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Timestamp: 2019-04-25 16:52:19+00:00
Document Index: 62447116

Matched Legal Cases: ['art. 1176', 'art. 1768', 'art. 1218', 'art. 1768', 'art. 7', 'art. 1326', 'art. 1336', 'art. 1341', 'art. 1768', 'art. 1218', 'art. 1768', 'art. 13']

Art. 1768 codice civile: Diligenza nella custodia | La Legge per tutti
Art. 1768 codice civile: Diligenza nella custodia
Il depositario deve usare nella custodia (1) la diligenza del buon padre di famiglia.
Diligenza del buon padre di famiglia: cura, attenzione e perizia che può richiedersi ad un uomo medio nell’esercizio di un’attività. L’art. 1176 si deve però ritenere applicabile anche con riferimento al comma 2 per cui se il depositario è un professionista (ossia svolge l’attività di deposito a livello professionale) la diligenza che gli si chiede sarà maggiore dovendosi rapportare alla natura dell’attività professionale esercitata.
(1) L’obbligo di custodire è l’essenza del contratto in esame. Esso comprende la detenzione della cosa, l’assegnazione di uno spazio idoneo, la conservazione. Non vi rientra invece l’amministrazione a meno che non sia collegata necessariamente alla conservazione.
Cassazione civile sez. III 28 ottobre 2014 n. 22807
In caso di furto della cosa depositata, il depositario non è esente da responsabilità se si limita a dimostrare di aver usato nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia prevista dall'art. 1768 c.c., ma deve altresì provare, ai sensi dell'art. 1218 c.c., che l'inadempimento sia derivato da causa a lui non imputabile (fattispecie relativa all'azione di risarcimento danni nei confronti di una società che gestiva un parcheggio, in seguito al furto di una macchina, concessa in leasing all'attore, che aveva consegnato le chiavi al dipendente del garage, ricevendo l'apposito scontrino per la riconsegna).
Il rapporto che si instaura tra il proprietario del bene committente ed il riparatore o manutentore appare inquadrabile nell’alveo di un contratto misto a titolo oneroso ed a struttura complessa, che partecipa sia della natura del contratto d’opera professionale che di quello di deposito, con la conseguenza, in riferimento a tale ultimo rapporto, che laddove la cosa venga sottratta da soggetti terzi, il depositario è gravato dalla prova esonerativa dell’inevitabilità dell’evento, nonostante l’uso della diligenza del buon padre di famiglia di cui all’art. 1768 c.c., dovendo mostrare di aver adottato tutte le precauzioni e gli accorgimenti atti a scongiurare la verificazione dell’evento.
Tribunale Monza 24 ottobre 2012
L'istituzione da parte dei comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell'art. 7 comma 1 lett. f) d.lg. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada), non comporta l'assunzione dell'obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l'avviso "parcheggio incustodito" è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (art. 1326 comma 1 e 1327 c.c.), perché l'esclusione attiene all'oggetto dell'offerta al pubblico ex art. 1336 c.c. (senza che sia necessaria l'approvazione per iscritto della relativa clausola, ai sensi dell'art. 1341 comma 2 c.c., non potendo presumersene la vessatorietà), e l'univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente, al fine di costituire l'obbligo di custodia, il ricorso al sussidiario criterio della buona fede ovvero al principio della tutela dell'affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio stesso (quali, ad esempio, l'adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, di dispositivi o di personale di controllo), potendo queste ascriversi all'organizzazione della sosta. Ne consegue che il gestore concessionario del Comune di un parcheggio senza custodia non è responsabile del furto del veicolo in sosta nell'area all'uopo predisposta.
Rientrando la custodia delle cose da trasportare tra le operazioni accessorie a conclusione del contratto di trasporto, lo spedizioniere è altresì soggetto alla disciplina di cui agli artt. 1768 e 1780 c.c. in tema di deposito, e quindi in caso di avaria e di perdita della merce, non si libera della responsabilità "ex recepto" semplicemente provando di avere predisposto un diligente e accorto servizio di vigilanza, secondo i parametri prescritti dall'art. 1768 c.c., ma deve dimostrare, a mente dell'art. 1218 c.c., che l'inadempimento è derivato da causa a lui non imputabile.
Cassazione civile sez. III 28 febbraio 2011 n. 4928
Con la consegna della salma ai dipendenti dell’obitorio, si perfeziona una responsabilità “ex recepto” in capo al civico obitorio, e quindi in capo al Comune; da tale responsabilità scaturisce l’obbligazione di deposito di cui all’art. 1768 c.c., che si protrae dalla presa in consegna del corpo fino al momento della riconsegna della salma ai congiunti, ai fini della sepoltura. (Nella specie, rilevato che la mutilazione della salma avveniva durante il periodo di custodia presso l’obitorio, privo di misure di sicurezza e con le vie di accesso sempre aperte, il Trib. ha affermato la responsabilità del convenuto contrattuale ed extracontrattuale, di natura omissiva, ex art. 13 d.P.R. 285/1990, condannando il Comune stesso al risarcimento del danno non patrimoniale, subito dagli attori in conseguenza del fatto illecito, che determinava la lesione del diritto inviolabile al rispetto ed alla pietas verso la salma del congiunto).
Tribunale Milano sez. X 10 settembre 2013 n. 11402