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Timestamp: 2019-10-17 07:33:32+00:00
Document Index: 47798606

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Niente casellario informatico se l'Anac
Niente casellario informatico se l'Anac non ha valutato difese della società e gravità dei fatti
In base all' articolo 8, comma 12, del Dpr n. 207/2010 (quale norma di settore) ed all' articolo 10, comma 1, lett. b) della legge n. 241/1990 (quale norma generale) il provvedimento con il quale l' Autorità nazionale anticorruzione dispone l' iscrizione nel casellario informatico di una società senza valutare le osservazioni difensive della medesima, nonché la gravità e la rilevanza dei fatti, è illegittimo per violazione del diritto alla partecipazione procedimentale e per eccesso di potere.
È quanto afferma il Consiglio di Stato, Sezione VI, con la sentenza n. 4250/2019 .
La questione L' Anac ha ricorso per la riforma della sentenza del Tar Lazio n. 3943 del 10 aprile 2015, la quale, in accoglimento dell' impugnativa proposta da una società di ritiro e trasporto valori contro il provvedimento della stessa Anac di iscrizione di detta società nel casellario informatico degli operatori economici su segnalazione della stazione appaltante di risoluzione del contratto in essere tra queste ultime ai sensi dell' allora vigente articolo 136 del Dlgs n. 163/2006 a causa dell' asserito inadempimento contrattuale della prima, ne aveva sancito l' illegittimità e la conseguente cancellazione dal casellario.
In particolare, l' Anac, pur avendo comunicato l' avvio del procedimento di annotazione ed invitato la società a produrre le proprie controdeduzioni entro 20 giorni, aveva poi adottato il provvedimento di iscrizione e sua successiva comunicazione all' interessata, dichiarando erroneamente come non pervenute le difese scritte, mentre, tutto al contrario, la società aveva dimostrato nel giudizio di primo grado il regolare invio delle stesse e la loro regolare ricezione a mezzo pec da parte dell' Autorità.
La sentenza di primo grado Il Giudice di prime cure aveva quindi rilevato l' assenza di una completa istruttoria sul fatto, dal momento che il provvedimento finale era stato adottato senza che l' Autorità avesse esaminato le osservazioni difensive ed i documenti allegati dalla ricorrente. I rilievi dell' Anac volti alla reiezione del ricorso giacché l' iscrizione avrebbe corrisposto all' espletamento di un proprio dovere istituzionale connesso alla tenuta del casellario ed in quanto l' annotazione sarebbe stata relativa ad un' informazione innominata ed atipica e perciò ammessa ai sensi dell' articolo 8 comma 4 del Dpr numero 207/2010, erano stati giudicati infondati.
La sentenza d' appello I Giudici di Palazzo Spada hanno respinto l' appello, dando atto in via preliminare che, nelle more tra la sentenza di primo grado ed il giudizio di secondo grado, il Tribunale civile, con sentenza poi passata in giudicato, aveva accertato l' insussistenza dell' inadempimento della società sulla quale si era fondata l' annotazione al casellario. Tale acclarata infondatezza del presupposto fattuale e giuridico sulla base del quale era stata disposta l' iscrizione al casellario ha indotto il Collegio a riscontrare una conferma, seppure a posteriori, delle carenze istruttorie già evidenziate dal Tar.
Secondo il Consiglio di Stato «è quindi corretto affermare che l' Anac non ha per nulla preso in considerazione le osservazioni difensive in effetti prodotte», violando in tal modo sia l' articolo 8, comma 12, del Dpr n. 207/2010, sia l' articolo 10, comma 1, lett. b) della legge n. 241/1990. Le due norme, stabiliscono, rispettivamente che: «per l' inserimento dei dati nel casellario, l' Autorità assicura, in relazione alle specifiche caratteristiche e circostanze, la partecipazione al procedimento»; e che i soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti «hanno diritto () di presentare memorie scritte e documenti, che l' amministrazione ha l' obbligo di valutare ove siano pertinenti all' oggetto del procedimento». In aggiunta, la sentenza ha stabilito che il provvedimento impugnato non può affatto avere carattere vincolato, poiché il potere di iscrizione dell' Anac deve fondarsi su di una valutazione dell' Autorità medesima della gravità e della rilevanza dei fatti segnalati.
Conclusioni In conclusione, la sentenza in rassegna ha stabilito che l' Anac non è legittimata ad adottare le misure di iscrizione nel casellario né in tutti i casi di omissioni in via automatica (ossia, prescindendo da un apprezzamento in concreto) né sulla base di un automatismo nell' esercizio del conseguente potere, «quando occorre invero un' accurata e motivata attività valutativa, di ordine tecnico-discrezionale, all' esito della quale, l' Autorità, ricevuta la segnalazione, debba o meno procedere all' iscrizione».
A cura di Quotidiano Enti Locali e PA (Sole 24 Ore) del 04/07/2019 – autore ALBERTO CESTE