Source: http://www.laleggepertutti.it/140778_usare-le-schede-carburante-per-la-propria-auto-e-reato
Timestamp: 2017-02-23 04:48:45+00:00
Document Index: 127656934

Matched Legal Cases: ['art. 429', 'Cass. Sez. ', 'art. 323', 'art. 133', 'art. 314', 'art. 323', 'art. 31', 'art. 538', 'art. 544']

Lo sai che? Pubblicato il 24 novembre 2016 Articolo di Redazione Lo sai che? Usare le schede carburante per la propria auto è reato L’AUTORE: Redazione
Rubare benzina: per il dipendente pubblico è reato, per il dipendente del settore privato è furto.
Il reato di peculato è quello che può commettere solo il pubblico ufficiale o chiunque sia incaricato di pubblico servizio. Se questi, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di denaro o di altra cosa mobile altrui (nel caso di specie la scheda carburante), se ne appropria, è punito con la reclusione da tre a dieci anni [2].
Nel settore privato, la condotta del dipendente che si appropri di beni dell’azienda è considerata furto. Il furto però non sempre viene ritenuto dalla giurisprudenza come causa di licenziamento, specie quello di oggetti di scarso valore economico. In realtà, più di recente, si sta affermando un’interpretazione più severa: il datore di lavoro deve poter avere fiducia nel dipendente e se quest’ultimo ruba un bene, qualsiasi esso sia, questo rapporto di stima viene meno (leggi Licenziamento per furto).
Sentenza Tribunale di Campobasso – Sezione penale – Sentenza 18 luglio 2016 n. 486
TRIBUNALE ORDINARIO DI CAMPOBASSO SENTENZA ART. 544, 2 co. c.p.p. REPUBBLICA ITALIANA
Il Tribunale di CAMPOBASSO – SEZ. PENALE – composta da: Dr. Ottavio ABBATE PRESIDENTE
Dr.ssa Roberta D’ONOFRIO GIUDICE
Dr.ssa Margherita CARDONA ALBINI GIUDICE EST.
alla pubblica udienza del 18 maggio 2016 ha pronunziato la seguente:
Pa.Gi., nato (…) e residente a Campobasso – elett.te domiciliato in Campobasso c/o avv. En.CE. LIBERO – PRESENTE
Del reato p. e p. dagli artt. 81 e 314 c.p. perché, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, nella sua qualità di esecutore tecnico della Provincia di Campobasso addetto anche a mansioni di conduttore di mezzi pesanti, in tale veste incaricato di pubblico servizio, avendo per ragioni del suo ufficio la disponibilità delle schede carburanti n. (…) e n. (…), entrambe in dotazione all’automezzo (…) targato (…) di proprietà della medesima amministrazione provinciale ed altre disponibili su ulteriori è mezzi dello stesso Ente, si appropriava di gasolio per un importo complessivo pari ad Euro 6.002,45 effettuando reiterati prelevamenti di carburante presso stazioni di servizio convenzionate (essenzialmente mediante prelievi attraverso distributore automatico), senza destinarli all’automezzo assegnatogli Per lo svolgimento delle sue mansioni. Tanto faceva immettendo il carburante illecitamente prelevato in appositi contenitori in plastica che deteneva nel proprio garage e che consegnava – in parte (per circa litri 155) – a personale della Polizia di Stato.
Con decreto ex art. 429 c.p.p. e 133 disp. att. c.p.p. del 08.04.2015 Pa.Gi. veniva rinviato a giudizio dinanzi al Tribunale di Campobasso per i fatti in epigrafe indicati.
All’udienza del 18.11.2015. veniva dichiarata l’apertura del dibattimento ed ammesse le richieste di prova. Quindi in data 17.02.2016 aveva inizio l’attività di istruzione probatoria che veniva completata all’udienza del 18.05.2016; all’esito, le parti procedevano alla discussione finale ed il processo, sulle conclusioni innanzi trascritte, veniva deciso come da dispositivo per i motivi che seguono. All’esito dell’istruttoria dibattimentale deve ritenersi provata la penale responsabilità dell’imputato per il fatto di reato contestatogli. Il Pa.Gi., in qualità di dipendente della Provincia di Campobasso con la qualifica di cantoniere, aveva per ragioni di ufficio la disponibilità degli automezzi di proprietà dell’Ente al fine dell’espletamento delle sue funzioni. Connessa all’utilizzo degli autoveicoli era la disponibilità di una card per il prelievo di carburante anche negli orari di chiusura dei distributori. Il responsabile dell’autoparco della Provincia. Ro.Ba., escusso come teste sul punto, ha spiegato il funzionamento del sistema di gestione delle card per prelevare carburante. Ha evidenziato, inoltre, che nel mese di novembre 2015 i prelievi di carburante relativi al mezzo (…) tg. (…) erano risultati eccessivi rispetto alle uscite del veicolo e per tali motivi provvedeva a sporgere denuncia. Anche il teste Ma., in qualità di responsabile dei prelievi di carburante, verificava la medesima circostanza così come la p.g. operante, occupatasi delle indagini in questione (cfr. deposizione commissario Or.). Il teste Ba.Lu. poi specificava che nei mezzi per sgombero neve veniva lasciata la card all’interno con i documenti, potendo verificarsi che il mezzo dovesse uscire all’improvviso, e quindi non si deponevano documenti e card in cassaforte come per le altre tipologie di autoveicoli.
Inoltre, il teste Gi.Ra., titolare di un distributore di carburante, riconosceva nel Pa. uno dei soggetti che aveva fatto rifornimento presso la stazione dallo stesso gestita, ricordando, sebbene non con assoluta certezza, di averlo visto con delle taniche in alcune delle predette occasioni.
In sede di spontanee dichiarazioni (scritte) il Pa., oltre alla sua personale ricostruzione della vicenda, ha indicato proprio il distributore del Giglio come il luogo dove si recava spesso a fare rifornimento.
Nel corso delle indagini si procedeva al sequestro delle taniche di gasolio che il Pa. deteneva nel suo garage per una quantità di circa 155 litri. L’elemento materiale della condotta contestata è risultato evidente all’esito della istruttoria dibattimentale. Va ricordato che l’elemento oggettivo del reato di peculato è costituito esclusivamente dall’appropriazione, la quale si realizza con una condotta del tutto incompatibile con il titolo per cui si possiede, da cui deriva una estromissione totale del bene dal patrimonio dell’avente diritto, con il conseguente incameramento dello stesso da parte dell’agente. Questo è quanto il Pa. ha realizzato considerati gli elementi di responsabilità a suo carico: gli ammanchi di carburante, l’utilizzo del mezzo collegato ad essi da parte sua. il rinvenimento delle taniche di gasolio nel suo garage, la sua qualità soggettiva di dipendente pubblico esercente un servizio di pubblica necessità.
L’interversio possessionis, che caratterizza, dal punto di vista dell’elemento soggettivo, colui che possiede liti dominus. può avvenire anche come nel caso di specie è accaduto con la gestione privata di un bene che è nella disponibilità giuridica e materiale della Provincia per realizzare un servizio pubblico. Poiché il bene giuridico del reato di peculato, è l’integrità del patrimonio della p.a. va valutata l’entità della lesione ai fini della soglia di punibilità e di disvalore dell’offesa al bene giuridico protetto. In questo caso il danno provocato risulta essere di un ammontare pari a circa 6.000.00. La disponibilità della card per ragioni di ufficio ed il suo utilizzo improprio perché deviato dal fine pubblico hanno determinato l’integrazione della fattispecie di reato contestata. Anche sotto il profilo soggettivo la condotta di peculato appare realizzata. Invero, l’aver occultato nel proprio garage le tuniche con il gasolio impropriamente prelevato da la misura della consapevolezza di aver realizzato una condotta volta all’appropriazione di res di proprietà pubblica.
Da tale premessa consegue che il pubblico ufficiale che trattiene o preleva di propria iniziativa ciò che ha ricevuto per conto della P.A., sottraendo alla disponibilità” della stessa la res o il denaro ricevuto, realizza l’appropriazione sanzionata dal delitto di peculato, intesa come inversione del titolo di possesso e, pertanto, si pone uti dominus nei confronti del bene, del quale ha appunto il possesso per ragione d’ufficio (Cass. Sez. 6, 22.11.1996 e da ultimo sez. 6 n. 27738 del 2010, sez. VI 23 novembre 2010 n. 45463).
Deve quindi ritenersi affermata, in base a quanto finora evidenziato, la sussistenza della fattispecie delittuosa in contestazione e la relativa ascrivibilità all’odierno imputato.
Passando così all’esame delle questioni concernenti il trattamento sanzionatorio da irrogare in concreto, ritiene il collegio che all’imputato possano essere concesse le attenuanti generiche oltre che quelle di cui all’art. 323 bis c.p. considerata l’entità del danno cagionato, al fine di meglio adeguare la pena all’effettivo disvalore del fatto.
In proposito, giova ricordare che ai fini della concessione o del diniego delle circostanze attenuanti generiche, è sufficiente che il giudice di merito prenda in esame, tra gli elementi indicati dall’articolo 133 c.p., quello (o quelli) che ritiene prevalente e atto a consigliare o meno la concessione del beneficio (Cass. IV. 14.6.2012 n. 40048). Nel caso di specie, il Pa. è persona incensurata che fino al momento della commissione del tatto per il quale si procede ha adempiuto ai suoi doveri funzionali nel rispetto delle regole connesse allo svolgimento dei compiti connessi alla qualità soggettiva ricoperta. Tenuto conto in particolare delle modalità dell’azione, dell’entità del danno cagionato alla Provincia e dell’intensità del dolo, stimasi equo condannare Pa.Gi., valutati tutti i criteri di cui all’art. 133 c.p., stimasi equo condannare l’imputato alla pena di anni 1 e mesi 5, così determinata operando sulla pena base del reato ex art. 314 c.p. di anni 4 di reclusione la riduzione per l’applicazione delle circostanze attenuanti generiche, nonché al pagamento delle spese processuali. Consegue alla pena irrogata la sanzione accessoria, pertanto. Pa.Gi. va dichiarato interdetto temporaneamente dai pubblici uffici. Dispone che la pena principale e quella accessoria rimangano condizionalmente sospese nei modi e termini di legge e che della condanna non sia fatta menzione nel certificato del casellario spedito a richiesta di privati. Il Pa., considerato il danno ricevuto dalla Provincia, costituitasi parte civile nel presente procedimento, va condannato al pagamento dello stesso da liquidarsi in separata sede.
L’imputato va condannata, altresì, al pagamento delle spese e competenze professionali sostenute dalla parte civile per la costituzione nel presente giudizio che liquida in Euro 2.800,00. oltre accessori come per legge e rimborso forfetario nella misura del 15%.
Va ordinato il dissequestro del carburante e la sua restituzione alla Provincia di Campobasso.
Il Tribunale, visti gli artt. 533 e 535 cp.p. dichiara Pa.Gi. colpevole del reato ascrittogli e, accordategli le circostanze attenuanti generiche nonché quelle di cui all’art. 323 bis c.p.. lo condanna alla pena di anni uno e mesi cinque di reclusione, nonché al pagamento delle spese processuali.
Letto l’art. 31 c.p., dichiara Pa.Gi. interdetto temporaneamente dai pubblici uffici per la durata della pena.
Dispone che la pena principale e quella accessoria, come sopra inflitte all’imputato, rimanga condizionalmente sospesa nei modi e nei termini di legge e che della condanna non sia fatta menzione nel certificato del casellario giudiziale spedito a richiesta di privati.
Letto l’art. 538 c.p.p. condanna Pa.Gi. al risarcimento del danno a favore della costituita parte civile da liquidarsi in separata sede nonché alla rifusione delle spese di costituzione e rappresentanza in giudizio nella misura di Euro 2.800,00 oltre IVA, CPA e rimborso forfetario nella misura del 15% come per legge. Ordina il dissequestro del carburante e la restituzione di esso all’avente diritto.
Visto l’art. 544 comma 3 c.p.p. indica il termine di giorni sessanta per il deposito della motivazione.
Così deciso in Campobasso il 18 luglio 2016. Depositata in Cancelleria il 18 luglio 2016.
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