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Timestamp: 2019-11-19 02:35:18+00:00
Document Index: 22563700

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 9', 'art. 9', 'art. 5', 'art.5', 'art.9']

Cittadini si nasce e cittadini si diventa | neodemos
Nel 2010, 40.223 stranieri hanno ottenuto la cittadinanza italiana: un numero considerevole, se si pensa che appena 10 anni fa, nel 2000, furono poco più di 10.000. Che il numero delle concessioni di cittadinanza si sia quadruplicato nell’arco di un decennio non deve meravigliare, perché durante lo stesso periodo si è quadruplicato anche il numero degli stranieri regolarmente residenti nel paese, cioè di coloro che hanno titolo (se in possesso dei requisiti richiesti) ad avanzare istanza di cittadinanza. In Italia si può diventare cittadini, secondo legge 91/1992, per matrimonio (art. 5 della legge) o per residenza (art. 9). Nel primo caso, il requisito per avanzare istanza per lo straniero – coniuge di cittadino italiano – è che siano trascorsi due anni dal matrimonio, se la residenza è in Italia; o che ne siano trascorsi tre, se la residenza è all’estero. Nel caso dell’art. 9, la cittadinanza può essere acquisita dopo 4 anni di legale residenza nel paese se lo straniero è cittadino di un altro stato dell’Unione Europea, o dopo 10 anni di residenza se è cittadino non comunitario. Altre disposizioni riguardano gli apolidi, i figli di genitori, o nipoti di nonni, cittadini italiani; gli stranieri che hanno reso “eminenti servizi all’Italia”.
Sono molti o sono pochi 40.000 nuovi cittadini?
In linea di massima, il numero delle concessioni di cittadinanza dipende da tre variabili fondamentali: a) il numero degli stranieri nel paese, e la loro composizione in funzione della durata della residenza nel paese; b) la normativa per il soggiorno regolare (se orientata verso soggiorni brevi o lunghi ecc.); c) le regole giuridiche esistenti per l’acquisizione della cittadinanza (quali i requisiti per ottenerla o la complessità e durata delle procedure). Se il numero degli stranieri regolari è un dato generalmente abbastanza attendibile, assai più complesso è tener conto delle legislazioni, molto diverse da paese a paese. Tuttavia, qualche rozzo confronto internazionale è possibile. Senza entrare nel dettaglio, si possono confrontare i rapporti tra concessioni di cittadinanza e stock di stranieri in 20 paesi europei nel 1999 e nel 2008 (ultimo anno con dati disponibili) 1. Ebbene, nel 1999, l’Olanda fu il paese più generoso con 9,4 nuovi cittadini per 100 stranieri, il Lussemburgo il più avaro, con 0,4, e l’Italia era al 18° posto (su 20) con 1; la media era pari a 3,4. Nel 2008, il paese più generoso fu la Svezia (5,4%), il più avaro la Repubblica Ceca (0,5%), l’Italia era al 16° posto, con il solito 1% e la media europea 2,7%. I dati confermano che l’acquisizione della cittadinanza in Italia è assai più rara (circa un terzo) della media dei paesi europei, conseguenza di una legislazione restrittiva e piuttosto tortuosa (la durata media delle procedure è assai lunga).
Il matrimonio cede il passo alla residenza
In passato, il matrimonio era la ragione dominante per l’acquisizione della cittadinanza: ancora nel 2006, le acquisizioni ex art. 5 erano l’84% del totale e nel 2007 l’82%; scendevano al 63% nel 2008, al 43% nel 2009 e al 46% nel 2010. La tabella 1 riporta i dati (2010) relativi ai 10 paesi con il maggior numero di acquisizioni di cittadinanza italiana, con in testa Marocco, Albania e Romania: non è una sorpresa, perché si tratta anche dei tre paesi con maggior numero di residenti nel nostro paese. E’ invece interessante notare che a fronte di una media del 46% di nuovi cittadini per matrimonio, per alcuni paesi – essenzialmente dell’est europeo e latino- americani – il matrimonio (in gran maggioranza donne) è ancora di gran lunga la causa assolutamente prevalente. Così è per gli ucraini (95%), per i russi (87%), per i brasiliani (92%) e – per alcune nazionalità non tra le 10 più numerose – per Bielorussia (98%), Cuba e Moldova (97%), Venezuela (92%). L’83% delle acquisizioni di cittadinanza per matrimonio ha riguardato le donne, ma questa percentuale sale al 99% per Russia, Moldavia, Bielorussia. Per i paesi dell’Europa orientale, dai quali proviene la maggioranza di donne “badanti”, il matrimonio resta la quasi esclusiva via d’accesso alla cittadinanza. Si conferma l’antica regola secondo la quale l’ascesa sociale per matrimonio (e, molto spesso, il matrimonio tra cittadini stranieri e cittadini italiani significa ascesa per i primi) è molto più frequente per le donne che per gli uomini.
Dalla tabella 1 si desume anche il rapporto percentuale – per ciascuna nazionalità – tra nuovi cittadini e residenti in Italia. Nella media, nel 2010, quasi l’1% dello stock di stranieri residenti è divenuto italiano, con un massimo del 3,2% per l’origine brasiliana e un minimo dello 0,4% per l’origine rumena.
Tabella 1 – Paesi col maggior numero di procedimenti conclusi favorevolmente, 2010
Totale procedimenti favorevoli
Matrimonio L.91/192, art.5.
Residenza L. 91/192, art.9
% matrimonio
Totale residenti 01/01/2010
Procedimenti favorevoli per 100 residenti
Nota: I totali residenti di Brasile e Russia sono al 1.1.2009 e il totale dei "primi 10"utilizza tali cifre.
Fonte: Ministero dell’Interno, Istat
Pochi dati, molte curiosità
Il Ministero dell’Interno pubblica anche sommarie e semplici tabelle con dati secondo grandi fasce di età e grado di istruzione, che però non permettono né incroci con altre variabili, né analisi dettagliate2. Se fossero resi disponibili i dati individuali sarebbe possibile fare analisi assai più significative, e non solo per soddisfare la curiosità dei ricercatori. Si pensi infatti ad un semplice fatto: nel 2010, le 40.000 concessioni di cittadinanza costituivano l’8% dei nuovi cittadini per filiazione: cioè del circa mezzo milione di bambini nati da genitori italiani. Fino agli anni ’90, questa proporzione non arrivava al 2%. Insomma oggi l’Italia – intesa come collettività di cittadini – si rinnova per una quota significativa, e crescente, mediante il processo giuridico di acquisizione della cittadinanza. Tutti vorremmo sapere molto, molto di più sulle caratteristiche dei nuovi italiani.
Per concludere: l’Italia è un paese che ancora per qualche decennio avrà una forte immigrazione ma – come si è visto – converte in cittadini una proporzione assai più modesta di stranieri di quanto non avvenga in altri paesi. E poiché la condizione di straniero è associata – soprattutto per i meno abbienti – a forme di esclusione (politica, giuridica, e non solo), il paese corre il rischio di ospitare una quota crescente di persone mantenute in una condizione di perenne diversità. Non è la via giusta per una società che tutti vogliono coesa ed equilibrata.
1 – OECD, International Migration Outlook: Sopemi 2010, Parigi, 2010
2 – Si veda al sito: http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/cittadinanza/sottotema008.html