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Timestamp: 2018-10-17 12:41:35+00:00
Document Index: 80594944

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 3', 'art. 346', 'art. 346', 'sentenza ', 'art. 383', 'sentenza ']

L’eccezione di interruzione della prescrizione integra un’eccezione in senso lato e non in senso stretto e, pertanto, può essere rilevata d’ufficio dal giudice sulla base di elementi probatori ritualmente acquisiti agli atti. – Noi Radiomobile™
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(Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 23 aprile – 22 giugno 2015, n. 12876)
1. L’AMPAC spa (con atto del 20, 21, 22 dicembre 2005 e del 26 aprile 2006, in rinnovazione nei confronti del C. ), premesso di aver incorporato la Canavesana Finanziaria spa, convenne in giudizio quali fideiussori A.B. , P.W. , C.E. e As.Ro. , chiedendone la condanna in via solidale o alternativa alla somma di quasi 52 mila Euro.
Nell’impugnare la decisione di primo grado, che aveva rigettato la domanda, aveva riproposto con l’appello le suddette tesi.
La Corte di merito, nel rigettare i primo motivo, ha rigettato la prima tesi attorea, escludendo che la rinuncia fosse condizionata alla prestazione della nuova garanzia. Quindi, ha accolto la seconda tesi attorea e fondato l’astratto riconoscimento del credito in capo al creditore garantito sulla riviviscenza della originaria garanzia per via della risoluzione della novazione non novativa ma semplice.
2.1.2. Inoltre, non c’è contraddizione tra l’esclusione della condizione tra rinuncia alla originaria garanzia e rilascio della nuova garanzia e la natura non novativa riconosciuta alla transazione che quella rinuncia e quel nuovo rilascio prevedeva.
L’argomentazione spesa dalla Corte di merito non riguarda la natura novativa o meno della transazione, ma solo la verifica se la transazione e la rinuncia alla garanzia in essa contenuta potesse essere considerata non opponibile alla creditrice per via del condizionamento assunto esistente tra rinuncia e nuova garanzia; condizionamento, appunto, ritenuto non esistente; con la conseguenza che la transazione era opponibile alla creditrice anche per la parte della rinuncia.
2.2.1. La Corte di appello ha ritenuto non novativa, ma semplice, la transazione. Premesso che c’è novazione quando tra il rapporto preesistente e quello transatto vi è incompatibilità, nel senso che dal secondo sorga una situazione oggettivamente diversa, ha rilevato l’assenza della novazione perché le parti si erano limitate a convenire una diversa entità del debito e nuovi termini e modalità di pagamento dello stesso rapporto obbligatorio, richiamando espressamente il primo rapporto obbligatorio per il caso di mancato rispetto delle nuove condizioni (art. 3).
Ha ritenuto non rilevante l’espressione “viene novato”, perché riferita non al rapporto obbligatorio ma a quello accessorio di garanzia, poi non stipulato.
3.1. La corte di appello sulla prescrizione ha cosi statuito: l’eccezione di prescrizione, tempestivamente formulata dai fideiussori convenuti e ribadita, per il secondo grado ex art. 346 c.p.c. da C. e P. , è fondata.
È trascorso il termine ordinario decennale dalla lettera del 14 aprile 1994 alla notificazione dell’atto di citazione dei fideiussori nel giudizio in esame (2005/2006), senza alcun atto interruttivo, né alcuna contestazione da parte della creditrice. Quindi, ha ritenuto il credito azionato prescritto nei confronti di tutti i fideiussori.
3.2.2. Né il diritto poteva ritenersi prescritto nei confronti di chi (A. ), pur avendo proposto tempestivamente l’eccezione, costituendosi in primo grado, era restato contumace nel grado di appello.
Infatti, costituisce principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità quello secondo cui “Il principio sancito dall’art. 346 cod. proc. civ., che intende rinunciate e non più riesaminabili le domande ed eccezioni non accolte dalla sentenza di primo grado che non siano state espressamente riproposte in appello, trova applicazione anche nei riguardi dell’appellato rimasto contumace in sede di gravame, in coerenza con il carattere devolutivo dell’appello, così ponendo appellato e appellante su un piano di parità – senza attribuire alla parte, rimasta inattiva ed estranea alla fase di appello, un posizione sostanzialmente di maggior favore – sì da far gravare su entrambi, e non solo sull’appellante, l’onere di prospettare al giudice del gravame le questioni (domande ed eccezioni) risolte in senso ad essi sfavorevole; tuttavia, mentre il soccombente soggiace ai vincoli di forme e di tempo previsti per l’appello, la parte vittoriosa ha solo un onere di riproposizione, in difetto presumendosi che manchi un interesse alla decisione, mancanza che ben può essere imputata anche alla parte contumace”. Principio che ha trovato applicazione anche con riferimento alla eccezione di prescrizione (Cass. n. 23489 del 2007).
Ed infatti, si è affermato il principio secondo cui “L’eccezione di prescrizione sollevata da un coobbligato solidale ha effetto anche a favore dell’altro (o degli altri) coobbligati, tutte la volte in cui la mancata estinzione del rapporto obbligatorio nei confronti degli altri possa generare effetti pregiudizievoli per il soggetto eccipiente, come nel caso dell’assicuratore per la r.c.a., coobbligato solidale con il responsabile del sinistro, nell’ipotesi in cui quest’ultimo non si sia costituito in giudizio (Cass. n. 6934 del 2007).
Da ultimo il principio è stato ripreso e si è sostenuto che: “Nel giudizio di rinvio, ancorché sia preclusa la proposizione di domande ed eccezioni nuove per la natura di giudizio a struttura chiusa, gli effetti della prescrizione sollevata tempestivamente da un coobbligato si estendono anche agli altri obbligati solidali tutte le volte in cui la mancata estinzione del rapporto obbligatorio nei loro confronti possa generare effetti pregiudizievoli per il soggetto eccipiente, come nel caso dell’assicuratore per r.c.a., coobbligato solidale con il responsabile del sinistro. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che il responsabile del sinistro, già contumace, potesse avvantaggiarsi della prescrizione tempestivamente eccepita dal garante assicurativo, assumendo valore la sua eccezione, sollevata per la prima volta nel giudizio ex art. 383 cod. proc. civ., come adesione a quella altrui proposta)”.
La Corte di Cassazione decidendo i ricorsi riuniti, rigetta i ricorsi incidentali;
cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, alla Corte di appello di Torino, in diversa composizione.
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