Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-terzo/titolo-iii/capo-iv/art267.html
Timestamp: 2019-02-17 19:34:06+00:00
Document Index: 111973003

Matched Legal Cases: ['art. 267', 'art. 295', 'art. 10', 'art. 268', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 267', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 268', 'art. 267', 'art. 268', 'art. 267', 'art. 267', 'art. 268', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 268', 'sentenza ', 'art. 13', 'art. 267', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 267', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 271', 'art. 268', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 271', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'sentenza ', 'art. 267', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 267', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 13', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 271', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 416', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 267', 'art. 13', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 196', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 266', 'sentenza ', 'art. 267', 'art. 267', 'sentenza ']

Art. 267 codice di procedura penale - Presupposti e forme del provvedimento - Brocardi.it
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Articolo 267 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 267 Codice di procedura penale
1. Il pubblico ministero richiede al giudice per le indagini preliminari l'autorizzazione a disporre le operazioni previste dall'articolo 266. L'autorizzazione è data con decreto motivato quando vi sono gravi indizi di reato e l'intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini (1) (2). Il decreto che autorizza l’intercettazione tra presenti mediante inserimento di captatore informatico su dispositivo elettronico portatile indica le ragioni che rendono necessaria tale modalità per lo svolgimento delle indagini; nonché, se si procede per delitti diversi da quelli di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, i luoghi e il tempo, anche indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l’attivazione del microfono. (6)
1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di reato si applica l'articolo 203 (3).
2. Nei casi di urgenza, quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il pubblico ministero dispone l'intercettazione con decreto motivato, che va comunicato immediatamente e comunque non oltre le ventiquattro ore al giudice indicato nel comma 1. Il giudice, entro quarantotto ore dal provvedimento, decide sulla convalida con decreto motivato. Se il decreto del pubblico ministero non viene convalidato nel termine stabilito, l'intercettazione non può essere proseguita e i risultati di essa non possono essere utilizzati[191].
2-bis. Nei casi di cui al comma 2, il pubblico ministero può disporre, con decreto motivato, l’intercettazione tra presenti mediante inserimento di captatore informatico su dispositivo elettronico portatile soltanto nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater. A tal fine indica, oltre a quanto previsto dal comma 1, secondo periodo, le ragioni di urgenza che rendono impossibile attendere il provvedimento del giudice. Il decreto è trasmesso al giudice che decide sulla convalida nei termini, con le modalità e gli effetti indicati al comma 2. (7)
4. Il pubblico ministero procede alle operazioni personalmente ovvero avvalendosi di un ufficiale di polizia giudiziaria. L’ufficiale di polizia giudiziaria provvede a norma dell’articolo 268, comma 2-bis, informando preventivamente il pubblico ministero con annotazione sui contenuti delle comunicazioni e conversazioni. (5)
5. In apposito registro riservato tenuto nell'ufficio del pubblico ministero sono annotati, secondo un ordine cronologico, i decreti che dispongono, autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni e, per ciascuna intercettazione, l'inizio e il termine delle operazioni (4).
(1) Deve intendersi per assolutamente indispensabile per la prosecuzione delle indagini anche l'intercettazione necessaria, in forza dell'art. 295, commi 3 e 3 bis, al fine di agevolare le ricerche del latitante.
(2) La giurisprudenza esclude la necessità di estendere l'acquisizione dei tabulati attestanti il flusso del traffico telefonico relativo ad una certa utenza le garanzie dettate in tema di intercettazioni telefoniche.
(3) Tale comma è stato inserito dall'art. 10 della l. 1 marzo 2001, n. 63.
(4) Tal intercettazioni sono destinate poi ad essere depositate a disposizione delle parti ex art. 268, comma 4.
(5) Comma modificato dall'art. 2, D.Lgs. 29/12/2017, n. 216 con decorrenza dal 26/01/2018 ed applicazione alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 marzo 2019.
(6) Comma modificato dall'art. 4, D.Lgs. 29/12/2017, n. 216 con decorrenza dal 26/01/2018 ed applicazione alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 marzo 2019.
(7) Comma inserito dall'art. 4, D.Lgs. 29/12/2017, n. 216 con decorrenza dal 26/01/2018 ed applicazione alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il 31 marzo 2019.
Massime relative all'art. 267 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 1407/2017
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 1407 del 12 gennaio 2017)
Cass. pen. n. 42763/2015
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 42763 del 23 ottobre 2015)
Cass. pen. n. 39766/2014
In tema di autorizzazione all'effettuazione di intercettazioni telefoniche, le informazioni confidenziali acquisite dagli organi di polizia giudiziaria determinano l'inutilizzabilità delle intercettazioni, ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 267, comma 1-bis e 203, comma 1-bis, cod. proc. pen., soltanto quando esse abbiano costituito l'unico elemento oggetto di valutazione ai fini degli indizi di reità; il divieto di utilizzo della fonte confidenziale, tuttavia, non è esteso anche ai dati utili per individuare i soggetti da intercettare, sempre che risulti l'elemento obiettivo dell'esistenza del reato e sia indicato il collegamento tra l'indagine in corso e la persona da sottoporre a captazione.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 39766 del 25 settembre 2014)
Cass. pen. n. 12458/2014
In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, è legittima l'autorizzazione conferita dal Gip a fronte della sola richiesta di convalida del decreto, emesso in via d'urgenza, dal Pubblico Ministero, allorquando tale istanza, riferendosi ad una situazione non destinata ad esaurirsi nel ristretto contesto temporale oggetto del decreto d'urgenza, contiene implicitamente anche la richiesta di procedere alle captazioni.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 12458 del 17 marzo 2014)
Cass. pen. n. 8076/2014
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8076 del 20 febbraio 2014)
Cass. pen. n. 8739/2013
In tema di intercettazioni telefoniche, in assenza di autorizzazione della Camera di appartenenza, non può escludersi l'utilizzabilità nei confronti del terzo delle conversazioni captate sull'utenza nella sua disponibilità cui abbia preso parte casualmente un parlamentare, anche dopo che quest'ultimo sia stato identificato come interlocutore del soggetto intercettato, salvo che si accerti che le stesse erano finalizzate ad intercettare indirettamente il parlamentare.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 8739 del 22 febbraio 2013)
Cass. pen. n. 1258/2013
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 1258 del 10 gennaio 2013)
Cass. pen. n. 1217/2009
L'omessa attestazione nel provvedimento dell'orario di deposito del decreto di intercettazione emesso d'urgenza dal pubblico ministero, nonchè la mancanza di analoga attestazione nel provvedimento di convalida del G.i.p., non impediscono l'utilizzazione dei risultati delle operazioni di intercettazione, non trattandosi di adempimenti prescritti dalla legge a pena d'inutilizzabilità.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1217 del 14 gennaio 2009)
Cass. pen. n. 46056/2008
In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, è legittima la motivazione "per relationem" dei decreti autorizzativi quando in essi il giudice faccia richiamo alle richieste del P.M. ed alle relazioni di servizio della polizia giudiziaria, ponendo così in evidenza, per il fatto d'averle prese in esame e fatte proprie, l'"iter" cognitivo e valutativo seguito per giustificare l'adozione del particolare mezzo di ricerca della prova. (Principio affermato, nella specie, relativamente ad intercettazioni disposte nell'ambito d'indagini sulla criminalità organizzata, per cui era richiesta la sola presenza di "sufficienti indizi di reato", ai sensi dell'art. 13 del D.L. n. 152 del 1991, conv. con modif. in L. n. 203 del 1991).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 46056 del 12 dicembre 2008)
Cass. pen. n. 45700/2008
In tema di intercettazioni di comunicazioni e conversazioni telefoniche, nella nozione di urgenza, come requisito di legittimità del decreto emesso dal P.M., rientrano, di norma, anche le "eccezionali ragioni di urgenza" richieste dalla legge per l'utilizzazione di impianti diversi da quelli in dotazione alla procura della Repubblica, con la conseguenza che la motivazione sul primo requisito dà al contempo conto anche della sussistenza del secondo, e che la convalida del decreto d'intercettazione preclude ogni questione circa i requisiti per il ricorso agli impianti esterni.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 45700 del 10 dicembre 2008)
Cass. pen. n. 37699/2008
In tema di intercettazioni di comunicazioni e conversazioni telefoniche, nella nozione di urgenza, quale requisito di legittimità del decreto del P.M., rientrano, di norma, anche le "eccezionali ragioni di urgenza" richieste per l'utilizzazione di impianti diversi da quelli in dotazione alla procura della Repubblica, sicchè la motivazione sul primo requisito dà conto anche della sussistenza del secondo, e la convalida del decreto d'intercettazione preclude ogni questione circa i requisiti per il ricorso agli impianti esterni.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 37699 del 3 ottobre 2008)
Cass. pen. n. 35043/2007
In tema di inutilizzabilità dei risultati di intercettazioni telefoniche disposte in altri procedimenti ed acquisite al procedimento in corso è onere della parte produrre al giudice gli elementi dai quali si desume l'eccepita inutilizzabilità. (Nella specie la Corte ha ritenuto fosse onere del ricorrente, che lamentava la mancata acquisizione del decreto di autorizzazione delle intercettazioni provenienti da altro procedimento, esibirlo ai fini della verifica circa la dedotta illegittimità dell'atto).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 35043 del 18 settembre 2007)
Cass. pen. n. 26500/2007
In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, la tardività del provvedimento giudiziale di convalida del decreto, con cui il pubblico ministero dispone nei casi di urgenza l'intercettazione, rende inutilizzabili soltanto i risultati delle operazioni già compiute e non anche i risultati delle operazioni intercettative successive.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 26500 del 9 luglio 2007)
Cass. pen. n. 42178/2006
Presupposti della intercettazione sono la sua indispensabilità ai fini delle indagini e la sussistenza dei gravi indizi di reato. Tale secondo requisito va inteso non in senso probatorio (ossia come valutazione del fondamento dell'accusa), ma come vaglio di particolare serietà delle ipotesi delittuose configurate, che non devono risultare meramente ipotetiche, richiedendosi una ricognizione sommaria degli elementi dai quali sia dato desumere la probabilità dell'avvenuta consumazione di un reato e non un'esposizione analitica, né tanto meno l'evidenziazione di un esame critico degli stessi.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 42178 del 21 dicembre 2006)
Cass. pen. n. 31221/2006
Il decreto di intercettazione di conversazioni o comunicazioni, emesso in via di urgenza dal pubblico ministero, non è affetto da nullità, e meno ancora può dirsi inesistente, se manca della sottoscrizione dell'ausiliario attestante il deposito presso la segreteria, sempre che risulti da altri elementi del pari fidefacenti, e quindi anche dalle formalità di ricezione presso l'ente gestore dei servizi di telefonia, il momento in cui esso ha assunto rilevanza esterna.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 31221 del 21 settembre 2006)
Cass. pen. n. 1848/2006
I gravi «indizi di reato» (e non di reità) che, ai sensi dell'articolo 267 c.p.p., costituiscono presupposto per il ricorso alle intercettazioni di conversazioni o di comunicazioni, attengono all'esistenza dell'illecito penale e non alla colpevolezza di un determinato soggetto, sicchè per procedere legittimamente ad intercettazione non è necessario che tali indizi siano a carico di persona individuata o del soggetto le cui comunicazioni debbano essere captate a fine di indagine.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 1848 del 18 gennaio 2006)
Cass. civ. n. 32469/2005
I «casi di urgenza» che abilitano il pubblico ministero ad emettere il decreto di intercettazione di conversazione o comunicazioni a norma dell'art. 267, comma 2, c.p.p. comprendono, di norma, le «eccezionali ragioni di urgenza» che legittimano, ai sensi dell'art. 268, comma 3, c.p.p., l'esecuzione delle operazioni mediante impianti in dotazione della polizia giudiziaria, qualora siano insufficienti o inidonei quelli installati presso la procura della Repubblica. Ne consegue che, in primo luogo, la motivazione circa la sussistenza dell'urgenza ex art. 267, comma 2, vale anche ai fini di cui all'art. 268, comma 3, c.p.p., ove le ragioni addotte a sostegno della ritenuta necessità di attivare immediatamente le operazioni di intercettazione appaiono incompatibili sia con la normale procedura di richiesta dell'autorizzazione, come previsto in via ordinaria dall'art. 267, comma 1, c.p.p., sia con l'attesa del realizzarsi di una condizione di sufficienza o idoneità degli impianti installati presso la procura della Repubblica; in secondo luogo, ove il decreto emesso dal pubblico ministero sia convalidato dal giudice, non può più farsi questione circa la sussistenza o meno dei requisiti dell'urgenza tanto ai fini di cui all'art. 267, comma 2, quanto a quelli di cui all'art. 268, comma 3, c.p.p. (Mass. redaz.).
(Cassazione civile, Sez. VI, sentenza n. 32469 del 25 agosto 2005)
Cass. pen. n. 31391/2005
In tema di inutilizzabilità, il fatto che questa sia rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento non significa che, qualora essa venga denunciata in sede di legittimità, la Corte di cassazione possa rilevarla senza che sia stato specificamente indicato l'atto che ne sarebbe affetto e che il medesimo sia contenuto nel fascicolo trasmesso alla detta Corte (ovvero ne sia possibile l'acquisizione). (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 31391 del 19 agosto 2005)
Cass. pen. n. 21999/2005
Il vizio della motivazione del provvedimento del pubblico ministero che dispone l'esecuzione delle operazioni di intercettazioni telefoniche ed ambientali mediante apparati diversi da quelli esistenti presso l'ufficio della procura della Repubblica, non rientra fra quelli assoluti ed insanabili, ma tra quelli a regime intermedio, sicché non può essere dedotto per la prima volta in sede di legittimità ove esso non sia stato denunciato nei motivi di appello. (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 21999 del 10 giugno 2005)
Cass. pen. n. 10881/2005
In tema di presupposti sulla cui base può essere adottato il provvedimento autorizzatorio delle intercettazioni, benché l'articolo 267, comma 1, del c.p.p. individui, tra questi, quello dei «gravi indizi di reato» (o dei «sufficienti indizi», allorché si verta in ipotesi di reati di criminalità organizzata: articolo 13 del decreto legge 13 maggio 1991 n. 152, convertito dalla legge 12 luglio 1991 n. 203), è escluso che a quel presupposto possa essere attribuito un connotato di tipo «probatorio» in chiave di prognosi, seppure indiziaria, di colpevolezza, posto che ciò che è dirimente è l'esistenza (in chiave altamente probabilistica o, nel caso dei reati di criminalità organizzata, nel più ristretto ambito della sufficienza indiziaria) di un «fatto storico» integrante una determinata ipotesi di reato, il cui accertamento imponga l'adozione del mezzo di ricerca della prova, da circoscrivere di particolari garanzie in ragione della peculiare invasività del mezzo rispetto all'area dei valori presidiati dall'articolo della Costituzione. Da ciò deriva che il legislatore, mirando a prevenire qualsiasi uso non necessario di uno strumento tanto insidioso per la sfera della libertà e segretezza delle comunicazioni, espressamente prescrive soltanto un controllo penetrante circa l'esistenza delle esigenze investigative e la finalizzazione delle intercettazioni al relativo soddisfacimento; senza, quindi, alcun riferimento alla delibazione, nel merito, di una ipotesi accusatoria, che può ancora non avere trovato una sua consistenza. In una tale prospettiva, la motivazione del decreto non deve esprimere una valutazione sulla fondatezza dell'accusa, ma solo un vaglio di effettiva serietà del progetto investigativo, conseguendone che la principale funzione di garanzia della motivazione del decreto risiede nell'individuazione della specifica vicenda criminosa cui l'autorizzazione si riferisce, in modo da prevenire il rischio di autorizzazione in bianco.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 10881 del 18 marzo 2005)
Cass. pen. n. 2563/2005
I «casi di urgenza» che, ai sensi dell'art. 267, comma 2, c.p.p., abilitano il pubblico ministero a disporre l'effettuazione di operazioni di intercettazione di comunicazione, comprendono, di norma, anche le «eccezionali ragioni di urgenza» che, secondo quanto previsto dall'art. 268, comma 3, c.p.p., legittimano l'utilizzazione di impianti diversi da quelli installati presso la procura della Repubblica, di tal che la motivazione circa il requisito dell'urgenza previsto dalla prima delle citate disposizioni normative assorbe quella richiesta dalla seconda. (Mass. redaz.).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 2563 del 27 gennaio 2005)
Cass. pen. n. 1625/2003
In materia di intercettazioni telefoniche e ambientali disposte nell'ambito di procedimenti riguardanti delitti di criminalità organizzata, la motivazione del decreto autorizzativo del Gip in ordine al presupposto dei «sufficienti indizi di reato», previsto dall'art. 13 della L. 12 luglio 1991 n. 203 — che ha innovato sul punto l'originaria disciplina contenuta nell'art. 267 c.p.p. — deve contenere la sintetica illustrazione degli elementi essenziali di indagine, sì da consentire alle parti e al giudice del riesame di stabilire la ritualità del provvedimento adottato, e può legittimamente recepire, previo adeguato vaglio critico, le risultanze delle informative redatte dalla polizia giudiziaria.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1625 del 15 gennaio 2003)
Cass. pen. n. 40790/2002
Il decreto con cui il pubblico ministero dispone l'intercettazione di comunicazioni tra presenti non deve contenere l'indicazione dei soggetti che interverranno nella fase esecutiva dell'attività intercettativa, in quanto la legge non impone tale specificazione, ma richiede solo l'indicazione delle modalità e della durata delle operazioni.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 40790 del 4 dicembre 2002)
Cass. pen. n. 32667/2002
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 32667 del 1 ottobre 2002)
Cass. pen. n. 30082/2002
È utilizzabile, anche senza che vi sia stato provvedimento dell'autorità giudiziaria, il contenuto di colloqui privati registrati su nastro magnetico da uno degli interlocutori, a nulla rilevando né che la registrazione sia stata da lui effettuata su richiesta della polizia giudiziaria, né che egli stesso agisca utilizzando materiale da questa fornito ovvero addirittura appartenga alla polizia giudiziaria, sempre che il partecipante si limiti solo a registrare la conversazione, senza utilizzare apparecchi mediante i quali terzi estranei e, in particolare, la polizia possano captarne il contenuto durante il suo svolgimento e procedere all'ascolto diretto, perché in tal caso sussisterebbe una vera e propria intromissione nella sfera di segretezza e libertà delle comunicazioni costituzionalmente presidiata e si realizzerebbe indirettamente una intercettazione ambientale senza la previa autorizzazione dell'autorità giudiziaria.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 30082 del 27 agosto 2002)
Cass. pen. n. 42792/2001
In tema di intercettazione di comunicazioni o conversazioni, il decreto del Gip di proroga della durata delle operazioni non comporta, di per sé, il venir meno delle condizioni legittimanti il ricorso ad apparati diversi da quelli esistenti presso la procura della Repubblica, e pertanto non è necessaria, neanche nelle ipotesi in cui l'attività di captazione sia effettuata mediante impianti di pubblico servizio o in dotazione alla polizia giudiziaria, l'adozione, da parte del P.M., di un ulteriore provvedimento esecutivo delle operazioni medesime, che si limiterebbe solo a confermare quanto già precedentemente disposto in ordine alle modalità spazio-temporali dell'intercettazione e, in particolare, all'impiego di apparecchiature alternative.
In tema di intercettazione di comunicazioni tra presenti, è legittima la motivazione per relationem del decreto del pubblico ministero che disponga lo svolgimento delle operazioni di captazione mediante impianti in dotazione della polizia giudiziaria, allorché: 1) il provvedimento a tal fine richiamato (nella specie il decreto autorizzativo del ricorso al mezzo di ricerca della prova emesso dal giudice per le indagini preliminari) contenga idonea giustificazione della sussistenza di eccezionali ragioni di urgenza e dell'insufficienza o inidoneità degli apparati installati presso l'ufficio di procura; 2) abbia natura di atto del medesimo procedimento; 3) sia, se non allegato o trascritto nel provvedimento da motivare, conosciuto dall'interessato ovvero a lui ostensibile quanto meno al momento - giudizio di riesame - in cui si rende attuale l'esercizio della facoltà di valutazione, di critica ed eventualmente di gravame, con conseguente controllo dell'organo dell'impugnazione.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 42792 del 28 novembre 2001)
Cass. pen. n. 34400/2001
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 34400 del 21 settembre 2001)
Cass. pen. n. 29628/2001
In tema di intercettazioni di conversazioni telefoniche, il decreto di convalida emesso dal Gip a seguito del provvedimento urgente adottato dal P.M., deve essere trasmesso al tribunale del riesame al fine di consentire, anche al soggetto interessato, il controllo sulla legalità delle intercettazioni effettuate. La mancata trasmissione del detto provvedimento, ancorché la sua esistenza possa essere desunta indirettamente, determina l'inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni, senza che ciò dia anche luogo all'automatica inefficacia della misura cautelare in atto.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 29628 del 24 luglio 2001)
Cass. pen. n. 28293/2001
In tema di intercettazioni telefoniche, qualora il Gip provveda tardivamente alla convalida del decreto adottato in via d'urgenza da parte del P.M. ai sensi dell'art. 267, comma 2, c.p.p., la stessa convalida può configurarsi come «autorizzazione» per le successive operazioni di intercettazione, purché abbia i requisiti di forma e di sostanza previsti dal primo comma dell'art. 267 c.p.p., ferma restando l'inutilizzabilità delle intercettazioni eseguite prima che intervenisse la convalida.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 28293 del 12 luglio 2001)
Cass. pen. n. 6015/2001
Sono utilizzabili i risultati delle intercettazioni disposte con decreto di urgenza del P.M., una volta che ne sia intervenuta la convalida da parte del Gip, poiché questa preclude qualunque discussione sulla sussistenza del requisito dell'urgenza, rimessa, peraltro, alla discrezionale valutazione dell'organo procedente.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6015 del 25 giugno 2001)
Cass. pen. n. 19675/2001
In tema di intercettazione telefonica, la modifica del numero telefonico dell'utenza originariamente sottoposta ad intercettazione non rende illegittime ed inutilizzabili le intercettazioni effettuate dopo tale modifica, giacché il decreto di autorizzazione riguarda un numero identificativo della stessa utenza e solo l'intercettazione eseguita su una linea telefonica diversa rispetto a quella autorizzata rende inutilizzabile l'esito delle intercettazioni. (Fattispecie in cui l'utenza telefonica, alla quale era stato modificato il numero, ha continuato ad essere in uso delle stesse persone).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 19675 del 15 maggio 2001)
Cass. pen. n. 17832/2001
È legittimo e non abbisognevole di convalida il provvedimento con il quale il pubblico ministero, perdurando la validità del decreto con il quale il giudice abbia ritualmente autorizzato l'intercettazione di comunicazioni effettuate da taluno mediante un apparecchio telefonico mobile, disponga la prosecuzione delle operazioni su apparecchio contrassegnato da un numero di scheda telefonica diverso da quello originariamente indicato nel summenzionato decreto ma comunque sempre in uso al medesimo oggetto.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 17832 del 3 maggio 2001)
Cass. pen. n. 7671/2001
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 7671 del 23 febbraio 2001)
Cass. pen. n. 17/2000
La mancanza di motivazione dei decreti che autorizzano o prorogano le operazioni di intercettazioni telefoniche o tra presenti, di quelli che convalidano i decreti emessi in caso d'urgenza dal pubblico ministero, nonché di questi ultimi, comporta l'inutilizzabilità dei risultati delle operazioni captative. Nell'occasione, la S.C. ha avuto modo di precisare che si ha mancanza della motivazione non solo quando l'apparato giustificativo manchi in senso fisico-testuale, ma anche quando la motivazione sia apparente, semplicemente ripetitiva della formula normativa, del tutto incongrua rispetto al provvedimento che dovrebbe giustificare; mentre si ha difetto della motivazione - emendabile dal giudice cui la doglianza venga prospettata, sia esso il giudice del merito che deve utilizzare i risultati delle intercettazioni, sia esso quello dell'impugnazione nella fase di merito o in quella di legittimità - allorché quest'ultima sia incompleta, insufficiente, non perfettamente adeguata, affetta da vizi che non negano, né compromettono la giustificazione, ma la rendono non puntuale.
La motivazione per relationem di un provvedimento giudiziale è da considerare legittima quando: 1) faccia riferimento, recettizio o di semplice rinvio, a un legittimo atto del procedimento, la cui motivazione risulti congrua rispetto all'esigenza di giustificazione propria del provvedimento di destinazione; 2) fornisca la dimostrazione che il giudice ha preso cognizione del contenuto sostanziale delle ragioni del provvedimento di riferimento e le abbia meditate e ritenute coerenti con la sua decisione; 3) l'atto di riferimento, quando non venga allegato o trascritto nel provvedimento da motivare, sia conosciuto dall'interessato o almeno ostensibile, quanto meno al momento in cui si renda attuale l'esercizio della facoltà di valutazione, di critica ed, eventualmente, di gravame e, conseguentemente, di controllo dell'organo della valutazione o dell'impugnazione. (Fattispecie concernente provvedimenti di autorizzazione all'intercettazione di conversazioni e di proroga delle originarie autorizzazioni, in relazione ai quali la S.C. ha affermato che, ai fini dell'assolvimento dell'obbligo di motivazione, è sufficiente che dalla lettura del provvedimento si possa dedurre l'iter cognitivo e valutativo seguito dal giudice e se ne possano conoscere i risultati, che devono essere conformi alle prescrizioni di legge con la precisazione ulteriore, per i provvedimenti di proroga, che essi possono scontare un minore impegno motivazionale quanto ai presupposti, se accertati come ancora sussistenti, ma devono ugualmente dar conto della ragione di persistenza dell'esigenza captativa).
Poiché il ricorso a intercettazioni telefoniche nel corso di indagini relative a delitti di criminalità organizzata è consentito in presenza di sufficienti indizi di reato (e non di colpevolezza) e quando le stesse risultino «necessarie» (e non «indispensabili») per il proseguimento delle indagini, in ipotesi di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti sono da ritenere idonee a integrare il requisito della sufficienza degli indizi di reato le informazioni legittimamente acquisite dagli organi di polizia giudiziaria, riferite al P.M. e da questo poste a fondamento della richiesta di autorizzazione alle intercettazioni.
(Cassazione penale, Sez. Unite, sentenza n. 17 del 21 settembre 2000)
Cass. pen. n. 8860/2000
La normativa in materia di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, nel richiedere come presupposto per il ricorso a questo mezzo di ricerca della prova l'esistenza di «gravi indizi di reato», non postula affatto che questi ultimi siano a carico esclusivo dei soggetti le cui conversazioni o comunicazioni debbono essere, a fine di indagine, intercettate.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8860 del 8 agosto 2000)
Cass. pen. n. 795/2000
In caso di provvedimento applicativo di misura cautelare personale basato sul risultato di intercettazioni telefoniche o ambientali, avverso il quale sia stata esperita la procedura di riesame conclusasi con la conferma di detto provvedimento, non è deducibile per la prima volta, in sede di ricorso per cassazione proposto avverso la decisione del Tribunale del riesame, l'inutilizzabilità delle suddette intercettazioni, quando si voglia farla derivare da un asserito difetto di motivazione del decreto di autorizzazione, precedentemente mai denunciato.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 795 del 29 marzo 2000)
Cass. pen. n. 1106/2000
Il giudice per le indagini preliminari ben può utilizzare e porre a base dell'ordinanza di adozione della misura della custodia cautelare in carcere le intercettazioni telefoniche anche se contenute in «brogliacci» ovvero se riportate in forma riassuntiva, pur se non trascritte, purché siano state rispettate le norme processuali in ordine alle autorizzazioni e alle modalità d'esecuzione delle intercettazioni, essendo la sanzione di inutilizzabilità, prevista dall'art. 271 c.p.p., da considerare riservata alle ipotesi tassativamente indicate, riguardanti l'osservanza delle disposizioni previste degli artt. 267 e 268, primo e terzo comma: tra esse, quindi, non rientra quella della mancata trascrizione nella fase delle indagini preliminari, trascrizione che deve, invece, sussistere nella fase dibattimentale, ai sensi dell'art. 268, settimo comma.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1106 del 27 marzo 2000)
Cass. pen. n. 776/2000
In tema di motivazione di decreti autorizzativi di attività di intercettazione, non essendo necessaria un'analitica esposizione degli elementi dai quali è dato desumere la probabilità della avvenuta consumazione di un reato, è consentito che detta motivazione (che ben può richiamare atti contenuti nella richiesta del P.M. o che siano comunque nella disponibilità delle parti) si esaurisca nella sommaria esposizione di tali elementi. Peraltro, un eventuale difetto di motivazione, potendo essere sanato dall'integrazione, effettuata secondo le regole generali, dal giudice dell'impugnazione cautelare, non dà luogo a nullità né ad inutilizzabilità.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 776 del 9 marzo 2000)
Cass. pen. n. 287/2000
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 287 del 7 marzo 2000)
In materia di intercettazione di comunicazioni, nessuna norma dispone, tanto meno a pena di nullità (o di inutilizzabilità), che le operazioni debbano avere inizio nel giorno prefissato dal P.M. Quel che importa è - per intuitive ragioni di necessario contenimento temporale della invasione della sfera privata - che sia rispettato l'arco di tempo, normalmente espresso in giorni, entro il quale le operazioni si debbono svolgere.
Cass. pen. n. 2780/1999
In tema di intercettazioni, l'obbligo di motivazione del provvedimento di autorizzazione o proroga non può ritenersi correttamente adempiuto dal giudice attraverso il semplice riferimento alla richiesta del P.M.; tuttavia, in presenza di una richiesta, proveniente dall'organo di accusa, che appaia esaustiva ed ampiamente argomentata, non incorre nel vizio di motivazione il provvedimento del giudice che ne recepisce il contenuto, facendo emergere che esso è stato criticamente valutato ed assimilato.
(Cassazione penale, Sez. III, sentenza n. 2780 del 13 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 4057/1999
In tema di decreti autorizzativi di intercettazioni (telefoniche od ambientali) la motivazione può essere la minima necessaria a chiarire le ragioni del provvedimento, in ordine alla indispensabilità del mezzo probatorio richiesto, ai fini della prosecuzione delle indagini, ed alla sussistenza dei gravi indizi di reato. Tuttavia, il giudice non deve limitarsi ad espressioni che costituiscano perifrasi del contenuto delle norme che disciplinano l'assunzione del mezzo probatorio, né deve limitarsi a recepire le richieste degli organi investigativi se non a seguito di autonoma valutazione. Inoltre, nel caso di ripetitività di decreti autorizzativi che abbiano come presupposto la sussistenza di gravi indizi di un reato, il giudice può richiamare per relationem la motivazione di altro proprio precedente decreto, emesso per lo stesso reato e nello stesso procedimento, trattandosi di situazioni concrete già valutate e di argomentazioni già esposte.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 4057 del 6 ottobre 1999)
Cass. pen. n. 9428/1999
I gravi indizi che, ai sensi dell'art. 267, comma 1, c.p.p. costituiscono presupposto per il ricorso alle intercettazioni, attengono all'esistenza del reato e non alla colpevolezza di un determinato soggetto; per procedere ad intercettazione non è pertanto necessario che i detti indizi siano a carico dei soggetti le cui comunicazioni debbano essere, a fine di indagine, intercettate.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 9428 del 22 luglio 1999)
Cass. pen. n. 8645/1999
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 8645 del 7 luglio 1999)
Cass. pen. n. 2505/1999
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2505 del 17 giugno 1999)
Cass. pen. n. 3323/1999
La proroga tardiva dell'autorizzazione ad intercettare conversazioni non può valere a legittimare ex post la mancanza di autorizzazione e a consentire l'utilizzazione delle intercettazioni svoltesi medio tempore, ma ha soltanto efficacia per il futuro, alla stregua di nuova autorizzazione. (Fattispecie concernente l'emissione di provvedimento coercitivo basato su indizi ricavati anche dal contenuto di intercettazioni svoltesi in periodo di carenza di autorizzazione; in relazione ad essa, la S.C. ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al giudice di merito per la valutazione di persistenza, in relazione al residuo materiale di indagine, della gravità indiziaria).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3323 del 15 giugno 1999)
Cass. pen. n. 5992/1999
In tema di intercettazioni le eccezionali ragioni d'urgenza, che facultano il pubblico ministero a disporre il compimento delle operazioni con impianti diversi da quelli installati nella procura della Repubblica e risultati insufficienti o inidonei, non sono assimilabili all'urgenza di cui all'art. 267 comma 2 c.p.p. — quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini — di guisa che, in mancanza di motivazione, trova applicazione il divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni ai sensi dell'art. 271 comma 1 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 5992 del 12 maggio 1999)
Cass. pen. n. 2507/1999
Il difetto (ed a maggior ragione l'insufficienza) di motivazione del decreto di autorizzazione all'effettuazione di intercettazioni telefoniche non è deducibile per la prima volta in sede di ricorso per cassazione proposto avverso l'ordinanza del tribunale del riesame confermativa della misura disposta sulla base dell'esito delle suddette intercettazioni.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 2507 del 12 maggio 1999)
L'inutilizzabilità dei risultati di intercettazione di comunicazioni o conversazioni per assenza del decreto motivato, rilevabile d'ufficio in ogni fase e grado del procedimento, ha luogo solo nel caso di mancanza di decreto autorizzativo, cui va equiparata la totale assenza della prescritta motivazione, e non già quando questa esista e ne sia in questione soltanto la completezza e l'adeguatezza logica, nel qual caso non si ha inutilizzabilità delle risultanze, ma se mai invalidità dell'atto autorizzativo, che deve essere espressamente dedotta nel procedimento di riesame e non può essere denunciata per prima volta in sede di legittimità, nella quale non è consentito l'esame di una questione di nullità non rilevabile d'ufficio e rimasta estranea alla cognizione del giudice di merito.
Cass. pen. n. 2321/1999
In tema di intercettazione di telefonate dirette ad un'utenza all'estero la particolarità tecnica del sistema allo scopo utilizzabile — quello del cosiddetto «istradamento», comportante la necessità dell'intercettazione di tutte le telefonate ad utenze con numeri aventi le prime cifre identiche — fa sì che il provvedimento autorizzativo venga necessariamente ed implicitamente ad investire tutte le utenze (ovviamente non individuate e non individuabili) «strumentalmente» intercettate. Di conseguenza, seppure «strumentali» e finalizzate ad intercettare l'utenza estera «mirata», tali intercettazioni debbono ritenersi formalmente «assistite» e legittimate dall'autorizzazione giudiziale, con la conseguenziale piena utilizzabilità dei relativi risultati.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2321 del 23 febbraio 1999)
Cass. pen. n. 163/1999
Anche quando si proceda per reati di criminalità organizzata, i decreti con i quali il giudice per le indagini preliminari autorizzi l'effettuazione di intercettazioni di comunicazioni ovvero convalidi i provvedimenti d'urgenza adottati in materia dal pubblico ministero devono contenere adeguate, ancorché succinta motivazione, non potendosi ritenere sufficiente il mero riferimento alle informative di polizia.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 163 del 11 febbraio 1999)
Cass. pen. n. 5581/1999
In caso di provvedimento applicativo di misura cautelare personale basato sul risultato di intercettazioni telefoniche, avverso il quale sia stata esperita procedura di riesame conclusasi con la conferma di detto provvedimento, non è deducibile per la prima volta, in sede di ricorso per cassazione avverso la decisione del tribunale del riesame, l'inutilizzabilità delle suddette intercettazioni quando si pretenda far derivare tale inutilizzabilità da un difetto di motivazione del decreto di autorizzazione precedentemente mai denunciato. (Nella specie il difetto di motivazione sarebbe consistito nel fatto che si sarebbe trattato di motivazione per relationem).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5581 del 15 gennaio 1999)
Cass. pen. n. 3642/1998
In materia di divieto di utilizzazione delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, occorre distinguere tra la possibile violazione di norme che rendono di per sè stesse illegittime le intercettazioni, come mezzo di indagine (nella ipotesi che siano state disposte senza autorizzazione ovvero fuori dei casi previsti dalla legge), dalle violazioni delle altre disposizioni di cui all'art. 267 c.p.p. (omessa registrazione delle comunicazioni intercettate, mancata redazione del verbale ovvero nei casi in cui le operazioni stesse non siano state eseguite mediante gli impianti tassativamente previsti). E diverse sono le conseguenze nelle due ipotesi: le violazioni del primo tipo rilevano anche in ordine all'esistenza dei gravi indizi di colpevolezza a sostegno di una misura cautelare, mentre le violazioni del secondo tipo sono sanzionate con la loro inutilizzabilità e rilevano solamente in tema di prova ai fini del giudizio. (Nella fattispecie, non mancava l'autorizzazione ad eseguire le intercettazioni telefoniche, ma non era stato materialmente allegato uno dei decreti autorizzativi, il cui rilascio comunque poteva ricavarsi dai decreti di proroga anteriori e successivi).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 3642 del 29 ottobre 1998)
Cass. pen. n. 2300/1998
In tema di intercettazioni telefoniche o ambientali gli elementi indizianti traibili (e tratti) dal verbale delle operazioni portante uno spezzone di conversazione non registrata per difettoso funzionamento delle apparecchiature di memorizzazione, ma annotata dagli agenti di P.G. che l'avevano ascoltata, non possono essere utilizzati né in giudizio né nel procedimento de libertate, compresa l'ordinanza impositiva della cautela e la decisione di riesame sulla stessa, in quanto - come si desume dall'art. 267 comma 1 c.p.p. - solo la materializzazione su un nastro magnetico può costituire la prova di quanto detto tra le parti.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 2300 del 19 ottobre 1998)
Cass. pen. n. 3209/1998
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3209 del 16 settembre 1998)
Cass. pen. n. 8759/1998
La registrazione di una conversazione con persona di ciò ignara, che renda dichiarazioni autoindizianti, ad opera dell'interlocutore, anche su previo accordo con la polizia giudiziaria, può essere effettuata senza necessità di autorizzazione del Gip ed è utilizzabile come prova documentale nel processo.
(Cassazione penale, Sez. IV, sentenza n. 8759 del 27 luglio 1998)
Non costituisce causa di inutilizzabilità, ai fini cautelari, dei risultati di intercettazioni telefoniche, la mancata trasmissione, da parte del pubblico ministero al giudice, con la richiesta di applicazione della misura cautelare, anche dei decreti di autorizzazione previsti dall'art. 267 c.p.p., quando tali decreti, a suo tempo regolarmente emessi, siano poi stati acquisiti dallo stesso giudice (nella specie dopo l'emissione dell'ordinanza custodiale).
Cass. pen. n. 1592/1998
In tema di proroga delle intercettazioni di comunicazioni o conversazioni telefoniche di cui all'art. 267, comma 3, c.p.p., il provvedimento del Gip, implicando una valutazione della necessità di comprimere per un ulteriore termine la sfera di riservatezza delle comunicazioni private, incide esclusivamente sulla durata dell'intercettazione, ferma restando, in difetto di esplicita modifica, ogni altra modalità precedentemente fissata. Pertanto, intervenuto il decreto di proroga del Gip non è richiesto alcun altro provvedimento dispositivo dell'intercettazione da parte del P.M., non previsto dalla legge e, di norma, sfornito di utilità, non influendo né sulla durata delle operazioni né sulle loro modalità, sempreché queste ultime siano rimaste invariate.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 1592 del 1 giugno 1998)
È legittimo il provvedimento del Gip di autorizzazione ad eseguire intercettazioni telefoniche che sia motivato per relationem rispetto alle richieste del P.M. o alle informazioni di polizia, purché il giudice non si limiti a un mero rinvio, ma, nel richiamarsi agli argomenti esposti dagli organi investigativi, faccia comunque emergere che essi sono stati criticamente valutati e recepiti. La motivazione dei provvedimenti di proroga dell'autorizzazione, invece, può anche essere ispirata a criteri di minore specificità, per cui può risolversi anche nel dare atto della constatata plausibilità delle ragioni esposte nella richiesta del P.M., dato che di un provvedimento reso al di fuori di una contrapposizione dialettica di posizioni contrastanti, l'adeguatezza della motivazione non può che essere valutata in relazione alla fondatezza della tesi della parte istante. In nessun caso, peraltro, i decreti di proroga possono essere motivati con il semplice richiamo ai preesistenti provvedimenti autorizzativi. (Fattispecie, nella quale la S.C. ha ritenuto corretta la motivazione del giudice di merito che, dato atto dell'esistenza di precedenti decreti autorizzativi delle intercettazioni stesse, aveva osservato, per alcuni, che il protrarsi delle autorizzazioni appariva indispensabile per la prosecuzione delle indagini e, per altri, aveva fatto riferimento, richiamandolo, al contenuto dei rapporti di polizia giudiziaria o alla richiesta del P.M.).
In tema di intercettazione di comunicazioni telefoniche, mentre il primo provvedimento autorizzativo deve contenere una motivazione che non si limiti ad un mero rinvio alle richieste del pubblico ministero o alle informazioni della polizia giudiziaria, ma faccia comunque emergere che esse sono state criticamente valutate e recepite, i successivi provvedimenti di proroga ben possono essere motivati anche per relationem, con riferimento alle richieste degli organi investigativi, in cui siano indicate le ragioni giustificative della proroga, rimanendo peraltro escluso che sia invece sufficiente un semplice riferimento ai preesistenti provvedimenti autorizzativi, del tutto inidoneo, come tale, ad esplicitare le ragioni anzidette. In tale ultima ipotesi, tuttavia, la nullità del provvedimento, con conseguente inutilizzabilità dei risultati delle intercettazioni, non si trasmette ai decreti successivi, quando questi, pur richiamandosi al precedente, siano conformi alla legge.
Cass. pen. n. 788/1998
La mancanza di trasmissione al Gip dei decreti autorizzativi delle intercettazioni telefoniche (esistenti e regolari) costituisce una irregolarità che va eccepita immediatamente, con richiesta di riesame, per consentire alla difesa di verificare la legittimità delle intercettazioni. Peraltro, quando l'acquisizione della prova è avvenuta regolarmente, essendo stati emessi i decreti tempestivamente, non si produce alcuna lesione dei diritti di difesa e va pertanto esclusa la possibilità del giudice di rilevarne di ufficio l'inutilizzabilità, essendo tale potere esercitabile solo in presenza di una inutilizzabilità effettiva per essere stati i mezzi di prova acquisiti illecitamente, con violazione delle norme poste a tutela dei diritti della difesa e della par condicio tra le parti del processo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 788 del 6 aprile 1998)
Cass. pen. n. 22/1998
Non è viziato da mancanza di motivazione il decreto di autorizzazione all'effettuazione di intercettazioni di comunicazioni emesso dal giudice per le indagini preliminari ai sensi dell'art. 267, comma 1, c.p.p. per il solo fatto che la motivazione sia stata interamente recepita (nella specie, mediante fotocopiatura), dalla richiesta del pubblico ministero, giacché anche in tal modo il giudice ha comunque mostrato di aver espresso una propria autonoma valutazione in ordine alla sussistenza delle condizioni legittimanti l'adozione del provvedimento.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 22 del 4 aprile 1998)
Cass. pen. n. 5062/1998
Non può essere dedotta per la prima volta in cassazione l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche o ambientali, rispetto alle quali non siano state espresse censure o riserve con la richiesta di riesame, qualora sia dedotto in modo del tutto generico, non già che le stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge o senza l'osservanza delle disposizioni previste dagli artt. 267 e 268, commi 1 e 3, c.p.p. (e dunque in mancanza di decreto autorizzativo motivato), ma che le medesime siano state eseguite in presenza di un decreto «viziato» per essere la sua motivazione insufficiente. (Fattispecie nella quale il ricorrente aveva per la prima volta dedotto in cassazione la non adeguatezza dei decreti di autorizzazione e proroga delle intercettazioni, assumendo genericamente che si trattava di motivazione per relationem).
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 5062 del 13 gennaio 1998)
Cass. pen. n. 4714/1997
In tema di intercettazioni di conversazioni telefoniche, il decreto di convalida emesso dal Gip a seguito di provvedimento urgente adottato dal P.M. assorbe integralmente il provvedimento originario e sana ogni eventuale difetto di motivazione di questo.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 4714 del 18 dicembre 1997)
Cass. pen. n. 2873/1997
In tema di intercettazioni ambientali, l'ufficio del sindaco non può essere considerato luogo di privata dimora, trattandosi di un elemento della struttura municipale e quindi di carattere pubblico, nel quale è consentito l'accesso ad estranei e che non è destinato allo svolgimento di atti della vita privata.
In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, la motivazione dei decreti autorizzativi delle operazioni in ordine alla sussistenza di gravi indizi di reato ben può esaurirsi, stante la loro natura di decreto, nell'esposizione sommaria degli elementi dai quali è dato desumere la probabilità dell'avvenuta consumazione di un reato, non essendo necessaria un'esposizione analitica di tali elementi e tanto meno l'evidenziazione di un esame critico di essi. (In applicazione di tale principio la Corte ha ritenuto corretta la motivazione del decreto autorizzativo delle intercettazioni consistente nel richiamo alle dichiarazioni di persone informate sui fatti ed ai rapporti di polizia).
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2873 del 10 ottobre 1997)
Cass. pen. n. 5655/1997
In tema di intercettazioni telefoniche, la durata delle operazioni di intercettazione, entro i limiti previsti dalla legge, è rimessa esclusivamente al pubblico ministero, come espressamente previsto dall'art. 267, comma terzo, c.p.p., secondo cui il decreto del pubblico ministero che dispone l'intercettazione indica le modalità e la durata delle operazioni. Al giudice per le indagini preliminari non compete invece determinare nel provvedimento autorizzativo tale durata, fatta eccezione del caso di proroga del termine di durata, in relazione al quale il legislatore ha ragionevolmente devoluto al giudice la valutazione della necessità di comprimere, oltre il termine ordinario, la sfera di riservatezza delle comunicazioni private. Pertanto, nel caso in cui il giudice, nel provvedimento di convalida del decreto emesso in via di urgenza dal pubblico ministero, abbia illegittimamente ridotto il termine di durata indicato nel decreto, tale erronea indicazione deve ritenersi come non apposta, con la conseguenza che le intercettazioni effettuate per tutto il periodo determinato nel decreto del pubblico ministero sono pienamente utilizzabili. (Fattispecie in cui il P.M., vertendosi in tema di indagini attinenti a delitti di criminalità organizzata, aveva in via di urgenza emesso il decreto che disponeva le intercettazioni fissando la durata massima di quaranta giorni, a norma dell'art. 13 D.L. 13 maggio 1991, n. 152, mentre il Gip, nel convalidare tale decreto, aveva rideterminato in quindici giorni la durata delle operazioni).
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5655 del 13 giugno 1997)
Cass. pen. n. 8832/1996
La normativa in materia di intercettazioni, nel richiedere come presupposto per il ricorso a questo mezzo di ricerca della prova, l'esistenza di «gravi indizi di reato», non postula affatto che questi ultimi siano a carico esclusivo dei soggetti le cui comunicazioni debbano essere, a fine di indagine, intercettate.
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 8832 del 30 settembre 1996)
Cass. pen. n. 6365/1996
Al giudice per le indagini preliminari non compete fissare la durata delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni; l'erroneità di tale fissazione, tuttavia, non è sanzionata né sotto il profilo della nullità né sotto quello dell'inutilizzabilità, tassativamente limitata, quest'ultima, ai casi espressamente previsti dall'art. 271 c.p.p.; ne consegue che il limite alle operazioni di intercettazione fissato dal giudice deve ritenersi tamquam non esset, e che ad esso si sostituisce il termine massimo predeterminato per legge.
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 6365 del 25 giugno 1996)
Cass. pen. n. 3023/1996
La registrazione di una conversazione — sia telefonica, sia tra persone presenti — da parte di uno degli interlocutori, non necessita dell'autorizzazione del Gip ai sensi dell'art. 267 c.p.p. In tale ipotesi, infatti, viene meno l'esigenza di tutela della riservatezza ed ogni interlocutore diventa lecitamente un potenziale testimone, che compie attività di memorizzazione, mediante apposito strumento, di notizie che apprende dall'altro. (Fattispecie in tema di custodia cautelare in ordine al delitto ex art. 416 bis c.p., relativa alla registrazione di un colloquio fra un boss mafioso ed un ufficiale di P.G., da questi effettuata).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 3023 del 18 giugno 1996)
Cass. pen. n. 8925/1995
In tema di intercettazioni telefoniche, premesso che queste sono sempre da considerare come uno strumento di indagine di carattere eccezionale, in quanto incidente sul diritto, costituzionalmente garantito, di libertà e di segretezza delle comunicazioni (art. 15 Cost.), va poi ricordato che, anche quando trattasi di intercettazioni finalizzate ad indagini relative a delitti di criminalità organizzata, deve essere adeguatamente motivata la ritenuta sussistenza delle condizioni atte a legittimarle, quali indicate, in parziale deroga all'art. 267 c.p.p., dall'art. 13, comma 1, del D.L. 13 maggio 1991 n. 152, conv. con modif. in L. 12 luglio 1991 n. 203; condizioni costituite dalla accertata preesistenza di «sufficienti indizi» di reato e dalla parimenti accertata «necessità» — da non confondere con la mera utilità — del ricorso allo strumento investigativo in questione ai fini della proficua conclusione delle indagini stesse. Detta motivazione, poi, non può consistere in mere citazioni o parafrasi apodittiche delle norme summenzionate né, tanto meno, limitarsi ad un generico richiamo ai contenuti, più o meno analitici, delle richieste inoltrate dagli investigatori, essendo invece onere del P.M., prima (in casi di urgenza) e del Gip dopo, in sede di convalida, esprimere una propria valutazione sulla presenza delle condizioni previste dalla legge; valutazione che, per le finalità di garanzia processuale alle quali è predisposta, non può certamente esaurirsi in una passiva e acritica ricezione delle indicazioni espresse da coloro che sono preposti alla materiale esecuzione delle indagini.
(Cassazione penale, Sez. V, sentenza n. 8925 del 3 agosto 1995)
Cass. pen. n. 5415/1995
Il limite di durata apposto dall'art. 267, comma terzo, c.p.p., alle operazioni di intercettazione telefonica riguarda, non soltanto quelle direttamente disposte dal P.M., senza previa autorizzazione e salvo convalida, ma anche quelle autorizzate in via ordinaria dal Gip. Con la conseguenza che, salvo proroga, le intercettazioni, eseguite dopo la scadenza di detto termine sono inutilizzabili ai sensi degli artt. 171 e 267 dello stesso codice e che tale inutilizzabilità è rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento ex art. 196 c.p.p.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 5415 del 11 maggio 1995)
Cass. pen. n. 2533/1995
(Cassazione penale, Sez. II, sentenza n. 2533 del 15 marzo 1995)
Cass. pen. n. 9370/1994
In tema di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni, l'indicazione delle modalità delle operazioni da parte del P.M., di cui all'art. 267, comma 3, c.p.p., è da ritenersi soddisfatta mediante il riferimento all'impiego di attrezzature da predisporre per quello specifico scopo, senza che occorra individuare le caratteristiche tecniche od indicare la precisa ubicazione del luogo di ascolto, da tenere, del resto, comprensibilmente riservata a tutela della sicurezza di terzi.
Qualora il Gip, anziché emettere nuovo ed autonomo decreto di autorizzazione delle operazioni previste dall'art. 266 c.p.p. si limiti ad autorizzare la semplice proroga delle operazioni già intraprese, il decreto di proroga che deve essere motivato al pari di quello originario, non costituisce altro che un nuovo provvedimento autorizzativo per periodo pari a quello iniziale e denominarlo decreto di autorizzazione, e non già decreto di proroga della precedente autorizzazione, non vale a mutarne la natura né ad accrescere le garanzie dell'indagato. (Nella fattispecie, le intercettazioni erano state inizialmente disposte dal P.M. a norma del codice previgente ed alla scadenza dell'originario decreto di autorizzazione era stata emessa dal Gip autorizzazione di proroga).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 9370 del 31 agosto 1994)
In materia di intercettazioni telefoniche, la modificazione dell'art. 267 c.p.p. (D.L. 13 maggio 1991 n. 152, convertito in L. 12 luglio 1991 n. 203), in tema di indagini relative a delitti di criminalità organizzata, disciplina l'autorizzazione ad eseguire intercettazioni telefoniche allorché le stesse appaiono «necessarie» (non «indispensabili») in presenza di «sufficienti» (e non gravi) indizi di reato; le informazioni confidenziali fornite dagli organi di polizia al P.M. possono essere utilizzate legittimamente quali «sufficienti indizi di reato» (e non già «di colpevolezza. . .») ai fini dell'autorizzazione alle intercettazioni telefoniche, i cui esiti potranno invece, a determinate condizioni, essere utilizzati ai fini probatori. E per quanto attiene alla motivazione dei provvedimenti autorizzativi deve ritenersi sufficiente il riferimento alle specifiche informative della polizia, espressamente richiamate.
Cass. pen. n. 5928/1993
In tema di intercettazioni telefoniche, la durata dell'operazione è rimessa al pubblico ministero richiedente, come espressamente previsto nel terzo comma dell'art. 267 c.p.p. nel quale si riservano alla parte «le modalità e la durata delle operazioni», salva possibilità di proroga del termine da autorizzarsi dal giudice, prevedendosi questa volta, con riferimento peraltro esclusivamente a questa specifica autorizzazione, che il relativo decreto contenga l'indicazione dell'ulteriore periodo di protrazione di possibilità della ricerca della prova attraverso l'intercettazione. (Nella specie, relativa ad inammissibilità di ricorso, l'imputato aveva dedotto che il Gip omise nel provvedimento autorizzativo qualsiasi riferimento alla durata dell'operazione, pur avendo il richiedente indicato che questa avrebbe dovuto protrarsi per quaranta giorni, e tale omissione avrebbe determinato la nullità del decreto di autorizzazione e, conseguentemente, l'inutilizzabilità dei risultati di questa, non potendo valere che nelle proroghe successivamente accordate il termine fosse stato specificamente concesso in conformità alle richieste dello stesso P.M.).
(Cassazione penale, Sez. I, sentenza n. 5928 del 11 giugno 1993)