Source: http://legislazionetecnica.it/58302/fonte/d-legvo-09-10-2002-n-231
Timestamp: 2018-08-17 03:35:46+00:00
Document Index: 148515124

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 87', 'art. 68', 'art. 4', 'art. 7', 'arti 4', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 277', 'art. 41', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 231', 'art. 1194']

- D. Leg.vo del 9/11/2012, n. 192
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Vista la legge 1° marzo 2002, n. 39, recante disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee, legge comunitaria 2001, ed in particolare l'articolo 26, recante delega al Governo ad emanare uno o più dec
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a) "transazioni commerciali": i contratti, comunque denominati, tra imprese ovvero tra imprese
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1. Il creditore ha diritto alla corresponsione degli interessi moratori “sull'i
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Art. 4 - "Termini di pagamento"N7
a) trenta giorni dalla data di ricevimento da parte del debitore della fattu
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1. Gli interessi mora
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1. Le clausole relative al termine di pagamento, al saggio degli interessi moratori o al risarcimento per i costi di recupero, a qualunq
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2. All'articolo 641 del codice di
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1. All'articolo 3, della legge 18 giugno 1998, n. 192, il comma 3 è così sostituito: "In caso di mancato rispetto del termin
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Com. Min. Economia e Fin. 24/07/2017
Per il periodo 1° luglio - 31 dicembre 2017 il saggio d'interesse di cui all'art. 5 del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante “Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali”, al netto della maggiorazione di otto punti percentuali prevista, è pari a 0%.
Com. Min. Economia e Fin. 23/01/2017
Per il periodo 1° gennaio - 30 giugno 2017 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante “Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali”, al netto della maggiorazione di otto punti percentuali ivi prevista, è pari a 0%.
Com. Min. Economia e Fin. 01/08/2016
Per il periodo 1° luglio - 31 dicembre 2016 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante "Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali", al netto della maggiorazione di otto punti percentuali ivi prevista, è pari a 0%.
Com. Min. Economia e Fin. 25/01/2016
Per il periodo 1° gennaio - 30 giugno 2016 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante "Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali", al netto della maggiorazione di otto punti percentuali ivi prevista, è pari a 0,05%.
Com. Min. Economia e Fin. 22/07/2015
Per il periodo 1° luglio - 31 dicembre 2015 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante "Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali", al netto della maggiorazione di otto punti percentuali ivi prevista, è pari a 0,05%.
Com. Min. Economia e Fin. 16/01/2015
Per il periodo 1° gennaio - 30 giugno 2015 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante "Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali", al netto della maggiorazione di otto punti percentuali ivi prevista, è pari a 0,05%.
Articolo 2, comma 1, lettera a).
Com. Min. Economia e Fin. 21/07/2014
Per il periodo 1° luglio - 31 dicembre 2014 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante "Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali", al netto della maggiorazione di otto punti percentuali ivi prevista, è pari a 0,15%.
Com. Min. Economia e Fin. 03/03/2014
Per il periodo 1° gennaio - 30 giugno 2014 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali», al netto della maggiorazione di otto punti percentuali ivi prevista, è pari a 0,25%.
Com. Min. Economia e Fin. 17/07/2013
Per il periodo 1° luglio - 31 dicembre 2013 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali», al netto della maggiorazione di otto punti percentuali ivi prevista, è pari al 0,50%.
Com. Min. Economia e Fin. 17/01/2013
Per il periodo 1° gennaio - 30 giugno 2013 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali», al netto della maggiorazione di otto punti percentuali ivi prevista, è pari al 0,75%.
Com. Min. Economia e Fin. 13/07/2012
Per il periodo 1° luglio - 31 dicembre 2012 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali», al netto della maggiorazione di sette punti percentuali ivi prevista, è pari al 1,00%.
Com. Min. Economia e Fin. 27/01/2012
Per il periodo 1° gennaio - 30 giugno 2012 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali», al netto della maggiorazione di sette punti percentuali ivi prevista, e' pari al 1,00%.
Com.Min. Economia e Fin. 18/07/2011
Per il periodo 1° luglio - 31 dicembre 2011 il saggio d'interesse di cui all'art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 09/10/2002, n. 231, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali», al netto della maggiorazione di sette punti percentuali ivi prevista, e' pari al 1,25%.
Com.Min. Economia e Fin. 08/02/2011
Com.Min. Economia e Fin. 16/08/2010
Com.Min. Economia e Fin. 18/02/2010
Com.Min. Economia e Fin. 28/08/2009
Com.Min. Economia e Fin. 02/02/2009
Com.Min. Economia e Fin. 21/07/2008
Com.Min. Economia e Fin. 11/02/2008
Per il periodo 1° gennaio - 30 giugno 2008 il tasso di interesse di cui all’art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 9.10.2002, n. 231, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali» [BLT n. 11/2002], al netto della maggiorazione ivi prevista, è pari al 4,20%. Il riepilogo di tutti i tassi precedenti e le istruzioni per l’applicazione sono consultabili sul nostro sito Internet, alla sezione «Indici Istat».
Com.Min. Economia e Fin. 30/07/2007
Per il periodo 1° luglio - 31 dicembre 2007 il tasso di interesse di cui all’art. 5, comma 1, del D. Leg.vo 9.10.2002, n. 231, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali» , al netto della maggiorazione di sette punti percentuali ivi prevista, è pari al 4,07%. Per il riepilogo di tutti i tassi precedenti e le modalità di applicazione si vedano le tabelle complete o il sito Internet, alla sezione «Indici Istat».
Com.Min. Economia e Fin. 05/02/2007
Com.Min. Economia e Fin. 10/07/2006
Com.Min. Economia e Fin. 13/01/2006
Com.Min. Economia e Fin. 28/07/2005
Com.Min. Economia e Fin. 09/07/2004
Com.Min. Economia e Fin. 15/01/2004
Ai sensi dell’art. 5, comma 2, del D. Leg.vo 9.10.2002, n. 231, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali», il Ministero comunica che per il semestre 1° gennaio - 30 giugno 2004 il saggio d’interesse di cui al comma 1 dello stesso articolo, al netto della maggiorazione ivi prevista, è pari a 2,02%.
Com.Min. Economia e Fin. 12/07/2003
Com.Min. Economia e Fin. 10/02/2003
Clausole relative alle modalità di pagamento dei lavori pubblici finanziati in tutto o in parte da soggetti esterni.
Il presente comunicato stabilisce che nei bandi di gara relativi all'affidamento di lavori pubblici è vietato apporre la clausola che subordina i pagamenti dovuti all'impresa esecutrice all'ottenimento di finanziamenti da parte di soggetti terzi o a risorse non ancora a disposizione della stazione appaltante.
Secondo l'Autorità, infatti, la stazione appaltante ha l'onere di verificare ex ante la sostenibilità finanziaria degli interventi che intende realizzare.
Istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del D.Lgs. n. 163/2006 presentata dalla Società BRASPI S.r.l. – “Procedura aperta per l’acquisizione e l’installazione degli apparati tecnologici e sistemici del progetto G.i.M. per gli EE.LL. della Regione Emilia Romagna aderenti al gruppo di acquisto” – Criterio di aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa – Importo a base d’asta: euro 27.032.922,00 – S.A.: INTERCENT-ER Agenzia Regionale di Sviluppo dei Mercati Telematici di Bologna.
1. In relazione ad un appalto per l’affidamento di servizi socio-assistenziali, è da ritenere non conforme alla disciplina di settore il bando che preveda, tra gli elementi di valutazione della qualità del servizio offerto, la presenza di sedi operative nell’ambito del territorio di riferimento, le esperienze documentate sul territorio del distretto nell’ultimo triennio a seconda della durata del servizio oggetto dell’appalto, i protocolli o altro tipo di rapporti di rete già stabilito con enti ed istituzioni del territorio distrettuale per servizi oggetto dell’appalto. Tali previsioni non rispettano i principi di ragionevolezza, parità di trattamento e di libera concorrenza di cui all’art. 2, comma 1, D.Lgs. 163/2006, in quanto da un lato, non risultano idonei a soddisfare l’interesse della stazione appaltante a contrarre con l’operatore che ha presentato l’offerta migliore e, dall’altro, determinano un ingiustificata disparità di trattamento tra gli operatori. Dette previsioni, infatti, non appaiono pertinenti con l’oggetto dell’affidamento ed hanno l’effetto di privilegiare le imprese locali, compromettendo di fatto la libera concorrenza degli operatori, senza trovare alcuna ragione d’essere nella necessità di tutela di un pubblico interesse.
2. Le Amministrazioni aggiudicatrici sono legittimate ad introdurre, nella lex specialis, disposizioni atte anche a limitare la platea dei concorrenti, onde consentire la partecipazione alla gara a soggetti particolarmente qualificati, tutte le volte in cui tale scelta non sia eccessivamente, quanto irragionevolmente, limitativa della concorrenza. D’altra parte la stazione appaltante vanta un apprezzabile margine di discrezionalità nel richiedere requisiti di capacità economica, finanziaria e tecnica ulteriori e più severi rispetto a quelli normativamente previsti, ma con il limite del rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza; sicché non è consentito pretendere il possesso di requisiti sproporzionati o estranei rispetto all’oggetto della gara (Cons. Stato, Sez. V, 8 settembre 2008, n. 3083; Cons. Stato, Sez. VI, 23 luglio 2008, n. 3655). Quindi, come già affermato dall’Autorità con parere 31 gennaio 2008 n. 33, sono da considerare legittimi i requisiti richiesti dalle stazioni appaltanti che, pur essendo ulteriori e più restrittivi di quelli previsti dalla legge, rispettino il limite della logicità e della ragionevolezza e, cioè, della loro pertinenza e congruità a fronte dello scopo perseguito. Tali requisiti possono essere censurati solo allorchè appaiano viziati da eccesso di potere, ad esempio per illogicità o per incongruenza rispetto al fine pubblico della gara (Cons. Stato, 15 dicembre 2005, n. 7139). Ciò significa che sotto tale profilo, le scelte operate dall’Amministrazione aggiudicatrice nel fissare gli specifici requisiti di partecipazione di cui sopra, non avrebbero potuto essere utilmente sottoposte nemmeno al sindacato del giudice amministrativo salvo che questi non fossero manifestamente irragionevoli, irrazionali od illogici rispetto al fine pubblico della gara in oggetto.
1. In ordine a regole della lex specialis che derogano alla disciplina di cui al D.Lgs. n. 231/2002, si osserva che la direttiva n. 2000/35/CE - recepita in Italia con il citato D.Lgs. n. 231/2002 sulla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali - contiene norme imperative, applicabili anche alle pubbliche amministrazioni, che non sono derogabili mediante la tacita accettazione delle condizioni difformi con la presentazione di una offerta in una gara pubblica di appalto. La deroga ai termini di pagamento e agli interessi moratori per ritardato pagamento, fissati dalle menzionate disposizioni del predetto D.Lgs. n. 231/2002 è, pertanto, consentita solo previo accordo liberamente sottoscritto dalle parti (cfr. Consiglio Stato, Sez. V, 12 aprile 2005, n. 1638), assente nel caso di predeterminazione unilaterale nella lex specialis non negoziabile.
2. L’articolo 89, comma 3, del D.Lgs. n. 163/2006 stabilisce che nella predisposizione delle gare di appalto le stazioni appaltanti sono tenute a valutare che il valore economico sia adeguato e sufficiente rispetto al costo del lavoro come determinato ai sensi dell’art. 87, comma 2, lettera g). Al decreto ministeriale di determinazione periodica del costo del lavoro non può che attribuirsi un valore meramente ricognitivo del costo del lavoro formatosi in un certo settore merceologico sulla base dei valori economici previsti dalla contrattazione collettiva, non potendo peraltro, mediante l’imposizione di determinati parametri nella formulazione delle offerte, eventualmente pregiudicare la partecipazione alle procedure di gara di operatori economici che, per particolari ragioni giuridico-economiche, valutate dalla stazione appaltante in sede di accertamento della congruità dell’offerta, possano presentare offerte più vantaggiose.
3. Per consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, la differenza tra un appalto di servizi e una concessione di servizi risiede principalmente nelle modalità previste per l’attribuzione del corrispettivo dovuto a fronte del servizio reso dall’operatore economico. Un appalto pubblico di servizi, ai sensi delle direttive 2004/18/CE e 2004/17/CE, comporta un corrispettivo che è pagato direttamente dall'amministrazione aggiudicatrice al prestatore di servizi; si è in presenza, invece, di una concessione di servizi quando le modalità di remunerazione pattuite consistono nel diritto dell’operatore economico di sfruttare la propria prestazione ed implicano che quest'ultimo assuma il rischio legato alla gestione dei servizi in questione. Il vero discrimen tra concessione ed appalto deve essere ricercato nel differente destinatario della prestazione e nella diversa allocazione del rischio di gestione del servizio. In particolare, può parlarsi di concessione se il servizio è rivolto al pubblico e non direttamente all'Amministrazione e se, almeno per la parte prevalente, la remunerazione del concessionario derivi dalla gestione del servizio.
Istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del D.Lgs. n. 163/2006 presentata dall’impresa Giletta S.p.A. – Fornitura di n. 7 autospazzatrici aspiranti da 3.4 mc comprensiva di installazione di agevolatore di spazzamento mod. “Sweepy Jet” prodotto dalla società Ingegneri Associati Productions s.r.l. che verrà fornito dall’Ente Appaltante, compreso contratto di manutenzione full-service per sette anni o 12.600 ore motore – Importo a base d’asta € 1.784.117,00 – S.A.: A.M.S.A. S.p.A.
1. L’obbligo imposto dal bando di gara alle imprese di disporre di una sede operativa in ciascuna delle province in cui esse intendono esercitare la loro attività costituisce un ostacolo ingiustificato alla libera prestazione dei servizi ed è quindi incompatibile con l'articolo 49 del trattato CE, cosicché tale previsione va dichiarata illegittima dato che questa limitazione territoriale produce effetti restrittivi sulla libertà di stabilimento (cfr. ad es. Consiglio Stato, Sez. V, 5 febbraio 2007, n. 447).
2. In sede di presentazione della domanda di partecipazione ad una gara d'appalto pubblico, opera il c.d. principio di equivalenza, avente la funzione di garantire e promuovere la maggior apertura concorrenziale tanto nell'ambito del singolo procedimento di affidamento (il che si collega col tradizionale principio del favor partecipationis nelle gare pubbliche), quanto nel generale mercato degli appalti pubblici; tale principio è altresì riconosciuto esplicitamente, sul piano legislativo, dai commi 4 e 7 dell'art. 68 citato, i quali introducono anche l'onere dell'offerente di fornire la prova (con qualsiasi mezzo appropriato, ritenuto soddisfacente dalla stazione appaltante) circa l'equivalenza del prodotto offerto rispetto a quello indicato nel capitolato.
3. L’imposizione dell’aumento dei termini per il pagamento rispetto ai trenta giorni fissati dal d. lgs. 231/2002, senza un accordo tra i contraenti inteso a delineare un regolamento negoziale più consono alla situazione finanziaria del debitore, sulla base di determinati parametri (ossia corretta prassi commerciale, natura dei beni o servizi, condizione dei contraenti e rapporti commerciali tra i medesimi), in realtà introduce un vantaggio per l’Amministrazione che deve considerarsi “indebito”, atteso che la decorrenza degli interessi moratori segue il meccanismo automatico stabilito dall’art. 4 del D.Lgs. n. 231/2002, senza che neppure sia necessaria la costituzione in mora. Analogamente, pur se in termini comparativi rispetto ai limiti imperativi dettati dalla norma sulla nullità, è stato di recente ribadito che sussiste la grave iniquità, di cui all’art. 7 D.Lgs. n. 231/2002, delle clausole di contratto inserite dalle strutture sanitarie negli atti di gara per pubbliche forniture per la mancanza di qualsiasi giustificazione che renda costantemente e reiteratamente possibili termini di pagamento, decorrenza degli interessi moratori e saggio degli interessi diversi da quelli stabiliti negli arti 4 e 5 d.lg. n. 231 del 2002 (cfr., ad es., T.A.R. Lazio Roma, Sez. III, 22 dicembre 2008, n. 12229).
Con la presente circolare il Ministero delle finanze fornisce chiarimenti in merito al D. Leg.vo 231/2002, recante «Attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali». Vengono sottolineate in particolare le conseguenze che la normativa citata comporta per i dirigenti e gli addetti dei centri di costo delle pubbliche amministrazioni, allo scopo di evitare che inefficienza o lentezza delle procedure comportino l’accollo di maggiori spese che determinerebbero un aggravio della spesa pubblica.
1. Appalti LSF - Pagamenti - Ritardo - Termini ed interessi fissati dal D.Lgs. 02/231 - Obbligo P.A. di osservanza - Difformi clausole del bando di gara - Inammissibilità
1. Le norme imperative della Direttiva 2000/35/CE, recepita in Italia con il D.Lgs. 9 ottobre 2002 n. 231, applicabili anche alle P.A., non sono derogabili mediante la tacita accettazione delle condizioni difformi con la presentazione di una offerta in una gara pubblica di appalto, con conseguente iniquità delle clausole di un bando di gara che prevedono: 1) il pagamento del corrispettivo a 60 giorni dal ricevimento della fattura, anziché ai 30 giorni, previsti dall’art. 4 del D.Lgs. 02/231; 2) la decorrenza degli interessi moratori dal 180° giorno anziché dal 30° giorno successivo alla scadenza del termine di pagamento, previsto dall’art. 4; 3) il saggio di interesse dell’1% anziché dell’8% (1% tasso BCE, più 7 punti di maggiorazione) previsto dall’art. 5.
1. Appalti ll.pp. - Pagamenti - Subordinati a fatturazione - Esclusione. 2. Appalti ll.pp. - Pagamenti - Subordinati a fatturazione - Esclusione - Anche ex D.Lgs. 2002 n. 231 di attuazione Dir. 2000/35/C.E.. 3. Appalti ll.pp. - Pagamenti - Ritardo - Tempestiva corresponsione di interessi moratori.
1. Deve escludersi l'esistenza nell'ordinamento di un principio secondo cui i pagamenti da parte dello Stato (nella specie, per corrispettivi di opere di appalto pubblico) siano subordinati alla previa fatturazione. Tale principio non può desumersi dall'art. 277 del R.D. n. 827 del 1924 (Regolamento sulla contabilità dello Stato), che non fa alcun riferimento nè implicito nè esplicito alla necessità della fatturazione quale condizione di esigibilità dei crediti verso lo Stato; e neppure dagli artt. 6 e 21 del D.P.R. n. 633 del 1972. Secondo tali ultime previsioni, in particolare, l'obbligo della fatturazione può sorgere anche indipendentemente dall'obbligo del pagamento dell'imposta, la qualcosa dimostra il fatto che nella determinazione del compenso relativo alla cessione del bene o alla prestazione del servizio (con riguardo alle cessioni non soggette ad imposta o non imponibili), l'adempimento fiscale non incide sulla scadenza dell'obbligazione, sia con riguardo ai debitori privati sia con riferimento alle amministrazioni pubbliche, attenendo a diverso e autonomo momento, relativo ai rapporti tra costoro e il fisco; e come è provato dalle sanzioni stabilite per la violazione dell'obbligo di fatturazione da parte di colui che effettua operazioni imponibili senza emettere il documento fiscale e dalla sussistenza degli obblighi sussidiari da parte del cessionario o del committente, tenuti alla regolarizzazione dell'operazione secondo le modalità stabilite dall'art. 41, comma 5, D.P.R. n. 633 citato (nel testo applicabile ratione temporis). 2. La subordinazione dei pagamenti da parte dello Stato all'obbligo della previa fatturazione (nella specie: per i corrispettivi di opere in appalto pubblico) va escluso anche alla luce della nuova disciplina di attuazione della direttiva 2000/35/C.E. relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, contenuta nel D.Lgs. n. 231 del 2002, che ha dettato una minuziosa disciplina della decorrenza degli interessi moratori stabilendone la automatica decorrenza (senza la necessità della costituzione in mora del debitore) alla scadenza del termine legale, variamente individuato, con riferimento ad una pluralità di fatti, quali la data del ricevimento della fattura da parte del debitore, o quella di ricevimento «di una richiesta equivalente di pagamento», o quella di altri eventi (ricevimento delle merci o dei servizi rispetto alle previsioni contrattuali), finanche quando «non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento» (art. 4). 3. In tema di pagamenti nell'ambito del rapporto contrattuale nascente dall'appalto di opere pubbliche, l'art. 4 della L. 10 dicembre 1981 n. 741 (abrogato dall'art. 231 D.P.R. 21 dicembre 1999 n. 554, ma applicabile ratione temporis), dettato insieme ad altre disposizioni volte ad accelerare le procedure per l'esecuzione delle opere pubbliche, e secondo il quale l'importo degli interessi per ritardato pagamento, dovuti in base a norme di legge, di capitolato generale e speciale o di contratto, viene computato e corrisposto in occasione del pagamento, in conto o a saldo, immediatamente successivo ha il solo fine di richiamare l'attenzione della Pubblica Amministrazione sull'onere economico in maturazione, e configura il principio di capitalizzazione economica degli interessi, e comporta che tali interessi devono essere computati e corrisposti, senza la necessità di apposite domande o riserve. (In applicazione di tale principio, la Corte ha respinto il ricorso dell'Amministrazione secondo il quale gli arbitri, prima, e i giudici di merito, poi, avevano violato le norme sulla contabilità pubblica, non essendo applicabili al pagamento dell'Amministrazione i principi propri dell'imputazione dei pagamenti, contenuti nell'art. 1194 C.c.).