Source: https://www.lavoripubblici.it/news/2019/06/LAVORI-PUBBLICI/22247/Sblocca-Cantieri-e-Codice-dei-contratti-Artale-FINCO-Occorre-mantenere-una-stabilit-normativa-
Timestamp: 2019-07-15 20:20:32+00:00
Document Index: 96390999

Matched Legal Cases: ['art. 37', 'art. 59', 'art. 77', 'art.36', 'art. 97', 'art. 37']

Sblocca Cantieri e Codice dei contratti, Artale (FINCO): 'Occorre mantenere una stabilità normativa'
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Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 140 del 17 giugno 2019 della Legge 14 giugno 2019, n. 55 recante “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, recante disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l'accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici" è terminata la prima delle 2 fasi che il Governo in carica ha previsto per la revisione dell'impianto normativo che regola i contratti pubblici.
In realtà, il D.L. n. 32/2019 era stato concepito per fronteggiare alcune emergenze, demandando la riforma vera e propria ad una legge delega che avrebbe portato alla redazione di un nuovo decreto legislativo. Ma correggi qui, smonta là, si è arrivati ad un testo complessivo che interviene in modo chirurgico su almeno 3 colonne portanti che avevano rappresentato la riforma del 2016:
la riduzione delle stazioni appaltanti che con la sospensione dell'art. 37, comma 4 viene meno ritornando ad un'idea di stazioni appaltanti "diffuse";
l'eliminazione dell'appalto integrato che con la sospensione dell'art. 59, comma 1, quarto periodo torna a tempo fino al 31 dicembre 2020;
l'istituzione di un albo unico dei commissari di gara gestito dall'ANAC che con la sospensione dell'art. 77, comma 3, anche in questo caso viene meno.
Dopo aver ascoltato il punto di vista del Vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC (CNAPPC) e Coordinatore del Tavolo “Lavori Pubblici” della Rete delle Professioni Tecniche, Rino La Mendola (leggi articolo), abbiamo posto le stesse domande al Direttore Generale FINCO, Dott. Angelo Artale, che riportiamo di seguito unitamente alle sue interessanti risposte.
Il testo presenta luci e ombre come il Decreto originario anche se alcuni punti negativi sono stati parzialmente rettificati in meglio nell’iter di conversione al Senato: si veda, ad esempio, la percentuale massima di subappalto.
No, perché occorre mantenere una stabilità normativa necessaria anche per poter valutare la bontà o meno del provvedimento. Non si comprende l’urgenza di un siffatto provvedimento a fronte di un disegno di legge delega per una riforma organica depositata in Parlamento. In particolare, per quanto riguarda le citate “misure chirurgiche”, uno dei problemi nasce, per esempio, dalla modifica dell’art.36 che alza i valori per le gare ad invito di 10 operatori a 350.000 euro.
Prima con 150.000 euro e 10 concorrenti era già un problema, con le nuove modifiche sempre più gare verranno aggiudicate al prezzo più basso dal momento che in questi casi non si applicano sistemi di congruità dell’offerta né di media, né di calcolo di anomalia, né di esclusione automatica dell’offerta anomala come previsto dall’art. 97 comma 8.
Dal punto di vista quantitativo forse si, ma solo in un primo momento. Dal punto di vista qualitativo vi è però il rischio di una maggiore presenza sul mercato di imprese poco qualificate con effetto “espulsivo” di quelle più attrezzate, necessariamente meno competitive almeno per uno dei fattori, cioè il prezzo.
In particolare la sospensione temporanea di cui all’art. 37, comma 4, dell’obbligo di centralizzare gli appalti per i Comuni non capoluogo, è nocivo per la necessaria riduzione del numero delle stazioni appaltanti in una logica di maggiore qualificazione delle medesime. La sospensione dell’Albo dei Commissari di gara, rischia poi di far venir meno un presidio di trasparenza, oltre che rendere inutile il cospicuo investimento economico (500.000 euro circa) che l’Autorità ha sostenuto per applicare la disposizione (su questo è stato presentato un Ordine del giorno approvato dalla Camera).
In verità il “paletto” del Progetto Esecutivo è già stato molto depotenziato con la possibilità di utilizzare il Progetto Definitivo per le manutenzioni ordinarie e straordinarie, quindi non è più un ostacolo inaggirabile. Certo l’appalto integrato a fronte di un progetto esecutivo è un controsenso, ma la spinta politica in quella direzione è chiara anche se non pienamente condivisibile.
Si, viste le perplessità degli operatori economici sulle indagini di mercato e soprattutto sulla rotazione degli inviti.
L’Anac, in una situazione difficile, ha svolto un gran lavoro che andrebbe tesaurizzato. Può darsi tuttavia che nell’attuale situazione il riferimento ad una norma regolamentare sia preferibile alla “soft law”: avere un riferimento unico rende tutto più semplice ma l’attuale previsione dello “Sblocca Cantieri” non è soddisfacente perché parziale nonostante le “elencazioni tematiche” dell’ultimo momento. Un Regolamento generale non si fa né in 6 né nei 4 mesi che sono rimasti.
Basta con le deroghe. Occorre far funzionare ciò che già c’è prendendo decisioni anche impopolari verso coloro che non fanno il proprio dovere. Vorrei anche sottolineare che la sindrome della “paura della firma” da parte della P.A. non può essere ritenuta una motivazione sufficiente se si è dirigenti si prendono decisioni, altrimenti si ricopra altro ruolo.
Esclusivamente ed assolutamente di programmazione e controllo. La commistione e la confusione dei ruoli non porta a conseguenze positive. Le risorse degli incentivi dovrebbero, più in generale, servire per far crescere la professionalità delle stazioni appaltanti.
Pur rendendomi conto della situazione di emergenza e difficoltà non ritengo, anche in questo caso, positiva la deroga: la soglia comunitaria è eccesiva.
È una domanda complessa e la considero relativamente all’argomento di cui si tratta: su di esso credo che il giudizio emerga dalla risposta ai quesiti che precedono. Non è molto condivisibile anche il prolungamento fino al 31 dicembre 2020 (Art. 177, c.2) del termine entro il quale i concessionari devono adeguarsi alle nuove percentuali (80% - 20%) per gli appalti in house. La norma avrà come effetto l’abbattimento della qualità del progetto ed il mantenimento di una autogestione dei Concessionari su ingenti somme distolte al mercato.
Positive invece, su altro versante, sia le semplificazioni per le zone terremotate sia l’aver considerato il grave inadempimento verso il subappaltatore un motivo di esclusione dalle gare.
Ringrazio il Direttore Generale di Finco per il prezioso contributo e lascio come sempre a voi ogni commento.