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Timestamp: 2017-11-22 07:09:19+00:00
Document Index: 186364486

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 203', 'art. 204', 'art. 203', 'art. 204', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 203', 'sentenza ', 'art. 218']

giurisprudenza e massime della suprema corte di cassazione - massima de tribunale corte d'appello giudici di merito e legittimità - sentenze e sentenza della corte di cassazione
Giurisprudenza e massime della Suprema Corte di Cassazione, Corte d'Appello, Tribunali, Tribunale Amministrativo Regionale TAR, pareri motivati di vari organi istituzionali.
Le sentenze e/o pareri sono ordinate in ordine cronologico. Ogni sentenza riporta gli estremi della stessa e la massima emanata dal medesimo giudice o organo.
Corte di Cassazione, III sez. civile sentenza 20.09.2004 n. 18853
Principio: Responsabilità civile - Colpa medica - Danno risarcibile: tutti quelli geneticamente collegati alla operazione chirurgica
Nel caso di intervento di chirurgia estetica mal riuscito, ed in cui vi è la necessità per il paziente di sottoporsi ad altro successivo intervento riparatore, non può affermarsi che per conseguire un certo risultato sia indifferente per il paziente subire una o due operazioni e, quindi, limitare il risarcimento alla spesa sostenuta per la prima operazione inutile. Ed infatti, una volta accertata l´eventuale sussistenza di un danno, questo va liquidato in tutte le sue componenti, sia patrimoniali, quali, ad es., il maggior onorario per il chirurgo ed alla sua équipe, maggiori spese, maggior degenza in clinica, etc., che morali ( ogni operazione è un trauma anche psicologico e va tra l´altro valutato se l´inutilità di un precedente intervento possa aumentare il timore per l´intervento successivo e quindi il trauma medesimo ).
La decurtazione dei punti alla patente viene addebbitata al titolare del veicolo, tranne che questo, entro 30 giorni dalla notifica del verbale di contestazione, non comunichi chi era effettivamente alla guida del veicolo al momento dell'accertamento. Se la dichiarazione con la quale il proprietario comunica i connotati del conducente non è stata sottoscritta da quest´ultimo, il verbale di contestazione deve essere notificato al soggetto indicato come l´effettivo trasgressore.
Tale notifica deve essere effettuata sia nel caso in cui il proprietario non abbia pagato la sanzione pecuniaria, sia nel caso in cui abbia provveduto al pagamento. In quest´ultimo caso, tuttavia, il verbale non può considerarsi definito e la somma pagata dal proprietario non deve costituire pagamento in misura ridotta fino a quando la procedura amministrativa non si esaurisca anche per la persona che è stata indicata come effettivo trasgressore. In questo caso deve essere riconosciuta a questo la possibilità di provvedere, a sua volta, alla presentazione di un ricorso ai sensi degli artt. 203 o 204 bis, C.d.S.
- Testo integrale della nota ministeriale N.300/A/1/33792/109/16/1 del 14/09/2004.
Principio: la condizione di validità della ordinanza - ingiunzione è il rispetto del termine di 210 giorni complessivamente previsto per la emissione del provvedimento prefettizio dal combinato disposto di cui agli artt. 203 e 204 c.d.s. (gg. 30+180).
" Questa Corte ha già avuto occasione di affermare che il rispetto del termine concesso all´Ufficio cui appartiene l'organo accertatore (giorni trenta ex art. 203 c.d.s.) ed al Prefetto per la eventuale istruzione integrativa e la emissione del provvedimento (giorni 180 ex art. 204 c.d.s.) costituisce requisito di legittimità del provvedimento medesimo, sia esso una ordinanza - ingiunzione di pagamento della sanzione amministrativa od una archiviazione, con la conseguenza che la sua inosservanza configura una violazione di legge (Cassazione, 468/1999).
Da ciò consegue che condizione di validità della ordinanza - ingiunzione è il rispetto del termine di 210 giorni complessivamente previsto per l'emissione del provvedimento prefettizio dal combinato disposto di cui agli artt. 203 e 204 c.d.s. (gg. 30+180). Nel caso di specie, avendo il ricorrente presentato ricorso in via amministrativa al comando della P. M. di ... in data 15 settembre 2000, e nulla essendo stato dedotto in ordine al termine entro cui quest'ultima che ha ricevuto l'atto di opposizione ai sensi dell'art. 203 c.d.s. ha trasmesso la documentazione al prefetto, l'ordinanza-ingiunzione doveva essere comunque emanata entro il 15 aprile 2001, termine quest'ultimo rispettato dal prefetto.
Erronea è inoltre quella parte della motivazione secondo cui entro il termine di cui all'art. 204 c.d.s. dovrebbe, ai fini del rispetto del medesimo, procedersi alla notifica della ordinanza ingiunzione.Ciò che infatti rileva ai fini del rispetto del termine in esame è la data di adozione del provvedimento e non già - come erroneamente ritenuto dal giudice di pace - la data di notifica dello stesso.
Il contratto preliminare di vendita di cosa altrui rimane pur sempre una fattispecie bilaterale tra promittente venditore e promittente acquirente anche se si stabilisce che il contratto definitivo debba essere stipulato tra soggetto proprietario e promittente acquirente, poichè è sempre il promittente alienante che ha l´obbligo di procurare che il proprietario presti il suo consenso in sede di stipula del definitivo. Pertanto, se aderisce a detto preliminare di vendita, il proprietario effettivo non assume alcun obbligo diretto nei confronti del promittente acquirente, in quanto non è parte del preliminare di vendita di cosa altrui ( ricorrendo, altrimenti, un preliminare di vendita di cosa propria ), ma assume in questo caso un obbligo esclusivamente nei confronti del promittente alienante. Pertanto, non essendovi alcuna obbligazione dell´effettivo proprietario del bene nei confronti del promittente acquirente di cosa altrui, quest´ultimo non può effettuare alcuna diffida ad adempiere ex articolo 1454 c.c. nei confronti del primo, ma esclusivamente nei confronti del promittente alienante il quale, a sua volta, è legittimato ad esperire i rimedi di legge nei confronti dell´effettivo proprietario che, obbligatosi in tal senso, non voglia poi prestare il proprio consenso al trasferimento del bene.
Corte Cassazione, sentenza 01.04.2004 n. 6463
Principio: il lavoratore in mobilità svolgente lavoro autonomo conserva la indennità di mobilità
Il lavoratore in mobilità che svolga lavoro autonomo conserva il diritto alla iscrizione nella lista di mobilità e conserva, ugualmente, il diritto alla indennità di mobilità. Tuttavia, poiché la indennità di mobilità ha la funzione di contrastare la situazione di mancanza di reddito conseguente alla perdita della occupazione, lo svolgimento della attività lavorativa ha lo stesso effetto di alleviare la situazione di difficoltà del lavoratore fino al punto in cui la copertura previdenziale obbligatoria risulterebbe eccedente ai fini della sicurezza sociale. La individuazione di tale soglia marginale di intervento è, tuttavia, rimessa alla discrezionalità del legislatore.
Corte di Cassazione, sentenze 22.03.2004 n. 5701
Principio: in materia di tresferta il tempo per raggiungere il posto di lavoro rientra nella prestazione
Il tempo impiegato per raggiungere il posto di lavoro rientra nell'attività lavorativa vera e propria con sommatoria al normale orario di lavoro, allorchè sia funzionale rispetto alla prestazione. Tale requisito sussiste quando il dipendente, obbligato a presentarsi presso la sede dell'impresa, sia inviato, di volta in volta, in varie località per svolgere la prestazione lavorativa tipica nella trasferta. Da ciò discende il fatto che la indennità di trasferta è finalizzata a compensare il disagio psico-fisico e materiale correlato alla faticosità degli spostamenti.
Cassazione, sez. II, sentenza 25.02.2004 n. 3735
L'art. 203 del C.d.S., il quale impone che il ricorso al Prefetto contro il verbale di accertamento della violazione sia proposto nel termine di sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione, solo "qualora non sia stato effettuato il pagamento", attiene ad una fase preliminare rispetto alla decisione amministrativa e riguarda il pagamento in misura ridotta, non riguarda cioè la fase successiva alla adozione della ordinanza - ingiunzione del Prefetto ed il conseguente pagamento della sanzione irrogata con tale provvedimento.
Lo ha stabilito la Cassazione, con la sentenza n. 16714 del 7 novembre 2003, precisando che in base alla regola posta nell'art. 218 c.d.s., comma 2, la ordinanza di sospensione del Prefetto deve esser notificata non oltre il termine massimo complessivo di venti giorni dal ritiro della patente e comunque "immediatamente" dopo l'adozione del provvedimento prefettizio, ossia al massimo il giorno dopo.