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Timestamp: 2020-07-09 00:34:04+00:00
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Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 10 giugno 2016, n. 2500 - Renato D'Isa
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Consiglio di Stato, sezione III, sentenza 10 giugno 2016, n. 2500
L’art. 2, comma 1, lett. c), del D.M. n. 757/1994 non preclude in via assoluta l’accesso ai verbali ispettivi, bensì limita il diritto di accesso ai documenti contenenti le notizie acquisite nel corso dell’attività ispettiva, quando dalla loro divulgazione possono derivare azioni discriminatorie o indebite pressioni o pregiudizi a carico dei lavoratori o di terzi: la sottrazione all’accesso di tali atti in materia di lavoro postula che risulti un effettivo pericolo di pregiudizio per i lavoratori o per i terzi, sulla base di elementi di fatto concreti, e non per presunzione assoluta
sentenza 10 giugno 2016, n. 2500
sul ricorso numero di registro generale 2314 del 2016, proposto dal
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in persona del ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso i cui uffici siti in Roma, via (…) è domiciliato per legge;
il signor Al. Pi., rappresentato e difeso dall’avvocato Lu. Gi. Ma., con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato An. De An., sito in Roma, via (…);
la s.r.l. Lo. Ca.;
Visto l’atto di costituzione in giudizio del signor Al. Pi.;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 28 aprile 2016 il Cons. Stefania Santoleri e uditi per le parti l’avvocato Mi. Gu., su delega dell’avvocato Lu. Gi. Ma., e l’avvocato dello Stato Ma. La Gr.;
1. – Con ricorso RG 760 del 2015, il signor Al. Pi. ha impugnato il provvedimento della Direzione Territoriale del Lavoro di Cagliari, n. 40610 del 5 agosto 2015, che ha respinto la sua istanza di accesso agli atti relativi al procedimento ispettivo svolto nei confronti del suo datore di lavoro, la “Lo. Ca. S.r.l.”.
Il datore di lavoro non ha denunciato l’infortunio all’INAIL, in quanto in quel periodo egli non era titolare di alcun contratto di lavoro; il signor Pi. ha quindi provveduto in via autonoma a presentare la denuncia, ma l’Istituto ha comunicato che il procedimento sarebbe stato riaperto solo all’esito degli accertamenti in corso da parte della Direzione Territoriale del Lavoro (in seguito D.T.L.).
La D.T.L. ha dapprima differito l’accesso e poi, con il provvedimento di data 5 agosto 2015, impugnato in primo grado, ha respinto l’istanza, rilevando che gli atti richiesti sarebbero sottratti all’accesso ai sensi dell’art. 2, comma 1, lettera d), e dell’art. 3, comma 1, lettera d), del D.M. 4 novembre 1994, n. 757 (regolamento del Ministero del Lavoro sulle categorie di atti sottratti al diritto d’accesso): la loro ostensione avrebbe determinato, infatti, un pregiudizio al diritto alla riservatezza della Lo. Ca., interesse che sarebbe stato prevalente rispetto a quello del lavoratore a ricevere copia degli accertamenti ispettivi.
Inoltre, il diniego di accesso ha ritenuto che gli atti richiesti non sarebbero stati indispensabili a fini della tutela giudiziaria degli interessi del ricorrente, “tenuto conto del contenuto degli stessi, meramente definitorio di questioni sanzionatorie in materia lavorativa…involgenti il solo rapporto Pubblica amministrazione – Ditta datrice di lavoro”.
2. – Il diniego emesso in data 5 agosto 2015 è stato ritualmente impugnato dal signor Pi. innanzi al TAR per la Sardegna che, con la sentenza n. 164 del 2016, ha accolto il ricorso.
Il T.A.R. ha infatti rilevato che “il diritto di accesso ai documenti detenuti dall’amministrazione, nell’ipotesi in cui venga esercitato per la finalità costituita dalla tutela giuridica degli interessi del richiedente, ovvero, comunque, al fine di valutare l’esistenza di margini per poter procedere a iniziative di tutela rispetto a interessi giuridicamente rilevanti, non soffre di particolari limiti o condizioni. L’art. 24, comma 7, della L. n. 241/90 prevede, infatti, che in queste ipotesi l’accesso sia sempre garantito, salvo che si dimostri che i documenti amministrativi richiesti contengano dati sensibili e giudiziari (…). Il che, nel caso di specie, non ricorre, non essendo sufficiente ad escludere l’accesso prospettare ragioni di riservatezza (non meglio specificate) attinenti all’impresa coinvolta negli accertamenti ispettivi”.
Il Ministero ha sostenuto che, in base al regolamento ministeriale, emesso ai sensi dell’art. 24, comma 4, della L. 241/90, sono sottratti al diritto di accesso “ i documenti contenenti le notizie acquisite nel corso dell’attività ispettiva, quando dalla loro divulgazione possano derivare azioni discriminatorie o indebite pressioni o pregiudizi a carico dei lavoratori o di terzi”.
Tale disposizione, però, non preclude in via assoluta l’accesso ai verbali ispettivi, bensì limita il diritto di accesso ai “ documenti contenenti le notizie acquisite nel corso dell’attività ispettiva, quando dalla loro divulgazione possono derivare azioni discriminatorie o indebite pressioni o pregiudizi a carico dei lavoratori o di terzi”: la sottrazione all’accesso di tali atti in materia di lavoro postula che risulti un effettivo pericolo di pregiudizio per i lavoratori o per i terzi, sulla base di elementi di fatto concreti, e non per presunzione assoluta (cfr. Cons. Stato, Sez. VI, 11 febbraio 2011, n. 920; Cons. Stato Sez. VI, 10 febbraio 2015, n. 714).
5.4 – Peraltro, nel caso di specie, l’appellato ha rilevato che manca anche la prova di possibili pregiudizi a carico dei dipendenti che abbiamo reso dichiarazioni in sede ispettiva, tenuto conto che tutti i dipendenti assunti nel periodo del suo impiego non lavorano più all’interno della Lo. Ca. s.r.l. perché licenziati o non soggetti a rinnovo del proprio contratto.
(Sezione Terza) respinge l’appello RG 2314/2016 e, per l’effetto, conferma la sentenza n. 164 del 2016 del T.A.R. per la Sardegna.
Depositata in Segreteria il 10 giugno 2016.