Source: https://iusletter.com/archivio/notifica-del-titolo-senza-la-formula-esecutiva-attento-ti-opponi/
Timestamp: 2020-02-25 00:25:53+00:00
Document Index: 4611386

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 156', 'art. 475', 'art. 617', 'art. 156']

Notifica del titolo senza la formula esecutiva: attento a come ti opponi
Con la sentenza n. 3967, la Cassazione ha stabilito quali siano le conseguenze della mancata apposizione della formula esecutiva sul titolo notificato al debitore e quale debba essere lo strumento processuale idoneo a far rilevare detta mancanza.
In un’ampia e dettagliata premessa, la Suprema Corte ha sottolineato come la denuncia dell’omessa apposizione della formula esecutiva configuri un’opposizione agli atti esecutivi “allorquando si faccia riferimento solamente alla correttezza della spedizione del titolo in forma esecutiva”, senza metterne in dubbio l’esistenza perché in questo caso “il difetto si concreta in una irregolarità del procedimento esecutivo o del precetto”.
Se invece al contrario l’opponente contesta l’inesistenza del titolo esecutivo o la mancanza delle condizioni perché il titolo possa acquisire efficacia esecutiva, non vi sono dubbi che l’opposizione debba qualificarsi come opposizione all’esecuzione.
Chiarita questa premessa, la Cassazione ha quindi qualificato come opposizione agli atti esecutivi la causa sottoposta al suo esame nella quale una società immobiliare aveva intimato ad una debitrice con atto di precetto il pagamento di una certa somma a titolo di residuo prezzo di una compravendita immobiliare e quest’ultima si era opposta lamentando la nullità della copia del titolo esecutivo (il rogito notarile), notificato unitamente al precetto, per carenza della formula esecutiva.
La Suprema Corte si è domandata quindi se la nullità del titolo esecutivo potesse ritenersi sanata dalla conoscenza del medesimo comunque avuta dal debitore.
La risposta parte dall’analisi della funzione dell’apposizione della formula esecutiva che non è quella – indicata nella sentenza d’appello – di consentire “all’intimato di avere piena cognizione della pretesa fatta valere nei suoi confronti”.
Secondo la sentenza de qua, è l’atto di precetto che assolve a tale scopo, con la conseguenza che la conoscenza del titolo esecutivo in qualsiasi modo avuta dal debitore non basta a sanare ex art. 156 c.p.c. il vizio dell’omessa spedizione in forma esecutiva “in quanto non è questa la finalità dell’adempimento imposto dall’art. 475 cod. proc. civ.”.
Al contempo, non produce alcun effetto sanante la proposizione di un’opposizione agli atti esecutivi tesa a far valere detto vizio in un giudizio.
La Suprema Corte ha quindi scrutinato la questione sotto un profilo parzialmente diverso ovverosia se si possa ritenere sanato l’atto nullo – che abbia raggiunto comunque il suo scopo – tutte le volte in cui “non risulta concretamente leso lo specifico interesse tutelato dalla norma processuale che regola la fattispecie”.
Analizzando il tema dell’effettività della lesione dei diritti di difesa (e quindi della concretezza di un pregiudizio effettivamente pregiudicato dall’atto processuale nullo), la Cassazione è giunta così ad affermare il seguente principio di diritto: “l’omessa spedizione in forma esecutiva della copia del titolo esecutivo rilasciata al creditore e da questi notificata al debitore determina una irregolarità formale del titolo medesimo, che deve essere denunciata nelle forme e nei termini di cui all’art. 617, primo comma, cod. proc. civ., senza che la proposizione dell’opposizione determini l’automatica sanatoria del vizio per raggiungimento dello scopo ai sensi dell’art. 156, terzo comma, cod. proc. Civ. Tuttavia, in base ai principi di economia processuale, di ragionevole durata del processo e di interesse ad agire, il debitore opponente non può limitarsi, a pena di inammissibilità dell’opposizione, a dedurre l’irregolarità formale in sé considerata, senza indicare quale concreto pregiudizio ai diritti tutelati dal regolare svolgimento del processo esecutivo essa abbia cagionato”.
Cass., Sez. III Civ., 12 febbraio 2019, n. 3967