Source: http://www.edscuola.it/archivio/handicap/hfaq_eell.html
Timestamp: 2019-02-16 11:28:36+00:00
Document Index: 20249980

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 4', 'art. 6', 'art. 22', 'art. 28', 'art. 139']

…da “La Legge di Riforma dei servizi sociali”, di Salvatore Nocera
L'articolo 1, comma 3 della legge di riforma ( 328/2000) individua nella "sussidiarietà" uno dei principi cui la programmazione del sistema integrato dei servizi sociali dovrà ispirarsi.
In questi ultimi anni si è acceso un vivace dibattito sul significato, sul valore e sull'ambito di applicazione giuridica del principio di "sussidiarietà"; esso è però stato svolto prevalentemente su un piano ideologico, mettendo in ombra ciò che alcuni ambienti più riflessivi cercavano di fare emergere e cioè che tale principio non ha un valore assoluto ed astorico e che, in termini giuridici, deve essere valutato, non in modo astratto, ma nell'ambito delle specifiche norme in un sistema o in un altro lo fanno proprio.
Proviamo a fare il punto della situazione, alla luce del dibattito che si è svolto in sede politica soprattutto in Parlamento in occasione della discussione di numerose leggi lungo tutto il corso degli anni '90 (nel dibattito politico sono intervenuti con toni originali Cotturri e Violante ed in sede culturale si sono avuti numerosi seminari di studio tra i quali uno della fondazione E.Zancan, i cui risultati sono stati utilizzati nello studio di De Stefani e Piazza pubblicato su Studi Zancan n.2/2000).
L'origine latina del termine "sussidiarietà" sta ad indicare due significati prossimi, ma distinti: "stare seduti, pronti ad intervenire", "intervenire per per sostenere". Queste azioni, nel campo delle politiche sociali, sono rivolte a vantaggio della Persona umana e dei suoi diritti fondamentali. Chi deve realizzare la "sussidiarietà" è, soprattutto nell'ambito dell'Ottocento, lo Stato; oggi diciamo il potere pubblico nel suo complesso e nelle sue varie articolazioni, specie territoriali.
Il fulcro del dibattito si incentra sul ruolo che debba tenere l'apparto pubblico rispetto all'erogazione dei servizi sociali alla persona. E ciò sotto due distinti profili: quale priorità debba essere riconosciuta dalla normativa agli interventi degli Enti locali rispetto a quelli dello Stato centrale; che sono quindi sussidiari ai primi e quale comportamento normativo debba tenere il settore pubblico rispetto alla libera iniziativa privata nel campo dei servizi sociali, la cui gestione deve essere prioritariamente garantita ai singoli ed ai gruppi del terzo settore dell'ambito pubblico, che quindi svolgerebbe un ruolo sussidiario.
Il primo problema viene indicato col termine "sussidiarietà verticale", designando esso lo spostamento dei poteri decisionali dallo Stato centrale verso gli Enti locali territoriali, centri più vicini ai cittadini che sono i destinatari dei servizi. Il secondo problema viene designato col termine "sussidiarietà orizzontale", intendendosi con esso il fatto che gli stessi enti locali, pur essendo i soggetti rappresentanti delle comunità locali dei cittadini debbono lasciare ad essi la priorità nella scelta delle risposte ai propri bisogni sociali.
Il problema della "sussidiarietà verticale" concerne sostanzialmente la teoria e la prassi del decentramento amministrativo, che, specie nei Paesi dell'Europa meridionale ha tardato a trovare soluzioni, condizionato prima dalla visione dello stato centrale ottocentesco e poi dall'affermarsi, fra le due guerre, di totalitarismi assolutistici, quali fascismo e nazismo e, in Russia, dal marxismo-stalinista, che ha fatto sentire i suoi effetti ideologici in Italia sino ai giorni nostri. Questa partita sembra ormai vinta a favore del decentramento, che riduce sempre più le funzioni prima accentrate nello Stato.
Competenze e organizzazione del sistema integrato di assistenza
I soggetti indicati nella gestione e nell'offerta dei servizi sono anche soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi. Altri soggetti a cui è allargata la concertazione e la partecipazione attiva sono:
• i cittadini,
• le associazioni sociali,
• le associazioni di tutela degli utenti.
La programmazione e l'organizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali compete agli enti locali, alle Regioni, allo Stato secondo i principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità, omogeneità, copertura finanziaria e patrimoniale, responsabilità ed unicità dell'amministrazione, autonomia organizzativa e regolamentare degli enti locali, ai sensi dell'art. 1, commi 3 e 4, legge 328/2000 e dell'art. 4, legge 59/1997.
L'ordine con cui sono indicati gli enti pubblici a cui è affidata la programmazione e l'organizzazione è una scelta rilevante e da sottolineare, in quanto rappresenta la realizzazione del principio della sussidiarietà verticale. Si attribuisce, infatti, maggiore importanza e centralità agli enti più vicini al territorio e alla popolazione. Dal Comune allo Stato passando per Province e Regioni.
Ai sensi dell'art. 6, legge 328/2000, i Comuni sono titolari delle funzioni amministrative concernenti gli interventi sociali svolti a livello locale e concorrono alla programmazione regionale. Tali funzioni sono esercitate dai Comuni, adottando, sul piano territoriale, gli assetti più funzionali alla gestione, alla spesa ed al rapporto con i cittadini.
Ai comuni spetta l'esercizio delle seguenti attività:
1) Programmazione, progettazione, realizzazione del sistema dei servizi sociali a rete, indicazione delle priorità e dei settori di innovazione attraverso la concertazione delle risorse umane e finanziarie locali, con il coinvolgimento dei soggetti del privato sociale;
2) erogazione dei servizi, delle prestazioni economiche diverse da quelle disciplinate dall'art. 22, legge 328/2000, e dei titoli per l’acquisto di servizi sociali, nonché delle attività assistenziali di competenza delle Province, con le modalità stabilite dalla legge regionale;
3) Autorizzazione, accreditamento e vigilanza dei servizi sociali e delle strutture a ciclo residenziale e semiresidenziale a gestione pubblica o dei soggetti del privato sociale;
4) partecipazione al procedimento per l'individuazione degli ambiti territoriali;
5) definizione dei parametri di valutazione delle condizioni degli utenti, ai fini della determinazione dell'accesso prioritario alle prestazioni e ai servizi.
Nell’esercizio delle proprie funzioni, i Comuni provvedono a:
1) promuovere, nell'ambito del sistema locale dei servizi sociali a rete, risorse delle collettività locali tramite forme innovative di collaborazione per lo sviluppo di interventi di auto-aiuto e per favorire la reciprocità tra cittadini nell'ambito della vita comunitaria;
2) coordinare programmi e attività degli enti che operano nell’ambito di competenza, secondo le modalità fissate dalla regione, tramite collegamenti operativi tra i servizi che realizzano attività volte all'integrazione sociale ed intese con le aziende unità sanitarie locali per le attività socio-sanitarie e per i piani di zona;
3) Adottare strumenti per la semplificazione amministrativa e per il controllo di gestione atti a valutare l'efficienza, l'efficacia ed i risultati delle prestazioni, in base alla programmazione;
4) effettuare forme di consultazione dei soggetti del privato dei cittadini delle organizzazioni sindacali e delle associazioni di tutela dei consumatori per valutare la qualità e l'efficacia dei servizi e formulare proposte ai fini della predisposizione dei programmi;
5) garantire ai cittadini i diritti di partecipazione al controllo di qualità dei servizi, secondo le modalità previste dagli statuti comunali.
Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il Comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all'eventuale integrazione economica.
I Comuni associati, a tutela dei diritti della popolazione, d'intesa con le Aziende unità sanitarie locali, provvedono, nell' ambito delle risorse disponibili, per gli interventi sociali e socio-sanitari, secondo le indicazioni del piano regionale a definire il Piano di zona che individua gli obiettivi strategici e le priorità di intervento, gli strumenti e i mezzi per la realizzazione.
Le competenze secondo la legge 104/92
Art.10. Interventi a favore di persone con handicap in situazione di gravità
Art.13. Integrazione scolastica
L. 118/71, art. 28, comma 1 - D. lgs 112/98, art. 139 - L. 328/2000 -E' affidato ai Comuni il servizio di trasporto degli alunni con disabilità da casa a scuola e viceversa, alla Provincia per le scuole superiori e per l'università.