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Timestamp: 2018-08-22 00:29:52+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 10', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 27', 'art. 4', 'art. 1', 'art. 27', 'art. 35', 'art. 4', 'art. 10', 'art. 10', 'arte 2', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 10', 'art. 10']

Problematiche applicative dello Suap: - ppt scaricare
PubblicatoSilvana Barone Modificato 4 anni fa
Presentazione sul tema: "Problematiche applicative dello Suap:"— Transcript della presentazione:
1 Problematiche applicative dello Suap:
è veramente obbligatorio? quale rapporto tra collaudo e agibilità? come si applica l’art. 10 bis legge 241? Tutti i diritti di proprietà esclusiva e di utilizzo degli elaborati sono del Formez che ne dispone la pubblicazione e diffusione in base ai propri fini istituzionali.
2 PRINCIPI CHE GUIDANO LO SUAP
(specifici dello Suap e generali dell’azione della PA) Semplificazione Accelerazione Efficienza Efficacia Trasparenza e privacy Partecipazione Imparzialità Promozione economica Tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente Unicità del procedimento Cooperazione tra PPAA (legge 59/1987, art. 3, c. 1, lett.c)) Sussidiarietà (legge 59/19987, art. 4, c. 3, lett. c)) 1. Semplificazione La semplificazione si ottiene: snellendo e coordinando la fase istruttoria, riducendo il numero delle fasi procedimentali, riducendo il numero delle PPAA intervenienti, accorpando funzioni e procedimenti, sopprimendo organi, documenti e fasi superflue, riducendo il carico burocratico per l’impresa. 2. Accelerazione e certezza dei tempi di conclusione del procedimento Si ottiene eliminando fasi inutili, attivando istruttorie e pareri in parallelo invece che in sequenza, alleggerendo le verifiche 3. Efficienza Svolgere l’attività con il minore utilizzo di risorse possibili 4. Efficacia Capacità di concludere il procedimento, fornire il servizio, raggiungere il risultato (per il cittadino/utente) in base agli impegni assunti e alle aspettative del cittadino/utente. 5. Trasparenza (nei confronti dell’interessato e dei terzi) e privacy Assicurare che il procedimento possa essere visto da tutti gli interessati. Ciò si ottiene attraverso una serie di strumenti: pubblicazione su Internet, accesso, comunicazione di avvio del procedimento, comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento, motivazione del provvedimento, pubblicità degli atti. Assicurare i diritti alla riservatezza 6. Partecipazione Presentazione di memorie e osservazioni, partecipazione alla conferenza di servizi, richiesta di contraddittorio 7. Imparzialità Trattare tutti con lo stesso metro 8. Promozione economica Lo Suap nasce per favorire lo sviluppo economico del territorio. L’insediamento imprenditoriale assurge ad interesse generale dal momento in cui si consente la varianet urbanistica ad hoc 9. Tutela della sicurezza, della salute, dell’ambiente Da contemperare con l’interesse allo sviluppo economico e all’insediamento dell’impresa 10. Unicità del procedimento L’unicità della gestione e della responsabilità del procedimento è un valore nei confronti del cittadino oltre che della chiarezza organizzativa. L’unicità del procedimento consente di meglio perseguire il principio giurisprudenziale di “ragionevolezza” del procedimento. Il principio stabilisce che il procedimento deve essere adeguato agli scopi pubblici, senza inutili aggravi per il cittadino. L’unicità del procedimento unico, quale “procedimento di procedimenti”, postula il principio di cooperazione interistituzionale. 11. Cooperazione tra PPAA La cooperazione tra le PPAA coinvolte nel procedimento unico è un fattore cruciale per lo Suap, come si può ben intendere. Esso è stato esplicitamente sancito dalla legge 59/1997 (art. 4, c. 3, lett. d) e art. 3, c. 1, lett. c)) e dall’art. 27 bis del D. Lgs. 112/1998. 12. Sussidiarietà E’ il principio cardine della logica organizzativa dello Suap. Lo Suap nasce presso il Comune in base al principio di sussidiarietà. Ma lo stesso Suap dovrà operare in base al principio di sussidiarietà. Il principio di sussidiarietà espresso dalla Bassanini 1 (legge 59/1987, art. 4, c. 3, lett. c)) è contemperato dal necessario principio di “adeguatezza” dimensionale e organizzativa.
3 QUALI PROCEDIMENTI SONO ESCLUSI DALLO SUAP?
DPR 447/1998, art. 1, Ambito di applicazione D. Lgs. 112/1998, art. 27, Esclusioni Il dibattito dei primi anni. L’impostazione corretta del tema: - che cosa disciplina il DPR 447/1998? - che cosa attribuire alla competenza dello Suap? 1. Realizzazione dell’impianto 2. Agibilità dell’impianto 3. Avvio dell’esercizio Art. 1 DPR 447/1998: 1. Il presente regolamento ha per oggetto la localizzazione [rilocalizzazione] degli impianti produttivi di beni e servizi, la loro realizzazione, ristrutturazione, ampliamento, cessazione, riattivazione e riconversione dell’attività produttiva, nonché l’esecuzione di opere interne ai fabbricati adibiti ad uso di impresa. Resta salvo quanto previsto dal decreto legislativo 31 marzo 1998, n, 114. 1 bis. Rientrano tra gli impianti di cui al comma 1 quelli relativi a tutte le attività di produzione di beni e servizi, ivi incluse le attività agricole, commerciali e artigiane, le attività turistiche ed alberghiere, i servizi resi dalle banche e dagli intermediari finanziari, i servizi di telecomunicazioni. Art. 27 D. Lgs. 112/1998 1. Sono fatte salve le vigenti norme in materia di valutazione di compatibilità e di impatto ambientale. Per gli impianti nei quali siano utilizzati materiali nucleari, per gli impianti di produzione di materiale d’armamento, per i depositi costieri, per gli impianti di produzione, raffinazione e stoccaggio di oli minerali e deposito temporaneo, smaltimento, recupero e riciclaggio dei rifiuti non si applicano i principi di cui alle lettere c) e d) del comma 2 dell’art. 35. (NdR: l’autocertificazione). NON SONO DISCIPLINATI DAL DPR 447/1998 (a meno di specifici casi): 1. le abilitazioni che riguardano la persona, in merito alle competenze professionali; 2. le autorizzazioni per le quali siano previsti contingentamenti (a certe condizioni possono rientrare nel procedimento unico di cui al DPR 447/1998); 3. le autorizzazioni che richiedono (logicamente) che l’impianto sia già realizzato (agibilità, autorizzazione sanitaria, ecc) 4. le autorizzazioni che richiedono procedure più semplificate (che non richiedono un coordinamento).
4 L’incongruenza dello Suap “operativo”
IL PROCEDIMENTO UNICO E’ VERAMENTE OBBLIGATORIO? Che cosa significa che il procedimento unico è obbligatorio? Che l’utente può rivolgersi solo allo Suap Che le PPAA non possono rilasciare pareri o autorizzazioni Che tutti gli uffici comunali devono “convergere” sullo Suap Che il Comune deve gestire i procedimenti per la realizzazione di impianti produttivi di beni o servizi seguendo la disciplina del DPR 447/1998 Che solo l’autorizzazione unica è titolo efficace per la realizzazione di impianti produttivi di beni o servizi L’incongruenza dello Suap “operativo”
5 IL PROCEDIMENTO UNICO E’ VERAMENTE OBBLIGATORIO?
L’illegittimità del procedimento comporta l’illegittimità dell’atto Il Comune che non ha provveduto ad istituire lo Suap, deve comunque avviare e concludere il procedimento conseguente ad una istanza presentata ai sensi del DPR 447/1998. E’ illegittima l’omissione o una risposta dilatoria. (Sentenze n. 64/2002, n. 433/2002, n. 172/2002 TAR Campania)
6 IL PROCEDIMENTO UNICO E’ VERAMENTE OBBLIGATORIO?
Le innovazioni introdotte dal DPR 440/2000: - all’art. 4, c. 1, c. 1 ter, c. 2 bis - all’art. 10, c. 2 La relazione di accompagnamento al DPR 440/2000. “Disposizione esplicita che preveda la nullità, una volta avviato lo Sportello unico, degli atti istruttori rilasciati da altre amministrazioni” Le circolari del Ministero dell’Interno Il potente strumento dell’informatizzazione esprime la maggiore efficacia nella unicità del procedimento
7 Gli ostacoli reali: IL PROCEDIMENTO UNICO E’ VERAMENTE OBBLIGATORIO?
1. Le discipline regionali 2. Successive normative in materia industriale che non citano lo Suap o, peggio, introducono disposizioni con esso contrastanti D. Lgs. 152/1999 e oggi Codice dell’ambiente D. Lgs. 372/1999 sull’IPPC e oggi Codice dell’ambiente D. Lgs. 93/2000 sugli apparecchi a pressione D. lgs. 334/1999 sui rischi di incidenti rilevanti DM 246/1999 sui serbatoi interrati D. Lgs. 241/2000 sulle sorgenti ionizzanti D. Lgs. 42/2004 e D. Lgs. 156/2006, Codice dei beni culturali
8 QUALE RAPPORTO TRA COLLAUDO E AGIBILITA’?
1. Il procedimento 2. I due significati di “agibilità” 3. Differenza tra collaudo e agibilità 4. Diversi tipi di procedura di collaudo 5. L’accertamento dei requisiti del collaudatore 6. Il procedimento di agibilità sta dentro allo Suap? 7. Diverse occasioni perdute
9 L’APPLICAZIONE DELL’ART. 10 BIS DELLA LEGGE 241/1990
La ratio della norma è quella di: a) estendere le garanzie di partecipazione dei privati quando la PA abbia concluso un’istruttoria orientata a concludere negativamente il procedimento; b) ridurre (anche se intanto li aumentiamo) gli atti della PA, legati ad un procedimento (annullamento d’ufficio, revoca).
10 L’APPLICAZIONE DELL’ART. 10 BIS DELLA LEGGE 241/1990
Qualcuno ha scritto: “La norma rappresenta un maldestro tentativo legislativo di potenziamento della partecipazione nei procedimenti attivati ad istanza di parte, e curiosamente, mira a ribaltare il principio naturale per cui chi impegna la PA nel tentativo di ottenere un beneficio ha l’onere di accertare, già all’atto della proposizione dell’istanza, di essere in possesso dei requisiti necessari per ottenere il provvedimento ambito, senza intralciare inutilmente l’attività degli uffici pubblici”
11 L’APPLICAZIONE DELL’ART. 10 BIS DELLA LEGGE 241/1990
Quando non si applica l’art. 10 bis? 1. se non vi è istanza di parte 2. se il provvedimento non è definitivo 3. se si tratta di procedure concorsuali 4. se si tratta di materia previdenziale e assistenziale Ma anche: 5. se l’interessato ha avuto modo di conoscere l’orientamento della PA e di rappresentare le proprie considerazioni 6. se il provvedimento ha natura vincolata 7. nel caso di silenzio-rifiuto 8. nel caso di discipline speciali
12 Indicazioni tratte dalla giurisprudenza
L’APPLICAZIONE DELL’ART. 10 BIS DELLA LEGGE 241/1990 Indicazioni tratte dalla giurisprudenza 1. Alla Dia non si applica il preavviso di non accoglimento ex art. 10 bis legge 241/1990 (Sent. 3418/2005, Tar Veneto, Sez. II; Sent. 334/2006, Tar Abruzzo, Sezione I) 2. La motivazione della reiezione di una istanza deve essere concretamente volta a dimostrare la mancanza dei requisiti del richiedente e non generica e apodittica (Sent. n. 3964/2006, Tar Campania, Sez. III) 3. Le comunicazioni dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, ex art. 10 bis, non sono impgnabili (Sent. 2257/2006, Tar del Veneto, Sez. III) 4. Interruzione o sospensione? (Dottrina e Giurisprudenza)
13 Nel procedimento semplificato
L’APPLICAZIONE DELL’ART. 10 BIS DELLA LEGGE 241/1990 Nel procedimento semplificato A. nel caso in cui vi siano una o più pronunce negative: - l’imprenditore non richiede CdS e non formula osservazioni - l’imprenditore non richiede CdS ma formula osservazioni - l’imprenditore richiede CdS ma non formula osservazioni B. nel caso in cui manchino uno o più pareri: inglobare nella CdS la partecipazione dell’imprenditore nella logica dell’art. 10 bis, in modo che non sia necessario, prima di concludere negativamente, attivare la comunicazione ex art. 10 bis Così anche nel caso di Dia, con Suap che raccoglie i pareri
14 Nel procedimento con autocertificazione
L’APPLICAZIONE DELL’ART. 10 BIS DELLA LEGGE 241/1990 Nel procedimento con autocertificazione A. viene attivata l’audizione di cui al c. 4 dell’art. 6: inglobare nell’audizione la partecipazione dell’imprenditore nella logica dell’art. 10 bis, in modo che non sia necessario, prima di concludere negativamente, attivare la comunicazione ex art. 10 bis Come comportarsi se si raggiunge l’accordo per modificare il progetto, ma il progetto viene ripresentato senza rispettare le modifiche concordate? B. non viene attivata l’audizione di cui al c. 4 dell’art. 6: è necessario attivare la procedura ex art. 10 bis, prima di concludere negativamente il procedimento
15 Nel procedimento con variazione degli strumenti urbanistici
L’APPLICAZIONE DELL’ART. 10 BIS DELLA LEGGE 241/1990 Nel procedimento con variazione degli strumenti urbanistici non va applicato l’art. 10 bis della legge 241/1990: a) né prima di concludere la CdS perché la partecipazione dell’imprenditore, nella logica dell’art. 10 bis, va assicurata nel seno della CdS b) né prima della decisione definitiva del Consiglio comunale perché tale decisione è insindacabile, assolutamente discrezionale e non necessita di motivazione
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