Source: http://www.studiolegalemarella.it/giurisprudenza/lavoro/53/illecita-assunzione-a-tempo-determinato-conversione-del-rapporto-non-sussiste/321/
Timestamp: 2019-07-19 06:17:07+00:00
Document Index: 45011497

Matched Legal Cases: ['art. 36', 'art. 5', 'art. 36', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 36', 'art. 18']

Illecita assunzione a tempo determinato - Conversione del rapporto - Non sussiste, Studio Legale Marella
Illecita assunzione a tempo determinato - Conversione del rapporto - Non sussiste
Corte di Cassazione, Sez. Lav., 13 gennaio 2012 n. 392
In tema di contratto a tempo determinato nel pubblico impiego privatizzato, la disciplina di cui all'art. 36 d.lg. 165/2001, pur escludendo, in caso di violazione di norme imperative in materia, la conversione in contratto a tempo indeterminato, introduce un proprio e specifico regime sanzionatorio con una accentuata responsabilizzazione del dirigente pubblico e il riconoscimento del diritto al risarcimento dei danni subiti dal lavoratore e, pertanto è speciale ed alternativa rispetto alla disciplina di cui all'art. 5 d.lg. 368/2001, ma pur sempre adeguata alla direttiva 1999/70/Ce, in quanto idonea a prevenire e sanzionare l'utilizzo abusivo dei contratti a termine da parte della p.a..
Il d.lg. 30 marzo 2001 n. 165 art. 36, nel riconoscere il ricorso al contratto a termine e ad altre forme negoziali flessibili nel rapporto di lavoro pubblico, ha valorizzato il ruolo della contrattazione collettiva con l'attribuire alla stessa una più accentuata rilevanza rispetto al passato, ma nello stesso tempo ha rimarcato l'innegabile differenza esistente tra forme contrattuali nell'area del pubblico impiego seppure privatizzato ed in quella del lavoro privato.
Ne consegue che la suddetta norma si configura come speciale in ragione di un proprio e specifico regime sanzionatorio, che - per escludere la conversione in un contratto a tempo indeterminato e con il risultare funzionalizzato a responsabilizzare la dirigenza pubblica nel rispetto delle norme imperative in materia nonché a risarcire i danni che il lavoratore dimostri di avere subito per la violazione delle suddette norme - risulta alternativo a quello disciplinato dal d.lg. 6 settembre 2001 n. 368, art. 5, escludendone in ogni caso l'applicazione.
La giurisprudenza costante della Corte di giustizia europea-di recente ribadita da una ulteriore pronunzia (C. giust. 1 ottobre 2010, causa C-3/10, Affatato) - porta ad escludere nell'area del pubblico impiego seppure privatizzato l'applicazione del d.lg. 30 marzo 2001 n. 368, art. 5, dal momento che nel nostro assetto ordinamentale si rinviene, con le disposizioni di cui al d.lg. 5 settembre 2001 n. 165, art. 36, un sistema sanzionatorio capace - in ragione di una più accentuata responsabilizzazione dei dirigenti pubblici e del riconoscimento del diritto al risarcimento di tutti i danni in concreto subiti dal lavoratore - di prevenire, dapprima, e sanzionare, poi, in forma adeguata l'utilizzo abusivo da parte della pubblica amministrazione dei contratti o dei rapporti di lavoro a tempo determinato.
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