Source: http://questionegiustizia.it/rivista/2016/3/la-responsabilita-disciplinare-del-nuovo-magistrato-onorario_390.php
Timestamp: 2017-01-21 00:08:48+00:00
Document Index: 54600394

Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art.51', 'art.18', 'art. 9', 'art.17', 'art.9', 'art.42', 'art.18']

QUESTIONE GIUSTIZIA - Rivista trimestrale - La responsabilità disciplinare del nuovo magistrato onorario
La norma viene introdotta con la riforma della l. 468/99; in precedenza, infatti, la l. 374/91 aveva stabilito all’art. 10 che il giudice di pace è tenuto all’osservanza dei doveri previsti per i magistrati ordinari, fissando in specifico un obbligo di astensione allorquando il giudice di pace avesse avuto o abbia rapporti di lavoro autonomo o di collaborazione con una delle parti, oltre che nei casi di cui all’art.51 cpc; le sanzioni specifiche vengono, invece, introdotte con la riforma ad opera della l. 468/99 e del dPR 198/2000. Il secondo comma della stessa norma prevedeva poi l’applicazione ai giudici di pace delle disposizioni dei magistrati ordinari in quanto compatibili, ma si tratta di disposizione abolita con la l. 468/99. Ne scaturisce una definizione autonoma dell’illecito disciplinare dei giudici di pace, ma con evidente carattere di atipicità, come poteva essere quello dell’art.18 R.dlgs 511/46 per i magistrati professionali, prima dell’entrata in vigore del d.lgs 109/2006; l’illecito atipico si riempie necessariamente dei contenuti provenienti dalla casistica e dai deliberati conseguenti del Csm, assunti a seguito della procedura disciplinare prevista per i giudici di pace dall’art. 9 l. 374/91, come riformato dalla l. 468/99, e dall’art.17 dPR 10.6.1998 n.200. Questo sistema disciplinare, affidato ad un metodo casistico di volta in volta rimesso alla valutazione del Csm di per sé non consente di addivenire, se non in casi particolari, ad affermazioni generali ed univoche circa la liceità o illiceità di certi comportamenti ed è, quindi, buona regola interpretativa valutare i singoli provvedimenti disciplinari caso per caso.
Invero, la formula normativa dell’art.9 l. 374/91 presenta alcuni margini di ambiguità, perché da un lato sanziona il comportamento negligente e scorretto, come tipicamente avviene nelle descrizioni delle condotte degli illeciti disciplinari, dall’altro lato punisce parimenti il giudice di pace che non è in grado di svolgere diligentemente e proficuamente il proprio incarico e sembra, quindi, dare rilievo disciplinare anche al lavoro svolto in modo non solo negligente, ma pur semplicemente inadeguato, cosa che richiama un comportamento eticamente scorretto prima ancora che disciplinarmente sanzionabile. Il riferimento al dato letterale per giungere a conclusioni diverse da quelle poc’anzi affermate non sembra sufficiente, perché va sempre tenuto presente che la norma in questione si presenta con caratteri di genericità e descrive un illecito disciplinare che è atipico; questo costituisce il senso della norma più che la possibilità di far assumere rilievo alle inosservanze del codice etico[4].
Un primo effetto voluto e realizzato dalla riforma con la degiurisdizionalizzazione del procedimento disciplinare dei giudici di pace è costituito dal decentramento della procedura, nella quale l’attività d’impulso compete al presidente della Corte d’appello ed il Consiglio giudiziario esprime il suo parere sulla proposta stessa, se formulata, avendo il presidente della Corte d’appello la possibilità di archiviare autonomamente la notizia di rilievo disciplinare; entrambi gli anzidetti organi possono compiere attività istruttoria ai fini delle loro determinazioni. Col decentramento di queste attività procedimentali l’intento è anche quello di valorizzare la diretta conoscenza dei fatti da parte di organi istituzionali che sono a stretto contatto dei fatti da accertare e dei magistrati onorari che ne sono i presunti autori[6] e così decongestionare l’attività dell’organo centrale, che assume solo i provvedimenti decisori, pur non essendogli impedito di svolgere un’autonoma attività istruttoria. Si discute se il procedimento disciplinare dei magistrati sia o meno ontologicamente di natura giurisdizionale e se sia più garantito questo procedimento piuttosto che quello amministrativo delineato per i giudici di pace[7].
Ne scaturiscono le stesse riflessioni più sopra avanzate per i giudici di pace circa la possibilità di trasportare la normativa sugli illeciti tipici prevista per i magistrati professionali a questi magistrati onorari o anche solo di desumere i doveri di questi ultimi da quegli illeciti disciplinari, potendosi attingere da essi per individuare il sistema dei doveri cui sono tenuti. In realtà, si potrebbe porre una questione preliminare se per i giudici onorari di tribunale ed i vice procuratori onorari possa parlarsi di un sistema disciplinare in assenza di tipologie sanzionatorie o per meglio dire di una graduazione di sanzioni disciplinari; infatti, la legge prevede che l’inosservanza dei doveri da parte di quei magistrati onorari determini sempre e comunque la revoca dall’ufficio diversamente da quello che accade per i giudici di pace (vedi quanto più sopra rilevato sub 2). Come detto, la giurisprudenza[11] ha fornito una specifica spiegazione di questa scelta ritenendo non irragionevole che la mancata graduazione delle sanzioni per i giudici onorari di tribunale ed i vice procuratori onorari, stante il carattere di temporaneità dell’incarico.
Occorre, inoltre, considerare che per i giudici onorari di tribunale ed i vice procuratori onorari il sistema del reclutamento con la graduatoria aperta ne consente un’agevole sostituzione[12]. Riguardo al procedimento disciplinare per questi magistrati onorari l’art.42 sexies u.c. Rd 12/41 afferma che si procede con le stesse modalità della nomina e poi sono le circolari consiliari nn. 792 e 793/2016 a prevedere una normativa di dettaglio ai rispettivi artt.15.
E qui si giunge ad un altro principio affermato dalla norma di legge indicata, per cui si devono prevedere gli effetti delle sanzioni disciplinari ai fini della conferma nell'incarico, questione che già si poneva per i giudici di pace poiché questi magistrati onorari possiedono un sistema sanzionatorio articolato e non unico come quello dei giudici onorari di tribunale e dei vice procuratori onorari che conoscono la sola sanzione della revoca dall'incarico. In ogni caso i magistrati onorari, non soggetti al regime di proroga ex lege,, avevano già un sistema valutativo basato su una procedura di conferma periodica ed il rapporto tra procedimento disciplinare e conferma si è venuto strutturando secondo i principi che si vanno ora brevemente ad esporsi[14]. L’irrogazione della sanzione disciplinare ai giudici di pace può determinare la mancata conferma nell’incarico stesso, valutazione non automatica, da inserire in un più ampio quadro di elementi da considerare per stabilire la perdurante sussistenza o meno dei requisiti per l’incarico; per cui si può avere un’assenza di sanzioni disciplinari ed una mancata conferma, addirittura si può arrivare all’archiviazione anche nel merito di un procedimento disciplinare, ma ad una verifica della sussistenza di fatti che rilevano obiettivamente dal punto di vista della non conferma del magistrato onorario, per il principio di autonomia delle diverse valutazioni e per il differente livello di reazione che l’ordinamento offre rispetto agli stessi fatti[15].
Salvato, op. cit., 29 ss., ritiene in tal modo assicurata anche una più efficace tutela dell’interessato; come si dirà più oltre, è un aspetto discutibile che il passaggio da un procedimento giurisdizionale a quello amministrativo determini maggiori garanzie per l’incolpato. [7] In ogni caso propendere per un’opzione piuttosto che per l’altra non fa venir meno il principio che l’illecito disciplinare dei magistrati professionali mantiene la sua natura amministrativa; non vi è cioè una consequenzialità tra natura giurisdizionale del procedimento e natura dell’illecito accertato, così come nessuna conseguenza vi è col fatto che l’illecito disciplinare dei magistrati professionali sia descritto dalla legge, tipizzato e non può andare oltre tali previsioni, sia pure in presenza di clausole generali inammissibili nel sistema punitivo penale; da qui l’impossibilità di attingere al codice etico dei magistrati (che già veniva escluso quando l’illecito era atipico ai sensi dell’art.18 L. Guar.) ed il riferimento ad uno stretto principio di legalità.
In ogni caso non si può ritenere precluso per il legislatore l’adozione di una diversa scelta che contempli un diverso organo deputato ad irrogare le sanzioni disciplinari nei riguardi dei giudici di pace, che comprenda anche costoro. [10] Va, peraltro, considerato che anche la possibilità di adire la giustizia amministrativa riguarda, come per tutti i provvedimenti amministrativi, la sola legittimità dell’atto e non il merito, pur con riferimento alle figure sintomatiche dell’eccesso di potere che consentono una valutazione pregnante dell’atto amministrativo con riguardo alla congruità della motivazione, al corretto rilievo dei presupposti, alla non contraddittorietà, etc.