Source: https://www.pintolex.com/legge-pinto-legittima-la-richiesta-in-pendenza-di-giudizio/?shared=email&msg=fail
Timestamp: 2019-05-25 05:15:05+00:00
Document Index: 172323200

Matched Legal Cases: ['art. 4', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 1', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 54', 'sentenza ', 'art. 4', 'sentenza ']

La richiesta in pendenza di giudizio | La Legge Pinto
Sul punto, il giudice a quo, adito per la cassazione del decreto che aveva deciso sull’opposizione, pur condividendo l’interpretazione letterale dell’art. 4 della L. n. 89 del 2011 seguita dalla Corte d’appello, nella parte che esclude la proponibilità della domanda di equa riparazione durante la pendenza del giudizio presupposto, si interrogava sulla legittimità costituzionale di tale articolo. Infatti, questi sollecitava l’intervento della Consulta evidenziando come il differimento dell’esperibilità del rimedio all’esito del giudizio presupposto ponesse un pregiudizio alla sua effettività.
La Corte Costituzionale nella richiamata sentenza rileva che:
“Nel merito, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4 della legge n. 89 del 2011, in riferimento agli artt. 3, 111, secondo comma, e 117, primo comma, Cost., quest’ultimo in relazione agli artt. 6, paragrafo 1, e 13 CEDU, è fondata.
Scrutinando la stessa questione di legittimità costituzionale, questa Corte aveva già riscontrato la lesione dei citati parametri, evidenziando «la necessità che l’ordinamento si doti di un rimedio effettivo a fronte della violazione della ragionevole durata del processo, […] la “priorità di
valutazione da parte del legislatore sulla congruità dei mezzi per aggiungere un fine costituzionalmente necessario” […e] che non sarebbe tollerabile l’eccessivo protrarsi dell’inerzia legislativa in ordine al problema individuato nella presente pronuncia» (sentenza n. 30 del 2014).
L’art. 1, commi 777, 781 e 782, della legge n. 208 del 2015 ha modificato la legge n. 89 del 2001,
tra l’altro introducendo una serie di rimedi preventivi il cui mancato esperimento rende inammissibile la domanda di equa riparazione (art. 2, comma 1, della legge Pinto, come modificata)
– per i processi che al 31 ottobre 2016 non abbiano ancora raggiunto una durata irragionevole né siano stati assunti in decisione (art. 6, comma 2-bis, della legge Pinto come modificata) – e che, in relazione alle diverse tipologie processuali, consistono o nell’impiego di riti semplificati già previsti dall’ordinamento (art. 1-ter, comma 1, della legge Pinto come modificata) o nella formulazione di istanze acceleratorie (art. 1-ter, commi 2, 3, 4, 5 e 6, della legge Pinto come modificata).
La conclusione trova conforto in quanto recentemente affermato dalla Corte EDU (sentenza 22 febbraio 2016, Olivieri e altri c. Italia), pronunciando in ordine all’istanza di prelievo alla cui formulazione l’art. 54 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria), convertito, con modificazioni, nella legge 6 agosto 2008, n. 133, subordinava la proponibilità della domanda di equa riparazione per l’irragionevole durata del processo amministrativo.
Tale istanza, che costituisce l’archetipo di gran parte dei rimedi preventivi di nuova introduzione, è stata ritenuta dalla Corte EDU priva di effettività. Alla stregua delle considerazioni che precedono si deve concludere che, nonostante l’invito rivolto da questa Corte con la sentenza n. 30 del 2014, il legislatore non ha rimediato al vulnus costituzionale precedentemente riscontrato e che, pertanto, l’art. 4 della legge n. 89 del 2001 va dichiarato costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che la domanda di equa riparazione, una volta maturato il ritardo, possa essere proposta in pendenza del procedimento
presupposto (analogamente, sentenza n. 3 del 1997).”
Author Avv Mauro SasanelliPosted on Dicembre 23, 2018 Aprile 14, 2019 Categories Legge Pinto, NewsTags corte costituzionale, Costituzione, Legge Pinto, sentenze
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