Source: https://www.iltributo.it/la-corte-costituzionale-sulla-nuova-tassazione-degli-immobili-storico-artistici/
Timestamp: 2020-02-17 21:34:33+00:00
Document Index: 53271172

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 77', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 11', 'art. 4', 'art. 77', 'art. 77', 'art. 77', 'sentenza ']

La Corte Costituzionale sulla nuova tassazione degli immobili storico-artistici.
Con la Sentenza 9 luglio 2015 n. 145 la Corte Costituzionale ha ritenuto non fondata la questione di legittimità costituzionale delle disposizioni contenute nell’art. 4 co. 5-quater, 5-sexies e 5-septies del DL 16/2012 (c.d. “decreto semplificazioni fiscali”), con cui è stato introdotto il nuovo regime di tassazione degli immobili d’interesse storico o artistico con decorrenza dal 2012 in sostituzione di quello previgente (L. 413/91) molto più favorevole per i contribuenti.
Con ordinanza del 7 ottobre 2014 la Commissione tributaria provinciale di Novara ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 5-quater, 5-sexies e 5-septies, del decreto-legge 2 marzo 2012, n. 16 (Disposizioni urgenti in materia di semplificazioni tributarie, di efficientamento e potenziamento delle procedure di accertamento), convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della legge 26 aprile 2012, n. 44, in riferimento all’art. 77, secondo comma, della Costituzione.
Il giudice a quo è stato adito da un contribuente, il quale – dopo essersi vanamente rivolto all’Agenzia delle entrate – Direzione provinciale di Novara per ottenere il rimborso delle somme di euro 50.610,00 e di euro 3.470,00, asseritamente non dovute, versate per l’anno d’imposta 2012 rispettivamente a titolo di imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) ed a titolo di addizionale regionale all’IRPEF, tutte relative al reddito derivante dalla locazione di immobili di interesse storico ed artistico di sua proprietà ubicati a Verona – ha impugnato il silenzio rifiuto formatosi su detta istanza. In particolare, il ricorrente lamentava la mancata applicazione del più favorevole regime fiscale dettato dall’art. 11, comma 2, della legge 30 dicembre 1991, n. 413 (Disposizioni per ampliare le basi imponibili, per razionalizzare, facilitare e potenziare l’attività di accertamento; disposizioni per la rivalutazione obbligatoria dei beni immobili delle imprese, nonché per riformare il contenzioso e per la definizione agevolata dei rapporti tributari pendenti; delega al Presidente della Repubblica per la concessione di amnistia per reati tributari; istituzioni dei centri di assistenza fiscale e del conto fiscale), sostituito per effetto dell’art. 4, commi 5-quater, 5-sexies, e 5-septies, del d.l. n. 16 del 2012, in violazione degli artt. 3, 9, secondo comma, 53, 77, secondo comma, e 81, quarto comma, Cost.
Il rimettente evidenzia come i commi censurati – tutti introdotti in sede di conversione del decreto-legge – modifichino profondamente, ed in senso deteriore per il contribuente, il precedente regime fiscale dettato per gli immobili di interesse storico o artistico dall’art. 11, comma 2, della legge n. 413 del 1991, secondo cui “In ogni caso, il reddito degli immobili riconosciuti di interesse storico o artistico, ai sensi dell’articolo 3 della legge 1° giugno 1939, n. 1089, e successive modificazioni e integrazioni, è determinato mediante l’applicazione della minore tra le tariffe d’estimo previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato il fabbricato”. Tale regime, abrogato dall’art. 4, comma 5-quater, del d.l. n. 16 del 2012, è stato sostituito da quello dettato dal successivo comma 5-sexies, secondo cui, ai fini del calcolo del reddito imponibile degli immobili di interesse storico o artistico, il canone di locazione da prendere in considerazione subirebbe una riduzione forfettaria del trentacinque per cento invece di quella del quindici per cento all’epoca prevista ed il reddito medio ordinario in comparazione sarebbe determinato secondo le tariffe d’estimo per categoria e classe con una riduzione del cinquanta per cento e senza aumento di un terzo in caso di unità immobiliare a disposizione. Tale disciplina, ai sensi del successivo comma 5-septies, sarebbe applicabile a partire dall’anno fiscale 2012.
Il rimettente ritiene peraltro priva di fondamento la dedotta violazione degli artt. 3, 9, secondo comma, 53 ed 81, quarto comma, Cost. da parte delle nuove disposizioni. Tuttavia le considera in contrasto con l’art. 77, secondo comma, Cost., in quanto, introdotte in sede di conversione, tenderebbero ad incrementare il carico fiscale sul contribuente, senza alcun collegamento di sorta con la normativa del provvedimento d’urgenza – analiticamente esaminata – che, lungi dal prevederlo, si sarebbe limitata a disporre misure di semplificazione tributaria e di potenziamento delle procedure di accertamento. In tal modo si sarebbe violato quel necessario nesso di interrelazione tra decreto-legge e legge di conversione che impedirebbe di inserire in quest’ultima qualsivoglia contenuto ulteriore, in modo da evitare che il procedimento semplificato previsto per la sua approvazione possa essere sfruttato per scopi estranei a quelli che giustificano la decretazione d’urgenza a detrimento delle ordinarie dinamiche di confronto parlamentare.
La Corte Costituzionale precisa che la violazione dell’art. 77, secondo comma, Cost. si ravvisa «in caso di evidente o manifesta mancanza di ogni nesso di interrelazione tra le disposizioni incorporate nella legge di conversione e quelle dell’originario decreto-legge (sentenze n. 32 del 2014 e n. 22 del 2012). Pertanto, la violazione dell’art. 77, secondo comma, Cost. per difetto di omogeneità si determina solo quando le disposizioni aggiunte siano totalmente “estranee” o addirittura “intruse”, cioè tali da interrompere, in parte qua, ogni correlazione tra il decreto-legge e la legge di conversione» (sentenza n. 251 del 2014).
Nella fattispecie in esame la descritta situazione non si verifica: infatti è omogenea la materia trattata e vi è addirittura una forte similitudine tra il titolo della vecchia legge regolatrice (L. 413/91) e quello del d.l. 16/2012: pertanto vecchia e nuova norma sono relative alle stesse tematiche. Ciò viene confermato dal fatto che nel decreto vi sono altre norme relative alla fiscalità immobiliare. Non si verifica pertanto la paventata alterazione del contenuto di fondo del decreto operato dalla Legge di conversione.
13 Luglio 2015|Categories: News|Tags: Storico artistico|0 Comments