Source: http://www.infosicurezza.eu/News/2010/02/0/News.aspx
Timestamp: 2018-08-16 04:10:38+00:00
Document Index: 113116328

Matched Legal Cases: ['art. 25', 'art. 25', 'art. 29', 'art. 50', 'art. 37', 'art. 162', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 44', 'art. 34', 'art. 31', 'art. 34', 'art. 55', 'art. 34']

Sorveglianza sanitaria e risoluzione del rapporto di lavoro ( 08-02-2010)
Precisazioni in materia di obblighi del medico competente in caso di cessazione del rapporto di lavoro.
L’istituto della sorveglianza sanitaria costituisce e rappresenta il punto sul quale il T.U. in materia di sicurezza sul lavoro, così come modificato ed innovato dal correttivo n. 106/2009, ha maggiormente inciso proprio nell’ottica prioritaria di garantire ai lavoratori una tutela molto più incisiva.
In seguito alle predette modifiche occorre precisare come sia derivato, come logica conseguenza, un potenziamento ed una centralizzazione del ruolo del medico competente sul quale oggigiorno sussistono e si ascrivono tutta una serie di prescrizioni aventi contenuto attivo.
A titolo meramente esemplificativo possiamo citare l’importante art. 25, comma 1, lettera c, del d. lgs. n. 81/2009 che sancisce, a chiare lettere, l’obbligo per il medico competente di istituire ed aggiornare per ogni lavoratore sottoposto a sorveglianza sanitaria una cartella sanitaria e di rischio atta a contenere tutta una serie di importanti indicazioni relative allo stato di salute degli stessi.
Precisato ciò occorre soffermare la nostra attenzione sulla particolare questione relativa ai rapporti intercorrenti tra l’istituto in esame ed la risoluzione del rapporto di lavoro.
Il citato T.U., così come modificato ed innovato nel 2009, stabilisce chiaramente che i lavoratori devono essere sottoposti alle c.d. visite mediche per la cessazione del rapporto di lavoro allo scopo precipuo di fornire al lavoratore stesso tutte le indicazioni utili nonché indispensabili a proseguire il controllo del suo stato di salute anche in fase successiva alla cessazione del predetto rapporto lavorativo.
Si precisa inoltre che, indipendentemente dai casi specifici, in tutti i casi di interruzione del rapporto di lavoro, il Medico Competente, nel pieno rispetto di quanto prescritto dal citato art. 25, è tenuto a consegnare al lavoratore una copia del documento sanitario personale ed a spiegare allo stesso le informazioni necessarie relative alla funzione e conservazione di tale documento.
L’originale della cartella deve essere conservato per almeno 10 anni.
Da quanto precisato sarebbe opportuno per le aziende comunicare per iscritto al medico competente tutte le interruzioni del rapporto di lavoro in tempo utile affinché lo stesso possa puntualmente adempiere agli obblighi vigenti.
Obblighi dei lavoratori autonomi e decreto legislativo n. 81/08. ( 09-02-2010)
La figura del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza alla luce del d. lgs. 106/2009 ( 10-02-2010)
Esame delle importanti novità introdotte in materia
dal correttivo del 2009.
Nell’esame della predetta figura occorre previamente definire il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza come “persona eletta o designata per rappresentare i lavoratori per quanto concerne gli aspetti della salute e della sicurezza durante il lavoro”.
In virtù delle importanti e fondamentali novità introdotte dal d. lgs. n. 106/2009 deve precisarsi come tale figura ne sia risultata profondamente potenziata in considerazione del ruolo e della fondamentale funzione di tutela e garanzia per i lavoratori.
A titolo meramente esemplificativo possiamo precisare che al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza è riconosciuto il diritto ad accedere ai luoghi di lavoro nonché l’importante diritto ad essere consultato in ordine a:
a) la valutazione dei rischi;
b) l’individuazione, la programmazione, la realizzazione e la verifica dell’attività di prevenzione;
c) la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione e del medico competente nonché degli addetti al servizio di prevenzione incendi e di primo soccorso, all’evacuazione dei luoghi di lavoro;
d) l’organizzazione della formazione dei lavoratori.
Di estrema importanza risulta il diritto alla consultazione e consegna del documento di valutazione dei rischi, al riguardo l’art. 29, comma 2, Testo Unico Sicurezza espressamente prevede che il datore di lavoro effettua la valutazione dei rischi ed elabora il relativo documento “previa consultazione” del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
In considerazione dell’importanza di tale intervento preventivo il legislatore ha ritenuto opportuno ribadire e rafforzare tale prescrizione richiamando la medesima prescrizione nel successivo art. 50, comma 1, lettera b.
Accanto alla fondamentale consultazione preventiva vi è poi una consultazione ex post volta a trovare attuazione concreta nel momento in cui il succitato documento è stato materialmente posto in essere, al fine di apportare modifiche e/o integrazioni rispetto a profili di rischio non considerati.
A lungo si è discusso in merito alla questione se al rappresentante fosse da riconoscere un diritto alla concreta ed effettiva consegna di una copia del documento di valutazione dei rischi ovvero se lo stesso fosse semplicemente accessibile per la mera consultazione. In virtù dell’effettivo potenziamento della figura in esame si è stati concordi nel ritenere come al rappresentante competa un vero e proprio diritto alla consegna di copia del documento di valutazione dei rischi.
Al fine di potenziare e rendere effettive le succitate prescrizioni il legislatore ha espressamente previsto un minuzioso ed articolato sistema sanzionatorio e consistente nella previsione a carico del datore di lavoro dell’arresto da 2 a 4 mesi ovvero nell’applicazione dell’ammenda da 750 a 4.000 euro per l’ipotesi della mancata consegna del documento di valutazione dei rischi; l’ammenda da 2.000 a 4.000 nel caso di mancata consultazione in via generale del rappresentante al pari di quella con riguardo specifico alla valutazione dei rischi.
Il d. lgs. 106/2009 è intervenuto anche in relazione alla formazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza stabilendo espressamente che “la formazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti deve essere periodicamente ripetuta in relazione all’evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi”.
L’art. 37, inoltre, prevede ed elenca i contenuti minimi ed inderogabili della formazione stabilendo che la durata minima dell’intervento formativo deve essere di 32 ore iniziali, di cui 12 dovranno avere ad oggetto rischi specifici presenti in azienda e sulle conseguenti misure di prevenzione e protezione adottate. Inoltre è anche prevista una verifica finale dell’apprendimento.
Le novità in ambito sanzionatorio introdotte dal correttivo n. 106/09. ( 11-02-2010)
Le ultime novità in materia di prescrizione obbligatoria.
Tra le importanti novità introdotte dal d. lgs. n. 106 del 2009 in materia di sicurezza sul lavoro di particolare pregio risultano quelle relative all’impianto sanzionatorio, che viene rivisitato completamente nell’intento di risolvere i numerosi aspetti che il T.U. n. 81/08 ha in concreto posto.
La struttura originaria del predetto T.U. obbligava, nella maggior parte dei casi, gli ispettori del lavoro e delle Asl ad applicare tante sanzioni quanti erano le relative violazioni, prescindendo da ogni valutazione di omogeneità del comportamento antidoveroso del datore di lavoro.
In considerazione di tali inconvenienti il correttivo introduce apposite norme atte a prevedere l’applicazione di pene e sanzioni secondo parametri di omogeneità valutati ex ante dallo stesso legislatore in sede di redazione dello stesso.
Agli ispettori delle aziende sanitarie locali e quelli del Ministero del lavoro, nella loro qualità di ufficiali di polizia giudiziaria, laddove accertino la violazione di obblighi o divieti penalmente sanzionati, è riconosciuto l’obbligo di effettuare un’immediata comunicazione al pubblico ministero.
Con la finalità precipua di impedire che il reato accertato venga portato a conseguenze ulteriori è stato previsto l’istituto della prescrizione.
Il predetto istituto si concretizza in un provvedimento emesso dall’organo di vigilanza, nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria, conseguente all’accertamento di violazioni che costituiscono reato di natura contravvenzionale ed attraverso il quale viene impartito al soggetto responsabile una prescrizione specifica e determinata, stabilendo, al contempo, un termine preciso per la regolarizzazione.
All’ispettore che ha posto in essere la succitata prescrizione compete di verificare se la violazione rilevata sia stata effettivamente eliminata nel pieno rispetto delle modalità e delle indicazioni dettate.
In caso di riscontro positivo l’organo di vigilanza ammette il contravventore al pagamento, entro trenta giorni, di una sanzione in via amministrativa pari ad un quarto del massimo della pena fissata dalla legge per la contravvenzione.
Nei 120 giorni successivi alla scadenza del termine fissato nella prescrizione l’ispettore deve provvedere a comunicare all’autorità giudiziaria competente l’adempimento della prescrizione e l’eventuale pagamento della sanzione amministrativa irrogata.
Se, invece, il datore di lavoro o il contravventore che ha agito non adempiono alla prescrizione, l’ispettore provvede a darne comunicazione al pubblico ministero entro novanta giorni dalla scadenza del termine fissato.
Il testo originario del d. lgs. 81/08 non prevedeva l’applicazione della prescrizione obbligatoria per l’ipotesi di contravvenzioni punite con la sola pena pecuniaria.
La discrepanza è stata superata per effetto del correttivo del 2009 che ha esteso la prescrizione obbligatoria anche ai reati puniti con la sola pena pecuniaria.
E’ importante precisare che qualora la procedura di estinzione agevolata attivata con la prescrizione obbligatoria non sia andata a buon fine, si riconosce al contravventore la possibilità di richiedere l’applicazione dell’istituto dell’oblazione così come previsto e disciplinato dall’art. 162bis del codice penale.
Le novità introdotte dal Testo Unico sulla sicurezza del lavoro in materia di gestione delle emergenze. ( 12-02-2010)
Il succitato Testo Unico contempla e disciplina in modo capillare l’importante istituto della gestione delle emergenze dettando all’art. 43 tutta una serie di importanti prescrizioni.
Preliminarmente occorre effettuare una fondamentale distinzione in merito alle necessarie misure che si rivolgono verso l’esterno e quelle che invece si rivolgono verso l’ambiente di lavoro.
Le misure dirette verso l’esterno si concretizzano nella organizzazione dei necessari rapporti con i servizi pubblici competenti in materia di primo soccorso, salvataggio, lotta antincendi e gestione delle emergenze.
Per quanto concerne, invece, le misure relative all’ambiente di lavoro il T.U. impone al datore di lavoro la preventiva designazione dei lavoratori incaricati dell’attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendi, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave ed immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione delle emergenze, designazione che deve essere effettuata tenendo conto delle dimensioni dell’azienda e dei rischi specifici della stessa.
Una volta effettuata la designazione, il legislatore introduce, per i lavoratori prescrizioni inderogabili e consistenti: nell’obbligo delle formazione; nella presenza in numero sufficiente e nella possibilità di disporre di attrezzature adeguate.
Di fondamentale importanza risulta l’odierna redazione dell’art. 43 del predetto T.U. volto a sancire e prescrivere la programmazione di un complesso di norme di azioni che integrino le misure tecniche concrete coinvolgendo gli stessi lavoratori i quali diventano, così, soggetti attivi e consapevoli.
Dall’esame delle predette novità, dei numerosi obblighi posti a carico del datore di lavoro, con la finalità precipua di tutelare e garantire i lavoratori, deriva, come logico corollario, la possibilità riconosciuta al lavoratore, dall’art. 44, in caso di pericolo grave, immediato ed imprevedibile, di allontanarsi dal luogo di lavoro senza dover subire alcun pregiudizio o conseguenze dannose.
Ancora, il secondo comma della norma in esame stabilisce che il lavoratore che in una situazione di pericolo, nella impossibilità di contattare il superiore, abbia preso iniziative che si siano risolte in un danno, a persone o cose, non risponde di questo, a meno che esse abbiano concretato atti di grave negligenza.
Occorre, però, aver cura di ribadire che la predetta scriminante non opera nel caso in cui il lavoratore abbia agito ponendo in essere un comportamento fortemente deprecabile in quanto caratterizzato da grave negligenza.
Svolgimento diretto dei compiti di prevenzione e protezione da parte del datore di lavoro. ( 17-02-2010)
Le novità in materia di sicurezza sul lavoro introdotte
dal correttivo 106/2009.
Il decreto legislativo n. 81 del 2008, nell’intervenire in materia di sicurezza sul lavoro, ha introdotto importanti novità in relazione al concreto esercizio dei compiti di prevenzione e protezione dai rischi.
Si è espressamente riconosciuta al datore di lavoro la possibilità di svolgere direttamente i compiti in materia di prevenzione e protezione dai rischi, dandone preventiva informazione al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e nel pieno rispetto delle prescrizioni contenute nell’art. 34.
Tale possibilità è, tuttavia, esclusa, per determinate realtà aziendali che vengono considerate a rischio e per le quali l’istituzione del servizio di prevenzione e protezione all’interno dell’azienda, ai sensi di quanto espressamente prevede l’art. 31 del citato T.U., è obbligatoria.
Nel momento in cui, come evidenziato, il legislatore ascrive al datore di lavoro la possibilità di procedere direttamente all’assolvimento dell’obbligo in materia di prevenzione e protezione, prescrive e prevede puntuali obblighi in relazione alla formazione.
Il secondo comma dell’art. 34 stabilisce l’obbligo di frequenza, da parte del datore di lavoro che intende esercitare direttamente le predette attività, di corsi di formazione, della durata compresa tra 16 e 48 ore, adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle specifiche attività lavorative.
In considerazione della fondamentale importanza che, a livello ordinamentale riveste l’attività di formazione, il correttivo 106/09 è intervenuto ad inasprire le conseguenze in caso di mancato rispetto del succitato obbligo introducendo, all’art. 55, comma 1, lett. a, una sanzione di carattere penale nei confronti del datore di lavoro che, pur svolgendo formalmente i compiti di prevenzione e protezione dai rischi, ometta di procedere alla formazione espressamente prevista dall’art. 34, comma 2.
Oltre all’obbligo di formazione, il successivo comma 3 del succitato art. prescrive l’ineludibile obbligo di aggiornamento periodico nel rispetto di quanto previsto dall’accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano atto a definire le concrete modalità della formazione.
Non può assolutamente omettersi di evidenziare come tale obbligo non risulta oggigiorno immediatamente esigibile dovendosi attendere l’emanazione del succitato accordo.