Source: https://www.tuttoambiente.it/sentenze-premium/rifiuti/?s_item=7f7c351ee977c765aa8cd5c7020bc38f
Timestamp: 2019-11-12 00:36:27+00:00
Document Index: 175379948

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 212', 'art. 256', 'art. 181', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 603', 'sentenza ']

Cass. Pen. Sez. III 14/03/2018 n. 11568 - Gestione di rifiuti con iscrizione all’Albo scaduta: è rilevante il rigetto dell’istanza di rinnovo? - Tuttoambiente.it
Gestione di rifiuti con iscrizione all’Albo scaduta: è rilevante il rigetto dell’istanza di rinnovo?
La condotta di gestione di rifiuti successiva rispetto alla scadenza dell’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali è abusiva e non rilevano, in senso contrario, né il provvedimento di rigetto dell'istanza di rinnovo né il successivo provvedimento di cancellazione dall'Albo. Il primo ha, infatti, per oggetto il diniego del rinnovo dell'iscrizione e, dunque presuppone che l'iscrizione all'Albo fosse già scaduta prima della presentazione della domanda di rinnovo, ed è, comunque, un provvedimento negativo, che esclude, anche sul piano meramente soggettivo, l’affidamento incolpevole sulla permanenza dell’iscrizione stessa. Il secondo ha per oggetto il provvedimento, meramente formale, di cancellazione dall'albo, che non ha natura costitutiva, rappresentando la semplice presa d'atto dell'avvenuta scadenza dell'iscrizione e del mancato rinnovo della stessa in epoca precedente.
1.- Con sentenza del 26 maggio 2017, la Corte d'appello di Milano ha confermato la sentenza del Tribunale di Milano del 17 gennaio 2017, con la quale l'imputato era stato condannato, anche al risarcimento del danno nei confronti della Città metropolitana di Milano, per: A) il reato di cui agli artt. 256, commi 1, lettera a), in relazione all'art. 212, del d.lgs. n 152 del 2006, perché, in qualità di proprietario di un autocarro, effettuava il trasporto di rifiuti non pericolosi, prodotti da un'attività di costruzione e demolizione, in mancanza dell'iscrizione all'albo dei gestori ambientali; B) il reato di cui all'art. 256, comma 3, del d.lgs. n 152 del 2006, perché, in qualità di titolare di una ditta individuale, realizzava e gestiva una discarica in mancanza di autorizzazione su un'area sottoposta a tutela paesaggistica, attraverso l'accumulo di terre da scavo miste a rifiuti da attività di demolizione, pneumatici, ulteriori rifiuti di demolizione, generando un degrado ambientale per la presenza e le modalità di accumulo dei suddetti rifiuti, destinati a permanere nel luogo con carattere di definitività; C) il reato di cui all'art. 181, comma 1, del d.lgs. n. 42 del 2004, per avere realizzato la discarica di cui sopra in area sottoposta a vincolo paesaggistico in mancanza di autorizzazione.
2.- Avverso la sentenza l'imputato ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione, chiedendone l'annullamento.
2.1.- Con un primo motivo di impugnazione, si lamenta la mancata assunzione di una prova contraria avente il carattere di decisività, relativa alla quantità di rifiuti insistenti nell'area. Non si sarebbe considerato che l'imputato aveva affermato che, in ottemperanza dell'ordine di sgombro della pubblica amministrazione, i materiali erano stata da lui inviati in altra discarica, con l'ausilio di un'impresa che aveva emesso regolare fattura. Considerando gli importi relativi - secondo la prospettazione difensiva - emergerebbe che dal terreno dell'imputato erano state mosse 9 t di rifiuti e non 332, come risultante dalla testimonianza dell'ufficiale di polizia giudiziaria che aveva proceduto all'accertamento. Alla luce di tale precisazione, la difesa aveva chiesto, al fine di verificare l'esatta consistenza dei rifiuti insistenti sul sito, di acquisire la fattura attestante le operazioni di sgombro dell'area. La Corte d'appello aveva invece negato tale acquisizione, pur trattandosi di una prova contraria, finalizzata anche alla determinazione della gravità del reato e, dunque, della pena.
2.2.- In secondo luogo, si deduce la violazione del principio di correlazione tra imputazione e sentenza quanto al reato di cui al capo C. Secondo la prospettazione difensiva, si è contestato all'imputato di avere realizzato una discarica in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, mentre lo stesso era stalopoi condannato per avere indebitamente edificato dei manufatti atti a ricoverare i propri attrezzi e mezzi sul terreno di sua proprietà. Egli non avrebbe comunque esercitato il suo diritto di difesa quanto a tali manufatti.
La motivazione fornita dalla Corte d'appello a sostegno del diniego della rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale risulta, infatti, pienamente logica e coerente, laddove evidenzia che il quadro probatorio relativo all'entità della discarica abusiva risulta sufficientemente chiaro e che la fattura, in quanto documento di natura meramente fiscale, non può certo assurgere a prova del quantitativo di rifiuti rinvenuti, già accertato in modo puntuale degli operanti, ben potendo essere che lo smaltimento degli stessi per realizzare lo sgombro della discarica abusiva sia stato effettuato in maniera%ua volta abusiva o, comunque, fiscalmente irregolare. Si tratta, perciò, di una prova che risulta del tutto priva del requisito della necessarietà ai fini della decisione (art. 603 cod. proc. pen.), perché del tutto incerta ed avente per oggetto un profilo già ampiamente coperto da univoche risultanze istruttorie.
3.4. - Il terzo motivo di doglianza - con cui si denunciano vizi della motivazione in relazione alla ritenuta sussistenza degli elementi costitutivi del reato di discarica abusiva è inammissibile, perché basato su considerazioni di fatto in parte generiche e in parte puntualmente smentite, con conforme valutazione, dai giudici di primo secondo grado. È sufficiente qui richiamare sinteticamente le considerazioni già svolte nella sentenza d'appello circa: l'entità dell'area occupata (maggiore di quella indicata della difesa); il quantitativo dei rifiuti (determinato con precisione dalla polizia giudiziaria in misura ben superiore a quella indicata dalla difesa); la mescolanza degli stessi (rispetto alla quale, la circostanza che sia stato effettuato un unico campionamento nulla conferma e nulla smentisce); lo stato di degrado e le modalità di conservazione dei pneumatici rinvenuti nell'area (la cui destinazione a un successivo utilizzo risulta, pertanto, impossibile); il degrado dello stato dei luoghi (la cui insussistenza era asserita già nell'atto di appello in via del tutto generica); l'abbandono dei rifiuti in tempi diversi (visti i quantitativi, le modalità di accatastamento e la non inutilizzabilità dei materiali). Del tutto erronea risulta, poi, la prospettazione difensiva secondo cui l'area era priva di pregio perché si trovava a circa 1 km da una discarica autorizzata. Risulta infatti pacifico che l'area stessa era sottoposta a vincolo paesaggistico; vicolo che ben può riguardare luoghi già urbanizzati o addirittura "compromessi", al fine di evitarne l'ulteriore "compromissione".
4.- Il ricorso, conseguentemente, deve essere rigettato, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Il ricorrente deve essere altresì condannato alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalla parte civile Città metropolitana di Milano, liquidate in euro 1755,00 oltre accessori di legge.