Source: http://www.terraevita.it/stop-misurato-ai-richiami-vivi-e-limiti-alle-specie-utilizzabili/
Timestamp: 2017-02-26 09:59:11+00:00
Document Index: 6991056

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 21', 'art. 13']

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LEGGI, LAVORO E FISCO – Nel decreto “competitività” le misure per “europeizzare” la caccia in Italia
Un decreto definirà le quantità Già il testo del decreto legge non lasciava dubbi sul permanere della possibilità per i cacciatori di utilizzare richiami vivi e, quindi, sulla permanenza di un mercato di questi richiami, come evidenziato dalle modifiche apportate all’art. 5 della legge-quadro, che attribuiva alle regioni il compito di emanare “le norme relative alla costituzione e gestione del patrimonio di richiami vivi di cattura appartenenti alle specie di cui all’art. 4/comma 4” e stabiliva il numero massimo di esemplari di cui tale patrimonio può essere costituito. Il decreto legge elimina l’inciso “di cattura”, abroga la disposizione di cui al 4° comma dell’art. 4 e inserisce nell’art. 5 le specie che possono essere detenute come esemplari vivi da richiamo e cioè allodola, cesena, tordo sassello, tordo bottaccio, merlo, pavoncella e colombaccio (vengono così esclusi lo storno, il passero e la passera mattugia). Questa conclusione è adesso pienamente confermata dalla legge di conversione, che, come si è appena visto, attribuisce al decreto del presidente del Consiglio anche il compito di stabilire i criteri per l’impiego, definito “misurato”, dei richiami vivi (evidentemente da parte dei cacciatori che praticano tale tipo di caccia) “e la definizione delle quantità”. Del resto rimane in vigore la disposizione di cui all’art. 21/ lettere ee), che consente, appunto, per le specie autorizzate, l’acquisto e la cessione di richiami vivi “nel rispetto delle modalità previste dalla presente legge”.
Interessati tutti gli stati ue Conclusivamente, il legislatore si è reso conto delle particolari esigenze della disciplina venatoria (e attività connesse) per quanto riguarda l’avifauna, la cui appartenenza al patrimonio dello Stato è una fictio giuridica, che non può non tenere conto dell’interesse che altri Stati, se ne pretendano o no a loro volta proprietari (necessariamente pro tempore, cioè fin che si trovano nel loro territorio o nel loro… spazio aereo), hanno comunque alla sua conservazione. Quindi un intervento legislativo di ispirazione europeizzante e riguardante aspetti in apparenza abbastanza secondari per la gran massa dei cacciatori, ma in realtà forse più rilevanti di quanto risulti a prima vista, perché tali sono gli interessi economici in gioco.
Caccia agli ungulati sulla neve Per chiudere le modifiche apportate alla disciplina venatoria va ricordata l’integrazione apportata all’art. 13/comma 1 della legge-quadro con una formulazione che, un po’ ermetica nel testo originario del decreto legge, è stata meglio esplicitata dalla legge di conversione: “I caricatori dei fucili ad anima rigata a ripetizione semiautomatica impiegati nella caccia non possono contenere più di due cartucce durante l’esercizio dell’attività venatoria e possono contenere fino a cinque cartucce limitatamente all’esercizio della caccia al cinghiale” (l’aumento a cinque per il caso di caccia ai cinghiali è stato apportato dai parlamentari, evidentemente più preoccupati del governo per la salute dei cacciatori).
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