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Timestamp: 2018-03-25 01:31:46+00:00
Document Index: 36187068

Matched Legal Cases: ['art. 8', 'sentenza ', 'art. 32', 'sentenza ', 'art. 117', 'art. 14', 'art. 14', 'sentenza ']

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LE AAVV LAZIALI SCRIVONO ALL´ASSESSORE PER RIPRISTINARE I CORRETTI TEMPI DI CACCIA
Caricato il 13 dicembre 2016 da Albert su Rassegna stampa Nessun commento
Nero su bianco, le associazioni venatorie del Lazio chiedono alla Regione, nella persona dell'assessore delegato alla Caccia, di ripristinare la chiusura della stagione venatoria alle specie tordo bottaccio, sassello e cesena al 30 gennaio 2017. E lo fanno tutte unite, tutte insieme, forti delle sentenze di ben tre tribunali amministrativi regionali, che hanno espressamente stabilito come le Regioni possano stilare calendari venatori leggermente discordanti rispetto ai Key-concepts europei, sulla base di studi specifici che ne supportino le scelte. Studi che, nel caso del Lazio, esistono e sono stati già oggetto di pubblicazione da parte di una prestigiosa rivista ornitologica internazionale. Di seguito il testo integrale della lettera inviata all'assessore, spedita lo scorso 9 dicembre.
All'Assessore Agricoltura, Caccia e Pesca
Via R.R. Garibaldi, 7 – 00145 Roma
Le scriventi Associazioni Venatorie del Lazio, firmatarie del presente documento, chiedono il ripristino della data del 30 gennaio 2017 quale termine del prelievo venatorio alle seguenti specie: tordo bottaccio, tordo sassello, cesena.
La richiesta è supportata dalle sentenze dei seguenti Tribunali Amministrativi Regionali:
TAR Liguria, Sez. II, 5 febbraio 2016, n. 105;
TAR Toscana, Sez. II, 4 marzo 2016, n. 390;
TAR Marche, Sez. I, 7 ottobre 2016, n. 558,
che di fatto annullano l'esercizio del potere sostitutivo ex art. 8 L. 05.06.2003 n. 131, confermando come la guida della Commissione europea alla disciplina della caccia nell'ambito dell'applicazione della direttiva 2009/147 ICE (paragrafo 2.7.10) consenta espressamente alle Regioni degli Stati membri di fissare date delle stagioni di caccia differenziate rispetto al dato Key Concepts nazionale di talune specie, quando queste Regioni siano in possesso di dati scientifici a supporto che attestino una differenza nell'inizio della migrazione pre-nuziale.
Ad ogni buon fine si ricorda che la regione Lazio non è stata oggetto dell'uso dell'esercizio del potere sostitutivo, la cui legittimità sull'operato passato, nella stesura dei calendari venatori, è confermato dall'ultima sentenza del Tar Lazio N. 01845/2014 REG.PROV.COLL.
Si ricorda, inoltre, che è stato pubblicato sulla rivista ornitologica scientifica "THE RING" uno studio pluriennale specifico per la Regione Lazio sulla migrazione pre-nuziale del Tordo bottaccio, intitolato "Timing of the spring migration of the Song Thrush Turdus philomelos through southern Italy", degli Autori Sergio Scebba, Michele Soprano e Michele Sorrenti. Nello studio emerge che la data d'inizio della migrazione pre-nuziale della specie, attraverso una campagna standardizzata di inanellamento triennale, incomincia fra la seconda e la terza decade di febbraio.
Questi risultati sono coerenti con quanto emerso da altri lavori in Francia meridionale e in Corsica, nonché in altri studi compiuti in Italia centrale e meridionale, pubblicati ed in corso di presentazione. Anche diversi testi ISPRA riconoscono il mese di febbraio quale periodo in cui comincia la migrazione pre-nuziale del Tordo bottaccio.
Le scriventi Associazioni venatorie, pertanto, auspicano che per quanto riguarda le specie tordo bottaccio, tordo sassello e cesena, il termine del prelievo venatorio possa essere portato alla data del 30 Gennaio, alla luce delle succitate sentenze emesse da alcuni Tar Regionali in Italia e sia per la documentazione scientifica prodotta a supporto di tale richiesta. (ANUU MIGRATORISTI LAZIO; FEDERCACCIA LAZIO; EPS LAZIO; LIBERA CACCIA LAZIO; ARCICACCIA LAZIO; ENALCACCIA LAZIO; ITALCACCIA LAZIO)
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Caricato il 19 ottobre 2016 da Albert su Rassegna stampa Nessun commento
Oggi il ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti ha incontrato i rappresentanti delle associazioni venatorie. L’incontro è stato promosso da due europarlamentari: Renata Briano e Lara Comi. La prima del PD e la seconda di Forza Italia. Una ha parlato anche a nome dei colleghi Paolo De Castro e Damiano Zoffoli; l’altra a nome dei colleghi Salvatore Cicu e Remo Sernagiotto. Centrosinistra e centrodestra insieme per affrontare problematiche legate alla caccia, in particolare quelle riguardanti lo storno e i calendari venatori.
Il Ministro si è impegnato a chiedere a Ispra di fornire i dati necessari per il prelievo in piccola quantità dello storno, tenuto conto che Ispra stessa ha già scientificamente constatato il buono stato di salute della specie e avendo presente i danni causati all’agricoltura e ai monumenti storici delle città.
Per quanto riguarda i calendari venatori è stato richiesto di accelerare il processo di revisione e di aggiornamento dei Key Concepts. Dall’incontro inoltre è emersa la necessità di accrescere la sinergia a tutti i livelli istituzionali, mantenendo un dialogo con le associazioni venatorie, per superare quelle incongruenze che danneggiano i cacciatori e più in generale l’ambiente.
All’incontro erano presenti Gian Luca Dall'Olio, presidente nazionale Federcaccia, Lamberto Cardia, presidente nazionale Enalcaccia, Paolo Sparvoli, presidente nazionale Libera Caccia, Sergio Sorrentino, presidente nazionale Arcicaccia, Gianni Corsetti, presidente nazionale Italcaccia, Galdino Cartoni, presidente nazionale EPS, Massimo Zanardelli, consigliere nazionale ANUU, Alessandro Fiumani, presidente CPA Lombardia, e Carlo Bravo, presidente ACL Lombardia.
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LE AAVV PIEMONTESI ANCORA SULL’ART. 32
Caricato il 5 agosto 2016 da Albert su Rassegna stampa Nessun commento
Le scriventi Associazioni Venatorie riconosciute ribadiscono la loro assoluta contrarietà all’ art. 32. (Razionalizzazione dei Comitati di Gestioni degli A.T.C. e C.A.) del Ddl. 143, là dove esso testualmente recita: “La Giunta regionale può affidare la gestione di più Ambiti Territoriali di Caccia (A.T.C.) e Comprensori Alpini (C.A.) ad un unico Comitato di Gestione, secondo le disposizioni dettate dalla stessa.”
Crediamo che l’operazione che si vorrebbe portare a compimento nulla apporterebbe in termini di efficienza gestionale od operativa, e tantomeno potrebbe creare risparmio economico; al contrario risulterebbe del tutto controproducente, essendo l’attività di presidente e membri dei comitati di gestione di A.T.C. e C.A. prestata a titolo assolutamente gratuito, e dunque non incida che minimamente sui conti degli stessi, se non per un rimborso spese inevitabilmente destinato a diventare molto più gravoso per le casse degli enti qualora fossero previsti grossi spostamenti per i singoli componenti.
A tutto ciò s’aggiunge la violazione dei sani principi che ispirarono la l.157/92 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio) laddove vollero legare sempre più il cacciatore al suo territorio al fine di favorirne la corretta gestione e, aggiungiamo noi, infine di tutelare l’ambiente con la difesa di preziosissime biodiversità che paiono a noi come valori assoluti, irrinunciabili, e che il mondo venatorio da sempre difende.
Non si capisce dunque come si potrebbero raggiungere queste preminenti finalità prevedendo “comitati di gestione” spalmati su aree amplissime, spesso nemmeno omogenee tra loro, come quelli che nascerebbero da accorpamenti indesiderati dovendo amministrare l’attività venatoria privi della giusta rappresentanza territoriale.
D’altro canto anche il recente pronunciamento della Corte Costituzionale in riferimento alla Regione Toscana ci offre spunti molto interessanti, giacché laggiù s’era previsto d’accorpare per legge gli A.T.C. esistenti, creandone uno per ogni singola provincia, con sotto-ambiti a questi collegati. A fare ricorso contro la nuova legge sulla caccia in quel caso fu la stessa Presidenza del Consiglio dei Ministri, cui ha dato riscontro la Consulta con una sentenza, la n.124 del 5 aprile 2016 depositata in cancelleria il 1 giugno, e destinata a far storia, diventare per altri modello cui ispirarsi.
Per la Corte Costituzionale l’impostazione proposta da Regione Toscana risulta del tutto "illegittima", così scrivono i giudici, perché essa "tradisce" la finalità del legislatore statale di volere "…attraverso la ridotta dimensione degli ambiti stessi, pervenire ad una più equilibrata distribuzione dei cacciatori nel territorio" e di conseguenza "…conferire specifico rilievo alla dimensione della comunità locale, più ristretta e più legata sotto il profilo storico e ambientale alle particolarità del territorio".
“Il carattere provinciale dell’ambito voluto invece dal legislatore toscano” si legge ancora nella sentenza “al quale si lega l’istituzione di sottoambiti privi di funzioni amministrative, tradisce questa finalità. Esso diluisce infatti una sfera di interessi (connessi alla caccia e alla tutela dell’ambiente) incentrata sul territorio locale, nella ripartizione per province, ove la dimensione territoriale implica più ampie e meno specifiche esigenze di decentramento amministrativo”
Nel suo ricorso il Governo ”ritiene lesiva della competenza esclusiva dello Stato in materia di «tutela dell’ambiente e dell’ecosistema» (art. 117, secondo comma, lettera s, Cost.) l’attribuzione agli ambiti di una dimensione provinciale, in contrasto con quanto previsto dall’art. 14, comma 1, della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), secondo il quale le Regioni ripartiscono il territorio destinato alla caccia in ambiti territoriali di dimensioni subprovinciali, possibilmente omogenei e delimitati da confini naturali.”
La tutela dell’ambiente appare dunque come una prerogativa esclusiva dello Stato e dunque, secondo noi, non incentiva iniziative come quella che si vorrebbe assumere in Regione Piemonte, e lo si apprende dall’interessante lettura del documento sopra citato in cui emerge un concetto importantissimo: “Questa Corte ha ripetutamente riconosciuto che la costituzione degli ambiti territoriali di caccia, prevista dall’art. 14 della legge n. 157 del 1992, manifesta uno standard inderogabile di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, con riferimento sia alla dimensione subprovinciale dell’ambito (sentenze n. 142 del 2013 e n. 4 del 2000), sia alla composizione degli organi direttivi (sentenze n. 268 del 2010 e n. 165 del 2009).”
Ecco perché reputiamo non si debba procedere sulla strada di eventuali accorpamenti, nemmeno sull’eventuale previsione di una futura ridefinizione di superfici e/o confini di A.T.C. e C.A. che alla fine tradirebbero le finalità volute dal legislatore; noi crediamo che l’orografia particolare del territorio piemontese, e la presenza di confini naturali, rendano gli attuali ambiti e comprensori strutture adeguate al rispetto delle finalità individuate dalla recentissima sentenza della Corte Costituzionale.
Invitiamo dunque la Giunta e il Consiglio regionale piemontese a prenderne dovutamente atto, intervenendo al più presto sulla questione, e stralciando l’articolo 32 dal Ddl 143, che nulla c’entra con la materia venatoria. (Anuu Migratoristi, Federcaccia Piemonte, Enalcaccia, EPS, ANLC).
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LE AAVV PIEMONTESI REPLICANO ALL’ASSESSORE FERRERO
Caricato il 3 agosto 2016 da Albert su Rassegna stampa Nessun commento
Le scriventi Associazioni Venatorie riconosciute esprimono sconcerto ed imbarazzo di fronte alle dichiarazioni apparse oggi su “La Stampa”, nell’articolo a firma Maurizio Tropeano.
A commento della recente ordinanza del Tar Piemontese, favorevole al mondo venatorio, in un inequivocabile virgolettato Giorgio Ferrero ha dichiarato: “l'assessorato ha già pronto un provvedimento legislativo per vietare la caccia a queste specie, come già fatto per pernice bianca, lepre variabile, allodola”.
Ciò appare ai nostri occhi incredibile, persecutorio e ritorsivo, quasi un delirio d’onnipotenza, nemmeno si potessero ogni voltaignorare sentenze od ordinanze del Tar, aggirando gli ostacoli con i pessimi artifizi di cui s’è dotata la politica moderna: il divieto di cacciare pernice bianca, lepre variabile e allodola (dopo le tre sentenze sulla pernice) fu inserito nel “collegato” alla legge finanziaria, documento essenziale per garantire l’esercizio finanziario della Regione, e dunque capace d’inglobare e divorare di tutto, quasi fosse un cosmico “buco nero” e non uno strumento legislativo.
Con cosa si riproverà ora? A quale provvedimento legge verrà affibbiato l’ennesimo inganno, l’ultima e peggior beffa ai danni di caccia e cacciatori piemontesi? Un nuovo emendamento?
Vedremo, per ora si sappia come il mondo venatorio non starà con le mani in mano, ma insorgerà nuovamente dopo essere già risorto il 10 giugno. Ordinanze e sentenze si rispettano, s’applicano e non s’aggirano.
Quanto a numeri o conteggi delle specie che l’Ordinanza Tar n.280/2016 considera nuovamente cacciabili, l’assessore ne cita alcune ma evidentemente dimentica, o forse non sa, come essendo queste “migratorie”, le valutazioni vadano fatte su dati internazionali, e come non abbiano alcun senso i dati sulle minime popolazioni nidificanti o svernanti in Piemonte, territorio che si trova al limite meridionale dell’areale riproduttivo, o fuori da quello di svernamento. La caccia a queste specie si svolge infatti sulla massa di migratori in transito autunnale verso i luoghi di svernamento. Diventa dunque indispensabile avvalersi di pareri qualificati, come quello che alleghiamo a titolo esemplificativo in merito al mestolone (che non è…quello della cucina!), ma che può essere egualmente prodotto per ogni altra specie:
Mestolone Anas clypeata (nuova tassonomia Spatula clypeata):
nessuna proposta di divieto né di contingentamento dei carnieri da parte di ISPRA (vedi Guida ai Calendari Venatori ISPRA)
Specie giudicata in stato “Depleted” in Unione Europea nel più recente rapporto sulle specie di uccelli selvatici http://bd.eionet.europa.eu/article12/summary?period=1&subject=A056
Specie giudicata LC (Least concern= minima preoccupazione) sia in Europa (UE + extra UE) che in UE nella recente RED LIST OF EUROPEAN BIRDS. (Vedi allegato 1)
Specie in incremento o stabile come svernante in Europa, vedi grafici sottostanti (www.wetlands.org)
Specie in incremento moderato in Italia dal 1993 al 2010 e dal 2001 al 2010 (ISPRA Zenatello et al., 2014).
Va poi ricordato all’assessore come per tutti questi anatidi e migratori abbia ben poco senso riferirsi a situazioni locali, piemontesi, ma l’osservazione debba invece essere estesa a tutto il Paleartico Occidentale, così come l’interesse alla loro gestione e prelievo debba essere quanto meno europeo, a maggior ragione sapendo come la UE le consideri da tempo specie cacciabili negli Stati Membri. Non corrisponde al vero poi che queste siano… “specie assenti nella tradizione venatoria piemontese”, mentre è purtroppo vero il tentativo della Regione di farle scomparire dalle tradizioni di caccia, esistenti e molto forti in provincia di Vercelli, Novara e Cuneo e in parte anche Torino. Curiose peraltro le esternazioni dell’assessore Ferrero sulle tradizioni venatorie piemontesi, calpestate con i divieti di caccia a varie specie tra cui la pernice bianca, tradizione pura, e pure con consistenze numeriche che per questa stagione si preannunciano al massimo degli ultimi vent’anni, e procedure di monitoraggio e censimento eseguite seguendo alla perfezione “Linee Guida” della Regione e sotto il controllo e parere dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).
Sembra proprio che la quarta lezione ancora non sia bastata, e che il dialogo tra sordi non porti ad alcun risultato, specialmente quando viene meno il rispetto per il diritto di oltre venticinquemila cittadini, elettori e contribuenti.
Infine risulta tutto pretestuoso, ed anche ingenuo, voler nascondere talune inclinazioni animal-ambientaliste dietro l’arroganza di uno schermo di scientificità solido come i giochi di sabbia di fronte alla marea montante; appare vendicativo predisporre un nuovo “provvedimento legislativo” a danno dei cacciatori, mentre sarebbe più apprezzata un’immediata uscita di scena dell’assessore: quelle che nei Paesi civili, del Paleartico Occidentale e non solo, si chiamano DIMISSIONI! (ANUUMigratoristi, Federcaccia Piemonte, Enalcaccia, EPS, ANLC)
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Leggi questo articolo	AAVV, Assessore Ferrero, PIEMONTESI
LE AAVV PIEMONTESI SCRIVONO AL CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE
Caricato il 25 luglio 2016 da Albert su Rassegna stampa Nessun commento
Anuu Migratoristi, Federcaccia Piemonte, Enalcaccia, E.P.S. e A.N.L.C. hanno inviato una lettera ai Consiglieri regionali piemontesi per chiedere loro di ritirare l'emendamento n.42 al ddl di modifica della legge regionale sulla caccia. Con l'occasione le stesse associazioni hanno ribadito la loro disponibilità a un confronto costruttivo con le istituzioni sui temi della gestione e dell'attività venatoria. Questo il testo della lettera:
con la presente le scriventi Associazioni Venatorie riconosciute chiedono che l'emendamento n. 42 al ddl. n. 210, relativo a modifiche ulteriori alla l.r. 4 maggio 2012 n. 40, venga ritirato dai proponenti perché in possibile contrasto con norme costituzionali che delegano allo Stato Italiano l'esclusiva potestà legislativa in materia ambiente, così come già evidenziato nel recente ricorso presentato dal mondo venatorio al Tar avverso al calendario venatorio 2016/17, ed in particolare proprio in riferimento ad analogo provvedimento legislativo di Regione Piemonte sulle specie pernice bianca, lepre variabile e allodola.
Questa potrebbe diventare occasione favorevole per riprendere una collaborazione cui non intendiamo affatto sottrarci, certo fra sensibilità molto diverse, ma pur sempre nel rispetto di ambiente e biodiversità, e tutto ciò senza dover rinunciare a tradizioni secolari, o a significativi interessi di settore economico e sportivo-culturale afferenti l'attività venatoria piemontese.
Rinnoviamo dunque la nostra disponibilità a partecipare in modo fattivo e costruttivo ad un tavolo di lavoro con le forze politiche interessate, affinché la nuova legge regionale sull'attività venatoria nasca in piena armonia con spirito e contenuti della l. 157/92 cui essa dovrà riferirsi, e possa quindi rappresentare garanzia di rispetto per insuperabili esigenze di collettività e dei legittimi portatori d'interessi.
(Anuu Migratoristi – Federcaccia Piemonte – Enalcaccia – E.P.S. – A.N.L.C.)
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Leggi questo articolo	AAVV, Consiglio, lettera, piemonte, regionale