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Timestamp: 2018-02-24 05:41:51+00:00
Document Index: 77499114

Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 5', 'art. 3', 'art. 9', 'art. 53', 'art. 1', 'art. 59', 'art. 59', 'art. 59']

I lavoratori esclusi dai contratti di solidarietà difensivi: i contratti di formazione e lavoro. La computabilità dei nuovi apprendisti e dei lavoratori assunti con contratto di inserimento nel novero del requisito dimensionale.
Abaterusso Alberto, 29 novembre 2007
Vi sono categorie di lavoratori dipendenti che per le caratteristiche del loro rapporto di lavoro non rientrano tra i beneficiari delle integrazioni salariali di solidarietà né delle procedure di riduzione del personale, anche se concorrono per la determinazione del requisito numerico richiesto per la stipulazione del contratto di solidarietà difensivo (Cds dif.).
Pertanto se ai lavoratori assunti con cfl si applica lo stesso regime in materia di cigs previsto per i lavoratori dipendenti, e se per i Cds difensivi del I tipo (ex art. 1, legge n. 863/1984 e art. 5, 1° comma, legge n. 236/1993) si deve fare riferimento, in quanto compatibili, alle disposizioni in materia di cigs (i cds difensivi del I tipo riguardano proprio le imprese comprese nell’ambito della CIGS), è evidente che sulla decisione del legislatore (Ministero del Lavoro) di non considerare più i lavoratori assunti tramite Cfl come soggetti esclusi dall’applicazione del Cds del I tipo (dm n. 31445 del 2002), bensì come lavoratori beneficiari, abbiano sicuramente influito le decisioni della Corte di Cassazione[6] ed il principio generale di sostanziale identità tra la disciplina del contratto di formazione e lavoro e quella del contratto di lavoro subordinato affermato dal legislatore del 1984 (l’art. 3, 5° comma, della L. 19 dicembre 1984, n. 863).
Deve ugualmente farsi, tuttavia, un minimo di chiarezza, soprattutto alla luce delle novità apportate dal d.lgs. n. 276/2003, tra le quali vi è l’introduzione di un nuovo istituto: il contratto di inserimento. I lavoratori assunti attraverso i contratti di inserimento concorrono nella determinazione dell’organico aziendale ai fini della stipulazione dei cds difensivi del I tipo? Per il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale <<trattandosi di una questione di ordine generale sull’applicazione delle normativa in materia di lavoro, si segnala che attraverso l’istituto dell’interpello, che può essere attivato dai soggetti legittimati secondo le modalità previste dall’art. 9 d.lgs.124/04, è possibile ottenere che l’amministrazione si esprima in modo ufficiale sull’applicazione di tale normativa>>.[7]
In seguito, il d.lgs. n. 276/2003 (legge biagi) ha operato, come già detto prima, la riforma della disciplina dell’apprendistato ed ha introdotto il contratto di inserimento che si sostituisce, almeno per quanto riguarda l’impiego privato, al precedente contratto di formazione e lavoro[8]. Tra le altre cose, il d.lgs. n. 276/2003 stabilisce:
1. all’art. 53, comma 2°, che fatte salve specifiche previsioni di legge o di contratto collettivo, i lavoratori assunti con contratto di apprendistato sono esclusi dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti. La legge 23 luglio 1991, n. 223, all’art. 1, comma 1°, computa anche gli apprendisti ai fini della determinazione dell’organico aziendale, nelle imprese che intendono presentare la richiesta di intervento straordinario di integrazione salariale; siccome i contratti di solidarietà del primo tipo (ex legge n. 863/1984), possono essere stipulati soltanto e proprio dalle imprese in regime di cigs, segue che gli apprendisti concorrono alla determinazione del requisito occupazionale che l’azienda deve possedere se vuole stipulare i contratti di solidarietà del primo tipo.[9]
2. all’art. 59, comma 2°, che fatte salve specifiche previsioni di contratto collettivo, i lavoratori assunti con contratto di inserimento sono esclusi dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti. Quest’ultima disposizione fa invece riferimento, nella prima parte, al solo “contratto collettivo” e non anche alle previsioni di legge. Bene, qualora il contratto collettivo di qualsivoglia livello esso sia, preveda, al suo interno, il computo degli assunti con contratto di inserimento nell’organico aziendale, ciò non contrasterebbe con il comma 2° dell’art. 59 del d.lgs. n. 276/2003, perché è la stessa norma del d.lgs. a prevedere questa possibilità. E ammesso pure (ma non concesso) che il contenuto del contratto di solidarietà contrasti con la norma in questione, sappiamo che secondo il principio del favor prestatoris, la norma di legge (nel nostro caso la prima parte, del comma 2°, dell’art. 59, del d.lgs. n. 276/2003) potrebbe essere derogata dal contratto collettivo, qualora quest’ultimo preveda condizioni migliorative per i lavoratori (derogabilità in melius): l’eventuale previsione da parte del contratto collettivo del computo dei lavoratori assunti con contratto di inserimento nell’organico aziendale rappresenterebbe, a nostro avviso, una condizione migliorativa per i lavoratori dato che, permetterebbe all’impresa di raggiungere più agevolmente quel requisito occupazionale che la legge prevede per la stipula dei contratti di solidarietà, e che di conseguenza permetterebbe all’azienda stessa di salvare dei posti di lavoro[10].
Anche ai lavoratori assunti con contratto a termine o con contratto di inserimento e agli apprendisti si può applicare il regime di solidarietà ed il relativo contributo per tutta la durata del contratto di solidarietà e, in ogni caso, non oltre il termine di scadenza del contratto a termine, del contratto di inserimento o dell’apprendistato, purché la riduzione di orario concordata non impedisca il raggiungimento degli obiettivi formativi, ove previsti dalla fattispecie contrattuale applicata (Ministero del lavoro e della Previdenza Sociale, Circolare n. 20 del 25/05/2004 – contratti di solidarietà difensivi del II tipo).
[8] Anche se <<è molto opinabile che l’istituto del contratto di formazione-lavoro sia stato sostituito dal contratto di inserimento visto che le sue finalità a carattere formativo sono state assorbite nel contratto di apprendistato mentre la disciplina del contratto di inserimento, istituita con L. n. 223/1991, è stata rivista dal D. Lgs. n. 276/2003 senza tuttavia menzionare la problematica dell’esclusione di questi lavoratori dal computo degli addetti ai fini del ricorso alla CIGS>> (Agenzia Lavoro Lazio, Ente strumentale della Regione Lazio, Roma 22 febbraio 2007, Prot. N. AT/EN 1816, in risposta ad una mio quesito [prot. n. 609194317] indirizzatoli tramite e-mail). Dello stesso parere anche il Ministero del lavoro e della previdenza sociale: <<il contratto di inserimento è un nuovo istituto introdotto dal d.lgs.276/03 e non presenta alcun profilo di continuità funzionale con la previgente disciplina del cfl>> (backoffice@lavoro.gov.it, e-mail di risposta di giovedì 5 aprile 2007 14.35).
[9] <<Al riguardo, si osserva che per quanto riguarda l’apprendistato non sembra che sorgano problemi atteso che con la modifica legislativa del d.lgs. 276/03 non muta la natura dell’istituto, potendosi ravvisare comunque una soluzione di continuità tra il nuovo e il vecchio contratto di apprendistato>> (backoffice@lavoro.gov.it, e-mail di risposta di giovedì 5 aprile 2007 14.35).
Abaterusso Alberto