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Timestamp: 2017-02-24 12:33:07+00:00
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Art. 303 codice penale: Pubblica istigazione e apologia
HOME Codice penale Articoli Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015 Codice penale Art. 303 codice penale: Pubblica istigazione e apologia L’AUTORE: Redazione
Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più fra i delitti indicati nell’articolo precedente è punito, per il solo fatto dell’istigazione, con la reclusione da tre a dodici anni.
La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l’apologia di uno o più fra i delitti indicati nell’articolo precedente.
Non ha concreta idoneità a provocare delitti di sorta, nè in particolare quello di attentato per finalità terroristiche o di eversione, l'erezione nei pressi del cimitero di Carrara di un monolite marmoreo a forma di parallelepipedo irregolare che, dedicato dagli anarchici a Gaetano Bresci, non ricorda nella struttura e nell'iscrizione l'uccisione di Umberto I di Savoia, non sussistendo, in relazione all'"humus" locale, alla inattualità del personaggio e del suo gesto, al mutato contesto storico, economico e sociale, all'esaurirsi del movimento anarchico, un collegamento causale tra l'erezione del cippo marmoereo e il possibile rinascere di una emergenza terroristica o il verificarsi di un violento fatto di sangue, manca inoltre, l'elemento soggettivo del reato di apologia ex art. 303 comma 2 c.p. consistendo nel così detto "dolo istigatorio", cioè nella coscienza e nella volontà di turbare - con le parole e/o con fatti simbolici - l'ordine pubblico o la personalità dello Stato.
Corte assise Massa 01 dicembre 1993
Difetta la condotta del reato ipotizzato dall'art. 303 c.p. (pubblica istigazione e apologia) quando manchino i requisiti della pubblicità dell'azione e della concreta idoneità a suscitare consensi ed a provocare il pericolo di adesione al programma illecito. (La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per insussistenza del fatto, nel caso di aderenti all'organizzazione terroristica "brigate rosse", che in udienza, dalla gabbia ov'erano ristretti, avevano esposto un drappo recante impressi l'emblema della stella a cinque punte, le sigle di analoghe formazioni internazionali e la scritta "Rompiamo l'ordine metropolitano - Guerriglia per il comunismo", rilevando che la condotta si esauriva in un brevissimo arco di tempo e senza effetti, considerato che i possibili destinatari del "messaggio" erano da un canto refrattari ad esso (magistrati, funzionari, forze dell'ordine, difensori), dall'altro insuscettibili di esserne al momento influenzati, essendone già a conoscenza (parenti e simpatizzanti degli imputati).
Cassazione penale sez. I 25 settembre 1992
Per la sussistenza del delitto di apologia di reato non è sufficiente l'espressione di un giudizio positivo su di un fatto delittuoso, ma è necessario che le forme di manifestazione di tale giudizio siano tali, per la loro forza di suggestione e di persuasione, da poter stimolare la commissione di altri delitti del genere di quello oggetto dell'apologia. (Nella specie gli imputati all'udienza alzatisi in piedi, col braccio teso e la mano chiusa a pugno iniziavano a leggere un proclama, facendo pubblicamente l'apologia dei delitti contro la personalità dello Stato. La Corte in virtù del principio sopra enunciato ha annullato la relativa sentenza di condanna perché il fatto non sussiste.
Cassazione penale sez. I 23 giugno 1988
Per la realizzazione del fatto di reato previsto dall'art. 303 c.p., comma 2, è necessario che il colpevole collabori, in qualsiasi modo, alla stampa o anche soltanto alla diffusione dello stampato, attraverso il quale si realizza la condotta tipica prevista dalla fattispecie incriminatrice, sia o non egli l'autore o il coautore dello scritto, come chiaramente risulta dall'art. 266 comma ultimo c.p., e dalla legge sulla stampa.
Cassazione penale sez. I 28 ottobre 1987
L'elemento discriminante tra le figure criminose rispettivamente previste dall'art. 272 e dall'art. 303 c.p. è costituito dalla diversità della condotta: l'ipotesi criminosa dell'art. 272 è costituita esclusivamente dalla propaganda per l'instaurazione di una classe sociale sulle altre o la soppressione di una classe sociale o più in generale degli ordinamenti politici e sociali e, quindi, genericamente in programmi eversivi od anarchici mentre nell'art. 303 c.p. è data dalla pubblica esaltazione apologetica dei delitti contro la personalità interna od internazionale dello Stato.
L'attività apologetica non può essere considerata come manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita, giacché il disvalore dell'azione criminosa non sta nella semplice espressione di un giudizio positivo, su di un fatto giuridicamente negativo, quale il reato, bensì nell'efficacia propagandistica di tale giudizio, nella sua forza di suggestione sulla coscienza del pubblico, attraverso il quale i destinatari non risultino o possano risultare condizionati e siano spinti o possano esserlo a forme di imitazione.
L'apologia di reato - che secondo la lettera e la "ratio" dell'art. 303 c.p. rappresenta una figura di istigazione indiretta - consiste in una manifestazione di pensiero esaltante un fatto illecito costituente reato contro la personalità dello Stato, o le persone che tale fatto hanno realizzato, idonea ad incidere sulla psiche di altri soggetti e che per il suo contenuto in relazione alla realtà in cui opera, possiede una efficacia potenziale tale da poter concretamente incidere sulla volontà altrui.
La differenza tra il reato di pubblica istigazione e apologia di cui all'art. 303 c.p. e quello di propaganda ed apologia sovversiva o antinazionale di cui all'art. 272 c.p. si ricava dall'elemento materiale dei reati. Nel primo caso l'apologia deve avere ad oggetto specifico uno o più delitti contro la personalità interna od internazionale dello Stato e quindi si sostanzia in un'esaltazione di un'attività criminosa propriamente detta; nella seconda ipotesi invece l'apologia si riferisce genericamente a programmi eversivi ovvero anarchici.
Cassazione penale sez. I 29 novembre 1985
L'ipotesi delittuosa prevista dall'art. 303 c.p., comma 1 e 2 (pubblica istigazione e apologia) richiede che il fatto sia commesso " pubblicamente ", cioè che sia posto in essere in una delle tre condizioni indicate nel comma ultimo dell'art. 266 c.p.: e perciò non è necessario che esso avvenga in presenza di un numero indeterminato di persone tale da poter essere considerato " collettività ", sia pur intesa in senso stretto, o comunque in presenza di un " pubblico " nella comune accezione di tale nozione.
Cassazione penale sez. I 10 novembre 1982
La riproduzione di scritti o disegni ottenuta con macchina ciclostile deve essere considerata come stampa e l'affissione di un volantino ciclostilato è quindi fatto commesso col mezzo della stampa ai sensi del n. 1 del comma ultimo dell'art. 266 c.p. Pertanto l'apologia di reato prevista dal comma 2 dell'art. 303 c.p. deve considerarsi avvenuta col mezzo della stampa e quindi pubblicamente se effettuata mediante volantini ciclostilati portati effettivamente a conoscenza del pubblico ovvero anche soltanto alla conoscibilità del pubblico essendo sufficiente la concreta possibilità di conoscenza.
L'art. 303 c.p. sulla pubblica istigazione o apologia, che richiede che il fatto avvenga pubblicamente, riferisce il significato di questo termine alla nozione data " agli effetti della legge penale " dall'art. 266 c.p., che stabilisce le condizioni perché il reato possa essere considerato commesso pubblicamente.
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