Source: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/02/16/ce-il-modo-per-salvaguardare-tuvixeddu-basta-volerlo/
Timestamp: 2013-05-24 20:04:37+00:00
Document Index: 100269380

Matched Legal Cases: ['art. 27', 'art. 34', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 49', 'art. 145']

> aree urbane, beni culturali, giustizia	> C’è il modo per salvaguardare Tuvixeddu, basta volerlo.	C’è il modo per salvaguardare Tuvixeddu, basta volerlo.
Che la sorte dell’area di Tuvixeddu sia un argomento “forte” a Cagliari da oltre vent’anni è cosa certa, anzi certissima. Le polemiche di queste ultime settimane lo dimostrano ancora una volta. Da qualche mese, però, c’è un dato ulteriore da non tralasciare. Infatti, Cagliari ha per la prima volta nella sua storia recente un’amministrazione comunale di centro-sinistra. Massimo Zedda e la sua coalizione hanno battuto nettamente gli avversari del centro-destra in buona sostanza perché lustri di governo locale hanno consegnato ai giorni nostri una città semplicemente bollita. In più c’è stata anche la ventata nazionale anti-berlusconiana, senza sminuire in alcun modo l’effetto novità Kasteddaio. E le aspettative.
Nei giorni scorsi è nata una nuova durissima polemica, vivace (e per ciò positiva) ma pesante nei toni e nelle allusioni. Avviata da un intervento dello scrittore Giorgio Todde (Italia Nostra) pubblicato su La Nuova Sardegna, proseguita sul blog del giornalista Vito Biolchini e ripresa in vari altri spazi web[1]. Finita, non casualmente, anche sulla stampa nazionale[2]. Una vera e propria arena di commenti dove insulti e prese di posizione tanto denigratorie quanto partigiane (e anche un po’ tafazziane) hanno soffocato ragionamenti e considerazioni, soprattutto dal punto di vista giuridico[3], aspetto che – piaccia o no – nella complessa vicenda di Tuvixeddu ha un peso determinante.
In primo luogo l’accordo di programma immobiliare (15 settembre 2000; art. 27 della legge n. 142/1990 e s.m.i., ora art. 34 del decreto legislativo n. 267/2000 e s.m.i., nonché art. 11 della legge n. 241/1990 e s.m.i.), deleterio per i valori storico-culturali e ambientali del sito, è valido ed efficace, fin quando non verrà revisionato o reso nullo da decisioni amministrative o giurisdizionali o da esercizi della facoltà di recesso, salvo eventuali penali. Il Comitato di sorveglianza è l’organo (di fonte pattizia) per la “gestione” dell’accordo medesimo. Chi non tiene conto di questo elemento fondamentale non può che avere una visione parziale e – in ultima analisi – deleteria per la salvaguardia del Colle, prospettando scenari già sanzionati quali illegittimi dai Giudici amministrativi.
Chiunque semplicemente mastichi un po’ di diritto non può ignorare questi argomenti. Cagliari, Tuvixeddu, foto aerea
La Regione aveva impugnato la sentenza del Giudice amministrativo sardo nella parte in cui aveva accolto i motivi di ricorso del Comune di Cagliari (difetto di istruttoria e di motivazione, illogicità delle previsioni di piano) relativi all’individuazione del complesso Tuvixeddu-Tuvumannu (circa 50 ettari) fra le “aree caratterizzate da preesistenze con valenza storico culturale” tutelate ai sensi dell’art. 49 delle norme di attuazione del P.P.R. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso, confermando (come già il T.A.R. Sardegna) che la Regione possa mediante il piano paesaggistico prevedere motivatamente una specifica disciplina di tutela su aree di valore ambientale e storico-culturale (artt. 131 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) e ricordando che “il piano paesaggistico è cogente e immediatamente prevalente sulla strumentazione della programmazione urbanistica degli enti locali” (art. 145, comma 3°, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.). La sentenza, come prevedibile, aveva già suscitato reazioni contrastanti, molto “vivaci”, riguardo le conseguenze sulle sorti di un’area che accoglie il più importante sito sepolcrale punico-romano (con testimonianze fino all’epoca alto-medievale) del Mediterraneo.
Il noto progetto edilizio Iniziative Coimpresa è oggetto di un accordo di programma immobiliare, cioè uno strumento attuativo del P.U.C. di Cagliari, approvato e convenzionato prima della data di adozione del P.P.R. Anche le opere di urbanizzazione primaria sono state avviate prima della data di adozione del P.P.R. Cagliari, Tuvixeddu, atti di vandalismo su tombe puniche
In buona sostanza – al di là di divergenze interpretative sempre possibili – il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno ricordare che c’è “una zona di tutela integrale”, “una fascia di tutela condizionata” e una restante area da disciplinare mediante intesa fra Regione e Comune. Sicuramente oggi è radicalmente complicata la vita ai progetti edilizi nelle aree interessate, le esigenze della tutela sono state nettamente rafforzate, ma sarà fondamentale seguire attivamente le fasi di formazione della prevista “intesa” Regione-Comune indicata dal Consiglio di Stato.[4] I tentativi scomposti di variante urbanistica effettuati nel giugno 2011 dalla vecchia Amministrazione Floris sono giunti all’attenzione della magistratura inquirente proprio su segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra. A tutt’oggi, però, rimangono necessari la revisione del piano urbanistico comunale nel senso indicato dal Consiglio di Stato e la revisione dell’accordo di programma. A meno che non si voglia puntare sul recesso comunale dall’accordo di programma – sempre possibile – con tutte le conseguenze economiche del caso e la conseguente retrocessione delle aree ai Privati. E nuovi probabili contenziosi oltre a quelli già aperti.
La Giunta comunale ha ritenuto di proporre al Consiglio la linea da seguire nel corso della suddetta procedura indicando nell’area tutelata con il vincolo storico-culturale-archeologico (D.M. 2 dicembre 1996) quale fascia di tutela integrale, mentre l’area di tutela condizionata sarà esterna e della profondità di mt. 100 riducibili, se non si creano problemi per la tutela del bene e tenendo conto della zonizzazione urbanistica presente nel vigente P.U.C. (che ricalca l’accordo di programma immobiliare del 2000). A esse si aggiungeranno i beni paesaggistici già individuati (es. Grotta della Vipera) e da individuare puntualmente. Naturalmente dovranno fare la loro parte – in particolare per le competenze in materia di tutela paesaggistica – la Regione e, soprattutto, gli organi del Ministero per i beni e attività culturali, ad esempio anche imponendo sacrosante “prescrizioni di tutela indiretta” per la salvaguardia e la migliore fruizione del “bene culturale”(Tuvixeddu), ai sensi degli artt. 45-47 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.
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febbraio 16, 2012 alle 2:51 pm	| #1
febbraio 16, 2012 alle 6:26 pm	| #2
in realtà Stefano Deliperi non vuol dare “due schiaffoni” proprio a nessuno, ma vuol indicare semplicemente quella che, a suo parere, è una strada percorribile per salvaguardare Tuvixeddu, evitare nuovi assurdi contenziosi e realizzare un grande parco archeologico-ambientale esteso su tutto il Colle di Tuvixeddu gruppodinterventogiuridicoweb
febbraio 17, 2012 alle 9:43 pm	| #3
febbraio 18, 2012 alle 1:30 pm	| #4
febbraio 18, 2012 alle 10:57 pm	| #5
cara Francesca Ghirra, lo stiamo sostenendo da vent’anni da Casteddu on line, 18 febbraio 2012
febbraio 19, 2012 alle 3:06 pm	| #6
febbraio 19, 2012 alle 3:07 pm	| #7
febbraio 19, 2012 alle 4:43 pm	| #8
febbraio 26, 2012 alle 5:41 pm	| #9
febbraio 27, 2012 alle 3:07 pm	| #10
la cosa fà un po’ sorridere da Casteddu on line, 27 febbraio 2012
aprile 15, 2012 alle 7:44 pm	| #11
aprile 19, 2012 alle 2:48 pm	| #12
maggio 2, 2012 alle 9:29 pm	| #13
ad abundantiam da L’Unione Sarda on line, 2 maggio 2012
giugno 6, 2012 alle 2:55 pm	| #14
giugno 7, 2012 alle 2:48 pm	| #15
giugno 8, 2012 alle 2:50 pm	| #16
Tuvixeddu Rabbia di Cualbu: nessuna trattativa in corso: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_56_20120608082747.pdf da La Nuova Sardegna, 8 giugno 2012
giugno 10, 2012 alle 9:35 am	| #17
gennaio 15, 2013 alle 10:22 pm	| #18
gennaio 16, 2013 alle 2:43 pm	| #19
febbraio 5, 2013 alle 10:47 pm	| #20
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