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Timestamp: 2018-03-19 10:49:33+00:00
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LA SUPREMA CORTE TORNA SUL CONCETTO DI PRIVATA DIMORA PENALMENTE RILEVANTE. - Anvu
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LA SUPREMA CORTE TORNA SUL CONCETTO DI PRIVATA DIMORA PENALMENTE RILEVANTE.
di Alfredo Foti – Avvocato penalista
Così la Corte di Cassazione con la sentenza n. 51113/2017, depositata il 9 novembre.
Il caso. La Corte di Appello di Catanzaro confermava in toto la sentenza con cui il Tribunale di Cosenza aveva affermato la penale responsabilità di C.M. per il reato di cui agli artt. 624-bis e 625, n. 2, c.p. e lo aveva condannato alla pena ritenuta di giustizia. In particolare, secondo la prospettazione accusatoria, accolta in entrambi i giudizi di merito, l’imputato si sarebbe introdotto, dopo avere forzato una finestra, all’interno di un istituto scolastico ed ivi avrebbe forzato la macchina distributrice di bevande, così impossessandosi della somma di € 28,00. Avverso la decisione de qua C.M. ricorreva per Cassazione deducendo, con un unico motivo di gravame, violazione di legge e vizio motivazionale relativamente alla qualificazione giuridica del fatto ai sensi dell’art. 624-bis c.p..
Più specificamente, il ricorrente sosteneva che ai fini dell’applicazione della fattispecie incriminatrice in argomento è necessario che il luogo ove è stato perpetrato il furto abbia, per sua natura o per l’uso fatto in concreto, anche una destinazione riservata alla esplicazione delle attività proprie della persona offesa.
La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, ritenendo fondato il motivo di doglianza, ha annullato la sentenza impugnata, rinviandola per un nuovo esame ad altra sezione della Corte territoriale.
La “privata dimora” penalmente rilevante. Le Sezioni Unite della Suprema Corte, con precipuo riferimento alla configurabilità del reato di cui all’art. 624-bis c.p., hanno di recente avuto modo di statuire che rientrano nella nozione di privata dimora esclusivamente i luoghi nei quali si pongono in essere, non occasionalmente, atti della vita privata, a condizione che gli stessi non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare, ivi compresi quelli destinati ad attività lavorativa o professionale.
In effetti, hanno ulteriormente chiarito i Supremi Giudici, l’espressione contenuta nella norma de qua «in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora» va riferito ad un luogo che sia adibito in modo apprezzabile sotto il profilo cronologico allo svolgimento di atti della vita privata, seppur non solo della vita familiare e intima. Donde, in tale nozione vanno sicuramente ricompresi i luoghi che, ancorché non destinati allo svolgimento della vita familiare o domestica, abbiano comunque le caratteristiche dell’abitazione.
Il necessario rapporto tra la persona ed il luogo. La giurisprudenza di legittimità è pacifica nel ritenere che il rapporto tra la persona ed il luogo deve essere però tale da giustificare la tutela di questo anche quando la persona è assente: assume, infatti, rilievo determinante per la esatta identificazione e caratterizzazione della nozione di privata dimora il requisito della stabilità, essendo solo questa che può trasformare un luogo in un domicilio, nel senso che può fargli acquistare una autonomia rispetto alla persona che ne ha titolarità.
Conseguentemente, chiarisce la Corte Regolatrice, la norma delinea la nozione di privata dimora sulla base dei seguenti indefettibili elementi: a) utilizzazione del luogo per lo svolgimento di manifestazioni della vita privata (riposo, svago, alimentazione, studio, attività professionale e di lavoro in genere), in modo riservato ed al riparo da intrusioni esterne; b) durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona, in modo tale che tale rapporto sia caratterizzato da una certa stabilità e non da mera occasionalità; c) non accessibilità del luogo, da parte di terzi, senza il consenso del titolare.
In altri termini, la disciplina dettata dall’art. 624-bis c.p. è riferibile a tali luoghi soltanto se essi abbiano le caratteristiche proprie dell’abitazione, ad esempio, se in essi o in parte di essi il soggetto compia atti della vita privata in modo riservato e precludendo l’accesso ai terzi.
L’istituto scolastico non è un luogo di privata dimora. È pertanto evidente che, sulla scorta delle superiori considerazioni, il corridoio dell’istituto scolastico ove si trova il distributore scassinato non configura un luogo di privata dimora nel senso sopra esplicitato, difettandone i requisiti: in effetti, il luogo de quo – anche ammesso che possa dirsi inaccessibile da parte di terzi senza il consenso del titolare – non è utilizzato per lo svolgimento di manifestazioni di vita privata (riposo, svago, alimentazione, studio, attività professionale e di lavoro in genere), in modo riservato ed al riparo da intrusioni esterne e, soprattutto, manca una durata apprezzabile del rapporto che lega fra loro il luogo e la persona, in modo da caratterizzarlo in termini di una certa stabilità e non di mera occasionalità.
Mattarelli	2017-11-11T11:46:02+00:00