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Timestamp: 2018-09-19 00:32:56+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 11', 'art. 3', 'art. 1', 'art. 11', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 52', 'art. 89', 'art. 161', 'art. 141', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 14', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 5', 'art. 2', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 5', 'art. 11', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 162', 'art. 18', 'art. 275', 'art. 2', 'art. 163', 'art. 2', 'art. 6', 'art. 4']

le misure cautelari - scheda
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Le misure cautelari sono previste e disciplinate dagli artt. 272 e ss del codice di procedura. A seconda che incidano su persone o cose si distinguono in misure cautelari reali e personali e, tra queste ultime, in misure coercitive o interdittive a seconda che incidano sulla libertà personale o di locomozione (coercitive) o sull’esercizio di talune facoltà (interdittive). Le misure cautelari sono disposte dal giudice della fase processuale in corso, durante le indagini preliminari è competente il GIP. Polizia giudiziaria e PM non sono competenti a disporre misure cautelari potendo solo disporre le cc.dd. misure precautelari del fermo e dell’arresto.
L’applicazione delle misure cautelari presuppone la sussistenza di gravi indizi di reità, non desumibili da testimonianze indirette o dalle dichiarazioni dei confidenti di polizia o da intercettazioni illecitamente acquisite o da dichiarazioni dei coimputati o di imputati in procedimenti connessi ove prive di riscontri; presuppone altresì la prognosi favorevole in ordine alla punibilità e, quindi, la ritenuta esclusione di cause di giustificazione, di non punibilità e di estinzione del reato.
Per quel che concerne le misure coercitive, poi, è altresì necessario che si proceda per un delitto punibile con la pena non inferiore nel massimo a tre anni o, nel caso della custodia cautelare, a quattro anni.
Le esigenze cautelari che legittimano l’applicazione delle misure cautelari sono: il pericolo, desunto da fatti concreti, d’inquinamento probatorio, in tal caso la misura cautelare deve necessariamente contenere il termine di durata; il pericolo di fuga ove la pena applicabile sia pari o superiore a due anni; il pericolo di reiterazione del delitto (della stessa indole con pena non inferiore nel massimo a quattro anni o di natura violenta, mediante l’uso di armi o di criminalità organizzata).
La scelta della misura cautelare è discrezionale e deve avere riguardo alla gravità del delitto e alla personalità dell’imputato o del soggetto sottoposto a indagini. Il giudice può sempre revocare, modificare o sostituire in melius la misura cautelare già disposta. In caso di trasgressione, invece, potrà, su istanza del PM, sostituire la misura cautelare meno grava con altra più grave o aggiungere alla prima altra misura.
La misura della custodia cautelare è l’estrema ratio dovendo essere applicata solo allorchè le altre misure si rivelino inidonee ovvero allorchè le altre misure applicate siano state in concreto trasgredite e sempre previa valutazione discrezionale del giudice. Ipotesi specificamente disciplinata è quella del rifiuto da parte del soggetto cui sia stata applicata la misura degli arresti domiciliari con meccanismi di controllo elettronico a distanza che rifiuti di sottoporsi ad essi; in tal caso la misura viene automaticamente commutata in custodia cautelare.
1. Le libertà della persona possono essere limitate [131, 132, 133, 250, 349, 378, 380-384, 635, 714, 719, 736] con misure cautelari soltanto a norma delle disposizioni del presente titolo [13 Cost.; 214 coord.; 250 trans.; 19-24 min.].
1. Nessuno può essere sottoposto a misure cautelari se a suo carico non sussistono gravi indizi [384, 714 2, 715, 736 2] di colpevolezza [250 trans.].
1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di colpevolezza si applicano le disposizioni degli articoli 192, commi 3 e 4, 195, comma 7, 203 e 271, comma 1 (LE DICHIARAZIONI DEI CORREI DEVONO ESSERE RISCONTRATE NON SONO UTILIZZABILI LE DICHIARAZIONI TESTIMONIALI INDIRETTE NON SONO UTILIZZABILI LE DICHIARAZIONI DEI CONFIDENTI DI POLIZIA NON SONO UTILIZZABILI LE INTERCETTAZIONI ILLEGALI) (1).
2. Nessuna misura può essere applicata se risulta che il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione [50-54 c.p.] o di non punibilità [45-48, 85 s., 308, 309, 384, 599, 649 c.p.] o se sussiste una causa di estinzione del reato [150 s. c.p.; 4452] ovvero una causa di estinzione della pena [171 s. c.p.] che si ritiene possa essere irrogata [250 trans.].
(1) Comma inserito dall'art. 11 l. 1° marzo 2001, n. 63.
1. Le misure cautelari sono disposte [250 trans.]:
a) quando sussistono specifiche ed inderogabili esigenze attinenti alle indagini relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto ed attuale pericolo per l'acquisizione o la genuinità della prova, fondate su circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità rilevabile anche d'ufficio [181]. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli addebiti [292 2d] (1);
b) quando l'imputato [60, 61] si è dato alla fuga o sussiste concreto pericolo che egli si dia alla fuga [384, 714 2, 715 2c], sempre che il giudice ritenga che possa essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione;
c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato, desunta da comportamenti o atti concreti o dai suoi precedenti penali, sussiste il concreto pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi [585 2 c.p.] o di altri mezzi di violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale [270, 270-bis, 272, 280, 283, 284, 289-bis c.p.] ovvero delitti di criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede. Se il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni (1) (2).
(1) Lettere così sostituite dall'art. 3 l. 8 agosto 1995, n. 332.
(2) Per i reati diretti contro l'ordine costituzionale, v. anche artt. 21 e 29 l. 18 aprile 1975, n. 110, art. 1 d.l. 15 dicembre 1979, n. 625, conv., con modif., nella l. 6 febbraio 1980, n. 15 e art. 11 l. 29 maggio 1982, n. 304.
Criteri di scelta delle misure (1).
1. Nel disporre le misure, il giudice [279] tiene conto della specifica idoneità di ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari [274] da soddisfare nel caso concreto ADEGUATEZZA
1-bis. Contestualmente ad una sentenza di condanna, l'esame delle esigenze cautelari è condotto tenendo conto anche dell'esito del procedimento, delle modalità del fatto e degli elementi sopravvenuti, dai quali possa emergere che, a seguito della sentenza, risulta taluna delle esigenze indicate nell'articolo 274, comma 1, lettere b) e c) (2).
2. Ogni misura deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione che sia stata o si ritiene possa essere irrogata [299 2] (3) PROPORZIONALITA'
2-bis. Non può essere disposta la misura della custodia cautelare [284, 285, 286] se il giudice ritiene che con la sentenza possa essere concessa la sospensione condizionale della pena [163 c.p.] (4).
2-ter. Nei casi di condanna di appello le misure cautelari personali sono sempre disposte, contestualmente alla sentenza, quando, all'esito dell'esame condotto a norma del comma 1-bis, risultano sussistere esigenze cautelari previste dall'articolo 274 e la condanna riguarda uno dei delitti previsti dall'articolo 380, comma 1, e questo risulta commesso da soggetto condannato nei cinque anni precedenti per delitti della stessa indole (5).
3. La custodia cautelare in carcere [285] può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata. Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, nonché in ordine ai delitti di cui agli articoli 575, 600-bis, primo comma, 600-ter, escluso il quarto comma, e 600-quinquies del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari. Le disposizioni di cui al periodo precedente si applicano anche in ordine ai delitti previsti dagli articoli 609-bis, 609-quater e 609- octies del codice penale, salvo che ricorrano le circostanze attenuanti dagli stessi contemplate (6).
4. Quando imputati siano donna incinta o madre di prole di età non superiore a sei anni con lei convivente, ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, non può essere disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Non può essere disposta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, quando imputato sia persona che ha superato l'età di settanta anni (7).
4-bis. Non può essere disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere quando l'imputato è persona affetta da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria accertate ai sensi dell'articolo 286-bis, comma 2 (8), ovvero da altra malattia particolarmente grave, per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili con lo stato di detenzione e comunque tali da non consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere (9).
(1) Nel testo originario dell'articolo figurava un comma 5, già modificato dall'art. 1-ter d.l. 9 settembre 1991, n. 292, conv., con modif., nella l. 8 novembre 1991, n. 356, successivamente abrogato dall'art. 52d.l. 14 maggio 1993, n. 139, conv., con modif., nella l. 14 luglio 1993, n. 222. V. l'art. 89 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope.
(2) Comma dapprima inserito dall'art. 161d.l. 24 novembre 2000, n. 341, conv., con modif., in l. 19 gennaio 2001, n. 4, e poi così sostituito dall'art. 141 lett. a)l. 26 marzo 2001, n. 128.
(3) Comma così modificato dall'art. 14 1 lett. b) l. n. 128, cit.
(4) Comma inserito dall'art. 4 l. 8 agosto 1995, n. 332.
(5) Comma inserito dall'art. 14 1 lett. c) l. n. 128, cit.
(6) La Corte costituzionale, con sentenza 21 luglio 2010, n. 265, ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del secondo e terzo periodo del presente comma, nella parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui agli articoli 600-bis, primo comma, 609-bis e 609-quater del codice penale, è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì, l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure. Il comma era stato così modificato dall' art. 2 del d.l. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modif., dalla l. 23 aprile 2009, n. 38. Il testo del decreto, prima della conversione, recitava, al posto delle parole «e 600 quinquies», le parole: «600 quinquies, 609-bis, escluso il caso previsto dal terzo comma, 609-quater e 609-octies». Sempre lo stesso comma era stato precedentemente sostituito dall'art. 5 l. 8 agosto 1995, n. 332, e recitava: «La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata. Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui all'articolo 416-bis del codice penale o ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari». Precedentemente il comma era stato ulteriormente modificato dall'art. 2 d.l. 13 novembre 1990, n. 324, poi decaduto per mancata conversione in legge; dall'art. 51d.l. 12 gennaio 1991, n. 5 e dall'art. 51d.l. 13 marzo 1991, n. 76, anch'essi non convertiti in legge; dall'art. 51d.l. 13 maggio 1991, n. 152, conv., con modif., nella l. 12 luglio 1991, n. 203 e successivamente dall'art. 1 d.l. n. 292, cit.
(7) Comma da ultimo così sostituito dall'art. 1 della l. 21 aprile 2011, n. 62, ma vedi il comma 4 del medesimo art. 1 che recita: «Le disposizioni [...] si applicano a far data dalla completa attuazione del piano straordinario penitenziario, e comunque a decorrere dal 1° gennaio 2014, fatta salva la possibilità di utilizzare i posti già disponibili a legislazione vigente presso gli istituti a custodia attenuata». Tale comma era stato già modificato dall'art. 5 l. 8 agosto 1995, n. 332 e modificato dall'art. 11 lett. a)l. 12 luglio 1999, n. 231. Il testo recitava: «Non può essere disposta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, quando imputati siano donna incinta o madre di prole di età inferiore a tre anni con lei convivente, ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, ovvero persona che ha superato l'età di settanta anni». Precedentemente il comma era stato sostituito dall'art. 1-bis d.l. n. 292, cit.
(8) V. d.m. sanità 21 ottobre 1999 (G.U. 22 dicembre 1999, n. 299).
(9) Comma aggiunto dall'art. 1 1 lett. b) l. n. 231, cit.
ARTICOLO 275 BIS
(1) Particolari modalità di controllo.
1. Nel disporre la misura degli arresti domiciliari anche in sostituzione della custodia cautelare in carcere, il giudice, se lo ritiene necessario in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto, prescrive procedure di controllo mediante mezzi elettronici o altri strumenti tecnici (2), quando ne abbia accertato la disponibilità da parte della polizia giudiziaria. Con lo stesso provvedimento il giudice prevede l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere qualora l'imputato neghi il consenso all'adozione dei mezzi e strumenti anzidetti.
3. L'imputato che ha accettato l'applicazione dei mezzi e strumenti di cui al comma 1 è tenuto ad agevolare le procedure di installazione e ad osservare le altre prescrizioni impostegli (2).
(1) Articolo inserito dall'art. 162d.l. 24 novembre 2000, n. 341, conv., con modif., in l. 19 gennaio 2001, n. 4.
(2) Vedi la fattispecie di reato introdotta dall'art. 18 d.l. n. 341, cit. Per le modalità di installazione ed uso degli strumenti di controllo previsti dall'art. 275-bis v. il d.m. interno 2 febbraio 2001 (G.U. 15 febbraio 2001, n. 38).
1. In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare [281-284, 288-290], il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave [299 4], tenuto conto dell'entità, dei motivi e delle circostanze della violazione [635]. Quando si tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura interdittiva [288-290], il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura coercitiva [281-286].
1-bis. Quando l'imputato si trova nelle condizioni di cui all'articolo 275, comma 4-bis, e nei suoi confronti è stata disposta misura diversa dalla custodia cautelare in carcere, il giudice, in caso di trasgressione delle prescrizioni inerenti alla diversa misura cautelare, può disporre anche la misura della custodia cautelare in carcere. In tal caso il giudice dispone che l'imputato venga condotto in un istituto dotato di reparto attrezzato per la cura e l'assistenza necessarie (1).
1-ter. In deroga a quanto previsto nel comma 1, in caso di trasgressione alle prescrizioni degli arresti domiciliari concernenti il divieto di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora, il giudice dispone la revoca della misura e la sua sostituzione con la custodia cautelare in carcere (2).
(1) Comma aggiunto dall'art. 2 l. 12 luglio 1999, n. 231.
(2) Comma aggiunto dall'art. 163d.l. 24 novembre 2000, n. 341, conv., con modif., in l. 19 gennaio 2001, n. 4.
1. Le modalità di esecuzione delle misure devono salvaguardare i diritti della persona ad esse sottoposta, il cui esercizio non sia incompatibile con le esigenze cautelari [274] del caso concreto [656].
1. Agli effetti dell'applicazione delle misure [379], si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto della continuazione [81 2 c.p.], della recidiva e delle circostanze del reato [59-70 c.p.], fatta eccezione della circostanza aggravante prevista al numero 5) dell'articolo 61 del codice penale e della circostanza attenuante prevista dall'articolo 62 n. 4 del codice penale [195 min.] nonché delle circostanze per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale [633 c.p.] (1).
(1) Comma dapprima modificato dall'art. 2 d.l. 1° marzo 1991, n. 60, conv., con modif., nella l. 22 aprile 1991, n. 133, successivamente dall'art. 6 l. 8 agosto 1995, n. 332, e, in ultimo, dall'art. 4 l. 26 marzo 2001, n. 128.
1. Sull'applicazione [291, 292] e sulla revoca [299] delle misure nonché sulle modifiche delle loro modalità esecutive, provvede il giudice che procede [635, 714 5, 715 3, 716, 736, 745; 214 coord.]. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari [328; 91 att.].