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Timestamp: 2020-03-28 23:26:22+00:00
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Mediaconciliazione, le motivazioni della Consulta: nella delega nessun obbligo – Ordine degli Avvocati di Cuneo
10 Dicembre 2012 29 Agosto 2016 Mediazione Conciliazione
Il testo della Sentenza del 24.10.12, depositata il 6 dicembre 2012 n. 272, della Corte costituzionale Primi commenti
Al link sottoriportato, il testo della Sentenza della Corte Costituzionale:
Da http://www.diritto24.ilsole24ore.com/
“Il carattere dell’obbligatorietà per la mediazione non trova alcun ancoraggio nella legge delega”. È quanto si legge nella sentenza della Corte Costituzionale n. 272 depositata oggi, con sui la Consulta ha dichiarato illegittima, per eccesso di delega, la norma sulla media-conciliazione nelle controversie civili e commerciali, nella parte in cui prevede il carattere obbligatorio della mediazione.
La censura della Consulta è limitata all’obbligatorietà della mediazione e all’eccesso di delega. Prendendo in considerazione otto diverse ordinanze di rimessione giunte dal Tar del Lazio, dai giudici di pace di Catanzaro (due ordinanze), Recco, Salerno, Parla, e dai Tribunali di Torino e Genova, la Corte ha stabilito che sono stati violati gli art. 76 e 77 della Costituzione, relativi ai criteri in base ai quali il Governo può essere delegato dal Parlamento a legiferare.
La “legge delega, tra i principi e criteri direttivi di cui all’art. 60, comma 3 – dichiara infatti la sentenza – non esplicita in alcun modo la previsione del carattere obbligatorio della mediazione finalizzata alla conciliazione”. Anzi, su questo punto, il testo normativo “che per altri aspetti dell’istituto si rivela abbastanza dettagliato, risulta del tutto silente”.
Inoltre, rileva la Corte, se “la finalità ispiratrice” della mediazione è quella di “individuare misure alternative per la definizione delle controversie civili e commerciali, anche al fine di ridurre il contenzioso gravante sui giudici professionali”, “il carattere obbligatorio della mediazione non è intrinseco alla sua ratio, come agevolmente si desume dalla previsione di altri moduli procedimentali (facoltativi o disposti su invito del giudice), del pari ritenuti idonei a perseguire effetti deflattivi e quindi volti a semplificare e migliorare l’accesso alla giustizia”.
Il testo della delega richiamava anche al rispetto e alla coerenza con la normativa europea in materia di conciliazione. Per questo la sentenza della Consulta compie una ricognizione delle norme Ue, concludendo però “dai richiamati atti dell’Unione europea non si desume alcuna esplicita o implicita opzione a favore del carattere obbligatorio dell’istituto della mediazione”. “Ne deriva che l’opzione a favore del modello di mediazione obbligatoria, operata dalla normativa censurata – sottolinea la Consulta – non può trovare fondamento nella citata disciplina”.
GIUSTIZIA, OUA: IL DISPOSITIVO DELLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CONFERMA LE CRITICHE DELL’AVVOCATURA ALLA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA
MAURIZIO DE TILLA, PRESIDENTE OUA: “SI CONFERMA L’ECCESSO DI DELEGA, UN PROFILO EVIDENTE DI ILLEGITTIMITÀ DELLA MEDIACONCILIAZIONE. MA È EVIDENTE CHE NON SI TORNA INDIETRO DA QUESTA SENTENZA. L’OBBLIGATORIETÀ
NON SI PUÒ REINTRODURRE. ALTRE SONO LE STRADE PER IMPLEMENTARE UN SISTEMA DI MEDIAZIONE CONDIVISO E DI QUALITÀ CHE TUTELI IL CITTADINO”
Il presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura-Oua, Maurizio de Tilla, ha commentato il dispositivo della sentenza della Consulta che ha dichiarato illegittima la media-conciliazione obbligatoria: «Si conferma il chiaro profilo di illegittimità per eccesso di delega del sistema di mediazione (unico nel panorama europeo) introdotto nel nostro Paese. L’avvocatura aveva, quindi, colto nel segno. La media-conciliazione era stata varata senza i necessari requisiti di qualità sia per la formazione dei mediatori, sia per l’assenza di regole chiare che definissero i conflitti di interessi delle Camere di conciliazione, nonché per un ingiusto meccanismo di obbligatorietà e per gli eccessivi costi per il cittadino. Ma non solo: anche perché pregiudicava il successivo giudizio. Tutto ciò al solo scopo di comprimere la possibilità di accedere al sistema giustizia. È bene anche ricordare che, pure, la Commissione Europea aveva avanzato, in un parere inviato alla Corte di Giustizia Europea, una decisa critica al combinato disposto tra obbligatorietà e onerosità per i cittadini, come evidente limitazione del diritto di ricorrere alla macchina giudiziaria».
«Alla luce della sentenza – conclude de Tilla – vogliamo invitare a chiudere una fase e ad aprirne un’altra, basata sul dialogo e la condivisione: si implementino sistemi seri di mediazione, con chiari elementi di qualità e di garanzia per cittadini, senza obbligatorietà e costi eccessivi».
Da http://www.dirittoegiustizia.it/
Per la Corte Costituzionale il carattere obbligatorio attribuito al previo esperimento del tentativo di mediazione e che è stato censurato, per eccesso o difetto di delega, da quasi tutte le ordinanze di rimessione, è illegittimo dal momento che risultano fondate le censure di illegittimità costituzionale per violazione degli artt. 76 e 77 Cost.
Mediazione obbligatoria incostituzionale per eccesso di delega. Salva una più approfondita e doverosa analisi della motivazione sulla quale a breve, quindi, avremo modo di tornare, è bene dire da subito che la Corte ha esaminato soltanto il profilo relativo al vizio formale dell’eccesso di delega.
Ogni altra censura è stata quindi assorbita dalla Corte. Il che ha un suo fondamentale rilievo dal momento che non lascia più alcun dubbio sulla possibilità assolutamente legittima, quindi, per il Parlamento di intervenire per sanare il vizio formale e reintrodurre l’obbligatorietà.
Quell’eventuale reintroduzione sarebbe perfettamente rispettosa del giudicato costituzionale che lascia, ovviamente, ampio margine al Parlamento per qualsiasi scelta che, quindi, assume carattere esclusivamente politico inteso nel senso più alto del termine.
Disciplina UE neutrale rispetto alla scelta del modello di mediazione da adottare. Orbene, tornando, seppur brevemente, alla motivazione della sentenza, la Corte per giungere a questo risultato muove, innanzitutto, da un’analisi delle fonti comunitarie e dalla giurisprudenza della Corte dell’Unione Europea concludendo sul punto che «la disciplina dell’UE si rivela neutrale in ordine alla scelta del modello di mediazione da adottare, la quale resta demandata ai singoli Stati membri, purché sia garantito il diritto di adire i giudici competenti per la definizione giudiziaria delle controversie».
Ecco allora che «l’opzione a favore del modello di mediazione obbligatoria, operata dalla normativa censurata, non può trovare fondamento nella citata disciplina» europea e deve essere, pertanto, valutata alla luce del diritto interno e, in particolare, utilizzando gli strumenti tipici della verifica del rispetto dei rapporti tra legge delega e decreto delegato.
E così passando all’esame del diritto interno la Corte ritiene che tra i principi e criteri direttivi di cui all’art. 60, comma 3, non vi sia in alcun modo la previsione del carattere obbligatorio della mediazione finalizzata alla conciliazione.
Un silenzio assordante dal momento che «non si può certo ritenere che l’omissione riguardi un aspetto secondario o marginale. Al contrario, la scelta del modello di mediazione costituisce un profilo centrale nella disciplina dell’istituto, come risulta sia dall’ampio dibattito dottrinale svoltosi in proposito, sia dai lavori parlamentari durante i quali il tema dell’obbligatorietà o meno della mediazione fu più volte discusso».
Il carattere obbligatorio della mediazione non è intrinseco alla sua ratio. Del resto, poi, ha osservato la Corte «il carattere obbligatorio della mediazione non è intrinseco alla sua ratio, come agevolmente si desume dalla previsione di altri moduli procedimentali (facoltativi o disposti su invito del giudice), del pari ritenuti idonei a perseguire effetti deflattivi e quindi volti a semplificare e migliorare l’accesso alla giustizia».
Quel silenzio, peraltro, non consentiva al legislatore delegato di prevedere l’obbligatorietà per un così vasto numero di materie e rispetto alle quali non esisteva un sistema di mediazione o conciliazione obbligatoria: esistevano soltanto norme settoriali e non un principio generale.
Ne deriva che la scelta nel senso dell’obbligatorietà – diversamente, secondo la Corte, dal tentativo obbligatorio di conciliazione nel rito del lavoro oggetto della decisione 276/2000- introduce «un novum avulso da questa» senza rappresentare, quindi, «un coerente sviluppo di un principio già presente nello specifico settore»: in altri termini occorreva che la legge delega parlasse espressamente sul punto prevedendo l’obbligatorietà sicché, non avendo detto nulla sul tema si deve concludere che «la mediazione [obbligatoria] non trova alcun ancoraggio nella legge delega».
Rimane dunque aperta la strada per l’intervento del Parlamento e, soprattutto, per un’analisi più approfondita della sentenza, rinviato a lunedì 10 dicembre.
(rassegna a cura di Paolo Russo)