Source: https://fiscomania.com/societa-cancellata-debiti-tributari/
Timestamp: 2020-08-09 18:10:40+00:00
Document Index: 156460373

Matched Legal Cases: ['art. 73', 'art. 2495', '§ 19', 'art. 36', 'art. 2495', 'art. 36']

Società cancellata e debiti tributari: responsabilità dei soci - Fiscomania
Home Società e bilancio Bilancio Società cancellata e debiti tributari
Profili di responsabilità imputabili a soci, liquidatori e/o amministratori della società cancellata in presenza di debiti tributari non soddisfatti accertati entro 5 anni dall'intervenuta cancellazione.
La vita di una società non termine sempre al momento della cancellazione dal Registro delle Imprese. Infatti, deve essere sempre tenuta in considerazione la responsabilità patrimoniale dei soci della società cancellata per il pagamento delle imposte.
Tali soci, amministratori o liquidatori, infatti possono essere portatori di profili di responsabilità parziaria o solidale e per i debiti tributari e per le possibili sanzioni amministrative pecuniarie. Nel presente contributo, si prospettano le ragioni che fanno escludere sia la solidarietà, sia la trasmissibilità degli oneri per le predette sanzioni.
La fattispecie da cui far partire i nostri ragionamenti è la seguente:
L’emergere di queste sopravvenienze tributarie (e degli oneri accessori) comporta non poche complessità. Infatti, non sono rari i casi di cancellazioni di società a seguito di vicende sociali non sempre lineari, a cui si correlano liti tributarie non esaurite alla cancellazione. Allo stesso modo una società cancellata potrebbe subire contestazioni del tutto nuove, non necessariamente prevedute o prevedibili al momento della chiusura della liquidazione.
Le considerazioni che faremo appaiono ulteriormente importanti anche perché possono essere estese a società comparabili, a cui si adduca, da parte dell’Erario italiano, la c.d. esterovestizione (art. 73 commi 3 o 5-bis e seguenti del DPR n. 917/86, o delle corrispondenti disposizioni dei Trattati contro le doppie imposizioni sul reddito e sul patrimonio).
L’efficacia costitutiva della cancellazione societaria
Il fenomeno successorio per i debiti tributari della società cancellata
Cancellazione della società ed estinzione della stessa ai fini tributari
Estinzione della società e principio di favore per i crediti erariali
Responsabilità patrimoniale dei liquidatori delle società cancellate ed estinte: normativa
I chiarimenti di prassi sulla responsabilità dei liquidatori nella società cancellata
La responsabilità patrimoniale dei soci della società cancellata
Responsabilità patrimoniale solidale dei soci
Responsabilità patrimoniale civile dei soci
L’avviso di accertamento Erarial
Fallimento di società estinta per debiti erariali
L’articolo 2495, cod. civ. nell’ambito della normativa sullo scioglimento e liquidazione delle società di capitali ne disciplina la cancellazione prevedendo, al comma 2, un fenomeno successorio di “migrazione” delle obbligazioni sociali dal soggetto estinto ai soci e insieme una limitazione di responsabilità dei soci stessi.
Questa disciplina ha inteso attribuire alla cancellazione della società (sia essa di capitali o di persone), una vera e propria “efficacia costitutiva”. Si tratta di una capacità idonea a determinare:
Da un lato, la totale estinzione della stessa e
Dall’altro, la possibilità di rifarsi esclusivamente sui soggetti fiscalmente responsabili (quindi soci, amministratori e liquidatori).
Sul punto è sicuramente opportuno precisare quanto affermato dalla Corte di Cassazione in riferimento all’art. 2495 del codice civile, statuendo i seguenti principi di diritto:
a) in seguito alla cancellazione dal Registro Imprese, la società deve intendersi estinta anche in presenza di crediti rimasti insoddisfatti e di rapporti giuridici non ancora definiti. Di fatto, con la cancellazione, l’ente da soggetto esistente, diviene totalmente inesistente ed è, pertanto, privo di legittimazione sostanziale e processuale;
b) gli atti impositivi notificati alla società estinta devono considerarsi inesistenti e privi di ogni effetto giuridico; la cancellazione/estinzione della società ha, infatti, come effetto il venir meno della legittimazione attiva e passiva della stessa, nonché la preclusione per l’ufficio di emanare o notificare atti impositivi, o anche solo istruttori (inviti a comparire, pvc, etc.), nei confronti di soggetto estinto.
Qualora all’estinzione della società, di persone o di capitali, conseguente alla cancellazione dal Registro Imprese, non corrisponda il venir meno di ogni rapporto giuridico facente capo alla società estinta, si determina un fenomeno di tipo successorio, in virtù del quale si ha:
Il trasferimento delle obbligazioni ai soci che ne rispondono nei limiti di quanto riscosso in conseguenza della liquidazione o senza limiti. Questo a seconda che, in pendenza dell’esistenza della società, essi avessero responsabilità limitata o illimitata per i debiti sociali;
Il trasferimento ai soci, in regime di contitolarità e di comunione indivisa, anche dei diritti e dei beni non facenti parte del bilancio di liquidazione della società estinta (oltre ovviamente a quelli compresi ma non liquidati), ma non pure delle mere pretese, anche se azionate o azionabili in giudizio e neppure dei diritti di credito che non siano ancora certi o liquidi e la cui comprensione nel citato bilancio avrebbe richiesto una ulteriore attività (giudiziale ed extra giudiziale) il cui mancato espletamento da parte del liquidatore induce a ritenere che vi sia stata rinuncia da parte della società.
La difficoltà per l’Erario di recuperare eventuali crediti rimasti insoddisfatti nei confronti dei soggetti giuridici cessati, spesso dovuta all’intempestività dell’azione degli organi di controllo, unita alla necessità di tutelare in maniera più incisiva il credito erariale, ha portato il Legislatore a modificare il delineato quadro normativo e interpretativo (certamente favorevole per il contribuente).
Questo è stato attuato inserendo una norma che ha modificato gli equilibri previgenti a esclusivo vantaggio del Fisco: l’articolo 28, comma 4, D.Lgs. n. 175/2014. La norma ha sancito che:
“ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495, cod. civ. ha effetto trascorsi 5 anni dalla richiesta di cancellazione dal Registro Imprese”.
Ne consegue che l’Amministrazione finanziaria può, entro i 5 anni successivi alla cancellazione dell’ente societario, notificare atti di accertamento e relative cartelle di pagamento, chiamando, altresì, a rispondere del mancato versamento di imposte e tributi e quindi dei rapporti pendenti (o comunque non definiti al momento in cui la società perde la propria soggettività giuridica e, conseguentemente, la definizione di ogni diritto e dovere nei confronti delle terze parti) i soci, gli amministratori e i liquidatori.
La norma ha introdotto un regime di sospensione degli effetti estintivi per la società cancellata dal Registro Imprese. Disposizione in virtù del quale la cancellazione della società non avrà alcun effetto estintivo per un periodo di 5 anni dalla domanda di cancellazione ai fini degli atti di accertamento, riscossione, di contenzioso.
Questa disposizione va a esclusivo vantaggio del creditore erariale, poiché se per tutti gli altri creditori l’estinzione del soggetto giuridico è contestuale alla cancellazione, per l’Erario opera una c.d. fictio iuris in virtù della quale l’estinzione è procrastinata rispetto alla cancellazione del soggetto giuridico.
Questa disposizione garantisce all’Erario un intervallo temporale più lungo entro il quale definire la propria pretesa con la società contribuente. La società, dunque, ancorché cessata è “finta esistente” al solo scopo di poter essere colpita dai provvedimenti dell’Erario e dell’Inps per un periodo di 5 anni dalla richiesta di cancellazione alla conservatoria del Registro Imprese da parte del liquidatore.
L’articolo 28 del D.L. n. 175/14 non si è solo limitato a disciplinare gli effetti fiscali e contributivi dell’estinzione delle società. Questi è anche intervenuto modificando l’articolo 36, DPR n. 602/73 (disciplinante la responsabilità fiscale dei liquidatori, dei soci e degli amministratori) in senso, favorevole all’Amministrazione finanziaria.
L’attuale formulazione del citato articolo 36, pertanto, al comma 1, adesso prevede che:
“I liquidatori dei soggetti all’imposta sul reddito delle persone giuridiche che non adempiono all’obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori, rispondono in proprio del pagamento delle imposte se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati, ovvero di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari”.
I liquidatori dei soggetti all’imposta sul reddito delle società che non adempiono all’obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori rispondono in proprio del pagamento delle imposte se soddisfano crediti di ordine inferiore a quelli tributari o assegnano beni ai soci o associati senza avere prima soddisfatto i crediti tributari.
In altri termini, i liquidatori e gli amministratori sono chiamati formare un prospetto dei crediti verso la società, graduando di questi l’ordine di pagamento. Le attività di liquidazione devono essere destinate al pagamento di crediti di ordine inferiore a quelli tributari (per IRES) e, in ogni caso, non siano assegnate ai soci, o associati, senza che siano prima stati pagati i debiti tributari.
Con la Circolare n. 31/E/2014 (al § 19.2) l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la disposizione in esame è volta a garantire una più compiuta tutela del credito erariale. Tutela che avviene con la previsione di una diretta responsabilità dei liquidatori delle società che hanno distribuito utili ai soci – in violazione dell’obbligo di rispettare il grado di privilegio dei crediti – relativi all’anno di liquidazione oppure ad anni precedenti, salvo prova contraria.
In sostanza, laddove i liquidatori non riescano a dimostrare di:
Aver assolto tutti gli oneri tributari, comprese le ritenute dei lavoratori dipendenti, prima dell’assegnazione dei beni ai soci, ovvero di
Non aver estinto con precedenza crediti di rango inferiore in danno di quelli tributari,
gli stessi risponderanno in proprio del versamento dei tributi dovuti dalla società estinta. Questo, nei limiti dei crediti di imposta che avrebbero trovato capienza in sede di graduazione dei crediti.
La responsabilità patrimoniale posta a carico dei soci (sussidiaria, rispetto a quella dei liquidatori e degli amministratori) non hanno ad oggetto un debito tributario, ma un’obbligazione civile. Obbligazione il cui presupposto e limite è costituito dal debito d’imposta della società (obbligazione civile commisurata al debito tributario della società) e dalle “somme riscosse” in pregiudizio del pagamento di quel debito. Questo debito deve essere certo ed esigibile ed inoltre non essere stato soddisfatto con le attività della liquidazione.
L’art. 36 comma 3 del DPR n. 602/1973 configura una responsabilità dei soci “nei limiti del valore dei beni ricevuti“. Analoga espressione compare nell’art. 2495 c.c. (“fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione“).
Nell’ordinamento tributario, un modello normativo di “responsabilità solidale nei limiti della quota” può oltretutto dirsi delineato nell’art. 36 del D.Lgs. n. 346/1990, il cui comma 3 stabilisce:
Quanto alla possibilità per l’Agenzia delle entrate di promuovere istanza di fallimento, verificata l’eventuale superamento dei limiti indicati dal Legislatore per la proposizione della domanda di fallimento a opera dei creditori, bisogna considerare che per la richiesta qualsiasi creditore (e anche il Fisco) ha solo 1 anno di tempo dal momento della cancellazione della società dal Registro Imprese ai sensi dell’articolo 10, L.F..
In questo ordine di idee, il termine annuale è inderogabile: se la dichiarazione di fallimento non interviene entro l’anno dalla cancellazione, la società cancellata non è più fallibile. Non importa che il creditore sia stato diligente e abbia presentato tempestivamente l’istanza di fallimento entro l’anno: se il Tribunale non si pronuncia entro l’anno dalla cancellazione dal Registro Imprese il fallimento non può più essere dichiarato.
Tale regola vale anche per il Fisco, benché per esso la società si consideri ancora in vita fino a 5 anni dalla cancellazione. Ne consegue che per una società cancellata dal Registro Imprese da oltre 1 anno non può più essere richiesto il fallimento.
Articolo precedenteRisarcimento tre mesi affitto per tutte le imprese in crisi
Prossimo ArticoloImpresa SIcura: Invitalia conferma l’esclusione dei professionisti