Source: http://www.uonna.it/operazione-bosco-minniti-cadono-elementi.htm
Timestamp: 2019-10-14 14:06:04+00:00
Document Index: 142472552

Matched Legal Cases: ['art. 12', 'art. 18', 'art. 24', 'art. 18', 'art. 10', 'art. 7']

operazione arresti bosco minniti, cadono le prove
Siracusa 18 marzo 2010 ore 22 Scarcerato Padre Carlo:
Si sgretolano le "evidente prove" su cui erano basati i capi d'imputazione
Padre Carlo è libero,
Carlo D'Antoni scrive: "Stasera è venuta la polizia penitenziaria a notificarmi l'ordine di scarcerazione. Si chiude il primo tempo di una partita tutta da giocare e che voglio giocarmi ! Un profondo grazie a chi mi ha tenuto a galla in giorni davvero tristi.
Sono tornato libero.
Certo, questo atto mi dà soddisfazione, ma molte, troppe cose esigono chiarezza.
Con molta più forza di prima vanno posti sul tappeto le esigenze di giustizia di quelle persone descritte
come "extracomunitari" e , ancor di più "clandestini". La libertà non è un bene individuale in un contesto di tristezza
dovuta a limitazioni della propria dignità !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
O siamo tutti liberi o la nostra è una libertà più che dimezzata. Questo è esattamente l'orizzonte del nostro impegno civile, contro una macchina statale che anche nella burocrazia più spicciola non fa mancare l'alito fetido della sua limitatezza politica ed etica.
I ragazzi africani che stanno con me erano impazziti di gioia ieri sera: hanno vissuto la mia scarcerazione come un segnale
di primavera per loro e per le famiglie che hanno lasciato a casa in attesa di un euro. Devono sentirci vicini.
Un grazie di cuore alla magnifica gente he ha firmato l'appello in mio favore.
Come vorrei ringraziarli tutti uno ad uno ! E chiedergli: non smettiamo ciascuno di fare la nostra parte. Anche a costo di pagare un prezzo, anche a costo di vederti rovesciare addosso palate di infamie. Ne vale la pena. Ancora grazie e senza sconti,
perchè si tratta di civiltà e diriti umani, BUON LAVORO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Venerdì alle ore 9,30 ci sarà una conferenza stampa in cui penso di avere qualcosa da dire.
Vi abbraccio tutti ! Vi abbraccio forte."
I giornali il 9 febbraio avevano dato largo spazio alla notizia: a Siracusa in una chiesa a Bosco Minniti il covo di una banda, un'associazione a delinquere finalizzata alla produzione di falsi permessi di soggiorno, all'imigrazione clandestina,
alla riduzione in schiavitu' allo sfruttamento della prostituzione, alla produzione di falsi attestati...
Avevano sbattuto "i mostri" in prima pagina, "pompato" la notizia
la chiesa di Bosco Minniti era stata descritta in come un covo di criminali.
l'08/02/2010, Il giorno prima del suo arresto Padre Carlo aveva presentato un esposto
alla Procura per denunciare atteggiamento vessatorio e persecutorio nei confronti
delle persone di provenienza extracomunitaria che nella parrocchia.
Il Procuratore di Catania Vincenzo D’Agata spiega i motivi dell'arresto di Padre Carlo
"Il ruolo del parroco della chiesa di Bosco Minniti a Siracusa":
“Il sacerdote non poteva non sapere”
Damiano Chiaramonte Martedì 09 Febbraio 2010 - 15:48
Nella foto, il Procuratore capo della Repubblica, presso il tribunale di Catania, Vincenzo D'Agata
Siracusa – Ad incastrare padre Carlo D’Antoni, il prete di frontiera che accoglieva centinaia di migranti
nella sua parrocchia a Bosco Minniti, sono state proprio le false attestazioni di ospitalità. Grazie a queste,
l’organizzazione sgominata dalla Dda di Catania avrebbe potuto garantire i permessi di soggiorno ai migranti,
riscuotendo, secondo le accuse, compensi da 800 a 1000 euro.
Chiunque conosce don Carlo è pronto a scommettere che il sacerdote ha agito in buona fede, spinto dalla forte voglia
di aiutare i più deboli, fidandosi delle carte che i suoi collaboratori gli facevano firmare. Di diverso avviso questa mattina
in conferenza stampa il Procuratore di Catania, Vincenzo D’Agata secondo cui questa operazione “lascia l’amaro in bocca”
per le persone coinvolte.
“Ma da quelle che sono le prove sin qui prodotte – ha aggiunto il magistrato - attraverso una apparente azione umanitaria,
in realtà altro non si faceva che favorire il permanere dello stato di schiavitù e di profondo sfruttamento degli immigrati anche nel settore della prostituzione”.
Ancora più preciso il Procuratore di Catania quando si parla del ruolo di padre Carlo D’Antoni: “Certamente problematica
la posizione del parroco, poiché la sua attività non era di secondaria importanza rispetto all’azione criminale, per questo
non poteva non sapere”.
Secondo quanto si legge nella informativa diffusa dalla polizia, ruolo determinante nella vicenda era rivestito
da padre Carlo D’Antoni, dal volontario Antonino De Carlo, che insieme all’avvocato Aldo Valtimora avrebbero costituito
la struttura associativa diventata punto di riferimento nazionale per i vari clandestini provenienti da diverse parti d’Italia. L’organizzazione, si avvaleva della collaborazione di un referente per ogni etnia di clandestini che aveva il compito di procacciare i clienti, predisponeva le false attestazioni necessarie per far ottenere agli extracomunitari i permessi di soggiorno per asilo politico, quindi lo status di rifugiato. Successivamente le pratiche venivano seguite, nelle fasi amministrative dall’avvocato Valtimora al quale gli extracomunitari dovevano rivolgersi per il buon fine della pratica.
SIRACUSA 9 febbraio- La Polizia di Siracusa sta eseguendo nove provvedimenti di custodia cautelare, emessi dal Gip del Tribunale di Catania, con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'illecita permanenza di stranieri nel territorio dello stato italiano, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale.
Le indagini, coordinate inizialmente dalla Procura della Repubblica di Siracusa e successivamente dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ruotano attorno a una presunta organizzazione criminale che aveva la sua base logistica nella chiesa di Bosco Minniti a Siracusa. Il clan, che avrebbe gestito la permanenza in Italia di extracomunitari di origine cinese e nigeriana, produceva e rilasciava, dietro lauti compensi, documenti falsi necessari per ottenere i relativi permessi di soggiorno per asilo politico o protezione, tanto da diventare un punto di riferimento a livello nazionale per i clandestini provenienti da diverse parti d'Italia.
Attraverso questo sistema l'organizzazione sarebbe riuscita ad ottenere la regolarizzazione di numerose ragazze di origine nigeriana, avviate da tempo alla prostituzione in Campania. A due donne è stato contestato anche il reato di riduzione in schiavitù e sfruttamento della prostituzione.
C'è anche padre Carlo D'Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti, e da tempo impegnato in prima linea nel sostegno ai disagiati e soprattutto agli immigrati, tra gli indagati dell'operazione della polizia di Stato di Siracusa contro una presunta banda accusata di gestire il racket per il rilascio di falsi permessi di soggiorno a clandestini. Il reato ipotizzato nei suoi confronti dal Gip di Catania, che ne ha disposto gli arresti domiciliari, è associazione per delinquere. Stessi reati sono contestati anche all'avvocato Aldo Valtimora, un professionista assai attivo anche lui nell'azione di sostegno e di assistenza ai migranti, e al suo segretario, Antonino De Carlo, che sono stati posti anche loro agli arresti domiciliari.
La Repubblica Don Carlo era a capo di un'organizzazione che vendeva documenti illegali ai clandestini in italia In passato, il prete ha lanciato un'allarme alle autorità: "Troppi immigrati senza casa, aiutiamoli"
Siracusa, arrestato un parroco di frontiera "Rilasciava falsi permessi di soggiorno"
SIRACUSA 9 febbraio- Un'inchiesta sull'immigrazione clandestina, sullo sfondo la Sicilia e la cittadina di Siracusa. Il protagonista, un parroco di frontiera, padre Carlo D'Antoni, ora posto agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Catania e due suoi collaboratori, arrestati anch'essi. In totale sarebbero nove i provvedimenti di custodia cautelare emessi dal gip di Catania nei confronti di altrettranti soggetti accusati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento della permanenza illegale di immigrati nel territorio italiano, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a pubblico ufficiale.
Le indagini, coordinate inizialmente dalla procura di Siracusa e poi da quella di Catania, hanno evidenziato che l'organizzazione, che aveva base logistica proprio presso la chiesa situata nel quartiere di Bosco Minniti di Siracusa, agiva allo scopo di consentire la permanenza di cinesi e nigeriani entrati clandestinamente nel Paese. Il clan, guidato dal parroco, produceva e rilasciava, dietro il pagamento di ingenti somme di denaro, i documenti falsi necessari per ottenere i permessi di soggiorno per l'asilo politico, tanto da divenire un punto di riferimento nazionale per gli stranieri provenienti da diverse parti d'Italia. I criminali riuscivano a ottenere anche la regolarizzazione di numerose ragazze nigeriane avviate da tempo alla prostituzione in Campania, inviate dai loro sfruttatori interessati a preservare la loro fonte di reddito. A due donne è stato infatti contestato, anche il reato di sfruttamento della prostituzione.
Il prete della chiesa di Bosco Minniti è stato accusato di gestire l'organizzazione, di essere la mente dell'associazione. Tutto era perfetto, organizzato con la massima accuratezza. Il parroco aveva pensato a ogni particolare, trasformando la chiesa in un luogo accogliente: per un ora, di sera, l'altare diventava una mensa capace di accogliere un centinaio di persone. Poi, dopo cena, si disponevano cuscini e materassi per terra e si riposava. Don Carlo era un buono - dicono alcuni conoscenti del parroco. "Era buono perché dormiva con loro, non li sfruttava". Posto agli arresti domiciliari, il parroco è da sempre considerato a Siracusa come un prete in prima linea sul fronte dell'immigrazione. E la sua parrocchia, nel tempo, è diventata punto di approdo per centinaia di stranieri scampati alla traversata del Canale di Sicilia.
Ora le indagini proseguiranno. Per ora però permane la certezza che padre Carlo, in passato, aveva provato in più occasioni, a denunciare alla Procura della Repubblica le condizioni disumane nelle quali centinaia di uomini e donne sono costretti a vivere. Come ogni anno, infatti, nel periodo di marzo gli immigrati si dirigono verso la Sicilia per la raccolta nei campi. Invadono le campagne di Cassibile e di Pachino, due zone nei pressi di Siracusa. Quest'anno, gli immigrati sono arrivati anche da Rosarno, accampandosi nelle campagne e sollevando inevitabili problemi di natura igienico sanitaria.
L'allarme lanciato da Don Carlo è rimasto a lungo inascoltato.
Poi la polizia ha fatto irruzione nella chiesa, arrestando il parroco di frontiera,
il capo dell'organizzazione.
Siracusa: parroco arrestato perchè rilasciava falsi permessi di soggiorno
09/02/2010 - 15:25
Un’inchiesta sull’immigrazione clandestina, sullo sfondo la Sicilia e la cittadina di Siracusa. Il protagonista, un parroco di frontiera, padre Carlo D’Antoni, ora posto agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Catania e due suoi collaboratori, arrestati anch’essi. In totale sarebbero nove i provvedimenti di custodia cautelare emessi dal gip di Catania nei confronti di altrettranti soggetti accusati di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento della permanenza illegale di immigrati nel territorio italiano, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a pubblico ufficiale.
Le indagini, coordinate inizialmente dalla procura di Siracusa e poi da quella di Catania, hanno evidenziato che l’organizzazione, che aveva base logistica proprio presso la chiesa situata nel quartiere di Bosco Minniti di Siracusa, agiva allo scopo di consentire la permanenza di cinesi e nigeriani entrati clandestinamente nel Paese. Il clan, guidato dal parroco, produceva e rilasciava, dietro il pagamento di ingenti somme di denaro, i documenti falsi necessari per ottenere i permessi di soggiorno per l’asilo politico, tanto da divenire un punto di riferimento nazionale per gli stranieri provenienti da diverse parti d’Italia.
I criminali riuscivano a ottenere anche la regolarizzazione di numerose ragazze nigeriane avviate da tempo alla prostituzione in Campania, inviate dai loro sfruttatori interessati a preservare la loro fonte di reddito. A due donne è stato infatti contestato, anche il reato di sfruttamento della prostituzione. Il prete della chiesa di Bosco Minniti è stato accusato di gestire l’organizzazione, di essere la mente dell’associazione.
Tutto era perfetto, organizzato con la massima accuratezza. Il parroco aveva pensato a ogni particolare, trasformando la chiesa in un luogo accogliente: per un ora, di sera, l’altare diventava una mensa capace di accogliere un centinaio di persone. Poi, dopo cena, si disponevano cuscini e materassi per terra e si riposava. Don Carlo era un buono – dicono alcuni conoscenti del parroco. “Era buono perché dormiva con loro, non li sfruttava”. Posto agli arresti domiciliari, il parroco è da sempre considerato a Siracusa come un prete in prima linea sul fronte dell’immigrazione. E la sua parrocchia, nel tempo, è diventata punto di approdo per centinaia di stranieri scampati alla traversata del Canale di Sicilia.
// Ora le indagini proseguiranno. Per ora però permane la certezza che padre Carlo, in passato, aveva provato in più occasioni, a denunciare alla Procura della Repubblica le condizioni disumane nelle quali centinaia di uomini e donne sono costretti a vivere. Come ogni anno, infatti, nel periodo di marzo gli immigrati si dirigono verso la Sicilia per la raccolta nei campi. Invadono le campagne di Cassibile e di Pachino, due zone nei pressi di Siracusa. Quest’anno, gli immigrati sono arrivati anche da Rosarno, accampandosi nelle campagne e sollevando inevitabili problemi di natura igienico sanitaria. L’allarme lanciato da Don Carlo è rimasto a lungo inascoltato. Poi la polizia ha fatto irruzione nella chiesa, arrestando il parroco di frontiera, il capo dell’organizzazione.
SIRACUSA, ARRESTI E DUBBI. VOGLIAMO VERITA’ E GIUSTIZIA DICIAMO NO AL DELITTO DI SOLIDARIETA’. http://habeshia.blogspot.com/
1. Come riferisce l’ANSA del nove febbraio, “nove persone sono state arrestate dalla Polizia di Siracusa, su disposizione del Gip del Tribunale di Catania, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'illecita permanenza di stranieri nel territorio dello stato italiano, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale. Le indagini, coordinate inizialmente dalla Procura della Repubblica di Siracusa e successivamente dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ruotano attorno a una presunta organizzazione criminale che aveva la sua base logistica nella chiesa di Bosco Minniti a Siracusa”. Agli arresti domiciliari padre Carlo D'Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti, nei suoi confronti il Gip ipotizza il reato di associazione per delinquere. Sempre secondo l’Ansa gli “stessi reati sono contestati anche all'avvocato Aldo Valtimora, un professionista assai attivo anche lui nell'azione di sostegno e di assistenza ai migranti, e ad Antonino De Carlo, collaboratore di padre Carlo D'Antoni, anche loro posti agli arresti domiciliari”. Un operatore della chiesa di Bosco Minniti ha riferito ai cronisti che “padre Carlo nei giorni scorsi aveva presentato un esposto alla Procura della Repubblica e al Questore di Siracusa per quello che riteneva un sospetto atteggiamento ostile dell'ufficio immigrazione”. Come riferisce Repubblica “Ora le indagini proseguiranno. Per ora però permane la certezza che padre Carlo, in passato, aveva provato in più occasioni, a denunciare alla Procura della Repubblica le condizioni disumane nelle quali centinaia di uomini e donne sono costretti a vivere. Come ogni anno, infatti, nel periodo di marzo gli immigrati si dirigono verso la Sicilia per la raccolta nei campi. Invadono le campagne di Cassibile e di Pachino, due zone nei pressi di Siracusa”. Non intendiamo entrare nel merito delle diverse contestazioni riferite dai mezzi di informazione nei confronti dei singoli imputati, per i quali si deve comunque ricordare che nel nostro paese esiste ancora la presunzione di innocenza sino a condanna definitiva e che non è stato ancora abrogato l’art. 12 del Testo Unico sull’immigrazione n. 286 del 1998 e dunque “fermo restando quanto previsto dall’articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato”. Dare accoglienza senza scopo di lucro agli immigrati irregolari non può diventare un “delitto di solidarietà”, neppure per effetto delle ultime disposizioni del pacchetto sicurezza, soprattutto quelle che sanzionano la messa a disposizione di un alloggio per fini di lucro a favore di irregolari. E se qualcuno persegue un personale fine di lucro non è scontato che questo si estenda a tutte le altre persone che collaborano in una associazione. In tutta Italia centinaia di luoghi di accoglienza accolgono migranti irregolari e richiedenti asilo, dichiarando la presenza di immigrati che sono costretti a muoversi sul territorio nazionale alla ricerca di un reddito e se vi sono, come certamente esistono, associazioni a delinquere finalizzate allo sfruttamento della prostituzione, occorrerebbe chiedersi se sono più efficaci le periodiche retate, con la consueta espulsioni lampo delle vittime del traffico, oppure se non sarebbe più efficace restituire una effettiva applicazione alle misure di protezione sociale previste dall’art. 18 del Testo unico sull’immigrazione, oggi dimenticato dagli stessi uffici amministrativi che dovrebbero utilizzarlo. Rinnoviamo dunque la nostra solidarietà nei confronti di tutti coloro che danno accoglienza agli immigrati irregolari per finalità umanitarie. Se singole persone hanno lucrato sull’accoglienza offerta agli immigrati vanno individuati e puniti senza processi sommari. Se poi le accuse si riferiscono anche alle richieste di asilo, ai documenti di soggiorno, o al reato di falso in atti pubblici, come sembra, sarebbe bene che le indagini si rivolgessero anche agli uffici preposti al loro rilascio, perché in altri processi simili che si sono celebrati in passato, anche in Sicilia, sono spesso emerse complicità interne che consentivano appunto l’indebito rilascio dei permessi. Di certo toccherà alla magistratura accertare fatti e responsabilità. Che esistano reti criminali straniere ( non solo cinesi e nigeriane, ma anche maghrebine), interessate allo sfruttamento delle persone che transitano nei centri di accoglienza è un fatto notorio, documentato già da numerose indagini penali in tutto il territorio nazionale, cosa più ardua è stata finora verificare quanto queste reti siano riuscite ad infiltrarsi nelle strutture di accoglienza e grazie a quali responsabilità. La Rete antirazzista di Catania ricorda però “la disponibilità della parrocchia di Boscominniti e di padre Carlo D’Antoni nel seguire il processo per il naufragio del Natale ’96 al largo di Portopalo. In seguito alla controinchiesta di Dino Frisullo sulla holding degli schiavisti, all'impegno degli avvocati e dei familiari delle vittime e delle associazioni antirazziste, dopo 13 anni si è arrivati alla condanna a 30 anni dei 2 imputati, anche se in seguito alle leggi securitarie ed ai respingimenti in Libia le mafie mediterranee continuano sempre più ad ingrassarsi “. 2. Riteniamo opportuno a questo punto chiarire alcuni aspetti della situazione degli immigrati nella provincia di Siracusa, aspetti non marginali, che oggi sembrano trascurati dai mezzi di informazione che hanno dato ampio rilievo alla vicenda degli arresti, dopo avere taciuto su altri fatti non meno gravi, come le accuse ben documentate contenute nel dossier di MSF (Medici senza frontiere) contro il sistema dei Centri di identificazione ed espulsione e dei CARA ( centri per richiedenti asilo) ed in particolare nei confronti della struttura di Cassibile, gestita fino al 2009 dall’associazione Alma Mater, a pochi chilometri da Siracusa, un centro di prima accoglienza ed identificazione che in parte funzionava come un CIE, chiuso dal ministero lo scorso anno. Una struttura nella quale, oltre a verificarsi gravi omissioni dal punto di vista dell’assistenza sanitaria, risultava del tutto carente anche l’assistenza legale, gestita dall’associazione “Un Ponte sul Mediterraneo” e la mediazione linguistica. Riteniamo opportuno un contributo di riflessione, anche per sollecitare che le indagini si svolgano in tutte le direzioni. E’ vero che molti extracomunitari finiscono nelle maglie del mercato illegale delle regolarizzazioni ed è anche vero che un traffico di clandestini tra Siracusa e la Campania esiste. Un traffico nel quale potrebbero anche essere coinvolti operatori umanitari infedeli ed avvocati disonesti. Molti immigrati denunciano oggi di essere stati abbandonati dai loro avvocati, ed alcuni che ritenevano di avere presentato ricorso contro un provvedimento negativo di diniego dello status di protezione umanitaria stanno amaramente scoprendo che in realtà non esiste nessun ricorso a loro nome. Esiste tutto un “universo sommerso” di associazioni che in Sicilia come in Campania vedono nei migranti soltanto una fonte di guadagno, lecito o illecito che sia. Speculazioni e truffe ai danni dei migranti non sono fatti nuovi. Una verità amara, ma che si conosce da tempo e che qualcuno sembra scoprire soltanto oggi. Tuttavia occorre accertare responsabilità individuali e non esprimere affrettati giudizi sommari. E occorre sempre tenere presente il quadro ambientale nel quale si svolgono i fatti. Un quadro ambientale già assai inquinato sul quale non erano mancate in passato le indagini della magistratura. Uno sforzo di riflessione appare utile in questo momento di grave confusione con evidenti rischi di grave strumentalizzazione della vicenda nei confronti degli operatori umanitari e di quanti assistono gli immigrati che in misura crescente sono ridotti alla condizione di irregolarità per gli effetti perversi dei tanti pacchetti sicurezza e delle prassi applicative di molti uffici immigrazione delle questure italiane. Questi uffici ricercano sempre la soluzione più restrittiva, o più ritardata nel tempo, per negare agli immigrati il conseguimento o il mantenimento del permesso di soggiorno e questo contribuisce ad alimentare un vasto giro di illegalità che si può riscontrare su tutto il territorio nazionale. Anche i ritardi o i dinieghi generalizzati nell’ammissione al patrocinio a spese dello stato comprimono i diritti di difesa, impediscono la proposizione tempestiva dei ricorsi e creano confusione tra i tanti avvocati onesti che lavorano, rimettendoci anche di tasca propria, e quei pochi che vogliono lucrare ad ogni costo sulla pelle dei migranti. Magari spacciandosi per avvocati senza neppure avere conseguito l’abilitazione alla professione, come hanno amaramente scoperto molti immigrati, in gran parte richiedenti asilo, privati dei più elementari diritti di difesa. Da tempo la situazione dei migranti richiedenti asilo nella provincia di Siracusa, e più in generale degli irregolari, che avevano ricevuto un diniego, era all’attenzione di politici ed associazioni. Di certo non ha contribuito alla chiarezza in questa materia la mancata risposta del governo, fino allo scorso mese di gennaio, alle numerose sollecitazioni presentate nel corso del 2009 dalla parlamentare radicale Rita Bernardini, che ha chiesto per un anno intero, invano, una risposta scritta con una interrogazione presentata sulle gravi irregolarità riscontrate durante le visite nel 2008 nel centro di Cassibile, irregolarità emerse anche dal punto di vista della difesa legale. E non sono stati neppure chiariti tutti i dubbi che aveva sollevato negli anni scorsi l’incriminazione degli stessi gestori del centro di Cassibile, in convenzione con la Prefettura di Siracusa (sembrerebbe senza gara d’appalto), dopo un processo penale abortito sul nascere, anche per gli errori nei quali sarebbe incorsa l’accusa ( su questi fatti si rinvia ai dossier su www.fortresseurope.blogspot.com). Gli arresti di Siracusa giungono proprio nel momento in cui molti migranti vittima della “pulizia etnica” a Rosarno stavano ritornando nella provincia di Siracusa, nelle campagne di Cassibile in particolare, per la raccolta delle patate, una coltura stagionale che ogni anno attira, proprio nel mese di febbraio, migliaia di lavoratori stranieri. Quest’anno molti di coloro che giungono da Rosarno in Sicilia hanno ormai visto scadere il proprio permesso di soggiorno, dopo essere stati licenziati dalle imprese del nord. Altri sono invece richiedenti asilo denegati proprio dalla Commissione territoriale di Siracusa, persone che a centinaia avevano presentato un ricorso, ma che gli avvocati, o loro faccendieri, non avevano rappresentato fedelmente, al punto che in molti casi, come adesso stanno rilevando diversi avvocati in tutta Italia, non era stato neppure depositato l’atto di ricorso, oppure l’avvocato non si era presentato in udienza. Anche su queste vicende, maturate nella stessa zona di Siracusa, che potrebbero essere collegate agli arresti di oggi, perché riguardano gli stessi gruppi di immigrati presenti a Siracusa ed ospitati sia nel centro, adesso chiuso, di Cassibile, che nella parrocchia di padre Carlo D’Antoni a Boscominniti, attendiamo dalla magistratura, al più presto, verità e giustizia. Anche per consentire a quanti hanno comunque diritto ad esercitare una difesa effettiva ( art. 24 della Costituzione) di fare valere il loro diritto alla protezione internazionale, quantomeno ottenendo una rimessione in termini e dunque la possibilità di opporsi all’espulsione, evitare l’applicazione del nuovo reato di immigrazione clandestina e (ri)presentare un ricorso effettivo contro la decisione che li priva di uno status legale. 3, Non vorremmo in sostanza una giustizia a due velocità, forte con i deboli e debole con i forti, e saremo vigili sull’andamento del processo che si svolgerà a Siracusa nei confronti di padre Carlo e degli altri imputati. Soprattutto ci auguriamo che, se si accertino illeciti, a pagare non siano sempre e soltanto gli immigrati coinvolti, ma tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito a truffare persone giunte da lontano in evidente stato di bisogno. Vorremmo soprattutto che si distinguesse sempre tra le vittime del traffico, alle quali può sempre essere concesso un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale, coloro che in buona fede prestano assistenza umanitaria e gli autori di reati che vanno perseguiti e puniti quale che sia la nazionalità o la funzione pubblica che assolvono. Il ministro Maroni dopo i fatti di Rosarno aveva individuato in Cassibile e nella provincia di Siracusa un area di elevata concentrazione di lavoro stagionale, spesso irregolare, dove applicare la “tolleranza zero” divenuta ormai emblema della gestione dell’immigrazione da parte di questo ministro e della sua maggioranza di governo. Adesso giunge questa indagine della magistratura che, al di là della sua fondatezza, da dimostrare, chiude uno dei pochissimi punti di riferimento che gli immigrati stagionali, anche irregolari, potevano trovare in quella zona. Lanciamo un appello perché le istituzioni locali e le associazioni umanitarie che operano nella provincia di Siracusa intensifichino gli sforzi per garantire spazi di accoglienza per tutti gli stagionali e per contrastare lo sfruttamento dei lavoratori migranti nelle campagne, uno sfruttamento facilitato dall’inasprimento delle norme contro l’immigrazione clandestina e dalle retate di polizia che arrivano puntualmente alla fine del raccolto, privando i lavoratori espulsi dei loro modesti guadagni, e premiando dunque chi li sfrutta. Esattamente come è successo a Rosarno, lo stesso potrebbe succedere nei prossimi mesi a Cassibile e nelle altre campagne della Sicilia dove il lavoro degli stagionali è fondamentale per l’esercizio dell’agricoltura. Una regione, ricordiamo, dove domina il lavoro nero, dove sono irregolari otto aziende su dieci, con premi assicurativi non versati per 6 milioni di euro ed una alta incidenza di infortuni sul lavoro, e questo sia ai danni degli autoctoni che dei migranti. Le verifiche sono state effettuate in 1.563 imprese e 1.188 (cioè il 76%) sono risultate non regolari. I controlli hanno permesso l'emersione di 3.141 lavoratori irregolari. Ci aspetteremmo che la magistratura eserciti anche in questa direzione un controllo più penetrante al fine di consentire ogni forma possibile di emersione del lavoro irregolare dei migranti anche attraverso la denuncia dei datori di lavoro, come sarebbe possibile in base all’art. 18 del Testo Unico sull’immigrazione. Una questione che nella provincia di Siracusa, e nella zona di Cassibile in particolare, è di scottante attualità, ma che rischia di arenarsi nel generale ostruzionismo che incontra la concessione del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. Emblematico, in questo senso, è anche il rinvio voluto dal governo, appena pochi giorni fa, delle norme che potevano dare attuazione alla direttiva comunitaria che contiene sanzioni per i datori di lavoro irregolare e prevede varie ipotesi di denuncia e di autodenuncia per la emersione e la regolarizzazione dei lavoratori stranieri “in nero”. Se non si riuscirà a colpire l’illegalità dilagante nel mercato del lavoro, applicare le norme dei vari pacchetti sicurezza, che vietano con pene sempre più severe l’immigrazione irregolare, l’agevolazione all’ingersso clandestino e sanzionando principalmente le vittime, o magari anche coloro che in buona fede prestano loro assistenza, appare solo come volere svuotare il mare con un bicchiere. Intanto le organizzazioni criminali continuano a lucrare sul proibizionismo delle migrazioni, anche ai danni dei rifugiati e dei potenziali richiedenti asilo, forse anche con l’aiuto di qualche collaboratore infedele interno agli uffici ed ai luoghi di accoglienza. Oppure, più tristemente, con la chiusura dei pochi spazi di accoglienza ancora aperti sul territorio, si continueranno a creare le condizioni ambientali e giuridiche per praticare le operazioni di deportazione “assistita” volute dal ministro Maroni per decongestionare le aree a più alta concentrazione di lavoro irregolare stagionale.
Fulvio Vassallo Paleologo Università di Palermo
L'esposto alla Procura di Siracusa depositato da Padre Carlo D'Antoni,
sacerdote della parrocchia di Bosco Minniti,
il giorno prima del suo arresto e pubblicato sul sito www.ilmegafono.org
al Sig. procuratore della Repubblica di Siracusa
Continuo a ricevere, da parte dell’Ufficio stranieri della Questura di Siracusa, nella persona del Dirigente Dott. Calafiore, delle comunicazioni che si configurano come un atteggiamento vessatorio e persecutorio nei confronti delle persone di provenienza extracomunitaria che nella parrocchia Maria Madre della Chiesa sita in Siracusa, via Alessandro Specchi 98, di cui io sottoscritto sac. Carlo D’Antoni sono parroco, trovano un punto di riferimento per essere accolte e accompagnate dal punto di vista civico, morale, sanitario, giuridico e legale.
L’ultima comunicazione, trasmessami via fax giorno 03 di questo corrente mese di febbraio (cat. A.11/2010- 4^ Sez. Imm.), tra l’altro un fax poco leggibile, recita: “In riferimento alla comunicazione di codesta parrocchia del 13 gennaio 2010 con cui si evidenziano le posizioni giuridiche degli stranieri lì elettivamente domiciliati, tenuto conto del rilevante numero delle istanze ancora pendenti di rilascio di permesso di soggiorno, si è ritenuto opportuno varare un calendario riservato di convocazioni, che verrà aggiornato con cadenza mensile e contestualmente inviato a codesta parrocchia, che di seguito si trasmette”.
“(Segue un elenco di persone straniere convocate il 9, il 16 e il 23 di questo mese di febbraio)”.
“Si specifica che la mancata presentazione senza giustificato impedimento dei convocati, comporterà l’avvio del procedimento di rigetto del permesso di soggiorno per mancata dimostrazione del domicilio attuale in questa giurisdizione ai sensi dell’art. 10 bis legge 241/90 e succ. mod. (vedi allegato 1)”.
L’elenco degli stranieri a cui ho dato e do ospitalità e che ovviamente ho sempre trasmesso all’Ufficio immigrazione della nostra Questura e riguardante gli stranieri che hanno eletto a loro domicilio la parrocchia Maria Madre della Chiesa riguarda, appunto un numero di persone rintracciabili tramite noi dall’Ufficio Immigrazione (che altrimenti non saprebbe come comunicare con loro). Sono persone che si spostano a seconda di dove trovano un qualche lavoro e quindi non godono ancora del bene della stabilità abitativa e del lavoro continuativo. Hanno eletto domicilio presso la parrocchia e ad essa fanno costante riferimento per ogni ordine di problemi soggiornandovi inoltre, ogni volta che è opportuno.
Se il Dott. Calafiore “sospetta” che illegalmente qualcuno dichiara falsamente che ha il legale domicilio presso di me, non deve convocare me che sono il legale rappresentante della parrocchia?
Qual è il motivo per cui delle persone da cui dovremmo solo prendere esempio per l’umiltà e lo spirito di sacrificio e sopportazione che hanno, devono in quelle precise date venire a Siracusa sobbarcandosi una spesa per il viaggio, correndo il rischio di un licenziamento che in questi tempi di crisi economica e con datori di lavoro indeboliti è purtroppo sempre dietro l’angolo (si tratta per lo più di contratti minimali, a tempo e poi ricomincia l'ansia per un nuovo contratto prima che scadano i fatidici sei mesi e si diventa praticamente clandestini).
Che valore ha, che vincolo di legge ha l’affermazione “si è ritenuto opportuno”? In base a quale esigenza di legge? A quale circolare vincolante?
Le persone degli stranieri, che non sono mere pratiche burocratiche da smistare, né pacchi da spedire o rispedire ma titolari di diritti e doveri previsti dalle leggi, non possono essere richiamate a Siracusa dai luoghi dove in questo momento hanno trovato un pezzo di pane solo perché “si è ritenuto opportuno” da parte di qualcuno.
Che rispetto sarebbe inoltre verso le persone questa convocazione immediata, viste le date della comunicazione e della convocazione?!? Come sempre, in sostanza, l’Ufficio Immigrazione della Questura di Siracusa non accetta nei fatti che c’è differenza tra “residenza” e “elezione di domicilio”. Quindici/diciottomila ne sono passati dalla mia parrocchia negli ultimi 15 anni. Di questi solo centinaia hanno ancora il proprio domicilio presso i locali della parrocchia. Inoltre, riguardo le persone convocate nel corrente mese di febbraio, bisogna sottolineare che sono tutte in possesso di un permesso di soggiorno. Quindi che può significare mai la frase “tenuto conto del rilevante numero di istanze ancora pendenti di rilascio del permesso di soggiorno?”.
La penultima di una lunga serie di volte in cui il Dott. Calafiore ha trovato problematica l’azione della parrocchia verso gli stranieri è stata nell’agosto del 2009, quando, in base all'art. 7 del Testo Unico dell'immigrazione 286/98, “riteneva opportuno” che io gli inviassi per tutti gli stranieri presenti presso di me, la ricevuta di presentazione della dichiarazione di ospitalità resa secondo le modalità fissate nell'allegato modulo (vedi allegati 2 e 3). Per capire bene che significasse, mi sono rivolto, come sempre ho dovuto fare al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministro degli Interni a Roma. Mi hanno gentilmente risposto sempre il Prefetto Dott. Morcone innanzitutto, il Dott. Minati (ora prefetto a Genova), la Dott.ssa Sarti, il Dott. Carbone. Tutto si è sempre risolto per il meglio per gli immigrati. Come? Non lo so.
In ogni caso ritengo una precisa volontà vessatoria allora quella di non provvedere ad un adeguamento dei locali e del personale che presta servizio all’Ufficio Stranieri, magari disponendo di mediatori culturali, mettendo gli utenti nelle migliori condizioni per poter esporre i loro casi senza ansie, senza atteggiamenti inquisitori dovuti certamente anche a stanchezza degli operatori agli sportelli, difficoltà di comunicazione, differenza di cultura. Segnalo che fino a qualche mese fa, per prendere il turno ed sperare di essere ricevuti, gli stranieri bivaccavano e dormivano in strada e al parcheggio Talete, con il sole e con la pioggia e molti alla fine dovevano tornare e ritornare ancora. Per coincidenza, solo all’indomani di una semplice e pacifica dimostrazione delle associazioni di volontariato della nostra città si cominciò
a ricevere per appuntamento.
Agli allegati 4, 5, 6 fornisco altri tre casi di prevaricazione dell’Ufficio immigrati della Questura di Siracusa e che sottopongo all’attenzione della Procura della Repubblica.
Tutto ciò che ho esposto riguarda solo gli ultimi anni. Ribadisco che questi atteggiamenti sono reiterati da molto tempo e solo l’amore, la fiducia nella giustizia e la competenza delle persone che collaborano in parrocchia, insieme alla cordiale attenzione dei Signori del Dipartimento per le libertà civili e immigrazioni di Roma ci hanno permesso e ci permettono di operare per i diritti e la legalità.
Per quanto esposto chiedo alla S.V. di intervenire secondo le modalità proprie del Suo Ufficio.
Sac. Carlo D'Antoni
L'altra città Firenze
Stefania Ragusa presidente dei comitati Primo marzo 2010:
Da parte nostra esiste la convinzione dell’assoluta innocenza di padre Carlo. Se una colpa è stata commessa a Bosco Minniti è stata quella di praticare in modo radicale il principio cristiano dell’accoglienza.,Nello specifico, di dare un domicilio a chi non lo aveva e ne aveva bisogno per avviare l’iter legale di regolarizzazione. Sappiamo bene che,oggi, anche per effetto della perversa saldatura che si è prodotta tra razzismo istituzionale e razzismo popolare, questa pratica nel nostro Paese può diventare un reato, nonostante da più parti si invochi la difesa delle radici cristiane. E’ un paradosso che, in un Paese che si professa cristiano, praticare il cristianesimo possa diventare un reato. Il problema evidentemente è a monte.
Come sicuramente molti sapranno, martedì 9 febbraio scorso, è stato arrestato il nostro referente di Siracusa, padre Carlo D’Antoni, un uomo coraggioso e generoso, da molti anni schierato a fianco dei più deboli e impegnato nell’accoglienza dei migranti, e che non ha esitato a denunciare la situazione di degrado e sfruttamento (ancora più grave probabilmente di quella di Rosarno) che si è venuta a creare nelle campagne intorno a Cassibile (una frazione di Siracusa).
Le accuse formulate nei suoi confronti hanno lasciato increduli non solo noi di Primo Marzo 2010 ma tutto il mondo associativo, la Chiesa e le persone che hanno avuto la fortuna, in questi anni, di entrare in contatto con padre Carlo e conoscere il suo lavoro nella parrocchia di Bosco Minniti. Scrivo questo post poche ore dopo essere stata lì, in visita, e sono ancora emozionata e commossa. Ho partecipato a una riunione (già programmata) con il gruppo di Siracusa e con quello di Catania e ho visto con i miei occhi la famosa chiesa in cui l’altare è stato spostato per dare un posto e un ricovero a chi non ha un tetto sotto cui ripararsi. Ho visto con i miei occhi i ragazzi di padre Carlo (molti arrivano da Rosarno) e anche la processione di persone attonite venute a dare una mano dopo aver saputo dell’arresto. Persone di ogni tipo, in molti casi volontari o fedeli che da tempo non si erano più visti a Bosco Minniti ma che, dopo una notizia così sconvolgente, sono corsi a dare la loro testimonianza, e lo hanno fatto nel modo più congruo rispetto al carattere di Carlo e dei suoi collaboratori: attraverso le opere.
In questo momento il gruppo di Siracusa, che stava programmando molte e belle iniziative per il Primo marzo, coinvolgendo anche tantissimi immigrati, si trova in grosse difficoltà. Non solo perché è momentaneamente “assente” la principale guida spirituale e organizzativa, ma anche perché i materiali prodotti, le risorse finanziarie e molte altre cose sono al momento inaccessibili. Per questo invito tutti gli altri gruppi a solidarizzare e a dare una mano, nella misura che riterranno praticabile.
La giustizia deve sicuramente fare il suo corso, ma da parte nostra esiste la convinzione dell’assoluta innocenza di padre Carlo. Se una colpa è stata commessa a Bosco Minniti è stata quella di praticare in modo radicale il principio cristiano dell’accoglienza.,Nello specifico, di dare un domicilio a chi non lo aveva e ne aveva bisogno per avviare l’iter legale di regolarizzazione. Sappiamo bene che,oggi, anche per effetto della perversa saldatura che si è prodotta tra razzismo istituzionale e razzismo popolare, questa pratica nel nostro Paese può diventare un reato, nonostante da più parti si invochi la difesa delle radici cristiane. E’ un paradosso che, in un Paese che si professa cristiano, praticare il cristianesimo possa diventare un reato. Il problema evidentemente è a monte. Se una legge, da un lato, produce clandestinità (e c’è un’ampia letteratura che dimostra che questo ha fatto, sino ad ora, la Bossi-Fini, e che le cose stanno andando ancora peggio da quando è in vigore il famigerato pacchetto sicurezza) e, dall’altro, trasforma la solidarietà in illegalità, evidentemente, è da ripensare.
*Stefania Ragusa (presidente di Primo marzo 2010)
Pubblicato il 11 Febbraio 2010 Cristianesimo di Base IN NOME DELLA LEGGE: DIFENDI GLI IMMIGRATI? ARRESTATO!
E' il caso di Padre Carlo, di Siracusa: da anni “tenuto d'occhio” perché prendeva le parti dei “clandestini”: finché l'hanno arrestato. Nessuno di quanti lo conoscono crede alle accuse contro di lui. Una sola - che non hanno osato esprimere - è vera: quella di essere un cristiano. Aiutare i poveri, ospitare gli stranieri, difendere i perseguitati
Non è una chiesa come le altre. Nella Chiesa di Bosco Minniti a Siracusa, da molti anni, tutti possono trovare rifugio; gli extracomunitari, scappati per mille ragioni diverse dai loro paesi, ci abitano, la vivono, la animano condividendo le difficoltà quotidiane. Entrateci all’ora dei pasti: è la mensa di tutti i popoli. Al posto dell’altare una tavolata immensa dove almeno cento immigrati di ogni nazionalità si trovano riuniti a mangiare. Alle pareti, simboli di diverse religioni. Qui sono stati accolti anche molti di immigrati scappati da Rosarno e presto ci saranno, come ogni anno, quelli che arrivano per la raccolta stagionale nei campi tra Cassibile e Pachino.
Tutto questo dà fastidio ai potenti. In un momento in cui si tenta in tutti i modi di rendere la vita sempre più impossibile agli immigrati, si compie l’ennesimo attacco politico, l’ennesimo tentativo di stroncare l'accoglienza e l'integrazione.
Padre Carlo D’Antoni è ora agli arresti domiciliari insieme ad altri otto indagati (Antonino De Carlo, un collaboratore del sacerdote, l’avvocato Aldo Valtimora e sei immigrati), accusati di gestire il rilascio di permessi di soggiorno falsi. Il reato ipotizzato dal Gip di Catania è associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'illecita permanenza di stranieri nel territorio dello stato italiano. E poi accuse di riduzione in schiavitù e di falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale per aver “inventato storie travagliate e commoventi” al fine di ottenere titoli di soggiorno per motivi umanitari o di protezione temporanea. Inventato!.
Ma se è vero che molti extracomunitari finiscono nelle maglie del mercato illegale delle regolarizzazioni e se è vero che un traffico di clandestini tra Siracusa e la Campania esiste, gli immigrati di Bosco Minniti dicono che l’attacco a padre Carlo è infondato, che lui non ha nulla a che vedere col racket dei documenti, che non ha mai commesso quei reati. Dicono che l’esperienza di Bosco Minniti deve continuare, in una chiesa senza frontiere, aperta a tutti, un luogo in cui si lotta per il diritto a una vita dignitosa
.Sonia Giardina
Padre Carlo D’Antoni è stato fra i primi a seguire il processo per il naufragio del Natale ’96 al largo di Portopalo e l'inchiesta di Dino Frisullo sulla holding degli schiavisti. Dopo 13 anni si è arrivati alla condanna a 30 anni dei 2 imputati, anche se in seguito alle leggi razziali e ai respingimenti in Libia le mafie mediterranee continuano sempre più ad ingrassarsi .
Come allora esigiamo verità e giustizia nel colpire i carnefici dei migranti , ma ci opponiamo a qualsiasi campagna di criminalizzazione di chi si spenda nell’accoglienza, anche disobbedendo a leggi ingiuste . Un motivo di più perché la giornata di mobilitazione antirazzista del 1° marzo a Siracusa e in Sicilia veda scendere in piazza i migranti e chiunque si batta contro le nuove politiche d’apartheid
.Rete Antirazzista Catanese
* * *ALLE LEGGI RAZZIALI BISOGNA DISUBBIDIRE
I “reati” di padre Carlo, se anche fossero veri, non sarebbero affatto reati nuovi: c'erano già prima. “Aiuto a schiavi evasi”, come nell'Alabama dello Zio Tom. “Aiuto a ebrei fuggitivi”, come nell'Italia del duce.
Non sono affato reati, in verità. Sono doveri per chi è cristiano - sono obbligo per chi è civile - sono vergogna incancellabile per chi ne ha fatto “legge” e angheria.
Alle leggi ingiuste bisogna disobbedire. Bisogna far fuggire gli schiavi, nascondere gli ebrei, aiutare i “clandestini”. Per noi cittadini italiani (non padani, non mafiosi: italiani) è un dovere precisissimo che ci ordina la nostra sovrana, la Costituzione. E' infedele quel funzionario che, nascondendosi dietro “leggi” antiitaliane, tradisce la Repubblica e viola il giuramento alla Costituzione. “Io eseguivo gli ordini” non è, e non è mai stata, una giustificazione.
La Fiat ora proclama apertamente: “Al diavolo voi siciliani! Io vi licenzio tutti quanti e porto le mie fabbriche in Cina”. Ai vecchi operai settentrionali: “E' vero, mi avete servito per quarant'anni - dice - Mi avete permesso di nascondere miliardi e miliardi all'estero e di governare di fatto il vostro paese. Che importa! Al diavolo anche voi tutti. Le prossime Cinquecento le farò in Messico o in Brasile”.
E il popolo, instupidito, tace. Fino a quando?
Giù le mani da Padre Carlo D’Antoni! 7 marzo 2010 — nuovosoldo
In Italia non esiste ancora il “reato di solidarietà”
Quasi due settimane sono passate da quel 9 febbraio in cui padre Carlo D’Antoni, parroco della Chiesa di Bosco Minniti (SR) insieme ad altre otto persone è stato posto agli arresti domiciliari, accusato dal Gip del Tribunale di Catania di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’illecita permanenza, falso ideologico in atto pubblico e false dichiarazioni a Pubblico Ufficiale. E’ a nostro parere un pesante segnale che viene inviato a tutti coloro che – come padre Carlo fa in prima persona da anni – continuano concretamente a fornire assistenza ed accoglienza a quei migranti che hanno come unica colpa il non avere un documento, o il non averlo ancora perfettamente a posto. Quanti sanno che per fare domanda di asilo il richiedente deve eleggere domicilio? Ma come può una persona appena arrivata, che non conosce nessuno, che non parla la lingua, dimostrare di avere un alloggio a disposizione? Ecco allora che centri di accoglienza, centri sociali e parrocchie come quella di Boscominniti si attivano per offrire un tetto, un pasto caldo, e una dichiarazione di ospitalità, primo passo indispensabile per poter accedere alla procedura. Passato il primo periodo, la persona prova a rendersi autonoma, e magari si sposta per cercare lavoro: mantiene però un contatto con la parrocchia, con il centro che l’ha accolto e ospitato, punto di riferimento sul territorio, che consente di diminuire il fenomeno dell’irreperibilità dei richiedenti asilo.
Ecco quindi i pericolosi reati di cui è indagato padre Carlo, e che lo costringono ai domiciliari da due settimane, come un pericoloso
criminale: aver dichiarato l’ospitalità per chi – in fuga da guerre e persecuzioni – ha trovato nella parrocchia di Boscominniti un rifugio,
e aver rifocillato e accolto molti di loro, aiutandoli a districarsi nelle pratiche burocratiche.
Sappiamo che il soccorso e l’assistenza umanitaria senza scopo di lucro degli immigrati anche in situazioni di irregolarità non sono
ancora reato in questo paese, neppure dopo il pacchetto sicurezza.
Chiediamo quindi che padre Carlo sia liberato, che la sua situazione sia chiarita al più presto e che possa tornare a svolgere la sua
preziosa opera di solidarietà presso la sua parrocchia!
Annamaria Rivera (Università di Bari), Eugenio Melandri (Chiama l’Africa), Maria Immacolata Macioti (Università La Sapienza, Roma) Alessia Montuori (Senzaconfine, Roma), Iuri Carlucci (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Shabir Mohamed (Ass. lavoratori pakistani in Italia), Renato Sarti (Teatro della Cooperativa, Milano), Sarah Di Giglio e Caroline Chamolt (Senzaconfine, Roma), Salvatore Palidda (Università di Genova), Nella Ginatempo, Vincenzo Miliucci, Confederazione Cobas, Domenico Lucano (sindaco di Riace), Chiara Sasso (coordinamento Rete dei Comuni Solidali), Alfonso Di Stefano (Rete antirazzista catanese), Ines Bartoletti (Novafeltria, RN), Fausto Pellegrini (Rainews24), Anna Brambilla (Senzaconfine, Milano), Simonetta Crisci (avvocata, Roma), Matilde Di Giovanni (Avvocata, Siracusa), Angela Bellei (Ass. Azad-per la libertà del popolo kurdo), Maria Grazia Rattin (Trento), Danilo Mancosu e Antonello
Pabis (Associazione Sarda Contro l’Emarginazione), Alfonso Perrotta (Roma), Germana Monaldi (Senzaconfine, Roma), coordinamento nazionale Primo marzo 2010, Stefania Ragusa (giornalista, Milano), Corrado Ferulli (Milano), Emilio Rossi (CIAC, Parma), Giampaola Bellini (Roma), Simona Ferlini (Provincia di Bologna, Università di Bologna), Giovanni
Serreli (Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea, CNR, Cagliari), Grazia Naletto (Lunaria, Roma), Stefano Galieni (Resp. nazionale immigrazione Prc), Patrizia Fucci (Roma), Nelly Bocchi (Casa delle donne “Dove comincia il giorno” Fidenza – PR), Marco Gaibazzi (ass. Jambo, Fidenza PR), Fabio Testasecca (Roma), Alessandro Bresci (ingegnere), Tiziana Caparesi (Associazione Il Seme), Daniele Barbieri (Scimmie verdi, Imola), Attilio Alioli (Shiatsu Do Onlus), Mimmo Lombezzi (gionalista, Milano), Giovanni Michelon (Padova), OUTIS - Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea (Milano), Giovanni Busetto (Ponte in Valtellina – SO), Livia Grossi, Giuseppe Casarrubea (storico), Daria Pozzi (ATTAC), Daniele Biacchessi (giornalista), Paolo Limonta (maestro elementare, Milano), Elena Allegretti (Centro Interculturale Nawras), Abdoulaye Diene, Todo Cambia (Milano), Luigia Sommo, Simona Ferrari, Veronica Mensi (Teatro della Cooperativa -
Milano), Davide Benetti, Silvia Torneri (Centro Interculturale Trama di Terre), Luca Manganella, Luciano Muhlbauer (consigliere regionale della Lombradia, PRC), Giovanna Tosi (Milano), Marco lupo Gingardi (Milano); Riccardo Orioles- giornalista, Giovanni Maiolo (Paulonia-Rc), Davide Ficarra- Prc (Pa), – Carmelo Labate (Ass. Ecumenica SAE – Messina).