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Timestamp: 2020-08-03 18:55:26+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 32591 del 17/12/2018 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 32591 del 17/12/2018
Cassazione civile sez. lav., 17/12/2018, (ud. 19/09/2018, dep. 17/12/2018), n.32591
sul ricorso 8676-2017 proposto da:
Avvocati LUIGI CALIULO, LIDIA CARCAVALLO, ANTONELLA PATTERI, SERGIO
F.R., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA AGRI, 1,
avverso la sentenza n. 292/2016 della CORTE D’APPELLO DI CAGLIARI
SEZ. DIST. DI SASSARI, depositata il 06/10/2016 R.G.N. 44/2016;
19/09/2018 dal Consigliere Dott. ROBERTO BELLE’;
udito l’Avvocato LUIGI CALIULO;
udito l’Avvocato MASSIMO NAPPI.
1. La Corte d’Appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, riformando la contraria pronuncia del Tribunale di Tempio Pausania, ha accolto, con sentenza n. 292/2016, la domanda con cui F.R. aveva chiesto che fosse accertato il suo diritto ad accedere a pensione anticipata di vecchiaia, ai sensi del D.Lgs. n. 503 del 1992, art. 1, comma 8 senza la dilazione delle finestra annuale di cui al D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 1.
La Corte territoriale riteneva che mancasse, nel sistema, una norma che prevedesse espressamente l’applicazione alla pensione anticipata di invalidità del regime delle c.d. finestre. In particolare, tali non potevano ritenersi nè la L. n. 247 del 2007, art. 1, comma 5 nè il D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 1, in quanto entrambe le disposizioni prevedevano le finestre rispetto alle età previste per il pensionamento di vecchiaia (ordinario) o alle età a tal fine previste dagli “specifici ordinamenti”, in tal senso non potendosi intendere un mero regime di deroga all’accesso a pensione quale quello previsto per gli invalidi, ma veri e propri sistemi pensionistici diversi, quali, si indicava in via di esempio, quello del comparto difesa e sicurezza.
2. Avverso la sentenza l’I.N.P.S. ha proposto ricorso per cassazione con un motivo, resistito con controricorso dalla F.. Entrambe le parti hanno infine depositato memorie illustrative.
1. Con l’unico motivo di ricorso, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, l’I.N.P.S. afferma la violazione del D.L. n. 78 del 2010, art. 12 conv. in L. n. 122 del 2010 e della L.n. 243 del 2004, art. 1, comma 6 propugnando un’interpretazione letterale della normativa che, nel richiamare le pensioni di vecchiaia e fissare, rispetto ad esse, le relative “finestre” di pensionamento, non distingue le pensioni anticipate, mentre il riferimento delle finestre alle regole proprie degli “specifici ordinamenti” dovrebbe essere inteso come inerente anche il regime della pensione anticipata per gli invalidi.
2.1 il D.L. n. 78 del 2010, art. 12 convertito con modificazioni dalla L. n. 122 del 2010 stabilisce:
“1. I soggetti che a decorrere dall’anno 2011 maturano il diritto all’accesso al pensionamento di vecchiaia a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le lavoratrici del settore privato ovvero all’età di cui al D.L. 1 luglio 2009, n. 78, art. 22-ter, comma 1, convertito con modificazioni con L. 3 agosto 2009, n. 102 e successive modificazioni e integrazioni per le lavoratrici del pubblico impiego ovvero alle età previste dagli specifici ordinamenti negli altri casi, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico:
2. Con riferimento ai soggetti che maturano i previsti requisiti a decorrere dal 1 gennaio 2011 per l’accesso al pensionamento ai sensi della L. 23 agosto 2004, n. 243, art. 1, comma 6 e successive modificazioni e integrazioni, con età inferiori a quelle indicate al comma 1, conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico:
I soggetti di cui al presente comma che maturano i previsti requisiti per il diritto al pensionamento indipendentemente dall’età anagrafica conseguono il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico con un posticipo ulteriore di un mese dalla data di maturazione dei previsti requisiti rispetto a quello stabilito al primo periodo del presente comma per coloro che maturano i requisiti nell’anno 2012, di due mesi per coloro che maturano i requisiti nell’anno 2013 e di tre mesi per coloro che maturano i requisiti a decorrere dal 10 gennaio 2014, fermo restando per il personale del comparto scuola quanto stabilito alla L. 27 dicembre 1997, n. 449, art. 59, comma 9 e successive modificazioni (periodo introdotto dalla L. n. 111 del 2011, art. 18, comma 22-ter).
a) ai lavoratori collocati in mobilità ai sensi della L. 23 luglio 1991, n. 223, artt. 4 e 24 e successive modificazioni, sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 30 aprile 2010 e che maturano i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione dell’indennità di mobilità di cui alla L. 23 luglio 1991, n. 223, art. 7, commi 1 e 2; (lettera così modificata dalla L. n. 220 del 2010, art. 1, comma 37, lett. a));
c) ai lavoratori che, all’entrata in vigore del presente decreto, sono titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore di cui alla L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 2, comma 28”.
2.2 Ora, va osservato che, per quanto concerne la specifica questione dibattuta in questo giudizio, com’è dato rilevare dal tenore letterale sopraindicato, la disposizione dell’art. 12, comma 1 individua in modo ampio l’ambito soggettivo di riferimento al quale applicare il regime delle finestre ivi regolato e dunque lo slittamento di un anno dell’accesso alla pensione di vecchiaia.
3.- Dal punto di vista letterale quindi, ed in base alla medesima ampia proposizione dettata dalla legge, nel perimetro normativo possono certamente rientrare i soggetti che, essendo “invalidi in misura non inferiore all’80%”, hanno diritto alla pensione di vecchiaia anticipata secondo la disciplina dettata dal D.Lgs. n. 503 del 1992, art. 1 in relazione allo stesso settore privato. Quest’ultima normativa, com’è noto, al comma 1 ha subordinato il diritto alla pensione di vecchiaia “…al compimento della età indicata, per ciascun periodo, nella tabella A allegata”, secondo la quale l’età pensionabile è stata portata a 65 anni per l’uomo e 60 anni per la donna. Il medesimo art. 1, al comma 8 ha poi espressamente escluso gli invalidi in misura non inferiore all’80% dall’ambito di applicazione dei più elevati limiti di età, con la conseguenza che per essi l’accesso al trattamento di vecchiaia è consentito all’età di 55 anni per le donne e di 60 anni per gli uomini.
Questa Corte (cfr. Cass., sentenza n. 11750/2015) ha già avuto modo di chiarire che la regolamentazione della pensione di vecchiaia in oggetto comporta “una anticipazione dei normali tempi di perfezionamento del diritto alla pensione attuata attraverso un’integrazione ex lege del rapporto assicurativo e contributivo, che consente, in presenza di una situazione di invalidità, una deroga ai limiti di età per il normale pensionamento. Lo stato di invalidità costituisce, dunque, solo la condizione in presenza della quale è possibile acquisire il diritto al trattamento di vecchiaia sulla base del requisito di età vigente prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 503 del 1992 ma non può comportare lo snaturamento della prestazione che rimane un trattamento diretto di vecchiaia (diretto a coprire i rischi derivanti dalla vecchiaia), ontologicamente diverso dai trattamenti diretti di invalidità (…diretti a coprire i rischi derivanti, appunto, dall’invalidità) previsti dalla L. n. 222 del 1984”.
5.- La tesi qui sostenuta, in merito al significato inclusivo dell’espressione “alle età previste dagli specifici ordinamenti negli altri casi”, è pure confermata dal raffronto con l’analoga formula impiegata nella precedente normativa sulle finestre dettata dalla L. n. 247 del 2007, art. 1, comma 5 la quale prevedeva appunto uno slittamento dell’accesso “per i soggetti che accedono…al pensionamento di vecchiaia con i requisiti previsti dagli specifici ordinamenti”. Il fatto che in questo caso, l’espressione utilizzata nella L. n. 247 del 2007 fosse tale da ricomprendere – pacificamente – tutte le pensioni di vecchiaia, ivi comprese quelle anticipate, spettanti agli invalidi all’80%; e che sussista una evidente similitudine con l’espressione utilizzata dal D.L. n. 78 del 2010 convertito in L. n. 122 del 2010 (il riferimento ai requisiti prima è divenuto poi all’età, ma sempre in quanto previsti “dagli specifici ordinamenti”), conferma che quest’ultima normativa abbia inteso fare rinvio a tutte le norme, anche speciali, dettate in materia di accesso alle pensioni di vecchiaia.
7.- Vanno fatte salve, ovviamente, le specifiche deroghe, che nel caso del D.L. n. 78 del 2010 risultano previste dall’art. 12, comma 4 e 5 prima citato. Deroghe nelle quali, però, non sono compresi i trattamenti di vecchiaia anticipata che attengono alla controversia che qui si giudica.
9.- Va pure considerato che nessun argomento contrario all’interpretazione qui accolta può essere tratto dalla normativa successiva, dettata dalla c.d. riforma Fornero (L. n. 214 del 2011 di conversione del D.L. n. 201 del 2011) che ha eliminato (art. 24, comma 5), con decorrenza dal 1 gennaio 2012, il sistema delle finestre mobili e la disciplina delle decorrenze di cui al D.L. n. 78 del 2010, art. 12.
Tale intervento modificativo ha infatti riguardato “esclusivamente” i soggetti i cui requisiti di pensionamento sono ridefiniti, attraverso una dilazione dell’età pensionabile contestualmente disposta, dai successivi commi della medesima norma, che non menzionano i pensionati di vecchiaia per invalidità anticipata.
Rispetto ad essi resta quindi efficace la normativa che svincola le età di pensionamento da quelle mano a mano ridefinite per il pensionamento di vecchiaia (il citato D.Lgs. n. 503 del 1992, art. 1, comma 8), come anche, di converso, permane la disciplina sulle finestre di cui al D.L. n. 78 del 2010, art. 1, comma 8 cit.
10.- Infine, occorre rilevare che non vengono qui in rilievo cogenti principi di ordine costituzionale tali da consentire di sindacare soluzioni normative che sono chiaramente ispirate alla necessità del contenimento finanziario ed al riequilibrio del sistema previdenziale. D’altra parte si tratta di scelte temporanee e che non hanno mai posto in discussione la disciplina di favore stabilita a monte con il D.Lgs. n. 503 del 1992, art. 1, comma 8; che ha sempre consentito, e tuttora consente, ai soggetti invalidi in misura non inferiore all’80% l’anticipazione dell’accesso al pensionamento di vecchiaia ad un limite di età più favorevole rispetto a quello previsto per la generalità dei cittadini.
12.- In forza delle ragioni fin qui esposte il ricorso deve essere quindi accolto. La sentenza impugnata deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti, la domanda svolta da F.R. deve essere rigettata.
13.- Considerata la novità della questione e la complessità del quadro normativo sussistono i presupposti per la compensazione delle spese processuali.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di F.R.. Compensa le spese dell’intero processo.
Così deciso in Roma, a seguito di riconvocazione, il 18 ottobre 2018.