Source: http://patrimoniopubblico.it/site/d_NewsList.asp?CategoriaNews=123&stat=
Timestamp: 2019-09-20 16:31:55+00:00
Document Index: 63644274

Matched Legal Cases: ['art. 26', 'art. 1', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043', 'art. 2043']

La fattispecie prevista dal legislatore all'art. 26 della legge 11.2.1992 n. 157, che prevede l'istituzione, a cura di ogni regione, di un fondo per far fronte ai danni non altrimenti risarcibili arrecati alla produzione agricola e alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo dalla fauna selvatica, indipendentemente dalla terminologia utilizzata, dà luogo non a vero risarcimento danni bensì al ristoro di un pregiudizio economico subito dall'agricoltore tramite indennizzo, espressione di solidarietà civica per i danni causati da fauna selvatica e quindi da animali che soddisfano il godimento dell'intera collettività.
Lo stato è responsabile per i danni arrecati dalla fauna selvatica ma non è tenuto a coprire integralmente i danni arrecati dalla stessa
La circostanza che in Italia la fauna selvatica è ex lege classificata come patrimonio indisponibile dello Stato, ai sensi dell'art. 1 l. n. 157/1992, implica unicamente il fatto che lo Stato è responsabile per i danni arrecati dalla stessa, ma non anche che i risarcimenti debbano coprire integralmente le perdite subite dagli agricoltori.
Apprensione o abbattimento di fauna selvatica senza licenza di caccia: è configurabile il reato di furto aggravato ai danni del patrimonio indisponibile dello stato
Allorché l'apprensione o l'abbattimento della fauna selvatica avvenga ad opera di persona non munita di licenza di caccia, è configurabile il reato di furto aggravato di fauna ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato, realizzandosi in tal modo una vera e propria attività di bracconaggio, perché il soggetto privo di licenza agisce nella più assoluta incontrollabilità, come persona ignota alle pubbliche autorità e che pure esercita attività venatoria nelle condizioni più propizie per non essere controllato, donde la pericolosità del suo comportamento che si concreta in vere e proprie azioni furtive ai danni del patrimonio indisponibile dello Stato.
La riparazione per intrusione sul fondo di fauna selvatica non consiste in risarcimento per danno da fatto illecito, ma compensazione dell'interesse leso
Le domande volte alla riparazione del pregiudizio subito in conseguenza dell'intrusione sul fondo di fauna selvatica hanno generalmente ad oggetto non il risarcimento dell'integrale danno subito derivante da fatto illecito, ma l'erogazione di una compensazione dell'interesse leso, alla quale non si associa necessariamente un giudizio di disvalore nei confronti dell'ente tenuto al pagamento, e l'accertamento del relativo diritto pertanto da un lato prescinde dalla colpa e dall'altro può essere integrale ma comunque si attesta nei limiti di disponibilità del fondo allo scopo costituito e ciò a prescindere dalle singole regolamentazioni regionali.
Danni da fauna selvatica alle produzioni agricole: chi chiede il risarcimento integrale come accertato dalla provincia è in posizione di interesse legittimo
In tema di contributi risarcitori per i danni arrecati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole, mentre la posizione del privato che pretenda il rispetto della procedura di accertamento dei danni subiti e della proporzione tra entità del pregiudizio verificato e stanziamento erogato è di diritto soggettivo, perchè disciplinato da norme di relazione contenute nella legge, è invece di interesse legittimo quella del medesimo che chieda l'integrale risarcimento del danno come accertato dalla Provincia, perchè la norma che dispone il sacrificio economico costituisce un vincolo alla proprietà ed all'impresa per la tutela di interessi pubblici e dipende dall'ammontare dei fondi assegnati dalla Regione alla Provincia.
La regione è responsabile ai sensi dell'art. 2043 c.c. dei danni da fauna selvatica anche se delega alcune funzioni alle province
La Regione, anche in caso di delega di funzioni alle Province, è responsabile, ai sensi dell'art. 2043 c.c., dei danni provocati da animali selvatici a persone o a cose, il cui risarcimento non sia previsto da specifiche norme, a meno che la delega non attribuisca alle Province un'autonomia decisionale ed operativa sufficiente a consentire loro di svolgere l'attività in modo da poter efficientemente amministrare i rischi di danni a terzi e da poter adottare le misure normalmente idonee a prevenire, evitare o limitare tali danni.
Le regioni possono essere chiamate a rispondere dei danni provocati da fauna selvatica ex art. 2043 c.c.
Alle Regioni compete l'obbligo di predisporre tutte le misure idonee ad evitare che gli animali selvatici arrechino danni a persone o a cose e, pertanto, nell'ipotesi di danno provocato dalla fauna selvatica ed il cui risarcimento non sia previsto da apposite norme, la Regione può essere chiamata a rispondere in forza della disposizione generale contenuta nell'art. 2043 cod. civ.
Danni da fauna selvatica: la regione risponde se non dimostra di aver segnalato il pericolo all'ente proprietario della strada
E' legittima la rimozione del dirigente in caso di gestione venatoria irrispettosa della fauna
La regione risponde dei danni cagionati dalla fauna selvatica
Alle Regioni compete l'obbligo di predisporre tutte le misure idonee ad evitare che gli animali selvatici arrechino danni a persone o a cose e, pertanto, nell'ipotesi di danno provocato dalla fauna selvatica ed il cui risarcimento non sia previsto da apposite norme, la Regione può essere chiamata a rispondere in forza della disposizione generale contenuta nell'art. 2043 c.c..
Danno da attraversamento animali selvatici: chi è l'ente responsabile?
La responsabilità aquiliana per i danni provocati da animali selvatici alla circolazione dei veicoli deve essere imputata all'ente, sia esso Regione, Provincia, Ente Parco, Federazione o Associazione, ecc., a cui siano stati concretamente affidati, nel singolo caso, i poteri di amministrazione del territorio e di gestione della fauna ivi insediata, sia che i poteri di gestione derivino dalla legge, sia che derivino da delega o concessione di altro ente (nella specie della Regione). In quest'ultimo caso, sempre che sia conferita al gestore autonomia decisionale e operativa sufficiente a consentirgli di svolgere l'attività in modo da poter efficientemente amministrare i rischi di danni a terzi, inerenti all'esercizio dell'attività, e da poter adottare le misure normalmente idonee a prevenire, evitare o limitare tali danni.