Source: https://www.analisideirischinformatici.it/sicurezza/facebook-loffesa-bacheca-diffamazione-aggravata-la-sentenza-della-cassazione/
Timestamp: 2020-02-26 23:16:22+00:00
Document Index: 184903565

Matched Legal Cases: ['art. 595', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 595', 'art. 595']

“La diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l’uso di una bacheca ‘facebook’ integra un’ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell’art. 595 terzo comma codice penale, poiche’ trattasi di condotta potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato ocomunque quantitativamente apprezzabile di persone; l’aggravante dell’uso di un mezzo di pubblicita’, nel reato di diffamazione, trova, infatti, la sua ratio nell’idoneita’ del mezzo utilizzato a coinvolgere e raggiungere una vasta platea di soggetti, ampliando ‘ e aggravando ‘ in tal modo la capacita’ diffusiva del messaggio lesivo della reputazione della persona offesa, come si verifica ordinariamente attraverso le bacheche dei social network, destinate per comune esperienza ad essere consultate da un numero potenzialmente indeterminato di persone, secondo la logica e la funzione propria dello strumento di comunicazione e condivisione telematica”
Questa la decisione espressa dalla Prima sezione della Cassazione penale con la sentenza n° 50 emessa nel mese di gennaio 2017. I giudici della siprema corte, hanno peraltro ribadito che“Deve essere data continuita’ al principio di diritto, affermato da questa Corte, Sez. 1, nella sentenza n. 24431 del 28/04/2015, Rv. 264007.
Attenzione, dunque, nel lasciarsi andare a commenti e frasi offensive attraverso i social network, in particolare facebook che è ormai divenuto un mezzo per esprimere tutto e il contrario di tutto, scrivendo offese, ritenendo che quella sia terra di nessuno e quindi di potere restare impuniti.
Non è così e la sentenza della Cassazione potrà essere presa in considerazione da qualsiasi giudice al quale si rivolgerà chi riterrà di essere stato offeso.
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2. Con ordinanza in data 10.06.2016 il Giudice di Pace di Penne ha sollevato conflitto negativo di competenza, rimettendo gli atti a questa Corte, ritenendo integrata l’aggravante di cui all’art. 595 comma 3 cod.pen. nella condottadell’imputata, alla stregua dei principi affermati da questa Corte in materia.
La circostanza che l’accesso al social network richieda all’utente una procedura di registrazione ‘ peraltro gratuita, assai agevole e alla portata sostanzialmente di chiunque ‘ non esclude la natura di ‘altro mezzo di pubblicita” richiesta dalla norma penale per l’integrazione dell’aggravante, che discende dalla potenzialita’ diffusiva dello strumento di comunicazione telematica utilizzato per veicolare il messaggio diffamatorio, e non dall’indiscriminata liberta’ di accesso al contenitore della notizia (come si verifica nel caso della stampa, che integra un’autonoma ipotesi di diffamazioneaggravata), in puntuale conformita’ all’elaborazione giurisprudenziale di questa Corte che ha ritenuto la sussistenza dell’aggravante di cui all’art. 595 terzo comma cod. pen. nella diffusione della comunicazione diffamatoria col mezzo del fax (Sez. 5 n. 6081 del 9/12/2015, Rv. 266028) e della posta elettronica indirizzata a una pluralita’ di destinatari (Sez. 5 n. 29221 del 6/04/2011, Rv. 250459).