Source: http://www.tuononews.it/2015/11/29/news/Paradossale-esecutore-testamentario-prima-ignorato-bypassato-Universit%C3%A0-Genova-archivia!-733460/detail.aspx
Timestamp: 2018-09-19 07:05:38+00:00
Document Index: 41930207

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Paradossale; l'esecutore testamentario prima ignorato, poi bypassato dall'Università di Genova ma il Gip... archivia!
Con la sentenza di archiviazione il Tribunale di Alessandria vorrebbe mettere la parola fine ad una vicenda che contrappone l’esecutore testamentario (ing. Mario Verde) dei beni del Prof.Luigi Scavia, rispettivamente, alla Banca Carige, in quanto depositaria del bene, e l’Università di Genova in qualità di prima beneficiaria del bene.
“Ritengo scandaloso – dichiara l’ing. Mario Verde - che, a fronte di un patrimonio di 15 milioni di euro, in sette anni si sia trovato il modo di bandire il concorso per una sola borsa di studio di poco più di 8 mila euro, per dipiù lordi.
Insomma – esclama – spiccioli, mentre la parte più consistente del patrimonio, a tutt’oggi, non è stata utilizzata per gli scopi previsti dal testamento!
Non solo – aggiunge – l’Ateneo ha redatto un regolamento dove, all’art.7, si legge che l’esito del concorso verrà comunicato al solo vincitore, per cui nessuno potrà sapere il nome di chi beneficerà della borsa di studio. Una pratica che si presta a mille interpretazioni, non precisamente benevole.
Non basta, i 15 milioni di euro depositati presso la Banca Carige di Tortona sono stati prelevati senza mai informarne l’esecutore testamentario il quale - continua - fino a prova contraria, ha il possesso di fatto e di diritto dei beni del testatore ai fini dell’esatta esecuzione dell’onere.”
In proposito, dobbiamo rilevare il disappunto dell’ing. Verde nel commentare la motivazione fornita dal Gip, ossia: “E’ evidente che il trasferimento è stato dettato da ragioni di comodità operativa posto che l'erede ha sede in Genova.” Motivazione riportata nella sentenza che alleghiamo.
“Un onere nei fatti impedito e mai esercitato, per cui, a quale esecuzione dell’onere avrei dovuto soprassedere – esclama Verde - se non mi è stato mai concesso da parte della Carige prima, e dell’Ateneo successivamente, prendere consapevolmente visione dei beni in oggetto.
Non posso non chiedermi le motivazioni della su citata “comodità operativa” citata dal Gip, quando i fatti e la logica dicono che l’Ateneo e la Carige hanno di fatto impedito, fin da subito, l’attività dell’esecutore testamentario.
Devo con ciò aggiungere – chiarisce Verde – che l’Ateneo ha atteso che passasse un anno dal decesso del testatore per poter chiedere al Tribunale di Tortona il mio esonero dall’incarico ai sensi dell’art. 703 cc. (l’articolo citato, infatti, prevede un anno entro il quale esercitare la prerogativa in oggetto). Tanto è vero che, in effetti, l’istanza dell’Università venne rigettata.
Questo però non è stato sufficiente al Tribunale di Alessandria, il quale, con la sentenza di archiviazione ha, di fatto, ignorato le mie proteste, in tal modo riconoscendo l’incarico di esecutore testamentario affidato ad un funzionario della Carige, tale G.R.
In breve – evidenzia Verde - è un po’ come se si ponesse un gatto a guardia del lardo.”
Un comprensibile sfogo, quello di Verde al nostro giornale, dopo aver letto la sentenza di archiviazione disposta dal Tribunale di Alessandria.
“In tutto ciò mi è difficile comprendere e giustificare anche il comportamento dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana) – prosegue Verde - a cui mi ero rivolto con due ricorsi respinti dopo 9 e 11 mesi, quando il tempo a disposizione previsto dovrebbe essere di 60 giorni. Insomma, un comportamento che definirei “sfuggente”, per usare un eufemismo!
Parliamo di un patrimonio di circa 15 milioni di euro - spiega Verde - oltre ad una proprietà immobiliare in quel di Tortona, questa peraltro completamente saccheggiata dall’avvocato A.B.
Persona e fatti denunciati ai Carabinieri di Tortona, ma nessuno si è mai interessato per appurare se dichiaravo il vero o se ero uno spudorato bugiardo.
In breve, il silenzio è calato su tutta la vicenda e al sottoscritto non rimane che prendere atto di come quelle disposizioni testamentarie, a tutt’oggi, siano state indegnamente disattese.”
Riassumendo, sia pure a grandi linee, questi sono i fatti esposti dall’ing. Mario Verde, il quale, dopo circa sette anni dalla morte del prof. Scavia, si è visto archiviare le sue proteste dal tribunale di Alessandria.
“Per dipiù, a nulla sarebbe servito – ribadisce Verde - sottolineare al GIP come, in effetti, all’interno di quello spazio temporale di un anno, l’esecutore incaricato non ebbe mai avuto modo di esercitare alcunché malgrado le proteste in questo senso, concretizzate con l’invio all’Università di Genova e alla Carige di cinque raccomandate ciascuno.
Insomma, un totale di 10 raccomandate, ma anche queste - sottolinea Verde - come i due ricorsi all’ABI, rimaste senza risposta.
A tutto ciò va aggiunto che oltre al tentativo di estromissione, l’Ateneo mi ha anche sollecitato ad accettare il legato testamentario di 10mila euro lasciato dal testatore. Legato che avrei dovuto riscuotere una volta esaurito il mio compito, Compito che invece non ritengo affatto esaurito, contrariamente a quanto ritiene il GIP con la sentenza di archiviazione, una sentenza che ritengo sconcertante.”
La sensazione che non rinuncia ad esprime con convinzione l’ing. Verde, sarebbe quella di una “sentenza frettolosa, emessa senza tenere in debito conto che l’onere accennato anche dal Gip, non è stato affatto adempiuto, se è vero, come è vero – ribadisce - il fine ultimo della donazione, ossia, favorire l’istituzione di borse di studio. E non certamente uno scampolo di borsa di studio, una tantum, di soli 8mila euro lordi, della quale, per dipiù, nessuno deve conoscerne il destinatario.”
Una clausola della quale, in effetti, non se ne intende la motivazione. “E’ fin troppo evidente che – conclude Verde - posta in questi termini, quella clausola si presta ad interpretazioni assai poco benevole nei confronti dell’Ateneo genovese. Detto questo –insiste con convinzione -non rinuncio affatto ad ottenere dal Tribunale, una sentenza di indegnità, ai sensi dell’art 463 CC., nei confronti dell’Università di Genova e in favore della Lega del Filo d’Oro, l’associazione per i sordociechi che il prof Scavia ha indicato, in seconda istanza, come alternativa nell’esecuzione delle sue ultime volontà.”
T R I B U N A L E D I A L E S S A N D R I A
(Stefano Moltrasio)
letti gli atti del procedimento di cui all'epigrafe e l'opposizione alla richiesta di archiviazione da parte della persona offesa ing. Mario Verde; sciogliendo la riserva di cui all'udienza 26 ottobre 2015;
Dall'esame degli atti e dalle indagini svolte dalla PG risulta che nella condotta tenuta da Banca CARIGE s.p.a. non siano rawisabili ipotesi di reato e, tanto meno, il delitto di cui all'ari 646 CP essendosi la banca limitata a trasferire il patrimonio mobiliare morendo dismesso dal prof. Scavia, già depositato presso la filiale di Tortona, in un conto corrente a favore dell'erede Università degli Studi di Genova acceso presso l'agenzia n. 6 di Genova di essa banca.
E’ evidente che il trasferimento è stato dettato da ragioni di comodità operativa posto che l'erede ha sede in Genova. Dunque, nessuna condotta appropriativa (mediante interversione del possesso)pare ravvisabile in capo alla banca.
Parimenti, non si comprende quale condotta di appropriazione indebita avrebbe mai potuto commettere l'Università degli Studi di Genova che, in quanto erede ha titolo ad ottenere il possesso di diritto e il potere di disposizione, nel rispetto dell'onere stabilito dal testatore e sotto la vigilanza dell'esecutore testamentario,
dei beni in oggetto, mentre in capo all'esecutore testamentario, nello spazio temporale prescritto dall'art. 703 CC, residua il mero potere di amministrazione di fatto in funzione dell'esatto adempimento dell'onere.
Consta, peraltro, che l'onere sia stato adempiuto; ma si tratta, comunque di questione che evidentemente esula dai confini del diritto penale in quanto eventualmente tutelabile In ambito civilistico.
La, peraltro generica e dunque inammissibile, integrazione investigativa domandata dagli avvocati Fabio Beretta e Claudio Falleti non sarebbe comunque utile in funzione dell'individuazione di fattispecie di reato.
In conclusione, vanno condivise le argomentazioni espresse dal PM nella richiesta di archiviazione secondo cui non sarebbero ravvisabili nelle condotte denunziate estremi di fattispecie penalmente rilevanti.
rigetta l'opposizione e, ritenuta infondata la notizia di reato, ordina l'archiviazione del procedimento e la restituzione degli atti al p.m.
Alessandria, 29 ottobre 2015.
02/12/2015 22:00:51 ha scritto:
veri ladri. Con il gip in combutta. Da sempre ho sospettato che questi moilti giudici fossero tutto, meno che onesti. Lo si vede che a fronte di casi molto simili tra loro, le sentenze sono le più svariate a seconda del giudice che giudica. E mai una volta che l'ordine dei magistrati abbia a proferire qualche verbo se non per lamentarsi che i giorni di ferie sono stati ingiustamente ridotti da 60 a 58 . Infatti molti magistrati (forse la maggioranza) sono degli emeriti fannulloni che vedono la giustizia non come un dovere nei confronti dei cittadini, ma come un potere da esercitare nei confronti dei sudditi ed un modo per prendere fior di soldoni senza che mai nessuno ti possa nenache contestare l'operato. Dovrebbero vergognarsi, se avessero un minimo di coscienza.