Source: http://www.brocardi.it/codice-civile/libro-primo/titolo-xiii/art433.html
Timestamp: 2016-07-30 18:45:34+00:00
Document Index: 22031744

Matched Legal Cases: ['art. 433', 'art. 145', 'art. 156', 'art. 3', 'art. 25', 'art. 438', 'art. 439', 'art. 570', 'art. 433', 'art. 438', 'art. 438', 'art. 438', 'art. 433', 'art. 437', 'art. 438', 'art. 433', 'art. 433', 'art. 357', 'art. 404', 'art. 433', 'art. 433', 'art. 433', 'art. 434', 'art. 433', 'art. 441', 'art. 441', 'art. 438', 'art. 439', 'art. 438', 'art. 441', 'art. 437', 'art. 441', 'art. 78', 'art. 433', 'art. 445', 'art. 443', 'art. 2034', 'art. 433', 'art. 439', 'art. 433', 'art. 439', 'art. 433', 'art. 433']

Art. 433 codice civile - Persone obbligate - Brocardi.it
Titolo XIII - Degli alimenti (artt. 433-448) >
Articolo 433Codice Civile
All'obbligo di prestare gli alimenti (1) sono tenuti, nell'ordine (2):
(7) Stante la totale equiparazione tra fratelli (di cui alla legge n. 219 del 10 dicembre 2012), sono inclusi i figli nati fuori dal matrimonio e quelli il cui rapporto derivi da adozione piena (cd. legittimante).
Necare videtur qui alimenta detrahit
Chi toglie gli alimenti � come se uccidesse
Il ventre non ammette ritardi
213L'art. 433 del c.c. indica le persone tenute agli alimenti, stabilendone l'ordine relativo. In primo grado è menzionato il coniuge. Al riguardo peraltro è da tenere presente che nello svolgimento normale dei rapporti matrimoniali il marito è tenuto al mantenimento della moglie, e la moglie a contribuire al mantenimento del marito, quando questi non abbia mezzi sufficienti, a norma dell'art. 145 del c.c.. Poiché l'obbligo del mantenimento non è derogato dalla norma che dichiara il coniuge tenuto agli alimenti, è ovvio che quest'ultima non troverà applicazione quando non vi sia separazione ovvero nei riguardi del coniuge, che non ha colpa nella separazione, giacché questi conserva tutti i suoi diritti, secondo quanto dispone l'art. 156 del c.c.. Anzi queste considerazioni inducono a rilevare che l'obbligazione alimentare anche per altre categorie di obbligati, come, ad esempio, i genitori verso i figli, non deroga al più ampio dovere del mantenimento tutte le volte che la legge lo prescrive.
Cass. n. 1992/1996
Il Ministero dell'interno, quale istituzione intermediaria ai sensi della Convenzione di New York del 20 giugno 1956 sul riconoscimento all'estero degli obblighi alimentari, allorquando chiede la delibazione di sentenze straniere recanti la condanna agli alimenti a favore di minori agisce con propria legittimazione come portatore di un interesse proprio di natura pubblicistica ed il relativo potere di azione � svincolato dal rilascio della procura da parte del soggetto creditore degli alimenti, restando subordinato solo alla richiesta avanzata dalle autorit� speditrici. Ne consegue che la procura del creditore alimentare all'autorit� intermediaria, prevista solo in via eventuale dall'art. 3 n. 3 della suddetta convenzione, non conferisce alla detta istituzione nessun potere rappresentativo ulteriore ed � riconducibile alla categoria dei meri atti di impulso.
Cass. n. 557/1970
Il diritto agli alimenti esula dall'ambito dei rapporti familiari, sottraendosi quindi ai principi d'ordine pubblico che investono la loro disciplina, cos� come quella delle limitazioni di prove a detti rapporti inerente, e, rientrando nella sfera delle obbligazioni patrimoniali, � regolato (in virt� dell'art. 25 delle disposizioni sulla legge in genere) dalla legge del luogo ove � avvenuto il fatto dal quale l'obbligo degli alimenti deriva.
Cass. n. 2859/1968
La convenzione con la quale due coniugi, prima dell'omologazione della separazione consensuale si distribuiscono l'obbligo delle contribuzioni patrimoniali verso i figli e determinano l'ammontare degli assegni alimentari e il modo di somministrarli conserva validit� anche dopo la successiva omologazione della separazione consensuale, salvo che non sia stata espressamente modificata.
Cass. n. 2066/1966
Il diritto agli alimenti sussiste anche se l'alimentando versi in stato di bisogno per propria colpa. La legge prevede solo che gli alimenti siano ridotti in caso di condotta disordinatamente colpevole dell'alimentando.
il figlio maggiorenne che perde il lavoro non pu� chiedere chiedere il mantenimento - 18/06/2016
Quesiti degli utentirelativi all'articolo 433 del c.c.
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 15841 08/04/2016
“salve, avrei bisogno di un parere, sono un dipendente comunale e percepisco uno stipendio di 1.400,00 euro mensili, ho una sorella che per sua scelta in quanto non ha voluto studiare ne lavorare, ora versa in stato di bisogno e mi chiede gli alimenti per se e per il figlio (non è sposata ed il padre ha disconosciuto il figlio); premesso che pago un affitto di 800,00 euro ed ho la cessione del quinto dello stipendio, mia moglie non lavora, ed io sono malato, quindi ricapitolando detratti 800 euro + 200 cessione mi rimangono circa 370. 400 euro.
Sono obbligato agli alimenti da versare a mia sorella in base alla legge?”
Gli alimenti, com’è noto, consistono in un’obbligazione posta dalla legge a favore di chi versa in stato di bisogno ed a carico di un determinato gruppo di soggetti appartenenti alla cerchia dei parenti o dei familiari latamente intesi.
Essi possono essere richiesti, appunto, da colui che si trova in uno stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento (art. 438 c.c.). “Stato di bisogno”, in particolare, secondo la definizione offerta dalle pronunce dei giudici, è quello di chi manca di ogni risorsa o dispone di mezzi insufficienti a soddisfare le sue necessità primarie ed a garantirgli un’esistenza dignitosa, tenendo conto di tutte le risorse economiche di cui il medesimo disponga, compresi i redditi ricavabili dal godimento di beni immobili in proprietà o in usufrutto (Cassazione civile, sez. II, 08/11/2013, n. 2524).
Purtroppo la legge non pone dei limiti che consentano al soggetto tenuto agli alimenti, qualora egli si trovi al di sotto di una determinata soglia reddituale/patrimoniale, di essere esonerato dall’obbligo in questione: pertanto, anche chi goda di modeste fonti di reddito, non può esimersi dal prestare gli alimenti.
Sia il legislatore, tuttavia, che la giurisprudenza hanno tenuto conto della posizione, non facile, dell’obbligato, stabilendo tutta una serie di regole e fornendo un’interpretazione delle norme in materia che vanno anche a beneficio di chi si trova costretto alla prestazione in commento.
In primo luogo gli alimenti devono essere assegnati non solamente in proporzione al bisogno di chi li domanda ma altresì delle condizioni economiche di chi deve somministrarli, secondo i principi che seguono.
Va data la prova non solo dello stato di bisogno ma altresì dell’impossibilità dell'alimentando di provvedere in tutto o in parte al proprio sostentamento, mediante la prestazione di un’attività lavorativa (e l’eventuale invalidità al lavoro – specifica la Corte di Cassazione - dev’essere motivata da incapacità fisica o impossibilità, per circostanze intrinseche non imputabili al richiedente gli alimenti, di trovarsi un'occupazione confacente alle sue abitudini di vita ed alle sue condizioni sociali); si noti bene che lo stato di bisogno può anche essere “colpevole” (nel senso che l’alimentando può essersi trovato nella situazione che gli attribuisce il diritto agli alimenti anche per sua esclusiva colpa, ma ciò purtroppo non è sufficiente ad escludere l’obbligo di legge), tuttavia si richiede che l’alimentando si attivi per essere in grado di mantenersi e, nonostante questo, sia incapace di rimuovere la situazione.
All’obbligato, al contrario, non si richiededono alcuno sforzo o attività particolari, anzi, egli è tenuto solo nei limiti delle proprie condizioni patrimoniali e reddituali, senza eccessivo disagio e dopo aver soddisfatto in precedenza i propri bisogni; nel caso specifico di alimenti dovuti tra fratelli e sorelle, poi, la legge (art. 439 c.c.) stabilisce che questi devono limitarsi allo “stretto necessario”, cioè a soddisfare i bisogni primari comuni a tutti gli individui (vitto, alloggio, vestiario, cure mediche e simili) ed eventualmente, se l’alimentando è un minore, anche alle spese per l’educazione e l’istruzione.
Se successivamente all’assegnazione degli alimenti mutano le condizioni economiche di una delle due parti, queste ultime possono rivolgersi all’autorità giudiziaria per ottenere la cessazione, riduzione o aumento dell’obbligo alimentare. Va detto che, in realtà, non è obbligatorio rivolgersi al Giudice e che le parti possono legittimamente trovare un accordo tra di loro: l’autorità giudiziaria interverrà solamente nel caso di disaccordo, su iniziativa di una delle due. La riduzione è possibile anche nel caso di condotta “disordinata e riprovevole” dell’alimentando, ovvero quando quest’ultimo non utilizzi i mezzi di sussistenza ricevuti in conformità alla loro effettiva destinazione (non così, invece, nel caso di condotta immorale).
E’, ancora, opportuno tenere presente che, sempre a beneficio dell’obbligato, quest’ultimo ha la possibilità di scegliere in che modo soddisfare l’obbligo alimentare: può, infatti, corrispondere all’alimentando un assegno, oppure accogliere e mantenere quest’ultimo in casa propria (e ancora, scelta una delle due modalità di legge – che non sono tassative ma solo esemplificative - può anche variarla in seguito). La scelta non è insindacabile – nel senso che, se richiesto, il Giudice può stabilire diversamente – ma ciò che rileva è che l’alimentando non può che accettare la scelta dell’obbligato (salvo che sia del tutto inidonea a soddisfare i suoi bisogni o sia per lui particolarmente gravosa).
E’ bene ricordare che l’obbligo degli alimenti non ha natura esclusivamente civile ma altresì penale: chi, infatti, vi si sottrae intenzionalmente, commette il reato di cui all’art. 570 del codice penale - “Violazione degli obblighi di assistenza familiare” – ed è tenuto altresì al risarcimento del danno.
Da ultimo si osserva come, nel caso di specie, nonostante la richiesta dell’alimentanda di ricevere gli alimenti non solo per sé ma anche per il figlio, l’obbligo del fratello sussiste in realtà solamente nei confronti della sorella e non anche del nipote. Infatti, l’elenco dei soggetti tenuti agli alimenti contenuto nell’art. 433 c.c. – tra cui, al punto 6, i fratelli e le sorelle germani ed unilaterali - è tassativo ed immodificabile.
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 15325 22/01/2016
“Un ragazzo di 38 anni, orfano di madre e padre. E' senza reddito e la sua matrigna (2° moglie del padre) percepisce la pensione di reversibilità del defunto ammontante ad € 850,00 mensili. Non spetta nulla al figliastro senza casa e senza reddito?”
Per il soggetto che versa in stato di bisogno la legge contempla l'istituto degli alimenti. Presupposti affinché sorga il diritto agli alimenti sono lo stato di bisogno (cioè la mancanza o la limitatezza delle risorse necessarie a soddisfare esigenze primarie) ed il fatto che il soggetto non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento (art. 438 co. 1 c.c.).
Essi vanno corrisposti in proporzione ai bisogni dell'alimentando, senza che possano superare quanto necessario per la sua vita, ma avuto riguardo anche alla sua posizione sociale (art. 438 co. 2, 3 c.c.). Nella loro determinazione si devono però considerare anche le condizioni economiche di chi è tenuto a versarli (art. 438 co. 2 c.c.).
Il codice individua anche i soggetti che vi sono obbligati, rispetto ai quali detto obbligo si spiega o con l'esistenza di un vincolo familiare, che crea un dovere reciproco di assistenza e solidarietà (art. 433 c.c.) ovvero perché vi è stata una donazione, la quale fa presumere un dovere di gratitudine nel donatario (art. 437 del c.c.; in tal caso, infatti, gli alimenti sono dovuti nei limiti della donazione, art. 438 co. 4 c.c.).
La nozione di "vincolo familiare" va intesa in senso lato, cioè non va circoscritta alla sola famiglia nucleare perché il codice ne adotta un concetto ampio. Dispone infatti l'art. 433 c.c. che sono obbligati agli alimenti, nell'ordine:
"1) il coniuge;
2) i figli, anche adottivi e, in loro mancanza, i discendenti prossimi;
6) i fratelli e le sorelle germani o unilaterali con precedenza dei germani sugli unilaterali".
Tuttavia, come si evince, il codice non contempla tra gli obbligati di cui all'art. 433 c.c. anche il coniuge del genitore (a meno che non abbia adottato il figlio). Poiché questi non è ascendente, non può annoverarsi tra i soggetti sui quali il dovere sussiste ai sensi del citato n. 3. Questa conclusione sembra avallata anche dalla stesa ratio sottesa al dovere degli alimenti che grava sui famigliari, dovere che si basa sulla affectio che si crea nella famiglia e che invece, di regola, non accompagna il rapporto con i nuovi coniugi dei genitori.
La pensione che si indica percepita dalla matrigna si presume essere di totale spettanza della medesima, quindi in tal senso nulla spetterebbe al figliastro.
In relazione alla reversibilità, se il figlio fosse stato inabile al lavoro al decesso del padre e a suo carico, ai sensi di quanto prevede la legge, egli potrebbe aver diritto ad una reversibilità autonoma. In tal caso dovrebbe rivolgersi agli enti previdenziali per verificare la effettiva ricorrenza dei presupposti.
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 13551 30/06/2015
“Buongiorno. Una mia cugina, figlia del fratello di mio padre, ha sposato un divorziato con un figlio. Il marito qualche anno fa è deceduto. Dal matrimonio non sono nati figli.Quali doveri abbiamo nei suoi confronti io e il figlio del marito ( a sua volta con moglie e due figli maggiorenni)? La persona di cui parlo manifesta ultimamente vuoti preoccupanti di memoria, per cui è stato diagnosticato un inizio di Alzheimer. Io e la famiglia del figlio stiamo collaborando, ma siamo abbastanza disorientati. Non ha attualmente problemi economici , ma non accetta la presenza di una persona che l'accudisca.
Ringrazio per i chiarimenti che potrete darci.”
La donna descritta nel quesito potrebbe avere bisogno di un amministratore di sostegno o di un tutore, viste le sue crescenti difficoltà nel gestire la vita quotidiana.
I suoi parenti e il figlio del marito non hanno specifici obblighi, tuttavia, visto che la solidarietà tra familiari è un valore da preservare, essi potrebbero attivarsi per far nominare un rappresentante legale della donna, magari proponendosi in prima persona per l'incarico.
In particolare, il tutore è il soggetto preposto alla tutela di persone che, in quanto minori o interdetti, non sono in grado di curare personalmente i propri interessi e rispetto alle quali assume il ruolo di legale rappresentante dell'incapace, con poteri di rappresentanza e di gestione del patrimonio (art. 357 del c.c.).
L'interdizione va richiesta nei casi più gravi, quando la persona, a causa di una condizione di abituale infermità mentale, è totalmente incapace di agire o di provvedere ai propri interessi.
L'amministratore di sostegno è una figura prevista per casi meno gravi, in quanto può essere richiesta a beneficio di una persona che per effetto di un'infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica si trovi nell'impossibilità anche parziale di provvedere ai propri interessi. Va dato atto del fatto che, sebbene la norma dell'art. 404 del c.c. possa far pensare che basti un semplice impedimento fisico per poter dare luogo alla nomina di un amministratore di sostegno, deve invece essere presente una certa limitazione della capacità decisionale del soggetto. La nomina dell'amministratore di sostegno viene disposta dal giudice tutelare con decreto motivato, immediatamente esecutivo, il cui contenuto verrà determinato tenendo conto della particolarità della situazione concreta. Il provvedimento individuerà la persona dell'amministratore di sostegno e del beneficiario e conterrà le determinazioni in ordine alla durata, ai limiti e all'oggetto dell'incarico.
Entrambi i procedimenti possono essere promossi dallo stesso soggetto beneficiario oppure dal coniuge, dalla persona stabilmente convivente, dai parenti entro il quarto grado, dagli affini entro il secondo grado, dal tutore o curatore ovvero dal pubblico ministero.
La cugina è parente di quarto grado mentre il figlio del coniuge è affine di primo grado.
La disciplina dell'interdizione è contenuta negli artt. 414-432; quella dell'amministrazione di sostegno negli artt. 404-413 c.c.
Quanto all'eventuale obbligazione alimentare a favore della donna, nessuno dei soggetti (cugina e figlio del marito) risulta obbligato per legge. Difatti, i soggetti obbligati sono il coniuge (qui deceduto), i figli (qui non presenti), i genitori (che si presume siano defunti), i generi e le nuore (non ci sono), il suocero e la suocera (se in vita) e i fratelli e le sorelle (se esistenti).
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 12890 19/04/2015
Valentina C. chiede
vorrei un chiarimento circa il punto 2 dell'art. 433 del codice civile: nel caso in cui uno dei figli sia morto, il suo obbligo economico nei confronti del genitore si estingue (sarà quindi compito degli altri fratelli sostenere i genitori) o gli eredi del deceduto devono intervenire al suo posto?
In termini pratici il caso è il seguente:
Io sono una studentessa di 27 anni, orfana di padre, e convivo con il mio compagno che mi aiuta economicamente.
Mia nonna, vedova novantenne, da qualche mese ha deciso autonomamente di farsi aiutare da una badante ma le spese ora superano le entrate e tra poco bisognerà intervenire economicamente per aiutarla.
Mio padre è deceduto ma mio zio (fratello bilaterale di mio padre) è presente e vive vicino alla nonna con la sua famiglia. Mi è stato spiegato da mia zia che, quando arriverà il momento, anche io e mia madre dovremo partecipare alla sussistenza della nonna in quanto, a suo dire, devono contribuire per legge "i figli o chi per loro".
La casa dove vive la nonna (usufruttuaria) è attualmente intestata allo zio (1/4), alla zia (1/4), a mia mamma (3/8) e a me (1/8), e secondo mia zia gli alimenti andranno versati in base a queste percentuali ma non ho trovato alcun riscontro di ciò nel codice civile.
Ringraziandovi per l'aiuto, porgo gentili saluti”
Consulenza legale i 21/04/2015
L'art. 433, al n. 2, stabilisce che sono tenuti a prestare gli alimenti i figli, anche adottivi, e, in loro mancanza, i discendenti prossimi. La "mancanza" dei figli significa che gli stessi non sono più in vita o non possono prestare gli alimenti per altri motivi. Di conseguenza, nel caso di specie, la nipote (figlia del figlio) dell'anziana signora è in effetti una potenziale obbligata alla prestazione degli alimenti, nel caso in cui lo zio non sia in grado di prestarli.
Quanto alla nuora dell'anziana (la moglie del figlio premorto), anch'essa risulta astrattamente obbligata alla prestazione alimentare, ai sensi del n. 4 dell'art. 433. La morte di suo marito non la esime da tale dovere, in quanto è ancora in vita la figlia avuta con il coniuge (v. in tal senso l'art. 434 del c.c.).
Precisamente, va chiarito che l'obbligo alimentare sorge esclusivamente in base ad un provvedimento dell'autorità giudiziaria: quanto dato spontaneamente dai parenti prima dell'emissione di un tale ordine giudiziale ha carattere volontario, quindi può essere conferito nella misura che le parti concordamente preferiscono (ad esempio, nel nostro caso, seguendo le quote di proprietà dell'immobile dove risiede la signora anziana).
Se, invece, la persona che si trova in stato di bisogno chiede gli alimenti ad un giudice, si seguono regole diverse.
Innanzitutto, l'alimentando proporrà la sua richiesta ai soggetti indicati dall'art. 433, nell'ordine previsto: quindi, nel caso di specie, prima di tutto chiederà al figlio ancora in vita e alla nipote, se il primo non è in grado di assolvere l'onere da solo; solo se le persone chiamate in grado anteriore non sono in condizione di sopportare l'onere in tutto o in parte, l'obbligazione verrà posta anche in carico alle persone chiamate in grado posteriore, nel nostro caso le due nuore (art. 441, secondo comma, c.c.).
Se, poi, tutti i chiamati effettivi non trovano un accordo per la suddivisione tra loro della prestazione alimentare, provvederà l'autorità giudiziaria (terzo comma dell'art. 441), la quale terrà conto delle rispettive situazioni patrimoniali.
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 11941 13/12/2014
vorrei avere una risposta in merito a " persone obbligate a versare gli alimenti".
Ho uno zio di 81 anni residente in una casa di riposo privata, mai coniugato e i cui unici parenti sono due sorelle (germani) e i loro rispettivi figli. L'unica fonte di reddito di mio zio è una pensione minima INPS di 620,00 Euro mensili. Finora è riuscito a pagarsi da solo
la retta mensile ( 1420,00 Euro al mese) aggiungendo alla pensione il ricavato della vendita di un piccolo appartamento di proprietà.
Purtroppo fra 2 mesi questi soldi saranno esauriti per cui chiedo:
il pagamento della retta della casa di riposo va considerato come "alimenti " per il sostentamento di mio zio?
In caso affermativo a chi spettano e quale è la procedura per ottenerli?
Preciso che mio zio non può essere assistito in famiglia poichè ha avuto due ictus (purtroppo non gli è stata riconosciuta la pensione di invalidità) ma nella struttura in cui si trova riceve tutte le prestazioni assistenziali occorrenti.
Preciso inoltre che solo una delle due sorelle ( mia madre ) che ha una pensione minima è disposta ad aiutarlo per una quota del 50% della
differenza retta (400,00 Euro) mentre l'altra sorella, pur avendo anch'essa la pensione minima INPS ma notevole liquidità bancaria, si rifiuta categoricamente.
Attendo fiduciosa una risposta a tale quesito e porgo cordiali saluti”
Il diritto agli alimenti previsto dagli artt. 433 ss. c.c. presuppone uno stato di bisogno della persona in difficoltà ed è limitato al necessario per la vita dell'alimentando (in ciò gli alimenti si differenziano dal mantenimento). Si trova in stato di bisogno chi manca di ogni risorsa o dispone di mezzi insufficienti al soddisfacimento delle sue necessità primarie.
Il codice civile non specifica esattamente in cosa debbano consistere gli alimenti, ma studiosi e giurisprudenza sono arrivati ad enucleare due categorie: si ritengono dovuti sia gli alimenti c.d. naturalia (vitto, abitazione, vestiario, cure), sia quelli c.d. civilia, cioè connessi ai bisogni sociali e morali della persona, variabili in relazione alla personalità del soggetto.
Nel caso di specie, viste le necessità di cura dell'anziano, si ritiene che la retta della casa di riposo possa rientrare nell'obbligazione alimentare, in quanto comprende tutte le esigenze primarie della persona (la cura dell'anziano in casa è esclusa per le sue condizioni mediche). Al più, si potrebbe valutare se esiste una struttura più economica, ma ciò comporterebbe anche una serie di altre valutazioni che non possono essere qui risolte (esiste una struttura del genere? è vicina? l'anziano può essere spostato dal suo ambiente? etc.).
La misura degli alimenti nel caso in esame, tuttavia, sarebbe un po' diversa da quella prevista dalla norma generale dell'art. 438 del c.c., in quanto attiene ad una figura particolare di parentela: quella tra fratelli. L'art. 439 del c.c. dice tra fratelli e sorelle gli alimenti sono dovuti nella misura dello "stretto necessario". Con questa espressione ci si riferisce ai bisogni primari dell'individuo, quindi vitto, alloggio, vestiario, cure mediche, con esclusione di tutti i bisogni ulteriori.
Però, nonostante la diversità della norma, il caso proposto attiene ad una persona anziana, i cui unici bisogni sono proprio quelli primari: per questo, si ritiene che la misura degli alimenti continui a poter corrispondere alla differenza della retta dell'istituto di cura che l'anziano non riesce a sopportare integralmente.
Ciò detto, va inoltre sottolineato che, ai sensi del terzo comma dell'art. 438 c.c., gli alimenti devono, sì, essere assegnati in proporzione al bisogno dell'alimentando, ma anche delle condizioni economiche dell'alimentante.
Ciò significa che il giudice eventualmente chiamato a decidere se concedere o meno gli alimenti, deve valutare se la persona obbligata ha la capacità economica per prestare l'aiuto richiesto. Lo stato di bisogno dell'alimentando deve essere provato da questi, e, per l'opinione prevalente, spetta a lui anche l'onere di provare la capacità economica dell'obbligato: quindi, se lo zio agirà in giudizio contro la sorella che non vuole partecipare al suo sostentamento, potrebbe dar prova che questa ha un patrimonio sufficiente per venire incontro alle esigenze del fratello e di conseguenza potrebbe condannarla a prestare gli alimenti.
In caso di concorso tra più persone obbligate (come qui, dove ci sono due sorelle), tutte devono concorrere alla prestazione in proporzione alle proprie condizioni economiche: se gli obbligati non sono concordi sulla misura, sulla distribuzione o sul modo di somministrazione degli alimenti, provvede l'autorità giudiziaria, secondo le circostanze (art. 441 del c.c.).
Quanto alla procedura da seguire, come anticipato, gli alimenti sono dovuti solo laddove richiesti con domanda giudiziale: prima di allora, non esiste per nessuno l'obbligo di versarli alla persona bisognosa (di conseguenza non esiste un diritto agli "arretrati").
E' legittimata ad agire in giudizio la persona che versi in stato di bisogno (quindi, lo zio), eventualmente rappresentata da un amministratore di sostegno o tutore nel caso in cui vi sia una incapacità parziale o totale della persona.
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 11631 03/11/2014
“Un signore 75enne, benestante, ha una sorella 58enne divorziata con assegno divorzile pari ad € 320, abitazione di proprieta', 2 figlie coniugate con prole, laureate, attualmente impiegate in uffici pubblici.
Poiche' la sorella in questione non ha altri redditi al di fuori dell'assegno divorzile, chi è obbligato ad integrare il suo reddito?
Mentre resto in attesa ringrazio vivamente e porgo distinti saluti.”
La situazione della signora divorziata potrebbe dare luogo, ove ne sussistano tutti i presupposti, come si dirà fra breve, al diritto di chiedere gli alimenti ai familiari.
Gli alimenti legali sono prestazioni di assistenza materiale dovute per legge alla persona che si trova in stato di bisogno economico. Il diritto agli alimenti ha natura di diritto soggettivo ed ha carattere personale: non può essere alienato, trasmesso, pignorato, né sottoposto a sequestro.
E' molto importante sottolineare che gli alimenti possono essere chiesti solo da chi versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento in maniera incolpevole (ad esempio, perché invalida al lavoro per incapacità fisica). Va poi precisato che gli alimenti sono dovuti solo laddove richiesti con domanda giudiziale: prima di allora, non esiste per nessuno l'obbligo di versarli alla persona bisognosa.
Quanto alle persone che sono tenute a prestare gli alimenti, il codice civile prevede questo ordine da seguire:
- l'art. 437 del c.c. sancisce che il donatario sia tenuto, con precedenza su ogni altro obbligato, a prestare gli alimenti al donante, a meno che si tratti di donazione fatta in riguardo di un matrimonio o di una donazione rimuneratoria: quindi, se la signora ha fatto delle donazioni significative nel corso della sua vita, potrà chiedere prima di tutto gli alimenti alla persona che ha beneficiato della donazione. Il donatario non è comunque tenuto oltre il valore della donazione tuttora esistente nel suo patrimonio;
- quanto al coniuge, in caso di divorzio, l'obbligo alimentare nei confronti dell'altro coniuge viene a cessare, potendo essere sostituito dall'assegno divorzile. Quindi, l'ex marito non deve nulla più di quanto già dà a colei che era sua moglie;
- i figli sono le persone tenute a provvedere ai bisogni alimentari del genitore se mancano le persone di cui alle due voci precedenti: nel nostro caso, senza dubbio le due figlie sarebbero tenute a prestare gli alimenti alla madre, laddove questa li chiedesse loro;
- ci sono poi i genitori o i nonni (se ancora viventi);
- nuore, generi, suoceri (tecnicamente "affini" del coniuge), non sono più tenuti a dare gli alimenti in caso di divorzio;
- infine, fratelli e sorelle sono gli ultimi indicati dalla norma come obbligati a prestare gli alimenti.
Poiché il codice civile prevede un ordine tassativo, nel nostro caso le figlie saranno tenute agli alimenti prima del fratello.
Solo in un caso anche il fratello dovrà prestare l'obbligazione alimentare: qualora - non esistendo in vita i genitori della signora o se questi non fossero abbienti - le figlie non siano in condizioni (economiche) tali da sopportare da sole l'onere, in tutto o in parte (art. 441 del c.c.).
Se ciò dovesse accadere, i tre soggetti dovranno ripartire tra loro gli alimenti da dare alla parente: se gli obbligati non trovano un accordo sulla misura, sulla distribuzione e sul modo di somministrazione degli alimenti, provvederà l'autorità giudiziaria secondo le circostanze.
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 11330 29/09/2014
Claudio Chiariello chiede
“vorrei sapere c'� rapporto di affinit� tra una moglie e una seconde moglie del suocero affine
Carlo F. sposa Maria D. e questi 2 hanno come figlio Matteo F.
Matteo F. sposa Teresa G. e dopo un po Maria D. muore di malattia.
Carlo F. cos� dopo essersi ripreso e fatto passare qualche anno sposa Giulia T.
Ora tra Giulia T. seconda moglie di Carlo F. e Teresa G. esiste qualche rapporto di affinit�?
L'affinità è il vincolo tra un coniuge e i parenti dell'altro coniuge (art. 78 del c.c.).
Giulia, seconda moglie del padre di Matteo, non è parente di Matteo (va ricordato che, giuridicamente, la parentela è il vincolo che sorge tra le persone che discendono da uno stesso stipite). Di conseguenza, non è affine della moglie di Matteo.
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 10549 11/06/2014
Barbara P. chiede
“Mia mamma ha 100 anni, papà è morto l'anno scorso a 98. Siamo 3 figli, 2 maschi e 1 femmina, io. Seguo i miei genitori da 20 anni almeno (ripetuti ricoveri, mamma stomatizzata, femore rotto, papà dialisi, giorni in ospedale e notti passate con l'altro genitore a casa ecc.) Io lavoro e ho una famiglia come gli altri fratelli, ma quasi tutti i sabati e/o le domeniche le passavo con loro e ora con mamma. In questi ultimi 10 anni, i miei non avevano risorse economiche così abbiamo cominciato a versare ogni mese una cifra ciascuno (300€) ma io essendo la più presente versavo di meno perchè quasi ogni giorno ero da loro, li accompagnavo alle visite, mamma dal parrucchiere, acquisto scarpe, vestiti, alimentari, insegnare al badante di turno a far da mangiare, medicine, ecc. Ora abbiamo un badante fisso: uno dei miei fratelli, dopo la morte di papà che aveva un amministratore di sostegno perchè noi non andavamo d'accordo, ha fatto fare i conti al commercialista e ha visto che io avevo pagato meno di loro: ora vuole che io paghi di più nonostante la mia assidua presenza: anzi vuole prendere un altro badante per il week-end per estromettermi dalla cura alla persona di mamma. Io credo di avere il diritto di assistere mia mamma, la mia bambina, e chiaro pago anch'io 300€ più tutte le varie altre spese per un terzo (TASI,TARI,IMU,BADANTE, ,BOLLETTE ecc.) Ci siamo rivolti tutti e tre ad avvocati ma mi dicono che con la legge 433 ha ragione mio fratello e che cioè tutto quello che ho fatto in questi anni e sto ancora facendo non vale NIENTE, che la figura del care-giver non è riconosciuta (in Francia mi hanno detto che viene riconosciuta). Forse sono un'illusa ma vorrei sentire il vs. parere. Per me la legge dice tutto e niente. grazie per una risposta”
Per comprendere bene la situazione è necessario operare una ricognizione delle norme sugli alimenti presenti nel codice civile.
Il diritto agli alimenti del soggetto che versi in stato di bisogno è un diritto che sorge solo dal giorno della domanda giudiziale con cui la persona chiede ai propri parenti (o agli altri soggetti previsti dall'art. 433 del c.c.) un aiuto economico, o dalla costituzione in mora dell'obbligato. Lo dice l'art. 445 del c.c., prevedendo quindi che l'effettiva prestazione degli alimenti è dovuta soltanto dal giorno della domanda, anche se ne preesistono i presupposti di legge (in particolare, lo stato di bisogno).
Va poi ricordato che l'obbligazione alimentare può essere somministrata sia mediante corresponsione di un "assegno", quindi di una somma di denaro, ma anche mediante l'accoglienza e il mantenimento nella propria casa del soggetto bisognoso. Il giudice, secondo le circostanze, può inoltre determinare altro modo di somministrazione degli alimenti, non esclusa in astratto anche la prestazione di servizi o beni in natura per un certo periodo (art. 443 del c.c.).
Quindi, posto che è vero che la figura del caregiver familiare ad oggi non è sufficientemente valorizzata e tutelata nel nostro ordinamento, l'assistenza materiale e morale che una delle figlie ha prestato ai genitori poteva essere valorizzata, anche sul piano economico, agli occhi degli altri obbligati (i fratelli).
Tuttavia, ciò che emerge dal quesito, è che, nonostante il versamento da parte dei figli dell'importo di € 300,00 (minore per la sorella che materialmente curava gli anziani genitori), non vi è stata alcuna domanda giudiziale da parte di questi nei confronti dei figli. Questi ultimi, hanno versato - come sembra - spontaneamente e non su ordine di un giudice. Apparentemente, quindi, sembra essersi creata una situazione di adempimento a obbligazione cosiddetta "naturale" (art. 2034 del c.c.). In altre parole, i figli hanno adempiuto ad un dovere morale che sentivano nei confronti dei genitori, con l'unica conseguenza, dal punto di vista normativo, che non potranno chiedere la restituzione di quanto versato. Di conseguenza, poiché nessuna autorità giudiziaria ha stabilito l'importo dell'assegno alimentare, ciascuno ha dato quanto ha ritenuto di poter dare, chi in denaro, chi parte in denaro e parte in assistenza fattiva alla vita dei genitori.
Ora, visto che la madre dei tre figli è ancora in vita e la sorella intende prendersene cura ma i fratelli si oppongono, è bene chiarire, anche di fronte alla legge, la situazione. Appare piuttosto evidente, ma questa è una valutazione del tutto extragiudiziale, che l'assistenza amorevole da parte di una figlia sia sempre da preferire all'incarico dato ad un estraneo, che peraltro comporterebbe spese indubbiamente maggiori. Se i fratelli non giungeranno ad un accordo, sembra inevitabile dover ricorrere al giudice per chiedere la nomina di un amministratore di sostegno (o un tutore, se esiste una grave infermità di mente) che prenda legalmente le decisioni circa l'assistenza e la tutela dell'anziana signora.
L'amministratore di sostegno (o il tutore) potranno poi anche chiedere in giudizio gli alimenti ai figli della donna, e in tale sede si potrà convenire tra le parti ed il giudice che una degli obbligati (la figlia) possa commutare parte dell'assegno in denaro in assistenza alla madre di diverso tipo (acquisto diretto di beni necessari, cura e presenza in alcuni giorni della settimana).
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 5671 15/05/2012
Salve vorrei una risposta al seguente quesito:
mia madre e' morta nel 2003, mio fratello vive da allora con mio padre in un appartamento con mutuo intestato a mio padre, mentre io il prossimo anno mi sposero',ed attualmente convivo in affitto con la mia compagna e presumo che anche dopo sposati saremo in affitto, in un 'altra città, diversa da quella di mio padre e mio fratello.
il problema e' che mio fratello e' una persona piu grande di me di 5 anni nata nel 1972 mentre io sono il piu piccolo nato nel 1977.
Lui e' u persona molto aggressiva, non ha mai lavorato e vive tuttora alle spalle di mio padre.
Mi domando: quando mio padre non ci sarà piu', sarò obbligato ad assisterlo?
Vi ringrazio in anticipo per la risposta.”
Se una persona si trova in uno stato di bisogno e non ha i mezzi per provvedere al suo sostentamento, nè è in grado di procurarseli con il proprio lavoro, sorge per questa un diritto agli alimenti di fonte legale. La legge disciplina le categorie di soggetti obbligati agli alimenti, fornendo un ordine ben preciso. L'art. 433 del c.c. contiene un elenco di persone tenute a prestare gli alimenti, indicando anche l'ordine: il coniuge; i figli legittimi o legittimati naturali o adottivi e, in loro mancanza, i discendenti prossimi, anche naturali; i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi, anche naturali; gli adottanti; i generi e le nuore; il suocero e la suocera; i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali. In particolare, i fratelli ai fratelli debbono soltanto gli alimenti strettamente necessari per vivere ai sensi dell'art. 439 del c.c..
Pertanto, nel caso prospettato, se il soggetto non ha nè i mezzi per provvedere al suo sostentamento nè è in grado di procurarseli, e non vi è nessuno dei soggetti indicati nel predetto ordine se non il fratello, questo sarà obbligato agli alimenti strettamente necessari per vivere. Hai anche tu un problema legale su questo argomento?
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 5323 17/04/2012
nevio chiede
“gradirei avere una risposta al seguente quesito: mia sorella inferma � da circa nove anni sotto tutela giudiziaria con un legale come tutore nominato da un giudice; ha un figlio del quale si hanno poche notizie e che non sappiamo come rintracciare; ultimamente mia sorella si � aggravata e il legale tutore si � rivolto a me e ai miei due fratelli chiedendoci di concorrere alle spese di assistenza medica e di sostentamento in quanto l'assegno di invalidit� percepito da mia sorella non � pi� sufficente. In questi anni mia sorella � stata ospite di una famiglia in convenzione con l'ASL locale che pagava un mensile appunto a questa famiglia. Le condizioni di mia sorella non permettono pi� un'assistenza famigliare per cui si prevede un ricovero in una struttura di lungodegenza o, in alternativa, presso una casa di riposo con assistenza continuativa. La domanda �: in questo caso noi fratelli abbiamo l'obbligo di concorrere al sostegno dei costi oppure tale obbligo spetta al figlio ed, eventualmente, al marito separato giuridicamente ma non divorziato? Anticipatamente ringrazio per la cortese attenzione. Zampieri Nevio”
Consulenza legale i 21/04/2012
Se una persona si trova in uno stato di bisogno e non ha i mezzi per provvedere al suo sostentamento, nè è in grado di procurarseli con il proprio lavoro, sorge per questa un diritto agli alimenti di fonte legale.
La legge disciplina le categorie di soggetti obbligati agli alimenti, fornendo un preciso ordine.
L'[art. 433 del c.c. contiene un elenco di persone tenute a prestare agli alimenti, indicandone anche l'ordine:
il coniuge, anche se separato poichè la separazione non fa venire meno un siffatto obbligo ai sensi dell'[[156,III comma,cc]];
i fratelli e le sorelle germani o unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali. In particolare i fratelli ai fratelli debbono soltanto gli alimenti strettamente necessari per vivere ai sensi dell'art. 439 del c.c..
Pertanto, nel caso prospettato il primo soggetto tenuto a prestare gli alimenti sarà il coniuge, anche se separato, successivamente il figlio ed infine, in mancanza di genitori, generi, nuore, suoceri, i fratelli e le sorelle, come previsto dalla predetta norma.
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 2097 18/01/2011
nulea chiede
Nell'anno 1987 mi sono sposato con una donna divorziata che aveva di una figlia di 9 anni invalida al 100% avuta durante il precedente matrimonio. Durante il matrimonio abbiamo avuto un figlio che attulamente vive con me. Nel 1993 mia moglie presentava istanza presso il tribunale dei minori di adozione in casi particolari, pertanto alla predetta ragazza veniva dato in aggiunta al suo anche il mio cognome. Nel 1994 mia moglie presentava domanda di separazione consensuale. Nel 1999 ottenevamo il divorzio. Dopo circa due anni la mia ex moglie chiedeva gli alimenti per sia per lei che per la propria figlia, il tribunale stabiliva il mantenimento solo per sua figlia, mentre per mio figlio provvedevo solo ed esclusivamente io. Adesso la figlia della ex ha 33 anni sempre invalida al 100% percepisce sempre la pensione di invalidità e di accompagnamento e da circa due anni risulta ricoverata permanentemente presso una struttura pubblica. Devo continuare a corrispondere il mantenimento? Vi e' qualche possibilità di recedere da predetta adozione in quanto non sono mai riuscito ad instaurare un rapporto affettivo con predetta ragazza?
Consulenza legale i 21/01/2011
Nel caso di specie sembra difficile si possa parlare di una revoca dello stato di figlio adottivo, mancandone i presupposti. Essendo poi la figlia adottiva invalida al 100%, e quindi bisognosa di cure e incapace di provvedere a sè stessa, appare improbabile la possibilità di cessare la corresponsione dell'assegno di mantenimento.
Argomento: Articolo 433 Codice civile - Persone obbligate | Quesito n. 1457 13/11/2010
MARIA MAUGERI chiede
“Ai sensi ell'art. 433 del Codice Civile in mancanza di fratelli e di sorelle hanno obbligo i discendenti prossimi?”
Ai sensi dell'art. 433 del c.c. se una persona si trova in stato di bisogno e non ha mezzi per provvedere al proprio sostentamento, nè ha la capacità di procurarseli col proprio lavoro nasce un diritto agli alimenti di fonte legale. I soggetti obbligati,secondo l'ordine della legge, sono essenzialmente il coniuge, i parenti e gli affini in base ad un vincolo di solidarietà familiare. Il coniuge è tenuto agli alimenti solo quando sono cessati gli obblighi patrimoniali assai più importanti nei confronti dell'altro coniuge. Seguono i figli (legittimi, naturali, adottivi, senza distinzione) o in loro mancanza i discendenti prossimi, quindi i genitori. Il genero e la nuora, poi il suocero e la suocera, quindi gli affini di primo grado, sono obbligati ancor prima dei fratelli (germani e poi unilaterali) che chiudono la graduatoria.
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