Source: http://www.sindacatofsi.it/2005/09/02/corte-costituzionale-sentenza-n-159-del-21-04-2005/
Timestamp: 2018-07-22 08:22:05+00:00
Document Index: 137400429

Matched Legal Cases: ['art. 97', 'art. 1', 'art. 97', 'art. 97', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 97', 'sentenza ', 'art. 1']

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Corte Costituzionale Sentenza n. 159 del 21/04/2005
La partecipazione ai concorsi per il passaggio a qualifiche superiori non può subire restrizioni in favore del personale interno
1. Con ricorso notificato in data 6 febbraio 2004 il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, ha sollevato, in riferimento all’art. 97, primo e terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale della legge della Regione Calabria 5 dicembre 2003, n. 28 (Inquadramento degli ispettori fitosanitari).
L’art. 1 della citata legge regionale prevede che il personale dipendente dall’assessorato all’agricoltura della Regione Calabria, il quale alla data di entrata in vigore della legge svolga le mansioni di ispettore fitosanitario o ne abbia acquisito la qualifica con la partecipazione a corsi di formazione professionale espletati dalla stessa Regione e svolga talune attività tecnico-ispettive specificamente elencate ovvero sia componente “essenziale ed indispensabile” di talune commissioni regionali, “può accedere, previo superamento di un concorso per esami e titoli, alla qualifica di funzionario
– Categoria D3”.
2.  Si è costituita in giudizio la Regione Calabria prospettando, preliminarmente, l’inammissibilità del ricorso e, nel merito, l’infondatezza dello stesso.
Considerato in diritto 1.  La questione di legittimità costituzionale, sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri in riferimento all’art. 97, primo e terzo comma, della Costituzione, ha ad oggetto la legge della Regione Calabria 5 dicembre 2003, n. 28 (Inquadramento degli ispettori fitosanitari).
2.  La Regione Calabria eccepisce l’inammissibilità del ricorso, prospettandone la assoluta genericità.
3.  L’eccezione di inammissibilità sollevata dalla Regione non è fondata, in quanto il ricorso, sebbene succintamente argomentato, è chiaro e determinato e non lascia dubbi sull’oggetto della contestazione.
4.  Nel merito la questione è fondata.
4.1.  Come le stesse parti hanno ricordato nei propri atti, questa Corte ha riconosciuto nel concorso pubblico (art. 97, terzo comma, della Costituzione) la forma generale ed ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego, in quanto meccanismo strumentale al canone di efficienza dell’amministrazione (sentenze n. 34 del 2004, n. 194 del 2002, n. 1 del 1999, n. 333 del 1993, n. 453 del 1990 e n. 81 del 1983), ed ha ritenuto che possa derogarsi a tale regola solo “in presenza di peculiari situazioni giustificatrici”, nell’esercizio di una discrezionalità che trova il suo limite nella necessità di garantire il buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97, primo comma, della Costituzione) ed il cui vaglio di costituzionalità non può che passare attraverso una valutazione di ragionevolezza della scelta operata dal legislatore.
La Corte ha, al riguardo, sottolineato che la regola del pubblico concorso può dirsi pienamente rispettata solo qualora le selezioni non siano caratterizzate da arbitrarie ed irragionevoli forme di restrizione dei soggetti legittimati a parteciparvi (sentenza n. 194 del 2002). E, in particolare, ha riconosciuto che l’accesso al concorso può essere condizionato al possesso di requisiti fissati in base alla legge, anche allo scopo di consolidare pregresse esperienze lavorative maturate nell’ambito dell’amministrazione.
Tuttavia ciò può accadere “fino al limite oltre il quale possa dirsi che l’assunzione nella amministrazione pubblica, attraverso norme di privilegio, escluda, o irragionevolmente riduca, la possibilità di accesso per tutti gli altri aspiranti con violazione del carattere pubblico del concorso, secondo quanto prescritto in via normale, a tutela anche dell’interesse pubblico, dall’art. 97, terzo comma, della Costituzione” (sentenza n. 141 del 1999).
4.2.  Alla luce di questo costante orientamento deve essere valutata la legge della Regione Calabria n. 28 del 2003.
Questa argomentazione non è tuttavia condivisibile, in quanto presuppone una specificità, in senso assoluto, delle colture e della vegetazione calabrese nel panorama fitosanitario nazionale e comunitario, la quale, in tutta evidenza, non sussiste affatto.
D’altra parte si deve rilevare che sono legittimati al concorso anche soggetti che svolgono funzioni tecniche o amministrative (art. 1, comma 1, lettera a, numeri 1, 2, 3 e 5, e lettera b), per le quali è del tutto inconferente il riferimento a questa presunta specificità assoluta delle colture e della vegetazione.
dichiara l’illegittimità costituzionale della legge della Regione Calabria 5 dicembre
2003, n. 28 (Inquadramento degli ispettori fitosanitari).