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Timestamp: 2020-03-29 04:00:18+00:00
Document Index: 68276002

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 14', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 79', 'sentenza ', 'art. 360', 'art. 1817', 'art. 385', 'art. 2']

Sentenza Cassazione Civile n. 18976 del 27/09/2016 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18976 del 27/09/2016
Cassazione civile sez. III, 27/09/2016, (ud. 06/05/2016, dep. 27/09/2016), n.18976
sul ricorso 28764/2013 proposto da:
AZZINI 112, presso lo studio dell’avvocato MARCO MANCINI,
rappresentata e difesa dall’avvocato ROSARIA CAVALLARO giusta
C.E., domiciliato ex lege in ROMA, presso la CANCELLERIA
ALBERTO RONZONI giusta procura speciale a margine del controricorso;
avverso la sentenza n. 762/2013 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,
udito l’Avvocato ROSARIA CAVALLARO;
1. Nel (OMISSIS) P.M. concesse in locazione a C.E., con due contratti formalmente distinti, un appartamento ed un garage.
Nel 2008 C.E. convenne dinanzi al Tribunale di Bergamo P.M., deducendo che la misura del canone pattuito eccedeva quella massima legale ex lege 27 luglio 1978, n. 392 e che la locazione separata dell’autorimessa non era consentita dalla medesima legge, in quanto aveva ad oggetto una pertinenza dell’immobile destinato ad uso abitativo.
Chiese pertanto l’accertamento della nullità della locazione separata dell’autorimessa, e la condanna della convenuta alla restituzione del canone pagato in eccesso rispetto alla misura legale.
2. Il Tribunale di Bergamo con sentenza n. 1143 del 2012 accolse la domanda.
La Corte d’appello Brescia, adita dalla soccombente, con sentenza 13.6.2013 n. 762 rigettò il gravame.
3. Tale sentenza viene ora impugnata per cassazione da P.M., con ricorso fondato su tre motivi.
Ha resistito C.E. con controricorso illustrato da memoria.
1.1. Il primo ed il secondo motivo di ricorso possono essere esaminati congiuntamente perchè pongono questioni sovrapponibili.
Con essi la ricorrente deduce che, essendosi il contratto di locazione rinnovato dopo l’entrata in vigore della L. 9 dicembre 1998, n. 431, da tale momento non erano più applicabili le norme sull’equo canone, sicchè erroneamente la Corte d’appello ha ritenuto quelle norme applicabili anche al caso di specie. Soggiunge che una diversa interpretazione della norma (L. n. 431 del 1998, art. 14) la esporrebbe al sospetto di illegittimità costituzionale.
Questa Corte ha infatti già stabilito, in fattispecie analoga, che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale – per violazione dell’art. 3 Cost., sotto il profilo della disparità di trattamento tra locazione rinnovata tacitamente ed esplicitamente – della L. n. 431 del 1998, art. 14, comma 5, nella sua interpretazione conforme al diritto vivente, secondo cui, qualora le parti di una locazione abitativa già regolata dalla L. n. 392 del 1978, dopo l’entrata in vigore della L. n. 431 del 1998, abbiano lasciato tacitamente rinnovare per mancata disdetta il contratto, esso rimane regolato, quanto alla durata, dalle disposizioni di detta legge e quanto al canone da quelle della L. n. 378 del 1992, ivi compreso l’art. 79 della stessa legge. Tale effetto infatti non dipende da una scelta irragionevole del legislatore ma dall’inerzia del locatore il quale, pur potendo dare disdetta, lascia che il contratto si rinnovi (Sez. 3, Sentenza n. 19231 del 29/09/2015, Rv. 636999).
2.1. Col secondo motivo di ricorso la ricorrente lamenta che la sentenza impugnata sarebbe affetta da un vizio di violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3. Si lamenta, in particolare, la violazione dell’art. 1817 c.c.. Deduce, al riguardo, che la Corte d’appello ha errato nel ritenere che il garage fosse una pertinenza dell’appartamento, in quanto mancava un permanente vincolo di asservimento tra autorimessa e appartamento.
2.2. Il motivo è inammissibile, in quanto censura una tipica valutazione di merito.
Le spese del presente grado di giudizio vanno a poste a carico della ricorrente, ai sensi dell’art. 385 c.p.c., comma 1 e sono liquidate nel dispositivo.
(-) condanna P.M. alla rifusione in favore di C.E. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 2.800, di cui Euro 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2, comma 2;