Source: http://www.professionisti.it/frontend/articolo_news/27475/deduzione-perdite-sui-crediti-con-paletti
Timestamp: 2020-07-06 23:41:10+00:00
Document Index: 3129509

Matched Legal Cases: ['art. 2426', 'art. 106', 'art. 33', 'art. 101', 'art. 182', 'art. 67', 'art. 88', 'art. 101']

Deduzione: perdite sui crediti con paletti
Niente deduzione automatica per le perdite su crediti riferite a debitori che hanno presentato un piano di risanamento, anche se soggetti alla pubblicità presso il Registro delle Imprese.
E ciò in completa asimmetria rispetto alla possibilità, concessa al debitore, di non rilevare componenti positivi di reddito tassabili (sopravvenienze), a fronte di un pagamento di entità inferiore rispetto al debito originario.
Questo ciò che emerge dall'analisi eseguita con la nota operativa n. 5/2013 dalla Fondazione Accademia Romana di Ragioneria «Giorgio Di Giulio Maria» avente a oggetto, appunto, le novità delle perdite su crediti, dopo il recente intervento a cura del «decreto crescita» (dl n. 83/2012).
La nota analizza, inizialmente, la disciplina civilistica e quella contabile, ricordando che il n. 8, comma 1, dell'art. 2426 c.c. dispone la necessità che i crediti iscritti in bilancio siano iscritti in base al «valore presumibile» di realizzo.
Il principio contabile nazionale di riferimento (Oic 25) precisa che si deve far riferimento al valore nominale dei crediti, tenendo conto delle diverse situazioni dipendenti dalle perdite realizzate per inesigibilità del credito, per resi e rettifiche di fatturazione, per sconti e abbuoni e per altre cause.
Con riferimento alle perdite realizzate per inesigibilità, il principio contabile presenta due possibilità, quella della svalutazione analitica (singolo credito) e quella generica o per masse (crediti complessivi), preferendo la prima alla seconda.
L'accantonamento al fondo deve tenere in considerazione la presenza di crediti garantiti (ipoteche e/o fideiussioni) e lo stesso deve essere utilizzato quando la perdita è effettivamente realizzata.
Dal punto di vista tributario, le svalutazioni e gli accantonamenti al fondo svalutazione crediti sono deducibili, per i soggetti diversi da quelli creditizi e finanziari, per masse, con l'accantonamento pari allo 0,50% del valore nominale, fino a che il fondo non raggiunge il 5% del valore nominale dei crediti iscritti alla medesima data di riferimento (art. 106, dpr n. 917/1986).
Il comma 5, art. 33, dl. 83/2012 ha introdotto alcune modifiche alla disciplina contenuta nel comma 5, dell'art. 101 del Tuir disponendo che, in ogni caso, le perdite sono deducibili quando il debitore è assoggettato a procedure concorsuali o ha concluso un accordo di ristrutturazione (art. 182-bis Lf) se risultano da elementi certi e precisi; resta esclusa dall'automatismo, la fattispecie del piano di risanamento, di cui alla lett. d), comma 3, art. 67, Lf, che al contrario viene considerata per il debitore dal comma 4, dell'art. 88 del Tuir (sopravvenienze non tassate).
Dopo un'attenta analisi delle fattispecie inerenti ai crediti assoggettati alle procedure concorsuali e di quelli dotati dei requisiti di certezza e precisione, la nota si sofferma su quelli di modesta entità evidenziando che la modifica introdotta ha stabilito che si devono ritenere tali, a prescindere dalla presenza di prove formali, quelli il cui importo non supera 5 mila euro, per le imprese di rilevante dimensione e di 2.500 euro per le altre imprese, se sono decorsi sei mesi dalla scadenza del pagamento.
Si evidenzia che la nuova formulazione apre a numerosi interrogativi giacché non è certo se la soglia si deve riferire a ogni singolo credito o a ogni debitore, mentre sembra certo che la stessa debba essere valutata considerando il credito al lordo dell'Iva.
Inoltre, stante il fatto che la nuova disciplina si rende applicabile dal periodo d'imposta 2012, non è chiaro se la condizione del decorso dei sei mesi dalla scadenza del pagamento (comma 5, art. 101 del Tuir) si renda applicabile anche alle perdite dei crediti imputate nel 2012, per i quali i requisiti erano maturati in precedenza.
L'autore risolve le problematiche ritenendo, in modo condivisibile, che la norma si riferisca alle singole posizioni creditorie, che la stessa debba essere verificata considerando il credito al lordo dell'Iva e che la disciplina per i crediti di modesta entità per il quale il termine sia scaduto da oltre sei mesi si rende applicabile anche alle perdite antecedenti al 2012.
Con riferimento ai crediti prescritti, posto il termine ordinario (decennale), la nota operativa indica anche i termini più brevi (cinque, tre e un anno) evidenziando che ai fini della competenza, il periodo d'imposta in cui il diritto alla riscossione si prescrive, rappresenta l'ultimo in cui è possibile dedurre (fiscalmente) la perdita.
Infine, la nota ricorda l'ulteriore fattispecie concernente l'eliminazione dei crediti (cosiddetta «derecognition») eseguita dai soggetti Ias adopter, in ossequio allo Ias 39, con il quale viene stabilito che l'eliminazione di un'attività finanziaria è possibile in relazione all'estinzione del diritto a ricevere i relativi flussi finanziari in conseguenza al trasferimento di tutti i benefici e/o rischi alla stessa collegati (cessione pro soluto o altre operazioni di trasferimento).