Source: https://renatodisa.com/corte-di-cassazione-sezione-iv-sentenza-13-novembre-2014-n-47024-anche-per-il-reato-di-guida-in-stato-di-ebbrezza-e-ammissibile-la-confiscabilita-parziale-di-un-compendio-sequestrato-allorche-una/
Timestamp: 2019-07-19 23:42:04+00:00
Document Index: 181144149

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 240', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 240', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 240', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 186', 'sentenza ', 'sentenza ']

Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 13 novembre 2014, n. 47024. Anche per il reato di guida in stato di ebbrezza è ammissibile la confiscabilità parziale di un compendio sequestrato allorché una sola parte di esso sia di proprietà del condannato e la confisca dell'intero verrebbe a sacrificare i diritti di terzi estranei al reato, quali sono gli eredi dell'imputato prosciolto da esso per morte. Al riguardo non va confusa l'applicabilità della misura di sicurezza che trova la sua disciplina nell'art. 240 cod. pen. con le modalità di esecuzione di essa quando un compendio di beni sia indivisibile o indiviso e possa comportare una incidentale comunione tra lo stato ed altri soggetti rispettivamente nella parte (o nella quota) soggetta alla misura ed altra cui essa non è estensibile - Renato D'Isa
Home Corte di Cassazione Cassazione penale 2014 Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 13 novembre 2014, n. 47024. Anche...
Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 13 novembre 2014, n. 47024. Anche per il reato di guida in stato di ebbrezza è ammissibile la confiscabilità parziale di un compendio sequestrato allorché una sola parte di esso sia di proprietà del condannato e la confisca dell'intero verrebbe a sacrificare i diritti di terzi estranei al reato, quali sono gli eredi dell'imputato prosciolto da esso per morte. Al riguardo non va confusa l'applicabilità della misura di sicurezza che trova la sua disciplina nell'art. 240 cod. pen. con le modalità di esecuzione di essa quando un compendio di beni sia indivisibile o indiviso e possa comportare una incidentale comunione tra lo stato ed altri soggetti rispettivamente nella parte (o nella quota) soggetta alla misura ed altra cui essa non è estensibile
sentenza 13 novembre 2014, n. 47024
R. Luca era imputato della contravvenzione di cui all’articolo 186, commi primo e secondo lettera c e secondo sexies del decreto legislativo 30 aprile 1992 numero 385 perché era stato colto alla guida dell’autovettura Mito targata EDXXXXX in stato di ebbrezza dovuto all’uso di bevande alcoliche con valore di tasso alcolemico oltre 1,5 g per litro in T.B. alle ore 00.56 del 6 gennaio 2013.
L’imputato chiedeva di definire il giudizio mediante applicazione della pena ex articolo 447 c.p.c. ed il tribunale di Arezzo, avendo il pubblico ministero prestato il consenso, riconosciute le attenuanti generiche ed operata la diminuzione per la scelta del rito, applicava la pena di mesi due e giorni 24 di arresto ed euro 872 di ammenda, sostituita a norma dell’articolo 186, comma 9 bis, del decreto legislativo 30 aprile 1992 numero 385, con la pena del lavoro di pubblica utilità da effettuarsi presso la Confraternita di Misericordia di Montevarchi per la durata di giorni 84; applicava, poi, la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per la durata di anni tre. Osservava il tribunale che la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida andava determinata nella durata di anni uno e mesi sei, dovendosi ritenere tale periodo proporzionato ai valori alcolimetrici riscontrati pari a 2,02 e 2,09 grammi per litro, e doveva essere raddoppiata poiché il veicolo apparteneva a persona estranea al reato.
Avverso la sentenza proponeva ricorso per cassazione R.L. svolgendo due motivi di doglianza.
Con il primo motivo deduceva erronea applicazione della legge penale sostanziale in relazione alla previsione dell’articolo 186, comma due, lettera C, decreto legislativo 285/92 e mancanza e/o manifesta illogicità e/o contraddittorietà della motivazione risultante dal testo della sentenza per avere il tribunale travisato le risultanze probatorie. Sosteneva il ricorrente che l’autovettura da lui guidata era cointestata a sé medesimo ed alla convivente A.O. ed il tribunale di Arezzo, contravvenendo alla norma di cui all’articolo 186 del decreto legislativo 285/92, aveva disposto il raddoppio della durata della sospensione della patente di guida benché la vettura fosse cointestata al guidatore. La motivazione addotta dal tribunale a sostegno della decisione era illogica e contraddittoria in quanto risultava dal PRA la cointestazione dell’auto ed il giudicante aveva ritenuto superata la presunzione di comproprietà del veicolo, prevista dall’articolo 6 del RDL 15 marzo 1927 numero 436, per il fatto che la polizia giudiziaria non aveva disposto il sequestro del veicolo.
Con il secondo motivo di doglianza il ricorrente deduceva inosservanza e/o erronea applicazione della legge penale in relazione alla previsione di cui all’articolo 186, comma secondo, lettera C del Codice della Strada essendo eccessivo e sproporzionato il periodo di sospensione della patente di
guida inflitto e facendo difetto la motivazione in relazione alla commisurazione della sanzione medesima.
Il procuratore generale concludeva chiedendo l’accoglimento del ricorso con riguardo al primo motivo, dovendosi ritenere infondato il secondo, con conseguente pronuncia di annullamento con rinvio ad altro giudice dello stesso tribunale.
In ordine al primo motivo di ricorso, si osserva quanto segue.
Nella motivazione della sentenza si legge: “Non può conseguire la confisca amministrativa del veicolo giacché esso risulta al PRA cointestato al R. ed a tale A.O. ma non vi sono elementi che consentano di ritenere che sia civilisticamente di comproprietà del primo ( ed infatti non consta che la polizia giudiziaria abbia proceduto al sequestro amministrativo ).” La motivazione in sè appare illogica considerato che questa Corte di legittimità ha affermato il principio che “È ammissibile la confiscabilità parziale di un compendio sequestrato allorché una sola parte di esso sia di proprietà del condannato e la confisca dell’intero verrebbe a sacrificare i diritti di terzi estranei al reato, quali sono gli eredi dell’imputato prosciolto da esso per morte. Al riguardo non va confusa l’applicabilità della misura di sicurezza che trova la sua disciplina nell’art. 240 cod. pen. con le modalità di esecuzione di essa quando un compendio di beni sia indivisibile o indiviso e possa comportare una incidentale comunione tra lo stato ed altri soggetti rispettivamente nella parte (o nella quota) soggetta alla misura ed altra cui essa non è estensibile” (Sez. III 17.10.1984 n.1650 rv. 167059). Principio ribadito da questa stessa sezione sez IV 27.1.2011n. 2819; IV 3.7.2009 n.41870 rv 245439; massime precedenti conformi: N. 2887 dei 2008 Rv. 238592, N. 28189 del 2009 Rv. 244690). Ciò posto, da un lato il tribunale ha affermato che il veicolo, secondo quanto risulta dal PRA, è cointestato all’imputato, dall’altro ha ritenuto che dal fatto che la polizia giudiziaria non aveva proceduto al sequestro si doveva dedurre la prova dell’insussistenza della comproprietà. Sennonché, come affermato da questa corte di legittimità ( Sez. 3 civ. n. 9314 del 20/04/2010, Rv. 612775) l’iscrizione nel pubblico registro automobilistico (p.r.a.) del trasferimento di proprietà di un’autovettura, prevista dall’art. 6 dei r.d.l. 15 marzo 1927, n. 436, convertito nella legge 19 febbraio 1928, n. 510, pur essendo volta a dirimere i conflitti tra aventi causa dal medesimo venditore, assume, altresì, valore di prova presuntiva in ordine all’individuazione del proprietario del veicolo. Ne consegue che la prova contraria dell’insussistenza del diritto di comproprietà del veicolo in capo al R. non può derivare dalla mera constatazione del non avere la polizia giudiziaria proceduto al sequestro del medesimo. Da ciò deriva che il veicolo avrebbe dovuto essere confiscato e la durata della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida non avrebbe dovuto essere raddoppiata.
Sennonché, in difetto di ricorso incidentale del Procuratore Generale, la confisca non può essere disposta e la sentenza impugnata va annullata limitatamente alla durata della sospensione patente di guida che va determinata in anni uno e mesi sei, con esclusione del raddoppio. E non è ravvisabile il vizio di violazione di legge nella sentenza impugnata relativamente alla durata della sospensione della patente di guida in quanto tale sanzione accessoria, determinata nella durata di anni uno e mesi sei, ancorché erroneamente raddoppiata per la ritenuta non cointestazione del veicolo in capo al R., è contenuta entro i limiti previsti dalla norma; neppure è ravvisabile il difetto di motivazione poiché il tribunale, con motivazione esaustiva ed esente da vizi logici, ha ritenuto proporzionata la sanzione accessoria così determinata ai valori alcolimetrici riscontrati ( 2,02 e 2,09 g/I ), superiori di un terzo rispetto al valore minimo di riferimento indicato dall’art. 186, comma secondo, lettera c del C.d.S.. Tale motivazione è idonea a supportare la decisione e l’analisi di ulteriori elementi si risolverebbe in un giudizio di merito che è precluso in questo giudizio di legittimità.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla durata della sospensione della patente di guida; durata che determina in anni uno e mesi sei. Rigetta il ricorso nel resto. Così deciso il 25.9.2014.
Sentenze - Ordinanze18976
Corte di Cassazione13496
Diritto Civile e Procedura Civile7046
Diritto Penale e Procedura Penale6676
Sezioni Diritto4951
Diritto Amministrativo3074
Archivi Seleziona il mese Luglio 2019 (175) Giugno 2019 (283) Maggio 2019 (318) Aprile 2019 (266) Marzo 2019 (311) Febbraio 2019 (282) Gennaio 2019 (284) Dicembre 2018 (238) Novembre 2018 (209) Ottobre 2018 (345) Settembre 2018 (290) Agosto 2018 (166) Luglio 2018 (296) Giugno 2018 (262) Maggio 2018 (324) Aprile 2018 (299) Marzo 2018 (316) Febbraio 2018 (258) Gennaio 2018 (246) Dicembre 2017 (224) Novembre 2017 (306) Ottobre 2017 (300) Settembre 2017 (300) Agosto 2017 (125) Luglio 2017 (286) Giugno 2017 (247) Maggio 2017 (282) Aprile 2017 (252) Marzo 2017 (324) Febbraio 2017 (255) Gennaio 2017 (271) Dicembre 2016 (195) Novembre 2016 (267) Ottobre 2016 (285) Settembre 2016 (259) Agosto 2016 (124) Luglio 2016 (244) Giugno 2016 (299) Maggio 2016 (255) Aprile 2016 (238) Marzo 2016 (238) Febbraio 2016 (237) Gennaio 2016 (229) Dicembre 2015 (211) Novembre 2015 (217) Ottobre 2015 (248) Settembre 2015 (248) Agosto 2015 (114) Luglio 2015 (231) Giugno 2015 (236) Maggio 2015 (228) Aprile 2015 (215) Marzo 2015 (270) Febbraio 2015 (224) Gennaio 2015 (236) Dicembre 2014 (189) Novembre 2014 (226) Ottobre 2014 (276) Settembre 2014 (246) Agosto 2014 (67) Luglio 2014 (184) Giugno 2014 (204) Maggio 2014 (175) Aprile 2014 (207) Marzo 2014 (235) Febbraio 2014 (223) Gennaio 2014 (177) Dicembre 2013 (134) Novembre 2013 (172) Ottobre 2013 (205) Settembre 2013 (190) Agosto 2013 (57) Luglio 2013 (169) Giugno 2013 (129) Maggio 2013 (163) Aprile 2013 (112) Marzo 2013 (128) Febbraio 2013 (107) Gennaio 2013 (144) Dicembre 2012 (111) Novembre 2012 (148) Ottobre 2012 (156) Settembre 2012 (112) Agosto 2012 (83) Luglio 2012 (91) Giugno 2012 (96) Maggio 2012 (92) Aprile 2012 (88) Marzo 2012 (60) Febbraio 2012 (66) Gennaio 2012 (63) Dicembre 2011 (51) Novembre 2011 (69) Ottobre 2011 (62) Settembre 2011 (2) Agosto 2011 (1) Luglio 2011 (1) Giugno 2011 (2) Maggio 2011 (4) Aprile 2011 (5) Marzo 2011 (7) Febbraio 2011 (6) Gennaio 2011 (13) Dicembre 2010 (3)
Corte di Cassazione, sezione IV, sentenza 7 aprile 2014, n. 15483....
renatodisa - 15 Aprile 2014