300/1970 è nullo indipendentemente dalla motivazione addotta e comporta, quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, le conseguenze previste dall’art. 18 della legge n. 300/1970. Tali disposizioni si applicano anche ai dirigenti”.
In presenza di un recesso che il lavoratore ritiene ritorsivo, la motivazione va dimostrata dallo stesso ed, al contempo, il datore di lavoro deve, invece, produrre prove in giudizio che è vera la propria motivazione addotta a giustificazione del licenziamento (ad esempio, la giusta causa). Sul punto la Cassazione, con la sentenza n. 23583 del 23 settembre 2019, è stata chiara: la nullità per motivo illecito ex art. 1345 c.c., richiede che questo abbia carattere determinante e che il motivo addotto a sostegno della risoluzione del rapporto sia solo formale ed apparente. Del resto, già la stessa Corte, con una decisione di pochi mesi prima, la n. 9468 del 4 aprile 2019, aveva affermato che la verifica dei fatti allegati dal lavoratore richiede l’accertamento della insussistenza della causale posta a fondamento del licenziamento.
lavoro straordinario: ci rientra se prestato con frequenza in relazione alla particolare organizzazione del lavoro o, anche, allorquando viene forfetizzato;
indennità per lavoro notturno, festivo o a turni: ci rientra se essa è espressione della normale programmazione aziendale;
alloggio: ci rientra se c’è una effettiva connessione tra l’attribuzione e la posizione lavorativa (Cass., 12 aprile 1995, n. 4197);
premi di fedeltà: ci rientrano se la liberalità originaria si è trasformata in un vincolo obbligatorio (Cass., 29 febbraio 2008, n. 5427);
indennità di trasferta: ci rientra se costituisce una stabile componente della retribuzione (Cass., 24 febbraio 1993, n. 2255);
indennità per i trasfertisti: ci rientra se il disagio derivante dall’attività fuori sede viene retribuito in modo strutturale come voce della retribuzione ordinaria (Cass., 20 dicembre 2005, n. 28162);
indennità per lavoratori impegnati all’estero: ci rientrano in quanto viene compensata la maggiore gravosità ed il disagio ambientale (Cass., 19 febbraio 2004, n. 3278);
indennità di cassa se corrisposta in maniera continuativa (Cass., 7 giugno 1968 n. 1739);
indennità di cuffia (Cass., 10 maggio 1980, n. 3089);
indennità sostitutiva del preavviso pur non essendo il corrispettivo di una prestazione di lavoro (Cass., 22 febbraio 1993, n. 2114).
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