Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-nono/titolo-i/art568.html
Timestamp: 2019-07-21 04:16:55+00:00
Document Index: 17020557

Matched Legal Cases: ['art. 568', 'art 168', 'art. 1', 'art. 568', 'sentenza ', 'art. 495', 'art. 496', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 162', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 61', 'sentenza ', 'art. 568', 'art. 666', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 568', 'art. 4', 'art. 680', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 7', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 593', 'art. 569', 'sentenza ', 'art. 585', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 20', 'art. 507', 'art. 2', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 16', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'art. 33', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'art. 568', 'art. 625', 'sentenza ', 'art. 568', 'art. 415', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 568', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 568', 'art. 580', 'sentenza ', 'sentenza ']

Art. 568 codice di procedura penale - Regole generali - Brocardi.it
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Dispositivo dell'art. 568 Codice di procedura penale
1. La legge stabilisce i casi nei quali i provvedimenti del giudice sono soggetti a impugnazione e determina il mezzo con cui possono essere impugnati (1).
2. Sono sempre soggetti a ricorso per cassazione [606], quando non sono altrimenti impugnabili, i provvedimenti con i quali il giudice decide sulla libertà personale e le sentenze [Cost. 111 2], salvo quelle sulla competenza che possono dare luogo a un conflitto di giurisdizione o di competenza a norma dell'articolo 28 (2).
3. Il diritto di impugnazione spetta soltanto a colui al quale la legge espressamente lo conferisce. Se la legge non distingue tra le diverse parti, tale diritto spetta a ciascuna di esse (3).
4-bis. Il pubblico ministero propone impugnazione diretta a conseguire effetti favorevoli all’imputato solo con ricorso per cassazione. (4)
(1) Nei giudizi di impugnazione si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni di attuazione relative al giudizio di primo grado ex art 168 disp. att. del presente codice.
(2) Tale comma rappresenta un'eccezione al principio di tassatività di cui al primo comma. Di conseguenza, dal combinati disposto di queste due enunciazioni emerge che le sentenze, tranne quelle relative alla competenza, sono sempre ricorribili per Cassazione, mentre sono appellabili solo se la legge riconosce espressamente che è possibile aversi appello contro le stesse. Lo stesso vale per i provvedimenti con cui il giudice decide sulla libertà personale, i quali, sempre ricorribili per Cassazione, sono soggetti anche ad altri mezzi di impugnazione espressamente stabiliti dalla legge.
(3) Anche sul versante soggettivo vige il principio di tassatività (artt. 570 ss).
(4) Comma inserito dall'art. 1, D.Lgs. 06/02/2018, n. 11 con decorrenza dal 06/03/2018.
La norma, stabilendo i casi in cui i provvedimenti del giudice sono soggetti ad impugnazione, stabilisce, peraltro mitigandolo, il principio di tassatività delle impugnazioni.
Massime relative all'art. 568 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 30276/2017
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 30276 del 16 giugno 2017)
Cass. pen. n. 28600/2017
È inammissibile il ricorso per cassazione che tende soltanto al mutamento della qualificazione giuridica del fatto senza incidere sul contesto del dispositivo perché l'interesse alla proposizione della impugnazione deve essere concreto e rilevante, non potendosi lo stesso individuare nella pretesa di una formale applicazione della legge. (Fattispecie relativa a ricorso proposto dall'imputato esclusivamente per la riqualificazione giuridica del fatto nel reato di cui all'art. 495 cod. pen., anzichè in quello di cui all'art. 496 cod. pen., per il quale era stato condannato, peraltro punito meno gravemente del primo).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 28600 del 8 giugno 2017)
Cass. pen. n. 25577/2017
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 25577 del 23 maggio 2017)
Cass. pen. n. 16535/2017
È inammissibile la richiesta di riesame avverso il decreto di sequestro preventivo che non sia stato ancora eseguito, in quanto, in tale situazione, non è ravvisabile un interesse concreto ed attuale a proporre impugnazione. (In motivazione la Corte ha precisato che, poiché tale mezzo di impugnazione è volto a rimuovere il vincolo reale e ad ottenere la restituzione della cosa sequestrata, deve escludersi la sussistenza dell'interesse ad impugnare allorchè tale strumento sia attivato al mero fine di ottenere una pronuncia di illegittimità di un provvedimento che non ha ancora inciso in alcun modo nella sfera patrimoniale del ricorrente).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 16535 del 3 aprile 2017)
In tema di impugnazioni, il sindacato del giudice di appello sull'ammissibilità dei motivi proposti non può estendersi - a differenza di quanto accade nel giudizio di legittimità e nell'appello civile - alla valutazione della manifesta infondatezza dei motivi stessi.
Cass. pen. n. 8763/2017
In tema di impugnazioni, il riconoscimento del diritto al gravame è subordinato alla presenza di un interesse immediato, concreto ed attuale a rimuovere una situazione di svantaggio processuale derivante da una decisione giudiziale di cui si contesta la correttezza e a conseguire un'utilità, ossia una decisione dalla quale derivi per il ricorrente un risultato più vantaggioso. (In applicazione del principio la Corte ha dichiarato inammissibile per carenza di interesse il ricorso del detenuto avverso il provvedimento adottato due anni prima di trattenimento della corrispondenza indirizzata ad una associazione di volontariato avente ad oggetto iniziative di protesta da assumere in occasione della giornata mondiale contro la tortura, che si celebrava in quel periodo).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8763 del 22 febbraio 2017)
Cass. pen. n. 38086/2016
In tema di impugnazioni è inammissibile, per carenza dell'interesse di cui all'art. 568, comma quarto, cod. proc. pen., il ricorso del Pubblico Ministero avverso la sentenza di condanna che si limiti a denunciare la mancanza grafica della motivazione, senza indicare il concreto vantaggio pratico realizzabile con un nuovo gudizio di merito, a seguito dell'annullamento di una decisione che ha accolto la pretesa punitiva.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 38086 del 13 settembre 2016)
Cass. pen. n. 15680/2015
E inammissibile, per difetto dell'interesse ad impugnare, il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza di condanna a pena dell'ammenda condizionalmente sospesa "ex officio" e relativa a contravvenzione oblabile ex art. 162-bis cod. pen., nella parte in cui si decide della concessione di ufficio della sospensione condizionale della pena, in quanto l'art. 5, comma secondo, lett. d), d.P.R. 313 del 2002 - a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 287 del 2010, che ha eliminato la preclusione rappresentata dalla concessione dei benefici di cui agli artt. 163 e 175 cod. pen. - prevede l'eliminazione delle iscrizioni relative a tutti i provvedimenti giudiziari di condanna per contravvenzioni per le quali è stata inflitta la pena dell'ammenda, trascorsi dieci anni dal giorno in cui la pena è stata eseguita ovvero si è in altro modo estinta, senza più compiere alcun distinguo.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 15680 del 15 aprile 2015)
Cass. pen. n. 11228/2015
È inammissibile, se carente di elementi indicativi del concreto interesse vantato, il ricorso per cassazione della parte civile avverso la sentenza della corte d'appello di nullità della sentenza di primo grado per diversità del fatto. (Fattispecie in cui la sentenza di primo grado annullata in appello aveva escluso la responsabilità dell'imputato).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 11228 del 17 marzo 2015)
Cass. pen. n. 10173/2015
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10173 del 11 marzo 2015)
Cass. pen. n. 6692/2015
È inammissibile per carenza d'interesse il ricorso dell'imputato avverso la sentenza di assoluzione "perchè il fatto non costituisce reato", al fine di ottenere la più ampia formula liberatoria "perchè il fatto non sussiste", ove la sentenza impugnata sia affetta da una palese incoerenza della decisione assolutoria con la motivazione e, pur escludendo la prova dell'elemento oggettivo del reato, assolva ritenendo carente il profilo psicologico, perchè ciò esclude ogni pregiudizio per l'impugnante. (In motivazione la Corte ha precisato che, sebbene gli artt. 652 e 654 cod. proc. pen. attribuiscono efficacia vincolante nel giudizio civile o amministrativo alla sentenza penale, compete sempre al giudice civile il potere di accertare autonomamente con pienezza di cognizione i fatti dedotti in giudizio e di pervenire a soluzioni e qualificazioni non vincolate all'esito del processo penale).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6692 del 16 febbraio 2015)
Cass. pen. n. 3867/2015
In tema di impugnazioni, qualora il giudice di appello abbia omesso di provvedere sulla richiesta di applicazione della continuazione, formulata con specifico motivo di impugnazione, sussiste l'interesse dell'imputato al ricorso per cassazione per la mancata pronuncia sul punto, non potendo il giudice di appello esimersi da tale compito, riservandone la soluzione al giudice dell'esecuzione.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3867 del 27 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 3214/2015
È inammissibile, per carenza di interesse, l'impugnazione dell'imputato volta ad ottenere l'esclusione di una circostanza aggravante quando la stessa sia stata già ritenuta subvalente rispetto ad attenuanti. (Fattispecie in cui l'aggravante di cui all'art. 61 n. 11 c.p. era stata dichiarata subvalente rispetto alle attenuanti generiche e alla diminuente della minore gravità della violenza sessuale).
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 3214 del 23 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 3083/2015
Quando il Pubblico Ministero propone ricorso per cassazione, al fine di ottenere l'esatta applicazione della legge, sussiste l'interesse richiesto dall'art. 568, comma quarto, cod.proc.pen., solo se con l'impugnazione possa raggiungersi un risultato non solo teoricamente corretto ma anche praticamente favorevole; ne consegue che tale condizione non sussiste quando la vicenda oggetto della pronuncia sia ormai esaurita, a nulla rilevando l'affermazione in astratto di un principio di diritto da applicare nel futuro.(Fattispecie in cui la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dal Pubblico Ministero per violazione di legge avverso il provvedimento di autorizzazione al sorvegliato speciale di allontanarsi dal luogo di soggiorno obbligato, del quale era intervenuta esecuzione, non contrastata da una specifica richiesta di sospensione, ai sensi dell'art. 666 comma settimo cod.proc.pen.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3083 del 22 gennaio 2015)
Cass. pen. n. 35429/2014
Sussiste l'interesse all'impugnazione dell'imputato che propone appello al fine di ottenere l'esclusione di una circostanza aggravante anche quando con il provvedimento impugnato gli siano state concesse circostanze attenuanti con giudizio di prevalenza su tale aggravante, poichè costituisce suo diritto vedersi riconoscere colpevole di una condotta meno grave di quella contestatagli.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 35429 del 11 agosto 2014)
Cass. pen. n. 4001/2014
Il principio generale posto dall'art. 568, comma quinto cod. proc. pen., che prevede la conversione "ope legis" dell'impugnazione proposta mediante un mezzo diverso da quello prescritto e la trasmissione di ufficio degli atti al giudice competente, si applica anche nel procedimento di prevenzione, per effetto del combinato disposto dell'art. 4, ultimo comma, della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, che fa richiamo alla disciplina relativa alle impugnazioni avverso l'applicazione delle misure di sicurezza, e dell'art. 680, comma terzo, cod. proc. pen., che, per queste ultime, rimanda alle "disposizioni generali sulle impugnazioni". (Fattispecie in cui la Corte ha riqualificato come appello il ricorso per cassazione proposto contro un provvedimento del tribunale di rigetto di istanza afferente l'esecuzione di una misura di prevenzione personale).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4001 del 29 gennaio 2014)
Non è abnorme l'ordinanza di archiviazione pronunciata sul presupposto erroneo dell'inesistenza della querela poiché si tratta di provvedimento che, seppure errato, costituisce esercizio di un legittimo potere, non determina una stasi processuale e produce conseguenze rimediabili attraverso la richiesta di riapertura delle indagini.
Cass. pen. n. 35722/2013
È inammissibile per difetto di interesse il ricorso proposto dal Pubblico Ministero avverso la sentenza di condanna priva di motivazione, in quanto nel nostro ordinamento non sussiste la possibilità di proporre impugnazioni che si risolvano in una mera pretesa teorica preordinata alla astratta osservanza della legge e alla correttezza giuridica della decisione, ma è, invece, sempre necessario che il ricorrente abbia un concreto interesse all'impugnazione, con la conseguenza che deve essere comunque dedotto un pregiudizio concreto e suscettibile di essere eliminato dalla riforma o dall'annullamento della decisione impugnata. (Nella specie il ricorrente P.M. si era limitato a dedurre la nullità della sentenza impugnata - contenente l'intestazione, le generalità degli imputati, le conclusioni delle parti e la fotocopia del dispositivo letto in udienza e depositato in cancelleria - per la mancanza grafica della motivazione).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 35722 del 29 agosto 2013)
Cass. pen. n. 35444/2013
È inammissibile per carenza di interesse il ricorso per cassazione del P.M. con cui si contesta soltanto che la sentenza emessa nei confronti di un minorenne nel giudizio abbreviato instaurato a seguito di giudizio immediato sia stata pronunciata dal giudice dell'udienza preliminare e non dal giudice delle indagini preliminari. (In motivazione, la Corte ha giustificato l'affermazione evidenziando come nessun risultato favorevole sarebbe derivato al P.M. dall'accoglimento del gravame, tenendo fra l'altro conto che l'organo che ha emesso la sentenza è quello che, per la sua composizione, è il più adatto a garantire le esigenze di tutela del minore).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 35444 del 23 agosto 2013)
Cass. pen. n. 33782/2013
In tema di impugnazioni, allorchè un provvedimento giurisdizionale sia impugnato dalla parte interessata con un mezzo di gravame diverso da quello legislativamente prescritto, il giudice che riceve l'atto deve verificare l'oggettiva impugnabilità del provvedimento, nonchè l'esistenza di una "voluntas impugnationis" e, quindi, trasmettere gli atti al giudice competente. (Nella specie, la Corte ha annullato il provvedimento con cui il tribunale delle misure di prevenzione, non ritenendo esperibile il rimedio della revocazione di cui all'art. 28 del d.l.vo n. 159 del 2011, aveva dichiarato inammissibile la richiesta, piuttosto che qualificare l'istanza come proposta ai sensi dell'art. 7 della l. n. 1423 del 1956).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 33782 del 2 agosto 2013)
Cass. pen. n. 33007/2013
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 33007 del 30 luglio 2013)
Cass. pen. n. 23525/2013
La regola generale di non impugnabilità delle sentenze che possono dare luogo ad un conflitto di giurisdizione o di competenza vale anche ove il provvedimento che si vuole contestare sia adottato, con le forme dell'ordinanza, nel procedimento di esecuzione. (Fattispecie nella quale il giudice dell'esecuzione aveva dichiarato la propria incompetenza a decidere sulla richiesta di revoca della sospensione condizionale della pena, disponendo la trasmissione degli atti ad altro giudice dell'esecuzione).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 23525 del 30 maggio 2013)
Cass. pen. n. 20116/2013
È inammissibile, per difetto dell'interesse richiesto dall'art. 568, comma quarto, c.p.p., l'impugnazione proposta avverso la sola motivazione di un provvedimento del cui dispositivo, invece, si chiede la conferma. (Fattispecie in cui la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza del tribunale del riesame la cui motivazione contrastava in parte con il dispositivo, osservando che la deliberazione cautelare ha efficacia meramente interinale).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 20116 del 9 maggio 2013)
Cass. pen. n. 35599/2012
La parte civile è priva di interesse a proporre impugnazione avverso la sentenza di proscioglimento dell'imputato per improcedibilità dell'azione penale dovuta a difetto di querela, trattandosi di pronuncia penale meramente processuale priva di idoneità ad arrecare vantaggio al proponente ai fini dell'azione civilistica.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 35599 del 17 settembre 2012)
Cass. pen. n. 25457/2012
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 25457 del 28 giugno 2012)
Cass. pen. n. 24357/2012
È inammissibile per carenza di interesse l'impugnazione del pubblico ministero (nella specie, il procuratore generale presso la Corte di appello), che, senza contestare la sussistenza dei presupposti per la concessione del perdono giudiziale, impugni con ricorso per cassazione la sentenza del giudice per l'udienza preliminare di non luogo a procedere applicativa del beneficio previsto dall'art. 32 del d.P.R. 22 settembre 1988, n. 448, qualora egli si sia limitato a dedurre la lesione del diritto di difesa dell'imputato minorenne rimasto contumace per non essere stato acquisito il suo consenso alla definizione del processo.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 24357 del 19 giugno 2012)
Cass. pen. n. 7395/2012
Sussiste l'interesse del P.M. ad impugnare la pronuncia di concessione del perdono giudiziale al minore che, rimasto contumace, non abbia preventivamente manifestato il suo consenso all'applicazione del beneficio, nè abbia conferito procura speciale al difensore.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 7395 del 24 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 6624/2012
Nel sistema processuale penale, la nozione di interesse ad impugnare non può essere basata sul concetto di soccombenza - a differenza delle impugnazioni civili che presuppongono un processo di tipo contenzioso, quindi una lite intesa come conflitto di interessi contrapposti - ma va piuttosto individuata in una prospettiva utilitaristica, ossia nella finalità negativa, perseguita dal soggetto legittimato, di rimuovere una situazione di svantaggio processuale derivante da una decisione giudiziale, e in quella, positiva, del conseguimento di un'utilità, ossia di una decisione più vantaggiosa rispetto a quella oggetto del gravame, e che risulti logicamente coerente con il sistema normativo.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 6624 del 17 febbraio 2012)
Cass. pen. n. 610/2012
È abnorme l'ordinanza con cui il Tribunale - previa declaratoria di nullità di atti concernenti taluni imputati - disponga, per motivi di opportunità connessi alla ritenuta inscindibilità delle posizioni di tutti gli imputati, la restituzione degli atti al P.M. anche per le posizioni soggettive non attinte dalle predette nullità, determinando così un'indebita regressione nel procedimento, non solo nei confronti di questi ultimi - in quanto contrastante con il principio di irretrattabilità dell'azione penale nonché con il principio logico che non consente di ripetere atti già validamente e utilmente compiuti - ma anche nei confronti delle posizioni concernenti le predette nullità trattandosi, nella specie, di attività procedimentali (quali il rinnovo di notifiche ecc.), spettanti al giudice del dibattimento.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 610 del 12 gennaio 2012)
Cass. pen. n. 10807/2010
Non è abnorme l'ordinanza con la quale il Tribunale, rilevata l'omessa notificazione al difensore del decreto che dispone il giudizio, disponga che la notificazione stessa sia eseguita dal Pubblico Ministero (La S.C. ha affermato che, nel caso di specie, non si è avuta alcuna dichiarazione di nullità del decreto che dispone il giudizio, né alcuna regressione del procedimento).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 10807 del 19 marzo 2010)
Cass. pen. n. 9005/2010
Non è abnorme, e non è pertanto ricorribile per cassazione, il provvedimento con cui il G.i.p., investito della richiesta di archiviazione per un determinato reato, ravvisi nella fattispecie altri titoli di reato, invitando il P.M. a formulare la relativa imputazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9005 del 5 marzo 2010)
Cass. pen. n. 45498/2008
È inammissibile per carenza d'interesse l'impugnazione della parte civile avverso la sentenza di proscioglimento per l'improcedibilità dell'azione penale dovuta a difetto di querela, atteso che la stessa ha natura esclusivamente penale, non è modificabile in assenza di impugnazione del pubblico ministero, non contiene alcuna statuizione sull'azione civile e non può spiegare effetti pregiudizievoli nell'ambito dell'eventuale giudizio civile.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 45498 del 9 dicembre 2008)
Cass. pen. n. 38435/2008
È abnorme il provvedimento con il quale il giudice del dibattimento, davanti al quale si sia instaurato giudizio ordinario a seguito di opposizione a decreto penale di condanna, dichiari la nullità di quest'ultimo ed ordini la trasmissione degli atti al pubblico ministero.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 38435 del 9 ottobre 2008)
Cass. pen. n. 8333/2008
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8333 del 22 febbraio 2008)
Cass. pen. n. 8080/2007
La sentenza n. 26 del 6 febbraio 2007 della Corte Cost. — con la quale è stata dichiarata l'illegittimità dell'art. 1 L. n. 46 del 2006, nella parte in cui, sostituendo l'art. 593 c.p.p., escludeva che il pubblico ministero potesse proporre appello contro le sentenze di proscioglimento — ha effetto retroattivo e incide sui ricorsi proposti dal pubblico ministero, dopo la entrata in vigore della legge, contro le sentenze di proscioglimento emesse dal giudice di primo grado. Ne consegue che, se il ricorso è stato proposto con censure relative alla valutazione delle prove, esso non può essere deciso a norma dell'art. 569 c.p.p., bensì, qualificato come appello, dev'essere trasmesso alla Corte di appello per il giudizio.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 8080 del 27 febbraio 2007)
Cass. pen. n. 8270/2006
In tema di impugnazione di provvedimenti abnormi, vale anche per le ordinanze dibattimentali che determinano la regressione del procedimento, ove ritenute tali, il termine di quindici giorni previsto dall'art. 585 comma primo lett. a) c.p.p. (Fattispecie riguardante il ricorso per cassazione proposto avverso la ordinanza con la quale il giudice di pace aveva disposto la restituzione degli atti al P.M. avendo rilevato una nullità dell'atto di citazione. La Corte, oltre a reputare abnorme tale provvedimento, ha anche osservato che il termine per l'impugnazione decorre dalla lettura in udienza e che non rileva la presenza a tale incombente del solo ufficiale di polizia giudiziaria delegato alle funzioni di P.M., essendo il primo tenuto a dare al P.M. titolare la immediata comunicazione del provvedimento).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8270 del 8 marzo 2006)
Cass. pen. n. 1018/2006
È abnorme il provvedimento con cui il giudice di pace dispone la rinnovazione dell'atto di citazione per omessa specificazione della data del fatto, indicata con riferimento al termine finale della continuazione, da ritenersi, al contrario, sufficiente ad indicare compiutamente la fattispecie contestata (abbandono continuato di animali nel fondo altrui).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1018 del 12 gennaio 2006)
Cass. pen. n. 45406/2005
È illegittima la decisione con cui il giudice di appello annulli la sentenza del giudice di pace per mancata indicazione nell'atto di citazione delle fonti di prova di cui si chieda l'ammissione (art. 20, comma secondo, D.L.vo n. 274 del 2000), disponendo contestualmente la trasmissione degli atti alla polizia giudiziaria per la rinnovazione dell'atto, considerato che tale omissione concerne esclusivamente il diritto al contraddittorio nel processo ritualmente instaurato e che, comunque, stante il disposto dell'art. 507 c.p.p. — applicabile anche che nel procedimento dinnanzi al giudice di pace per il rinvio contenuto nell'art. 2 del D.L.vo n. 274 del 2000 alle norme del codice di rito — il giudice, ove risulti assolutamente necessario, può disporre l'acquisizione di nuovi o non ritualmente proposti mezzi di prova.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 45406 del 15 dicembre 2005)
Cass. pen. n. 36084/2005
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 36084 del 6 ottobre 2005)
Cass. pen. n. 9235/2004
L'opposizione che, ai sensi dell'art. 16, comma sesto, del D.L.vo 25 luglio 1998 n. 286, l'interessato può proporre avverso il provvedimento di espulsione adottato dal magistrato di sorveglianza nei confronti dello straniero come misura alternativa alla detenzione, secondo quanto previsto dal precedente comma quinto dello stesso articolo, è soggetta alle regole generali vigenti in materia di impugnazioni e deve, in particolare, essere corredata, a pena di inammissibilità, dei prescritti motivi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9235 del 1 marzo 2004)
Cass. pen. n. 7276/2004
La disposizione contenuta nell'art. 568 comma quinto c.p.p., che in caso di impugnazione proposta a un giudice incompetente consente a quest'ultimo la trasmissione diretta degli atti al giudice competente, trova applicazione esclusivamente nell'ambito del sistema interno della giurisdizione e della competenza penale e non può essere riferita anche al giudice civile dinanzi al quale sia stata proposta una richiesta attinente alla giurisdizione penale. (Nel caso di specie la Corte ha ritenuto corretto il provvedimento del giudice civile che aveva dichiarato la propria incompetenza a decidere sul ricorso proposto da un difensore contro il decreto di liquidazione emesso in un procedimento penale di esecuzione nei confronti di un imputato ammesso al patrocinio a spese dello Stato).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 7276 del 20 febbraio 2004)
Cass. pen. n. 48868/2003
È ammissibile il ricorso per cassazione avverso il provvedimento reso in tema di isolamento continuo dell'indagato detenuto ai sensi dell'art. 33 n. 3 della legge 26 luglio 1975 n. 354 (c.d. ordinamento penitenziario), trattandosi di provvedimento sulla libertà personale della quale determina una restrizione ulteriore rispetto allo stato detentivo in quanto tale. (Nella specie, il Gip, richiesto di revoca dell'isolamento, aveva declinato la propria competenza in favore del P.M., trasmettendogli gli atti sul rilievo che spettasse all'organo inquirente ogni determinazione sulla necessità di protrazione della misura).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 48868 del 19 dicembre 2003)
Cass. pen. n. 40575/2002
La regola stabilita dall'art. 568, comma 5, c.p.p., secondo la quale l'impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla qualificazione datane dalla parte, trova applicazione anche con riferimento al ricorso per cassazione proposto per saltum per manifesta illogicità della motivazione, sempre che la decisione impugnata rientri tra quelle oggettivamente appellabili.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 40575 del 3 dicembre 2002)
Cass. pen. n. 35240/2002
La regola stabilita dall'art. 568, comma 5, c.p.p., secondo la quale l'impugnazione è ammissibile indipendentemente dalla qualificazione datane dalla parte, trova applicazione anche con riferimento al ricorso per cassazione avverso decisione della Corte suprema impropriamente proposto in via ordinaria, il quale va, pertanto, qualificato come ricorso straordinario ai sensi dell'art. 625 bis stesso codice e deciso.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 35240 del 21 ottobre 2002)
Se un provvedimento giurisdizionale è impugnato dalla parte interessata con un mezzo di gravame diverso dal tipo (unico) legislativamente prescritto e/o proposto dinanzi a giudice incompetente, il giudice adito — prescindendo da qualsiasi indagine valutativa in ordine alla indicazione di parte, se frutto, cioè, di errore-ostativo o di scelta deliberata — deve limitarsi semplicemente, a norma della regula iuris dettata dall'art. 568, comma 5, c.p.p., a prendere atto della voluntas impugnationis (elemento minimo questo che dà esistenza giuridica all'atto e lascia impregiudicata la sua validità) e a trasmettere gli atti al giudice competente. Tale fenomeno è dommaticamente inquadrabile nella categoria dell'esatta qualificazione giuridica dell'atto, ed il potere di procedere a tale qualificazione e di accertare l'esistenza dei requisiti di validità dell'atto è riservato in via esclusiva al giudice competente a conoscere, secondo la previsione del sistema delineato dal codice, sia dell'ammissibilità che della fondatezza dell'impugnazione.
Cass. pen. n. 24705/2001
Deve considerarsi abnorme, perché si colloca del tutto al di fuori dell'ordinamento e determina una stasi processuale non altrimenti rimuovibile se non con l'impugnazione ed il conseguente annullamento, il provvedimento con il quale il giudice per le indagini preliminari rigetta la richiesta di decreto penale di condanna per non essere stata preceduta dall'avviso all'imputato di chiusura delle indagini a norma dell'art. 415 bis c.p.p., giacché tale ultimo adempimento è previsto solo per la richiesta di decreto di citazione a giudizio o per il decreto di citazione a giudizio e, pertanto, la restituzione degli atti al pubblico ministero costituisce una illegittima regressione del procedimento.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 24705 del 16 giugno 2001)
Cass. pen. n. 19128/2001
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 19128 del 10 maggio 2001)
Cass. pen. n. 17760/2001
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 17760 del 3 maggio 2001)
Cass. pen. n. 6584/2000
Poiché il principio di tassatività delle impugnazioni ha valenza non solo oggettiva, ma anche soggettiva, legittimato a proporre il ricorso previsto dall'art. 6, comma 4, della L. 30 luglio 1990 n. 217 avverso il provvedimento di rigetto dell'istanza di ammissione al gratuito patrocinio è soltanto l'interessato e non anche il difensore.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 6584 del 28 febbraio 2000)
Cass. pen. n. 6581/1999
Sussiste l'interesse processuale della parte civile ad impugnare la decisione con la quale l'imputato è stato prosciolto con la formula perché il fatto non costituisce reato, anche quando questa manca di inefficacia preclusiva; ciò al fine di ottenere l'affermazione della responsabilità per il fatto illecito. Infatti chi intraprende il giudizio civile dopo avere già ottenuto in sede penale il riconoscimento della responsabilità per fatto illecito della sua controparte si giova di tale posizione.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 6581 del 26 maggio 1999)
Cass. pen. n. 1173/1999
Stante il principio della unicità del diritto di impugnazione, la valida proposizione di impugnazione da parte del difensore dell'imputato contumace produce l'effetto di consumare il diritto dell'imputato a proporre gravame, a nulla rilevando in contrario l'eventuale invalidità della notifica dell'estratto contumaciale.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 1173 del 8 aprile 1999)
Cass. pen. n. 2846/1999
L'istituto della conversione della impugnazione previsto dall'art. 568, comma 5, c.p.p., ispirato al principio di conservazione degli atti, determina unicamente l'automatico trasferimento del procedimento dinanzi al giudice competente in ordine alla impugnazione secondo le norme processuali e non comporta una deroga alle regole proprie del giudizio di impugnazione correttamente qualificato. Pertanto, l'atto convertito deve avere i requisiti di sostanza e forma stabiliti ai fini della impugnazione che avrebbe dovuto essere proposta. (Fattispecie nella quale l'impugnazione proposta avverso sentenza inappellabile era stata qualificata come ricorso, a sua volta dichiarato inammissibile perché proposto da difensore non iscritto nell'albo speciale della Corte di cassazione).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2846 del 2 marzo 1999)
Cass. pen. n. 233/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 233 del 11 febbraio 1999)
Cass. pen. n. 1419/1998
L'art. 568 comma 5 c.p.p. è finalizzato alla salvezza e non alla modifica della volontà reale dell'interessato, sicché al giudice non è consentito sostituire il mezzo di impugnazione effettivamente voluto e propriamente denominato (ma inammissibilmente proposto dalla parte) con quello, diverso, che sarebbe stato astrattamente ammissibile.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1419 del 4 agosto 1998)
Cass. pen. n. 2158/1998
Sebbene all'indagato sia in linea di principio da riconoscere la legittimazione a impugnare, con la richiesta di riesame o con il ricorso diretto per cassazione, il provvedimento di sequestro preventivo indipendentemente dalla formale titolarità del bene sottoposto a sequestro, tuttavia, per l'ammissibilità del gravame, deve sussistere l'interesse alla impugnazione, come previsto in via generale dall'art. 568, comma quarto, c.p.p. Occorre cioè che il provvedimento del giudice sia idoneo a produrre una lesione della sfera giuridica dell'impugnante e che la eliminazione o la riforma della decisione gravata renda possibile il conseguimento di un risultato a lui giuridicamente favorevole. (Fattispecie nella quale è stato ritenuto non sussistere l'interesse alla impugnazione in un caso in cui il ricorrente, indagato per concorso nel reato edilizio, essendo solo architetto-progettista dell'opera abusiva, non poteva vantare sulla medesima un diritto di proprietà o altro diritto in forza del quale, ove il vincolo cautelare fosse stato rimosso, avrebbe potuto aspirare alla restituzione della cosa sequestrata).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2158 del 28 luglio 1998)
Cass. pen. n. 402/1998
In base al principio sancito dall'art. 568, comma 2, c.p.p., in virtù del quale, quando le sentenze non siano altrimenti impugnabili sono soggette a ricorso per cassazione, è ammissibile tale ricorso avverso la sentenza del Gip il quale, disattendendo la richiesta di rinvio a giudizio del P.M., abbia pronunciato sentenza de plano di non luogo a procedere, in applicazione dell'art. 129 c.p.p., anziché al termine dell'udienza preliminare.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 402 del 9 giugno 1998)
Cass. pen. n. 2790/1995
La richiesta di restituzione dei beni sottoposti a sequestro conservativo, non essendo prevista dalle norme vigenti, va qualificata come impugnazione del provvedimento applicativo della misura cautelare, ai sensi dell'art. 568, comma 5 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 2790 del 17 dicembre 1995)
Cass. pen. n. 9910/1995
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9910 del 27 settembre 1995)
Cass. pen. n. 7209/1995
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 7209 del 14 luglio 1995)
Cass. pen. n. 4745/1994
La circostanza che sia inammissibile il ricorso per cassazione avverso provvedimento del pubblico ministero emesso in sede esecutiva non può comportare che esso venga qualificato come incidente d'esecuzione, con trasmissione degli atti al giudice dell'esecuzione competente, a norma dell'art. 568, comma quinto, c.p.p., giacché tale regola presuppone che ci si trovi comunque in presenza di un atto qualificabile come impugnazione, mentre l'incidente di esecuzione non ha natura di impugnazione, essendo proponibile senza preclusioni e senza limiti di tempo, alla sola condizione dell'esistenza di un interesse giuridicamente tutelabile legato all'esecuzione di un provvedimento giurisdizionale e irrevocabile, laddove le impugnazioni sono dirette, salvo il caso della revisione, contro provvedimenti, comunque giurisdizionali, non irrevocabili e vanno esperite nei casi e con i mezzi tassativamente previsti dalla legge, con l'osservanza di modalità e termini ben precisi.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4745 del 30 novembre 1994)
Cass. pen. n. 11186/1994
Il principio della conservazione del mezzo di impugnazione impropriamente proposto può operare soltanto quando abbia tutti i requisiti sostanziali e formali del mezzo che si sarebbe dovuto correttamente proporre. Ne consegue che qualora avverso sentenza di condanna a pena dell'ammenda venga proposto appello con l'esclusiva deduzione di censure di merito, il ricorso per cassazione che si sarebbe dovuto ritualmente proporre in suo luogo va dichiarato inammissibile.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 11186 del 9 novembre 1994)
Cass. pen. n. 4881/1994
Il fatto che il diritto di impugnazione sia attribuito dalla legge a più soggetti (alle parti ed ai rispettivi difensori) comporta che ciascuno di tali soggetti (ed anche ciascun difensore, quando l'interessato ne abbia nominato più di uno) può promuovere il giudizio di appello o quello di cassazione, ma non che possano aver luogo più giudizi di appello o più giudizi di cassazione. Ne consegue che, una volta promosso e instaurato un giudizio di impugnazione, ogni difesa deve essere svolta in quel giudizio, in cui devono essere dedotti tutti gli eventuali motivi di gravame, compresi quelli inerenti a nullità per violazione di norme processuali. (Alla stregua di tale principio la Corte ha confermato la dichiarazione di inammissibilità del gravame, con il quale un difensore deduceva una nullità per non aver ricevuto avviso dell'udienza, proposto dopo che il giudice di appello si era già pronunciato sull'impugnazione presentata avverso il medesimo provvedimento da altro difensore).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 4881 del 8 marzo 1994)
Cass. pen. n. 6203/1993
Nel caso in cui il Gip, richiesto dell'emissione di decreto penale di condanna, proceda invece al proscioglimento dell'imputato ex artt. 129 e 459, comma 3, c.p.p., l'unica impugnazione esperibile avverso la relativa sentenza è il ricorso per cassazione, ai sensi del disposto del comma 2 dell'art. 568 stesso codice.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 6203 del 23 giugno 1993)
Cass. pen. n. 867/1993
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 867 del 1 febbraio 1993)
Cass. pen. n. 1566/1992
Qualora contro una medesima sentenza siano stati presentati più gravami, uno dei quali comporti la conversione degli altri in appello, un'impugnazione avverso la detta sentenza proposta come appello, ma correttamente qualificabile ricorso per cassazione dal giudice, a norma dell'art. 568, comma quinto, c.p.p., si converte nuovamente, in applicazione del disposto dell'art. 580 c.p.p., proprio nello stesso gravame (appello), erroneamente indicato dal proponente.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1566 del 15 febbraio 1992)
Cass. pen. n. 3218/1991
L'ordinanza che eleva un conflitto di competenza, a prescindere dalla sua ammissibilità, non può assolutamente ritenersi emessa in contrasto con il sistema e, dunque, non può concretizzare l'ipotesi del provvedimento abnorme; al contrario deve ritenersi abnorme il diniego di investire la Corte di cassazione della denuncia di elevazione di un siffatto conflitto. (Fattispecie in cui il G.I.P. presso la pretura aveva elevato conflitto nei confronti del procuratore generale che a sua volta aveva proposto ricorso per cassazione).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3218 del 25 luglio 1991)