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Timestamp: 2018-01-24 01:37:25+00:00
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Permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato - Iussit.com
Consiglio di Stato, sentenza n. 3204 del 19 luglio 2016
“la giurisprudenza di questo Consiglio, nel valorizzare una prospettiva dinamica, in chiave prognostica, del requisito reddituale, ha chiarito che il raggiungimento della soglia minima del reddito può anche essere valutato dall’Amministrazione con una certa elasticità, alla luce delle concrete possibilità di un incremento del reddito percepito dallo straniero (Cons. St., sez. III, 29.5.2015, n. 2699; Cons. St., sez. III, 18.12.2015, n. 5775), possibilità concrete che, nel caso di specie, erano ragionevolmente ipotizzabili dall’Amministrazione”
sul ricorso numero di registro generale 265 del 2016, proposto da:
Tizio Axx, rappresentato e difeso dall’Avvocato Bxx Cxx e dall’Avvocato Dxx Exx, con domicilio eletto presso la Segreteria della III Sezione del Consiglio di Stato in Roma, piazza Capo di Ferro, n. 13;
Questura di Brescia, in persona del Questore pro tempore, rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;
della sentenza breve del T.A.R. LOMBARDIA – SEZ. STACCATA DI BRESCIA: SEZIONE I n. 01594/2015, resa tra le parti, concernente il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno – mcp
1. Con provvedimento n. Cat. ZZZ/2015/Immig./II Sez/gm/nnnnnn, del 13 marzo 2015 e notificato, a distanza di diversi mesi, l’8 agosto 2015, la Questura della Provincia di Brescia ha decretato il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato richiesto da Tizio Axx, nato il (…) a (…) (Cina), perché ha accertato «tramite verifiche nelle banche dati che, nonostante l’attuale situazione lavorativa, il reddito personale del richiedente, attuale e pregresso, non soddisfa i requisiti previsti dalla vigente normativa».
1.1. Avverso tale provvedimento l’interessato ha proposto ricorso al T.A.R. per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, deducendone l’illegittimità per violazione dell’art. 5, comma 5, d. lgs. n. 286 del 1998, e ne ha chiesto, previa sospensione, la riforma.
1.2. Si è costituita la Questura di Brescia per resistere al ricorso.
1.3. Il T.A.R. per la Lombardia, sezione staccata di Brescia, con la sentenza n. 1594 del 26 novembre 2015, resa in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a., ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente a rifondere le spese di lite in favore dell’Amministrazione.
2. Avverso tale sentenza ha proposto appello l’interessato che, lamentandone la violazione e/o la falsa applicazione dell’art. 5, comma 5, del d. lgs. n. 286 del 1998, ne ha chiesto, previa sospensione, la riforma.
2.1. Si è costituita la Questura di Brescia per resistere al ricorso ex adverso proposto.
2.2. Con il decreto n. 100 del 18 gennaio 2016 è stata accolta inaudita altera parte la domanda cautelare dell’appellante.
2.3. Con l’ordinanza n. 473 dell’11 febbraio 2016 la misura cautelare è stata confermata, con sospensione dell’esecutività della sentenza impugnata, e la causa è stara rinviata all’udienza pubblica del 9 giugno 2016.
2.4. Nell’udienza pubblica del 9 giugno 2016, infine, la causa è stata trattenuta in decisione.
3. L’appello di Tizio Axx è fondato e deve essere accolto.
4. Si deve qui osservare che il provvedimento di diniego, impugnato in primo grado, ha accertato, come si è premesso, «tramite verifiche nelle banche dati che, nonostante l’attuale situazione lavorativa, il reddito personale del richiedente, non soddisfa i requisiti previsti dalla vigente normativa».
4.1. Secondo la sentenza qui impugnata il reddito percepito dall’odierno appellante in ragione dell’occupazione recentemente reperita dallo straniero nell’aprile 2015 sarebbe risultato insufficiente a garantire il suo sostentamento, come risulterebbe confermato anche dal fatto che anche le buste paga, relative ai primi mesi dal maggio al settembre del 2015, indicherebbero uno stipendio compreso tra € 158,00 ed € 189,00.
4.2. L’odierno appellante ha tuttavia rappresentato, nel proprio ricorso (pp. 2-3), che egli lavorava da poco tempo alle dipendenze di (*) (**), quando gli è stato notificato il provvedimento di rigetto, e che in un secondo momento, nei mesi successivi, tale rapporto si è consolidato, con un sensibile incremento della prospettiva reddituale, come in effetti dimostrano le buste paga in questa sede prodotte, le quali denotano un netto mensile sensibilmente più elevato rispetto a quello verificato dal T.A.R. nei mesi tra maggio e settembre del 2015 (€ 692,00 nell’ottobre del 2015, € 535,00 nel novembre 2015, € 787,00 nel dicembre 2015).
4.3. Ora la giurisprudenza di questo Consiglio, nel valorizzare una prospettiva dinamica, in chiave prognostica, del requisito reddituale, ha chiarito che il raggiungimento della soglia minima del reddito può anche essere valutato dall’Amministrazione con una certa elasticità, alla luce delle concrete possibilità di un incremento del reddito percepito dallo straniero (Cons. St., sez. III, 29.5.2015, n. 2699; Cons. St., sez. III, 18.12.2015, n. 5775), possibilità concrete che, nel caso di specie, erano ragionevolmente ipotizzabili dall’Amministrazione.
4.4. Il provvedimento di diniego, notificato all’interessato a distanza di molti mesi dalla sua emissione, allorché questi aveva reperito una nuova occupazione lavorativa, non ha perciò correttamente valutato se il reddito percepito in base alla nuova occupazione, alla luce di tali concrete possibilità, potesse o meno soddisfare i requisiti previsti dalla normativa.
4.5. Tale valutazione è tanto più necessaria quando l’Amministrazione, come nel caso di specie, lasci trascorrere molti mesi tra l’emissione del provvedimento e la sua notificazione all’interessato, che nel frattempo può avere reperito, come è qui avvenuto, una nuova occupazione, con serie possibilità di incrementare il proprio reddito, e non può vedere leso il suo legittimo interesse ad ottenere il rinnovo del titolo sulla base di tali serie possibilità, medio tempore concretamente maturate.
5. Ne segue che, per queste ragioni, il provvedimento questorile è illegittimo e deve essere annullato, per violazione dell’art. 5, comma 5, del d. lgs. n. 286 del 1998 nel senso sopra inteso, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione che, nel rideterminarsi, rivaluterà la sussistenza di una adeguata e stabile situazione reddituale dello straniero alla luce delle ragioni e nei limiti sin qui esposti.
6. In conclusione, per quanto chiarito, l’appello deve essere accolto e, in integrale riforma della sentenza impugnata, il provvedimento della Questura di Brescia, gravato in prime cure, deve essere annullato.
7. Le spese del doppio grado di giudizio, considerata la peculiarità del caso, possono essere interamente compensate tra le parti.
7.1. L’Amministrazione rimborserà all’interessato il contributo unificato corrisposto per la proposizione del ricorso nel primo e nel secondo grado di giudizio.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto da Tizio Axx, lo accoglie e per l’effetto, in riforma della sentenza impugnata, accoglie il ricorso di primo grado e annulla il decreto Cat. ZZZ/2015/Immig./II Sez/gm/nnnnnn adottato dalla Questura di Brescia il 13 marzo 2015 e notificato il 6 agosto 2015.
Condanna la Questura di Brescia a rimborsare in favore di Tizio Axx il contributo unificato corrisposto per la proposizione del ricorso in primo e in secondo grado.
— Depositata il 19 luglio 2016–
Immigrazione, permesso di soggiorno, rimborso contributo unificato, stranieri