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Timestamp: 2017-02-26 07:50:02+00:00
Document Index: 178042335

Matched Legal Cases: ['art.97', 'art. 22', 'art.2', 'art.21', 'art.21', 'art.21', 'art. 2', 'art.3']

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M5 Dispensa
HomeM5 Dispensa DISPENSA SCUOLA DELL’AUTONOMIA: INNOVAZIONI E PROGETTUALITÀ b.1 L’autonomia come governo del sistema di istruzione e formazione
b.2 Le autonomie: didattica, organizzativa, di ricerca, di sviluppo
b.3 Gli strumenti giuridici dell’autonomia
b.4 Metodi e strumenti per una progettazione integrata
b.1 L’autonomia come governo del sistema di istruzione e formazione
L’autonomia delle istituzioni scolastiche è parte di un più ampio processo di riorganizzazione della Pubblica Amministrazione, delineatosi nel nostro Paese a partire dall’inizio degli anni Novanta, contestualmente allo sviluppo di una più consapevole cultura del servizio pubblico, che ha concorso alla graduale affermazione dei principi del moderno Stato di diritto, in cui l’apparato pubblico agisce in una posizione tendenzialmente paritaria rispetto a quella riconosciuta ai privati cittadini. Essa trova la sua ragione d’essere nei principi della partecipazione e della responsabilità ed è finalizzata a fornire un servizio che risponda efficacemente agli specifici bisogni dei molteplici contesti territoriali.
Per analizzare le connessioni culturali, organizzative e gestionali dell’autonomia scolastica, è opportuno conoscere gli elementi essenziali dello sfondo giuridico che ne costituisce la premessa.
Il processo di riforma e di razionalizzazione della Pubblica Amministrazione ha determinato l’evoluzione del sistema giuridico-istituzionale e la definizione di nuove procedure operative, tendenti, da un lato a garantire il decentramento nel servizio pubblico, dall’altro a rispondere all’esigenza di imparzialità, trasparenza e conoscibilità dei documenti che sottendono le decisioni amministrative.
Le fonti che hanno maggiormente contribuito a definire la nuova identità della Pubblica Amministrazione vanno ricondotte innanzitutto alla Legge n. 241 del 07/08/1990.
Si tratta di un provvedimento legislativo, conosciuto come “legge sulla trasparenza”, con cui sono stati sanciti i principi di celerità, pubblicità ed efficacia del procedimento amministrativo e di partecipazione dell’utenza alle procedure adottate dal servizio pubblico. L’innovazione di tale provvedimento rispetto all’assetto previgente è data dall’evoluzione del concetto di pubblicizzazione fino all’adozione del termine ”trasparenza”, intesa come piena conoscenza dell’attività amministrativa a partire dalla fase di elaborazione degli atti e dall’adozione di criteri operativi e procedurali. La trasparenza, di cui l’accesso alla visione di atti costituisce solo un’esplicitazione strumentale – rappresenta un principio che investe la dinamica stessa delle relazioni tra P.A. e cittadino. Essa apre la strada al nuovo concetto di “Informata partecipazione”, più aderente alla realtà ordinamentale e ricollegabile non solo all’art.97 della Costituzione, ma all’intero sistema giuridico e agli istituti di libertà e partecipazione.
L’art. 22 della legge 241 associa, poi, il principio della trasparenza ad un’altro importante valore, quello della imparzialità, nel senso della non discriminazione tra i soggetti cui si rivolge l’azione amministrativa.
Si tratta di principi finalizzati a garantire il “buon andamento” della Pubblica Amministrazione cui fa riferimento esplicito il citato articolo 97 della nostra Carta costituzionale. Da tali principi discendono i doveri che completano la legge:
il dovere della P. A. di concludere un procedimento con un provvedimento espresso;
il dovere di far conoscere i termini dei vari procedimenti;
l’individuazione della figura del responsabile del procedimento. Negli stessi anni, la Legge n. 421 del 23/10/1992, avente come oggetto la “Razionalizzazione e la revisione delle discipline in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale” e il Decreto Legislativo n.29 del 03/02/1993, applicativo dell’art.2 della legge citata, finalizzato alla razionalizzazione dell’organizzazione delle Amministrazioni Pubbliche, sono andati consolidandosi gli obiettivi di efficienza, razionalizzazione e verificabilità dei risultati. Si tratta di provvedimenti legislativi con i quali è stato attuato il passaggio dall’idea di adempimento, tipica di una modalità di lavoro di tipo esecutivo, ad una concezione fondata su obiettivi e finalità, tipica di una modalità di tipo imprenditoriale, improntata alla qualità della prestazione, in quanto volta a rendere pubblici i risultati della gestione finanziaria, amministrativa ed organizzativa, nell’ottica del continuo miglioramento.
I principi sull’erogazione dei servizi pubblici trovano le fonti normative nella Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’11/10/1994 che, nel porre l’accento sulla necessità di garantire la piena attuazione dei principi di pubblicità e trasparenza, ha individuato gli strumenti atti a semplificare le procedure ed i rapporti con gli utenti, le modalità per i reclami e gli impegni del Governo nel dare piena attuazione alle misure regolamentari ed amministrative necessarie. Successivamente il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 07/06/1995 ha ufficialmente introdotto la Carta dei servizi scolastici. In questo percorso va inquadra la legge n.273 dell’11/07/1995 che ha determinato l’emanazione di successivi decreti e circolari con i quali è stata disciplinata l’adozione della Carta dei Servizi nella Pubblica Amministrazione.
Il processo di riforma trova il suo punto di svolta nella legge delega n. 59/1997, <<legge Bassanini>>, con la quale è stata conferita la delega al Governo di riformare le Amministrazioni Pubbliche, le Regioni, gli Enti locali e le istituzioni scolastiche. In particolare con il D.Lgs. 31/03/1998 n.112 è stata attribuita una vasta gamma di funzioni, prima di competenza dello Stato, alle Regioni, alle Province ed ai Comuni. Si è passati, in tal modo, da una struttura del servizio pubblico di tipo verticale ad un modello poliarchico, che ha al centro le istituzioni scolastiche, impegnate a garantire, attraverso progetti integrati e percorsi flessibili, il successo formativo a tutti gli alunni, in stretto contatto con gli Enti locali e con l’Amministrazione scolastica, chiamati a svolgere rispettivamente compiti di programmazione integrata e di coordinamento e funzioni di consulenza e supporto.
In particolare, l’art.21 della legge n. 59 del 1997 ha previsto il conferimento dell’autonomia alle istituzioni scolastiche, nell’ottica di una riorganizzazione dell’intero sistema formativo, attraverso la valorizzazione delle risorse strutturali e professionali disponibili in ciascuna istituzione scolastica. L’articolo citato introduce il concetto di “requisiti ottimali” per l’attribuzione della personalità giuridica e dell’autonomia, così da consentire una ridistribuzione territoriale delle scuole con accorpamenti o disaggregazioni, a seconda dei casi, volte a garantire agli utenti una più agevole fruizione del servizio scolastico e la graduale promozione dell’efficacia, dell’efficienza e della trasparenza.
I principali provvedimenti di riforma, introdotti dalla Legge 59/1997, sono illustrati nel seguente prospetto sinottico:
Provvedimenti di riforma
Decentramento delle competenze
Dello Stato agli Enti locali
Per garantire maggiore efficacia ed efficienza alla Pubblica amministrazione vengono trasferite funzioni
di carattere gestionale ed amministrativo dall’amministrazione centrale dello Stato alle Regioni e agli Enti locali.
Artt.11e13
Dopo il trasferimento di compiti e funzioni alle scuole
viene definito il riordino del Ministero della Pubblica Istruzione e degli uffici periferici
Definizione della Dirigenza scolastica
Contestualmente all’acquisizione della personalità giuridica e dell’autonomia da parte delle singole istituzioni scolastica
viene definita la specifica dirigenza scolastica da attribuire ai capi d’istituto.
Dimensionamento delle unità scolastiche
Per garantire l’attribuzione della personalità giuridica e l’autonomia alle istituzioni scolastiche l’art.21 introduce i concetti di dimensionamento e di deroga dimensionale in relazione a particolari situazioni territoriali o ambientali.
Vengono stabiliti i criteri e le garanzie per la realizzazione della flessibilità, della diversificazione, dell’efficienza e dell’efficacia
del servizio scolastico, dell’integrazione e del miglior utilizzo di risorse e strutture.
Organi collegiali nazionali, provinciali e distrettuali
Si prevede l’armonizzazione della composizione, dell’organizzazione e delle funzioni dei nuovi organi collegiali centrali e periferici, eliminando duplicazioni organizzative e funzionali.
CEDE – BDP – IRRSAE
Con l’obiettivo di realizzare l’impiego ottimale delle risorse professionali a supporto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche,
è definito il riordino delle competenze e delle responsabilità di CEDE, BDP ed IRRSAE.
Autonomia delle Accademie e dei Conservatori
Vengono definiti i caratteri dell’autonomia di Accademie, Convitti, ISIA e Conservatori.
Vengono emanate le disposizioni generali per l’autonoma
allocazione delle risorse, per la formazione dei bilanci e per la gestione delle risorse.
Il processo innovatore è stato subordinato alla realizzazione di una condizione iniziale di fattibilità, costituita dal raggiungimento di requisiti dimensionali ottimali, anche mediante unificazioni ed aggregazioni di plessi, succursali o scuole. Il Regolamento del dimensionamento, emanato con DPR 233/98, ha fissato parametri e procedure per il riconoscimento dell’autonomia (minimo 500 – massimo 900 alunni), nonché deroghe (minimo 300 alunni) per particolari situazioni territoriali o ambientali (isole, comunità montane, precarie condizioni di viabilità, ecc.). Il motivo per cui è stato ritenuto opportuno procedere al dimensionamento della rete scolastica va ricondotto all’esigenza di stabilità del sistema formativo, ovvero all’opportunità di definire lo spazio territoriale di un istituto e mantenerlo nel tempo, in modo da valorizzare maggiormente il rapporto scuola –territorio.
Il culmine del processo normativo può essere individuato nel D.P.R. 275/1999 che ha introdotto il Regolamento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.
Il Regolamento disciplina quanto la legge n.59/1997 all’art.21 aveva precedentemente sostenuto nel conferire l’autonomia alle istituzioni scolastiche e nel sostenere che l’autonomia si sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento e in ogni iniziativa intesa come espressione di libertà progettuale.
Il Regolamento individua i limiti posti all’autonomia delle scuole in alcuni parametri fissati a livello nazionale, quali:
le discipline che costituiscono la quota nazionale dei curricoli ed il relativo monte ore annuale;
l’orario annuale obbligatorio dei curricoli, comprendente sia la quota nazionale obbligatoria che la quota obbligatoria riservata alle istituzioni scolastiche;
gli indirizzi generali sulla valutazione degli alunni.
L’attribuzione alle istituzioni scolastiche della responsabilità di determinare, in autonomia, parte del curricolo è stata, in via transitoria, regolamentata con il DM 234/2000 che ha attribuito alle istituzioni scolastiche la competenza di adeguare i programmi di insegnamento agli obiettivi individuati nel POF, delineando una quota di curricolo autonomo pari al 15% dell’intero curricolo obbligatorio. Successivamente il D.M. 47/2006 ha previsto più ampi margini di flessibilità, offrendo alle scuole la possibilità di modificare il curricolo per una quota non superiore al 20% del monte ore annuale di ogni disciplina e attività, operando compensazioni tra discipline o introducendo nuove discipline in corrispondenza a precisi bisogni formativi della comunità scolastica. Al riguardo è opportuno tener conto che i recenti Regolamenti di revisione dell’assetto ordinamentale dei licei, degli istituti tecnici e professionali introducono delle novità, destinando alle istituzioni scolastiche ulteriori quote di flessibilità del curricolo.
b.2 Le autonomie: didattica, organizzativa, di ricerca e sviluppo, finanziaria
Il termine “autonomia”, riferito ad un ente pubblico, indica la facoltà per l’ente di realizzare le finalità istituzionali assegnategli, autoregolando le proprie attività , senza esigenza di autorizzazioni.
Con l’autonomia la scuola ha assunto le connotazioni di un’istituzione sociale cui è demandata l’erogazione di un servizio pubblico, rispondente alle esigenze e alle richieste del territorio.
Le scuole rimangono organi dello Stato ma da meri esecutori della volontà esterna centrale diventano organi destinatari di attribuzioni proprie.
La Legge 59 ha accolto e sviluppato molti concetti pedagogici e giuridici presenti e sottolineati nelle più recenti norme delle pubblici servizi, quali: l’efficacia, l’efficienza, la trasparenza, l’economicità, e la sua emanazione è stata preceduta da un ampio ed articolato dibattito, in termini pedagogici, sul modello organizzativo più confacente alla scuola dell’autonomia. Se è risultato ampiamente condiviso il giudizio sul modello centralistico e piramidale come inadeguato ed inefficiente rispetto ai nuovi compiti della scuola, molteplici posizioni hanno caratterizzato i pareri degli studiosi sui modelli organizzativi da adottare, pareri che sottendono differenti approcci teorici e culturali.
Il D.P.R. 275/1999 ha definito, entro vincoli espressamente richiamati, i seguenti ambiti di potestà autonomistica:
autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo;
trasferimento di funzioni amministrative e gestionali alle scuole.
In particolare, l’autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento dei docenti, della libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché del diritto all’educazione e all’istruzione degli studenti.
L’autonomia didattica apre un amplissimo ventaglio di opportunità che introducono nel sistema scolastico grandi margini di flessibilità. Essa rappresenta l’ambito preminente nel quale l’autonomia deve realizzarsi in quanto i processi di insegnamento-apprendimento costituiscono l’elemento principale del sistema di istruzione e formazione. Con l’autonomia didattica le scuole acquisiscono una vasta libertà nell’autodeterminare gli interventi didattici, progettando e realizzando percorsi disciplinari e interdisciplinari, adottando modalità flessibili di erogazione del servizio. Tale facoltà consiste nella regolazione dei tempi di insegnamento e di articolazione delle discipline, nel modo ritenuto più adeguato ai ritmi di apprendimento degli studenti all’interno di un quadro educativo che sia espressione di libertà progettuale. Un’altra importante manifestazione dell’autonomia didattica è costituita dalla possibilità di attivare percorsi didattici individualizzati, per poter consentire a ciascun alunno di seguire meglio le proprie vocazioni e per realizzare più efficaci azioni di orientamento. E’, inoltre, facoltà delle scuole autonome poter scindere l’unità del gruppo classe, in particolari momenti del percorso formativo, per formare gruppi di alunni provenienti dalla stessa classe o da classi diverse. Occorre, infine, sottolineare la possibilità per le scuole di individuare le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale, nonché di determinare i criteri per il riconoscimento dei crediti e per il recupero dei debiti scolastici riferiti ai percorsi dei singoli alunni.
A livello organizzativo, l’autonomia consente di poter dislocare nel tempo le attività didattiche ed educative e di arricchire l’offerta formativa con attività laboratoriali per gruppi vocazionali o di livello. In particolare essa consente di:
adottare ogni modalità organizzativa che sia espressione di libertà progettuale;
diversificare le modalità di impiego dei docenti nelle varie classi in funzione delle scelte metodologiche ed organizzative;
adattare il calendario scolastico alle esigenze formative;
organizzare in maniera flessibile l’orario scolastico, nel rispetto del monte ore annuale.
Il docente, pertanto, è chiamato ad un ruolo più dinamico, ad un maggiore impegno, ed una più qualificata specializzazione.
L’autonomia organizzativa favorisce, altresì, il miglior utilizzo delle risorse e delle tecnologie, il coordinamento funzionale con il contesto sociale e con gli Enti locali.
L’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo si collega direttamente all’autonomia didattica ed organizzativa in quanto è finalizzata:
alla crescita dell’autonomia personale, intesa come sviluppo negli allievi della capacità di apprendere nuove conoscenze;
alla crescita della professionalità e ad una più qualificata specializzazione dei docenti;
alla crescita della scuola nella direzione dell’innovazione e dello sviluppo di una mentalità scientifica.
Essa affida alle istituzioni scolastiche il compito di tener conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali nell’affrontare le seguenti tematiche:
formazione e aggiornamento dei docenti;
innovazione metodologica e didattica;
scambi di informazioni, esperienze e materiali didattici;
intese con soggetti esterni al sistema scolastico;
realizzazione di reti di scuole, consorzi, patti di intesa per la realizzazione di esperienze condivise;
applicazione del metodo sperimentale per lo sviluppo e l’espansione di iniziative, monitorate e condivise.
L’autonomia finanziaria rende possibile l’accurata programmazione delle spese e la destinazione delle risorse assegnate alle istituzioni scolastiche autonome, senza alcun altro vincolo che quello di utilizzarle prioritariamente per lo svolgimento delle attività di istruzione, di formazione e di orientamento e per un’adeguata gestione del bilancio rispetto alla pianificazione dell’offerta formativa. In particolare il Decreto interministeriale 01/02/2001 n.44 ha recato il regolamento concernente le “Istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche”, specificando i nuovi compiti e gli strumenti di gestione economica che rendono concreta l’autonomia decisionale in ambito finanziario.
Le scuole, dunque, non sono più soggette al regime autorizzatorio o di approvazione da parte degli uffici dell’amministrazione scolastica periferica in quanto spettano:
al consiglio d’istituto le funzioni di indirizzo generale e di organizzazione
al collegio dei docenti le funzioni di progettazione didattica – educativa
al dirigente scolastico le funzioni di gestione delle risorse finanziarie e strumentali e di negoziazione.
L’autonomia, nei suoi vari aspetti ed ambiti applicativi si sostanzia in una serie di strumenti operativi che coinvolgono il Dirigente scolastico, la collegialità, l’intera comunità scolastica e il territorio, nel rispetto delle specifiche competenze e sulla base di una dettagliata procedura articolata in fasi propositive, progettuali, organizzative, di documentazione, monitoraggio e verifica.
Lo schema sinottico, di seguito illustrato, individua gli strumenti in cui trovano espressione i contenuti di ciascun ambito di autonomia scolastica e le connesse attribuzioni in termini di responsabilità.
Strumenti: P.O.F.
Responsabilità: Collegio dei docenti
Strumenti: Carta dei servizi, P.O.F.
(orari, utilizzo di strutture
e funzionamento dei servizi)
Responsabilità: Consiglio di
Istituto/Circolo
Strumenti: Contrattazione d’Istituto
Programma annuale(ex Bilancio)
Responsabilità: Dirigente scolastico
Strumenti: Consorzi, Reti , Protocolli
d’intesa, convenzioni
b.3 Gli strumenti giuridici dell’autonomia: Carta dei servizi, Contrattazione d’Istituto, Programma annuale, Regolamento interno
La necessità di collocare l’attività scolastica nel suo insieme, in maniera valida e puntuale, all’interno di un progetto organico e completo, si presenta come una condizione di primo piano per rinnovare la scuola e costituisce un compito fondamentale del Dirigente scolastico sin dall’inizio dell’anno scolastico.
Il sistema scolastico si presenta con i caratteri della comunità, del gruppo, le cui singole parti pur movendosi nell’ambito di una propria autonomia, sono tenute insieme da un sistema organizzato, culturale e strutturale, che si estrinseca in alcuni documenti di grande rilievo organizzativo.
Il Sistema delle Relazioni sindacali nell’area del lavoro pubblico e, in particolare, nell’ambito del servizio scolastico, mira a far sì che le condizioni del rapporto di lavoro non siano determinate da scelte unilaterali, ma da decisioni il più possibile partecipate e condivise. Le Relazioni Sindacali, infatti, sono improntate al preciso rispetto dei diversi ruoli e responsabilità; esse perseguono l’obiettivo di incrementare la qualità del servizio scolastico, sostenendo i processi innovatori in atto, anche mediante la valorizzazione delle professionalità coinvolte, contemperando l’interesse dei dipendenti al miglioramento delle condizioni di lavoro e alla crescita professionale con l’esigenza di incrementare l’efficacia e l’efficienza dei servizi prestati alla collettività. In tale prospettiva, la correttezza e la trasparenza dei comportamenti e delle procedure rappresentano le condizioni essenziali per il buon esito delle relazioni sindacali e costituiscono, quindi, un impegno reciproco tra le parti contraenti. Le Relazioni sindacali e la Contrattazione decentrata d’Istituto offrono, dunque, l’opportunità di dar luogo ad una dialettica corretta e trasparente, nel rispetto delle specifiche competenze, ma sempre aperta al dialogo e, soprattutto, al buon senso, unici ed effettivi strumenti utili per il superamento di potenziali conflittualità e per dimostrare, se del caso, lealtà e disponibilità nella scelta di criteri operativi e nella gestione delle risorse.
L’art. 2 del D.I. 44/2001 prevede la predisposizione del Programma annuale, ossia del documento contabile di previsione dell’intera gestione economica dell’istituzione scolastica relativa ad un anno solare.
Il programma annuale deve evidenziare :
l’analisi della situazione in termini di risorse esistenti e di ricognizione dati della pregressa gestione;
gli obiettivi e le attività da realizzare;
nell’ottica della piena valorizzazione delle risorse umane e professionali ed avendo come riferimento la logica ed i principi della cultura della qualità.
In una società complessa, tecnologicamente avanzata e sempre più attenta in ordine ai diritti della persona, un servizio pubblico non può rispondere soltanto al puro e semplice adempimento della norma, ma deve adeguarsi alla domanda sempre più qualificata degli utenti cui è rivolto. Si tratta di un’esigenza di tutti i servizi, da quello sanitario a quello scolastico,a quello delle comunicazioni.
Tale funzione viene garantita da un documento, da alcuni anni introdotto nella prassi organizzativa e di pianificazione dei servizi pubblici : la Carta dei Servizi, strumento che consente di conoscere preventivamente gli elementi fondamentali del servizio, le risorse strutturali e professionali di cui dispone .
La Carta dei servizi costituisce, dunque, il documento formale nel quale ciascun soggetto erogatore di servizio pubblico è obbligato a predefinire e rendere noti all’esterno:
– gli indirizzi generali cui ispira la sua attività amministrativa e gestionale (“principi fondamentali”);
– le caratteristiche di qualità che l’utente prevalentemente si attende dallo svolgimento delle varie attività dell’istituzione erogatrice ( “fattori di qualità”);
– i livelli o gli obiettivi quantitativi e/o qualitativi ai quali tendono le attività della struttura organizzativa ( “standard”);
– i meccanismi approntati per monitorare e valutare costantemente l’attività svolta, anche al fine di praticare correttivi in itinere (“valutazione del servizio”);
– i mezzi o rimedi messi a disposizione degli utenti per segnalare disfunzioni, prima di dar corso ad eventuale contenzioso ( “procedure di reclamo”).
L’elaborazione della Carta prevede la partecipazione attiva dei genitori e degli studenti , oltre che degli operatori, attraverso un percorso di confronto e di consultazione.
4. Metodi e tecniche per una progettazione integrata
Prima di procedere all’esame dei principali elementi che caratterizzano il lavoro per progetti è opportuno procedere ad una distinzione dei termini: Programma, Curricolo, Programmazione e Progettazione, in quanto assumono significati specifici nel lessico scolastico, costituendo, strumenti fondamentali della pianificazione del processo di insegnamento /apprendimento.
Il Programma costituisce il testo ministeriale che prescrive, sul piano nazionale, le finalità, i contenuti formativi e le abilità fondamentali da conseguire in un determinato ordine di scuola.
La Programmazione è redatta a seguito di una serie di operazioni che gli insegnanti, individualmente e collegialmente, compiono per organizzare concretamente l’attività educativa e didattica. Il termine“programmazione” è stato utilizzato per la prima volta in un testo ufficiale della nostra scuola con il Decreto Delegato n° 416 del 1974 che ha istituito gli Organi collegiali ed ha attribuito al Collegio dei docenti il compito specifico di adeguare i Programmi Ministeriali alle esigenze ambientali e di favorire il coordinamento interdisciplinare. Successivamente la Legge n° 517 del 1977 ha nuovamente puntualizzato, limitatamente alla scuola elementare e alla scuola media, il significato e la logica operativa della programmazione alla quale è stato riconosciuto uno specifico tempo di attività professionale con la Legge 148/1990 relativa alla scuola elementare.
Il Curricolo trae significato dal termine latino e richiama l’idea di un percorso che si dispiega nel tempo, un concetto di gradualità e di progressione, di esperienza scolastica compiuta dall’alunno ed intenzionalmente rivolta al conseguimento delle finalità formative. Il curricolo, quindi, può essere inteso come l’organizzazione e l’articolazione di un corso di studi nel suo complesso. Esso comprende sia i contenuti (curricolo esplicito) , quanto il metodo e le tecniche (curricolo esplicito) e, dunque, si colloca all’interno della più vasta strategia della programmazione.
La Progettazione costituisce un processo ben più ampio ed articolato, riferendosi al quadro generale dell’identità educativa e formativa che la comunità scolastica intende delineare.
La Progettazione è stata introdotta nella prassi organizzativa della scuola con il Regolamento dell’autonomia, emanato con DPR 275/99, che all’art.3 fa riferimento alla progettazione nelle sue diverse forme e funzioni:
- la progettazione curricolare si riferisce al percorso disciplinare. Essa si distingue dalla programmazione per due criteri fondamentali: il criterio temporale ed il criterio sostanziale. Dal punto di vista temporale la progettazione si attua in un periodo più ampio (un ciclo scolastico) rispetto alla programmazione curricolare che ha un carattere per lo più annuale o quadrimestrale. Dal punto di vista sostanziale la progettazione delinea l’identità formativa della scuola, mentre la programmazione illustra scelte didattiche più specifiche, di tipo metodologico e tecnico-organizzative;
- la progettazione extracurricolare costituisce lo strumento con il quale può essere ampliata ed arricchita la progettazione curricolare, grazie ad una produttiva interazione tra scuola ed ambiente extrascolastico;
- la progettazione educativa individua le finalità ed i valori educativi fondamentali che la scuola intende porre alla base di ogni esperienza didattica;
- la progettazione organizzativa riguarda, infine, le modalità attuative (tempi, spazi, strumenti) scelte dai competenti Organi collegiali per portare a compimento il processo di insegnamento/apprendimento. Essa concorre a garantire efficienza al servizio scolastico, in un quadro di attenta definizione e ripartizione dei compiti.
L’idea del Progetto Educativo d’Istituto (PEI), introdotta con il Decreto relativo all’introduzione della Carta dei Servizi nella scuola, e diffusasi nel corso degli anni Novanta fino a diventare un preciso obbligo professionale, ha con l’autonomia lasciato il posto al Piano dell’Offerta formativa (POF) con il DPR 275/1999.
Il Piano dell’Offerta Formativa rende manifesta l’effettiva volontà della scuola di rendersi autonoma, non solo in termini di scelte innovative, di cambiamenti, di attenzione ai bisogni dei soggetti e dell’organizzazione, ma anche per le modalità con cui le informazioni vengono trasmesse e per come il POF viene costruito.
Il POF tiene conto delle scelte educative di fondo, ossia dei valori cui ispirare il progetto della scuola, articolandosi in specifici percorsi formativi e prevedendo opportune soluzioni e strategie di carattere organizzativo e didattico. Tale documento, oltre ad avere una valenza interna poiché orienta le scelte individuali e collettive dei docenti, al fine di garantire l’uguaglianza delle opportunità formative a ciascun alunno, ha una notevole valenza esterna, in quanto richiede il coinvolgimento del territorio e la condivisione dell’azione educativa da parte delle famiglie degli alunni.
D’altra parte il POF, adottato dal Consiglio di Istituto/Circolo, è un documento pubblico e viene consegnato ad alunni e genitori nella sua versione integrale o, meglio, attraverso uno stralcio significativo che rimandi al documento originale, generalmente disponibile presso gli Uffici di segreteria ed affisso all’albo, o reperibile sul sito web della scuola.
1 Il Piano dell’Offerta formativa costituisce il documento fondamentale dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche.
1 Il POF riflette le esigenze del contesto culturale , sociale ed economico del territorio;
Prevede diverse opzioni metodologiche e valorizza la professionalità dei docenti;
E’ elaborato dal Collegio dei docenti, organizzato in Commissioni o in Dipartimenti, sulla base dei criteri organizzativi definiti dal Consiglio di Istituto, nonché delle proposte e dei pareri degli utenti;
E’ adottato dal Consiglio di Istituto, cui compete la funzione di rilevarne la conformità rispetto ai criteri predefiniti;
 Il POF motiva i genitori, gli studenti e le forze del territorio a rendersi partecipi e responsabili dell’azione educativa;
E’ reso pubblico e consegnato alle famiglie all’atto dell’iscrizione.
Il Regolamento fa riferimento ad un vero e proprio processo di “progettazione razionale” che non offra alcuna occasione all’improvvisazione e che tenga ben presenti i bisogni formativi degli alunni, nonché la diversità delle richieste di formazione che provengono dal territorio.
La progettazione rappresenta, dunque, il “filo conduttore” di tutte le attività formative e richiede l’organizzazione di una scuola come “comunità educativa autonoma” che sappia coinvolgere una pluralità di attori e di soggetti (enti locali, associazioni del territorio, famiglie, forze sociali e produttive, enti istituzionali).
I processi di grande portata innovativa che stanno modificando profondamente le istituzioni di ogni ordine e grado, richiedono strutture e strumenti di comunicazione efficaci, in grado di accompagnare il cambiamento in atto con un’incisiva azione di informazione, condivisione e riflessione.
La comunicazione si pone, dunque, come punto di riferimento, centro di elaborazione funzionale di relazioni interne ed esterne, secondo il principio per cui una buona comunicazione qualifica il rapporto ed orienta azioni ed aspettative.
L’auspicata integrazione con il territorio deve consentire ad ogni soggetto di esprimere appieno tutte le proprie potenzialità. A tal fine il Regolamento dell’autonomia introduce il concetto di programmazione territoriale dell’offerta formativa, in quanto la progettazione costituisce una vera e propria strategia di interazione e di scambio. Ne deriva la necessità di adottare adeguate modalità di governo, evitando sovrapposizioni o confusioni di competenze. equivoci ed incomprensioni nei confronti dell’utenza e della comunità territoriale. La comunicazione scolastica interna-esterna dà luogo ad una relazione sociale significativa e continua . Il feedback o retroazione è un’azione che muove dall’esterno verso il ricevente e provoca la reazione di quest’ultimo verso l’ambiente.
A seguito della comunicazione del proprio impianto valorariale e culturale e dei propri obiettivi di vision e di mission, l’utenza è portata a riconoscere il ruolo della scuola come istituzione, ossia come soggetto deputato ad erogare il servizio di istruzione e formazione.
Nella scuola dell’autonomia le strategie che contribuiscono al miglioramento del servizio educativo e scolastico sono:
le modalità cooperative, fondate sulla sinergia, sulla collaborazione, sulla cooperazione e sulla non contrapposizione, dunque, sul coinvolgimento attivo nel processo propositivo e decisionale;
le forme di comunicazione efficace ed il dialogo interistituzionale per comprendere i vari punti di vista, le difficoltà e le possibilità di scambio, per sviluppare un sistema di rete che possa garantire la circolarità di informazioni, la messa in comune di risorse, la socializzazione di processi significativi.
Tanti sono i versanti della comunicazione legati al ruolo dell’istituzione scolastica sul territorio e alla sua dimensione funzionale. Ciò implica che all’interno delle singole istituzioni scolastiche si proceda ad una riflessione sui presupposti fondativi delle scelte di comunicazione. Tre sono le necessità da rispettare: comunicare al proprio interno in modo chiaro ed univoco; comunicare all’utenza in modo responsabile; comunicare con il territorio e con le altre amministrazioni in modo costruttivo, al fine di dar vita a reti interistituzionali che operino sul territorio in sinergia, per offrire servizi governati da principi di efficienza e di efficacia.
Il primo momento, che consente di realizzare un livello più alto di azioni significative nella scuola, è dato dalla costruzione di una condivisione reale sui valori, sulle finalità , sugli aspetti culturali più importanti afferenti alla scuola e all’educazione. Il piano della partecipazione ai processi di definizione di procedure accoglie la cultura dei valori e delle conoscenze condivise e le proietta nella vita della comunità scolastica. Si passa, quindi, dal piano delle idee a quello della loro implementazione, attraverso un processo mediato da un codice chiaro a tutti gli attori coinvolti nella comunicazione.
Nell’individuazione degli strumenti più efficaci, per la realizzazione di una progettazione integrata, capace di coinvolgere enti ed istituzioni del territorio, associazioni volontariato, famiglie, è opportuno prediligere:
la stipula di protocolli d’intesa, che rendono possibile la realizzazione di iniziative comuni e la definizione di interventi sinergici;
la promozione di convenzioni, finalizzate a far convergere i vari processi formativi del territorio verso obiettivi condivisi e a dar vita a quel lavoro comune che è poi il fulcro del nuovo modello di governo;
la sottoscrizione di accordi di programma, in cui si stabiliscono intenti comuni ed impegni reciproci
Questo modo di operare consente di creare all’interno della scuola una fitta rete di informazioni, facilmente fruibili da parte di tutti coloro che partecipano a vario titolo al processo di insegnamento/apprendimento, sui percorsi realizzati, sugli elementi di problematicità e sugli esiti positivi raggiunti.
Gli elementi che emergono dal confronto, dalla condivisione, rendono possibile la continua definizione/ridefinizione di azioni significative.
Lavorare per progetti costituisce, da tempo, una delle caratteristiche didattiche peculiari della scuola della scuola dell’autonomia. In particolare la formazione di gruppi di lavoro, di commissioni e dipartimenti, costituiti per aree di intervento o per ambiti di ricerca, consente di elaborare, progettare e partecipare a significative iniziative didattiche e di arricchimento formativo, garantendo una maggiore qualità al processo formativo.
Il progetto didattico è per sua natura multidisciplinare, pluridisciplinare o interdisciplinare. Il rapporto tra le varie discipline coinvolte può riguardare:
L’unitarietà del progetto viene garantita da uno o più fattori di integrazione e connessione. Nel modello della progettazione per moduli, ad esempio, il fattore di integrazione è costituito dalla struttura della disciplina scolastica, in relazione ad uno o più aspetti di trasversalità.
In molti casi, un importante elemento di connessione è rappresentato dall’integrazione di modalità organizzative: forme di raggruppamento degli alunni; articolazione dei compiti; scelta dei tempi e degli spazi.
Il lavoro per progetti richiede alcune importanti capacità nelle diverse fasi di sviluppo.
La fase di elaborazione e di progettazione esige la disponibilità al lavoro in comune, e, quindi, la stima reciproca, la capacità di ascolto, di dialogo e di mediazione.
Nella fase di realizzazione è opportuno vi sia flessibilità e capacità di adattamento al nuovo e all’imprevisto. La fase di valutazione stimola la capacità di armonizzare diversi punti di vista.
Così concepito, il lavoro per progetti traduce nella prassi lo spirito dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, in quanto:
stimola la responsabilità degli operatori scolastici nel costruire percorsi didattici originali;
sviluppa l’identità della scuola, favorendo il lavoro di rete e le iniziative integrate;
determina una spinta motivazionale negli alunni che diventano protagonisti nella costruzione dei propri percorsi di formazione.
Un modello di riferimento, adottato per la realizzazione di progetti in ambito scolastico richiama il PROJECT MAMAGEMENT, finalizzato a garantire l’efficacia e l’efficienza mediante l’ottimizzazione del rapporto risorse-azioni-risultati. Si tratta di una procedura di analisi e progettazione integrata per: programmare, definire, attuare, valutare, che consente la gestione di un’attività complessa mediante un processo di pianificazione e
NORMATIVA AUTONOMIA
Legge 59/1997
D.P.R. 275/1997
D.P.R. 233/1998
D.M. 234/2000