Source: http://blog.studiocoggiola.it/
Timestamp: 2016-10-23 09:30:27+00:00
Document Index: 62342630

Matched Legal Cases: ['art. 50', 'art. 40', 'art. 11', 'art. 7', 'art. 17', 'art. 26', 'art. 2', 'art. 117', 'art. 30', 'art. 2', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 73', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 84', 'art. 30', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 115', 'art. 117', 'art. 118', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 84', 'art. 2', 'art. 13', 'art. 35', 'art. 3', 'art. 32', 'art. 13', 'art. 13', 'art. 1655', 'art. 2222', 'art. 1678', 'art. 3', 'art. 21', 'art. 39', 'art. 47', 'art. 46', 'art. 39', 'art. 39', 'art. 50', 'art. 39', 'art. 19', 'art. 6', 'art. 39', 'art. 46', 'art. 47', 'art. 21', 'art. 47', 'art. 2', 'art.11', 'art.5', 'art. 5', 'art.8', 'art. 99', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 38', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 226', 'art. 1', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 15', 'art. 38', 'art. 21', 'art. 21', 'art. 226', 'art. 23', 'art. 25']

Studio Coggiola Blog | Consulenza finanziaria e amministrativa
Locazione di immobili ad uso abitativo: dal 1° gennaio 2014 stop all’uso del contante per il pagamento del canone
Pubblicato il 7 gennaio 2014 da Studio Coggiola	a cura della Dr.ssa Barbara Rizzi
L’art. 50 della legge 147/2013, c.d. Legge di Stabilità, entrata in vigore il 1° Gennaio 2014, dispone che “I pagamenti riguardanti i canoni di locazione di unità abitative, fatta eccezione per quelli di alloggi di edilizia residenziale pubblica, sono corrisposti obbligatoriamente, quale ne sia l’importo, in forme e modalità che escludano l’uso del contante e ne assicurino la tracciabilità anche ai fini della asseverazione dei patti contrattuali per l’ottenimento delle agevolazioni e detrazioni fiscali da parte del locatore e del conduttore”.
Con l’entrata in vigore di questa nuova norma, il legislatore ha stabilito il divieto di pagamento in contanti per i canoni di locazione afferenti alle locazioni ad uso abitativo. Per questa ragione gli affitti dovranno essere pagati esclusivamente con strumenti tracciabili quali il bonifico bancario, l’assegno e qualora ciò sia possibile, anche con bancomat e carte di credito. In base alla normativa in esame, il requisito della tracciabilità concerne anche le pigioni relative a contratti di locazione per i quali non vige l’obbligo di registrazione (come ad esempio le locazioni di case vacanza).
Il divieto di pagamento in contanti, sempre che l’importo del canone non sia superiore ad €. 999,99, non riguarda invece le locazioni di immobili ad uso diverso dall’abitativo, le locazioni di box/posti auto e le locazioni di cantine e magazzeni.
Per i trasgressori si renderanno applicabili le sanzioni previste dalla normativa sull’antiriciclaggio.
Pubblicato il 30 settembre 2013 da Studio Coggiola	La crisi di Governo blocca l’approvazione del decreto legge che avrebbe dovuto rinviare l’aumento al 1° gennaio 2014
Da domani, primo ottobre 2013, entra in vigore l’aumento dell’aliquota IVA ordinaria dal 21% al 22%, poichè non e’ stato ulteriormente prorogato il termine fissato dall’art. 40, comma 1-ter, del DL 6 luglio 2011, n. 98 (gia’ differito al 1° ottobre ad opera dell’art. 11 del DL n. 76/2013). Il mancato ulteriore rinvio, che sembrava ormai dato per certo, coglie alla sprovvista gli operatori economici, che da domani dovranno aggiornare le procedure operative per applicare la nuova aliquota ordinaria del 22% (restano invece ferme le aliquote ridotte del 4% e del 10%).
Per le cessioni di beni mobili, l’aliquota del 22% si applica alle consegne o spedizioni effettuate a partire dal 1° ottobre, mentre per gli acconti incassati o fatture anticipate emesse fino al 30 settembre, resta dovuta l’IVA al 21%.
Per le cessioni di immobili, l’aliquota del 22%, ove dovuta, si applica a partire dai rogiti notarili stipulati da domani, fermo restando che eventuali acconti incassati fino al 30 settembre, ovvero in presenza di emissione della fattura fino alla predetta data, l’imposta è dovuta nella misura del 21%.
Per quanto riguarda le prestazioni di servizi, il momento di effettuazione è ancorato al pagamento del corrispettivo, ovvero alla precedente emissione della fattura, con la conseguenza che eventuali prestazioni eseguite fino al 30 settembre, ma incassate (e fatturate) dal 1° ottobre sono soggette all’aliquota del 22%. Lo stesso dicasi per eventuali parcelle “Proforma”emesse dai professionisti fino al 30 settembre, ma incassate successivamente, per le quali è opportuno “correggere” l’imposta dell’IVA, aggiornandola con le nuove aliquote del 22%.
Particolare attenzione, invece, deve essere prestata per i servizi generici, di cui all’art. 7-ter del DPR 633/72, prestati da soggetti passivi d’imposta in altro stato (che si considerano effettuati al momento di ultimazione della prestazione), rilevanti ai fini IVA in Italia in capo al committente soggetto passivo, il quale deve operare il reverse charge (integrazione o autofattura) ai sensi dell’art. 17, comma 2, del DPR 633/72, applicando l’aliquota IVA vigente al momento di ultimazione della prestazione, quale indice di esigibilità dell’imposta. Sul punto si ricorda che la circolare n. 16/E/2013 ha consentito di individuare il momento di ultimazione della prestazione all’atto del ricevimento della fattura, o altro documento attestante l’operazione, emesso dal prestatore non residente.
A particolari conclusioni, infine, si deve pervenire in relazione all’emissione di note di variazione in data successiva all’entrata in vigore della nuova aliquota, per le quali si rende applicabile la medesima aliquota vigente alla data di effettuazione dell’operazione originaria. L’art. 26 del DPR 633/72, infatti consente (e obbliga) all’emissione di note di variazione in presenza di eventi che comportano una modifica dell’operazione principale effettuata in precedenza.
Pubblicato il 11 luglio 2013 da Studio Coggiola	UNA RICERCA CONDOTTA DALLA FONDAZIONE DELL’ORDINE DEI DOTTORI COMMERCIALISTI HA EVIDENZIATO COME L’ATTUALE CRISI ECONOMICA- FINANZIARIA ABBIA RIQUALIFICATO IN TERMINI DI PROFESSIONALITÀ E DI COMPETENZA LA FIGURA DEL DOTTORE COMMERCIALISTA E GLI ABBIA CONFERITO UN NUOVO RUOLO E IMPORTANZA NELL’ATTUALE SCENARIO IMPRENDITORIALE.
Gli imprenditori hanno sempre visto nel Dottore commercialista il professionista esperto nelle problematiche di natura fiscale con il compito primario di eseguire gli adempimenti contabili/amministrativi. Il dott. Massimo Coggiola, dottore commercialista di stanza a Valenza, esperto di diritto societario e finanziario, concorda invece con quanto rilevato dalla ricerca sopraccitata che attribuisce al Dottore commercialista, nell’attuale e persistente situazione di crisi economica e finanziaria, un nuovo ruolo e un’importanza diversa nel rapporto con l’impresa.
Dott. Massimo Coggiola, si può davvero affermare oggi che il ruolo del Dottore commercialista nel rapporto con l’impresa sia cambiato, riqualificando la sua professionalità?
«Il Dottore commercialista oggi deve fornire all’imprenditore maggiori prestazioni professionali che lo supportino sia dal punto di vista di convenienza economica della scelta imprenditoriale che della corretta gestione di costi, mediante consulenze mirate per la scelta delle strategie vincenti e per il contenimento delle spese eccedenti. Si tratta di un rinnovamento culturale che vede il passaggio dalla figura del commercialista/esperto di diritto tributario alla figura del commercialista organizzato secondo lo studio professionale multidisciplinare che fornisce e rappresenta, per il proprio cliente imprenditore, il punto di forza della propria azienda. È l’esperto multidisciplinare in grado di offrire al cliente risposte adeguate su temi di natura finanziaria, bancaria, societaria e di contrattualistica internazionale; è il consulente che fornisce all’imprenditore le informazioni e gli strumenti necessari per il governo della propria azienda attraverso consulenze mirate in tema di diritto bancario (servizi di finanza d’impresa), di diritto finanziario/contabile (servizi di analisi di bilancio e di controllo di gestione), di diritto societario (operazioni straordinarie e tutela dei patrimoni), di consulenza in materia di lavoro (la nuova ASPI) e di contrattualistica italiana e internazionale».
Quale soluzione prospetta alle imprese in attesa che lo scenario internazionale muti e la recessione economica rallenti?
«Preliminarmente un’attenta articolazione dello studio che si fregia della stabile collaborazione di liberi professionisti esperti nelle singole discipline e di primari esperti contabili; secondariamente, ma non per importanza, la partecipazione periodica e in prima persona alla vita dell’azienda secondo uno stretto rapporto interpersonale tra imprenditore e commercialista, nell’ottica di un approccio (garantito dal marchio di certificazione ISO 9002 rilasciato dal prestigioso ente DNV) che può essere sintetizzato come segue: governo dei rapporti banca – impresa, per cui il professionista deve essere colui che analizza la struttura patrimoniale e finanziaria dell’impresa ed intraprende, di concerto con l’imprenditore, il contradditorio con il sistema bancario; governo della redditività aziendale, per cui il professionista deve conoscere fedelmente lo stato “dei conti” dell’azienda. Ciò al fine di individuare le variabili che influenzano la redditività d’impresa ed in quest’ottica, la citata attività di monitoraggio e report, rappresenta uno strumento fondamentale per la corretta informazione dell’imprenditore sull’esistenza di criticità aziendali e sulle possibilità di miglioramento della situazione globale; inoltre, accanto all’analisi consuntiva, comprovata da bilanci sistematici, il professionista deve conseguire ed approntare anche l’analisi di tipo preventivo, fondata sul budget suddiviso per aree (budget economico, finanziario e degli investimenti); programmazione e controllo delle attività: laddove l’azienda, a seguito della crescita dimensionale, presenti un maggior grado di complessità, il professionista deve operare un’attività di controllo e monitoraggio della gestione maggiormente indirizzata alla valutazione dei processi produttivi nel medio e lungo termine, individuando gli standard ottimali e verificando la puntualità e la redditività dei risultati conseguiti».
Pubblicato il 12 marzo 2013 da Studio Coggiola	i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate
(Art. 2, commi da 36-quinquies a 36-novies, DL n. 138/2011 Circolare Agenzia Entrate 4.3.2013, n. 3/E )
a cura del dr. Coggiola Massimo
L’art. 2, comma 36-quinquies, d.l. 138/2011 dispone, limitatamente alle società di comodo costituite in forma di società di capitali (spa, sapa, srl), l’applicazione della maggiorazione pari al 10,50% dell’aliquota IRES, che quindi per le citate società di comodo, passa dal (tradizionale) 27,50% al (al più oneroso) 38%.
Detta maggiorazione si applica a tutti i soggetti giuridici con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, a decorrere dall’anno 2012.
Per questa ragione, la normativa in commento per gli enti collettivi interessati, troverà applicazione per la prima volta in occasione della compilazione, nel quadro RQ del mod. UNICO 2013 SC – Sezione XVIII -“Maggiorazione IRES per i soggetti c.d. «non operativi»…”[1]. La citata maggiorazione d’aliquota deve essere applicata separatamente rispetto all’IRES ordinaria e deve essere corrisposta all’Erario utilizzando gli appositi codici tributo ad essa appositamente dedicati.
L’Agenzia delle Entrate, con la recente Circolare 4.3.2013, n. 3/E ha fornito alcuni importanti chiarimenti, qui di seguito analiticamente illustrati, sia in relazione ai presupposti soggettivi della normativa (persone giuridiche tenute all’osservanza del provvedimento) sia in relazione ai presupposti oggettivi della normativa (quali l’individuazione della base imponibile e il calcolo della maggiorazione, l’applicazione da parte delle società che hanno optato per il regime di trasparenza ex artt. 115 e 116 TUIR nonché per il regime del consolidato ex art. 117 TUIR).
Come accennato in precedenza, la maggiorazione IRES si applica alle società di capitali e soggetti ad esse assimilati, e più precisamente:
alle S.p.A., alle S.A.p.A. e alle S.r.l.; alle società ed enti di ogni tipo non residenti, con stabile organizzazione in Italia;
ai soggetti qualificati di comodo ai sensi dell’art. 30, Legge n. 724/94 (soggetti non operativi) ovvero dell’art. 2, comma 36-decies, DL n. 138/2011 (società in perdita sistematica).
Sul punto si precisa che, sono qualificati “di comodo” i soggetti che, A. ai sensi del citato art. 30, non superano il c.d. test di operatività, ossia conseguono un ammontare di ricavi inferiore ai ricavi minimi presunti, determinati applicando specifiche percentuali ad alcune voci dello Stato patrimoniale (titoli, partecipazioni, immobili ed altre immobilizzazioni); che B. ai sensi del citato comma 36-decies, pur superando il test di operatività (ricavi dichiarati pari o superiori a quelli minimi presunti):
risultano in perdita per 3 periodi d’imposta consecutivi ovvero,
in un triennio risultano in perdita per 2 periodi d’imposta e per il restante periodo d’imposta dichiarano un reddito inferiore al reddito minimo determinato ai sensi del citato art. 30.
Nei casi precedentemente elencati, la società è ex lege “di comodo” a far data dal quarto periodo d’imposta.
A mente delle indicazioni fornite dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare 19.6.2012, n. 25/E, per i soggetti con “anzianità” inferiore ad almeno 3 periodi d’imposta, la disciplina sulle società in perdita sistematica non è applicabile; tuttavia gli stessi possono essere comunque considerati “di comodo” qualora ricorrano i presupposti di cui al citato art. 30.
Si ricorda che la normativa afferente alle società di comodo non si applica in presenza delle cause di esclusione previste dall’art. 30, Legge n. 724/94 nonché delle cause di disapplicazione automatica individuate nei Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate 14.2.2008 e 11.6.2012.
In assenza delle predette esimenti, la normativa può comunque essere disapplicata previa presentazione all’Agenzia delle Entrate di apposita istanza di interpello disapplicativo che sarò accolta ove il ricorrente dimostri la “presenza di oggettive situazioni che hanno reso impossibile il conseguimento dei ricavi, degli incrementi delle rimanenze e dei proventi, nonché del reddito …”.
La citata Circolare n. 3/E, precisa che la maggiorazione IRES in commento, non si applica alle società che non siano soggetti passivi IRES ai sensi dell’art. 73, TUIR, ancorché rientranti tra i soggetti cui sono applicabili le disposizioni di cui al citato art. 30 (enti non operativi) ovvero del citato comma 36-decies (in perdita sistematica). Per le ragioni sopra esposte, la maggiorazione IRES non opererà, ad esempio, nei confronti delle società di persone “di comodo.”
3.1. La base imponibile della maggiorazione
La maggiorazione IRES si applica, in via generale, sul reddito imponibile afferente al periodo d’imposta nel quale il soggetto interessato risulta qualificato come “di comodo” ed è rappresentato:
- dal reddito minimo presunto di cui al comma 3 del citato art. 30, determinato al netto delle eventuali agevolazioni fiscali spettanti (ovvero del 95% degli utili distribuiti da soggetti IRES, dei redditi esenti, ecc.);
- dal reddito dichiarato se lo stesso è superiore al reddito minimo presunto. Soltanto nel citato ultimo caso, a mente della Circolare n. 3/E in commento, la società può tenere conto delle perdite pregresse, sia pure con le limitazioni previste dal citato art. 30 e dall’art. 84, TUIR e quindi, come precisato dall’Agenzia nella Circolare 19.6.2012, n. 25/E, l’utilizzo è ammesso:
- soltanto a riduzione della quota di reddito eccedente quello minimo presunto;
- nel limite dell’80% del reddito imponibile (salvo che si tratti di perdite che si riferiscono ad una nuova attività produttiva e siano realizzate nei primi 3 periodi d’imposta, deducibili integralmente).
La Comodante srl presenta la seguente situazione:
- reddito complessivo 70
- reddito minimo presunto 30
- perdite pregresse 100
Il reddito teoricamente compensabile con le perdite pregresse è pari a 56 (70 x 80%). Tuttavia la perdita è utilizzabile soltanto a riduzione dell’eccedenza del reddito complessivo rispetto a quello minimo, pari a 40 (70 – 30). Di conseguenza, la società deve dichiarare un reddito pari a 30, sul quale deve essere applicata la maggiorazione IRES pari al 10,5%.
La maggiorazione in commento è applicabile anche sul reddito imputato per trasparenza ad una società di capitali socia di una società di persone di comodo. In tal caso, però, è necessario distinguere a seconda che la società di capitali sia o meno di comodo nel periodo d’imposta di attribuzione del reddito da parte della società di persone. Se la società interessata dall’imposta IRES deve, in base alla normativa vigente, essere qualificata “di comodo”, la maggiorazione opera sul reddito imponibile complessivo, comprensivo anche della quota imputata per trasparenza da parte della società di persone non di comodo; se invece la società interessata dall’imposta IRES deve in base alla normativa vigente, essere qualificata “non di comodo”, la maggiorazione opera limitatamente al reddito imputato per trasparenza (determinato, in via ordinaria ovvero in base ai coefficienti ex art. 30) da parte della società di persone
3.2. Regime di trasparenza ex art. 115 e 116 TUIR
Premesso che è possibile qualificare un soggetto “di comodo” sia in caso di opzione per la trasparenza ex artt. 115 e 116, TUIR, in qualità di società partecipata, sia in caso di opzione per la trasparenza ex art. 115, TUIR in qualità di società partecipante (socio), si precisa che la maggiorazione IRES deve essere applicata autonomamente da ogni singola società “di comodo”.
Per le suesposte ragioni, la società “di comodo” in regime di trasparenza ai sensi dei citati artt. 115 e 116, in qualità di società partecipata, provvede “separatamente ed autonomamente” ad applicare la maggiorazione; la società “di comodo” che partecipa al regime di trasparenza in qualità di partecipante (socio), ai sensi del citato art. 115, applica la maggiorazione sul proprio reddito imponibile senza tener conto del reddito imputato dalla società partecipata. Ciò al fine di “escludere in radice ogni possibilità di duplicazione nell’applicazione della maggiorazione IRES”.
Sul punto l’Agenzia delle Entrate propone il seguente esempio:
La Alfa srl partecipa al capitale sociale della società Beata s.r.l. in ragione del 50%. Entrambe le società sono “di comodo”; hanno optato per il regime di trasparenza ex art. 115, TUIR e nel periodo d’imposta di riferimento hanno realizzato un reddito pari a 200.
La società Alfa srl presenta la seguente situazione:
REDDITO IMPONIBILE COMPLESSIVO
Reddito proprio Alfa 200
Reddito imputato per trasparenza da Beta (200 x 50%) 100
Reddito complessivo Alfa (200 + 100) 300
Valore eserc. Percentuale Reddito presunto
Titoli e crediti 1.000 1,50% 15
Immobili ed altri beni 1.790 4,75% 85
Reddito minimo presunto 100
La maggiorazione IRES (10,50%) cui le società Alfa e Beta saranno sottoposte deve essere conteggiata come segue:
Beta srl (partecipata)
Base imponibile 200
Maggiorazione (200 x 10,50%) 21
Alfa srl (socia)
Reddito imputato per trasparenza da Beta 100
Base imponibile (300 – 100) 200
Come si può notare, ciascuna società assoggetta alla maggiorazione il reddito prodotto. Così, il reddito (200) della Beta srl è assoggettato interamente alla maggiorazione anche per la quota attribuita alla Alfa srl, mentre la Alfa srl assoggetta alla maggiorazione esclusivamente il proprio reddito (pari a 200), determinato dalla differenza tra il reddito complessivo e la quota imputatagli dalla Beta srl (300 – 100).
3.3. Società aderenti al consolidato
Qualora una società “di comodo” opti per la tassazione di gruppo ex art. 117 TUIR, ossia si avvalga della disciplina del consolidato nazionale, la medesima società, a prescindere dalla qualifica di controllante (consolidante) o controllata (consolidata), applica autonomamente al proprio reddito imponibile, la maggiorazione d’aliquota IRES.
Sul punto si precisa in particolare che, secondo la più volte citata Circolare n. 3/E:
la società “di comodo” assoggetta individualmente e singolarmente il proprio reddito alla maggiorazione IRES;
sul reddito complessivo del consolidato sarà applicata, da parte della consolidante, l’aliquota IRES ordinaria (27,50%).
La base imponibile della maggiorazione sarà determinata secondo le regole ordinarie ai sensi dell’art. 118 TUIR, tenendo conto delle eventuali perdite pregresse al consolidato, come evidenziato nel seguente esempio proposto dall’Agenzia delle Entrate.
Nel 2013 le società K (consolidante), X e Y (consolidate) hanno esercitato l’opzione per il consolidato per il triennio 2013 – 2015.
Società X (consolidata) • è stata costituita nel 2012 e ha realizzato, in tale anno, una perdita fiscale pari a 1.000 (illimitatamente riportabile ex art. 84 TUIR);
• per il 2013 è “di comodo” e per tale anno il reddito imponibile è pari a 1.500 e il reddito minimo presunto è pari a 600
Società Y (consolidata) per il 2013 non è “di comodo” e per tale anno ha realizzato una perdita pari a 500 da trasferire al consolidato
Società K (consolidante) per il 2013 non è “di comodo” e per tale anno ha realizzato un reddito complessivo netto da trasferire al consolidato pari a 1.000
La società X, in quanto “di comodo”, deve applicare la maggiorazione IRES sulla base imponibile individuata considerando il proprio reddito effettivo (1.500), poiché esso è superiore a quello minimo presunto (600), al netto delle perdite pregresse, considerate tenendo conto dei limiti di cui all’art. 84 TUIR e tenendo conto del limite “quantitativo” del reddito minimo presunto.
Società consolidata X (di comodo)
Reddito 2013 1.500
Reddito minimo presunto 2013 600
Perdita ante consolidato (2012) 1.000
Perdite utilizzabili ex art. 84 TUIR 1.000
Limite di reddito minimo presunto 600
Perdite utilizzabili (1.500 – 600) 900
Base imponibile maggiorazione IRES (1.500 – 900) 600
Perdite residue (1.000 – 900) 100
Maggiorazione IRES (600 x 10,50%) 63
Reddito trasferibile al consolidato 600
Perdite fiscali residue 100
Società consolidata Y (non di comodo) Perdita da trasferire al consolidato 500
Società consolidante K (non di comodo) Reddito da trasferire al consolidato 1.000
Tenendo conto dei dati sopra esposti, il reddito del consolidato è così determinato:
Reddito consolidato
Reddito ordinario di cui minimo
Società X 600 600
Società Y (500)
Società K 1.000
Reddito 2013 (600–500+1.000) 1.100
IRES ordinaria (1.100 x 27,50%) 302,50
Qualora ad un soggetto partecipante al consolidato sia imputata per trasparenza una quota di reddito da parte di una società di persone “di comodo” non rientrante nel consolidato, il medesimo soggetto provvede autonomamente ad applicare la maggiorazione IRES limitatamente al reddito imputatogli per trasparenza.
3.4. Decorrenza della maggiorazione e determinazione acconti
L’obbligo di corrispondere all’erario la maggiorazione dell’imposta IRES diviene efficacia ai sensi dell’art. 2, co. 36-novies, d.l. 138/2011, “ … a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore della legge di conversione del … decreto [17.9.2011]”e, quindi, la disposizione in commento spiegherà la propria efficacia a decorrere dall’anno 2012 per i soggetti il cui periodo d’imposta coincida con l’anno solare.
Il citato comma 36-novies dispone inoltre che “ … nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo d’imposta di prima applicazione si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata applicando le disposizioni di cui ai commi da 36-quinquies a 36-octies”.
Secondo quanto precisato nella Circolare n. 3/E in esame “ il … comma 36-novies non interferisce … con l’applicazione a regime delle disposizioni in
materia di determinazione degli acconti per i periodi d’imposta successivi al 2012. Per gli anni successivi, infatti, i contribuenti (interessati da tale misura) continueranno a determinare l’entità degli acconti o con il metodo previsionale o con quello storico, secondo le regole ed i presupposti propri di tali metodi”.
Valenza lì, 11.03.12
[1] peraltro già presente nel mod. UNICO 2012 SC la cui compilazione riguardava esclusivamente i soggetti con periodo non coincidente con l’anno solare.
Pubblicato il 7 marzo 2013 da Studio Coggiola	Contratti di appalto/subappalto.
La responsabilità solidale verso l’Erario degli stipulanti. L’intervento interpretativo dell’Agenzia delle Entrate
Art. 35, commi da 28 a 28-ter, d.l. 223/2006
Art. 13-ter, d.l. 83/2012
Circolare Agenzia Entrate 1.3.2013, n. 2/E
L’art. 13-ter, d.l. 83/2012, (c.d. “Decreto Crescita”) ha novellato la normativa afferente alla disciplina della responsabilità dei contraenti nell’ambito dei contratti di appalto e subappalto. I nuovi commi 28-bis e 28-ter dell’art. 35, d.l. 223/2006 dispongono la responsabilità dell’appaltatore, la responsabilità del committente ed l’ambito di applicazione (oggettivo e soggettivo) della nuova disciplina.
Come disposto dal citato comma 28-ter, la normativa in esame si applica ai contratti di appalto/subappalto di opere, forniture o servizi conclusi da soggetti che pongono in essere operazioni rilevanti ai fini IVA; da soggetti ex artt. 73 e 74, TUIR (società di capitali, cooperative, Enti pubblici, ecc.); la nuova disciplina non è invece applicabile alle “stazioni appaltanti” di cui all’art. 3, comma 33, D.Lgs. n. 163/2006 (amministrazioni aggiudicatrici e altri soggetti di cui all’art. 32, D.Lgs. n. 163/2006).
Il Decreto Crescita, al citato art. 13-ter dispone che l’appaltatore sia solidalmente responsabile con il subappaltatore per l’inosservanza degli adempimenti tributari nascenti dal contratto di subappalto sottoscritto e fissa il limite oggettivo dell’obbligo pecuniario nell’ammontare del corrispettivo dovuto.
L’appaltatore che voglia esimersi della responsabilità solidale nei confronti del subappaltatore, ha l’obbligo di verificare che i versamenti tributari/previdenziali, scaduti alla data di pagamento del corrispettivo, siano stati regolarmente perfezionati. Per questa ragione l’esclusione di responsabilità solidale opererà solo se medio tempore l’appaltatore avrà acquisito idonea documentazione (anche tramite asseverazione di un CAF Imprese/professionista abilitato)comprovante il regolare versamento dei contributi da parte del subappaltatore.
Il committente, invece, per escludere la propria responsabilità, ha l’obbligo di verificare, prima di adempiere la propria obbligazione di pagare il prezzo pattuito, che l’appaltatore (e gli eventuali subappaltatori) abbiano regolarmente eseguito gli adempimenti fiscali/previdenziali in commento. Il committente che paghi l’appaltatore in assenza di idonea documentazione attestante la regolarità contributiva e previdenziale, è passibile della sanzione amministrativa da €. 5.000,00 a €. 200.000,00 con la precisazione che la responsabilità del committente è esclusa allorché, pur mancando la predetta documentazione, i versamenti erariali risultino regolarmente effettuati (Nella fattispecie in esame non si ravvisa alcun danno per l’erario che ha regolarmente incassato il proprio credito per cui il possesso della documentazione probatoria da parte del committente diviene una circostanza irrilevante ai fini della normativa che qui interessa).
Relativamente ai requisiti di forma che la documentazione comprovante la regolarità tributaria/contributiva deve rivestire, l’Agenzia delle Entrate con la Circolare 8.10.2012, n. 40/E ha precisato che l’attestazione dei versamenti effettuati dall’appaltatore/subappaltatore può essere resa anche direttamente da questi ultimi mediante una dichiarazione scritta resa ai sensi del DPR n. 445/2000[1].
2. Ambito oggettivo di applicazione della nuova disciplina
L’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 2/E, ha precisato che nonostante il citato art. 13-ter in commento sia contenuto nel Capo III, denominato “Misure per l’edilizia” del Titolo I recante “Misure urgenti per le infrastrutture l’edilizia ed i trasporti”, la disciplina in esame ha portata generale con la conseguenza che l’ambito di applicazione non deve essere relegato al solo settore edile.
Sul punto infatti l’Agenzia precisa che la ratio legis non è quella di contrastare l’evasione erariale nel settore edile bensì
“di far emergere base imponibile in relazione alle prestazioni di servizi rese in esecuzione di contratti di appalto e subappalto intesi nella loro generalità, a prescindere dal settore economico in cui operano le parti contraenti”.
La normativa in esame si applica alla sola fattispecie contrattuale prevista dall’art. 1655 c.c., che al Capo VII, disciplina l’appalto che è “il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di una opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro”.
Poiché ai fini della responsabilità solidale in commento, assume rilevanza giuridica soltanto il contratto di appalto ivi compreso l’eventuale subappalto, l’Agenzia delle Entrate, nella citata Circolare n. 2/E, ha precisato che sono escluse dall’ambito (oggettivo) di applicazione della nuova normativa le fattispecie contrattuali che abbiano una causa o un oggetto[2] diversi rispetto a quelli tipizzati dal legislatore nel contratto di appalto di opere e servizi quali, ad esempio:
a) l’appalto di fornitura di beni. Tale fattispecie contrattuale, ancorché sia richiamata dal comma 28 ter, non è tuttavia menzionata nei commi 28 e 28-bis che, citano esclusivamente l’appalto di opere o servizi;
b) il contratto d’opera, ex art. 2222 c.c. (con ciò confermando l’esclusione degli esercenti le professioni intellettuali e dei piccoli artigiani che operano senza organizzazione di mezzi ma solo con la loro manualità);
c) il contratto di trasporto, ex art. 1678 e s.s. c.c.;
d) il contratto di subfornitura, ai sensi della legge n. 192/98;
L’Agenzia delle Entrate dopo aver precisato che la disciplina in esame è applicabile, come sopra accennato, ai contratti stipulati dal 12.8.2012, relativamente alla materia dei rinnovi contrattuali ha chiarito che “l’eventuale rinnovo del contratto deve ritenersi equivalente ad una nuova stipula e, pertanto, la disciplina in esame è applicabile, a partire dalla data di rinnovo, anche ai contratti rinnovati successivamente al 12 agosto 2012”.
3. Ambito soggettivo di applicazione della nuova disciplina
In merito al profilo soggettivo della normativa in commento, l’Agenzia delle Entrate ha specificato che la disciplina in esame
si applica ai conclusi da soggetti che stipulano detti negozi nell’ambito di un’attività rilevante ai fini IVA ed in ogni caso, a tutti i contratti di appalto/subappalto sottoscritti dai soggetti di cui agli artt. 73 e 74, TUIR (ossia società di capitali, cooperative, Enti pubblici, ecc.);
La normativa in commento, per espressa disposizione di legge, non si applica:
- alle “stazioni appaltanti” di cui all’art. 3, comma 33, D.Lgs. n. 163/2006;
- ai condomini poiché non riconducibili “fra i soggetti individuati agli articoli 73 e 74 del TUIR”.
Per le ragioni sopra esposte, nell’ipotesi di conclusione di un contratto d’appalto tra un committente privato ed un’impresa di cui agli artt. 73 e 74, TUIR, la normativa in commento non troverà applicazione. Tuttavia qualora quest’ultimo, ossia l’appaltatore, nell’esecuzione del contratto d’appalto sottoscritto con il privato si avvalga dell’opera di uno o più subappaltatore, per questi ultimi negozi, ossia per i contratti stipulati tra appaltatore e subappaltatori, la disciplina in commento troverà piena applicazione.
4. Attestazione della regolarità fiscale
Relativamente al tema afferente alla documentazione attestante la regolarità fiscale, in presenza di più contratti di appalto/subappalto tra le medesime parti, l’attestazione della regolarità dei versamenti fiscali effettuati dall’appaltatore/subappaltatore può essere rilasciata in “modo unitario”.
Sul punto l’Agenzia nella citata Circolare n. 2/E ha precisato che la certificazione: “… può essere fornita anche con cadenza periodica fermo restando che, al momento del pagamento, deve essere attestata la regolarità di tutti i versamenti relativi alle ritenute e all’IVA scaduti a tale data, che non siano stati oggetto di precedente attestazione”.
Nell’ambito di un contratto di appalto/subappalto se i pagamenti all’appaltatore/subappaltatore sono eseguiti mediante bonifico bancario ovvero mediante “ altri strumenti che non consentono al beneficiario l’immediata disponibilità della somma versata a suo favore”, l’attestazione della regolarità dei versamenti fiscali deve essere riferita ai debiti scaduti al momento in cui il committente o l’appaltatore effettuano la disposizione bancaria e non al momento del successivo accreditamento sul c/c del beneficiario (appaltatore/subappaltatore).
Tale interpretazione serve, come precisato dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 2/E in esame, ad evitare un uso distorto e fraudolento dell’attestazione, in modo che la dichiarazione di regolarità degli adempimenti fiscali non abbia “ad oggetto fatti successivi al suo rilascio”.
In caso di cessione del credito (da parte dell’appaltatore/subappaltatore) l’Agenzia delle Entrate, ricordando la nota già emanata dalla Ragioneria generale dello Stato nella Circolare 8.10.2009, n. 29, (in tema di cessione del credito nell’ambito della disciplina sui pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni), ha precisato che, al fine della liberazione del cessionario del credito dalla responsabilità solidale per eventuali inadempimenti fiscali del cedente o del debitore ceduto, la regolarità fiscale del credito ceduto può essere attestata “nel momento in cui il cedente (appaltatore7subappaltatore) da’ notizia della cessione al debitore ceduto (committente o appaltatore)”.
Valenza lì 06.03.13
[1] la richiesta della documentazione attestante la regolarità dei suddetti versamenti effettuati, dall’appaltatore/subappaltatore, riguarda soltanto le prestazioni rese nell’ambito di contratti stipulati dal 12.8.2012 (data di entrata in vigore della legge di conversione del d.l. n. 83/2012).
[2] Art. 1325. Indicazione dei requisiti. – “I requisiti del contratto sono:
4) la forma quando risulta che è prescritta dalla legge sotto pena di nullità.”
Le nuove regole per le operazioni intracomunitarie
Pubblicato il 11 febbraio 2013 da Studio Coggiola	Art. 1, commi da 325 a 330, Legge 228/2012
Artt. 39, 46 e 47, D.l. n. 331/93
Con l’emanazione della Legge Finanziaria 2013, il Legislatore ha recepito nell’ordinamento nazionale le norme comunitarie in materia di fatturazione delle operazioni intraUE di cui alla Direttiva n. 2010/45/UE.
Con riferimento alle operazioni intracomunitarie, il legislatore ha ridefinito il momento in cui si considera eseguita la cessione e ha ridisegnato i termini e le modalità della fatturazione/registrazione.
1. Le nuove regole per le operazioni intracomunitarie in vigore dal 01.01.2013
Tra le norme della Legge Finanziaria 2013, il Legislatore ha recepito le disposizioni contenute nella Direttiva n. 2010/45/UE in materia di fatturazione ed in particolare, oltre alla riformulazione dell’art. 21, DPR n. 633/72 – attraverso la disciplina del nuovo contenuto della fattura e l’introduzione della “fattura semplificata” – ha apportato alcune modifiche sostanziali al Dl n. 331/93 nella parte relativa alle operazioni intracomunitarie.
Le disposizioni di cui al citato Dl n. 331/93, che sono state oggetto di modifica da parte della legge finanziaria 2013 sono le seguenti:
A. il momento di effettuazione delle operazioni (art. 39);
B. la registrazione delle operazioni (art. 47)
C. la fatturazione delle operazioni (art. 46);
2. Il momento di effettuazione dell’operazione (art. 39)
Dal raffronto tra l’originario art. 39 ed il testo novellato si evince che:
- nella disciplina previgente (ossia fino al 31.12.2012) il momento di effettuazione dell’operazione intracomunitaria era collegato alla consegna dei beni all’acquirente in Italia, ovvero in caso di trasporto con mezzi dell’acquirente, all’arrivo dei beni nel luogo di destinazione;
- nella disciplina a in vigore dall’ 1.01.2013, l’operazione intracomunitaria si considera perfezionata all’inizio del trasporto/spedizione dei beni dallo Stato UE di provenienza. Ne consegue che, con l’entrata in vigore della nuova disciplina, il momento discriminante per individuare il momento esatto di effettuazione dell’operazione coincide con la data di partenza dei beni. Ai fini che qui interessano, nessuna rilevanza giuridica assume il soggetto che provvede al trasporto/spedizione risultando altresì indifferente se il trasporto medesimo sia effettuato dal cedente UE (o per proprio conto), ovvero dall’acquirente italiano (o per proprio conto).
Un’azienda italiana acquista dei beni da un’impresa francese. I beni partono dalla Francia in data 5.2.2013 ed arrivano a destinazione in Italia il 7.2.2013.
Il momento di effettuazione dell’acquisto intraUE è individuato al 5.2.2013 (mentre a mente della previgente disciplina tale momento era fissato al 7.2.2013).
Relativamente alle operazioni con “effetti traslativi sospesi” (contratti estimativi, contratti di c/deposito) non si riscontrano novità rispetto al testo in vigore fino al 31.12.2012.
Di conseguenza è confermato che:
1. se gli effetti traslativi/costitutivi si producono successivamente alla consegna, l’acquisto si considera effettuato al momento in cui si producono tali effetti e, comunque, dopo il decorso di 1 anno dalla consegna (ad esempio, contratti in c/deposito);
2. in caso di contratti estimatori e simili, il momento di effettuazione dell’operazione è individuato nel momento in cui il negozio acquista efficacia, ossia all’atto della rivendita a terzi dei beni o all’atto del prelievo del bene da parte del ricevente; alla scadenza del termine pattuito dalle parti, se i beni non sono restituiti anteriormente, ed in ogni caso dopo il decorso di 1 anno dal ricevimento dei beni.
È confermato altresì che il differimento dell’efficacia dell’operazione è subordinato all’annotazione delle movimentazioni dei beni nell’apposito registro previsto dall’art. 50,comma 5, DL n. 331/93.
Con riferimento agli eventi che anticipano il momento di effettuazione di un acquisto intraUE, il comma 2 del citato art. 39 prevede l’emissione (anticipata) della fattura. In tal caso l’acquisto si considera effettuato limitatamente all’importo fatturato, alla data di emissione della fattura.
Tale fattispecie era prevista anche dalla normativa previgente. Rispetto alla nuova disciplina, il testo originario si riferiva “alla data di ricezione della fattura” mentre, con l’entrata in vigore dell’articolo novellato (e questa è la novità più importante), ai fini dell’individuazione del momento di effettuazione di un acquisto intraUE, non assume più rilevanza il pagamento, in tutto o in parte, del corrispettivo.
Il pagamento di un acconto o il pagamento dell’intero corrispettivo, anteriormente all’inizio del trasporto/spedizione dallo Stato UE al destinatario, non ha alcuna rilevanza ai fini della conclusione dell’operazione. Ne consegue che il cedente non è obbligato ad emettere la fattura e per conseguenza, l’acquirente non è sottoposto ai relativi adempimenti connessi[1].
Gli acquisti intraUE effettuati in modo continuativo, per un periodo superiore a 1 mese, si considerano effettuati al termine di ciascun mese. A decorrere dall’1.1.2013, pertanto, in presenza di beni acquistati da un operatore UE in modo continuativo in un periodo superiore ad 1 mese, essi non saranno ancorati all’inizio del trasporto/spedizione ma risultano effettuati al termine di ogni mese solare.
In ultimo è confermato che, come di consueto, l’operatore nazionale (acquirente) deve provvedere all’integrazione della fattura estera con l’indicazione dell’imponibile, dell’aliquota e dell’imposta.
B) Annotazione sui registri IVA
Fino al 31.12.2012, la fattura estera integrata, doveva essere annotata, entro il mese di ricevimento, ovvero anche successivamente ma comunque entro 15 giorni dal ricevimento, e con riferimento al relativo mese, nel registro delle fatture emesse/corrispettivi, con l’indicazione (anche) del corrispettivo espresso in valuta estera. La stessa fattura doveva essere annotata, nei predetti termini, anche nel registro degli acquisti, con riferimento al mese di ricevimento.
A decorrere dall’1.1.2013 in base alle nuove disposizioni la fattura estera, integrata come sopra accennato, va annotata nel registro delle fatture emesse entro il giorno 15 del mese successivo a quello di ricevimento, con riferimento al mese precedente, in base alla relativa numerazione e con indicazione del corrispettivo espresso in valuta estera.
In merito all’annotazione della stessa nel registro IVA degli acquisti non è previsto un preciso termine entro il quale provvedere a tale adempimento. La nuova disposizione, infatti, fa riferimento all’annotazione su tale registro quale condizione per l’esercizio “ … del diritto alla detrazione dell’imposta”. A parere di chi scrive, in materia possano essere richiamate le disposizioni dell’art. 19, comma 1, DPR n. 633/72, a mente del quale la detrazione dell’IVA a credito può essere effettuata “ … al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto ed alle condizioni esistenti al momento della nascita del diritto medesimo”.
È ovvio che nella pratica l’acquirente italiano annoterà nel registro IVA degli acquisti la fattura estera integrata nello stesso mese di annotazione nel registro delle fatture emesse/corrispettivi al fine di “compensare”, nella generalità dei casi, l’IVA a debito con l’IVA a credito.
C) Mancato ricevimento della fattura estera
In caso di mancato ricevimento della fattura estera entro il mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione, l’acquirente, fino al 31.12.2012, doveva emettere entro il mese seguente un’autofattura. A decorrere dall’1.1.2013 il Legislatore ha dilato i predetti termini disponendo che, in caso di mancato ricevimento della fattura entro il secondo mese successivo a quello di effettuazione, l’autofattura deve essere emessa entro il giorno 15 del terzo mese successivo a quello di effettuazione.
È rimasta invariata la procedura da osservare nell’ipotesi di fattura recante un corrispettivo inferiore a quello reale. In tal caso, l’acquirente deve emettere una fattura integrativa entro il giorno 15 del mese successivo alla registrazione della fattura originaria.
Le predette autofatture devono essere annotate sia nel registro delle fatture emesse entro il termine di emissione e con riferimento al mese precedente, sia nel registro IVA degli acquisti al fine della detrazione della relativa imposta.
Le norme del d.l. 331/93 non individuavano esattamente il momento in cui una cessione intraUE doveva considerarsi perfezionata per cui occorreva riferirsi alle regole contenute nel DPR n. 633/72 ed in particolare l’art. 6 a mente del quale assumeva rilevanza la consegna dei beni al cliente UE.
Il vigente art. 39, I co., innovando e colmando la lacuna della previgente disciplina, dispone espressamente che una cessione intraUE si considera effettuata all’inizio del trasporto/spedizione dei beni dall’Italia.
Relativamente alle operazioni con “effetti traslativi sospesi” occorre sottolineare che:
1. se gli effetti traslativi/costitutivi si producono successivamente alla consegna, la cessione si considera effettuata al momento in cui si producono tali effetti e, comunque, dopo il decorso di 1 anno dalla consegna;
in caso di contratti estimatori e simili, il momento di effettuazione dell’operazione è individuato al momento di efficacia dell’operazione, ossia all’atto della rivendita a terzi o del prelievo da parte del ricevente, alla scadenza del termine pattuito dalle parti, se i beni non sono restituiti anteriormente, ed in ogni caso dopo il decorso di 1 anno dalla consegna dei beni.
In relazione agli eventi che anticipano il momento di effettuazione di una cessione intraUE, si richiamano le osservazioni svolte con riferimento alla fattispecie degli acquisti a mente delle quali, a decorrere dall’1.1.2013, non assumerà più rilevanza l’incasso, in tutto o in parte, del corrispettivo, bensì rileverà l’emissione anticipata della fattura, limitatamente all’importo fatturato.
L’intervento legislativo in commento non ha interessato il trattamento IVA dei c.d. “servizi generici” resi in ambito comunitario. Di conseguenza occorre ricordare che:
- il momento di effettuazione dell’operazione coincide con l’ultimazione del servizio;
- in caso di versamento di acconti sul maggior prezzo è necessario emettere la relativa fattura;
- l’emissione anticipata della fattura non determina l’anticipazione del momento di effettuazione dell’operazione.
3. Emissione della fattura
Fino alla vigenza della precedente normativa (31.12.2012) la fattura doveva essere emessa nel momento di effettuazione dell’operazione, senza applicazione dell’imposta trattandosi di un’operazione non imponibile ai fini IVA, con indicazione del numero di identificazione IVA del cliente UE.
Sul punto, il Ministero delle Finanze, nella Circolare 23.2.94, n. 13/E, aveva chiarito che era possibile emettere la fattura differita entro il giorno 15 del mese successivo a quello di consegna/spedizione dei beni in presenza di un documento di trasporto o altro documento idoneo ad identificare le parti dell’operazione.
A decorre dall’1.1.2013, il novellato comma 2 dell’art. 46, precisa che la fattura deve essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.
Il nuovo comma 2 dell’art. 47 precisa, così confermando la normativa previgente, che trattasi di un’operazione non imponibile ai fini IVA e che deve essere indicato il numero di identificazione IVA del cliente UE.
In relazione a tale aspetto, si rileva che il nuovo comma 6-bis dell’art. 21, DPR n. 633/72 alla lett. a) prevede per le cessioni di beni effettuate nei confronti di un soggetto passivo debitore dell’IVA in uno Stato UE occorre indicare nella fattura l’annotazione “inversione contabile” ovvero di indicare la corrispondente locuzione inglese “reverse charge”.
In ultimo si precisa che mentre sotto la vigenza della previgente disciplina (ossia fino al 31.12.2012) la fattura di una cessione intraUE doveva essere annotata nel registro delle fatture emesse secondo l’ordine della numerazione e con riferimento alla data di emissione, con l’entrata in vigore della novella legislativa, il nuovo comma 4 dell’art. 47, prescrive che la fattura sia annotata nel registro delle fatture emesse (dei corrispettivi) secondo l’ordine di numerazione ed entro il termine di emissione, con riferimento al mese di effettuazione.
Valenza, lì, 08.02.13
[1]Non si può tuttavia escludere l’emissione anticipata (per libera scelta del cedente) della fattura al ricevimento dell’acconto o del corrispettivo anteriormente all’inizio del trasporto/spedizione. In tal caso, limitatamente all’importo ivi indicato, l’acquisto intraUE si considera effettuato.
Rimborso IRES/IRPEF: deducibilità integrale del costo del lavoro ai fini dell’imposta IRAP
Pubblicato il 23 gennaio 2013 da Studio Coggiola	a cura della Dr.ssa Barbara Rizzi
1. Deducibilità IRES/IRPEF
L’art. 2 del D.l. n. 201/11, c.d. decreto “Salva Italia” dispone che, a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31/12/12, è possibile dedurre integralmente dal reddito d’impresa e di lavoro autonomo, l’imposta IRAP riferita alla quota imponibile del costo del personale dipendente ed assimilato al netto delle deduzioni ex art.11, co. 1°, lett. a), 1-bis, 4-bis e 4-bis1, D.Lgs. n.446/97. Fino al periodo d’imposta 2011, era prevista una deduzione forfetaria dall’imponibile Ires/Irpef pari al 10% dell’Irap pagata nel periodo d’imposta, a condizione che, nell’esercizio in contesto, fossero state sostenute spese per il personale dipendente e/o spese per interessi passivi.
Dal 2012, invece, la deduzione forfetaria pari al 10% dell’imposta IRAP sarà ancorata alla sola presenza di interessi passivi mentre sarà deducibile integralmente la quota IRAP relativa al costo sostenuto a titolo di personale subordinato.
Nel 2012 si potranno quindi verificarsi se le seguenti fattispecie:
a) sostenimento del solo costo del personale: l’Irap deducibile si determinerà analiticamente in relazione alla quota imponibile di tali costi;
b) sostenimento del solo costo per interessi passivi: si applicherà la deduzione forfettaria del 10%;
c) sostenimento di costi del personale e di interessi passivi: spetteranno sia la deduzione analitica che la deduzione forfettaria.
Soggetti interessati alla deduzione sono coloro che determinano la base imponibile IRAP quale differenza tra i componenti positivi e negativi del valore della produzione ossia:
§ le società di capitali e gli enti commerciali che determinano la base imponibile ex art.5, D.Lgs. n.446/97;
§ le società di persone e le imprese individuali che determinano la base imponibile ex art. 5-bis, D.Lgs. n.446/97);
§ gli esercenti arti e professioni, sia in forma individuale che in forma associata, che determinano la base imponibile ex art.8, D.Lgs. n.446/97.
Sul punto si precisa che l’attuale normativa in tema di determinazione della base imponibile dell’imposta IRAP è in vigore a decorrere dal periodo d’imposta 2008. Pertanto, relativamente alle richieste di rimborso IRAP afferenti all’anno d’imposta 2007, occorrerà fare riferimento alla previgente disciplina.
La deduzione dell’imposta IRAP, ai sensi dell’art. 99 TUIR, deve essere eseguita in base al principio di cassa e quindi facendo riferimento alla data dell’imposta versata; sul punto si precisa che il versamento dell’imposta “a saldo” deve essere assunto per l’intero; i versamenti “in acconto”, invece, dovranno essere assunti considerando l’importo massimo deducibile, costituito dall’Irap di competenza.
4. Nuove istanze di rimborso per gli anni 2007-2011
Il D.l. n. 16/2012, cd. decreto “Semplificazioni Fiscali”, stabilisce le modalità di richiesta di rimborso per gli anni precedenti al 2012. L’Agenzia delle Entrate, con il Provvedimento direttoriale n. 140973 del 17 dicembre 2012, ha quindi approvato il modello e le istruzioni per la richiesta in forma telematica del rimborso Ires/Irpef; con il medesimo provvedimento l’ente erariale ha altresì approvato il calendario (infra allegato) di presentazione delle istanze individuando le date a decorrere dalle quali la domanda può essere inviata.
Le annualità che possono essere richieste a rimborso sono quelle relative agli anni 2007, 2008, 2009, 2010 e 2011.
5. Termini di presentazione e criteri di liquidazione
Ai sensi dell’art. 38, D.P.R. n. 602/73, l’istanza di rimborso deve essere presentata entro 48 mesi dalla data di versamento dell’imposta ovvero entro il 60° giorno dal termine iniziale di presentazione dell’istanza, qualora i 48 mesi cadano nei 60 giorni successivi alla data da cui è possibile inviare l’istanza.
Relativamente ai criteri di liquidazione del rimborso richiesto, verrà data precedenza ai periodi di imposta più remoti e, con riferimento al medesimo periodo di imposta, secondo l’ordine prioritario di presentazione.
6. CALENDARIO DI TRASMISSIONE ISTANZE DI RIMBORSO
Pubblicato il 16 gennaio 2013 da Studio Coggiola	a cura della Dr.ssa Barbara Rizzi Recentemente è stato pubblicato sulla G.U. il Decreto attuativo del “nuovo” redditometro. In particolare il Decreto individua gli elementi rappresentativi della c.d. “capacità contributiva”, il loro contenuto induttivo, nonché le tipologie di nuclei familiari di riferimento per l’applicazione del nuovo redditometro.
Il recentissimo strumento a disposizione del fisco, che può essere definito una sorta di “studio di settore” per la famiglia, sarà utilizzato per determinare sinteticamente il reddito dei contribuenti relativamente “agli anni d’imposta a decorrere dal 2009”.
A seguito della novellazione del comma 4 dell’art. 38, DPR n. 600/73 (ex D.l. 78/2010), l’Ag. delle Entrate potrà determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente (persona fisica) sulla base dei seguenti elementi:
1. spese di qualsiasi genere;
2. spese sostenute nel corso dello stesso periodo d’imposta accertato.
A mente del comma 5 del citato art. 38, l’Ag. delle Entrate potrà determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente facendo riferimento anche a specifici “elementi indicativi di capacità contributiva” (individuati dal MEF con apposito Decreto).
Recentemente, il Ministero dell’Economia e delle Finanze con il Decreto 24.12.2012 ha individuato il “contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva sulla base dei quali può essere fondata la determinazione sintetica del reddito” ossia ha introdotto, per l’accertamento delle persone fisiche, il c.d. “redditometro”.
1. ELEMENTI DI SPESA INDICATIVI DI CAPACITÀ CONTRIBUTIVA E CONTENUTO INDUTTIVO
per elementi indicativi di capacità contributiva, indicati nella Tabella A allegata al Decreto in esame, si intendono le spese sostenute dai contribuenti per l’acquisizione di servizi e di beni e per il relativo mantenimento;
il contenuto induttivo degli elementi indicativi di capacità contributiva è determinato tenendo conto:
della spesa media, per gruppi e categorie di consumi, del nucleo familiare di appartenenza e corrisponde alla spesa media annuale dei consumi delle famiglie elaborata dall’ISTAT sulla base di “campioni significativi” di contribuenti appartenenti a 11 tipologie di nuclei familiari presenti nelle 5 aree territoriali di suddivisione del territorio italiano[1].
delle “risultanze di analisi e studi socio economici, anche di settore”;
Per la determinazione sintetica del reddito, in presenza delle spese indicate nella citata Tabella A)[2], occorre riferirsi al maggiore ammontare tra:
v quanto disponibile o risultante dalle informazioni presenti nel data base dell’ Anagrafe tributaria;
v quanto determinato considerando le spese medie ISTAT o le analisi/ studi socio economici, anche di settore.
L’Ag. delle entrate ai fini dell’applicazione del nuovo strumento potrà altresì utilizzare:
v gli elementi di capacità contributiva diversi da quelli della Tabella A, se dispone di informazioni relative al sostenimento di spese per l’acquisizione di servizi/beni e del relativo mantenimento;
v la quota di risparmio riscontrata, formatasi nell’anno accertato.
2. SPESE PER BENI E SERVIZI E UTILIZZO DEI DATI PER LA DETERMINAZIONE SINTETICA DEL REDDITO
Ai sensi e per gli effetti dell’art. 2 del Decreto in esame, sono attribuite al contribuente le spese relative all’acquisizione di beni/servizi, risultanti dai dati disponibili o dalle informazioni presenti in Anagrafe tributaria; le spese relative all’acquisizione di beni/servizi effettuati dal coniuge e dai familiari fiscalmente a carico. Non sono attribuite al contribuente le spese relative all’acquisizione di beni/servizi effettuati esclusivamente per l’attività d’impresa/lavoro autonomo “sempre che tale circostanza risulti da idonea documentazione”.
a) dell’ammontare delle spese, anche diverse da quelle indicate nella citata Tabella A, che risultano sostenute dallo stesso in base ai dati disponibili o dalle informazioni presenti in Anagrafe tributaria;
b) della quota parte, dell’ammontare della spesa media ISTAT riferita ai consumi del nucleo familiare di appartenenza, pari alla percentuale corrispondente al seguente rapporto:
Reddito complessivo attribuibile al contribuente
Totale dei redditi complessivi attribuibili ai componenti del nucleo familiare
In assenza di redditi dichiarati dal nucleo familiare, alla percentuale corrispondente al seguente rapporto:
Spese sostenute dal contribuente
Totale delle spese dell’intero nucleo familiare risultanti dai dati disponibili
o dalle informazioni presenti in Anagrafe tributaria
c) dell’ammontare delle ulteriori spese riferite ai beni/servizi, di cui alla Tabella A, determinate in base ad analisi e studi socio economici;
d) della quota relativa agli incrementi patrimoniali imputabile al periodo d’imposta, nella misura determinata con le modalità indicate nella citata Tabella A;
e) della quota di risparmio dell’anno.
3. INDIVIDUAZIONE DELLE “SPESE MEDIE” ISTAT
Il sito Internet dell’ISTAT fornisce specifiche tabelle relative alla “spesa media risultante dall’indagine annuale sui consumi delle famiglie … effettuata su campioni significativi di contribuenti appartenenti ad undici tipologie di nuclei familiari distribuiti nelle cinque aree territoriali in cui è suddiviso il territorio nazionale”.
4. LA PROVA CONTRARIA E DECORRENZA DELLE NUOVE DISPOSIZIONI
Ai sensi e per gli effetti dell’art. 4 del Decreto in esame il contribuente in caso di accertamento sintetico ha la possibilità di dimostrare che il le spese sono state finanziate mediante:
- redditi diversi da quelli posseduti nel periodo d’imposta;
- redditi esenti/soggetti a ritenuta a titolo d’imposta/esclusi;
- da parte di soggetti diversi dal contribuente;
L’art. 5 del Decreto in esame dispone infine che la disciplina in commento è applicabile agli accertamenti sintetici dei redditi e dei maggiori redditi relativi agli anni a decorrere dal 2009. Sul punto si rileva che il “vecchio” redditometro si fondava sul possesso di uno o più elementi manifestanti la capacità contributiva, mentre per il “nuovo” redditometro assume rilevanza il concetto di spesa relativamente a tali elementi.
Rispetto al precedente strumento di accertamento del reddito, infatti non sono stabiliti dei coefficienti moltiplicatori per l’accertamento del maggior reddito, bensì, gli elementi di cui alla citata tabella A, saranno considerati dall’Ufficio, sia singolarmente che complessivamente, per la determinazione sintetica del reddito.
Relativamente agli elementi colà indicati, per talune voci di spesa l’Ufficio utilizzerà solo i dati disponibili/presenti nell’Anagrafe tributaria (ad esempio, per i mutui ipotecari, i canoni di locazione, le utenze, le assicurazioni, ecc.), per altri, varrà la media ISTAT.
Anche nel “nuovo” redditometro, oltre alle predette spese sostenute per l’acquisizione di beni/servizi e per il relativo mantenimento, assumono rilevanza i c.d. “incrementi patrimoniali”. A tal fine sono considerati gli investimenti netti, ossia gli investimenti al netto dei disinvestimenti dello stesso anno e dei 4 precedenti. Inoltre viene conteggiata anche la quota di risparmio dell’anno individuata verosimilmente, dalla differenza del saldo del c/c al 31.12 rispetto al saldo all’1.1.
ESEMPLIFICAZIONE: la proiezione di un accertamento sintetico potrà essere eseguita dallo Studio mediante richiesta da inviare a info@studiocoggiola.it
Valenza lì, 15.01.12
[1] Sul punto si sottolinea che le suddette tipologie di nuclei familiari, indicate nella Tabella B allegata al Decreto in esame, sono le seguenti:
1 Persona sola con meno di 35 anni
2 Coppia senza figli con meno di 35 anni
3 Persona sola con età compresa tra 35 e 64 anni
4 Coppia senza figli con età compresa tra 35 e 64 anni
5 Persona sola con 65 anni e più
6 Coppia senza figli con 65 anni e più
7 Coppia con 1 figlio
8 Coppia con 2 figli
9 Coppia con 3 o più figli
10 Mono genitore
[2] Gli “elementi indicativi di capacità contributiva” di cui alla citata Tabella A sono i seguenti: CONSUMI Tipologia di spesa Anagrafe tributaria Contenuto induttivo: Alimentari e bevande. Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria. Spesa media ISTAT della tipologia di nucleo familiare di appartenenza abbigliamento e calzature. ABITAZIONE: Mutuo Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria; Canone di locazione; Fitto figurativo(in assenza, nel Comune di residenza, di abitazione in proprietà, o altro diritto reale; locazione; abitazione in uso gratuito da familiare). La Spesa è calcolata moltiplicando il valore del fitto figurativo mensile al mq, basato sui dati dell’OMI, cat. A/2 x mq 75 x numero mesi, Canone di leasing immobiliare: Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria. Acqua e condominio: Spesa media ISTAT della tipologia di nucleo familiare di appartenenza (spesa media mensile ISTAT del nucleo familiare di riferimento/75 mq) x numero dei mq delle unità abitative: detenute in proprietà o altro diritto reale (qualora non siano concesse in locazione o in uso gratuito al coniuge o ad un familiare ivi residenti, non fiscalmente a carico); detenute in locazione. Manutenzione ordinaria: Spesa media ISTAT (per mq delle unità abitative) della tipologia di nucleo familiare di appartenenza (spesa media mensile ISTAT del nucleo familiare di riferimento/75 mq) x numero dei mq delle unità abitative: detenute in proprietà o altro diritto reale (qualora non siano concesse in locazione o in uso gratuito al coniuge o ad un familiare ivi residenti, non fiscalmente a carico); detenute in locazione, detenute in uso gratuito dal coniuge o da un famigliare o da un famigliare non fiscalmente a carico residente nell’unità abitativa. Intermediazioni immobiliari (compensi ad agenti immobiliari): Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria. COMBUSTIBILI ED ENERGIA: Energia elettrica Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria; Riscaldamento centralizzato Spesa media ISTAT della tipologia di nucleo familiare di appartenenza. MOBILI, ELETTRODOMESTICI E SERVIZI PER LA CASA: Elettrodomestici e arredi Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria; Spesa media ISTAT della tipologia di nucleo familiare di appartenenza x numero di unità abitative detenute in proprietà o altro diritto reale (qualora non siano concesse in locazione o in uso gratuito al coniuge o ad un familiare ivi residenti, non fiscalmente a carico) o detenute in locazione; Altri beni e servizi per la casa (biancheria, detersivi, pentole, lavanderia e riparazioni) e Collaboratori domestici. SANITÀ: Medicinali e visite mediche Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria Spesa media ISTAT della tipologia di nucleo familiare di appartenenza. TRASPORTI: Assicurazione responsabilità civile, incendio e furto per auto, moto, caravan, camper, minicar Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria; Bollo (auto, moto, caravan, camper, minicar). Assicurazione responsabilità civile, incendio e furto natanti, imbarcazioni e aeromobili. Pezzi di ricambio, olio e lubrificanti, carburanti, manutenzione e riparazione di auto, moto, caravan, camper minicar: Spesa media ISTAT relativa ai mezzi di trasporto del nucleo familiare di appartenenza/kW medi relativi ai mezzi di trasporto del nucleo familiare di appartenenza, come individuati nell’allegato 1) x kW effettivi relativi al mezzo di trasporto Pezzi di ricambio, olio e lubrificanti, carburanti, manutenzione e riparazione, ormeggi e rimessaggi di natanti ed imbarcazioni a motore/vela. ISTRUZIONE: Libri scolastici, tasse scolastiche, rette e simili per: asili nido, scuola per l’infanzia, scuola primaria, scuola secondaria, corsi di lingue straniere, corsi universitari, tutoraggio, corsi di preparazione agli esami, scuole di specializzazione, master. Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria, Spesa media ISTAT della tipologia di nucleo familiare di appartenenza, Soggiorni studio all’estero; Canoni di locazione per studenti universitari. TEMPO LIBERO, CULTURA E GIOCHI: Giochi e giocattoli, radio, televisione,hi-fi, computer, libri non scolastici, giornali e riviste, dischi, cancelleria, abbonamenti radio, televisione ed internet, lotto e lotterie, piante e fiori, riparazioni radio, televisore, computer. Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria. Spesa media ISTAT della tipologia di nucleo familiare di appartenenza Abbonamenti pay-tv -Attività sportive, circoli culturali, circoli ricreativi, abbonamenti eventi sportivi e culturali. Cavalli: Spesa per cavallo mantenuto in proprio, Spese per cavallo a pensione, Animali domestici (comprese le spese veterinarie). BENI E SERVIZI: Assicurazioni danni, infortuni e malattia Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria. Contributi previdenziali obbligatori. Barbiere, parrucchiere ed istituti di bellezza e SPA: Spesa media ISTAT della tipologia di nucleo familiare di appartenenza
Prodotti per la cura della persona Centri benessere. Argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi. Spesa media ISTAT della tipologia di
nucleo familiare di appartenenza. Borse, valige, ed altri effetti personali
Onorari liberi professionisti, Alberghi, pensioni e viaggi organizzati; Pasti e consumazioni fuori casa. Assegni periodici corrisposti al coniuge Spese risultanti da dati disponibili o presenti in Anagrafe tributaria. INVESTIMENTI in Azioni, Obbligazioni, Conferimenti, Finanziamenti, Capitalizzazioni, Quote di partecipazione, Fondi di investimento, Derivati,
Certificati di deposito, Pronti contro termine, Buoni postali fruttiferi, Conti di deposito vincolati, Altri prodotti finanziari valuta estera, Oro, Numismatica, Filatelia, Oggetti d’arte o antiquariato, Manutenzione straordinaria delle unità abitative, Donazioni ed erogazioni liberali. Elemento indicativo di capacità contributiva
La numerazione delle fatture emesse dall’1.1.2013 – Art. 21, Dpr n. 633/72 e art. 226, Direttiva n. 2006/112/UE
Pubblicato il 8 gennaio 2013 da Studio Coggiola	A cura della Dr.ssa Barbara Rizzi
A seguito dell’adeguamento ai fini dell’imposta IVA della normativa italiana alla normativa comunitaria in materia di fatturazione, a decorrere dal periodo d’imposta 2013, è richiesto che il numero della fattura identifichi il citato documento contabile in modo univoco ed inconfutabile.
In attesa dell’intervento dell’Agenzia delle Entrate previsto per i prossimi giorni, lo scrivente Studio propone qui di seguito alcune soluzioni operative finalizzate al rispetto della normativa in commento.
1. Il contenuto della “nuova” fattura
La Legge Finanziaria 2013 contiene una serie di disposizioni finalizzate al recepimento della Direttiva n. 2010/45/UE in materia di fatturazione (art. 1, commi da 324 a 335, Legge n. 228/2012). In particolare il comma 325, lett. d), denominato “Fatturazione delle operazioni”, riscrive l’art. 21, DPR n. 633/72, adeguandolo alla normativa comunitaria e disponendo che le nuove disposizioni troveranno applicazione a decorrere dalle operazioni effettuate a partire dall’1.1.2013.
In base al nuovo comma 2 del citato art. 21, la fattura deve indicare i seguenti elementi:
2. il numero progressivo che la identifichi in modo univoco;
3. la ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cedente o prestatore, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;
4. numero di partita IVA del soggetto cedente o prestatore;
5. la ditta, denominazione o ragione sociale, nome e cognome, residenza o domicilio del soggetto cessionario o committente, del rappresentante fiscale nonché ubicazione della stabile organizzazione per i soggetti non residenti;
6. il numero di partita IVA del soggetto cessionario o committente ovvero, in caso di soggetto passivo UE, numero di identificazione IVA attribuito dallo Stato di stabilimento; nel caso in cui il cessionario o committente residente o domiciliato nel territorio dello Stato non agisce nell’esercizio d’impresa, arte o professione, occorre indicare il codice fiscale;
7. la natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione;
8. il corrispettivo/i ed altri dati necessari per la determinazione della base imponibile, compresi quelli relativi ai beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono ex art. 15, comma 1, n. 2);
9. il corrispettivo/i relativi agli altri beni ceduti a titolo di sconto, premio o abbuono;
10. l’aliquota, l’ammontare dell’imposta e l’ammontare dell’imponibile con arrotondamento al centesimo di euro;
11. la data della prima immatricolazione o iscrizione in Pubblici registri e numero dei km percorsi, delle ore navigate o delle ore volate, se trattasi di cessione UE di mezzi di trasporto nuovi di cui all’art. 38, comma 4, DL n. 331/93;
12. l’annotazione che la medesima fattura è emessa, per conto del cedente o prestatore, dal cessionario o committente ovvero da un terzo.
2. La numerazione della fattura
Un elemento indispensabile e fondamentale della fattura è costituito dal “numero” di emissione. La normativa vigente fino al 31.12.2012 disponeva che “La fattura è datata e numerata in ordine progressivo per anno solare …” mentre la normativa in vigore dall’1.1.2013 (art. 21, II co., DPR 633/72) dispone che
“La fattura contiene le seguenti indicazioni: … b) numero progressivo che la identifichi in modo univoco; …” Dal confronto tra la nuova e la vecchia formulazione dell’art. 21 cit., emerge che non è più prevista la numerazione “per anno solare”, ossia non è più richiesto che la numerazione delle fatture inizi ogni anno dal numero 1.
Si sottolinea inoltre che l’art. 226, Direttiva n. 2006/112/CE, sotto la denominazione “Contenuto delle fatture” dispone, tra l’altro, che la fattura debba essere redatta mediante l’indicazione di:
Nelle more del dovuto chiarimento da parte dell’Agenzia delle Entrate atteso nei prossimi giorni, lo scrivente Studio propone le seguenti soluzioni operative:
Soluzione 1 “Fatturazione progressiva senza azzeramento”
Proseguire nell’anno 2013 con la numerazione del 2012. Così, se l’ultima fattura emessa nel 2012 è la n. 100 la prima del 2013 sarà la n. 101, la seconda la n. 102 e così via. Ciò consentirebbe di poter “contare” da subito sulla univocità del documento.
Soluzione 2 “Fatturazione progressiva con azzeramento”
Iniziare dall’anno 2013 con la numerazione progressiva partendo dal numero 1, senza alcun ulteriore elemento distintivo, proseguendo con la numerazione anche negli anni successivi. A giudizio di chi scrive detto modo operativo non appare conforme allo spirito della nuova normativa poiché il numero 1 è già stato attribuito ad altra fattura anteriormente al 2013. Tuttavia a sostegno di codesto tipo di numerazione potrebbe valere la tesi secondo la quale la nuova normativa trova applicazione solo per le operazioni effettuate dopo l’1.1.2013 e non prima per cui il requisito normativo dell’univocità concerne solo il futuro e non il passato.
Soluzione 3 “Fatturazione progressiva con azzeramento e contestuale indicazione progressiva del numero e dell’anno”
Iniziare dall’anno 2013 con la numerazione progressiva nell’ambito di ciascun anno, inserendo nel numero della fattura l’anno di emissione della stessa. In questo modo la prima fattura emessa avrà il n. 1/2013, la seconda il n. 2/2013, e così via. È possibile comunque invertire l’anno con il numero e pertanto avere la fattura n. 2013/1, n. 2013/2, e così via.
3. La registrazione delle fatture emesse
Per quanto concerne la registrazione delle fatture emesse nel relativo registro di cui all’art. 23 DPR 633/72 – a mente del quale per ciascuna fattura devono essere indicati “il numero progressivo e la data di emissione della stessa …” – è importante verificare che i numeri progressivi (sia nella fatturazione con azzeramento che nella fatturazione senza azzeramento) siano trascritti nel registro delle fatture emesse. Ciò significa che la stessa progressione della numerazione deve essere rispettata anche in sede di registrazione dei documenti non potendosi lecitamente adottare protocolli diversi, sia pure rispettando l’ordine cronologico della fatturazione. Si tenga presente che discorso pressoché analogo deve essere condotto con riferimento alla stampa del registro IVA degli acquisti (art. 25 DPR 633/72).
Valenza lì, 08.01.12