Source: https://www.studiocataldi.it/articoli/15073-indagini-preliminari-il-ruolo-dell-avvocato.asp
Timestamp: 2018-07-15 19:35:53+00:00
Document Index: 183376598

Matched Legal Cases: ['art. 327', 'art. 38', 'art. 23', 'art. 327', 'art. 335', 'art. 391', 'art. 96', 'art. 391', 'art. 391', 'art. 391', 'art. 391', 'art. 391', 'art. 391', 'art. 14', 'art. 111']

Indagini preliminari: il ruolo dell'avvocato
L'importanza del ruolo del difensore nelle indagini preliminari, la procedura da seguire, le facoltà e i limiti nello svolgimento delle attività connesse
L'argomento delle indagini investigative del difensore, ovvero le indagini svolte dal difensore per la tutela dei diritti e della posizione del proprio assistito, è di notevole importanza pratica dal momento che, attraverso tali indagini, l'avvocato ha la possibilità di raccogliere tutti quegli elementi (dichiarazioni, documenti, risultanze tecniche, rilievi tecnici e scientifici, ecc.) atti a scagionare il proprio assistito o, perlomeno, a ridimensionarne, per quanto possibile, in termini giuridici, la responsabilità penale e, quindi, l'applicazione della pena.
L'importanza delle indagini del difensore
L'art. 327 bis del codice di procedura penale
Legittimazione accesso ai luoghi privati
Il "direttore dei lavori" della fase delle indagini preliminari è il Pubblico Ministero. In questa fase, accanto a lui, si muovono anche altri soggetti: la Polizia Giudiziaria e il difensore. Non va dimenticata la presenza del Giudice delle Indagini Preliminari (GIP) che interviene al fine di garantire la legalità delle stesse, esercitando, dunque, una giurisdizione di garanzia.
Quanto al ruolo del difensore, in questa fase iniziale del processo, è bene ricordare che in passato il suo ruolo era del tutto passivo. Attualmente ha assunto un diverso ruolo, id est quello di soggetto attivamente incaricato di far valere la posizione e gli interessi del proprio assistito.
L'art. 38 disp.att. c.p.p. "Facoltà dei difensori per l'esercizio del diritto alla prova" riconosceva al difensore la facoltà di presentare direttamente al Giudice gli elementi probatori ritenuti rilevanti ed ottenere, di conseguenza, l'inserimento della documentazione nel fascicolo delle indagini preliminari. Tale articolo è stato, poi, abrogato dall'art. 23 della Legge n. 397 del 07.12.2000 che ha introdotto gli artt. 391 - bis e segg. c.p.p., ossia le " Investigazioni difensive".
L'ingresso delle indagini difensive ha, dunque, modificato il nostro sistema penale o meglio la fase più importante: quella delle indagini.
In che modo? Attraverso il ridimensionamento del ruolo del Pubblico Ministero e con un difensore che è investito di un ruolo importante, sin dalle prime battute del processo penale, ovvero con il compito di assicurare ab initio, anche in sede di indagini, un'ottima difesa tecnica.
Il rapporto tra assistito ed avvocato assume, così, notevole importanza, in quanto in mancanza di tale rapporto i difensori si trovano ad operare senza quelle preziose informazioni che solo l'assistito è in grado di fornire.
L'art. 327 bis c.p.p. rubricato "Attività investigative del difensore" così recita " Fin dal momento dell'incarico professionale, risultante da atto scritto, il difensore ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare elementi di prova a favore del proprio assistito, nelle forme e per le finalità stabilite nel titolo VI bis del presente libro. La facoltà indicata al comma 1 può essere attribuita per l'esercizio del diritto di difesa, in ogni stato e grado del procedimento, nell'esecuzione penale e per promuovere il giudizio di revisione. Le attività previste dal comma 1 possono essere svolte, su incarico del difensore, dal sostituto, da investigatori privati autorizzati e, quando sono necessarie specifiche competenze da consulenti tecnici".
Tale norma assume un ruolo importante in quanto, in primis, evidenzia il ruolo, lasciate passare il termine, "da protagonista" che viene riconosciuto dal Legislatore al difensore in tale fase e, in secundis, indica il momento a partire dal quale è possibile lo svolgimento delle indagini difensive. Detta facoltà può esercitarsi sin dal momento del conferimento dell'incarico professionale e ciò indipendentemente dalla instaurazione di un procedimento penale a seguito dell'iscrizione oggettiva nel registro delle notizie di reato ex art. 335 c.p.p.
Ai sensi dell'art. 391 nonies c.p.p., rubricato "Attività investigativa preventiva" le indagini possono aver luogo anche preventivamente rispetto ad un procedimento penale, la cui instaurazione è solo ipotetica. La norma stabilisce che il mandato professionale deve risultare da atto scritto, conformemente a quanto stabilito dall'art. 96 c.p.p.
Come deve muoversi il difensore in sede di indagini difensive
La risposta a questi interrogativi è fornita dall' art. 391 septies c.p.p. " Accesso ai luoghi privati o non aperti al pubblico" e dall'art. 391 sexies c.p.p. " Accesso ai luoghi e documentazione".
Fino al momento in cui non interverrà la Polizia Giudiziaria, soggetto legittimato sarà colui che ha la disponibilità del luogo e che ha la possibilità di esercitare sullo stesso uno ius excludendi, in quanto proprietario, possessore, ecc.
Chi scrive ritiene fondamentale evidenziare, però, che una volta assunta dal dominus – PM la direzione delle indagini, si trasferirà in capo a costui il potere di disponibilità del luogo, con la conseguenza che il difensore, al fine di poter procedere al sopralluogo, dovrà interpellare prima il PM, e, in caso di diniego, il Giudice.
Dal tenore della norma ex art. 391 sexies c.p.p. si desume che non vi è obbligo per il difensore di redigere verbale di sopralluogo e delle operazioni connesse. Difatti, il Legislatore così si esprime "[…] il difensore, il sostituto e gli ausiliari indicati nell'articolo 391 bis possono redigere un verbale nel quale sono riportati: a) la data e il luogo dell'accesso; b) le proprie generalità e quelle delle persone intervenute; c) la descrizione dello stato dei luoghi e delle cose; d) l'indicazione degli eventuali rilievi tecnici, grafici, planimetrici, fotografici o audiovisivi eseguiti, che fanno parte integrante dell'atto e sono allegati al medesimo. Il verbale è sottoscritto dalle persone intervenute".
L'uso del "possono" esclude l'obbligatorietà e sottintende che, qualora il difensore decidesse di dare un valore processuale all'attività espletata, non potrà che farlo a mezzo di verbale delle operazioni compiute. Tale verbale verrà, poi, inserito nel fascicolo di cui all'art. 391 octies c.p.p. " Fascicolo del difensore".
La risposta all'interrogativo è fornita dal nostro Legislatore nell'art. 391 sexies c.p.p. dove si parla di accesso finalizzato a "prendere visione dello stato dei luoghi, ovvero per procedere alla loro descrizione o per eseguire rilievi tecnici grafici, planimetrici, fotografici o audiovisivi".
Ai sensi del comma 2 dell'art. 391 decies c.p.p. si desume che il difensore può compiere anche "atti non ripetibili" in questo caso il PM avrà mera facoltà di intervento senza diritto di preavviso.
Sull'interrogativo l'Unione delle Camere Penali ha ritenuto che debba essere considerata "un'attività deontologicamente obbligatoria per l'avvocato ogni qualvolta se ne renda necessaria l'esecuzione per la migliore tutela dell'assistito".
A chiusa di questo breve excursus il richiamo va all'art. 14 del Codice deontologico forense " Dovere di verità" che, così, statuisce "l'avvocato non può introdurre intenzionalmente nel processo prove false. In particolare, il difensore non può assumere a verbale né introdurre dichiarazioni di persone informate dei fatti che sappia essere false".
In definitiva, il difensore deve procedere all'attività investigativa nel rispetto dei principi di lealtà, correttezza ed onestà al fine di garantire la Verità di tutta l'attività espletata e la realizzazione del giusto processo reclamato dall'art. 111 Cost.