Source: https://www.consiglio.marche.it/attivita/assemblea/sedute/scheda.php?seduta=77&leg=IX
Timestamp: 2020-04-06 21:34:18+00:00
Document Index: 171089443

Matched Legal Cases: ['art. 29', 'art. 69', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 11', 'art. 21', 'art. 15', 'art. 23', 'in fine', 'in fine', 'in fine']

Consiglio - Assemblea legislativa regionale delle Marche - Resoconto della seduta n.77 del 08/05/2012
Resoconto della seduta n.77 del 08/05/2012
SEDUTA N. 77 DELL'8 MAGGIO 2012
PRESIDENTE. Do per letto il processo verbale della seduta n. 76 del 24 aprile 2012, il quale, ove non vi siano obiezioni, si intende approvato ai sensi dell’art. 29 del Regolamento Interno.
Sono state presentate la seguenti proposte di legge:
- n. 198 in data 20 aprile, ad iniziativa del Consigliere Pieroni, concernente: “Modifiche alla legge regionale 13 marzo 1995 n. 23 (Disposizioni in materia di trattamento indennitario dei consiglieri regionali)” assegnata alla I Commissione in sede referente;
- n. 199 in data 10 aprile, ad iniziativa dei Consiglieri Acquaroli, Marinelli, Massi, Foschi, Zinni, Natali, Carloni, Ciriaci, Trenta, concernente: “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”, assegnata alla V Commissione in sede referente, alla II Commissione per l’espressione del parere ai sensi dell’art. 69 del Regolamento Interno, al Consiglio delle Autonomie Locali per l’espressione del parere di cui all’art. 11, comma 2, della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e trasmessa al Consiglio regionale dell’Economia e del Lavoro per il parere di cui all’articolo 4, comma 2, della legge regionale 26 giugno 2008, n. 15;
- n. 200 in data 27 aprile, ad iniziativa del Consigliere Carloni, concernente: “Modificazioni della l.r. 28 marzo 1977 n. 9 e successive modificazioni concernente ‘Disciplina dell’orario dei turni e delle ferie delle farmacie delle Marche’”, assegnata alla V Commissione in sede referente, al Consiglio delle Autonomie Locali per l’espressione del parere di cui all’art. 11, comma 4, della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e trasmessa per conoscenza al Consiglio regionale dell’Economia e del Lavoro;
- n. 201 in data 27 aprile, ad iniziativa del Consigliere Cardogna, concernente: “Modifica alla legge regionale 23 febbraio 2005 n. 6 ‘Legge forestale regionale’”, assegnata alla III Commissione in sede referente, al Consiglio delle Autonomie Locali per l’espressione del parere di cui all’art. 11, comma 2, della legge regionale 10 aprile 2007, n. 4 e trasmessa per conoscenza al Consiglio regionale dell’Economia e del Lavoro (ritirata dal proponente con nota n. 3442 del 7/05/2012).
- n. 315 del Consigliere Latini “Soppressione dei piccoli Tribunali, delle sezioni distaccate dei Tribunali e degli uffici periferici dei Giudici di Pace nella Regione Marche”;
- n. 316 dei Consiglieri Camela, Malaspina “Indennità di accompagnamento disabili”;
- n. 317 del Consigliere Acacia Scarpetti “Elettrodotto Fano – Teramo”;
- n. 318 del Consigliere Latini “Gettito IMU e patto di stabilità”;
- n. 319 del Consigliere Sciapichetti “Riorganizzazione degli uffici postali nelle Marche”.
- n. 8 in data 20 aprile 2012 “Attività della Regione Marche per l’affermazione dei valori del ricordo del martirio e dell’esodo giuliano-dalmata-istriano”;
- n. 9 in data 20 aprile 2012 “Modifiche alle leggi regionali: 20 gennaio 1997, n. 15: ‘Disciplina del tributo speciale per il deposito in discarica dei rifiuti solidi’ e 28 luglio 2009, n. 18 ‘Assestamento del bilancio 2009’”;
- n. 10 in data 20 aprile 2012 “Ulteriori modifiche alla legge regionale 23 febbraio 2005, n. 8 ‘Norme in materia di accertamento della regolarità contributiva delle imprese’”.
Hanno chiesto congedo l’Assessore Marconi e il Consigliere Camela.
PRESIDENTE. Ha chiesto la parola il Consigliere Sciapichetti, ne ha facoltà.
Angelo SCIAPICHETTI. Chiedo l’iscrizione della mozione n. 319 riguardante la riorganizzazione degli uffici postali delle Marche.
PRESIDENTE. Essendo già stata comunicata la possiamo iscrivere d’urgenza.
Ha chiesto ora la parola il Consigliere Latini, ne ha facoltà.
Dino LATINI. Chiedo l’iscrizione della mozione n. 315 relativa alla salvaguardia dei tribunali, che doveva fare da pendant a quella approvata l’altra volta.
PRESIDENTE. Bene. Poniamo quindi come punto 7 bis) la mozione n. 315 e al punto 7 ter) la mozione n. 319.
Interrogazione n. 566
del Consigliere Solazzi
“Opere accessorie alla 3° corsia della A14 e realizzazione della strada complanare nel tratto Fano Sud”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 566 del Consigliere Solazzi. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Viventi.
Luigi VIVENTI. Presidente, ho notizie freschissime, proprio ieri sono stato ad un incontro con l’arch. Coletta, direttore Anas, e l’ing. Tozzi della società Autostrade, per parlare del casello autostradale di Pesaro.
Ho colto l’occasione per ricordare il problema da me sollevato lo scorso anno quando a seguito di un sopralluogo mi sono reso conto che le opere della viabilità accessoria, che per quanto riguarda la terza corsia autostradale avrebbero ricondotto poi sulla SS 16, rischiavano di rappresentare uno sperpero di denaro. Praticamente il traffico, anche quello pesante dei camion, andava a finire nel centro abitato Marotta; è impossibile che un camion possa girare attraverso quelle vie. Pertanto abbiamo chiesto il prolungamento dell’accesso di un chilometro e mezzo.
La Provincia di Pesaro a suo tempo si è impegnata a fare il progetto. Ieri ci hanno detto che è pronto. Quindi in settimana appena ce lo invieranno lo trasmetteremo per competenza all’Itca, che è l’istituto di controllo della Società autostrade.
Ecco, non dico che abbiamo ottenuto la garanzia però, insomma, il direttore dell’Anas ha detto che c’è una buona disponibilità. Certo, sono opere aggiuntive di circa 700 metriche e ovviamente costerà di più. Perché, altrimenti, ho detto, faremo una figuraccia certamente tutti, ma per primi voi della Società Autostrade e l’Anas che fate finire una strada nel centro abitato.
Per cui penso che non appena potranno prendere visione di questo progetto – la spesa presunta sarà di circa 3 milioni di euro – ritorneremo a Roma per un incontro definitivo e se ci danno l’ok potremo risolvere il problema.
PRESIDENTE. Grazie, Assessore Viventi. Esprimo soddisfazione per il tipo di intervento e per la sua risposta, ma sopratutto, al di là del risultato, per l’impegno non comune che ha profuso su una questione di così estrema importanza.
“Procedura per la copertura dell’incarico di Direttore Amministrativo di Presidio INRCA”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 345 del Consigliere Bugaro. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Mezzolani.
Almerino MEZZOLANI. In merito all’interrogazione si porta a conoscenza, sulla base della relazione inviata dal direttore generale dell’INRCA , quanto segue.
A seguito del trasferimento della dirigente responsabile della direzione amministrativa delle strutture INRCA, di Ancona, Fermo ed Appignano, ad altro incarico, dietro sua motivata richiesta, l’Istituto si è trovato nella necessità di reperire un dirigente dotato di elevata professionalità in ambito di direzione amministrativa al quale affidare l’incarico rimasto vacante.
Si è provveduto, prioritariamente, a verificare la disponibilità di personale già dipendente dell’Istituto tramite l’emissione di un avviso interno riservato al personale in servizio a tempo pieno con la qualifica di dirigente del ruolo PTA, da destinare temporaneamente alla direzione amministrativa dei presidi interessati.
In risposta al suddetto avviso sono pervenute le domande di due dirigenti le cui candidature non sono state ritenute accettabili in un caso in quanto l’esperienza professionale era stata maturata interamente in diverso settore, nell’altro in quanto dirigente al momento utilizzata presso la direzione amministrativa del Presidio INRCA di Cagliari.
Al fine di reperire in tempi brevi la professionalità necessaria a ricoprire l’incarico di direttore amministrativo dei tre Presidi INRCA, incarico di particolare complessità e responsabilità, si è deciso di ricorrere all’istituto del comando. Esso è regolato dall’art. 21 del CCNL 1998/2001 area della dirigenza dei ruoli sanitario, professionale, tecnico ed amministrativo, il quale nei commi dal 1° al 5° dispone:
“1. Per comprovate esigenze di servizio la mobilità del dirigente può essere attuata anche attraverso l’istituto del comando tra aziende ed enti del comparto anche dì diversa regione ovvero da e verso altre amministrazioni di diverso comparto che abbiano dato il loro assenso.
2. II comando è disposto per tempo determinato ed in via eccezionale con il consenso del dirigente alla cui spesa provvede direttamente ed a proprio carico l’azienda o l’amministrazione di destinazione.
3. Il posto lasciato disponibile dal dirigente comandato non può essere coperto per concorso o qualsiasi altra foia di mobilità.
4. I posti vacanti, temporaneamente ricoperti dal dirigente comandato, sono considerati disponibili sia ai fini concorsuali che dei trasferimenti.
5. II comando può essere disposto anche nei confronti del dirigente per il quale sia in corso il periodo di prova, purché la conseguente esperienza professionale sia considerata utile a tal fine dall’azienda e previa individuazione delle modalità con le quali le amministrazioni interessate ne formalizzeranno l’avvenuto superamento”.
La scelta di ricorrere al comando e non ad un’assunzione a tempo indeterminato, è legata al fatto che tale istituto consente la gestione in modo flessibile di situazioni di orizzonte temporale limitato quale si profila la direzione amministrativa di tre strutture sanitarie nell’ottica dell’integrazione dell’INRCA nel progetto dell’Ospedale di Rete Ancona Sud.
La scelta è caduta sulla Dott.ssa Elisabetta Paccapelo in quanto dirigente dotato di una esperienza professionale vastissima, maturata presso ASL, Regione, IRCCS, in vari settori (Economia sanitaria, Affari generali, Servizio bilancio, controllo di gestione) con ruoli apicali, fino a giungere alla copertura dell’incarico di direttore amministrativo e di direttore generale ex D.Lgs.502/92.
Il comando è stato disposto per un periodo pari ad anni due rinnovabili, dall’1 aprile 2011 al 31 marzo 2013. Non si sono verificati per l’Istituto costi aggiuntivi in quanto la Dott.ssa Paccapelo ha ricoperto l’incarico lasciato vacante dalla precedente titolare, che, a seguito di trasferimento interno, è andata a rivestire l’incarico di responsabile dell’U.O. formazione e aggiornamento professionale presso l’amministrazione dell’Istituto, a sua volta lasciato scoperto a causa del collocamento a riposo della titolare.
Giacomo BUGARO. Ebbene, l’Assessore non ha fatto altro che confermare che in Italia tutto quello che è precario e transitorio diventa definitivo. Perché, come lui ha detto, il comando è stato necessitato da un momento contingente, ma quando la Giunta regionale ha fatto la delibera correva l’anno 2011, mese di marzo, giorno 8, ed oggi corre il mese di maggio dell’anno domini 2012. Ecco, penso che il motivo d’urgenza possa essere ampiamente superato e risolto con la procedura di cui al d.lgs. 165 del 30 marzo 2001, per garantire, anche in relazione ai tempi che viviamo, l’adeguata trasparenza e le pari opportunità. Parole, quest’ultime, che dai partiti della sinistra di cui lei è espressione, Assessore, sono sempre invocate ma quasi mai praticate. La pratica dell’accontentamento degli appetiti degli apparati interni – magari non è questo il caso, lo dico nel senso più generale – è parte della derivazione del mantenimento del consenso che ha il Partito Democratico. Pensiamo ad esempio alle turnazioni che da sempre caratterizzano il vostro movimento, ovunque denominato, ossia dal Partito Comunista poi fino ad oggi Partito Democratico. Lo strumento del vitalizio lo volle infatti il Partito Comunista Italiano. Per quale motivo? Perché il funzionario entrava in Parlamento, faceva due mandati, maturava quindi il vitalizio, ne usciva e tornava a fare il funzionario, ma a quel punto non più pagato dal partito bensì dalla Camera dei Deputati. E questo modo di turnare l’avete sempre utilizzato per garantire tutta una plebe di personalità politiche sempre e solo vissute di politica.
Ho divagato velocemente e forse anche banalmente, seppur dicendo delle sostanziali verità, ma torno al caso in questione.
Auspico che questa precarietà dell’incarico cessi quanto prima, Assessore Mezzolani, che si faccia un bel concorso, dopodiché al più bravo e meritevole si assegni la responsabilità di nuovo direttore amministrativo dell’Istituto.
“Serra Sant’Abbondio - Crisi ditta industriale calzature Srl”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 612 del Consigliere Latini. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Luchetti.
Marco LUCHETTI. In riferimento all’interrogazione in oggetto si informa che la Regione Marche si è prontamente attivata per reperire informazioni sulla situazione aziendale della ditta industriale calzature (ex Vainer).
La segnalazione è pervenuta dal Sindaco di Sassoferrato poiché la maggior parte dei 41 lavoratori impegnati a Serra Sant’Abbondio, quasi tutte donne, sono residenti in questa città.
L’imprenditore ha improvvisamente chiuso l’attività che svolgeva a Serra Sant’Abbondio, formalmente per motivi economici, ed inizialmente ha licenziato i lavoratori con procedura individuale.
L’Assessorato al lavoro ha contattato i sindacati di categoria, ma la vertenza categoria è stata direttamente dalla Provincia di Pesaro-Urbino, a cui la Regione, per quanto di sua competenza, ha dato comunque ampia disponibilità di collaborazione.
In data 1 febbraio 2012 è stato sottoscritto l’accordo per l’attivazione delle procedure di mobilità.
Successivamente, in data 6 febbraio 2012, e grazie anche all’intervento della Regione e della Provincia, è stato firmato un ulteriore protocollo d’intesa tra la Provincia di Pesaro-Urbino, il Comune di Serra Sant’Abbondio, l’azienda e le organizzazioni sindacali CGIL e CISL in base al quale sono stati ritirati i licenziamenti individuali. Ossia, questo era fuggito, ma fortunatamente, grazie anche all’intervento dell’Assessore Seri della Provincia di Pesaro, è stato rintracciato l’imprenditore, si è fatto ritirare il licenziamento e si è aperta la procedura di mobilità.
Dino LATINI. L’interrogazione è datata nel momento in cui scoppiò l’ennesima crisi della ditta industriale calzature.
Ringrazio l’Assessore della risposta. E ringrazio sopratutto del procedimento messo in atto dalla Provincia di Pesaro Urbino riguardo l’avvio della procedura di mobilità e quindi la possibilità della salvaguardia, almeno in parte, per un aspetto di natura temporanea e comunque per alcune indicazioni che sono emerse nell’ambito degli incontri, come ha accennato giustamente nella sua risposta l’Assessore, per i dipendenti.
Ho voluto segnalare tale questione con una interrogazione perché, come tutti sappiamo, il problema della crisi dell’occupazione e comunque della crisi industriale plurisettoriale – infatti in questo caso tocca le calzature, che invece in altre parti del territorio della regione hanno un forte innovativo sviluppo -, costituisce il punto nodale dell’attività di qualsiasi istituzione e quindi sono certo anche della Regione Marche.
La forza, dunque, dovrebbe essere quella di passare da una situazione di una procedura di mobilità, che non è semplice, all’individuazione di altre forme.
Ossia, il rientro al lavoro, sopratutto da parte di operai che ormai hanno una consistente esperienza nel settore specifico in cui sono occupati, deve essere un punto di forza per tutti coloro che vogliono trovare le modalità per garantire la conclusione del lavoro nelle modalità iniziali o comunque dare un futuro.
Nel caso di Serra Sant’Abbondio la necessità fondamentale è quella di poter prendere quanto di buono l’industriale calzature srl aveva creato nel corso del tempo, appunto per trovare altre forme imprenditoriali, tenendo conto, però, degli aspetti di natura economica che incidono sul rilievo dell’azienda e sopratutto sulla capacità di rilanciarla in questo momento.
La ringrazio, Assessore, per la risposta.
Interrogazione n. 607
“Concorso pubblico dirigente medico reparto Pneumologia Ospedale di Osimo”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 607 del Consigliere Silvetti. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Mezzolani.
Almerino MEZZOLANI. Il Consigliere regionale Silvetti in relazione al concorso pubblico per la nomina di un dirigente medico nella disciplina di malattie dell’apparato respiratorio presso l’Ospedale di Osimo, chiede se corrisponde al vero che la Regione Marche deve ancora indicare il componente di sua spettanza della Commissione di concorso, ed in caso affermativo quali sono i motivi che hanno portato a questo ritardo nella nomina di competenza della Regione.
In merito a queste due singole richieste si fa presente che il competente ufficio del Dipartimento per la salute e per i servizi sociali ha già individuato il nominativo da designare quale rappresentante regionale, in seno alla commissione esaminatrice del concorso pubblico, per la copertura di un posto di dirigente medico di malattie dell’apparato respiratorio, presso l’Ospedale di Osimo (ex Zona territoriale n. 7, ora Area Vasta n. 2).
Trattandosi di concorso bandito, unitamente ad altri, dalla ex Zona Territoriale dell’ASUR, tenuto conto, con l’entrata in vigore della l.r. n. 17/2011, che le Aree Vaste sono subentrate nella gestione amministrativa alle Zone territoriali, si rende necessario ed opportuno che gli organi competenti (ASUR e direttori di Area Vasta) procedano a valutare la compatibilità/legittimità dei bandi di concorso emanati in data antecedente all’entrata in vigore della citata legge, tenuto conto in primis dei pareri espressi in materia dal Dipartimento e dall’Avvocatura regionale.
Sono pertanto in corso i tavoli di confronto anche con le OO.SS. per dirimere le questione giuridiche relative alla discrezionalità, rispondente ad esigenze organizzative di pubblico interesse, di utilizzo delle procedure concorsuali pregresse.
Sono in corso, altresì, confronti a livello regionale per concordare le modalità volte a definire le procedure aziendali di riduzione dei rapporti di lavoro flessibile ex dgr 937/2008.
Daniele SILVETTI. Questa interrogazione l’ho presentata circa cinque mesi fa, Assessore, le rappresentavo...(...) No, no, per carità, Assessore, siamo nei tempi, non mi stavo lamentando per significare una sua inadempienza, i tempi sono assolutamente nella media. Quello che volevo dirle è che la segnalazione di che trattasi mi è arrivata quando già la situazione era piuttosto pesante in termini di disservizio sanitario locale e sopratutto in termini organizzativi.
Lei sa bene che essendo la pianta organica sottodimensionata ciò comporta un particolare problema di turnazione. Oggi quindi il disservizio grava sugli utenti e allo stesso tempo grava pesantemente sugli operatori, cioè sui medici che non riescono nemmeno ad andare in ferie.
Ecco perché mi sono permesso di sottoporle un’interrogazione sì a suo tempo urgente, ma che ancora oggi non viene esaudita nell’oggetto.
Lei oggi mi ha rappresentato quali sono gli aspetti procedurali, che però non mi fanno intendere quale potrebbe essere il tempo utile per veder soddisfatta questa richiesta. Una richiesta che nasce dal territorio, nasce dalla struttura, è cioè un malessere che esiste. E purtroppo non è l’unico, Assessore.
Questa struttura nel contesto in cui faccio politica e in cui vivo è una delle più vicine a me, però è chiaro che ancora oggi non vede esaudita una sua legittima richiesta.
“Progetto AV5: presa in carico dei pazienti obesi”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 692 del Consigliere Natali. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Mezzolani.
Almerino MEZZOLANI. Su questo problema c’è stata l’adozione di tre provvedimenti, citati per quanto riguarda l’Area vasta 5 dal Consigliere Natali. Si riportano in ordine cronologico per fare un po’ di chiarezza.
Una prima determina è un avviso pubblico, per titoli e colloquio, per conferimento incarico di co.co.co. a n. 1 laureato in Medicina e Chirurgia per attuazione Progetto “Integrazione della UMEA e presa in carico di pazienti obesi”, allora finalizzato alla presa in carico dei pazienti obesi con necessità di trattamento dietetico in regime ambulatoriale nonché alla presa in carico dei pazienti che successivamente ad un trattamento in regime residenziale necessitano di supporto assistenziale per mantenere il risultato raggiunto. Con tate provvedimento veniva indetto avviso pubblico per titoli e colloquio per la realizzazione di tale progetto, da realizzare presso l’UMEA di San Benedetto del Tronto, della durata di mesi, per 36 ore settimanali, per un importo di e 60.000 lordi annui, omnicomprensivo di oneri riflessi (di cui euro 55,000 lordi per il professionista incaricato ed euro 5.000 di oneri riflessi previsti per tale tipologia di incarico).
Questa determina è stata poi revocata da una determina successiva, con la quale la direzione, come indicato nel documento istruttorio del medesimo provvedimento, dava disposizione al dirigente del Servizio del personale di revocare la precedente determina in relazione alla necessità di meglio organizzare l’attività in oggetto in Area Vasta, con adozione di altro provvedimento sulla base di uno specifico e più dettagliato progetto allora in fase di rielaborazione da parte del direttore del Distretto di San Benedetto del Tronto quale responsabile del progetto. Quanto precede in considerazione dell’accertata impossibilità di dare attuazione ai progetto in questione con il solo personale dipendente. Da qui la revoca.
Successivamente c’è stata la riadozione di una determina che approvava un progetto per la presa in carico pazienti obesi Area Vasta n. 5 e l’emissione di un avviso per incarico a tempo determinato di dirigente medico.
Con tale provvedimento veniva approvato un progetto più articolato sia in ordine agli obiettivi da realizzare che della necessaria durata, finalizzato a garantire, non solo nella ex Zona Territoriale n. 12 di San Benedetto del Tronto, ma nell’intero territorio dell’Area Vasta 5, un servizio importante per la tutela della salute, oltre che per recuperare una parte consistente della mobilità passiva per trattamenti residenziali riabilitativi presso strutture extraregionali. Per la realizzazione del progetto, così come nel dettaglio indicato nell’atto 238/2011, veniva indetto avviso di selezione pubblica per il conferimento di un incarico a tempo determinato ai sensi dell’art. 15 septies, comma 1, del D.Lgs. 502/92 e smi della durata di mesi 24 mesi e per 38 ore settimanali un importo di euro 77.777,04 lordi omnicomprensivo di oneri riflessi (di cui euro 57,535,91 lordi per oneri retributivi per l’incarico e euro 20,241,13 di oneri riflessi, previsti per tale tipologia di incarico a tempo determinato).
In ordine ai requisiti specifici per l’ammissione alla procedura sono stati previsti in relazione all’oggetto dell’incarico ed agli obiettivi ritenuti di interesse strategico da conseguire nell’arco di tempo previsto dal progetto medesimo, come indicati nell’avviso di selezione pubblica, allegato all’atto 238, tra cui quello di “adeguata e provata esperienza all’integrazione socio-sanitaria almeno quinquennale, oltre al possesso di esperienza specifica nel settore delle dipendenze patologiche o comunque di patologie psichiatriche e delle malattie correlate agli abusi”, nel rispetto della normativa di riferimento e delle direttive regionali contenute nella deliberazione di della Giunta regionale n. 3385 del 29 dicembre 1999.
L’avvio del progetto consentirà di meglio monitorare e controllare l’accesso alle prestazioni residenziali in regime di mobilità sanitaria interregionale, di cui alla dgr 734, nonché di recuperare consistenti risorse economiche degli attuali pazienti residenti nell’Area Vasta 5 che usufruiscono di prestazioni riabilitative residenziali per trattamento dell’obesità presso Case di cura convenzionate extra regionali (quantificate da ultimo per l’anno 2011 per circa 140 mila euro), considerato che in ambito regionale esiste una sola struttura convenzionata per i disturbi alimentari (Villa Igea di Ancona). A tal proposito a titolo meramente informativo, il direttore del Distretto di San Benedetto del Tronto ribadiva di recente la necessità di avviare quanto proposto con il progetto in questione segnalando alcuni casi intervenuti.
Questo è per quanto riguarda il punto 1).
Con riferimento invece al punto 2), dall’esame della suddetta relazione si evince che la ravvicinata sequenza temporale dei provvedimenti adottati è stata fondamentalmente motivata dall’esigenza di dare maggiore respiro territoriale nell’ambito della riorganizzazione del servizio sanitario e durata al progetto in questione, al fine di valorizzare il carattere assistenziale, integrando per l’aspetto l’ UMEA, prevedendo l’attivazione di una struttura ambulatoriale in Area Vasta 5 per il trattamento dei disturbi alimentari, valutando nel tempo se gli utenti che hanno usufruito di trattamento riabilitativo residenziale hanno ottenuto e mantenuto nel tempo il risultato raggiunto, e organizzando nell’Area Vasta 5 una struttura in grado di garantire la presa in carico per trattamento dietetico ambulatoriale, valutazione della motivazione psicologica, ginnastica dimagrante, raccordando le tante risorse professionali presenti in materia diabetologica, riabilitativa, psichiatrica ed infermieristica. Peraltro l’oggetto assistenziale è particolarmente critico sull’intero territorio regionale, per cui l’incarico espliciterà la propria azione sull’intero territorio dell’ASUR. Tale necessità correlata alla diversa natura giuridica del contratto ha comportato un incremento economico del valore annuo degli emolumenti.
Si fa presente che a conclusione delle procedure di selezione previste dalla citata determina 238/AV5 del 25 novembre 2011 è stato assegnato in data 16 aprile 2012 l’incarico al professionista risultato vincitore, avendo l’AV5 assicurato che il costo relativo è ricompreso nel budget provvisorio assegnato e ciò al fine di rendere effettivo per l’anno corrente il raggiungimento dell’obiettivo di ridurre i costi di mobilità extra regionale documentati nello specifico settore.
Con riferimento al punto 3), dall’esame della suddetta relazione si evince che il nuovo progetto di cui alla determina 238/AVS del 25 novembre 2011 è stato elaborato per raggiungere gli obiettivi assistenziali descritti nel punto precedente.
Giulio NATALI. Assessore caro, un marchettone, un marchettone grosso grosso grosso! E non ci ha detto chi è il fortunato, chi è questo fenomeno vivente che dovrebbe trattare i pazienti obesi. Inoltre non sapevamo, Consigliere Perazzoli, che noi dell’area vasta 5 evidentemente siamo stati sottoposti a un screening da cui risulta che in questa zona c’è un tasso di obesità più elevato che in altre zone. Assessore, vede, lei mi dovrebbe dire in quali altre aree è stato fatto questo. Noi dalle nostre opposte sponde ci preoccupiamo di avere un territorio ove ci sta qualche problema.
Tra l’altro l’obesità – e qui mi rivolgo al dott. Canzian per esperienza professionale – può dipendere da un problema endocrinologo, di alimentazione in sé, oppure psichiatrico. Per cui, Assessore, magari con uno specialista in qualcuna di queste tre branche, sempre dopo aver avuto uno screening da cui veniva fuori che l’obesità nella nostra area vasta è più ampia rispetto alle altre, forse, ecco, ci potevamo anche andare dietro.
Invece vediamo che in diciannove giorni, non so chi – di solito si partorisce in nove mesi qua c’è invece un partorimento di quelli veloci! –, bèh, forse qualcuno, caro Bucciarelli, era saltato da qualche altra parte e allora il marchettone si è precisato, si è specificato, allora, dicevo, in diciannove giorni siamo passati da un co.co.co. per un anno a un discorso che invece si doveva prolungare per due anni. Ma a chi, un esperto? No! A una persona con il requisito…ecco, il documento istruttorio è fantastico, hanno messo pure che deve essere laureato in medicina. Dici tu “già è molto”, potevano anche farne a meno, comunque per fortuna ci hanno messo “laureato in medicina”. Però poi sotto cerchi la specializzazione e non c’è. “Comprovata esperienza nell’integrazione socio-sanitaria”.
Allora la mia domanda, Assessore, è questa: ma che significa? Anche un infermiere, anche un laureato in medicina con la laurea breve può avere una comprovata esperienza in integrazione socio-sanitaria.
Mi ricorda tanto quegli uomini di legno che qualcuno ha dentro casa dove si appendono i vestiti e che si modellano perfettamente alle spalle di ogni giacca.
Per cui a questo punto, Assessore, dovrò indirizzarle un’altra interrogazione per sapere chi è questo fortunato, siamo tutti piuttosto curiosi di sapere chi è che ha tali fortune.
Ad Ascoli Piceno all’Ospedale provinciale la Tac per dieci giorni non ha funzionato, ci sono stati problemi, i nostri pazienti, quelli di cui parla il mio amico qui dietro, quelli cioè dell’Abruzzo del nord, sono dovuti andare in giro per le Marche. Inoltre non c’è una lira, aspettiamo il piano strategico, 30 aprile. Mi sembra che il 30 aprile venga prima dell’8 maggio, Presidente! Noi aspettiamo con ansia di vedere questo piano. Ecco, riusciamo a spendere 77 mila euro all’anno per due anni, 150 mila euro, perché dobbiamo trattare i pazienti obesi. Consigliere Perazzoli, ma ti rendi conto?! Andando in giro per San Benedetto hai visto persone più grasse del normale?! Non ci hai fatto caso?! Però, ecco, nell’area vasta 5, Assessore, il vero problema è il trattamento dei pazienti obesi!
Le chiedo, Assessore, siccome c’era brusio in Aula e quindi non ho sentito tutto ciò che ha detto, la copia della risposta che ha letto, preannunciandole però anche un’interrogazione contestuale per conoscere chi è questo Maradona. Anche perché nell’integrazione socio-sanitaria magari lui non tratta solo i pazienti obesi, può fare anche qualcos’altro, e quindi davanti a un jolly di tale fatta, magari con qualche parente buono, noi potremmo ricorrere a lui!
Interrogazione n. 626
“Revocatoria crediti A. Merloni”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 626 della Consigliera Giorgi. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Giannini.
Sara GIANNINI. La situazione debitoria della A. Merloni è risultata alquanto pesante e nel contempo circoscritta nella nota area di riferimento delle Marche e dell’Umbria, dove sono localizzate le imprese dell’indotto della Merloni, quantificate in circa duemila.
Dopo la cessione degli asset produttivi della A. Merloni, l’Amministrazione straordinaria ha richiesto, quale atto dovuto, la restituzione dei crediti pagati prima dell’ammissione alla procedura di A.S..
Il fatto resta di particolare criticità, in quanto priva le imprese dell’indotto della liquidità necessaria per far fronte alla normale attività in un periodo già di notevole difficoltà nell’attuale contesto di crisi.
La Regione Marche ha sensibilizzato il Ministero sulla problematica già nell’ultimo incontro del Comitato di coordinamento dell’Accordo di Programma, a cui ha fatto seguito un confronto con le Associazioni di categoria, dal quale sono scaturiti i seguenti impegni: condurre una gestione “morbida” - ovviamente sempre nella legalità in quanto riguarda le procedure processuali civili - delle revocatorie attraverso un dialogo con i commissari su tempi e metodi delle procedure revocatorie; favorire un incontro con la nuova proprietà J & P, alla presenza del Ministero e delle Regioni interessate, per conoscere il piano industriale e le potenzialità di interazione e collaborazione con le imprese dell’indotto del territorio di riferimento umbro-marchigiano; rimodulare l’Accordo di programma in accordo con le Regioni adattandolo alle esigenze dell’indotto, inoltre, con il concorso del Ministero, avviare specifici progetti di riqualificazione dell’indotto ad esempio tramite accordi di filiera, iniziative di rete, azioni prevalentemente mirate all’introduzione di innovazione di prodotto e processo; intervenire con il Fondo centrale di garanzia per un progetto complessivo a cui partecipino un numero definito di aziende oggetto di un progetto di rilancio.
L’Accordo di programma è stato già ridefinito in sede tecnica, siamo in attesa di definire la data della firma ufficiale con il Ministro.
Nella Regione Marche si sta attivando un apposito strumento di sostegno alla sperimentazione di una strategia innovativa di intervento pubblico-privato per il recupero ed il rilancio delle imprese contoterziste, che si trovano in una grave situazione di mercato e che hanno in prospettiva la capacità di sviluppare e sostenere un percorso di normalizzazione economico-finanziaria.
Abbiamo già concordato con le associazioni di categoria artigiane un apposito incontro, con la presenza anche di Invitalia che è il soggetto gestore delle risorse dell’accordo di programma, per definire progetti ed individuare asset e filiere sulle quali sviluppare progetti integrati.
Quanto al punto 4), cioè intervenire con il Fondo centrale di garanzia, il decreto è stato già emanato questa settimana, è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale. C’è la possibilità, proprio per il nostro intervento, per le imprese dell’indotto di utilizzare la garanzia diretta del Fondo centrale di garanzia nella misura massima dell’80%. E questo può essere riferito anche alle piccole imprese dell’indotto di imprese in amministrazione straordinaria.
PRESIDENTE. Ha la parola, per dichiararsi soddisfatto o meno, la Consigliera Giorgi.
Paola GIORGI. Ringrazio l’Assessore Giannini per l’esaustiva e concreta risposta in merito alla mia richiesta. So perfettamente che la revocatoria fa parte del processo fallimentare in corso. Però prendo atto di questi provvedimenti seri e concreti. Provvederò a portarne a conoscenza del territorio perché ritengo sia importante.
Interrogazione n. 737
“Assistenza ospedaliera notturna”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca l’interrogazione n. 737 del Consigliere Zaffini. Ha la parola, per la risposta, l’Assessore Mezzolani.
Almerino MEZZOLANI. Innanzitutto va premesso che in tutte le Aziende sanitarie regionali viene erogata esclusivamente da personale dipendente professionalmente qualificato e che l’assistenza volontaria notturna richiesta dai pazienti o dai loro familiari non è di tipo sanitario, ma esclusivamente di tipo affettivo/relazionale tale che in nessun caso può o deve essere sostitutiva o integrativa rispetto alle mansioni specifiche dal personale dipendente.
Fatta questa debita premessa si precisa che ogni Azienda sanitaria si è dotata di apposito regolamento per l’assistenza volontaria, nel quale, in particolare:
1. individua la tipologia, le modalità di svolgimento e definisce un elenco di persone autorizzate, che devono essere in regola con la copertura assicurativa e l’iscrizione al registro delle imprese. Queste persone, i nominativi delle quali sono comunicati agli utenti per mezzo di liste pubbliche, possono essere associate in cooperative o svolgere l’attività come singoli professionisti;
2. i familiari possono richiedere che l’accompagnamento notturno possa essere svolto dalle badanti di famiglia; per ottenere questo permesso, compilano una autocertificazione che viene conservata agli atti, assumendosene la responsabilità della veridicità;
3. le coordinatrici infermieristiche delle UO di degenza verificano quotidianamente il rispetto del regolamento vigente;
4. la direzione medica ed il servizio infermieristico effettuano regolari controlli, anche notturni, sul rispetto del regolamento, inoltre ogni giorno viene prodotto un elenco con firma delle persone presenti nelle ore notturne, quale certificazione della presenza effettiva. La registrazione è conservata ed è a disposizione degli organi di vigilanza per i controlli di competenza;
5. l’eventuale dimostrato mancato rispetto del regolamento viene sanzionato con l’immediato allontanamento e la cancellazione (temporanea o definitiva) dalle liste pubbliche di chi si è reso responsabile dell’infrazione.
Da quanto sopra appare preciso e circostanziato l’atteggiamento del sistema sanitario regionale in merito all’assistenza ospedaliera notturna.
Ad adiuvandum si può solo aggiungere che la Giunta regionale è sempre stata sensibile, non solo a questa tipologia di assistenza, ma si è preoccupata anche di qualificare l’offerta di assistenti familiari che lavorano a domicilio attraverso una serie di interventi quali:
- con dgr 118 del 2 febbraio 2009 la Regione ha stabilito che siano le Province a gestire i percorsi formativi per la qualificazione professionale di soggetti operanti nel settore della cura domiciliare con particolare riguardo ai cittadini neo comunitari ed extracomunitari ed ha assegnato risorse e definito il profilo professionale di “assistente familiare” con relativo standard formativo. Questi percorsi sono già in atto da alcuni anni e stanno proseguendo con fondi regionali e grazie anche a finanziamenti del Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
- l’istituzione di un elenco regionale delle assistenti familiari formate già presente sul sito dei servizi sociali regionali. Tale elenco è gestito dai Centri per l’impiego i quali provvedono ad aggiornarlo;
- sviluppo di una rete integrata per l’intermediazione tra domanda e offerta di assistenti domiciliari con il coinvolgimento di realtà del privato sociale fortemente radicate sul territorio regionale incaricate di sviluppare l’azione di incrocio domanda/offerta con funzioni anche di orientamento, preselezione, supporto alla definizione di procedure di contrattualizzazione, iscrizione del personale qualificato presso l’elenco regionale delle assistenti domiciliari;
- interventi di sostegno alle famiglie e all’emersione del lavoro nero tramite l’erogazione di un sostegno economico per ogni assunzione effettuata di assistente familiare qualificata, secondo le disposizione del CCNL (lavoro domestico e per un periodo prestabilito) ed iscritta all’elenco regionale.
Roberto ZAFFINI. Penso che qui si faccia finta di non vedere la realtà, nel senso che tutti sappiamo bene che nelle nostre strutture ospedaliere c’è il racket delle badanti. In questo momento per quei nostri cittadini che volessero intraprendere un lavoro di questo genere è impossibile entrare all’interno di questi racket, che sono organizzati, potenti e molto spesso anche minacciosi.
Come si è detto operano nel privato, ma in ogni caso gli accreditamenti li devono dare comunque le strutture ospedaliere.
I nostri operatori socio-sanitari fanno corsi di 1.000 ore (500 di teoria e 500 di tirocinio), ma di fatto vengono sempre buttati fuori da questi racket, gestiti appunto in maniera non sempre limpida.
Ho dei dati fornitimi dell’Inps sulla regolarizzazione dei lavoratori domestici inquadrati nella qualifica di badante. Sono numeri che fanno riflettere: nella provincia di Ancona ci sono 299 regolarizzati, nella provincia di Ascoli Piceno 82, nella provincia di Fermo 14, nella provincia di Macerata 110, nella provincia di Pesaro Urbino 368 – la quota più alta è sempre nella mia provincia, probabilmente è la meno dedita all’evasione -.
Ecco, se confrontiamo questi numeri con la popolazione, nella provincia di Pesaro Urbino abbiamo una badante ogni 1.000 abitanti, nella provincia di Ancona una badante ogni 1.370 abitanti, nella provincia di Macerata ogni 3.000 abitanti, nella provincia di Fermo ogni 12.714 abitanti.
Si dice sempre che i commercianti evadono, questi dati, invece, ci dicono che questi lavoratori sono di nazionalità straniera. Si dice che contribuiscono ad alzare il PIL però dobbiamo anche andare a vedere se sono in regola.
Quindi, tornando al tema, c’è un disagio notevole di quei nostri lavoratori che vogliono fare questo mestiere. Qualcuno può dire che fino adesso non lo si è voluto fare, però ora, signori miei, i tempi sono cambiati, la crisi morde, nella città di Pesaro ci sono 1.500 famiglie in fila per chiedere aiuti, case, contributi. Quindi per i nostri cittadini gli spazi di lavoro anche per fare il mestiere di badante devono essere riaperti.
Ciò che sta avvenendo è davvero un vero scandalo, ripeto, c’è un vero e proprio racket.
Andando all’aspetto dei corsi di questi mi dicono, altra cosa vergognosa e discriminante, che sono avvantaggiati gli extracomunitari. Sono persone che provengono da altri paesi, che, per carità, avranno bisogno - seppure credo che in questo momento starebbero forse meglio a casa loro -, ma magari non sanno nemmeno una parola di italiano, però poi vengono inserite nelle agenzie interinali, scavalcando così quei nostri cittadini che hanno bisogno di lavorare.
E su questo la Regione può fare qualcosa, bisogna ad esempio dare spazio a chi ha i diplomi, a chi frequenta i corsi, piuttosto che a persone di altri paesi che lavorano di notte e di cui non si sa neppure se hanno le garanzie per poter svolgere questa mansione.
Quindi chiedo alla Regione, a prescindere dalla relazione puntuale svolta dall’Assessore, di cambiare tendenza e far veramente un’opera di controllo e di organizzazione di questo servizio, togliendolo così dalle mani del racket che sta facendo il contrario di quello che dovrebbe essere, invece, un qualcosa di trasparente e che, ripeto, è sicuramente utile per i nostri cittadini.
Proposta di legge regionale n. 175
“Istituzione della stazione unica appaltante della Regione Marche (SUAM)”
Proposta di legge regionale n. 142
ad iniziativa dei Consiglieri Busilacchi, Ricci, Badiali, Giancarli, Ortenzi
“Istituzione dell’autorità regionale denominata “Stazione unica appaltante” e disciplina della trasparenza in materia di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 175 ad iniziativa della Giunta regionale, abbinata alla proposta di legge n. 142 ad iniziativa dei Consiglieri Busilacchi, Ricci, Badiali, Giancarli, Ortenzi.
Ha la parola la relatrice di maggioranza Consigliera Ortenzi.
Rosalba ORTENZI. Colleghi Consiglieri, oggi giunge al termine l’iter della proposta di legge riguardante l’istituzione della Stazione unica appaltante delle Marche (SUAM).
Vorrei innanzitutto sottolineare con soddisfazione ed orgoglio che con questa legge la nostra Regione è tra le primissime in Italia ad attivare questa importantissima struttura.
Voglio segnalare, anche qui con soddisfazione, che questa proposta di legge – che contempla l’abbinamento di due testi, uno di iniziativa della Giunta regionale l’altro ad iniziativa di alcuni Consiglieri – dalla Commissione è uscita con un voto unanime. Ringrazio quindi i colleghi, ritengo sia stato fatto un buon lavoro di elaborazione e di studio, nella ricerca appunto di per poter coordinare i due articolati.
Con la costituzione della SUAM la Regione Marche attiva una struttura regionale altamente qualificata e specializzata, in essa si concentrano adempimenti che normalmente vengono curati da più stazioni appaltanti. Con la SUAM di certo si assicura una maggiore trasparenza in materia di appalti pubblici, potendo così ostacolare pesantemente le infiltrazioni criminali che purtroppo anche in questa nostra regione si registrano con sempre maggior frequenza.
E tutto questo grazie anche ad una maggiore professionalità tecnica, ad una maggiore e progressiva semplificazione degli adempimenti e delle procedure, nonché ad un’auspicabile riduzione del contenzioso che renderà possibile ottimizzare al massimo le risorse in quanto, appunto, si potranno conseguire per la pubblica amministrazione notevoli risparmi.
In questo senso è importante sottolineare che la recente normativa nazionale prevede forme premiali a valere sulle risorse ordinarie per il finanziamento del servizio sanitario per quelle Regioni che istituiscono una centrale regionale per gli acquisti.
Dunque con la creazione della SUAM le Marche potranno accedere a maggiori risorse per la sanità.
Voglio inoltre sottolineare che questa importantissima struttura viene attivata in conformità al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 giugno 2011 e in attuazione dell’articolo 13 della legge 13 agosto 2010, n. 136 (Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia).
Vediamo ora quali sono le innovazioni più importanti che verranno introdotte.
Come ho detto poc’anzi la SUAM ha competenza in materia di gestione di procedure contrattuali per la realizzazione di lavori pubblici e l’acquisizione di beni e servizi.
È importante mettere in evidenza che della SUAM si debbono avvalere obbligatoriamente per le procedure contrattuali per la realizzazione di lavori pubblici e l’acquisizione di beni e servizi tutte le strutture organizzative della Giunta regionale e gli enti ad essa collegati (ad esempio l’Asur, che è la struttura più grande della nostra regione, oppure l’Ars o le società a totale partecipazione regionale).
Le strutture dell’Assemblea legislativa delle Marche si avvalgono della SUAM secondo i limiti, criteri e modalità definite dalla Giunta regionale, d’intesa con l’Ufficio di presidenza della stessa Assemblea legislativa. Quindi per tutto quello che riguarda l’acquisto di beni di consumo, ecc., ci dovrà essere una stretta collaborazione tra la Presidenza dell’Assemblea legislativa e la Giunta stessa.
Per quanto invece riguarda gli enti del Servizio sanitario regionale, i Consorzi di bonifica, l’Assam, l’Arpam, l’Erap Marche, gli Ersu, si avvarranno della SUAM per le procedure contrattuali per la realizzazione di lavori pubblici di importo superiore a un milione di euro e per l’acquisizione di beni e servizi di importo superiore a 100 mila euro.
La Regione Marche con questa legge offre la possibilità a tutti gli altri Enti pubblici operanti nella regione di potersi avvalere in maniera facoltativa della SUAM - penso ai Comuni, con i quali abbiamo anche avuto un incontro da cui si è potuto avere riscontro dei loro pensieri rispetto a questa proposta di legge -. Al riguardo si stabilisce che il rapporto con la SUAM è disciplinato da apposita convenzione, la quale prevede, tra l’altro, l’ambito di operatività della SUAM. Per cui è un aiuto strettamente operativo a tutti gli enti locali, soprattutto di piccole dimensioni, che spesso sono chiamati a confrontarsi con la complessità delle procedure di gara.
Al vertice della SUAM verrà incaricato un direttore, nominato dalla Giunta regionale, che avrà un’ampia autonomia organizzativa e gestionale. Alla struttura verrà inoltre assegnato dalla Giunta regionale personale di comprovata esperienza e personale eventualmente distaccato da altre amministrazioni pubbliche, come pure un utilizzo di personale proprio. Quindi non ci sarà aumento di spesa.
Ritengo che se oggi i colleghi dell’Assemblea voteranno questa legge potremmo avviare una svolta importantissima sul piano della governance dei contratti pubblici, indirizzando tutto il settore della Pubblica amministrazione verso un obiettivo unitario, ovvero verso il perseguimento di una maggiore trasparenza, legalità, economicità ed efficienza.
Chiedo pertanto ai colleghi di votare a favore di questa legge. La stessa Commissione, ripeto, l’ha valutata un maniera veramente positiva.
Enzo MARANGONI. Aggiungerò pochissimo a quanto detto dalla collega Ortenzi con la quale abbiamo condiviso in prima Commissione questa proposta di legge. Condivido tutto quanto ha detto, vorrei rimarcare solo un paio di cose.
L’obiettivo di questa legge è duplice.
Il primo grande obiettivo è il contenimento dei costi per gli acquisti, quindi il risparmio che si produrrà attraverso la creazione di questa centrale unica di committenza. E’ un progetto innovativo che caratterizza positivamente la nostra Regione nel panorama nazionale. Infatti con l’aria che tira contenere i costi e ottenere un grande risparmio è sicuramente importante.
Il secondo obiettivo, su cui vorrei rimarcare maggiormente l’accento, è il tentativo, attraverso appunto la SUAM, di contrastare e prevenire le infiltrazioni della criminalità organizzata, quindi della mafia, della camorra, della ’ndrangheta, della sacra corona unita e quant’altro.
Qualche mese fa il procuratore generale delle Marche Vincenzo Macrì pose l’accento sui rischi di infiltrazioni della malavita organizzata anche nella nostra regione - ma purtroppo più che rischi ormai è una realtà, non dobbiamo chiudere gli occhi facendo finta di niente, tutti sappiamo che varie organizzazioni criminali sono presenti nella nostra regione -. Egli in più occasioni disse anche che si parla poco della presenza delle organizzazioni criminali nella nostra regione ed invitò a parlarne di più. Perché? Perché già il fatto di non parlarne significa che hanno vinto e che esistendo proliferano.
Devo dire che è la prima volta in due anni che in questa Assemblea legislativa sento parlare di organizzazioni criminali, seppur velatamente, seppur in maniera accessoria rispetto al tema, seppure a margine, anche se, ripeto, è uno degli obiettivi di questa importante legge. E’ la prima volta in due anni!
Inoltre, se mi permettete, con una punta di polemica ma in ogni caso costruttiva e non provocatoria, voglio ricordare che pochi mesi fa il sottoscritto ha raccolto diciotto firme tra noi colleghi Consiglieri per istituire una commissione d’inchiesta riguardo le infiltrazioni mafiose nella nostra regione. Ma ricordo anche, e lo faccio anche qui con polemica costruttiva e non distruttiva, che questa commissione d’inchiesta è stata insabbiata.
Con questa commissione d’inchiesta non pensavo certo di risolvere i problemi, non potremmo riuscirci mai, ma perlomeno volevo spingere in questa Assemblea legislativa a parlare un po’ di più delle organizzazioni criminali. E’ stata insabbiata seppure sottoscritta con diciotto firme.
Per cui, ecco, sono contento che almeno in occasione di questa legge si inizi – speriamo sia un inizio e non la fine – a parlare delle infiltrazioni della mafia, della camorra, della ‘ndrangheta e della sacra corona unita. Come pure, aggiungo, perché ci sono anche queste, le infiltrazioni delle organizzazioni criminali gestite da stranieri in Italia, mi riferisco in particolare a quelle cinesi e russe che appunto operano pesantemente anche nelle Marche.
Non ho altro da aggiungere perché, ripeto, condivido pienamente lo spirito e i contenuti della legge così come ben esposti dalla Consigliera Ortenzi.
Gianluca BUSILACCHI. Intanto voglio subito sottolineare che c’è soddisfazione del fatto che oggi verrà votato in Aula un provvedimento molto importante. Una particolare soddisfazione mia e di tutti i firmatari del gruppo del Partito Democratico che avevano presentato un’analoga proposta di legge qualche tempo fa e che adesso è stata migliorata attraverso il testo base della Giunta regionale.
Il risultato è particolarmente importante. Siamo la seconda Regione in Italia che adotta una centrale di committenza di questo genere. Siamo in particolare la prima dopo l’emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 luglio 2011.
Ricordo che la discussione in Italia sulle centrali di committenza di questo genere è iniziata nel 2006 con il decreto legislativo 163 (codice dei contratti pubblici) che ha previsto il ricorso a centrali di committenza. Da quel momento la Regione Calabria, per evidenti ragioni di contrasto alla criminalità organizzata, ha emanato una legge regionale in merito.
Poi c’è stato il piano straordinario contro le mafie del 2010 (legge 136) che ha previsto per la prima volta che le Regioni si possono dotare di queste stazioni uniche appaltanti.
Infine il decreto del Presidente del Consiglio del 4 luglio 2011 prevede, come è stato ricordato, tutta la fattispecie di interventi delle centrali di committenza regionali, le possibilità di adesione per gli enti locali che ne vogliano fare ricorso, insomma, tutti gli aspetti che regolano la centrale di committenza indipendente come quella che voteremo oggi. Essa sarà obbligatoria per gli appalti della Regione e di tutti gli enti collegati e invece facoltativa per gli enti locali di secondo livello. Si occuperà di tutti gli aspetti della procedura legale.
Credo ci siano tre ordini di ragioni che evidenziano che queste stazioni appaltanti sono importanti.
La prima ragione è legata alla sicurezza e quindi al contrasto alla criminalità organizzata.
Io non so se nelle Marche questo fenomeno sia presente più che in altre regioni, sicuramente è meno rispetto ad alcune, ma è evidente che sono fenomeni che si stanno globalizzando, quindi vanno tenuti sotto controllo dotandosi di tutti gli strumenti adeguati.
Perché è importante? Perché più gli appalti sono grandi, pubblici, evidenti, più saranno trasparenti. Spesso è proprio la frammentazione delle gare di appalto che rende più difficile, anche per la Regione, quel controllo rigoroso che invece è opportuno.
La seconda ragione attiene all’efficienza. Ci sono due aspetti dell’efficienza, il primo è la gestione degli appalti. E’ chiaro che le centrali di committenza permettono una migliore organizzazione delle strutture amministrative che si occupano di questo aspetto. L’altro attiene alla spesa. Immaginate tutti gli appalti che si occupano della dotazione infrastrutturale oppure della dotazione dai computer alla cancelleria, nel momento in cui viene centralizzato è evidente che ci sono dei vantaggi in termini di costi, perché, appunto, sono appalti costruiti in maniera differente.
La terza ragione riguarda la qualità. Le centrali di committenza hanno l’obiettivo di rendere gli appalti sì più significativi ma anche più trasparenti e indirizzati a un mercato più ampio, facilitando così gli aspetti positivi del mercato e della concorrenza. E’ chiaro che più soggetti partecipano poi migliore potrà essere la qualità dei servizi erogati.
Noi non abbiamo presentato emendamenti però credo ci siano due aspetti che sarebbe importante garantire – lo dico alla relatrice di maggioranza e a tutti noi – magari in fase attuativa. Il primo è quello di prevedere una massima trasparenza anche pubblica di tutte le fasi di appalto. Noi nella nostra proposta originaria avevamo previsto che la SUAM potesse avere un suo sito internet in cui indicare in modo pubblico tutte le fasi di appalto. Questo aspetto non c’è, non deve essere necessariamente previsto in una legge, sarebbe però opportuno poterlo fare.
Il secondo delicato aspetto riguarda chi gestisce questa struttura. Essendo una centrale di committenza che si troverà a gestire appalti molto significativi credo sia opportuno assicurare – anche questo non è previsto per legge però facciamolo – una rotazione delle strutture apicali, perché ovviamente queste persone hanno una responsabilità e un compito molto delicato.
Sono tutte cose che si possono fare anche senza scriverle nella legge. Dunque ritengo che la legge così come scritta vada bene.
Dino LATINI. Cercherò di essere brevissimo per non ripetere quanto detto sia dai relatori che dal collega Busilacchi. Condivido tutto della proposta presentata inizialmente dai Consiglieri Busilacchi, Ricci, Badiali, Giancarli, Ortenzi poi modificata dalla proposta della Giunta.
Non mi soffermo nuovamente a sottolineare l’importanza dell’articolo 13 della legge nazionale 136/2010 riguardo il contrasto alle mafie attraverso un intervento di filtro e di istituzione di legalità sugli appalti, voglio invece mettere in risalto questo grande passaggio che fa la Regione Marche dal punto di vista della civiltà giuridica e sul rafforzamento della tutela amministrativa ed imparzialità...
PRESIDENTE. Mi scusi, Consigliere. Colleghi, c’è un brusio di fondo che rende difficile ascoltare chi parla. Prego di fare maggiore silenzio.
Dino LATINI. Grazie Presidente. In termini, dicevo, di imparzialità. Il problema delle mafie o comunque dell’illegalità, come diceva il Consigliere Marangoni, ci tocca infatti anche da vicino. Basta entrare nel mondo economico per capire quanto il rischio sia diffuso, a livello di piccole imprese e anche come contaminazione, riguardo appunto le modalità procedurali burocratiche degli enti locali e istituzionali.
Più si ha difficoltà nel sostenere l’impatto di nuove procedure, basti pensare a quella competitiva, di cui accennava prima il Consigliere Busilacchi, fino ad arrivare ai bandi europei, più si hanno meno forze da parte delle Istituzioni, anche in ragione di una diminuzione del personale, e più c’è la possibilità di infiltrazioni, senza in più la possibilità di quel controllo preventivo così estremamente importante.
Voglio sottolineare che la SUAM realizza anche un altro importante principio, che i vari Governi di tutte le sponde che si sono succeduti negli ultimi dieci anni hanno prima attuato e poi rafforzato come applicazione costante degli enti istituzionali, ovvero la possibilità di centralizzare le spese attraverso la formalizzazione di un’unica stazione per l’acquisto dei vari beni e servizi e in questo caso specifico anche per quanto riguarda la realizzazione dei lavori pubblici.
Dunque nell’ottica, come diceva il Consigliere Busilacchi, di una modalità procedurale ampia e trasparente, in grado di consentire a qualsiasi cittadino di verificare anche da casa i vari passaggi, vorrei sottolineare la necessità, proprio perché è una novità estremamente importante e dirompente, che l’applicazione della SUAM sia un qualcosa che di fatto viene imposto in maniera forzata, non soltanto agli enti previsti dalla legge, ma anche a quelli che possono avvalersi della struttura organizzativa della Regione. Solo attraverso una uniforme applicazione si potrà fare acquisire al SUAM una esperienza in tutti i particolari settori degli appalti. Appalti non soltanto di grandi dimensioni, ma anche quelli che riguardano modeste entità e che per gli enti locali piccoli possono invece essere decisivi. Inoltre perché si potrà stabilire una equilibrata e unica applicazione interpretativa delle procedure. Si andrà cioè ad affinare una capacità procedurale sulle gare così unica e così applicativa per tutti, che poi diventerà anche facile per i successivi interventi degli enti locali poter capire la direzione da assumere.
Infine, una cosa rilevante già sottolineata dai colleghi ma che voglio rimarcare ulteriormente, vi sarà un enorme risparmio di spesa per la concentrazione in un unico soggetto di espletare le procedure, di verificare cioè i tempi morti o quegli interventi che ogni singolo ente dovrebbe ripetere per conto proprio ogni volta.
Quindi i principi che ho voluto evidenziare sono tre. Il principio di civiltà giuridica che mette in risalto quanto la Regione Marche tenga all’applicazione del principio di imparzialità della pubblica amministrazione. Il principio di uniformità che rappresenta un passo in avanti nella riduzione dei costi; oggi tutti parliamo di revisione della spesa e quant’altro, quindi va nell’ottica dell’ultima indicazione del Governo attualmente in carica. Infine il principio della diminuzione delle spese. In questo senso sottolineo che la SUAM permetterà di accedere a maggior risorse ordinarie di finanziamento nel servizio sanitario perché potrà attingere a quelle forme premianti previste dalla normativa nazionale, cioè dal Fondo sanitario nazionale per chi appunto istituisce una centrale unica per gli acquisti. E farlo fin da subito per le future strutture sanitarie e tutto quello che è legato all’attività dell’edilizia sanitaria rappresenterà sicuramente un banco di prova notevole e che la Regione Marche sarà in grado ampiamente di superare in senso positivo.
Emendamento n. 7/1 dei Consiglieri Ortenzi, Massi, Giorgi, Marangoni. Perazzoli, Romagnoli, Traversini:
Sostituire l’articolo 7 con il seguente:
“Articolo 7 (Utilizzo della SUAM da parte dell’Assemblea legislativa regionale).
1. L’Assemblea legislativa regionale si avvale della SUAM previa intesa tra l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea medesima e la Giunta regionale. L’intesa, in particolare, definisce i limiti, i criteri e le modalità di avvalimento.”.
Faccio presente all’Aula che l’articolo 7 è approvato in quanto questo ultimo emendamento...(...) Consigliere Cardogna, poteva richiedermi la parola, ormai l’ho posto in votazione, ma se lei lo vuole illustrare…(…) Prego, Consigliera Ortenzi.
Rosalba ORTENZI. Con questo emendamento si prevede che l’Assemblea legislativa regionale si avvale della SUAM previa intesa tra l’Ufficio di presidenza dell’Assemblea medesima e la Giunta regionale. L’intesa, in particolare, definisce i limiti, i criteri e le modalità di avvalimento.
In pratica quando avvengono gli acquisti di beni e servizi da parte dell’Assemblea legislativa è l’Assemblea stessa che manda alla Giunta tutte le indicazioni e poi d’intesa si procede.
E’ un fatto più tecnico che sostanziale.
PRESIDENTE. Prego, Consigliere Cardogna.
Adriano CARDOGNA. Volevo dire semplicemente che io invece lo trovo sostanziale, perché chi meglio dell’Assemblea legislativa dovrebbe invece avvalersi, come dice l’articolo 5, del SUAM.
L’intesa è prevista, se non erro, per gli enti che intendono avvalersi. Dato che l’Assemblea legislativa è un organo, ecco, si avvale, ma perché previa intesa?
Insomma, io non condivido il previo intesa. Ritengo che l’Assemblea legislativa si dovrebbe avvalere così come inteso nel testo.
PRESIDENTE. Bene, Consigliere Cardogna, lei ha votato contro quindi è coerente.
L’articolo 7 è stato approvato così come sostituito dall’emendamento.
Passiamo alle dichiarazioni di voto. Ha chiesto la parola il Consigliere Massi, ne ha facoltà.
Francesco MASSI. Soltanto per sottolineare un aspetto. Questo è un passaggio epocale per chi fuori da quest’Aula ci chiede, come tutti sapete, trasparenza, correttezza delle procedure, affidabilità della pubblica amministrazione in un settore delicatissimo, ma che purtroppo ha sempre lasciato spazio alle chiacchiere, così ci capiamo di che cosa vogliamo parlare.
Voglio solo esprimere un auspicio, non è una richiesta, perché esula dalle competenze di quest’Aula. L’auspicio è che quando si formerà l’organismo tecnico che sovrintenderà a tante procedure fondamentali la politica stia fuori. E che questo organismo sia composto da persone di assoluta competenza, professionalità e trasparenza. Quando la Regione sceglie una strada come questa, che è richiesta dal mondo dell’economia, dal mondo esterno alle istituzioni, la risposta da dare è quella di una affidabilità tecnica professionale di grande livello.
Naturalmente l’auspicio è che anche i Comuni, che sono i soggetti importanti e di riferimento più diretto, rispondano conferendo alla stazione appaltante più appalti possibili.
Questa, cari colleghi, è una sfida che abbiamo dichiarato di accettare e di voler cogliere rispetto alla cosiddetta società civile e al mondo dell’economia. Lo dobbiamo fare fino in fondo. Pertanto per quanto ci riguarda, come partiti, come forze politiche, come Assemblea legislativa, vigilanza sì ma ingerenza no.
Raffaele BUCCIARELLI. Dichiaro che anch’io voterò a favore di questa legge.
Non so se sia uno strumento di valore epocale o meno però so con certezza che l’Assemblea legislativa offre un’opportunità e un servizio di sicura utilità a tutti quegli enti pubblici che ne vorranno beneficiare.
Anch’io sono convinto che molto importante sarà la gestione di questa legge.
Non mi associo però al richiamo dell’onestà e del rispetto delle Istituzioni, perché già di antipolitica in Italia ce n’è troppa e perché per la mia formazione politica ritengo che chiunque si avvicina alla gestione della cosa pubblica come precondizione dovrebbe appunto avere, Consigliere Massi, l’onestà e il rispetto delle Istituzioni. Quindi non voglio fare questo richiamo al Governo.
L’unica cosa che voglio sottolineare, al di là della massima trasparenza su cui credo di non dover nutrire dubbi, è che ritengo debba essere prevista una sorta di rotazione dei massimi responsabili di questo organismo tecnico. Affinché si possa dare una garanzia in più. Ed anche perché sappiamo bene che il cristallizzarsi di posizioni nella pubblica amministrazione può generare effetti che sicuramente non sono desiderabili.
E’ dunque con queste idee e con queste preoccupazioni che comunque voterò a favore.
Moreno PIERONI. Come Gruppo Socialista riteniamo importantissima questa proposta di legge che oggi voteremo in Aula, perché accorpando tutto quello che riguarda la gestione della cosa pubblica della regione Marche si darà una risposta importante alle nostre associazioni, alle nostre categorie, al nostro territorio.
Credo sia un bel segnale, sia un motivo di soddisfazione, vista tra l’altro l’ampia votazione avvenuta sugli articoli. Inoltre è un’ulteriore dimostrazione che la politica, in questo caso regionale, deve essere indirizzata affinché vengano sburocratizzate tutte le problematiche a cui le aziende, le associazioni e le categorie vanno incontro in una legislazione caotica che o non dà delle risposte o comunque dà risposte in maniera negativa.
Come Capogruppo del Partito Socialista dichiaro che voterò con grande soddisfazione a favore di questa legge.
PRESIDENTE. Pongo in votazione, così come emendata, la proposta di legge n. 175 (testo base), abbinata alla proposta di legge n. 142.
Proposta di legge regionale n. 155
Riordino degli Enti di gestione dei Parchi Naturali regionali. Modifiche alla legge regionale 28 aprile 1994, n. 15 “Norme per l’istituzione e la gestione delle aree protette naturali”
Proposta di legge regionale n. 190
“Nuova organizzazione degli Enti di gestione degli Enti parco regionali e modifiche alla legge regionale 28 aprile 1994, n. 15”
PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la proposta di legge n. 155 ad iniziativa della Giunta regionale, abbinata alla proposta di legge n. 190 ad iniziativa del Consigliere Latini.
Ha la parola il relatore di maggioranza Consigliere Ricci.
Mirco RICCI. Arriviamo finalmente a questa legge di riordino dopo circa un anno di commissariamento dei parchi. Quindi un ringraziamento più che dovuto dobbiamo rivolgerlo agli uffici e alla quarta Commissione che in questo anno hanno seguito l’iter di questa legge, modificandola, integrandola ed infine arrivando a questa sintesi odierna.
E’ una legge in linea con le indicazioni delle norme nazionali ovvero quelle dettate dalla legge 122 del 2010 sulla stabilizzazione finanziaria. Infatti il riordino degli enti parco riguarda anche la riduzione dei componenti e complessivamente la riduzione della spesa.
La legge ha un articolato modesto, era in ogni caso necessario alla legge di stabilizzazione della spesa e dare una nuova legge agli enti parco che erano tutti in scadenza.
Rispetto al panorama nazionale è una legge più vicina a Regioni come Emilia Romagna, Lombardia e Liguria piuttosto che alla Toscana e Umbria, però la falsariga su cui si è costruita tale normativa più o meno è analoga a quella di tutte le altre Regioni italiane.
In quarta Commissione abbiamo voluto mantenere fermi due concetti.
Il primo è quello di una rappresentanza più larga possibile all’interno del consiglio direttivo, seppure sia di cinque persone, abbiamo cioè voluto mantenere la presenza sia degli ambientalisti che degli agricoltori. Quindi tra i cinque componenti c’è un rappresentante della Regione, due degli enti locali, un agricoltore e un ambientalista.
Mantenere una rappresentanza adeguata all’interno del consiglio direttivo non è stato facile, alcuni preferivano vedere una prevalenza degli enti locali, però in questo modo avremmo snaturato in parte la natura stessa del parco.
Il secondo criterio è quello di aver lasciato, in una logica di sussidiarietà non solo fra gli enti locali ma anche fra gli enti strumentali come appunto gli enti parco, il tema orientato a non svuotare del tutto i territori. Un parco per sua natura è un’area, un sito specifico, particolare, secondo noi sarebbe stato sbagliato togliere allo stesso alcune prerogative e portarle in maniera accentrata sul livello regionale.
Gli organi del parco sono tre: il consiglio direttivo, al quale è data anche la competenza della nomina del presidente del parco, il presidente, appunto eletto dal direttivo, e il revisore dei conti.
Un ragionamento più largo è stato fatto sulla comunità del parco. La stessa parola comunità ci dà il senso della larga rappresentazione delle sensibilità degli enti locali ambientaliste e agricole. Alla comunità del parco verrà affidata con un emendamento specifico la possibilità di approvare il piano pluriennale economico e sociale.
Un’altra competenza è quella di proposta del regolamento del parco e quella di elaborare il progetto preliminare del piano del parco.
Insomma, è una struttura più snella che distingue tra consiglio direttivo e comunità del parco le competenze di gestione da quelle della rappresentanza più estesa.
La Commissione ha ritenuto di bocciare un emendamento che prevedeva nel testo originario della legge il famoso voto ponderato. Noi l’abbiamo ridotto a un voto unitario, cioè cinque rappresentanti e cinque voti in sede al consiglio direttivo.
E’ una legge che ha ottenuto il parere favorevole all’unanimità del CAL e questo ci conforta. Come dicevo è una legge semplice con pochi articoli e abbastanza scarni.
Infine voglio fare una raccomandazione che riguarda il parco interregionale di Carpegna il Sasso Simone e Simoncello.
Questa legge prevede che gli organismi rimangano in carica fino a che non sarà pronta la legge per fare il parco interregionale. Ecco, segnalo all’Assessore e all’Aula una certa preoccupazione. Il parco interregionale è prevalentemente marchigiano, l’unico comune dentro il parco è Pennabilli che ormai è sotto la provincia di Rimini. Ho l’impressione che le pressioni che esercita l’Emilia Romagna rispetto a questo parco siano eccessive. Quindi vorrei, per mille ragioni e dunque anche politiche, che ci sia un’attenzione particolare nella redazione della proposta di legge per il parco interregionale. Ci sono sei comuni delle Marche e uno di Rimini. Ci sono ragioni politiche legate al tema della secessione. Insomma, ho l’impressione che ci sia un tentativo di piegare quella legge verso esigenze più emiliano-romagnole che nostre.
L’Assessore mi conforterà sul fatto che non è proprio così, però ascoltando il territorio di quella realtà questa impressione io comunque l’ho colta.
Va bene attendere quattro mesi e ragionare su una legge congiunta, ma potrebbe anche esserci un’altra soluzione, Assessore Donati, quella che facciamo un parco senza Pennabilli, un parco marchigiano. La legge l’abbiamo votata, questa legge che applica anche al parco del Sasso Simone e Simoncello e Pennabilli rimane fuori.
Non vorrei arrivare a quella decisione, però se l’accordo è pieno, trasparente, equo, ci si può stare, ma ci sono pressioni…però, ecco, non ho dubbi che la forza dell’Assessorato e della Giunta su questo tema sia tanta da creare una proposta di legge sul parco interregionale del tutto equilibrata.
Daniele SILVETTI. Da una parte sono d’accordo con il collega Ricci relatore di maggioranza sul fatto che questa proposta di legge presenta un articolato modesto, nel senso che non c’è stata una grande istruttoria tecnico-normativa. Dall’altra, però, non posso sottacere il fatto che la proposta della Giunta ha creato non pochi subbugli. Infatti la legge è stata profondamente cambiata grazie all’intervento della Commissione assembleare competente.
Prima il collega Ricci ha fatto cenno che era stato introdotto il principio del voto ponderato, un principio poi fortemente osteggiato non solo dai Consiglieri in Commissione ma anche dagli enti locali. Su questo sul territorio c’è stato un vero e proprio subbuglio.
Così come è stata sollevata la questione della nomina del presidente. Il testo originario voleva fosse a diretta emanazione del Presidente della Giunta. La Commissione ha attentamente valutato la proposta e altrettanto attentamente ha deciso di cassare tale orientamento. Speriamo si possa arrivare all’approvazione definitiva della proposta con questo stesso intendimento.
I princìpi che hanno condotto l’istruttoria di questa proposta di legge sono in ogni caso assolutamente condivisibili. Ovvero, una chiara individuazione degli organi competenti nell’ottica di una razionalizzazione e del contenimento della spesa, che consenta appunto al territorio di rimanere sovrano delle proprie scelte all’interno di enti che ancor oggi sono ritenuti strategici e importanti per lo sviluppo e la salvaguardia del territorio.
Alla luce di questo non potevano non giungere le osservazioni che ho poc’anzi elencato. Le modifiche sono il risultato del recepimento delle osservazioni dei Comuni e degli enti locali. Potendo così arrivare alla definizione ed approvazione di un atto che ha avuto il parere favorevole del CAL seppur con qualche minima osservazione che però è stata immediatamente recepita.
Come relatore di minoranza esprimo quindi il mio voto favorevole, a patto che questo testo non veda ulteriori modifiche.
PRESIDENTE. La discussione è aperta. Ha la parola il Consigliere Binci.
Massimo BINCI. Innanzitutto prendo atto del buon lavoro fatto dalla Commissione assembleare, di cui sono anch’io componente, riguardo la limatura prodotta sulla proposta di legge ad iniziativa della Giunta regionale. Come, ad esempio, l’elezione del presidente da parte del consiglio direttivo, la partecipazione di tutti i comuni, che inseriremo con gli emendamenti che voteremo, pur nella diminuzione dei membri del consiglio direttivo a cinque, ovvero con l’inserimento della rotazione nei mandati successivi dei comuni che non vengono rappresentati nel primo mandato, l’abolizione del voto ponderato che a seconda del peso dei comuni sarebbe stata un’aberrazione.
Insomma, con questa proposta di legge è stata snellita la parte burocratica, diminuito i costi e mantenuto la rappresentanza territoriale. La rappresentanza territoriale negli enti parco è importante perché appunto amministrano e rappresentano un territorio, sicché è ben diversa dalla rappresentanza che hanno gli altri enti regionali come Ersu e Erap; anzi, soprattutto direi come gli Erap, perché per gli Ersu è comunque necessaria, secondo me, una rappresentanza territoriale in quanto le università sono collocate all’interno di un determinato territorio.
Dunque un buon lavoro. E’ necessario quindi approvare la legge visto che in questo momento siamo in una fase di commissariamento.
Enzo MARANGONI. Il mio intervento è motivato da quelle ragioni che mi hanno portato a presentare alcuni emendamenti a questa proposta di legge.
Mi permetto di dire che questo provvedimento è un po’ la riprova di quelle modalità di legiferare che non condivido. Perché? Perché si interviene su alcune importanti leggi organiche tramite interventi di tipo “chirurgico” su alcuni commi o articoli in maniera, come dire, mininvasiva però poi alla fine il paziente muore comunque. E in questo caso il morto c’è. Chi è? E’ il territorio. Il territorio con la sua esigenza di rappresentatività e con quel poco di potere che gli è dato dalla legge quadro sulle aree protette per la comunità dei parchi.
L’obiettivo di questa legge lo condivido profondamente, ci mancherebbe, ovvero quello del contenimento dei costi, il contenimento della spesa pubblica, il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia dell’azione amministrativa. Però dietro c’è il trucchetto. E questo non va bene. Cioè con la scusa, anzi, con l’obiettivo legittimo ben preciso del contenimento della spesa pubblica, che, ripeto, sottoscrivo pienamente, accade anche che con questa legge la Giunta regionale di fatto propone un esautoramento dei poteri delle comunità locali. E questo non mi convince. Per cui ho presentato qualche emendamento.
Un esempio lampante dell’esautorare il potere delle comunità locali è che se prima la comunità del parco esprimeva un parere obbligatorio sul bilancio preventivo e consultivo, come da legge quadro, ora invece il parere non è più obbligatorio, va dato soltanto sugli atti preliminari, sulle proposte di regolamento e di piano pluriennale. Alla faccia quindi del decentramento amministrativo, alla faccia del coinvolgimento delle autonomie locali, alla faccia del federalismo fiscale e del federalismo amministrativo, seppure la parola federalismo sia ormai considerata fuori moda.
Nella prima bozza della proposta di legge spettava alla comunità del parco approvare lo statuto, ora invece con il parere della Commissione – se non ci sono ulteriori modifiche dell’ultima ora di cui magari posso non essere aggiornato, semmai chiedo venia di eventuali errori – questo potere mi pare si sposti al consiglio direttivo. E per questo ho presentato alcuni emendamenti.
Sconcerta anche la modalità di apporto delle modifiche di abrogazione di cui all’articolo 9. Tanto che una di queste è oggetto di un mio emendamento di ripristino, vale a dire il ripristino del comma 4 dell’art. 23 della l.r. 15/1994. Cioè, parlando fuori dal burocratese, perché volete toglierci persino la possibilità di un dibattito assembleare sugli atti di scioglimento degli organi dei parchi? In questo modo, infatti, ci togliete la possibilità persino, non di decidere, ma di parlare degli atti di scioglimento degli organi dei parchi.
Vi anticipo ora alcuni emendamenti da me presentati.
Innanzitutto se stiamo discutendo di riordino dei parchi naturali regionali ci si domanda perché non lo si precisa fin dal primo articolo, altrimenti andando avanti nella legge si fa confusione. Inoltre perché le riserve naturali regionali hanno un‘altra modalità di istituzione di gestione. Pertanto o la presente proposta di legge incide anche su di esse nei successivi articoli oppure deve essere specificato il riferimento dell’articolo 3 della l.r. 28 aprile 1994, n. 15.
Per quanto riguarda il tema della rappresentanza, ovvero della composizione del consiglio direttivo, ho presentato tre emendamenti che servono a tutelare il territorio, le autonomie, ad equilibrare un po’ la presenza di chi vive nel territorio, di chi amministra il territorio dentro il parco, senza stravolgere la rappresentanza, ma chiedendo alla Regione di fare un passo indietro. In realtà la Regione ha i mezzi, ha le capacità di controllare, può farlo semplicemente legiferando la tutela del territorio, del paesaggio, della natura dei parchi con leggi, regolamenti, piani ecc., senza incidere troppo sulla composizione dei consigli direttivi, diamogli almeno questa autonomia.
Per equilibrare queste disparità occorreva incidere maggiormente sulle modalità di istituzione di aree naturali, sulle modalità di recepimento di nuove aree veramente vocate e con vere emergenze naturalistiche. Tanto che ho voluto recepire uno dei rilievi che un’importante associazione ambientalista, il WWF, muoveva a questa proposta di legge, anche se non ne indicava le modalità. In questo senso c’è un emendamento specifico. Chiedo cioè all’Assemblea di modificare l’articolo 5 della legge 15/1994 aggiungendo tra le aree di interesse naturalistico di reperimento anche le c.d. unità ecologico funzionali della rete ecologica marchigiana. Questo serve per dimostrare, perlomeno a tutela delle generazioni future, meno ipocrisia e meno paura di perdere quel potere centrale ma più pragmatismo. Altrimenti, visto che abbiamo avuto le elezioni amministrative proprio ieri, anche qui fra poco, se continuiamo così, se non daremo un minimo di autonomia alle rappresentanze locali, avremo le aree protette a cinque stelle.
Quindi, condivido l’obiettivo assolutamente legittimo e giusto dell’economicità, del risparmio, dell’efficienza amministrativa, non condivido invece voler togliere peso e rappresentanza ai parchi, al localismo, alle autonomie locali.
Luca ACACIA SCARPETTI. Sarò velocissimo perché dobbiamo discutere anche degli emendamenti.
Il termine riordino dei parchi mi pare sia un po’ abbondante. Con questa legge non si cambia praticamente nulla. Siamo obbligati a questo passaggio in Aula perché una legge finanziaria ha detto che i consigli direttivi non possono essere più composti da più di cinque persone. In Italia, come ad esempio in Liguria, c’erano parchi che avevano direttivi che contavano ventidue elementi, altre regioni ne avevano quindici. Quindi è per questo che siamo qui, non nascondiamoci dietro un dito, non diciamo cose non vere.
Anch’io in maniera populista, come fanno molti emendamenti, avrei potuto proporre più rappresentanza ad esempio dei Comuni, che è giusto, però, ripeto, abbiamo un vincolo nazionale.
Non è invece corretto dire che la maggior parte delle Regioni in Italia adotta questa modalità di nomina del presidente. La maggior parte delle Regioni d’Italia adotta un’altra modalità di scelta del presidente, quella della decisione della Giunta.
E c’è un’analogia ancor più forte, i parchi nazionali e i loro presidenti sono scelti dal Ministero dell’ambiente. Le Regioni non fanno parte neanche dei direttivi direttamente, fanno parte delle comunità dei parchi nazionali, e sono dodici membri, e solo cinque di loro vanno a far parte del direttivo.
Quindi, ecco, nessun riordino, è tutto più o meno come prima. E con le lacune che vedremo, per non ripetermi, al momento della votazione degli emendamenti. Ma la verità è questa.
Si poteva fare un salto di qualità, perché, allargando il discorso agli enti regionali non solo ai parchi, qui c’è bisogno di omogeneità gestionale. Se è vero che Ersu, Erap e Parchi hanno tre materie diverse da trattare è altrettanto vero che i criteri devono essere gli stessi. Invece in Commissione abbiamo licenziato una legge dei parchi che va in una direzione, ovvero rimane com’era prima, mentre il disegno Erap va nella direzione opposta.
Io per indole sono per una gestione più centralizzata, perché si controlla meglio, perché se un presidente di un parco vuol fare un gemellaggio si va da Spacca e si dice “che fai?”, senza passare per le forche caudine della periferia, dei ricatti incrociati e quant’altro. L’esperienza ha dimostrato che in periferia succede questo.
Però lo diremo con dovizia di particolari nel corso del dibattito, perché sono convinto che molti Consiglieri si renderanno conto di cosa stiamo facendo.
Inserire molti elementi degli enti locali nella comunità è una cosa assolutamente positiva. Ringrazio il Presidente Giancarli che ha colto pourparler, senza neanche bisogno di produrre carta, il fatto che nella comunità ci devono essere soggetti prevalentemente residenti all’interno del parco. Perché fino a ieri c’era l’umiliazione che tutti i componenti della comunità parco erano residenti al di fuori del parco. Quindi è sicuramente una cosa positiva.
Però, ripeto, non è un riordino, è un andare avanti, che speriamo da qui alla fine del dibattito si possa ulteriormente migliorare.
Raffaele BUCCIARELLI. Credo anch’io che questa legge di riordino dei parchi regionali sia frutto di una discussione e di un confronto molto approfondito e che alla fine si sia trovato un equilibrio che da un lato garantisce una sana gestione dei parchi regionali dall’altro garantisce la partecipazione del territorio.
Voglio esprimere la mia soddisfazione perché la Commissione ha modificato quanto previsto dal Governo regionale che, contrariamente ai desideri del collega Acacia Scarpetti che tra l’altro mi meravigliano, voleva invece accentrare.
Accentrare risponde ad una logica di gestione di potere e non di estendimento della democrazia. Invece far partecipare il territorio ritengo faccia arricchire il territorio stesso di competenze e di conoscenze che possono essere ben utilizzate a favore in questo caso dei parchi.
E questo vale anche per l’elezione del presidente. Aveva veramente dell’inconcepibile. Se la Regione è un organo di programmazione con potestà legislativa credo che la gestione del più grande numero possibile di competenze e funzioni debba essere decentrato. Non si capisce perché avrebbe dovuto essere il Governo regionale a nominare il presidente. Al di là di quello che fanno altre Regioni. Se la delega è la stessa deve essere piena, il territorio deve avere capacità di autogoverno.
Quindi sono d’accordissimo sul fatto che i presidenti vengano eletti nell’ambito del consiglio direttivo che rappresenta i territori.
Dico inoltre che voterò a favore di alcuni emendamenti. Ho presentato anche alcuni subemendamenti. L’emendamento che riguarda l’articolo 4, comma 3, sulle indennità dei presidenti dei parchi io lo voterò. Perché, guardate, il desiderio di castigare la politica ed il governo dalla cosa pubblica può appartenere a qualche libero professionista, che pure abbiamo qua dentro un po’ stravagante, che rinuncia a quello che lui reputa privilegio.
Io credo invece che il governo del territorio sia una cosa giusta, complessa ed onerosa, e va adeguatamente retribuito.
Come sono d’accordo che non possano essere svolti più di due mandati. Questo come principio. Ma se principio è deve valere da oggi in poi. Altrimenti, secondo il mio modesto parere, sembrerebbe più un’azione di killeraggio politico che non di affermazione di principio.
Quindi ho presentato un subemendamento per dire che due mandati vanno bene ma partendo oggi.
Così come concordo pienamente con quanto detto dal collega Marangoni circa la soppressione dei parchi. Veramente ha dell’inconcepibile che noi che stiamo approvando una norma che prevede l’istituzione, che prevede il funzionamento, poi non possiamo dire niente sul fatto che possono essere sciolti in quanto di competenza della Giunta. Ecco, torna a galla di nuovo la volontà di questo Governo di riappropriarsi di competenze che invece è giusto che l’Assembla tenga per sé.
Quindi con questa visione generale di questo strumento io voterò a favore nella convinzione che la sana gestione delle aree protette e dei parchi regionali in questa nostra regione possa continuare.
Giacomo BUGARO. Interverrò molto velocemente, ma sono stato sollecitato anche dall’intervento del collega Bucciarelli.
Essendo scaduti i termini ho presentato un subemendamento che ho agganciato ad un emendamento che in qualche modo è irricevibile, mi concentro sull’organo di governo in indirizzo dell’ente parco che, come sappiamo, per volontà nazionale è limitato a cinque. Visto che tre posizioni sono occupate, una dalla Regione Marche, una dagli ambientalisti ed una dagli agricoltori, ritengo che gli enti locali toccati dal perimetro del territorio del singolo parco debbono non solo essere rappresentati, ma, vista l’impossibilità, faccio qui l’esempio del parco del Conero ove ci sono quattro comuni per due posti, ecco, che ci sia una turnazione di volta in volta non consecutiva, così da non escludere nessuno e non favorire quei giochi politici che sappiamo essere a volte caratterizzanti alcuni momenti.
Io sono anche quello che ha proposto l’emendamento per i due mandati. Mi sembra assolutamente corretto non ci sia una sorta di baronia all’interno del Parco del Conero. E spiego anche il perché - e mi dispiace che un uomo di esperienza come il collega Bucciarelli abbia presentato un subemendamento -. Io non ce l’ho né con Giuliani né tanto meno con Giacchetti. Però mi sembra, anche interpretando i momenti che stiamo vivendo, assolutamente poco opportuno che gente che ha fatto il presidente già per tanti anni gli si dia la possibilità di farlo per i prossimi dieci. Cioè qui avremo persone sulla carta che potranno fare i presidenti degli enti parco per venti anni. Mi sembra un appalto tout court ad personam.
Chi ha svolto questo ruolo lo ha fatto anche bene - faccio i complimenti al presidente Giuliani come pure all’amico Giacchetti anche se è di un partito diverso dal mio –, ma ritengo ci siano persone che in futuro possono ricoprire quel ruolo.
E mi sembra sia questo lo spirito anche di quanto è accaduto ieri.
Io sono d’accordo con lei, collega Bucciarelli, che il ruolo deve essere adeguatamente retribuito, senza sperpero, per garantire l’indipendenza della politica e quindi della democrazia. In quest’Aula l’ho sempre sostenuto. Ma un conto è questo e un conto sono i privilegi. Dal vitalizio, e con orgoglio dico che ho rinunciato ad un super privilegio, mi dispiace che in pochi mi hanno seguito, come pure bisognerebbe iniziare a pensare anche ai due mandati di consigliere regionale. Però c’è una differenza fondamentale. Qualcuno potrebbe dirmi, il sindaco due mandati, per il presidente della Regione stanno introducendo due mandati. Ma, guardate bene, Spacca, piaccia o non piaccia, è stato eletto da centinaia di migliaia di cittadini marchigiani, quindi non è la stessa cosa di un presidente di un ente parco che viene indicato ed eletto da un accordo politico, c’è un’enorme differenza. Un’enorme differenza! Chiedo al partito democratico di non cadere in questo errore solo per salvaguardare alcuni incastri politici. Attenzione, non cadiamo in questo errore! Diamo un esempio! Ne abbiamo la possibilità. Ne abbiamo la possibilità!
Ho piacere che qualcuno dica vanno bene i due mandati, ma i due mandati a vita, non i due mandati d’ora in avanti. Nella mia vita faccio il presidente degli Stati Uniti d’America per due mandati, punto. E non sono rieleggibile, non è che salto un giro e poi risalgo in sella. Ecco, se vogliamo dare un indirizzo di serietà alla nostra azione legislativa questo deve essere il criterio. Se invece vogliamo continuare, ebbene, io faccio il consigliere regionale, poi finito questo il partito mi mette all’ente parco, dopodiché uscito dall’ente parco vado da un’altra parte. Tra l’altro spesso, e non mi riferisco specificatamente al presidente Giuliani, senza considerare le professionalità, perché spesso nominiamo in posti di responsabilità gente, con tutto il rispetto, che ha la quinta elementare. E vi posso fare esempi anche nei parchi, sapete a cosa mi riferisco. Questo è un modo indecente di andare avanti. E lo dico anche per le nomine fatte dal mio partito. La biografia, il merito, l’impegno, le caratteristiche, i risultati in questo Paese devono iniziare a pesare. Altrimenti vale tutto. Quando ci intervistano i giornalisti per il corridoio si fa demagogia e poi quando andiamo a votare facciamo l’esatto contrario. Non è possibile! Perché poi la gente – chiedo scusa alle signore e al momento istituzionale – s’incazza. Dopodiché siamo qui nei corridoi che parliamo del 20% di Grillo.
Allora da questo punto di vista iniziamo a dare l’esempio.
Enzo GIANCARLI. Colleghi Consiglieri, questo dibattito lo considero interessante. Credo dovremmo approfondire ulteriormente su quello che riguarda la governance in questa nostra regione e addirittura, su un provvedimento come questo, anche il valore del territorio, dell’ambiente, del paesaggio, e ovviamente il merito, come dice il Vicepresidente Bugaro
Ed il merito dovremmo affidarlo ad alcuni criteri - da questo punto di vista la legge potrebbe essere anche più elastica -. Questa mattina ho sentito parlare di prerequisiti, onestà, impegno – mi pare lo dicesse il collega Bucciarelli –, io credo invece che il requisito dovrebbe essere la competenza, la capacità, oltre ovviamente alla passione nelle cose in cui si è impegnati.
Concordo con quanto diceva nel suo intervento il collega Acacia Scarpetti sui tre punti fondamentali, giungo però ad una conclusione diversa. Ha ragione quando dice che siamo in presenza di un vincolo nazionale, quindi non possiamo prevedere un esecutivo maggiore a cinque componenti. Ha ragione quando dice che nei Parchi nazionali è il Ministero dell’ambiente che fa le nomine, certo, è vero, però è una scelta centralista. Ha ragione quando dice che dobbiamo produrre una legislazione omogenea e coerente.
Guardate, questa Assemblea legislativa sulle due leggi che sono state dalla stessa approvate e su questa, di cui spero oggi vi vada al voto, c’è omogeneità e coerenza. Su quella dell’organizzazione del sistema idrico integrato la responsabilità l’abbiamo affidata tutta ai protagonisti del territorio, dunque ai Sindaci. Sulla gestione dei rifiuti abbiamo fatto la stessa cosa. Sui parchi, proprio perché c’è questo valore aggiunto della specificità ambientale, accanto ai rappresentanti delle istituzioni del territorio prevediamo due componenti fondamentali ovvero agricoltori e ambientalisti.
In questo senso invito allora il Presidente della II Commissione Latini a ritirare un emendamento in cui dice che tutti i Comuni devono essere presenti. Su questo siamo tutti d’accordo, ma non dobbiamo nemmeno escludere, non credo che il Consigliere voglia questo, gli agricoltori o gli ambientalisti che sono, ripeto, due componenti fondamentali. Come possiamo valorizzare il parco del Conero senza pensare ad uno dei suoi prodotti principali, il Rosso Conero? E come possiamo pensare al Rosso Conero senza gli agricoltori?
Ecco, se volete sono delle banalità, delle ovvietà, ma credo che sulla valorizzazione dei territori dobbiamo essere coerenti anche rispetto alla stessa composizione dei parchi.
Torno al concetto dell’omogeneità e della coerenza. Sull’Erap in IV Commissione abbiamo detto: torniamo in Aula, faremo presente che c’è stato un voto per il Consiglio delle autonomie locali. Anche per quanto riguarda l’Erap credo si possa aprire ulteriormente una stagione delle autonomie. Cioè quel pensiero che in questa Regione ha avuto dei punti di forza, penso ad esempio al momento costitutivo di questa Regione con i Presidenti Ciaffi e Bastianelli. Perché dobbiamo essere lontani da quelle stagioni forti che hanno fatto del regionalismo marchigiano uno dei punti di forza delle Marche e delle Marche nel panorama nazionale?
Quindi nessuna tutela delle autonomie locali bensì protagonismo delle autonomie locali con delle componenti fondamentali sociali, ambientali, culturali del territorio.
Il collega Acacia Scarpetti diceva che in alcuni parchi ci sono stati sperperi di denaro pubblico. Ecco, su questo nessuna pietà, Corte dei Conti, Procura della Repubblica, ruolo delle Istituzioni. Si faccia fino in fondo chiarezza, trasparenza, etica. Non ci debbono essere giustificazioni per chi sperpera il denaro pubblico.
Fatte queste considerazioni non c’è molto altro da aggiungere, le relazioni di maggioranza del Consigliere Ricci e di minoranza del Consigliere Silvetti sono state molto chiare.
Al collega Marangoni voglio dire che il territorio è vivo, è vivo proprio perché ci sono queste componenti. E di quel suo emendamento n. 9/5, seppure non sia stato approfondito, posso dire che ne condivido pienamente lo spirito. Se qualcuno pensa che ci sono le condizioni per sciogliere un parco, ebbene, è un fatto eccezionale e proprio perché è eccezionale deve essere fatto da questa Assemblea legislativa. Concordo pertanto con quell’emendamento.
Quindi, dicevo, non la morte dei territori, ma la vivacità, la partecipazione, il loro protagonismo. Non a caso abbiamo tolto il voto ponderato, non a caso abbiamo previsto una presenza plurale.
Il Consigliere Paolo Eusebi ha fatto delle dichiarazioni sulla stampa – e non ho letto soltanto le sue dichiarazioni ma anche di altri -. Ecco, guardate, in modo molto franco mi sento di dire questo. Sulla stampa ho letto che il Consigliere Paolo Eusebi sarà nominato Assessore di questa Giunta. Io sono contento che sia nominato Assessore, e sono anche contento, senza voler entrare in quello che non è di mia competenza, che possa monitorare la Commissione ambiente. E se lavoreremo insieme in Commissione ambiente vedrà che in questa Commissione non ci sono inciuci. Quindi il giudizio di aver detto che ci sono stati inciuci in Commissione oltre che ingiusto e ingeneroso non è rispondente alla verità. E’ stato fatto, come diceva qui il Consigliere Binci ed anche altri, un lavoro serio, approfondito, partecipato, abbiamo cercato, dentro paletti imposti da leggi nazionali, dalle direttive europee, dentro la necessità di costruire una sintesi alta, di fare una legge che risponda, appunto, alla valorizzazione dei territori, a partire dall’ambiente, a partire dal fatto che oltre a produrre ambiente dobbiamo produrre anche economia.
Non a caso, infatti, abbiamo inserito nella comunità del parco le università, la camera di commercio, insomma, tanti soggetti sociali. E abbiamo anche raccolto un’ulteriore indicazione venuta dal territorio, da un’audizione seria che abbiamo fatto con tantissime associazioni rappresentative del territorio, ovvero il fatto che il piano pluriennale socio-economico non è approvato dal consiglio direttivo, dall’esecutivo, ma dalla comunità del parco.
Dunque fatti, azioni vere, rispondenti a quell’obiettivo fondamentale, ovvero che il parco è un valore aggiunto di un territorio.
Ma, guardate, anche quando facciamo un ragionamento legato ad alcune parole che a me non piace sentire, come lottizzazioni, spartizioni, ma crediamo davvero che ci possa essere lottizzazione e spartizione se il territorio che fa le nomine, quindi con un insieme di soggetti istituzionali, con la partecipazione vera, o se magari è la Giunta regionale che fa le nomine, ossia, dove può avvenire se c’è la necessità in qualche modo di trovare un’intesa che non risponde a un interesse prettamente di carattere generale? Dove può verificarsi questo fatto? Nel luogo più vicino ai cittadini o nel luogo più lontano dagli stessi?
Il Vicepresidente Bugaro faceva riferimento alle elezioni di ieri. Ecco, rispetto a questo io credo che la democrazia, l’attenzione ai beni comuni, la partecipazione deve essere tradotta concretamente negli atti e nelle leggi che facciamo.
Ritengo che questa legge sia una sintesi alta che tutte le componenti dell’Assemblea legislativa hanno voluto portare avanti.
Paolo EUSEBI. Ringrazio il Presidente Giancarli, che gode, come ben sa, di tutta la mia stima e il mio rispetto, ma di quello che ha detto praticamente non sono d’accordo su niente.
Noi nella storia dei parchi abbiamo una situazione – io non sono certo un esperto però negli ultimi mesi ho studiato alcune cose – colma di cose strane. Ne cito una su tutte. Non ricordo di preciso in che anno venne pubblicato da un parco uno studio corposo di 300 pagine, costo qualche decina di migliaia di euro. Dopo due-tre-quattro anni un copia-incolla paro paro con qualche figurina in più, quindi altro incarico, altri diecimila euro. Un copia-incolla! Evidentemente in quel parco le fotocopie costano molto! E di questi esempi ne potrei citare altre decine, e non solo di un parco ma anche di altri.
Allora al Presidente Giancarli dico – ma solo perché l’ha detto lui, so peraltro che ciò che dice non lo fa per strumentalità ma perché ci crede, per cui ha tutto il mio rispetto - che quando i territori amministrano soldi che vengono dall’alto la tentazione di usarli in maniera disinvolta è tanta. Nei parchi abbiamo personalità e ambientalisti veri che lavorano seriamente, però purtroppo abbiamo pure ambientalisti “pro-ambiente di casa sua”.
Quindi di fronte a questa situazione, ripetuta, provata, comprovata, dove la Corte dei Conti magari non sarà stata attivata o non si è accorta oppure chi stava lì dentro non ha ritenuto di fare queste segnalazioni, allora, noi che facciamo adesso? Caro Consigliere Ricci, ma quale legge di riordino! Questa non è nemmeno restaurazione, questa è “avanti si va madama la marchesa”, e qui in Ancona chi ha detto quella frase poi è morto affogato.
Secondo me, invece, questa era un’occasione irripetibile per dare una svolta, per poter dire a tutti che l’aria è cambiata, che tutti quanti dobbiamo mettere in atto una rivoluzione culturale. Per cui, ecco, i soldi non si possono rubare. Non si possono rubare! I soldi dell’ambiente vanno spesi per l’ambiente. Per l’ambiente! I soldi che vanno ai parchi devono essere spesi per migliorare l’uso di quei parchi, per fare in modo che possano essere sistemati al meglio, quindi, come dice il mio amico Cardogna, per la difesa del suolo, i fiumi, ecc. ecc.. No per i copia-incolla da 10 mila euro!
Siccome io con le associazioni ambientaliste per molte cose c’ho avuto a che fare, vi cito l’esempio, riguardo le questioni animaliste, dell’eroismo di alcune volontarie soprattutto nel settore dei canili – non cito l’associazione perché essendo presente qui il suo presidente regionale sarebbe brutta cosa –, ecco, i soldi devono andare per quelle cose lì.
La Giunta aveva presentato una proposta di legge che andava in quel senso. Continuiamo allora a mantenere tutti i soldi che la Regione Marche mette per i parchi, perché il parco è una priorità, ma facciamo in modo che ci sia un controllo maggiore da parte di questa Assemblea legislativa e della Giunta regionale.
Io ho l’impressione - e non lo dico al Presidente Giancarli, perché, ripeto, so che lui le cose che dice le pensa e ci crede - che ancora una volta qui siamo all’avanti si vada con un posticino per uno. Ed ho l’impressione che questo avverrà anche per gli Ersu. Ma noi come ci opponiamo qui ci opporremo anche lì.
Dopo magari, visto che ora vi ho fatto perdere un po’ di tempo, gli emendamenti non li illustrerò. Dico ancora una cosa e poi concludo.
Noi riteniamo che è bene che il presidente venga nominato dalla Regione, perché il controllo è maggiore e le camarille qui sono un po’ più difficili o quanto meno se ci sono si vedono. Il controllo di un presidente nominato dalla Giunta regionale sul controllo dell’Assemblea legislativa regionale e della Commissione assembleare competente, ecco, si avrà un po’ più di timore a fare qualche copia-incolla e a chiedere per questo 10 mila euro o a fare qualche festa o qualche picnic strano.
Mi dispiace di essere contro il vento che gira qui dentro. Mi dispiace veramente. Ho l’impressione che non tutti i colleghi abbiano capito cosa stiamo votando oggi. Ho l’impressione che si continuerà con un andazzo che non funziona. Ed ho paura che questo avverrà anche per l’Ersu, dove abbiamo visto che in alcuni territori è stato messo a disastro e a repentaglio il diritto allo studio. Ecco, qui è uguale, lì mettiamo a repentaglio il diritto allo studio, qui mettiamo a repentaglio il futuro dei parchi, che invece hanno il diritto di vedere i propri soldi spesi per il miglioramento dell’ambiente e non sperperati nelle tasche di qualche disonesto.
Fabio BADIALI. L’intervento dell’Assessore Eusebi mi porta a ragionare anche…(…) E’ quello che ho letto dai giornali, e gli auguro che sia così, non c’è nessun problema, anzi, ne siamo contenti. Insomma, dicevo, quello che ha detto non lo condivido assolutamente. Condivido invece quello che ha detto il Presidente Giancarli, perché ha motivato da persona esperta, capace, da persona che ha amministrato, come noi, la cosa pubblica con correttezza, onestà e moralità.
Se c’è qualcosa che Eusebi sa e che noi non sappiamo, ecco, che vada alla Corte dei Conti o lala Procura della Repubblica per informare gli organi competenti.
Perché è vero che il malgoverno c’è, ma non possiamo neppure fare di ogni erba un fascio. Saremmo veramente dei meschini nei confronti delle migliaia e migliaia di persone che lavorano con onestà, moralità ed etica.
Se poi si sbaglia a fare un libro io non voglio entrare nel merito, non lo so, per questo ci sono gli organi competenti.
E non dobbiamo pensare che nominando il presidente la Giunta o l’Assemblea legislativa la cosa possa essere differente, dobbiamo semmai ridare ai territori la competenza di amministrare attraverso il controllo, con una gestione appropriata, con persone giuste, insomma, con tutte quelle cose che sappiamo debbono esserci.
Vado ora all’intervento del Consigliere Bugaro rispetto ai mandati. Ebbene, anche qui non possiamo sempre diventare qualcosa che non siamo oppure portare tutto secondo le esigenze di quello che è di oggi, del domani e via dicendo. Insomma, noi dobbiamo fare le leggi e le leggi le dobbiamo fare senza tenere conto delle persone che ci sono. Ossia, io non voglio sapere né chi è presidente del parco oggi né chi sarà domani né chi lo è stato ieri. Noi dobbiamo fare una legge che cerca di far gestire una struttura importante come l’ente parco con tutto ciò che è possibile mettere a disposizione.
Sui due mandati, inoltre, sono d’accordo. La legge per i sindaci inizialmente non la condividevo - forse perché allora ancora ero un sindaco alle prime armi -, ma ora mi rendo conto che era una buona legge. Perché quando una persona sono più di dieci anni che sta su un posto di rilievo, qualsiasi esso sia (sindaco, assessore regionale o altro) è giusto che ci sia il rinnovamento, altrimenti poi si va a finire nell’antipolitica e si può anche dare fastidio all’ente che si amministra.
Perciò sui due mandati, ripeto, sono d’accordo, sono sufficienti, ma non possiamo farlo retroattivo, ossia che vale per quelli che hanno già fatto un mandato. La legge deve partire da oggi in avanti.
Quindi io ho firmato l’emendamento con il Consigliere Bucciarelli che appunto toglie la seconda parte dell’emendamento Bugaro dove si dice che nel computo dei due mandati sono considerati anche quelli svolti precedentemente all’entrata in vigore della presente legge. Mi sembra sia sbagliato. Non sapendo peraltro chi siano i precedenti. Può darsi anche che quelli attuali non saranno nemmeno nominati dai Comuni, dalla Provincia e dalla Regione di concerto, perché, giustamente, se uno c’è stato più di due volte, si potrà nominare anche un’altra persona. Però metterlo in una legge ritengo sia sbagliatissimo.
Condivido quindi il subemendamento che dice di sopprimere la seconda parte dell’emendamento Bugaro.
Dino LATINI. Intervengo per tre ordini di motivi.
Primo, pur essendo molto importante la gestione dei parchi che sono sul territorio della regione Marche credo che dobbiamo relativizzare questo problema nel contesto di quelli molto più importanti che sono sicuro interessano tutti noi, come priorità che possa prendere tutte le nostre forze e attenzioni.
Sul discorso della riduzione del numero dei componenti dei consigli di amministrazione dei parchi, come da normativa nazionale, le posizioni possono essere differenti. E si possono aprire percorsi anche per quanto attiene gli indirizzi che i parchi stessi dovrebbero avere, riscontri che sono di enorme importanza per quanto riguarda la loro gestione, ma che nel contesto della legge a mio avviso hanno una dimensione più ridotta.
Rimanendo nel contesto dei parchi delle Marche, della loro gestione, della loro attività, della loro crescita - tutti ricordiamo quanto sono diventati importanti nel corso degli ultimi venti anni a seguito di una incessante azione dell’opinione pubblica come pure di attenzione delle varie pubbliche amministrazioni che si sono succedute nel circoscrivere quelle che vengono denominate bellezze naturali da non contaminare, da preservare -, è indubbio che l’attenzione cade sulle modalità dell’organo che dovrà andarli a gestire.
Vado all’altro mio secondo punto di vista, quello cioè di non temere la necessità della composizione normativa della legge, quindi della mediazione che è sempre necessaria in queste situazioni, di non contaminarsi con indicazioni che riguardano, appunto, le modalità della scelta dei componenti del CdA. Non è un’elezione diretta quindi dobbiamo rifarci alle regole normali delle istituzioni.
La grande attività compiuta in termini di concertazione dalla Commissione competente, al di là delle valutazioni critiche che si possono fare sulla proposta di legge, attiene a quella miriade di valutazioni che sono emerse e dagli interessi, a volte frapposti a volte contrapposti, che sono all’interno della gestione dei parchi.
Ed in questo senso il tentativo di sintetizzare, sia nel numero sia nelle modalità sia soprattutto nella scelta, è un’operazione ben più difficile a volte di quella di parlare dei massimi sistemi o delle modalità con cui emanare gli indirizzi e le linee guida in merito agli obiettivi, alle priorità, alle azioni da attuare per la conservazione e la valorizzazione del sistema naturale regionale.
Quindi gli spunti di riflessione, come ha fatto il Consigliere Eusebi, possono nascere spontanei ed essere del tutto oggettivi dal punto di vista della loro espressione, però devono, a mio avviso, essere contenuti in un ampio ristretto.
Il terzo punto che voglio rilevare – ringrazio il Presidente della Commissione Giancarli per averlo evidenziato – è l’emendamento da me presentato in merito alla rivalutazione dei Comuni.
Capisco che in alcuni parchi dove i comuni sono tanti dire che ognuno deve avere un rappresentante significa dire una cosa impossibile, soprattutto oggi che siamo in termini di concentrazione del numero per ridurre le spese. Ma questi sono aspetti che dal punto di vista funzionale possono essere superati sia per la graduità di alcune collocazioni di posizione sia per la coptazione che si può fare all’interno di un Cda nominato attraverso la legge e della possibilità da parte dello stesso di chiamare a titolo gratuito i sindaci degli enti locali interessati.
Ho presentato questo emendamento, e mi sembra di non essere il solo ad averlo fatto, proprio per la necessità di valorizzare gli enti locali su cui ricadono i territori interessati dai parchi. E a mio avviso i comuni sono un concentrato anche delle posizioni di altre situazioni che sono già rappresentate nel consiglio di amministrazione. Mi riferisco per esempio agli agricoltori, alle associazioni ambientaliste. Chi ha a conoscenza l’attenzione e la valutazione per la gestione dei parchi, come tutti noi, non può non pensare che chi è più interessato a una normale manutenzione del parco e ad un futuro sviluppo in ordine agli obiettivi dello stesso è proprio il comune che vede così valorizzarsi il suo territorio e all’interno dello stesso le imprese agricole, le attività delle associazioni ambientaliste fino ad arrivare alle attività di imprenditoria che appunto possono essere inserite all’interno di un unico rappresentante ovvero la voce del Comune.
Credo che questo sia determinante per consentire quella normale gestione che poi è data da un presupposto fondamentale. Chi solleva le questioni per la manutenzione del sottobosco dei parchi, chi pone l’attenzione sulla crescita della presenza dei cinghiali, chi indica nuovi tracciati per le attività di percorsi itineranti dal punto di vista della valorizzazione del sistema naturale è l’ente locale. E questo è fuori discussione. Perché lo fa nell’ambito anche di un obiettivo generale del suo comune, non estemporaneo come a volte invece succede a delle associazioni che propongono dei progetti che sono irrealizzabili o quanto meno slegati o sparuti rispetto a quella che è la situazione complessiva del parco stesso.
Quindi occorre tenerlo in debita considerazione, dare delle indicazioni delle rotazioni ove si ha la certezza se non la presunzione che il Comune più grande ha sempre una presenza più forte delle istanze dei Comuni più piccoli che magari sono proprio quelli tenutari e proprietari degli aspetti più particolari e rilevanti dei parchi. Ecco, questo determina una situazione di non sintonia di partenza tra i Comuni interessati che li pone su una guerra fra loro e che ce li porrà ancora di più nel momento in cui dovranno ridursi a un rappresentante che spetta loro in un determinato periodo di tempo.
Ecco, io vedo questo vulnus, questa offesa che viene fatta al soggetto predominante di tutta l’attività del parco, al di là delle funzioni specifiche del comitato e dell’ente parco stesso, che va colmato o quanto meno chiarito in questa sede. Va cioè sottolineata la valenza del comune all’ interno dell’attività generale del parco.
Farlo non significa mettere in discussione la proposta di legge, non significa non valorizzarla, non integrarla, non riportarla a quella che è la sua funzione fondamentale, cioè la riduzione dei costi in un momento particolare della nostra comunità nazionale, significa invece, anche nell’ambito di questa particolare situazione, tener conto del territorio.
E siccome tutti noi continuiamo a dire che il territorio è determinante credo che se davvero vogliamo renderlo determinante dobbiamo anche esporlo a una valorizzazione vera. Non a caso un confronto fra il rappresentante della Provincia su cui aleggiano tanti dubbi per la permanenza che in qualche modo nega in un rapporto diretto con i Comuni interessati i quali a loro volta dovrebbero svolgere funzioni di collaudo e anche di coagulo per quanto riguarda per un verso i progetti complessivi per l’altro le istanze da portare avanti.
Questo è dunque il senso dell’unico emendamento che ho presentato, che vuole valorizzare la base essenziale della gestione dei parchi per il futuro. Cioè le istanze del territorio che questa volta devono essere concretizzate non solo in libri, non solo in attività di manifestazioni della durata di qualche giorno, ma anche con una serie continua di controllo, gestione, valorizzazione, tenuta e manutenzione del territorio del parco.
Proprio in questi giorni – il collega Acacia Scarpetti credo ne sia particolarmente a conoscenza – tutti gli interessati sono preoccupati dalla crescita del sottobosco e dalla futura filiazione dei cinghiali. Ecco, di fronte a una situazione del genere soltanto chi è presente sul territorio tutti i giorni sa le difficoltà che si potranno incontrare e quindi l’allarme che si può lanciare.
Dobbiamo valorizzare questi aspetti, dobbiamo mettere in condizione la futura gestione dei parchi di non trovarsi con delle difficoltà legate alla carenza di rappresentanze, che non sono rappresentanze nominalistiche, di partiti o di enti bensì rappresentanze territoriali.
Gianluca BUSILACCHI. Ruberò davvero pochi secondi, e non volevo neanche intervenire perché mi ritrovo pienamente con gli interventi sia del mio Capogruppo, che è anche relatore di maggioranza di questa legge, che del Presidente di Commissione; sono dell’idea che se non si aggiunge molto al dibattito sia meglio stare zitti. Però alcuni interventi, in particolare quello dell’amico e collega Eusebi, mi hanno spinto a una riflessione, che appunto vorrei portare all’Aula, che non riguarda la legge sui parchi bensì la nostra funzione di legislatori.
Noi siamo stati eletti dai cittadini per fare delle leggi nell’interesse generale. Le leggi regionali fortunatamente ci sopravviveranno, sopravviveranno alla nostra permanenza in Aula, quindi le leggi dovrebbero valere anche per gli anni futuri, anche quando noi non saremo più in questa sede. Ho invece l’impressione che quando facciamo le leggi pensiamo a situazioni particolari, a singole persone, per cercare di favorirle o magari penalizzarle.
Le leggi debbono invece partire da principi generali che appunto sopravvivono alle singole persone.
Qui ho sentito parlare di accordi politici, ecco, gli accordi politici con le leggi regionali non c’entrano assolutamente niente, sono due sfere profondamente diverse. Prima si fanno le leggi.
Vorrei anche capire perché si dice che l’elezione fatta dai territori dovrebbe essere meno controllabile o foriera di maggiori inciuci di quella fatta dall’alto.
Io credo che il principio di autodeterminazione dei popoli debba essere preservato.
Inoltre mettere insieme a questa legge la discussione sull’organizzazione di altri enti strumentali della Regione, di altri enti di secondo livello, non c’entra assolutamente niente. Perché il modello scelto per i parchi dovrebbe essere lo stesso di quello scelto per l’Ersu o l’Erap? Sono delle cose profondamente diverse. L’Ersu è un ente che riguarda il diritto allo studio e le università, i parchi hanno una rappresentanza dei Comuni che insistono su quei territori. Insomma, ripeto, sono delle cose profondamente diverse, anzi, è giusto che abbiano dei modelli diversi.
Poi, collega Eusebi, questa idea secondo cui chi più paga debba poter godere della possibilità di scegliere le funzioni di rappresentanza dell’ente in cui interviene economicamente direi che è un po’ bizzarro. Perché allora i sindaci non vengono nominati direttamente dalla Regione? In fondo sopravvivono grazie alle casse della Regione e dello Stato, allora facciamoli scegliere direttamente da loro.
Cari colleghi, io penso che per combattere il vento di antipolitica che sta investendo l’Italia dovremmo fare le leggi con serietà, con apprendimento e trasparenza, riconoscendo il ruolo e i luoghi della democrazia e non esautorandoli.
Adriano CARDOGNA. Brevemente solo per condividere con voi una mia impressione.
La Giunta regionale nel momento in cui ha predisposto la modifica della legge sui parchi, che pure era dovuta per alcune modifiche legislative di carattere nazionale, credo non poteva immaginare che sarebbe venuto fuori un dibattito etico e politico sulla politica e antipolitica.
Secondo me all’interno di quest’Aula dovremmo concentrarci di più sugli atti e per quello che essi rappresentano.
Se poi quest’Aula vuole veramente affrontare gli argomenti che ormai da tanto tempo sono sotto gli occhi di tutti deve trovare altri modi, altre situazioni, altri pretesti, affinché possa essere fatto un dibattito più organico, più approfondito, un dibattito che faccia emergere come Istituzione in che modo vogliamo partecipare alla necessità del cambiamento della politica in atto in questo nostro Paese.
Non attacchiamoci a questioni che nulla hanno a che vedere con quello che molte volte andiamo a rappresentare all’interno di quest’Aula.
C’è una legge sui parchi, personalmente, eccetto per gli unici aspetti che riguardavano le modifiche di alcuni organi statutari, non avrei provveduto ad altro. E se io oggi dovessi pensare alla modifica di una legge dei parchi, semmai ce ne fosse bisogno, ecco, questa andrebbe nella direzione di valutare che cosa si può fare di più affinché i parchi, la loro filosofia, la loro gestione, possano effettivamente rappresentare una contaminazione maggiore rispetto al restante territorio di quelle finalità e di quei princìpi che diversi anni fa hanno ispirato la legge nazionale da cui è discesa poi la nostra legge regionale.
Quindi, anticipando la mia dichiarazione di voto, se il testo che uscirà dalla discussione di questa Assemblea non sarà molto difforme da quello licenziato dalla Commissione avrà il nostro voto favorevole.
Al comma 1 dell’articolo 1 le parole “istituiti ai sensi della legge regionale 28 aprile 1994, n. 15” sono sostituite dalle parole “istituiti ai sensi dell’articolo 3 della legge regionale 28 aprile 1994, n. 15".
Emendamento n. 3/1 del Consigliere Latini:
“b) un rappresentante di ciascun Comune il cui territorio è ricompreso in tutto o in parte nel perimetro del parco”.
Se passa decadono gli emendamenti dal n. 3/2 al n. 3/5.
Subemendamento n. 3/2/1/1 dei Consiglieri Bugaro, Bucciarelli, Ricci, Zinni, Silvetti:
La lettera b) del comma 1 dell’articolo 3 è sostituita dalla seguente:
“b) due rappresentanti designati congiuntamente dai Comuni e dalla Provincia il cui territorio è ricompreso in tutto o in parte nel perimetro del parco. I Comuni e la Provincia sono rappresentati all’interno del Consiglio direttivo secondo il criterio della rotazione.”.
Se passa decadono dal subemendamento n. 3/2/1 all’emendamento n. 3/5.
Subemendamento n. 3/2/1 dei Consiglieri Bugaro, Bucciarelli, Ricci, Zinni, Silvetti. Decaduto.
Emendamento n. 3/2 del Consigliere Bugaro. Decaduto.
Emendamento n. 3/3 del Consigliere Zinni. Decaduto.
Emendamento n. 3/4 del Consigliere Marangoni. Decaduto.
Emendamento n. 3/5 del Consigliere Marangoni. Decaduto.
Subemendamento n. 3/6/1 dei Consiglieri Ricci, Bucciarelli, Cardogna, Silvetti, Latini:
“2. Il consiglio direttivo è costituito con deliberazione della Giunta regionale e resta in carica cinque anni. La costituzione avviene sulla base della designazione della maggioranza dei componenti, fatte salve comunque le successive integrazioni. Il presidente è eletto dal consiglio direttivo tra i suoi componenti e ad egli spetta una indennità pari al 20 per cento dell’’indennità di carica del consigliere regionale.”.
Di conseguenza in coordinamento è soppresso il comma 3 dell’articolo 4.
Però a mio parere, colleghi, questo non è un subemendamento bensì un emendamento all’articolo 4. Se leggete il testo ve ne potete rendere conto. Perché è solo all’articolo 4 che si parla del compenso del presidente, non all’articolo 3 e neppure in nessun emendamento a questo presentato.
Quindi essendo un emendamento doveva essere presentato ventiquattro ore prima dell’esame dell’articolo a cui si riferisce sicché è fuori dai termini.
Inoltre questo subemendamento, che appunto è un emendamento, ha una competenza anche in materia finanziaria in quanto comporta una spesa maggiore, per cui deve avere l’avallo della II Commissione.
A mio avviso pertanto non è ricevibile, però rimando la scelta all’Aula e quindi metto in votazione l’accettazione di questo subemendamento.
Ha chiesto la parola il Consigliere Giancarli, ne ha facoltà.
Enzo GIANCARLI. Chiedo di intervenire, Presidente, e chiedo anche all’Assessore Donati di intervenire.
Assessore, noi in IV Commissione, come i colleghi nelle altre Commissioni, cerchiamo di fare la nostra parte.
Sui costi della politica c’è un dibattito aperto da mesi. Io credo che un presidente del parco non possa avere un’indennità banale, irrisoria come quella proposta, ma abbiamo evitato in Commissione di modificare quell’articolo perché volevamo un pronunciamento, fatto in sintonia anche con la Giunta regionale.
Perché un lavoro serio come questo, una questione come questa – prima ho cercato di motivare come Presidente, ma, ripeto, l’avevano già fatto sia i relatori di maggioranza e minoranza che i colleghi che sono intervenuti - voglio evitare che passi senza il dibattito e soprattutto contro la volontà della Giunta regionale.
Nel merito condivido l’emendamento che è stato presentato, ma credo debba essere fatto in modo chiaro. Occorre quindi condivisione, non possiamo in qualche modo inficiare il lavoro serio, aperto, trasparente e democratico che è stato fatto con un emendamento dell’ultimo momento.
Quindi chiarezza, trasparenza e soprattutto condivisione. Tra l’altro la Presidente ci diceva ora che ci sono anche delle forzature dal punto di vista normativo.
PRESIDENTE. Ha la parola l’Assessore Donati.
Sandro DONATI. Viste le competenze del presidente del parco, viste le sue responsabilità, credo che l’indennità del 20% possa essere condivisa dalla Giunta regionale. E naturalmente per 20% credo si intenda sul lordo di quella di consigliere regionale. Giusto?
Paolo EUSEBI. Sono d’accordo con quanto ha detto ora l’Assessore Donati e con quanto sostengono gli estensori dell’emendamento. Ma non posso votarlo perché parla di una cosa che per me è nettamente dannosa ovvero l’elezione del presidente da parte del direttivo.
Quindi concordo con la sostanza dell’emendamento ma mi asterrò per gli altri motivi.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l’ammissibilità del subemendamento n. 3/6/1.
Bene. Passiamo quindi alla sua votazione. Ricordo che se viene approvato decadono gli emendamenti n. 3/6 del Consigliere Marangoni e n. 3/7 dei Consiglieri Eusebi e Malaspina.
Subemendamento n. 3/6/1. Lo pongo in votazione.
Quindi, ripeto, decadono gli emendamenti n. 3/6 e n. 3/7 in quanto nel subemendamento n. 3/6/1 vengono fissate le modalità di elezione del presidente.
Luca ACACIA SCARPETTI. Il subemendamento n. 3/6/1 non era ammissibile perché appunto non era un subemendamento bensì un emendamento e quindi doveva essere presentato ventiquattro ore prima. Allora i regolamenti non contano?! Altrimenti mi dovete dire che il voto dell’Aula prevale sul regolamento. Se è così almeno uno ne prende atto.
PRESIDENTE. Io ho espresso un parere, ma poi ho messo ai voti e l’Assemblea si è espressa.
Luca ACACIA SCARPETTI. Quindi è regolare, risulta una cosa che va contro…
PRESIDENTE. E’ previsto dal Regolamento, Consigliere.
Subemendamento n. 3/8/1/1 dei Consiglieri Bucciarelli, Badiali:
Sopprimere le parole da “nel computo dei due mandati” fino alle parole: “presente legge”.
Subemendamento n. 3/8/1 del Consigliere Bugaro:
Al comma 2 in fine sono aggiunte le seguenti parole:
“Il Presidente non può ricoprire la carica per più di due mandati consecutivi. Nel computo dei due mandati sono considerati anche quelli svolti precedentemente all’entrata in vigore della presente legge.”.
Lo pongo in votazione, così come emendato.
Essendo questo subemendamento sostitutivo dell’emendamento n. 3/8 quest’ultimo decade.
Passiamo ora all’emendamento…(…) Consigliere, gli uffici mi dicono che è un’altra causa di incompatibilità. Però, no, scusate, allora, l’emendamento n. 3/8 così recita: “Al comma 2 infine aggiungere le seguenti parole: “la carica di componente del consiglio direttivo è incompatibile con la carica di consigliere e assessore comunale e provinciale”. Mentre il subemendamento n. 3/8/1 appena votato dice: “Al comma 2 in fine sono aggiunta le seguenti parole…” ecc., per cui non dice che sono eliminate tutte le altre. Quindi tecnicamente, scusate, io ho ascoltato un consiglio tecnico, ma non è giusto, ossia, il subemendamento non è sostitutivo bensì aggiuntivo. Quindi devo porre in votazione anche l’emendamento n. 3/8.
Emendamento n. 3/8 dei Consiglieri Eusebi, Malaspina:
Al comma 2 in fine aggiungere le seguenti parole: “la carica di componente del consiglio direttivo è incompatibile con la carica di consigliere e assessore comunale e provinciale”
Paolo EUSEBI. Recentemente abbiamo votato la legge sulla caccia in cui giustamente abbiamo sancito l’incompatibilità tra la carica di membro dell’ATC e quella di consigliere regionale.
In questo clima in cui diminuiscono le rappresentanze in tutti i consessi, giustamente - qualche volta non sempre -, noi in linea con quello che abbiamo deciso per l’ATC direi che sarebbe il caso votassimo l’incompatibilità tra il membro del parco e il consigliere comunale e provinciale.
Tra l’altro, ma questa è una piccola cosa, i piani del parco passano nei Consigli comunali e forse anche nelle Province. In questo clima di ristrettezze sarà difficile che i Comuni trovino fondi per i Parchi, ma in ogni caso non possiamo escludere il finanziamento ai Comuni dei parchi. Questa è una legge che faremo da qui a futura memoria, hai visto mai che ritorni più bella e più forte che pria l’abbondanza nel nostro Paese e quindi i Comuni potranno finanziare i parchi? Ma in questo caso con questa legge lo renderemmo più difficile.
Ecco, questi sono i motivi che mi fanno dire che questo emendamento sarebbe da votare, ma non ci credo visto l’andazzo!
Mirco RICCI. Per dire al collega Eusebi che l’emendamento sull’ATC era perfetto. Perché l’incompatibilità tra un ambito territoriale individuato da legge regionale, che prende i contributi dell’agricoltura e dalla Regione Marche, la Provincia approva il piano di gestione annuale, ecco, era giusto individuare l’incompatibilità tra Regione e Provincia per gli ambiti di caccia, perché si creava un conflitto di interesse netto.
Per i parchi è il contrario. I parchi hanno una legge regionale, il Consiglio approva il piano del parco, inoltre il bilancio del parco è totalmente gestito dalla Regione. Totalmente!
Il Comune di Pesaro eroga servizi con la vigilanza, la Provincia non fa nulla.
L’incompatibilità o è relativa a un conflitto di interesse palese e con una norma generale sull’incompatibilità si ravvisa, altrimenti non si può costruire una norma per cacciare le persone, non va bene.
Allora il punto qual è? La caratteristica del parco di Pesaro è che gli ultimi tre presidenti sono stati tre consiglieri comunali.
Se in questo emendamento ci fosse stato scritto che è incompatibile un consigliere o un assessore regionale l’avrei votato, perché il Consiglio regionale approva il piano del parco e quindi si crea un’incompatibilità. Ma siccome è il contrario, cioè lei rende incompatibile un consigliere comunale, ecco, mi sembra sbagliato.
Ripeto, gli ultimi tre presidenti del parco di Pesaro sono stati tre consiglieri comunali. E la Giunta di Pesaro nel momento in cui ha fatto quelle nomine ha verificato le norme sull’incompatibilità, non le ha ravvisate.
Per quale motivo dobbiamo introdurla se non si ravvisa un conflitto di interessi, mi sembra un errore.
In questo caso avrei preferito, e l’avrei votato, se si comprendevano i Consiglieri regionali.
Luca ACACIA SCARPETTI. Per quanto riguarda le proposte del Consigliere Ricci ben vengano i subemendamenti in quella direzione.
La consistenza e, permettetemi, la bontà dell’emendamento a firma dei Capigruppo Eusebi e Malaspina sta nel fatto che i piani dei parchi prima di arrivare in Regione vengono approvati dai Consigli comunali, altrimenti in Regione non ci arrivano.
Secondo elemento, per esempio la Provincia di Ancona finanza, perché lo prevede la stessa legge che stiamo modificando, il parco del Conero.
Se non votiamo l’emendamento limitiamo clamorosamente i finanziamenti perché scatterebbe, oltre un certo limite che è molto basso, non ricordo quanto sia, l’incompatibilità.
Inoltre molti Comuni stanno applicando la tassa di soggiorno, una tassa di scopo che può essere spesa non per qualsiasi natura di spesa, ha dei capitoli limitati. Ad esempio i comuni costieri potrebbero investire sui parchi che hanno sulla costa.
Ecco, se non votiamo questo emendamento noi precludiamo anche questa ulteriore benevola vita dei parchi.
Sostengo la bontà di questo emendamento e dunque invito a votarlo.
Raffaele BUCCIARELLI. Io sono veramente disorientato da questo tipo di discussione. Se non erro il collega Acacia Scarpetti era Consigliere regionale, Presidente di un parco e anche Consigliere comunale. Cioè, quello che valeva fino a un mese e mezzo fa non vale più oppure quello che vale per uno non vale per l’altro? E questo è un aspetto.
L’altro aspetto è che il nuovo Assessore nel discutere di questa legge si presenta rifiutando la proposta, che io credo sia veramente alta sul piano politico, del Presidente della Commissione ambiente che gli dice “collaboriamo”. Però poi il nuovo Assessore dice “io non condivido niente di quello che ha detto il Presidente”.
Questa è la maggioranza, cari colleghi di maggioranza, caro Capogruppo del PD! (…) Certo, che sia una rappresentanza di libertà non c’è dubbio, ma pone o no un problema politico? Ma da che maggioranza è governata questa Regione?! Cari colleghi del PD dove volete portare questa Regione?
Veramente, guardate, io non lo dico in tono provocatorio, sono davvero preoccupato.
Come si fa a presentare emendamenti cercando di inserire una incompatibilità sulla quale si è vissuto fino a ieri. Un minimo di coerenza, un minimo di chiarezza politica, di rispetto delle Istituzioni!
Questo è un problema squisitamente politico, non è un emendamento così. Quindi vi invito a riflettere.
Ovviamente voterò contro questo emendamento, però, caro Vicepresidente - visto che il Presidente non c’è -, credo che sia giunto il momento all’interno della vostra maggioranza di fare una bella riflessione.
Tra l’altro c’è voluto l’intervento del Presidente della Commissione per avere su questa legge un parere dell’Assessore al ramo. Ma come è ridotta questa maggioranza?! Ha dovuto farlo qui in Assemblea, dice “io non vado avanti perché ho paura che quello che ha fatto la Commissione all’unanimità non rispetti la volontà dell’Assessore”. Ma che maggioranza è?! I marchigiani credo abbiano il diritto di saperlo.
Paolo PERAZZOLI. Colleghi, siamo proprio un paese strano e questa Assemblea legislativa non fa eccezioni. Per anni abbiamo sottaciuto a conflitti di interesse macroscopici, poi ci accapigliamo nei Consigli comunali e in questa Assemblea legislativa su presunti conflitti di interesse di chi è Consigliere comunale e svolge un’altra funzione nominata da quel Consiglio comunale.
Vogliamo aggiungere o togliere ulteriori leggi rispetto a una legge nazionale che si tenta di piegarla a esigenze politiche più delle volte locali, per cui gli stessi gruppi a seconda della propria collocazione teorizzano una cosa oppure teorizzano lo stato opposto.
Siccome io la penso in un modo molto radicato, per fortuna, almeno in questo caso, sono coerente. Secondo me l’incompatibilità con il Consigliere comunale non c’è, l’incompatibilità può esserci, ad esempio, quando c’è un interesse privato. Per cui mi pare veramente risibile tutto questo aspetto.
Comunque le leggi sono leggi, ci sono dei pareri dati anche dagli uffici legislativi di questa Regione. Dunque a me introdurre questo emendamento sembra superfluo. C’è già una legge nazionale che regolamenta. Piegare a queste situazioni mi pare veramente una forzatura. Stabilire qui che c’è un’incompatibilità mi pare esagerato.
Quindi chiedo che l’emendamento venga respinto. Al contempo invito a fare una legge nuova in cui esaminare con dovizia e riflessione, e non andare a vedere su ogni legge, troppo condizionati, come veniva detto, da situazioni particolari per poi farle diventare dei principi, dovrebbe essere il contrario.
Moreno PIERONI. Questa proposta di legge ha già mobilitato e fatto discutere tutti i territori che comprendono la realtà dei parchi.
Spero che i promotori di questo emendamento prima della votazione facciano un passo indietro e lo ritirino. Sono certo che non ha senso presentare un’incompatibilità. Poi chiaramente spetterà ai sindaci e ai responsabili dei territori valutare se mandare un consigliere oppure un esterno.
Mettere un’incompatibilità quando sappiamo bene che quella che oggi poniamo è un’incompatibilità solo politica e non un’incompatibilità vera e propria, secondo me è un grande controsenso.
Invito quindi i Consiglieri Eusebi e Malaspina a ritirarlo. Altrimenti daremo, al di là delle varie posizioni, un segnale – lo ricordava il Consigliere Bucciarelli – intanto di non chiarezza della stessa maggioranza come pure di un ulteriore conflitto politico con i territori e con le istituzioni dei territori.
E di questo non abbiamo assolutamente bisogno, dobbiamo invece recuperare un rapporto con i cittadini e le Istituzioni. Questo invece sembrerebbe un ulteriore accanimento nei riguardi dei responsabili delle Istituzioni locali e anche dei Consiglieri. Poi il rispetto di questa norma e le opportunità che i Sindaci vorranno dare sarà a secondo della loro coscienza.
Spero che gli estensori di questo emendamento prima della votazione capiscano questo segnale che viene dall’Aula e quindi lo ritirino.
PRESIDENTE. Emendamento n. 3/8. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 3/9 del Consigliere Marangoni:
“2 bis. Lo statuto di cui all’articolo 14 della l.r. 15/1994 definisce i criteri per la nomina del Presidente che devono corrispondere a requisiti di competenza, rappresentatività e assenza di conflitti di interesse.”.
Enzo MARANGONI. Questo emendamento secondo me è importante in quanto raccoglie uno dei rilievi del WWF fatto a novembre 2011, laddove venivano fatte alcune critiche ai criteri che dovevano presiedere alla nomina del Presidente.
Io ho fatto mia questa proposta laddove dico che lo statuto, di cui all’articolo 14 della l.r. 15/1994, definisca i criteri per la nomina del Presidente che devono corrispondere a requisiti, penso importanti, di competenza, di rappresentatività e di assenza di conflitto di interesse.
PRESIDENTE. Emendamento n. 3/9. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 3/10 della quarta Commissione:
La lettera d) del comma 4 è soppressa.
Se non passa decadono gli emendamenti n. 6/1 e n. 6/2 mentre se passa decade solo l’emendamento n. 6/1.
Emendamento n. 6/001 della quarta Commissione:
“2. Ai fini di cui al comma 1, lo statuto prevede la costituzione di una Comunità del parco, senza oneri a carico della finanza pubblica, rappresentativa degli enti locali ricompresi nel territorio del parco, delle categorie economiche, sociali e culturali, delle camere di commercio e delle università, della associazioni ambientaliste e degli eventuali altri soggetti rappresentativi del territorio e interessati all’attività del parco. I componenti della Comunità del parco devono preferibilmente essere residenti all’interno del parco medesimo.”.
Emendamento n. 6/01 della quarta Commissione:
La lettera c) del comma 3 è soppressa.
Emendamento n. 6/1 del Consigliere Marangoni. Decaduto.
Emendamento n. 6/2 della quarta Commissione:
“3 bis. La comunità del parco approva, previo parere del Consiglio direttivo, il piano pluriennale economico sociale di cui all’articolo 17 della l.r. 15/1994.”.
Emendamento n. 8/1 dei Consiglieri Eusebi, Malaspina. Decaduto.
Emendamento n. 8/2 dei Consiglieri Eusebi, Malaspina:
Al comma 2 dopo le parole “articolo 7, comma 1” sono aggiunte le seguenti: “ed approva uno schema tipo di statuto per gli enti di gestione dei parchi naturali regionali”.
Ha la parola il Consigliere Acacia Scarpetti.
Luca ACACIA SCARPETTI. Ho avuto l’onore da parte dei due firmatari di illustrare questo emendamento.
E’ un emendamento tutt’altro che banale. Ed è la cartina di tornasole. Ossia, le belle parole che abbiamo tutti speso in quest’Aula, perché appunto tutti abbiamo a cuore i cittadini marchigiani e queste quattro aree protette, a questo punto potranno trovare gamba o meno.
La storia dei sedici-venti anni di vita dei parchi marchigiani ci insegna che ci vorrebbe più centralità. Ce lo dice la storia perché i parchi hanno tre ragioni di esistere, la sentieristica per permettere una fruibilità controllata e rispettosa, la biodiversità che è il cuore della mission di tutti i parchi ed il mantenimento di una qualità edilizia e paesaggistica all’altezza.
Noi abbiamo quattro parchi regionali posti tra loro nel raggio di sessanta chilometri. Sono quattro parchi regionali identici, identici per flora, per fauna, per tessuto storico-culturale, per tessuto architettonico. Bene. Abbiamo poi quattro piani regolatori completamente diversi tra loro. Abbiamo quattro norme tecniche di attuazione dei piani completamente diverse tra loro. Abbiamo quattro regolamenti completamente diversi tra loro. E questo è inspiegabile, è insostenibile. Questa è la verità, Consigliere Bucciarelli. Questo è il cuore. Poi chi lo fa lo fa. Io ero convinto, e lo sono tuttora, che sarebbe stato meglio l’avesse scelto la Giunta. Lo fa la periferia? Bene. Però l’esperienza ha dimostrato che lo fanno in maniera arraffata, confusionaria e diversa, e non c’è giustificazione tecnica per farlo in maniera così diversa, perché, ripeto, sono aree identiche e così vicine fra loro. Allora, ecco, io dico che lo statuto di cui devono dotarsi i parchi deve essere uno statuto tipo, dove appunto la periferia, che ha voglia di gestire così fortemente queste aree, abbia qualche indicazione di massima.
Questa è la traduzione lessicale di questo emendamento, che spero trovi il parere favorevole dell’Aula.
PRESIDENTE. Emendamento n. 8/2. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 8/3 dei Consiglieri Eusebi, Malaspina:
Al comma 3 dopo le parole “presente legge” sono aggiunte le seguenti: “nonché allo schema tipo di statuto di cui al comma 2”.
Emendamento n. 9/1 del Consigliere Marangoni:
Prima del comma 2 è aggiunto il seguente:
“1. Nel comma 1 dell’articolo 5 della l.r. 15/1994, dopo la lettera d) è aggiunta la seguente: d bis) le Unità ecologico funzionali della Rete ecologica marchigiana’”.
Enzo MARANGONI. Questo emendamento, che fa riferimento all’Unità ecologica funzionale della Rete ecologica marchigiana, intende rafforzare la tutela della natura della nostra regione. A volte è accaduto che per motivi politici o di lobby alcune parti del territorio marchigiano, assolutamente degne di attenzioni maggiori o comunque di un alto grado di tutela per la conservazione, non sono state inserite in parchi o in aree protette.
Queste Unità funzionali della Rete ecologica marchigiana interessano aree con presenza di specie vegetali rare e animali particolari che sono sottoposte a minacce per le infrastrutture, per l’espansione insediativa e per altre tipologie di cause negative.
Quindi a tutela della natura l’obiettivo è inserire anche queste Unità ecologiche funzionali della Rete ecologica marchigiana.
PRESIDENTE. Emendamento n. 9/1. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 9/2 del Consigliere Marangoni:
“1. Dopo il comma 1 dell’articolo 5 della l.r. 15/1994 è aggiunto il seguente: ‘1 bis. Ulteriori aree di interesse naturalistico di reperimento sono da ricercarsi nelle Unità ecologico funzionali della Rete ecologica marchigiana di cui alla delibera di giunta regionale n. 1634/2011.”.
Emendamento n. 9/3 del Consigliere Marangoni:
“1. Alla lettera a), comma 2, articolo 12, della l.r. 15/1994, le parole “alle province o” sono soppresse.”.
Emendamento n. 9/4 del Consigliere Perazzoli:
E’ inserito il comma 1:
“1. Dopo il comma 3 dell’articolo 12 della l.r. 15/1994 è aggiunto il seguente:
3 bis. Gli atti istitutivi delle riserve naturali non possono prevedere la costituzione di ulteriori organi, ad eccezione di organismi esclusivamente consultivi a supporto dell’attività dei soggetti preposti alla gestione.”.
Ha la parola il Consigliere Perazzoli.
Paolo PERAZZOLI. Questo emendamento vuole sanare una cosa che mi pare strana. Ossia, l’ente gestore delle riserve – qui si è discusso solo dei parchi non di riserve – è il Comune. Nella precedente regolamentazione è stabilito che il Comune deve uniformarsi ai Comitati di indirizzo. Con questo emendamento, che tra l’altro ripristina l’iniziale stesura della Giunta, si dice che questi organismi possono essere solo consultivi. Quindi non si obbliga il Comune, che è un organo costituzionale, a uniformarsi a un organismo consultivo.
E’ solamente per sanare questo aspetto, per il resto rimangono i comitati di indirizzo, che però, ripeto, devono essere solo consultivi.
Massimo BINCI. Ho letto l’emendamento del Consigliere Perazzoli. Il problema, secondo me, sarebbe meglio non affrontarlo in questa legge, che è una legge generale rispetto alle aree protette, fa riferimento alla delibera costitutiva.
Ad esempio riguardo la riserva naturale regionale della Sentina, che credo sia quella che ha ispirato l’emendamento, all’articolo 3 si dice “La riserva naturale è gestita dal Comune di San Benedetto, che opera conformandosi agli atti espressi da un apposito comitato di indirizzo”, e ci sono le funzioni degli atti.
Il comitato di indirizzo di fatto è un po’ come il consiglio direttivo, opera su quell’area. Tra l’altro il comitato d’indirizzo è formato da due rappresentanti di San Benedetto, dall’Assessore regionale, da un componente della Provincia di Ascoli, da un componente del Comune di Ascoli e da un rappresentante di esperienza scientifica.
Quindi le preoccupazioni sul fatto che il comitato scientifico possa fare delle azioni contrarie a quello che è l’ente gestore secondo me è impossibile proprio perché il Comune di San Benedetto indica due rappresentanti. Inoltre l’Assessore regionale è all’interno, quindi rapporto istituzionale, un rappresentante nominato dalla Provincia di Ascoli e uno dal Comune di Ascoli. Quindi lì dentro ci sono solo rappresentanti di enti locali.
Perché quindi andiamo a intervenire sulla legge per andare a modificare un punto dell’atto costitutivo? Che tra l’altro essendo stato istituito con delibera del Consiglio regionale può essere questo l’organo che va a modificare l’atto costitutivo della riserva.
E questo perché? Prima il Consigliere Perazzoli, riferendosi ai consiglieri dell’IdV, ha detto di non farsi condizionare da situazioni particolari. Ecco, questa è una situazione particolare con cui noi interveniamo con il falcione, come diciamo in gergo, all’interno di una legge generale che gestisce i parchi, quando invece potremmo benissimo intervenire, con una riflessione anche in Commissione, guardando specificatamente questa. Su richiesta, se si vuole, da parte del Comune di Ascoli Piceno che è l’ente gestore e quindi può proporre alla Giunta regionale o alla Commissione stessa di fare un atto deliberativo di modifica dell’istituzione della riserva.
Non voglio dire che non sia giusto quello che chiede il Consigliere Perazzoli, credo però si intervenga, come dire, con un bazooka per andare a spostare un passerotto.
Andando a modificare in questo modo penso potrebbero esserci delle controindicazioni per il futuro. Cosa potrebbe significare? Il comitato di indirizzo è composto da alcuni rappresentanti…(…) Certo, rimane, però, ecco, il comitato di indirizzo delibera sulla definizione degli obiettivi, quindi fa delle delibere, se poi quelle delibere non valgono a niente, cioè, come possono essere delle delibere consultive? Fa i bilanci economici della riserva, questi bilanci come possono essere consultivi? Fa le nomine e le designazioni, queste come possono essere consultive? Fa lo statuto della riserva, come può uno statuto essere consultivo? Autorizza piani, programmi e interventi da attuare sul territorio, come può autorizzare in maniera consultiva? Praticamente si va a sconvolgere quella che è l’attuale gestione delle riserve naturali.
Allora affrontiamolo all’interno della Commissione e riverifichiamo questi aspetti. Altrimenti con un emendamento di tipo generale e tranchant rischiamo di creare delle incongruità.
Adriano CARDOGNA. Non voglio aggiungere altre parole a quanto detto dal Consigliere Binci, è solo per dichiarare pubblicamente che voterò contro questo emendamento.
Ritengo giusto e utile che la questione vada riaffrontata in Commissione, sede in cui si era già votato su una posizione.
E’ un argomento che riguarda un aspetto della legge sulle riserve naturali su cui, appunto, occorre aprire una riflessione, quindi, ripeto, ritengo che la sede opportuna sia di nuovo la Commissione.
Fatto in Aula in questo modo, prendendo in contropiede anche i Consiglieri che partecipano ai lavori della Commissione e gli stessi Gruppi di maggioranza, lo trovo un po’ discutibile.
Comunque ho chiesto la parola semplicemente per dire che il mio voto su questo emendamento sarà contrario e non so se mi riserverò sull’intero testo di legge.
PRESIDENTE. Emendamento n. 9/4. Lo pongo in votazione.
Emendamento n. 9/4 bis della quarta Commissione:
Al comma 2 le parole “e l’articolo 22" sono soppresse.
Emendamento n. 9/5 del Consigliere Marangoni:
E’ abrogato il comma 6.
Enzo MARANGONI. Questo emendamento è molto importante perché l’articolo 23, comma 4, della l.r. n. 15/1994 diceva una cosa giustissima, che invece l’articolo 9, comma 6 di questa legge modifica in maniera grave. Quindi chiedo di ritornare alla norma precedente.
Cosa diceva l’articolo 23, comma 4, della l.r. 15/1994? Diceva che in caso di gravi violazioni di legge o di gravi inadempienze nell’attuazione dei piani e dei regolamenti dell’area protetta o in caso di persistente inattività o impossibilità di funzionamento di organismi di gestione il Consiglio regionale – il Consiglio regionale, non la Giunta -, su proposta della Giunta – va benissimo - può procedere allo scioglimento dei consigli direttivi degli enti regionali di gestione. Con il provvedimento di scioglimento è nominato un commissario straordinario che rimane in carica fino alla definizione degli organi di gestione.
Invece con l’articolo 9 della legge che andiamo ad approvare, al comma 6 si dice che questa competenza non è più del Consiglio regionale ma diventa della Giunta. Infatti c’è scritto “al comma 4, dell’articolo 23, della l.r. 15/1994 le parole ‘il Consiglio regionale, su proposta della Giunta, può procedere allo scioglimento dei consigli direttivi degli enti regionali di gestione’ sono sostituite dalle parole ‘la Giunta regionale può procedere allo scioglimento degli organi’ “.
A me sembra eccessivo, chiedo si torni alla legge precedente. Lasciate almeno che questo Consiglio possa dibattere se avere un caso di questo tipo.
Chiedo cioè che questo potere non venga accentrato alla Giunta, potendo così fare e disfare quello che vuole, che almeno se ne parli in Aula. Sempre su proposta della Giunta. Come da legge precedente che appunto chiedo che venga conservata, che rimanga invariata.
Questo è l’obiettivo del mio emendamento, per non togliere cioè potere, visto che ne ha già poco, a questo Consiglio.
Tra l’altro mi era sembrato che il relatore di maggioranza Giancarli avesse apprezzato questo emendamento, mi pare che prima nell’esposizione generale della legge lo avesse condiviso.
PRESIDENTE. Emendamento n. 9/5. Lo pongo in votazione.
Articolo 10 (Dichiarazione d’urgenza). Ricordo che occorre la maggioranza dei voti dei Consiglieri assegnati, il quorum è 22. Lo pongo in votazione.
Proposta di legge n. 155 (testo base), così come modificata. La pongo in votazione.
La seduta è tolta, buona giornata.