Source: https://www.csm.it/it/web/csm-internet/magistratura/il-sistema-giudiziario
Timestamp: 2019-12-12 03:52:09+00:00
Document Index: 170079481

Matched Legal Cases: ['art. 102', 'art. 103', 'art. 135', 'art. 134', 'art. 90', 'art. 1', 'art. 102', 'art. 7']

il sistema giudiziario - CSM
il sistema giudiziario/
Stampa Il sistema giudiziario italiano
Per sistema giudiziario può intendersi l’insieme degli organi dello Stato chiamati a quello che in termini tecnici è detto ius dicere, cioè assumere una decisione su una determinata controversia secondo le regole del diritto.
Tali organi costituiscono, in funzione dell’assetto organizzativo e del tipo di materia sui quali sono chiamati a giudicare, la giurisdizione costituzionale, la giurisdizione ordinaria o le giurisdizioni speciali. Di seguito, una breve illustrazione della giurisdizione costituzionale e di quelle speciali, per poi concentrare l’attenzione sulla giurisdizione ordinaria, materia specificamente oggetto delle attribuzioni del CSM.
A tal fine, è necessaria una breve premessa sulla distinzione fra magistratura ordinaria e speciale. Per magistratura ordinaria si intende quella istituita e disciplinata dall’ordinamento giudiziario, mentre per giurisdizione speciale quella che si occupa esclusivamente di determinate materie. Per garantire l’applicazione uniforme della legge, la Costituzione, all’art. 102, demanda l’applicazione della legge alla sola giurisdizione ordinaria, vietando altresì l’istituzione di giudici speciali, ad eccezione di quelli specificamente indicati all’art. 103 Cost.
La giurisdizione costituzionale
La giurisdizione costituzionale è attribuita alla Corte costituzionale, organo costituzionale composto di quindici giudici (scelti fra giuristi di elevata preparazione), nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria e amministrativa (art. 135 Cost.). La particolare composizione dell’organo è funzionale a garantire l’indipendenza e l’imparzialità dei giudici stessi, nonché una composizione della Corte che rispecchi una pluralità di saperi ed esperienze nonché di orientamenti politici.
La Corte costituzionale giudica (art. 134 Cost.): a) sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni; b) sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato e su quelli tra Stato e Regioni e tra Regioni; c) sulle accuse promosse contro il Presidente della Repubblica, a norma della Costituzione (cfr. art. 90 Cost.).
Il giudizio avente ad oggetto il controllo sulla legittimità costituzionale delle leggi può essere attivato in via principale da soggetti specificamente legittimati (Stato, Regioni, Province autonome; artt. 37-42 l. cost. 11 marzo 1953, n. 87), oppure (e si tratta del c.d. giudizio in via incidentale) da parte di ciascun giudice, il quale, nel corso di un processo, dubiti della conformità alla Costituzione della legge che sarebbe chiamato ad applicare al singolo caso concreto (si tratta del c.d. sindacato diffuso). In tal caso, anche al fine di evitare il proliferare dei ricorsi, la questione di legittimità costituzionale deve essere rilevante per la decisione del processo e non manifestamente infondata (art. 1 l. cost. 9 febbraio 1948, n. 1; artt. 23-30 l. cost. 11 marzo 1953, n. 87). Il singolo giudice, quindi, non può disapplicare una norma che ritenga contraria a Costituzione, dovendo sollevare la questione davanti alla Corte costituzionale.
Il giudizio nei conflitti di attribuzione, a sua volta, ha ad oggetto le ipotesi in cui un potere dello Stato, attraverso un proprio atto, “invade” le attribuzioni di un altro potere dello Stato, attribuzioni fissate da una norma costituzionale.
Infine, il giudizio sulle accuse contro il Presidente della Repubblica si sostanzia nel giudicare quest’ultimo per i reati di alto tradimento o attentato alla Costituzione, a seguito di messa in stato di accusa da parte del Parlamento in seduta comune.
Le giurisdizioni speciali
Come accennato nel paragrafo introduttivo, le giurisdizioni speciali previste dalla Costituzione sono quella amministrativa, quella contabile e quella militare.
La giurisdizione amministrativa (demandata al Consiglio di Stato in secondo grado e ai Tribunali amministrativi regionali in primo grado) si occupa delle controversie in materia di interessi legittimi (e, in taluni casi, di diritti soggettivi) nei rapporti che coinvolgono la pubblica amministrazione, giudicando della legittimità degli atti amministrativi. L’organo di governo autonomo è il Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa.
La giurisdizione contabile (demandata alla Corte dei Conti e alle sue sezioni regionali) ha ad oggetto il controllo preventivo di legittimità su numerosi atti del Governo e di altri organi pubblici, il controllo successivo sulla gestione del bilancio e del patrimonio delle amministrazioni pubbliche, la materia della contabilità pubblica, nonché la responsabilità degli impiegati e funzionari dello Stato o di altri enti pubblici. L’organo di governo autonomo è il Consiglio di presidenza della Corte dei Conti.
La giurisdizione militare è competente per i reati militari commessi dagli appartenenti alle forze armate. L’organo di governo autonomo è il Consiglio della magistratura militare.
La giurisdizione ordinaria.
La giurisdizione ordinaria, come accennato, è esercitata da magistrati ordinari, che sono considerati tali perché istituiti e regolati dalle norme di ordinamento giudiziario (art. 102 Cost.; artt. 1 e 4 r.d. 30 gennaio 1941, n. 12). L’esercizio delle funzioni giudiziarie ordinarie è assistito da particolari garanzie, previste nella Costituzione: autonomia da ogni altro potere dello Stato, sottoposizione alla sola legge, indipendenza interna (da ogni vincolo gerarchico, cioè) ed esterna (da ogni condizionamento esterno), previsione del giudice naturale precostituito per legge, inamovibilità. A corredo di queste garanzie, è demandato al Consiglio superiore della magistratura, organo di rilevanza costituzionale autonomo da ogni altro potere dello Stato, il potere di decidere su carriere, trasferimenti, nomine, giudizi disciplinari dei magistrati e, più in generale, ogni altro provvedimento riguardante lo status dei magistrati.
Le norme di ordinamento giudiziario.
Come accennato, la magistratura ordinaria è tale perché individuata dalle c.d. norme di ordinamento giudiziario, cioè dall’insieme di testi normativi che ne disciplinano l’organizzazione e le funzioni.
Le norme di rango costituzionale sono gli artt. 101 – 113 della Costituzione, che fissano le garanzie per la magistratura (autonomia, indipendenza etc.) e le garanzie relative ai giudizi (giusto processo in contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, dinanzi ad un giudice terzo ed imparziale; ragionevole durata del processo stesso; obbligo di motivazione dei provvedimenti; ricorribilità in Cassazione di tutti le sentenze e i provvedimenti sulla libertà personale).
Le principali norme di rango c.d. primario (leggi e atti aventi forza di legge) sono: il regio decreto 30 gennaio 1941 n. 12 (il c.d. ordinamento giudiziario), il regio decreto legislativo del 31 maggio 1946 n. 511 (la c.d. legge sulle guarentigie), la legge 24 marzo 1958 n. 195 (istitutiva del Consiglio superiore della magistratura); il decreto legislativo 5 aprile 2006 n. 160 (che ha riformato l'ordinamento giudiziario); il decreto legislativo 20 febbraio 2006 n. 106 (relativo all'organizzazione degli uffici di procura); il decreto legislativo 23 febbraio 2006 n. 109 (relativo al procedimento disciplinare).
Le fonti normative di rango c.d. secondario (sotto ordinate, cioè, alla legge) sono i regolamenti e le circolari emanate dal Consiglio superiore della magistratura.
L’organizzazione della giurisdizione ordinaria.
La giurisdizione ordinaria si distingue in civile e penale, a seconda dell’oggetto sul quale il giudice è chiamato a decidere.
La giurisdizione civile ha ad oggetto la risoluzione di una controversia relativa alla tutela dei diritti o comunque all’applicazione di una legge (ad esempio, il giudice civile può occuparsi di proprietà, diritto di famiglia, obbligazioni e contratti, diritti della persona).
La giurisdizione penale ha ad oggetto la decisione sulla violazione delle norme penali e, dunque, sulla fondatezza dell’azione penale promossa dal pubblico ministero nei confronti di un determinato soggetto, che tali norme si assume (fatta salva, ovviamente, la presunzione di non colpevolezza) abbia violato.
Le funzioni nel settore penale si distinguono in giudicanti e requirenti, le prime evidentemente proprie di coloro che assumono la decisione, le seconde dei magistrati (il c.d. ufficio del pubblico ministero) che svolgono le indagini. Al termine di esse, questi ultimi esercitano l’azione penale o chiedono l’archiviazione, sostengono l’accusa in giudizio, svolgono funzioni requirenti nei successivi gradi di giudizio (attraverso il potere di impugnare le sentenze e di avanzare richieste a tali organi).
L’articolazione degli uffici giudiziari.
Giudice di pace, organo monocratico onorario (come si vedrà)
Tribunale per i minorenni, che giudica in composizione collegiale integrata da esperti (come si vedrà)
Tribunale di sorveglianza, che giudica in composizione monocratica o collegiale (integrata da esperti, come si vedrà).
In secondo grado, le funzioni requirenti sono esercitate dalla procura generale presso la corte d’appello.
La giurisdizione di legittimità è esercitata dalla Corte suprema di Cassazione; nel giudizio davanti alla Corte, le funzioni requirenti sono esercitate dalla Procura Generale presso la Corte di Cassazione.
Infine, fra gli organi requirenti deve essere inclusa anche la Direzione Nazionale antimafia e antiterrorismo, che esercita, per citare il d.lgs. 160/06, funzioni requirenti di coordinamento nazionale.
Giudici professionali e giudici onorari.
Una ulteriore macrodistinzione nell’ambito della giurisdizione ordinaria è quella fra giudici “togati” (che esercitano le funzioni giudiziarie professionalmente, e sono dunque assunti a tempo indeterminato a seguito di concorso pubblico) e giudici “onorari”.
Le funzioni svolte dai magistrati onorari sono quelle di:
giudice di pace, cui è attribuita la competenza nel settore civile e nel settore penale, rispettivamente su cause di ridotto valore ovvero per reati di ridotta gravità;
giudice onorario di tribunale (i c.d. g.o.t.), che svolge funzioni giudicanti in primo grado nei tribunali ordinari;
vice procuratore onorario (i c.d. v.p.o.), che svolge funzioni requirenti in primo grado presso le Procure della repubblica;
giudice ausiliario di Corte di appello, che svolge funzioni giudicanti presso le corti di appello;
esperto componente i Tribunali regionali delle acque pubbliche e esperto componente del Tribunale superiore delle acque pubbliche.
Come previsto dalla Costituzione, la partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia trova il suo momento più alto nella composizione delle Corti d’assise e delle Corti d’assise d’appello, i cui collegi sono integrati – per singoli processi - dai giudici popolari.
Il sistema tabellare.
Per sistema tabellare si intende quel complesso di regole, fissate in generale dal CSM e in concreto dai singoli dirigenti degli uffici, in base alle quali viene decisa l’assegnazione dei giudici alle sezioni in cui si articolano gli uffici e ai collegi, nonché le regole con le quali viene decisa l’assegnazione dei processi e delle cause ai singoli giudici.
Tali regole – ai sensi dell’art. 7 bis r.d. n. 12 del 1941 - sono predeterminate nella circolare sulla formazione delle tabelle emanata ogni tre anni dal Consiglio superiore e nelle c.d. tabelle di organizzazione, adottate da ogni ufficio giudiziario, che contengono tutti i criteri sopra descritti, in attuazione delle regole generali fissate dalla circolare.
Tale sistema assume fondamentale importanza per dare attuazione ai principi costituzionali del giudice naturale precostituito per legge e di indipendenza e imparzialità del giudice.
Difatti, la fissazione di regole certe e generali, determinate a monte, consente per un verso di poter individuare – in maniera pressocché automatica - ex ante (e non ad hoc dopo la commissione del reato o l’instaurazione di una controversia civile) il giudice che sarà chiamato a giudicare su una determinata fattispecie e per altro verso impediscono che possano esserci interventi “esterni” volti a incidere sull’individuazione del giudice stesso.