Source: https://renatodisa.com/2014/08/27/corte-di-cassazione-sezione-lavoro-sentenza-22-maggio-2014-n-11395-la-disposizione-dellart-2103-c-c-sulla-disciplina-delle-mansioni-e-sul-divieto-di-declassamento-va-interpretata-alla-stregua/
Timestamp: 2018-11-13 16:01:09+00:00
Document Index: 46558624

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 2103', 'sentenza ', 'art. 2103', 'sentenza ', 'art. 2103']

Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 22 maggio 2014, n. 11395. La disposizione dell'art. 2103 c.c. sulla disciplina delle mansioni e sul divieto di declassamento va interpretata alla stregua del bilanciamento del diritto del datore di lavoro a perseguire un'organizzazione aziendale produttiva ed efficiente e quello del lavoratore al mantenimento del posto, con la conseguenza che, nei casi di sopravvenute e legittime scelte imprenditoriali, comportanti, tra l'altro, interventi di ristrutturazione aziendale, l'adibizione del lavoratore a mansioni diverse, ed anche inferiori, a quelle precedentemente svolte senza modifica del livello retributivo, non si pone in contrasto con il dettato del codice civile - Avvocato Renato D'Isa
Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 22 maggio 2014, n. 11395. La disposizione dell’art. 2103 c.c. sulla disciplina delle mansioni e sul divieto di declassamento va interpretata alla stregua del bilanciamento del diritto del datore di lavoro a perseguire un’organizzazione aziendale produttiva ed efficiente e quello del lavoratore al mantenimento del posto, con la conseguenza che, nei casi di sopravvenute e legittime scelte imprenditoriali, comportanti, tra l’altro, interventi di ristrutturazione aziendale, l’adibizione del lavoratore a mansioni diverse, ed anche inferiori, a quelle precedentemente svolte senza modifica del livello retributivo, non si pone in contrasto con il dettato del codice civile
Home/Cassazione civile 2014, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze/Corte di cassazione, sezione lavoro, sentenza 22 maggio 2014, n. 11395. La disposizione dell’art. 2103 c.c. sulla disciplina delle mansioni e sul divieto di declassamento va interpretata alla stregua del bilanciamento del diritto del datore di lavoro a perseguire un’organizzazione aziendale produttiva ed efficiente e quello del lavoratore al mantenimento del posto, con la conseguenza che, nei casi di sopravvenute e legittime scelte imprenditoriali, comportanti, tra l’altro, interventi di ristrutturazione aziendale, l’adibizione del lavoratore a mansioni diverse, ed anche inferiori, a quelle precedentemente svolte senza modifica del livello retributivo, non si pone in contrasto con il dettato del codice civile
Pubblicato da Avv. Renato D'Isa|2014-08-27T12:13:07+00:0027 agosto 2014|Cassazione civile 2014, Corte di Cassazione, Diritto del Lavoro e della Previdenza sociale, Sentenze - Ordinanze|0 Commenti