Source: https://journals.openedition.org/historika/346
Timestamp: 2020-08-04 06:39:12+00:00
Document Index: 10713733

Matched Legal Cases: ['artz 1937', 'artz 1937', 'artz 1937', 'artz38', 'artz 1937', 'artz 1937', 'artz 1937', 'artz 1937', 'artz 1937']

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1 CTh II, 17, 1 pr. (a. 321 o 324) = CIust II, 44 (45), 2; l’istituto della venia aetatis è già attes (...)
1Che l’età richiesta per la gestione della questura e della pretura a Roma fosse stata sensibilmente abbassata è attestato indirettamente da due provvedimenti di Costantino relativi ai soggetti che, in nome della venia aetatis1, potevano usufruire dell’esenzione dalla multa frumentaria comminata ai candidati questori, pretori e consoli suffetti absentes al momento della loro editio.
2 Mommsen 1804, ad l. Il testo delle costituzioni è citato rispettando gli espedienti grafici ivi ado (...)
3 Seeck 1919, 50; 60; 179.
2CTh VI, 4, 1 è diretta a un praefectus urbi Aelianus, nome che già il Gothofredus emendava in Iulianus (Anicius Iulianus fu p. u. dal 13 novembre 326 al 6 settembre 329); la data della subscriptio, Sirmio 9 marzo 320, va corretta: Mommsen, mettendo in dubbio il 9 marzo, suggeriva il 3262, invece O. Seeck3 il 9 marzo 329 (e in effetti la legge sembra posteriore a CTh VI, 4, 2):
Religiosis vocibus [sena]tus amplissimi persuasi decernimus, ut quaestor[es] ea praerogativa utantur, qua consules et praetor[es], ita ut, si quis intra annum sextum decimum nomin[a]tus fuerit absens, cum editio muneris celebratur, condemnationis frumentariae nexibus minime teneatu[r], quoniam memoratae aetati placet hoc privilegium suffragari.
3CTh VI, 4, 2 è del 3 marzo 327 e, la menzione dei ludi circenses et sca­enici, sembra riguardare soltanto pretori e consoli suffetti:
Minores XX annis aetatis contemplatione infirmae hoc etiam remedio sublevamus, ut eius necessitudinis titulo minime teneantur, cuius laqueis vinciuntur ii, qui post vicensimum aetatis [s]uae annum trans mare positi et in provinciis commo[ra]ntes nequaquam ludis circensibus ac scaenicis exhi[be]ndis sui copiam faciunt et ideo certo generi multa[tio]nis obiecti sunt.
4 Secondo Cecconi 2002, 216, la data potrebbe essere anticipata al 382.
5 Ottenne infatti una dilazione, comunicata nell’epist. VII, 1, 1 dal padre, lieto perché così avrebb (...)
4Il candidato questore e pretore su cui siamo meglio informati, grazie al profluvio di lettere scritte dal padre in occasione di entrambe le editiones, è Memmio Simmaco. Nato nel 383/3844, rivestì la questura nel 393, più o meno decenne. Designato alla pretura per l’anno 400, la ricoprì nel 401, intorno ai 18 anni5.
6 Cfr. Kuhoff 1983, 278, 67 et passim.
7 Cfr. PLRE I, Orfitus 3, 651-653; cfr. ad es. CIL VI 1741 = ILS 1243 = EDR129605.
8 PLRE I, Celsus 9, 195-196. Cfr. CIL VI 1759 = ILS 1272 = EDR137772.
5I dati ricavabili sull’età in cui personaggi conosciuti rivestirono la pretura non sono molti e quasi sempre approssimativi6. Ad esempio le iscrizioni, sia per Memmius Vitrasius Orfitus7 che per Ragonius Vincentius Celsus8, sottolineano la precocità degli inizi della carriera, ma non forniscono ragguagli più precisi.
9 Chastagnol 1966, 220.
10 Seeck 1883, XLIV; Chastagnol 1962, 218.
6Alfenius Ceionius Iulianus Kamenius (PLRE I, nr. 25, 474-475), vissuto dal 343 al 385 (ILS 1264 = EE VIII, 648 = EDCS-31200895) fu vicarius Africae nel 381 e in precedenza, nel 375/376 secondo A. Chastagnol9, consularis Numidiae: dunque fu quaestor candidatus e praetor triumphalis prima dei 30-32 anni. Petronio Probo, morto sessantenne (CIL VI 1756 = EDR127594) nel 390 circa, si calcola che abbia esercitato la questura e la pretura entro i 28 anni; Q. Aurelio Simmaco Eusebio, ammesso che fosse nato nel 34010, entro i 25, Flaviano seniore sotto i 30.
11 Chastagnol 1955, 178-179.
12 Cfr. ancora epist. VIII, 51; 55; IX, 52.
13 Figlio di Marcianus (cui Simmaco indirizza epist. VIII, 9; 23; 54; 58; 73: PLRE I, Marcianus 14, 55 (...)
14 Dell’intricato problema discute Paschoud 1986, 290-291.
7Tarrutenius Maximilianus (PLRE II, nr. 3, 741), cui il genero Anicius Glabrio Faustus quand’era console, nel 438, dedicò una statua togata (CIL VI 1767 = ILS 1282 = EDR118428) fu consularis Piceni (probabilmente dopo il 398, quando il Picenum suburbicarium fu separato da Flaminia et Picenum annonarium) a ca. 19 anni e dunque può essere stato pretore verso i 18: non a 15, come vorrebbe Chastagnol11; il personaggio è forse lo stesso Maximilianus, che Zos. V, 45, 4 dice riscattato dal padre Marinianus con trentamila aurei, e andrà distinto, malgrado Chastagnol, da Maximilianus 1 (PLRE II, 740), destinatario di Symm. epist. VIII, 48, che lo dice gratificato di un honor aulicus12, e altresì da Maximianus (Symm. epist. VIII, 24: PLRE II, Maximianus 2, 739)13, su cui Zos. V, 44, 114.
15 PLRE I, Publicola 1, 753; probabilmente da identificare con Valerius Publicola 2 (ibid., 754) consu (...)
16 Cfr. Chastagnol 1962, 156; Kuhoff 1983, specialmente 24; 249; 268 n. 25; 275 n. 54.
17 Così anche Pallad. hist. Laus. 46, 1, mentre Paul. Nol. epist. 29, 8 e Rufin. apol. in Hier. 2, 26 (...)
8In sostanza l’età media, secondo Chastagnol, si sarebbe aggirata intorno ai vent’anni; il caso limite, comunemente ammesso, riguarderebbe Publicola, figlio di Melania Seniore15, il quale sarebbe stato pretore urbano a 9/10 anni, o anche meno16, secondo una ricostruzione che dipende da Hier. chron. s.a. 374d Helm: Melanium, nobilissima mulierum Romanorum, et Marcellini quondam consulis filia17, unico praetore tunc urbano filio derelicto Hierosolymam navigavit. ubi tanto virtutum praecipueque humilitatis miraculo fuit, ut Theclae nomen acceperit.
18 Cfr. anche Paul. Nol. epist. 29, 8 unico tantum sibi parvulo…derelicto e Rufin. apol. in Hier. 2, 2 (...)
19 Cfr. anche la traduzione di Donalson 1996, 55: «abandoned her only son, the urban praetor, and sail (...)
20 A Costantinopoli il numero oscilla nel corso del secolo; nel 340 ne sono enumerati tre da CTh VI, 4 (...)
21 Cause di libertà e concessione di restitutio in integrum: cfr. Chastagnol 1958, 339-340 (per l’esat (...)
22 Si noti che nelle testimonianze che citeremo di seguito si parla genericamente di praetor, senza ul (...)
23 Il primo praefectus urbi di Costantinopoli, Honoratus (PLRE I, nr. 2, 438-439) era entrato in caric (...)
9Gli interpreti non danno rilievo allo stridente contrasto fra la sfumatura patetica insita in unico…filio derelicto18 e l’impersonale menzione della carica ricoperta (praetore tunc urbano)19. Ma noi non possiamo non nutrire perplessità, anche tenendo conto delle fonti (dalla metà del secolo in poi) che attestano per i pretori20 la conservazione di alcune competenze, in ambito soprattutto di giurisdizione volontaria, ma anche contenziosa21, competenze che sarebbero state incompatibili con una assunzione della carica in età infantile. Un punto di riferimento importante è la costituzione emanata da Costanzo il 30 dicembre 359 (CTh VI, 4, 16), che si configura come un’oratio al senato di Costantinopoli, intesa a delimitare i compiti del praetor22 rispetto a quelli del prefetto urbano appena introdotto nella metropoli orientale23; il testo è stato integrato (entro parentesi tonde) grazie alla conservazione, con poche modifiche, in CIust I, 39, 1 (cfr. anche VII, 1, 4):
24 La lezione curiae di R va corretta in curae (nel corrispondente CIust I, 39, 1 si trova vinculis sa (...)
Praetori defertur haec iurisdic(tio san)cientibus nobis, ut liberale negotium ipse disceptato(r exa)minet adsertionibus ordinatis, quas iuxta ordinem iu[ris] convenit celebrari. Sane interponi ab eo decreta co(nve)niet, ut, sive in integrum restitutio deferenda est, pro(batis) dumtaxat causis ab eodem interponatur decret(um, seu) tutoris dandi seu ordinandi curatoris, impleatur (ab eo in)terpositio decretorum: quippe cum aput eum qu(oque adipis)ci debeat patronorum iudicio sedula servitus (libertatem), nec sane debita filiorum votis patrum vota ce(ssabunt), ut patente copia liberos suos exuant pote(state), magis propriis obsequiis mancipatos, c(um sese) intellegant his obsequii plus debere, (a qui)bus sese meminerunt vinculis curiae24 exutos.
10A questa costituzione segue, nel Codice giustinianeo (I, 39, 2), quella di Marciano, del 18 dicembre 450, la quale, mentre esenta i provinciali dall’onere della pretura (cfr. anche XII, 2, 1, con la stessa data), non manca di rammentare i compiti che i tre pretori eletti ogni anno dal senato dovranno adempiere:
Tres tantummodo praetores electae opinionis in hac urbe per singulos annos iudicio senatus praecipimus ordinari qui competentes causas et debitos actus integre disceptare atque tractare debebunt, ut hi tamen tres ex his, qui proprium larem in hac alma urbe habeant, non ex provinciis eligantur etqs.
25 Non è però sicuro che il prior cognitor citato in rel. 19, 3 sia riferito al pretore, e non al pref (...)
26 Si sarebbe trattato di una restitutio in integrum ob minorem aetatem: cfr. Kaser - Hackl 19962, 539 (...)
11Anche alcune relationes di Simmaco accennano al ruolo ricoperto dal pretore: da 16, 1 risulta che ha accordato la bonorum possessio secundum tabulas; a 19, 2 e 3 l’intervento riguarda la convalida della nomina, contestata dalla parte avversa, di Liberius come rappresentante in giudizio di Marciana seniore25; a 39, 3 il pretore non è espressamente citato, ma si fa risalire a lui la restitutio in integrum menzionata nel testo26.
27 Anche se, nella già citata epist. VIII, 21, 2, Simmaco annuncia l’entrata in carica di Memmio – all (...)
28 Per Giglio 2007, 65-88, che non si occupa minimamente del munus della questura (carica simmetrica, (...)
29 Se prescindiamo dal passo del Chronicon e dalla possibile identificazione col Valerius Publicola co (...)
30 Cfr. Symm. epist. V, 22, 1 quaestorium parvuli nostri munus: anche Publicola è definito parvulus, a (...)
12Richiamando queste attestazioni non vogliamo certo sostenere che tutti i pretori eletti fossero tenuti a esercitare concretamente funzioni giurisdizionali27; anzi, crediamo che, nella maggioranza, i giovani clarissimi, sia residenti a Roma, sia, e soprattutto, nelle province, dovessero ottemperare a un unico obbligo, centrale e ineludibile28, l’editio ludorum, in genere allestita dal loro padre. Però ci si chiede se veramente Publicola fosse pretore urbano29 a un’età in cui al massimo, come l’esempio di Memmio Simmaco insegna, poteva assumere la questura30. Poiché esiste un filone di ricerche nelle quali si tenta di dimostrare che Publicola era già vicino alla pubertas o addirittura l’aveva superata quando la madre l’aveva lasciato a Roma, in questo lavoro passeremo innanzitutto in rassegna le testimonianze su cui poggiano le moderne ricostruzioni dell’età di Publicola; in secondo luogo discuteremo l’integrità del testo del Chronicon geronimiano s.a. 374d. Per affrontare il primo problema è necessario esaminare le notizie su tempi e modi della scelta ascetica di Melania Seniore. L’Historia Lausiaca di Palladio offre una cronologia sensibilmente divergente dalle altre fonti e segnatamente da Paolino di Nola, che nell’epist. 29, 8-13 (cfr. anche i par. 6 e 14) traccia una biografia edificante di Melania e nell’epist. 45, 2-3 risponde ad Agostino, il quale, in una lettera a noi non pervenuta, gli aveva descritto il composto dolore di Melania alla notizia della morte di Publicola.
31 Gli interpreti si dividono sul senso di attribuire ad εἰτοῦν (tràdito da bu; ἤτουν TW; ἤτοι P): per (...)
32 Questa persecuzione contro i seguaci della fede nicena dovette inasprirsi dopo la morte di Atanasio (...)
33 Secondo Mratschek 2013, 250-268, la creazione della dioecesis Aegyptiaca non risalirebbe a prima de (...)
34 Questi 27 anni di vita nel monastero non collimano con la notizia, fornita dallo stesso Palladio, c (...)
35 Τριακοστὸν μὲν γὰρ καὶ ἕβδομον ἔτος ξενιτεύσασα: il verbo ξενιτεύω e, poco più avanti, il vocabolo (...)
36 Si sarebbe tentati di tradurre «il fanciullo», che si allineerebbe col parvulus degli autori latini (...)
37 Maritato con Albina, figlia di Ceionius Rufius Albinus, praefectus urbi nel 389-391: PLRE I, Albina(...)
13Pallad. hist. Laus. 46, 1-5 informa, piuttosto ambiguamente, che la tre volte beata Melania Σπανὴ γέγονε τὸ γένος, εἰτοῦν ʽΡωμαία31; che rimase vedova a ventun anni («nel ventiduesimo anno d’età»), che in gran segreto (per paura della persecuzione di Valente)32 fece in modo che fosse nominato un tutore per il figlio, caricò su una nave tutti i beni mobili e navigò velocemente verso Alessandria; lì vendette i suoi beni e poi si diresse al monte di Nitria per visitare i padri del deserto, trattenendosi per sei mesi; successivamente seguì a Diocaesarea in Palestina i santi uomini (oltre ai monaci, dodici vescovi e presbiteri) mandati in esilio dal praefectus Augustalis33, li sostenne e li servì; fu essa stessa imprigionata e dovette comparire davanti al governatore (ὑπατικός) di Palestina, che la liberò dopo averne ascoltato l’orgoglioso discorso in cui vantava il proprio lignaggio e quello del marito; una volta richiamati gli esiliati fondò un monastero a Gerusalemme e vi rimase 27 anni (cfr. anche il par. 6), in compagnia di Rufino di Aquileia34. A 54, 2-3 Palladio cita le grandi opere di beneficenza compiute da Melania, durante i 37 anni di lontananza ascetica35, grazie ai contributi della parentela, del figlio medesimo e dei propri amministratori; afferma inoltre che, vissuta appartata per un così lungo periodo, «non possedette neanche una spanna di terra, né si lasciò smuovere dal desiderio del figlio né il rimpianto per l’unico figlio la distolse dall’amore per Cristo»; ma attraverso le sue preghiere il ragazzo (ὁ νεώτερος)36 raggiunse il più alto grado di educazione e di formazione morale, fece un matrimonio ragguardevole37 e fu partecipe degli onori del secolo; dopo molto tempo, preoccupata che la nipote Melania Iuniore e il suo sposo Piniano non fossero sviati da cattive influenze nella scelta di allontanarsi dal mondo, si precipitò, anziana di sessant’anni, su una nave, e da Cesarea in venti giorni arrivò a Roma.
38 Schwartz 1937, 166-167 nn. 10 e 11.
39 Questo punto sarà analizzato più avanti.
40 Il marito di Melania Seniore era forse Valerius Maximus, prefetto urbano nel 361/362 (PLRE I, Maxim (...)
41 Nella sua ipotesi (Schwartz 1937, 166 n. 9) tiene presente che prima di recarsi a Gerusalemme nel 3 (...)
42 Schwartz 1937, 167 n. 10 ritiene che Melania dopo la morte del marito fosse stata lei stessa tutric (...)
43 Murphy 1947, 59-77.
44 P. 65; i dati che si ritrovano in PLRE I, Melania 1, 592-593 e PCBE 2, 2, Melania 1, 1480-1483 si r (...)
45 Moine 1980, 3-79.
46 L’autrice, contestando i tentativi della critica di innalzare l’età di Publicola al tempo dell’abba (...)
47 Wilkinson 2012, 166-184. Ancor meno convincente la ricostruzione di Booth 1981, 237-250 e 1983, 144 (...)
48 Cfr. ad es. Curran 2000, 272; la supposizione circa l’epoca del trasferimento dalla Spagna non si f (...)
49 Wilkinson fa perno sulla cifra di 37 anni «lontano dalla patria» (traduce infatti ξενιτεύσασα di hi (...)
14A queste notizie accordava abbastanza credito E. Schwartz38, dubitando al contempo del testo tràdito di Hier. chron. s.a. 37439, e ne concludeva che Melania Seniore era nata nel 341, era rimasta vedova nel 36240 e solo dieci anni dopo – nel 373 circa41 – aveva lasciato a Roma il figlio, che non era più un infante bisognoso di cure, ma aveva circa 12 anni42; il ritorno in Occidente sarebbe avvenuto nell’anno 400. Più o meno sulla stessa linea, inizialmente avversata, si schierò nel 1947 P.X. Murphy43, che datava la nascita di Melania nel 341 o 342, il matrimonio nel 356 o 357, la vedovanza nel 364, la permanenza a Roma dal 365 al 372, la partenza quando Publicola aveva fra i 10 e i 12 anni44. Dopo il circostanziato studio di Nicole Moine45, che torna a dar peso alle fonti attestanti che Publicola fu abbandonato in tenera età46, si sarebbe pensato che, su questo specifico punto, la fiducia incondizionata sui numeri forniti da Palladio (27 anni nel monastero a Gerusalemme; 37 di “separazione dal mondo”; sessantenne al momento del ritorno) si fosse un po’ ridimensionata. Invece persiste, in molti lavori degli ultimi decenni, la tendenza a scandire le vicende di Melania Seniore, e di Publicola, attraverso tali numeri. Ad esempio, l’articolo di K.W. Wilkinson47 è una summa delle teorie precedenti portate alle estreme conseguenze e lavorando di fantasia: Melania non solo sarebbe stata nativa, ma anche residente in Spagna fino alla morte del marito nel 362; trasferitasi l’anno dopo a Roma col figlio superstite48, vi sarebbe rimasta 10 anni, fino alla partenza nel 37349. In questa decade romana avrebbe essa stessa provveduto all’educazione del figlio e, in quanto erede del marito, avrebbe esercitato de facto la tutela su di lui; avrebbe anche trovato «patrons in the Senate» che favorissero la carriera di Publicola e ne avrebbe essa stessa finanziato sia i giochi questorii che quelli pretorii; l’avrebbe lasciato quando era ormai pretore urbano, a un’età compresa tra i dodici e i diciassette anni.
50 È incerto se questo legame fosse di parentela o di affinità; Rampolla del Tindaro 1905, 106-107 pen (...)
15A questo punto è indispensabile ricapitolare le informazioni provenienti da Paolino di Nola, oltretutto legato a Melania da vincoli parentali (epist. 29, 5)50, e poi da Rufino di Aquileia e dallo stesso Girolamo.
16Nel par. 8 dell’epist. 29 a Sulpicio Severo si legge:
(p. 253, 28 ss. von Hartel) Marcellino consule avo de ambitu generis et opum luxu in teneris adhuc annis nuptias passa et brevi mater, sed ea felicitate mortalium non longum potita est…Nam praeter alias orbitates…ita crevit aerumnis, ut duos filios et maritum intra anni tempus amitteret, unico tantum sibi parvulo ad memoriam potius quam ad compensationem affectuum derelicto. (p. 254, 21 ss.) itaque luctuoso ambitu trium funerum comes, vidua pariter et orbata, Romam venit cum unico suo incentore potius quam solatore lacrimarum, sive infans ante sui sensum mala sentiens iam saperet alienam lugere mortem, qui adhuc vitam suam nosse nesciret, sive ignara male securus infantia miserabili ludo inter matris lamenta rideret.
17Nel par. 9:
51 Al par. 10 ricorda come la partenza fosse stata duramente contrastata da quegli stessi propinqui, d (...)
(p. 255, 3 ss.) salutarem sibi filioque scientiam induit, ut parvulum suum neglegendo diligeret et dimittendo retineret, firmius habitura absentem, quem domino commendasset, quam complexura praesentem, si sibi credidisset. (25 ss.) ista, ut unicum suum a pectore suo abscidit et in sinum Christi iactavit, ut eum ipse dominus enutriret, nihil postea illi suae sollicitudinis dedit…quanta autem hoc fide fecerit, hinc perspici licet, quod in magna licet potentissimorum et carorum propinquorum Romae copia51 nemini parvulum suum verbo, ut dici solet, alendum erudiendum tuendum mandare dignata est. tam certa fuit a Christo esse susceptum et ideo meruit obtinere, quia frui noluit, et nunc revisere meruit per eius fidei pietatem, qua semel relictum in deo non desideraverat in hoc saeculo.
52 L’epistola è datata all’anno 400 da Fabre 1948, 32-33, che fissa il ritorno di Melania alla fine de (...)
18Paolino, che nel par. 6 (p. 251, 22 ss.) aveva detto che Melania era tornata post quinque lustra, nel par. 12 racconta che sbarcò a Napoli, accolta dai suoi, che l’accompagnarono a Nola; possiamo datare il ritorno all’anno 39952, e la partenza da Roma al 373/374, allorché, secondo il vescovo di Nola, il figlio era parvulus, un fanciullino (infans) incapace di intendere la portata delle disgrazie che si erano abbattute sulla sua famiglia. Concorda con questo dato Rufin. apol. in Hier. 2, 26, laddove rinfaccia a Girolamo di aver cancellato dalle sue copie del Chronicon le notizie su Melania, che egli così ripropone:
etiam nec illud eius (scil. Hieronymi) admirabile factum silendum est, ne pudorem incutiamus audientibus, quod Marcellini consulis neptem, quam Romanae nobilitatis primam, parvulo filio Romae derelicto Hierosolymam petiisse et ibi ob insigne meritum virtutis Theclam nominatam, in ipsis Chronicis suis scripserat: post id de exemplaribus suis erasit, cum actus suos vidisset dis-tinctioris disciplinae feminae displicere.
19Nella sua parafrasi Rufino omette l’accenno a una pretura urbana del parvulus (termine che aggiunge di propria iniziativa) e altrettanto Girolamo, quando addita a Paula (epist. 39, 5, dell’a. 384), per consolarla della morte di Blesilla, l’esempio di Melania:
53 Cfr. anche Paul. Nol. epist. 29,10 corporeae pietatis vincula et navem cunctis flentibus laeta solv (...)
calente adhuc mariti corpusculo et necdum humato duos simul filios simul perdidit…Quis illam tunc non putaret more lymphatico, sparsis crinibus, veste conscissa lacerum pectus invadere? Lacrimae gutta non fluxit: stetit immobilis et ad pedes advoluta Christi, quasi ipsum teneret, adrisit: “Expeditius tibi servitura sum, domine, quia tanto me liberasti onere”. Sed forsitan superatur in ceteris? Quin immo, qua illos mente contempserit, in unico postea filio probat, cum omni quam habebat possessione concessa, ingrediente iam hieme53 Hierosolymam navigavit.
54 Sul νεώτερος di Palladio vd. sopra la n. 36.
55 Cioè non ancora settenne: per delimitare l’infantia era preso come punto di riferimento per lo più (...)
56 Chastagnol 1958, 246-247; 1960, 280-281.
57 Anche in Occidente era entrata in vigore la legge che prescriveva la designatio del candidato alla (...)
58 Vallarsi 1740; la seconda edizione, curata anche da Scipione Maffei (Venetiis 1769), confluì nella (...)
59 Non c’è bisogno di spendere molte parole per spiegare la facilità della corruttela da praetori a pr (...)
60 Thes. l. L. V, 628, 35 ss.
61 Stando a Paul. Nol. epist. 29, 9 (citato integralmente supra nel testo) in magna licet potentissimo (...)
62 Paul. Nol. epist. 29, 9, ad uso del suo corrispondente Sulpicio Severo, dà un’interpretazione spiri (...)
63 Cfr. supra.
64 Schwartz 1937, 167 n. 10, favorevole a questo tipo di emendamento, pensava che la corruttela fosse (...)
65 Secondo Chastagnol 1960, 112-114, che si richiama a Vigneaux 1896, 298 e a Brancher 1909, 39, in ma (...)
66 Cfr. Grelle 1960, 216-225.
67 Mentre CTh III, 17, 3 pr., circa la nomina di uno dei tutori come amministratore dei beni pupillari (...)
20Le fonti latine (ma in fondo anche Pallad. hist. Laus. 46, 1) fanno pensare che la nobildonna non si trattenesse molto in Occidente dopo la perdita del marito e di due figli, ma che affrettasse la partenza, incurante dei parenti infuriati e del mare tempestoso; le stesse fonti sono concordi nel definire parvulus54 il presunto pretore urbano; anzi, dalla descrizione di Paolino (epist. 29, 8), egli risulta propriamente infans55. Queste testimonianze, aggiunte a quelle riportate sopra sui compiti residui del praetor, rafforzano i sospetti di un guasto nel passo del Chronicon. Infatti non basta a garantirne l’integrità la spiegazione di Chastagnol56, secondo cui Publicola sarebbe stato allora semplicemente praetor designatus e avrebbe assunto la carica dieci anni dopo57: tale spiegazione è in evidente contrasto con la perentorietà della formulazione praetore tunc urbano, che Chastagnol accetta e che invece bisogna rinunciare a difendere. Va rivalutata, a mio avviso, l’intuizione di Domenico Vallarsi, che nel testo della prima edizione58 aveva sostituito praetore con praetori (peraltro s.a. 377!)59: non fa difficoltà il costrutto di derelinquo (verbo prediletto da Girolamo, specialmente nelle traduzioni bibliche) col dativo60, e in particolare il tipo derelinquo aliquem alicui, per il quale si può richiamare Hil. in psalm. 120, 8 quibus (scil. daemonibus) nos dei a nobis abscessio dereliquit e Vulg. psalm. 9b, 14 tibi derelictus est pauper, orphano tueris adiutor. Con l’emendamento praetori si acquisisce una notizia in sé del tutto plausibile: la madre, partendo, avrebbe affidato il parvulus al magistrato, il quale avrebbe proceduto a una tutela dativa61; e infatti Pallad. hist. Laus. 46, 1 afferma: «fece in modo che fosse nominato un tutore del proprio figlio»62. Però la competenza specifica era del praetor tutelaris e/o del praefectus urbi e dunque si deve ammettere che Girolamo abbia commesso un errore, scrivendo praetori tunc urbano: avrebbe dovuto scrivere praetori tunc tutelari (errore che si giustifica considerando la quantità di fonti che citano le attribuzioni del praetor senza ulteriori qualificazioni)63; oppure, forse, avrebbe dovuto scrivere praefecto tunc urbano64, se si condivide la teoria che la datio tutoris vel curatoris, quando si trattava di minori di famiglie clarissimae, fosse già da tempo passata nelle mani del praefectus urbi65; si può obiettare a questa teoria che, per la nomina del tutore o del curatore d’ufficio, solo nel 389 troviamo definita una procedura che conferisce un ruolo preminente, seppur non esclusivo, al prefetto urbano: CTh III, 17, 3, data a Milano il 27 dicembre da Teodosio e diretta al prefetto di Costantinopoli Proculus, nel lungo preambolo sancisce inlustris praefectus urbis adhibitis decem viris e numero senatus amplissimi et praetore clarissimo viro, qui tutelaribus cognitionibus praesidet, tutores curatoresque ex quolibet ordine faciat retentari; nel testo non è citata una competenza specifica del prefetto urbano in merito ai clarissimi, che invece compare in uno degli ampliamenti alla stessa legge apportati dai compilatori66 in CIust V, 33, 1 (sotto la rubrica De tutoribus et curatoribus illustrium vel clarissimarum personarum), dove alle parole parvulis adultisve è aggiunto clarissimis (par. 2)67.
21In praetori tunc urbano (secondo la restituzione qui riproposta) si potrebbe anche ravvisare, come spiegazione alternativa, un anacronismo di Girolamo.
68 Si suppone possa esser stata un plebiscito promosso da quel L. Atilius, che, stando a Liv. XXVI, 33 (...)
69 Cfr. anche inst. 1, 183 e 186-187. Ancora prima della lex Atilia sappiamo che, in caso di controver (...)
70 Oltre ai passi sopra citati di Gaio e dei Tituli ex corpore Ulpiani, ne confermano la persistenza g (...)
71 Cfr. Zoz 1987, 177-178.
72 Fu anche il primo iuridicus per Italiam regionis Transpadanae; cfr. anche le iscrizioni raccolte da (...)
73 Migliorati 2014, 181-182.
22C’era stata un’epoca, e neanche troppo breve, in cui il pretore urbano aveva competenza a Roma sulla datio tutoris, in virtù della lex Atilia, risalente forse al 210 a.C.68 e riportata da Gai. inst. 1, 185 si cui nullus omnino tutor sit, ei datur in urbe Roma ex lege Atilia a praetore urbano et maiore parte tribunorum plebis, qui Atilianus tutor vocatur; in provinciis vero a praesidibus provinciarum <ex> lege Iulia et Titia69 (da cui dipendono Tit. ex corpore Ulp. 11, 18; Inst. Iust. I, 20 pr., sotto la rubrica De Atiliano pretore vel eo qui ex lege Iulia et Titia dabatur e Theoph. Inst. par. 1, 20 pr.). Al tempo dell’imperatore Claudio, stando a Suet. Claud. 23, 2, la nomina del tutore d’ufficio passò ai consoli: sanxit ut pupillos extra ordinem tutores a consulibus darentur; ma la notazione extra ordinem dimostrerebbe che le leggi precedenti non furono abrogate70. Sotto Marco Aurelio e Lucio Vero, nel 165 o 166, fu istituito il praetor tutelaris71, che assorbì la competenza specifica: CIL V 1874 (da Iulia Concordia) = ILS 1118 = EDR093745 e VIII 7030 = ILS 1119 = ILAlg II.1, 614 = EDCS-13002060 attestano che il primo ad esser nominato fu C. Arrius Antoninus72; nel Fragm. Vat. 244 sono citate lettere divorum Hadriani et Antonini et fratrum al pretore tutelare Caerellius Priscus73; cfr. HA M. Ant. 10, 11 praetorem tutelarem primus fecit, cum ante tutores a consulibus poscerentur, ut diligentius de tutoribus tractaretur.
23Girolamo attingeva forse a reminiscenze scolastiche, quando annotava unico praetori tunc urbano filio derelicto, con uno studiato ordo verborum, dove la posizione a cornice di unico e filio derelicto accentua la singolarità e, almeno per noi, la drammaticità dell’esperienza vissuta da Publicola.
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1 CTh II, 17, 1 pr. (a. 321 o 324) = CIust II, 44 (45), 2; l’istituto della venia aetatis è già attestato dalla legge di Aureliano del 274: CIust II, 44 (45), 1.
2 Mommsen 1804, ad l. Il testo delle costituzioni è citato rispettando gli espedienti grafici ivi adottati.
5 Ottenne infatti una dilazione, comunicata nell’epist. VII, 1, 1 dal padre, lieto perché così avrebbe partecipato alle celebrazioni per il consolato di Stilicone senza dover per questo rinunciare a presenziare ai festa del figlio (il rincrescimento era stato espresso nell’epist. VIII, 21, 2 a Lucillus); cfr. Seeck 1883, LXXII e n. 332.
13 Figlio di Marcianus (cui Simmaco indirizza epist. VIII, 9; 23; 54; 58; 73: PLRE I, Marcianus 14, 555-556).
15 PLRE I, Publicola 1, 753; probabilmente da identificare con Valerius Publicola 2 (ibid., 754) consularis Campaniae e patronus dei Beneventani (CIL IX 1591); cfr. anche PBCE 2, 2, 1863-1864. Sulle due Melanie, rispettivamente madre e figlia di Publicola, vd. più avanti.
17 Così anche Pallad. hist. Laus. 46, 1, mentre Paul. Nol. epist. 29, 8 e Rufin. apol. in Hier. 2, 26 la dicono nipote di Antonius Marcellinus, console nel 341 (PLRE I, Marcellinus 16, 548-549). Per Settipani 2000, 352-353 sussiste la possibilità che non solo il padre e l’avus di Melania fossero omonimi, ma anche il bisavolo.
18 Cfr. anche Paul. Nol. epist. 29, 8 unico tantum sibi parvulo…derelicto e Rufin. apol. in Hier. 2, 26 parvulo filio Romae derelicto (passi che verranno esaminati infra).
19 Cfr. anche la traduzione di Donalson 1996, 55: «abandoned her only son, the urban praetor, and sailed to Jerusalem».
20 A Costantinopoli il numero oscilla nel corso del secolo; nel 340 ne sono enumerati tre da CTh VI, 4, 5, e cioè, in ordine di importanza il Flavialis, il Constantinianus e il triumphalis; a Roma divennero tre quando fu aggiunto, dopo il 340, il praetor triumphalis (il primo ad esser documentato è Lollianus Mavortius: PLRE I, nr. 6, 514; Kuhoff 1983, 22-23; 265, 13; passim).
21 Cause di libertà e concessione di restitutio in integrum: cfr. Chastagnol 1958, 339-340 (per l’esattezza delle citazioni vd. però la sintesi di Garbarino 1988, 170 n. 180).
22 Si noti che nelle testimonianze che citeremo di seguito si parla genericamente di praetor, senza ulteriori definizioni, sì che, secondo De Martino 19752, V, 371 «parrebbe che non vi erano pretori speciali, ma le loro antiche competenze venivano attribuite ad uno dei pretori».
23 Il primo praefectus urbi di Costantinopoli, Honoratus (PLRE I, nr. 2, 438-439) era entrato in carica l’11 dicembre, secondo i Consularia Constantinopolitana s.a. 359.
24 La lezione curiae di R va corretta in curae (nel corrispondente CIust I, 39, 1 si trova vinculis sacris).
25 Non è però sicuro che il prior cognitor citato in rel. 19, 3 sia riferito al pretore, e non al prefetto urbano Aventius predecessore di Simmaco: status quaestionis e bibliografia in Barbati 2012, 448-450.
26 Si sarebbe trattato di una restitutio in integrum ob minorem aetatem: cfr. Kaser - Hackl 19962, 539 n. 74 (ivi sono considerati anche gli altri passi qui citati, sui quali cfr. in particolare Vera 1981, 129-130; 142-147; 293-294; Hecht 2006, 307-308; 333-336; 441); un’ampia discussione sulla rel. 39 è svolta da Barbati 2012, 469-474, che però si esprime a favore dell’ambientazione della controversia in una provincia suburbicaria, e quindi dell’assegnazione da parte del governatore della restitutio in integrum.
27 Anche se, nella già citata epist. VIII, 21, 2, Simmaco annuncia l’entrata in carica di Memmio – allora ritenuta prossima – con queste parole: praefata numinum venia praetorem Symmachum meum mox urbanum tribunal accipiet.
28 Per Giglio 2007, 65-88, che non si occupa minimamente del munus della questura (carica simmetrica, in Occidente, alla pretura orientale), il munus della pretura andrebbe definito «alla luce dei principi generali posti alla base del nuovo sistema fiscale grazie alla riforma dioclezianea» (66).
29 Se prescindiamo dal passo del Chronicon e dalla possibile identificazione col Valerius Publicola consularis Campaniae di CIL IX 1591, nulla di preciso conosciamo sulla carriera del figlio di Melania Seniore. Nell’epist. 45, 2, p. 381, 1 ss. von Hartel, Paolino si limita a dire che la madre lo pianse non tanto perché defunto, quanto perché era stato sorpreso dalla morte quando era ancora immerso nelle vanità di questo mondo, quia necdum illum desererat senatoriae dignitatis ambitio, e perché non aveva esaudito i suoi desideri, non avendo anteposto saccum togae et monasterium senatui; nel successivo par. 3 elogiando Publicola, secundum verbum domini mitis moribus…et humilis corde, asserisce (p. 381, 18 ss.) certe et illud apostoli non solum tacito mitis affectu, sed et conspicuis religiosus implevit officiis, ut cum esset altorum huius saeculi in ordine et honore collega, non tamen ut gloriosus terrae alta saperet, sed ut Christi perfectus imitator humilibus consentiret etqs.; Pallad. hist. Laus. 54, 3 (citato infra) ricorda che fu partecipe degli onori secolari.
30 Cfr. Symm. epist. V, 22, 1 quaestorium parvuli nostri munus: anche Publicola è definito parvulus, al tempo dell’abbandono materno, da Paolino di Nola e Rufino di Aquileia, cfr. n. infra. È certamente vero che Anicius Auchenius Bassus risulta, da CIL VI 1679 = EDR079520, contemporaneamente quaestor candidatus e praetor tutelaris, ma non conosciamo altri esempi del genere e non sappiamo che età avesse, salvo che fu subito dopo nominato proconsul Campaniae (cfr. Kuhoff 1983, specialmente 25-26; 249; 272 n. 41; 273 n. 45). La questura continuò ad essere a Roma, fino alla fine del quarto secolo, il primo passo della carriera per i clarissimi di nascita (cfr. Jones 1964, II, 530 e l’or. 8 di Simmaco): la frequente omissione (anche della pretura) nei cursus epigrafici prova soltanto che il carattere di munus prevaleva ormai su quello di honos.
31 Gli interpreti si dividono sul senso di attribuire ad εἰτοῦν (tràdito da bu; ἤτουν TW; ἤτοι P): per alcuni significherebbe «e cioè, ossia», precisazione che non stupirebbe nell’opera di un orientale: M. Barchiesi traduce «e dunque», mentre Bartelink ammette anche «oppure» (Bartelink 1974, 221; 380-381); invece Lucot 1912 rendeva con «puis», come pure Clarke 1918, 147 («was a Spaniard by origin, but afterwards belonged to Rome»); Meyer 1965, 105 con «was Spanish by birth and later a Roman». La versione latina ricostruita da Wellhausen 2003 attraverso le versioni Ia e I (versione più lunga, quest’ultima, corrispondente al testo edito nella PL 74, 243-342) suona Sancta illa et multum beata Melanius de Spano vel urbico genere descendens.
32 Questa persecuzione contro i seguaci della fede nicena dovette inasprirsi dopo la morte di Atanasio (2 maggio 373); la fase acuta è registrata da Hier. chron. s.a. 375 e la cessazione, con un tardivo pentimento di Valente (su cui anche Rufin. H. E. II, 13) s.a. 378; sulla politica religiosa di Valente cfr. Lenski 2002, 211-263; 2004, 93-117.
33 Secondo Mratschek 2013, 250-268, la creazione della dioecesis Aegyptiaca non risalirebbe a prima del 380-381 (contra Jones 1964, I, 141) e sarebbe da scorgere, nell’anacronismo di Palladio, un riferimento ad Aelius Palladius, praefectus Aegypti nel 371-374; l’anonimo governatore di Palestina, citato nello stesso paragrafo, sarebbe da identificare in Proculus, figlio di Flavius Eutolmius Tatianus.
34 Questi 27 anni di vita nel monastero non collimano con la notizia, fornita dallo stesso Palladio, che lo avrebbe fondato solo dopo il richiamo degli esiliati da lei assistiti a Diocaesarea (Murphy 1947, 69, cerca di spiegare supponendo che facesse la spola tra la Città Santa e tale località); non corrispondono peraltro nemmeno agli anni trascorsi a Gerusalemme da Rufino, rientrato nel 397: cfr. Moine 1980, 23-25.
35 Τριακοστὸν μὲν γὰρ καὶ ἕβδομον ἔτος ξενιτεύσασα: il verbo ξενιτεύω e, poco più avanti, il vocabolo ξενιτεία indicano propriamente la permanenza all’estero, ma possono essere usati in senso spirituale: i 37 anni (confermati dai manoscritti della recensione siriaca) dovrebbero spiegarsi come comprensivi anche di tutto il periodo successivo al ritorno e fino alla morte (Butler 1904, 227 n. 94); in effetti Paul. Nol. epist. 29, 13 informa che Melania, tornata in mezzo alle turbinose folle di Roma, esclama “heu me! quod incolatus meus prolungatus est”. Ideone dilata sum, ut nunc “habitarem cum habitantibus Cedar?”.
36 Si sarebbe tentati di tradurre «il fanciullo», che si allineerebbe col parvulus degli autori latini (cfr. più avanti); non aiuta però il confronto con hist. Laus. 54, 6 τὸν Πουπλικούλα δὲ υἱὸν τὸν νεώτερον κατηχήσασα ἤγαγεν ἐπὶ τὴν Σικελίαν, dove sembra indicare «il figlio minore» e che ha spinto alcuni esegeti (Butler 1904, 226; Clarke 1918, 159; Murphy 1947, 72; 76) a intendere «il figlio minore di Publicola» (Πουπλικούλα sarebbe genitivo; nel par. 3 Palladio dice che ebbe due figli, forse confondendo con quelli di Melania Iuniore); invece Rampolla del Tindaro 1905, 114-115 accentava Πουπλικουλᾶ e intendeva «suo figlio Publicola, ancora giovane»: interpretazione confortata dalla versione latina ampia (contrassegnata con I da Wellhausen 2003), che omette il nome proprio e recita (cfr. PL 74, 328A) filium admodum iuvenem consilio docuit, ut volebat, et ad Siciliam usque perduxit, e non discordante nemmeno dalla versione siriaca, per la quale cfr. Draguet 1978, 198 (l. 29-31) «quant à son fils, qui était un jeune homme, elle l’instruisit et le mena en Sicile». Stranamente nella sua edizione A. Wellhausen preferisce il testo della recensione α (versione latina ridotta indicata con Ia) Publicolae quoque filium admodum iuvenem, benché la forma Publicolae compaia integra solo nel cod. Z (vd. anche il commento dell’editrice, 279-280).
37 Maritato con Albina, figlia di Ceionius Rufius Albinus, praefectus urbi nel 389-391: PLRE I, Albina 2, 33; PCBE 2, 1, Albina 2, 75-78. Padre di Melania Iuniore (secondo Pallad. hist. Laus. 54, 3 «ebbe anche due figli»: vd. la n. precedente).
40 Il marito di Melania Seniore era forse Valerius Maximus, prefetto urbano nel 361/362 (PLRE I, Maximus 17, 582).
41 Nella sua ipotesi (Schwartz 1937, 166 n. 9) tiene presente che prima di recarsi a Gerusalemme nel 374 era stata in Egitto; Girolamo, quando afferma (Chron. s.a. 374d) che navigò alla volta di Gerusalemme (cfr. anche Paul. Nol. epist. 29, 10), indicherebbe solo la destinazione finale (nell’epist. 4, 2, del resto, mostra di conoscere il soggiorno di Melania in Egitto, anche se inesattamente ne associa la partenza con quella di Rufino).
42 Schwartz 1937, 167 n. 10 ritiene che Melania dopo la morte del marito fosse stata lei stessa tutrice del figlio; l’ipotesi in sé è verosimile, anche nel caso non si trattasse di una tutela testamentaria: infatti si considera che la legge del 390 (CTh III, 17, 4 = CIust V, 35, 2), sul diritto della madre vedova di esercitare – a determinate condizioni – la tutela sulla prole, non sia un’innovazione, ma la sanzione di un principio da tempo riconosciuto, anche a Roma: oltre agli studi di Crifò 1964, 87-166; 1965, 337-340; 1966, 1-8, segnaliamo i recenti inquadramenti, con ampia bibliografia, di Gagliardi 2012, 423-446; Carbone 2013, 121-136. Tuttavia dalle fonti risulta che Melania decise di partire poco dopo la serie di lutti che l’avevano colpita: cfr. infra.
44 P. 65; i dati che si ritrovano in PLRE I, Melania 1, 592-593 e PCBE 2, 2, Melania 1, 1480-1483 si rifanno in generale a queste ricostruzioni; cfr. già Ensslin 1931, 415-416 (Melania 2) e 416-418 (Melania 3).
46 L’autrice, contestando i tentativi della critica di innalzare l’età di Publicola al tempo dell’abbandono, sottolinea che quello che a noi appare sconcertante e scandaloso era per i cristiani contemporanei un sublime esempio di dedizione a Cristo e cita le analoghe lodi tributate a Paula da Hier. epist. 108, 6. Cfr. le considerazioni di Consolino 2006, 75-85.
47 Wilkinson 2012, 166-184. Ancor meno convincente la ricostruzione di Booth 1981, 237-250 e 1983, 144-147.
48 Cfr. ad es. Curran 2000, 272; la supposizione circa l’epoca del trasferimento dalla Spagna non si fonda su Palladio, bensì su Paul. Nol. epist. 29, 8 itaque luctuoso ambitu trium funerum comes, vidua pariter et orbata, Romam venit cum unico suo.
49 Wilkinson fa perno sulla cifra di 37 anni «lontano dalla patria» (traduce infatti ξενιτεύσασα di hist. Laus. 54, 2 «having been absent from her homeland»): i 10 anni trascorsi a Roma (= «the missing decade»), sommati ai 27 in Oriente, corrisponderebbero ai 37 di assenza dalla patria, cioè dalla Spagna.
50 È incerto se questo legame fosse di parentela o di affinità; Rampolla del Tindaro 1905, 106-107 pensava che Melania e Paolino fossero cugini per parte di madre, ipotesi rinverdita da Settipani 2000, 352; forse però era Therasia ad essere imparentata con Melania: cfr. la discussione in Mratschek 2002, 73-77.
51 Al par. 10 ricorda come la partenza fosse stata duramente contrastata da quegli stessi propinqui, diventati strumento del demonio.
52 L’epistola è datata all’anno 400 da Fabre 1948, 32-33, che fissa il ritorno di Melania alla fine del 399 o agli inizi del 400.
53 Cfr. anche Paul. Nol. epist. 29,10 corporeae pietatis vincula et navem cunctis flentibus laeta solvit constanterque congressa fluctibus maris, ne tantum saeculi fluctus vinceret, navigavit.
55 Cioè non ancora settenne: per delimitare l’infantia era preso come punto di riferimento per lo più il compimento dei sette anni (cfr. Fayer 1994, 398-401). Circa l’arco esistenziale di Publicola si possono proporre questi dati. Al par. 1 la biografia greca di Melania Iuniore (= VG; cfr. Gorce 1962, SC 90) dice che si sposò «quando era nel quattordicesimo anno» e quella latina (= VL; cfr. Laurence 2002) «a circa quattordici anni», mentre Palladio hist. Laus. 61, 3 indica direttamente tredici: poiché il padre Publicola all’epoca non poteva avere molto meno di 18 anni, la nascita di lui viene posta da Moine 1980, 39-43, intorno al 367/368; quanto alla morte, ricordata nell’epist. 45, 2-3 di Paolino Nolano (datata al 408 dal Fabre 1948, 69), essa può risalire al 406, dato che il vescovo non lo menziona con gli altri familiari nel Carme XXI (a. 407); il cardinal Rampolla (1905, 93; 121; 192) pensava al 404 e così Murphy 1947, 77; propende invece per il 405 Laurence 2002, 29-40. VG 12 e 7 e VL 7, 1 e 12, 4-5 narrano della pervicace opposizione di Publicola all’alienazione dei beni da parte di Melania e di Piniano, e del suo pentimento in punto di morte. È incerto se sia identico al nostro il Publicola che in una lettera pone impegnativi quesiti ad Agostino (cfr. Augustin. epist. 46, con la risposta nell’epist. 47).
57 Anche in Occidente era entrata in vigore la legge che prescriveva la designatio del candidato alla pretura (e probabilmente anche alla questura) dieci anni prima dell’entrata in carica: CTh VI, 4, 21 pr. (a. 372).
58 Vallarsi 1740; la seconda edizione, curata anche da Scipione Maffei (Venetiis 1769), confluì nella seconda edizione della Patrologia Latina, vol. 27 (Parisiis 1866), dove peraltro si legge praetore.
59 Non c’è bisogno di spendere molte parole per spiegare la facilità della corruttela da praetori a praetore in un contesto dominato dalle forme in –o dell’ablativo. Ricordiamo che Gregorio di Tours (Franc. 1, 40), riportando dal Chronicon, omette l’accenno al praetor e trasforma in nome proprio la qualifica: Melania vero matrona nobilis et incula urbis Romanae Hierusolimis ob devotionem abiit, Urbano filio Romae relicto.
61 Stando a Paul. Nol. epist. 29, 9 (citato integralmente supra nel testo) in magna licet potentissimorum et carorum propinquorum Romae copia nemini parvulum suum verbo, ut dici solet, alendum erudiendum tuendum mandare dignata est; Melania sembra agire con totale indipendenza, anche rispetto alla norma che sarebbe stata emanata nel 390 (CTh III, 17, 4, 4: cfr. sopra la n. 42), per la quale, rinunciando la madre alla tutela, la nomina del tutore d’ufficio viene subordinata alla mancanza di un tutor legitimus.
62 Paul. Nol. epist. 29, 9, ad uso del suo corrispondente Sulpicio Severo, dà un’interpretazione spirituale e non realistica, nel confronto con la biblica Anna (p. 255, 22 ss.): ista (scil. Melania), ut unicum suum a pectore suo abscidit et in sinum Christi iactavit, ut eum ipse dominus enutriret, nihil postea illi suae sollicitudinis dedit, diffidentiae peccatum iudicans, si quem Christo commiserat ipsa curasset.
64 Schwartz 1937, 167 n. 10, favorevole a questo tipo di emendamento, pensava che la corruttela fosse stata originata da un erroneo scioglimento di p. u. (senza tunc) e che in unico si celasse il nome del prefetto urbano del tempo; credono a un affidamento al prefetto urbano ad es. Murphy 1947, 65; Brown 1961, 11; Curran 2000, 273; 313.
65 Secondo Chastagnol 1960, 112-114, che si richiama a Vigneaux 1896, 298 e a Brancher 1909, 39, in materia di datio tutoris la concorrenza tra pretore e prefetto urbano risaliva «perlomeno» all’età dei Severi e il secondo aveva l’esclusiva per i minori clarissimi; la tesi si fonda su Thryphon. Dig. 27, 1, 45, 3 Romae datos tutores eos tantum accipere debemus, qui a praefecto urbis vel a praetore vel in testamento Romae confecto vel in continentibus dati sunt, dove la menzione del praefectus urbis si ritiene interpolata (cfr. Solazzi 1929, 81).
67 Mentre CTh III, 17, 3 pr., circa la nomina di uno dei tutori come amministratore dei beni pupillari, prescrive quem coetus ille administrandis negotiis pupillorum dignissimum iudicarit, sola sententia obtineat praefecturae, nel Codex è aggiunta una frase che conferisce ulteriore spazio al pretore: super cuius nomine, sollemnitate servata, postea per praetorem interponatur decretum.
68 Si suppone possa esser stata un plebiscito promosso da quel L. Atilius, che, stando a Liv. XXVI, 33,12, fu tribunus plebis nel 210 a.C.; cfr. Nörr 2001, 1-72 (specialmente 49-58: non condivide l’opinione che ci si possa fondare su Liv. XXXIX, 9, 7 tutore ab tribunis et praetore petito per stabilire al 186 a.C. il t.a.q.); Elster 2003, 332-334. Quanto alla lex Iulia et Titia, secondo la denominazione gaiana, si discute se si trattasse di una legge unica (forse promulgata nel 31 a.C. da Ottaviano e M. Titius) o di due leggi distinte, sfalsate cronologicamente (Rotondi 1912, 333; 439-440) e inoltre se la limitazione del ius tutoris dandi ai praesides sia frutto di una semplificazione di Gaio e dunque se tale diritto fosse concesso autonomamente ai magistrati municipali: oltre a Grelle 2006, 411-441, cfr. Sciuto 2007, 249-391 e in generale Viarengo 2016, 29-56. Una ulteriore ricostruzione di clausole della lex Atilia e della lex Iulia et Titia è proposta da Galaboff 2015 (non vidi).
69 Cfr. anche inst. 1, 183 e 186-187. Ancora prima della lex Atilia sappiamo che, in caso di controversia tra tutore e tutelato/a, il pretore urbano interveniva e, poiché il tutore titolare in re sua auctor esse non poterat, ne nominava un altro (chiamato tutor praetorius), quo auctore legis actio perageretur (Gai. inst. 1, 184; Tit. ex corp. Ulpiani 11, 24).
70 Oltre ai passi sopra citati di Gaio e dei Tituli ex corpore Ulpiani, ne confermano la persistenza gli Scholia Sinaitica 17, 45; 18, 48; 20, 54 e fonti papirologiche: Solazzi 1921, 278-288; Melillo 2006, 35-45; l’evoluzione delineata in Inst. Iust. I, 20, 3 (sed ex his legibus pupillis tutores desierunt dari, posteaquam primo consules pupillis utriusque sexus tutores ex inquisitione dare coeperunt, deinde praetores ex constitutionibus etqs.) è discussa da Grelle 1967, 194-200.
72 Fu anche il primo iuridicus per Italiam regionis Transpadanae; cfr. anche le iscrizioni raccolte da Migliorati 2014, 153-156.
Fanny Del Chicca, « L’età per l’assunzione della pretura nel IV secolo d.C. e il caso di Publicola, figlio di Melania Seniore », Historika, 9 | 2019, 353-370.
Fanny Del Chicca, « L’età per l’assunzione della pretura nel IV secolo d.C. e il caso di Publicola, figlio di Melania Seniore », Historika [Online], 9 | 2019, online dal 01 avril 2020, consultato il 04 août 2020. URL: http://journals.openedition.org/historika/346
fanny.delchicca@unipg.it