Source: http://notes.regione.lazio.it/RegioneLazio/Leggi.nsf/Ricconsiglio/F4B445AED0B5D63780256B790052C902
Timestamp: 2016-07-24 14:43:09+00:00
Document Index: 78585142

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 35', 'art. 34', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 3', 'art. 8', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 11', 'art. 35', 'art. 12', 'art. 27', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 38', 'art. 20', 'art. 30', 'art. 6', 'art. 25', 'art. 5', 'art. 25', 'art. 5']

1. La Regione Lazio interviene per rendere effettivo il diritto allo studio, il definitivo superamento delle condizioni di analfabetizzazione e l'elevamento dei livelli di scolarit�, nella prospettiva dell'educazione permanente e continua e, a tal fine, promuove ed attua, in collaborazione con gli organi collegiali della scuola nell'ambito delle rispettive competenze, piani per lo sviluppo di adeguati servizi di supporto al sistema educativo.
1. La Regione, in conformit� degli indirizzi della programmazione regionale, per il raggiungimento delle finalit� di cui al precedente articolo concorre a:
d) assicurare ai minori in difficolt� di sviluppo e di apprendimento, ai disadattati ed agli invalidi l'inserimento nelle normali strutture scolastiche garantendo comunque l'assolvimento dell'obbligo scolastico e facilitando loro la frequenza alle scuole di istruzione secondaria superiore;
e) garantire, attraverso la predisposizione di servizi collettivi, la piena funzionalit� di tutte le scuole, in particolare di quelle situate in zone depresse o la cui localizzazione ponga gli alunni in condizioni di disagio;
f) favorire il definitivo superamento delle condizioni di analfabetismo e l'elevamento dei livelli di scolarit� della popolazione adulta nonch� promuovere ogni altra attivit� di promozione educativa nel quadro di un sistema regionale di educazione permanente e continua diretto anche a contrastare nuove forme di emarginazione educativa;
h) favorire la circolarit� e la diffusione di esperienze tra le diverse realt� educative con particolare riguardo ai processi di integrazione europea;
i) favorire la piena integrazione, ai vari livelli di scolarit�, per le fasce di utenza disagiate o in particolari difficolt�.
2. Gli alunni di nazionalit� straniera, gli apolidi e quelli cui le competenti autorit� statali abbiano riconosciuto la qualit� di rifugiati politici, possono fruire degli interventi nei limiti e nel rispetto delle norme dello Stato.
3. Gli alunni dei paesi aderenti alla Comunit� Economica Europea (CEE) sono equiparati, a tutti gli effetti, agli alunni di nazionalit� italiana nei limiti previsti dagli accordi e dalle vigenti disposizioni.
1. Le funzioni amministrative relative agli interventi in materia di diritto allo studio sono esercitate, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, dai comuni, in collaborazione con gli organi collegiali della scuola nell'ambito delle rispettive competenze, secondo le modalit� previste dalla presente legge nel quadro degli indirizzi stabiliti dalla Regione.
4. I comuni, d'intesa con i consigli di circolo e d'istituto, concorrono all'attuazione delle attivit� integrative e di sostegno, tempo pieno o tempo prolungato, programmate nel rispetto della legislazione vigente in materia.
5. Per realizzare una migliore funzionalit� di servizio ed una riduzione dei costi i comuni possono associarsi per l'esercizio delle funzioni all'interno degli ambiti territoriali del distretto scolastico al quale appartengono secondo le norme di cui al capo VIII della legge 8 giugno 1990, n. 142 del 1990, o, nei limiti previsti al capo IX della predetta legge 142 del 1990, avvalersi della comunit� montana.
1. I comuni o gli organismi da questi delegati, sentiti i consigli di circolo e di istituto, nonch� il consiglio scolastico distrettuale, tenuto conto delle necessarie priorit� e delle disponibilit� di bilancio, deliberano, entro il 31 maggio di ogni anno, un piano di intervento nel settore del diritto allo studio relativo all'anno scolastico successivo.
2. I comuni o gli organismi da questi delegati entro il termine di cui al primo comma, sulla base di apposita modulistica predisposta dalla Giunta regionale, deliberano un rendiconto delle attivit� svolte nell'anno scolastico precedente.
Capo II Modalit� e realizzazione dei servizi
4. I comuni provvedono d'intesa con i consigli di circolo o di istituto nell'ambito di quanto disposto dal decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974, n. 416, alla fornitura di libri e di sussidi multimediali a favore delle biblioteche di classe e di istituto, e di materiale didattico di uso collettivo, nonch� di materiale diretto a favorire la sperimentazione.
5. I comuni possono dotare le scuole materne di sussidi multimediali e materiale didattico di uso collettivo utile allo sviluppo della personalit� e al processo di maturazione proprio dell'et� evolutiva.
a) favorire le attivit� scolastiche di integrazione e di sostegno di cui agli artt. 2 e 7 della legge 4 agosto 1977, n. 517;
d) superare condizioni ad alto rischio educativo connesse con la presenza sul territorio comunale di fasce di utenza con particolari difficolt�;
3. Il servizio di cui al precedente primo comma, ove le circostanze lo richiedano, pu� essere integrato con azioni di assistenza medico-psichica.
4. Il comune pu� dotare gli alunni appartenenti alle categorie di cui all'art. 2 della legge 30 marzo 1971, n. 118, o ad altre categorie di portatori di "handicaps" protetti dalla legge, di attrezzature specifiche e materiale didattico differenziato, riserva di assegni di studio o di posti in convitto nonch� di mezzi e strumenti idonei a superare particolari difficolt� individuali, ivi compreso l'accompagnamento, nonch� la realizzazione di opere che ne facilitino l'accesso ai locali scolastici.
1. Il servizio di mensa deve essere attuato per gli alunni che frequentano le scuole materne ad orario completo e quelle dell'obbligo autorizzate ad effettuare la sperimentazione del tempo pieno o del tempo prolungato. Il servizio pu� essere attuato anche per gli alunni delle scuole che svolgono attivit� scolastiche per le quali l'orario si protrae alle ore pomeridiane.
2. Per gli alunni delle scuole secondarie superiori si terr� anche conto delle condizioni di disagio per il rientro nella propria abitazione, in relazione alla distanza ed agli orari dei mezzi di trasporto che possono essere utilizzati.
3. Il comune pu� gestire il servizio o direttamente, anche in forma consorziale, o mediante convenzione con il comune sede della scuola frequentata dai propri alunni, o mediante convenzione che affidi ad altri enti l'esecuzione del servizio.
5. Della mensa scolastica pu� usufruire anche il personale preposto all'assistenza e sorveglianza degli alunni durante il suo svolgimento, purch� concorra al costo del servizio.
6. Il servizio mensa pu� essere effettuato anche con forme sostitutive purch� idonee ad assicurare la frequenza alle attivit� didattiche.
c) residenti in zone che, in relazione alle distanze e agli orari dei mezzi pubblici di trasporto, non consentono la possibilit� di una frequenza regolare;
2. Il servizio pu� essere costituito, in tutto o in parte, anche da rimborsi totali o parziali delle spese di viaggio o da altre facilitazioni e provvidenze.
c) i candidati esterni che hanno conseguito l'idoneit� alla classe successiva.
3. I comuni stabiliscono il numero degli assegni di studio da mettere a concorso, il loro importo, le modalit� di assegnazione ed i criteri di valutazione dei titoli, i quali devono tenere conto del merito scolastico e delle condizioni economiche e sociali della famiglia.
4. L'assegno di studio non � cumulabile con altri assegni o borse di studio, con il posto gratuito in convitto, anche se a carico di altri enti, associazioni o istituzioni, nonch� con altri benefici previsti dalla presente legge. All'alunno � data facolt� di opzione.
2. I posti gratuiti e semigratuiti nei convitti e pensionati, sia pubblici che privati, che possono consistere anche in contributi in danaro, sono assegnati mediante concorso per titoli al quale possono partecipare gli alunni delle scuole secondarie superiori che, a causa della mancanza nel comune di residenza del tipo di scuola prescelta e della distanza, si trovino nella necessit� di stabilirsi nel comune ove ha sede la scuola frequentata.
Capo III Finanziamenti
1. I fondi relativi alle funzioni attribuite ai comuni, ai sensi degli artt. 42 e 45 del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, sono annualmente ripartiti tra i comuni stessi tenendo anche conto della somma assegnata allo stesso titolo nell'anno precedente, dei frequentanti le scuole in ogni ordine e grado ubicate nel territorio comunale, della popolazione residente in et� scolare, della polazione residente in centri, nuclei urbani e case sparse, delle fasce di utenza disagiate presenti sul territorio comunale.
2. La ripartizione e la conseguente assegnazione delle somme di cui al comma 1 � disposta dalla Giunta regionale ed opera sull'85 per cento dei fondi disponibili.
3. Il restante 15 per cento dei fondi � utilizzato per finanziare gli interventi di cui agli artt. 16, 17, 18, 19, 20, 21, 23, 24, 25 e 26. (2)
(Omissis) (3). Titolo III INTERVENTI REGIONALI
Capo I Competenza
1. Per il raggiungimento delle finalit� di cui al precedente art. 1, la Regione promuove ed attua:
b) interventi per l'alfabetizzazione e l'elevamento dei livelli di scolarit� e di promozione educativa;
d) assicurazione dei beneficiari di cui al precedente art. 3 per gli eventi dannosi connessi alle attivit� scolastiche, parascolastiche ed al trasporto;
l) interventi per favorire la circolarit� e l'interscambio di esperienze tra le diverse realt� educative;
m) ogni altro intervento ritenuto utile per il raggiungimento delle finalit� della presente legge.
2. L'onere per gli interventi previsti nel presente articolo, aggiuntivi rispetto alle funzioni attribuite agli enti locali ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, dovr� essere contenuto nei limiti stabiliti al terzo comma del successivo art. 38.
Capo II Modalit� di attuazione degli interventi
3. I progetti di cui al presente articolo, redatti per obiettivo e per figure professionali omogenee, tengono conto dei livelli professionali e dell'assetto organizzativo e funzionale dei servizi e sono diretti a migliorare le condizioni di fruibilit� dei servizi stessi in coerenza con le indicazioni previsti dal piano annuale di cui al successivo art. 35.
1. Gli interventi in materia di educazione permanente, ricorrente e continua, attuati in forma progettuale, sono diretti a favorire lo sviluppo e la crescita educativa dei cittadini, anche mediante processi mirati all'elevamento dei livelli di scolarit� e al superamento dell'analfabetismo.
3. Per ciascun progetto, dovr� essere indicato:
2. Ove si proceda mediante affidamenti il rapporto sar� regolato da apposito contratto, il cui schema tipo � approvato dalla Giunta regionale, contenente:
c) importo, nei limiti della vigente normativa in materia, della cauzione e modalit� di restituzione;
d) modalit� di pagamento del corrispettivo;
e) entit� delle anticipazioni e modalit� di recupero delle stesse;
8. Nel caso in cui l'elaborazione del progetto venga affidata a terzi, l'approvazione dello stesso pu� avvenire con il medesimo provvedimento di affidamento per la realizzazione di cui al precedente terzo comma.
1. La Regione, d'intesa con i competenti organi collegiali scolastici, al fine di favorire la pi� ampia diffusione delle esperienze educative, con articolare riguardo ai processi di integrazione europea, promuove e sostiene la effettuazione di scambi di esperienze sia nell'ambito del territorio nazionale che, previe intese con il ministero degli Affari Esteri, con realt� educative di paesi esteri.
3. Ciascun progetto, redatto in coerenza con le indicazioni contenute nel piano pluriennale di cui al successivo art. 34, a pena di non ammissibilit�, dovr� riportare:
c) lettera di intenti, sottoscritta dal legale rappresentante l'istituto di destinazione, completa degli elementi identificativi della realt� educativa con la quale si intende operare lo scambio. Per le istituzioni scolastiche estere, la predetta lettera di intenti deve recare il visto della locale autorit� consolare italiana;
g) modalit� di valutazione dei risultati conseguiti;
4. L'assegnazione e l'erogazione dei finanziamenti sulla base dei criteri previsti dal piano annuale di cui al successivo art. 35, � disposta dalla Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare permanente.
f) attua e promuove centri di studio, nell'ambito del sistema informativo di cui alla precedente lettera a), dotati di sussidi multimediali diretti ad evidenziare agli utenti le condizioni ottimali di fruibilit� delle informazioni disponibili;
g) sostiene, anche con interventi finanziari, le attivit� di orientamento promosse dai distretti scolastici. (3.1)
2. Le iniziative di cui al presente articolo sono attivate in modo da favorire la loro integrazione con le corrispondenti attivit� previste nell'ambito del diritto allo studio universitario.
3. Per la realizzazione delle iniziative di cui al precedente primo comma, la Giunta regionale pu� avvalersi della collaborazione delle universit�, degli istituti di ricerca, dell'ISFOL (Istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori) e di altri soggetti che operano nel campo dell'orientamento educativo.
4. La Giunta regionale, in coerenza con le indicazioni previste dal piano annuale di cui al successivo art. 35, provvede all'assegnazione ed all'erogazione dei finanziamenti ai distretti scolastici diretti a sostenere le attivit� di orientamento da questi promosse.
a) determina l'ammontare dei contributi da assegnare in favore degli istituti tecnici e professionali per l'acquisto di attrezzature tecnico-didattiche, da effettuarsi in conformit� alle norme di cui all'art. 34 del decreto interministeriale 28 maggio 1975;
b) determina l'ammontare dei contributi da assegnare ai distretti scolastici per l'acquisto di attrezzature tecnico-didattiche, da effettuarsi in conformit� alle norme di cui all'art. 34 del decreto interministeriale 28 maggio 1975, da utilizzare nell'ambito delle strutture scolastiche presenti nel territorio di competenza per sviluppare l'istruzione tecnica e professionale;
1. L'assicurazione copre dai rischi di infortunio gli alunni delle scuole di cui al precedente art. 3, iscritti negli appositi registri scolastici previsti dalle norme vigenti, nonch� il personale incaricato della vigilanza degli stessi durante il trasporto.
2. L'assicurazione copre ogni infortunio che possa verificarsi all'alunno nel tratto da casa a scuola e viceversa, nel corso delle attivit� didattiche o di attivit� culturali, ricreative e sportive promosse dalle autorit� scolastiche o con il consenso delle stesse, anche in orario extrascolastico inclusi i percorsi per accedere alle attivit� stesse, compresi viaggi e gite di istruzione in qualunque parte del mondo; copre altres� i rischi connessi al trasporto degli alunni e del personale di vigilanza con qualsiasi mezzo avvenga.
3. I comuni che intendono beneficiare dell'intervento di cui al presente articolo, entro il 31 maggio di ogni anno, avuto presente l'andamento del servizio di trasporto attuato nell'anno scolastico precedente, deliberano sullo stato del fabbisogno dei mezzi di trasporto per l'anno scolastico successivo sulla base di apposita modulistica predisposta dalla Giunta regionale. Copia di tale deliberazione dovr� essere inviata all'Assessorato regionale competente in materia di diritto allo studio entro il successivo 30 giugno.
4. L'assegnazione delle somme � disposta dalla Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare permanente.
5. L'erogazione della somma assegnata a ciascun comune � disposta dietro invio della deliberazione esecutiva con la quale l'amministrazione comunale provvede all'acquisto.
3. I comuni che intendono beneficiare dell'intervento di cui al presente articolo, entro il 31 maggio di ogni anno, avuto presente l'andamento del servizio mensa attuato nell'anno scolastico precedente, deliberano sullo stato del fabbisogno delle cucine e dei refettori scolastici per l'anno scolastico successivo sulla base di apposita modulistica predisposta dalla Giunta regionale. Copia di tale deliberazione dovr� essere inviata all'Assessorato regionale competente in materia di diritto allo studio entro il successivo 30 giugno.
4. L'intervento di cui al presente articolo, al fine di realizzare una riduzione dei costi connessa ad una migliore funzionalit�, favorisce le richieste dirette ad organizzare il servizio mensa che preveda l'impiego di cucine centralizzate.
5. L'assegnazione delle somme � disposta dalla Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare permanente.
6. L'erogazione della somma assegnata a ciascun comune � disposta dietro invio della deliberazione esecutiva con la quale l'amministrazione comunale provvede all'acquisto.
c) per gli interventi di cui al precedente art. 8 in rapporto al numero dei fruitori correlato con il totale degli appartenenti alle fasce di utenza disagiata in et� scolare.
3. La Giunta regionale provvede, altres�, all'assegnazione ed erogazione dei finanziamenti a favore dei comuni per il conferimento e la conferma di posti gratuiti nei convitti annessi agli istituti professionali di Stato e nei pensionati convenzionati sulla base di criteri previsti nel piano annuale di cui al successivo art. 35.
6. La Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare permanente, determina l'ammontare dell'incentivo finanziario da attribuire ai comuni che, nei modi di legge, si sono associati per la gestione dei servizi di cui alla presente legge, nonch� la ripartizione tra i comuni stessi.
7. Sulla base dei criteri previsti dal piano annuale di cui al successivo art. 35, la Giunta regionale assegna ed eroga i finanziamenti in favore dei comuni per l'attuazione di specifici progetti straordinari diretti al superamento di particolari difficolt� connesse con la presenza sul territorio comunale di rilevanti fasce di utenza disagiate o ad alto rischio educativo, ovvero di nomadi, di stranieri o delle altre categorie contemplate dal decreto-legge 30 dicembre 1989, n. 416, convertito, con modificazioni, in legge 28 febbraio 1990, n. 39.
1. La Regione, al fine di rendere i servizi di cui alla presente legge meglio rispondenti alle necessit� ambientali, socio-economiche e personali degli alunni e della popolazione adulta interessata:
c) cura la socializzazione dei dati stessi, assicurandone la circolarit�, con apposito bollettino di informazione;
2. La Regione, per le finalit� di cui al comma precedente, pu� avvalersi anche degli istituti di ricerca di cui alla legge 30 luglio 1973, n. 477, e successivi decreti delegati, nonch� di enti pubblici e di altri soggetti professionalmente idonei.
Capo III Delega e funzioni Art. 27
1. Ai sensi della legge regionale 11 aprile 1986, n. 17 e 13 maggio 1985, n. 68, � delegato alle province l'esercizio delle funzioni amministrative in materia di aggiornamento educativo e di educazione permanente di cui ai precedenti artt. 16, 17 e 18, nonch� in materia di promozione e diffusione esperienze educative e di istruzione tecnica e professionale di cui agli artt. 19 e 21 (4).
1.bis. E' altres� delegato alle province l'esercizio delle funzioni di cui agli artt. 13, 23, 24 e 25, nonch�, in regime di sussidiariet�, le funzioni di cui agli artt. 20 e 26 (5).
3. Le funzioni di cui al precedente primo comma sono esercitate nel rispetto degli atti di coordinamento e di indirizzo emanati dal Consiglio regionale e delle direttive di attuazione ed organizzazione impartite dalla Giunta regionale ai sensi dell'art. 11 della legge regionale 13 maggio 1985, n. 68, nonch� dei criteri previsti dal piano annuale di cui al successivo art. 35.
1. La Giunta regionale pu� provvedere, con propria deliberazione, al comando di un contingente di personale regionale presso gli enti delegati a norma della presente legge, sulla base di specifiche esigenze connesse con l'esercizio delle funzioni delegate.
1. In caso di persistente inattivit� degli organi provinciali nell'esercizio delle funzioni delegate, la Giunta regionale esercita il potere sostitutivo in conformit� a quanto previsto dal terzo comma dell'art. 12 della legge regionale 13 maggio 1985, n. 68.
1. La delega di cui al precedente art. 27 � conferita in deroga alle disposizioni previste dall'art. 10 della legge regionale 13 maggio 1985, n. 68, stante l'esperienza gi� consolidata con i piani di intervento in materia attuati con il concorso delle amministrazioni provinciali.
(Modalit� di programmazione)
1. La Regione, per la realizzazione delle finalit� di cui all'art. 1 della presente legge, adotta il metodo della programmazione attraverso la predisposizione di piani pluriennali ed annuali, secondo le procedure previste dal capo III della legge regionale 11 aprile 1986, n. 17.
b) le priorit� degli interventi, riferite al quadro territoriale;
c) le risorse da impiegare, il cui ammontare a carico del bilancio regionale dovr� essere contenuto entro gli stanziamenti iscritti nel bilancio pluriennale per i capitoli di spesa di cui al successivo art. 38.
m) i criteri di intervento per favorire la circolarit� e l'interscambio di esperienze tra le diverse realt� educative.
3. La Giunta regionale, fino all'approvazione del piano pluriennale, � autorizzata ad approvare il piano annuale secondo le procedure di cui al precedente primo comma.
b) realizza un sistema informativo e statistico di settore, assicura la omogeneit� della raccolta e del trattamento dei dati stessi, raccoglie e gestisce i dati di interesse regionale ed elabora analisi specifiche, assicurandone la circolarit� e la socializzazione anche mediante pubblicazione con i diversi supporti disponibili;
d) predispone la modulistica di riferimento per l'acquisizione dei dati relativi ai servizi attivati dai comuni e per la rilevazione della dispersione scolastica, dell'abbandono e dell'analfabetismo, nonch� per gli interventi integrativi di cui
e) approva sentita la competente commissione consiliare permanente, i piani di attivit� degli istituti professionali di Stato;
g) approva l'ordine vincolante di priorit� per la programmazione di nuovi istituti, scuole, sezioni e corsi relativo agli istituti professionali da istituire dallo Stato;
i) promuove la realizzazione di intese con le competenti autorit� scolastiche per un integrato utilizzo delle strutture educative per le finalit� di cui alla presente legge.
2. La spesa per gli interventi indicati nel comma 1, fissata annualmente con legge di bilancio, � iscritta la capitolo di nuova istituzione n. 44102 con la seguente denominazione: "Assegnazione alle province e agli enti locali dell'esercizio delle funzioni delegate, in materia di diritto allo studio (L.R. 29/92)" alla cui copertura per l'anno 1998 si provvede mediante riduzione, per l'importo di lire 29.478.734.100, del capitolo n. 44101 che viene conservato in bilancio per la sola gestione dei residui e per il completamento dei piani per il diritto allo studio 1996/97 e 1997/98 (7). 3. La Regione �, altres�, autorizzata ad integrare i predetti finanziamenti nella misura minima del 15 per cento a valere sulle proprie risorse per l'imputazione delle seguenti spese:
a) interventi di orientamento educativo e attivit� di supporto (art. 20 e 26) (8);
f) (Omissis) (9); g) assegnazione alle province per l'esercizio delle funzioni delegate (art. 30).
a)	per gli interventi di cui alle lettere a), c) e g), mediante le disponibilit� del capitolo F11502;
b) per gli interventi di cui alla lettera b), mediante l’istituzione, nell’ambito dell’UPB F11, di un apposito capitolo denominato: “Spese connesse alla copertura assicurativa degli alunni e del personale incaricato alla vigilanza degli stessi, di cui all’articolo 22 della l.r. n. 29/1992 – spesa obbligatoria” con uno stanziamento, pari ad euro 1.500.000,00 per ciascuna delle annualit� 2011 e 2012, la cui copertura � assicurata dal prelevamento di pari importo dal capitolo F11502. (10)
1. Con separata legge regionale, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, si provveder� alla riorganizzazione del 37^ settore: diritto allo studio, di cui alla tabella b) allegata alla legge regionale 11 aprile 1985, n. 36.
1. In sede di prima applicazione della presente legge, il rendiconto di cui al secondo comma del precedente art. 6 dovr� essere trasmesso entro 60 giorni dalla data di invio della modulistica predisposta dalla Giunta regionale. Note:
(2) Articolo gi� modificato dall'art. 25 della legge regionale 22 maggio 1997, n. 11 e cos� sostituito dall'art. 5, comma 1, lettera a), della legge regionale 18 maggio 1998, n. 14.
(3.1) Dal 1� gennaio 2012 agli oneri derivanti dalla presente lettera si provvede con il capitolo di spesa F11900
(3a) Comma modificato dall'articolo 59, comma 1, lettera a), della legge regionale 24 dicembre 2008, n. 31 (3b) Lettera inserita dall'articolo 59, comma 1, lettera b), della legge regionale 24 dicembre 2008, n. 31
(4) Comma cos� modificato dall'art. 25 della legge regionale 22 maggio 1997, n. 11.
(6a) Dal 1� gennaio 2012 agli oneri derivanti dalla presente legge si provvede con il capitolo di spesa F11900
(7) Comma cos� sostituito dall'articolo 5, comma 1, lettera c), della legge regionale 18 maggio 1998, n. 14 e da ultimo dall'articolo 1, comma 35 della legge regionale 10 agosto 2010, n. 3
(8) Lettera cos� sostituita dall'art. 5, comma 1, lettera d, della legge regionale 18 maggio 1998, n. 14.