Source: https://www.federnotizie.it/la-rideterminazione-del-valore-delle-partecipazioni-societarie-dal-1-luglio-al-30-settembre-2020/
Timestamp: 2020-08-13 03:40:43+00:00
Document Index: 160841554

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 67', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 7', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 5', 'art. 1', 'art. 68', '§ 11']

LA RIDETERMINAZIONE DEL VALORE DELLE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE (Dal 1° luglio al 30 settembre 2020) - Federnotizie
Argomento: Novità tributarie	Pubblicato il 6 Luglio 2020 da	Giovanni Rizzi	 Stampa
Con il Decreto Legge 19 maggio 2020 n. 34 (Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19) (pubblicato in G.U. n. 128 del 19 maggio 2020 supplemento ordinario n. 21/L), è stata prorogata, per l’anno 2020, la possibilità di affrancamento delle plusvalenze relative a partecipazioni societarie (non negoziate in mercati regolamentari), oltre alla scadenza del 30 giugno 2020 prevista dalla legge di stabilità 2020, (art. 1, commi 693 e 694, legge 27 dicembre 2019 n. 160), e ciò con riguardo alle partecipazioni possedute alla data del 1 luglio 2020 (e con riferimento al valore di dette partecipazioni alla data suddetta del 1 luglio 2020).
Pertanto, sulla base della nuova disposizione, si potranno affrancare, sino al 30 settembre 2020, le partecipazioni societarie (non negoziate in mercati regolamentati) possedute alla data del 1° luglio 2020 e ciò pagando l’11% del valore delle partecipazioni stesse alla data 1° luglio 2020 risultante da apposita perizia da formalizzare entro il 30 settembre 2020, sia se si tratta di partecipazioni non qualificate che di partecipazioni qualificate.
Si rammenta che a norma dell’art. 67, comma 1, lett c), del D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 919 – T.U.I.R., sono partecipazioni (non negoziate in mercati regolamentari) “qualificate” quelle che rappresentano una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiori al 20% ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 25%. Ovviamente sono “non qualificate” le partecipazioni (non negoziate in mercati regolamentari) non aventi le caratteristiche di cui sopra.
Possono beneficiare della particolare disciplina in tema di rivalutazione del valore delle partecipazioni societarie mediante pagamento dell’imposta sostitutiva nella misura dell’11%:
Rimane ferma la possibilità (introdotta dall’art. 7, comma 2, lett. ee) e segg. D.L. 13.5.2011 n. 70 convertito con legge 12.7.2011 n. 106), di compensare l’imposta sostitutiva dovuta per la nuova rideterminazione con quanto già nel passato versato a titolo di imposta sostitutiva in occasione di precedente rideterminazione. La differenza da versare, post compensazione, potrebbe comunque essere significativa, in quanto sull’intero valore al 1° luglio 2020 va applicata l’aliquota dell’11% se partecipazione qualificata, mentre:
– in caso di rivalutazioni eseguite nel 2019 al valore periziato è stata applicata l’aliquota del 10% in caso di partecipazione non qualificata (nel caso di partecipazione qualificata invece l’aliquota era la stessa ora prevista)
– in caso di rivalutazioni eseguite tra il 2016 ed il 2018 al valore periziato è stata applicata l’aliquota unica dell’8%;
– in caso di rivalutazioni eseguite nel 2015 al valore periziato è stata applicata l’aliquota dell’8% se partecipazione qualificata ovvero l’aliquota del 4% se partecipazione non qualificata
– in caso di rivalutazioni eseguite sino al 30 giugno 2014, al valore periziato, è stata applicata l’aliquota del 4% se partecipazioni qualificate e l’aliquota del 2% se partecipazioni non qualificate).
La nuova norma non richiama espressamente la disposizione dell’art. 7, comma 2, lett. ee) e segg. D.L. 13.5.2011 n. 70 convertito con legge 12.7.2011 n. 106, che ha introdotto la possibilità di compensazione, né riproduce una disposizione di identico contenuto, limitandosi, invece, a richiamare la disposizione dell’articolo 5 legge 28 dicembre 2001 n. 448. Si ritiene, peraltro, che la disposizione dell’art. 7, comma 2, lett. ee) e segg. D.L. 13.5.2011 n. 70 convertito con legge 12.7.2011 n. 106 sia divenuta una disposizione “di sistema”, in quanto:
(i) il suddetto art. 7, comma 2, lett. ee) D.L. 70/2011 fa riferimento ai soggetti che si sono avvalsi della rideterminazione dei valori di acquisto di cui all’art. 5 legge 28.12.2001 n. 448 ed appare quindi strettamente “collegata” a quest’ultima disposizione;
(ii) a sua volta la norma del D.L. 34/2020, in commento, stabilisce che alla rideterminazione dei valori dalla stessa prevista, si applica proprio la disposizione dell’art. 5 legge 28.12.2001 n. 448;
– da chi non aveva mai utilizzato prima d’ora questa possibilità (pagando l’intera imposta dell’11% sul valore determinato con la perizia)
– da chi deve vendere a prezzo superiore a quello che risulta da una precedente rideterminazione (pagherà la differenza tra l’importo pari all’11% del nuovo valore rideterminato e l’imposta pagata in precedenza; esempio: rivalutazione per partecipazione qualificata al 1° gennaio 2010 su valore di €. 500.000,00; imposta pagata al 4%: €. 20.000,00 – rivalutazione al 1° luglio 2020 su valore di €. 600.000,00 – imposta all11%: €. 66.000,00; imposta dovuta €. 66.000,00 – €. 20.000,00 = €. 46.000,00; rivalutazione per partecipazione non qualificata al 1° gennaio 2010 su valore di €. 500.000,00; imposta pagata al 2%: €. 10.000,00 – rivalutazione al 1° luglio 2020 su valore di €. 600.000,00 – imposta al 11%: €. 66.000,00; imposta dovuta €. 66.000,00 – €. 10.000,00 = €. 56.000,00). in questi casi (soprattutto quanto la precedente rideterminazione è stata effettuata con l’aliquota al 2% o al 4%) andrà attentamente valutata la convenienza di procedere ad una nuova rideterminazione (oggi alll’11%) potendo essere meno onerosa la tassazione “ordinaria” sulla plusvalenza realizzata (tra il prezzo di vendita e il valore in precedenza rideterminato).
Da segnalare che con la Circolare Agenzia delle Entrate n. 27/E del 9 maggio 2003 si è precisato che in caso di consolidazione dell’usufrutto alla nuda proprietà nel corso dell’anno il valore affrancabile è quello della nuda proprietà al 1° gennaio di quell’anno ed ora in base all’ultima norma deve ritenersi che in caso di consolidazione dell’usufrutto alla nuda proprietà dopo il 1° luglio 2020 il valore affrancabile sia quello della nuda proprietà al 1° luglio 2020).
La perizia di stima, dalla quale deve risultare il valore rideterminato alla data del 1° luglio 2020, deve essere redatta da soggetti iscritti all’albo dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali nonché nell’elenco dei revisori contabili (così dispone l’art. 5 legge 28 dicembre 2001 n. 448); si rammenta inoltre che l’art. 1, comma 428, della legge 30 dicembre 2004 n. 311 ha ampliato la platea dei soggetti abilitati alla redazione della perizia giurata di stima del valore dei terreni ai fini dell’affrancamento delle plusvalenze, ricomprendendovi anche i periti regolarmente iscritti alle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, ai sensi del testo unico di cui al regio decreto 20 settembre 1934, n. 2011.
Se ci vi vuole avvalere della procedura di rideterminazione del valore delle partecipazioni in vista di un atto di trasferimento, non è necessario che la perizia sia necessariamente predisposta prima della stipula dell’atto stesso, ma è sufficiente che la stessa sia predisposta entro il termine di scadenza del 30 settembre 2020 e quindi anche successivamente all’atto di cessione (in questo senso la Circolare Agenzia delle Entrate n. 47/E del 5 giugno 2002).
– Tizio nel 2014 ha rivalutato la propria partecipazione al capitale di Alfa srl (valore in perizia €. 100.000,00)
– Tizio nel 2017 ha donato detta partecipazione a Caio; valore dichiarato in atto (pari al valore contabile risultante dall’ultimo bilancio approvato): €. 60.000,00
– Caio vende nel 2020 la partecipazione suddetta al prezzo di €. 120.000,00; la plusvalenza realizzata da Caio è pari a €. 20.000,00 1.
In pratica con la donazione non si perdono gli effetti di un’eventuale rivalutazione posta in essere dal donante. Ovviamente il donatario potrà, nel caso di specie, procedere, se ritenuto opportuno, ad una nuova perizia, per fissare il valore della partecipazione alla data del 1° luglio 2020 e quindi azzerare la plusvalenza (probabilmente con possibilità di portare a scomputo dell’imposta sostitutiva dovuta quanto aveva a suo tempo pagato a titolo di imposta sostitutiva il donante, dato che il donatario subentra nell’intera posizione fiscale del donante, anche se sul punto non esistono istruzioni e/o indicazioni dell’Amministrazione Finanziaria).
(ii) in caso di successione mortis causa, l’erede invece non subentra nella posizione fiscale del defunto e non potrà quindi avvalersi, in caso di successiva cessione della partecipazione, del valore risultante dalla rideterminazione a suo tempo posta in essere dal defunto; il costo fiscalmente riconosciuto della partecipazione non sarà per l’erede quello maturato in capo al defunto ma corrisponderà al valore della partecipazione indicato nella dichiarazione di successione (valore che potrà essere notevolmente inferiore a quello derivato dalla rivalutazione posta in essere dal defunto dato che ai fini dell’imposta di successione il valore da indicare è quello contabile, risultante dall’ultimo bilancio approvato, escluso il valore di avviamento); in questo senso l’art. 68, c. 6, T.U.I.R. (D.P.R. 22.12.1986 n. 917) che così dispone: “Nel caso di acquisto per successione si assume come costo il valore definito o, in mancanza, quello dichiarato agli effetti dell’imposta di successione”. Esempio:
– Tizio nel 2016 ha rivalutato la propria partecipazione al capitale di Alfa srl (valore in perizia €. 100.000,00)
– Tizio nel 2018 è deceduto e detta partecipazione si è devoluta a favore del proprio erede Caio; valore dichiarato nella dichiarazione di successione (pari al valore contabile risultante dall’ultimo bilancio approvato): €. 60.000,00
– Caio vende nel 2020 la partecipazione suddetta al prezzo di €. 120.000,00; la plusvalenza realizzata da Caio è pari a €. 60.000,00 2.
In pratica con la morte del titolare della partecipazione societaria si perdono gli effetti di un’eventuale rivalutazione dallo stesso posta in essere. Ovviamente l’erede potrà nel caso di specie procedere ad una nuova perizia, per fissare il valore della partecipazione alla data del 1° luglio 2020 (in quanto la successione si era aperta prima di tale data) e quindi azzerare la plusvalenza (ovviamente senza poter portare a scomputo dell’imposta sostitutiva dovuta quanto aveva a suo tempo pagato a titolo di imposta sostitutiva il defunto).
ATTENZIONE: se la donazione è stata posta in essere o la successione si è aperta dopo il 1° luglio 2020, il donatario e/o l’erede non possono procedere alla rivalutazione ai sensi della disposizione in commento, in quanto la condizione per avvalersi di tale rivalutazione è il possesso della partecipazione societaria alla data del 1° luglio 2020. Pertanto, se donatario e/o erede dovessero procedere alla cessione a terzi della quota societaria dovranno, necessariamente, calcolare la plusvalenza sulla base del costo di acquisto riconosciuto al donante (nel caso della donazione) ovvero del valore indicato ai fini dell’imposta di successione (nel caso della successione mortis causa).
Cosa succede se il contribuente dopo aver avviato il procedimento di rivalutazione con la predisposizione della perizia ed il pagamento della prima rata, decida poi di rinunciarvi non pagando, conseguentemente, le successive due rate? Ha diritto al rimborso della prima rata pagata? L’Amministrazione finanziaria nega la possibilità per il contribuente di ottenere il rimborso della rata pagata, ritenendo irrevocabile la procedura di rideterminazione dei valori una volta avviata. Anche nella Circolare n. 20/E del 18 maggio 2016, § 11 l’Agenzia delle Entrate ribadisce che qualora il contribuente, in sede di determinazione delle plusvalenze realizzate per effetto della cessione delle partecipazioni, non tenga conto del valore rideterminato, non ha diritto al rimborso dell’imposta sostitutiva pagata ed è tenuto, nell’ipotesi di pagamento rateale, ad effettuare, comunque, i versamenti successivi (in conformità anche alla Circolare n. 35/E del 4 agosto 2004).
Sul punto la giurisprudenza tributaria ha manifestato opinioni contrastanti; a chi ha negato il diritto di rimborso uniformandosi alla posizione dell’Amministrazione Finanziaria (in questo senso Cass. 20 febbraio 2015 n. 3410 C.T.R. Lombardia 4464/1 del 7 novembre 2017) si contrappone chi, invece, ha riconosciuto il diritto del contribuente al rimborso, osservando che una volta venuta meno la possibilità di avvalersi del valore rivalutato causa il mancato pagamento dell’intera imposta sostitutiva, il pagamento della prima rata risulta essere privo di causa così da rappresentare per l’Erario un indebito arricchimento (in questo senso C.T.R. Lombardia 168/2013 e Cass. 24 aprile 2015 n. 8350). Di recente la Cassazione ha stabilito che l’opzione per l’imposta sostitutiva è una scelta volontaria che non può essere revocata dal contribuente, con la conseguenza che, ove quest’ultimo non tenga conto del valore rideterminato, non ha diritto al rimborso dell’imposta versata ed è tenuto, nell’ipotesi di pagamento rateale, ad effettuare i versamenti delle rate successive (Cass., Sez. V, 18 gennaio 2019 n. 1323).
Vendita a prezzo inferiore a quello risultante dalla perizia
000,00 (prezzo cessione) – 100.000,00 (valore rideterminato dal donante Tizio) = 20.000,00 ↩
000,00 (prezzo cessione) – 60.000,00 (valore denunciato ai fini dell’imposta di successione) = 60.000,00 ↩
LA RIDETERMINAZIONE DEL VALORE DELLE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE (Dal 1° luglio al 30 settembre 2020) ultima modifica: 2020-07-06T11:46:38+02:00 da Giovanni Rizzi
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