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Timestamp: 2019-10-23 00:42:00+00:00
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Cassazione VI - 3 civile Ordinanza 28 febbraio 2014 n. 4790 - testo integrale Sentenza
Cassazione VI - 3 civile Ordinanza 28 febbraio 2014 n. 4790
Avvocato · contrasto · competenza · responsabilita'
"eppure l’oscillazione precedente, rimasta peraltro a livello di sezioni semplici e comunque – elemento, questo, senz’altro dirimente – cessata con l’autorevole pronuncia del giugno 2012, avrebbe potuto esimere l’avvocato dall’adozione della condotta di maggior cautela o tutela per il suo cliente: in presenza di un contrasto giurisprudenziale, e' dovere professionale del difensore quello di agire, cautelativamente, in base all’interpretazione della norma, quand’anche non condivisa, che comporterebbe maggiori rischi per il suo cliente. Infatti, l’opinabilita' della soluzione giuridica impone al professionista una diligenza ed una perizia adeguate alla contingenza, nel senso che la scelta professionale deve cadere sulla soluzione che consenta di tutelare maggiormente il cliente e non gia' danneggiarlo (Cass. 5 agosto 2013, n. 18612, con riaffermazione del principio gia' affermato da Cass., 18 luglio 2002, n. 10454: quest’ultima, piu' di recente, richiamata pure da Cass. 12 aprile 2013, n. 8940): sicche', nella specie, neppure il piu' solido convincimento dell’avvocato sull’ingiustizia, scorrettezza o finanche illegittimita' della soluzione riaffermata al massimo livello dalle Sezion i Unite di questa Corte regolatrice – tanto da costituire, con tutta evidenza, presupposto per la proclamazione di un precedente consolidato, ai sensi dell’art. 360-bis cod. proc. civ. (cosa cui in effetti si e' proceduto con Cass. 27 marzo 2013, n. 7658) – lo avrebbe esentato dal porre in essere comportamenti adeguati a tutelare il suo cliente, volti a prevenire le conseguenze, per lui sfav orevoli, della prevedibile applicazione dell’orientamento ermeneutico coinvolto."
Cassazione VI - 3 civile Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati;
Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente -Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere -Dott. AMBROSIO Annamaria – Consigliere -Dott. DE STEFANO Franco – rel. Consigliere -Dott. BARRECA Giuseppina L. – Consigliere -ha pronunciato la seguente;
ordinanza sul ricorso 3192-2013 proposto da: COMUNE di TORREVECCH IA TEATINA (OMISSIS), in persona del Sindaco legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA NIZZA 63, presso lo studio dell’avvocato CROCE MARCO, rappresentato e difeso dall’avvocato RUSSO MARCELLO, giusta procura a margine del ricorso;
- ricorrente -contro S.C. (OMISSIS), in proprio e nella qualita' di esercente la potesta' genitoriale sui minori P.G. e L., nonche' P.M. (OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA SAVOIA, 80, presso lo studio dell’avvocato BIANCHI ELETTRA, rappresentati e difesi dall’avvocato PIMPINI ANTONIO, giusta procura in calce al controricorso;
- controricorrenti -avverso la sentenza n. 1006/2012 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA del 26/06/2012, depositata addi' 08/09/2012;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 12/02/2014 dal Consigliere Relatore Dott. FRANCO DE STEFANO;
udito l’Avvocato Marcello Russo, difensore del ricorrente, che si riporta agli scritti;
udito l’Avvocato Pimpini Antonio, difensore dei controricorrenti, che si riporta agli scritti.
1. E’ stata depositata in cancelleria la seguente relazione, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ. e datata 17.9.13, regolarmente comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;
“1. – Il Comune di ... ricorre, affidandosi a cinque motivi, per la cassazione della sentenza in epigrafe indicata, con cui, in riforma della sentenza di rigetto in primo grado, e' stato condannato al risarcimento del danno patito da S.C. e dai di lei figli P.M., G. e L. per il decesso del rispettivo marito e padre P.F. a seguito di un sin istro occorsogli su di una via di proprieta' del ricorrente. Gli intimati resistono con controricorso.
2. – Il ricorso va trattato in camera di consiglio – aisensi degli artt. 375, 376 e 380-bis cod. proc. civ., essendo soggetto alla disciplina dell’art. 360-bis cod. proc. civ. – parendo potervi esservi dichiarato inammissibile.
3. – In particolare, puo' omettersi la disamina dei cin que complessi motivi di ricorso, involgenti comunque – anche previa contestazione della legittimita' costituzionale della novella dell’art. 360 cod. proc. civ., n. 5 – sia l’an debeatur che il quantum della condanna al risarcimento del danno, apparendo infatti preliminare la verifica dell’ammissibilita' del ricorso.
Nonostante di tanto il ricorrente non dia atto in ricorso, riferiscono i controricorrenti;
- che l’odierno ricorrente ed il suo procuratore in secon do grado, avv. R.G., avevano eletto domicilio in Chieti (“presso e nello studio” del secondo)per il giudizio davanti alla Corte di appello de L’Aquila, conclusosi con la qui gravata sentenza;
- che gli appellanti stessi – odierni controricorrenti – avevano notificato nella Cancelleria della stessa Corte di appello, in data 8.10.12, la sentenza oggi gravata, anche ai fini del decorso del termine breve per l’impugnazione;
- che il ricorso per cassazione e' stato spedito per la notifica non prima del 22.1.13.
4. – Sulla base di queste premesse di fatto e rilevatoche il procuratore dell’odierno ricorrente era iscritto all’Albo di Chieti, validamente deve ritener si effettuata la notifica della sentenza presso la Cancelleria della Corte di appello, in mancanza di elezione di domicilio del procuratore dell’appellato in L’Aquila, non rilevando a tal fin e l’elezione in altro Comune dello stesso Distretto.
Infatti, le sezioni unite di questa Corte suprema – con sentenza 20 giugno 2012, n. 10143, anteriore quindi alla pubblicazione della sentenza gravata – hanno statuito che “il R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, art. 82 – secondo cui gli avvocati, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorita' giudiziaria presso la quale il giudizio e' in corso, intendendosi, in caso di mancato adempimento di detto onere, lo stesso eletto presso la cancelleria dell’autorita' giudiziaria adita – trova applicazione in ogni caso di esercizio dell’attivita' forense fuori del circondario di assegnazione dell’avvocato, come derivante dall’iscrizione al relativo ordine profession ale, e, quindi, anche nel caso in cui il giudizio sia in corso innanzi alla corte d’appello e l’avvocatorisulti essere iscritto all’ordine di un tribunale diverso da quello nella cui circoscrizione ricade la sede della corte d’appello, ancorche' appartenente allo stesso distretto di quest’ultima”.
E nello stesso senso si e' espressa, ai sensi dell’art. 360-bis cod. proc. civ., n. 1, Cass. 27 marzo 2013, n. 7658, che ha pure ribadito come la norma inesame non sia stata tacitamente abrogata per effetto dell’entrata in vigore dell’art. 170 cod. proc. civ., ne' delle norme che disciplinavano l’iscrizione nell’albo dei procuratori, ne' dalla L. 24 febbraio 1997, n. 27, artt. 1 e 6 che, nel sopprimere la distinzione tra procuratori legali ed avvocati, non ha eliminato l’attivita' procuratoria.
5. – E’ pertanto valida, ai fini dell’attivazione del termine breve per l’impugnazione, la notifica della sentenza nella cancelleria del giudice adito, allorche' la controparte, assistita da avvocato che esercita il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del tribunale cui egli e' assegnato, eletto domicilio in luogo diverso da quello in cui ha sede l’autorita' adita: con la conseguenza che il ricorso per cassazione e' stato proposto ben oltre il termine di sessanta giorni ed e' irrimediabilmente tardivo, sicche' di esso va proposta al Collegio la declaratoria di inammissibilita'”.
Motivi della decisione 2. Non sono state presentate conclusioni scritte, ma il ricorrente ha depositato memoria ed i difensori delle parti, versata documentazione, sono comparsi in camera di consiglio per essere ascoltati.
3. A seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, ritiene il Collegio di condividere i motivi in fatto e in diritto esposti nella su trascritta relazione e di doverne fare proprie le conclusioni, non comportandone il superamento gli argomenti sviluppati nella memoria depositata dal ricorrente.
3.1. L’idoneita', ai fini della decorrenza del termin e breve per impugnare, della notifica della sentenza al procuratore che non abbia eletto domicilio nel luogo in cui ha sede l’autorita' adita, e' principio ormai definitivamente consolidato.
A prescindere dal fatto che esso era gia' stato in precedenza affermato e solo nel periodo 2009-2011 rimesso in discussione da pronunce a sezioni semplici, esso era stato consacrato – con espressa esclusione anche della configurabilita' di un mutamento improvviso di giurisprudenza – con la richiamata sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte regolatrice 20 giugno 2012, n. 10143.
Pertanto, era onere del procuratore dell’odierno ricorrente adeguarsi tempestivamente alla riaffermazione detto principio, vuoi modificando idon eamente l’elezione di domicilio, vuoi – ove a tanto non avesse voluto indursi, allora – doverosamente verificando, finche' si e' protratta l’esecuzione del suo mandato difensivo, che nella cancelleria della corte di appello non vi fosse stata alcuna notifica della sentenza.
Un tale comportamento era quindi perfettamente esigibile per la chiarezza ed univocita' del dictum delle Sezioni Unite, di diversi mesi anteriore alla pubblicazione della sentenza a rischio di notifica, siccome corrispondente ad una diligenza minimale per qualunque avvocato incaricato della rappresentanza in giudizio di una parte soccombente.
Del resto, neppure l’oscillazione precedente, rimasta peraltro a livello di sezioni semplici e comunque – elemento, questo, senz’altro dirimente – cessata con l’autorevole pronuncia del giugno 2012, avrebbe potuto esimere l’avvocato dall’adozione della condotta di maggior cautela o tutela per il suo cliente: in presenza di un contrasto giurisprudenziale, e' dovere professionale del difensore quello di agire, cautelativamente, in base all’interpretazione della norma, quand’anche non condivisa, che comporterebbe maggiori rischi per il suo cliente. Infatti, l’opinabilita' della soluzione giuridica impone al professionista una diligenza ed una perizia adeguate alla contingenza, nel senso che la scelta professionale deve cadere sulla soluzione che consenta di tutelare maggiormente il cliente e non gia' danneggiarlo (Cass. 5 agosto 2013, n. 18612, con riaffermazione del principio gia' affermato da Cass., 18 luglio 2002, n. 10454: quest’ultima, piu' di recente, richiamata pure da Cass. 12 aprile 2013, n. 8940): sicche', nella specie, neppure il piu' solido convincimento dell’avvocato sull’ingiustizia, scorrettezza o finanche illegittimita' della soluzione riaffermata al massimo livello dalle Sezion i Unite di questa Corte regolatrice – tanto da costituire, con tutta evidenza, presupposto per la proclamazione di un precedente consolidato, ai sensi dell’art. 360-bis cod. proc. civ. (cosa cui in effetti si e' proceduto con Cass. 27 marzo 2013, n. 7658) – lo avrebbe esentato dal porre in essere comportamenti adeguati a tutelare il suo cliente, volti a prevenire le conseguenze, per lui sfav orevoli, della prevedibile applicazione dell’orientamento ermeneutico coinvolto.
4. Neppure sono condivisibili le altre argomentazioni del ricorrente sull’invalidita' della notifica 8.10.12 in cancelleria, ove si voglia prescindere dal rilievo della produzione, da parte del ricorrente stesso, della copia notificata della sentenza soltanto inprossimita' della camera di consiglio (in violazione quindi del disposto dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 2, con la conseguente sanzione – logicamente preliminare ad ogni altra questione – dell’improcedibilita' del ricorso).
4.1. In primo luogo, la notifica in cancelleria non eseguita a mani del capo dell’ufficio, ma di altra persona abilitata e' pienamente valida (per insegnamento risalente, ma non piu' contraddetto; Cass. 24 novembre 1986, n. 6908); mentre, per principio generale, la contestazione della carenza di abilitazione a riceversi l’atto deve essere suffragata da chi la contesta con prove – quali provvedimenti interni all’ufficio, disposizioni generali in tema di mansioni et similia – documentali.
4.2. In secondo luogo, la notifica di una sentenza perfino in copia non autentica non impedisce il decorso del termine breve per l’impugnazione (Cass., ord. 19 agosto 2004, n. 16317; Cass. 22 marzo 2012, n. 4553): sicche', a maggior ragione, non rileva che la copia notificata sia quella munita di formula esecutiva (tra molte: Cass. 21 novembre 2001, n. 14642; Cass., ord. 18 settembre 2009, n. 20193) o quella richiesta ed ottenu ta per l’eventuale successivo ricorso per cassazione.
Infatti, la conformita' all’originale o la provenienz a dall’ufficio abilitato non vengono contestate o comunque messe in discussione con i soli rimedi previsti dall’ordinamento: e la finalita' per la quale e' stata rilasciata la copia non incide, qualora essa poi sia notificata al procuratore e finanche alla parte presso quest’ultimo, sulla sua istituzionale idoneita' a costituire in capo al soggetto onerato dell’impugnazione la piena conoscenza dell’atto da sottoporre a riesame e, se del caso, a gravame.
4.3. In terzo luogo, neppure la carente indicazione della persona richiedente la notifica della sentenza puo' incidere sulla sua validita': la prescrizion e dell’art. 285 cod. proc. civ., secondo cui, ai fini della decorrenza del termine breve per l’impugnazione, la sentenza deve essere notificata ad istanza di parte, puo' ritenersi adempiuta ogniqualvolta, nonostante la mancanza di apposita indicazione nella relata di notifica, non vi sia, comu nque, incertezza assoluta sulla parte istante, qualora, cioe', l’identificazione di quest’ultima possa essere compiuta, senza margini di dubbio, sulla base del contenuto dell’atto notificato, circostan za che si verifica allorche', risultando dalla relata di notifica apposta in calce alla sentenza che l’u fficiale giudiziario ha proceduto alla notifica ad istanza menzionata “come in atti”, ed essendo soltan to due le parti in causa, l’istanza di notifica della sentenza ad una delle parti non puo' che provenire dall’altra (Cass. 21 maggio 2004, n. 9749; Cass. 31 ottobre 2012, n. 18075).
4.4. E’ fuor di luogo, infine, ai fini della doverosa applicazione della norma processuale, la considerazione della natura pubblica del patrimonio su cui vanno a riverberarsi le conseguenze della condotta non diligente – per la vista ribadita affermazione dell’orientamento interpretativo cui egli avrebbe potuto e dovuto conformarsi, a scongiurare l’esito della soccombenza in rito, poi verificatosi – dell’avvocato dell’ente pubblico soccombente in dipendenza di essa.
V. Pertanto, ai sensi degli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ., il ricorso va dichiarato inammissibile ed il soccombente ricorrente condannato al pagamento delle spese del giudizio di legittimita' in favore dei controricorrenti, tra loro in solido per l’evidente comunanza di posizione processuale.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente, in pers. del leg. rappr.nte p.t., al pagamento delle spese del giudizio di legittimita' in favore dei controricorrenti, tra loro in solido, liquidate in Euro 11.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi.
Cosi' deciso in Roma, nella camera di consiglio della sestasezione civile, il 12 febbraio 2014.
Depositato in Cancelleria il 28 febbraio 2014
Avvocato Contrasto Competenza Responsabilita'