Source: https://renatodisa.com/il-provvedimento-che-dispone-il-fermo-amministrativo-dei-crediti/
Timestamp: 2020-07-10 03:37:45+00:00
Document Index: 148016046

Matched Legal Cases: ['art. 69', 'art. 37', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 69', 'art. 69', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 69', 'art. 69']

Il provvedimento che dispone il fermo amministrativo dei crediti
Home Sentenze - Ordinanze Consiglio di Stato Il provvedimento che dispone il fermo amministrativo dei crediti
Consiglio di Stato, sezione seconda, Sentenza 18 novembre 2019, n. 7858.
Il provvedimento che dispone, ex art. 69, r.d. n. 2440 del 1923, il fermo amministrativo dei crediti vantati dal privato nei confronti dell’Amministrazione – stante la sua natura cautelare e intrinsecamente provvisoria e atteso che suo presupposto normativo è non già la provata esistenza del credito, bensì la mera ragione di credito – può essere adottato anche se, nei confronti del privato medesimo, sia stata unicamente esercitata l’azione penale attraverso la richiesta di rinvio a giudizio per reati commessi contro l’Amministrazione e che abbiano cagionato un danno patrimoniale alla stessa
sul ricorso numero di registro generale 2473 del 2009, proposto dal Ministero dell’economia e delle finanze, in persona del Ministero pro tempore, e dell’Agenzia delle dogane, in persona del Direttore pro tempore, rappresentati e difesi ex lege dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici sono elettivamente domiciliati ope legis in Roma, via (…);
il signor -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall’avvocato Va. Pe., con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, corso (…);
relatore, nell’udienza pubblica del giorno 12 novembre 2019, il consigliere Francesco Frigida e uditi per le parti l’avvocato dello Stato Gi. Ro. e l’avvocato An. L’A., su delega dell’avvocato Va. Pe.;
In particolare, ad avviso del collegio di primo grado, “la ragionevole esistenza del credito della P.A. – presupposto del fermo amministrativo – sembra richiedere, nei casi di procedimento penale, secondo una lettura della normativa in materia costituzionalmente orientata, che l’imputazione abbia ricevuto un vaglio positivo da parte di un organo giurisdizionale, vaglio all’epoca non esistente”.
Tale doglianza non è stata tempestivamente riproposta, in quanto – trattandosi di appello depositato in data antecedente all’entrata in vigore del codice del processo amministrativo, a cui, quindi, non può applicarsi la decadenza di cui dell’articolo 101, comma 2, del codice del processo amministrativo – i motivi del ricorso di primo grado, dichiarati assorbiti in primo grado, alla stregua della più recente e maggioritaria giurisprudenza del Consiglio di Stato, avrebbero dovuto essere riproposti, se non con appello incidentale, almeno con memoria depositata nel termine di trenta giorni successivi a quello assegnato per il deposito del ricorso in appello, così come previsto, ratione temporis, a pena di decadenza, dall’art. 37 del regio decreto 7 luglio 1924, n. 1054, applicabile al giudizio d’appello in base all’art. 29, comma 1, della legge n. 1034 del 1971 (cfr. Consiglio Stato, sezione IV, sentenze 2 novembre 2016, n. 4578, 14 dicembre 2015, n. 5663, 6 dicembre 2013, n. 5822, 28 novembre 2013, n. 5700, 19 novembre 2012, n. 5830, 28 febbraio 2012, n. 1120 e 10 agosto 2011, n. 4766; Consiglio di Stato, sezione V, sentenza 20 novembre 2015, n. 5294).
9. Le appellanti amministrazioni hanno contestato la tesi affermata dal T.a.r. per cui, ai fini dell’emanazione di un fermo ex art. 69 del regio decreto n. 2440 del 1923, servirebbe che “l’imputazione abbia ricevuto un vaglio positivo da parte di un organo giurisdizionale”.
In particolare, ad avviso delle amministrazioni, l’espressione “ragione di credito”, indicata nel suddetto art. 69, comporta che l’istituto del fermo amministrativo possa essere utilizzato anche a difesa di un credito né liquido, né esigibile, “ma unicamente assistito dal fumus boni iuris in relazione alla pendenza di un qualsiasi procedimento dal cui esito deriverà il suo accertamento”.
Giova premettere che il fermo amministrativo di cui al citato articolo 69 – che consente ad un’amministrazione dello Stato che abbia, a qualsiasi titolo, ragioni di credito verso aventi diritto a somme dovute da essa o da altre amministrazioni, di sospendere, in via interinale, il pagamento – può essere adottato, stante la sua natura cautelare e intrinsecamente provvisoria, collegata per definizione a motivi di urgenza, anche qualora il credito dell’amministrazione sia contestato, ma sia ragionevole ritenerne l’esistenza, posto che suo presupposto normativo è non già la provata esistenza del credito, bensì la mera ragione di credito (cfr. in tal senso Consiglio di Stato, sezione VI, decisione 8 aprile 2002, n. 1909 e Cassazione civile, sezione I, sentenza 4 maggio 2004, n. 8417).
Non può peraltro sottacersi che un’espressa limitazione in senso contrario, oltre a non ricavarsi affatto dal menzionato articolo 69, sarebbe incompatibile con la funzione cautelare della misura di autotutela e vanificherebbe la ratio di questa norma, che, ad avviso della Corte costituzionale “non configura un irrazionale privilegio, ma uno strumento necessario alla protezione del pubblico interesse connesso alle esigenze finanziarie dello Stato” (sentenza della Corte costituzionale n. 67 del 19 aprile 1972), ed è, in ogni caso, preordinata ad assicurare la regolarità contabile e la realizzazione delle relative entrate, quali vengono definite nell’articolo 219 del regio decreto n. 827 del 1924.
E d’altro canto, la giurisprudenza civile prima citata (Cassazione civile, sezione I, sentenza 4 maggio 2004, n. 8417), sia pur non espressamente soffermandosi sulla questione, fa riferimento alla mera sussistenza di una “imputazione” ed all'”inizio di un procedimento penale” (“Il fermo amministrativo di cui all’art. 69 r.d. 18 novembre 1923 n. 2440 – che consente ad un’amministrazione dello Stato che abbia, a qualsiasi titolo, ragioni di credito verso aventi diritto a somme dovute da essa o da altre amministrazioni, di sospendere, in via interinale, il pagamento – può essere adottato – stante la sua natura cautelare e intrinsecamente provvisoria, collegata per definizione a motivi di urgenza – anche quando il credito dell’amministrazione sia contestato, ma sia ragionevole ritenerne l’esistenza, posto che suo presupposto normativo è, non già la provata esistenza del credito, ma la mera ragione di credito, la quale può derivare anche dall’inizio di un procedimento penale a carico del creditore che veda l’amministrazione stessa come parte lesa”; nella specie era stato promosso un procedimento penale con l’imputazione, mossa a carico del legale rappresentante della società creditrice, di truffa ai danni dell’amministrazione).
9.3. Il Collegio osserva altresì che, essendovi reati per cui il vigente codice di procedura penale prevede la citazione diretta a giudizio e reati con udienza preliminare, se ci accedesse alla tesi per cui una richiesta di rinvio a giudizio non sarebbe sufficiente per fondare l’emanazione di un fermo ex art. 69 del regio decreto n. 2440 del 1923, si creerebbe un paradossale doppio binario, in cui soltanto per i reati più gravi (quelli per cui è prevista l’udienza preliminare) non sarebbe sufficiente l’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero ai fini dell’adozione di un fermo amministrativo, mentre lo sarebbe nell’ipotesi in cui siffatto esercizio fosse effettuato tramite la citazione diretta, che instaura ex se un giudizio penale (id est: per i reati puntiti a pena edittale minore, in quanto di minore gravità ).
Permesso di costruire quando si incide in modo significativo sul prospetto...