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Timestamp: 2020-04-07 22:03:29+00:00
Document Index: 90435914

Matched Legal Cases: ['art. 7', 'art. 4', 'art. 4', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 2', 'art 2', 'art. 2', 'art. 102']

Europa League 2015/16. La Sampdoria rischia davvero l’esclusione? | Tifoso Bilanciato – bilanci e finanza nel calcio
Postato da: Diego Tarìil: Giugno 15, 2015 10 Commenti
Nelle scorse settimane, quasi contemporaneamente alla decisione che ha portato alla conferma del diniego della Licenza UEFA al Genoa, alcuni siti avevano sollevato un potenziale problema relativo anche alla Sampdoria, che da settima classificata, sarebbe in questo momento la candidata principale a prendere il posto dei “cugini” in Europa League.
Si è poi effettivamente appreso che la UEFA ha richiesto alla FIGC una serie di chiarimenti in merito alla vicenda che portò, nell’estate 2012, la squadra blucerchiata a patteggiare una multa ed una penalizzazione di un punto per responsabilità oggettiva legata alla condanna per illecito sportivo del loro tesserato Stefano Guberti. Il Corriere dello Sport ha riportato che la UEFA si riunirà il giorno 17 giugno per decidere in maniera definitiva.
Perché la Sampdoria potrebbe avere un problema?
Il punto del contendere non è legato al processo di rilascio della Licenza UEFA, che la FIGC ha regolarmente dato alla Sampdoria insieme ad altre 12 squadre della Serie A. Il club, dunque, rispetta i parametri previsti per poter accedere alle competizioni europee per la stagione 2015/16 e non avrebbe, da questo punto di vista, alcun problema.
Il problema, invece, sorge quando ci si sposta ad un piano superiore, ovvero al Regolamento della competizione, che è cosa distinta. Del documento di riferimento, “Regulations of the Europa League”, che contiene le norme che disciplinano questa competizione, rilevano in particolare gli articoli 2.07(g) e 2.08:
La normativa è molto chiara:
il club deve dichiarare per iscritto che non è stato coinvolto direttamente e/o indirettamente in alcuna attività la cui finalità fosse quella di decidere o influenzare il risultato di una partita;
laddove ciò fosse invece accaduto, il Club non potrà partecipare – per una sola stagione sportiva – ad una competizione europea per la quale si fosse qualificata;
la UEFA può porre un’eccezione a tale divieto nel caso in cui gli effetti della condanna a suo tempo subita abbiano già prodotto l’esclusione dalla partecipazione ad una competizione europea.
Il Caso Guberti: non era calcioscommesse
Prima di cercare di capire se la Sampdoria rischi qualcosa di concreto, è forse opportuno ripercorrere gli eventi accaduti nell’estate 2012, in cui l’Italia è stata scossa da due filoni principali di indagini: uno partito da Cremona e l’altro da Bari, ambedue incentrati sul calcioscommesse.
In realtà il “caso Guberti” è emerso nell’ambito dell’inchiesta portata avanti dalla Procura di Bari ma, sin dall’inizio, si è capito che non si aveva a che fare con scommesse sulle partite, quanto su un tentativo di combine della partita per garantire alla Sampdoria – squadra nella quale Guberti peraltro giocava in prestito – una vittoria necessaria per poter continuare a sperare nella salvezza. La vittoria poi arrivò, per 1 a zero, ma fu ininfluente per il risultato finale del campionato che vide il club retrocedere.
La Sampdoria fu deferita il 26 luglio 2012 dal Procuratore Federale Palazzi “a titolo di responsabilità oggettiva ai sensi dell’art. 7, commi 2 e 4, e dell’art. 4, comma 2, C.G.S. in ordine agli addebiti contestati al proprio tesserato Stefano GUBERTI in relazione alla gara BARI – SAMPDORIA del 23.4.2012,nonché a titolo di responsabilità presunta, ai sensi dell’art. 4, comma 5, C.G.S., per l’illecito sportivo commesso a proprio vantaggio dai tesserati del Bari;”
Secondo l’accusa, Guberti nella settimana precedente la partita Bari-Sampdoria aveva incontrato il calciatore del Bari Masiello, chiedendogli di intervenire affinché la partita potesse essere indirizzata a favore della Sampdoria. Esplicito in questo senso il testo della decisione con la quale la Corte di Giustizia Federale della FIGC ha confermato la squalifica a tre anni di Guberti:
“Il Masiello, infatti, ha nelle diverse sedi sempre riferito, con univocità e concordanza di versioni, della richiesta formulatagli dal Guberti di assicurare alla Sampdoria un esito vittorioso della gara che si sarebbe disputata la domenica successiva con il Bari.
Appare oggettivamente verosimile, d’altro canto, che in considerazione della posizione in classifica delle due compagini all’epoca dei fatti, il Guberti potesse astrattamente aspirare ad una possibile disponibilità del Bari, già retrocesso, a concedere alla compagine ligure l’acquisizione di tre punti fondamentali per le residue speranze della stessa di permanenza in Serie A.”
Questo accadeva il giorno dell’incontro. Qualche giorno dopo, in un video apparso su Youtube, l’allora capitano della Sampdoria, Angelo Palombo, rassicurava i tifosi preoccupati per la situazione con un sintetico “(a Bari) è tutto a posto”. Certo, nessuno – nemmeno il Procuratore Palazzi – ha mai utilizzato questo elemento come ulteriore prova, quindi è possibile che il calciatore stesse semplicemente spiegando ai tifosi che avrebbero messo il massimo impegno per vincere a Bari, cosa effettivamente poi accaduta.
In un’intervista uscita domenica 14 giugno 2015 sul quotidiano ligure “Il Secolo XIX”, però, Guberti sembra far pensare che lui sia stato solo un esecutore:
“E poi scusate, per quale motivo sarei andato a incontrare Masiello su una mia iniziativa personale? Quale interesse avrei potuto avere a combinare la partita più importante di quello del presidente della Sampdoria, dei dirigenti o dei miei compagni di squadra?”.
Anche considerando che Guberti era in prestito dalla Roma, qui si mette in evidenza una forte incongruenza: o lui è colpevole, e allora non si capisce come a suo tempo la Sampdoria possa essere stata chiamata in causa solo per responsabilità oggettiva, oppure è innocente e quindi non ha senso che debba scontare alcuna pena.
Il procedimento è ormai chiuso e quindi, nonostante le tante (troppe) incertezze, sembrerebbe proprio che la Sampdoria non rischi di vedere riaperta una vicenda per la quale è già stata sottoposta a giudizio e per la quale ha patteggiato una pena. L’unico motivo per il quale potrebbe riaprirsi il processo è se Guberti (o altri) rivedessero le loro posizioni con confessioni (e nuove prove concrete) a suo tempo non emerse o sottaciute. Ma a distanza di 3 anni, tale scenario sembra francamente improbabile.
Patteggiamento e colpevolezza
Ritorniamo quindi ai fatti. La Sampdoria patteggiò una pena consistente in una multa ed una penalizzazione di un punto in classifica, per responsabilità oggettiva.
È quindi da considerare colpevole?
Sul valore dell’istituto del patteggiamento la dottrina nazionale si è spesso scontrata: la posizione giuridica prevalente sembrerebbe però essere quella di non considerare il patteggiamento come un’ammissione di colpa: si tratterebbe di una rinuncia da parte dell’imputato a far valere un suo diritto a difendersi, in cambio di uno sconto di pena.
Se da un punto di vista squisitamente tecnico non esiste l’equivalenza “patteggiamento = ammissione di colpevolezza”, dal punto di vista pratico, per giurisprudenza costante della Cassazione, gli effetti della sentenza di patteggiamento sono però gli stessi di quella di condanna: sono vari i casi, ad esempio, di dipendenti pubblici licenziati per giusta causa avendo patteggiato una causa di peculato.
La Sampdoria, nel caso specifico, non avrebbe quindi accettato la richiesta di condanna del Procuratore Federale Palazzi ma avrebbe semplicemente rinunciato ad opporsi ed andare in giudizio, ottenendo in cambio una pena ridotta rispetto a quella che avrebbe potuto rischiare in caso di condanna finale.
L’interpretazione estensiva dell’art. 2.08 e il precedente del Torino
Nonostante quanto detto sopra, dando cioè per accertato che non esista un’equivalenza fra patteggiamento e riconoscimento della colpevolezza, il problema per la Sampdoria potrebbe esistere lo stesso. Come abbiamo visto in precedenza, infatti, l’art. 2.08 non limita il potere decisionale agli atti delle Corti nazionali od internazionali:
When taking its decision, UEFA can rely on, but is not bound by, a decision of a national or international sporting body, arbitral tribunal or state court
Quindi, in linea del tutto teorica, accertato che “qualcosa è successo”, la UEFA potrebbe superare il concetto di patteggiamento e prevedere comunque una sanzione a carico della Sampdoria.
Il club blucerchiato si è informalmente difeso (non sono noti gli atti formali) con un ragionamento semplice quanto efficace: nella stessa estate anche il Torino firmò un patteggiamento durante lo stesso processo (multa ed un punto di penalizzazione) e tuttavia l’anno scorso ha potuto partecipare all’Europa League (peraltro in una situazione del tutto simile a quella della Sampdoria, cioè in sostituzione di una squadra cui era stata negata la Licenza UEFA), quindi perché quest’anno dovrebbe accadere qualcosa di diverso?
Effettivamente il precedente del Torino è importante, anche se nel caso specifico ci sono tre possibili scenari, ricordandoci sempre che, a norma di Regolamento EL, è il club a dover autocertificare la propria situazione:
il primo, che tenderemmo ad escludere a priori, è che il Torino abbia fornito la dichiarazione di cui all’art 2.07 senza menzionare il proprio coinvolgimento. Laddove fosse accaduto la cosa sarebbe estremamente pericolosa per i granata: pur potendo sostenere che per l’ordinamento italiano il patteggiamento non è una condanna, si sarebbero esposti ad un rischio enorme;
il secondo, possibile ma anch’esso strano, è che per un disguido procedurale il Torino non abbia allegato la dichiarazione richiesta dall’art. 2.07 alla documentazione, senza che nessuno in sede UEFA se ne sia accorto. Questo caso specifico potrebbe essere estremamente pericoloso per la UEFA stessa, che potrebbe vedersi chiamata a risarcire i danni a tutte quelle squadre che, direttamente o indirettamente, hanno avuto un danno dalla partecipazione del Torino all’Europa League.
L’ultimo scenario, forse il più plausibile, è che il Torino abbia regolarmente fornito alla UEFA la propria autocertificazione, specificando con chiarezza la portata del provvedimento e precisando che non si trattava di una condanna o di un riconoscimento di responsabilità. La UEFA potrebbe aver analizzato le carte e deciso che la norma non fosse applicabile al caso specifico.
Stando così le cose, la Sampdoria sembrerebbe avere parecchie chance di superare l’esame della UEFA il prossimo 17 giugno.
L’unica variabile, laddove la ragione per la partecipazione del Torino fosse quella che noi abbiamo identificato al punto 3 (e cioè una valutazione di merito da parte della UEFA) è che ci troviamo nel caso del club blucerchiato di fronte a una differente motivazione sottostante il deferimento ed il successivo patteggiamento: se per il Torino la vicenda riguardava l’intervento di un suo tesserato nell’ambito del calcioscommesse, per Guberti la condanna è per un motivo diverso e molto più grave: aver cercato di indirizzare il risultato della partita per provare a fare punti per la salvezza della propria squadra.
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