Source: https://www.progettarepertutti.org/deliberazione-della-giunta-regionale-del-lazio-27-marzo-2001-n-424/
Timestamp: 2019-07-16 10:53:17+00:00
Document Index: 57327810

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 10', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 24', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 27', 'art. 93', 'art. 24', 'art. 11', 'art. 109', 'art. 121', 'art. 10', 'art. 20', 'art. 7', 'art. 24', 'art. 220', 'art. 20', 'art. 194', 'art. 216', 'art. 231', 'art.7', 'art. 1', 'art. 12', 'art. 12', 'art. 12']

Deliberazione della Giunta Regionale del Lazio 27 marzo 2001, n. 424 - Progettare per tutti senza barriere
Deliberazione della Giunta Regionale del…
1 – ASPETTI URBANISTICO – EDILIZI
1.A – Concessioni e Autorizzazioni edilizie
1.B – Certificato di Abitabilità.
1.C – Sanzioni.
2 – ASPETTI IGIENICO – SANITARI
2.A – Parere Sanitario Preventivo
2.B – Autorizzazioni all’esercizio.
RACCOLTA DI DOCUMENTAZIONE TECNICA E NORMATIVA
Decreto Min. LL.PP. n.236/1989 – Art. 7 – LETTURA CRITICA E PROPOSTE PROGETTUALI
Barriere Architettoniche, verifiche ed autorizzazioni.
Esistono da tempo provvedimenti prescrittivi nazionali e regionali per l’accessibilità ed il superamento delle barriere architettoniche negli immobili e negli spazi urbani.
Allo stato attuale, detti provvedimenti risultano ancora quasi sempre sottovalutati e conseguentemente poco applicati o eseguiti non correttamente.
AL fine di omogeneizzare i comportamenti e semplificare le relative procedure ed i relativi nulla osta di competenza dei diversi uffici, la Giunta della Regione Lazio, con Delibera 27/03/2001, n. 424 ha adottato le “Linee guida” per le Amministrazioni comunali e per le Asl relativamente alle verifiche ed autorizzazioni per i progetti e le attività che devono tenere conto delle norme vigenti per il superamento delle barriere architettoniche. Tale delibera, unitamente ad una raccolta tecnica e normativa, è stata pubblicata sul BUR 20/06/01 n.17, S.O. n.4.
Per quanto concerne i contenuti delle “Linee guida”, viene precisato che spettano alle Amministrazioni comunali le verifiche e la valutazione degli aspetti tecnici (conformità urbanistica, destinazione d’uso, accessibilità ecc.), secondo le modalità individuate nella normativa vigente.
Successivamente, le ASL esprimono il parere igienico sanitario competente in relazione alle diverse attività ipotizzate.
Alla luce di quanto sopra si invitano le Amministrazioni a mettere in atto ogni opportuna disposizione per il rispetto delle norme in argomento.
Pubblicata nel B.U. Regione Lazio del 20 giugno 2001, n. 17, S.O. n. 4
Su proposta degli Assessori all’Urbanistica e Casa e alla Sanità
Visto l’art. 3 della legge regionale 6 agosto 1999, n. 14, “Organizzazione delle funzioni a livello regionale locale per la realizzazione del decentramento amministrativo”;
Vista la propria Delib.G.R. 15 febbraio 2000, n. 428 di istituzione, presso il Dipartimento Urbanistica e Casa, del Progetto operativo interdisciplinare denominato ” Città per tutti – Accessibilità. Mobilità, Comfort ambientale”, Arca 13/O, tra le cui finalità risultano anche la predisposizione di “linee guida” relative a disposizioni in materia di superamento delle barriere architettoniche e il raccordo, sotto questi aspetti, tra le attività dei vari Enti pubblici e dei diversi Dipartimenti regionali cointeressati;
Considerata l’importanza che assume l’aspetto qualitativo della fruibilità generalizzata degli spazi e degli edifici mediante il superamento delle barriere architettoniche e la conseguente ricaduta positiva sulla intera collettività;
Considerato che con nota del Dipartimento Urbanistica e Casa n. 486 del 28.09.2000. è stato costituito il Gruppo di lavoro (A.S.L., A.N.C.I, Regione Lazio) coordinato dal responsabile del Progetto “Città per Tutti”, Arch. Fabrizio Vescovo, per fornire linee guida ai Comuni e per omogeneizzare i comportamenti dei diversi Enti preposti alle verifiche urbanistico – edilizie ed igienico – sanitarie;
Preso atto del Documento avente per oggetto “Normativa barriere architettoniche – verifiche ed autorizzazioni” predisposto dal Dipartimento 13, Area 13/O, tenendo anche conto dei contributi emersi nelle diverse riunioni del suddetto Gruppo di lavoro e riportato in allegato;
Considerato che il citato Documento è costituito da due parti distinte: la prima attinente ad aspetti specificamente urbanistico – edilizi e la seconda ad aspetti igienico – sanitari, peraltro, raccordati tra di loro;
Ravvisata la opportunità di individuare linee guida, per i Comuni e per le ASL, allo scopo di semplificare le relative procedure amministrative e i nulla osta di competenza dei diversi Uffici al fine del rispetto delle norme vigenti in materia di accessibilità ed eliminazione delle barriere architettoniche;
Ritenuto che quanto contenuto in detto Documento possa costituire, per i Comuni e per le A.S.L, un necessario indirizzo e le relative linee guida per una corretta predisposizione degli atti autorizzativi dovuti;
Considerato che le Amministrazioni comunali e le ASL. al fine di una necessaria omogeneizzazione dei comportamenti, devono mettere in atto ogni possibile disposizione per rendere più efficaci le normative vigenti per l’accessibilità ed il superamento delle barriere architettoniche;
Di approvare quanto esposto in premessa;
Di approvare le linee guida contenute nel Documento allegato che, pertanto, fa parte integrante della presente deliberazione;
Di pubblicare la presente deliberazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio unitamente ad una raccolta tecnica e normativa attinente al contenuto delle “Linee guida”;
La presente deliberazione non è soggetta a controllo ai sensi della legge n. 127/1997 e successive modificazioni.
Alle ASL del Lazio
Oggetto: Normativa superamento barriere architettoniche Verifiche ed Autorizzazioni
La Giunta regionale con delibera 15 febbraio 2000, n. 428 ha istituito il Progetto interdisciplinare “Città per tutti”. Esso ha, tra l’altro, competenza in materia di gestione e organizzazione funzionale degli spazi, costruiti e non, in relazione alla accessibilità ed al superamento delle barriere architettoniche per la fruizione degli stessi da parte di tutti i cittadini, compresi coloro che hanno svantaggi per una ridotta capacità motorio e sensoriale.
Da varie segnalazioni ed in numerose occasioni è emerso che le numerose disposizioni in argomento, specie per quanto riguarda gli edifici ed i locali aperti al pubblico, sono oggetto di differenti interpretazioni da parte degli Uffici preposti alle verifiche ed al rilascio delle autorizzazioni. (Comuni ed ASL).
Al fine di una più efficace attuazione della complessa normativa vigente, allo scopo di agevolare il compito dei diversi Uffici preposti alta emanazione degli atti autorizzativi, e per precisare le competenze dei vari Enti che partecipano al procedimento, è stato costituito nel 2000, presso il Dipartimento Urbanistica Casa, un Gruppo di lavoro 1, coordinato dall’Area 13/o “Città per Tutti”, per approfondire la tematica di cui sopra. Sulla base di quanto discusso e prodotto nell’ambito del Gruppo è apparso utile elaborare questo documento di sintesi che costituisce “linee guida” in relazione ai diversi compiti di istituto delle amministrazioni pubbliche interessate all’argomento in oggetto.
Le normative vigenti per l’accessibilità e il superamento delle barriere architettoniche sono costituite essenzialmente coi seguenti provvedimenti: legge n. 118/1971, legge n. 13/1989 D.M. LL.PP. 14 giugno 1989, n. 236, dalla legge 5 febbraio 1992, n. 104 e dal D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503.
I criteri di progettazione, gli standards, i procedimenti e le modalità di verifica sono contenuti nel citato D.M. n. 236/1989, che costituisce il Regolamento di attuazione della legge 9 gennaio 1989, n. 13
All’art. 7.3 del DM n. 236/1989 viene precisato che:
“La conformità del progetto alle prescrizioni dettate dal presente decreto, e l’idoneità delle eventuali soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche di cui sopra sono certificate dal professionista abilitato ai sensi dell’art. 1 della legge. Il rilascio dell’autorizzazione o della concessione edilizia è subordinato alla verifica di tale conformità compiuto dall’Ufficio Tecnico o dal Tecnico incaricato dal Comune competente ad adottare tali atti.”
Gli elaborati grafici necessari per tale verifica sono precisati dal successivo art. 10 e devono anche evidenziare, ove il caso, le soluzioni tecniche adottate in relazione al raccordo con la normativa in materia di prevenzione antincendio (vedi art. 4.6). All’art. 7 viene anche precisato che in sede di progetto possono essere ipotizzate e proposte “soluzioni alternative” alle specificazioni tecniche e alle soluzioni contenute nel Decreto “purché rispondano alle esigenze sottointese dai criteri di progettazione” e che prevedono anche particolari espedienti spaziali o specifiche attrezzature tecniche 2.
Dette soluzioni, qualora risultino idonee, sono assentite in sede di concessione o autorizzazione edilizia, previa verifica e parere favorevole dell’Ufficio Tecnico del Comune preposto all’istruttoria dei progetti.
Appare evidente che, in determinati casi, le “soluzioni alternative” possono risultare determinanti per risolvere problemi di adeguamento di unità ambientali (servizi igienici, corridoi, ascensori, ecc.) all’interno di strutture immobiliari già esistenti, spesse volte con dimensioni ridotte.
Inoltre, con l’emanazione della L. n. 104/1992, l’art. 24, per tutti gli edifici pubblici e gli edifici privati aperti al pubblico, ha integrato e modificato il campo di applicazione delle norme per il superamento delle barriere architettoniche, prima limitato solamente alle nuove costruzioni ed alle ristrutturazioni degli edifici, estendendolo ai cambi di destinazione d’uso e a “tutte le opere edilizie riguardanti edifici pubblici e privati aperti al pubblico che sono suscettibili di limitare l’accessibilità e la visitabilità”. Risultano pertanto incluse, per tali unità immobiliari, anche le opere interne di cui all’art. 26 della L. n. 47/1985 e quelle soggette alla Denuncia di inizio attività (D.I.A.), secondo le modalità di cui alla legge n. 662/1996, art. 2, comma 60.
Ancora una volta emerge la necessità che in sede di progetto venga verificata dal tecnico abilitato, mediante gli opportuni elaborati (grafici e relazione), e dichiarata esplicitamente, la conformità alle norme.
Da quanto sopra esposto emerge che la citata normativa per l’accessibilità ed il superamento delle barriere architettoniche rientra pienamente nell’ambito dei provvedimenti urbanistico edilizi della quale si deve tenere conto anche nella redazione degli strumenti urbanistici attuativi e dei regolamenti edilizi comunali.
Infatti la L. n. 104/1992, all’art. 24, comma 11, prescrive che i Comuni adeguino i propri regolamenti edilizi alle disposizioni di cui all’art. 27 della legge n. 118/1971, ed al relativo regolamento, alla citata legge n. 13 del 1989, e relativo D.M. n. 236/1989, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della stessa.
“Scaduto tale termine, le norme dei regolamenti edilizi comunali contrastanti con le disposizioni del presente articolo perdono efficacia”.
Inoltre la L.R. 14/1999 art. 93, lettera b), individua tra le funzioni e i compiti della Regione
“l’annullamento delle deliberazioni e dei provvedimenti comunali e prescrizioni degli strumenti urbanistici generali a norma del regolamento edilizio. Ovvero in qualche modo costituiscano violazione delle prescrizioni delle norme stesse.”
Consegue che gli atti autorizzativi o di verifica comunali (concessioni, autorizzazioni edilizie, ecc.), qualora non venga seguita la procedura descritta, appaiono viziati da illegittimità che può essere rilevata anche da qualsiasi cittadino che abbia un interesse leso dalla situazione che è stata generata dagli atti stessi.
Appare perciò determinante che il Comune effettui le verifiche tecniche, rispetto alla normativa per il superamento delle barriere architettoniche, che devono essere effettuate in sede di istruttoria del progetto, prima di richiedere il parere alla ASL di competenza per gli aspetti igienico sanitari, anche alla luce dei recenti provvedimenti in materia di “sportello unico” di cui al D.Lgs. n. 112/1998, art. 24.
In sintesi al Comune è attribuito la valutazione degli aspetti tecnici (conformità urbanistica, destinazione d’uso, accessibilità ecc.) successivamente alla quale viene espresso dalla ASL il parere igienico sanitario: in caso di inadempimento il parere delle ASL non può essere emesso e gli atti sono rimessi al Comune per il supplemento di istruttoria.
Dopo la esecuzione delle opere assentite, ci sensi dell’art. 11 del citato D.M. n. 236/1989 il Dirigente preposto, nel rilasciare la licenza di abitabilità o agibilità, deve anche accertare che le opere stesse siano state eseguite nel rispetto delle leggi sull’accessibilità e il superamento delle barriere architettoniche ed in conformità allo concessione o autorizzazione.
Ciò viene rafforzato da quanto contenuto nel D.P.R. n. 425/1994, il quale attribuisce alla sola amministrazione comunale, e non più anche dalle ASL, il giudizio di abitabilità, anche in quanto accertamento della conformità urbanistico edilizia.
Tale aspetto risulta di particolare importanza alla luce del fatto che il certificato di abitabilità viene rilasciato, per alcuni edifici, indipendentemente dalla reale successiva destinazione delle diverse unità immobiliari.
Infatti, un locale ad uso non abitativo, potrà ospitare attività per le quali i requisiti da soddisfare, ai fini dell’autorizzazione all’esercizio, risultano essere notevolmente diversi, in base a specifici provvedimenti. Ad esempio, servizi igienici divisi per sesso, obbligo dell’antibagno, ecc.
Per opportuna conoscenza si riportano i principali provvedimenti per i quali è prescritta la suddivisione per sesso dei servizi igienici:
Attività Provvedimenti Note
Piscine Circ. MM. Interno n. 16/1951, art. 109
Locali pubblico spettacolo Circ. MM. Interno n. 16/1951, art. 121
Ristorazione D.M. Interno 22 luglio 1977 Per categorie lusso, 1°, 2°.
Caffè – Bar D.M. Interno 22 luglio 1977 Per categorie lusso, 1°.
Luoghi di lavoro con dipendenti o equiparati D.Lgs. n. 626/19943 Luoghi di lavoro con più di 10 addetti
Impianti sportivi D.M. Interno 18 marzo 1996 Per impianti < 500 spett. (art. 10) e <100 (art. 20)
Strutture Sanitarie D.M. San. 14 gennaio 1997
Somministrazione di alimenti e bevande su aree pubbliche Ordinanza Min. Sanità 1 marzo 2000
Inoltre, per alcune di queste attività è prevista, in forma esplicita, la presenza dell’antibagno, ovvero, è vietato l’accesso diretto ai servizi igienici dai locali di preparazione o somministrazione.
Va sottolineato che, qualora venga prescritta la divisione per sesso, non deve essere previsto un locale esclusivamente “dedicato agli handicappati”, in quanto diverrebbe psicologicamente elemento emarginante oltreché finanziariamente oneroso.
È sufficiente prevedere un servizio igienico per uomini e uno per donne, entrambi con dimensioni compatibili alle esigenze funzionali delle persone su sedia a ruote.
Peraltro, ove non sia prescritta la suddivisione per sesso dei serviti igienici, il solo locale previsto deve risultare accessibile.
Per tali unità ambientali possono anche essere adottate “soluzioni alternative” purché risulti verificata l’equivalente qualità degli esiti ottenibili (D.M. 236, art. 7)
Va sottolineato che la legge n. 104/1992, art. 24, comma 7 prescrive, tra l’altro, la obbligatorietà di dichiarare inabitabili e inagibili gli immobili ove siano state realizzate opere in difformità dalle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e nelle quali le difformità siano tali da rendere impossibile l’utilizzazione dell’opera da parte delle persone con ridotta o impedita capacità motoria e sensoriale.
Per quanto riguarda le competenze/responsabilità delle diverse figure professionali che intervengono nel processo edificatorio, il citato 7° comma, precisa ancora che
“il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l’abitabilità e l’agibilità e il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabili. Essi sono puniti con una ammenda da 10 a 50 milioni e con la sospensione dai rispettivi albi professionali con una sospensione da 1 a 6 mesi”.
Sull’argomento di cui all’oggetto è emersa anche l’opportunità di provvedere ad individuare le attività, le modalità di verifica ed i provvedimenti normativi che stabiliscono le competenze delle ASL per gli accertamenti preliminari al rilascio della concessione e autorizzazione e dei nullaosta per l’utilizzazione delle unità immobiliari.
Si elencano i principali provvedimenti che attribuiscono alle ASL competenza in materia di verifiche degli aspetti igienico – sanitari preliminari al rilascio della concessione o autorizzazione edilizia.
Essi sono: il R.D. n. 1265/1934 (TT.UU.LL.SS.); la legge n. 833/1978; il D.P.R. n. 303/1956; la L.R. n. 76/1980.
L’art. 220 del R.D. n, 1265/1934, stabilisce che:
“I progetti per le costruzioni di nuove case, urbane e rurali, quelli per la ricostruzione o la sopraelevazione o per modificazioni, che comunque possono influire sulle condizioni di salubrità delle case esistenti debbono essere sottoposti al visto del podestà, che provvede previo parere dell’ufficiale sanitario e sentita la commissione edilizia”.
L’art. 20, della legge n. 833/1978 di istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, prevede che esso svolga, tra l’altro,
“la verifica, secondo le modalità previste dalle leggi e dai regolamenti, della compatibilità dei piani urbanistici e dei progetti di insediamenti industriali e di attività produttive in genere … sotto il profilo igienico – sanitario e di difesa della salute della popolazione e dei lavoratori interessati”.
Sotto questo aspetto la L.R. n. 76/1980, di recepimento della L. n. 833/1978, e succ. modif., prescrive, tra l’altro, che i Dipartimenti di prevenzione formulino
pareri preventivi obbligatori sui progetti di insediamenti industriali o di attività produttiva in genere, e sulla ristrutturazione, ampliamento o modifica degli stessi, al fine di accertarne la compatibilità con la tutela dell’ambiente e la difesa della salute dei lavoratori e della popolazione.
Un ulteriore momento di verifica degli aspetti igienico sanitari da parte delle ASL è quello relativo alla richiesta del nulla osta per l’esercizio della attività, per il rilascio del quale il richiedente, attraverso il Comune, deve già aver acquisito il Certificato di abitabilità.
Al proposito occorre precisare che l’obbligo del “parere sanitario” è previsto solo per determinate tipologie di attività in base a specifici provvedimenti legislativi.
Tra questi si riportano di seguito i principali:
ATTIVITÀ Normativa di riferimento che prevede il parere obbligatorio
Strutture Sanitarie (Ambulatori, case di cura, ecc.)
R.D. n. 1265/1934 artt. 193
D.P. n. 854/1955
R.D. n. 1265/1934 art. 194
Industrie insalubri R.D. n. 1265/1934 art. 216
R.D. n. 1265/1934 art. 231
Legge n. 217/1983
Circ. Min. Interni n. 16/1951
D.M. Interni 18 marzo 1996
Locali pubblico Spettacolo Circ. Min. Interni n. 16/1951
Bar Legge 30 aprile 1962, n. 283
Ristoranti “
Mense collettive “
Laboratori artigianali Di Produzione e preparazione alimenti “
Industrie alimentari “
Depositi all’ingrosso di sostanze alimentari “
Stabilimenti termali “
Barbieri parrucchieri estetisti e affini
Legge n. 1142/1970
Legge n. 1/1990
Case di riposo Legge Reg. n. 11/1976
Case famiglia Legge Reg. n. 18/1996
Affitta camere, ostelli, case per ferie Legge Reg. n. 18/1997
Agriturismo Legge Reg. n. 36/1997
Altri provvedimenti normativi non prevedono l’obbligo del parere ASL per l’autorizzazione all’esercizio delle attività.
Tra questi si riportano:
Scuole D.M. 15 dicembre 1975
Campeggi Legge regionale n. 59/1985
Impianti sportivi D.M. interni 18 marzo 1996
Attività commerciali, artigianali e industriali non alimentari (escluse le industrie insalubri) Regolamenti locali
Le normative sopra elencate sono quelle di riferimento generale, alcune delle quali dispongono di specifici provvedimenti attuativi.
Per la rilevanza dell’argomento, a titolo di esempio, si illustra quanto contenuto del D.P.R. del 14 gennaio 1997 “Approvazione dell’atto di indirizzo e coordinamento alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, in materia di requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi minimi per l’esercizio delle attività sanitarie da parte delle strutture pubbliche e private”.
Esso prevede, come condizione indispensabile per l’autorizzazione e l’eventuale successivo accreditamento delle strutture sanitarie da parte della Regione, “il possesso dei requisiti previsti dalle vigenti leggi in materia di eliminazione delle barriere architettoniche”.
Le attività sanitarie comprese nel DPR riguardano:
Presidi ambulatoriali al recupero e riabilitazione funzionale;
Centro ambulatoriale per il trattamento dei tossicodipendenti;
Presidi di ricovero, a ciclo continuativo e/o diurno, di soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche e sensoriali;
Centro diurno psichiatrico e day Hospital psichiatrico;
Struttura residenziale psichiatrica;
Strutture di riabilitazione e strutture educativo – assistenziali per i tossicodipendenti;
Residenze sanitarie assistenziali.
La maggior parte delle strutture sanitarie sopra indicate deve indubbiamente intendersi come “aperta al pubblico”, e quindi soggetta all’obbligo di interventi per il superamento delle barriere architettoniche.
Una parte di esse, inoltre, è destinata a pazienti che, temporaneamente o permanentemente, possono presentare limitazioni di varia entità della capacità motoria (ospedali, case di cura, residenze sanitarie assistenziali, presidi ambulatoriali di recupero e rieducazione funzionale, presidi di ricovero, a ciclo continuativo e/o diurno).
L’esigenza dell’eliminazione delle barriere architettoniche è in tali casi di norma ribadito e ulteriormente dettagliato nelle disposizioni legislative riguardanti le specifiche tipologie (Case di cura: L.R. n. 64/1987; Residenze sanitarie assistenziali: D.P.C.M. 22 dicembre 1989, L.R. n. 41/1993. R.R. n. 1/1994; Presidi Ambulatoriali di recupero e rieducazione funzionale: Delib.G.R. n. 914/1998).
Tutte le nuove strutture sanitarie, per essere autorizzate, devono essere realizzate senza barriere architettoniche; per quelle esistenti e già autorizzate il termine ultimo per l’adeguamento è il 14.01.2002, che diventa invece immediato in caso di ampliamento o trasformazione della propria attività (secondo le definizioni contenute nel D.P.R. 14 gennaio 1997).
In conclusione appare determinante che gli Enti in indirizzo pongano, su tutto quanto sopra esposto, la massima attenzione e provvedano a mettere in atto ogni opportuna disposizione per il rispetto della normativa in argomento e per una necessaria omogeneizzazione dei comportamenti, al fine di rendere maggiormente efficaci le disposizioni vigenti in materia di accessibilità ed eliminazione delle barriere architettoniche.
Tutto quanto contenuto nei precedenti punti 2.A e 2.B riguarda esclusivamente le verifiche necessarie specificamente dal punto di vista igienico sanitario.
Restano ferme pertanto, ai fini della concreta utilizzazione delle unità immobiliari, tutte le altre norme riguardanti verifiche, pareri e nullaosta attinenti altri aspetti quali quelli della pubblica sicurezza, prevenzione incendi, prevenzione inquinamento, ecc.
A cura del Dipartimento Urbanistica e Casa
Area 13/O – “Città per tutti: accessibilità, mobilità, comfort ambientale” Dirigente coordinatore: Arch. Fabrizio Vescovo Collaboratore: Arch. Angelo Rubano.
Il D.M. 14 giugno 1989, n. 236 costituisce il regolamento di attuazione della L. n. 13/1989 relativa al superamento delle barriere architettoniche negli immobili di proprietà privata; costituisce altresì il riferimento normativo del D.P.R. n. 503/1996 – Regolamento della L. n. 118/1971 – relativo alla eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici.
Detto decreto n. 236/1989, all’art.7 – Cogenza delle prescrizioni – consente anche, ove il caso di proporre soluzioni conformi alle specificazioni e “soluzioni alternative”, purché esse rispondano alle esigenze sottintese dai criteri di progettazione e sia dimostrabile “la equivalente o migliore qualità degli esiti ottenibili”.
Sulla base di quanto sopra riportato appare opportuno evidenziare alle amministrazioni pubbliche ed ai tecnici professionisti che l’attuale normativa in materia di accessibilità consente la possibilità di approfondire tecnologie e favorisce la possibilità di immaginare soluzioni spaziali innovative e più avanzate rispetto a quanto illustrato e prescritto nel D.M. n. 236/1989 stesso.
Tra i contenuti più significativi della normativa attualmente in vigore relativa all’accessibilità va sottolineato quello della flessibilità applicativa derivante dalla sua impostazione di tipo “prestazionale”.
Sulla base delle esperienze dirette e di quelle derivanti dai numerosi casi di studio riscontrati negli anni è possibile constatare che tuttora una delle maggiori difficoltà, per i progettisti e direttori dei lavori, è quella di individuare congrue soluzioni funzionali, relative a bagni e servizi igienici, nell’ambito dell’adeguamento e del recupero degli edifici esistenti, qualora si disponga di spazi esigui.
Per questi motivi, in questa sede, si ritiene utile, a titolo esemplificativo, riportare alcuni schemi grafici e “soluzioni alternative”, che si riferiscono a bagni di dimensioni contenute.
Le ipotesi progettuali sono dell’Arch. Fabrizio Vescovo e sono state ritenute idonee dalla Commissione Permanente del Ministero dei Lavori Pubblici, ai sensi del D.M. LL.PP. n. 236/1989, artt. 7 e 12
Esse possono quindi essere utilizzate, con le opportune motivazioni relative alle diverse situazioni contingenti, nella elaborazione di progetti, specie nelle operazioni di recupero edilizio in quanto rispondono ai “requisiti prestazionali” richiesti dalla normativa vigente (D.M. n. 234/1989, Art. 4.1.6).
Naturalmente si rendono necessari esaurienti grafici illustrativi ai quali deve fare riferimento esplicito la Dichiarazione del progettista, resa ai sensi della L. n. 13/1989 art. 1 punto 4) del D.M. n. 236/1989, Art. 7,3 o del D.P.R.. n. 563/1996 Art. 21, punto 1).
Gli schemi grafici di seguito riportati propongono alcune soluzioni indicative minime, comunque nel rispetto delle norme vigenti, riguardanti spazi di ridotte dimensioni nei quali predisporre i servizi igienici.
Disponendo di spazi più ampi possono, ovviamente, essere previste soluzioni meno contenute e con possibilità di uso e di manovre più agevoli.
Qualora, da normative specifiche, venga prescritta la divisione per sesso dei servizi igienici non deve essere individuato un ulteriore locale esclusivamente “dedicato agli handicappati” in quanto diverrebbe elemento psicologicamente emarginante, oltre che finanziariamente oneroso.
È sufficiente prevedere un servizio igienico per uomini ed uno per donne, entrambi fruibili anche da chi usa la sedia a ruote.
Va considerato, inoltre, che la manovra di entrata nel W.C. possa avvenire a marcia indietro, con uscita a marcia avanti.
Peraltro, ove non sia prescritta la suddivisione per sesso dei servizi igienici, il solo locale previsto deve risultare accessibile a tutti.
istituita con D.I. 8 luglio 1989, n. 2440 per l’espletamento delle funzioni stabilite all’art. 12 del D.M. 14 giugno 1989, n. 236, pubblicato sulla G.U. 23 giugno 1989, n.
145 (Suppl. Ord.)
Prot. N. 34/C
Roma 13 aprile 1994
Lungotevere Testaccio 15
con riferimento alla richiesta di parere sulle soluzioni alternative, inoltrata ai sensi dell’art. 12 del 14 giugno 1989, n. 236 regolamento di attuazione alla legge n. 13/1989 e inerente il superamento delle barriere architettoniche, la Commissione, esaminati gli elaborati relative alle due “soluzioni alternative” da Lei proposte e contraddistinte con le lettere A e B,fa presente quanto segue.
La soluzione A appare particolarmente adatta a risolvere positivamente i casi in cui sia necessario prevedere “l’adattabilità” di edifici nuovi o l’adeguamento di ambienti in edifici esistenti ove siano disponibili spazi ridotti. La modalità proposta per la completa utilizzazione dello spazio appare applicabile nel caso non solo di bagni o servizi igienici ma anche di altri ambienti come disimpegni, corridoi, balconi, ecc.
La soluzione progettuale si presta pertanto a risolvere, in modo fruibile da tutti, spazi integrativi tra ambienti contermini per un funzionamento globale dell’unità immobiliare.
La soluzione B favorisce una notevole economia di superficie da destinare ad antibagno e servizio igienico, consentendo così di realizzare un ambiente utilizzabile anche da persone su sedia a ruote, in locali pubblici o privati aperti al pubblico di dimensioni ridotte.
In questo caso il presupposto logico per l’applicazione della soluzione progettuale è quello che nella fattispecie si preveda una limitata affluenza di persone disabili con impedita capacità motoria.
In conclusione la Commissione è del parere che le soluzioni tecniche proposte siano idonee a rispondere alle prestazioni richieste dalla normativa vigente.
(Arch. Sergio Basile)
La soluzione progettuale di seguito illustrata consiste nell’aver individuato una cabina, di dimensioni ridotte e tecnologicamente attrezzata, in grado di consentire un agevole uso del lavandino, del water – bidet e della doccia anche da parte di persone con ridotta o impedita capacità motoria, in modo autonomo o con l’aiuto di altra persona. Come è visibile dai grafici le dimensioni interne sono molto contenute (m 100 x 1,50 x 2,40).
Esse risultano di poco maggiori di quelle di una semplice cabina – doccia fornendo perciò notevoli vantaggi nel caso dell’adeguamento di ambienti esistenti di superficie ridotta.
L’idea base consiste essenzialmente nell’aver immaginato all’interno del piccolo volume un ripiano orizzontale, di circa m 0,45 x 0,90. che contiene il wc ed il bidet.
Tale ripiano – sedile è posto ad una altezza di m 0,40 dal pavimento della cabina, che coincide con il piatto doccia, e consente a chi ha problemi nella stazione eretta, di fare la doccia e di usare il lavandino anche dalla posizione seduta.
Sul lato maggiore della cabina, sono previste due porte a libro. Qualora vengano aperte entrambe consentono alle persone che usano la sedia a ruote un agevole trasferimento con manovra laterale, da questa al sedile – wc – bidet che risulta, rispetto al pavimento esterno, ad un’altezza di m 0,45. Da tale posizione è possibile come già accennato, utilizzare il lavandino e la doccia.
Nella maggior parte dei casi è sufficiente aprire una sola porta a libro, che consente il normale accesso alla cellula. Essa scorre su due guide: una in alto l’altra sulla traversa inferiore.
Questa, di circa m 0,05, costituisce anche il bordo del piatto doccia e ne garantisce la tenuta.
In conclusione, la cellula bagno, pur essendo di dimensioni totali ridottissime, risulta completamente fruibile anche dalle persone su sedia a ruote perché prevede l’utilizzazione dei 4 apparecchi, facendo rimanere in ogni caso la sedia a ruote al fuori della cabina stessa.
Così è possibile contenere l’intera superficie del servizio in circa mq 1,50.
Questo tipo di bagno può essere facilmente realizzato oltre che in modo tradizionale, con tecniche di prefabbricazione che consentono costi e tempi di installazione molto ridotti.
La “soluzione alternativa” in argomento, pertanto, può risultare di grande utilità nel caso di adeguamento di attrezzature ricettive come piccoli alberghi, pensioni, case per ferie, bungalows, istituti religiosi, case per anziani, residenze sanitarie assistenziali (RSA), oltre che per l’integrazione di bagni all’interno di unità ambientali in alloggi privati.
La “soluzione alternativa” proposta in questa sede è stata positivamente verificata per conto del Min LL.PP. con un modello realizzato in dimensioni reali nel laboratorio tipologico Nazionale dell’OIKOS Ricerche di Bologna.
MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI COMMISSIONE DI STUDIO
Istituita con D.I. 8 luglio 1989, n. 2440 per l’espletamento delle funzioni
Stabilite all’art. 12 del D.M. 14 giugno 1989, n. 236, pubblicato sulla G.U. 23 giugno 1989, n. 145(Suppl. Ord.)
Roma 12 gennaio 2000
V.le Lungotevere Testaccio 15
Sociali e la Famiglia
In Sede di esame delle soluzioni alternative pervenute negli ultimi anni, la
Commissione ha esaminato la Sua proposta pervenuta in data 23 agosto 1995 e di recente reiterata ed integrata nelle vie brevi, concernente il progetto di una micro – cabina accessibile di m. 100 x 150 circa contenente doccia, lavandino e tazza bidet.
La Commissione ha esaminato il particolare sistema di accesso alla cabina mediante il quale la sedia a ruote resta al di fuori di essa.
Per tale motivo la Commissione concorda con la S.V. che questa particolare soluzione potrà essere utilizzata solo nel caso che la cabina sia parte integrante di un’unità ambientale ad uso individuale.
La Commissione ritiene che, in linea di massima, la soluzione proposta sia idonea a rispondere alle prestazioni richieste dalla normativa vigente. Tuttavia proprio a causa delle limitatissime dimensioni, la Commissione ritiene di dover procedere a prove di funzionalità spaziale e ravvisa nel Laboratorio Tipologico nazionale di questo Ministero la struttura di prova alla quale inviare il prospetto.
Tanto si comunica in attesa delle prove di cui sopra.
(Ing. Antonio Rinaldi)
Tale soluzione alternativa è stata sperimentata positivamente per conto del Min. L.L.P.P. nel Laboratorio Tipologico Nazionale OIKOS Ricerca S.r.l. ,come si evince dal volume “ATTIVITÀ DI GESTIONE DEL LABORATORIO TIPOLOGICO NAZIONALE 1999 – 2001 – RAPPORTO DEL II° TRIMESTRE” Pag. 80 – 81 a cura della D.A.U.E.R.-
Direzione delle Aree Urbane e dell’Edilizia Residenziale.
La soluzione proposta è stata ritenuta adatta ad essere utilizzata in ambienti di piccole dimensioni è considerata compatibile con le prescrizioni della Normativa vigente.
(2) L’allegato, che si omette, contiene i seguenti principali provvedimenti normativi:
D. 27 luglio 1934, n. 1265 “Approvazione del testo unico delle leggi sanitarie”; * C. Min. Int. 15 febbraio 1951, n. 16 “Norme di sicurezza per la costruzione, l’esercizio e la vigilanza dei teatri, cinematografi ed altri locali di pubblico spettacolo in genere”;
P.R. 10 giugno 1955, n. 854 “Decentramento dei servizi dell’Alto Commissariato per l’igiene e la sanità pubblica”;
P.R. 19 marzo 1956, n. 303. “Norme generali per l’igiene del lavoro”;
14 febbraio 1963, n. 161 “Disciplina dell’attività di barbiere, parrucchiere ed affini”;
M. 22 luglio 1977, “Determinazione dei criteri per la classificazione degli esercizi pubblici”;
23 dicembre 1978, n. 833 “Istituzione del servizio sanitario nazionale”; * L. 17 maggio 1983, n. 217 “Legge quadro per il turismo e interventi per il potenziamento e la qualificazione dell’offerta turistica”;
Legge 9 gennaio 1989, n. 13 “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati.”;
M. – Min. ll.pp. 14 giugno 1989, n. 236. “Prescrizioni tecniche necessarie a garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica sovvenzionata e agevolata, ai fini del superamento e dell’eliminazione delle barriere architettoniche.”;
L 25 agosto 1991, n. 287 “Aggiornamento della normativa sull’insediamento e sull’attività dei pubblici esercizi”;
Legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge – quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate.”;
P.R. 22 aprile 1994, n. 425. “Regolamento recante disciplina dei procedimenti di autorizzazione all’abitabilità, di collaudo statico e di iscrizione al catasto”;
Lgs. 19 settembre 1994, n. 626 “Attuazione delle direttive, 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE, 90/679/CEE, 93/88/CEE, 97/42/CE e 1999/38/CE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro”;
M. 18 marzo 1996 “Norme di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi.”;
P.R. 24 luglio 1996, n. 503. “Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici.”;
Ordinanza Min. Sanità 2 marzo 2000 “Requisiti igienico sanitari per il commercio dei prodotti alimentari sulle aree pubbliche”.
A tale gruppo hanno partecipato: Dr. Manuela Filippini (ASL. RM A); Dr Fabrizio Magrelli (ASL RM B); Dr Tommaso Greco (ASL RM C): Dr Anna Maria Cassano (ASL RM F); Dr Nicoletta Pupo (ASL RM F); Dr Donatella Varrenti (ASL RM H); Dr Bruno Zangrilli (ASL FR); Dr. Daniela Migliorati (ASL VT); Dr. Enrico Diacetti (ANCI Lazio); Arch. Fabrizio Vescovo (Regione Lazio); Arch. Angelo Rubano (Regione Lazio).
Poiché l’utilizzo di tali “soluzioni alternative” appare raramente praticato, sembra opportuno, anche in questa sede, riportare in allegato, come esemplificazioni, alcune soluzioni proposte ai sensi dell’ari, 12 del D.M. n. 236/1989 alla Commissione permanente presso il Min. LL.PP. la quale le ha riconosciute come idonee.
Questo provvedimento va messo in relazione con la recente legge n. 68/1999 sul collocamento obbligatorio che prevede, per le aziende con più di quindici dipendenti, l’obbligo di assunzione di almeno un disabile. “
Voce: Soluzione alternativa