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Timestamp: 2018-02-24 18:25:27+00:00
Document Index: 90273739

Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 26', 'art. 26', 'art. 20', 'art. 2403', 'art. 2409', 'art. 14', 'art. 6', 'art. 2446', 'art. 2423', 'art. 2403', 'art. 2429', 'art. 163', 'art. 161']

collegio sindacale Archives - Studio Panato | Dottori Commercialisti Milano
Tag Archivio per: collegio sindacale
18 gennaio 2018 /in Societario /da Fisco e societa
Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni ovvero “Approccio metodologico alla revisione legale affidata al Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni” è il titolo del documento predisposto dal Consiglio nazionale dei commercialisti, in pubblica consultazione fino al 2 febbraio 2018.
Lo scopo del volume è fornire una metodologia condivisa
Il volume propone una metodologia comune di riferimento applicabile dai professionisti, accompagnando le varie fasi dell’attività di controllo dei bilanci e contraddistinguendosi per la semplicità della trattazione, il riferimento continuo alla realtà operativa, la ricchezza di casi pratici, esempi, applicazioni. Il Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni è arricchito anche da un modello di manuale di controllo della qualità del sindaco-revisore che può rappresentare un utile supporto per la configurazione e l’applicazione di un sistema di controllo della qualità conforme alle nuove richieste di legge.
Lo scopo del volume è fornire una metodologia condivisa e comune ai revisori e ai membri del collegio sindacale incaricati della revisione legale dei conti. Il volume offre una serie di prescrizioni – derivanti dal sistema dei principi internazionali di revisione ISA Italia – alla quale il revisore si deve attenere. Il volume offre, inoltre, espedienti pratici, casi ed esempi utili per l’applicazione dei principi e delle procedure di revisione. Tali espedienti, casi ed esempi hanno valenza indicativa e non prescrittiva.
L’evoluzione normativa in merito all’applicazione dei principi di revisione
Con l’entrata in vigore, in data 7 aprile 2010, del Decreto Legislativo n. 39 del 27 gennaio 2010, i principi di revisione internazionali diventano parte integrante della legislazione italiana in tema di revisione legale dei conti. Infatti, con l’art. 11, comma 1, del D.Lgs. 39/2010 (nella versione precedente alle modifiche introdotte con il D.Lgs. 135/2016), il legislatore nazionale dichiara esplicitamente che la revisione legale deve essere svolta in conformità ai principi di revisione adottati dalla Commissione Europea ai sensi dell’art. 26, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2006/43/CE (tale richiamo esplicito ai principi di revisione di matrice internazionale è mantenuto anche nelle versione aggiornata del D.Lgs. 39/2010, a seguito dell’entrata in vigore del D.Lgs. 135/2016).
Ai sensi della direttiva 2006/43/CE, i principi di revisione introdotti nella legislazione nazionale sono i principi di revisione internazionali approvati e pubblicati nella Gazzetta Ufficiale della Unione Europea secondo la procedura descritta dal comma 3 dell’art. 26 della stessa direttiva. Fino all’adozione di tali principi da parte della Commissione Europea, la revisione legale è svolta in conformità ai principi di revisione elaborati, tenendo conto dei principi di revisione internazionali, da associazioni e ordini professionali congiuntamente al Ministero dell’Economia e delle Finanze, sentita la CONSOB.
Controllo della qualità degli incarichi di revisione.
La metodologia emergente dal volume sarà proposta dal Consiglio nazionale al Ministero dell’Economia e delle Finanze quale possibile schema di riferimento rispetto al quale effettuare le valutazioni demandate dall’art. 20 del D.Lgs. 39/2010 in tema di controllo della qualità degli incarichi di revisione.
Scarica il documento: “Approccio metodologico alla revisione legale affidata al Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni”.
http://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/collegio-sindacale.jpg 331 640 Fisco e societa http://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Fisco e societa2018-01-18 17:10:482018-01-18 17:10:48Manuale del Collegio sindacale nelle imprese di minori dimensioni
http://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/morning.jpg 960 1280 Andrea Arrigo Panato http://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Andrea Arrigo Panato2015-09-11 09:00:482015-10-13 11:43:55Guida operativa all’ attività di vigilanza del Collegio Sindacale
9 marzo 2015 /0 Commenti/in Fisco e Società, Riflessioni, Societario, vita da consulente /da Andrea Arrigo Panato
Guida alle norme di comportamento del collegio sindacale
Eppure il collegio sindacale serve, serve in primis all’impresa e all’imprenditore come verifica attenta e puntuale della legalità delle scelte aziendali del rispetto dei principi di corretta amministrazione. Serve a verificare la continuità aziendale e a monitorare i potenziali rischi di crisi. Un collegio sindacale formato da validi professionisti rappresenta un valore importante per l’impresa e spesso lo dimentichiamo.
In un recente articolo “Perché difendo il notariato, un po’ meno i notai”, commentando il ddl Concorrenza, ho ricordato quanto sia importante in un libero mercato che il cliente eserciti la sua facoltà di scelta del professionista più preparato, lamentando che spesso per molti clienti un notaio vale l’altro, salvo poi lamentarsi dell’inutilità dello stesso.
Se vogliamo più concorrenza dobbiamo anche imparare ad esercitarla scegliendo il professionista che porterà maggior valore con la sua consulenza all’ azienda. Molti notai sono ottimi professionisti e forniscono un contributo di grande valore alle imprese che decidono di utilizzare la loro professionalità.
Se il tema dell’articolo riguardava il ruolo del notariato, il collega Paolo Ingrao mi ha giustamente fatto notare che spesso capita la stessa cosa per il collegio sindacale. L’imprenditore sottovaluta l’importanza del ruolo e non cerca, a parità di costo, i professionisti più preparati.
Serve in primis all’impresa e all’imprenditore come verifica attenta e puntuale della legalità delle scelte aziendali del rispetto dei principi di corretta amministrazione. Serve a verificare la continuità aziendale e a monitorare i potenziali rischi di crisi.
Proviamo brevemente a sintetizzare i compiti degli organi di controllo richiamando quanto già previsto nelle norme di comportamento:
al collegio sindacale compete il dovere (art. 2403 c.c.) di vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione ed in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato dalla società e sul suo concreto funzionamento;
all’incaricato della revisione legale, ai sensi dell’art. 2409 – bis c.c. e ai sensi dell’art. 14 del d.lgs. 39/2010, compete il dovere di:
esprimere con apposita relazione un giudizio sul bilancio di esercizio e sul bilancio consolidato, ove redatto;
verificare nel corso dell’esercizio la regolare tenuta della contabilità sociale e la corretta rilevazione dei fatti di gestione nelle scritture contabili.
Un collegio sindacale formato da validi professionisti rappresenta un valore importante per l’impresa e spesso lo dimentichiamo. Uno strumento qualificato di confronto per l’organo amministrativo che troppo spesso vede nel controllo una limitazione e non una tutela.
Oggi l’argomento torna d’attualità poiché le Norme di comportamento del collegio sindacale sopra richiamate sono da poco state aggiornate e poste in pubblica consultazione prima della definitiva approvazione da parte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC).
Le Norme di comportamento del collegio sindacale suggeriscono e raccomandano modelli comportamentali da adottare per svolgere correttamente l’incarico di sindaco. Si tratta di norme di deontologia professionale rivolte a tutti i professionisti iscritti nell’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili emanate in conformità a quanto disposto nel vigente Codice deontologico della professione. Ogni Norma è composta da Principi, corredati da Riferimenti Normativi essenziali e da Criteri applicativi, volti a fornire ai sindaci gli strumenti operativi per lo svolgimento delle proprie funzioni ed è accompagnata da brevi Commenti che analizzano e chiariscono le scelte adottate, nonché le problematiche interpretative che più spesso emergono nella prassi.
le Norme di comportamento del collegio sindacale sono applicabili all’organo di controllo sia nella composizione collegiale che nella composizione monocratica (sindaco unico), in quanto compatibili.
Le Norme di comportamento del collegio sindacale sono poste in pubblica consultazione prima della definitiva approvazione da parte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC).
Il CNDCEC invita, quindi, l’intera professione, le Istituzioni e tutti i soggetti interessati a presentare osservazioni e commenti in merito al documento. I contributi dovranno essere inviati, entro il 21 aprile 2015, alla Fondazione Nazionale dei Commercialisti al seguente indirizzo mail: consultazione@fncommercialisti.it
Al termine della consultazione, tenuto conto delle osservazioni pervenute, il CNDCEC approverà il testo definitivo delle Norme.
http://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/smush_vite.jpg 1280 1920 Andrea Arrigo Panato http://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Andrea Arrigo Panato2015-03-09 09:45:222015-03-09 11:54:31Eppure il collegio sindacale serve!
28 novembre 2014 /1 Commento/in Articoli, Riflessioni /da Riflessioni
Un Paese che si destreggia tra la timidezza del Ministro e l’abuso dei comunicati stampa.
L’invocazione al ritorno del Re nel nostro caso, nonostante le più che legittime nostalgie visto il livello di questa Repubblica, in realtà non è altro che l’auspicio del ritorno della Politica a svolgere un ruolo di guida nel Paese.
In Italia assistiamo da una parte ad una ingerenza abnorme dello Stato nella vita dei cittadini, dall’altra paradossalmente ad una drammatica perdita di ruolo della classe politica.
Dopo aver passato anni ad invocare l’arrivo dei tecnici abbiamo evidentemente convinto l’alta burocrazia di questo Paese di poter svolgere un ruolo che in una moderna democrazia liberale non dovrebbe né potrebbe spettarle mai.
Assistiamo impotenti agli effetti devastanti di un equivoco a cui purtroppo rischiamo di assuefarci.
La burocrazia è la tassa più odiosa
Qualche giorno fa, in una intervista rilasciata a IlSole24ore, Mark Weinberger, global chairman e ceo di Ernst Young dichiara:
“Qual è la peggiore tassa che grava sulle imprese estere che vogliono investire e fare business in Italia? La burocrazia. I tempi lunghi della burocrazia. Le stratificazioni della burocrazia. Gli imprenditori mirano a fare affari, non vogliono passare il tempo a sbrogliare pratiche.”
Alluvione: sanzioni si, sanzioni no, sanzioni forse…
Negli stessi giorni viene pubblicato il seguente comunicato stampa da parte dell’Agenzia delle Entrate a parziale rettifica del precedente Decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze:
Alluvione: no sanzioni a sostituti d’imposta se impossibilitati a versare le ritenute nei tempi dovuti
L’Agenzia delle Entrate potrà decidere di non applicare sanzioni nei confronti dei sostituti di imposta che operano nelle zone colpite dall’alluvione verificatasi tra il 10 e il 14 ottobre 2014 e che hanno versato in ritardo le ritenute. Il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 20 ottobre 2014, come è noto, ha previsto la sospensione dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari nelle zone colpite dall’alluvione dello scorso mese che ha interessato i territori delle Regioni Liguria, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Friuli Venezia Giulia, escludendo dalla suddetta sospensione le ritenute che devono essere operate e versate dai sostituti d’imposta. In caso di impossibilità dei sostituti ad effettuare i versamenti delle ritenute alla scadenza prevista per il mese di ottobre, a causa dei disagi procurati dal maltempo a stretto ridosso della medesima scadenza, l’Agenzia delle Entrate valuterà la possibilità di non applicare le sanzioni ai sostituti suddetti, in applicazione di quanto previsto dall’art. 6, comma 5, del decreto legislativo n. 472 del 1997. Tale norma dispone la non punibilità delle violazioni tributarie se esse sono state commesse per forza maggiore.
In sintesi, pur con un intervento a favore del contribuente, l’Agenzia corregge la posizione ufficiale del Ministero e si riserva di non applicare sanzioni. Creando nel cittadino quanto meno una gran confusione a livello di gerarchia delle fonti del diritto. Tutto questo mediante l’utilizzo del nobile strumento del comunicato stampa.
Il regime dei controlli nelle Srl: le inspiegabili timidezze del Ministro
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, sempre in questi giorni, in riposta a una interrogazione del deputato Giulio Cesare Sottanelli in merito alla portata applicativa dell’articolo 2477 del Codice civile così come modificato dall’articolo 35, comma 2, Dl 5/2012 (legge 35/2012) ha recentemente dichiarato che
“l’interpretazione delle norme non rientra nelle attribuzioni del ministro della Giustizia che è titolare di meri poteri di vigilanza sull’esercizio della professione notarile che non si estendono al sindacato inerente l’applicazione e l’interpretazione delle norme di legge”
Forse è opportuno fornire qualche spiegazione ai meno addetti ai lavori.
La riforma del sistema dei controlli nelle società di capitali appare oggi mal coordinata ed ha dato origine a due diverse linee interpretative entrambe supportate da autorevole dottrina e giurisprudenza.
In sintesi il controllo sulle srl dovrebbe essere sia di legalità sulla gestione sia contabile, secondo una delle due interpretazioni sarebbe possibile limitarlo, attraverso la nomina del solo revisore, a quello contabile. Sposando questa tesi la norma consentirebbe la sostanziale elusione del controllo di gestione delle Srl.
Il lettore può ben comprendere l’importanza di un chiarimento in merito, chiarimento che non comporta per lo Stato alcun effetto sulle entrate fiscali. Certo un intervento potrebbe andar ad infastidire la lobby confindustriale e quella dei professionisti (commercialisti ed avvocati in primis).
Detto questo (e dichiarato il mio conflitto di interesse rientrando nella categoria dei commercialisti) ricordo anche che Ministri e Ministeri fin troppo frequentemente utilizzano lo strumento del Decreto e che spesso ci troviamo ad utilizzare norme che non sono altro che interpretazioni autentiche di norme precedenti.
Senza volermi addentrare in tecnicismi che non mi appartengono, da un Ministro mi sarei aspettato una dichiarazione più o meno di questo tenore:
Comprendo la gravità e l’incertezza della situazione;
Le imprese hanno bisogno di operare in un sistema semplice e chiaro;
Il Ministero ed il Governo (finanche Casa Savoia se occorresse ) si faranno carico nel prossimo futuro di predisporre un provvedimento, nella forma e con gli strumenti legislativi ritenuti più opportuni, atto a chiarire quanto richiesto.
Nulla di tutto questo è stato fatto, anzi secondo quanto riportato in un articolo sempre de IlSole24Ore il Ministro avrebbe ribadito che:
«l’avallo dell’una o dell’altra (tesi) non è compito che rientra nelle attribuzioni del ministro della Giustizia» che non può fare «interpretazione delle norme di legge» .
Ora in queste condizioni voi capite bene che se una legge non è chiara non resterà che attendere il giudizio della Magistratura (per ora equamente divisa a sostegno delle due tesi contrapposte) o la prassi dei Registri delle Imprese chiamati, in sede di iscrizione, a pronunciarsi sulla validità delle delibere societarie.
Inutile dire che il ritorno ad una corretta distinzione e definizione dei ruoli e dei poteri è quanto mai urgente per le imprese, per gli investitori e per i cittadini.
Il ruolo di supplenza svolto dall’alta burocrazia e dalla magistratura, più volte denunciato da numerosi opinionisti, difficilmente giungerà a soluzione se continuamo a destreggiarci tra comunicati stampa e la timidezza dei Ministri.
http://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/smush_acoustic-guitar.jpg 853 1280 Riflessioni http://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Riflessioni2014-11-28 07:45:352015-01-31 09:03:34Aspettando il ritorno del Re
26 novembre 2014 /0 Commenti/in Fallimentare, Societario /da Fisco e societa
Il Collegio sindacale nel concordato preventivo
Articolo pubblicato su FiscoPiù e qui riprodotto per gentile concessione dell’Editore Giuffrè
La complessa fase di congiuntura economica costringe il dottore commercialista sempre più a doversi confrontare con temi legati alla crisi d’impresa per poter svolgere al meglio i propri compiti e le proprie funzioni. Particolarmente delicato appare il ruolo dell’organo di controllo nel concordato preventivo, ruolo che seppur attivo dovrà esser particolarmente improntato a prudenza e trasparenza.
Nell’analizzare il ruolo del Collegio sindacale (o Sindaco unico) durante le fasi delicate del concordato preventivo si comprende come la mancanza di norme di raccordo tra diritto societario e disciplina della crisi d’impresa rende necessario uno sforzo interpretativo volto a colmare le lacune normative.
In tal senso può essere d’ausilio un recente documento elaborato dall’Unione Nazionale Giovani Commercialisti ed Esperti Contabili in cui vengono esaminati i poteri/doveri dell’organo di controllo (Collegio Sindacale/Sindaco Unico) nelle situazioni di crisi dell’impresa indicando i comportamenti che i sindaci/o devono adottare per evitare di incorrere in responsabilità sia civili che penali.
Tale documento a supporto delle sue conclusioni fa riferimento alle Norme di comportamento del collegio sindacale (in particolare la norma n. 11), predisposte dal CNDCEC e, nella trattazione della delicata questione concernente l’accertamento della validità del principio della continuità aziendale (c.d. requisito del going-concern), il Principio di Revisione n. 570 predisposto dalla Commissione Paritetica dei Consigli Nazionali dei Dottori Commercialisti e dei Ragionieri.
L’ analisi può quindi prendere le mosse proprio da tale documento, nel quale vengono indicate e classificate le varie fasi di evoluzione della crisi di impresa e vengono illustrati e suggeriti i comportamenti che l’organo di controllo dovrebbe assumere per non incorrere in responsabilità.
Fase 1: Funzione di prevenzione ed accertamento dello stato di crisi
Spetta al Collegio Sindacale il compito di svolgere importanti funzioni nella prevenzione della crisi dell’impresa, si segnalano in particolare gli obblighi di vigilanza di cui all’art. 2446, primo comma c.c..
La crisi d’impresa, infatti, costituisce per coloro i quali svolgono la funzione di Sindaco e di Revisore un segnale di allarme che deve portare a ridefinire il quadro dei rischi e degli obiettivi di revisione e controllo.
La continuità aziendale è il principio base previsto dal codice civile per la redazione del bilancio di esercizio delle imprese in funzionamento. L’art. 2423 – bis del codice civile dispone, infatti, che “ … la valutazione delle voci deve essere fatta secondo prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività …”.
Il monitoraggio costante delle condizioni di continuità aziendale diventa quindi una priorità per gli organi di controllo.
Gli amministratori, i sindaci ed i revisori devono, nell’espletamento delle proprie funzioni, analizzare, dimostrare e verificare che le prospettive future non siano tali da compromettere il requisito della continuità aziendale e, quindi, la redazione dei bilanci secondo gli ordinari principi.
La segnalazione all’assemblea e la denunzia al tribunale rappresentano quei poteri/doveri che la norma e la dottrina hanno assegnato ai sindaci in caso di inerzia degli organi sociali nel trovare una soluzione gestionale alle cause della crisi o, nei casi più gravi, nel proporre ai creditori soluzioni negoziali della crisi.
Fase 2: Presentazione della domanda di concordato
In fase di presentazione della domanda di concordato il CNDCEC, diversamente dalla prevalente dottrina, ritiene che il Collegio Sindacale debba limitarsi a verificare i requisiti professionali dell’attestatore, senza deve avere un ruolo attivo né esprimere alcun un giudizio.
In particolare seguendo questa tesi il Collegio sindacale non deve partecipare alla predisposizione del piano. Non si può escludere peraltro a parere di chi scrive quanto meno un coinvolgimento dello stesso, anche al solo fine informativo, volto anche alla tutela dello stesso organo, che potrebbe esser ritenuto responsabile nel caso emergessero irregolarità precedenti e successive alla presentazione del piano, ovvero nella predisposizione dello stesso.
Seguendo invece una interpretazione più interventista del ruolo del collegio sindacale si evidenziano i principali doveri di controllo da esercitarsi in questa fase particolarmente delicata per la vita dell’impresa:
accertare la sussistenza dei requisiti di professionalità in capo al soggetto incaricato di attestare la veridicità dei dati e la fattibilità del piano concordatario
evidenziare eventuali carenze informative e rilievi tecnici sui dati espressi dall’attestatore, pur senza spingersi ad esprimere un proprio giudizio sul piano, se evidenti ed incidenti nell’adozione dello strumento concorsuale.
Fase 3: Concordato preventivo
La società, una volta ammessa al concordato, non interrompe di fatto la propria attività, da ciò discende che il Collegio Sindacale durante il concordato preventivo rimane in carica e continua ad operare in funzione di vigilanza nell’interesse dei soci e della Società ai sensi dell’art. 2403 c.c.
Il collegio sindacale prosegue quindi la sua attività di controllo sull’osservanza delle legge, dello statuto e sull’amministrazione della società, attività che andrà integrata e coordinata con quella posta in essere dagli organi della procedura concorsuale.
In particolare, tra i principali compiti del collegio:
esercitare i propri poteri di intervento
partecipazione alle riunioni degli organi sociali;
atti di ispezione e controllo;
redigere la relazione di cui all’art. 2429 c.c.».
Il CNDCEC ritiene opportuno che il collegio sindacale informi il commissario giudiziale di eventuali irregolarità riscontrate nella gestione, per consentire la tempestiva informazione al tribunale, ai sensi degli artt. 173 (revoca dell’ammissione al concordato) e 185 l.fall. (esecuzione del concordato) L’organo di controllo dovrà verificare che la domanda non sia presentata in maniera pretestuosa al solo fine di rallentare lo sbocco fallimentare della crisi con un aggravarsi del danno nei confronti del ceto creditorio.
Secondo l’ UNGDCEC: “Se l’attività dell’organo di controllo è orientata, principalmente, alla tutela dell’interesse dei soci, mediante controlli di conformità dell’operato degli amministratori, volti a prevenire eventuali pregiudizi alla situazione patrimoniale della società, il controllo degli organi della procedura di legittimità, e di merito, è diretto a evitare operazioni dell’organo amministrativo lesive degli interessi dei creditori”.
Criticità in caso di presentazione di domanda di concordato in bianco
Più complesso e denso di responsabilità il ruolo del Collegio sindacale nel caso in cui l’organo di amministrazione abbia deliberato il deposito della domanda di concordato in bianco.
L’organo di controllo dovrà verificare che la domanda non sia presentata in maniera pretestuosa al solo fine di rallentare lo sbocco fallimentare della crisi con un aggravarsi del danno nei confronti del ceto creditorio. Il collegio sindacale inoltre dovrà:
vigilare circa la completezza della documentazione prodotta dall’impresa (bilanci degli ultimi tre esercizi ed elenco nominativo dei creditori ed indicazione dell’importo di credito);
vigilare sul corretto rispetto dei termini posti per la presentazione del piano, l’integrazione della documentazione, nonché per quegli ulteriori obblighi informativi periodici, eventualmente posti con decreto dal Tribunale;
vigilare sugli atti compiuti dalla società, nel periodo compreso tra il deposito della domanda sino all’emanazione del decreto ex art. 163 L.F., ciò al fine di verificare se gli eventuali atti di straordinaria amministrazione, posti in essere dalla società, siano stati emessi in conformità dell’espressa autorizzazione da parte del Tribunale, come previsto dal settimo comma dell’art. 161 L.F;
assicurare un corretto flusso di informazioni con il commissario giudiziale laddove abbia riscontrato irregolarità nella gestione, in analogia a quanto avviene nel concordato preventivo.
Durante le fasi di accertamento della crisi e di adozione del concordato preventivo il Collegio sindacale (o sindaco unico) mantiene un ruolo attivo seppur più limitato rispetto a quello normalmente svolto nella società in bonis.
Si troverà a vigilare sull’operato degli amministratori, a collaborare con gli organi nominati dal tribunale, e a vigilare sulla correttezza dei documenti preparatori del piano e sulla sua corretta esecuzione.
Il suo agire dovrà essere improntato a particolare prudenza e trasparenza al fine di scongiurare eventuali sbocchi fallimentari della procedura da cui potrebbero derivare responsabilità sia civili sia penali.
http://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/field.jpg 853 1280 Fisco e societa http://www.studiopanato.it/wp-content/uploads/Studio-Panato-Commercialista-Milano11.png Fisco e societa2014-11-26 09:38:102017-06-14 20:30:38Ruolo e funzioni Collegio Sindacale nel concordato preventivo
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