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Timestamp: 2020-05-26 16:18:56+00:00
Document Index: 72407503

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 19', 'sentenza ', 'sentenza ', 'art. 572']

Religione e libero arbitrio - Corte di cassazione penale - sentenza n. 64/10 del
Religione e libero arbitrio
sentenza 64/10 del
(Corte di Cassazione Sesta Sezione Penale sentenza n.64/2010 )
Benché l’art. 19 Cost. stabilisce che ognuno di noi può liberamente professare la propria fede e di farne proselitismo ultimamente la Corte di Cassazione(sentenza n.64/2010) è dovuta intervenire con una sentenza in merito: la religione non si può imporre, altrimenti equivale a maltrattare il destinatario dell’imposizione.
La pronuncia dei Supremi Giudici, riconfermando la libertà di fede, ha sancito il pieno diritto della persona di autodeterminarsi per quanto riguarda la sfera religiosa. Pertanto, il proselitismo è la libertà di manifestare la propria fede, ma non certo di imporla a forza.
La Cassazione ha respinto il ricorso di un uomo che pretendeva di imporre la propria fede - Testimone di Geova - alla propria moglie. I giudici hanno sottolineato che “obbligare il coniuge ad abbracciare una scelta di fede nella quale non si riconosce equivale a maltrattarlo”. Equivale a dire che chi, con atti costrittivi e coercitivi, obbliga qualcuno (nel caso in questione la moglie) a seguire la propria religione incorre nel reato di maltrattamenti, e nel caso esaminato maltrattamenti in famiglia.
Gli Ermellini non hanno esitato confermando di fatto la condanna del marito: “l’imposizione ad altri delle proprie convinzioni religiose” rappresenta una “condotta consapevolmente antigiuridica” ed è a tutti gli effetti un “comportamento illecito” perseguibile in base all’art. 572 del c.p. che punisce i maltrattamenti in famiglia.
Le giustificazioni addotte dall’uomo tra cui “la visione dei rapporti familiari interna a tale confessione è caratterizzata da un rapporto di coppia basato sulla supremazia dell’uomo“. Nell’A.D. 2010 siccome, in quella specifica religione, l’uomo ha la supremazia, questi ha il dovere e il diritto di imporre la propria fede alla moglie, e cioè alla donna, questo con totale disinteresse per l’uguaglianza, per la parità dei sessi, per la dignità della donna.
La pronuncia della Corte assume una fondamentale e notevole rilevanza in un periodo in cui i grandi flussi migratori portano nella nostra terra e nella nostra società culture fortemente maschiliste, dove la donna più che un essere umano, moglie, compagna,madre, sorella, figlia è considerata una proprietà, una fabbrica di figli, di piacere e infine un oggetto da custodire segretamente per il sentimento possessivo che palesano alcune mentalità ancorate ad una visione arcaica e tribale della famiglia.
Per esempio, una lite familiare, anche violenta, con insulti pesanti, non può come fatto sporadico configurare il reato di maltrattamento, che è essenzialmente un’altra cosa: è una soggezione morale o fisica continuata di un membro della famiglia ad un altro.
Il reato si perpetra nell’ambito di ogni entità definibile come famiglia, di diritto o di fatto, anche a prescindere dalla convivenza.
Nel momento in cui i comportamenti vessatori all’interno di un nucleo familiare, raggiungono livelli allarmanti, pericolosi, dannosi per qualsiasi membro della famiglia, è possibile denunciare il fatto come maltrattamento.