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Timestamp: 2018-07-20 02:59:08+00:00
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Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 38', 'art. 3']

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Juridiskā Būda
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Tas kuce dzīvo šeit.
comunicazione, consenso all'utilizzo dei dati sensibili, consenso alla raccolta dei dati sensibili, consenso alla raccolta e all'utilizzo dei dati sensibili, d. Lgs. 20/6/2003 n. 196, dati, dati della vita privata, dati privati, dati sensibili, decreto legislativo 20/6/2003 n. 196, diffusione dati sensibili, duplicazione dati sensibili, duplicazione e diffusione dati sensibili, duplicazione informazio, evoluzione della comunicazione, Informazione, Informazioni, Raccolta di informazioni, Raccolta di informazioni e loro utilizzo, Raccolta di informazioni e utilizzo, raccolta e utilizzo dei dati sensibili, raccolta illegittima dei dati sensibili, raccolta illegittima di informazioni private, strumenti comunicazione, strumenti di comunicazione, tutela della vita privata, tutela vita privata, vita privata
Questo sarà il primo di una serie di articoli che hanno lo scopo di fare una disamina il più possibile chiara e comprensibile di uno degli aspetti più complessi e variegati del diritto, calato nella vita quotidiana, dominata dalle nuove tecnologie della comunicazione: il Diritto alla Privacy.
Il Diritto ALLLA Privacy, oggi diritto fondamentale, universalmente, o quasi, riconosciuto e regolamentato, e’ un diritto in realtà assai giovane. Infatti, fino alla fine del 1800 i diritti riconosciuti dagli ordinamenti giuridici erano sempre legati a beni materiali dell’uomo; in particolare l’ordinamento proteggeva l’individuo in ordine alle “aggressioni” fisiche e materiali contro beni altrettanto materiali dell’individuo (si pensi, ad esempio, al diritto di proprietà). Il riconoscimento e la tutela della cosiddetta sfera privata, affettiva o meno, dell’individuo ha richiesto un vero e proprio lungo processo, non solo giurdico, ma anche e prima di tutto sociale. Solo alla fine dell’800, negli Stati Uniti e’ stato riconosciuto il “DIRITTO AD ESSERE LASCIATI IN PACE”, ovverosia il diritto a che le altre persone si mantengano al di fuori della sfera privata di un individuo, così che non invadano la stessa, in qualsiasi luogo l’individuo si trovi e non necesariamente solo nella propria proprietà privata. Questo concetto è stato pian piano recepito anche nel vecchio continente.
Con il passare degli anni e l’evolversi della vita sociale, si è evoluto anche il concetto di privacy e il diritto alla stessa. Nella sua origine, la privacy, come detto, era considerata una strumento attraverso il quale ogni individuo proteggeva la propria riservatezza e difendeva se stesso dai comportamenti invadenti altrui. Ora, questa stessa definizione fa intendere che, proprio perché la privacy regolamenta il modo in cui ciascun individuo si relaziona con le altre persone nella sua vita nella società, il suo significato, nonché le sue implicazioni giuridiche e le sue conseguenze fattuali, variano e si evolvono in concomitanza con i cambiamenti sociali e, soprattutto, con i cambiamenti e la evoluzione degli strumenti di comunicazione, che divengono sempre più sofisticati e capaci di invadere e violare proprio la sfera privata che ciascun individuo vuole difendere e tenere tale. Con la suddetta evoluzione degli strumenti di comunicazione, che hanno reso assai facile la diffusione e la duplicazione delle informazioni relative anche alla sfera personale, si è reso necessario evolvere anche gli strumenti di protezione di tali informazioni, il cui abuso è divenuto lo strumento principe di una tale violazione. Infatti, ad oggi, il nodo gordiano dell’argomento in oggetto diviene la facilità con cui si possono raccogliere ed utilizzare illegittimamente le informazioni relative agli individui a loro totale insaputa. Il concetto di privacy si è, pertanto, allargato anche a questa situazione, estendendo il proprio significato, divenendo il DIRITTO AD ESERCITARE IL PROPRIO COROLLO SULLE INFORMAZIONI CHE CI RIGUARDANO. Pertanto, il diritto alla Privacy diventa diritto ad avere conoscenza del fatto che qualcuno stia raccogliendo informazioni su di noi e quale sia la finalità di tale raccolta, nonché diritto a poter decidere se dare il consenso a tale raccolta, nonché all’utilizzo delle informazioni per la specifica finalità dichiarata. Da questo deriva la attuale legislazione in materia.
Nel prossimo articolo parleremo, pertanto, della attuale legge sulla Privacy che, nel nostro ordinamento, si è concretizzata nell’attuale Decreto Legislativo 20/6/2003 n. 196.
Sequestro di Blog (Cassazione sez. V penale sent. 12.3.14 n. 11895
attualita' e concretezza del periculum in mora, Blog, blogger, commenti diffamatori, diffamazione, illecito, illecito penale, indagato, inibitoria, libera espressione, libera espressione del pensiero, liberta', liberta' di parola, libertà' di pensiero, offensivita' del sito, offensivita' opione, offensivita' pensiero, opinione, pensiero, periculum in mora, post, post diffamatori, provvedimenti cautelari, pubblicazioni diffamatorie, reato, reato di diffamazione, sequestrabilita', sequestrabilita' blog, sequestrabilita' siti web, sequestro, sequestro blog, sequestro di blog, sequestro preventivo, sequestro siti web, siti, siti web, sito, sito web, web
Con la sentenza in esame, la Cassazione ha annullato l’ordine di sequestro di un blog disposto dal Tribunale di Udine. Occorre premettere e spiegare alcuni concetti giuridici fondamentali. La legge prevede la possibilità, sia in campo civile sia in campo penale, per le parti interessate, in specifici casi, di ricorrere ad alcuni strumenti creati dal legislatore per prevenire gli effetti dannosi ulteriori derivanti da un comportamento illecito altrui. Uno di tali strumenti e’ il sequestro preventivo. Il sequestro e’ un provvedimento cautelare che mira alla sottrazione di un bene che in una caso specifico e’ stato lo strumento usato per commettere un illecito. Nel caso in esame lo strumento e’ un blog e l’illecito commesso e’ il reato di diffamazione. All’interno del dibattito svoltosi tramite l’utilizzo del blog, creata al preciso scopo di ospitare dibattiti ed espressione di opinioni relativamente ad eventi sociali e politici, un soggetto aveva espresso commenti diffamatori. Il gestore del blog, anche moderatore dei dibattiti, non si era premurato di cancellare il post “incriminato”, non avendone, peraltro, un obbligo di legge. La parte lesa aveva chiesto ed ottenuto il sequestro del blog con la conseguente sospensione dello stesso. La Corte di Cassazione, analizzando il ricorso in opposizione del gestore del blog, ha evidenziato e stabilito quanto segue. E’ stata ribadita la sequestrabilita’ dei siti web, considerati beni cui non si può negare “fisicità”, ovvero una dimensione materiale e concreta. Considera, però, particolare il caso del blog (web-log, “diario in rete”) “termine con il quale si definisce quel particolare sito web, gestito da uno o più blogger, che pubblicano, più o meno periodicamente, contenuti multimediali, in forma testuale o in forma di post, che vengono visualizzati in ordine cronologico.” In caso di sequestro di un blog, l’inibitoria che deriva a tutti gli utenti della rete all’accesso ai contenuti del sito e’ in grado di alterare la natura e la funzione del sequestro preventivo, poiché impedisce al blogger di esprimersi. In casi come questo, in cui il blog sia finalizzato alla libera espressione del pensiero il provvedimento non ricade solo sul diritto di proprietà del bene, ma anche sul diritto di libertà di manifestazione del pensiero. Deve, pertanto, esistere un giusto contemperamento di interessi opposti, ma di primaria rilevanza entrambi, che si concretizza nella adeguatezza delle ragioni del sequestro, cioè in una concreta ” valutazione della possibile riconducibilita’ del fatto all’area penalmente rilevante e delle esigenze impeditive, tanto serie quanto è vasta l’area della tolleranza costituzionalmente imposta per la libertà di parola”. Nel caso in esame, il sequestro del blog e’ stato giustificato dal fatto che fosse stato utilizzato per commettere diffamazioni, peraltro non dall’indagato proprietario del blog, ma terza persona, ma secondo la Cassazione “non vi è alcun elemento da cui desumere una potenzialità offensiva del sito in se’, e quindi la attualità e concretezza del periculum in mora”.
La pignorabilità di stipendi, pensioni e altri trattamenti economici
accredito pensione conto corrente, accredito stipendio conto corrente, articolo 12 com a 2 lettera C legge 214/2011, articolo 3 comma 5 legge 44/2012, articolo 3 Costituzione, articolo 38 Costituzione, beni mobili creditizi, conto corrente, debitore, decreto 201/2011, funzione alimentare, funzione alimentare emolumenti, impignorabilita', impignorabilità' stipendi e pensioni, incostituzionalità creditore, limite, limite del quinto, obbligo accredito pensione conto corrente, obbligo accredito stipendio conto corrente, obbligo di accredito emolumenti conto corrente, ordinanza 12.2.2014 Tribunale di Lecce, Ordinanza Tribunale di Lecce sezione commerciale 12/2/2014, pensione, pignorabilita', pignorabilita' emolumenti, pignorabilita' pensione, pignorabilita' stipendio, pignorabilita' trattamenti economici, Pignorabilità di stipendi e pensioni, pignoramento, pignoramento presso terzi, principio solidarietà, questione legittimità, quinto, quinto dello stipendio, sentenza 506/2002, stipendio, trattamenti economici, Tribunale di Lecce
In questo articolo parleremo della pignorabilità degli stipendi, delle pensioni e degli altri trattamenti economici nelle ipotesi in cui detti emolumenti confluiscano in un conto corrente bancario, perdendo così la loro originaria natura.
Tale materia e’ stata ed è disciplinata sulla base di quel principio consolidato secondo cui, data la funzione alimentare riconosciuta a questo tipo di emolumenti, gli stessi sono cedibili e pignorabili solo entro un limite, identificato in un “quinto” della somma. Questo principio e’ stato messo in discussione nel caso di accredito in conto corrente dei suddetti emolumenti, in quanto in questo caso perderebbero la loro natura originaria confondendosi con la totalità dei beni mobili creditizi del soggetto.
Il problema si è posto con urgenza e rilevanza dopo il Decreto 201/2011 che ha introdotto la obbligatorietà dell’accredito di tali emolumenti in conto corrente. Su questo punto, allo stato attuale, le pronunce giurisprudenziali per la maggioranza hanno ritenuto che la confluenza nel conto corrente faccia venir meno alla somma l’identità originaria, così che il principio del “quinto” non opererebbe in caso di pignoramento presso terzi sul conto corrente. Ma la sentenza n. 506/2002 della Corte Costituzionale si è riferita al principio solidaristico di cui all’articolo 38 della Costituzione e ai limiti che tale limite impone al legislatore. Dovrà sussistere, pertanto, un razionale contemperamento dell’interesse del creditore, con quello del debitore che percepisca uno stipendio, del limite del “quinto” della retribuzione quale possibile oggetto di pignoramento. Dato quanto sopra, la questione di legittimità posta al Tribunale di Lecce relativamente alle norme di cui agli art. 12 lett. C) Legge 214/2011 e art. 3 com a 5 Legge 44/2012 per violazione degli articoli 38 e 3 della Costituzione, nella parte in cui non prevedono l’applicazione dei limiti individuati dai suddetti articoli anche ai crediti tra privati. Gli articoli considerati incostituzionali derogano, infatti, al limite del “quinto” stabilito sulla base del principio solidaristico di cui all’art. 38 della Costituzione e del principio di eguaglianza di trattamento sostanziale di cui all’art. 3 della Costituzione.
Diritto di recesso nelle vendite on line e televendite
Acquistare su internet, Acquisti a distanza, Acquisti on line, Autorità garante concorrenza, Commercio elettronico, Comprare on line, Contratti a distanza, Decreto legislativo n. 185/1999, Direttiva CE 97/7, Diritto recesso termine, Esercizio diritto recesso, Recesso, Recesso vendita rimborso, Rimborso, Televendite, Tutela consumatori, Vendita, Vendite on line
Il diritto di recesso nelle cosiddette “vendite a distanza”, come sono definite la vendite on line e le televendite, è stabilito dal decreto legislativo n. 185/1999, nonché dalla direttiva CE 97/7, relativi alla “protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza”.
In particolare, chi ha comprato qualcosa in una televendita o ha concluso una vendita on line ha 10 giorni di tempo per esercitare il proprio diritto di recesso. Con l’esercizio di tale diritto il compratore potrà restituire la merce e riavere i propri soldi. L’esercizio del proprio diritto di recesso deve essere fatto tramite l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno, che dovrà essere inviata entro i sopracitati dieci giorni dal ricevimento della merce.
I venditori, però, hanno escogitato diversi modi per poter aggirare il recesso e i suoi effetti:
1. Invitando il compratore a recarsi presso un certo negozio per ritirare la merce imballata, così che l’acquisto non può considerarsi fatto a distanza e pertanto non può esistere il diritto di recesso;
2. Proponendo al compratore oggetti personalizzati, così che non possano essere restituiti;
3. Inviando una lettera in cui si afferma che la merce restituita e’ giunta danneggiata e pertanto il rimborso non è dovuto. Al fine di tutelarsi da tali eventuali comportamenti si può scrivere una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno all’Autorita’ Garante della Concorrenza e del Mercato contenente la denuncia dei fatti ben riportati.
Equiparazione della filiazione naturale a quella legittima
Adozione, Articolo 251 codice civile, Articolo 276 codice civile, Articolo 315 codice civile, Codice civile, Diritto famiglia, Diritto familiare, Famiglia, Figli legittimi, Figli legittimi successione, Figli naturali, Figli naturali adozione, Figli naturali successione, Filiazione legittima, Filiazione naturale, Filiazione naturale legittima equiparazione, Genitori figli doveri, Legge 10.12.2012 n. 219, Legislazione famiglia, Potestà genitoriale
E’ stata varata, poco più di un anno fa, la legge che equipara i figli naturali a quelli legittimi, ovvero i figli nati all’interno del matrimonio e quelli nati al suo interno.
E’ la legge 10.12.2012 n. 219 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 17.12.2012. Il testo normativo ha modificato il tenore letterale di alcuni articoli del codice civile. L’articolo 74 definiva il concetto di parentela qualificandolo quale “vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite”; il nuovo articolo 74 aggiunge un’importante specificazione, individuando tale vincolo “sia nel caso in cui la filiazione e’ avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo”. Resta, invece, esclusa nel caso di adozione di persona maggiorenne.
Oltre a ciò, con la modifica dell’articolo 251 del codice civile anche i figli nati da un rapporto incestuoso. La modifica dell’articolo 276 del codice civile implica la possibilità di poter proporre la domanda di riconoscimento di paternità o maternità anche in mancanza dei presunti genitori e dei loro eredi. Infatti la domanda può essere proposta”nei confronti di un curatore nominato dal Giudice davanti al quale il giudizio deve essere proposto”.
Infine, l’articolo 315 del codice civile che prima dichiarava i doveri dei figli nei confronti dei genitori, ora prevede la equiparazione dello stato giuridico dei figli, che è il medesimo per tutti, naturali e legittimi. In più, e’ stato aggiunto l’articolo 315 bis che prevede i diritti e i doveri dei figli: “Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacita’, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti”.
Le conseguenze di tali modifiche e aggiunte è evidente, i diversi tipi di filiazione, quella naturale, fuori dal matrimonio e quella legittima dentro al matrimonio, sono esattamente equiparati nelle loro implicazioni. Tale equiparazione si riflette su ogni rapporto, ogni diritto e dovere reciproco tra figli e genitori, sia sul piano dei doveri di assistenza morale sia su quello dei doveri di assistenza economica. Nascono diritti e doveri in capo ai figli nei confronti dei genitori e così diritti , ma soprattutto doveri, dei genitori nei confronti dei figli e dei loro discendenti.
Questo vale anche per i figli nati da incesto, che finalmente non dovranno pagare per colpe commesse dai genitori, ma che avranno diritti uguali a quelli dei figli legittimi e naturali. Certo resta il dubbio sull’opportunità che genitori incestuosi abbiano anche diritti oltre che doveri nei confronti dei figli, ma l’altra faccia della medaglia dei doveri è proprio il diritto.