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Timestamp: 2020-06-02 19:15:00+00:00
Document Index: 157289532

Matched Legal Cases: ['art. 6', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 360', 'art. 112', 'art. 2', 'art. 112', 'art. 360', 'art. 117', 'art. 2', 'art. 336']

Sentenza Cassazione Civile n. 1629 del 24/01/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1629 del 24/01/2011
Cassazione civile sez. I, 24/01/2011, (ud. 14/12/2010, dep. 24/01/2011), n.1629
R.C. (c.f. (OMISSIS)), domiciliato in ROMA,
15/12/2008; 2045/08 R.G.V.G.;
R.C., con ricorso alla Corte d’appello di Napoli depositato nell’aprile 2008, proponeva, ai sensi della L. n. 89 del 2001, domanda di equa riparazione per violazione dell’art. 6 della C.E.D.U. a causa della irragionevole durata del giudizio instaurato dinanzi al T.A.R. Campania per risarcimento danno da mancato godimento del riposo lavorativo, iniziato nell’ottobre 2000 ed ancora pendente al momento della proposizione della domanda.
La Corte d’appello, con decreto depositato il 15 dicembre 2008, rilevato che, rispetto ad una durata ragionevole di tre anni, il processo si fosse protratto per ulteriori 4 anni e 6 mesi circa, e che l’omissione o il ritardo nella presentazione da parte del ricorrente della c.d. istanza di prelievo avesse concorso in pari misura con l’inefficienza dell’apparato giustizia al ritardo della decisione, liquidava per il danno non patrimoniale complessivi Euro 2.250,00, oltre agli interessi legali ed alla meta’ delle spese del procedimento.
Avverso tale decreto il R. ha proposto ricorso a questa Corte con atto notificato al Ministero Economia e Finanze il 9 luglio 2009, formulando sette motivi. Resiste il Ministero con controricorso.
1.- Con i primi cinque motivi e’ denunciata erronea e falsa applicazione di legge (L. n. 89 del 2001, art. 2, art. 6 p. 1 CEDU) in relazione al rapporto tra norme nazionali e la CEDU, come interpretata dalla giurisprudenza della Corte di Strasburgo, nonche’ omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, ed omessa decisione di domande (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5; art. 112 c.p.c.).
Secondo l’istante, una volta accertata la violazione del termine ragionevole, la liquidazione dell’equo indennizzo dovrebbe effettuarsi), applicando la normativa CEDU secondo la giurisprudenza della Corte europea e disapplicando la L. n. 89 del 2001, art. 2 che con essa contrasti, in relazione non gia’ al tempo eccedente la ragionevole durata bensi’ all’intera durata del processo, ed in misura non inferiore a Euro 1.500,00 per anno (motivi 1 e 2); nella specie peraltro il decreto non avrebbe motivato in ordine alla mancata osservanza di detti parametri (motivo 3). Inoltre, ratione materiae doveva essere liquidato un bonus di Euro 2.000,00, concernente la controversia su diritti inerenti a rapporti di lavoro, ed il giudice non si sarebbe pronunciato sulla relativa domanda cosi’ violando l’art. 112 c.p.c. (motivo 4) e l’obbligo di motivazione su un punto decisivo (motivo 5).
1.1.- I motivi sesto e settimo denunciano violazione e falsa applicazione di legge in relazione alla erronea compensazione per meta’ delle spese processuali, nonche’ vizio di motivazione sul punto (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5).
qualora cio’ non fosse possibile, ovvero il giudice dubitasse della compatibilita’ della norma interna con la disposizione convenzionale interposta, dovrebbe investire la Corte Costituzionale della relativa questione di legittimita’ costituzionale rispetto al parametro dell’art. 117 Cost., comma 1, (cfr. Corte Cost. sentenze nn. 348 e n. 349 del 2007). D’altra parte, la compatibilita’ della normativa nazionale con gli impegni internazionali assunti dalla Repubblica Italiana con la ratifica della CEDU va verificata con riguardo alla complessiva attitudine della L. n. 89 del 2001 ad assicurare l’obiettivo di un serio ristoro per la lesione del diritto ad una ragionevole durata del processo: come la stessa Corte europea ha riconosciuto, la limitazione, prevista dalla L. n. 89 del 2001, art. 2, dell’equa riparazione al solo periodo di durata irragionevole del processo di per se’ non esclude tale complessiva attitudine della legge stessa (cfr. Cass. n. 16086/2009; n. 10415/2009; n. 3716/2008).
2.2 – Quanto invece alla liquidazione dell’indennizzo del danno non patrimoniale, va osservato come la determinazione, operata dalla Corte di merito, di una somma pari a circa 500,00 Euro per ogni anno di ritardo, ancorche’ motivata dalla omessa o tardiva presentazione della c.d. istanza di prelievo, non rispetti quell’obiettivo di assicurare un serio ristoro al quale si e’ teste’ fatto riferimento.
La Corte considera che uno scostamento, da parte del giudice di merito, rispetto al parametro base di mille/00 Euro per anno di non ragionevole durata del processo, ma non al di sotto della soglia di settecentocinquanta/00 Euro, sia giustificato, anche alla stregua dei piu’ recenti orientamenti della Corte europea (cfr. Volta et autres c. Italia, 16 marzo 2010; Falco et autres c. Italia, 6 aprile 2010), quando ricorrano fattori, quali ad esempio la modestia della posta in gioco ed una durata del processo che non abbia superato di oltre tre anni quella ordinaria, mentre per il periodo ulteriore uno scostamento da quel parametro di mille/00 Euro non si giustifichi (cfr. in tal senso, ex multis, Cass. n. 22869/2009; n. 1893/2010;
19054/2010). Alla stregua di questi criteri, considerato che il giudizio si e’ protratto per ulteriori quattro anni sei mesi circa oltre quello di ragionevole durata, il giudice di merito avrebbe dovuto liquidare al ricorrente un’equa riparazione pari a Euro 3750,00, superiore a quella di Euro 2126,00 riconosciuta.
2.3 – Quanto al mancato riconoscimento di una somma forfetaria di Euro 2.000,00 (c.d. bonus) in relazione alla circostanza che il giudizio presupposto aveva ad oggetto una controversia di lavoro, deve respingersi la tesi che tale somma ulteriore vada riconosciuta automaticamente in ogni caso di controversia di lavoro o previdenziale. La ragione di tale bonus, che la giurisprudenza europea riconosce laddove la particolare importanza di taluni giudizi induca a ritenere che il pregiudizio per la loro durata irragionevole sia stato maggiore, postula l’accertamento e la valutazione nel caso specifico delle particolari circostanze alle quali sia da ricondurre tale eventuale maggior pregiudizio.
Si’ che, quando il giudice del merito non attribuisce tale ulteriore indennizzo forfetario, e quindi implicitamente non riconosce che quello specifico pregiudizio ulteriore sia stato sopportato dall’istante, la critica del punto della decisione non puo’ essere affidata alla sola contraria postulazione che il bonus spetta ratione materiae, era stato richiesto e la decisione negativa non e’ stata motivata, ma deve avere specifico riguardo alle concrete allegazioni -e se del caso alle prove- addotte nel giudizio di merito. Cio’ che non e’ dato riscontrare nel ricorso in esame.
3.- I motivi indicati nel p. 1.1 (peraltro inammissibili, perche’ riferiti ad una motivazione della disposta compensazione parziale, la contumacia della parte resistente, che nella specie non risulta indicata nel decreto impugnato), restano comunque assorbiti in quanto il decreto dovra’ essere cassato, con quanto ne consegue ai sensi dell’art. 336 c.p.c..
4.- Il decreto e’ cassato. Sussistono peraltro le condizioni per pronunciare nel merito. Il Ministero della Economia e Finanze e’ condannato a pagare la somma di Euro 3750,00 – detratta quella eventualmente gia’ corrisposta – con gli interessi legali dalla data della domanda.
Quanto alle spese del giudizio di merito, se ne ritiene giustificata la compensazione per la meta’ tra le parti, tenuto conto del sensibile ridimensionamento defila pretesa (Euro 13.000,00) espressa dal ricorrente; altrettanto vale per le spese di questo giudizio di cassazione, tenuto conto che il ricorso e’ stato accolto solo parzialmente. La residua quota delle spese di entrambi i gradi, che si liquida come in dispositivo con gli accessori di legge, va posta a carico della Amministrazione resistente, con distrazione in favore del difensore del ricorrente che se ne e’ dichiarato antistatario.
LA CORTE in parziale accoglimento del ricorso, cassa il decreto impugnato, e pronunciando nel merito condanna il Ministero della economia e delle finanze al pagamento in favore di R.C. della somma di Euro 3.750,00 oltre interessi legali dalla domanda; compensa per la meta’ tra le parti le spese del giudizio di merito e di questo giudizio di cassazione, e condanna il Ministero della economia e delle finanze al rimborso in favore della controparte, e per essa dell’avv. Alfonso Luigi Marra che se ne e’ dichiarato antistatario, della residua quota, pari, quanto al giudizio di merito, a complessivi Euro 460,00 – di cui Euro 190,00 per diritti e Euro 250,00 per onorari – e quanto al giudizio di cassazione a complessivi Euro 400,00 – di cui Euro 350,00 per onorari e Euro 50,00 per esborsi, oltre per entrambi i gradi spese generali, i.v.a. e c.p.a.