Source: https://www.diritto.it/la-normativa-dei-siti-web-delle-pubbliche-amministrazioni/
Timestamp: 2017-10-19 22:10:21+00:00
Document Index: 112407816

Matched Legal Cases: ['art. 53', 'art. 54', 'art. 53', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 2', 'art.54', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 1', 'art. 24', 'art. 54', 'art. 55', 'art. 18']

La normativa dei siti web delle pubbliche amministrazioni
Filosa Anna Maria, 15 novembre 2007
Il Capo V del Codice dell’Amministrazione Digitale (L 82/2005) regola nel dettaglio le caratteristiche(art. 53) ed i contenuti (art. 54) dei siti web delle pubbliche amministrazioni, attribuendo così a tali strumenti di comunicazione un ruolo indubbiamente stabile e di rilievo nei processi organizzativi delle p.a.
Sulla base di apposite intese promosse dallo Stato, anche le regioni e gli enti locali predisporranno i propri siti web con le caratteristiche richieste dall’art. 53, co. 1,per i siti delle amministrazioni centrali.
In verità, i principi che il Codice pone a base della costruzione dei siti web delle pubbliche amministrazioni sono da tempo noti e condivisi: accessibilità; elevato impiego e reperibilità, anche da parte delle persone disabili; esaustività dell’informazione; chiarezza del linguaggio; interoperabilità.
Con riguardo al principio dell’accessibilità occorre poi ricordare la disciplina puntuale già contenuta nella legge 9 gennaio 2004, n. 4 (Disposizioni per favorirne l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici). In tale normativa l’accessibilità è definita come “la capacità dei sistemi informatici, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistite o configurazioni particolari” (art. 2,co. 1, lett. A). Come previsto dall’art. 10 della legge n. 4/2004, i criteri e principi generali per l’accessibilità sono stati appositamente definiti con il D.P.R. 1° marzo 2005, n. 75 (Regolamento di attuazione della legge 9 Gennaio 2004, n. 4, per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici). Secondo l’art. 2 di tale decreto sono accessibili i servizi realizzati tramite sistemi informatici che presentino i seguenti requisiti: “accessibilità al contenuto del servizio da parte dell’utente”; “fruibilità delle informazioni offerte”; “compatibilità con le linee guida indicate nelle comunicazioni, nelle raccomandazioni e nelle direttive sull’accessibilità dell’Unione europea, nonché nelle normative internazionalmente riconosciute e tenendo conto degli indirizzi forniti dagli organismi pubblici e privati, anche internazionali, operanti nel settore quali l’international organization for Standardation (ISO) e il Worl Wide Web Consortium (W3C)
Con riguardo alla caratteristica della “chiarezza del linguaggio”, non si possono certo richiamare i testi sulla chiarezza del linguaggio delle norme o dei testi amministrativi, visto che su web può comparire qualunque tipo di dato. Attualmente l’unica indicazione relativa al linguaggio con cui i siti della p. a. devono essere costruiti a fini di usabilità è contenuta nella circolare PCM n. 3 del 2001. Tale circolare dispone, infatti, che l’informazione presente sui siti web delle pubbliche amministrazioni “deve essere scritta in modo chiaro e con un linguaggio comune, evitando l’utilizzo di formati commerciali”.
L’art.54 del Codice dell’amministrazione digitale elenca poi, al primo comma, le tipologie di dati pubblici che devono essere presenti sui siti delle amministrazioni, sia centrali che regionali e locali. La fruizione in rete di tali dati deve essere gratuita e senza necessità di autenticazione. Più precisamente,si tratta dei seguenti :a) organigramma, articolazione degli uffici, attribuzioni e organizzazione di ciascun ufficio anche di livello dirigenziale non generale, nonché settore dell’ordinamento giuridico riferibile all’attività da essi svolta, corredati dai documenti anche normativi di riferimento; b) elenco delle tipologie di procedimento svolte da ciascun procedimento ed ogni altro termine per la conclusione di ciascun procedimento ed ogni altro termine procedimentale, nome del responsabile e unità organizzativa responsabile dell’istruttoria e di ogni altro adempimento procedimentale, nonché dell’adozione del provvedimento finale,come individuati ai sensi degli articoli 2, 4 e 5 della legge n. 241/2000; c) scadenze e modalità di adempimento dei procedimenti individuati ai sensi degli articoli 2 e 4 della legge n. 241/2000; d) elenco completo delle caselle di posta elettronica istituzionali attive, specificando anche se si tratta di una casella di posta elettronica certificata di cui al DPR n. 68/2005; e) pubblicazioni di cui all’articolo 26 della legge n. 241/2000,nonché messaggi di informazione e di comunicazione previsti dalla legge n. 150/2000; f)elenco di tutti i bandi di gara e di concorso; g) elenco dei servizi forniti in rete già disponibili e dei servizi di futura attivazione,indicando i tempi previsti per l’attivazione medesima.
Anche tali disposizioni risultano non del tutto nuove. La direttiva P.C.M. 30 Maggio 2002, infatti, con una certa lungimiranza indicava già come “massa critica” di informazioni da pubblicare sui siti web istituzionali i dati relativi alla struttura organizzativa dell’ente, all’articolazione degli uffici, etc, precisando però che “…Questo…non deve rappresentare il contenuto principale del sito, che deve focalizzato sull’ erogazione dei servizi all’utente”. Come bene è stato notato, invece, la norma del Codice appare alquanto riduttiva nel merito, limitandosi ad annoverare tra i dati pubblici minimi da pubblicare sui siti istituzionali per lo più le informazioni sull’organizzazione dell’ente (organigramma, articolazione degli uffici, etc.) sull’attività degli uffici,etc.,insieme a bandi di gara e di concorso. In tal modo, la lettera della norma indice le amministrazioni a pubblicare on line quei soli contenuti minimi in essa espressamente menzionati.
L’articolo 54 del Codice disciplina anche la pubblicazione di bandi di gara e di concorso. Sul punto il Consiglio di Stato aveva chiesto espressamente di “precisare i termini per procedere a tale pubblicazione sul sito ed i relativi effetti giuridici, qualificando tale integrazione come “indispensabile”. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, nella disposizione del Codice non era chiaramente indicato il valore della pubblicazione su web dei bandi di gara. Si tratta di una sollecitazione che non è stata recepita nel testo definitivo del Codice, né nel decreto integrativo e correttivo. Analogamente non ha avuto seguito la richiesta più generale di precisare le conseguenze giuridiche di un’eventuale omissione di tempestiva pubblicazione sul sito delle informazioni elencate nel primo comma dell’art. 54-pubblicazione comunque obbligatoria per l’amministrazione procedente-,o di eventuali errori di pubblicazione.
Per certi versi più incisivo è il disposto del quarto comma dell’art. 54, che impone alle amministrazioni di garantire la conformità e la corrispondenza delle informazioni contenute sui siti rispetto a quelle contenute nei provvedimenti amministrativi originali.
Quest’assenza di precise indicazioni cir5ca gli effetti giuridici della pubblicazione telematica è ancor più grave ove si consideri che già esistono norme di rango secondario che prevedono la pubblicazione sui siti web della p.a. di atti e provvedimenti amministrativi con espressa previsione dei relativi effetti giuridici. Due esempi: L’art. 1,co. 3, del decreto legislativo n. 360/1998 prevede l’obbligo di pubblicazione su un apposito sito web delle delibere dei comuni relative all’addizionale comunale Irpef con decorrenza dell’efficacia delle stesse delibere dalla data di pubblicazione.
L’art. 24 della legge n. 340/2001 ha disposto che a decorrere dal 1° gennaio 2001 le pubbliche amministrazioni sono tenute a pubblicare tutti i bandi e gli avvisi di gara su uno o più siti Internet, individuati con apposito decreto del Presidente del Consiglio. Tale pubblicazione, seppure limitatamente ai bandi ed avvisi di gara di importo inferiore a quello di applicazione della disciplina comunitaria, ha sostituito ogni altra forma di pubblicazione prevista da norma di legge o di regolamento.
In definitiva, dunque, considerato che gli adempimenti a carico delle amministrazioni introdotti dagli articoli del Codice dell’amministrazione digitale appena richiamati sono privi di puntuali sanzioni per il caso di mancata ottemperanza,detti articoli di fatto non sembrano avere che valore promozionale. E ciò pur in presenza di un obbligo di adeguamento al massimo entro il 31 Dicembre 2007 dei siti già realizzati. In ragione di una modifica apportata dal decreto integrativo e correttivo, l’obbligo di adeguamento nel lasso di tempo appena indicato è infatti venuto meno per le amministrazioni regionali e locali.
Quanto previsto dal comma 4- bis del medesimo art. 54,introdotto nel Codice del decreto correttivo. Esso dispone che “La pubblicazione telematica produce effetti di pubblicità legale nei casi e nei modi espressamente previsti dall’ordinamento”. Tale formulazione- come bene ha sottolineato il Consiglio di Stato- “appare da un lato pleonastica, poiché si riferisce alla pubblicità costitutiva già prevista espressamente dall’ordinamento, dall’altro lato utilizza un istituto(quello,appunto, della pubblicità costitutiva)di derivazione giurisprudenziale e dottrinale e non normativa in senso proprio”. La disposizione citata, infatti, si limita a rinviare a norme attuative per l’individuazione delle esatte conseguenze giuridiche della “nuova” forma di pubblicazione introdotta.
Si segnala, infine, il contenuto dell’art. 55 (Consultazione delle iniziative normative del Governo) del Codice dell’amministrazione digitale, il quale in verità non fa che riprodurre pedissequamente l’art. 18 della legge n. 229 del 2003, poi abrogato dallo stesso Codice. Anche tale disposizione ha un valore squisitamente programmatico, giacché si limita ad attribuire alla Presidenza del Consiglio dei ministri la mera facoltà di pubblicare “atti legislativi e regolamentari in vigore, nonché i massimari elaborati da organi di giurisdizione”di propria competenza,o le notizie relative alle iniziative normative del Governo,compresi i “disegni di legge di particolare rilevanza”.
DOTT. SSA MARIA ANNA FILOSA