Source: https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2009/04/novita-fiscali-del-27-aprile-2009-presentazione-del-modello-730-al-sostituto-dimposta-esenzione-iva-su-servizi-postali.html
Timestamp: 2018-03-24 02:20:55+00:00
Document Index: 69234330

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 90', 'art. 148', 'art. 148', 'art. 30', 'art. 149', 'art. 30', 'sentenza ']

Novità fiscali del 27 aprile 2009: presentazione del modello 730 al sostituto d’imposta; esenzione IVA su servizi postali; immobili uso impresa/abitazione: detrazione IVA e parità di trattamento; tassa rifiuti nel mirino della UE; imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni: chiarimenti su esenzioni dal tributo; controlli fiscali associazioni: obblighi di bilancio e rendicontazione
1) In scadenza la presentazione del modello 730 al sostituto d’imposta
2) Servizi postali: esenzione Iva in chiave europea
3) Immobili uso impresa/abitazione: detrazione Iva e parità di trattamento
4) La tassa rifiuti nel mirino della UE
5) Imposta comunale sulla pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni: Chiarimenti su esenzioni dal tributo
6) Controlli fiscali associazioni: Obblighi di bilancio e rendicontazione
Il Modello 730/2009 si presenta al proprio sostituto d’imposta entro il 30 aprile.
Mancano pochi giorni per la prima scadenza: Il Modello 730/2009 potrà essere presentato entro il 30.04.2009 al proprio sostituto d’imposta, se quest’ultimo ha comunicato entro il 15 gennaio di voler prestare assistenza fiscale, altrimenti, rimane la possibilità di presentarlo entro il 31 maggio a un CAF o ad un professionista abilitato.
Avverte, inoltre, l’Agenzia delle Entrate che prima di recarsi dal CAF o dal professionista abilitato il contribuente deve avere i documenti relativi a ritenute, oneri deducibili e detraibili, versamenti, eccedenze di imposta.
- il CUD rilasciato dal datore di lavoro o dall’ente pensionistico e le altre certificazioni dei sostituti d’imposta dalle quali risultino le ritenute subite sui redditi di lavoro dipendente, sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, sui redditi di lavoro autonomo occasionale, ecc.;
- fatture, ricevute, scontrini, quietanze che attestino il sostenimento di spese, nel corso dell’anno, per le quali è prevista la deducibilità dal reddito complessivo o il riconoscimento di detrazioni dall’imposta lorda;
- altra documentazione necessaria per il riconoscimento di tali spese deducibili o detraibili, come, ad esempio, per gli interessi passivi, la copia del contratto di mutuo per l’acquisto dell’immobile adibito ad abitazione principale, per l’assicurazione sulla vita, la copia della polizza o altra certificazione rilasciata dalla compagnia assicuratrice dalla quale risulti l’esistenza dei requisiti richiesti per la relativa detrazione, ecc.;
- per le spese sostenute per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, ricevuta della raccomandata inviata al Centro operativo di Pescara per comunicare l’inizio lavori, ricevuta dei bonifici attraverso i quali sono state pagate le opere di ristrutturazione, quietanze di pagamento degli oneri di urbanizzazione, attestati di versamento delle ritenute operate sui compensi dei professionisti, quietanza rilasciata dal condominio (in caso di lavori di manutenzione ordinaria su parti comuni);
- attestati di versamento degli acconti d’imposta effettuati autonomamente dal contribuente;
- ultima dichiarazione presentata, se in questa era stata evidenziata a credito un’eccedenza d’imposta che si intende far valere nel Modello 730.
Queste di seguito sono le principali date da ricordare per il Modello 730/2009:
La Corte di Giustizia con sentenza si è pronunciata nella causa C-357/07.
La controversia definita il 24.04.2009 dalla Corte di giustizia delle Comunità europee ha riguardato l'ambito di applicazione dell'art. 13, parte A, n. 1, lett. a) della direttiva Cee 388/77 che prevede l'esenzione dal pagamento dell'Iva per una serie di operazioni tra cui quelle aventi rilievo socio-economico, infatti, l’esenzione dall’Iva disposta dal legislatore comunitario, e recepita dagli Stati membri, è diretta a favorire la collettività, al fine di rendere meno oneroso l'acquisto dei beni e/o servizi oggetto di espressa previsione normativa.
Tra le operazioni esentate dall'assolvimento del tributo rientrano, quando sono effettuate dai servizi pubblici postali, le prestazioni di servizi e le forniture di beni accessori a dette prestazioni, esclusi il trasporto di persone e le telecomunicazioni.
Ambito dell’esenzione ed osservazioni della Corte di giustizia UE
Riguardo alla problematica se detta esenzione abbia carattere anche soggettivo, se, cioè, siano determinanti anche le caratteristiche del soggetto che eroga la prestazione, e se essa copra tutte le prestazioni fornite dai servizi pubblici postali, la Corte di Giustizia ha osservato che l'esenzione prevista dall'art. 13, parte A, n. 1, lett. a) riguarda soltanto le prestazioni effettuate da "servizi postali che possono essere considerati pubblici nel senso organico del termine".
Ciò implica che siano esentati i soli servizi erogati direttamente dall'organizzazione postale e direttamente rivolti ai clienti.
Per quanto concerne la nozione di servizio pubblico postale, l'art. 13 della sesta direttiva non richiede, a differenza delle altre ipotesi di esenzione, che le prestazioni postali siano effettuate da un organismo di diritto pubblico quanto, piuttosto, che siano rese in modo tale da assicurare l'offerta generale di prestazioni di servizi postali (aventi carattere essenziale nell'economia di un paese) in modo efficiente e a prezzi ragionevoli.
(Corte di giustizia delle Comunità europee, causa C-357/07)
La Corte di Giustizia UE si è soffermata sulle disposizioni che possono conferire solo a taluni soggetti il diritto alla detrazione dell'Iva dovuta per la costruzione di un immobile ad uso misto, e, quindi, attribuire un beneficio finanziario maggiore rispetto a chi utilizza il proprio immobile soltanto a fini abitativi privati.
Con la sentenza resa nel procedimento C-460/07, la Corte di Giustizia UE ha chiarito, in materia di esercizio del diritto a detrazione Iva, che gli artt. 17, n. 2, lett. a), e 6, n. 2, lett. a) della sesta direttiva non pregiudicano il principio generale di diritto comunitario della parità di trattamento.
Diritto di detrarre e versare l'Iva
Pertanto, un soggetto passivo che decide di destinare la totalità di un edificio alla propria impresa e utilizza una parte di questo edificio a fini privati ha, da un lato, il diritto di detrarre l'Iva versata a monte sulla totalità delle spese di costruzione del detto edificio e, dall'altro, l'obbligo corrispondente di versare l'Iva sull'importo delle spese sostenute per l'esecuzione del detto utilizzo.
Secondo i giudici comunitari gli artt. 17, n. 2, lett. a), e 6, n. 2, lett. a), della sesta direttiva non pregiudicano il principio generale del diritto comunitario della parità di trattamento.
(Corte di giustizia delle Comunità europee, causa C-460/07)
L’avvocato generale nel procedimento pendente davanti alla Corte di giustizia Ue (scaturito da un’ordinanza del Tar Campania, in Il Sole 24 Ore del 24.04.2009) è giunto alla conclusione che il principio comunitario del “chi inquina paga” impedisce l’adozione di sistemi di prelievo sulla produzione dei rifiuti fondati sulla capacità di reddito degli operatori.
Il problema sollevato dal Tar deriva dal fatto che a seguito dei vari differimenti della tariffa rifiuti disposti dal legislatore italiano, permane in vigore la Tarsu che fonda la propria quantificazione sul parametro dei metri quadrati della superficie utilizzata.
L’avvocato generale ha osservato come le direttive comunitarie lasciano agli Stati membri una certa discrezionalità nell’organizzazione dei rifiuti.
Tuttavia, il parametro il parametro di riferimento per valutare la legittimità dei comportamenti attuati dai singoli Stati membri è la rispondenza al principio di proporzionalità.
Il Ministero dell’Economia e Finanze, con la risoluzione n. 2/DF del 24.04.2009 ha fornito chiarimenti in merito alla corretta applicazione delle disposizioni contenute nell’art. 17, comma 1, lettere a) e b) e comma 1-bis) del D.Lgs. 15.11.1993, n. 507, in materia di esenzioni dall’imposta comunale sulla pubblicità per l’esposizione delle insegne di esercizio e di altri mezzi pubblicitari presso la sede di numerose banche.
Esenzione per le insegne di esercizio
Nei casi in cui sul territorio di un comune siano presenti più filiali facenti capo alla stessa banca, la superficie imponibile delle insegne di esercizio che, ai fini del riconoscimento dell’esenzione dal pagamento del tributo non deve essere superiore al limite dimensionale di cinque metri quadrati, va calcolata con riferimento alle insegne di ogni singola filiale e non in modo cumulativo.
Esenzione per l’esposizione del logo e/o del marchio della banca
L’insegna, oltre all’indicazione del nome del soggetto o della denominazione dell’impresa che svolge l’attività, può contenere anche il logo ed il marchio dell’azienda stessa, nonché può evidenziare anche la tipologia e la descrizione dell’attività esercitata, unitamente ai marchi dei prodotti commercializzati o dei servizi offerti.
Il logo della banca ove sia installato separatamente dall’insegna di esercizio, purché sempre sulla sede dei locali o nelle sue immediate vicinanze, come ad esempio sulle vetrine o sulle porte di ingresso, svolge, comunque, la funzione propria dell’insegna di esercizio.
Ne consegue che la sua superficie va sommata a quella delle altre eventuali insegne di esercizio e potrà essere riconosciuta l’esenzione dal pagamento del tributo se la superficie complessiva di detti mezzi pubblicitari non supera il limite dimensionale di cinque metri quadrati.
Esenzione per le scritte “bancomat”, “cambio”, “cassa continua”, “pagamento utenze”
Le scritte in questione, esposte sulle vetrine o sulle porte di accesso dei locali, non possono essere considerate mezzi pubblicitari ai quali la norma riconosce l’esenzione.
Esenzione per gli avvisi al pubblico e per i mezzi pubblicitari
Ai fini del godimento delle esenzioni previste dalla normativa, ciascun avviso al pubblico non deve superare la superficie di mezzo metro quadrato, a nulla rilevando il numero degli avvisi esposti su ciascuna vetrina o porta di ingresso dei locali, mentre i mezzi pubblicitari attinenti all’attività esercitata nel locale non devono superare nel loro insieme, per ciascuna vetrina o ingresso, il limite dimensionale di mezzo metro quadrato.
Iscrizioni senza finalità pubblicitarie
Le vetrofanie che contengono scritte concernenti informazioni rivolte al pubblico relative ai sistemi di sicurezza operanti all’interno ed all’esterno delle filiali delle banche, giacché tali iscrizioni non posseggono alcun intento pubblicitario, si collocano al di fuori del campo di applicazione del tributo.
Mentre nel caso in cui nelle vetrofanie sia inserito il logo e/o la denominazione della banca, qualora tale iscrizione abbia una superficie inferiore a trecento centimetri quadrati, a norma del comma 2, dell’art. 7 del D.Lgs. n. 507/1993, non si deve applicare l’imposta.
Altrimenti verrebbe assoggettata a tassazione anche quella parte di superficie che viene utilizzata per rendere note al pubblico informazioni relative alla sicurezza dei locali, che non hanno alcun effetto pubblicitario.
Ne consegue che deve essere assoggettata al tributo comunale esclusivamente la superficie della minima figura piana geometrica che racchiude il messaggio pubblicitario, consistente nella denominazione e/o nel logo della banca, sempre che tale superficie risulti pari o superiore a trecento centimetri quadrati.
Schermatura visiva delle vetrine
Infine, la schermatura delle vetrine dei locali delle banche, realizzata con strisce adesive colorate non svolgono, di regola, alcuna funzione pubblicitaria.
Nell’ipotesi in cui, invece, contengano anche marchi, loghi o scritte finalizzate a
pubblicizzare le banche, la superficie imponibile da prendere a base per il calcolo dell’imposta deve essere quella relativa all’intera installazione pubblicitaria comprensiva, quindi, anche della parte non coperta dal marchio o dalle scritte, solo nel caso in cui quest’ultima, per dimensioni, forma, colore, ovvero per mancanza di separazione grafica rispetto all’altra, abbia le caratteristiche proprie della componente pubblicitaria aggiuntiva vera e propria, ovvero quelle di una superficie estensiva del messaggio pubblicitario.
(Ministero dell’Economia e Finanze, con la risoluzione n. 2/DF del 24.04.2009)
Per le associazioni, gli obblighi contabili di natura civilistica e fiscale sono legati alla loro configurazione soggettiva e alla tipologia di attività svolta (se istituzionale e/o commerciale).
L’art. 90, c. 18 della Legge 289/2002 impone, tra i vincoli statutari, la redazione di un rendiconto economico-finanziario.
In particolare, la normativa fiscale impone la redazione di rendiconti per la fruizione di regimi fiscali agevolati.
Per tali fini non sono previsti schemi civilistici specifici di bilancio.
Un utile riferimento possono essere le linee guida per la redazione dei bilanci d’esercizio degli enti non profit emanate dall’Agenzia per le Onlus e le Raccomandazioni del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti n. 1 e n. 2.
Le associazioni devono comunque redigere un rendiconto economico-finanziario ai sensi dell’art. 148, c. 8, lett. d) del Tuir al fine di fruire delle agevolazioni fiscali previste per gli enti associativi.
Nel caso di svolgimento esclusivo di attività istituzionali non esistono obblighi specifici di tenuta della contabilità.
Tuttavia, viene consigliata la redazione di un rendiconto di natura finanziaria (entrate-uscite).
Vi è invece l’obbligo di tenuta della contabilità separata nel caso di esercizio di attività commerciale.
Pertanto, per fruire delle agevolazioni previste dall’art. 148 del TUIR per gli enti associativi è necessaria la redazione di un rendiconto economico- finanziario ed in caso di svolgimento di attività istituzionali e commerciali sussiste l’obbligo di tenuta della contabilità separata in relazione all’attività commerciale esercitata.
A tal proposito, l’Agenzia delle Entrate, con R.M. 13.03.2002, n. 86/E, ha precisato che la tenuta di un unico impianto contabile e di un unico piano dei conti, strutturato in modo da poter individuare in ogni momento le voci destinate all’attività istituzionale e quelle destinate all’attività commerciale, non è di ostacolo all’eventuale attività di controllo esercitata dagli organi competenti.
Infine, viene ricordato che per le attività commerciali eventualmente esercitate, si applicano le disposizioni degli artt. 14, 15, 16, 17 e 18 del D.P.R. 600/1973.
Enti associativi: inaspriti i controlli
L’art. 30 del D.L. n. 185/2008 ha introdotto nuovi obblighi per gli enti non commerciali di tipo associativo, fissando dei paletti per la fruizione dei benefici fiscali Ires ed Iva.
Peraltro, l’art. 149 del Tuir dispone la perdita dello status di ente non commerciale nel caso di esercizio prevalente di attività commerciale per l’intero esercizio.
Gli obblighi di comunicazione telematica dei dati e notizie ai fini fiscali, ai sensi del comma 1 dell’art. 30, potrebbero implicare la modifica dello status giuridico dell’ente con assoggettamento ad imposta dei proventi realizzati.
Vengono chiamati in causa dalla norma tutti gli enti di tipo associativo e le società sportive dilettantistiche ad esclusione di:
- Associazioni di volontariato iscritte nei registri regionali di cui alla legge 266/91;
- Pro-Loco che abbiano optato per il regime della legge 398/91;
- Enti associativi dilettantistici iscritti nel registro del CONI (se svolgono solo attività istituzionale).
Nell’attesa del provvedimento di attuazione della normativa, con cui si dovrebbe determinare l’apposito modello da trasmettere in via esclusivamente telematica, che l’Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto approvare entro il 31 gennaio 2009, particolare attenzione va posta alla impostazione di natura contabile e fiscale delle associazioni.
La nuova normativa fa infatti riferimento ad una “serie di dati e notizie fiscalmente rilevanti”, che costituiranno la base per il mantenimento delle agevolazioni fiscali.
Si dovrà quindi porre particolare attenzione nel classificare correttamente le entrate in modo da poterle legittimamente inserirle nell’ambito delle attività non commerciali.
Viene, quindi, consigliato, per coloro che ancora non vi avessero provveduto, di adeguare il proprio statuto in base ai parametri fissati dal D.Lgs. n. 460/1997.
Infatti, ciò consente di classificare nella gestione non commerciale alcune tipologie di corrispettivi specifici ricevuti dai soci.
(Notiziario Fitel di aprile 2009)
- Call center: ripristino piena operatività del servizio
Malfunzionamenti tecnici al sistema di call center dell’Agenzia delle Entrate (848.800.444) hanno generando il prolungamento dei tempi di attesa per parlare con l’operatore e un conseguente sovraccarico delle linee telefoniche per i molteplici tentativi di richiamata.
Pertanto, l’Amministrazione finanziaria ha sospeso, a partire dal 23.04.2009, l’invio delle comunicazioni di irregolarità ai contribuenti.
L’Agenzia si é scusata con gli utenti per il disagio ed ha comunicato quanto prima il ripristino della piena operatività del servizio telefonico.
(Agenzia delle Entrate, comunicato stampa del 23.04.2009)
- IVA: Aliquota piena per gli immobili in attesa di sanatoria
Le agevolazioni IVA spettano solo se l'edificio è stato sanato, nelle more del procedimento di rilascio della concessione edilizia il costruttore deve pagare l'aliquota piena.
(Corte di Cassazione, sentenza, n. 9383 del 21.04.2009)
- Cambia il rappresentante fiscale: non spetta il rimborso Iva
La procedura del rimborso è ammessa solo quando cessa l'attività della società contribuente e non del suo rappresentante fiscale.
La semplice sostituzione del rappresentante fiscale in Italia di una società estera, non integra il presupposto della cessazione dell'attività del soggetto Iva, necessario per richiedere il rimborso delle somme versate in eccedenza. Secondo la Corte Suprema, la procedura del rimborso è ammessa soltanto in caso di cessazione dell'attività della società contribuente e non del suo rappresentante fiscale.
(Corte di Cassazione, sentenza n. 8790 del 10.04.2009)