Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-civile/art-1715-codice-civile-responsabilita-per-le-obbligazioni-dei-terzi
Timestamp: 2018-11-19 12:28:43+00:00
Document Index: 182167419

Matched Legal Cases: ['art. 1736', 'art. 2043', 'art. 1715', 'art. 2043', 'art. 1715', 'art. 2043', 'art. 1715', 'art. 1715', 'art. 2602', 'art. 1710', 'art. 1715']

Art. 1715 codice civile: Responsabilità per le obbligazioni dei terzi
In mancanza di patto contrario (1), il mandatario che agisce in proprio nome non risponde verso il mandante dell’adempimento delle obbligazioni assunte dalle persone con le quali ha contrattato, tranne il caso che l’insolvenza di queste gli fosse o dovesse essergli nota all’atto della conclusione del contratto.
Patto contrario: convenzione particolare, contenuta in un accordo contrattuale, con la quale le parti disciplinano il loro rapporto in maniera diversa da quanto normativamente previsto.
Insolvenza: situazione che non consente al debitore, per le sue condizioni patrimoniali, di soddisfare regolarmente le obbligazioni assunte.
(1) Il patto di deroga ha la funzione di spostare il rischio dell’inadempimento del terzo (con cui il mandatario ha contrattato), che normalmente grava sul mandante, in capo al mandatario. Tale patto viene identificato con lo star del credere, di cui all’art. 1736, ed ha la funzione di rendere il mandatario più coscienzioso nella scelta del contraente.
La segnalazione da parte della banca alla Centrale Rischi dei nominativi dei clienti e dei saldi negativi dei loro conti correnti prima della revoca degli affidamenti non è una condotta corrispondente ai canoni di diligenza professionale, come codificati nelle regole proprie del settore emanate dalla Banca d'Italia cosicché tale condotta ben può integrare uno specifico titolo di responsabilità della banca verso i propri correntisti, in quanto il mancato rispetto delle regole di cautela individuate dall'ordinamento professionale, risulta uno specifico indice sia della sussistenza della colpa rilevante ex art. 2043 c.c sia della violazione dei canoni di correttezza e buona fede richiesti nello svolgimento di ogni rapporto obbligatorio, secondo le norme generali ex art. 1715, 1374, 1375 c.c..
Tribunale Bari sez. III 24 gennaio 2013
La segnalazione da parte della banca alla Centrale Rischi dei nominativi dei clienti e dei saldi negativi dei loro conti correnti prima della revoca degli affidamenti non è una condotta corrispondente ai canoni di diligenza professionale, come codificati nelle regole proprie del settore emanate dalla Banca d'Italia. Tale condotta ben può integrare uno specifico titolo di responsabilità della banca verso i propri correntisti, in quanto il mancato rispetto delle regole di cautela individuate dall'ordinamento professionale, risulta uno specifico indice sia della sussistenza della colpa rilevante ex art. 2043 c.c., sia della violazione dei canoni di correttezza e buona fede richiesti nello svolgimento di ogni rapporto obbligatorio, secondo le norme generali ex art. 1715, 1374, 1375 c.c.
Tribunale Bari sez. II 24 gennaio 2008 n. 201
La segnalazione alla Centrale rischi dei nominativi degli attori e dei saldi negativi dei loro conti correnti da parte della banca prima della formale revoca degli affidamenti non è condotta corrispondente ai canoni di diligenza professionale come codificati nelle regole proprie del settore emanate dalla Banca d'Italia. Tale condotta ben può quindi integrare specifico titolo di responsabilità della banca verso i correntisti, in quanto il mancato rispetto delle regole di cautela individuate dall'ordinamento professionale risulta uno specifico indice sia della sussistenza di colpa rilevante ex art. 2043 c.c. sia della violazione dei canoni di correttezza e buona fede richiesti nello svolgimento di ogni rapporto obbligatorio secondo le norme generali ex art. 1715, 1374, 1375 c.c.
Tribunale Milano 19 febbraio 2001
Il conferimento di prodotti ortofrutticoli da parte della cooperativa produttrice all'associazione, affinché quest'ultima li collochi presso industrie di trasformazione, va ricondotto allo schema negoziale del mandato e della commissione; anche in tale ipotesi è, pertanto, applicabile il principio contenuto nell'art. 1715 c.c., secondo cui, in mancanza di patto contrario, il mandatario che agisce in proprio nome non risponde, di regola, verso il mandante dell'adempimento delle obbligazioni assunte dai terzi.
Tribunale Nocera Inferiore 07 novembre 1996
Il rapporto che si instaura tra le cooperative di produttori ortufrutticoli e l'associazione di produttori cui esse aderiscono va inquadrato nell'ipotesi contrattuale di cui agli art. 2602 ss. c.c., per effetto della quale una molteplicità di imprenditori istituisce una organizzazione comune per la disciplina e lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese, tra cui il miglioramento della distribuzione dei rispettivi prodotti, senza che sia dato ravvisare, nel caso di vendita effettuata dal consorzio di merce prodotta dai singoli consorziati, un precedente trasferimento della merce stessa da costoro al consorzio.
Allorquando il socio di una cooperativa di produttori, avvalendosi di una norma regolamentare, tratta direttamente per la vendita dei propri prodotti, agisce come mandatario con rappresentanza, ossia in nome e per conto della cooperativa. Pertanto, le vendite effettuate dai soci devono essere considerate vendite della cooperativa, senza, però, escludersi che il socio che aliena direttamente i beni conferiti possa rispondere della scelta del contraente (nel caso in cui tale scelta sia a lui esclusivamente imputabile e nei limiti in cui sia configurabile una violazione dell'obbligo di diligenza di cui all'art. 1710 c.c.), con una responsabilità diversa da quella relativa alla solvibilità dei terzi contraenti, la quale potrebbe sussistere solo in caso di espressa pattuizione (art. 1715 c.c.).
Cassazione civile sez. I 21 settembre 1996 n. 8394