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Timestamp: 2017-01-19 12:59:28+00:00
Document Index: 47378875

Matched Legal Cases: ['art. 1920', 'art. 1413', 'art. 1413', 'art. 1418', 'art. 82', 'art. 1411', 'art. 24']

Art. 1413 codice civile: Eccezioni opponibili dal promittente al terzo
HOME Codice civile Articoli Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015 Codice civile Art. 1413 codice civile: Eccezioni opponibili dal promittente al terzo L’AUTORE: Redazione
Il promittente (1) può opporre al terzo le eccezioni fondate sul contratto dal quale il terzo deriva il suo diritto, ma non quelle fondate su altri rapporti tra promittente e stipulante (2).
Eccezioni: deduzione volta a paralizzare o a ritardare le pretese di chi, in forza di un determinato titolo, vanti il diritto ad una data prestazione (nella fattispecie, il terzo).
(1) Il terzo acquista solo un diritto di credito nei confronti del promittente, mentre resta estraneo al rapporto contrattuale che fa capo ai contraenti, dal quale deriva il suo diritto.
(2) Essendo il diritto del terzo fondato sul contratto tra promittente e stipulante, tali soggetti, a differenza del terzo, possono avvalersi di tutti i rimedi contrattuali ed in particolare il promittente può, in sede di adempimento, opporre al terzo le eccezioni fondate sul contratto (es.: invalidità), mentre non può opporre eccezioni fondate su altri rapporti con lo stipulante (es.: compensazione [v. 1241]) trattandosi di vicende estranee al contratto.
Cassazione civile sez. III 28 ottobre 2009 n. 22809 Nel contratto di assicurazione contro gli infortuni a favore di un terzo, il carattere autonomo del diritto acquistato da beneficiario, ai sensi dell'art. 1920, comma 3, c.c., non implica che il medesimo diritto sia svincolato dalle clausole e dalle pattuizioni contemplate nel contratto, con la conseguenza che l'assicuratore, a norma dell'art. 1413 c.c., ben può opporre al beneficiario le eccezioni e le altre eventuali clausole limitative previste dal contratto.
Cassazione civile sez. III 28 ottobre 2009 n. 22809 Obbligazioni e contratti
In tema di rappresentanza, il principio dell'apparenza del diritto può essere invocato anche dal beneficiario di un contratto a favore di terzi. Ed invero, nel momento in cui dichiara di voler approfittare della stipulazione in suo favore, il terzo subentra nella stessa posizione dello stipulante, quanto alla validità ed all'efficacia della prestazione promessa in suo favore, potendogli essere opposte tutte le eccezioni di invalidità del contratto che potrebbero essere opposte allo stipulante e potendo egli paralizzare tali eccezioni sulla base delle medesime circostanze che potrebbe invocare lo stipulante, per tener fermi gli effetti del contratto, sicché, negando al terzo la possibilità di invocare il detto principio, si configurerebbe, in suo favore, un diritto «claudicante» e, comunque, minore di quello spettante allo stipulante, che eroga la sua prestazione in vista di una contropromessa giuridicamente completa nei suoi effetti, pur se destinata ad altri. (Principio affermato in relazione ad una polizza cauzionale stipulata con un rappresentante senza poteri dall'appaltatore su richiesta del committente e a favore di questi).
Cassazione civile sez. III 16 settembre 2008 n. 23708 In tema di contratto a favore del terzo la norma dell'art. 1413 c.c., laddove prevede l'opponibilità al terzo da parte del promittente delle eccezioni fondate sul contratto dal quale il terzo deriva il suo diritto, comprende fra tali eccezioni anche l'inadempimento dello stipulante a quel contratto.
Cassazione civile sez. II 14 settembre 1999 n. 9787 Notai
Il contratto che intervenga fra un notaio ed il titolare di un'agenzia di affari, avente ad oggetto l'apporto da parte del primo dell'attività professionale necessaria alla redazione di atti occorrenti a detta agenzia, e l'assunzione da parte del secondo, oltre che degli oneri inerenti a locali, beni strumentali e personali, anche del procacciamento stabile di clienti per il notaio medesimo, al fine di una ripartizione dei relativi proventi, è nullo, a norma dell'art. 1418 c.c., per contrasto con norme imperative di legge, atteso che esula dalla mera associazione fra professionisti, nei limiti consentiti dall'art. 82 della l. 16 febbraio 1913 n. 89 sull'ordinamento del notariato, od in genere dalla disciplina della l. 23 novembre 1939 n. 1815, e si traduce nella creazione, in forma societaria, di un struttura imprenditoriale per l'esercizio della professione notarile, in violazione dell'inderogabile principio del carattere personalissimo della professione stessa, nonché dell'impossibilità di associarvi soggetti privi delle prescritte qualità ed abilitazioni.
Cassazione civile sez. I 11 dicembre 1985 n. 6271 Avvocati
La convenzione stipulata fra un istituto di assistenza dei lavoratori ed un avvocato o procuratore, la quale preveda che quest'ultimo difenda in giudizio gli assistiti percependo il solo importo delle spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice in caso di vittoria, è idonea a vincolare il professionista nei confronti del lavoratore che gli conferisca l'incarico della difesa in giudizio, nel presupposto della qualità di assistito del predetto istituto ed in riferimento a quella convenzione, secondo la disciplina del contratto a favore di terzo, di cui all'art. 1411 c.c., e, quindi, indipendentemente sia da un'accettazione della convenzione da parte del lavoratore stesso (la quale rileva al diverso fine di rendere irrevocabile il beneficio da parte dello stipulante), sia da un'ulteriore specifica manifestazione di volontà nei suoi confronti da parte del professionista medesimo. Peraltro, la circostanza che la suddetta convenzione possa tradursi, in caso di conclusione del giudizio con esito sfavorevole o compensazione delle spese, in una rinuncia preventiva dell'avvocato o procuratore alle proprie spettanze, non ne comporta la nullità, per violazione del principio dell'inderogabilità dei minimi tariffari (art. 24 della l. 13 giugno 1942 n. 794), qualora tale rinuncia risulti giustificata da un fine di liberalità od uno spirito di solidarietà sociale, meritevole di tutela, e non si presenti come mero strumento del legale per conseguire maggiori vantaggi economici attraverso un non consentito accaparramento di affari futuri.
Cassazione civile sez. III 06 luglio 1983 n. 4562 Art. precedente
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