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Timestamp: 2019-10-15 23:43:56+00:00
Document Index: 35216026

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 8', 'sentenza ']

Per determinare il foro competente, è necessario individuare la residenza abituale del fanciullo. Nota a Cass. civ. Sez. Unite, Sent., 30-03-2018, n. 8042.
Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive - Valeria Cianciolo - 21/04/2018
Il Regolamento Bruxelles II bis n. 2201/2003 ha introdotto un’articolata disciplina sulla competenza, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale, distinguendo nettamente il contenzioso relativo allo scioglimento del matrimonio, da un lato, e quello riguardante la responsabilità genitoriale, dall’altro.
L’art. 8 del Reg. stabilisce che la “competenza generale” per le domande in materia di responsabilità genitoriale è determinata in base al luogo in cui il minore “risiede abitualmente”, conformemente al suo superiore interesse e in particolare al criterio di vicinanza[1].
Nelle pronunce della Corte di giustizia la nozione di residenza abituale del minore viene nitidamente interpretata a partire dal punto di vista del minore stesso, quale autonomo centro di diritti ed interessi da promuovere e tutelare. Secondo la Corte di Giustizia i giudici nazionali dovrebbero accertare qual sia il luogo in cui il minore vanta il centro effettivo dei propri interessi attraverso un’attenta attività istruttoria, che verta sulla verifica della sussistenza di indici valutabili oggettivamente quali: il decorso del tempo, la regolarità, le condizioni e le ragioni del soggiorno nel territorio di uno Stato membro e del trasloco della famiglia in tale Stato, la cittadinanza del minore, il luogo e le condizioni della frequenza scolastica, le conoscenze linguistiche nonché le relazioni familiari e sociali del minore in detto Stato.
Il fatto. La Corte d'Appello di l'Aquila, confermando la pronuncia di primo grado, aveva ritenuto il difetto di giurisdizione del giudice italiano in favore di quello del Regno Unito in ordine alle domande proposte da una donna di affidamento congiunto della figlia minore, di diversa regolamentazione del diritto di visita e di accertamento della debenza e della determinazione del contributo al mantenimento della medesima.
A sostegno della decisione la Corte d'Appello aveva affermato che:
la madre e la figlia risiedevano in Inghilterra,
la residenza era conforme all'iscrizione all'A.I.R.E,
la minore era iscritta presso un medico di base che esercita a Londra e per l'anno 2013/2014 era stata iscritta ad un asilo nido londinese. Tutti questi elementi concordanti ed in particolare l'iscrizione all'asilo nido inducevano a ritenere che la residenza abituale dovesse essere individuata in Inghilterra e che la circostanza che la minore trascorresse anche periodi di tempo in Italia presso i nonni, non escludeva che quella estera fosse la residenza abituale.
Avverso questa pronuncia proponeva ricorso per cassazione il padre della minore.
Resisteva con controricorso la madre della minore.
Le conclusioni della Corte. Con sentenza n. 8042 del 30 marzo 2018, le Sezioni Unite della Corte di cassazione, decidendo sulla questione di giurisdizione insorta in ordine alle richieste avanzate dal genitore non collocatario di regolamentazione del diritto di visita e di determinazione del contributo al mantenimento della minore residente a Londra, ha confermato la sentenza della Corte di Appello di L’Aquila che aveva ritenuto il difetto di giurisdizione del giudice italiano in favore di quello del Regno Unito.
La sentenza esamina la questione sollevata dal ricorso per Cassazione, relativa all’applicazione, nel caso di specie, dell’art. 8, par. 1, del regolamento Bruxelles II, ai cui sensi “le autorità giurisdizionali di uno Stato membro sono competenti per le domande relative alla responsabilità genitoriale su un minore, se il minore risiede abitualmente in quello Stato membro alla data in cui sono aditi”. Le sezioni unite non hanno alcuna esitazione nel confermare il difetto di giurisdizione del giudice italiano, valutando che la sentenza di appello avesse correttamente ritenuto che alla data della domanda al giudice italiano il minore non risiedeva abitualmente in Italia. Anche qui il richiamo ai precedenti giurisprudenziali è sintetico ed essenziale.
La pronuncia sposa l’indirizzo di legittimità ormai consolidato secondo cui per “residenza abituale” deve intendersi "il luogo dove il minore trova e riconosce, anche grazie a una permanenza tendenzialmente stabile, il centro dei propri legami affettivi, non solo parentali, originati dallo svolgersi della sua vita di relazione". In altri termini, la residenza abituale corrisponde al luogo che denota una certa integrazione del minore in un ambiente sociale e familiare, ed ai fini del relativo accertamento rilevano una serie di circostanze che vanno valutate in relazione alla peculiarità del caso concreto: la durata, la regolarità e le ragioni del soggiorno nel territorio di uno Stato membro, la cittadinanza del minore, la frequenza scolastica e, in generale, le relazioni familiari e sociali).
Tale accertamento – non la corretta applicazione dei criteri individuati dalla legge e dal Regolamento - è riservato all'apprezzamento del giudice del merito, incensurabile in sede di legittimità se congruamente e logicamente motivato (Cass., Sez. Un. civ., 10 febbraio 2017, n. 3555).
La più illuminata giurisprudenza ricollega, infatti, l’interpretazione dell’istituto al principio del best interest of child, richiedendo che la residenza abituale del minore venga ricostruita proprio a partire dal legame che il bambino vanta con un determinato luogo, con ciò esplicitando il criterio della vicinanza e del forum conveniens .
Nella specie si è precisato che, "ai fini del relativo accertamento rilevano una serie di circostanze che vanno valutate in relazione alla peculiarità del caso concreto: la durata, la regolarità e le ragioni del soggiorno nel territorio di uno Stato membro, la cittadinanza del minore, la frequenza scolastica e, in generale, le relazioni familiari e sociali".
Secondo gli Ermellini, la Corte d’Appello ha valorizzato, tenendo conto della tenerissima età della minore e della mancanza di fattori di radicamento esterni ai nuclei familiari materno e paterno, indicatori di natura proiettiva, quali l'iscrizione all'asilo e l'incardinamento nel sistema sanitario pediatrico inglese della minore, peraltro in coerenza con il regime giuridico relativo alla residenza ad essa applicabile in quanto nata fuori del matrimonio ed in assenza di statuizioni specifiche al riguardo prese consensualmente o giudizialmente. Prosegue la Corte: “Gli elementi fattuali posti in luce nel motivo di ricorso, consistenti, in particolare nei periodi non brevi trascorsi dalla minore in Italia, presso i nonni, in particolare materni ma anche paterni, sono stati ritenuti fondatamente recessivi rispetto a quelli sopra indicati, in quanto coerenti con l'ampiezza e l'elasticità, riscontrabile in fatto, delle relazioni familiari delle quali fruisce la minore ma non idonei ad incidere sul radicamento della giurisdizione, proprio per la peculiarità della situazione della stessa, dell'età di soli due anni al momento dell'instaurazione del presente giudizio.”
[1] Il considerando 12 del medesimo regolamento enuncia quanto segue: “È opportuno che le regole di competenza in materia di responsabilità genitoriale accolte nel presente regolamento si informino all’interesse superiore del minore e in particolare al criterio di vicinanza. Ciò significa che la competenza giurisdizionale appartiene anzitutto ai giudici dello Stato membro in cui il minore risiede abitualmente, salvo ove si verifichi un cambiamento della sua residenza o in caso di accordo fra i titolari della responsabilità genitoriale.”