Source: https://www.adrintesa.it/tribunale-di-siracusa-ordinanza-23-gennaio-2015
Timestamp: 2019-02-16 09:22:02+00:00
Document Index: 182675923

Matched Legal Cases: ['art. 5', 'art. 5', 'art. 6', 'art. 11', 'art. 5', 'art. 11', 'art 17', 'art. 11']

Tribunale di Siracusa, ordinanza 23 gennaio 2015
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Il Tribunale di Siracusa, nella persona del giudice Dott. Alessandro Rizzo, ribadisce, per la seconda volta a stretto giro, i principi di effettività del tentativo di mediazione e di partecipazione personale delle parti al procedimento.
Premesse le necessità di riorganizzazione del proprio ruolo, data la recentissima presa di possesso dell’ufficio, dando la priorità, per quanto concerne la trattazione e la decisione, ai procedimenti con iscrizione più risalente, il Giudice dispone la mediazione ai sensi dell’art. 5, co. 2, D.lgs 28/2010, “…valutata la natura della causa, relativa a diritti disponibili e considerata l’ammissibilità della mediazione c.d. delegata, ai sensi dell’art. 5, co. n, d.lgs. n. 28/2010, trattandosi di procedimento per il quale non è stata ancora celebrata l’udienza di precisazione delle conclusioni; considerato altresì che nella presente causa è stata esperita C.T.U. e che, pertanto, ciò potrà ulteriormente facilitare l’attività del mediatore”, e rilevato, altresì, “…che l’esperimento del procedimento di mediazione, che deve concludersi entro 3 mesi dalla relativa richiesta ex art. 6, d.lgs. 28/2010, non comporterà in concreto, anche in caso di esito infruttuoso della procedura, alcun ritardo nella decisione della lite”.
La pronuncia in oggetto si iscrive a pieno titolo nell’alveo di quella giurisprudenza – sempre più diffusa – per la quale il tentativo di mediazione, ai fini del soddisfacimento della condizione di procedibilità della domanda giudiziale, deve essere effettivamente svolto, non potendosi quindi considerare tale il mero incontro delle parti dinanzi al mediatore, finalizzato ad esprimere una asseritamente esistente “volontà” di non iniziare il tentativo medesimo; inoltre, si ribadisce l’orienrtamento per cui la presenza delle parti in mediazione deve essere l’assoluta regola, costituendo – dunque – la rappresentanza da parte dell’avvocato un’eccezione che deve trovare fondamento su ragioni di oggettiva impossibilità, pertanto di natura eccezionale e – soprattutto – dovendo, in dette eccezionale ipotesi, l’avvocato essere munito dell’idoneo titolo di legittimazione: e soltanto la procura notarile speciale, redatta ad hoc per il singolo affare, oltre a permettere al rappresentante di stipulare atti eccedenti l’ordinaria amministrazione, è in grado di fornire le necessarie garanzie in ordine alla sua utilizzabilità nei confronti di terzi.
Fin qui, dunque, nulla di inedito.
L’aspetto singolare della ordinanza in commento sta invece nel fatto che il Giudice “…INVITA il mediatore ad avanzare proposta conciliativa, pur in assenza di congiunta richiesta delle parti ex art. 11, co. 1 d.lgs. 28/2010” e, inoltre, “…INVITA le parti ad informare tempestivamente il Giudice, anche mediante comunicazione presso l’indirizzo email …….@giustizia.it, anche in relazione a quanto stabilito dagli artt. 8, co. IV bis e 13 d.lgs. 28/2010, rispettivamente per l’ipotesi della mancata partecipazione delle parti (sostanziali), senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione, ed in tema di statuizione sulle spese processuali del giudizio, in caso di ingiustificato rifiuto delle parti della proposta di conciliazione formulata dal mediatore”.
In sostanza, dunque, il Tribunale ritiene la controversia “mediabile”, tanto da ricorrere alla mediazione di cui all’art. 5, co. 2, D.lgs 28/2010, invitando nel contempo il mediatore ad avanzare comunque proposta conciliativa, anche in difetto dell’istanza congiunta di cui all’art. 11.
Come è noto, secondo la disposizione da ultimo menzionata, “Se è raggiunto un accordo amichevole, il mediatore forma processo verbale al quale è allegato il testo dell’accordo medesimo. Quando l’accordo non è raggiunto, il mediatore può formulare una proposta di conciliazione. In ogni caso, il mediatore formula una proposta di conciliazione se le parti gliene fanno concorde richiesta in qualunque momento del procedimento. Prima della formulazione della proposta, il mediatore informa le parti delle possibili conseguenze di cui all’articolo 13”.
Appare quindi chiaro che le parti dovranno ottemperare l’ordine del giudice non solo optando, ovviamente, per un organismo territorialmente competente, ma anche accertandosi, ai fini della scelta, che il regolamento dello stesso non preveda – come sovente si verifica nella pratica – clausole limitative della facoltà del mediatore di formulare una proposta conciliativa subordinandone l’esercizio alla condizione della previa richiesta congiunta di tutte le parti.
Può essere interessante rilevare come, già sotto la vigenza dell’originario modello di mediazione introdotto dal D.lgs 28/2010, il Tribunale di Vasto, con l’ordinanza 5 luglio 2012, aveva invitato i difensori e le parti ad attivare la procedura di mediazione per la risoluzione conciliativa della lite ricorrendo ad un Organismo presente nel circondario del Tribunale “…a condizione che il regolamento dell’ente non contenga clausole limitative della facoltà del mediatore di formulare una proposta conciliativa, subordinandone – in particolare – l’esercizio alla condizione della previa richiesta congiunta di tutte le parti”.
Con riferimento all’attuale modello di mediazione, infatti, già il Tribunale di Firenze, con ordinanza 30 giugno 2014, valutata la natura della causa, relativa a diritti disponibili e considerata l’ammissibilità della mediazione, trattandosi di procedimento per il quale non era stata ancora celebrata l’udienza di precisazione delle conclusioni, aveva disposto che “...le parti sostanziali, assistite dai rispettivi difensori, promuovano il procedimento di mediazione, con deposito della domanda di mediazione presso organismo abilitato, entro il termine di 15 giorni dalla comunicazione del presente provvedimento”; evidenziato la necessità “…che al primo incontro l’attività di mediazione sia concretamente espletata (ferma la gratuità di cui all’art 17 V co. ter in caso di mancato accordo ed indisponibilità delle parti ad ulteriore incontro)”; e – infine – invitato “…il mediatore ad avanzare proposta conciliativa, pur in assenza di congiunta richiesta delle parti (art. 11, co. 1, D.lgs. cit.).
L’invito rivolto al mediatore in ordine alla formulazione di una proposta conciliativa non può, dunque, considerarsi alla stregua di un unicum.
In sede di conclusioni, sembra potersi affermare che se da un lato provvedimenti così strutturati innegabilmente possono “spingere” ad una soluzione conciliativa della controversia che, certamente, in molti casi appare decisamente auspicabile, dall’altro occorrerebbe, forse, una più dettagliata formulazione dell’invito.
Testo integrale ordinanza:
6) INVITA le parti ad informare tempestivamente il Giudice, anche mediante comunicazione presso l’indirizzo email…….@giustizia.it, anche in relazione a quanto stabilito dagli artt. 8, co. Ivbis e 13 d.lgs. 28/2010, rispettivamente per l’ipotesi della mancata partecipazione delle parti (sostanziali), senza giustificato motivo, al procedimento di mediazione, ed in tema di statuizione sulle spese processuali del giudizio, in caso di ingiustificato rifiuto delle parti della proposta di conciliazione formulata dal mediatore.