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Timestamp: 2017-07-23 08:09:52+00:00
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87 cassazione penale gennaio 2013 - responsabilità di un delegato a…
87 cassazione penale gennaio 2013 - responsabilità di un delegato alla sicurezza per infortunio
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Cassazione Penale, Sez. 4, 29 gennaio 2013, n. 4549 - Responsabilitàdi un delegato alla sicurezza per infortunio con la macchina "passopasso" Martedì 12 Febbraio 2013 18:10Cassazione Penale, Sez. 4, 29 gennaio 2013, n. 4549 - Responsabilità di un delegato allasicurezza per infortunio con la macchina "passo passo" Delega di Funzione Macchina ed Attrezzatura di Lavoro Omologazione, Certificazione e Marcatura CEResponsabilità di un delegato alla sicurezza in uno stabilimento di una S.p.A. per infortuniooccorso ad un lavoratore. Limputazione consiste nellaver violato le norme di cui al Decretodel Presidente della Repubblica n. 547 del 1955, articolo 68, commi 8 e 9 e Decreto delPresidente della Repubblica n. 303 del 1956, articolo 7, comma 2, facendo utilizzare allavoratore la macchina "passo passo" per la produzione delle traversine di cemento sprovvistadi sistema di protezione e/o di segregazione degli organi in movimento e/o di dispositivi disicurezza per larresto della macchina atti ad impedire il contatto accidentale con organi inmovimento, nonchè mettendo a disposizione del predetto lavoratore una postazione di lavorocon pavimentazione sdrucciolevole.Condannato in primo e secondo grado, ricorre in Cassazione - Inammissibile.I giudici della Corte territoriale hanno ritenuto che la prova in ordine alle precarie e pericolosecondizioni della superficie sulla quale si trovavano ad operare i lavoratori addetti allutilizzodella macchina "passo passo" emergeva dalla deposizione dellispettrice (Omissis) della Ausl diLatina la quale, intervenuta presso la (Omissis) nel gennaio 2005, aveva avuto modo diriscontrare che la pavimentazione non garantiva agli operai una posizione stabile, essendocostituita da doghe scivolose e distanziate tra loro.Per quanto poi attiene allassunto difensivo secondo cui limputato in piena buona fede avevafatto utilizzare ai suoi dipendenti la macchina "passo passo" in quanto provvista della"Dichiarazione CE di conformità", la Corte territoriale ha osservato che non risponde al veroche una eventuale insufficiente sicurezza della macchina non doveva essere imputata al datoredi lavoro, in quanto il datore di lavoro è obbligato ad eliminare le fonti di pericolo per ilavoratori addetti allutilizzazione di una macchina e, nella fattispecie che ci occupa, lapericolosità del macchinario non derivava da un vizio occulto. 2.
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE QUARTA PENALE Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. BRUSCO Carlo Giuseppe - Presidente Dott. MASSAFRA Umberto - Consigliere Dott. MARINELLI Felicetta - rel. Consigliere Dott. ESPOSITO Lucia - Consigliere Dott. DOVERE Salvatore - Consigliere ha pronunciato la seguente: SENTENZAsul ricorso proposto da:1) (Omissis) N. IL (Omissis);avverso la sentenza n. 11474/2010 CORTE APPELLO di ROMA, del 21/11/2011;visti gli atti, la sentenza e il ricorso;udita in PUBBLICA UDIENZA del 21/12/2012 la relazione fatta dal Consigliere Dott. FELICETTAMARINELLI;Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. Cedrangolo Oscar, che ha concluso perlannullamento senza rinvio per prescrizione.udito il difensore avv. (Omissis) del foro di Roma che ha chiesto laccoglimento del ricorso. Fatto 3.
Con sentenza del 23/02/2010 il Tribunale di Latina dichiarava (Omissis) colpevole del reato di cuiallarticolo 590 c.p. e articolo 585 c.p., nn. 1 e 2 e lo condannava alla pena di mesi due di reclusioneoltre al pagamento delle spese processuali.Avverso la sopra indicata sentenza proponeva appello 1imputato.La Corte di appello di Roma con sentenza del 21.11.2011, in parziale riforma della sentenza emessanel giudizio di primo grado, riconosciute le circostanze attenuanti generiche equivalentiallaggravante contestata, riduceva la pena a un mese di reclusione; confermava nel resto limpugnatasentenza.Allimputato era stato contestato il sopra indicato reato perchè, quale delegato della " (Omissis)S.p.A." alla sicurezza nello stabilimento di (Omissis), per colpa, violando le norme di cui al Decreto delPresidente della Repubblica n. 547 del 1955, articolo 68, commi 8 e 9 e Decreto del Presidente dellaRepubblica n. 303 del 1956, articolo 7, comma 2, facendo utilizzare al lavoratore (Omissis) lamacchina "passo passo" per la produzione delle traversine di cemento sprovvista di sistema diprotezione e/o di segregazione degli organi in movimento e/o di dispositivi di sicurezza per larrestodella macchina atti ad impedire il contatto accidentale con organi in movimento, nonchè mettendo adisposizione del predetto lavoratore una postazione di lavoro con pavimentazione sdrucciolevole,cagionava al predetto lavoratore le lesioni indicate nel capo di imputazione.Avverso la sentenza della Corte di appello di Palermo (Omissis), a mezzo dei suo difensore,proponeva ricorso per cassazione per ottenerne lannullamento e adduceva:- la carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in punto di responsabilità.Secondo il ricorrente i giudici della Corte territoriale avrebbero motivato in maniera contraddittoriaallorquando avevano ritenuto priva di pregio la tesi difensiva secondo cui lincidente era statodeterminato dalla condotta colposa della persona offesa. Secondo il ricorrente non cera adeguatamotivazione in merito ai motivi per cui non erano stati ritenuti attendibili i testi (Omissis) e (Omissis),colleghi di lavoro del (Omissis), i quali avevano affermato che linfortunio si sarebbe verificato perchèil (Omissis), in una fase della lavorazione in cui avrebbe dovuto restare inoperoso, si era chinato inavanti nel tentativo di recuperare un secchiello caduto nella macchina "passo passo". La Corte diappello aveva negato lattendibilità di tali testi solo per la mancanza di coincidenza sulla fonte precisadella informazione concernente la dinamica del sinistro. Invece, secondo la difesa, il ritrovamento delsecchiello tra i binari della macchina "passo passo" doveva essere valutato unitamente alla fase dellalavorazione in cui si era verificato lincidente che era avvenuto quando la macchina "passo passo"tornava indietro e i lavoratori dovevano stare fermi e inoperosi senza avere in mano il secchiello conil grasso. Doveva quindi ritenersi che il (Omissis), fermo davanti alla macchina, avesse visto cadere ilproprio secchiello e per imprudenza si fosse chinato a raccoglierlo, finendo dentro la macchina eriportando le lesioni al braccio.Il secchiello sarebbe quindi caduto prima che il (Omissis) cadesse a sua volta e non dopo.- violazione di legge in relazione allarticolo 43 c.p., Decreto del Presidente della Repubblica n. 547del 1955, articolo 68, commi 8 e 9, e Decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 1956, articolo7, comma 2, articoli 521 e 522 c.p.p.. Secondo la difesa il ricorrente aveva fatto utilizzare ai propri 4.
dipendenti la macchina "passo passo" in piena buona fede, dal momento che la stessa era fornitadella "Dichiarazione CE di conformità". Inoltre il macchinario in questione non sarebbe stato soggettoagli obblighi di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 547 del 1955 e in particolare allanorma di cui allarticolo 68 riguardanti la protezione degli ""organi lavoratori" delle macchine e nondegli "organi di movimento" nella fattispecie odierna coinvolti nellincidente. Parimenti non sarebbestata scivolosa la pavimentazione in quanto la scelta di distanziare le doghe di legno sarebbe statagiustificata dalla duplice esigenza di consentire lo sgocciolamento dellolio al di sotto della pedana enel contempo di ridurre la superficie con doghe esposta al rischio di impregnamento dellolio. Inconclusione, secondo la difesa, se si voleva ravvisare una insufficiente sicurezza della macchina"passo passo", essa sarebbe stata da imputare al costruttore e al progettista, ma non certo aldelegato alla sicurezza della (Omissis) S.p.A.. DirittoIl ricorso proposto da (Omissis) è manifestamente infondato in quanto ripropone questioni di meritoa cui la sentenza impugnata ha dato ampia e convincente risposta e mira ad una diversaricostruzione del fatto preclusa al giudice di legittimità.I giudici della Corte di appello di Roma hanno infatti indicato con congrua e logica motivazione leragioni che hanno consentito di ritenere la responsabilità dell (Omissis) in ordine al reato ascrittogli.La sentenza impugnata ha infatti evidenziato che i comportamenti rilevanti per la ricostruzione dellafattispecie colposa in esame sono stati provati sulla base delle dichiarazioni della persona offesa(Omissis) che, oltre ad essere caratterizzate da costanza, precisione e logicità, risultavano riscontratedalle dichiarazioni del teste (Omissis), il quale, non essendo più alle dipendenze della Omissis, nonnutriva alcun interesse a sostenerne la posizione. Inattendibili invece erano apparsi i testi (Omissis) e(Omissis), dipendenti allepoca della deposizione dalla società, dal momento che le loro dichiarazionisi ponevano in contrasto tra loro in ordine al momento in cui i due avrebbero appreso linformazionein merito allaccaduto, risultando evidente che se il (Omissis) laveva ricevuta al ritorno dallospedalein fabbrica, non avrebbe certo potuto comunicarla al (Omissis) durante il tragitto dalla fabbrica inospedale.I giudici della Corte territoriale hanno poi ritenuto che la prova in ordine alle precarie e pericolosecondizioni della superficie sulla quale si trovavano ad operare i lavoratori addetti allutilizzo dellamacchina "passo passo" emergeva dalla deposizione dellispettrice (Omissis) della Ausl di Latina laquale, intervenuta presso la (Omissis) nel gennaio 2005, aveva avuto modo di riscontrare che lapavimentazione non garantiva agli operai una posizione stabile, essendo costituita da doghescivolose e distanziate tra loro.Per quanto poi attiene allassunto difensivo secondo cui limputato in piena buona fede aveva fattoutilizzare ai suoi dipendenti la macchina "passo passo" in quanto provvista della "Dichiarazione CE diconformità", la Corte territoriale ha osservato che non risponde al vero che una eventualeinsufficiente sicurezza della macchina non doveva essere imputata al datore di lavoro, in quanto ildatore di lavoro è obbligato ad eliminare le fonti di pericolo per i lavoratori addetti allutilizzazione diuna macchina e, nella fattispecie che ci occupa, la pericolosità del macchinario non derivava da unvizio occulto. 5.
Il ricorso proposto da (Omissis) manca pertanto di qualsiasi considerazione per la motivazionecriticata, e lungi dallindividuare specifici vuoti o difetti di risposta che costituirebbero la mancanza ola contraddittorietà della motivazione, si duole del risultato attinto dalla sentenza impugnata eaccumula circostanze che intenderebbero ridisegnare i fatti ascrittigli in chiave a lui favorevole, al finedi ottenere in tal modo una decisione solamente sostitutiva di quella assunta dal giudice di merito.Il ricorso proposto non va in conclusione oltre la mera enunciazione del vizio denunciato e dunqueesso è, inammissibile con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle speseprocessuali e della somma di euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.Non può invece essere dichiarata la prescrizione del reato, in quanto la dichiarazione diinammissibilità, secondo la concorde giurisprudenza di questa Corte (cfr., tra le altre, Cass., Sez.Un.,Niccoli; Cass Sez. 1, Sent. n.24688 del 4.06.08, Rv.240594) preclude la declaratoria di estinzione delreato per prescrizione, maturata, come nella specie, successivamente alla pronuncia della sentenza diappello. P.Q.M.Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e dellasomma di euro 1.000,00 in favore della cassa delle ammende. Recommended
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