Source: http://ilmiodiritto.blogspot.com/2012/04/accesso-abusivo-sistema-informatico-615.html
Timestamp: 2018-07-23 15:18:38+00:00
Document Index: 113124864

Matched Legal Cases: ['art. 615', 'art. 416', 'art. 615', 'art. 615', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 615', 'art. 416', 'art. 274', 'art. 615']

Accesso abusivo sistema informatico art. 615 ter c.p.: la finalità perseguita dall’agente non ha rilievo per la configurazione del reato
Accedevano al sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando la password di servizio, al fine di creare dei codici fiscali intestati a persone inesistenti per false certificazioni e truffe. Il GIP respingeva la richiesta del Pubblico Ministero di applicazione della misura cautelare per il reato di associazione a delinquere (art. 416 c.p.), non ritenendo sussistenti a carico degli indagati i gravi indizi di colpevolezza; applicava, invece, la misura cautelare della custodia in carcere al dirigente di un’agenzia di pratiche fiscali, artefice dell’illecito traffico, mentre non la applicava agli altri due impiegati che potevano essere perseguiti, ad avviso del GIP, solo per il reato di accesso abusivo al sistema informatico (art. 615 ter c.p.).
Il Tribunale del riesame rigettava l’appello del Pubblico Ministero in ordine alla richiesta di applicazione della misura cautelare in relazione al reato associativo, non ritenendo sussistenti i gravi indizi di reato, mentre applicava agli altri due indagati la misura cautelare degli arresti domiciliari per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico.
Gli indagati ricorrevano così in Cassazione, contestando la sussistenza del reato di accesso abusivo al sistema informatico previsto dall’art. 615 ter cod. pen., essendo gli stessi legittimamente muniti di password di accesso al sistema e dovendosi ritenere irrilevanti le finalità dell’accesso stesso.
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 15054 del 18 aprile 2012, ha ricordato che le Sezioni Unite con sentenza n. 4694 del 7 febbraio 2012, nel comporre il contrasto giurisprudenziale, hanno affermato il principio di diritto secondo il quale integra la fattispecie criminosa di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico protetto, prevista dall’art. 615 ter cod. pen., la condotta di accesso o di mantenimento nel sistema posta in essere da soggetto, che pur essendo abilitato, violi le condizioni ed i limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne oggettivamente l’accesso. Non hanno rilievo, invece, per la configurazione del reato, gli scopi e le finalità che soggettivamente hanno motivato l’ingresso nel sistema.
Ciò detto, la Cassazione, accogliendo il ricorso degli indagati, ha annullato con rinvio l’ordinanza impugnata, in quanto il Tribunale aveva ritenuto integrato il reato in discussione per essersi gli indagati, muniti di regolare password di servizio, introdotti nel sistema per finalità estranee alle ragioni di istituto ed agli scopi sottostanti alla protezione dell’archivio, mentre ciò che rileva, escluse le finalità perseguite dagli agenti, è il superamento, su un piano oggettivo, dei limiti risultanti dal complesso delle prescrizioni impartite dal titolare del sistema.
In conclusione, posto che i due indagati erano abilitati al rilascio di codici fiscali, il problema consiste nel verificare, indipendentemente dalle finalità, eventualmente illecite, perseguite, se vi sia stata da parte degli indagati violazione delle prescrizioni relative all’accesso ed al trattenimento nel sistema informatico contenute in disposizioni organizzative impartite dal titolare dello stesso.
Corte di Cassazione, Sezione Quinta Penale, 18 aprile 2012, n. 15054
1.1. Il GIP di Roma, con ordinanza del 31 gennaio 2011, in relazione ad una vicenda verificatasi presso l’Agenzia delle entrate e caratterizzata da accessi abusivi al sistema informatico per il rilascio di codici fiscali fittizi e da false certificazioni e truffe, respingeva la richiesta del pubblico ministero di applicazione della misura cautelare per il reato di cui all’art. 416 cod. pen., non sussistendo a carico degli indagati gravi indizi di colpevolezza, applicava la misura cautelare della custodia in carcere a M.A.M. , dirigente della P. agenzia di pratiche fiscali, artefice dell’illecito traffico, mentre non la applicava, tra gli altri indagati, a S.S. e C.P. che potevano essere perseguiti, secondo il GIP, soltanto per il reato di abusivo accesso al sistema informatico.
1) la violazione di legge stante la mancanza o mera apparenza della motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari ex art. 274 cod. proc. pen. ai fini della applicazione della misura cautelare, nonché manifesta illogicità della motivazione sul punto. Il ricorrente poneva in evidenza che era stato ritenuto il pericolo di reiterazione di reati della stessa specie in base ad elementi non riferibili al solo ricorrente ed in base alla sola considerazione della gravità del fatto, senza tenere in alcun conto il tempo trascorso dal fatto - tre anni -, il comportamento medio tempore serbato ed i profili della personalità dell’indagato ed, in particolare, della incensuratezza, della scarsità degli episodi - soltanto trentanove - ed il limitato tempo in cui erano stati commessi gli illeciti. Quanto alla ritenuta attualità del pericolo il tribunale non aveva tenuto conto che era stato revocato a tutti gli impiegati il potere di attribuire codici fiscali e che il C. aveva restituito il baige in data 10 marzo 2011;
4) il vizio di motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza delle esigenze cautelari, posto che il tribunale aveva tenuto conto soltanto della gravità del fatto, senza tenere conto del fatto che l’indagato fosse stato rimosso dal suo incarico e trasferito ad altra sede, del tempo trascorso dai fatti - tre anni -, del comportamento medio tempore osservato e dello stato di incensuratezza.
5.1.1. Deve essere in primo luogo esaminato il motivo concernente la sussistenza o meno del delitto di cui all’art. 615 ter cod. pen.. È noto che in ordine alla interpretazione di tale norma vi è stato un contrasto della giurisprudenza di legittimità e di merito.
Secondo un orientamento (ex multis Sez. V, n. 12732 del 7 novembre 2000, Zara; Sez. V, n.37322 in data 8 luglio 2008, Bassani; Sez. V, n. 1727 del 30 settembre 2008, Romano) integra la fattispecie di accesso abusivo ad un sistema informatico non solo chi vi si introduca essendo privo di codice di accesso, ma anche chi, autorizzato all’accesso per una determinata finalità, utilizzi il titolo di legittimazione per una finalità diversa e, quindi, non rispetti le condizioni alle quali era subordinato l’accesso; insomma l’utilizzazione dell’autorizzazione per uno scopo diverso non potrebbe non considerarsi abusiva.
5.1.2. Orbene la motivazione della ordinanza impugnata, che, sostanzialmente, aderisce al primo indirizzo giurisprudenziale indicato, appare insufficiente alla luce dei principio di diritto stabilito dalle Sezioni Unite.
Inoltre, pur considerando la obiettiva gravità degli illeciti attributi agli indagati, non si è tenuto sufficientemente conto del tempo trascorso dai fatti - oltre tre anni - e della incensuratezza degli indagati.
Pubblicato da Il mio diritto alle 09:55