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Timestamp: 2020-02-20 06:03:12+00:00
Document Index: 20185958

Matched Legal Cases: ['art. 145', 'art. 145', 'art. 46', 'art. 145', 'art. 145', 'art. 353', 'sentenza ', 'art. 145']

Sulla distribuzione tra le parti dell’onere di provare la sede effettiva della società con personalità giuridica destinataria dell’atto da notificare
Corte di Cassazione, Sez. II Civile , 17 dicembre 2012, n. 23200
Processo civile – Notificazioni e comunicazioni in materia civile – Notificazione alle persone giuridiche – Sede legale – Sede effettiva – Onere della prova.
(Cod. proc. civ., art. 145)
Allorché la notifica venga eseguita in un luogo diverso da quello in cui la società destinataria dell'atto ha la sede legale, quale risultante dalla visura della locale Camera di Commercio, e non risultando dalla relata in alcun modo che in tale luogo la società abbia la sua sede effettiva e che colui che ha ricevuto l'atto sia stato incaricato dalla società di riceverlo, è onere della parte attrice, quale soggetto interessato, dimostrare che tale luogo costituisce la sede effettiva della società.
La Corte di merito ha correttamente applicato l'art. 145 cod. proc. civ., nella sua versione in vigore ratione temporis (prima della modifica introdotta dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263), secondo cui la notifica alle persone giuridiche si esegue presso la loro sede, da identificarsi, ai sensi dell'art. 46 cod. civ., nella sede legale o, in caso di divergenza tra questa e la sede effettiva, in quest'ultima (Cass. n. 3516 del 2012; Cass. n. 12754 del 2005). Nel caso di specie la Corte ha ritenuto che, risultando la notifica eseguita in un luogo diverso da quello in cui aveva sede legale la società, quale risultava dalla visura della locale Camera di Commercio, e non risultando dalla relata in alcun modo che in tale luogo la società aveva la sua sede effettiva e che colui che aveva ricevuto l'atto fosse stato incaricato dalla società di riceverlo, era onere della parte attrice, quale soggetto interessato, dimostrare che tale luogo costituiva la sede effettiva della società.
Sostiene al riguardo la ricorrente che tale dato risultava in realtà dalla prima relata negativa dell'ufficiale giudiziario, il quale, dopo avere tentato la notifica presso la sede legale, aveva riferito che la società si era trasferita all'indirizzo presso cui l'atto era stato poi consegnato, aggiungendo che tale dichiarazione avrebbe potuto essere contestata solo con la querela di falso.
L'argomentazione non ha pregio, atteso che il valore fidefacente delle dichiarazioni rese dall'ufficiale giudiziario va riconosciuto con riferimento alle sole operazioni compiute personalmente dal pubblico ufficiale o avvenute in sua presenza, laddove la dichiarazione in parola riporta all'evidenza null'altro che le informazioni assunte in loco, senza aggiungere nulla sulla loro veridicità (Cass. n. 25860 del 2008; Cass. n. 9826 del 1998).
La censura secondo cui l'atto sarebbe stato ricevuto da persona che deve presumersi sia stata incaricata dalla società a ricevere la corrispondenza trascura il dato fondamentale che la presunzione invocata opera purché l'atto venga recapitato presso la sede effettiva della società e che è proprio tale ultima situazione, la cui prova gravava sulla società attrice (Cass. n. 17519 del 2003), che nella specie il giudice a qua ha ritenuto non dimostrata.
Il rilievo, infine, secondo cui, atteso l'acclarato trasferimento della sede legale, la notificazione dell'atto alla società sarebbe divenuta impossibile non considera che, ai sensi dell'art. 145, u.c., la notificazione, nel caso in cui non sia possibile presso la sede della società, può essere fatta alla persona fisica rappresentante dell'ente.
La pronuncia in rassegna si occupa di taluni interessanti profili applicativi dell’art. 145 c.p.c. in tema di notificazione degli atti processuali alle persone giuridiche ed in particolare della ben nota, nel diritto vivente, vexata quaestio circa gli esatti confini esegetici della distinzione tra sede legale e sede effettiva. Secondo Cass. civ., sez. VI, 24 novembre 2011, n. 24842, ad esempio, per quest’ultima deve intendersi «il luogo in cui hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’ente e dove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti, ossia il luogo deputato e stabilmente utilizzato per l’accentramento dei rapporti interni e con i terzi in vista del compimento degli affari dell’ente medesimo».
La Suprema Corte ha concluso un giudizio proveniente da Torino, dapprima in Tribunale e poi in Corte d’Appello, ove quest’ultima aveva rimesso la causa di fronte al primo, evidentemente ai sensi dell’art. 353 c.p.c., per aver rilevato, appunto in sede di gravame, la nullità della notificazione dell’atto di citazione in primo grado, dacché la convenuta, persona giuridica, era rimasta contumace, in quanto la notificazione era stata tentata inizialmente senza successo presso la sede legale della società, quale risultante dalla visura camerale, e poi eseguita presso lo studio del commercialista, ove dalla prima relata risultava essersi trasferita. Ebbene, il giudice distrettuale motivò la decisione affermando che tale ultima notificazione doveva dichiararsi nulla non avendo la parte attrice dimostrato che essa era avvenuta presso la sede effettiva della convenuta, non potendo tale dato ricavarsi dalla relata dell'ufficiale giudiziario, risultando non identificata la persona che aveva ricevuto l'atto.
In Cassazione, pertanto, viene denunciata la violazione e falsa applicazione degli artt. 145, 148 e 160 cod. proc. civ. e degli artt. 2697 e 2700 cod. civ., per non avere dichiarato, la sentenza impugnata, che la notifica dell'atto di citazione era avvenuta presso la sede della società, disattendendo in tal modo il contenuto della relata dell'ufficiale giudiziario, che aveva indicato nello studio del commercialista il luogo in cui la società si era trasferita e che, avendo fede privilegiata, avrebbe potuto essere disatteso solo mediante querela di falso. L'affermazione della corte torinese secondo cui era la società attrice a dover dimostrare che in tale luogo la convenuta avesse la sua sede effettiva, sempre secondo la ricorrente contrasterebbe inoltre con il dato di fatto che l'atto era stato ricevuto da persona per conto della destinataria, sicché era semmai quest'ultima a dover dimostrare che tale persona non aveva alcun rapporto con la destinataria della notificazione, dovendosi presumere che il soggetto che si trova nei locali della società e riceve l'atto sia un dipendente della società o comunque sia stato incaricato dalla stessa di ricevere la corrispondenza.
Si diceva prima, la questione trattata dalla Suprema Corte concerne essenzialmente il problema dell’esatta individuazione della sede presso cui effettuare regolarmente la notificazione degli atti processuali nei confronti degli enti dotati di personalità giuridica. In proposito, l’art. 145 c.p.c. è la norma giuridica cui fare riferimento e, tuttavia, la fattispecie concreta oggetto d’esame si pone, ratione temporis, a cavallo dell’importante novella apportata con l. n. 263 del 28 dicembre 2005. Dunque, nel vigore della precedente disciplina, vengono sottoposte al Giudice di ultima istanza una serie di questioni: anzitutto, stabilire l’esatto significato della nozione di sede delle persone giuridiche, nonché il valore giuridico delle dichiarazioni in proposito contenute nella relata, così come compilata dall’ufficiale giudiziario; infine, su chi gravi, tra le parti in causa, l’onere di provare che colui il quale materialmente ha ricevuto l’atto per conto della destinataria sia persona legalmente incaricata o autorizzata a farlo per conto del destinatario.