Source: http://www.gadit.it/articolo/8239
Timestamp: 2020-05-30 10:37:21+00:00
Document Index: 115853369

Matched Legal Cases: ['art. 2', 'art. 2059', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 75', 'art. 3', 'art. 2043', 'art. 2059', 'art. 2']

Corte Costituzionale, Sentenza n. 233 DEL 2003 DANNI IN MATERIA CIV. E PEN. Congiunto Danno non patrimoniale – Gadit
L’assurdità di una simile tesi, sul piano giuridico, risulterebbe – secondo il rimettente – palese ove si consideri che, secondo l’orientamento prevalente della dottrina, della giurisprudenza di legittimità e di quella costituzionale, l’art. 2 Cost. sancisce il valore assoluto della persona umana ed è norma a contenuto precettivo e non programmatico, cosicché ogni proiezione della persona nella realtà sociale sarebbe suscettibile di assurgere al rango di diritto soggettivo perfetto, con la conseguente configurabilità di una tutela risarcitoria in caso di lesione.
Secondariamente, la tesi cosiddetta «del combinato disposto» condurrebbe a svuotare l’art. 2059 cod. civ. di ogni contenuto, atteso che qualsiasi danno morale potrebbe astrattamente ricondursi alla lesione di un diritto costituzionalmente protetto. Ma tra una interpretatio abrogans conforme a Costituzione ed una interpretatio utilis con questa contrastante l’interprete – secondo il rimettente – dovrebbe necessariamente scegliere la seconda.
In via dichiaratamente subordinata, il rimettente solleva poi, in riferimento all’art. 3 Cost., una diversa questione di legittimità costituzionale della stessa norma, nella parte in cui non consente la liquidazione del danno non patrimoniale nei casi in cui la responsabilità dell’offensore venga affermata – come è nel giudizio a quo – in base ad una presunzione di legge.
La norma impugnata si porrebbe pertanto in contrasto con l’art. 3 Cost. in quanto – «in modo irrazionale rispetto al dettato dell’art. 75 cod. proc. pen., considerato quale tertium comparationis» – nonostante la conclamata parità delle giurisdizioni, precluderebbe al danneggiato che agisca in sede civile ai fini del risarcimento del danno morale «di avvalersi di uno dei mezzi di prova più tipici e risalenti del processo civile, cioè la presunzione».
Ad avviso della parte pubblica, il senso della norma impugnata sarebbe quello non di negare il riconoscimento dei diritti della personalità tutelati dagli artt. 2 e 3 Cost., ma di limitare un profilo risarcitorio privo – per la particolare natura di quei diritti – di effettiva idoneità ripristinatoria della perdita subita.
La seconda questione, indicata come subordinata, riguarda invece, con riferimento all’art. 3 Cost., la medesima norma nella parte in cui escluderebbe la risarcibilità del danno non patrimoniale allorché la responsabilità dell’autore del fatto, corrispondente ad una fattispecie astratta di reato, venga affermata – come appunto nel caso di specie – in base ad una presunzione di legge.
Dall’altro, la giurisprudenza – sia pure muovendosi nell’ambito di operatività dell’art. 2043 cod. civ., nel corso di un travagliato itinerario interpretativo nel quale questa Corte è ripetutamente intervenuta – ha da tempo individuato ulteriori ipotesi di danni sostanzialmente non patrimoniali, derivanti dalla lesione di interessi costituzionalmente garantiti, risarcibili a prescindere dalla configurabilità di un reato (in primis il cosiddetto danno biologico). Il mutamento legislativo e giurisprudenziale venutosi in tal modo a realizzare ha fatto assumere all’art. 2059 cod. civ. una funzione non più sanzionatoria, ma soltanto tipizzante dei singoli casi di risarcibilità del danno non patrimoniale.
Per quanto specificamente riguarda il tema – che qui ci occupa – della risarcibilità del danno non patrimoniale in caso di colpa presunta, altre, anch’esse recentissime, sentenze del giudice di legittimità, muovendo dalla «sempre più avvertita esigenza di garantire l’integrale riparazione del danno ingiustamente subito (…) nei valori propri della persona, anche in riferimento all’art. 2 Cost.», sono giunte all’enunciazione di un principio di diritto perfettamente coerente con le considerazioni sin qui svolte. Si afferma, infatti, in tali pronunce che alla risarcibilità del danno non patrimoniale ex artt. 2059 cod. civ. e 185 cod. pen. non osta il mancato positivo accertamento della colpa dell’autore del danno se essa, come nei casi di cui agli artt. 2051 e 2054 cod. civ., «debba ritenersi sussistente in base ad una presunzione di legge e se, ricorrendo la colpa, il fatto sarebbe qualificabile come reato» (Cass., 12 maggio 2003, nn. 7281 e 7282).