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Timestamp: 2019-08-19 15:45:09+00:00
Document Index: 131283686

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2015-7 - Avv. Ezio Bonanni
Cassazione Civile, 25-03-2015, n. 5928
Cassazione Civile, 25-03-2015, n. 5928- Rivalutazione contributiva
1. Do. Fr. , esponendo di essere dipendente di Alitalia s.p.a. e di avere svolto le mansioni di assistente di volo, dal 1 aprile 1988 alla data del deposito del ricorso (il 15 ottobre 2008), in ambiente contaminato da polveri e fibre di amianto, ha adito il Tribunale di Roma chiedendo il riconoscimento del beneficio della rivalutazione della contribuzione previdenziale L. n. 257 del 1992, ex articolo 13 con applicazione del coefficiente di rivalutazione 1,5 ovvero in subordine 1,25, e la condanna dell'INPS al risarcimento dei danni, in forma specifica, per tardivo recepimento delle direttive comunitarie in materia di amianto e per violazione delle norme di diritto comunitario.
2. Il giudice di prime cure riteneva la domanda inammissibile per intervenuta decadenza, per non avere il lavoratore presentato domanda amministrativa, ne' fornito in giudizio la prova dell'osservanza, per la presentazione della domanda, del termine del 2 ottobre 2003 o del 15 giugno 2005, a mente del Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47, comma 5, convertito in L. n. 326 del 2003.
3. Rigettando il gravame del lavoratore, la Corte d'appello di Roma, con sentenza depositata il 28 gennaio 2013, confermava la decisione impugnata ritenendo il lavoratore decaduto dal diritto al beneficio per non avere presentato domanda all'INAIL entro il 15 giugno 2005; dichiarava, inoltre, la manifesta infondatezza delle censure di illegittimita' costituzionale del Decreto Legge n. 269 cit., articolo 47, comma 5, richiamando i principi affermati da Corte cost. 376/2008; riteneva parimenti infondate le censure svolte evocando il contrasto con la normativa comunitaria e l'asserita natura di indennizzo risarcitorio del beneficio preteso, e all'uopo richiamava gli insegnamenti della Corte di legittimita' (Cass. nn. 6620/1998 e 10557/2001) con riferimento all'esclusione della predetta connotazione indennitaria.
4. Avverso tale sentenza Do. Fr. propone ricorso per cassazione, affidato a 10 motivi, ulteriormente illustrato con memoria ex articolo 378 c.p.c..
5. L'INPS ha resistito con controricorso e ha proposto ricordo incidentale condizionato, affidato ad un unico motivo, ulteriormente illustrato con memoria ex articolo 378 c.p.c., cui non ha resistito il ricorrente principale.
6. Preliminarmente va disposta la riunione dei ricorsi, ex articolo 335 c.p.c., perche' proposti avverso la medesima sentenza.
7. La decisione della Corte territoriale e' censurata, dal ricorrente, con dieci motivi, di seguito enunciati in sintesi: violazione della L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 e dell'articolo 38 Cost., in riferimento all'articolo 32 Cost., e falsa applicazione della L. n. 326 del 2003, articolo 47, comma 5, per avere la Corte territoriale erroneamente imposto l'onere di deposito della domanda amministrativa all'INAIL, disattendendo il disposto della L. n. 326 del 2003, articolo 47, comma 6-bis applicabile nella specie, che ha ampliato l'ambito della precedente normativa, in tema di beneficio della maggiorazione contributiva per esposizione qualificata ultradecennale all'amianto, che detto onere non contemplava (primo motivo); violazione delle disposizioni gia' indicate nel primo mezzo e degli articoli 10, 11 e 117 Cost., per avere la Corte territoriale ritenuto le finalita' risarcitorie e indennitarie estranee al beneficio della rivalutazione del periodo assicurativo di esposizione. Assume il ricorrente che la natura risarcitoria/indennitaria della maggiorazione contributiva postula, anche in costanza di decadenza dall'azione per mancato deposito della domanda all'INAIL entro il 15.6.2005, l'accoglimento delle domande risarcitorie azionate per responsabilita' dello Stato e, quindi, dell'INPS, ente ausiliario, per mancato recepimento della direttiva 477/83/CEE. Si deduce, a sostegno della domanda risarcitoria, che, con la trasposizione tempestiva della direttiva nell'ordinamento interno, l'attivita' lavorativa non sarebbe stata svolta, nel periodo 1988-1991, oltre i limiti della soglia qualificata e, nel periodo successivo, in costanza di una condotta datoriale inottemperante agli obblighi imposti dal Decreto Legislativo n. 277 del 1991. Se ne trae la conseguenza del diritto al risarcimento dei danni nella misura indennitaria della rivalutazione del periodo contributivo (con i coefficiente 1,5 o in subordine 1,25) utile a maturare anticipatamente il diritto a pensione e, in subordine, a titolo di risarcimento del danno in forma specifica, con condanna dell'INPS alla rivalutazione contributiva (secondo motivo); difetto di pronuncia e/o violazione dell'articolo 112 c.p.c., per avere la Corte territoriale pronunciato unicamente sull'intervenuta decadenza (per effetto della mancata presentazione della domanda all'INAIL entro il 15.6.2005) ed omesso di pronunciare sull'interesse dell'appellante ad ottenere accertamento e declaratoria dell'esposizione qualificata ultradecennale a polveri di amianto, al fine di conseguire l'accredito della maggiorazione contributiva a titolo di parziale risarcimento e/o indennizzo e il risarcimento del maggior danno, con condanna generica e determinazione in separato giudizio (terzo motivo); violazione della L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8, e falsa applicazione della L. n. 326 del 2003, articolo 47, comma 5, per non avere la Corte territoriale, come preannunciato nel precedente mezzo, accertato comunque l'esposizione professionale a fibre e polveri di amianto, in considerazione dell'interesse specifico, immediato e concreto al predetto accertamento nell'ambiente lavorativo e alla possibilita' di contrarre patologie asbesto correlate in un lungo lasso temporale (quarto motivo); violazione degli articoli 115, 116, 421 e 445 c.p.c. e articolo 2697 c.c., in relazione alla L. n. 257 cit., articolo 13, comma 8, per non avere la Corte romana motivato la mancata ammissione dei mezzi di prova dedotti, comprovanti l'esposizione qualificata a polveri e fibre di amianto (quinto motivo); omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio e oggetto di discussione tra le parti, quale l'accertamento dell'esposizione qualificata e la domanda risarcitoria conseguente alla ritenuta decadenza, con disapplicazione della normativa interna anche alla luce dei principi di diritto comunitario, in riferimento all'articolo 360 c.p.c., n. 5, nuova formulazione. Assume il ricorrente di avere puntualmente eccepito l'illegittimita' costituzionale e il contrasto con i principi di diritto comunitario della norma di cui alla L. n. 326 cit., articolo 47, comma 5 perche' discriminatoria, non ravvisando motivi plausibili per differenziare, con riferimento alla rivalutazione contributiva (da considerare, a pieno titolo, parte della retribuzione), il lavoratore che abbia depositato la domanda prima del 2.10.2003 o del 15.6.2005, da colui che non l'abbia affatto depositata e sia stato patimenti esposto all'amianto (sesto motivo); violazione degli articoli 2, 3, 32, 38, 10, 11 e 117 Cost. e degli articoli 2043, 2059 e 1173 c.c., in relazione ai citati precetti costituzionale e all'articolo 41 Cost., comma 2, per evidente disparita' di trattamento tra lavoratori, come gia' enunciato nel precedente mezzo, tutti egualmente esposti all'amianto, in considerazione della domanda di accredito dei benefici contributivi azionata non gia' per il raggiungimento del trattamento pensionistico massimo sibbene al fine di raggiungere, preventivamente, il diritto a pensione e beneficiare, con l'accoglimento della domanda, di un'ulteriore anzianita' utile a maturare il diritto a pensione ad un eta' (circa 60 anni) inferiore a quella imposta dalla riforma Fornero (67/68 anni circa) (settimo motivo); violazione degli articoli 2043 e 2059 c.c. e di tutte le norme di cui alla sentenza delle SS.UU. 9147/2009 e degli articoli 20 e 21 Carta di Nizza e 157 TFUE e 14 e 1 prot. 1 CEDU, in combinato disposto con i gia' citati precetti costituzionali, con richiesta alla Corte di disapplicare la norma interna (L. n. 326 cit., articolo 47, comma 5) per violazione del divieto di discriminazione e dei principi di uguaglianza e parita' ovvero con rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia delle Comunita' europee (ottavo motivo); con il nono e decimo mezzo si reiterano censure svolte, rispettivamente, con il settimo e sesto motivo.
8. Con l'unico motivo del ricorso incidentale condizionato l'I.N.P.S. denuncia la violazione della L. 11 agosto 1973, n. 533, articoli 7 e 8 e dell'articolo 443 cod. proc. civ. (articolo 360 c.p.c., n. 3). L'Istituto di previdenza censura la sentenza impugnata per non avere esaminato la questione relativa all'improponibilita' dell'azione giudiziaria in assenza di preventiva domanda amministrativa di riconoscimento del beneficio all'I.N.P.S., svolta nella memoria di costituzione in appello. Per l'Istituto di previdenza l'azione giudiziaria dovrebbe essere comunque dichiarata improponibile, a prescindere dall'accoglimento o meno del ricorso del lavoratore, relativo al diverso profilo della mancata presentazione della domanda all'INAIL nei termini di cui al Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47.
9. Nella memoria depositata ex articolo 378 c.p.c. l'INPS ha insistito soltanto per il rigetto del ricorso principale, con assorbimento dell'incidentale condizionato svolto.
10. I plurimi motivi del ricorso principale, esaminati congiuntamente per la loro stretta connessione e parziale ripetitivita', non sono meritevoli di accoglimento. 11. E' pacifico, tra le parti, che il ricorrente non abbia maturato i requisiti per il pensionamento ne' alla data di entrata in vigore della L. n. 326 del 2003, ne' alla data del deposito del ricorso (15 ottobre 2008).
12. L'opzione interpretativa sulla quale il lavoratore fonda l'impugnazione della sentenza impugnata, con la reiterazione, a tratti prolissa, dei plurimi argomenti critici svolti nei numerosi mezzi d'impugnazione, muove dall'assunto secondo il quale la piu' favorevole normativa prevista dalla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8, invocata nella specie, non contempla alcuna preventiva domanda amministrativa all'INAIL entro il 15 giugno 2005 e la maturazione del diritto, alla pretesa rivalutazione contributiva, alla data del 2 ottobre 2003 preclude - ai sensi del Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47, comma 6-bis e della L. n. 350 del 2003, articolo 3, comma 132, come interpretato dalla giurisprudenza della Corte di legittimita' - l'applicabilita' dell'articolo 47 del citato decreto-legge ed esclude, in definitiva, la configurabilita' della decadenza speciale.
13. Giova ricordare il contenuto delle previsioni legislative (per quanto di rilievo ai fini del decidere e per quanto espressamente invocate dalle parti) che si sono succedute nel disciplinare la fattispecie.
14. La L. n. 257 del 1992, emanata dopo la sentenza di condanna della Corte di Giustizia CE n. 240 del 1990, a seguito di una procedura d'infrazione, era principalmente finalizzata a favorire la cessazione dell'impiego dell'amianto e, tra le misure adottate per raggiungere tale obiettivo, si inserisce l'articolo 13, comma 8, emanato con il fine precipuo di favorire l'esodo, dal mondo del lavoro, del maggior numero di lavoratori che avessero subito, sul piano occupazionale, le conseguenze della suddetta dismissione. 15. La L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8, stabili', pertanto, che "per i lavoratori che siano stati esposti all'amianto per un periodo superiore a dieci anni, l'intero periodo lavorativo soggetto all'assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall'esposizione all'amianto, gestita dall'INAIL, e' moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente di 1,5".
16. Il Decreto Legge 5 giugno 1993, n. 169 limitava il riconoscimento del beneficio ai soli "lavoratori dipendenti dalle imprese che estraggono amianto o utilizzano amianto come materia prima, anche se in corso di dismissione o sottoposte a procedure fallimentari o fallite o dimesse".
17. Il limitato riferimento a tali lavoratori (delle "imprese che estraggono o utilizzano amianto come materia prima... ") e' stato eliminato dalla legge di conversione 4 agosto 1993, n. 271 che ha preferito la soluzione risultante nel testo vigente (per le controversie non disciplinate dalla L. n. 362 del 2003, attuale articolo 47) che, in considerazione della capacita' dell'amianto di produrre danni sull'organismo in relazione al tempo di esposizione, ha esteso la maggiorazione dell'anzianita' contributiva per tutti i lavoratori che vi siano stati esposti per piu' di dieci anni, indipendentemente dal settore di appartenenza dell'impresa datrice di lavoro.
18. L'ampia platea dei lavoratori aventi diritto alla maggiorazione ha comportato, dopo un decennio, nel 2003, per l'immanente necessita' di contenimento dei conti pubblici, un intervento normativo, con decretazione d'urgenza, sfociato nel Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269, articolo 47 (pubblicato in supplemento ordinario n. 157 alla Gazzetta Ufficiale n. 229 del 2 ottobre 2003), convertito, con modificazioni, nella L. 24 novembre 2003, n. 326, che, rubricato "Benefici previdenziali ai lavoratori esposti all'amianto", ha previsto, nei commi 1 e 2, che: "A decorrere dal 1 ottobre 2003, il coefficiente stabilito dalla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, e' ridotto da 1,5 a 1,25. Con la stessa decorrenda, il predetto coefficiente moltiplicatore si applica ai soli fini della determinazione dell'importo delle prestazioni pensionistiche e non della maturazione del diritto di accesso alle medesime. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche ai lavoratori a cui sono state rilasciate dall'INAIL le certificazioni relative all'esposizione all'amianto sulla base degli atti d'indirizzo emanati sulla materia dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali antecedentemente alla data di entrata in vigore del presente decreto".
19. Il citato Decreto Legge n. 269, successivi commi, 5 e 6, nel testo originario, disponevano, inoltre, che: "i lavoratori che intendono ottenere il riconoscimento dei benefici di cui al comma 1, compresi quelli a cui e' stata rilasciata certificazione dall'I.N.A.I.L. prima del 1 ottobre 2003, devono presentare domanda alla sede I.N.A.I.L. di residenza entro 180 giorni dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale di cui al comma 6, a pena di decadenza del diritto agli stessi benefici. Le modalita' di attuazione del presente articolo sono stabilite con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto".
20. Viene, dunque, attribuito all'INAIL il potere di accertare e certificare la sussistenza e la durata dell'esposizione all'amianto; enunciato il criterio selettivo e qualificato di accesso al beneficio; fissato un termine, decadenziale, entro il quale i lavoratori che intendono ottenere il riconoscimento dei benefici previdenziali in esame (compresi quelli a cui sia stata rilasciata certificazione dall'INAIL prima del 2 ottobre 2003) devono presentare domanda alla sede INAIL di residenza.
21. In sede di conversione, ad opera della citata L. n. 326 del 2003, all'articolo 47 e' stato aggiunto il comma 6-bis, dettato per agevolare il passaggio da un regime ad un altro e garantire l'applicazione della piu' favorevole disciplina previgente, fra l'altro, in capo ai lavoratori che avessero maturato, prima del 2 ottobre 2003, il diritto alla pensione, del seguente tenore: "6.-bis. Sono comunque fatte salve le previgenti disposizioni per i lavoratori che abbiano gia' maturato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, il diritto di trattamento pensionistico anche in base ai benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, nonche' coloro che alla data di entrata in vigore del presente decreto, fruiscono di mobilita', ovvero che abbiano definito la risoluzione del rapporto di lavoro in relazione alla domanda di pensionamento".
22. La clausola di salvaguardia, introdotta in sede di conversione, non contemplava, tuttavia, i lavoratori che, alla predetta data del 2 ottobre 2003, avevano gia' ottenuto la certificazione dall'INAIL, e a tanto si e' provveduto con la legge finanziaria per l'anno 2004.
23. La L. n. 350 del 2003, articolo 3, comma 132, ha, quindi, stabilito che: "in favore dei lavoratori che abbiano gia' maturato, alla data del 3 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, e successive modificazioni, sono fatte salve le disposizioni previgenti alla medesima data del 2 ottobre 2003. La disposizione di cui al primo periodo si applica anche a coloro che hanno avanzato domanda di riconoscimento all'I.N.A.I.L. o che ottengono sentenze favorevoli per cause avviate entro la stessa data. Restano salve le certificazioni gia' rilasciate dall'I.N.A.I.L.".
24. Dunque, la L. n. 350, articolo 3, comma 132, pur presupponendo e richiamando la disciplina introdotta dal Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47 conv. in L. n. 326 del 2003, e' intervenuto ad escludere l'applicabilita' della nuova disciplina introdotta dall'articolo 47, e a far salva la previgente disciplina, per ulteriori categorie di assicurati, quali: - coloro che alla data del 2 ottobre 2003 avessero maturato il diritto a pensione (ai sensi dell'articolo 47, comma 6-bis, eventualmente anche in forza della rivalutazione contributiva prevista dalla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8); - coloro che alla stessa data avessero presentato domanda di riconoscimento del beneficio derivante dall'esposizione ad amianto; - coloro che a tale data avessero comunque introdotto una controversia giudiziale poi conclusasi con sentenza favorevole al lavoratore.
25. Con tali categorie di assicurati e' risultata, cosi', ampliata la platea degli esclusi dall'articolo 47 (vale a dire coloro che alla data del 2 ottobre 2003 fruissero dei trattamenti di mobilita' e coloro che, a tale data, avessero gia' definito la risoluzione del rapporto di lavoro in relazione alla domanda di pensionamento).
26. Che la lettura della norma nel senso sopra indicato, risulti dal tenore testuale della disposizione e dall'interpretazione sistematica alla luce della normativa precedente, e' gia' stato ripetutamente affermato da questa Corte (cfr., ex plurimis, Cass. nn. 21862/2004; 15008/2005; 15679/2006 e, piu' di recente, n. 8649/2012) enunciando il seguente principio: "in tema di benefici previdenziali in favore dei lavoratori esposti all'amianto, la L. 24 dicembre 2003, n. 350, articolo 3, comma 132, che - con riferimento alla nuova disciplina introdotta dal Decreto Legge 30 settembre 2003, n. 269, articolo 47, comma 1 (convertito, con modificazioni, nella L. 24 novembre 2003, n. 326) - ha fatto salva l'applicabilita' della precedente disciplina, prevista dalla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, per i lavoratori che alla data del 2 ottobre 2003 abbiano avanzato domanda di riconoscimento all'I.N.A.I.L. od ottenuto sentenza favorevoli per cause avviate entro la medesima data, va interpretato nel senso che: a) per maturazione del diritto deve intendersi la maturazione del diritto a pensione; b) tra coloro che non hanno ancora maturato il diritto a pensione, la salvezza concerne esclusivamente gli assicurati che, alla data indicata, abbiano avviato un procedimento amministrativo o giudiziario per l'accertamento del diritto alla rivalutazione contributiva".
27. Sulla base delle indicate disposizioni, come ribadito in numerose e recenti decisioni di questa Corte (per tutte, v. Cass. 24998/2014 e successive conformi), la disciplina previgente si applica: 1) a. coloro che alla data del 2 ottobre 2003 avessero gia' maturato il diritto al piu' favorevole beneficio previdenziale di cui alla legge n. 257/1992; tale diritto aveva maturato solo chi avesse maturato il diritto alla pensione oppure avesse ottenuto il riconoscimento del diritto alla rivalutazione in via amministrativa o giudiziaria; 2) a coloro che alla data del 2 ottobre 2003 avessero gia' avviato un procedimento amministrativo o giudiziario per l'accertamento del diritto.
28. I numerosi interventi normativi in materia sono stati, altresi', accompagnati da un atto di normazione secondaria, il Decreto Ministeriale del 27 ottobre 2004, che all'articolo 1 recita: "1. I lavoratori che, alla data del 2 ottobre 2003, sono stati esposti all'amianto per periodi lavorativi non soggetti all'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali gestita dall'I.N.A.I.L. hanno diritto ai benefici previdenziali derivanti da esposizione ad amianto, alle condizioni e con le modalita' stabilite dal presente decreto. 2. Ai lavoratori che sono stati esposti all'amianto per periodi lavorativi soggetti all'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, gestita dall'INAIL, che abbiano gia' maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, e successive modificazioni, si applica la disciplina previgente alla medesima data, fermo restando, qualora non abbiano gia' provveduto, l'obbligo di presentazione della domanda di cui all'articolo 3 entro il termine di 180 giorni, a pena di decadenza, dalla data di entrata in vigore del presente decreto".
29. Tale decreto ministeriale, fonte regolamentare meramente attuativa delle disposizioni di cui al Decreto Legge n. 269 cit., articolo 47 non puo' che muoversi nel solco tracciato dalla fonte primaria, con la conseguenza che il riferimento, per l'applicazione della disciplina previgente, a coloro che abbiano gia' maturato, alla data del 2 ottobre 2003, il diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. 27 marzo 1992, n. 257, articolo 13, comma 8, e successive modificazioni, va necessariamente inteso con riferimento a coloro che abbiano gia' maturato il diritto a pensione.
30. Alla natura di fonte meramente attuativa consegue che solo quando trovi applicazione il regime antecedente la riforma del 2003, l'interessato non sia soggetto al termine decadenziale (180 gg.) introdotto dal Decreto Legge n. 269 del 2003, che interessa, pertanto, solo determinate categorie di lavoratori (in tal senso v., da ultimo, Cass. 24998/2014 cit. ed altre numerose conformi).
31. In tale complessa cornice normativa si inscrive la vicenda in esame per la quale non sussistono le condizioni per il riconoscimento del beneficio alla stregua del piu' favorevole regime, giacche' l'attuale ricorrente: - non aveva maturato, al 2 ottobre 2003, il diritto al piu' favorevole beneficio previdenziale di cui alla L. n. 257 del 1992, nel senso sopra precisato (diritto alla pensione maturato eventualmente anche in forza della rivalutazione contributiva prevista dalla L. n. 257 cit., articolo 13, comma 8); - non aveva gia' avviato, alla predetta data del 2 ottobre 2003, un procedimento amministrativo o giudiziario per l'accertamento del diritto (l'azione e' stata proposta con ricorso depositato il 15 ottobre 2008).
32. Non pertinente risulta, pertanto, la decisione di questa Corte, n. 27602 del 2006, invocata dal ricorrente a suffragio dell'opzione interpretativa sostenuta, posto che in quel precedente la nuova disciplina e' stata ritenuta inapplicabile, in applicazione della clausola di salvaguardia, in fattispecie in cui il procedimento era gia' iniziato, ed era in corso, alla data del primo ottobre 2003.
33. Il Do. non versava, dunque, in alcuna della ipotesi che, a norma del Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47, conv. in L. n. 326 del 2003, consentivano l'applicazione della piu' favorevole disciplina previgente ed e' priva di fondamento normativo la ritenuta applicabilita' sulla base della mera (e pretesa) esposizione ad amianto, alla data del 2.10.2003, a prescindere dalla presentazione di una domanda amministrativa o di un accertamento giudiziale.
34. Ne' sussistono le condizioni per il riconoscimento del beneficio alla stregua del meno favorevole regime contributivo giacche' il ricorrente non aveva presentato domanda amministrativa di prestazione all'INAIL, entro il 15 giugno 2005, termine di decadenza "speciale" .
35. In definitiva il lavoratore non si e' attivato, entro il 15 giugno 2005, ponendo in essere l'iniziativa prescritta dal Legislatore (la domanda all'INAIL entro tale data) per invocare, fondatamente, la rivalutazione assicurativa dei periodi lavorativi di esposizione all'amianto anche alla stregua della disciplina meno vantaggiosa.
36. Corretta, in tali termini, la decisione di rigetto della Corte territoriale, restano da esaminare, in ultimo ma non per importanza, i profili di incostituzionalita' denunciati per asserita discriminazione tra lavoratori, tutti esposti all'amianto, che abbiano presentato domanda prima del 2.10.2003 oppure prima del 15.6.2005 oppure, come il ricorrente, non l'abbiano presentata affatto.
37. A prescindere dal rilievo che la denuncia muove da una premessa meramente assertiva - quale l'avvenuta esposizione all'amianto, nella specie, per l'appunto, meramente asserita e non accertata giudizialmente - osserva il Collegio che i rilievi di incostituzionalita', riproposti con il ricorso, sono gia' stati offerti al vaglio di questa Corte e sono stati disattesi (v., ex multis, tra le piu' recenti, Cass. 17503/2014) nei seguenti termini: "secondo i principi enunciati a piu' riprese dalla Corte Costituzionale (cfr., ex plurimis, Corte Costituzionale, nn. 349/1985; 822/1988; 573/1990; 390/1995), le disposizioni modificatrici in senso sfavorevole della precedente disciplina dei rapporti di durata emanate dal legislatore ai fini pensionistici, non devono concretare un regolamento irrazionale ed arbitrario, lesivo delle situazioni sostanziali poste in essere da leggi precedenti e frustrare l'affidamento dei cittadini nella sicurezza giuridica, che e' elemento fondamentale dello Stato di diritto. Nella specie, tuttavia, la (comunque solo parziale) frustrazione delle aspettative pensionistiche dei destinatari della L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 (per quanto, ovviamente, gia' non avessero maturato il diritto alla pensione) non si connota da arbitrarieta' ed irrazionalita', inserendosi al contrario in un complessivo quadro di trasformazione radicale dell'istituto, nei termini e per le ragioni gia' diffusamente esposti" (Cass. 17503/2014 cit.).
38. La Corte Costituzionale (sentenza n. 376 del 2008) ha, peraltro, gia' confermato l'opzione interpretativa secondo cui la maturazione del diritto al conseguimento dei benefici previdenziali di cui alla L. n. 257, articolo 13, comma 8, prevista dalla L. n. 350 del 2003, articolo 3, comma 132 (pur nella diversita' del testo rispetto al Decreto Legge n. 269 del 2003, articolo 47, comma 6-bis conv. nella L. n. 326 del 2003 che fa riferimento alla maturazione del diritto al trattamento pensionistico) coincide con il diritto a pensione, per l'assorbente considerazione che la disposizione di cui alla L. n. 257 del 1992, articolo 13, comma 8 non ha istituito una nuova prestazione previdenziale, ma soltanto un sistema piu' favorevole di calcolo della contribuzione per la determinazione della pensione, di tal che non si puo' "configurare la maturazione del diritto ai benefici indipendentemente dal conseguimento del diritto a pensione".
39. E con Cass. n. 27602 del 2006 deve anche ribadirsi che il discrimine temporale introdotto nella regolamentazione, in via transitoria, del passaggio dall'una all'altra disciplina, si spiega considerando che a fronte delle istanze amministrative gia' proposte - essendo gia' terminato, ovvero ancora in corso il procedimento (talvolta molto difficile e complesso) per l'accertamento dei requisiti prescritti in precedenza - si rivelerebbe oltremodo gravoso ed antieconomico imporre la verifica del diritto alla luce della normativa sopravvenuta.
40. Inoltre, quanto alla dedotta arbitraria discriminazione tra situazioni reputate uguali, i dubbi sollevati "trovano gia' risposta, nel senso della loro infondatezza, nelle considerazioni svolte dalla Corte Costituzionale nella ricordata sentenza n. 376/2008, ove viene puntualizzato che il legislatore ha dettato la disciplina transitoria inerente al passaggio da un regime ad un altro in correlazione con il mutamento di funzione e di struttura della misura disciplinata e che, considerando che tale passaggio comportava un trattamento meno favorevole, ha voluto far salve alcune situazioni ritenute meritevoli di tutela, introducendo disposizioni derogatorie rispetto all'immediata applicazione della nuova disciplina; cio' nell'ambito di quell'ampia discrezionalita' che, secondo la costante giurisprudenza della Corte Costituzionale, va riconosciuta al legislatore "nella fissazione delle norme di carattere transitorio dettate per agevolare il passaggio da un regime ad un altro, tanto piu' ove si tratti di disciplina di carattere derogatorio comportante scelte connesse all'individuazione delle categorie dei beneficiari delle prestazioni di carattere previdenziale".
41. Gli argomenti svolti dal ricorrente, al fine di promuovere un nuovo giudizio di costituzionalita', non persuadono, pertanto, il Collegio a dissentire dalle precedenti decisioni della Corte di legittimita'.
42. Del pari prive di rilevanza, nella vicenda all'esame, appaiono le numerose censure che involgono le norme comunitarie, tutte sollevate muovendo dalla pretesa natura risarcitoria/indennitaria del beneficio in questione, esclusa, per converso, da costante giurisprudenza di questa Corte.
43. In particolare, per il ricorrente, la normativa nazionale applicabile nella specie comporta una ingiusta decurtazione della pensione, violando l'articolo 1 del Protocollo aggiuntivo della CEDU, e prospetta la violazione del divieto di discriminazione di cui all'articolo 14 della CEDU, chiedendo l'eventuale rinvio pregiudiziale alla CGUE, sulla base dell'articolo 6 del Trattato di Lisbona.
44. La richiesta non e' da accogliere per la ragione assorbente secondo cui, diversamente da quel che sostiene il ricorrente, manca nella specie il presupposto applicativo dell'articolo 267 TFUE, rappresentato dal fatto che il presente giudice nazionale di ultima istanza sia "investito di una controversia concernente il diritto dell'Unione".
45. Infatti, non solo e' da escludere che la normativa in tema di rivalutazione contributiva sia da considerare direttiva europea, ma e' anche da precisare che, diversamente da quello che sostiene il ricorrente, la pretesa violazione di norme della CEDU e dei suoi Protocolli non comporta l'applicabilita' del meccanismo del rinvio pregiudiziale alla CGUE, neppure per effetto dell'articolo 6 TUE, come si desume da orientamenti consolidati sia della giurisprudenza della stessa CGUE (vedi, per tutte: sentenza 24 aprile 2012, c-571/10, Kamberaj), sia della Corte costituzionale (vedi, per tutte: sentenza n. 80 del 2011), sia di questa Corte (vedi, per tutte: Cass. nn.27102 e 4049 del 2013; Cass. 23066/2014 e numerose successive conformi).
46. Ancor meno si appalesano meritevoli di condivisione i profili di disparita' di trattamento illustrati evocando il diverso esito di decisioni di merito, asseritamente favorevoli alle tesi qui prospettate, pronunciate con riferimento ad altri dipendenti della societa' Alitalia svolgenti, secondo il ricorrente, medesime mansioni, valendo, al riguardo, il principio secondo cui non possono assumere rilievo, nel presente giudizio, gli effetti irretrattabili di decisioni rese in altri giudizi.
47. Priva di fondamento si appalesa, inoltre, la dedotta responsabilita' dell'INPS per tardiva trasposizione delle direttive comunitarie in materia di amianto: l'intempestiva o inesatta armonizzazione della legislazione interna alle direttive comunitarie postula una responsabilita' diretta dello Stato per inadempimento di obbligazione ex lege (v., da ultimo, Cass. 22480/2014 e i numerosi precedenti ivi richiamati), e, nella specie, e' dedotta, invece, una responsabilita' dell'INPS, "quale ente ausiliario cui e' stata delegata la funzione previdenziale" (cosi' si legge nel ricorso), del tutto estranea all'inadempimento dell'obbligazione in parola. 48. Ne', infine, la Corte territoriale avrebbe dovuto comunque scrutinare la domanda di mero accertamento dell'esposizione all'amianto pure all'esito della ritenuta decadenza, diversamente da quanto propugnato dal ricorrente, non potendo aggirarsi l'inerzia protratta dall'assistito entro termini prescritti dal legislatore a pena di decadenza da un diritto previdenziale, con l'accertamento del fatto costitutivo di quel medesimo diritto per il quale la decadenza sia ormai maturata. 49. Per tutto quanto sopra considerato il ricorso principale deve essere respinto, assorbito l'incidentale condizionato dell'INPS.
50. Le obiettive difficolta' ricostruttive della disciplina di riferimento, il consolidarsi solo in epoca successiva al deposito del ricorso di primo grado dell'orientamento giurisprudenziale del quale si e' fatto applicazione ed inoltre la peculiarita' della vicenda all'esame del Collegio giustificano la compensazione delle spese del giudizio.
51. La circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell'applicabilita' del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, articolo 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, articolo 1, comma 17.
52. Invero, in base al tenore letterale della disposizione, il rilevamento della sussistenza o meno dei presupposti per l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato costituisce un atto dovuto, poiche' l'obbligo di tale pagamento aggiuntivo non e' collegato alla condanna alle spese, ma al fatto oggettivo - ed altrettanto oggettivamente insuscettibile di diversa valutazione - del rigetto integrale o della definizione in rito, negativa per l'impugnante, dell'impugnazione, muovendosi, nella sostanza, la previsione normativa nell'ottica di un parziale ristoro dei costi del vano funzionamento dell'apparato giudiziario o della vana erogazione delle, pur sempre limitate, risorse a sua disposizione (cosi' Cass. Sez. Un. n. 22035/2014).
La Corte riunisce i ricorsi, rigetta il ricorso principale, assorbito l'incidentale condizionato; compensa le spese del presente giudizio di legittimita'. Ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, articolo 13, comma 1 quater, da' atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente principale dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso articolo 13, comma 1 bis. Cosi' deciso in Roma, il 12 dicembre 2014.
Depositato in Cancelleria il 25 marzo 2015