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Timestamp: 2018-08-14 21:04:29+00:00
Document Index: 150804858

Matched Legal Cases: ['art. 146', 'art. 27', 'art. 146', 'art. 61', 'art. 32', 'art. 33', 'art. 181', 'art. 146', 'art. 181', 'art. 44', 'art. 167', 'art. 146']

Edificazione in zona sottoposta a vincolo idrogeologico
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Ufficio Tecnico 3/2008 - Maggioli Editore
Un cittadino ha realizzato un fabbricato in assenza di permesso di costruire in zona sottoposta a vincolo idrogeologico.
– l’art. 146, comma 10, lett. c) del d.P.R. 22 gennaio 2004, n. 42, prescrive che “non può essere rilasciata l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi”;
– l’art. 27, comma 2 del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, disciplina la materia relativa alla vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia e, in particolare, l’esecuzione di opere eseguite senza titolo su aree assoggettate a vincolo di inedificabilità;
– la zona su cui sorge il manufatto abusivo è classificata, nello strumento urbanistico comunale vigente, come zona E1 “Agricola” e che, sia prima che dopo la realizzazione dello stesso, esistevano tutte le condizioni per il rilascio del provvedimento concessorio.
Si chiede, qualora il Corpo Forestale dello Stato non intenda rilasciare il nulla osta idrogeologico, il dirigente dell’ufficio tecnico comunale può procedere, in sanatoria, al rilascio del permesso di costruire del fabbricato abusivo?
Se il fabbricato è stato realizzato (senza il relativo nulla-osta) in zona soggetta a vincolo idrogeologico, non è conferente il richiamo all’art. 146, comma 10, lett. c), d.lgs. 42/2004 in quanto tale articolo si riferisce esclusivamente al vincolo paesistico che è cosa diversa da quello idrogeologico (così come sono diverse le autorità competenti).
In relazione a quest’ultimo, sarebbe invece conferente il richiamo alle disposizioni del r.d. 30 dicembre 1923, n. 3267, “Riordinamento e riforma della legislazione in materia di boschi e di terreni montani”, nonché alle disposizioni in materia emanate dalla regione ai sensi dell’art. 61, comma 5, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, c.d. Codice dell’ambiente.
A quanto riferito, il manufatto sarebbe stato edificato in zona agricola sottoposta a vincolo idrogeologico. La questione deve essere esaminata sotto l’aspetto sia urbanistico sia vincolistico.
Sotto il profilo urbanistico, la disposizione cui si deve fare riferimento è costituita dall’art. 32, d.l. 30 settembre 2003, n. 269 (convertito in l. 24 novembre 2003, n. 326), che ha introdotto una nuova ipotesi di condono edilizio (il c.d. “terzo condono edilizio”), stabilendo quali siano le opere realizzate illecitamente suscettibili, a determinate condizioni, di ottenere la sanatoria alla data di entrata in vigore del decreto-legge surriferito.
Dalla lettura del combinato disposto di cui ai commi 26, lett. a) e 27, lett. d), sembrerebbe doversi concludere che l’articolo in esame escluda ogni possibilità di sanatoria per le opere realizzate su immobili soggetti a vincoli imposti sulla base di leggi statali e regionali a tutela di determinati interessi, tra i quali quelli idrogeologici (dello stesso tenore è altresì l’art. 33 della l. 47/1985, richiamato dal comma 27 d.l. 269/2003, il quale esclude la sanatoria in presenza di vincoli di inedificabilità preesistenti alla realizzazione delle opere), ammettendola soltanto per gli interventi edilizi di minore rilevanza elencati ai nn. 4, 5 e 6 dell’Allegato 1 (restauro, risanamento conservativo e manutenzione straordinaria), previo parere favorevole dell’autorità preposta alla tutela del vincolo. In tal senso, l’interpretazione risulta avallata dalla giurisprudenza (cfr., ex multis, Cass. pen., sez. III, 13 settembre 2005, n. 33297).
Ne consegue, nel caso di specie, l’impossibilità per tale via di ottenere la sanatoria per l’opera realizzata.
Ma anche qualora il fabbricato fosse stato realizzato in zona soggetta a vincolo paesistico, la questione non cambierebbe aspetto.
Non potrebbe giovare, infatti, ottenere, sotto l’aspetto paesaggistico, il c.d. “condono paesaggistico” ai sensi dell’art. 181, comma 1-quater, d.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni culturali e del paesaggio, ossia il positivo accertamento a posteriori da parte dell’autorità preposta alla gestione del vincolo, della compatibilità paesaggistica del manufatto realizzato in assenza dell’autorizzazione ex art. 146, d.lgs. 42/2004. Un favorevole riscontro della compatibilità, infatti, determinerebbe bensì l’estinzione del reato paesaggistico ex art. 181, d.lgs 42/2004, ma certamente non quella del reato urbanistico ex art. 44, comma 1, lett. c), d.P.R. 380/2001, con il conseguente obbligo di demolizione dell’opera abusiva. Alle stesse conclusioni deve pervenirsi anche in riferimento alla possibilità prevista all’art. 167, commi 4 e 5, d.lgs. 42/2004 (e fatta salva dall’art. 146, comma 12) di ottenere l’autorizzazione paesaggistica in sanatoria per la realizzazione di interventi edilizi minori.
In ragione di ciò, deve aderirsi alla tesi avanzata dalla giurisprudenza richiamata, secondo cui, pur in assenza di alcun collegamento formale tra le due normative edilizia e paesaggistica, i limiti previsti per il condono edilizio vanno estesi anche al condono c.d. paesaggistico.
Argomentando in tal senso, ne deriva l’assoluta impossibilità, oltre a quanto già rilevato in tema di vincolo idrogeologico, di ottenere in sanatoria sia l’autorizzazione paesaggistica che il permesso di costruire.