Source: https://www.processociviletelematico.it/2017/05/09/cass-sez-i-sent-21-luglio-2016-n-15035-pres-est-nappi/
Timestamp: 2020-07-02 09:06:41+00:00
Document Index: 113486188

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 48', 'art. 360', 'art. 15', 'art. 17', 'art. 16', 'art. 45', 'art. 48', 'art. 48', 'art. 6', 'art. 48', 'art. 14', 'art. 2699', 'art. 1']

Cass., sez. I, sent. 21 luglio 2016 n. 15035 (Pres. Est. Nappi) - ProcessoCivileTelematico.it
D.L.P., (C.F. ***), rappresentato e difeso dagli avv.ti R.C. e B.S., elettivamente domiciliato presso lo studio di quest’ultimo in Roma, ***;
FALLIMENTO DI D.L.P., (C.F. ***), in persona del curatore fallimentare pro tempore;
O.M.S. S.A.S. DI P.P. & C. (C.F. ***), in persona del legale rappresentante pro tempore;
E.N. S.P.A. (C.F. ***), in persona del legale rappresentante pro tempore;
la sentenza n. nn/aaaa della Corte d’Appello di Trieste, depositata il giorno *** dicembre 2015;
Sentita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del giorno 14 giugno 2016 dal Consigliere relatore dott. Andrea Scaldaferri;
udito l’avv. S. per il ricorrente;
P.D.L., titolare della omonima impresa individuale, propose reclamo avverso la sentenza del Tribunale di Pordenone che ne aveva dichiarato il fallimento.
Avverso tale sentenza P.D.L. propone ricorso a questa Corte affidato a tre motivi.
Con il secondo motivo censura la violazione dell’art. 15 l.fall., in relazione all’art. 17 d.l. n. 179 del 2012, all’art. 6, coma 2 e 3, d.p.r. n. 68 del 2005, all’art. 16, comma 3, d.m. n. 44 del 2011 e all’art. 48 d.lgs. n. 82 del 2005, nonché vizio di motivazione, ex art. 360, comma primo, n. 5), c.p.c., per avere il giudice di merito ritenuto irrilevante che il medesimo indirizzo PEC fosse intestato a soggetti diversi (l’impresa individuale e una società a responsabilità limitata), circostanza questa idonea a recidere il vincolo presuntivo di conoscenza in capo al destinatario.
Com’è noto, nell’ambito dei procedimenti per la dichiarazione di fallimento introdotti dopo il 31 dicembre 2013 – è il caso sottoposto all’esame di questa Corte -, ai sensi dell’art. 15, terzo comma, l.fall., come sostituito dall’art. 17, comma 1, lett. a) del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179-Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, la cancelleria procede direttamente alla notifica al debitore del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza, mediante trasmissione di tali atti in formato digitale all’indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) del destinatario risultante dal registro delle imprese, ovvero dall’indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata. Solo nel caso in cui ciò risulti impossibile, o se la notifica abbia avuto esito negativo, della stessa viene onerato il creditore istante che dovrà procedervi a mezzo di ufficiale giudiziario, il quale, a tal fine, dovrà accedere di persona presso la sede legale del debitore con successivo deposito nella casa comunale, ove il destinatario non sia lì reperito.
E proprio l’art. 16 del d.m. 21 febbraio 2011, n. 44, – Regolamento concernente le regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, stabilisce che le comunicazioni e le notificazioni telematiche su iniziativa del cancelliere, si intendono perfezionate “nel momento in cui viene generata la ricevuta di avvenuta consegna da parte del gestore di posta elettronica certificata del destinatario”, rinviando poi per i relativi effetti giuridici senz’altro agli artt. 45 e 48 del d.lgs. 7 marzo 2005, n. 82-Codice dell’amministrazione digitale.
In forza del detto rinvio, allora, deve ritenersi che il documento informatico trasmesso per via telematica “si intende consegnato al destinatario se reso disponibile all’indirizzo elettronico da questi dichiarato, nella casella di posta elettronica del destinatario messa a disposizione dal gestore” (art. 45, comma 2, d.lgs. n. 82 del 2005) e che la trasmissione telematica del documento, salvo che la legge disponga diversamente, equivale “alla notificazione per mezzo della posta” (art. 48, comma 2, d.lgs. n. 82 del 2005), mentre la data, l’ora di trasmissione e quella di ricezione del documento informatico trasmesso via PEC “sono opponibili ai terzi”, quando la notifica sia avvenuta in conformità alle disposizioni di cui al d.p.r. 11 febbraio 2005, n. 68 – Regolamento recante disposizioni per l’utilizzo della posta elettronica certificata, alle relative regole tecniche (art. 48, comma 3, d.lgs. n. 82 del 2005).
A sua volta, l’art. 6 del richiamato d.p.r. n. 68 del 2005, prevede che il gestore di posta elettronica certificata utilizzato dal destinatario, deve fornire al mittente, presso il suo indirizzo elettronico, la cd. “ricevuta di avvenuta consegna” (RAC), soggiungendo che questa ricevuta “fornisce al mittente prova che il suo messaggio di posta elettronica certificata effettivamente pervenuto all’indirizzo elettronico dichiarato dal destinatario”.
4. – E’ vero poi che l’art. 48, comma 2, d.lgs. n. 82 del 2005, equipara la PEC alla notifica a mezzo posta, ma siffatta assimilazione appare riferita esclusivamente all’efficacia giuridica di questa forma di trasmissione dei documenti elettronici, ma non vale a rendere senz’altro applicabile l’intera disciplina prevista dalla legge 20 novembre 1982 n. 890, in tema di notifiche tramite il sistema postale, dovendosi sul punto sottolineare che il gestore di posta elettronica certificata, ancorché tenuto all’iscrizione presso un pubblico elenco e sottoposto alla vigilanza dell’Amministrazione (art. 14 d.p.r. n. 68 del 2005), salvo che sia gestito direttamente da una pubblica amministrazione, rimane comunque un soggetto privato, sempre costituito in forma di società di capitali e, quindi, naturalmente privo del potere di “attribuire pubblica fede”, ai sensi dell’art. 2699 c.c., ai propri atti.
Vero è che in tema di notifiche a mezzo del servizio postale, questa Corte in plurime occasioni ha ritenuto che l’attestazione apposta sull’avviso di ricevimento, con la quale l’agente postale dichiara di avere eseguito la notificazione ai sensi degli artt. 7 e 8 della legge n. 890 del 1982, fa fede fino a querela di falso e non già sino a prova contraria. Il descritto orientamento del Giudice di legittimità, tuttavia, si fonda sulla circostanza che tale notificazione costituisce un’attività direttamente delegata all’agente postale dall’ufficiale giudiziario, che in forza dell’art. 1 della citata legge n. 890 del 1982, è autorizzato, salvo diverse disposizioni dell’autorità giudiziaria o della parte, ad avvalersi del servizio postale per l’attività notificatoria della cui esecuzione ha ricevuto l’incarico (Cass. 31 luglio 2015, n. 16289; Cass. 4 febbraio 2014, n. 2421; Cass. 23 luglio 2003, n. 11452; Cass. 1 marzo 2003, n. 3065).
8. – Il terzo motivo resta assorbito per difetto di interesse, non essendo necessaria, come visto in precedenza, alcuna querela di falso per contestare le risultanze della RAC emessa dal gestore della PEC. 9. – Nulla sulle spese, in difetto di attività difensiva delle parti intimate.