Source: https://it.vlex.com/vid/ordinanza-atto-di-maggio-2012-404963034
Timestamp: 2020-04-05 01:21:19+00:00
Document Index: 149934435

Matched Legal Cases: ['art. 9', 'art. 1', 'art. 23', 'art. 9', 'art. 2233', 'art. 9', 'art. 4', 'art. 2233', 'art. 64']

N. 236 ORDINANZA (Atto di promovimento) 7 maggio 2012 - 31 Ottobre 2012 - Gazzetta Ufficiale - Legislazione - VLEX 404963034
IL TRIBUNALE All'esito dell'udienza di precisazione delle conclusioni, tenutasi in data 23 novembre 2011, e della scadenza dei termini massimi, contemplati dagli articoli 190, 281-quater s. c.p.c.; 118 ss. delle disposizioni d'attuazione e transitorie del c.p.c., nel procedimento contenzionso R.G.A.C.C. n. 1200/2004, vertente tra Casile Antonio Carmelo e Trenitalia S.p.a., rappresentati e difesi come in atti, sciolta la riserva che precede;
Ha pronunciato la sotto estesa ordinanza di sollevazione d'ufficio della questione non manifestamente infondata d'illegittimita' costituzionale dell'art. 9, comma 3, della legge 24 marzo 2012, n. 27 (pubblicata sul Supplemento ordinario n. 53/L alla G.U. - Serie generale - 24 marzo 2012 n. 71 ed entrata in vigore in pari data), di conversione, contenente modificazioni ed integrazioni normative, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (pubblicato sul Supplemento ordinario n. 18/L alla Gazzetta Ufficiale - Serie generale - 24 gennaio 2012 n. 19 ed entrato in vigore in pari data), in applicazione delle disposizioni, di cui:
1. - All'art. 1, della legge costituzionale 9 febbraio 1948, n. 1, pubblicata nella G.U., 20 febbraio 1948, n. 43, e recante l'intestazione 'Norme sui giudizi di legittimita' costituzionale e sulle garanzie d'indipendenza della Corte costituzionale', che recita: 'La questione d'illegittimita' costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge della Repubblica, rilevata d'ufficio o sollevata da una delle parti nel corso di un giudizio e non ritenuta dal giudice manifestamente infondata, e' rimessa alla Corte costituzionale per la sua decisione';
2. - All'art. 23, secondo capoverso o terzo comma, della legge ordinaria 11 marzo 1953, n. 87, pubblicata nella G.U. 14 marzo 1953, n. 62, il cui testo normativo integrale recita: 'Nel corso di un giudizio dinanzi ad una autorita' giurisdizionale una delle parti o il Pubblico Ministero possono sollevare questione di legittimita' costituzionale mediante apposita istanza, indicando:
Ed, invero, questo giudice nutre seri dubbi circa la legittimita' costituzionale dell'art. 9 della legge 24 marzo 2012, n. 27 (pubblicata sul Supplemento ordinario n. 53/L alla G. U. - Serie generale - 24 marzo 2012 n. 71 ed entrata in vigore in pari data), di conversione, contenente modificazioni ed integrazioni normative, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (pubblicato sul Supplemento ordinario n. 18/L alla Gazzetta Ufficiale - Serie generale - 24 gennaio 2012 n. 19 ed entrato in vigore in pari data), in oggetto del seguente testo normativo:
3. Le tariffe vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto continuano ad applicarsi, limitatamente alla liquidazione delle spese giudiziali, sino alla data di entrata in vigore dei decreti ministeriali di cui al comma 2 e, comunque, non oltre il centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. (*) La retroattivita' evidente della norma teste' cit., inesistente nel decreto-legge convertito e volta a disporre l'ultrattivita' delle sole tariffe giudiziarie dalla data d'entrata in vigore di quest'ultimo, va sottoposta al vaglio preliminare della Consulta, dacche', essendo il giudice obbligato a liquidare le spese processuali, ove mai le disposizioni cit. fossero dichiarate incostituzionali, non potrebbe procedervi, ricreandosi quel 'vuoto normativo' ammesso dallo stesso Ministro della Giustizia nell'intervista del 7 febbraio u.s. - successiva all'intervento parlamentare 'ex art. 2233 c.c.' del 31 gennaio precedente - per cui sono state varate le 'norme transitorie' retroattive prefate.
E' noto come il Tribunale di Cosenza, con ordinanza del 1° febbraio 2012, ha gia' rimesso al vaglio della Corte costituzionale l'art. 9, commi 1 e 2, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 (pubblicato nel Supplemento ordinario n. 18/L alla Gazzetta Ufficiale - Serie generale - 24 gennaio 2012 n. 19 ed entrato in vigore in pari data), sull'abolizione delle tariffe professionali, ritenendo che le nuove previsioni si pongono in contrasto con il principio costituzionale della ragionevolezza della legge, nella parte in cui non prevedono la disciplina transitoria limitata al periodo intercorrente tra l'entrata in vigore della norme e l'adozione da parte del Ministro competente di nuovi parametri per le liquidazioni giudiziali.
Il cit. decreto-legge n. 1/2012, abolendo le tariffe professionali e rimandando l'indicazione dei parametri a un decreto del ministero della Giustizia, lascia un vuoto normativa che investe le liquidazioni giudiziali, non essendo ancora intervenuto il decreto ministeriale.
La questione ha aperto la strada a differenti correnti interpretative all'interno della stessa magistratura e se alcuni hanno ipotizzato, in assenza di parametri determinati, il ricorso all'equita', da parte del giudice, altri hanno invece rilevato come l'equita' giudiziale possa essere esercitata per determinare l'ammontare preciso degli onorari di difesa solo dopo l'adozione di appositi parametri da parte del Ministero, non anche prima, individuando autonomamente i criteri della liquidazione. Ne', come ancora riportato nell'ordinanza di rimessione, potrebbe sostenersi, nella vacanza del provvedimento, l'applicazione ultrattiva delle tariffe ormai abrogate, vigendo in materia di norme processuali il principio del 'tempus regit actum', per cui si impone l'applicazione delle leggi vigenti, e dunque del decreto-legge n. 1/2012, regolarmente entrato in vigore il 24 gennaio scorso. Il fenomeno non e' nuovo nell'ordinamento giuridico nazionale, ma non si e' mai verificato in dimensioni di questa portata, perche':
Infatti, l'attuale Testo Unico sulle spese di giustizia, assicurando, a mezzo della previsione di cui agli articoli da 49 a 56, 275 e 299, 301 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 155, la permanenza in vigore dell'art. 4 della legge 8 luglio 1980, n. 319, e' stato preceduto dal decreto ministeriale 30 maggio 2002 - stessa data del d.P.R. teste' cit. - pubblicato sulla G. U in pari data n. 182, mentre il Testo Unico pure teste' cit e' stato pubblicato sul Supplemento ordinario n. 126/L alla G. U.
Nel caso di specie, invece, l'Italia e' stata condannata nel 2011 dalla Commissione dell'U.E. al pagamento di e 500.000,00 (Euro cinquecentomila) al giorno dal 31 gennaio 2012 se non si fosse adeguata alla liberalizzazione dei corrispettivi nei contratti di prestazione professionale intellettuale, stabiliti dall'art. 2233 c.c., e delle spese di giustizia (e stragiudiziali, arbitrali ed amministrative connesse a liti in potenza od in atto coinvolgenti due o piu' parti), fissate, per gli avvocati, dal decreto ministeriale 8 aprile 2004, n. 127, pubblicato sul Supplemento ordinario n. 95/L alla G. U. 18 maggio 2004, n. 115, a titolo integrativo del rinvio recettizio, che si legge nell'art. 64, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, pubblicato sulla G.U. 5...