Source: http://noviolenzadonne.blogspot.com/2011/03/
Timestamp: 2017-08-23 17:38:13+00:00
Document Index: 56317170

Matched Legal Cases: ['art. 28', 'art. 28', 'sentenza ', 'art. 28', 'art. 98', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 155', 'art. 70']

Stop Violence against Men and Women: marzo 2011
STATI GENERALI SULLA GIUSTIZIA FAMILIARE - ROMA, 5, 6, 7 MAGGIO 2011
I° SESSIONE – Campidoglio, Sala della Protomoteca
Apertura lavori: Alessio Cardinale (ADIANTUM - Stati Generali)
MATTINA – modera Dr. Mauro Alcamisi, Giornalista
ore 10,25 CTU E SERVIZI SOCIALI: CRITICITÀ DEL SISTEMA
Dr.ssa Ernesta Adele Marando
ore 10,50 DEPRIVAZIONE E ALIENAZIONE GENITORIALE
Dott. Vittorio Vezzetti, pediatra, Responsabile Scientifico ANFI - ADIANTUM
ore 11,15 LA L. 54/2006 NON E’ MAI ESISTITA
ore 11,40 AFFIDO CONDIVISO: RICORSIVITÀ NELLE STRATEGIE DI DEROGA
ore 12,05 PROGETTI DI RIFORMA – Il Condiviso Bis
Prof. Marino Maglietta, Presidente Crescere Insieme, Consulente Parlamentare
POMERIGGIO – modera Dr. Mauro Alcamisi - Giornalista
ore 15,00 LA GIUSTIZIA FAMILIARE
Dott. Guido Stanzani, Giudice Tribunale per i Minorenni di Bologna
ore 15,30 I FIGLI MINORI, MAGGIORENNI O ECONOMICAMENTE NON AUTONOMI,
NEI PROCEDIMENTI DI SEPARAZIONE E DIVORZIO
Prof. Giovanni Arieta, Docente di Diritto Processuale Civile presso l’Università di
ore 16,20 L'AVVOCATO DEL MINORE
ore 16,40 BIGENITORIALITÀ, SOSTEGNO E MEDIAZIONE FAMILIARE
ABUSO PSICOLOGICO E SESSUALE: LA STRUMENTALIZZAZIONE DEL MINORE
MATTINA - modera Dr. Mauro Alcamisi - Giornalista
ore 10,00 RIPERCUSSIONI SUL MINORE NEL PERCORSO DI ACCERTAMENTO DI
ore 12,30 CHIUSURA LAVORI: CONCLUSIONI E LETTURA DEL DOCUMENTO
CULTURALE DEL CONVEGNO
II° SESSIONE – Regione Lazio, Sala Tirreno
ore 15,00 APERTURA DEI LAVORI, LETTURA DEL DOCUMENTO CULTURALE
ore 15,15 AFFIDO CONDIVISO – I DATI DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE
ADIANTUM E I COSTI SOCIALI DEL DOMICILIO PREVALENTE
Tiziana Arsenti, Giacomo Rotoli
ore 15,45 AFFIDO CONDIVISO, LE STRATEGIE DI DEROGA E I PROGETTI DI
Fabio Nestola, Marino Maglietta
ore 16,15 DIRITTI NEGATI. L’ESPERIENZA DELLA PRIMA CLASS ACTION DEI
ore 17,00 L. 54/2006, LE RESISTENZE ALLA SUA AUTENTICA APPLICAZIONE
Alessandra Gallone (relatrice in Commissione Giustizia del Senato)
Alessandra Mussolini (Commissione Bicamerale Infanzia)
ore 18,30 ENTI LOCALI: INTERVENTI DI AIUTO E SUPPORTO
Assessore Regionale Forte, Assessore Comunale Belviso, Consigliere dei Radicali
ore 19,30 TRIBUNALE UNICO DELLA FAMIGLIA.
Avv. Gian Ettore Gassani (Pres. AMI - Associazione Matrimonialisti Italiani)
Vittorio Vezzetti, Loretta Ubaldi, Gaetano Giordano
Alessio Cardinale, Tiberio Timperi
ore 12,00 DIVORZIO BREVE
Avv. Massimiliano Fiorin, Marco Pannella
ore 15,00 TRIBUNALI MINORILI E OPERATO DEGLI ASSISTENTI SOCIALI
ore 16,00 I CITTADINI INTERVENGONO – GRANDE TALK, LA GIUSTIZIA
FAMILIARE RACCONTATA DAI GENITORI E DAI NONNI
(10 testimonianze - 5 minuti per ogni intervento)
ore 17,00 INTERVENTI DELLE ASSOCIAZIONI ISCRITTE
ore 19,00 LETTURA DEL DOCUMENTO DA INVIARE AL GOVERNO, ALLE CAMERE
ore 19,30 CHIUSURA LAVORI
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 18:25 Nessun commento:
ANM ? E´ un partito di opposizione - di Anna Maria Greco
Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, anche da ex magistrato, conosce bene i problemi del settore. Molte toghe dicono, anche nelle loro mailing list, che si vuole limitare la loro autonomia e indipendenza.
"E invece non ci sarà nessun asservimento della magistratura alla politica. Da anni è aperto un dibattito su queste ipotesi tra i vari protagonisti, dai magistrati agli avvocati e anche tra i politici diversi esponenti dell’opposizione hanno condiviso la necessità di cambiare".
Ora che la riforma è pronta, però, fuori da Pdl e Lega è difficile trovare consensi.
"C’è qualche apertura da parte di alcune forze politiche, come Udc, Fli, una certa cautela da parte del Pd e la solita pregiudiziale chiusura dell’Idv. Chi ha appoggiato certe proposte in passato, ora non trova di meglio da dire che: non è il momento opportuno".
Su quali punti si aspetta una certa convergenza?
"Mi meraviglierei se ci fosse ostilità riguardo al nuovo sistema di giustizia disciplinare: oggi è chiaro a tutti che un magistrato accusato di illeciti disciplinari viene giudicato dalla sezione di un Csm a maggioranza togata, in cui troppo spesso prevalgono logiche correntizie. L’idea di una corte esterna al Consiglio viene dalla Bicamerale di D’Alema ed è stata appoggiata da Violante".
È sulla separazione delle carriere che si preannuncia lo scontro più duro.
"Eppure, una valutazione libera e laica dovrebbe riconoscere che da quando è entrato in vigore il codice di procedura penale dell’89, con il sistema accusatorio, si è resa necessaria la parità tra le parti. In Europa non riescono a capire come pm e giudici appartengano alla stessa carriera. E sappiamo come dai tempi di Mani Pulite sia forte il condizionamento delle procure sui giudici. Le contestazioni sono solo ideologiche".
Due carriere e due Csm. Quello dei pm lo presiederà il Pg della Cassazione?
"Non conosco il testo definitivo, ma se al vertice di quello dei giudici c’è il Capo dello Stato potrebbe essere la soluzione naturale, visto che il Procuratore generale della Cassazione ha già un potere di controllo sull’azione penale e promuove le azioni disciplinari".
Intervenire sull’obbligatorietà dell’azione penale dettando delle priorità vuol dire limitare l’azione dei pm?
"Questo principio costituzionale viene violato ogni giorno, perché il procuratore deve scegliere alcuni fascicoli e lasciar morire gli altri. Se questa scelta, invece di lasciarla al suo arbitrio, la fa il Parlamento è più giusto".
Quali vantaggi porterebbe una maggiore autonomia della polizia giudiziaria dal pm?
"Una maggiore responsabilizzazione della polizia e valorizzazione delle sue competenze. Non per mortificare la magistratura ma per riequilibrare il rapporto. Prima della riforma dell’89 il pm non aveva il monopolio delle indagini, ma faceva da filtro a quelle della polizia. Dobbiamo fare tesoro dell’esperienza di questi anni e guardare avanti migliorando le cose".
La riforma è costituzionale ma sulla responsabilità civile delle toghe basta una legge ordinaria.
"Infatti. La legge sulla responsabilità civile di fine anni ’80 ha avuto effetti molto relativi e le cause sono state pochissime. I magistrati si sono fatti una bella assicurazione e con una tassa di 100-150 euro l’anno si sono messi al sicuro. Un intervento è necessario, anche se mi sembra più importante quello disciplinare".
Per l’Anm questa riforma non renderà più efficiente la giustizia, ma è solo punitiva.
"Invece, soprattutto separazione delle carriere e interventi sulla responsabilità dei magistrati serviranno a migliorarne l’efficienza e a garantirne l’imparzialità. L’Anm, soprattutto con questa presidenza, ha assunto il ruolo di un partito d’opposizione. Dovrebbe spogliarsi di questi abiti impropri, sgraditi anche a molti magistrati".
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 17:59 Nessun commento:
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 17:54 Nessun commento:
I principi costituzionali da bilanciare sono il principio di indipendenza della magistratura e quello della responsabilità personale (e quindi diretta) dei funzionari pubblici stabilito dall’art. 28 cost. Non vedrei un contrasto della legge vigente con tale articolo. Se si ragiona sul “filtro” costituito dalla chiamata in causa dello Stato, il bene da tutelare è l’indipendenza in generale (o, meglio, quella “istituzionale” della magistratura e del singolo magistrato; giacché l’indipendenza “funzionale” è tutelata dalla clausola di salvaguardia).
L’assenza di una responsabilità “diretta” (salvo il caso di dolo) non costituisce un’eccezione del diritto italiano, e non è nemmeno il problema principale da affrontare. Si consideri che, per ragioni diverse, in tutte le epoche storiche la disciplina della responsabilità civile dei magistrati è sempre stata diversa rispetto a quella stabilita per gli altri funzionari pubblici. E non è certo difficile spiegarne le ragioni, considerando la posizione costituzionale del magistrato. Se non vi è contrasto tra art. 28 cost. e legge vigente (sotto il profilo della chiamata in causa diretta dello Stato), si può aggiungere che il legislatore dispone di discrezionalità nel modulare le proprie scelte.
Sul tema fondamentale, anche se in parte criticata, resta la sentenza della Corte costituzionale n. 2 del 1968, dove si stabilisce:
- che l’art. 28 Cost. si applica ai magistrati, analogamente agli altri funzionari pubblici, in quanto entrambi fanno parte dell’apparato statale, come del resto si deduce anche dall’art. 98 Cost. che li pone sul medesimo piano;
- per quanto riguarda la responsabilità dello Stato, che questo deve rispondere almeno fino a dove risponde il funzionario pubblico.
Se in astratto il filtro in astratto non pare criticabile, è invece la prassi giurisprudenziale che ha trasformato il giudizio di ammissibilità in un vero e proprio giudizio di merito, finendo per bloccare la quasi totalità delle domande. Secondo la giurisprudenza della Corte di cassazione, il giudizio di ammissibilità non deve limitarsi ad accertare se il caso rientri o meno nelle ipotesi di responsabilità astrattamente previste dalla legge, ma deve già verificare se con l’azione proposta si tende a sindacare un’interpretazione5. La dichiarazione di inammissibilità, in fase preliminare, si fonda quasi sempre sull’applicazione della clausola di salvaguardia.
Fonte: personaedanno.it - Nicolò Zanon
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 17:42 Nessun commento:
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 17:37 Nessun commento:
Responsabilità civile giudici, penalisti contro CSM: prassi illeggittima. Corsaro: nessuno stop
L'Unione delle Camere penali tuona contro l'invadenza del Csm. Il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, "invoca una prassi consolidata per cui il Csm avrebbe il diritto di esprimersi su ogni proposta di legge che riguardi i magistrati.
È vero, la prassi c’è, ma si tratta di una prassi anomala, illegittima e sempre censurata dall’Unione delle Camere Penali Italiane", hanno denunciato i penalisti in un documento sottoscritto dalla giunta dell’Ucpi, dopo la convocazione straordinaria della Sesta Commissione di Palazzo dei Marescialli per esprimere un parere sulla norma riguardante la responsabilità civile delle toghe.
L’Ucpi fa inoltre notare che il Csm ha "il diritto-dovere di esprimersi su proposte e disegni di legge ogni volta che il parere venga richiesto dal Ministro della Giustizia: e questa volta, come tante altre volte in passato, il Ministro non gli aveva chiesto un bel nulla".
La verità, secondo i penalisti, è che il Csm, "in una degenerazione istituzionale che prosegue ormai da molti anni, intende interloquire preventivamente col Parlamento, ponendosi come vera e propria terza Camera a presidio della intoccabilità della magistratura. Così perpetuando la funzione conservatrice della casta dei magistrati".
Per questo, bene hanno fatto, conclude l’Ucpi, "i membri laici del Csm a non aderire alla convocazione per dare un parere preventivo sulla nuova normativa in tema di responsabilità civile dei magistrati: convocazione irrituale per un parere irrituale".
Massimo Corsaro, vice capogruppo del Pdl alla Camera, con un'intervista al quotidiano online Affaritaliani.it, spiega perché l'esecutivo non si fermerà sulla riforma della giustizia nonostante i dubbi di Napolitano e la contrarietà del Csm. E sull'emendamento Pini che prevede l'estensione della responsabilità civile dei magistrati ad ogni violazione manifesta del diritto dice: "Questa mi sembra una questione tecnica che attiene alla valutazione del Parlamento. L'importante è introdurre la responsabilità civile dei giudici".
La maggioranza andrà avanti sulla responsabilità civile dei magistrati ? "Penso proprio di sì. E' una questione di civiltà". Si dice che il presidente Napolitano sia però intenzionato a stoppare la legge… "Non credo che su questo argomento ci siano elementi per uno stop.
La responsabilità civile è un criterio oggettivo e un aspetto che esiste in tutti i Paesi occidentali.
E poi, fino ad oggi, la stortura è un'altra: l'unica categoria professionale che non è chiamata a rispondere dei propri errori sul lavoro è proprio quella dei giudici. Non si capisce perché bisogna continuare a far pagare ai medici i propri errori e non chiedere lo stesso a chi si occupa di giustizia. Per questo non credo proprio che ci sarà lo stop".
Fonte: ilgiornale.it - ilvelino.it
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 17:34 Nessun commento:
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 17:21 Nessun commento:
Comincia il presidio per il carabiniere Adornato. Negato il permesso ad oltranza
Cominciato oggi 28/03/2011 il presidio ad oltranza per il carabiniere Fabrizio Adornato, assente per qualche giorno e determinato a tornare per dare seguito alla sua protesta.
Oggi pioveva, ma si spera in una maggior fortuna per i giorni successivi. Presenti, come da calendario, Fabio Nestola e Diego Sabatinelli, ma la novità è che in questura hanno negato il permesso per la giornata di oggi, nonchè il permesso ad oltranza.
Concesso solo il permesso per i giorni 29, 30 e 31, imponendo il rinnovo ogni 3 giorni in quanto la zona (il Quirinale) è un "obiettivo sensibile".
Una bella seccatura, non c'è che dire, dal momento che la legge non prevede la richiesta di un permesso, ma la semplice comunicazione alla questura. Saremo li, punto e basta. E così è stato, con tanto di cartello "siamo tutti Fabrizio Adornato".
In ogni caso, si cercherà prima del 31 di aggirare anche questo ostacolo.
Per i prossimi giorni si alterneranno altri cittadini e rappresentanti di associazioni. Chi volesse dare la propria disponibilità, può scrivere a info@adiantum.it o info@fenbi.it
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 17:19 Nessun commento:
Silvia D´Onghia e la realizzazione della donna ad ogni costo. Casa coniugale inclusa ?
Di Fabio Nestola. Relativamente alla vicenda di separazione per la quale il tribunale di Roma ha disposto l'affidamento dei figli e della casa coniugale al padre per via dei frequenti spostamenti di lavoro della madre, Silvia D'onghia scrive, sul "Fatto Quotidiano":
La sentenza del Tribunale di Roma (frutto anche dell’assurda legge sull’affido condiviso che, nonostante i trionfalismi della politica, ha reso molto più complicata una gestione serena dei figli) non fa che rimarcare questa separazione, anzi, questa discriminazione. Non invidio quella collega: ha davanti a sé anni di battaglie sacrosante per vedersi restituiti i suoi figli. Ma fino a quando ognuna di noi combatterà da sola, non sposteremo di una virgola l’immenso divario culturale che ci separa dal resto dell’Europa.
Cerchiamo di cogliere le note allarmanti di Silvia D’Onghia, che su Il Fatto Quotidiano” scrive, tra l’altro: “non invidio la collega che ha davanti a se anni di battaglie sacrosante per vedersi restituiti i suoi figli”.
1) I figli non le sono stati tolti da nessuno. La madre giornalista ha modalità di frequentazione di gran lunga più ampie della maggior parte dei padri separati, potendo vedere i figli ogni giorno con facoltà libera di pernotto.
2) Semmai le è stata tolta la casa familiare, nella quale risiede l’ex marito con i bambini. Non è che, per caso, sia questo il particolare che fa gridare allo scandalo Silvia D’Onghia ? Non è che, per caso, la battaglia per la “restituzione” riguarda l’immobile e non i figli, ai quali la madre ha accesso illimitato ?
3) Ultimo particolare: secondo la D’Onghia la madre dovrebbe combattere per riavere indietro i “suoi” figli.
Possessivo pericolosissimo, nonché diffusissimo. I figli sono proprietà esclusiva della madre, sono “i miei figli”, non “i nostri figli”. Il padre viene, di norma, regolarmente e idealmente escluso.
L’eccezione non viene presa in nome del prevalente interesse dei minori, semplicemente perché il padre nel caso specifico è la figura il cui lavoro gli consente di essere più presente nella loro vita. Dell’interesse dei minori possiamo anche farne carta straccia, quando è la madre a rimetterci.
Del resto, la D'Onghia scrive che la realizzazione di una donna è fondamentale per uno sviluppo equilibrato dei figli. E la realizzazione dell'uomo, del padre, non conta niente ?
Quindi è meglio che i figli stiano con la madre quando c’è, e quando non c’è con una bella babysitter a tassametro. L’importante è toglierli al padre, anche se ha orari certi e tempo libero per occuparsi della prole.
Fonte: adiantum - Fabio Nestola
Il modello educativo cinese è superiore a quello occidentale?
Un libro di Amy Chua, una “mamma tigre”, che racconta i rigidi metodi educativi utilizzati con le sue figlie, ha acceso un aspro dibattito
Le mamme d’America sono sconvolte da una tigre cinese. Anche tanti papà. Mezzo secolo di pedagogia progressista, tutto il pensiero “politically correct” sulla piscologia infantile dal dottor Spock in poi, è travolto da una signora cinese. Sottile, seducente, elegante, cosmopolita, Amy Chua era nota fino a un anno fa come una intellettuale élitaria. Docente di diritto internazionale nella esclusiva Yale Law School. Studiosa di storia, autrice di saggi importanti sulle dinamiche che portano all’ascesa e al declino degli imperi (con un occhio alla sfida attuale tra Cina e Stati Uniti). Ma la vita di Amy Chua ha “svoltato” improvvisamente dopo l’uscita del suo nuovo libro, “L’inno di guerra della madre tigre”. Amy Chua è cinese-americana, figlia di immigrati, e questo libro (che uscirà anche in Italia) è prima di tutto un viaggio nella memoria: il racconto dei tanti choc culturali legati all’inserimento nella società americana, il modo in cui prima i suoi genitori, poi lei stessa si sono costruiti una nuova identità che mescola tradizioni cinesi e valori occidentali. E’ un libro molto ricco e affascinante, ma la parte che ha fatto scandalo in America è una sola: quella in cui Amy Chua descrive i metodi con cui educa le due figlie, metodi più ispirati alla cultura confuciana che alle consuetudini americane. Il marito di Amy sia un ebreo americano ma è lei a dettare le regole in quel campo. Disciplina ferrea, divieto di guardare la tv o di trastullarsi con i videogame. Perfino le feste dagli amici sono proibite per dare la priorità allo studio. Come non bastassero le materie scolastiche, ci sono i corsi privati di pianoforte e violino, anche questi da seguire con la massima applicazione. Forte autorità dei genitori. Spirito di sacrificio. Dedizione totale all’apprendimento. La “mamma tigre” può arrivare a vere e proprie crudeltà: quando una figlia all’età di tre anni le porta un cartoncino di auguri fatto con le sue mani alla scuola materna, Amy Chua lo rifiuta perché è sciatto, “non c’è abbastanza lavoro”. Quando la figlia si rifiuta di studiare violino, viene punita mettendola “nell’angolo” fuori casa, in una giornata fredda d’inverno. Il libro della madre-tigre è all’origine di un vero e proprio psicodramma nazionale. Il magazine Time gli ha dedicato una copertina. Il Wall Street Journal ha dovuto creare una rubrica apposita per ospitare le numerosissime reazioni dei lettori: c’è di tutto, l’indignazione di chi accusa l’autrice di sadismo, e l’ammirazione nostalgica di chi rimpiange un’epoca in cui “anche le mamme ebree si comportavano così”. Cioè l’epoca prima del Sessantotto, del femminismo, di tutti i movimenti autoritari che hanno distrutto l’autorità parentale. Una lettura semplificata di questo dibattito può rinchiuderlo nella contrapposizione destra-sinistra: la madre-tigre venuta dall’Asia è un modello ideale per i conservatori che vogliono ristabilire un’ordine morale e le gerarchie travolte dal permissivismo; i progressisti innamorati della scuola Montessori inorridiscono di fronte al revival di metodi oppressivi destinati ad allevare figli nevrotici e infelici. In realtà la discussione è molto più complicata e avvincente. Il libro di Amy Chua coincide con un allarme lanciato da Barack Obama: l’amara scoperta che gli studenti americani sono finiti molto indietro nelle classifiche internazionali (al trentesimo posto secondo l’Ocse, per l’apprendimento della matematica nei licei), proprio nell’anno in cui al primo posto mondiale sono balzati i licei di Shanghai. Ci s’interroga finalmente su una pedagogia americana fin troppo comprensiva: l’ossessione per “l’autostima” dei ragazzi preclude ogni critica troppo diretta, ogni giudizio troppo severo. Il risultato è una generazione narcisista, che si crede l’ombelico dell’universo. L’obiezione più forte alla “madre-tigre”, è che l’Asia confuciana non ha creato una Silicon Valley. Per generare i vari Steve Jobs (Apple), Larry Page (Google), Mark Zuckerberg (Facebook) ci vuole un sistema che incoraggi la trasgressione. Il genio creativo è un ribelle. Sì, però bisogna anche avere un’autorità contro cui ribellarsi… L’osservazione più acuta sul “terremoto Amy Chua”, è che l’autrice ha portato alla luce un fenomeno già in atto nell’alta borghesia americana. Le mamme dell’Upper East Side di Manhattan, dei quartieri ricchi di San Francisco e Boston, in furiosa competizione per iscrivere i figli alle scuole private più esclusive fin dal pre-kindergarten, sono già oggi molto più simili alle cinesi di quanto vogliano confessare.
[Fonte http://rampini.blogautore.repubblica.it]
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 09:14 Nessun commento:
Giustizia, da commissione sì a responsabilità magistrati
[Fonte ilfattoquotidiano.it]
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 17:50 Nessun commento:
Etichette: Bernardini, bongiorno, giustizia, responsabilità delle toghe
TOGLIENDO UN TATAGGIO RIMANGONO CICATRICI : FALSO
Purtroppo chi parla di laser spesso non sa che esistono moltissimi tipi di laser con differenti lunghezze d'onda e modalità d'impulso e può aver avuto un esperienza negativa con laser diversi dal Q switch: per esempio un laser CO2 che non è assolutamente specifico per le particelle d'inchiostro ma semplicemente vaporizza strati di tessuto, rendendo possibile la formazione di cheloidi o cicatrici atrofiche. Tutto questo non succede, se viene utilizzato il laser q-switch, ovviamente in maniera corretta, e se vengono correttamente applicate dopo il trattamento creme antibiotiche e siliconiche adeguate.
IL MEDICO MI HA DETTO CHE E' UNA COSA LUNGA: VERO
Spesso si crede erroneamente che un tatuaggio in quanto piccolo verrà cancellato più rapidamente: in realtà quello che incide sul tempo della rimozione sono la natura del pigmento, spesso sconosciuta da parte del paziente, la sua profondità, e la capacità delle cellule fagocitarie di catturare le particelle di inchiostro e rimuoverle. Tutte queste variabili fanno sì che il numero delle sedute necessarie per rimuovere un tatuaggio non si possa stabilire prima dell'intervento: questo è sicuramente un limite oggettivo della tecnica.
HO FATTO GIA QUATTRO SEDUTE E NON HO VISTO NESSUN RISULTATO: POSSIBILE
In effetti - sempre partendo dal presupposto che si sia usato un laser q-switch di buon livello - è possibile, molto raramente, osservare che il pigmento non schiarisce per nulla (cosa osservabile in genere per inchiostri diversi dal nero): in questo caso è inutile procedere. Diverso è il caso di un tatuaggio che si schiarisca bene con le prime sedute e con più difficoltà nelle successive: questo è normale in quanto, via via che viene rimosso l'inchiostro, i risultati saranno sempre meno evidenti e occorrerà pazienza: importante sarà vedere che ad ogni a seduta il tatuaggio, anche di poco, diventa sempre più chiaro.
MI HANNO DETTO CHE PUO RIMANERE UN ALONE: VERISSIMO
Tra gli inconvenienti di questa tecnica che garantisce l'assenza di cicatrice c' è anche quello di lasciare l'ombra "ghost" del vecchio tatuaggio. Questo significa che le particelle di inchiostro non sono state rimosse completamente perché troppo profonde o irraggiungibile dall'onda laser. A nostro avviso il ghost - quando si verifica - è comunque un evento accettabile: tende comunque ad attenuarsi nel tempo e diventa invisibile con l'abbronzatura.
POSSONO RIMANERE DELLE CHIAZZE BIANCHE AL POSTO DEL TATUAGGIO: FALSO
Se viene utilizzato un laser q-switch con lunghezza 1064 (che non ha grande affinità per la melanina) l'ipopigmentazione è pressoché impossibile. Nella nostra esperienza fototipi molto scuri rispondono al trattamento del tatuaggio senza sviluppare alcuna ipopigmentazione.
CI SONO DEI COLORI CHE NON POSSONO ESSERE RIMOSSI : FALSO
In pratica solo l'inchiostro bianco e il giallo vengono considerati inamovibili. In realtà il giallo (che spesso è tale solo otticamente) contiene dei pigmenti che possono rispondere al trattamento laser con q-switch lunghezza d'onda 532, la stessa che si usa per il rosso. Purtroppo i colori verde e azzurro rispondono solo a lunghezze d'onda molto particolari, che non tutti i laser q-switch hanno.
IL TRATTAMENTO E' MOLTO DOLOROSO: FALSO
Nella nostra esperienza il trattamento di rimozione dei tatuaggi è in genere ben tollerato anche perché viene eseguito contemporaneamente raffreddamento ad aria. Nelle zone più sensibili, o nei soggetti più delicati, può essere utilizzata una crema anestetica.
E' UN PROCEDIMENTO LENTO IN QUANTO LE SEDUTE SI FANNO OGNI DUE MESI: VERO
I protocolli attuali consigliano di effettuare una seduta ogni 40-60 gg . Questo rende al rimozione di un tatuaggio una cosa effettivamente lunga. Di più, secondo la nostra esperienza il tempo effettivo per la rimozione delle particelle dopo ogni seduta è di 4-5 mesi quindi le sedute potrebbero ulteriormente distanziate. Chi non è disposto ad accettare questi tempi non dovrebbe intraprendere questa tecnica
IL TRATTAMENTO E' MOLTO COSTOSO: FALSO
Considerato l'alto livello della tecnologia laser q-switch un prezzo medio di 100-150 euro a seduta per un tatuaggio medio-piccolo non può essere considerato elevato. Purtroppo il fatto di non conoscere a priori l'esatto numero delle sedute rende impossibile stabilire un preventivo sicuro. Se questo può rappresentare un problema, noi consigliamo sempre il paziente di astenersi dal cominciare.
[Fonte margherita.net]
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Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 17:45 Nessun commento:
Secondo le norme Ue, infatti, la responsabilita’ delle toghe e’ molto piu’ ampia. Mentre quella italiana e’ ristretta, secondo la legge n.117 del 1988, ai soli casi di ”dolo e colpa grave”. Cosi’ Pini propone di ‘allargare’ le maglie facendo in modo che anche i magistrati italiani rispondano per ogni ”violazione manifesta del diritto”. E a dimostrazione della sua tesi cita la causa ”Traghetti del Mediterraneo Spa (c.173/03).
In particolare fa riferimento al ricorso che la Commissione europea ha presentato alla Corte di giustizia sostenendo che la parte della legge 117 nella quale si sostiene la limitazione al ”dolo e alla colpa grave” (il comma 2 dell’articolo 2), sarebbe ”incompatibile con l’ordinamento europeo in quanto escluderebbe ogni responsabilita’ dello Stato per i danni arrecati ai singoli per violazione del diritto comunitario commessa da un organo giurisdizionale nazionale nell’interpretazione di norme o nella valutazione di fatti e prove”.
L’emendamento, spiega Pini, ”provvede pertanto ad adeguare i commi 1 e 2 dell’articolo 2 della legge n.117 ”accogliendo i rilievi della Commissione europea al fine di evitare una sentenza che accerti l’inadempimento da parte dell’Italia”. Cosi’, ”in coerenza” con l’articolo 3 della Costituzione, aggiunge il parlamentare, si e’ ritenuto di ”non creare alcuna distinzione tra la responsabilita’ del giudice per violazione del diritto europeo e quella per violazione del diritto interno”. Cosi’, per andare incontro alle ‘istanze’ della Comunita’ Europea, e’ la tesi di Pini, e’ bene estendere a responsabilita’ dei magistrati non piu’ al dolo o alla colpa grave, ma ad ogni ”violazione manifesta del diritto”.
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 17:35 Nessun commento:
[Fonte http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-09-26/quote-rosa-fanno-male-080347.shtml]
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 16:53 Nessun commento:
Dagli studi che ci provengono dalla psicologia sociale apprendiamo che l’uomo e la donna hanno due stili e due modi di comunicare diversi tra loro ma, in un certo qual modo, perfettamente complementari.
Ad esempio, molti uomini, quando si trovano in gruppo, privilegiano argomenti quali il denaro, il gioco, lo sport o comunque le competizioni; la maggior parte delle donne, di contro, preferisce parlare delle amicizie, della famiglia, di abbigliamento e di alimentazione e, nei loro approcci, dimostrano una maggiore tendenza ad aprirsi, riuscendo a discutere di questioni intime anche con amiche appena conosciute.
Quando si assiste ad una conversazione tra un uomo ed una donna si osserva, di contro a quanto sostenuto dal pensiero comune, che è l’uomo a parlare mediamente più delle donne e ad utilizzare un tono di voce più alto. Curiosa ma tipica la reazione femminile, in quanto le donne non subiscono passivamente le interruzioni e, a loro volta, re-interrompono l’interlocutore e proseguono la conversazione riprendendo il filo del discorso.
Il numero dei messaggi di cortesia inviati (cenni di assenso con il capo, sguardo diretto, esclamazioni come “ho capito”, “si è vero” etc.) sono in percentuale maggiore a carico delle donne.
Altre differenze nello stile comunicativo sono state riscontate nell’utilizzo di espressioni dubitative (“potrebbe darsi”, “possibile”) e l’utilizzo di espressioni rafforzative (“è proprio così”). Le prime sono impiegate in percentuale maggiore dalle donne di contro, le seconde, si riscontrano più spesso all’interno di una conversazione al maschile.
E’ prerogativa poi della donna, per fuggire ad un’ansia o ad una conversazione particolarmente stressante, ricorrere alla risata.
Infine, l’intonazione della voce mentre per l’uomo è più o meno costante per tutta la durata della conversazione, per la donna varia sia in funzione a dove vuole far ricadere l’attenzione dell’ascoltatore, sia in funzione del proprio interlocutore (es. un bambino).
E gli obiettivi della comunicazione? Anche qui donne e uomini sembrano avere obiettivi diversi. L’uomo spesso ricerca la conversazione per perseguire obiettivi pratici, mentre le donne promuovono la conversazione come fonte di piacere.
In che cosa le donne e gli uomini, nella comunicazione, sono simili ?
In niente, probabilmente. Se i due generi fossero simili, non avrebbe senso la diversità, e i figli nascerebbero dagli uni o dagli altri senza lacollaborazione dell'altro.
Nonostante questo, però, i due generi si capiscono al volo. In millenni di storia delle relazioni sociali, entrambi hanno imparato a comprendersi vicendevolmente, e ad essere solidali, ogni volta che occorre.
Solidarietà e generosità d'animo, ecco due delle cose che accomunano gli uomini alle donne.
Non è poco, se ci riflettete un pò...
Fonte: adiantum.it - S. Pezzuolo
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 16:15 Nessun commento:
Giustizia: arriva la mediazione obbligatoria. Ma agli avvocati non piace!
Dal 21 marzo, prima di intraprendere una causa civile bisognerà rivolgersi a un "mediatore". Per Unioncamere garantirà maggiore efficienza, mentre gli avvocati denunciano costi e ritardi. E un ricorso al Tar del Lazio potrebbe fermare tutto
Non c’è solo la riforma della giustizia, definita da Berlusconi "epocale" e che sarà presentata il 10 marzo in un Consiglio dei ministri straordinario, ad animare il mondo giudiziario italiano.
Con il decreto milleproroghe è diventata infatti obbligatoria a partire dal 21 marzo la "mediazione" per il processo civile.
Prima di poter andare davanti a un giudice, il cittadino che voglia intraprendere una causa civile, dovrà presentarsi davanti a una figura denominata "mediatore" insieme alla controparte, per cercare di trovare una forma di conciliazione.
A differenza di quanto accade in altri Paesi, questa non sarà solo una tra le opzioni possibili, ma un obbligo.
La norma ha però scatenato un'ondata di proteste nell’avvocatura: uno sciopero delle udienze è stato proclamato dal 16 al 22 marzo dall'Organismo unitario dell'Avvocatura
Tra gli aspetti più controversi della "mediazione", che l’Oua definisce "una pasticciata procedura che comporterà costi e ritardi" proprio la sua obbligatorietà, che secondo l'associazione degli avvocati allungherà i tempi del procedimento per chi è deciso ad andare comunque davanti al giudice. Un altro punto dibattuto è il costo, che andrà da 250 a 9mila euro senza comprendere alcuna assistenza legale, per cui chi, davanti al mediatore, vorrà farsi assistere da un avvocato dovrà pagarlo di tasca sua e affrontare spese aggiuntive.
Altra nota dolente, per i legali civilisti, sta nel fatto che non sia prevista, nella mediazione, la "competenza territoriale": il cittadino potrebbe cioè essere convocato anche a centinaia di chilometri da casa; infine i legali denunciano la scarsa, dal loro punto di vista, qualifica professionale dei mediatori: sarà sufficiente infatti una laurea triennale e un corso di 50 ore per poter esercitare. "Basta praticamente una settimana per diventare mediatori - sottolinea il presidente delle camere civili Renzo Menoni - e nel caso ad esempio di controversie mediche, il cittadino si affiderebbe a costoro senza la garanzia né di un avvocato né di un medico legale".
Intanto, però, i vari ordini professionali si sono già attrezzati per dotarsi di "mediatori", e, fa sapere Unioncamere (organizzazione che riunisce le Camere di commercio), sono 160 "le strutture già accreditate al Registro degli organismi di mediazione tenuto dal ministero della Giustizia". La riforma della mediazione civile e commerciale, secondo il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, permetterà di accorciare i tempi del sistema giudiziario e rappresenta "un'occasione importante per restituire efficienza e risorse alla giustizia civile e tutelare gli interessi del mercato".
Il presidente di Simed, l’avvocato Michele De Meo, interpellato da Sky.it, fa un'arringa difensiva del provvedimento: "E’ l’Europa – dice – che da 12 o 13 anni ce lo chiede, si tratta di un modo per cercare di risolvere contrattualmente le controversie, come già accade in tanti rami del diritto civile " e spiega così l’obbligatorietà: "In Italia, senza obbligo non lo fa nessuno: invece in questo modo si spinge l’avvocato a informarsi per vedere se si può trovare un accordo con l’aiuto di un facilitatore".
Anche le contestate caratteristiche del mediatore, per De Meo, sono "punti in più": "Il mediatore deve trovare un modo fantasioso e intelligente per far risolvere la controversia dagli stessi litiganti, l’importante è sapere far emergere i bisogni delle parti e far trovare loro il modo per trasformarli in un buon accordo. Il tipo di laurea non è di per sé discriminante". "Anzi - scherza - che il mediatore non sia laureato in legge potrebbe addirittura essere addirittura un vantaggio".
[Fonte tg24.sky.it]
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 11:23 Nessun commento:
Taranto, 19 Marzo: condiviso negato, marcia per i ´bambini a metà´
Uomini e donne che credono ancora nei veri valori della famiglia, nel rispetto e nell’impegno verso i propri figli anche dopo la separazione, si raduneranno il 19 marzo alle 10,00 in Piazza Maria Immacolata marcia fino alla piazza della Vittoria.
Tutti i genitori separati o divorziati chiedono, in nome del principio della BIGENITORIALITA’, l’applicazione immediata ed incondizionata della nuova normativa anche in caso di “conflittualità”, come nello spirito della legge stessa.
Il 19 marzo, festa del papà, ci sarà una grande manifestazione per rivendicare i diritti dei bambini ad amare ed essere amati da tutti e due i genitori anche se separati o divorziati o altro. visto che tutti noi dovremmo essere sempre dalla parte dei bambini e non dimenticare mai che gli errori degli adulti non devono mai ricadere sui figli che sono le vittime innocenti di queste situazioni.
Per info contattare direttamente avv. Gina LUPO - Presidente ass.ne ESTIA onlus, via salinella n. 41 Taranto tel.099/3302233 fax 099/7353111 cell. 3457997805 www.estiamediazione.it - ginalupo@virgilio.it
ADIANTUM sarà presente con il suo Delegato Regionale Stefano Maresca di Serracapriola.
Una proposta di disegno popolare di legge per la modifica dell´art. 155 c.c. - di P. Mortelliti
La presente proposta è motivata dall’idea di risolvere alla radice l’emergenza sociale italiana delle famiglie separate /divorziate. Questa è la panoramica della situazione odierna:
800.000 padri separati su 2 milioni in totale, quasi il 30%, ridotti sul lastrico e/o in stato di indigenza, depredati di fatto del bene primario di una vita quale la CASA DI PROPRIETA’ in favore delle madri separate/divorziate, senza alcun limite o regola precisa. Costretti talvolta a ricorrere alla Chiesa, a istituzioni private no-profit, a strutture dello Stato (con aggravio per le casse pubbliche) a situazioni abitative d’emergenza, etc.
La privazione dell’affetto e dell’educazione paterna, sulla carta tutelata dall’attuale legge bi-genitoriale 54/2006 ma disattesa di proposito dai giudici, per circa 1,5 milione di figli minori o maggiorenni non autosufficienti, nonché l’uso plagiatorio e schiavistico degli stessi da parte delle madri (e dei loro legali) contro i padri per assicurarsi alimenti, la cui durata e’ spesso illimitata e l’entita’ insostenibile o basata su criteri anti-economci ed arbitrari, e l’assegnazione-esproprio della casa familiare, senza alcuna contro-partita.
La scia di sangue fatta di suicidi / omicidi di natura familiare, non passionale, originati da contenziosi legali infiniti e dalle sentenze dei giudici sull’assegnazione della casa familiare, gli alimenti, gli affidi dei figli .
Le violazioni quotidiane ad opera dei giudici, palesi, discriminatorie sul sesso e sistematiche, degli articoli costituzionali relativi alla proprieta’ privata, alla parita’ dei sessi di fronte alla legge, al diritto-dovere all’educazione dei figli per entrambe i genitori , alla liberta’ personale ed economica e il diritto di ogni cittadino ad un divorzio effettivo, completo e non solo cartaceo.
Individuiamo come principali responsabili i vertici della magistratura (Corte Costituzionale e Corte di Cassazione in primis, Consiglio Superiore della Magistratura e Associazione Nazionale Magistrati) nel coprire, incentivare e non sanzionare le mancanze dei loro subordinati o addurre surreali falsi socio-ideologici (il tenore di vita in “costanza di matrimonio”, la “tutela della prole” nell’assegnazione della casa familiare alla madre, la non ammissione del regime legale dei beni scelto all’atto del matrimonio e vero titolo di contratto pre-matrimoniale, etc. ), a giustificazione del loro.
Chiediamo al Parlamento:
- in forza del referendum del 1987 sulla punibilita’ dei magistrati approvato dall’80% dei votanti, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta che indaghi sull’ operato della magistratura e del CSM a tutti i livelli in materia di diritto di famiglia e la creazione di un comitato di vigilanza sulla magistratura, che sostituisca il CSM, , che abbia lo scopo di ricercare ed individuare le responsabilità e l’incriminazione di tutti i singoli magistrati italiani , rei, nell’espletamento delle loro funzioni, di abuso d’ufficio e inapplicazione della legge 54/2006, istigazione all’odio sociale e alla discriminazione sessuale, e il loro eventuale licenziamento per abuso d’ufficio e di potere, falso ideologico e attentato alla Costituzione;
- in forza del referendum del 1987 sulla punibilita’ dei magistrati approvato dall’80% dei votanti, il risarcimento dello stato ai cittadini danneggiati;
- lo scioglimento dell’associazione magistrati per i minori e la famiglia per gli stessi motivi imputati all’ANM;
- di escludere la magistratura dalla competenza in materia di diritto di famiglia (se non nell’ambito penale) e di trasferire la stessa ai comuni di Residenza dei Coniugi (FEDERALISMO DIVORZILE ), nella figura del Sindaco o del Segretario Comunale, in quanto Pubblici Ufficiali;
- si chiede inoltre che l'Atto di separazione legale dei Coniugi venga abrogato e sostituito direttamente dall' Atto di Cessazione degli Effetti Civili del Matrimonio (DIVORZIO BREVE).
TESTO DEL DISEGNO POPOLARE DI LEGGE DI MODIFICA DELL’ART. 155 C.C.
L'art. 155 del C.C in vigore viene annullato integralmente e sostituito nel seguente modo.
Dell'Atto di Divorzio.
Comma 1a
Il Sindaco , o il Segretario Comunale nelle sue veci, certifica e decreta la Cessazione degli Effetti Civili del Matrimonio tra i Coniugi o Atto di Divorzio, all'atto di Convocazione per l'Atto di Divorzio in presenza di uno o dei due coniugi residenti in quel Comune, previo verificando l'identità degli stessi e la veridicità dei documenti da essi allegati alla Domanda di Divorzio.
I Documenti necessari per l'Atto di Divorzio sono: Stato di Famiglia, Atto di Matrimonio, Rogito Notarile o Contratto di Locazione.
Comma 1b
Qualora uno dei due coniugi, previamente convocati dal Sindaco o dal Segretario Comunale, non si presenti all'Atto di Divorzio e/o non motivi preventivamente 7 giorni prima per iscritto (telegramma) la sua assenza per causa di forza maggiore, l'Atto di Divorzio é comunque valido in presenza di uno solo dei due coniugi e verrà trasmesso e recapitato dal Comune per iscritto al coniuge assente entro 15 giorni nel suo luogo di residenza o domicilio.
Della Proprietà dell'Ex-Casa Coniugale
Il Sindaco, o il Segretario Comunale, verificata l'autenticità del Rogito Notarile in caso di proprietà esclusiva di un coniuge della ex-casa coniugale e l'Atto di Matrimonio attestante la Separazione Legale dei Beni, assegna all'Atto del Divorzio l'immobile al proprietario nel caso vi sia un unico proprietario, e dispone l'allontanamento entro 30 giorni del coniuge non proprietario dall'immobile.
Comma 2b
Il Sindaco , o il Seg. Comunale, verificati Rogito Notarile e Atto di matrimonio attestante la Separazione Legale dei Beni tra i coniugi dispone la vendita dello stesso immobile nel caso di co-intestazione dell'immobile e la ripartizione delle quote indicate nel Rogito Notarile o la compensazione tra i due. Il coniuge che resterà nell'immobile nel periodo che intercorre l'Atto di Divorzio e il Rogito di Vendita dell'ex-casa coniugale, dovrà corrispondere la metà all'altro dell'eventuale locazione.
Comma 2c
Il Sindaco, o il Seg. Comunale, verificati Rogito Notarile di co-intestazione dell'immobile e l'Atto di Matrimonio attestante la Comunione Legale dei Beni dei coniugi, dispone la vendita dello stesso e la ripartizione in misura paritaria tra gli ex-coniugi del ricavato.
Il coniuge che resterà nell'immobile nel periodo che intercorre tra l'Atto di Divorzio e il Rogito di Vendita dell'ex-casa coniugale dovrà compartecipare per la metà alle spese dell’altro per l'eventuale nuova locazione.
Comma 2d
Il Sindaco , o il Seg. Comunale , verificati Rogito Notarile dell'immobile di proprietà esclusiva di uno dei due ex-coniugi e l'Atto di Matrimonio attestante la Comunione Legale dei Beni, dispone la corresponsione immediata del 25 % del valore di mercato dell'immobile per il coniuge uscente all'Atto di Divorzio. Del Contratto di Locazione dell'Ex. Casa Coniugale
Il Sindaco, o il Seg. Comunale, verificato la titolarità del Contratto di Locazione assegna al coniuge intestatario del Contratto l'immobile e dispone l'allontanamento dell'altro entro 30 giorni dall'Atto di Divorzio.
Comma 3b
Il Sindaco, o il Seg. Comunale, verificata la co-titolarità dei due coniugi del Contratto di Locazione dispone l'allontanamento dall'immobile del coniuge con maggior reddito entro 30 giorni dall'Atto di Divorzio. Dell'affido dei figli minori.
Comma 4a
Il Sindaco, o il Seg. Comunale, prende atto e registra che Il figlio o i figli minori, abiteranno presso il domicilio di entrambi i genitori per metà mese ciascuno o in altre modalità abitative o temporali liberamente decise dagli stessi genitori all'Atto di Divorzio e da ciascuno verranno mantenuti ed accuditi direttamente, salvo accordi compensativi diversi decisi dai genitori.
Le spese scolastiche e mediche verranno ripartite in pari misura.
Ciascun genitore diventa legalmente responsabile del figlio o dei figli minori nel proprio periodo di custodia.
Ciascun genitore esercita la potestà e il diritto alla loro educazione in maniera paritaria all'altro.
Comma 4b
Qualora i genitori decidano di abitare o trasferirsi a grande distanza l'uno dall'altro, i figli minori dovranno essere ascoltati da Mediatori Familiari o Servizi Sociali del Comune prima della Domanda di Divorzio, i quali dovranno riferire al Sindaco, o al Seg. Comunale, per un eventuale pre-accordo tra i genitori circa la custodia ed eventuali compensazioni economiche per il mantenimento.
Comma 4c
L’eventuale compensazione economica per il mantenimento dei figli minori può variare da un minimo di 300 euro ad un massimo di 600 euro mensili, inclusive di spese scolastiche e mediche, per ciascun figlio minore, a seconda del reddito. Il mancato pagamento della compensazione stabilita dal Comune dà automaticamente titolo al pignoramento, dopo 3 mesi, sui beni personali dell’inadempiente, se non giustificati da cause di forza maggiore (stato di disoccupazione, invalidità, o simili) .
Comma 4d
Qualora i figli minori denuncino ai Servizi Sociali o ad altre Istituzioni dello Stato ripetuti comprovati maltrattamenti, sevizie o altre gravi anomalie pericolose per la loro salute fisico-mentale da parte di uno o tutti e due i genitori o situazioni di grave ed insanabile incompatibilità con essi , il Sindaco, o il Seg. Comunale, trasferiranno alla Magistratura Ordinaria la decisione per la loro custodia fino alla loro maggiore età. Dei figli maggiorenni
L'obbligo al mantenimento diretto dei figli da parte dei genitori vale fino alla maggiore età, nelle condizioni stabilite al Comma 4, o al raggiungimento del diploma di scuola superiore.
Comma 5b
Al raggiungimento del diploma, i figli maggiorenni , salvo diversi accordi privati stipulati con i genitori, devono essere in grado di provvedere al proprio sostentamento o chiedere un sussidio di disoccupazione pari a 500 euro netti mensili ai Servizi del proprio Comune per il periodo di almeno 12 mesi o ad essi aiuto per il reperimento di un posto di lavoro o di un eventuale alloggio a prezzo agevolato.
Comma 5c
La decisione di proseguire negli studi universitari, oltre il diploma di scuola superiore, non dà titolo ai figli maggiorenni ad alcuna rivendicazione economica né ai genitori, né ai Servizi del Comune.
PIERO MORTELLITI
Presidente del Sindacato Padri Separati - Concorezzo (MB)
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 18:20 Nessun commento:
Riforma della Giustizia, lo scontro si avvicina. Le toghe invadono il potere legislativo
Come sempre, la storia si ripete in modo oramai sistematico: ogni qualvolta si tenta di fare qualche passo in avanti in materia di riforma della giustizia, la ‘casta togata’ parte al contrattacco in difesa dei propri innegabili (e spesso anche inspiegabili) privilegi.
Avete letto, ad esempio, quello che ha dichiarato l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella (Corriere della Sera) riferendosi all’oramai ‘storico’ 16 gennaio del 2008? «Che succede quel giorno? Mi ritrovo al centro di una curiosa coincidenza. Perché mentre io devo andare in Parlamento a riferire sullo stato della Giustizia in Italia, che è l’annuale solenne appuntamento del Guardasigilli con le due Camere, la Procura di Santa Maria Capua Vetere chiede gli arresti domiciliari per mia moglie, Sandra Lonardo, e per due assessori regionali del mio partito, l’Udeur, teorizzando che nel 1998 io avrei fondato un partito con l’idea di costituire un’associazione a delinquere.
Fu chiaramente una roba ad orologeria. (…) Mi accorsi, giorno dopo giorno, che c’erano pezzi di magistratura assolutamente ostili a qualsiasi genere di cambiamento. Penso che fossero animati da una sola, squallida ideologia: il potere per il potere». Fin qui Mastella, uno di quelli che, per cercare di mettere mano al ‘sistema-Giustizia’ fu “fiocinato, arpionato, infilzato” come dice l’interessato.
Ed evidentemente l’atmosfera non è mutata se l’altro giorno abbiamo appreso che il pm milanese Armando Spataro si è detto convinto che «se vengono annunciate riforme epocali, occorrono risposte altrettanto epocali».
Per dirla in soldoni, se il cammino della riforma della giustizia dovesse proseguire, ci ritroveremo i togati “in trincea”, impegnati nell’ennesimo scontro con il potere che dovrebbe essere preposto a legiferare.
Ci piacerebbe sapere cosa pensa il Presidente della Repubblica (che, è bene ricordarlo, presiede anche il Csm) delle parole di fuoco pronunciate dai togati (non tutti, per la verità) contro l’Esecutivo e la riforma. O, per porre in modo ancor più franco il quesito, quel potere legislativo (art. 70 e seguenti della Costituzione) previsto in capo al Parlamento, può essere minacciato ed impedito da un altro ordine-potere dello Stato ?
Eppure, il progetto di riforma in discussione in queste ore non disegna un progetto eversivo della Costituzione «ma si ispira a principi che più volte e da più parti sono stati considerati genuinamente liberali, come la separazione delle carriere tra pm e giudici che incontrava l’esplicito favore di Giovanni Falcone, o come la creazione di un tribunale disciplinare in cui le toghe non siano più in maggioranza, già suggerita da Luciano Violante, o come un rafforzamento della responsabilità civile dei magistrati, da sempre proposta dai radicali che ci vinsero anche un referendum, rimasto al solito inapplicato».Certo, tutto si può modificare o discutere.
Ma quando si è in presenza di un ‘no preventivo’ ed alla solita minaccia di scontro, allora verrebbe da pensare ad una sola cosa: a quella squallida ideologia alla quale ha fatto riferimento Mastella, quella del potere per il potere contro la quale non può che essere necessaria una riforma davvero epocale.
Fonte: giustiziagiusta.info - Gianluca Perricone
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 18:16 Nessun commento:
Pubblicato da NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE a 16:07 Nessun commento: