Source: http://www.dirittofamiglia.it/successione-per-rappresentazione.htm
Timestamp: 2018-08-15 03:13:02+00:00
Document Index: 159064677

Matched Legal Cases: ['art. 469', 'art. 469', 'art. 468', 'art. 468', 'art. 468', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 83', 'sentenza ', 'sentenza ']

Rif: Guida al Diritto n.1 del 2 gennaio 2010 pagg 35 e ss
La Suprema Corte ha affermato il principio della tassatività dell'ambito dei presupposti soggettivi ai fini dell'operatività del meccanismo successorio per rappresentazione. In particolare si poneva il problema se fosse ammissibile la successione per rappresentazione dei discendenti del nipote de de cuius pre morto. La Corte d'Appello aveva affermato la possibilità, da parte di questi, di succedere per rappresentazione traendo argomento dalla disposizione di cui all'art. 469 cc che stabilisce al riguardo come la successione abbia luogo in infinito.
La Suprema Corte, nel cassare la sentenza, ha invece affermato che la disposizione di cui all'art. 469 cc deve combinarsi con quella di cui all'art. 468 cc che invece individua puntualmente la categoria dei rappresentati, rispetto ai quali opera il meccanismo successorio della rappresentazione, nei figli (nella linea diretta) e nei fratelli (nella linea collaterale). Costituendo, ad opinione della Corte, la rappresentazione un'eccezione agli ordinari criteri successori non ne è dunque ammessa un'applicazione analogica.
Cassazione Civile Sez. II del 28 ottobre 2009 n. 22840
L'art. 468 c.c. circoscrive i limiti di applicazione dell'istituto della rappresentazione, sia nella successione legittima sia in quella testamentaria, nel senso che essa ha luogo a favore dei discendenti legittimi del chiamato che, nella linea retta, sia figlio e, in quella collaterale, fratello o sorella del defunto. Sono, pertanto, esclusi dalla rappresentazione i discendenti del nipote "ex filio".
L'ambito di applicazione dell'istituto della rappresentazione, sia nella successione legittima che in quella testamentaria, è circoscritto dall'art. 468 c.c., nel senso che essa ha luogo a favore dei discendenti del chiamato che, nella linea retta, sia figlio e, in quella collaterale, fratello o sorella del defunto; ne consegue che sono esclusi dalla rappresentazione i discendenti del nipote ex filio.
Dott. MAZZIOTTI Lucio - Consigliere -
G.N. e G.F.M., elettivamente domiciliati in Roma, via di S. Costanza n. 35 (studio Avv. Bonetto Marcello), presso il recapito professionale dell'Avv. Magistri Carlo) che li rappresenta e difende per procura speciale a margine del ricorso;
L.C. (nato nel (OMISSIS)), elettivamente domiciliato in Roma, viale Parioli n. 93, presso lo studio dell'Avv. Gomito Damiano, rappresentato e difeso dall'Avv. Parisi Alfonso Maria, per procura speciale notarile in data 24 novembre 2004, notaio G. Beccari in Castelnovo nè Monti, rep. n. 216598;
G.M.T., L.L.,L.P.,G. M., LE.CA. (nato nel (OMISSIS));
Con citazione del novembre 1990, G.N. e G.F. M. convenivano in giudizio, dinnanzi al Tribunale di Patti, G.M.T., in proprio e nella qualità di esercente la potestà dei genitori sui figli minori P., C. e Laura L., esponendo che la convenuta si era impossessata di parte dell'eredità proveniente da loro padre, Gu.Mi., deceduto nel (OMISSIS), accampando un inesistente diritto di succedere per rappresentazione a L.M., nipote ex filia del de cuius, padre dei minori e marito della convenuta stessa. Chiedevano pertanto che, accertato il diritto di proprietà di essi attori e dei coeredi C. e G.M. su tali beni, la convenuta fosse condannata al rilascio degli stessi, indebitamente occupati.
Disposta l'integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri coeredi, nonchè di P. e L.C., nel frattempo divenuti maggiorenni, l'adito Tribunale, con sentenza del 7 dicembre 2000, accoglieva la domanda.
Proponevano appello G.M., in proprio e nella qualità, P. e L.C.; resistevano al gravame N., F.M. e G.C..
Con sentenza depositata il 31 ottobre 2003, la Corte d'appello di Messina, accoglieva l'appello e rigettava le domande originariamente proposte da N. e G.M.F., compensando tra le parti le spese del doppio grado.
La Corte rilevava, innanzitutto, che il de cuius Gu.Mi., nel (OMISSIS), dispose con testamento pubblico dei propri beni in favore dei figli nonchè del nipote ex filia (a lui premorta) L. M., il quale era poi deceduto prima dell'apertura della successione, avvenuta nel (OMISSIS). Oggetto del contendere era quindi la sussistenza o meno del diritto dei figli del L. a succedere al bisnonno in rappresentazione del padre.
Ciò comportava quindi l'accoglimento del gravame e la reiezione della domanda di rivendica proposta dagli attori originari e di quelle consequenziali. Quanto invece alla domanda riconvenzionale proposta da G.M., la Corte riteneva che la stessa non potesse essere accolta sia per carenza di prova, sia perchè, comunque, si sarebbe trattato di prestazioni eseguite per ragioni affettive e non in vista di un corrispettivo.
Per la Cassazione di questa sentenza ricorrono N. e G. F.M. sulla base di un motivo, illustrato da memoria; per gli intimati G.M.T., L., C. e L. P., è stata depositata una "memoria", nella quale si afferma che le procure dei primi tre intimati sono state rilasciate in calce alle copie notificate del ricorso, mentre per il quarto intimato, L.P., è stata depositata procura notarile.
Rileva preliminarmente il Collegio che degli intimati solo L. C. può ritenersi validamente rappresentato e difeso nel presente giudizio di legittimità, sia pure ai soli fini della partecipazione alla discussione in pubblica udienza - in assenza di un atto qualificabile come controricorso, non essendo la memoria depositata nell'interesse degli intimati notificata ai ricorrenti -, giacchè solo L.C. (nato (OMISSIS)) ha rilasciato al difensore una valida procura speciale per atto notaio B. in (OMISSIS), rep. 216.598, laddove tutti gli altri intimati hanno rilasciato la procura speciale in calce alla copia notificata del ricorso. Ed è noto che "nel giudizio di Cassazione, la procura speciale non può essere rilasciata a margine o in calce ad atti diversi dal ricorso o dal controricorso, in considerazione del tassativo disposto dell'art. 83 c.p.c., comma 3; ne consegue che deve essere dichiarato inammissibile il ricorso incidentale qualora detta procura speciale sia stata apposta in calce alla copia notificata del ricorso principale" (Cass., n. 16862 del 2007; Cass., S.U., n. 12265 del 2004).
In quest'ultima pronuncia, la Corte, dopo aver ricostruito le origini dell'istituto della rappresentazione, ha osservato come sia conseguente alla evoluzione strutturale dell'istituto anche il variare, nel tempo, del suo fondamento sociale, rilevando che "superata la tesi iniziale - che ancorava la ratio della rappresentazione a ragioni di tutela di una volontà presunta del de cuius - la dottrina prevalente, prima della citata sentenza n. 79 del 1969, aveva finito (...) con l'individuare lo scopo dell'istituto nella protezione della famiglia legittima e, più precisamente, della stirpe legittima del de cuius. Ma è stata poi la stessa Corte Costituzionale a rilevare - con la riferita statuizione - che, quale che sia la natura della rappresentazione, "in concreto questa tutela gli interessi della famiglia del mancato erede, impedendo che i beni le siano tolti sol perchè il genitore non vuole o non può accettarli". La Corte, peraltro, ha osservato che, pur se la ratio dell'istituto si è progressivamente spostata dalla tutela della famiglia del defunto alla tutela di quella del mancato successore, tuttavia non è venuto meno il carattere eccezionale della rappresentazione, nel sistema successorio. "Questa opera infatti in deroga ai principi generali sull'ordine dei successibili, anteponendo nelle ipotesi di cui agli artt. 467 e 468 c.c., i discendenti del chiamato, che non voglia o non possa accettare, a quegli che sarebbero stati - altrimenti - chiamati in linea ulteriore. Ed è e- vidente che il margine di estensibilità di una tale deroga, che esprime una valutazione squisitamente discrezionale del legislatore, non può essere divaricato senza impingere in quella discrezionalità. Il che neppure al Giudice delle leggi è consentito, dovendo anche i più sofisticati strumenti decisori a sua disposizione (sentenze additive, manipolative etc.) rispettare la nota linea di confine che separa la funzione sindacatoria della Corte Costituzionale da quella propriamente normativa riservata al Parlamento".
Nel caso di specie, emerge dalla sentenza impugnata che il de cuius, Gu.Mi., nel 1983 ha disposto con testamento pubblico dei propri beni in favore dei figli, nonchè del nipote ex filza (a lui premorta) L.M., il quale peraltro è deceduto prima dell'apertura della successione, avvenuta nel (OMISSIS).