Source: http://www.upel.va.it/quesito/urbanistica-mutamento-duso-di-destinazione-2/
Timestamp: 2017-06-28 10:42:16+00:00
Document Index: 5767200

Matched Legal Cases: ['art.23', 'art. 3', 'art. 23', 'art. 25', 'art. 10', 'art.3', 'art.10', 'art.52', 'art. 44']

URBANISTICA: MUTAMENTO D’USO DI DESTINAZIONE.	UPEL - Unione Provinciale Enti LocaliVareseChi siamo
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Secondo quanto recentemente disposto dal vigente DPR 380/01 all’articolo 23 ter che disciplina il “Mutamento d’uso urbanisticamente rilevante“, viene specificato comma 1 che “….Salva diversa previsione da parte delle leggi regionali, costituisce mutamento rilevante della destinazione d’uso ogni forma di utilizzo dell’immobile o della singola unità immobiliare diversa da quella originaria, ancorché non accompagnata dall’esecuzione di opere edilizie, purché tale da comportare l’assegnazione dell’immobile o dell’unità immobiliare considerati ad una diversa categoria funzionale tra quelle sotto elencate: a)residenziale; a-bis)turistico-ricettiva; b)produttiva e direzionale; c)commerciale; d)rurale…..” e nella fattispecie la richiesta pervenuta contempla il mutamento di destinazione da quella “direzionale” (lettera b) a quella “residenziale” (lettera a);All’oggi sono spirati i termini entro cui Regione Lombardia avrebbe potuto adeguare la propria normativa ai sensi del sopracitato art.23 ter e pertanto, occorre necessariamente fare riferimento al sopracitato articolo di Legge;
In tale articolo il legislatore ha fatto riferimento “all’originaria destinazione d’uso” e pertanto si ritiene di interpretare la norma (che risulta peraltro non collegata alle definizioni di cui all’art. 3 e 10 dello stesso DPR 380/01) intendendo come destinazione d’uso originaria quella propriamente “originata” e “definita” dal titolo abilitativo con cui è stato costruito l’immobile.
I successivi ed eventuali mutamenti d’uso ovvero i meri “utilizzi diversi” dell’immobile o della singola unità immobiliare, ancorchè autorizzati o meno in forza delle diverse normative che in materia si sono susseguite negli anni, non sarebbero conseguentemente da valutare al fine dell’applicazione del disposto del nuovo art. 23-ter poiché il legislatore statale o regionale non si è mai pronunciato in precedenza in termini di categorie funzionali (cfr. anche art. 25 della L. 47/85 ed art. 10 c.2 del D.P.R. 380/01) mentre all’oggi assume a rilievo il riferimento alla destinazione originaria anzichè a quella autorizzata (intendendo pertanto come l’ultima assentita?);
Si rileva che quanto sopra espresso è da ritenersi essenziale, per inquadrare la tipologia dell’intervento: il passaggio da una qualifica funzionale ad un’altra si porrebbe sul piano di un intervento di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio (rif. art.3 e art.10 comma 1 lettera c) del DPR 380/01) con la conseguenza che lo stesso sarebbe da inquadrarsi come intervento di ristrutturazione edilizia (con le relative e successive verifiche da mettere in campo per tale intervento) e non troverebbe applicazione il disposto dell’art.52 della L.R. 12/2005.
a) conferma di quanto sopra affermato, ovvero se è da intendersi come destinazione originaria quella impressa dal primo titolo abilitativo conseguito e non anche dai successivi titoli abilitativi che dovessero aver mutato la destinazione d’uso.
b) se è conseguentemente corretto qualificare come ristrutturazione edilizia un intervento consistente in esecuzione di lievi opere edilizie (es. tavolati interventi) e contestuale mutamento d’uso rilevante;
c) nel caso di mutamento d’uso rilevante senza esecuzione di opere come debba essere qualificato l’intervento ed a quale procedimento è soggetto in assenza di diversa normativa regionale;
d) se il mutamento d’uso urbanisticamente rilevante è comunque soggetto al pagamento degli oneri di urbanizzazione, sia con esecuzione di opere che senza opere o ancora al reperimento di eventuali servizi, non disciplinati dal P.G.T..
e) se il contributo di costruzione va corrisposto – nel caso in cui la destinazione d’uso sia modificata nei 10 anni successivi all’ultimazione dei lavori – pari alla differenza fra la nuova destinazione e la precedente destinazione nella misura massima corrispondente alla nuova destinazione (ogni volta che sia modificata la destinazione d’uso?) o ancora trattandosi di ristrutturazione edilizia (per quanto sopra detto) va applicato letteralmente quanto previsto dall’art. 44 comma12 della L.R. 12/05 (differenza tra nuova destinazione e precedente + oneri relativi alla ristrutturazione edifici esistente).