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Timestamp: 2018-12-12 02:28:26+00:00
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Italia: Caso Englaro. La Corte d’Appello di Milano autorizza la rimozione del sondino naso-gastrico
Luglio 2008. La Corte di Appello di Milano, in attuazione di una precedente sentenza della Corte di Cassazione (ottobre 2007), ha autorizzato la rimozione del sondino naso-gastrico attraverso il quale Eluana Englaro, in c.d. “stato vegetativo” da sedici anni, riceve cibo e acqua, appellandosi all'art. 32 della Costituzione che prevede il diritto di rifiutare trattamenti sanitari contro la propria volontà.
Riportiamo un commento di Carlo Casini, tratto da “Medicina e Morale” 4 (2008), p. 810: «La Corte di Appello cerca di liberarsi della responsabilità di decidere la morte di una persona scaricandola sul genitore-tutore: è lui che deve decidere. La radice dell'errore si trova in un'errata interpretazione dell'art. 32 della Costituzione e dello stesso principio del consenso informato. Dal fatto “che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per obbligo di legge” non è corretto dedurre l'esistenza di un diritto a non essere curato. Il diritto fondamentale – dice lo stesso art. 32 Cost. – è la salute e, per quanto esistano diversi livelli di salute, è certo che la morte è l'estremo opposto della salute. Piuttosto bisogna armonizzare il diritto alla salute con il diritto a non essere sottoposti a trattamenti disumani o degradanti (art. 5 Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo ) che viene violato quando bisogna usare violenza fisica per curare una persona. Ma dar da mangiare e dare da bere senza che sia necessario usare violenza è un trattamento sanitario disumano e degradante o è, invece, l'espressione del più elementare atteggiamento di solidarietà umana? E, viceversa, far morire per fame e per sete non è un comportamento “disumano e degradante”? Non vi è forse un'ipocrisia in questo' Paradossalmente non sarebbe meglio somministrare un veleno immediatamente mortifero? Davvero: se abbandoniamo la bussola perdiamo la strada. E, poi, tra parentesi, è artificio medico usare il biberon per alimentare il figlio neonato di una madre impossibilitata ad allattare al seno? E se non lo è, perché dovrebbe esserlo il sondino naso-gastrico?».
Italia: Imperversa il dibattito. Ancora sul caso Englaro
Agosto 2008. Di fronte a considerazioni come quelle appena fatte, molti hanno ricordato che la Cassazione, dopo aver riconosciuto che Eluana è "una persona" "in senso pieno", "viva", "non morente", il cui stato "di estrema debolezza", "nulla toglie alla sua dignità di essere umano" non ha dato rilievo solo alla sua "presunta" volontà di non essere curata, ma ha chiesto anche una prova di irreversibilità del suo stato di incoscienza. Tra giuristi e studiosi di bioetica è allora sorta spontanea la domanda: qual è il fondamento della decisione di autorizzare la rimozione del sondino naso-gastrico? L'autodeterminazione del paziente oppure la valutazione di un minor valore della vita incosciente? Abbiamo prove certe che i soggetti in stato vegetativo non si risveglieranno? Di più: abbiamo prove certe che essi non siano in alcun modo coscienti?
Queste prove, a bene vedere, non ci sono. Adrian M. Owen è vicedirettore della MRC Cognition and Brain Sciences Unit di Cambridge: un centro all'avanguardia, direttamente collegato con il prestigioso ateneo, che opera a livello internazionale nel campo delle scienze cognitive e delle neuroscienze. In particolare, il professor Owen si è specializzato nello studio dell'immaginazione funzionale nei pazienti in stato vegetativo in seguito a lesioni cerebrali e nell'analisi dei deficit cognitivi nel pazienti affetti da Parkinson. Owen ha pubblicato oltre 160 articoli sulle principali riviste mediche e nel 2006 la sua ricerca intitolata «Detecting awareness in the vegetative state» («La coscienza negli stati vegetativi») – firmata anche da un altro studioso di Cambridge, Martin Coleman, e dal neurologo belga Steven Laureys – è stata pubblicata su Science, riscuotendo un impressionante successo mediatico per le implicazioni inedite della tecnica della risonanza magnetica funzionale (fMRI). L'applicazione dimostra, nel confronto tra un paziente sano e uno in stato vegetativo, come quest'ultimo non solo sia cosciente, ma anche in grado di comprendere le parole che gli vengono rivolte. Dal 2006 a oggi l'équipe di Owen ha sottoposto alla risonanza funzionale 17 pazienti, con esiti differenti a seconda delle situazioni: la prima, una ragazza di 23 anni, si trovava in stato vegetativo per le lesioni cerebrali riportate in un incidente stradale, proprio come Eluana «Siamo arrivati a questa scoperta uti­lizzando un metodo innovativo – spiega il ri­cercatore britannico, che non conosce la vi­cenda di Eluana e in quanto medico non in­tende esprimersi sulle implicazioni 'etiche' del trattamento degli stati vegetativi –, una particolare applicazione della risonanza ma­gnetica che chiamiamo 'funzionale' e che ci permette di individuare le porzioni di ce­r­vello che si attivano in seguito alla sommi­nistrazione di un impulso, in questo caso delle frasi che pronunciavamo» (tratto da “Avvenire” 3/08/2008). Esiti analoghi illustra F. Lozito , La scienza ignorata dal tribunale , “Avvenire” 22 luglio 2008 nella sua intervista a Dario Caldiroli, direttore dell'Unità operativa di neuroanestesia e rianimazione dell'Istituto neurologico Besta di Milano. Secondo Caldiroli non si dovrebbe parlare di stato vegetativo permanente ma persistente. Ci sono casi (riportati in G. Samek Lodovici, Per i malati «vegetativi» il principio di precauzione , “Avvenire” 7 giugno 2008) di soggetti, come il polacco Jan Grzebski, risvegliatisi dopo 19 anni di stato vegetativo. Strumenti come la risonanza magnetica funzionale, lo si è visto, hanno inoltre permesso di rilevare nel cervello l'attivazione di aree in seguito a uno stimolo senza che vi sia un'evidente risposta motoria dal punto di vista clinico. Non a caso nella sentenza viene disposto che nel caso si decidesse di farla morire, la Englaro debba essere ricoverata in una struttura idonea ad alleviare le sofferenze dei malati terminali, a confermare il dubbio che una qualche forma di reazione neurologica a livello corticale non può essere esclusa. Senza considerare, aggiunge Caldiroli, che le istruzioni operative date dal giudice su come Eluana dovrebbe morire trascurano la possibilità di obiezione da parte dei medici ad eseguirle. Se ne dovrebbe concludere, come fa Samek Lodovici nella fonte citata, che oggi non abbiamo nessuna certezza che questi malati siano privi di consapevolezza, e, anche qualora lo fossero, non saremmo certi che lo sono definitivamente. Perciò dobbiamo applicare il principio di precauzione: ammesso e non concesso che la dignità dell'uomo risieda nella sua consapevolezza, non dobbiamo rischiare di uccidere degli uomini che potrebbero essere coscienti e che potrebbero riprendersi.
Città del Vaticano: L'"Osservatore Romano" e la morte cerebrale
Settembre 2008. Con un vistoso articolo in prima pagina, "L'Osservatore Romano" ha riaperto la discussione sui criteri con cui stabilire la morte di una persona umana. L'articolo è di Lucetta Scaraffia, docente di storia contemporanea all'Università di Roma "La Sapienza" e firma ricorrente del giornale vaticano. Il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ha precisato che l'articolo "non è un atto del magistero della Chiesa né un documento di un organismo pontificio" e che le riflessioni ivi espresse "sono ascrivibili all'autrice del testo e non impegnano la Santa Sede".
In effetti "L'Osservatore Romano" ha valore di organo ufficiale della Santa Sede soltanto nella rubrica "Nostre informazioni", che riporta le nomine, le udienze e gli atti del papa. La quasi totalità dei suoi articoli è stampata senza il previo controllo delle autorità vaticane e ricade sotto la responsabilità degli autori e del direttore, il professor Giovanni Maria Vian. Ciò non toglie però che l'articolo abbia rotto un tabù, su un giornale che è pur sempre "il giornale del papa". Come è noto, quarant'anni fa, il 5 agosto del 1968, il "Journal of American Medical Association" pubblicò un documento – il cosiddetto rapporto di Harvard – che fissò il momento della morte non più nell'arresto del cuore, ma nella cessazione totale delle funzioni del cervello. Tutti i paesi del mondo si adeguarono rapidamente a questo criterio. E anche la Chiesa cattolica si allineò. In particolare con una dichiarazione del 1985 della Pontificia Accademia delle Scienze e poi ancora nel 1989 con un nuovo atto della stessa accademia, avvalorato da un discorso di Giovanni Paolo II. Papa Karol Wojtyla tornò ancora sul tema in successive occasioni, ad esempio con un discorso a un congresso mondiale della Transplantation Society , il 29 agosto del 2000. In questo modo, la Chiesa cattolica legittimò di fatto i prelievi di organi così come oggi sono universalmente praticati su persone in fin di vita per malattia o per incidente: col donatore definito morto dopo che si è accertato il suo "coma irreversibile", nonostante ancora respiri e il suo cuore batta. Da allora, su questo punto la discussione nella Chiesa si spense. Le uniche voci che si udivano erano in linea con il rapporto di Harvard. Tra queste voci standard ci fu quella del cardinale Dionigi Tettamanzi, negli anni antecedenti il 2000, quando i temi bioetici erano suo pane quotidiano. Dopo di lui, le autorità della Chiesa più ascoltate in materia sono stati il vescovo Elio Sgreccia, fino a pochi mesi fa presidente della Pontificia Accademia per la Vita, e il cardinale Javier Lozano Barragán, presidente del pontificio consiglio per la pastorale della salute. Sotto traccia, però, negli ultimi anni nella Chiesa i dubbi crescono. Già nel 1989, quando la Pontificia Accademia delle Scienze si occupò della questione, il professor Josef Seifert, rettore dell'Accademia Filosofica Internazionale del Liechtenstein, avanzò forti obiezioni alla definizione di morte cerebrale. A quel convegno, quella di Seifert fu l'unica voce dissenziente. Ma anni dopo, quando il 3-4 febbraio del 2005 la Pontificia Accademia delle Scienze si riunì di nuovo a discutere la questione dei "segni della morte", le posizioni si erano capovolte. Gli esperti presenti – filosofi, giuristi, neurologi di vari paesi – si trovarono d'accordo nel ritenere che la sola morte cerebrale non è la morte dell'essere umano e che il criterio della morte cerebrale, privo di attendibilità scientifica, debba essere abbandonato [...]. Un buon numero dei relatori del convegno ha consegnato i propri testi all'editore Rubbettino, che ha pubblicato un libro dal titolo "Finis Vitae", curato dal professor Roberto de Mattei, vicedirettore del Consiglio Nazionale delle Ricerche e direttore della rivista "Radici Cristiane". Il libro ha avuto una doppia edizione, in italiano e in inglese. Allinea diciotto saggi, metà dei quali di studiosi che non parteciparono al convegno della Pontificia Accademia delle Scienze ma ne condividevano gli orientamenti. Tra questi anche il professor Paolo Becchi. Mentre tra i relatori al convegno spiccano i nomi di Seifert e del filosofo tedesco Robert Spaemann, quest'ultimo molto stimato da papa Joseph Ratzinger (Commento di Sandro Magister, ripreso da http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/206476?ref=hpchie )
Gran Bretagna: Peculiare sentenza: l’eco-vandalismo non è reato
Settembre 2008. Emily Hall, Huw Williams, Ben Stewart, Kevin Drake, Will Rose e Tim Hewke, un anno fa in ottobre, animati da buone intenzioni, hanno scalato e dipinto la ciminiera di una centrale elettrica a carbone di Kingsnorth, procurando alla società che la possiede danni per 35mila sterline (circa 44mila euro). La notizia che la E.os, multinazionale energetica con base a Dusseldorf, stesse per costruire un'altra centrale a carbone, ancorché di nuova generazione, nella vicina penisola di Hoo, convinse allora i sei militanti ecologisti a manifestare il proprio dissenso al Primo ministro britannico Gordon Brown andando a scrivere per il lungo sulla ciminiera di Kingsnorth "Gordon bin it", cioè "Gordon cestinalo" (il progetto della nuova centrale). Fermati dalla polizia, i contestatori non riuscirono a portare a termire l'impresa e sulla ciminiera restò impresso soltanto un minaccioso "Gordon". Trascorsi 11 mesi dalla loro impresa mediatica, sostenuti dalla rete ecologista globale, i sei di Greenpeace si sono presentati all'inizio di settembre davanti al tribunale di Maidstone. Tra i difensori influenti che hanno deposto a loro favore, oltre a James Hansen, anche Zac Goldsmith, conservatore trendy e direttore della rivista The Ecologist . Il processo è durato otto giorni, è stato minuziosamente seguito dalla stampa e si è concluso l'11 settembre con una piena assoluzione.
Un verdetto pesante per la giurisprudenza inglese, soprattutto per la sua motivazione, che prefigura scenari inquietanti: i sei di Kingsnorth sono stati assolti perché "la difesa del clima non costituisce reato" e, soprattutto, perché in certi casi può perfino legittimare atti illegali. La sentenza si rifà pericolosamente al Criminal Damage Act del 1971, che giustifica i danni causati ad una proprietà, se questi evitano danni ancora maggiori. Da oggi vandalizzare gli edifici e chissà quanti altri crimini, se perpetrati in nome dell'ambiente, diventano leciti esattamente come abbattere la porta di una casa in fiamme per spegnere l'incendio che la divorerebbe. (Notizia e commento ripresi da http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=376