Source: https://danielemajori.com/2015/04/16/in-relazione-ai-soggetti-diversi-dal-titolare-eo-dal-legale-rappresentante-dellimpresa-si-puo-procedere-allesclusione-della-societa-dalla-gara-unicamente-nel-caso-di-riscontro-dell/
Timestamp: 2020-07-07 12:55:56+00:00
Document Index: 30175162

Matched Legal Cases: ['art. 38', 'art. 38', 'art. 39', 'art. 48', 'sentenza ', 'art. 39', 'art. 38', 'art. 48', 'art. 2', 'art. 1175', 'art. 97']

In relazione ai soggetti diversi dal titolare e/o dal legale rappresentante dell’impresa, si può procedere all’esclusione della società dalla gara unicamente nel caso di riscontro dell’effettiva assenza del requisito di moralità richiesto, dovendo valere anche per i soci la regola stabilita dall’Adunanza Plenaria n. 16/2014 (secondo cui la dichiarazione sostituiva relativa all’insussistenza delle condizioni ostative previste dall’art. 38 d.lgs. n. 163 del 2006 non deve contenere la menzione nominativa di tutti i soggetti muniti di poteri rappresentativi dell’impresa, quando questi ultimi possano essere appunto agevolmente identificati mediante l’accesso a banche dati ufficiali o a registri pubblici). | Avvocato Daniele Majori
Archiviato in Adunanza Plenaria n. 16/2014, art. 38 codice dei contratti pubblici, art. 39 decreto legge n. 90/2014 convertito con modificazioni con legge n. 114/2014, art. 48 comma 2 d.lgs. n. 163/2006, dichiarazione sostitutiva, esclusione, impostazione sostanzialistica, incensuratezza, insussistenza delle condizioni ostative, riscontro dell’effettiva assenza del requisito di moralità richiesto, soggetti diversi dal titolare e/o dal legale rappresentante dell’impresa, soggetti muniti di poteri rappresentativi dell’impresa, verifica del possesso dei requisiti di partecipazione
(Consiglio di Stato, sez. V, 14 aprile 2015, n. 1861)
«[S]ulla scia dell’impostazione “sostanzialistica” relativa ai requisiti di partecipazione alla gara, autorevolmente adottata dall’Adunanza Plenaria con la sentenza n. 16-2014, e in linea con la ratio di cui all’art. 39 del D.L. n. 90-2014 (benché tale disposizione non sia ratione temporis applicabile alle fattispecie antecedenti alla sua entrata in vigore), si deve ritenere che vi sia una chiara volontà del legislatore di evitare nella fase del controllo delle dichiarazioni e, quindi, dell’ammissione alla gara delle offerte presentate, esclusioni dalla procedura per mere carenze formali (cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, 27 novembre 2014, n. 5890).
In particolare, ed in chiara analogia con quanto ha stabilito il Consiglio di Stato, Ad. Plen., 30 luglio 2014, n. 16, poiché la dichiarazione sostituiva relativa all’insussistenza delle condizioni ostative previste dall’art. 38 d.lgs. n. 163 del 2006 non deve contenere la menzione nominativa di tutti i soggetti muniti di poteri rappresentativi dell’impresa, quando questi ultimi possano essere appunto agevolmente identificati mediante l’accesso a banche dati ufficiali o a registri pubblici, la stessa regola deve valere per i soci, dovendosi in caso contrario evidenziare un’inammissibile disparità di trattamento nella disciplina dell’accesso alle procedure di gara.
Pertanto, in relazione ai soggetti diversi dal titolare e/o dal legale rappresentante dell’impresa, si può procedere all’esclusione unicamente nel caso di riscontro dell’effettiva assenza del requisito di moralità richiesto, situazione questa che è stata invece contraddetta nel corso del medesimo procedimento di gara, atteso che, come detto, in seguito all’espletamento della verifica del possesso dei requisiti di partecipazione, da cui all’art. 48, comma 2, del Codice dei contratti pubblici, è stata dimostrata l’incensuratezza delle socie [Mevia e Sempronia]».
« Eccezione di difetto di giurisdizione e abuso del processo: conformemente al più recente indirizzo del Consiglio di Stato e all’esegesi della Corte di Cassazione, è inammissibile l’eccezione di difetto di giurisdizione sollevata in appello dalla stessa parte che ha adìto la medesima giurisdizione con l’atto introduttivo di primo grado, salvo che sia frutto di un ragionevole ripensamento imposto da un sopravvenuto orientamento di legittimità e, al contempo, da inattese decisioni, su altre analoghe controversie, che siano concretamente suscettibili di caducazione a causa della loro non conformità ai criteri di riparto della giurisdizione affermati dalle Sezioni Unite; tale regola processuale trova fondamento nel divieto dell’abuso del diritto, quale è da ritenersi, a guisa di figura paradigmatica, il venire contra factum proprium dettato da ragioni meramente opportunistiche, in quanto vige nel nostro sistema un generale divieto di abuso di ogni posizione soggettiva (divieto che, ai sensi dell’art. 2 Cost. e dell’art. 1175 c.c., permea le condotte sostanziali al pari dei comportamenti processuali di esercizio del diritto), in cui si inserisce anche l’abuso del processo (nella fattispecie, pertanto, il relativo motivo di appello è stato ritenuto inammissibile).
L’eventuale formulazione di un’offerta “in perdita” non costituisce, di per sé, motivo di esclusione dalla gara (nella fattispecie, il Tar Lazio ha perciò respinto le censure con cui la ricorrente contestava la mancata esclusione della controinteressata dalla gara per aver formulato un’offerta in perdita, in ragione del preteso divieto di “offerte negative” asseritamente desumibile dalla legge – art. 97 Cost., artt. 2, 27 e 86 del d.lgs. n. 163/2006 – e anche dai principi generali). »