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Timestamp: 2020-02-24 22:58:57+00:00
Document Index: 94731429

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La Corte Europea condanna la politica estera del governo Berlusconi
Il 23 febbraio la Corte Europea di Strasburgo ha emanato una sentenza di condanna all’Italia per il caso del respingimento degli immigrati avvenuto nel maggio 2009, noto come Hirsi Jamaa & altri.
Nella notte tra il 6 e il 7 maggio 2009, un barcone con 200 profughi, di nazionalità somala ed eritrea, fu intercettata dalle autorità italiane nelle acque internazionali, a sud di Lampedusa; furono trasbordati sulle proprie navi, e consegnati alle autorità libiche senza fornire loro alcuna informazione e soprattutto senza effettuare l’identificazione, per indagare su eventuali richieste di asilo politico.
Riportati in Libia, 24 dei profughi protagonisti di questa faccenda (11 somali e 13 eritrei), hanno poi incaricato l’Unione forense per la tutela dei diritti umani di presentare ricorso dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.
A seguito delle indagini effettuate, e tenendo conto delle testimonianze di rappresentanti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e di quello per i Rifugiati (Unhcr), di Human Rights Watch e Amnesty International, la Corte europea ha imputato all’Italia la violazione dell’art. 4 del Protocollo IV, dell’art. 3 e dell’art 13 della CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma nel 1950). La sentenza prevede un risarcimento di 15mila euro ciascuno più le spese legali, per i danni subiti.
L’innovaz ione di tale provvedimento riguarda l’infrazione dell’espulsione collettiva, che per la prima volta è riconosciuta al di fuori del territorio nazionale di uno Stato. Inoltre è stata contestata anche la violazione del divieto di tortura (art. 3); infatti, oltre a respingere i profughi in questione, ignorando il rischio di questi ultimi di incorrere in trattamenti degradanti, vi è stata la mancata pretesa da parte delle autorità italiane di ottenere rassicurazioni dal governo libico di non procedere al rimpatrio arbitrario dei soggetti nei rispettivi paesi di provenienza.
Inoltre, la condanna include anche la mancata osservanza del diritto ad un ricorso effettivo (art. 13), in quanto l’Italia non ha proceduto all’esame della situazione individuale di ciascun clandestino tralasciando la prevista identificazione.
Tale sentenza mette sotto esame non soltanto l’occasione specifica del ricorso, ma tutta la politica italiana sull’immigrazione.
La dignità umana non può essere affidata all’esclusività delle norme giuridiche, e quindi ad un atto di determinazione volontaria; se ciò fosse vero allora si potrebbe giustificare la violazione dei diritti umani in quegli Stati in cui non esistono articoli costituzionali atti a tutelarli.
Dal punto di vista etico, però, l’intangibilità della dignità umana ed il precetto del suo rispetto e della sua tutela derivano dall’essere uomo.
È questo l’ammonimento che deve essere recepito in una equa politica dell’immigrazione di ogni società civile, dove il contesto democratico e lo stato di diritto possono essere strumenti giuridici di rispetto dei diritti, supportati dal valore fondante della solidarietà. (A.P.)
Umberto Moletti / 4 marzo 2012
A mio parere l’Italia ha agito correttamente, l’aiuto in mare è obbligatorio verso natanti che si trovano in difficoltà non verso persone che vogliono entrare clandestinamente nel nostro paese. La Corte Europea vuole gravare l’Italia, ora in grosse difficoltà econimiche tanto che non riesce ad assistere economicamente e sanitariamente molti suoi cittadini, di “pesi” che gli altri stati non vogliono assolutamente sostenere. Se la Corte li ritiene bisognosi di aiuto possono benissimo essere accolti da altre nazioni(Finlandia, Belgio, Lussemburgo, Grecia, Francia, Irlanda, ecc.) perchè l’Italia è ormai satura inoltre questi stranieri hanno causato una notevole turbativa sociale: sufficit la nostra malavita(mafia, cosa nostra, camorra,sacra corona unita, ndragheta, movimento no tav, centri sociali e via dicendo), sufficit la quotidiana chiusura di industrie, sufficit la nostra disoccupazione, il disseto geologico, della sanità e della scuola. L’africa è un continente più grande e con maggiori risorse dell’Europa: l’Africa deve e può aiuta l’Africa iniziando da una riforma a costo zero: concedere la libertà di pensiero, opinione e religiosa ed eliminare il fondamentalismo islamico. Ritengo se in una fredda e nebbiosa notte di dicembre una coppia di fatto di stranieri bussasse alla porta della canonica della mia parrocchia chiedendo un letto per far riposare la campagna incinta in parroco non aprirebbe e se insitessero li caccerebbe in malo modo o chiamerebbe la polizia: è l’atteggiamento di “si, ma non nel mio giardino”.Non è una mia fantasia, spesso ho parlato di questi problemi con i sacerdoti che a quattro occhi sono d’accordo co me ma…. certe cose non si possono dire apertamente, sarebbe sconveniente. Se qualcuno a qualcosa da dire sono qui.