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Timestamp: 2017-09-20 03:46:44+00:00
Document Index: 179760283

Matched Legal Cases: ['art 3', 'sentenza ', 'art. 191', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'in fine', 'art. 191', 'sentenza ', 'art. 2']

Divorzio breve e scioglimento della comunione
di: Avv. Elisabetta Fedegari
Le modifiche al codice civile ed all’art 3 della legge sul divorzio n. 898/70 sono proposte di legge bipartisan che modificherebbero il precedente ordinamento in materia di divorzio (legge 898 del 1970) e che ridurrebbero a un anno i tempi entro cui il giudice deve dare la sua sentenza.
La proposta è già in Commissione Giustizia della Camera e presenta tre “vie” diverse: la prima prevede l’abbassamento dei tempi solo nel caso in cui la coppia non abbia figli minorenni; la seconda prevede l’abbassamento dei tempi di attesa a un anno in qualsiasi caso; la terza, infine, consiglia di abbassare a sei mesi la durata del processo nel caso in cui non siano presenti figli che abbiano meno di 14 anni, caso contrario i tempi verrebbero allungati a un anno.
Tutte e tre le proposte, ovviamente, prevedono un accordo tacito tra i coniugi, altrimenti la durata resta invariata.
Di fatto, la proposta di legge raccoglie l’invito della Lega Italiana per il Divorzio Breve, costituitasi nel 2007 e da sempre ferma sostenitrice della riduzione dei tempi che sanciscono il divorzio.
L’obiettivo principale della Lega è proprio quello di eliminare i tre anni di attesa per rendere effettiva la sentenza e cancellare quindi gli effetti del matrimonio civile.
Con il “divorzio breve” sarà possibile sciogliere la comunione legale sui beni fin dal momento della comparizione personale delle parti dinanzi al giudice.
Attualmente tale evento, secondo la formulazione vigente dell’art. 191 cc, si verifica solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza di separazione personale che, considerata la durata media dei procedimenti in Italia, può arrivare dopo diversi anni.
La novità non è di poco conto se si considera che la Cassazione, fino alla sentenza n. 4757 del 26.2.2010, aveva assunto un orientamento assai rigido, ritenendo che la domanda di scioglimento della comunione e di divisione delle sostanze residuate dal matrimonio fosse improcedibile sino alla sentenza di separazione.
Dopo la sentenza citata è stato dato ingresso alla proponibilità della domanda di scioglimento della comunione e di divisione delle sostanze anche in corso di giudizio di separazione, ritenendo il passaggio in giudicato o l’omologazione della sentenza come condizioni dell’azione e non più presupposti processuali.
Oggi il coniuge “comunista pentito” può tutelarsi richiedendo lo scioglimento e la divisione dei beni residuali anche se la sentenza di separazione o l’omologazione ancora sono pendenti.
Il testo licenziato dalla Commissione Giustizia della Camera spinge ancora più avanti il limite all’automatismo della comunione legale dei beni, facendolo coincidere con il momento della cessazione della convivenza.
Un ulteriore passo in avanti verso la chiarezza di rapporti e situazioni personali ed economiche sempre più in linea con le normative europee in materia.
Quanto alla decorrenza dello scioglimento della comunione tra i coniugi, l’art. 2 del testo unificato aggiunge in fine un nuovo comma all’art. 191 c.c. In base al testo vigente di tale disposizione, lo scioglimento della comunione dei beni tra marito e moglie consegue al passaggio in giudicato della sentenza di separazione personale. L’art. 2 del testo unificato anticipa lo scioglimento della comunione al momento in cui il presidente del tribunale, in sede di udienza presidenziale, autorizza i coniugi a vivere separati.
Il novero dei contrari a questa proposta di riforma è però molto ampio: in primis c’è la Chiesa che, attraverso le pagine del proprio quotidiano, l’Avvenire, ha colto l’occasione per ribadire la sua ferma opposizione al divorzio in generale, ma anche e soprattutto a questa nuova proposta in quanto ridurrebbe molto i tempi per un eventuale ripensamento e ricongiungimento della coppia.
Il Cardinale Angelo Bagnasco boccia "il cosiddetto divorzio breve" perché, scandisce, "contraddice gravemente qualunque possibilità di recupero e rende più fragili i legami sociali".
Il divorzio breve avvicinerebbe l'Italia alle altre legislazioni europee in materia di diritto di famiglia.
In Francia per sancire la fine di un'unione bastano dai tre ai sei mesi, in Germania solo un anno, ma senza più tornare di fronte al Tribunale per una nuova pronuncia. Ed anche in Grecia, Spagna e Romania i tempi sono decisamente inferiori rispetto all’Italia.