Source: https://danielemajori.com/2017/07/24/sulle-ordinanze-contingibili-e-urgenti-e-sui-presupposti-individuati-dalla-giurisprudenza-per-la-loro-emanazione/
Timestamp: 2017-12-13 01:37:18+00:00
Document Index: 85705858

Matched Legal Cases: ['art. 54', 'art. 50', 'art. 54', 'art. 50', 'art. 50', 'art. 54', 'art. 54', 'art. 50', 'art. 54', 'art. 50', 'art. 77', 'art. 67', 'art. 67']

Ordinanze contingibili e urgenti: i presupposti individuati dalla giurisprudenza per la loro emanazione – rispetto dei principi generali dell’ordinamento, urgenza, provvisorietà e natura residuale dei provvedimenti in questione, cioè la mancanza di altri poteri tipici – valgono sia per le ordinanze che il sindaco, quale ufficiale del Governo, può adottare ai sensi dell’art. 54 del d.lgs. n. 267/2000, sia per le ordinanze che il sindaco può adottare quale rappresentante della comunità locale in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale, ai sensi dell’art. 50 dello stesso testo unico. | Avvocato Daniele Majori
Atto amministrativo, Enti locali, Provvedimento amministrativo
Ordinanze contingibili e urgenti: i presupposti individuati dalla giurisprudenza per la loro emanazione – rispetto dei principi generali dell’ordinamento, urgenza, provvisorietà e natura residuale dei provvedimenti in questione, cioè la mancanza di altri poteri tipici – valgono sia per le ordinanze che il sindaco, quale ufficiale del Governo, può adottare ai sensi dell’art. 54 del d.lgs. n. 267/2000, sia per le ordinanze che il sindaco può adottare quale rappresentante della comunità locale in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale, ai sensi dell’art. 50 dello stesso testo unico.
Inviato da Avv. Daniele Majori ⋅ 24 luglio 2017 ⋅ Lascia un commento
Archiviato in art. 50 TUEL, art. 54 TUEL, mancanza di altri poteri tipici, natura residuale, ordinanze contingibili e urgenti, ordinanze sindacali, provvisorietà, rispetto dei principi generali dell'ordinamento, urgenza
(Tar Calabria, Catanzaro, sez. I, 7 luglio 2017, n. 1046)
«Il profilo della contingibilità delle ordinanze indica, com’è noto, l’urgente necessità di provvedere con efficacia ed immediatezza in ordine a situazioni eccezionali di pericolo attuale ed imminente per l’incolumità pubblica. Tale urgente necessità impone al sindaco di dare adeguata contezza delle ragioni che lo hanno spinto ad usare tale strumento “extra ordinem”, con particolare riferimento all’impossibilità di utilizzare tempestivamente i rimedi normali offerti dall’ordinamento (TAR Calabria, sez. I, 20 ottobre 2009, n. 1118; TAR Campania. sez. V, 14 febbraio 2008 n. 841).
La giurisprudenza ha anche sottolineato che il potere di emettere ordinanza può essere esercitato quando si tratti di affrontare situazioni eccezionali ed impreviste, costituenti concreta minaccia per la pubblica incolumità, per le quali sia impossibile utilizzare i normali mezzi apprestati dall’ordinamento giuridico.
I provvedimenti in questione costituiscono una deviazione rispetto al principio di tipicità, che risulta ancora più accentuata in quanto essi possono derogare alla disciplina vigente e sono normalmente suscettibili di esecuzione forzata.
Tra i presupposti individuati dalla giurisprudenza per l’emanazione delle ordinanze di necessità ed urgenza vi sono, oltre al rispetto dei principi generali dell’ordinamento, l’urgenza, la provvisorietà e la natura residuale dei provvedimenti in questione, cioè la mancanza di altri poteri tipici (Cons. St., sez. IV, 24 marzo 2006 n. 1537).
Si tratta di limiti precisi e stringenti, che escludono in radice la possibilità di adozione di ordinanze del genere nei casi in cui sia possibile far fronte alla situazione con gli ordinari strumenti a disposizione dell’Amministrazione.
Quanto ora detto riguardo alle ordinanze che il sindaco, quale ufficiale del Governo, può adottare ai sensi dell’art. 54 del d.lgs. n. 267/2000, vale anche in relazione alle ordinanze che il sindaco può adottare quale rappresentante della comunità locale in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale, ai sensi dell’art. 50 dello stesso testo unico.
Venendo al caso di specie, va rilevato che, nonostante l’ampiezza della motivazione e i riferimenti molteplici agli interessi che il Sindaco ha inteso tutelare, non è ben chiaro quale norma si sia inteso applicare. In particolare, non è dato sapere con certezza se il Sindaco abbia agito nella veste di ufficiale del Governo al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana (art. 54) ovvero quale rappresentante della comunità locale, al fine di far fronte a emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale (art. 50).
La differenza non è di poco conto, anche sul piano dell’individuazione dei soggetti che devono rispondere delle eventuali conseguenze dannose dell’attività provvedimentale.
Fermo quanto ora rilevato, va osservato che, comunque, gli elementi evidenziati nella motivazione non appaiono in alcun modo riconducibili ai presupposti cui la legge ancora in maniera tassativa l’esercizio di un potere che nell’ambito dell’ordinamento è delineato quale extrema ratio, trattandosi di uno strumento volto a fronteggiare delle vere e proprie situazioni di emergenza.
Non si tratta, innanzi tutto, di una situazione venutasi a creare improvvisamente e che abbia imposto, perciò, l’utilizzo di uno strumento di carattere eccezionale.
Il provvedimento in questione, lungi dall’essere legato all’esigenza improvvisa di far fronte a situazioni imprevedibili, appare finalizzato piuttosto a risolvere, con l’utilizzo di uno strumento autoritativo, una situazione controversa con la società [ricorrente]. Ciò è reso ancora più evidente dal fatto che nel provvedimento non vengono evidenziate solo criticità connesse allo smaltimento nei reflui comunali, ma anche aspetti inerenti alle difficoltà operative che incontrerebbe il nuovo gestore degli impianti comunali e alle interferenze tra le attività delle due società.
Una situazione del genere può ben essere fonte di difficoltà nella gestione di un servizio attinente all’igiene pubblica e con ogni probabilità lo è, ma ciò non può consentire l’utilizzo di uno strumento eccezionale, da utilizzare esclusivamente per affrontare emergenze».
« Poiché “i commissari non devono aver svolto né possono svolgere alcun’altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente al contratto del cui affidamento si tratta” (art. 77, comma 4, d.lgs. n. 50/2016), è illegittima la composizione della Commissione giudicatrice il cui Presidente ha approvato e sottoscritto l’avviso pubblico di indizione della procedura.
Interdittive antimafia: l’art. 67, comma 4, del Codice antimafia (d.lgs. n. 159/2011) stabilisce un limite temporale di cinque anni, oltre il quale non sono più efficaci i divieti e le decadenze previsti dal primo e dal secondo comma dello stesso art. 67; tale limite temporale, per effetto del rinvio al comma 4 contenuto nel comma 8, trova applicazione anche ai divieti scaturenti dalle condanne indicate nello stesso comma 8. »