Source: http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0033&tipo=stenografico
Timestamp: 2018-03-23 09:21:54+00:00
Document Index: 167411033

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Seduta n. 33 di giovedì 13 giugno 2013
EDMONDO CIRIELLI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Gioacchino Alfano, Alfreider, Amici, Archi, Caparini, Dambruoso, Dellai, Ferranti, Gregorio Fontana, Fontanelli, Formisano, Gebhard, Giancarlo Giorgetti, Pisicchio, Realacci, Simoni, Speranza e Vito sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
Pertanto i deputati in missione sono complessivamente cinquantaquattro, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.
EDMONDO CIRIELLI, Segretario, legge:
SALVATORE BONELLI, da Licata (Agrigento), chiede una riforma della legge elettorale con l'introduzione del voto di preferenza e del divieto per i candidati eletti in una lista di aderire successivamente a un altro gruppo politico, nonché la riduzione delle indennità spettanti ai parlamentari e ai componenti degli organi degli enti locali (99) – alla I Commissione (Affari costituzionali);
SALVATORE VAMPO, da Grottaglie (Taranto), chiede l'immediata chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (100) – alle Commissioni riunite II (Giustizia) e XII (Affari sociali);
GIUSEPPE SCIROCCO, da Genova, chiede l'introduzione di norme in materia di emissione e circolazione di speciali titoli di credito per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni, anche allo scopo di aumentare la liquidità monetaria (101) – alla V Commissione (Bilancio);
MICHELE VECCHIONE, da Alatri (Frosinone), chiede:
nuove norme in materia di detrazioni per i familiari a carico e per le spese di assistenza e cura delle persone non autosufficienti (102) – alla VI Commissione (Finanze);
nuovi benefìci assistenziali per i soggetti meno abbienti (103) – alla XII Commissione (Affari sociali);
modifiche al secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione per l'effettivo ampliamento delle categorie di cittadini nominati senatori a vita (104) – alla I Commissione (Affari costituzionali);Pag. 2
ANDREA POGGI, da Carmignano (Prato), chiede che i lavoratori che beneficiano di interventi di sostegno al reddito siano impiegati a titolo gratuito per lo svolgimento di mansioni lavorative presso i comuni di residenza (105) – alla XI Commissione (Lavoro);
COSIMO DE VINCENTIIS, da Taranto, chiede l'istituzione di nuove scuole professionali in cui si svolgano attività formative in azienda (106) – alla VII Commissione (Cultura);
SALVATORE FRESTA, da Palermo, chiede:
interventi per ridurre i costi delle polizze dell'assicurazione obbligatoria per i veicoli a motore (107) – alla VI Commissione (Finanze);
l'abolizione dell'IMU per gli immobili destinati a uso agricolo (108) – alla VI Commissione (Finanze);
FULVIO FIORENTINI, da Civita Castellana (Viterbo), chiede:
un intervento legislativo organico per la tutela dei parchi e delle altre aree verdi, anche urbane, ai fini della salvaguardia della biodiversità (109) – alla VIII Commissione (Ambiente);
norme per assicurare il controllo e l'accertabilità di tutti gli interventi realizzati sul patrimonio forestale, sui beni del verde pubblico e sulle acque sotterranee e superficiali (110) – alla VIII Commissione (Ambiente);
l'introduzione di sanzioni e poteri sostitutivi per gli enti locali che non si dotano dei piani di protezione civile e di emergenza (111) – alla VIII Commissione (Ambiente);
l'abrogazione di tutte le norme che prevedono la possibilità di condoni o sanatorie edilizie e nuove norme contro gli abusi edilizi (112) – alla VIII Commissione (Ambiente);
la tempestiva approvazione dei progetti di legge in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo (113) – alle Commissioni riunite VIII (Ambiente) e alla XIII (Agricoltura);
LEANDRO BURGAY, da Torino, chiede iniziative per azzerare il contenzioso civile pendente (114) – alla II Commissione (Giustizia);
RAUL FRANCHI, da Forte dei Marmi (Lucca), chiede misure per assicurare l'applicazione anche ai musei statali delle previsioni dell'atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei, approvato con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali 10 maggio 2011 (115) – alla VII Commissione (Cultura);
WANDA GUIDO, da Penna in Teverina (Terni), e numerosi altri cittadini chiedono l'adozione di una serie organica di provvedimenti per la tutela del benessere e dei diritti degli animali (116) – alle Commissioni riunite II (Giustizia) e XII (Affari sociali).
Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 9.45).
(Intendimenti del Governo circa la sussistenza dei presupposti per la chiusura della skinhouse di Bollate (Milano) – n. 2-00083)
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno, Cimbro n. 2-00083, concernente intendimenti del Governo circa la sussistenza dei presupposti per la chiusura della skinhouse di Bollate (Milano) (Vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti).
Chiedo alla deputata Eleonora Cimbro se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ELEONORA CIMBRO. Signor Presidente, intendo illustrarla.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per quindici minuti.
ELEONORA CIMBRO. Signor Presidente, faccio una piccola premessa: arrivo oggi in Aula a presentare questa interpellanza urgente dopo aver presentato due interrogazioni con richiesta di risposta scritta a cui non è arrivata appunto risposta.
Dal 2008, a Bollate, si è insediata, in uno stabile di via Alfieri, la sede della cosiddetta skinhouse, punto di ritrovo dell'organizzazione neofascista, di ispirazione nazista, denominata «Milano 38», sigla dietro la quale opera il circuito milanese e lombardo degli hammerskin.
Si tratta di un gruppo che, a detta della Digos, costituisce l'ala più politicizzata, a rilevanza nazionale, del vasto movimento skinhead. Tale gruppo si ispira e si richiama al nazismo e alla sua ideologia, coltivando i miti della superiorità della razza e della violenza come valore assoluto. Gli individui che lo compongono si dichiarano esplicitamente antisemiti e radicalmente fascisti; considerano normale l'utilizzo della violenza come strumento di relazione sociale, spesso e volentieri girando armati.
Questa organizzazione nasce alla fine degli anni Ottanta negli Stati Uniti. Lo slogan da loro più utilizzato è tratto dalle parole di David Lane, attualmente in carcere per l'omicidio di un radioconduttore ebreo, già militante di Fratellanza Silenziosa, organizzazione eversiva neofascista americana degli anni Ottanta: «Noi dobbiamo assicurare l'esistenza della nostra gente e il futuro dei bambini bianchi». Tale «missione» si attua attraverso la creazione di un’élite di militanti.
Nel maggio del 1998, attraverso l'applicazione della «legge Mancino», la Digos di Roma dà il via all'operazione Thor, che ha portato a 90 perquisizioni, 150 denunciati, 9 provvedimenti di arresti domiciliari e 5 sedi hammerskin chiuse a Roma. Ad oggi, sono stati moltissimi gli episodi di violenza e di aggressioni squadriste riconducibili agli skinhead, ai danni di attivisti politici, stranieri, omosessuali e, più in generale, di chiunque venga da loro percepito come diverso.
Da quando si è insediata la skinhouse, che ha avuto l'autorizzazione dell'utilizzo di un capannone di privati, essendosi presentata come associazione culturale, i cittadini di Bollate, soprattutto gli abitanti del quartiere interessato, sono costretti a convivere con la paura di possibili atti di violenza e con problemi legati all'ordine e alla sicurezza pubblica.
Inoltre, la skinhouse è situata nelle vicinanze di una scuola elementare frequentata da più di cinquecento bambini, tra i quali molti figli di immigrati.
In concomitanza con le loro «manifestazioni culturali», le strade vengono occupate da decine di automobili di attivisti del movimento che, di fatto, prendono possesso dell'intero quartiere.
La skinhouse sta funzionando, inoltre, da polo di attrazione per naziskin non solo milanesi e lombardi, ma va sempre più configurandosi come punto di ritrovo per gli hammerskin di tutta Europa. Alcuni di questi raduni arrivano a cooptare anche 300 persone. Ciò non deve stupire, dato il carattere, fin dalle origini, internazionale dell'organizzazione.
La cittadinanza ha da subito dato vita ad aggregazioni e comitati che hanno, nel tempo, organizzato corsi di formazione su tale fenomeno, manifestazioni pubbliche, cortei e raccolte di firme rivolte al prefetto e all'amministrazione comunale per chiedere la chiusura della skinhouse. Sia il prefetto che l'amministrazione comunale hanno sempre fornito risposte, a nostro giudizio, evasive e comunque non risolutive, prendendo in considerazione l'opportunità di intervenire solo laddove si verifichino problemi di ordine pubblico, senza affrontare alla radice la natura profondamente anticostituzionale di questo movimento.
Nonostante tutto questo, in seguito alla prima interrogazione che era stata depositata all'attenzione del Ministro Alfano, nella quale si chiedeva la chiusura della sede, il capo di questo gruppo, chiamato Pag. 4Lupo Alpha, in un'intervista rilasciata a Il Giorno, quotidiano locale, ha dichiarato che «l'unica ad avere paura è Eleonora Cimbro». Ha inoltre aggiunto che l'attività che viene svolta all'interno di questa skinhouse ha un valore di presidio sociale. Addirittura l'intervistato si è spinto a dire che da quando si sono insediati a Bollate è diminuito il numero di furti e di atti vandalici, oltre al fatto che hanno dichiarato di attivarsi anche tra i giovani del quartiere per avvicinarli a questo movimento.
Per questo chiediamo se il Ministro non ritenga urgente intervenire per verificare se sussistano le condizioni per arrivare finalmente alla chiusura della skinhouse di Bollate, la cui «ragione sociale» e la diffusione dei valori nazifascisti, con il suo corollario di violenza ed intolleranza, contrasta apertamente con i valori costituzionali, oltre a rappresentare un vulnus gravissimo al tessuto sociale del territorio in cui insiste, nonché un vero e proprio pericolo per la sicurezza dei cittadini di Bollate.
DOMENICO MANZIONE, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, la skinhouse che ha sede nel comune di Bollate, presso un immobile privato concesso in locazione, costituisce emanazione di un sodalizio che è denominato «lealtà e azione». Il sodalizio promuove iniziative in collaborazione con ONLUS impegnate sui temi della pedofilia, dell'abbandono degli animali e della violenza sessuale.
Sono circa una settantina i giovani che abitualmente frequentano la sede e che reperiscono i finanziamenti grazie ai proventi dei concerti organizzati presso la struttura.
La realizzazione di eventi di questo genere ha provocato, obiettivamente, in passato, qualche problema, per la verità essenzialmente legato alla viabilità del posto.
Le criticità che ho appena evidenziato sono state successivamente eliminate, anche utilizzando luoghi più idonei in occasione di eventi che richiamano un maggior numero di partecipanti. In ogni caso, dalle forze dell'ordine e dalle istituzioni locali non sono state segnalate al Ministro dell'interno turbative per l'ordine pubblico, né – in particolare – episodi di matrice razzista, antisemita ovvero discriminatoria da parte dei frequentatori della skinhouse di Bollate.
Nel 2008 si sono svolte, in città, alcune manifestazioni di protesta ed è stata organizzata una raccolta di firme per la chiusura della sede, come già ricordava l'onorevole interpellante.
Attualmente, tuttavia, per i dati che ci sono stati forniti dai responsabili delle forze dell'ordine, non risultano situazioni rilevanti sotto il profilo della sicurezza, né vengono segnalati episodi di violenza.
Ciò nonostante, l'impegno del Ministro, ovviamente, è quello di proseguire nell'attività di monitoraggio per prevenire ogni forma di espressione, anche verbale, in grado di alimentare forme di violenza e di discriminazione, senza sottovalutare nessun episodio, neppure quelli di minore impatto dimostrativo.
In questa prospettiva, ogni qual volta vengono compiute attività connotate da profili di illegalità, ovviamente, sono sempre adottate le conseguenti iniziative investigative. Come ricordato ancora una volta dagli onorevoli interpellanti, da tempo la questura di Milano aveva avviato indagini giudiziarie al termine delle quali sono stati indagati alcuni esponenti di gruppi di skinheads.
Sotto un profilo più generale, si assicura che la situazione dell'ordine e della sicurezza pubblica nel comune di Bollate è alla costante attenzione delle forze di polizia che continueranno a vigilare su ogni iniziativa che possa turbare la serenità della collettività locale, informando di Pag. 5ogni illegalità, oltre ovviamente che l'istituzione centrale, la stessa autorità giudiziaria.
PRESIDENTE. La deputata Eleonora Cimbro ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza. Ha dieci minuti di tempo.
ELEONORA CIMBRO. Signor Presidente, ovviamente non sono soddisfatta per questa risposta, perché sono risposte che noi dal 2008 continuiamo a ricevere da tutti coloro a cui abbiamo chiesto di intervenire rispetto a questo problema, che non può essere relegato semplicemente a una questione di ordine e di sicurezza pubblica, perché è evidente che i valori che vengono portati avanti da questi giovani che fanno parte della skinhouse di Bollate sono valori in netto contrasto – come abbiamo già detto – con quelli costituzionali.
Quindi, credo che questa risposta, che ancora una volta mette in evidenza semplicemente il potenziale di problema legato alla sicurezza pubblica e all'ordine pubblico, non indaga fino in fondo sul carattere fascista e neonazista di questa associazione.
Ed è per questo che noi continueremo nell'attività che abbiamo iniziato fin dal 2008 con il comitato antifascista che si è costituito proprio a seguito di questa presenza nel nostro territorio.
Credo che, tra l'altro, le attività che vengono svolte in loco siano attività assolutamente in contrasto con i valori di una società che si debba realmente definire civile e che dare la possibilità a queste persone di avere un luogo che è comunque un punto di riferimento non solo per Milano ma per tutta la Lombardia e che ha anche carattere europeo sia assolutamente un atteggiamento irresponsabile.
Pertanto, continueremo ad andare avanti in questa battaglia e spero vivamente che non si verificheranno da qui in avanti episodi tali per cui ci si debba pentire anche della risposta che è stata data oggi in quest'Aula.
(Iniziative per prevenire una nuova emergenza sbarchi e per garantire protezione adeguata ai minori stranieri non accompagnati – n. 2-00085)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Moscatt n. 2-00085, concernente iniziative per prevenire una nuova emergenza sbarchi e per garantire protezione adeguata ai minori stranieri non accompagnati (Vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti).
Chiedo al deputato Antonino Moscatt se intenda illustrare la sua interpellanza, per quindici minuti, o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANTONINO MOSCATT. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo, vedete, oggi, in quest'Aula non citerò i numeri, i dossier e le testimonianze legate al fenomeno immigrazione. Sarebbe facile, ne potrei parlare per ore, ma rischierei in questo momento, visto lo stato di crisi, di fare soltanto un esercizio di retorica.
In questo momento, invece, quello che più ci preme e mi preme è rappresentare un po’ quello che sta accadendo. Voi sapete bene e sappiamo tutti che negli ultimi mesi si sono registrati importanti sbarchi in Sicilia e nell'isola di Lampedusa. Il nostro Paese in questo momento si sta preparando ad un esodo quasi uguale a quello degli anni record, ad esempio del 2011.
In questo momento quello che mi preme e ci preme è provare a capire cosa il Governo intende fare su questo settore, su questo tema, sul fenomeno immigrazione.
In questo momento, oggi, quello che ci preme è sapere se il Governo intende dichiarare un nuovo stato di emergenza, conclusosi nel 2012; se intende realizzare un piano straordinario per tutti quegli enti territoriali in Sicilia, e non solo in Sicilia, che affrontano il fenomeno immigrazione, che affrontano la questione degli sbarchi in prima linea, quasi in trincea (parlo di Pag. 6forze dell'ordine, parlo dei comuni, parlo di enti del terzo settore, parlo di organizzazioni non governative, parlo di tutto quel mondo che è impegnato in prima linea); se c’è una strategia da parte di questo Governo che possa dare un conforto non solo istituzionale ma anche un conforto economico a questa che sta per diventare una nuova crisi, che appare essere una nuova crisi all'orizzonte.
E, soprattutto, quello che oggi ci preme sapere è qual è la posizione del Governo e che intende fare il Governo rispetto alla vicenda dei minori stranieri non accompagnati.
Voi sapete bene e sappiamo tutti che per anni enti locali e del terzo settore hanno – permettetemi il termine – servito lo Stato nell'accogliere i minori stranieri non accompagnati; hanno sviluppato interventi ed azioni per favorire non solo l'accoglienza ma anche l'integrazione dei minori stranieri non accompagnati con personale esperto, con competenza, con sacrifici forti e immani e che oggi, oggi, proprio in questo momento, rischiano di non poter più far fronte da soli al peso economico di questa gestione. Rischiano di chiudere.
Gli enti locali non sono più nelle condizioni di mantenere le comunità; le comunità gestite dal terzo settore rischiano – mi permetta, signor sottosegretario, di ripeterlo – di chiudere, di andare in stato di fallimento. E il Governo, il Parlamento, le istituzioni nazionali non possono permetterselo. Perché, vedete, molti di questi casi si registrano giù in Sicilia ma non appartengano al «giù in Sicilia».
Appartengono all'intera Nazione e – mi permettete pure – appartengono all'intera Europa. Per questo vi chiediamo che cosa il Governo intende fare rispetto a queste macrotematiche, come intende intervenire e ve lo chiediamo con l'estremità dell'urgenza, perché in questo momento serve l'estremità dell'urgenza.
DOMENICO MANZIONE, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, sostanzialmente con l'interpellanza dell'onorevole Moscatt ed altri numerosi firmatari si chiede, con riferimento ai recenti sbarchi di stranieri sull'isola di Lampedusa, quali iniziative il Governo intenda adottare con riferimento al riproporsi di una crisi di gestione dei flussi migratori, eventualmente ricorrendo – ce lo rammentava or ora l'onorevole Moscatt – ad una nuova dichiarazione dello stato di emergenza.
La terza parte dell'interpellanza riguarda la disponibilità delle risorse finanziarie con le quali si possa eventualmente venire incontro agli enti locali, con specifico riferimento alla posizione dei minori non accompagnati. Ora, per quanto riguarda i primi due aspetti i dati che sono stati forniti dagli uffici competenti sono i seguenti: a partire dall'inizio del 2011, in seguito alla grave crisi verificatesi nei Paesi del Nord Africa, l'Italia è stata effettivamente interessata da una fortissima pressione migratoria, che ha interessato in particolare l'isola di Lampedusa, testé lamentata dall'onorevole, con oltre 50 mila arrivi. La situazione di vera e propria emergenza ha richiesto quindi un impegno notevole da parte del Governo e delle istituzioni, sia nell'organizzazione dell'accoglienza e dei soccorsi sia nell'individuazione di forme di collaborazione e di intesa con i Paesi di provenienza degli stranieri che sono sbarcati.
Nel corso del 2012, tuttavia, i dati sono notevolmente diminuiti: 5.202 sono stati infatti gli stranieri giunti complessivamente sull'isola e salpati dalla Libia e dalla Tunisia, con un calo quindi di circa il 90 per cento rispetto all'anno precedente quando, come rammentavo prima, si era verificato il picco dovuto agli eventi della «primavera araba».
La tendenza è stata confermata anche nei primi mesi di quest'anno, nel senso che, grazie agli effetti positivi della cooperazione con i Paesi di provenienza, a Lampedusa sono approdati, fino al 10 giugno scorso, 2.262 stranieri, per la Pag. 7quasi totalità profughi partiti dalla Libia, spesso recuperati da navi italiane a ridosso delle coste nordafricane o comunque in acque SAR maltesi o libiche.
Dai dati che ci sono stati forniti e che io le ho appena riassunto, quindi, ne ricaviamo che attualmente l'entità dei flussi migratori è tale da non presentare quei profili di particolare criticità che avevano caratterizzato il periodo emergenziale. Ciò nonostante ovviamente il livello di attenzione da parte del Governo rimane alto, così come costante rimane l'impegno volto alla ricerca di strumenti efficaci di contrasto all'immigrazione illegale. La chiusura dello stato di emergenza umanitaria, che è stata già disposta con ordinanza della Protezione civile del 28 dicembre 2012, ha determinato il rientro nella gestione ordinaria degli interventi relativi all'accoglienza degli stranieri sul territorio nazionale. I dati che le ho illustrato non consentono di riaprire, per così dire, il periodo emergenziale.
Per quanto riguarda invece le categorie vulnerabili, qui posso attestare l'impegno del Governo a mettere nell'osservazione del fenomeno e nella soluzione ovviamente dei problemi ad esso connessi una particolare attenzione: qui mi riferisco ovviamente, come del resto lei stesso spiegava prima, soprattutto ai minori stranieri non accompagnati, per i quali è necessario consolidare gli interventi relativi all'accoglienza sia sotto il profilo procedurale sia del reperimento delle risorse dedicate, altro aspetto a cui lei faceva riferimento.
Sotto il primo profilo il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha avviato contatti con la regione Sicilia, nella consapevolezza che la questione dell'accoglienza in un territorio di sbarco vada affrontata attraverso una governance che coinvolga le istituzioni centrali e locali, esattamente nel senso che lei diceva prima. Per tale ragione presso quel Dicastero è stato istituito un tavolo tecnico con il coinvolgimento di tutte le amministrazioni interessate.
Con questa iniziativa si è voluta proseguire quella collaborazione istituzionale già avviata con il tavolo di coordinamento nazionale, istituito presso l'amministrazione dell'interno, per l'elaborazione di una strategia di uscita dall'emergenza, che oggi è divenuto organismo permanente.
Tra i progetti innovativi elaborati va poi segnalata la realizzazione, attualmente in corso d'opera, di un sistema informativo online per la tracciabilità del percorso di accoglienza del minore. Tale sistema consentirà a tutti gli operatori coinvolti, dalle forze di polizia agli enti locali, di accedere ad una banca dati condivisa. Vorrei anche ricordare che per incrementare i livelli di efficienza del sistema di accoglienza è stato previsto anche l'ampliamento del sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati che, già implementato di 702 posti nel 2012, è stato ulteriormente incrementato di 800 nuovi posti, portandone la ricettività complessiva a 4.500 posti.
Infine, al fine di alleggerire le presenze presso il centro di primo soccorso e assistenza di Lampedusa, è stato pianificato il trasferimento degli stranieri presenti verso i centri di assistenza per richiedenti asilo di Bari, Foggia, Crotone, Caltanissetta, Roma e Trapani. In merito alle modalità di finanziamento del complessivo sistema di accoglienza, volevo rammentare che per i minori non accompagnati giunti in Italia durante l'emergenza nord Africa sono in corso di erogazione, da parte del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dei contributi relativi alle spese sostenute durante lo scorso anno. Al fine di assicurare la prosecuzione degli interventi a favore dei minori non accompagnati connessi al superamento dell'emergenza umanitaria, con il decreto-legge n. 95 del 2012 è stato istituito presso lo stesso Ministero del lavoro e delle politiche sociali un apposito fondo nazionale finalizzato alla copertura dei costi sostenuti dagli enti locali per l'accoglienza.
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha attivato tutte le iniziative necessarie per ottenere un rifinanziamento del Pag. 8predetto fondo anche per quanto riguarda l'annualità in corso e, quindi, anche per il 2013. Un ulteriore intervento di fondamentale importanza riguarda poi l'inclusione socio-lavorativa dei minori. Al riguardo, nel 2012, sono stati finanziati, sia con risorse nazionali che del Fondo sociale europeo, specifici percorsi di integrazione per garantire il proseguimento della permanenza dei minori in Italia fino al raggiungimento della maggiore età. Con riferimento, invece, ai minori stranieri non accompagnati richiedenti asilo, il Ministero dell'interno ha destinato la somma di 5 milioni di euro per i rimborsi che gli enti locali possono richiedere alle prefetture, in relazione ai costi sostenuti dal momento della formalizzazione della domanda di asilo sino all'inserimento del minore nelle apposite strutture dedicate. Sono, peraltro, già state richieste risorse aggiuntive, da parte del Ministero, rispetto alla somma inizialmente stanziata per coprire le richieste di rimborso relative all'intera annualità del 2013.
Voglio, infine, ribadire che una politica migratoria efficace richiede ovviamente strategie condivise dai vari livelli di governo sul territorio, con interventi coordinati per una migliore razionalizzazione nell'impiego delle risorse, in una logica di condivisione delle responsabilità. L'impegno del Governo sarà orientato in questa direzione, per non trovarsi impreparati di fronte a eventuali criticità e riuscire in tal modo a fronteggiare, con strumenti ordinari, anche le situazioni più delicate e complesse.
PRESIDENTE. Il deputato Moscatt ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ANTONINO MOSCATT. Signor Presidente, sottosegretario, apprezzo l'impegno, però appartengo a quell'idea che per essere soddisfatti bisogna vedere poi i fatti concreti. Quindi, nell'impegno apprezzo quello che il Governo intende fare. Vi prego di farlo subito, vi preghiamo di farlo subito. L'idea del tavolo tecnico è importante e vi pregherei di convocare in questo tavolo tecnico non solo gli enti governativi, ma anche gli enti del terzo settore che possono dare un contributo molto importante di competenze e di strategia. Perché la grandezza di uno Stato si misura non tanto nell'intento di voler accogliere, ma nella qualità con cui riesce ad accogliere e nell'idea che è vero che oggi non c’è uno stato di emergenza, ma noi non possiamo vivere sempre con lo stato di emergenza quando è troppo tardi. Dobbiamo iniziare a programmare delle strategie perché oggi gli sbarchi non sono tantissimi, ma noi sappiamo – e lo sappiamo tutti – che l'esodo di nuovi sbarchi è alle porte.
Quindi, iniziamo a programmare una strategia che ci serve non a dichiarare uno stato di emergenza immediato, ma che ci serve a creare una cabina di regia che possa affrontare nel momento in cui ciò succederà l'evento e non lo viva sempre con uno stato di emergenza. Poi io, in audizione con il Ministro Moavero Milanesi, avevo chiesto che questo diventasse un tema europeo. L'Italia da sola, così come dicevo prima la Sicilia da sola, non può sobbarcarsi il peso e la responsabilità della gestione del fenomeno.
Dev'essere un tema di natura europea, anche perché l'Europa anche in questo misura la sua grandezza. Sono convinto che sul tema dei minori stranieri si accelererà e si accelererà subito. Infatti, io capisco che ci sono dei tempi e questi tempi vanno rispettati, però è anche vero che questi tempi rischiano di diventare una spada di Damocle sulla testa di tutti coloro che si occupano del fenomeno e quando questi tempi finiranno, probabilmente rischiamo di non trovare più gli enti che gestiscono questo settore perché saranno tutti chiusi.
Quindi, queste risorse vanno messe subito in campo, vanno subito «distribuite» agli enti che si occupano del terzo settore, agli enti locali, per poter mantenere loro il servizio e la sopravvivenza. E soprattutto, vanno attuati questi tavoli tecnici, che servono a creare una strategia comune, dentro la quale un'unica materia venga trattata: che venga messa Pag. 9immediatamente in campo, perché serve e perché è urgente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
(Iniziative di competenza volte a garantire il diritto all'istruzione nella provincia di Nuoro, con particolare riferimento all'attivazione delle prime classi del liceo musicale «Sebastiano Satta» – n. 2-00084)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Capelli n. 2-00084, concernente iniziative di competenza volte a garantire il diritto all'istruzione nella provincia di Nuoro, con particolare riferimento all'attivazione delle prime classi del liceo musicale «Sebastiano Satta» (Vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti).
Chiedo al deputato Capelli – mi pare di sì – se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ROBERTO CAPELLI. Signor Presidente, illustrerò brevemente l'interpellanza, che mi sembra sia abbastanza analiticamente svolta nella sua stesura. Ricordo a lei, Presidente, e al sottosegretario che abbiamo passato recentemente due giorni in quest'Aula a discutere del valore dell'istruzione, del valore della cultura, di quanto previsto nel piano strategico europeo Europa 2020 e di quale sia l'atteggiamento del Governo – positivo sicuramente – nell'investimento sulla cultura. Tutta l'Aula ha condiviso che investire sul capitale umano e sui talenti è sicuramente l'architrave dello sviluppo, anche economico, della nostra nazione.
Perciò, partendo dall'Europa vorrei portarvi a una realtà più piccola facente parte della nostra nazione, della Sardegna, Nuoro in particolare, e lì arriviamo al liceo musicale Sebastiano Satta, che è stato inserito, circa un decennio fa, nel primo gruppo dei ventidue licei musicali autorizzati; vanta un'esperienza di una sperimentazione autonoma quasi unica nel suo genere nel territorio nazionale, attiva fin dall'anno scolastico 1999-2000.
Ebbene, per fare sintesi e arrivare al caso in questione, il liceo musicale – dopo la lunga fase di sperimentazione che, appunto, è partita fin dall'anno 2000 – è stato definitivamente istituito nel 2010 con due classi prime. A seguito, poi, di due circolari ministeriali – che bisogna assolutamente richiamare perché fanno parte, ovviamente, delle regole che tutti dobbiamo seguire – è stato determinato che i licei musicali, per il prossimo anno scolastico, potranno attivare classi prime in numero non superiore a quelle funzionanti nell'anno corrente. È successo che nell'anno passato, cioè quest'anno, ossia per l'anno scolastico 2012-2013, il liceo ha perso un certo numero di iscrizioni e perciò, dalle solite due precedenti assegnazioni di due classi prime è passato a una classe. Ora, a seguito anche delle selezioni e delle prove che sono state effettuate per l'ammissione all'anno scolastico 2013-2014, quaranta ragazzi hanno superato le prove di ammissione al liceo musicale, che, ribadisco, è unico nel suo genere in un territorio che non sto qui a descrivere, ma che ha un'alta dispersione scolastica, che in questo momento ormai da tanti anni ha una condizione economica e sociale particolare, ed è l'unico liceo che svolge un servizio musicale ed offre una formazione musicale nel territorio della provincia di Nuoro, ma anche delle province circostanti.
Diversamente da altre parti della Sardegna che possono offrire anche una formazione musicale e un indirizzo musicale a fronte di un conservatorio e dieci scuole medie di indirizzo musicale presenti, per esempio, nella provincia di Sassari o nella provincia di Cagliari, nella provincia di Nuoro e del centro Sardegna, questa è l'unica struttura scolastica che dà anche un indirizzo musicale.
Ripeto, a seguito delle circolari, il liceo «Satta» si troverebbe nella condizione, per l'anno scolastico 2013-2014, di non poter formare le due classi, a seguito della prova di ammissione che ha licenziato 40 iscritti potenziali, più due diversamente abili, che potrebbero frequentare questi corsi. Ribadisco gli investimenti svolti negli Pag. 10anni per avere, comunque, la dotazione, anche strumentale, di due corsi. Perciò, per farla breve e per concludere, si chiede che si tenga conto di tutto questo per poter rivedere le posizioni espresse nella circolare del 21 marzo 2013 riguardante gli organici e nella circolare n. 96 del 17 dicembre 2012 riguardante le iscrizioni.
Aggiungo soltanto una piccola cosa, per concludere. È un'eventuale deroga, che auspico il Governo voglia prendere in considerazione sollecitando anche il competente assessorato regionale e il direttore scolastico regionale, senza costi, in quanto la differenza tra una classe prima dei corsi tradizionali è data dalle ore di strumento musicale, circa un'ora e mezzo per alunno, e dalle ore di musica d'insieme, che sono circa cinque ore per classe. Quindi, possiamo dire che, in una classe di venti alunni, gli insegnamenti sono, grosso modo, maggiorati di circa 40 ore di lezione, che vanno, comunque, completamente a carico di nuovi docenti, in quanto, nel liceo musicale – unico in tutta la provincia, come già detto, e unico istituto superiore nel quale si insegna la musica – vengono impegnati anche insegnanti sopranumerari a seguito della riforma Gelmini, che ha eliminato la musica da tutte le scuole superiori, che, comunque, sono già retribuiti anche se non hanno sede e insegnamento. Per cui è una deroga a costo zero, che darebbe risposta a tanti ragazzi, anche nel rispetto di quanto previsto dagli articoli 3 e 34 della Costituzione.
Credo che non si chiede sicuramente una deroga del livello di Roma capitale, che abbiamo già dato in quest'Aula per il Patto di stabilità: è una cosa molto più piccola, ma tanto grande per un territorio che ha necessità di ritrovare fiducia e l'attenzione dello Stato.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca, Marco Rossi-Doria, ha facoltà di rispondere.
MARCO ROSSI-DORIA, Sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, ringrazio l'onorevole Capelli per la sua interpellanza e per la sua passione propositiva, che condivido. Nel merito, i licei musicali sono stati istituiti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 89 del 15 marzo 2012; è un percorso formativo nuovo precedentemente non previsto e oggetto di sole poche limitatissime sperimentazioni nel nostro Paese.
Questo tipo di percorso possiede una caratteristica peculiare: coerentemente con quanto avviene nell'insegnamento presso i conservatori di musica, nel liceo musicale, tutti gli insegnamenti, compresi una parte di quelli professionalizzanti, sono svolti nella modalità classica della suddivisione degli alunni per classe, mentre gli insegnamenti professionalizzanti – vale a dire, «esecuzione e pratica strumentale» e «musica d'insieme» – sono insegnamenti individualizzati nel primo caso o svolti per piccoli o piccolissimi gruppi nel secondo. Pertanto, il costo unitario in termini di risorse umane di una classe mediamente considerata di 25 allievi è di circa tre volte quello di una classe di qualunque altro tipo di scuola secondaria di secondo grado.
Conseguentemente, l'istituzione di una classe prima di un corso di liceo musicale comporta l'utilizzo di risorse in termini di organico che sono equivalenti alle risorse che occorrono per l'attivazione di tre classi prime di altro tipo di liceo. Poiché, secondo le norme vigenti, l'organico del personale docente è costituito da un budget complessivo nazionale fissato da norme di natura finanziaria, anche il budget di ciascuna regione e di ciascuna provincia in termini di risorse umane non può essere superato; c’è stata un'utile discussione su questo e convengo con le comunicazioni del Ministro Carrozza, fatte negli ultimi giorni, in data 6 giugno, che io qui rappresento; a queste comunicazioni seguirà un dibattito, fin da oggi, in VII Commissione, quindi, speriamo di andare Pag. 11oltre queste restrizioni. Tuttavia, al momento, è fissato da norme di natura finanziaria anche il budget di ciascun regione e di ciascuna provincia, in termini di risorse umane, e non può essere superato se non a rischio di invalidare gli obiettivi prefissati di rispetto della finanza pubblica.
Nel caso di specie, l'amministrazione scolastica regionale della Sardegna che abbiamo sentito, che gli uffici hanno sentito, dovrà commisurare la fattibilità della richiesta di attivazione di una nuova classe prima, presso il liceo Sebastiano Satta di Nuoro, verificando sia la tenuta del secondo corso da istituire in termini di possibile stabilizzazione per gli anni a venire, sia in relazione al costo in termini di risorse umane della nuova classe da attivare, sia infine, in relazione ad altre eventuali richieste di attivazione del medesimo tipo di percorso formativo.
Comunque stiamo lavorando per verificare come e a quali condizioni sia possibile dare seguito a questa interpellanza.
PRESIDENTE. Il deputato Roberto Capelli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ROBERTO CAPELLI. Signor Presidente, signor Sottosegretario, non vorrei esprimere più o meno soddisfazione; sono sicuramente soddisfatto di aver avuto questa interlocuzione e le parziali garanzie di interessamento da parte del sottosegretario sul caso specifico; credo che si potrà arrivare in tempi brevi ad una soluzione anche perché i tempi sono dettati dalla programmazione scolastica che è alle porte per l'annualità 2013-2014. Vorrei aggiungere soltanto una piccola precisazione: un corso a indirizzo professionale, nel caso specifico musicale, ha sicuramente – e soprattutto nel caso del musicale che necessita di aule a sé stanti, di strumenti in dotazione acquisiti dall'istituto – un costo decisamente superiore, quantificato in tre volte l'istituzione di un corso tradizionale. Questo nel caso di prima istituzione del corso; ciò è corretto nel caso di prima istituzione del corso; ribadisco che nell'istituto Satta da oltre dieci anni ci sono state sempre due classi, quindi gli investimenti che determinano il costo sono stati ampiamente ammortizzati per cui si riduce la proporzione tre a uno dei due corsi. Per quanto riguarda, invece, il costo dei docenti, ribadisco che anche questo è un costo già ammortizzato perché, a seguito della riforma Gelmini, ci sono degli insegnanti soprannumerari che sono già retribuiti e che non hanno una sede e un insediamento e sono assolutamente disponibili per coprire quelle ore in più, l'ora e mezzo per studente, per alunno e le cinque ore per classe; per cui abbiamo già del personale insegnante retribuito ma che non può prestare la sua opera, in quanto è l'unico liceo musicale di tutta la provincia, vi sono insegnanti assegnati in soprannumero al liceo Satta che non possono esercitare. Quindi, credo che, in termini di costi, ribadisco che, questi, sicuramente, non mettono in difficoltà la finanza pubblica perché non si può parlare di 40 o 100 mila euro come sforo di finanza pubblica o come possibilità di mettere in discussione i riferimenti di finanza pubblica; credo che non siano assolutamente questi i termini che di fatto possono riequilibrare il bilancio dello Stato o della regione Sardegna.
Conto molto sulla tempestività e sull'interesse che il Ministero, in particolare il sottosegretario, vorrà porre per risolvere, appunto, celermente, questa situazione che si è venuta a creare solo perché un anno si è avuto un numero di iscrizioni inferiore rispetto a dieci anni di storia. Credo che quei venti ragazzi, che non avrebbero in questo caso risposta, potrebbero andare a incrementare il numero della dispersione scolastica, anche perché non possono fare riferimento ad altri istituti o ad altri licei che possano dare lo stesso tipo di formazione, in quanto quello è unico in quel territorio. Soltanto territori molto più lontani, in un'isola come la Sardegna, Sassari o Cagliari, che determinerebbero quindi spese insostenibili a carico delle famiglie Pag. 12in un momento di crisi come questo, potrebbero dare risposta. La ringrazio, signor sottosegretario, e con soddisfazione e con attenzione attendo una sua linea di azione.
(Iniziative volte ad assicurare le visite fiscali d'ufficio per le assenze per malattie dei lavoratori del settore privato, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali con riguardo ai medici iscritti nelle liste di medicina fiscale presso l'INPS – n. 2-00078)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Lenzi n. 2-00078, concernente iniziative volte ad assicurare le visite fiscali d'ufficio per le assenze per malattie dei lavoratori del settore privato, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali con riguardo ai medici iscritti nelle liste di medicina fiscale presso l'INPS (Vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti).
Chiedo alla deputata Lenzi se intenda illustrare la sua interpellanza.
DONATA LENZI. Signor Presidente, sottosegretario, colleghi, questa interpellanza riguarda il caso dei circa 1.500 medici fiscali dell'INPS che si sono visti interrompere il rapporto di convenzionamento in base ad un ragionamento che lo stesso istituto ha fatto di non avere più necessità di impiegare risorse per il controllo dell'assenteismo nel settore del lavoro privato.
Devo dire che la cosa suscita una certa perplessità, perché si pensa che i risparmi vengano dalla mancanza di controlli. Ulteriori perplessità si devono al fatto che gli stessi che adesso vengono allontanati sono stati pochi mesi fa obbligati a frequentare il corso nel quale gli venivano dati tutti gli elementi informativi sul nuovo sistema informatico che l'INPS ha messo in campo proprio per migliorare la capacità di controllo dell'assenteismo per malattia. Ieri, analoga interrogazione della collega Bellanova, del Partito Democratico, è stata presentata in Commissione lavoro, e quindi il sottosegretario mi scuserà se faccio riferimento a quella risposta per dire che l'ho trovata proprio insufficiente, in quanto fa solo riferimento a eventuali possibili risparmi in una comparazione tra i rapporti convenzionali interrotti e un'ipotetica riduzione dell'assenteismo – che immagino anche conseguente alle difficoltà che si hanno in questo momento nel mercato del lavoro – e nulla dice sulle questioni che attengono alle condizioni di queste persone, le quali, molto spesso, in molti territori, in molte città, sono state costrette a non avere nessuna attività privata professionale, ma di mantenere un rapporto di esclusiva con l'INPS.
Ciò non succede in alcun altro settore della medicina: è noto che i medici, per esempio ospedalieri, possano svolgere attività intra-moenia ed extra-moenia. Solo in questo settore, applicandolo in maniera disomogenea sul territorio nazionale, è stato richiesto un rapporto di piena disponibilità di servizio – mi permetta il paragone: a chiamata; come succede, appunto, ai lavoratori a chiamata – nei confronti dell'INPS, con un grave deterioramento della propria capacità professionale e della propria possibilità di trovare adesso in un mercato del lavoro, anche nel settore sanitario, in grande difficoltà, nuove, diverse possibilità di impiego.
Mi chiedo quindi se almeno su questo punto, nelle sedi sindacali di confronto con le organizzazioni che rappresentano i medici fiscali, si possa venire incontro ad un sistema che permetta loro, alle persone che si sono impegnate in questi anni, e tenendo conto che spesso si tratta di medici in età non più giovanissima, di avere ulteriori possibilità; e se la cosa non debba essere gestita con maggiore attenzione e con una maggiore possibilità di venire incontro alle richieste che i 1.531 medici fiscali stanno avanzando.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, onorevole Carlo Dell'Aringa, ha facoltà di rispondere.
CARLO DELL'ARINGA, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signora Presidente, onorevoli colleghe e Pag. 13colleghi, ringrazio l'onorevole Lenzi e gli altri interpellanti per aver sollevato e richiamato l'attenzione su questo, che è uno dei diversi problemi che il nostro Governo dovrà affrontare: essi riguardano la difficoltà di contemperare le esigenze dei risparmi che la pubblica amministrazione deve fare, e gli effetti negativi che questi risparmi possono produrre sull'indotto collegato all'attività della pubblica amministrazione. Inevitabilmente, ogni qual volta l'attività della pubblica amministrazione si riduce nel tentativo di effettuare risparmi, tale riduzione ha effetti evidenti sull'attività di altri, che dalla prima dipendono.
È un periodo in cui problemi di questo tipo sono affrontati; ne dovremo affrontare uno proprio nel campo degli appalti di pulizia che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha deciso in passato, e che saranno a rischio per effetto dei risparmi che anche tale Ministero dovrà fare. Proprio nella mia qualità di sottosegretario al lavoro, ho continuamente sotto mano casi di questo genere da affrontare, molto spiacevoli perché si tratta appunto di contemperare obiettivi validi entrambi, ma che in qualche misura devono essere sacrificati. Talvolta la decisione di sacrificare l'uno piuttosto che l'altro può essere anche sbagliata, ma tant’è: è difficile naturalmente poter salvaguardare obiettivi generali, in una situazione di dover fare quadrare i conti pubblici.
Questo lo dico in via generale, non è incluso nell'appunto che adesso leggerò; ma volevo premettere questo, proprio per ringraziare dell'attenzione che è data ad un caso che è emblematico rispetto ad una situazione più generale. Con il che, naturalmente, nulla vieta di riconsiderare anche ciascun caso a sé, e di trovare quell'equilibrio di cui parlavo prima in modo magari diverso da come è stato fatto sinora. Leggo ora la risposta più diretta all'interpellanza che ci è stata posta.
Si richiama l'attenzione sulla presunta sospensione disposta dall'INPS delle visite fiscali d'ufficio per le assenze per malattia dei lavoratori del settore privato, nonché sulle conseguenze di tale determinazione sull'attività lavorativa dei medici che finora hanno svolto la funzione di accertamento per conto dell'istituto. Faccio presente che l'INPS, su esplicita richiesta anche del nostro Ministero, ha comunicato di non aver mai sospeso tali controlli, ma di aver solamente previsto per l'anno in corso una temporanea riduzione delle visite mediche disposte d'ufficio.
Tale determinazione, già illustrata nel corso di uno specifico incontro dall'istituto ai rappresentanti delle associazioni dei medici, trova la propria giustificazione nelle recenti disposizioni normative che impongono importanti tagli alle spese di funzionamento degli enti pubblici di assistenza e previdenza. In particolare, l'articolo 1 della legge n. 228 del 2012 ha imposto all'INPS tagli alle proprie spese di funzionamento tali da conseguire, a decorrere dal 2013, risparmi aggiuntivi complessivamente non inferiori a 300 milioni di euro l'anno.
L'INPS ha altresì precisato che – nel corso del 2012 – su un totale poco superiore a 1 milione 200 mila visite mediche di controllo, circa 917 mila sono state disposte d'ufficio (per una spesa complessiva pari a circa 50 milioni di euro) e che, all'esito di tali visite, è stato possibile pervenire ad una riduzione della prognosi solo in 83 mila casi.
Dico questo solo sapendo quanto è difficile mettere a confronto spesso delle spese sostenute da un istituto e poi i risultati di questi accertamenti; sono sempre confronti che non solo è difficile fare ma è difficile trarre conclusioni, però questo può essere utile per fare qualche riflessione proprio sugli effetti di queste visite di controllo, almeno dal punto di vista quantitativo.
In ogni caso, proprio per questo, l'istituto ha deciso di incrementare l'efficienza dei controlli medici attraverso una più ampia selezione dei casi da monitorare, pur in presenza di una sensibile diminuzione del numero di visite mediche eseguite d'ufficio. Cioè, in poche Pag. 14parole, minori risorse, minori visite ma maggiormente mirate per non incidere sull'efficacia delle visite stesse.
Questa decisione risulta, peraltro, in linea con l'esigenza di una sempre maggiore efficienza e efficacia dell'azione amministrativa, cui l'INPS ha potuto fare fronte anche mediante l'utilizzo di innovativi strumenti tecnologici, quali ad esempio – faccio un po’ un elenco di quelle che l'INPS ha messo in atto, per cercare di rendere appunto questo uso delle risorse e questo sistema più efficiente – il sistema di Data Mining, attraverso il quale la scelta dei soggetti da sottoporre a visita di controllo viene guidata da un «sistema informatico esperto» che garantisce oggettività, conservazione e riproducibilità delle azioni effettuate. Infatti, attraverso la costante elaborazione di tutti i certificati acquisiti e storicizzati presenti nei database centrali, l'istituto è in grado di individuare tutti quelli in costanza di prognosi. In tal senso, il modello di analisi delle certificazioni di malattia è basato su una particolare tecnica statistica di analisi che permette di segnalare i certificati più «a rischio» – ecco qui il concetto di mirare gli interventi – in termini di adeguatezza della prognosi e sulla base di un indicatore di probabilità. Vi è poi il ricorso alle cosiddette valigette informatiche di cui sono dotati i medici di controllo, per la redazione – presso il domicilio del lavoratore – del «verbale informatico» che viene trasmesso in tempo reale ai sistemi informatici dell'istituto. In tal modo, l'esito della visita risulta immediatamente disponibile per le attività di competenza dell'INPS e reso contestualmente accessibile. Infine, una nuova procedura – cosiddetta SAVIO – ancora in fase di rilascio, per l'ottimizzazione dell'assegnazione delle visite ai medici di lista.
Da ultimo, con riferimento al rischio di un possibile incremento della spesa per l'indennità di malattia come conseguenza della riduzione delle visite mediche di controllo, l'istituto ha precisato di effettuare un attento monitoraggio – a livello territoriale e nazionale – delle visite mediche con il supporto delle procedure informatiche e dei flussi comunicativi telematici esistenti. Attraverso tale monitoraggio, in particolare, potranno essere rilevate eventuali anomalie circa l'andamento della spesa per la gestione delle visite mediche in oggetto.
Dopodiché naturalmente il monitoraggio è in corso, può dare dei risultati e, ripeto, può dar luogo anche ad una revisione di questa decisione tesa a ridurre il numero delle visite rispetto all'efficacia degli interventi. Con questo naturalmente non affronto il problema delle conseguenze che queste decisioni possono avere sull'attività dei medici che sono coinvolti in questa attività, questo non per significare che questo è un risultato poco significante dal punto di vista dell'amministrazione e dei risparmi che deve effettuare e dell'efficienza degli interventi che deve garantire. È un problema che ha risvolti anche sociali e professionali non indifferenti, di questo ci rendiamo conto e sarà tenuto, come lo è tuttora, in grande considerazione nel momento che il monitoraggio possa portare qualche aggiustamento di queste decisioni sui risparmi temporanei che sono stati decisi.
PRESIDENTE. La deputata Lenzi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza.
DONATA LENZI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario per la buona volontà, contando sulla sua disponibilità a mantenere l'attenzione su questo tema, perché nel contenuto la risposta corrisponde a quella burocratica già data dall'INPS in altre occasioni: non spiega perché la valigetta informatica, e il relativo corso di formazione, sia stata data agli stessi che poi vengono mandati a casa; non affronta il nodo del rapporto convenzionale e dei vincoli ingiustificati che sono posti, che fanno di questo un lavoro a chiamata pagato a cottimo.
Questa è la sintesi del rapporto con dei professionisti, che si sono laureati, che si sono specializzati, che lavorano in questo campo e che potrebbero lavorare in un rapporto con l'INPS in altri settori in cui Pag. 15l'INPS svolge funzioni di controllo. Lei pensi che il Parlamento, a mio modesto parere sbagliando, ma così è stato votato, ha previsto 500 mila visite ed oltre di controllo sulle invalidità che vengono date a commissioni mediche, nelle quali ci sono medici in rapporto convenzionale con l'INPS. Voglio dire che in un ente così grande forse una questione che riguarda un numero limitato di persone, se si vuole, può trovare una soluzione che permetta di stare nella logica dei risparmi e tenere nello stesso conto le difficoltà che queste persone hanno.
Dopodiché ci auguriamo che la questione venga monitorata con attenzione dal Governo, come il sottosegretario ha detto all'inizio del suo intervento.
(Iniziative volte ad accertare la regolarità del ricorso alla cassa integrazione ordinaria nello stabilimento FIAT di Termoli – n. 2-00082)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Speranza ed altri n. 2-00082, concernente iniziative volte ad accertare la regolarità del ricorso alla cassa integrazione ordinaria nello stabilimento FIAT di Termoli (Vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti).
Chiedo alla deputata Venittelli se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmataria.
LAURA VENITTELLI. Signor Presidente, vorrei illustrarla brevemente.
L'interpellanza che è oggetto di discussione è scaturita dalla preoccupante situazione che si è venuta a creare presso lo stabilimento FIAT di Termoli negli ultimi mesi, situazione che ha dato vita ad un forte contrasto sociale tra la FIAT e i lavoratori, tra lavoratori e lavoratori, tra la FIOM e le altre sigle sindacali.
Per effetto della crisi del settore auto, la società FIAT ha posto in cassa integrazione una buona parte delle maestranze addette allo stabilimento di Termoli che occupa all'incirca tremila persone, maestranze che, a seguito della decisione aziendale di ricorrere alla CIGO, hanno subito e continuano ancora a subire, oramai da mesi, la riduzione consistente dello stipendio mensile per le giornate non lavorate di CIGO.
La procedura per l'approvazione della cassa integrazione è di competenza, come è noto, del comitato regionale dell'INPS, composto da un rappresentante sindacale dei lavoratori, da un rappresentante sindacale del datore di lavoro, dall'INPS e dalla direzione regionale del lavoro.
Ora è accaduto che, all'inizio del nuovo anno, una sigla sindacale ha segnalato al comitato regionale dell'INPS la non regolarità del ricorso alla cassa integrazione da parte della FIAT, sollevando dubbi che sono conseguenti al contestuale uso della cassa integrazione da parte di FIAT per alcuni lavoratori e al ricorso contestuale all'interno dello stesso stabilimento di lavoro straordinario per altri lavoratori.
Per effetto degli esposti, la direzione regionale del lavoro, che fa parte del comitato regionale INPS per l'approvazione della CIGO, ha attivato accertamenti ispettivi, che sono durati diversi mesi e che hanno poi indotto il comitato INPS, nella seduta dell'11 aprile 2013, a sospendere la definizione dell'istruttoria delle pratiche della CIGO.
Nelle more di questa definizione, la FIAT ha anticipato, del resto come era suo obbligo legislativo, la retribuzione delle giornate integrabili. Tanto però ha fatto fino a copertura della mensilità di aprile del 2013. Così nei primi giorni di giugno la FIAT ha inviato una nota alle organizzazioni sindacali con la quale ha comunicato la propria intenzione di non anticipare più il pagamento della CIGO, fino al giorno dell'autorizzazione da parte dell'INPS.
Così al conflitto tra una sigla sindacale e la FIAT, che ha determinato l'indagine ispettiva di cui ho poc'anzi parlato, ha fatto seguito, per tutta risposta, la sospensione dell'anticipazione dello stipendio integrato per questi tremila dipendenti.
In termini reali, la retribuzione degli operai, per la maggior parte padri di famiglia, che sono anche monoreddito, si è Pag. 16ridotta di ulteriori 400 euro, rispetto ad una retribuzione già diminuita all'80 per cento per la presenza della CIGO.
La notizia della non integrazione, della non anticipazione, da parte della FIAT, ha provocato, come del resto immaginabile, una forte reazione all'interno dello stabilimento e nella città, reazione che ha determinato anche un conflitto ancora più forte tra le organizzazioni sindacali, FIOM, da una parte, e tutte le altre, dall'altra, tra i lavoratori FIAT e le maestranze. La reazione e il clima incandescente sono del resto aumentati anche per le difficoltà che ci sono nell'intravedere un futuro per questo opificio.
Successivamente alla presentazione dell'interpellanza, il comitato INPS ha fatto sapere, almeno agli organi di stampa, di avere sbloccato la pratica e di avere autorizzato la CIGO.
Il problema si riaffaccerà sicuramente il prossimo mese, con una nuova procedura di cassa integrazione, procedura che spinge sempre di più verso l'esigenza di chiarezza sul piano industriale della FIAT e sul futuro dello stabilimento di Termoli, futuro che crea non poche preoccupazioni anche alla luce dei noti conflitti in essere sempre con le organizzazioni sindacali, in particolare con la FIOM. Si tratta di conflitti e problematiche che hanno poi di fatto indotto gli interpellanti a richiedere al Governo la promozione di un tavolo tecnico che consenta di avere chiarezza sui disegni aziendali della FIAT in Termoli e auspicabilmente anche rassicurazioni sulla conservazione, e noi speriamo, anche sulla crescita, dei livelli occupazionali.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Carlo Dell'Aringa, ha facoltà di rispondere.
CARLO DELL'ARINGA, Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, in questa interpellanza si sollecita il Governo ad assumere idonee iniziative volte ad assicurare una sollecita corresponsione del trattamento di cassa integrazione ordinaria a favore dei lavoratori dello stabilimento FIAT di Termoli.
A riguardo, faccio presente che i lavoratori del predetto stabilimento beneficiano del trattamento di cassa ordinaria, che viene anticipato dalla società e poi portato mensilmente a conguaglio dalla stessa attraverso la dichiarazione contributiva inviata all'INPS, come era anche illustrato nell'interpellanza.
La sede INPS di Campobasso, dunque, non eroga direttamente alla FIAT alcun ammortizzatore sociale, né effettua pagamenti diretti di cassa ordinaria ai dipendenti. Conseguentemente, l'eventuale sospensione, a decorrere dal mese di giugno 2013, delle anticipazioni della CIGO, decisa dalla dirigenza della società, non è da ascriversi ad una sospensione dell'erogazione degli ammortizzatori sociali da parte dell'INPS. Quest'affermazione vuole essere anche rassicurante, nel senso che, se c'erano stati dei problemi, sono in via di soluzione.
Comunque, preciso che la Commissione provinciale CIG-Industria istituita presso la predetta sede territoriale dell'istituto, ha autorizzato già nella seduta dell'8 marzo le richieste di CIG presentate dalla società fino al 2 febbraio. Poi, martedì scorso la stessa Commissione CIGO ha deliberato l'accoglimento delle istanze di concessione presentate dalla FIAT e dalle società dell'indotto in riferimento al periodo da febbraio a maggio e lo stesso farà per i periodi successivi.
In conclusione, sulla base di tale ultima autorizzazione, si può ragionevolmente auspicare che la problematica segnalata nel presente atto parlamentare troverà a breve una soluzione positiva per tutti i periodi successivi.
La richiesta di tenere sotto stretta osservazione e attenzione tutto quello che succede negli stabilimenti della FIAT è una costante preoccupazione, non solo di questo Ministero, ma anche degli altri Ministeri e quindi, da questo punto di vista, posso semplicemente aggiungere che, anche da parte mia, ci sarà un particolare impegno affinché questa attenzione non venga mai meno, ma anzi Pag. 17venga aumentata in occasione di eventuali ulteriori problemi che si dovessero presentare.
PRESIDENTE. Grazie, signor sottosegretario.
La deputata Laura Venittelli ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta.
LAURA VENITTELLI. Signor Presidente, mi dichiaro soddisfatta. Ringrazio il sottosegretario e mi auguro che anche per il futuro l'attenzione del Governo sia sempre massima rispetto alle situazioni aziendali e nello specifico quella di FIAT, che rappresenta certamente il motore economico più importante nel settore auto.
PRESIDENTE. Dovremmo ora passare all'interpellanza urgente Migliore ed altri n. 2-00087.
Constato tuttavia l'assenza del rappresentante del Governo competente per materia. Ci stanno informando che sta per arrivare.
Sospendo pertanto la seduta per alcuni minuti.
PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
Prima di riprendere i lavori, non posso che stigmatizzare il fatto che il Governo sia risultato assente al momento dello svolgimento dell'interpellanza urgente Migliore ed altri n. 2-00087, non consentendo così l'ordinario svolgimento della seduta.
Desidero fare presente a lei, signora sottosegretario, e, per suo tramite, a tutto il Governo che è essenziale, non solo per l'immagine delle istituzioni, ma anche per il corretto svolgimento dei lavori parlamentari, che i rappresentanti dell'Esecutivo siano presenti con puntualità ai lavori della Camera. Mi rendo conto che l'orario di svolgimento delle singole interpellanze non è totalmente prevedibile, ma è buona norma intervenire con qualche minuto di anticipo, in modo tale che non si verifichino vuoti di presenza tra un'interpellanza e l'altra e che non si ripetano questi problemi (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia Libertà).
(Iniziative in ordine alle conseguenze sanitarie ed ambientali del progetto di attivazione della centrale a biomasse del Mercure da parte di Enel Produzione Spa – n. 2-00087)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Migliore ed altri n. 2-00087, concernente iniziative in ordine alle conseguenze sanitarie ed ambientali del progetto di attivazione della centrale a biomasse del Mercure da parte di Enel Produzione spa (Vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti).
Chiedo al deputato Antonio Placido se intenda illustrare l'interpellanza, di cui è cofirmatario.
ANTONIO PLACIDO. Signor Presidente, signor sottosegretario, la questione su cui la interpelliamo, sintetizzata nel testo sottoscritto da me, Migliore ed altri, è antica e risale al settembre 2001, data in cui l'ENEL presentò un progetto di riattivazione di una vecchia centrale termoelettrica, mediante riconversione a biomasse, una centrale risalente alla metà degli anni Sessanta ed inattiva da oltre quindici anni, sita nel territorio di Laino Borgo, in provincia di Cosenza, all'interno di un'area doppiamente protetta, a livello nazionale e comunitario (Parco nazionale del Pollino e zona di protezione speciale).
Il progetto ha da sempre scontato l'opposizione delle istituzioni locali e della comunità del parco, della provincia di Potenza e della regione Basilicata, che considerano la centrale incompatibile con le vocazioni produttive del territorio del Mercure e con le specifiche condizioni ambientali della valle, una conca scarsamente ventilata, in cui, dunque, le emissioni aeree inquinanti tendono a permanere.Pag. 18
Il progetto dell'ENEL è risultato sostanzialmente bocciato dalla sentenza del Consiglio di Stato depositata il 1o agosto 2012.
Ciò nonostante il 19 novembre 2012 la regione Calabria, ignorando evidentemente il pronunciamento del Consiglio di Stato, ha incomprensibilmente autorizzato la riattivazione della sezione due della centrale.
Gli impianti necessitano di bonifiche da amianto ed ENEL ha dichiarato di non avere bonificato il gruppo uno della centrale per motivi economici e che solo il gruppo due sarebbe stato sottoposto ad un intervento di bonifica, risalente ormai a diversi anni fa, su cui ad oggi l'ENEL non ha fornito informazioni sufficienti, né in ordine alle modalità di esecuzione né in ordine al suo eventuale completamento.
Sembra che il gruppo due della centrale sia stato semplicemente «ricoperto» – per così dire – e che questa circostanza alimenta presso le popolazioni del Mercure allarme e preoccupazione connessa alla pericolosità dell'amianto, ormai pressoché acclarata non soltanto per aerodispersione, ma anche per ingestione.
Il funzionamento dell'impianto a singhiozzo ha già causato numerosi episodi spiacevoli (rumori notturni, cattivi odori, disturbi ad escursionisti), regolarmente segnalati all'ARPA regionale e alle forze dell'ordine.
In data 5 giugno si è tenuta una riunione presso il Ministero dello sviluppo economico, volta a chiedere all'ente parco di sospendere l'azione promossa presso il TAR regionale, il cui giudizio, peraltro, sarebbe atteso per il 21 giugno prossimo venturo.
Premesso che i sindaci dei comuni di Viggianello e di Rotonda hanno dovuto rivolgersi al presidente della giunta regionale di Basilicata per ottenere di essere invitati all'incontro in programma presso il medesimo Ministero in data 11 giugno, premesso che in quella sede il dirigente del dipartimento regionale calabro avrebbe sostenuto che la conferenza di servizi chiusasi in settembre 2012 avrebbe stravolto il progetto Enel iniziale adeguandolo a norma, tutto ciò considerato, le chiederemmo di sapere se risulti al Ministero che uno studio commissionato dall'Enel nel 1987, all'epoca della conversione della centrale a carbone, aveva evidenziato problemi molto seri circa il microclima della valle e l'effettiva capacità del sistema viario esistente di reggere l'incremento del traffico veicolare derivante dall'attivazione della centrale; se risulti al Ministero che lo studio di valutazione di impatto ambientale effettuata a corredo delle procedure di riattivazione riguardi la valle di Latronico, distante circa 11 chilometri e non già quella del Mercure interessata dall'intervento; se risulti che il piano del parco limita la potenza delle centrali attivabili nell'area a non più di 3 megawatt elettrici quando la centrale dell'Enel è pensata per ben 41 megawatt elettrici.
Chiediamo, infine, di sapere quali iniziative si intendano promuovere a tutela del diritto alla salute delle popolazioni del Mercure soprattutto con riferimento alla bonifica da amianto già effettuata e a quelle ulteriori eventualmente necessarie; di accertare quale sia l'attuale modalità di funzionamento della centrale, tenuto conto della sentenza del Consiglio di Stato 1o agosto 2012 evidentemente ad oggi disattesa, e di comprendere quale siano gli impatti occupazionali attesi a fronte dei rischi certi che l'attivazione della centrale comporterebbe a carico del delicatissimo equilibrio ambientale del Parco nazionale del Pollino e dei danni gravi ed irreversibili che risulterebbero all'ambiente naturale e alla sua vocazione turistica e produttiva dal transito degli oltre cento veicoli pesanti necessari ad alimentare il funzionamento della centrale a regime.
SIMONA VICARI, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signor Presidente, onorevoli deputati, si ritiene utile effettuare di seguito una breve sintesi dei punti salienti della vicenda che, sino ad oggi, è stata seguita dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che ci ha comunicato quanto segue.Pag. 19
La regione Calabria, nel 18 gennaio 2011, ha comunicato al medesimo Ministero che l'intervento cui si riferiscono gli interpellanti è soggetto alla disciplina prevista dall'articolo 12 del decreto legislativo n. 387 del 2003 «Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricità», recepita dall'ordinamento regionale con propria legge n. 42 del 2008.
In particolare, per quanto concerne la direttiva «Habitat» (direttiva 92/43/CEE, articolo 6, comma 3), la regione Calabria ritiene di aver rispettato quanto in essa contenuto, considerato che nel decreto autorizzativo n. 13109 del 13 settembre 2010, sono state acquisite le autorizzazioni dalle regioni interessate e, più precisamente: la valutazione di incidenza positiva della regione Calabria; la valutazione di incidenza positiva della regione Basilicata; il parere favorevole dell'agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpacal); il parere favorevole dell'azienda sanitaria locale di Castrovillari; il parere favorevole del nucleo VIA-IPPC in merito alla compatibilità ambientale ed al rilascio dell'autorizzazione integrale ambientale (AIA).
Per quanto riguarda l'ente Parco del Pollino, la regione Calabria ha evidenziato che lo stesso si è espresso favorevolmente nei procedimenti di valutazione di incidenza ambientale, partecipando alle conferenze dei servizi convocate dall'amministrazione provinciale di Cosenza e fornendo – nella seduta del 30 luglio 2009 – parere tecnico positivo di compatibilità di cui all'allegato «A – Misure di salvaguardia» del decreto del Presidente della Repubblica 15 novembre 1993 di istituzione del medesimo ente parco.
Detto parere successivamente è stato sospeso e ritirato con delibera n. 67 del 12 ottobre 2009, nella quale viene espresso «un preciso indirizzo di contrarietà alla realizzazione dell'opera» senza alcuna valutazione tecnica e/o di merito rispetto a specifiche norme di riferimento.
A tale proposito, sono state avviate azioni giudiziarie presso il TAR Calabria da parte del parco stesso, della regione Basilicata e dei comuni di Rotonda (PZ) e Viggianello (PZ).
Il TAR della Calabria ha respinto le istanze di sospensiva del decreto relativo alla modifica dell'autorizzazione alla riattivazione della centrale emesso dal settore politiche energetiche del dipartimento attività produttive della regione.
Nelle ordinanze, il TAR ha riconosciuto corretto l'operato della regione Calabria in quanto «non si ravvisano – è stato scritto – motivi di illegittimità nella determinazione della regione di proseguire, con il provvedimento finale, l'iter iniziato davanti all'autorità già competente, né viene indicato, da parte dei ricorrenti alcun riferimento normativo, su cui valutare l'illegittimità del mancato avvio di una nuova procedura, al fine di valorizzare la nuova determinazione negativa del Parco nazionale del Pollino, tenuto conto che il pregiudizio lamentato in questa sede era già stato valutato nella sede propria della conferenza di servizi».
Avverso la sentenza del TAR l'ente parco ha proposto appello al Consiglio di Stato, il quale con sentenza n. 004400 del 1o agosto 2012 ha riformato la sentenza del TAR Calabria e annullato il provvedimento autorizzativo adottato dalla regione Calabria in data 13 settembre 2010.
In seguito a tale sentenza, la regione Calabria ha convocato una nuova conferenza di servizi il 7 novembre 2012, nel corso della quale è stato deliberato che non sussistevano elementi ostativi all'approvazione del progetto, volto alla riattivazione della centrale elettrica da parte dell'Enel, fatte salve alcune necessarie prescrizioni.
La regione Calabria, quindi, con proprio decreto n. 16459 del 19 novembre 2012, ha autorizzato la Società Enel Produzione Spa alla realizzazione e all'esercizio dell'impianto di produzione di energia elettrica a biomassa, nel comune di Laino Borgo (CS), per una potenza complessiva di 35MW elettrici netti, nonché alle opere connesse e alle infrastrutture Pag. 20indispensabili alla costruzione ed all'esercizio dell'impianto stesso in conformità al progetto definitivo approvato in sede di Conferenza dei servizi e con le prescrizioni elencate nel decreto medesimo.
Avverso tale provvedimento è stato proposto ricorso presso il TAR Calabria il quale, con propria ordinanza n. 00091/2013 ha ritenuto di non dover sospendere il provvedimento impugnato, fissando comunque l'udienza di discussione per la decisione nel merito per la data del prossimo 21 giugno.
Il Ministero ha seguito la vertenza inerente la centrale elettrica del Mercure a valle di una richiesta delle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali e da pochi giorni, precisamente dallo scorso 5 giugno, ha attivato un tavolo di confronto con le parti interessate al fine di pervenire ad una soluzione condivisa in considerazione dell'impatto occupazionale che l'eventuale chiusura dell'impianto potrebbe determinare.
All'incontro sono risultati presenti i rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico unitamente ai rappresentanti della regione Calabria, della regione Basilicata, il presidente e il vicepresidente dell'ente Parco del Pollino.
Erano altresì presenti i rappresentanti di Enel Spa, insieme a quelli delle organizzazioni sindacali nazionali e territoriali confederali e di settore CGIL, CISL, UIL, FILCTEM CGIL, FLAEI CISL, UILTEC UIL.
Nel corso dell'incontro sono state affrontate le tematiche attinenti le attuali criticità in ordine al contenzioso amministrativo in essere che interessa la centrale del Mercure. Nello specifico le parti hanno illustrato le diverse posizioni rispetto a tale problematica.
In particolare le organizzazioni sindacali – dalle quali è partita la richiesta di incontro in sede ministeriale – hanno evidenziato forti preoccupazioni in ordine all'aspetto occupazionale che interessa un territorio già fortemente in difficoltà.
Parimenti, le organizzazioni sindacali hanno evidenziato la necessità di ottenere maggiori garanzie da parte di Enel attraverso un accordo che, in previsione della piena entrata a regime della centrale, riprenda impegni non solo sul fronte occupazionale ma anche sul fronte della tutela ambientale (attraverso possibili osservatori ambientali), del potenziamento infrastrutturale, dell'approvvigionamento della biomassa da «filiera corta» e degli eventuali riconoscimenti di natura economica per i comuni dell'area Mercure.
La regione Calabria ha rappresentato l'importanza di tale realtà per il territorio calabrese ed ha ribadito la validità amministrativa e sostanziale del decreto autorizzativo del 19 novembre 2012. Ha pertanto evidenziato, fatta salva ogni garanzia in merito al rispetto delle tematiche ambientali, con particolare riferimento alle richieste dell'ente Parco, la necessità di accelerare il percorso di ricerca di un'intesa. A tale riguardo, la regione ha invitato l'ente Parco del Pollino a valutare la possibilità di avviare un percorso che porti al ritiro del ricorso proposto dallo stesso ente avverso il decreto autorizzativo rilasciato dalla regione Calabria la cui prossima udienza, peraltro, si terrà il 21 giugno 2013 dinanzi al TAR-Calabria.
La regione Basilicata ha precisato che, stanti le riserve espresse dal consiglio regionale della stessa sul progetto della centrale, è disponibile a valutare nuovi elementi di garanzia forniti da Enel. Tali elementi dovranno necessariamente tenere conto della tutela ambientale e della salute dei lavoratori, attraverso un'attività di controllo e riduzione delle emissioni e l'impegno a garantire una filiera corta. L'ente Parco del Pollino ha illustrato, invece, l'attuale stato di avanzamento del contenzioso evidenziando le motivazioni che hanno determinato il provvedimento di diniego di autorizzazione. Ha manifestato, comunque, la volontà a cooperare per ricercare una soluzione condivisa che dovrà tenere conto di una serie di impegni da parte di Enel.
In particolare, tali oneri riguarderanno la sensibile riduzione delle attuali emissioni della centrale che incidono sull'attuale potenza dell'impianto, un piano sulle reali ricadute economico-occupazionali Pag. 21per tutta l'area del Mercure e impegni sul fronte infrastrutturale a seguito della movimentazione dei mezzi che ne potrebbe conseguire. Lo stesso ente si è dichiarato d'accordo sulla costituzione di un autonomo osservatorio ambientale e sulla stipula di un protocollo sulla legalità. Enel ha evidenziato, da parte sua, che la centrale è in regolare esercizio dal mese di dicembre 2012, nel pieno rispetto dei limiti di emissione previsti dalla normativa applicabile e dalle prescrizioni contenute nel decreto autorizzativo.
Inoltre, alla luce del lungo iter amministrativo di autorizzazione dell'impianto, Enel si dichiara disponibile sin d'ora a definire con tutte le istituzioni coinvolte un apposito accordo basato sui seguenti impegni: 1) osservatorio ambientale: disponibilità all'istituzione, con una dotazione economica, di un osservatorio con la partecipazione dell'ente Parco del Pollino, dei comuni della valle del Mercure e delle organizzazioni sindacali, per l'analisi dei dati ambientali relativi all'impianto, coerentemente con il monitoraggio previsto dal decreto autorizzativo; 2) riduzione delle emissioni: impegno da parte di Enel a ricorrere all'uso dei più avanzati sistemi ambientali e delle più avanzate procedure gestionali, orientati a garantire un'ulteriore riduzione delle emissioni annuali.
Fermo restando quanto previsto nel decreto autorizzativo, in termini di potenza installata, ed a parità di produzione di energia elettrica annuale, la suddetta riduzione di emissioni annuali farà sì che l'impatto dell'impianto sia equivalente a quello di un impianto di potenza inferiore; 3) compensazioni economiche dirette all'ente Parco del Pollino: Enel è disponibile a stipulare una convenzione per le attività che consentano l'impiego di lavoratori locali per la manutenzione e lo sviluppo boschivo, nonché altri interventi di sviluppo e promozione turistica nell'ambito del Parco del Pollino; 4) compensazioni economiche dirette ai comuni della valle del Mercure: è già esistente una convenzione con il comune di Laino Borgo, ed Enel è disponibile a stipulare analoghe convenzioni con gli altri comuni della valle del Mercure; 5) approvvigionamento delle biomasse: Enel è disponibile a stipulare con l'ente Parco del Pollino, con i comuni della valle del Mercure e con i privati dei territori interessati contratti per la fornitura di biomassa, con premi per il prodotto proveniente da filiera corta, cioè distanze non superiori a 70 km dall'impianto; 6) manutenzione strade: la società dà la propria disponibilità a collaborare per il miglioramento delle infrastrutture viarie di accesso alla centrale e di accesso al parco; 7) istituzione di un protocollo di legalità per la prevenzione di comportamenti illegittimi tra i possibili fornitori dell'impianto.
L'ente Parco, nel prendere atto delle inedite posizioni di apertura espresse da Enel, ha ribadito la necessità di coinvolgere il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che vigila sull'attività dell'ente, nel caso in cui dovesse manifestarsi l'esigenza di una nuova riconvocazione del tavolo.
Sempre presso il Ministero dello sviluppo economico, lo scorso 11 giugno 2013 si è tenuto un incontro nel corso del quale i convenuti hanno concordato sulla necessità di chiedere un rinvio dell'udienza prevista per il 21 di giugno. Il presidente del Parco del Pollino ha dato la propria disponibilità ad attivarsi in proposito e ha formalizzato la richiesta all'avvocatura distrettuale dello Stato di Catanzaro, con nota protocollo n. 0006025 del 12 giugno 2013. Tale rinvio consentirà al citato tavolo di confronto istituzionalizzato di valutare serenamente e senza condizionamenti temporali le ricadute economiche e ambientali.
PRESIDENTE. Il deputato Placido ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta all'interpellanza Migliore n. 2-00087, di cui è cofirmatario.
ANTONIO PLACIDO. Signor Presidente, assolutamente no, perché, tanto per cominciare, bisognerebbe interrogarsi sulla fretta a dir poco sospetta con la quale, a partire dal 5 di questo mese, l'Enel chiede a tutti i soggetti che hanno Pag. 22adito il TAR di rinunciare a un giudizio che si otterrà il 21 del mese di giugno, ovvero 15 giorni dopo la riunione tenuta presso il Ministero per lo sviluppo economico.
È sospetta l'insistenza con cui questo avviene, visto che è molto probabile che l'Enel non possa limitarsi ad elencare i suoi buoni propositi in ordine all'osservatorio ambientale, alle compensazioni economiche, all'osservatorio di legalità, ma è assai plausibile, invece, che l'Enel debba riformulare un progetto che aderisca fedelmente alle prescrizioni di legge e alle disposizioni contenute nel piano del parco, che prescrive un limite di potenza massimo per l'impianto che è ben al di sotto di quello immaginato dall'Enel.
È del tutto evidente che il decreto autorizzativo della regione Calabria intervenuto nel novembre 2012 non tiene conto delle prescrizioni della sentenza del Consiglio di Stato di agosto 2012 e, quindi, noi continuiamo a considerarlo illegittimo.
Non sono, inoltre, soddisfatto perché circa gli impatti e le ricadute occupazionali attese, come il sottosegretario ha testé dichiarato, stiamo ancora ad attendere che l'Enel presenti un piano da cui si evincano i risultati occupazionali di cui potrà beneficiare la Valle.
Inoltre, ed è l'ultima delle questioni, nulla viene detto circa l'elemento più allarmante posto al centro dell'interpellanza, che è rappresentato dalle modalità con cui è stato effettuato – se è stato effettuato – l'intervento di bonifica dall'amianto del gruppo due della centrale.
Per cui, ritengo che saremo costretti a rivolgere una nuova interpellanza su questa questione al Ministero dell'ambiente.
(Chiarimenti in merito all'applicazione dell'istituto del 5 per mille, con particolare riferimento al calcolo del coefficiente per la devoluzione dei fondi agli enti beneficiari – n. 2-00076)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Bobba n. 2-00076, concernente chiarimenti in merito all'applicazione dell'istituto del 5 per mille, con particolare riferimento al calcolo del coefficiente per la devoluzione dei fondi agli enti beneficiari (Vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti).
Chiedo al deputato Zanin se intenda illustrare l'interpellanza Bobba n. 2-00076, di cui è cofirmatario, o se si riservi di intervenire in sede di replica.
GIORGIO ZANIN. Signor Presidente, ovviamente non stiamo qui ad illustrare in modo minuzioso al banco del Governo la storia – penso – conosciuta del 5 per mille. A noi spetta di presentare il fatto che, comunque, dal 2006 questo provvedimento ha conosciuto un'adesione crescente e convinta da parte dei cittadini del nostro Paese, che conferma una visione ben radicata di società democratica fondata sulla partecipazione, sulla solidarietà e anche convinta dunque di finanziare e sostenere gli organismi del terzo settore, oltre evidentemente poi anche la ricerca, le università, eccetera.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LUIGI DI MAIO (ore 11,28)
GIORGIO ZANIN. Ora, credo che questa interpellanza, al di là del merito specifico, ponga una questione di merito sul potenziamento dell'istanza di sussidiarietà fiscale che è implicita.
Il 5 per mille è, evidentemente, uno dei vari «mille» che in questi anni abbiamo cominciato a conoscere; e in queste settimane, abbiamo cominciato a sentire anche di un «mille» collegato alla possibilità del finanziamento pubblico ai partiti. Credo che questo sia importante da sottolineare, perché questo 5 per mille assicura al contribuente una sfera di sovranità per decidere a chi destinare parte delle ricchezze con cui contribuisce alle spese pubbliche, che è un impegno evidentemente sancito dalla Costituzione per tutti noi cittadini, ma anche al di fuori del processo per cui è solo il Parlamento a decidere sulla destinazione del gettito delle imposte. Dunque, si tratta di un processo di democratizzazione di grande rilevanza e modernità.Pag. 23
Penso che questa forma di sovranità sia, evidentemente, una responsabilizzazione del contribuente nell'individuazione degli enti che meritano di essere finanziati con le risorse pubbliche. È, pertanto, anche uno stimolo all'interazione nel territorio di non poco conto e rappresenta perciò quello che è il principio di sussidiarietà orizzontale, che proviene anche dall'indirizzo costituzionale che, all'articolo 118, appunto, prevede, al quarto comma, che Stato, regioni, città metropolitane, province e comuni favoriscano l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale; evidentemente, proprio sulla base del principio di sussidiarietà.
Ricordo, dunque, brevemente che, nel 2007, al secondo anno, l'adesione fu di circa il 61 per cento dei contribuenti e fu anche superiore, abbastanza vistosamente, a quella del tradizionale 8 per mille di stampo, di impronta, concordataria. Ecco, questo dato ci permette anche di comprendere come la natura della nostra istanza sia assolutamente non di parte, ma sia una battaglia che, poi, è stata portata avanti da tutti gli schieramenti politici in ordine anche ad una stabilizzazione definitiva del provvedimento del 5 per mille.
Nel 2009, relativamente alla dichiarazione dei redditi 2008, l'importo finale destinato è stato di circa 420 milioni. Nel 2010, i 16,1 milioni di contribuenti che hanno scelto il 5 per mille hanno fatto salire l'importo a 463 milioni. Dunque, un gruzzolo cospicuo e consistente che va a sostenere le attività di territorio e anche le realtà, evidentemente, nazionali indicate proprio dai cittadini. È chiaro che questa cifra, questo importo ha superato il tetto di spesa che, a suo tempo, poi, nel 2010, è stato inserito a 400 milioni. Si tratta di una scelta di contenimento, forse, dovuta inevitabilmente alla stagione di difficoltà finanziaria, ma anche, direi, una forma di contrasto, quanto meno nominale, con il senso del provvedimento nella sua natura, quanto meno numerica: il 5 per mille, infatti, a questo punto, fissando il tetto ed essendo stato il tetto superato, non diventa più evidentemente una corrispondenza con il suo titolo, ma c’è un ricalcolo che riduce questo 5 a un 4,7 o a un 4,6: non sappiamo di preciso ancora quanto e, soprattutto, come.
La questione del «come» è al centro della nostra interpellanza: in effetti, si tratta di una questione di trasparenza, una trasparenza che immaginiamo, proprio per la natura stessa del provvedimento, sia un «dovuto» ai cittadini e immaginiamo, appunto, che sia di grande aiuto sapere per tutti, in particolare per l'anno 2011, con un importo che, a quanto ci consta, si è portato a 391 milioni – il raccolto –, mentre le indicazioni del numero dei contribuenti hanno raggiunto la cifra veramente molto significativa di 16,7 milioni di cittadini. A noi sta a cuore capire se questo importo di 391 milioni sia la cifra effettivamente raccolta oppure se si tratti della cifra ricalcolata: evidentemente, questa non è una questione di poco conto, capire che c’è stata una diminuzione secca del gettito del 5 per mille pari quasi a 100 milioni, più o meno.
Soprattutto, come già anticipavo prima, la questione fondamentale è assicurare l'informazione su come venga ricalcolato il coefficiente per la devoluzione dei fondi agli enti beneficiari scelti dai cittadini. Non è richiesto esplicitamente, ma è evidente che si tratta di una richiesta esplicita che si potrebbe anche aggiungere in questa circostanza, e cioè, se dati questi numeri e dato questo interesse dei cittadini del nostro Paese per questa forma di sovranità, non sia il caso, quanto prima, di provvedere all'abolizione del tetto e alla stabilizzazione del provvedimento.
PRESIDENTE. Il Viceministro dell'economia e delle finanze, Stefano Fassina, ha facoltà di rispondere.
STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ripercorro i dati che ha appena ricordato l'onorevole Pag. 24Zanin che sono corretti e puntuali, richiamo preliminarmente il quadro normativo di riferimento e poi le risposte alle richieste che sono state formulate. In materia di riparto del 5 per mille, ai sensi dell'articolo 11, comma 1, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 aprile 2010, l'Agenzia delle entrate trasmette al dipartimento della Ragioneria generale dello Stato gli importi delle somme che spettano a ciascuno dei soggetti a favore dei quali i contribuenti hanno effettuato una valida destinazione della quota del 5 per mille. In seguito all'emanazione dell'articolo 2, comma 1, del decreto-legge del 29 dicembre 2010, n. 225, convertito dalla legge 26 febbraio 2011, n. 10, le disposizioni contenute nel predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 23 aprile 2010 si applicano all'esercizio finanziario 2011. Inoltre, le risorse complessive destinate alla liquidazione della quota del 5 per mille per l'anno 2011 sono quantificate nell'importo di 400 milioni di euro.
L'articolo 33, comma 11, della legge 12 dicembre 2011, n. 183, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato, ha prorogato le citate norme relative al riparto della quota del 5 per mille, dettate dal predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, anche per l'esercizio finanziario 2012 e, anche per tale esercizio, le risorse complessive destinate alla liquidazione della quota del 5 per mille sono state quantificate nell'importo di 400 milioni di euro. Da ultimo, l'articolo 23 del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, proroga le disposizioni in argomento per l'esercizio finanziario 2013 e ribadisce il limite di 400 milioni di euro come stanziamento.
Delineata la cornice normativa di riferimento, osserviamo che, nel caso in cui le somme complessive corrispondenti alle scelte operate dai contribuenti risultino superiori agli stanziamenti previsti, su richiesta del dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, l'Agenzia delle entrate deve provvedere a rimodulare la ripartizione degli importi spettanti sulla base delle effettive disponibilità. In particolare, l'effettiva quota spettante a ciascun ente viene rideterminata dall'Agenzia applicando, alla quota corrispondente alle scelte effettuate dai contribuenti, la percentuale risultante dal rapporto tra l'importo totale stanziato e l'importo totale corrispondente alle scelte operate. Quindi si tratta di una ripartizione puramente proporzionale.
Relativamente all'esercizio finanziario 2011, l'Agenzia delle entrate fa presente che l'importo totale ottenuto in base alle scelte operate dai contribuenti corrisponde a 488 milioni di euro. In data 30 gennaio 2013, il dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ha comunicato all'Agenzia delle entrate che le risorse disponibili in bilancio sull'apposito capitolo 3094 corrispondevano a 395 milioni di euro.
L'Agenzia delle entrate ha quindi provveduto ad effettuare la rimodulazione degli importi spettanti a ciascun ente sulla base delle effettive somme erogabili, che corrispondono, appunto, a 395 milioni di euro e non ai 391 come indicato dagli onorevoli interpellanti.
PRESIDENTE. Il deputato Bobba ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
LUIGI BOBBA. Signor Presidente, il Viceministro Stefano Fassina ha risposto in parte alla nostra sollecitazione, che evidenziava una necessità di trasparenza, perché finora l'Agenzia delle entrate non aveva fornito queste indicazioni. È bene sapere che, appunto, il dato di 488 milioni di euro, che è l'importo effettivamente sottoscritto dai cittadini da devolvere alle organizzazioni non lucrative o ai soggetti che sono indicati dalla legge, come negli anni passati è un importo che ha una dimensione crescente. Infatti, i dati che sono stati prima citati nell'illustrazione dell'interpellanza da parte di Zanin evidenziano come, dopo il primo grande balzo, man mano, il numero di cittadini Pag. 25che ha deciso di avvalersi di questa opzione, seppur in termini numerici meno rilevanti, è sempre cresciuto. Il dato che adesso il Viceministro Fassina ci ha indicato ci dice la stessa cosa, perché nell'anno passato erano 461 i milioni di euro e adesso 488, pur magari in presenza di un livello dei redditi non corrispondente a quello dell'anno passato.
Sono anche soddisfatto del fatto che sia stato precisato il numero che era circolato sulla stampa di un ricalcolo, di fatto, di 391 milioni di euro anziché 395, dall'applicazione – credo, se ho capito bene quanto detto dall'onorevole Fassina – di un quoziente corrispondente alle effettive scelte che i cittadini hanno fatto. Bene è, dunque, che attraverso questa nostra interpellanza sia stato chiarito l'arcano, e vorrei fare un duplice invito al Governo: in primo luogo, a produrre ordinariamente questo dato nel momento in cui l'Agenzia delle entrate trasmette le opzioni fatte dai cittadini, in modo che sia conosciuto il dato effettivo delle scelte e in ordine a quel principio di trasparenza che Zanin ha prima richiamato; in secondo luogo – ma questo è un invito che faccio non solo al Governo, ma a anche a noi stessi, alla Camera –, di riprendere l'itinerario interrotto nella scorsa legislatura al Senato, dove un disegno di legge bipartisan, promosso dall'intergruppo sussidiarietà, era stato incardinato ed era arrivato quasi fino in Aula, per l'abolizione di questo tetto. Mi pare che i dati ci dicano che ci sia una crescente volontà dei cittadini di sostenere questi diversi soggetti, con le finalità che sono indicate dalla legge. Dunque, pur nelle difficoltà finanziarie credo che questo meccanismo, alla fine, produca un ritorno positivo per lo Stato, perché gli interventi che questi soggetti mettono in campo nell'area sociale, nell'area scientifica, nell'area culturale e nell'area della tutela della marginalità probabilmente generano minori costi di interventi riparativi che poi lo Stato e le istituzioni debbono fare.
C’è quindi da un lato un invito anche al Governo a riconsiderare questa opzione, che proprio lo stesso Governo (o il Governo precedente, meglio) aveva bloccato al Senato nella scorsa legislatura, in modo da far sì che sia dato un segnale importante ai cittadini; come a dire: siete dei bravi cittadini che decidete liberamente di sostenere qualcuna di queste organizzazioni, e lo fate perché credete che esse generano un bene comune, generano qualcosa che ha a che fare con l'interesse generale.
Ben venga, dunque, in forma ordinaria un principio di trasparenza come ho prima indicato, e dall'altro lato che si riprenda questo itinerario, in modo che i cittadini vedano interamente «soddisfatte» le loro richieste, e non in qualche modo ricalcolate in diminuzione le scelte che fanno a favore dei soggetti che operano per il bene comune e per l'interesse generale della nostra comunità.
(Elementi in merito alla vicenda dell'acquisto da parte di ENI di una concessione di sfruttamento di un giacimento petrolifero in Nigeria, con particolare riferimento al rispetto della normativa anticorruzione in ambito internazionale – n. 2-00090)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Di Battista n. 2-00090, concernente elementi in merito alla vicenda dell'acquisto da parte di ENI di una concessione di sfruttamento di un giacimento petrolifero in Nigeria, con particolare riferimento al rispetto della normativa anticorruzione in ambito internazionale (Vedi l'allegato A – Interpellanze urgenti).
Chiedo al deputato Sibilia se intenda illustrare l'interpellanza, di cui è cofirmatario, o se si riservi di intervenire in sede di replica.
CARLO SIBILIA. Signor Presidente, vorrei essere certo di poter cominciare ad illustrare la mia interpellanza, o magari, viste le loro assenze di poc'anzi, che hanno determinato la sospensione della seduta relativa alle interpellanze urgenti, dobbiamo anche aspettare che i sottosegretari vadano a prendere il caffè, magari!
PRESIDENTE. Il Governo è in Aula: può illustrare la sua interpellanza.
CARLO SIBILIA. L'interpellanza riguarda una delle principali aziende italiane, leader nel settore energetico, e da sempre sostenuta e considerata un esempio di come l'Italia opera nel mondo.
Stiamo parlando dell'ENI, una società per azioni quotata in borsa il cui azionista di maggioranza è il Governo italiano, tramite il Ministero dell'economia e delle finanze e la Cassa depositi e prestiti, anche questa controllata dallo stesso Ministero. Il 7 dicembre 2011, l'agenzia di stampa Reuters ha riportato la notizia dell'acquisto da parte di ENI Spa e dell'anglo-olandese Royal Dutch Shell della concessione OPL 245 situata al largo del delta del fiume Niger, in Nigeria, per l'ammontare di oltre 1 miliardo di dollari. Secondo l'agenzia, ENI e Shell avrebbero acquistato la licenza al 50 per cento, ed ENI sarebbe l'operatore. Secondo lo stesso articolo, la proprietà della licenza sarebbe della società nigeriana Malabu Oil and Gas, di proprietà dell'ex Ministro del petrolio nigeriano del Governo militare di Sani Abacha, il signor Dan Etete; tuttavia, Eni e Shell avrebbero pagato il Governo nigeriano.
Il 23 giugno 2011, il quotidiano la Repubblica riporta in un articolo degli stralci delle testimonianze di Luigi Bisignani e Gianluca Di Nardo, entrambi indagati nell'indagine della magistratura di Napoli sulla «P4», che fanno riferimento all'acquisto della suddetta licenza. In particolare, l'articolo riporta che Gianluca Di Nardo avrebbe affermato: «Conosco Bisignani da 15 anni. Parlai con lui di un potenziale investimento in Centro Africa: seppi che il mio contatto africano Dan Etete (quello che chiamiamo «il ciccione»), già Ministro del petrolio in Nigeria, voleva cedere una concessione petrolifera, e si era già rivolto a ENI, a Total e a Shell. Mi rivolsi proprio a Bisignani perché era noto che era legato ai vertici dell'ENI». E ancora: «I dirigenti locali dell'ENI in Nigeria si erano messi in contatto direttamente con Etete, avevano scavalcato me e la banca d'affari. Ribadisco che non se ne è fatto più nulla».
Il 12 novembre 2012, l'agenzia di stampa Reuters ha riportato che alcuni quotidiani nigeriani avrebbero ripreso la dichiarazione del Ministro della giustizia nigeriano Mohammed Adoke del maggio 2012, secondo cui «Shell e Eni si sarebbero accordate per pagare la società Malabu Oil and Gas per il blocco OPL 245, con l'intermediazione del governo nigeriano». Lo stesso articolo ha riportato una dichiarazione dell'organizzazione inglese anticorruzione Global Witness, secondo cui «se Shell e ENI sapevano che il destinatario ultimo del pagamento sarebbe stata la società Malabu Oil and Gas e Dan Etete, allora questa transazione potrebbe essere stata fatta in violazione della normativa anticorruzione del Regno Unito».
L'11 maggio 2013, il quotidiano la Repubblica riprende alcuni dei punti sollevati da Simon Taylor, direttore di Global Witness, intervenuto durante l'assemblea degli azionisti ENI svoltasi a Roma il 10 maggio 2013.
In particolare, l'articolo riporta che secondo Global Witness «Eni e Shell si accordarono per ottenere la concessione di sfruttamento di un campo petrolifero al largo del Delta del Niger, sapendo che questo avrebbe portato a un pagamento a ex funzionari del governo nigeriano. Le corporation avrebbero dovuto sapere che un pagamento del genere era illegale».
Secondo lo stesso articolo, due intermediari esclusi dalla ripartizione del compenso da Dan Etete avrebbero fatto causa alla società Malabu Oil and Gas a New York e a Londra, arrivando a ottenere il congelamento di 215 milioni di dollari fermi per mesi su un conto del Governo nigeriano alla JP Morgan. Questa somma sarebbe spettata alla società Evp, il cui titolare nigeriano è Emeka Obi, oltre il prezzo di acquisto. Come segnalato nell'articolo, «la percentuale dovuta a Obi era dunque un ammontare inconsueto (19 per cento circa) persino per questo genere di affari, che secondo Etete doveva essere Pag. 27spartito anche con alcuni dirigenti della compagnia petrolifera italiana».
Il 17 maggio il mensile Altreconomia riporta sul proprio sito web che l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni non avrebbe risposto alle domande poste da Simon Taylor in merito ai diversi incontri avvenuti tra il top manager dell'azienda e Dan Etete prima della firma del contratto, come anche sull'altissima commissione richiesta da uno dei due intermediari, Emeka Obi.
Oltre a tutto questo, nel luglio 2010, il Dipartimento di Giustizia e la Security and exchange commission del Governo degli Stati Uniti hanno dichiarato che l'allora Snamprogetti (oggi Saipem, controllata da Eni) e altre tre aziende partner nel consorzio TSKJ avrebbero pagato tangenti per 182 milioni di dollari al Governo nigeriano per aggiudicarsi il contratto per la costruzione dell'impianto di liquefazione del gas di Bonny Island, in Nigeria. L'Eni ha dovuto pagare una multa di 365 milioni di dollari alle autorità statunitensi e, nell'ambito dello stesso patteggiamento, ha firmato un accordo («deferred prosecution agreement») in base al quale l'Eni accettava la propria colpevolezza nell'aver violato la legge statunitense anticorruzione e si impegnava ad adottare e implementare entro i due anni successivi un adeguato sistema anticorruzione per prevenire future violazioni della stessa normativa.
Come segnalato nel dossier presentato dalla Fondazione culturale responsabilità etica dell'Eni, in vista dell'assemblea degli azionisti del 10 maggio 2013, nel corso della precedente assemblea degli azionisti, in data 8 maggio 2012, l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni avrebbe dichiarato che «lo strumento principale dell'Eni per gestire gli scandali è un adeguato ed efficace sistema interno di controllo e gestione del rischio, basato sulle migliori pratiche internazionali e valutato su base annua dal board sulla base dei rapporti degli organi competenti. Speciale attenzione viene dedicata al sistema per la prevenzione dei crimini in violazione della legge n. 231, anticorruzione, e al rispetto dei codice etico aziendale».
La procura di Milano negli ultimi anni ha aperto diverse indagini su eventuali reati di corruzione associati ad attività specifiche di Eni o sue controllate in Kazakihstan, Iraq, Nigeria e Algeria.
Tutto ciò premesso, chiediamo al Governo, in qualità di principale azionista dell'Eni spa, di conoscere se i Ministri sono informati dei numerosi incontri intercorsi nel periodo 2009-2011 tra Claudio Descalzi, Vincenzo Armanna e Roberto Casula, per conto di Eni, e Dan Etete, titolare della società Malabu Oil and Gas, già condannato per riciclaggio in Francia nel 2007, e di riferire sulla natura e l'obiettivo dei contenuti di tali incontri; se i Ministri sono informati della relazione tra Luigi Bisignani, Gianluca Di Nardo e gli alti dirigenti Eni in riferimento al caso in questione, e quali provvedimenti ha messo in atto per verificare se vi siano stati rapporti diretti tra Eni e Dan Etete in seguito alla pubblicazione della testimonianza di Di Nardo; quale sia la posizione del Governo riguardo ai recenti scandali di corruzione internazionale in cui è coinvolta l'azienda per fatti avvenuti tra il 2010 ed oggi, in particolare nel periodo di pendenza coperto dal «deferred prosecution agreement» firmato con le autorità statunitensi, date le responsabilità dirette al riguardo del Governo in seguito agli accordi internazionali anticorruzione firmati in sede OCSE; quali misure il Governo intende mettere in piedi con urgenza per fare chiarezza rispetto al caso Malabu Oil and Gas OPL 245, vista la probabile inadeguatezza del codice di condotta interno o della sua implementazione da parte del management dell'Eni; quali misure il Governo intende mettere in piedi con urgenza per stabilire fino a che punto la dirigenza Eni fosse a conoscenza del fatto che il beneficiario ultimo del pagamento per l'acquisto della concessione OPL 245 sarebbe stata la Pag. 28società Malabu Oil and Gas e Dan Etete, già condannato per riciclaggio, anche visto che lo stesso accordo di acquisto dice che «per il pagamento... della somma di USD 1.092.040.000 in un escrow account finalizzato a permettere al Governo Federale della Nigeria di risolvere tutte le controversie in essere sulla concessione 245».
Si chiede inoltre ai Ministri di chiarire perché il pagamento sia avvenuto in un conto escrow a Londra e non sul conto del Governo federale nigeriano titolato a gestire la compravendita di concessioni petrolifere e, in ultimo, se il Governo, in quanto maggiore azionista di Eni Spa, fosse a conoscenza di queste operazioni dell'azienda e, nel caso non lo fosse stato, che cosa abbia intenzione di fare al riguardo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
STEFANO FASSINA, Viceministro dell'economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l'interpellanza urgente n. 2-00090 l'onorevole Di Battista ed altri, pongono quesiti in ordine ad alcune operazioni di acquisizione di concessioni petrolifere.
Al riguardo, vorrei premette che il Ministero dell'economia e delle finanze, direttamente e indirettamente tramite Cassa depositi e prestiti, detiene una partecipazione al capitale ENI del 30 per cento. Essendo l'ENI società quotata in borsa, il Ministero dell'economia e delle finanze, in qualità di azionista, non è titolato a ricevere informazioni diverse da quelle che la società ai sensi di legge è tenuta a comunicare agli azionisti ed al mercato.
Giova precisare che il Ministero dell'economia e delle finanze non esercita attività di direzione e coordinamento di società ai sensi dell'articolo 2497 del codice civile e, quindi, non è al corrente delle attività gestionali, di singole attività svolte dall'ENI, né tanto meno di incontri e colloqui tra il management della società ed altri soggetti o intermediari.
Inoltre, al Ministero dell'economia e delle finanze non risulta che il collegio sindacale dell'ENI abbia in passato formulato osservazioni né sulla vicenda oggetto dell'interpellanza né sul sistema di controlli dell'ENI.
Tutto ciò premesso, a livello di dovuta informazione, si riporta quanto su questo tema ha dichiarato l'ENI in risposta ad una specifica richiesta di un azionista avanzata nel corso dell'assemblea del 10 maggio ultimo scorso, che ha approvato il bilancio della società al 31 dicembre 2012. Cito: «ENI ha e promuove come valore fondamentale di riferimento della propria organizzazione il concetto di fare business in modo etico. ENI ha un codice etico che impone a tutte le sue persone – inteso questo termine come amministratori, sindaci, management, dipendenti e tutti coloro che operano in Italia e all'estero per il conseguimento degli obiettivi dell'ENI – l'obbligo di agire nel rispetto della legge, dei regolamenti, dell'integrità etica e della correttezza.
A partire dal 2009, l'ENI ha rafforzato il proprio sistema di controllo anticorruzione, affiancando al modello 231 un antibribery compliance program in linea con la legislazione nazionale e le principali legislazioni applicabili all'ENI, in linea con le best practice, le raccomandazioni e le convenzioni internazionali in materia, attraverso l'approvazione da parte del consiglio di amministrazione e l'emissione di linee guida anticorruzione.
Il compliance program anticorruzione viene costantemente monitorato e in tale ottica è stato aggiornato a fine 2011, tenendo conto delle recenti evoluzioni normative delle legislazioni applicabili, in particolare quella del Regno unito, il Bribery act.
Nell'ambito della direzione legale dell'ENI, è stata costituita, sin da gennaio 2010, l'unità legale anticorruzione, con il compito, tra gli altri, di mantenere aggiornata la normativa interna anche tenendo Pag. 29conto delle evoluzioni legislative e delle best practice internazionali.
Inoltre, l’internal audit esamina e valuta in maniera indipendente il sistema di controllo interno sulla base di un proprio programma annuale di audit approvato dal consiglio di amministrazione dell'ENI, raccomandando miglioramenti nel caso in cui vengano individuati dei gap.
Con riferimento al deferred prosecution agreement firmato nel 2010 con le autorità statunitensi in relazione agli eventi di Bonny Island, si fa presente che, tra tutte le società coinvolte, ENI è stata l'unica alla quale non è stato imposto un monitoraggio esterno, in quanto il suo sistema anticorruzione è stato ritenuto adeguato.
Si precisa, altresì, che, nel 2012, alla scadenza del periodo di due anni previsto dal deferred prosecution agreement, proprio assumendo il rispetto degli impegni contenuti in quell'accordo transattivo, su richiesta del Department of Justice l'autorità giudiziaria competente degli Stati Uniti ha definitivamente rinunciato all'azione penale verso ENI».
Si aggiunge che la società ENI ha recentemente affidato l'incarico ad un terzo esperto di procedere ad una valutazione indipendente sull'effettività del proprio compliance program anticorruzione. In conclusione, il Governo assicura che sulla vicenda presterà massima attenzione, anche in riferimento agli eventuali sviluppi in sede giudiziaria, e non mancherà, nell'ambito delle proprie competenze e fatti salvi gli autonomi poteri e prerogative dei soggetti coinvolti, di assumere ogni iniziativa utile per garantire il rispetto della legalità e della trasparenza, tenendo, ovviamente, informato il Parlamento.
Mi scuso per l'interruzione della seduta. Il sottoscritto non era a prendere il caffè, ma era nella V Commissione (bilancio) al Senato per il disegno di legge di attuazione delle direttive comunitarie. Purtroppo, non è stato possibile organizzare diversamente, oggi, la presenza in Aula.
PRESIDENTE. Grazie, Viceministro. Prendo atto della precisazione.
Il deputato Alessandro Di Battista ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ALESSANDRO DI BATTISTA. Signor Presidente, mi scusi, quanto tempo ho ?
PRESIDENTE. Dieci minuti.
ALESSANDRO DI BATTISTA. Va bene. Lei è giustificato, signor Viceministro. Il sottosegretario mi pare che fosse ad Agorà e le ricordo che il Parlamento è più importante della televisione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Illustri la sua risposta, deputato, cortesemente.
ALESSANDRO DI BATTISTA. Signor Viceministro, lei ha detto una cosa incredibile. Lei ha detto che lo Stato non c’è più, lo Stato non c’è più ! Non esiste più un controllo da parte dello Stato di queste multinazionali che un tempo appartenevano ai cittadini. Lei ha detto questo: non so se se ne è reso conto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Lo Stato non vi è più perché non vi è più il controllo dello Stato, che ammette la sconfitta nei confronti del grande capitale. Lei ha ammesso questo ! Poi, non vi lamentate se non vi abbiamo dato la fiducia; cercate di capire il perché. Questo è il frutto, purtroppo, delle privatizzazioni che ha voluto il centrosinistra. Questo è il frutto: la distruzione dello Stato !
Chiaramente, non siamo soddisfatti e abbiamo trovato la risposta del Governo totalmente inadeguata rispetto alla gravità del caso da noi sollevato e alle accuse mosse nei riguardi del management dell'ENI.
Permetteteci di dirvi che qui non stiamo parlando dell'ennesima maxi-tangente per avere appalti e concessioni nei Paesi in via di sviluppo. Qui potremmo parlare di un presunto piano architettato Pag. 30dai manager dell'ENI per defraudare la stessa società ed i suoi investitori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), incluso, in primis, il Governo italiano, che possiede più del 30 per cento della società; per cui, parliamo dei cittadini, quindi di noi.
Ciò che ha riferito il Governo dimostra anche la scarsa conoscenza dei fatti. Questi documenti a cui facciamo riferimento si trovano sul web, resi pubblici dalla Corte suprema di New York. Come mai il Governo non ne ha preso visione ? E se lo ha fatto, come mai ancora non si è mosso al riguardo, specie dopo che la questione è stata sollevata nell'assemblea degli azionisti dell'ENI ?
Il Governo è o non è l'azionista di maggioranza dell'azienda ? Auspichiamo che la magistratura italiana, evidentemente uno degli ultimi, pochi, organi dello Stato che vigilano ancora, apra un dossier sul caso al più presto e si raccordi con le autorità inglesi, statunitensi e nigeriane, già attive sul caso. Nel frattempo, è necessario che il Ministero dell'economia e delle finanze avvii da subito la sua indagine sul caso ed acquisisca documentazione rilevante dall'ENI e da tutte le autorità coinvolte.
Ciò che è in gioco è la credibilità dello stesso Governo, che rischia di essere defraudato dai manager della società.
In caso di procedimenti legali è quindi necessario che il Governo si costituisca parte civile, Viceministro. Parte civile il Governo, significa parte civile il popolo italiano !
Nel mentre, la gravità delle accuse e le indagini in corso in altri Paesi nonché la copertura mediatica del caso ed i ripetuti scandali degli ultimi tre anni che hanno riguardato l'ENI, inclusa la condanna condizionata negli Stati Uniti sul caso Bonny Island, avrebbero spinto, in ogni Paese civile, l'amministratore delegato della società a dimettersi, ma qui in Italia non si dimette mai nessuno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Questo non è avvenuto e perciò chiediamo che il Governo intervenga subito per chiedere le dimissioni di Paolo Scaroni dalla posizione di amministratore delegato dell'ENI. Analogamente, il Governo deve chiedere le dimissioni dell'ingegner Descalzi, dell'ingegner Casula, entrambe figure di spicco del management ENI e coinvolti nel caso.
Allo stesso tempo è palese che il sistema interno di prevenzione della corruzione adottato dall'ENI e rivisto in seguito alla condanna condizionata da due anni (Dipartimento di giustizia americano nel 2010, appunto, il caso Bonny Island, sempre in Nigeria) non funziona bene, è un dato di fatto e non è efficace nel prevenire la corruzione, che ci costa 150 miliardi di euro all'anno, secondo, mi pare, la Corte dei conti. Ecco dove possiamo prendere i soldi che ci dite che non ci stanno per il reddito di cittadinanza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Il sistema anticorruzione dell'ENI va rivisto profondamente ed il Governo deve subito chiedere alla società di farlo e partecipare attivamente nella ridefinizione di questo.
L'ulteriore reiterazione del reato di corruzione e possibili condanne negli Stati Uniti metterebbero a rischio la stessa quotazione dell'ENI a Wall Street e in altre piazze finanziarie. È responsabilità del Governo, quindi, preservare il valore della società ed intervenire con forza laddove il management dell'ENI ha fallito.
Non riteniamo più accettabile la favola promossa dai Governi di centrodestra e centrosinistra ed ora dal Governo bipartisan delle larghe intese, secondo cui dopo la privatizzazione dell'ENI, l'ENI è una società di mercato ed il Governo non può intervenire. È assurdo ! Di fronte a fatti del genere, il Governo, come principale azionista dell'ENI, è tenuto ad intervenire proprio per garantire il corretto funzionamento del mercato nonché per la sua credibilità politica. È il Governo che fa il mercato, non è il mercato che fa il Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
La prossima settimana il primo Ministro Letta parteciperà a nome dell'Italia al vertice del G8 nel Regno Unito. Per iniziativa del Governo Cameron, il tema Pag. 31dell'evasione e dell'elusione fiscale, nonché dei paradisi fiscali è in cima all'agenda del vertice. Questa è l'occasione per il Governo italiano per dimostrare finalmente, forse per la prima volta, che proprio alle società partecipate dal pubblico, e bandiera dell'Italia nel mondo, come l'ENI, si richiede una severa coerenza con gli impegni presi dal Governo, chiudendo subito tutte le filiali presenti nei paradisi fiscali e dando un segnale forte di discontinuità sulla questione delle frodi fiscali e della lotta alla corruzione. Vi chiediamo coerenza. Questa parola è importante Viceministro: la coerenza !
Crediamo, quindi, che il Ministero dell'economia si debba dotare di una specifica struttura di supervisione, atta a monitorare l'operato di tutte le aziende partecipate dal pubblico, anche se sul mercato. A tale struttura, ogni cittadino dovrebbe avere il diritto di rivolgersi e quindi di presentare ricorsi (questa è una proposta, tra l'altro, del MoVimento 5 Stelle); nonché informatori interni o esterni delle aziende che vengono a conoscenza di pratiche illecite o illegali promosse dal management di queste.
Se tutto questo non verrà messo in pratica, rischiamo che l'autodividendo dato ogni anno dall'ENI all'acritico e compiacente Governo e che finisce nelle casse dello Stato, finanzi questo anche con proventi della corruzione e di atti illegali, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Un paradosso inaccettabile, a cui va posto un rimedio urgente !
Infine, crediamo che questo caso evidenzi come il tema della corruzione domini ancora l'economia italiana ed, in particolare, quella più globalizzata.
Contrariamente a quanto sostenuto dall'ex Premier Berlusconi e dal suo partito – che, ahimè, controlla il Governo attuale e oggi al Governo – lo scorso anno in occasione di altri scandali ENI e Finmeccanica, pagare tangenti all'estero è un reato secondo la convenzione dell'OCSE – lo ricordiamo al senatore Berlusconi: è un reato – ed altri rilevanti leggi internazionali ratificate dall'Italia nella legislazione nazionale.
E non è affatto vero che l'unico modo per fare business all'estero sia pagare tangenti o, tanto meno, come nel caso Malabu, defraudare la propria società ed i propri azionisti, incluso lo stesso Governo e quindi i cittadini italiani.
È importante sapere – mi avvio a concludere, Presidente – se il Governo di larghe intese condivide la posizione politica sul tema del leader del PdL e quale sarà l'azione del Governo su questo tema centrale in Italia e all'estero.
Noi crediamo che il decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, vada difeso e rafforzato e che il compromesso raggiunto sulla questione della corruzione nel precedente Parlamento, su iniziativa del Governo Monti, non sia sufficiente. Le normative attuali vanno rafforzate affinché sia chiaro, anche ai manager delle più grandi multinazionali italiane, specialmente di quelle partecipate dallo Stato, che chi sbaglia paga e pesantemente. Attendiamo fatti, Viceministro, e non più vuote parole (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Il Presidente del Senato ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VIII Commissione (Ambiente):
S. 576. – «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell'area industriale di Piombino, di contrasto ad emergenze ambientali, in favore delle zone terremotate del maggio 2012 e per accelerare la ricostruzione in Abruzzo e la realizzazione degli interventi per Expo 2015. Trasferimento Pag. 32di funzioni in materia di turismo e disposizioni sulla composizione del CIPE» (Approvato dal Senato) (1197) – Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), III, IV, V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, IX (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento), X (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento), XI, XIII e XIV.
Poiché il suddetto disegno di legge è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea per il 18 giugno 2013, ai sensi del comma 5 dell'articolo 96-bis del Regolamento i termini di cui ai commi 3 e 4 del medesimo articolo si intendono conseguentemente adeguati.
Lunedì 17 giugno 2013, alle 12:
1. – Discussione del disegno di legge:
Conversione in legge del decreto-legge 21 maggio 2013, n. 54, recante interventi urgenti in tema di sospensione dell'imposta municipale propria, di rifinanziamento di ammortizzatori sociali in deroga, di proroga in materia di lavoro a tempo determinato presso le pubbliche amministrazioni e di eliminazione degli stipendi dei parlamentari membri del Governo (C. 1012-A).
– Relatori: Capezzone (per la VI Commissione) e Damiano (per l'XI Commissione), per la maggioranza; Fedriga (per l'XI Commissione), di minoranza.
2. – Discussione della mozione Colletti ed altri n. 1-00021 concernente iniziative volte a garantire un adeguato risarcimento a favore delle persone che hanno subito danni da incidenti stradali.
3. – Discussione delle mozioni Ascani, Rostellato, Calabria, Tinagli, Scotto, Prataviera, Giorgia Meloni, Alfreider ed altri n. 1-00070 e Gregori, Rizzetto, Polverini ed altri n. 1-00034 concernenti misure per il rilancio dell'occupazione giovanile.