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Timestamp: 2020-08-14 14:46:02+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 16093 del 02/08/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 16093 del 02/08/2016
Cassazione civile sez. VI, 02/08/2016, (ud. 09/06/2016, dep. 02/08/2016), n.16093
sul ricorso 10620-2015 proposto da:
P.M. ((OMISSIS)), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA
ARCHIMEDE 145, presso lo studio dell’avvocato MARIA MANUELA DEL
MONACO, rappresentato e difeso dall’avvocato ALBERTO PICCININI
CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati PREDEN
SERGIO, ANTONELLA PAIERI, GIUSEPPINA GIANNICO, LUIGI CALIULO giusta
avverso la sentenza n. 1285/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA del
25/9/2014, depositata il 16/10/2014;
9/6/2016 dal Consigliere Relatore Dott. CATERINA MAROTTA;
“Con sentenza depositata in data 10/10/2014, la Corte di appello di Bologna, in riforma della sentenza del Tribunale della stessa sede che aveva accolto la domanda proposta da P.M. intesa ad ottenere il riconoscimento del beneficio della rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto ex L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, e successive modifiche, in relazione all’attività lavorativa svolta alle dipendenze della Bredamarinibus S.p.A., dichiarava inammissibile l’azionata domanda. Riteneva la Corte territoriale che fosse maturata la decadenza triennale di cui al D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 avendo l’interessato, “anche a prescindere dalla più remota istanza dall’ente allegata”, proposto ricorso giudiziario solo in data 13/1/2012 e cioè oltre il termine di tre anni e 180 giorni dal provvedimento di reiezione espressa della domanda amministrativa da parte dell’I.N.P.S. dell’8/4/2008.
Avverso tale sentenza P.M. propone ricorso per cassazione fondato su un motivo.
Con l’unico motivo il ricorrente si duole il ricorrente della violazione del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 e del D.L. n. 103 del 1991, art. 6 conv. con L. n. 166 del 1991 sostenendo che, vertendosi in materia di diritto a pensione, la decadenza avrebbe potuto operare sui rati pregressi, giammai sul diritto alla rivalutazione contributiva che, al contrario, sarebbe fondamentale, irrinunciabile ed imprescrittibile. Rileva che l’interpretazione fatta propria dalla Corte di appello di Bologna espone la norma di cui al D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 del a vizio di incostituzionalità sotto plurimi profili.
Sulla questione della decadenza dall’azione giudiziaria (ex D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47) intesa ad ottenere i c.d. benefici contributivi per esposizione all’amianto (sia quelli previsti dalla L. n. 257 del 1992, art. 13, comma 8, sia quelli introdotti dalla L. n. 326 del 2003) si è sviluppato, a partire dal 2008 (con Cass. 24 aprile 2008, n. 12685 e via via consolidato, attraverso molte pronunce, anche di manifesta infondatezza (cfr., in particolare, Cass. sent. nn. 3605, 4695 e 6382 del 2012; ord. nn. 7138, 8926, 12052 del 2011, n. 1629 del 2012 e n. 11400 del 2012; n. 9416/2014 nonchè, da ultimo, Cass. sent. n. 4707/2016), un indirizzo interpretativo, qui condiviso, secondo cui la stessa disciplina della decadenza (anche prima della modifica apportata all’art. 47 del D.P.R. con l’introduzione del D.L. n. 98 del 2011, 6 comma da parte del convertito in L. 15 luglio 2011, n. 111) si applica a tutte le tipologie di azioni aventi ad oggetto il riconoscimento del beneficio contributivo per esposizione ad amianto; “siano esse promosse da pensionati ovvero da soggetti non titolari di alcuna pensione” (Cass. ordinanza n. 9416/2014). La tesi risulta giustificata, per un verso, in quanto i benefici previdenziali non attengono alla rivalutazione dei ratei di pensione, ma soltanto alla rivalutazione dei contributi (seni. n. 12685/2008 cit.); e per altro verso, poichè si tratta di prestazione previdenziale autonoma, ancorchè dotata di una sua indubbia strumentalità ai fini del conseguimento e/o dell’aumento delle prestazioni pensionistiche (Cass. nn. 14531/2012, 4409/2014, 14472/2012, 11093/2012, nonchè Cass. n. 3605/2012). Ne consegue, perciò, che ai benefici contributivi in questione non possa riconoscersi l’esenzione dal regime decadenziale che prima della novellazione del D.P.R. n. 639 del 1970, art. 47 del (operata dal D.L. n. 98 del 2011 convertito in L. 15 luglio 2011, n. 111 cit.) veniva invece riconosciuta nei casi di azioni in materia di adeguamento di prestazioni pensionistiche che fossero già riconosciute in un importo inferiore a quello dovuto (secondo la giurisprudenza delle Sezioni Unite, sentenza n. 6491/1996 e n. 12720/2009).
Per analoghe ragioni la giurisprudenza prevalente di questa Corte ha ritenuto, poi, che in caso di domanda giudiziale intesa ad ottenere il beneficio contributivo della rivalutazione per esposizione all’amianto non possa trovare applicazione la disciplina della decadenza c.d. mobile (o per ciascun rateo), atteso che in tale tipo di controversia non si tratta di rivalutare l’ammontare di singoli ratei, bensì i contributi previdenziali necessari calcolare la pensione originaria (cfr. Cass. 19 maggio 2008, n. 12685; Cass. 29 marzo 2011, n. 7138; Cass. 31 maggio 2011, n. 12052, Cass. 19 aprile 2011, n. 8926; 24 aprile 2012, n. 6382). I suddetti benefici aggiuntivi, richiesti in via amministrativa, vanno così rivendicati giudizialmente entro un termine del tutto ragionevole e, qualora ciò non avvenga per fatto addebitabile all’interessato, quest’ultimo così agendo non ha perso l’effettività del diritto (nel suo nucleo sostanziale) riconosciutogli all’art. 38 Cost. – si vedano anche Cass. 3 luglio 2012, n. 11094 secondo cui: “la soggezione del relativo diritto alla decadenza dall’azione giudiziaria comporta unicamente la non applicazione del più favorevole sistema di calcolo delle contribuzione versata nel periodo di esposizione all’amianto e non certo la perdita del diritto alla pensione che, solo, dovrà essere calcolata in base all’anzianità contributiva maturata secondo gli ordinari criteri”, nonchè le successive Cass. 14 agosto 2012, n. 14471; Cass. 28 maggio 2013, n. 13265; 10 gennaio 2014, n. 436; Cass. 20 gennaio 2014, n. 1028; 17 gennaio 2014, nn. 950, 951 e 952; 2 aprile 2014, n. 7728; 31 luglio 2014, n. 17500; Cass. 13 agosto 2014, n. 17941; Cass. 22 settembre 2014 n. 19876; Cass. 4 febbraio 2015, n. 1999).
Per quanto sopra considerato, si propone il rigetto del ricorso, con ordinanza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., n. 5″.
6 – La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.
Invero, in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l’applicazione dell’ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poichè l’obbligo di tale pagamento aggiuntivo non è collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo – ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione – del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l’impugnante, dell’impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell’ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell’apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (cosi Cass. Sez. Un. n. 22035/2014).
La Corte rigetta il ricorso; compensa le spese del presente giudizio di legittimità. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1 bis.
Così deciso in Roma, il 19 giugno 2016.