Source: http://www.comitato10metri.it/?m=201401
Timestamp: 2017-11-23 09:04:36+00:00
Document Index: 151124101

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 7', 'art. 9', 'sentenza ']

gennaio | 2014 | Comitato 10 metri
Il Comune di Venezia ha adottato l’unica soluzione oggi possibile e cioè dalla sentenza 232 del 2005della Corte Costituzionale:
Significa che i Comuni per andare in deroga al D.M.1444 devono individuare delle zone ” previste in strumenti urbanistici funzionali ad un assetto complessivo ed unitario di determinate zone del territorio”. Cioè fare un Piano Regolatore o una variante al Piano Regolatore che individui le zone “afflitte” dal problema dei 10 metri e ne consentano la deroga.
Capite bene che farsi fare da un Comune una variante al PRG non è una cosa facile, ma il Comune che ha messo nei guai parecchia gente dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e darsi da fare.
Qui sotto potete vedere una variante tipo da far vedere al vs Comune e una planimetria allegata. Le “insulae” sono appunto le zone individuate dal Comune dove vengono previsti strumenti urbanistici funzionali ad un assetto del territorio.
Variante da visionare e/o scaricare in pdf (257 kb)
Planimetria da visionare e/o scaricare in pdf (970 kb)
Questa pagina vuole dimostrare che chiunque, in Italia può pensare di fare un po’ di denaro (ma non proprio poco) osservando con attenzione le distanze tra la propria casa e quella del vicino.
Può darsi che la fortuna abbia in serbo per voi qualche sorpresa ed il vicino sia costretto dal giudice a sborsare parecchio denaro per ripagarvi della luce ed aria che vi porta via. Anche se il vicino asserisce e dimostra di avere rispettato la propria concessione edilizia con cui può tranquillamente accendere il fuoco.
Ecco come fare: osservate con attenzione la casa o il condominio che vi sta vicino: se essi hanno costruito dopo di voi (ma non da oltre vent’anni), la zona è riconosciuta nel piano regolatore come zona B (la maggioranza dei casi) ed hanno costruito a meno di dieci metri dalla vostra parete (o garage) che abbia anche una sola finestra, rallegratevi ed esultate perchè i vicini vi debbono parecchi soldi. Andate da un avvocato un po’ sveglio, fategli studiare il D.M. 1444 del 2 aprile 1968 (lo puoi scaricare dal sito) e denunciate i vicini. Dopo le solite, noiose lungaggini processuali, il giudice vi riconoscerà il danno e vi quantificherà la cosa in circa 1000 euro per ogni anno che la casa di fianco ha insistito sulla vostra. Ma questo è niente: obbligherà il vicino a demolire parte della casa per ripristinare le distanze di legge e a pagare spese processuali ed avvocati. Ma il bello deve ancora venire. Il vicino (che non saprà che pesci pigliare) non potrà condonare perchè nessun condono può ledere i diritti di terzi (ed il vostro è un diritto di terzi). La soluzione? Tranquilli, l’asso ce l’avete voi: solo se ritirerete la denuncia tutto si sbocca ma bisognerà avere in mano un pezzo di carta su cui trattare. Ecco come fare. Chiedete la nomina di un perito dal Tribunale (non preoccutatevi, lo paga sempre il vicino alla fine) che valuti i danni della demolizione della casa del vicino e, vista la cifra, iniziate a trattare. Sapete quanto costa demolire parte di una casa, rifare il progetto e presentarlo al Comune, ricostruire, pagarvi i danni per la luce e l’aria che vi ha portato via finora, avvocati, perizie, Tribunale, iva e quisquilie varie? Fate quattro conti con il vostro avvocato e vedrete che al vostro vicino converrà accettare senza discutere la cifra che gli proponete per chiudere la questione.
E non saranno pochi. Poi, se ci riuscite, dormite con la coscienza a posto.
Il Piano Casa: un 20% in più che può costarvi molto caro
Crediamo che tutti siano a conoscenza del “Piano Casa” ideato dal Governo Berlusconi per fronteggiare la crisi economica. ATTENZIONE però: l’idea di allargare la propria casa ed andare a chiedere in Comune se si può fare, oppure chiedere ad un architetto, non sempre è la soluzione giusta. Infatti il governo, facendo le cose in fretta, non ha pensato agli effetti collaterali e noi lo abbiamo fatto presente tramite un deputato di Mestre. Siamo restati inascoltati.
Cercate di ragionare su elementi semplici: SE ALLARGANDO LA VOSTRA CASA VI AVVICINATE ALLA CASA DEL VOSTRO VICINO DOVETE VERIFICARE SE:
LA PARETE DELLA CASA DEL VOSTRO VICINO VERSO CUI VI AVVICINATE HA UNA FINESTRA
SE NON C’E’ FINESTRA (STIAMO PARLANDO DI UNA FINESTRA SULLA PARETE DEL VICINO CHE E’ IN UNA POSIZIONE QUALSIASI, ANCHE NON DI FRONTE A VOI: PARETE FINESTRATA) RIVOLGETEVI AL COMUNE TRANQUILLI, PROBABILMENTE VI CONSENTIRANNO DI AVVICINARVI FIN QUANTO CONCESSO DAL CODICE CIVILE, 3 m DAL CONFINE.
SE C’E’ UNA FINESTRA IN UNA QUALSIASI POSIZIONE, MISURATE CON ATTENZIONE LA DISTANZA TRA LA VOSTRA NUOVA PARETE E LA PARETE FINESTRATA DEL VICINO: DEVONO ESSERCI 10 METRI.
SE NON CI FOSSERO 10 METRI ANDATE IN COMUNE E VERIFICATE CHE LA DEROGA PREVISTA PER DISTANZE MINORI SIA TRA QUELLE CITATE NEL D.M. 1444 ART. 9 COMMA 3:
“Sono ammesse distanze inferiori a quelle indicate nei precedenti commi, nel caso di gruppi di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche.”
I PIANI PARTICOLAREGGIATI NON SONO COSE DEFINITE E CHIARE: PUO’ SUCCEDERE (NE ABBIAMO CASI A DECINE) CHE IL GIUDICE NON LI RITENGA TALI E DISAPPLICHI IL PIANO REGOLATORE NELLA CASA DENUNCIATA E APPLICHI AL SUO POSTO IL DM 1444 RIPRISTINANDO LE DISTANZE DI LEGGE. SIGNIFICA DEMOLIRE E RIPORTARE I 10 METRI (A MENO CHE NON VI ACCORDIATE CON IL VICINO CHE VI HA DENUNCIATO E LO PAGHIATE PROFUMATAMENTE)
NON ASCOLTATE LE VOCI DI CHI (COMUNE, AVVOCATO, ARCHITETTO, GEOMETRA, COSTRUTTORE) DICE CHE, ANCHE ALLARGANDOVI, SIETE SEMPRE A 5 METRI DAL CONFINE: NON C’E’ NULLA, DICO NULLA, CHE IN TERMINI GIURIDICI PARLI DI 5 METRI DAL CONFINE. L’UNICA DISTANZA CHE CONTA E’ QUELLA TRA LE PARETI FINESTRATE ED E’ DI 10 METRI.
CAPITE COSI’ CHE VI POTREBBE SUCCEDERE QUESTO: VOI VI ALLARGATE PRESENTANDO LA D.I.A., VI AVVICINATE A MENO DI 10 METRI DAL VICINO, TANTO IN COMUNE VI HANNO DETTO CHE SI PUO’ E VI TROVATE, A CASA FINITA, CHE IL VICINO VI DENUNCIA PER IL MANCATO RISPETTO DELLE DISTANZE DI LEGGE. IL GIUDICE NON POTRA’ FARE ALTRO CHE DARGLI RAGIONE. DEMOLIRE O PAGARE.
PIUTTOSTO CHE RISCHIARE, RINUNCIATE.
art. 2 – Zone territoriali omogenee.
art. 3 – Rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti residenziali e gli spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi
art. 4 – Quantità minime di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi da osservare in rapporto agli insediamenti residenziali nelle singole zone territoriali omogenee
- 1,5 mq/abitante per le attrezzature per l’istruzione superiore all’obbligo (istituti universitari esclusi);
art. 5 – Rapporti massimi tra gli spazi destinati agli insediamenti produttivi e gli spazi pubblici destinati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi
art. 6 – Mancanza di aree disponibili
art. 7 – Limiti di densità edilizia
art. 8 – Limiti di altezza degli edifici.
- per le eventuali trasformazioni o nuove costruzioni che risultino ammissibili, l’altezza massima di ogni edificio non può superare l’altezza degli edifici circostanti di carattere storico-artistico;
- l’altezza massima dei nuovi edifici non può superare l’altezza degli edifici preesistenti e circostanti, con la eccezione di edifici che formino oggetto di piani particolareggiati o lottizzazioni convenzionate con previsioni planovolumetriche, sempre che rispettino i limiti di densità fondiaria di cui all’art. 7.
art. 9 – Limiti di distanza tra i fabbricati.
PROPOSTA DI INTEGRAZIONE ALLA LEGGE URBANISTICA DELLA REGIONE VENETO
12 gennaio 2014 giusto	Lascia un commento
Riportiamo di seguito la proposta che l’ Associazione ha presentato alla Regione Veneto e approvata nel 2004. Subito dopo l’approvazione, un’avvocato mestrino è intervenuto presso la Corte Costituzionale che ha impugnato il comma che ci interessava e lo ha annullato. Cliccate qui per vedere il testo della sentenza (232/2005).
159ª Seduta pubblica – Giovedì 8 aprile 2004
prot. n. 4437
OGGETTO: PROGETTO DI LEGGE RELATIVO A “NORME PER IL GOVERNO DEL TERRITORIO”.
(Progetti di legge nn. 21, 87, 89, 202, 269, 286, 287, 292 e 295)
Art. 50 – Disposizioni sull’applicazione della legge.
8. L’ultimo comma dell’articolo 23 della legge regionale 27 giugno 1985, n. 61 è così sostituito:
“Il piano regolatore generale può, altresì, definire minori distanze rispetto a quelle previste dall’articolo 9 del decreto del Ministro per i lavori pubblici n. 1444 del 1968:
a) nei casi di gruppi di edifici che formino oggetto di piani urbanistici attuativi planivolumetrici;
b) nei casi di interventi disciplinati puntualmente;
c) nelle zone territoriali omogenee B e C1 qualora, fermo restando per le nuove costruzioni il rispetto delle distanze dal confine previste dal piano regolatore generale che comunque non possono essere inferiori a cinque metri, gli edifici esistenti antistanti a quelli da costruire siano stati realizzati legittimamente ad una distanza dal confine inferiore.”.
Art. 51 – Dichiarazione d’urgenza.
f.to Franco Prior
f.to Enrico Cavaliere
FONTE: SITO UFFICIALE CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO