Source: https://www.assopiscine.it/servizi/assopiscine-risponde/507-qual-e-la-distanza-minima-dal-confine-di-proprieta-per-costruire-una-piscina
Timestamp: 2019-08-20 08:13:01+00:00
Document Index: 105404190

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 873', 'art. 9', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

Qual è la distanza minima dal confine di proprietà per costruire una piscina? - Assopiscine - Associazione Italiana Costruttori Piscine
La piscina è qualificata come opera che comporta trasformazione edilizia e urbanistica ed è subordinata alla richiesta di Permesso di Costruire secondo l’art. 3 comma 1 del DPR 380/01 (Testo Unico per l’Edilizia).
La piscina interrata, secondo la giurisprudenza, è una costruzione incorporata nel terreno ed è considerata come atta a sottostare al rispetto delle distanze legali previste dalle norme e dalla disciplina urbanistica, in particolare a quella delle distanze tra costruzioni.
La distanza minima tra costruzioni prevista dall’art. 873 del Codice Civile pari a tre metri (1,5 metri per parte di confine), distanza aumentata fino ad almeno 10 metri con l’art. 9 del D.M. 1444/68. Ciò posto, va affermato che i volumi edilizi completamente interrati (con il mantenimento inalterato del previgente piano di campagna e del suolo), benché qualificati come costruzione, sono esclusi dal regime delle distanze legali in quanto il fine che ha animato il legislatore nel fissare le distanze tra costruzioni è volta ad evitare la formazione di intercapedini dannose per l’igiene e salubrità, incidendo su illuminazione e aerazione.
La realizzazione della piscina completamente interrata, ancorchè non ci sia molta giurisprudenza al riguardo, risulta quindi esclusa dal rispetto della distanza tra costruzioni; la giurisprudenza maggiormente coerente (per quanto conosciuto) appare la sentenza del Tribuna le Amministrativo della Campania che con sentenza 2 luglio 2015 numero 3520 inerente “Piscine e locali interrati possono non rispettare le distanze legali” recita testualmente “... In ogni caso, poi, entrambe le opere (piscina e annessi vani tecnici) non risultano rilevanti ai fini della violazione delle distanze legali trattandosi di opere interrate o che comunque non si innalzano oltre il livello del terreno, con conseguente inconfigurabilità di un corpo edilizio idoneo a creare dannose intercapedini e a pregiudicare la salubrità dell’ambiente collocato tra gli edifici. ... essendo la normativa dettata in materia di distanze legali diretta ad evitare la formazione di strette e dannose intercapedini per evidenti ragioni di igiene, areazione e luminosità, ne deriva che la suddetta normativa è inapplicabile relativamente ad un manufatto completamente interrato quale una piscina (T.A.R. della Lombardia, sentenza 20 dicembre 1988 numero 428), in quanto i piani interrati devono ritenersi esonerati dal rispetto delle distanze legali (T.A.R. della Puglia del 30 dicembre 2014 numero 3200).”
Sulla questione si è espressa anche la Corte di Cassazione, secondo la quale ai fini dell’applicazione delle norme in materia di distanze legali riguardano, esclusivamente, le costruzioni non completamente interrate, aventi i caratteri della solidità, stabilità e immobilizzazione rispetto al suolo, anche mediante appoggio o incorporazione o collegamento fisso a un corpo di fabbrica (Cassazione civile sez. II 6 maggio 2014 n. 9679).