Source: http://thrivingandhome.com/tutmat.htm
Timestamp: 2017-03-24 17:55:41+00:00
Document Index: 4064139

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 17', 'art. 11', 'art. 10', 'art. 7', 'art. 1', 'art. 9', 'art. 3', 'art. 12', 'art. 69', 'art. 13', 'art. 14', 'art. 4', 'art. 4', 'art. 5', 'art. 7', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 31', 'art. 20', 'art. 4', 'art. 12', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 16', 'art. 17', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 31', 'art. 6', 'art. 6', 'art. 33', 'art. 20', 'art.\n2', 'art. 6', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 6', 'art. 31', 'art. 31', 'art. 10', 'art. 6', 'art. 10', 'art. 8', 'art. 33', 'art. 2', 'art. 10', 'art. 33', 'art. 3', 'art. 33', 'art. 31', 'art. 7', 'art. 15', 'art. 3', 'art. 7', 'art. 31', 'art. 5', 'art. 2', 'art.\n31', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 18', 'art. 12', 'art. 18', 'art. 2', 'art. 17', 'art. 8', 'art. 4', 'art. 2', 'art. 4', 'art. 3', 'art. 3', 'art. 14', 'art. 5', 'art. 4', 'art. 45', 'art. 8', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 3', 'art. 4', 'art. 66', 'art. 49', 'art. 80', 'art. 49', 'art. 80', 'art. 49', 'art. 21', 'art. 66', 'art. 49', 'art. 6', 'art. 49', 'art. 5', 'art. 49', 'art. 59', 'art. 7', 'art. 6', 'art.\n1', 'art.\n75', 'art. 1']

tutela e sostegno della maternita' e della paternita
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sostegno della maternita' e
paternita' (secondo leggi precedenti)
Tutela e sostegno della maternita' e della paternita' (secondo leggi precedenti) didisposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità' e della paternità'a cura di Anna Abbiate Fubini è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Based on a work at http://gazzette.comune.jesi.an.it/2001/96/10.htm.
ANTEPRIMA FISCO LAVORO FINANZIAMENTI IMPRESA PREAVVISO AL DATORE DI LAVORO -
11 DICEMBRE 2015 ORE 06:00
Legge di Stabilità 2016: congedo
obbligatorio di paternità non fruibile ad ore
di Alfredo Casotti - Maria Rosa
Gheido - Consulenti del lavoro
Bambini? Il NUOVO
#testo_modifiche, #testo_unico,
#disposizioni_generali, #lavoratrice, #congedo_maternità,
#paternità, #parentale,
#riposi_permessi, #malattie_figli, #lavoro_notturno,
#disposizioni_speciali, #lavoratrici_autonome, #libere_professioniste, #sostegno, #oneri_contributivi,
#disposizioni_finali, #pericolosi_insalubri, #elenco Decreto Legislativo 26 marzo
2001,n. 151 Testo unico delle disposizioni
legislative in materia
di tutela e sostegno della maternita' e della paternita', a norma
15 della legge
8 marzo 2000, n. 53
nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 26
Supplemento Ordinario n. 93 ------------------------------- IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Visto l'articolo
87 della Costituzione; Disposizioni per il sostegno
maternità e della paternità,
per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei
Visto l'articolo 15 della legge 8 marzo
2000, n. 53,
Governo per l'emanazione di un decreto legislativo contenente il testo
unico delle
disposizioni legislative in
e di sostegno della maternita'
paternita', nel
devono essere riunite e coordinate
tra loro le disposizioni vigenti in materia, apportando, nei limiti
coordinamento, le modifiche necessarie per garantire la coerenza logica
sistematica della normativa, anche al fine di adeguare e semplificare
linguaggio normativo;
nella riunione del 15 dicembre 2000;
per gli atti normativi nell'adunanza del 15 gennaio 2001;
nella riunione del 21 marzo 2001;
la solidarieta' sociale, di concerto con i Ministri del lavoro e della
previdenza sociale, della sanita', per le pari opportunita' e per la
funzione pubblica; Emana il seguente decreto legislativo: Capo I DISPOSIZIONI
Art. 1. Oggetto (legge
30 dicembre 1971, n. 1204, art. 1, comma 5; 8 marzo
53, art. 17, comma 3) 1. Il
presente testo unico disciplina i
congedi, i
riposi, i permessi e la tutela delle
lavoratrici e dei lavoratori
alla maternita' e paternita'
naturali, adottivi e in
nonche' il sostegno economico alla maternita' e alla paternità.
fatte salve le condizioni di maggior favore
da leggi,
regolamenti, contratti collettivi, e da ogni altra disposizione. Art. 2. Definizioni (legge 30 dicembre 1971,
n. 1204, articoli 1, comma 1, e 13) 1. Ai fini del
unico: a) per "congedo di
maternita'" si
intende l'astensione obbligatoria
lavoro della lavoratrice; b) per "congedo di paternita'" si intende l'astensione dal lavoro del
lavoratore, fruito in alternativa al congedo di maternita'; c) per "congedo parentale", si intende l'astensione facoltativa della
lavoratrice o del lavoratore; d) per "congedo per la malattia del figlio" si intende l'astensione
facoltativa dal lavoro della lavoratrice o del lavoratore in dipendenza
della malattia stessa; e) per "lavoratrice" o "lavoratore", salvo che non sia altrimenti
specificato, si intendono i dipendenti, compresi quelli con contratto
apprendistato, di amministrazioni pubbliche, di privati datori di
nonche' i soci lavoratori di cooperative. 2. Le indennita' di
cui al presente
testo unico corrispondono,
pubbliche amministrazioni, ai trattamenti economici previsti, ai sensi
legislazione vigente, da disposizioni normative e contrattuali. I
trattamenti economici non possono essere inferiori alle predette
indennita'. Art. 3. Divieto di discriminazione 1. E'
vietata qualsiasi discriminazione fondata sul
riguarda l'accesso al lavoro indipendentemente dalle modalita' di
e qualunque sia il settore o il ramo di attivita', a tutti i livelli
gerarchia professionale, attuata attraverso il riferimento allo stato
matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, secondo quanto previsto
2. E' vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per
riguarda le iniziative in materia di orientamento, formazione,
perfezionamento e aggiornamento professionale, per quanto concerne
l'accesso sia i contenuti, secondo quanto previsto dal comma 3
1 della legge 9 dicembre 1977, n. 903.
3. E' vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per
riguarda la retribuzione, la classificazione professionale,
di qualifiche e mansioni e la progressione nella carriera, secondo
previsto dagli articoli 2 e 3 della legge 9 dicembre 1977, n. 903. Art. 4. Sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 11; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 10) 1. In
sostituzione delle lavoratrici e dei lavoratori
virtu' delle disposizioni del presente testo unico, il datore di lavoro
assumere personale con contratto a tempo determinato o temporaneo,
rispettivamente, dell'articolo 1, secondo comma, lettera b), della
legge 18 aprile 1962, n. 230, e dell'articolo 1, comma 2, lettera c), della
giugno 1997, n. 196, e con l'osservanza delle disposizioni delle leggi
2. L'assunzione di personale a tempo determinato e di
personale temporaneo,
in sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo ai sensi del
testo unico puo' avvenire anche con anticipo fino ad un mese rispetto
periodo di inizio del congedo, salvo periodi superiori previsti dalla contrattazione collettiva.
3. Nelle aziende con meno di venti dipendenti, per i
datore di lavoro che assume personale con contratto a tempo determinato
sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo, e' concesso uno
contributivo del 50 per cento. Quando la sostituzione avviene con
di lavoro temporaneo, l'impresa utilizzatrice recupera dalla societa'
fornitura le somme corrispondenti allo sgravio da questa ottenuto.
4. Le disposizioni del comma 3 trovano applicazione fino al
anno di eta' del figlio della lavoratrice o del lavoratore in congedo
un anno dall'accoglienza del minore adottato o in affidamento.
5. Nelle aziende in cui operano lavoratrici autonome di cui al
XI, e'
possibile procedere, in caso di maternita' delle suddette lavoratrici,
comunque entro il primo anno di eta' del bambino o nel primo anno di
accoglienza del minore adottato o in affidamento, all'assunzione di
personale a tempo determinato e di personale temporaneo, per un periodo
massimo di dodici mesi, con le medesime agevolazioni di cui al comma
3. Art. 5. Anticipazione del trattamento di fine rapporto (legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 7) 1.
Durante i periodi di fruizione dei congedi di cui
all'articolo 32,
trattamento di fine rapporto puo' essere anticipato ai fini del
economico, ai sensi dell'articolo 7 della legge 8 marzo 2000, n. 53.
prevedere la possibilita' di conseguire tale anticipazione. Capo II TUTELA DELLA SALUTE
DELLA LAVORATRICE Art. 6. Tutela della sicurezza e della salute (decreto
legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 1; legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 9) 1. Il
presente Capo prescrive misure per la tutela della
salute delle lavoratrici durante il periodo di gravidanza e fino a
mesi di eta' del figlio, che hanno informato il datore di lavoro del
stato, conformemente alle disposizioni vigenti, fatto salvo quanto
previsto dal comma 2 dell'articolo 8.
2. La tutela si applica, altresi', alle lavoratrici che hanno
bambini in adozione o in affidamento, fino al compimento dei sette
mesi di eta'.
3. Salva l'ordinaria assistenza sanitaria e ospedaliera a
Servizio sanitario nazionale, le lavoratrici, durante la gravidanza,
fruire presso le strutture sanitarie pubbliche o private accreditate,
esclusione dal costo delle prestazioni erogate, oltre che delle
visite ostetrico-ginecologiche, delle prestazioni specialistiche per
tutela della maternita', in funzione preconcezionale e di prevenzione
rischio fetale, previste dal decreto del Ministro della sanita' di
all'articolo 1, comma 5, lettera a), del decreto legislativo 29 aprile
n. 124, purche' prescritte secondo le modalita' ivi indicate. Art. 7. Lavori vietati (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 3, 30, comma 8, e
31, comma 1; decreto
legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 3; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 12, comma 3) 1. E'
vietato adibire le lavoratrici al trasporto e al
di pesi,
nonche' ai lavori pericolosi, faticosi ed insalubri. I lavori
faticosi ed insalubri sono indicati dall'articolo 5 del decreto del
Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026, riportato
nell'allegato A del presente testo unico. Il Ministro del lavoro e
previdenza sociale, di concerto con i Ministri della sanita' e per
solidarieta' sociale, sentite le parti sociali, provvede ad aggiornare
l'elenco di cui all'allegato A.
2. Tra i lavori pericolosi, faticosi ed insalubri sono inclusi
comportano il rischio di esposizione agli agenti ed alle condizioni
lavoro, indicati nell'elenco di cui all'allegato B.
3. La lavoratrice e' addetta ad altre mansioni per il periodo
e' previsto il divieto.
4. La lavoratrice e', altresi', spostata ad altre mansioni nei
servizi ispettivi del Ministero del lavoro, d'ufficio o su istanza
lavoratrice, accertino che le condizioni di lavoro o ambientali sono
pregiudizievoli alla salute della donna.
5. La lavoratrice adibita a mansioni inferiori a quelle
abituali conserva
retribuzione corrispondente alle mansioni precedentemente svolte,
qualifica originale. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo
della legge 20 maggio 1970, n. 300, qualora la lavoratrice sia adibita
6. Quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre
servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio,
disporre l'interdizione dal lavoro per tutto il periodo di cui al
Capo, in attuazione di quanto previsto all'articolo 17.
7. L'inosservanza delle disposizioni contenute nei commi 1, 2,
punita con l'arresto fino a sei mesi. Art. 8. Esposizione a radiazioni ionizzanti (decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, art. 69) 1. Le
donne, durante la gravidanza, non possono svolgere
attivita' in
classificate o, comunque, essere adibite ad attivita' che potrebbero
il nascituro ad una dose che ecceda un millisievert durante il periodo
2. E' fatto obbligo alle lavoratrici di comunicare al datore
proprio stato di gravidanza, non appena accertato.
3. E' altresi' vietato adibire le donne che allattano ad
comportanti un rischio di contaminazione. Art. 9. Polizia di Stato, penitenziaria e municipale (legge 7 agosto 1990, n. 232, art. 13; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 14) 1. Fermo
restando quanto previsto dal presente Capo,
e' vietato adibire al lavoro operativo le appartenenti alla Polizia
2. Per le appartenenti alla Polizia di Stato, gli accertamenti
tecnico-sanitari previsti dal presente testo unico sono devoluti al
sanitario dell'amministrazione della pubblica sicurezza, in conformita'
all'articolo 6, lettera z), della legge 23 dicembre 1978, n. 833, e
3. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano al personale
corpo di polizia penitenziaria e ai corpi di polizia municipale. Art. 10. Personale militare femminile (decreto
legislativo 31 gennaio
2000, n. 24, art. 4, comma 3) 1. Fatti
salvi i periodi di divieto di adibire al lavoro
donne previsti
agli articoli 16 e 17, comma 1, durante il periodo di gravidanza e
sette mesi successivi al parto il personale militare femminile non
svolgere incarichi pericolosi, faticosi ed insalubri, da determinarsi
decreti adottati, sentito il comitato consultivo di cui all'articolo
comma 3, della legge 20 ottobre 1999, n. 380, dal Ministro della
concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e delle
opportunita' per il personale delle Forze armate, nonche' con il
dei trasporti e della navigazione per il personale delle capitanerie
porto, e dal Ministro delle finanze, di concerto con i Ministri del
della previdenza sociale e delle pari opportunita' per il personale
Corpo della guardia di finanza. Art. 11. Valutazione dei rischi (decreto
legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 4) 1. Fermo
restando quanto stabilito dall'articolo 7,
commi 1 e
di lavoro, nell'ambito ed agli effetti della valutazione di cui
all'articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e
modificazioni, valuta i rischi per la sicurezza e la salute delle
lavoratrici, in particolare i rischi di esposizione ad agenti fisici,
chimici o biologici, processi o condizioni di lavoro di cui
nel rispetto delle linee direttrici elaborate dalla Commissione
europea, individuando le misure di prevenzione e protezione da
2. L'obbligo di informazione stabilito dall'articolo 21 del
quello di informare le lavoratrici ed i loro rappresentati per la
sui risultati della valutazione e sulle conseguenti misure di
di prevenzione adottate. Art. 12. Conseguenze della valutazione (decreto
legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 5) 1.
Qualora i risultati della valutazione di cui
11, comma
rivelino un rischio per la sicurezza e la salute delle lavoratrici,
datore di lavoro adotta le misure necessarie affinche' l'esposizione
rischio delle lavoratrici sia evitata, modificandone temporaneamente
condizioni o l'orario di lavoro.
2. Ove la modifica delle condizioni o dell'orario di lavoro
possibile per motivi organizzativi o produttivi, il datore di lavoro
quanto stabilito dall'articolo 7, commi 3, 4 e 5, dandone contestuale
informazione scritta al servizio ispettivo del Ministero del lavoro
competente per territorio, che puo' disporre l'interdizione dal lavoro
tutto il periodo di cui all'articolo 6, comma 1, in attuazione di
previsto all'articolo 17.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 trovano applicazione
dei casi di divieto sanciti dall'articolo 7, commi 1 e 2.
4. L'inosservanza della disposizione di cui al comma 1 e'
punita con
sanzione di cui all'articolo 7, comma 7. Art. 13. Adeguamento alla disciplina comunitaria (decreto
legislativo 25 novembre
1996, n. 645, articoli 2 e 8) 1. Con
decreto del Ministro del lavoro e della
concerto con il Ministro della sanita', sentita la Commissione
permanente di cui all'articolo 26 del decreto legislativo 19 settembre
n. 626, e successive modificazioni, sono recepite le linee direttrici
elaborate dalla Commissione dell'Unione europea, concernenti la
degli agenti chimici, fisici e biologici, nonche' dei processi
ritenuti pericolosi per la sicurezza o la salute delle lavoratrici
riguardanti anche i movimenti, le posizioni di lavoro, la fatica
fisica e gli altri disagi fisici e mentali connessi con l'attivita'
dalle predette lavoratrici.
2. Con la stessa procedura di cui al comma 1, si provvede ad
integrare la disciplina contenuta nel decreto di cui al comma 1,
modificare ed integrare gli elenchi di cui agli allegati B e C, in
conformita' alle modifiche alle linee direttrici e alle altre modifiche
adottate in sede comunitaria. Art. 14. Controlli prenatali (decreto
legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 7) 1. Le
lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi
l'effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici ovvero visite
mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbono essere eseguiti
2. Per la fruizione dei permessi di cui al comma 1 le
lavoratrici presentano
al datore di lavoro apposita istanza e successivamente presentano la
relativa documentazione giustificativa attestante la data e l'orario
effettuazione degli esami. Art. 15. Disposizioni applicabili (decreto
legislativo 25 novembre 1996, n. 645, art. 9) 1. Per
quanto non diversamente previsto dal presente
disposizioni recate dal decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626,
successive modificazioni, nonche' da ogni altra disposizione in materia
sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Capo III CONGEDO DI
MATERNITA' Art. 16. Divieto di adibire al lavoro le donne (legge
30 dicembre 1971, n. 1204, art. 4, comma 1 e 4) 1. E'
vietato adibire al lavoro le donne: a) durante i due
la data presunta del parto, salvo
previsto all'articolo 20; b) ove il parto avvenga oltre tale data, per il periodo intercorrente
data presunta e la data effettiva del parto; c) durante i tre mesi dopo il parto; d) durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora
avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. Tali giorni
aggiunti al periodo di congedo di maternita' dopo il parto. Art. 17. Estensione del divieto (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 4, commi 2 e 3, 5, e 30,
commi 6, 7, 9 e 10) 1. Il
divieto e' anticipato a tre mesi dalla data
presunta del
le lavoratrici sono occupate in lavori che, in relazione all'avanzato
di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli. Tali
sono determinati con propri decreti dal Ministro per il lavoro e la previdenza sociale, sentite le organizzazioni sindacali nazionali
maggiormente rappresentative. Fino all'emanazione del primo decreto
ministeriale, l'anticipazione del divieto di lavoro e' disposta dal
ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio.
2. Il servizio ispettivo del Ministero del lavoro puo'
disporre, sulla
di accertamento medico, avvalendosi dei competenti organi del Servizio
sanitario nazionale, ai sensi degli articoli 2 e 7 del decreto
30 dicembre 1992, n. 502, l'interdizione dal lavoro delle lavoratrici
in stato di gravidanza, fino al periodo di astensione di cui alla lettera
comma 1, dell'articolo 16, per uno o piu' periodi, la cui durata sara'
determinata dal servizio stesso, per i seguenti motivi: a) nel caso di gravi
della gravidanza o di preesistenti
morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di
gravidanza; b) quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute
pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino; c) quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni,
secondo quanto previsto dagli articoli 7 e 12. 3.
L'astensione dal lavoro di cui alla lettera a) del
e' disposta
dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, secondo le risultanze
dell'accertamento medico ivi previsto. In ogni caso il provvedimento
essere emanato entro sette giorni dalla ricezione dell'istanza della
4. L'astensione dal lavoro di cui alle lettere b) e c) del
comma 2 puo'
essere disposta dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro,
su istanza della lavoratrice, qualora nel corso della propria attivita'
vigilanza constati l'esistenza delle condizioni che danno luogo
all'astensione medesima.
5. I provvedimenti dei servizi ispettivi previsti dai presente
definitivi. Art. 18. Sanzioni (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 31, comma 1) 1.
L'inosservanza delle disposizioni contenute negli
punita con l'arresto fino a sei mesi. Art. 19. Interruzione della gravidanza (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 20) 1.
L'interruzione della gravidanza, spontanea o
previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n. 194,
considerata a tutti gli effetti come malattia.
2. Ai sensi dell'articolo 17 della legge 22 maggio 1978, n.
194, la
prevista per chiunque cagioni ad una donna, per colpa, l'interruzione
gravidanza o un parto prematuro e' aumentata se il fatto e' commesso
violazione delle norme poste a tutela del lavoro. Art. 20. Flessibilita' del congedo di maternita' (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 4-bis; legge 8 marzo 2000,n. 53, art. 12, comma 2) 1. Ferma
restando la durata complessiva del congedo di
maternita', le
lavoratrici hanno la facolta' di astenersi dal lavoro a partire dal
precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi
parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario
nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della
prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che
opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del
2. Il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di
Ministri della sanita' e per la solidarieta' sociale, sentite le parti
sociali, definisce con proprio decreto l'elenco dei lavori ai quali
applicano le disposizioni del comma 1. Art. 21. Documentazione (legge 30 dicembre 1971,
n. 1204, articoli 4, comma 5, e 28) 1. Prima
dell'inizio del periodo di divieto di lavoro di
16, lettera a), le lavoratrici devono consegnare al datore di lavoro
all'istituto erogatore dell'indennita' di maternita' il certificato
indicante la data presunta del parto. La data indicata nel certificato
stato, nonostante qualsiasi errore di previsione.
2. La lavoratrice e' tenuta a presentare, entro trenta giorni,
certificato di nascita del figlio, ovvero la dichiarazione sostitutiva,
sensi dell'articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica
28 dicembre 2000, n. 445. Art. 22. Trattamento economico e normativo (legge 30 dicembre 1971, n.
1204, articoli
6, 8 e 15, commi 1 e 5; legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 3, comma 2; decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito dalla legge 19 luglio
1993, n. 236, art. 6, commi 4 e 5) 1. Le
lavoratrici hanno diritto ad un'indennita'
pari all'80
cento della retribuzione per tutto il periodo del congedo di
anche in attuazione degli articoli 7, comma 6, e 12, comma 2.
2. L'indennita' e' corrisposta con le modalita' di cui
decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito dalla legge 29
1980, n. 33, ed e' comprensiva di ogni altra indennita' spettante per
3. I periodi di congedo di maternita' devono essere computati
nell'anzianita' di servizio a tutti gli effetti, compresi quelli
alla tredicesima mensilita' o alla gratifica natalizia e alle ferie.
4. I medesimi periodi non si computano ai fini del
di permanenza nelle liste di mobilita' di cui all'articolo 7 della
luglio 1991, n. 223, fermi restando i limiti temporali di fruizione
dell'indennita' di mobilita'. I medesimi periodi si computano ai fini
del raggiungimento del limite minimo di sei mesi di lavoro effettivamente
prestato per poter beneficiare dell'indennita' di mobilita'.
5. Gli stessi periodi sono considerati, ai fini della
progressione nella
carriera, come attivita' lavorativa, quando i contratti collettivi
richiedano a tale scopo particolari requisiti.
6. Le ferie e le assenze eventualmente spettanti alla
lavoratrice ad
titolo non vanno godute contemporaneamente ai periodi di congedo di
7. Non viene cancellata dalla lista di mobilita' ai sensi
della legge 23 luglio 1991, n. 223, la lavoratrice che, in periodo
congedo di maternita', rifiuta l'offerta di lavoro, di impiego in opere
servizi di pubblica utilita', ovvero l'avviamento a corsi di formazione
professionale. Art. 23. Calcolo dell'indennita' (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 16) 1. Agli
effetti della determinazione della misura
dell'indennita', per
retribuzione s'intende la retribuzione media globale giornaliera del
di paga quadrisettimanale o mensile scaduto ed immediatamente
quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo di maternita'.
2. Al suddetto importo va aggiunto il rateo giornaliero
gratifica natalizia o alla tredicesima mensilita' e agli altri premi
mensilita' o trattamenti accessori eventualmente erogati alla
3. Concorrono a formare la retribuzione gli stessi elementi
considerati agli effetti della determinazione delle prestazioni
dell'assicurazione obbligatoria per le indennita' economiche di
4. Per retribuzione media globale giornaliera si intende
ottiene dividendo per trenta l'importo totale della retribuzione del
precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il congedo.
le lavoratrici non abbiano svolto l'intero periodo lavorativo mensile
sospensione del rapporto di lavoro con diritto alla conservazione del
per interruzione del rapporto stesso o per recente assunzione si
quanto previsto al comma 5, lettera c).
5. Nei confronti delle operaie dei settori non agricoli, per
media globale giornaliera s'intende: a) nei casi in cui,
contratto di lavoro o per la effettuazione
di lavoro straordinario, l'orario medio effettivamente praticato superi
otto ore giornaliere, l'importo che si ottiene dividendo l'ammontare
complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo di paga preso in considerazione per il numero dei giorni lavorati o comunque retribuiti;
b) nei casi in cui, o per esigenze organizzative contingenti
per particolari ragioni di carattere personale della lavoratrice,
medio effettivamente praticato risulti inferiore a quello previsto
contratto di lavoro della categoria, l'importo che si ottiene dividendo
l'ammontare complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo di paga
in considerazione per il numero delle ore di lavoro effettuato e
moltiplicando il quoziente ottenuto per il numero delle ore giornaliere
lavoro previste dal contratto stesso. Nei casi in cui i contratti di
prevedano, nell'ambito di una settimana, un orario di lavoro identico
primi cinque giorni della settimana e un orario ridotto per il sesto
l'orario giornaliero e' quello che si ottiene dividendo per sei il
complessivo delle ore settimanali contrattualmente stabilite; c) in tutti gli altri casi, l'importo che si ottiene dividendo
complessivo degli emolumenti percepiti nel periodo di paga preso in
considerazione per il numero di giorni lavorati, o comunque retribuiti,
risultanti dal periodo stesso. Art. 24. Prolungamento del diritto alla corresponsione del
economico (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 17; decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito dalla legge 19 luglio
1993, n. 236, art. 6, comma 3) 1.
L'indennita' di maternita' e' corrisposta anche nei
del rapporto di lavoro previsti dall'articolo 54, comma 3, lettere
b) e c),
che si verifichino durante i periodi di congedo di maternita' previsti
2. Le lavoratrici gestanti che si trovino, all'inizio del
di maternita', sospese, assenti dal lavoro senza retribuzione, ovvero,
disoccupate, sono ammesse al godimento dell'indennita' giornaliera
maternita' purche' tra l'inizio della sospensione, dell'assenza o della
disoccupazione e quello di detto periodo non siano decorsi piu' di
3. Ai fini del computo dei predetti sessanta giorni, non si
delle assenze dovute a malattia o ad infortunio sul lavoro, accertate
riconosciute dagli enti gestori delle relative assicurazioni sociali,
del periodo di congedo parentale o di congedo per la malattia del
figlio fruito per una precedente maternita', ne' del periodo di assenza fruito
accudire minori in affidamento, ne' del periodo di mancata prestazione
lavorativa prevista dal contratto di lavoro a tempo parziale di tipo
4. Qualora il congedo di maternita' abbia inizio trascorsi
dalla risoluzione del rapporto di lavoro e la lavoratrice si trovi,
all'inizio del periodo di congedo stesso, disoccupata e in godimento
dell'indennita' di disoccupazione, ha diritto all'indennita'
maternita' anziche' all'indennita' ordinaria di disoccupazione.
5. La lavoratrice, che si trova nelle condizioni indicate nel
che non e' in godimento della indennita' di disoccupazione perche'
nell'ultimo biennio ha effettuato lavorazioni alle dipendenze di terzi
soggette all'obbligo dell'assicurazione contro la disoccupazione, ha
diritto all'indennita' giornaliera di maternita', purche' al momento
congedo di maternita' non siano trascorsi piu' di centottanta giorni
data di risoluzione del rapporto e, nell'ultimo biennio che precede
suddetto periodo, risultino a suo favore, nell'assicurazione
per le indennita' di maternita', ventisei contributi settimanali.
6. La lavoratrice che, nel caso di congedo di maternita'
iniziato dopo
sessanta giorni dalla data di sospensione dal lavoro, si trovi,
del congedo stesso, sospesa e in godimento del trattamento di
salariale a carico della Cassa integrazione guadagni, ha diritto, in
luogo di tale trattamento, all'indennita' giornaliera di maternita'.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano
fruizione dell'indennita' di mobilita' di cui all'articolo 7 della
luglio 1991, n. 223. Art. 25. Trattamento previdenziale (decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564,
commi 1, 4, 6) 1. Per i
periodi di congedo di maternita', non e'
rapporto di lavoro, alcuna anzianita' contributiva pregressa ai fini
dell'accreditamento dei contributi figurativi per il diritto alla
per la determinazione della misura stessa.
2. In favore dei soggetti iscritti al fondo pensioni
alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell'assicurazione
generale obbligatoria per l'invalidita', la vecchiaia e i superstiti,
periodi corrispondenti al congedo di maternita' di cui agli articoli
17, verificatisi al di fuori del rapporto di lavoro, sono considerati
ai fini pensionistici, a condizione che il soggetto possa far valere,
all'atto della domanda, almeno cinque anni di contribuzione versata
in costanza di rapporto di lavoro. La contribuzione figurativa viene
accreditata secondo le disposizioni di cui all'articolo 8 della legge
aprile 1981, n. 155, con effetto dal periodo in cui si colloca
3. Per i soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori
dipendenti ed
fondi sostitutivi dell'assicurazione generale obbligatoria per
l'invalidita', la vecchiaia ed i superstiti, gli oneri derivanti dalle
disposizioni di cui al comma 2 sono addebitati alla relativa gestione
pensionistica. Per i soggetti iscritti ai fondi esclusivi
generale obbligatoria per l'invalidita' e la vecchiaia ed i superstiti,
oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 2 sono posti a
carico dell'ultima gestione pensionistica del quinquennio lavorativo richiesto
medesimo comma. Art. 26. Adozioni e affidamenti (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6, comma 1) 1. Il
congedo di maternita' di cui alla lettera c),
16 puo' essere richiesto dalla lavoratrice che abbia adottato, o che
ottenuto in affidamento un bambino di eta' non superiore a sei anni
dell'adozione o dell'affidamento.
2. Il congedo deve essere fruito durante i primi tre mesi
all'effettivo ingresso del bambino nella famiglia della lavoratrice. Art. 27. Adozioni e affidamenti preadottivi internazionali (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6, comma 1; legge 4 maggio 1983, n. 184, art. 31, comma 3,
n), e 39-quater, lettere a) e c) 1. Nel
caso di adozione e di affidamento preadottivo
disciplinati dal Titolo III della legge 4 maggio 1983, n. 184, e
modificazioni, il congedo di maternita' di cui al comma 1 dell'articolo
spetta anche se il minore adottato o affidato abbia superato i sei
sino al compimento della maggiore eta'.
2. Per l'adozione e l'affidamento preadottivo internazionali,
ha, altresi', diritto a fruire di un congedo di durata corrispondente
periodo di permanenza nello Stato straniero richiesto per l'adozione
l'affidamento. Il congedo non comporta indennita' ne' retribuzione.
adozione certifica la durata del congedo di cui al comma 1
nonche' la durata del periodo di permanenza all'estero nel caso del
previsto al comma 2 del presente articolo. Capo IV CONGEDO DI PATERNITA' Art. 28. Congedo di paternita' (legge 9
1977, n. 903, art. 6-bis, commi 1 e 2) 1. Il
padre lavoratore ha diritto di astenersi dal
durata del congedo di maternita' o per la parte residua che sarebbe
spettata
alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermita' della madre
di abbandono, nonche' in caso di affidamento esclusivo del bambino
2. Il padre lavoratore che intenda avvalersi del diritto di
presenta al datore di lavoro la certificazione relativa alle condizioni
previste. In caso di abbandono, il padre lavoratore ne rende
ai sensi dell'articolo 47 del decreto del Presidente della Repubblica
dicembre 2000, n. 445. Art. 29. Trattamento economico e normativo (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6-bis, comma 3) 1. Il
trattamento economico e normativo e' quello
spettante ai
articoli 22 e 23. Art. 30. Trattamento previdenziale 1. Il
trattamento previdenziale e' quello previsto
dall'articolo 25. Art. 31. Adozioni e affidamenti 1. Il
congedo di cui agli articoli 26, comma 1, e 27,
stato chiesto dalla lavoratrice, spetta, alle medesime condizioni,
2. Il congedo di cui all'articolo 27, comma 2, spetta, alle
3. Al lavoratore, alle medesime condizioni previste dai commi
riconosciuto il diritto di cui all'articolo 28. Capo V CONGEDO PARENTALE Art. 32. Congedo parentale (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 1, comma 4, e 7, commi 1,
2 e 3) 1. Per
ogni bambino, nei primi suoi otto anni di vita,
diritto di astenersi dal lavoro secondo le modalita' stabilite dal
articolo. I relativi congedi parentali dei genitori non possono
complessivamente eccedere il limite di dieci mesi, fatto salvo il
del comma 2 del presente articolo. Nell'ambito del predetto limite,
diritto di astenersi dal lavoro compete: a) alla madre
trascorso il periodo di congedo di
cui al Capo III, per un periodo continuativo o frazionato non superiore
sei mesi; b) al padre lavoratore, dalla nascita del figlio, per un periodo
continuativo o frazionato non superiore a sei mesi, elevabile a sette
caso di cui al comma 2; c) qualora vi sia un solo genitore, per un periodo continuativo o
non superiore a dieci mesi. 2.
Qualora il padre lavoratore eserciti il diritto di
per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi,
complessivo dei congedi parentali dei genitori e' elevato a undici
3. Ai fini dell'esercizio del diritto di cui al comma 1, il
tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilita', a preavvisare il datore
lavoro secondo le modalita' e i criteri definiti dai contratti
comunque con un periodo di preavviso non inferiore a quindici giorni.
4. Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche
genitore non ne abbia diritto. Art. 33. Prolungamento del congedo (legge
5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, commi 1 e 2; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 20) 1. La
lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore
handicap in situazione di gravita' accertata ai sensi dell'articolo
4, comma 1, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, hanno diritto al
a tre anni del congedo parentale a condizione che il bambino non sia
ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati.
2. In alternativa al prolungamento del congedo possono essere
riposi di cui all'articolo 42, comma 1.
3. Il congedo spetta al genitore richiedente anche qualora
non ne abbia diritto.
4. Resta fermo il diritto di fruire del congedo di cui
prolungamento di cui al comma 1 decorre dal termine del periodo
corrispondente alla durata massima del congedo parentale spettante
richiedente ai sensi dell'articolo 32. Art. 34. Trattamento economico e normativo (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 15, commi 2 e 4, e
7, comma 5) 1. Per i
periodi di congedo parentale di cui
all'articolo 32
un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi. L'indennita'
calcolata secondo quanto previsto all'articolo 23, ad esclusione del
2. Si applica il comma 1 per tutto il periodo di prolungamento
di cui all'articolo 33.
rispetto a quanto previsto ai commi 1 e 2 e' dovuta un'indennita' pari
per cento della retribuzione, a condizione che il reddito individuale
dell'interessato sia inferiore a 2,5 volte l'importo del trattamento
di pensione a carico dell'assicurazione generale obbligatoria. Il
determinato secondo i criteri previsti in materia di limiti reddituali
4. L'indennita' e' corrisposta con le modalita' di cui
5. I periodi di congedo parentale sono computati
nell'anzianita' di
6. Si applica quanto previsto all'articolo 22, commi 4, 6 e 7. Art. 35. Trattamento previdenziale (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art.
2, lettere a) e b); decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564, articoli 2,
2, 3 e 5) 1. I
periodi di congedo parentale che danno diritto al
e normativo di cui all'articolo 34, commi 1 e 2, sono coperti da
contribuzione figurativa. Si applica quanto previsto al comma 1
dell'articolo 25.
2. I periodi di congedo parentale di cui all'articolo 34,
comma 3, compresi
quelli che non danno diritto al trattamento economico, sono coperti
contribuzione figurativa, attribuendo come valore retributivo per tale
periodo il 200 per cento del valore massimo dell'assegno sociale,
proporzionato ai periodi di riferimento, salva la facolta' di
da parte dell'interessato, con riscatto ai sensi dell'articolo 13 della
legge 12 agosto 1962, n. 1338, ovvero con versamento dei relativi
secondo i criteri e le modalita' della prosecuzione volontaria.
3. Per i dipendenti di amministrazioni pubbliche e per i
ai fondi sostitutivi dell'assicurazione generale obbligatoria gestita
dall'Istituto nazionale previdenza sociale (INPS) ai quali viene
una retribuzione ridotta o non viene corrisposta alcuna retribuzione
nei periodi di congedo parentale, sussiste il diritto, per la parte
differenziale mancante alla misura intera o per l'intera retribuzione
mancante, alla contribuzione figurativa da accreditare secondo le disposizioni di cui all'articolo 8 della legge 23 aprile 1981, n. 155.
4. Gli oneri derivanti dal riconoscimento della contribuzione
cui al comma 3, per i soggetti iscritti ai fondi esclusivi o
dell'assicurazione generale obbligatoria, restano a carico della
previdenziale cui i soggetti medesimi risultino iscritti durante il
5. Per i soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori
forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell'assicurazione
obbligatoria per l'invalidita', la vecchiaia e i superstiti, i periodi
coperti da assicurazione e corrispondenti a quelli che danno luogo
congedo parentale, collocati temporalmente al di fuori del rapporto
lavoro, possono essere riscattati, nella misura massima di cinque anni,
le modalita' di cui all'articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n.
1338, e successive modificazioni, a condizione che i richiedenti possano far
all'atto della domanda, complessivamente almeno cinque anni di
versata in costanza di effettiva attivita' lavorativa. Art. 36. Adozioni e affidamenti (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6, comma 2; legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 7; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 3, comma 5) 1. Il
congedo parentale di cui al presente Capo spetta
adozioni e gli affidamenti.
2. Il limite di eta', di cui all'articolo 34, comma 1, e'
anni. In ogni caso, il congedo parentale puo' essere fruito nei primi
3. Qualora, all'atto dell'adozione o dell'affidamento, il
minore abbia
un'eta' compresa fra i sei e i dodici anni, il congedo parentale e'
nei primi tre anni dall'ingresso del minore nel nucleo familiare. Art. 37 Adozioni e affidamenti preadottivi internazionali (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6, comma 2; legge 4 maggio 1983, n. 184, art. 31, comma 3,
n), e 39-quater, lettera b) 1. In
internazionale si
applicano le disposizioni dell'articolo 36.
2. L'Ente autorizzato che ha ricevuto l'incarico di curare la
adozione certifica la durata del congedo parentale. Art. 38. Sanzioni (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 31, comma 3) 1. Il
rifiuto, l'opposizione o l'ostacolo all'esercizio
assenza dal lavoro di cui al presente Capo sono puniti con la sanzione
amministrativa da lire un milione a lire cinque milioni. Capo VI RIPOSI E
PERMESSI Art. 39. Riposi giornalieri della madre (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 10) 1. Il
datore di lavoro deve consentire alle lavoratrici
primo anno di vita del bambino, due periodi di riposo, anche cumulabili
durante la giornata. Il riposo e' uno solo quando l'orario giornaliero
lavoro e' inferiore a sei ore.
2. I periodi di riposo di cui al comma 1 hanno la durata di
un'ora ciascuno
e sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della
retribuzione del lavoro. Essi comportano il diritto della donna ad
3. I periodi di riposo sono di mezz'ora ciascuno quando la
fruisca dell'asilo nido o di altra struttura idonea, istituiti dal
lavoro nell'unita' produttiva o nelle immediate vicinanze di essa. Art. 40. Riposi giornalieri del padre (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6-ter) 1. I
periodi di riposo di cui all'articolo 39 sono
riconosciuti al padre
lavoratore: a) nel caso in cui i
figli siano
affidati al solo padre; b) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne
avvalga; c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente; d) in caso di morte o di grave infermita' della madre. Art. 41. Riposi per parti plurimi (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 10, comma 6) 1. In
caso di parto plurimo, i periodi di riposo sono
raddoppiati e
aggiuntive rispetto a quelle previste dall'articolo 39, comma 1,
essere utilizzate anche dal padre. Art. 42. Riposi e permessi per i figli con handicap grave (legge 8 marzo 2000,
n. 53, articoli 4, comma 4-bis, e 20)§
al compimento del terzo anno di vita del bambino
situazione di gravita' e in alternativa al prolungamento del periodo
congedo parentale, si applica l'articolo 33, comma 2, della legge 5
1992, n. 104, relativo alle due ore di riposo giornaliero retribuito. 2. Successivamente al compimento del terzo anno di vita del
handicap in situazione di gravita', la lavoratrice madre o, in
il lavoratore padre hanno diritto ai permessi di cui all'articolo 33,
3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Detti permessi sono fruibili
anche in maniera continuativa nell'ambito del mese.
3. Successivamente al raggiungimento della maggiore eta' del
3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. Ai sensi dell'articolo 20 della
legge 8 marzo 2000, n. 53, detti permessi, fruibili anche in maniera
continuativa nell'ambito del mese, spettano a condizione che sussista
convivenza con il figlio o, in assenza di convivenza, che l'assistenza
figlio sia continuativa ed esclusiva.
4. I riposi e i permessi, ai sensi dell'articolo 33, comma 4
febbraio 1992, n. 104, possono essere cumulati con il congedo parentale
ordinario e con il congedo per la malattia del figlio.
5. La lavoratrice madre o, in alternativa, il lavoratore padre
o, dopo
loro scomparsa, uno dei fratelli o sorelle conviventi di soggetto con
handicap in situazione di gravita' di cui all'articolo 3, comma 3,
legge 5 febbraio 1992, n. 104, accertata ai sensi dell'articolo 4,
della legge medesima da almeno cinque anni e che abbiano titolo a
benefici di cui all'articolo 33, commi 1, 2 e 3, della medesima legge
l'assistenza del figlio, hanno diritto a fruire del congedo di cui
2 dell'articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, entro sessanta
giorni dalla richiesta. Durante il periodo di congedo, il richiedente ha
medesimo e' coperto da contribuzione figurativa; l'indennita' e la
contribuzione figurativa spettano fino a un importo complessivo massimo
lire 70 milioni annue per il congedo di durata annuale. Detto importo
rivalutato annualmente, a decorrere dall'anno 2002, sulla base della
e impiegati. L'indennita' e' corrisposta dal datore di lavoro secondo
modalita' previste per la corresponsione dei trattamenti economici
maternita'. I datori di lavoro privati, nella denuncia contributiva,
detraggono l'importo dell'indennita' dall'ammontare dei contributi previdenziali dovuti all'ente previdenziale competente. Per i
predetti datori di lavoro privati, compresi quelli per i quali non
prevista l'assicurazione per le prestazioni di maternita', l'indennita'
cui al presente comma e' corrisposta con le modalita' di cui
del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito, con
dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33. Il congedo fruito ai sensi del
comma alternativamente da entrambi i genitori non puo' superare la
complessiva di due anni; durante il periodo di congedo entrambi i
non possono fruire dei benefici di cui all'articolo 33 della legge
febbraio 1992, n. 104, fatte salve le disposizioni di cui ai commi
5 e 6 del
articolo spettano
anche qualora l'altro genitore non ne abbia diritto. Art. 43. Trattamento economico e normativo (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 8; legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 4; decreto-legge 27 agosto 1993, n. 324, convertito
legge 27 ottobre 1993, n. 423, art. 2, comma 3-ter) 1. Per i riposi e i permessi di cui al presente Capo e'
della retribuzione relativa ai riposi e ai permessi medesimi.
e' anticipata dal datore di lavoro ed e' portata a conguaglio con gli
apporti contributivi dovuti all'ente assicuratore.
2. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 34, comma
5. Art. 44. Trattamento previdenziale (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 10, comma 5; legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 4) 1. Ai periodi di riposo di cui al presente Capo si
di cui all'articolo 35, comma 2.
2. I tre giorni di permesso mensile di cui all'articolo 42,
sono coperti da contribuzione figurativa. Art. 45. Adozioni e affidamenti (legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 3, comma 5; legge 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33, comma 7) 1. Le disposizioni in materia di riposi di cui agli
e 41 si
applicano anche in caso di adozione e di affidamento entro il primo
2. Le disposizioni di cui all'articolo 42 si applicano anche
adozione e di affidamento di soggetti con handicap in situazione di
gravita'. Art. 46. Sanzioni (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 31, comma 3) 1. L'inosservanza delle disposizioni contenute negli
e 41 e'
punita con la sanzione amministrativa da lire un milione a lire cinque
milioni. Capo VII CONGEDI PER LA
MALATTIA DEL FIGLIO Art. 47. Congedo per la malattia del figlio (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 1, comma 4, 7,
4, e 30, comma 5) 1. Entrambi i genitori, alternativamente, hanno diritto
lavoro per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio di
non superiore a tre anni.
2. Ciascun genitore, alternativamente, ha altresi' diritto di
lavoro, nel limite di cinque giorni lavorativi all'anno, per le
ogni figlio di eta' compresa fra i tre e gli otto anni.
3. Per fruire dei congedi di cui ai commi 1 e 2 il genitore
il certificato di malattia rilasciato da un medico specialista del
sanitario nazionale o con esso convenzionato.
4. La malattia del bambino che dia luogo a ricovero
ospedaliero interrompe,
a richiesta del genitore, il decorso delle ferie in godimento per i
5. Ai congedi di cui al presente articolo non si applicano le
sul controllo della malattia del lavoratore.
6. Il congedo spetta al genitore richiedente anche qualora
non ne abbia diritto. Art. 48. Trattamento economico e normativo (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 7, comma 5) 1. I periodi di congedo per la malattia del figlio sono
nell'anzianita' di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie
tredicesima mensilita' o alla gratifica natalizia.
2. Si applica quanto previsto all'articolo 22, commi 4, 6 e 7. Art. 49. Trattamento previdenziale (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 15, comma 3) 1. Per i periodi di congedo per la malattia del figlio
dovuta la
contribuzione figurativa fino al compimento del terzo anno di vita
bambino. Si applica quanto previsto all'articolo 25.
2. Successivamente al terzo anno di vita del bambino e fino al
dell'ottavo anno, e' dovuta la copertura contributiva calcolata con
modalita' previste dall'articolo 35, comma 2.
3. Si applicano le disposizioni di cui all'articolo 35, commi
3, 4 e
5. Art. 50. Adozioni e affidamenti (legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 3, comma 5) 1. Il congedo per la malattia del bambino di cui al
Capo spetta
anche per le adozioni e gli affidamenti.
2. Il limite di eta', di cui all'articolo 47, comma 1, e'
anni. Fino al compimento dell'ottavo anno di eta' si applica la
di cui al comma 2 del medesimo articolo.
un'eta' compresa fra i sei e i dodici anni, il congedo per la malattia
bambino e' fruito nei primi tre anni dall'ingresso del minore nel
familiare alle condizioni previste dall'articolo 47, comma 2. Art. 51. Documentazione (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 7, comma 5) 1. Ai fini della fruizione del congedo di cui al
Capo, la
lavoratrice ed il lavoratore sono tenuti a presentare una dichiarazione
rilasciata ai sensi dell'articolo 47 del decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante che l'altro genitore
in congedo negli stessi giorni per il medesimo motivo. Art. 52. Sanzioni (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 31, comma 3) 1. Il rifiuto, l'opposizione o l'ostacolo all'esercizio
amministrativa da lire un milione a lire cinque milioni. Capo VIII LAVORO NOTTURNO Art. 53. Lavoro notturno (legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 5,
e 2, lettere a) e b) 1. E' vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24
ore 6,
dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un
eta' del bambino.
2. Non sono obbligati a prestare lavoro notturno: a) la lavoratrice
madre di un
figlio di eta' inferiore a tre anni o,
alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa; b) la lavoratrice o il lavoratore che sia l'unico genitore affidatario
figlio convivente di eta' inferiore a dodici anni. 3. Ai sensi dell'articolo 5, comma 2, lettera c), della
1977, n. 903, non sono altresi' obbligati a prestare lavoro notturno
lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto
ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive
modificazioni. Capo IX DIVIETO DI
DIMISSIONI, DIRITTO AL RIENTRO Art. 54. Divieto di licenziamento (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 2, commi 1, 2, 3, 5, e art.
31, comma 2; legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6-bis, comma 4; decreto
legislativo 9 settembre
1994, n. 566, art. 2, comma 2; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 18, comma 1) 1. Le lavoratrici non possono essere licenziate
gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro
dal Capo III, nonche' fino al compimento di un anno di eta' del
2. Il divieto di licenziamento opera in connessione con lo
stato oggettivo
di gravidanza, e la lavoratrice, licenziata nel corso del periodo in
opera il divieto, e' tenuta a presentare al datore di lavoro idonea
certificazione dalla quale risulti l'esistenza all'epoca del
delle condizioni che lo vietavano.
3. Il divieto di licenziamento non si applica nel caso: a) di colpa grave da
lavoratrice, costituente giusta causa
la risoluzione del rapporto di lavoro; b) di cessazione dell'attivita' dell'azienda cui essa e' addetta; c) di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice e'
assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del
termine; d) di esito negativo della prova; resta fermo il divieto di
di cui all'articolo 4 della legge 10 aprile 1991, n. 125, e successive
4. Durante il periodo nel quale opera il divieto di
licenziamento, la
lavoratrice non puo' essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia
sospesa l'attivita' dell'azienda o del reparto cui essa e' addetta,
sempreche' il reparto stesso abbia autonomia funzionale. La lavoratrice
puo' altresi' essere collocata in mobilita' a seguito di licenziamento
collettivo ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive
5. Il licenziamento intimato alla lavoratrice in violazione
disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, e' nullo.
6. E' altresi' nullo il licenziamento causato dalla domanda o
fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte
lavoratrice o del lavoratore.
7. In caso di fruizione del congedo di paternita', di cui
il divieto di licenziamento si applica anche al padre lavoratore per
durata del congedo stesso e si estende fino al compimento di un anno
di eta'
del bambino. Si applicano le disposizioni del presente articolo, commi
8. L'inosservanza delle disposizioni contenute nel presente
punita con la sanzione amministrativa da lire due milioni a lire cinque
milioni. Non e' ammesso il pagamento in misura ridotta di cui
9. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche in
adozione e di affidamento. Il divieto di licenziamento si applica fino
anno dall'ingresso del minore nel nucleo familiare, in caso di
congedo di maternita' e di paternita'. Art. 55. Dimissioni (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 12; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 18, comma 2) 1. In caso di dimissioni volontarie presentate durante
cui e'
previsto, a norma dell'articolo 54, il divieto di licenziamento, la
lavoratrice ha diritto alle indennita' previste da disposizioni di
contrattuali per il caso di licenziamento.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica al padre
fruito del congedo di paternita'.
3. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel caso
di affidamento, entro un anno dall'ingresso del minore nel nucleo
4. La richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice,
periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante
anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore
o in affidamento, deve essere convalidata dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio. A detta convalida
condizionata la risoluzione del rapporto di lavoro.
5. Nel caso di dimissioni di cui al presente articolo, la
lavoratore non sono tenuti al preavviso. Art. 56. Diritto al rientro e alla conservazione del posto (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 2, comma 6; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 17, comma 1) 1. Al termine dei periodi di divieto di lavoro previsti
le lavoratrici hanno diritto di conservare il posto di lavoro e, salvo
espressamente vi rinuncino, di rientrare nella stessa unita' produttiva
erano occupate all'inizio del periodo di gravidanza o in altra ubicata
medesimo comune, e di permanervi fino al compimento di un anno di eta'
bambino; hanno altresi' diritto di essere adibite alle mansioni da
svolte o a mansioni equivalenti.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche al
rientro al lavoro dopo la fruizione del congedo di paternita'.
3. Negli altri casi di congedo, di permesso o di riposo
presente testo unico, la lavoratrice e il lavoratore hanno diritto
conservazione del posto di lavoro e, salvo che espressamente vi
rinuncino,
al rientro nella stessa unita' produttiva ove erano occupati al momento
della richiesta, o in altra ubicata nel medesimo comune; hanno altresi'
diritto di essere adibiti alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni
4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche in
adozione e di affidamento. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si
applicano fino a un anno dall'ingresso del minore nel nucleo familiare.
Capo X DISPOSIZIONI
SPECIALI Art. 57. Rapporti di lavoro a termine
nelle pubbliche amministrazioni (decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito dalla legge 1°
giugno 1991, n. 166, art. 8) 1. Ferma restando la titolarita' del diritto ai congedi
testo unico, alle lavoratrici e ai lavoratori assunti dalle
pubbliche con contratto a tempo determinato, di cui alla legge 18
1962, n. 230, o con contratto di lavoro temporaneo, di cui alla legge
giugno 1997, n. 196, spetta il trattamento economico pari
all'indennita'
prevista dal presente testo unico per i congedi di maternita', di
e parentali, salvo che i relativi ordinamenti prevedano condizioni
migliore favore.
2. Alle lavoratrici e ai lavoratori di cui al comma 1 si
applica altresi'
quanto previsto dall'articolo 24, con corresponsione del trattamento
economico a cura dell'amministrazione pubblica presso cui si e' svolto
l'ultimo rapporto di lavoro. Art. 58. Personale militare (decreto legislativo 31 gennaio 2000, n. 24, art. 4, comma 2, e 5,
commi 2 e 3) 1. Le assenze dal servizio per motivi connessi allo
disciplinate dal presente testo unico, non pregiudicano la posizione
stato giuridico del personale in servizio permanente delle Forze armate
del Corpo della guardia di finanza, salvo quanto previsto dal comma
2. I periodi di congedo di maternita', previsti dagli articoli
17, sono
validi a tutti gli effetti ai fini dell'anzianita' di servizio. Gli
periodi sono computabili ai fini della progressione di carriera, salva
necessita' dell'effettivo compimento nonche' del completamento degli
obblighi di comando, di attribuzioni specifiche, di servizio presso
reparti e di imbarco, previsti dalla normativa vigente.
3. Il personale militare che si assenta dal servizio per
per la malattia del figlio e' posto in licenza straordinaria per motivi
privati, equiparata a tutti gli effetti a quanto previsto agli articoli
47. Il periodo trascorso in tale licenza e' computabile, ai fini della
progressione di carriera, nei limiti previsti dalla disciplina vigente
materia di documenti caratteristici degli ufficiali, dei sottufficiali
militari di truppa dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica relativamente al periodo massimo di assenza che determina la fine del
servizio. Art. 59. Lavoro stagionale (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 2, comma 4) 1. Le lavoratrici addette ad industrie e lavorazioni che
disoccupazione stagionale, di cui alla tabella annessa al decreto ministeriale 30 novembre 1964, e successive modificazioni, le quali
siano licenziate a norma della lettera b) del comma 3 dell'articolo 54, hanno
diritto, per tutto il periodo in cui opera il divieto di licenziamento,
sempreche' non si trovino in periodo di congedo di maternita', alla
ripresa dell'attivita' lavorativa stagionale e alla precedenza nelle
2. Alle lavoratrici e ai lavoratori stagionali si applicano le
disposizioni dell'articolo 7 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564,
in materia contributiva.
3. Alle straniere titolari di permesso di soggiorno per lavoro
e' riconosciuta l'assicurazione di maternita', ai sensi della lettera
d), comma 1, dell'articolo 25 del decreto legislativo 25 luglio 1998,
n. 286. Art. 60. Lavoro a tempo parziale (decreto
legislativo 25 febbraio
2000, n. 61, art. 4, comma 2) 1. In attuazione di quanto previsto dal decreto
febbraio 2000, n. 61, e, in particolare, del principio di non
la lavoratrice e il lavoratore a tempo parziale beneficiano dei
medesimi diritti di un dipendente a tempo pieno comparabile, per quanto
la durata dei congedi previsti dal presente testo unico. Il relativo
trattamento economico e' riproporzionato in ragione della ridotta
2. Ove la lavoratrice o il lavoratore a tempo parziale e il
lavoro abbiano concordato la trasformazione del rapporto di lavoro in
a tempo pieno per un periodo in parte coincidente con quello del
di maternita', e' assunta a riferimento la base di calcolo piu'
favorevole della retribuzione, agli effetti di quanto previsto dall'articolo 23,
3. Alle lavoratrici e ai lavoratori di cui al comma 1 si
applicano le disposizioni dell'articolo 8 del decreto legislativo 16
settembre 1996,
n. 564, in materia contributiva. Art. 61. Lavoro a domicilio (legge 30 dicembre
1971, n. 1204, articoli 1, 13, 18, 22; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 3) 1. Le lavoratrici e i lavoratori a domicilio hanno
di maternita' e di paternita'. Si applicano le disposizioni di cui agli
articoli 6, comma 3, 16, 17, 22, comma 3, e 54, ivi compreso il
relativo trattamento economico e normativo.
2. Durante il periodo di congedo, spetta l'indennita'
cui all'articolo 22, a carico dell'INPS, in misura pari all'80 per
del salario medio contrattuale giornaliero, vigente nella provincia per
i lavoratori interni, aventi qualifica operaia, della stessa industria.
3. Qualora, per l'assenza nella stessa provincia di industrie
che occupano lavoratori interni, non possa farsi riferimento al salario
contrattuale provinciale di cui al comma 2, si fara' riferimento alla
media dei salari contrattuali provinciali vigenti per la stessa
nella regione, e, qualora anche cio' non fosse possibile, si fara'
riferimento alla media dei salari provinciali vigenti nella stessa
industria del territorio nazionale.
4. Per i settori di lavoro a domicilio per i quali non
esistono corrispondenti industrie che occupano lavoratori interni, con
apposito decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale,
le organizzazioni sindacali interessate, si prendera' a riferimento il
salario medio contrattuale giornaliero vigente nella provincia per i
lavoratori aventi qualifica operaia dell'industria che presenta
maggiori caratteri
di affinita'.
5. La corresponsione dell'indennita' di cui al comma 2 e'
alla condizione che, all'inizio del congedo di maternita', la
lavoratrice riconsegni al committente tutte le merci e il lavoro avuto
in consegna, anche se non ultimato. Art. 62. Lavoro domestico (legge 30 dicembre
1971, n. 1204, articoli 1, 13, 19, 22; legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 3) 1. Le lavoratrici e i lavoratori addetti ai servizi
e familiari hanno diritto al congedo di maternita' e di paternita'. Si
le disposizioni di cui agli articoli 6, comma 3, 16, 17, 22, comma 3 e
6, ivi compreso il relativo trattamento economico e normativo.
2. Per il personale addetto ai servizi domestici familiari,
di cui all'articolo 22 ed il relativo finanziamento sono regolati
le modalita' e le disposizioni stabilite dal decreto del Presidente
della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1403. Art. 63. Lavoro in agricoltura (decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito dalla
26 febbraio 1982, n. 54, art. 14; decreto-legge 12 settembre 1983, n. 463, convertito dalla
11 novembre 1983, n. 638, art. 5; decreto legislativo 16 aprile 1997, n. 146, art. 4; legge 17 maggio 1999, n. 144, art. 45, comma 21) 1. Le prestazioni di maternita' e di paternita' di cui
disposizioni per le lavoratrici e i lavoratori agricoli a tempo
indeterminato sono corrisposte, ferme restando le modalita' erogative
all'articolo 1, comma 6 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663,
stessi criteri previsti per i lavoratori dell'industria.
2. Le lavoratrici e i lavoratori agricoli con contratto a
iscritti o aventi diritto all'iscrizione negli elenchi nominativi di
all'articolo 7, n. 5), del decreto-legge 3 febbraio 1970, n. 7,
con modificazioni, dalla legge 11 marzo 1970, n. 83, hanno diritto
alle prestazioni di maternita' e di paternita' a condizione che risultino
iscritti nei predetti elenchi nell'anno precedente per almeno 51
3. E' consentita l'ammissione delle lavoratrici e dei
lavoratori alle
prestazioni di maternita' e di paternita', mediante certificazione
iscrizione d'urgenza negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli,
sensi dell'articolo 4, comma 4, del decreto legislativo luogotenenziale
aprile 1946, n. 212, e successive modificazioni.
4. Per le lavoratrici e i lavoratori agricoli a tempo
prestazioni per i congedi, riposi e permessi di cui ai Capi III, IV,
sono calcolate sulla base della retribuzione di cui all'articolo 12
legge 30 aprile 1969, n. 153, prendendo a riferimento il periodo
paga precedente a quello nel corso del quale ha avuto inizio il
5. Per le lavoratrici e i lavoratori agricoli a tempo
determinato, esclusi
quelli di cui al comma 6, le prestazioni per i congedi, riposi e
sono determinate sulla base della retribuzione fissata secondo le
di cui all'articolo 28 del decreto del Presidente della Repubblica
1968, n. 488, ai sensi dell'articolo 3 della legge 8 agosto 1972, n.
6. Per le lavoratrici e i lavoratori agricoli di cui al comma
medio convenzionale determinato con decreto del Ministero del lavoro
previdenza sociale e rilevato nel 1995, resta fermo, ai fini della
contribuzione e delle prestazioni temporanee, fino a quando il suo
importo per le singole qualifiche degli operai agricoli non sia superato da
spettante nelle singole province in applicazione dei contratti
stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
decorrere da tale momento trova applicazione l'articolo 1, comma 1,
legge 7 dicembre 1989, n. 389, e successive modificazioni.
7. Per le lavoratrici e i lavoratori agricoli compartecipanti
coloni l'ammontare della retribuzione media e' stabilito in misura
quella di cui al comma 5. Art. 64. Collaborazioni coordinate e continuative 1. In materia di tutela della maternita', alle
lavoratrici di
all'articolo 2, comma 26 della legge 8 agosto 1995, n. 335, non
altre forme obbligatorie, si applicano le disposizioni di cui al comma
dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive
2. Ai sensi del comma 12 dell'articolo 80 della legge 23
388, la tutela della maternita' prevista dalla disposizione di cui
16, quarto periodo, dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1997,
n. 449,
avviene nelle forme e con le modalita' previste per il lavoro
dipendente. Art. 65. Attivita' socialmente utili (decreto legislativo 1¡ dicembre 1997, n. 468, art. 8, comma
3, 15, 16 e 17; decreto legislativo 28
2000, n. 81, articoli 4 e 10) 1. Le lavoratrici e i lavoratori di cui al decreto
1997, n. 468, e successive modificazioni, impegnati in attivita'
utili hanno diritto al congedo di maternita' e di paternita'. Alle
lavoratrici si applica altresi' la disciplina di cui all'articolo 17
2. Alle lavoratrici e ai lavoratori di cui al comma 1, che non
vantare una precedente copertura assicurativa ai sensi dell'articolo
24, per
i periodi di congedo di maternita' e di paternita', viene corrisposta
dall'INPS un'indennita' pari all'80 per cento dell'importo dell'assegno
previsto dall'articolo 8, comma 3, del decreto legislativo 1¡
dicembre 1997,
n. 468. I conseguenti oneri sono rimborsati, annualmente, tramite
dell'INPS, a carico del Fondo per l'occupazione di cui all'articolo
7, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 148, convertito, con
modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 236, o del soggetto finanziatore
dell'attivita' socialmente utile.
3. Alle lavoratrici e ai lavoratori viene riconosciuto il
partecipare alle medesime attivita' socialmente utili ancora in corso
prorogate al termine del periodo di congedo di maternita' e di
4. Alle lavoratrici e ai lavoratori impegnati a tempo pieno in
socialmente utili sono riconosciuti, senza riduzione dell'assegno,
di cui agli articoli 39 e 40.
5. L'assegno e' erogato anche per i permessi di cui
all'articolo 33,
3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, anche ai sensi di quanto
all'articolo 42, commi 2, 3 e 6, del presente testo unico. Capo XI LAVORATRICI
AUTONOME Art. 66. Indennita' di maternita' per le lavoratrici
le imprenditrici agricole (legge 29 dicembre 1987, n. 546, art. 1) 1. Alle lavoratrici autonome, coltivatrici dirette,
mezzadre e
artigiane ed esercenti attivita' commerciali di cui alle leggi 26
1957, n. 1047, 4 luglio 1959, n. 463, e 22 luglio 1966, n. 613, e alle
imprenditrici agricole a titolo principale, e' corrisposta una
giornaliera per il periodo di gravidanza e per quello successivo al
calcolata ai sensi dell'articolo 68. Art. 67. Modalita' di erogazione (legge 29 dicembre 1987, n. 546, art. 2) 1. L'indennita' di cui all'articolo 66 viene erogata
apposita domanda in carta libera, corredata da un certificato medico
rilasciato dall'azienda sanitaria locale competente per territorio,
attestante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del
ovvero dell'interruzione della gravidanza spontanea o volontaria ai
della legge 22 maggio 1978, n. 194. 2. In caso di adozione o di affidamento, l'indennita' di
all'articolo 66 spetta, sulla base di idonea documentazione, per tre
successivi all'effettivo ingresso del bambino nella famiglia a
che questo non abbia superato i sei anni di eta', secondo quanto
previsto all'articolo 26, o i 18 anni di eta', secondo quanto previsto
3. L'INPS provvede d'ufficio agli accertamenti amministrativi
necessari. Art. 68. Misura dell'indennita' (legge 29 dicembre 1987, n. 546, articoli 3, 4 e 5) 1. Alle coltivatrici dirette, colone e mezzadre e alle
agricole e' corrisposta, per i due mesi antecedenti la data del parto
i tre mesi successivi alla stessa, una indennita' giornaliera pari
per cento della retribuzione minima giornaliera per gli operai agricoli
tempo indeterminato, come prevista dall'articolo 14, comma 7, del
decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791, convertito, con modificazioni,
legge 26 febbraio 1982, n. 54, in relazione all'anno precedente il
parto. 2. Alle lavoratrici autonome, artigiane ed esercenti
e' corrisposta, per i due mesi antecedenti la data del parto e per
mesi successivi alla stessa data effettiva del parto, una indennita'
giornaliere pari all'80 per cento del salario minimo giornaliero
dall'articolo 1 del decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito,
modificazioni, dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, nella misura
risultante, per la qualifica di impiegato, dalla tabella A e dai
decreti ministeriali di cui al secondo comma del medesimo articolo
1. 3. In caso di interruzione della gravidanza, spontanea o
casi previsti dagli articoli 4, 5 e 6 della legge 22 maggio 1978, n.
verificatasi non prima del terzo mese di gravidanza, su certificazione
medica rilasciata dall'azienda sanitaria locale competente per
e' corrisposta una indennita' giornaliera calcolata ai sensi dei commi
per un periodo di trenta giorni. Art. 69. Congedo parentale (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 1, comma 4) 1. Alle lavoratrici di cui al presente Capo, madri di
decorrere dal 1¡ gennaio 2000, e' esteso il diritto al congedo
parentale di
cui all'articolo 32, compreso il relativo trattamento economico,
limitatamente ad un periodo di tre mesi, entro il primo anno di vita
bambino. Capo XII LIBERE
PROFESSIONISTE Art. 70. Indennita' di maternita' per le libere professioniste (legge 11 dicembre 1990, n. 379, art. 1) 1. Alle libere professioniste, iscritte a una cassa di
assistenza di cui alla tabella D allegata al presente testo unico,
corrisposta un'indennita' di maternita' per i due mesi antecedenti
del parto e i tre mesi successivi alla stessa.
2. L'indennita' di cui al comma 1 viene corrisposta in misura
per cento di cinque dodicesimi del reddito percepito e denunciato ai
fiscali dalla libera professionista nel secondo anno precedente a
3. In ogni caso l'indennita' di cui al comma 1 non puo' essere
cinque mensilita' di retribuzione calcolata nella misura pari all'80
cento del salario minimo giornaliero stabilito dall'articolo 1 del
decreto-legge 29 luglio 1981, n. 402, convertito, con modificazioni,
dalla legge 26 settembre 1981, n. 537, e successive modificazioni, nella
decreti ministeriali di cui al secondo comma del medesimo articolo. Art. 71. Termini e modalita' della domanda (legge 11 dicembre 1990, n. 379, art. 2) 1. L'indennita' di cui all'articolo 70 e' corrisposta,
dall'effettiva astensione dall'attivita', dalla competente cassa di
previdenza e assistenza per i liberi professionisti, a seguito di
domanda presentata dall'interessata a partire dal compimento del sesto
di gravidanza ed entro il termine perentorio di centottanta giorni
2. La domanda, in carta libera, deve essere corredata da
comprovante la data di inizio della gravidanza e quella presunta del
nonche' dalla dichiarazione redatta ai sensi del decreto del Presidente
della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestante l'inesistenza
diritto alle indennita' di maternita' di cui al Capo III e al Capo
3. L'indennita' di maternita' spetta in misura intera anche
dopo il compimento del sesto mese di gravidanza, questa sia interrotta
motivi spontanei o volontari, nei casi previsti dagli articoli 4, 5
della legge 22 maggio 1978, n. 194.
4. Le competenti casse di previdenza e assistenza per i liberi
professionisti provvedono d'ufficio agli accertamenti amministrativi
necessari. Art. 72. Adozioni e affidamenti (legge 11 dicembre 1990, n. 379, art. 3) 1. L'indennita' di cui all'articolo 70 spetta altresi'
bambino adottato o affidato, a condizione che non abbia superato i
2. La domanda, in carta libera, deve essere presentata dalla
madre alla
competente cassa di previdenza e assistenza per i liberi professionisti
entro il termine perentorio di centottanta giorni dall'ingresso del
e deve essere corredata da idonee dichiarazioni, ai sensi del decreto
del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, attestanti
l'inesistenza del diritto a indennita' di maternita' per qualsiasi
titolo e la data di effettivo ingresso del bambino nella famiglia.
3. Alla domanda di cui al comma 2 va allegata copia autentica
provvedimento di adozione o di affidamento. Art. 73. Indennita' in caso di interruzione della gravidanza (legge 11 dicembre 1990, n. 379, art. 4) 1. In caso di interruzione della gravidanza, spontanea o
verificatasi non prima del terzo mese di gravidanza, l'indennita' di
all'articolo 70 e' corrisposta nella misura pari all'80 per cento di
una mensilita' del reddito o della retribuzione determinati ai sensi dei
e 3 del citato articolo 70.
2. La domanda deve essere corredata da certificato medico,
U.S.L. che ha fornito le prestazioni sanitarie, comprovante il giorno
dell'avvenuta interruzione della gravidanza, spontanea o volontaria,
sensi della legge 22 maggio 1978, n. 194, e deve essere presentata
entro il termine perentorio di centottanta giorni dalla data
dell'interruzione della gravidanza. Capo XIII SOSTEGNO ALLA
MATERNITA' E ALLA PATERNITA' Art. 74. Assegno di maternita' di base (legge 23 dicembre 1998, n. 448, art. 66, commi 1,
3, 4, 5-bis, 6; legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 49, comma 12; legge 23
2000, n. 388, art. 80, commi 10 e 11) 1. Per ogni figlio nato dal 1 gennaio 2001, o per ogni
affidamento preadottivo o in adozione senza affidamento dalla stessa
alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie o in possesso
carta di soggiorno ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo
luglio 1998, n. 286, che non beneficiano dell'indennita' di cui agli
articoli 22, 66 e 70 del presente testo unico, e' concesso un assegno
maternita' pari a complessive L. 2.500.000.
2. Ai trattamenti di maternita' corrispondono anche i
di maternita' corrisposti da datori di lavoro non tenuti al versamento
contributi di maternita'.
3. L'assegno e' concesso dai comuni nella misura prevista alla
parto, alle condizioni di cui al comma 4. I comuni provvedono ad
gli interessati invitandoli a certificare il possesso dei requisiti
dell'iscrizione all'anagrafe comunale dei nuovi nati.
4. L'assegno di maternita' di cui al comma 1, nonche'
al comma 6, spetta qualora il nucleo familiare di appartenenza della
risulti in possesso di risorse economiche non superiori ai valori
dell'indicatore della situazione economica (ISE), di cui al decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 109, tabella 1, pari a lire 50 milioni
con riferimento a nuclei familiari con tre componenti.
5. Per nuclei familiari con diversa composizione detto
e' riparametrato sulla base della scala di equivalenza prevista dal
decreto legislativo n. 109 del 1998, tenendo anche conto delle
6. Qualora il trattamento della maternita' corrisposto alle
godono di forme di tutela economica della maternita' diverse
dall'assegno
istituito al comma 1 risulti inferiore all'importo di cui al medesimo
1, le lavoratrici interessate possono avanzare ai comuni richiesta
per la concessione della quota differenziale.
7. L'importo dell'assegno e' rivalutato al 1¡ gennaio di
anno, sulla
base della variazione dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie
operai e impiegati calcolato dall'ISTAT.
8. L'assegno di cui al comma 1, ferma restando la titolarita'
capo ai comuni, e' erogato dall'INPS sulla base dei dati forniti dai
secondo modalita' da definire nell'ambito dei decreti di cui al comma
9. Con uno o piu' decreti del Ministro per la solidarieta'
concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale e del
del bilancio e della programmazione economica, sono emanate le
disposizioni regolamentari per l'attuazione del presente articolo.
10. Con tali decreti sono disciplinati i casi nei quali
l'assegno, se
ancora concesso o erogato, puo' essere corrisposto al padre o
all'adottante
11. Per i procedimenti di concessione dell'assegno di
maternita' relativi
figli nati dal 2 luglio 1999 al 30 giugno 2000 continuano ad applicarsi
disposizioni di cui all'articolo 66 della legge 23 dicembre 1998, n.
Per i procedimenti di concessione dell'assegno di maternita' relativi
ai figli nati dal 1¡ luglio 2000 al 31 dicembre 2000 continuano
ad applicarsi
le disposizioni di cui al comma 12 dell'articolo 49 della legge 23
1999, n. 488. Art. 75. Assegno
di maternita' per lavori atipici e discontinui (legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 49, commi 8,
11, 12, 13, 14; legge 23 dicembre 2000, n. 388, art. 80, comma 10) 1. Alle donne residenti, cittadine italiane o
di carta di soggiorno ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo
luglio 1998, n. 286, per le quali sono in atto o sono stati versati
contributi per la tutela previdenziale obbligatoria della maternita',
corrisposto, per ogni figlio nato, o per ogni minore in affidamento
preadottivo o in adozione senza affidamento dal 2 luglio 2000, un
importo complessivo pari a lire 3 milioni, per l'intero nel caso in
cui non beneficiano dell'indennita' di cui agli articoli 22, 66 e 70
presente testo unico, ovvero per la quota differenziale rispetto alla
prestazione complessiva in godimento se questa risulta inferiore,
uno dei seguenti casi: a) quando la donna
lavoratrice ha
in corso di godimento una qualsiasi
di tutela previdenziale o economica della maternita' e possa far valere
almeno tre mesi di contribuzione nel periodo che va dai diciotto ai
mesi antecedenti alla nascita o all'effettivo ingresso del minore nel
nucleo familiare; b) qualora il periodo intercorrente tra la data della perdita del
prestazioni previdenziali o assistenziali derivanti dallo svolgimento,
almeno tre mesi, di attivita' lavorativa, cosi' come individuate con
decreti di cui al comma 5, e la data della nascita o dell'effettivo
del minore nel nucleo familiare, non sia superiore a quello del
tali prestazioni, e comunque non sia superiore a nove mesi. Con i
decreti e' altresi' definita la data di inizio del predetto periodo
in cui questa non risulti esattamente individuabile; c) in caso di recesso, anche volontario, dal rapporto di lavoro durante
periodo di gravidanza, qualora la donna possa far valere tre mesi di
contribuzione nel periodo che va dai diciotto ai nove mesi antecedenti
nascita. 2. Ai trattamenti di maternita' corrispondono anche i
3. L'assegno di cui al comma 1 e' concesso ed erogato
dall'INPS, a domanda
dell'interessata, da presentare in carta semplice nel termine
sei mesi dalla nascita o dall'effettivo ingresso del minore nel nucleo
4. L'importo dell'assegno e' rivalutato al 1 gennaio di
5. Con i decreti di cui al comma 6 sono disciplinati i casi
l'assegno, se non ancora concesso o erogato, puo' essere corrisposto
padre o all'adottante del minore.
6. Con uno o piu' decreti del Ministro per la solidarieta'
regolamentari necessarie per l'attuazione del presente articolo. Capo XIV VIGILANZA Art. 76. Documentazione (legge 30 dicembre 1971, n. 1204,
articoli 29 e
30, commi 2, 3 e 4) 1. Al rilascio dei certificati medici di cui al presente
i casi di ulteriore specificazione, sono abilitati i medici del
2. Qualora i certificati siano redatti da medici diversi da
comma 1, il datore di lavoro o l'istituto presso il quale la
assicurata per il trattamento di maternita' hanno facolta' di accettare
certificati stessi ovvero di richiederne la regolarizzazione alla
3. I medici dei servizi ispettivi del Ministero del lavoro
hanno facolta'
4. Tutti i documenti occorrenti per l'applicazione del
sono esenti da ogni imposta, tassa, diritto o spesa di qualsiasi specie
natura. Art. 77. Vigilanza (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, articoli 30,
e 31, comma 4) 1. L'autorita' competente a ricevere il rapporto per le
violazioni amministrative previste dal presente testo unico e ad
l'ordinanza di ingiunzione e' il servizio ispettivo del Ministero del
2. La vigilanza sul presente testo unico, ad eccezione dei
Capi XI,
XII e XIII, e' demandata al Ministero del lavoro e della previdenza
che la esercita attraverso i servizi ispettivi.
3. La vigilanza in materia di controlli di carattere sanitario
alle regioni, e per esse al Servizio sanitario nazionale. Capo XV DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ONERI CONTRIBUTIVI Art. 78. Riduzione degli oneri di maternita' (legge 23 dicembre 1999,
n. 488, art. 49, commi 1, 4, e 11) 1. Con riferimento ai parti, alle adozioni o agli
intervenuti successivamente al 1¡ luglio 2000 per i quali e'
dal vigente ordinamento la tutela previdenziale obbligatoria, il
importo della prestazione dovuta se inferiore a lire 3 milioni, ovvero
quota fino a lire 3 milioni se il predetto complessivo importo risulta pari
o superiore a tale valore, e' posto a carico del bilancio dello Stato. Conseguentemente, e, quanto agli anni successivi al 2001,
subordinatamente all'adozione dei decreti di cui al comma 2
dell'articolo 49 della legge
23 dicembre 1999, n. 488, sono ridotti gli oneri contributivi per
a carico dei datori di lavoro, per 0,20 punti percentuali.
2. Gli oneri contributivi per maternita', a carico dei datori
del settore dei pubblici servizi di trasporto e nel settore elettrico,
sono ridotti dello 0,57 per cento.
3. L'importo della quota di cui al comma 1 e' rivalutato al
gennaio di ogni anno, sulla base della variazione dell'indice dei
prezzi al
per le famiglie di operai e impiegati calcolato dall'ISTAT. Art. 79. Oneri contributivi nel lavoro subordinato privato (legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 21) 1. Per la copertura degli oneri derivanti dalle
al presente testo unico relativi alle lavoratrici e ai lavoratori con
rapporto di lavoro subordinato privato e in attuazione della riduzione
oneri di cui all'articolo 78, e' dovuto dai datori di lavoro un
contributo sulle retribuzioni di tutti i lavoratori dipendenti nelle
seguenti misure: a) dello 0,46 per
cento sulla
retribuzione per il settore
dell'industria, dell'artigianato, marittimi, spettacolo; b) dello 0,24 per cento sulla retribuzione per il settore del terziario
e servizi, proprietari di fabbricati e servizi di culto; c) dello 0,13 per cento sulla retribuzione per il settore del credito, assicurazione e servizi tributari appaltati; d) dello 0,03 per cento per gli operai agricoli e dello 0,43 per cento
per gli impiegati agricoli. Il contributo e' calcolato, per gli operai
a tempo indeterminato secondo le disposizioni di cui al decreto-legge
dicembre 1981, n. 791, convertito dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54,
operai agricoli a tempo determinato secondo le disposizioni del decreto
legislativo 16 aprile 1997, n. 146; e per i piccoli coloni e compartecipanti
familiari prendendo a riferimento i salari medi convenzionali di cui
28 del decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1968, n. 488; e) dello 0,01 per cento per gli allievi dei cantieri scuola e lavoro
di cui alla legge 6 agosto 1975, n. 418. 2. Per gli apprendisti e' dovuto un contributo di lire
3. Per i giornalisti iscritti all'Istituto nazionale di
previdenza per
giornalisti italiani "Giovanni Amendola" e' dovuto un contributo pari
0,65 per cento della retribuzione.
4. In relazione al versamento dei contributi di cui al
presente articolo,
alle trasgressioni degli obblighi relativi ed a quanto altro concerne
contributo medesimo, si applicano le disposizioni relative ai
5. Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta
il lavoro e la previdenza sociale, di concerto con quello per il
misura dei contributi stabiliti dal presente articolo puo' essere
in relazione alle effettive esigenze delle relative gestioni. Art. 80. Oneri derivanti dall'assegno di maternita' di base (legge 23 dicembre
1998, n. 448, art. 66, commi 5 e 5-bis) 1. Per il finanziamento dell'assegno di maternita' di
74 e'
istituito un Fondo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri,
dotazione e' stabilita in lire 25 miliardi per l'anno 1999, in lire
miliardi per l'anno 2000 e in lire 150 miliardi a decorrere dall'anno
2. A tal fine sono trasferite dal bilancio dello Stato
all'INPS le relative
somme, con conguaglio, alla fine di ogni esercizio, sulla base di
rendicontazione. Art. 81. Oneri derivanti dall'assegno di maternita' per lavori atipici
e discontinui (legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 49, comma 9) 1. L'assegno di cui all'articolo 75 e' posto a carico
Stato. Art. 82. Oneri derivanti dal trattamento di maternita' delle
autonome (legge 29 dicembre 1987, n. 546, art. 6, 7 e 8; legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 49, comma 1) 1. Alla copertura degli oneri derivanti
dall'applicazione del
Capo XI,
provvede con un contributo annuo di lire 14.500 per ogni iscritto
all'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidita', vecchiaia
superstiti per le gestioni dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri,
artigiani ed esercenti attivita' commerciali.
2. Al fine di assicurare l'equilibrio delle singole gestioni
il Ministro del lavoro e della Previdenza sociale, di concerto con
Ministro del tesoro, sentito il consiglio di amministrazione dell'INPS,
proprio decreto stabilisce le variazioni dei contributi di cui al comma
1, in misura percentuale uguale alle variazioni delle corrispettive
indennita'. Art. 83. Oneri derivanti dal trattamento di maternita' delle libere
professioniste (legge 11 dicembre 1990, n. 379, art. 5; legge 23 dicembre 1999, n. 488, art. 49, comma 1) 1. Alla copertura degli oneri derivanti
Capo XII,
si provvede con un contributo annuo a carico di ogni iscritto a casse
di previdenza e assistenza per i liberi professionisti. Il contributo
e' annualmente rivalutato con lo stesso indice di aumento dei
dovuti in misura fissa di cui all'articolo 22 della legge 3 giugno
2. A seguito della riduzione degli oneri di maternita' di cui
all'articolo 78, alla ridefinizione dei contributi dovuti si provvede
di cui al comma 5 dell'articolo 75, sulla base di un procedimento che
preliminarmente consideri una situazione di equilibrio tra contributi
versati e prestazioni assicurate.
3. I Ministri del lavoro e della previdenza sociale e del
tesoro, accertato che le singole casse di previdenza e assistenza per i
professionisti abbiano disponibilita' finanziarie atte a far fronte
derivanti dalla presente legge, possono decidere la riduzione della
o la totale eliminazione di detto contributo, sentito il parere dei consigli
di amministrazione delle casse. Art. 84. Oneri derivanti dal
trattamento di maternita'
delle collaboratrici coordinate e continuative (legge 27 dicembre 1997, n. 449, art. 59, comma 16) 1. Per i soggetti che non risultano iscritti ad altre
il contributo alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26,
della legge 8 agosto 1995, n. 335, e' elevato di una ulteriore aliquota
contributiva pari a 0,5 punti percentuali, per il finanziamento
dell'onere derivante dall'estensione agli stessi anche della tutela
relativa alla maternita'. Capo XVI DISPOSIZIONI
FINALI Art. 85. Disposizioni in vigore 1. Restano in vigore, in particolare, le seguenti
legislative, fatte salve le disapplicazioni disposte dai contratti
collettivi ai
sensi dell'articolo 72, comma 1, del decreto legislativo 3 febbraio
n. 29: a) l'articolo 41 del
Presidente della Repubblica 10 gennaio
1957, n. 3; b) l'articolo 157-sexies del decreto del Presidente della Repubblica
5 gennaio 1967, n. 18, come sostituito dall'articolo 1 del decreto
legislativo 7 aprile 2000, n. 103; c) l'articolo 3 della legge 8 agosto 1972, n. 457; d) l'articolo 10 della legge 18 maggio 1973, n. 304; e) la lettera c) del comma 2 dell'articolo 5 della legge 9 dicembre
1977, n. 903; f) l'articolo 74 della legge 23 dicembre 1978, n. 833; g) l'articolo 1 del decreto-legge 30 dicembre 1979, n. 663, convertito,
con modificazioni, dalla legge 29 febbraio 1980, n. 33; h) il comma 2 dell'articolo 54 della legge 1¡ aprile 1981, n.
121; i) l'articolo 12 della legge 23 aprile 1981, n. 155; j) l'articolo 8-bis del decreto-legge 30 aprile 1981, n. 168,
convertito, con modificazioni, dalla legge 27 giugno 1981, n. 331; k) l'articolo 14 del decreto-legge 22 dicembre 1981, n. 791,
con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1982, n. 54; l) l'articolo 7 della legge 26 aprile 1985, n. 162; m) la lettera d) del comma 1 dell'articolo 4 del decreto-legge 4 agosto
1987, n. 325, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre
1987, n. 402; n) il comma 1-bis dell'articolo 3 del decreto-legge 22 gennaio 1990,
n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 1990, n. 58; o) il comma 8 dell'articolo 7 della legge 23 luglio 1991, n. 223; p) il comma 2 dell'articolo 7, il comma 2 dell'articolo 18 e il comma
2 dell'articolo 27 del decreto legislativo 30 ottobre 1992, n. 443; q) il comma 4 dell'articolo 2 del decreto legislativo 12 maggio 1995,
n. 197; r) il comma 2, seconda parte, dell'articolo 5 del decreto legislativo
12 maggio 1995, n. 201; s) il comma 40 dell'articolo 1 della legge 8 agosto 1995, n. 335; t) gli articoli 5, 7 e 8 del decreto legislativo 16 settembre 1996,
n. 564; u) l'articolo 23 della legge 4 marzo 1997, n. 62; v) il comma 16 dell'articolo 59 della legge 27 dicembre 1991, n. 449; w) il comma 2 dell'articolo 2 del decreto-legge 20 gennaio 1998, n.
4, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 marzo 1998, n. 52; x) il comma 1 dell'articolo 25 e il comma 3 dell'articolo 34 e il comma
3 dell'articolo 35 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286; y) la lettera a) del comma 5 dell'articolo 1 del decreto legislativo
29 aprile 1998, n. 124; z) l'articolo 18 del decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 135; aa) la lettera e) del comma 2, dell'articolo 1 del decreto legislativo
22 giugno 1999, n. 230; bb) l'articolo 65 della legge 2 agosto 1999, n. 302; cc) il comma 1 dell'articolo 41 della legge 23 dicembre 1999, n. 488; dd) i commi 2 e 3 dell'articolo 12 della legge 8 marzo 2000, n. 53,
limitatamente alla previsione del termine di sei mesi ivi previsto: ee) il comma 2 dell'articolo 10 e il comma 2 dell'articolo 23 del
decreto legislativo 21 maggio 2000, n. 146; ff) gli articoli 5 e 18, il comma 3 dell'articolo 25, il comma 3
dell'articolo 32, il comma 6 dell'articolo 41 e il comma 3
47 del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 334; gg) il comma 12 dell'articolo 80 della legge 23 dicembre 2000, n. 388. 2. Restano in vigore, in particolare, le seguenti
disposizioni regolamentari: a) il decreto del
della Repubblica 31 dicembre 1971, n.
1403; b) il decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n.
1026, ad eccezione degli articoli 1, 11 e 21; c) il comma 4 dell'articolo 58 del decreto del Presidente della
Repubblica 11 luglio 1980, n. 382; d) il comma 2, dell'articolo 20-quinquies e il comma 2 dell'articolo
25-quater del decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 1982,
n. 337; e) il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 2
giugno 1982; f) il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 23
maggio 1991; g) l'articolo 14 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
21 aprile 1994, n. 439, fino al momento della sua abrogazione cosi'
come prevista dalla lettera c) del comma 1 dell'articolo 10 del decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 287; h) il decreto del Ministro della sanita' 6 marzo 1995; i) il comma 4 dell'articolo 8 e il comma 3 dell'articolo 19 del decreto
del Presidente della Repubblica 4 dicembre 1997, n. 465; j) il comma 2 dell'articolo 7 del decreto del Ministro del lavoro e
della Previdenza sociale 25 marzo 1998, n. 142; k) il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 27
maggio 1998; l) il comma 1 dell'articolo 1 del decreto del Ministro della sanita'
10 settembre 1998; m) gli articoli 1 e 3 del decreto del Ministro del lavoro e della
Previdenza sociale 12 febbraio 1999; n) il comma 2 dell'articolo 6 del decreto del Ministro dell'universita'
e della ricerca scientifica 30 aprile 1999, n. 224; o) il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 4
agosto 1999; p) il comma 6 dell'articolo 42 del decreto del Presidente della
Repubblica 31 agosto 1999, n. 394; q) il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 20
dicembre 1999, n. 553; r) il decreto del Ministro della sanita' 24 aprile 2000. Art. 86. Disposizioni abrogate (legge 9 dicembre 1977, n. 903, articolo 3, comma 2; legge 29 dicembre 1987, n. 546, articolo 9; legge
8 marzo 2000, n. 53, articoli 15 e 17, comma 4) 1. Restano
abrogate le
seguenti disposizioni: a) gli articoli 18 e
19 della
legge 26 aprile 1934, n. 653; b) la legge 26 agosto 1950, n. 860. 2. Dalla data di entrata in vigore del presente testo
sono abrogate,
le seguenti disposizioni legislative: a) la legge 30
dicembre 1971, n.
1204 e successive modificazioni; b) il secondo comma dell'articolo 3; i commi 1 e 2, lettere a) e b),
dell'articolo 5; gli articoli 6, 6-bis, 6-ter e 8 della legge 9
dicembre 1977, n. 903; c) la lettera n) del comma 3 dell'articolo 31 e l'articolo 39-quater
della legge 4 maggio 1983, n. 184, nonche' le parole "e gli articoli 6
7 della legge 9 dicembre 1977, n. 903, si applicano anche agli
affidatari di
cui al comma precedente" del secondo comma dell'articolo 80 della legge
maggio 1983, n. 184; d) il comma 4 dell'articolo 31 della legge 28 febbraio 1986, n. 41; e) la legge 29 dicembre 1987, n. 546; f) l'articolo 13 della legge 7 agosto 1990, n. 232, cosi' come
modificato dall'articolo 3 del decreto-legge 6 maggio 1994, n. 271,
con modificazioni, dalla legge 6 luglio 1994, n. 433; g) la legge 11 dicembre 1990, n. 379; h) l'articolo 8 del decreto-legge 29 marzo 1991, n. 103, convertito,
con modificazioni, dalla legge 1¡ giugno 1991, n. 166; i) il comma 1 dell'articolo 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104; j) i commi 1 e 3 dell'articolo 14 del decreto legislativo 30 dicembre
1992, n. 503; k) i commi 3, 4 e 5 dell'articolo 6 del decreto-legge 20 maggio 1993,
n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n.
236; l) il comma 2 dell'articolo 2 del decreto legislativo 9 settembre 1994,
n. 566; m) l'articolo 69 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230; n) l'articolo 2 del decreto legislativo 16 settembre 1996, n. 564; o) il decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645; p) il comma 15 dell'articolo 8 del decreto legislativo 1¡
1997, n. 468; q) l'articolo 66 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, cosi' come
modificato dagli articoli 50 e 63 della legge 17 maggio 1999, n. 144; r) i commi 1, 8, 9, 10, 11, 12, 13 e 14 dell'articolo 49 della legge
23 dicembre 1999, n. 488; s) i commi 2 e 3 dell'articolo 4 e i commi 2 e 3 dell'articolo 5 del
decreto legislativo 31 gennaio 2000, n. 24; t) il comma 5 dell'articolo 3, il comma 4-bis dell'articolo 4 e
l'articolo 10 e i commi 2 e 3 dell'articolo 12, salvo quanto previsto
dd) dell'articolo 85 del presente testo unico, e gli articoli 14, 17 e
18 della legge 8 marzo 2000, n. 53; u) i commi 10 e 11 dell'articolo 80 della legge 23 dicembre 2000, n.
388. 3. Dalla data di entrata in vigore del presente testo
sono abrogate le seguenti disposizioni regolamentari: a) gli articoli 1,
11 e 21 del
25 novembre 1976, n. 1026. Art. 87. Disposizioni regolamentari di attuazione 1. Fino all'entrata in vigore delle disposizioni
di attuazione del presente testo unico, emanate ai sensi dell'articolo
1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, si applicano le disposizioni del
del Presidente della Repubblica 25 novembre 1976, n. 1026, salvo quanto
stabilito dall'articolo 86 del presente testo unico.
2. Le disposizioni del citato decreto del Presidente della
25 novembre 1976, n. 1026, che fanno riferimento alla disciplina della
legge 30 dicembre 1971, n. 1204, sono da intendersi riferite alle
corrispondenti disposizioni del presente testo unico. Art. 88. Entrata in vigore 1. Il presente decreto legislativo entra in vigore il
a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica. Allegato A (Articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 25 novembre
1976, n. 1026) ELENCO DEI
LAVORI FATICOSI,
PERICOLOSI E INSALUBRI DI CUI ALL'ART. 7 Il divieto di cui all'art. 7, primo comma, del testo
intende riferito al trasporto, sia a braccia e a spalle, sia con
carretti a
ruote su strada o su guida, e al sollevamento dei pesi, compreso il
scarico e ogni altra operazione connessa. I lavori faticosi, pericolosi
ed insalubri, vietati ai sensi dello
stesso articolo, sono i seguenti: A) quelli previsti
legislativo 4 agosto 1999, n. 345 e
dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 262; B) quelli indicati nella tabella allegata al decreto del Presidente
della Repubblica 19 marzo 1956, n. 303, per i quali vige l'obbligo
visite mediche preventive e periodiche: durante la gestazione e per 7
dopo il parto; C) quelli che espongono alla silicosi e all'asbestosi, nonche' alle
altre malattie professionali di cui agli allegati 4 e 5 al decreto del
Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive
modificazioni: durante la gestazione e fino a 7 mesi dopo il parto; D) i lavori che comportano l'esposizione alle radiazioni ionizzanti:
durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto; E) i lavori su scale ed impalcature mobili e fisse: durante la
e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro; F) i lavori di manovalanza pesante: durante la gestazione e fino al
termine del periodo di interdizione dal lavoro; G) i lavori che comportano una stazione in piedi per piu' di meta'
dell'orario o che obbligano ad una posizione particolarmente
affaticante, durante la gestazione e fino al termine del periodo di
dal lavoro; H) i lavori con macchina mossa a pedale, o comandata a pedale, quando
il ritmo del movimento sia frequente, o esiga un notevole sforzo:
la gestazione e fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro;
I) i lavori con macchine scuotenti o con utensili che trasmettono
intense vibrazioni: durante la gestazione e fino al termine del periodo
di interdizione dal lavoro; L) i lavori di assistenza e cura degli infermi nei sanatori e nei
reparti per malattie infettive e per malattie nervose e mentali:
durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto; M) i lavori agricoli che implicano la manipolazione e l'uso di sostanze
tossiche o altrimenti nocive nella concimazione del terreno e nella
cura del bestiame: durante la gestazione e per 7 mesi dopo il parto; N) i lavori di monda e trapianto del riso: durante la gestazione e
fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro; O) i lavori a bordo delle navi, degli aerei, dei treni, dei pullman
e di ogni altro mezzo di comunicazione in moto: durante la gestazione e
fino al termine del periodo di interdizione dal lavoro. Allegato B (Decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, allegato 2) ELENCO NON ESAURIENTE DI
AGENTI E CONDIZIONI DI LAVORO DI CUI ALL'ART. 7 A. Lavoratrici gestanti di cui all'art. 6 del testo
unico. 1. Agenti: a) agenti fisici:
atmosfera di sovrapressione elevata, ad
esempio in camere sotto pressione, immersione subacquea; b) agenti biologici: toxoplasma; virus della rosolia, a meno che sussista la prova che la lavoratrice
e' sufficientemente protetta contro questi agenti dal suo stato di
immunizzazione; c) agenti chimici: piombo e suoi derivati, nella misura in cui questi
agenti possono essere assorbiti dall'organismo umano. 2. Condizioni di lavoro: lavori sotterranei di carattere minerario. B. Lavoratrici in periodo successivo al parto di cui
testo unico. 1. Agenti: a) agenti chimici:
piombo e suoi
derivati, nella misura in cui tali
agenti possono essere assorbiti dall'organismo umano. 2. Condizioni di lavoro: lavori sotterranei di carattere minerario.
Allegato C (Decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 645, allegato 1) ELENCO NON ESAURIENTE DI AGENTI PROCESSI E CONDIZIONI DI LAVORO DI CUI ALL'ART. 11 A. Agenti. 1. Agenti fisici,
allorche'
vengono considerati come agenti che
comportano lesioni del feto e/o rischiano di provocare il distacco
in particolare: a) colpi, vibrazioni
meccaniche o
movimenti; b) movimentazione manuale di carichi pesanti che comportano rischi,
soprattutto dorsolombari; c) rumore; d) radiazioni ionizzanti; e) radiazioni non ionizzanti; f) sollecitazioni termiche; g) movimenti e posizioni di lavoro, spostamenti, sia all'interno sia
all'esterno dello stabilimento, fatica mentale e fisica e altri disagi
fisici connessi all'attivita' svolta dalle lavoratrici di cui all'art.
1. 2. Agenti biologici. Agenti biologici dei gruppi di rischio da 2 a 4 ai sensi dell'art.
75 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive
ed integrazioni, nella misura in cui sia noto che tali agenti o le
che essi rendono necessarie mettono in pericolo la salute delle
e del nascituro, sempreche' non figurino ancora nell'allegato II. 3. Agenti chimici. Gli agenti chimici seguenti, nella misura in cui sia noto che mettono
in pericolo la salute delle gestanti e del nascituro, sempreche' non
figurino ancora nell'allegato II: a) sostanze
etichettate R 40; R
45; R 46 e R 47 ai sensi della
n. 67/548/CEE, purche' non figurino ancora nell'allegato II; b) agenti chimici che figurano nell'allegato VIII del decreto
19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni; c) mercurio e suoi derivati; d) medicamenti antimitotici; e) monossido di carbonio; f) agenti chimici pericolosi di comprovato assorbimento cutaneo. B. Processi. Processi industriali che figurano nell'allegato VIII del decreto
legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni ed integrazioni. C. Condizioni di lavoro. Lavori sotterranei di carattere minerario. Allegato D (legge 11 dicembre 1990, n. 379, art. 1) ELENCO DELLE CASSE DI PREVIDENZA E ASSISTENZA PER I LIBERI PROFESSIONISTI DI CUI ALL'ART. 70 1. Cassa nazionale del notariato. 2. Cassa azionale di previdenza ed assistenza a favore degli avvocati
e procuratori. 3. Ente nazionale di previdenza e di assistenza farmacisti. 4. Ente nazionale di previdenza e assistenza veterinari. 5. Ente nazionale di previdenza e assistenza medici. 6. Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei geometri. 7. Cassa di previdenza per l'assicurazione degli sportivi. 8. Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei dottori commercialisti. 9. Cassa nazionale di previdenza ed assistenza per gli ingegneri e
gli architetti liberi professionisti. 10. Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri
e periti commerciali. 11. Ente nazionale di previdenza e assistenza per i consulenti del
lavoro. Convenzione
ONU sui diritti delle bambine e dei bambini
contrario di sviluppo
faccende domestiche. Ergonomia
di un VERO lavoro
Qundo la cartella
teerapeutica...
Libri e file in Pdf
Danza-del-tempo.
Infanzia:un-mestiere-difficilissimo
da leggersi e soprattutto da CONSULTARE A
seguito di difficoltà
lamentate e relative richieste,
mentre diventa iniziale e
semplificato dove a prima vista compaioni i link
e molti altri ne verrano fatti segnalati di
Per accogliere le
richieste di una
trasferiti in un LIBRO: Bambini
= adulti di oggi. Adulti di
oggi ->
adulti di domani
Fax:00390116502900 giuliana@cortinalibri.it
marco@cortinalibri.it
valentina@cortinalibri.it
singoli agomenti, aggiornati e completati, i capitoli ormai superati
di IERI = Adulti
di oggi. Adulti di oggi -> Adulti di DOMANI saranno
volumi separati a
cominciare da Infanzia
difficilissimo. Un nuovo file Considerazioni
e conclusioni / To complete
and to outline sarà presente come capitolo finale in
libretti per
una sintesi organica e riassuntiva di tutti i problemi
Nota:ogni file in PDF
potrà essere duplicato o riprodotto su supporti elettronici,
cartacei o di qualsiasi altro tipo e distribuito liberamente, a due
operazioni commerciali dovranno essere concordate con l'autore.