Source: https://renatodisa.com/2018/02/06/corte-cassazione-sezione-penale-sentenza-24-gennaio-2018-n-3392-affinche-possa-configurarsi-reato-omicidio-del-consenziente-necessario-consenso-della-vittima-alla-propria/
Timestamp: 2018-12-16 18:24:05+00:00
Document Index: 6538482

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 2', 'art. 575', 'art. 579', 'art. 59']

Corte di Cassazione, sezione prima penale, sentenza 24 gennaio 2018, n. 3392. Affinché possa configurarsi il reato di omicidio del consenziente è necessario che il consenso della vittima alla propria soppressione costituisca il frutto di una deliberazione pienamente consapevole - Renato D'Isa
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Corte di Cassazione, sezione prima penale, sentenza 24 gennaio 2018, n. 3392. Affinché possa configurarsi il reato di omicidio del consenziente è necessario che il consenso della vittima alla propria soppressione costituisca il frutto di una deliberazione pienamente consapevole
Affinché possa configurarsi il reato di omicidio del consenziente è necessario che il consenso della vittima alla propria soppressione costituisca il frutto di una deliberazione pienamente consapevole, non inquinata nella sua formazione da un deficit mentale di natura patologica, ciò in quanto deve sempre prevalere il diritto alla vita riconosciuto come inviolabile dall’art. 2 Cost., che non può attribuire a terzi, anche se stretti congiunti, il potere di disporre, in base alla propria percezione della qualità della vita altrui, dell’incolumità e dell’integrità fisica di un’altra persona. Ne consegue che si configura il più grave reato di omicidio volontario, allorché il fatto sia commesso in danno di una persona che versi in condizioni patologiche di deficienza psichica.
SENTENZA 24 gennaio 2018, n.3392
Pres. Di Tomassi – est. Sandrini
Col primo motivo, il ricorrente lamenta violazione di legge e vizio di motivazione, con riguardo all’omessa derubricazione del reato di cui all’art. 575 in quello di cui all’art. 579 cod.pen., sotto il profilo dell’errore sul consenso della vittima alla propria soppressione in cui era incorso l’imputato; deduce la mancata valutazione degli elementi di fatto dai quali emergeva il convincimento dell’agente di aver agito col consenso del figlio, ricavabili dal riferimento contenuto nella lettera lasciata dalla moglie a una comune volontà della donna e del figlio di porre fine alla propria esistenza, dal rapporto simbiotico esistente tra madre e figlio, dalla soggezione dell’imputato alla volontà della moglie accertata dalla perizia psichiatrica; l’errore sulla sussistenza del consenso era dunque idoneo a escludere il dolo omicidiario, dovendo trovare applicazione – in via analogica – alla fattispecie l’art. 59 terzo comma cod.pen..