Source: https://it.scribd.com/document/235563296/Separazioni-e-Divorzi-in-Italia-27-Mag-2013-Testo-Integrale
Timestamp: 2020-08-10 06:53:10+00:00
Document Index: 77998149

Matched Legal Cases: ['art. 3', 'arte\n5', 'art. 1', 'sentenza ', 'art. 155', 'art. 6', 'sentenza ', 'sentenza ']

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 Nel 2011 le separazioni sono state 88.797 e i
divorzi 53.806, sostanzialmente stabili rispetto all’anno
precedente (+0,7% per le separazioni e -0,7% per i divorzi).
 I tassi di separazione e di divorzio totale sono in
continua crescita. Nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni si contavano 158 separazioni e 80 divorzi, nel 2011 si arriva a 311 separazioni e 182 divorzi.
 La durata media del matrimonio al momento
dell’iscrizione a ruolo del procedimento risulta pari a 15
anni per le separazioni e a 18 anni per i divorzi.
 L’età media alla separazione è di circa 46 anni per i
mariti e di 43 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge, rispettivamente, 47 e 44 anni. Questi valori sono aumentati negli anni per effetto della
posticipazione delle nozze in età più mature e per la crescita delle separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne.
 La tipologia di procedimento scelta in prevalenza
dai coniugi è quella consensuale: nel 2011 si sono concluse in questo modo l’84,8% delle separazioni e il 69,4% dei divorzi.
 La quota di separazioni giudiziali (15,2% il dato
medio nazionale) è più alta nel Mezzogiorno (19,9%) e
nel caso in cui entrambi i coniugi abbiano un basso livello di istruzione (21,5%).
 Il 72% delle separazioni e il 62,7% dei divorzi hanno
riguardato coppie con figli avuti durante il matrimonio. Il
90,3% delle separazioni di coppie con figli ha previsto l’affido condiviso, modalità ampiamente prevalente dopo l’introduzione della Legge 54/2006.
 Nel 19,1% delle separazioni è previsto un assegno mensile per il coniuge (nel 98% dei casi corrisposto dal marito). Tale quota è più alta al Sud e nelle Isole (rispettivamente 24% e 22,1%), mentre nel Nord si attesta al 16%. Gli importi dell’assegno mensile sono, al contrario, mediamente più elevati al Nord (562,4 euro) che nel resto del Paese (514,7 euro).
 Nel 57,6% delle separazioni la casa è assegnata alla moglie, nel 20,9% al marito mentre nel 18,8% dei casi si prevedono due abitazioni autonome e distinte, ma diverse da quella coniugale.
SEPARAZIONI E DIVORZI. Anni 2007-2011, valori assoluti, percentuali e per 1.000
Variazione rispetto all'anno precedente (%)
Separazioni totali per 1.000 matrimoni
Divorzi totali per 1.000 matrimoni
Separazioni consensuali (per 100 separazioni)
Divorzi consensuali (per 100 divorzi)
Separazioni con affidamento condiviso (per 100 separazioni con affidamento di figli minori)
Divorzi con affidamento condiviso (per 100 divorzi con affidamento di figli minori)
FIGURA 1. MATRIMONI, SEPARAZIONI E DIVORZI
Anni 1995-2011, valori assoluti in migliaia
217,7 204,8
Nel 2011 le separazioni sono state 88.797 e i divorzi 53.806. Rispetto al 1995 le separazioni sono
aumentate di oltre il 68% e i divorzi sono praticamente raddoppiati. Tali incrementi, osservati in un
contesto in cui i matrimoni diminuiscono
propensione alla rottura dell’unione coniugale (Figura 1).
Per ottenere una misura efficace di questa propensione occorre rapportare le separazioni o i divorzi registrati in un anno di calendario all’ammontare iniziale dei matrimoni della coorte di riferimento (anno in cui si sono celebrate le nozze) 2 . A partire dalla metà degli anni ‘90 questi indicatori hanno fatto registrare una progressiva crescita della propensione a interrompere una unione coniugale: nel 1995 si verificavano in media circa 158 separazioni e 80 divorzi per ogni 1.000 matrimoni, nel 2011 si registrano, rispettivamente, 311 separazioni e 182 divorzi ogni 1.000 matrimoni (Figura 2).
, sono imputabili ad un effettivo aumento della
FIGURA 2. NUMERO MEDIO DI SEPARAZIONI E DI DIVORZI PER 1.000 MATRIMONI
Anni 1995-2011, tassi di separazione e divorzio totale
divorzi t. per 1000 matrimoni
separazioni t. per 1000 matrimoni
Per l’analisi della geografia e delle principali caratteristiche dell’instabilità coniugale è opportuno
fare riferimento alle separazioni legali, le quali rappresentano in Italia l’evento più esplicativo del
considerando che non tutte le separazioni
legali si convertono successivamente in divorzi. A titolo di esempio si consideri che su 100 separazioni pronunciate in Italia nel 1998, poco più di 60 sono giunte al divorzio nel decennio successivo. Per i divorzi concessi nel 2011 l’intervallo di tempo intercorso tra la separazione legale e la successiva domanda di divorzio 4 è stato pari o inferiore a cinque anni nel 65,2% dei casi.
Il fenomeno dell’instabilità coniugale presenta ancora oggi situazioni molto diverse sul territorio:
nel 2011 si va dal valore minimo di 232,2 separazioni per 1.000 matrimoni che caratterizza il Sud al massimo osservato nel Nord-ovest (378,6 separazioni per 1.000 matrimoni). I cartogrammi seguenti consentono di apprezzare l’evoluzione del fenomeno a livello regionale confrontando i tassi di separazione totale del 2011 con quelli del 1995 (Figura 3).
fenomeno dello scioglimento delle unioni coniugali
Nel 1995 solo in Valle d’Aosta si registravano più di 300 separazioni per 1.000 matrimoni mentre nel 2011 si collocano al di sopra di questa soglia quasi tutte le regioni del Centro-nord (con l’eccezione del Veneto e del Trentino-Alto Adige) e l’Abruzzo. In Umbria il valore del tasso è cresciuto di tre volte e mezza e nelle Marche è più che raddoppiato. Gli incrementi più consistenti,
1 Istat, Il matrimonio in Italia. Anno 2011, Statistiche report, 28 novembre 2012 (www.istat.it).
2 Le separazioni o i divorzi registrati in un anno di calendario t in corrispondenza di ciascuna durata x del matrimonio provengono dalle coorti di matrimoni celebrati t-x anni prima. Cfr. Glossario (Coorte di matrimoni; Tasso di separazione e divorzio specifico; Tasso di separazione e divorzio totale)
3 La separazione legale (giudiziale o consensuale) ormai è il motivo principale di richiesta del divorzio (il 99,2% dei divorzi concessi nel 2011 è stato preceduto da una separazione legale), salvo gli altri casi previsti dall'art. 3 della legge 898/1970, quali: condanna penale o assoluzione per vizio totale di mente per specifici delitti, rettificazione di attribuzione del sesso, matrimonio non consumato, ecc.
4 Si ricorda che è possibile richiedere il divorzio solo dopo tre anni dalla separazione legale.
però, si sono osservati nel Mezzogiorno, dove i valori sono più che raddoppiati (ad esempio, si è passati da 70,1 a 221,5 per 1.000 matrimoni in Campania e da 78 a 239,7 in Sicilia). Le regioni del Nord e del Centro – che partivano da livelli sensibilmente più elevati – hanno fatto registrare, invece, tra il 1995 e il 2011, un incremento più contenuto.
FIGURA 3. NUMERO MEDIO DI SEPARAZIONI PER 1.000 MATRIMONI PER REGIONE
Anni 1995 e 2011, tassi di separazione totale
PROSPETTO 2. SEPARAZIONI PER CLASSI DI ETÀ DEI CONIUGI ALL’ATTO DELLA SEPARAZIONE
Anni 2000, 2005 e 2011 (valori assoluti e percentuali)
Se si rapporta il numero di separati per sesso e titolo di studio alla popolazione con lo stesso titolo si ottiene un quoziente che misura la propensione a sciogliere il matrimonio (con una separazione) per livello di istruzione. Tale propensione è tendenzialmente più elevata per i titoli di studio più alti; ha registrato un aumento a partire dagli anni ‘90 5 per poi stabilizzarsi nell’ultimo decennio. Si consideri che nel 2011 si sono registrate 4,7 separazioni per 1.000 uomini tra i 15 e i 64 anni che possiedono un alto livello di istruzione (laurea o altro titolo universitario) e solo 2,4 per coloro che hanno al massimo la licenza elementare contro un dato medio pari a 4,2 separazioni per 1.000 uomini della stessa età (Figura 4).
La scarsa diffusione delle separazioni nel segmento della popolazione con il livello di istruzione più basso contribuisce a mantenere bassi i tassi di instabilità complessivi rispetto alla maggior parte
5 Istat, Separazioni e divorzi in Italia. Anno 2010, Statistica Report, 12 luglio 2012.
dei paesi europei 6 dove le persone con un titolo di studio non elevato si rivelano, invece, maggiormente a rischio di rompere il proprio matrimonio.
FIGURA 4. QUOZIENTI DI SEPARAZIONE SPECIFICI PER TITOLO DI STUDIO DEI CONIUGI
Anno 2011 (per 1.000 abitanti tra 15 e 64 anni con lo stesso titolo di studio) (a)
Licenza elementare o
Licenza di scuola media Diploma di scuola media
(a) I quozienti sono calcolati ponendo al denominatore i dati della Rilevazione Forze di Lavoro.
L’interruzione dell’unione coniugale riguarda sempre di più anche i matrimoni di lunga durata:
rispetto al 1995 le separazioni sopraggiunte dal venticinquesimo anno di matrimonio in poi sono cresciute di due volte e mezzo, mentre quelle al di sotto dei cinque anni sono aumentate molto meno (da 12.752 a 14.084) (Prospetto 3). Aumenta dunque la quota delle separazioni riferite ai matrimoni di lunga durata (dall’11,3% del 1995 al 18,7% del 2011) e scende, in termini relativi, la quota di unioni interrotte precocemente – entro i 5 anni di matrimonio – (dal 24,4% del 1995 al 15,9% del 2011).
6 Istat, Evoluzione e nuove tendenze dell'instabilità coniugale, Argomenti, No. 34, 2008.
PROSPETTO 3. SEPARAZIONI PER CLASSI DI DURATA DEL MATRIMONIO AL MOMENTO DELL'ISCRIZIONE
A RUOLO DEL PROCEDIMENTO DI SEPARAZIONE Anni 1995-2011, valori assoluti e composizioni percentuali
Durata del matrimonio (anni)
FIGURA 5. MATRIMONI SOPRAVVIVENTI ALLA SEPARAZIONE PER DURATA E COORTE DI MATRIMONIO
Anni 1975-2011, tassi di sopravvivenza per 1.000
Anni di distanza dal matrimonio
Tassi di sopravvivenza per mille
FIGURA 6. MATRIMONI SOPRAVVIVENTI ALLA SEPARAZIONE PER DURATA E COORTE DI MATRIMONIO
LOMBARDIA E SICILIA A CONFRONTO Anni 1980-2011, tassi di sopravvivenza per 1.000
1980 LOM
1990 LOM
1990 SIC
2000 LOM
2000 SIC
Naturalmente, i dati a livello nazionale sono la sintesi di comportamenti molto differenziati sul territorio, evidenti, ad esempio, se si mettono a confronto due regioni come la Lombardia e la Sicilia. Su 1.000 matrimoni celebrati nel 2000, quelli sopravviventi a distanza di 5 anni sono 919,5 in Lombardia e 969,1 in Sicilia, a fronte di un valore medio nazionale di 942,6. Di contro, la coorte di matrimoni del 2000 impiega in Lombardia solo poco più di 3 anni per raggiungere quota 942 matrimoni sopravviventi, mentre in Sicilia sono necessari ben 8 anni (Figura 6).
Nel 2005 sono state pronunciate nei tribunali italiani 7.536 separazioni riguardanti “coppie miste” 7 di coniugi, contro 4.266 concesse nell’anno 2000, con un incremento pari al 76,7% (Figura 7).
Successivamente, si è registrata una battuta d’arresto sia in valori assoluti che percentuali: nel 2011, le separazioni sono state 7.144, pari all’8% di tutte le separazioni (contro il 9,2% del 2000). La discontinuità nell’evoluzione di questa tipologia di separazioni si riscontra in parte anche nei
. Quasi in sette casi su dieci, la
tipologia di coppia mista che arriva a separarsi è quella con marito italiano e moglie straniera (o
matrimoni che coinvolgono un cittadino straniero e uno italiano
che ha acquisito la cittadinanza italiana in seguito al matrimonio). Questo risultato appare strettamente connesso con la maggiore propensione degli uomini italiani a sposare una cittadina straniera.
Per quanto riguarda i divorzi di “coppie miste” la tendenza è in crescita, anche se l’entità del fenomeno è piuttosto contenuta (4.213 nel 2011, pari al 7,8% del totale) 9 .
FIGURA 7. MATRIMONI, SEPARAZIONI E DIVORZI DI COPPIE MISTE. Anni 2000-2011, valori assoluti
Consensuale gran parte delle separazioni e dei divorzi
La tipologia di procedimento prevalentemente scelta dai coniugi è quella consensuale: nel 2011 si sono chiuse con questa modalità l’84,8% delle separazioni e il 69,4% dei divorzi (Figura 8).
7 Si intendono le coppie di coniugi formate da un cittadino italiano per nascita e un cittadino straniero o italiano per acquisizione. 8 Il calo dei matrimoni di coppie miste registrato dal 2009 è soprattutto da ricondurre all’introduzione dell’art. 1 comma 15 della legge n. 94/2009. Tale normativa imponeva allo straniero che voleva contrarre matrimonio in Italia l’obbligo di esibire, oltre al tradizionale nulla osta (o certificato di capacità matrimoniale), anche “un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano”. L’impossibilità di poter attestare tale regolarità influenzava le decisioni dei nubendi, inducendoli a rinunciare alla celebrazione del matrimonio in Italia e eventualmente facendoli optare per sposarsi all’estero. Cfr. Istat, Il matrimonio in Italia. Anno 2009 e dati provvisori 2010, Statistiche in breve, 18 maggio 2011 (www.istat.it). Successivamente, con la sentenza 245/2011, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo 116, comma 1 del Codice civile, come modificato dall'articolo 1, comma 15 della legge 94/2009, limitatamente alle parole «nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano».
9 Occorre evidenziare che la rilevazione delle separazioni e dei divorzi effettuata dall’Istat considera solo i procedimenti conclusi in Italia. I procedimenti conclusi all’estero “sfuggono” alla rilevazione, questo fenomeno può essere verosimilmente più frequente nel caso di coppie miste.
FIGURA 8. PROCEDIMENTI DI SEPARAZIONE E DI DIVORZIO PER RITO DI CHIUSURA. Anno 2011, valori assoluti
Con l’aumentare del titolo di studio diminuisce il ricorso al rito giudiziale. Se a livello complessivo, infatti, il procedimento giudiziale viene scelto nel 15,2% di tutte le separazioni, tale quota sale al 18,9% e al 20,8% nel caso in cui, rispettivamente, il marito o la moglie abbiano al massimo la licenza elementare (Figura 9). Questa relazione si osserva anche a parità di ripartizione geografica e sembra accentuarsi nel Mezzogiorno, dove oltre un procedimento di separazione su quattro viene esaurito con rito giudiziale se almeno uno dei due coniugi ha conseguito al massimo la licenza elementare.
FIGURA 9. SEPARAZIONI PER TITOLO DI STUDIO DEI CONIUGI ALL’ATTO DELLA SEPARAZIONE E RITO DI
ESAURIMENTO DEL PROCEDIMENTO Anno 2011 (valori percentuali)
Diploma universitario o
Laurea o dottorato di
Licenza elementare o privo
di titolo di studio
FIGURA 10. SEPARAZIONI ESAURITE CON RITO GIUDIZIALE PER LIVELLO DI ISTRUZIONE DEI CONIUGI
ALL’ATTO DELLA SEPARAZIONE Anno 2011 (valori percentuali sul totale delle separazioni)
Livello istruzione moglie: alto
Livello istruzione moglie: medio
Livello istruzione moglie: basso
Livello istruzione marito: alto
Livello istruzione marito: medio
Livello istruzione marito: basso
A livello medio nazionale, la quota di separazioni esaurite con rito giudiziale è massima nel caso in cui entrambi i coniugi abbiano un livello di istruzione basso 10 (21,5%), mentre le percentuali più esigue si registrano nei casi in cui a un titolo di studio alto della moglie corrisponde un titolo alto o medio del marito (rispettivamente 10,7% e 9,1%) (Figura 10).
In metà delle separazioni e in un terzo dei divorzi è coinvolto un figlio minorenne
10 Il livello di istruzione basso considera i coniugi privi di titolo di studio o che possiedono la licenza elementare o la licenza di scuola media inferiore, quello medio i coniugi con il diploma di scuola media superiore e quello alto i coniugi che hanno conseguito un titolo universitario.
Fino al 2005, è stato l’affidamento esclusivo dei figli minori alla madre la tipologia ampiamente prevalente. Nel 2005, i figli minori sono stati affidati alla madre nell’80,7% delle separazioni e nell’82,7% dei divorzi, con percentuali più elevate nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. La custodia esclusivamente paterna si è mostrata residuale anche rispetto all’affidamento congiunto o alternato, risultando pari al 3,4% nelle separazioni e al 5,1% nei divorzi (Figura 11). A partire dal 2006, in concomitanza con l’introduzione della nuova legge, la quota di affidamenti concessi alla madre si è fortemente ridotta a vantaggio dell’affido condiviso. Il “sorpasso” vero e proprio è avvenuto nel 2007 (72,1% di separazioni con figli in affido condiviso contro il 25,6% di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre), per poi consolidarsi ulteriormente. Nel 2011 le separazioni con figli in affido condiviso sono state il 90,3% contro l’8,5% di quelle con figli affidati esclusivamente alla madre. La quota di affidamenti concessi al padre continua a rimanere su livelli molto bassi. Infine, l’affidamento dei minori a terzi è una categoria residuale che interessa meno dell’1% dei bambini.
La modalità di affido condiviso nelle separazioni scende all’86,1% nel Centro (rispetto a un valore nazionale pari a 90,3%); mentre nei divorzi la quota più bassa di affido condiviso (66,9) si osserva nel Mezzogiorno (76% a livello nazionale) (Prospetto 4).
FIGURA 11. SEPARAZIONI E DIVORZI PER TIPO DI AFFIDAMENTO DEI MINORI. Anni 2000-2011, valori percentuali
Congiunto/condiviso
PROSPETTO 4. FIGLI MINORI AFFIDATI IN SEPARAZIONI E DIVORZI PER TIPO DI AFFIDAMENTO, RIPARTIZIONE GEOGRAFICA, RITO DI CHIUSURA DEL PROCEDIMENTO E CLASSE DI ETÀ DEL MINORE AFFIDATO. Anno 2011, valori assoluti e percentuali
Tipo di affidamento nelle separazioni
Tipo di affidamento nei divorzi
Esclusivo al
Ripartizioni geografiche (a)
Classi di età del minore in affidamento
(a) Ripartizioni nelle quali i tribunali hanno emesso il provvedimento di separazione e divorzio
PROSPETTO 5. SEPARAZIONI PER CONTRIBUTO ECONOMICO PER IL CONIUGE E PER I FIGLI, ASSEGNAZIONE DELLA CASA E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA. Anno 2011, valori assoluti e percentuali
Totale separazioni (valori assoluti)
Totale separazioni con figli (valori assoluti)
Contributo economico solo per il coniuge
Valori percentuali sul totale delle separazioni
Valori assoluti nelle separazioni con figli
Valori percentuali sul totale delle separazioni con figli
Contributo economico solo per i figli
Contributo economico sia per il coniuge sia per i figli
Importo medio per il coniuge (in euro) (a)
Importo medio per i figli (in euro) (a)
Abitazioni autonome e distinte
(a) Per il calcolo degli importi medi sono stati considerati solo gli importi mensili pari o superiori a 25 euro e inferiori a 10.000 euro.
Per quanto concerne i divorzi, l’entità degli importi versati e la loro distribuzione sul territorio appare sostanzialmente analoga a quella delle separazioni, ma diminuiscono i casi in cui è prevista questa corresponsione: il 6,2% solo per il coniuge (5,6 dei divorzi con figli), il 35,8% solo per i figli (il 57,1 dei divorzi con figli) e il 5,8% per entrambi (il 9,3% dei divorzi con figli) (Prospetto 6).
PROSPETTO 6. DIVORZI PER CONTRIBUTO ECONOMICO PER IL CONIUGE E PER I FIGLI, ASSEGNAZIONE
DELLA CASA E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA. Anno 2011, valori assoluti e percentuali
Totale divorzi (valori assoluti)
Totale divorzi con figli (valori assoluti)
Valori percentuali sul totale dei divorzi
Valori assoluti nei divorzi con figli
Valori percentuali sul totale dei divorzi con figli
Affidamento dei figli minori. L’affidamento dei figli minori nei procedimenti di separazione e divorzio fino al 15 marzo 2006 era disciplinato dal codice civile (art. 155) e dalla legge n. 898 del 1 dicembre 1970 come modificata dalla legge n. 74 del 6 marzo 1987 (art. 6). La Legge n. 54 dell’8 febbraio 2006 (in vigore dal 16 marzo 2006) ha stabilito che, nelle cause di separazione e divorzio, il giudice deve valutare prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilire a quale di essi affidarli, determinando i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli. Prende, inoltre, atto degli accordi intervenuti tra i genitori − se non contrari all’interesse dei figli − e adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.
Coorte di matrimoni Si definisce coorte di matrimoni l’insieme di matrimoni celebrati nello stesso anno.
Divorzio. Si tratta dello scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio in caso, rispettivamente, di matrimonio celebrato con rito civile o di matrimonio celebrato con rito religioso. Il divorzio è stato introdotto in Italia dalla Legge n. 898 del 1 dicembre 1970; la Legge n. 74 del 6 marzo 1987 ha ridotto da cinque a tre gli anni di separazione necessari per la pronuncia della sentenza di divorzio.
Durata media del matrimonio. È la differenza, in anni compiuti, tra la data di iscrizione a ruolo del procedimento di separazione (o la data del provvedimento di divorzio) e la data del matrimonio.
Quozienti di separazione (o divorzio) specifici per titolo di studio dei coniugi. Sono calcolati come rapporto tra il numero di separati/e (o divorziati/e) per titolo di studio al momento della separazione (o del divorzio) e la corrispondente popolazione per titolo di studio e sesso. Sono stati presi in considerazione i separati/divorziati e le popolazioni di età 15-64 anni. Questi quozienti misurano la propensione a interrompere l’unione coniugale a seconda del livello di istruzione.
Separazione consensuale. Si basa su di un accordo fra i coniugi con il quale vengono stabilite le modalità di affidamento dei figli, gli eventuali assegni familiari, la divisione dei beni. Per avere validità giuridica deve essere ratificata dal giudice.
Separazione giudiziale. È un vero e proprio procedimento contenzioso su istanza di uno dei due coniugi, successiva istruttoria e pronunciamento di una sentenza di separazione.
Tassi di separazione (o divorzio) specifici per durata del matrimonio. Sono calcolati come rapporto tra il numero di separazioni o di divorzi registrati in un anno di calendario t in corrispondenza di ciascuna durata x del matrimonio e il numero di matrimoni celebrati t-x anni prima (ovvero la coorte dei matrimoni del tempo t-x). Misurano la quota di matrimoni celebrati nell’anno t-x che finiscono in separazione o divorzio dopo una durata di (t-x) anni.
Tasso di separazione (o divorzio) totale. È l’indicatore ottenuto dalla somma, rispetto alle durate di matrimonio, dei tassi di separazione o di divorzio specifici descritti alla voce precedente. La somma esprime la quota di matrimoni che finiscono con una separazione o un divorzio in un anno di calendario t. È anche definibile come numero medio di separazioni o divorzi per 1.000 matrimoni.
Ogni anno l'Istat diffonde i principali risultati delle rilevazioni sulle separazioni e sui divorzi condotte presso le cancellerie dei 165 tribunali civili, raccogliendo i dati relativi ad ogni singolo procedimento concluso dal punto di vista giudiziario nell'anno di riferimento.
Questi dati consentono di aggiornare l'evoluzione temporale dei due fenomeni e di monitorarne le principali caratteristiche: la durata dei matrimoni e l'età dei coniugi alla separazione, il tipo e la durata dei procedimenti, il numero di figli coinvolti e l'affidamento di quelli minori.
I principali risultati sono disponibili on line consultando il datawarehouse I.Stat all’indirizzo
http://dati.istat.it/ e
http://demo.istat.it/altridati/separazionidivorzi/.
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