Source: http://movimentoperlagiustizia.org/argomenti/medel/426-caso-pupino.html
Timestamp: 2017-12-18 03:19:28+00:00
Document Index: 148495829

Matched Legal Cases: ['art.35', 'art.398', 'art. 2', 'art.3', 'art. 8', 'art.35', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 249', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 1', 'art. 34', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 15', 'art. 49', 'art. 392', 'art. 392', 'art.6', 'art. 6', 'art. 6', 'art.6', 'art.6']

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Caso Pupino
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Il caso Pupino.
Anche le decisioni quadro impongono al giudice nazionale lâ€™interpretazione conforme del diritto interno
In un periodo storico nel quale, forse casualmente, si sono concentrate innanzi alla Corte di giustizia numerose questioni in ordine ai rapporti fra fonti interne e diritto nazionale, la decisione resa dalla Grande Sezione fornisce allâ€™interprete risposte chiare su un tema nuovo quale Ã¨ appunto quello dei rapporti fra diritto processuale penale interno e decisioni quadro adottate ex art.35 TUE.
Il caso che ha sollecitato la pronunzia della Corte di giustizia riguarda un procedimento penale a carico di un insegnante elementare a carico della quale si procede per i reati di abusi di mezzi di correzione e lesioni gravissime in danno di alcuni allievi, costretti secondo lâ€™accusa a subire violenza di vario genere dalla maestra.Nel corso delle indagini preliminari il P.M. faceva richiesta di svolgere un incidente probatorio con le forme protette previste dallâ€™art.398 n.5 c.p.p.- Â«Nel caso di indagini che riguardano ipotesi di reato previste agli articoli 600 bis, 600 ter, 600 quinquies, 609 bis, 609 ter, 609 quater, 609 quinquies e 609 octies del codice penale, il giudice, ove fra le persone interessate allâ€™assunzione della prova vi siano minori degli anni sedici, con lâ€™ordinanza (â€¦), stabilisce il luogo, il tempo e le modalitÃ particolari attraverso cui procedere allâ€™incidente probatorio, quando le esigenze del minore lo rendano necessario od opportuno. A tal fine, lâ€™udienza puÃ² svolgersi anche in luogo diverso dal tribunale, avvalendosi il giudice, ove esistano, di strutture specializzate di assistenza o, in mancanza, presso lâ€™abitazione dello stesso minore. Le dichiarazioni testimoniali debbono essere documentate integralmente con mezzi di riproduzione fonografica o audiovisiva. Quando si verifica una indisponibilitÃ di strumenti di riproduzione o di personale tecnico, si provvede con le forme della perizia ovvero della consulenza tecnica. Dellâ€™interrogatorio Ã¨ anche redatto verbale in forma riassuntiva. La trascrizione della riproduzione Ã¨ disposta solo se richiesta dalle partiÂ».
Il G.I.P., ritenendo che sulla base del diritto interno vigente non fosse possibile disporre lâ€™incidente probatorio â€“ richiesto in ragione della tenera etÃ dei testimoni parti offese- nÃ© che questo poteva essere svolto con le forme protette previste solo per alcuna tassative tipologie di reati contro la sfera sessuale, rimetteva alla Corte di giustizia la questione circa lâ€™interpretazione della decisione quadro del Consiglio 15 marzo 2001, 2001/220/GAI, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale, che entro il 22 marzo 2002 doveva essere attuata mediante disposizioni legislative degli Stati membri.
In particolare, le norme rilevanti appaiono essere lâ€™art. 2( Ciascuno Stato membro prevede nel proprio sistema giudiziario penale un ruolo effettivo e appropriato delle vittime. Ciascuno Stato membro si adopererÃ affinchÃ© alla vittima sia garantito un trattamento debitamente rispettoso della sua dignitÃ personale durante il procedimento e ne riconosce i diritti e gli interessi giuridicamente protetti con particolare riferimento al procedimento penale. Ciascuno Stato membro assicura che le vittime particolarmente vulnerabili beneficino di un trattamento specifico che risponda in modo ottimale alla loro situazione), lâ€™art.3 (Ciascuno Stato membro garantisce la possibilitÃ per la vittima di essere sentita durante il procedimento e di fornire elementi di prova.Ciascuno Stato membro adotta le misure necessarie affinchÃ© le autoritÃ competenti interroghino la vittima soltanto per quanto Ã¨ necessario al procedimento penale) e lâ€™art. 8 n. 4(Ove sia necessario proteggere le vittime, in particolare le piÃ¹ vulnerabili, dalle conseguenze della loro deposizione in udienza pubblica, ciascuno Stato membro garantisce alla vittima la facoltÃ , in base ad una decisione del giudice, di rendere testimonianza in condizioni che consentano di conseguire tale obiettivo e che siano compatibili con i principi fondamentali del proprio ordinamento).
Ritenendo che, Â«a prescindere o meno dalla sussistenza di un â€œeffetto direttoâ€? della normativa comunitariaÂ», il giudice nazionale debba Â«interpretare il proprio diritto nazionale alla luce della lettera e dello scopo della normativa comunitariaÂ» e nutrendo dubbi quanto alla compatibilitÃ degli artt. 392, n. 1 bis, e 398, n. 5 bis, CPP con gli artt. 2, 3 e 8 della decisione quadro, in quanto tali disposizioni del detto codice limitano ai soli reati sessuali o a sfondo sessuale la facoltÃ per il giudice per le indagini preliminari di ricorrere, rispettivamente, allâ€™assunzione anticipata della prova e alle modalitÃ particolari di assunzione e di accertamento della prova, il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Firenze ha quindi deciso di sospendere il giudizio e di chiedere alla Corte di pronunciarsi sulla portata degli artt. 2, 3 e 8 della decisione quadro.
La Corte ha anzitutto riconosciuto la propria competenza a decidere sulla questione pregiudiziale richiamando lâ€™art.35 Tr.UE, a tenore del quale â€œLa Corte di giustizia delle ComunitÃ europee, alle condizioni previste dal presente articolo, Ã¨ competente a pronunciarsi in via pregiudiziale sulla validitÃ o lâ€™interpretazione delle decisioni-quadro e delle decisioni, sullâ€™interpretazione di convenzioni stabilite ai sensi del presente titolo e sulla validitÃ e sullâ€™interpretazione delle misure di applicazione delle stesse. Con una dichiarazione effettuata allâ€™atto della firma del Trattato di Amsterdam o, successivamente, in qualsiasi momento, ogni Stato membro puÃ² accettare che la Corte di giustizia sia competente a pronunciarsi in via pregiudiziale, come previsto dal paragrafo 1. Lo Stato membro che effettui una dichiarazione a norma del paragrafo 2 precisa che:a) ogni giurisdizione di tale Stato avverso le cui decisioni non possa proporsi un ricorso giurisdizionale di diritto interno puÃ² chiedere alla Corte di giustizia di pronunciarsi in via pregiudiziale su una questione sollevata in un giudizio pendente davanti a tale giurisdizione e concernente la validitÃ o lâ€™interpretazione di un atto di cui al paragrafo 1, se detta giurisdizione reputi necessaria una decisione su tale punto per emanare la sua sentenza, o b) ogni giurisdizione di tale Stato puÃ² chiedere alla Corte di giustizia di pronunciarsi in via pregiudiziale su una questione sollevata in un giudizio pendente davanti a tale giurisdizione e concernente la validitÃ o lâ€™interpretazione di un atto di cui al paragrafo 1, se detta giurisdizione reputi necessaria una decisione su tale punto per emanare la sua sentenzaâ€?. Risultando infatti che la Repubblica italiana aveva reso una dichiarazione in ordine allâ€™art. 35, n. 2, UE, con la quale essa ha accettato la competenza della Corte di giustizia a statuire secondo le modalitÃ previste allâ€™art. 35, n. 3, lett. b), UE, il giudice comunitario Ã¨ potuto entrare nel merito della questione pregiudiziale sottopostale.
Eâ€™ stato quindi immediatamente affrontato il nodo della portata delle decisioni quadro negli ordinamenti interni, posto che nel corso del procedimento il governo francese aveva sostenuto che il giudice del rinvio intendeva applicare talune disposizioni della decisione quadro in luogo della normativa nazionale, mentre, secondo gli stessi termini dellâ€™art. 34, n. 2, lett. b), UE, le decisioni quadro non potevano comportare un tale effetto diretto.E ciÃ² anche perchÃ© il principio dellâ€™interpretazione conforme non poteva sfociare in unâ€™interpretazione contra legem nÃ© in un aggravio della posizione di un singolo nellâ€™ambito di un procedimento penale, sul fondamento della sola decisione quadro Sulla stessa linea si era posizionato il governo italiano, sottolineando che, la decisione quadro e la direttiva comunitaria costituiscono fonti di diritto sostanzialmente diverse lâ€™una dallâ€™altra e che la decisione quadro non poteva far sorgere in capo al giudice nazionale un obbligo di interpretazione conforme del diritto nazionale analogo a quello divisato dalla Corte con riguardo alle direttive comunitarie.
Orbene, secondo il giudice di Lussemburgo lâ€™obbligo che incombe alle autoritÃ nazionali di interpretare il loro diritto nazionale per quanto possibile alla luce della lettera e dello scopo delle direttive comunitarie si applica con gli stessi effetti e limiti qualora lâ€™atto interessato sia una decisione quadro presa sul fondamento del titolo VI del Trattato sullâ€™Unione europea.Infatti, esaminando il quadro normativo di riferimento, la Corte nota che lâ€™art. 34, n. 2, lett. b), UE attribuisce un carattere vincolante alle decisioni quadro nel senso che queste ultime Â«sono vincolantiÂ» per gli Stati membri Â«quanto al risultato da raggiungere, salva restando la competenza delle autoritÃ nazionali in merito alla forma e ai mezziÂ».Tale disposizione Ã¨ strettamente ispirata a quella dellâ€™art. 249, terzo comma, CE.Secondo lâ€™impostazione privilegiata dalla Corte di giustizia anche nel settore della cooperazione giudiziaria in materia penale disciplinato nellâ€™ambito del titolo VI di tale Trattato indipendentemente dal grado di integrazione considerato dal Trattato di Amsterdam nel processo di creazione di unâ€™unione sempre piÃ¹ stretta tra i popoli dellâ€™Europa ai sensi dellâ€™art. 1, secondo comma, UE, il legislatore comunitario ha fatto ricorso a strumenti giuridici che comportano effetti analoghi a quelli previsti dal Trattato CE, al fine di contribuire efficacemente al perseguimento degli obiettivi dellâ€™Unione.NÃ© poteva condividersi la tesi dei governi italiano e del Regno Unito secondo la quale , a differenza del Trattato CE, il Trattato sullâ€™Unione europea non comporta alcun obbligo analogo a quello previsto allâ€™art. 10 CE, sul quale la giurisprudenza della Corte si Ã¨ tuttavia in parte fondata per giustificare lâ€™obbligo di interpretazione conforme del diritto nazionale alla luce del diritto comunitario. Infatti, proprio lâ€™art. 1, secondo e terzo comma, del Trattato sullâ€™Unione europea confermava la strategia di creare unâ€™unione sempre piÃ¹ stretta tra i popoli dellâ€™Europa ed orientata a sviluppare politiche e forme di cooperazione tra gli Stati membri e tra i loro popoli. Sarebbe dunque difficile per lâ€™Unione adempiere efficacemente alla sua missione se il principio di leale cooperazione, che implica in particolare che gli Stati membri adottino tutte le misure generali o particolari in grado di garantire lâ€™esecuzione dei loro obblighi derivanti dal diritto dellâ€™Unione europea, non si imponesse anche nellâ€™ambito della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale, che Ã¨ del resto interamente fondata sulla cooperazione tra gli Stati membri e le istituzioni.
Da qui la conclusione, apparentemente scontata, per cui che il principio di interpretazione conforme si impone anche riguardo alle decisioni quadro di guisa che il giudice nazionale, applicando il diritto nazionale sarÃ tenuto a farlo per quanto possibile alla luce della lettera e dello scopo della decisione quadro al fine di conseguire il risultato perseguito da questa e di conformarsi cosÃ¬ allâ€™art. 34, n. 2, lett. b), UE.
Lâ€™affermazione di tali principi, assolutamente in linea con quanto espresso di recente dalla Grande Sezione della Corte di giustizia nella sentenza Pfeiffer-Corte giust.5 ottobre 2004, causa C-_, in questa Rivista, 2005,___- doveva peraltro misurarsi con la specificitÃ della materia disciplinata dalla decisione quadro, involgente lo svolgimento stesso del processo penale.
Ecco che la Corte, operata una sostanziale assimilazione fra decisione quadro e direttive, non perde lâ€™occasione di ribadire che lâ€™obbligo per il giudice nazionale di far riferimento al contenuto di una decisione quadro quando interpreta le norme pertinenti del suo diritto nazionale trova, analogamente a quanto affermato in tema di direttive comunitarie, i suoi limiti nei principi generali del diritto, ed in particolare in quelli di certezza del diritto e di non retroattivitÃ .Scontato, quindi il rinvio al recentissimo arresto del giudice di Lussemburgo in tema di falso in bilancio(sent.Corte giust.3 maggio 2005,Berlusconi e altri) laddove Ã¨ stato affermato che proprio i principi generali del diritto appena evocati ostano a che il detto obbligo possa condurre a determinare o ad aggravare, indipendentemente da una legge adottata per lâ€™attuazione di questâ€™ultima, la responsabilitÃ penale di coloro che agiscono in violazione delle disposizioni di una direttiva (Corte giust. Sent.X, , punto 24, e Corte giust. 3 maggio 2005, cause riunite C-387/02, C-391/02 e C-403/02, Berlusconi e a.).Anzi, puÃ² essere interessante ricordare quanto affermato dall?Avv.Gen.Kokott nelle conclusioni depositate in data allorchÃ© veniva precisato come in materia penale avesse valore assoluto il principio della legalitÃ della pena â€“ nullum crimen, nulla poena sine lege (scripta). Esso, infatti, costituisce espressione particolare del principio della certezza del diritto in materia penale ed appartiene ai principi generali del diritto, comuni alle tradizioni costituzioni degli Stati membri, ed Ã¨ sancito anche nellâ€™art. 7 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dellâ€™uomo e delle libertÃ fondamentali, nellâ€™art. 15, n. 1, prima frase, del Patto internazionale sui diritti civili e politici nonchÃ© nellâ€™art. 49, n. 1, prima frase, della Carta dei diritti fondamentali dellâ€™Unione europea.
Il punto Ã¨, osserva la Corte, che nel caso di specie le disposizioni che formano oggetto della domanda di pronuncia pregiudiziale non vertevano sulla portata della responsabilitÃ penale dellâ€™interessata, ma sullo svolgimento del procedimento e sulle modalitÃ di assunzione della prova.CiÃ² consente alla Corte di affermare che lâ€™obbligo per il giudice nazionale di fare riferimento al contenuto di una decisione quadro nellâ€™interpretazione delle norme pertinenti del suo diritto nazionale cessa quando questâ€™ultimo non puÃ² ricevere unâ€™applicazione tale da sfociare in un risultato compatibile con quello perseguito da tale decisione quadro. Il che, secondo la Corte, impone di ritenere che il principio di interpretazione conforme non puÃ² servire da fondamento ad unâ€™interpretazione contra legem del diritto nazionale. Tale principio richiede quindi che il giudice nazionale â€œprenda in considerazione, se del caso, il diritto nazionale nel suo complesso per valutare in che misura questâ€™ultimo puÃ² ricevere unâ€™applicazione tale da non sfociare in un risultato contrario a quello perseguito dalla decisione quadro.â€?
Del resto, nel caso di specie, non era possibile affermare con certezza lâ€™esistenza di unâ€™assoluta incompatibilitÃ fra diritto interno e decisione quadro, come giÃ chiarito dallâ€™Avvocato generale nelle sue conclusioni. Infatti, lo stesso governo italiano aveva richiamato possibili fondamenti normativi a favore di una speciale audizione testimoniale protetta di una vittima minorenne durante il dibattimento, che il giudice del rinvio non aveva tenuto presenti. Analogamente, potendo lâ€™incidente probatorio svolgersi in presenza dei casi specifici disciplinati ma anche per Â«altro grave impedimentoÂ», di cui allâ€™art. 392, primo comma, CPP era possibile secondo lâ€™Avvocato generale interpretare tale disposizione nel senso che essa comprende come ostacolo il peggioramento delle facoltÃ mnemoniche e la sofferenza psicologica dei bambini causati da un interrogatorio al momento dellâ€™udienza dibattimentale, e che pertanto lâ€™incidente probatorio vada giustificato in base ad un fondamento normativo diverso dallâ€™art. 392, primo comma bis, CPP.Spettava dunque al giudice nazionale verificare se, nella causa di merito pendente, fosse possibile unâ€™interpretazione conforme del suo diritto nazionale, di guisa che la soluzione al quesito pregiudiziale risultava subordinato a tale accertamento.
Tanto chiarito, la Corte, passando al merito del quesito rivoltole, ricorda che lo scopo delle disposizione della decisione quadro ricordate era quello di assicurare che le vittime particolarmente vulnerabili beneficiassero di un trattamento specifico correlato strettamente alla loro situazione e volto a proteggere le vittime, in particolare le piÃ¹ vulnerabili, dalle conseguenze della loro deposizione in udienza pubblica, garantendo la facoltÃ da parte loro, in base a una decisione del giudice, di rendere testimonianza in condizioni che consentano di conseguire tale obiettivo e che siano compatibili con i principi fondamentali del proprio ordinamento.E seppure la decisione quadro non definisce la nozione di vulnerabilitÃ della vittima, la Corte non dubita che, indipendentemente dalla ricorrenza del concetto di vulnerabilitÃ per il caso di persona offesa minore, il caso rimesso alla sua attenzione, nel quale alcuni bambini in etÃ infantile sostenevano di aver subÃ¬to maltrattamenti, per giunta da parte di unâ€™insegnante, andava sussusnto nelle ipotesi di vulnerabilitÃ avuto riguardo allâ€™ etÃ , alla natura ed alle conseguenze delle infrazioni penali contestate.
NÃ© secondo la Corte costituisce ostacolo allâ€™obbligo di interpretazione conforme della norma interna alla decisione quadro il fatto che la stessa non prevede modalitÃ concrete di attuazione degli obiettivi da esse enunciati, che consistono, in particolare, nel garantire alle vittime particolarmente vulnerabili un Â«trattamento specifico che risponda in modo ottimale alla loro situazioneÂ», cosÃ¬ come il beneficio di Â«rendere testimonianza in condizioniÂ» particolari, tali da garantire a tutte le vittime un trattamento Â«debitamente rispettoso della sua dignitÃ personaleÂ», la possibilitÃ di essere sentite e di Â«fornire elementi di provaÂ», nonchÃ© nel far sÃ¬ che tali vittime siano interrogate Â«soltanto per quanto Ã¨ necessario al procedimento penaleÂ».Infatti, la realizzazione degli obiettivi perseguiti dalle citate disposizioni della decisione quadro impone che un giudice nazionale abbia la possibilitÃ , per le vittime particolarmente vulnerabili, di utilizzare una procedura speciale, come lâ€™incidente probatorio diretto allâ€™assunzione anticipata della prova, prevista nellâ€™ordinamento di uno Stato membro, nonchÃ© le modalitÃ particolari di deposizione pure previste, se tale procedura risponde in modo ottimale alla situazione di tali vittime e si impone al fine di impedire la perdita degli elementi di prova, di ridurre al minimo la ripetizione degli interrogatori e di impedire le conseguenze pregiudizievoli, per le dette vittime, della loro deposizione in pubblica udienza.Ed infatti, una lettura della decisione quadro coordinata ai principi fondamentali dellâ€™ordinamento interno ed a quelli garantiti dalla CEDU-appliabili in forza dellâ€™art.6 n.2 UE- ne impone unâ€™interpretazione idonea a rispettare i diritti fondamentali e fra questi quello ad un processo equo, quale sancito allâ€™art. 6 della Convenzione e interpretato dalla Corte europea dei diritti dellâ€™uomo. Conclusivamente, sarÃ il giudice nazionale ad accertarsi che, supponendo che il ricorso allâ€™incidente probatorio diretto allâ€™assunzione anticipata della prova e lâ€™audizione secondo modalitÃ particolari previsti dal diritto italiano siano nella fattispecie possibili, in considerazione dellâ€™obbligo di interpretazione conforme del diritto nazionale, lâ€™applicazione di queste misure non sia tale da rendere il procedimento penale a carico della sig.ra Pupino, considerato nel suo complesso, iniquo ai sensi dellâ€™art. 6 della Convenzione.Ne consegue, secondo la Corte, che il giudice nazionale deve avere la possibilitÃ di autorizzare bambini in etÃ infantile che sostengano di essere stati vittime di maltrattamenti a rendere la loro deposizione secondo modalitÃ che permettano di garantire a tali bambini un livello di tutela adeguato, ad esempio al di fuori dellâ€™udienza pubblica e prima della tenuta di questâ€™ultima. Il giudice nazionale Ã¨ tenuto quindi a prendere in considerazione le norme dellâ€™ordinamento nazionale nel loro complesso e ad interpretarle, in quanto possibile, alla luce della lettera e dello scopo della detta decisione quadro.
La decisione della Corte di giustizia, pur muovendosi su canali sperimentati a proposito delle direttive comunitarie e da questi traendo giustificazione alla necessitÃ di fare ricorso al canone dellâ€™interpretazione conforme, ha finito nel caso di specie, per affermare taluni principi che appaiono peculiari in quanto espressi con riguardo alle decisioni quadro.
Infatti, a differenza che nel caso Pfeiffer, la Corte sembra voler reintrodurre un limite allâ€™interpretazione conforme del diritto interno con specifico riferimento alla decisione quadro, espressamente individuandolo nel caso di contrasto irrimediabile fra norma interna e testo comunitario.Limite che, a dire il vero, era sembrato superato nella precedente decisione della grande Sezione e che, probabilmente, trova la sua giustificazione in ragione dellâ€™ambito penalistico nel quale pur sempre si muove la decisione quadro.
Detto questo, perÃ², altri spunti interessanti sono contenuti nella pronunzia in rassegna, posto che allâ€™eventuale genericitÃ della decisione quadro, che nellâ€™ottica della Corte deve essere utilizzata per garantire lâ€™interpretazione conforme del diritto interno, si puÃ² e deve supplire richiamando un ulteriore parametro normativo, questa volta rappresentato dallâ€™art.6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani, costituente principio generale del diritto comunitario.
Lâ€™operazione ermeneutica che la Corte sollecita nel giudice nazionale Ã¨ dunque duplice.
Egli, per un verso, deve tenere in considerazione, nellâ€™interpretare il diritto interno, il contenuto della decisione quadro che disciplina taluni aspetti processuale in tema di tutela della posizione della vittima nel processo penale.
Ma egli deve, altresÃ¬ interpretare la disposizione comunitaria alla luce dei principi fondamentali riconosciuto nellâ€™ordinamento comunitario, in modo da colmare eventuali lacune contenutistiche della decisione quadro.
Nel caso concreto, la mancata precisazione della situazione di vulnerabilitÃ della vittima non impedisce al giudice di interpretare la relativa disposizione alla luce dei principi fondamentali dellâ€™ordinamento dello Stato membro interessato ma anche, aggiunge la Corte, dei diritti fondamentali garantiti dalla CEDU ed in particolare del diritto ad un processo equo. In tale prospettiva sarÃ il giudice nazionale a valutare se il mancato espletamento dellâ€™incidente probatorio con modalitÃ protette nella vicenda posta al suo vaglio possa determinare un vulnus allâ€™art.6 CEDU cit.
Resta solo da evidenziare che la pronunzia in esame apre le porte di Lussemburgo a tutti i giudizi europei che saranno chiamati a dare attuazione alla decisione quadro sul mandato di cattura europeo 2002/584/GAI del Consiglio del 13 giugno 2002 recentemente attuata dallâ€™Italia con la legge 22 aprile 2005 n.69.
Ove infatti dovessero riscontrarsi delle distonie fra diritto interno e decisione il giudice nazionale dovrÃ anzitutto attivarsi per realizzare unâ€™interpretazione conforme del diritto interno a quello comunitario, fermo restando i limiti rappresentati dal rispetto del principio di legalitÃ - che impedirÃ di attribuire efficacia diretta alla normativa comunitaria laddove questa sia maggiormente affittiva per lâ€™imputato o indagato rispetto alla legge interna- in forza del principio che dalla decisione quadro non possono nascere responsabilitÃ penali piÃ¹ gravi di quelle previste nellâ€™ordinamento nazionale-.Inoltre, la legge interna unitamente alla decisione quadro dovranno essere interpretate alla luce dei principi fondamentali del diritto comunitario nel catalogo pretoriamente fissato dalla Corte di giustizia e comunque alla stregua delle norme della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani.