Source: https://www.laleggepertutti.it/dizionario-giuridico/danno
Timestamp: 2018-12-12 13:16:59+00:00
Document Index: 114989121

Matched Legal Cases: ['art. 300', 'art. 298', 'art. 311', 'art. 2043', 'art. 2059', 'art. 2059', 'art. 1226', 'art. 1223', 'art. 1176', 'art. 2043', 'art. 2057', 'art. 2059', 'art. 185', 'art. 32']

Danno – La Legge per tutti
Danno ambientale (d. civ.) (d. amm.) (d. amb.): Ai sensi dell’art. 300 del D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’ambiente), è Danno qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima. In particolare costituisce Danno ambientale il deterioramento provocato: alle specie e agli habitat naturali protetti dalla normativa nazionale e comunitaria, alle acque interne, alle acque costiere e a quelle ricomprese nel mare territoriale e al terreno.
La relativa disciplina, contenuta nella Parte VI del D.Lgs. 152/2006, a seguito delle modifiche apportate dalla L. 97/2013, si applica (art. 298bis):
a) al Danno ambientale causato dalle specifiche attività professionali elencate nel medesimo Codice (es. gestione dei rifiuti, scarichi di sostanze, fabbricazione di sostanze pericolose, etc.) e a qualsiasi minaccia imminente di tale Danno derivante dalle suddette attività (responsabilità oggettiva);
b) al Danno ambientale causato da un’attività diversa da quelle di cui sopra e a qualsiasi minaccia imminente di tale Danno derivante dalle suddette attività, in caso di comportamento doloso o colposo.
L’art. 311 del Codice dell’ambiente prevede la legittimazione esclusiva dello Stato, per mezzo del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, all’esercizio dell’azione per il risarcimento del Danno ambientale in forma specifica e, se necessario, per equivalente patrimoniale.
In alternativa il Ministro procede in via amministrativa, attraverso l’emanazione di apposita ordinanza ai sensi degli artt. 312 e seguenti.
Danno biologico (d. civ.)
Nell’ambito del sistema “bipolare” del Danno (patrimoniale ex art. 2043 c.c. e non patrimoniale ex art. 2059 c.c.), il Danno non patrimoniale ricomprende il Danno morale soggettivo, che è dato dal dolore o patema d’animo interiore, il Danno biologico, consistente nella lesione dell’integrità psico-fisica accertabile in sede medico-legale e il Danno esistenziale [vedi], inteso quale alterazione peggiorativa della personalità da cui consegue uno sconvolgimento delle abitudini di vita, conseguente all’ingiusta violazione di valori costituzionalmente tutelati della persona.
L’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. (intitolato al “Danno non patrimoniale”) consente, infatti, di ricomprendere nella norma ogni Danno di natura non patrimoniale derivante da lesione di valori inerenti alla persona e, dunque, il Danno morale soggettivo, il Danno biologico e il Danno esistenziale.
Il Danno biologico consiste nella lesione, medicalmente accertabile, dell’integrità psico-fisica del soggetto per l’intera durata della sua vita residua, nel caso di invalidità permanente, oppure, nel caso di invalidità temporanea, finché la malattia risulti ancora in atto.
Unica possibile forma di liquidazione del Danno biologico e, più in generale, del Danno non patrimoniale, privo delle caratteristiche della patrimonialità, è quella equitativa (art. 1226 c.c.), fermo restando il dovere del giudice di dare conto delle circostanze di fatto da lui considerate nell’effettuare la valutazione equitativa e dell’iter logico che lo ha condotto a quel determinato risultato.
Solitamente, la liquidazione equitativa del Danno biologico è effettuata dal giudice attraverso l’applicazione di criteri predeterminati e standardizzati indicati in apposite tabelle elaborate da numerosi uffici giudiziari.
Danno biologico da morte del congiunto [o Danno riflesso] (d. civ.)
Il Danno biologico patito in conseguenza della tragica e violenta morte di un parente è indicato con la definizione di Danno biologico «riflesso», con la quale si intende descrivere il Danno all’integrità psico-fisica sofferto dal congiunto di persona deceduta (o gravemente lesa) in conseguenza del fatto illecito altrui, considerato, quindi, una «vittima secondaria» dell’illecito.
In passato, la risarcibilità di tale figura di Danno veniva esclusa poiché la si riteneva in contrasto con l’art. 1223 c.c., affermandosi che tali Danno non erano conseguenza immediata e diretta del fatto dannoso.
A partire dagli anni ’90 la giurisprudenza ha ammesso la risarcibilità dei Danno riflessi, almeno con riguardo al danno riflesso da morte del familiare, restando qualche contrasto nella sola ipotesi di sopravvivenza della vittima del fatto illecito.
Danno da nascita indesiderata (d. civ.)
È il Danno patito dal genitore che vede leso il suo diritto di scelta di avere o meno un figlio.
Frutto di una lunga evoluzione giurisprudenziale che ne ha riconosciuto la risarcibilità, il Danno in questione deriva dalla condotta colposa del medico, che può essere:
— commissiva nel caso di una imperita sterilizzazione o di una non riuscita interruzione della gravidanza;
— omissiva nel caso di omessa informazione alla gestante o a entrambi i genitori dell’esistenza di malformazioni fetali.
Nel primo caso si va a ledere il diritto del genitore di non avere figli, mentre dalla seconda ipotesi ne deriva l’impossibilità per il genitore di decidere se interrompere la gravidanza.
Quanto all’accertamento della responsabilità del medico per imperizia ci si deve rifare a un criterio di diligenza media (art. 1176, comma 2, c.c.) del professionista; mentre relativamente all’accertamento del nesso causale tra l’omessa informazione alla madre di patologie fetali ed il verificarsi del Danno da nascita indesiderata, la recente giurisprudenza (sent. 7269/2013) ha reso più gravoso l’onere probatorio gravante sul danneggiato e, di converso, ha alleggerito quello in capo al sanitario.
Danno erariale (cont. st.)
Si parla di Danno erariale quando la Corte dei conti [vedi] accerta che per responsabilità di un dipendente pubblico l’erario ha ricevuto un Danno. La somma oggetto di Danno viene recuperata con ritenute (nei limiti della pignorabilità) su stipendio, liquidazione, etc. del funzionario o impiegato che lo ha procurato.
Danno esistenziale (d. civ.)
Secondo le definizioni della dottrina e della giurisprudenza, per Danno esistenziale deve intendersi il peggioramento delle condizioni di vita del soggetto in conseguenza di un fatto ingiusto, ovvero la limitazione delle attività realizzatrici delle persona nei rapporti umani (ad es., frequentazione di amici e parenti), nei rapporti con la realtà esterna (ad es., recarsi in determinati luoghi) e nello svolgimento delle attività quotidiane (ad es., hobby, sport, attività culturali).
Tale figura di Danno presuppone, come il Danno biologico, il fatto ingiusto di cui all’art. 2043 c.c. e la lesione di un diritto costituzionalmente garantito, ma ne differisce perché non ha come presupposto una patologia.
Si tratta di una categoria di Danno che si fonda sulla natura non meramente emotiva e interiore del pregiudizio subito, propria del Danno morale, ma oggettivamente accertabile attraverso la prova di scelte di vita diverse da quelle che si sarebbero adottate se non si fosse verificato l’evento dannoso, e richiede una specifica prova, ricavabile anche per presunzioni.
Nel caso di uccisione di un familiare, il Danno esistenziale non può considerarsi una duplicazione né del Danno alla salute né del Danno morale, costituendo una lesione della personalità e in particolare dell’esplicazione dell’individuo nei rapporti con i congiunti, ed avendo come contenuto il pregiudizio conseguente alla perdita di tale status, perdita che peggiora le aspettative esistenziali del leso, perché la mancanza di un nucleo familiare completo è destinato ad incidere negativamente nelle prospettive di vita dei superstiti.
Per converso le Sezioni Unite della Cassazione (sent. 26972/2008) hanno escluso dall’area della risarcibilità i cd. Danni bagattellari, cioè quei Danno futili o irrisori causati da condotte prive di una reale connotazione di gravità.
La liquidazione del Danno da morte del congiunto è eseguita dal giudice in via equitativa, al pari del Danno biologico e del Danno morale.
Danno nel diritto civile
Il Danno consiste in un pregiudizio che un soggetto patisce per la lesione di un suo interesse giuridicamente tutelato. Se il Danno è conseguente a un atto illecito, nasce il Danno al risarcimento. In particolare, se è conseguenza della commissione di un reato, il danneggiato può chiedere il risarcimento direttamente nel processo penale, attraverso la costituzione di parte civile [vedi].
Il Danno viene distinto in:
— Danno patrimoniale, che consiste nella perdita, distruzione o danneggiamento di un bene patrimoniale, nella perdita di un guadagno o nella necessità sopravvenuta di compiere delle spese.
In particolare, il Danno patrimoniale si distingue in:
— Danno non patrimoniale, inteso quale lesione di beni insuscettibili di valutazione economica, che ricomprende il Danno morale in senso stretto, il Danno biologico e il Danno esistenziale.
Il Danno risarcibile è quello che costituisce conseguenza immediata e diretta del fatto illecito (arg. ex artt. 2056 e 1223 c.c.). Peraltro, anche il Danno indiretto deve considerarsi risarcibile quando esso si collega alla condotta illecita secondo il corso ordinario delle cose, cioè in base ad un nesso di causalità regolare [vedi Rapporto di causalità]. Il Danno, inoltre, dev’essere attuale, cioè certo ed effettivo al momento della pretesa al risarcimento. Sono tuttavia risarcibili anche i Danno che si proiettano nel futuro, come il lucro cessante, o i Danno permanenti (art. 2057 c.c.), in quanto siano certi nella loro esistenza, anche se ancora incerti nel loro ammontare [vedi Risarcimento del danno].
Si esclude la risarcibilità del Danno in presenza delle cause di giustificazione di cui agli artt. 2044-2045 c.c.
Il danno non patrimoniale, risarcibile ex art. 2059 c.c., a seguito della recente rielaborazione giurisprudenziale va ripartito nelle seguenti fattispecie:
a) danno morale, inteso come sofferenza interiore o turbamento dello stato d’animo della vittima, che risulta sganciato da ipotesi di reato e, comunque, dai limiti di rilevanza penale statuiti dall’art. 185 c.p.;
b) danno biologico, si intende ogni lesione del diritto all’integrità fisica e psichica, costituzionalmente garantito (art. 32 Cost.), suscettibile di valutazione e accertamento medico-legale;
c) danno esistenziale, conseguente alla lesione di altri interessi di rango costituzionale inerenti alla persona, che esemplificativamente si può riassumere nei casi di:
– danno alla riservatezza per violazione della privacy;
– danno da molestie e violenze sessuali;
– danno da mancata promozione per violazioni concorsuali o da estromissione dai concorsi;
– danni provenienti da discriminazioni per motivi razziali, religiosi o etnici;
– danno alla reputazione a seguito di diffamazione o alla professionalità per dequalificazione;
– danno alla sfera sessuale preclusivo dei relativi rapporti;
– danno per vacanza rovinata nella fruizione delle ferie;
– lesione della difesa e del diritto al giusto processo;
– lesione della libertà sessuale, di circolazione e soggiorno, di domicilio, di corrispondenza, di riunione, di associazione.
Danno nel diritto penale
Dal Danno criminale (o penale) va tenuto distinto quello civile (materiale o morale), cioè il Danno risarcibile, secondo le disposizioni degli artt. 2043 ss. c.c. Ad esempio nel reato di lesioni personali [vedi], mentre il Danno criminale è rappresentato dalla lesione alla integrità fisica, quello civile risarcibile è costituito dalle perdite patrimoniali, quali spese per le cure e mancati guadagni, dal pregiudizio alla salute e dalla sofferenza patita.
Il danneggiato quasi sempre coincide con la persona offesa (cioè il titolare del bene protetto dalla norma), ma non sempre è così: ad es.: nell’omicidio, persona offesa è la vittima, danneggiati sono i congiunti. La qualità di danneggiato rileva per la legittimazione alla costituzione di parte civile.
Danno temuto [denuncia di] (d. civ.)
[vedi Nunciazione (Azioni di)].