Source: https://www.leggioggi.it/2011/03/18/la-riforma-della-giustizia/
Timestamp: 2019-01-17 22:53:15+00:00
Document Index: 87398593

Matched Legal Cases: ['art. 15', 'art. 12', 'art. 13', 'art. 110', 'art. 12', 'art. 412', 'art. 413', 'art. 132', 'art. 132', 'art. 112']

Riforma Giustizia | LeggiOggi
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Il disegno di legge costituzionale sulla giustizia nasconde un magico giochino di prestigio: con l’art. 15 si sostituisce l’art. 12 della Costituzione – che sancisce l’obbligatorietà dell’azione penale in capo ai Pubblici Ministeri – e si stabilisce che d’ora in avanti l’azione penale sarà esercitata “secondo i criteri di legge”; con l’art. 13 si sostituisce l’art. 110 della Costituzione e si inserisce il potere del Ministro di Grazia e Giustizia di riferire annualmente alle Camere “sullo stato della giustizia, sull’esercizio dell’azione penale e sull’uso dei mezzi di indagine”.
E voilà! Dov’è il piccione che avevo nella mano destra?
Da oggi in poi saranno le maggioranza parlamentari a decidere – tu sì, tu no – chi dovrà essere penalmente perseguito. Sulla base di quali criteri non è dato sapere.
Stavolta è davvero grave. E forse non se ne comprende sino in fondo la gravità.
L’abolizione del principio di obbligatorietà dell’azione penale è una morte annunciata: la morte del diritto inviolabile del cittadino di essere salvaguardato – sempre, integralmente, incondizionatamente – da tutti gli attacchi criminali, anche quelli di apparente piccolo conto, senza che nessuno possa arrogarsi il potere e la presunzione di stabilire quale sia più o meno prioritario. La morte della giustizia intesa come dovere dello Stato di difendere i propri cittadini – sempre, integralmente, incondizionatamente -; come dovere, prima che come diritto, di punire chi ha leso ed aggredito i più deboli, quelli che possono contare solo sulle istituzioni.
E’ lungo l’elenco di coloro che hanno diritto di essere difesi sempre, al di fuori di possibili priorità o retrocessioni di natura politico – parlamentare.
Molto più lungo di quanto si possa immaginare:
la moglie abbandonata dal marito fuggito con la procace trentenne e rimasta senza una lira per mantenere i figli; la vecchietta minacciata per farle lasciare la casa da affittare ad un malavitoso; il correntista che ha affidato in banca tutti i sui risparmi, poi spariti nell’illecito commercio dei derivati; il padre che ha dovuto raccogliere le scarpe rimaste sulla strada del figlio spappolato dalla spider dell’automobilista ubriaco; il contadino costretto ad annaffiare gli ortaggi andati a male per le acque reflue scaricate dal vicino industriale; i dipendenti di una industria il cui titolare è fuggito in Brasile dopo avere provocato un fallimento fraudolento; e tanti altri ancora che non basterebbe un intero convoglio merci …..
Con la riforma epocale sulla giustizia tanto orgogliosamente sbandierata, tutti cercheranno di portare acqua ai loro mulini, con le autobotti, con i cargo e se ne necessario anche con i transatlantici: i politici nelle campagne abruzzesi piuttosto che nelle lande padane; i professionisti del diritto societario nei terreni antistanti le fabbriche della grande industria; i magistrati negli orti verdeggianti i loro tribunali.
Ma la povera gente, la gente comune, la moltitudine delle vittime dei cd. “piccoli reati”, a quale mulino porteranno l’acqua raccolta con i loro miseri catini di stagno?
Per noi giuristi tante cose sono scontate, ovvie, banali, scolasticamente conosciute.
Ma io desidero rivolgermi a quell’unico ed eventuale lettore di passaggio, munito di sola licenza media presa alle scuole serali, che voglia cercare di capire cosa sta realmente accadendo.
E desidero spiegargli che lo si sta pugnalando alle spalle, lui ed i suoi diritti fondamentali.
Con il vigente art. 12 della Costituzione – norma di rango assolutamente primario – i Pubblici Ministeri sono obbligati ad esercitare l’azione penale in relazione a tutti i casi processuali ed al di fuori di qualsiasi tipo discrezionalità. Non spetta a loro, né a nessun altro, poter decidere tra figli e figliastri. La giustizia va resa indistintamente a tutti. E se gli stessi Pubblici Ministeri vengono meno a questo specifico obbligo, il codice di procedura penale dà la possibilità al Procuratore Generale di disporre l’avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell’azione penale (art. 412 c.p.p.) ed alla persona offesa di fare richiesta in tal senso (art. 413 c.p.p.).
Con le nuove norme non esisterebbe più alcun fisico interlocutore cui bussare alla porta.
Che, poi, il diritto e la speranza di ottenere giustizia dallo Stato significhi anche allontanare il rischio che la giustizia sia cercata per altre vie, da quella tribale di natura personale a quella mafiosa o della malavita organizzata, nessuno sembra averci fatto caso più di tanto .. …
L’altro giorno il Ministro di Grazia e Giustizia ha pubblicamente detto, in una nota trasmissione televisiva: “anche oggi i Pubblici Ministeri esercitano l’azione penale in modo discrezionale, e del resto se non arrivano ad esitare tutte le carte che hanno sul tavolo…”.
E’ assolutamente vero: da ormai troppo tempo le Procure della Repubblica non riescono a portare avanti tutti i processi pendenti e fanno una sorta di selezione naturale. Lo sanno bene i manovali del diritto che, come me, devono lottare all’ultimo sangue per fare andare avanti la querela di “poco interesse giudiziario”.
Ma la cosa veramente grave ed inaccettabile è la cura proposta nella neo riforma sulla giustizia. Anziché dichiarare prendiamo atto di questo inaccettabile fenomeno della giustizia denegata e corriamo ai ripari aumentando gli organici, si preferisce rispondere saremo noi parlamentari, e non tu Pubblico Ministero, a decidere quali processi portare avanti e quali chiudere a chiave nel cassetto in attesa che maturi la prescrizione.
E’ come dire: non ci sono abbastanza medici per curare tutti i malati. Deciderà il Parlamento chi buttare dalla rupe Tarpea per sfoltire la categoria: quest’anno facciamo campare uomini e vecchi, il prossimo anno ci liquidiamo una decina di migliaia di donne, che sono pure troppe ….
Triste constatazione, ma la logica (sic!) seguita nella Riforma Giustizia è proprio questa.
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Processo lungo? L’ennesima genialata! 5 agosto 2011 at 16:52
[…] tempo fa avevo riduttivamente definito un abile prestigiatore (“Riforma Giustizia”, pubblicato lo scorso 18 marzo) ma che oggi devo invece plaudire quale incontrastato genio del diritto, pozzo senza fondo di […]
La lista dei desiderata: lo gnomo del processo 2 aprile 2011 at 11:14
[…] parole semplici, si può affermare che la riforma è finalizzata a dividere le toghe, a scippare l’azione penale e la polizia giudiziaria al pubblico ministero, a mettere nelle grinfie della politica il CSM e a […]
mj 31 marzo 2011 at 11:54
senza parlare di massimi sistemi, restando sulla impossibilità di perseguire efficacemente tutti i reati, credo che una discrezionalità trasparente come quella offerta da un provvedimento ministeriale sia comunque preferibile all’attuale arbitrio dei PM che archiviano o perseguono ostinatamente con i paraocchi. senza contare che non verrebbe meno l’obbligatorietà dell’azione penale, ma si darebbe una corsia preferenziale dichiarata a determinati reati e, puniti quelli, si procederebbe comunque nei confronti degli altri.
che poi non sia questo il problema della giustizia è un altro discorso…
Pierpaolo Groppoli 22 marzo 2011 at 13:58
La piccata replica dell’Autrice mi impone, per dovere di cavalleria, di porgere le mie scuse.
Alla giurista, viceversa, contesto il contenuto ed il metodo di quanto va affermando.
E’ evidente che determinare i criteri di priorità dei processi incida indirettamente sull’obbligatorietà dell’azione penale, esempio: 100 processi da celebrare; stabilirne la cronologia, in base a criteri “politici”, significa che quelli numerati da 80 a 100 rischiano la prescrizione. A riprova di quanto affermo, basta leggersi i comunicati dell’A.N.M. sull’argomento.
Sul Metodo, discutere e dibattere non giustifica l’immobilismo ormai ventennale di questo Paese su ogni tipo di Riforma.
Le Riforme, per essere tali, devono scontentare sempre qualcuno.
I Magistrati sulla separazione delle carriere, logica conseguenza in un sistema accusatorio. Gli Avvocati, sulla specializzazione, con buona pace dei piccoli Fori.
Concludo, parafrasando C. Beccaria: Non Tema, mio gentile Contradditore, sarò sempre pronto a combattere, perchè Lei NON sia d’accordo con me”.
Spero che almeno questo punto si possa condividere.
Franzina Bilardo 21 marzo 2011 at 20:39
La cosa bella di un quotidiano on line è che l’autore può avere il diritto di replica.
Innanzitutto, mi fa estremo piacere constatare che il tema della “riforma giustizia” suscita un reale interesse. Non rileva la divergenza di opinioni; l’importante è che se ne discuta e che si apra un reale dibattito da parte della società civile. Che non abbia potuto trattare il tema della separazione delle carriere, o quello della responsabilità civile dei magistrati, per questioni strettamente logistiche, di tempo e di spazio, mi sembra sin troppo banale ricordarlo. La mia voleva essere solo la focalizzazione di una delle numerose nicchie della riforma, e su questo – mi dispiace per chi farebbe meglio a leggere ogni virgola del nostro codice di rito – esistono dei punti tecnici ben precisi: primo fra tutti quello secondo cui l’art. 132 bis delle Disp.Att. si occupa, semplicemente, della priorità nell’assegnazione dei processi ai ruoli; nulla a che vedere con l’obbligo di esercitare l’azione penale, sempre e comunque! So bene che tante cose sarebbero da rivedere nella Giustizia, ben oltre quelle indicate nella nostra epocale riforma: la reale parità tra accusa e difesa, di certo non raggiungibile attraverso un inaccettabile inquinamento della separazione dei poteri; il ruolo della Polizia Giudiziaria anche a sostegno della difesa; l’accesso agli atti amministrativi, tale solo sulla carta ma in realtà negato alle parti private; la riforma del difensore d’ufficio; l’introduzione di una vera figura di difensore civico; il sostegno alla difesa di parte civile delle associazioni; e tante tante altre ancora.
Il problema, forse, è tutto qui: una riforma come questa meriterebbe di essere studiata, preparata, discussa, analizzata, vista, rivista, condivisa da una schiera di addetti ai lavori solo un pochino più larga di un oligarchico gruppo di potere, di qualunque colore esso sia …..
Pierpaolo Groppoli 21 marzo 2011 at 12:32
A beneficio del Lettore che non possiede rudimenti giuridici. L’articolo sembra dettato più da una visione personale dell’Autrice, che da un’analisi tecnica del testo. Dati statistici alla mano, oggi, ad esempio, in Tribunale medio-grande, un sostituto procuratore della Repubblica ha un carico di lavoro di 500 reati per anno da perseguire, dallo stupro al furtarello, dall’omicidio al ragazzo fermato con 0,5 grammi di stupefacente.
Mi sembra logico stabilire dei criteri di priorità, peraltro, già determinati dal Legislatore (ex art. 132 bis, Norme di attuazione c.p.p.).
L’obbligatorietà dell’azione penale poco attiene alla tutela della vecchietta scippata.
Il risultato è che, oggi, nell’impossibilità di perseguire tutti i reati, la scelta è attuata dal singolo pubblico ministero, senza nessuna correlata responsabilità.
Certamente, l’aumento di organico dei P.M./Giudici avrebbe maggior impatto sulla tutela della vecchietta. A patto che, si determinino orari di lavoro e criteri di efficenza dei dipendenti pubblici.
La separazione delle carriere è un punto cruciale della Riforma, ma sul tema l’Autrice tace, bocciando senza appello il testo.
Poco importa, l’Autrice processata ed assolta, non dovrebbe temere, la Riforma impedisce l’impugnazione delle sentenze di assoluzione.
Giorgio Casadio 21 marzo 2011 at 11:19
Grazie per essersi rivolto anche ai non addetti ai lavori con una semantica a portata di tutti.
Condivido l’analisi con un distinguo: il decreto lgs 109 del 2006 mi sembra elenchi molte fattispecie di provvedimenti disciplinari, compreso il corteggiamento ai media per avere visibilità. La corsa ad apparire in Tv è sotto gli occhi di tutti. “Le Procure della Repubblica non riescono a portare avanti tutti i processi pendenti e fanno una sorta di selezione naturale” … mi risulta vero, ma talvolta si è indotti a pensare che la priorità sia dettata più dalla mediaticità chè dalla temporalità o dalla gravità del delitto. Mi corregga se sbaglio.
Comunque no alla variazione dell’art. 112. Le leggi ordinarie le fanno le maggioranze parlamentari del momento. Io, cittadino elettore, e parte del popolo “sovrano” desidero certezze.
Giorgio Carozzi 21 marzo 2011 at 11:09
Sorry, da collega a collega non vedo il disastro annunciato, mentre vedo con chiarezza (e vivo nel quotidiano professionale) quanto oggi esistente nei Tribunali … che non si risolve aumentando gli organici!
Da più di 20 anni ci battiamo, inascoltati, anche attraverso le nostre Associazioni professionali per la separazione delle carriere, e per la revisione del CSM, e quant’altro è presente in questa proposta di riforma. Che ricalca quelle già proposte e purtroppo mai approvate da bicamerale, ecc. in passato. Contestare la riforma per un suo aspetto sicuramente non prioritario mi sembra sinceramente un cattivo servizio reso alla Giustizia ed ai cittadini. Perchè dico non prioritario? Perchè per i cittadini vi sono sicuramente moltissime fattispecie giuridiche che si gestiscono meglio in sede civile che penale, che non è sempre la scelta più azzeccata. Comunque tutto dipende dai criteri e modalità applicative, che sono ancora da esaminare e discutere.
Non buttiamo il bambino assieme all’acqua sporca, questa riforma è assolutamente urgente ed indispensabile, qualche aspetto può non convincere, ma se non la sosteniamo convinti non ci resta che dimenticare lo Stato di Diritto, con tutto quel che ne consegue. Tanto, la Giustizia al fallimento c’è già oggi.
giorgio 20 marzo 2011 at 11:08
ho più della 3° media ma non sono esperto di diritto, come la maggior parte degli italiani del resto. l’articolo dimostra l’ennesima beffa a danno dei cittadini frutto di una politica fatta di proclami e nessun fatto concreto. Ma forse è meglio che facciano solo proclami………….altrimenti i danni…………………
Alessio Giovanni Barbera 19 marzo 2011 at 22:17
Sono stupito, Lei è un celebre e stimato avvocato, possibile che quando difende in tribunale, non invochi il diritto ad un processo breve, ed accetti tranquillamente le testimonianza di collaboratori di giustizia senza prove quando difende i suoi imputati magari ingiustamente accusati ?
e dove non le piace la riforma ? i “criteri di legge ” Le sono già noti ?
Carlotta Cannizzo 18 marzo 2011 at 15:18
E’ una riforma che fa acqua da tutte le parti, ma, forse, il punto che più turba è proprio quello relativo all’obbligatorietà dell’azione penale. Il perché è spiegato molto bene nel contributo. E, poi, presa la decisione di riformare il sistema, ci si aspettava sicuramente altro. Non di certo l’azione penale condizionata, la separazione delle carriere, la Corte di disciplina, il rapporto tra p.m. e polizia giudiziaria mediato. E non di certo che l’intervento fosse mirato ad assoggettare i magistrati al controllo della politica di turno. Ma è davvero così difficile riuscire a capire quali sono gli interessi dei cittadini? Questa riforma andrebbe chiamata in altro modo, ammesso sia degna di nome.
maura 18 marzo 2011 at 14:55
ottima sintesi appassionata e senza veli sull’ulteriore disastro che si vuole perpetrare dopo i vari terremoti e tsunami già subiti dal nostro sitema giudiziario. Si dovrebbe far capire agli utenti ed ai clienti che tutti vorremmo le riforme … quelle utili, quelle che non vanno mai avanti, quelle i cui disegni di legge si insabbiano, chissà perchè…..
angela bruno 18 marzo 2011 at 13:12
Complimenti per l’analisi efficace e diretta che conforta chi, come me, si smarrisce di fronte a tanto raccapriccio e ardimento, da parte del governo, e a tanta miopia e sonnolenza, da parte dei cittadini .La giustizia richiede una riforma,ed è vero.Ma, io mi chiedo, tenendo a mente le figure dei protagonisti, è mai possibile che non si avverta in modo plateale un precipitare a ritroso verso regimi il cui ricordo brucia il cuore?L’unica cosa che testimonia la modernità deriva, paradossalmente, dall’essere tradizionali.Io lo sono.