Source: https://sentenze.laleggepertutti.it/sentenza/cassazione-civile-n-31095-del-28-11-2019
Timestamp: 2020-01-25 07:18:20+00:00
Document Index: 35989665

Matched Legal Cases: ['art. 2643', 'art. 366', 'sentenza ', 'art. 366', 'art. 111', 'art. 13', 'art. 13']

Sentenza Cassazione Civile n. 31095 del 28/11/2019 – Sentenze La Legge per Tutti
Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 31095 del 28/11/2019
Cassazione civile sez. trib., 28/11/2019, (ud. 29/05/2019, dep. 28/11/2019), n.31095
sul ricorso iscritto al n. 24463/2014 R.G. proposto da
V.U., con l’avv. Rosamaria Nicastro, con domicilio in Roma
via Crescenzio n. 14, presso lo studio “Di Tanno e Associati Studio
Legale Tributario”.
Lazio – Roma n. 1898/9/14, pronunciata in data 20 marzo 2014 e
3. Insorta avverso il diniego parziale di rimborso, la parte contribuente vedeva entrambe i gradi di merito favorevoli all’Ufficio, sull’assunto che la duplicazione di imposta di rivalutazione catastale si debba misurare sulla sovrapponibilità esatta degli estratti di mappa fra primo versamento e secondo versamento (duplicato), che nella fattispecie non sussiste. Donde il riconosciuto diritto al rimborso unicamente per le particelle effettivamente coincidenti.
Occorre brevemente premettere che la perequazione è una tecnica urbanistica volta ad attribuire un valore edificatorio uniforme a tutte le proprietà che possono concorrere alla trasformazionè urbanistica di uno o più ambiti del territorio comunale. La caratteristica di tale tecnica risiede nel fatto che si prescinde dall’effettiva localizzazione della capacità edificatoria sulle singole proprietà e dalla imposizione di vincoli di inedificabilità, al fine di garantire all’amministrazione la disponibilità di spazi da destinare ad opere collettive. Ne deriva che i proprietari partecipano in misura uguale alla distribuzione dei valori e degli oneri correlati alla trasformazione urbanistica.
Ebbene, quando l’amministrazione ricorre a tali misure si determina una separazione della capacità edificatoria dalla proprietà del terreno da cui la stessa ha origine e tale capacità edificatoria diventa trasferibile e negoziabile, in forma di diritto edificatorio cui fa riferimento dopo l’art. 2643 c.c., comma 1, n. 2-bis.
1.4 La giurisprudenza consolidata di questa Corte, invero, con riferimento all’ICI – con principi estensibili a tutte le imposte reali, incluse quelle sostitutive in esame – ha affermato che ciò che rileva è l’edificabilità in astratto del suolo, ovvero la sua potenzialità edificatoria, anche non immediatamente attuabile, purchè il suolo sia incluso in un PRG anche semplicemente adottato.
Infatti, trattandosi di evenienze incidenti sulla sola determinazione del valore venale dell’area, la natura edificabile non viene meno, nè per le ridotte dimensioni e/o la particolare conformazione del lotto (che salvo particolari ipotesi eccentriche al caso in esame, non incidono su tale qualità), nè a seguito di decadenza del’vincolo preordinato alla realizzazione dell’opera pubblica, da cui deriva non una situazione di totale inedificabilità, ma l’applicazione della disciplina delle c. d. “zone bianche”, che, ferma restando l’utilizzabilità economica del fondo, in primo luogo a fini agricoli, configura pur sempre, anche se a titolo provvisorio, un limitato indice di edificabilità (in questo senso, Cass. n. 25676 del 2008, ma anche n. 25506 del 2006).
Una potenzialità che potrà’ diventare concreta, appunto con l’accorpamento con fondi vicini della medesima zona, o con l’asservimento urbanistico a fondo contiguo avente identica destinazione. E che può diventare concreta ove venga modificata o revocata la qualificazione contenuta nel PRG.
Nella fattispecie, peraltro, è pacifico, che non vi era corrispondenza fra le particelle catastali per cui sono state versate le imposte fra il 2006-2007 e quelle per cui sono state corrisposte nel 2008. Medio tempore vi era stata la ricomposizione perequativa, cioè la serie di permute, per ripristinare il valore dei beni fra gli originari comproprietari. Tanto che ogni versamento di imposta di riqualificazione è stato collegato ad una perizia giurata di stima catastale, che nei due versamenti non aveva risultati eguali, rappresentando realtà che si erano evolute.
1.7 Perchè,Infatti, questa Corte in più occasioni ha chiarito che “l’imposta sostitutiva in esame è un’imposta volontaria, in quanto è frutto di una libera scelta del contribuente, il quale opta per la rideterminazione del valore del bene, con conseguente versamento dell’imposta sostitutiva, nella prospettiva, in caso di futura cessione, di un risparmio sull’imposta ordinaria altrimenti dovuta sulla plusvalenza non affrancata; in cambio (per così dire), l’Amministrazione finanziaria riceve un immediato introito fiscale” (Cass. 12/11/2014, n. 24057).
Orbene, in conformità alla giurisprudenza di questa Corte regolatrice (Cass. V, n. 12664/2012; n. 25299/2012; n. 6014/2018), deve ribadirsi che la prescrizione contenuta nell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3, secondo la quale il ricorso per cassazione deve contenere, a pena d’inammissibilità, la esposizione sommaria dei fatti di causa, non può ritenersi osservata quando il ricorrente non svolga alcuna narrativa della vicenda processuale, nè accenni all’oggetto della pretesa, rendendo particolarmente ardua la individuazione della materia del contendere. Tale modus operandi contravviene allo scopo della disposizione, che mira ad agevolare la comprensione dell’oggetto della pretesa e del tenore della sentenza o impugnata, da evincersi unitamente ai motivi di censura.
La Corte, poi, deve poter verificare che quanto il ricorrente afferma trovi effettivo riscontro negli atti (è questa la ragione per cui va domandata la trasmissione del fascicolo d’ufficio e vanno prodotti gli atti ed i documenti sui quali il ricorso si fonda), ma non è tenuta a cercarli, a stabilire essa stessa se ed in quale parte rilevino, a leggerli nella loro interezza per poter comprendere, valutare e decidere; gravare la Corte di tale compito – vale dire dell’onere di riscrivere (o di leggere) il ricorso in modo che sia
conforme al modello di cui all’art. 366 c.p.c. – rischierebbe di comprometterne a terzietà, che costituisce carattere ineliminabile di ciascun giudice ai sensi dell’art. 111 Cost..
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente principale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.