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Timestamp: 2019-03-24 23:32:05+00:00
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Bonfirraro Editore - Morte Ispettore Raciti: "Il caso Speziale- cronaca di un errore giudiziario", il libro del giornalista Simone Nastasi - intervista all'autore
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Si chiamava Filippo Raciti, 40 anni, sposato, lascia la moglie e due figli piccoli. L’allora Commissario straordinario della Figc,Luca Pancalli, decise di sospendere tutti i campionati nazionali, dalla Serie A fino ai campionati di categoria. Il calcio si fermò per una domenica. Antonino Speziale, all’epoca minorenne, è il primo sospettato. Messo in stato di fermo, interrogato, indagato e rinviato a giudizio, è condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazionealla pena di 8 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale.Sentenza pronunciata un anno fa. Stessa sorte anche perDaniele Micale, 23 anni all’epica dei fatti; sono 11 gli anni di reclusione che quest’ultimo dovrà scontare. I giudici non hanno avuto alcun dubbio: Micale e Speziale sono i veri colpevoli dell’uccisione dell’ispettore di Polizia. Oggi a distanza di quasi sette anni, c’è chi continua a battersi per gridare l’innocenza dei due giovani e c’è chi, pur non essendo un avvocato di professione, tramite le pagine di un libro ha sollevato dubbi sull’effettiva colpevolezza in particolar modo di Antonino Speziale. Simone Nastasi, romano, giornalista pubblicista, appassionato di calcio, ha voluto seguire da vicino il caso Raciti, concentrandosi in particolare sulla figura diAntonino Speziale e sul processo da quest’ultimo affrontato. “Il caso Speziale- cronaca di un errore giudiziario”, edito da Bonfirraro editore e www.bonfirraroeditore.it, è il suo primo libro.
“Il principio della presunzione di innocenza è prima di tutto inserito all'interno della nostra Costituzione nel dettato dell'art. 27 laddove vi è scritto che un imputato è presumibilmente innocente fino all'ultimo grado di giudizio, cioè il verdetto della Cassazione. In questo caso però, la presunzione di innocenza non può essere più invocata, perchè una sentenza definitiva è giunta nel novembre 2012. Per la giustizia italiana, Antonino Speziale e Daniele Micale sono entrambi colpevoli. La verità giudiziaria è questa. Il libro nasce nello scopo di capire se la verità giudiziaria e quella storica possono coincidere. La storia giudiziaria dell'Italia è costellata purtroppo di casi in cui una sentenza definitiva non ha fatto giustizia dei fatti accaduti. Di esempi ce ne sono talmente tanti che si potrebbe scrivere un altro libro. In questa sede basterà ricordarne soltanto due, entrambi accaduti in territorio siciliano: la strage di Ustica (senza colpevoli e sentenza della Cassazione giunta nel febbraio 2013 che ha confermato che ad uccidere gli 81 passeggeri è stato un missile. Domanda: un missile lanciato da chi?) e la strage di via D'Amelio (sentenza di Cassazione processo Borsellino I che ha confermato le condanne di persone innocenti riconosciute come tali soltanto quando nel 2008 è apparso sulla scena il nuovo pentito Gaspare Spatuzza, considerato attendibile da ben 4 procure e le cui dichiarazioni hanno smontato l'impianto accusatorio del processo sulla strage). L'uso della locuzione “errore giudiziario” è stato come ripetuto più volte una provocazione giornalistica, in ragione di quanto emerso nella lettura degli atti processuali, i quali come ho sempre ripetuto, hanno rappresentato l'unica fonte dalla quale sono state attinte informazioni”.
L’uccisione dell’ispettore Filippo Raciti ha lasciato sconcerto, rabbia e amaro in bocca in tutta Italia. Una serata di calcio, di divertimento trasformatasi in tragedia. Una morte assurda, inspiegabile, ingiusta. Un esponente delle forze dell’ordine, chiamato per tutelare l’ordine pubblico, muore in servizio. Iniziano le indagini, Antonino Speziale è il primo a finire nell’elenco dei sospettati, poco dopo viene iscritto nel registro degli indagati e i suoi avvocati, Giuseppe Lipera e Grazia Coco, si battono da più di sei anni per l’innocenza del loro assistito. Lei ha avuto l’occasione di contattare l’Avvocato Lipera che le ha fornito alcuni atti processuali, atti ufficiali. All’interno di essi ci sono alcuni punti fondamentali che lei Nastasi ha voluto studiare attentamente e sui quali ha deciso di scrivere questo libro. Ci potrebbe spiegare quali sono i momenti salienti sui quali si è concentrata la sua attenzione e che, secondo l’analisi dei legali di Speziale e la sua visione giornalistica, metterebbero in discussione la colpevolezza del ragazzo? Quali sarebbero gli elementi che, come tiene a sottolineare nel suo libro, metterebbero in discussione la colpevolezza, stabilita con una sentenza definitiva, di Antonino Speziale?
“Quelli che lei chiama momenti sono stati in verità quei passaggi della vicenda processuale, che a mio avviso, possono essere considerati maggiormente controversi. Controversi perché dalla lettura di essi non emerge al di la di ogni ragionevole dubbio, la colpevolezza di Antonino Speziale il quale non ha mai confessato di essere stato l'assassino di Filippo Raciti. Quantunque avesse ammesso di essere presente sul luogo degli scontri e fosse stato condannato per questo alla pena detentiva di due anni di reclusione”.
Nastasi, nel corso di questi lunghi mesi di lavoro per la stesura di questo suo libro, ha avuto la possibilità di mettersi in contatto e di confrontarsi sul caso anche con la vedova di Filippo Raciti, la Sig. Marisa Grasso? Ha avuto la possibilità di contattare anche il legale della famiglia per chiedere anche a quest’ultimo gli atti processuali e fare i dovuti riscontri?
“Non ho mai avuto l'occasione di conoscere la signora Marisa Grasso ma spero di poterlo fare in futuro. Il dolore patito dalla signora non può che obbligarmi a nutrire nei suoi confronti il massimo rispetto, lo stesso che si deve alla memoria di un servitore dello Stato come Filippo Raciti. Per quanto riguarda gli atti processuali, essendo in quanto tali gli atti “ufficiali” di un processo, non è stato necessario il riscontro di cui lei parla. Non si tratta di atti prodotti dalle parti processuali che devono essere sottoposte ad un contraddittorio anche in sede giornalistica. Un atto processuale come un'ordinanza o una sentenza è tale sia per l'accusa che per la difesa. Le fonti da me consultate sono state le perizie come quelle dei Ris (favorevole alla difesa) o della Scientifica di Roma (favorevole all'accusa), la perizia medico-legale del dottor Ragazzi, tutte le sentenze, comprese le due della Corte di Cassazione che durante la fase preliminare aveva annullato due volte prima con rinvio e poi senza, l'ordinanza di custodia cautelare”.
“I dubbi che la lettura del mio libro solleva sono giustificati dal contenuto degli atti di cui le ho appena scritto. La perizia dei Ris, richiesta dal Gip (Giudice per le indagini preliminari) e dunque un organo assolutamente neutrale, ha stabilito che il sottolavello, considerato dall'accusa come l'arma del delitto, dagli esperimenti effettuati nei laboratori dei tecnici dell'Arma, non poteva essere considerato tale. I Ris, riproducendo in laboratorio la dinamica del fatto, una volta conclusi gli esperimenti, si espressero infatti in favore della "INIDONEITA' DEL SOTTOLAVELLO" a provocare tagli come quelli riscontrati sul giubbotto della vittima. E queste risultanze non possono essere considerate come il frutto di una perizia di parte visto che difficilmente i Carabinieri potrebbero essere considerati tali. I risultati di questa perizia vennero tuttavia contestati dai giudici del Tribunale (quelli che condannarono Speziale in primo grado alla pena di 14 anni), i quali però criticarono il metodo seguito dai tecnici dei Ris. Sollevando da questo punto di vista le obiezioni del collegio difensivo di Speziale che lamentò da parte dei magistrati un'invasione di campo. Gli avvocati Lipera e Coco ebbero a contestare la pretesa nutrita da parte dei giudici di saperne di più di tecnici esperti quali appunto erano considerabili i Ris di Parma, sulla corretta metodologia da seguire per risolvere un caso come questo. Ma inoltre, le lacune dell'impianto accusatorio, vennero messe in luce anche dalle due sentenze della Corte di Cassazione, i “supremi giudici” che annullarono le ordinanze di custodia cautelare, stabilendo appunto una debolezza delle accuse che alla Procura, nella sentenza di annullamento con rinvio, veniva chiesto di colmare. Cosa che la Procura evidentemente non fece se come è accaduto, la Corte di Cassazione annullò una seconda volta ma questa volta in maniera definitiva. Nonostante questo, siamo ancora nella fase preliminare, il processo si è ugualmente celebrato sulla base di accuse mosse nei confronti di Speziale che i supremi giudici considerarono deboli. Domande: perchè il processo si è ugualmente celebrato? Sulla base dell'allora normativa in vigore, ai sensi della legge Pecorella, il pubblico ministero avrebbe avuto o meno, l'obbligo di archiviare il caso?”
“I rapporti tra i tifosi e le forze dell'ordine sono stati certamente inaspriti dai fatti drammatici degli ultimi anni, quando il destino ha voluto che a morire fossero prima un poliziotto padre di famiglia e poi un tifoso per mano di un poliziotto, sebbene non in servizio allo stadio. Non andando più allo stadio, se non veramente di rado, dunque nell'impossibilità apparente di poterle rispondere, ma provando ugualmente a farlo, le direi che questi due gravissimi episodi sono purtroppo rimaste ferite ancora aperte”.
Dopo la morte dell’ispettore capo Filippo Raciti, sono stati presi importanti provvedimenti a cominciare dalla chiusura al pubblico di quegli impianti che, strutturalmente parlando, non sono compatibili con le norme e i dispositivi sulla sicurezza, una legge che disciplina il Daspo ossia il divieto di accesso allo stadio per chi ha commesso atti violenti, fuori o dentro gli spalti. Prima dei suddetti provvedimenti, sempre con legge è stata introdotta la famosa e al tempo stesso discussa e criticata, “tessera del tifoso”. Nastasi da qualche anno non va più allo stadio, ma da tifoso appassionato di calcio qual è e anche da semplice osservatore, basterebbero tutti questi provvedimenti per fermare la violenza negli stadi e le morti ingiuste oppure il nostro paese ha bisogno di un radicale cambiamento culturale per quanto riguarda il modo di vivere lo sport e il tifo?
“Non entro troppo nel merito della questione perchè come ha scritto lei non vado più allo stadio e dunque da tempo non conosco più l'aria che si respira allo stadio, sia dentro che fuori. Da semplice osservatore però, anche di numeri, posso però risponderle che i provvedimenti di cui lei scrive tra i quali anche la famosa “tessera del tifoso”, proprio guardando ai numeri, sembrerebbero aver provocato un duplice allontanamento dal mondo del calcio: della violenza in primis, perchè gli episodi di scontri sembrerebbero in diminuzione rispetto al passato; ma allo stesso tempo, anche l'affluenza dei tifosi stessi, molti dei quali da quando esistono questi provvedimenti, allo stadio non vanno più. Da un punto di vista finanziario, per le società questa assenza si traduce in mancati ricavi".
Vincenzo Paparelli nel 1979, Antonio De Falchi dieci anni dopo, Vincenzo Spagnolo nel 1995, l’ispettore di Polizia Filippo Raciti 12 anni dopo. Sono soltanto quattro delle tante vittime di episodi di violenza scoppiati prima, durante o dopo una partita di pallone. A questi nomi aggiungiamo due tragedie internazionali ovvero la tragedia umana dello Stadio Heysel nel 1985, la strage del Hillsborough Stadium di Sheffield di quattro anni dopo. Dieci anni fa, primavera 2004, un derby Roma-Lazio fu sospeso per disordini a causa di una notizia rivelatasi poi falsa, di recente ha suscitato sdegno e stupore il caso del derby campano Salernitana-Nocerina. Nastasi si riuscirà a ridurre notevolmente o, perché no?, a sconfiggere del tutto la violenza nel pianeta calcio? Personalmente è fiducioso per l’avvenire o ancora bisogna lavorare sodo in tal senso?
Letto 4661 volte	Ultima modifica il Venerdì, 22 Novembre 2013 20:10