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Timestamp: 2019-01-21 04:29:37+00:00
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CORTE DI GIUSTIZIA UE Sez.1^ 15/03/2017 Sentenza C-324/15 P | AmbienteDiritto.it
C-324/15 P
CORTE DI GIUSTIZIA UE Sez.1^ 15/03/2017 Sentenza 324/15 P
«Impugnazione – Regolamento (CE) n. 1907/2006 (regolamento REACH) – Articolo 57, lettera f) – Autorizzazione – Sostanze estremamente preoccupanti – Identificazione – Livello di preoccupazione equivalente – Anidride esaidrometilftalica, anidride esaidro-4-metilftalica, anidride esaidro-1-metilftalica e anidride esaidro-3-metilftalica»
Nella causa C-324/15 P,
Hitachi Chemical Europe GmbH, con sede in Düsseldorf (Germania), rappresentata da C. Mereu e M. Grunchard, avocats,
Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), rappresentata da M. Heikkilä, C. Buchanan, W. Broere e T. Zbihlej, in qualità di agenti, assistiti da J. Stuyck, advocaat,
1 Con la loro impugnazione, la Hitachi Chemical Europe (in prosieguo: la «Hitachi») e la Polynt chiedono l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione europea del 30 aprile 2015, Hitachi Chemical Europe e a./ECHA (T‑135/13; in prosieguo: la «sentenza impugnata», EU:T:2015:253), nella quale esso ha respinto il loro ricorso volto all’annullamento parziale della decisione ED/169/2012 dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), del 18 dicembre 2012, relativa all’inclusione di sostanze estremamente preoccupanti nell’elenco delle sostanze candidate (in prosieguo: la «decisione controversa»), ai sensi dell’articolo 59 del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un’agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE (GU 2006, L 396, pag. 1, e rettifica GU 2007, L 136, pag. 3), come modificato dal regolamento (CE) n. 1272/2008, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008 (GU 2008, L 353, pag. 1) (in prosieguo: il «regolamento REACH»), nella parte in cui essa riguarda l’anidride esaidrometilftalica (CE n. 247-094-1), l’anidride esaidro‑4‑metilftalica (CE n. 243-072-0), l’anidride esaidro‑1‑metilftalica (CE n. 256-356-4) e l’anidride esaidro‑3‑metilftalica (CE n. 260-566-1) (in prosieguo, considerate nell’insieme: l’«MHHPA»).
8. Le sostanze, che in base a nuove informazioni non risultano più rispondere ai criteri di cui all’articolo 57 sono depennate dall’allegato XIV secondo la procedura di cui all’articolo 133, paragrafo 4».
6 Dai punti da 1 a 3 della sentenza impugnata emerge che l’MHHPA è un’anidride di acido ciclico. Tale sostanza è destinata a usi industriali, come intermediario o monomero, nonché per la fabbricazione di prodotti o di intermediari nella produzione di resine polimere. L’MHHPA è classificato fra i sensibilizzanti respiratori di categoria 1, che possono provocare sintomi allergici o asma o difficoltà respiratorie a seguito di inalazione, conformemente alla tabella 3.1 che appare nella parte 3 dell’allegato VI del regolamento (CE) n. 1272/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, relativo alla classificazione, all’etichettatura e all’imballaggio delle sostanze e delle miscele che modifica e abroga le direttive 67/548/CEE e 1999/45/CE e che reca modifica al regolamento n. 1907/2006 (GU 2008, L 353, pag. 1).
7 Dal punto 4 della sentenza impugnata risulta che, il 6 agosto 2012, il Regno dei Paesi Bassi ha trasmesso all’ECHA un fascicolo che proponeva di identificare l’MHHPA come sostanza estremamente problematica, da includere nell’allegato XIV del regolamento REACH.
8 Al termine della procedura prevista all’articolo 59 del regolamento REACH, l’ECHA ha adottato la decisione controversa, nella quale ha identificato l’MHHPA come sostanza rispondente ai criteri di cui all’articolo 57, lettera f), del medesimo regolamento.
9 Con atto introduttivo depositato presso la cancelleria del Tribunale il 28 febbraio 2013, la Hitachi e la Polynt hanno proposto un ricorso volto all’annullamento della decisione controversa e alla condanna dell’ECHA alle spese.
11 Mediante la sentenza impugnata, il Tribunale ha respinto il ricorso e condannato la Hitachi e la Polynt alle spese.
12 La Hitachi e la Polynt chiedono che la Corte voglia:
– in subordine, annullare la sentenza impugnata e rinviare la causa dinanzi al Tribunale affinché statuisca in merito al loro ricorso di annullamento;
– condannare la Hitachi e la Polynt alle spese sostenute nel corso dei procedimenti dinanzi alla Corte e al Tribunale.
14 La Commissione chiede alla Corte di respingere l’impugnazione e di condannare la Hitachi e la Polynt alle spese.
15 La Hitachi e la Polynt sostengono che il punto 71 della sentenza impugnata afferma che l’ECHA non è obbligata a prendere in considerazione una valutazione dei rischi mentre, al punto 73 di tale sentenza, sarebbe indicato il contrario. Siffatta contraddizione avrebbe indotto il Tribunale a commettere un errore d’interpretazione e di applicazione dell’articolo 57, lettera f), del regolamento REACH.
16 Al punto 81 di tale sentenza, il Tribunale avrebbe respinto l’argomento dell’Hitachi e della Polynt relativo alla necessità di prendere in considerazione, tra l’altro, le misure di gestione dei rischi esistenti, motivando che le proprietà intrinseche sono sufficienti a giustificare l’identificazione di una sostanza come estremamente preoccupante. L’Hitachi e la Polynt contestano tale interpretazione dell’articolo 57, lettera f), del regolamento REACH. Analogamente, il Tribunale si sarebbe concentrato esclusivamente sulla valutazione dei pericoli per respingere, al punto 94 della sentenza impugnata, l’argomento relativo all’estrapolazione dei dati dell’HHPA.
17 L’Hitachi e la Polynt fanno valere che, contrariamente a quanto giudicato dal Tribunale ai punti 61 e 68 della sentenza impugnata, dall’articolo 60, paragrafo 2, del regolamento REACH non risulta che il fatto che gli effetti negativi legati all’utilizzo di una sostanza possano essere adeguatamente controllati non osta alla sua identificazione come sostanza estremamente preoccupante. L’interpretazione fatta propria dal Tribunale sarebbe contraria agli «Orientamenti per la stesura di un fascicolo allegato XV sull’identificazione di sostanze estremamente preoccupanti», nella versione applicabile alla data della decisione controversa e menzionata al punto 49 della sentenza impugnata.
18 L’ECHA e la Commissione ritengono che la motivazione della sentenza impugnata non sia contraddittoria. Il Tribunale avrebbe effettuato una corretta applicazione della sentenza del 21 luglio 2011, Etimine (C‑15/10, EU:C:2011:504) quando, al punto 71 della sentenza impugnata, ha dichiarato che l’articolo 57, lettera f), del regolamento REACH non impone di procedere a una valutazione dei rischi. Secondo la suddetta agenzia, è necessaria solo una valutazione dei rischi risultanti dalle proprietà intrinseche di una sostanza. L’ECHA e la Commissione aggiungono che, non potendo stabilire un livello derivato senza effetto (Derived No-Effect Level) per l’MHHPA, non era possibile effettuare una valutazione normale dei rischi relativamente a tale sostanza.
20 Al fine di determinare se, come sostengono l’Hitachi e la Polynt, il Tribunale ha commesso un errore di diritto nel dichiarare, ai punti 61, 68, 71 e 81 della sentenza impugnata, che l’articolo 57, lettera f), del regolamento REACH richiede un’analisi delle proprietà intrinseche delle sostanze interessate, escludendo ogni presa in considerazione dei dati relativi all’esposizione umana che riflettono le misure di gestione dei rischi in vigore, occorre ricordare che, secondo l’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento REACH, quest’ultimo mira ad assicurare un livello elevato di tutela della salute umana e dell’ambiente, ivi inclusa la promozione di metodi alternativi per la valutazione dei pericoli che le sostanze comportano, nonché la libera circolazione delle sostanze nel mercato interno, rafforzando nel contempo la competitività e l’innovazione. A tal fine, detto regolamento istituisce un sistema integrato di controllo delle sostanze chimiche che comprende la loro registrazione, la loro valutazione, nonché la loro autorizzazione ed eventuali restrizioni al loro utilizzo.
25 Risulta quindi dalla sua formulazione che l’articolo 57 del regolamento REACH non impone di effettuare, nei confronti delle sostanze interessate, una valutazione dei rischi analoga a quella richiesta, nell’ambito della procedura di valutazione, alla sezione 6 dell’allegato I di tale regolamento o, nell’ambito della procedura di autorizzazione, all’articolo 64, paragrafo 4, di detto regolamento o, per quanto riguarda la procedura di restrizione, all’articolo 70 del medesimo regolamento. Risulta inoltre che, all’interno di detto articolo 57, è previsto, alla lettera f), un meccanismo autonomo che consente di identificare come estremamente preoccupanti sostanze che non siano già state identificate come tali ai sensi della medesima disposizione.
29 Infatti, dalla struttura dell’articolo 57 del regolamento REACH deriva che, da un lato, il legislatore dell’Unione ha considerato che non tutte le sostanze estremamente preoccupanti rientrano necessariamente nelle classi di pericolo di cui all’allegato I del regolamento n. 1272/2008. Così, l’ambito di applicazione di detto articolo 57, lettera f), si estende espressamente alle sostanze che alterano il sistema endocrino, benché questo tipo di effetti non rientri in alcuna delle classi di pericolo indicate in tale allegato.
32 A tal riguardo, occorre sottolineare che l’articolo 57, lettera f), del regolamento REACH non stabilisce alcun criterio e non fornisce alcun dettaglio per quanto riguarda la natura delle preoccupazioni che possono essere prese in considerazione ai fini dell’identificazione di una sostanza diversa dalle CMR, PBT o vPvB. In tale contesto, si deve stabilire se, come sostenuto dalla Hitachi e dalla Polynt, il Tribunale abbia commesso un errore di diritto quando ha giudicato che la nozione di «preoccupazione» utilizzata all’articolo 57, lettera f), del suddetto regolamento è limitata all’esame dei soli pericoli derivanti dalle proprietà intrinseche delle sostanze interessate, escludendo qualsiasi ulteriore considerazione.
33 Occorre rilevare che, se l’intenzione del legislatore dell’Unione fosse stata questa, al medesimo sarebbe bastato prevedere all’articolo 57, lettera f), del regolamento REACH, ad esempio, che possono essere identificate come estremamente preoccupanti le sostanze per le quali è scientificamente dimostrato che possono avere «effetti gravi equivalenti» a quelli prodotti dalle sostanze CMR, PBT o vPvB oppure effetti «di gravità equivalente» a quella suscitata da tali sostanze.
43 Inoltre, il documento dell’ECHA intitolato «Orientamenti per la stesura di un fascicolo allegato XV sull’identificazione di sostanze estremamente preoccupanti», nella sua versione applicabile alla data della decisione controversa e menzionato al punto 49 della sentenza impugnata, che ha lo scopo di fornire agli Stati membri e all’ECHA direttive di natura tecnica per la stesura dei fascicoli presentati a sostegno delle proposte di identificazione delle sostanze estremamente preoccupanti secondo la procedura prevista all’articolo 59 del regolamento REACH, fa anch’esso emergere, alla sua sezione 3.3.3.2, che l’articolo 57, lettera f), del regolamento REACH non vieta che siano presi in considerazione dati diversi da quelli relativi ai pericoli derivanti dalle proprietà intrinseche delle sostanze interessate.
47 Poiché tali valutazioni di fatto non rientrano nell’ambito del controllo esercitato della Corte quando è adita mediante un’impugnazione, e non avendo l’Hitachi e la Polynt fatto valere lo snaturamento degli elementi di prova sui quali esse si fondano, ne consegue che i motivi d’impugnazione primo, secondo e terzo devono essere respinti in quanto inoperanti.
48 L’Hitachi e la Polynt censurano la motivazione con cui il Tribunale ha respinto la loro argomentazione vertente sull’insussistenza di un rischio di esposizione di un consumatore o di un lavoratore determinato dall’MHHPA grazie alle misure di gestione dei rischi e alle prescrizioni normative applicabili, quando, al punto 67 della sentenza impugnata, ha giudicato che non si può escludere del tutto l’esposizione a tale sostanza. Tale motivazione, che l’Hitachi e la Polynt hanno criticato durante l’udienza come assimilabile a una «probatio diabolica», si discosterebbe dalla giurisprudenza secondo cui non può esistere un «rischio zero» nell’ambito di una valutazione dei rischi che applichi il principio di precauzione (sentenza dell’11 settembre 2002, Pfizer Animal Health/Consiglio, T‑13/99, EU:T:2002:209, punto 145).
50 Al punto 67 della sentenza impugnata, il Tribunale, da un lato, ha rilevato che le ricorrenti avevano ammesso che non si poteva escludere del tutto l’esposizione umana all’MHHPA, dato che minime quantità di MHHPA non reagito avrebbero potuto ancora essere presenti nel prodotto finale destinato ai consumatori, e, dall’altro, ha ricordato varie constatazioni effettuate a tal riguardo dall’ECHA nel documento di sostegno menzionato al punto 55 della sentenza impugnata, in particolare il fatto che l’esposizione all’MHHPA comporta problemi di salute di tipo respiratorio per i lavoratori, anche a livelli di esposizione molto deboli.
51 Contrariamente a quanto sostengono l’Hitachi e la Polynt, il Tribunale non ha preteso la prova di un «rischio zero». Infatti, il punto 67 della sentenza impugnata, che dev’essere letto nel suo contesto, si limita ad enunciare talune constatazioni di tipo fattuale e a rinviare alla lettura delle pertinenti sezioni del documento di sostegno dell’ECHA.
52 Non avendo l’Hitachi e la Polynt dedotto l’inesattezza materiale delle constatazioni in punto di fatto in tal modo operate dal Tribunale, né lo snaturamento degli elementi di prova a cui il Tribunale si è riferito, si deve concludere che il quarto motivo è diretto contro constatazioni di fatto che sono di esclusiva competenza del Tribunale.
58 L’Hitachi e la Polynt, rimaste soccombenti, devono essere condannate alle spese, conformemente alla domanda dell’ECHA.
2) L’Hitachi Chemical Europe GmbH e la Polynt SpA sono condannate a sopportare, oltre alle proprie spese, quelle sostenute dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA).
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