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Timestamp: 2020-06-05 13:31:34+00:00
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Sentenza Cassazione Civile n. 4247 del 22/02/2011 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 4247 del 22/02/2011
Cassazione civile sez. III, 22/02/2011, (ud. 15/12/2010, dep. 22/02/2011), n.4247
sul ricorso 10090-2006 proposto da:
G.R., M.G.A. DETTO
(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA ITALO PANATTONI
177/A, presso lo studio dell’avvocato MILIONI GUERRIERO ARISTIDE, che
li rappresenta e difende giusta delega in calce al ricorso;
ASSOCIAZIONE ITALLIANA DELLA CACCIA ITALCACCIA, (OMISSIS), in
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PRINCIPESSA CLOTILDE 7, presso
lo studio dell’avvocato TONUCCI MARIO, che lo rappresenta e difende,
U.T.;
avverso la sentenza n. 640/2005 della CORTE D’APPELLO di ROMA,
Sezione 2^ Civile, emessa il 15/12/2004, depositata il 10/02/2005;
R.G.N. 160/2002;
15/12/2010 dal Consigliere Dott. LANZILLO Raffaella;
udito l’Avvocato FANTINI Alberto per delega avv. TONUCCI MARIO;
RUSSO Rosario Giovanni che ha concluso per rigetto e condanna delle
Il Tribunale di Roma – con sentenza n. 34844/2001 – ha dichiarato inammissibile per mancanza dell’autorizzazione assembleare l’azione di responsabilità sociale, proposta ai sensi dell’art. 22 c.c. dall’Associazione Italiana della Caccia (Italcaccia) contro gli ex amministratori, G.R., M.G.A. e U.T., ed ha condannato l’attrice al risarcimento dei danni ai sensi dell’art. 96 c.p.c..
Proposto appello da Italcaccia, a cui hanno resistito gli appellati, con sentenza 15 dicembre 2004 – 10 febbraio 2005 n. 640 la Corte di appello di Roma – in parziale riforma della sentenza emessa in primo grado – ha annullato la condanna dell’appellante al risarcimento dei danni, compensando fra le parti le spese dell’intero giudizio.
Il G. e il G.A. propongono tre motivi di ricorso per cassazione.
Resiste Italcaccia con controricorso.
1.- I tre motivi di ricorso denunciano tutti “Violazione dell’art. 360, nn. 3 e 5” in relazione: alla necessità dell’autorizzazione (primo motivo); all’omesso esame della sentenza penale di appello (secondo motivo); all’omessa motivazione sulle spese di lite (terzo motivo).
2.- Il primo motivo è inammissibile per difetto di interesse, in quanto si fonda su argomentazioni a sostegno della necessità dell’autorizzazione assembleare per proporre azione di responsabilità contro gli amministratori, necessità che la sentenza impugnata ha riconosciuto, accogliendo la tesi degli appellanti.
Il secondo motivo è inammissibile poichè si limita a contestare il merito della decisione di appello, nella parte in cui ha negato agli odierni ricorrenti il risarcimento dei danni nonostante le sofferenze loro procurate da un processo penale, senza porre in evidenza illogicità o incongruenze della motivazione, che risulta invece adeguatamente argomentata.
Il terzo motivo è inammissibile, in quanto investe la compensazione delle spese, cioè un capo della decisione rimesso alla discrezionale valutazione del giudice di merito.
La decisione risulta adeguatamente motivata e non è meritevole di censura, avendo anche richiamato a supporto della compensazione delle spese la reciproca soccombenza delle parti nel giudizio di appello.
4.- Le spese del presente giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.
La Corte di cassazione rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in via fra loro solidale, al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate complessivamente in Euro 5.000,00, di cui Euro 200,00 per esborsi ed Euro 4.800,00 per onorari, oltre al rimborso delle spese generali ed agli accessori previdenziali e fiscali di legge.