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Timestamp: 2018-08-16 13:31:43+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6', 'art. 11', 'sentenza ', 'art. 23', 'art 1', 'art. 32', 'art. 32']

Novità fiscali del 30 settembre 2011, novità sul ravvedimento sprint e sul rimborso IVA | Commercialista Telematico
Novità fiscali del 30 settembre 2011, novità sul ravvedimento sprint e sul rimborso IVA
1) Rimborso del credito trimestrale Iva: Vale sempre lo stesso modello TR, ciò anche se é cambiata l’aliquota
2) Le aziende possono dedurre dal reddito le penali previste dal contratto
3) Dal 2012 per gli ex contribuenti minimi si applica il regime ordinario Irpef
4) Non si perdono le ritenute, mai pagate dal datore di lavoro, se il dipendente, agendo in giudizio, le chiede al lordo
5) Attivazione di tirocini: Livelli di tutela essenziali
6) Chiusura delle partite IVA inattive entro il 4 ottobre 2011
7) Fondo di solidarietà per il personale delle imprese assicuratrici
8) Ravvedimento sprint: esempio dalla Entrate
9) Deleghe Inps: arrivano nuovi chiarimenti
10) Protocollo operativo Cndcec/Inps: invio dati Ordine
Il contribuente che vuole chiedere a rimborso, o utilizzare in compensazione, il credito Iva maturato nel trimestre può utilizzare il modello IVA TR già in uso anche per indicare le operazioni su cui si applica l’aliquota Iva del 21%.
La nuova aliquota riguarda, infatti, solo una parte delle operazioni del trimestre, ovvero quelle effettuate nel periodo che va dal 17.09.2011 (giorno di entrata in vigore del D.L. n. 138/2011, convertito in Legge n. 148/2011) al 30.09.2011.
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 96/E del 28 settembre 2011, ha, inoltre, specificato le modalità per la compilazione della dichiarazione sia per le operazioni attive sia per quelle passive.
In particolare, sia gli imponibili sia l’imposta delle operazioni vanno compresi nei righi corrispondenti all’aliquota del 20% e la relativa differenza d’imposta, pari all’1%, va indicata nei righi previsti per l’esposizione delle variazioni e degli arrotondamenti.
Devono essere comprese nel rigo TA11, riservato alle operazioni con aliquota al 20% e l’ulteriore 1% deve essere indicato nel rigo TA14, campo 1 e campo 2.
Devono essere comprese nel rigo TB11 (operazioni con aliquota al 20%) e l’ulteriore 1% deve essere indicato nel rigo TB13, campo 1 e campo 2.
Viceversa, per le istanze relative al primo trimestre 2012, verrà messa a disposizione dei contribuenti interessati la nuova versione del modello IVA TR.
Sono deducibili le penali previste da un contratto per la ritardata consegna. Difatti, si tratta di penalità che sono inerenti all’attività esercitata dall’azienda.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19702 del 27 settembre 2011, che costituisce una sorte di “cambio di passo”, stavolta favorevole ai contribuenti.
Dunque, le penalità pagate dalle aziende per la violazione degli obblighi contrattuali sono deducibili.
La Suprema Corte ha, così, respinto il ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate che aveva chiesto di escludere la deducibilità delle penalità pagate da un’immobiliare per la ritardata consegna degli appartamenti dati in locazione.
Tracciando una netta linea di confine tra sanzioni e penalità i giudici supremi hanno chiarito che le penalità previste in un contratto per ritardata consegna sono deducibili poiché inerenti l’attività d’impresa.
Infatti, la clausola penale, inserita nel contratto, costituisce a determinare preventivamente un patto accessorio del contratto stesso con funzione sia di coercizione all’adempimento, sia di predeterminazione della misura del risarcimento in caso d’inadempimento.
In altri termini, la clausola penale non ha natura e finalità sanzionatoria o punitiva, ma assolve la funzione di rafforzare il vincolo contrattuale e di liquidare preventivamente la prestazione risarcitoria. Il tutto ha, quindi. rilevanti ricadute sul piano fiscale.
Dal 2012 per gli ex contribuenti minimi si applica il regime ordinario Irpef (cioè con aliquote progressive a scaglioni).
Lo ha precisato il sottosegretario all’Economia, durante il “question time” (n. 5-05408) tenutosi alla Camera dei Deputati il 28 settembre 2011.
Sul regime fiscale dei contribuenti inquadrabili come ex minimi, invece, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che a partire dal 1 gennaio 2012 si renderanno applicabili le regole ordinarie di determinazione del reddito imponibile destinate alle imprese e ai lavoratori autonomi.
Difatti, ad oggi mancavano i chiarimenti sulla disciplina specifica destinata ai soggetti che pur rientrando nei minimi non possono più beneficiare del regime o ne fuoriescono.
Adesso, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che, con decorrenza dal 1 gennaio 2012, ai contribuenti inquadrabili come “ex” minimi si rende applicabile la disciplina ordinaria di determinazione del reddito imponibile, disposti per le imprese, di cui agli artt. 55 e seguenti, D.P.R. n. 917/1986 e degli esercenti arti e professioni, di cui agli artt. 53 e 54 del medesimo T.U.I.R., con l’applicazione delle ordinarie aliquote Irpef per scaglioni di reddito.
Nuovo regime dei minimi: Platea ridottissima
Come è noto, a decorrere dal 1 gennaio 2012, il regime dei cd. contribuenti minimi si applicherà per il periodo d’imposta in cui l’attività è esercitata e per i quattro successivi, ma con un ambito ristretto alle persone fisiche che iniziano un’attività d’impresa o lavoro autonomo o che l’hanno intrapresa successivamente al 31/12/2007, con l’applicazione di un’imposta sostitutiva pari al 5%.
4) Non si perdono le ritenute non versate dal datore di lavoro se il dipendente agendo in giudizio le chiede al lordo
Se il datore di lavoro non versa le ritenute previdenziali e fiscali il lavoratore può recuperarle chiedendo al giudice il lordo della somma dovuta.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza n. 19790 del 28 settembre 2011, che ha, così, accolto il ricorso di una donna che aveva promosso l’esecuzione nei confronti dell’ex datore di lavoro, colpevole di non aver versato le ritenute.
Datore di lavoro che, ovviamente, si era opposto, ottenendo (momentaneamente, cioè fino a prima di arrivare davanti la Cassazione) che gli importi su cui eseguire la misura fossero netti. Ma, una volta arrivati all’ultimo grado di giudizio, la Suprema Corte di Cassazione gli ha dato torto. Pertanto, secondo i giudici supremi, l’esecuzione, legittimamente, deve avere luogo per l’importo dovuto, al lordo cioè delle ritenute previdenziali e fiscali.
Nel momento in cui il datore di lavoro sia inadempiente agli obblighi di versamento delle ritenute previdenziali e fiscali, per le prime questi non ha più titolo di rivalersi nei confronti del lavoratore, mentre, per le seconde, interviene il consueto meccanismo della tassazione dei redditi arretrati, sui quali incombe al lavoratore, dopo averli materialmente percepiti e dichiarati, corrispondere, su liquidazione del competente ufficio, le relative imposte: Pertanto, legittimamente l’esecuzione ha luogo per l’importo dovuto, al lordo cioè di dette ritenute, tanto previdenziali che fiscali.
Piena legittimità dei tirocini formativi attivati dalla Fondazione Consulenti per il Lavoro di emanazione del Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro che opera, quale soggetto abilitato all’attività di intermediazione in forza dell’autorizzazione prevista dall’art. 6, comma 4 del D.Lgs. n. 276/2003.
Lo ha precisato la circolare della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro n. 4 del 28 settembre 2011, incentrata sul contenuto dell’art. 11 del Decreto Legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito in Legge n. 148/2011 (cd. manovra di ferragosto 2011) “Livelli di tutela essenziali per l’attivazione di tirocini”.
La nuova norma, afferma la citata Fondazione, si inserisce in un quadro giuridico complesso contenuto nell’articolo 117 della Costituzione così come interpretato dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 50/2005).
In particolare, le Regioni conservano l’esclusiva competenza legislativa in materia di tirocini fermo restando l’esclusiva competenza dello Stato nello stabilire i livelli minimi essenziali che si rendono applicabili su tutto il territorio nazionale.
6) Chiusura delle partite IVA inattive entro il 04 ottobre 2011
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 93 del 2011, ha ulteriormente semplificato gli adempimenti per i titolari di partita Iva inutilizzata.
Lo ha ricordato il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, con la nota del 28 settembre 2011.
Per mettersi in regola è sufficiente effettuare il versamento della sanzione minima di 129 euro entro il 4 ottobre 2011 con il modello F24 “Elementi identificativi” compilato in ogni sua parte e senza dover presentare all’Agenzia né la copia del versamento né la dichiarazione di cessazione attività.
Questo perché la chiusura della partita IVA è effettuata dall’Agenzia delle Entrate sulla base dei dati ricavati dal modello di pagamento e confrontati con quelli contenuti nel sistema informativo, impostando la data di cessazione dell’attività al 31 dicembre dell’anno indicato dal contribuente nel modello di pagamento.
Viene ricordato che nel compilare l’F24“Elementi identificativi” occorre riportare nella sezione “Contribuente” i dati anagrafici e il codice fiscale di chi effettua il versamento, mentre nella sezione “Erario ed altro” occorre indicare:
– la lettera “R” nel campo “tipo” ;
– il numero della partita Iva da chiudere nel campo “elementi identificativi”;
– il codice tributo 8110 nel campo “codice” ;
Per i contribuenti che non si avvalgano di tale opportunità concessa dal Decreto Legge 98/2011 (convertito in Legge n. 111/2011), l’Agenzia può procedere alla chiusura d’ufficio della partita Iva e all’irrogazione della sanzione fino a 2.065 euro.
“Il Decreto ministeriale 21 gennaio 2011, n. 33 istituisce presso l’Inps il “Fondo di solidarietà per il sostegno del reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale del personale dipendente dalle imprese assicuratrici”, con lo scopo di attuare interventi per il sostegno del reddito nei confronti dei lavoratori delle imprese cui si applica il contratto collettivo di settore.
Per approfondimenti sulle caratteristiche del Fondo, sulle prestazioni previste, sul finanziamento dello stesso e sugli adempimenti dei datori di lavoro, consultare la circolare n. 123 del 28 settembre 2011”.
(Inps, nota del 29 settembre 2011)
Ecco l’esempio su come effettuare il nuovo ravvedimento “sprint” con la scadenza del 30 settembre 2011.
A ciò ha pensato il notiziario telematico dell’Agenzia delle Entrate (Fiscoggi), con l’articolo pubblicata nell’edizione odierna del 29 settembre 2011.
Ravvedimento resta “sprint”: fino al 30 settembre 2011
Ne possono usufruire i contribuenti che hanno dimenticato di effettuare i versamenti di imposte e ritenute, o li hanno eseguiti in maniera ridotta, entro il 16 settembre 2011.
Ravvedimento “sprint” in dirittura d’arrivo.
Resta solo un giorno ancora a disposizione per avvalersene da parte di contribuenti che lo scorso 16 settembre non hanno rispettato la scadenza prevista per il versamento unitario di imposte e tributi.
Infatti, il 30 settembre 2011 è il termine ultimo per usufruire della sanzione ridotta pari allo 0,20% per ciascun giorno di ritardo, introdotta dall’art. 23, comma 31, del D.L. 98/2011 (convertito in Legge n. 111/2011), che ha esteso la possibilità a tutti i contribuenti.
Prima dell’introduzione di questa norma agevolativa esistevano due possibilità di ravvedimento: Il cd. ravvedimento “breve”, o mensile, che prevede l’applicazione della sanzione nella misura fissa del 3% e il ravvedimento “lungo”, o annuale, che può essere effettuato entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa all’anno in cui si è commessa la violazione e comporta il versamento del tributo maggiorato degli interessi legali e della sanzione ridotta al 3,75%.
Nel mese di settembre sono in riscossione cassa nello stesso giorno, il 30 settembre appunto, sia i contribuenti che si avvalgono del ravvedimento “sprint” (per le violazioni relative ai versamenti in scadenza il 16 settembre scorso) che quelli che utilizzano il ravvedimento “lungo” (per le violazioni relative alle violazioni commesse nel 2010).
Ravvedimento “sprint”: come si applica
Il ravvedimento “sprint”, come ha precisato la circolare 41/E del 5 agosto 2011, è stato esteso a tutti i contribuenti al fine “di rendere il sistema sanzionatorio più graduale rafforzando l’aderenza della sanzione stessa alla gravità dell’inadempimento”; in precedenza, era prevista la possibilità di usufruire di questa riduzione solo per “i crediti assistiti integralmente da forme di garanzia reale o personale previste dalla legge o riconosciute dall’amministrazione finanziaria”.
Il “quantum” del ravvedimento varia dallo 0,20% per un giorno di ritardo fino al 2,80% per 14 giorni, dal 15° giorno si passa al 3% che si applica fino al 30° giorno.
Ecco l’esempio pratico al fine di aiutare a calcolarne l’applicazione: Nell’ipotesi che il contribuente abbia “dimenticato” di versare l’Iva relativa al mese di agosto entro il 16 settembre per un importo di 1.000 euro e voglia provvedervi il 30 settembre.
Ecco i calcoli da effettuare:
0,2×14=2,80×100/1.000 = € 28,00 (sanzione ridotta da pagare)
1,5x14x1.000/36.500 = € 0,57 (interessi da versare).
A questo punto basta compilare il modello F24 nel seguente modo:
– L’importo di € 1.000 si indica con il codice tributo “6008”, riguardante il versamento dell’Iva del mese di agosto;
– € 28,00 si indica con il codice tributo “8904”, riguardante la sanzione Iva;
– € 0,57 si indica con il codice tributo “1991”, per il versamento degli interessi calcolati al tasso annuo dell’1,5%.
Nel complesso, quindi, il contribuente dovrà versare l’importo di € 1.028,57.
Decisivo ai fini della lotta all’abusivismo, il fatto di monitorare ex ante la legittimità ad operare delle associazioni di categoria.
L’Inps è intervento nuovamente sul sistema di deleghe assegnate ai soggetti intermediari.
Con il Messaggio n. 18637 del 27 settembre sono stati chiariti ulteriori punti e ampliate le funzionalità già previste dalla circolare 28/11.
Il Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro, con una nota del 29 settembre 2011, ha così commentato la notizia:
“Lo scopo di detta circolare e stato quello di circoscrivere con precisione i soggetti che in base all’art 1 e 4 della legge 12/79 sono legittimati alla trasmissione dei dati telematici verso l’inps; con il messaggio Inps n. 18367/11 del 27 settembre si precisa che:
A) con i cdl si é concluso un accordo che ha portato la categoria ha completare quasi del tutto il processo di accreditamento;
B) con gli avvocati, periti, agronomi, ecc, l’inps e in fase ancora istruttoria e cmq ricorda che tali soggetti devono prima dimostrare di aver effettuato la comunicazione alle DPL;
C) per le associazioni di categoria viene recepito quanto contenuto nel vademecum del libro unico al fine di accertare la reale rappresentatività delle varie associazioni e loro articolazioni territoriali. La guida é contenuta nell’art. 32 del Dlgs. 241/97 che indica con precisione i criteri che legittimano l’associazione alla tenuta del libri unico per le imprese aderenti.
Per l’accreditamento alla trasmissione telematica dei dati all’Inps, le amministrazioni centrali di dette associazioni dovranno inviare alla DC dell’inps apposita domanda con allegati i documenti che dimostrino il possesso dei requisiti di cui al citato art. 32. Sarà poi l’inps, dopo le verifiche, ad invitare le singole associazioni a presentare le relative deleghe a trasmettere………Infine, viene ribadito che l’accreditamento con l’inps permette automaticamente l’abilitazione alla consultazione degli attestati di malattia ed alla richiesta delle visite fiscali per le sole aziende in delega”.
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, con la nota informativa n. 66 del 28.09.2011, ha invitato i vari Ordini a fornire all’Inps, il proprio albo aggiornato in formato elettronico, al fine di consentirne un controllo preventivo sul rilascio o la revoca delle credenziali di accesso ai servizi telematici.