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Timestamp: 2019-12-13 21:09:52+00:00
Document Index: 108708438

Matched Legal Cases: ['sentenza ', 'art. 1124', 'art. 1123', 'art. 1124', 'art. 1123', 'sentenza ', 'art. 1122', 'art. 1122', 'art. 1', 'art. 2', 'art. 1', 'art. 1', 'art. 2']

2007 ottobre «Studio Legale Mei & Calcaterra Studio Legale Mei & Calcaterra
Condominio: manutenzione e ricostruzione delle scale martedì, Ott 30 2007
avvocati and avvocato and Cassazione and condominio and diritto civile and giurisprudenza and sentenza and studi legali mgraziamei 1:48 pm
L’art. 1124 c.c. stabilisce che “Le scale sono mantenute e ricostruite dai proprietari dei diversi piani a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore dei singoli piani o porzioni di piano, e per l’altra metà in misura proporzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo. Al fine del concorso nella metà della spesa, che è ripartita in ragione del valore, si considerano come piani le cantine, i palchi morti, le soffitte o camere a tetto e i lastrici solari, qualora non siano di proprietà comune”
In tema di condominio di edifici la regola relativa alla ripartizione delle spese di manutenzione e ricostruzione delle scale, è applicabile per analogia alle spese relative alla manutenzione e ricostruzione dell’ascensore già esistente. Nell’ipotesi, invece, d’installazione ex novo dell’impianto di ascensore trova applicazione la disciplina dell’art. 1123 c.c. relativa alla ripartizione delle scale per le innovazioni deliberate dalla maggioranza.. Ne consegue che il riparto delle spese inerenti ai beni comuni, è suscettibile di deroga con atto negoziale, e quindi, anche col regolamento condominiale che abbia natura contrattuale. (Cass. 25 maggio 2004 n. 5975).
Anche nel caso in cui l’ascensore sia stato installato successivamente alla costruzione dell’edificio, ma con il consenso di tutti i condomini, l’impianto è di proprietà comune fra tutti i condomini in proporzione al valore del piano o porzione di proprietà esclusiva e la ripartizione delle spese relative all’ascensore è regolata dai criteri stabiliti dall’art. 1124 c.c. e dall’art. 1123 c.c. che costituisce una specifica applicazione mentre se il contributo finanziario apportato dai condomini nella costruzione dell’impianto, è d’entità maggiore rispetto alla quota di comproprietà, può dare luogo soltanto ad un diritto di credito del singolo condomino verso il condominio (Cass. 17 febbraio 2005 n. 3264).
Vedi anche: Condominio: costruzione sopra l’ultimo piano dell’edificio
Condominio: opere sulle parti dell’edificio di proprietà comune martedì, Ott 30 2007
avvocati and avvocato and Cassazione and comunione dei beni and condominio and diritto civile and giurisprudenza and sentenza and studi legali mgraziamei 1:20 pm
Pubblichiamo di seguito alcune recenti sentenze relative all’art. 1122 del c.c. “Ciascun condomino, nel piano o porzione di piano di sua proprietà, non può eseguire opere che rechino danno alle parti comuni dell’edificio”
Nozione di innovazione:
Per innovazione in senso tecnico-giuridico, vietata ai sensi dell’art. 1122 c.c., deve intendersi non qualsiasi mutamento o modificazione della cosa comune, ma solamente quella modificazione materiale che ne alteri l’entità sostanziale o ne muti la destinazione originaria, mentre le modificazioni che mirino a potenziare o a rendere più comodo il godimento della cosa comune e ne lascino immutate la consistenza e la destinazione, in modo da non turbare i concorrenti interessi dei condomini, non possono definirsi innovazioni in senso suddetto (Cass. 19 gennaio 2005 n. 1076).
– devono considerarsi vietate le opere che un condomino effettua nella sua proprietà esclusiva, ove esse comportino un peggioramento del decoro architettonico dell’edificio (Cass. 11 febbraio 2005, n. 2743).
– in tema di utilizzazione del muro perimetrale dell’edificio concominiale da parte del singolo condomino, costituiscono uso indebito della cosa comune, le aperture praticate dal condomino nel detto muro per mettere in collegamento locali di sua esclusiva proprietà, esistenti nell’edificio condominiale, con altro immobile estraneo al condominio, in quanto tali aperture alterano la destinazione del muro, incidendo sulla funzione di recinzione, e possono dar luogo all’acquisto di una servitù di passaggio a carico della proprietà condominiale (Trib. Monza 29 agosto 2005).
Lavoratori domestici: nozioni generali martedì, Ott 30 2007
avvocati and avvocato and contratto di lavoro and diritti del lavoratore and diritto del lavoro and lavoro and studi legali mgraziamei 11:05 am
Il rapporto di lavoro domestico consiste nella prestazione del lavoratore, a qualsiasi titolo, della propria opera per il funzionamento della vita familiare (art. 1 L. 339/58).
Il datore di lavoro può essere rappresentato da una singola persona, da un gruppo di familiari o da comunità stabili senza fini di lucro.
Sono considerati collaboratori domestici:
1) autisti
2) giardinieri e custodi
3) custodi o portieri
4) addetti alla pulizia
La prestazione lavorativa dei domestici deve avere una sua continuità, non essere quindi puramente occasionale e deve essere resa all’interno dell’abitazione del datore di lavoro. Può svolgersi con servizio parziale, ad esempio ad ore, oppure tutti i giorni della settimana o solo in alcuni.
Documenti del lavoratore: a) eventuale documentazione assicurativa o previdenziale; b) tessera sanitaria e ogni altro documento sanitario aggiornato con tutte le attestazioni previste dalle vigenti norme di legge; c) copia di un documento d’identità personale non scaduto; d) copia di eventuali diplomi o attestati professionali specifici.
La Lettera di assunzione deve contenere: a) la data dell’inizio del rapporto di lavoro; la categoria di appartenenza e l’anzianità in detta categoria; b) la durata del periodo di prova; c) l’esistenza o meno della convivienza totale o parziale; d) la durata dell’orario giornaliero; e) l’eventuale tenuta di lavoro fornita dal datore; f) la mezza giornata di riposo settimanale in aggiunta alla domenica; g) la retribuzione pattuita; h) la previsione di eventuali temporanei spostamenti per villeggiatura o altri motivi familiari; i) il periodo di ferie annuali; l) lo spazio affidato all’addetto per custodire i propri effetti personali.
Maternità: più tutele per le iscritte alla gestione separata martedì, Ott 30 2007
avvocati and avvocato and contratto a termine and contratto di lavoro and diritti del lavoratore and diritti delle donne and diritto del lavoro and lavoratrice madre and lavoro and lavoro a progetto and lavoro a tempo determinato and lavoro femminile and maternità and studi legali mgraziamei 10:34 am
Decreto Ministeriale del 12 luglio 2007.
Collaboratori sempre più simili ai subordinati.
Premessa – La legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Finanziaria per il 2007) ha disposto l’estensione di una serie di tutele già previste per i lavoratori subordinati in favore degli iscritti alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, ed in particolare dei c.d. parasubordinati.
Questo è un orientamento normativo consolidatosi nel corso degli anni : infatti, la parasubordinazione rappresenta l’espressione delle profonde trasformazioni intervenute nel mercato del lavoro e non si configura come una categoria distinta rispetto al lavoro autonomo e subordinato ma definisce solamente una serie di rapporti contrattuali tipici e atipici che, pur rientrando nell’alveo del lavoro autonomo, presentano elementi peculiari che giustificano l’estensione di una serie di tutele già previste per i lavoratori dipendenti.
Al riguardo, si ricorda che il comma 788 dell’art. 1 della Finanziaria 2007 ha già introdotto a favore dei lavoratori a progetto e categorie assimilate, a decorrere dal 1° gennaio 2007, un istituto tipico del lavoro subordinato, l’indennità giornaliera di malattia.
Nel caso di specie, il comma 791 dell’art. 1 della stessa legge Finanziaria 2007 ha previsto l’emanazione di un decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, al fine di disciplinare l’applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 17 e 22 del decreto legislativo n. 151 del 2001 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53), a tutela e sostegno della maternità delle lavoratrici a progetto e categorie assimilate iscritte alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335, (di seguito definita “gestione separata”), nonché delle associate in partecipazione iscritte alla gestione medesima…[continua…]