Source: https://www.laleggepertutti.it/194424_cosa-fare-se-il-vicino-si-prostituisce-nella-sua-abitazione
Timestamp: 2018-09-24 16:37:34+00:00
Document Index: 14565117

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 844', 'art. 659', 'art. 527']

Cosa fare se il vicino si prostituisce nella sua abitazione
Sono conduttrice di un appartamento in uno stabile di 4 appartamenti. Il conduttore di un locale si prostituisce. I clienti spesso usano il mio citofono per farsi aprire il portone anche di notte. Il proprietario non vuole agire perché non lo disturba l’attività del suo inquilino. Era d’accordo alla mia richiesta di mettere o un nome o sul citofono all’esterno dello stabile ma tutt’ora non c’è nessuna indicazione. I carabinieri, non sollecitati da me, si sono presentati più volte per chiedere informazioni sul traffico nel palazzo, spiegandomi che la legge permette l’esercizio della prostituzione dalla propria abitazione. Cosa posso fare?
I carabinieri hanno ragione: l’esercizio del meretricio nella propria abitazione non costituisce reato, a meno che il locatore non tragga un guadagno diretto dalla prostituzione che si consuma nel suo locale. La Corte di Cassazione è chiara sul punto: affittare un appartamento a chi esercita la prostituzione non è reato, a meno che il locatore non guadagni direttamente dalla prostituzione stessa (ad esempio, locandola casa ad un prezzo appositamente più alto; si veda Cassazione, sezione III Penale,sentenza 24 giugno – 28 settembre 2015, n. 39181).
Ciò detto, immaginando che nessun reato del locatore sussista, non significa che la lettrice possa essere disturbata a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Per orientamento pacifico della Corte di Cassazione, per i rumori e, più ingenerale, per il disturbo arrecato dal proprio affittuario non risponde il proprietario di casa. Secondo la Suprema Corte (Cass., sent. n. 11125/2015 del 28.05.2015; Cass. ord. n. 16408/17 del 4.07.2017), nel caso di immobile dato in locazione, la responsabilità per i danni derivanti da rumori, propagazioni di fumi e calore(art. 844 cod. civ.) può essere imputata al proprietario, locatore dell’immobile, solo se il medesimo abbia concorso alla realizzazione del fatto dannoso, e non già per avere omesso di rivolgere al conduttore una formale diffida ad adottare gli interventi necessari ad impedire pregiudizi a carico di terzi. Insomma, sul proprietario non è stato posto un obbligo di sorveglianza sui comportamenti del conduttore: per cui, salvo che non abbia partecipato fattivamente al danno, egli non è responsabile.
L’unico responsabile, pertanto, è il conduttore. Secondo il codice civile, le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal vicino non sono leciti quando superano la normale tollerabilità (art. 844 cod. civ.).
Quello che la lettrice deve fare è intimare, con lettera scritta (possibilmente redatta da un legale), al suo vicino rumoroso di cessare dalla sua condotta, pena ricorso all’autorità giudiziaria per far valere le sue ragioni aisensi dell’art. 844 cod. civ. Se il disturbo prosegue, dovrà adire il tribunale competente per ottenere il risarcimento del danno e la cessazione della turbativa. Si consiglia di raccogliere quante più prove a suo favore, ad esempio registrando i rumori. Secondo la legge numero 447/1995 (salvo norme speciali), i rumori del vicino non devono superare di 3 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano nelle ore notturne)oppure di 5 dB il rumore di fondo (se i rumori si verificano di giorno).
La giurisprudenza ha precisato che non debbono essere prodotte necessariamente perizie tecniche ma ci si può avvalere di altri mezzi di prova per dimostrare l’intollerabilità. È ovvio però che altri mezzi possano essere ritenuti dal giudice meno convincenti.
Le due domande (cessazione del disturbo e risarcimento del danno) sono cumulabili in un’unica azione giudiziaria. Ovviamente se si intende richiedere anche il risarcimento del danno, dovrà dimostrare da un lato di aver subito danni e che vi è un nesso di causalità tra tali danni e l’esposizione ai rumori. La lettrice potrebbe dimostrare, ad esempio, una minore produttività nel suo lavoro a causa dei disturbi arrecati. Può ottenere tutela anche dal punto di vista penale. L’art. 659 del codice penale punisce chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, o ancora suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone.
Ancora, l’art. 527 cod.pen. dice che chiunque, in luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti osceni è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemila a trentamila euro. Si applica la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi se lo stesso fatto è commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano. Pertanto, la lettrice potrà sporgere denuncia se vengono compiuti atti che offendono la pubblica decenza fuori dell’abitazione (ad esempio, quando i clienti attendono al portone o in strada).
Nella lettera indirizzata al suo vicino molesto si suggerisce di inserire un’ulteriore diffida: quella di far entrare i “clienti” dall’ingresso posto al primo piano, così da allontanare il flusso di persone dalla sua porta d’ingresso.
Sebbene, a rigore, nessuna responsabilità grava in capo al proprietario, si consiglia alla lettrice comunque di scrivergli (tramite legale) dicendogli che, sebbene non si configuri il reato di sfruttamento della prostituzione, è possibile che si configurino altri reati (quelli sopra indicati) e che una sua collaborazione sarebbe opportuna al fine di evitare un contenzioso giudiziario. Inoltre, occorrerebbe insistere per la targhetta sul citofono, in modo da individuare l’appartamento, e sulla necessità di favorire l’ingresso al piano inferiore.
Infine, la lettrice potrebbe proporre al proprietario l’installazione di un piccolo cancello (o comunque di altro mezzo dichiusura) che possa materialmente impedire l’ingresso al secondo piano, consentendo solamente il suo o, comunque, quello di chi non può entrare se non da lì. Purtroppo, non trattandosi di condominio, la soluzione non può essere messa ai voti; si consiglia, comunque, di far presente tutto ciò, in modo da coinvolgere il proprietario e fargli capire che, se non collaborerà, si procederà senza ulteriore indugio in tribunale.
02/03/2018 alle 11:43
Come può essere giudicato un atto osceno/contrario alla pubblica decenza la condotta di una persona, che aspetta semplicemente fuori da un portone? Attenzione alle calunnie in merito. Inoltre sugli schiamazzi, tali situazioni devono essere concrete e non certo desunte, per non dire inventate. Infine, che male si fa ad essere prostituta e relativo avvalente nella maggiore età e consensualità. Basta con quest’assurda meretriciofobia!