Source: http://www.edscuola.eu/wordpress/?m=20121203
Timestamp: 2019-10-17 05:20:40+00:00
Document Index: 129472940

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 22', 'art. 19', 'art. 18', 'art. 5', 'art. 40', 'art. 3', 'art. 56', 'art. 633', 'art. 633', 'art. 633']

3 | Dicembre | 2012 | Edscuola
Archivi giornalieri: lunedì 3 Dicembre 2012
Diritto d’inamovibilità delle RSU
Il Giudice del Lavoro del Tribunale di Cosenza, con propria ordinanza, accoglie il ricorso proposto dal sindacato SAB, tramite il segretario generale prof. Francesco Sola, rappresentato e difeso in giudizio dagli Avv.ti Domenico Lo Polito e Rosangela L’Avena del foro di Castrovillari, dichiara l’antisindacalità dell’ATP di Cosenza convenuta, tenuta nei confronti della RSU del SAB prof. Annunziato Fusaro in materia di inamovibilità, per l’omessa previa richiesta di nulla osta dell’organizzazione sindacale al momento del trasferimento e ne ordina la cessazione, disponendo la rimozione degli effetti del disposto trasferimento .
Nel merito, il sindacato SAB, nelle ultime elezioni delle RSU marzo 2012, presentava proprie liste in quasi tutte le scuole della provincia, compreso l’IIS IPSIA-ITI di Acri dove risultava eletto il prof. Fusaro, assegnato dopo, dall’ATP di Cosenza, all’ITI di Corigliano Calabro.
Successivamente, nel rispetto del CCIR procedeva ad accreditare, anche c/o l’ATP di Cosenza, gli organi statutari del SAB, comprese le RSU elette, nonché i nominativi delle RSU che, a seguito delle operazioni di mobilità, non risultavano essere più in servizio nella scuola dove erano state elette al fine di predisporre atti di utilizzazione c/o le precedenti scuole.
La richiesta era sostenuta oltre che dalle norme previste dallo Statuto dei Lavoratori, anche dalle numerose precedenti sentenze di merito, sui ricorsi del SAB contro l’ATP di Cosenza, soccombente nei vari Tribunali di Paola, Rossano e Castrovillari; ATP che, per alcuni ordini di scuole, è rimasta insensibile e quindi si è dovuto ricorrere nuovamente al Tribunale per il rispetto della legge.
Il Giudice osserva, anzitutto, in termini generali, come la tutela di cui all’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, ha ad oggetto la tutela delle associazioni sindacali contro tutte quelle condotte poste in essere dal datore di lavoro, tali da impedire o limitare l’esercizio delle libertà sindacali e che nel merito vi è violazione dell’art. 22 del citato Statuto il quale prevede che “il trasferimento dall’unità produttiva dei dirigenti sindacali delle rappresentanze sindacali aziendali di cui al precedente art. 19, dei candidati e dei membri di commissione interna può essere disposta solo previo nulla osta delle associazioni sindacali di appartenenza”.
L’antisindacalità della condotta non può dirsi esclusa dalla previsione di cui all’art. 18 del CCNQ del 7/8/98, così come modificato dall’art. 5 del CCNQ del 24/9/2007, secondo la quale il trasferimento dei docenti scolastici in soprannumero, ancorché RSU, non necessita del preventivo nulla osta dell’O.S. di appartenenza.
Si osserva, infatti, come la previsione normativa, nella misura in cui la stessa, come detto, mira a tutelare la libertà dell’attività sindacale, non può essere derogata in peius da parte di una clausola contrattuale (cfr. art. 40 dello Statuto dei Lavoratori), la quale, sotto tale profilo, non può che ritenersi nulla, con conseguente sua disapplicazione; l’eventuale accettazione di tale clausola da parte dell’O.S. ricorrente, per come sostenuto dalla difesa dell’Amministrazione convenuta, non vale, quindi, in ogni caso, a consentirne l’operatività in contrasto con la citata previsione normativa.
Alla luce di quanto esposto, va, pertanto, dichiarata l’antisindacalità della condotta dell’Amministrazione convenuta, per l’omessa previa richiesta di nulla osta dell’O.S. ricorrente al momento dell’adozione del provvedimento del 14/9/2012 con il quale si è provveduto al trasferimento del prof. Fusaro, eletto RSU per il SAB c/o l’IPSIA di Acri e va pertanto ordinato all’Amministrazione resistente di cessare la condotta ritenuta illegittima e di procedere alla rimozione degli effetti.
Il SAB non può che ritenersi soddisfatto di tale ennesima decisione di un Tribunale che sancisce il rispetto dello Statuto dei Lavoratori, messo in discussione anche da quei sindacati confederali e non che hanno firmato l’accordo del 24/9/2007 contro i lavoratori della scuola, utilizzati solo per raccogliere voti r.s.u. per dopo farli valere nella spartizione degli esoneri e permessi sindacali, disinteressandosi della tutela di questi, una volta eletti e contestando anche le numerose decisioni dei Giudici in merito.
Sindacale, Sociale e Handicap
Richiamo l’attenzione sull’accordo stato-regioni del 25/7/2012 (passato un po’ inosservato) che contiene almeno due importanti previsioni per i DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO.
1) DALL’ART. 1, COMMA 1 DELL’ACCORDO:
“…..raccomandano che la diagnosi debba essere tempestiva e che il percorso diagnostico debba essere attivato SOLO dopo la messa in atto DA PARTE DELLA SCUOLA degli interventi educativo didattici previsti dall’Art. 3, comma 2 della L. 170/2010 (vedi sotto ndr), e IN ESITO alle procedure di riconoscimento precoce, di cui al comma 3 del medesimo art. 3…”
DALL’Art. 3 della L. 170/2010
Questo significa che spetta alle scuole costituire i presupposti giuridici e sostanziali per l’avvio del percorso diagnostico.
2) DALL’ART. 3
In questo articolo vengono precisati gli standard certificativi; in particolare viene introdotto il “PROFILO DI FUNZIONAMENTO” (comma 2) che descrive in modo analitico il grado di compromissione/sviluppo delle competenze e abilità dell’alunno con DSA, funzionali all’espressione delle prestazioni didattiche. Il Profilo d.F. è riportato direttamente sulla certificazione medica.
L’ANDIS, in collaborazione con l’associazione AIDA, ha elaborato materiali aggiornati per:
1) prima comunicazione alla famiglia (“…previa…”);
2) attuazione/comunicazione degli: “…interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA degli studenti..”
3) elaborazione del Piano Didattico Personalizzato conforme al punto 3.1 delle “linee-guida” allegate al DM 5669/2011.
Numero precari non rispecchia realtà
Scuola, Mascolo (Ugl): “Numero precari non rispecchia realtà”
“Abbiamo motivo di credere che il numero di 135 mila precari della scuola, comunicati dalla Funzione Pubblica, non rispecchi la realtà e chiediamo quindi che il governo ci dica con chiarezza se tale consistenza numerica comprende solo i supplenti annuali o anche quelli brevi e saltuari, oltre a specificare a che data si riferisce detto conteggio”.
“I tagli agli organici del personale della scuola che oramai da troppi anni sono diventati una consuetudine – continua il sindacalista – ovviamente contribuiscono a far diminuire la percentuale dei precari, poiché vanno a modificare la consistenza delle dotazioni previste dall’organico di diritto delle istituzioni scolastiche. Inoltre, la trovata dell’indizione di una nuova procedura di reclutamento (concorso docenti), avrà risvolti negativi, poiché contribuirà a generare ulteriori precari, in quanto verrà istituito un ‘doppio canale’ dal quale attingere per le immissioni in ruolo: è come dire che i docenti faranno un concorso per continuare ad essere precari”.
“Non siamo contrari all’attuazione di un iter concorsuale – conclude Mascolo – ma riteniamo indispensabile salvaguardare i diritti del precariato storico. Da tempo infatti chiediamo che il governo si adoperi affinché vengano effettuate le immissione in ruolo con copertura di tutti i posti vacanti in organico di diritto, l’attivazione della procedura inerente le immissioni in ruolo del personale Ata e l’indizione di un Tfa speciale”.
Quei 3500 quesiti in cerca d’autore
I sindacati hanno chiesto formalmente, dopo un incontro svoltosi al Miur il 29 novembre, la pubblicazione integrale di tutti i 3500 quesiti predisposti dal Ministero in vista della prova preselettiva del concorso a cattedra, comprensiva delle relative risposte esatte.
Non si vede in effetti perché le risposte corrette ai quesiti non debbano essere rese note ufficialmente e in modo trasparente. Elementi di opportunità anche in relazione a un prevedibile contenzioso spingono in questa direzione. La non pubblicazione delle risposte esatte potrebbe facilitare la circolazione nel web di proposte di acquisto di volumi e software contenenti le risposte esatte, o dichiarate tali da chi le aveva preparate, con rischi di imprecisioni e speculazioni economiche.
A questo punto l’iniziale motivazione del Miur, di voler prevenire una preparazione mnemonica spingendo i concorrenti a studiare per arrivare alle risposte esatte, perde consistenza e forza persuasiva. Tanto vale che il Ministero metta a disposizione di tutti, e non solo degli iscritti al concorso, l’intera batteria dei quesiti con le relative risposte esatte e il simulatore.
Spingono anche in questa direzione i tempi stretti della prova preselettiva, che si svolgerà tra due settimane, nei giorni 17 e 18 dicembre.
Tra i professori stessa retribuzione e differenti carichi lavoro
Prendendo per buona la tabella delle insegnanti di Milano che hanno dettagliatamente quantificato sul Corriere della Sera i loro impegno orari nell’anno, per una media settimanale – nel periodo in cui le scuole sono aperte – di 40 ore complessive di lavoro svolto parte a scuola e parte a casa, sorgono alcune riflessioni.
Prima di tutto c’è il confronto interno alla stessa scuola per gli effettivi impegni di lavoro dei docenti, tra quelli che hanno compiti da correggere a casa, come ad esempio i docenti di lettere, di matematica e di lingua straniera, e gli altri. E dietro i compiti da correggere, ci sono le verifiche, da preparare e anch’esse da correggere.
In termini di carichi di lavoro effettivi è notevole la sperequazione all’interno della stessa scuola e dell’intera categoria, con una differenza stimabile in almeno un terzo. Eppure, poiché è l’orario di lezione, le 18 ore, che identifica la funzione, non c’è contrattualmente differenza nemmeno nella retribuzione che è uguale per tutti, per il docente di lettere e per quello di educazione fisica.
Ma anche a parità di disciplina insegnata, l’impegno e il tempo dedicato può variare da persona a persona. C’è da scommettere che ci siano colleghi delle due insegnanti milanesi che fanno anche più ore tra scuola e casa, e altri che ne fanno molte meno.
Questo accade anche in molte altre professioni. Prendiamo le aziende: sin dall’inizio ci sono nuovi assunti che si fermano fino alla sera tardi, e altri ai quali “cade la penna” allo scadere dell’orario di lavoro contrattuale. Nel tempo però di solito le carriere si differenziano: chi si applica di più, contribuendo di più alla causa (ovviamente non solo in termini di quantità di lavoro ma di qualità e spessore, anche se spesso le cose vanno di pari passo), farà più strada, arrivando a posizioni (e stipendi) molto diverse.
Nella scuola no. Si parte uguali, si arriva uguali, indipendentemente dalla quantità e dalla qualità del servizio reso. Eppure, “non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, diceva Don Milani (“Lettera ad una professoressa”).
La domanda da porsi è: quali sono le condizioni di percorso di carriera, con i relativi meccanismi di avanzamento, e di contesto lavorativo in generale che possono favorire un clima in cui il lavoratore si senta stimolato a dare il meglio anche perché vede riconosciuto (in tanti modi, non solo in senso economico) il proprio impegno?
E’ nell’interesse sia del lavoratore, sia del datore di lavoro (e nel caso della scuola, che è un servizio pubblico, della collettività) che si verifichino quelle condizioni, che oggi non sussistono.
Un business da migliaia di euro per alcuni gestori di siti
Sembra una maledizione, uno di quei malefici impossibili da cancellare: ogni volta che c’è anche solo un lontano odore di concorsi, di test o di prove nel mondo della scuola scoppia il caos. Stavolta il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo era sicuro di aver fatto tutto quello che era necessario per garantire una selezione senza problemi ed invece ancora prima della selezione per accedere alle prove vere e proprie in rete sta accadendo di tutto, da un fiorente business di domande e risposte a sospetti velenosissimi sulle talpe del Miur che avrebbero procurato le risposte esatte.
La prova selettiva del concorso scuola 2012 si terrà il 17 e il 18 dicembre. Mancano, insomma, ancora poco più di due settimane alla prova, per i candidati è il momento di esercitarsi. La prima prova – quella che darà accesso alle prove scritte – sarà unica per tutta Italia e automatizzata. Il ministero ha messo in rete nella sezione «La scuola in chiaro» del sito del Miur un «simulatore quiz», un generatore automatico e casuale di domande estratte dalla sua banca dati. Per il ministro si trattava di uno strumento per i candidati, per capire dove o come migliorare le proprie conoscenze, anche perché in questa prima selezione saranno valutate le capacità logiche, la comprensione del testo, le competenze digitali, la conoscenza delle lingue comunitarie (una a scelta del candidato). Il tutto in modo gratuito in modo da dare a tutti le stesse possibilità di prepararsi senza favorire chi aveva maggiori possibilità finanziarie.
Fin qui tutto bene. Il ministero però ha scelto di non dare le risposte alla batteria di 3.500 quesiti all’interno della quale saranno scelte le domande proposte durante la prova effettiva. Era un modo per non alimentare in alcun modo il vecchio metodo di studio, tutto basato sulla memoria. In questo tipo di test è la logica che conta, quindi esercitarsi serve per allenarsi a risolvere alcuni tipi di esercizi e problemi, spiegano al Miur. Il ministro aveva anche rifiutato categoricamente ogni richiesta dell’amministrazione di fornire il pdf con domande e risposte per non prestare il fianco ad alcuna possibilità di truffe.
Non aveva fatto i conti con i 321mila aspiranti docenti disposti a tutto pur di venirne in possesso. E con la possibilità di costruirci su un piccolo business da parte di alcuni gestori di siti Internet. In poche ore è sorto un giro di siti dove è possibile scaricare dei software in grado di fornire in modo diretto e immediato domande e risposte. Basta pagare dai 5 ai 25 euro per un guadagno totale di centinaia di migliaia di euro.
Nemmeno la parziale marcia indietro del Miur che ha modificato il simulatore, ha stroncato il fenomeno perché comunque la procedura del ministero in caso di risposta errata non permette di capire qual è quella esatta e comunque costringe a ripetere l’intero meccanismo invece di procedere in modo spedito come accade con il software a pagamento.
Si tratta di una fuga di notizie, è piuttosto difficile che qualcuno abbia trovato le risposte a 3500 domande e creato in poche ore il software. È molto più probabile che qualcuno dall’interno del Ministero, come denuncia il sito Tecniche della scuola, abbia trovato un modo per far trapelare comunque le risposte che il ministro sperava di aver blindato. Al Miur si è tentato anche di far intervenire la Polizia Postale per bloccare i siti pirata ma ad una verifica è risultato che solo il 97% del materiale era identico, non c’erano quindi gli estremi per procedere.
Dopo il coro di proteste degli insegnanti sulla presa di posizione dell’Age Toscana a favore della proposta di aumento dell’orario di servizio a 24 ore, i genitori di AGe Toscana rispondono, con un ampio documento, alle contestazioni ricevute.
Questo il testo del documento pervenuto alla nostra Redazione da parte dell’Associazione Age Toscana
Come genitori di AGe Toscana rispondiamo volentieri e necessariamente in modo sintetico, sia per rispetto di chi legge, sia perché il tema è troppo vasto perché si possa dire tutto in una volta sola.
Il presupposto da cui ci muoviamo è che la scuola è un bene di tutti e che occorre convogliare lì tutte le risorse disponibili, per il futuro dei nostri giovani e dell’intero Paese. Ecco dunque, per punti:
6 ORE PERCHE’? In un’intervista si scopre che il sottosegretario Rossi Doria non esclude affatto l’aumento a 24 ore, solo che adesso i tempi non sono maturi. Siamo infatti sotto elezioni e nessun partito sottoscriverebbe una simile scelta. Però il voto è dietro l’angolo e già si vocifera cosa accadrà poi: perché non approfittarne per fare una seria riflessione sulla scuola?
INSEGNO LA NETIQUETTE E LA ESIGO , MA LA VOSTRA ARROGANZA E IMPUDENZA MERITANO ALMENO QUESTO Non abbiamo studiato pedagogia, però una cosa la sappiamo: togliere arbitrariamente la qualifica di soggetto di diritti ad altri esseri umani è la radice di tutte le violenze. Non c’è bisogno di scomodare il popolo ebreo e l’olocausto, basta vedere cosa succede negli stadi quando il tifoso della parte avversa smette di essere una persona e diventa un’etichetta: lo juventino, il romanista, il laziale…
PS In questo momento i nostri soci e amici di AGe Argentario stanno aiutando la gente di Maremma che ha perso tutto a causa dell’alluvione a risollevarsi dal fango e dalla disperazione. Poiché come è noto fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, riportiamo qui il nostro appello a dare un contributo, anche piccolo, di solidarietà. Come già lo scorso anno ad Aulla, gli aiuti raccolti saranno consegnati fino all’ultimo euro immediatamente nelle mani delle famiglie in difficoltà. Tutte le spese saranno a carico della nostra Associazione. Grazie.
A giorni gli esiti del concorso a ds in Sicilia?
Slittato novembre, nei prossimi giorni dovrebbe essere pubblicato l’elenco degli ammessi agli orali al concorso per dirigente in Sicilia, mentre l’Usr invita i concorrenti a inviare al più presto i titoli valutabili.
In questi giorni molti docenti siciliani che non avevano presentato i loro titoli di studio e altri titoli valutabili nei mesi scorsi, sono stati contattati dall’Usr per inviarli al più presto. In questi contatti sono passate informazioni ufficiose riguardanti i tempi necessari per la pubblicazione dell’elenco dei nominativi ammessi alle successive prove orali. Si dice che la commissione ancora stia lavorando e che ne avrà per un’altra settimana. Tutto ciò sta a significare che presumibilmente nella prima settimana di dicembre si potrà leggere la pubblicazione della tanto attesa graduatoria. Probabilmente la nota dell’Usr Sicilia del 21/9/2012 (MPI.AOODRSI.REG.UFF.16836) è confermata nei fatti, perché è possibile che tutti gli elaborati siano stati corretti nei tempi previsti, e la loro pubblicazione rinviata al mese di dicembre solo per motivi di ricontrollo delle operazioni svolte dalla commissione giudicatrice, o per completare l’operazione di abbinamento scritti–buste. Comunque sia, bisognerà aspettare solo qualche altro giorno e finalmente si saprà l’esito di questa importante fase concorsuale.
Codacons, Tar Lazio ammette 340 candidati al concorso
Il Tar del Lazio, accogliendo il ricorso presentato dal Codacons, ha pubblicato un’ordinanza con la quale ha ammesso con riserva al concorsone del ministero dell’Istruzione 340 candidati. A darne notizia ė lo stesso Codacons in una nota.
Il Tar del Lazio, scrive Codacons, accogliendo il ricorso presentato dall’associazione, ha pubblicato un’ordinanza con la quale ha ammesso con riserva al concorsone del Ministero dell’Istruzione 340 candidati i quali, a causa delle severe e illegittime restrizioni del bando, si vedevano ingiustamente esclusi dal concorso. La sezione III bis del Tar (Pres. Evasio Speranza) nella sua ordinanza di accoglimento scrive: “Considerato che, secondo quanto si legge sul sito istituzionale del Ministero dell’Universita’ e della ricerca, lo svolgimento della prova preselettiva si terra’ nei giorni 17 e 18 dicembre 2012; ritenuto che, seppur ad un sommario esame, appaiono sussistenti i presupposti ex art. 56 c.p.a. per l’accoglimento della domanda cautelare monocratica atteso che la prima camera di consiglio per l’esame dell’istanza cautelare puo’ essere fissata solo per il 10/1/2013”. Tutto cio’ considerato il Tar decide di “ammettere con riserva i ricorrenti indicati in epigrafe a sostenere la suddetta prova selettiva”.
L’invasione di terreni o edifici è un delitto previsto e punito dall’art. 633 del codice penale (Invasione arbitraria di immobile) ai sensi del quale: “Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da lire duecentomila a due milioni”.
Le pene si applicano congiuntamente, e si procede d’ufficio, se il fatto è commesso da più di cinque persone, di cui una almeno palesemente armata, ovvero da più di dieci persone, anche senza armi. “La giurisprudenza discute se il reato cui all’art. 633 c.p. sussista anche nei casi di occupazioni di scuole o università, orientandosi in senso negativo in quanto in tal caso non si ravvisa il dolo specifico previsto dalla norma, perché il fine di tali manifestazioni è individuato esclusivamente nel fare pressione alla controparte per l’accoglimento delle proprie istanze. A tal proposito la Corte di Cassazione il 30 marzo 2000 cosi disponeva: “Non è applicabile l’art. 633 alle occupazioni studentesche perché tale norma ha lo scopo di punire solo l’arbitraria invasione di edifici e non qualsiasi occupazione illegittima. …. L’edificio scolastico, inoltre, pur appartenendo allo Stato, non costituisce una realtà estranea agli studenti, che non sono dei semplici frequentatori, ma soggetti attivi della comunità scolastica e pertanto non si ritiene che sia configurato un loro limitato diritto di accesso all’edificio scolastico nelle sole ore in cui è prevista l’attività scolastica in senso stretto”.
1.759 ore? Forse non è questo il problema
Alcuni docenti hanno fatto un calcolo minuzioso, allegando una tabella, delle ore che i docenti impiegherebbero a scuola o comunque per la scuola: 612 ore di lezione frontale, 206 di preparazione, 75 per la correzione dei compiti, 48 per impostare le verifiche e via di seguito: un totale di 1.759 ore; 39,98 settimanali, considerando “non lavorativi” luglio e agosto.
E si è aperto il dibattito, con polemica, fra i sostenitori di questo calcolo e i contrari, compresi i docenti, mentre Lucrezia Stellacci, capo dipartimento Istruzione al ministero, dice al Corriere: “È vero, c’è chi non impiega 1.759 ore all’anno. Ma conosco tanti che dedicano dodici ore al giorno agli studenti: sono quelli che vivono il loro lavoro come una missione. C’è poi chi lo prende come una professione, e si impegna scientificamente in modo inappuntabile. E c’è infine chi lo considera un mestiere, con l’alibi che con quello stipendio non vale la pena fare più di tanto”. Il problema vero, secondo Stellacci, starebbe nel fatto che “non c’è valutazione, non c’è carriera, non c’è controllo. Tutto è affidato alla propria coscienza e alla capacità dei dirigenti di coinvolgere tutti. Penso che oggi la buona scuola si senta mortificata. Non le critico, anzi saluto l’iniziativa degli insegnanti milanesi con plauso”. E il problema non crediamo si possa limitare a questa sorta di calcolo anche perché a un nutrito gruppo di docenti, che insegnano materie solo orali, si dovrebbero defalcare le 75 ore per le correzioni dei compiti e quelle per la loro preparazione, mentre un prof di lettere sa quanto tempo deve impiegare sul tema del suo alunno, prima per capirne la grafia, poi per intervenire nella sintassi e la grammatica e infine nella comprensione dei concetti: c’è un costo standard o previsto per tale ulteriore lavoro? Per questo crediamo che il problema sia altro e quindi ogni quantificazione in orario di servizio serve solo a creare polveri sottili che però intasano il dibattito, offuscando la visione complessiva del lavoro a scuola. Quanto può essere pagato un docente che in classe ha uno o più alunni con gravi problemi di comportamento scaturiti da esempi domestici di tipo delinquenziale? O coloro che ogni giorno hanno a che fare con ragazzi i cui genitori escono e entrano dalle galere per una serie di motivi? Chi paga lo stress psicofisico di un docente contro cui bulletti di periferia scaricano tutto il loro odio contro la società che li trascura? Chi è vicino a quella docente che, dopo avere lascito il figlioletto in qualche asilo o ai genitori e con la rata in scadenza del mutuo o della macchina (che ha comparto per recarsi a scuola visto che mancano i mezzi pubblici) nella borsa, deve poi subire in classe gli attacchi di un gruppetto di facinorosi che ne hanno capito le debolezze? Chi ripaga di tutto questo certi professori? Qui è il nodo, a nostro parere, non nella quantificazione oraria per dimostrare che si lavora tanto, come in effetti si lavora, benché Stellacci dica il vero quando differenzia gruppi di docenti. Ma non solo. Si è mai pensato alle responsabilità di tipo morale, che è assi simile a quelle del giudice, quando si boccia un ragazzo costringendolo o a ripetere o a cambiare scuola, stravolgendo magari il suo futuro? Ci hanno mai pensato i legislatori a questa sottile particolarità? Alla delicatezza dunque della funzione docente, non solo nella diffusione della cultura ma anche nell’educazione dei ragazzi? Anche entro questi termini, crediamo, gli insegnanti devono far fronte agli attacchi di chi li vuole fannulloni, lavatovi e oziosi. E si badi bene, l’Italia è forse l’unico paese al mondo nel quale i docenti sono trattati così male, da tutti i punti di vista, e mai abbiamo letto di ministri d’altri Stati che li abbiano schiaffati alla pubblica derisione. Calcolare le ore di lavoro ha una sua possibile credibilità, ma è come giustificare uno stipendio che l’ex ministro dell’istruzione, Tullio De Mauro, definì “di fame”, e i docenti non hanno nulla di cui giustificarsi con l’opinione pubblica. Devono semmai, quando è il momento (vedi il mancato riconoscimento legale degli scatti di anzianità o il blocco del contratto di lavoro o la penosa condizione degli edifici scolastici o disconoscimento delle pensioni o le cecità sulle malattie professionali: burn-out, tumori alla gola, fobie e altro) armarsi di fischietti e bandiere e scendere in piazza, ma in modo compatto in modo che quando si fa la conta dei partecipanti alla manifestazione loro risultino il doppio degli studenti e non al contrario, dando così modo a Mario Monti di insinuare nell’opinione pubblica il sospetto di strumentalizzazione e corporativismo consociativo.
Forte iniziativa sindacale a difesa dei precari
La Gilda degli Insegnanti di Bari si fa promotrice di una iniziativa nazionale, che proporrà al prossimo Congresso Nazionale, affinchè diventi una forte iniziativa sindacale a difesa dei precari. Tutti gli spezzoni sotto le 6 h devono essere dati ai supplenti, i docenti di ruolo non devono svolgere più ore frontali rispetto a quelle obbligatorie per contratto, se vogliamo davvero una scuola di qualità e vogliamo salvaguardare i precari, deve terminare il triste gioco che si verifica ogni anno nei collegi docenti. Aggiungiamo che la situazione è stata ulteriormente aggravata dal dlg 150/2009, perchè spesso, troppo spesso queste ore vengono assegnate in modo clientelare dai Dirigenti. Nelle more invitiamo i colleghi di ruolo a non accettare carichi orari che eccedano l’orario cattedra, non è possibile ed è incoerente protestare contro le 24h e poi accettarle (anche se a pagamento). La scuola che vogliamo non è di quantità, ma di qualità.
Vito Carlo Castellana (dir. prov. Gilda degli Insegnanti di Bari)
MOZIONE DELL’ASSEMBLEA DEI DOCENTI
DEL LICEO-GINNASIO “G. CEVOLANI” DI CENTO (FE)
– il d.d.l. 953 (ex Aprea), il progetto di riforma degli organi collegiali che restringe gli spazi di democrazia, aprendo la strada all’autonomia statutaria di ogni singola scuola, con la conseguente messa in discussione di un sistema nazionale pubblico dell’istruzione e la pericolosa accelerazione sul ruolo dei soggetti privati che avranno la possibilità di entrare a far parte degli organi collegiali e, in ragione del loro finanziamento esterno, influenzare il Piano dell’Offerta Formativa;
– il d.d.l. di Stabilità che prevede nuovi tagli di risorse alle scuole e il peggioramento delle condizioni dei lavoratori (vedi il passaggio obbligato ai ruoli ATA dei docenti inidonei; vedi l’attribuzione all’INPS del compito di formulare la diagnosi funzionale degli alunni disabili; vedi la monetizzazione delle ferie dei supplenti);
– il blocco del Contratto iniziato nel 2008 ed esteso per altri tre anni, con una perdita considerevole del potere d’acquisto degli stipendi;
– il blocco degli scatti di anzianità e la paventata possibilità di un loro ripristino, attingendo alle risorse del Fondo di Istituto, la cui integrità deve, invece, essere garantita e salvaguardata.
– sportello pedagogico;
– corsi di recupero;
– tutoraggio per le classi 5e;
– tutoraggio estivo;
– tutoraggio allievi stranieri;
– progetti, quali:
LETTERA APERTA DEI DOCENTI DEL LICEO “G. CEVOLANI” DI CENTO (FE) AGLI STUDENTI E AI LORO GENITORI
sentiamo l’esigenza di motivare le decisioni, difficili e dolorose, che l’Assemblea dei docenti del liceo “Cevolani” ha ritenuto di dover prendere per far conoscere le crescenti difficoltà in cui versa la scuola italiana, pur nella consapevolezza del disagio che esse vi arrecheranno.
La storia degli ultimi anni, se non decenni, dimostra che è in atto una lenta ma progressiva deriva culturale che sta trasformando il senso attribuito al ruolo della scuola pubblica ed al valore della funzione svolta dai docenti di ogni ordine e grado; una scuola sempre più svalutata nel comune sentire della gente e deprivata di risorse. Tutti ricordiamo, ad esempio, la legge 133 del 2008 con cui, nel solo triennio 2009-2011, sono stati fatti tagli per circa 8 miliardi di euro (87 mila insegnanti e 44 mila personale ATA in meno rispetto al 2008).
vorremmo dunque cercare di chiarire, al di là di facili luoghi comuni, in che cosa consiste realmente il nostro lavoro: quotidianamente ci troviamo ad interagire con adolescenti, aspetto questo talora stimolante, talora gratificante, ma sempre complicato e difficile da gestire, soprattutto con un numero di allievi per classe che si prospetta sempre più elevato; le 18 ore di lezioni frontali non esauriscono certo il nostro compito che prevede, oltre alla preparazione delle stesse, redazione e correzione delle verifiche, compilazione di registri e documenti, incontri con le famiglie, partecipazione a commissioni, consigli di classe, collegi, scrutini, esami, ecc. E poi, studio e letture quotidiane, finalizzate all’autoaggiornamento, non sono forse parte essenziale dell’attività dell’insegnante?
La serietà del nostro lavoro è oggi compromessa dalle scelte politiche del Governo, fortemente lesive della scuola pubblica e della professionalità di quanti vi operano.
Di qui la preoccupazione per:
– il d.d.l. di Stabilità che prevede nuovi tagli di risorse alle scuole e il peggioramento delle condizioni dei lavoratori;
E di qui la decisione dell’Assemblea dei docenti di sospendere, come espressione di protesta, le seguenti attività aggiuntive: *
d) Educare per prevenire
e) Visite didattiche
f) Viaggi di istruzione .
* L’Assemblea ha deliberato di non sospendere le attività che comportino oneri di spesa da parte dell’utenza, per i quali siano già stati effettuati pagamenti, o stipula di precisi accordi di pagamento con enti o associazioni esterne.
L’Assemblea ha dichiarato anche la sua indisponibilità alla correzione delle prove INVALSI.
A tale decisione siamo stati indotti non solo da meri motivi economici, per quanto legittimi, ma anche dall’esigenza di difendere la qualità del nostro rapporto con voi.
E’ questo “conservatorismo e indisponibilità a fare anche due ore in più (sic!)”, onde consentire “di aumentare la produttività”?
L’Assemblea ha deliberato di protrarre tale forma di protesta finché il Governo non prenderà provvedimenti significativi a garanzia della scuola pubblica.
Cento, 26 novembre 2012
I docenti del liceo “G. Cevolani”