Source: https://www.laleggepertutti.it/codice-proc-penale/art-221-cod-proc-penale-nomina-del-perito
Timestamp: 2020-07-10 23:01:16+00:00
Document Index: 2704353

Matched Legal Cases: ['art. 221', 'art. 221', 'art. 221', 'art. 220', 'art. 221', 'art. 226']

Art. 221 cod. proc. penale: Nomina del perito | La Legge per tutti
Dichiarata la nullità di una perizia per omesso avviso alle parti dell'inizio delle operazioni, è legittima la rinnovata nomina degli stessi periti, giacché, del resto, la disposizione che suggerisce, in caso di declaratoria di nullità della perizia, di affidare un nuovo incarico a un diverso perito (art. 221, comma 1, c.p.p.), non è assistita, in caso di violazione, da alcuna sanzione di nullità, che pertanto non può essere dichiarata in ragione del principio di tassatività delle cause di invalidità.
Cassazione penale sez. IV 22 dicembre 2009 n. 10452
Cassazione penale sez. III 23 novembre 2005 n. 2211
Qualora il giudice, dichiarata la nullità di una perizia, nomini nuovamente lo stesso perito e non un altro, come invece previsto, "ove possibile", dall'art. 221 comma 1 c.p.p., il perito così nominato non si trova, per ciò solo, in situazione di incompatibilità che comporti dovere di astensione o possibilità di ricusazione.
In tema di perizia, non costituisce violazione processuale (nè lesione del diritto di difesa) l'affidamento da parte del giudice di distinti incarichi peritali, aventi il medesimo oggetto, a più persone fornite di particolare competenza nella specifica disciplina, sempre che ricorra la condizione che le valutazioni da compiersi siano di notevole complessità, ovvero richiedano distinte conoscenze in differenti discipline, atteso che la scelta del giudice di non affidare un mandato collegiale ma singoli incarichi, comportando la possibilità di confrontare all'esito più risultati (ottenuti peraltro senza il rischio di influenze reciproche tra i componenti il collegio), lungi dal comprimere il diritto di intervento e rappresentanza dell'imputato, rafforza le garanzie di quest'ultimo.
Cassazione penale sez. II 10 novembre 2000 n. 13151
Al perito nominato di ufficio è consentito affidare adempimenti materiali e analisi di laboratorio a terzi di sua fiducia, a condizione che ciò non si risolva in una sorta di incarico completamente affidato ai terzi stessi ovvero in una "delega" ad espletare la perizia e sempre che egli controlli, sottoponga a vaglio critico e faccia proprio i risultati degli esami e delle attività eseguiti altrove.
Cassazione penale sez. III 23 giugno 2000 n. 10058
Qualora l'espletamento di una perizia venga affidato ad un collegio di tre periti e uno di costoro non prenda parte alle operazioni per cui sia redatta e poi depositata ed utilizzata una perizia a due e non a tre periti, la perizia è da considerarsi inesistente e, quindi, inutilizzabile ai fini della decisione. Ed, infatti, poiché a norma dell'art. 221, comma 2, c.p.p., il giudice affida l'espletamento della perizia a più persone quando le indagini e le valutazioni risultano di notevole complessità ovvero richiedono distinte conoscenze in differenti discipline, la perizia che provenga da alcuni soltanto dei soggetti designati, è inidonea a conseguire lo scopo perseguito e, quindi, non è riconducibile nell'ambito dell'atto voluto.
Cassazione penale sez. IV 25 febbraio 1994
In tema di valutazione delle risultanze peritali, posto che la perizia viene disposta, come previsto dall'art. 220 c.p.p., "quando occorre svolgere indagini o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche" (competenze che, pertanto, debbono ritenersi, per definizione, escluse dalle cognizioni del giudice e, in genere dalle nozioni di comune esperienza), ne deriva che sarebbe contraddittorio pretendere dal giudice la autonoma dimostrazione della esattezza delle conclusioni raggiunte dal perito, quando a tali conclusioni egli ritenga di prestare adesione, dovendosi invece ritenere sufficiente che dalla motivazione del provvedimento giurisdizionale risulti come detta adesione non sia stata acritica e passiva, ma sia stata frutto di attento e ragionato studio, necessariamente condotto, peraltro, nel presupposto che le suddette conclusioni peritali, sia per la "particolare competenza" di cui il perito deve presumersi fornito (art. 221 c.p.p.), sia per l'impegno che egli deve assumere all'atto del conferimento dell'incarico (art. 226 comma 1 c.p.p.), siano, fino a prova contraria, affidabili.