Source: http://www.pmli.it/guerriglianoterrorismo.htm
Timestamp: 2019-06-16 18:15:28+00:00
Document Index: 97177416

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PMLI Sentenza coraggiosa della giudice Forleo: 'guerriglia' non è terrorismo
Una sentenza coraggiosa e chiarificatrice assolve tre islamici accusati di legami con Al Qaeda
"Guerriglia non è terrorismo"
Casini, Fini e Calderoli vomitano bile. Imbarazzo nel "centro-sinistra"
I magistrati difendono la giudice Forleo vittima della "denigrazione di alte cariche politiche"
Chiunque appartenendo a "gruppi armati e movimenti diversi dalle forze istituzionali dello Stato", eserciti "attività violente o di guerriglia in contesti bellici" che non mirino ad "azioni di terrore indiscriminato verso la popolazione civile", non può essere definito terrorista ma la sua è una legittima azione di guerriglia.
è anche richiamandosi a questo principio stabilito da una convenzione dell'Onu del 1999 che la giudice per le udienze preliminari (Gup) del Tribunale di Milano, Clementina Forleo, ha assolto il 24 gennaio tre islamici dall'accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale (art. 270 bis), con una coraggiosa e chiarificatrice sentenza che ha scatenato reazioni furibonde nella destra fascioleghista, nei guerrafondai e nella stampa di regime con l'elmetto.
I tre imputati restano in prigione perché condannati a pene da uno a tre anni per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, falso e ricettazione, mentre per altri due islamici accusati di far parte della stessa rete terroristica il Gup ha rinviato gli atti al tribunale di Brescia per competenza territoriale. Ed è proprio in questo tribunale che gli strilli scandalizzati dei neofascisti hanno trovato alla fine orecchie compiacenti, con la sentenza emessa il 1• febbraio dal gip di Brescia, imbeccato in tutta evidenza dal ministro Castelli, che ha ribaltato completamente la sentenza di Milano confermando l'accusa di terrorismo e la custodia cautelare per i due islamici.
I cinque imputati, cittadini marocchini e tunisini, erano accusati però di aver arruolato volontari, procurando loro passaporti falsi e denaro, per azioni terroristiche in Iraq per conto del gruppo Ansar Al Islam, ritenuto affiliato alla rete di Al Qaeda. Le accuse si basavano essenzialmente su intercettazioni telefoniche disposte a seguito di segnalazioni dei servizi segreti tedeschi, norvegesi e americani, ritenute sufficienti per i magistrati inquirenti a provare la violazione del 270 bis, il controverso articolo al centro della legislazione speciale "antiterrorismo" approvata d'urgenza dal parlamento nero dopo l'11 settembre, sulla scia del nazisteggiante "patriot act" americano, quello che legittima il lager di Guantanamo e le "sparizioni" dei sospettati di terrorismo, per intenderci.
Ma la giudice Forleo non è stata dello stesso avviso, ammettendo sì nelle anticipazioni della sentenza (le cui motivazioni complete non sono ancora note) che gli imputati "avevano come precipuo scopo il finanziamento, e più in generale il sostegno di strutture di addestramento paramilitare site in zone mediorientali, presumibilmente stanziate nel nord dell'Iraq", e anche che a tale scopo raccoglievano denaro e reclutavano volontari. Ma - osserva la giudice - "non risulta invece provato che tali strutture paramilitari prevedessero la concreta programmazione di obiettivi trascendenti attività di guerriglia da innescare in detti o in altri prevedibili contesti bellici, e dunque incasellabili nell'ambito delle attività di tipo terroristico".
Rifiutata l'equazione guerriglia-terrorismo
In altre parole la giudice Forleo, esercitando le prerogative di indipendenza e imparzialità che dovrebbero essere più che normali, doverose per qualsiasi magistrato, si è giustamente rifiutata di avallare servilmente l'equazione guerriglia uguale terrorismo che gli imperialisti e guerrafondai e i loro pennivendoli, nonché i pm con l'elmetto alla Stefano D'Ambruoso, vorrebbero si applicasse alle lotte di liberazione, a cominciare da quella del popolo iracheno contro gli aggressori e invasori anglo-americani e i loro alleati, tra cui l'Italia. E ha stabilito che per sostenere l'accusa di terrorismo occorre provare questa specifica finalità, e cioè "azioni di terrore indiscriminato verso la popolazione civile" come sancisce l'art. 18/2 della convenzione Onu, altrimenti si ricade nel legittimo esercizio della guerriglia come prevede la convenzione stessa. Fuori da questo quadro legale, infatti, "porterebbe inevitabilmente a un'ingiustificata presa di posizione per una delle forze in campo", puntualizza Forleo, tantopiù che "nel conflitto in questione strumenti di altissima potenzialità offensiva sono stati innescati da tutte le forze in campo".
Inoltre per la Gup Forleo non risulta nemmeno provata l'appartenenza degli imputati all'organizzazione di Al Zarqawi, e neanche "legami penalmente rilevanti" con "responsabili di attacchi di pacifica natura terroristica". E per di più risultano inutilizzabili anche i dati forniti dai servizi segreti stranieri, perché affetti da "inutilizzabilità patologica". Ossia, sembra di capire, privi di valore legale in quanto puramente arbitrari e senza sostegno di prove documentate: magari "validi" per la legislazione americana basata sul semplice sospetto, ma non (ancora) per quella italiana formalmente ancorata allo Stato di diritto.
Insomma, una sentenza legalmente ineccepibile, razionale, strettamente aderente al diritto nazionale e internazionale, come hanno riconosciuto anche autorevoli giuristi. Tantopiù che non è la prima volta che le inchieste basate sul 270 bis si sgonfiano per palese insussistenza delle prove o addirittura dei fatti addebitati, al punto che in quattro anni si è avuta una sola condanna a fronte di una sfilza di proscioglimenti dopo mesi e mesi di ingiusta galera. E nemmeno si può accusare la giudice di simpatie politiche a "sinistra", non foss'altro che per la sua provenienza dalla polizia e per ben diverse sentenze assolutorie "garantiste", come quella per insufficienza di prove che emise nei confronti di un fascista imputato dell'assassinio di due giovani dei Centri sociali, Fausto e Jaio.
Eppure in questo caso c'è stata un'immediata e furibonda reazione della destra fascioleghista guerrafondaia e dei suoi pennivendoli con l'elmetto, con violenti e calunniosi attacchi anche personali alla giudice Forleo tali da rappresentare un vero e proprio linciaggio mediatico. Forse perché la sentenza ha coinciso con la morte di un altro soldato italiano in azione di guerra, sbugiardando ancora una volta l'ipocrisia di Berlusconi e di Ciampi che seguitano a parlare di "missione di pace". E forse perché venuta alla vigilia delle elezioni farsa in Iraq. Sicuramente per via delle motivazioni, che non equiparano automaticamente la resistenza irachena al terrorismo.
Fatto sta che il fascista Fini ha dichiarato di provare "rabbia e incredulità" per la sentenza che s "mette sullo stesso piano vittime e carnefici", intendendo ovviamente con "vittime" gli assassini imperialisti e "carnefici" i resistenti iracheni. Il nuovo Galeazzo Ciano del regime neofascista è stato seguito a ruota dal democristiano Casini, che ha definito "incredibile" la sentenza milanese, mentre il leghista Calderoli ha dichiarato che gli si è "rivoltato lo stomaco". Da parte sua il Guardasigilli Castelli ha annunciato di aver disposto l'invio degli ispettori al Tribunale di Milano per accertare "se vi è stata ignoranza o travisamento dei fatti determinato da negligenza inescusabile".
Quindi alcuni ministri del governo e la terza carica istituzionale non hanno esitato a vomitare veleno su una sentenza e sul giudice che l'ha emessa, ingerendosi impudentemente in un altro potere indipendente dello Stato. Per non parlare dello stesso neoduce Berlusconi ("Non mi fate parlare..."), dei suoi tirapiedi come Bondi e Cicchitto, del capo dei terroristi di Gladio, Cossiga, di altri ministri come Giovanardi, Pisanu e Gasparri, ecc. Nonché del razzista Borghezio, che ha guidato (indisturbato) l'ignobile gazzarra di un manipolo di fascioleghisti davanti al Tribunale di Milano imbrattandolo di scritte insultanti contro la giudice Forleo. Uno zelo forcaiolo nauseabondo e a senso unico, quello di costoro, dal momento che è sempre pronto a rovesciarsi immediatamente in "garantismo" ad oltranza quando ad essere imputati sotto un cumulo di prove si trovano ladri, mafiosi, bancarottieri e corrotti eccellenti, come Berlusconi, Previti, Dell'Utri, Andreotti e compagnia bella.
Nauseante silenzio della "sinistra" borghese
Ma ancor più nauseante, perché marchiato di complice vigliaccheria, è l'imbarazzato silenzio tombale dietro cui la "sinistra" di regime si è trincerata lavandosene le mani della scottante vicenda. Anzi, eccettuato il flebile balbettio di qualche esponente dei Verdi, le rarissime dichiarazioni provenienti dal "centro-sinistra" sono state solo di condanna per la sentenza di assoluzione di Forleo, come quelle del neofascista Di Pietro e del democristiano Mastella. Mentre la responsabile Giustizia dei DS, Finocchiaro, si è ipocritamente barcamenata tra un "trovo più convincente la tesi del pm", e un "se è legittimo criticare i provvedimenti dei magistrati, questo non autorizza i linciaggi personali".
Non parliamo poi dei mass-media di regime, che hanno fatto a gara a chi agitava di più il cappio contro Forleo e la sua sentenza che "legittima il terrorismo" e assolve "chi spara ai nostri ragazzi in Iraq". E non ci riferiamo solo ai giornali dichiaratamente neofascisti e guerrafondai come "Libero", "Il Giornale", "Il Secolo", "Il Tempo", "L'Opinione" e via schifando, e alle reti Rai e Mediaset in mano al neoduce, ma anche alla cosiddetta grande stampa "indipendente", come "la Repubblica", il "Corriere della Sera", "La Stampa", ecc., dove si è arrivati, tanto per fare un esempio valido per tutti, ad invocare anche per l'Italia un "patriot act" sul modello americano, come ha fatto Piero Ostellino sul Cds del 25 gennaio.
Solo dall'interno della magistratura è venuta qualche reazione indignata all'attacco forsennato dei neofascisti alla sentenza milanese, nella consapevolezza che si tratta di un episodio che si inquadra in un attacco più generale all'indipendenza dei magistrati. Lo stesso pm che ha sostenuto l'accusa al processo, Armando Spataro, che è anche coordinatore del Dipartimento terrorismo ed eversione, si è sentito in dovere di rilasciare un comunicato in cui, pur non condividendo l'assoluzione degli imputati per quanto riguarda il 270 bis, e annunciando a tale proposito il ricorso in Appello, manifesta tutta la sua "solidarietà al Gup Clementina Forleo per i rozzi attacchi di cui è stata oggetto". Riconoscendo altresì che la sentenza "merita rispetto", perché "interviene in una materia estremamente difficile da indagare ed in cui la giurisprudenza non è certo consolidata. Persino a livello internazionale, com'è noto, le difficoltà definitorie della nozione di terrorismo sono prevalentemente collegate alla tematica delle cosiddette 'guerre di liberazione"'.
Anche l'Associazione nazionale magistrati (Anm), per bocca del suo presidente Edmondo Bruti Liberati, ha espresso solidarietà alla Gup Clementina Forleo, dichiarando che "gli attacchi personali al giudice, giunti in taluni casi sino al livello della denigrazione da parte di soggetti investiti di alte cariche politiche, non solo costituiscono una inaccettabile lesione del rispetto dovuto alla indipendenza della magistratura ma indeboiliscono la reazione contro il terrorismo che trova la sua forza nell'essere condotta rigorosamente entro le regole del giusto processo di uno Stato democratico".