Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-23568-del-09-10-2017
Timestamp: 2020-05-26 18:05:46+00:00
Document Index: 9048691

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 9', 'art. 187', 'art. 39', 'art. 187', 'art. 9', 'art. 187', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 117', 'art. 7', 'art. 187', 'art. 9', 'art. 180', 'sentenza ', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 187', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 187', 'art. 9', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 117', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 9', 'art. 187', 'art. 9', 'art. 117', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 187', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 117', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 14', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 14', 'art. 100', 'sentenza ', 'art. 100', 'art. 187', 'art. 9', 'arte 5', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 117', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 322', 'art. 200', 'art. 187', 'sentenza ', 'art. 187', 'art. 7', 'sentenza ', 'art. 182', 'sentenza ', 'art. 9', 'art. 187', 'art. 39', 'art. 1', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 133', 'art. 53', 'art. 180', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 187', 'art. 8', 'art. 135', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 187', 'art. 187']

Sentenza Cassazione Civile n. 23568 del 09/10/2017 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23568 del 09/10/2017
Cassazione civile, sez. II, 09/10/2017, (ud. 14/09/2017, dep.09/10/2017), n. 23568
G.M., rappresentata e difesa dagli Avvocati Renato Sirna,
Elisa Bonzani, Achille Chiappetti e Giovanni Arieta, con domicilio
eletto in Roma, via Paolo Emilio, n. 7, presso lo studio
dell’Avvocato Achille Chiappetti;
avverso la sentenza della Corte d’appello di Brescia n. 414/2009 in
data 6 aprile 2009.
settembre 2017 dal Consigliere Dott. Alberto Giusti;
Con tale provvedimento sanzionatorio la CONSOB ha applicato la sanzione amministrativa pecuniaria di Euro 526.042, la sanzione accessoria dell’interdizione dagli uffici direttivi per un periodo di nove mesi nonchè la confisca per equivalente di beni di proprietà del trasgressore per un valore di Euro 2.750.377,95.
La L. 18 aprile 2005, n. 62, art. 9 (Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2004) ha depenalizzato tale condotta, trasformandola in illecito amministrativo; contestualmente, riformulando l’art. 187-bis del TUF, ne ha previsto la punizione con una sanzione pecuniaria da Euro ventimila a Euro tre milioni (sanzione poi quintuplicata dalla L. 28 dicembre 2005, n. 262, art. 39, comma 3, recante “Disposizioni per le tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari”), nonchè – ove non sia possibile la confisca diretta con la confisca per equivalente, disciplinata dall’art. 187-sexies del TUF.
In particolare, l’art. 9, comma 6, della stessa L. n. 62 del 2005, ha aggiunto che, limitatamente agli illeciti depenalizzati, la confisca per equivalente si applica anche alle violazioni commesse anteriormente all’entrata in vigore della L. n. 62 del 2005, purchè il procedimento penale non sia stato definito.
2. – All’esito dell’udienza pubblica svoltasi il 5 giugno 2015, questa Corte, con ordinanza 14 settembre 2015, n. 18027, ha sollevato questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-sexies e della L. n. 62 del 2005, art. 9, comma 6, in riferimento all’art. 3 Cost., art. 25 Cost., comma 2 e art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo in relazione all’art. 7 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
– inammissibile la questione avente per oggetto del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-sexies, perchè tale disposizione non ha la portata lesiva che il giudice rimettente le attribuisce. Infatti – ha sottolineato il giudice delle leggi – “la norma in questione si limita a disciplinare la confisca per equivalente, mentre è soltanto alla L. n. 62 del 2005, art. 9, comma 6, che va attribuita la scelta del legislatore di rendere questo istituto di applicazione retroattiva, dando così luogo al dubbio di costituzionalità che ha animato il giudice a quo”;
1. – In data 8 gennaio 2003 il Presidente della CONSOB ha segnalato alla Procura della Repubblica di Milano il presunto reato di abuso di informazioni privilegiate – di cui del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 180 – per avere Gn.Em., P.O., G.M., B.E., L.R., C.A. e S.O. acquistato obbligazioni UNIPOL 2000-2005 2,25% e UNIPOL 2000-2005 3,75%, nel corso dell’anno 2002.
Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 10597 del 19 ottobre 2005, ha prosciolto gli imputati (ad eccezione di Gn.Em.) in ragione della depenalizzazione del reato contestato, avvenuta a seguito dell’entrata in vigore della L. n. 62 del 2005, e ha trasmesso gli atti alla CONSOB.
La CONSOB, ritenuta accertata la violazione di cui al D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-bis, comma 4, dopo aver disposto a carico di G.M. la misura del sequestro di beni di sua pertinenza, fino al raggiungimento del valore equivalente al prodotto dell’illecito, ha applicato a carico della medesima la sanzione amministrativa pecuniaria di Euro 526.042, la sanzione accessoria dell’interdizione dagli uffici direttivi per un periodo di nove mesi del D.Lgs. n. 58 del 1998, ex art. 187-quater, nonchè, ai sensi dell’art. 187-sexies dello stesso TUF, la confisca di beni di sua proprietà per un valore di Euro 2.750.377,95.
2. – G.M. ha proposto opposizione dinanzi alla Corte d’appello di Brescia; la CONSOB si è costituita e ha chiesto il rigetto dell’opposizione.
3. – Con sentenza depositata il 6 aprile 2009, l’adita Corte d’appello ha rigettato l’opposizione.
La Corte territoriale ha escluso che la depenalizzazione abbia portato ad un aggravio della sanzione applicata alla G., rilevando che la nuova disciplina, conseguente alla riforma del 2005, è più favorevole rispetto alla precedente, giacchè la condotta integra un illecito amministrativo punito con una sanzione amministrativa pecuniaria e non più un delitto per il quale era prevista anche la pena della reclusione. La Corte di Brescia ha altresì escluso l’incostituzionalità della retroattività della confisca per equivalente, e ciò data la sua natura amministrativa. I principi di legalità e di irretroattività – hanno affermato i giudici di appello – sono oggetto di copertura costituzionale soltanto per la materia penale, sicchè il legislatore, quanto all’illecito depenalizzato di abuso di informazioni privilegiate, ben può prevedere lo strumento della confisca per equivalente anche per i comportamenti precedenti alla entrata in vigore della L. n. 62 del 2005, non configurandosi in tal modo nessuna violazione della L. 24 novembre 1981, n. 689.
4. – Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello la G. ha proposto ricorso, affidato a nove motivi.
La CONSOB ha resistito con controricorso e, a sua volta, ha proposto ricorso incidentale condizionato, sulla base di due motivi.
5. – Con il primo motivo di ricorso la G. denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 3, 5 e 11 e del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-bis, comma 5, così come introdotto dalla L. n. 62 del 2005, art. 9. Nel ritenere legittima la sanzione pecuniaria applicata dalla CONSOB, la Corte d’appello avrebbe addebitato a ciascun incolpato la complessiva operazione di acquisto delle obbligazioni, così prescindendo dal piano individuale di valutazione della gravità della condotta e dell’elemento soggettivo, apprezzando una gravità d’insieme della condotta in spregio al principio della responsabilità personale e della rilevanza della personalità dell’agente e delle sue condizioni economiche ai fini della determinazione della sanzione.
Con il secondo motivo la G. denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-bis, in relazione della L. n. 689 del 1981, artt. 3,5 e 12, nonchè omessa e contraddittoria motivazione. La censura si riferisce alla dichiarata sussistenza, da parte della Corte d’appello, di un concorso di persone nel medesimo illecito, dal quale la stessa Corte avrebbe desunto la responsabilità dei singoli, senza tuttavia svolgere i necessari accertamenti in ordine alla condotta a ciascuno imputabile.
Con il terzo motivo la ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 117 e 97 Cost., con riguardo alla direttiva 2003/6/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio; solleva altresì questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-bis, per violazione degli artt. 117 e 97 Cost., in relazione alla direttiva 2003/6/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, con relativa istanza di rimessione della questione alla Corte costituzionale, nonchè contraddittoria motivazione sul punto. La ricorrente si duole del fatto che la Corte d’appello abbia ritenuto “congrua e adeguata” la misura della sanzione pecuniaria irrogata dalla CONSOB in suo danno, e sostiene che vi sarebbe stata la violazione dei principi del diritto comunitario, vincolanti per il giudice nazionale ex art. 117 Cost., comma 1. In particolare, la ricorrente rileva che nel mentre la citata direttiva prescrive che le sanzioni siano sufficientemente dissuasive e che a tal fine debbano essere proporzionate alla gravità della violazione e agli utili realizzati e applicate coerentemente (considerando n. 38), e tiene distinte le ipotesi in cui la provenienza dell’informazione sia legata a una professione o a una funzione e quella in cui la fonte sia connessa allo svolgimento di attività criminali (considerando n. 17) ovvero ancora l’ipotesi in cui l’abuso delle informazioni venga effettuato sapendo o dovendo sapere del loro carattere privilegiato (considerando n. 18), il legislatore nazionale avrebbe accomunato nell’unico trattamento sanzionatorio più condotte di abuso di informazioni privilegiate diverse tra loro. L’art. 187-bis del TUF – rileva la ricorrente – prevede la medesima sanzione edittale per l’insider primario, per l’insider in grado di operare a seguito di attività delittuose, per gli insider secondari che agiscono con la consapevolezza della natura privilegiata della informazione della quale dispongono e per gli insider secondari che agiscono con colpa, dovendo conoscere in base all’ordinaria diligenza il carattere privilegiato della informazione. Inoltre, a tutte le categorie considerate viene applicato lo stesso regime di aggravamento della sanzione (comma 5).
Il quinto motivo riguarda la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-sexies, comma 2 e della L. n. 62 del 2005, art. 9, comma 6, anche in relazione agli artt. 3 e 25 Cost.. Con esso la ricorrente eccepisce l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 187-sexies, comma 2, del TUF e della L. n. 62 del 2005, art. 9, comma 6, in relazione agli artt. 3 e 25 Cost. e all’art. 117 Cost., per violazione dell’art. 7 della CEDU.
Secondo la ricorrente, la confisca per equivalente difetterebbe della finalità di prevenzione tipica delle misure di sicurezza, essendo diretta a privare il reo di qualsiasi beneficio economico derivante dal comportamento criminoso, aggredendo anche beni manchevoli del carattere della pericolosità e della pertinenza con l’illecito stesso.
Con il settimo motivo di ricorso la G. deduce violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 1 ed eccepisce l’illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-sexies, comma 2 e della L. n. 62 del 2005, art. 9, comma 6, per violazione dell’art. 3 Cost. e dei principi di ragionevolezza, legalità e irretroattività delle sanzioni amministrative della L. n. 689 del 1981, ex art. 1.
L’ottavo mezzo concerne la denuncia di violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-bis, comma 5 e art. 187-sexies, comma 2, anche in relazione ai principi sanciti nella direttiva 2003/6/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio. Con esso viene eccepita l’illegittimità costituzionale del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-sexies, anche in combinato disposto con l’art. 187-bis dello stesso D.Lgs., per violazione dell’art. 117 Cost..
Con il nono motivo di ricorso la G. denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-bis, anche in combinato disposto con l’art. 187-sexies, comma 2, TUF, in relazione all’art. 14 della direttiva 2003/6/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio; solleva questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-sexies, anche in combinato disposto con il citato art. 187-bis, per violazione degli artt. 117,3 e 97 Cost.. A conclusione del motivo la ricorrente formula il quesito di diritto se, in sede di determinazione della sanzione dell’illecito di abuso di informazioni privilegiate, di cui all’art. 187-bis del testo unico della finanza, l’autorità irrogante debba attenersi – alla stregua di quanto disposto dall’art. 14 della direttiva 2003/6/CE – anche al rispetto del criterio della proporzionalità delle sanzioni in concreto applicate, e se queste ultime debbano intendersi come il complesso delle penalità amministrative irrogate all’insider, ivi compresa la misura della confisca per equivalente.
Con il primo motivo, la CONSOB denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 19, 20, 22 e 23, art. 100 c.p.c., D.Lgs. n. 58 del 1998, artt. 187-sexies, 187-septies e 187-octies, nonchè violazione dei principi generali in tema di interesse ad agire, legitimatio ad processum e principio della domanda, criticando la sentenza nel capo in cui la Corte d’appello ha esaminato il motivo di opposizione relativo al sequestro, pur reputandolo infondato in relazione a ciascuna censura sollevata da parte ricorrente.
Con il secondo motivo di ricorso incidentale, la CONSOB denuncia altra violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, artt. 19, 20, 22 e 23, art. 100 c.p.c., del D.Lgs. n. 58 del 1998, artt. 187-sexies, 187-septies e 187-octies, nonchè violazione dei principi generali in tema di interesse ad agire, legitimatio ad processum e principio della domanda, sostenendo l’inammissibilità del motivo inerente al sequestro sotto il diverso profilo della carenza di interesse, per la G., nel formulare un motivo di opposizione avente ad oggetto vizi propri del sequestro, non idonei a confutare il successivo potere, riservato alla CONSOB, di emanare il provvedimento di confisca.
1. – Con il provvedimento sanzionatorio adottato dalla CONSOB è stata applicata, oltre alla sanzione amministrativa pecuniaria di Euro 526.042 e alla sanzione accessoria dell’interdizione dagli uffici direttivi per un periodo di nove mesi, la misura della confisca per equivalente di beni di proprietà del trasgressore per un valore di Euro 2.750.377,95, giudicata legittima dalla Corte d’appello.
Infatti, la pretesa della ricorrente di affermare la non applicabilità, nel caso di specie, della confisca per equivalente di cui all’art. 187-sexies del TUF, trova un ostacolo letterale insuperabile nella disposizione di cui alla L. n. 62 del 2005, art. 9, comma 6, il quale prevede espressamente l’applicabilità delle disposizioni della parte 5^, titolo 1-bis, del testo unico approvato con il D.Lgs. n. 58 del 1998 “anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore della legge che le ha depenalizzate, quando il relativo procedimento penale non sia stato definito”.
3. – Ritiene questo giudice a quo che nondimeno si ponga, in riferimento all’art. 3 Cost., art. 25 Cost., comma 2 e art. 117 Cost., comma 1, quest’ultimo in relazione all’art. 7 della CEDU, un dubbio di legittimità costituzionale della L. n. 62 del 2005, art. 9, comma 6, nella parte in cui prevede che la confisca per equivalente, disciplinata dall’art. 187-sexies del TUF, si applica, allorchè il procedimento penale non sia stato definito, anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore della stessa L. n. 62 del 2005 – che le ha depenalizzate introducendo l’autonomo illecito amministrativo di abuso di informazioni privilegiate, configurato ora dall’art. 187-bis del TUF -, e ciò pur quando il complessivo trattamento sanzionatorio generato attraverso la depenalizzazione sia in concreto meno favorevole di quello applicabile in base alla legge vigente al momento della commissione del fatto.
Soprattutto, è la giurisprudenza della Corte costituzionale a riconoscere la natura prevalentemente afflittiva e sanzionatoria di questa peculiare forma di confisca. Le ordinanze n. 97 del 2009 e n. 301 del 2009 hanno infatti affermato che la confisca per equivalente prevista dall’art. 322-ter c.p., non può avere natura retroattiva, perchè – “in ragione della mancanza di pericolosità dei beni che ne costituiscono oggetto, unitamente all’assenza di un rapporto di pertinenzialità (inteso come nesso diretto, attuale e strumentale) tra il reato ed i beni” – dà luogo a una misura “eminentemente sanzionatoria, tale da impedire l’applicabilità a tale misura patrimoniale del principio generale della retroattività delle misure di sicurezza, sancito dall’art. 200 c.p.”. E – con specifico riferimento alla confisca per equivalente prevista dall’art. 187-sexies del TUF – la sentenza n. 68 del 2017 ha già statuito che “(e)ssa si applica a beni che non sono collegati al reato da un nesso diretto, attuale e strumentale, cosicchè la privazione imposta al reo risponde ad una finalità di carattere punitivo, e non preventivo”, precisando che “lo stesso legislatore si mostra consapevole del tratto afflittivo e punitivo proprio della confisca per equivalente, al punto da non prevederne la retroattività per i fatti che continuano a costituire reato (D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187)”.
Deve inoltre aggiungersi che, come ha chiarito la Corte costituzionale (sentenze n. 49 del 2015, n. 68 del 2017 e n. 109 del 2017), le sanzioni che il legislatore costruisce come amministrative restano tali nel nostro ordinamento, ma sono ulteriormente assistite dalle garanzie previste dall’art. 7 della CEDU ove abbiano carattere sostanzialmente penale alla luce della Convenzione. L’adozione di criteri sostanziali per la definizione della materia penale è funzionale ad una più ampia garanzia dell’individuo: essa si muove infatti “nel segno dell’incremento delle libertà individuali, e mai del loro detrimento (…), come invece potrebbe accadere nel caso di un definitivo assorbimento dell’illecito amministrativo nell’area di ciò che è penalmente rilevante” (sentenza n. 68 del 2017).
La condanna, inoltre, ai sensi ai sensi del medesimo D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 182 (allora vigente), comportava sempre l’applicazione delle pene accessorie previste dagli artt. 28,30,32- bis e 32-ter c.p., per una durata non inferiore a sei mesi e non superiore a due anni, nonchè la pubblicazione della sentenza su almeno due quotidiani, di cui uno economico, a diffusione nazionale.
Il trattamento sanzionatorio di cui alla L. n. 62 del 2005, art. 9, consiste, invece, nella sanzione amministrativa pecuniaria da Euro ventimila a Euro tre milioni di cui del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-bis (non potendosi tener conto dell’ulteriore modifica apportata dalla L. n. 262 del 2005, art. 39, comma 3, che ha quintuplicato la sanzione).
7.3. – Nei fenomeni di depenalizzazione finora non si è mai posto il problema dell’applicabilità del principio di retroattività della norma più favorevole: essendosi, da un lato, sempre ritenuto che tale principio non trovi applicazione nel campo delle sanzioni amministrative, ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 1 e presumendosi, dall’altro, che il trattamento sanzionatorio successivo, per la sua stessa natura amministrativa, sia sempre da considerare più favorevole rispetto a quello precedente, avente natura penale.
7.4. – Deve precisarsi che, nella specie, non emerge dagli atti l’esistenza di situazioni impeditive della concessione, in favore della ricorrente, della sospensione condizionale della pena.
Tutto ciò premesso, dal punto di vista della ricorrente, se si guarda alla reale carica di afflittività della sanzione, è agevole rendersi conto che costei si è visto, sottratta la possibilità di usufruire del beneficio della sospensione condizionale della pena (che si estende anche alle pene accessorie), della conversione della pena detentiva in pena pecuniaria (che avrebbe portato ad una multa inferiore perfino rispetto a quella inflittagli con la sola sanzione amministrativa pecuniaria applicata in via principale, senza tener conto della ulteriore sanzione accessoria della confisca per equivalente), e dell’indulto; soprattutto, alla fattispecie non sarebbe stata applicabile la sanzione accessoria della confisca per equivalente ex art. 186-sexies del TUF.
Nei suoi confronti, dunque, l’applicazione della sanzione penale in concreto sarebbe stata più favorevole rispetto alla sanzione pecuniaria amministrativa irrogata, oggetto di certa riscossione, di ammontare massimo notevolmente superiore e, si ribadisce, con l’aggiunta di una sanzione accessoria del tutto nuova, imprevedibile ed estremamente gravosa quale quella della confisca per equivalente per un valore pari a Euro 2.750.377,95.
Per il trasgressore incensurato, pertanto, l’applicazione ai fatti pre-gressi della nuova ipotesi della confisca per equivalente determina un trattamento sanzionatorio per l’illecito depenalizzato complessivamente più sfavorevole.
7.5. – Questa valutazione trova conferma nel trattamento penale applicato al concorrente nel reato, Gn.Em., insider primario, il quale ha riferito la notizia privilegiata all’odierna ricorrente.
Come risulta dalla documentazione prodotta dalla difesa della ricorrente – produzione ammissibile in quanto rilevante ai fini della individuazione in concreto del trattamento più favorevole -, Gn. è stato condannato con sentenza del Tribunale di Milano del 25 ottobre 2006 alla pena della reclusione di sei mesi e al pagamento di Euro 100.000 di multa con pena sospesa. Questa pronuncia è stata parzialmente riformata dalla Corte d’appello di Milano che, con sentenza pronunciata in data 12 novembre 2007 sull’accordo delle parti, ritenuta la continuazione tra i fatti oggetto del giudizio e altri reati giudicati con pregressa sentenza della Corte d’appello di Brescia irrevocabile dal 10 luglio 2006, ha rideteminato la pena complessiva a suo carico in Euro 140.520 di multa, ferma la pena accessoria dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici e dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e della incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno e due mesi. La pena è stata calcolata partendo da una pena base di mesi sei di reclusione – reclusione convertita, ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 53, in 6.840 Euro di multa e aumentata fino ad Euro 20.520, pari al triplo della pena convertita ex art. 133-bis c.p., L. n. 689 del 1981, art. 53,comma 2 e D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 180, comma 4 – ed Euro 120.000 di multa.
Pertanto, il complessivo trattamento sanzionatorio dell’originario concorrente nel reato, Gn.Em., si è concretizzato nella complessiva multa di Euro 10.000, nonostante questi fosse l’insider primario, la cui condotta doveva ritenersi necessariamente più grave di quella della ricorrente, tanto da continuare ad essere penalmente rilevante.
La CONSOB, invece, all’esito del procedimento sanzionatorio, ritenuta sussistente la violazione di cui del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-bis, ha applicato alla ricorrente la sanzione amministrativa pecuniaria di Euro 526.042, la sanzione accessoria dell’interdizione degli uffici direttivi per un periodo di nove mesi del D.Lgs. n. 58 del 1998, ex art. 187-quater, nonchè, ai sensi dell’art. 187-sexies del medesimo decreto, la confisca per equivalente di beni di sua proprietà per un valore di Euro 2.750.377,95.
Il Collegio non ritiene, infatti, di poter condividere l’assunto, prospettato nella memoria e nella discussione orale della difesa di parte ricorrente, secondo cui dovrebbe attribuirsi valore di principio generale, immanente alla disciplina di qualunque depenalizzazione, alla disposizione recata dal D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 8, art. 8, comma 3 (il quale recita: “Ai fatti commessi prima della data di entrata in vigore del presente decreto non può essere applicata una sanzione amministrativa pecuniaria per un importo superiore al massimo della pena originariamente inflitta per il reato, tenuto conto del criterio di ragguaglio di cui all’art. 135 c.p.. A tali fatti non si applicano le sanzioni amministrative accessorie introdotte dal presente decreto, salvo che le stesse sostituiscano corrispondenti pene accessorie”).
Secondo questo giudice a quo, la norma denunciata contrasta inoltre con l’art. 25 Cost., comma 2. Infatti, in base al precetto costituzionale, ogni intervento sanzionatorio è applicabile soltanto se la legge che lo prevede risulti già vigente al momento della commissione del fatto sanzionato. Invece, il legislatore ha imposto di applicare retroattivamente la confisca per equivalente solo perchè si riferisce a un illecito qualificato come amministrativo nell’ordinamento interno, mentre, nel regime transitorio, avrebbe potuto consentirne l’applicazione versandosi in un’ipotesi di depenalizzazione accompagnata dall’introduzione di un corrispondente illecito amministrativo – soltanto ove la nuova sanzione completi un trattamento sanzionatorio nel complesso più mite della pena prevista per l’originario reato.
In primo luogo osta alla configurabilità stessa dell’efficacia riflessa della sentenza emessa in un giudizio penale, la disposizione di cui al D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 187-duodecies, a norma del quale “il procedimento amministrativo di accertamento e il procedimento di opposizione di cui all’art. 187-septies, non possono essere sospesi per la pendenza del procedimento penale avente ad oggetto i medesimi fatti o fatti dal cui accertamento dipende la relativa definizione”. Premesso che non rilevano, nella specie, le problematiche concernenti la possibilità della applicazione di una doppia sanzione – amministrativa e penale – per il medesimo fatto a carico del medesimo soggetto, la richiamata disposizione stabilisce un regime di assoluta autonomia tra procedimento penale e procedimento sanzionatorio amministrativo, sicchè risulta esclusa la possibilità stessa di far valere nel procedimento amministrativo l’efficacia della pronuncia adottata in sede penale; senza dire che, nel caso di specie, non ricorre neanche una situazione di opponibilità a CONSOB della pronuncia adottata in sede penale in considerazione del fatto che CONSOB non risulta essere stata parte di quel procedimento.
Osta, inoltre, alla esplicazione di qualsivoglia efficacia dell’invocato giudicato nel presente giudizio il rilievo che le condotte contestate in sede penale, lungi dall’essere identiche a quelle oggetto della contestazione della CONSOB, sono diverse, in ragione delle qualità soggettive rivestite dagli imputati nel processo penale e dalla ricorrente nel presente giudizio.