Source: https://www.brocardi.it/codice-di-procedura-penale/libro-terzo/titolo-iii/capo-ii/art249.html
Timestamp: 2020-02-21 06:32:55+00:00
Document Index: 17670558

Matched Legal Cases: ['art. 249', 'art. 79', 'art. 249', 'art. 120', 'art. 249', 'sentenza ']

Art. 249 codice di procedura penale - Perquisizioni personali - Brocardi.it
Tu sei qui: Fonti > Codice di procedura penale > LIBRO TERZO - Prove > Titolo III - Mezzi di ricerca della prova > Capo II - Perquisizioni > Articolo 249
Articolo 249 Codice di procedura penale
Dispositivo dell'art. 249 Codice di procedura penale
2. La perquisizione è eseguita nel rispetto della dignità e, nei limiti del possibile, del pudore di chi vi è sottoposto (1).
(1) Le perquisizioni sono fatte eseguire da persona dello stesso sesso di quella che vi è sottoposta, salvi i casi di impossibilità o di urgenza assoluta e le ipotesi in cui le operazioni sono eseguite da persona esercente la professione sanitaria ex art. 79 disp. att. del presente codice.
Spiegazione dell'art. 249 Codice di procedura penale
A tal proposito, la norma in esame prevede che l’ispezionando deve essere avvertito della facoltà di farsi assistere da persona di fiducia, purché prontamente reperibile ed idonea ai sensi dell’art. 120 (ovvero gli incapaci e le persone sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza detentiva).
L’ispezione è eseguita nel rispetto della dignità e del pudore dell’interessato. Ovviamente è la stessa autorità giudiziaria che procede direttamente alle ispezioni, eccettuate le ipotesi in cui è presente un medico, nel qual caso l’autorità giudiziaria è dispensata dal dovere di presenziare.
Massime relative all'art. 249 Codice di procedura penale
Cass. pen. n. 6007/1991
La circostanza che un provvedimento di perquisizione preveda la possibilità di perquisire anche le persone che sono presenti all'espletamento dell'atto o quelle che sopraggiungano nel corso dello stesso non trasforma i terzi estranei alle indagini, e di cui si ignora la stessa esistenza, in persone indagate.
(Cassazione penale, Sez. VI, sentenza n. 6007 del 30 maggio 1991)