Source: http://consiglioaperto.blogspot.it/2013/06/
Timestamp: 2018-01-19 22:57:09+00:00
Document Index: 6700525

Matched Legal Cases: ['art. 645', 'art. 73', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ']

consiglioaperto: giugno 2013
che in data 25 giugno 2013 l’Assemblea dell’OUA ha deliberato l’astensione dalle udienze civili penali, tributarie ed amministrative nei giorni 5,8,9,10,11,12,15 e 16 luglio 2013;
che in data odierna è pervenuta l’allegata comunicazione dalla Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, la quale ha formulato osservazioni, da intendersi qui richiamate;
tutto ciò premesso la Giunta dell’OUA, stante l’urgenza, onde non consentire che si possa dar adito a contestazioni in ordine alla proclamazione e celebrazione dell’astensione;
la rettifica delle date già disposte, indicendo l’astensione dalle udienze civili, penali, amministrative, contabili e tributarie e dalle altre attività giudiziarie per i giorni 8,9,10,11,12,13,15 e 16 luglio.
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 16:12:00 Nessun commento:
Pensioni: preoccupa il destino di migliaia di avvocati.
Opposizione a decreto ingiuntivo: ecco il nuovo art. 645 cpc.
Cambia la prima udienza di opposizione al decreto ingiuntivo con il nuovo pacchetto sviluppo, infatti l’art. 73 del “Decreto del Fare” recita come segue: “All’articolo 645, secondo comma, cpc è aggiunto il seguente periodo: “L’anticipazione di cui all’articolo 163-bis, terzo comma, deve essere disposta fissando udienza per la comparizione delle parti non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine minimo a comparire”; b) all’articolo 648, primo comma, cpc le parole “con ordinanza non impugnabile” sono sostituite dalle seguenti parole: “provvedendo in prima udienza, con ordinanza non impugnabile”. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano ai procedimenti instaurati, a norma dell’articolo 643, ultimo comma, del codice di procedura civile, successivamente all’entrata in vigore del presente decreto.”
Oggi, presso il CNF, inaugurazione dell'Anno Giudiziario forense.
Gli Avvocati proclamano 10 giorni di astensione per il prossimo mese di luglio.
L’OUA dice no alla mediazione obbligatoria, puntando su camere arbitrali e negoziazione assistita.
«Un grande successo», così l’OUA l’ha definito l’incontro tenutosi a Roma il 25 giugno 2013. Si è trattato di una Assemblea Nazionale dell’Avvocatura ai quali hanno preso parte gli Ordini di tutta Italia, le Associazioni forensi e il CNF. L'OUA ha approvato un documento, presentato all'Assemblea Nazionale dell'Avvocatura, con il quale si analizza nel merito il cosiddetto «decreto del fare», esprimendo un complessivo giudizio negativo sugli interventi relativi alla giustizia.
L'Organismo ha quindi proposto al Ministro Cancellieri, che incontrerà il prossimo 3 luglio (insieme al CNF e agli Ordini territoriali), di recepire le proposte dell'avvocatura e di inserirle in un maxi-emendamento nell'iter di conversione della legge.
Proposte a tutela dei cittadini per evitare una mediazione obbligatoria e onerosa. È il presidente OUA, Nicola Marino, a dire «basta con gli interventi parziali, con sistemi che sono risultati inefficaci quando applicati, come avvenuto con la prima versione della mediazione obbligatoria», che sostiene, invece, ci sia bisogno di «risposte condivise e forti ai problemi della giustizia».
Gli avvocati hanno messo sul tavolo delle proposte - già dal Congresso Forense di Bari e ribadite dall'OUA al Ministro nell'ultimo incontro – «per rendere efficienti gli uffici, a partire dall'aumento dell'organico dei giudici, con il ricorso e l'impiego dei numerosi magistrati ora fuori ruolo»: camere arbitrali, negoziazione assistita e una revisione del rapporto tra onerosità e obbligatorietà.
Smaltimento dell’arretrato giudiziario. «Non si comprende» – continua Marino affrontando il nodo dello smaltimento dell’arretrato - «il ricorso a magistrati e professori in pensione e, addirittura, ai notai (tutte categorie con copiosi redditi e pensioni) quando ci sono migliaia di giovani avvocati colpiti dalla crisi economica».
Scioperi a luglio e settembre? «Infine - conclude - se il Ministro, il 3 luglio, all'incontro previsto con l’OUA (insieme al CNF e agli Ordini), aprirà un dialogo e recepirà le proposte dell'avvocatura, presentando un maxi-emendamento nell'iter di conversione del decreto sospenderemo le proteste, altrimenti non ci rimane che confermare lo sciopero a metà luglio e poi a settembre».
CNF: “Il 3 luglio incontro con il ministro della giustizia Cancellieri”.
21/06/2013-Roma - “Facendo seguito alla richiesta del Consiglio nazionale forense di un incontro urgente, inviata lo scorso 17 giugno, il ministro della giustizia Annamaria Cancellieri ha fissato la data il prossimo 3 luglio”.
Lo ha annunciato il presidente del Consiglio nazionale forense, inviando oggi una lettera agli Ordini forensi rappresentativi dei 26 distretti. L’incontro era stato chiesto dal CNF all’indomani dell’approvazione, da parte del consiglio dei ministri, del decreto legge “del fare”, che ha introdotto misure ritenute non adeguate a risolvere la questione di come garantire il miglior servizio giustizia ai cittadini, sotto il profilo processuale, economico e organizzativo.
“L’efficienza della giustizia è un valore per l’Avvocatura e un obiettivo al quale lavoriamo perché strettamente connessa al pieno realizzarsi dei diritti dei cittadini. Come sempre non faremo mancare il nostro contributo di proposte concrete, in parte già anticipate al ministro nella lettera del 20 giugno”, dichiara Alpa.
“Le riforme in materia di giustizia, dopo anni di interventi asistematici, devono fondarsi su una riflessione ampia e completa, condivisa con tutti gli operatori che nei diversi ruoli, tutti indispensabili, concorrono alla giurisdizione”.
Pd: su mediazione obbligatoria ascoltare operatori.
(ASCA) - Roma, 20 giu - ''Le nuove norme sulla mediazione civile dovranno trovare necessariamente la piu' ampia condivisione anche tra gli operatori del diritto che saranno chiamati ad applicarle. Per questo il Pd auspica, e si attivera' in questo senso, che nel corso della discussione parlamentare ci sia il coinvolgimento e il confronto con le rappresentanze delle associazioni professionali, affinche' il ricorso a meccanismi extragiudiziari di risoluzione delle controversie sia sempre di piu' un'opportunita' per tutti i cittadini''.
Lo dichiara in una nota Danilo Leva, Presidente Forum Giustizia del Pd.
DECRETO “FARE”: LA GIUNTA OUA PROCLAMA LO STATO DI AGITAZIONE, CONVOCA LA PROPRIA ASSEMBLEA STRAORDINARIA E GLI STATI GENERALI DELL’AVVOCATURA.
Contestando la reintroduzione dell’obbligatorietà della media conciliazione e delle disposizioni (dichiarate come idonee) ad eliminare l’arretrato delle cause civili, del tutto inefficaci e tali da rendere ancora più difficoltoso ed incerto l’accesso alla giurisdizione e l’esercizio del diritto di difesa costituzionalmente garantito, la Giunta OUA ha proclamato lo stato di agitazione dell’Avvocatura, convocando:
1) l’Assemblea Straordinaria dell’OUA per la data del 25 giugno 2013, alle ore 10,00;
2) gli Stati Generali dell’Avvocatura per la data del 25 giugno 2013, alle ore 15:00, invitando il CNF, la Cassa, i COA, le Unioni Regionali e le Associazioni per assumere deliberazioni sul Decreto Legge 15.06.2013 Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia- “Misure per l’efficienza del sistema giudiziario e la definizione del contenzioso civile”: determinazioni e proposte.
18 giugno 2013 - L'Associazione nazionale avvocati italiani 'boccia’ il decreto 'del fare’ del governo Letta. «Ben sapevamo - ha dichiarato il presidente Anai Maurizio De Tilla - che poteri economici forti e agenzie di intermediazione avrebbero nuovamente fatto pressioni sul Governo per introdurre la mediaconciliazione obbligatoria che è stata dichiarata incostituzionale».
Con l'aggiunta, sottolinea l'Anai, «di una bugia colossale: un milione di processi in meno. Altro che decreto del fare. Si tratta di un provvedimento del fare male. Anzi, un provvedimento che picchia sui cittadini e sulla giustizia».
Pubblicato da AVV. GIUSEPPE CELIA a 23:34:00 Nessun commento:
Mediazione Obbligatoria: Alpa esprime sconcerto per la reintroduzione.
Il Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa, ha inviato oggi una lettera esprimendo "sconcerto" al ministro guardasigilli per la reintroduzione della obbligatorietà della mediazione.
Nella lettera inviata oggi dal CNF, a firma del Presidente Guido Alpa, in merito alle misure per l’efficienza del sistema giudiziario e la definizione del contenzioso civile, contenute nel decreto legge “del fare”, approvato sabato dal Consiglio dei Ministri, alla Cancellieri si chiede un incontro il prima possibile, tra Consiglio Nazionale Forense, i presidenti dei 26 Ordini forensi distrettuali in rappresentanza del territorio, Oua, e la stessa Cancellieri, per ripristinare un confronto sui necessari e organici interventi in materia di giustizia.
Delle norme in materia di giustizia, evidenzia la lettera, si è appreso da fonti esterne al dicastero, nonostante la circostanza che “solo pochi giorni or sono nel corso degli incontri svoltisi con le rappresentanze istituzionali ed associative dell’Avvocatura il ministro stesso aveva comunicato l’intenzione di procedere in materia attraverso la necessaria consultazione di tutti i soggetti che partecipano al funzionamento della macchina processuale”.
La lettera critica l’utilizzo della decretazione d’urgenza in una materia coperta da riserva assoluta di legge. Evidenzia inoltre che la declaratoria di incostituzionalità da parte della Consulta, per eccesso di delega delle precedenti norme, ha assorbito logicamente e giuridicamente, ma non certo ha ritenuto infondati, gli altri vizi sollevati dalle numerose ordinanze di rimessione, relativi alla obbligatorietà, onerosità, assenza di garanzie circa la preparazione dei mediatori.
“Non risolve il problema l'iscrizione di diritto degli avvocati nel registro dei mediatori”, chiarisce la lettera.
Il Governo Letta reintroduce la mediaconciliazione obbligatoria!
L’interpretazione strettamente letterale dell’art. 155 4° comma c.c. sembrerebbe non lasciare margini applicativi al mantenimento indiretto come regola. “Salvo accordi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale; il giudice stabilisce ove necessario la corresponsione di un assegno periodico”, equivale ad affermare che il mantenimento diretto da parte di entrambi i genitori, collocatario e non, sia la regola ed il mantenimento indiretto l’eccezione da disporsi ove ritenuto necessario.
Nonostante tale previsione, assistiamo a ben poche pronunce dei giudici di merito che abbiano disposto il mantenimento in forma diretta. (Trib. di La Spezia, ord. del 14 marzo 2007; Trib. di Catania, del 25 settembre 2009; Trib. di Bologna, ord. del 18 gennaio 2010). L’obiezione è tale forma di mantenimento è ovvia e comprensibile : la previsione del regime di mantenimento dei figli in forma diretta è una modalità nei fatti difficilmente praticabile che finisce per rendere del tutto incerto – e quindi non esigibile – il diritto del minore ad essere mantenuto. Tale regime lascia nell’astrattezza il dovere di ciascun genitore di impegnare una quota del reddito per il figlio e rischia, in molti casi, di contabilizzare detto impegno in una negoziazione quotidiana che può favorire il conflitto o inasprirlo quando già esiste. Anche il mantenimento sotto forma di assegno periodico solleva altrettante perplessità: da un lato, può – nel concreto – risolversi come vantaggio economico del genitore presso cui è collocato il minore o, in casi più estremi, come forma di potere assoluto, senza alcuna garanzia dell’impiego delle somme nell’interesse del minore e, dall’altro, priva il genitore obbligato dalla possibilità di partecipare alla vita della prole in maniera più attiva e concreta, inibendogli la possibilità di soddisfare le necessità quotidiane dei figli mediante l’acquisto diretto dei beni e servizi di cui hanno bisogno, in quanto ridotto a mero soggetto erogatore di indistinto denaro, a cui solo l’altro darà senso, decidendo e interpretando i bisogni dei figli. La Corte di Cassazione ha espresso criteri orientativi che in questa sede è doveroso analizzare. Inizialmente, ha sostenuto che “l’affidamento condiviso è istituto che, per le sue finalità riguardanti l’interesse del minore (..) non può certo fare venire meno l’obbligo patrimoniale di uno dei genitori a contribuire al mantenimento dei figli mediante la corresponsione di un assegno a favore del genitore con il quale gli stessi convivono”. (Cass. civ. Sez. I Sent., 18/08/2006, n. 18187) Sulla stessa scia, con Sentenza n°23411 del 04.11.2009, ha sottolineato che “Ciascun genitore deve provvedere al mantenimento dei figli….La corresponsione dell’assegno, peraltro, si rivela quantomeno opportuna se non necessaria quando l’affidamento condiviso prevede il collocamento prevalente presso uno dei genitori. Il collocatario, essendo più ampio il tempo di permanenza presso di lui, potrà quindi gestire da solo il contributo ricevuto dall’altro genitore, dovendo provvedere in misura più ampia alle spese correnti e all’acquisto di beni durevoli che non attengono necessariamente alle spese straordinarie”.
Ed ancora la I^ Sezione, con Sentenza n. 22502 del 04.11.2010, ha statuito che il genitore non collocatario del minore deve versare una somma proporzionale ai tempi di affidamento, gestita dall’altro genitore, che paga le spese correnti.
L’obbligo di versamento grava su chi non è collocatario del minore e l’importo risulterà determinato in base ai tempi di permanenza presso ciascun genitore.
Con la Sentenza n. 785 del 20.01.2012, la Corte ha preso una posizione ancora più netta rispetto al mantenimento in forma diretta, affermando che non può essere condiviso l’assunto secondo il quale, con la riforma di cui alla L. 54/2006, il contributo diretto da parte di ciascuno dei genitori costituirebbe la regola, quale conseguenza diretta dell’affido condiviso.
Invero, l’art. 155 c.c., integralmente riformato dalla legge citata, dispone che il giudice fissi altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al loro mantenimento. In tal modo il legislatore ha inteso conferire al giudice un’ampia discrezionalità nella determinazione del contributo a carico dei genitori, discrezionalità da esercitarsi ovviamente con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale della prole.
Lo stesso art. 155, al comma 4, stabilisce, quale criterio direttivo per la determinazione del giudice, che ciascuno dei genitori deve provvedere al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; ove necessario, poi, è disposta la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di «proporzionalità».
Il limite alla discrezionalità sta nel riferimento al perseguimento dell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, per cui la scelta di applicare un regime diverso da quello stabilito dalla legge come prevalente, deve essere fornito di adeguata motivazione.
Nel caso di specie, “l’eccessiva litigiosità dei genitori quale circostanza idonea a sollevare ulteriori conflitti in un contesto che al contrario esige una condotta pienamente collaborativa” ha correttamente orientato la Corte d’Appello di Catania a revocare il mantenimento diretto avendolo considerato fonte di grave conflittualità a danno dei minori.
L’orientamento espresso con tale pronunzia richiede quindi che i Giudici di merito, nei casi di affido condiviso piuttosto che disporre, in via apodittica e pressochè automatica, l’assegno di mantenimento, vaglino la possibilità del mantenimento diretto, fornendo adeguata motivazione di una scelta operata in senso opposto, così sostanziando l’inciso “ove necessario” di cui all’art. 155 comma 4 c.c. e tutelando in maniera più concreta il diritto della prole alla bigenitorialità e il diritto del genitore non collocatario a partecipare alla vita dei propri figli.
L'avvocatura italiana solidale con i colleghi turchi.
Per il segretario generale dell'Associazione nazionale forense Ester Perifano quanto accaduto ieri a Istanbul è «una pessima notizia per la democrazia turca e per il principio di indipendenza della giustizia dal potere politico».
L'Anf invierà alla rappresentanza diplomatica turca presente in Italia una nota di protesta per i gravi fatti accaduti.
Il Consiglio nazionale forense, per voce del vicepresidente del Cnf Carlo Vermiglio sottolinea come «Il principio di autonomia e indipendenza di ogni singolo avvocato non può mai essere sacrificato per nessuna ragione di Stato, soprattutto quando si vuole imporla con la violenza e l'uso sproporzionato della forza. Ancora una volta, l'avvocatura subisce un grave attentato alla sua funzione primaria: la difesa dei diritti dei cittadini. Attentare ad essa significa attentare ai diritti stessi».
L'Unione camere penale, nell'esprimere estrema indignazione e piena solidarietà ai colleghi colpiti, sollecita il Governo ad intraprendere tutti i passi necessari per ripristinare la libertà professionale e la libera manifestazione del pensiero dell'avvocatura turca.
Secondo l'Organismo unitario dell'avvocatura, l'arresto degli avvocati a Istanbul «è un pessimo segnale per un paese ormai considerato europeo: la Turchia non può proseguire su questa strada, quella della negazione dei diritti».
L'Oua chiede perciò l'intervento urgente dell'Italia e la condanna dell'Unione Europea.
Deontologia: il dovere di lealtà e correttezza si riferisce all’intera attività professionale.
“L’art. 6 c.d.f. (dovere di lealtà e correttezza) non è limitato alla sola attività di assistenza o difesa in giudizio ma si riferisce all’intera attività professionale, in tutte le sue manifestazioni, impegnando l’avvocato ad assolvere la propria alta funzione nel rispetto delle regole di diritto e di comportamento”.
Consiglio Nazionale Forense (Pres. f.f. Vermiglio, Rel. Ferina), sentenza del 15 marzo 2013, n. 38
Turchia: migliaia di avvocati in marcia verso Piazza Taksim.
Evento formativo del 13 giugno 2013 (n. 4 crediti).
Domande provocatorie dell'inviato di 'Striscia la notizia': è aggressione, non diritto di cronaca!
Confermata la condanna nei confronti di ‘Reti televisive italiane’ a risarcire i danni lamentati da Marina Ripa di Meana, beccata sotto casa da un inviato del telegiornale satirico di ‘Canale 5’. Obiettivo non era un approfondimento giornalistico, ma uno show televisivo fondato principalmente sulla reazione scomposta della persona inseguita e oppressa con domande provocatorie e ingiuriose.
(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza n. 14533/13; depositata il 10 giugno)
I giovani avvocati e praticanti sono "i ragazzi di oggi".
Il grande inganno realizzato dall’avvocatura nei confronti dei giovani è stato quello di far credere che vi fossero sbocchi lavorativi per tutti e che l’attività professionale potesse garantire a chiunque un reddito soddisfacente.
Tale atteggiamento, unito alla carenza di diverse occupazioni lavorative (esistenti, come sopra detto, fino agli anni ’70), ha portato ad un aumento smisurato degli iscritti negli albi di avvocato, ed inoltre ad un aumento smisurato del numero dei praticanti.
A questo assalto l’avvocatura ha reagito tentando di rendere l’esame di abilitazione sempre più difficile. Nessuno però ha avvertito i giovani della possibile saturazione del mercato, e della possibilità di non superare l’esame di abilitazione.
Questa situazione, sommata alla possibilità di esercitare il patrocinio provvisorio per sei anni (fino al 1988 erano quattro), ha portato alla formazione di una categoria di sub professionisti che hanno un patrocinio provvisorio, hanno formato una propria clientela, magari hanno messo su famiglia, ma non hanno alcuna garanzia per il futuro e rischiano di non diventare mai avvocati.
Quella che manca è soprattutto la motivazione o, come si sarebbe detto tanti anni fa, la vocazione; si sceglie di iscriversi nel registro dei praticanti per provare, e si va avanti per forza d’inerzia perché nel frattempo non si è trovato nulla di meglio.
E’ logico e normale che, navigando a vista, un praticante si preoccupi non tanto della propria formazione personale (compito che peraltro non spetta a lui), quanto della formazione della clientela, necessaria per vivere.
Le proposte che tendono a restringere l’accesso ponendo ulteriori limiti sono illogiche e retrive: occorre invece puntare sulla formazione autentica e sgombrare il campo dalle false illusioni di lauti guadagni che appaiono, in realtà, assai improbabili per chi inizia la professione in questo momento storico.
L’avvocatura non può combattere una assurda battaglia contro i propri praticanti, poiché ciò significa combattere contro sé stessa.
Avv. Antoni Ciavola
Saldi...prima delle ferie estive (sarà autentico?).
Tribunali, Cancellieri: Strumenti urgenti contro arretrato civile.
05 giugno 2013 - Misure urgenti e straordinarie per affrontare il problema dell’arretrato civile nei tribunali. E’ quanto si propone il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri nel corso di un’audizione in commissione alla Camera.
“Si tratta di un'emergenza di tale gravità - spiegato la Guardasigilli - da dover essere affrontata con strumenti straordinari e urgenti. In uno dei prossimi Consigli dei ministri presenterò un pacchetto di misure eccezionali, di varia tipologia".
fonte ilVelino/AGV NEWS Roma.
OUA: L'AUTONOMIA DELLA CASSA FORENSE È IRRINUNCIABILE E NON PUÒ ESSERE MESSA IN DISCUSSIONE.
L'Organismo Unitario dell'Avvocatura (Oua), riferendosi sia al processo elettorale di rinnovo del Comitato dei Delegati, sia all'obbligo di iscrizione contestuale all'Albo e all'Ente previdenziale, come previsto dalla nuova legge forense, si è espresso oggi con forza a tutela dell'autonomia e dell'indipendenza della Cassa Forense.
Per Nicola Marino, presidente dell'Oua, «le modalità di convocazione delle elezioni non possono essere il pretesto per il Governo per mettere in discussione l'autonomia gestionale della Cassa».
«Non è accettabile - aggiunge il presidente Oua - che si crei incertezza sulla governabilità dell'Ente sulla base di interpretazioni dell'iter da seguire per il rinnovo del Comitato dei Delegati, nonché dei meccanismi previsti dalla nuova legge forense per quanto riguarda l'obbligo di iscrizione alla Cassa di tutti gli avvocati già presenti negli albi, anche quelli che non raggiungono i minimi».
«Vigileremo - conclude Marino - affinché nessuno metta le mani sulle pensioni degli avvocati e, allo stesso tempo, facciamo appello alla determinazione, al senso di responsabilità del presidente della Cassa, del Consiglio di Amministrazione e dell'attuale Comitato dei Delegati perché si contrastino con i fatti i pretestuosi tentativi del Ministero».
Esame di avvocato: 366 gli ammessi all'orale a Salerno.
Sono 366 i candidati ammessi alla prova orale presso la Corte di Appello di Salerno.
Il numero complessivo dei partecipanti all'esame è stato di 1.125, per cui la percentuale dei promossi risulta pari al 32,53%.