Source: http://www.arbitratoinitalia.it/2016/01/08/arbitrabilita-delle-controversie-societarie/
Timestamp: 2019-04-20 16:25:56+00:00
Document Index: 49703250

Matched Legal Cases: ['art. 70', 'art. 806', 'art. 34', 'art. 2434', 'art. 2487', 'art. 29', 'art. 34', 'art. 806', 'art. 2434', 'art. 34', 'art. 34']

8 Gennaio 2016 10 Novembre 2017 Roberto Olivaart. 70 cod. proc. civ., art. 806 cod. proc. civ., art. 34 d.lgs. 5/2003, art. 2434/bis cod. civ., art. 2487 cod. civ.
La società convenuta si è costituita in giudizio sollevando, tra l’altro, exceptio compromissi. Invero, l’art. 29 del suo statuto prevede che “tutte le controversie sorte tra i soci e la società, gli amministratori, i liquidatori, i sindaci o il revisore, aventi per oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale, sono risolte da un arbitro unico nominato dal Presidente del Consiglio Notarile del Distretto nel cui ambito ha sede la società. (…) L’arbitro procede in via rituale e decide secondo equità entro novanta giorni dalla nomina, senza obbligo di deposito del lodo, pronunciandosi anche sulle spese dell’arbitrato. La presente clausola compromissoria non si applica alle controversie nelle quali la legge prevede l’intervento obbligatorio del Pubblico Ministero“.
Invero, ad avviso del Tribunale di Roma, “l’area dei diritti indisponibili, per i quali non può valere la rimessione ad arbitri, è limitata a quegli interessi protetti da norme inderogabili, la cui violazione determina una reazione dell’ordinamento svincolata da qualsiasi iniziativa di parte“. Fatta questa premessa, il giudice romano ha poi osservato che i vizi della deliberazione denunziati dagli attori non comportano tale “reazione (…) svincolata da qualsiasi iniziativa di parte“. Al contrario, si risolvono in mere ragioni di annullabilità della deliberazione impugnata.
Sappiamo che ai sensi dell’art. 34 del d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 5 possono essere devolute alla cognizione degli arbitri “le controversie (…) che abbiano ad oggetto diritti disponibili relativi al rapporto sociale“. Non dissimile è la previsione dell’art. 806 cod. proc. civ., come modificata dal d.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40: “Le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo espresso divieto di legge“.
Ebbene, in questo quadro, ciò che non mi convince è la corrispondenza – affermata dal Tribunale di Roma – tra carattere indisponibile del diritto controverso e natura inderogabile della norma che definisce tale diritto: “va ribadito che l’area dei diritti indisponibili, per i quali non può valere la rimessione ad arbitri, è limitata a quegli interessi protetti da norme inderogabili, la cui violazione determina una reazione dell’ordinamento svincolata da qualsiasi iniziativa di parte“.
Tra questi “interessi protetti da norme inderogabili, la cui violazione determina una reazione dell’ordinamento svincolata da qualsiasi iniziativa di parte“, viene poi citato dal Tribunale di Roma (che sul punto richiama l’orientamento della Cassazione, di cui già avevo parlato in questo post) quello relativo a chiarezza e precisione del bilancio di esercizio.
Mi sembra però che tra la definizione di diritto indisponibile (interesse la cui violazione determina una reazione dell’ordinamento svincolata dall’iniziativa di parte) e l’esemplificazione dello stesso (chiarezza e precisione del bilancio) sussista un salto logico difficilmente colmabile. Infatti, la tutela dell’interesse alla corretta rappresentazione nel bilancio della situazione economica e patrimoniale della società non è affatto “svincolata da qualsiasi iniziativa di parte“. Ben al contrario, una iniziativa è richiesta. E deve pure essere abbastanza sollecita: un bilancio non è più impugnabile dopo l’approvazione del successivo (art. 2434/bis cod. civ.).
Si tratta di una interpretazione interessante, ma che mi pare contraddetta dal tessuto normativo che ci interessa. Invero, l’art. 34 d.lgs. 5/2003, dopo aver disposto che “Gli atti costitutivi delle società (…) possono, mediante clausole compromissorie, prevedere la devoluzione ad arbitri di alcune ovvero di tutte le controversie insorgenti tra i soci ovvero tra i soci e la società che abbiano ad oggetto diritti disponibili relativi al rapporto” (co. 1), si cura di specificare che “Non possono essere oggetto di clausola compromissoria le controversie nelle quali la legge preveda l’intervento obbligatorio del pubblico ministero” (co. 5).
Invero, i “diritti disponibili relativi al rapporto sociale” di cui all’art. 34 d.lgs. 5/2003 sarebbero quelli passibili di valida disposizione ai sensi del diritto societario. Parallelamente, i diritti indisponibili in materia andrebbero a coincidere con i diritti irrinunciabili dei soci: quei diritti che non possono essere validamente derogati non solo dall’assemblea, ma neppure dall’atto costitutivo, ossia neppure con il consenso di tutti i soci ivi compreso il loro titolare (come chiaramente illustrato da autorevole dottrina).
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