Source: http://www.food-advisory.it/origine-degli-alimenti-il-quadro-ue-e-il-complesso-e-frammentato-quadro-nazionale/
Timestamp: 2020-07-07 08:46:23+00:00
Document Index: 120349753

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 60', 'art. 26', 'art. 45', 'in fine', 'in fine', 'in fine']

Origine degli alimenti, il quadro UE e il complesso e frammentato quadro nazionale | Food Advisory
L’Unione Europea ha più volte reso noto l’incompatibilità di norme nazionali in merito all’indicazione in etichetta dell’origine dell’alimento con il mercato unico, sottolineando che, al di fuori di quanto previsto per i prodotti DOP e IGP, vi sia la mancanza di un nesso tra la qualità del prodotto e l’origine territoriale. In sostanza, l’indicazione in etichetta dell’origine dell’alimento dettata da norme nazionali sarebbe ritenuta discriminante per gli altri stati membri e per il libero mercato.
Allo stato attuale l’Unione Europea ha previsto, mediante specifiche norme, l’obbligo di indicare l’origine nell’etichettatura dei seguenti prodotti alimentari, in particolare per:
miele (Direttiva 2001/110/UE, modificata dalla Direttiva 2014/63/UE, e si veda ora il criterio direttivo di delega al Governo per il recepimento di quest’ultima direttiva contenuto nell’articolo 17 della legge n. 114/2015, secondo il quale è necessario prevedere norme di salvaguardia sulla completezza delle informazioni relative alla provenienza del miele e dei prodotti apistici destinati al consumo umano a vantaggio del consumatore.
pollame importato (Regolamento n. 543/2008 (CE));
bevande spiritose (Regolamento n. 110/2008 (CE))
carni fresche, refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili (regolamento di esecuzione (UE) n.1337/2013)
In linea generale invece, per tutti gli altri alimenti, rimane applicabile il principio di cui all’art. 26 comma 2 del regolamento UE n. 1169/2011, il quale prevede che: “L’indicazione del paese d’origine o del luogo di provenienza è obbligatoria: a) nel caso in cui l’omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore in merito al paese d’origine o al luogo di provenienza reali dell’alimento, in particolare se le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta nel loro insieme potrebbero altrimenti far pensare che l’alimento abbia un differente paese d’origine o luogo di provenienza; […]”.
Per quanto riguarda le definizioni di provenienza e di origine si riportano di seguito quelle stabilite dal regolamento UE n. 1169/2011: «luogo di provenienza»: qualunque luogo indicato come quello da cui proviene l’alimento, ma che non è il «paese d’origine» come individuato ai sensi degli articoli da 23 a 26 del regolamento (CEE) n. 2913/92 (sostituito dall’art. 60 del Regolamento (UE) n. 952/2013 – Codice Doganale); il nome, la ragione sociale o l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare apposto sull’etichetta non costituisce un’indicazione del paese di origine o del luogo di provenienza del prodotto alimentare ai sensi del presente regolamento;
Le ulteriori prescrizioni disposte dall’art. 26 paragrafo 3 del regolamento “Quando il paese d’origine o il luogo di provenienza di un alimento è indicato e non è lo stesso di quello del suo ingrediente primario: a) è indicato anche il paese d’origine o il luogo di provenienza di tale ingrediente primario; oppure b) il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario è indicato come diverso da quello dell’alimento.[…]” inoltre, hanno trovato recente applicazione con l’emanazione del regolamento di esecuzione UE n. 2018/775.
Tale regolamento sarà applicabile per tutti gli stati membri a partire dal 1° aprile 2020.
In sintesi, il nuovo regolamento definisce che il paese d’origine o il luogo di provenienza di un ingrediente primario debba essere indicato obbligatoriamente nell’etichettatura del prodotto alimentare, quando diverso da quello indicato per l’alimento stesso (anche tramite diciture, illustrazioni, simboli o termini che si riferiscono a luoghi o zone geografiche). Il regolamento, non si applica agli alimenti a denominazione “protetta”.
Conformemente al provvedimento, le indicazioni in materia di origine o provenienza che devono essere fornite nell’etichettatura del prodotto alimentare possono fare riferimento:
al territorio dell’Unione europea, con le diciture «UE», «non UE» o «UE e non UE»;
ad una regione o qualsiasi altra zona geografica all’interno di diversi Stati membri o di paesi terzi, se definita tale in forza del diritto internazionale pubblico o ben chiara per il consumatore medio normalmente informato;
ad una zona di pesca FAO, o il mare o il corpo idrico di acqua dolce se definiti tali in forza del diritto internazionale o ben chiari per il consumatore medio normalmente informato;
a una regione o qualsiasi altra zona geografica all’interno di uno Stato membro o di un paese terzo, ben chiara per il consumatore medio normalmente informato;
al paese d’origine o al luogo di provenienza, conformemente alle specifiche disposizioni dell’Unione applicabili agli ingredienti primari in quanto tali;
In alternativa all’indicazione dell’origine o della provenienza dell’ingrediente primario, si può fare riferimento al fatto che l’ingrediente primario non proviene dal paese d’origine o dal luogo di provenienza dell’alimento attraverso l’utilizzo della specifica indicazione riportata nel provvedimento «(nome dell’ingrediente primario) non proviene/non provengono da (paese d’origine o luogo di provenienza dell’alimento)» o un indicazione che abbia lo stesso significato.
All’interno del provvedimento sono definite le modalità di presentazione delle informazioni come il posizionamento dell’indicazione e la grandezza dei caratteri.
Ad ogni modo, dato il carattere generale del provvedimento e le relative possibilità interpretative in merito a specifiche casistiche, sarà necessaria l’emanazione di linee guida da parte dell’Unione Europea e da parte delle istituzioni al fine di fornire ulteriori chiarimenti applicativi.
Contestualmente in Italia continua l’incertezza normativa inerente all’effettiva applicabilità amministrativa delle norme interministeriali inerenti all’obbligo di indicazione dell’origine per taluni alimenti come discusso in più articoli autorevoli consultabili sul web.
Ogni Stato Membro ha l’obbligo di notificare alla Commissione qualsiasi schema di norma tecnica nazionale in materia di informazioni sugli alimenti ai sensi del Food Information Regulation, conformemente alle diposizioni di cui al regolamento UE 1169/11, articolo 45 comma 1 “Nei casi in cui è fatto riferimento al presente articolo, gli Stati membri che ritengono necessario adottare nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti notificano previamente alla Commissione e agli altri Stati membri le disposizioni previste, precisando i motivi che le giustificano. […..]”. Lo Stato Membro può attuare la nuova normativa solo tre mesi dopo la notifica e solo nel caso non abbia ricevuto un parere negativo da parte della Commissione. In, caso contrario la Commissione avvia la procedura d’esame per stabilire se le disposizioni previste possano essere applicate, eventualmente mediante le modifiche appropriate.
Attualmente i decreti interministeriali (Decreti sperimentali) definiti sulla base legge n. 4/2011 in materia di etichettatura (così modificata del decreto-legge 14 dicembre 2018, n.135, convertito con modificazioni dalla legge 11 febbraio 2019, n.12) chiamati a definire, all’interno di ciascuna filiera alimentare, quali prodotti alimentari vengono assoggettati all’etichettatura d’origine sono i seguenti 4:
il decreto 9 dicembre 2016 recante l’indicazione in etichetta dell’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari;
il decreto 26 luglio 2017 per l’indicazione di origine del riso;
il decreto 26 luglio 2017 per l’indicazione dell’origine del grano duro e per le paste di semola di grano duro;
il decreto 16 novembre 2017 per l’indicazione di origine del pomodoro;
Poiché il regolamento di esecuzione (UE) 2018/775 è intervenuto nel frattempo ed ha ad oggetto lo stesso ambito di applicazione, è stato necessario emanare il decreto ministeriale 7 maggio 2018 al fine di specificare che le disposizioni nazionali possono continuare ad applicarsi fino al 31 marzo 2020.
Il quadro di proposta degli Stati membri, incluso l’Italia, è anche ben delineato nel documento Briefing UE Mandatory origin-labelling schemes in Member States dal quale si evince che soltanto il provvedimento italiano relativo al latte e ai prodotti lattiero-caseari è stato sottoposto a notifica e discusso positivamente con applicazione fino al 31 marzo 2019, mentre le notifiche eseguite per pasta e riso discusse dalla Commissione il 12-13 giugno con esito negativo, sono state ritirate dall’Italia nonostante siano comunque adottate azioni legali da parte delle Autorità italiane in caso di mancata applicazione del decreto; infine è chiaramente specificata la mancata notifica ai sensi dell’art. 45 del reg. UE 1169/2011 per quanto concerne il provvedimento nazionale relativo al pomodoro.
Pertanto, alla luce di tali contrasti con quanto previsto dalle procedure di notifica di cui al regolamento UE n. 1169/2011, esiste la possibilità che i decreti interministeriali possano essere inapplicabili per le Autorità amministrative.
In ultimo, con il COMUNICATO pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20/7/2019 il MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI, FORESTALI E DEL TURISMO rende noto che come previsto dall’articolo 3-bis, comma 2, del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito con modificazioni dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale – Serie generale – n. 36 del 12 febbraio 2019, è stata effettuata la notifica della norma in data 7 marzo 2019, ai sensi del paragrafo 1 dell’articolo 45 del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011.
Il cosiddetto DL Semplificazioni, convertito definitivamente in legge il 7 febbraio 2019 notificato alla Commissione, che modifica l’articolo 4 della Legge 3 febbraio 2011 n. 4, sembra l’ennesimo tentativo di legittimare l’obbligatorietà dell’indicazione dell’origine per taluni prodotti alimentari sulla base di un nuovo Decreto, il quale tuttavia potrebbe rappresentare un ulteriore scontro con la posizione della Commissione.
Di seguito se ne riporta il testo integrato:
Art. 3-bis Disposizioni in materia di etichettatura (Integrato con Legge 3 febbraio 2011 n. 4)
1. Al fine di assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati, nonché’ al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi alimentari, è obbligatorio, nei limiti e secondo le procedure di cui al presente articolo, riportare nell’etichettatura di tali prodotti, oltre alle indicazioni di cui all’articolo 3 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e successive modificazioni, l’indicazione del luogo di origine o di provenienza e, in conformità alla normativa dell’Unione europea, dell’eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati in qualunque fase della catena alimentare, dal luogo di produzione iniziale fino al consumo finale.
2. Per i prodotti alimentari non trasformati, l’indicazione del luogo di origine o di provenienza riguarda il Paese di produzione dei prodotti. Per i prodotti alimentari trasformati, l’indicazione riguarda il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione o nella produzione dei prodotti.
“3. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro della salute, previa intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sentite le organizzazioni maggiormente rappresentative a livello nazionale nei settori della produzione e della trasformazione agroalimentare e acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari, previo espletamento della procedura di notifica di cui all’articolo 45 del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, sono definiti, per le finalità di cui alle lettere b), c) e d) del paragrafo 1 dell’articolo 39 del medesimo regolamento, i casi in cui l’indicazione del luogo di provenienza e’ obbligatoria. Sono fatte salve le prescrizioni previste dalla normativa europea relative agli obblighi di tracciabilità e di etichettatura dei prodotti contenenti organismi geneticamente modificati o da essi costituiti.
3-bis. Con il decreto di cui al comma 3 sono individuate le categorie specifiche di alimenti per le quali e’ stabilito l’obbligo dell’indicazione del luogo di provenienza. Ai sensi dell’articolo 39, paragrafo 2, del regolamento (UE) n. 1169/2011, il Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, in collaborazione con l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), assicura la realizzazione di appositi studi diretti a individuare la presenza di un nesso comprovato tra talune qualità degli alimenti e la relativa provenienza nonché’ a valutare in quale misura sia percepita come significativa l’indicazione relativa al luogo di provenienza e quando la sua omissione sia riconosciuta ingannevole. I risultati delle consultazioni effettuate e degli studi eseguiti sono resi pubblici e trasmessi alla Commissione europea congiuntamente alla notifica del decreto di cui al comma 3. All’attuazione delle disposizioni di cui al presente comma si provvede con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
3-ter. L’indicazione del luogo di provenienza e’ sempre obbligatoria, ai sensi dell’articolo 26, paragrafo 2, lettera a), del regolamento (UE) n. 1169/2011, quando sussistano le condizioni di cui all’articolo 1 del regolamento di esecuzione (UE) 2018/775 della Commissione, del 28 maggio 2018. La difformità fra il Paese di origine o il luogo di provenienza reale dell’alimento e quello evocato dall’apposizione di informazioni di cui al predetto articolo 1 del regolamento (UE) 2018/775, anche qualora risultino ottemperate le disposizioni dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011, si configura quale violazione di cui all’articolo 7 del medesimo regolamento (UE) n. 1169/2011, in materia di pratiche leali d’informazione”;
4. Con i decreti di cui al comma 3 sono altresì definiti, relativamente a ciascuna filiera, i prodotti alimentari soggetti all’obbligo dell’indicazione di cui al comma 1 nonché il requisito della prevalenza della materia prima agricola utilizzata nella preparazione o produzione dei prodotti.
4 Bis [………]
5. All’articolo 8 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109, e successive modificazioni, è aggiunto, in fine, il seguente comma:
«5-septies. In caso di indicazione obbligatoria ai sensi del presente articolo, è fatto altresì obbligo di indicare l’origine dell’ingrediente caratterizzante evidenziato».
6. Fatte salve le competenze del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, le regioni dispongono i controlli sull’applicazione delle disposizioni del presente articolo e del decreto di cui al comma 3, estendendoli a tutte le filiere interessate.
7. Al fine di rafforzare la prevenzione e la repressione degli illeciti in materia agroambientale, nonché’ di favorire il contrasto della contraffazione dei prodotti agroalimentari protetti e le azioni previste dall’articolo 18, comma 1, della legge 23 luglio 2009, n. 99, all’articolo 5, comma 1, delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «nonché’ del Corpo forestale dello Stato».
8. Nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e di Bolzano, le sezioni di polizia giudiziaria sono composte anche dal personale con qualifica di polizia giudiziaria appartenente ai rispettivi corpi forestali regionali o provinciali, secondo i rispettivi ordinamenti, previa intesa tra lo Stato e la regione o provincia autonoma interessata.
9. All’articolo 2, comma 6, del decreto-legge 6 maggio 2002, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2002, n. 133, e successive modificazioni, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, nonché’, limitatamente alle persone appartenenti all’Amministrazione centrale delle politiche agricole alimentari e forestali, del Corpo forestale dello Stato».
10. Per le violazioni delle disposizioni relative all’indicazione obbligatoria dell’origine e della provenienza previste dal presente articolo e dai decreti attuativi, si applicano le sanzioni previste dal decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 231″.
11. A decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 3 del presente articolo, è abrogato l’articolo 1-bis del decreto-legge 24 giugno 2004, n. 157, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2004, n. 204.
12. Gli obblighi stabiliti dal presente articolo hanno effetto decorsi novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 3. I prodotti etichettati anteriormente alla data di cui al periodo precedente e privi delle indicazioni obbligatorie ai sensi del presente articolo possono essere venduti entro i successivi centottanta giorni.
13. Le disposizioni del presente articolo entrano in vigore tre mesi dopo la data della notifica di cui al paragrafo 1 dell’articolo 45 del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2011, di cui è data comunicazione con pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
By etadmin|2019-08-20T12:24:36+00:00Agosto 19th, 2019|Categories: ETICHETTATURA, FOOD SAFETY, NORMATIVA ALIMENTARE, ORIGINE DEGLI ALIMENTI, SICUREZZA ALIMENTARE|Tags: Normativa alimentare, Regolamento UE n. 1169/2011, Regolamento UE n. 2018/775|0 Comments
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