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Timestamp: 2019-06-19 08:42:11+00:00
Document Index: 17810003

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 3', 'art. 372', 'art. 224', 'art. 382', 'art. 383', 'art. 384', 'art. 385', 'art. 389', 'art. 390', 'sentenza ', 'art. 391', 'sentenza ', 'art. 392', 'art. 384', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 67', 'art. 10', 'sentenza ', 'art. 65', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 64', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 437', 'art. 453', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ']

DIVORZIO - in Italia e a Cuba : Burocrazia italiana e cubana
DIVORZIO - in Italia e a Cuba
da cocoloco » 27/04/2010, 9:41
Va ribadito che il divorzio cubano per essere valido in Italia,deve rispettare la legge 218/95 ovvero non andare contro l'ordine pubblico italiano.A Cuba é molto diffuso il divorzio notarile fatto con atto pubblico davanti ad un notaio (consultoria) ma in Italia,nonostante alcune sentenze di uno o due tribunali che ne affermavano la leggitimitá,sembra che ció non rispetti la legge italiana ed il comune italiano potrebbe rifiutarsi di trascriverlo ...Che fare allora in loco? prima di tutto rivolgersi ad un avvocato divorzista serio che presenti istanza presso un TRIBUNAL POPULAR DEL PODER POPULAR,ovvero che terminato il giudizio la sentenza sia firmata da un giudice e non da un notaio e che la controparte sia stata citata in tribunale,anche se poi risultasse "contumace"(assente senza neppure farsi rappresentare da un legale in aula);In 10-15 giorni si dovrebbe fare tutto se non sorgono intoppi.Dopo di ché si fa legalizzare al MIN.REX. e tradurre all'ESTI e si presenta in cancelleria consolare italiana all'Avana per la richiesta di trascrizione presso il proprio comune di residenza o AIRE.Il consolato italiano non puó rifiutarsi di trascriverlo ed in caso di diniego si puó diffidare ai sensi del dpr.396/2000 ad agire ed eventualmente querelare presso la procura della Repubblica di Roma,competente per territorio.Il dpr.396/2000 prevede pure che lo stesso cittadino possa far trascrivere direttamente la sentenza presso il proprio comune,una volta che l'atto sia legalizzato dal Min.Rex. e dal consolato italiano e tradotto in italiano.Alcuni comuni fanno un pó di storie,quindi il consiglio é sempre passare dal consolato italiano per evitare eventuali obiezioni.
Il consiglio in tutti i casi é sempre cercare un dialogo ed un accordo con la controparte,sopratutto se vi sono figli minori,farsi guidare da sentimenti di vendetta (anche se piú che comprensibili a volte) puó risultare molto dannoso e ritardare non poco le pratiche di divorzio.
suggerimento by Bostik:
Da non sottovalutare la possibilitá di divorziare in Repubblica Dominicana col famoso divorzio "Al vapor" dove due cittadini stranieri anche se non residenti possono divorziare in terra dominicana anche se presente una sola controparte all'udienza;chiaramente deve esserci accordo mutuo tra i coniugi.
Ampie informazioni si possono trovare sui forum : www.burocraziaconsolare.com e www.tuttostranieri.it.
In tema di divorzio “por justa causa”
Il nostro ordinamento, a differenza di quello cubano, non ammette il divorzio consensuale, giustificato cioè esclusivamente dalla richiesta concorde dei coniugi (divorcio por justa causa).
Nella pratica, il divorzio si atteggia in Italia soltanto come rimedio al fallimento coniugale, ed è quindi ammissibile solamente quando la comunione spirituale e materiale tra coniugi non può essere mantenuta o ricostruita (art. 1, L. 898/70).
L’accertamento di tale mancanza, però è ammissibile esclusivamente quando ricorra una delle cause indicate dall’art. 3 della legge in questione.
Tra queste, quella statisticamente e socialmente di gran lunga più importante è indubbiamente costituita dalla separazione giudiziale o consensuale omologata, mentre è irrilevante la separazione di fatto.
Alla luce di quanto detto, è di tutta evidenza il fatto che l’ordinamento cubano in materia non contempli la possibilità di una separazione personale dei coniugi, ossia di una cessazione legalmente sanzionata del loro obbligo di convivere come causa prodromica di ammissibilità dello scioglimento del matrimonio (divorzio).
L’ordinamento giuridico anzidetto, parrebbe anzi di fatto confermare, in sostanza, il carattere “disponibile” degli interessi in gioco, che riguardano cioè soltanto i singoli protagonisti - rectius : i coniugi - senza coinvolgere l’intera collettività, attesa l’importanza di carattere generale della struttura dei rapporti familiari.
Salvo comunque la possibilità di adire il giudice italiano applicando la legge dello Stato in cui la vita matrimoniale risulti prevalentemente localizzata (oppure se uno dei coniugi è cittadino italiano), cosa succede allora nel caso in cui i coniugi con diversa cittadinanza (italiana/cubana) in grado di autosostentarsi, dopo aver contratto matrimonio in Cuba e con una vita matrimoniale prevalentemente localizzata in Italia, in assenza di filiazione, decidono consensualmente di sciogliere il vincolo coniugale?
Nel caso in esame, in caso di scioglimento del matrimonio celebrato in Cuba, le Disposiciones Generales (sez. I, art. 372) del Proceso de Divorcio (cap. I) di cui a los Procesos Especiales, prevedono il c.d. “divorcio por justa causa”,
a cui si può fare ricorso indipendentemente dalla nazionalità dei coniugi (o se si tratti di matrimonio celebrato all’estero, se uno dei coniugi abbia cittadinanza cubana).
La formula delle disposizioni normative scritte che possono avere relazione con il caso in esame, risulta essere la seguente :
- La domanda di divorzio si presenterà per iscritto che (rispetterà) i requisiti stabiliti per quella (domanda) del processo ordinario, secondo l’art. 224.
Con al domanda si presenteranno i documenti giustificativi del matrimonio……(omissis) ……così come qualsiasi altro che sia di supporto alle pretese che si desumano. Nella domanda, l’attore proporrà per altro i mezzi provvisionali che siano da adottarsi in relazione alla……omissis……pensione alimentare per……(omissis)……l’altro coniuge……(art. 382).
- Ammessa la domanda, si citerà il convenuto affinchè questi si presenti e risponda nel termine di venti giorni, adeguandosi alle disposizioni del processo ordinario, ove le stesse risultino applicabili (art. 383).
- Riscontrata la domanda, il Tribunale conferirà efficacia a quanto (proposto) in ordine alla……(omissis)……pensione alimentare, se, al riguardo, vi sia l’accordo delle parti. Al contrario, segnalerà giorno e ora per la celebrazione di una comparizione al fine di trattare sui punti intorno ai quali vi sia disaccordo. Detta comparizione dovrà tenere luogo entro i sei giorni seguenti, con citazione delle parti, che potranno convenire personalmente o essere rappresentate dagli avvocati che abbiano designato. Il Tribunale cercherà di ottenere l’accordo delle parti sui punti che sono oggetto della comparizione, “y de no obtener este” in tutto o in parte, udirà le allegazioni che facciano al riguardo (art. 384).
- Il Tribunale, avuto riguardo al risultato (positivo) della comparizione di cui parla l’articolo precedente, deciderà mediante ordinanza in merito ai mezzi provvisionali, attenendosi a ciò che i coniugi abbiano deciso di comune accordo, o decidendo “en otro caso lo que proceda” (art. 385).
- Se la parte convenuta formulerà una domanda riconvenzionale, se ne fornirà copia all’attore affinchè risponda entro il termine di quattro giorni, con l’avviso che dovrà limitarsi solamente a ciò che sia oggetto della stessa (art. 389).
- Riscontrata la domanda, o scaduto il termine senza farlo, o decorso quello di quattro giorni al quale si riferisce l’articolo precedente, il Tribunale aprirà il processo a prova, quando i fatti articolati richiedano una dimostrazione successiva, salvo che entrambe le parti abbiano sollecitato che si decida definitivamente senza necessità dei mezzi di prova. In questo caso la causa sarà rimessa la Tribunale per la sentenza, che sarà dettata entro i cinque giorni seguenti (art. 390).
- Trascorso il periodo di prova previsto dall’articolo precedente e non avendo sollecitato nessuna delle parti la celebrazione di una udienza per la relazione orale della causa, la causa sarà rimessa al Tribunale per la sentenza, che dovrà emettere entro i cinque giorni seguenti. Quando, su istanza di parte, debba essere celebrato il processo, il Tribunale le convocherà (parti) ad una udienza entro i cinque giorni seguenti, e celebrata quella, emetterà la sentenza entro il termine stabilito nel paragrafo precedente (art. 391).
- A quanto non previsto espressamente in questa sezione, si applicheranno con carattere suppletivo le regole valide per il processo ordinario. Le questioni relative alla……omissis……pensione alimentare o qualsiasi altra simile che sorgano successivamente alla firma della sentenza che dichiari il divorzio, si ventileranno attraverso i mezzi che questa Legge segnala per gli incidenti…(art. 392).
Alla luce di quanto correttamente esposto dall’avvocato cubano, abbiamo visto come l’ordinamento in questione contempli la rinuncia agli alimenti, ove vi sia un accordo in tal senso da parte di coniugi in grado di autosostentarsi, salvo contestazione (della domanda) da parte del convenuto (art. 384).
Abbiamo appreso per altro che, in caso di assenza del coniuge con cittadinanza cubana, nessun mezzo di prova va prodotto (con la domanda) per attestarne la rinuncia agli alimenti, essendo sufficiente il solo possesso della procura conferita presso gli uffici consolari cubani, nota come “poder especial para divorzio”.
Sarebbe invece necessario allegare un "documento justificativo" come la dichiarazione (tradotta e legalizzata) dei redditi, in caso di opposizione della controparte.
Ma tale ultima ipotesi, si prospetterebbe solo in presenza della controparte cubana, configurando, per altro, una frattura (comunque sanabile) del mutuo consenso.
In effetti, a ben vedere, il regime della prova sembrerebbe essere meno intenso nell’ipotesi in cui si produca una procura speciale, assumendo detto strumento, formatosi al di fuori del processo, piena efficacia rispetto al compimento di atti diretti ad influire in particolare nella sfera del rappresentato, come nel caso di rinuncia agli alimenti da parte del coniuge cubano, salvo poi riprendere pieno vigore, allorché, in presenza di quest’ultimo nella dinamica processuale, sorga un eventuale dissenso tra le parti, e risulti necessaria l’allegazione nonchè l’esame di “documenti giustificativi” a supporto di eventuali pretese, nel rispetto del principio del contraddittorio tra le parti.
Una volta emessa la sentenza, la stessa deve poi essere legalizzata dalla Autorità cubana competente (Minrex), e, così come per qualsiasi altro documento proveniente dall’estero, tradotta ufficialmente in lingua italiana, con certificazione di conformità al testo straniero. Inoltre deve essere presentata nella versione integrale e legalizzata dall’Autorità Consolare italiana.
La sentenza straniera viene riconosciuta in Italia senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento, nel rispetto di certe condizioni (vedi artt. 64–65 L. 218/95) e fatte salve alcune eccezioni.
In passato le sentenze straniere erano delibate dalla Corte d’Appello, la quale stabiliva se queste potevano essere riconosciute nel nostro ordinamento.
La legge 218/95 ha ora attribuito questa competenza all’Ufficiale di Stato Civile, il quale deve pertanto verificare se tali provvedimenti abbiano o meno i requisiti per essere riconosciuti validi e quindi trascritti in Italia.
La sentenza straniera può essere presentata dall’interessato direttamente o tramite un procuratore munito di apposita delega, ovvero può essere trasmessa dall’Autorità Consolare all’Ufficiale di Stato Civile competente.
Tuttavia, nel caso in cui l’Ufficiale al quale viene presentato il provvedimento straniero per essere trascritto, ritenga che non sussistano i presupposti per la trascrizione, questi deve rivolgersi al Procuratore della Repubblica.
Lo stesso, se verifica che le condizioni sono rispettate, invita l’Ufficiale di Stato Civile a provvedere all’iscrizione; in caso contrario, comunica che non può essere data ottemperanza alla richiesta di riconoscimento automatico. L’Ufficiale ne dà a sua volta comunicazione alla parte interessata, la quale può chiedere alla Corte d’appello competente per territorio, l’accertamento dei requisiti ex art. 67 L. 218/95.
È bene comunque precisare che, stante i principi introdotti dall’art. 10 della Convenzione internazionale dell’Aia (recepiti con la L. 301/85), ciascuno Stato aderente alla Convenzione può rifiutare il riconoscimento della sentenza pronunziata dal giudice straniero se manifestamente incompatibile con il suo ordine pubblico ovvero se contraria ai principi fondamentali dell’ordinamento interno. Conformemente dispone anche l’art. 65 lett. "g" della L. n. 218/95 di riforma del diritto internazionale privato.
Nel caso in esame pertanto, e salvo complicazioni di varia natura (errori materiali, ecc.), si porrebbe, sostanzialmente, il problema della legittimità del riconoscimento della sentenza di divorzio pronunciata da un Tribunale cubano,
in assenza di una precedente pronuncia di separazione giudiziale tra i coniugi, non prevista dall’ordinamento nel quale la sentenza è emessa.
Orbene, tale ultima circostanza non appare affatto ostativa al riconoscimento in Italia della sentenza straniera de quo, in quanto, secondo la legge italiana, il principio di non contraddittorietà all’ordine pubblico della sentenza di divorzio di cui si chiede il riconoscimento, è limitato all’accertamento da parte del giudice cubano del venir meno della “comunione” di vita e di affetto fra i coniugi, seppure in presenza di presupposti diversi da quelli previsti dalla legge italiana.
Non vi è dubbio allora che, nel nostro caso, detto criterio possa ritenersi pienamente soddisfatto.
Tale essendo l’orientamento interpretativo indicato, si è in giurisprudenza di legittimità (Cassazione) infatti affermato, anche recentemente, che «la circostanza che il diritto straniero……non preveda che il divorzio possa essere pronunciato solo dopo che sia intervenuta la separazione personale tra i coniugi e che sia decorso adeguato periodo di tempo tale da consentire ai coniugi di ritornare sulla loro decisione, non costituisce ostacolo al riconoscimento della sentenza straniera, per quanto concerne il rispetto dell’ordine pubblico» (Cassazione civile, sez. I, 25 luglio 2006, n. 16978).
Si potrebbe addirittura ravvisare nel “divorcio por rebeldia” di cui parli, una lata affinità con il c.d. divorzio “sanzione”, inteso, nella fattispecie, come reazione "all’aliquid recusare" (negare il consenso) di un coniuge verso l’altro.
Rispetto al divorzio consensuale, quello “por rebeldia”, in assenza del consenso dell’altro coniuge, parrebbe configurare un regime di prova più intenso (si pensi ad es. alla assunzione della prova testimoniale), e comunque a garanzia del principio generale del contraddittorio.
Non è questione di poco conto, ove si consideri che affinché la sentenza straniera possa essere direttamente riconosciuta in Italia e produrre i suoi effetti di cosa giudicata, sono necessarie una serie di condizioni indicate nell’art. 64 della L. 218/1995.
In particolare, la sentenza straniera è riconosciuta in Italia senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento quando :
b) l’atto introduttivo del giudizio è stato portato a conoscenza del convenuto in conformità a quanto previsto dalla legge del luogo dove si è svolto il processo e non sono stati violati i diritti essenziali della difesa (il contraddittorio, come detto, deve pertanto risultare integro);
c) le parti devono essersi costituite in giudizio secondo la legge del luogo dove si è svolto il processo ovvero la contumacia è stata dichiarata in conformità a tale legge;
d) la sentenza deve essere passata in giudicato secondo la legge del luogo in cui è stata pronunziata;
e) la sentenza non deve essere contraria ad altra sentenza pronunziata da un giudice italiano passata in giudicato;
g) le disposizioni della sentenza non producono effetti contrari all’ordine pubblico.
Il “riconoscimento automatico” non comporta infatti l’indiscriminato accoglimento di qualsiasi provvedimento straniero, ma che il controllo dei requisiti avviene in un tempo successivo e comunque, eventualmente, qualora le condizioni lo richiedano.
Riguardo poi alla “struttura” del divorcio por rebeldia, mio malgrado, ho davvero pochi elementi a disposizione per offrirti una risposta esauriente.
Sono certo, però, che l’avvocato cubano non resterà insensibile alla tua gentile richiesta.
Per gli interessati nel processo in rebeldìa, viene regolato nella Legge di procedura Civile cubana dall'art. 437 all'art. 453
http://www.gacetaoficial.cu/1plpcal_l2_t5_htm.htm
Per ulteriori approfundimenti, consultare del Consiglio di Governo del Tribunale Supremo:
Acuerdo 559/ 1977
Acuerdo 234, Dictamen 8, de 19.05.78
Acuerdo 42 Dictamen 372 29 agosto 1996
Acuerdo 42, Dictamen 373, de 29 agosto 1996
Acuerdo 65, Dictamen 379 de 26 dicembre 1996
Acuerdo 117, de 29 marzo 1978
Acuerdo 330 Dictamen 109 de 5 agosto 1980
Acuerdo 436, Dictamen 11o, de 27 ottobre 1980
Acuerdo 34, de 11 marzo 1986
Acuerdo 41, Dictamen 374 de 29 agosto 1996
Acuerdo 84 Dictamen 145 de 6 julio 1982
Acuerdo 45 Dictamen 385 de 29 agosto 1996
Acuerdo 45, Dictamen 375, de 29 agosto 1996
Il diritto procesuale è il insime di norme giuridiche e principi che regolano la relazione fra l'organo giurisdizionale (tribunali, giudici) e le parte (attore e convenuto) che vengono rappresentate dal proprio avvocato nel processo.
Il diritto procesuale è una successione concatenata di compartimenti stagni con la finalità di dare un ordine e così poter sviluppare in processo.
E' una materia tecnica che per la sua compressione bisogna avere almeno un minimo di conoscenze legali. Come arma per far valere un diritto sostantivo, non basta la sua conoscenza, ma anche e sopratutto l'esperienza negli anni di esercizio professionale.
www.consulentecubano.it
http://www.studiolegalefrancescobasile. ... legale.htm
Nelle unioni coniugali tra italiani e cubani, qualora il matrimonio venga celebrato in uno dei due paesi e trascritto nell’altro, sarà necessario in caso di divorzio, che la relativa sentenza venga legalmente riconosciuta nell’altro stato. Fin quando ciò non avvenga le parti risulteranno ancora legalmente sposate con le conseguenze giuridiche derivanti.
Divorzio secondo la legislazione cubana
Divorzio per Giusta Causa con il consenso di entrambe le parti:
Per i processi di divorzio giudiziale ottenuti attraverso il consenso di entrambe le parti, occorre che ambedue i coniugi conferiscano procura a favore degli Avvocati della Consultorìa Jurìdica Internacional affinchè li rappresentino davanti al Tribunale competente, uno per la presentazione della domanda giudiziale e l’altro per esprimere il consenso al divorzio. Il Tribunale in questo caso emette sentenza prescindendo dalla presentazione di prove. Nel caso che esistano figli minorenni nati in costanza di matrimonio occorrerà che gli accordi dei coniugi in relazione alle misure riguardanti i figli siano presenti nella procura.
Divorzio per Giusta Causa senza consenso del convenuto:
Per questo tipo di processo è necessario notificare al convenuto la domanda di divorzio nella sua residenza, effettuata la notifica, nel caso in cui la parte convenuta non si costituisca entro il termine legale per opporsi alla domanda, il Tribunale dichiara la contumacia e continua il processo in sua assenza. In tale circostanza il Tribunale richiede la presentazione di prove testimoniali.
La sentenza di divorzio cubana affinché abbia valore in Italia e possa pertanto essere riconosciuta dal nostro ordinamento, deve essere dettata da un Tribunale di Giustizia Civile, deve contenere tutti i requisiti formali e sostanziali previsti dalla vigente legislazione italiana e deve essere emessa nel pieno rispetto dei diritti essenziali della difesa
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Preguntas frecuentes sobre tramites de divorcio en Cuba
Soy extranjero(a) o cubano(a) residente en el extranjero, contraje matrimonio en Cuba y necesito divorciarme.
¿Que tiempo de dura el proceso?
Me divorcie en Cuba y necesito obtener una certificación (ordinaria o literal) del divorcio. ¿Cómo obtenerla y cuánto sería su costo?
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Poder para divorcio (Poder especial de comparecencia)
Se deberá pagar el arancel consular estipulado para este servicio.
Dicho trámite es personal.
Re: DIVORZIO - in Italia e a Cuba
da goyle » 27/04/2010, 14:20
L'ordinamento italiano riguardo alla separazione ed ai divorzi,prevede che debbano trascorrere minimo 3 anni dall'udienza di seprazione legale prima di fare istanza di divorzio,chiaramente si parla di consensuale,in caso di "giudiziale" non si possono definire i tempi,sopratutto in caso di presenza di figli.Alcuni tribunali accettano che in caso di separazione consensuale,che i coniugi presentino direttamente domanda di separazione senza l'assistenza di un legale,direttamente in cancelleria del tribunale.Per il divorzio,invece,solo uno o due tribunali in tutta Italia accettano l'istanza di divorzio senza l'assistenza di un legale.Una volta che la sentenza sia passata in giudicato,ovvero dopo circa 5-6 mesi,si puó trascrivere presso il consolato cubano in Italia,previa legalizzazione in procura della Repubblica e tradotta in spagnolo.Dalla prima udienza di separazione al divorzio effettivo passano sempre circa 4 anni,4 anni e mezzo.
DOCUMENTI NECESSARI PER IL DIVORZIO IN ITALIA:
1 CERTIFICATO DI RESIDENZA
2 CERTIFICATO DI STATO FAMIGLIA
3 COPIA INTEGRALE DELL'ATTO DI MATRIMONIO
4 DICHIARAZIONI DEI REDDITI DEGLI ULTIMI 2 ANNI
da bostik » 17/10/2011, 21:54
Nuova alternativa ai tempi "biblici" del divorzio nel bel Paese,addirittura piú veloce che a Cuba o R.Dominicana,e vai sul sicuro perché la Romania é paese UE,quindi le sentenze sono trascritte automaticamente,basta solo aposillare e tradurre,e se il tribunale rumeno come da regolamento CE manda tutto al comune italiano,non c'é nemmeno bisogno di passare dal consolato italiano a Bucarest o allo sportello dell'anagrafe in Italia...!
http://www.corriere.it/cronache/11_otto ... b142.shtml
da mircocubano » 16/03/2013, 2:56
da Guajiro. » sab 16 mar 2013
ho estrapolato questo dalla Gaceta Oficial inerente il matrimonio e la comunione dei beni e in caso di divorzio.
TITULO I: DEL MATRIMONIO
CAPITULO II: DE LAS RELACIONES CONYUGALES
SECCIÓN SEGUNDA Del Régimen Económico del Matrimonio
ARTICULO 29.- El régimen económico del matrimonio será el de la comunidad de bienes que regula este Código.
SECCION QUINTA: De la Disolución y Liquidación de la Comunidad Matrimonial de Bienes
ARTICULO 38.- La comunidad matrimonial de bienes termina por la extinción del matrimonio. Los bienes comunes se dividirán por mitad entre los cónyuges, o, en caso de muerte, entre el sobreviviente y los herederos del fallecido.
CAPITULO III: DE LA EXTINCION DEL MATRIMONIO
SECCION CUARTA: Del Divorcio
ARTICULO 55.- El divorcio producirá, entre los cónyuges, los efectos siguientes:
1) la extinción del matrimonio existente entre ellos, a partir del día en que la sentencia ad-quiera firmeza;
2) la separación de los bienes de los cónyuges, previa liquidación de la comunidad matrimonial de bienes que se llevará a efecto conforme a las reglas establecidas en la SECCION Quinta del CAPITULO II del TITULO I, de este Código;
ARTICULO 56.- ]Si los cónyuges hubieren convivido por más de un año o procreado durante el matrimonio, el tribunal, al fallar el divorcio, concederá pensión a favor de uno de ellos en los casos siguientes:
2) al cónyuge que por causa de incapacidad, edad, enfermedad u otro impedimento insupe-rable esté imposibilitado de trabajar y, además, carezca de otros medios de subsistencia. En este caso la pensión se mantendrá mientras persista el impedimento.
questo è il link del "CÓDIGO DE LA FAMILIA "
http://www.gacetaoficial.cu/html/codigo ... ia.html#TP
da mircocubano » 20/03/2013, 9:38
SOBRE LA COMUNIDAD DE BIENES DEL MATRIMONIO:
En el caso de la Ley cubana (Código de Familia), que ordena todo lo referente al matrimonio, las personas que se casan en la Isla lo hacen sometidos a esa ley, en la cual no se contemplan acuerdos prematrimoniales para el régimen de propiedad durante la unión formalizada.
La Ley cubana en ese sentido es impositiva, no ofrece elección a ningún otro régimen económico para la constitución del matrimonio que no sea el de la “comunidad matrimonial de bienes”, es decir, todo matrimonio celebrado en la Isla presuntivamente esta sometido a esta condición.
CADA CONYUGE LLEGA AL ACTO CON SUS BIENES PROPRIOS, QUE NO INTEGRARAN EL PATRIMONIO MATRIMONIAL Y QUE POR LO TANTO NO SON DIVISIBLES EN CASO DE DIVORCIO, porque fueron adquiridos con fecha anterior.
TODO LO QUE SE ADQUIERA A PARTIR DE ESE MOMENTO SI INTEGRA EL RÉGIMEN DE “COMUNIDAD MATRIMONIAL DE BIENES”, sin importar cual sea el aporte que haya hecho cada cónyuge a su incremento, con la excepción de las donaciones personales, herencias adjudicadas o regalos de familiares y amigos separadamente, pero todos los frutos o dividendos provenientes del trabajo si pasaran a integrar ese caudal que posteriormente se liquidaría.
Corresponde a cada cónyuge probar lo que considera que se adquirió durante la unión conyugal, y en el caso de la practica judicial de los tribunales cubanos, se dificulta sobremanera para la parte cubana acreditar los bienes que adquirió el otro cónyuge en el exterior, así como los saldos de cuentas bancarias, entre otras cosas, por razones obvias.
http://www.cubalegalinfo.com