Source: https://www.ilportaledelctu.it/enciclopedia-del-ctu/572-profili-civilistici-della-consulenza-tecnica.html
Timestamp: 2019-05-23 23:52:02+00:00
Document Index: 111951469

Matched Legal Cases: ['art. 61', 'art. 68', 'art 2409', 'art. 366', 'art. 64', 'art. 51', 'art. 51', 'art. 196', 'art. 314']

Profili civilistici della consulenza tecnica
È opportuno prima ancora di esaminare le poche norme del c.p.c. riguardanti il Consulente precisarne il concetto stesso. Il Consulente del Giudice non è un perito ma un ausiliario del Giudice nel senso che si pone di fronte a questi
non per esprimere un parere ma per assisterlo, col consiglio, nel campo della propria particolare esperienza.
Alla luce di tale criterio il legislatore ha dettato le relative norme del c.p.c. L’art. 61 c.p.c recita appunto che il Giudice nomina un Consulente per “farsi assistere per il compimento di singoli atti o per tutto il processo ...”
La norma dispone quindi che le operazioni avvengano in presenza dell’Ufficio, nel qual caso si redige il verbale. Solo eccezionalmente si prevede che il Consulente operi da solo, nel qual caso redigerà relazione scritta.
Questa è la teoria, nella prassi la consulenza degrada a mera perizia.
Il Consulente Tecnico opera sempre da solo e, pur non potendosi ritenere che sussista un divieto di redigere verbali da parte del C T.U, si può affermare l’inopportunità di farlo per incompetenza formale ed anche sostanziale perché quasi mai si riesce a verbalizzare le questioni rigorosamente tecniche.
Il “parere”’ dato dal Consulente diventa generalmente, un mezzo di prova e cioè un mezzo attraverso il quale il Giudice valuta il materiale probatorio acquisito. Sul punto ancora si discute perché in certi casi il Consulente, attraverso l’indagine affidatagli, accerta i fatti stessi assumendo dunque un ruolo non sussidiario.
Il Consulente va tenuto distinto dall’esperto (art. 68 c.p.c.) che svolge un’attività operativa o addirittura concorre a costituire il collegio con funzione deliberativa. Nonostante il diverso termine usato dal G.p.C. è da considerarsi Consulente l’Ispettore di cui parla l’art 2409 c.p.c
2.0 - NOMINA
La nomina del Consulente è rimessa all’insindacabile giudizio del Giudice che, in quanto doverosamente prudente, lo farà tutte le volte che il “thema decidendum’ presenti una complessità tale che supera la comune esperienza.
La nomina può avvenire in primo e secondo grado anche dopo che la causa sia stata rimessa al collegio per la decisione.
3.0 - SCELTA
La regola: deve essere nominato un solo Consulente, non è peraltro rara l’ipotesi che sia nominato un collegio peritale quando le indagini da compiere siano per vastità e complessità tali che si pone la necessità di una nomina congiunta.
La scelta di norma deve cadere su “tecnici” iscritti in speciali albi. La non iscrizione non è di ostacolo alla nomina ma, in questi casi, il provvedimento deve essere preceduto dal parere del Capo dell’ufficio giudiziario e per giunta deve essere motivato.
La norma, pur ammettendo la deroga, dispone la nomina “a rotazione” e prevede che debbano essere registrati in un libro tenuto presso la cancelleria gli incarichi ed i rispettivi compensi.
3.1 - ACCETTAZIONE, ASTENSIONE, RICUSAZIONE E SOSTITUZIONE
Il Giudice con l’ordinanza ammissiva della C.T.U., fissa l’udienza per il conferimento dell’incarico e per il giuramento del Consulente. L’ordinanza a cura della cancelleria, è notificata al Consulente con invito a comparire per l’udienza fissata. Se il Giudice ha operato la sua scelta prescindendo dagli appositi albi, il Consulente ha facoltà di rifiutare l’incarico altrimenti non
può rifiutare senza incorrere nelle sanzioni di cui all’art. 366 c.p. richiamato dall’art. 64 c.p.c.
Se non intende accettare l’incarico perché non iscritto all’albo o perché sussiste un “giusto motivo” di astensione (art. 51 c.p.c.) il Consulente doveva comunicarlo almeno tre giorni prime della udienza di comparizione.
Le parti stesse, nel medesimo termine, possono proporre istanza di ricusazione per i motivi di cui all’art. 51 c.p.c. Il termine di cui sopra non è perentorio e dunque la non accettazione, la ricusazione o l’astensione possono avvenire anche in un periodo successivo ma non oltre il giuramento.
Compiuto tale ultimo atto la sostituzione può avvenire solo se sussistono “gravi motivi” di cui all’art. 196 c.p.c.
4.0 - ATTRIBUZIONI GIURAMENTO E RESPONSABILITÀ
Nell’ordinanza che nomina il Consulente sono esposte le ragioni della nomina sia pur sinteticamente ma è solo al momento dell’incarico che sono analiticamente e compiutamente delineate le attribuzioni del Consulente.
Si suole distinguere un triplice ordine di attribuzioni:
a) assistenza al Giudice, la c.d. “consulenza in senso stretto”;
b) indagini che sono propriamente di carattere peritale;
c) esame contabile, ai fini conciliativi;
Questa ripartizione non è naturalmente rigida perché l’incarico può assumere connotazioni plurime. All’udienza di comparizione il Consulente deve giurare (il rifiuto equivale al rifiuto dell’incarico prima dell’inizio dell’attività altrimenti gli accertamenti fatti equivalgono alle perizie stragiudiziali.
La formula del giuramento sarà sostituita a breve da una dichiarazione del Consulente di impegno solenne di adempimento del compito che gli è stato attribuito. Quanto alla responsabilità il Consulente è soggetto alle disposizioni del codice penale relative ai periti (art. 314, 366, 373, 375, 377, 382); può essere condannato ad una pecuniaria se incorre in colpa grave nell’esecuzione degli atti richiestigli ed in caso di colpa grave è responsabile civilmente dei dati che provoca e ciò indipendentemente dalla responsabilità penale o dalla irrogazione della pena pecuniaria.
Infine, se iscritto all’albo, e soggetto passivo delle sanzioni disciplinari previste nel c.p.c.19 -21)
5.0 -ASSISTENZA AL GIUDICE
Il primo compito che può essere affidato al Consulente come dicevamo poco sopra, è quello di assistere il Giudice nelle indagini che lo stesso compie personalmente, dando chiarimenti o suggerendo percorsi di indagine. In tali ipotesi l’attività del Consulente è documentata dal Cancelliere salvo che il Giudice non richieda relazione scritta che naturalmente ha solo natura valutativa.
6.0- INDAGINI
In questo caso al Consulente è richiesto qualcosa di più dell’assistenza perché gli viene attribuito il compito di svolgere indagini e cioè domandare chiarimenti alle parti assumere informazioni da terzi eseguire piante, calcoli e rilievi.
In tal caso, avendo l’incarico di natura particolare, deve essere osservato il principio del contraddittorio e pertanto il Consulente deve : dare avviso alle parti del giorno, dell’ora e del luogo di inizio delle operazioni peritali. Se il contraddittorio risulta violato, l’indagine compiuta è nulla ma il vizio deve essere eccepito nella prima udienza o difesa successiva al deposito della relazione.
Le parti possono far pervenire al Consulente osservazioni e distanze. Se nel corso delle indagini sorgono questioni sui poteri e sui limiti dell’incarico, il Consulente deve informare il Giudice ma le parti stesse possono prevenirlo investendo subito il Giudice della questione e quest’ultimo, sentite le parti, dirime la vertenza.
Completate le operazioni il Consulente, nel termine ordinatorio concessogli dal Giudice, deve depositare la relazione nella quale deve inserire anche le osservazioni dei Consulenti di parte. Il mancato rispetto del termine per il deposito non comporta alcuna sanzione.
Nel caso in cui il Giudice rileva il mancato deposito della relazione e fissa un termine mandando la cancelleria per la notifica, detto termine è perentorio ed il mancato rispetto dello stesso comporta la responsabilità penale.
La relazione eseguita non fa pubblica fede, ne per gli apprezzamenti ne per gli accertamenti per cui non è necessario, sotto tale profilo, richiedere la querela di falso.
Il Giudice dunque può tranquillamente disattendere quanto afferma il Consulente.
A seguito della consulenza il Giudice può disporre mezzi di prova oppure altre indagini o anche il rinnovo delle operazioni già eseguite senza che perciò stesso debba essere sostituito il Consulente, salvo i “gravi motivi” di cui discorrevamo poco sopra.
10.0 - QUALCHE CONSIGLIO PER I CONSULENTI DEL GIUDICE
Il Consulente, di norma riceve la convocazione per l’affidamento dell’incarico mediante notifica dell’Ufficiale Giudiziario. Nel documento notificato ci sono sempre la data e l’ora dell’udienza, il nome del Giudice, numero del registro generale ed i nomi delle parti. Altre notizie a volte ci sono, altre volte no.
comporre un fascicolo personale del Consulente riportando in copertina tutti i dati disponibili di identificazione della procedura;
all’interno si può predisporre qualche pagina, in genere un foglio “uso bollo” o simile nel quale poi si terrà il diario di tutte le attività;
presentarsi all’udienza fissata con un minimo di anticipo. In genere, nell’attesa, s’incontrano i legali e si può conoscere la materia in
contestazione ed eventuali particolarità processuali interessanti;
all’udienza non interloquire se non richiesti;
attendere a sedersi di aver pronunciato l’impegno solenne. I Giudici chiedono ancora il giuramento, ma la prassi sta cambiando. Comunque adeguarsi a quanto richiesto;
annotare chi sono i presenti;
scrivere diligentemente il quesito che viene posto;
chiedere un termine (di solito 60 gg.) per rispondere con relazione scritta e
fissare, seduta stante data, ora e luogo dell’inizio dell’operazione, per evitare di dover poi fare comunicazioni formali;
annotare le generalità degli eventuali C.T.P. e/o eventuali termini concessi dai Giudice alle parti per la nomina;
chiedere i fascicoli delle parti o almeno gli atti e documenti necessari per l’espletamento della consulenza;
qualora sia opportuno che il Consulente disponga delle copie dei verbali di udienza, fissare con chiarezza le modalità per acquisirli. In genere uno dei legali si impegna a fornirli;
spesso capita di ricevere un incarico contestualmente all’affidamento ad altro professionista di altro incarico nella stessa causa. Classico, nell’infortunistica stradale, il contemporaneo incarico al tecnico meccanico ed al medico. In questi casi i consulenti riceveranno ciascuno gli atti e documenti di rispettiva competenza;
ci possono essere sovrammissioni;
cercare di essere pratici, prendere accordi chiari con i colleghi e soprattutto non creare difficoltà ne per ragioni di principio, ne di prassi;
nel caso nel quale il Consulente sia impossibilitato a comparire all’udienza fissata, sarà opportuno che ne dia notizia tempestivamente, per quanto possibile;
si ricordi che si vive in tempi di grave difficoltà per l’amministrazione della Giustizia. Si va da un’udienza all’altra con intervalli di molti mesi spesso oramai di anni;
per quanto e possibile, il Consulente deve cercare di non indurre per causa propria anche involontaria necessità di rinvio. In genere si riesce, nei casi di impossibilità prima accennati, con accorti interventi, a sanare la situazione senza troppo difficoltà
10.1 RELAZIONI CON I CONSULENTI TECNICI DI PARTE
Le parti, in proprio o tramite i relativi consulenti, hanno diritto di assistere alle operazioni e di produrre istanze, memorie e o documenti.
Non hanno diritto formale di discutere con il C.T.U. ne tanto meno di pretendere di conoscerne i pareri.
Devono essere tenute al corrente dell’attività e basta. Quando la parte ha avuto notizia dell’inizio delle operazioni o di altra attività, l’obbligo di comunicazione da parte del C.T.U. cessa.
Se il C.T.P. non compare, è suo onere informarsi del proseguo. Va da se che nella pratica corrono in genere i rapporti di cortesia fra colleghi. Occorre stare attenti:
a non uscire dagli schemi procedurali fondamentali, pur usando comprensione e cortesia
a non creare disparità di opportunità fra le parti.
a non favorire manovre di chiaro intento dilatorio
Una volta terminate le attività, il C.T.U. deve fornire ai C.T.P., o comunque alle parti, tutti i risultati obbiettivi (analisi prove tecnologiche, misure e simili) senza alcun commento ed assegnare un termine per l’eventuale deposito di memorie e/o documenti.
Le produzioni devono essere scambiate fra le parti, curando anche qui di non favorire l’una o l’altra parte facendole conoscere in anticipo le produzioni avversarie.
Quando il C.T.U., per motivi esulanti dalla sua volontà, non riesce a concludere nel termine assegnatogli deve chiedere, motivando, proroga al Giudice Istruttore mediante istanza in carta bollata giudiziaria Il C.T.U. ricordi che il nostro ordinamento prevede un giudizio che si svolge secondo i principi dialettico e di disponibilità.
Le parti assumono le iniziative che credono e si lavora sul materiale prodotto.
Il C.T.U. non può imporre l’esibizione, ne la produzione di alcunché.
Eventualmente potrà rivolgersi al Giudice Istruttore perché provveda, ma ricordi che lo stesso Giudice non può costringere le parti manu militari.
È un argomento complesso e difficile che qui non è il caso di approfondire.
Importante è che il C.T.U. non assuma atteggiamenti autoritari sbagliati.
In sintesi, l’atteggiamento del C.T.U. deve essere cortese e disponibile, ma fermo nel rispetto della procedura e delle prerogative del Giudice, che in sostanza rappresenta, e della “propria dignità assicurando col buon senso ed equilibrio, la possibilità di contraddittori fra le parti.
Non anticiperà pareri o conclusioni; deve riferire esclusivamente al Giudice Istruttore.
È prassi consueta che, dopo aver depositato la propria relazione in Cancelleria, il C.T.U, ne passi una copia ai colleghi: C.T.P. o, in mancanza, ai legali. Non è un obbligo, anzi nei tempi passati era considerato un abuso. Ora è un gesto di cortesia tollerato ed apprezzato.