Source: https://www.aranagenzia.it/sezione-giuridica/sezione-giuridica/corte-costituzionale/9782-sentenza-n-146-del-1962019-pubblico-impiego--trattamento-giuridico-ed-economico-di-dipendenti-pubblici--competenze-esclusive-del-legislatore-statale--illegittimita-costituzionale-dellart-2-legge-regione-campania-n-202002-e-art-1-comma-1-legge-.html
Timestamp: 2020-02-19 12:11:48+00:00
Document Index: 20880532

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 117', 'art. 81', 'art. 117', 'sentenza ', 'art. 40', 'sentenza ']

Sentenza n. 146 del 19/6/2019 Pubblico impiego – trattamento giuridico ed economico di dipendenti pubblici – competenze esclusive del legislatore statale – illegittimità costituzionale dell’art. 2 legge regione Campania n. 20/2002 e art. 1 comma 1 legge
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CORTE COSTITUZ. Sent. 146 - 2019.pdf 90 Kb
La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 della legge n. 20/2000 e dell’art. 1 comma 1 della legge n.25/2003 della regione Campania che istituivano fondi aggiuntivi per finanziare le indennità da versare al personale comandato o distaccato in servizio presso uffici di diretta collaborazione e supporto ai Presidenti di commissione, membri dell’ufficio di presidenza e dei gruppi consiliari, e per il personale in servizio presso le strutture organizzative del Consiglio regionale. Si tratta di fondi illegittimi perché istituiti dalla regione “Al di fuori di quanto previsto dalle fonti normative costituzionalmente previste (legge statale e contratti collettivi di comparto), quindi illegittimi perché lesivi della competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile – art. 117 secondo comma lettera l, Cost. - e degli equilibri complessivi della finanza pubblica e della sostenibilità del debiti, di cui lo stato è garante e custode ex art. 81 e 97 primo comma Cost.“. Dicono i giudici “Le norme regionali hanno introdotto la previsione di un nuovo trattamento economico accessorio per il personale regionale che, oltre a non essere coerente con i criteri indicati dai contratti collettivi di comparto, è innanzi tutto in contrasto con la riserva di competenza esclusiva assegnata al legislatore statale dall’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. in materia di ordinamento civile. A questa materia, secondo la costante giurisprudenza di questa Corte (ex plurimis, sentenze n. 175 e n. 72 del 2017; n. 257 del 2016; n. 180 del 2015; n. 269, n. 211 e n. 17 del 2014), deve ricondursi la disciplina del trattamento giuridico ed economico dei dipendenti pubblici e quindi anche regionali, «retta dalle disposizioni del codice civile e dalla contrattazione collettiva» nazionale, cui la legge dello Stato rinvia (sentenza n. 196 del 2018). Non è superfluo rimarcare che lo spazio della contrattazione decentrata e integrativa, individuato dall’art. 40, comma 3-bis, del d.lgs. n. 165 del 2001 come sede idonea per la destinazione di risorse aggiuntive relative al trattamento economico accessorio collegato alla qualità del rendimento individuale, è uno spazio circoscritto e delimitato dai contratti nazionali di comparto. La contrattazione non potrà che svolgersi «sulle materie, con i vincoli e nei limiti stabiliti dai collettivi nazionali, tra i soggetti e con le procedure negoziali che questi ultimi prevedono». Come questa Corte ha recentemente evidenziato «[i] due livelli della contrattazione sono […] gerarchicamente ordinati, in specie nel settore del lavoro pubblico, poiché solo a seguito degli atti di indirizzo emanati dal Ministero e diretti all’ARAN per l’erogazione dei fondi, secondo quanto previsto dalla contrattazione collettiva nazionale, può aprirsi la sede decentrata e sotto-ordinata di contrattazione» (sentenza n. 196 del 2018)”.