Source: http://www.associazioneepilessia.it/?pag=invalidita
Timestamp: 2017-10-18 16:50:44+00:00
Document Index: 183576187

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 41', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 14', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 1', 'art. 6']

Invalidità civile e legge 104 - vademecum
La prima definizione dell'invalidità civile si rinviene nella Legge n. 118 del 1971, ma viene meglio definita con il D.lgs. n. 509 del 1988.
Può essere invalido civile il minore, l'adulto, l'ultrasessantacinquenne, purché sia:
• cittadino italiano o di uno Stato membro dell'Unione europea;
• l'apolide o lo straniero di qualunque età, purché abbia un permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno;
• Sono esclusi dalla categoria degli invalidi civili, gli invalidi per causa di guerra, di lavoro e di servizio.
La soglia minima per il riconoscimento dell'invalidità civile è pari o superiore al 34%; una percentuale più bassa non dà alcun diritto o beneficio.
La riduzione della capacità lavorativa deve avere il carattere di permanenza ossia come condizione patologica di durata non precisabile e non necessariamente irreversibile. Per cui può anche trattarsi di una patologia ciclica ma che sia tale da determinare una riduzione permanente della capacità lavorativa del soggetto.
Sono esclusi dalla categoria gli invalidi per causa di guerra, di lavoro e di servizio. L'esclusione è da intendersi nel senso che una patologia riconosciuta per causa di guerra, di lavoro di servizio non potrà essere valutata né potrà ottenere alcun riconoscimento in sede di valutazione dell'invalidità civile.
Invece, i ciechi civili ed i sordomuti rientrano nella categoria degli invalidi civili anche se ad essi si applicano leggi speciali. Solo in caso di mancanza di una norma speciale, la normativa generale degli invalidi civili si applica anche ai ciechi ed ai sordomuti. Vi è comunque la possibilità che colui che sia stato riconosciuto cieco civile, assoluto o parziale, o sordomuto, possa essere riconosciuto anche invalido civile per altra patologia.
L'invalidità provocata dalle varie forme di epilessia
L'invalidità provocata dalle varie forme di epilessia e dalle relative manifestazioni di crisi può essere in alcuni casi estremamente severa e interferire con la vita quotidiana del paziente, della sua famiglia e della comunità.
Le valutazioni medico - legali dell'invalidità sono oggi poste in relazione ad uno specifico quadro di riferimento in cui le variabili di valutazione sono:
• essere in trattamento terapeutico;
• il numero di crisi;
• il tipo di crisi ( localizzate o generalizzate)
Tale quadro trova la sua espressione nella tabella contenuta nel D.M. 5/2/92 n. 43 del Ministero della Sanità:
• Epilessia generalizzata, con crisi annuali in trattamento 20% di invalidità;
• Epilessia generalizzata, con crisi annuali in trattamento 46% di invalidità;
• Epilessia generalizzata, con crisi plurisettimanali/quotidiane in trattamento 100% di invalidità;
• Epilessia localizzata, con crisi annuali in trattamento 10% di invalidità;
• Epilessia localizzata, con crisi annuali in trattamento 41% di invalidità;
• Epilessia localizzata, con crisi plurisettimanali/quotidiane in trattamento da 91% a 100% di invalidità;
Classi e percentuali di Invalidità Civile
Con meno del 33% il cittadino richiedente viene riconosciuto non invalido.
Dal 34% ha diritto ad ausili e protesi (previsti dal nomenclatore nazionale) la cui concessione è subordinata alla diagnosi indicata nella certificazione di invalidità.
Dal 46% può richiedere il Collocamento mirato ossia collocamento nelle categorie protette con invalidità pari o superiore al 46% (ma il diritto è riservato a chi ha un'età compresa tra 18 e 55 anni)
Dal 51% ha diritto al congedo straordinario per cure, se previsto dal Ccnl.
Dal 67% gli viene rilasciata una esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (esclusa la quota fissa per la ricetta).
La percentuale compresa fra il 74% e il 99% è quella che da diritto all'assegno mensile, concesso alle persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni prive di impiego, nel rispetto dei limiti di reddito per usufruirne. È incompatibile con altri redditi pensionistici. Per chi supera i 65 anni d'età è previsto l'assegno sociale dell'Inps.
La percentuale del 100% dà diritto a:
• Fornitura gratuita ausili e protesi previsti dal nomenclatore nazionale;
• Collocamento obbligatorio se presente capacità lavorativa residua;
• Esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (esclusa la quota fissa);
• Pensione di inabilità per le persone di età compresa tra 18 e 65 anni, nei rispetti dei limiti reddituali.
La pensione di inabilità è un trattamento economico corrisposto dall'INPS al soggetto al quale è stata riconosciuta un'invalidità totale e permanente del 100% a svolgere attività lavorative, che abbia un'età compresa tra i 18 e i 65 anni e tre mesi di età e il cui reddito annuo personale non superi la somma di Euro 16.532,10.
Per chi ha una invalidità del 100% è prevista, a determinate condizioni, anche l'indennità di accompagnamento.
– è regolamentata dalla LEGGE 12 giugno 1984, n. 222
– è reversibile ai superstiti
– può esser sottoposta a revisione
– è incompatibile con l'attività lavorativa
Pensione di inabilità – A chi spetta
• iscritti ai fondi pensioni sostitutivi ed integrativi dell'Assicurazione Generale Obbligatoria.
Pensione di inabilità – Requisiti
Pensione di inabilità – Conversione in Pensione di Vecchiaia
La pensione di inabilità non si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia come invece accade per l'assegno ordinario di invalidità.
Perchè ciò avvenga è necessario che il pensionato possa far valere i requisiti di età e contributivi previsti per tale prestazione e presenti apposita domanda all'ente. Ai fini del calcolo del requisito contributivo per la prestazione di vecchiaia, nelle ipotesi di trasformazione, non possono essere considerati come contributi figurativi i periodi di godimento della pensione di inabilità (a differenza invece di quanto previsto con l'assegno di invalidità). Tale principio tuttavia è temperato dall'articolo 4, comma 4 della legge 222/1984 secondo il quale, nelle ipotesi in cui la pensione di inabilità cessi in seguito a recupero della capacità lavorativa da parte del titolare, i periodi di godimento della pensione di inabilità sono considerati come contribuzione figurativa.
Pensione di inabilità – Conversione in Assegno Sociale
Interessante sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite (n. 25204 del 15.12.2015) che afferma la possibilità che la pensione di inabilità venga convertita in assegno sociale al compimento del 65esimo anno di età, anche se non venga pagato neanche un rateo della pensione di inabilità. Riferimenti: link
Pensione di inabilità – Incompatibilità
La pensione di inabilità è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa sia di natura subordinata che autonoma, anche se se svolte all'estero.
Pensione di inabilità – La domanda
• Web – avvalendosi dei servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN attraverso il portale dell'Inps
• telefono – contattando il contact center integrato dell'Inps
• patronati e tutti gli intermediari dell'Istituto – usufruendo dei servizi telematici offerti dagli stessi
Alla domanda va allegata la certificazione medica (mod. SS3)
Pensione di inabilità – Quando spetta
La pensione di inabilità decorre dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda se risultano soddisfatti tutti i requisiti sia sanitari sia amministrativi, richiesti.
Invalidità civile ed indennità di accompagnamento
All'Invalidità civile del 100% si associa l'indennità di accompagnamento, laddove la persona risulti incapace di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o necessiti di assistenza continua, non essendo in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita.
L' indennità di accompagnamento è svincolata dai limiti di età come per i precedenti punti (18/65 anni) e dal livello reddituale.
Indennità di accompagnamento – Requisiti
L'indennità di accompagnamento è prevista per l'invalido civile al 100%, indipendentemente dal reddito e dall'età, qualora sussista:
– l'impossibilità di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore
– l'impossibilità di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua
• per i cittadini stranieri comunitari: iscrizione all'anagrafe del Comune di residenza;
• per i cittadini stranieri extracomunitari: permesso di soggiorno di almeno un anno di cui all'art. 41 TU immigrazione;
• residenza stabile ed abituale sul territorio nazionale.
Indennità di accompagnamento – Aspetti economici
Al pari delle altre provvidenze assistenziali, è esente da Irpef, cioè non è tassata e non va dichiarata in denuncia dei redditi.
Sentenza Consiglio di Stato 29/02/16: L'indennità di accompagnamento non costituisce reddito e non va dichiarata nell'ISEE.
"l'indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie servono non a remunerare alcunché, né certo all'accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un'oggettiva ed ontologica (cioè indipendente da ogni eventuale o ulteriore prestazione assistenziale attiva) situazione d'inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale. Tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com'è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest'ultimo ed a ristabilire una parità morale e competitiva. Essi non determinano infatti una "migliore" situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tal situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale, prima o anche in assenza di essa".
Indennità di accompagnamento – Compatibilità
L'indennità di accompagnamento è cumulabile con:
– le pensioni erogate a qualsiasi titolo dall'INPS, dalle gestioni pensionistiche per i lavoratori autonomi e da ogni altra gestione pensionistica per i lavoratori dipendenti (art. 12 Legge 412/1991);
– lo svolgimento di un'attività lavorativa (art. 1, Legge 508/1988), quando la persona abbia una residua capacità di lavoro.
Indennità di accompagnamento – Incompatibilità
L'indennità di accompagnamento è incompatibile con:
– analoghe indennità elargite per causa di guerra (si pensi alla "indennità di assistenza e di accompagnamento", che spetta solo ai titolari di pensione di guerra di I categoria). E' comunque data la facoltà di optare per il trattamento economico più favorevole (art. 1, Legge 508/1988)
– analoghe indennità concesse per causa di lavoro o di servizio. E' data anche in tal caso la facoltà di optare per il trattamento economico più favorevole (art. 1, Legge 508/1988)
– ricovero gratuito in istituti o in case di riposo pubbliche o in regime convenzionato, che provvedano al suo sostentamento (art. 14-septies, 2°comma, Legge 33/1980, art. 12, comma 3, Legge 118/ 1971). S'intende qui il ricovero con retta o mantenimento a totale carico di un ente pubblico, anche se a tale retta si aggiunge una contribuzione al fine di ottenere un migliore trattamento. Al contrario, il ricovero in day hospital non è causa di incompatibilità, così come non lo è il periodo di detenzione, nel quale non viene meno l'esigenza di assistenza.
Nel caso di incompatibilità tra l'indennità di accompagnamento e le altre provvidenze economiche, si può comunque operare una scelta fra le diverse provvidenze economiche, optando per il trattamento economico più favorevole .
Questa facoltà di scelta deve però essere esercitata non appena l'interessato riceve la notifica del provvedimento dei trattamenti pensionistici incompatibili (D.M. 553/92).
-se l'interessato è stato riconosciuto invalido civile per una qualsiasi malattia o menomazione e subisce successivamente un infortunio sul lavoro (INAIL) o per causa di servizio, questo ultimo evento verrà valutato separatamente dall'invalidità civile già riconosciuta, con il conseguente possibilità di cumulo delle provvidenze economiche. Tale cumulo, però, è ammesso solo per gli invalidi civili totali, ciechi civili e sordomuti (art. 3 Legge 407/90 – art. 12, Legge n. 412/91).
-Così, la stessa persona già dichiarata invalida per causa di guerra, di lavoro o di servizio, può essere riconosciuta invalida civile solo nel momento in cui subentri una minorazione non attribuibile a dette cause, neppure sotto il profilo dell'aggravamento o dell'interdipendenza con la patologia che ha determinato il riconoscimento diverso dall'invalidità civile.
L'art. 1 della Legge 508/1988, che ha stabilito l'incompatibilità dell'indennità di accompagnamento con analoghe prestazioni concesse per invalidità contratte per cause di guerra, di lavoro (INAIL) o di servizio, deve quindi essere interpretato nel senso che il divieto di cumulo opera solo riguardo a prestazioni dirette a fronteggiare alle medesime esigenze cui fa fronte l'indennità di accompagnamento e non anche riguardo a prestazioni predisposte per soddisfare altre e differenti esigenze e necessità.
Modalità di Richiesta ed accertamento dello stato di Invalidità Civile / Disabilità /L104
Dal 1° gennaio 2010 la domanda volta ad ottenere i benefici in materia di invalidità civile, cecità, sordità ed handicap, deve essere inoltrata all'INPS per via telematica dal medico abilitato alla certificazione.
Vediamo nei punti salienti l'iter procedurale per la presentazione della domanda di invalidità civile:
1. Compilazione telematica del certificato medico. Una volta compilato il certificato da parte del medico, il sistema genera una ricevuta di trasmissione, con numero di protocollo/certificato che verrà stampata e consegnata al paziente richiedente.
2. Presentazione della domanda. Va fatta entro 90 giorni da parte di un Patronato o altra associazione
3. Convocazione a visita. Si è convocati entro 30 giorni dalla presentazione della domanda; Ai sensi dell'art. 6 Legge 80/06, in caso di patologie oncologiche la visita deve essere effettuata entro 15 giorni dalla data di presentazione della domanda.
Una volta definita la data di convocazione, l'invito a visita sarà visibile nel portale INPS e contestualmente si riceverà raccomandata A/R contenente le informazioni sull'inizio della visita e luogo di svolgimento della stessa.
N.B.: nel caso sia necessaria una visita domiciliare per intrasportabilità dell'interessato, il medico certificatore ne può fare richiesta all'atto dell'inoltro della domanda stessa o, in alternativa, dovrà redigere un certificato telematico da inviare all'INPS almeno 5 giorni prima della data fissata per la visita.
4. Visita Medica. A seguito della visita da parte della commissione viene compilato un verbale in cui si assegna o meno una percentuale di Invalidità (dal 34% al 100%) ed eventuali altri benefici (L104, accompagnamento)
5. Revisione. Se la commissione lo ritiene il cittadino può essere chiamato a controllo periodico per la conferma o meno della invalidità.
6. Ricorso. La persona con disabilità, che ha presentato le domande per l'accertamento dello stato di handicap o per l'accertamento dell'invalidità civile, ma che non ritenga adeguato il giudizio emesso nel verbale, ha diritto a presentare ricorso contro le corrispondenti Commissioni mediche dell'ASL di residenza.
Dal 1° gennaio 2005 tutti coloro che vogliono ricorrere contro la valutazione della Commissione medica dell'ASL possono farlo esclusivamente con un ricorso giurisdizionale (cioè un ricorso davanti ad un giudice), con l'assistenza di un avvocato, ed entro sei mesi (180 giorni) dal ricevimento del verbale.
Se il ricorso per l'accertamento dell'invalidità civile viene vinto, i benefici economici vengono pagati a partire dal primo mese successivo a quello della presentazione della domanda di accertamento dell'invalidità civile o del riconoscimento dello stato di handicap.
Se il ricorso viene perso, invece, l'interessato dovrà pagare anche le spese processuali qualora il reddito personale sia superiore a Euro 18.592,44 (aumentato di Euro 1.032,91 per ogni familiare convivente).
7. Nuova domanda di Invalidità Civile. La domanda di invalidità si può presentare più volte nella vita di una persona in base al cambiamento o aggravamento delle condizioni cliniche del paziente.