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Timestamp: 2016-10-24 05:37:39+00:00
Document Index: 110103190

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 187', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 180', 'sentenza ', 'art. 180', 'art. 180', 'art. 180', 'art. 180', 'sentenza ', 'sentenza ', 'Cass. Sez. ', 'art. 185', 'art. 187', 'art. 615', 'art. 180', 'art. 159', 'art. 304', 'art. 50', 'art. 25', 'sentenza ', 'art. 108', 'art. 184', 'art. 129', 'sentenza ', 'art. 578', 'art. 2', 'sentenza ', 'art. 7', 'art. 7']

⭐REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE QUINTA SEZIONE PENALE
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1 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE QUINTA SEZIONE PENALE Composta dagli Ill.mi Signori: Dr. Renato Luigi Calabrese Presidente Dr. Vito Scalera Consigliere Dr. Gian Giacomo Sandrelli Consigliere - est. Dr. Silvana de Berardinis Consigliere Dr. Maria Vessichelli Consigliere ha pronunciato la seguente sentenza nel ricorso presentato da - (A), nato il - (B), nato il - (X) S.p.a. avverso la Sentenza della Corte d'appello di Milano del 30 gennaio 2009 all'udienza del 9 dicembre 2009 sentita la Relazione svolta dal Cons. Gian Giacomo Sandrelli Sentite le requisitorie del Procuratore Generale (nella persona del Cons. Giacchino Izzo) che ha chiesto l'annullamento senza rinvio per prescrizione; per la parte patrimoniale, disporsi l'esclusione di CONOSB quale parte civile; rigetto nel resto. Sono presenti all'udienza del 9 dicembre 2009: - l'avv. per la parte civile CONSOB, che conclude per il rigetto dei ricorsi, instando per la loro inammissibilità ed, in subordine, la loro infondatezza; deposita conclusioni e nota spesa scritta allegata al fascicolo processuale ed integrata con copia di sentenze; - l'avv. per la parte civile (Y), che chiede confermarsi la sentenza resa dalla Corte d'appello di Milano e rigettarsi i ricorsi e deposita conclusioni e nota spese scritta, allegate al fascicolo processuale; - l'avv. per il responsabile civile (X) S.p.a., che chiede accogliersi il ricorso e si riporta ai motivi; - l'avv. per (A) e (B), che chiede accogliersi tutti i motivi di ricorso e deposita una nota di udienza scritta; IN FATTO I) La vicenda. La Corte d'appello di Milano ha parzialmente riformato, con sentenza resa il , la decisione del Tribunale milanese del , modificando le statuizioni civili, ma lasciando inalterata la condanna inflitta a (A) ed a (B), quali artefici di manovra di insider trading operata, nella loro veste di amministratori di (X) S.p.a. (il (A) quale Presidente ed azionista di maggioranza, il (B) quale Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione, con delega per l'area finanziaria), sul titolo (W) S.p.a., quotato in Borsa. Ha confermato anche la condanna di (X) quale responsabile civile. La condotta si concreta nell'addebito di avere ricevuto, tramite una serie di telefonate provenienti da, Responsabile dell'ufficio "Pianificazione/partecipazioni" presso (Z), informazione di carattere privilegiato e di averla (proficuamente) utilizzata per una speculazione mobiliare. Infatti, dalle parole di questi il (A) comprese che la citata (Z) era sul punto di cedere, al prezzo minimo di Lire miliardi, il pacchetto di maggioranza (55 % del capitale) di (W), pacchetto che aveva acquisito al proprio patrimonio a seguito dell'incorporazione (nel dicembre 1999) nel contesto della fusione (perfezionatasi il ) con (originaria titolare del cespite). Bastarono pochi cenni sull'argomento, già trapelato negli ambienti finanziari milanese, per consentire ai vertici di (X) di programmare una lucrosa operazione, presagendo dalla OPA che sarebbe stata lanciata 12 dopo l'acquisto, un forte rialzo della quotazione delle azioni di (W). In un primo tempo (X) fu interessata a rilevare l'intero novero delle azioni, disegno abbandonato perché, proprio dalla voce dell', i vertici dell'azienda bancaria appresero che vi erano altri concorrenti che si apprestavano a chiudere l'affare (si trattava di (Y), essendo nel frattempo, receduta ). La cessione del pacchetto di maggioranza di (W) ebbe effettivamente luogo, nel contesto dell'accordo intercorso tra (Z) e (Y) (così cessionaria del 55 % del capitale dell'azienda di credito di (W)), al prezzo di miliardi (aderente alle iniziali trattative, mentre con il prezzo di base partiva da Lire miliardi, sul punto cfr. Sent. Tribunale Milano, pag. 24 e ss.),(z) ufficializzata in data L'operazione che (Z) e (Y) avevano divisato da tempo, fu accompagnata da accertamenti svolti dai vertici di (Z), al fine si assicurarsi una eventuale valida alternativa nell'ipotesi che il principale interlocutore si fosse ritirato e non avesse confermato la disponibilità contrattuale manifestata quanto al range di prezzo. E' in questo contesto che - sin dall'autunno del aveva avuto svariati contatti con soggetti finanziari, possibili acquirenti del pacchetto azionario (cfr. per una rassegna di questi contatti Sent. Trib. Milano, pag. 10 e ss.) In data l'amm.re delegato di (Z) ( ) incaricò... di contattare i responsabili di (X) e, segnatamente, il (A) (che... non aveva in precedenza conosciuto, secondo la versione dell'... medesimo) poiché questi si era già detto, mesi prima, interessato all'acquisto del pacchetto azionario in discorso (cfr. Sent. Trib. Milano, pag. 35). Così l'..., in una conversazione telefonica del , indicò (o lasciò eloquentemente intendere) l'ammontare del prezzo (di Lire miliardi) dedotto nella trattativa in atto, così palesando quale era a quel momento la soglia utile per la conclusione dell'affare. Inoltre implicitamente svelò la presenza di offerte provenienti da altri soggetti (i cui nominativi non vennero, però, rivelati) e - soprattutto - segnalò l'estrema urgenza nel ricevere risposta, poiché la trattativa con quei terzi soggetti era già in fase operativa (il senso delle telefonate è riportato, nelle versioni dei due interlocutori, in Sent. Trib. Milano, pag. 36/37) Presagendo il forte apprezzamento del titolo in Borsa, connesso al lancio dell'opa, gli imputati decisero di acquistare, tra il ed il , n azioni di (W) (1,1 % del relativo capitale), titoli che rivendettero in data , quando la diffusione della notizia sugli organi di stampo spinse il titolo ad un sensibile incremento di valore (pervenendo ad un prezzo assai prossimo a quello dell'opa). Il profitto per (X) fu di Lire , cioè il 44 % del capitale investito (Sent. Trib., pag. 9, 47). Infatti, subito dopo le conversazioni telefoniche, (A) dispose in via di urgenza - nella stessa data una riunione (convocata per via telefonica) dei vertici di (X), presso lo studio di tal Dr., a cui parteciparono 6 sui 7 membri del Comitato esecutivo - per valutare le opportunità che le notizie avevano dischiuso (sul cui svolgimento cfr. le osservazioni di Sent. Trib. Milano, pag. 38 e ss.) Fu, quindi, deciso di chiedere all'... proroga per la comunicazione della disponibilità alla partecipazione nell'affare (che (X) riteneva in sé interessante, Sent. Trib. Milano, pag. 41). Ma l'..., nell'ultima telefonata (a tarda sera), segnalò che ormai non vi era più possibilità alcuna, perché "fuori tempo massimo". (X) dispose per ulteriori acquisti di consistente numero di azioni di (W), operazioni che reiterò ancora nei giorni successivi al 15 dicembre. L'incetta delle azioni effettuata da (X) sul mercato mobiliare concorse alla lievitazione del prezzo del titolo (W), determinando un andamento ritenuto anomalo (all'elevazione della quotazione concorso anche altro soggetto finanziario, S.p.a., che, in quel medesimo torno di tempo, si approvvigionò dei detti titoli). Pertanto, (Y), direttamente interessata quale (necessaria) promotrice dell'opa (ritenendosi pregiudicata dalla condotta degli imputati, che aveva spinto vertiginosamente il titolo in salita, con conseguente aggravio finanziario per l'opa obbligatoria che sarebbe succeduta alla cessione del capitale di controllo di (W)), inviò un esposto a CONSOB perché dispiegasse indagine sulle ragioni del forte apprezzamento del titolo negli ultimi giorni. Furono, quindi, promossi accertamenti ad opera di CONSOB (sulla loro genesi e sul loro sviluppo, cfr. Sent. Tribunale Milano, pag. 29 e ss.) Dalle indagini fu possibile accertare che (X) (agendo per conto di ) - nel volgere di pochi giorni - si era resa acquirente in Borsa di un cospicuo pacchetto di azioni, titoli che rivendeva nella giornata del , con ragguardevole guadagno speculativo. 23 Venne aperto il processo in cui si costituirono parti civili sia (Y) sia CONSOB, quest'ultima valendosi dell'innovativo art. 187 undecies co. 2 D. Lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (Testo Unico dell'intermediazione finanziaria). II) Lo svolgimento del processo ed i motivi del ricorso. L'accusa individuò i tratti del reato di abuso di informazione privilegiata nella condotta dello svelamento al (A) (che informò di poi il (B)) non tanto della notizia della programmata cessione del pacchetto posseduto da parte di (Z), quanto di alcuni aspetti sensibili dell'operazione: sia il range di prezzo trattato sia l'imminente conclusione della trattativa con altri soggetti finanziari. Qualificò queste informazioni come connotate da verità e da precisione, considerandole notizie non disponibili al pubblico e price sensitive. Le indagini riscontarono, quindi, l'utilizzo dell'informazione nelle operazioni di acquisto del titolo e di successiva profittevole rivendita. Gli attuali imputati furono tratti a giudizio avanti il Tribunale di Milano, che li condannò con Sentenza pronunciata il 5 marzo In sede di appello le difese contestarono il carattere privilegiato dell'informazione incriminata, richiamando l'attenzione sulla estesa diffusione di notizie di stampa - in quel torno di tempo - circa la dismissione della partecipazione da parte di (Z); rammentarono, al contempo come il maggior acquirente del titolo (W), non era stata (X), bensì la società finanziaria (nei cui confronti si appuntarono forti sospetti, come indica Sent. Trib. Milano, pag. 31/32, non sfociati - tuttavia - in iniziative penali). Gli appellanti qualificarono come poco seria l'informazione fornita da... (in ragione dell'eccessività del prezzo richiesto, per di più con richiesta di saldo ad horas) e valutarono la notizia quale mero sondaggio per saggiare la risposta del mercato all'affare. Pertanto - conclusero le difese - ai vertici di (X) non pervenne notizia qualificata dagli indefettibili requisiti propri dell'"informazione privilegiata". Il gravame fece rilevare che l'incremento di valore del titolo dipendeva non già dall'acquisto effettuato da (X), ma dalle speranze riposte nell'opa sulla restante parte del pacchetto, offerta d'acquisto obbligatoria per legge e che sarebbe stata lanciata a seguito della cessione della partecipazione. La Corte territoriale milanese, così investita del gravame, si pronunciò con sentenza resa il 30 gennaio Essa riformò marginalmente il primo giudizio: soltanto quanto alla misura della somma liquidata a favore della Parte Civile CONSOB a titolo di riparazione dei danni (importo ridotto ad ). Nel resto i giudici dell'appello confermarono la pronuncia del tribunale. Avverso la sentenza della Corte territoriale le difese (Avv., per (A) e (B); Avv. per (A); Avv. per il responsabile civile, (X) S.p.a.) interposero ricorsi, articolati in numerosi motivi (in parte ripetitivi di osservazioni svolte con l'impugnazione di appello) indirizzati verso ambiti fra loro assai simili. Questo, in rapida sintesi, il contenuto delle doglianze, sulla premessa (avanzata come I Motivo dall'avv. ) di una eccessiva sbrigatività della decisione, in un processo ampio e complesso: - (II/II Motivo ricorso Avv....): inosservanza delle norme processuali, avendo i giudici riposto eccessiva fiducia nelle dichiarazioni di.... Egli, invero, era testimone interessato, avendo egli posto in essere condotte indebite, che rischiavano di coinvolgere una personale responsabilità (in contraendo) cosicché fu spinto a riferire ai giudici notizie non vere, come quella circa la fissazione del prezzo della cessione del pacchetto azionario, nonché, ancora, ad indicare infedelmente la data in cui fu fissato l'accordo sul prezzo, non oltre il e non il Al contempo, parziale era stata la rappresentazione del fatto da parte dei giudici di merito, i quali trascurarono alcune peculiari connotazioni che contraddistinsero le trattative negoziali finalizzate ad equilibri interni alla (Y) e che decampavano da logiche strettamente finanziarie; erronea applicazione della legge penale con riguardo alla fattispecie dell'art. 180 D. L.vo 24 febbraio 1998 n. 58 sia quanto all'asserita natura privilegiata della notizia sia relativamente alla ritenuta indisponibilità al pubblico. Secondo l'impugnazione, le notizie fornite da... non erano vere e le trattative da costui avviate non erano serie (II/III e II/VI Motivo; v. anche II Motivo avv....), attesa 34 l'esosità del pezzo, la mancanza di un'impegnativa scritta, la perentoria fissazione del termine ad horas per la definizione dell'affare, sicché è difficile ritenere provato il nesso consequenziale tra la notizia e l'operazione disposta da (A), la quale poteva trovare giustificazione nell'attento andamento del mercato e dall'interpretazione delle notizie. - Secondo tutti gli altri ricorrenti (Motivo 4 ricorso avv...., Motivo I avv...., Motivo I ricorso avv....) non risponde al vero che le informazioni comunicate a (X), dopo la riunione del Comitato Esecutivo del , fossero indisponibili agli operatori del mercato così da rendere "privilegiata" la notizia: per un verso, i ragguagli non furono precisati in termini di certezza, come affermato dalla sentenza impugnata (a pag. 28 e 30), d'altro canto, il ragguaglio discendente dalla informazione resa pubblicamente - in data della fissazione al dei contemporanei Consigli di Amministrazione di (Z) e di (Y), con ordini del giorno indicati anonimamente come "Comunicazioni al Presidente", costituivano messaggio eloquente e traccia indiscutibile di una già raggiunta intesa tra i due istituti di credito per la cessione del pacchetto di controllo di (W). Inoltre, come già riconosciuto dal Tribunale, l'... aveva già discorso con numerosi esponenti di banche ed operatori finanziari circa la divisata operazione, alludendo ad una soglia di Lire miliardi, quale prezzo a cui si poteva concludere la cessione del pacchetto. Ulteriore erronea applicazione della legge penale, con riguardo alla fattispecie dell'art. 180 d. l.vo 24 febbraio 1998 n. 58, era consistita nell'avere considerato elemento essenziale della connotazione privilegiata l'esatta soglia del prezzo, quando ben più appetita dal mercato era la potenziale ascesa del titolo in borsa, connessa all'opa obbligatoria ed all'asta che sarebbe stata indetta dalla cedente, come già riscontrato dal primo giudice (Motivo II avv....), previsione puntualmente rispettata; secondo i ricorrenti, risulta illogica la considerazione che vuole causalmente legata la conoscenza della tempistica della divisata dismissione, con la condotta operativa di (X); del resto (Motivo II/V ric. Avv....)... non espresse mai a (A) l'esatto prezzo di cessione, illazione dedotta da quest'ultimo, sicché non era dato ravvisare profilo di determinatezza della notizia; - Erronea applicazione della legge penale (III Motivo ric. Avv....) con riguardo alla fattispecie dell'art. 180 d. l.vo 24 febbraio 1998 n. 58, nel fornire rilievo penale alle operazioni di Borsa anteriori alle h. 17,30 del , e cioè dalla asserita comunicazione della notizia privilegiata da... a (A), trasferita a quest'ultimo mediante la telefonata del pomeriggio di quel giorno, a seguito della quale il primo intese sia l'entità del prezzo negoziato sia della avvenuta cessione con inevitabile conseguente OPA sul titolo; infatti (II/V Motivo, ric. Avv....; I Motivo avv....) già dal l'... aveva imbastito trattative con diversi operatori finanziari, possibili interessati all'acquisto del pacchetto, già indicando il prezzo di cessione in Lire miliardi per il 55 % del pacchetto, ovvero in Lire miliardi per l'intero pacchetto azionario, notizia che sfociò nella sua pubblicazione su quotidiani nazionali il : dunque, la notizia non era indisponibile agli operatori finanziari; - Erronea applicazione della legge penale che impone per l'integrazione della fattispecie che l'autore si "avvalga" della notizia mentre (A) (Motivo II/VI ric....; II Motivo avv....), ove davvero avesse percepito il carattere privilegiato dell'informazione, avrebbe dovuto far incetta delle azioni, mentre risulta che gli acquisti avvennero a spizzichi, con la clausola "curando", cioè con la cautela di chi intende seguire attentamente il corso del titolo, non già valendosi della certezza della notizia ricevuta e,così, lasciando ai possibili concorrenti il tempo di approfittare della situazione (essendovi anche al proposito un cenno dell'ordinanza del GIP di Milano che rigettò l'istanza del Pubblico Ministero volta al sequestro preventivo della somma di denaro, profitto del reato); - Erronea applicazione della legge penale quanto all'elemento soggettivo (Motivo II/VII ric. Avv....) poiché la condotta dei prevenuti fu priva di circospezione, utilizzando tramiti palesi ad ogni analisi ispettiva; - Erronea applicazione della legge penale, con riguardo alla fattispecie dell'art. 180 d. l.vo 24 febbraio 1998 n. 58 (IV Motivo ric. avv....), nell'assegnare rilievo penale alle operazioni di borsa posteriori alle h. 17,30 del , poiché - come annotato dalla prima decisione - il sito "www borsa rumors" ufficializzava la notizia della imminente cessione, della conseguente OPA sul titolo (imposta dal conflitto di interessi che un soggetto negoziale,, denunciava nell'affare, poiché alcuni amministratori ed alcuni grandi azionisti erano comuni ad entrambi gli istituti, Sent. Trib. Milano, pag. 6), fornendo anche 45 indicazione del probabile lancio dell'offerta di acquisto in 15 per azione, sicché da quel momento la Borsa registrò un vistoso aumento del titolo e riscontrava acquisti ingenti da parte di alcuni soggetti finanziari, come attestato dalla relazione di CONSOB, tanto che la quotazione del titolo fu sospesa in data ; ciò che elimina la natura privilegiata dell'informazione, profilo dimenticato dalla impugnata sentenza; - Erronea applicazione della legge penale, con riguardo alla fattispecie dell'art. 180 d. l.vo 24 febbraio 1998 n. 58 (V Motivo ric. avv....) nell'assegnare interesse penale alle operazioni di borsa del , data in cui i giornali resero pubblica la cessione, il prezzo della stessa, il lancio dell'opa, notizie che determinarono l ascesa rilevantissima della quotazione ed imposero la sospensione della stessa in Borsa, non potendosi accettare l'assunto che il possessore di notizia privilegiata sia paralizzato dall'operare anche quando la notizia sia divenuta di pubblico dominio; - Carenza ed illogica motivazione nel vaglio della posizione di (B) (VI Motivo avv....), avendo la sentenza (pag. 32) addebitato al predetto la partecipazione al Comitato Esecutivo del , quando anche altri esponenti di (X) vi parteciparono e non furono incriminati; illogicità della motivazione, ancora, nell'avere i giudici di appello individuato soltanto nelle operazioni del (scevre da interesse penale, per quanto dianzi detto) il previo contributo alla conclusione del negozio, quando, invece, egli era stato informato in precedenza, dopo la conclusione dei singoli atti negoziali; infine, illogica è l'argomentazione che per affermare la responsabilità del (B) si richiama ai poteri delegatigli in materia di gestione finanziaria, poiché egli disponeva di firma per atti che non determinavano assunzione di rischio, circostanza che elude dall'ambito delegatogli effettivo potere deliberativo (consentito soltanto per il caso di prolungata assenza del (A) e previa autorizzazione del Consiglio), ma soltanto esecutivo; - Carenza ed illogica motivazione nell'esclusione della già maturata prescrizione alla data della impugnata sentenza (VII Motivo ric. Avv....; III Motivo avv....; III Motivo avv....):, essendosi il reato consumato il e naturalmente estinto il (7 anni e 6 mesi), tuttavia asseritamente protratto, in forza delle sospensioni riscontrate nel corso del dibattimento. Ma erroneo è stato il computo della sospensione dal sino al , avendo il giudice concesso - per richiesta di tutte le parti, motivata dalla necessità di conoscere la portata della riforma conseguente alla legge 18 aprile 2005 n. 62, la quale modificava il testo del "vecchio" art termine sino al per la presentazione di memorie e sino al per il deposito di eventuali memorie di replica, con esaurimento, quindi, al dell'effetto sospensivo, venendo a cessare soltanto a quella data la causa che giustificava la dilazione concessa. La circostanza comporta la retrodatazione del termine estintivo del reato ad epoca anteriore al , con la conseguenza che priva di sostanza era la condanna alle spese processuali dei ricorrenti, essendo fondato l'argomento difensivo; ma i giudici di appello si sono contraddetti nell'aver computato la dilazione e, successivamente, nell'aver negato l'esistenza di una causa di sospensione. Del pari, censurato è l'omesso computo del periodo feriale ( ) quale sospensione della prescrizione, lasso di tempo non considerato dalla legge 742/69, quando esso seguendo l'indirizzo della giurisprudenza di legittimità (Cass. Sez. V, , Becattini) preclude a qualsiasi lettura in danno dell'imputato e poiché il rinvio non è cagionato da istanza difensiva; - Contraddittorietà della motivazione quanto alla condanna al risarcimento dei danni a favore di (Y) (Motivo IV, ric. Avv....) poiché la decisione d'appello rinvia integralmente sul punto a quella del primo giudice, ma non prende in considerazione i motivi dedotti in sede di appello dalla difesa sull'argomento; cosicché è ingiustificata la conclusione secondo cui, in assenza di una modalità utile per la stima del pregiudizio arrecato, si afferma, comunque, la certa ricorrenza del danno; non essendo, sicuramente, possibile dimostrare e quantificare il contributo fornito da (X) nella dinamica del prezzo dei titoli di (W), anche perché (X) ha sempre operato aderendo al naturale andamento del mercato. - Erronea l'applicazione della legge penale (Motivo VIII, ric. avv....) con violazione dell'art. 185 c.p., nell'aver riconosciuto l'esistenza di danno risarcibile in capo a (Y) nel contesto del reato di abuso di informazioni privilegiate, poiché la fattispecie penale tutela la parità informativa degli operatori del mercato e non già la singola posizione di ciascuno di costoro: la condotta penalmente rilevante si ferma alla soglia di utilizzo dell'informazione, non già nell'area della formazione del prezzo, che è conseguenza mediata e riflessa della 56 condotta illecita; di qui l'illegittimo rinvio al giudice civile della definizione del danno risarcibile; - Erronea l'applicazione della legge penale (Motivo IV, ric. Avv....) attesa l'inesistenza del danno morale, per cui fu disposta anche provvisionale a favore di (Y), sia perché la causa indicata quale genesi dello stesso coincide con la notizia fornita da... e (A) e, per quanto detto, irrilevante essendo già di vasto dominio, sia perché la fuga di notizie dalla citata Banca non è addebitabile a ; - Erronea applicazione dell'art. 187 undecies d. l.vo 24 febbraio 1998 n. 58, portato dalla legge di riforma del l. 18 aprile 2005 n. 62 (Motivo IV, ric. Avv....; IX Motivo avv....), che configura una norma di sfavore, quale obbligazione pecuniaria, a natura sanzionatoria, a favore di CONSOB e non già una mera disposizione processuale, sicché impropria è stata la sua applicazione a fatti anteriori alla vigenza della nuova normativa e perché il punto della decisione di primo grado che escludeva l'applicabilità della sanzione pecuniaria, non è stato fatto oggetto di impugnazione, sicché è passato in cosa giudicata ed è insuscettibile di nuovo esame. All'udienza del 9 dicembre 2009 la Corte disponeva, ai sensi dell'art. 615 co. 1 c.p.p., il differimento della deliberazione all'udienza del 20 gennaio IN DIRITTO I ricorsi presentano sostanzialmente - come già si è osservato - argomenti comuni, ma dotati di autonoma fisionomia. Giova, quindi, per ciascun tema di impugnazione una partita trattazione. 1) La prescrizione del reato Non vi è dubbio che oggi, anche trascurando le doglianze mosse con l'impugnazione, il reato sia estinto per il maturato decorso della prescrizione. Ma può pure affermarsi che anche alla data della pronuncia del provvedimento impugnato il reato non poteva considerarsi prescritto. Tanto rileva per rigettare la richiesta di annullamento della decisione d'appello sul punto relativo alla condanna dell'appellante al pagamento delle spese del procedimento. I fatti trovarono consumazione alle date del 15, 16 e 18 dicembre La disciplina più favorevole per gli imputati è quella anteriore alla riforma della legge 251/05, in ragione del trattamento normativo della sospensione del decorso prescrizionale. La sanzione di riferimento, edittalmente prevista, è quella sancita dall'art. 180 (pena della reclusione sino a due anni e multa da a ), vigente all'epoca dei fatti. Ad essa corrisponde un periodo di prescrizione di cinque anni che, per effetto della causa interruttiva, ascende a 7 anni e 6 mesi. L'estinzione del reato occorse, pertanto, il , ad essa succedettero sospensioni rettamente computate dai giudici dell'appello, sicché deve escludersi l'estinzione del reato prima della pronuncia impugnata e deve ritenersi corretta la condanna dei ricorrente al pagamento delle spese del grado. Infatti, la motivazione dei giudici d'appello è dettagliata ed immune da censure, anche relativamente al contestato periodo corrente tra il sino al (o ), da valutarsi secondo la vecchia normativa (abrogato art. 159/art. 304 c.p.p.) In tema di prescrizione del reato, il rinvio del dibattimento accordato per migliore disamina della situazione processuale, pure nel caso di riforma della disciplina normativa interessante l'imputazione stessa (nel caso in esame la fattispecie introdotta nell'ordinamento dalla legge 18 aprile 2005 n. 62), non assume potenzialità sospensiva del decorso prescrizionale, anche se la richiesta provenga da tutte le parti processuali. Come, invero, già affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte (Cass. sez. un., 28 novembre 2001, Cremonese, CED Cass ), perché possa ravvisarsi un effetto sospensivo collegato ad una statuizione del giudice, occorre una espressa indicazione in tal senso del legislatore, poiché in questa materia vige il principio di tassatività delle figure di sospensione, desumibile dall'art. 50 comma 3 c.p.p. Si impone, dunque, la necessità di un'esegesi strettamente aderente al dettato normativo, poiché la disciplina della sospensione del termine di prescrizione del reato incide negativamente sull'an della pena e limita l'esercizio dell'azione penale, sicché la relativa lettura deve conformarsi al principio di stretta legalità sancito nell'art. 25 comma 2 Cost. 67 La sospensione della prescrizione, quindi, consegue nei soli casi in cui risulti imposta da una particolare disposizione di legge, con la conseguenza di escluderne l'ipotizzabilità in rapporto a tutte quelle pause temporanee del procedimento rispetto alle quali l'individuazione dei presupposti è rimessa alla discrezionalità dell'interprete. In questa lettura, fortemente ancorata al dato letterale, non può trovare spazio alcuna delle ipotesi enucleate dalla sentenza dianzi menzionata, quali l'esercizio del diritto alla prova o a quelli di esercizio del diritto alla difesa, inteso quest'ultimo soltanto nei limiti delle disposizioni che impongono di riconoscere al difensore un termine "per prendere cognizione degli atti o per informarsi sui fatti oggetto del procedimento" (art. 108 c.p.p.) o, in generale, alla parte un termine per approntare la difesa (art. 184, 451, 519 c.p.p.) Ed a quest'ultimo proposito giova richiamare, in risposta ai rilievi dei ricorrenti, che anche per l'istituto dei termini a difesa non è consentita applicazione analogica, secondo l'arresto della Corte Costituzionale (Ord. 20 gennaio 2006, n. 17), fattispecie concentrata su una tassativa elencazione di ipotesi. Non è, quindi, possibile accedere alla prospettazione dei ricorrenti che vorrebbero prescritto il reato già prima della decisione della Corte milanese, dal momento che nessuna norma consente di configurare la necessità di un migliore scrutinio del novum normativo né, tantomeno, ricollega alla sospensione dei termini feriali capacità sospensiva in ambito processuale, se non negli espressi termini previsti dalla legge 7 ottobre 1969 n. 742, disposizione che ignora l'asserito effetto sospensivo. Poiché non è dato apprezzare l'evidenza della prova di innocenza degli imputati (art. 129 co 2 c.p.p.), in considerazione di quanto sarà più avanti osservato, la sentenza deve essere annullata senza rinvio perché il reato è estinto per prescrizione. Assunto che rende immune da censura la condanna, pronunciata dal giudice di appello a carico dei ricorrenti, alla rifusione delle spese processuali. L'estinzione del reato non preclude alla Corte - ai sensi dell'art. 578 c.p.p.- la decisione sull'impugnazione per gli effetti dei capi della sentenza, che concernono le statuizioni civili, essendo stati interposti, anche a questo riguardo, motivi di impugnazione. 2) Lo sviluppo della normativa sulla natura privilegiata dell'informazione. Giova un cenno alla successione di norme al riguardo, al fine di chiarire l'esatta portata del precetto penale al momento della commissione del reato ascritto ai ricorrenti. Il reato di abuso di informazione privilegiata è stato introdotto nel nostro ordinamento a seguito della Direttiva 2003/6/CE del 28 gennaio 2003 (ancorché non riprodotta dalla cd. Legge Comunitaria 18 aprile 2005 n. 62), che modellò il Titolo I bis nel contesto del TU. 24 febbraio 1998 n. 58 (cd. TUF). Ma la prima formulazione della fattispecie di insider trading si deve alla legge 17 marzo 1991 n. 157 (che attuava la direttiva 89/592/CEE), la quale definiva, all'art. 2, la violazione penale nell'aver compiuto operazioni su valori mobiliari "qualora si posseggano informazioni riservate ottenute in virtù della partecipazione al capitale di una società ovvero in ragione dell'esercizio di una funzione, anche pubblica, professione o ufficio" (divieto esteso anche al cd. tipping, condotta che consiste nella comunicazione a terzi dei dati riservati, in costanza del possesso dell'informazione, ed al tuyautage, rappresentato dal consiglio a terzi riguardante siffatte operazioni). La norma fu ripresa dal d. l.vo 24 febbraio 1998 n. 58, all'interno di quello che doveva essere un piccolo statuto relativo a condotte penalmente illecite nelle negoziazioni del mercato mobiliare (compendio racchiuso negli artt , inseriti nella parte V, titolo I, "sanzioni penali", capo IV) rubricato come "Abuso di informazioni privilegiate e aggiotaggio su strumenti finanziari" che così recitava "è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro ventimila a euro tre milioni chiunque, essendo in possesso di informazioni privilegiate in ragione della sua qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell'emittente, della partecipazione al capitale dell'emittente, ovvero dell'esercizio di un'attività lavorativa, di una professione o di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio: a) acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni medesime ". Dunque, l'attenzione punitiva del legislatore si spostò dalla propalazione di una notizia 7 Vedere altro
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