Source: https://mioblog.notaiopescaradambrosio.it/rischio-riciclaggio-pagamento-frazionato-professionista/
Timestamp: 2018-05-22 02:13:25+00:00
Document Index: 64156077

Matched Legal Cases: ['art.12', 'art.49', 'art.1', 'art.49', 'art.1', 'art.49', 'art.49', 'art.49', 'art.49', 'art.49']

Rischio di riciclaggio nel pagamento frazionato della parcella al professionista
Il disposto di legge vigente
– Come è noto l’art.12 del D.L. 6 dicembre 2011 n.201 ha modificato l’art.49,commi 1, 5, 8, 12 e 13 del D. Lgs. 21 novembre 2007, n.231 (Decreto antiriciclaggio) il quale prevede ora che “è vietato il trasferimento di danaro contante o di libretti di deposito bancario postali al portatore o di titoli al portatore in euro o in valuta estera, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento, è complessivamente pari o superiore a 1.000 euro. Il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia che appaiono artificiosamente frazionati…..(omissis)”.
Il D. Lgs. 231/2007 ci dà anche la definizione della “operazione frazionata”, precisando alla lettera m) del n.1 dell’art.1, che l’operazione frazionata è “un’operazione unitaria sotto il profilo economico, di valore pari o superiore ai limiti stabiliti dal presente Decreto, posta in essere attraverso più operazioni singolarmente inferiori ai predetti limiti, effettuati in momenti diversi ed in un circoscritto periodo di tempo fissato in 7 giorni, ferma restando la sussistenza dell’operazione frazionata quando ricorrano elementi per ritenerla tale”.
Appare evidente il principio generale, e cioè che il professionista che emetta una parcella superiore a 1.000 euro e quindi “complessivamente pari o superiore a 1.000 euro”, come ci dice l’art.49 citato, non può accettare alcun pagamento in contanti, e se in talune circostanze è impossibile rifiutare il pagamento il professionista è obbligato a comunicare il fatto provvedendo immediatamente alla segnalazione del cliente alla autorità antiriciclaggio.
Frazionamento con più pagamenti in contanti
È pure evidente che il ricevere la somma complessiva pari o superiore a 1.000 euro in più momenti diversi è altamente sospetta. Addirittura quando i diversi pagamenti, pur inferiori ciascuno al predetto limite di 1.000 euro, vengono compiuti all’interno di un periodo temporale di 7 giorni vi è una presunzione di “operazione frazionata” come previsto dalla citata lettera m). Ma anche quando il frazionamento dei pagamenti è scadenzato in un periodo superiore a 7 giorni ricorre la previsione dell’ultima parte della lettera m) dell’art.1 del citato D. Lgs. 231/2007, che espressamente avverte “ferma restando la sussistenza dell’operazione frazionata quando ricorrano elementi per ritenerla tale”.
Il ricevimento da un cliente di pagamenti in contanti singolarmente inferiori al limite di euro 1.000 ma il cui valore complessivo è superiore al limite di legge appare dunque, se non presuntivamente in violazione del Decreto antiriciclaggio, certamente ad alto rischio, sicché il ricevere anche per periodi superiori a 7 giorni per una singola prestazione professionale di valore complessivo pari o superiore a 1000 euro più pagamenti inferiori ai 1.000 euro dovrà essere dettagliatamente giustificato, mediante atti scritti, o comunque circostanze di fatto tali da giustificare il frazionato scadenzamento del pagamento, onde fugare il sospetto che la diversità cronologica nasconda in realtà un aggiramento formale della legge e che sia una operazione artatamente frazionata ai sensi della citata normativa.
Frazionamento con più pagamenti parte in assegni e parte in contanti
Un aspetto altrettanto rilevante, che invece sfugge ai più, è che laddove l’art.49 vieta il trasferimento di qualsiasi somma in contante effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi si riferisce ad ogni operazione “complessivamente pari o superiore a 1.000 euro”.
Ciò comporta non solo il divieto di ricevere più pagamenti in contanti quando la loro somma è superiore ai 1.000 euro, ma anche di ricevere un solo pagamento in contanti, sia pur inferiore alla soglia dei 1.000 euro, quando il valore complessivo dell’operazione è pari o superiore a 1.000 euro.
È la circostanza che il valore oggetto di trasferimento sia “complessivamente” pari o superiore a 1.000 euro che fa scattare il divieto legislativo di “trasferimento” di danaro contante.
Se il valore oggetto del trasferimento è pari o superiore a 1.000 euro, nessun pagamento in contante può effettuarsi, indipendentemente dalle diverse modalità di trasferimento della somma.
La circostanza che l’art.49 del D.Lgs. prosegua comunicando che “il trasferimento è vietato anche quando è effettuato con più pagamenti inferiori alla soglia” costituisce un chiarimento che non esaurisce la gamma della ipotesi di violazione dell’art.49 predetto. La precisazione dell’art.49 va infatti letta tenendo conto che il legislatore ha inserito il termine “anche” nell’esempio del pagamento frazionato compiuto in contanti ciascuno dei quali inferiori ai 1.000 euro.
L’operazione frazionata non è quindi solo quella che viene effettuata con tutti i pagamenti in contanti inferiori alla soglia dei 1.000 euro, ma anche quando uno solo dei pagamenti in contanti è inferiore alla soglia dei 1.000 euro quando il valore complessivo oggetto del trasferimento è superiore al limite fissato dalla legge.
Se infatti è palese dalla dizione della legge che utilizzare più pagamenti tutti inferiori ai 1.000 euro costituisce “operazione frazionata”, e cioè una escamotage per aggirare formalmente il disposto di legge è evidente che si integra lo stesso escamotage della operazione frazionata in violazione della norma anche quando l’operazione frazionata viene organizzata con più mezzi alcuni dei quali apparentemente leciti, quali bonifici o assegni bancari, e con uno solo operato in contanti inferiore alla soglia di 1.000 euro.
È importante che ci si renda conto quindi come costituisca operazione frazionata, e quindi violazione del Decreto antiriciclaggio anche il ricevere, a titolo di esempio, una somma in contanti insieme ad un assegno bancario, il cui valore complessivo della prestazione è pari o superiore a 1.000 euro.
Se, poniamo ad esempio, il valore complessivo oggetto di trasferimento è di euro 2.000 (quindi superiore alla soglia di euro 1.000) non solo costituisce operazione frazionata (con presunzione di legge se compiuta anche tra i 7 giorni, ma presumibilmente anche se compiuta al di fuori del limite dei 7 giorni) ricevere quattro pagamenti in contanti da euro 500 in momenti diversi, ma costituisce violazione della norma antiriciclaggio anche quando questi 2.000 euro sono pagati quanto a euro 1.500 con assegno bancario, e i restanti 500 in contanti.
Essendo superiore al limite il valore complessivo della prestazione nessun pagamento in contanti può essere operato, e la circostanza che la somma (per proseguire l’esempio) di 1.500 euro sia stata pagata con un mezzo tracciabile non consente che gli altri 500 euro (pur essendo quest’ultima tranche inferiore al valore di euro 1.000) possano essere pagati in contanti.
Quando il pagamento risulta operato con i due mezzi diversi (assegno e contante) nello stesso giorno la violazione del Decreto antiriciclaggio è certa, e non solo per la presunzione del limite dei 7 giorni previsto dall’art.49, bensì anche per considerazioni di buon senso, in quanto laddove qualcuno paghi con un assegno bancario di 1.500 euro dimostra, con ciò solo, di avere lo strumento giuridico e bancario per il pagamento dell’intera somma, sicché il versamento di 500 euro in contanti da parte di chi ha emesso assegno bancario per euro 1.500 è palesemente un’operazione volta a sottrarre alla previsione di legge la somma di euro 500. Appare logico infatti che chi firma un assegno di 1.500 euro ben può rilasciarne uno di 2.000.
Responsabilità dell’imprenditore, del fruitore della somma e del commercialista
Il problema investe non solo l’autore principale del reato e il fruitore della prestazione ma, se l’autore del pagamento è un imprenditore individuale o collettivo, anche chi tiene la contabilità dell’impresa, perché dovendo giustificare una parcella di euro 2.000 il commercialista non potrà non domandarsi come mai l’imprenditore ne ha pagato 500 in contanti. Con tutti i conseguenti problemi sia di tenuta della contabilità sia di insorgenza dell’obbligo del commercialista di provvedere alla segnalazione del suo cliente alle Autorità preposte alla repressione dell’antiriciclaggio, pena anche il suo coinvolgimento nel reato dell’imprenditore.
Rischio di riciclaggio nel pagamento frazionato della parcella al professionista ultima modifica: 2014-02-15T13:04:54+00:00 da notaio
Tag:commercialista, contante, imprenditore, operazione frazionata, responsabilità, riciclaggio, valore complessivo
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2 Commenti su “Rischio di riciclaggio nel pagamento frazionato della parcella al professionista”
28 settembre 2015 alle 11:37
Salve, ho trovato interessante l’argomento, in ogni modo credo che a tutt’oggi risultano ancora molti dubbi riguardo al pagamento combinato contanti / assegni per importi superiori a 1000 €.
Cosa mi dice in merito alla Faq del MEF che dice tutt’altra cosa ? le riporto il link: http://www.dt.tesoro.it/it/prevenzione_reati_finanziari/_info/faq.html#faq_0067.html
Rimango in attesa di delucidazioni in merito.
Purtroppo la pagina del suo link mi risulta rimossa e non ho potuto prendere cognizione del parere. Saremmo tutti felici comunque se si facesse chiarezza, anche in senso difforme da quanto da me osservato.