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Timestamp: 2019-08-19 23:12:38+00:00
Document Index: 171376964

Matched Legal Cases: ['art. 2087', 'art. 29', 'sentenza ', 'art. 19', 'art. 14', 'art. 101', 'art. 22']

Numero 1 23 gennaio 2017
Risarcibilità del cd. "danno differenziale"
La domanda di risarcimento del danno subito in seguito all’esposizione al sangue infetto di cui alla l. 210/92 non è accoglibile in caso di mancata allegazione di prova sui danni concreti ed attuali subiti. Essa, infatti, non può ritenersi provata in re ipsa, soggiacendo, invero, ai rigorosi principi dell’onere della prova e del principio dispositivo. Il contagio da sangue infetto, tra l’altro, qualora avvenuto in occasione dell’espletamento del proprio servizio a causa della condotta colpevole del datore di lavoro, rientra nella violazione contemplata all’art. 2087 c.c. ed il ristoro del danno è soggetto alla prescrizione decennale.
Contagio da sangue infetto nell'espletamento dell'attività lavorativa
LA QUESTIONE In tema di risarcimento dei danni da contagio mediante sangue infetto (in particolare del danno da epatite post-trasfusionale) la Suprema Corte ha ribadito che la prescrizione del relativo diritto è, nei confronti del Ministero della Salute, quinquennale, con decorrenza, al massimo, dalla data in cui il danneggiato ha domandato l’indennizzo ex lege 210/92.
L'abbandono dei lavori di opera pubblica
L’abbandono dei lavori da parte di un’impresa incaricata di eseguire un’opera pubblica, preceduto da una condotta non improntata a criteri di lealtà e buona fede contrattuale, è giusta causa per la risoluzione di diritto del contratto di appalto pubblico; atteso che l’abbandono del cantiere non può apparire giustificato, nemmeno se ascritto ai pur provati inconvenienti causati dall’amministrazione, in quanto l’ordinamento prevede in tal caso altri mezzi di tutela, a nulla rilevando le dichiarazioni e le rimostranze dell’impresa; giacchè il privato, a differenza della PA, non ha il potere di risolvere unilateralmente il vincolo contrattuale, potendo solo chiedere al giudice competente un provvedimento in tal senso e dovendo peraltro nel frattempo continuare nell’esecuzione dell’opera.
Risoluzione del contratto per grave inadempimento della stazione appaltante
LA QUESTIONE In tema di appalti, la stazione appaltante può procedere alla risoluzione in danno del contratto di appalto ex artt. 1453 e 1455 c.c., tutte le volte che, rispettivamente, l'appaltatore incorra in gravi irregolarità e ritardo nell'esecuzione dei lavori, ovvero si renda colpevole di frode o grave negligenza e contravvenga agli obblighi ed alle condizioni contrattuali sottoscritte sicché la prosecuzione dei lavori a giudizio dell'ingegnere capo non sia tale da assicurare il loro completamento nei termini prefissati.
L'obbligo di vigilanza del Direttore dei lavori edilizi
Il direttore dei lavori, in quanto tenuto a vigilare costantemente sulla corretta esecuzione delle opere, può rispondere penalmente a titolo concorsuale degli illeciti previsti dalla normativa edilizia ed urbanistica. Egli, invero, giacché gravato da tale onere di vigilanza, è tenuto a contestare le irregolarità riscontrate e, se del caso, a rinunciare all'incarico, essendo chiamato, alla fine, a garantire personalmente al Comune la corrispondenza tra le opere realizzate e quanto previsto nel titolo abilitativo. Nel caso concreto, stante la rinuncia all'incarico da parte del tecnico, nella quale il medesimo dà atto delle gravi difformità riscontrate e della sua conseguente impossibilità a proseguire nell'incarico prima assunto, deve, in relazione alla posizione del medesimo, trovare applicazione l'art. 29, comma 2, D.P.R. n. 380 del 2001.
Incongruità tra permesso di costruire e opere realizzate
LA QUESTIONE Qualora il direttore dei lavori, in osservanza al suo precipuo onere di costante vigilanza sulla corretta esecuzione delle opere nell'ambito di interventi di ristrutturazione di un immobile, riscontri ed accerti essenziali variazioni e totali difformità tra le opere realizzate e quanto contenuto nel titolo abilitativo del permesso di costruire rilasciato, può andare esente da responsabilità penale solo ove dia pronta e formale comunicazione di rinuncia all'incarico ricevuto.
Manifestazioni seriali: violazione della dignità umana e clima intimidatorio
Gli elementi oggettivi dello stalking
LA QUESTIONE La sentenza in commento affronta l’analisi degli elementi oggettivi di cui si compone il delitto di atti persecutori, mostrando di recepire le indicazioni della clinica giurisprudenziale che hanno contribuito a delinearne i contorni.
Pubblicità on line degli avvocati e restrizioni del CNF
La delibera interpretativa del 23 ottobre 2015 del Consiglio Nazionale Forense del parere n. 48/2012, reso in risposta ad una richiesta di un Consiglio dell'Ordine sulla compatibilità con l'art. 19 del Codice deontologico dell'offerta, da parte di un avvocato, di prestazioni professionali scontate mediante siti web e ritenuto anticoncorrenziale dall'AGCM, non ha un contenuto oggettivamente anticoncorrenziale, atteso che la stessa, affermata la legittimità di qualsiasi mezzo pubblicitario, ha sostanzialmente ribadito la regola deontologica circa il divieto di pagare terzi procacciatori di affari e clienti e la regola legale secondo la quale il contenuto della pubblicità deve essere trasparente corretto e veritiero.
Inottemperanza solo se c'è reiterazione di condotta identica
LA QUESTIONE Con delibera del 16 luglio 2013, l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha avviato, ai sensi dell'art. 14, Legge n. 287/1990, un procedimento nei confronti del Consiglio nazionale degli avvocati volto ad accertare l'esistenza di violazioni dell'art. 101 del TFUE, contestando la presenza sul sito web CNF del "Nuovo tariffario forense", d.m. 127/2004, e della circolare n. 22-C/2006, che affermava la possibile rilevanza disciplinare della richiesta di compensi inferiori ai minimi tariffari anche a seguito dell'entrata in vigore del decreto Bersani.
Il diritto di accesso agli atti non è automatico neppure per i giornalisti
Se fosse sufficiente l’esercizio dell’attività giornalistica e il fine di svolgere un’inchiesta su una determinata tematica per ritenere, per ciò solo, il richiedente autorizzato ad accedere a documenti in possesso della Pubblica amministrazione solo perché genericamente riconducibili all’oggetto di detta inchiesta, si finirebbe per introdurre una sorta di inammissibile azione popolare sulla trasparenza dell’azione amministrativa che la normativa sull’accesso non conosce; in altri termini, l’istanza di accesso proposta in via amministrativa e la conseguente domanda giudiziale vanno valutate, per saggiare la legittimità del diniego, anche tacito, opposto dall’Amministrazione alla luce dell’invocato disposto normativo, senza poter prendere in considerazione la successiva evoluzione della disciplina normativa in materia di trasparenza delle pubbliche amministrazioni e di conoscenza dei relativi atti.
Giornalisti: accesso negato ai contratti in derivati del MEF
LA QUESTIONE Il Consiglio di Stato ritiene che le norme per l’accesso agli atti amministrativi tutelano un “interesse personale e concreto, strumentale all’accesso” la cui natura non consente di “dilatare l’ambito applicativo della normativa garantista” dettata dall’art. 22, L. 241/1990..