Source: https://campanologia.it/contenuto/pagine/01-ATS/ATS-C01/ATS-C01-20-NA-TO-Dlb2000.htm
Timestamp: 2019-04-21 10:08:02+00:00
Document Index: 31240731

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 13', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 15', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 2']

Portale www.campanologia.it: Area I Arte Tecnico Scientifica - ATS.C01.20: Deliberazione Regionale - Toscana (Dlb.R. 77 22/02/2000)
Capitolo ATS.C01: "Normativa Acustica" - Pagina 20
Deliberazione Regionale Toscana (Dlb. 77 22/02/2000)
Deliberazione 77 del 22 febbraio 2000
CLASSIFICAZIONE ACUSTICA DEL TERRITORIO - (LR 89/1998, Art. 2, comma 2, lett. a, b, d)
2. Individuazione delle zone in classe I.
3. Individuazione delle zone in classe V e VI Nella classe V - Aree prevalentemente industriali - rientrano le aree interessate da insediamenti industriali con scarsitÃ di abitazioni
4. Individuazione delle zone in classe II, III e IV
9. Individuazione delle aree destinate a spettacolo a carattere temporaneo, ovvero mobile, ovvero allâ€™aperto
PARTE 3 - MODALITÃ€ PER IL RILASCIO DELLE AUTORIZZAZIONI COMUNALI PER LE ATTIVITÃ€ DI CUI ALLA LR N. 89/98, ART. 2, COMMA 2, LETT. C 1.
2. Aree destinate a spettacolo a carattere temporaneo, ovvero mobile, ovvero allâ€™aperto
3.3 AttivitÃ temporanee o manifestazioni che non rientrano in nessuno dei casi precedenti
Consiglio Regionale - Deliberazioni n 000077 del 22/02/2000
(Boll. n 12 del 22/03/2000, parte Seconda , SEZIONE I )
Definizione dei criteri e degli indirizzi della pianificazione degli enti locali ai sensi dellâ€™art. 2 della LR n. 89/98 "Norme in materia di inquinamento acustico".
Vista la legge 26 ottobre 1995, n. 447 "Legge quadro sullâ€™inquinamento acustico";
Visto il DPCM 14 novembre 1997 "Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore";
Visto la legge regionale 1 dicembre 1998, n. 89 "Norme in materia di inquinamento acustico";
Considerato che tale legge regionale, in attuazione dellâ€™art. 4 della legge 26 ottobre 1995, n. 447 e del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 detta norme finalizzate alla tutela dellâ€™ambiente e della salute pubblica dallâ€™inquinamento acustico prodotto dalle attivitÃ antropiche, disciplinandone lâ€™esercizio al fine di contenere la rumorositÃ entro i limiti normativamente stabiliti dalla legge stessa;
Considerato che ai sensi dellâ€™art. 2, comma 1 della legge regionale 89/98 il Consiglio regionale definisce i criteri e gli indirizzi della pianificazione comunale e provinciale ai sensi della stessa legge regionale costituiti da:
a) i criteri tecnici ai quali i Comuni sono tenuti ad attenersi nella redazione dei piani di classificazione acustica disciplinati dallâ€™art. 4, e del relativo quadro conoscitivo;
b) i criteri, le condizioni ed i limiti per lâ€™individuazione, nellâ€™ambito dei piani comunali di cui alla lett. a) del presente comma, delle aree destinate a spettacolo a carattere temporaneo, ovvero mobile, ovvero allâ€™aperto;
c) le modalitÃ di rilascio delle autorizzazioni comunali per lo svolgimento di attivitÃ temporanee e di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, qualora esso comporti lâ€™impiego di macchinari o di impianti rumorosi, con particolare riferimento a quelle in deroga ai valori limite dettati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 novembre 1997 (Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore);
d) le condizioni ed i criteri in base ai quali i Comuni di rilevante interesse paesaggistico ambientale o turistico possono individuare, nel quadro della classificazione acustica prevista dallâ€™art. 4, valori inferiori a quelli determinati dal DPCM 14 novembre 1997, ai sensi della lett. a) del comma 1, art. 3 della l. 447/1995;
e) i criteri generali per la predisposizione dei piani comunali di risanamento acustico di cui allâ€™art. 8;
f) i criteri per lâ€™identificazione delle prioritÃ temporali negli interventi di bonifica acustica del territorio;
g) specifiche istruzioni tecniche, ai sensi dellâ€™art. 13 della LR 5/1995, per il coordinamento dei piani comunali di classificazione acustica con gli strumenti della pianificazione e programmazione territoriale; come risultanti dal documento (allegato 1) "Criteri ed indirizzi della pianificazione degli enti locali ai sensi dellâ€™art. 2 della LR 89/98" predisposto dalla competente struttura del Dipartimento delle Politiche territoriali e Ambientali della Giunta Regionale;
1. di definire i criteri e gli indirizzi della pianificazione comunale e provinciale ai sensi dellâ€™art. 2 della legge regionale 1.12.1998, n. 89, cosiâ€™ come individuati nellâ€™allegato 1 "Criteri ed indirizzi della pianificazione degli enti locali ai sensi dellâ€™art. 2 della LR 89/98" facente parte integrante della presente deliberazione.
Il presente provvedimento eâ€™ soggetto a pubblicitÃ ai sensi della Legge Regionale 9/95 in quanto conclusivo del procedimento amministrativo regionale. In ragione del particolare rilievo del provvedimento, che per il suo contenuto deve essere portato alla piena conoscenza della generalitÃ dei cittadini, se ne dispone la pubblicazione per intero, compreso lâ€™allegato, sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana ai sensi dellâ€™art. 2, comma 3, della LR 18/96.
Con la maggioranza prevista dallâ€™art. 15 dello Statuto.
- Criteri ed indirizzi della pianificazione degli enti locali ai sensi dellâ€™art. 2 della LR 89/98 "Norme in materia di inquinamento acustico"
Le classi di destinazione dâ€™uso del territorio ed i relativi valori di qualitÃ e di attenzione sono quelle di cui allâ€™art. 1 del DPCM 14/11/1997 "Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore".
Il criterio di base per la individuazione e la classificazione delle differenti zone acustiche del territorio Ã© essenzialmente legato alle prevalenti condizioni di effettiva fruizione del territorio stesso. Tuttavia Ã© auspicabile che la zonizzazione acustica recepisca le proiezioni future previste di destinazione dâ€™uso del territorio.
Quale criterio generale sono sconsigliate le eccessive suddivisioni del territorio. Ã‰ altresÃ¬ da evitare una eccessiva semplificazione, che potrebbe portare a classificare ingiustificatamente vaste aree del territorio nelle classi piÃ¹ elevate (IV e V). Lâ€™obiettivo Ã© quello di identificare zone di dettaglio acusticamente omogenee allâ€™interno del territorio comunale seguendo, in assenza di altri vincoli, i confini naturali generati da discontinuitÃ morfologiche del territorio (argini, crinali, mura, linee continue di edifici).
In linea generale Ã© opportuno procedere attraverso aggregazioni delle sezioni di censimento ISTAT, che possono costituire le unitÃ elementari anche ai fini del calcolo della popolazione.
Secondo quanto disposto dallâ€™art. 6 della LR Ã© vietato lâ€™accostamento di zone con differenze di livello assoluto di rumore superiori a 5 dB(A). Tuttavia Ã© ammessa la possibilitÃ di adiacenza fra zone appartenenti a classi non contigue quando esistano evidenti discontinuitÃ morfologiche che assicurino il necessario abbattimento del rumore.
Nei casi in cui ciÃ² sia reso necessario al fine di tutelare preesistenti destinazioni dâ€™uso Ã© lasciata la possibilitÃ di adiacenza di zone appartenenti a classi non contigue, con adozione di piano di risanamento cosiâ€™ come stabilito dagli artt. 6 e 8 della LR La classificazione fatta con contatto di aree di classi non contigue deve essere evidenziata e giustificata nella relazione di accompagnamento alla classificazione stessa.
Indicativamente, in normali condizioni di propagazione del rumore (quindi in assenza delle discontinuitÃ morfologiche di cui sopra), la distanza tra due punti appartenenti a due classi non contigue non dovrebbe essere mai inferiore a 100 m.
Per quanto attiene la metodologia di definizione delle zone, si indica di procedere a partire dalla individuazione delle zone particolarmente protette di classe I e di quelle di classe piÃ¹ elevata (V e VI), in quanto piÃ¹ facilmente identificabili. Una volta individuate le classi estreme si proseguirÃ con lâ€™assegnazione delle classi intermedie II, III e IV, fase che risulta in generale piÃ¹ delicata.
PiÃ¹ specificatamente la classificazione del territorio puÃ² essere ottenuta attraverso le fasi di seguito elencate:
1. analisi degli strumenti urbanistici approvati o in via di approvazione e di tutte le varianti previste;
2. verifica sul territorio della corrispondenza tra destinazione urbanistica e destinazioni dâ€™uso effettive;
3. individuazione di alcune localizzazioni particolari, quali le zone industriali, gli ospedali, le scuole, i parchi;
4. individuazione delle strade di grande comunicazione, linee ferroviarie, aree portuali, con tutti i vincoli di zonizzazione che comportano;
5. individuazione delle classi I, V e VI (aree particolarmente protette e aree industriali);
6. individuazione delle classi intermedie II, III e IV;
7. aggregazione delle aree omogenee e analisi critica dello schema di zonizzazione ottenuto attraverso anche indagini acustiche specifiche;
8. verifica della compatibilitÃ acustica tra le diverse aree ed eventuale adozione dei piani di risanamento e miglioramento;
9. formulazione del progetto di zonizzazione definitivo.
Una volta realizzato il progetto di zonizzazione, il Comune avvierÃ la procedura di formazione della classificazione acustica del suo territorio secondo le modalitÃ indicate dallâ€™art. 5 della LR .
Si tratta delle aree nelle quali la quiete sonora rappresenta un elemento di base per la loro fruizione. Il DPCM 14/11/97, riprendendo la tabella 1 del DPCM 1/3/91, indica le aree ospedaliere e scolastiche, le aree destinate al riposo ed allo svago, le aree residenziali rurali, le aree di particolare interesse urbanistico ed i parchi pubblici. Vista la grande difficoltÃ che solitamente si incontra nellâ€™affrontare interventi di bonifica per riportare una zona ai livelli ammessi dalla classe I, tanto piÃ¹ in casi come quello degli ospedali o delle scuole, risultando essi stessi poli attrattivi di traffico e quindi di rumorositÃ , lâ€™individuazione di zone di classe I va fatta con estrema attenzione a fronte anche di specifici rilievi fonometrici che ne supportino la sostenibilitÃ .
La classificazione di scuole e ospedali in classe I verrÃ adottata in particolare soltanto ove questa sia effettivamente indispensabile al corretto utilizzo di queste strutture. I parchi e i giardini adiacenti a tali strutture, specialmente se integrati con la funzione terapeutica o educativa delle stesse, qualora siano difendibili dallâ€™inquinamento acustico delle aree circostanti, potranno essere oggetto di una classificazione piÃ¹ protettiva rispetto a quella dellâ€™immobile anche valutando la possibile adozione di opportuni piani di risanamento.
Quando solo unâ€™ala o alcune facciate dellâ€™immobile richiedano una particolare tutela Ã© legittimo classificare lâ€™area nella classe superiore purchÃ© si faccia menzione della necessitÃ di maggiore tutela per le parti o le facciate sensibili.
Tra le varie aree da collocare in classe I, si possono inserire anche le aree di particolare interesse storico, artistico ed architettonico nel caso in cui lâ€™Amministrazione comunale ritenga che la quiete rappresenti un requisito assolutamente essenziale per la loro fruizione, con la conseguente limitazione delle attivitÃ ivi permesse. Le aree di particolare interesse ambientale, categorie di cui alla L.431/85, le aree di cui agli elenchi della L. 1497/39, le aree protette di cui allâ€™elenco ufficiale nazionale, art. 5, comma 2 L.394/91, le aree protette di cui allâ€™elenco ufficiale regionale, art. 4, comma 4, LR 49/95, verranno classificate in classe I per le porzioni di cui si intenda salvaguardarne lâ€™uso prettamente naturalistico. Occorre tenere conto che la presenza in tali aree di attivitÃ ricreative o sportive o di piccoli servizi (quali bar, posteggi, ecc ... ), non Ã© compatibile con i limiti previsti per la classe I.
Per aree residenziali rurali si devono intendere i piccoli centri delle frazioni solo residenziali non appartenenti ad aree in cui vengono utilizzate macchine operatrici.
Per aree di particolare interesse urbanistico si devono intendere quelle aree di particolare interesse storico ed architettonico in cui la quiete sia ritenuta dallâ€™Amministrazione Comunale un elemento essenziale per la loro fruizione.
Non Ã© da intendersi che tutto il centro storico debba rientrare automaticamente in tale definizione, cosiâ€™ come possono invece rientrarvi anche zone collocate al di fuori di questo.
Per quanto attiene le aree di cui allâ€™art. 6, comma 3 della L.447/95, ogni Comune della Toscana che abbia classificato parte del proprio territorio in classe I, secondo i criteri sopra esposti, puÃ² individuare allâ€™interno di queste zone, aree di qualitÃ , dove i valori di attenzione di cui allâ€™art. 6 del DPCM 14.11.1997 coincidono con i valori di qualitÃ relativi alla classe I, di cui allo stesso decreto.
Per tali zone i Comuni possono individuare anche dei valori di qualitÃ inferiori a quelli di cui alla classe I della tabella D del DPCM 14 novembre 1997, fino al limite minimo di 35 dB(A) sia per il giorno che per la notte.
La scelta di valori di qualitÃ piÃ¹ bassi di quelli di cui alla classe I del DPCM 14 novembre 1997, deve essere adeguatamente supportata da considerazioni di tipo acustico riportate nella relazione di accompagnamento alla zonizzazione.
3. Individuazione delle zone in classe V e VI Nella classe V - Aree prevalentemente industriali - rientrano le aree interessate da insediamenti industriali con scarsitÃ di abitazioni.
Differisce dalla classe successiva, per quanto riguarda i limiti esterni, solo per lâ€™abbassamento del limite notturno, ma la differenza sostanziale Ã© che qui le abitazioni sono protette dal criterio differenziale. Nella classe VI - Aree esclusivamente industriali - rientrano le aree esclusivamente interessate da attivitÃ industriali e prive di insediamenti abitativi.
Analogamente alla classificazione in classe I occorre fare molta attenzione alla individuazione delle classi V e VI in particolare, in considerazione del vincolo che tale classificazione costituisce soprattutto nei riguardi delle zone limitrofe.
La maggiore difficoltÃ nellâ€™individuazione di queste classi deriva spesso dallâ€™assenza di nette demarcazioni tra aree con differente destinazione dâ€™uso.
Da un punto di vista generale occorre ricordare che la classificazione non Ã© mai una semplice fotografia della destinazione dâ€™uso di fatto esistente nelle diverse zone, ma essa deve tendere alla salvaguardia del territorio e della popolazione dallâ€™inquinamento acustico.
Lâ€™individuazione delle classi II, III e IV va fatta in ogni caso tenendo conto per ciascuna zona dei fattori quali la densitÃ della popolazione, la presenza di attivitÃ commerciali ed uffici, la presenza di attivitÃ artigianali o di piccole industrie, il volume ed eventualmente la tipologia del traffico veicolare presente, lâ€™esistenza di servizi e di attrezzature.
Questi fattori possono essere parametrizzati facendo riferimento alla sezione di censimento ISTAT, come unitÃ minima territoriale. Per ciascun parametro vanno definite delle fasce di variabilitÃ .
Quindi va fatta lâ€™attribuzione di ciascun parametro, per ciascuna unitÃ territoriale elementare, alla fascia di appartenenza. In base alla descrizione delle classi II, III e IV del DPCM 14/11/97 si ottiene la seguente tabella 1 riassuntiva in funzione dei parametri: traffico, infrastrutture, commercio e servizi, industria e artigianato, densitÃ di popolazione.
Per ogni zona da classificare puÃ² essere utilizzata la tabella 1 attribuendo lâ€™appartenenza per colonna, individuando poi la classe della zona per righe come indicato nellâ€™ultima colonna. Per quanto concerne la definizione delle tre classi di variabilitÃ (bassa, media, alta densitÃ ), si indicano delle soglie orientative per il parametro densitÃ di popolazione, che sono le seguenti:
- bassa densitÃ di popolazione quando questa Ã© inferiore a 50 abitanti per ettaro;
- media densitÃ di popolazione quando questa Ã© compresa tra 50 e 200 abitanti per ettaro;
- alta densitÃ di popolazione quando questa Ã© superiore a 200 abitanti per ettaro.
Il metodo descritto Ã© sostanzialmente di tipo quantitativo, che tende cioÃ¨ ad oggettivare la classificazione secondo criteri generali, una volta stabilite le soglie delle classi di variabilitÃ di tutti i parametri.
A tale proposito va osservato che la classificazione va comunque sottoposta ad un processo di ottimizzazione secondo quanto indicato successivamente nello specifico paragrafo.
Un metodo del genere Ã© particolarmente utile per la discriminazione tra le varie classi nei Comuni il cui centro urbano risulti esteso e dove la compenetrazione tra le varie classi ne renda difficile lâ€™identificazione. Anche tenendo presente il processo di ottimizzazione cui in ogni caso va sottoposta la zonizzazione, ci sono dei casi in cui il metodo descritto puÃ² non portare a buoni risultati oppure risulti di difficile applicazione. In tali casi puÃ² essere pertanto preferibile un metodo qualitativo.
Le aree destinate a spettacolo a carattere temporaneo, mobile e allâ€™aperto devono avere caratteristiche tali da non penalizzare acusticamente le possibili attivitÃ delle aree dove sono localizzati i recettori piÃ¹ vicini, consentendo per questi un agevole rispetto dei limiti di immissione. Non deve essere creato disagio alla popolazione residente nelle vicinanze, anche in relazione a tutti gli aspetti collegati alle manifestazioni (quali per es. il traffico indotto).
Dentro queste aree non Ã© ammessa la presenza di edifici di civile abitazione.
Tali aree non potranno essere, in ogni caso, identificate allâ€™interno delle classi I e II ed in prossimitÃ di ospedali e case di cura. La vicinanza con scuole puÃ² essere consentita a patto che nellâ€™apposito regolamento comunale di gestione di tali aree venga espressamente negata la possibilitÃ di svolgere qualsiasi manifestazione in concomitanza con lâ€™orario scolastico.
La localizzazione di dette aree Ã© parte integrante del piano di classificazione acustica e va pertanto raccordata con gli strumenti urbanistici comunali secondo quanto previsto dalla LR 89/98 e dalle presenti linee guida.
Il Comune dovrÃ elaborare un regolamento per la gestione di queste aree e per le modalitÃ di rilascio delle autorizzazioni per lo svolgimento delle attivitÃ in queste aree, specifico per ciascuna area, in accordo con quanto stabilito dalle linee guida di cui alla LR 89/98, art. 2, comma 2, lett. c. Tale regolamento fissa anche i limiti sonori (in deroga a quelli della zonizzazione) eventualmente vigenti allâ€™interno dellâ€™area.
Nelle presenti linee guida, ai sensi dellâ€™art. 2, comma 2, lett. e, della LR 1 dicembre 1998, n. 89, sono definite le modalitÃ di rilascio delle autorizzazioni per lo svolgimento di attivitÃ temporanee e di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, qualora esse comportino lâ€™impiego di macchinari o di impianti rumorosi, con particolare riferimento a quelle in deroga ai valore limite dettati dal DPCM 14 dicembre 1997 "Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore".
Le attivitÃ che si svolgono nelle aree destinate a spettacolo a carattere temporaneo, ovvero mobile, ovvero allâ€™aperto, individuate specificatamente nella zonizzazione acustica del territorio comunale, devono svolgersi in accordo dello specifico regolamento del comune, se tali attivitÃ non comportano il superamento dei limiti di zona cui lâ€™area appartiene o di quelli eventualmente indicati dal regolamento per lâ€™area.
Il regolamento comunale fissa le modalitÃ di presentazione delle domande per lâ€™uso di tali aree e stabilisce altresÃ¬ che lo svolgimento delle attivitÃ da esso previste non produca il superamento dei limiti di zona allâ€™esterno di esse.
Se al contrario le attivitÃ di cui sopra comportano il superamento dei limiti di zona acustica allâ€™interno dellâ€™area o di quelli specifici dellâ€™area eventualmente individuati dal regolamento, sono sottoposte a specifica autorizzazione come indicato al successivo punto 3.
a) Il Comune puÃ², autorizzare deroghe temporanee ai limiti di rumorositÃ definiti dalla legge 447/95 e suoi provvedimenti attuativi, qualora lo richiedano particolari esigenze locali o ragioni di pubblica utilitÃ . Il provvedimento autorizzatorio del comune deve comunque prescrivere le misure necessarie a ridurre al minimo le molestie a terzi e i limiti temporali e spaziali di validitÃ della deroga.
b) Qualora i provvedimenti di deroga non rientrino nelle tipologie previste dal successivo paragrafo 3.2, il Comune deve acquisire parere della ASL competente prima di rilasciare il provvedimento autorizzatorio.
d) Il Comune specifica con regolamento le modalitÃ di presentazione delle domande di deroga.
e) Gli interventi di urgenza sono comunque esonerati dalla richiesta di deroga al Comune: il Comune puÃ² specificare con regolamento i requisiti e le disposizioni per le ditte o gli enti che sono abilitati ad operare per urgenze di pubblica utilitÃ .
I limiti della deroga, come stabiliti nel seguito, devono essere sempre considerati come limiti di emissione dellâ€™attivitÃ nel suo complesso, intesa come sorgente unica.
Questi limiti sono sempre misurati in facciata degli edifici in corrispondenza dei recettori piÃ¹ disturbati o piÃ¹ vicini.
Il parametro di misura e di riferimento Ã© il livello equivalente di pressione sonora ponderato A, misurato conformemente a quanto prescritto nel Decreto del Ministero dellâ€™Ambiente del 16 marzo 1998 "Tecniche di rilevamento e di misurazione dellâ€™inquinamento acustico". Il tempo di misura deve essere di almeno 15 minuti, e i risultati devono essere eventualmente corretti con le penalizzazioni previste dal decreto sopra citato.
Quando non altrimenti specificato Ã© sempre implicita la deroga al criterio differenziale.
Per le attivitÃ che rientrano nelle condizioni sotto elencate, possono essere rilasciate deroghe alle condizioni indicate, previo accertamento della completezza della documentazione necessaria.
Per le attivitÃ che non abbiano i requisiti per una deroga di tipo semplificato o che non prevedano di rispettarne le condizioni la richiesta di autorizzazione deve contenere una relazione descrittiva dellâ€™attivitÃ che si intende svolgere, redatta da tecnico competente ai sensi dellâ€™Art. 16 LR 89/98 che contenga:
- un elenco degli accorgimenti tecnici e procedurali che saranno adottati per la limitazione del disturbo e la descrizione delle modalitÃ di realizzazione;
- una pianta dettagliata e aggiornata dellâ€™area dellâ€™Intervento con lâ€™identificazione degli edifici di civile abitazione potenzialmente disturbati;
- per i cantieri una relazione che attesti lâ€™eventuale conformitÃ a norme nazionali e comunitarie di limitazione delle emissioni sonore; nonchÃ© un elenco dei livelli di emissione sonora delle macchine che si intende di utilizzare e per le quali la normativa nazionale prevede lâ€™obbligo di certificazione acustica (DM n. 588/7, DLgs n. 135/92 e DLgs n. 137/92).
La relazione dovrÃ definire:
- lâ€™eventuale articolazione temporale e durata delle varie attivitÃ della manifestazione o del cantiere;
- limiti richiesti e la loro motivazione, per ognuna delle attivitÃ diverse previste.
Bib-TS-545 - La Legge Ã¨ desunta dal sito fonte originario: http://www.acustica.it/docpdf/regioni/toscana/toscana_77_22022000.pdf