Source: http://www.privacy.it/archivio/garanterico199901131.html
Timestamp: 2018-03-20 11:58:30+00:00
Document Index: 112888021

Matched Legal Cases: ['art. 13', 'art. 29', 'art. 31', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 29', 'art. 13']

Ricorso del 13 gennaio 1999
Nella riunione odierna, in presenza del prof. Stefano Rodotà, del prof. Giuseppe Santaniello, vice-presidente, del prof. Ugo De Siervo e dell'ing. Claudio Manganelli, componenti;
Il ricorrente lamenta che , alla quale si era rivolto per l'organizzazione di un Suo viaggio a ., avrebbe effettuato un trattamento illegittimo dei propri dati personali.
Secondo il ricorrente, in particolare, un dipendente della citata agenzia avrebbe comunicato informazioni relative alle modalità del viaggio e del soggiorno ad un interlocutore telefonico non identificato.
Il ricorrente chiede quindi la restituzione di quanto speso per il viaggio, previa "condanna del comportamento illegittimo assunto da parte dell' ., nonché leventuale risarcimento dei danni morali e materiali. Il ricorrente chiede altresì di accedere alle informazioni di cui all'art. 13, comma 1, lettera b) della legge n. 675/1996 (nome o ragione sociale, domicilio o sede del titolare e del responsabile, finalità e modalità del trattamento), la cessazione del trattamento e la cancellazione dei dati trattati in violazione di legge.
Dal canto suo, in una nota diretta al Garante e all'interessato, l'agenzia di viaggi ha affermato di non aver "assolutamente fornito dati concernenti la prenotazione del signor . ad alcuno".
2. In occasione dell'esame di altri ricorsi (si veda per esempio il provvedimento del Garante in data 16 ottobre 1997), questa Autorità ha ritenuto che:
a) in attesa dell'adozione del regolamento che deve dare piena attuazione all'art. 29 della legge n. 675/1996, tali atti possono essere qualificati come "reclami" ai sensi dell'art. 31 della stessa legge;
b) resta ferma la possibilità di dichiarare l'inammissibilità o la manifesta infondatezza degli atti presentati in questa fase come formali ricorsi qualora gli stessi non presentino i requisiti previsti dagli articoli 13 e 29 della citata legge n. 675.
3. Alla luce delle considerazioni sopra formulate, il ricorso in esame deve essere dichiarato inammissibile.
Il ricorso difetta, infatti, dei presupposti previsti dall'art. 29 della legge n. 675/1996, in quanto il ricorrente avrebbe dovuto dapprima avanzare le proprie richieste direttamente nei confronti del titolare del trattamento dei dati o del responsabile del trattamento stesso, ed attendere poi almeno cinque giorni dalla data della loro presentazione.
La proposizione immediata del ricorso al Garante è infatti possibile, ai sensi dell'art. 29, comma 2, della citata legge n. 675, nel solo caso in cui "il decorso del termine esporrebbe taluno a pregiudizio imminente e irreparabile", mentre il ricorso e gli atti acquisiti non offrono alcun elemento di riscontro di tale evenienza. Nel caso di specie, infatti, l'eventuale danno si sarebbe prodotto, semmai, nel momento stesso della asserita divulgazione dei dati personali del ricorrente da parte di un impiegato dell'agenzia di viaggi in questione.
È del tutto estranea, poi, alla procedura di cui all'art. 29 della legge la richiesta di restituzione di somme, quale quella avanzata dal ricorrente.
L'accertata inammissibilità del ricorso non pregiudica la facoltà per il ricorrente di esercitare i diritti di cui all'art. 13 della legge n. 675/1996 direttamente presso il titolare o il responsabile del trattamento dei dati personali, qualora ovviamente ne ricorrano i presupposti. Né, tantomeno, la presente pronuncia pregiudica il diritto del ricorrente di rivolgersi al giudice ordinario per far accertare eventuali reati o per chiedere il risarcimento dei danni, anche morali, istanze in merito alle quali la legge n. 675/1996 non ha attribuito competenze al Garante.
Roma, lì 13 gennaio 1999