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Timestamp: 2016-10-23 22:11:31+00:00
Document Index: 92654339

Matched Legal Cases: ['art. 30', 'art. 75', 'art. 75', 'art. 30', 'sentenza ', 'art. 1', 'art. 79', 'sentenza ', 'art. 80', 'art. 24', 'art. 78', 'art. 79', 'art. 31', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 80', 'art. 31', 'art. 410', 'art. 80', 'art. 410', 'art. 79', 'art. 39', 'art. 78', 'art. 76', 'art. 61', 'art. 61', 'art. 1', 'art.409', 'art. 1', 'art.63', 'art.63', 'art.69', 'art. 61', 'art.2222', 'art. 1', 'art. 1']

⭐FONDAZIONE STUDI CONSIGLIO NAZIONALE DEI CONSULENTI DEL LAVORO ** ** Commissione dei principi interpretativi delle leggi in materia di lavoro ** **
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1 FONDAZIONE STUDI CONSIGLIO NAZIONALE DEI CONSULENTI DEL LAVORO ** ** Commissione dei principi interpretativi delle leggi in materia di lavoro ** ** LINEE GUIDA PER LA CERTIFICAZIONE DEI CONTRATTI 12 Premessa L istituto della certificazione dei contratti di lavoro è stato introdotto dal titolo VIII, artt. 75 e seguenti, D.Lgs. 276/2003 (in seguito decreto), con lo scopo di ridurre il contenzioso in materia di qualificazione dei rapporti di lavoro. Di recente (l. 4 novembre 2010, n. 183, c.d. Collegato lavoro ) è stato oggetto di un attività di riforma quantitativamente marginale (pochi commi aggiunti o modificati), che rappresenta però un intervento sostanziale del legislatore, teso ad ampliare l oggetto delle procedure di certificazione e ad accentuarne il valore vincolante, soprattutto nei confronti dell attività giurisdizionale, non potendo il giudice, nella qualificazione del rapporto di lavoro e nell interpretazione delle relative clausole, discostarsi dalle valutazioni espresse dalle parti in sede di certificazione, se non per i casi di erronea qualificazione del contratto, vizi del consenso, o difformità tra il programma negoziale certificato e la concreta attuazione verificata (art. 30, co. 2, l.n. 183/10). La certificazione è una procedura volontaria di verifica della conformità del tipo contrattuale prescelto al rapporto che in concreto le parti intendono instaurare. La procedura si conclude con un atto amministrativo, l atto di certificazione (ovvero l atto di mancata certificazione), che conferisce un efficacia rinforzata alla qualificazione contrattuale, e può riguardare tutti i contratti di lavoro. Già l intervento del legislatore del 2004 aveva eliminato dalla formulazione originaria dell art. 75 del d.lgs. n. 276/2003 l indicazione tassativa di tipi contrattuali oggetto di certificazione, estendendola alla qualificazione di ogni contratto di lavoro. Per effetto dell intervento della legge n. 183/10 l oggetto e le finalità della certificazione divengono ancora più ampi. Per l attuale art. 75 del decreto (modificato dall art. 30 l. n. 183/10), infatti al fine di ridurre il contenzioso in materia di lavoro le parti possono ottenere la certificazione dei contratti in cui sia dedotta, direttamente o indirettamente, una prestazione di lavoro. Risulta così generalizzata ad ogni tipo di rapporto di lavoro l applicabilità dell istituto. Anzi, il riferimento alla deduzione anche indiretta di una prestazione di lavoro, deve essere intesa nel senso che è possibile ricorrere alla certificazione non solo nei contratti di lavoro tipizzati dal decreto, ma in occasione di qualunque accordo fra le parti per effetto del quale sia deducibile l utilizzo di prestazioni lavorative, indipendentemente dalla loro qualificazione subordinata/autonoma. Se il rapporto, nel suo concreto svolgimento, si discosta dal programma negoziale (ad esempio, se il rapporto certificato come collaborazione a progetto assume, di fatto, le caratteristiche proprie del lavoro subordinato) la qualificazione certificata può comunque essere contestata: le parti o i terzi interessati possono proporre ricorso al tribunale per rivendicare la corretta qualificazione del 23 contratto, con ogni conseguenza. I due principali vantaggi della certificazione si possono così riassumere: - le parti sono assistite nella qualificazione del rapporto di lavoro; - la qualificazione certificata resiste alle contestazioni degli organi di vigilanza e conserva efficacia fino a sentenza del Tribunale, rappresentando uno strumento sostanzialmente deflativo delle controversie. Il decreto e le successive modifiche introdotte dall art. 1, comma 256 del legge n. 266/2005, prevede la possibilità di istituire Commissioni di Certificazione in seno ad una pluralità di organismi, con ambiti di competenza differenziati: - gli enti bilaterali costituiti nell'ambito territoriale di riferimento oppure a livello nazionale quando la Commissione di certificazione sia costituita nell'ambito di organismi bilaterali a competenza nazionale; - le Direzioni provinciali del lavoro e le province, secondo le regole di composizione e funzionamento stabilite con apposito decreto ministeriale; - le università pubbliche e private, comprese le Fondazioni universitarie, registrate in apposito albo, esclusivamente nell'ambito di rapporti di collaborazione e consulenza attivati con docenti di diritto del lavoro di ruolo. Per ottenere la registrazione nell albo le università sono tenute a inviare, all'atto della registrazione e ogni sei mesi, studi ed elaborati contenenti indici e criteri giurisprudenziali di qualificazione dei contratti di lavoro con riferimento a tipologie di lavoro indicate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; - la Direzione generale della tutela delle condizioni di lavoro presso il Ministero del Lavoro, esclusivamente per i datori di lavoro con sedi di lavoro dislocate in almeno due province anche di regioni diverse oppure con unica sede di lavoro ma associati ad organizzazioni imprenditoriali che abbiano predisposto a livello nazionale schemi di convenzioni certificati dalla medesima Commissione. In tal caso le Commissioni di Certificazione istituite presso le Direzioni Provinciali del Lavoro e le province limitano la loro funzione alla ratifica di quanto certificato dalla Commissione di certificazione istituita presso il Ministero del Lavoro; - i Consigli Provinciali dei Consulenti del Lavoro esclusivamente per i contratti di lavoro instaurati nell'ambito territoriale di riferimento, nell ambito però delle intese definite tra Ministero del Lavoro e CNO e con apposito Regolamento dallo stesso predisposto. Le Commissioni istituite in seno ai diversi organismi sopra elencati possono concludere convenzioni con le quali prevedano la costituzione di una Commissione unitaria di certificazione. 34 Funzione di assistenza e consulenza La Commissione di Certificazione ha anche la funzione di consulenza e assistenza alle parti che può essere svolta sia in fase di stipulazione del contratto sia durante lo svolgimento del rapporto. L assistenza e la consulenza possono riguardare qualsiasi aspetto del contratto e, in particolare, la disponibilità dei diritti e la puntuale qualificazione dei contratti di lavoro. Le parti possono, liberamente, far ricorso a questo meccanismo di autonomia individuale assistita per la stipula del contratto o per le sue modificazioni che si rendessero necessarie per renderlo conforme alle disposizioni legislative. Attraverso tale funzione si interviene, quindi, in modo assistito sul programma negoziale. La Commissione deve valutare l accordo raggiunto dalle parti con il fine ultimo di verificare che lo stesso sia conforme alla legge e al contratto collettivo applicato. Il rifiuto definitivo della certificazione potrà essere evitato mediante il suggerimento delle opportune correzioni da apportare al contratto. Gli effetti della certificazione L art. 79 del decreto ( Efficacia giuridica della certificazione ) stabilisce che Gli effetti dell accertamento dell organo preposto alla certificazione del contratto di lavoro permangono, anche verso i terzi, fino al momento in cui sia stato accolto, con sentenza di merito, uno dei ricorsi giurisdizionali esperibili ai sensi dell art. 80, fatti salvi i provvedimenti cautelari. L effetto della certificazione consiste nella temporanea inefficacia di qualsiasi atto che presupponga una qualificazione del contratto diversa da quella certificata. Tale effetto può essere superato esclusivamente attraverso una successiva differente valutazione del giudice, al quale il legislatore non può sottrarre la qualificazione dei rapporti finalizzata al riconoscimento dei diritti che ne conseguono (art. 24, comma 1, Cost.). Tale valutazione soggiace però ai limiti premessi, per i quali il sindacato del giudice deve ritenersi circoscritto ai casi di erronea qualificazione del contratto, vizi del consenso, o difformità tra il programma negoziale certificato e la concreta attuazione verificata. Ove ne ricorrano i presupposti, è ammesso il ricorso ai provvedimenti cautelari, attraverso i quali si può anticipare l eliminazione degli effetti dell atto di certificazione. Le parti devono fare espressa richiesta, nell istanza di certificazione, degli effetti civili, amministrativi, previdenziali o fiscali, in relazione ai quali richiedono la certificazione medesima (art. 78, comma 2, lett. d). In mancanza, di tale espressa indicazione l atto di certificazione produce effetti soltanto tra le parti. 45 Ad ogni modo, in funzione della tipologia di richiesta effettuata dalle parti nell istanza, la Commissione deve dare esplicita menzione degli effetti che produce l atto di certificazione. Tra le novità introdotte dal Collegato, una delle più significative è rappresentata dall introduzione della possibilità di certificare non soltanto il contratto di lavoro stipulato ex novo, ma finanche assegnare efficacia retroattiva al provvedimento della commissione reso in relazione a contratti in corso di esecuzione, e sin dalla stipula del contratto, ove la commissione abbia appurato che l attuazione del medesimo è stata, anche nel periodo precedente alla propria attività istruttoria, coerente con quanto verificato (art. 79, ultimo comma, d.lgs. n. 276/2003, introdotto dall art. 31, co. 17, l. n. 183/2010). È evidente l ampiezza del passaggio e la diversità dei compiti assegnati alle commissioni, che non si limiteranno all accertamento della congruenza tra la fattispecie concreta che le parti intendono realizzare e l astratto tipo contrattuale, ma, in esito ad una attività istruttoria, dovranno verificare la coerenza del rapporto di lavoro già in corso e, soprattutto, così per come atteggiatosi nel passato, con il programma negoziale all epoca stabilito e, in caso di esito positivo di tale valutazione, attestare la riconducibilità di tale coincidenza sin dal momento iniziale della stipula del contratto (risalente nel tempo anche di anni). Il compito delle commissioni in questo caso appare davvero gravoso, dovendo operare un vero e proprio giudizio, a valle di un attività istruttoria, in relazione a fatti e comportamenti già realizzatisi. Sarà pertanto necessario adoperare la massima prudenza nel procedere a tale tipologia di certificazione, per le premesse ricadute che implica. I rimedi esperibili contro la certificazione. L art. 80, comma 1, del decreto stabilisce che Nei confronti dell atto di certificazione, le parti e i terzi nella cui sfera giuridica l atto stesso è destinato a produrre effetti, possono proporre ricorso, presso l autorità giudiziaria di cui all articolo 413 del codice di procedura civile, per erronea qualificazione del contratto oppure difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione. Sempre presso la medesima autorità giudiziaria, le parti del contratto certificato potranno impugnare l atto di certificazione anche per vizi del consenso. L atto di certificazione può dunque essere impugnato dalle parti e dai terzi interessati davanti al giudice del lavoro per erronea qualificazione del contratto da parte della Commissione di Certificazione. In tal caso, l effetto dell accertamento giudiziale decorre fin dal momento della conclusione dell accordo contrattuale (art. 80, comma 2). Inoltre, l atto di certificazione può essere impugnato, sempre davanti al giudice del lavoro, per difformità tra il programma negoziale e la sua successiva attuazione. In questa seconda ipotesi, 56 l effetto dell accertamento giudiziale decorre dal momento in cui i l gi udizio c onsente di a c certare che ha avuto inizio la difformità stessa (art. 80, comma 2). La certificazione può poi essere impugnata, innanzi alla medesima autorità giudiziaria, per vizi del consenso. Le pa rt i soltanto, e non i sogge t ti terzi, possono m uove re t ale tipo di contestazi one, il cui oggetto non è però l atto di certificazione ma il contratto certificato, che viene annullato ai sensi degli articoli 1427 ss. cod. civ., travolgendo la certificazione stessa. Nell adottare la propria decisione, il giudice del lavoro valuterà il comportamento complessivo tenuto dalle parti in sede di certificazione del rapporto di lavoro e di definizione della controversia davanti alla Commissione di Certificazione (art. 80, comma 3, del decreto). La legge attribuisce, quindi, rilevanza alla condotta tenuta dalle parti stesse in sede di certificazione e di conciliazione ai fini della condanna alle spese e al risarcimento per lite temeraria nel successivo giudizio avverso la certificazione, con l intento di scoraggiare eventuali ripensamenti delle parti rispetto alla qualificazione certificata del rapporto di lavoro. Inoltre, l art. 80, comma 5, del decreto prevede che Dinnanzi al tribunale amministrativo regionale nella cui giurisdizione ha sede la Commissione che ha certificato il contratto, può essere presentato ricorso contro l atto certificatorio per violazione del procedimento o per eccesso di potere. Tale azione è diretta ad ottenere l annullamento dell atto di certificazione, senza incidere sul contratto di lavoro al quale accede. I vizi procedimentali in questione possono essere fatti valere sia dalle parti che dai terzi interessati. In ogni caso, il giudice ordinario conserva il potere di disapplicare l atto di certificazione viziato. Tentativo di conciliazione obbligatorio e facoltativo. La legge n. 183/2010 (art. 31, comma 1) ha riscritto l art. 410 c.p.c., eliminando l istituto del tentativo obbligatorio di conciliazione, sicché il tentativo di conciliazione non costituisce più un passaggio obbligatorio per rendere procedibile il ricorso innanzi al giudice del lavoro. Rimane obbligatorio soltanto il tentativo di conciliazione da espletarsi davanti alle commissioni di certificazione, nel caso in cui si impugna l atto di certificazione (art. 80, comma 4, D.Lgs. n. 276/2003). Le ipotesi sono quelle in cui si fa valere l erronea qualificazione del contratto, la difformità tra il programma negoziale certificato e la sua successiva attuazione, ovvero i vizi del consenso. In tali casi, il tentativo di conciliazione si svolge innanzi allo stesso organo che ha emanato il provvedimento impugnato, secondo le previsioni del nuovo art. 410 c.p.c., in quanto compatibili, e in conformità ai regolamenti delle commissioni di certificazione. Vista l efficacia giuridica della certificazione anche verso i terzi (art. 79 D.Lgs. n. 276/2003), il tentativo di conciliazione è obbligatorio sia per le parti che hanno sottoscritto il contratto certificato, sia per i terzi interessati 67 (ad esempio gli enti amministrativi) che intendano agire contro l atto di certificazione (Min. lav., nota del 25 novembre 2010). Il ruolo dei contratti collettivi nella certificazione La certificazione del contratto di lavoro subordinato passa anche attraverso il rispetto delle previsioni che la legge espressamente rinvia ai contratti collettivi applicati dal datore di lavoro. A questo riguardo, i contratti collettivi prevedono clausole che integrano oppure derogano alle previsioni di legge anche senza un esplicita indicazione della norma. In via generale questa possibilità è ammessa a condizione che la previsione del contratto collettivo introduca una regolamentazione più favorevole per il dipendente rispetto alla previsione di legge. Per quanto riguarda la certificazione dei contratti di lavoro è necessario che il datore di lavoro rispetti, mediante rilascio di apposita dichiarazione, le condizioni che l autonomia collettiva dispone per la costituzione del rapporto. Nel rispetto dell art. 39 della Costituzione il datore di lavoro può in alternativa dichiarare la mancata applicazione in azienda di un contratto collettivo di lavoro nel qual caso la Commissione dovrà verificare il rispetto delle previsioni di legge. Indicazioni generali sulle LINEE GUIDA Il presente documento oltre a descrivere i principali aspetti giuridici di ciascun contratto di lavoro preso in esame, individua, fornendone una descrizione operativa, gli indici necessari per valutare il corretto inquadramento del rapporto. Una scheda riepilogativa evidenzia in modo sintetico gli elementi con riferimento ai quali la Commissione dovrà valutare la legittimità dell atto. Il presente lavoro, che ha lo scopo di agevolare le attività delle Commissioni di Certificazione, sarà oggetto di aggiornamento e integrazione sulla base dei suggerimenti forniti anche dalle Commissioni medesime. Si ritiene, infine, opportuno precisare che la certificazione può essere richiesta sia in sede di stipulazione del contratto sia nella fase di attuazione del relativo programma negoziale. Alcuni contratti di lavoro a progetto non potranno essere oggetto di certificazione dal momento che non sono agevolmente individuabili i necessari requisiti in quelle attività che per le consuete modalità di svolgimento legate alla natura della prestazione presuppongono di norma la sottoposizione al potere direttivo e gerarchico di un preposto. D altronde la Commissione, facendo una valutazione nella fase di instaurazione del rapporto, non ha 78 poteri istruttori per verificare le modalità di svolgimento in concreto dell attività né dispone di un tempo ragionevolmente sufficiente ad eseguire le necessarie verifiche dal momento che in base all art. 78, comma 2, lett. a), del decreto, il procedimento si deve infatti concludere entro 30 giorni dal ricevimento della istanza. In questi casi, tuttavia, la Commissione potrà avvalersi della funzione di assistenza e consulenza alle parti al fine di valutare soluzioni contrattuali alternative. In relazione alla competenza in materia di certificazione, l art. 76, lettera c-ter) del decreto prevede che i Consigli Provinciali dei Consulenti del Lavoro sono competenti esclusivamente per i contratti di lavoro instaurati nell'ambito territoriale di riferimento. Il riferimento ai contratti di lavoro instaurati, nel rispetto dell articolo 77 del decreto, deve essere interpretato nel senso che le aziende devono rivolgersi all Ordine Provinciale nel cui ambito territoriale si trovi l'azienda o una sua unità produttiva alla quale sarà addetto il lavoratore. 89 Indice dei contratti 1.COLLABORAZIONI COORDINATE E CONTINUATIVE A PROGETTO....pag COLLABORAZIONI COORDINATE E CONTINUATIVE....pag.30 3.PRESTAZIONI OCCASIONALI (art. 61, comma 2 del D.Lgs. 276/2003).....pag.42 4.LAVORO AUTONOMO art del codice civile...pag.49 5.ASSOCIAZIONE IN PARTECIPAZIONE CON RAPPORTO DI LAVORO....pag.53 6.APPALTO....pag.60 7.APPRENDISTATO....pag LAVORO INTERMITTENTE...pag CONTRATTO A TEMPO PARZIALE... pag CONTRATTO A TERMINE...pag LAVORO RIPARTITO....pag.113 ALTRE FUNZIONI DI CERTIFICAZIONE: 12. RINUNZIE E TRANSAZIONI..pag REGOLAMENTO INTERNO DELLE COOPERATIVE.pag CLAUSOLA COMPROMISSORIA..pag.125 LE NUOVE COMPETENZE DI CONCILIAZIONE ED ARBITRATO 15. TENTATIVO FACOLTATIVO DI CONCILIAZIONE... pag ARBITRATO....pag.128 910 1. COLLABORAZIONI COORDINATE E CONTINUATIVE A PROGETTO L art. 61 del decreto, dopo le modifiche apportate dalla Riforma Lavoro (art. 1, comma 23, Legge 92/2012) e da ultimo dal successivo Decreto crescita (legge 134/2012) stabilisce che Ferma restando la disciplina degli agenti e rappresentanti di commercio, nonché delle attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center 'outbound' per le quali il ricorso ai contratti di collaborazione a progetto è consentito sulla base del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all'articolo 409, numero 3), del codice di procedura civile, devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore. Il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell'oggetto sociale del committente, avuto riguardo al coordinamento con l'organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l'esecuzione dell'attività lavorativa. Il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi, che possono essere individuati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale In primo luogo va osservato che il lavoro a progetto non costituisce nuova tipologia contrattuale, ma rappresenta una particolare modalità di svolgimento della prestazione autonoma coordinata e continuativa di cui all art.409 del c.p.c.. I contratti di collaborazione coordinata e continuativa stipulati dal 18 luglio 2012 devono essere ricondotti unicamente ad un progetto specifico e non più, in alternativa, anche ad un programma di lavoro o fase di esso. Sono svincolate dall obbligo di ricondursi ad un progetto le seguenti tassative ipotesi: a) collaborazioni coordinate e continuative di durata non superiore a 30 giorni nell anno solare (240 ore annue nell'ambito dei servizi di cura e assistenza alla persona), con compenso non superiore (sempre nell anno solare) a euro, per ciascun committente (c.d. mini-co.co.co ); b) agenti e rappresentanti di commercio; c) professioni intellettuali per le quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali esistenti alla data del 24 ottobre In tal senso però va tenuto conto della previsione contenuta nell art. 1, 1011 comma 27 della Riforma Lavoro che ha interpretato autenticamente la disposizione concernente le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in albi professionali, nel senso che l'esclusione dal campo di applicazione del Capo I del Titolo VII del D.Lgs. 276 (ivi compreso l obbligo del progetto) riguarda le sole collaborazioni coordinate e continuative il cui contenuto concreto sia riconducibile alle attività professionali intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali. In caso contrario, l'iscrizione del collaboratore ad albi professionali non è circostanza idonea di per sé a determinare l'esclusione dal campo di applicazione del suddetto Capo I del Titolo VII; d) attività comunque rese e utilizzate a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciute dal C.O.N.I., come individuate e disciplinate dall'articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289; e) componenti di organi di amministrazione e controllo di società; f) partecipanti a collegi e commissioni compresi gli organismi aventi natura tecnica; soggetti che percepiscono la pensione di vecchiaia (anche se maturata con il sistema contributivo ) oppure i titolari di pensione di anzianità o di invalidità che abbiano raggiunto il requisito anagrafico per la predetta pensione di vecchiaia, (vedasi tabella anagrafica desunta dal D.L. 201/2011: c.d. Riforma Fornero). operatori di call center con modalità c.d outbound, per i quali il ricorso ai contratti di collaborazione a progetto è consentito sulla base del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento e non seguendo le normali modalità; di fatto, per tali figure, il progetto viene meno e l accezione contratti di collaborazione a progetto appare una definizione meramente convenzionale. L attività oggetto della collaborazione coordinata e continuativa a progetto può riguardare sia l attività tipica dell azienda (core-business) sia un attività accessoria a questa ultima (circ. Min.Lav. n.29/2012). Sotto il profilo soggettivo il rapporto di collaborazione a progetto può essere instaurato anche con un soggetto non imprenditore; ossia, con enti non commerciali (sia per l attività istituzionale che per l eventuale attività commerciale), professionisti o cittadini privati. E ammessa un attività di lavoro a progetto anche nell ipotesi in cui il contratto collettivo nazionale di lavoro preveda, per determinate figure professionali, lo svolgimento della prestazione attraverso un 1112 contratto di lavoro subordinato. Tale possibilità viene desunta, indirettamente, anche dall art.63 del D.Lgs 276/2003 che, nel quantificare il corrispettivo minimo da attribuire ai co.co.pro. di fatto intende compararlo con la retribuzione di un lavoratore dipendente svolgente le stesse mansioni, pur se, ovviamente, con modalità diverse. Ai sensi del citato art.63 del D.Lgs 276/2003 il compenso corrisposto ai co.co.pro. deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro eseguito e, in relazione a ciò nonché alla particolare natura della prestazione e del contratto che la regola, non può essere inferiore ai minimi stabiliti in modo specifico per ciascun settore di attività, eventualmente articolati per i relativi profili professionali tipici e in ogni caso sulla base dei minimi salariali applicati nel settore medesimo alle mansioni equiparabili svolte dai lavoratori subordinati, dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale a livello interconfederale o di categoria ovvero, su loro delega, ai livelli decentrati. In assenza di contrattazione collettiva specifica, il compenso (comma 2) non può essere inferiore, a parità di estensione temporale dell'attività oggetto della prestazione, alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati nel settore di riferimento alle figure professionali il cui profilo di competenza e di esperienza sia analogo a quello del collaboratore a progetto. La mancanza di progetto specifico, ovvero quando il progetto consiste in una mera riproposizione dell oggetto sociale del committente (che non significa che l attività non possa coincidere con il core business aziendale: vedasi anche circ. Min. Lav. 29/2012 già citata), nonché quando il progetto prevede mansioni meramente esecutive e ripetitive, si realizza, ai sensi dell art.69, una presunzione assoluta di subordinazione, che comporta quindi la conversione in un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Scatta invece una mera presunzione di subordinazione (vincibile però con prova contraria) quando l attività del collaboratore sia svolta con modalità analoghe a quelle di un dipendente del committente (fatte salve le prestazioni di elevato livello di professionalità). Per poter certificare un contratto di lavoro a progetto la Commissione dovrà procedere in primo luogo alla valutazione degli indici di seguito indicati. LE LINEE GUIDA PER LA CERTIFICAZIONE. Autonomia del rapporto 1213 Dal contratto non devono emergere ipotesi in cui il committente preveda dettagliate modalità con le quali il collaboratore deve svolgere l incarico affidato. Il committente, tuttavia, può fornire nell ambito dell accordo contrattuale indirizzi di ordine generale cui il collaboratore è chiamato ad attenersi durante lo svolgimento della prestazione in piena autonomia. Si dovrà evitare che dal contratto si ricavi una sostanziale inserimento del collaboratore in una struttura gerarchica del committente. In altri termini, ad esempio (anche se il Ministero con interpello n.8 del ha ammesso la figura del dirigente -cocopro), laddove il contratto preveda che il collaboratore coordini personale aziendale e che a sua volta sia coordinato da soggetti preposti del committente. Non potranno altresì essere presenti clausole che prevedono un assiduo e costante controllo dell operato del collaboratore durante il rapporto di lavoro. Il contratto, tuttavia, può prevedere accordi finalizzati alla verifica dello stato di avanzamento dei lavori affidati al collaboratore. Si consiglia anche che la commissione di certificazione verifichi una corrispondenza tra la professionalità del collaboratore e il progetto dedotto in contratto, in particolare verificando la pregressa esperienza maturata, oppure le qualità personali e le caratteristiche soggettive del lavoratore. La continuità La continuità ricorre quando la prestazione perduri nel tempo e comporti un impegno costante del prestatore a favore del committente (Cassazione 19 aprile 2002, n. 5698; 9 marzo 2001, n. 3485) anche attraverso una prestazione unica ripetuta nel tempo, cosicché la connessione tra prestazioni singole è tesa a soddisfare un interesse duraturo del committente. Il contratto perciò può prevedere anche una prestazione che non termina con la realizzazione di un determinato risultato, ma si ripete nel tempo, ma deve essere in concreto funzionale ad un'esigenza del committente temporalmente definita o definibile. La coordinazione Il requisito della coordinazione si caratterizza per il collegamento funzionale che si instaura tra la 1314 prestazione resa dal collaboratore e l attività esercitata dal committente che prevede l inserimento nella struttura organizzativa (non gerarchica) del committente ed anche la possibilità di disporre di una postazione fissa all interno della sede di quest ultimo. Il collegamento funzionale presuppone che l attività del collaboratore e quella del committente concorrono l una alla realizzazione dei fini dell altra (Cassazione 9 novembre 1983, n. 6656). Tale requisito non va confuso con quello introdotto dall art. 61 del decreto circa il coordinamento logistico del collaboratore con la struttura del committente di cui si dirà più in avanti. La personalità Il lavoro a progetto si caratterizza per lo svolgimento della prestazione in modo prevalentemente personale da parte del collaboratore. Ciò esclude, evidentemente, dalla fattispecie in esame i casi in cui l attività oggetto della collaborazione viene esercitata in forma societaria, anche se di persone, oppure irregolare o di fatto, non essendo tale ipotesi riferibile a persone fisiche, e quindi non rivestendo carattere prevalentemente personale (Cass.civ.sez.lav., sent. 28 dicembre 2006, n ). Per tali ragioni la Commissione deve evitare di certificare rapporti di collaborazione laddove dal contratto si ricavi: un elevato numero di ausiliari del collaboratore o significativo impiego di capitali, facendo presupporre la natura imprenditoriale del committente ovvero quella di lavoratore autonomo ex art.2222 cod.civ.; che il collaboratore si limita a dirigere e organizzare gli ausiliari senza esso stesso prevalere con il proprio lavoro rispetto a quello degli ausiliari medesimi (Cass. 22 aprile 1986, n. 2843). Circa l attività svolta dagli ausiliari rispetto a quella posta in essere dal collaboratore, la Commissione deve andare oltre la verifica della prevalenza di tipo quantitativo accertando anche l eventuale incidenza di tipo qualitativo. E ammessa una prevalenza quantitativa degli ausiliari quando l attività svolta da questi ultimi sia meramente esecutiva rispetto alla prestazione intellettuale eseguita in prima persona dal collaboratore rispetto al raggiungimento del risultato richiesto dal committente (Cass. 20 gennaio 1992, n. 652). Deve condividersi sul punto quell orientamento giurisprudenziale, piuttosto pacifico, per il quale l utilizzazione di mezzi tecnici e collaboratori non è a priori incompatibile con il requisito della 14 Vedere altro
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