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Timestamp: 2017-06-27 20:56:16+00:00
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ripercorriamo insieme le tappe di questi ultimi 3 anni e
-16 Novembre 2011: presso l'ufficio dell'allora Procuratore
aggiunto di Napoli dott. Giovanni Melillo viene depositata una Relazione Pro-Veritatae
finalizzata a chiedere la riapertura del caso della Strage di via Caravaggio.
La relazione è divisa in tre parti: una ricostruzione cronistica della vicenda
(firmata dal sottoscritto), una interpretazione criminologica sul possibile
profilo dell'assassino (firmata dalla criminologa Imma Giuliani e dallo
psicologo Fabrizio Mignacca), una proposta d'indagine scientifica moderna sui
reperti ancora custoditi alla luce della storia e dei progressi delle Scienze
forensi (firmata dalla genetista Marina Baldi). La relazione è stata legalmente
supervisionata dall'avvocato Carmen Stizzo, del Foro di Napoli.
-Inizio Maggio 2013: la Procura di Napoli riceve una lettera
anonima. Il mittente e autore della stessa invita a cercare alcuni reperti
custoditi e a impiegarli per analisi di laboratorio da parte della Scientifica.
Presso l'Archivio generale del Tribunale di Napoli (in via Reggia di Portici) vengono
trovati un asciugamano macchiato di sangue, un bicchiere da salotto usato,
strane sigarette a metà o appena accese e poi spente. Sono reperti della scena
del triplice delitto. La Procura li spedisce a Roma, presso la sezione
Scientifica della Polizia di Stato. In laboratorio, gli esperti del Viminale (la
Direzione centrale Anti-Crimine del Ministero dell'Interno - via Tuscolana) li
sottopongono ad analisi di Genetica forense.
Da uno dei reperti, un asciugamano macchiato di sangue,
viene acquisito un profilo genetico. Un DNA. Tale profilo viene poi comparato
con quello di qualcuno e dà esito positivo. L'esito viene portato a conoscenza,
a Napoli, del Sostituto Procuratore dott. Raffaele Tufano, al quale è passato
l'incarico. L'ufficio del dott. Tufano decide di non comunicare nulla,
all'esterno, su quanto è stato scoperto.
-Ottobre/Dicembre 2013: il giornalista investigativo Fabio
Sanvitale, attraverso due articoli di web-magazine e una intervista rilasciata
a questo Blog, rivela in pubblico le ultime novità. -10 aprile 2014: Il Mattino di Napoli, attraverso un
articolo firmato dal giornalista dott. Giuseppe Crimaldi (uscito sia per
l'edizione cartacea che per quella on-line del quotidiano), rivela che sul
tavolo del Sostituto Procuratore di Napoli dott. Raffaele Tufano è giunto un
risultato importante in merito al caso della Strage di via Caravaggio. Ovvero:
è venuto fuori un nome, identificato attraverso un DNA contenuto in macchie di
sangue a loro volta presenti su un telo. Telo che è uno dei reperti della scena
del crimine. La Procura tace ma allo stesso tempo non smentisce la notizia.
-15 aprile 2014: il giornalista del Mattino dott. Crimaldi torna
sulle ultime novità con un altro articolo (pubblicato nell'edizione on-line del
quotidiano) rivelando che dopo 14 giorni la Procura di Napoli renderà noto il
risultato sulle analisi di laboratorio di Genetica forense condotte sui
reperti. La Procura non smentisce.
-22 aprile 2014: nella rubrica "Lettere e
commenti" (edizione cartacea) del Mattino, la redazione pubblica una
lettera inviata al giornalista dott. Giuseppe Crimaldi dall'avv. Mario Zarrelli
qualche giorno prima. L'avv. Zarrelli è il fratello (ed ex legale) dell'ex
imputato Domenico Zarrelli (quest'ultimo: condannato all'ergastolo in primo
grado nel 1978, assolto per insufficienza di prove in secondo grado nel 1981,
assolto con formula piena in un processo d'Appello-bis nel 1984, assolto in via
definitiva nel 1985, risarcito dallo Stato nel 2006). L'avv. Zarrelli lamenta
alcuni dati contenuti negli articoli del dott. Crimaldi perchè a suo giudizio
errati. Il dott. Crimaldi risponde all'avvocato: prende atto dei suoi richiami
ma contemporaneamente difende il diritto dell'informazione a raccontare gli
sviluppi nuovi (importanti) di una vicenda tragica rimasta senza colpevole e
per la quale, dunque, non si può mai smettere di cercare e accertare la verità.
-29 aprile 2014: un articolo dell'edizione on line del
Mattino, firmato dal giornalista dott. Giuseppe Crimaldi, ci informa che la
Procura di Napoli rinvia di 7-10 giorni la comunicazione dei risultati della analisi
di laboratorio di Genetica forense sui reperti della scena del triplice delitto
di via Caravaggio. Dalla Procura non arriva nessuna smentita a quanto scritto
-6/9 maggio 2014: la Procura della Repubblica di Napoli, trascorsi
i 7-10 giorni indicati dal quotidiano Il Mattino, non comunica nulla.
"I misteri di via Caravaggio - Avvocato Mario Zarrelli
- Napoli":
In relazione all'articolo "Strage di via Caravaggio, è
svolta: in un telo il DNA dell'assassino" pubblicato su Il Mattino in data
10/04/2014, intendo precisare che per "le indagini coordinate dal Pm Italo
Ormanni", che portarono all'arresto di un innocente, Domenico Zarrelli, lo
Stato italiano è stato condannato, con sentenza della I Sezione Civile del
Tribunale di Napoli n. 10352/04 confermata in Appello ed in Corte Suprema di
Cassazione, al risarcimento dei danni (che è cosa diversa dall'indennizzo per
errore giudiziario) per una serie di condotte di frode e di dolo poste in
essere dal Pm, sentenza che le invio in allegato. Inoltre,
1) "L'assassino prima stordisce le vittime con un corpo
contundente mai ritrovato (vedremo il perchè n.d.r.) e poi le massacra
sgozzandole con un coltellaccio da cucina". La difesa, in proposito, ebbe
a dimostrare che, per lo sgozzamento, fu adoperato non un "coltello da
cucina", ma un coltello a serramanico (cd molletta), come risultava dalla comparazione
di tale arma bianca con un'impronta sul tavolo della cucina.
2) Si assume chi può essere arrivato a tanto? "Un
parente". Così insinuando che fondatamente venne ritenuto responsabile del
delitto Domenico Zarrelli, il che è deplorevole.
3) Si assume altresì che "le indagini coordinate dal pm
Italo Ormanni arrivano ad una svolta 4 mesi dopo e culminano nell'arresto di
Domenico Zarrelli, 33 anni, nipote della Cenname. Su di lui convergono alcuni
indizi": -"frequentava casa Santangelo".
Ciò è assolutamente falso in quanto risultò dall'istruttoria
formale che Domenico Zarrelli era stato perfino assente ai festeggiamenti delle
nozze della zia con il Santangelo, nonostante gli stessi fossero avvenuti
nell'abitazione del fratello, avv. Mario.
-"presentava degli strani segni puntiformi alle
mani". La difesa, nella primissima fase delle sommarie indagini, chiese e
ottenne dal pm una perizia eseguita sulle mani del sospettato. Il responso fu,
ad usare un'espressione eufemistica, "farisaico", come peraltro
ritenuto nella sentenza di assoluzione. I periti dissero infatti che i
"segni puntiformi" erano compatibili, sia con la caduta di Domenico
Zarrelli mentre spingeva dal retro la sua pesante Lancia Flaminia Touring,
carrozzata Farina, sia con l'uso di un corpo contundente che avesse delle asperità.
Fu così che, dopo che il giudice istruttore, dr. Felice Di Persia, ebbe ad
eseguire "clandestinamente" un sopralluogo nella casa della strage,
sparì una Fortuna Bendata, statuina che non aveva alcuna asperità e che, in
occasione della scoperta del delitto, risultò fotrografata dalla Polizia
Scientifica. Il Di Persia trattenne per sè le chiavi per circa 15 giorni. Se le
era fatte consegnare dal notaio, dr. Luciano Di Transo, nominato per
l'inventario dei beni, professionista che confermò nel dibattimento sia tale
circostanza che la sparizione (misteriosa) del corpo contundente.
-"Mimmo era alla continua ricerca di soldi che gli
servivano a fare la bella vita". Ciò è falso. Era ormai figlio unico: i
suoi due fratelli, professionisti, uno avvocato e l'altro medico chirurgo, non
gravavano più sul bilancio familiare del padre, alto Magistrato la cui pensione
era più che sufficiente alla "bella vita" di Domenico Zarrelli.
4) Devo infine precisare che in danno di Domenico Zarrelli,
oltre alle condotte di dolo e di frode ascritte al pm e riconosciute in sede
civile, va aggiunto il grave reato di "frode processuale" consumato
da due marescialli dei carabinieri, tali Iannotti e tale Razzano, al servizio
del Di Persia: il tutto accertato nella richiamata sentenza civile di condanna
dello Stato al risarcimento dei danni in favore di Domenico Zarrelli, ed alla
quale faccio espresso riferimento, sentenza a suo tempo non pubblicizzata per
il rispetto che è dovuto a magistrati sereni, non deviati e non assetati di
5) Per concludere si fa notare che la Corte di Appello di
Potenza, che assolse Domenico Zarrelli con formula piena, nella motivazione
della sentenza ritenne che in danno dell'imputato vi era stata una "una
oscura regia" e, per rendere giustizia ad un innocente e alla sua nobile
famiglia, scrisse che, accanto alle tre vittime della strage, Domenico Zarrelli
ed il fratello, avv. Mario, dovevano essere considerati rispettivamente la
quarta e la quinta vittima di quel grave delitto.
Che nella vicenda della strage di via Caravaggio vi sia
stata un'occulta regia è fin troppo evidente. Lo è talmente da averci indotto a
raccontare gli sviluppi della riapertura di un caso rimasto irrisolto, alla
luce della decisione della Procura di Napoli che ha disposto nuove indagini.
Prendiamo atto delle "precisazioni" dell'avvocato Mario Zarrelli, che
tuttavia nulla smentiscono rispetto a quanto pubblicato. E restiamo convinti
che l'accertamento della verità sul mistero di una strage rimasta senza
colpevoli rientri nel dovere di informare i lettori senza per ciò stesso ledere
il diritto di chi sia definitivamente e irreversibilmente stato dichiarato
innocente con una sentenza passata in giudicato. Pubblicato da
Gentili lettori, per quanto è nelle mie possibilità penso
proprio che questo è l'ultimo contributo che posso dare a questa vicenda. Di
più, oltre tutto quello che ho fatto da luglio 2011 a stamattina, non posso
fare. Spetta a chi ha il potere e i mezzi per sbloccare l'attuale situazione di
silenzio e di stallo procedere oltre questo punto. Grazie. Buona