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Timestamp: 2019-12-14 08:50:34+00:00
Document Index: 2132935

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 11', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 11', 'art. 43', 'art. 178', 'sentenza ', 'art. 444', 'sentenza ', 'art. 445', 'art. 43', 'art. 43', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 131', 'sentenza ', 'art. 43', 'sentenza ', 'art. 43']

Seguito a circolari:
I risultati dell’elaborazione compiuta dal Supremo Organo di Giustizia Amministrativa sono stati già portati a conoscenza nelle circolari indicate a seguito, con le quali sono state fomite anche i conseguenti orientamenti per l’esercizio delle funzioni di amministrazione attiva.
Un primo orientamento ha postulato una lettura “evolutiva” del dettato normativo, favorevole, in sostanza, a ritenere che la sentenza di riabilitazione “eliderebbe” l’effetto di automatica ostatività derivante dalle condanne per i delitti indicati dall’art. 43, primo comma, TULPS (si veda nel senso, tra gli altri, Cons. Stato, Sez. Ili, 4 marzo 2015, n. 1072, Cons. Giust. Amm. 29 luglio 2014, n. 463).
a) Tari. 11 TULPS – in quanto norma comune a tutte le autorizzazioni di polizia, ivi comprese
quelle in materia di armi e munizioni – esprimerebbe un principio generale secondo cui ai fini
del rilascio o rinnovo dei titoli le Autorità provinciali di p.s. dovrebbero tenere conto anche
delle “vicende” che hanno inciso sugli effetti delle sentenze di condanna penale;
b) gli artt. 11 e 43 TULPS costituirebbero un unico “corpo normativo”, con la conseguenza che gli
effetti della sentenza di riabilitazione – sebbene considerati solo nella prima delle due
disposizioni – troverebbero applicazione anche per le situazioni ostative individuate dal primo
comma del predetto art. 43.
Su un versante di tenore opposto, si è rinvenuto l’orientamento propenso a ritenere che gli effetti della sentenza riabilitativa andrebbero presi in considerazione solo nei casi espressamente previsti dalla legge e, quindi, solo nelle ipotesi di cui all’art. 11 TULPS, con la conseguenza che le condanne per i delitti ex art. 43, primo comma, TULPS non perderebbero mai la loro valenza ostativa (nel senso, Cons. Stato, Sez. Ili, 27 aprile 2015, n. 2158 e 3 agosto 2011, n. 4630, nonché nel parere reso dal Cons. Stato, Sez. I, 24 ottobre 2014, n. 3257).
Tale indirizzo muove dal presupposto che con Tart. 43, primo comma, TULPS, il Legislatore avrebbe espresso un giudizio di automatica inaffidabilità, ai fini del porto delle armi, dei soggetti condannati per i reati ivi previsti.
5. L ’interpretazione risolutiva del “contrasto
Tali pronunce hanno optato per l’interpretazione più restrittiva, sancendo Tirrilevanza della riabilitazione nelle situazioni contemplate dall’art. 43, primo comma, TULPS (Cons. Stato, Sez. Ili, 31 maggio 2016, n. 2312 e Cons. Stato, Sez. I, parere n. 1620 del 6 luglio 2016).
H Supremo Organo di Giustizia Amministrativa, nel confermare la validità dei fondamenti posti a base di tale tesi, ha aggiunto alcune ulteriori considerazioni a conforto che muovono, innanzitutto, dalla considerazione che l’art. 11 e l’art. 43 del TULPS avrebbero ambiti di applicazione diversi.
Difatti, la legge penale reca un generale divieto di portare le armi fuori dall’abitazione, per cui la licenza rilasciata dalle Autorità di p.s. costituisce un’eccezione a tale divieto che può essere
accordata solo in favore di persone riguardo alle quali esista la “perfetta e completa sicurezza circa il buon uso delle armi stesse”.
Questa conclusione è del resto coerente con una corretta lettura delTart. 178 c.p. che disciplina le conseguenze della riabilitazione.
A questo riguardo, giova evidenziare che il Consiglio di Stato ha altresì ribadito che la sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti di cui alTart. 444 c.p.p. (cd. “patteggiamento”) va considerata alla stregua di una sentenza di condanna.
I suoi effetti per il destinatario si esauriscono nell’ambito degli “effetti penali della sentenza”, regolati dall’art. 445, comma 1-bis, del Codice di rito, per cui essa, quando sia riferita alle fattispecie incriminatrici di cui alTart. 43, primo comma, TULPS, riveste un carattere automaticamente ostativo.
6. Le ricadute sull’esercizio delle attribuzioni demandate alle Autorità di p.s. in tema di porto
L’orientamento sopra delineato può dirsi oggi completamente stabilizzato alla luce di una serie di convergenti pronunce dei Giudici Amministrativi (si veda tra le più recenti la sentenza: Cons. Stato, Sez. Ili, 14 febbraio 2017, n. 658).
Nell’ottica di agevolare l’attività degli Uffici dipendenti dalle SS.LL., appare utile riepilogare in un quadro organico le diverse ricadute che derivano dal predetto orientamento sul piano delle funzioni autorizzatone riconosciute dalla legge in tema di porto d’armi.
Conseguentemente, “Tautomatismo ostativo” non si determina nell’ipotesi in cui il Giudice abbia disposto la sostituzione della pena detentiva, ritenuta applicabile, con una sanzione di ordine pecuniario, a mente del combinato degli artt. 53 e 57, della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Piuttosto – come indica la regala iuris enunciata dal Consiglio di Stato – deve valutare – unitamente alle altre circostanze emergenti dal compendio istruttorio – se le circostanze oggetto della pronuncia di condanna siano indicative dell’assenza della buona condotta e della capacità di abusare delle armi, situazioni che giustificano, ai sensi delTart. 43, seconda comma, TULPS il rigetto della richiesta della licenza di porto d’armi (Cons. Stato, Sez. VI, 23 luglio 2008, n. 3654 e Cons. Stato, Sez. Ili, 3 maggio 2016, n. 1698 e n. 1696).
Ad un’analoga valutazione, occorrerà procedere anche nel caso in cui sia stata pronunciata, per uno dei reati di cui al ricordato art. 43, primo comma, TULPS, la sentenza con cui il Giudice – a termini deH’art. 131 -bis c.p. – dichiara l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto.
In tal caso, infatti, la pronuncia del Giudice non può essere equiparata ad una sentenza di condanna a pena detentiva, imponendo pertanto all’Autorità, la quale quindi è chiamata a tenere in considerazione il fatto nell’ambito delle valutazioni discrezionali dei profili individuati dall’art. 43, secondo comma, TULPS (citata sentenza Cons. Stato, Sez. ni, 31 maggio 2016, n. 2312).
Come è noto, Tari. 67 del D. Lgs. n. 159/2011 stabilisce che il provvedimento applicativo di taluna delle predette misure di competenza dell’Autorità Giudiziaria costituisca una causa di incapacità assoluta al conseguimento, tra l’altro, di licenze in materia di armi, munizioni ed esplosivi (commi 1, lett. h), e 5).
9. Autorizzazioni rilasciate in difformità dall’orientamento interpretativo formulato dal Consiglio
In conclusione, si richiama l’attenzione anche sulle indicazioni formulate dal Consiglio di Stato, nel citato parere reso dalla Sezione I il 6 luglio 2017 relativamente ai casi in cui siano state rilasciate licenze di porto d’arma in difformità dell’interpretazione venutasi a consolidare prevalente secondo cui la riabilitazione non oblitera Fantomatico effetto ostativo derivante da una condanna a pena detentiva per i reati di cui all’art. 43, primo comma, TULPS.
Ad ulteriore aggiornamento di queste indicazioni, rappresenta la necessità che le eventuali decisioni adottate in sede di autotutela siano adottate nel rispetto delle previsioni di ordine generale recate dagli artt. 21 -quinques, 2\-octies e 21 -nonies della legge n. 241/1990, nonché del generale rispetto del principio di tutela degli affidamenti ingenerati nell’interessato di buona fede.
IL DIRETTORE DELL’UFFBCIO
Nota: Circolare ben fatta che puntualizza alcuni punti importnati (patteggiamento, pena sostituita con pena pecuniaria, partioalre tenuità del fatto, ecc,).
Come ho già scritto ormai la questione dovrebbe essere risolta con un ricorso alla corte Costituzionale o Europea visto che il Consiglio di Stato non arriva a capire che le norne del 1931 devono essere interpretate alla luce della Costituzione e dei nuovi principi in materia di pena e rieducazione. Se questo è il tipo di consigli che dànno allo Stato, si capisce perché essso va male.
Il Ministero dovrebbe anche affrontare il problena di quel gran numero di Questori, vero branco di asini pazzi, che utilizzano ogno minima denunzia o condanna del passato per negare licenze, spesso senza alcuna valutazione concreta sulla affidabilità del richiedenti.
(15-9-2017)
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