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Timestamp: 2019-03-25 02:27:50+00:00
Document Index: 132722472

Matched Legal Cases: ['art. 1418', 'art. 2379', 'art. 2377', 'art. 2377', 'sentenza ', 'art. 18', 'sentenza ', 'art. 2377']

Art. 2377 codice civile: Annullabilità delle deliberazioni | La Legge per tutti
Art. 2377 codice civile: Annullabilità delle deliberazioni
Le deliberazioni dell’assemblea, prese in conformità della legge e dell’atto sostitutivo, vincolano tutti i soci, ancorché non intervenuti o dissenzienti.
Le deliberazioni che non sono prese in conformita’ della legge o dello statuto possono essere impugnate dai soci assenti, dissenzienti od astenuti, dagli amministratori, dal consiglio di sorveglianza e dal collegio sindacale (1) (2) .
L’impugnazione può essere proposta dai soci quando possiedono tante azioni aventi diritto di voto con riferimento alla deliberazione che rappresentino, anche congiuntamente, l’uno per mille del capitale sociale nelle società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio e il cinque per cento nelle altre; lo statuto può ridurre o escludere questo requisito. Per l’impugnazione delle deliberazioni delle assemblee speciali queste percentuali sono riferite al capitale rappresentato dalle azioni della categoria (3).
I soci che non rappresentano la parte di capitale indicata nel comma precedente e quelli che, in quanto privi di voto, non sono legittimati a proporre l’impugnativa hanno diritto al risarcimento del danno loro cagionato dalla non conformita’ della deliberazione alla legge o allo statuto.
2) per l’invalidita’ di singoli voti o per il loro errato conteggio, salvo che il voto invalido o l’errore di conteggio siano stati determinanti ai fini del raggiungimento della maggioranza richiesta;
L’annullamento della deliberazione non puo’ aver luogo, se la deliberazione impugnata è sostituita con altra presa in conformità della legge e dello statuto. In tal caso il giudice provvede sulle spese di lite, ponendole di norma a carico della società, e sul risarcimento dell’eventuale danno.
Deliberazione: [v. 2341ter]; Statuto: [v. 2328]; Soci: [v. 2465]; Amministratori: [v. 2298]; Consiglio di sorveglianza: [v. 2449]; Collegio sindacale: [v. 2335]; Diritto di voto: [v. 2341bis]; Capitale sociale: [v. 2327]; Società che fanno ricorso al mercato del capitale di rischio: [v. 2325bis]; Risarcimento del danno: [v. Libro IV, Titolo IX]; Assemblea: [v. 2341ter]; Verbale: [v. 2435]; Registro delle imprese: [v. 2188]; Consiglio di gestione: [v. 2365]; Buona fede: [v. 2036].
(1) Anche il legislatore della riforma, derogando in qualche modo al principio generale di cui all’art. 1418, riconduce la violazione di norme imperative alla categoria della annullabilità, salve le ipotesi di nullità previste dall’art. 2379. Ricordiamo, tuttavia, che la giurisprudenza ha fino ad oggi frustrato la portata del vecchio art. 2377 e, servendosi della categoria dell’inesistenza, reintrodotto la nullità virtuale delle deliberazioni assembleari per violazione di norme imperative.
(2) Risultano ampliati i soggetti legittimati ad impugnare, con le aggiunte del consiglio di sorveglianza e dei soci astenuti (questi ultimi già legittimati in passato secondo l’opinione di dottrina e giurisprudenza). Viene precisato, inoltre, che legittimato ad impugnare è il collegio sindacale e non i singoli sindaci.
(3) Per esercitare l’azione volta all’annullamento delle delibere assembleari è necessaria una maggioranza qualificata di soci.
Cassazione civile sez. I 27 ottobre 2014 n. 22784
Non è affetta da nullità derivata la deliberazione assembleare di società a responsabilità limitata conforme alla legge e allo statuto che presenti un contenuto autonomo e sostituisca una deliberazione invalida precedentemente assunta.
Tribunale Milano 27 giugno 2014
Nell’ipotesi di cui all’art. 2377, comma 8, c.c., il giudice può dichiarare la cessazione della materia del contendere soltanto ove accerti che: la delibera adottata in sostituzione di quella impugnata sia conforme alla legge e allo statuto; le parti si diano reciprocamente atto dell’intervenuto mutamento della situazione e formulino conclusioni conformi. Dunque, per determinare la cessazione della materia del contendere non è sufficiente, infatti, la sostituzione della delibera impugnata con altra asseritamente presa in conformità della legge, ma è necessario che tutti i contendenti si diano reciprocamente atto della mutata condizione e sottopongano al giudice conclusioni conformi (condizione soggettiva) e che il giudice verifichi la rimozione della precedente causa d’invalidità (condizione oggettiva), dovendo accertare se la deliberazione ratificante, anche in ipotesi non impugnata, sia immune dai vizi denunciati contro la deliberazione ratificata.
Tribunale Lucca 23 gennaio 2014 n. 111
La delibera dei soci può essere invalidata per abuso o eccesso di potere, quando risulti arbitrariamente o fraudolentemente preordinata dai soci maggioritari per perseguire interessi divergenti da quelli societari, ovvero per ledere i diritti del singolo partecipante. In senso condivisibile si è sostenuto che il principio di buona fede contrattuale e il conseguente principio di collaborazione che deve informare l’opera dei soci nell’organizzazione della società, sono considerati la base per riconoscere la figura dell’abuso di potere, quale elemento invalidante delle deliberazioni assembleari finalizzate esclusivamente a favorire la maggioranza a danno della minoranza. È comunque necessaria la dimostrazione di un esercizio “fraudolento” ovvero “ingiustificato” del potere di voto, poiché l’abuso non può consistere nella mera valutazione discrezionale del socio dei propri interessi, e deve invece concretarsi nella intenzionalità specificatamente dannosa del voto, ovvero nella compressione degli altrui diritti in assenza di apprezzabile interesse del votante (Nella specie, ritenuto plausibile che l’enunciata esigenza di dotare il patrimonio sociale di liquidità per far fronte agli oneri avesse sorretto il voto espresso dalla maggioranza dei soci, e rilevato che l’esecuzione della delibera appariva incontestata, posto che la società ricorrente aveva sottoscritto l’aumento di capitale ed aveva eseguito il versamento, il Trib. ha respinto la domanda cautelare in ordine richiesta di declaratoria di invalidità della delibera dell’assemblea dei soci, asseritamente diretta solo ad arrecare pregiudizio alla socia ricorrente, affermando che anche ove l’eventuale sospensiva potesse intervenire sugli effetti della delibera, non sussisteva il “fumus boni iuris”).
Tribunale Milano 14 ottobre 2013
La sentenza di annullamento di una deliberazione assembleare invalida di s.p.a. acquista efficacia esecutiva solamente in seguito al suo passaggio in giudicato.
Il socio di una società a responsabilità limitata, la quale abbia domandato il proprio fallimento, non è legittimato a proporre opposizione ex art. 18 legge fall. (nel testo anteriore alla riforma di cui al d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, vigente "ratione temporis") avverso la sentenza che lo ha dichiarato, atteso che la delibera assembleare che ha autorizzato l'organo amministrativo alla presentazione della richiesta ha efficacia vincolante, ex art. 2377 cod. civ., per tutti i soci, anche se creditori della società, in difetto di sua sospensione o annullamento. Rigetta, App. Lecce, Sez. dist. Taranto, 23/07/2013
Cassazione civile sez. VI 30 ottobre 2014 n. 23089