Source: http://neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp?id=16673
Timestamp: 2019-03-19 00:05:05+00:00
Document Index: 115153307

Matched Legal Cases: ['art. 617', 'art. 615', 'art. 624', 'art. 370', 'art. 289', 'art. 360', 'art. 617', 'art. 615', 'art. 624', 'art. 615', 'art. 289', 'art. 480', 'art. 360', 'art. 366', 'art. 91', 'art. 4', 'art. 360']

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI - 3 - ORDINANZA 20 febbraio 2019, n.4961
| Catalogo libri | Rivista | Distribuzione | Formazione | MARTEDÌ 19 MARZO AGGIORNATO ALLE 1:5
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI - 3 - ORDINANZA 20 febbraio 2019, n.4961MASSIMA
Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via né sommaria né provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con il reclamo ai sensi dell’art. 624 c.p.c.. Al fine di distinguere tra le due ipotesi deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che con esso sia disposta (espressamente, o quanto meno implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. VI - 3 - ORDINANZA 20 febbraio 2019, n.4961 - Presidente De Stefano - Relatore Tatangelo
1. Va in primo luogo dichiarata inammissibile la memoria scritta depositata dalla parte intimata (in cui comunque non si prospettano questioni altrimenti rilevabili di ufficio diverse da quelle di cui appresso), al di fuori dei termini perentori fissati per la notificazione ed il deposito del controricorso ai sensi dell’art. 370 c.p.c..
2. Con il primo motivo del ricorso si denunzia 'violazione degli artt. 616, 617 e 618 c.p.c. in relazione all’art. 289 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 4)'.
'Nei casi in cui il giudice dell’esecuzione dichiari l’improcedibilità (o l’estinzione cd. atipica, o comunque adotti altro provvedimento di definizione) della procedura esecutiva in base al rilievo della mancanza originaria o sopravvenuta del titolo esecutivo o della sua inefficacia, il provvedimento adottato in via né sommaria né provvisoria, a definitiva chiusura della procedura esecutiva, è impugnabile esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi ai sensi dell’art. 617 c.p.c.; diversamente, se adottato in seguito a contestazioni del debitore prospettate mediante una formale opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in relazione alla quale il giudice abbia dichiarato di volersi pronunziare, il provvedimento sommario di provvisorio arresto del corso del processo esecutivo, che resta perciò pendente, è impugnabile con il reclamo ai sensi dell’art. 624 c.p.c.. Al fine di distinguere tra le due ipotesi deve ritenersi decisivo indice della natura definitiva del provvedimento la circostanza che con esso sia disposta (espressamente, o quanto meno implicitamente, ma inequivocabilmente) la liberazione dei beni pignorati.
In entrambi i casi, quando è stata proposta una opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615 c.p.c., il giudice dell’esecuzione, con il provvedimento che sospende o chiude il processo, deve contestualmente fissare il termine per l’instaurazione della fase di merito del giudizio di opposizione (salvo che l’opponente stesso vi rinunzi) e, in mancanza, sarà possibile per la parte interessata chiedere l’integrazione del provvedimento ai sensi dell’art. 289 c.p.c., ovvero procedere direttamente alla instaurazione del suddetto giudizio di merito (Cass. n. 22033/2011 e successive conformi). Peraltro, solo se il processo esecutivo non è stato definito, ma resta pendente, è eventualmente possibile, all’esito dell’opposizione, la riassunzione dell’esecuzione. Se, invece, il processo esecutivo è stato definito con liberazione dei beni pignorati e non vi è stata opposizione accolta agli atti esecutivi, il giudicato sull’opposizione all’esecuzione potrà fare stato tra le parti solo ai fini di futuri eventuali nuovi processi, ma non sarà possibile la riassunzione dell’esecuzione, definitivamente chiusa'.
3. Con il secondo motivo del ricorso si denunzia 'violazione o falsa applicazione dell’art. 480 c.p.c. (art. 360 c.p.c., n. 3)'. Il motivo è inammissibile, per difetto di specificità, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.
4. Con il terzo motivo del ricorso si denunzia 'violazione o falsa applicazione del combinato disposto dell’art. 91 c.p.c. e del D.M. n. 55 del 2014, art. 4 (art. 360 c.p.c., n. 3)'.