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Timestamp: 2020-08-08 06:43:41+00:00
Document Index: 68779318

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 52', 'art. 181', 'art. 181', 'sentenza ', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 132', 'art. 37', 'sentenza ', 'art. 30', 'DTF ', 'DTF ', 'sentenza ', 'art. 43', 'art. 181', 'art. 49', 'art. 54', 'art. 46', 'art. 43', 'art. 16', 'DTF ', 'art. 109', 'art. 16', 'DTF ', 'art. 5', 'art. 63', 'sentenza ', 'art. 21', 'art. 9', 'art. 98', 'sentenza ']

unalex Giurisprudenza Tribunale Federale (CH) 24.04.2007 - 4C.40/2007 /biz
unalex. Giurisprudenza Decisione CH-290
Decisione CH-290
Tribunale Federale (CH) 24.04.2007 - 4C.40/2007 /biz
Art. 5 n. 3 Convenzione di Lugano 1988 – Questioni procedurali – Azioni fondate su un atto illecito – Azioni intese ad accertare l'inesistenza di un illecito
Tribunale Federale (CH) 24.04.2007 - 4C.40/2007 /biz, unalex CH-290
L'art. 5, n. 3, Convenzione di Lugano si applica ad un'azione avente ad oggetto la lesione di un diritto di proprietà intellettuale, a prescindere dal fatto che essa venga proposta in termini di accertamento negativo.
Una società italiana e una società svizzera distribuiscono in Svizzera occhiali e capi di abbigliamento sportivo del marchio «zerorh». Essi hanno proposto un'azione di accertamento negativo dinanzi al Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CH) nei confronti di una società tedesca, chiedendo che fosse accertato che l'utilizzo del loro marchio non rappresentava una violazione del marchio «zero» della convenuta. Quest'ultima ha eccepito il difetto di giurisdizione. Soccombente, la stessa ha presentato ricorso dinanzi al Tribunale federale (CH).
Il Tribunale federale dichiara la competenza dei giudici svizzeri sulla base dell'art. 5, n. 3 della Convenzione di Lugano. Tale norma si applica in materia di illeciti civili e ricomprende tutte le azioni per mezzo delle quali viene fatta valere una responsabilità per danni non riconducibile ad un contratto. In tale categoria rientrerebbero anche le azioni aventi ad oggetto lesioni di diritti di proprietà intellettuale, a prescindere dal fatto che tali azioni siano proposte in termini di accertamento negativo. Ai sensi dell'art. 5, n. 3, la competenza spetta, in particolare, al giudice dell'evento dannoso. Tale evento coinciderebbe, nel caso di azioni aventi ad oggetto la violazione di diritti di proprietà intellettuale, con l'atto con il quale si pretende sia leso il diritto in questione, e non il pregiudizio patrimoniale subito dal titolare. Nella specie, tale evento consiste dunque nell'uso del marchio «zerorh» da parte delle parti attrici. Poiché siffatto uso è avvenuto in Svizzera, ne risulta la competenza dei giudici svizzeri.
A. La presente vertenza, concernente il diritto dei marchi, vede opposte, da una parte, la società italiana Zero Industry S.r.l. e l'impresa grigionese rh distribution GmbH, e, dall'altra, la società germanica Zero International Holding GmbH & Co. Kommanditgesellschaft.
a) Il 22 dicembre 2004 la società italiana e l'impresa grigionese (attrici) hanno promosso direttamente dinanzi al Tribunale d'appello del Cantone Ticino un'azione di accertamento negativo in materia di diritto dei marchi (art. 52 LPM), con la quale hanno chiesto di accertare che l'utilizzo in Svizzera del loro marchio «zerorh+» su occhiali e abbigliamento tecnico sportivo, nella forma del marchio internazionale IR 765485 «zerorh+» fig., non rappresenta una violazione del marchio «zero» della società germanica (convenuta), oggetto di due iscrizioni internazionali, IR 655298 e IR 715258.
In sede di risposta la società tedesca ha sollevato tre eccezioni preliminari: in primo luogo ha addotto la decadenza dell'oggetto della lite in seguito all'annullamento del marchio delle controparti da parte della Commissione federale di ricorso in materia di proprietà intellettuale; in secondo luogo ha contestato l'esistenza di un interesse per la promozione dell'azione di accertamento negativo, avendo essa nel frattempo inoltrato nel Cantone Grigioni un'azione volta ad ottenere che alle controparti venga vietato l'uso del marchio «zerorh+»; da ultimo ha eccepito l'incompetenza del tribunale ticinese. Essa ha quindi chiesto che, in applicazione dell'art. 181 c.p.c./TI, il procedimento fosse «preliminarmente limitato alle eccezioni processuali» e che la petizione venisse «integralmente respinta in ordine»; in via subordinata ha proposto la reiezione della petizione anche nel merito.
b) Il 7 ottobre 2005 il giudice delegato della II Camera civile del Tribunale d'appello del Cantone Ticino, premesso che «delle tre eccezioni proposte [...] solo la definizione della competenza territoriale di questo Tribunale rappresenta eccezione processuale, rispettivamente può giustificare l'applicazione della norma invocata [art. 181 c.p.c./TI]», ha convocato le parti «all'udienza di contraddittorio limitata alla discussione della competenza territoriale», svoltasi il 9 novembre 2005.
c) Con sentenza del 1° dicembre 2006 la Camera adita, ammessa l'applicabilità dell'art. 5 n. 3 CL alla fattispecie in rassegna, ha respinto l'eccezione d'incompetenza territoriale.
B. Contro questa sentenza la società tedesca è insorta dinanzi al Tribunale federale, il 18 gennaio 2007, sia con ricorso di diritto pubblico sia con ricorso per riforma.
C. Il 20 marzo 2007 la convenuta ha prodotto la sentenza emanata il 29 maggio 2006/12 marzo 2007 dal Tribunale cantonale dei Grigioni nella causa da lei intentata in quel Cantone.
1. Il 1° gennaio 2007 è entrata in vigore la Legge sul Tribunale federale (LTF, RS 173.110; RU 2006 1205, 1241). Poiché la decisione in concreto impugnata è stata pronunciata prima di questa data, la procedura ricorsuale in rassegna resta tuttavia disciplinata dall'OG (art. 132 cpv. 1 LTF).
2. Giusta l'art. 37 cpv. 3 OG la sentenza del Tribunale federale è redatta in una lingua ufficiale, di regola in quella della decisione impugnata. Nella fattispecie la convenuta ha presentato un'impugnativa in lingua tedesca, com'era suo diritto (art. 30 cpv. 1 OG). Non avendo essa tuttavia allegato difficoltà di comprensione della lingua italiana, non v'è nessun motivo di derogare al summenzionato principio (cfr. DTF 124 III 205 consid. 2), sicché il presente giudizio è redatto in italiano.
3. In data odierna il parallelo ricorso di diritto pubblico è stato respinto nella misura in cui era inammissibile, per cui nulla osta all'esame del ricorso per riforma.
4. Il Tribunale federale si pronuncia d'ufficio e con pieno potere d'esame sull'ammissibilità del rimedio esperito (DTF 132 III 291 consid. 1).
Si tratta di censure improponibili: in parte perché estranee all'oggetto della sentenza impugnata – come già spiegato nella decisione sul ricorso di diritto pubblico – e in parte perché concernenti la violazione di diritti costituzionali, non censurabile nel quadro del ricorso per riforma (art. 43 cpv. 1 OG).
4.2 Per quanto qui di interesse basti rammentare che, in applicazione del diritto processuale ticinese (art. 181 c.p.c./TI) – non contestato dalla convenuta – il giudizio cantonale è stato limitato al solo esame dell'eccezione d'incompetenza territoriale, mentre le altre eccezioni proposte preliminarmente dalla convenuta, e quindi anche quella riguardante l'assenza di un interesse che giustifichi l'azione di accertamento negativo, saranno vagliate dal Tribunale d'appello in una fase successiva.
Ciò significa che nel quadro dell'attuale procedimento sono ricevibili solamente le censure concernenti la competenza per territorio. Su questo tema il ricorso per riforma può infatti essere presentato anche contro una decisione pregiudiziale come quella qui impugnata, in virtù dell'art. 49 OG. Gli ulteriori requisiti per la ricevibilità del ricorso per riforma – tempestività (art. 54 cpv. 1 OG) e valore litigioso (art. 46 OG) – sono manifestamente ossequiati.
5. Ammesso il carattere internazionale della causa, che vede coinvolte società con sede in Germania e in Italia, la Corte cantonale ha esaminato la propria competenza territoriale sulla base della Convenzione concernente la competenza giurisdizionale e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, conclusa a Lugano il 16 settembre 1988 (CL; RS 0.275.11), precisando in primo luogo che tale normativa stabilisce direttamente anche la competenza interna.
6. Nell'allegato sottoposto all'esame del Tribunale federale la convenuta non si confronta con queste considerazioni. Essa afferma piuttosto di non aver mai contestato l'applicabilità della Convenzione di Lugano, ma di essersi limitata a sostenere che questa regola esclusivamente la competenza territoriale internazionale. In sostanza, pur ammettendo la competenza di un tribunale svizzero, la convenuta è dell'avviso che secondo il diritto interno la causa debba essere portata dinanzi al giudice competente per statuire sull'azione concernente la validità del marchio (Bestandesklage).
7. La competenza territoriale internazionale e nazionale è retta dal diritto federale, che comprende anche i trattati internazionali (art. 43 cv. 1 OG), e va pertanto esaminata d'ufficio, a prescindere dalle censure proposte.
Questa disposizione del diritto interno potrebbe invero entrare in considerazione quale complemento all'art. 16 n. 4 CL (cfr. DTF 132 III 579 consid. 3.1), in forza del quale, in materia di registrazione o di validità di marchi, hanno competenza esclusiva i giudici dello Stato «nel cui territorio il deposito o la registrazione sono stati richiesti, sono stati effettuati o sono reputati essere stati effettuati a norma di una convenzione internazionale». Per queste azioni l'art. 109 cpv. 3 LDIP prevede la competenza dei tribunali svizzeri della sede commerciale del rappresentante iscritto nel registro o, in subordine, della sede dell'autorità svizzera del registro.
I giudici cantonali hanno tuttavia pertinentemente osservato che la causa in esame non ha per oggetto né la registrazione né la validità del marchio; le attrici chiedono infatti che sia accertato che la messa in commercio di occhiali e di capi d'abbigliamento tecnico-sportivo con il marchio «zerorh+» non viola il marchio «zero» registrato dalla convenuta. Azioni di questo tipo non sottostanno alla competenza esclusiva dell'art. 16 n. 4 CL (DTF 132 III 579 consid. 3, in particolare consid. 3.5 pag. 584).
La risposta al quesito dell'applicabilità dell'art. 5 n. 3 CL a un'azione di accertamento negativo la si può trovare già nella nozione di «evento dannoso» (fait dommageable – schädigende Ereignis) menzionata nella norma stessa. È tale l'atto che lede il diritto di un terzo, non la sua conseguenza patrimoniale; in altre parole, non il danno in senso stretto – ovvero il pregiudizio economico – bensì l'atto che lo provoca (Yves Donzallaz, op. cit., n. 5103). Pertanto, nelle azioni concernenti la violazione della proprietà intellettuale, l'«evento dannoso» è l'atto con il quale è leso (o si pretende che sia leso) il diritto in questione, non il pregiudizio patrimoniale che subisce il suo titolare. Nel caso specifico, come verrà meglio spiegato al consid. 7.5, tale evento si è già verificato.
In concreto, l'azione verte sulla questione di sapere se l'uso del marchio delle attrici leda o no il marchio della convenuta. La Corte cantonale ha accertato – in modo vincolante per il Tribunale federale (art. 63 cpv. 2 OG) – che la società italiana produce e distribuisce mentre quella grigionese importa in Svizzera articoli di moda con il marchio «zerorh+» e che la convenuta vende in Svizzera abbigliamenti femminili recanti il marchio «zero»; la Corte ha inoltre stabilito che quest'ultima non ha contestato che i prodotti delle attrici sono venduti nel Cantone Ticino. L'evento dannoso che, secondo il senso definito sopra risiede nell'uso del marchio «zerorh+» da parte delle attrici, si è quindi già verificato, indipendentemente dall'eventuale danno che potrebbe avere subito la convenuta, ed è situabile nel Cantone Ticino.
8. Giovi da ultimo osservare, abbondanzialmente, che nella sentenza 29 maggio 2006/12 marzo 2007 il Tribunale cantonale dei Grigioni ha ammesso la propria competenza per statuire nel procedimento avviato dalla convenuta in quel Cantone il 29 aprile 2005.
È comunque regola comune del diritto convenzionale e interno (cfr. art. 21 segg. CL e art. 9 LDIP) che sia l'autorità adita successivamente a doversi preoccupare della causa concorrente (cfr. anche art. 98 c.p.c./TI). Nella fattispecie il procedimento grigionese non poteva pertanto ostacolare quello ticinese, avviato quattro mesi prima. V'è nondimeno da chiedersi se la recente sentenza del Tribunale cantonale dei Grigioni non renda opportuna la verifica preventiva da parte della Corte ticinese, compatibilmente con le regole della procedura civile, anche del presupposto processuale dell'interesse all'azione di accertamento negativo, contestato sin dall'inizio dalla convenuta, la quale ascrive alle attrici un forum shopping.
1. Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso per riforma è respinto.