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Timestamp: 2020-07-15 01:45:55+00:00
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Matched Legal Cases: ['art. 1', 'art. 1', 'art. 6', 'art. 2', 'art. 7', 'art. 8', 'art. 8']

Suddivisioni amministrative dello Stato Pontificio in età contemporanea - Cathopedia, l'enciclopedia cattolica
Suddivisioni amministrative dello Stato Pontificio in età contemporanea
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Nota di disambigua - Se stai cercando l'organizzazione territoriale precedente, vedi Suddivisioni amministrative dello Stato Pontificio in età moderna.
« Lo Stato Ecclesiastico è ripartito in diecisette Delegazioni, oltre i luoghi suburbani soggetti alla capitale. »
(Pio VII, motu proprio "Quando per ammirabile disposizione",[1] titolo I art. 1 comma 1º)
Dalla Restaurazione e fino alla presa di Roma, lo Stato Pontificio fu suddiviso amministrativamente in delegazioni apostoliche, individuate come circoscrizioni territoriali dalla riforma di Pio VII il 6 luglio 1816. Abbandonando la precedente ripartizione in 11 province, lo Stato fu articolato in 17 delegazioni, cui si aggiungeva quella speciale della comarca di Roma. La delegazione equivaleva grossomodo alla provincia italiana repubblicana e aveva poteri esecutivi, a differenza delle deboli province del Regno d'Italia (1861-1946) che costituivano una pura ripartizione territoriale ed erano soggette a penetranti controlli governativi.
Le delegazioni assumevano il nome di legazioni quando erano governate da un cardinale. Poiché ciò avveniva regolarmente nelle delegazioni della Romagna, il termine legazione usato in senso assoluto si riferiva alle 4 circoscrizioni che componevano quel territorio: la (Bologna, la Ferrara, la Forlì e la Ravenna). Nel 1850, tuttavia, la riforma amministrativa di Pio IX riservò il titolo di legazioni alle 5 grandi regioni nelle quali divise l'intero Stato raggruppando le delegazioni preesistenti.
1 Classificazione e struttura
1.1 Elenco delle delegazioni di Pio VII
2 Riforme successive
2.1 Leone XII
2.2 Gregorio XVI
2.3 Pio IX
2.4 Elenco delle legazioni di Pio IX
3 Unità d’Italia
Classificazione e struttura
Il Moto proprio della Santità di Nostro Signore papa Pio VII in data de' 6 luglio 1816 sulla organizzazione dell'amministrazione pubblica, istitutivo delle delegazioni apostoliche, distinse le nuove circoscrizioni in tre classi, riservando loro trattamenti e onorificenze diversificate.[2]
A capo di ogni delegazione era posto un prelato (delegato), nominato dal papa tramite un provvedimento della Segreteria di Stato.[3] Nel caso si trattasse di un cardinale, assumeva il titolo di legato. Ciò era solitamente possibile nelle sole delegazioni di 1ª classe.[4][5] Al delegato (o legato secondo i casi) erano affiancati due assessori, sempre di nomina papale,[6] con funzioni ausiliarie di natura giudiziaria (l'uno nel Diritto civile, l'altro nel Diritto penale).[5]
A fianco del delegato e degli assessori era prevista una Congregazione governativa composta:
da quattro membri, due del capoluogo e due del circondario, nelle delegazioni di 1ª classe;[7]
da tre membri, due del capoluogo e una del circondario, nelle delegazioni di 2ª classe;
da due membri, una del capoluogo e una del circondario, nelle delegazioni di 3ª classe.[8]
In ogni delegazione l'amministrazione della giustizia era devoluta a un tribunale di prima istanza per le cause civili e a un tribunale criminale per le cause penali.
Elenco delle delegazioni di Pio VII
L'elenco che segue presenta l'assetto originario delle delegazioni pontificie distinte per classi,[5][9] con le sedi dei rispettivi governi distrettuali.[9]
Governi distrettuali
Legazione di Bologna 1ª Bologna
Legazione di Ferrara 1ª Ferrara
Legazione di Forlì 1ª Forlì Cesena, Forlì, Rimini
Legazione di Ravenna 1ª Ravenna Faenza, Imola, Ravenna
Delegazione di Urbino e Pesaro 1ª Urbino Fano, Gubbio, Pesaro, Senigallia, Urbino
Delegazione di Macerata 2ª Macerata Fabriano, Loreto, Macerata, San Severino Marche
Delegazione di Ancona 2ª Ancona Ancona, Jesi, Osimo
Delegazione di Fermo 2ª Fermo
Delegazione di Ascoli 3ª Ascoli Ascoli, Montalto
Delegazione di Camerino 3ª Camerino
Delegazione di Perugia 2ª Perugia Città di Castello, Foligno, Perugia, Todi
Delegazione di Spoleto 2ª Spoleto Norcia, Spoleto, Terni
Delegazione di Rieti 3ª Rieti Poggio Mirteto, Rieti
Delegazione di Frosinone 2ª Frosinone Anagni, Frosinone, Pontecorvo, Terracina
Delegazione di Benevento 3ª Benevento
Delegazione di Viterbo 2ª Viterbo Orvieto, Viterbo
Delegazione di Civitavecchia 3ª Civitavecchia
Comarca di Roma – Roma Roma, Subiaco, Tivoli
Riforme successive
Il successore immediato di Pio VII, papa Leone XII, ordinò una profonda riforma del sistema delle delegazioni con il motu proprio del 5 ottobre 1825, riducendone il numero a 13 mediante l'accorpamento di Fermo e Ascoli, Macerata e Camerino, Spoleto e Rieti, Viterbo e Civitavecchia.[5]
Il nuovo assetto sopravvisse al pontefice, ma sei anni dopo la sua attuazione Gregorio XVI lo annullò, ripristinando le delegazioni soppresse e istituendo la nuova delegazione di Orvieto (per distacco da Viterbo) con l'editto del 5 luglio 1831. La riforma gregoriana fu completata dall'istituzione della delegazione di Velletri (per distacco da Frosinone) con il motu proprio "Luminose prove" del 1º febbraio 1832.[10] La delegazione di Velletri, pur essendo di 3ª classe, aveva titolo di legazione perché retta dal Decano del Sacro Collegio. Questa caratteristica fu ereditata dalla Legazione di Marittima e Campagna che ebbe Velletri per capoluogo.[5]
Il 22 novembre 1850 Pio IX, rientrando dall'esilio di Gaeta e Napoli dopo la parentesi della Repubblica Romana, promulgò un editto sul governo delle province e sull'amministrazione provinciale,[11] modificando ancora l'assetto territoriale dello Stato della Chiesa. Il pontefice raggruppò infatti le delegazioni originarie in quattro grandi legazioni, tranne la Comarca e il Patrimonio che confluirono nel circondario di Roma. Ciascuna legazione fu affidata al governo di un cardinale.
Elenco delle legazioni di Pio IX
L'elenco che segue presenta l'assetto delle legazioni pontificie voluto da Pio IX nel 1850. A fianco di ciascuna legazione sono indicate le delegazioni che le costituivano e i rispettivi distretti (1831-1832).
I Legazione
(Romagne) Bologna Bologna Bologna
Ferrara Ferrara, Lugo
Forlì Cesena, Forlì, Rimini
Ravenna Faenza, Imola, Ravenna
II Legazione
(Marche) Ancona Urbino e Pesaro Fano, Gubbio, Pesaro, Senigallia, Urbino
Macerata Fabriano, Loreto, Macerata, Recanati, San Severino
Ancona Ancona, Jesi, Osimo
Ascoli Ascoli, Montalto
Camerino Camerino
III Legazione
(Umbria) Perugia Perugia Città di Castello, Foligno, Perugia, Todi
Spoleto Norcia, Spoleto, Terni
Rieti Poggio Mirteto, Rieti
IV Legazione
(Marittima e Campagna) Velletri Velletri Velletri
Frosinone Frosinone, Pontecorvo
Circondario di Roma Roma Roma Roma, Subiaco, Tivoli
Con l'avvento dell'Unità d'Italia lo Stato Pontificio perse per prima l'intera Legazione delle Romagne (1860); indi la II Legazione, la III e la delegazione di Orvieto; infine le exclave di Benevento e Pontecorvo, rimaste assorbite nel circostante Regno delle due Sicilie conquistato da Garibaldi. Il sistema delle delegazioni cessò del tutto in seguito alla presa di Roma (20 settembre 1870).
↑ Moto proprio della Santità di Nostro Signore papa Pio VII in data de' 6 luglio 1816 sulla organizzazione dell'amministrazione pubblica.
↑ Moto proprio (cit.)., titolo I art. 1 comma 1º.
↑ Moto proprio (cit.), titolo I art. 6.
↑ Moto proprio (cit.), titolo I art. 2.
↑ 5,0 5,1 5,2 5,3 5,4 Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche
↑ Moto proprio (cit.), titolo I art. 7.
↑ Ai sensi dell'art. 8 comma 2º faceva eccezione la legazione di Bologna, dove tutti i membri della Congregazione potevano essere bolognesi.
↑ Moto proprio (cit.), titolo I art. 8 comma 1º.
↑ 9,0 9,1 Moto proprio (cit.), Tabella del riparto territoriale delle delegazioni dello Stato Ecclesiastico prescritta all'articolo 3º del titolo I.
↑ Disposizioni riguardanti l'erezione della nuova Delegazione di Velletri.
↑ Domenico Scacchi, Alla ricerca di una regione. Il "Lazio" dalla Repubblica giacobina alla I guerra mondiale. In: AA.VV., Atlante storico-politico del Lazio. Laterza, Bari, 1996.
Il motu proprio "Quando per ammirabile disposizione" di Pio VII
L'editto del 5 luglio 1831 di Gregorio XVI
Il motu proprio "Luminose prove" di Gregorio XVI
L'editto del 22 novembre 1850 di Pio IX
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