Source: http://www.comitatovpeep.it/immagini/ssentenza-29-aprile-2014-n-2215-consiglio-di-stato-sez-iv-
Timestamp: 2020-07-12 14:02:14+00:00
Document Index: 24308629

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 5', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 97', 'art. 35', 'art.5', 'sentenza ', 'art. 3', 'art. 5', 'art. 35', 'art. 10', 'art.5', 'art. 3', 'sentenza ', 'art.101', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 10', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 35', 'art. 1339', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2935', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 373', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

sSentenza 29 aprile 2014 n. 2215 Consiglio di Stato – sez. IV –
LA SENTENZA DEL CONSIGLI DI STATO
PER IL NOSTRO RICORSO
ALTRE SENTENZE DEL CONSIGLIO DI STATO
PER ALTRI RICORSI SIMILI AL NOSTRO
N. 02215/2014REG.PROV.COLL.
N. 05441/2013 REG.RIC.
sul ricorso numero di registro generale 5441 del 2013, proposto da:
Comune di Bologna, rappresentato e difeso dagli avv. Giorgio Stella Richter, Giulia Carestia, con domicilio eletto presso il primo, in Roma, via Orti della Farnesina, 126;
Cooperativa Murri, già Cooperativa Edificatrice Comprensoriale Murri Scarl, incorporante della Cooperativa Edificatrice La Fornace Scarl, rappresentata e difesa dall’avv. Gualtiero Pittalis, con domicilio eletto presso Gian Marco Grez in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 18;
della sentenza del T.A.R. EMILIA-ROMAGNA – BOLOGNA: SEZIONE I n. 00247/2013, resa tra le parti, concernente approvazione della perizia di stima dei conguagli dovuti per la concessione del diritto di superficie su aree peep per la realizzazione di alloggi.
Visto l’atto di costituzione in giudizio di Cooperativa Edificatrice Comprensoriale Murri Scarl, incorporante della Cooperativa Edificatrice La Fornace Scarl;
Relatore nell’udienza pubblica del giorno 18 febbraio 2014 il Cons. Andrea Migliozzi e uditi per le parti gli avvocati Giorgio Stella Richter e Maria Giulia Roversi Monaco (su delega di Gualtiero Pittalis);
La Cooperativa edificatrice “ la Fornace”, poi incorporata da Cooperativa Murri, stipulava con il Comune di Bologna due convenzioni (la n.4974/87 e la n.4918/87), ai sensi dell’art. 35 della legge n. 865 del 1971, per la concessione del diritto di superficie su aree PEEP.
Successivamente l’Amministrazione comunale, con provvedimento prot. n. 125724 del 23/7/2002, richiedeva alla Cooperativa Edificatrice Comprensoriale Murri Scarl, poi Coop Murri, la somma di euro 505.874,35 a titolo di conguaglio del corrispettivo per la concessione del diritto di superficie sulle aree PEEP, di cui alle convenzioni a suo tempo stipulate.
A tanto l’Ente locale si determinava in forza dell’art. 3 degli atti convenzionali, ai sensi del quale “il corrispettivo relativo al costo del terreno in concessione ed al costo dell’area da urbanizzare indicato nel presente atto potrà essere oggetto di successivo conguaglio a favore del Comune per nuove disposizioni di legge in materia di esproprio di aree edificabili”.
L’Amministrazione, in tal modo ricalcolava tutti i corrispettivi della concessione di superficie di cui alle convenzioni riguardanti la Coop Murri; e tanto in applicazione dei criteri di computo dell’indennità di esproprio sopravvenuti rispetto alle convenzioni stesse a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 5 bis del d.l. n.333/92 convertito nella legge n.359/92, che introduceva nuove norme per il calcolo della indennità di esproprio.
Coop Murri impugnava innanzi al Tar dell’Emilia Romagna tale provvedimento comunale, recante la richiesta di pagamento e gli atti a questa presupposti e connessi, denunciando la illegittimità della pretesa patrimoniale in questione, in quanto basata su un non dovuto conguaglio per asseriti maggiori costi sopravvenuti, laddove l’Amministrazione ha fatto riferimento ai “maggiori costi” che sarebbero stati sostenuti in relazione all’insieme delle aree dei comparti PEEP complessivamente considerate e non a quelli relativi alle aree specificatamente oggetto delle convenzioni relative alla Coop Murri, prescindendo dal consolidamento dei costi come dedotti in convenzione.
L’adito Tribunale, con sentenza n. 248/2013, accoglieva il ricorso, ritenendo fondata la tesi di fondo dedotta in giudizio come sopra sinteticamente indicata. Avverso tale decisum, ritenuto errato ed ingiusto, è insorto il Comune di Bologna, deducendo a sostegno del proposto appello i seguenti motivi:
1) Erroneità della sentenza per error in iudicando; carenza assoluta di motivazione; contraddittorietà ed erroneità della stessa per falso supposto di fatto e di diritto: corretto, ad avviso del’appellante, deve ritenersi l’agire del Comune di richiedere il conguaglio con l’utilizzo, per tale operazione, volta al recupero dei costi di acquisizione delle aree, del criterio della spalmatura dei costi, in relazione a tutte le aree dei vari comparti PEEP, al fine di assicurare l’omogeneità degli oneri ricadenti sui fruitori degli alloggi, nonché la perequazione del valore degli alloggi stessi, indipendentemente dalla loro localizzazione e dall’iter dell’acquisizione delle aree;
2) Erroneità per travisamento; falso supposto di fatto e di diritto; perplessità e difetto di motivazione; violazione dell’art. 97 Costituzione: il calcolo dei conguagli è avvenuto sulla base di una precisa stima eseguita dal un esperto in materia, all’uopo incaricato, le cui risultanze sono documentate e provate.
Si è costituita in giudizio la Cooperativa Murri, che ha contestato la fondatezza dei motivi di gravame, chiedendone la reiezione.
All’udienza del 18 febbraio 2014 la causa è stata introitata per la decisione.
La Sezione, con la controversia all’esame, è chiamata a pronunziarsi sulla legittimità o meno del potere unilaterale esercitato dal Comune di Bologna di richiedere a titolo di conguaglio l’integrazione del corrispettivo per le concessioni del diritto di superficie assegnate alla Coop Murri, giusta convenzioni stipulate ex art. 35 della legge 22 ottobre 1971 n. 865.
In concreto è accaduto che il Comune ha ricalcolato il prezzo originario della cessione in concessione delle aree, richiedendo, in base alla clausola-conguaglio prevista dalle sottoscritte convenzioni, i maggiori sopravvenuti costi di acquisizione dei terreni, specificatamente quelli derivanti dall’art.5 bis del d.l. n. 333/92, convertito nella legge n.359/92, con riferimento a tutte le aree dei vari comparti; e tanto al sotteso fine di equiparare il costo di acquisizione delle aree al corrispettivo del diritto di superficie.
Il Tar, con l’impugnata decisione, ha sancito che tale conguaglio è illegittimo, ritenendo indebita la richiesta integrativa di pagamento del corrispettivo de quo per due fondamentali ordini di ragioni:
a) il diritto al conguaglio esiste unicamente con riferimento ai costi relativi all’acquisizione dell’area oggetto di ciascuna specifica convenzione e non in relazione a quelli sopportati per tutte le aree dei vari comparti;
b) l’integrazione del corrispettivo di acquisizione per ciascuna area deve essere collegata ai costi effettivamente sostenuti per la singola area; e nella specie non sono stati specificati i maggiori costi sostenuti per le aree oggetto delle convenzioni riguardanti la Coop Murri.
L’appellante Comune di Bologna, con i due mezzi d’impugnazione posti a sostegno del proposto gravame e che per ragioni di logica connessione vanno congiuntamente esaminati, mette in discussione l’esattezza delle statuizioni rese dal primo giudice; ma, ad avviso della Sezione, i dedotti profili di doglianza non riescono a scalfire i rilievi mossi nella sentenza in rassegna nei confronti delle determinazioni comunali oggetto di controversia.
Dunque, Coop Murri, in ragione del subentro alla sua dante causa, ha stipulato con il Comune di Bologna due convenzioni, nelle quali è stato indicato il corrispettivo della concessione del diritto di superficie, costituito, secondo la legge n.865/71, dal costo dell’area concessa e dal costo dell’area da urbanizzare.
Tra le pattuizioni contenute nelle predette convenzioni è poi inserita la clausola recata dall’art. 3, secondo cui il predetto corrispettivo “potrà essere oggetto di successivo conguaglio a favore del Comune per nuove disposizioni di legge in materia di esproprio delle aree”.
A tale proposito l’Amministrazione comunale ha inteso avvalersi, per il computo del corrispettivo in parola, con relativo adeguamento del prezzo, delle disposizioni di cui all’art. 5 bis del d.l. n. 333/92 convertito nella legge n. 359/92, recante un nuovo criterio di stima dell’indennità di esproprio delle aree edificabili (basato sul 50% del valore venale del bene in comune commercio), norma che, ai sensi del comma 6 dello stesso articolo, si applica “in tutti i casi in cui non sono stati ancora determinati in via definitiva il prezzo, l’entità dell’indennizzo e/o del risarcimento del danno ….”.
Ciò preliminarmente precisato, la tesi fondamentale sostenuta dell’appellante è che, per la cessione delle aree in questione, occorre fare riferimento, per calcolare i costi relativi all’acquisizioni delle aree stesse, al criterio della spalmatura, nel senso che i costi sostenuti in relazione alle aree inserite nei vari comparti vanno appunto spalmati indistintamente sull’intero comparto PEEP, a prescindere da quelli sostenuti con riferimento ad ogni singola area; e questo per assicurare una reale copertura delle spese sostenute dal Comune per l’acquisizione delle aree comprese nei piani approvati a mente della legge 18 aprile 1962 n.167.
Rileva il Collegio che l’assunto interpretativo del Comune di Bologna non si pone in sintonia con il quadro normativo sopraindicato e comunque non è avallato dal senso logico-letterale sia delle previsioni legislative disciplinanti la materia, sia delle disposizioni che regolano gli obblighi di tipo pattizio recate dalle convenzioni accessive alla cessione del diritto di superficie delle aree de quibus, ponendosi altresì in contrasto con il criterio della ragionevolezza, cui pure deve uniformarsi l’azione amministrativa.
Vero è, infatti, che l’art. 35 della legge n.865/1971 prevede l’esatta corrispondenza tra i costi effettivamente sostenuti dal Comune per l’acquisizione delle aree e il corrispettivo del diritto di superficie (Cons. Stato Se. IV 22/3/2011 n.1751); ma tale regola deve essere fatta valere con riferimento al singolo intervento, ossia all’area oggetto della singola convenzione.
Invero, il principio del perfetto pareggio economico dell’operazione espropriativa complessivamente sostenuta dall’amministrazione non consente affatto di ripartire pro quota i suddetti maggiori costi su soggetti attuatori che ad essi (come la Coop Murri) non hanno dato causa, laddove il recupero deve avvenire in relazione al singolo caso oggetto di ciascuna convenzione che abbia fatto registrare a carico del Comune maggior aggravio di spese per ottenere l’acquisizione della relativa area.
A tanto non osta il disposto di cui all’art. 10 comma 2 della legge n.167 del 1962, che parla, letteralmente, di “prezzo di cessione delle aree”, tale dizione dovendosi intendere nel senso che si tratti dell’area oggetto della specifica convenzione; e ciò per la intuibile, ragionevole considerazione che non si possono far ricadere, con il metodo della spalmatura, sui concessionari, per i quali si sono già consolidati e definiti i costi, i maggiori oneri derivanti da rapporti di contenzioso caratterizzanti altre aree del comparto ancora pendenti.
In altri termini, una corretta esegesi della normativa fondamentale dettata a monte per la disciplina della cessione della aree PEEP (leggi n.865/71 e 167/1962) non solo non prevede il metodo della c.d. spalmatura, ma depone in favore del criterio per cui i costi di acquisizione delle aree devono essere quelli definitivamente fissati ed effettivamente sostenuti in relazione alla singola area fatta oggetto di convenzione.
L’impostazione argomentativa sostenuta dalla parte appellante non è condivisibile anche per altro profilo di non conformità all’ambito normativo pure invocato dalla stessa parte appellante.
Invero l’Amministrazione comunale ha posto a carico della appellata concessionaria i maggiori oneri espropriativi che fossero risultati per effetto delle nuove disposizioni intervenute successivamente alle convenzioni, in materia di indennità di esproprio di aree edificabili, specificatamente in virtù del sopraggiunto art.5 bis del d.l. n. 333/92 convertito nella legge n. 359/92; ma la norma de qua non risulta correttamente interpretata e comunque non appare applicabile tout court al caso in esame.
Invero, le disposizioni recate dal predetto articolo fanno riferimento, secondo l’accezione letterale recata dal suindicato comma 6 , alle situazioni ancora “aperte”, nel senso che la nuova indennità si applica alle aree per le quali vi sono questioni sui costi espropriativi ancora pendenti e per le quali, appunto, si verificano aggravi economici per l’acquisizione delle aree stesse, ma non è questo il caso della Coop Murri, laddove, per le aree oggetto delle due convenzioni dalla stessa stipulate, non vi sono contestazioni giudiziali aperte e quindi i costi sono stati definiti e si sono consolidati, sicché per queste non si può parlare di maggiori oneri (almeno con riferimento a quelli espropriativi, gli unici qui in rilievo) .
Se così è, la clausola qui in controversia di “salvo conguaglio”, di cui all’art. 3 delle convenzioni stipulate tra le parti, non può essere fatta valere dall’Amministrazione, giacché la richiesta di integrazione si pone in contrasto con l’assetto normativo sopra illustrato, che, si ripete, consente il pareggio economico unicamente per ogni singolo intervento, oltreché rivelarsi irrazionale ed ingiusta, non potendo il preteso conguaglio operare per un rapporto giuridico ormai definito ed intangibile (quello intervenuto tra Comune di Bologna e Coop Murri), laddove i maggiori costi espropriativi riguardano aree diverse da quelle della concessionaria appellata e non possono essere “spalmati”, indistintamente, anche su chi, come la Società appellata, risulti, per così dire, “incolpevole”.
Anche sul punto della dimostrazione delle maggiori spese sopravvenute per giustificare il chiesto pagamento integrativo del corrispettivo, le critiche rivolte alla sentenza dalla parte appellante, in ispecie con il secondo mezzo d’impugnazione, non convincono.
Premesso che il Comune ha diritto di ripetere dai singoli acquirenti degli alloggi edificati l’importo relativo a quanto effettivamente speso per l’acquisizione delle aree (Cons. Stato Sez. IV 14 febbraio 2005 n.453), deve comunque trattarsi, in virtù di quanto in precedenza osservato, di spese effettivamente sostenute in relazione all’acquisizione proprio delle aree oggetto di convenzione; e nella specie l’Amministrazione si è limitata a produrre solo alcuni documenti che illustrano l’avvenuta instaurazione di contenziosi sugli espropri di altre aree, senza ulteriori specificazioni.
Il Comune peraltro sul punto difende il suo operato, riferendo di aver affidato il calcolo del “dovuto” conguaglio alla stima definita da un esperto in materia (perizia dell’ing. Del Monaco);, ma questa circostanza sta a dimostrare indirettamente che il conguaglio è stato disposto in via automatica, senza che siano stati evidenziati dall’Amministrazione i maggiori costi di acquisizione dei terreni in relazione alle aree oggetto delle convenzioni qui in contestazione.
Per le considerazioni esposte le determinazioni assunte dal Comune a carico della Coop Murri, di cui agli atti impugnati già in primo grado, si appalesano illegittime e vanno annullate, senza che sia necessario pronunciarsi sugli altri motivi qui riproposti, ex art.101 , 2 comma c.p.a., dall’appellata e già correttamente ritenuti assorbiti in primo grado.
Conclusivamente, l’appello, in quanto infondato, va respinto.
Nella peculiarità della vicenda all’esame si ravvisano giusti motivi per compensare tra le parti spese e competenze del presente grado del giudizio.
N. 01863/2012REG.PROV.COLL.
N. 06181/2011 REG.RIC.
sul ricorso in appello iscritto al numero di registro generale 6181 del 2011, proposto da:
ROMA CAPITALE, in persona del sindaco in carica, rappresentata e difesa dagli avv. Rodolfo Murra e Sergio Siracusa, con domicilio eletto presso l’avv. Rodolfo Murra in Roma, via del Tempio di Giove, n.21;
CANINO ANNA EMILIA, STEFANO TRAVERSA, LUCCI SILVIA, TRAVERSA DONATO, TOMBOLESI GIOIA, rappresentati e difesi dall'avv. Guido Galdi, con domicilio eletto presso l’avv. Guido Galdi in Roma, via Suvereto, n. 301;
ISCRA MARIO, MARZIALI SANDRO, MARZIALI GIAN PIERO E GEMMA S.P.A., in persona del legale rappresentante in carica, non costituiti in giudizio;
della sentenza del T.A.R. LAZIO – ROMA, Sez. II, n. 61 del 7 gennaio 2011, resa tra le parti, concernente RISCOSSIONE DEI CONGUAGLI PER ALLOGGI DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Anna Emilia Canino, Traversa Stefano, Silvia Lucci, Donato Traversa e Gioia Tombolesi;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 13 marzo 2012 il Cons. Carlo Saltelli e uditi per le parti gli avvocati Murra e Galdi;
1. Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. II, con la sentenza n. 61 del 7 gennaio 2011, definitivamente pronunciando sul ricorso proposto dai signori Anna Emilia Canino, Mario Iscra, Sandro Marziali, Gian Piero Marziali, Stefano Traversa, Silvia Lucci, Donato Traversa e Gioia Tombolesi per l’annullamento delle determinazioni dirigenziali del Comune di Roma, Dip. IX – III U.O. n. 1118 del 1° settembre 2009 e n. 84 del 22 aprile 2002, oltre che del provvedimento con cui il Comune di Roma ha affidato la riscossione dei conguagli a Gemma S.p.A. e di ogni altro atto presupposto, antecedente, consequenziale, susseguente o comunque connesso, con cui era stato loro richiesto, quali assegnatari di alloggio di edilizia economica e popolare realizzato dalle Cooperative Associate all’Istituto Autonomo Cooperative Abitazioni del Lazio (I.A.C.A.L.) in area edificabile ricadente all’interno del piano di zona Laurentino 38, il pagamento delle somme a conguaglio del corrispettivo della concessione del diritto di superficie, ha dichiarato prescritti i crediti azionati.
A suo avviso, infatti, il dies a quo per l’esercizio del diritto non poteva considerarsi coincidente con la data della sentenza della Corte di Cassazione n. 10860 dell’11 agosto 2000, di rigetto del ricorso proposto avverso la sentenza della Corte di Appello che aveva quantificato le somme da versare ai proprietari espropriati per l’acquisizione delle aree del P.E.E.P., bensì proprio con quella della sentenza della ricordata sentenza della Corte di Appello n. 3127 del 14 ottobre 1998 (oggetto di gravame per cassazione), non sospesa: di conseguenza la richiesta di pagamento delle somme in questione (inoltrata ai ricorrenti con atto dell’11 gennaio 2012) era stata avanzata ben oltre il termine di prescrizione decennale, irrilevanti essendo, ai fini dell’interruzione della prescrizione, i provvedimenti, di natura ricognitiva e comunque meramente interni, indicati nelle proprie difese dal Comune di Roma.
2. Quest’ultimo (ora Roma Capitale) con rituale e tempestivo atto di appello ha chiesto la riforma di tale sentenza, deducendone la contraddittorietà della motivazione, da cui conseguirebbe addirittura il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, ricostruendo poi minuziosamente il substrato fattuale e giuridico su cui si innestava la controversia e rivendicando quindi la correttezza del proprio operato e l’erroneità della declaratoria di prescrizione del diritto.
Hanno resistito al gravame i signori Donato Traversa, Stefano Traversa, Gioia Tombolesi, Anna Maria Canino e Silvia Lucci, insistendo, in particolare, sull’eccezione di prescrizione del credito vantato dal Comune di Roma (tanto più che le somme da detto ente sostenute per l’acquisizione delle aree necessarie per la realizzazione degli alloggi erano state già definitivamente indicate nella convenzione dell’8 febbraio 1979) e contestando in ogni caso che dagli atti impugnati non era possibile evincere le ragioni dell’asserito aumento del corrispettivo, originariamente già determinato e interamente versato.
3. In prossimità dell’udienza di discussione, le parti hanno ulteriormente illustrato con apposita memoria le proprie tesi difensive.
Alla pubblica udienza del 13 marzo 2012, dopo la rituale discussione, la causa è stata trattenuta in decisione.
4.1. Non vi è ragione di dubitare della sussistenza nella materia de qua della giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
Invero, posto che la controversia concerne il recupero delle maggiori somme sopportate dal Comune di Roma per l’acquisizione dai privati delle aree occorrenti per la costruzione di alloggi di edilizia economica e popolare (inizialmente concesse in diritto di superficie e da attribuire successivamente in proprietà), essa, come ha avuto modo di rilevare – in un caso sostanzialmente analogo - la Suprema Corte di Cassazione (SS.UU. 30 marzo 2009, n. 7573), deve essere inquadrata nell’ambito della speciale normativa che regola l’espropriazione e la successiva assegnazione delle aree da destinare all’edilizia economica e popolare (legge 18 aprile 1962, n. 167, art. 10; 22 ottobre 1971, n. 865, art. 35; 28 dicembre 1995, n. 549, art. 3, comma 75 e ss.; 23 dicembre 1996, n. 663, art. 3; 30 aprile 1999, n. 136, art. 7), secondo cui l’attribuzione del diritto di superficie o la cessione del diritto di proprietà ai privati legittimati a farne richiesta postula la previa deliberazione del Comune (o del Consorzio dei Comuni) di concedere dette aree agli interessati, attribuendo l’uno o trasferendo l’altro dei ricordati diritti per la costruzione degli alloggi di tipo economico e popolare e dei relativi servizi urbani e sociali; sia nel caso di concessione del diritto di superficie, ex art. 35, commi 7 ed 8, della legge 22 ottobre 1971, n. 865, che in quello di cessione del diritto di proprietà, alla delibera dell’ente comunale (o del consorzio di comuni) fa poi seguito una convenzione, da stipularsi per atto pubblico, i cui contenuti essenziali (corrispettivo della cessione del diritto di superficie o prezzo de trasferimento del diritto di proprietà) sono anch’essi oggetto di previa deliberazione dell’ente.
Si è pertanto in presenza di una fattispecie complessa di concessione amministrativa costituita da una deliberazione, con cui l’ente manifesta la volontà di concedere l’area, a titolo di diritto di superficie o di proprietà, cui accede necessariamente una convenzione, che dà vita ad un rapporto unitario ed unificato che appartiene, sotto il profilo della giurisdizione, alla potestas iudicandi esclusiva del giudice amministrativo, indipendentemente dalle singole e specifiche posizioni giuridiche in capo al concessionario.
Infatti “le convenzioni de quibus, stipulate ai sensi della normativa sull’edilizia economica e popolare, hanno natura di contratti di diritto pubblico che, accessivi alle determinazioni autoritative della P.A., danno luogo a rapporti qualificabili come concessioni amministrative complesse”, con la conseguenza che “…le controversie che abbiano ad oggetto principale l’accertamento sulla legittimità della determinazione del contenuto della convenzione – quale previamente deliberato dalla P.A., contestualmente alla concessione o coordinatamente ad essa e nella convenzione medesima trasfuso, ivi compreso il quantum della controprestazione pecuniaria richiesta al privato concessionario – necessariamente rientrano nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, dacché rappresentano cause pregiudiziali rispetto a quelle riguardanti il mero pagamento dei corrispettivi…”; laddove spettano al giudice ordinario le controversie relative al mero pagamento delle somme dovute in ragione dei titoli indicati, cioè quelle nelle quali si discuta dell’effettiva sussistenza o persistenza del diritto di pretendere l’adempimento dell’obbligazione pecuniaria e del dovere di eseguirlo, senza alcuna indagine sul contenuto del rapporto e sugli atti posti in essere dalla P.A. nel momento della sua costituzione o nel corso del suo svolgimento.
Nel caso di specie, come si evince dalla documentazione in atti, oggetto della controversia non è soltanto la sussistenza o meno del diritto dell’amministrazione comunale di pretendere il pagamento del conguaglio delle somme, indicate nella originaria convenzione, occorse per l’acquisizione delle aree da utilizzare dai soggetti interessati per la realizzazione degli alloggi di edilizia economica e popolare, ma anche e soprattutto il potere/dovere dell’amministrazione di provvedere alla quantificazione delle spese effettivamente sostenute, facendole rientrare tra quelle di cui alla originaria convenzione e riversandole sull’originario concessionario e sui successivi assegnatari/acquirenti di quegli alloggi e appartiene pertanto alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.
Peraltro non può dimenticarsi che, sempre secondo Cass. SS.UU., 30 marzo 2009, n. 7573, mente ai sensi dell'art. 35, commi 8, sub a), e 12, della legge 22 ottobre 1971, n. 865 del 1971, nel testo anteriore alle modifiche apportate dall'art. 3, comma 63, lett. d), della legge 23 dicembre 1996, n. 663, l'importo del corrispettivo della concessione in proprietà o superficie delle aree p.e.e.p. aveva carattere vincolato, dovendo essere determinato dal Comune in misura pari al costo di acquisizione delle aree nonché al costo delle relative opere di urbanizzazione, se già realizzate, e dovendo queste ultime essere ripartite tra i concessionari in proporzione al volume edificabile, successivamente, proprio a seguito delle ricordate modifiche legislative, il corrispettivo della concessione in proprietà o superficie delle aree p.e.e.p. può essere determinato discrezionalmente dal Comune, purché esso sia tale da assicurare la copertura delle spese sostenute dall'ente per l'acquisizione ed urbanizzazione delle aree del piano per l'edilizia economica e popolare ed il corrispettivo della concessione del diritto di superficie, riferito al metro cubo edificabile, non sia superiore al sessanta per cento dei prezzi di cessione in proprietà riferiti allo stesso volume; pertanto in nessun caso potrebbe sostenersi la sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario.
4.2. Deve poi rilevarsi che la disposizione di cui all’art. 35, comma 12, della legge 22 ottobre 1971, n. 865, a mente della quale “i corrispettivi della concessione in superficie…ed i prezzi delle aree cedute in proprietà devono, nel loro insieme, assicurare la copertura delle spese sostenute dal comune o dal consorzio per l’acquisizione delle aree comprese in ciascun piano approvato a norma della legge 18 aprile 1962, n. 167”, ha natura di norma inderogabile e pertanto essa, per effetto di quanto stabilito dall’art. 1339 c.c., integra il contenuto della convenzione (C.d.S., sez. V, 14 febbraio 2005, n. 453; 1° dicembre 2003, n. 7820), quand’anche questa non avesse espressamente previsto l’evenienza del conguaglio (sempre che la acquisizione delle aree sia avvenuta nel rispetto della procedura espropriativa prevista dalla legge, circostanza che non è stata oggetto di contestazione).
Al riguardo è appena il caso di rilevare che, alla stregua di un consolidato indirizzo giurisprudenziale, il corrispettivo della concessione del diritto di superficie, previsto nella più volte ricordata convenzione, comprende anche i costi sostenuti dal comune per l'esproprio di aree non oggetto della concessione, ma destinate a contenere opere di urbanizzazione previste dal p.e.e.p. (atteso che la norma fa riferimento ai "costi" o "corrispettivi" delle opere di urbanizzazione realizzate o realizzande a cura del comune e "relative" alle aree oggetto della concessione, tra i quali ben possono rientrare quelli sostenuti o sostenendi per l'esproprio delle aree su cui tali opere devono sorgere, tanto più che non vi è ragione di escludere il concessionario di un determinato lotto dall'onere dei costi delle opere di urbanizzazione funzionali alla edificabilità del suo lotto, salva ovviamente l’esistenza del necessario legame funzionale tra opere di urbanizzazione ed aree date in concessione che costituisce giustificazione e limite dell'addebito dei costi(Cass. Civ., sez. I, 7 febbraio 2007, n. 2706; 14 settembre 2004, 18440).
4.3. Così delineato e individuato il fondamento della pretesa azionata dall’amministrazione comunale, la stessa non può essere considerarsi prescritta.
Come rilevato dagli stessi primi giudici, senza che al riguardo alcuna puntuale contestazione sia stata svolta, né in primo grado e tanto meno nel presente grado di giudizio, in cui nessuna delle parti appellate si è neppure costituita, solo con la sentenza n. 10680 dell’11 agosto 2000, con cui la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso proposto dal Comune di Roma avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma n. 3127 del 26 ottobre 1998, si è definitivamente conclusa l’ultima controversia concernente l’espropriazione delle aree relative al P.E.E.P. Laurentino 38, con il definitivo accertamento della indennità di espropriazione spettante ai proprietari.
Pertanto solo da tale data l’amministrazione ha effettivamente appreso il costo definitivo per l’acquisizione delle aree espropriate ed ha potuto correttamente ed utilmente avviare le operazioni necessarie per il calcolo dei costi sostenuti, accertando con esattezza e puntualità, nel rispetto anche dei fondamentali principi di imparzialità e buon andamento prescritti dall’articolo 97 della Costituzione, le eventuali somme a conguaglio da richiedere ai soggetti interessati, precedentemente non essendo in grado di far valere il proprio diritto ex art. 2935 c.c. (C.d.S., sez. V, 8 luglio 2003, n. 3981; 23 giugno 2008, n. 3123), in quanto neppure effettivamente esistente.
Non può condividersi pertanto la tesi dei primi giudici secondo cui, già per effetto della sentenza della Corte di Appello di Roma n. 3127 del 26 ottobre 1998, l’amministrazione comunale di Roma avrebbe potuto far valere il diritto al conguaglio, giacchè tale tesi confonde la immediata esecutività della sentenza della Corte d’Appello, non sospesa ex art. 373 c.p.c, con il definitivo accertamento, con valore di giudicato, dell’obbligo di pagamento dell’indennità di esproprio, sorto proprio con la sentenza della Corte di Cassazione, solo in presenza del quale l’amministrazione era in grado di stabilire definitivamente, si ripete nel rispetto dei fondamentali principi di imparzialità e buon andamento, l’ammontare preciso dei costi sostenuti e le somme da richiedere a conguaglio (senza imporre del resto anche agli interessati inutili dispendi di energie e risorse economiche per contestare eventuali costi non definitivamente stimati sulla base della invocata sentenza della Corte di Appello.
Poiché rispetto alla data di pubblicazione della sentenza della Corte di Cassazione (11 agosto 2000) le richieste di pagamento del conguaglio di cui alle determinazioni impugnate in primo grado sono datate 11 gennaio 2010, le stesse sono intervenute entro il termine decennale, la prescrizione non si è compiuta.
4.4. Alla fondatezza dell’appello consegue la riforma della sentenza impugnata, ma impone alla Sezione di esaminare gli ulteriori motivi di censura spiegati in primo grado e non esaminati, perché assorbiti.
Tali censure sono tuttavia infondate alla stregua delle osservazioni svolte sub 4.2. (in ordine al fondamento giuridico della pretesa azionate), risultando peraltro generiche, pretestuose e prive di qualsiasi supporto probatorio quelle relative alle mere modalità di calcolo delle somme ancora dovute (che peraltro risultano puntualmente indicate in ognuno degli atti impugnati).
5. In conclusione l’appello deve essere accolto e, per l’effetto, in riforma della impugnata sentenza deve essere respinto il ricorso proposto in primo grado dai signori Anna Emilia Canino, Mario Iscra, Sandro Marziali, Gian Piero Marziali, Stefano Traversa, Silvia Lucci, Donato Traversa e Gioia Tombolesi.
La peculiarità della vicenda controversa giustifica nondimeno la compensazione delle spese del doppio grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quinta, definitivamente pronunciando sull’appello proposto da Roma Capitale (già Comune di Roma) avverso la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, sez. II, n. 61 del 7 gennaio 2011, lo accoglie e, per l’effetto, in riforma della predetta sentenza, respinge il ricorso proposto in primo grado da Anna Emilia Canino, Mario Iscra, Sandro Marziali, Gian Piero Marziali, Stefano Traversa, Silvia Lucci, Donato Traversa e Gioia Tombolesi.