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Timestamp: 2020-05-28 14:31:07+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 117', 'sentenza ', 'art 6', 'art. 7', 'art. 1283', 'art 6', 'art. 117', 'art. 1852', 'art 117', 'sentenza ']

Il contratto di conto corrente affidato deve indicare il costo effettivo - Il tuo tributarista
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Il contratto di conto corrente affidato deve indicare il costo effettivo
Il contratto di affidamento in conto corrente non deve indicare solo il T.A.N. (Tasso Nominale Annuo) ma è necessario che indichi il T.A.E. (Tasso Annuo Effettivo) e il costo complessivo del finanziamento, in caso contrario, troverà applicazione il tasso sostituivo ex art. 117 T.U.B. senza alcun tipo di capitalizzazione. Ai fini del calcolo del TEG si deve sempre computare l’incidenza delle c.m.s. sia prima che dopo il 2010. (Emanuele Argento).
Sentenza n. 1069/2015 del Tribunale di Ascoli Piceno pubblicata il 29/09/2015 (pdf)
Una società ha citato la banca con cui intratteneva rapporti di conto corrente da lunghi anni, adducendo tra le motivazioni del proprio ricorso, la mancata sottoscrizione dei contratti di apertura di credito in conto corrente, l’erronea indicazione dell’applicazione del tasso di interesse, l’applicazione del tasso di interesse ultralegale, la capitalizzazione trimestrale degli interessi, l’applicazione senza valido titolo delle commissioni di massimo scoperto, di valute e di altre spese ed infine l’applicazione da parte della banca di interessi eccedenti le soglie di cui alla L. 108/96.
Chiedeva pertanto che fosse accertato l’esatto ammontare dei saldi dare-avere dei c/c oggetto di causa, in conformità alle pattuizioni intercorse tra le parti ed alle norme di legge secondo i tassi effettivamente dovuti, nonché la condanna della Banca convenuta al pagamento di quanto fosse risultato a credito e dei danni subiti dalla società.
Sostiene il giudice nella propria sentenza.
In riferimento all’applicazione dell’anatocismo secondo il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 24418/2010, a seguito della dichiarazione di nullità della clausola anatocistica contenuta nei contratti di conto corrente stipulati in data anteriore al 22.4.2000 (data di entrata in vigore della delibera del CICR), non sussiste alcuna possibilità di applicare clausole che prevedano la capitalizzazione con diversa periodicità, dovendosi escludere anche quella annuale. Da ciò deriva che alcuna capitalizzazione è possibile per gli interessi maturati sino all’aprile del 2000. Per quanto attiene, invece, gli interessi successivi, mentre per i nuovi contratti l’art 6 della delibera CICR prevede espressamente che le clausole relative alla capitalizzazione degli interessi non hanno effetto se non sono espressamente approvate per iscritto, per i contratti in corso, la norma transitoria di cui all’art. 7 della citata deliberazione CICR, prevede che, qualora le nuove condizioni contrattuali non comportino un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate, le banche possono provvedere all’adeguamento, in via generale, mediante pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana. Nel caso in cui, invece, le nuove condizioni contrattuali comportino un peggioramento delle condizioni precedentemente applicate, esse devono essere approvate dalla clientela.
Nel caso si specie il periodo di riferimento è relativo ad un periodo in cui l’anatocismo è stato dichiarato nullo (ante 2000), pertanto vi è stata una modifica peggiorativa, e sino al riscontro di una specifica approvazione scritta da parte del cliente, siamo difronte ad un caso di nullità. In altri termini, le nuove condizioni di anatocismo, adeguate al disposto della delibera sostituiscono l’anatocismo applicato in modo illegittimo (e quindi nullo ex art. 1283 e.e.).
Nel contratto di cui trattasi non venivano rispettate tutte le prescrizioni di cui alla delibera CICR essendo stata omessa la specifica indicazione, oltre che del TAN (tasso annuale nominale) degli interessi, anche del TAE (tasso annuo effettivo), vale a dire l’effettivo tasso di interessi creditori e debitori, che è conseguenza dell’incidenza sul tasso annuale nominale della capitalizzazione degli interessi alle periodicità previste in contratto, con la conseguenza che non può ritenersi che, con la sottoscrizione dello stesso, la Banca abbia adempiuto agli obblighi comunicativi ex art 6 della delibera CICR. Tale causa dovrà essere rimessa in istruttoria al fine di ricalcolare i rapporti dare avere con la banca escludendo, per le ragioni esposte, ogni forma di capitalizzazione degli interessi dall’inizio del rapporto e sino alla sottoscrizione del contratto che ne ha previsto tale indicazione (nel caso de quo in seguito alla chiusura di un conto con contestuale apertura di un altro conto, il nuovo contratto aveva indicato correttamente il TAE).
Orbene, la mera indicazione del solo T.A.N., ossia il Tasso Annuo Nominale, equivale all’indicazione del Tasso annuo relativo all’interesse corrispettivo, senza tenere conto della capitalizzazione infrannuale (solitamente trimestrale) dell’interesse e di tutte le ulteriori spese collegate al credito, che sono state sopra accennate, con la conseguenza che detta mancata chiara indicazione del vero costo che il Cliente sopporta per l’erogazione del credito (e, quindi, per un contratto di mutuo, o prestito personale, o affidamento in conto corrente ecc.) importa il ricalcolo degli interessi secondo sostitutivo di cui all’art. 117 T.U. n. 385/1993.
Relativamente invece all’applicazione della commissione di massimo scoperto, dopo un’attenta analisi sulla giurisprudenza e sul susseguirsi di disposizioni normative, il giudice ne ha ritenuto valida, sotto il profilo causale, l’applicazione, in quanto correlata ad un servizio che, ancorché previsto nel contratto, è estraneo alla causa delle operazioni ordinariamente regolate in conto corrente.
Sulla dedotta illegittimità dell’addebito delle cd valute fittizie, la giurisprudenza di legittimità (cfr. Cass. n. 2545/72) ha in passato ritenuto, in via generale, che debba essere considerata soltanto la “data” di ciascuna operazione e non già la “valuta”, posto che, ai sensi dell’art. 1852 e.e., il correntista può disporre in qualsiasi momento delle somme risultanti a suo credito dal conto. In ossequio a tale orientamento giurisprudenziale si è, quindi, sostenuto che, per quanto riguarda i prelevamenti, si deve riportare la valuta corrispondente al giorno del pagamento dell’assegno, ovvero del giorno in cui la banca perde effettivamente la disponibilità del denaro; mentre, per quanto riguarda i versamenti, si riporta la valuta corrispondente al giorno in cui la banca acquista effettivamente la disponibilità del denaro (sul punto, si vedano Cass. n. 3507 / 1989; Cass. n. 131 43/2002).
Nel caso in esame, essendo la valuta stata disciplinata in modo molto generico il rapporto di conto corrente dovrà essere ricalcolato in base alle date in cui la banca ha perso o ha acquisito la disponibilità del denaro.
Analoghe considerazioni, sono state fatte dal giudice, in merito all’applicazioni di altre spese non espressamente pattuite.
Parte attrice ha dedotto poi la totale nullità per difetto di forma scritta relativamente ad alcuni conti anticipi, ma per il giudice, l’anticipazione su fattura è un’operazione equiparata a quella di sconto ( cfr cass 18447/2007) con insussistenza di ogni obbligo di forma scritta (cass 14.7.2010 n. 16560).
Parte attrice, infine, ha dedotto l’usurarietà del tasso di interessi applicato nel corso del rapporto: orbene detta allegazione, almeno sino al luglio 2009, (essendo stata disposta la sostituzione del tasso di interesse ultralegale con quello ex art 117 TUB con l’assenza di ogni forma di capitalizzazione) appare superata dalle conclusioni a cui sinora si è pervenuti, ragion per cui è necessario un supplemento di analisi tecnica solo per valutare in concreto l’applicazione di interessi usurari nel periodo che va dal luglio 2009 alla chiusura del conto corrente.
Non avendo la parte attrice fornito alcuna prova sull’eventuale ulteriore danno subito in aggiunta alla ripetizione delle somme richieste alla controparte, il giudice ne ha rigettato la domanda risarcitoria, dichiarando l’illegittimità degli addebiti effettuati dalla banca a titolo di interessi ultralegali, commissioni massimo scoperto, interessi anatocistici, spese ed oneri non pattuiti e per antergazione e postergazione delle valute nei limiti e per le causali di cui in motivazione; e ne ha disposto la rimessione della causa sul ruolo istruttorio come da separata ordinanza; riservandosi la regolamentazione delle spese di lite alla sentenza definitiva.
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