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Timestamp: 2018-04-22 14:35:24+00:00
Document Index: 128507308

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'e contrario', 'sentenza ', 'art. 27', 'sentenza ', 'sentenza ']

La ricorrente ha eccepito di aver validamente esperito il recesso ai sensi dell'art. 4 L. 392/78, per gravi motivi consistenti nel disturbo arrecatole dal continuo abbaiare di un cane di proprietà dell'inquilino del piano sovrastante; chiedeva quindi di dichiararsi risolto il contratto di locazione a far data dal 1.04.04 senza nulla più dovere.
1. Con l'unico motivo la società ricorrente denunzia violazione artt. 1575 e 1585 c.c. ed'erronea applicazione dell'articolo quattro legge 392/78.
Nel caso di specie, in violazione dell'ordinaria diligenza, la conduttrice non si è rivolta all'autorità giudiziaria competente e non ha chiesto la cessazione delle molestie di fatto. Tale comportamento, secondo l'assunto della ricorrente, equivale ad aver dato causa al motivo stesso.
3. Come affermato dalla Corte d'appello, in presenza di molestie di fatto, in base all'articolo 1895 c.c., il conduttore ha la facoltà di agire personalmente contro il terzo, ma tale previsione non esclude il ricorso ad altri strumenti di tutela giuridica sul rilievo che costringere il conduttore a continuare ad detenere il bene e ad agire in giudizio contro il terzo, che è una sua facoltà e non un obbligo, è manifestamente contrario al quadro normativo teso ad ampliare i poteri del conduttore mentre anche il locatore ha un'azione autonoma nei confronti del terzo dell'eventuale pregiudizio economico subito.
4. Nella fattispecie la sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione di detti principi di diritto, rilevando che la dismissione della detenzione dell'immobile non era dipesa da arbitraria volontà del conduttore, ma da esigenze esterne, costituite dal continuo abbaiare del cane, che aveva arrecato pregiudizio alla salute della signora S., provato dalla testimonianza del coniuge e del suo medico curante.
5. Ha ritenuto che le condizioni di stress indotte dal disturbo alla quiete e al riposo notturno, con precise ripercussioni alla salute pacificamente sopravvenute rispetto all'inizio del rapporto di locazione, rendessero oltremodo gravosa, se non intollerabile la prosecuzione del rapporto locatizio per causa indipendente dalla volontà del conduttore.
6. Il motivo è quindi infondato sotto il profilo dell'assunta violazione e falsa applicazione dell'art. 27, c. 8, l. n. 392/1978. 6.1.
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La Corte di Cassazione con questa sentenza (n. 4140 del 2013) sbarra la strada agli ispettori del Fisco.
Nella sentenza si evince che se l'abitazione è anche sede dell'attività lavorativa di un professionista o altro detentore di partita IVA, allora le ispezioni fiscali non sono permesse senza un mandato da un magistrato ed inoltre se sono avvenuti degli accertamenti senza tale mandato, gli stessi sono da considerarsi nulli.
26 giu 2013 0 776