Source: http://e-lex.it/category/amministrazione-digitale/
Timestamp: 2019-07-21 05:17:45+00:00
Document Index: 39690396

Matched Legal Cases: ['art. 51', 'sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 24', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 40', 'art 17', 'art. 17', 'art. 7', 'art. 52', 'art. 52']

Start up e diritto: cosa bisogna sapere?
In questo video, pubblicato da SMAU Academy, Giovanni Maria Riccio, socio dello studio e-Lex spiega i principi giuridici della start-up.
L’Avv. Ernesto Belisario sarà docente al corso: Per una P.A. “Aperta”, trasparente, accessibile.
L’avvocato Ernesto Belisario parteciperà, in qualità di docente esperto in nuove tecnologie e pubblica amministrazione, al corso promosso dall’Università di Udine sulla Comunicazione istituzionale intitolato: Per una P.A. “Aperta”, trasparente, accessibile
FATTURAZIONE ELETTRONICA: l’intervento di Ernesto Belisario al Convegno di MenoCarta
Sono stati pubblicati sul sito di menocarta.net gli interventi del Convegno tenutosi a Roma sul tema della Fatturazione elettronica Btb
Tra gli interventi pubblicati, quello dell’Avvocato Ernesto Belisario che ha chiarito i profili giuridici più rilevanti alla luce delle normative vigenti.
Per vedere il l’intervento clicca qui: https://www.youtube.com/watch?v=hRVoVz6MWtE&feature=youtu.be (minuto 3′ 33”).
Master in comunicazione 3.0: come cambia il rapporto tra amministrazione e cittadini
Gli ultimi interventi normativi in tema di trasparenza nelle PA hanno fatto sì che la comunicazione istituzionale diventasse un leva strategica e trasversale per il funzionamento del nuovo impianto organizzativo della Pubblica Amministrazione.
Tuttavia, il cambiamento radicale del sistema di comunicazione, l’accelerazione improvvisa delle sue nuove modalità e il contestuale invecchiamento della popolazione hanno creato un divide che si allarga sempre di più, ponendo ai margini del dibattito una larga fetta della popolazione adulta.
Lo strumento della comunicazione istituzionale appare, dunque, decisivo nella definizione delle nuove relazioni virtuose con i cittadini, e oggi più di ieri, è fondamentale per costruire dal basso una nuova forma di convivenza tra gli attori che compongono le diverse anime della società attuale.
In tale contesto, comunicare con il cittadino è diventata un’attività multidisciplinare che richiede nuove competenze.
Saranno queste le tematiche e i principali obiettivi che si porrà il Master sulla comunicazione pubblica 3.0 organizzato dalla Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica.
Tra i docenti sarà presente l’Avv. Ernesto Belisario in qualità di esperto di nuove tecnologie e di amministrazione digitale.
Le lezioni si terranno da marzo a maggio 2016 presso la Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica (Villa Umbra, Loc. Pila – Perugia).
Per maggiori informazioni vai al sito:http://www.villaumbra.gov.it/home.aspx
Corso su Cloud computing e contratti informatici della PA
La Pubblica Amministrazione, al fine di migliorare le performance e ridurre i costi delle proprie attività, negli ultimi anni, ha notevolmente ampliato l’uso delle nuove tecnologie dando luogo ad una vera e propria rivoluzione informatica all’interno dei propri uffici.
Gli interventi normativi in materia sono stati molteplici e le PA, per di adeguarsi più velocemente possibile ai nuovi obblighi legislativi, hanno acquisito con sempre maggiore frequenza i beni e i servizi informatici necessari allo svolgimento delle proprie attività istituzionali, con l’intento di migliorare e rendere più efficienti anche i rapporti con i cittadini e le imprese.
All’interno di questo nuovo contesto, acquisisce senz’altro notevole risalto l’utilizzo di metodi di cloud computing: sono e saranno, infatti, sempre più numerosi gli Enti che decideranno di fruire di servizi cloud in virtù dei vantaggi economici e organizzativi che comportano.
Per agevolare gli Enti (e i loro consulenti e fornitori) e sviluppare maggiore confidenza e chiarezza verso queste nuove realtà tecnologiche, Maggioli organizza un corso dedicato dal titolo “Gli acquisti di beni e servizi informatici dopo la Legge di stabilità 2016. Cloud computing e contratti informatici”
In particolare, il percorso formativo si pone l’obiettivo di fornire ai partecipanti indicazioni, strumenti, modelli per la piena competenza della materia attraverso l’analisi dei principali contratti stipulati dalle Pubbliche amministrazioni esaminando, per ciascuno di essi, le disposizioni normative applicabili e le prassi negoziali più diffuse.
Parteciperà in qualità di relatore L’Avv. Prof. Ernesto Belisario.
Il corso si terrà nelle seguenti date e località:
Milano, 23 febbraio 2016
Bologna, 15 marzo 2016
Roma, 22 marzo 201
Per informazioni e iscrizioni: http://www.formazione.maggioli.it/corso/3347/i-contratti-informatici-e-il-cloud-computing-della-pubblica-amministrazione/
Garante privacy: linee guida sul dossier sanitario elettronico
Il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato, con il Provvedimento n. 331 del 4 giugno 2015, le “Linee guida in materia di dossier sanitario elettronico” . Si tratta di un documento molto importante, non solo per i cittadini ma anche per l’organizzazione dei sistemi informativi attraverso i quali è costituito e consultato il dossier.
Infatti, nel corso degli ultimi anni – come noto – il legislatore ha deciso di rendere ancor più cogente l’utilizzo delle tecnologie in ambito sanitario, al fine di consentire la gestione e la consultazione delle informazioni relative alla storia clinica di un determinato individuo (su tutte, spiccano la disciplina giuridica del Fascicolo sanitario elettronico e l’intervento normativo in materia di conservazione in forma digitale della cartella clinica).
Gli interventi normativi in materia di sanità digitale rispondono non solo alla necessità di ridurre i costi legati alla gestione della documentazione cartacea e all’assistenza, ma considerano la condivisione delle informazioni del paziente tra i diversi operatori sanitari uno strumento per rendere più efficienti i processi di diagnosi e cura. Tuttavia, fin qui, i processi di integrazione dei dati sanitari sono stati realizzati in modo difforme tra le diverse strutture, non coniugando in modo omogeneo i principi di efficacia e di efficienza con la tutela del diritto fondamentale alla riservatezza dei dati personali. È questo il motivo che ha spinto il Garante ad intervenire per dare ai differenti sistemi di dossier sanitario un approccio strutturato e omogeneo, che consenta di contemperare efficienze e risparmi con le garanzie di riservatezza ed integrità delle informazioni.
Il dossier sanitario, pur non essendo previsto da alcuna norma di rango primario, nel corso degli ultimi anni si è affermato come strumento utilizzato nella prassi. In base alla definizione contenuta nel provvedimento del Garante (Allegato C), il Dossier è definito come l’insieme dei dati personali generati da eventi clinici presenti e trascorsi riguardanti l’interessato, messi in condivisione logica dai professionisti sanitari che lo assistono, al fine di documentarne la storia clinica e di offrirgli un migliore processo di cura. Tale strumento è costituito presso un organismo sanitario in qualità di unico titolare del trattamento (es., ospedale o clinica privata) al cui interno operino più professionisti.
Ernesto Belisario e Guido Scorza incontrano Tim Berners Lee
Ernesto Belisario e Guido Scorza parteciperanno questa mattina all’incontro con Tim Berners Lee, “papà” del web e direttore del World wide web Consortium, in occasione del workshop con il Ministro Madia sull’implementazione dell’Agenda digitale italiana. Si parlerà di SPID (sistema di identità digitale), domicilio digitale e comunicazioni tra PA e cittadino.
Presentata in Brasile la Carta di Internet
“L’accesso a Internet è diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale”. E’ questo l’articolo 2 della Dichiarazione dei diritti in Internet, un documento composto da un preambolo e quattordici articoli che ha visto la luce nella sala del mappamondo della Camera dei Deputati. La presentazione è avvenuta a un anno esatto dall’annuncio, da parte della Presidente della Camera, Laura Boldrini, dell’istituzione della Commissione di studio per l’elaborazione di principi in tema di diritti e doveri relativi ad Internet, presieduta da Stefano Rodotà, con il compito, appunto, di arrivare alla stesura di un Internet bill of rights italiano ma con un’ambizione europea e, anzi, globale.
Non è, infatti, un caso che nella relazione di accompagnamento si citi espressamente il Marco Civil brasiliano – il primo Internet bill of rights ad essere approvato in un Parlamento – perché è proprio in Brasile, a Joao Pessoa, che il 9 novembre, nel corso dell’Internet Governance Forum 2015, è stata tenuta a battesimo la Dichiarazione dei diritti in Internet, nel suo debutto nella società internazionale.
Un gesto carico di significato perché, per una volta, il nostro Paese si è presentato alla comunità globale che si occupa di Internet, anziché per raccontare degli enormi ritardi e divide digitali che ne rallentano l’ingresso nella società dell’informazione, di una sua eccellenza nello studio ed elaborazione di un insieme di diritti che potrebbero davvero rappresentare il cuore di una Carta costituzionale del cyberspazio.
E, in effetti, la Dichiarazione dei diritti in Internet “rischia” davvero di andare ad allungare l’elenco dei tanti esempi di italiche virtù destinati ad essere più apprezzati e famosi all’estero che nel nostro Paese, perché, in Italia, per il momento, sarà “solo” una mozione con la quale il Parlamento, a settembre, impegnerà il governo a tenere in debito conto i princìpi che vi sono fissati nelle future iniziative in materia digitale.
Non poco, naturalmente, ma meno di quanto meriterebbe un documento che non è esagerato definire storico, sia per il metodo attraverso il quale si è arrivati alla sua stesura – una commissione nell’ambito della quale parlamentari, esperti, stakeholder e società civile si sono confrontati in modo franco ed aperto, acquisendo decine di opinioni e pareri – sia per il suo contenuto.
E basta leggere alcuni passaggi dei quattordici articoli lungo i quali la Dichiarazione dei diritti in Internet si snoda per capire che si tratta di una Carta che va al cuore delle questioni dalle quali dipende il futuro della Rete in Italia e nel mondo e, attraverso la Rete, probabilmente quello di un’umanità che, ormai, vive, dialoga, cresce e si trasforma in una dimensione di interconnessione telematica costante ed universale.
E’ l’articolo 1, come è giusto che sia, che riassume il senso dell’intera dichiarazione: “Sono garantiti in Internet i diritti fondamentali di ogni persona riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dalle costituzioni nazionali e dalle dichiarazioni internazionali in materia”.
Internet non è un altrove rispetto ai nostri Stati, Internet non è un far west, Internet non è altro se non un ambito nuovo – e, anzi, ormai neppure così tanto nuovo – nel quale non c’è ragione per la quale non riconoscere, ad ogni essere umano, quei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino attorno ai quali, la comunità internazionale, con alcune tristi eccezioni, si riconosce ormai da decenni.
E basterebbe, probabilmente questo, se la Dichiarazione dei diritti in Internet fosse, per davvero, una carta costituzionale – e basterà quando lo sarà – per far ordine tra tante piccole e grandi ingiustizie che i cittadini hanno subito e subiscono nella loro dimensione telematica, probabilmente, più spesso per mano degli Stati che li governano che dei grandi protagonisti privati del web che, pure, naturalmente, non sono senza “peccati”.
Deroghe ed eccezioni ai diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino sono, infatti, negli ultimi lustri – in Italia ed all’estero – diventate tanto frequenti da potersi considerare la regola.
La “velocità” delle comunicazioni online, l’immaterialità delle condotte nelle reti telematiche, la dimensione extraterritoriale e globale di internet hanno finito con il far passare un principio del quale sono intrise decine di leggi, secondo il quale ciò che è tecnicamente possibile fare per contrastare qualsiasi genere di fenomeno illecito – piccolo o grande che sia – può e deve essere considerato anche giuridicamente legittimo e democraticamente sostenibile.
Non si può, quindi, che salutare con entusiasmo – e forse un pizzico di patriottica fierezza – la Dichiarazione dei diritti in Internet, quando, navigando tra i suoi articoli, ci si imbatte nel diritto di accesso a Internet, in quello alla conoscenza ed all’educazione anche attraverso il web ed il digitale, nel diritto alla privacy ed all’identità personali ed in quello ad una rete neutrale nella quale ciò che si cerca ed i contenuti o servizi verso i quali si naviga non incidono sulla “libertà di circolazione” dei dati e degli utenti.
Si tratta di domande la cui risposta è contenuta in archivi e documenti che sono a disposizione della Pubblica Amministrazione ma che, purtroppo, non abbiamo il diritto di conoscere.
Nel nostro Paese, infatti, le informazioni della pubblica amministrazione non sono conoscibili da tutti i cittadini
Ciascuno può avere accesso soltanto ai documenti per i quali nutra un interesse “diretto, concreto e attuale” nell’ambito di uno specifico procedimento amministrativo che lo riguardi (ad esempio, i miei compiti in caso di partecipazione ad un pubblico concorso). Ma la cosa ancora più grave è che la legge che disciplina la “trasparenza” (la “vecchia” Legge n. 241/1990) prevede espressamente che non sono ammissibili le richieste di accesso agli atti amministrativi “preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”.
La tutela del domicilio informatico, anche ai sensi dell’art. 51 c.p. :la sentenza della Cassazione n. 52075 del 2014
Il concetto di domicilio informatico è una tema sempre più frequentemente affrontato dalla Suprema Corte.
Con la sentenza n. 52075 del 29 ottobre 2014, la Quinta sezione penale si è pronunciata relativamente ad una sentenza del Tribunale di Cremona che, all’esito di un giudizio abbreviato, aveva condannato un commercialista per aver acceduto abusivamente alla casella mail del suo collega di studio, prendendo cognizione di alcuni messaggi inviati dallo stesso – di professione avvocato – in cui si facevano pesanti apprezzamenti sui magistrati ed avvocati del proprio foro.
La linea difensiva dell’imputato era quella di sostenere, nel caso di specie, la sussistenza della scriminante dell’esercizio di un diritto relativamente all’accesso abusivo ad un sistema informatico protetto: il commercialista aveva infatti affermato che tutta l’attività realizzata sulla casella email del collega di studio era funzionale alla sua difesa in un procedimento penale che lo riguardava, al fine di far emergere una macchinazione nei suoi confronti: da tale supposta macchinazione, era scaturito un procedimento incardinato presso la Procura della Repubblica di Cremona, che lo vedeva appunto figurare tra gli indagati.
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Webinar “Il piano di informatizzazione delle procedure: quali adempimenti per le amministrazioni?”
Il 16 febbraio 2015 scade il termine previsto dal legislatore per la pubblicazione – da parte di tutte le pubbliche amministrazioni – del “Piano di informatizzazione delle procedure” previsto dall’art. 24, comma 3-bis, D. L. n. 90/2014.
Il documento dovrà essere predisposto con riferimento a tutte le procedure di presentazione di istanze, dichiarazioni e segnalazioni e dovrà contenere la descrizione di tutte le azioni da compiere per permettere il completamento della procedure, il tracciamento dell’istanza con individuazione del responsabile del procedimento e, ove applicabile, l’indicazione dei termini entro i quali il richiedente ha diritto ad ottenere una risposta.
Le amministrazioni sono quindi chiamate ad un duplice adempimento:
da un lato, predisporre e pubblicare il Piano;
dall’altro ad attuarlo, consentendo ai propri utenti di fruire dei servizi in rete.
Su tali argomenti Maggioli formazione ha organizzato un webinar, che si terrà lunedì 9 febbraio dalle 11:15 alle 12:15. Nel corso dell’incontro saranno esaminati i passi che le singole amministrazioni devono porre in essere e sarà suggerita una struttura per la redazione del documento.
Docente del corso sarà l’Avv. Ernesto Belisario, senior partner di E-Lex.
Maggiori informazioni sul corso e per iscriversi sono disponibili qui.
Documento informatico: ecco cosa prevedono le nuove regole tecniche
Un nuovo tassello si aggiunge al quadro della digitalizzazione della PA italiana.
È stato, infatti, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 8 del 12 gennaio 2015 il DPCM 13 novembre 2014 contenente le regole tecniche in materia di formazione, trasmissione, copia, duplicazione, riproduzione e validazione temporale dei documenti informatici nonché di formazione e conservazione dei documenti informatici delle pubbliche amministrazioni.
Il decreto (che entrerà in vigore dopo 30 giorni dalla pubblicazione in GU) detta le regole per la formazione, trasmissione e l’archiviazione con strumenti informatici dei documenti e definisce le modalità con le quali produrre un file digitale con pieno valore legale, sia che si tratti di un certificato che di un qualsiasi altro atto amministrativo.
Si tratta delle disposizioni attuative del Codice dell’Amministrazione Digitale che vanno a completare il quadro normativo in materia di creazione, gestione e conservazione documentale.
Le nuove norme, in sostanza, vanno a potenziare le cautele da rispettare nelle fasi di creazione, gestione e conservazione del documento, completando così il quadro giàdelineato dalle disposizioni in materia di protocollo, conservazione e gestione documentale.
Nel decreto sono contenute le regole relative a:
a) formazione del documento informatico;
b) copie, duplicati ed estratti informatici;
c) formazione del documento amministrativo informatico;
d) fascicoli informatici;
e) formazione di registri e repertori della PA;
Sono tenuti al rispetto del decreto i soggetti di cui all’art. 2, commi 2 e 3, del D. Lgs. n. 82/2005, nonché gli altri soggetti a cui è eventualmente affidata la gestione o la conservazione dei documenti informatici.
L’ambito di applicazione, pertanto, abbraccia tutte le pubbliche amministrazioni in senso esteso, ivi comprese le società partecipate da enti pubblici.
Il decreto entrerà in vigore trenta giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (11 febbraio 2015), dopodiché decorrerà un termine di 18 mesi per l’adeguamento.
L’art. 17 del DPCM, infatti, dispone che “le pubbliche amministrazioni adeguano i propri sistemi di gestione informatica dei documenti entro e non oltre diciotto mesi dall’entrata in vigore del presente decreto. Fino al completamento di tale processo possono essere applicate le previgenti regole tecniche. Decorso tale termine si applicano le presenti regole tecniche”.
Il punto è abbastanza controverso in quanto le “previgenti regole tecniche” cui si fa riferimento non sono mai state adottate. Ciò induce a ritenere che gli enti siano tenuti fin da subito ad adeguare i propri sistemi alle presenti regole tecniche preferibilmente, entro l’11 ottobre 2015. Entro questa data, infatti, le amministrazioni dovranno redigere e pubblicare il manuale di gestione documentale (DPCM 3 dicembre 2013) in cui descrivere le modalità di formazione degli originali informatici ai sensi dell’art. 40, comma 1, D. Lgs. n. 82/2005.
[Continua qui su Nova de Il Sole 24 Ore]
Garante Privacy: nuove regole in materia di biometria
Con un provvedimento generale di carattere prescrittivo del 12 novembre 2014, il Garante per la protezione dei dati personali ha fornito un quadro unitario di misure di carattere tecnico, organizzativo e procedurale per consentire ai titolari di conformare i trattamenti di dati biometrici alla disciplina vigente in materia di dati personali e per accrescerne i livelli di sicurezza.
In ragione dei particolari rischi connessi al trattamento di dati biometrici, per tale tipologia di trattamento è necessario sottoporre al Garante una richiesta di verifica preliminare ai sensi dell’art 17 del Codice Privacy.
Con il provvedimento in questione il Garante ha individuato alcune tipologie di trattamenti che presenterebbero minori rischi e che, pertanto, qualora posti in essere nel rispetto delle regole dettate, non necessiterebbero della verifica preliminare da parte dell’Autorità.
Questi i casi di esonero previsti dal provvedimento:
a) Nell’autenticazione informatica, il trattamento di caratteristiche biometriche utilizzate come credenziali per l’accesso a banche dati e sistemi informatici (impronta digitale o emissione vocale), può avvenire, anche senza il consenso dell’interessato, purché sia svolto nel rispetto delle prescrizioni dettate per la raccolta, la cancellazione e la conservazione dei dati.
b) Nel controllo dell’accesso fisico a luoghi “sensibili”, il trattamento di caratteristiche biometriche (impronta digitale o topografia della mano) può avvenire, anche senza il consenso dell’interessato, purché sia posto in essere nel rispetto delle prescrizione dettate dal provvedimento per l’acquisizione, la trasmissione tra dispositivi di acquisizione e postazioni di controllo e per la conservazione del riferimento biometrico.
c) Al fine di regolare e semplificare l’accesso fisico di utenti ad aree fisiche pubbliche (es. biblioteche) o private o a servizi, possono utilizzarsi caratteristiche biometriche (impronta digitale o topografia della mano). In tal caso il trattamento dovrà avvenire, oltre che nel rispetto delle prescrizioni dettate, solo previa acquisizione del consenso dell’interessato. Devono comunque essere previste modalità alternative per chi rifiuta di rilasciare i propri dati biometrici.
d) Per la sottoscrizione di documenti informatici, è ammesso il trattamento di dati biometrici costituiti da informazioni dinamiche associate all’apposizione a mano libera di una firma autografa avvalendosi di specifici dispositivi hardware, laddove si utilizzino sistemi di firma grafometrica posti a base di una soluzione di firma elettronica avanzata, così come definita dal D. Lgs. 82/2005, che non prevedono la conservazione centralizzata di dati.
In ambito pubblico non è necessario il consenso dell’interessato se il trattamento di dati biometrici è necessario per il perseguimento di finalità istituzionali; al contrario, in ambito privato il presupposto di legittimità di tale trattamento è dato dal consenso libero degli interessati, che ha validità, fino alla sua revoca, per tutti i documenti da sottoscrivere. Deve sempre rendersi disponibile un sistema alternativo di sottoscrizione (cartaceo o digitale) che non comporti l’utilizzo di dati biometrici.
I dati biometrici e grafometrici non possono essere conservati, neanche temporaneamente, su dispositivi hardware utilizzati per la raccolta, ma devono essere memorizzati all’interno dei documenti informatici sottoscritti in forma cifrata tramite sistemi di crittografia a chiave pubblica con dimensione della chiave adeguata al ciclo di vita del documento e certificato digitale emesso da un certificatore accreditato.
L’accesso al modello grafometrico cifrato può avvenire esclusivamente tramite l’utilizzo della chiave privata e solo in caso di insorgenza di un contenzioso sull’autenticità della firma, a seguito di richiesta dell’autorità giudiziaria.
Al fine di informare i titolari del trattamento, i produttori di tecnologie biometriche e i fornitori di servizi, il Garante ha adottato delle Linee guida in materia di riconoscimento biometrico e firma grafometrica, che costituiscono parte integrante del provvedimento.
Per i titolari di trattamenti biometrici che rientrano nei casi di esonero e che abbiano già richiesto la verifica preliminare ai sensi dell’art. 17, il provvedimento dispone di comunicare la conformità del trattamento alle regole prescritte e che tale comunicazione comporterà il non luogo a provvedere sulle relative istanze.
Nominati i primi 100 digital champions italiani
Si è svolta il 20 novembre a Roma la presentazione dei primi 100 digital champions italiani. Ma è solo l’inizio: l’obiettivo di Riccardo Luna è quello di nominare un digital champion per ogni comune italiano entro gennaio 2015.
Il Digital Champion è una carica istituita dall’Unione Europea nel 2012. Ogni Paese ne ha uno, con il compito di diffondere la cultura dell’innovazione cercando di rendere i propri cittadini “digitali”.
Con questa iniziativa, il digital champion italiano intende declinare sul territorio la carica ricevuta, prevedendo per ognuno degli 8000 comuni italiani una figura che abbia il compito di aiutare i cittadini sui temi del digitale.
I compiti dei “facilitatori” territoriali sono i seguenti:
dovranno essere una sorta di help desk per gli amministratori pubblici sui temi del digitale;
dovranno muoversi come difensori del cittadino in caso di assenza di banda larga, wifi ed altri diritti negati;
dovranno promuovere, anche con il ricorso al crowdfunding, progetti di alfabetizzazione digitale, dai bambini ai nonni.
Sulla piattaforma digitalchampions.it è possibile candidarsi per diventare il digital champions del proprio comune, collaborare come sviluppatore o semplicemente raccontare la propria esperienza innovativa di successo.
Nel corso dell’iniziativa gli Avvocati Guido Scorza ed Ernesto Belisario, sono stati nominati rispettivamente digital champion per il legal e digital champion per la pubblica amministrazione.
In GU il DPCM per la pubblicazione dei dati di bilancio e degli indicatori di tempestività dei pagamenti nella PA
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14.11.2014 il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 22 settembre 2014 recante “Definizione degli schemi e delle modalità per la pubblicazione su internet dei dati relativi alle entrate e alla spesa dei bilanci preventivi e consuntivi e dell’indicatore annuale di tempestività dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni”.
Il provvedimento, che dà attuazione alle disposizioni previste dagli artt. 29, comma 1-bis e 33, comma 1, del D.Lgs. n. 33/2013, si compone di 11 articoli ed è indirizzato a tutte le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ivi comprese le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione.
Compito del decreto è quello di definire le modalità di pubblicazione dei dati relativi alle entrate e alla spesa del bilancio preventivo e di consuntivo delle P.P.A.A.: tali dati devono essere pubblicati entro 30 giorni dall’approvazione dei bilanci e dei consuntivi da parte degli organi preposti. A livello centrale, i dati relativi alla Legge di bilancio devono essere pubblicati entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento e quelli relativi al Rendiconto generale dello Stato entro il 31 luglio dell’anno successivo a quello di riferimento. I 6 allegati al decreto illustrano, inoltre, gli schemi di pubblicazione.
Oltre alla pubblicazione dei dati relativi alle entrate e alla spesa, il provvedimento definisce le modalità di pubblicazione dell’indicatore di tempestività dei pagamenti. Sul punto, è previsto che le amministrazioni debbano pubblicare l’indicatore annuale di tempestività dei pagamenti entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento e – a decorrere dal 2015 – l’indicatore trimestrale di tempestività dei pagamenti entro il trentesimo giorno dalla conclusione del trimestre di riferimento.
I dati devono essere pubblicati nella sezione “Amministrazione Trasparente” (sotto-sezione di primo livello “Bilanci” per i dati relativi alle entrate e alla spesa dei bilanci preventivi e consuntivi; sotto-sezione di primo livello “Pagamenti dell’amministrazione” per quanto concerne gli indicatori di tempestività dei pagamenti) in formato tabellare di tipo aperto che ne consenta l’esportazione, il trattamento ed il riutilizzo in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 7 del D.Lgs. n. 33/2013.
In assenza di termini per l’adeguamento, le amministrazioni dovranno ottemperare fin da subito a quanto previsto dal DPCM.
L’intervento di Ernesto Belisario al Personal Democracy Forum
Il 29 settembre scorso si è svolto a Roma il Personal Democracy Forum (PDF), conferenza che analizza l’impatto della tecnologia sulla democrazia e la società.
Nato a New York nel 2004, ogni anno Personal Democracy Forum fa incontrare professionisti dell’innovazione sociale, cittadini, attivisti e decisori politici che comprendono l’impatto della rivoluzione digitale nel rapporto dei cittadini con la politica e l’amministrazione pubblica. Dal 2009 vengono organizzate conferenze anche in vari paesi d’Europa e in Sud America.
Questo l’intervento dell’Avv. Ernesto Belisario:
Ernesto Belisario nominato membro del Tavolo permanente per l’innovazione e l’Agenda Digitale Italiana
Con le nomine degli esperti del Tavolo permanente per l’innovazione e l’Agenda Digitale Italiana, un altro importante tassello nella governance dell’Agenda Digitale ha trovato collocazione.
Istituito con il c.d. “Decreto del Fare” (D.L. n. 69/2013) il Tavolo permanente per l’innovazione e l’Agenda Digitale Italiana, designato nell’ambito della cabina di regia, è un organismo consultivo permanente composto da esperti in materia di innovazione tecnologica e da esponenti delle imprese private e delle università, presieduto dal Commissario del Governo per l’attuazione dell’Agenda digitale
Oltre all’Avv. Ernesto Belisario, socio fondatore dello studio E-Lex, il decreto ha sancito altresì la nomina di Flavia Marzano, Francesco Sacco, Luca De Biase, Diego Ruffini, Eugenio Prosperetti, Paolo Coppola, Massimo Mantellini, Dianora Bardi e Lorenzo Benussi.
Digital Venice 2014: il video dell’intervento di Ernesto Belisario
AgID: pubblicata l’Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico per l’anno 2014
In ottemperanza a quanto previsto dall’art. 52 del Codice dell’Amministrazione Digitale, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha pubblicato l’Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico per l’anno 2014.
Il documento ha lo scopo di definire le azioni dedicate alla disponibilità, alla fruibilità, alle modalità di accesso e riutilizzo dei dati delle pubbliche amministrazioni, nonché a quelle relative alle basi dati di interesse nazionale.
L’Autorità rende noto che entro maggio 2014 saranno pubblicate le Linee guida (previste dallo stesso art. 52 CAD) per l’anno 2014, attraverso le quali sono fornite le opportune indicazioni operative per l’attuazione dell’Agenda. Il documento sarà oggetto di una consultazione pubblica prima della sua definitiva adozione.
Di seguito l’Agenda nazionale per la valorizzazione del patrimonio informativo pubblico.
Ferpi organizza il corso “Open Government, trasparenza e comunicazione”
Ferpi – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana ha organizzato il corso intitolato “Open Government, trasparenza e comunicazione”.
Obiettivi dell’incontro, che si terrà a Roma il 16 maggio, sono quelli di illustrare le novità normative e il nuovo scenario nel quale le amministrazioni pubbliche sono chiamate a operare sviluppando i servizi online e ridefinendo le loro strategie di comunicazione con i diversi pubblici di riferimento ai quali devono assicurare servizi e a rendere conto; aggiornare sui nuovi obblighi normativi configurati dalla normativa successiva alla Legge 150/2000 fino al Decreto 33/2013 ed evidenziare il ruolo chiave della comunicazione nel dare concreta attuazione alle politiche per la trasparenza e il contrasto alla corruzione nel confronto con altri casi di istituzioni europee e internazionali; analizzare le esperienze dell’Inps riflettendo su vantaggi e criticità derivanti dalla telematizzazione dei servizi, dal ridisegno del modello di front-office e dalla scelta di aprire le amministrazioni all’ascolto e al dialogo con i cittadini.
I docenti saranno Alessandra Fornaci (Inps) e l’Avv. Prof. Ernesto Belisario, senior partner di E-Lex.
Per informazioni sul corso e sulle modalità di iscrizione si rimanda al sito ufficiale Ferpi.
Incentivi fiscali alle startup: decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20 marzo 2014 il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 30 gennaio 2014 in materia di incentivi fiscali all’investimento in start-up innovative.
Il Provvedimento, la cui pubblicazione era attesa da tempo, dà attuazione all’articolo 29, del decreto-legge 8 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, dettando i requisiti soggettivi, le modalità e le condizioni per poter usufruire delle agevolazioni previste.
I professionisti di E-Lex, nell’ambito dell’attività di supporto e consulenza a startup e incubatori, forniscono assistenza in ordine all’interpretazione e applicazione delle nuove disposizioni.