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Timestamp: 2018-12-18 23:16:48+00:00
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Consiglio di Stato, Sezione 4 Sentenza 26 febbraio 2015, n. 964 Data udienza 20 gennaio 2015 Integrale Forze armate - Esercito italiano - Concorso - Requisiti di partecipazione - Assenza di imputazioni in procedimenti penali in corso per delitti non colposi - Provvedimento di esclusione - Mancata valutazione dell'esito di tale procedimento - Distorsione dei canoni di legittimità e buon andamento dell'azione amministrativa
Sentenza 26 febbraio 2015, n. 964
Data udienza 20 gennaio 2015
Forze armate - Esercito italiano - Concorso - Requisiti di partecipazione - Assenza di imputazioni in procedimenti penali in corso per delitti non colposi - Provvedimento di esclusione - Mancata valutazione dell'esito di tale procedimento - Distorsione dei canoni di legittimità e buon andamento dell'azione amministrativa
sul ricorso numero di registro generale 7613 del 2014, proposto da:
Ro.Bo., rappresentato e difeso dall'avv. Gi.Vi., con domicilio eletto presso Gi.Vi. in Roma, (...);
Ministero della Difesa, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici, ope legis, domicilia in Roma, Via (...);
della sentenza breve del T.A.R. LAZIO - ROMA: SEZIONE I BIS n. 06287/2014, resa tra le parti, concernente inidoneità al concorso per il reclutamento di volontari in ferma prefissata quadriennale (vfp4) nell'esercito per l'anno 2012.
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 gennaio 2015 il Cons. Nicola Russo e uditi per le parti gli avvocati Vi. e l'avv. dello Stato Pa.;
Il sig. Bo., caporale maggiore dell’Esercito Italiano, veniva impiegato nel corso della sua carriera militare, nell’operazione denominata “Strade Sicure”, volta a garantire un costante presidio della rete stradale, da parte delle forze di polizia, affiancate dalle forze armate, al fine di contrastare la criminalità.
La sera del 26 novembre 2009, il sig. Bo., unitamente ad altri due militari, veniva assegnato a sostegno di due agenti di polizia per un servizio di pattuglia notturna nella località di Merì.
Il sig. Bo. presentava domanda di partecipazione a tale procedura in data 28 dicembre 2012, menzionando, mediante apposita nota allegata, la pendenza del processo penale dinanzi al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto.
Con decreto n. 236 del 18 ottobre 2013 la Direzione Generale per il Personale Militare approvava la graduatoria relativa alla suddetta procedura: il sig. Bo. si collocava al sessantottesimo posto e, dunque, in posizione utile ai fini dell’immissione nel ruolo di volontario in servizio permanente.
Il successivo 25 ottobre 2013 veniva notificato al sig. Bo. il provvedimento di esclusione dal concorso e, conseguentemente, il 2 dicembre 2013, con provvedimento prot. n. M. - DGMIL2VDGMII/6/4/2013/0319485, veniva collocato in congedo illimitato.
Nel frattempo, il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, con sentenza del 6 novembre 2013, assolveva il sig. Bo. dai reati per i quali era indagato.
Avverso i provvedimenti di esclusione dalla procedura e di congedo permanente, il sig. Bo. presentava ricorso dinanzi al T.A.R. per il Lazio, sede di Roma, che con sentenza n. 6287 del 12 giugno 2014 respingeva le censure di illegittimità avanzate.
1. Con l’unico motivo di impugnazione, l’appellante censura la decisione del T.A.R. per il Lazio, affermando che i requisiti di partecipazione alla procedura, contenuti nella circolare prot. M_D GMIL1 I 3 3/0408695/VSP, avrebbero dovuto essere interpretati alla luce dei principi costituzionali: a tal fine, il giudice di prime cure avrebbe dovuto considerare rilevante la presunzione di innocenza, di cui all’art. 27 Cost.. Pertanto, l’erroneità della sentenza del T.A.R. si ricaverebbe dal mancato rilievo della pronuncia di assoluzione intervenuta nei confronti del sig. Bo..
Sotto un ulteriore profilo, parte appellante impugna la decisione del giudice di prime cure per non aver preso atto, da un lato, che il procedimento penale era iniziato per una condotta tenuta dal sig. Bo. durante il servizio di pattugliamento notturno e, dall’altro lato, che l’amministrazione aveva consentito la partecipazione del sig. Bo. alla procedura concorsuale, nonostante fosse stata resa edotta della pendenza di un procedimento (o, meglio, processo) penale nei suoi confronti.
Come correttamente evidenziato dalla difesa dell’appellante, la ratio della disposizione richiamata può essere riferita all’esigenza di reclutamento nell’Esercito di individui che garantiscano un adeguato livello di moralità e professionalità: proprio in virtù di ciò, risulta che la decisione di escludere il sig. Bo. dalla procedura di selezione risulta irragionevole sotto diversi profili, al pari del successivo congedo illimitato.
Nel caso di specie, invece, la domanda del sig. Bo., pur contenendo un esplicito riferimento alla pendenza di un processo penale - e non di un generico procedimento - dinanzi al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, non soltanto è stata ritenuta valida, ma ha consentito all’appellante, all’esito della procedura comparativa, di collocarsi in posizione utile in graduatoria.
Ancor più evidente risulta l’irragionevolezza e la sproporzione del provvedimento di collocamento in congedo illimitato, laddove si consideri che lo stesso è stato adottato a distanza di quasi un mese rispetto alla conclusione del procedimento penale: infatti, mentre la sentenza di assoluzione del sig. Bo. è intervenuta il 6 novembre 2013, il provvedimento emanato dall’amministrazione riporta la data del 2 dicembre dello stesso anno. Dunque, la Direzione Generale per il Personale Militare, nel collocare in congedo illimitato il sig. Bo., non ha valutato la sentenza assolutoria medio tempore intervenuta.
Con la conclusione del processo penale, da un lato, è venuto meno ex post ogni formale motivo ostativo alla partecipazione dell’appellante alla procedura concorsuale indetta dalla Direzione Generale per il Personale Militare e, dall’altro lato, risulta privo di fondamento il provvedimento prot. n. M. - DGMIL2VDGMII/6/4/2013/0319485 con cui il sig. Bo. era stato collocato in congedo.
In definitiva, la disposizione in virtù della quale sono stati adottati i provvedimenti impugnati in primo grado dal sig. Bo., necessita di una lettura costituzionalmente orientata, al fine di poterne esplicitare al meglio la ratio: l’inizio di un procedimento penale, infatti, non consente di emettere un giudizio definitivo circa la moralità e la professionalità di un aspirante volontario in ferma permanente, in coerenza con quanto disposto dall’art. 27 co. 2 Cost.. Di conseguenza, venuta meno l’imputazione a carico di un individuo, nessun dubbio può essere sollevato circa la sua idoneità morale a ricoprire quel determinato ruolo.
2. Alla luce di quanto sin qui affermato, va accolto il motivo di appello del sig. Bo. in relazione alla necessità di riforma della sentenza impugnata, con la quale il T.A.R. per il Lazio ha condiviso la “rigida applicazione” della normativa di riferimento effettuata dall’amministrazione. Per l’effetto, vanno dichiarati illegittimi i provvedimenti impugnati in primo grado, a causa della rilevata illogicità, derivante dalla mancata considerazione dell’esito del procedimento penale in cui era coinvolto l’appellante.
Nicola Russo - Consigliere, Estensore
Depositata in Segreteria il 26 febbraio 2015.