Source: http://studiogalleano.it/dirigente-pubblico-retribuzione-onnicomprensivita/
Timestamp: 2018-04-26 09:46:42+00:00
Document Index: 99430828

Matched Legal Cases: ['art. 92', 'sentenza ', 'art. 92', 'art. 93', 'art. 24', 'art. 92', 'art. 92', 'sentenza ']

Galleano | Dirigente pubblico retribuzione onnicomprensività
post-template-default,single,single-post,postid-16320,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode_grid_1200,qode-theme-ver-99.1.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.4.7,vc_responsive
Dirigente pubblico retribuzione onnicomprensività
25 10 2017	in Dirigenti
Dirigente pubblico – Principio di onnicomprensività della retribuzione – Compensi ex art. 92 d.lgs. 163/2006 (cd. Codice degli appalti) – Non rientrano nell’onnicomprensività – Trib. Venezia 18.11.2016
Pubblichiamo la sentenza in oggetto, resa un anno fa perché sono giunte allo studio diverse richiesta in merito alla problematica del principio di onnicomprensività della retribuzione dei dirigenti pubblici.
La questione risolta in senso favorevole ai dirigenti riguarda i compensi previsto dall’art. 92 del Codice degli appalti, che prevede la corresponsione all’ufficio del Responsabile unico del procedimento (RUP) di “una somma non superiore al due per cento dell’importo posto a base di gara di un’opera o di un lavoro, comprensiva anche degli oneri previdenziali ed assistenziali a carico dell’amministrazione, a valere direttamente sugli stanziamenti di cui all’art. 93, comma 7” somma che “è ripartita per ogni singola opera o lavoro, con le modalità e i criteri previsti in sede di contrattazione decentrata e assunti in un regolamento adottato dall’amministrazione, tra il responsabile del procedimento e gli incaricati della redazione del progetto del piano di sicurezza, della direzione dei lavori, del collaudo, nonché tra i loro collaboratori”.
La controversia sorge in ragione del fatto che l’art. 24 del d.lgs. 165/2001 (T.U. sul pubblico impiego) prevede il regime dell’onnicomprensività della retribuzione del dirigente. In altri termini, la retribuzione contrattuale del dirigente comprende anche tutti gli altri compensi (straordinari, emolumenti per specifiche funzioni tipo consulenze, docenze, partecipazione a consigli di amministrazione, attività di progettazione e di collaudo, ecc.). La norma inoltre prevede che ove tali compensi siano pagati dagli enti o dai privati per la funzione svolta, i relativi importi confluiscano in un fondo ed in parte rigirati ai dirigenti ed in parte inseriti in un fondo da utilizzare per il trattamento accessorio dei dirigenti collegato ai risultati raggiunti.
Tralasciando qui il problema della costituzionalità o meno della norma, nonché della sua compatibilità con la normativa europea, si poneva dunque il problema, data la specialità dei compensi ex art. 92 del codice degli appalti, se quel famoso due per cento (che spesso raggiunge importi elevati) rientrasse o meno nel principio dell’onnicomprensività.
La giurisprudenza contabile della Corte dei conti, in più riprese aveva riconosciuto la natura particolare dell’emolumento, tanto che nell’agosto del 2013, il governo Renzi appena insediato aveva approvato una norma ad hoc che disponeva che anche i compensi di cui all’art. 92 rientravano nel principio dell’onnicomprensività.
Dal che ne derivava, secondo logica, che in precedenza erano invece dovuti integralmente agli interessati ed infatti il Ministero delle infrastrutture aveva provveduto a parte dei pagamenti ai dipendenti dell’ufficio del RUP di Venezia in relazione alle opere del Mose.
Mentre si apprestava a procedere al saldo dei pagamenti per i lavori sino ad allora eseguiti, la Corte dei conti, sezione Veneto, rendeva invece un parere del tutto improvvisato, facendo riferimento a motivazioni del tutto pretestuose per sostenere la non spettanza degli importi.
A seguito di detto parere il Ministero procedeva alla richiesta di restituzione delle somme già corrisposte e sospendeva i pagamenti a saldo.
Il giudice di Venezia ha accertato la infondatezza delle motivazioni addotte dalla Corte dei conti e, conseguentemente, la non ragionevolezza dei provvedimenti adottati dal Ministero, condannandolo a pagare gli importi dovuti.
Allegata sentenza 541/2016 Tribunale Venezia (clicca qui)