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Timestamp: 2016-10-28 21:49:46+00:00
Document Index: 173046363

Matched Legal Cases: ['art.2', 'art.8', 'art.10', 'art.5', 'art.2', 'art.14', 'art.14', 'art.31', 'art.33', 'art.14', 'art. 23', 'art.31', 'art.50', 'sentenza ']

Risoluzione Agenzia Entrate n. 8 del 17.01.2003
212/2000 - TRUST X rappresentato dal Sig. ZY - Disciplina tributaria ai fini
delle imposte dirette
Con interpello
presentato ai sensi dell'articolo 11 della legge 27 luglio 2000, n. 212, il Sig.
ZY, quale rappresentante legale e co-trustee del TRUST X, ha posto il seguente
Se il TRUST X, costituito a norma della Convenzione
dell'Aja del 1 luglio 1985, ratificata dalla Repubblica Italiana con legge 16
ottobre 1989 n. 364, possa individuarsi come soggetto passivo dell'imposta sul
reddito delle persone giuridiche ai sensi dell'articolo 87, secondo comma, del
L'istante fa presente che nel caso specifico si è
in presenza di un trust interno, i cui elementi caratterizzanti, ad eccezione
della legge regolatrice, sono tutti connessi all'ordinamento nazionale. E'
ravvisabile in particolare un trust "discrezionale dove i beneficiari
ancorché individuati non sono fissi, dove il reddito prodotto viene accumulato
e ripartito solo al presentarsi di un evento 'ove altri non vi provvedano'"
Ciò premesso, l'istante ritiene che il TRUST X
presenti gli elementi caratteristici del trust come definito dall'articolo 2
della citata Convenzione dell'Aja del 1985 e che il soggetto passivo
dell'imposta sul reddito - a norma dell'articolo 87, secondo comma, del TUIR -
sia il trust stesso, soggetto organizzato, nei confronti del quale "il
presupposto dell'imposta si verifica in modo unitario ed autonomo", in
senso conforme alla delibera del Comitato di coordinamento del Servizio Centrale
degli Ispettori Tributari (Se.C.I.T.) dell'11 maggio 1998, n. 37.
Sotto il profilo dell'imposizione indiretta, l'istante
dichiara di avere applicato l'imposta di registro di cui all'articolo 11 della
Tariffa, parte I, allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile
1986, n. 131, in misura fissa "non disponendo l'atto stesso nessun
trasferimento"
L'istante inoltre, ritiene corretto considerare il
particolare trust quale ente non commerciale, tenuto a presentare il modello
unico di dichiarazione solo in presenza di redditi da tassare ai sensi
dell'articolo 108 del TUIR.
A seguito della ratifica, senza riserva, della
Convenzione dell'Aja del 1 luglio 1985, intervenuta con legge 16 ottobre 1989,
n. 364, possono essere riconosciuti effetti giuridici in Italia al trust
costituito secondo la legge di uno Stato che lo preveda nel proprio ordinamento
giuridico quale istituto tipico.
Ai fini della Convenzione, l'articolo 2, comma 1,
definisce il trust come il complesso dei " rapporti giuridici istituiti da
una persona, il disponente - con atto tra vivi o mortis causa - qualora dei beni
siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell'interesse di un
beneficiario o per un fine determinato".
Rientrano pertanto nell'ambito di applicazione della
Convenzione i soli negozi giuridici riconducibili al concetto di trust come
Si osserva, inoltre, che se l'articolo 11 prevede in
via generale l'obbligo di riconoscimento del trust istituito secondo la legge di
uno Stato che lo preveda nel proprio ordinamento giuridico quale istituto
tipico, con riferimento invece al trust cosiddetto interno, i cui elementi
essenziali soggettivi e oggettivi sono collegati al nostro ordinamento, il
successivo articolo 13 stabilisce che "nessuno Stato è tenuto a conoscere
un trust i cui elementi importanti, ad eccezione della scelta della legge da
applicare, del luogo di amministrazione e della residenza abituale del trustee
sono più strettamente connessi a Stati che non prevedono l'istituto del trust o
la categoria del trust in questione". Al riguardo si ritiene, conformemente
all'orientamento della più recente giurisprudenza e della dottrina prevalente,
che il citato articolo 13 non preveda un divieto di riconoscimento. L'articolo
6, infatti, che prevede che "il trust è regolato dalla legge scelta dal
costituente", non sottopone la scelta di quest'ultima ad alcun limite, nel
rispetto della più ampia autonomia delle parti.
Per quanto di interesse, si ritiene che la "riconoscibilità"
dei trust debba effettuarsi non in astratto, considerando innanzitutto la loro
natura "domestica" o meno, bensì caso per caso, tenuto conto del
limite espressamente previsto dall'articolo 15 della Convenzione, ossia il
rispetto delle norme imperative e dei principi inderogabili dell'ordinamento
Circa il relativo trattamento tributario, l'unico
riferimento normativo è dato dall'articolo 19 secondo cui "la Convenzione
non pregiudica la competenza degli Stati in materia fiscale".
L'individuazione del regime impositivo da applicare è
quindi lasciata all'autonomia di ciascuno Stato contraente. Ne consegue che in
assenza, tuttora, di un intervento in materia da parte del legislatore, deve
soccorrere l'interpretazione al fine di individuare nell'ordinamento vigente le
regole applicabili alle singole fattispecie.
Sul terreno squisitamente tributario, le implicazioni
derivanti dal riconoscimento - prima tra tutte la segregazione dei beni in trust
- devono essere valutate dall'interprete in concreto, tenuto conto della
molteplicità dei rapporti giuridici, della loro evoluzione oltre che della
circostanza che sono modificabili ex post gli essenziali elementi di
collegamento del trust con il territorio nazionale (localizzazione dei beni,
sede di amministrazione del trust, residenza del trustee o dei beneficiari, ecc.
Ciò premesso, con riguardo alla fattispecie in esame,
la cui legge regolatrice è la legge di Jersey, Isole del Canale, si evidenzia
che trattasi di un trust "interno". L'unico elemento di
internazionalità di tale trust, infatti, è la legge regolatrice, mentre sono
residenti in Italia il disponente, i beneficiari, il trustee, e sono situati in
Italia il luogo di amministrazione del trust e i relativi beni. Il trust in
esame, inoltre, è un trust discrezionale, nel quale - per di più - il flusso
del reddito verso i beneficiari può essere attivato o interrotto, nell'ipotesi
in cui "altri provvedano" alle erogazioni che ne costituiscono lo
In particolare, nell'atto istitutivo si premette che il
disponente, " non essendo più giovane, è consapevole di non poter
provvedere personalmente - nel tempo - ai piccoli bisogni degli ultimi nipoti,
così come ha provveduto per i primi nipoti ormai maggiorenni o quasi; pertanto
si è determinato a stipulare il presente Strumento avvertendo l'obbligazione
morale e giuridica di provvedere ai bisogni di tali nipoti ovvero dei figli del
suo secondogenito", pur senza ledere - si afferma - gli interessi dei
legittimari, poiché sarebbero trasferite al trustee modiche somme comunque non
eccedenti la porzione disponibile.
Lo scopo del trust, "ove altri non vi
provvedano", è pertanto quello di garantire ai beneficiari del reddito
"la paghetta settimanale proporzionata all'età...un giocattolo ad ogni
festa di compleanno e ad ogni natale" e dunque "l'istruzione, anche
universitaria e specialistica...un terzo del patrimonio del trust - di loro
spettanza - per iniziare un'attività di lavoro autonomo.
Di conseguenza, il disponente "si obbliga a
trasferire al trustee le somme necessarie per aprire un rapporto di conto
corrente sul quale provvedere ad investimenti finanziari", precisando che
"potranno essere trasferiti in seguito ...altri beni mobili o immobili,
titoli di credito, diritti di ogni tipo e genere e quanto altro possa comunque
formare oggetto di trasferimento."
Posto che - come affermato dall'istante - l'atto
istitutivo non ha comportato nessun trasferimento della titolarità giuridica
dei particolari beni mobili, occorre in primo luogo stabilire se il negozio
posto in essere è qualificabile come istitutivo di un trust secondo la
richiamata definizione convenzionale.
L'art.2, comma 2, della Convenzione individua quali
elementi essenziali del trust la distinzione dei beni del trust dal patrimonio
del trustee, l'intestazione degli stessi al trustee o ad un altro soggetto per
conto del trustee, il fatto che "il trustee è investito del potere e
onerato dell'obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o
disporre dei beni in conformità alle disposizioni del trust e secondo le norme
imposte dalla legge al trustee".
Più in particolare, l'art.8, comma 1 lett.d) e e)
prevede che la legge regolatrice del trust dovrà disciplinare i poteri del
trustee, di amministrare e disporre dei beni, di darli in garanzia e di
acquisire nuovi beni, nonché di effettuare investimenti.
Pertanto, requisito essenziale del trust è l'effettivo potere-dovere del
trustee di amministrare e disporre dei beni, a lui effettivamente affidati dal
disponente. Ne consegue che i diritti e le facoltà che il settlor può
riservare a se stesso, devono essere tali da non precludere al trustee il pieno
esercizio del potere di controllo sui beni. Ciò del resto trova conferma
nell'articolo 2, comma 3, secondo cui "il fatto che il disponente conservi
alcuni diritti e facoltà ...non è necessariamente incompatibile con
l'esistenza del trust".
In sintesi, "il rapporto tra disponente e trustee
- osserva autorevole dottrina - nasce e muore in un attimo". Diversamente,
il negozio non potrebbe essere qualificato come trust ai fini della Convenzione
e dei suoi effetti.
In proposito, dall'esame dell'atto istitutivo del trust
in questione emerge che il potere di gestire e disporre dei beni permane intatto
in capo al disponente.
Assume rilevanza centrale, infatti, la figura del
guardiano (enforcer), prevista dall'art.10B della legge regolatrice, che in atto
si identifica con il disponente stesso, e la cui volontà prevale su quella del
trustee in ordine a qualsiasi attività di amministrazione e disposizione dei
In particolare, l'art.5 dell'atto istitutivo prevede
che il primo guardiano del trust sia il disponente il quale, comunque, può in
qualsiasi momento nominare o revocare, in tale funzione, altri soggetti. In caso
di morte o sopravvenuta incapacità del disponente, la sua posizione giuridica
si trasferisce al guardiano (art.2).
L'art.14 regola i poteri del guardiano in modo
estremamente ampio, che non trova corrispondenza nelle previsioni della stessa
legge regolatrice.
Viene precisato che le disposizioni che prevedono
l'acquisizione del consenso del guardiano comportano "che il trustee debba
richiedere e ottenere tale consenso prima del compimento dell'atto al quale esso
si riferisce, a pena di invalidità dell'atto stesso e di responsabilità per
ogni danno arrecato". Nel senso sopra precisato, è dunque richiesto il
consenso del guardiano prima del compimento di qualsiasi atto di alienazione di
beni del trust, di costituzione di garanzie reali su di essi, di stipulazione di
contratti che ne attribuiscano a terzi il godimento per qualsiasi titolo per un
periodo eccedente i nove anni (art.14)
Il trustee non ha il potere di accettare da terzi
(art.31) né di sostituire (art.33) i beni in trust senza il consenso del
disponente o del guardiano.
Per di più, ogni disposizione dubbia deve essere
interpretata "nel senso della maggiore latitudine" delle prerogative
del guardiano (art.14)
Con riguardo agli investimenti, l'art. 23 prevede che
il trustee non possa modificare il tipo, le modalità di amministrazione e
gestione, nè il grado di rischio, determinati dal disponente al momento del
loro trasferimento. Spetta solo al disponente richiedere - e in tal caso
"il trustee è tenuto ad aderire a tale richiesta -di rivolgersi ad altra
struttura o di variare tipo, modalità e grado di rischio degli
In coerenza con la persistente connotazione di dominus
del rapporto giuridico che l'atto in esame attribuisce alla figura del
disponente/guardiano, l'art.31 introduce una previsione che, ancora una volta,
non trova riscontro nell'omologo art.50 della legge di Jersey. I beni del trust
sono dichiarati non aggredibili dai creditori del trustee, né - ed è questa
l'enunciazione nuova e significativa - dai creditori del disponente.
Pertanto, non ravvisandosi nel concreto un effettivo
potere di gestione e amministrazione del trustee, tale negozio non è
qualificabile come istitutivo di un trust, secondo il modello convenzionale di
trust quale delineato dall'articolo 2 della Convenzione. Piuttosto è
riconoscibile una delle fattispecie negoziali che secondo il rapporto Ocse del
26 - 27 aprile 2001, Report on the misure of corporate vehicles for illicit
purposes, potrebbero prestarsi ad usi non del tutto trasparenti. E' il caso ad
esempio, secondo tale rapporto, di un trust formalmente regolare in cui il
settlor mantiene l'effettivo controllo sui beni attraverso un guardiano che -
persona di fiducia o consigliere del settlor - può sostituire il trustee per
qualsiasi ragione e in qualsiasi momento (Part.I, B, 47) Se la gestione del trust è riconducibile al settlor o
disponente, il trust è tamquam non esset come pacificamente riconosciuto in
dottrina e affermato dalla nota sentenza della Royal Court of Jersey nella causa
Se quindi non si verifica un reale spossessamento del
disponente, e i beni in trust sono - come nel caso - beni mobili, il negozio
rileva ai fini fiscali come un mandato con rappresentanza, con la conseguente
diretta imputabilità dei redditi al disponente.
resa dalla scrivente ai sensi dell'articolo 4, comma 1, ultimo periodo del DM 26
aprile 2001, n.209.