Source: https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-terzo/titolo-ii/capo-iii/sezione-i/art932.html
Timestamp: 2020-04-01 02:08:22+00:00
Document Index: 89344207

Matched Legal Cases: ['art. 932', 'art. 978', 'art. 988', 'art. 647', 'art. 932', 'art. 932', 'art. 932', 'art. 714', 'art. 932', 'art. 932', 'art. 932', 'art. 932', 'art. 1720']

Art. 932 codice civile - Tesoro - Brocardi.it
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Articolo 932 Codice civile
Dispositivo dell'art. 932 Codice civile
Il tesoro appartiene al proprietario del fondo(1) in cui si trova. Se il tesoro è trovato nel fondo altrui, purché sia stato scoperto per solo effetto del caso(2), spetta per metà al proprietario del fondo e per metà al ritrovatore(3). La stessa disposizione si applica se il tesoro è scoperto in una cosa mobile altrui(4).
Per il ritrovamento degli oggetti d'interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico si osservano le disposizioni delle leggi speciali(5).
(1) Se il fondo è oggetto di un'enfiteusi (957) l'enfiteuta può esercitare sul tesoro gli stessi diritti del proprietario. Se sul fondo è stato, invece, costituito un usufrutto, (art. 978 del c.c.) si deve prendere in considerazione l'art. 988.
(2) L'art. 647 del c.p. punisce chi "avendo trovato un tesoro, si appropria, in tutto o in parte, la quota dovuta al proprietario del fondo".
(3) Il ritrovamento del tesoro deve essere frutto del caso, non deve, cioè, essere il risultato di un'attività finalizzata al ritrovamento.
(4) Ne può costituire esempio un gioiello trovato casualmente dentro una statua.
(5) Le cose di particolare interesse storico fanno parte del patrimonio indisponibile dello Stato.
Vedasi D. Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490 (Testo unico sui beni culturali e ambientali).
La disposizione è un retaggio del diritto romano e regolamenta un vero e proprio caso di scuola, relativamente al quale non si registrano, infatti, applicazioni di rilievo.
“ Inventio thesauri ”
“ Thesaurus est vetus quaedam depositio pecuniae, cuius non exstat memoria, ut iam dominum non habeat ”
Un tesoro è un antico deposito di denaro, per il quale non esista memoria se lo stesso abbia già un proprietario
Spiegazione dell'art. 932 Codice civile
Importanza storica dell'istituto
Nella Relazione del Ministro Guardasigilli al Re Imperatore è stato osservato che l'istituto giuridico del tesoro ha ormai un'importanza pratica assai ridotta per effetto delle leggi speciali sul ritrovamento degli oggetti di interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, le quali rimangono naturalmente ferme, come è espressamente disposto nel terzo comma dell'art. 932. Qualche scrittore, anche tra i più eminenti, era giunto alla conclusione che l'istituto del tesoro potesse senza alcun danno addirittura eliminarsi dal codice civile.
L'istituto ha un'importanza principalmente storica per l'elaborazione di principi che a proposito del tesoro fu compiuta nel diritto romano e nel diritto intermedio.
Tesoro incluso in una cosa mobile
L'unica opportuna modificazione introdotta nel testo dell'art. 932, oltre l'indicazione di richiamo alle ricordate leggi speciali, consiste nell'esplicita precisazione (proposta anche nella Commissione Reale e che trovò pienezza di consensi nelle osservazioni fatte sul progetto dai corpi tecnici) per stabilire che il tesoro può anche trovarsi in una cosa mobile, del che si poteva dubitare, e si era dubitato, sul testo dall'art. 714 del vecchio codice, che, parlando ripetutamente di fondo in cui il tesoro poteva essere trovato, giustificava il dubbio, che la legge escludesse la possibilità di esistenza di un tesoro in una cosa mobile.
I codici stranieri ad eccezione di quello svizzero che, in ogni caso, attribuisce la proprietà totale del tesoro al proprietario del fondo, concedendo all'inventore soltanto un premio, sono tutti, al pari del nostro, impostati sui principi romani.
433 La definizione e la disciplina che del tesoro dà l'art. 932 del c.c. non divergono da quelle del codice precedente (articolo 714). Ho solo creduto opportuno precisare che il tesoro può rinvenirsi anche in una cosa mobile. Si tratta, per altro, di un istituto d'importanza pratica assai ridotta per effetto delle leggi speciali sul ritrovamento degli oggetti d'interesse storico, archeologico, paletnologico, paleontologico e artistico, le quali rimangono naturalmente ferme (art. 932, terzo comma).
relative all'articolo 932 Codice civile
Norma di riferimento: Articolo 932 Codice civile - Tesoro | Quesito Q201513580
Antonietta M. chiede
lunedì 06/07/2015 - Abruzzo
“Buongiorno il quesito è il seguente:
Caio un bel giorno passa a miglior vita senza lasciare disposizioni testamentarie e privo di eredi prossimi (fratelli figli genitori cugini nipoti etc.)
Si precisa altresì che Caio ha sempre affermato di non avere alcun parente in vita.
Tizio amico da molti anni di Caio, che era in possesso di un notevole patrimonio ricostruisce l'albero genealogico del medesimo al fini di individuare un erede che abbia titolo ad entrare in possesso del patrimonio altrimenti da devolvere allo Stato.
Dopo una lunga e complicata ricerca essendo Caio della classe 1920, vengono individuati alcuni eredi legittimi a cui, Tizio offre la propria consulenza senza anticipo di spese, ma una percentuale sull'asse netto realizzato, da corrispondere al momento dell'effettivo incasso delle somme spettanti.
E' applicabile alla fattispecie l'art. 932 cc vale a dire la richiesta del 50% delle somme liquide realizzate dalla vendita dei beni?
E sulle somme introitate il ricercatore deve pagare le tasse?”
L'art. 932, che disciplina il ritrovamento di un tesoro, non è applicabile nel caso di specie, perché contempla una ipotesi assolutamente diversa da quella descritta nel quesito.
Difatti, prima di tutto, la norma si applica alle sole cose mobili: quindi non potrebbe valere qualora l'eredità fosse composta anche di immobili (come si suppone, visto che si parla di "notevole patrimonio").
Non si inquadra nel caso di specie nemmeno il concetto di "scoperta". La scoperta del bene di pregio va intesa come un mero fatto giuridico, cioè il ritrovamento della cosa, in senso materiale.
Soprattutto, però, nel nostro caso manca l'elemento essenziale dell'istituto: la c.d. irreperibilità del proprietario del bene. Difatti, si conosce benissimo sia chi era il proprietario dei beni (il de cuius), sia che sono i chiamati all'eredità (lontani parenti e, in loro difetto, lo Stato).
Piuttosto, un accordo che preveda la richiesta di una percentuale sull'asse ereditario può essere inquadrato come contratto atipico o come mandato, avente ad oggetto lo svolgimento di un incarico - quello di occuparsi dell'aspetto burocratico della vicenda successoria - conferito dai chiamati all'eredità a Tizio. In questo caso, non esiste una percentuale che vada corrisposta per legge, ma saranno le parti, con la loro autonomia negoziale, a raggiungere un accordo.
In generale, può dirsi che, se si tratti di mandato, in base all'art. 1720 del c.c. il mandante è tenuto a rimborsare al mandatario le anticipazioni, con gli interessi legali dal giorno in cui sono state fatte, nonché deve pagargli il compenso che gli spetta.
Il mandante deve inoltre risarcire i danni che il mandatario ha subìto a causa dell'incarico.
E' evidente, in ogni caso, che l'eventuale somma ricevuta dal solerte "ricercatore" non potrà mai essere inquadrata come acquisto di eredità ma semplicemente come compenso, corrispettivo, di un contratto. Nulla vieta che l'entità del compenso possa essere parametrata al valore finale che verrà acquisito dagli eredi. Ciò deve però essere ben previsto fin dall'inizio, onde evitare contestazioni nel futuro. La tassazione di tale compenso (certamente c'è tassazione) dipende dal regime fiscale del percettore. Se fosse un avvocato o comunque un libero professionista potrebbe rientrare nel reddito dell'attività professionale. Se invece di trattasse di un privato cittadino che non svolge attività professionale alcuna lo dovrebbe comunque dichiarare come proprio reddito nella dichiarazione dei redditi annuale (IRPEF).