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Timestamp: 2019-08-20 11:36:30+00:00
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“Non demolite il MUOS”. Il ricorso della Difesa - L'Urlo | News e Lifestyle
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Sospensione cautelare dell’attuazione della sentenza del TAR di Palermo del 13 febbraio, impedendo le «iniziative “demolitorie”», e successivo annullamento della sentenza stessa, dichiarando inammissibili i ricorsi presentati da Legambiente Sicilia e dal Movimento NO MUOS Sicilia contro la «revoca delle revoche»: queste le richieste al Consiglio di giustizia amministrativa (CGA) dell’Avvocatura dello Stato, per conto del ministero della Difesa retto da Roberta Pinotti (PD), presentate il 17 marzo.
L’avvocato Marcello Pollara, firmatario del ricorso, sottolinea inoltre come la vicenda creerebbe un «pregiudizio giuridico», per il ministero, «sia dal punto di vista degli impegni internazionali che dal punto di vista della difesa nazionale e organizzativo». Non solo: «Non va neppure sottaciuto il gravissimo e immediato pregiudizio economico che subirebbe l’Amministrazione della Difesa», che, a sua volta, minaccia il legale, si rifarebbe sulla Regione Siciliana, riducendola sul lastrico: «Ingenti somme di denaro pubblico, infatti, sarebbero sottratte ai fini istituzionali compromettendone irrimediabilmente il buon esito».
Nelle 45 pagine di ricorso al CGA, l’Avvocatura definisce il MUOS «opera di difesa nazionale», ma appena un mese fa il ministero dell’Interno, rispondendo a una nota ufficiale dei legali del Coordinamento regionale dei comitati NO MUOS, chiariva che il sistema di telecomunicazioni satellitari realizzato dalla US Navy a Niscemi (CL) è «ad uso esclusivo della Marina Militare Statunitense».
Poi si concentra sulla sentenza del TAR: «La sentenza 461/15 è errata e dev’essere annullata, previa sospensione», poiché il Tribunale ha esaminato in primis gli esposti di Legambiente Sicilia e Movimento NO MUOS Sicilia contro la «revoca delle revoche» del 29 marzo 2013.
Per il ministero della Difesa, infatti, i ricorsi di Legambiente e Movimento «avrebbero dovuto essere dichiarati inammissibili» dal TAR poiché non avevano impugnato «i (soli) provvedimenti produttivi di effetti», la valutazione dei profili ambientali e quella relativa ai rischi per la salute. Non solo: quei ricorsi dovevano essere dichiarati «inammissibili» anche per «carenza di legittimazione ad agire» poiché associazioni «locali» e non nazionali. Analoghe considerazioni nei confronti di Guglielmo Panebianco, Giuseppe Maida e Rosario Buccheri, firmatari del ricorso del Movimento contro la «revoca della revoca», poiché l’essere cittadini di Niscemi non li legittima «di per sé ad insorgere avverso i provvedimenti in discorso essendo anche indispensabile la prova del danno che da tali provvedimenti essi ritrarrebbero».
L’avvocato Pollara, inoltre, contesta il fatto che la delibera dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente (ARTA) del 29 marzo 2013 fosse inadeguata ad annullare la precedente revoca delle autorizzazioni per la costruzione del MUOS. Il TAR, nella sentenza, sottolineava che la delibera della Giunta Crocetta n. 61/13, quella che annullava le precedenti autorizzazioni sottolineava che «mancano indagini preliminari circa le interferenze del MUOS rispetto alla navigazione aerea relativa all’aeroporto di Comiso e studi in materia di tutela della salute dalle esposizioni elettromagnetiche e di tutela ambientale», e, in conseguenza di ciò, la Regione aveva agito in considerazione del «principio comunitario di precauzione, ritenendo così di dover prevenire pregiudizi all’integrità dei siti protetti dovuti ai progetti previsti». Stando così le cose, hanno sancito i giudici del TAR, «non ricorre nessuno dei presupposti legittimanti l’adozione di un provvedimento di revoca», poiché nel frattempo «nulla è sopravvenuto tra la data di rilascio delle autorizzazioni e l’intervento in autotutela del marzo 2013» (la cosidetta revoca della revoca).
«Un’impostazione che – secondo l’Avvocatura dello Stato – va disattesa in quanto non tiene conto dello scopo e della finalità (della “causa”)» e perché «l’atto di ritiro non può che avere la stessa natura dell’atto ritirato». A tal proposito, l’avvocato Pollara sostiene che i pareri scientifici necessari, quelli che secondo la Regione «mancano», in realtà ci siano. E li cita: l’ARPA, l’ENAV, la Forestale (che gestisce la Riserva della Sughereta di Niscemi, al cui interno ricade il MUOS) e «lo Studio dell’Università di Palermo del 22.2.2011 commissionato dalla Presidenza della Regione Siciliana» (Raffaele Lombardo).
In realtà, tutti gli «studi» cui fa riferimento l’Avvocatura sono stati confutati in maniera efficace dagli esperti del Comune di Niscemi, i docenti del Politecnico di Torino Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu, la cui relazione, il 5 febbraio 2012, indusse le commissioni Sanità (VI) e Territorio e Ambiente (IV) dell’ARS, a operare per la prima volta congiuntamente, con una serie di audizioni che portarono alla successiva revoca delle autorizzazioni per la costruzione del MUOS. In quella sede, fra l’altro, emerse, che la striminzita e lacunosa relazione (di appena cinque pagine) firmata dai docenti Luigi Zanforlin e Patrizia Livreri era stata in realtà commissionata a quest’ultima da una società statunitense in affari con Finmeccanica, cioè da soggetti interessati alla realizzazione del MUOS. Nel resoconto sommario della seduta delle commissioni riunite, si può leggere il tagliente commento del presidente della VI commissione, Pippo Digiacomo (PD), subito dopo l’audizione di Livreri: «Un parere emesso con una certa faciloneria» in cui si «ravvisa un intento che non appare scientifico ma ideologico e politico». Nello «Studio» (redatto in appena otto giorni), infatti, oltre a generiche e indimostrate rassicurazioni sulla innocuità del MUOS, si sosteneva erroneamente («me lo hanno detto gli americani», si è giustificata all’ARS) che l’impianto avrebbe sostituito le esistenti «27 antenne» (in realtà, 46) del sistema NRTF di telecomunicazioni militari USA, istallate nella Sugherata a partire dal 1991.
L’ufficiale giudiziario suona il citofono della base USA (ph. Antonella Santarelli)
Stamattina, infine, un ufficiale giudiziario del Tribunale di Gela, accompagnato dai legali dei comitati NO MUOS, si sono presentati ai cancelli della base statunitense di Niscemi – dove i lavori sono continuati malgrado lo “stop” del TAR – per notificargli la sentenza del Tribunale amministrativo regionale, ma, come già in passato, l’ufficiale giudiziario, cioè un pubblico ufficiale dello Stato italiano, è stato respinto dai militari USA, che hanno rifiutato la notifica dell’atto. Una manifestazione di quanto «gli Stati Uniti siano al di sopra delle leggi italiane» e di «senso di impunità», secondo una nota del Coordinamento regionale dei comitati NO MUOS.
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