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Timestamp: 2018-06-19 04:18:29+00:00
Document Index: 63654664

Matched Legal Cases: ['art. 45', 'art. 45', 'art. 72', 'art. 51', 'art. 59', 'art. 1', 'art. 51', 'art. 45']

Parasubordinati, aumenti al buio
Numero 253, pag. 44 del 25/10/2003
Il dl n. 269 non specifica i contenuti dell’equiparazione contributiva dei co.co.co. ai commercianti.
Obbligo da definire per le aliquote rottamazione e aggiuntiva
Aumento contributivo al buio per i parasubordinati. Nel parificare l’aliquota contributiva a quella dei commercianti, con l’evidente intento di assicurare a questa categoria di lavoratori atipici una pensione più dignitosa, l’art. 45 del dl n. 269/2003, che ha anticipato alcune misure contenute nella manovra economica 2004, non è stato molto chiaro. E non si capisce quanto dovranno versare all’Inps, a partire dall’anno prossimo, i cosiddetti co.co.co. Vediamo perché.
Con effetto dal 1° gennaio 2004, così recita l’art. 45 del dl n. 269/2003, l’aliquota contributiva per gli iscritti alla gestione separata che non risultino assicurati presso altre forme obbligatorie, è stabilita ´in misura identica’ a quella prevista per la gestione pensionistica dei commercianti.
Per gli anni successivi, a essa si applicano gli incrementi già previsti (dall’articolo 59, comma 15, della legge n. 449/1997, la Finanziaria 1998), fino al raggiungimento dell’aliquota di 19 punti percentuali.
Gli esercenti attività commerciali iscritti all’Inps sono soggetti a un contributo, destinato al fondo pensioni, pari al 17,19%, aliquota in ascesa graduale nella misura dello 0,20% per ogni anno, sino a raggiungere il 19%. Pertanto, l’anno prossimo (nel 2004) il contributo dovuto dai commercianti sarà pari al 17,39% (17,19 più 0,20).
L’aliquota del 17,19% contiene al suo interno una quota pari allo 0,09%, destinata a finanziare il cosiddetto fondo per la ´rottamazione negozi’ (art. 72, legge n. 448/2001), fondo che interviene nei confronti dei soggetti di età non inferiore a 62 anni (57 anni le donne) che cessano l’attività (restituiscono cioè la licenza), riconoscendo loro un indennizzo pari al minimo di pensione Inps per la durata massima di tre anni. L’aliquota aggiuntiva dello 0,09% sarà in vigore sino a tutto il 2006. Bisogna allora capire di conseguenza se la contribuzione dovuta nel 2004 dai co.co.co. sarà pari al 17,30% (17,10 più 0,20), oppure 17,39% (17,19 più 0,20) costringendo i parasubordinati ad alimentare un fondo (con la maggiorazione dello 0,09%) cui non possono in alcun modo accedere.
Per i commercianti è inoltre prevista un’aliquota aggiuntiva dell’1%, da applicare alla quota del reddito imponibile (determinato in base al totale dei redditi d’impresa, individuati in quelli ´d’impresa’ propriamente detti, art. 51/80, dpr n. 917/86, e in quelli come tali considerati ai sensi e per gli effetti delle varie disposizioni contenute negli artt. 5 e 6 del citato Tuir) che supera il noto ´tetto’ pensionabile (la prima fascia di retribuzione pensionabile dei lavoratori dipendenti su cui si applica, in pensione, l’aliquota di rendimento ´piena’ del 2%). Cerchiamo di spiegarci meglio. Nel 2003 il tetto di cui sopra è fissato in 36.959,00 euro. Per cui, i commercianti versano il 17,19% sulla quota di reddito imponibile sino a 36.959,00 euro e il 18,19% (un punto in più) sulla quota di reddito imponibile che va da 36.960 a 61.598,00 euro (oppure a 80.391,00 euro, gli iscritti dal 1° gennaio 1996 in poi, privi di anzianità contributiva alla data del 31 dicembre 1995).
Resta il dubbio se l’aliquota aggiuntiva si applicherà anche ai co.co.co. In altre parole, sarebbe opportuno capire se nel 2004 verseranno il 17,39 (oppure il 17,30 se saranno esentati dal versamento al fondo rottamazione negozi) sino alla quota di compensi pari a 37.883,00 euro (presumibile tetto pensionistico del 2004) e il 18,39 (oppure 18,30) sulla parte eccedente sino a 82.400,00 euro (presumibile massimale contributivo per il 2004). Oppure dovrà applicarsi un’aliquota unica del 17,39 (o 17,30) sull’intero imponibile sino al massimale di 82.400,00 euro.
Aliquota aggiuntiva 2
Al fine di offrire una maggior tutela previdenziale ai lavoratori atipici, l’art. 59, comma 16, della legge n.449/1997 (la Finanziaria 1998), ha stabilito che da parte dei soggetti che non risultano iscritti ad altre forme obbligatorie, con effetto dal 1° gennaio 1998, è dovuta una ulteriore aliquota contributiva pari a 0,5 punti percentuali, per il finanziamento dell’onere derivante dall’estensione agli stessi della tutela relativa alla maternità e agli assegni al nucleo familiare.
Su questo punto non dovrebbero esserci problemi interpretativi. Riteniamo infatti che i co.co.co. nel 2004 debbano versare all’Inps un contributo pari al 17,89%: 17,39, fondo pensioni più 0,50 per la maternità e assegni familiari (oppure 17,80% se passa la tesi del non assoggettamento al contributo del fondo rottamazione negozi).
Come accennato, l’obiettivo che si prefigge l’elevazione dell’aliquota contributiva è quello di consentire a questi lavoratori, la cui pensione verrà calcolata esclusivamente con il criterio contributivo, che tiene conto dell’ammontare degli accantonamenti effettuati durante l’intera carriera, di contare, grazie alla maggior contribuzione, su una rendita più consistente.
Il criterio di calcolo contributivo che costituisce la modifica di gran lunga più rilevante del riordino previdenziale del 1995 (art. 1, comma 6, della legge n. 335/1995 prevede:
* il computo del ´montante contributivo’, da determinarsi mediante capitalizzazione dei contributi a un tasso pari a quello di crescita del pil (prodotto interno lordo);
* la moltiplicazione del montante così ottenuto, per un ´coefficiente di trasformazione’, riferito a ogni età anagrafica compresa tra 57 e 65 anni, correlato al periodo di godimento atteso della pensione, e contenente al suo interno un tasso di sconto pari all’1,5%, corrispondente al prevedibile tasso di crescita di lungo periodo del pil.
In sostanza, l’importo della pensione annua è determinato moltiplicando il montante individuale dei contributi per il coefficiente di trasformazione di cui all’allegata tabella A (della legge), relativo all’età del richiedente al momento del pensionamento. Ai fini della determinazione del montante contributivo individuale, alla base imponibile, la retribuzione o reddito entro un determinato tetto annuo, rivalutabile sulla base dell’inflazione, si applica un’aliquota di computo, che per i lavoratori dipendenti è fissata al 33% e per gli autonomi (artigiani e commercianti) al 20%.
L’aliquota di computo è stabilita in misura pari al contributo dovuto, maggiorato ´di due punti percentuali nei limiti di una complessiva aliquota di computo di 20 punti percentuali’ (art. 51, legge n. 488/1999).
A questo punto sorge il dubbio (l’art. 45 del recente dl n. 269/2003 si guarda bene dal chiarirlo) se nel 2004 i co.co.co., dal momento che versano al fondo pensioni l’identica aliquota contributiva dei commercianti, ai fini del montante contributivo accantoneranno il 20% delle somme pagate (come i commercianti), oppure il 19,39% (17,39 più due punti).