Source: http://praticanti.com/forum/(-un-aiuto-ai-non-giuristi-)/patente-a-punti-alla-consulta/
Timestamp: 2018-08-17 08:24:23+00:00
Document Index: 66196425

Matched Legal Cases: ['art. 204', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 204', 'art. 4', 'art. 204', 'art. 204', 'art. 204', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 24', 'art. 24', 'art. 204', 'art. 204', 'art. 204', 'art. 4']

patente a punti alla consulta - [ Un aiuto ai non-giuristi ] - FORUM AVVOCATI & Praticanti Avvocati
Autore Topic: patente a punti alla consulta (Letto 2097 volte)
« il: 04 Set 2003, 19:50 »
Il Giudice di Pace di Roma ha sollevato d'ufficio la questione di legittimità costituzionale dell'art. 204 bis C.d.S. nella parte in cui prevede l'obbligo a pena di improcedibilità di versare una cauzione per poter depositare il ricorso innanzi al G.d.P..
« Risposta #1 il: 04 Set 2003, 20:56 »
Una buona notizia. Speriamo che la fulminino al primo colpo...
« Risposta #2 il: 04 Set 2003, 23:01 »
se non erro, infatti, la cosa era nell'aria fin da subito....
« Risposta #3 il: 04 Set 2003, 23:08 »
Effettivamente è una norma scandalosa, anch'io pensavo di far sollevare l'eccezione.
Se hai il testo del provvedimento del GdP lo puoi inserire? Grazie
Tra l'altro adesso sei costretto al superversamento (magari da farsi il giorno dopo se chiedi la sospensione del provv.) al GdP o al rischio raddoppio Prefetto.
X Mod: secondo me quell'eccezione che tanto ti piaceva sul raddoppio del Prefetto era irrilevante perchè non eri obbligato a passare tramite il Prefetto, ma potevi andare subito dal GdP, adesso le due norme combinate (superversamento - rischio minimo raddoppio in caso di rigetto) mi sembra che rendano troppo oneroso il diritto di difesa.
« Risposta #4 il: 05 Set 2003, 11:56 »
Avv. Giangregorio FAZZARI
addetto alla VII Sezione Civile dell&#8217;Ufficio del Giudice di Pace di Roma, ha pronunciato la seguente
Nella causa civile iscritta in data 13/08/2003 al n°73846 del Ruolo Generale per gli affari contenziosi dell&#8217;anno 2003 e vertente
PEOPLE SERVICE S.r.l., in persona dell&#8217;Amministratore Unico Ing. Giuseppe SCIARRONE con sede in Roma Via Parigi n°11 ed elettivamente domiciliata in Roma alla Via Vincenzo Bellini n°14 presso lo Studio dell&#8217;Avv. Massimiliano BARONI che la rappresenta e difende per delega in atti
- opponente &#8211;
Comune di Roma, in persona del Sindaco pro tempore, domiciliato per la carica in Roma alla Piazza del Campidoglio n°1
- opposto &#8211;
In data 18/03/2003 alle ore 12:38 il Sig. Riccardo BORZELLI, Ausiliario del traffico nominato con ordinanza sindacale ai sensi della Legge n°127 del 15/05/1997 art. 17 comma 133, accertava con V.A.V. n°20030325497, pervenuto in data 16/07/2003, che in Roma Via Marcantonio Colonna altezza civico 23 l&#8217;automezzo Fiat Ducato targato BK 654 BH di proprietà della PEOPLE SERVICE S.r.l. commetteva la violazione dell&#8217;art. 7/1 in quanto &#8220;&#8230;circolava nella corsia o area di percorrenza riservata ai mezzi pubblici&#8230;&#8221;.
Il Sig. Riccardo BORZELLI riteneva di non contestare immediatamente la violazione &#8220;&#8230;per non intralciare il servizio pubblico di trasporto&#8230;&#8221;.
In data 13/08/2003 la PEOPLE SERVICE S.r.l. proponeva opposizione avverso il V.A.V. n°20030325497 sostenendo di essere stata autorizzata dal Comune di Roma con Determinazione Dirigenziale n°510 del 02/03/2000 per un periodo di tre anni a decorrere dal 02/03/2000, poi prorogato fino al 20/01/2004 con Determinazione Dirigenziale n°853 del 16/05/2003, all&#8217;esercizio del servizio di Taxibus sul percorso Largo di Vigna Stelluti &#8211; Piazza Augusto Imperatore.
Concludeva, pertanto, la difesa della parte ricorrente per l&#8217;accoglimento del ricorso con vittoria delle spese di giudizio da distrarsi in favore dell&#8217;Avv. Massimiliano BARONI, dichiaratosi antistatario.
Esaminati gli atti, questo Giudice rileva come il ricorso in opposizione a sanzione amministrativa sia stato depositato in cancelleria in data 13/08/2003 senza il versamento presso la cancelleria del Giudice di Pace di Roma di una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta dall&#8217;organo accertatore.
Tale obbligo, previsto a pena di inammissibilità del ricorso, scaturisce dall&#8217;art. 204 &#8211; bis del decreto legislativo 30/04/1992 n°285, introdotto dalla legge 01/08/2003 n°214 che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto legge 27/06/2003 n°151.
Detta legge, pubblicata sulla G.U. n°186 del 12/08/2003 &#8211; Suppl. Ordinario n°133 è entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e, pertanto, nel caso che ci occupa, doveva essere osservata sebbene contrastante con l&#8217;art. 4 del R.D. 10/03/1910 n°149, tutt&#8217;ora in vigore, che espressamente prevede che le cancellerie non possono in alcun modo ricevere versamenti in denaro.
Questo Giudice ritiene che l&#8217;art. 204 &#8211; bis del decreto legislativo 30/04/1992 n°285, introdotto dalla legge 01/08/2003 n°214 che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto legge 27/06/2003 n°151 non sia conforme a Costituzione ed intende pertanto sollevare, come in effetti solleva, incidente di costituzionalità nei termini che seguono:
SULLA RILEVANZA DELLA QUESTIONE:
Nel caso che ci occupa il collegamento giuridico, e non già di mero fatto, tra la res giudicanda e la norma ritenuta incostituzionale, appare del tutto evidente.
Infatti, ove si ritenesse l&#8217;art. 204 &#8211; bis del decreto legislativo 30/04/1992 n°285, introdotto dalla legge 01/08/2003 n°214 che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto legge 27/06/2003 n°151 conforme a Costituzione, il ricorso andrebbe dichiarato inammissibile mentre ove, per contro, si ritenesse il predetto disposto in contrasto con la Costituzione la suddetta opposizione dovrà essere esaminata nel merito.
SULLA NON MANIFESTA INFONDATEZZA:
Violazione degli artt. 2 e 3 Cost.:
Per ritenere l&#8217;art. 204 &#8211; bis del decreto legislativo 30/04/1992 n°285, introdotto dalla legge 01/08/2003 n°214 che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto legge 27/06/2003 n°151 conforme a Costituzione occorrerebbe affermare che la diversa posizione che il legislatore ha riservato a cittadino e pubblica Amministrazione, oltre che a cittadino abbiente e cittadino non abbiente, non violi alcun precetto costituzionale.
Tale assunto, tuttavia, non viene condiviso da questo Giudice in quanto la normativa in parola lede il diritto fondamentale dell&#8217;individuo espressamente tutelato dall&#8217;art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana, ponendo i soggetti abbienti e non abbienti su un piano di disuguaglianza fra loro permettendo esclusivamente al soggetto che sia in possesso di una somma di denaro addirittura doppia rispetto a quella che gli consentirebbe di definire la pendenza mediante pagamento in misura ridotta, di poter tutelare i propri diritti proponendo ricorso al Giudice di Pace.
Né è sostenibile la tesi che al soggetto non abbiente sarebbe comunque possibile presentare ricorso al Prefetto in quanto tale procedura non prevede il versamento di alcuna cauzione, sia in quanto a maggior ragione ciò evidenzierebbe come il ricorso al Giudice di Pace si trasformerebbe in un mezzo di tutela riservato esclusivamente a soggetti facoltosi, sia in quanto la scelta della sede ove tutelare i propri diritti distinguerebbe o meglio discriminerebbe i cittadini sul piano economico e sociale limitando di fatto la libertà e l&#8217;uguaglianza degli stessi.
Del tutto evidente, alla luce di quanto sopra, come il disposto che questo Giudice ritiene incostituzionale si presti a tale censura in quanto l&#8217;art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana prevede che compito della Repubblica è rimuovere, non già creare, ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l&#8217;uguaglianza dei cittadini, impediscano il pieno sviluppo della persona umana.
Peraltro, il disposto della cui costituzionalità si dubita lede altresì l&#8217;art. 2 Cost. che sancisce il valore assoluto della persona umana, frustrando uno dei diritti fondamentali dell&#8217;individuo.
Violazione dell&#8217;art. 24 Cost.:
L&#8217;ingiustificato ostacolo imposto per la tutela dei diritti del cittadino nella sola sede giurisdizionale contrasta con l&#8217;art. 24 cost. il quale espressamente prevede che tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi ed aggiunge che la difesa è un diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
La sola lettura della norma costituzionale fa apparire palese il netto contrasto di quest&#8217;ultima con l&#8217;art. 204 &#8211; bis del decreto legislativo 30/04/1992 n°285, introdotto dalla legge 01/08/2003 n°214 che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto legge 27/06/2003 n°151.
Infatti, l&#8217;imposizione del versamento della cauzione previsto per la tutela dei diritti del ricorrente nella sola sede giurisdizionale oltre a rappresentare un ingiustificato, quanto ingiusto vantaggio per l&#8217;Autorità opposta che, a differenza dell&#8217;opponente, in caso di vittoria ha immediatamente a propria disposizione quanto eventualmente dovuto, non assicura la possibilità di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi a coloro i quali non dispongono di una sufficiente agiatezza economica, in tal modo ledendo gravemente il diritto di difesa.
Peraltro, è indubbio che l&#8217;art. 204 &#8211; bis del decreto legislativo 30/04/1992 n°285, introdotto dalla legge 01/08/2003 n°214 che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto legge 27/06/2003 n°151 nell&#8217;indurre il ricorrente, di fatto, a desistere dal tutelare i propri diritti in sede giurisdizionale, scoraggia l&#8217;unico mezzo di tutela che quest&#8217;ultimo ha a propria disposizione soggetto al principio della soccombenza, costringendo o comunque inducendo i meno facoltosi a presentare ricorso al Prefetto per la tutela dei propri diritti, sede in cui in caso di accoglimento dell&#8217;opposizione il ricorrente non viene affatto rifuso non solo delle eventuali spese sostenute per l&#8217;assistenza di un professionista, ma neppure delle spese vive sostenute
Il Giudice di Pace di Roma, Avv. Giangregorio FAZZARI, visti gli artt. 134 cost. e 23 l. 87/1953, ritenutane la rilevanza e non manifesta infondatezza, solleva d&#8217;ufficio la questione di legittimità costituzionale dell&#8217;art. 204 &#8211; bis del decreto legislativo 30/04/1992 n°285, introdotto dalla legge 01/08/2003 n°214 che ha convertito in legge, con modificazioni, il decreto legge 27/06/2003 n°151 per contrasto con gli artt. 2,3 e 24 della Costituzione della Repubblica Italiana, nella parte in cui prevede che all&#8217;atto del deposito del ricorso il ricorrente debba versare presso la cancelleria del Giudice di Pace, a pena di inammissibilità del ricorso, una somma pari alla metà del massimo edittale della sanzione inflitta dall&#8217;organo accertatore;
sospende il presente giudizio, n°73846 del Ruolo Generale per gli affari contenziosi dell&#8217;anno 2003;
manda alla Cancelleria di provvedere alla immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale;
manda alla Cancelleria di notificare la presente ordinanza alle parti ed al Presidente del Consiglio dei Ministri;
manda alla Cancelleria di comunicare la presente ordinanza ai Presidenti delle due Camere del Parlamento
Roma, 13/08/2003
« Risposta #5 il: 05 Set 2003, 13:57 »
Ottimo e puntuale xj7.
« Risposta #6 il: 05 Set 2003, 15:16 »
Azz... ottimo sì, puntuale no... a mezzogiorno ero in fila in cancelleria a depositare un ricorso, e avrei senz'altro allegato il testo dell'ordinanza... almeno ho fatto presente, fidandomi della segnalazione di xj7 di ieri sera ;-), che la questione è già stata sollevata :-) Io ho anche contestato la legittimità della circolare ministeriale che ha trasformato l'obbligo di deposito somme in cancelleria in obbligo di apertura di un libretto postale.
« Risposta #7 il: 05 Set 2003, 17:06 »
Bravo, bravo Mod ...... tu a mezzogiorno ti connettevi stampavi e volavi in cancelleria ..... domani ti scriverò in privato, devo chiederti un paio di cosette, oggi sono troppo indaffarato.
« Risposta #8 il: 05 Set 2003, 20:34 »
infatti mod. l'aprire un libretto postale è un'interpretazione del tutto arbitraria che cerca di "mettere una toppa" all'ignoranza del legislatore, letteralmente sputtanato dal Giudice il quale ha evidenziato già in data 13/08/2003 (cioè prima che la circolare "interpretativa" venisse diffusa) come la norma in esame contrastasse, fra l'altro, con l'art. 4 del R.D. 10/03/1910 n°149 che espressamente vieta alle cancellerie di ricevere somme in denaro.
Davvero un bel lavoro del magistrato, davvero una pessima figura per il legislatore.
« Risposta #9 il: 06 Set 2003, 15:30 »
qualcuno è a conoscenza di analoghe ordinanze?
« Risposta #10 il: 06 Set 2003, 19:40 »
Mmmmh... io la vedo diversamente. Credo che il legislatore, da questo punto di vista, sia esente da colpe, e qualcosa si possa rimproverare solo al ministero e alle cancellerie.
La circolare non può certo dettare modalità operative (libretto postale) difformi da quelle previste da una fonte sopraordinata (deposito somme in cancelleria): e qui vedo un errore del ministero.
Le cancellerie dei gdp si adeguano a questa circolare (e accettano libretti e non assegni o contanti), quindi disapplicano la legge: e qui vedo un errore non tanto delle cancellerie, quanto dei gdp coordinatori che danno istruzioni "comode" ma poco legittime.
La nuova legge è fonte successiva rispetto al regio decreto del 1910, e anche sopraordinata: quindi non vedo quale sia l'errore del legislatore.
In ogni caso, era un'osservazione buttata là, anche perchè, che io dia i soldi in cancelleria o in posta, poco mi cambia.
Quanto all'osservazione del demente (senza offesa lol), hai perfettamente ragione: più che un'osservazione tecnica, la mia era una lamentela da uomo della strada al bar, che riconosco essere meno che fondata, tant'è vero che non mi sono mai sognato di sollevarla
« Risposta #11 il: 08 Set 2003, 13:57 »
Oggi la cancelleria del gdp di una ridente cittadina veneta si è rifiutata di ricevere un ricorso non cauzionato.
« Risposta #12 il: 08 Set 2003, 14:03 »
Come rifiutato?
Nel senso che non ti hanno permesso di depositare?
Se è così mi sembra assurdo, oltre che penalmente perseguibile.... e poi "ridente".... se succede ciò han ben poco da ridere.....
« Risposta #13 il: 08 Set 2003, 16:24 »
beh mod io inizierei a spiegargli che l'inammissibilità la dichiara il giudice e non il cancelliere... certa gente è erosa dalla presunzione...
« Risposta #14 il: 08 Set 2003, 16:33 »
ad colorandum... cauzione di 6000 euro...
eheheh... "Lei è eroso":.. suona bene!
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