Source: http://www.regione.sicilia.it/lavoro/uffici/agimp/hand/ricerca/Leg022.htm
Timestamp: 2020-05-29 02:11:44+00:00
Document Index: 164954836

Matched Legal Cases: ['art. 53', 'art. 4', 'art. 9', 'art. 15', 'art. 53', 'art. 17', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 26', 'art. 3', 'art. 20', 'art. 19', 'art. 26', 'art. 12', 'art. 30', 'art. 30', 'art. 47', 'art. 3', 'art. 31', 'art. 35', 'art. 35', 'art. 34', 'art. 34', 'art. 4', 'art. 52', 'art. 89', 'art. 9', 'art. 42', 'art. 44', 'art. 35', 'art. 45', 'art. 45', 'art. 15', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 15', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 52', 'art. 53', 'art. 154', 'art. 49', 'art. 2', 'art. 14', 'art. 19', 'art. 20', 'art. 23', 'art. 23', 'art. 31', 'art. 154', 'art. 19', 'art. 32', 'art. 16', 'art. 16']

Legge 9 maggio 1986, n. 22
Legge 9 maggio 1986, n. 22 (in Gazz.Uff. della Sicilia, 10 maggio, n. 23)
Riordino dei servizi e delle attività socio-assistenziali in Sicilia
Art. 1 - Obiettivi e principi. In attuazione delle norme e dei principi sanciti dalla Costituzione e dallo Statuto, la Regione promuove, nel quadro della sicurezza sociale, la riorganizzazione delle attività assistenziali attraverso un sistema di servizi socio-assistenziali finalizzato a garantire ai cittadini che ne hanno titolo interventi adeguati alle esigenze della persona.
Art. 2 - Criteri generali. La regione, per la realizzazione del sistema dei servizi socio-assistenziali di cui all'articolo precedente, si ispira ai seguenti principi:
a) prevenire e rimuovere le cause dei bisogni individuali e collettivi nonchè quelle di emarginazione sociale;
b) assicurare il mantenimento o il reinserimento dei soggetti nel proprio nucleo familiare e nell'ambiente di appartenenza;
d) favore la fruizione delle prestazioni attraverso una rete di servizi accessibili ai soggetti destinatari con interventi adeguati, superando la frammentarietà e la precarietà;
Art. 3 - Modalità di intervento e forme di assistenza. Gli interventi socio-assistenziali vengono attuati attraverso una rete di servizi prevalentemente aperti, di servizi domiciliari nonchè di prestazioni a carattere economico.
e) centri diurni di assistenza e di incontro per minori, per inabili ed anziani, inabili ed altri soggetti privi di assistenza familiare;
s) altre forme di assistenza anche integrative degli interventi indicati alle lettere precedenti, idonee a sostenere il cittadino in ogni situazione temporanea o permanente di insufficienza di mezzi economici e di inadeguata assistenza familiare:
Art. 4 - Destinatari dei servizi. I servizi e le prestazioni di cui alla presente legge sono rivolti a tutti i cittadini residenti nel territorio regionale.
Agli utenti titolari di reddito superiore ai limiti che sono fissati in sede di piano triennale è richiesto il concorso al costo degli interventi dei servizi, con le procedure di cui all'art. 53.
Art. 5 - Istituzione del servizio sociale. I comuni, entro sei mesi dall'entrata in vigore della presente legge, sono tenuti ad istituire nell'ambito della propria struttura organizzativa apposito ufficio per il servizio sociale.
Il suddetto ufficio, dotato di adeguati operatori, è preposto alla programmazione, all'organizzazione, alla gestione ed al controllo degli interventi e servizi di carattere socio-assistenziale di competenza comunale. Predispone altresì un piano triennale, da adottarsi da parte del consiglio comunale.
Il servizio sociale svolge inoltre attività di informazione, di indagini e documentazione, dei problemi sociali e dei servizi presenti nel territorio, anche per i collegamenti con le altre strutture e servizi comunali e con i presidi socio-sanitari esistenti nel territorio.
INTERVENTI SOCIO-ASSISTENZIALI IN FAVORE DELLE FAMIGLIE, DELL'INFANZIA E DELL'ETA' EVOLUTIVA
Art. 6 - Tutela sociale della famiglia e della maternità. La Regione promuove interventi a favore della famiglia volti ad assicurare condizioni materiali e sociali che permettono la realizzazione del diritto alla maternità ed il libero ed armonico sviluppo del bambino.
Art. 7 - Interventi e servizi. Per le finalità di cui all'articolo precedente, i comuni singoli od associati istituiscono in favore di gestanti, puerpere e nuclei familiari, in stato di bisogno e di abbandono, i seguenti servizi:
Art. 8 - Affidamento familiare. In attuazione della legge 4 maggio 1983, n. 184, i comuni, singoli od associati, dispongono l'affidamento, presso famiglie, persone singole o comunità di tipo familiare, dei minori che sono temporaneamente privi di idoneo ambiente familiare.
Art. 9 - Compiti del comune per l'attuazione dell'affidamento familiare. Il comune provvede ai sensi dell'art. 4 della legge 4 maggio 1983, n. 184, all'affidamento dei minori stabilisce gli adempimenti, sia per gli affidatari che per le famiglie di origine, esercita i compiti di vigilanza e tiene informata l'autorità minorile che ha reso esecutivo il provvedimento di affidamento.
Alle famiglie, alle persone ed alle comunità di tipo familiare, il comune assicura il necessario sostegno economico preordinato all'inserimento del minore nell'ambiente di vita dell'affidatario. Le misure e le modalità del contributo di cui al precedente comma saranno predeterminate dall'Assessore regionale per gli enti locali in sede di approvazione dello schema-tipo di regolamento previsto dal secondo comma.
Art.10 - Assistenza ai minori nei rapporti con l'autorità giudiziaria. Il servizio sociale del comune è tenuto:
a) a segnalare all'autorità giudiziaria minorile i casi di abbandono, di maltrattamento di minori o di cattivo esercizio delle potestà parentali sotto l'aspetto materiale e morale, di disadattamento di minori, nonchè ogni altra situazione che possa essere di pregiudizio per i diritti e gli interessi dei minori;
b) a vigilare sull'osservanza dell'obbligo da parte degli enti di assistenza che ricoverano i minori con pernottamento, di trasmettere ogni semestre al giudice tutelare competente per territorio l'elenco dei minori ricoverati od assistiti corredato delle notizie richieste dall'art. 9, comma quarto, della legge 4 maggio 1983, n. 184;
c) a svolgere, ove richiesti dall'autorità giudiziaria, le indagini e gli accertamenti di ordine psicologico e sociale ai fini della autorizzazione al matrimonio di minori, dell'affidamento della prole nei casi di separazione dei coniugi e di scioglimento o di dichiarazione di nullità del matrimonio, dell'esercizio della patria potestà dei genitori, della pronunzia di decadenza dalla patria potestà o di reintegrazione in essa;
d) a collaborare con l'autorità giudiziaria competente per accertamenti ai fini della dichiarazione dello stato di adottabilità, dell'affidamento preadottivo e dell'azione, ai sensi del titolo II della legge 4 maggio 1983, n. 184.
Art.11 - Interventi e servizi per il recupero di minori sottoposti a provvedimento dell'autorità giudiziaria. I comuni singoli od associati, nell'ambito della legislazione vigente ed in collaborazione con gli organismi statali competenti, attuano interventi e realizzano servizi in favore di minori ed adulti, per il loro recupero e reinserimento nella vita sociale.
Art.12 - Competenze della Regione. La Regione, in conformità ai principi di cui al titolo I, svolge nella materia di cui alla presente legge attività di programmazione, coordinamento, controllo, assistenza tecnica ed incentivazione finanziaria.
a) predispone, in conformità all'art. 15, piani triennali dei servizi socio-assistenziali, al fine di perseguire le finalità indicate nella legge;
b) promuovere attraverso incentivi finanziari, piani di organizzazione e di sviluppo dei servizi socio-assistenziali, che prevedano interventi in aree di maggiore rischio sociale;
f) esercita il controllo sugli adempimenti attribuiti dalla presente legge agli enti locali e dispone, se necessario, interventi di assistenza tecnica per garantirne la efficacia, nonchè interventi sostituitivi a carico degli organi inadempienti.
Art.13 - Comitato regionale per i servizi socio-assistenziali. È istituito, presso l'Assessorato regionale degli enti locali, un comitato consultivo regionale per i servizi socio-assistenziali, presieduto dall'Assessore regionale per gli enti locali o, per delega, dal direttore regionale e composto da:
- due esperti designati dall'Unione nazionale enti di beneficienza ed assistenza.
Art.14 - Compiti del Comitato. Il Comitato formula lo schema di piano triennale regionale dei servizi socio-assistenziali, e le eventuali modifiche, tenendo conto delle previsioni e delle esigenze espresse nei piani dei comuni singoli od associati e dei liberi consorzi.
- sui progetti di ristrutturazione e di riqualificazione dei servizi socio-assistenziali d'iniziativa dei comuni singoli od associati, nonchè sui progetti presentati da altri enti che operano in regime di convenzione, al fine di ottenere finanziamenti e contributi;
Art.15 - Piano triennale dei servizi socio-assistenziali. Il piano triennale dei servizi socio-assistenziali è predisposto dall'Assessorato regionale degli enti locali sulla base dello schema approntato dal Comitato regionale per i servizi socio-assistenziali.
L'approvazione è demandata ala Giunta regionale.
Sino all'approvazione del piano triennale, i comuni, singoli od associati, per la organizzazione e gestione dei servizi e degli interventi istituiti ai sensi della presente legge si avvalgono dello schema-tipo di regolamento previsto dell'art. 53.
Art.16 - Competenze dei comuni. I comuni, singoli od associati, sono titolari delle funzioni in materia socio-assistenziale previste:
i) dal decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1985, n. 245, salvo le previsioni del successivo art. 17, secondo comma.
Sono altresì, titolari di ogni altra funzione in materia socio-assistenziale prevista dalla legislazione vigente in quanto non espressamente attribuita alla Regione o ad altri enti.
I servizi di cui alle lettere a), b), c), d), ed e) di cui al secondo comma dell'art. 3 della presente legge, sono gestiti in strutture operative decentrate. I consigli comunali, in sede di formulazione dei piani triennali, prevedono il graduale decentramento delle strutture operative medesime a livello di quartiere.
Art.17 - Interventi coordinati ed integrati. Al fine di realizzare la previsione contenuta nell'art. 15 della legge 23 dicembre 1978, n.833, gli interventi socio-assistenziali sono coordinati con i servizi dell'unità sanitaria locale prioritariamente a livello di distretto.
Il piano triennale di cui all'art. 15 della presente legge individua i servizi che possono essere gestiti a livello di associazioni di comuni ai sensi dell'art. 3 della legge regionale 12 agosto 1980, n. 87 o a livello intermedio e determina le modalità operative per il coordinamento.
b) il comune, attraverso il servizio sociale, promuove gli interventi di propria competenza che hanno connessione con il settore sanitario, d'intesa con l'ufficio di direzione dell'unità sanitaria locale competente per territorio, e concorre alla attuazione dei programmi integrativi;
- risocializzazione dei dismessi dagli ospedali psichiatrici e dei malati di mente in generale;
Fino all'emanazione della legge quadro sull'assistenza, le fonti di finanziamento della gestione coordinata sono costituite dagli stanziamenti previsti dalle leggi regionali per ciascun settore. A tal fine i comuni conferiscono alle unità sanitarie locali, con le modalità che saranno previste nel piano triennale di cui all'art. 15, le quote finanziarie proprie destinate al finanziamento dei servizi gestiti in forma associata, nonchè i beni e le attrezzature destinati a tali servizi.
Art.18 - Comitato di coordinamento della gestione integrata dei servizi. I rapporti organici tra i comuni e le unità sanitarie locali sono deferiti ad un comitato di coordinamento costituito dai sindaci dei comuni facenti parte dell'associazione, ovvero dal consiglio comunale ove l'unità sanitaria locale coincida con il territorio del comune.
c) esprime pareri e formula proposte sulle risorse finanziarie destinate alla attività integrata;
Il comitato di coordinamento ha sede presso l'unità sanitaria locale; le decisioni assunte ed i pareri espressi sono verbalizzati e di essi viene fatta menzione negli atti deliberativi del comitato di gestione dell'unità sanitaria locale, nonchè dei singoli comuni per quanto di competenza.
Art.19 - Determinazione degli standards. All'approvazione degli standards strutturali ed organizzativi dei servizi socio-assistenziali istituiti con la presente legge, provvede il Presidente della Regione, su proposta dell'Assessore regionale per gli enti locali, con proprio decreto entro dodici mesi dall'entrata in vigore della presente legge.
Art.20 - Convenzioni. I comuni singoli od associati, per la realizzazione dei servizi socio-assistenziali possono stipulare convenzioni con enti iscritti nell'albo regionale previsto dall'art. 26.
Le convenzioni devono prevedere in particolare:
Art.21 - Personale. I comuni, singoli od associati, per la gestione dei servizi socio-assistenziali si avvalgono del proprio personale, nonché del personale:
Art.22 - Associazioni di volontariato. Al conseguimento degli obiettivi previsti dalla presente legge possono concorrere le associazioni di volontariato liberamente costituite, aventi finalità che attengono alla materia socio-assistenziale.
Art.23 - Gestione. I servizi socio-assistenziali istituiti ai sensi della presente legge sono attuati dai comuni singoli od associati con le seguenti modalità:
b) mediante convenzione con istituzioni pubbliche e private di assistenza e beneficienza ed associazioni non aventi fini di lucro;
c) mediante delega ai consigli di quartiere prioritariamente per quanto riguarda i servizi di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) dell'art. 3, secondo comma, della presente legge.
Art.24 - Vigilanza. L'Assessore regionale per gli enti locali vigila perché i comuni adempiano agli obblighi previsti dalla presente legge e ad ogni disposizione legislativa vigente in materia.
Art.25 - Controllo sugli enti convenzionati. Il controllo sugli enti convenzionati ai sensi dell'art. 20 è esercitato dall'Assessore regionale per gli enti locali, che può avvalersi dei comuni per singoli accertamenti.
Art.26 - Albo regionale delle istituzioni assistenziali. È istituito presso l'Assessorato regionale degli enti locali l'albo regionale delle istituzioni assistenziali, diviso in sezioni secondo la natura dell'attività svolta.
Possono essere iscritte all'albo le istituzioni che svolgono attività socio-assistenziali che dispongono di strutture, di attrezzature e di personale idonei al tipo di attività svolta, in conformità agli standards determinato con le modalità di cui all'art. 19.
All'inizio di ogni anno, in esito agli accertamenti di cui al comma precedente ed alle segnalazioni dei comuni, viene effettuata la revisione dell'albo onde provvedere alla cancellazione delle istituzioni nei cui confronti sono venuti meno i requisiti prescritti nonché alla iscrizione di istituzioni che ne facciano istanza.
Art.27 - Iscrizione all'albo dei privati. I privati che gestiscono strutture diurne o residenziali all'infuori di convenzioni e di rapporti con enti locali sono tenuti ad iscriversi in appositi albi comunali, ai fini della vigilanza igienico-sanitaria sugli ambienti adibiti alla attività svolta e sul personale dipendente.
Art.28 - Autorizzazione al funzionamento di strutture socio-assistenziali e procedura per il rilascio. Ai fini dell'iscrizione all'albo di cui all'art. 26, le strutture socio-assistenziali residenziali o diurne per minori, adulti ed anziani, anche in stato di non autosufficienza parziale o totale, sono soggette alla autorizzazione al funzionamento.
Di ogni provvedimento di autorizzazione e di diniego dell'Assessore regionale per gli enti locali è data comunicazione all'ente richiedente, al comune, e, per strutture destinate a minori, all'autorità minorile competente per territorio.
Attraverso il diniego di autorizzazione ovvero in caso di mancata adozione del provvedimento entro il termine previsto al primo comma, è ammesso il ricorso, anche per questioni di merito, alla Giunta regionale che decide entro sei mesi.
Art.29 - Sospensione e revoca dell'autorizzazione. L'autorizzazione al funzionamento è revocata per il venir meno dei requisiti in base ai quali era stata concessa qualora l'ente titolare, previamente diffidato a ripristinare la sussistenza dei requisiti stessi, non abbia provveduto entro il termine assegnato.
Attraverso il provvedimento di revoca o di sospensione dell'autorizzazione è ammesso ricorso alla Giunta regionale. Qualora la Giunta non decida entro sessanta giorni, il ricorso s'intende rigettato.
DISPOSIZIONI SULLE ISTITUZIONI PUBBLICHE
DI ASSISTENZA E BENEFICENZA (IPAB)
Art.30 - Privatizzazione delle IPAB. Le istituzioni in atto qualificate quali IPAB per atto positivo di riconoscimento o per possesso di stato, che, avuto riguardo alle disposizioni della legge fondamentale sulle Opere pie 17 luglio 1890, n. 6972 e successive modifiche, agli atti di fondazione ed agli statuti delle istituzioni medesime, nonché ai criteri selettivi da determinare con le procedure di cui al successivo comma, per prevalenza di elementi essenziali sono classificabili quali enti privati, sono incluse dal Presidente della Regione, su proposta dell'Assessore regionale per gli enti locali, in apposito elenco ai fini del riconoscimento ai sensi dell'art. 12 del codice civile.
Art.31 - Utilizzazione delle strutture in conformità ai fini istituzionali. Le IPAB che non hanno caratteristiche di enti privati ai sensi del precedente art. 30, entro tre mesi dal ricevimento dell'atto declaratorio previsto dal penultimo comma dello stesso articolo, sono tenute a comunicare ai comuni territorialmente competenti lo stato delle strutture di cui dispongono con contestuali proposte, compatibilmente alle finalità previste dai rispettivi statuti, per la utilizzazione delle stesse secondo la tipologia prevista dalla presente legge.
Entro tre mesi dal giorno in cui ne ha conoscenza, il comune adotta le proprie determinazioni con deliberazione consiliare assunta a maggioranza assoluta da consiglieri in carica.
Qualora il comune, con atto deliberativo di cui al terzo comma, ritenga le strutture non adatte al proseguimento dell'attività assistenziale, ne informa l'Assessore regionale per gli enti locali che dispone entro 30 giorni propri accertamenti.
Art.32 - Riconversione delle strutture. Le IPAB che intendono avviare programmi di riconversione delle proprie strutture e, ove necessario, di mutamento dei propri fini istituzionali in aderenza al riordino dei servizi socio-assistenziali introdotto dalla presente legge, entro tre mesi dal ricevimento dell'atto declaratorio di cui all'art. 30, ne informano i comuni territorialmente competenti.
In esito alla pronunzia favorevole del comune, i progetti di riconversione sono ammessi al fondo speciale di cui al successivo art. 47 purchè sia osservato l'art. 3 della legge regionale 29 aprile 1985, n. 21.
Gli accertamenti sono demandati alla commissione di cui al nono comma dell'art. 31 che rassegna le proprie risultanze, entro 60 giorni, all'Assessore regionale per gli enti locali.
Art.33 - Acquisizione da parte dei comuni dei beni patrimoniali non utilizzabili dalle IPAB. Qualora in esito alla procedura prevista dai precedenti articoli, l'utilizzazione o la riconversione delle strutture non sia conforme alla tipologia dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari introdotta dalla vigente normativa, o comunque non sia rispondente ai criteri di economicità, salvo quanto previsto dal successivo art. 35, il comune, entro due mesi dalla notifica del responso della commissione da parte dell'Assessore regionale per gli enti locali, si pronuncia con deliberazione consiliare, assunta dalla maggioranza assoluta dei consiglieri in carica, sulla utilizzazione delle strutture e dell'area di sedime per l'attuazione di programmi di pubblico interesse.
Art.34 - Fusione ed estinzione delle IPAB. L'Assessore regionale per gli enti locali avvia il procedimento amministrativo per la fusione delle istituzioni pubbliche, proprietarie delle strutture non utilizzabili o non riconvertibili, con altre IPAB che dispongono di strutture giudicate utilizzabili o riconvertibili in esito alle procedure di cui ai precedenti articoli o con IPAB che, mediante l'integrazione delle strutture, su proposta del comune territorialmente competente, possono attivare servizi socio-assistenziali e socio-sanitari conformi alle previsioni degli articoli 31 e 32 della presente legge.
In subordine l'istituzione è estinta e i beni patrimoniali sono devoluti al comune, che assorbe anche il personale dipendente, facendone salvi i diritti acquisiti in rapporto al maturato economico.
Art.35 - Immobili sottoposti a vincoli monumentale od artistico ai sensi della legge 1° giugno 1939, n. 1089. L'Assessore regionale per i beni culturali ed ambientali e per la pubblica istruzione, su proposta della soprintendenza competente per territorio, ha facoltà di acquisire, al valore di stima dell'Ufficio tecnico erariale, gli edifici di proprietà delle IPAB non direttamente utilizzati per interventi e servizi socio-assistenziali e socio-sanitari o che non siano compresi nei programmi comunali di potenziamento previsti dagli articoli precedenti.
Art.36 - Alienazione di strutture non utilizzabili. Nel caso in cui la struttura non utilizzabile o non riconvertibile non sia acquisita dal comune con le modalità previste dai precedenti articoli, l'Assessore regionale per gli enti locali, salva l'applicazione dell'art. 35 della presente legge, autorizza l'istituzione proprietaria della struttura ad alienarla mediante vendita all'asta pubblica.
Art.37 - Immobili ad uso di culto. Gli immobili destinati ai fini di culto appartenenti ad IPAB assoggettate alla procedura di estinzione prevista dall'art. 34 o facenti parte di complessi immobiliari che, ai sensi dei precedenti articoli, vengono acquisiti dai comuni a domanda dell'ordinario diocesano sono assegnati in uso all'autorità ecclesiastica competente. Il provvedimento è adottato dal Presidente della Regione, su proposta dell'Assessore regionale per gli enti locali, con vincolo di destinazione alla sopraddetta finalità.
Cessata la destinazione ai fini di culto, l'immobile è restituito al comune territorialmente competente.
Art.38 - Personale delle IPAB sottoposte a fusione. Il personale delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza sottoposte a fusione con altre IPAB ai sensi dell'art. 34 transita negli organici della nuova IPAB e viene utilizzato per le sue finalità.
Art.39 - Reimpiego dei mezzi finanziari. I corrispettivi dei beni alienati dalle IPAB ai sensi dei precedenti articoli sono destinati dalle IPAB stesse all'attuazione dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari nell'ambito dei programmi comunali di utilizzazione o di riconversione delle strutture previste dagli articoli medesimi.
Art.40 - Disposizioni comuni per le IPAB. I limiti di valore previsti dall'art. 4 della legge 26 aprile 1954, n.251 sono commisurati all'importo di cui all'art. 52 della legge regionale 29 aprile 1985, n.21.
Art.41 - Personale delle IPAB. Entro il limite del contingente in servizio alla data del 1° luglio 1978, le IPAB provvedono all'inquadramento dei dipendenti non di ruolo che hanno prestato servizio per almeno cinque anni e siano in servizio alla data di entrata in vigore della presente legge.
Per l'accesso al concorso riservato si osservano le disposizioni di cui all'art. 89, lettera b), punto 2) del decreto del Presidente della Repubblica del 25 giugno 1983, n. 347.
Le disposizioni di cui al terzo e quarto comma, nel caso di ulteriore disponibilità di posti, sono estese a coloro che abbiano svolto attività lavorativa per un periodo inferiore a quello prescritto dal richiamato art. 9, lettera b) punto 2, del decreto del Presidente della Repubblica 25 giugno 1983, n. 347. Per l'accesso si tiene conto dell'anzianità posseduta e, in caso di uguale anzianità, dell'età.
Agli effetti di quanto prescritto ai precedenti commi le IPAB che non abbiano delineato la pianta organica sono tenute a provvedervi entro sessanta giorni nei limiti delle unità in servizio alla data del 1° luglio 1978.
Art.42 - Mobilità del personale delle IPAB. Le IPAB che, in rapporto all'attività svolta, abbiano personale in esubero, ne fanno segnalazione all'Assessore regionale per gli enti locali, indicando i posti e le qualifiche da sopprimere.
Ai fini dell'applicazione dei precedenti commi si utilizzano prioritariamente i posti in esubero presso IPAB ubicate nella medesima provincia.
Art.43 - Ampliamento delle piante organiche delle IPAB. Con deliberazione motivata le IPAB possono ampliare le dotazioni delle piante organiche per garantire gli standards socio-assistenziali determinati dalla vigente normativa.
Contestualmente all'ampliamento della pianta organica le IPAB procedono alla ristrutturazione dei posti in organico, onde destinare ai servizi assistenziali i posti in esubero in altre qualifiche.
Ai fini della copertura dei posti è prioritariamente utilizzato il personale delle altre IPAB esistenti su territorio di cui all'art. 42 purchè per qualifiche corrispondenti.
Art.44 - Fondo regionale per gli interventi ed i servizi socio-assistenziali. La Regione, per il conseguimento delle finalità della presente legge, istituisce nel bilancio regionale un fondo denominato "Fondo per la gestione dei servizi e degli interventi socio-assistenziali" da iscrivere nello stato di previsione della spesa dell'Assessorato regionale degli enti locali, destinato al finanziamento dei servizi socio-assistenziali svolti sia a livello associato che di singolo comune.
c) da una quota dei fondi per i servizi e per gli investimenti, di cui alla legge regionale 2 gennaio 1979, n. 1, che sarà determinata con successiva legge regionale.
Al fondo possono affluire gli stanziamenti settoriali pertinenti ai servizi socio-assistenziali riguardanti la sfera materno-infantile, quella della tossicodipendenza, della tutela della salute mentale, dell'assistenza agli anziani ed ai soggetti portatori di handicap.
Art.45 - Criteri per la ripartizione del fondo per gli interventi ed i servizi socio-assistenziali. Il fondo di cui all'art. 44 è destinato:
a) quanto al 70%, sulla base della popolazione residente in ciascun comune secondo i dati dell'Istat dell'ultimo anno disponibile, per le spese connesse al funzionamento dei servizi socio-assistenziali;
b) quanto al 30%, per l'attuazione di investimenti sulla base di documentate richieste da presentare all'Assessore regionale per gli enti locali entro il 31 marzo di ciascun anno, con priorità per i comuni che hanno particolari carenze di strutture e di presidi socio-assistenziali.
Le somme assegnate ai sensi della lettera a) sono versate ai comuni con somministrazione trimestrale anticipata. I comuni sono tenuti ad aprire presso i rispettivi tesorieri apposito conto sul quale verranno versati i predetti fondi.
Le somme assegnate ai sensi della lettera b) sono accreditate ai comuni, singoli od associati, secondo le modalità di cui ai commi dall'uno al quattro dell'art. 35 della legge regionale 2 gennaio 1979, n. 1.
Art.46 - Modalità per il finanziamento delle spese per investimenti di cui all'art. 45, primo comma, lettera b). I finanziamenti per le spese di investimento previsti dal primo comma, lettera b) dell'art. 45 sono finalizzati alla realizzazione di nuove strutture e dotazioni di relative attrezzature ed arredi, nonchè alla riconversione, trasformazione, riadattamento e ampliamento di strutture preesistenti. È consentito l'acquisto e la ristrutturazione di edifici esistenti.
Art.47 - Fondo speciale per programmi straordinari. Per l'attuazione di programmi straordinari di interesse dei comuni singoli od associati e delle IPAB, conformi alle previsioni del piano triennale di cui all'art. 15 della presente legge è istituito un fondo straordinario, il cui ammontare sarà determinato con successiva legge della Regione.
Nell'ambito del piano triennale il fondo di cui al precedente comma può essere utilizzato per la riconversione e la valorizzazione delle strutture degli enti soppressi, di cui alla tabella B annessa al decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616.
Art.48 - Attività dipartimentale a livello regionale. In attesa della riforma dell'Amministrazione regionale e dell'istituzione delle aree dipartimentali, gli assessori regionali per gli enti locali e per la sanità coordinano i servizi sociali e sanitari.
Di ogni riunione è redatto apposito verbale copia del quale è rimessa al presidente della Regione entro i cinque giorni successivi.
Art.49 - Competenza delle province in materia di servizi socio-assistenziali. Le province hanno facoltà di affidare mediante convenzione ai comuni, od associazioni di comuni, la gestione dei servizi e degli interventi di loro competenza in favore di minori, gestanti e madri previsti dal regio decreto 8 maggio 1927, n.798 convertito nella legge 6 dicembre 1928, n.2838 e successive modifiche ed integrazioni e dalla legge 23 dicembre 1975, n. 698.
Le convenzioni disciplinano i rapporti patrimoniali e finanziari, l'utilizzazione del personale provinciale e le modalità di attuazione dei servizi stessi.
L'Assessore regionale per gli enti locali, entro sei mesi dalla approvazione della presente legge, predispone un disciplinare tipo della convenzione di cui ai precedenti commi.
Art.50 - Istituzioni socio-scolastiche permanenti (ex colonie). Le istituzioni socio scolastiche di cui alla legge regionale 5 agosto 1982, n. 93, possono essere incluse nel piano triennale di cui all'art. 15, ai fini delle utilizzazione e gestione da parte dei comuni singoli o dell'associazione dei comuni di cui all'art. 3 della legge regionale 12 agosto 1980, n.87.
Art.51 - Primo piano triennale dei servizi socio-assistenziali. Il primo piano regionale triennale dei servizi socio-assistenziali di cui all'art. 15 è elaborato dall'Assessore regionale per gli enti locali entro un anno dall'entrata in vigore della presente legge.
Art.52 - Gruppo di consulenza. Fino alla istituzione del Comitato regionale per i servizi socio-assistenziali di cui all'art. 13, l'Assessore regionale per gli enti locali si avvale per la elaborazione degli strumenti attuativi della presente legge, del gruppo di consulenza istituito a norma dell'art. 14 della legge regionale 6 maggio 1981, n.87.
Art.53 - Schema tipo di regolamento. Entro sei mesi dalla data di pubblicazione della presente legge, l'Assessore regionale per gli enti locali, avvalendosi del gruppo di consulenza di cui all'art. 52, predispone uno schema tipo di regolamento sull'organizzazione dei servizi socio-assistenziali, ad orientamento della attività dei comuni singoli od associati.
Nella prima applicazione della presente legge, i limiti di reddito per la gratuità dei servizi e per l'accesso agli stessi con quota a carico dell'utente, sono determinati dall'Assessore regionale per gli enti locali, con proprio decreto.
Art.54 - Direttive. Il Presidente della Regione, su proposta dell'Assessore regionale per gli enti locali, al fine di realizzare un migliore collegamento funzionale delle attività, è autorizzato ad impartire direttive ai comuni, contenenti indirizzi generali per l'attuazione della presente legge ed in particolare per l'esecuzione del piano triennale dei servizi socio-assistenziali.
Art.55 - Convenzioni per studi, ricerche, acquisizione ed elaborazione dati. L'Assessore regionale per gli enti locali è autorizzato a stipulare convenzioni con istituti universitari, scuole di servizio sociale o istituzioni specializzate nel settore dei servizi sociali, per studi, ricerche ed acquisizione ed elaborazione di dati utili alla predisposizione dei piani triennali dei servizi socio-assistenziali nonchè dei progetti speciali.
Per le convenzioni di cui al comma precedente si prescinde dalla acquisizione dei pareri previsti dalla legislazione vigente, allorchè l'importo relativo non superi i 100 milioni di lire.
Art.56 - Progetti speciali. La Regione può predisporre progetti mirati d'intervento in settori specifici o in aree di elevato rischio, anche con l'apporto degli enti locali e di organismi presenti nel territorio regionale.
Art.57 - Abolizione dell'elenco dei poveri. A decorrere dal 1° gennaio 1987 l'elenco dei poveri che i comuni sono tenuti a redigere in forza delle vigenti leggi è abolito.
Nel contesto dello schema del regolamento-tipo di cui all'art. 53 sono determinate le fasce di reddito per l'accesso gratuito alle prestazioni ed agli interventi istituiti ai sensi della presente legge, nonchè i limiti al di sopra dei quali l'accesso ai servizi è subordinato alla partecipazione economica degli utenti.
Art.58 - Relazione all'Assemblea regionale. Al termine del primo triennio di applicazione della presente legge, l'Assessore regionale per gli enti locali presenta all'Assemblea regionale una relazione sullo stato di attuazione della legge medesima, per le necessarie revisioni.
Art.59 - Compiti della Regione. L'Assessore regionale per gli enti locali decide le controversie tra i comuni singoli od associati o tra comuni ed altri enti pubblici soggetti alle potestà regionali, per il rimborso delle spese di soccorso e di assistenza, rese obbligatorie da particolari disposizioni di legge o statutarie, comprese quelle relative al mantenimento degli inabili al lavoro di cui all'art. 154 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773.
Art.60 - Obblighi e facoltà dei comuni aventi riflessi con la finanza locale. I comuni sono tenuti a istituire i servizi previsti dalla presente legge. A tale effetto, in sede di formazione del bilancio annuale e pluriennale, le relative spese sono iscritte nei propri bilanci entro il limite delle disponibilità dei fondi per i servizi, data la natura integrativa delle assegnazioni della Regione per finalità socio-assistenziali.
Ai fini degli investimenti, i comuni possono avvalersi anche delle disposizioni che regolano la contrazione di mutui, ivi compresi quelli somministrati dalla cassa depositi e prestiti.
Gli avanzi di amministrazione quali risultano dai conti consuntivi possono essere destinati alla realizzazione di strutture socio-assistenziali entro il limite del 50% delle somme disponibili.
Art.61 - Utilizzazione delle strutture degli enti soppressi. Le strutture degli enti soppressi adibite a servizi socio-assistenziali all'atto del trasferimento delle competenze all'Amministrazione della Regione attuato con decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1985, n. 245 possono essere attribuite in proprietà od in uso agli enti locali, nei cui territori sono ubicati, con decreto del Presidente della Regione previa delibera della Giunta regionale.
Art.62 - Personale dei disciolti comitati provinciali dell'Opera nazionale maternità ed infanzia. Il personale dei comitati provinciali dell'Opera nazionale maternità ed infanzia, disciolti ai sensi della legge 23 dicembre 1975, n.698, continua a svolgere presso le amministrazioni provinciali i compiti di cui all'art. 49 sino al definitivo inquadramento secondo la previsione contenuta nell'ultimo comma dell'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 13 maggio 1985, n. 256.
Art.63 - Funzionamento dei centri di rieducazione per minorenni soggetti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria minorile. Le convenzioni che il Ministero di grazia e giustizia ha stipulato con enti ed istituzioni che prestano assistenza ai minori soggetti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria minorile possono essere assunte dai comuni nel cui territorio operano le relative strutture.
Art.64 - Abrogazione di norme. È abrogato l'art. 14 della legge regionale 6 gennaio 1981, n.6 (1). Sono altresì abrogate tutte le disposizioni legislative in contrasto o non compatibili con la presente legge.
Art.65 - Iscrizione all'albo regionale degli enti e delle istituzioni già muniti di idoneità al funzionamento. Gli enti pubblici e privati dotati di attestato di idoneità a funzionare ai sensi della normativa precedente devono, entro un anno dall'approvazione degli standards previsti dall'art. 19, produrre formale istanza all'Assessore regionale per gli enti locali ai fini della iscrizione all'albo regionale.
Art.66 - Contributi alle IPAB ai sensi della legge regionale 26 luglio 1982, n. 71 (1). I contributi regionali previsti dalla legge regionale 26 luglio 1982, n.71, sono concessi alle IPAB che ne fanno istanza, fino a quando le IPAB medesime, attraverso la stipula delle convenzioni di cui all'art. 20, non avranno conseguito l'equilibrio economico-finanziario dei rispettivi bilanci.
Art.67 - Limiti di applicazione dell'art. 23 della legge regionale 2 gennaio 1979, n. 1. Le disposizioni contenute nell'art. 23 della legge regionale 2 gennaio 1979, n.1, cessano di avere vigore il 1° luglio 1987, Oltre tale data continuano a trovare applicazione nei seguenti casi:
- nei confronti delle IPAB sottoposte alle procedure prescritte dall'art. 31 e seguenti, ove i procedimenti non siano stati ancora definiti alla data del 1° luglio 1987;
Art.68 - Obblighi dei comuni. A decorrere dall'entrata in vigore della presente legge i comuni sono tenuti a provvedere:
b) al mantenimento delle persone inabili e prive di mezzi di sussistenza segnalate dalle autorità locali di pubblica sicurezza ai sensi e per gli effetti dell'art. 154 del testo unico di pubblica sicurezza approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n.773.
Fino a quando i comuni non saranno in grado di porre a carico del propri bilancio gli oneri conseguenti all'applicazione del presente articolo, gli stessi possono essere posti a carico del Fondo per i servizi di cui all'art. 19 della legge regionale 2 gennaio 1979, n.1.
Si prescinde, inoltre, dall'esercizio dell'azione di rivalsa nei confronti dei parenti tenuti a prestare gli alimenti, nel caso in cui i congiunti che ne sono obbligati siano titolari di redditi non eccedenti il doppio della fascia esente ai fini dell'IRPEF.
Gli interventi previsti dal presente articolo sono attuati anche nei confronti di non residenti, accertate la necessità e l'urgenza delle prestazioni. Dell'intervento realizzato viene data comunicazione al comune di residenza dell'assistito ed al comune di eventuale dimora.
Art.69 - Proroga di provvedimenti di ricovero. I provvedimenti di prosecuzione del ricovero dei minori, di anziani ed adulti inabili già adottati alla data di entrata in vigore della presente legge in applicazione dell'art. 32 della legge regionale 2 gennaio 1979, n. 1, vengono prorogati fino al limite previsto dal regolamento 6 maggio 1953, n. 3 e successive modifiche ovvero sino all'avvenuta dimissione e rientro in famiglia del ricoverato.
L'Assessorato regionale degli enti locali comunica alle amministrazioni competenti le proroghe nominative previste dal presente articolo.
Art.70 - Prosecuzione dell'attività del centro di rieducazione "Casa amica" di Agrigento. L'Ente di sviluppo agricolo è autorizzato a cedere in uso gratuito al comune di Agrigento gli immobili costituenti il Villaggio La Loggia sito nel comune di Agrigento.
Il comune è tenuto ad utilizzare gli immobili di cui al precedente comma quale struttura socio-assistenziale per i minori soggetti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria minorile nell'ambito della competenza amministrativa.
Art.71 - La istituzione dei servizi previsti dalla presente legge da parte dei comuni singoli o associati ha luogo compatibilmente alle risorse finanziarie di cui i comuni stessi possono disporre e nel rispetto delle norme di legge in materia di finanza locale.
Art.72 - Il beneficio del trasporto gratuito di cui all'art. 16 della legge regionale 6 maggio 1981, n. 87 e successive modificazioni e integrazioni è esteso alle vedove dei caduti e dispersi in guerra, purchè titolari di redditi non superiori ai limiti stabiliti nel precitato art. 16.
Art.73 - Termini di entrata in vigore. La presente legge entra in vigore il 1° gennaio 1987.
Art.74 - La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana.