Source: https://ilcalcioeugualepertutti.wordpress.com/2019/04/26/calciopoli-la-radiazione-di-moggi-giraudo-e-mazzini/
Timestamp: 2020-06-06 01:17:05+00:00
Document Index: 5550930

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 39', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 6']

Pubblicato 26 aprile 2019 26 aprile 2019 da felixarpino
Le sentenze sportive del 2006 avevano condannato Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Innocenzo Mazzini alla pena di 5 anni di inibizione con proposta al Presidente Federale di preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC (radiazione).
Per la precisione, queste condanne erano state inflitte a Moggi e Giraudo già dalla CAF, con sentenza del 14 luglio 2006, successivamente confermata della Corte federale il 25 luglio 2006. Per Mazzini, all’epoca vicepresidente FIGC, la proposta di radiazione fu invece irrogata dalla Corte federale che aggravò, in questo modo, i “soli” 5 anni di inibizione stabiliti dalla CAF in primo grado.
Luciano Moggi, ex dg della Juve
Per quanto riguarda Moggi, questa gravissima sanzione fu la conseguenza dell’accertamento, in sede sportiva, dell’illecito sportivo consumato tramite il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale (articolo di approfondimento). Inoltre Moggi fu condannato anche per diversi episodi di mera slealtà sportiva, tra i quali l’atteggiamento, considerato minaccioso, nei confronti di Paparesta dopo la partita tra la Reggina e la Juve (articolo).
Anche Giraudo, amministratore delegato della Juventus, era stato condannato per lo stesso illecito sportivo per cui è stato condannato Moggi, oltre che per la violazione dei doveri di lealtà, probità e correttezza riferiti all’episodio di Reggio Calabria.
Il vicepresidente federale Mazzini, invece, era stato considerato colpevole di diverse condotte sleali e scorrette in concorso con Claudio Lotito, presidente della Lazio, relative ad alcune partite della società romana (articolo di approfondimento) nonché di altre condotte sleali in relazione alle partite Lazio – Fiorentina e Chievo – Fiorentina (a vantaggio della squadra viola); ma soprattutto è stato considerato colpevole di illecito sportivo – assieme al designatore Paolo Bergamo e all’arbitro Massimo De Santis – per la partita Lecce – Parma, volto al salvataggio della Fiorentina. Era invece stato prosciolto dall’incolpazione di illecito sportivo riguardante condotte finalizzate a favorire la Juventus durante la stagione 2004/05.
La proposta di radiazione, comminata dalla Corte federale, doveva inizialmente essere vagliata dal Presidente federale ma in seguito alla modifica del Codice di giustizia sportiva, in vigore dal 1 luglio 2007, la decisione sulla preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC viene attribuita, dal legislatore federale, agli Organi di giustizia sportiva.
Il Consiglio federale della FIGC, con il comunicato ufficiale n. 143/A del 3 marzo 2011, aveva reso pubblico e adottato una disciplina regolamentare per completare i procedimenti di preclusione non definiti con il vecchio C.G.S. (vigente sino al 30 giugno 2007), provvedendo ad attribuire alla Procura federale il potere di iniziativa del procedimento, a individuare gli Organi della giustizia sportiva competenti, a definire i termini e le modalità del procedimento e a sancire il principio del doppio grado di giurisdizione, precisando che la decisione deve essere adottata “sulla base delle sentenze rese”.
L’11 aprile 2011 la Procura federale, nella persona di Stefano Palazzi, si attiva ufficialmente chiedendo alla Commissione disciplinare nazionale, tramite apposito provvedimento, di irrogare la sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC nei confronti di Moggi, Giraudo e Mazzini. Siamo quindi a pochi mesi dal termine della sanzione di inibizione dei cinque anni, che avrebbe avuto fine nel luglio 2011.
Il giudizio della Commissione disciplinare – presieduta dall’avv. Sergio Artico – deve quindi basarsi su quanto accertato nelle sentenze rese dell’estate 2006, e non può, dunque, tenere in considerazione le condotte degli squalificati successive alle sentenze (come, invece, suggerito dalla difesa Giraudo). In concreto, la commissione ha il mero compito di completare, con giudizio discrezionale, la sanzione decisa dai giudici federali.
Al seguente link sono disponibili stralci delle udienze del procedimento di radiazione presso la Commissione disciplinare e presso la Corte di giustizia federale (giudizio di appello): https://www.youtube.com/watch?v=fExA7oYy8k0&list=PL7994B0A92A3245A7.
L’istanza di ricusazione proposta dalla difesa di Moggi nei confronti del collegio di primo grado, adottata per aver alcuni suoi componenti già giudicato l’ex dg della Juve nel procedimento sportivo del 2008 sulle schede telefoniche svizzere, verrà rigettata. Secondo il collegio, infatti, si trattava di una vicenda diversa e del tutto distinta…
A nulla porterà, inoltre, l’argomento difensivo del collegio di Moggi circa la violazione del principio del ne bis in idem, dato che il procedimento del 2011 non giudica i fatti del 2006 (già accertati in via definitiva cinque anni prima) ma la gravità di quei fatti.
Detto in giuridichese, come scrive la Corte di giustizia federale: mentre, infatti, il giudizio già definito ha riguardato il fatto e la colpa del reclamante, quello oggi in esame concerne la speciale gravità degli addebiti accertati e l’attitudine degli stessi a fondare un giudizio di così grave riprovazione da giustificare l’adozione di una misura espulsiva.
L’Alta corte di giustizia sportiva del CONI aveva però motivato – con la decisione n. 11 del 23 maggio 2011, decidendo su un ricorso presentato da Mazzini contro la delibera della FIGC di cui al comunicato 143/A (adottata dal Consiglio federale il 3 marzo 2011) – che: L’applicazione della ulteriore misura sanzionatoria (la radiazione, ndr) ha come presupposto la precedente condanna disciplinare (ed i fatti rilevanti disciplinarmente ivi accertati), ma comporta necessariamente un’ulteriore valutazione discrezionale e perciò con maggiore obbligo di motivazione in relazione alla posizione attualizzata su cui incide. D’altro canto sarebbe stato inutile e non ragionevole affidare ad un organo giustiziale un compito meramente applicativo privo di una necessaria valutazione discrezionale. Questo il dictum dell’Alta corte.
Da un lato, quindi, il comunicato federale n. 143/A stabilisce che la decisione si deve comunque basare sulle sentenze rese del 2006 che hanno accertato determinati fatti e determinate violazioni del Codice di giustizia sportiva, dall’altra il CONI parla di attualizzazione.
La Corte di giustizia federale spiegherà, nella sua sentenza di appello, che il termine attualizzare non significa ampliare il materiale probatorio su cui si è basato il primo giudizio ma, semplicemente, constatare se al momento della nuova decisione quei fatti, accertati, siano ancora così gravi da giustificare una radiazione.
L’avvocato Maurilio Prioreschi
Per questo motivo a nulla è valsa l’argomentazione difensiva dell’avv. Prioreschi che ha fatto notare che tra il 2006 (anno delle prime sentenze) e il 2011 (anno del procedimento sulla radiazione) si sono svolte numerose udienze dibattimentali nel corso del processo penale di Napoli, dalle quali sono emerse intercettazioni telefoniche che coinvolgevano altri dirigenti di società che, secondo la difesa, farebbero cadere il presupposto base della condanna sportiva del 2006, ossia quella relativa al condizionamento del settore arbitrale grazie al trattamento preferenziale da parte dei designatori nei confronti di Moggi e della Juventus, che ha portato all’illecito sportivo. Oltretutto, molte di quelle intercettazioni hanno costituito il corpo della famosa relazione Palazzi con la quale il procuratore federale intendeva deferire molti dirigenti e società per violazioni del Codice di giustizia sportiva (circostanza impedita dall’intervenuta prescrizione).
La Commissione disciplinare ignora, appunto, questa argomentazione difensiva sostenendo che si tratta di una rivalutazione dei fatti non consentita in quella sede. Non viene quindi data importanza alle condotte di altri dirigenti che non erano stati coinvolti nello scandalo e che, nel frattempo, erano emerse durante il processo penale: tale valutazione, infatti, dovendo essere espressa esclusivamente “sulla base delle sentenze rese” nei confronti del Moggi, non può prendere in considerazione alcun giudizio comparativo con condotte eventualmente riconducibili ad altri soggetti dell’Ordinamento federale.
Per avere una rivalutazione dei fatti di Calciopoli, infatti, bisognerebbe richiedere ed aprire un giudizio di revocazione ex art. 39 C.G.S.
In definitiva, la Commissione scrive, semplicemente, in relazione alla posizione di Moggi:
Dall’esame delle decisioni in questione risulta evidente l’intrinseca gravità dei fatti e le aberranti conseguenze a cui ha condotto il modo di concepire la competizione sportiva e i rapporti tra le Società partecipanti ai campionati e tra tesserati che ha connotato l’agire del deferito. In particolare, non può non rilevarsi come le modalità stesse dell’illecito nella componente correlata alla inaccettabile violazione delle regole di lealtà, correttezza e probità abbiano suscitato un rilevante allarme sociale, tanto più a fronte delle implicazioni che il campionato di calcio comporta sul piano sociale, economico e dell’ordine pubblico. In proposito, è sufficiente considerare che nelle “sentenze rese” è stato accertata, tra l’altro, “la piena e concreta attitudine” del Moggi “a falsare la classifica” attraverso una continua “opera di condizionamento del settore arbitrale”, attitudine che si è concretizzata in una serie di “episodi, ripetuti nel tempo e nello spazio, incontroversi nella loro storicità” tutti obiettivamente tendenti “al conseguimento dello scopo di alterazione della competizione per effetto del condizionamento della classe arbitrale”, nonché “dell’ulteriore vantaggio dell’alterazione della classifica e dell’ottenimento della vittoria del campionato, della rimarchevole e irreparabile alterazione della parità di condizioni di contendibilità del titolo sportivo rispetto a molte altre squadre”: in definitiva, una condotta illecita e antidoverosa che, seppure non formalmente idonea a dare vita a un “sistema” solo per difetto della previsione dell’illecito sportivo associativo, sicuramente era connotata dal “carattere altamente inquinante della sistematicità e della stabilità organizzativa”.
Di fatto vengono quindi riprese in toto le motivazioni delle sentenze rese, senza nulla aggiungere rispetto a quanto accertato – ma molto discusso – nel 2006 sostenendo, in sostanza, che i fatti accertati erano e rimangono gravi.
Le stesse motivazioni che hanno portato alla radiazione di Moggi vengono sostanzialmente riproposte per Giraudo e per Mazzini, per il quale si stigmatizza “la straordinaria ed efficiente gravità delle condotte” e il “disprezzo mostrato verso la prestigiosa carica di Vice Presidente federale”, condotte che hanno evidenziato in modo inequivocabile e serio “slealtà, scorrettezza e assenza di senso di probità”.
Il 15 giugno 2011 tutti e tre gli incolpati vengono, perciò, condannati alla sanzione della preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della FIGC.
Contro la decisione della Commissione viene presentato appello da tutti i deferiti alla Corte di giustizia federale che, però, il 9 luglio 2011, conferma le sanzioni stabilite in primo grado sostenendo quanto segue:
Sul punto, e proprio a voler ancor più attualizzare il giudizio di gravità, è sufficiente aggiungere che l’abnorme portata offensiva degli illeciti de quibus e la rilevanza dirompente degli effetti distorsivi che ad essi si riconnettono mantengono immutata la propria carica di disvalore tanto che tuttora sono avvertiti come fattore di profondo turbamento. Non può, infatti, essere trascurato che la tipologia di condotte accertate, il numero e la serialità dei comportamenti censurati, il massimo livello al quale essi si sono dispiegati coinvolgendo soggetti che occupavano una posizione di vertice nella gestione del settore arbitrale hanno finito per travolgere l’intero sistema calcistico, compromettendone la complessiva affidabilità e favorendo il venir meno della pubblica fiducia. Ad essi si correla, invero, ancora oggi, la permanenza di un’eco di discredito che offusca l’immagine dell’intero movimento calcistico italiano, non solo in ambito nazionale.
Infine, il 4 aprile 2012 l’Alta corte di giustizia del CONI ha confermato le sentenze di radiazione. Fine dell’iter sportivo.
A nulla porteranno, poi, i ricorsi presentati dai legali di Moggi in sede amministrativa. Il 15 ottobre 2016 il TAR del Lazio respinge il ricorso contro la radiazione per difetto di giurisdizione e il 15 marzo 2017 il Consiglio di Stato giudica l’ennesimo ricorso inammissibile “per difetto di giurisdizione del giudice statale”. Infine, il 7 dicembre 2018 anche la Cassazione respinge il ricorso. La motivazione è sempre la stessa: il ricorso è inammissibile per difetto di giurisdizione dell’ordinamento statale sulle questioni prettamente sportive.
Non resta che un ricorso in ambito europeo, alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU).
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2 pensieri riguardo “Calciopoli: la radiazione di Moggi, Giraudo e Mazzini”
Il passaggio che piu’ mi ha colpito
“”In proposito, è sufficiente considerare che nelle “sentenze rese” è stato accertata, tra l’altro, “la piena e concreta attitudine” del Moggi “a falsare la classifica” attraverso una continua “opera di condizionamento del settore arbitrale”, attitudine che si è concretizzata in una serie di “episodi, ripetuti nel tempo e nello spazio, incontroversi nella loro storicità” tutti obiettivamente tendenti “al conseguimento dello scopo di alterazione della competizione per effetto del condizionamento della classe arbitrale”, nonché “dell’ulteriore vantaggio dell’alterazione della classifica e dell’ottenimento della vittoria del campionato, della rimarchevole e irreparabile alterazione della parità di condizioni di contendibilità del titolo sportivo rispetto a molte altre squadre”””
Quindi di tutt gli accertamenti dei fatti nel processo di Napoli non ne tengono nessun conto
non mi risulta che a Napoli sia stato confermato il teorema del campionato falsato o alterazione della classifica
Esatto, Paolo. Qui c’è una discrepanza netta tra le sentenze sportive e quelle ordinarie di Napoli. Obiettivamente bisogna comunque accettare il fatto che l’impianto accusatorio nel processo penale abbia retto e confermato le sentenze sportive, visto che è stata riconosciuta una associazione per delinquere e diverse frodi sportive, però su una cosa le sentenze penali e civili hanno sconfessato quelle sportive e cioè sul fatto che il campionato fosse irregolare. Anche la recente sentenza civile di Gazzoni contro Juventus, Moggi, etc. ha completamente demolito nel merito la tesi del campionato alterato, decidendo infatti di respingere le richieste di Gazzoni. E non dimentichiamoci, appunto, del fatto che la sentenza del 2006 aveva riconosciuto non solo che le condotte sleali e scorrette di Moggi e Giraudo integrassero l’illecito sportivo ma anche che l’illecito sportivo, nella declinazione del vantaggio in classifica, sia stato conseguito, aggravando così le pene. Su questo punto, secondo me, si potrebbe ribaltare la sentenza sportiva. Oltretuttto Sandulli commette un errore tecnico perché aggrava le pene sia per l’effettivo conseguimento del vantaggio in classifica ma anche per la “pluralità di condotte” ma il comma 6 dell’art. 6 parlava di pluralità di illeciti e, come sappiamo, l’illecito di Moggi e Giraudo è uno solo.