Source: http://www.esproprionline.it/site/d_NewsList.asp?whichpage=2&SortField=&SortDir=&CategoriaNews=7&DataDa=&DataA=&stat=3
Timestamp: 2018-05-26 13:59:44+00:00
Document Index: 172969282

Matched Legal Cases: ['art. 22', 'art. 42', 'art. 42', 'art. 21', 'sentenza ', 'art. 42']

Esproprionline.it - L’espropriazione per pubblica utilità.
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TASSATA LA PLUSVALENZA DA CESSIONE ONEROSA DI IMMOBILI SU CUI SI PUÒ EDIFICARE
I vincoli d'inedificabilità assoluta, stabiliti in via generale e preventiva nel piano regolatore generale, vanno tenuti distinti dai vincoli di destinazione, sicché la relativa cessione a titolo oneroso è idonea a determinare l'insorgenza di una plusvalenza imponibile. In particolare è soggetta a tassazione la plusvalenza realizzata a seguito di cessione di terreno sul quale lo strumento urbanistico vigente consenta, a qualunque titolo e per qualunque scopo, di edificare, senza che, pertanto, a nulla rilevi cosa e a qual fine si costruisca.
L'OCCUPAZIONE EX ART. 22 BIS PUÒ ESSERE PROROGATA
L'art. 22 bis del d.P.R. n. 327/2001 stabilisce che il provvedimento di occupazione d'urgenza perde efficacia qualora non venga emanato il decreto di esproprio nel termine di cui all'articolo 13 del medesimo d.P.R., ossia entro cinque anni decorrenti dalla data in cui è divenuta efficace la dichiarazione di pubblica utilità, salvo l'eventuale proroga del termine quinquennale, disposta, anche d'ufficio, prima della scadenza e per un periodo di tempo che non supera i due anni.
DANNO DA OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA: 5% ANNUO DEL VALORE DEL BENE + 5% ANNUO DI INTERESSI
Il danno da occupazione illegittima può quantificarsi, con valutazione equitativa ex artt. 2056 e 1226 c.c., nell'interesse del cinque per cento annuo sul valore venale del bene, in linea con il parametro fatto proprio dal legislatore con il cit. art. 42-bis, comma 3, d.P.R. n. 327 del 2001, suscettibile di applicazione analogica in quanto espressione di un principio generale, detratto il periodo anteriore al quinquennio precedente la proposizione del ricorso, ovvero a altro fatto o atto interruttivo della prescrizione stessa di epoca anteriore. A ciò si aggiungono interessi nella misura del 5% per ogni anno di occupazione illegittima.
L'INDENNITÀ DI OCCUPAZIONE DECORRE DALL'EFFETTIVA IMMISSIONE IN POSSESSO (CHE FA PERDERE AL PROPRIETARIO LA DISPONIBILITÀ DEL BENE)
Dall'immissione in possesso decorre il diritto alla corrispondente indennità (il quale postula che il proprietario abbia effettivamente perduto la disponibilità del bene). L'indisponibilità giuridica derivante dalla mera pronuncia del decreto di occupazione può invece costituire presupposto per il riconoscimento di un indennizzo, in favore del proprietario dell'immobile, soltanto ove quest'ultimo fornisca la dimostrazione dell'esistenza di un reale pregiudizio (quale, ad esempio, quello derivante dall'impossibilità di alienazione del bene in presenza di concrete possibilità).
UNA STRADA NUOVA PUÒ COMPORTARE LIMITAZIONI ALLE ATTIVITÀ ECONOMICHE E COMMERCIALI
Il motivo che il sacrificio imposto alla sfera giuridica del proprietario sarebbe sproporzionato rispetto all'interesse pubblico sotteso all'intervento (nella fattispecie causando una limitazione delle attività economiche e commerciali svolte nell'area da parte dei condomini) appare privo di pregio giuridico quando l'intervento, per natura e finalità, determini vincoli e limitazioni in ragione della prevalenza dell'interesse pubblico sotteso allo stesso.
L'ACCETTAZIONE DELL'INDENNITÀ COPRE OGNI PREGIUDIZIO ANTE ESPROPRIO
Per il periodo ante esproprio, l'accettazione della indennità copre ogni pregiudizio.
SERVITÙ SOTTERRANEA DI ACQUEDOTTO ABUSIVA: GIURISDIZIONE DEL TRAP
Il TAR ha difetto di giurisdizione in ordine alla costituzione della servitù sotterranea di acquedotto, imposta mediante il decreto di asservimento gravato, riconducibile a posizioni giuridiche di diritto soggettivo che esulano dalla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, per essere ascritte, in ragione dell'oggetto dedotto, alla competenza del giudice del giudice specializzato delle acque pubbliche ovvero il Tribunale Regionale delle Acque pubbliche presso la Corte d'Appello.
IL PROPRIETARIO PUÒ DIMOSTRARE CHE IL SUO TERRENO INEDIFICABILE VALE DI PIÙ DI QUELLO AGRICOLO (ANCHE SE NON QUANTO QUELLO EDIFICABILE)
Il proprietario interessato dall'espropriazione può dimostrare, se del caso attraverso indagini tecniche, che il valore del fondo sia mutato o aumentato in conseguenza di una diversa destinazione del bene egualmente compatibile con la sua ormai accertata non edificatorietà, e che, quindi, il suo fondo, suscettibile di sfruttamento ulteriore e diverso da quello agricolo, pur senza raggiungere i livelli dell'edificatorietà, abbia un'effettiva e documentata valutazione di mercato che rispecchia queste possibilità di utilizzazioni intermedie tra l'agricola e l'edificatoria.
VERDE PRIVATO: VINCOLO NON SOGGETTO A DECADENZA
Una destinazione a parcheggio in ordine alla quale sia imposto che non vengano modificate le destinazioni degli spazi d'ambito esistenti o utilizzati a verde, e che i parcheggi privati siano interrati con sistemazione a verde della copertura, configura una disciplina che ha per scopo la duratura conformazione del territorio e non già l'imposizione di un temporaneo vincolo destinato a scadere entro i cinque anni.
LA PA NON PUÒ LIMITARSI A RISPONDERE ALL'ISTANZA DI ACQUISIZIONE SANANTE CON MERE COMUNICAZIONI INTERNE
In esito a istanza del privato di avvio del procedimento acquisitivo ex art. 42bis TUEs, non osta alla declaratoria di inadempimento la circostanza che l'ente occupante abbia (tardivamente) palesato con una mera comunicazione interna l'intenzione di intraprendere il procedimento e l'adozione di alcuni atti prodromici a tale fine.
LO IACP È TENUTO A GARANTIRE LA COPERTURA DEI COSTI DI ACQUISIZIONE DELLE AREE
Il corrispettivo della concessione del diritto di superficie deve assicurare al Comune - in applicazione del principio del perfetto pareggio economico - la copertura dei costi di acquisizione delle aree destinate alla realizzazione dei piani e delle sole opere di urbanizzazione funzionali alla loro edificabilità, sicché l'ente è legittimato a pretendere l'eventuale differenza ove nella convenzione quel corrispettivo sia stato erroneamente determinato in misura inferiore ai costi effettivi. Tale etero-integrazione del rapporto vale anche in assenza di convenzione in ipotesi di provvedimento amministrativo attributivo del diritto di superficie da parte di I.A.C.P., che è quindi tenuto a garantire la copertura dei costi resi necessari per l'acquisizione delle aree, in relazione alle quali è stato attribuito il diritto reale.
IL VALORE TROVATO CON IL METODO SINTETICO COMPARATIVO È DEPURATO DAGLI ONERI DI URBANIZZAZIONE
Ai fini della determinazione del valore venale di un immobile, gli oneri di urbanizzazione sono stabiliti dalla normativa urbanistica, e la loro incidenza sul prezzo degli immobili in regime di libero mercato non necessita di dimostrazione, dovendo il giudice di merito tenerne conto anche di ufficio; tuttavia, se il valore venale è accertato con metodo sintetico-comparativo, esso deve ritenersi già depurato da tali oneri, in quanto il mercato li sconta preventivamente nella determinazione del valore delle aree edificabili e, pertanto, una loro ulteriore sottrazione si risolverebbe in una non consentita duplicazione
ASTRAL SPA È COMPETENTE AD ATTUARE L'ARTICOLO 42 BIS
È posto a carico dell'Azienda Strade del Lazio S.p.a. (ASTRAL), alla quale è stata trasferita la titolarità delle strade da parte della Regione Lazio, l'obbligo giuridico di far venir meno l'occupazione sine titulo delle aree illegittimamente occupate adeguando la situazione di fatto a quella di diritto. Dal contratto di servizio, infatti, risulta che all'ASTRAL competono "le funzioni e i compiti amministrativi relativi alle espropriazioni".
QUANDO CESSA L'EFFICACIA DEL PIANO ATTUATIVO SI RIESPANDE LO IUS AEDIFICANDI
Alla cessata efficacia delle norme del piano attuativo consegue la decadenza dei vincoli espropriativi di zona, con la conseguenza che l'area non può ritenersi assimilata alle aree bianche, in quanto non conformate da uno strumento urbanistico, ma si verifica l'espansione dello ius aedificandi secondo le previsioni dettate dal vigente strumento urbanistico, rimanendo fermi a tempo indeterminato soltanto gli allineamenti e le prescrizioni di zona stabiliti dal piano stesso.
DIFFORMITÀ DELLE MAPPE RISPETTO ALLA REALE CONSISTENZA DELL'IMMOBILE NON INFICIANO IL DECRETO DI ESPROPRIO
Non è illegittimo un decreto di esproprio contenente difformità quantitative rispetto alle previsioni del piano particellare di esproprio a causa della difformità tra quanto rappresentato nelle mappe catastali sulle quali è stato redatto il piano particellare e la reale consistenza dell'immobile, in sede di accertamento dello stato di consistenza dei beni interessati alla espropriazione sulla base della quale è stato redatto il frazionamento.
INAMMISSIBILI ISTANZE «ESPLORATIVE» DI ACCESSO AGLI ATTI
Sono inammissibili istanze generiche o esplorative di accesso agli atti, soprattutto nella fase preparatoria dei procedimenti urbanistici, alla luce del comma 1 dello stesso articolo 24 della legge numero 241 del 1990 che esclude il diritto di accesso nei confronti dell'attività della pubblica amministrazione diretta all'emanazione di atti di pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne regolano la formazione.
IL DECRETO DI ESPROPRIO TARDIVO NON È NULLO, MA ANNULLABILE
Il decreto di esproprio adottato fuori termine non può considerarsi nullo per carenza di potere. Difatti, l'art. 21-septies della legge n. 241/1990, nell'introdurre in via generale la categoria normativa della nullità del provvedimento amministrativo, ha ricondotto a tale radicale patologia il solo difetto assoluto di attribuzione, che evoca la c.d. "carenza in astratto del potere", cioè l'assenza in astratto di qualsivoglia norma giuridica attributiva del potere esercitato con il provvedimento amministrativo, con ciò facendo implicitamente rientrare nell'area dell'annullabilità i casi della c.d. "carenza di potere in concreto", ossia del potere, pur astrattamente sussistente, esercitato in assenza dei presupposti di legge.
PUÒ NON ESSERVI INTERESSE AD ACCEDERE AGLI ATTI RELATIVI AD AREE DIVERSE DA QUELLE DEGLI ISTANTI
La nozione di interesse giuridicamente rilevante ai fini dell'esercizio del diritto di accesso agli atti si configura come il complesso di situazioni soggettive che vengano a collidere con l'esercizio di pubbliche funzioni e che travalicano la dimensione della tutela processuale di diritti soggettivi o interessi legittimi, la cui azionabilità diretta prescinde dal preventivo esercizio del diritto di accesso, così come l'esercizio del secondo prescinde dalla prima.
NON RIFIUTABILE LA RETROCESSIONE IN PRESENZA DI ACCERTATA INSERVIBILITÀ
Non può essere negata una retrocessione quando l'inservibilità delle aree da retrocedere - rispetto ai fini della realizzazione dell'opera pubblica per la quale le stesse furono espropriate - sia stata accertata con sentenza passata in giudicato.
LA REALIZZAZIONE DELL'OPERA NON OSTA ALLA RESTITUZIONE DEL TERRENO AI PROPRIETARI
La realizzazione dell'opera pubblica non rappresenta un impedimento alla possibilità di restituire l'area illegittimamente appresa. Nondimeno, in ipotesi di tal genere, l'ordinamento vigente consente all'ente espropriante di procedere in via postuma all'acquisto della proprietà del bene, attraverso la procedura di cui all'art. 42-bis del T.U. 8 giugno 2001 n. 327
È meglio vedere un film che un incontro di tennis perché non sopporto di vedere qualcuno che potrebbe perdere (Andy Warhol)