Source: http://www.studiobalestra.com/la-disciplina-degli-interpreti-e-traduttori/
Timestamp: 2019-08-17 13:16:40+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 2575', 'art. 3', 'art. 2', 'art. 2', 'art. 53', 'art. 54', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 4', 'art. 7', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'sentenza ', 'art. 53', 'art. 13', 'art. 1']

La disciplina degli interpreti e dei traduttori: inquadramento civilistico e fiscale – Studio Balestra
Studio Balestra–Approfondimenti, Liberi professionisti– 23 Aprile 2014 24 Marzo 2017
Ai sensi dell’art. 2575 del codice civile:
“formano oggetto del diritto d’autore le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alle scienze, alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia qualunque ne sia il modo o la forma di espressione”.
Nell’ordinamento civilistico il diritto d’autore, regolato dalla Legge 22 aprile 1941, n. 633, gode di una particolare protezione, stante gli aspetti peculiari che ne contraddistinguono l’esercizio e l’utilizzazione economica.
A questo punto la presente trattazione intende chiarire se l’attività di traduttore debba essere considerata una normale prestazione di servizio con conseguente applicazione di IVA e delle ordinarie disposizioni IRPEF oppure se risulti applicabile la disciplina fiscale della cessione di diritti di autore sia in riferimento all’imposta sul valore aggiunto che all’imposta sui redditi.
Nel sistema tributario l’utilizzazione a fini economici del diritto di autore è oggetto di una specifica disciplina, che investe sia l’Iva che le imposte sui redditi.
L’art. 3, comma 2, n. 2) del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 dispone che:
“costituiscono inoltre prestazioni di servizi, se effettuate verso corrispettivo…le cessioni, concessioni, licenze e simili relative a diritti d’autore…», mentre il comma 4 dello stesso articolo esclude dal campo di applicazione dell’Iva le medesime transazioni se «…effettuate dagli autori e loro eredi o legatari, tranne quelle relative alle opere di cui ai nn. 5) e 6) dell’art. 2 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e alle opere di ogni genere utilizzate da imprese a fini di pubblicità commerciale”.
La ratio della norma risiede, come rilevato nella Relazione governativa allo schema di decreto che ha introdotto detta disciplina, nella estrema incertezza nell’individuare nel campo delle opere dell’ingegno l’esercizio concreto dell’attività professionale, riaffermando invece la piena imponibilità quando può ragionevolmente presumersi che la suddetta difficoltà non sussista, come appunto per i diritti di autore sulle opere di ingegneria e sulla produzione cinematografica, nonché per i diritti d’autore relativi ad opere di ogni genere utilizzate da imprese ai fini dei pubblicità commerciale (vedi R.M. del 21/07/2008 n. 311/E).
Esempio: cessioni di immagini fotografiche
In particolare, circa l’imponibilità delle cessioni aventi ad oggetto diritti d’autore effettuate nell’ambito di un’attività professionale o artistica, con ris. n. 94/E del 30 aprile 1997 del Dipartimento delle Entrate, è stato chiarito, in relazione all’attività di cessione di immagini fotografiche, che sono escluse dal campo di applicazione dell’IVA le cessioni di opere fotografiche riconducibili alla previsione dell’art. 2, punto 7) della legge n. 633 del 1941 (che include tra le opere protette le “opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia sempre che non si tratti di semplice fotografia protetta ai sensi delle norme del Capo V del Titolo II”), mentre costituiscono operazioni imponibili le cessioni aventi ad oggetto semplici immagini fotografiche, prive dei requisiti stabiliti dalla normativa richiamata ai fini della protezione del diritto d’autore.
L’imponibilità ai fini IVA è quindi direttamente connessa alla riconducibilità della singola operazione effettuata alle fattispecie disciplinate della citata legge n. 633 del 1941.
L’art. 53, comma 2, lett. b) del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR) considera, tra l’altro, redditi di lavoro autonomoquelli:
“… derivanti dalla utilizzazione economica, da parte dell’autore o inventore, di opere dell’ingegno, di brevetti industriali e di processi, formule o informazioni relativi ad esperienze acquisite in campo industriale, commerciale o scientifico, se non sono conseguiti nell’esercizio di imprese commerciali”,
distinguendoli dai redditi di lavoro autonomo disciplinati dal comma 1, che derivano dall’esercizio abituale di arti o professioni.
L’art. 54, comma 8, del TUIR stabilisce, a sua volta, che tali redditi sono costituiti dall’ammontare dei proventi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, ridotto del 25 per cento a titolo di deduzione forfetaria delle spese, ovvero del 40 per cento se i relativi compensi sono percepiti da soggetti di età inferiore a 35 anni.
L’utilizzazione economica dei diritti d’autore è, quindi, produttiva di reddito in base a criteri specifici di classificazione e di determinazione, diversi da quelli che disciplinano il reddito derivante dall’esercizio di un’attività professionale.
Affinché la prestazione sia qualificabile come cessione di diritto d’autore e, quindi, imponibile ai sensi della normativa citata, è necessario che l’opera ceduta abbia i requisiti di originalità e creatività idonei ad inquadrare la fattispecie tra quelle disciplinate dalla legge n. 633 del 1941.
SOGGETTI CON PIU’ DI 35 ANNI
Base Imponibile = Tot. Proventi in Denaro o natura dell’anno – 25% a titolo di deduzione forfetaria della spese
SOGGETTI CON MENO DI 35 ANNI
Base Imponibile = Tot. Proventi in Denaro o natura dell’anno – 40% a titolo di deduzione forfetaria della spese
Un autore 40enne cede lo sfruttamento economico del diritto d’autore di una sua opera per un importo pari a 1.000 euro. Tale compenso risulta fiscalmente imponibile per 750 euro ( 1.000 – 25%), se l’autore fosse invece un 30enne il medesimo compenso risulterebbe fiscalmente imponibile per 600 euro ( 1.000 – 40%).
L’inquadramento dell’attività di traduttore
Le opere dell’ingegno di carattere creativo possono essere classificate in:
Opere originarie, di cui all’art. 2 della Legge 22 aprile 1941, n. 633 (opere letterarie, musicali, coreografiche, ecc.);
Opere derivate, che a loro volta si possono suddividere in collettive ed elaborate;
Opere create su commissione;
Opere create dal dipendente;
Opere anonime o pseudonime;
Le traduzioni vengono fatte rientrare fra le opere di carattere creativo derivate ed elaborate in quanto consistono in una elaborazione di opere originali che si presuppone richieda una certa dose di creatività.
Come accennato in premessa il fulcro della normativa italiana sul diritto d’autore è costituito dalla Legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modifiche, il cui regolamento di attuazione è stato approvato con Regio Decreto 18 maggio 1942, n. 1369, anch’esso più volte modificato.
L’autore dell’opera, ai sensi dell’articolo 2577 cc, ha il diritto esclusivo di pubblicare l’opera e di utilizzarla economicamente in ogni forma e modo e nei limiti fissati dalla legge.
L’art. 1, Legge 22 aprile 1941, n. 633, recita:
“Sono protette ai sensi di questa legge le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. Sono altresì protetti i programmi per elaboratore come opere letterarie ai sensi della convenzione di Berna sulla protezione delle opere letterarie ed artistiche ratificata e resa esecutiva con legge 20 giugno 1978, n. 399, nonché le banche di dati che per la scelta o la disposizione del materiale costituiscono una creazione intellettuale dell’autore”.
La normativa in materia di diritto di autore considera OPERE PROTETTE:
“le opere dell’ingegno, di carattere creativo, che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro e alla cinematografia”
L’art. 4 è quello che riguarda più direttamente i traduttori:
“Senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, sono protette le elaborazioni di carattere creativo dell’opera stessa, quali le traduzioni in altra lingua, le trasformazioni da una in altra forma letteraria od artistica, le modificazioni ed aggiunte che costituiscono un rifacimento sostanziale dell’opera originaria, gli adattamenti, le riduzioni, i compendi, le variazioni non costituenti opera originale”.
Questo articolo viene completato dal successivo art. 7:
Ogni volta quindi che si parla di “autore” pare si debba intendere “traduttore”, ossia autore dell’opera di elaborazione “traduzione”.
Pertanto, configurando un prodotto di elaborazione linguistico, le traduzioni di opere letterarie o artistiche, di testi o documenti di natura commerciale rientrano nell’ambito delle opere dell’ingegno protette dal diritto di autore (articolo 2575 del codice civile) a condizione che non rechino pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, in quanto costituiscono un’elaborazione di carattere creativo dell’opera originaria.
La C.M. n. 147/E del 10 giugno 1998 in riferimento all’attività del traduttore afferma che:
“può quindi affermarsi che le traduzioni di opere dell’ingegno rientrano, in quanto tali, tra quelle protette dalla legge sul diritto di autore, senza pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria, in quanto trattasi di un’elaborazione di carattere creativo dell’opera originaria (art. 4, della legge 22 aprile 1941, n. 633); le traduzioni di testi diversi da quelli letterari o artistici, anche se di testi o documenti di natura commerciale, come pure quelle di interpretariato, hanno contenuto intellettivo simile a quello delle traduzioni di opere oggetto del diritto d’autore, in quanto, come detto, realizzano comunque un prodotto di elaborazione linguistico e possono considerarsi rientranti, così come le prestazioni degli interpreti, tra le operazioni “similari” di cui all’art. 3, del già richiamato D.P.R. n. 633 del 1972“.
Art. 4, Legge n. 633/1941
C.M. n. 147/E del 10 giugno 1998
Sono opere protette dalla legge sul diritto d’autore le traduzioni di opere dell’ingegno e di testi o documenti di natura commerciale purchè non rechino pregiudizio dei diritti esistenti sull’opera originaria.
Adattatori e dialogisti operanti nel settore cinetelevisivo
Vi è inoltre da osservare che, con R.M. 14 dicembre 1993, n. III-7-126, è stata correttamente confermata l’applicabilità della deroga di cui all’art. 3, quarto comma, lett. a), del D.P.R. n. 633/1972 alle prestazioni effettuate dagli adattatori-dialoghistioperanti nel settore cinetelevisivo.
In tale occasione è stato sottolineato che la qualifica di «adattatore di dialoghi» individua il professionista che adatta, in sincronismo ritmico e labiale, i dialoghi dei filmati destinati al doppiaggio dopo averli tradotti egli stesso, qualora sia comprovata un’adeguata conoscenza della lingua, ovvero avvalendosi della collaborazione di traduttori di fiducia che riscuotano il consenso dell’azienda committente.
La cennata attività presuppone un’accurata analisi dei dati raccolti sull’epoca e sull’ambiente in cui si svolge l’azione, nonché una ricerca di stile per meglio rendere lo spirito dell’opera, e si sostanzia in una più complessa attività di adattamento, riduzione, variazione ed elaborazione del testo originale; ciò al fine di rendere i dialoghi sia tecnicamente adatti al necessario sincronismo ritmico e labiale, sia intelligibili alla realtà sociale del pubblico cui sono destinati.
Al fine di fornire la risposta contenuta nella citata risoluzione, la Direzione contenzioso tributario ha interpellato preventivamente la Presidenza del Consiglio – Dipartimento per l’informazione e l’editoria – e la Società italiana autori ed editori (SIAE), le quali hanno fatto presente che le prestazioni in argomento hanno natura creativa, in quanto non trattasi di un mero riporto da una ad altra lingua (ad esempio, traduzione di un testo ufficiale), per cui godrebbero della protezione giuridica concessa al diritto d’autore.
A ulteriore conferma di quanto affermato viene richiamata una sentenza del Tribunale civile di Roma, Sezione I, del 26 gennaio 1993, che ha sancito il carattere creativo dell’attività del traduttore-dialoghista, il quale viene qualificato come coautore dell’opera cinematografica, alla stregua dello sceneggiatore, del direttore della musica e del regista.
R.M. 14 dicembre 1993, n. III-7-126
Pareri Presidenza del Consiglio Dipartimento per l’informazione e l’editoria
Sentenza del 26 gennaio 1993 del Tribunale civile di Roma, Sezione I
Sono opere protette dalla legge sul diritto d’autore le prestazioni effettuate dagli adattatori-dialoghisti operanti nel settore cinetelevisivo.
Principio di attrazione al regime fiscale dell’attività prevalente
Pare interessante ora rammentare che il citato art. 53, comma 2, lett. b) TUIR non considera diritti di autore quelli conseguiti dell’esercizio di imprese commerciali affermando un buona sostanza che esiste un principio di attrazione dei compensi per cessioni di diritti di autore al regime dell’attività commerciale prevalentemente esercitata e dalla quale scaturiscono, evidentemente, le operazioni di cessione di diritto di autore.
A tal proposito si cita la C.M. n. 13/E del 26 febbraio 2008 con la quale è stato chiarito, in merito alla rilevanza dei compensi percepiti per la cessione di diritti d’autore ai fini della determinazione del tetto dei 30.000 euro (stabilito per l’accesso e la permanenza nel regime dei contribuenti minimi), che la norma citata fa riferimento ai ricavi o compensi complessivamente conseguiti dall’imprenditore o dal professionista, prescindendo dalla specifica attività cui si riferiscono.
Nel caso prospettato la cessione dei diritti d’autore avviene nell’ambito della professione giornalistica, contribuendo a dimensionare e caratterizzare l’attività complessivamente svolta dal contribuente.
Si ritiene, pertanto, analogamente a quanto già chiarito con R.M. n. 145/E del 28 giugno 2007 in relazione al regime fiscale agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo, di cui all’art. 13 della Legge 23 dicembre 2000, n. 388, che i compensi percepiti in base ad un contratto di cessione di diritti d’autore si devono sommare ai compensi percepiti nell’esercizio dell’attività professionale giornalistica, ai fini della verifica del limite dei 30.000 euro di compensi.
Qualora la cessione di diritto d’autore avvenga durante la permanenza nel regime agevolato, l’operazione soggiace all’obbligo di certificazione dei compensi prevista per tale regime dall’art. 1, comma 96, della legge n. 244 del 2007 ed è soggetta all’imposta sostitutiva prevista dal successivo comma 105.
Ciò sta dunque a significare che se esiste un’ attività di prestazioni di servizi che produce i maggiori ricavi le c.d. “accessorie” cessioni di diritti di autore vengono attratte nel regime fiscale dell’attività prevalente perdendo dunque il peculiare trattamento ai fini iva (prestazioni fuori campo iva) ed ai fini dei redditi (imponibilità ridotta al 75 – 60%).
Occorre dunque prestare attenzione ad inquadrare in maniera corretta le prestazioni rese dai traduttori poiché nel caso in cui la prestazione abbia il carattere della creatività e rientri nella tutela del diritto di autore le agevolazioni, come sopra ampiamente spiegato, toccano in maniera sensibile il comparto redditi, quello IVA ed infine, e con effetti non meno importanti, il settore contributi previdenziali (Gestione separata INPS).
A questo proposito, ma solo esclusivamente ai fini di un ragionamento logico-sistematico, si che la circolare l’Enpals n.1/2004 afferma che sono soggetti a contribuzione le cessioni di diritti di autore effettuati da soggetti operanti nel settore dello spettacolo quando le cessioni stesse superano il 40% del totale dei corrispettivi pattuiti.
Il tutto giustificato dal fatto che l’Ente considera la scelta di remunerare il soggetto unicamente con diritti di autore come la volontà di sottrarre a contribuzione ogni compenso.
Chiaramente questo richiamo all’interpretazione dell’ENPALS deve far riflettere su quali sono i principi che animano anche gli enti previdenziali.
E’ infine da rilevare che esiste uno specifico codice attività per i “Traduzione ed interpretariato” e cioè il 74.30.00 al quale corrisponde lo studio di settore UG53U che fra le altre riporta anche le traduzioni e servizi similari.
Se a questo si aggiunge che nella prassi commerciale la maggior parte dei committenti richiede agli interpreti l’apertura di P. IVA è da tenere ben presente che non sempre pare effettivamente possibile, anche per motivi di “praticità”, gestire un traduttore come un soggetto che emette ricevute fiscali senza IVA, con ritenute ridotte e senza applicare alcuna forma di previdenza.
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